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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 21 IWOBI La seduta inizia alle ore 14,30. IN SEDE REFERENTE AS 926 Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale di Nagoya - Kuala Lumpur, in materia di responsabilità e risarcimenti, al Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza, fatto a Nagoya il 15 ottobre 2010 DDL 926 Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale di Nagoya - Kuala Lumpur, in materia di responsabilità e risarcimenti, al Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza, fatto a Nagoya il 15 ottobre 2010 (Esame e rinvio) La senatrice TAVERNA ( M5S ), relatrice, illustra il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, di ratifica del Protocollo addizionale in materia di responsabilità e risarcimenti al Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza. Ricorda, innanzitutto, che un disegno di legge di ratifica del medesimo Protocollo era già stato esaminato ed approvato nella scorsa legislatura anche dalla Commissione esteri del Senato (Atto Senato n. 2920), dopo la sua approvazione da parte della Camera dei deputati, ma non poté vedere completato il suo iter di esame a causa della conclusione della legislatura. Spiega, quindi, che il Protocollo di Cartagena, in vigore dal 2003, è il primo strumento attuativo della precedente Convenzione sulla bio-diversità del 1992, e verte in modo specifico su aspetti legati alla sicurezza ambientale e sanitaria connessi all'utilizzazione di organismi geneticamente modificati. Esso si propone di garantire la sicurezza nel trasferimento, la manipolazione e l'utilizzazione di quegli organismi viventi modificati che possono avere un impatto negativo sulla biodiversità, considerando anche i rischi per la salute umana e i movimenti transfrontalieri di detti organismi. Per "organismo vivente modificato", l'articolo 3 del Trattato di Cartagena intende ogni organismo vivente che possiede una combinazione inedita di materiale genetico, ottenuta avvalendosi della biotecnologia moderna, attraverso l'applicazione delle tecniche in vitro . A Cartagena si era previsto l'avvio di un processo per l'elaborazione di regole e procedure internazionali in materia di responsabilità e di indennizzo per i danni derivanti dal movimento transfrontaliero di organismi viventi modificati. Tale processo, avviato nella città malese di Kuala Lumpur sin dal 2004, ha condotto alla firma, nell'ottobre 2010, nella città giapponese di Nagoya, del Protocollo addizionale ora al nostro esame, sottoscritto dall'Unione europea l'11 maggio 2011 e dall'Italia il 14 giugno 2011. Il Protocollo, che si compone di un preambolo e di 21 articoli, adotta un approccio di tipo amministrativo allo scopo di individuare misure di risposta nel caso di danno o di sufficiente probabilità di danno alla conservazione e all'uso sostenibile della diversità biologica derivante da movimenti transfrontalieri di organismi viventi modificati. Nello specifico, l'articolo 1 enuncia l'obiettivo del Protocollo addizionale, ovvero quello di contribuire alla conservazione e all'uso sostenibile della biodiversità, tenendo anche conto dei rischi per la salute umana, mediante l'elaborazione di norme e procedure a livello internazionale in materia di responsabilità e risarcimenti relativamente agli organismi viventi modificati. L'articolo 2, nell'offrire un quadro delle definizioni utilizzate, individua tra l'altro nel «danno» un effetto negativo sulla biodiversità misurabile o osservabile su basi scientificamente solide da un'autorità competente, tenendo conto di cambiamenti eventuali indotti sull'uomo e sull'ambiente naturale, nonché significativo, ovvero correlato a un cambiamento di lungo periodo o persino permanente delle componenti della biodiversità. L'ambito di applicazione del Protocollo addizionale, individuato dall'articolo 3, è quello relativo ai danni derivanti da organismi viventi modificati che abbiano la loro origine in un movimento transfrontaliero trattandosi, in particolare, degli organismi viventi modificati destinati all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale, nonché di quelli destinati all'uso confinato o destinati all'introduzione intenzionale nell'ambiente. Il Protocollo demanda, quindi, al diritto interno la determinazione del rapporto di causa-effetto tra un organismo vivente modificato e il danno cagionato (articolo 4), ed individua specifiche misure di risposta in caso di danno agli operatori coinvolti ed alle autorità competenti (articolo 5). L'autorità nazionale competente - che per l'Italia sono i Ministeri dell'ambiente e della salute - dovrà a sua volta individuare l'operatore responsabile del danno, valutare l'entità dello stesso e stabilire le opportune misure. Il testo internazionale prevede altresì delle esenzioni e dei limiti alla tutela risarcitoria correlati, fra l'altro, ai danni causati da conflitti armati o da sabotaggio, oppure da fenomeni naturali di carattere eccezionale e incontrollabile (articoli 6-8). Il Protocollo salvaguarda inoltre la facoltà di ricorso o di azione di risarcimento di un operatore nei confronti di un'altra persona (articolo 9) e riserva alle Parti il diritto di prevedere disposizioni interne in materia di garanzia finanziaria (articolo 10). L'articolo 11 salvaguarda diritti e obblighi degli Stati in base al diritto internazionale in materia di responsabilità per atti illeciti a livello internazionale, mentre l'articolo 12 prevede l'obbligo per le Parti di incardinare nei rispettivi ordinamenti disposizioni legislative e regolamentari, nonché procedurali, in materia di danno. Organi di amministrazione del Protocollo addizionale sono la Conferenza delle Parti (articoli 13 e 14) e il segretariato (articolo 15). Spetta, in particolare, alla riunione delle Parti l'esame periodico dell'attuazione del Protocollo, e l'adozione delle decisioni necessarie a migliorarla e promuoverla. Il disegno di legge di ratifica del Protocollo - prosegue la relatrice - si compone di 4 articoli che riguardano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), l'ordine di esecuzione (articolo 2), la copertura finanziaria (articolo 3) e l'entrata in vigore (articolo 4). Gli oneri economici per l'Italia vengono quantificati complessivamente in poco più di 250.000 euro annui. L'Accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea, né con gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. La relatrice conclude sottolineando che, come emerso in occasione dell'esame del provvedimento alla Camera dei deputati, questo strumento internazionale rappresenta un necessario completamento dell'architettura disegnata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità e dal relativo Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza. Risulta, infatti, pienamente condivisibile la ratio alla base delle previsioni in materia di responsabilità e risarcimenti con particolare riferimento alla volontà di costruire un rapporto virtuoso tra sviluppo e applicazione delle moderne biotecnologie e di implementare la parallela esigenza di concreta tutela e salvaguardia di tutto ciò che concerne la diversità biologica a livello internazionale. Considerato quanto esposto, auspica, quindi, un celere perfezionamento dell' iter di ratifica del menzionato Protocollo. Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale. Il senatore AIROLA ( M5S ) tiene a sottolineare l'importanza del Protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur, trovandosi, in particolare, concorde sull'esigenza, messa in evidenza dalla relatrice, di salvaguardare in ogni modo la diversità biologica a livello internazionale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. AS 927 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo relativo alla protezione dell'ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (Accordo RAMOGE), tra Italia, Francia e Principato di Monaco, fatto a Monaco il 10 maggio 1976 ed emendato a Monaco il 27 novembre 2003 DDL 927 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo relativo alla protezione dell'ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (Accordo RAMOGE), tra Italia, Francia e Principato di Monaco, fatto a Monaco il 10 maggio 1976 ed emendato a Monaco il 27 novembre 2003 (Esame e rinvio) La senatrice TAVERNA ( M5S ), relatrice, introduce il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, di ratifica ed esecuzione dell'Accordo relativo alla protezione dell'ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (il cosiddetto Accordo RAMOGE), tra l'Italia, la Francia e il Principato di Monaco, sottoscritto a Monaco nel maggio del 1976 ed emendato nel novembre 2003. Ricorda, innanzitutto, che un disegno di legge di ratifica del medesimo Accordo era già stato esaminato ed approvato nel dicembre 2017 dalla Commissione esteri del Senato (Atto Senato n. 2979), dopo la sua approvazione da parte della Camera dei deputati, ma non poté vedere completato il suo iter di esame per la conclusione della XVII legislatura. L'Accordo in esame, frutto dell'iniziativa dell'allora Principe di Monaco Ranieri e finalizzato a limitare l'inquinamento marino nel Mediterraneo con la creazione di una zona pilota attraverso una cooperazione sub-regionale, era originariamente delimitato ad un'area che andava da Genova a Saint-Raphaël  da cui l'acronimo che fa riferimento alle località di Saint-Raphaël, Monaco e Genova  poi estesa al perimetro di mare territoriale antistante la regione francese della Provenza-Alpi-Costa Azzurra e la regione Liguria fino a La Spezia. Nel 1993, con l'attuazione del Piano RAMOGEPOL, l'Accordo RAMOGE ha esteso le proprie competenze anche all'alto mare. In più di quarant'anni di attività, RAMOGE ha acquisito una solida esperienza nella lotta agli inquinamenti marini e costieri e nella protezione della biodiversità, impegnandosi fortemente nella sensibilizzazione dei giovani all'ambiente marino. Rispetto al testo del 1976, il nuovo Accordo, che si inserisce in modo coerente nell'ordinamento giuridico nazionale vigente e nel quadro giuridico internazionale a tutela dell'ambiente marino, a partire dalla Convenzione di Barcellona del 1976, introduce importanti elementi di novità, estendendo il proprio ambito di competenza agli aspetti della prevenzione e della lotta contro gli inquinamenti e le degradazioni della fascia costiera, oltre che dell'ambiente marino, e alla salvaguardia della biodiversità. Composto da un preambolo e da 14 articoli, l'Accordo prevede innanzitutto l'istituzione di una Commissione composta dalle delegazioni delle tre Parti, ciascuna delle quali designa un massimo di sette delegati (articolo 1), e fissa la nuova delimitazione della zona RAMOGE, anche in riferimento alla porzione del litorale continentale e alle isole situate nei limiti del mare territoriale, prevedendo che la Commissione possa procedere ad una ulteriore estensione dei limiti geografici per lo svolgimento delle proprie missioni (articolo 2). I successivi articoli disciplinano la missione e i compiti della Commissione RAMOGE, prevedendo che essa sia chiamata a stabilire una più stretta collaborazione tra i competenti servizi delle tre Parti contraenti e delle collettività territoriali rispettive per i fini previsti dall'Accordo (articolo 3), promuovendo, tra l'altro, ricerche e scambi di informazione, l'aggiornamento del Piano di prevenzione e di intervento italo-franco-monegasco sugli inquinamenti marini (Piano RAMOGEPOL), favorendo l'informazione e la partecipazione del pubblico, assicurando il necessario coordinamento con gli organismi internazionali e, infine, raccomandando ai tre Governi e alle collettività territoriali interessate ogni misura utile a perseguire gli scopi dell'Accordo (articoli 3-4). L'Accordo prevede, inoltre, che la Commissione sia assistita da un Comitato tecnico composto da esperti (articolo 6), che la presidenza della struttura decisionale sia assicurata per due anni consecutivi dal capo di ciascuna delle delegazioni (articolo 7), e che il Comitato direttivo della stessa Commissione sia formato dai capi delle tre delegazioni (articolo 11). Per quanto concerne gli aspetti finanziari, il testo prevede che ciascuna delle Parti contraenti si assuma le spese della propria rappresentanza in seno alla Commissione RAMOGE e nei relativi Comitati, oltre le spese per le ricerche condotte sul proprio territorio e per l'attuazione delle diverse raccomandazioni (articolo 12). Precisa, inoltre, che il bilancio dell'Accordo è costituito dai contributi ordinari delle Parti fissati, quanto all'ammontare, dalla Commissione RAMOGE, nonché dai contributi volontari la cui accettazione è parimenti approvata dal Comitato direttivo della Commissione, e che le spese di comune interesse gravano sul bilancio dell'Accordo. Il contributo ordinario spettante all'Italia, deliberato dalla Commissione RAMOGE nel 2003, ammonta a poco più di 36.000 euro annui, alla cui copertura provvede già un apposito stanziamento che insiste su di un apposito capitolo di bilancio (capitolo 1617) del Ministero dell'Ambiente. Il disegno di legge di ratifica si compone di 4 articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), all'ordine di esecuzione (articolo 2), alla clausola di invarianza finanziaria (articolo 3) ed all'entrata in vigore (articolo 4). La relazione tecnica, allegata al provvedimento, fa presente che dall'attuazione dell'Accordo non deriveranno nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. L'Accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. La relatrice conclude aggiungendo che, come evidenziato anche da colleghi della Camera dei deputati, sin dagli anni Novanta, le Parti del menzionato Accordo collaborano anche sotto l'aspetto dell'organizzazione di annuali esercitazioni congiunte anti-inquinamento al fine di contrastare al meglio l'ulteriore potenziale rischio derivante dall'inquinamento marino di origine accidentale. Risultando, dunque, essenziale il potenziamento di tutte le forme di cooperazione virtuose a livello internazionale, lo strumento in esame si inserisce armonicamente in una architettura di accresciuta collaborazione in ambiti strategici come la protezione dell'ambiente. Considerato quanto descritto, auspica, quindi, la celere approvazione del provvedimento in esame. Il PRESIDENTE , nel ringraziare la relatrice per esauriente esposizione, dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. AS 928 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo bilaterale tra la Repubblica italiana e la Bosnia ed Erzegovina aggiuntivo alla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, inteso ad ampliarne e facilitarne l'applicazione, fatto a Roma il 19 giugno 2015 DDL 928 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo bilaterale tra la Repubblica italiana e la Bosnia ed Erzegovina aggiuntivo alla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, inteso ad ampliarne e facilitarne l'applicazione, fatto a Roma il 19 giugno 2015 (Esame e rinvio) Il presidente IWOBI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, illustra il disegno di legge in titolo, già approvato dalla Camera, recante ratifica dell'Accordo del giugno 2015 tra l'Italia e la Bosnia ed Erzegovina aggiuntivo alla Convenzione europea di estradizione del dicembre 1957. Ricorda, innanzitutto, che un disegno di legge di ratifica del medesimo Accordo era stato approvato nel dicembre 2017 dalla Camera dei deputati (Atto Camera n. 4627), ma non poté vedere completato il suo iter di esame in Senato per la conclusione della XVII legislatura. Scopo dell'intesa è quello di ampliare e facilitare l'applicazione della Convenzione europea di estradizione tra i due Paesi, promuovendo una migliore cooperazione nel quadro dei rapporti bilaterali in materia, stabilendo la possibilità di estradizione e transito dei propri cittadini nonché di esecuzione della pena nel Paese di origine, tenendo conto dell'importanza della lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e ad altri reati gravi, nonché della necessità di una cooperazione efficace in tali settori. Il testo bilaterale costituisce certamente un significativo avanzamento dei rapporti bilaterali nel campo della cooperazione giudiziaria penale, in particolare per effetto dell'esplicita previsione della facoltà di estradizione dei cittadini, sinora rifiutata dalla Bosnia-Erzegovina. L'Accordo, composto di 7 articoli, disciplina innanzitutto la facoltà degli Stati contraenti di estradare reciprocamente i propri cittadini, con riferimento sia all'estradizione processuale, fondata su misure cautelari, che a quella esecutiva, basata su decisioni passate in giudicato (articolo 1). Con riferimento all'estradizione per reati di criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro, l'Accordo stabilisce che essa possa essere ammessa purché la pena prevista non sia inferiore a quattro anni o la pena inflitta non sia inferiore a due anni (articolo 2). In relazione all'estradizione per altri reati gravi, il testo prevede che essa possa essere ammessa laddove la pena prevista non sia inferiore a cinque anni o la pena inflitta non sia inferiore a quattro anni (articolo 3). Il paragrafo 3, dell'articolo 3, stabilisce inoltre che è motivo obbligatorio di rifiuto dell'estradizione di un proprio cittadino la circostanza che i reati per i quali essa è richiesta siano quelli di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Gli ulteriori articoli dell'Accordo disciplinano il caso di esecuzione della pena nel Paese del cittadino (articoli 4-5), nonché il transito sul territorio di una delle Parti contraenti in maniera conforme a quanto previsto dalla Convenzione europea di estradizione (articolo 6). L'articolo 7 prevede, infine, che l'Accordo entri in vigore il sessantesimo giorno successivo alla data di ricezione della seconda delle due notifiche con cui gli Stati contraenti si saranno comunicati ufficialmente l'avvenuto espletamento delle procedure interne di ratifica. La norma stabilisce, inoltre, le procedure di modifica del testo bilaterale e dispone che esso abbia durata illimitata, riconoscendo a ciascuna Parte la facoltà di recedere, con comunicazione scritta da rendere per via diplomatica, con effetto a 180 giorni senza pregiudizio per le procedure in corso al momento della cessazione medesima. Il disegno di legge di ratifica dell'Accordo si compone di 4 articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), all'ordine di esecuzione (articolo 2), alla copertura finanziaria (articolo 3) ed all'entrata in vigore (articolo 4). Con riferimento agli oneri economici, il disegno di legge li valuta in poco più di 8.700 euro annui a decorrere dall'anno 2018 per le spese di missione, e in ulteriori 5.000 euro annui ascrivibili essenzialmente a spese di traduzione degli atti. Il relatore conclude sottolineando che l'Accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il PRESIDENTE , quindi, dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. AS 929 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Accordo bilaterale aggiuntivo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Macedonia alla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, inteso ad ampliarne e facilitarne l'applicazione, fatto a Skopje il 25 luglio 2016; b) Accordo bilaterale aggiuntivo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Macedonia alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959 inteso a facilitarne l'applicazione, fatto a Skopje il 25 luglio 2016 DDL 929 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Accordo bilaterale aggiuntivo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Macedonia alla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, inteso ad ampliarne e facilitarne l'applicazione, fatto a Skopje il 25 luglio 2016; b) Accordo bilaterale aggiuntivo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Macedonia alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959 inteso a facilitarne l'applicazione, fatto a Skopje il 25 luglio 2016 (Esame e rinvio) Il presidente IWOBI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, dà conto del disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, recante ratifica degli Accordi bilaterali aggiuntivi sottoscritti dall'Italia con la Repubblica di Macedonia nel 2016 rispettivamente alla Convenzione europea di estradizione del dicembre 1957 e alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959. Ricorda, innanzitutto, che un disegno di legge di ratifica dei medesimi Accordi era stato approvato nel dicembre 2017 dalla Camera dei deputati (Atto Camera n. 4628), ma non poté vedere completato il suo iter di esame in Senato per la conclusione della XVII legislatura. Scopo delle due intese bilaterali è quello di ampliare e facilitare l'applicazione delle Convenzioni europee rispettivamente di estradizione e di assistenza giudiziaria in materia penale tra i due Paesi. L'Accordo bilaterale aggiuntivo alla Convenzione europea di estradizione del 1957, in particolare, può essere inquadrato nell'ambito dell'impegno di entrambi i Paesi nella lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e al riciclaggio di denaro. Composto di 4 articoli, il testo presenta una puntuale disciplina della materia dell'estradizione dei cittadini e del transito degli stessi sul territorio, per le ipotesi in cui un cittadino consegnato da uno Stato terzo a uno dei due Stati contraenti debba transitare sul territorio degli stessi. In particolare l'articolo 1 prevede la facoltà degli Stati contraenti di estradare reciprocamente i propri cittadini, con espresso riferimento sia all'estradizione processuale, fondata su misure cautelari, che a quella esecutiva, basata su decisioni passate in giudicato. Nel caso di estradizione processuale, il testo prevede la facoltà di estradare i cittadini per i reati di criminalità organizzata, di corruzione e di riciclaggio di denaro, punibili, in base alle leggi di entrambi gli Stati, con una pena detentiva non inferiore nel minimo a quattro anni, mentre, nel caso di estradizione esecutiva prevede la facoltà di estradare i propri cittadini per i medesimi reati solo ove la pena detentiva inflitta sia pari ad almeno due anni. È, inoltre, stata prevista, per il caso di estradizione processuale, la facoltà di condizionare la consegna del cittadino alla sua restituzione allo Stato richiesto, affinché possa ivi scontarvi la pena inflitta all'esito del procedimento penale celebrato nello Stato richiedente (articolo 2). L'Accordo disciplina, inoltre, il transito sul territorio di una delle Parti contraenti in maniera conforme a quanto previsto dalla Convenzione europea di estradizione (articolo 3) e subordina l'entrata in vigore della Convenzione allo scambio degli strumenti di ratifica, prevedendo la possibilità della denunzia del testo convenzionale (articolo 4). Con riferimento all'Accordo bilaterale aggiuntivo alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 1959, il relatore evidenzia come esso si inserisca nell'ambito degli strumenti volti a migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e a rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto del fenomeno della criminalità transnazionale. Il testo, composto di 6 articoli, prevede, innanzitutto, l'impegno per le Parti a prestarsi reciproca assistenza giudiziaria in materia penale, con particolare riferimento alla notificazione degli atti giudiziari, all'assunzione di testimonianze o dichiarazioni, all'assunzione e alla trasmissione di perizie, alle attività di acquisizione documentale, all'invio di documenti ed elementi di prova, alla ricerca di persone, al trasferimento di detenuti, all'esecuzione di indagini, alla trasmissione di sentenze penali e di informazioni estratte da archivi giudiziari (articolo 1). Il testo, inoltre, dopo aver previsto anche lo scambio di informazioni di carattere penale e relative alla legislazione nazionale, nonché qualsiasi altra forma di assistenza che non sia in contrasto con la legislazione dello Stato richiesto, disciplina l'esecuzione della richiesta di assistenza e l'eventuale rinvio della stessa (articolo 2), nonché le modalità di trasmissione delle richieste di assistenza giudiziaria (articolo 3). L'Accordo prevede, inoltre, il ricorso ai collegamenti in videoconferenza per l'assunzione di testimonianze, dichiarazioni e per lo svolgimento di interrogatori, previo accordo specifico tra gli Stati e compatibilmente con la rispettiva legislazione e con le possibilità tecniche di ciascuno Stato (articolo 4). Il testo dispone, inoltre, che su domanda dello Stato richiedente, lo Stato richiesto debba effettuare accertamenti sui rapporti bancari, finanziari e di conto corrente che una persona fisica o giuridica, sottoposta a procedimento penale dalle autorità giudiziarie dello Stato richiedente, intrattenga nel territorio dello Stato richiesto, senza che possano essere opposti motivi di segreto bancario (articolo 5). Il disegno di legge di ratifica dell'Accordo si compone di 4 articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), all'ordine di esecuzione (articolo 2), alla copertura finanziaria (articolo 3) ed all'entrata in vigore (articolo 4). Per quanto attiene l'onere complessivo annuo derivante dall'attuazione del disegno di legge di ratifica dei due Accordi con la Macedonia, così come dettagliato nella relazione tecnica, esso ammonta, a decorrere dal 2018, ad euro 19.598, di cui euro 9.698 per gli oneri valutati e ad euro 9.900 per gli oneri autorizzati. Infine, gli Accordi non presentano profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il PRESIDENTE , successivamente, dichiara aperta la discussione generale. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DI AUDIZIONI INFORMALI NELL'AMBITO DELL'AFFARE ASSEGNATO N. 47 (IL FUTURO DELLE RELAZIONI TRA L'ITALIA E LA FEDERAZIONE RUSSA) Il PRESIDENTE fa presente che, nell'ambito dell'Affare assegnato n. 47 (Il futuro delle relazioni tra l'Italia e la Federazione russa), sono stati auditi, in sede di Ufficio di Presidenza, il 15 novembre, il Direttore delle relazioni internazionali di ENI S.p.A., Lapo Pistelli, e il 20 novembre, il Direttore dell'Ufficio di Supporto Pianificazione Strategica e Controllo di gestione dell'Ice-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, Riccardo Landi, i quali hanno depositato della documentazione scritta che sarà pubblicata sulla pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 15,10.