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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 61 Presidenza del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 18,39). Si dia lettura del processo verbale. PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Avviso che sono in corso i lavori della Conferenza dei Capigruppo. Sospendo pertanto la seduta fino alla conclusione della stessa. (La seduta, sospesa alle ore 18,43, è ripresa alle ore 19,18) . Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori». Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha approvato integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 21 dicembre. L'ordine del giorno della seduta odierna è integrato con le comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- bis , del Regolamento, sul disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica in materia di concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni. La seduta di domani sarà dedicata al sindacato ispettivo e al question time , con la presenza dei ministri Di Maio, Bonafede e Tria. Martedì 27 novembre, con seduta dalle ore 9 fino alle ore 21, sarà discusso il decreto-legge in materia fiscale. Il calendario della prossima settimana prevede, inoltre, la discussione di mozioni contro la violenza sulle donne, il disegno di legge di delega al Governo per l'adozione di decreti correttivi di crisi d'impresa, la legge europea 2018 con le connesse relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea e, inoltre, comunicazioni del Governo sulle decisioni in materia di bilancio. Martedì 4 dicembre, a partire dalle ore 15, saranno discussi, fino alla loro conclusione, il rendiconto e il bilancio interno del Senato. Nelle sedute successive, fino - se necessario - a venerdì 7 dicembre, è prevista, oltre al seguito degli argomenti non conclusi, la discussione di documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il disegno di legge collegato sulla pubblica amministrazione, nonché le comunicazioni del Presidente sul contenuto del disegno di legge di bilancio. Da quel momento avrà inizio la sessione di bilancio, per la quale è stato definito un calendario di massima che prevede la conclusione dell'esame del disegno di legge di bilancio presumibilmente entro la giornata di venerdì 21 dicembre. Nella settimana dal 10 al 14 dicembre, che sarà prevalentemente dedicata ai lavori delle Commissioni sul disegno di legge di bilancio, l'Assemblea potrà riunirsi per le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre, nonché per l'esame del disegno di legge anticorruzione - ove trasmesso dalla Camera dei deputati - e del disegno di legge di ratifica sulla Convenzione di Faro sul patrimonio culturale, ove concluso dalla Commissione. Infine, nelle settimane del 26-29 novembre e del 4-7 dicembre si terranno sedute di sindacato ispettivo e, alle ore 15 del giovedì, il question time . Programma dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma: - Disegno di legge n. 871 - Delega al Governo per l'adozione di disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi adottati in attuazione della delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza, di cui alla legge 19 ottobre 2017, n. 155 (voto finale con la presenza del numero legale) - Disegno di legge n. 822 - Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018 - Documento LXXXVI, n. 1 - Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione Europea per l'anno 2018 - Documento LXXXVII, n. 1 - Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2017 - Disegno di legge n. 920 - Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo - Disegno di legge n. … - Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici - Disegni di legge di conversione di decreti-legge - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione competente - Documenti di bilancio - Assestamento e Rendiconto del bilancio dello Stato - Mozioni - Interpellanze ed interrogazioni - Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 21 dicembre: Mercoledì 21 novembre h. 18,30 - Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- bis , del Regolamento, sul ddl n. 920, collegato alla manovra di finanza pubblica, in materia di concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni - Interpellanze e interrogazioni - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 22, ore 15) Giovedì 22 " h. 9,30 Martedì 27 novembre h. 9-21 - Disegno di legge n. 886 - Decreto-legge n. 119, in materia fiscale (scade il 22 dicembre) - Mozioni contro la violenza sulle donne - Disegno di legge n. 871 - Delega decreti correttivi crisi d'impresa (voto finale con la presenza del numero legale) - Disegno di legge n. 822 - Legge europea 2018 e connessi Doc. LXXXVI n. 1 e Doc. LXXXVII n. 1 - Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea - Comunicazioni del Governo sulle decisioni in materia di bilancio - Interpellanze e interrogazioni - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 29, ore 15) Mercoledì 28 " h. 9,30-20 Giovedì 29 " h. 9,30-20 Gli emendamenti al disegno di legge n. 871 (Delega decreti correttivi crisi d'impresa) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 22 novembre. Gli emendamenti al disegno di legge n. 822 (Legge europea 2018) dovranno essere presentati entro le ore 13 di lunedì 26 novembre. Gli emendamenti alla risoluzione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea accettata dal Governo dovranno essere presentati entro trenta minuti dall'espressione del parere. Martedì 4 dicembre h. 15 - Documenti VIII nn. 1 e 2 - Rendiconto 2017 e bilancio interno del Senato 2018 - Seguito argomenti non conclusi - Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari - Disegno di legge n. 920 - Concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale) - Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126, comma 4, del Regolamento sul contenuto del disegno di legge di bilancio (*) - Interpellanze e interrogazioni - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 6, ore 15) Mercoledì 5 " h. 9,30-20 Giovedì 6 " h. 9,30-20 Venerdì 7 " h. 9,30 (se necessaria) Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 920 (Concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione. (*) Subito dopo le comunicazioni del Presidente il disegno di legge di bilancio sarà assegnato alla 5ª Commissione permanente in sede referente e alle altre Commissioni in sede consultiva. Da quel momento avrà inizio la sessione di bilancio. Sessione di bilancio (termini indicativi) : le Commissioni permanenti dovranno trasmettere i propri rapporti alla 5ª Commissione entro le ore 19 di martedì 11 dicembre. La 5ª Commissione permanente concluderà i propri lavori sul disegno di legge di bilancio in tempo utile per poter riferire all'Assemblea nella seduta di martedì 18 dicembre. Il termine per la presentazione degli emendamenti all'Assemblea sarà stabilito in relazione ai lavori della 5ª Commissione permanente. La settimana dal 10 al 14 dicembre sarà prevalentemente dedicata ai lavori delle Commissioni. Il calendario della settimana potrà essere integrato con le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre 2018, nonché con la discussione del disegno di legge anticorruzione - ove trasmesso dalla Camera dei deputati - e del disegno di legge n. 257 (Ratifica Convenzione di Faro sul patrimonio culturale) ove concluso dalla Commissione. Martedì 18 dicembre h. 17 - Disegno di legge n. … - Legge di bilancio per il 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021 (ove trasmesso dalla Camera dei deputati) (votazione finale con la presenza del numero legale) Mercoledì 19 " h. 9,30 Giovedì 20 " h. 9,30 Venerdì 21 " h. 9,30 (se necessaria) Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 886 (Decreto-legge n. 119, in materia fiscale) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 1h Governo 1h Votazioni 1h Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1h 42' FI-BP 1h 10' L-SP-PSd'Az 1h 8' PD 1h 4' FdI 42' Misto 38' Aut (SVP-PATT, UV) 35' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 822 (Legge europea 2018) e connessi Doc . LXXXVI n. 1 e Doc . LXXXVII n. 1 (Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1h 13' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 27' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 920 (Concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1h 13' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 27' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre 2018 (2 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto) Governo 30' Gruppi 2 ore, di cui: M5S 29' FI-BP 20' L-SP-PSd'Az 20' PD 18' FdI 12' Misto 11' Aut (SVP-PATT, UV) 10' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ... (Legge di bilancio per il 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021) (20 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori di maggioranza 1 h. Relatori di minoranza 1 h. Governo 1 h. Votazioni 4 h. Gruppi 13 ore, di cui: M5S 3 h. 9' FI-BP 2 h. 11' L-SP-PSd'Az 2 h. 7' PD 2 h. FdI 1 h. 18' Misto 1 h. 10' Aut (SVP-PATT, UV) 1 h. 5' Dissenzienti 5' Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- bis , del Regolamento, in ordine al disegno di legge: Doc 920 Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo (Collegato alla manovra finanziaria) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- bis , del Regolamento, in ordine al disegno di legge n. 920 recante: «Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo», collegato alla manovra di finanza pubblica. Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere reso - sentito il Governo - dalla 5 a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- bis , del Regolamento, in ordine al predetto disegno di legge. PUGLIA, segretario . «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 126- bis , comma 2- bis , del Regolamento, e sentito il rappresentante del Governo, rileva che le disposizioni del disegno di legge risultano funzionali a garantire l'efficienza delle pubbliche amministrazioni, il miglioramento dell'organizzazione amministrativa e l'incremento della qualità dei servizi erogati, in coerenza con gli obiettivi programmatici indicati nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018, e che esse appaiono, altresì, conformi al contenuto proprio dei collegati alla manovra di finanza pubblica, come disciplinato dall'articolo 10, comma 6, della legge di contabilità». PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- bis , del Regolamento, tenuto conto del parere espresso dalla 5ª Commissione permanente e preso atto della posizione del Governo, comunico che il testo del disegno di legge collegato n. 920 non contiene disposizioni estranee al proprio oggetto come definito dalla legislazione vigente. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 22 novembre 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 22 novembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,24) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Biti, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Candiani, Casolati, Castaldi, Cattaneo, Cioffi, Cirinna', Crimi, De Poli, Fantetti, Faraone, Fattori, Fusco, Giacobbe, Matrisciano, Merlo, Mirabelli, Monti, Napolitano, Rauti, Ricciardi, Rojc, Ronzulli, Rubbia, Saccone, Santangelo, Sbrollini, Siri, Vono e Zanda. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Petrocelli, per attività della 3ª Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Cangini, Ortis e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Verducci, per attività dell'Unione interparlamentare. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare Lega - Salvini Premier - Partito Sardo d'Azione, con lettera in data 20 novembre 2018, ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti: 11 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Nisini, in qualità di sostituta della senatrice Bongiorno, membro del Governo; cessa di farne parte il senatore Campari, in qualità di sostituto della senatrice Bongiorno, membro del Governo. Disegni di legge, assegnazione In sede referente 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Gov. Conte-I: Ministro pubblica amministrazione Bongiorno ed altri Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo (920) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 21/11/2018). Governo, trasmissione di documenti Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 15 novembre 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 281, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, la relazione sull'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243, concernente un regime sperimentale di accesso alla pensione anticipata di anzianità per le lavoratrici, aggiornata al 1° agosto 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, all'11 a Commissione permanente ( Doc . CLXXXV, n. 1). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro dell'interno, con lettera in data 16 novembre 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dei contributi in favore delle associazioni combattentistiche vigilate dal Ministero dell'interno a valere sulle risorse iscritte nello stato di previsione della spesa del medesimo Ministero per l'anno 2018, nel capitolo 2309 - piano gestionale 1 (n. 54). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'11 dicembre 2018. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Riesame del regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici per quanto riguarda le sostanze alteranti il sistema endocrino (COM(2018) 739 definitivo), alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 13 a e 14ª; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni verso un quadro completo dell'Unione europea in materia di interferenti endocrini (COM(2018) 734 definitivo), alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 13 a e 14ª; Proposta di Decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio che adatta la direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sull'efficienza energetica [modificata dalla direttiva (UE) 2018/XXX] e il regolamento (UE) 2018/XXX del Parlamento europeo e del Consiglio [Governance dell'Unione dell'energia], a motivo del recesso del Regno Unito dall'Unione europea (COM(2018) 744 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 13 a e 14ª; Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (COM(2018) 745 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14ª; Relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio sull'attuazione della strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici (COM(2018) 738 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14ª. Mozioni, apposizione di nuove firme La senatrice Giannuzzi ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00050 della senatrice Moronese ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Giannuzzi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00339 della senatrice Moronese ed altri. Mozioni Atto n. 1-00053 BERNINI MALAN GALLIANI GALLONE GIAMMANCO LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI PICHETTO FRATIN AIMI ALDERISI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERARDI BERUTTI BIASOTTI BINETTI CALIENDO CANGINI CARBONE CAUSIN CESARO CONZATTI CRAXI DAL MAS DAMIANI DE POLI DE SIANO FANTETTI FAZZONE FERRO FLORIS GASPARRI GHEDINI GIRO MASINI Alfredo MESSINA MINUTO MODENA PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO QUAGLIARIELLO ROMANI ROSSI SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TESTOR TIRABOSCHI TOFFANIN VITALI Il Senato, premesso che: nella dichiarazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) sull'eliminazione della violenza contro le donne (1993), all'articolo 1, è precisato che con l'espressione "violenza contro le donne" si intendono tutti gli atti di violenza "fondati sul genere che abbiano come risultato, o che possano probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata"; la violenza nei confronti delle donne è considerata una violazione dei diritti umani fondamentali riconosciuti e garantiti, sia dalla Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) che dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; la violenza nei confronti delle donne, purtroppo, nonostante i numerosi strumenti di tutela internazionale che la condannano e i progressi normativi fatti, è un fenomeno tuttora diffuso in Europa; la percezione della gravità e della diffusione dei crimini contro le donne, e della loro trasversalità socio-economica e geografica, ha indotto il Consiglio d'Europa ad adottare la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Tale documento, che si colloca nel solco di numerosi atti sovranazionali aventi analoghe finalità (come ad esempio: la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e i suoi Protocolli, la Carta sociale europea, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento, gli abusi sessuali e le mutilazioni genitali femminili; le raccomandazioni del Comitato dei ministri agli Stati membri del Consiglio d'Europa sulla protezione delle donne dalla violenza, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia (1989) e i suoi Protocolli opzionali (2000) e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (2006); lo statuto di Roma della Corte penale internazionale (2002)) è stato approvato dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa il 7 aprile 2011 ed aperto alla firma l'11 maggio 2011 a Istanbul; la Convenzione definisce la violenza contro le donne come una "violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata" (art. 3, lett. a) ); quanto alla "violenza domestica", essa è identificata dalla Convenzione in "tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all'interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner , indipendentemente dal fatto che l'autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima" (art. 3, lett. b) ); nel 2013, il Parlamento italiano, con la legge n. 77 del 2013, ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011 e approvato le "Disposizioni urgenti per il contrasto della violenza di genere" previste dal cosiddetto decreto anti-femminicidio (decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013). Lo stesso decreto-legge ha disposto l'adozione di un piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere; la violenza di genere costituisce, da alcuni anni, oggetto di misurazione statistica anche in Italia. L'ISTAT ha infatti elaborato due indagini, una nel 2006 e nel 2014. In base ai dati dell'ultima indagine sulla sicurezza delle donne (2014), nel corso della propria vita poco meno di 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni (6 milioni 788.000), quasi una su tre (31,5 per cento), riferiscono di aver subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale, dalle forme meno gravi (come la molestia) a quelle più gravi, come il tentativo di strangolamento o lo stupro. Gli autori delle violenze più gravi (violenza fisica o sessuale) sono prevalentemente i partner attuali o gli ex partner : due milioni e 800.000 donne ne sono state vittime. Il 10,6 per cento delle donne dichiara di aver subìto una qualche forma di violenza sessuale prima dei 16 anni. Più di una donna su tre, tra le vittime della violenza del partner , ha riportato ferite, lividi, contusioni o altre lesioni (37,6 per cento). Circa il 20 per cento è stata ricoverata in ospedale a seguito delle ferite riportate. Più di un quinto di coloro che sono state ricoverate ha riportato danni permanenti; la quota di straniere che dichiara di aver subito violenza fisica o sessuale è pressoché identica a quella delle donne italiane (31,3 per cento contro 31,5 per cento). Le forme più gravi di violenza sessuale sono più spesso riportate dalle donne straniere (7,7 per cento di stupri o tentati stupri contro il 5,1 per cento delle italiane), e più frequentemente sono commesse da partner attuali o precedenti (68,3 per cento degli stupri e 42,6 per cento dei tentati stupri). Nella maggior parte dei casi, la violenza subita da parte del partner è iniziata nel Paese di origine (68,5 per cento), mentre per quasi il 20 per cento è relativa a una relazione iniziata in Italia; la previsione del reato di atti persecutori, il cosiddetto stalking , introdotto nel codice penale italiano all'articolo 612- bis nel 2009 e modificato dal decreto-legge anti-femminicidio nel 2013, ha provocato una crescente tendenza (in termini assoluti) alla denuncia, con conseguente aumento delle condanne; l'articolo 572 del codice penale punisce con la reclusione da 2 a 6 anni chiunque maltratta una persona della famiglia, o il convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte. Il decreto-legge anti-femminicidio ha introdotto l'aggravante della "violenza assistita" per maltrattamenti commessi davanti ai figli, cioè "in presenza o in danno di un minore di anni diciotto", oppure "in danno di persona in stato di gravidanza"; un altro aspetto della violenza di genere è costituito dalle molestie e dai ricatti sessuali in ambito lavorativo. Con il decreto legislativo n. 80 del 2015 è stato previsto in favore delle vittime di violenza di genere, oltre a un indennizzo, la concessione di un congedo retribuito di tre mesi, valido sia per le lavoratrici dipendenti che per le titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa; nonostante gli interventi legislativi repressivi e preventivi il fenomeno della violenza contro le donne subisce continue recrudescenze; la violenza contro le donne è un fatto culturale. Nei femminicidi, infatti, l'uomo considera la donna un suo possesso, un oggetto; ecco perché bisogna educare i giovani, fin dalla più tenera età, al rispetto della persona in genere, e in particolare della donna, e a far sì che essa non venga considerata mai come un essere inferiore; il sistema educativo assume significato nei diversi livelli e con modalità differenti nella lotta alla violenza sulle donne e alla violenza domestica. Nell'audizione del Ministro pro tempore dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Fedeli, svoltasi il 5 luglio 2017 e riportata nella Relazione finale della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su altra forma di violenza di genere, approvata il 6 febbraio 2018, "la scuola è un osservatorio privilegiato sulla vita delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, in cui figure di prossimità di grande importanza, come gli insegnanti, possono favorire l'emersione della violenza subita e assistita, riconoscendo i segnali di disagio e attivando segnalazioni e percorsi di sostegno e di aiuto. I dati forniti dall'ISTAT, con la ricerca sulla violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia, mostrano che il 10 per cento delle donne vittime di violenze sessuali le ha subite prima dei 16 anni, quindi nella fascia d'età dell'obbligo scolastico; nel caso poi dei figli delle donne vittime di violenza, il 65 per cento ha assistito agli abusi subiti dalla madre e la violenza assistita si configura a tutti gli effetti come una violenza, con conseguenze anche molto gravi sullo sviluppo psicofisico del minore"; come evidenziato dal presidente dell'associazione "Telefono Rosa", dottoressa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, nel corso dell'audizione svoltasi mercoledì 24 maggio 2017, "Il punto principale si sostanzia nel fatto che "la violenza nei confronti delle donne ha origini culturali; per questo è necessario un intervento organico sui nostri giovani. Non si possono fare interventi a pioggia nelle scuole senza organizzare un piano organico e di ampio respiro che ci consenta di strutturare percorsi di formazione sulla differenza di genere, sulla parità e sul rispetto reciproco. È necessario, quindi, inserire questa tematica nei piani scolastici come materia aggiuntiva e come parte fondamentale e integrante del programma scolastico. Sono undici anni che ci rechiamo nelle scuole per fare informazione perché siamo convinti che se non si parte dalla scuola non si arriverà da nessuna parte. I giovani sono il nostro futuro e sono loro che devono rientrare in una società meno violenta"; la scuola, senza sostituirsi alla famiglia, è chiamata a proporre e ad avviare le studentesse e gli studenti in modo adeguato all'età, a una riflessione sulla qualità dei rapporti tra uomo e donna, e deve impegnarsi nel realizzare una reale inclusione per valorizzare le singole individualità e coadiuvare le famiglie nell'educare le nuove generazioni al valore positivo della cultura del rispetto. La nascita di una dialettica tra identità e diversità consente la più compiuta affermazione dell'individuo; sarebbe opportuno che le istituzioni scolastiche, anche promuovendo l'adozione di una strategia condivisa in collaborazione con le famiglie, le amministrazioni locali, i servizi socio-sanitari, gli altri soggetti del sistema di educazione e di formazione, inserissero la prospettiva all'educazione al rispetto nel piano di percorsi e di servizi che accompagnano l'uomo e la donna nelle diverse situazioni della vita e nello sviluppo del proprio progetto personale, educativo e professionale; il problema, come riportato nella citata Relazione finale della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, è di entità tale da richiedere interventi che, in termini di costi e rispetto dei vincoli di bilancio pubblico, sono meno onerosi delle conseguenze derivanti dagli atti di violenza; nel corso delle audizioni e degli incontri svolti nell'ambito dei lavori della Commissione, è emerso altresì il tema degli uomini maltrattanti, sotto il profilo del loro trattamento e della valutazione del rischio di recidiva. Per tale motivo, occorre prestare particolare attenzione anche al recupero degli uomini maltrattanti, intensificare percorsi di prevenzione e destinare specifiche risorse, come raccomandato nell'art. 16 della Convenzione di Istanbul, per cercare di prevenire i casi di recidiva e favorire l'adozione di comportamenti non violenti nell'ambito delle relazioni interpersonali; a tale scopo, come riportato nella Relazione finale, l'attività svolta dai Comuni negli ultimi trent'anni e? consistita nella promozione di interventi rivolti immediatamente alle donne che avevano subito violenza e ai minori, attraverso il sostegno ai centri antiviolenza e alle case rifugio, apertura di sportelli d'ascolto, apertura dei cosiddetti codici rosa e, successivamente, sono stati aperti anche centri per uomini maltrattanti; si tratta di esperienze non ancora diffuse in tutti i Comuni ma che comunque non rappresentano più una eccezione; rilevato, infine, che le attività conoscitive espletate dalla Commissione di inchiesta, mediante acquisizione di copia di atti giudiziari e ascolto diretto di soggetti e associazioni aventi esperienza in materia, hanno portato alla luce una tendenziale incomunicabilità tra i due diversi contesti, civile e penale, quasi che la diversità dei contenuti delle determinazioni da assumere rendesse irrilevante la conoscenza degli elementi fattuali acquisiti nei vari filoni processuali, impegna il Governo: 1) ad adottare i provvedimenti necessari a promuovere e a sostenere, con azioni sistematiche e con garanzia che il personale che entra nelle scuole abbia i requisiti adeguati, percorsi formativi all'educazione al rispetto della donna nei curricoli scolastici di ogni ordine e grado, finalizzati a: a) innescare un cambiamento culturale di trasformazione della società italiana nei riguardi del fenomeno della violenza maschile sulle donne; b) educare tutti i cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese, a prescindere dalla loro cultura o pratica religiosa, al rispetto della donna, intesa come individuo con pari diritti dell'uomo e non come essere inferiore; c) evidenziare il ruolo fondamentale che l'educazione al rispetto delle donne svolge per la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali; 2) a confermare che il contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica rientri fra le politiche prioritarie dell'azione di Governo; 3) a proseguire nella promozione di adeguate campagne di informazione e sensibilizzazione sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, che stimolino pubblici dibattiti e favoriscano lo sviluppo di adeguate politiche di prevenzione anche attraverso il coinvolgimento dei mass media e della carta stampata; 4) ad intensificare iniziative e azioni di supporto ai percorsi di rieducazione degli uomini maltrattanti, introdotti dalla Convenzione di Istanbul, anche attraverso lo sviluppo di collegamenti e sinergie con il territorio, rispetto ai quali in Italia ad oggi si vedono attive poche realtà comunali e regionali; 5) con riferimento al finanziamento dei servizi e dei centri antiviolenza, ad adottare misure volte a rendere stabile e trasparente la destinazione delle risorse; 6) ad adottare ogni provvedimento necessario, affinché le autorità giudiziarie possano accedere autonomamente per verificare l'eventuale iscrizione di procedimenti penali per reati in tema di violenza di genere e procedimenti civili. Atto n. 1-00054 MAIORINO VANIN FLORIDIA CASTELLONE VONO GRANATO MATRISCIANO PIARULLI DE LUCIA RUSSO MONTEVECCHI MARILOTTI CORRADO Il Senato, premesso che: la violenza sulle donne è un fenomeno sociale drammatico difficile da quantificare, i dati disponibili ne evidenziano le enormi proporzioni: quasi 7 milioni di donne hanno subito qualche forma di abuso nel corso della loro vita, come violenze domestiche, stalking , stupro, insulti verbali e violazioni della propria sfera intima e personale, che rappresentano spesso tentativi di cancellarne l'identità, di minarne l'indipendenza e la libertà di scelta; i numeri del femminicidio, forma estrema del fenomeno, sono inquietanti: negli ultimi 5 anni se ne registrano 774, una media di circa 150 all'anno; in Italia ogni due giorni circa viene uccisa una donna: nel 2016 ci sono stati 120 casi di femminicidio e anche nel 2017 la media è stata di una vittima ogni tre giorni; negli ultimi 10 anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9 per cento) in famiglia; particolarmente allarmante, come anche attestato da più recenti fatti di cronaca, risulta in Italia l'aumento del numero e della ferocia dei reati di natura sessuale contro le donne, spesso minorenni e quindi più vulnerabili, da parte di stranieri irregolari, in quanto evidente conseguenza di una pregressa e carente gestione del fenomeno migratorio, ed altresì degli atti di violenza, di diversa natura, nei confronti delle donne finalizzati ad impedire loro l'esercizio in Italia dei diritti e delle libertà riconosciute dalla nostra Costituzione, la cui condivisione deve essere, invece, considerata fondamentale per un reale processo di integrazione; l'Italia ha firmato e ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ovvero la cosiddetta Convenzione di Istanbul, aperta alla firma l'11 maggio 2011: si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza; la XVII Legislatura si è caratterizzata per la ratifica della citata Convenzione di Istanbul con la legge n. 77 del 2013, per l'introduzione di modifiche al codice penale e di procedura penale, per inasprire le pene di alcuni reati, più spesso commessi nei confronti di donne, per l'emanazione del "Piano d'azione contro la violenza sessuale e di genere 2015-2017" e per l'adeguamento di stanziamenti per il supporto delle vittime; l'articolo 3 della legge precisa che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani ed è una forma di discriminazione contro le donne; con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 luglio 2015 è stato adottato il piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e sulle donne, previsto dall'articolo 5 del decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013, con l'obiettivo di disegnare un sistema di politiche pubbliche che integri dal punto di vista degli interventi le previsioni di carattere penale contenuti nella legge; per tali finalità il decreto-legge n. 93 ha stanziato risorse al fine di dare attuazione agli interventi per la valorizzazione dei progetti territoriali, per la formazione degli operatori impegnati negli interventi, per il sostegno all'emancipazione delle donne maltrattate e alle iniziative di prevenzione culturale della violenza sessuale e sulle donne, soprattutto sul fronte dell'educazione e del recupero; nel dicembre 2017 è stato emanato il piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020. Il piano si fonda su quattro linee di intervento: prevenzione, protezione e sostegno, repressione dei reati, assistenza e promozione; tra le finalità del piano nazionale emerge quella di creare e mettere in esercizio una banca dati nazionale informatizzata, come strumento determinante e completo per lo studio del fenomeno della violenza contro le donne basata sul genere e per la conseguente definizione di azioni e politiche di intervento attraverso il miglioramento della conoscenza di dettaglio, tanto per la tutela delle vittime quanto per la prevenzione e la repressione dei fenomeni stessi, nonché per il monitoraggio dell'incidenza dei suddetti interventi; ai sensi della Convenzione, è stato istituito un gruppo di esperti indipendenti sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Group of experts on action against violence against women and domestic violence, abbreviato in Grevio), incaricato di monitorare l'attuazione della convenzione da parte degli Stati aderenti; il Grevio è tenuto a pubblicare i report valutativi degli strumenti adottati dalle parti per attribuire efficacia alle previsioni contenute nella Convenzione; il 29 ottobre 2018 è stato trasmesso al Gruppo esperte sulla violenza del Consiglio d'Europa (Grevio) presso il Consiglio d'Europa il rapporto delle associazioni di donne sull'attuazione della Convenzione di Istanbul in Italia, che analizza la situazione italiana in materia di contrasto alla violenza sulle donne. Due i nodi principali all'interno di un contesto culturale italiano fortemente permeato da pregiudizi e stereotipi sessisti: la distanza tra le norme adottate e declamate e la loro applicazione in concreto e l'applicazione disomogenea nel territorio nazionale delle norme e dei finanziamenti per azioni e servizi in contrasto alla violenza contro le donne, con conseguente mancanza di tutela dei diritti delle vittime di violenza; nel marzo 2016 è stata approvata all'unanimità dal Consiglio d'Europa la risoluzione "Systematic collection of data on violence against women", a prima firma D'Arrando ed altri, sulla necessità di creare una banca dati sistematica secondo metodologie omogenee fra Paesi; basti pensare che allo stato attuale, nelle banche dati esistenti, non è stato ancora inserito il dato riguardante la relazione fra autore e vittima; la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna adottata a livello internazionale nel 1979 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite ed entrata in vigore il 3 settembre 1981, ha istituito un Comitato (Committee on the elimination of discrimination against women, Cedaw) con il compito di verificare lo stato di applicazione delle norme contenute nella Convenzione e che è composto da esperte nel campo dei diritti delle donne, provenienti da 23 Paesi ed elette a scrutinio segreto da una lista di candidature presentate dagli Stati firmatari della Convenzione; l'Italia ha ratificato la Cedaw il 10 giugno 1985 e aderito al protocollo opzionale il 29 ottobre 2002; ogni Stato che ratifica la Convenzione, o aderisce ad essa, ha l'obbligo di presentare al Cedaw dei rapporti periodici in cui vengano illustrate le azioni compiute per dare applicazione alle norme contenute nella suddetta convenzione. Il primo rapporto va presentato entro un anno dalla data di ratifica, e successivamente, i rapporti vanno presentati ogni quattro anni; a seguito dell'analisi del rapporto, a carattere quadriennale, presentato a Ginevra dal Governo italiano il 4 luglio 2017, il Cedaw ha pubblicato il rapporto "Concluding observations on the seventh periodic report of Italy", datato 21 luglio 2017, nel quale, sulla base di diffuse criticità, ha esplicitato le proprie perplessità e indicato le lacune alle quali il Governo italiano dovrà provvedere e rispondere con un nuovo rapporto fra due anni; in particolare, il Comitato evidenzia che per l'Italia è necessario rafforzare la consapevolezza delle donne circa i loro diritti ai sensi della Convenzione e i rimedi a loro disposizione per denunciare le violazioni di tali diritti. Allo stesso tempo, si afferma anche che il Governo italiano dovrà impegnarsi a rendere fruibili le informazioni sulla Convenzione, sul protocollo facoltativo e sulle raccomandazioni generali del Comitato a tutte le donne, nessuna esclusa. Dal rapporto si evince che in Italia manca il coordinamento tra le varie componenti regionali e locali e una chiara definizione dei mandati e delle responsabilità. Il Comitato suggerisce di aumentare le risorse assegnate al Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri e di istituire un Ministero ad hoc necessario per avviare, coordinare e attuare le politiche di uguaglianza tra uomini e donne; per una più incisiva prevenzione appare fondamentale intervenire nelle scuole, avviando con gli studenti un'attività interdisciplinare che conduca a riflettere sulle situazioni attuali e a combattere e a mostrare le continue e distorte costruzioni dei ruoli maschili e femminili. Solo instaurando un dialogo attivo su queste tematiche sarà possibile combattere e superare quei presupposti culturali che alimentano e incentivano la discriminazione tra i sessi e che, se non contrastati, continueranno a crescere; pertanto, sarebbe oltremodo auspicabile che fosse garantita pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando diseguaglianze e barriere nonché ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, della promozione della qualità dell'offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici e la partecipazione delle famiglie; la legge n. 103 del 2017, tra le varie misure, reca disposizioni in materia di estinzione del reato per condotte riparatorie e introduce, attraverso l'articolo 162- ter del codice penale, la possibilità per uno stalker di estinguere il suo reato pagando una somma decisa dal giudice, anche se la vittima è contraria e rifiuta il denaro; il Parlamento ha approvato la legge n. 4 del 2018, in materia di modifiche al codice civile, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani di crimini domestici; quando si parla di violenza contro le donne, più spesso ci si riferisce alla violenza fisica, sessuale, psicologica, ma si parla poco di una violenza altrettanto diffusa e lesiva quale la violenza economica, che rappresenta una forma di violenza difficilmente riconoscibile e poco denunciata e che, ancora prima di radicarsi nell'ambito familiare, comincia nella nostra cultura, dove la donna viene ancora oggi penalizzata da molti punti di vista, compreso il mondo del lavoro, determinando di fatto uno stato di subalternità economica, fisica e psicologica, con tutte le devastanti conseguenze che ne derivano; nella seduta del Consiglio dei ministri del 23 novembre 2017, previa Intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata del medesimo giorno, è stato approvato il "Piano strategico nazionale contro la violenza maschile sulle donne (2017-2020)" che definisce la strategia complessiva per dare attuazione alla Convenzione di Istanbul, attraverso un percorso condiviso tra tutti gli attori istituzionali e non coinvolti nella tematica, secondo una logica di partenariato e di definizione di politiche integrate; il predetto piano è articolato secondo tre assi di intervento: prevenzione, protezione e sostegno, perseguire e punire congiuntamente a un asse trasversale di supporto all'attuazione (assistenza e promozione), nel cui ambito è prevista la costruzione di un sistema integrato di raccolta dati e un'azione continua e puntuale di monitoraggio e valutazione; il 26 settembre 2018, si è svolta la prima riunione della cabina di regia politico-programmatica prevista dal piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020, convocata dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle pari opportunità, al fine di dare concreta attuazione al piano strategico attraverso la stesura di un piano operativo; parallelamente è stato istituito un comitato tecnico composto da delegati degli stessi Ministeri, Regioni ed enti locali componenti della cabina di regia, integrato dalle principali associazioni ed organizzazioni di settore , che si è riunito lo scorso 29 ottobre; nel 2017 è stato sottoscritto l'accordo tra il Dipartimento per le pari opportunità e il Consiglio nazionale delle ricerche per la realizzazione di un'indagine quali-quantitativa sull'offerta dei servizi di supporto alle donne vittime di violenza esistenti a livello nazionale nonché di un'analisi valutativa dei processi attuativi del "Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere" (2015-2017) e di quelli del "Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne (2017-2020)"; complementare al citato accordo è quello sottoscritto nel 2016 tra il Dipartimento per le pari opportunità e l'Istat per elaborare una banca dati nazionale sul fenomeno della violenza e la conduzione di indagini sul tema; il 25 ottobre 2018 è stato presentato al Ministero della giustizia il disegno di legge per la tutela delle vittime di violenza domestica e sulle donne, detto "Codice rosso", che sarà portato a breve in Consiglio dei ministri, impegna il Governo: 1) ad assicurare che i finanziamenti stanziati annualmente siano erogati regolarmente senza ritardi e vincolati all'assunzione di impegni precisi, all'individuazione delle priorità e alla valutazione dei risultati ottenuti; 2) ad assumere iniziative, anche di tipo normativo, per compensare nel breve periodo le gravi lacune del sistema italiano evidenziate dal rapporto "Concluding observations on the seventh periodic report of Italy"; 3) a prevedere indicatori per la valutazione, da effettuarsi con cadenza annuale o comunque per ogni ciclo di finanziamento, dell'impatto degli stanziamenti per informare circa le future strategie di intervento, tramite la consultazione delle organizzazioni della società civile e dei centri antiviolenza; 4) a predisporre una sezione all'interno del sito del Dipartimento per le pari opportunità volta a rendere accessibile, in tempi rapidi, la rendicontazione completa delle attività finanziate con i fondi del decreto-legge n. 93 del 2013, nella quale le amministrazioni regionali e locali possano caricare direttamente e in autonomia la documentazione rilevante (delibere, risultati di bandi, reportistica delle attività svolte da parte dei beneficiari dei fondi e altro), facendo sì che tali informazioni siano disponibili in formato "aperto" ( open data ), nonché uno strumento efficace e incisivo di segnalazione di materiale sessista che non si limiti esclusivamente all'ambito pubblicitario; 5) ad aggiornare la mappatura dei centri antiviolenza del Dipartimento per le pari opportunità secondo la reportistica ricevuta da Regioni e Province autonome, anche al fine di stimare il fabbisogno reale dei centri antiviolenza per la loro sopravvivenza e il loro adeguato funzionamento, informando di conseguenza circa lo stanziamento necessario per assicurare servizi adeguati su tutto il territorio; 6) ad implementare tutti gli strumenti necessari per perseguire le priorità contenute nel "Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne (2017-2020)", nonché a valutare di assumere iniziative in relazione all'ormai improcrastinabile necessità di superare il carattere di straordinarietà del piano stesso a favore di azioni non improntate all'eccezionalità, ma a carattere sistematico; 7) ad assumere iniziative per incoraggiare il settore privato, il settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e i mass media , nel rispetto della loro indipendenza e libertà di espressione, a partecipare all'elaborazione e all'attuazione di politiche e alla definizione di linee guida e di norme di autoregolamentazione per prevenire la violenza contro le donne e rafforzare il rispetto della loro dignità, anche promuovendo una comunicazione improntata al pieno rispetto della dignità culturale e professionale delle donne e vietando forme di comunicazione che possano indurre una fuorviante percezione dell'immagine femminile; 8) ad assumere iniziative per introdurre nell'ambito delle istituzioni scolastiche, anche contemplando il potenziamento dell'offerta formativa, percorsi e progetti mirati a garantire pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, anche con il coinvolgimento delle famiglie, al fine di superare ogni tipo di disuguaglianza e discriminazione, in tal modo educando le nuove generazioni alla parità tra uomo e donna e all'affettività, nonché a definire linee guida che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici i temi dell'educazione alla legalità, del diritto all'integrità dell'identità personale e del contrasto alla violenza sulle donne e allo sfruttamento della prostituzione; 9) ad assumere iniziative, per quanto di competenza, finalizzate a rendere obbligatoria una formazione specifica di tutti/e gli/le operatori/operatrici di giustizia (giudici, pubblici ministeri, appartenenti alle forze dell'ordine, operatori/operatrici dei servizi sociali, polizia penitenziaria, personale addetto alle case di accoglienza o case rifugio o comunità) per meglio affrontare e contrastare il dilagante fenomeno della violenza sulle donne e allo sfruttamento della prostituzione; 10) ad adottare le iniziative legislative, finanziarie o di altro tipo necessarie, nel rispetto dell'articolo 16 della Convenzione di Istanbul, per sostenere programmi di trattamento per la prevenzione alla recidiva degli autori di violenza, in particolare per i reati di natura sessuale, anche tramite centri di ascolto coordinati a livello nazionale; 11) ad assumere iniziative normative o regolamentari, volte a prevedere percorsi specifici in carcere per gli autori di reati di violenza sessuale sulle donne e allo sfruttamento della prostituzione, inclusi interventi sulla normativa che disciplina l'ordinamento penitenziario volti a rendere obbligatoria per i detenuti per reati contro le donne la destinazione di una percentuale del reddito generato da lavoro in favore del risarcimento delle vittime; 12) ad assumere iniziative volte a verificare l'attività del comitato tecnico composto da delegati degli stessi ministeri competenti, ivi compreso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Regioni ed enti locali, componenti della cabina di regia; 13) ad adottare le misure necessarie a garantire, su tutto il territorio nazionale, che le vittime di reati quali lo sfruttamento della prostituzione possano essere inserite in percorsi sociali al fine di rompere definitivamente il legame con gli sfruttatori; 14) ad assumere ogni più opportuna iniziativa, anche a scopo preventivo, avverso qualsiasi atto di violenza nei confronti delle donne volto ad impedire in Italia loro l'esercizio dei diritti e delle libertà riconosciute dalla nostra Costituzione e per garantire che l'effettiva condivisione dei valori in essa sanciti sia un requisito fondamentale per un reale processo di integrazione. Interrogazioni Atto n. 3-00394 DE PETRIS Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: è stata istituita presso il Ministero dello sviluppo economico una task force sui trattati commerciali e la prima riunione tenutasi il 20 novembre 2018 ha avuto ad oggetto il CETA, con all'ordine del giorno la tutela delle indicazioni geografiche, che è stata impostata, alla presenza dell'ambasciatrice canadese in Italia, su un'esposizione pro CETA da parte degli uffici del Ministero, degli avvocati di parte canadese, di uno studio legale privato che difende la posizione commerciale di alcune imprese e consorzi italiani a Bruxelles e in Canada, e di una singola azienda che ha spiegato come, grazie ai loro servizi, ha ottenuto la registrazione in Canada dell'indicazione geografica prosciutto di Carpegna indipendentemente dalle previsioni del CETA; le parti rappresentate erano in larga maggioranza favorevoli all'accordo e che nessuna voce critica o contenuto tecnico interlocutorio era stato contemplato tra gli interventi programmati, ma relegato tra i "Q&A"; l'ambasciatore italiano in Canada ha riferito che, pur considerando il CETA una scelta irrinunciabile per il Paese, rimangono aperti problemi di implementazione del trattato stesso a partire dalla tutela dai fenomeni di misleading e di italian sounding , e di gestione della "quota TRQ"; attraverso la Francia, grazie al CETA, stando alla denuncia della "Fondation pour la nature et l'homme", sono entrati nel mercato europeo cereali canadesi contaminati da atrazina, che è tra le 99 sostanze chimiche vietate in Italia e perfettamente legali in Canada; il nuovo trattato di liberalizzazione commerciale sottoscritto dal Canada con Stati Uniti e Messico (USMCA, il nuovo Nafta) ha cambiato molte regole del mercato interno canadese, a partire dall'origine, per cui non sarà più possibile individuare contenuto statunitense o messicano nei prodotti trasformati o manifatturieri provenienti dal Canada, alterando così le condizioni di partenza e di vantaggio comparato sulle quali il CETA è stato negoziato; l'USMCA ha abolito il sistema di tracciabilità e etichettatura canadese degli organismi geneticamente modificati, rendendo di fatto impossibile la loro individuazione in patria, in materie prime, semilavorati e trasformati canadesi anche destinati al mercato europeo, scaricando oltre confine l'onere dei controlli; grazie al CETA, il nuovo Nafta permette a oltre 40.000 corporation Usa con base in Canada di ottenere sui nostri mercati gli stessi vantaggi assicurati alle imprese canadesi e di fare pressione sui comitati regolatori riservati per abbattere garanzie e standard europei che ritengono più costosi e svantaggiosi per i loro interessi; considerato che: se l'Italia ratificherà il CETA al nostro Paese verrà imposto il pericoloso arbitrato ISDS/ICS, che limiterebbe fortemente la nostra democrazia, a differenza del Canada che ne ha ottenuto l'eliminazione dal nuovo trattato con gli Usa; un ampio movimento di cittadini, associazioni, sindacati, produttori, movimenti ecologisti, del commercio equo e delle economie solidali della campagna "Stop TTIP/CETA" ha chiesto e ottenuto un impegno pubblico preciso dalle forze di Governo, come da molti partiti e eletti delle opposizioni, per la bocciatura del CETA e la riapertura di un negoziato con la Commissione europea sulla struttura e le priorità dei negoziati commerciali condotti anche a nome dell'Italia, e chiede che si arrivi quanto prima a un conseguente voto in Aula; si è costituito un intergruppo parlamentare "No CETA", che vede tra le sue fila esponenti di tutti i Gruppi, uniti nel rappresentare la richiesta di cittadine e cittadini di monitorare tutti gli effetti legati all'implementazione del trattato e nell'invocare coerenza rispetto agli impegni assunti, si chiede di sapere, a fronte anche delle ripetute dichiarazioni pubbliche contrarie al CETA del Ministro in indirizzo e del vicepremier Salvini, quali siano le reali intenzioni del Governo rispetto al CETA e quale sia il mandato, la missione, la composizione, la metodologia e la roadmap della task force istituita in seno al Ministero dello sviluppo economico. Atto n. 3-00395 BERGESIO Al Ministro della giustizia Premesso che: la riforma della geografia giudiziaria ha previsto la soppressione del Tribunale di Alba ed il suo accorpamento al più piccolo Tribunale di Asti: tutto ciò, senza tenere in alcun conto il fatto che quello albese risultava, secondo gli stessi dati ministeriali, fra i più grandi tribunali del Piemonte, ed aveva raggiunto altissimi livelli di efficienza; è noto, infatti, che il Tribunale di Alba rappresentava il quarto tribunale del distretto della Corte d'appello di Torino (comprendente ben due regioni: Piemonte e Valle d'Aosta), per bacino di utenza e per numero di affari trattati, tra i 17 tribunali del distretto; l'accorpamento del Tribunale di Alba, sito in provincia di Cuneo e contiguo al circondario del tribunale di Cuneo, a quello di Asti, in altra provincia, contraddice la previsione legislativa, secondo cui la ridefinizione dei circondari di tribunale doveva avvenire preferibilmente nell'ambito della stessa provincia, tenuto conto anche del fatto che nella provincia di Cuneo (terza per ampiezza territoriale in Italia) sono stati soppressi tre dei quattro tribunali esistenti e quello di Cuneo, unico rimasto, è ora travolto da un eccessivo sovraccarico; occorre rammentare che la provincia di Cuneo è la terza provincia più estesa d'Italia, con una superficie di 6.903 chilometri quadrati, con 250 comuni presenti. Fonti ministeriali hanno individuato quale criterio, per il mantenimento del Tribunale, un territorio di almeno 2.000 chilometri quadrati. Nella provincia di Cuneo si potrebbero pertanto mantenere addirittura tre tribunali; in provincia di Cuneo vi sono 592.303 abitanti e la media degli abitanti che ogni tribunale dovrebbe servire (individuata dal gruppo di studio del Ministero della giustizia) è di 363.769 abitanti; il circondario del Tribunale di Alba comprende alcune zone extra provincia, come Carmagnola (29.140 abitanti), Poirino (10.245 abitanti), Pralormo (1.939 abitanti); come più volte lamentato dagli ordini forensi e dalle autorità civili del territorio, l'accorpamento del Tribunale di Alba a parere dell'interrogante assurdo ad uno di dimensioni inferiori, reca grave nocumento alle attività economiche di un territorio ricco di iniziative e fra i più prosperi ed innovativi del Paese e si sottolinea, ancora una volta, che tale errore di programmazione esigerebbe tempestivo rimedio; inoltre, ad Alba, vi è una casa circondariale con oltre 200 detenuti e risulta evidente che i costi di trasferimento di tali detenuti presso il Tribunale di Asti piuttosto che in quello di Alba sarebbero nettamente maggiori; vi è il comando compagnia dei Carabinieri, da cui dipende il nucleo radio mobile e vi hanno sede imprese di valenza nazionale ed internazionale, prima fra tutte la Ferrero SpA, ma anche Miroglio SpA, Mondo SpA. Numerosissime poi sono le aziende vinicole, che esportano in tutto il mondo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non reputi necessario adoperarsi per la riapertura del Tribunale di Alba, al fine di garantire una migliore operatività e un miglior servizio della giustizia in quel territorio; quali siano le previsioni per i tempi di sgombero e le eventuali nuove destinazioni di uso delle strutture dei tribunali che non saranno più riaperti o finalizzati al loro precedente utilizzo. Atto n. 3-00396 DURNWALDER UNTERBERGER LANIECE STEGER Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: diverse associazioni del settore delle energie rinnovabili hanno espresso forte contrarietà sul contenuto dello schema di decreto ministeriale di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili trasmesso, l'8 novembre 2018, alla Conferenza unificata ai fini dell'acquisizione del prescritto parere, in quanto ridurrebbe sensibilmente gli incentivi per gli impianti con una potenza nominale inferiore a un Megawatt; in particolare, per le associazioni in questione, il decreto determinerebbe: "l'esclusione quasi totale degli impianti idroelettrici e una forte penalizzazione del miniidro (art. 3 comma 5 lettera c); la drastica riduzione dei contingenti di potenza messi a disposizione per i registri e per le aste; la drastica riduzione degli incentivi da 150 € a MWH a 120 € MWH da scontare in sede di offerta fino a 86 € MWH (- 42%) per gli impianti fino a 1000 KW con il sistema delle aste si passa da un valore base di 125 € MWH a 80 € MWH (- 36%); e che ciò significherebbe: l'esclusione della più affidabile e consolidata tecnologia energetica interamente dipendente da filiera industriale italiana, con ciclo di vita superiore ai 100 anni e senza necessità di processi di smaltimento; venire meno di un fondamentale strumento di sostegno all'economia montana e all'occupazione; abbassamento delle difese idrogeologiche legate alla regolazione dei flussi e alle opere di compensazione ambientale; diminuzione del presidio territoriale della montagna"; considerato che la strategia energetica nazionale (SEN) non può fare a meno del contributo che il settore idroelettrico, da oltre 100 anni, garantisce all'economia nazionale in termini energetici, ambientali, economici e sociali e che, per questo, debba essere riconosciuto al pari delle altre fonti energetiche rinnovabili; considerato altresì che la mancata possibilità e convenienza ad accedere ad una tariffa incentivante adeguata potrebbe comportare una drastica riduzione di entrate autonome per le comunità locali, con evidenti implicazioni sullo sviluppo socioeconomico del territorio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, in generale, riconsiderare i criteri e i contingenti di potenza messi a disposizione per gli impianti idroelettrici per l'iscrizione a registro e per le procedure d'asta e, più in particolare, se non ritenga necessario favorire, innanzitutto, l'accesso agli incentivi degli impianti idroelettrici già esistenti e validamente iscritti in posizione non utile nel "Registro 2016", eventualmente prevedendo l'accesso diretto alla tariffa incentivante o ad eventuali premi; se non ritenga di garantire, a favore delle piccole e medie centrali idroelettriche, l'accesso diretto agli incentivi per nuove costruzioni, ampliamenti e interventi di ristrutturazione con procedure semplificate, valutando anche la possibilità di prevedere incentivi più elevati per un periodo più breve anziché per la vita utile dell'impianto, per favorire la finanziabilità dei nuovi impianti che sono costretti a ricorrere a finanziamenti bancari; se non ritenga, infine, di incentivare anche i nuovi impianti su corsi d'acqua a tratti liberi, considerando che nel procedimento di rilascio della concessione idroelettrica viene valutato e garantito che l'impianto idroelettrico progettato non abbia effetti negativi sulla buona qualità del corso d'acqua. Atto n. 3-00397 BERNINI MALAN DAMIANI SCIASCIA CONZATTI PEROSINO ROSSI PICHETTO FRATIN SACCONE FERRO FANTETTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto-legge n. 119 del 2018, i cui saldi incidono sulla legge di bilancio per il 2019, reca misure sia nell'ambito della cosiddetta pace fiscale, sia nell'ambito della disciplina IVA, a seguito della imminente entrata in vigore della fatturazione elettronica; a giudizio degli interroganti non è sufficiente limitare alla sola fase di avvio dell'obbligo, vale a dire fino al 30 giugno 2019, la scelta di non sanzionare o di applicare sanzioni ridotte in caso di lievi ritardi nella trasmissione delle fatture elettroniche al sistema di interscambio, che non invalidino la corretta liquidazione delle imposte, per tutelare i contribuenti che si apprestano, tra poco meno di 40 giorni, a cimentarsi con un nuovo pesante obbligo, non preceduto da un'adeguata fase di sperimentazione; va tenuto nel debito conto che questo nuovo obbligo incide in maniera differente sui soggetti imprenditori a seconda delle dimensioni, per cui sugli artigiani, sui commercianti, sui piccoli imprenditori ha un'incidenza enorme in termini di costi, per le attrezzature materiali e immateriali necessarie, e per il tempo da dedicare alla nuova incombenza; in tal modo a parere degli interroganti ci si trova di fronte ad uno Stato inquisitore, che considera un potenziale evasore chiunque lavori in proprio, chi produce, con grande sacrificio quotidiano, quella ricchezza necessaria a fare crescere il Paese, spesso con margini di guadagno veramente esigui, per sé e per la propria famiglia; sarebbe necessario consentire ai contribuenti di avere a disposizione più tempo per adeguarsi al nuovo obbligo normativo e prevedere una maggiore gradualità nell'irrogazione delle sanzioni; sarebbe, inoltre, una scelta saggia l'avvio del nuovo sistema, solo dopo averlo fatto precedere da un periodo adeguato di sperimentazione e di test rigorosi e controllati, concordati e condivisi con le grandi associazioni di rappresentanza delle imprese e delle associazioni dei professionisti che si occupano di contabilità, si chiede di sapere: se non si ritenga più opportuno prevedere un congruo differimento dell'entrata in vigore delle disposizioni o comunque una maggiore gradualità nell'introduzione dell'obbligo di fatturazione elettronica, distinguendo tra le imprese in relazione alla loro dimensione e al numero di occupati e prevedendo un adeguato periodo di sperimentazione; se non sia utile procedere ad una ulteriore semplificazione e riduzione della tipologia e del numero di informazioni necessarie alla compilazione corretta e completa della fattura elettronica, anche alla luce dei rilievi avanzati dal Garante per la protezione dei dati personali; se non sia opportuno riconoscere una volta a regime l'applicazione di sanzioni ridotte, qualora l'emissione della fattura, seppur tardiva rispetto ai termini previsti, consenta di far concorrere l'imposta alla liquidazione del periodo successivo. Atto n. 3-00398 MARCUCCI MISIANI VALENTE MANCA MARINO STEFANO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la manovra di bilancio per il 2019 si inserisce in un contesto macroeconomico che desta forti preoccupazioni: nel trimestre luglio-settembre 2018 il prodotto interno lordo italiano ha ristagnato, per la prima volta dopo ben 14 trimestri consecutivi di crescita. L'Istat prefigura una minore crescita sia nel 2018 sia nel 2019 rispetto al quadro programmatico del Governo. L'Ocse a sua volta ha tagliato le stime di crescita all'1 per cento nel 2018 e allo 0,9 per cento nel 2019 e nel 2020; l'arresto della crescita nazionale avviene dopo tre anni e mezzo contrassegnati da risultati positivi sia sul fronte dei conti pubblici, sia per quanto riguarda la crescita economica e il mercato del lavoro. Le misure introdotte nella manovra di bilancio costituiscono, pertanto, un pericoloso passo indietro rispetto alle scelte adottate nella XVII Legislatura; l'evidenza empirica insegna che l'espansione del bilancio non si traduce automaticamente in un sostenuto aumento del prodotto, se le misure non sono adeguate a favorire la crescita potenziale nel lungo periodo e se indeboliscono la credibilità del Paese sui mercati finanziari. Con questa manovra di bilancio il Governo accresce l'indebitamento netto, rispetto ai suoi valori tendenziali, in media di 1,3 punti percentuali del PIL all'anno nel triennio 2019-2021 e per il prossimo anno programma di attuare interventi espansivi per circa 34 miliardi di euro, coperti da aumenti delle entrate e riduzioni della spesa per poco più di un terzo, con un aumento del disavanzo di quasi 22 miliardi di euro, ponendosi degli obiettivi di crescita particolarmente ambiziosi, definiti nei fatti più che ottimistici dai più autorevoli osservatori nazionali e internazionali; l'espansione di bilancio non determinata principalmente dalle spese per investimento, ma piuttosto da voci di spesa corrente, non garantisce la crescita nel medio termine e può anzi metterla in pericolo a lungo andare, e con essa la stabilità del Paese, quando ci si troverà a dover fronteggiare fasi cicliche avverse; gli effetti della politica di bilancio non possono infatti essere valutati come se essa fosse isolata, dal momento che risentono delle condizioni finanziarie, particolarmente determinanti se in rapporto al PIL il debito pubblico è elevato: dopo soli sei mesi di Governo i segnali di indebolimento dell'economia sono allarmanti, la volatilità sui mercati finanziari è tornata ad aumentare e i tassi di interesse sul debito pubblico sono divenuti molto più elevati rispetto a pochi mesi fa; l'aumento dello spread , che oggi risulta essere il secondo più alto nella zona euro dopo la Grecia e notevolmente superiore a quello di Paesi come la Spagna, il Portogallo e l'Irlanda, si ripercuote sull'intera economia, ossia su famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che detengono il risparmio nazionale, e rispetto al mese di aprile 2018 è già costato ai contribuenti quasi 1,5 miliardi di euro di interessi in più e, ipotizzando tassi coerenti con le attuali aspettative dei mercati, costerebbe oltre 5 miliardi di euro nel 2019 e circa 9 nel 2020, secondo le stime della Banca d'Italia; gli effetti della protratta incertezza degli investitori sugli orientamenti del Governo, in costante conflitto con le istituzioni europee, e sulla credibilità dell'impegno a conseguire i risultati di crescita annunciati, hanno determinato una crescita dei tassi di interesse sul debito pubblico che rischia dunque di vanificare tutto l'impulso espansivo atteso dall'Esecutivo con l'approvazione della legge di bilancio; a giudizio degli interroganti, il quadro di finanza pubblica che si delinea è imprudente e difficilmente sostenibile, anche perché corredato da strumenti di politica economica, finanziati in deficit , che non solo non sembrano in grado di garantire i previsti risultati di crescita, ma che, per alcune misure qualificanti del programma di Governo, non sono stati ancora definiti nel dettaglio, come nel caso del reddito di cittadinanza e del pensionamento anticipato, per cui il provvedimento si limita unicamente a istituire due fondi, mentre interventi, messi in campo nella XVII Legislatura, di fondamentale impulso per la crescita attraverso il sostegno agli investimenti delle imprese e il rafforzamento del tessuto industriale, sono stati depotenziati, come nel caso dell'iperammortamento e del credito di imposta per la ricerca; destano grave preoccupazione anche le osservazioni fortemente critiche emerse durante l'audizione del presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, il 12 novembre, presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, che hanno messo in evidenza non solo i punti in cui la manovra presenta varie criticità sulla base di previsioni poco credibili, ma anche l'esistenza di seri profili di costituzionalità; non si può non rammentare infatti che lo stesso Presidente della Repubblica ha accompagnato il comunicato con il quale ricordava di aver autorizzato il Governo ai sensi dell'articolo 87, quarto comma, della Costituzione, alla presentazione del disegno di legge di bilancio in esame con una lettera con la quale sollecitava il Governo stesso ad un preciso rispetto degli articoli 81, 97 e 117 della Costituzione e delle valutazioni dell'Ufficio parlamentare di bilancio, previsto dalla legge costituzionale n. 1 del 2012, nonché invitava il Governo a sviluppare, anche nel corso dell'esame parlamentare, il confronto e un dialogo costruttivo con le istituzioni europee; l'Italia soffre, a giudizio degli interroganti, di un isolamento senza precedenti in Europa e la Commissione UE, dopo aver più volte segnalato al Governo italiano la pericolosità della manovra di bilancio, in data 21 novembre 2018 ha deciso di confermare la bocciatura del progetto di bilancio italiano, ritenendo che l'Italia violi la regola di riduzione del debito, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di tutelare i risparmi degli italiani, l'accesso al credito di famiglie e imprese e le prospettive di sviluppo del nostro sistema economico, a fronte della crescita esponenziale dello spread ; quali iniziative intenda adottare a fronte dell'aumento dei tassi d'interesse che rischiano di ripercuotersi negativamente sui conti pubblici, di indebolire i coefficienti patrimoniali delle banche e di tradursi in una stretta monetaria di proporzioni non sostenibili per il Paese; se intenda modificare l'impianto della manovra di bilancio al fine di migliorarne la sostenibilità finanziaria e l'efficacia ai fini dello sviluppo economico del Paese; se intenda chiarire le ragioni di fondo che impediscono al Governo di trovare un accordo in sede europea per evitare l'avvio delle procedure d'infrazione previste dai Trattati europei e le conseguenze negative per il bilancio pubblico, i cittadini e le imprese. Atto n. 3-00399 MARSILIO STANCANELLI BALBONI CIRIANI Al Ministro della giustizia Premesso che: la cosiddetta riforma della geografia giudiziaria, prevista dalla legge n. 148 del 2011 ed attuata dai decreti legislativi n. 155 e n. 156 del 2012, recanti rispettivamente disposizioni sulla "nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148" e la "revisione delle circoscrizioni giudiziarie - uffici dei giudici di pace", è stata oggetto di un lungo dibattito, tuttora in corso; sono noti i disagi arrecati ai cittadini per la perdita del giudice di prossimità: con la riforma sono stati chiusi circa 1.000 uffici di piccole dimensioni (31 tribunali minori, 37 procure, 220 sezioni distaccate e 667 uffici del giudice di pace poi recuperati a carico dei Comuni), al fine, dichiarato, di rendere i tribunali più efficienti e di ottimizzarne le risorse; tale riforma sembra non aver soddisfatto, nei fatti, le esigenze e le richieste degli operatori del settore della giustizia, viste le voci critiche sulla revisione della geografia giudiziaria che si sono levate anche dall'avvocatura; in particolare, è stato evidenziato che la proposta di riduzione del numero dei tribunali ha omesso di considerare alcune "specificità territoriali" quali: la conformazione orografica e la situazione dei collegamenti infrastrutturali fra territori; la diversa dimensione della "domanda di giustizia" espressa dal territorio, sia sul versante civile ("tasso di litigiosità") che sul versante penale ("tasso di criminosità"); considerato che: nel contratto di governo, sotto la voce "Giustizia rapida ed efficiente, area Magistratura e tribunali" si legge che "Occorre una rivisitazione della geografia giudiziaria modificando la riforma del 2012 che ha accentrato sedi e funzioni, con l'obiettivo di riportare tribunali, procure ed uffici del giudice di pace vicino ai cittadini e alle imprese"; poche righe che, tuttavia, sembrano impegnare il Governo a ripristinare i tribunali "minori" cancellati dalla riforma del 2012 e a non procedere con la soppressione di quelli superstiti in attesa di soppressione; nonostante tale impegno scritto, nulla è stato fatto finora in tal senso, mentre vanno in direzione contraria le dichiarazioni rese dal Ministro in indirizzo nel corso del congresso nazionale forense tenutosi a Catania il 5 ottobre 2018 e rispondendo all'interrogazione con risposta immediata 3-00281 il 31 ottobre alla Camera dei deputati circa l'intenzione di non riaprire i tribunali minori soppressi, ma di surrogarli con "uffici di prossimità" di nessuna utilità per i cittadini, come ha dimostrato anche la fallimentare sperimentazione di Tolmezzo; come ha evidenziato la Commissione europea per l'efficienza della giustizia (CEPEJ), nelle condizioni di accesso ad un sistema giudiziario di qualità, redatte il 21 giugno 2013, "dover presenziare a un'udienza fissata la mattina presto per una persona anziana, o per una persona che non guida o non è dotata di mezzo proprio, in assenza di adeguati mezzi di trasporto pubblico, rappresentano tutte situazioni problematiche che possono influire sul diritto di equo accesso alla giustizia" (paragrafo 2.3.4 del medesimo documento); questo diritto ad un equo accesso alla giustizia viene di fatto negato quando, per effetto delle soppressioni, le distanze dai comuni più lontani verso la sede accorpata del tribunale arrivano addirittura ai 112 chilometri di Sulmona (L'Aquila), 90 di Mistretta (Messina), 77 di Vasto (Chieti) e così via, con tempi di percorrenza fino a 80, 90, 115 minuti, avendo fortemente sottovalutato la componente orografica dei territori interessati: solo per citare le altitudini medie più elevate, Nicosia (Enna) arriva a 788 metri, Avezzano (L'Aquila) a 778 metri, Sulmona a 780, Ariano Irpino (Avellino) a 617; nessuna risposta è finora arrivata dal Ministro alle richieste di soluzioni alternative e ragionevoli proposte dal settore: come ad esempio quelle elaborate per salvaguardare i tribunali abruzzesi (tuttora attivi solo in virtù di una deroga fino al 2020 a causa dei terremoti che si sono succeduti), o i tribunali siciliani (per i quali la Regione Siciliana ha adottato la legge regionale 8 maggio 2018, n. 8, e si è offerta di stipulare una convenzione con il Ministero, accollandosi i costi); il "Coordinamento nazionale dei trenta Tribunali soppressi", costituitosi a Roma nel luglio 2018, ancora attende di essere ricevuto dal Ministro; tenuto conto che le dichiarazioni citate del Ministro hanno peraltro provocato una reazione, uguale e contraria, del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e del turismo, che ha richiamato l'alleato di governo al "rispetto dei patti" sulla materia, si chiede di sapere: quali siano le intenzioni del Governo riguardo alla soppressione dei tribunali minori e alla riorganizzazione della geografia giudiziaria e come intenda garantire il diritto di ogni cittadino all'accesso equo alla giustizia; se intenda sottoscrivere le convenzioni con le Regioni e gli enti locali proponenti e quando riceverà il Coordinamento dei Tribunali soppressi. Atto n. 3-00400 PIRRO Marco PELLEGRINI ACCOTO DELL'OLIO GALLICCHIO PESCO PRESUTTO TURCO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: ogni giorno ci sono notizie in merito allo spread , ossia il differenziale degli interessi tra i nostri titoli e Bund tedeschi, uno degli indicatori più usati per valutare lo stato dell'economia e del debito italiani. Lo spread è considerato, infatti, un indicatore della capacità di un Paese di restituire i prestiti. Il nostro debito pubblico, costituito in gran parte dai titoli emessi (Bot, Btp, eccetera), è pienamente sostenibile e credibile, nonostante i recenti e a parere degli interroganti immotivati downgrade di due agenzie di rating . Quelle stesse agenzie che, fino al giorno prima del fallimento della Lehman Brothers, valutavano con la tripla A le obbligazioni emesse da quest'ultima; molti cittadini e molte famiglie sono preoccupate per il costo dei loro mutui già in essere o di quelli che stanno contraendo; i mutui per l'acquisto della prima casa costituiscono una parte importante del totale dei mutui erogati alle famiglie. Il montante mutui attuale ha raggiunto nel secondo trimestre 2018 il record storico, con un livello superiore a 318 miliardi di euro. Una famiglia italiana su due acquista l'immobile tramite mutuo bancario (e ogni anno ne vengono vendute circa 500.000); alla luce di quanto illustrato, le notizie che giungono alle famiglie dai media rischiano di essere fuorvianti, innescando il timore di vedersi aumentare da un mese all'altro la rata; ovviamente, chi abbia contratto un mutuo a tasso fisso ha la rata bloccata per sempre, indipendentemente da ciò che accade sui mercati finanziari; la preoccupazione maggiore colpisce le famiglie con mutui a tasso variabile: il loro timore è che possa esistere una correlazione (diretta o indiretta) tra tassi Euribor (indice collegato al tasso del mutuo variabile) e spread tra Btp e Bund, si chiede di sapere: se, in uno scenario a breve e medio termine, esistano rischi che lo spread tra Btp e Bund permanga stabilmente ai livelli attuali; se esistano rischi che tali eventuali livelli di spread possano influenzare, seppur indirettamente, il tasso Euribor e quindi le rate dei mutui a tasso variabile esistenti e se possano influenzare i mutui di nuova erogazione; se l'eventuale maggior costo della raccolta bancaria possa trasmettersi ai nuovi mutuatari. Atto n. 3-00401 DURNWALDER Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il servizio del trasporto pubblico locale nella provincia di Bolzano è erogato in regime di concessione, come testualmente dispone la legge provinciale n. 16 del 1985; la Provincia autonoma di Bolzano ha potestà legislativa esclusiva in materia di trasporto pubblico locale; la Guardia di finanza ha controllato le maggiori società di trasporto pubblico di persone di linea operanti nella provincia autonoma di Bolzano ed in regime di concessione dalla Provincia, contestando a tutte le imprese l'omessa fatturazione dell'importo corrispondente al contributo che la legge provinciale destina a ripianamento delle perdite di bilancio conseguenti agli oneri di concessione analogamente a quanto previsto dalla legge nazionale per i territori diversi dalle Regioni e Province autonome; a seguito delle verifiche effettuate dalla Guardia di finanza, l'Agenzia delle entrate ha proceduto ad un accertamento (dal quale è scaturito un contenzioso) contestando alle imprese l'esistenza stessa della "concessione" e, sulla base di tale riqualificazione sotto il versante amministrativo, ha riqualificato sotto il versante tributario il contributo per ripianamento delle perdite equiparandolo ad un corrispettivo, pretendendo l'addebito dell'IVA dalle ditte concessionarie e quindi in base a rivalsa ex art. 18 della "legge IVA" (di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, e successive modificazioni e integrazioni) dall'ente concedente; l'ente concedente Provincia autonoma di Bolzano ha istruito le procedure operative di gestione della concessione secondo quanto disposto dall'art. 2 della propria legge n. 16 del 1985 e ha previsto gli stanziamenti nei propri capitoli di bilancio in modo conforme alla natura di somme a ripianamento dei bilanci delle medesime aziende concessionarie dei servizi in base alla citata legge e sulla base di precise circolari ministeriali che escludevano dall'assoggettamento ad IVA i contributi destinati al ripianamento delle perdite; secondo l'art. 17, comma 9, della legge provinciale, "i contributi erogati a norma della presente legge sono esclusi dalla base imponibile ai fini dell'imposta imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) nella misura della loro correlazione a componenti negativi di bilancio considerati ai fini dell'applicazione del presente articolo e non ammessi in deduzione ai fini IRAP"; l'Agenzia delle entrate è risultata fino ad oggi soccombente in tutti i giudizi di primo e di secondo grado; l'IVA che l'Agenzia delle entrate chiede alle imprese e che le imprese dovrebbero poi addebitare in via di rivalsa alla Provincia, secondo l'interpretazione della locale Agenzia delle entrate, verrebbe dapprima erogata dalla Provincia alle aziende e poi verrebbe restituita per il 90 per cento in quanto tributo autonomo di spettanza della Provincia stessa, si chiede di sapere: se siano ancora attuali e validi i contenuti della risoluzione n. 560815 del 19 aprile 1991, cui la Provincia autonoma di Bolzano e le imprese del settore del trasporto locale si sono conformate, risoluzione che ha fornito precise indicazioni riguardo alle regole amministrative e fiscali da applicare in occasione dell'erogazione dei contributi corrisposti dagli enti pubblici a favore delle imprese concessionarie delle linee di trasporto pubblico di persone con la tipica causale del ripianamento delle perdite di esercizio, chiarendo, in particolare, che l'erogazione di tali contributi, finalizzata a "conseguire l'equilibrio economico dei bilanci dei servizi di trasporto", è esclusa dall'ambito di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto; se le concessioni in essere tra la Provincia e i concessionari preposti al servizio siano finalizzate a "conseguire l'equilibrio economico dei bilanci dei servizi di trasporto" in coerenza con l'equivalente legislazione nazionale di cui all'articolo 6, comma 1, della legge, n. 151 del 1981; se le sovvenzioni previste dalla legge della Provincia autonoma di Bolzano n. 16 del 1985 agli articoli 17 e 14 per compensare le imprese concessionarie delle obbligazioni tariffarie da loro assunte siano le stesse elargite per finalità di carattere generale, ossia a fondo perduto, secondo la definizione fornitane nella citata risoluzione n. 560815 del 1991 e ribadita con la risoluzione n. 61/E del 2009 in cui è stata negata la presenza di un rapporto sinallagmatico quando "l'erogazione delle (...) somme si traduca nella messa a disposizione di fondi per realizzare programmi e finalità di interesse generale e coprire (in tutto o in parte) i relativi costi" (secondo la predetta interpretazione ufficiale dell'amministrazione finanziaria in assenza di un rapporto di natura sinallagmatica la fattispecie è irrilevante agli effetti dell'IVA); se l'interpretazione autentica disposta dall'articolo 3, commi 1 e 2, del decreto-legge n. 833 del 1986 ("Misure urgenti per il trasporto pubblico"), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 160 del 1999, che prevede il non assoggettamento ad imposte dirette e IRAP delle somme erogate dallo Stato e dalle autonomie per il ripianamento dei disavanzi di esercizio del trasporto pubblico locale si applica solo alle Regioni ordinarie, violando apertamente l'articolo 3 della Costituzione, ovvero se la stessa sia applicabile anche alle Regioni e Province autonome; quale sia la corretta procedura istruttoria da attivare in relazione all'interpretazione delle concessioni di trasporto pubblico rilasciate dalla Provincia autonoma di Bolzano, posto che la stessa ha potestà legislativa propria e primaria sulla materia del trasporto pubblico locale, così avendo potestà legislativa in ordine alla definizione normativa del medesimo rapporto di concessione; se sia legittimo, per un'amministrazione titolare di un mero potere di accertamento tributario, "esorbitare" da tale ambito amministrativo riqualificando tout court la concessione (prevista espressamente ed in via esclusiva dall'art. 1, comma 1, della legge provinciale n. 16 del 1985) nella diversa figura del contratto di appalto di servizi, espressamente esclusa dalla medesima legge provinciale, così sostituendosi al legislatore autonomo negli ambiti normativi a questo ultimo riservati dallo statuto di autonomia; se sia legittima la citata riqualificazione operata dall'amministrazione finanziaria in difformità del contenuto provvedimentale delle medesime concessioni rilasciate dalla Provincia autonoma di Bolzano alle concessionarie di trasporto pubblico locale, ovvero se sia legittima la riqualificazione del contenuto dei provvedimenti concessori, invece di limitarsi a valutare in sede di controllo e di accertamento gli effetti tributari conseguenti alla natura di concessioni operata dalla stessa autorità amministrativa sulla base del dettato della normativa primaria territoriale. Atto n. 3-00402 LAFORGIA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: in data 21 novembre 2018 il quotidiano "la Repubblica" ha riportato la notizia, confermata dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, del rapimento sulla costa sud orientale del Kenya, nella contea di Kilifi, di Silvia Costanza Romano, una giovane italiana di 23 anni che lavora come volontaria per l'organizzazione "Africa Milele" onlus , con sede a Fano (Pesaro e Urbino), che si occupa di progetti di sostegno all'infanzia; la volontaria italiana è stata rapita durante un attacco a Chakama, a circa 60 chilometri a ovest di Malindi e non è ancora chiara la dinamica dell'assalto; le fonti locali stanno riportando diverse ricostruzioni: alcune parlano di un assalto nella zona del mercato del villaggio di Chakama, altre, come "The Standard", di un attacco diretto alla casa per bambini gestita dall'organizzazione non governativa italiana; il quotidiano locale "The Nation" dice che 80 "uomini armati in modo pesante" hanno attaccato il villaggio sparando in aria e sottolinea che si ritiene che il commando appartenga alle milizie di Al-Shabaab; considerato che la Farnesina ha confermato il rapimento spiegando che l'unità di crisi si è immediatamente attivata e lavora in stretto contatto con l'ambasciata d'Italia a Nairobi e con la famiglia della cooperante, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda attivarsi immediatamente presso le autorità competenti al fine di mettere in salvo la giovane cooperante. Atto n. 3-00403 LAFORGIA Al Ministro della salute Premesso che: la legge italiana sulla IVG (interruzione volontaria della gravidanza) è la legge n. 194 del 1978, con la quale sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale, con l'abrogazione degli articoli dal 545 al 555, oltre alle norme di cui alle lettere b) ed f) dell'articolo 103 del testo unico delle leggi sanitarie (di cui al regio decreto n. 1265 del 1934); la legge n. 194 consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica; a quarant'anni dalla sua adozione, il pieno accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, come prevista dalla legge, resta ancora da garantire; l'obiezione di coscienza per i professionisti sanitari è prevista dalla legge n. 194. L'obiezione di coscienza sollevata da un medico è revocata con effetto immediato in caso di sua partecipazione diretta a pratiche di IVG, ad eccezione dei casi in cui sussiste una condizione di imminente pericolo di vita per la donna; lo status di obiettore non esonera il professionista sanitario dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento; il SSN è tenuto a assicurare che l'IVG si possa svolgere nelle varie strutture ospedaliere deputate a ciò, e quindi qualora il personale assunto sia costituito interamente da obiettori dovrà supplire a tale carenza in modo da assicurare il servizio; attualmente a dover assicurare il servizio tramite trasferte e mobilità è solo la minoranza di medici non obiettori, nonostante ciò non sia specificato nella legge; considerato che: in data 20 novembre 2018 è stata lanciata una petizione sulla piattaforma "change.org", destinata al Ministro della salute, Giulia Grillo, da quattro ginecologhe non obiettrici per garantire la piena applicazione della legge n. 194; scopo della petizione è sanzionare gli enti ospedalieri che non forniscono il servizio di interruzione volontaria di gravidanza e istituire una "helpline" per le donne che necessitano di supporto; autrici dell'appello sono quattro tra le più importanti ginecologhe italiane, Silvana Agatone (presidente di "Laiga" Libera associazione italiana ginecologi per l'applicazione della legge n. 194 del 1978 e socia fondatrice della rete nazionale di politica femminista "Rebel Network"), Elisabetta Canitano (fondatrice di Vita di Donna), Concetta Grande (Laiga) e Giovanna Scassellati (responsabile del reparto di salute riproduttiva dell'ospedale "San Camillo" di Roma), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della petizione che ha già raccolto svariate decine di migliaia di firme e come intenda procedere al fine di garantire la piena applicazione della legge n. 194 del 1978, ovvero di riconoscere alle donne il proprio diritto di accedere all'interruzione volontaria della gravidanza nelle strutture pubbliche. Atto n. 3-00404 UNTERBERGER STEGER Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 1 della legge n. 449 del 1997 ha introdotto la detrazione fiscale per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, successivamente modificata e prorogata e, infine, resa stabile dal decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 (art. 4); in particolare, l'agevolazione fiscale sugli interventi di ristrutturazione edilizia è disciplinata dall'articolo 16- bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, in cui è prevista una detrazione in via ordinaria dall'Irpef del 36 per cento delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare; successivamente, per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 fino al 30 giugno 2013, il decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012, ha aumentato la misura della detrazione dal 36 al 50 per cento ed ha innalzato il limite di spesa massima agevolabile da 48.000 a 96.000 euro per unità immobiliare; infine, con il decreto-legge n. 63 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 90 del 2013 (art. 16), il termine di scadenza dell'innalzamento della percentuale di detrazione IRPEF dal 36 al 50 per cento e del limite dell'ammontare complessivo da 48.000 a 96.000 euro in relazione alle spese di ristrutturazione edilizia è stato prorogato al 31 dicembre 2013; con appositi interventi normativi successivi, tale maggiorazione di importi è stata più volte prorogata e, da ultimo, la legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017) ha rinviato al 31 dicembre 2018 la possibilità di usufruire della maggiore detrazione Irpef (50 per cento) e del limite massimo di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare; la medesima legge di bilancio ha prorogato altresì, fino al 31 dicembre 2018, la maggiorazione dell'agevolazione per la riqualificazione energetica degli edifici, che consiste nel riconoscimento di una detrazione d'imposta del 65 per cento (anch'essa maggiorata e, originariamente, del 55 per cento) per le spese sostenute in caso di interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici; in entrambi i casi, le detrazioni sono ripartite in quote annuali costanti, su un arco temporale complessivo di 10 anni; il beneficio effettivo in termini finanziari legato alle detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e per lavori di riqualificazione energetica degli edifici non è rappresentato esclusivamente dall'ammontare della detrazione riconosciuta, ma è legato anche all'arco temporale in cui il contribuente può usufruirne; nel caso in cui l'ammontare della detrazione sia relativamente basso, o i tempi per il recupero relativamente estesi, nella percezione del contribuente potrebbe risultare più conveniente eseguire i lavori accettando l'offerta, da parte delle imprese incaricate di realizzare l'opera, di uno sconto immediato sul costo, anche più basso rispetto alla misura complessiva della detrazione, in cambio della possibilità di non fatturare in parte i lavori; sarebbe possibile rendere più efficaci entrambe le detrazioni, rispondendo sia alle esigenze di coloro che ne fruiscono, ossia famiglie e imprese, sia a quelle dell'erario, con riferimento all'emersione dei ricavi e del reddito di quella parte di lavori che, attualmente, sfugge alla tassazione, trasformando le detrazioni per lavori edili in credito d'imposta cedibile a un intermediario finanziario, dietro precisa e irrevocabile opzione; l'introduzione di una siffatta previsione, oltre a fornire una maggiore garanzia all'erario, consentirebbe ai fruitori delle detrazioni, in particolare a coloro che non abbiano sufficienti risorse economiche, di disporre immediatamente delle somme corrispondenti al credito d'imposta, con effetti certamente positivi, non solo in termini di domanda di servizi connessi alle ristrutturazioni e alla riqualificazione energetica, ma anche in termini di abbattimento dei relativi costi; inoltre, l'attuale detrazione fiscale può essere usufruita solo nei limiti degli importi dovuti per ciascun anno d'imposta, per cui qualora le imposte dovute siano inferiori alla rata annuale della detrazione riconosciuta, la differenza non può essere recuperata; l'onere a carico del bilancio dello Stato dovuto all'allargamento della platea dei soggetti beneficiari delle detrazioni fiscali, eventualmente anche incapienti, troverebbe adeguata copertura nelle maggiori risorse finanziarie relative alla crescita complessiva del volume di attività delle imprese che operano nel settore dell'edilizia, con conseguente incremento delle imposte dirette e regionali sulle attività produttive; già da diversi anni, anche le Province autonome di Trento e di Bolzano concedono, ai sensi delle rispettive leggi provinciali e sulla base dell'importo teorico totale delle detrazioni fiscali previste dalla normativa statale per interventi di ristrutturazione edilizia e di efficientamento energetico sugli edifici, appositi finanziamenti a copertura degli interessi relativi ad un contratto di mutuo stipulato con uno degli istituti di credito convenzionati, si chiede di sapere se, al fine di favorire il recupero del patrimonio edilizio su tutto il territorio nazionale, il Ministro in indirizzo non ritenga utile introdurre, con apposito strumento normativo, un istituto giuridico che, sul modello dei finanziamenti concessi dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, consenta ai titolari delle agevolazioni fiscali, quindi alle famiglie e alle imprese, di convertire le detrazioni loro spettanti e relative alle spese destinate agli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica degli edifici in credito d'imposta cedibile a un intermediario finanziario, con l'applicazione di tassi d'interesse ridotti e pressoché uniformi, in virtù della bassa rischiosità della garanzia concessa dallo Stato. Atto n. 3-00405 UNTERBERGER Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nella produzione industriale intensiva di uova, vengono adottate pratiche cruente, più volte denunciate dalle associazioni per la tutela degli animali, volte all'eliminazione selettiva, il cosiddetto "culling", dei pulcini maschi negli allevamenti di galline ovaiole, considerati veri e propri "scarti", in quanto il loro allevamento, non essendo finalizzato alla produzione di uova e neppure di carne, è ritenuto dalle industrie del settore economicamente sconveniente; attualmente, non appena nati e una volta riconosciuto il loro sesso da figure specializzate del settore (cosiddetti "sessatori"), i pulcini maschi vengono separati dagli altri e tritati in un macchinario a lame rotanti o asfissiati con dei gas: dei due metodi utilizzati, il primo metodo risulta essere particolarmente crudele; solo in Italia, annualmente vengono eliminate decine di milioni di pulcini maschi e, tra i Paesi europei, la Germania ha già annunciato l'intenzione di introdurre il divieto di soppressione dei pulcini, promuovendo metodi e strumenti in grado di identificare il sesso già dell'embrione, al fine di scartare le uova che contengano pulcini maschi ancora prima della schiusa, destinandole ad altri usi; in Svizzera si è voluto investire su metodi alternativi di allevamento, al fine di evitare una tale strage di pulcini, sviluppando una razza di polli, i cui pulcini maschi possono essere allevati come animali da carne, mentre le femmine sono destinate alla produzione di uova; anche in seno al Parlamento europeo, mediante l'approvazione della risoluzione 2015/2597 (RSP), nell'ambito della strategia dell'Unione europea per la protezione e il benessere degli animali, si è esortata la Commissione europea a procedere a una valutazione della strategia 2012-2015 esistente, attuandone senza indugio i punti ancora in sospeso, nonché a elaborare una nuova e ambiziosa strategia in materia di protezione e benessere degli animali per il periodo 2016-2020, garantendo un quadro legislativo aggiornato, esaustivo e chiaro, in attuazione dell'articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, onde garantire l'introduzione di norme rigorose in tutti gli Stati membri; piuttosto che essere considerati "merce non utilizzabile" a livello industriale e, pertanto, soggetta a distruzione, questi animali dovrebbero essere considerati alla stregua di qualsiasi altro essere vivente, come richiederebbe l'articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), stando al quale, nella formulazione e nell'attuazione delle politiche dell'Unione nei settori dell'agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, gli Stati membri devono tenere pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali, in quanto, "esseri senzienti"; considerando che i due metodi alternativamente utilizzati per la soppressione dei pulcini rappresentano una pratica incompatibile con la strategia dell'Unione in materia di protezione e benessere degli animali, era stata presentata in Parlamento europeo un'ulteriore proposta di risoluzione (B8-0625/2015), al fine di sollecitare l'Unione europea a porre in essere tutte le iniziative necessarie per incoraggiare gli Stati membri ad introdurre, una volta per tutte, il definitivo divieto di soppressione dei pulcini maschi, con particolare riferimento all'utilizzo del macchinario a lame rotanti, sostenendo al contempo la ricerca scientifica in materia di metodi prenatali di determinazione del sesso dei pulcini, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, appresi quali siano le modalità utilizzate e i dati numerici relativi alle pratiche di eliminazione dei pulcini maschi nell'industria italiana dell'allevamento, non intenda intervenire al fine di vietare definitivamente la cruenta pratica di triturazione dei pulcini e, più in generale, incentivare l'adozione di metodi alternativi di allevamento o di strumenti in grado di identificare il sesso già dell'embrione. Atto n. 3-00406 TRENTACOSTE CORRADO RICCARDI BOTTO DONNO LA MURA LANNUTTI GALLICCHIO MATRISCIANO GIANNUZZI CAMPAGNA ABATE GIARRUSSO PUGLIA GRANATO MARINELLO NUGNES Giuseppe PISANI AUDDINO LUCIDI FEDE NOCERINO LEONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: in data 25 ottobre 2018 la ditta OIKOS SpA, a firma del suo amministratore delegato, avvocato Luciano Taurino, ha presentato al Comune di Centuripe (Enna) una proposta per la realizzazione di una piattaforma integrata di gestione e valorizzazione dei rifiuti da realizzarsi nel comune stesso, in contrada Muglia, in variante allo strumento urbanistico vigente; ugualmente la ditta OIKOS ha presentato istanze per l'ottenimento dei nulla osta a procedere a tutti gli organi competenti per le diverse materie; immediatamente dopo la notizia della presentazione dell'istanza, le cittadinanze dei comuni viciniori all'area nella quale dovrebbe sorgere l'impianto (Centuripe e Catenanuova nell'ennese, ma anche Paternò, Biancavilla e Ramacca nel catanese) hanno manifestato particolari preoccupazioni per i possibili impatti negativi sull'area; da un'analisi dell'istanza presentata al Comune, il progetto appare sostanzialmente un trasferimento della grande discarica che la stessa ditta gestisce da anni in contrada Tirirì tra i comuni di Motta Sant'Anastasia e Misterbianco (Catania); l'area, sebbene non direttamente vincolata, è interessata dalla presenza di diversi beni isolati già catalogati dal piano paesistico regionale e tra questi le due masserie Spitaleri, i ruderi di contrada Torre, nonché i resti preistorici con pitture e graffiti della contrada Pietralunga. Inoltre tale area ricade in parte all'interno di un'area vincolata idrogeologicamente, in quanto parte di un'asta fluvio-torrentizia che, peraltro, si pone in zona immediatamente a monte della fertile piana di Catania e diviene corpo idrico fondamentale all'approvvigionamento delle coltivazioni agrumicole della stessa piana; considerato che: l'area, detta di Muglia, è interessata da una presenza geotermale, che si manifesta con periodi di emissione e lunghi periodi di stanca, rappresentando un ulteriore momento di complicazione del quadro gestionale di un simile impianto; l'impianto prevede un approvvigionamento mediante conferimento da parte di soggetti pubblici di rifiuti solidi urbani ed assimilabili non differenziati o mal differenziati per la successiva produzione di combustibile solido secondario (CSS), anche mediante impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB); simili cicli sono stati superati dal dettato della direttiva (UE) 2018/850, che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti. Direttiva che obbliga gli Stati membri ad attuare politiche di drastica riduzione del conferimento in discarica e di "valorizzazione"; con ogni possibile previsione, la produzione di CSS rappresenta un presupposto alla "naturale" creazione di sistemi di incenerimento (termovalorizzazione) che non fanno parte del sistema ipotizzato dalla Regione Siciliana e, tantomeno, di un sistema teso a garantire la circolarità dell'intero ciclo, confliggendo in tal modo con quanto previsto dalla direttiva (UE) 2018/851, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti; considerato inoltre che le previsioni fatte dall'azienda proponente vedrebbero il conferimento da parte del territorio "naturale" sotteso alla discarica come estremamente "minimale" rispetto a quello previsto da territori ben più lontani, con un business plan che si basa essenzialmente sulla convinzione che lo stato di crisi in cui versa il sistema siciliano abbia a continuare sine die ; considerato infine che, a parere degli interroganti: la logica alla quale si ispira il progetto è quella del pubblico che, non riuscendo a creare i presupposti per una gestione complessa e completa del ciclo, finisce per rendere al privato non solo le materie prime seconde ma anche il costo altissimo di conferimento; la forchetta di indebitamento dei cittadini dell'area dell'ex ATO Enna 1 è stimabile tra i 160 ed i 200 milioni di euro per circa 160.000 abitanti (quindi nella migliore delle ipotesi posta intorno ai 1.000 euro pro capite ), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, nell'ambito delle proprie competenze e fatte salve le specifiche attribuzioni regionali, non ritenga di assumere le opportune iniziative, affinché il Comune interessato esprima il diniego alla richiesta di variante allo strumento urbanistico vigente e, quindi, alla realizzazione dell'impianto. Atto n. 3-00407 TRENTACOSTE MATRISCIANO CORRADO RICCARDI DONNO LANNUTTI ABATE LA MURA GALLICCHIO GIANNUZZI ANGRISANI GIARRUSSO PUGLIA EVANGELISTA GRANATO MARINELLO DRAGO AUDDINO LUCIDI FEDE LEONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: AcquaEnna è una società per azioni a scopo consortile che si è aggiudicata la gara per la gestione del servizio idrico integrato nell'ambito territoriale ottimale (Ato) di Enna per la durata di 30 anni; l'Ato 5 Enna è composto da 20 comuni e comprende una popolazione di circa 177.200 abitanti, con circa 84.000 utenti serviti; in data 19 novembre 2004, è stata sottoscritta la convenzione di gestione con cui il consorzio Ato ha affidato ad AcquaEnna la gestione del servizio idrico integrato nei comuni dell'ambito territoriale ottimale di Enna per la durata di 30 anni; in questi 14 anni, la gestione privata non si è rivelata efficace, efficiente ed economica, caratteristiche richieste per un servizio essenziale e di pubblica utilità com'è quello relativo al servizio idrico; più volte i cittadini hanno lamentato e denunciato: la grave criticità infrastrutturale, organizzativa e gestionale rilevata nell'Ato 5 Enna; la presenza di depuratori in disuso, pozzi di estrazione, sorgenti, gallerie ed aree di salvaguardia non custodite; i gravi rischi alla salute pubblica che ha provocato il malfunzionamento degli impianti di depurazione e discarica nella zona comprendente Cozzo Vuturo, Leonforte, diga Nicoletti, torrente Torcicoda (tali denunce sono state oggetto dell'interrogazione 4-02191 presentata dai senatori del Movimento 5 Stelle nel corso della XVII Legislatura); a tutt'oggi, interruzioni continue del servizio idrico, con erogazione dell'acqua a singhiozzo, spesso sporca, maleodorante e inquinata, che hanno più volte costretto a inibire ai cittadini l'uso dell'acqua potabile; il costo elevato della tariffa, tra le più care d'Italia; considerato che: in data 3 maggio 2016, in risposta all'interrogazione citata, il Ministro pro tempore Galletti segnalava ilparere motivato n. 2014/2059 della Commissione europea, secondo cui l'Ato 5 (in liquidazione e commissariato) di Enna ha 18 agglomerati non conformi alla direttiva 91/271/CEE sulle acque reflue urbane, precisando che di questi, 16 agglomerati sono oggetto di 77 interventi e tutti i lavori risultavano già aggiudicati al soggetto gestore, per un costo complessivo di circa 55 milioni di euro. Inoltre il Ministro dichiarava che l'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI) aveva evidenziato che il consorzio, a partire dall'analisi degli attuali livelli di servizio, aveva rilevato sul proprio territorio criticità riconducibili ai seguenti aspetti: vetustà delle reti, degli impianti e dei misuratori di utenza; parziale copertura del servizio di depurazione; assenza di adeguate misure di salvaguardia della risorsa idrica; casi di mancata conformità ai parametri di qualità dell'acqua destinata al consumo umano previsti dalla normativa vigente; elevato livello di perdite idriche e casi di allagamenti; per superare tali criticità, l'ente d'ambito aveva programmato, per il periodo 2014-2017, interventi ritenuti prioritari. L'AEEGSI, ai sensi dell'articolo 13 dell'allegato A della deliberazione 643/2013/R/IDR, si è riservata di verificare l'effettiva destinazione degli investimenti previsti per la realizzazione degli interventi; con determina del commissario straordinario e liquidatore n. 202 del 30 dicembre 2013, il consorzio Ato ha autorizzato AcquaEnna a computare in tariffa l'importo relativo alle partite pregresse definite nell'accordo bonario, approvato con delibera assembleare n. 2 del 25 gennaio 2012, per 10 anni a partire dal 2014, assumendo un valore di restituzione annuale costante; con tale accordo bonario, si prendeva atto delle condizioni vizianti dell'equilibrio economico-finanziario emerso dagli errori e dalle omissioni dei dati di gara e dell'esigenza di prevedere un periodo transitorio al fine di portare a regime le gestioni. Le somme derivanti dalla differenza del costo effettivo annuale del servizio e costo presuntivamente calcolato, accumulati dall'inizio della gestione fino all'anno 2011 e che ammontano a circa 22 milioni di euro, cioè il mancato guadagno veniva imputato agli utenti del servizio a partire dal 2014 a titolo di conguagli 2005-2010. A questo riguardo, sono intervenute le sentenze (n. 133/16 e n. 134/16) del giudice di pace di Enna con cui veniva dichiarata l'illegittimità della richiesta delle somme a titolo di partite pregresse; la società AcquaEnna, inoltre, ha richiesto ai vecchi utenti le somme già versate a titolo di deposito cauzionale al precedente gestore; anche in questo caso la sentenza n. 133/2016 del giudice di pace di Enna ha accertato l'illegittimità delle richieste. In più, risulta che le somme versate dagli utenti al vecchio gestore ASEN a titolo di deposito cauzionale non sono più nelle disponibilità della società, oggi in liquidazione (fatto quest'ultimo oggetto di esposto alla Corte dei conti da parte dei consiglieri comunali di Enna del Movimento 5 Stelle); i suddetti temi (partite pregresse e deposito cauzionale) e, più in generale, lo sproporzionato costo delle utenze idriche, sono stati oggetto di interrogazione (4-03173) in Senato, nel corso della XVII Legislatura, e all'Assemblea regionale siciliana in data 12 dicembre 2014, nelle quali viene anche denunciato il distacco della fornitura di acqua ad alcuni utenti, giudicato vessatorio dalla giurisprudenza; - in data 26 giugno 2015 il commissario straordinario e liquidatore ha approvato la proposta di determinazione del direttore dell'Ato 5, definendo un accordo bonario sottoscritto il 25 giugno 2015 tra l'Ato 5 Enna e la società AcquaEnna, relativo al pagamento del canone di concessione che non risultava pagato da AcquaEnna al 31 dicembre 2014, secondo le previsioni della convenzione, pari a 1.814.772,73 euro, prevedendo un piano di pagamenti del canone di concessione; l'onere del controllo e verifica della corretta erogazione del servizio idrico integrato, in termini di qualità e sicurezza, così come del rispetto degli obblighi contrattuali e di fornitura, è in capo all'ente di governo d'ambito che, a norma dell'art. 152 del decreto legislativo n. 152 del 2006, ha facoltà di accesso e verifica delle infrastrutture idriche; si assiste ad una totale mancanza di controlli non solo da parte dell'ente di governo d'ambito dell'Ato 5, ma anche dalle competenti istituzioni regionali, tanto che nessuna sanzione prevista dalla convenzione è stata applicata per i disservizi e gli inadempimenti causati dal gestore, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza e in raccordo con gli enti interessati, relativamente alla situazione; se l'AEEGSI, oggi ARERA, abbia provveduto a verificare l'effettiva destinazione degli investimenti previsti per la realizzazione degli interventi programmati da AcquaEnna per il periodo 2014-2017; se non ritenga di attivarsi presso le amministrazioni coinvolte affinché vengano intraprese le opportune iniziative per accertare l'operato dell'Ato 5 di Enna e di Siciliacque nonché la gestione della società AcquaEnna, al fine di individuare i soggetti responsabili della cattiva gestione del sistema idrico integrato nella provincia di Enna e di rescindere la convenzione di gestione per inadempienza di AcquaEnna consentendo una gestione pubblica del servizio, nel rispetto dell'esito referendario del giugno 2011. Atto n. 3-00408 DE PETRIS Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00893 LANNUTTI PESCO DI NICOLA ROMAGNOLI GRANATO ROMANO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell'economia e delle finanze e per gli affari europei Premesso che: «I mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta»: il 29 maggio 2018, poco prima della formazione del Governo del cambiamento, avviene la prima gravissima interferenza del commissario europeo al bilancio Gunther Oettinger. «I mercati manderanno segnali all'Italia (...) spero non venga data responsabilità di governo ai populisti». Frasi comunque pesanti, con lo stesso Oettinger che pochi giorni prima aveva adombrato il dubbio che l'Italia non fosse salvabile. «Lo sviluppo negativo dei mercati porterà gli italiani a non votare più a lungo per i populisti»; "Gli italiani devono lavorare di più, essere meno corrotti e smettere di incolpare l'Ue per tutti i problemi dell'Italia": sono le parole durissime del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, pronunciate nella sessione di domande e risposte con il pubblico alla conferenza di Bruxelles 'New Pact for Europe' il 31 maggio 2018. Juncker, alla vigilia della formazione dell'attuale Governo, aveva invitato gli italiani a "smettere di guardare all'UE per salvare le regioni più povere del Paese", rincarando l'attacco contro l'Italia del commissario Oettinger e dell'eurodeputato della Csu tedesca, Markus Ferber; forse adusi a trattare con governi più obbedienti e malleabili, i commissari europei hanno intentato una gara al rialzo, evocando la punizione divina dello spread , dei mercati, delle agenzie di rating , dei fondi esteri, dei banchieri, di Troika e della finanza tossica, che hanno preso il sopravvento sull'economia reale, per rendere più ragionevole un Paese con 61 milioni di abitanti, accusato dalla cleptocrazia europea per aver espresso un voto democratico, quello che ha condotto verso il Governo del Cambiamento M5S-Lega; in data 3 ottobre 2018, si registrano gli insulti del commissario francese Pierre Moscovici: "in Italia governo euroscettico e xenofobo", che assieme a Valdis Dombrovskis (commissario e vicepresidente Ue espresso da un Paese, la Lettonia, che conta poco più di 2 milioni di abitanti), è uno dei due firmatari della lettera, con la quale il 5 ottobre scorso l'Italia è stata richiamata al rispetto dei vincoli europei in tema di stabilità finanziaria e rigore nei conti; considerato che: il fuoco di fila delle dichiarazioni a mercati aperti di tecnocrati, politici della Commissione europea e capi di Stato e di Governo contro l'Italia, rilanciati dai mezzi di informazione per generare angoscia da spread e paventare un pericolo imminente sui risparmi degli italiani, su tassi e mutui, cercando così di manipolare l'opinione pubblica ed avversare il Governo M5S-Lega, è stato completato dal Presidente francese (alle prese negli ultimi giorni con una rivolta popolare sul caro-carburanti) in data 16 novembre 2018: "Macron è determinato a punire l'Italia". Secondo le parole de "Il Messaggero", che cita un ministro del Governo italiano, secondo il quale la strategia dell'Eliseo sarebbe di mettere l'Italia in ginocchio per "fare shopping nel nostro Paese". "Se dovessimo essere costretti a ripianare il debito - viene spiegato - potremmo infatti essere obbligati a vendere i nostri gioielli di famiglia, come Eni, Enel, Fincantieri, etc. E gli appetiti francesi sono noti e antichi". Che Macron abbia mire sull'Italia non è una novità. Basta vedere la campagna spregiudicata fatta nell'ultimo anno sul terreno libico per capire che ha troppi interessi per scatenare una guerra contro di noi. E la procedura di infrazione diventerebbe l'occasione per dare la spallata. La Commissione europea potrebbe aprirla per deficit o per debito"; nella XVII Legislatura, il debito pubblico italiano, pari a 2.034 miliardi di euro nel marzo 2013, (aumentato dal Governo di Mario Monti di ben 122 miliardi di euro dai 1.912 miliardi di euro del novembre 2011), si era attestato nel febbraio 2014 (Governo Renzi) a 2.107; per lievitare a 2.327 miliardi di euro al 31 maggio 2018 (Governo Gentiloni), con un incremento di 293 miliardi di euro, al ritmo di 4,725 miliardi di euro al mese; 157,5 milioni al giorno; 6,56 milioni di euro l'ora; 109.000 euro al minuto; 1.828 euro al secondo, con un gravame di 38.783 euro sulle spalle di ognuno dei 60 milioni di abitanti; di ben 97.000 euro gravanti su ciascuna delle 24 milioni di famiglie, senza che nessun richiamo fosse venuto da parte europea nei confronti dei governi sostenuti dal Partito Democratico a rispettare l'abbattimento del debito attivando una procedura per deficit eccessivo; in una trasmissione Tv su La 7, denominata "Piazza Pulita", andata in onda il 15 novembre 2018, veniva dibattuto il problema dell'informazione, dal giornalista e scrittore Maurizio Molinari, direttore del quotidiano "La Stampa"; il dottor Molinari commentava insieme alla giornalista Lilly Gruber, conduttrice del programma "Otto e Mezzo" su La 7, ed Antonio Padellaro, giornalista de "il Fatto Quotidiano", la situazione politica in Italia, fino a quando, parlando del Governo Conte, ha fatto una dichiarazione, a giudizio degli interroganti molto strana e particolare, ritenendo che il M5S abbia ottenuto il 32 per cento dei voti alle elezioni del 4 marzo 2018 ingannando gli italiani con false promesse. Ma la cosa molto grave, che ha fatto sobbalzare immediatamente Padellaro, sarebbe la dichiarazione minacciosa del direttore Molinari, dal seguente tenore: "Se in questo Paese non ce la fa l'opposizione a dare subito una svolta, ci penserà qualcun altro"; alla richiesta di chiarimenti di Padellaro su cosa intendesse per quel 'qualcun altro', la risposta è stata evasiva, seccata, fuorviante e particolarmente irritata per la domanda del collega, si chiede di sapere: se il Governo non abbia il dovere di attivare idonee ed urgenti iniziative a tutela di diritti ed interessi dell'Italia, anche tramite la proposta di nomina, non più rinviabile, del presidente della Consob, per stroncare il fuoco di fila di dichiarazioni ed esternazioni a mercati aperti di tecnocrati, politici della Commissione europea e capi di Stato e di Governo all'unisono contro l'Italia, rilanciati dai mezzi di informazione, con i connessi rischi in termini di stabilità finanziaria; se il Governo non debba chiedere conto ufficialmente al presidente Juncker ed alla intera Commissione europea, in primis a Pierre Moscovici, Valdis Dombrovskis, Gunther Oettinger, attivando i canali ufficiali, delle ragioni che hanno indotto la stessa Commissione a mantenere un atteggiamento benevolo, nell'intera XVII Legislatura, in ordine all'aumento del debito pubblico italiano; se risponda al vero che sia stato sottoscritto nel 2014 un patto tra il Governo italiano e la Commissione Ue in cambio della flessibilità sui conti pubblici, secondo il quale: "deve essere assicurato che il coordinamento e la cooperazione con le autorità Sar è portata avanti in modo che le persone 'can be delivered', ossia possano essere assegnate in un posto sicuro in Italia" (mentre in precedenza alla firma di Triton, operativo dal novembre 2014, un migrante recuperato, ad esempio, da una nave inglese risultava di fatto in territorio inglese), accettando così che tutti i migranti recuperati dalle missioni europee arrivassero sul suolo italiano, e tutte le operazioni di soccorso in mare fossero considerate di pertinenza italiana; se non ritenga opportuno, alla luce di quanto esposto in premessa, attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento, nonché per fugare qualsiasi ombra nei fatti descritti ed ogni dubbio sull'onorabilità di una grande nazione, per la prima volta a testa alta nel difendere le proprie prerogative costituzionali. Atto n. 4-00894 LANNUTTI PESCO DI NICOLA ROMAGNOLI GRANATO ROMANO PIRRO DE BONIS LUCIDI EVANGELISTA L'ABBATE TRENTACOSTE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute, dell'interno e della giustizia Premesso che a quanto risulta agli interroganti: l'Associazione nazionale illegalità e mafie "Antonino Caponnetto" ha presentato negli ultimi mesi diversi esposti alla Procura nazionale antimafia, alle procure delle province di Napoli e Caserta, di Cassino ed alla Direzione distrettuale antimafia di Campobasso, richiedendo di indagare rispettivamente; alle procure di Napoli, Napoli Nord, Torre Annunziata, Nola, Santa Maria Capua Vetere: per i reati di strage (art. 422 del codice penale), omicidio (art. 575 del codice penale), in conseguenza del reato di disastro ambientale, in merito all'ubicazione degli interramenti rifiuti tossici e/o sostanze nocive ed eventualmente anche radioattivi nel territorio della Regione Campania (Province Napoli e Caserta) denominata Terra dei Fuochi, o l'Inferno di Gomorra. Una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata, con la complicità di politici, imprenditori e parte delle istituzioni che avrebbero dovuto controllare, monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica. Si parla oramai di una vera e propria strage di bambini e persone adulte, colpiti da patologie tumorali che hanno una stretta correlazione con le sostanze tossiche interrate in quel territorio; alla Procura di Cassino, competente per una vasta area del Frusinate e Basso Lazio, per il reato di disastro ambientale e quant'altri ipotizzabili dai fatti, con richiesta di accertamenti in merito a sostanze tossiche e/o radioattive interrate, in particolare nella discarica ubicata in località Nocione, oltre che in altre località sotto la competenza della Procura, compreso il tratto tra Presenzano - S. Vittore - Cassino nelle discariche e nella cave aperte abusivamente da soggetti collegati alla camorra operanti in subappalto nei lavori di costruzione della terza corsia dell'Autostrada del Sole e della TAV; richiesta di accertamento dell'identità e della posizione degli autotrasportatori indicati nei documenti desecretati, che contengono le dichiarazioni di Carmine Schiavone riferite alle Province di Latina e Frosinone e, se utili, alle indagini delle altre province; gli elenchi dei mezzi di trasporto con indicato il numero di targa e relativo intestatario; alla Direzione distrettuale antimafia di Campobasso è stata prodotta una denunzia per accertare la sussistenza di un presunto traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi legati a residui di incenerimento tramite combustione, che sarebbe avvenuto tra l'inceneritore di Pozzilli, di proprietà di Herambiente, e il cementificio della società Colacem nella Piana di Venafro (ipotesi di reato rientranti nella tipologia prevista dalla legge 13 agosto 2010, n. 136) di competenza delle Direzione distrettuale antimafia. Traffico di ceneri che da una dichiarazione fatta alla stampa dal prefetto di Isernia, dottor Guida, sarebbe avvenuto con mezzi appartenenti a ditte collegate con la criminalità organizzata; dal quadro illustrato, tratto dai citati dettagliati esposti, si evidenzia che oramai nelle Province del centro Italia sussiste una emergenza criminalità dedita al traffico illegale di rifiuti e conseguente inquinamento ambientale, che sembra sfuggire al controllo delle autorità preposte, che sta creando una preoccupante inquietudine nella popolazione, sia per la salute pubblica, dovuta all'impennata di malattie tumorali, che per l'impunità di cui godono i criminali dell'ambiente. A questo preoccupante quadro vanno aggiunti gli ulteriori atti criminali derivanti dalla miriade di sospetti roghi (tossici) che hanno colpito negli ultimi due - tre anni i centri di raccolta, smistamento e trattamento di rifiuti differenziati in tutta Italia, oltre 200, con un preoccupante aggravamento della situazione ambientale e sanitaria; si tratterebbe di un metodo diffuso tra le aziende, che farebbe ipotizzare un sistema criminale per distruggere con l'incendio, materiali non riciclabili, antieconomici da smaltire. Metodo criminale che dovrebbe essere maggiormente approfondito nelle indagini pur rilevanti degli investigatori e delle Direzioni distrettuali antimafia competenti per territorio, si chiede di sapere: se il Governo intenda, per quanto di sua competenza, promuovere un'indagine epidemiologica per valutare nell'insieme il reale stato dei danni provocati alla salute dei cittadini coinvolti; se disponga di maggiori informazioni in ordine alla infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione dei rifiuti, in particolare nelle regioni Campania, Lazio, Molise e se emergano collusioni con la criminalità industriale; se il Ministro dell'interno intenda sollecitare le prefetture coinvolte per competenza territoriale, affinché vengano attivati i comitati di sicurezza pubblica per i conseguenti provvedimenti; se il Ministro della giustizia intenda avviare approfonditi accertamenti, anche tramite l'utilizzo dei propri poteri ispettivi, per verificare se a quella che agli interroganti appare come una forma di inattività e di sottovalutazione dei descritti fenomeni criminali da parte dell'autorità preposta, corrispondano mancanze di propria competenza. Atto n. 4-00895 SERAFINI Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze, per i beni e le attività culturali e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nel 2017 il progetto "Valore Paese - Cammini e Percorsi" ha inteso recuperare e far rivivere immobili pubblici di varia tipologia, in capo all'Agenzia del demanio, agli enti territoriali e all'ANAS, con la finalità di trasformarli in strutture ricettive, punti di ristoro, centri di assistenza, luoghi per attività ricreative, culturali e di formazione, botteghe artigianali, presidi medici, al fine di rispondere alle esigenze di sosta, permanenza, svago e relax dei viaggiatori; tra questi immobili sono ricomprese le case cantoniere: con specifico riferimento a questa tipologia di beni, nel 2016 le case cantoniere dell'ANAS erano 1.244. A luglio 2018 ANAS presentò un progetto pilota di valorizzazione dei propri asset immobiliari, che prevedeva il recupero e la concessione di 30 case cantoniere, ubicate in zone di particolare pregio ambientale nelle regioni Valle d'Aosta, Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Puglia, ricadenti sulla rete stradale ANAS e vicini a circuiti turistici, sentieri di cammini, piste ciclabili (via Francigena, tracciato dell'Appia antica, cammino di S. Francesco - La Verna-Assisi, cammino di San Domenico - Lazio, la Ciclovia del Sole - Verona-Firenze, la Ciclovia Ven.To - Venezia-Torino); sono entrate a far parte della prima fase del progetto di riqualificazione quelle case che, anche grazie alla collocazione geografica, avevano potenzialità per sviluppare servizi sinergici con i piani di valorizzazione turistico-culturale del territorio. Sono, come dichiarava ANAS, quelle "case costruite nel 1830, caratterizzate da quel colore rosso pompeiano che le ha rese celebri e riconoscibili nel tempo, diventeranno alberghi, ristoranti, bar e punti di informazione, restando un punto di riferimento importante a sostegno degli automobilisti" e "Le nuove attività imprenditoriali saranno lo strumento per far conoscere e apprezzare gli aspetti naturalistici, storici, culturali ed enogastronomici del territorio in cui si trova la casa cantoniera"; il progetto di riqualificazione degli immobili è stato il frutto della collaborazione tra ANAS, Ministero per i beni e le attività culturali, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Agenzia del demanio, che nel dicembre 2015 avevano sottoscritto un protocollo d'intesa per la valorizzazione delle case cantoniere. A tale scopo un tavolo tecnico aveva lavorato per definire le modalità per rendere operativo il progetto e lo standard di servizi che ciascuna casa cantoniera avrebbe dovuto offrire al cliente stradale, assicurando così la massima uniformità alla rete e conservando al tempo stesso un forte elemento identitario; la ristrutturazione dell'immobile era stata prevista a carico di ANAS, mentre il concessionario aveva il compito di sviluppare le attività imprenditoriali in coerenza con le linee guida del bando, garantendo i servizi di base definiti: pernottamento, bar e ristoro, free Wi - Fi , postazioni di ricarica per i veicoli elettrici e info point di informazione turistica; sono numerose le case cantoniere che risultano non ancora utilizzate, ad esempio quelle che sorgono lungo il lago di Garda, nel tratto tra Salò e Riva del Garda, si chiede di conoscere: a quanto ammontino le spese per gli interventi conservativi delle case cantoniere e con quale periodicità vengano effettuati; quale sia stato il risultato economico derivante dalla concessione delle 30 case cantoniere; quale sia l'attuale utilizzo di ciascuna casa cantoniera ubicata nelle Regioni Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto; se vi siano delle criticità, anche di natura legislativa, che limitano la possibilità di utilizzare pienamente ed efficacemente le case cantoniere da parte di privati o dei Comuni; se le case cantoniere siano a tutti gli effetti beni architettonici sottoposti alle relative disposizioni di legge, in quanto beni culturali ai sensi dell'art. 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio). Atto n. 4-00896 BARBARO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), nel marzo 2018, ha approvato il progetto Anas che prevede un investimento complessivo di 1,3 miliardi di euro, per un tracciato di 19 chilometri (Sibari-Roseto), anello mancante per il raggiungimento di un sistema integrato tra il corridoio adriatico-ionico-tirrenico; il tracciato si configura come uno degli elementi cardine nel progetto di trasformazione del corridoio jonico in un'arteria stradale di grande comunicazione, con funzione di collegamento dei litorali jonici della Calabria, della Basilicata e della Puglia; l'ammodernamento a 4 corsie della strada statale 106 è, peraltro, coerente con l'imminente varo della zona economica speciale (ZES), che richiede il collegamento al corridoio adriatico e permette di attrarre investimenti e favorire le imprese, in particolare quelle che operano nel settore agroalimentare, dando un grande impulso all'economia della Sibaritide; considerato che il ritardo sul programmato avvio dei lavori dell'ammodernamento della strada statale 106, nel tratto che va da Sibari a Roseto Capo Spulico, rischia di aggravare i disagi delle popolazioni e di far perdurare l'isolamento di una vasta e produttiva zona della Calabria rispetto al resto del territorio e dalle regioni confinanti, in particolare Basilicata e Puglia, si chiede di sapere se siano note le ragioni del ritardo e se si ritenga, nell'ambito degli interventi che il Ministero intende realizzare al Sud, di programmare l'ammodernamento a quattro corsie della strada statale 106 da Sibari a Crotone e Simeri Crichi, da Soverato a Roccella Jonica e poi da Locri e Reggio Calabria, riprendendo il tracciato che sin dagli anni '80 era previsto per un'autostrada dello Ionio calabrese. Atto n. 4-00897 IANNONE Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: martedì 20 novembre 2018 sono stati vissuti momenti di tensione sul treno regionale 2429, partito da Salerno alle 13.14 e diretto a Battipaglia; uno straniero è stato trovato senza biglietto dal capotreno e lo ha aggredito; l'uomo, che viaggiava assieme a due amici, ha reagito con violenza alla richiesta del controllore di scendere dal treno; lo straniero non ha esitato a spintonare e offendere il controllore, che ha immediatamente allertato la Polizia ferroviaria, prontamente intervenuta all'arrivo del convoglio nella stazione di Pontecagnano, si chiede di sapere se sia intenzione dei Ministri in indirizzo dotare di maggiori uomini e mezzi la Polizia ferroviaria di Salerno per fronteggiare casi come quello descritto, ormai all'ordine del giorno. Atto n. 4-00898 TURCO LANNUTTI LEONE VANIN Giuseppe PISANI L'ABBATE Ai Ministri della giustizia, dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: in data 26 luglio 2012 la Procura della Repubblica di Taranto ha posto sotto sequestro, senza facoltà d'uso, l'intera area a caldo dell'Ilva SpA nell'ambito di un'inchiesta per disastro ambientale denominata "Ambiente svenduto"; l'art. 1, comma 4, lett. b) , nn. 1) e 2) del decreto-legge 9 giugno 2016, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2016, n. 151, ha modificato l'art. 2, comma 6, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, recante "Disposizioni urgenti per l'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell'area di Taranto", convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20; in particolare la suddetta lettera b ) dell'art. 1, comma 4, interviene sul comma 6 dell'articolo 2 del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, prevedendo, in particolare, che siano estese anche all'affittuario o all'acquirente, nonché ai soggetti da questi delegati, l'esclusione dalla responsabilità penale o amministrativa a fronte di condotte poste in essere in attuazione del piano ambientale; tale esclusione era prevista dal decreto-legge del 2015 solo in relazione al commissario straordinario ed ai suoi delegati. In conseguenza delle modifiche apportate dalla norma, il nuovo disposto del predetto comma 6 (secondo periodo) prevede che le condotte poste in essere in attuazione del Piano, approvato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 marzo 2014, non possano dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell'affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell'incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro; in base al citato comma 6 dell'art. 2 del decreto-legge n. 1 del 2015, l'osservanza delle disposizioni contenute nel piano ambientale, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 marzo 2014, equivale all'adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione, previsti dall'articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, ai fini della valutazione delle condotte strettamente connesse all'attuazione dell'AIA e delle altre norme a tutela dell'ambiente, della salute e dell'incolumità pubblica. In base a tale disposizione, le condotte poste in essere in attuazione del Piano non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell'incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro; fonti di stampa, il 23 ottobre 2018, hanno riportato alcune frasi contenute in una missiva a firma di Veronica Manfredi, direttore del settore Qualità della vita (Aria, Acqua ed Emissioni industriali) della Commissione europea, la quale, rispondendo ad una richiesta della Regione Puglia in materia di immunità penale, affermerebbe che "L'operatore rimane l'unico responsabile di eventuali danni causati a terzi o all'ambiente a seguito dell'utilizzo dell'impianto"; considerato che: l'articolo 3 della Carta costituzionale prevede che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge"; ai sensi dell'articolo 27, comma primo, della stessa Costituzione la responsabilità penale è personale, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano adottare le opportune iniziative volte al superamento della normativa attualmente vigente relativa alla responsabilità di soggetti che, a qualsiasi titolo, hanno posto in essere condotte penalmente rilevanti. Atto n. 4-00899 ROMEO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nell'ambito degli accordi europei per lo sviluppo delle reti ferroviarie ad alta velocità e delle infrastrutture transfrontaliere strategiche definite dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443 ("legge obiettivo"), la linea Milano-Como-Chiasso è destinata a diventare una linea ad alta velocità a prevalenza merci collegata alla galleria svizzera del Gottardo (progetto elvetico "Alptransit"); sulla linea è previsto, a regime, il transito di 220-250 convogli al giorno nell'arco delle 24 ore, per la maggior parte composti da carrelli porta container e porta semirimorchi, lunghi fino a 800 metri, con un ingombro di 4 metri in altezza e un carico medio che supera le 2.000 tonnellate ciascuno; per l'adeguamento della linea era inizialmente previsto il quadruplicamento dei binari tra Monza e Chiasso, poi sostituito, per mancanza di risorse, con il potenziamento di quelli esistenti e con la modifica degli armamenti di linea, delle stazioni e degli spazi necessari per i nuovi ingombri; considerato che: la tratta contempla, in particolare, il "nodo" di Monza dove la linea a due soli binari passa, interrata a cielo aperto, parallela a via Gottardo e poi nella vecchia galleria urbana del 1847, ampliata nel 1963, lunga 450 metri, sino a largo Mazzini e alla stazione Monza principale; non avendo la stessa galleria un'altezza sufficiente, il livello della linea ferrata esistente è stato abbassato per consentire il transito dei nuovi convogli alti 4 metri; i grandi treni merci transiteranno dentro la città di Monza, nelle zone del centro storico, ad ogni ora del giorno e della notte, a velocità elevate e pertanto pericolose per possibili incidenti; la citata galleria urbana non rispetta i moderni requisiti di sicurezza ed inoltre termina con una curva stretta sulla trafficatissima stazione in cui, quotidianamente, centinaia di persone attendono il proprio treno, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adoperarsi presso le opportune sedi, ed in particolare con RFI, al fine di: sottoporre la galleria a delle preventive e complete verifiche statiche e di sicurezza; realizzare barriere acustiche sufficientemente estese ed elevate sui due lati dei binari; stabilire appositi limiti di velocità all'ingresso della galleria e lungo tutto il tracciato interno al centro abitato; valutare l'ipotesi, suggerita da cittadini ed esperti, di dirottare parte dei treni su percorsi alternativi più idonei al transito dei treni merci. Atto n. 4-00900 CASINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che il 12 e 13 novembre 2018 si è svolta a Palermo (presso Villa Igiea) la conferenza per la Libia, si chiede di sapere: se l'ambasciatore d'Italia accreditato in Libia, dottor Giuseppe Perrone, abbia partecipato alla conferenza e quale ruolo in particolare abbia svolto; se l'ambasciatore Perrone sia tornato nella sede di Tripoli dopo i risultati illustrati dal Governo, tra cui il rafforzamento del dialogo politico tra le diverse parti in campo; nel caso in cui non fosse ancora rientrato alla testa della missione, quali siano i motivi di tale scelta, che risulterebbe incomprensibile per l'interrogante, contraddittoria rispetto alle considerazioni espresse da esponenti governativi nelle sedi parlamentari e dannosa per gli interessi nazionali. Atto n. 4-00901 CIRIANI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: le recenti ondate di maltempo che si sono a più riprese scatenate sull'intero territorio nazionale hanno messo in luce la grave precarietà a cui sarebbero soggette le linee di telecomunicazione in varie aree del Paese; in particolare, ben prima di tali eventi atmosferici, numerosi amministratori locali di comunità alpine e collinari hanno denunciato lo stato di scarsa manutenzione delle tradizionali linee telefoniche e dei ripetitori per cellulari; a simili episodi si aggiunga una costante dismissione di impianti in zone poco popolose ma strategiche per la loro valenza turistica e ambientale (tra tutte, le Dolomiti friulane) nell'ottica di una riduzione dei costi da parte delle compagnie di riferimento; la situazione ha portato al crollo di chilometri di cavidotti e all'interruzione del servizio in amplissime aree abitate dove, tra l'altro, erano già all'ordine del giorno guasti e ripetuti disguidi tecnici anche in assenza di avverse condizioni meteorologiche, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivare al più presto un tavolo di concertazione con le autonomie locali, le compagnie telefoniche e le rappresentanze di categoria, al fine di individuare delle forme di incentivo agli investimenti nelle zone meno popolate del Paese ove la carenza di manutenzione appare più grave, nonché guasti e disservizi risultano diffusi e prolungati. Atto n. 4-00902 SUDANO BELLANOVA FERRAZZI STEFANO MANCA MAGORNO FEDELI CIRINNA' NANNICINI MARGIOTTA CUCCA GARAVINI VALENTE PATRIARCA RAMPI MISIANI VATTUONE MIRABELLI IORI PITTELLA BOLDRINI PARRINI ROSSOMANDO SBROLLINI LAUS ASTORRE ALFIERI GIACOBBE BINI BITI MALPEZZI ROJC Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta agli interroganti, un lancio dell'agenzia Ansa del 20 novembre 2018, delle ore 12.57, riporta la dichiarazione del Garante per i diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna, Antonio Ianniello, a secondo cui nel carcere della Dozza sarebbe guasto il sistema di riscaldamento, sia nelle sezioni maschili che femminili, dove è presente un bambino piccolo in cella con la madre. Così riporta l'agenzia Ansa: "Nel carcere di Bologna non funziona il riscaldamento nella sezione femminile e anche in alcune camere di pernottamento delle sezioni di alta sicurezza maschili. Lo segnala Antonio Ianniello, il garante per i diritti delle persone private della libertà del Comune, esprimendo seria preoccupazione, in particolare per la situazione di un bambino piccolo presente insieme alla madre, ma anche per tutta la popolazione dei detenuti e per chi lavora e frequenta gli ambienti penitenziari. Ieri sul tema è stata inviata una nota alla Direzione della Casa circondariale e per conoscenza anche al provveditorato dell'Amministrazione penitenziaria Emilia-Romagna e Marche. L'auspicio è che, anche al fine di evitare eventuali situazioni di tensione possano realizzarsi tempestivi interventi tecnici per la risoluzione delle criticità in essere" (Ansa); considerato che negli ultimi anni si sono verificati negli istituti carcerari italiani anche episodi di morte di detenuti per ipotermia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti esposti in premessa; se intenda attivarsi assieme alle autorità locali e dirigenziali del carcere per assicurarsi dello stato di salute del minore rinchiuso in cella con la madre e scongiurare rischi che possano sorgere dal condividere il regime di detenzione con la madre e le altre detenute, in particolare il rischio di ipotermia; se intenda fornire una relazione comprensiva del numero dei minori attualmente in detenzione con le madri e della situazione relativa allo stato delle strutture nelle quali vivono. Atto n. 4-00903 LAFORGIA Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: con una serie di ordinanze cautelari pubblicate in data 24 settembre 2018, il Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta di numerosi ricorrenti senza il titolo di abilitazione (laureati, insegnanti teorico-pratici, dottori di ricerca, eccetera) di partecipare al concorso indetto con il decreto direttoriale n. 85 del 1° febbraio 2018 e riservato ai docenti abilitati; la decisione finale sull'ammissibilità dei ricorrenti è stata affidata alla Corte costituzionale; il 3 settembre 2018 il Consiglio di Stato (con ordinanza n. 5134/2018) aveva già rimesso alla Consulta la questione della legittimità della disciplina che regola lo svolgimento del concorso, con particolare riferimento all'esclusione degli aspiranti senza abilitazione; considerato che: nel mese di settembre 2018 il Consiglio di Stato ha emanato provvedimento monocratico d'urgenza che ribalta il precedente orientamento negativo del TAR Lazio, ammettendo i docenti precari che avevano proposto appello e in possesso di diploma ISEF alle procedure concorsuali in corso di svolgimento; nel mese di novembre il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha sospeso le convocazioni dei candidati ricorrenti ammessi al concorso e lo stesso concorso, in attesa della pronuncia della Corte costituzionale, si sta svolgendo regolarmente; ritenuto che le procedure di reclutamento debbano dare certezze a chi intraprende un percorso nella scuola, garantendo regolarità nell'indizione dei concorsi, e ai laureati va assicurato l'accesso ai percorsi abilitanti, che vanno avviati con cadenza regolare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non intenda assicurare delle prove suppletive per coloro i quali sono stati ingiustamente esclusi dal concorso; se non voglia garantire ai docenti abilitati un percorso concorsuale che in tempi brevi porti all'immissione in ruolo per tutti i docenti abilitati dal predetto concorso. Atto n. 4-00904 BATTISTONI Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: l'articolo 9 della Costituzione italiana dispone che "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione"; il castello di Colle Casale, nel comune di Soriano nel Cimino (Viterbo), rappresenta un bene che fa parte del patrimonio storico e artistico della nazione, essendo conosciuto anche come "torre di Pasolini", poiché da quest'ultimo è stato acquistato nel 1970 ed è stata la sua dimora, in cui ha ospitato molti personaggi dello spettacolo ed ha composto alcune sue importanti opere, rendendolo vero punto di riferimento per intellettuali ed artisti di tutto il mondo; il territorio attorno al castello di Colle Casale è stato parte fondamentale per le riprese del film "Il Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini, pietra miliare del cinema internazionale; il castello di Colle Casale, come riportato dal quotidiano on line "Tusciaweb", rischia di diventare una casa vacanze oppure di essere messo in vendita; far diventare una casa vacanze o mettere in vendita la "torre di Pasolini" potrebbe mettere a repentaglio il valore culturale, il patrimonio storico rappresentato e la memoria stessa dello scrittore contenuta ancora all'interno di uno dei luoghi più importanti della storia della letteratura mondiale; la soluzione prospettata dai proprietari, come riportato nell'articolo, deriverebbe dalle difficoltà dovute ai costi di gestione dell'intero complesso; la vendita o la trasformazione in casa vacanze potrebbe rappresentare una grave perdita per la crescita culturale e lo sviluppo turistico della Tuscia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo consideri il castello di Colle Casale, un complesso architettonico e storico di rilevante interesse culturale e come tale da tutelare e valorizzare; se e quali azioni necessarie intenda mettere in atto e con quali tempi, per tutelare e valorizzare il castello di Colle Casale a Soriano nel Cimino (Viterbo), ultima residenza dello scrittore Pier Paolo Pasolini. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-00401, del senatore Durnwalder, sul regime di concessione delle imprese di trasporto pubblico locale nella provincia autonoma di Bolzano; 3-00404, della senatrice Unterberger e del senatore Steger, sulle detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia.