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Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica federale della Nigeria, fatto a Roma l'8 novembre 2016; b) Accordo di mutua assistenza in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica federale della Nigeria, fatto a Roma l'8 novembre 2016; c) Accordo sul trasferimento delle persone condannate tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica federale della Nigeria, fatto a Roma l'8 novembre 2016. Onorevoli Senatori. – A) TRATTATO DI ESTRADIZIONE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA FEDERALE DELLA NIGERIA, FATTO A ROMA L'8 NOVEMBRE 2016. I. Premessa Il presente Trattato si inserisce nell'ambito degli strumenti finalizzati all'intensificazione ed alla regolamentazione puntuale e dettagliata dei rapporti di cooperazione posti in essere dall'Italia con i Paesi al di fuori dell'Unione europea, con i quali si persegue l'obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto alla criminalità, soprattutto organizzata. Con tale Trattato viene avviato un processo di sviluppo estremamente significativo ed importante dei rapporti italo-nigeriani, che permetterà una stretta ed incisiva collaborazione tra i due Paesi nel campo della cooperazione giudiziaria penale. L'adozione di norme volte a disciplinare in modo preciso e puntuale la materia dell'estradizione è stata imposta dalla attuale realtà sociale, caratterizzata da sempre più frequenti ed estesi rapporti tra i due Stati nei settori economici, finanziari e commerciali, nonché dallo sviluppo di significativi flussi migratori, soprattutto dalla Nigeria verso l'Italia, che recano inevitabilmente con sé anche fenomeni criminali che coinvolgono entrambi gli Stati e, di conseguenza, rafforzano l'esigenza di disciplinare uniformemente e coerentemente la consegna di persone che sono sottoposte a procedimenti penali o che devono eseguire una pena. II. Previsioni generali L'ambito del Trattato è descritto nelle norme generali, laddove le Parti s'impegnano reciprocamente a consegnarsi persone ricercate che si trovano sul proprio territorio per dare corso ad un procedimento penale ( estradizione processuale ) ovvero al fine di consentire l'esecuzione di una condanna definitiva ( estradizione esecutiva ) (articolo 1). In generale, l'estradizione sarà concessa quando il fatto per cui si procede o si è proceduto nello Stato richiedente é previsto come reato anche dalla legislazione dello Stato richiesto (cosiddetto principio della « doppia incriminazione »). Tale principio trova un temperamento in materia fiscale laddove è stabilito che l'estradizione potrà essere accordata anche quando la disciplina dello Stato richiesto, in detta materia, sia differente da quella dello Stato richiedente. L'estradizione processuale richiede, poi, che il reato per cui si procede sia punito da entrambi i Paesi con la pena della reclusione per un periodo di almeno un anno, mentre l'estradizione esecutiva richiede che la pena residua ancora da espiare corrisponda ad un periodo minimo di sei mesi (Art. 2). Il Trattato prevede due tipologie di rifiuto dell'estradizione. L'estradizione sarà negata (Motivi di rifiuto obbligatori) oltre che nei consueti casi ormai consolidatisi nelle discipline pattizie internazionali ( ad esempio quando si procede o si è proceduto per un reato politico o per un reato militare; quando si hanno fondati motivi per ritenere che la richiesta di estradizione possa essere strumentale a perseguire, in qualsiasi modo, la persona richiesta per motivi di razza, religione, nazionalità, opinioni politiche, ecc. ovvero che la posizione di detta persona possa essere pregiudicata per tali motivi; quando l'accoglimento della richiesta di estradizione possa compromettere la sovranità, la sicurezza e l'ordine pubblico o altri interessi nazionali dello Stato richiesto), anche quando la persona richiesta sia stata già definitivamente giudicata nello Stato richiesto per lo stesso fatto per cui si richiede la consegna (cosiddetto principio « ne bis in idem ») ovvero quando, nello Stato richiesto, sia intervenuta una causa di estinzione del reato (o della pena). Inoltre, la richiesta di estradizione sarà rifiutata quando il reato per cui si procede è punito dallo Stato Richiedente con un tipo di pena proibita dalla legge dello Stato richiesto (per esempio la pena di morte ovvero i lavori forzati) e quando vi sia fondato motivo di ritenere che la persona richiesta possa essere sottoposta, per il reato oggetto della domanda di estradizione, a trattamenti illegali e disumani(articolo 3). Per quanto concerne l'indicazione della grazia, si specifica che per l'ordinamento italiano essa risulta inutiliter data . Diversamente, l'estradizione potrà essere negata (Motivi di rifiuto facoltativi) quando lo Stato richiesto rivendichi la sua giurisdizione sul reato oggetto della richiesta di estradizione ovvero abbia in corso un procedimento penale riferibile al medesimo illecito penale. Inoltre, la consegna potrebbe non essere accordata quando ciò possa contrastare con valutazioni di carattere umanitario riferibili all'età, alle condizioni di salute o ad altre specifiche condizioni personali della persona richiesta degne di particolare considerazione (articolo 4). Un particolare motivo di rifiuto facoltativo della estradizione specificamente disciplinato riguarda l'estradizione del cittadino. Ciascuno Stato si è riservato il diritto di rifiutare l'estradizione dei propri cittadini, anche quando ricorrerebbero le condizioni per concederla. Tuttavia, nel caso in cui lo Stato richiesto dovesse rifiutare la consegna di un suo cittadino, lo Stato richiedente potrà chiedere il perseguimento penale della persona richiesta nello Stato richiesto, in conformità alle leggi di tale Paese (articolo 5). Il Trattato disciplina, poi, dettagliatamente quale debba essere la forma ed il contenuto della richiesta di estradizione, nonché la tipologia e la forma dei documenti da allegare a sostegno della domanda (articolo 7), e stabilisce che la stessa sia trasmessa per via amministrativa attraverso Autorità Centrali appositamente designate dalle Parti contraenti. Le Autorità Centrali, inoltre, dialogheranno direttamente tra loro anche per ogni questione attinente alla richiesta di estradizione (articolo 6). Sotto il profilo operativo, la domanda di estradizione sarà decisa in conformità alle procedure previste dall'ordinamento dello Stato richiesto, il quale avrà l'obbligo di motivare e di informare l'altro Stato di eventuali ragioni di rifiuto alla consegna (articolo 9). Per i casi più urgenti, gli Stati potranno chiedere l'arresto provvisorio della persona richiesta, salva la presentazione successiva della formale richiesta di estradizione entro sessanta giorni dall'esecuzione dell'arresto, pena l'inefficacia dell'arresto medesimo e di ogni misura coercitiva eventualmente imposta (articolo 12). Lo Stato richiesto potrà esigere informazioni supplementari qualora la domanda di estradizione non sia completa o non rechi dati sufficienti per adottare la relativa decisione (articolo 8). Nel caso della presentazione di più richieste di estradizione da parte dello Stato richiedente e di altri Stati terzi, nei confronti della medesima persona, sono stabiliti specifici criteri al fine di valutare e decidere a quale delle domande dovrà essere data esecuzione (articolo 13). La consegna della persona richiesta dovrà avvenire entro quaranta giorni dalla data in cui lo Stato richiedente ha avuto comunicazione formale della concessione dell'estradizione (articolo 14). Resta salva la possibilità per lo Stato richiesto di differire la consegna qualora sia in corso, in tale Stato, un procedimento penale ovvero l'esecuzione della pena a carico della persona richiesta per reati diversi da quello oggetto della richiesta di estradizione. In tale evenienza, comunque, i due Paesi potranno accordarsi per una consegna temporanea della persona richiesta al fine di consentire lo svolgimento del procedimento penale nello Stato richiedente (articolo 15). L'accordo bilaterale prevede, poi, la tipica e consueta garanzia del cosiddetto « principio di specialità » in favore della persona estradata. Tale persona, infatti, non potrà essere in qualsiasi modo perseguita o arrestata dallo Stato Richiedente per reati diversi commessi precedentemente alla consegna; tale garanzia viene meno, però, se lo Stato richiesto acconsente a che lo Stato richiedente proceda nei confronti della persona estradata, ovvero quando la presenza della persona estradata nel territorio dello Stato richiedente non sia più connessa al motivo per il quale l'estradizione è stata accordata e, quindi, debba ritenersi una presenza in tale territorio assolutamente volontaria (articolo 10). È stata altresì inserita una procedura semplificata di estradizione, per i casi in cui il soggetto nei cui confronti è richiesta l'estradizione acconsenta alla stessa (articolo 16). Infine, sono presenti specifiche previsioni in ordine alla consegna allo Stato richiedente di cose sequestrate alla persona estradata (strumenti, proventi o altre cose relative al reato) rinvenute nello Stato richiesto (articolo 17); al transito nei rispettivi territori di una persona estradata da uno Stato terzo (articolo 18); alle spese sostenute per la procedura di estradizione (articolo 19); allo scambio informativo in merito all'esito del procedimento penale ovvero all'esecuzione della condanna nello Stato Richiedente successivamente all'estradizione (articolo 20). III. Previsioni conclusive La Parti contraenti hanno, quindi, inteso non limitare le possibili ipotesi di collaborazione solo al presente Trattato, ma hanno espressamente stabilito di cooperare in materia di estradizione anche sulla base di altri accordi internazionali applicabili (articolo 21) e si sono impegnate a rispettare il carattere di segretezza dei documenti e delle informazioni fornite o ricevute dall'altra Parte (articolo 22). Le eventuali controversie che dovessero insorgere in punto di interpretazione e di applicazione del Trattato verranno risolte direttamente mediante consultazione diplomatica (articolo 23). Nelle ultime previsioni dell'accordo (articoli 24 e 25) sono disciplinate le diverse vicende giuridiche che riguardano o potrebbero riguardare il Trattato. Entrambi le Parti dovranno sottoporre il Trattato a procedura di ratifica in conformità delle proprie legislazioni. L'accordo entrerà in vigore alla data della seconda delle due notifiche con cui ciascuna parte avrà comunicato all'altra l'avvenuto espletamento delle procedure di ratifica. Il Trattato ha durata indeterminata, salva la possibilità di ciascuna parte di recedere in qualsiasi momento con comunicazione scritta all'altra Parte per via diplomatica. La cessazione di efficacia del Trattato avrà effetto decorsi sei mesi dopo la predetta comunicazione. B) ACCORDO DI MUTUA ASSISTENZA IN MATERIA PENALE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA FEDERALE DELLA NIGERIA, FATTO A ROMA L'8 NOVEMBRE 2016; I. Premessa Il presente Accordo si inserisce nell'ambito degli strumenti finalizzati all'intensificazione ad alla puntuale regolamentazione dei rapporti di cooperazione posti in essere dall'Italia con i Paesi al di fuori dell'Unione europea, con i quali si persegue l'obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto alla criminalità. Ed infatti con tale Accordo si avvia un processo di sviluppo estremamente significativo ed importante dei rapporti tra l'Italia e la Nigeria, che permetterà una stretta ed incisiva collaborazione tra i due Paesi nel campo della cooperazione giudiziaria penale. L'adozione di norme volte a disciplinare in modo preciso il settore della assistenza giudiziaria penale è stata imposta dall'evoluzione dell'attuale realtà sociale, caratterizzata da sempre più frequenti ed estese relazioni tra i due Stati, il cui progressivo intensificarsi favorisce lo sviluppo di fenomeni criminali che li coinvolgono entrambi e che richiedono, pertanto, l'approntamento di strumenti idonei a garantire una reciproca ed efficace collaborazione. II. Previsioni generali La prima norma dell'Accordo contiene le definizioni della « materia penale » oggetto della cooperazione, che deve intendersi comprensiva di indagini, inchieste, processi o altri procedimenti connessi a un reato previsto dalla legge dei rispettivi ordinamenti giuridici, degli strumenti di reato, nella cui nozione rientrano i beni che sono usati o destinati a essere usati in relazione alla commissione di un reato, dei proventi di reato, consistenti nei beni derivati o conseguiti, direttamente o indirettamente, da una persona per effetto di una condotta criminale o il valore di tali beni (nozione tale quindi da ricomprendere e consentire anche il sequestro e la confisca di valore), nonché di beni, nozione in cui devono ricomprendersi denaro e ogni genere di beni mobili e immobili, materiali o immateriali, ivi compresi gli interessi sugli stessi (Art. 1). L'ampiezza degli intenti perseguiti con l'Accordo è esplicitata nelle norme generali, laddove le Parti s'impegnano a prestarsi reciprocamente la più ampia assistenza giudiziaria in relazione al compimento di molteplici atti. In particolare l'assistenza giudiziaria potrà riguardare, tra l'altro, la localizzazione e l'identificazione di persone e cose, la notificazione di atti giudiziari, la citazione dei soggetti coinvolti a vario titolo nei procedimenti penali, l'acquisizione e la trasmissione di atti, documenti ed elementi di prova, l'assunzione di testimonianze o di dichiarazioni (ivi inclusi gli interrogatori di indagati ed imputati), l'espletamento e la trasmissione di perizie, l'esecuzione di attività di indagine e di ispezioni giudiziarie, l'esame di luoghi e cose, l'effettuazione di perquisizioni e sequestri, la confisca dei proventi del reato e delle cose pertinenti al reato. Sono inoltre previsti lo scambio di informazioni sulla legislazione nazionale, nonché qualsiasi altra forma di assistenza che non sia in contrasto con la legislazione dello Stato richiesto (articolo 2). Coerentemente ai più moderni strumenti di cooperazione internazionale, l'Accordo prevede un temperamento del cosiddetto « principio della doppia incriminazione » e pertanto l'assistenza giudiziaria potrà essere prestata, in generale, anche quando il fatto per cui procede lo Stato richiedente non sia previsto come reato nello Stato richiesto . Tuttavia, il principio della doppia incriminazione rivivrà allorquando la richiesta di assistenza abbia ad oggetto l'esecuzione di perquisizioni, sequestri, confisca di beni e altri atti che, per la loro natura, incidono su diritti fondamentali delle persone o risultano invasivi di luoghi o cose (articolo 3). L'Accordo disciplina dettagliatamente quale debba essere la forma e il contenuto della richiesta di assistenza giudiziaria (articolo 5) e stabilisce che la stessa debba essere trasmessa attraverso le autorità centrali appositamente designate dalle Parti contraenti (articolo 4), individuate nel Ministero della giustizia, per l'Italia, e nel Procuratore generale e nel Ministero della giustizia, per la Nigeria. Per l'esecuzione delle attività richieste si applica la lex loci ; e invero le Parti si impegnano a collaborare, tempestivamente, in conformità alla legislazione dello Stato richiesto; tuttavia, al fine di assicurare che l'assunzione probatoria avvenga secondo modalità tali da consentirne la più ampia utilizzabilità processuale, è prevista la possibilità di eseguire la domanda di assistenza secondo le modalità procedurali particolari indicate dalla Parte richiedente, sempre che ciò non contrasti con la legislazione della Parte richiesta. È altresì prevista la possibilità che le persone indicate dalla Parte richiedente siano presenti all'esecuzione della richiesta, previa autorizzazione in tal senso da parte dello Stato richiesto, nei limiti in cui il proprio ordinamento giuridico lo consenta. È inoltre espressamente disciplinata l'ipotesi in cui la persona nei cui confronti debba essere eseguita la domanda di assistenza giudiziaria invochi immunità, privilegi, diritti o incapacità in base all'ordinamento dello Stato richiedente o richiesto, prevedendo che la relativa decisione in merito sia assunta dallo Stato la cui normativa venga invocata (articolo 6). L'assistenza giudiziaria potrà essere rifiutata dallo Stato richiesto in una serie di casi divenuti ormai consueti nelle discipline pattizie internazionali (per esempio quando l'esecuzione è contraria alla legislazione dello Stato richiesto, quando l'esecuzione della richiesta può mettere in pericolo la sovranità, la sicurezza, l'ordine pubblico o altri interessi essenziali dello Stato o provocare conseguenze contrarie ai principi fondamentali del proprio ordinamento giuridico, quando si procede per un reato politico – con esclusione dei reati di omicidio e tentato omicidio, di ogni altro reato contro la vita e la libertà delle persone, ovvero dei reati di terrorismo e di ogni altro reato non considerato politico ai sensi di trattati e altri accordi internazionali di cui entrambi gli Stati siano Parte – o per un reato militare), o quando si hanno fondati motivi per ritenere che la richiesta di assistenza possa essere strumentalmente volta a perseguire, in qualsiasi modo, una persona per motivi di razza, sesso, religione, nazionalità od opinioni politiche ovvero che la posizione di detta persona possa essere pregiudicata per i detti motivi, quando l'assistenza è richiesta per un reato punito con pena vietata dall'ordinamento dello Stato richiesto (ad esempio la pena di morte ovvero trattamenti inumani o degradanti), nonché quando la persona nei cui confronti si procede è già stata indagata e giudicata per lo stesso fatto dallo Stato richiesto (cosiddetto principio del ne bis in idem ). È inoltre prevista la possibilità di rinviare l'esecuzione della domanda di assistenza nei casi in cui il compimento degli atti richiesti possa pregiudicare lo svolgimento di indagini o di procedimenti penali in corso nello Stato (articolo 7). III. Previsioni specifiche Gli articoli da 8 a 18 disciplinano in maniera puntuale il compimento di singoli atti passibili di costituire oggetto di una richiesta di cooperazione. In particolare ciascuno Stato farà quanto possibile per individuare persone indicate nella domanda di assistenza giudiziaria che si trovino presumibilmente sul proprio territorio (articolo 8). Una disciplina di dettaglio è prevista per il contenuto della richiesta di notifica di citazioni e di documenti trasmessi dallo Stato richiedente nonché le modalità di esecuzione della stessa (articolo 9). Gli articoli successivi contengono la disciplina dell'assunzione di prove testimoniali dinanzi alle autorità competenti dello Stato richiesto (articolo 10), ovvero dello Stato richiedente, a seguito della notifica della citazione a comparire eseguita dallo Stato richiesto (articolo 11), nonché delle garanzie da prestare nei confronti delle persone che compaiono nello Stato richiedente a seguito della predetta citazione (articolo 12). In particolare è disciplinato il cosiddetto « principio di specialità », in virtù del quale la persona comparsa nello Stato richiedente a seguito di notifica effettuata nello Stato richiesto a norma dell'articolo 11 non potrà essere sottoposta a indagini né a procedimenti, processi o misure privative della libertà personale in relazione a reati commessi prima di entrare nel territorio di detto Stato; inoltre non potrà essere obbligata a rendere dichiarazioni né a partecipare ad attività diverse da quelle indicate nella domanda di assistenza, salvo che lo Stato richiesto e la persona interessata lo consentano. Il paragrafo 2 del medesimo articolo disciplina le ipotesi di cosiddetta « purgazione » della specialità (articolo 12). Le disposizioni successive mirano a risolvere le problematiche che possono verificarsi nelle ipotesi in cui la persona che deve partecipare all'atto richiesto sia detenuta ovvero sia impossibilitata a comparire volontariamente nel territorio dello Stato richiedente. In particolare, in relazione alla prima ipotesi, è previsto il trasferimento temporaneo della persona detenuta, purché ciò non interferisca con indagini o procedimenti penali in corso nello Stato richiesto, e la persona trasferita sia trattenuta in stato di custodia nello Stato richiedente (articolo 13). In relazione all'ipotesi di impossibilità a comparire volontariamente nello Stato richiedente, è prevista la possibilità di ricorrere alla videoconferenza (articolo 15), strumento utilizzabile non solo per consentire l'audizione di una persona, bensì anche per la partecipazione al processo dell'imputato, anche nei casi in cui il soggetto interessato sia detenuto. La norma prevede altresì le modalità di esecuzione della videoconferenza. Al fine di assicurare il buon fine delle indagini e del corso della giustizia, entrambi gli Stati si impegnano ad adottare le misure previste dai rispettivi ordinamenti per la protezione delle vittime, dei testimoni e delle altre parti del procedimento penale, in relazione all'assistenza richiesta (articolo 14). Sono quindi disciplinate in modo specifico le attività di produzione di documenti, atti e cose (articolo 16) e le perquisizioni, i sequestri e la confisca dei proventi e delle cose pertinenti al reato, fatti salvi i diritti dei terzi di buona fede. Al fine di agevolare il sequestro e la confisca dei predetti beni, è previsto un ruolo attivo in capo all'Autorità centrale dello Stato che viene a conoscenza della presenza, nel proprio territorio, di proventi o beni pertinenti ad un reato commesso nell'altro Stato; è invero previsto un ruolo propulsivo della predetta Autorità, che provvederà ad informare l'Autorità centrale dell'altra parte, così stimolando l'invio di una richiesta di cooperazione a norma dell'Accordo, volta ad assicurare il sequestro o la confisca dei beni (articolo 17). L'attività di assistenza giudiziaria potrà anche avere ad oggetto l'espletamento di accertamenti bancari presso istituti di credito presenti nel territorio della parte richiesta. In tal caso non potranno essere opposti all'esecuzione della richiesta motivi di segreto bancario (articolo 18). Altra forma di collaborazione prevista è quella relativa allo scambio di informazioni sui procedimenti penali e sulle condanne inflitte nel proprio paese nei confronti dei cittadini dell'altra Parte (articolo 20). È inoltre contemplata la possibilità di scambio di informazioni circa le leggi e le procedure vigenti nei due Paesi, sempre nell'ottica di facilitare l'applicazione dell'Accordo (articolo 21), nonché la trasmissione di sentenze e certificati penali (articolo 22). Le domande e la relativa documentazione a sostegno dovranno essere tradotte in lingua inglese o italiana, a seconda del caso, e dovranno recare il timbro o sigillo ufficiale degli Stati (articolo 26). I documenti e gli atti forniti non necessiteranno di alcuna certificazione o autentica e saranno ammissibili come prove nello Stato richiedente (articolo 23). Le Parti contraenti si sono inoltre impegnate a rispettare il carattere di segretezza o di riservatezza della richiesta di assistenza giudiziaria e della relativa documentazione (articolo 24). E’ inoltre previsto un limite all'uso delle informazioni e delle prove fornite, che non potranno essere utilizzate per scopi diversi da quelli indicati nella domanda, senza il preventivo consenso dell'Autorità centrale dello Stato richiesto (articolo 27). Infine sono presenti specifiche disposizioni in ordine alla ripartizione delle spese sostenute per l'esecuzione dell'attività di assistenza giudiziaria. Al riguardo, di regola, le spese per l'esecuzione della rogatoria sono sostenute dalla Parte richiesta, salve specifiche ipotesi in cui gli oneri sono a carico della Parte richiedente (articolo 25). IV. Previsioni conclusive Le Parti contraenti hanno poi stabilito di concedersi assistenza giudiziaria anche sulla base di altri accordi internazionali applicabili o in conformità ai propri ordinamenti nazionali (articolo 19). Le eventuali controversie che dovessero insorgere in punto di interpretazione e di applicazione dell'Accordo verranno risolti attraverso contatti e consultazioni dirette tra le Autorità centrali. Qualora non venga raggiunto un accordo, la questione sarà risolta mediante consultazione diplomatica (articolo 28). Nelle ultime tre disposizioni dell'Accordo (articoli 29, 30 e 31) sono disciplinate le diverse vicende giuridiche che riguardano o potrebbero riguardare l'Accordo. Entrambi gli Stati dovranno sottoporre l'Accordo a procedura di ratifica in conformità alle proprie legislazioni. L'Accordo entrerà in vigore il trentesimo giorno dalla data della seconda delle due notifiche con cui le Parti si saranno comunicate ufficialmente, per via diplomatica, l'avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne di ratifica (articolo 29). L'Accordo potrà essere modificato in ogni momento per mutuo consenso degli Stati, e in tal caso le modifiche entreranno in vigore secondo quanto previsto dall'articolo 29 prima menzionato (articolo 30). L'Accordo ha durata indeterminata, salva la possibilità di ciascuna Parte di recedere in qualsiasi momento con comunicazione scritta all'altra Parte per via diplomatica. La cessazione di efficacia dell'Accordo avrà effetto decorsi novanta giorni dalla data della predetta comunicazione (articolo 31). C) ACCORDO SUL TRASFERIMENTO DELLE PERSONE CONDANNATE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA FEDERALE DELLE NIGERIA, FATTO A ROMA L'8 NOVEMBRE 2016; Il Trattato in esame ha ad oggetto il trasferimento delle persone condannate. La scelta di sottoscrivere una Convenzione bilaterale tra l'Italia e la Nigeria è stata dettata dalla considerazione che con la Nigeria mancava uno strumento internazionale in tale materia, circostanza aggravata dal fatto che la Nigeria non ha aderito alla Convenzione promossa dal Consiglio d'Europa e aperta alla sottoscrizione ed adesione anche di Stati che non fanno parte del Consiglio, sottoscritta a Strasburgo il 21 marzo 1983. Tale Convenzione, come è noto, costituisce lo strumento giuridico maggiormente applicato in materia di trasferimenti internazionali di detenuti al fine di eseguire condanne definitive. L'Accordo in esame consente che i cittadini di ciascuno dei due Paesi contraenti, condannati e detenuti nell'altro Stato, siano trasferiti nel Paese di origine per ivi scontare la pena residua. La finalità è essenzialmente quella di favorire il reinserimento sociale della persona condannata, facendole scontare la pena nel luogo in cui ha saldi legami sociali e familiari. Il Trattato, che si compone di 24 articoli, prevede che il trasferimento dei detenuti potrà avvenire – in conformità con quanto previsto dagli accordi internazionali vigenti in tale materia – soltanto se il condannato sia cittadino dell'altro Stato, la sentenza di condanna sia passata in giudicato, se la parte della condanna ancora da espiare sia pari almeno ad un anno (tranne casi eccezionali), se il fatto che ha dato luogo alla condanna costituisca un reato anche per la legge dello Stato in cui il detenuto deve essere trasferito e se lo Stato di condanna e lo Stato di esecuzione siano d'accordo sul trasferimento. Perché si possa provvedere al trasferimento occorre, peraltro, che il detenuto presti il proprio consenso, con piena consapevolezza delle conseguenze giuridiche che ne derivano (articolo 4). La richiesta di trasferimento può essere presentata per iscritto dalla persona condannata, o dal suo rappresentante legale, ovvero da uno degli Stati contraenti (articolo 6). L'articolo 3 individua le Autorità centrali, competenti a ricevere e inoltrare le richieste di trasferimento, nel Ministero della giustizia per il Governo della Repubblica Italiana e nell'Ufficio del Procuratore generale e nel Ministero della giustizia per la Nigeria. L'Accordo detta una disciplina analitica in relazione ai documenti che devono essere presentati da entrambi gli Stati (articolo 7), alla lingua di redazione degli atti (articolo 8), alle spese (articolo 18), alla modalità di consegna della persona trasferita (articolo 11). In relazione alle spese (articolo 18), è previsto le stesse siano sostenute dallo Stato di condanna, fino all'arrivo del condannato sul territorio dello Stato di esecuzione. La durata della pena nello Stato di esecuzione dovrà corrispondere a quella indicata nella sentenza pronunciata nello Stato richiesto. È peraltro riconosciuto allo Stato di esecuzione di adeguare la pena inflitta nello Stato di condanna con un'altra pena qualora questa non sia prevista nel proprio ordinamento, pena che dovrà corrispondere, per quanto possibile, a quella inflitta con la decisione da eseguire. In ogni caso la pena, così come adeguata dallo Stato di esecuzione, non potrà essere più severa di quella imposta dallo Stato di condanna in termini di natura e durata (articolo 12). Le modalità di esecuzione e di cessazione della pena sono disciplinate dalla legge dello Stato di esecuzione, salva la possibilità anche per lo Stato di condanna di accordare la grazia, l'amnistia e altri provvedimenti di riduzione della pena (articolo 14). Lo Stato di condanna è invece l'unico che può decidere sulle domande di revisione della sentenza (articolo 13). Sono, infine, contenute nel Trattato le disposizioni relative al transito (articolo 17), nonché le disposizioni « finali » aventi ad oggetto l'ambito di applicazione (articolo 20), la soluzione delle controversie (articolo 21) e le modalità per l'entrata in vigore, la durata e l'eventuale « rescissione » dell'Accordo stesso (articoli 22, 23 e 24). Per quanto concerne tutte le tre intese oggetto del presente provvedimento, essendo state stipulate successivamente al 6 maggio 2016, si assicura il rispetto di standard di protezione adeguati nel caso di trasferimento di dati personali nel Paese terzo, ai sensi degli articoli 31 e seguenti del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, recante « attuazione della direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio ».. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i seguenti Trattati: a Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica federale della Nigeria, fatto a Roma l'8 novembre 2016; b Accordo di mutua assistenza in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica federale della Nigeria, fatto a Roma l'8 novembre 2016; c Accordo sul trasferimento delle persone condannate tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica federale della Nigeria, fatto a Roma l'8 novembre 2016. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data ai Trattati di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto, rispettivamente, dall'articolo 24 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) della presente legge, dall'articolo 29 dell'Accordo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) della presente legge, e dall'articolo 22 dell'Accordo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c) della presente legge. 3 (Copertura finanziaria) 1 Agli oneri derivanti dalle spese di missione di cui gli articoli 14, 17 e 19 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) della presente legge, valutati in euro 21.835 a decorrere dall'anno 2019, e dalle rimanenti spese di cui agli articoli 7 e 8, pari a euro 4.000 a decorrere dall'anno 2019, agli oneri derivanti dalle spese di missione di cui agli articoli 6, 11, 13 e 17 dell'Accordo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) della presente legge, valutati in euro 36.331 a decorrere dall'anno 2019 e dalle rimanenti spese di cui agli articoli 15 e 25, pari ad euro 17.200 a decorrere dall'anno 2019, nonché agli oneri derivanti dalle spese di missione di cui agli articoli 7 e 11 dell'Accordo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c) della presente legge, valutati in euro 118.354 a decorrere dall'anno 2019 e dalle rimanenti spese di cui agli articoli 7 e 8, pari ad euro 3.000 a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2 Agli oneri valutati di cui al comma 1 si applica l'articolo 17, commi da 12 a 12- quater , della legge 31 dicembre 2009, n. 196. 3 Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 4 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .