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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 129 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 20. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Comunicazioni del Presidente Il presidente OSTELLARI avverte che, non essendosi ancora conclusa la sessione di bilancio, permane il divieto regolamentare di trattare disegni di legge comportanti oneri. Tra i disegni di legge di conversione di decreti-legge, tutti calendarizzati in Aula, la Presidenza, non facendosi osservazioni, ha optato per svolgere la sede consultiva sul solo disegno di legge n. 1638. Per il proseguo dei lavori della Commissione, resta il programma già deliberato dall'Ufficio di Presidenza integrato, in base al quale sarà redatto il calendario secondo gli orientamenti già espressi in quella sede, a meno che non vi siano proposte ulteriori dei componenti della Commissione. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) richiede che, ai fini della programmazione dei lavori e del conseguente calendario, sia inserito il disegno di legge n. 1551 ( Modifiche alla legge 9 gennaio 2019, n. 3, in materia di proroga del nuovo regime di prescrizione , d'iniziativa dei senatori Gasparri, Aimi, Caliendo e Schifani). La senatrice EVANGELISTA ( M5S ) richiede, ai medesimi fini, l'inserimento del disegno di legge n. 1517, a sua prima firma, recante Modifiche in materia di procedibilità d'ufficio per i delitti di cui agli articoli 609-bis e 612-bis del codice penale . Stanti le competenze primarie dell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi in ordine a programma e calendario, il PRESIDENTE sospende la seduta. La seduta, sospesa alle ore 20,05, riprende alle ore 20,10. Il presidente OSTELLARI avverte che, non essendosi raggiunta l'unanimità in ordine alla proposta di inserimento del disegno di legge n. 1551, la Commissione in sede plenaria sarà chiamata a pronunciarsi sul programma dei lavori, in una seduta della settimana prossima. IN SEDE CONSULTIVA Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili DDL 1638 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili (Parere alla 6 a Commissione. Esame e rinvio) Il relatore URRARO ( M5S ) illustra il provvedimento in titolo soffermandosi sulle disposizioni di diretta competenza della Commissione. Rileva in primo luogo che l'articolo 39 introduce strumenti volti a rafforzare e a razionalizzare la risposta sanzionatoria che l'ordinamento prefigura in rapporto ai reati tributari. Il comma 1 modifica molte delle fattispecie penali previste dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, recante "Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e vi introduce una nuova disciplina della confisca penale". Analiticamente, le lettere a) e b) novellano l'articolo 2 del citato decreto legislativo che, al comma 1, qualifica come delitto la condotta di chiunque, per evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto (IVA), indica (in una delle dichiarazioni relative a dette imposte) elementi passivi fittizi attraverso fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, prescindendo dall'ammontare dell'imposta evasa. Il comma 2 della disposizione precisa che, affinché si integri la fattispecie penale, tali fatture o documenti devono essere registrati nelle scritture contabili obbligatorie o detenuti a fine di prova nei confronti dell'amministrazione finanziaria. Alla lettera a) la reclusione viene portata da un minimo di 4 anni (in luogo di un anno e sei mesi) a un massimo di 8 anni (in luogo di sei anni). Inoltre, la lettera b) inserisce un comma 2- bis in base al quale la pena è più bassa (ovvero la reclusione da un anno e sei mesi a 6 anni) quando l'ammontare del passivo fittizio è inferiore a 100 mila euro. La lettera c) , modificando l'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo, innalza la pena per il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (vale a dire il compimento di operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero il ricorso a documenti falsi o altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l'accertamento e ad indurre in errore l'amministrazione finanziaria), prevedendo la reclusione da tre a otto anni, in luogo dei precedenti limiti edittali (da un anno e sei mesi a sei anni). Le lettere d), e), f) e g) modificano l'articolo 4 del decreto legislativo n. 74 del 2000, relativo al delitto di dichiarazione infedele; esso, a legislazione vigente, si applica in via residuale rispetto ai delitti di dichiarazione e punisce - con la reclusione da 1 a 3 anni - chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica (in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte) elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti, quando, congiuntamente: l'imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a 150.000 euro; l'ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all'imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti, è superiore al 10 per cento dell'ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a 3 milioni di euro. Le modifiche recate dalle lettere d) (come modificata nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento), e), f) e g) : innalzano la pena della reclusione, portando il minimo da 1 a 2 anni e il massimo da 3 a 4 anni e sei mesi; abbassano le soglie di punibilità del reato intervenendo tanto sul valore dell'imposta evasa, che passa da 150 mila a 100 mila euro (lettera e) ), quanto su quello degli elementi attivi sottratti a imposizione, che passano da 3 a 2 milioni di euro (lettera f) ). La lettera g ), nel testo vigente del decreto-legge, disponeva l'abrogazione della disposizione che esclude la punibilità quando le valutazioni, singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al 10 per cento da quelle corrette e che prevede che degli importi compresi in tale percentuale non si tiene conto nella verifica del superamento delle soglie di punibilità. Diversamente dal testo originario del decreto-legge, però, il testo licenziato dalla Camera conserva l'esclusione di punibilità (si cui al comma 1- ter dell'articolo 4 ), ma solo quando le valutazioni complessivamente considerate (e non singolarmente considerate) differiscono da quelle corrette in misura inferiore al 10 per cento. Le lettere h) ed i) intervengono sul delitto di omessa dichiarazione (di cui all'articolo 5 del citato decreto legislativo n. 74 del 2000), che punisce con la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni, chi versa in una delle due seguenti situazioni: chiunque - al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto - non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte, quando l'imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, ad euro cinquantamila; chiunque non presenta, essendovi obbligato, la dichiarazione di sostituto d'imposta, quando l'ammontare delle ritenute non versate è superiore ad euro cinquantamila. Con le modifiche recate testo in esame (come risultante dall'esame presso la Camera dei deputati) sono innalzate le pene tanto per l'omessa dichiarazione del contribuente quanto per l'omissione del sostituto d'imposta: la reclusione viene portata nel minimo a 2 anni e nel massimo a 5 anni (nel testo vigente del decreto-legge era invece 6 anni). Le lettere l) e m) modificano l'articolo 8 del citato decreto legislativo (che punisce con la reclusione chiunque, al fine di consentire a terzi l'evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti). Il testo da un lato incrementa la pena per il parallelo delitto di dichiarazione fraudolenta, mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, portando la reclusione nel minimo da 1 anno e sei mesi a 4 anni e nel massimo da 6 a 8 anni. Dall'altro lato si inserisce un comma 2- bis in base al quale la pena è più bassa (mantenendo la pena precedente, della reclusione da un anno e sei mesi a 6 anni) quando l'importo indicato nelle fatture o nei documenti e relativo ad operazioni inesistente è inferiore, per il periodo d'imposta considerato, a 100 mila euro. La lettera n) innalza la pena detentiva per il delitto di occultamento o distruzione di documenti contabili, di cui all'articolo 10 del decreto legislativo n. 74 del 2000, che punisce (con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni) chiunque - al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l'evasione a terzi - occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari. A seguito della modifica recata, il minimo edittale passa da un anno e sei mesi a 3 anni e il massimo edittale da 6 a 7 anni. Nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento sono state soppresse le lettere o) e p) del testo iniziale del decreto-legge, le quali modificavano rispettivamente l'articolo 10- bis e l'articolo 10- ter del decreto legislativo n. 74 del 2000, relativi all'omesso versamento di ritenute dovute o certificate e dell'IVA. La lettera q) , come modificata nel corso dell'esame alla Camera, inserisce nel decreto legislativo n. 74 del 2000 l'articolo 12- ter , in forza del quale, in caso di condanna (o patteggiamento della pena) per alcuni delitti in materia di imposte sui redditi e IVA, è consentita l'applicazione della cosiddetta confisca allargata di cui all'articolo 240- bis del codice penale. Ci sarà dunque la possibilità di confiscare denaro, beni o altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità, a qualsiasi titolo, in valore sproporzionato al proprio reddito. La disposizione precisa che l'articolo 240- bis si applica solo in caso di condanna (o patteggiamento di pena) per i seguenti delitti: dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (articolo 2, decreto legislativo n. 74 del 2000), quando l'ammontare degli elementi passivi fittizi è superiore a 200.000 euro (100.000 nel testo vigente del decreto-legge); dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (articolo 3, decreto legislativo n. 74 del 2000) quando l'imposta evasa è superiore a 100.000 euro; emissione di fatture per operazioni inesistenti (articolo 8, decreto legislativo n. 74 del 2000) quando l'importo non rispondente al vero indicato nelle fatture è superiore a 200.000 euro (100.000 nel testo vigente del decreto-legge); sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (articolo 11, decreto legislativo n. 74 del 2000), quando l'ammontare delle imposte ovvero gli elementi attivi o passivi sono diversi dagli effettivi per un importo superiore a 200.000 euro (nel testo vigente 100.000 euro). Il testo vigente del decreto-legge contemplava anche le seguenti fattispecie (che la Camera ha invece scelto di non considerare più ai fini della confisca): indebita compensazione (articolo 10- quater , decreto legislativo n. 74 del 2000) quando ha ad oggetto crediti non spettanti o inesistenti superiori a 100.000 euro; omessa dichiarazione del contribuente ex articolo 5, comma 1, decreto legislativo n. 74 del 2000; omessa dichiarazione del sostituto d'imposta ex articolo 5, comma 1- bis , decreto legislativo n. 74 del 2000, quando le ritenute non versate sono superiori a 100.000 euro. Nel corso dell'esame alla Camera è stata introdotta una ulteriore lettera q- bis ), attraverso la quale si modifica l'articolo 13 del decreto legislativo n. 74 del 2000 (che consente la non punibilità di alcuni reati tributari a fronte del tempestivo pagamento del debito tributario): si aggiungerebbe ora  tra i reati che si estinguono con l'integrale pagamento del debito tributario (prima che l'interessato abbia notizia dell'apertura del procedimento a suo carico)  il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (articolo 2 del decreto legislativo n. 74 del 2000) e il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (articolo 3 del decreto legislativo n. 74 del 2000). Il comma 2 dell'articolo 39 interviene sul decreto-legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. In particolare, il decreto-legge inserisce l'articolo 25- quinquiesdecies nel catalogo dei reati che, in base al decreto legislativo n. 231 del 2001, costituiscono presupposto della responsabilità amministrativa degli enti. La previsione originaria del decreto-legge - che contemplava sanzioni amministrative solo a fronte della commissione del reato di dichiarazione fraudolenta, mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti - è stata integrata nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento. Il testo in esame prevede ora, a carico dell'ente: una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 500 quote per i reati di dichiarazione fraudolenta (mediante uso di fatture o altri documenti) per operazioni inesistenti che determinano un passivo fittizio uguale o superiore a 100 mila euro (articolo 2, comma 1), per reati di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (articolo 3) e per reati di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti per importi uguali o superiori a 100 mila euro (articolo 8, comma 1); una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 400 quote per i reati di dichiarazione fraudolenta (mediante uso di fatture o altri documenti) per operazioni inesistenti che determinano un passivo fittizio inferiore a 100 mila euro (articolo 2, comma 2- bis , introdotto dal decreto-legge), per reati di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti per importi inferiori a 100 mila euro (articolo 8, comma 2- bis ) e per reati di occultamento o distruzione di documenti contabili (articolo 10) e di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (articolo 11). Tutte le sanzioni sono aumentate di un terzose, a seguito del reato tributario, l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entità (comma 2). Inoltre, agli enti si applicano anche le seguenti sanzioni interdittive: il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi. Infine, il comma 3 individua, per le disposizioni dettate dall'articolo 39, una efficacia temporale diversa da quella prevista per l'intero decreto-legge (in base all'articolo 60 le previsioni del decreto-legge entrano in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale ). Le disposizioni dell'articolo 39, relative alla modifica delle norme penali (comma 1), alla confisca allargata e alla previsione della responsabilità̀ amministrativa degli enti (comma 2) si applicheranno infatti solo dopo la promulga della legge di conversione del decreto-legge. Nel corso dell'esame alla Camera è stata introdotta, altresì, una ulteriore previsione: il comma 1- bis dell'articolo 39, per il quale la nuova disciplina in materia di confisca trova applicazione solo con riguardo alle condotte poste in essere successivamente alla entrata in vigore della legge di conversione; si tratta di una parziale sovrapposizione con l'oggetto del comma 3, sia pure con una formulazione testuale diversa e, per ciò stessa, foriera di dubbi interpretativi. Si segnala poi l'articolo 1, che disciplina l'accollo del debito di imposta altrui, previsto dallo Statuto del contribuente, il quale vieta esplicitamente il pagamento del debito accollato mediante compensazione. Nel caso di violazione del divieto, il pagamento si considera non avvenuto e sono irrogate sanzioni differenziate per l'accollante e l'accollato, di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (recante riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi). Nel dettaglio, nei confronti dell'accollato (soggetto passivo del rapporto tributario e debitore originario), l'omesso pagamento comporta il recupero dell'imposta non versata e degli interessi, nonché l'applicazione della sanzione pari al trenta per cento di ogni importo non versato e di quelle, inferiori, previste nel caso di ritardo nei versamenti (nel caso di ritardo non superiore a novanta giorni, quindici per cento dell'importo non versato; per ritardi non superiori a quindici giorni, la sanzione già ridotta, ulteriormente decurtata di un importo pari a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo). Il medesimo articolo 13 del citato decreto legislativo, con riguardo all'accollante, prevede poi: la sanzione pari al trenta per cento del credito utilizzato, qualora questo sia effettivamente esistente (recuperata l'imposta in capo all'accollato, il credito dell'accollante tornerà utilizzabile secondo le regole ordinarie); la sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti utilizzati, laddove inesistenti. Il comma 4 dell'articolo 1 del provvedimento in esame dispone, in deroga alla disciplina generale in materia di sanzioni tributarie, che le sanzioni predette (per la violazione della disciplina sul divieto di compensazione) siano irrogate con atti di recupero da notificare, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell'ottavo anno successivo a quello in cui è stata presentata la delega di pagamento. Di rilievo per la Commissione è poi l'articolo 3, che, al fine di rafforzare gli strumenti per il contrasto delle indebite compensazioni di crediti effettuate mediante modello F24: consente di compensare per importi superiori a 5.000 euro annui solo a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell'istanza da cui emerge il credito; estende l'obbligo di utilizzare modalità di pagamento telematiche a tutti i soggetti che intendono effettuare la compensazione; introduce una specifica disciplina sanzionatoria. A tal fine, ai sensi dei commi 5 e 6 - qualora (in esito all'attività di controllo dell'Agenzia delle entrate) i crediti indicati nelle deleghe di pagamento si rivelino in tutto o in parte non utilizzabili in compensazione, nonché nel caso di mancata esecuzione delle deleghe - si applica la sanzione pari al 5 per cento dell'importo per importi fino a 5.000 euro e pari a 250 euro per importi superiori a 5.000 euro (il decreto-legge originario prevedeva una sanzione unica a prescindere dall'importo, pari a euro 1.000) per ciascuna delega non eseguita. Il comma 8 prevede la decorrenza delle sanzioni, a partire dalle deleghe di pagamento presentate dal mese di marzo 2020. Fra le disposizioni di interesse della Commissione c'è anche l'articolo 4, il quale (interamente sostituito in sede di conversione dalla Camera dei deputati) reca una serie di misure in materia di contrasto all'omesso versamento delle ritenute. In particolare il comma 1 introduce un nuovo articolo 17- bis al decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, in materia di versamento unitario e compensazione: vi si stabilisce, anzitutto, che il committente (sostituto di imposta residente nel territorio dello Stato ai fini delle imposte sui redditi) - che affida il compimento di un'opera (o più opere o di uno o più servizi) di importo complessivo annuo superiore a 200.000 euro a un'impresa, mediante contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziati comunque denominati, caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera, presso le sedi di attività del committente con l'utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest'ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma - è tenuto a richiedere all'impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici, obbligate a rilasciarla, copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute. Il versamento delle ritenute è effettuato dall'impresa appaltatrice o affidataria e dall'impresa subappaltatrice, con distinte deleghe per ciascun committente, senza possibilità̀ dì compensazione, in deroga all'articolo 17 del medesimo decreto legislativo n. 241. Pertanto, l'applicazione delle disposizioni richiamate è limitata alle opere e ai servizi caratterizzati dal prevalente utilizzo di manodopera - in contesti c.d labour intensive - presso le sedi di attività del committente, con l'utilizzo di beni strumentali di sua proprietà, o comunque a lui riconducibili, e per un importo complessivo che superi la soglia di 200.000 euro annui. Inoltre il nuovo articolo 17- bis specifica alcuni obblighi di trasmissione previsti per le ditte appaltatrici (affidatarie o subappaltatrici), necessari per consentire al committente di adempiere all'obbligo del riscontro dell'ammontare complessivo degli importi versati dalle imprese; siintroduce l'obbligo, per il committente, di sospendere (anche parzialmente) il pagamento dei corrispettivi maturati dall'impresa appaltatrice o affidataria nel caso di mancato adempimento degli obblighi di trasmissione o nel caso di omesso o insufficiente versamento delle ritenute fiscali, precludendo all'impresa ogni azione esecutiva finalizzata al soddisfacimento del credito il cui pagamento è stato sospeso, fino a quando non sia stato eseguito il versamento delle ritenute. La sanzione - per il mancato adempimento da parte del committente degli obblighi così previsti - è il pagamento di una somma pari alla sanzione irrogata all'impresa appaltatrice o affidataria, o subappaltatrice, per la corretta determinazione delle ritenute e per la corretta esecuzione delle stesse, nonché per il tempestivo versamento, senza possibilità di compensazione; laddove operinoalcune deroghe, si specificano i casi in cui le imprese appaltatrici e subappaltatrici o affidatarie possono procedere autonomamente al versamento delle ritenute. L'articolo 5 introduce alcune disposizioni di modifica al Testo Unico Accise (TUA) di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, volte nel complesso a prevenire e reprimere le frodi nel settore delle accise, con riguardo ai prodotti energetici impiegati come carburanti per autotrazione e come combustibili per riscaldamento. In particolare, con le modifiche in esame viene inserito un nuovo comma 1- bis nell'articolo 8 del TUA per prevedere, anche per il destinatario registrato di prodotti spediti in regime sospensivo, requisiti soggettivi ai fini del rilascio dell'autorizzazione ad operare con tale qualifica, nonché i casi di sospensione e revoca. Di conseguenza, l'autorizzazione alla qualifica di destinatario registrato è negata (e l'istruttoria per il relativo rilascio è sospesa) allorché ricorrano le condizioni dei commi 6 e 7 dell'articolo 23 del TUA, vale a dire che il soggetto: a) abbia riportato condanna definitiva per reati di natura tributaria, finanziaria e fallimentare nel quinquennio antecedente la richiesta (la causa ostativa opera anche nel caso in cui la sentenza definitiva disponga l'applicazione della pena su richiesta); b) abbia in corso procedure concorsuali o è stato sottoposto a tali procedure nel quinquennio antecedente l'istanza; c) abbia commesso violazioni gravi e ripetute, per loro natura od entità, delle disposizioni che disciplinano l'accisa, l'imposta sul valore aggiunto e i tributi doganali, in relazione alle quali siano state contestate sanzioni amministrative nell'ultimo quinquennio. L'istruttoria per il rilascio dell'autorizzazione è sospesa fino al passaggio in giudicato della sentenza conclusiva del procedimento penale, qualora - nei confronti del soggetto istante - sia stato emesso un decreto che dispone il giudizio per uno dei reati sopra indicati. Il medesimo articolo 5 modifica inoltre l'articolo 44 del TUA in materia di confisca, introducendovi i due nuovi commi 1- bis e 1- ter . Il comma 1- bis prevede che - nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta, per uno dei delitti in materia doganale, previsti dal TUA - sia sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato; quando la confisca del profitto non sia possibile, è obbligatoria la confisca per equivalente, ovvero dei beni di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto. Il comma 1- ter chiarisce che la confisca non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all'erario anche in presenza di sequestro. Nel caso di mancato versamento la confisca è sempre disposta. Si segnala, poi, l'articolo 7 il quale introduce disposizioni volte a contrastare l'uso fraudolento di taluni prodotti, classificabili come oli lubrificanti, illecitamente venduti e utilizzati come carburanti per autotrazione o combustibili per riscaldamento, allo scopo di evadere il pagamento dell'accisa. Attraverso la modifica dell'articolo 40 del TUA  recata dal comma 1, lettera b)  si configura il tentativo di sottrazione del prodotto all'accertamento dell'accisa (con l'applicazione delle conseguenti sanzioni penali) ove i prodotti lubrificanti in transito non siano stati presentati all'Ufficio delle dogane di uscita oppure i dati inseriti ai fini del rilascio del codice amministrativo di riscontro risultino non veritieri. È opportuno ricordare, in proposito, che il citato articolo 40 punisce ( con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa dal doppio al decuplo dell'imposta evasa, non inferiore in ogni caso a 7.746 euro) chiunque sottrae con qualsiasi mezzo i prodotti energetici, compreso il gas naturale, all'accertamento o al pagamento dell'accisa. Il tentativo è punito con la stessa pena prevista per il reato consumato. Afferisce, ancora, a profili di rilievo per la Commissione l'articolo 17, il quale introduce una specifica procedura di comunicazione tra Amministrazione e contribuente per individuare il quantum dovuto nel caso di ritardato, omesso o insufficiente versamento dell'imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche. L'amministrazione finanziaria deve comunicare con modalità telematiche al contribuente l'ammontare dell'imposta da versare nonché delle sanzioni per tardivo versamento e degli interessi. Viene altresì ridotta di un terzo rispetto alla vigente la misura delle sanzioni dovute. Nell'esame in sede di conversione presso la Camera dei deputati, poi, è stato soppresso l'articolo 23 in materia di sanzioni per mancata accettazione di pagamenti effettuati con carta di pagamento. L'articolo 24, poi, interviene in materia di gare, scommesse e bingo, modificando la legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio 2018): essa prevede l'attribuzione (articolo 1, comma 1048) con gara, da parte dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, delle concessioni di raccolta delle scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi, ivi compresi gli eventi simulati, per un introito almeno pari a 410 milioni di euro. Con il decreto-legge in conversione il termine, per indire tale gara, viene prorogato dal 30 settembre 2018 al 30 giugno 2020; con modifica introdotta in sede di conversione dalla Camera, viene specificato in premessa che la proroga è disposta al fine di adeguare i bandi di gara prevedendo le più ampie misure preventive e di contrasto all'infiltrazione mafiosa (in particolare sulla composizione azionaria delle società concorrenti e sul rafforzamento della responsabilità in vigilando ed in eligendo da parte dei concessionari sulle filiere di riferimento). L'articolo 27istituisce il Registro unico degli operatori del gioco pubblico presso l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, a decorrere dall'esercizio 2020. L'iscrizione al Registro costituisce titolo abilitativo all'esercizio di attività legate al gioco pubblico ed è disposta (e rinnovata annualmente) dall'Agenzia, previa verifica del possesso da parte dei richiedenti di specifici requisiti e condizioni, anche finanziari. Per quanto concerne i profili di interesse della Commissione è opportuno rilevare che, ai sensi del comma 8, l'esercizio di qualsiasi attività funzionale alla raccolta di gioco - in assenza di iscrizione al Registro - determina l'applicazione di una sanzione amministrativa di diecimila euro e l'impossibilità di iscriversi al Registro per i successivi 5 anni. Sono previste sanzioni anche per i concessionari di gioco pubblico che intrattengano rapporti contrattuali funzionali all'esercizio delle attività di gioco con soggetti diversi da quelli iscritti nel Registro. Il comma 9 dispone inoltre il divieto per i concessionari di gioco pubblico di intrattenere rapporti contrattuali funzionali all'esercizio delle attività di gioco con soggetti diversi da quelli iscritti nel Registro. In caso di violazione di tale divieto è stabilita una sanzione amministrativa pecuniaria di 10.000 euro e la risoluzione di diritto del rapporto contrattuale. Qualora la medesima violazione venga reiterata per tre volte, nell'arco di un biennio, è stabilita la revoca della concessione. L'articolo 28 vieta alle società emittenti carte di credito e agli operatori bancari, finanziari e postali di trasferire somme di denaro ad operatori di gioco illegali che operano sul territorio nazionale. Le disposizioni in esame sono finalizzate esplicitamente a favorire la tracciabilità dei pagamenti e a contrastare l'evasione fiscale e le infiltrazioni della criminalità organizzata. La sanzione amministrativa pecuniaria per la violazione di tale obbligo è compresa da trecentomila a un milione e trecentomila euro per ciascuna violazione accertata: essa è irrogata dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli competente per il luogo nel quale il trasgressore ha il suo domicilio fiscale. L'articolo 31, in materia di omesso versamento dell'imposta unica, ha la finalità di contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale, l'evasione, l'elusione fiscale e il riciclaggio nel settore del gioco, nonché di assicurare la tutela del giocatore ed evitare fenomeni di alterazione della concorrenza. A tal fine, fermi restando i poteri e le competenze del Questore, nonché i divieti e le sanzioni vigenti in materia di offerta al pubblico di gioco, con provvedimento dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli si dispone la chiusura dei punti vendita nei quali si offrono al pubblico scommesse e concorsi pronostici: ciò avverrà qualora il soggetto che gestisce il punto di vendita risulti debitore d'imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse (di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504) in base a una sentenza, anche non definitiva, la cui esecutività non sia sospesa; la chiusura diventa definitiva con il passaggio in giudicato della sentenza di condanna. La disposizione si applica altresì ai punti vendita dei soggetti per conto dei quali l'attività è esercitata, che risultino debitori d'imposta unica, anche in via solidale, con il soggetto gestore del punto vendita. Il provvedimento dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli contiene l'invito al pagamento, entro trenta giorni dalla notifica, di quanto dovuto per effetto della sentenza di condanna e l'intimazione alla chiusura se, decorso il periodo previsto, non sia fornita prova dell'avvenuto pagamento. L'Agenzia delle dogane e dei monopoli avvisa senza ritardo il competente Comando della Guardia di Finanza per procedere all'esecuzione della chiusura. In caso di violazione della chiusura dell'esercizio, il soggetto sanzionato è punito con la sanzione amministrativa da diecimila a trentamila euro, oltre alla chiusura dell'esercizio in forma coattiva. In caso di sentenza favorevole al contribuente successiva al versamento del tributo, l'Agenzia delle dogane e dei monopoli dispone il rimborso delle somme dovute, come risultanti dalla sentenza, entro novanta giorni dal deposito. Di rilievo per la Commissione giustizia è anche l'articolo 41- bis : inserito dalla Camera, esso introduce in via temporanea una nuova disciplina per la rinegoziazione del mutuo in favore del mutuatario inadempiente già esecutato, prevedendo - a favore del debitore-consumatore, al ricorrere di specifiche condizioni - la possibilità di ottenere una rinegoziazione del mutuo ovvero un finanziamento, con surroga nella garanzia ipotecaria esistente, da una banca terza, con assistenza del Fondo di garanzia prima casa. Si consente ai parenti o affini di intervenire nelle operazioni di rinegoziazione o rifinanziamento a favore del mutuatario inadempiente. L'articolo 44dispone l'abrogazione della norma (comma 6- ter , dell'articolo 6, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138) che disciplina le operazioni di permuta di beni del demanio e del patrimonio dello Stato con immobili adeguati all'uso governativo. La disposizione abrogativa sopprime, tra l'altro, la possibilità di realizzare nuove locazioni passive ovvero che l'operazione di permuta possa avere ad oggetto immobili già in uso governativo. Si ricorda che la legge di bilancio 2018 (articolo 1, comma 696) aveva già soppresso la disposizione che prevedeva come assolutamente prioritarie le permute riguardanti la realizzazione di nuovi immobili per carceri o uffici giudiziari delle sedi centrali di Corte d'Appello. Infine, con il comma 01 - introdotto nel corso dell'esame presso la Camera - dell'articolo 52viene aggiunto un ulteriore comma, il comma 3- bis , all'articolo 1 della legge 1° ottobre 2018, n. 117: vi si prevede che le sanzioni per la violazione dell'obbligo di utilizzo dei dispositivi anti-abbandono (a tutela dei bambini nei veicoli chiusi) si applichino a decorrere dal 6 marzo 2020; ciò allo scopo di consentire una corretta informazione dell'utenza e l'attuazione da parte dei produttori delle previsioni del decreto attuativo. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. CONVOCAZIONE DI UN'ULTERIORE SEDUTA Il PRESIDENTE comunica che la Commissione è ulteriormente convocata domani, giovedì 12 dicembre alle ore 13 o, comunque, al termine del dibattito in Assemblea sul finanziamento della politica. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 20,20.