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Commercio - Norme della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia - Introduzione di tipologie di esercizi commerciali non presenti a livello nazionale - Suddistinzione degli esercizi di media struttura in "media struttura minore" e "media struttura maggiore", in ragione della superficie di vendita - Ricorso del Governo - Denunciato contrasto con la disciplina nazionale che classifica gli esercizi di vendita - Non fondatezza della questione.. È dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale - proposta dal Governo in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. e), Cost. e agli artt. 4 e 6 dello statuto speciale - dell'art. 15, comma 1, lett. c ), della legge reg. Friuli-Venezia Giulia n. 4 del 2016, impugnato dal Governo, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. e ), Cost. e agli artt. 4 e 6 dello statuto speciale, che suddivide gli esercizi di media struttura in "media struttura minore" e "media struttura maggiore" - (rispettivamente, con superficie di vendita da 250 a 400 e da 400 a 1500 metri quadrati) - rimanendo immutato il regime amministrativo cui entrambi sono sottoposti. In virtù della "clausola di maggior favore", di cui all'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, la normativa emanata dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia in materia di commercio prevale sul disposto del parametro interposto invocato, disciplinante la medesima materia. A seguito della modifica del Titolo V della Parte II della Costituzione, infatti, la materia "commercio" rientra nella competenza residuale delle Regioni, per cui la normativa nazionale che ne reca disciplina (nel caso di specie, il d.lgs. n. 114 del 1998) è caratterizzata - secondo la giurisprudenza costituzionale - da cedevolezza, trovando applicazione soltanto per le Regioni che non abbiano emanato una propria legislazione sulla stessa materia. ( Precedenti citati: sentenza n. 247 del 2010 e ordinanza n. 199 del 2006 ).