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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 10 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 9. IN SEDE REFERENTE A.S. 659 - Accordo di cooperazione culturale e di istruzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Montenegro DDL 659 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale e di istruzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Montenegro, fatto a Roma il 15 aprile 2014 (Esame e rinvio) Il senatore FERRARA ( M5S ), relatore, introduce il disegno di legge, d'iniziativa parlamentare, recante ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale e di istruzione sottoscritto dall'Italia e dal Montenegro nell'aprile 2014. Preliminarmente ricorda che il Montenegro, Paese di circa 700.000 abitanti, stretto fra i Balcani occidentali e il Mediterraneo, è divenuto indipendente nel 2006, e, da allora, forte di un progressivo miglioramento delle condizioni di vita dei suoi abitanti e delle prospettive di ulteriore sviluppo economico che potrebbero derivarne, si è avviato con decisione sulla via della integrazione europea. Il percorso di avvicinamento all'Unione europea, dopo l'adozione di fatto dell'euro come propria moneta, ha ufficialmente preso inizio nel 2008 con la presentazione della domanda di adesione, cui ha fatto seguito l'avvio dei relativi negoziati nel 2012. Ad oggi, su un totale di 35 capitoli negoziali, ne risultano aperti 31, tre dei quali già provvisoriamente conclusi. Il Montenegro considera, peraltro, l'Italia come un punto di riferimento essenziale per il suo percorso di avvicinamento all'Unione europea, anche in ragione dei forti legami culturali esistenti tra i due Paesi. La cooperazione nel settore culturale e dell'istruzione ricopre, quindi, un ruolo fondamentale nel rafforzamento dei rapporti bilaterali. Lo scopo principale dell'Accordo in esame è in effetti propriamente quello di consolidare e di armonizzare i legami culturali esistenti e la comprensione reciproca, fornendo al contempo una risposta efficace alla forte richiesta di cultura e lingua italiana in Montenegro. Il provvedimento, in particolare, che si compone di un preambolo e di 18 articoli, oltre a promuovere e favorire iniziative e collaborazioni in ambito artistico-culturale, attraverso l'organizzazione di eventi, nonché le cooperazioni a livello universitario e scolastico, consentendo l'offerta di borse di studio, faciliterà la cooperazione anche nella conservazione, tutela, restauro e valorizzazione del patrimonio artistico e demo-etno-antropologico, con particolare attenzione alla tutela del patrimonio archeologico, contrastando altresì i trasferimenti illeciti di beni culturali. L'Accordo, che prevede anche una stretta collaborazione nei campi dell'archivistica e biblioteconomia, dell'informazione, dell'editoria, delle attività sportive nonché degli scambi giovanili, rappresenterà altresì un valido strumento anche per la protezione dei diritti d'autore e dei diritti connessi, in ottemperanza alle norme internazionali e nazionali. Come si evince dalla relazione introduttiva, il testo in esame ripropone, sia pure parzialmente e limitatamente al solo Accordo con il Montenegro, il disegno di legge di ratifica di numerosi accordi internazionali bilaterali proposto dal Governo nel corso della XVII legislatura (Atto Senato 2813) che, presentato il 4 maggio 2017, fu esaminato dalla Commissione affari esteri, emigrazione del Senato in data 28 giugno 2017, senza peraltro poter completare il proprio iter di esame parlamentare per la chiusura della legislatura. Il medesimo disegno di legge consta di quattro articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica, all'ordine di esecuzione, agli impegni finanziari e all'entrata in vigore. Gli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento sono valutati complessivamente in 160.000 euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019, e in 163.760 euro a decorrere dall'anno 2020. Il disegno di legge, in quanto di iniziativa parlamentare, è privo degli strumenti di analisi tecnica del provvedimento che accompagnano in genere i disegni di legge di iniziativa governativa, ovvero dell'analisi tecnico-normativa (ATN), dell'analisi di impatto della regolamentazione (AIR) e della relazione tecnico-finanziaria. Pur in assenza di tali strumenti, il relatore evidenzia come la ratifica dell'Accordo non dovrebbe in ogni caso presentare profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea e con gli altri obblighi internazionali assunti dall'Italia, risultando il testo in esame strettamente correlato agli altri strumenti giuridici internazionali dedicati ai temi culturali già sottoscritti dal nostro Paese. Il relatore conclude evidenziando come il disegno di legge intenda, peraltro, anche essere da stimolo al Governo per la presentazione di una sua proposta di legge di ratifica dell'Accordo bilaterale in esame. Il PRESIDENTE ringrazia il relatore per l'esauriente esposizione svolta e, acquisito il consenso della Commissione, rinvia il seguito dell'esame. A.S. 676 Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica popolare democratica del Laos DDL 676 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica popolare democratica del Laos, fatto a Bangkok il 17 febbraio 2003 (Esame e rinvio) Il senatore FERRARA ( M5S ), relatore, introduce il disegno di legge, d'iniziativa parlamentare, recante ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica sottoscritto dall'Italia e dal Laos nel febbraio 2003. L'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, sottoscritto nel lontano 2003 e composto di 13 articoli, si pone l'obiettivo di sviluppare i rapporti di collaborazione bilaterale, e di consolidare e approfondire la conoscenza reciproca, fornendo al contempo una risposta alla crescente richiesta di cultura, scienza e tecnologia che emerge in questo Paese, offrendo in più l'opportunità di allargare gli orizzonti economici e culturali dell'Italia in Asia. In particolare, l'Accordo, dopo aver stabilito i princìpi generali di mutuo sostegno e di collaborazione culturale, scientifica e tecnologica ai quali dovrà ispirarsi la cooperazione (articolo 1), afferma la volontà delle due Parti di sostenere lo sviluppo di attività di cooperazione culturale attraverso scambi di artisti, esperti, ricercatori e di mostre, favorendo altresì gli scambi di conoscenza e le esperienze nell'aggiornamento e nella formazione negli ambiti dell'informazione, delle traduzioni e delle pubblicazioni in campo scientifico e letterario (articolo 2). Gli ambiti prioritari della collaborazione scientifica e tecnologica sono individuati nei settori delle scienze di base, dell'agricoltura, della tecnologia dell'informazione, dell'energia ed ambiente, delle scienze della salute, della biomedicina e delle biotecnologie, delle tecnologie per la conservazione dei beni culturali ed in altri settori che le Parti concorderanno (articolo 3). Il testo prevede altresì che le attività di cooperazione scientifica e tecnologica si realizzino attraverso lo scambio di scienziati e tecnici, l'organizzazione di convegni, seminari e di altri eventi, nonché mediante la realizzazione di progetti di ricerca congiunta, di attività di addestramento e aggiornamento professionale (articolo 4). L'Accordo punta, inoltre, a promuovere la collaborazione nei campi archeologico ed antropologico per la salvaguardia del patrimonio archeologico e culturale (articolo 5), nonché la cooperazione nel campo dell'istruzione secondaria, professionale e post -secondaria e fra le rispettive istituzioni accademiche (articolo 6), oltre a prevedere l'impegno, nei limiti della disponibilità dei fondi, per la erogazione di borse di studio per studenti e laureati per studi e ricerche a livello universitario, post -universitario o presso altre istituzioni accademiche nel campo delle belle arti, dell'archeologia e della linguistica (articolo 7). Il testo prevede poi, su base di reciprocità, la facilitazione e la promozione di attività delle istituzioni culturali dei due Paesi (articolo 8), nonché l'incoraggiamento alla cooperazione nel settore dello sport e degli scambi giovanili (articolo 9). Per valutare l'efficacia degli interventi di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica viene prevista l'istituzione di una apposita commissione mista, destinata a riunirsi alternativamente nelle due capitali (articolo 10) e preposta anche a stabilire le condizioni tecniche e finanziarie relative alle attività previste dall'Accordo (articolo 11). Da ultimi gli articoli 12 e 13 stabiliscono le modalità dell'entrata in vigore dell'Accordo ed esprimono la volontà delle Parti sulla sua durata illimitata. Il provvedimento in esame ripropone, sia pure parzialmente e limitatamente al solo Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica con il Laos, il testo di ratifica proposto dal Governo nel corso della XVII legislatura (Atto Senato 2813) che, presentato il 4 maggio 2017, fu esaminato dalla Commissione affari esteri, emigrazione del Senato in data 28 giugno 2017, ma non vide completato il proprio iter di esame, nonostante la Commissione si sia prodigata, all'epoca, nell'approvazione di decine di accordi di cooperazione militare con Stati spesso in guerra o ai confini di grossi conflitti, tuttora in corso e su cui il relatore ritiene necessario verificarne la compatibilità con la legge n. 185 del 1990. Il disegno di legge di ratifica consta di quattro articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica, all'ordine di esecuzione, alle disposizioni finanziarie, all'entrata in vigore. Gli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento sono valutati complessivamente in 220.000 euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019, e in 249.190 euro a decorrere dall'anno 2020. Il relatore, quindi, augurandosi che il Governo possa a sua volta presentare un proprio disegno di legge di ratifica dell'Accordo in esame, auspica che, nella corrente legislatura, si dia priorità alla politica di accordi internazionali volti allo sviluppo economico e culturale, alla tutela dell'ambiente e alla promozione delle piccole e medie imprese italiane. A suo avviso, infatti, è giunto il momento che l'Italia dia finalmente corso ad una nuova forma di relazione che superi i limiti del neo colonialismo, soprattutto con quei Paesi che hanno vissuto la tragedia della dominazione e della guerra. Ricorda, in proposito, che il Laos è un Paese del Sud-est asiatico di oltre 6 milioni di abitanti, privo di sbocco al mare e che si sviluppa lungo il corso del fiume Mekong, in un'area geografica della penisola indocinese stretta fra il Vietnam, la Cambogia, la Thailandia, il Myanmar e la Cina. Protettorato francese dal 1893, indipendente dal 1954, il Laos ha subito pesantemente le conseguenze della guerra degli Stati Uniti in Vietnam. Tra il 1964 al 1973, in effetti, vennero sganciate, sul Paese, due milioni di tonnellate di ordigni esplosivi e ancora oggi ci sono circa 80 milioni di bombe da disinnescare, che continuano a mietere vittime tra persone e animali, tant'è che, ogni anno, più di 300 persone restano vittime di queste esplosioni, di cui metà muoiono, con una maggioranza di bambini. Dal dicembre 1975 il Laos diventa una Repubblica Democratica Popolare, con un regime di tipo socialista, e, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, rimane per alcuni anni isolato sia fisicamente che politicamente, fino al 1997, anno in cui ha optato per l'adesione all'Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN), avviandosi sulla strada della piena integrazione regionale e internazionale. Dal 2013 è entrato ufficialmente a far parte dell'Organizzazione mondiale del Commercio, con un'economia prevalentemente rurale che vanta una grande disponibilità di corsi d'acqua, condizioni che potrebbero favorire la cooperazione agricola con l'Italia e dare ulteriori sbocchi economici per le nostre imprese agricole che vivono una fortissima crisi economica. Altri settori su cui potrebbero nascere proficue collaborazioni sono quelli idroelettrico e minerario (oro, stagno, rame, calcare e gesso), veri volani dell'economia nazionale, anche grazie agli investimenti diretti esteri provenienti in particolare dalla Cina e dall'Australia. Secondo il relatore, la salvaguardia e il recupero del patrimonio culturale, la crescita culturale e la formazione, nonché il miglioramento delle capacità agricole, rappresentano opzioni alternative di implementazione delle relazioni internazionali. Peraltro, conclude il relatore, la forte crisi di isolazionismo internazionale che sta vivendo il Laos, oltre a privilegiare altri partner dell'area, ignora del tutto le nuove opportunità che il multilateralismo ha creato, soprattutto in Asia. Il PRESIDENTE ringrazia il relatore per l'esauriente esposizione svolta e, acquisito il consenso della Commissione, rinvia il seguito dell'esame. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA n. COM(2018)460 Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale Doc n. COM (2018) 460 definitivo Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) Il presidente PETROCELLI , in sostituzione del relatore, senatore Lucidi, impossibilitato a prendere parte alla seduta, dà lettura della relazione concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale, su cui la Commissione è chiamata all'esame. Si tratta, spiega il Presidente, di una proposta finalizzata ad istituire lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale presentata nell'ambito del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027, che definisce il contesto normativo per l'istituzione - a decorrere dal 1° gennaio 2021 - dello strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale, ovvero il mezzo attraverso cui l'Unione europea intende affermare e promuovere i propri valori ed interessi in un mondo in continuo cambiamento. In particolare, il testo definisce gli obiettivi dello strumento, il relativo bilancio per il periodo 2021-2027, le forme di finanziamento dell'Unione e le regole di erogazione dei finanziamenti, oltre ad istituire il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile Plus (EFSD+) e una garanzia per le azioni esterne. La finalità sottesa al provvedimento è quella di costruire, facendo tesoro delle esperienze sin qui maturate dai meccanismi di finanziamento delle politiche messi a punto dal quadro finanziario pluriennale 2014-2020, uno strumento finanziario che, semplificando il quadro normativo e le modalità operative esistenti, si presenti più flessibile ed aggiornato rispetto a quelli attualmente disponibili, contribuendo con maggior efficacia al raggiungimento degli obiettivi e dei principi dell'azione esterna, in linea con quanto espressamente previsto dal Trattato sull'Unione europea (TUE). Lo scenario internazionale contemporaneo appare, infatti, segnato da crescenti fragilità, anche in Paesi vicini territorialmente all'Unione europea e richiede strumenti capaci di offrire immediatezza e duttilità di risposte, anche rispetto alle nuove sfide emergenti. Conflitti regionali, terrorismo, disparità economiche, crescenti pressioni migratorie, cambiamenti climatici, degrado ambientale e il permanere di livelli di povertà, costituiscono altrettante minacce alla stabilità ed alla sicurezza dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, e necessitano di strumenti di intervento adeguati ed aggiornati. Ad oggi, coesistono infatti una pluralità di strumenti finanziari - la maggior parte dei quali destinata a scadenza nel dicembre 2020 - che, nell'ambito del quadro finanziario 2014-2020, concorrono a definire il "ruolo mondiale dell'Europa". Fra di essi il relatore si ricorda lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (DCI) di cui al Regolamento (UE) n. 233 del 2014, lo strumento di partenariato (PI) di cui al Regolamento (UE) n. 234 del 2014, lo strumento europeo di vicinato (ENI) di cui al Regolamento (UE) n. 232 del 2014, lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) di cui al Regolamento (UE) n. 235 del 2014 e lo strumento per contribuire alla stabilità e alla pace, di cui al Regolamento (UE) n. 230 del 2014. Ad essi devono poi aggiungersi anche il Fondo di garanzia per le azioni esterne e il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile. Fondamentale è altresì l'XI Fondo Europeo di Sviluppo, anch'esso prossimo alla scadenza di fine 2020, che, sebbene finanziato al di fuori del bilancio dell'Unione europea, costituisce il principale strumento di cui dispone l'Unione europea per fornire assistenza ai Paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico e ai Paesi e territori d'oltremare, potendo contare su una dotazione finanziaria pari a 30,5 miliardi di Euro Come evidenziato dalla relazione sulla revisione intermedia adottata dalla Commissione europea nel 2017 sui principali strumenti di finanziamento esterno, nonché da altre relazioni tecniche in materia di assistenza macrofinanziaria e operazioni di prestito esterno della Banca europea degli investimenti, tali finanziamenti esterni si sono rivelati complessivamente adeguati e hanno concorso positivamente al conseguimento degli obiettivi attesi, ma hanno anche palesato una mancanza di flessibilità finanziaria per fare fronte al rapido mutamento dello scenario internazionale ed all'emergere di nuove priorità che richiedano tempestività di intervento. Secondo quanto indicato poi nella comunicazione sul nuovo quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea per le priorità post -2020 (COM(2018) 92), nonché nella valutazione d'impatto fatta per la Proposta in esame, tutti questi strumenti finanziari dovrebbero essere riuniti in un unico strumento di ampio respiro per il finanziamento esterno, inserendo nel bilancio anche le attività attualmente finanziate dal Fondo europeo di sviluppo, mantenendo, peraltro, inalterati gli elementi di flessibilità attualmente in vigore. Resterebbero al di fuori di tale strumento unicamente l'assistenza macrofinanziaria, utilizzata per il sostegno ai Paesi geograficamente vicini all'Unione europea che abbiano gravi difficoltà nella bilancia dei pagamenti, e una parte dello strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare. Anche la materia degli aiuti umanitari continuerebbe ad essere finanziata sulla base della normativa europea dedicata - Regolamento (CE) n. 1257/1996 -, e dunque al di fuori della cornice del presente Regolamento. In definitiva, la proposta in titolo punta a razionalizzare, riorganizzandoli in un unico strumento finanziario, i meccanismi di finanziamento previsti nell'ambito del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, consentendo all'Unione europea di continuare a svolgere un ruolo attivo nella promozione dei diritti umani, nella stabilizzazione delle diverse aree geografiche, nella cooperazione allo sviluppo, nei temi della sicurezza, nell'azione di contrasto alle cause profonde dell'immigrazione irregolare, nella lotta ai cambiamenti climatici e per la tutela dell'ambiente, ma di farlo in modo più efficace. Il nuovo strumento, infatti, dovrebbe consentire una maggiore flessibilità operativa anche per rendere possibile lo spostamento di risorse laddove mutamenti del contesto internazionale lo rendessero necessario. La relazione che accompagna il provvedimento sottolinea come la fusione di tali strumenti di finanziamento contribuirebbe a razionalizzare i sistemi di gestioni e di controllo, riducendo oltretutto l'onere amministrativo per tutte le parti coinvolte. Un sistema di controllo semplificato, permetterebbe inoltre alle istituzioni competenti di avere una visione migliore e più globale della spesa esterna dell'Unione europea. La dotazione finanziaria proposta dalla Commissione europea per l'attuazione di questo strumento nel periodo 2021-2027 sarebbe pari a 89,2 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto al totale dei fondi attualmente a disposizione degli strumenti finanziari già richiamati. La relazione che accompagna il provvedimento sottolinea altresì che il nuovo Regolamento intende fornire un quadro utile a favorire la messa in atto delle politiche di azione esterna, ma anche l'attuazione degli obblighi internazionali, fra cui l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, l'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, il Programma d'azione di Addis Abeba per i finanziamenti allo sviluppo, il quadro di Sendai per la riduzione del rischio catastrofi e la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2282(2016) sul mantenimento della pace e sull'inaccettabilità delle violazioni del diritto umanitario internazionale. In particolare, tra i considerando del testo, compare il riferimento alla possibilità che il Regolamento contribuisca all'obiettivo collettivo dell'Unione di stanziare lo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo come aiuto pubblico allo sviluppo entro i termini indicati dall'Agenda 2030. Nell'attuazione del Regolamento, si dovrebbe altresì puntare a garantire la coerenza con altri settori dell'azione esterna e con le altre politiche dell'Unione interessate, a partire dalle politiche di sviluppo. Nella relazione introduttiva al provvedimento si sottolinea altresì l'intenzione di realizzare una sinergia con le azioni previste da altri programmi dell'Unione europea, in modo da massimizzare l'impatto degli interventi combinati. In particolare si precisa che le azioni finanziate nell'ambito della proposta in esame dovrebbero essere coerenti - tra le altre - con quelle condotte nel contesto dello strumento di assistenza preadesione (IPA III) - il cui esame è stato avviato di recente in Commissione esteri -, della Decisione sui Paesi e Territori d'oltremare, della politica estera e di sicurezza comune e dello strumento europeo per la pace. Composto di 40 articoli e di VII Allegati, il Regolamento in argomento precisa anzitutto, sin dai "considerando", la necessità che i finanziamenti siano erogati mediante azioni concentrate su specifiche priorità strategiche di tipo geografico e tematico. Nel titolo I, dedicato alle disposizioni generali, oltre all'oggetto (articolo 1) e al quadro delle definizioni utilizzate (articolo 2), vengono individuati gli obiettivi (articolo 3) del Regolamento, fra cui quelli di affermare e promuovere i valori e gli interessi dell'Unione in tutto il mondo e di perseguire gli obiettivi e i principi dell'azione esterna dell'Unione. Obiettivi specifici sono poi individuati nel sostegno e nella promozione del dialogo e della cooperazione con le regioni e i Paesi terzi del vicinato, dell'Africa sub-sahariana, dell'Asia e del Pacifico, delle Americhe e dei Caraibi, nonché nel consolidamento e nella promozione della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani, e nel rispondere rapidamente a situazioni di crisi, di instabilità e di conflitto. Nel definire l'ambito di applicazione e la struttura dello strumento, l'articolo 4 specifica che i finanziamenti sono erogati attraverso programmi geografici (relativi alle aree del Vicinato, dell'Africa sub-sahariana, dell'Asia e Pacifico e delle Americhe e Caraibi), tematici (diritti umani e democrazia, organizzazioni della società civile, stabilità e pace e sfide mondiali) e azioni di risposta rapida (per situazioni di crisi e conflitti, per rafforzare la resilienza degli Stati e delle comunità e per rispondere alle necessità e priorità della politica estera). Il Regolamento stabilisce altresì (articolo 5) la necessità che nell'attuazione siano garantite la coerenza, le sinergie e la complementarietà con altri settori dell'azione esterna dell'Unione e individua (articolo 6) la dotazione finanziaria complessiva a disposizione per il periodo 2021-2027, pari a 89,2 miliardi di euro, di cui 68 miliardi per programmi geografici, 7 miliardi per quelli tematici e 4 miliardi per le azioni di risposta rapida. La proposta definisce poi il quadro strategico di riferimento per la sua attuazione (articolo 7) e i principi generali che informano l'azione dell'Unione in questo settore (articolo 8). Il Titolo II del Regolamento è dedicato alle modalità di attuazione e definisce innanzitutto gli ambiti della programmazione (Capo I, articoli 10-15), stabilendo la necessità di adozione di una strategia di programmazione generale della cooperazione e degli interventi (articolo 10), fissando i principi di programmazione per i programmi geografici (articolo 11), identificando i documenti di programmazione per tipologia di intervento (articoli 12 e 13) e le relative modalità di adozione (articolo 14). Il Capo II (articoli 16-18) detta disposizioni specifiche per il Vicinato, individuando i documenti di programmazione e i criteri di assegnazione (articolo 16), stabilendo un approccio basato sulle prestazioni (articolo 17) e definendo i programmi di cooperazione transfrontaliera (articolo 18). Il Capo III (artt. 19-25) individua i profili dei piani d'azione, delle misure annuali o pluriennali (articolo 25), e delle misure di sostegno (articolo 20) che la Commissione può adottare per l'attuazione del Regolamento, nonché le modalità per la loro adozione (articolo 21). Il testo definisce altresì le modalità di cooperazione per l'effettuazione dei finanziamenti (articolo 22) e le forme che essi possono assumere (articolo 23), dalle sovvenzioni agli appalti pubblici di servizi, dal sostegno al bilancio agli strumenti finanziari sino all'assistenza finanziaria. I successivi articoli individuano le persone e gli enti ammissibili alla partecipazione alle gare di appalto e alle procedure di concessione di sovvenzioni e premi (articolo 24) e dispongono le misure per il riporto, le frazioni annue degli impegni di bilancio (articolo 25). Il Capo IV (articoli 26-30) è dedicato al Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile Plus (EFSD+), alle garanzie di bilancio e all'assistenza finanziaria ai Paesi terzi. In particolare l'articolo 26 ne definisce la portata complessiva e la disponibilità finanziaria per il periodo 2021-2027 (pari ad un importo massimo di 60 miliardi di euro), mentre i successivi articoli disciplinano - fra le altre - le modalità di ammissibilità e la selezione delle operazioni e delle controparti (articolo 27), il contributo di altri donatori alla garanzia per le azioni esterne (articolo 28) e le modalità di attuazione degli accordi di garanzie per le azioni esterne (articolo 29). Il Capo V (articoli 31-32) disciplina le attività di monitoraggio, rendicontazione (articolo 31) e valutazione del Regolamento (articolo 32), prevedendo la presentazione da parte della Commissione europea a partire dal 2022 la presentazione di una apposita relazione annuale sul conseguimento degli obiettivi del provvedimento, nonché relazioni finali di valutazione. Le disposizioni finali (Titolo III, articoli 33-40), contemplano - fra l'altro - la possibilità, in casi debitamente giustificati e per azioni di natura mondiale, regionale o transregionale, di estendere la portata delle azioni anche a Paesi e Territori non già contemplati dal testo (articolo 33). Viene altresì prevista la possibilità di adozione di atti delegati da parte della Commissione europea, previa specifica delega (articolo 34), nonché istituito un Comitato (articolo 35) incaricato di assistere la Commissione nell'esercizio delle sue funzioni in relazione al testo del Regolamento in esame. Il PRESIDENTE , infine, rinvia il seguito dell'esame. La seduta termina alle ore 9,20.