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Disposizioni per il ristoro dei danni alle produzioni conseguenti a siccità e sbalzi termici subiti dalle imprese agricole. Onorevoli Senatori. -- Come noto, in agricoltura, le imprese sono costrette ad affrontare, oltre ai rischi legati alle normali attività produttive e di trasformazione e commercializzazione, anche quelli determinati dagli eventi climatici, chiaramente di non fattibile controllo. L'andamento climatico anomalo, riconducibile inizialmente alle forti nevicate dei mesi di gennaio e febbraio 2012 e consociato ai successivi sbalzi termici, oltreché alla siccità degli ultimi mesi, hanno provocato notevoli disagi alle imprese agricole su quasi tutto il territorio nazionale. I danni segnalati hanno comportato, in molti casi, un vero e proprio crollo delle produzioni; in particolare, tra i danni segnalati si riscontrano l'abbattimento o la sbrancatura di arboree frutticole e olivi, la perdita di scorte morte e animali da reddito per assideramento o mancanza di rifornimenti alimentari, ma anche frane, cedimenti e crolli di terreni, serre e fabbricati rurali. Se il periodo invernale, mediamente caldo e siccitoso, nonostante l'intensa perturbazione nevosa di febbraio 2012, ha registrato conseguenze dannose per il settore agricolo, l'andamento dei mesi successivi non ha contribuito a risollevare le aspettative degli operatori del settore, con una primavera densa di preoccupazioni per l'agricoltura, sottoposta ad emergenze di natura idrica diffuse su vaste aree della penisola. Così, nonostante la situazione ad aprile 2012 sia sembrata migliorare, creando l'illusione del ritorno alla normalità, la situazione meteorologica dei mesi successivi ha mostrato tutto il dramma della siccità: torrenti in secca, livelli ai minimi, falde prosciugate e inevitabile razionamento dell'acqua per tentare di salvare il salvabile. Tra il deficit idrico e le temperature superiori alla media climatica (1971-2000), il pericolo di fronteggiare un periodo di scarsità di acqua, aggravato dalla penuria delle riserve idriche segnalata presso i principali serbatoi italiani, ha costretto diverse realtà produttive all'adozione di strategie volte a contenere i consumi e ad accelerare gli interventi più urgenti. In particolare, secondo l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche, il mese di giugno 2012 si è classificato al terzo posto tra i più caldi di sempre con la caduta del 71 per cento di precipitazioni in meno rispetto alla media. Inoltre, il recente arrivo della pioggia rischia di non portare il sufficiente sollievo alle colture stremate dalla siccità e dal caldo delle ultime settimane: infatti, per essere utile ad alimentare le riserve idriche, la caduta della pioggia deve avvenire in modo costante e duraturo nel tempo, mentre i forti temporali estivi, soprattutto se manifestati con precipitazioni intense e con grandine, provocano danni gravissimi alle colture in campo. Il mais è stata la coltura agricola più colpita, con le piante appassite in decine di migliaia di ettari che non potranno, nelle regioni del Nord, neanche essere raccolte. Danni pesanti sono stati stimati anche per il pomodoro, destinato alla trasformazione industriale per la produzione di passate, polpe e sughi con un crollo del 20 per cento in media sulla produzione attesa. La mancanza di precipitazioni ha poi anche ridotto la produzione dell'erba medica, foraggio necessario per l'alimentazione degli animali nelle stalle, e quella di altre coltivazioni come il girasole e le bietole. Hanno sofferto ugualmente le verdure e la frutta, per effetto della cosiddetta «evapotraspirazione» --- la perdita di acqua dal terreno e dalle piante --- che, con le temperature altissime della scorsa primavera, ha raggiunto livelli normalmente registrati a fine luglio/agosto. Nonostante le reti di protezione, infatti, le temperature elevate dei mesi di luglio e agosto scorsi hanno messo a dura prova anche frutteti e campi di ortaggi che in questo periodo sono abbondanti nei campi (molte coltivazioni di melanzane, cavolfiori, zucchine, insalate e spinaci sono già andate distrutte). Un cenno è poi da riservare agli oliveti, che lo scorso inverno sono stati particolarmente colpiti dalle gelate: i problemi generati dal freddo si sono resi responsabili dello spacco della corteccia, mentre i successivi rialzi e sbalzi termici hanno in parte compromesso l'apparato fogliare. La siccità, da parte sua, ha pure causato problemi all'olivicoltura. Se le viti riescono a tener duro e a far maturare i loro grappoli, per gli olivi la situazione è critica: l'olivo ha un maggiore bisogno di acqua, soprattutto perché le sue radici sono meno profonde di quelle della vite. Così, sebbene si sia avuta una buona fioritura e una discreta allegagione, il caldo ha causato la caduta delle olive, fenomeno che sembra essere stato piuttosto frequente in tutto il territorio nazionale per quanto diversificato da zona a zona. In merito ai problemi legati alla viticoltura, che hanno iniziato a farsi sentire soprattutto ad agosto, forte preoccupazione è derivata dalla diversificazione nella grandezza dei chicchi all'interno di uno stesso grappolo, la cosiddetta acinellatura, fattore che probabilmente ha determinato il ritardo dello stesso processo d'invaiatura -- la maturazione degli acini --, causato soprattutto dagli sbalzi di temperatura verificatisi durante l'allegagione. Questi eccezionali eventi atmosferici, soprattutto legati a fenomeni di siccità o sbalzi termici, che hanno causato danni alle imprese agricole hanno interessato tutto il territorio nazionale. In particolare, per far fronte ai danni provocati, la regione Toscana ha decretato lo stato di emergenza per la siccità, stanziando un fondo di garanzia per interventi immediati e a favore della riduzione delle perdite della rete idrica, alla luce dei primi danni registrati a carico dei seminativi e dei cereali. Da parte sua, invece, la regione Piemonte, a seguito della crisi che ha colpito soprattutto le coltivazioni di mais e riso già all'inizio del periodo primaverile, si è resa promotrice di iniziative in favore della realizzazione di nuovi serbatoi per poter contare su riserve idriche cumulate. Ancora, la regione Lombardia si è spesa per la ricerca di azioni destinate a scongiurare il rischio di crisi idrica attraverso il potenziamento dello stoccaggio dell'acqua nei laghi presenti sul territorio regionale, in modo da garantire una disponibilità adeguata nel corso della stagione irrigua, mentre la regione Emilia-Romagna ha fatto richiesta di declaratoria per l'eccesso di neve dal 31 gennaio 2012 al 20 febbraio 2012 che ha interessato le province di Forlì -- Cesena e Rimini. Non meno coinvolti sono stati i territori del Friuli-Venezia Giulia, dove il livello degli invasi è sceso significativamente, del Veneto, in apprensione per le colture di grano, radicchio e orzo, e di tutto il Nord Italia dove si sono alternati brevi periodi di caldo, fenomeni grandinigeni particolarmente localizzati e gelate tardive. Nel giugno 2012 diverse difficoltà sono state poi generate da ondate di calore che hanno colpito in modo particolare il Centro Sud, mentre al Sud e nelle isole, i maggiori disagi e danni nel corso del trimestre aprile-giugno 2012 si sono avuti per gli eventi a carattere alluvionale -- ad esempio in Sardegna i nubifragi hanno innescato diversi movimenti franosi, mentre il territorio calabrese è stato interessato da estesi allagamenti. In merito ai primi bilanci produttivi e alle previsioni sulle rese delle colture tipiche del periodo, l'influenza del fattore siccità è stata più incisiva sugli scenari dei mercati mondiali dei cereali. Il frumento, che lo scorso anno ha mantenuto quotazioni inferiori a quelle del mais secondo il Chicago board options exchange , si è infatti posizionato su livelli di prezzo superiori secondo le stime produttive negative operate dall' International grains Council per il 2012-2013, motivate proprio dalle condizioni climatiche sfavorevoli. La situazione è comunque diversificata per i vari prodotti ortofrutticoli che, già da qualche anno, risentono delle fluttuazioni di mercato in parte legate alle variabili meteorologiche. Ad esempio, se i dati di produzione italiana, presentati dal Centro servizi ortofrutticoli di Ferrara, mostrano una crescita nelle produzioni di pesche, albicocche e nettarine rispetto alle scorse campagne, diverso è il caso per la produzione di ciliegie la cui annata è stata negativa, pregiudicata soprattutto dalle piogge e dal freddo dello scorso maggio: al gelo di febbraio che aveva compromesso quasi la metà della produzione nelle principali aree, sono infatti poi seguiti gli sbalzi di temperatura e la forte umidità alternata al caldo dell'ultimo periodo, che hanno spaccato le drupe con la conseguente disponibilità di prodotto ridotta e di scarsa qualità. Anche la produzione di fragole non è risultata positiva a causa del maltempo. Per fare qualche esempio, tra le regioni leader nella produzione delle fragole, la Basilicata ha rilevato una riduzione dei quantitativi (-20 per cento) rispetto alla media del periodo a causa delle notevoli escursioni termiche, sebbene la superficie complessiva coltivata quest'anno abbia registrato un incremento del 17 per cento (tutta in coltura protetta). Stessa questione per la Campania, regione storica nella coltivazione della fragola, i cui risultati attesi si sono rivelati inferiori rispetto alla media degli ultimi anni a fronte di un aumento della superficie coltivata (+5 per cento). Più nello specifico, conseguenze dannose per il settore agricolo derivanti da siccità e sbalzi termici si sono registrate in particolar modo in Emilia-Romagna, dove per le coltivazioni ortifrutticole, foraggere e per tutte le colture in campo è stato anticipato l'avvio della stagione irrigua. Le criticità sono state acuite dagli eventi grandinigeni che in alcune aree regionali hanno determinato danni piuttosto severi: ad esempio, in provincia di Imola, Bologna e Ravenna sono stati segnalati danni sulle coltivazioni di pesche, kiwi e pere. Contemporaneamente, è rimasto alto il livello di allarme per le scarse disponibilità idriche del Po, il cui livello è risultato ai minimi storici in alcuni punti: l'altezza di 3,86 m registrata presso la stazione idrometrica di Palantone di Bondeno è la più bassa dopo i 3,91 metri del 2 aprile 2008, mentre forti criticità ha mantenuto la diga di Ridracoli, di almeno due terzi al di sotto della media primaverile. Le piogge di aprile e maggio 2012, distribuite su tutta la regione e superiori alle medie climatiche, hanno lasciato il bilancio idroclimatico su valori negativi: l'Agenzia regionale prevenzione e ambiente dell'Emilia Romagna ha certificato che la piovosità nella regione è stata di 25 mm inferiore alla media 1991-2005, mentre secondo recenti stime, il fabbisogno irriguo delle colture sarà quasi del 39 per cento in più rispetto al 2011. Particolarmente colpita è stata poi la provincia di Ferrara, dove i danni alle coltivazioni agricole in conseguenza di sbalzi termici registratisi dall'ottobre 2011 ad oggi e ancora in atto, hanno riguardato tutto il territorio provinciale (179.000 ettari di superficie agricola utilizzata) e oltre 6.900 imprese agricole. Per rendere l'idea del danno, si consideri che nel territorio ferrarese, dove la situazione è aggravata anche dal fatto che la distribuzione delle acque irrigue è limitata per problemi alle centrali di pompaggio conseguenti al terremoto, e quindi si ha minore afflusso per le irrigazioni di soccorso, le stime sulle conseguenze di siccità e sbalzi termici si aggirano sui 200 milioni che, sommati ai 150 dovuti al terremoto, significano il dimezzamento della produzione lorda vendibile provinciale per un valore pari a oltre 600 milioni di euro. Gravissimi anche i danni nel settore agricolo della regione Toscana: si stima che la riduzione di produttività sui cereali sia del 40 per cento, quella per le uve da vino dal 20 al 30 per cento, quella olivicola dal 40 al 60 per cento, mentre per la frutta si stimano perdite dal 30 al 40 per cento e nel settore orticolo dal 40 al 50 per cento. Anche la zootecnia accuserebbe perdite che vanno dal 40 al 50 per cento a causa dello stress subito dagli animali e per la mancanza di foraggi freschi. È dunque necessario assicurare una dotazione aggiuntiva di risorse da destinare alla riparazione dei danni subiti da imprese agricole, in conseguenza dell'andamento climatico anomalo dell'anno 2012 e, in particolare, dei numerosi periodi di siccità alternati a periodi di forti sbalzi termici. Al fine della ripresa economica e della ricostituzione del potenziale produttivo danneggiato, coerentemente agli orientamenti sugli aiuti di Stato, il presente disegno di legge prevede la possibilità di concedere contributi con le modalità del finanziamento agevolato. In particolare, si tratta di finanziamenti di durata massima venticinquennale, assistiti dalla garanzia dello Stato fino ad un massimo di 500 milioni di euro complessivi, in capo al cui beneficiario matura al contempo un credito di imposta, fruibile esclusivamente in compensazione, in misura pari al 50 per cento, per ciascuna scadenza di rimborso, dell'importo ottenuto sommando alla sorte capitale gli interessi dovuti.. Art. 1. (Disposizioni per il ristoro dei danni alle produzioni conseguenti a siccità e sbalzi termici, subiti da imprese agricole) 1. Agli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile che hanno subito, nel corso dell'anno 2012, danni superiori al 30 per cento della produzione lorda vendibile in conseguenza di eccezionali avversità atmosferiche, siccità e sbalzi termici, sono concessi i finanziamenti agevolati di cui alla presente legge. 2. I soggetti interessati presentano alle regioni competenti la domanda per ottenere i finanziamenti agevolati di cui alla presente legge entro quattro mesi dalla data della sua entrata in vigore. I finanziamenti possono essere utilizzati dai soggetti richiedenti esclusivamente per la ripresa economica e la ricostituzione del potenziale produttivo danneggiato, coerentemente agli orientamenti e regolamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo. 3. Ai fini di cui al comma 1, i soggetti autorizzati all'esercizio del credito possono contrarre finanziamenti, secondo contratti tipo definiti con apposita convenzione con l'Associazione bancaria italiana, assistiti dalla garanzia dello Stato, fino ad un massimo di 500 milioni di euro complessivi, ai sensi dell'articolo 5, comma 7, lettera a) , secondo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni. Il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, stabilisce i criteri di concessione e le modalità operative della garanzia di cui al presente comma, nonché le modalità di monitoraggio del rispetto dell'importo massimo di 500 milioni di euro. La garanzia dello Stato di cui al presente comma è elencata nell'allegato allo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 31 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. 4. I soggetti interessati alla concessione dei finanziamenti agevolati presentano la domanda di cui al comma 2 alle autorità regionali competenti dopo aver completato le operazioni di accertamento e quantificazione del danno, effettuate nei termini previsti dagli orientamenti e regolamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo, sulla base documentale del confronto tra la produzione lorda della coltura che ha subito il danno nell'anno 2012 e la produzione annua lorda media. La produzione annua lorda media è calcolata prendendo come riferimento la produzione lorda media nelle tre campagne antecedenti l'anno 2012 ed escludendo gli anni in cui sia stato eventualmente pagato un compenso in seguito ad avverse condizioni atmosferiche. 5. In caso di accesso ai finanziamenti agevolati di cui al presente articolo, in capo al beneficiario del finanziamento matura un credito di imposta, fruibile esclusivamente in compensazione, in misura pari al 50 per cento, per ciascuna scadenza di rimborso, dell'importo ottenuto sommando alla sorte capitale gli interessi dovuti. Le modalità di fruizione del credito di imposta sono stabilite con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate nel limite dell'autorizzazione di spesa di cui al comma 9. Il credito di imposta è revocato, in tutto o in parte, nell'ipotesi di risoluzione totale o parziale del contratto di finanziamento agevolato. 6. I soggetti che erogano i finanziamenti agevolati di cui al presente articolo comunicano all'Agenzia delle entrate e alle regioni, con modalità telematiche, gli elenchi dei soggetti beneficiari, l'ammontare dei finanziamenti concessi a ciascun beneficiario, il numero e l'importo delle singole rate. 7. I finanziamenti agevolati di cui al presente articolo hanno durata massima di venticinque anni. I contratti di finanziamento prevedono specifiche clausole risolutive espresse, anche parziali, per i casi di mancato o ridotto impiego del finanziamento, ovvero di utilizzo anche parziale del finanziamento. 8. Con apposito protocollo di intesa tra il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e le regioni interessate, sono definiti i criteri e le modalità attuativi del presente articolo, anche al fine di assicurare uniformità di trattamento e un efficace monitoraggio sull'utilizzo delle risorse. Le regioni interessate definiscono, con propri provvedimenti, le disposizioni attuative di competenza, anche al fine di assicurare il rispetto del limite massimo di 500 milioni di euro di cui al comma 3 e dell'autorizzazione di spesa di cui al comma 9. 9. Al fine dell'attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge, è autorizzata la spesa massima di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2013 al 2037. Art. 2. (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dall'attuazione dell'articolo 1 della presente legge, determinati nel limite massimo di 15 milioni di euro annui a decorrere dal 2013 e fino all'anno 2037, si provvede a valere sui maggiori risparmi di spesa di cui al comma 2. 2. I risparmi di spesa di cui all'articolo 7, comma 12, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, sono incrementati, in misura proporzionale, per un ammontare non inferiore a 15 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013.