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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 30 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 14,05. IN SEDE CONSULTIVA AS 662 Introduzione nel codice penale dei reati di costrizione al matrimonio o all'unione civile, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne DDL 662 Introduzione nel codice penale dei reati di costrizione al matrimonio o all'unione civile, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne (Parere alla 2 a Commissione. Esame. Parere favorevole) La senatrice BONFRISCO ( L-SP-PSd'Az ), relatrice, illustra il disegno di legge in titolo rilevando che la Commissione è chiamata a rendere un parere alla 2 a Commissione su un testo che reca misure volte ad introdurre nel codice penale le fattispecie di reato di costrizione al matrimonio o all'unione civile, di induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e di costrizione al matrimonio di persona minorenne. L'interesse della Commissione per il disegno di legge in esame discende dal rilievo internazionalistico dell'azione di contrasto ai matrimoni precoci e forzati. Numerosi, infatti, sono gli strumenti adottati a livello internazionale ed europeo - sia in seno al Consiglio d'Europa che nell'ambito dell'Unione europea - volti a contrastare il fenomeno. Già la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, pur non intervenendo espressamente sul fenomeno dei matrimoni forzati e precoci, riconosce il diritto di ogni persona al matrimonio e tutela la piena libertà di ognuno a contrarre tale vincolo. La Convenzione supplementare delle Nazioni Unite sull'abolizione della schiavitù, del commercio di schiavi, e sulle istituzioni e pratiche assimilabili alla schiavitù del 1956 interviene poi direttamente sul fenomeno dei matrimoni forzati, assimilando tale pratica alle nuove forme di schiavitù. A sua volta la "Convenzione delle Nazioni Unite del 1962 sul consenso al matrimonio, età minima per il matrimonio e registrazione dei matrimoni", oltre a vietare i matrimoni forzati, impone agli Stati parte di fissare un limite minimo di età per sposarsi, e comunque non inferiore a 15 anni, secondo le raccomandazioni non vincolanti che accompagnano la Convenzione. Sempre nell'ambito delle Nazioni Unite, anche il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 vieta di fatto i matrimoni forzati, ribadendo, all' articolo 10, che "il matrimonio deve essere celebrato con il libero consenso di futuri coniugi". La Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne del 1979 prevede, inoltre, che gli Stati parte adottino misure adeguate per eliminare la discriminazione contro le donne in tutte le questioni relative al matrimonio e ai rapporti familiari, in particolare garantendo su una base di uguaglianza tra uomini e donne, gli stessi diritti a contrarre matrimonio e a scegliere liberamente il coniuge. A sua volta, la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 affronta diffusamente la questione dei matrimoni precoci e forzati, considerati espressione di una evidente violazione dei diritti dei minori. Di grande rilievo anche la Raccomandazione generale della Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) n. 21 del 1994 sull'eguaglianza nel matrimonio e nelle relazioni familiari, in cui, per la prima volta, si fa espresso riferimento ai matrimoni forzati, nonché la Risoluzione dell'assemblea Generale dell'ONU sui matrimoni precoci e forzati del 18 dicembre 2014, che sollecita gli Stati ad assicurare la celebrazione di matrimoni solo con il consenso informato, libero e pieno di entrambe le parti e a intervenire per eliminare ogni forma di matrimonio precoce e forzato. Basilare è altresì la Risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, volta a rafforzare gli sforzi per prevenire ed eliminare i matrimoni precoci e forzati del 2 luglio 2015, in cui i matrimoni precoci e forzati sono considerati come una grave violazione di diritti umani che limita la possibilità delle donne e delle ragazze di vivere libere e lontane dalla violenza. Nell'ambito del Consiglio d'Europa, la relatrice ricorda, inoltre, che la Convenzione europea sui diritti dell'uomo (CEDU) del 1950, all'articolo 12, tratta espressamente il diritto dell'uomo e della donna, a partire dall'età minima per contrarre matrimonio, di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l'esercizio di tale diritto. A sua volta, la Raccomandazione n. 1450 del 2000 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in materia di protezione della donna, annovera i matrimoni forzati tra le pratiche religiose o tradizionali incompatibili con i diritti e le libertà fondamentali della donna, sollecitando gli Stati membri a prevenirli e a reprimerli. Anche la Raccomandazione n. 1723 del 2005 invita gli Stati ad adottare politiche di contrasto al fenomeno dei matrimoni precoci e forzati, mentre la Risoluzione n. 1468 del 2005 espressamente dedicata ai matrimoni forzati e precoci, invita gli Stati ad adottare modifiche legislative al fine di contrastare tale pratica. Di assoluto rilievo è, inoltre, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica del 2011, nota anche come Convenzione di Istanbul, primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. Il testo convenzionale interviene direttamente anche sulla questione dei matrimoni forzati, imponendo agli Stati di adottare misure, civili e penali, per contrastare tale pratica. Tenuto conto che le pratiche relative ai matrimoni forzati ed alle spose bambine, come segnala anche il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, riguardano anche l'Italia, interessando in particolare le comunità musulmane di India, Pakistan Bangladesh, Albania e Turchia, appare quanto mai opportuno adeguare il nostro ordinamento penale alle sollecitazioni derivanti dagli strumenti di diritto internazionale dei diritti umani già richiamati. Alla luce di quanto detto, conclude suggerendo che la Commissione formuli un parere favorevole sul provvedimento in esame. Il PRESIDENTE ringrazia la relatrice per l'esposizione svolta ed apre la discussione generale. Il senatore ALFIERI ( PD ), nel condividere le argomentazioni svolte dalla relatrice, si interroga sul motivo per il quale non sia stato assegnato alla 3 a Commissione anche l'Atto Senato n. 174, di iniziativa della senatrice Ginetti, che ha praticamente un contenuto analogo a quello del provvedimento in esame. Il senatore AIMI ( FI-BP ) esprime, in sede di dichiarazione di voto, la posizione favorevole del proprio Gruppo, evidenziando come il testo in disamina vada a sanzionare una pratica non solo disdicevole, ma anche barbara, e preconizzando altresì l'eventualità di prevedere anche il relativo reato di apologia. Il senatore AIROLA ( M5S ) manifesta il consenso della propria parte politica in merito al disegno di legge in oggetto, ricordando che la medesima materia è in corso di esame presso la Commissione straordinaria Diritti Umani. Il senatore IWOBI ( L-SP-PSd'Az ), nel concordare con i commissari precedentemente intervenuti, dichiara il voto favorevole del proprio Gruppo Nessun altro senatore chiedendo di intervenire, il presidente PETROCELLI , verificata la sussistenza del numero legale, mette ai voti lo schema di parere favorevole (pubblicato in allegato) sul disegno di legge n. 662. La Commissione approva. SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI Il PRESIDENTE comunica che, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, è stata richiesta l'attivazione dell'impianto audiovisivo e che la Presidenza ha fatto preventivamente conoscere il proprio assenso. Non essendovi osservazioni, tale forma di pubblicità è adottata per la procedura informativa che sta per iniziare. PROCEDURE INFORMATIVE Indagine conoscitiva sulle condizioni e sulle esigenze delle comunità degli italiani nel mondo Il PRESIDENTE , avendo esortato, nell'attuale fase preliminare di avvio dell'indagine conoscitiva in titolo, la partecipazione attiva, non solo dei commissari, ma anche dei senatori eletti all'estero, ancorché non membri della Commissione, prende atto con soddisfazione della piena presenza di questi ultimi all'odierna seduta, sollecitando, quindi, un loro contributo sostanziale all'implementazione dell'indagine conoscitiva medesima. Il senatore FANTETTI ( FI-BP ) tiene, in primo luogo, a rilevare criticamente come la tematica su cui è incentrata l'indagine conoscitiva in discussione diverga sostanzialmente dalle competenze proprie della 3 a Commissione: in effetti, il fenomeno complessivo delle comunità degli italiani all'estero - un unicum che non ha riscontri in altri Paesi, e che, proprio per tale motivo, nelle passate legislature, ha giustificato la costituzione di un apposito Comitato - non riguarda solamente coloro che emigrano oggi ma ricomprende necessariamente anche gli italiani iscritti nel registro dell'AIRE. Peraltro, fa notare che i concittadini in mobilità da un Paese all'altro dell'Unione europea non possono essere considerati degli emigranti, in quanto il loro spostamento è avvenuto all'interno di un territorio comune. In ogni caso, ci si trova di fronte ad una realtà considerevole, che tocca il 10 per cento della popolazione italiana e che, sicuramente, non può essere oggetto di attenta disamina nell'ambito di una mera indagine conoscitiva. L'oratore, quindi, stigmatizza la grave circostanza per cui si è pervenuti, nonostante le perplessità enucleate da varie compagini politiche, al rigetto, anche presso l'Aula del Senato, dell'opzione di esaminare mozioni o disegni di legge miranti appunto alla costituzione di un Comitato, come avvenuto nelle legislature del 2006, 2008 e 2013. La decisione, in parallelo, di approntare un'indagine conoscitiva sugli italiani all'estero presso la 3 a Commissione, in sé scorretta, non deve, a suo avviso, essere considerata come preclusiva della eventuale costituzione pro futuro del mentovato Comitato, anche alla luce del fatto - che induce ulteriormente a riflettere - che, presso l'omologa Commissione della Camera dei deputati, si è deciso di istituire, al proprio interno, una conferente sottocommissione o comitato che tratterà, in modo specifico, il tema delle comunità dei connazionali nel mondo. Conclude auspicando, quindi, la ricostituzione, presso il Senato, del Comitato in parola rimanendo, in ogni caso, a disposizione per fornire qualsiasi contributo di carattere informativo che sia necessario. La senatrice ALDERISI ( FI-BP ), nel concordare pienamente con quanto dichiarato dal collega Fantetti, richiama l'attenzione dei senatori sull'esigenza di tenere conto, in un'ottica di complementarietà, da un lato, della necessità di istituire, come in passato, un Comitato permanente per gli italiani all'estero e, dall'altro, di dare attuazione alla menzionata indagine conoscitiva che, in ultima analisi, è stata autorizzata dalla Presidente del Senato. A tale ultimo riguardo, anche lei si mette a disposizione per offrire le proprie esperienze e la propria conoscenza in materia. Il senatore CARIO ( Misto-MAIE ) mette in risalto, in particolare, le problematiche, tipiche della circoscrizione in cui è stato eletto, ossia l'America meridionale, relative essenzialmente ai servizi della rete diplomatico-consolare che registrano un organico purtroppo insufficiente a fronte di una collettività numerosa. Il senatore GIACOBBE ( PD ), dopo aver sottolineato che, come ha avuto modo di ribadire più volte, i temi riguardanti le condizioni degli italiani all'estero non dovrebbero essere "ghettizzati" in un unico ambito istituzionale, ma, al contrario, andrebbero "spalmati" il più possibile in seno alla complessiva sede parlamentare, reitera la propria valutazione critica sull'indagine conoscitiva in merito, essenzialmente sotto il profilo metodologico, in quanto una indagine del genere non rappresenta lo strumento ordinamentale idoneo e sufficiente ad analizzare, in maniera esaustiva, la complessa fenomenologia in questione. Quanto alle argomentazioni addotte dal senatore Fantetti, in gran parte condivisibili, è dell'avviso che esse possano più agevolmente essere sostenute agendo di nuovo e convintamente nella sede decisionale propria, ossia la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari. Venendo, invece, all'indagine in quanto tale - rispetto alla quale, tiene a ricordare, la propria parte politica si è astenuta, in occasione della relativa deliberazione - ritiene opportuno procedere stabilendo una ragionata metodologia d'inchiesta, nonché una attenta elencazione dei temi da affrontare, tra i quali, egli annovera, in via del tutto provvisoria e propedeutica, i seguenti: le comunità italiane come risorse; la promozione della lingua e della cultura italiana come importante investimento "di ritorno" per il Paese; il rapporto in loco con le altre comunità nazionali; il ruolo dei patronati e dei servizi da loro offerti. Infine, per quanto concerne le personalità e gli organismi da audire, propone di iniziare con le pertinenti istituzioni (MAECI, CGIE, ...) per ascoltare poi i vari studiosi ed accademici, esperti della materia, e, quindi, gli esponenti del mondo associativo. Secondo il senatore AIMI ( FI-BP ), la via maestra da seguire nella fattispecie, soprattutto dopo aver ascoltato con attenzione i punti di vista dei colleghi intervenuti, dovrebbe essere, allo stato, quella di realizzare una sinergia tra l'indagine conoscitiva, che, di fatto, è pienamente operativa e nella sua fase di avvio, e la costituzione de iure condendo del Comitato in argomento, che, va ricordato, non rientra nella disponibilità e nella competenza decisionale della Commissione affari esteri. Rammenta, per ultimo, che il Gruppo Forza Italia ha votato a favore della proposta di procedere all'indagine, auspicando altresì il superamento di eventuali contrapposizioni che, in ogni caso, impedirebbero di concentrarsi sul merito della questione, che, come è noto, presenta molteplici sfaccettature e profili. La senatrice GARAVINI ( PD ), nel convenire in pieno con quanto dichiarato dal collega Giacobbe, esorta i colleghi a focalizzare l'indagine conoscitiva su temi il più possibile circostanziati e concreti. Ad esempio, risulterebbe di indubbia utilità conoscere meglio quale tipologia di servizi consolari sarebbe opportuno predisporre per le nuove modalità di migrazione, quelle, per intenderci, che interessano le nuove generazioni di italiani che decidono di andare a vivere all'estero, anche al fine di immaginare delle forme adeguate e aggiornate di tutela dei diritti di queste ultime. Il PRESIDENTE , nel riassumere i termini della discussione, manifesta, in primo luogo, apprezzamento per gli spunti di riflessione testé enucleati. In proposito, invita i colleghi intervenuti a predisporre anche in forma scritta le loro proposte e i loro suggerimenti quanto alle tematiche da approfondire e agli enti da audire, inviandoli agli uffici della Commissione. Ribadisce, per ultimo, come la Commissione affari esteri, emigrazione, sia titolata ad espletare la menzionata indagine, non avendo, invece, alcuna titolarità quanto al destino del più volte citato Comitato, che, come è noto, è nelle mani della Conferenza dei Capigruppo. Il seguito della procedura informativa è, quindi, rinviato. IN SEDE REFERENTE AS 997 Ratifica ed esecuzione del Protocollo aggiuntivo (n. 3) all'Accordo sulla sede tra il Governo della Repubblica italiana e l'Istituto universitario europeo, con allegati, fatto a Firenze il 19 ottobre 2018 DDL 997 Ratifica ed esecuzione del Protocollo aggiuntivo (n. 3) all'Accordo sulla sede tra il Governo della Repubblica italiana e l'Istituto universitario europeo, con allegati, fatto a Firenze il 19 ottobre 2018 (Esame e rinvio) Il senatore VESCOVI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, illustra il disegno di legge in titolo, d'iniziativa governativa, spiegando che esso reca la ratifica del Protocollo aggiuntivo (n. 3) all'Accordo sulla sede tra l'Italia e l'Istituto universitario europeo, sottoscritto nell'ottobre 2018. Ricorda che l'Istituto Universitario Europeo (IUE) è un'istituzione accademica di assoluta eccellenza, fondata nel 1972 dagli Stati membri dell'allora Comunità europea, la cui missione principale è quella di promuovere la ricerca e gli studi dottorali e post-dottorali nell'ambito delle scienze umane. Ad oggi fanno parte dello IUE 23 Stati membri dell'Unione europea, cui si aggiungono Svizzera e Norvegia che hanno siglato con la struttura accordi di associazione. A seguito della stipula nel luglio del 1975 di un apposito Accordo con l'Italia, l'Istituto ha stabilito la propria sede presso la Badia Fiesolana di San Domenico di Fiesole, a pochi chilometri dal centro di Firenze. Nella scorsa legislatura, proprio in ragione del prestigio derivante per il nostro Paese dalla presenza dello IUE sul suo territorio, con la ratifica del Protocollo aggiuntivo (n. 2) all'Accordo sulla sede, avvenuta con legge n. 182 del 2014, le disposizioni già previste per la sede principale dell'Istituto sono state estese anche ad altre strutture limitrofe, come Villa Schifanoia e Villa Salviati. Il Protocollo aggiuntivo (n. 3) all'Accordo sulla sede tra l'Italia e l'Istituto universitario europeo, oggetto del presente disegno di legge di ratifica, ha l'obiettivo di favorire l'avvio, nell'ambito dell'offerta formativa dello IUE, della School of Transnational Governance , una struttura di formazione avanzata sui grandi temi strategici dei futuri scenari internazionali, a beneficio di studenti, ricercatori, studiosi ed operatori pubblici e privati destinati ad esercitare responsabilità decisionali e a formulare politiche statuali e sovranazionali. Stante il prestigio ulteriore che la nuova Scuola apporterà all'Istituto, l'Italia ha offerto la concessione di un ulteriore edificio, identificato nel Palazzo Buontalenti, nel cuore di Firenze, già sede della Corte d'appello fino al 2012 ed attualmente inutilizzato Il Protocollo, in particolare, composto di 8 articoli, oltre a mettere a disposizione dell'Istituto Universitario Europeo l'edificio (articoli 1-3), prevede una razionalizzazione delle dotazioni immobiliari che l'Italia assicura allo IUE (articolo 4), oltre al versamento da parte del nostro Paese di un contributo annuale forfettario per far fronte alle spese di manutenzione ordinaria, in ottemperanza agli obblighi derivanti dagli accordi internazionali vigenti (articolo 5). Il testo consente altresì eventuali successive intese fra le Parti per la concessione di altri immobili finalizzati ad un più razionale funzionamento dell'Istituto (articolo 6). Gli oneri economici - ascrivibili essenzialmente alle spese di ristrutturazione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici demaniali concessi in uso all'Istituto - sono valutati complessivamente in 3,75 milioni di euro per il 2018, in 7,55 milioni di euro per il 2019, in 8,75 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, in 28,75 milioni di euro per l'anno 2022, in 850mila euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026, e in 1,050 milioni di euro a decorrere dal 2027. Il RELATORE informa, in ultimo, che, come si evince dall'analisi tecnico-normativa che accompagna il disegno di legge, il Protocollo aggiuntivo (n. 3) non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. AS 961 Ratifica ed esecuzione dello Scambio di note tra il governo della Repubblica italiana e la Multinational Force and Observers (MFO) emendativo dell'Accordo di sede del 12 giugno 1982, fatto a Roma il 7 e 8 giugno 2017 DDL 961 Ratifica ed esecuzione dello Scambio di note tra il Governo della Repubblica italiana e la Multinational Force and Observers (MFO) emendativo dell'Accordo di sede del 12 giugno 1982, fatto a Roma il 7 e 8 giugno 2017 (Esame e rinvio) Il presidente PETROCELLI ( M5S ), relatore, introduce il provvedimento in titolo, rilevando che esso ha per oggetto la ratifica dello Scambio di note del giugno 2017 tra l'Italia e la Multinational Force and Observers (MFO), emendativo dell'Accordo di sede risalente al giugno 1982. Ricorda innanzitutto che il disegno di legge in esame riproduce parzialmente il testo dell'Atto Senato n. 2978 che, presentato dal Governo nel corso della XVII legislatura, venne approvato dalla Camera dei deputati nel novembre del 2017, ma non poté vedere completato il suo iter di esame al Senato a causa della conclusione della legislatura. La Multinational Force and Observers (MFO) è un'organizzazione internazionale per il mantenimento della pace tra l'Egitto e Israele che trae origine dagli Accordi di Pace di Camp David del 17 settembre 1978 e dal successivo Trattato bilaterale di pace firmato il 26 marzo 1979 a Washington. Dislocata nella Penisola del Sinai il 25 aprile del 1982, la MFO - la cui direzione generale ha sede a Roma, oltre ad uffici di rappresentanza in Egitto ed in Israele - da allora è chiamata a svolgere attività di peacekeeping nella penisola del Sinai. I 12 Paesi partecipanti (Australia, Canada, Colombia Isole Fiji, Francia, Nuova Zelanda, Norvegia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Uruguay, USA e Italia) contribuiscono, anche finanziariamente, allo svolgimento della missione con i propri contingenti allo scopo di "osservare", "verificare" e "riportare" ogni violazione al Trattato di Pace. In particolare, l'Italia partecipa alla missione con un contingente della Marina Militare, denominato anche Coastal Patrol Unit (CPU), unica forza navale dell'MFO, a cui è stato affidato il compito di verificare la libertà di navigazione nello Stretto di Tiran, che unisce il Golfo di Aqaba al Mar Rosso, e le zone contigue allo stesso Stretto. L'Italia, che è il quarto Paese contributore in termini di personale impiegato e che ospita appunto il quartier generale della struttura nella città di Roma, ha inteso accordare la modifica all'Accordo di sede originario per aggiornarne i contenuti all'evoluzione che c'è stata nel frattempo, in ragione delle peggiorate condizioni di sicurezza della regione del Sinai. In particolare, lo scambio di Note del giugno 2017 tra l'Italia e la Multinational Force and Observers (MFO) è finalizzato ad emendare l'Accordo di sede del 1982 al fine di incrementare fino a quattordici il numero massimo di funzionari presenti nel quartier generale di Roma a cui estendere le immunità e i privilegi concessi in virtù dell'Accordo, con l'esclusione di quelli con nazionalità italiana. Pur in assenza di una relazione tecnica allegata al provvedimento, secondo il RELATORE, si può certamente affermare che lo Scambio di note oggetto della presente ratifica non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. AS 962 Ratifica ed esecuzione del Memorandum d'intesa tra la Repubblica italiana e il Consiglio d'Europa circa l'Ufficio del Consiglio d'Europa a Venezia e il suo status giuridico, fatto a Strasburgo il 14 giugno 2017 DDL 962 Ratifica ed esecuzione del Memorandum d'intesa tra la Repubblica italiana e il Consiglio d'Europa circa l'Ufficio del Consiglio d'Europa a Venezia e il suo status giuridico, fatto a Strasburgo il 14 giugno 2017 (Esame e rinvio) Il presidente PETROCELLI ( M5S ), relatore, illustra il provvedimento in titolo, che reca la ratifica del Memorandum d'intesa del 2017 tra l'Italia e il Consiglio d'Europa sullo status giuridico dell'Ufficio di Venezia della stessa organizzazione internazionale. Ricorda innanzitutto che il disegno di legge riproduce parzialmente il testo dell'Atto Senato 2978 che, presentato dal Governo nel corso della XVII legislatura, venne approvato dalla Camera dei deputati nel novembre del 2017, ma non poté vedere completato il suo iter di esame al Senato a causa della conclusione della legislatura. Il Consiglio d'Europa (CdE), istituito nel 1949 e avente sede a Strasburgo, è l'organizzazione internazionale avente lo scopo di promuovere la democrazia, i diritti umani, l'identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. L'Organizzazione si avvale di uffici periferici per agevolare l'attuazione delle proprie attività e programmi. Uffici periferici del CdE sono attivi sia in Stati membri dell'Organizzazione (Turchia, Azerbaigian, Serbia, Romania, Repubblica di Moldova, Ucraina, Federazione russa, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Repubblica di Macedonia, Georgia, Armenia) sia in Paesi terzi (Kosovo, Marocco e Tunisia). Il relativo contributo italiano per il 2018 è stato di euro 35.261.058, pari a circa il 7,9 per cento del budget del CdE. Il Memorandum d'intesa tra l'Italia e il Consiglio d'Europa sull'Ufficio di Venezia èfinalizzato ad attribuire all'unità amministrativa, già informalmente operante a Venezia dal 2011, lo status giuridico internazionale di Ufficio del Consiglio d'Europa, preposto alla gestione di attività di cooperazione euro-mediterranea nel settore della promozione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, anche in sinergia con l'Unione europea. L'istituzione di un Ufficio periferico del Consiglio d'Europa a Venezia permetterà al locale capo della struttura di agire per conto del Segretario generale del Consiglio d'Europa, consentendo una più agevole gestione amministrativa e contabile dell'Ufficio. Il Memorandum d'intesa, proposto dal Segretariato del Consiglio d'Europa nel 2014 e composto di trenta paragrafi, è stato negoziato dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con il concorso fattivo del comune di Venezia e della regione Veneto. Molto sinteticamente, evidenzia che i paragrafi 1 e 2 del testo internazionale istituiscono l'Ufficio di Venezia al fine di promuovere i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto nel Mediterraneo del Sud, e ne definiscono gli obiettivi. I paragrafi da 3 a 12 specificano le tipologie di personale di cui sarà dotato l'Ufficio, gli riconoscono l'esercizio della capacità giuridica del CdE, e precisano le immunità e i privilegi di cui esso può godere, a partire dall'immunità dalla giurisdizione (paragrafo 8) e dall'inviolabilità degli edifici e della sede (paragrafo 9). Il paragrafo 14 indica le immunità e i privilegi concessi ai funzionari dell'Ufficio, ad eccezione del personale assunto localmente, anche di nazionalità italiana (cui si applica il paragrafo 15) e dei funzionari distaccati (cui si applica il paragrafo 16). Il paragrafo 17 precisa che tali immunità e privilegi sono riconosciuti nell'interesse del CdE e non per il beneficio individuale dei singoli funzionari. Ai sensi del paragrafo 15, al personale assunto localmente, anche di nazionalità italiana, è riconosciuta l'immunità dalla giurisdizione per tutti gli atti compiuti ufficialmente e nel limite delle competenze, nonché l'esenzione da ogni tassazione sugli stipendi ed emolumenti pagati dal CdE, mentre il paragrafo 16 riconosce ai funzionari distaccati i medesimi privilegi ed immunità di cui al paragrafo 14, ad eccezione dell'esenzione dalla tassazione sugli stipendi e sugli emolumenti. Gli ulteriori paragrafi sanciscono - fra l'altro - che l'Ufficio sarà finanziato con risorse del bilancio ordinario del CdE e con risorse extra -bilancio per l'attuazione di programmi di cooperazione (paragrafo 18), l'esenzione dall'applicazione della legislazione italiana sulla previdenza sociale (paragrafo 21), l'immatricolazione con targa diplomatica dei suoi veicoli (paragrafo 22) e l'obbligo del rispetto delle leggi locali da parte dei funzionari dell'Ufficio (paragrafo 23). I paragrafi conclusivi stabiliscono che le controversie tra le Parti sull'interpretazione o l'applicazione del Memorandum saranno risolte per via diplomatica (paragrafo 25), e definiscono regole e procedure per l'entrata in vigore, la durata e l'eventuale rinnovo o interruzione della validità del documento internazionale (paragrafi da 26 a 30). Per quanto concerne le agevolazioni di cui al paragrafo 12, esse corrispondono a quelle previste dall'articolo 7 dell'Accordo Generale sui Privilegi e le Immunità del Consiglio d'Europa (GAPI - fatto nel 1949 e ratificato dall'Italia) e risultano essere in linea con quelle normalmente concesse nella maggior parte degli Accordi di Sede stipulati dall'Italia e attribuite agli enti internazionali in virtù della loro specifica configurazione giuridica. Le disposizioni del Memorandum rispettano inoltre il criterio di esclusione dal suddetto regime di esenzione dei tributi diretti alla copertura dei servizi di pubblica utilità. Pur in assenza di una relazione tecnica allegata al provvedimento, secondo il RELATORE, si può certamente evidenziare come il Memorandum non presenti profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DI AUDIZIONI INFORMALI NELL'AMBITO DELL'AFFARE ASSEGNATO N. 47 (IL FUTURO DELLE RELAZIONI TRA L'ITALIA E LA FEDERAZIONE RUSSA) Il presidente PETROCELLI fa presente che, nell'ambito dell'Affare assegnato n. 47 (Il futuro delle relazioni tra l'Italia e la Federazione russa), è stato audito, giovedì 10 gennaio scorso, in sede di Ufficio di Presidenza, il giornalista professionista Fulvio Scaglione, che ha trasmesso della documentazione scritta che sarà pubblicata sulla pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DI AUDIZIONI INFORMALI NELL'AMBITO DELL'AFFARE ASSEGNATO N. 48 (LE NUOVE PROSPETTIVE GEOPOLITICHE NEL CORNO D'AFRICA E IL RUOLO DELL'ITALIA) Il presidente PETROCELLI fa presente che, nell'ambito dell'Affare assegnato n. 48 (Le nuove prospettive geopolitiche nel Corno d'Africa e il ruolo dell'Italia), sono stati auditi, in sede di Ufficio di Presidenza, giovedì 17 gennaio scorso, i rappresentanti del Centro Studi di Politica Internazionale (CESPI), i quali hanno consegnato della documentazione scritta che sarà pubblicata sulla pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 15,15. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 662 La Commissione Affari esteri, emigrazione, esaminato il disegno di legge recante introduzione nel Codice penale dei reati di costrizione al matrimonio o all'unione civile, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne; tenuto conto che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 riconosce il diritto di ogni persona al matrimonio e tutela la libertà di ognuno a contrarre tale vincolo; considerato che la Convenzione supplementare delle Nazioni Unite sull'abolizione della schiavitù, del commercio di schiavi, e sulle istituzioni e pratiche assimilabili alla schiavitù del 1956 annovera i matrimoni forzati a nuove forme di schiavitù; rilevato che la "Convenzione delle Nazioni Unite del 1962 sul consenso al matrimonio, età minima per il matrimonio e registrazione dei matrimoni", oltre a vietare i matrimoni forzati, impone agli Stati parte di fissare un limite minimo di età per sposarsi; tenuto conto che il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 vieta di fatto i matrimoni forzati, ribadendo, all'articolo 10, che "il matrimonio deve essere celebrato con il libero consenso di futuri coniugi"; ricordato che la Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne del 1979 prevede che gli Stati parte adottino misure adeguate per eliminare la discriminazione contro le donne in tutte le questioni relative al matrimonio e ai rapporti familiari, in particolare garantendo su una base di uguaglianza tra uomini e donne gli stessi diritti a contrarre matrimonio e a scegliere liberamente il coniuge; rilevato altresì che la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 affronta diffusamente la questione dei matrimoni precoci e forzati, considerati espressione di una evidente violazione dei diritti dei minori; ricordato che la Risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sui matrimoni precoci e forzati del 18 dicembre 2014, sollecita gli Stati membri ad assicurare la celebrazione di matrimoni solo mediante consenso informato, libero e pieno di entrambe le parti e a intervenire per eliminare ogni forma di matrimonio precoce e forzato; sottolineato inoltre che la Risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite volta a rafforzare gli sforzi per prevenire e eliminare i matrimoni precoci e forzati del 2 luglio 2015, considera i matrimoni precoci e forzati come una grave violazione di diritti umani che limita la possibilità delle donne e delle ragazze di vivere libere e lontane dalla violenza; ricordato che la Raccomandazione n. 1450 del 2000 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in materia di protezione della donna, annovera i matrimoni forzati tra le pratiche religiose o tradizionali incompatibili con i diritti e le libertà fondamentali della donna, sollecitando gli Stati membri a prevenirli e a reprimerli; ricordato altresì che la Risoluzione n. 1468 del 2005 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, espressamente dedicata ai matrimoni forzati e precoci, invita gli Stati membri ad adottare modifiche legislative al fine di contrastare tale pratica; tenuto conto che la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica del 2011, interviene direttamente sulla questione dei matrimoni forzati, imponendo agli Stati membri di adottare misure, civili e penali, per contrastare tale pratica; esprime parere favorevole.