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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 261 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del presidente ALBERTI CASELLATI e del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,30). Si dia lettura del processo verbale. TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 1925 Conversione in legge del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia (Relazione orale) Seguito della discussione e approvazione della questione di fiducia Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1925. Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale, hanno avuto luogo la discussione generale e la replica del relatore e il Governo ha posto la questione di fiducia sull'emendamento 1.900, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sull'emendamento 1.900, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Chiedo al rappresentante del Governo se intende recepire il parere della Commissione bilancio. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il Governo recepisce. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, Governo, se fossimo a scuola l'insegnante mi direbbe che sono ripetitiva. Ma tant'è, siamo alle solite, con i Governi Conte che sembrano caratterizzati dalla figura retorica della ripetizione. Anche oggi, per l'ennesima volta, ci troviamo a votare l'ennesima fiducia al Governo su un decreto-legge che sarebbe dovuto essere una delle ancore di salvezza per il nostro Paese, ma che in realtà è ancora un'occasione persa; un provvedimento con le caratteristiche dell'urgenza, ma che invece fa capire quanto sia ampio il gap tra l'azione del Governo e la realtà dei gravi problemi del nostro Paese, che richiedono invece interventi urgenti e soluzioni. Nella realtà dei fatti la maggioranza copre con l'ideologia le vere motivazioni del proprio operato; si serve dell'emergenza, in particolare dello stato di emergenza, per garantire la sopravvivenza del Governo, ma non riesce ad assumere poi decisioni nette e coraggiose sulle questioni essenziali, anche perché le diverse componenti non sono d'accordo proprio su nulla. Ad oggi il Governo cosa ha concluso? Alitalia, Ilva, Atlantia, TAV sì, TAV no, MES sì, MES no, tavoli di crisi aziendali irrisolte: sono questioni non affrontate tempestivamente, aggravatesi casomai con la crisi in corso, rimaste irrisolte e divenute veri tormentoni. Le previsioni sono allarmanti: il PIL è previsto in forte calo, idem la produzione industriale; i consumi interni sono fermi, mentre il debito pubblico raggiunge quota 158 per cento sul PIL. Qual è la risposta? Pronte nove milioni di cartelle esattoriali per accertamenti, aumento di bollette, misure non finanziate a sufficienza, tasse non prorogate né tantomeno diminuite. La priorità rimane il lavoro. Secondo la CGIA di Mestre, entro la fine dell'anno saranno persi circa 3,6 milioni di posti di lavoro, ma non ci possiamo stupire; non vi sono investimenti shock sulle imprese e il mondo del lavoro continua a essere ingessato quando invece sarebbe opportuno poter creare più possibilità. Anche in questa occasione non sono state accolte le nostre proposte per renderlo più snello e flessibile: dall'abolizione delle causali all'addizionale per le proroghe dei contratti a tempo determinato all'inserimento dei voucher , all'introduzione di veri incentivi non solo per le assunzioni, ma anche per il mantenimento dei posti di lavoro. Il problema è che non vi sono progetti né a medio né a lungo termine. La mentalità di questo Governo è di tipo assistenzialista, e non propensa a investire per far girare l'economia e creare PIL. (Applausi). Non si risolvono strutturalmente i problemi dell'occupazione; si aumenta la spesa corrente e il deficit , si creano le premesse per il definitivo fallimento di migliaia di imprese: o si programmano interventi strutturali lungimiranti, non limitati a vecchi progetti di opere tirate fuori e rispolverate dai cassetti ministeriali, oppure non ci sarà futuro. Qualche buona idea ogni tanto appare, ma poi viene realizzata in modo improprio rischiando di mettere a repentaglio interi settori. Cito l'ecobonus e il sismabonus al 110 per cento del decreto-legge rilancio: di per sé una buona soluzione per rilanciare l'intero comparto dell'edilizia, ma il problema è che la misura ancora non parte. Sono mesi che il settore non lavora perché i committenti sono in attesa del superbonus, per poi scoprire che il provvedimento implica pali e paletti e tanta, tanta burocrazia che ne limiterà enormemente la portata. Il Governo Conte basa i suoi progetti futuri sulle risorse provenienti dal recovery fund ; peccato che l'Esecutivo sia molto indietro sui piani. Intanto, con l'ennesimo annuncio in anteprima, viene lanciato lo stato di emergenza per la crisi sanitaria Covid-19 almeno fino al 31 gennaio prossimo, ma contemporaneamente non si procede per avere accesso alle risorse del MES: una palese contraddizione. Infatti, il Governo non solo non ha le idee chiare, ma la divisione al suo interno comporta uno stallo su misure da adottare importantissime. Noi sosteniamo che il MES sia uno strumento di cui non si può fare a meno. (Applausi). Bisogna infine sottolineare come questo Governo viva fondamentalmente di annunci, ma se - come capita spesso - gli annunci vengono diffusi prima della promulgazione della norma o del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri - a seconda dei casi - è fatale, soprattutto in questa fase di emergenza, perché si provocano distorsioni che possono essere anche pesantemente lesive degli equilibri di mercato e controproducenti dal punto di vista sociale, e ciò è molto grave. Anche per questo abbiamo il dovere di continuare a gridare il nostro sdegno per le decisioni scellerate di questo Governo, prese a colpi di DPCM, di decreti-legge, di provvedimenti attuativi, cui si aggiungono - se non se ne fosse abbastanza - anche le circolari dell'Agenzia delle entrate sono tanti provvedimenti che spesso si spingono oltre all'enorme legiferate - e questo è gravissimo - ma che nella sostanza rivelano l'immobilismo dell'azione del Governo e dove agiscono, invece, fanno danni. È il caso della decisione di investire circa 2 miliardi di euro per l'acquisto di banchi, tra cui quelli a rotelle - e vorremmo fare anche un'altra interrogazione per capire il costo reale - per fronteggiare le limitazioni imposte dall'emergenza Covid nella scuola, a differenza del Governo tedesco che invece allo scopo ha deciso di investire mezzo miliardo per la digitalizzazione delle scuole. Il risultato è che in troppe scuole italiane - ricordo l'esempio di un istituto professionale di Venezia - gli studenti non fanno lezione né a scuola né a casa, perché mancano sia insegnanti che strutture idonee, e non riescono nemmeno a fare la didattica a distanza. Questa è la differenza tra un Governo che interviene efficacemente, guardando in prospettiva anche al futuro, e un Governo, come il nostro, che invece spende male le risorse e fatica a rimediare ai problemi, limitandosi all'ottica del presente. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo in questa discussione generale sulla fiducia. La posizione che il mio Gruppo esprimerà credo che sia ovvia, ma la specifico a beneficio di chi ci ascolta fuori da quest'Aula: noi naturalmente voteremo contro. Mi limiterò a dare qualche argomento, sia sul metodo che nel merito del perché voteremo contro. Partirò da quella che potrebbe essere la lapide che verrà posta sulla tomba di questo Governo al prossimo appuntamento elettorale: «Avevano annunciato la lotteria degli scontrini, realizzarono la lotteria delle cartelle. Gli elettori riverenti posero». (Applausi) . Sì, perché la lotteria degli scontrini è stata posposta al 1° gennaio, mentre il 15 ottobre partiranno 9 milioni di cartelle; un po' alla volta, però, ci ha detto il signor Ministro dell'economia e delle finanze: partiranno con delicatezza e quindi, qualcuno se le troverà nella cassetta della posta, in una situazione economica del Paese che è quella che conosciamo. E lo è anche perché questo Governo, dal punto di vista del metodo, ha commesso un errore tragico, una tragica sottovalutazione dell'entità della crisi, che si è tradotta, anziché in pochi interventi incisivi - come è stata richiesta corale di tutta l'opposizione durante la discussione generale di ieri sul merito del provvedimento - in una specie di pioggerellina d'agosto di interventi più o meno fondati, più o meno utili. Fatemi un attimo addentrare nel merito. Ma se proprio si dovevano fare tanti interventi piccoli, ad esempio, invece di venire in Assemblea a piangere lacrime di coccodrillo sulle sorti delle attività che chiudono, non si potevano trovare 500 milioni di euro per prorogare fino a fine anno il credito di imposta sugli affitti commerciali? Avrebbe potuto essere una misura che avrebbe consentito a tante piccole attività di provare a resistere fino alla fine dell'anno, nell'attesa che riparta l'economia. Invece no. L'atteggiamento di questo Governo è quello che ho già descritto: è l'atteggiamento della lotta contro i kulaki, della lotta ideologica contro la proprietà, in particolare contro la piccola proprietà, perché la grande proprietà, la grande finanza in molte anime di questa maggioranza trova ascolto. Voglio fare un esempio, signor Presidente, che non è tratto dal provvedimento in esame, ma che in qualche modo è l'epitome di questa filosofia di intervento. Abbiamo in discussione in Commissione un disegno di legge di misure per la rigenerazione urbana, che si sposa con l'argomento che le ho portato. All'articolo 6 di questo disegno di legge - pensi che cosa si è inventata questa maggioranza - è previsto che i Comuni censiscano e mappino gli immobili commerciali localizzati nei centri urbani storici inutilizzati da più di dodici mesi e, rilevando il danno di immagine per la comunità dovuto al degrado urbano causato dal loro inutilizzo, possano modificare in aumento l'aliquota di base dell'IMU fino a tre volte. Non so se mi sono spiegato. Un proprietario ha un negozio sfitto; per questa maggioranza è colpa sua e quindi gli triplichiamo l'IMU, perché così, bastonandolo, avrà un incentivo ad affittarlo. Ma a chi lo affitterò, se nel frattempo una crisi di domanda senza precedenti e interventi non risolutivi da parte del Governo fanno chiudere le attività commerciali? (Applausi) . Questa filosofia di intervento, e cioè di uso del fisco prevalentemente in chiave punitiva, non ci deve stupire: alla fine è la stessa filosofia dell'IRAP, la grande invenzione dell'onorevole Visco che, penalizzando il costo del lavoro, pensava che gli imprenditori si sarebbero spostati sul capitale, sulle macchine e che questo avrebbe fatto aumentare la produttività, sulla base dell'idea, anti imprenditoriale e anticapitalista, che l'imprenditore è un pigro, un ricco, un padrone, un parassita, che tendenzialmente campa di rendita. Questi imprenditori ci saranno anche, per carità: ogni cesto ha delle mele marce - tranne questa maggioranza beninteso - e, quindi, può anche essere che sia così. Gli imprenditori che vedo io si svegliano ogni mattina con il desiderio di efficientare i propri processi interni e migliorare il proprio prodotto, ma su questa strada incontrano tre ostacoli che questo Governo non ha fatto nulla finora per rimuovere: lo stato pietoso delle infrastrutture, una crisi di domanda senza precedenti (già evocata, ma ricordiamola) e - last but not least , per esprimerci come parlano al Ministero dell'economia e delle finanze - lo stato della giustizia civile, che crea anch'esso grossi problemi al sistema imprenditoriale e, in particolare, agli investitori esteri. Non nomino, per esempio, l'Ilva per carità di Patria. A fronte di tutto questo, viene adottato il solito provvedimento che parla di tutto affinché non si possa approfondire niente e che si tramuta poi, fatalmente, nelle Commissioni - perdonatemi il neologismo, spero che non venga censurato dalla Presidenza -, in un marchettificio su cui poi si abbatte la mannaia della Ragioneria generale dello Stato, espungendo o comunque censurando perfino emendamenti che lo stesso Ministero dell'economia e delle finanze aveva proposto. Ciò, tra l'altro, pone un interessante tema istituzionale, ovvero se la Ragioneria generale dello Stato sia un'autorità indipendente dal Governo e non un'articolazione del Ministero perché, posto che non si parlino, all'interno del Palazzo, bisognerebbe comunque decidere chi comanda. E questo è un tema che lascio alla riflessione di tutti noi. Queste sono le brevi osservazioni che volevo fare, oltre alle solite riguardanti l'ennesima sfiducia e il Governo che non ci ascolta, anche se ciò non è vero, perché il sottosegretario Castaldi mi ascolta e gliene sono grato. I problemi di metodo rimangono e sono questi. Ad ogni modo, l'epitaffio ve l'ho offerto e gli elettori presto lo apporranno sul vostro estremo riposo. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, con il provvedimento in esame si superano i 100 miliardi di euro di interventi dallo scoppio della pandemia, ma la novità è che si fa un passo in avanti rispetto ai cosiddetti decreti cura Italia e rilancio. Se quei provvedimenti avevano come obiettivo ultimo l'immediata emissione di liquidità nel tessuto produttivo e per le famiglie in difficoltà, qui c'è una maggiore attenzione alla ripartenza economica, anche se devo dire non risolutiva. Penso soprattutto alla norma che esonera dal versamento dei contributi previdenziali quelle imprese che rinunciano alla cassa integrazione, ma vanno in questa direzione anche il rifinanziamento della Nuova Sabatini, il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, la moratoria su prestiti e mutui, il Fondo di sostegno alle realtà che partecipano ai progetti di interesse europeo. Con il provvedimento in esame si è cercato un punto di equilibrio tra rilancio e assistenza, che comunque non deve mancare perché ci sono settori e categorie ancora in grandissima difficoltà. Bene, quindi, la riprogrammazione delle scadenze fiscali, così come gli aiuti a quelle categorie che non ne avevano beneficiato, come gli stagionali del settore turistico e termale. Sempre con riferimento al turismo, è importante la norma sui crediti di imposta per gli affitti, anche se il timore è che tutto questo non sarà sufficiente. Senza essere catastrofisti, l'aumento dei casi di contagio getta una pesante ombra sulla stagione invernale, per non parlare delle città d'arte che, senza il turismo straniero, sono praticamente al collasso. L'avvio della stagione invernale, ma anche di quella primaverile rappresentano una preoccupazione che noi tutti dovremmo avere. Già da ora dovremmo immaginare come aiutare e venire incontro a quelle aziende e agli occupati in quei settori se veramente questa pandemia non ci lascerà liberi. Signor Presidente, su un provvedimento che pesa 25 miliardi di euro, la quota destinata al lavoro parlamentare è stata di appena 250 milioni di euro. Ancora una volta devo e voglio esprimere il mio rammarico per il fatto che alle Commissioni venga lasciato così poco margine di manovra. Eppure, precedenti provvedimenti hanno dimostrato che il Parlamento è riuscito a rendere migliori le misure e non di rado in uno spirito di collaborazione tra maggioranza e opposizioni, com'è accaduto anche in questa circostanza. In Commissione ci siamo fatti carico delle situazioni di fragilità, come quelle dei lavoratori immunodepressi, dei malati oncologici, dei territori colpiti dal sisma, del turismo e del settore termale, degli ambulanti. Per quel che riguarda i territori che rappresentiamo, purtroppo non si riesce ancora a scrivere una parola fine sul rinnovo della concessione della A22. L'Autobrennero è un'arteria di strategica importanza per tutto il Paese, perché connette l'economia italiana con quella dell'Europa centrale. La presenza nella governance delle Regioni e delle Province autonome non è un vezzo, ma è l'unica garanzia che si facciano gli interessi dei cittadini di questi territori, che naturalmente godono di un'infrastruttura così importante, ma pagano anche gli effetti negativi in termini di traffico, inquinamento e sicurezza. Va dato atto al Ministro e a tutto il Ministero competente in materia del grande impegno che ci sta mettendo e speriamo davvero che con la legge di bilancio si riesca a chiudere finalmente questo dossier . Per concludere, Presidente, oggi licenziamo il provvedimento al nostro esame sapendo che dai prossimi giorni ci attenderà il lavoro sulla legge di bilancio e quello sul recovery fund . Senza voler apparire retorici, nei prossimi mesi si deciderà il futuro del Paese. Occorre uscire dalla bulimia delle troppe proposte per mettere in campo un percorso che coinvolga attivamente anche le autonomie territoriali, un grande progetto per la competitività basato sulla digitalizzazione, sul 5G, sull'idrogeno, sulla conversione ecologica, sulla formazione e sull'istruzione. Serve una radicale riforma del fisco, perché - come ha detto con grande onestà intellettuale il direttore dell'Agenzia delle entrate in Italia - nessuno ha ben chiari i confini del sistema fiscale e questo è il limite più grande per i cittadini, le imprese e chi vuole investire. Qui non è tanto importante che si opti per il modello tedesco o per quello della riduzione delle aliquote, quanto il fatto che tutti i cittadini possano finalmente sapere cosa pagano, quando pagano e perché pagano. E serve un grande investimento sulla sanità. Questa pandemia ci ha ricordato l'importanza di un servizio sanitario all'altezza e oggi col MES l'Italia può davvero dare vita alla più grande riforma che abbia mai conosciuto dai tempi dell'introduzione del Servizio sanitario nazionale. Altrettanto importante sarà poi la legge di bilancio. Bisogna continuare a ridurre il costo del lavoro per dare impulso alla ripresa ed evitare che il rapporto debito-PIL raggiunga livelli insostenibili una volta che finirà la copertura della Banca centrale europea sui mercati, perché quel giorno prima o poi arriverà. Solo con la crescita si riduce il debito di un Paese; solo con la crescita si creano posti di lavoro, come purtroppo ci insegna anche il fallimento del reddito di cittadinanza come politica attiva per il lavoro: una crescita nuova comunque, una crescita indirizzata tutta sulla sostenibilità; una crescita che garantirà anche le future generazioni e per arrivarci ci vuole tutto il protagonismo del sistema produttivo. È su questo che dobbiamo continuare a lavorare ed è per questo che annuncio il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie. (Applausi) . CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Egregio Presidente, colleghe, rappresentanti del Governo, con il presente decreto-legge si conclude il quartetto di decreti (cura Italia, liquidità, rilancio, agosto) approvati per tamponare la grave crisi economica, sanitaria e sociale che il Covid ha comportato per il nostro Paese. Sono dieci mesi di interventi, 100 miliardi di nuovo indebitamento netto, 210 miliardi di saldo netto da finanziare. Sono numeri capaci di raccontare nella loro efficacia tutta la drammaticità e anche la straordinarietà del momento che stiamo vivendo. Va detto in maniera piuttosto chiara che 100 miliardi sono serviti a tamponare il collasso dell'economia italiana, riportandola però a tassi di crescita simili a quelli pre-crisi; tassi di crescita non compatibili con il nuovo debito pubblico, salito al 158 per cento, e non compatibili con un percorso che ci veda realmente percorrere la via della rinascita e della resilienza del nostro Paese. Quindi in questa Aula oggi, con l'approvazione del decreto agosto, va detto molto chiaramente che crescere, ritornare a crescere, è non una scelta, ma un obbligo imprescindibile per il nostro Paese. Siamo in un momento difficile e rischiamo moltissimo. Per avere parametri di finanza pubblica buoni e, quindi, lavoro e benessere diffuso, serve per prima cosa evitare, con tutta la ragionevolezza e l'accortezza del caso, un nuovo lockdown . Oggi Madrid è di nuovo in lockdown ; anche la Francia si sta avvicinando nuovamente a una decisione drastica. L'Italia e la sua economia non possono permetterselo: è un elemento che dobbiamo avere molto chiaro. Un'altra questione prioritaria è iniziare a lavorare con massima serietà per ottenere le risorse del recovery fund , del piano Next generation EU. Abbiamo chiari gli obiettivi, li abbiamo sentiti decantare in moltissime Aule, in questa sede, in Commissione e nelle varie Commissioni bicamerali. È chiaro che noi vogliamo costruire un Paese innovativo, dinamico, green , socialmente integrato e paritario. Per arrivare tuttavia a raggiungere questo obiettivo servono dei prerequisiti politici, tecnici, di competenze e prerequisiti umani che ancora oggettivamente non si vedono. Giovedì approveremo le linee guida sul recovery fund e, entro aprile, approveremo il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Naturalmente e necessariamente dovremo approvarlo a gennaio, non ad aprile, in modo tale da essere il prima possibile nelle condizioni di ricevere il primo acconto dall'Europa. Il recovery plan e il PNRR sono un patto sociale e politico; certo, sono la decisione di dove, come e quando investire le risorse: è fondamentale e importantissimo. Si può dire che sono anche un esercizio nuovo per il nostro Parlamento e la nostra democrazia, ma sono soprattutto un bivio: decidere di avere una nuova generazione europea in Italia, oppure lasciarci scivolare nell'inedia, nelle scaramucce politiche quotidiane, negli interessi di parte o nella lentezza di alcune burocrazie. Quello che affronteremo giovedì è quindi non un fatto cartaceo, ma un fatto esistenziale. Il cosiddetto decreto agosto, pur avendo investito 25 miliardi, non è stato propriamente un passaggio esistenziale; un passaggio sicuramente importante, ma una misura calata ancora nella fase di emergenza, molto ricca di aiuti necessari e indispensabili in questa fase. Si tratta però pur sempre di aiuti. Abbiamo visto molte proroghe di misure adottate nel cura Italia e nel decreto rilancio; molta cassa integrazione e ancora indennità, bonus, giustamente diritti per lo smart working , risposte agli eventi calamitosi (dalle gelate alle alluvioni) e poi ampliamenti dell'ambito soggettivo per accedere alle garanzie del Fondo garanzia PMI; ampliamenti dell'ambito soggettivo per accedere al bonus ristorazioni; rinvio di imposte - molto richieste, ma pur sempre e semplicemente un rinvio -, fiscalità di vantaggio; fondi per tamponare il turismo, le terme, la scuola e, giustamente, fondi per arginare il gravissimo effetto della crisi sociale, che è quello della violenza e della discriminazione. Tutto è necessario, l'abbiamo votato in Commissione e stiamo per votarlo in Assemblea; va detto però molto chiaramente che ancora non si vede nulla di decisivo per la rinascita, la resilienza e la ripartenza del nostro Paese. Dobbiamo ancora accogliere moltissime delle istanze del mondo produttivo, che chiede di potersi modernizzare, di poter pagare, giustamente, le tasse, ma incentivando tutti i fattori produttivi, di potersi aggregare e di diventare più competitivo, di essere messo nelle condizioni di trainare questo Paese fuori dalla difficoltà. Ancora non abbiamo affrontato il nodo del reddito di cittadinanza. È chiaro, ormai, a tutti noi che, così come è stato votato dalla Lega e dal MoVimento 5 Stelle due anni fa, è un aiuto fine a se stesso, ma che non dà alcuna prospettiva di riscatto, né personale né lavorativa. Quindi non è compatibile, così com'è, con una prospettiva di rinascita del Paese. In questa fase dobbiamo dirci che servono dei prerequisiti, un cronoprogramma di lavoro, delle linee strategiche per evitare di perdersi ancora in singole richieste e in singoli interventi di aiuto. Sarà anche una politica faticosa, sarà anche una politica poco popolare, quella seria, ma in questo momento non abbiamo moltissime alternative. Nel momento della grande responsabilità di traghettare il Paese fuori da questa situazione, è meglio farlo con una sorta di unità nazionale, dove tutti sono chiamati a responsabilità. Sicuramente la maggioranza deve cambiare atteggiamento e deve averne uno nuovo per rialfabetizzare il Paese. Abbiamo fatto molto sulla coesione sociale e territoriale, ma sulla rialfabetizzazione del Paese ancora non abbastanza, come sulle competenze digitali e infrastrutturali e sul piano del dissesto idrogeologico. Mi sembra che le immagini drammatiche di questi giorni dicano molto sui ritardi che dobbiamo colmare: infrastrutture, ponti, porti e metropolitane. Mi pare che in questo momento, e lo dico unendomi a chi lo ha chiesto con forza, serva un punto politico di maggioranza: un programma chiaro, strategico, e maggiori competenze. Maggiori competenze, perché, quando i problemi da risolvere sono difficili, servono maggiore competenze e soggettivo coraggio nell'affrontare le decisioni, anche impopolari. E tutto questo non è chiesto solo alla politica, ma è chiesto a tutte le classi dirigenti, ai corpi intermedi (da Confindustria alla CGIL), che ci stanno stimolando da questo punto di vista, e anche ai dirigenti, pubblici e privati. Qui è in gioco il futuro di tutti, anche di quelli che, fino ad oggi, sono stati i più garantiti. Quindi, questo messaggio deve entrare nel circuito mentale di tutti. Tutti, perciò, devono mettersi in gioco, studiando di più, facendo più fatica e anche cercando di porsi nella prospettiva di una politica dei fatti. E i fatti non sono compatibili ai rinvii. Talvolta i dossier sono complessi, le decisioni anche. Sono difficili da assumere, ma sono inevitabili. Allora, in questo momento, la decisione di affrontare lo strumento dell'ammortizzatore sociale unico diventa imprescindibile. Abbiamo visto che sono serviti quattro decreti-legge per colmare tutte le lacune degli attuali strumenti di garanzia, che non sono compatibili né con l'emergenza né con un Paese come quello che vogliamo costruire. Dobbiamo decidere sul MES. È solo una decisione logica, non è una provocazione politica. Siamo in una fase di emergenza. La sanità ha bisogno di essere potenziata e ristrutturata. I 37 miliardi del MES sono indispensabili e sono finiti. Sono una somma finita e che finisce. Quindi, è indispensabile partire con le infrastrutture e non tener fermi i dossier di investimento. Visto che lo hanno citato gli altri colleghi, cito uno dei principali investimenti, che è l'autostrada del Brennero, la principale infrastruttura di collegamento tra Italia ed Europa. Questo decreto-legge poteva trovare delle soluzioni, ma non ha voluto trovarle. Era piuttosto semplice trovarle, perché, come ha detto il collega Steger, questa è già una in house , dotata di capacità di investimento importante e indispensabile in questa fase, e basta solo lasciarla proseguire nella virtuosa efficacia della sua azione. Invece, si è voluto insistere su una proposta ad personam , in deroga al codice civile, che, giustamente, la Presidenza del Senato ha dichiarato improponibile. Chiudo con un pensiero di De Gasperi, che ci unisce in una fase di ricostruzione: «Bisogna dire, francamente, che gli organi dello Stato si sentono insufficienti se non si sentono integrati dalla collaborazione delle categorie interessate, da un dinamismo di adesioni e concorsi, che suppone un alto grado di solidarietà sociale. Non c'è nessuna formula magica, nessun Governo, nessuna organizzazione l'ha mai trovata, o meglio la formula c'è, ma è assai complessa: è la solidarietà, è il senso morale, è la coscienza civica al di sopra degli odi di fazione, dell'egoismo di classe, delle manovre politiche, di tutte queste cose piccole e deteriori in confronto alla salvezza del popolo italiano». A questa prospettiva Italia Viva vota sì. (Applausi) . CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, voglio rinnovare, così come ho fatto ieri nel corso dell'illustrazione della relazione di minoranza che mi è stata concessa, il ringraziamento a tutta la Commissione per questo lavoro fatto e per averci quantomeno, per la prima volta, consentito di arrivare a valutare approfonditamente le proposte che sono arrivate sul tavolo della Commissione, che per la prima volta hanno visto le relazioni tecniche da parte del Ministero dell'economia e delle finanze. Oltre a questo ringraziamento, volevo anche denunciare, Presidente, un comportamento secondo me e secondo il mio Gruppo scorretto da parte di questo Governo e di questa maggioranza, che pensava - voglio usare termini equilibrati - di condizionare le minoranze, concedendo loro 25 milioni di euro su un decreto di 25 miliardi di euro sotto forma di proposte da inserire attraverso emendamenti a questo decreto che oggi è in discussione. Su queste elargizioni, il Gruppo Fratelli d'Italia aveva l'opportunità di avanzare richieste per cinque milioni di euro, ma anche se fossero stati cinque miliardi di euro, li avremmo chiaramente rispediti al mittente, perché non ci siamo mai prestati a questi giochi da manuale Cencelli sulla pelle degli italiani. Fratelli d'Italia, invece, in questi mesi ha avanzato migliaia di proposte e ha chiesto al Governo di valutarle entrando nel merito delle stesse. Questa era la collaborazione che chiedevamo e non possiamo e non accetteremo mai che ci vengano concessi cinque milioni di euro come fosse un prezzo da pagare per poter dire che collaborazione e dialogo ci siano stati all'interno della Commissione prima e di questa Assemblea dopo. Noi non siamo in vendita, il nostro onore e la nostra dignità non hanno un prezzo che si possa pagare. Quindi, Presidente, siamo ancora una volta qui a recitare una commedia. Il Governo, come abbiamo sempre detto e denunciato, non ci ascolta, decide da solo e non sente il Paese e questo è un grave fatto che non ha precedenti nel nostro Paese. Continuate a chiamarci a ratificare scelte già prese, senza un minimo di collaborazione, senza un minimo di confronto. Voi pensate di rappresentare il Paese reale, ma noi pensiamo che invece la situazione vi stia sfuggendo di mano. Noi siamo stati aperti al dialogo, nei lavori della Commissione cui abbiamo partecipato in queste settimane abbiamo dimostrato coerenza e affidabilità, ritirando anche alcuni emendamenti che avevamo presentato come Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia e qui voglio ringraziare anche il mio Capogruppo, senatore Ciriani, per tutto il supporto che ha dato nel lavoro svolto in Commissione. Tenevamo a vedere prorogata una misura in grado di rilanciare un settore del Paese in grossa sofferenza, che è il settore dell'edilizia, con tutto l'enorme indotto che esso può rappresentare e a cui voi avete dato, attraverso questa misura approvata con il decreto rilancio, un solo anno di tempo per dispiegare la sua efficacia, sapendo che poco più di un anno non basterà nemmeno per poter ottenere i titoli autorizzativi che tutti coloro i quali avranno bisogno di questa misura dovranno richiedere ai propri enti locali. Quindi abbiamo accettato, come sfida, di trasformare questo emendamento in un ordine del giorno, che il Governo ha approvato. Mi hanno insegnato che gli ordini del giorno non si negano a nessuno, ma su questo saremo molto attenti e lanciamo una sfida aspettandovi, come vi siete impegnati, sulla legge di bilancio per vedere se ci saranno le condizioni per rendere strutturale tale norma, che - voglio ribadirlo - prevede una delle pochissime misure, in un contesto di 100 miliardi che avete sperperato, che può dare una speranza di sviluppo vero al nostro Paese. Su questo vi sfideremo - ripeto - nella manovra di bilancio per capire se manterrete gli impegni che vi siete presi attraverso l'approvazione di questo ordine al giorno presentato dal Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia. Purtroppo, il cosiddetto decreto-legge agosto segue la stessa logica e la stessa scia dei precedenti decreti: tanto assistenzialismo e zero misure in grado di mettere le basi per uno sviluppo concreto, serio e reale del nostro Paese. Come ho detto prima, avete sperperato 100 miliardi di euro, che - badate bene - non sono miliardi dati a fondo perduto, bensì un debito che lascerete in eredità alle future generazioni. Dovevate creare l'avvenire dei nostri figli e dei nostri nipoti, invece glielo avete già distrutto nell'arco di nove mesi. Il provvedimento in discussione è un altro decreto delle occasioni mancate perché, come ho sempre detto, manca una spinta per la ripartenza. Purtroppo, dobbiamo constatare di nuovo che non è stato fatto nulla nemmeno in questo provvedimento, nel quale speravamo che, essendo l'ultimo di alcuni decreti emergenziali, ci fosse una visione politica per lo sviluppo del Paese. Voi continuate ad operare e a vivere tamponando esclusivamente l'emergenza, che in parte può essere certamente un fatto legittimo, ma fuori da quest'Aula c'è un Paese che chiede di essere messo nella condizione di camminare con le proprie gambe. A questo Paese voi consegnate l'ennesimo provvedimento infarcito di burocrazia e nemmeno l'ultimo decreto semplificazione ha dato la possibilità di risolvere queste problematiche. La vostra regola è sempre stata quella di dire: rinviamo al prossimo decreto. Oggi con questo provvedimento ci avete detto che rinvieremo ancora e che tutto sarà fatto con i fondi del recovery fund (209 miliardi). Noi però ci facciamo delle domande e chiediamo: con quale approccio pensate di gestire questa pioggia di fondi? Se è lo stesso con cui avete speso 100 miliardi, vi preghiamo di fermarvi. Voglio riprendere ciò che diceva anche il relatore Manca, che ho ascoltato replicare ieri sera, quando ha detto: dove sono tutte queste mance, tutte queste misure e queste prebende che l'opposizione denuncia? Glielo voglio ricordare, collega Manca: voi avete avuto il coraggio - perché non era nel testo base - di approvare un emendamento qualche sera fa con il favore delle tenebre, mentre nella legge di bilancio non vi era stata concessa questa possibilità, per approvare un emendamento di 900.000 euro legato alla Casa internazionale delle donne di Roma. (Applausi). Questa è una cosa che non si può sentire; avete fatto approvare questo emendamento per evitare lo sfratto ad un'associazione nella città di Roma Capitale. Mi dovete spiegare cosa c'entra la Casa delle donne di Roma con un decreto emergenziale. Non capisco perché nessuno denuncia questi fatti, a parte noi che facciamo parte dell'opposizione. Collega Manca, i 20 milioni di euro per le consulenze al ministro Franceschini cosa c'entrano con questo decreto? Il riassetto del gruppo SACE, le consulenze del ministro Gualtieri, le assunzioni all'arsenale militare di Taranto, cosa c'entrano con questo decreto emergenziale, collega Manca? A queste domande non abbiamo trovato risposte. Abbiamo presentato emendamenti chiari, precisi e puntuali per eliminare alla radice queste marchette - me lo consenta, signor Presidente - ma non siamo riusciti a fare nulla per arrivare all'obiettivo che ci eravamo prefissati. Noi continuiamo ad invocare le elezioni perché - e concludo, signor Presidente - davanti a questa vostra miopia serve cambiare attori e serve cambiare trama, altrimenti l'Italia non si salverà. Noi pensiamo ad un Paese che deve essere libero, forte e coraggioso, tutte caratteristiche che evidentemente sono mancate a questo Governo e a questa maggioranza ed è per tali motivi che Fratelli d'Italia non voterà mai e poi mai la fiducia a questo Governo. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, mi corre innanzitutto l'obbligo di un ringraziamento sincero per il lavoro svolto dai relatori e dai membri della Commissione bilancio, di maggioranza e di opposizione. È stato un lavoro assai importante per un decreto-legge che, come molti hanno detto e io voglio ricordare, è praticamente il quarto della serie dei provvedimenti di emergenza. Ho sentito qui ancora una volta le critiche su questo aspetto, ma credo fosse responsabilità di tutti intervenire per la proroga di alcune misure - penso alla vicenda della cassa integrazione, agli sgravi contributivi, alla proroga della NASPI (nuova assicurazione sociale per l'impiego), della Dis-Coll (indennità di disoccupazione per i collaboratori), del Rem (reddito di emergenza) - rispetto a tutta una serie di questioni che era assolutamente urgente affrontare. La Commissione è intervenuta, non già disperdendo gli interventi, come da qualcuno qui è stato detto. Certamente sono stati molti gli emendamenti approvati, che hanno cercato tuttavia di indirizzarsi verso quattro o cinque macro-aree. È stata approvata - unanimemente voluta da tutti - ad esempio, una misura assolutamente fondamentale con cui è stata sanata l'ingiustizia che si era venuta a creare per la mancata proroga delle tutele nei confronti dei lavoratori fragili e degli immunodepressi da malattia oncologica. È stato un intervento importante che, come i relatori sanno, è stato centrale anche nella ripartizione delle risorse. A questo si aggiunge una serie di altri interventi fondamentali sull'agricoltura, certamente emergenziali, per tamponare ancora una volta la situazione che si è venuta a creare, ma nel tentativo di guardare anche oltre e di mettere in campo misure per la ripresa. C'è poi l'intervento sul turismo, sulle terme. Sappiamo perfettamente che il comparto del turismo è stato tra quelli più provati e probabilmente dovrà ancora affrontare molte difficoltà, ma abbiamo voluto concentrarci anche qui su una serie di misure assolutamente importanti per le imprese turistiche, con la proroga, anche in questo caso, della cassa integrazione per i lavoratori del turismo, il rafforzamento delle indennità, la tax credit affitti, la sospensione delle rate dei mutui, la riqualificazione delle strutture ricettive. Siamo intervenuti poi sulle strutture termali, che erano un pezzo, non solo del sistema sanitario, ma anche dell'economia del Paese e che rappresentano un altro grande problema. A questo si aggiunge la questione dei lavoratori dello spettacolo e potrei continuare. Penso ad alcune misure importanti per quanto riguarda il sistema sanitario e all'approvazione di alcuni emendamenti tra cui, ad esempio, quello sui distretti sanitari e quindi sulla medicina territoriale: certamente non è una questione di risorse, ma un problema di indirizzo rispetto al quale riformare e reinterpretare, rinvigorendolo, il nostro sistema sanitario. Cito, ancora, gli importanti interventi effettuati anche nei comparti scuola e formazione universitaria: anche in questo ambito si è intervenuti per rimediare a quello che era stato un errore. In particolare, sull'organico di emergenza, è stata eliminata la possibilità di licenziare il personale senza indennizzo in caso di sospensione della didattica. Altri interventi riguardano l'AFAM (Alta formazione artistica, musicale e coreutica) e la formazione universitaria. Potrei continuare su molti altri temi, che pure sono stati inseriti, ad esempio il settore ambientale. Finalmente, dopo tanto tempo e dopo che all'unanimità la Commissione territorio, ambiente, beni ambientali aveva spinto per l'approvazione del disegno di legge contenente questa norma, è stata eliminata un'anomalia tutta italiana, che stabiliva una percentuale non superabile per l'utilizzo della materia prima seconda, ad esempio nelle bottiglie, così anche noi potremo finalmente avere prodotti interamente riciclati. Si tratta quindi di una norma importantissima per l'economia circolare. Certamente siamo ancora nell'ottica dell'emergenza e si prorogano bonus e misure, che sono però indispensabili. Colleghi, andate voi a dire ad un cassintegrato che non potrà più avere la cassa integrazione! Al di là della propaganda, che si può fare in questa sede, si tratta infatti di misure assolutamente centrali. Detto questo, voglio però essere molto franca: il provvedimento in esame avrebbe potuto avere ulteriori elementi innovativi e importanti e non è solo una questione di risorse. Al di là del decreto semplificazioni che abbiamo approvato, ci troviamo infatti in una situazione, che riguarda anche le prerogative del Parlamento. Voglio affrontare questo tema con serenità, ma credo ci sia una questione di sovranità, legata alle prerogative del Parlamento, che non si può sottacere. Nei miei ringraziamenti ho voluto dare atto del grande lavoro che si fa nelle Commissioni e in generale in Parlamento ed è bene dirlo forte e chiaro. Ci sono stati emendamenti approvati dalla Commissione, al di là del fatto che i presentatori fossero di maggioranza o di opposizione, ma ci troviamo regolarmente a vedere interventi, nell'ambito del maxiemendamento, anche da parte della Ragioneria generale dello Stato, che annullano in qualche modo il lavoro e la convergenza. Certamente non sono interventi extra legem , ma questa è comunque una riflessione che dobbiamo fare. Il Parlamento è già sottoposto all'esame ripetuto di decreti-legge e alla continua posizione della questione di fiducia sulla loro conversione. Emergenza o non emergenza, si tratta di una deriva che è stata presa da moltissimo tempo. Rivolgendomi anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, il problema quindi evidentemente non era tanto quello di ridurre i parlamentari, quanto di ridare centralità e sovranità al Parlamento, rispettandone le prerogative, e impedire che le Camere svolgano appieno la loro attività nella conversione dei decreti-legge e nella votazione della questione di fiducia. Soprattutto, ci assumiamo la responsabilità di questo decreto-legge, degli emendamenti e della sua conversione. Ci assumiamo tutta la responsabilità davanti ai cittadini, nel momento in cui facciamo una serie di proposte e interveniamo, nel bene e nel male, ma come eletti dai cittadini abbiamo a che fare con altri meccanismi, difficilmente spiegabili. Rivolgendomi anche al presidente Calderoli, credo che anche su quest'aspetto, visto che siamo nella fase di revisione dei Regolamenti parlamentari, sarà necessario cominciare ad intervenire, perché anche il Regolamento ci permetterà di ridare centralità al lavoro delle Commissioni e del Parlamento stesso. Altrimenti ci troveremo sempre in una situazione difficile. Intervengo ora su una serie di questioni, che sono davanti a noi: tra poco dovremo affrontare l'esame della legge di bilancio e il recovery plan. Avete ascoltato spesso i miei interventi al riguardo. Certo che abbiamo bisogno di una visione, di una progettualità ampia, di una strategia e di concentrarci sulle priorità: questi sono stati decreti fondamentali per tamponare l'emergenza e oggi siamo tutti alla prova per dare un futuro a questo Paese, ricordando quali sono le sue priorità. Si è parlato molto di dissesto: certo che servono altre risorse, ma anche quelle che ci sono dobbiamo trovare il modo di spenderle; anche lì, però, continuiamo ad avere impuntature, lacci e lacciuoli burocratici che ci impediscono di farlo. Un mio emendamento riguardante i parchi, ad esempio, non era stato presentato per dargli qualche soldino, ma per permettere di fare la manutenzione delle aree interne, che sono spopolate; non per spendere altri soldi, quindi, ma per permettere di utilizzare le risorse che già ci sono. In questo c'è la responsabilità di maggioranza e di opposizione: qui ci dovrebbe essere l'orgoglio di un Parlamento che sa dare le indicazioni e tracciare la strada e credo che anche il Governo avrebbe tutto il vantaggio ad utilizzare tali risorse. Ribadisco che è arrivato il momento di cambiare strada e di fare in modo che, quando si discute, si approvino le norme e ci si assuma la responsabilità di quello che si vota, quello sia. e non ci siano altri interventi, che non comportano le stesse responsabilità nei confronti del Paese e dei cittadini. Voteremo convintamente la fiducia e la conversione del decreto-legge in esame, con l'auspicio che possa essere la coda finale e un anticipo per mettere in campo un progetto molto più ampio, come quello che siamo chiamati a discutere, varare, realizzare e portare in Europa. (Applausi). NANNICINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, il decreto che ci apprestiamo a convertire contiene misure importanti per il sostegno al reddito e alla ripresa dell'attività economica delle persone e delle imprese più colpite dalla crisi economica e sociale innescata dalla pandemia. È per questo che quello del Partito Democratico è un sì convinto a un provvedimento che cerca di non lasciare nessuno da solo di fronte alla fatica di non restare schiacciato sotto gli effetti drammatici della crisi. Tuttavia, la soddisfazione di chiudere con la conversione di questo decreto-legge non deve farci perdere di vista la prospettiva in cui dobbiamo inserirlo e la sfida enorme che ancora abbiamo di fronte, ossia quella di non lasciare nessuno da solo nella fatica del cambiamento che ci attende. Il decreto-legge in esame, com'è stato ricordato, è l'ultimo di una serie di interventi importanti, tanto sul piano legislativo quanto su quello finanziario, per dare garanzia del reddito ai lavoratori e liquidità alle imprese e investire sui servizi pubblici di fronte all'emergenza Covid, a partire da sanità e scuola. Adesso serve però una nuova fase: dobbiamo chiudere quella emergenziale, fatta di interventi giustamente ispirati a una logica risarcitoria, cioè volti a risarcire le persone e le imprese per i costi della crisi, e aprirne una progettuale, che metta al centro una crescita sostenuta e sostenibile e la giustizia sociale. Proprio partendo da quest'esigenza, voglio ricordare alcune novità di questo decreto-legge, che è vero che si muove ancora in una logica emergenziale e risarcitoria, ma contiene alcuni semi che, se ben interpretati, ci possono aiutare per le sfide che ci attendono. Sul lavoro, rinnoviamo la cassa integrazione d'emergenza per diciotto settimane, nove delle quali senza costi aggiuntivi per le imprese e nove con costi graduati sul calo di attività: per la serie - se interpretiamo bene il messaggio - che non si può stare fermi, stiamo per uscire dalla terapia intensiva del welfare e lo Stato c'è, ma si deve tornare a progettare come creare lavoro. Per aiutare la creazione di lavoro, il decreto-legge introduce nuove forme di decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato, gli stagionali e le aziende che smettono di usare la cassa integrazione: per la serie - di nuovo, se interpretiamo bene il messaggio - che ora è il momento di misure temporanee, che aiutino chi può tornare a creare lavoro in una congiuntura ancora molto difficile, ma in attesa di un intervento strutturale sul costo del lavoro, sul welfare e sulla formazione, che non possiamo rinviare oltre. Nel decreto-legge c'è anche la proroga di due mesi per NASPI e Dis-Coll per i disoccupati e la proroga delle indennità Covid per i soggetti deboli senza altri ammortizzatori sociali, così come c'è un nuovo e importante investimento finanziario sul fondo per le nuove competenze, per mettere al centro dei processi di trasformazione aziendale la formazione e la contrattazione territoriale e aziendale. Per la serie, di nuovo, se interpretiamo bene il messaggio: investiamo su competenza e qualità del lavoro, in attesa di una riforma complessiva e universalistica del welfare , preoccupandoci già adesso di finanziare una formazione che non sia la scusa per dare altri sussidi mascherati, ma un investimento di qualità e certificato sulle nuove competenze che servono ai lavoratori. C'è inoltre un intervento importante, fortemente rafforzato nel passaggio parlamentare su richiesta di molti Gruppi, a favore dei lavoratori fragili, immunodepressi, malati oncologici e categorie a rischio di fronte alla pandemia. Ci sono interventi a favore delle imprese e dei professionisti più in difficoltà, con il rafforzamento dei crediti di imposta per il settore turistico e termale, l'esenzione della seconda rata IMU per turismo e spettacolo e il rinvio dei pagamenti per i soggetti ISA in difficoltà. C'è un ordine del giorno, firmato da tutti i Gruppi di maggioranza, che impegna il Governo ad aprire subito un confronto con le Regioni per il riordino e la messa a punto della riforma delle camere di commercio in questa nuova fase; un ordine del giorno sulla cui attuazione del Partito Democratico aspetta adesso atti concreti. Un altro seme da raccogliere da questo passaggio parlamentare è il metodo seguito in Commissione bilancio, sotto la guida attenta dei relatori, i colleghi Manca ed Errani, e del presidente Pesco, che ha permesso, più di tante parole sulla centralità del Parlamento, di fare il massimo per migliorare il provvedimento nella situazione data, coinvolgendo anche le opposizioni, che dobbiamo ringraziare per lo spirito costruttivo mostrato in Commissione, pur nella giusta e sacrosanta distinzione dei ruoli. E questo nonostante la sbavatura di ieri, che ha visto saltare alcuni interventi utili, già discussi e votati dalla Commissione; una sbavatura di metodo che deve spingerci a porci qualche domanda e a trovare anche qualche risposta per il prosieguo dei nostri lavori. Detto questo, un minuto dopo la conversione del decreto-legge Governo e maggioranza devono chiedersi come far germogliare questi semi, per passare da una fase emergenziale a una fase progettuale. L'Italia ha un compito enorme, perché, così come ha fatto da apripista in Europa nella gestione dell'emergenza sanitaria, può giocare un ruolo da apripista su un uso progettuale delle risorse che mobiliteremo nei prossimi mesi e nei prossimi anni, dove progettuale non sta per sommatoria di mille progetti e di mille rivoli in cui si disperdono le risorse, ma per capacità di mettere in campo un progetto e una visione. Per farlo serve la consapevolezza che i soldi sono importanti, ma non bastano. Per ogni euro che spenderemo dovremo mettere in campo un'idea: un euro, un'idea. Se investiamo un euro sull'edilizia scolastica - e dobbiamo mettercene tanti - dobbiamo metterci una nuova idea di scuola, che ripensi gli spazi e i tempi per aprirsi a territorio e terzo settore, a nuove attività, per farsi comunità educante, combattere la povertà educativa e favorire la mobilità sociale. Se investiamo un euro sulla sanità - e dobbiamo mettercene tanti, usando tutte le linee di finanziamento disponibili - dobbiamo metterci una nuova idea di sanità, per raggiungere la vita delle persone, soprattutto quelle più fragili, con una forte rete di servizi territoriali, non solo ospedalieri (lo ricordava ieri la collega Boldrini) e investendo sulla telemedicina. Se investiamo un euro sul sostegno per le famiglie con figli a carico - e dobbiamo mettercene tanti con la riforma dell'assegno unico - dobbiamo metterci una nuova idea di condivisione della scelta di fare figli all'interno della coppia; non una scelta che le donne da sole devono conciliare con il lavoro, ma una scelta che devono condividere. E allora parliamo di congedi di paternità obbligatori, di part-time di coppia agevolato; mettiamoci un'idea di condivisione per rafforzare la libertà di tutti, uomini e donne. Se investiamo un euro sulla garanzia del reddito per chi è in difficoltà - e dobbiamo anche qui in mettercene tanti - mettiamoci una nuova idea di welfare , un welfare universalistico che aiuti tutti, dipendenti e autonomi, poveri e disoccupati, ma con strumenti diversi e con servizi integrati di formazione permanente. Concludo sui destinatari degli interventi, che devono essere sempre più progettuali e non emergenziali; sull'obiettivo che dobbiamo tenere presente quando disegneremo la nuova fase. C'è senza dubbio la transizione digitale ed ecologica da mettere al centro degli investimenti pubblici e privati, come è stato ricordato nella discussione, ma ci sono anche i grandi volani di crescita inclusiva che dobbiamo sapere individuare nel mondo del lavoro; di nuovo, in tutto il mondo del lavoro, dipendente, autonomo e imprenditoriale. Questi volani sono anzitutto due: il lavoro dei giovani e delle donne. Dobbiamo smetterla di parlare di giovani e donne nei nostri convegni per iniziare a metterli al centro dei nostri provvedimenti di spesa e delle nostre riforme. A livello internazionale è partito un appello, half of it , ripreso in Italia come il giusto mezzo da una rete di associazioni e personalità per far sì che metà dei fondi dell'Unione europea raggiungano il lavoro e le opportunità delle donne. Non limitiamoci a firmare quell'appello, ma progettiamo politicamente come metterlo in pratica, chiamando a raccolta tutti gli attori sociali e istituzionali intorno a un piano nazionale per l'occupazione femminile e dotandoci di strumenti conoscitivi per valutare l'impatto di genere di ogni misura, come chiede anche un parere approvato dalla Commissione lavoro del Senato, perché il giusto mezzo richiede la giusta attenzione alla valutazione e all'impatto di genere. Presidente, concludo davvero dicendo che, di fronte a un nemico terribile e visibile, il virus, la maggioranza e il Governo hanno saputo fare anche scelte difficili. Adesso, di fronte a un nemico altrettanto terribile ma meno visibile, come il declino economico e sociale del nostro Paese, servono scelte altrettanto difficili, ma soprattutto servono scelte. Scelte rispetto alle quali non saremo misurati contando i «mi piace» su Facebook domani, ma pesando i giudizi sulla nostra capacità di promuovere la crescita economica e la giustizia sociale dopodomani. (Applausi). PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, rappresentanti del Governo, innanzi tutto mi sia permesso di ringraziare i colleghi della 5 a Commissione, i relatori Errani, Manca, Calandrini per l'opposizione, e i rappresentanti del Governo che si sono avvicendati in Commissione (i viceministri Castelli, presente ancora ieri sera, e Misiani, i sottosegretari Malpezzi e Castaldi). Il ringraziamento non è solo formalità, perché comunque credo sia fondamentale, in un momento come questo per il Paese, al di là del ruolo di maggioranza e opposizione, affrontare le questioni, anche e certamente con idee diverse rispetto alla visione complessiva, ma con chiarezza di rapporto e con serietà. Devo dire che questo, nell'ambito della 5 a Commissione, è avvenuto, pur con momenti di criticità e anche, se vogliamo, di profondo dissenso su alcune scelte, che a mio avviso è il punto base per affrontare un momento come quello attuale. Stamattina abbiamo avuto la notizia del Piano nazionale di ripresa e resilienza con la previsione di diminuzione del 9 per cento del prodotto interno lordo; poi una ripresa del 6. Personalmente mi auguro che la diminuzione del prodotto interno lordo rimanga al 9 per cento nel corso del 2020, e me lo auguro perché temo che sarà più del 9 per cento. Questo è il mio timore, quindi l'augurio è che il Governo abbia fatto stime corrette. Naturalmente, in tutto questo, c'è l'impegno per guardare al futuro perché comunque il decreto-legge che abbiamo affrontato riguarda ancora il passato. Vorrei ricordare che i due terzi del decreto-legge sono dedicati all'emergenza e riguardano essenzialmente la cassa integrazione, quindi è ancora una parte di tutta quell'emergenza che ci ha visto impegnare in precedenza 75 miliardi di euro di scostamento. Nel nostro Paese la domanda è bassa e i risparmi sono ancora in crescita (e la crescita dei risparmi indica la percezione di insicurezza presente nel Paese); c'è un vorticoso rincorrersi di norme, purtroppo, di cui siamo responsabili anche noi, ma è anche un tentativo di ricerca delle soluzioni più corrette; purtroppo la burocrazia è ancora imperante a livello nazionale; manca quel boom del terzo trimestre, che invece il ministro Gualtieri ci aveva annunciato qualche mese fa (e questa è una critica che vogliamo esprimere); il crollo del turismo incombe. Ci poniamo allora la domanda: continuiamo con un meccanismo assistenziale o vogliamo seriamente tentare delle scelte (nessuno ha la certezza sulle azioni che dobbiamo intraprendere) per indirizzare il cambiamento? C'è troppa frammentazione, troppi bonus , mancano addirittura i provvedimenti attuativi dei decreti-legge precedenti: mancano centinaia di provvedimenti attuativi dei decreti precedenti. Il tema è: qual è la visione del futuro? Viene la battuta, fatta anche dai miei colleghi questa mattina: sono i 9 milioni di cartelle esattoriali che arriveranno il 15 ottobre? Ci rendiamo conto che lo Stato deve attivarsi per il recupero, però vorrei anche ricordare che sono sei mesi che questa opposizione vi sollecita a fare un piano ragionevole, a non continuare con l'acqua alla gola a prorogare di otto giorni in otto giorni. (Applausi) . Era questa la questione. Devono protestare e minacciare lo sciopero alcuni dottori commercialisti, per arrivare poi a ottenere una proroga di un mese, con relativi interessi dei versamenti fiscali, peraltro non per tutti, ma solo per chi ha perso un terzo del fatturato? (Applausi) . Il problema non riguarda solo le aziende, ma il sistema di gestione delle partite IVA, che automaticamente si era bloccato al 16 agosto e poi al 16 di settembre. Colleghi, bisogna avere il coraggio di guardare oltre, non possiamo continuare con meccanismi come quelli contenuti nel decreto al nostro esame. Vi è una miriade di provvedimenti; certamente alcuni trovano anche la nostra piena condivisione, ma ricordiamo cosa questo decreto-legge ha di caratteristico: si riferisce a un milione di lavoratori in meno. Ci rendiamo conto che il reddito di cittadinanza non funziona o, almeno, non funziona per la parte relativa alla politica attiva del lavoro? Ha funzionato a livello assistenziale, lo ammettiamo, perché in qualche modo ha rappresentato quel recovery money che avevamo richiamato sei mesi fa; però c'è ancora un'ottusità nel non volere un po' di flessibilità nel mercato del lavoro. I voucher sono un meccanismo per regolare e per immettersi nel mercato del lavoro: è politica attiva del lavoro. (Applausi) . Sta invece crescendo il lavoro in nero. Noi vogliamo essere complici di tutto ciò e poi denunciarlo? È questa la questione. Noi siamo per risolvere. L'eccesso di ideologismo fa dei danni. Vi è poi la questione della liquidità, in qualche modo tamponata; ciononostante, ad ogni provvedimento dobbiamo intervenire sul fondo di garanzia o correggendo una parte della platea. Sugli enti locali, una parte è stata stralciata, poi rimessa, poi modificata. Mi rifaccio anche alle considerazioni della collega De Petris, intervenuta prima, sui meccanismi per operare e legiferare nell'ambito della Commissione e del Parlamento. Noi denunciamo che non ci fornite un disegno complessivo. Da parte della maggioranza non c'è un disegno complessivo. Chi vi parla è a favore dell'utilizzo del MES: ci volete dire se l'intervento nella sanità verrà fatto utilizzando dei tassi vantaggiosi, con meno vincoli rispetto al recovery fund che tutti propagandiamo? (Applausi) . Vogliamo cogliere l'occasione per modernizzare il nostro sistema sanitario e creare tutte quelle stabilizzazioni che sono necessarie in un sistema che è esploso quarant'anni fa e che, avendo occupati con un media di età avanzata, rischia in un momento come questo di crollare, tra un anno o due, anche sotto l'aspetto occupazionale? Questa è la questione che va affrontata. Colleghi di maggioranza, fate il dibattito che volete, ma portate una proposta. È necessario un disegno strutturale per il Paese. Colleghi, sono rientrato a casa sabato mattina, dopo che abbiamo passato la nottata in Commissione, e ho faticato a raggiungere il territorio da cui provengo: sono caduti ponti e ci sono state frane. La devastazione che si è verificata è dovuta, da un lato, all'imponderabile (il cambiamento climatico produce chiaramente degli effetti) dall'altro però alla manutenzione. Negli ultimi anni non si è più fatta manutenzione delle strade provinciali perché si era deciso di eliminare le Province, senza pensare che le strade provinciali rimanevano e non erano eliminabili. (Applausi) . Dobbiamo inoltre conciliare il vivere civile delle persone con la natura e considerare il fatto che se gli alvei non si possono più pulire gli arbusti in essi presenti diventano alti tre, quattro o cinque metri e quando arrivano queste piene vengono buttati giù e fanno barriera. La situazione non è più sostenibile e occorre equilibrio. Il ministro Costa non può dire che è colpa dei Comuni. I Comuni erano tenuti al rispetto del Patto di stabilità e di tutta una serie di vincoli cui non potevano contravvenire. (Applausi) . Inoltre, mancavano loro i tecnici, che non potevano assumere per poter svolgere le azioni conseguenti. Onorevoli colleghi, si è parlato di svolta, ma svolta significa avere il coraggio di guardare al futuro e avere un disegno per il futuro. Nei dibattiti televisivi si parla di manovra espansiva, che però ha una valenza pluriennale, il che vuol dire promuovere un percorso che dia sicurezza agli italiani e permetta il coraggio degli investimenti. Noi dobbiamo far crescere la parte pubblica con le infrastrutture e la parte privata con gli investimenti privati e affrontando la sfida che ognuno di noi ha, ossia la sfida di vita e di futuro. Per questi motivi, non possiamo che dichiarare il nostro voto contrario al provvedimento in esame. (Applausi) . RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare i colleghi della Commissione, i relatori che hanno cercato di favorire lo svolgimento del dibattito in termini civili e costruttivi, nonché i membri del Governo che velocemente sono stati disponibili, nonostante fossero molto presi dal fare riunioni per cercare di trovare equilibri in una maggioranza che ha posizioni molto diverse. Grazie, comunque, da parte mia. Questa litigiosità e il non trovare la quadra hanno però forse pesato più di altre volte. Ci siamo ridotti, anche questa volta, di fronte a un provvedimento così corposo, a votare gli emendamenti di notte perché non si riusciva a trovare la quadra sugli argomenti sui quali si era convenuto di trovare convergenze (che in alcuni casi sono state realizzate anche con l'opposizione). Tuttavia - cito solo questo esempio, ma è stato piuttosto pesante - sulle camere di commercio non si è riusciti a fare niente. (Applausi) . Non solo, poiché alcuni emendamenti presentati della maggioranza andavano contro il volere del Ministro e di altre parti, c'è stata una sorta di commissariamento, con la presenza direi piuttosto pressante del Capogruppo del MoVimento 5 Stelle e di due Sottosegretari, perché la questione si risolvesse. Alla fine la maggioranza è uscita con un ordine del giorno piuttosto ridicolo. Però questa era un tema da affrontare. Sulla riforma delle camere di commercio noi siamo sempre stati contrari, ma abbiamo presentato più di un emendamento in materia, ma di buon senso: le camere di commercio che hanno bilanci in pareggio e sono virtuose possono non accorparsi, perché secondo noi l'autonomia vuol dire responsabilità e lavoro ben fatto, ma è stato spazzato via tutto. Vi assicuro che l'atmosfera era davvero molto pesante, ma noi siamo rimasti e abbiamo accettato di lavorare di notte, perché nel provvedimento c'erano misure importanti per i lavoratori. L'abbiamo fatto per queste persone, perché oggettivamente la maggioranza, che porta avanti in maniera confusa e disordinata i lavori - lo abbiamo visto negli ultimi mesi - non lo merita di certo. Per cui lo dico sin d'ora: più volte abbiamo detto che siamo responsabili, usiamo il buon senso e cerchiamo di aiutare, ma il tempo è finito, perché una volta, due volte, tre volte va bene, ma avete dimostrato nei nostri confronti di opporre davvero un blocco ideologico, per cui tutte le proposte di buon senso vengono bocciate in modo aprioristico. Parlo per esempio dei voucher nel turismo e in agricoltura. Lo ha appena detto il collega Pichetto Fratin: è una proposta di buon senso e vuol dire dar da lavorare e far il lavoro nero. Non si può fare: cancellato. La flat tax : cancellata. Sono tutte richieste che arrivano dagli imprenditori o da coloro che aprono i negozi; sono quelli che accettano di avere il rischio di impresa sulla propria testa, sui propri capitali e sono gli stessi che danno lavoro; ma a voi non interessa, non importa tutto questo! (Applausi) . E cosa dire delle scuole paritarie? Sono figli di un dio minore. Sapete il valore della scuola pubblica paritaria? Non è una scuola di serie B e dovrebbe essere considerata in un altro modo. Poi ancora, le proposte sulla cedolare secca e la questione ormai annosa dei precari storici: come si può non pensare di utilizzare gli insegnanti che lavorano già nelle scuole da tanti anni per arginare un'emergenza come quella del sostegno? Come si possono sostituire continuamente con supplenti, insufficienti loro stessi, gli insegnanti di sostegno dei ragazzi con disabilità? È una cosa crudele e le famiglie lo denunciano. (Applausi) . E ancora, la nostra proposta di estensione della decontribuzione al Sud a tutto il territorio nazionale. Per carità, via, non se ne parla neanche, perché altre zone comunque colpite da difficoltà o aree particolarmente desolate sotto il profilo economico non sono meritevoli. Ancora, avevamo proposto gli incentivi all' automotive . Sono tutti temi importanti, propositivi e positivi che sono stati esclusi a prescindere e non ciò va assolutamente bene. La preoccupazione è che l'indebitamento è cresciuto ancora una volta, anche con i 25 miliardi di euro che sono stati messi in questo provvedimento. Va bene, tutti avremmo voluto già negli anni scorsi aumentare il debito per una manovra espansiva, ma non era possibile. L'emergenza Covid lo ha reso possibile, direi la tragedia Covid perché non dimentichiamo tutti i morti che ci sono stati e quanto tutti dobbiamo attrezzarci per arginare un'eventuale seconda ondata. Questi miliardi devono essere impiegati bene, perché possano generare nuove economie. Non possiamo aspettare però il 2022 e il 2023 perché l'emergenza di chi deve dare la cena ai propri figli, pagare l'affitto o vivere dignitosamente (al minimo, ma vivere) bisogna affrontarla adesso. La cassa integrazione però finirà e quindi come faremo poi ad andare avanti? Come dicevo prima, dobbiamo aiutare coloro che danno il lavoro e accettano di rischiare per esso. Abbiamo anche pensato alle persone che hanno fragilità, ragionando circa l'incremento del fondo per chi è affetto da problemi e disturbi dello spettro autistico. L'abbiamo potuto fare solamente per il 2020, però abbiamo preso un impegno tutti insieme perché tali fondi possano essere erogati «a decorrere da quest'anno». Il problema delle famiglie che hanno figli con questo disturbo sono infatti enormi e ce ne rendiamo conto tutti i giorni nei Comuni quando dobbiamo assicurare l'educativa scolastica a questi bambini e a questi ragazzi. Il numero sta aumentando incredibilmente e non si possono lasciare sole le famiglie. Un'altra proposta che abbiamo dovuto trasformare in ordine il giorno è quella relativa alle deduzioni per chi è affetto da sclerosi multipla, un'altra patologia in crescita che cambia davvero la vita non solo a chi ne è affetto, ma all'intera famiglia. Si tratta di questioni importanti, ma voglio parlare ancora di altre proposte che dovremo affrontare con il recovery fund . Ci siamo detti in Commissione che avremmo parlato di certi argomenti nel recovery fund e nel recovery plan . Mi riferisco, ad esempio, al reshoring ; dobbiamo fare in modo che le aziende rientrino, che diano lavoro e producano in Italia. È così che si fa crescere il nostro Paese. (Applausi). Non solo; ho a cuore il tema e mi chiedo perché nel provvedimento, avendo a disposizione una cifra importante, almeno per il 2020, voi, che avete fatto la legge sul servizio civile universale, non avete permesso a 50.000 ragazzi - che era il numero iniziale - di partire con uno strumento che ha dimostrato tutta la sua efficacia? Perché non avete voluto aiutare i ragazzi dai diciotto ai ventotto anni in questa esperienza? L'avete fatta voi; la legge devo dirlo io che sono dell'opposizione? Io conosco il valore di questo servizio. (Il microfono si disattiva automaticamente)... non ci credete neanche voi ed è pazzesco. I colleghi hanno parlato poi di difficoltà e di qualcosa che sta saltando. La lettura del provvedimento si fa in un solo ramo del Parlamento e immancabilmente viene posta la fiducia, ma addirittura, anche con una sola lettura, si arriva all'ultimo secondo, commettendo degli errori. Ieri sera abbiamo visto che addirittura abbiamo dovuto riunire la Commissione per stralciare dal maxiemendamento degli articoli sui quali erano state avanzate osservazioni dalla Ragioneria, con articoli riformulati addirittura dal Ministero dell'economia e delle finanze. C'è qualcosa che non va; non riescono a uscire i decreti, sta saltando il sistema. D'accordo, è un momento difficile, l'ho sempre detto, però dobbiamo acquisire un'efficienza senza la quale tutto quello che stiamo facendo non prenderà poi corpo. È un problema gigantesco che ci dobbiamo porre. Se però tutto lo scontro si basa esclusivamente sul fatto che noi diciamo cose sbagliate e quindi occorre smantellare tutto quello che abbiamo fatto insieme (e quindi via i decreti sicurezza, via questo e via quell'altro, via tutto l'elenco di cose che vi ho detto) non andremo da nessuna parte. Tante volte ho detto che bisogna essere responsabili, volare più in alto e cercare di essere più istituzionali possibili; dato che ritengo di avere questa mentalità vi dico allora che il tempo è finito e anche alla luce di quello che è successo nel corso della trattazione del decreto, non ci saranno più buon senso e comprensione. Utilizzeremo tutti gli strumenti che il Regolamento del Senato ci offre e contiene per fare un'opposizione dura. Probabilmente capirete solo questo, probabilmente in questo caso, se noi avessimo chiesto di votare puntualmente e di fare le cose in un certo modo, sarebbe saltato il decreto. Da questo momento in poi faremo proprio così, ci atterremo al Regolamento e a tutti gli strumenti per fare opposizione che sono in esso contenuti. Annuncio pertanto il voto contrario all'ennesima fiducia perché non meritate altro; è un provvedimento fatto male ed è stato un pasticcio nonostante avesse dentro delle misure anche importanti. (Applausi). LEONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, oggi siamo chiamati ad esprimerci sul decreto legge 14 agosto n. 104, un provvedimento che, che come altri che lo hanno preceduto, ha preso corpo dopo lo shock pandemico e a questo shock cerca di porre rimedi immediati intervenendo a beneficio di numerosi settori economici. Colgo anche l'occasione per ringraziare il Presidente della Commissione bilancio e tutti i componenti della Commissione stessa. (Applausi) . In diversi casi si tratta di settori che, voglio ricordare, non godevano di ottima salute già prima del lockdown e che soffrivano ancora per gli effetti delle grandi crisi del 2008 e del 2012. Le misure messe in campo con questo decreto non sono solo di protezione, ma puntano al rilancio dell'economia e a corroborare l'azione di ripresa delle imprese colpite dalle conseguenze negative dell'epidemia. Il provvedimento mette in campo 25 miliardi di euro, che portano a 100 miliardi il volume totale delle risorse stanziate fra decreto cura Italia, decreto rilancio e, appunto, decreto agosto. Polemiche strumentali a parte, con onestà intellettuale tutti dobbiamo riconoscere che si tratta di risorse molto ingenti, a riprova di come il Governo e il Parlamento abbiano profuso uno straordinario sforzo, sia qualitativo che quantitativo, per combinare misure di protezione ma anche misure prospettiche. Purtroppo, tra i settori economici maggiormente colpiti c'è il turismo. Ed è proprio per questo settore che il decreto-legge prevede un fondo per la filiera della ristorazione. Infatti, gli esercizi di ristorazione che abbiano subito una perdita di fatturato, da marzo a giugno 2020, di almeno il 25 per cento... (brusio) . PRESIDENTE. Per cortesia, gli assembramenti sarebbero vietati. I dialoghi e i disturbi a fianco di colei che sta intervenendo sono un segno di scarso rispetto per i colleghi. LEONE (M5S). La ringrazio Presidente. Dicevo che gli esercizi di ristorazione che abbiano subito una perdita di fatturato, da marzo a giugno 2020, di almeno il 25 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019 potranno ottenere un contributo a fondo perduto per l'acquisto di prodotti di filiere agricole, alimentari e vitivinicole da materia prima italiana. Ma c'è anche un contributo a fondo perduto per attività economiche e commerciali nei centri storici, in favore degli esercenti che abbiano registrato, a giugno 2020, un calo del fatturato rispetto allo stesso mese del 2019, un credito di imposta del 60 per cento del canone di locazione, leasing o concessione e l'esonero del pagamento della seconda rata dell'IMU del 2020 per alcune categorie di immobili e di strutture turistico-ricettive. È un provvedimento che pone attenzione anche al mondo dello sport , alle imprese, ai lavoratori autonomi e agli enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie, incluse le sponsorizzazioni nei confronti di leghe, società sportive professionistiche e società e associazioni sportive dilettantistiche iscritte al registro CONI. Viene a loro riconosciuto un contributo sotto forma di credito di imposta pari al 50 per cento degli investimenti effettuati. È stato riconosciuto un sussidio di 600 euro per i lavoratori dello stesso mondo dello sport. Come dicevo, in perfetta linea di continuità con il decreto cura Italia e con il decreto rilancio, anche nel decreto agosto ci sono misure di prospettiva: si è provveduto al rifinanziamento di alcuni strumenti come i contratti di sviluppo, il fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività di impresa, il voucher per l'innovazione, il fondo IPCEI per il sostegno alle imprese che partecipano alla realizzazione di importanti progetti di interesse europeo... ( Brusio. Richiami del Presidente ). Si è provveduto al rifinanziamento del Fondo centrale di garanzia, al fine di favorire l'accesso al credito attraverso la concessione di una garanzia pubblica e la proroga della moratoria su prestiti e mutui (dal 30 settembre 2020, il termine viene esteso al 31 gennaio 2021). Sono state riprogrammate le scadenze relative ai versamenti tributari e contributivi sospesi nella fase di emergenza, è stato previsto un fondo per la formazione personale delle casalinghe e dei casalinghi e un fondo di tre milioni di euro per la formazione di coloro che accudiscono persone bisognose. Il valore simbolico di questa misura è importantissimo, perché dà importanza ad un lavoro tanto essenziale quanto invisibile, appunto quello che consiste nell'accudire persone più in difficoltà e provvedere alla casa. Le nostre case sono anch'esse attraversate dalla rivoluzione tecnologica e dunque la formazione digitale è diventata necessaria per acquisire nuove competenze da aggiungere a quelle tradizionali. Così pure voglio ricordare il fondo di tre milioni di euro per i Comuni siciliani maggiormente coinvolti dalla gestione dei flussi migratori, al fine di fronteggiare in modo concreto il problema degli sbarchi. Colleghi, in attesa delle consistenti somme di denaro in arrivo dall'Unione europea, che ci permetteranno di rilanciare gli investimenti necessari al Paese, oggi ci apprestiamo a licenziare questa misura da 25 miliardi di euro, che darà conforto a numerosi operatori economici e li aiuterà a non soccombere davanti a questa crisi del tutto inattesa. Veniamo da un anno in cui la decretazione d'urgenza ha caratterizzato il lavoro del Governo e di conseguenza del Parlamento. Il decreto agosto ne è l'ultima espressione infatti, ma mi chiedo, oltre ogni polemica e contrapposizione politica: che cosa si sarebbe potuto fare davanti ad un'emergenza così repentina e cangiante come quella da Covid-19? (Applausi) . Mi rivolgo all'opposizione, che in diverse circostanze, sia in Commissione finanze e tesoro di cui faccio parte sia in quest'Aula questa mattina, lamenta il fatto che il Governo non l'ascolta: ebbene, su poco più di 100 articoli, 83 emendamenti sono dell'opposizione. (Applausi) . Spero che possiate riflettere su questa fiducia ed essere coerenti con quello che avete detto questa mattina, perché questo Governo ascolta ed interpreta al meglio le esigenze dei cittadini, in un clima di collaborazione in cui questo caso dell'epidemia ci sta portando oggi a intervenire in quest'Aula. È per tutte queste ragioni che dichiaro a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle il voto favorevole. (Applausi) . PARAGONE (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. PARAGONE (Misto) . «Se i clienti non mi pagano, nemmeno io posso pagare i miei fornitori e così mi sono cacciato in una spirale da cui non sono più riuscito a riemergere. Sono arrivato ad un bivio: pagare le tasse o dare da mangiare alla mia famiglia. Ho imboccato la seconda strada. Non avevo scelta, cosa avrei dovuto fare?». A parlare è l'artigiano trevigiano di cinquantacinque anni che martedì scorso ha tentato di lanciarsi da una finestra del tribunale di Treviso (fermato dai presenti), dopo avere saputo che la sua casa rischiava il pignoramento per l'azione giudiziaria avviata da quattro suoi creditori. Se volete sapere che cosa significano 9 milioni di cartelle esattoriali, bene, questo è l'esempio. Certo, se un vip è positivo al Covid finisce immediatamente in prima pagina, i contagi sono aggiornati in tempo reale, mentre queste storie finiscono - e lì terminano il loro ciclo - nei giornali locali, perché questa purtroppo è l'Italia che non vedete. Poi ci sono le bollette della luce e del gas, che sono le più vergognose d'Europa per le folli spese legate agli oneri di sistema (ma tanto voi siete fermi al decreto agosto e, siccome ad agosto fa caldo e fa buio più tardi, in fin dei conti vi interessa poco). Penso che siamo arrivati ancora una volta al limite nel vedere che il Parlamento, composto dai rappresentanti del popolo, è tagliato fuori. Mi sono quindi miseramente e tristemente rapportato alle storie di questa Italia e mi sono permesso di portarle alla vostra attenzione, dicendo no al vostro decreto-legge. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 11,14) DE FALCO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, colleghi, esponenti del Governo, la dichiarazione che sto per leggere è impegnativa per il sottoscritto, per la collega Elena Fattori e per il collega Saverio De Bonis. Qualunque organo collegiale, anche l'assemblea di un condominio, esige che l'ordine del giorno sia dettagliato e siano specificate le questioni da trattare, a pena di nullità, in modo tale che il singolo componente sia messo in condizione di conoscere per deliberare e partecipare quindi in modo attivo e responsabile. Sabato 3 ottobre, alle ore 5 del mattino, la 5 a Commissione del Senato aveva dato mandato al relatore di riferire in Aula sulla conversione in legge del decreto-legge n. 104, il quale è stato ampiamente modificato rispetto al testo iniziale. Tra poco, quindi, si voterà si voterà la fiducia annunciata da giorni. Il testo del disegno di legge è stato depositato ieri sera, ma sentivo che ancora la 5 a Commissione ha dovuto rimetterci mano per degli errori. Questa situazione costringe a votare una fiducia sulla fiducia, al buio, e si ripresenta puntualmente, perché è conseguenza della incostituzionale torsione della funzione della decretazione d'urgenza che, secondo la Costituzione, signor Presidente (e la ringrazio per l'ascolto), dovrebbe avere oggetto, se non unitario, almeno omogeneo. Così come, rispetto al decreto-legge, dovrebbe essere omogenea la legge di conversione. Per queste ragioni, a settembre, il Presidente della Repubblica, promulgando il decreto semplificazioni, ha avvertito l'esigenza di ribadire che, nel corso dell'esame delle leggi di conversione, non possono essere inserite «norme palesemente eterogenee rispetto all'oggetto e alle finalità dei provvedimenti d'urgenza». Infatti questa prassi priva il singolo parlamentare, attraverso il meccanismo della fiducia, della reale possibilità di esaminare i provvedimenti e i suoi effetti nell'ordinamento, e quindi della possibilità di migliorare il provvedimento. In queste condizioni il Parlamento non può seriamente esprimere un voto in scienza e coscienza. Già la Corte costituzionale, con riferimento all'approvazione del bilancio 2018, che fu portato all'approvazione del Senato, e della Camera poi, con una procedura che evidenzia una certa continuità procedurale tra i due Governi Conte, ebbe a stigmatizzare che quelle modalità procedimentali possono in concreto elidere in modo rilevante le prerogative costituzionali del singolo parlamentare rispetto alla funzione di rappresentanza che egli ha della Nazione che gli è attribuita e che, senza il presupposto della responsabilità e della conoscenza, non trova corretta espressione. La recidivante violazione costituzionale oggi ci impone, nonostante la bontà di alcune misure contenute nel provvedimento, di astenerci dal voto per senso di responsabilità verso parte degli italiani che necessitano di quelle provvidenze: per non danneggiarli quindi. Senza aver potuto valutare il merito del testo approfonditamente e con consapevolezza dei suoi riflessi sull'ordinamento, non riteniamo che sia serio dare il nostro voto e il nostro imprimatur a questo testo di legge. PRESIDENTE . Procediamo dunque alla votazione. Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore potrà votare esclusivamente dal proprio posto, dichiarando il proprio voto. Ricordo che è necessario evitare assembramenti al centro dell'emiciclo. Vi pregherei di evitare assembramenti al centro dell'emiciclo, l'ho appena detto. I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza. Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. (È estratto a sorte il nome del senatore Auddino). Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Auddino. TOSATO, segretario, fa l'appello. Rispondono sì i senatori: Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Alfieri, Angrisani, Astorre, Auddino Bellanova, Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella Campagna, Carbone, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Crimi, Crucioli, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Durnwalder Endrizzi, Errani, Evangelista Faraone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giacobbe, Giannuzzi, Ginetti, Girotto, Granato, Grasso, Grimani, Guidolin Iori La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lonardo, Lorefice, Lupo Magorno, Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marinello, Marino, Matrisciano, Mautone, Messina Assuntela, Mininno, Mirabelli, Montevecchi, Moronese, Morra Nannicini, Naturale, Nencini, Nocerino Ortis Parente, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pisani Giuseppe, Pittella, Presutto, Puglia Rampi, Ricciardi, Rojc, Romano, Rossomando, Ruotolo, Russo Santangelo, Santillo, Sbrollini, Sileri, Stefano, Steger, Sudano Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste, Turco Unterberger Valente, Vanin, Vattuone, Verducci Zanda. Rispondono no i senatori: Aimi, Alessandrini, Arrigoni, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Barbaro, Bergesio, Bernini, Berutti, Binetti, Bonino, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Briziarelli, Bruzzone Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Casolati, Centinaio, Ciampolillo, Ciriani, Corti, Craxi Dal Mas, Damiani, de Bertoldi, De Carlo, De Poli, De Vecchis, Doria Faggi, Fazzolari, Ferrero, Ferro, Floris, Fregolent, Fusco Gallone, Gasparri, Giammanco, Giarrusso, Giro, Grassi Iannone, Iwobi La Pietra, Lucidi, Lunesu Maffoni, Malan, Mallegni, Mangialavori, Marin, Martelli, Marti, Masini, Messina Alfredo, Minuto, Modena, Moles, Montani Nastri, Nisini Ostellari Pagano, Papatheu, Paragone, Paroli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pergreffi, Perosino, Petrenga, Pianasso, Pichetto Fratin, Pillon, Pirovano, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli Quagliariello Riccardi, Richetti, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Romeo, Ronzulli, Rossi, Rufa, Ruspandini Saccone, Serafini, Siclari, Stabile, Stefani Testor, Tiraboschi, Toffanin, Tosato, Totaro Urraro, Urso Vallardi, Vescovi, Vitali Zaffini. (I senatori De Bonis, De Falco e Fattori dichiarano di non partecipare al voto). PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento 1.900 (testo corretto), interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 269 Senatori votanti 265 Maggioranza 133 Favorevoli 148 Contrari 117 Il Senato approva. (Applausi). Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 104. In attesa che arrivi il ministro Speranza alle 12,30, sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 12,15, è ripresa alle ore 12,33) . Comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020». Ha facoltà di parlare il ministro della salute, onorevole Speranza. SPERANZA, ministro della salute . Signor Presidente, onorevoli senatori, considero sempre importante il momento di confronto parlamentare, così come disposto dal decreto-legge n. 19 del 2020. E lo considero tale in modo particolare in questo passaggio della crisi epidemiologica che stiamo vivendo, che vede un'evoluzione costante, e penso che il confronto in Parlamento sull'analisi dei dati e sulla visione della situazione non possa che far bene, arricchire la nostra democrazia e anche aiutarci rispetto alle misure che dobbiamo mettere in campo. Come in altre occasioni in cui ho avuto modo di confrontarmi con le Camere, prima di arrivare alle valutazioni, in modo particolare sul prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, vorrei partire dallo stato dell'arte e dalla situazione dello scenario dentro cui siamo, e quindi da valutazioni tutte di natura epidemiologica, per provare a valutare le mosse più opportune per costruire la reazione del nostro Paese alla situazione in corso. Voglio ragionare attorno al quadro internazionale ed europeo e naturalmente ai numeri dell'Italia, che - com'è noto - vengono monitorati giorno per giorno, e settimanalmente viene costruito un report da una cabina di regia del Ministero della salute, delle Regioni e dell'Istituto superiore di sanità. Il quadro credo sia sotto gli occhi di tutti: quello globale è ancora molto complesso (abbiamo superato i 35 milioni di casi confermati e certificati sul piano mondiale); come è noto, negli ultimi giorni è stato superato il numero di un milione di vite spezzate e, quindi, un milione di persone ha perso la vita. Questo è il dato mondiale con cui abbiamo a che fare. Il Centro europeo per la sorveglianza e il controllo delle malattie ogni settimana ci offre invece un'analisi precisa e puntuale sull'evoluzione epidemiologica in ogni singolo Paese dell'Unione. Si tratta quindi di dati ufficiali e formali dell'Agenzia europea per la salute (European centre for disease prevention and control, ECDC), che si costruiscono attorno al numero di contagi in ciascun Paese su 100.000 abitanti in un arco temporale di due settimane. Questa considerazione consente di avere una classifica dei Paesi, per capire dove il virus circola di più e dove meno. L'ultimo rapporto dell'ECDC, che ho avuto modo di vedere ieri, ci dà alcuni numeri che credo siano utili per istruire la discussione che oggi va fatta in Parlamento: Spagna, 319 casi su 100.000 abitanti negli ultimi quattordici giorni; Francia, 246; Olanda, 243; Belgio, 220; Gran Bretagna, 163. L'Italia, nelle due ultime settimane, ha avuto 45 casi su 100.000 abitanti. Sono numeri che fotografano la situazione in Europa, ma che, se confrontati in una dinamica evolutiva delle ultime settimane, segnalano come in tutti questi Paesi europei ci sia una tendenza molto significativa alla crescita e al peggioramento dei dati epidemiologici. Il nostro Paese, con il numero 45, è ancora molto al di sotto della grande maggioranza di quelli europei, ma la tendenza è in crescita e ci richiede grandissima attenzione. La mia opinione - e questo è il punto di partenza del ragionamento che voglio offrire all'Assemblea del Senato - è che siamo ad un cambio di fase nell'evoluzione epidemiologica europea e del nostro Paese. E quando parlo di un cambio di fase, intendo che in tutti i Paesi che ho provato velocemente a citare, fino a un certo punto, cioè fino alla fase precedente, abbiamo avuto una tendenza ad allargare le misure e a lavorare per un rientro alla normalità, ma con questo cambio di fase si torna a intervenire con misure che hanno una connotazione di natura restrittiva. Il peggioramento è in corso in tutti i Paesi europei, nessuno escluso, anche se i numeri - come avete visto - sono diversi. I numeri ci dicono oggettivamente che l'Italia in questo momento, insieme alla Germania, è il grande Paese europeo che ha i dati migliori. Ma, attenzione, guai ad illudersi e guai a pensare che, sulla base di questi dati, noi siamo fuori da rischi o fuori da pericoli. Sarebbe sbagliato, profondamente sbagliato. Mentre la Francia arriva ad avere 17.000 casi confermati in un solo giorno; mentre la Gran Bretagna (un altro grande Paese europeo) ha 12.500 casi solo nella giornata di ieri e mentre in alcune grandi e importantissime città europee (penso alla città di Parigi) nella giornata di ieri si è deciso, con provvedimento del Governo nazionale, di chiudere tutti i bar, le piscine e le palestre e (penso alla città di Madrid) già da diversi giorni c'è una forma cauta di lockdown , e a oltre un milione di persone viene detto che non si può uscire di casa se non per andare a scuola o al lavoro, non dobbiamo immaginare che, di fronte a una descrizione del clima e della situazione europea di questa natura, noi possiamo sentirci fuori pericolo. I dati italiani segnalano la stessa tendenza, anche se con numeri ridotti rispetto a quelli che vediamo negli altri Paesi. La tendenza è netta, chiara e non equivocabile: sono nove settimane consecutive che i nostri numeri crescono. E con la realtà, come sempre, bisogna fare i conti. Per venire all'Italia (poi citerò anche alcuni numeri relativi al nostro Paese), c'è una grande differenza rispetto alla fase precedente. Come ricorderete benissimo, nella fase precedente, quella più difficile e drammatica dei mesi di marzo e aprile, abbiamo avuto una sostanziale concentrazione dell'epidemia in un ambito territoriale molto raccolto e molto chiaramente identificato. Nei mesi difficili di marzo e aprile, e poi anche nella fase immediatamente successiva, l'epidemia è stata concentrata territorialmente in un pezzo di Paese, in modo particolare la Lombardia e alcune importantissime Province del Nord Italia. Nel resto del Paese la capacità penetrante del virus è stata oggettivamente molto limitata e i numeri dell'analisi sierologica che abbiamo svolto grazie al lavoro prezioso dell'Istat e della Croce Rossa ci hanno consegnato questa fotografia. Non è un caso che, sul piano di quell'analisi sierologica che è stata conclusa nel mese di luglio, la Lombardia aveva un 7 per cento di persone testate con gli anticorpi nel plasma, mentre tutte le Regioni del Sud - per esempio - erano sotto l'uno per cento. Ora c'è una grande novità: la crescita è generalizzata in tutti i territori del nostro Paese. In questo momento non c'è il problema su un territorio, mentre il resto del Paese può sentirsi in qualche modo fuori pericolo. I numeri sono più contenuti, ma crescono in maniera significativa in ogni angolo del nostro Paese. E questo richiede grandissima cautela, grandissima attenzione e un impegno particolare da parte di tutte le istituzioni. La mia opinione è che, sulla base di queste valutazioni, servirà ancor di più quel raccordo costante, continuo e - io credo - proficuo che c'è stato nei mesi precedenti tra le Regioni e lo Stato. Anche ieri sera c'è stata una riunione con tutte le rappresentanze delle Regioni italiane e ve ne sarà un'altra nelle prossime ore, subito dopo la chiusura di questo confronto parlamentare, per condividere le misure importanti che abbiamo di fronte a noi. Le Regioni potranno prevedere misure più restrittive - alcune lo stanno già facendo - ma è particolarmente decisivo in questo momento avere un livello molto significativo di coordinamento tra pezzi delle istituzioni repubblicane. In buona sostanza, sulla base di queste prime valutazioni, voglio affermare che l'Italia oggi ha un vantaggio rispetto agli altri Paesi: i sacrifici fatti, i comportamenti delle persone, le misure dure attuate nella nostra comunità nazionale hanno consentito oggi all'Italia di avere numeri più bassi rispetto a quelli di tanti altri Paesi europei, ma non siamo fuori pericolo. Permettetemi di dire anche qui, ancora una volta - sono affermazioni che ho già fatto - che il risultato che oggi il Paese ha conseguito con fatica è merito non di una parte, non del Governo né di una Regione, ma di tutta la nostra comunità nazionale, che dobbiamo provare a tenere unita. (Applausi) . È merito - permettetemi ancora di dirlo - prima di tutto del nostro Servizio sanitario nazionale, delle donne e gli uomini del nostro Servizio sanitario nazionale, che non smetteremo mai di ringraziare per il lavoro straordinario che hanno fatto e che continuano a svolgere ogni giorno. (Applausi). Uso la stessa nettezza e la medesima chiarezza su un punto fondamentale della discussione che credo dobbiamo fare oggi, e cioè che i risultati - compreso qualche risultato positivo che ho provato a enucleare nella differenza rispetto ad altre realtà europee - non sono mai acquisiti per sempre. Dobbiamo essere nettissimi e dirci la verità su questo punto: i risultati si conquistano ogni giorno e ogni giorno vengono rimessi in discussione. È per questo che credo che la linea che debba guidarci nelle prossime ore e settimane debba essere, ancora una volta, la linea della prudenza, quella linea che finora ci ha guidato a questi effetti e agli attuali risultati. Per questa ragione di fondo, per questa ragione fondamentale, penso sia giusta la scelta del Governo - già resa pubblica dal Presidente del Consiglio dei ministri - di voler prorogare lo stato d'emergenza al 31 gennaio 2021. Ritengo questo atto pienamente corrispondente alla fase epidemiologica che stiamo attraversando. L'impalcatura istituzionale connessa allo stato d'emergenza ci ha consentito di gestire la fase che abbiamo finora attraversato, ed essa è costruita attorno alla centralità della Protezione civile, ai suoi poteri di ordinanza, al ruolo del commissario straordinario e naturalmente al ruolo fondamentale del Comitato tecnico scientifico, che ci ha accompagnato puntualmente nelle scelte che abbiamo compiuto a livello di Governo, a livello di Regioni e anche nell'ausilio ai soggetti sociali rispetto alle misure nella fase di convivenza in cui ancora siamo. La mia opinione è che, pur tra mille difficoltà, pur dentro una complessità che nessuno pensa mai di non considerare adeguatamente, l'impalcatura istituzionale che ci siamo dati sin dai primi giorni della crisi sanitaria è un modello che ha funzionato e che ci ha consentito una maggiore rapidità di intervento dinanzi alle necessità che si sono presentate. Permettetemi anche in questa sede di ricordare che, dal 2004, nel nostro Paese, ci sono state ben 154 dichiarazioni dello stato d'emergenza, e in ben 84 occasioni lo stato d'emergenza è stato prorogato. Se mi è consentita un'ulteriore riflessione, vorrei segnalare come di solito, nella storia del nostro Paese, lo stato d'emergenza si costruisce su eventi che hanno una determinazione temporale molto puntuale. Di solito lo stato d'emergenza viene dichiarato per un terremoto, per un'alluvione, cioè per eventi che sul piano temporale iniziano e finiscono in un ambito puntualmente delimitato. In questo caso siamo oggettivamente di fronte ad un fatto nuovo, inedito nella storia del nostro Paese: non un evento che inizia e finisce in un arco temporale breve e delimitato, ma un evento dinamico, che è iniziato in un determinato momento e che evidentemente non si chiude con una facilità e con una limitatezza, che può essere paragonabile ad altri tipi di eventi. Per queste ragioni io ritengo che sia appropriata e adeguata la scelta che stiamo per compiere di allungare lo stato d'emergenza fino al 31 gennaio. Voglio venire velocemente alle misure del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che è anche la ragione di natura formale della mia presenza in questa sede, sulla base delle indicazioni contenute nel disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 19 del 2020; com'è noto, con quel provvedimento il Parlamento ha chiesto al Governo, prima dell'adozione di ogni decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di poter avere un confronto, anche per assumere le linee di indirizzo del Parlamento stesso. Nell'ambito del prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, l'orientamento del Governo è di continuare a puntare sulle tre misure fondamentali, che abbiamo ormai fatto diventare le tre regole guida, della iniziativa di contrasto al Covid-19. Le tre regole fondamentali sono quelle che noi abbiamo appreso in questi mesi come regole auree per provare a contrastare il Covid-19. La prima è l'utilizzo delle mascherine. L'utilizzo delle mascherine è la prima regola essenziale; tutta la comunità scientifica mondiale ritiene che questo sia lo strumento principale con il quale provare a contrastare la diffusione del virus. L'orientamento del Governo è quello di estenderne l'utilizzo, rafforzando chiaramente anche questo messaggio al Paese, anche nei luoghi e negli spazi aperti, a prescindere dai limiti orari, che invece finora sono stati vigenti. Noi riteniamo che questa sia una misura consona, appropriata, che può aiutarci a contrastare il virus e che dà anche un messaggio positivo al Paese rispetto al necessario innalzamento della soglia di attenzione in questa nuova fase che ho provato ad indicare. In modo particolare, permettetemi di dirlo, diventa particolarmente decisivo insistere sull'utilizzo delle mascherine in tutte le occasioni in cui si incontrano persone non conviventi. I dati che stiamo riscontrando nelle ultime settimane segnalano che il più alto livello di diffusione del contagio è tra le relazioni più strette, le relazioni personali, le relazioni amicali, le relazioni familiari. Quindi il messaggio deve essere molto chiaro e molto netto: in ogni occasione in cui si può incrociare una persona non convivente sotto lo stesso tetto è fondamentale l'uso della mascherina, che è la prima arma che abbiamo per contrastare il virus. La seconda regola fondamentale, come sapete benissimo, è quella che riguarda il distanziamento di almeno un metro e il divieto di assembramenti. Anche questa è una regola che dobbiamo provare a far rispettare il più possibile. La norma è già vigente, quindi non c'è bisogno di un intervento normativo ulteriore su questo ambito, ma credo che invece ci sia bisogno - ed è intenzione del Governo produrre uno sforzo su questo terreno - di innalzare il livello di attenzione. Infatti, le norme sugli assembramenti esistono, ma dobbiamo aumentare il livello dei controlli affinché le norme vigenti vengano compiutamente e pienamente rispettate. Il terzo punto di queste regole essenziali ha a che fare con il rispetto delle norme igieniche fondamentali e, in modo particolare, con il lavaggio delle mani. Permettetemi ancora di ricordare che queste sono regole essenziali, condivise da tutta la comunità scientifica internazionale. Non c'entra nulla la politica, non c'entra nulla la destra, non c'entra nulla la sinistra: sono regole essenziali che la comunità scientifica mondiale ci offre e io credo che dovremmo tutti seguirle senza alcuna distinzione. Non avrebbe senso distinguersi su una indicazione di natura scientifica, che oggi risulta essere l'arma più forte per provare a reggere contro il contagio. Rispettare queste regole è davvero essenziale perché ci può consentire di gestire questa fase di transizione. Gestirla significa soprattutto, dal mio punto di vista, creare soprattutto le condizioni perché le strutture del Servizio sanitario nazionale non possano risentire di una pressione troppo pesante, in quanto i numeri del contagio hanno evidentemente, poi, una ripercussione sui nostri ospedali e sul lavoro del nostro personale sanitario ed è lì che si può innescare una dinamica che può poi diventare difficile da controllare. Anche in questo caso si tratta di numeri, perché i numeri contano e devono aiutarci nel lavoro che dobbiamo compiere. Oggi in Italia ci sono 58.900 persone risultate positive al test. È un numero significativo, ma chiaramente più basso rispetto a quello del passato. Tuttavia, per avere un ordine di idea della tendenza, mi piace ed è opportuno ricordare che soltanto due mesi (quindi il 6 agosto, perché oggi siamo al 6 ottobre) in Italia vi erano 12.600 persone positive. Quindi, in termini di positività delle persone, nel giro di sessanta giorni (ossia due mesi) passiamo da 12.000 a quasi 60.000 persone. Si tratta di una crescita significativa. Abbiamo 3.487 persone ricoverate nelle nostre strutture ospedaliere con sintomi e 323 posti letto in terapia intensiva occupati a causa del Covid. Questi numeri sono chiaramente sostenibili dal Servizio sanitario nazionale. Tra l'altro, come Governo, Parlamento e Regioni, abbiamo fatto un lavoro per rafforzare il Servizio sanitario nazionale. Vi ho detto in più occasioni che abbiamo stanziato più risorse sul Servizio sanitario nazionale negli ultimi cinque mesi che negli ultimi cinque anni. Sulle terapie intensive, ad esempio, il cosiddetto decreto rilancio, che le Camere hanno convertito, ha disposto un investimento tale da aumentare del 115 per cento i posti letto. Si tratta di un lavoro che stiamo facendo in piena sintonia con le Regioni. Fornisco però questi numeri perché dobbiamo avere chiara la tendenza: in Italia, nel momento più difficile, ci sono stati oltre 4.000 posti letto impegnati da persone a causa del Covid. Oggi, che siamo a 323, è chiaro che siamo messi molto meglio rispetto ai mesi più difficili, ma non dobbiamo assolutamente far finta di non vedere che c'è un'altra verità, in quanto durante i mesi d'estate eravamo a 30 posti occupati in terapia intensiva, mentre oggi siamo a 323. Questo significa che abbiamo una situazione che in questo momento è sostenibile, ma c'è una tendenza che va analizzata con la massima attenzione, la quale ci richiede un atteggiamento di grande prudenza e maturità. Tra l'altro, una novità importante di questa diversa stagione del Covid, di questa fase di seconda ondata dentro cui tutta l'Europa evidentemente si trova, è l'età delle persone contagiate. Uno degli elementi del minore impatto del Covid sulle strutture sanitarie ha che fare con l'età mediana delle persone che sono contagiate. In questo momento in Italia l'età mediana è di quarantuno anni. Nella fase più difficile, che è quella che abbiamo vissuto all'inizio della primavera, l'età mediana era tra i sessantacinque e i settant'anni e, in qualche giorno, aveva addirittura superato i settant'anni. È chiaro che questo è un punto di differenza fondamentale perché il Covid non ha lo stesso effetto, in termini di ricaduta e di peso sulla pressione sanitaria, sulle persone di età più giovane rispetto a chi, invece, ha qualche anno in più. Tuttavia, anche da questo punto di vista vi segnalo una tendenza: nel mese di agosto l'età mediana era arrivata a trentuno anni, mentre ora siamo a quarantuno anni. Quindi, anche sul piano dell'età mediana anagrafica, la tendenza delle ultime settimane è di una crescita comunque significativa che va osservata con grande attenzione. Non vi è dubbio che in queste ore - soprattutto da qui ai prossimi mesi autunnali e invernali, che sono non facili (mi ci soffermerò alla fine) - abbiamo bisogno di tenere l'attenzione più alta possibile soprattutto sui soggetti fragili, ma è evidente che dentro le relazioni intrafamiliari è molto facile che anche dalle generazioni più giovani il virus possa trasferirsi a quelle meno giovani. Ancora, in queste ore stiamo ponendo la massima attenzione possibile sulle scuole e sulla sfida che il Paese sta affrontando della riapertura delle scuole. Tra l'altro, in quest'Aula in più occasioni un tema credo condiviso tra maggioranza e opposizione è stato quello della necessità di un'attenzione particolare sulle questioni della scuola e di una loro riapertura in sicurezza. Penso che sia stata una scelta importante e giustissima quella di far ripartire le scuole, ma è evidente che abbiamo bisogno di un monitoraggio che sia il più accorto possibile. È chiaro che non abbiamo trascorso un tempo sufficiente per esprimere un giudizio definitivo e compiuto. Com'è noto le scuole, in una parte maggioritaria del Paese, hanno riaperto il 14 settembre, ma in un'altra parte significativa hanno riaperto soltanto nell'ultima decade di settembre. I primi dati che ricaviamo e le prime analisi che ci arrivano in modo particolare dall'Istituto superiore di sanità mostrano una sostanziale tenuta del mondo della scuola. Non è la scuola in questo momento il luogo più problematico sul piano del trasferimento e della diffusione del contagio. Permettetemi in questa sede di esprimere un sentimento di gratitudine per il lavoro straordinario, in un clima difficilissimo e inedito per tutti, che è stato fatto in modo particolare dagli insegnanti, dai presidi, dal personale scolastico e anche dalle famiglie e dai genitori che si trovano a dover affrontare problemi inediti, senza precedenti. (Applausi) . Nessuno ha la bacchetta magica, nessuno pensa di avere la perfezione in mano. È chiaro che siamo di fronte alla gestione di un problema nuovo ed enorme, ma posso dire che in queste primissime settimane i segnali sono incoraggianti e mostrano una tenuta del mondo della scuola su cui dobbiamo continuare ad investire il più possibile. Lo ribadisco solo un istante: la mia personale opinione è che la sfida più strategica è e sarà sempre quella di una relazione organica, compiuta, strutturata e non episodica tra il Servizio sanitario nazionale e il sistema scolastico: una relazione che è esistita nella storia del nostro Paese, ma che poi purtroppo ci siamo lasciati alle spalle e che dobbiamo assolutamente provare a recuperare. Ancora, stiamo lavorando per rafforzare la nostra capacità di testing , perché è un'arma decisiva nella fase che stiamo attraversando. L'ultima volta che sono stato in quest'Aula avevo annunciato che eravamo riusciti a superare la soglia dei 100.000 tamponi al giorno. Era circa un mese fa e oggi posso dire (è un dato che ormai conoscete tutti) che abbiamo superato nella passata settimana la soglia dei 120.000 tamponi al giorno. Sono numeri importanti che segnalano uno sforzo che stiamo mettendo in piedi, ma dobbiamo ancora insistere, perché la capacità di testing e di tracciamento è un'arma importante che il Paese ha in questa fase di transizione difficile. Abbiamo, tra l'altro, iniziato ad usare - com'è noto - non solo i test classici, quelli del gold standard per la diagnosi che sono i test molecolari sull'RNA, ma abbiamo iniziato ad usare, con la mia ordinanza del 13 agosto negli aeroporti e con l'ultima circolare del Ministero della salute anche fuori dagli aeroporti, dove c'è particolare necessità di essere rapidi (penso esattamente alle scuole e ai luoghi della formazione), anche i test antigenici. L'esperienza negli aeroporti è stata positiva e ci ha dato segnali incoraggianti sull'affidabilità di questo tipo di test e quindi l'opinione del Governo, soprattutto dei nostri scienziati, è che possiamo farne un utilizzo più diffuso. Questo è importante, perché la rapidità di risposta è un grande tema che dobbiamo necessariamente affrontare. La scienza evolve e oggi ci dà strumenti che qualche mese fa non avevamo. Il nostro auspicio è che tra qualche settimana ci dia strumenti ancora più evoluti, ancora più fini e più capaci di rispondere alle nostre esigenze. Per esempio, sul piano del testing il mio auspicio è che si possa, in un tempo congruo chiaramente e nel rispetto di tutte le procedure formali vigenti, arrivare anche ad un utilizzo dei test salivari significativo. I test salivari possono essere importanti perché è evidente che hanno una modalità esecutiva meno invasiva, a differenza del tampone che ha comunque una modalità abbastanza invasiva. Il test salivare da questo punto di vista può essere particolarmente utile, in modo particolare per le fasce anagrafiche relative ai più piccoli. Io sono convinto - lo ribadisco ancora in quest'Aula - che la scienza ci darà risultati importanti nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. C'è un lavoro senza precedenti della comunità scientifica internazionale a tutti i livelli. L'Agenzia europea per i medicinali (EMA) pochi giorni fa annunciato - e questa è senz'altro una buona notizia - di aver iniziato formalmente la fase di validazione del primo vaccino anticovid. Il vaccino in questione è il cosiddetto vaccino di Oxford, prodotto da AstraZeneca, su cui l'Italia ha costruito tra l'altro la prima intesa con Francia, Germania e Olanda nel mese di giugno, e su cui, come noto, c'è anche un impegno importante di alcune realtà del nostro Paese. In modo particolare, rispetto a questo vaccino, il vettore virale viene fatto dall'IRBM di Pomezia e l'infialamento viene fatto dalla Catalent di Anagni. Io credo che sia un fatto importante che dentro questa sfida internazionale, il nostro Paese sia in prima linea perché il vaccino possa essere al più presto un bene pubblico di tutti, capace di dare la risposta che tutta la comunità internazionale aspetta. Se ne parla meno, ma passi in avanti importanti si stanno facendo anche sul terreno delle cure; in modo particolare le cure che sembrano avere risultati più incoraggianti sono quelle connesse agli anticorpi monoclonali. Anche da questo punto di vista c'è un lavoro prezioso che viene portato avanti da numerosi scienziati italiani e che ci auguriamo possa essere valorizzato. Nel decreto di agosto, che credo sia stato discusso proprio oggi in questa sede, c'è un investimento che noi abbiamo fatto, di cui dobbiamo difendere il senso, rafforzandolo nelle prossime settimane. C'è infatti una posta di bilancio di 80 milioni di euro per il 2020 e di 300 milioni di euro per il 2021, esattamente su questo settore di ricerca che è essenziale e su cui il nostro Paese deve necessariamente continuare ad essere all'avanguardia. Come è noto, io ho molta fiducia. Io penso che la comunità scientifica mondiale ci darà in un tempo congruo strumenti e armi per poter vincere questa sfida. L'umanità, il mondo, l'Europa e l'Italia vinceranno la sfida del Covid. La verità però è che abbiamo bisogno ancora di tempo; dinanzi a noi ci sono mesi non facili perché questi strumenti non arriveranno domani mattina, ma saranno, nella migliore delle ipotesi, nella nostra disponibilità nel giro di alcuni mesi. Si tratta di un tempo significativo, non è un tempo breve e, allora, il punto di fondo che voglio sottoporre all'attenzione di quest'Aula è la capacità di resistenza che noi dobbiamo avere. Il vaccino infatti arriverà, le cure arriveranno, ma non oggi, non domani mattina; abbiamo ancora di fronte a noi dei mesi di resistenza. Io penso che la luce si vede, ma ha bisogno ancora di un lavoro di alcuni mesi, in cui le uniche armi che abbiamo davvero per combattere continuano ad essere il comportamento delle persone, le misure del Governo nazionale e dei governi regionali, e il tracciamento, che è molto importante. Permettetemi anche in quest'Aula di esprimere gratitudine per gli editori e i media del nostro Paese che hanno dato una spinta all' app Immuni che negli ultimi giorni sta avendo un risultato positivo in termini di download . Naturalmente dobbiamo poter puntare sempre di più sul nostro Servizio sanitario nazionale. In questi mesi è l'arma più importante che abbiamo; le nostre donne, i nostri uomini, le persone che lavorano ogni giorno pancia a terra per affrontare e combattere il virus. Sono stato pochi giorni fa nella Commissione igiene e sanità del Senato ed ero stato, pochi giorni prima ancora nella Commissione affari sociali della Camera, per provare a offrire anche un disegno di potenziale riforma e rilancio del Servizio sanitario nazionale. Penso che ciò sia particolarmente importante e mi auguro si sviluppi a un certo punto una discussione in Aula, oltre che nelle Commissioni, sul tema di come immaginiamo il Servizio sanitario del futuro. È l'arma più importante che abbiamo, è la pietra più preziosa del nostro sistema Paese. E ora arriva una straordinaria opportunità: è la lezione del Covid-19, cioè provare a riformarlo, a cambiarlo, a rafforzarlo, non in una fase restrittiva, ma in una fase in cui ci sono più risorse. Io credo che questa sia una grandissima possibilità, che dobbiamo assolutamente raccogliere, a partire dalle nuove linee dei finanziamenti europei. In conclusione, voglio aggiungere due punti di riflessione. C'è un messaggio, che spero sia chiaro, il cui punto essenziale è che siamo ad uno snodo e che bisogna necessariamente alzare il livello di guardia. Questo è il messaggio fondamentale che noi vogliamo provare a dare con i provvedimenti che metteremo in atto nelle prossime ore. Dobbiamo alzare il livello di guardia. Il primo punto è che la sicurezza sanitaria è la premessa di ogni ripartenza economica. Io insisterò con tutte le energie che ho su questo punto. È sbagliatissimo cedere a un'impostazione culturale che fa pensare a tanti che avere meno lacci, meno vincoli sanitari, possa aiutare il Paese a correre di più. La mia opinione è che non ci sia nulla di più sbagliato ed è esattamente all'opposto. Se vogliamo mettere nelle condizioni il Paese di ripartire davvero, la premessa è vincere la battaglia sanitaria. Vincere la battaglia sanitaria è la prima mattonella se vogliamo far ripartire davvero l'Italia. (Applausi) . Il secondo punto è che io credo, come vi ho detto con grande onestà e con grande trasparenza, che i prossimi mesi non saranno facili, per le ragioni che ho descritto. In un contesto mondiale europeo molto complicato, non possiamo farci illusioni. Non possiamo pensare che sarà una passeggiata. In questa sfida dei prossimi mesi, in attesa del vaccino e in attesa delle cure, noi abbiamo bisogno che il Paese ritiri fuori il meglio di sé. Voglio dire fino in fondo quello che penso. Io penso che, nei mesi più difficili, L'Italia - non il Governo, ma l'Italia - abbia dimostrato di essere un grandissimo Paese. Le sue donne, i suoi uomini, la Protezione civile, le Regioni, le istituzioni a tutti i livelli, i Comuni e poi ancora le reti di volontariato e di solidarietà: abbiamo dimostrato di essere un grande Paese, che in queste ore viene visto con attenzione anche da altri Paesi in giro per il mondo. Dobbiamo recuperare quello spirito. Io penso che, nei mesi che mancano da qui a quando davvero vedremo la luce, noi abbiamo bisogno di recuperare lo spirito che ci ha accompagnato a marzo, ad aprile, a maggio. Quel grande spirito di unità, con un Paese che ha avuto la forza di stringersi a coorte e di vincere la sfida drammatica che in quei momenti stava arrivando. Io penso che nei prossimi mesi dovremo esattamente recuperare quello spirito e unire l'Italia. Nessuno deve rimanere fuori. C'è bisogno di unire l'Italia, per dimostrare, ancora una volta, che l'Italia è davvero un grande Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, signor Viceministro, colleghi, mi rivolgo al ministro Speranza per dirgli che noi, signor Ministro, le abbiamo sempre riconosciuto professionalità, correttezza e fair play . Ha evocato una serie di suggestioni su cui non possiamo che convenire, con un profondo - ahimè - profondissimo limite, che anche la sua garbata eloquenza non è riuscita a colmare. Quanto alla richiesta di proroga dello stato di emergenza, io apro e chiudo un inciso. Signor Ministro, lei ha ricordato stati di emergenza settoriali, non stati di emergenza generali. Qui parliamo di uno stato di emergenza che, non tanto tempo fa, ha chiuso in casa 60 milioni di italiani. Allora, non è possibile che, allo stato di emergenza, come traspare dalle sue pur garbate parole, si ricolleghi l'autorizzazione per la Presidenza del Consiglio dei ministri, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, quindi con un atto amministrativo normativo unilaterale del Governo, a privare, ancora una volta, 60 milioni di italiani dei loro diritti di libertà. (Applausi) . Non è possibile. Mi creda, signor Ministro, lei ha di fronte delle persone collaborative, lo abbiamo dimostrato anche se - lo ripeto ancora una volta - risultano quasi urticanti queste continue evocazioni di collaborazione e richiesta di solidarietà da parte di un Governo che, a parte qualche piacevolissimo caffè a Palazzo Chigi, non ci ha particolarmente coinvolti nella sua attività di gestione dell'emergenza (Applausi) , nonostante noi avessimo e abbiamo ancora utilissime ricette sanitarie, economiche e di economia della conoscenza - probabilmente il tema più importante di questi tempi - per far ripartire velocemente il Paese. Signor Ministro, io ritengo davvero che non sia possibile che lo stato di emergenza significhi inserire dei contenuti così importanti per tutti noi. Ciò di cui stiamo parlando, lo ripeto, lo dice la Nota di aggiornamento al DEF in quella parte relativa agli scenari possibili della pandemia, in cui si dice che saranno possibili altre chiusure selettive di settori economici. Non ne abbiamo avuto abbastanza, signor Ministro? (Applausi) . Non lo possiamo fare con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Mi creda, lei non ha davanti un branco di ciechi negazionisti, lei ha davanti persone che fanno dei protocolli di sicurezza l'essenza della gestione dell'emergenza, ma non così, non in questo modo, non illudendo gli italiani, signor Ministro, che lo stato di emergenza significhi maggiore sicurezza. Voi che siete al Governo dovreste dimostrare, come tutti gli altri Governi di Europa, di essere in grado di governare questo Paese con gli strumenti ordinari, non con le leggi speciali e con gli editti che tagliano fuori l'unico organismo che sia legittimato a tagliare i diritti di libertà, cioè il Parlamento. (Applausi) . Questo per un semplicissimo motivo - poi i miei colleghi, i cui interventi seguiranno il mio, approfondiranno gli argomenti specifici - perché non è giusto, signor Ministro, che un atto unilaterale del Governo faccia aggio su un organo come il Parlamento che rappresenta tutti gli italiani e quando si prendono provvedimenti che riguardano tutti gli italiani c'è un'unica casa in cui questi provvedimenti devono essere discussi: questa. (Applausi) . Lo dico non solamente a lei, signor Ministro, ma anche ai colleghi della maggioranza, che non devono consentire, per problemi di gestione delle dinamiche governative, che questi diritti siano sottratti a questo organismo, a questo organo, a questo collegio per sempre. La prego, signor Ministro, lei è persona competente, trasferisca a chi di dovere questo pensiero. Non è possibile, per portare a casa un risultato oggi, privare il Paese della doverosa separazione dei poteri domani e per sempre. (Applausi) . Anche questo è il futuro del Paese. Lei ha detto di voler ringraziare gli operatori sanitari e gli operatori della scuola. Lo deve fare veramente, perché soprattutto per gli operatori della scuola, signor Ministro, non è andato tutto bene. Dobbiamo ringraziare tutti eccetto il ministro Azzolina, e non è poca cosa, signor Ministro. (Applausi) . Abbiamo avuto sei mesi per predisporre dei protocolli di sicurezza. Lei ha ragione quando dice che si sta facendo il possibile, ma il possibile, quando si richiedono leggi speciali e pieni poteri, non è sufficiente. Lei sa bene che esistono dei problemi legati a presidi sanitari che nella scuola non sono mai stati predisposti. Lei sa che esistono problemi legati alla gestione di problemi sanitari che da adesso in poi diventeranno sempre più gravi, perché come ci avete detto tante volte da qui ad aprile cinque milioni di persone, signor Ministro, signor vice Ministro, si ammaleranno di malattie virali respiratorie che non sono Covid, ma che potranno sovrapporsi al Covid, di cui i medici non saranno in grado di fare diagnosi e dove andranno questi malati? In ambulatori pubblici, privati, pronto soccorso, dai medici di base? Avete organizzato dei protocolli di sicurezza per tutto questo? Noi ve lo stiamo chiedendo da sei mesi. Vi stiamo chiedendo da sei mesi di organizzare il sistema scuola, quantomeno predisponendo delle sicurezze anche strutturali. È servito a qualcosa cambiare i banchi? Avete visto delle scene terribili: banchi a rotelle che cozzavano gli uni contro gli altri, alla faccia del distanziamento sociale. Vediamo assembramenti fuori dalle scuole. Signor Ministro, non possiamo dire che quando va tutto bene è merito del Governo e quando non va tutto bene, come adesso, è colpa degli italiani. (Applausi). Lei solo ha riconosciuto che non è così, ma il suo Presidente del Consiglio e il suo Governo no. Siamo intellettualmente onesti. Signor Ministro, ancora una cosa. Noi ci rifiutiamo - e combatteremo fino all'ultimo respiro - di consentire che lo stato di emergenza venga esteso a tutti gli italiani e alle loro libertà fondamentali, e che ci sia un ordinario prelievo fiscale, a partire dal 15 ottobre, con 9 milioni di cartelle che partiranno ai danni di contribuenti che non stanno guadagnando o stanno guadagnando molto meno. Noi chiederemo e continueremo a chiedere la proroga di tutte le scadenze fiscali, dei pignoramenti degli stipendi e delle pensioni almeno fino al 31 gennaio 2021. Questo è doveroso. Uno Stato che chiede soldi a chi non guadagna o a chi guadagna meno non per sua colpa è uno Stato tiranno (Applausi), e noi non vogliamo essere complici di uno Stato tiranno. Signor Presidente, credo che il tempo a mia disposizione si sia esaurito. Signor Ministro, noi abbiamo molte cose da dire e le diremo nei nostri interventi. Lei ha capito che lo stato di emergenza non ci piace per un motivo specifico. Ci sta raccontando oggi delle cose con una finzione che non ci è mai piaciuta, perché lei ci viene a raccontare qualcosa su cui noi diciamo altre cose di cui lei non terrà conto. Il Governo farà comunque il suo atto unilaterale, indipendentemente da quello che le diremo noi nelle due ore successive. (Applausi). Questa è una presa in giro, signor Ministro, prima di tutto del Governo, ancor più che del Parlamento. Vi prendete in giro da soli. Noi chiediamo e pretendiamo che quello che state facendo, lo facciate con l'unico strumento previsto dalla Costituzione per la necessità e l'urgenza: i decreti-legge. (Applausi). Colleghi, signor Ministro, la Costituzione non è un orpello che si mette da parte quando non si ha convenienza ad usarla. La Costituzione è sempre e per sempre, e la Costituzione ha predisposto chiari strumenti per l'emergenza. Non chiedeteci più di collaborare facendo gli osservatori non partecipanti. Ve lo abbiamo detto tante volte e ve lo ripetiamo: noi ci siamo per collaborare, per lavorare insieme, ma per noi la collaborazione non sarà mai obbedienza. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, egregio signor Ministro, la Lega ha sempre sostenuto che per contrastare la pandemia, al di là della questione stato di emergenza sì-stato di emergenza no, quello che davvero conta, la vera sostanza, è sapere se il Governo è pronto ad affrontare questa situazione, sì o no. Si è preparato il Governo? Noi l'abbiamo chiesto con un'interrogazione il 7 luglio: era abbastanza scontato che ci poteva essere o che ci saremmo potuti trovare di fronte ad una seconda ondata, ad una recrudescenza del virus. Quindi dobbiamo capire se il Governo è pronto. Sullo stato di emergenza, mi perdoni, signor Ministro, senza entrare in polemica. I colleghi del centrodestra l'hanno abbondantemente messo in evidenza, però ultimamente uno spunto di riflessione non solo per lei e per il Governo, ma per tutto il Parlamento, è venuto dall'intervento che ha fatto il costituzionalista Sabino Cassese, il quale ha detto che «l'emergenza non c'è, siamo in una situazione largamente prevista». Come ho detto prima, signor Ministro, l'interrogazione della Lega risale al 7 luglio. Continua Cassese: «si sapeva che ci sarebbe stata una recrudescenza dei contagi, la vita è ricominciata, il virus circola, si sapeva che ci sarebbe stato questo. Lo stato d'emergenza «serve soltanto perché all'interno della macchina statale c'è un'impotenza nell'affrontare i problemi ordinari». Sostanzialmente, serve per sveltire quelle procedure - dice Sabino Cassese - che non si ha la capacità di sveltire in modo ordinario. Questo lo dico come riflessione proprio per far capire che, di fatto, non è tanto la questione dello stato d'emergenza sì o no, perché è più uno strumento che viene utilizzato in questa direzione: per sveltire procedure che in termini ordinari non si riescono ad affrontare. Quello che conta, la sostanza, è la capacità, di fronte alla situazione in cui viviamo, di essere pronti. Le faccio dunque una serie di domande, signor Ministro, perché lei aveva risposto in quest'Aula che il piano c'era, che eravate pronti e che era tutto a posto. Ma allora, se è tutto a posto, per quale motivo nelle farmacie italiane non si trovano i vaccini antinfluenzali (Applausi) che dovrebbero servire proprio nella fase attuale per cercare di dare in qualche modo copertura alla popolazione? Soprattutto, siamo sicuri che, ove ne facciano richiesta, almeno le persone cosiddette a rischio, le persone più fragili e più deboli avranno la possibilità di vaccinarsi? Queste sono le domande alle quali dovete rispondere, perché è evidente che chi ha delle patologie, le persone anziane o quelle con altri tipi di problematiche vanno in qualche maniera tutelate. Queste, ripeto, sono le domande alle quali dovete assolutamente rispondere. In ogni caso, signor Ministro, la invito a venire in quest'Aula, non solo per parlare del Covid, ma per discutere anche di tanti altri temi, visto che lei è il Ministro della salute; magari fate venire Conte a trattare qui dell'emergenza e venga lei invece a dibattere di tante altre questioni. (Applausi) . Abbiamo letto, per esempio, che c'è un rallentamento sulle altre patologie. Ci sono 1,4 milioni di screening in meno; addirittura ci è stato detto che, con diagnosi tardive, il rischio è che aumenti la mortalità dei pazienti. Questo è avvenuto nei primi cinque mesi del 2020. Ci sono in effetti tante altre patologie che vanno curate e, da quel che ci viene riferito, gli ospedali sono in evidente sofferenza a seguire tutto. Ripeto, non c'è solo il Covid, ma ci sono tantissime altre patologie. Stiamo lavorando per garantire che non ci siano liste d'attesa infinite e che gli screening si svolgano? Stiamo lavorando affinché gli ospedali possano riprendere un ordinario lavoro anche su tutte le altre patologie? Altra questione che voglio porre: avete potenziato la medicina di base? A fronte delle prime influenze che coinvolgeranno i bambini, sicuramente a partire da fine ottobre o inizi di novembre, siamo sicuri che i genitori non correranno tutti al pronto soccorso per chiedere di fare immediatamente il tampone e verificare se si tratti o meno di Covid-19? Il sistema di medicina territoriale di cui si è tanto parlato è stato potenziato? I medici di base sono pronti ad affrontare la situazione, ad andare a visitare i bambini direttamente nelle case, presso le famiglie? Abbiamo sviluppato questo tipo di modalità? Abbiamo fatto scorte - quindi abbiamo i magazzini pieni - di farmaci, di tamponi, di reagenti o di quei test rapidi che adesso dovrebbero aiutare in qualche modo a velocizzare l'attività di monitoraggio? Abbiamo fatto scorte di mascherine e di gel igienizzanti, quelli naturalmente con la preventiva autorizzazione sanitaria e non come quelli che erano stati ordinati dal Presidente del Consiglio? Perché, per esempio, ci sono stati dei ritardi - questo è quanto ci risulta - nei bandi per l'allestimento delle terapie intensive? Vorrei che ci togliesse poi una curiosità, signor Ministro, perché abbiamo notato anche alcune contraddizioni che sinceramente non riusciamo a comprendere. Non voglio affrontare il tema della partita di calcio Juventus-Napoli o quant'altro: lasciamo il calcio da parte, anche perché, come dice giustamente lei, è più importante la salute dei cittadini. In ogni caso, per quanto riguarda l'adozione di alcune misure, perché negli stadi possono entrare 1.000 persone, a prescindere dalla capienza degli stadi stessi? Si è previsto un numero massimo di 1.000 persone per uno stadio che ne contiene 10.000, così come per uno che ne contiene 80.000: notiamo qualche contraddizione. Vogliamo solo comprendere qual è la ragione, soprattutto perché poi, una volta entrate, le 1.000 persone sono tutte in un piccolo settore, anziché essere magari un po' più sparse nello stadio, in modo tale che, aumentando il distanziamento, si riesca a garantire qualche livello di sicurezza in più. (Applausi) . Le mie sono curiosità, non se la prenda, signor Ministro. È un po' come sulle regole sul distanziamento. Apprezzo molto le regole sull'utilizzo delle mascherine, sul distanziamento, sul lavaggio delle mani. Allora mi spieghi perché sugli aerei siamo stipati come sardine, quando viaggiamo (Applausi) . Lì il distanziamento non serve a niente? Capisco che le sardine, in un'epoca di distanziamento, siano un po' passate di moda: ci può stare e l'abbiamo notato tutti, ma volevamo capire il perché. Perché poi si organizzano i rave party , nessuno va a controllare e arrivano migliaia e migliaia di persone, senza mascherine e senza protezione, che possono fare quello che vogliono? Perché dei cittadini segnalano che in alcuni luoghi di culto la mascherina non viene minimamente indossata? Non sto parlando delle chiese, che frequento, dove vedo che c'è il distanziamento, con le sedie e le mascherine, ed è tutto organizzato alla perfezione. A seconda dell'appartenenza del culto, c'è forse una sorta di immunità particolare di cui si può godere, perché magari si professa una religione piuttosto che un'altra? (Applausi) . Se le regole devono essere uguali, che lo siano per tutti. Abbiamo notato invece un atteggiamento diverso, a seconda della tipologia della popolazione. Non si capisce perché, ma, se le regole devono valere per tutti, è giusto che sia così. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 13,35) (Segue ROMEO ). Le rivolgo un'altra domanda, signor Ministro, a proposito dei dati che ha citato, secondo cui crescono i positivi rispetto all'estate, da 12.000 a 60.000. È quindi giustissimo l'invito a non abbassare la guardia e ribadiamo che è giusto e corretto l'utilizzo della mascherina. Chiediamo però nuovamente se non sia anche più giusto e corretto dare una visione dei dati più trasparente, come avevamo già chiesto nell'ultima discussione. Signor Ministro, cerchiamo di capirci: ci sono giornali che hanno titolato, «dati mai così alti», «come nel mese di aprile», ricordando il periodo del lockdown . Quando fate il comunicato, che viene riportato in tutte le emittenti televisive, dovete farlo capire una volta per tutte anche ai media , perché la comunicazione è fondamentale su tutti gli argomenti, dall'utilizzo delle mascherine a tutto il contesto che ci sta intorno. Dare messaggi che terrorizzano la popolazione, a nostro giudizio, non è corretto. Chiediamoci allora quanti tamponi giornalieri facevamo ad aprile e quanti ne facciamo oggi. Chiediamoci qual è la percentuale di positivi che trovavamo su un certo numero di tamponi fatti ad aprile e quale quella che troviamo in questi giorni. Questa potrebbe essere una cosa da considerare. C'è poi la questione del rapporto tra asintomatici e sintomatici. Nelle varie trasmissioni sento qualcuno dire che è del 45 per cento, un altro dire che è del 70 e un altro ancora dell'80. Possibile che non ci sia un dato scientifico che ci dica, sulla base dei tamponi eseguiti, quanti sono esattamente gli asintomatici? (Applausi) . Non conosco questo dato, ma gli italiani hanno il diritto di conoscerlo! A proposito delle persone decedute, anche in questo caso si dice il numero giornaliero dei morti, ma vogliamo sapere qualcosa in più ad esempio, se avevano patologie particolari o se invece erano giovani che stavano bene o comunque non avevano nessun problema particolare. Anche questo diventa un messaggio importante e una questione che ci dobbiamo porre. In conclusione, a proposito di numeri, ricordo che qualcuno in quest'Aula mi aveva detto che per cercarli basta andare sul sito del Ministero della salute. Tanti auguri! Sono andato su Internet a cercare i dati e ho notato che il 19 marzo, su 47.798 tamponi, sono risultati positivi 9.361, circa il 19,5 per cento dei casi. Quindi, su poco più di 47.000 tamponi, c'erano circa 9.000 positivi. Il 16 aprile, quindi due settimane dopo, sempre in epoca di lockdown , su 60.000 tamponi è risultato positivo il 6,2 per cento ed era già un bel po' di tempo che eravamo tutti fermi. Il 3 ottobre, quindi qualche giorno fa, su 118.000 tamponi eseguiti, solo 2.884 sono risultati positivi (pari, per fortuna, al 2,4 per cento). Se andiamo a vedere queste proporzioni, dunque, il 2,4 per cento, rapportato al 19,5, non ci può far pensare che, oggi come oggi, siamo in una situazione di emergenza tale per cui dobbiamo chiudere le attività e quant'altro! (Applausi) . Questo è il ragionamento che volevo fare. PRESIDENTE. Devo invitarla a concludere, senatore Romeo. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Concludo con un messaggio importante, perché - perdonatemi - è giusto essere prudenti, ma anche avere buon senso. Infatti, se continuiamo con questi messaggi che terrorizzano la popolazione, fra poco, quando cominceranno le prime influenze, la gente per paura starà a casa; non ci sarà un lockdown dichiarato, ma di fatto sarà così: tutti avranno paura e staranno a casa. Quindi è giusto avere prudenza, ma - concludendo, signor Presidente - intanto va detto una volta per tutte alle persone che il rischio zero non esiste e che bisogna usare prudenza, mascherine e distanziamento e lavarsi le mani; proteggiamo gli anziani e le persone che hanno particolari patologie, ma diciamo anche che oggi siamo in grado di curare le persone che eventualmente si vogliono ammalare. Signor Ministro, un consiglio: c'è bisogno non solo di spaventare la gente, ma anche di rassicurare la popolazione, perché l'elemento psicologico non è da poco, in una situazione come questa (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, signor Vice Ministro, a me sembra di avere una strana sensazione di déjà-vu, nel senso che molte delle cose che ho sentito dire oggi in questa occasione sono assolutamente analoghe e sovrapponibili a quelle che il Ministro ci ha detto pochi giorni fa e che il Vice Ministro ha riecheggiato nel lavoro della Commissione: sono dati che si ripetono. Potremmo anche dire che repetita iuvant, perché tutto sommato sono la descrizione di una situazione e una proposta di interventi. La situazione è quella che è, con indicatori in crescita rispetto al numero dei contagi e dei malati; d'altra parte, le misure che dobbiamo prendere sono quelle che tutti ormai conosciamo perfettamente, secondo la famosa trilogia di mascherina, distanza e gel sanificante. Perfetto, ma tutto questo non può definire, risolvere e in qualche modo concentrare l'intero messaggio che dal Governo arriva attraverso il Parlamento e che poi da questo, probabilmente attraverso i comunicati stampa, arriverà a tutto il Paese. C'è qualcosa di più che abbiamo bisogno di sapere e mi riferisco perlomeno a tre linee molto concrete di quello che ha detto. In primo luogo, una delle parole chiave che ha utilizzato è «priorità». La salute è una priorità, lo dico io che sono in Commissione sanità da quando sono in Parlamento e sono perfettamente convinta che il tema salute debba rappresentare, nell'economia dello Stato, anche un investimento e non un costo; pertanto, da questo punto di vista, non solo la considero una priorità, ma anche uno di quei famosi diritti tutelati dalla nostra Carta costituzionale con una sottolineatura in più. Quindi la salute è una priorità. Poi il Ministro ha fatto riferimento a un'altra parola chiave, unità, cioè collaborazione e integrazione. Lasciamo stare la collaborazione tra maggioranza e opposizione, che ogni tanto esplode anche secondo la dinamica fisiologica della democrazia. Normalmente l'opposizione alza la palla e la maggioranza la schiaccia, nel senso buono del termine: uno alza il livello delle aspettative e l'altro, che rappresenta la maggioranza e quindi dovrebbe avere un senso del realismo più concreto, risponde che è facile fare un libro dei sogni, ma dice di fatto cosa si può e cosa si riuscirà a fare. In questo caso, quando si parla della dialettica tra opposizione e maggioranza, si cerca di schiacciare la palla nel senso di ignorarla in tanti modi, soprattutto svalutando la concretezza dei contenuti che vengono proposti. Pertanto, le ripropongo il tema e le parole chiave "unità" e "collaborazione" ad altri livelli. Per esempio, tante volte abbiamo sentito parlare della necessità di spostare l'attenzione dalla medicina ospedaliera a quella del territorio. Lei stesso ha rilanciato l'idea di quelle che chiamo case della salute, perché quindici anni fa, in quel famoso disegno di legge (quando Livia Turco era Ministro della salute), si chiamavano appunto così e sono molto vicine a queste strutture di comunità che ha invocato come modelli in cui nel territorio le diverse competenze trovano un luogo di dialogo. Ma di questo non abbiamo mai visto nulla nelle proposte operative che ci dica che si sta creando una risposta; non so se c'è bisogno di un decreto attuativo, nel qual caso ciò mi dispiacerebbe, perché sappiamo che ci sono oltre 180 provvedimenti in attesa dei decreti attuativi. Però mi sembra che ci sarebbe bisogno di fare un passaggio concreto; del tipo "c'è bisogno di questo, stiamo facendo questo e faremo questo". Tuttavia, sappiamo che molto spesso il passaggio attraverso la Conferenza Stato-Regioni riesce a vanificare tutto, perché le priorità percepite a livello regionale di volta in volta sono altre. Mi permetto di sottolineare un'altra cosa importante: molte delle misure contenute nel decreto-legge agosto, che abbiamo appena convertito vanno nella "direzione positiva" di un riconoscimento e anche di una gratificazione del personale sanitario sul piano economico, perché l'obiettivo di fondo è abbattere una lunga lista d'attesa, che non riguarda solo i malati Covid, ma anche quelli oncologici e cronici e tutte quelle acuzie che non sono necessariamente legate solo alle patologie di tipo respiratorio (quelle che stiamo vivendo attraverso il Covid). Tuttavia, non c'è nulla di questo. Oggi come oggi, proprio la ripresa delle infezioni che c'è in questo momento crea un effetto a doppio taglio. Da una parte, il paziente ha paura di avvicinarsi all'ospedale; lei può leggere su tutti i giornali che proprio gli ospedali sono considerati luoghi ad alto rischio. Dall'altra parte, il medico ospedaliero cerca di operare dimissioni così precoci (faccio riferimento ad esempio agli interventi nell'ambito dell'ortopedia, come quelli per la rottura del femore) che i pazienti vengono rimandati a casa dopo ventiquattr'ore, perché lì saranno più sicuri, secondo una dinamica di una complessità incredibile, come nel caso della gestione di un paziente anziano, solo e con altre difficoltà. Ci manca una visione complessiva del sistema sanitario. Concludo dicendole, signor Ministro, che ci aspettiamo una risposta ai bisogni di sanità che davvero rifletta quell'unità che invoca, del sapere, della collaborazione e delle forze democratiche, cioè un dialogo operativo e concreto al servizio del paziente, che ci sembra in questo momento manchi un po'. (Applausi) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per fare una precisazione. Qualche collega mi ha fatto notare che, durante il mio intervento, ho pronunciato le parole «persone che si vogliono ammalare». Il mio intendimento era invece dire: «persone che si dovessero ammalare» e quindi siamo in grado di curarle. Se ho fatto questo strafalcione, non era voluto: il senso della frase era semplicemente quello che ho appena detto. Volevo lasciare traccia nel Resoconto della correzione di un errore causato dalla foga dell'intervento. PRESIDENTE. Ne prendiamo atto, senatore Romeo. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, signor Vice Ministro, colleghi, a marzo eravamo un posto da evitare in tutti i modi, un epicentro da incubo. Oggi siamo un modello di contenimento del virus in grado di dare lezioni al resto del mondo, perché le autorità italiane hanno fatto quello che andava fatto, e rapidamente. Hanno stabilito un lockdown durissimo, anteponendo le vite all'economia, attraverso una combinazione di vigilanza ed esperienza medica acquisita dolorosamente, che potrebbe rivelarsi più vantaggiosa anche per l'economia stessa con l'aiuto degli interventi pubblici che hanno sostenuto lavoratori e imprese. Queste, signor Ministro, sono le parole del «New York Times», riferite alla gestione della pandemia in Italia. È così: non eravamo pronti ad affrontare quest'emergenza sanitaria perché il nostro Servizio sanitario nazionale veniva da un decennio di tagli scellerati. Non avevamo posti letto in terapia intensiva, i reparti degli ospedali pubblici erano a corto di personale e le infrastrutture e le tecnologie erano obsolete. In quasi tutte le Regioni mancavano quelle reti di cure primarie e intermedie che servivano a fare da filtro, quindi i medici di medicina generale sono stati i primi a contagiarsi. Hanno dovuto chiudere gli studi, perché non erano attrezzati a gestire una pandemia, non avevano i dispositivi di protezione individuale e non erano stati formati; nelle prime fasi di quest'emergenza abbiamo perso tante vite, spesso perché i pazienti aspettavano a casa per giorni, in attesa di essere sottoposti a tamponi, o venivano curati con terapia sintomatica per poi essere trasportati al pronto soccorso quando insorgeva dispnea, che era segno di un danno polmonare acuto, non sempre reversibile. Troppe le vite perse: 36.000, tra cui molti operatori sanitari, e questi numeri oggi li ripeto perché devono restare impressi nella mente. La storia dev'essere insegnamento per il futuro e non può essere rinnegata. Non è ammissibile che in quest'Aula ancora oggi si parli di complotti, di verità nascoste, di infezione inesistente e di inutilità delle misure di tracciamento e contenimento. (Applausi). Abbiamo sentito parlare di virus clinicamente morto, ma è chiaro che uno che in altri Paesi miete migliaia di vittime non lo è; semplicemente, forse, da noi circolava di meno proprio grazie al lockdown messo in atto. Era chiaro che, con la riapertura delle attività, anche i contagi avrebbero ripreso ad aumentare e, di conseguenza, nel tempo sarebbe aumentata la quota di soggetti sintomatici che necessitavano di assistenza medica. Voglio chiarire, rispetto a quanto ha detto il senatore Romeo, che ad aprile facevamo i tamponi a tutti i soggetti sintomatici, quindi è chiaro che la percentuale di positivi era più alta all'epoca. Oggi, invece, il fatto che tra tutte le persone sottoposte a tampone una minima parte sia realmente positiva al virus è indice del funzionamento delle misure di tracciamento che abbiamo messo in atto. (Applausi). Signor Ministro, mi dissocio fermamente da chi strizza l'occhio ai negazionisti per racimolare qualche consenso in più e da chi, per la propria incoscienza, sta mettendo ancora una volta a repentaglio la vita dei miei colleghi medici, degli infermieri e del personale sanitario. Questo Governo e questo Parlamento hanno l'obbligo morale di difendere tutti i cittadini del nostro Paese e mettere in sicurezza la loro salute, che non è un lusso per pochi, ma un bene primario da tutelare. Anche quei cittadini che qualche assessore alla sanità chiama "ordinari" devono poter essere curati nel migliore dei modi e la sanità privata dev'essere una stampella per il servizio sanitario pubblico e non una spugna che drena risorse e scende in campo solo quando ben remunerata. (Applausi). I principi del nostro Servizio sanitario nazionale devono essere difesi e tutelati a tutti i costi, perché sono proprio l'universalità, l'equità, l'uguaglianza e la gratuità delle cure per gli indigenti a renderlo il migliore del mondo. Resteranno per sempre negli occhi di tutti noi le immagini dei senzatetto ammassati nei parcheggi dei centri commerciali negli Stati Uniti o dei poveri in India, arrampicati sugli alberi per sfuggire ai contagi. Anche noi abbiamo barcollato e rischiato di cadere, stremati sotto i colpi della pandemia, ma ne siamo usciti grazie alla resilienza e allo spirito di sacrificio del nostro personale sanitario, mandato a combattere con penuria di mezzi e uomini, su un campo di battaglia reso impervio da politiche scellerate, che per anni hanno perpetrato tagli, trasformando il diritto alla salute in bene per pochi e l'investimento in salute in una spesa sacrificabile. Questo Governo ha fatto sforzi incredibili, chiedendo aiuto - come ha ribadito, signor Ministro - alle menti brillanti dei nostri scienziati, per mettere a punto linee guida e protocolli che guidassero gli operatori sanitari nell'affrontare un nemico che ancora oggi è in gran parte sconosciuto. Ogni giorno i medici, gli ospedali e i funzionari sanitari italiani raccolgono più di 20 indicatori sul virus e inviano questi dati alle autorità regionali che li inoltrano all'Istituto superiore di sanità. Questo modello ci consente di avere una radiografia aggiornata della salute del Paese, su cui poi si basano le decisioni politiche. Partiamo quindi dai dati e da quel metodo scientifico che, in circostanze come questa, è l'unica ancora di salvezza. Prorogare lo stato d'emergenza oggi serve proprio a continuare a rispondere rapidamente in caso di nuovi focolai o di ulteriore aumento dei contagi. Il Presidente del Consiglio ha detto più volte che la salute del popolo italiano viene e verrà sempre prima di tutto e oggi ribadiamo questa scelta di tutela della salute pubblica prima di ogni altra cosa. Adesso, signor Ministro, bisogna resistere, come ha detto, ma anche guardare al futuro, perché, quando questo finirà, nulla sarà più come prima. Per fare questo, bisogna avere obiettivi definiti e precisi, a breve e a lungo termine. Signor Ministro, a breve termine, per controllare i contagi, serve che la diagnosi sia sempre più tempestiva, per tracciare e isolare tutti i casi positivi. Per fare questo bisogna utilizzare, appena saranno disponibili, i test molecolari rapidi; nell'immediato utilizziamo invece i test antigenici validati, che hanno buona sensibilità e specificità. Serve la presa in carico precoce, domiciliare e territoriale, per monitorare i pazienti attraverso la telemedicina e, se necessario, curarli già alle prime manifestazioni dei sintomi, per evitare complicanze. Per questo è fondamentale che i medici di medicina generale abbiano protocolli e linee guida definiti. Servono ospedali Covid-19, che siano dedicati, perché non possiamo più trasformare i nostri nosocomi in focolai né sospendere l'attività ambulatoriale ordinaria. Riprendo quanto detto anche dal senatore Romeo: in questi mesi sono oltre un milione gli esami di screening oncologici non effettuati e ciò comporterà un aumento non solo delle diagnosi di cancro, ma anche di mortalità per ritardi nella presa in carico e nella cura dei pazienti oncologici. A medio e lungo termine, invece, signor Ministro, serve un grande progetto di riforma del Servizio sanitario nazionale. Dobbiamo riorganizzare l'intero sistema di prevenzione pubblica e restituire centralità alla medicina territoriale, spostando l'attenzione dagli ospedali al territorio. (Applausi) . Dev'essere ridotta l'ingerenza politica nella gestione regionale della sanità e rafforzato il ruolo di indirizzo, coordinamento e controllo del livello statale. Devono essere ridefiniti i rapporti con la sanità privata: le residenze sanitarie assistenziali devono essere riconvertite in centri di cura e riabilitazione per pazienti che hanno bisogno di cure intensive non praticabili a domicilio, naturalmente sotto la gestione e la vigilanza pubblica. Dev'essere portato avanti senza titubanze il processo di digitalizzazione, attraverso la cartella clinica elettronica e il fascicolo sanitario elettronico. Dev'essere riformato il sistema di emergenza-urgenza territoriale. È giunto quindi il momento di riformare la nostra sanità, per renderla strumento di tutela ed esercizio del diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, mettendo al centro proprio la programmazione, le competenze e la valorizzazione del merito; perché solo con progetti solidi e lungimiranti potremo utilizzare al meglio i fondi del recovery fund e quelli reperiti dal next generation EU. Non possiamo rischiare di sprecare quest'opportunità e il grande insegnamento che l'imprevedibilità drammatica delle tragedie ci ha riservato. Abbiamo scoperto che non basta essere singoli individui, ma bisogna muoversi come squadra, se si è collettività e se ciascuno agisce nell'interesse di tutti. E noi, signor Ministro, siamo certi che lei e questo Governo abbiate a cuore l'interesse dei cittadini italiani e la tutela della loro salute e saremo al suo fianco in questa battaglia, lavorando sempre come squadra in modo costruttivo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero anzitutto ringraziare il signor Ministro. Lei, ministro Speranza, ha ringraziato il Servizio sanitario nazionale, i medici, gli infermieri, gli operatori del settore e, com'è giusto che sia, i presidi e i maestri. Bene: io voglio ringraziare lei, perché negli ultimi mesi ha dimostrato, prima delle appartenenze politiche, di essere un uomo equilibrato, sensibile e sempre attento a quello che le veniva rivolto dalla maggioranza e dall'opposizione e credo che con ciò abbia dato una lezione di buona politica. Voglio dirlo questo anche se in passato abbiamo avuto tante volte appartenenze politiche competitive tra di noi, perché in questo momento è giusto riconoscere, con obiettività, quando le persone si sono comportate bene nel loro lavoro politico. Ai colleghi dell'opposizione dico che, complessivamente, dovremmo riconoscere che il Governo, nell'affrontare il tema della pandemia da coronavirus, ha lavorato bene. Non dobbiamo avere paura di constatare come, in fondo, i risultati che oggi abbiamo ottenuto siano stati migliori di altri Paesi e non credo che questo debba farci dispiacere. Ciò deve anzi, in qualche modo, renderci orgogliosi, perché è un risultato dell'Italia e del nostro tricolore e non già di Conte, Speranza, Zingaretti o Renzi. No, è un risultato di tutti: è degli italiani, com'è stato sottolineato. Alla collega che mi ha preceduto, che certamente in materia ha più competenze specifiche di me, voglio dire che in questo dibattito negazionisti non ne ho sentiti (lo dico anche per essere obiettivi). Credo che in Italia l'opposizione non possa essere identificata con il negazionismo e peraltro governa la maggioranza delle Regioni: non vedo Presidenti di Regione negazionisti; magari, a volte, hanno visioni diverse, ma, come il Ministro ha ricordato, cercano di lavorare insieme al Governo per dare ai cittadini una risposta unica delle istituzioni pubbliche. Cosa ci ha detto il Ministro oggi? Ci ha detto di fare attenzione, perché i nostri risultati sono migliori di quelli degli altri Paesi, ma l'aumento che altri Paesi registrano lo stiamo registrando, in proporzione, anche noi. Pertanto, stiamo attenti che bisogna tornare a una fase di restrizioni. Signor Ministro, accetto l'impostazione, che credo sia corretta. Infatti, tutti vediamo che tra la gente sta tornando una paura che è quella che abbiamo visto qualche mese fa, perché i contagi aumentano, seppure, grazie a Dio, non sono pari a quelli che si registrano a Parigi o Madrid, grazie alle azioni che abbiamo fatto. Qual è il punto che abbiamo di fronte oggi? È cercare di essere fermi e rigorosi, ma equilibrati. Ci sono alcune cose che non riesco a capire e, se le pongo oggi in questo dibattito parlamentare, non è certo per critica, ma perché voglio cercare di dare un contributo come parlamentare. Ad esempio, questa mattina sono stato terminale di diverse telefonate da parte di dirigenti sportivi della mia Regione, che manifestano alcuni problemi. Lo sport non è un settore che possiamo definire secondario, in quanto è un grande settore che coinvolge l'interesse degli italiani, dà un segno di pseudo-normalità, anche con gli stadi vuoti, e ha grande rilevanza economica. Mi viene chiesto se non sia giusto introdurre il concetto della proporzionalità. Che senso ha - è stato già detto prima - prevedere la presenza di 1.000 persone a San Siro e lo stesso numero in un altro stadio che ha però una capienza di 10.000 posti? Che senso ha non adottare lo stesso criterio di proporzionalità nelle strutture chiuse, quando poi abbiamo la gente stipata negli autobus o nei treni pendolari (mentre in quelli delle linee principali il distanziamento viene osservato)? Signor Ministro, pongo questo problema. Lo stesso vale per il rapporto tra la serie A e la serie B di calcio (la questione riguarda non lei, signor Ministro, ma le autorità sportive). A Verona possono andare in mille allo stadio, mentre, quando gioca il Chievo, i tifosi non possono entrare. Non ha senso: sono due squadre della stessa città che giocano nello stesso stadio, una di serie A e una di serie B; devono avere le stesse regole. La stessa cosa vale per gli impianti al chiuso: ho visto che il presidente della mia Regione Bonaccini ha cercato di introdurre criteri che secondo me sono giusti, perché sono improntati alla fermezza: giusti le mascherine, il distanziamento e il divieto di assembramento, ma nello stesso tempo ci vuole ragionevolezza, perché non si può essere omissivi rispetto ai trasporti pubblici e magari duramente repressivi rispetto a eventi sportivi che hanno un grande impatto economico, ma che danno anche il segno di un Paese che, con queste giuste restrizioni che lei ha proposto, torna sulla strada della normalità. Ho dato questo mio contributo augurandomi che l'intelligenza e l'equilibrio del Governo possano in qualche modo dare risposte. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, a mio avviso è assolutamente incontestabile l'estensione dello stato di emergenza pandemica al 31 gennaio 2021, come ci propongono il Ministro e il Governo tutto, ma è altrettanto importante che questo tempo venga utilizzato al meglio. Le limitazioni che oggi stiamo decidendo, giustamente e opportunamente, per i nostri concittadini e le nostre concittadine, come l'obbligo di mascherina anche all'aperto, con cui stiamo cambiando totalmente il nostro essere in rapporto con l'altro, rappresentano una decisione pesantissima, ma necessaria in questa fase. Proprio perché è così importante, anche umanamente, dobbiamo avere come contraltare la rassicurazione e il rafforzamento del sistema sanitario, degli ospedali, dell'assistenza domiciliare e territoriale (come il Ministro ha detto più volte) e della prevenzione in tutte le Regioni, a partire da quelle più deboli. Quindi, servono risorse subito e nei prossimi mesi per mettere a posto la sanità. Invito il Ministro, i colleghi e le colleghe di opposizione e di maggioranza a fare una discussione vera e approfondita sulla necessità di accedere ai finanziamenti del MES sanitario. Sono sicura che le nostre posizioni si avvicinerebbero, a fronte dei vantaggi dell'intera popolazione. Utilizzare al meglio questo tempo significa dare importanza al rispetto per il Regolamento sanitario internazionale, che nel caso delle malattie infettive tiene presente che un virus originato in un Paese può diffondersi ovunque. Il Regolamento dovrà essere aggiornato alla luce del Covid. L'esperienza attuale ci insegnerà cosa fare nel futuro per prepararci a eventuali nuove pandemie. Il Covid-19 potrebbe essere in questo senso un'opportunità che va oltre il disastro creato. Usare bene questo tempo significa mettere a posto la questione dei trasporti, come ricordava bene il presidente Casini. Usare al meglio questo tempo sarà necessario per incrementare i tamponi e il tracciamento. Il Ministro l'ha chiarito: i dati sull'aumento dei tamponi sono inequivocabili, ma in una città come Roma, ad esempio, fino a ieri c'erano file anche di ore ai drive in per effettuarne uno. Dobbiamo usare questo tempo anche per abbattere i tempi d'attesa e per la comunicazione dei risultati, quindi per mettere in sicurezza le persone e le famiglie. Inoltre, dobbiamo essere consapevoli del percorso fatto. All'inizio, i tamponi venivano fatti solo ai sintomatici, mentre gli asintomatici potevano trasmettere il virus. L'abbiamo imparato, per cui aver esteso l'emergenza ha contribuito a capire qual era il vero problema. Molto importante è quello che si sta compiendo nell'ultimo periodo nell'interpretare davvero i risultati più fini e precisi dei tamponi. C'è una certa quantità di italiani che risultano debolmente positivi, perché nel tampone si rivela la traccia dell'RNA e ci si chiede se possano o non possano infettare. È molto interessante che la scienza vada avanti su questo, perché aiuta la politica a prendere decisioni. Il rapporto tra sintomatici e ricoverati, tra ricoverati e persone che vanno in terapia intensiva è ancora molto da studiare. Allo stesso tempo, è necessario accelerare la ricerca, senza la quale non c'è sviluppo: abbiamo bisogno di attendibilità e sicurezza nella convalidazione dei test rapidi, di qualità, di cura e di vaccini. Abbiamo bisogno altresì di rafforzare, aiutare e sostenere la filiera industriale della sanità, che dev'essere concepita come la difesa di un Paese. La pandemia purtroppo durerà a lungo con alti e bassi e quindi la filiera industriale della sanità dev'essere al centro dello sviluppo del Paese. Bisogna istituire una rete nazionale, integrata con quella europea, di centri dedicati allo studio e alla messa a punto di soluzioni terapeutiche, diagnostiche e preventive. Signor Ministro, ci ha assicurato in quest'Aula, nelle comunicazioni del 2 settembre scorso, che ogni passaggio parlamentare mai è rituale e formale, ma è un'occasione utile per raccogliere spunti e suggerimenti dentro una dialettica che possa essere sempre la più proficua possibile, che rende sempre più forte la nostra democrazia. Ha ribadito questo concetto stamattina e, oggi più che mai, il ruolo del Parlamento diventa centrale, se vogliamo agire nella piena consapevolezza e responsabilità non solo della separazione dei poteri, ma anche del loro bilanciamento, soprattutto in stato di emergenza. Noi parlamentari siamo nei territori, raccogliamo e accogliamo le preoccupazioni, le paure e le speranze delle cittadine e dei cittadini, che abbiamo il dovere istituzionale e morale di portare in queste Aule, prendendo le decisioni giuste con una dialettica positiva con il Governo. Ha ricordato la discussione in 12 a Commissione, in cui ieri abbiamo definito un parere con una dialettica molto costruttiva tra maggioranza e opposizione e altresì che la sanità è trasversale, ad esempio, anche alle altre missioni del recovery fund. Alla fine delle sue comunicazioni in quest'Aula del 2 e del 9 settembre, ho auspicato e sollecitato io stessa la necessità di trovare un terreno comune e uno spazio che consenta la formazione di norme condivise, che evitano a volte una dialettica difficile, distogliendo spesso l'attenzione dalla drammatica portata della gravità del problema, che ha prostrato il mondo intero. Si proroghi quindi lo stato di emergenza nel pieno rispetto dell'equilibrio tra libertà individuale e norme temporanee, non di restrizione, ma di adeguamento razionale, proporzionato ed efficace per la tutela della salute e di tutte le attività. Chiediamo ai cittadini di rispettare le regole e sul punto, signor Ministro, la seguiamo sempre. Non penso che il Governo, come a volte si dice, tragga per sé o per altri alcun vantaggio dalla decretazione d'urgenza o dalla proroga di uno stato di emergenza fine a se stesso. Chi pensa questo dovrebbe valutare anche il rischio di impopolarità di un Governo che si esporrebbe, se non ve ne fossero realmente e storicamente i presupposti, fondate ragioni e rischi per l'intero sistema Paese. I dati che il Ministro ci ha qui portato e la comparazione con la situazione degli altri Paesi che si trovano, come noi o anche peggio, a gestire l'epidemia, ci impongono serietà, responsabilità e consapevolezza dei nostri ruoli. L'ultimo tema è quello del rapporto tra Stato e Regioni. Ho avuto già altre volte occasione di dire che, a mio avviso, va colmato un vuoto nel nostro ordinamento giuridico, prevedendo una norma che decida cosa fare in condizioni di epidemia, come ha fatto la Germania. In conclusione, lo stato di emergenza va bene, temperato però dalla rassicurazione che il Governo e il Parlamento insieme devono dare alla popolazione italiana. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, purtroppo negli ultimi giorni stiamo assistendo con preoccupazione a una crescita nella curva dei contagi, nei ricoveri ordinari, in quelli in terapia intensiva e anche purtroppo nei decessi, come già indicato nei numeri dal Ministro stesso. Il Covid-19, nonostante il tentativo di qualcuno di descriverlo come un virus clinicamente morto, è ancora vivo e continua ad avere un impatto drammatico sulle nostre società, sulle relazioni, sulla nostra vita emotiva e sul lavoro. Chiunque in queste ultime settimane abbia lasciato intendere il contrario è irresponsabile e ha diffuso pericolose menzogne. Per comprendere l'entità del problema è sufficiente guardare al di là dei nostri confini, dove la situazione appare fuori controllo. Penso a Parigi e a Madrid, per esempio. Noi abbiamo un atteggiamento di maggiore prudenza e lungimiranza, che ci ha consentito di diventare un modello nella gestione del virus, un modello seppure imperfetto si intende, ma un modello a livello mondiale. Nessuno infatti può negare che gli effetti dell'ondata di ritorno del Covid-19 hanno ad oggi una dimensione diversa rispetto a quella di molti altri Paesi europei. Non sappiamo certamente se ciò che sta accadendo nel resto del continente possa accadere nelle prossime settimane o mesi anche in Italia, ma sappiamo che la nostra capacità di convivere con il virus è un risultato riconosciuto a livello internazionale. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ci ha messo tra i Paesi a basso rischio. L'OMS ci ha elogiato e la maggior parte della stampa internazionale ha dichiarato che chi ha schernito l'Italia per le difficoltà iniziali nella gestione del virus dovrebbe prendere atto della validità della nostra strategia. Per il « Süddeutsche Zeitung» l'Italia è «un modello, un esempio da seguire per affrontare la pandemia di coronavirus in maniera responsabile». «Responsabilità» è, a mio avviso, la parola chiave per descrivere la validità e l'efficacia delle nostre strategie: responsabili le istituzioni, responsabili i cittadini e responsabile il personale sanitario, che, con un atteggiamento consapevole diffuso, hanno tutti deciso di rispettare le norme anticontagio. Abbiamo compreso meglio di altri che la nostra libertà si misura, non con il grado di anarchia, ma con la capacità di rispettare le minime regole di buon senso. Per una volta possiamo dircelo: siamo stati capaci, siamo stati bravi, in qualche modo. La scelta di un rilascio graduale del lockdown , di prolungare lo stato di emergenza, di continuare a mantenere l'obbligo delle mascherine è stata giusta e - lo sappiamo - non è stato per niente facile. In questo senso dovremmo esprimere la nostra gratitudine al ministro Speranza, che ha tenuto duro nonostante pressioni enormi, rafforzate dalle prese di posizione irresponsabili di alcuni esperti. In Paesi come Francia, Spagna o Regno Unito, infatti, che a quelle pressioni hanno ceduto, stiamo assistendo a una seconda ondata che va assumendo contorni ancora più drammatici della prima, con uno scontro politico tra istituzioni che sta minando la coesione sociale. Guardiamoci allora attorno: la proroga dello stato di emergenza al 31 gennaio è la scelta più saggia e adeguata che si possa fare in questo momento. Ed è molto grave che, in una fase tanto drammatica e su un tema così importante, si sia fatta una insolente propaganda che nulla ha a che vedere con il senso di questa misura. Bisogna dire la verità: qui non si tratta di sospendere le libertà fondamentali o di attribuirsi dei pieni poteri, come qualcuno vuol far credere per fomentare lo scontro e trarne qualche vantaggio politico. La consapevolezza che lo stato di emergenza non si è concluso affatto consente al Governo e alla Protezione civile di usare procedure più snelle e veloci per emanare e fare applicare le misure necessarie per contenere un rischio epidemiologico maggiore. Si tratta dell'unico mezzo a disposizione per agire con tempistiche sufficientemente rapide, per monitorare in modo diffuso e costante, per aumentare quando occorre i posti in terapia intensiva, per dichiarare zone rosse in caso di focolai particolarmente preoccupanti, per garantire l'approvvigionamento del materiale legato al contenimento dell'emergenza e, oltre al versante sanitario, anche per non interrompere il lavoro, per mantenere le modalità di accesso allo smart working , rendendolo più facile per i genitori con figli piccoli, per attivare modalità più agili nell'assegnazione di appalti e coperture economiche speciali legati alla pandemia. Colleghi, un Paese serio si comporta così, perché senza regole non c'è libertà, lo ripeto: senza regole non c'è libertà. Questa è la fase più difficile. Siamo in un momento cruciale, dovremmo tutti remare nella stessa direzione, cercando di evitare gli errori commessi dagli altri Paesi che sono intervenuti quando era troppo tardi o quando i contagi erano altissimi. Il direttore generale dell'agenzia sanitaria della regione di Parigi ha dichiarato che il limite fissato è stato superato. Il nostro obiettivo - ed è una questione che dovrebbe riguardare tutti, dalla maggioranza all'opposizione - è attenerci alla prudenza, per evitare che i contagi raggiungano livelli altissimi e incontrollabili, e alla flessibilità verso le differenti situazioni specifiche a livello territoriale. I provvedimenti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie servono a questo. L'imposizione delle mascherine anche all'aperto e il distanziamento sono misure necessarie per impedire contatti troppo stretti, per esempio all'uscita delle scuole o anche fuori dai locali pubblici. Dunque, una scelta di buonsenso. Per tutte le altre misure sono certa che la collaborazione tra le Regioni e il Governo consentirà di fare scelte che tengano insieme la necessità di tutelare la salute con la difesa dei redditi e del lavoro, oltre che della socialità, sia pure necessariamente ridotta e modificata. Non è semplice, non lo era ieri e non lo è oggi e, visto che nessuno vuole ripetere un lockdown che il nostro Paese non sarebbe in grado di reggere da alcun punto di vista, è indispensabile comportarsi tutti subito in modo serio, sostenendo ora le misure che ci aiuteranno ad evitare guai più seri in futuro. Servono sacrifici da parte di tutti affinché si dia reale attuazione alle misure di distanziamento sociale nei luoghi di assembramento dove ci sono maggiori rischi. Le regole ci sono, ora è necessario che siano fatte rispettare, perché tutto questo ci aiuterebbe a tenere aperte le scuole e - su questo credo siamo tutti d'accordo - tenere aperte le scuole è una priorità per tutti. Concludo proprio su questo aspetto: mi auguro che si lavori per ricostruire una nuova relazione organica e non episodica, come dichiarato dal ministro Speranza, tra il Servizio sanitario nazionale e il sistema scolastico, provando ad uniformare i protocolli di intervento delle ASL nei vari istituti ancora molto diversi tra loro, accelerando l'uso dei test rapidi che sono già stati acquisiti e che possono essere impiegati nei casi sospetti meno gravi. Colleghi, è evidente che di fronte a un'epidemia che colpisce tutto il mondo dobbiamo unire il Paese e non dividerlo. Per questo rivolgo un appello a tutti noi: l'intensificazione delle misure di sicurezza non diventi uno scontro di fazioni politiche, perché ne va del futuro del Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi lo scorso 14 luglio, quando in quest'Aula era venuto ad esporre i motivi per cui era necessaria una nuova proroga dello stato di emergenza fino a ottobre, avevamo già detto al Ministro che il nostro timore era quello che, senza soluzioni concrete in grado di contrastare efficacemente il virus, l'avremmo rivisto qui entro qualche mese a spiegare che sarebbe stato necessario più tempo. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 14,18) ( Segue RIZZOTTI). Oggi - verrebbe da dire «come volevasi dimostrare» - lei, signor Ministro, è nuovamente qui - e la ringraziamo per la sua presenza in Aula e in Commissione - per dirci quello che da giorni leggiamo sui giornali, ossia che l'aumento dei casi nel nostro Paese impone atteggiamenti di cautela e ulteriori restrizioni. Certo, serve cautela e responsabilità, ma leggere ad esempio che il Governo avrebbe intenzione di utilizzare l'esercito per controllare i cittadini che non indossano le mascherine all'aperto, sembra un po' una scelta azzardata o sbagliata. Noi siamo sempre stati per l'utilizzo dell'esercito nelle città, ma per la sicurezza dei cittadini. Questo utilizzo della paura e dell'incutere il terrore negli italiani sta portando veramente a un'enorme preoccupazione, direi anche all'esasperazione. Che cosa non ha funzionato in questi tre mesi nel concetto tanto caro a questo Governo delle tre «T», ossia tamponi, terapia, territorio? Avete valutato che forse il numero di tamponi per dichiarare guarite le persone inficia la capacità di testare i nuovi casi sospetti e i loro contatti? Mancano i tamponi, i tempi sono troppo lunghi. È chiaro il concetto per cui la app Immuni, che avrebbe dovuto dare una grande mano per implementare il tracciamento, non viene utilizzata? La gente ha paura di rimanere chiusa in casa a tempo indefinito perché l'ASL non provvede a fare i tamponi; passano otto o nove giorni. (Applausi). È stato giustamente ricordato tutto quello che riguardava la sierodiagnosi, ma sappiamo che è stata un fallimento la sieroprevalenza: su una previsione di 150.000 persone da testare, poi portate a 190.000, ne sono state testate dalla Croce Rossa soltanto 64.400. Le persone hanno rifiutato proprio perché coloro che per primi avevano spontaneamente e felicemente aderito si sono resi conto che avrebbero dovuto rimanere in casa per otto o dieci giorni e che nessuno si sarebbe occupato di loro, quindi non hanno più accettato. Ci sarebbe sempre da fare il discorso dei 4 milioni di euro destinati al fondo affidato al commissario Arcuri. I test sono stati regalati dalle aziende e si è provveduto ad acquistare soltanto i reagenti, ma si è speso ulteriormente di più e la Croce Rossa ha speso ulteriori fondi delle donazioni. Sarebbe importante cercare di fare chiarezza ma questo stato dei numeri non si trova. Sappiamo che ci sono migliaia di persone, tra liberi professionisti e microimprenditori, con sintomi lievi che scelgono di non comunicarlo al proprio medico per paura di dover passare un lungo periodo a casa, e i test sierologici che dovevano essere usati per fare statistiche vengono rifiutati. Questi ulteriori mesi di proroga a cosa servono? Serviranno a migliorare questi sistemi? Con quali risorse? Perché non preparare al meglio i nostri ospedali e gli operatori sanitari utilizzando ad esempio i fondi del MES, che possono essere messi a disposizione subito? Io aspetto ancora una risposta ad una mia interrogazione di luglio che ho presentato perché tutto è fatto con estremo ritardo, la seconda ondata avanza, i cittadini sono nel panico in quanto temono la perdita del lavoro anche a causa dei figli, perché ogni settimana qualcuno resta a casa e non va a scuola. Certo che lo Stato e i cittadini devono collaborare attivamente e senza addossarsi le colpe reciprocamente, ma il caos dei numerosi provvedimenti non fa altro che creare confusione, mentre tutti avremmo bisogno di certezze e di linee guida chiare. Basta navigare a vista. La maggioranza ripete che «tutti eravamo impreparati», «siamo stati i primi a essere colpiti in un modo così importante su una cosa che non conoscevamo», «quanto siamo stati bravi, quanto ci facciamo i complimenti, quanto l'Europa e l'OMS ci dicono che siamo bravi»: sì, va bene, ma sono passati nove mesi. È stato un parto veramente lungo e difficile e direi che adesso vorremmo anche vedere il prodotto, il neonato. Siamo consapevoli, ad esempio, che ci possono essere dei problemi per l'utilizzo della mascherina tutto il giorno e anche all'aperto? Inoltre, chi pagherà una mascherina ogni quattro ore a 60 milioni di cittadini? Faremo nel prossimo decreto una norma che renda detraibile l'acquisto dei dispositivi di protezione? In queste settimane lei, signor Ministro, ha più volte detto che la drammatica situazione dei tagli alla sanità è finita e il sacrificio del Paese non andrà sprecato, proprio in ragione di una nuova programmazione che ci ha esposto con molta precisione in Commissione. Credo, però, che questa nuova stagione arriverà molto tardi, perché sul recovery fund si continua a litigare: le risorse pronte ci sarebbero e fanno sì che forse ha ragione Sabino Cassese quando afferma che, più che davanti a una proroga dell'emergenza, siamo di fronte alla proroga dell'impotenza o alla proroga dell'incapacità. Mi chiedo come mai sul MES nessuno decida. «Perché faremo brutta figura», si dice: ma non è che in Europa ci considerino veramente con grande rispetto. «Perché ci indebitiamo di più», si aggiunge: ma non è che il recovery fund sono soldi che ci regalano, perché l'interesse da pagare è superiore a quello quasi nullo del MES. Non abbiamo più bisogno di assistenzialismo, del "Sussistan". Lei ha appena detto che il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è costruito su tre regole: mascherine, distanziamento, lavaggio delle mani. Ebbene, sono esterrefatta; è vero: il presidente Conte è il primo a usare il sapone, perché se ne lava veramente le mani e manda sempre lei in Aula. (Applausi) . Ci vuole un nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (il diciassettesimo) per dire che c'è bisogno di mascherine, di distanziamento e di lavaggio delle mani? Ma per favore! Ci saremmo aspettati che su un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ci venisse detto qual è il percorso dalla positività, qual è il percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale di chi risulta positivo o ha i sintomi e che nella maggior parte dei casi può essere curato a casa propria. Che cosa avete fatto? Ci sono linee guida per i medici di base che rispondano al telefono e non facciano come nei mesi scorsi? Ci sono linee guida per l'assistenza territoriale? Come sono organizzate le ASL per avere i tamponi e l'esito del tampone in ventiquattr'ore, magari dopo aver fatto un test sierologico con esito positivo? Si sceglie se fare un sierologico positivo per gli IgM, che sappiamo sono i primi anticorpi, o per gli IgG, che dimostrano che magari è stato superato il virus e sono passati mesi (e però le persone sono chiuse in casa perché non arrivano i tamponi)? Cosa può dirci, signor Ministro, sull'approvvigionamento dei farmaci antivirali utilizzati nei reparti Covid per curare i pazienti? Cosa può dirci sui pazienti cardiopatici, oncologici e sugli interventi chirurgici? PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Questi sono i contenuti del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che speravamo di sentire e non tamponi, mascherine, distanziamento e sapone. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. *CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, abbiamo ascoltato delle gran belle parole, dette anche molto bene, ma assolutamente lontane dalla realtà. Non ci pare neppure che stiate facendo tesoro di quanto vi abbiamo ripetutamente sottoposto in tutte le circostanze in cui ne abbiamo avuto occasione in materia di proroga dello stato di emergenza. Sono ormai nove mesi e anche un "parto difficile" dovrebbe giungere a conclusione, invece con la richiesta di proroga a tutto il mese di gennaio 2021 palesate che questi nove mesi sono trascorsi inutilmente, posto che non c'è alcuna evidenza di avere trasformato in procedure concrete e ordinarie quanto inizialmente avrebbe potuto essere giustificabile che venisse affrontato in regime di procedure straordinarie ed emergenziali. A luglio, quando avete proposto di prorogare a tutto il 15 di ottobre lo stato di emergenza, vi avevamo rinnovato, in chiave di cooperazione e non di competizione, l'indicazione del percorso da intraprendere: il piano di prevenzione, preparazione e contrasto dell'eventuale recrudescenza epidemica, nel quale avrebbero dovuto essere esplicitate e disciplinate le procedure per affrontare in modo tempestivo e appropriato tutte le azioni e gli interventi che sembrano essere indicati dal comitato tecnico-scientifico in quello che ha previsto come il peggior scenario da affrontare in caso di recrudescenza incontrollata. Scenario che avrebbe dovuto essere contemplato a luglio per essere evitato: sia per quanto riguarda i regolari approvvigionamenti di dispositivi di protezione individuale (DPI), non solo le mascherine, sia sul versante dell'ottimale dotazione dei posti di terapia intensiva e semintensiva, sia per quanto riguarda farmaci e vaccini antinfluenzali, posto che continuate a prorogare lo stato di emergenza, delegando ad altri l'adempimento dei vostri compiti. Infatti, ad oggi, un italiano su tre non potrà essere vaccinato, con le dosi pianificate. Logica vorrebbe che, per recuperare in credibilità, trattandosi di un intervento emergenziale, lo smentiste in questa sede, con dati inoppugnabili, dando certezza del fatto che tutti gli italiani, in adesione consapevole, possano eccezionalmente fruire della vaccinazione antinfluenzale, quale livello essenziale di assistenza in emergenza, e non solo quindi per la profilassi della solita influenza stagionale, ma in quanto - come pare - blando antidoto anti-Covid. Anche di questo, volutamente e colpevolmente, vi siete dimenticati. Non c'è prevenzione senza controllo. Ecco perché abbiamo continuato a insistere e insistiamo sulla necessità di potenziare i controlli, sia nel pubblico che nel privato, e sulla necessità di ricondurre alla normalità la regolazione degli atti di gestione dei fabbisogni di risorse umane e strumentali nella sanità post-prima emergenza, vale a dire superando la logica della gestione commissariale e della remissione al Comitato di decisioni che dovrebbero essere in capo al Ministro. Mi pare che ce ne sia abbastanza, ma vi aggiungo un'altra suggestione. La sinistra, che ha fatto della "demeritocrazia" un suo mantra dagli anni Settanta in poi, avendo inventato il 18 politico e facendo sì che coloro che primeggiavano per profitto dovessero quasi vergognarsene e nascondere il fatto di essere i primi della classe nel segno dell'"uguaglianza al ribasso" anche remunerativa, ha prodotto tali e tanti di quei disastri, di cui oggi questo Governo è la prova provata della punta dell' iceberg . (Applausi) . Anche quanto stiamo discutendo dimostra che non avete saputo o voluto trarre insegnamento dal periodo già vissuto obiettivamente a febbraio, marzo, aprile - un unicum - per mettere in campo quegli strumenti atti a fronteggiare con ordinarietà pericoli meno gravi. Non ci soffermeremo sulla capacità di risolvere i problemi, perché la vostra cifra è quella di trasferire sempre ad altri la responsabilità dell'operato, per cui non sapremo mai se si tratti di "debolezza" o di vera "incapacità". Il dramma è che siete al Governo senza una legittimazione, perché siete minoranza nel Paese, e se pensate il contrario allora non c'è nulla di meglio che andare ad elezioni (Applausi) , perché la compressione sistematica delle garanzie costituzionali richiederebbe almeno una legittimazione da parte di una consistente maggioranza; il vostro agire sarà pagato obtorto collo dalla totalità degli italiani di oggi e per le prossime generazioni: ci sembra inaccettabile. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pisani Giuseppe. Ne ha facoltà. PISANI Giuseppe (M5S) . Signor Presidente, certe volte, a sentire certe asserzioni sinceramente mi chiedo in che mondo viviamo. (Applausi) . Onestamente, le ultime parole pronunciate dalla collega, che chiede ad un Governo che riceve plauso e riconoscimento a livello planetario di andare a casa, non mi sembrano ragionevoli e neanche tanto razionali; tuttavia, con tutto il rispetto per chi lo ha chiesto, accetto questa opinione. Riprendendo quanto hanno detto prima i colleghi, tra cui la collega Castellone, abbiamo avuto riconoscimenti da testate giornalistiche, da economisti, ad esempio Paul Krugman ha detto che le nostre misure sono state tra le migliori scelte che si potevano operare; abbiamo avuto riconoscimenti Ghebreyesus, il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità; siamo stati veramente un Paese da evitare e adesso invece abbiamo dato una lezione; questo grazie ai provvedimenti del Governo, grazie al signor Ministro, al signor Vice Ministro, al comitato tecnico-scientifico con i suoi consigli e le sue raccomandazioni; grazie anche alla diligenza, intelligenza e civiltà del popolo italiano - questo non lo dobbiamo mai scordare assolutamente - che si è adeguato a questi provvedimenti, e anche alla capacità e alla professionalità del nostro sistema sanitario. Tutte queste determinanti insieme hanno messo il nostro Paese ai primi posti tra quanti hanno saputo contenere in modo efficace i danni e le conseguenze negative di questa terribile pandemia. La pandemia purtroppo non è assolutamente terminata e fino a quando non avremo uno strumento terapeutico efficace quale può essere vaccino o un anticorpo monoclonale o qualsiasi altro farmaco in grado di distruggere il virus, laddove penetri dentro il nostro corpo, dobbiamo tenerlo lontano da noi, quindi dobbiamo continuare a osservare le regole di distanziamento fisico, di lavaggio delle mani e di uso della mascherina. Inoltre io esorto sempre i colleghi a scaricare l' app Immuni, che è di notevole importanza e utilità nel caso di tracciamento di possibili contagi. Gli ultimi dati sull'evoluzione della pandemia non sono sicuramente così allarmanti come nel resto del mondo, ma non sono neanche tanto rassicuranti perché la curva del contagio tende, seppur lentamente, a crescere; inoltre sono in parte cambiate le modalità del contagio, perché l'età mediana adesso si è spostata verso i quarant'anni; ci sono più focolai. Ieri l'altro, sul sito del Ministero della salute risultavano 3.200 focolai censiti, tre quarti dei quali di tipo intradomiciliare. Sono un po' diminuiti i focolai da movida e sono un po' aumentati quelli legati alle attività lavorative. Sono dati non allarmanti, che però ci inducono a tenere ancora sotto controllo, con grande senso di responsabilità, l'evolvere della pandemia. Ed è su questa strada che si deve continuare. Trovo quindi assolutamente ragionevole, comprensibile e giustificabile la proroga fino al 31 gennaio di queste misure, che fino ad ora ci hanno consentito di affrontare con efficacia l'epidemia. Vorrei ricordare, a quanti hanno parlato di libertà o di violata libertà, quello che ha detto il nostro presidente Mattarella: «Non bisogna confondere la libertà con il diritto di far ammalare gli altri». (Applausi) . Le libertà di ciascuno di noi finiscono dove iniziano le libertà degli altri. Quindi usare cautela e prudenza e continuare con queste regole non mi pare assolutamente che possa privare gli italiani delle loro libertà, laddove si consente la continuazione in sicurezza delle attività formative, soprattutto delle attività scolastiche, e ovviamente anche delle attività lavorative. Non mi pare proprio che questa sia una limitazione delle nostre libertà. Per questo vi dicevo che a volte mi chiedo dove vivo, se in questo mondo e in questa Italia o in un'altra Italia disegnata non so per quale volontà politica. Accanto a queste misure a breve termine, vorrei rivolgere al signor Ministro la richiesta di una misura che ponga concretamente il nostro ambiente al centro dell'attenzione nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Si parla tanto di ambiente, di svolta ecologica, di green new deal (io spero che finalmente si avveri), ma è sotto gli occhi gli occhi di tutti che il nostro ambiente è malato. Lo abbiamo fatto ammalare e lo abbiamo fatto ammalare noi, lo ha fatto ammalare l'uomo. C'è un binomio indissolubile, un legame indissolubile tra ambiente e salute: se l'ambiente è malato, la nostra salute non si può considerare salute. Ricordo le parole di Papa Francesco: noi pensiamo di restare sani in un mondo malato. Non è così, perché più degradiamo l'ambiente e più degradiamo e compromettiamo il nostro stato di salute. Per me è quindi fondamentale che, nella prossima programmazione per l'impegno delle risorse che verranno dal recovery fund , nella «missione salute» venga prevista una specifica misura sanitaria consistente nell'attivazione, a livello periferico e territoriale (considerato che si vuole implementare l'attività della medicina territoriale), di unità operative e di reparti di medicina ambientale, formati proprio da medici ambientali (una figura professionale che in Italia manca) e da operatori ambientali. Ci sono i tecnici ambientali, ma manca la figura professionale del medico ambientale, cioè di quel medico che, formato specificamente (quindi occorrerebbe una scuola di specializzazione ad hoc ), sia in grado di cogliere i segnali delle turbe qualitative del nostro ambiente e di tradurle immediatamente in provvedimenti, perché questi segnali e queste alterazioni dell'ambiente, sia dell'ambiente aereo che dell'ambiente terrestre o marino, inevitabilmente si ripercuotono sulla nostra salute. Questi medici dovrebbero avere quindi la funzione di sapere cogliere questi segnali e poterli tradurre in iniziative e in attività sia di prevenzione sia, ovviamente, di strategia terapeutica. Ad oggi, ripeto, avvengono invece interventi slegati, non coordinati, non omogenei tra di loro. A mio avviso e ad avviso di tanti colleghi, manca proprio questa figura. Signor Ministro, abbiamo le professionalità per farlo, possono arrivare le risorse; impieghiamole nel modo giusto. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Ministro della salute. Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Bernini, Romeo e Ciriani, e n. 2, dai senatori Iori, Pirro, Faraone, Errani e Lanièce, i cui testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire il ministro della salute, onorevole Speranza, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. SPERANZA, ministro della salute . Signor Presidente, mi limiterò a esprimere un parere favorevole sulla proposta di risoluzione di maggioranza e contrario sulla proposta di risoluzione presentata dai Capigruppo dell'opposizione. PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, anzitutto desidero ringraziare il Ministro per il suo intervento e per il lavoro che, con tutto il Governo, sta portando avanti nella gestione di questa emergenza sanitaria. Naturalmente, sono un po' sorpreso dagli interventi di alcuni colleghi in questo Senato, che hanno parlato di questioni che non stanno dentro il provvedimento che il Governo varerà questa sera. Si è parlato, ad esempio, di chiusura di attività economiche. Ebbene, vorrei ricordare che l'unica misura contenuta nel provvedimento che stiamo discutendo - e anche nella proposta di risoluzione della maggioranza presentata nella seduta odierna in Senato e qualche ora fa alla Camera - è la previsione dell'obbligo delle mascherine all'aperto. Quindi, non c'è alcuna restrizione per quel che riguarda le attività economiche, scolastiche o in riferimento alle attività che svolgono gli uffici pubblici e privati. L'unica misura è quella che ho detto. Abbiamo invece ascoltato interventi di colleghi dell'opposizione che hanno immaginato un'evoluzione dei provvedimenti del Governo verso una direzione che non è quella reale. Allo stesso modo, Ministro, vorrei ricordare che è cambiata anche la modalità di gestione della crisi con il coinvolgimento diretto del Parlamento. Fino a qualche mese fa ricordo ai colleghi che il Consiglio dei ministri si riuniva e votava provvedimenti che comunicava successivamente alle Camere. Sottolineo in tal senso che è un successo di tutti noi, comprese le opposizioni, l'aver invece costruito un percorso diverso, tanto è vero che ieri si è riunito il Consiglio dei ministri ma non ha varato il provvedimento rinviandolo a questa sera a seguito della discussione delle Camere. Vorrei che le opposizioni, ma tutti noi parlamentari valorizzassimo questa conquista, altrimenti, se si continua a dire che il Parlamento non fa nulla, che nella divisione dei poteri il Governo continua a operare mentre il Parlamento non produce idee né proposte che condizionino l'azione dell'Esecutivo, vuol dire che qui stiamo perdendo tempo: abbiamo scritto le risoluzioni tanto per scriverle e decidiamo di passare un pomeriggio in compagnia. Invece non è così: questo Parlamento, anche con il contributo delle opposizioni, ha conquistato il diritto di condizionare e proporre al Governo le strade più corrette da intraprendere per gestire l'emergenza. Lo dico perché questi due dati di fatto sono stati smentiti dagli interventi che mi hanno preceduto, soprattutto da parte delle opposizioni. Un altro dato di fatto è stato negato dagli interventi che ho ascoltato: si è discusso come se il Paese non fosse ripartito. Noi per mesi, nei mesi del lockdown e nei mesi che lo hanno preceduto, ragionavamo tutti sull'ipotesi della convivenza col virus: fino a quando il vaccino non sarà scoperto, in questo Paese bisognerà costruire le condizioni affinché vi sia una convivenza in alternativa alla chiusura totale. In queste settimane stiamo sperimentando proprio la convivenza col virus. Nessuno può minimamente paragonare le misure che si stanno mettendo in atto al lockdown che abbiamo vissuto: quella era la vera tragedia, non le mascherine all'aperto, Ministro. Vorrei che ci concentrassimo su questo e che capissimo come continuare a far funzionare il nostro sistema di protezione, sia individuale che collettivo, nell'organizzazione del nostro Paese, proprio per garantire che non ci sia più un lockdown . I più grandi sponsor del funzionamento del nostro sistema di protezione e della mancata diffusione del contagio sono proprio gli attori economici, che possono soltanto beneficiare di queste misure di governo dell'emergenza sanitaria. Oggi chi vuole che la nostra economia riparta e proceda più speditamente non chiede di aprire e basta, ma dice di stare attenti nella gestione dell'emergenza sanitaria, altrimenti si rischia di chiudere un'altra volta. Questo è il tema e su questo noi dobbiamo misurarci. Pertanto, l'invito che rivolgo ai colleghi dell'opposizione è a lavorare concretamente per produrre proposte che vadano in questa direzione. Signor Ministro, continuo a ribadirlo perché mi rimbomba in testa e mi dà anche fastidio utilizzare la parola MES, perché l'abbiamo ripetuta talmente tante volte che, a questo punto, anche ascoltarla fa male; ma continuiamo a ribadire un concetto, proprio perché condividiamo quanto lei ha detto. Questo Paese è uscito da un'emergenza sanitaria, ma ci può ripiombare. Infatti, i dati che emergono e che lei ha espresso, anche fuori dal nostro Paese, ci devono preoccupare, se non stiamo attenti. Quindi, quando noi discutiamo e ci manteniamo sulla posizione da lei espressa, ossia di massima attenzione rispetto al rischio di ripiombare in un'emergenza sanitaria straordinaria, dobbiamo anche tener conto delle risorse economiche che l'Europa, in maniera positiva, ci ha messo a disposizione per la gestione dell'emergenza sanitaria. Ciò che non comprendo è il motivo per cui questa maggioranza, ma anche molte forze d'opposizione, non tengano insieme le due questioni, se ci sono risorse destinate a quella misura, a maggior ragione quando vediamo davanti alle ASP di tutte le Regioni file chilometriche, di ore, di automobili con bambini a bordo, con la febbre o influenzati. Non c'è infatti la possibilità di eseguire un tampone rapidamente e in tanti chiedono di verificare il possibile contagio; naturalmente mi riferisco a tutti quelli che non possono permettersi il costo di un tampone in un laboratorio privato, perché l'anomalia di questo Paese continua a essere presente: chi ha la disponibilità economica decide tranquillamente di scavalcare quella fila e di farsi il tampone pagando e avendo la possibilità di capire se è positivo oppure no. Le farmacie hanno 12 vaccini antinfluenzali ciascuna. Ci è stato spiegato, da scienziati, non da politici, che se si previene l'influenza col vaccino... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...con il virus, quindi si può evitare una maggiore diffusione, proprio perché attraverso l'influenza la diffusione del virus è più ampia. Quando fate queste affermazioni e poi troviamo soltanto 12 vaccini per singola farmacia e ci sono naturalmente dei percorsi preferenziali per alcune categorie (tra cui i più anziani e chi è più a rischio), vuol dire che qualcosa la dobbiamo ancora fare. Signor Ministro, se abbiamo 37 miliardi di euro a disposizione per fare queste cose, non capisco perché non li dobbiamo utilizzare. (Applausi) . La mia non è polemica ideologica, né politica, bensì l'incomprensione di un fatto che non ha senso. Dopodiché, dovremmo decidere di utilizzare le risorse disponibili del recovery fund nel tempo, e non nell'immediato o nella gestione di questa emergenza, per spese dirette e indirette. Dovremmo decidere di destinare queste risorse... (Il microfono si disattiva automaticamente). Signor Ministro, lei sa bene, come dovrebbero saperlo tutti i colleghi che dicono no al MES, che quelle risorse possono essere destinate a spese dirette e indirette. Quando parlo di spese dirette faccio riferimento proprio a quelle misure che ho citato poco fa: tamponi, vaccini, necessità immediate, dispositivi di protezione individuale e possibilità di misurare la temperatura con il termometro in tutte le scuole. Di questo parliamo quando discutiamo del MES. Poi ci sono anche le spese indirette, che sono destinate alla realizzazione di ospedali, alle specializzazioni mediche e alle misure più strutturali. Tuttavia, le risorse per spese indirette le potremo utilizzare domani. Quindi, a meno che nella testa del Governo non ci sia la volontà di disporre un ulteriore scostamento di bilancio per gestire questa fase sanitaria con misure che servono al Paese, dal momento che i fenomeni in questione sono destinati a incrementarsi, ci dovete spiegare dove prendiamo le risorse per gestire quest'emergenza sanitaria, la cui esistenza riconosciamo anche noi. Signor Ministro, condividiamo con lei che l'emergenza sanitaria c'è. Rispetto ai temi che lei ha posto, dobbiamo però capire come fronteggiarla tenendo conto della situazione attuale e di quella che può verificarsi se, ove mai debba accadere quanto si sta registrando in altri Paesi europei, i numeri dovessero diventare più preoccupanti. Per questo motivo, insistiamo sul MES: non per una volontà ideologica, né per mettere in difficoltà alcuno, ma semplicemente perché siamo convinti che serva al Paese. (Applausi) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Pregherei i colleghi di non creare assembramenti in Aula. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, adoro ascoltare gli interventi del collega Faraone, sia perché, avendo lavorato vent'anni al Banco di Sicilia, mi ricorda lo slang , sia - soprattutto - per la sua grande capacità di dire una cosa all'inizio dell'intervento e chiudere con l'esatto contrario. È proprio un campione nel dimostrare tutto e il contrario di tutto. Dopodiché, ci dice anche che abbiamo finalmente conquistato le libertà costituzionali. E meno male che abbiamo finalmente conquistato la normalità di un Parlamento che agisce nella pienezza dei suoi poteri e nel rispetto della divisione dei poteri! Signor Ministro, lei ha dedicato metà del suo intervento a una disamina su quanto sta accadendo in Europa e in Italia; tutte vicende che noi - chi più, chi meno - apprendiamo dalla stampa specializzata, dai giornali e dalle televisioni. È ovvio che stiamo parlando del tema del giorno e, quindi, tutti disponiamo della narrazione. In questo momento, oltre alla disamina dei nove mesi trascorsi, che non sono pochi, ci aspettiamo dal Ministro soprattutto le soluzioni da mettere in campo in termini di prevenzione e contrasto di un fenomeno che, come noi avevamo tutti più o meno previsto, sta rimontando in Italia (sia pure molto meno rispetto ad altri Paesi) in virtù di tanti elementi che si incrociano. Ora, rispetto ai mesi del lockdown , registriamo due differenze: la prima è che non è più un pezzo di Paese quello coinvolto; la seconda è che non è più un pezzo di società quello coinvolto, perché questa volta sono coinvolti tutti, a principiare dai ragazzi. Rispetto a questo lei ci dice che in tutta Europa si ritorna a misure restrittive. Ebbene, Ministro, noi abbiamo adottato veramente misure restrittive, mentre altri Paesi europei non l'hanno fatto. Quella che oggi è la differenza fra noi e loro è esattamente questo: il lockdown che noi abbiamo adottato, la blindatura di tutte le attività e di tutti gli italiani nelle proprie abitazioni, non è stato fatto da nessun altro Paese e questa circostanza oggi - vorrei dire vivaddio - torna utile in un diverso andamento della curva epidemiologica. Non poteva essere diversamente, perché oggi gli altri stanno facendo quello che noi abbiamo fatto a marzo, aprile e maggio. Era inevitabile che a Parigi chiudessero le brasserie , era assolutamente inevitabile che prima o poi lo facessero. Loro non l'hanno fatto prima; i nostri danni sul PIL, il -12 per cento gli altri non l'avranno o perlomeno non l'avranno per effetto del lockdown di marzo e aprile; noi sì. Rispetto a tutto questo, continuiamo a raccontarci, colleghi, una mezza favoletta: siamo stati bravi e tutti ci fanno i complimenti. Ebbene, ricordo al collega Pisani che tutti quelli che ci fanno i complimenti non votano in Italia, ma votano quelli che in Italia giudicano quello che sta facendo il Governo. Allora, se voi siete sicuri, regalateci un Governo legittimo, portateci a votare un Governo legittimo e legittimato. Vedete, colleghi, uno dei motivi che soggiace al fallimento dell'indagine sierologica e anche al fallimento dell' app Immuni è che questo Governo non è riconosciuto dalla gente. La gente non si fida di quello che gli racconta questo Governo. È del tutto evidente che questo è il motivo per cui la app Immuni non viene scaricata; non è un complotto pluto-giudaico, è che non si fidano dell' app , perché non siete capaci di raccontarla, oltre a spendere un mare di danaro più di quello che andava a speso. Rispetto a tutto questo oggi prorogare lo stato d'emergenza a un anno è un ossimoro, costituzionalmente parlando, perché lo stato d'emergenza c'è, è stato proclamato, anche a volte di oltre un anno, ma su circostanze precise, su pezzi di territorio circoscritti e non su tutto il territorio nazionale e su tematiche così general-generiche. Quindi, oggi non siamo assolutamente favorevoli a prorogare lo stato d'emergenza, che significa sostanzialmente tenere gli italiani in posizione prona. Gli italiani si devono rialzare, potendo fare affidamento su un Governo che li mette in sicurezza. Peraltro, Ministro, apprezzo sempre la possibilità di parlare con lei, come lei sa, ma su un tema come questo a noi piacerebbe avere in Aula il Presidente del Consiglio, perché parliamo di prorogare lo stato d'emergenza e di continuare a condizionare le libertà costituzionali. Pertanto, se il Presidente del Consiglio trova la possibilità di andare ad Assisi e pronunciare la sua enciclica, andare a Venezia e prendersi i meriti, non suoi, della prima apertura delle paratie del MOSE, deve trovare anche il tempo per venire qui, Presidente, a raccontarci quello che preferisce raccontare in televisione e senza contraddittorio. Deve venire qui a spiegarci quello che dobbiamo fare. Allora, cosa dobbiamo fare? Vede, Ministro, noi, a dieci mesi dall'emergenza, non ci sentiamo di continuare a condividere formalmente questi provvedimenti perché fino ad oggi abbiamo fatto leva solo su metà dei doveri che spettano a un Governo, la metà che attiene al richiamare i cittadini ai loro doveri. Abbiamo abbondato in questa metà, coprendola ampiamente; abbiamo martellato i cittadini con la stampa, la televisione, i regolamenti, i Vigili urbani e, adesso, con l'Esercito. Abbiamo riempito la metà e ora la misura è colma per quello che abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere ai cittadini. Questi ultimi, da par loro, essendo un grande popolo e incarnando grandi storie, sono stati eccezionali, molto più di noi. È lo Stato che oggi deve rispondere; è lo Stato che deve riempire la sua metà di dovere, Ministro. Come lo deve fare? Adottando finalmente misure adeguate alla prevenzione, al contenimento e al contrasto dell'epidemia. È chiaro e noto a tutti cosa dobbiamo fare: adottare un piano pandemico, che non c'è. È la prima cosa da fare. Dobbiamo fare i test a tutti, anche in automedicazione. Lo sta facendo, come abbiamo appreso dalla conferenza stampa dell'altro ieri, il presidente Zaia. Perché non possiamo farlo su tutto il territorio nazionale? Ci sono test rapidi adottabili in automedicazione. Diamoli ai medici di medicina generale e alle farmacie; chi vuole comprarsi il test , va in farmacia, lo compra e lo fa. Lei li ha citati, sono i test degli aeroporti. Dobbiamo fare i vaccini antinfluenzali; stiamo parlando, continuando a martellare i cittadini, della necessità di fare il vaccino antinfluenzale, addirittura l'antivirale, l'anti-herpes, e non ci sono i vaccini. Le farmacie denunciano che hanno 12 vaccini a farmacia. Cosa ci fa una farmacia con 12 vaccini? Spiegatemi cosa ci fa. Dobbiamo fare assunzioni in sanità. Abbiamo messo del danaro, abbiamo dato la possibilità alle Regioni di farlo, come abbiamo detto ieri, con il decreto agosto che scade il 31 dicembre di quest'anno. Non ci sarà quindi nemmeno il tempo materiale di fare le assunzioni. Dobbiamo creare delle condizioni oggettive per poter assumere in sanità; non è solo una questione di danaro, ma anche di organizzazione e di turni di lavoro massacranti. Ministro, dobbiamo chiedere alla nostra comunità scientifica, a questo fantomatico Comitato tecnico-scientifico, quando la carica virale è capace di infettare, quando un positivo deve effettuare cinque o sei tamponi, rimanendo a casa anche per qualche mese... (Il microfono si disattiva automaticamente). Si presume…, non possiamo presumere che lui sia capace di infettare, dobbiamo saperlo con certezza. A nove mesi e oltre dall'insorgenza di questo patogeno, possiamo pretendere che ci dicano quando un positivo senza sintomi non infetta e quindi probabilmente può continuare ad andare a lavorare e a esercitare la sua attività? Ministro, dobbiamo aggiornare i protocolli alla mutazione del virus. Oggi, per esempio, c'è un paradosso; chiederò al Presidente della 12 a Commissione un'audizione con l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) sull'utilizzo dell'idrossoclorochina. Non si capisce perché sia diventata qualcosa che non si può utilizzare e per somministrarla si deve chiedere l'autorizzazione, volta per volta, all'AIFA. È una follia. Dobbiamo restituire a tutti... (Il microfono si disattiva automaticamente). ...il tempo in discussione generale e quindi chiedo venia se utilizzo qualche secondo in più. PRESIDENTE. Lei aveva dieci minuti. ZAFFINI (FdI) . Sì, però avevamo sei minuti in discussione generale. PRESIDENTE. Prego, le ho dato la parola. ZAFFINI (FdI) . La ringrazio, Presidente, ma ho concluso. Dobbiamo fornire finalmente ai medici di medicina generale i dispositivi di protezione individuale; non ce l'hanno tutti. Non è vero che ce l'hanno tutti, non ce l'hanno e i medici di medicina generale sono il front-office del nostro Servizio sanitario nazionale. Il paziente quando manifesta sintomi - e tra qualche giorno avremo tutta la sintomatologia legata alla sindrome influenzale - è evidente che chiama il suo medico di medicina generale. E il medico non può stare dall'altra parte del telefono perché non va a casa a visitare; non vanno a casa a visitare, non ci vanno. E la gente è buttata lì, sperando che il buon Dio e le proprie difese immunitarie riescano a far superare loro una malattia che, magari, non è neanche diagnosticata, perché il tampone lo fanno dopo cinque-sei giorni. Tutto questo, signor Ministro, ci richiama a coprire quell'altra metà di responsabilità. Non chiediamo sempre agli altri, cioè ai cittadini, di essere responsabili, seri, attenti, accorti e prudenti. Cominciamo a farlo anche noi, a nove mesi dalla dichiarazione dello stato di emergenza. Abbiamo sulle spalle, tutti noi, 36.000 deceduti. A questi 36.000 deceduti, alle loro famiglie, alle loro comunità abbiamo il dovere di dare una risposta di serietà e di competenza. Tutto questo va adottato e va adottato rapidamente. Volete fare la proroga dello stato di emergenza e la farete: la democrazia si basa sui numeri e, quindi, farete la proroga di questo stato di emergenza. Utilizzatelo, però, per adottare misure efficaci. Non ... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Senatore Zaffini, la sollecito nuovamente a concludere. ZAFFINI (FdI) . Sì, signor Presidente. Quindi, signor Ministro, le devo purtroppo dire che la sua cortesia, la sua bonomia e il suo speaking un po' democristiano, da qui in avanti, come le ho già detto, non saranno più sufficienti. Serve una risposta, serve qualcosa di più. Colleghi, richiamo tutti al nostro senso di responsabilità, che riconosco essere generale in tutta l'Assemblea. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, anch'io sono un po' colpito dagli interventi di questo dibattito. In genere non faccio mai polemiche, ma questa volta ne voglio fare una rispetto ad alcuni interventi. Vorrei informare che la fiducia in questo Governo, proprio in relazione alla gestione del Covid-19, è stata dimostrata da come gli italiani hanno corrisposto alle indicazioni del Governo. E se avevate bisogno di un segnale, lo avete avuto con le ultime elezioni. Basta con questi discorsi! Basta, smettiamola con la legittimazione e la non legittimazione. Almeno su un punto, gli italiani hanno capito e hanno risposto positivamente. I dati dimostrano che la strategia portata avanti da questo Governo ha funzionato al meglio rispetto a tanti altri Paesi del mondo. È un dato oggettivo. Signor Ministro, mi faccia dire che prima di tutto il grazie va alla sua coerenza e al suo impegno, come le è stato riconosciuto, nonché all'impegno del Governo e del Parlamento. Perché, colleghi, non riconoscere questo fatto? Non vuol mica dire che non ci siano problemi! Problemi ce ne sono e alcuni li solleverò anch'io. Su un passaggio così difficile, inedito e assolutamente impegnativo per la vita delle persone, sarebbe, però, importante che ci potessimo riconoscere in un risultato che è di tutti. Non è solo del Governo, ma di tutti, anche dell'opposizione e anche di quelli che dicevano che non c'era bisogno del lockdown , che bisognava tenere aperto tutto, salvo poi, quarantotto ore dopo, dire che bisognava chiudere tutto. Certo, nessuno di noi era preparato, non avevamo le competenze. Quindi, è comprensibile che sia successo questo, ma quel risultato che oggi ci consente di avere un dato profondamente diverso rispetto agli altri Paesi è un fatto molto importante, teniamocelo, valorizziamolo e impariamo dagli errori, come più volte ho cercato di dire. Oggi almeno non ho sentito sostenere l'idea secondo la quale si ricorreva alla proroga dell'emergenza per evitare la crisi di Governo. Questo mi ha fatto piacere, perché è un passo in avanti da parte vostra, che io apprezzo, nella maturazione di un ragionamento diverso. Dopodiché, c'è un altro problema. Perché si arriva allo stato di emergenza? Su questo, in tempo di pace, secondo me, sarebbe giusto ragionare, perché tutto l'impianto legislativo di questo Paese rispetto alla funzione della Protezione civile, alle modalità di organizzazione, è legato a questa procedura, ma non è in discussione la libertà dei cittadini. Oggi non stiamo parlando di lockdown , non stiamo parlando di messa in discussione di questi elementi, stiamo cercando di trovare il modo migliore per evitare che si oscilli, come è accaduto ad agosto, tra la sottovalutazione e il panico. A metà tra i due c'è il Governo e c'è la capacità di gestire la situazione. I numeri, i dati, l'individuazione dei focolai ci dicono che stiamo gestendo il fenomeno e questo è il messaggio che confido tutto il Parlamento voglia dare e che nessuno voglia dire il contrario. Dopodiché, anch'io penso che bisogna fare qualche passo in avanti. In primo luogo, il Ministro ha detto giustamente che bisogna rafforzare il coordinamento con le Regioni. Qui, Ministro, c'è un problema: non si può una volta dire che le Regioni possono semplicemente e solo restringere le norme, la volta dopo che le possono anche ampliare e poi di nuovo che le possono restringere. È arrivato il momento di stabilire con concretezza e chiarezza qual è il rapporto tra Stato e Regioni e chiarire che la gestione della pandemia deve essere veramente coordinata, perché, al di là di chi fa il primo della classe, con un'intervista o un post , c'è il problema di assicurare certezza ai cittadini. L'ho già sottolineato nell'intervento, sempre su questo tema, nel dibattito precedente. Ministro, ritengo si debba decidere che, dopo la discussione, dopo il dibattito, dopo la riflessione del comitato scientifico, nel rispetto dell'autonomia scientifica, la scelta su questa o quella questione però debba essere una, non ci può essere ulteriore discussione, almeno per quanto riguarda la presa di posizione del Governo e del Ministero. Ci sono poi delle scelte strategiche, lo abbiamo già detto, a partire dalla questione delle liste d'attesa; i colleghi l'hanno posta: giusto, giustissimo, anzi anch'io sono preoccupato. Ci si sta lavorando, perché, colleghi, sapete che sui posti letto di terapia intensiva e sulla territoriale c'è un lavoro in corso - non è che ci sono solo dichiarazioni - coordinato dal Ministero competente in rapporto stretto con le Regioni. Signor Ministro, sono preoccupato anche perché, se la questione delle liste d'attesa è affrontata semplicemente con l'esternalizzazione e senza un progetto complessivo di riorganizzazione del sistema sanitario in questo senso e dei servizi, il rischio è che si vada ad una esternalizzazione strategica e definitiva; da questo punto di vista, sarebbe un problema. Il secondo problema che le sottopongo è il seguente. Ho letto un'intervista interessante del professor Garattini. Lei, signor Ministro, il suo Ministero e il Governo vi siete mossi benissimo sulla questione del vaccino, però è chiaro che c'è un problema più ampio nel rapporto tra le grandi imprese farmaceutiche, le forme attraverso cui si definiscono i cosiddetti farmaci innovativi e la funzione di EMA. C'è bisogno di un progetto europeo, se vogliamo gestire questa situazione. Diciamocelo: la ragione per cui non abbiamo ancora un vaccino rispetto alla Sars, che fa parte della famiglia del Covid, è semplicemente perché il ragionamento sul valore aggiunto rispetto alla ricerca non faceva tornare i conti. Guardate che questo è un enorme problema. Negli Stati Uniti del presidente Trump - così evito di essere frainteso - si sta ragionando in modo strategico su questo punto, e credo che l'Europa lo debba affrontare al più presto; diversamente, ci troveremo di fronte a delle sorprese rispetto al processo di innovazione strategica che ha la farmacologia nel mondo. (Applausi). VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, sono sincera: avrei sperato di iniziare questo mio intervento dicendo che qualche settimana fa, quando abbiamo affrontato questa stessa discussione, ci eravamo sbagliati; che le nostre previsioni, come qualcuno diceva in quest'Aula, erano eccessive e che, al di là della buona o della cattiva fede, sicuramente il quadro che prospettavamo era molto lontano dalla realtà. Questa mattina, al di là delle notizie apparse sulla stampa, le parole sobrie, rigorose, responsabili e serie del ministro Speranza, a nome di questo Governo, credo che inchiodino tutti noi a una difficile e amara verità. Lo dico rispondendo innanzitutto al senatore Romeo, che, tentando in qualche modo di fare un parallelo tra questa fase e quella del periodo più acuto del lockdown , ha detto che sostanzialmente, se paragoniamo il numero dei contagiati ai tamponi, non siamo poi in una fase così drammatica come invece viene descritta. Questo se ho interpretato bene le sue parole, senatore Romeo. Penso che le parole del ministro Speranza - e le abbiamo ascoltate tutti - abbiano in realtà detto ben altra verità, ovvero che sicuramente non siamo nella situazione di marzo-aprile - è sotto gli occhi di tutti - e ci auguriamo di non arrivarci di nuovo. Il tema è che da marzo ad aprile, grazie anche alle misure adottate, al senso di responsabilità, al sacrificio abnorme delle nostre strutture, del Servizio sanitario nazionale, dei nostri operatori, degli italiani che hanno risposto bene, quella curva aveva iniziato a piegarsi e a luglio e agosto avevamo raggiunto livelli di contagio e di occupazione dei posti in terapia intensiva sostanzialmente molto bassi. Da quel momento la curva ha iniziato nuovamente a salire ed eccolo il dato preoccupante: non si tratta del confronto tra questo momento e i mesi di marzo e aprile, ma tra questo momento e i mesi di luglio e agosto. È a quel periodo che dobbiamo fare riferimento per dirci di fare attenzione: non è allarme, ma è sicuramente allerta. Da qui dunque il senso delle parole, pronunciate con pacatezza, ma anche con fermezza, con le quali da parte del Ministro e del Governo si viene a chiedere in questo momento al Parlamento di prorogare lo stato di emergenza. I dati che ci ha raccontato il ministro Speranza fotografano una realtà diversa da quella degli altri Paesi e diversa da quella che potrebbe essere; sono dati che ci impongono soprattutto una grande responsabilità, perché proprio in questo momento non possiamo sbagliare. È allora evidente che ci si sarebbe aspettati anzitutto collaborazione - lo dico con pacatezza anch'io, ci provo - perché credo che esistano fasi e fasi e che forse, di fronte a un passaggio storico come quello che stiamo vivendo, si potevano auspicare toni lontani dalla propaganda. Ho sentito dire in quest'Aula di non cavalcare le paure da chi delle paure di questo Paese ha fatto uno strumento di propaganda da anni. (Applausi) . Li abbiamo superati ieri quei decreti. Forse ci vorrebbe un po' di onestà intellettuale nel non venirci a dire che cavalchiamo le paure, al di là del fatto che, a dire la verità, non si capisce poi nemmeno a quale scopo. Credo che sinceramente nessuno di noi abbia invidiato in questi mesi la posizione del ministro Speranza o del Governo nel dover adottare misure che darebbero in qualche modo più poteri al Governo: il potere di limitare la libertà dei cittadini? Voi ce lo vedete un Governo che gode e si costruisce consenso nel limitare la libertà dei cittadini? Non credo. Si sono adottati degli strumenti che, quando è stato drammaticamente e inevitabilmente necessario, hanno limitato la libertà dei cittadini. Ho sentito dire ancora in quest'Aula che stiamo andando nella direzione di limitare nuovamente la libertà ai cittadini. Ricordo che siamo da mesi dentro questo difficile equilibrio: da un lato, sicurezza e salute; dall'altro, libertà dei cittadini. Sta a noi, alla politica, al Parlamento e al Governo trovare l'equilibrio giusto e non è facile. Giusto rapporto con la scienza, dunque, non abdicazione di una funzione, perché c'è differenza tra rinunciare a esercitare una funzione e capire che è il momento di fare un passo non indietro, ma forse di lato, perché la situazione è così delicata che non possiamo sbagliare. Ci sono dei dati, ci sono degli esperti, ma soprattutto c'è la scienza, che è competenza e sapere, che può dire e suggerire alla politica la corretta lettura della fase. Poi la politica si assume le sue responsabilità. A questo proposito, per quanto riguarda il tema dell'assunzione delle responsabilità e l'utilizzo di strumenti che in qualche modo limiterebbero la funzione del Parlamento, mi sento di dire che siamo qui e credo che proprio questa discussione sia la prova del fatto che al Parlamento viene chiesto di pronunciarsi prima, semplicemente per consentire al Governo, quando mai dovesse rendersi necessario, di adottare misure nei tempi utili ad avere un'efficacia. Il tema quindi non è dare una delega in bianco. Nessuno pensa di poter dare una delega in bianco al Governo e non credo che l'Esecutivo sia venuto qui a chiederlo. Il Governo è venuto nuovamente qui a riferire, come ha fatto in questi mesi. Si poteva fare questa discussione qualche mese fa, anche se sinceramente mi viene da dire che onestà intellettuale di quest'Assemblea pretenderebbe davvero che da parte di tutti si riconoscesse che questi mesi non sono passati invano. Il Governo stesso ha utilizzato quei poteri, che gli sono stati dati con una pronuncia del Parlamento, nella misura più accorta possibile. Non c'è stata mai una strumentazione abnorme, né tantomeno ci sono state delle scelte abnormi e, del resto - come ha detto il senatore Errani - forse i cittadini, ancor prima che col voto, con la voglia di partecipare a quelle scelte e con il senso di responsabilità con il quale hanno accettato di adeguarsi, hanno dimostrato di ritenerle sagge. Anche in questo caso - consentitemelo - verrebbe facile una battuta, che faccio soltanto e sempre per una questione di onestà intellettuale: è mai possibile ascoltare le critiche da quella parte politica che chiedeva i pieni poteri con un mojito su una spiaggia (Commenti) , nei confronti del Governo che viene qui in Assemblea, con rigore, sobrietà e pacatezza, a dirci che possono essere necessari degli strumenti, che poi si valuterà di volta in volta se e come utilizzare? Del resto, gli stessi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri vengono anticipati alle Camere e almeno in termini di indirizzo il Parlamento può dire la propria. Così facciamo tesoro, evidentemente, di un percorso e di un'esperienza che abbiamo alle nostre spalle. È possibile mai, francamente, che questa critica sia ritenuta credibile? Servono allora onestà intellettuale, rigore, serietà e trasparenza. È stata in questa sede avanzata anche una critica, che ho ritenuto forse tra le più giuste e che almeno da parte mia è condivisibile. È stato chiesto di capire qual è il piano, verso quale direzione stiamo andando e se il Governo ha costruito le condizioni per affrontare un'altra emergenza, qualora i numeri dovessero peggiorare notevolmente e a tal punto da stressare il nostro Sistema sanitario nazionale. Ci si chiede quindi come ci siamo attrezzati. In questo caso la politica, che di solito viene accusata di essere la politica del "vorrei", "farò" e "dirò", ha portato dei numeri, che inchiodano tutti noi a delle verità, che non possiamo ignorare. Il ministro Speranza ci ha detto che siamo partiti con 5.000 posti di terapia intensiva, siamo ad 8.000 e arriveremo, grazie alle risorse stanziate in uno dei provvedimenti approvati dal Parlamento in questa fase - non si può parlare quindi di una democrazia bloccata e di un lavoro parlamentare che non si fa, anzi - addirittura al 115 per cento dei posti in più, e cioè ad 11.000 posti. Mi pare dunque che ci sia un piano e che la risposta più importante, più matura e più necessaria sia sostanzialmente questa. Quindi abbiamo agito, e lo abbiamo fatto con rigore e senso di responsabilità. Ci accingiamo di nuovo a gestire l'attuale fase e chiediamo a tutti di partecipare e di fare delle pronunce, considerando quanto abbiamo davanti. Nessuno si sogna di chiedere pieni poteri: nessuno in quest'Aula si sogna di farlo! Non lo ha fatto il ministro Speranza e nemmeno il Governo. Si chiede un mandato per poter intervenire qualora la situazione dovesse peggiorare, e nessuno può saperlo. Di certo la scienza ci aiuta a leggere una curva, ma dire quale sarà la situazione di qui a venti giorni forse diventa complicato. Allora dobbiamo dare la possibilità di intervenire. Ci sono i decreti-legge, certo, ma sappiamo che richiedono dei tempi forse non consoni ad avere risposte efficaci di fronte a un peggioramento della situazione. (Il microfono si disattiva automaticamente). Ho sentito tante cose e in questi giorni vedo i nostri insegnanti andare a scuola mentre le loro famiglie sono a casa, ma ci tengono a mantenere in piedi il sistema scolastico, perché questa è la salvaguardia migliore della sicurezza dei nostri ragazzi. Vedo anche i lavoratori del Sistema sanitario, che non solo si sono spesi prima, ma che continuano a farlo adesso. Alle nostre comunità stiamo chiedendo ancora tanti sacrifici e, se vogliamo davvero onorarle al meglio, la risposta migliore è non solo esprimere parole di apprezzamento, votare per la nostra proposta di risoluzione, ma anche pensare che, di fronte a situazioni del genere, i toni della propaganda e della polemica politica devono lasciare il passo al senso di responsabilità, all'onestà intellettuale, al rigore e al buon senso, che ho sentito richiamare nel dibattito odierno. (Applausi) . MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Forza Italia è stata la prima forza politica a denunciare il pericolo del Covid: fin dal 30 gennaio in quest'Aula, alla presenza del ministro Speranza, Forza Italia ha chiesto di affrontare molto sul serio questo pericolo, di adottare delle misure rispetto ai voli provenienti anche indirettamente dalla Cina, di prendere in esame l'uso delle mascherine. Parliamo del 30 gennaio, il giorno prima che il Governo approvasse lo stato d'emergenza. Tre giorni dopo, il 3 febbraio, in conseguenza dello stato d'emergenza, i Capigruppo di maggioranza e opposizione furono convocati a Palazzo Chigi - anche in quell'occasione giustamente c'era il ministro della salute Speranza - e la Presidente del nostro Gruppo, la senatrice Bernini, chiese al Governo di prestare particolare attenzione a una serie di punti, ribadendo quanto era già stato detto riguardo alle mascherine, rispetto alle quali non bastava auspicarne l'uso, ma era necessario procurarsele. Le nostre richieste fatte in quella sede, a Palazzo Chigi, furono però disattese e anche snobbate: sulle mascherine ci fu risposto: «Vedremo». Era stata avanzata la necessità di fermare o controllare strettamente i voli provenienti dalla Cina anche indirettamente, nel caso venissero da una zona particolarmente infetta; ora sappiamo che il mondo è cambiato da allora, ma l'epidemia viene da lì, e non da altrove; inoltre, si era chiesto un controllo dei tantissimi bambini cinesi che tornavano nelle scuole, nel senso di sottoporli a quarantena: una misura che oggi sembrerebbe banale, ma che noi abbiamo chiesto il 3 febbraio. La senatrice Bernini, non da sola ma sostenuta anche da altri Capigruppo del centrodestra, venne ignorata in tali richieste. In quel mese di febbraio, e cioè nel mese trascorso da quando il Governo ha approvato lo stato d'emergenza a quando si è cominciato a fare davvero qualche cosa - all'inizio di marzo hanno cominciato a fioccare i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, le restrizioni, e così via - non solo non si è lavorato per procurare le mascherine, ma addirittura sono state regalate alla Cina 18 tonnellate di aiuti, in termini di protezioni e di altre attrezzature per affrontare l'epidemia. Si è trattato di un nobile gesto, che però poteva essere compiuto una volta provveduto alle emergenze italiane, essendo la Cina sicuramente il Paese con la più grande disponibilità di denaro liquido al mondo e forse non bisognoso di quelle tonnellate di aiuti. Anche se sicuramente tutto ciò avrà apportato qualche beneficio, in quel mese l'Italia è stata trascurata, non soltanto per quanto è stato dato ad altri, ma anche perché non ci si è attrezzati per produrre quanto necessario, a cui ci si è pensato solo quando le mascherine e le altre protezioni individuali hanno cominciato a diventare quasi spontaneamente obbligatorie, con tutto ciò che è seguito. Insomma, c'è stata una lentezza straordinaria. In quella circostanza, di fronte al fioccare dei primi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, abbiamo mantenuto un senso di grande responsabilità. Avendo noi per primi denunciato il pericolo, abbiamo coerentemente facilitato anche con le procedure parlamentari il compito del Governo di porre dei rimedi, di mettere in atto delle misure per prevenire l'ulteriore espansione dell'epidemia, diventata nel frattempo pandemia, dando anche piena disponibilità all'Esecutivo attraverso la presentazione di una serie di proposte. Da parte del Governo, e specialmente dal ministro Speranza con particolare garbo, abbiamo ricevuto una serie di espressioni di disponibilità alle nostre proposte, che sono però rimaste affermazioni. In concreto, abbiamo sempre assistito a un atteggiamento di chiusura; ce l'abbiamo avuto fin dall'inizio, da febbraio, quando abbiamo proposto delle misure severe e forti per prevenire l'espandersi dell'epidemia. Ma l'abbiamo avuto anche recentemente, quando abbiamo chiesto una vera moratoria, un vero rinvio di tante scadenze fiscali. (Applausi) . Abbiamo chiesto di non mandare milioni di cartelle esattoriali, tante delle quali sappiamo essere tra l'altro infondate; si tratta delle famose cartelle pazze, una strana cosa di cui nessuno è mai responsabile. I dirigenti, che magari percepiscono pure una gratifica per aver fatto tanti accertamenti, non pagano mai per le loro responsabilità quando mandano delle richieste esorbitanti a delle persone che non hanno assolutamente commesso alcuna infrazione ed evasione. Questo già accade in tempi normali; ma, di questi tempi, chiedere alle persone di pagare in proporzione ai redditi che hanno percepito nel 2019, quando nel 2020 tante attività sono state chiuse e sono stati sopportati costi senza avere alcun incasso, è gravemente irresponsabile, oltre che ingiusto. (Applausi) . Abbiamo avuto un atteggiamento di chiusura da parte del Governo, che purtroppo abbiamo visto replicare proprio pochi minuti fa, quando il ministro Speranza, chiamato a rappresentare la posizione del Governo rispetto alle proposte di risoluzione presentate, ha espresso con grande rapidità, ma senza alcuna spiegazione, parere favorevole sulla risoluzione di maggioranza - e questo era normale - che sostanzialmente rispecchiava le parole da lui stesso espresse - per cui non era effettivamente richiesta alcuna spiegazione - e ha detto semplicemente "no" alle nostre richieste. Sulla questione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ci torneremo; voi avete una posizione diversa ed è normale che respingiate la nostra richiesta di agire secondo quanto la Costituzione stabilisce, e cioè con un decreto-legge. Ma lasciamo stare; su questo ci torneremo. Noi abbiamo anche chiesto al Governo - sono quattro punti, non ne abbiamo presentati tantissimi - di individuare e attuare concrete misure di prevenzione e di contrasto alla diffusione del virus, mettendo a disposizione un numero congruo di tamponi e di vaccini antinfluenzali. Ci ha detto "no" anche su questo, senza dare spiegazioni. Io non credo che lei, Ministro, sia contrario a predisporre un numero adeguato di vaccini antinfluenzali, ma il fatto di dire di "no", solo perché le firme erano quelle dei Capigruppo dell'opposizione, è esattamente l'opposto di avere disponibilità nei confronti delle proposte dell'opposizione, che rappresenta una parte molto importante del Paese, a quanto pare - tra l'altro - maggioritaria. (Applausi) . Lei ha detto "no" anche alla nostra richiesta di rivedere le linee guida relative all'isolamento delle classi e degli alunni in caso di sospetto contagio, al fine di garantire il diritto allo studio e la continuità didattica. Può anche dire di "no", ma non sarebbe stato male fornire al riguardo una spiegazione. Devo dire che, con il degrado della vita parlamentare a cui abbiamo assistito in questa legislatura, dare spiegazioni è diventata una cosa più che rara, quasi stravagante, mentre invece il Parlamento serve proprio a questo, a dire davanti ai cittadini chi vuole fare qualche cosa e perché. A ciò dovrebbe servire il Parlamento; ma siccome qualcuno non ha capito bene a cosa serve, allora cerca di massacrare il Parlamento in tutti i modi. Noi abbiamo sostenuto fin dall'inizio le misure di prevenzione e di prudenza, ma abbiamo anche ricordato i gravi costi che questo comporta. Ci sono i costi economici - e credo sia evidente a tutti - ma ci sono anche i costi sanitari, signor Ministro della salute. Quanta attività diagnostica, quanta attività terapeutica, quanta chirurgia è stata rinviata o addirittura annullata perché c'era il Covid? Ci sono dei momenti in cui si devono scegliere le priorità, ma - attenzione - bisogna anche tenere presente che la priorità è innanzitutto la salute dei cittadini, per cui, se una persona sta male per un'altra malattia, bisogna vedere di non concentrare gli sforzi solo su un aspetto. Come è stato detto anche da esponenti della maggioranza, ci sarà probabilmente un aumento di mortalità a causa di questa "monocultura" sanitaria. Bisogna affrontare le cose con il senso della realtà; ci vogliono trasparenza e chiarezza. Faccio l'esempio della promessa, data per certa, anzi addirittura approvata e messa per iscritto, di garantire un credito di imposta del 60 per cento per l'attività di sanificazione delle aziende. Benissimo. Tanti imprenditori, anche con piani importanti di grande impegno finanziario, sulla base di questa norma hanno predisposto dei piani, per poi trovarseli ridotti dal 60 al 9 per cento, avendo, cioè, cinque sesti delle somme impegnate non coperti per mancanza dei fondi. Il Governo deve far fronte alla realtà usando i metodi previsti dalla Costituzione, che parla di decreti-legge, solo decreti-legge. I decreti del Presidente del Consiglio dei ministri servono per un'attività che sta al di sotto della normativa di legge; specialmente quando si limitano le libertà costituzionali è impensabile usare questo strumento, tanto più quando, per via dell'emergenza, si stabiliscono norme molto strane. Ricordo che ancora oggi non sappiamo quanto sono stati pagati i banchi nuovi, i famosi banchi a rotelle, che, tra l'altro - a detta di molti - sono assolutamente inutili. Ancora oggi non sappiamo quanto sono stati pagati. (Applausi). Non sappiamo a quali ditte sono stati ordinati, perché l'unica ditta saltata fuori era sostanzialmente un prestanome, trattandosi di persone con 400.000 euro di fatturato che dovevano eseguire un ordine da 44 milioni. Chiediamo al Governo serietà, senso della realtà, rispetto della Costituzione e dei cittadini che hanno fatto tanti sacrifici e hanno visto tanti morti. C'è bisogno di assoluto senso della realtà e - ripeto - rispetto per i cittadini: non promettere ciò che non si può mantenere e fare di tutto per risollevare il Paese. Noi lo facciamo ogni giorno con le nostre proposte, che chiediamo vengano ascoltate, altrimenti ve ne assumete voi la responsabilità, tanto più che usate strumenti non previsti dalla Costituzione. (Applausi). CENTINAIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CENTINAIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, concordiamo con le affermazioni del senatore Errani quando ci dice che questo è un risultato di tutti: è vero, collega, è un risultato di tutti, e lo diciamo con la stessa onestà intellettuale di chi prima ci ricordava la famosa storia del mojito, dei pieni poteri, eccetera. Ricordiamo che è un risultato di tutti, ma è un risultato, cari colleghi, anche di chi veniva a Milano, viaggiando da Roma, a fare gli aperitivi dicendo che non sarebbe successo nulla e poi si è preso il Covid. (Applausi). (Commenti). Presidente, se cominciamo così non va bene. Lo ricordiamo anche a chi diceva «Bergamo non ti fermare!» per poi andare in vacanza a Formentera. È un risultato anche di chi diceva «Milano non si arrende» e partecipava alla movida. Lo ricordiamo anche a chi diceva che i pazienti che non possono essere trattati sono lasciati morire, per poi essere smentito dal fratello medico. Lo ricordiamo per onestà intellettuale. (Applausi). Ministro, è dall'inizio della pandemia che vi stiamo invitando a una gestione più condivisa e più oculata di quello che è lo stato d'emergenza. Nessuno in questo momento sta dicendo che lo stato d'emergenza non va bene. Diciamo semplicemente che lo stato di emergenza deve essere gestito in un modo diverso da come lo state voi gestendo. Vogliamo essere coinvolti. Chiediamo non che la minoranza sia coinvolta, ma che il Parlamento sia coinvolto, che è una cosa totalmente diversa. Ministro, la vostra gestione lascia alcune perplessità dal punto di vista sia tecnico che pratico. Dal punto di vista tecnico, lo stato di emergenza è stato dichiarato in data 31 gennaio fino al 31 luglio; poi, venite qua e ci dite che è prorogato al 15 ottobre. Adesso ritornate a dirci che lo prorogate al 31 gennaio 2021: un anno di stato di emergenza, che va in senso totalmente contrario rispetto a quello che è venuto a dirci il Presidente del Consiglio in data 21 maggio. Il Presidente del Consiglio in data 21 maggio ci ha detto: «Non ci possiamo permettere di protrarre l'efficacia di misure così limitative per un periodo indefinito. Un ordinamento liberale e democratico non può tollerare una compressione dei diritti fondamentali». (Applausi) . Non l'ha detto Gian Marco Centinaio: l'ha detto Conte! (Applausi) . Però è stato così, avete fatto così. Il risultato, Ministro, Presidente, è un caos istituzionale senza precedenti, che ha portato i più importanti costituzionalisti a chiedersi cosa stesse succedendo nel nostro Paese. Caos nei rapporti tra Stato e Regioni: casualmente alcune Regioni - casualmente, perché tutto quello che facevano altre Regioni, come la Campania o il Lazio, andava benissimo, anzi diventava un caso da seguire - qualsiasi cosa facessero non andava bene. Pensiamo alla Sardegna. Come ho già detto in quest'Aula - ripeto sempre le stesse cose - il presidente Solinas è stato trattato come l'ultimo dei fuori di testa: stava semplicemente dicendo quello che state dicendo voi in questo momento. Confusione tra Stato ed enti locali: persino tra lo Stato e i Comuni c'era confusione, tanto che l'ANCI, in più di un'occasione, vi ha criticati nella gestione dei vostri provvedimenti. Imbarazzante, poi, Ministro, il rapporto tra il potere legislativo e il potere esecutivo, tra il Governo e il Parlamento, con il Parlamento come semplice ratificatore delle decisioni del Governo. Dobbiamo stare qui ad ascoltare e ad applaudire quello che decide il Governo, ma il potere legislativo è quello che rappresenta il popolo, è quello che è stato eletto dal popolo per decidere! (Applausi) . Non siete voi e i tecnici che ha pagato e strapagato il presidente Conte, ma siamo noi - non la minoranza, ma tutto il Parlamento - Camera e Senato, a dover dare le indicazioni al Governo. Invece, Ministro, si prosegue con l'uso spudorato dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, in assenza dei presupposti di diritto e di fatto. Non si rispettano nemmeno le procedure previste per i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e noi siamo gli spettatori delle vostre decisioni. Il problema è che state trattando disposizioni che limitano le libertà individuali: libertà di circolazione, limitata; libertà di riunione, limitata; libertà religiosa, limitata; diritto all'istruzione, limitato; libertà di iniziativa economica, limitata; libertà personale, limitata. Queste limitazioni dovrebbero avere un rango di legge o di un atto avente forza di legge. È l'ABC della giurisprudenza. (Applausi) . L'invito che le rivolgo, Ministro, e che rivolgo al presidente Conte, è di venire in Parlamento e di confrontarsi con il Parlamento. Ci sono i decreti, venite in Parlamento e ci confrontiamo. C'è poi tutto il punto di vista pratico. Le vostre decisioni, che prendete non si sa con chi - con noi non le prendete; magari le prendete con i vostri consulenti o con chi volete - impattano sulla vita reale dei nostri cittadini, che le subiscono e le devono subire. Ministro, condividiamo la sua idea che ci voglia prudenza; ma la prudenza deve esserci anche nell'amministrare la cosa pubblica. Non si può amministrare la cosa pubblica come se fosse casa propria. Non state amministrando il vostro condominio: state amministrando il nostro Paese ed è una cosa totalmente diversa. Condividiamo assolutamente e sottoscriviamo l'idea del Ministro delle tre regole fondamentali: mascherine, non assembramento e rispetto delle norme igieniche. Condividiamo molto anche l'idea, Ministro, che bisogna aumentare i controlli per punire i trasgressori. Non possiamo pensare che ci sia gente che la fa franca e che pensa di vivere nel Paese del Bengodi. Ministro, però, pensiamo anche che, se bisogna utilizzare l'Esercito, bisogna utilizzarlo per tutti, e non solamente per i pensionati che non utilizzano le mascherine, ma anche per chi arriva da fuori dai nostri confini e pensa di entrare a casa nostra e di vivere nel Paese del Bengodi. (Applausi) . Ministro, le vogliamo ricordare alcune cose su cui le chiediamo di intervenire. Della scuola oggi hanno parlato tutti. Non venite a dirci che va tutto bene, non potete farlo. Qualsiasi insegnante con cui si parla si mette le mani nei capelli. Sfido e invito il Ministro, il Presidente del Consiglio e il ministro Azzolina ad andare nelle scuole, ma senza avvertire prima. Scegliamo tre scuole (una al Nord, una al Centro e una al Sud) dove andare senza avvisare e vediamo cosa succede realmente in esse. Quanto alla sanità, state prevedendo un'eventuale crisi come quella che si è verificata l'inverno scorso? Non possiamo arrivare a dire che non eravamo preparati, in quanto avete avuto tempo per prepararvi, così come il ministro Azzolina ha avuto tempo durante l'estate di preparare l'accesso dei nostri figli nelle scuole. (Applausi) . Passo ai temi relativi a commercio, industria e turismo. Il presidente Conte ci aveva detto che nessuno sarebbe fallito e rimasto indietro. Ciò basta e avanza. Andate a vedere che cosa succede nelle nostre strade, nelle aziende, nei settori del turismo e della ristorazione o nei locali. Sarà forse il presidente Conte, di tasca sua, a rimborsare le persone a cui aveva promesso che non sarebbero rimaste indietro? Non cito il problema della cassa integrazione, anche se è anch'esso annoso. L'altro giorno eravamo con delle persone che ci hanno detto di non averla ancora ricevuta da giugno e siamo a ottobre. Chi dà da mangiare ai figli di queste persone? Lei, Ministro, il presidente Conte o chi aveva promesso che la cassa integrazione sarebbe stata pagata in tempo reale? (Applausi) . Signor Presidente, mi avvio a concludere in pochi secondi, anche se la prego di essere clemente perché al senatore Faraone ha concesso minuti in più. Termino con due richieste. Quanto alla prima, le chiediamo, signor Ministro, di controllare le spese sanitarie nelle varie Regioni italiane. Faccia operazione di controllo. Nella tabella 2.17 del documento dell'Autorità nazionale anticorruzione è riportata la spesa, per contagiato da Covid, nelle varie Regioni italiane. Capiamo che i malati di Covid devono essere coccolati e stracurati, ma forse qualche domanda ce la dobbiamo fare se una Regione spende 76.000 euro per ogni malato e altre, invece, spendono 14.000 o 5.000 euro. In Regione Campania spendono 76.000 euro per ogni malato di Covid, mentre in Regione Calabria - non sto parlando di Bolzano - ne spendono solo 14.000. Allora, o il presidente De Luca ha trovato la cura miracolosa e sta spendendo chissà che cosa, oppure i malati di Covid in Campania stanno negli alberghi a 5 stelle. Ripeto che qualche domanda ci dobbiamo fare: 76.000 euro a malato sono un furto rispetto a quello che spendono le altre Regioni italiane. (Applausi) . Chieda al presidente De Luca dove vengono spesi quei soldi, visto che sono molti di più rispetto alla media del resto d'Italia. Signor Ministro, le ripropongo la domanda che le ho rivolto l'altra volta, a cui lei non ha risposto. Il nostro collega, senatore Monti, che non vediamo mai, è stato nominato lo scorso agosto presso l'Organizzazione mondiale della sanità per le sue competenze in campo sanitario. Ci chiediamo se è stato d'aiuto a lei o al nostro Paese, oppure se si tratta della solita nomina che viene fatta a favore degli amici degli amici degli amici. (Applausi) . TONINELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TONINELLI (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, siamo qui per prorogare lo stato d'emergenza, su cui abbiamo sentito pronunciare tante, forse troppe parole anche in quest'Assemblea oggi pomeriggio. Vi dico subito che detta proroga è doverosa, giusta e necessaria e serve a tutelare e proteggere la salute degli italiani e, di conseguenza, a tutelare e proteggere la nostra economia, perché nessun rilancio dell'economia può essere raggiunto senza prima aver mantenuto in sicurezza la salute del popolo italiano. Questa scelta deriva dal senso di responsabilità con cui il Governo italiano ha gestito gli ultimi mesi difficilissimi, ma va anche ribadito che la proroga dello stato di emergenza - checché ne dica qualcheduno - non significa lockdown , perché questa falsità esiste solo per coloro che alla politica seria preferiscono la propaganda delle fake news . (Applausi) . Sarebbe bastato leggere le norme per capire che non era così. Il decreto di proroga non chiudeva e non chiude in casa nessuno; anzi, mette in campo le condizioni proprio per evitare che ciò accada, grazie a strumenti più immediati ed efficaci di protezione dal contagio. Quindi, non servono allarmismi inutili. Non serve mettere in atto una strategia del terrore, tanto cara a qualche forza politica, così come non serve sminuire la situazione che abbiamo vissuto e ci troviamo ancora a vivere. Anche questo è inaccettabile per tanti motivi. Da febbraio ad oggi abbiamo vissuto tante diverse situazioni. Siamo stati travolti da un vero e proprio tsunami che la mia Regione in particolare, la Lombardia, ha subito in modo straziante. Abbiamo assistito a un aumento incredibile di contagi. Abbiamo assistito a un numero incredibile di decessi. Abbiamo visto mezzi militari lasciare Bergamo carichi di feretri. Abbiamo purtroppo assistito a una sequela di azioni da parte della Giunta regionale guidata dal centrodestra, che si sono tradotte in indagini (Applausi) e in inchieste giudiziarie che hanno profondamente colpito e turbato ogni lombardo. E, quando la situazione è iniziata lievemente a migliorare, oltre al danno, è arrivata la beffa, con i negazionisti e con chi qui in Senato ha addirittura organizzato un convegno rifiutandosi di indossare la mascherina: un insulto vero e proprio a tutti i medici e infermieri che ogni giorno lavorano in prima linea negli ospedali, alle persone che si sono ammalate, a chi ha perso la vita per il Covid, ai familiari e agli amici che hanno dovuto assistere da lontano allo strazio della malattia di qualcuno che amavano. Per fortuna in Italia a gestire la pandemia c'erano e ancora ci sono persone serie e responsabili e non i negazionisti o gli incerti del Covid, coloro che i giorni pari chiedevano di chiudere tutto e in quelli dispari di riaprire ogni cosa. Chiediamo però che d'ora in avanti ci siano più collaborazione e senso di responsabilità nei confronti dei cittadini, da parte di tutti. Ci attendono mesi importanti: impieghiamoli per uscire il prima possibile da questo periodo devastante. Abbiamo una base di partenza migliore di tanti altri Paesi al mondo; migliore perché siamo stati rigorosi nel predisporre le regole da seguire e gli italiani sono stati in rigorosi nel rispettarle. A loro va il nostro più sentito ringraziamento. (Applausi) . Non è di certo il momento di mollare la presa oggi o di far scendere la tensione, perché è una sfida che si vince tutti insieme. Siamo tutti italiani e dobbiamo tutti remare nella stessa direzione, ma ciò avverrà se la politica tutta agirà in maniera responsabile. Lo chiediamo a coloro che negavano la pericolosità del Covid per andare incontro ai desiderata di una certa parte dell'elettorato che non condivideva le misure di prevenzione anti-pandemia. Lo chiediamo a chi non rispettava le regole di distanziamento sociale e di utilizzo delle mascherine, nonostante ricoprisse ruoli pubblici. (Applausi) . Lo chiediamo a chi attaccava la scelta di chiudere le discoteche per poi ritrovarsi esso stesso contagiato, insieme a molte altre persone. (Applausi) . Lo chiediamo al Governo centrale e agli amministratori regionali e degli enti locali, affinché agiscano all'unisono, senza più polemiche e scaricabarili, perché ne abbiamo dovute sopportare davvero troppe. Lo chiediamo a chi addirittura ha parlato di un'Italia come fosse un "sussidistan", cioè un Paese fondato sui sussidi, ma non ci dimentichiamo che, dei cento miliardi e oltre destinati dal Governo in tutti i decreti emanati nell'arco del 2020, circa il 50 per cento è stato proprio destinato alle imprese. Allora guai a pensare che, se si danno soldi ai cittadini, sono sussidi e che, se invece li si danno alle imprese, sono strumenti di sviluppo e competitività. (Applausi) . In questo senso, Presidente, voglio ricordare l'inutile e dannosa alzata di scudi contro il reddito di cittadinanza. Benedetto il reddito di cittadinanza, soprattutto in un periodo difficile come quello che abbiamo vissuto, dal quale non siamo ancora completamente usciti. (Applausi). Lo chiediamo infine a chi per tutta l'estate ha attaccato il ministro dell'istruzione Azzolina che, a differenza di chi la contestava, ha lavorato ininterrottamente per permettere la regolare riapertura delle scuole a settembre. (Applausi. Commenti). Ripeto: la regolare riapertura delle scuole a settembre. La riapertura, signor Presidente, c'è stata. È chiaro che il rischio zero non esisterà mai, ma è altrettanto chiaro che questo Governo ha messo in campo per la scuola molto di più di qualsiasi altro Paese europeo in termini di investimenti per la sicurezza. Abbiamo dovuto sentire stupidaggini sul plexiglass e altre fake news solo per screditare il lavoro che è stato fatto; continui attacchi a danno degli studenti, delle famiglie e degli insegnanti. Noi oggi siamo l'unico Paese al mondo che manda tutti i giorni 11 milioni di mascherine chirurgiche gratis in 19.000 istituti scolastici italiani. (Applausi) . È un dato oggettivo che non si riscontra in nessun altro Paese al mondo. La scuola è di tutti, signor Presidente, proprio come tutti hanno il diritto di essere curati. Sono principi della nostra Costituzione che in tanti e in troppi hanno dimenticato per il solo becero gusto di raccattare qualche voto che stavano perdendo. Gli italiani meritano uno Stato che sia all'altezza delle loro aspettative, che li protegga e li curi quando c'è bisogno; uno Stato dove non ci siano più cittadini di serie A e cittadini di serie B nel ricevere le cure sanitarie; dove i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari siano trattati come meritano. Non puoi chiamarli infatti eroi e poi assumerli come precari, come sta accadendo in Lombardia, dove è partito un bando da quasi 300 milioni di euro assegnato niente di meno che a tre colossi del lavoro interinale per la selezione di migliaia di infermieri e di operatori sanitari. Come non puoi elogiare gli ospedali di periferia, in prima linea nella lotta alla pandemia, come quelli delle Province di Lodi e di Cremona, e poi far chiudere interi reparti, se non addirittura ospedale interi. Tutto questo non deve più accadere. (Applausi) . I soldi ora ci sono perché sulla sanità si è smesso di tagliare come è accaduto per troppo tempo in un passato anche recente. I soldi però devono essere impegnati molto meglio di prima. Vogliamo una sanità pubblica più forte e meglio radicata sul territorio. Sul punto stiamo lavorando e abbiamo lavorato. Non vogliamo una sanità pubblica fagocitata dalla sanità privata che si prende la metà dei soldi pubblici per gestirne solo la parte più remunerativa, quella che conviene - è questo sta accadendo ed è accaduto negli ultimi decenni in Lombardia - lasciando a quella pubblica le materie più complesse e meno remunerative. (Applausi). Tutto questo deve finire, come devono finire le porte girevoli tra la politica e i vertici dei colossi della sanità privata. Urla vendetta la nomina dell'ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, all'interno dei vertici del più grande gruppo della sanità privata esistente in Lombardia. E tutto questo conferma, una volta di più, che l'Italia deve dotarsi di una giusta, seria e rigorosa legge contro il conflitto di interessi. (Applausi) : un altro traguardo che gli italiani attendono da decenni e che nessun altro partito ha mai realmente voluto. Ora però i tempi sono maturi anche per questo. Il tempo c'è, ma potremo portare a casa tutti questi risultati solo se continueremo a creare le condizioni affinché il Paese possa vivere, spostarsi e lavorare in sicurezza, facendolo però a pieno regime, invitando tutti a continuare a rispettare le misure di prevenzione e a difendersi con gli strumenti messi in campo da questo Governo, compresa l' app Immuni che ci aiuta a conoscere se siamo stati a contatto con persone positive al Covid. Iniziamo da qui, con un appello trasversale a scaricarla e a farla scaricare a tutti, anche a coloro che hanno avuto il coraggio di invitare le persone a non farlo. Iniziamo da qui, con questo segnale di unità nazionale e sono sicuro che gli italiani apprezzerebbero. Non ci dimentichiamo che la reazione avuta dal nostro Paese è stata lodata dalla comunità internazionale. L'ultima attestazione di stima è arrivata dall'Organizzazione mondiale della sanità, che non ha mai mancato di evidenziare come il modello italiano sia stato vincente nella gestione dell'emergenza. È proprio questo atteggiamento di precauzione e prevenzione che ha consentito al nostro Paese di gestire questo coronavirus meglio di tanti altri Paesi. Adesso che i casi di Covid-19 sono tornati ad aumentare in modo importante, prorogare lo stato di emergenza è davvero l'unico modo per continuare ad essere pronti in ogni momento; quella prontezza che tutti ci riconoscono; quella prontezza che, secondo alcuni studi, ci ha consentito di evitare decine di migliaia di morti. (Applausi. La Presidente invita alcuni senatori a rimuovere i cartelli esposti) . PRESIDENTE . Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e per le parti non precluse né assorbite da precedenti votazioni. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Bernini, Romeo e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dalla senatrice Iori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Si sono così concluse le comunicazioni del Ministro della salute. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prego i colleghi di non assembrarsi. Abbiamo appena finito una discussione sull'emergenza. CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, ieri pomeriggio a Treviso, nella mia città natale, i segretari delle tre sigle sindacali più rappresentative, CGIL, CISL e UIL, sono venuti ad incontrare i dipendenti dell'aeroporto Canova di Treviso che, assieme a Venezia, costituiva in era ante Covid il terzo polo d'Italia dopo Roma e Milano e che è chiuso da marzo. I dipendenti sono in cassa integrazione, probabilmente fino a marzo dell'anno prossimo. Tutto il settore, quel piccolo, grande ecosistema economico che gravitava attorno all'aeroporto, è paralizzato. Molte aziende - mi riferisco al settore della ristorazione, a quello dell'accoglienza turistica, perfino ai sistemi di trasporto locale, i taxi, ma anche alle aziende a servizio dell'aeroporto stesso - sono in crisi, a rischio chiusura. Da Treviso non arriva una richiesta di sussidio economico, l'appello non è per un salario minimo. Infatti, pende dinanzi al ministro dell'ambiente Costa la richiesta di un masterplan per l'ottimizzazione, l'ampliamento e la sostenibilità ambientale dell'aeroporto stesso, a capitale privato. In sostanza le società di gestione SAVE e AerTre hanno stanziato più di 50 milioni di euro per questo progetto vitale per rendere l'aeroporto redditivo nell'ipotesi che auspicabilmente questa crisi da Covid termini il prossimo anno. L'appello, quindi, che rivolgo a nome di tanti cittadini di Treviso oggi in difficoltà non è una richiesta economica, ma è un appello affinché la maggioranza si trovi ad essere sensibile al grido di dolore di tanti che a Treviso stanno perdendo il proprio posto di lavoro e quindi chieda al ministro Costa di assentire e firmare l'autorizzazione, visto che comunque già due volte la commissione VIA si è espressa favorevolmente. Di conseguenza, non c'è un motivo per impedire l'ampliamento del nostro aeroporto, tanto più che, in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, l'aeroporto è dal punto di vista logistico fondamentale. Non riusciamo a capire, a Treviso, perché si ignori la difficoltà, in un'epoca di crisi economica, per tante persone e tante famiglie che qui a Roma sembrano distanti, ma vi assicuro che tornare sul territorio e incontrare personalmente questa gente fa male. Chiedo quindi a questa maggioranza, che magari adesso è distratta (rivedrà il video forse più tardi) di agire nel senso già richiesto dal sindaco di Treviso Conte, da una mozione della maggioranza consiliare, ma perfino da esponenti del PD locale, che rimproverano alla Lega di essere passiva sull'ampliamento dell'aeroporto stesso. Prestate attenzione a questo problema e invitate il ministro Costa, cortesemente o meno cortesemente, a firmare l'autorizzazione per il masterplan nel nome del bene di tanti cittadini, alcuni dei quali in passato votavano anche il ramo sinistro di questo emiciclo. (Applausi) . VONO (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VONO (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli senatori, è bastato che ricominciasse a piovere per far riemergere il problema del dissesto idrogeologico, per far crollare i ponti, danneggiare strade e, fatto più grave, causare vittime. Però non possiamo attribuire la colpa solo al maltempo abbattutosi con particolare violenza, ma dobbiamo intervenire concretamente per impedire questo susseguirsi di tragedie e non lasciare che accada quello che invece si sta verificando per il ponte di Albiano Magra, crollato ad aprile 2020. Italia Viva era subito intervenuta nel question time con la ministra De Micheli per accelerare la nomina di un commissario straordinario incaricato di porre in essere i lavori in somma urgenza. Ciò è avvenuto con la nomina dell'allora presidente della Regione Toscana Rossi. Ma, a distanza di sei mesi dall'accaduto, nulla di fatto è stato realizzato e nel mese di settembre abbiamo proposto una nostra interrogazione urgente ai ministri De Micheli e Costa per evidenziare i gravi disagi e l'isolamento dei cittadini di tutta la zona interessata dal crollo del ponte, impediti finanche nell'accesso ai servizi sanitari di primo soccorso. Oggi, con la certezza che i Ministri interrogati intervengano con determinazione, sollecitiamo una particolare attenzione affinché comincino i lavori per la costruzione delle due rampe di accesso all'autostrada, per cui i sindaci del territorio stanno lavorando all'unisono e, in parallelo, si prosegua in maniera spedita con la costruzione definitiva del ponte. Concludo chiedendo che il Governo e anche il ministro Costa, di cui ho letto qualche intervista rilasciata, si ravvedano perché, proprio alla luce di una situazione che sta diventando ingestibile per i territori della nostra Italia, è necessario ripristinare al più presto la struttura tecnica di missione per il dissesto idrogeologico. Il ripristino di tale struttura tecnica, avendo essa come compito quello di curare il coordinamento, la pianificazione e la gestione del rischio in Italia, avrebbe permesso un controllo più puntuale ed efficace dei fenomeni che, ad oggi, non si riescono a controllare. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo in ordine al maxiemendamento e a un rilievo della Ragioneria generale dello Stato su un emendamento, approvato all'unanimità in Commissione bilancio, che riguarda il superbonus potenziato per gli interventi nelle zone danneggiate del cratere del terremoto del 2009 in Abruzzo e del Centro Italia del 2016. La Ragioneria generale dello Stato ha eccepito una carenza di copertura finanziaria e ne aveva chiesto lo stralcio. Se non che il Governo ha prefigurato questa misura per le spese da effettuarsi entro il 31 dicembre 2020, cioè dopodomani, una manciata di settimane nelle quali un cittadino, che magari sta aspettando da due-tre mesi il procedimento di ricostruzione, lo dovrebbe abbandonare per approcciarsi secondo gli interventi del superbonus , che dovrebbe realizzare in due o tre mesi. Capite bene che questa è una presa in giro, per cui rivolgo un accorato appello - vedo qui i rappresentanti del Governo - affinché in uno dei prossimi provvedimenti, senz'altro nella legge di bilancio, si possa mettere mano a questa norma e si possa prorogarla per almeno due o tre anni. Diversamente, dopo le tante passerelle pre-elettorali e le tante promesse cadute nel vuoto, rischierebbe di esserci l'ennesima presa in giro per le comunità terremotate per le quali, a distanza di quattro anni, la ricostruzione è ferma al 6,5 per cento. Confidiamo quindi nella disponibilità del Governo a prorogare questo termine. La Lega pungolerà attraverso interrogazioni ed emendamenti affinché questo possa essere messo nero su bianco. (Applausi) . MARINO (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINO (IV-PSI) . Signor Presidente, intervengo, non solo per evidenziare che ho partecipato alla votazione, ma che c'è un problema che vorrei che venisse affrontato. Partecipando alla seduta dalle tribune del corpo diplomatico, con un collegamento che andava e veniva, con difficoltà sono riuscito a votare la prima volta. Essendo un po' vecchio delle Aule parlamentari, mi sono recato poi a chiedere il tabulato delle votazioni. Alla seconda votazione, invece, dal tablet mi risultava che avevo votato favorevolmente - erano presenti il senatore Taricco e due assistenti parlamentare cui potete chiedere - per cui il problema sembrava risolto ed è stato soltanto uno scrupolo in più andare a vedere come erano andate le votazioni. Emerge a questo punto un problema serio. Se infatti con la sostituzione del tablet a me è risultato di aver votato favorevolmente - come prima avevo votato in senso contrario - mentre al sistema non risulta, temo che si debba fare un approfondimento sui tablet e sul sistema forniti alle tribune. Ribadisco che c'erano il senatore Taricco e due assistenti parlamentari. La questione non è tanto quella di verbalizzare un voto in più o in meno, che non cambia assolutamente niente, ma è un problema di non funzionamento del sistema del quale, se io non avessi avuto lo scrupolo di andare a chiedere lo stampato della votazione, non ci saremmo resi conto. Appellandomi alla sua sensibilità e a quella degli Uffici, ci tengo a evidenziare il problema; soprattutto, bisogna fare in modo che queste cose non capitino, perché non abbiamo automaticamente sempre l' input di andare a vedere o a controllare. PRESIDENTE . Senatore Marino, la Presidenza innanzitutto prende atto della sua votazione, per correggere il dato. In ogni caso, verrà fatto poi un controllo, perché quanto da lei evidenziato ovviamente influisce o può influire anche sulla correttezza di un risultato. La ringrazio per la segnalazione. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 7 ottobre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 7 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 16,27) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sull'emendamento 1.900 al disegno di legge n. 1925 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'emendamento 1.900 del Governo, relativo al disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea, e acquisita la relazione tecnica, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguenti modificazioni: siano soppressi gli articoli 1- quater , 29- quater , 35- bis , nonché il comma 3- sexies dell'articolo 57. Il parere non ostativo è altresì condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguenti ulteriori modificazioni: all'articolo 1- bis , comma l, lettera a) , il capoverso 251- bis sia sostituito dal seguente: "251- bis . A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, l'indennità di cui al comma 251 può essere altresì concessa fino al 31 dicembre 2020 ai lavoratori delle aree di crisi industriale complessa ubicate nel territorio della Regione Sicilia, i quali cessino di percepire l'indennità di disoccupazione denominata Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'impiego (NASpI) nell'anno 2020 medesimo, nel limite di 7,4 milioni di euro per l'anno 2020."; all'articolo 1- ter , il comma 1 sia sostituito dal seguente: "l. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, ai lavoratori delle aree di crisi complessa della Regione Campania che hanno cessato la mobilità ordinaria dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2016 è concessa, fino al 31 dicembre 2020, un'indennità pari al trattamento dell'ultima mobilità ordinaria percepita, comprensiva della contribuzione figurativa nel limite massimo di 2,43 milioni di euro per l'anno 2020. A tale indennità non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 67, della legge 28 giugno 2012, n. 92."; al medesimo articolo 1- ter , il comma 3 sia sostituito dal seguente: "3. Alla copertura degli oneri derivanti dai commi 1 e 2 del presente articolo, pari a 2,43 milioni di euro per l'anno 2020, si provvede mediante utilizzo delle risorse residue della Regione Campania di cui all'articolo 25- ter del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136."; all'articolo 29- bis , sia aggiunto, in fine, il seguente comma: "4. Agli oneri derivanti dal comma l, pari a 20 milioni di euro per l'anno 2020 e 18 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede, quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2020 e 14 milioni di euro per l'anno 2021, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 114, comma 4, e quanto a 4 milioni di euro per l'anno 2021 ai sensi dell'articolo 114."; all'articolo 32, il comma 6- quater sia sostituito dal seguente: "6- quater . Al comma l, lettera b) , dell'articolo 231- bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, l'ultimo periodo è sostituito dai seguenti: «In caso di sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell'emergenza epidemiologica, il personale di cui al periodo precedente assicura le prestazioni con le modalità del lavoro agile. A supporto dell'erogazione di tali prestazioni, le istituzioni scolastiche possono incrementare la strumentazione entro il limite di spesa complessivo di 10 milioni di euro. Ai maggiori oneri derivanti dal precedente periodo si provvede mediante utilizzo delle risorse del Programma operativo nazionale Istruzione 2014/2020 anche mediante riprogrammazione degli interventi.»"; all'articolo 33, comma 2- bis , siano aggiunte in fine, dopo le parole: "ai sensi della normativa vigente" le seguenti: "e delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente."; all'articolo 37, comma 4- quater , le parole: "euro 1,97 milioni" siano sostituite dalle seguenti: "euro 2,09 milioni"; l'articolo 37- ter (Proroga dei termini di disposizioni per la funzionalità delle Forze di polizia, delle Forze armate, del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco), sia sostituito dal seguente: "1. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 259 e 260 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, che conservano efficacia per la durata dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 e fino al permanere di misure restrittive e/o di contenimento dello stesso e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, all'allegato 1 del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83 sono apportate le seguenti modificazioni: a) al rigo 8, le parole ", comma l," sono soppresse; b) dopo il rigo 16, sono aggiunti i seguenti: "16- bis . Articolo 73- bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27; 16- ter . Articolo 87, commi 6, 7 e 8, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27; 16- quater . Articolo 83 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.". 2. Le disposizioni del comma 1 sono attuate nei limiti delle risorse disponibili autorizzate a legislazione vigente."; l'articolo 37- quater sia sostituito dal seguente: "37- quater . l. All'articolo 103 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 23, primo periodo, le parole "30.000.000 di euro per il 2020" sono sostituite dalle seguenti: "24.615.384 euro per il 2020 e di 5.384.616 euro per il 2021"; b) al comma 25, primo periodo: 1) le parole: "di euro 24.234.834, per l'anno 2020, per prestazioni di lavoro straordinario per il personale della Polizia di Stato" sono sostituite dalle seguenti: "di euro 24.234.635 per l'anno 2020 per prestazioni di lavoro straordinario eccedente rispetto al monte ore previsto per il personale della Polizia di Stato e dell'Amministrazione civile dell'Interno di cui all'articolo 3, secondo comma, lettere a) e b) , della legge 1 aprile 1981, n. 121, in servizio presso l'ufficio immigrazione delle Questure e presso la Direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno"; 2) le parole: "di euro 30.000.000, per l'anno 2020;", sono sostituite dalle seguenti: "di euro 24.615.384 per l'anno 2020 e di euro 5.384.616 per l'anno 2021"; 3) le parole: "di euro 4.480.980, per l'anno 2020", sono sostituite dalle seguenti: "di euro 2.389.856 per il 2020 e di euro 2.091.124, per l'anno 2021", e dopo le parole: "mediazione culturale," sono aggiunte le seguenti: "anche mediante apposite convenzioni con organizzazioni di diritto internazionale operanti in ambito migratorio;". 2. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari ad euro 7.475.740 per l'anno 2021, si provvede mediante corrispondente utilizzo di quota parte degli introiti di cui all'articolo 5, comma 2- ter , del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, che, affluiti all'entrata del bilancio dello Stato, restano acquisiti all'Erario. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio."; all'articolo 37- sexies , comma 1, lettera c) , siano aggiunte, infine, le seguenti parole: ", senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica." e alla lettera f) , capoverso "Art. 8- bis ", le parole: «Corpo stesso.» siano sostituite dalle seguenti: «Corpo stesso.".»; all'articolo 44- ter , al comma l, siano soppresse le parole: "di 300 milioni di euro,"; all'articolo 46- bis (Misure urgenti in materia di eventi atmosferici calamitosi) il comma 2 sia sostituito dal seguente: "2. Le modalità di attuazione del presente articolo sono stabilite nel rispetto del limite di spesa di cui al comma l, con decreto del Ministero dell'interno da adottare di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sentito il Dipartimento della protezione civile anche al fine del coordinamento con altri eventuali interventi in corso di realizzazione nelle medesime zone."; l'articolo 57- bis (Modifiche all'articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020) sia sostituito dal seguente: "1. All'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, sono apportate le seguenti modificazioni: dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: "l- bis . Nei comuni dei territori colpiti da eventi sismici, l'incentivo di cui al comma precedente spetta per l'importo eccedente il contributo previsto per la ricostruzione."; dopo il comma 4- bis è aggiunto il seguente: "4- ter . I limiti delle spese ammesse alla fruizione degli incentivi fiscali di eco bonus e sisma bonus di cui ai commi precedenti, sostenute entro il 31 dicembre 2020, sono aumentati del 50 per cento negli interventi di ricostruzione riguardanti i fabbricati danneggiati dal sisma nei comuni di cui agli elenchi previsti dal decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229 e dal decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77. In tal caso, gli incentivi sono alternativi al contributo per la ricostruzione e sono fruibili per tutte le spese necessarie al ripristino dei fabbricati danneggiati, comprese le case diverse dalla prima abitazione, con esclusione degli immobili destinati alle attività produttive.". 2. Agli oneri derivanti dal comma 1, valutati in 0,3 milioni di euro per l'anno 2020, 5,5 milioni di euro per l'anno 2021 e 4,2 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2025, si provvede, quanto a 0,3 milioni di euro per l'anno 2020 e a 4,2 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2025, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 114, comma 4, e, quanto a 5,5 milioni di euro per l'anno 2021, ai sensi dell'articolo 114."; all'articolo 58, i commi 8- bis e 8- ter siano sostituiti dai seguenti: "8- bis . All'articolo 78, comma 3- bis , del decreto-legge 17 marzo 2020, n, 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, al primo periodo, le parole: "per l'anno 2020, la spesa di 2 milioni di euro" sono sostituite dalle seguenti: "la spesa di 2 milioni di euro per l'anno 2020 e 0,5 milioni di euro per l'anno 2021". 8- ter . Agli oneri derivanti dal comma 8- bis , pari a 0,5 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2020-2022, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. 8- quater . All'articolo 1, comma 669, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, le parole: «un numero massimo di 57» sono soppresse."; all'articolo 61- bis , i commi 2 e 3 siano sostituiti dal seguente: "2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, sono adottate, entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le misure di attuazione del comma l, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica."; all'articolo 74- bis , il comma 3 sia sostituito dal seguente: "3. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, nel limite di 3 milioni di euro per l'anno 2020 e 12 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede a valere sulle risorse di cui all'articolo 1, comma 1041, della legge 30 dicembre 2018, n. 145."; all'articolo 94, comma 1, dopo le parole: "entro il 29 dicembre 2020" siano aggiunte le seguenti: "e il versamento degli importi dovuti per l'anno 2020 e per gli anni precedenti dal concessionario subentrante della predetta infrastruttura ai sensi del comma 3 è effettuato entro il 31 dicembre 2020."; all'articolo 95- bis (Interventi in favore delle imprese agricole danneggiate dagli eventi atmosferici nel periodo dal 24 marzo al 3 aprile 2020), il comma 1 sia sostituito dal seguente: "1. All'articolo 222- bis , comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalle legge 17 luglio 2020, n. 77, le parole: "termine perentorio di 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto." sono sostituite dalle seguenti: "10 dicembre 2020." e le parole: "10 milioni di euro" sono sostituite dalla seguenti: "20 milioni di euro"; all'articolo 96- ter , sia aggiunto, infine, il seguente periodo: "Alla compensazione in termini di indebitamento e fabbisogno, pari a 8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189.»; all'articolo 103, sia aggiunta, in fine, la seguente lettera: " c) dopo il comma 4 aggiungere il seguente: «4- bis . Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 600.000 euro per l'anno 2021 in termini di fabbisogno e indebitamento netto, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189.»". alle modifiche di coordinamento (COORD. 1), all'articolo 95, l'alinea "al comma 14", sia sostituita dalla seguente: "Al comma 14, le parole: «sezione EPNE» sono sostituite dalle seguenti: «sezione enti pubblici non economici»". VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Anastasi, Barachini, Barboni, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, Croatti, De Lucia, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Drago, L'Abbate, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Mollame, Monti, Napolitano, Nugnes, Quarto, Renzi, Romagnoli, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Turco, Vaccaro e Vono. Elezioni contestate, presentazione di relazioni A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari: il senatore Paroli ha presentato la relazione sulla elezione contestata nella regione Campania (Vincenzo Carbone) ( Doc . III, n. 3); il senatore Pillon ha presentato la relazione sulla elezione contestata nella regione Puglia (Anna Carmela Minuto) ( Doc . III, n. 4). Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo Lega-Salvini Premier-Psd'Az ha comunicato che il senatore Doria entra a far parte della 12 a Commissione permanente. Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, Ufficio di Presidenza Comunico che la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario ha proceduto all'elezione di un Vice Presidente, in sostituzione del senatore Luciano D'Alfonso, dimessosi dalla Commissione. E' risultato eletto Vice Presidente il senatore Mauro Antonio Donato Laus. Giunta per il Regolamento, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Giunta per il Regolamento il senatore Faraone in sostituzione del senatore Marcucci, dimissionario. Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, trasmissione e deferimento Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Lecce, con lettera in data 29 settembre 2020, ha richiesto, in riferimento al procedimento penale n. 10482/18 R.G.N.R. e n. 10135/18 R.G. G.I.P., ai sensi dell'articolo 6 della legge 20 giugno 2003, n. 140, l'autorizzazione all'utilizzo di intercettazioni di conversazioni riferibili al senatore Roberto Marti, deputato all'epoca dei fatti. La predetta richiesta è stata deferita, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ( Doc . IV, n. 8). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatore Augussori Luigi Norme in materia di divieto di accesso ai locali da ballo, locali di pubblico spettacolo e locali addetti alla ristorazione, per i soggetti riconosciuti responsabili dei delitti di lesione personale, rissa, violenza privata, cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope all'interno dei locali stessi e delle loro pertinenze (1965) (presentato in data 06/10/2020); senatori Guidolin Barbara, Gallicchio Agnese, Pirro Elisa, Angrisani Luisa, Vanin Orietta, Abate Rosa Silvana, Marinello Gaspare Antonio, Donno Daniela, Ferrara Gianluca, Nocerino Simona Nunzia, L'Abbate Patty, Romano Iunio Valerio, Campagna Antonella, Matrisciano Susy, Auddino Giuseppe, Castellone Maria Domenica, Pavanelli Emma, Trentacoste Fabrizio, Giannuzzi Silvana, Croatti Marco, Gaudiano Felicia, Piarulli Angela Anna Bruna, De Lucia Danila, Romagnoli Sergio Delega al Governo in materia di riforma della figura e del profilo dell'operatore socio-sanitario (1966) (presentato in data 06/10/2020); senatori Pirro Elisa, Castellone Maria Domenica, Auddino Giuseppe, Campagna Antonella, Guidolin Barbara, Matrisciano Susy, Nocerino Simona Nunzia, Romagnoli Sergio, Romano Iunio Valerio, Taverna Paola, Endrizzi Giovanni, Di Marzio Luigi, Mautone Raffaele, Marinello Gaspare Antonio, Pisani Giuseppe Istituzione del Fondo per la non autosufficienza e delega al Governo in materia di congedi parentali (1967) (presentato in data 06/10/2020). Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 2 e 6 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi: ai dottori Alessandra Dal Verme, Salvatore Gueci, Cinzia Simeone e Nunzia Vecchione, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze; alla dottoressa Maria Teresa Di Matteo e all'ingegner Vito Di Santo, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; ai dottori Francesco Feliziani, Luisa Franzese, Fabrizio Manca, Antonella Tozza e Stefano Versari, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'istruzione; ai dottori Oreste Gerini e Alessandra Stefani, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; alle dottoresse Loredana Cappelloni e Bernadette Veca e all'architetto Mauro Coletta, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'infrastrutture e trasporti. Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro della salute, con lettere in data 5 ottobre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35: l'ordinanza del 21 settembre 2020 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 234 del 21 settembre 2020 (Atto n. 577); l'ordinanza del 25 settembre 2020 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 239 del 26 settembre 2020 (Atto n. 578). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 5 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, la relazione sull'attività svolta dall'Ente di Assistenza per il personale dell'Amministrazione penitenziaria, nell'anno 2019, e relativi allegati. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a e alla 11 a Commissione permanente (Atto n. 579). La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 2 ottobre 2020, ha inviato gli estratti della seguente documentazione concernente l'esercizio di poteri speciali, ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56: decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 luglio 2020 in ordine alla notifica della società Leonardo Spa, avente ad oggetto la scissione parziale di Vitrociset Spa in Telespazio Spa. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 580); decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 settembre 2020 in ordine alla notifica della società Thales Italia S.p.a., avente ad oggetto il trasferimento di tecnologia del "Man Portable Tacan, Elta Antenna e Tacan 553" nell'ambito della BL AMS con riferimento al trasferimento di tecnologia del prodotto Antenna Elta 200. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 581); decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 settembre 2020 in ordine alla notifica della società Weisa Automobile Technology Limited, avente ad oggetto l'acquisizione della totalità delle quote di partecipazione al capitale sociale delle società Mavel Srl e Mavel EDT Srl. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 582). Governo, trasmissione di sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea. Deferimento Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 1° ottobre 2020, ha trasmesso le seguenti decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea relative a cause in cui la Repubblica italiana è parte o adottate a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da un'autorità giurisdizionale italiana, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 144- ter del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14 a Commissione permanente: Sentenza della Corte (Settima sezione) del 17 settembre 2020, causa C‑92/19. Burgo Group SpA contro Gestore dei Servizi Energetici SpA - GSE con l'intervento del Ministero dello sviluppo economico e Autorità per l'energia elettrica e il gas. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato. «Ambiente - Promozione della cogenerazione - Normativa nazionale che prevede un regime di sostegno - Regime di sostegno a favore di impianti di cogenerazione non ad alto rendimento esteso oltre il 31 dicembre 2010» ( Doc . XIX, n. 107) - alla 1 a , alla 10 a e alla 13 a Commissione permanente ; Sentenza della Corte (Quinta sezione) del 3 settembre 2020, causa C‑719/18. Vivendi SA contro Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nei confronti di Mediaset SpA. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio. «Comunicazioni elettroniche - Articolo 11, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea - Libertà e pluralismo dei media - Libertà di stabilimento - Articolo 49 TFUE - Direttiva 2002/21/CE - Articoli 15 e 16 - Normativa nazionale che vieta ad un'impresa dotata di un significativo potere di mercato in un settore di raggiungere una "rilevante dimensione economica" in un altro settore - Calcolo dei ricavi realizzati nel settore dei media - Definizione del settore delle comunicazioni elettroniche - Limitazione ai mercati oggetto di regolamentazione ex ante - Considerazione dei ricavi delle società collegate - Fissazione di una soglia di ricavi diversa per le società attive nel settore delle comunicazioni elettroniche»( Doc . XIX, n. 108) - alla 6 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente . Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 6 ottobre 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro-Settentrionale, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 336). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Mallegni ha aggiunto la propria firma alle interrogazioni 4-04170 e 4-04174 del senatore Gasparri, 4-04171 della senatrice Rizzotti e 4-04172 del senatore Battistoni. Interrogazioni Atto n. 3-01952 AUDDINO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che i commi 602 e 603 dell'articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di stabilità per il 2017) prevedono, rispettivamente, che "Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro il 30 giugno 2017, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono individuate le iniziative urgenti di elevata utilità sociale nel campo dell'edilizia sanitaria, anche con riferimento alle sinergie tra i servizi sanitari regionali e l'INAIL, valutabili da quest'ultimo ente nell'ambito dei propri piani triennali di investimento immobiliare" e che "Per le finalità di cui al comma 602, l'INAIL, allo scopo di definire le risorse finanziarie necessarie, tiene anche conto dello stato di attuazione degli investimenti attivati per effetto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 dicembre 2015, adottato ai sensi dell'articolo 1, comma 317, della legge 23 dicembre 2014, n. 190"; considerato che: l'Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Reggio Calabria, d'intesa con la Regione, con nota prot. n. 9459 del 12 febbraio 2018, ha presentato all'INAIL una proposta di intervento denominata "Riqualificazione strutturale ed adeguamento normativo dello stabilimento Ospedaliero "Tiberio Evoli" di Melito Porto Salvo", ai fini della valutabilità per l'ammissione al Piano di investimento dello stesso istituto; nello specifico la proposta presentata dall'ASP di Reggo Calabria prevede un importo di 15.000.000 di euro per la realizzazione degli interventi e un importo di 25.198.952 di euro quale valore dell'area di sedime, su cui sorge l'ospedale, che dovrà essere corrisposto dall'INAIL per la sua acquisizione; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 dicembre 2018, emanato ai sensi della norma citata, recante interventi di elevata utilità sociale nel campo dell'edilizia sanitaria, anche con riferimento alle sinergie tra i servizi sanitari regionali e l'INAIL, all'allegato "A" individua, tra le iniziative urgenti di elevata utilità sociale nel campo dell'edilizia sanitaria valutabili nell'ambito dei piani triennali di investimento dell'INAIL: la riqualificazione strutturale ed adeguamento normativo del presidio ospedaliero "Tiberio Evoli" di Melito Porto Salvo, tutti i padiglioni, per l'importo di 40.198.952 di euro; considerato inoltre che con decreto n. 77 del 15 aprile 2020 del commissario ad acta per l'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario della Regione Calabria è stato approvato lo schema di Convenzione quadro tra il commissario ad acta e Invitalia Premesso che i commi 602 e 603 dell'articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di stabilità per il 2017) prevedono, rispettivamente, che "Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro il 30 giugno 2017, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono individuate le iniziative urgenti di elevata utilità sociale nel campo dell'edilizia sanitaria, anche con riferimento alle sinergie tra i servizi sanitari regionali e l'INAIL, valutabili da quest'ultimo ente nell'ambito dei propri piani triennali di investimento immobiliare" e che "Per le finalità di cui al comma 602, l'INAIL, allo scopo di definire le risorse finanziarie necessarie, tiene anche conto dello stato di attuazione degli investimenti attivati per effetto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 dicembre 2015, adottato ai sensi dell'articolo 1, comma 317, della legge 23 dicembre 2014, n. 190"; considerato che: l'Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Reggio Calabria, d'intesa con la Regione, con nota prot. n. 9459 del 12 febbraio 2018, ha presentato all'INAIL una proposta di intervento denominata "Riqualificazione strutturale ed adeguamento normativo dello stabilimento Ospedaliero "Tiberio Evoli" di Melito Porto Salvo", ai fini della valutabilità per l'ammissione al Piano di investimento dello stesso istituto; nello specifico la proposta presentata dall'ASP di Reggo Calabria prevede un importo di 15.000.000 di euro per la realizzazione degli interventi e un importo di 25.198.952 di euro quale valore dell'area di sedime, su cui sorge l'ospedale, che dovrà essere corrisposto dall'INAIL per la sua acquisizione; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 dicembre 2018, emanato ai sensi della norma citata, recante interventi di elevata utilità sociale nel campo dell'edilizia sanitaria, anche con riferimento alle sinergie tra i servizi sanitari regionali e l'INAIL, all'allegato "A" individua, tra le iniziative urgenti di elevata utilità sociale nel campo dell'edilizia sanitaria valutabili nell'ambito dei piani triennali di investimento dell'INAIL: la riqualificazione strutturale ed adeguamento normativo del presidio ospedaliero "Tiberio Evoli" di Melito Porto Salvo, tutti i padiglioni, per l'importo di 40.198.952 di euro; considerato inoltre che: con decreto n. 77 del 15 aprile 2020 del commissario ad acta per l'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario della Regione Calabria è stato approvato lo schema di Convenzione quadro tra il commissario ad acta e Invitalia S.p.A. ai sensi dell'articolo 6, comma 4, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, il quale stabilisce che per i progetti di edilizia sanitaria per i quali non sia stato ancora definito il livello di progettazione richiesto per l'attivazione dei programmi di investimento e appalto dei lavori, gli enti del Servizio sanitario della Regione Calabria possono avvalersi, previa convenzione, di Invitalia S.p.A. quale centrale di committenza; nell'elenco degli interventi di cui allo schema di Convenzione quadro tra il commissario ad acta ed Invitalia S.p.A., allegato al citato decreto n. 77 del 2020, è incluso l'intervento di edilizia sanitaria descritto, riguardante il presidio ospedaliero di Melito Porto Salvo per un finanziamento di 15.000.000 di euro; considerato, infine, che in relazione all'intervento citato, lo schema di Convenzione allegato al decreto n. 77 del 2020 del commissario ad acta , riporta la seguente nota: "L'avvio della gara per la progettazione è subordinato alla definizione dell'iter procedurale previsto dall'INAIL. La gara per i lavori sarà effettuata dall'INAIL. Si precisa che è stato richiesto all'INAIL un incremento del finanziamento previsto con il DPCM del 24/12/2018", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano attivarsi, nei limiti delle rispettive attribuzioni, al fine di ottenere chiarimenti in merito allo svolgimento e alla tempistica dell'istruttoria espletata dall'INAIL in relazione alla riqualificazione strutturale e adeguamento normativo del PO di Melito Porto Salvo, per tutti i padiglioni; se e quali iniziative di competenza ritengano di intraprendere per accelerare e sostenere l'attuazione dell'intervento di edilizia sanitaria citato. Atto n. 3-01953 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI DE VECCHIS MONTANI FERRERO PIANASSO CASOLATI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: sono sempre più frequenti gli incidenti provocati dalla presenza di animali selvatici sulle strade italiane; da notizie, l'ultima tragedia è accaduta nella provincia di Novara, nel territorio di Carpignano Sesia, dove sull'autostrada dei trafori (A26) si è verificato un incidente, che ha provocato la morte di due automobilisti ed il ferimento di una terza persona; da una prima ricostruzione fatta dagli agenti della Polizia stradale della sottosezione di Romagnano Sesia, pare che l'auto in viaggio verso Gravellona Toce (Verbano-Cusio-Ossola), abbia urtato dei cinghiali presenti in carreggiata; non è il primo episodio di animali selvatici presenti sull'autostrada dei trafori (A26) ed in particolare sul tratto citato, che mettono a repentaglio l'incolumità degli automobilisti, cagionandone talvolta la morte, come nel caso esposto; sono 10.000 gli incidenti stradali causati ogni anno dagli animali selvatici; si tratta di una problematica ormai non più gestibile che richiede un intervento immediato da parte delle istituzioni, al fine di contenere il proliferare dei cinghiali, passati da una popolazione di 900.000 capi in Italia nel 2010, ai quasi 2 milioni di oggi; è necessaria dunque l'adozione di un piano di gestione della fauna selvatica che abbia l'obiettivo di rendere compatibile la presenza degli ungulati con le attività umane, contemplando anche la possibilità di adottare piani di abbattimento selettivo finalizzati a garantire la sicurezza delle persone, si chiede di sapere se i Ministri indirizzo, alla luce di quanto riportato nelle premesse, non ritengano di dover quanto prima adottare le necessarie iniziative di modifica della legge 11 febbraio 1992, n. 157, che prevedano l'adozione di specifici piani di abbattimento selettivo degli ungulati, al fine di rendere la loro presenza compatibile con le attività umane, nel rispetto del mantenimento del giusto equilibrio dei rapporti tra fauna, uomo e ambiente circostante. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04175 BALBONI Al Ministro della giustizia Premesso che: sta suscitando non poche polemiche e legittime perplessità la partecipazione, negli scorsi giorni, di 5 detenuti del carcere di Genova (condannati in via definitiva per gravi reati, tra cui l'omicidio preterintenzionale, la produzione di traffico di stupefacenti e truffa ai danni dello Stato), ad una puntata del programma televisivo "Italia's Got Talent", prodotto da "Sky" e registrato lo scorso lunedì 5 ottobre 2020 presso gli studi di Cinecittà a Roma; l'iniziativa, come si apprende dalla stampa, sarebbe stata approvata dal giudice di sorveglianza e resa possibile nell'ambito di un permesso premio per uno dei 5 detenuti e, per gli altri 4, conformemente a un programma di lavoro esterno disposto dalla direttrice dell'istituto penitenziario; ha reso necessaria l'organizzazione di un'operazione straordinaria per il trasferimento dei partecipanti dal carcere di Genova agli studi di Cinecittà, che ha conseguentemente determinato l'impiego di 3 mezzi e 7 uomini della Polizia penitenziaria; risorse umane e strumentali impiegate dunque in via straordinaria e nell'ambito di una trasferta che, come riportato dalle ricostruzioni giornalistiche e dalle dichiarazioni rese dal sindacato di Polizia penitenziaria, avrebbe imposto la partenza «alle 3.45 del mattino, fuori dal turno di lavoro e in un orario in cui di solito sono vietati i trasferimenti»; al di là di qualsiasi valutazione in ordine all'opportunità e adeguatezza della modalità prescelta dal direttore dell'istituto e autorizzata dal giudice di sorveglianza per l'attuazione di un programma di lavoro esterno, nonché della piena compatibilità di una simile iniziativa con l'apparato costituzionale sotteso alla funzione riabilitativa della pena e alla finalità di rieducazione del condannato (istituti che in questo caso appaiono a dir poco travisati), la vicenda desta scalpore soprattutto per il ricorso, inopportuno e improprio, se non addirittura indebito, alle forze dell'ordine italiane e nella fattispecie al Corpo di Polizia penitenziaria, preposto all'espletamento di funzioni di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza e non certo ad attività di intrattenimento televisivo; l'interrogante rileva come tali fatti, oltre ad essere a dir poco discutibili sul piano della credibilità, serietà, fermezza e coerenza che le istituzioni dello Stato in tutte le loro articolazioni e diramazioni dovrebbero esprimere nell'esercizio ed espletamento delle funzioni pubbliche cui sono costituzionalmente preposte, siano il sintomo di una sempre più spinta, pervasiva e marcata tendenza alla spettacolarizzazione delle attività istituzionali che rischia di corrodere e ledere irrimediabilmente quei principi di autorevolezza e fermezza posti a presidio di giustizia, legalità e civiltà in una società democraticamente organizzata che, peraltro, si trova in questo momento intenta a fronteggiare un'emergenza nazionale senza precedenti e dovrebbe concentrare sforzi e risorse umane e strumentali nel presidio dell'ordine e della sicurezza pubblica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario avviare con la massima urgenza un'indagine interna volta ad accertare i fatti e verificare l'appropriatezza ed adeguatezza dell'iniziativa alla legge e ai regolamenti penitenziari. Atto n. 4-04176 PIRRO PELLEGRINI Marco MATRISCIANO AIROLA GALLICCHIO FERRARA ANGRISANI PRESUTTO D'ANGELO VANIN DONNO MAIORINO TRENTACOSTE GIANNUZZI PISANI Giuseppe DE LUCIA Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 28 gennaio 2019 è stata presentata l'interrogazione 4-01156 sul caso dell'imprenditore Giuseppe Masciari, testimone di giustizia, nei cui confronti è stata disposta la rimodulazione delle preesistenti misure tutorie con l'applicazione di un livello di protezione inferiore; in data 19 aprile 2019 è pervenuta la risposta all'interrogazione nella quale, a giudizio degli interroganti, sono riportate alcune inesattezze; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: il signor Giuseppe Masciari, detto Pino, imprenditore edile calabrese e testimone di giustizia dal 1994, è stato sottoposto insieme alla sua famiglia a uno speciale programma di protezione fino all'anno 2010 e trasferito in una località protetta del Nord Italia per aver denunciato alcuni esponenti di spicco della malavita calabrese e i loro rapporti con la politica e le istituzioni. Per vendetta la criminalità organizzata ha cominciato a intralciare le sue imprese di costruzioni edili bloccandone le attività, rallentando le pratiche nella pubblica amministrazione in cui era infiltrata e intralciando i rapporti con le banche con cui operava; Masciari è altresì fondatore dell'associazione "Legalità organizzata" e gira l'Italia raccontando la sua storia e divulgando la cultura della legalità nelle scuole e negli incontri organizzati della società civile. È stato inoltre candidato per il Senato dal Movimento 5 Stelle, nel collegio uninominale di Settimo Torinese, in Piemonte. Pertanto è inevitabile che, coerentemente con gli impegni assunti, incontri quotidianamente persone; giova ricordare che il contributo testimoniale di Masciari non si è ancora esaurito, dal momento che è stato convocato recentemente dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e, inoltre, ha promosso azioni giudiziarie a fini risarcitori nei confronti di alcun soggetti facenti parte di associazioni criminali di matrice 'ndranghetista; la 'ndrangheta, come un recente studio di Banca d'Italia ha rivelato, è maggiormente diffusa proprio nella parte centro settentrionale del Paese, dove tende a infiltrarsi nelle imprese che hanno difficoltà finanziaria e in settori che dipendono maggiormente dalla domanda del settore pubblico oppure in cui è più diffuso il riciclaggio di denaro; nonostante la situazione persistente di grave pericolo, il livello di sicurezza riconosciuto al signor Masciari e alla sua famiglia è stato ingiustificatamente depotenziato per quanto attiene alle caratteristiche e alla dotazione della scorta senza alcuna previa notifica formale all'interessato (tutela sull'auto non protetta da attuare su tutto l'ambito nazionale); il persistere della situazione di pericolo è testimoniato da alcuni episodi: 1) durante la presenza del testimone di giustizia alla manifestazione "no 'ndrangheta tour", svoltasi in diverse province della Calabria dal 17 al 23 maggio 2018, si è verificata una strana collisione tra il camper su cui viaggiava Masciari e un'altra auto; 2) a Torino, in data 23 ottobre 2018 presso il bar Roberto di via Garibaldi, Masciari è stato video ripreso col cellulare da un soggetto non meglio identificato, il quale, agitando freneticamente le mani, ha insospettito il barista del locale il quale ha richiamato l'attenzione della scorta; 3) nei giorni successivi, infine, è stato rinvenuto sul pianerottolo dell'abitazione del testimone un uccello morto in posizione non casuale né scomposta; ad avviso degli interroganti, la situazione di pericolo grave, concreto e attuale, alla luce delle prevedibili reazioni dei singoli e dei gruppi criminali, rende non adeguate le misure di tutela così come rimodulate dalle autorità di pubblica sicurezza, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle circostanze e dei fatti esposti; quali iniziative intenda assumere, per quanto di propria competenza, in relazione alla situazione, con l'auspicio che, ai sensi degli artt. 4 e 5 della legge 11 gennaio 2018, n. 6, le misure di protezione siano personalizzate e adeguate al caso specifico anche valutando l'opportunità di emanare, ai sensi dell'art. 26 della legge, i regolamenti di attuazione volti a regolare compiutamente la materia. Atto n. 4-04177 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: nella giornata di giovedì 1° ottobre 2020 a Melito di Napoli è stato messo a segno un duro attacco alle istituzioni, alla libertà, alla democrazia e soprattutto alla legalità; intorno alle ore 13.30 il sindaco Amente ha riunito alcuni dei suoi più stretti collaboratori perché da qualche ora si respirava "una brutta aria" in strada: in città si raccontava di un tentativo di sfiducia nei suoi confronti da parte di forze esterne alla politica e così il sindaco ha chiamato ad uno ad uno i consiglieri comunali per verificare che non ci fossero problemi politici e tenesse la stabilità della maggioranza; il sindaco aveva appena varato la nuova Giunta e verificato la tenuta della maggioranza lunedì 28 settembre e successivamente, mercoledì 30 settembre, niente lasciava presagire che potessero esserci 13 consiglieri comunali per firmare il documento di sfiducia; dopo tale attività il sindaco è andato a far visita alla madre ed in quei minuti il consigliere Palumbo, che collabora strettamente con il primo cittadino, praticamente da inizio mandato, ha ricevuto una telefonata e si è allontanato scuro in volto e notevolmente preoccupato; più tardi il sindaco è rientrato in Comune e ha avvisato i presenti di essere stato avvicinato da due uomini in sella ad uno scooter che gli hanno intimato di dimettersi; frattanto era pervenuta la notizia che il consigliere Nino Palumbo era stato colto da malore all'esterno di un bar dopo aver colloquiato con persone che nulla avevano a che fare con il mondo della politica; da quello che è stato raccontato al sindaco, il consigliere avrebbe dovuto avere il ruolo di 13° consigliere per sfiducia dinanzi al notaio; preso atto di ciò immediatamente il sindaco si è recato alla tenenza dei Carabinieri per denunciare il tutto e qui veniva avvisato del fatto che il consigliere Palumbo era ricoverato all'ospedale di Giugliano, tenuto sotto osservazione, perché in condizioni critiche; dei gravi fatti il sindaco ha prontamente informato il prefetto di Napoli per una lampante "emergenza legalità", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi fatti che hanno turbato la vita delle istituzioni e della comunità di Melito; quali iniziative intenda intraprendere per fare luce sull'accaduto e salvaguardare la vita delle locali istituzioni democratiche; se risulti che la situazione derivi da attività criminali che abbiano interesse a sovvertire il governo cittadino di Melito, anche alla luce del fatto che il comune è localizzato in un'area della città metropolitana di Napoli fortemente esposta. Atto n. 4-04178 LONARDO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: anche quest'anno, nonostante l'emergenza da COVID-19 che ha modificato gli assetti, le modalità e l'approccio al mondo della scuola, creando non poche difficoltà, è stata confermata la disposizione di tenere le elezioni in presenza dei membri degli organi collegiali, vale a dire dei rappresentanti dei genitori nei consigli di classe, interclasse o intersezione per l'anno scolastico 2020/2021; il voto riguarda tutte le scuole per l'elezione dei rappresentanti dei genitori nei consigli di classe ed alcune scuole per il consiglio di istituto; a fissare la data per ogni Regione sarà il direttore dell'ufficio scolastico regionale che dovrà coincidere con un giorno festivo dalle ore 8 alle ore 12 e in quello successivo (lunedì) dalle ore 8 alle ore 13.30, non oltre il termine di domenica 29 e lunedì 30 ottobre; quella delle elezioni è una problematica non di poco conto, visto che a livello nazionale le elezioni dovranno tenersi infatti entro il 31 ottobre, in questo particolare momento storico, se si considera che i rappresentanti da eleggere non sono pochi: alle superiori per il consiglio di ogni classe vanno eletti due genitori e due studenti, alle elementari e medie quattro genitori per ogni classe, mentre per i consigli di istituto, nelle scuole di primo grado, i rappresentanti sono otto, e tutti genitori, mentre nei licei sono quattro genitori e quattro studenti. Se per questi ultimi il problema non si pone, dato che i ragazzi possono sfruttare le ore di lezione in presenza per eleggere i rappresentanti, per i genitori è necessario recarsi a scuola; consentire l'ingresso nelle scuole a migliaia di genitori (solo il liceo classico di Benevento ne avrebbe 1.500) richiederebbe un'organizzazione "monumentale", anche sul fronte dei controlli per evitare gli assembramenti, con conseguente rischio di avere una bassissima partecipazione, oltre ad onerosi costi di sanificazione dei locali e che si presume, essendo il voto interno alle scuole, che dovrà essere a carico dei singoli istituti; i dirigenti scolastici hanno lanciato l'allarme, chiedendo che le votazioni possano essere svolte "da remoto", avvalendosi di strumenti come quelli usati ad esempio per la didattica a distanza, oppure di rinviare il voto oltre la scadenza di fine ottobre, ma il Ministero dell'istruzione, con una circolare inviata il 2 ottobre, ha ricordato scadenze ed obblighi, ribadendo però che il voto deve tenersi in presenza, si chiede di sapere quali siano le ragioni che abbiano spinto il Ministro in indirizzo a vietare le elezioni on line e se non ritenga che sarebbe il caso, invece, di consentire l'elezione dei rappresentanti dei tanti consigli di classe e di istituto in via telematica, evitando l'alto rischio che si possa avere un'astensione molto elevata, con l'effetto di indebolire ulteriormente uno strumento necessario per gli equilibri scolastici. Atto n. 4-04179 URRARO Al Ministro della giustizia Premesso che: l'art. 221, comma 4, del decreto-legge n. 34 del 2020 disciplina, con delle modifiche, il cosiddetto rito cartolare, cioè lo svolgimento dell'udienza civile non "in presenza", ma solo in via telematica a mezzo di note scritte, già introdotto dall'art. 83, comma 7, lettera f) , del decreto-legge n. 18 del 2020; l'applicazione di tale rito, come quello "da remoto", con collegamento a mezzo di piattaforme informatiche, pure introdotto dalla richiamata legislazione emergenziale, sarebbe dovuta cessare il 30 giugno 2020 in forza del decreto-legge n. 28 del 2020; il citato art. 221, comma 4, del decreto-legge n. 34 non sembra invece porre un termine finale di applicazione, rectius , efficacia, del rito cartolare; tuttavia il comma 2 del medesimo art. 221 prevede che le disposizioni dal comma 3 al comma 10, quindi anche quella relativa al rito cartolare, di cui appunto al comma 4, si applicano fino al 31 ottobre 2020, "tenuto conto delle esigenze sanitarie derivanti dalla diffusione del Covid-19"; si sono delineate due interpretazioni contrastanti di tale assetto normativo, quanto all'ambito temporale di operatività; alla stregua di una prima lettura, dal combinato disposto dei commi 1 e 4 si desumerebbe che, in realtà, il termine del 31 ottobre concerne solo la fissazione, da parte del giudice, dell'udienza cartolare, da tenersi appunto solo virtualmente; l'udienza però ben potrebbe aver luogo anche in data successiva, quindi anche dopo il 31 ottobre. Tale lettura, si osserva, è la sola che consente un'applicazione effettiva della disposizione, atteso che il tempo disponibile sarebbe estremamente ristretto (anche in ragione dell'ampio termine anteriore all'udienza, 30 giorni, per la comunicazione dell'ordinanza di fissazione ai difensori); una seconda lettura, che appare preferibile, muove dal rilievo che il comma 4, incentrato sull'attività del giudice, ne ricomprenderebbe però anche l'esito, vale a dire l'udienza: da qui la distinzione tra fissazione, entro il 31 ottobre, e svolgimento dell'udienza, anche in data successiva. Questa interpretazione comporterebbe la possibilità per il giudice di fissare udienze cartolari da svolgersi anche a grande distanza temporale: anzi, anche dopo anni, nonostante la norma colleghi espressamente l'applicabilità del rito cartolare non solo a un preciso limite temporale, ma anche all'emergenza sanitaria in atto; considerato che l'interpretazione della legge compete al giudice procedente, vi è il concreto rischio che, anche nello stesso ufficio giudiziario, si determinino interpretazioni contrastanti delle disposizioni rendendo anche difficile il corretto esplicarsi dell'attività difensiva, costringendo gli avvocati a districarsi in un labirinto di procedure diverse da ufficio ad ufficio, se non da giudice a giudice, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno agire tempestivamente per la risoluzione della problematica relativa al rito cartolare, anche con l'adozione di provvedimenti di carattere normativo. Atto n. 4-04180 GALLONE Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto ministeriale cosiddetto FER2, annunciato ormai mesi fa dal Ministro dello sviluppo economico, mira ad essere uno dei prossimi punti di riferimento per il settore energetico alternativo. Con il decreto, facendo seguito alle dichiarazioni che si sono succedute da parte dei rappresentanti dell'Esecutivo, verrà promossa la realizzazione di nuovi impianti energetici innovativi e verrà definito lo schema del sistema incentivante; l'obiettivo del FER2 è infatti quello di puntare a potenziare lo spettro della compagine produttiva ed energetica italiana da fonti rinnovabili, fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi relativi all'abbattimento delle emissioni, così come stabilito in sede nazionale ed europea; ad oggi, non sono tuttavia chiari diversi aspetti relativi all'impianto del decreto ministeriale, cosa che genera forte insicurezza negli operatori del settore. In particolare, gli operatori sottolineano la necessità, attraverso il nuovo decreto, di rendere efficiente il percorso autorizzativo per i nuovi impianti e di tutelare le centrali esistenti per scongiurare il rischio di una progressiva dismissione; nello specifico, tra le fonti rinnovabili innovative, il settore della produzione di energia elettrica da biomassa solida presenta nel nostro Paese una potenza totale installata di circa 764 megawatt ed è l'unica in grado di garantire una regolarità e una continuità di esercizio con produzioni costanti e programmabili: infatti l'energia verde generata mediante questa fonte non dipende da fattori climatici e ambientali; pur considerando la rilevanza del settore, tuttavia, la produzione di energia elettrica da biomasse è stata esclusa dalle fonti rinnovabili incentivate tramite il decreto del 4 luglio 2019 emanato dal Ministero dello sviluppo economico. Da considerare, inoltre, l'approssimarsi del termine del periodo incentivante per molti degli stessi impianti (2023-2025), così come espresso dall'art. 24 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, il che accrediterebbe l'ipotesi di una definitiva chiusura e il conseguente declino della filiera, nonché l'assenza di un chiaro indirizzo da parte del Governo per sopperire a tale mancanza; l'uso delle biomasse e degli impianti che le impiegano per la produzione di energia rappresenta un'importante risorsa, non solo a livello ambientale ma anche sociale ed economico, si chiede di sapere: quali siano i tempi di emanazione del decreto FER2; se nello stesso siano previsti criteri di incentivazione per il sistema delle biomasse solide, già escluse dal sistema incentivante previsto dal decreto FER1; che cosa i Ministri in indirizzo intendano fare in merito ad eventuali sistemi di sostegno per questa realtà produttiva in vista della cessazione del sistema di incentivi attualmente in essere, considerando la disciplina europea in materia di aiuti di Stato a favore dell'ambiente e dell'energia. Atto n. 4-04181 FARAONE Al Ministro dell'istruzione Premesso che: nel manuale di lettura dal titolo "Le avventure di Leo" per i bambini della seconda elementare, edito dal gruppo editoriale Raffaello, nella pagina "Bentornati a scuola", raccontando i desideri dei bambini in un disegno, si rappresentano i desideri di due bambini bianchi che dicono "vorrei fare tanti disegni coi pennarelli", "andare sempre in giardino per la ricreazione", per poi disegnare un terzo bambino nero, che dice "Quest'anno io vuole imparare italiano bene"; in altri passaggi del manuale sono presenti espressioni e concetti altrettanto stereotipati rispetto a quelli rappresentati graficamente nella pagina descritta; occorre prestare molta attenzione, quando si inseriscono in testi scolastici destinati ai bambini, tematiche importanti, come quella del tema dell'inclusione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, viste la delicatezza e la gravità di quanto descritto, ritenga di dover intervenire e con quali provvedimenti. Atto n. 4-04182 BARBARO Ai Ministri per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il periodo dell'emergenza da COVID-19, ovviamente, è stato ed è drammaticamente rovinoso per molti settori, con particolare nocumento, fra gli altri, per gli artisti del mondo dello spettacolo. Questa tipologia di lavoratori, spesso, si ritrova ad accettare ingaggi dell'ultimo momento, con una programmazione della propria attività "day by day" attraverso la formula dalla "agibilità inps ex enpals", che è il documento preventivo comprovante il fatto che per una determinata attività lavorativa, in una specifica circostanza, verranno versati i contributi dal datore di lavoro. Tale documento viene perfezionato attraverso i servizi on line del sito internet dell'INPS. Annualmente le associazioni di categoria più rappresentative producono, ognuna, decine di migliaia di agibilità, perché l'attività dei soci, provenienti da tutta Italia, è continua; da circolare dell'ente risalente al 2013, si definisce che "non è possibile accedere all'applicazione INPS tramite un'altra applicazione esterna all'Istituto". A giudizio dell'interrogante, ciò poteva avere un senso nel 2013, ma nel 2020, appare illogico e fuori dal tempo; è infatti, ormai, da qualche anno normata l'introduzione delle "Open API" (dove per API si intende Interfaccia di Programmazione delle Applicazioni) che consente di far accedere ai propri dati alle cosiddette Terze Parti; nel caso degli istituti di credito, ad esempio, i dati relativi ai conti correnti, previo consenso, sono accessibili alle terze parti che abbiano una licenza della Banca d'Italia; lo stesso sistema è adottato dall'Agenzia delle entrate per quanto concerne i sistemi che si interfacciano con il sistema di interscambio per l'emissione delle fatture elettroniche; nel caso dei lavoratori del mondo dello spettacolo, potrebbe individuarsi nelle riconosciute associazioni di categoria i fruitori di un sistema Open API per alleggerire la mole del loro lavoro, tanto più che, recentemente, l'INPS ha previsto la sostituzione dell'accesso con "PIN" con quello mediante riconoscimento "SPID" andando a complicare ulteriormente la procedura; assunta la già grave criticità che vive il comparto dello spettacolo, che più di altri settori patisce le disposizioni in materia di distanziamento sociale relative alle misure di prevenzione e profilassi da COVID-19, si chiede di sapere: se sia nelle intenzioni dei Ministri in indirizzo agevolare la procedura di fiscalità per tali lavoratori, particolarmente gravosa, in quanto i rapporti di lavoro sono sovente non programmati e spesso contrattualizzati per prestazioni immediate; se intendano, inoltre, concedere, attraverso l'ammodernamento delle infrastrutture digitali e telematiche dell'INPS, alle aziende o ai professionisti del comparto, i quali per svolgere la propria attività lavorativa si interfacciano quotidianamente con il portale dell'INPS, di usufruire di sistemi Open API, esclusivamente per i dati trattati e disponibili nelle rispettive aree, nel rispetto e nell'assunzione di responsabilità per il trattamento di eventuali dati sensibili. Atto n. 4-04183 LANNUTTI MONTEVECCHI PAVANELLI PRESUTTO VANIN PIARULLI TRENTACOSTE Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: in questi giorni sulla stampa nazionale sono comparsi diversi articoli sul caso di una giovane donna di Roma che, dopo aver interrotto la gravidanza per scopi terapeutici, è venuta a conoscenza che il feto era stato sepolto nel cimitero capitolino "Flaminio" senza il suo consenso e sotto una croce con su scritto il suo nome. Una vicenda che rappresenta una grave violazione della privacy , oltre che della libertà di scelta e dei diritti delle donne, come pure del regolamento europeo del 2016 che vieta di trattare dati genetici, relativi alla salute o alla vita sessuale della persona; dopo che il caso è finito sui giornali, altre donne si sono mosse e hanno scoperto che anche i loro feti sono stati seppelliti nello stesso cimitero capitolino, anche in questi casi senza alcuna autorizzazione. Alcune hanno scelto di denunciare l'accaduto ricorrendo ad associazioni in difesa dei diritti delle donne come "Differenza donna", il cui ufficio legale, dopo aver visitato lo spazio cimiteriale destinato ai feti con tanto di croci e nomi di donne, ha deciso di promuovere una class action ; sulla questione è intervenuto anche il Garante per la protezione dei dati personali, che ha deciso di aprire un'istruttoria: «In relazione alla dolorosissima vicenda del feto sepolto con il nome della mamma, il Garante per la protezione dei dati personali ha deciso di aprire un'istruttoria per fare luce su quanto accaduto e sulla conformità dei comportamenti, adottati dai soggetti pubblici coinvolti, con la disciplina in materia di privacy». considerato che: a regolamentare la sepoltura dei feti in Italia è un regolamento nazionale di polizia mortuaria del 1990 (decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 1990), che si rifà a una precedente legge, il regio decreto n. 1238 del 1939, la quale stabilisce che chi si sottopone ad aborto terapeutico possa chiedere alla struttura sanitaria di procedere alla sepoltura. In particolare, il regolamento del 1990 prevede che dalla 20a settimana di gestazione la sepoltura possa avvenire su richiesta dei genitori o comunque su disposizione della ASL. In quest'ultimo caso, se richiesto espressamente dai familiari, si appone una croce in legno e una targa su cui è riportato comunemente il nome della madre o il numero di registrazione dell'arrivo al cimitero; in particolare, l'art. 7 del regolamento fa distinzione tra tre casi possibili in caso di aborto: bimbi nati morti (oltre le 28 settimane), in questo caso la sepoltura avviene sempre; "prodotti abortivi", quelli di presunta età di gestazione tra le 20 e le 28 settimane e dei feti che abbiano 28 settimane di età intrauterina, cui spetta l'interramento in campo comune con permessi rilasciati dall'unità sanitaria locale, e i "prodotti del concepimento", presunta età inferiore alle 20 settimane, considerati rifiuti speciali ospedalieri (perché non riconoscibili), quindi non destinati alla sepoltura, ma alla termodistruzione (non cremazione). In assenza della volontà della donna o dei genitori, dunque, il compito di seppellire il feto spetta all'ospedale di competenza e alle ASL; affinché venga garantita la riconoscibilità del trasporto fino al cimitero, al feto vengono associate delle generalità, spesso individuate nel nome e cognome della donna. Quello che però non è previsto da alcuna norma è che quelle generalità finiscano poi sulla tomba. In un altro cimitero romano, il cimitero Laurentino, che ospita uno spazio di sepoltura chiamato il "giardino degli angeli", i feti ad esempio vengono identificati attraverso un codice di riferimento, un modo per rispettare la privacy e la volontà delle donne. Nei casi descritti, invece, non solo non ci sarebbe alcun consenso da parte delle donne, ma, oltre ad essere indicato nome e cognome della madre, ci sarebbe anche l'imposizione di un orientamento religioso specifico, dato dalla croce posta sulla sepoltura, che nessuna di loro ha mai indicato; atteso che: la pratica della sepoltura dei feti all'insaputa delle madri è molto diffusa e avviene in tutta Italia, ci sarebbero infatti almeno 80 cimiteri dei feti. Spesso a provvedere alla sepoltura sono associazioni antiabortiste come "Difendere la vita con Maria", che stipulano convenzioni con le ASL per seppellire anche i feti sotto le 20 settimane, visto che dopo 24 ore dall'aborto i genitori perdono la potestà sul "residuo abortivo". L'associazione, nata a Novara nel 1999, è stata tra le prime associazioni a stringere accordi con aziende ospedaliere e i Comuni su quelli che la legge definisce appunto "prodotti abortivi". Oltre a essere stata la prima in Italia a istituire proprio nella provincia piemontese il cimitero dei "bambini mai nati". Ad oggi solo questa associazione avrebbe compiuto oltre 200.000 sepolture; l'alternativa al procedimento "d'ufficio" della ASL, è occuparsi personalmente dello "smaltimento", che comporta per la donna e più in generale per i genitori un esborso economico, creando di fatto, quindi, un diritto "a pagamento". Come pure il diritto all'anonimato non può essere a pagamento, si chiede di sapere: se si sia a conoscenza della vicenda della giovane donna romana, che rappresenta una grave violazione della privacy , oltre che della libertà di scelta e dei diritti delle donne, diritti ottenuti con durissime lotte per la conquista di leggi a loro tutela, come la legge n. 194 del 1978 sull'aborto; se si intenda verificare la catena delle responsabilità di coloro che hanno permesso la violazione dei diritti della donna romana e delle donne che in questi giorni si sono rivolte alle associazioni perché vittime delle stesse violazioni; se si intenda verificare se nei casi descritti vi sia stata una violazione della legge n. 194 del 1978; quali iniziative si intenda intraprendere per ripristinare le garanzie finalizzate a garantire sempre e comunque la tutela dei diritti delle donne. Atto n. 4-04184 BOTTO DONNO LANNUTTI PRESUTTO ANGRISANI D'ANGELO LEONE MATRISCIANO L'ABBATE NATURALE PIARULLI TRENTACOSTE ABATE Al Ministro dell'interno Premesso che: l'odierna denuncia sindacale dei Vigili del fuoco di Genova, in merito all'imminente chiusura del distaccamento nautico di Multedo, causata dalla carenza di personale, a giudizio degli interroganti rischia di determinare gravi effetti sulla sicurezza della popolazione genovese e sulla tutela del territorio, in considerazione della notevole espansione dell'area interessata dal Porto Petroli, il cui terminal si estende su una superficie di circa 124.000 metri quadrati (con la presenza di una banchina dedicata ai prodotti chimici e di quattro pontili per la movimentazione di prodotti petroliferi); al riguardo, gli interroganti rilevano che presso il comando provinciale di Genova dei Vigili del fuoco prestano servizio di soccorso attualmente, su 2 nuclei nautici, soltanto 32 unità di personale specialistico; tale organigramma ha comportato la chiusura dall'inizio dell'emergenza epidemiologica COVID-19, di un turno su quattro del nucleo di Multedo; Assoporti al riguardo ha rilevato (attraverso un documento di categorizzazione dei porti) che per i due nuclei nautici del corpo dei Vigili del fuoco, istituiti per il soccorso portuale, il numero del personale specializzato, attualmente, risulta sotto stimato, in quanto nel corso degli anni è aumentato il traffico passeggeri nell'aeroporto Cristoforo Colombo e nel Porto PSA Genova Prà, nonché la circolazione di uomini e mezzi per le lavorazioni navali presso Fincantieri, incluse le marine di diporto attigue, oltre che la movimentazione (milioni di tonnellate di idrocarburi) del polo petrolchimico di Multedo; tali osservazioni, riferite alla chiusura del distaccamento nautico di Multedo, evidenziano pertanto, a parere degli interroganti, un progetto di riordino per i nuclei nautici dei Vigili del fuoco di Genova (nucleo Gadda-nucleo Multedo) precario e inadeguato, che non considera l'importanza della necessaria presenza costante della squadra di mare collocata all'interno dell'area, che in caso di criticità può intervenire tempestivamente, per supportare azioni di contrasto ad emergenze ragionevolmente ipotizzabili; in questo scenario si aggiunge inoltre, l'oramai consolidata precarietà del distaccamento nautico di Savona, praticamente inattivo; a tal fine, gli interroganti evidenziano la palese necessità di potenziare l'organico del personale dei nuclei nautici dei Vigili del fuoco, considerata l'importanza dello scalo marittimo di Genova a livello nazionale, la cui vasta densità, che prevede tra l'altro, la presenza di depositi di chimici e idrocarburi, richiede una capillare e importante presenza di personale altamente specializzato, come i nuclei nautici, si chiede di sapere; se il Ministro in indirizzo intenda confermare l'imminente chiusura del distaccamento nautico del corpo dei Vigili del fuoco di Multedo, a Genova; in caso affermativo, se non convenga che tale decisione rischia di determinare gravi effetti in termini di sicurezza della comunità locale, nonché sulla tutela del territorio, in relazione alle osservazioni esposte in premessa; se non ritenga opportuno infine, istituire un Tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali del corpo dei Vigili del fuoco genovese, al fine di addivenire a soluzioni in grado di garantire adeguati equilibri per l'organizzazione del personale dei nuclei nautici, la cui specializzazione professionale, in relazione alle complessità delle attività commerciali ed industriali che si svolgono all'interno del porto di Genova, impone in realtà un incremento di specialisti portuali all'interno dell'organigramma. Atto n. 4-04185 PAVANELLI CORRADO ANGRISANI DE LUCIA DONNO LA MURA MAIORINO BOTTO TRENTACOSTE VANIN MONTEVECCHI LANNUTTI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: è giunta agli interroganti la segnalazione del presidente dell'associazione Italia Nostra Umbria riguardo alla messa in vendita di un complesso immobiliare chiamato "castello di Montiolo" situato nel territorio del comune di Castel Giorgio (Terni); il castello di Montiolo è di proprietà del Comune di Orvieto (Terni) ed è affidato per la sua conservazione, gestione e valorizzazione ai fini storico-culturali alla fondazione "Claudio Faina" costituita dal Comune di Orvieto in data 14 settembre 1957; la fondazione è amministrata da una commissione tra i cui componenti figurano il sindaco di Orvieto e due rappresentanti nominati dal Consiglio comunale; la fondazione Claudio Faina versa ormai da diversi anni in una situazione di squilibrio economico-finanziario, il bilancio consuntivo al 31 dicembre 2019 riporta perdite degli anni precedenti per 196.853,88 euro a cui si aggiungono 48.064,74 euro di perdita per l'esercizio 2019, per un totale di 244.918,62 euro; l'operazione di compravendita immobiliare del castello apparirebbe evidentemente finalizzata a ripianare lo squilibrio economico-finanziario della fondazione, oltre che ad apportare una consistente iniezione di risorse finanziarie alla fondazione; al fine di procedere alla compravendita immobiliare è stata preventivamente operata una permuta, senza conguaglio, di particelle catastali tra il Comune di Orvieto a quello di Castel Giorgio, il cui valore è stato individuato in 960 euro; il Comune di Castel Giorgio ha operato una variazione al piano regolatore generale operativo (PRGO), dell'area in cui rientra il complesso immobiliare del castello di Montiolo, aumentando di ulteriori 5.218 metri cubi l'edificabilità con destinazione urbanistica a zona P3, aree turistico ricettive alberghiere con vincolo idrogeologico; il Consiglio comunale di Orvieto con delibera n. 48 del 27 agosto 2020 ha autorizzato l'alienazione del castello di Montiolo a cui sono seguite le delibere della commissione amministratrice della fondazione del 20 e del 31 agosto 2020, a seguito delle quali si è aperta una procedura di asta pubblica per la vendita del complesso immobiliare; antecedentemente all'apertura dell'asta pubblica la fondazione aveva già ricevuto una prima proposta, da parte di un non specificato offerente, per l'acquisto del cespite nel dicembre 2019, seguita da una seconda, sempre da parte del medesimo proponente, nel mese di febbraio 2020 per un importo pari all'attuale base d'asta di 830.000 euro, da ultimo confermata in data 20 agosto 2020 con versamento della cauzione di 41.500 euro, pari al 5 per cento. All'offerente, nell'avviso di asta pubblica, è riconosciuto il diritto di prelazione a parità di prezzo nel caso di offerte in aumento espresse in sede di gara; ancora prima che il Comune di Orvieto approvasse la messa in vendita del castello di Montiolo veniva pubblicato un annuncio di vendita del bene già in data 18 gennaio 2020 sul sito internet di annunci immobiliari "casa.it" ad opera dell'inserzionista "Grimmtuscia" con richiesta di 1.500.000 euro; la commissione regionale per il patrimonio culturale dell'Umbria del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo con decreto n. 26 del 3 agosto 2020 ha autorizzato l'alienazione del complesso immobiliare; considerato che: le amministrazioni comunali di Orvieto e di Castel Giorgio hanno dato impulso alle pratiche amministrative e alle deliberazioni necessarie a rendere vendibile il complesso dopo che era stata fatta pervenire l'offerta di acquisto nel dicembre 2019 da parte di un soggetto privato; l'alienazione del complesso immobiliare non è accompagnata da alcun piano pubblicato di rilancio dell'attività museale né risulta indicato come verrebbero investite le risorse finanziarie ricavate dalla vendita per le finalità di promozione e divulgazione della storia e della cultura a favore della popolazione a partire da quella scolastica, essendo tali funzioni tra le motivazioni per cui esiste la fondazione; pertanto, allo stato attuale, non essendo specificato nulla riguardo a come verrebbe utilizzato il ricavato della vendita, apparirebbe una mera operazione di natura finanziaria volta ad ottenere quanto più denaro possibile per ripianare le perdite degli anni precedenti e contemporaneamente accumulare una riserva di liquidità tale da continuare ad amministrare la fondazione con le stesse metodologie gestionali che negli anni hanno determinato un crescente accumulo di perdite di esercizio, con il pericolo di ritrovare tra qualche anno analoga situazione di grave squilibrio economico-patrimoniale ma con il complesso immobiliare già venduto, perciò con un patrimonio ancor meno consistente; il complesso immobiliare, vista anche la destinazione urbanistica dell'area interessata, deliberata dal Comune di Castel Giorgio in variante del piano regolatore generale operativo, potrebbe finire per essere convertito in una struttura alberghiera privata, dunque perdendo la sua originaria finalità di bene immobiliare lasciato al Comune di Orvieto a beneficio della collettività, come indicato nell'atto costitutivo della fondazione Claudio Faina all'art. 3: "Lo stesso Comune dichiara il Museo Claudio Faina appartenente al demanio del Comune di Orvieto e conseguentemente dichiara i beni rustici ed urbani a perpetuo servizio di detto Museo in quanto destinati in perpetuo al raggiungimento dei fini di pubblico interesse del Museo Claudio Faina: li dichiara comunque, inalienabili e permanentemente destinati al potenziamento del Museo Claudio Faina e permanentemente in gestione della Fondazione per il Museo Claudio Faina", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali azioni di competenza intenda intraprendere al fine di verificare se: le procedure di messa in vendita del complesso immobiliare del castello di Montiolo siano state correttamente esperite; l'autorizzazione della commissione regionale per il patrimonio culturale dell'Umbria possa essere confermata ovvero sospesa in attesa delle verifiche che si riterranno opportune; la vendita del castello configuri una violazione dell'art. 3 dell'atto costitutivo della fondazione; la vendita, ipso facto, senza alcun piano di utilizzazione e di investimenti delle risorse finanziarie acquisite, possa determinare un depauperamento del patrimonio pubblico del Comune di Orvieto sottraendo dunque per sempre ai cittadini un complesso di beni di grande valore storico, artistico e culturale, non escludendo altresì possibili azioni legali per danno erariale. Atto n. 4-04186 PRESUTTO GIANNUZZI LANNUTTI ACCOTO CROATTI LEONE DONNO TRENTACOSTE CORRADO ANGRISANI FERRARA PUGLIA SANTILLO MAUTONE LANZI Al Ministro dell'interno Premesso che: la caserma dei Vigili del fuoco, presente nel territorio della Municipalità X "Fuorigrotta - Bagnoli" di Napoli, rappresenta un presidio di vitale importanza per la sicurezza del territorio; tale caserma copre un'utenza di poco più di 100.000 abitanti residenti, ai quali bisogna aggiungere gli studenti fuori sede, che frequentano quotidianamente le facoltà universitarie presenti nell'area, ed è collocata in piena "Zona Rossa dei Campi Flegrei", superficie caratterizzata da un alto rischio sismico, per i fenomeni associati al bradisismo; nell'area vengono organizzati importanti eventi fieristici tenuti presso la Mostra d'Oltremare, sede utilizzata spesso anche per lo svolgimento di concorsi pubblici caratterizzati da una grande affluenza di partecipanti; inoltre, nell'area si trova lo stadio San Paolo, che ospita le partite di calcio del massimo campionato nazionale e grandi concerti musicali, con conseguenti ripercussioni in termini di ulteriore e significativo incremento della popolazione presente nella zona, in queste determinate occasioni; da recenti notizie di stampa si apprende che la "Caserma e il Distaccamento dei vigili del Fuoco Mostra" verranno trasferiti in zona Pianura, altro quartiere napoletano che presenta però significativi problemi di collegamento stradale e di traffico veicolare con l'area di Fuorigrotta- Bagnoli. Detto trasferimento potrebbe rivelarsi poco funzionale ad una eventuale attività di pronto intervento, qual è quella dei Vigili del fuoco, riguardante i quartieri di Bagnoli e Fuorigrotta; considerato che a quanto risulta agli interroganti: nei mesi scorsi è stata pianificata una totale ristrutturazione degli immobili sede della caserma, allo scopo di superare le gravi condizioni di degrado della struttura. La delibera del Comune di Napoli n 369 del 30 luglio 2019, infatti, all'allegato A, espressamente riporta in elenco tra i progetti prioritari, al n. 37, gli "interventi di riqualificazione di strutture funzionali alla sicurezza pubblica" per un importo pari a 800.000 euro, specificando, nella scheda tecnica allegata, come tali interventi fossero destinati alla struttura dei Vigili del fuoco - distaccamento Napoli Mostra; di tale auspicata ristrutturazione, ad oggi, non si hanno notizie; in una lettera datata 18 settembre 2020 del dipartimento Ragioneria-Servizio partecipazioni e bilancio consolidato del Comune di Napoli, indirizzata al Sindaco ed al gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, che aveva chiesto spiegazioni al riguardo, al contrario si evidenzia come la vendita dell'impianto immobiliare in cui insiste la caserma dei Vigili del fuoco fosse stata individuata tra le misure previste nel Piano quinquennale di risanamento economico finanziario di Mostra d'oltremare SpA, approvato in sede di assemblea dei soci, identificato nella parte che interessa con la voce "processo di dismissione degli attivi immobiliari non strumentali" e di cui il Consiglio comunale ha preso atto in sede di approvazione dell'analisi dell'assetto complessivo delle partecipazioni detenute, alla data del 31 dicembre 2017, ex art. 20 del decreto legislativo n. 175 del 2016, con adozione delle conseguenti misure di razionalizzazione, avvenuta con deliberazione n. 145 del 20 dicembre 2018, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; come intenda attivarsi al fine di acquisire informazioni in merito all'intenzione o meno di porre in essere un progetto di ristrutturazione della caserma e, eventualmente, quali iniziative intenda assumere nei confronti dell'Amministrazione comunale per scongiurare la chiusura di un presidio di sicurezza così importante per la collettività di un'area tanto vasta, popolata ed a rischio sismico. Atto n. 4-04187 EVANGELISTA Al Ministro della salute Premesso che: l'ospedale "San Francesco" di Nuoro, il più grande presidio sanitario della provincia, nelle precedenti fasi dell'emergenza sanitaria è stato predisposto alla gestione dei casi COVID-19, per poi essere interessato dal piano di riorganizzazione della rete ospedaliera varato qualche mese fa dalla Regione Sardegna secondo le "linee di indirizzo organizzative per il potenziamento della rete ospedaliera per emergenza Covid-19" trasmesse dal Ministero della salute con la nota n. 11254 del 29 maggio 2020; nel piano di riorganizzazione della rete ospedaliera in emergenza COVID-19 varato in via definitiva dalla Regione Sardegna il 9 luglio ed approvato dal Ministero, in attuazione delle disposizioni di cui all'art. 2 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, il parcheggio del presidio ospedaliero è stato individuato come area per strutture movimentabili per la terapia intensiva; considerato che: nell'ospedale San Francesco è presente il reparto di oncologia, ubicato al terzo piano del padiglione DEA (dipartimento di emergenza ed accettazione) che si occupa della diagnosi e trattamento di pazienti affetti da malattie oncologiche, con prestazioni erogate in regime di ricovero, di day hospital ed ambulatoriale; difformemente da quanto indicato dal piano di riorganizzazione, qualche giorno fa l'Azienda per la tutela della salute della Sardegna, nella persona del direttore sanitario, ha formalmente richiesto il trasferimento immediato (intimando lo sgombero entro 24 ore) della suddetta unità operativa (che presta assistenza e cura a più di 600 pazienti in chemioterapia endovenosa ed effettua 18.000 visite ambulatoriali all'anno di pazienti in terapia orale e per i controlli clinici, pazienti provenienti da tutta l'isola e che costituisce una realtà di eccellenza nel panorama regionale e non solo) in altra posizione per destinare il piano ad un ampliamento della terapia intensiva; come evidenziato dai vertici della direzione ASSL Nuoro e dal direttore di oncologia, non vi è una dislocazione alternativa idonea a garantire i servizi prestati, e grande è la preoccupazione per l'inevitabile disagio e pericolo di compromissione della stessa qualità delle cure che deriverebbero ai pazienti oncologici dal trasferimento in una struttura inadeguata a causa della loro condizione di particolare fragilità; né i locali prima adibiti al reparto di pediatria all'interno dello stesso ospedale "San Francesco", né il primo piano del padiglione C dell'altro ospedale della città di Nuoro, il "Cesare Zonchello", indicati come possibile nuova sede dell'unità operativa, presentano le caratteristiche di cui deve essere dotato il reparto; le due strutture non hanno spazi sufficienti per contenere l'attuale numero di ambulatori medici e postazioni per la somministrazione delle chemioterapie, e si sarebbe, pertanto, costretti a ridurre il numero dei pazienti assistiti quotidianamente, così come il numero di visite ambulatoriali. Il prolungamento dell'orario di lavoro fino alla sera anche per tutti gli altri servizi (come il laboratorio e la farmacia) con i quali il reparto è in costante collegamento, una doppia turnazione del personale e l'integrazione del personale infermieristico, laddove possibili, non riuscirebbero, comunque, a garantire le prestazioni di cura; si passerebbe da una media attuale di 40 somministrazioni chemioterapiche al giorno a 24, ma ne sarebbero garantite solo 20 nell'ipotesi di trasferimento presso i locali dell'ospedale "Zonchello"; la ristrettezza degli spazi non consentirebbe l'allestimento delle stanze destinate ai pazienti con sintomi critici a seguito della terapia, che, pertanto, sarebbero costretti a rivolgersi al pronto soccorso esponendosi a gravi rischi di contagio data la loro condizione di immunodeficienza; l'accesso dei pazienti all'unità di oncologia se trasferita nell'ex pediatria sarebbe condiviso con l'altra unità operativa dello stesso piano, con passaggi di pazienti ricoverati verso la chirurgia endoscopica, con elevato rischio di esposizione alle infezioni ed in piena violazione delle norme anti COVID e della tutela della privacy ; lo stesso accadrebbe se la dislocazione fosse presso l'ospedale "Zonchello" in cui sono presenti altri ambulatori ed in cui, peraltro, non vi sono bagni, numero adeguato di prese di corrente e i testa-letto con ossigeno e vuoto centralizzato; si aggiungerebbe, vista la distanza dal "San Francesco", l'ulteriore problema del trasporto dei farmaci, della disponibilità di una macchina per lo spostamento dei medici impegnati nelle consulenze oncologiche e del trasporto in ambulanza per le urgenze; tanto nell'una che nell'altra struttura la sala d'attesa sarebbe di uso non esclusivo e non garantirebbe il necessario distanziamento sociale; in entrambi i casi, infine, dovrebbe essere rimodulato il sistema informativo onco-ematologico "Bi Mind" utilizzato per la prescrizione elettronica degli antiblastici che garantisce doppio controllo delle prescrizioni e sicurezza di allestimento e delle infusioni; considerato inoltre che: la gravità delle patologie tumorali impone uno specifico trattamento terapeutico allo scopo di eliminare le cellule tumorali ed impedirne la proliferazione, e il paziente oncologico ha diritto di accedere alle cure che garantiscano la sopravvivenza; per i rilievi oggettivi esposti, il trasferimento del reparto di oncologia dell'ospedale "San Francesco" di Nuoro verrebbe a compromettere il diritto alla cura di tutti i pazienti oncologici di un intero territorio con elevata incidenza delle patologie tumorali; per far fronte all'attuale emergenza sanitaria la previsione normativa citata dispone l'allestimento di strutture movimentabili nell'area attrezzabile individuata in prossimità dell'ospedale San Francesco, e sarebbe possibile impiegare medici militari qualificati, come già accaduto durante la prima fase emergenziale, si chiede di sapere: quali provvedimenti, vista l'inderogabile urgenza di garantire la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività (articolo 32 della Costituzione), il Ministro in indirizzo intenda adottare nel rispetto delle sfere di competenza della Regione Sardegna; quali interventi giudichi necessari per mantenere i livelli essenziali di erogazione di assistenza e di cura presso i presidi ospedalieri al fine di assicurare continuità nelle terapie salvavita ed al contempo risposte adeguate all'emergenza sanitaria da COVID-19; se non ritenga che il trasferimento del reparto di oncologia dell'ospedale "San Francesco" di Nuoro in altra struttura, al fine di destinare il piano di riordino ad un ampliamento della terapia intensiva, contravvenga a quanto disposto dal piano stesso, come approvato dal dicastero, relativamente all'allestimento di strutture movimentabili nell'area attrezzabile individuata in prossimità dell'ospedale e, nel caso, quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire il rispetto dell'art. 2 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34. Atto n. 4-04188 TOFFANIN GALLONE MOLES Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'istruzione Premesso che: il decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120 (cosiddetto decreto semplificazioni), ha affidato al commissario straordinario Domenico Arcuri ulteriori competenze in relazione all'ordinata e corretta apertura degli istituti scolastici; in particolare, uno dei compiti più importanti durante i mesi estivi è stato quello di adeguare le scuole alle nuove linee guida stabilite dal Ministero dell'istruzione in relazione agli spazi nei quali svolgere la didattica ed alle attrezzature da fornire per garantire il necessario distanziamento sociale; tra gli investimenti più onerosi vi è sicuramente quello di fornire i banchi singoli, si chiede di sapere: quale sia il numero dei banchi fino ad oggi realmente forniti agli istituti scolastici ed in particolare quale il numero di quelli "innovativi" a rotelle; quali siano le aziende aggiudicatrici del bando per la fornitura degli arredi scolastici; se siano stati previsti appositi banchi per gli studenti disabili e per gli studenti "mancini"; a quanto ammontino le risorse spese per l'acquisto di tali arredi, ed in particolare per i banchi a rotelle "innovativi"; come si intenda procedere allo stoccaggio o lo smaltimento dei banchi sostituiti (spesso nuovi o seminuovi) e che sono diventati un problema per le amministrazioni locali. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-01953 del senatore Bergesio ed altri, sull'adozione di specifici piani di abbattimento selettivo degli ungulati. Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 4-02381 della senatrice Pucciarelli.