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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AGRICOLTURA E PRODUZIONE AGROALIMENTARE (9ª) 10 VALLARDI La seduta inizia alle ore 15,50. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO Schema di decreto ministeriale concernente i requisiti minimi e le modalità relativi alle attività di agricoltura sociale Doc n. 48 Schema di decreto ministeriale concernente i requisiti minimi e le modalità relativi alle attività di agricoltura sociale (Parere al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 18 agosto 2015, n. 141. Esame e rinvio) Il presidente VALLARDI ( L-SP-PSd'Az ), in qualità di relatore, illustra il provvedimento in esame, specificando in via preliminare che esso è stato emanato in attuazione della legge 18 agosto 2015, n. 141, in materia di agricoltura sociale, che ha previsto, all'articolo 2, comma 2, che con decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, da adottare entro il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, vengano definiti i requisiti minimi e le modalità delle attività che il comma 1 definisce come "agricoltura sociale". Evidenzia che il decreto deve essere adottato previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano e acquisito il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia. In proposito segnala che l'intesa della Conferenza (il cui testo è allegato al provvedimento) è stata sancita nella seduta del 21 dicembre 2017, formulando alcune raccomandazioni al Governo. La 9 a Commissione deve esprimere il parere al Governo entro il termine dell'8 ottobre 2018. Possa quindi ad esaminare il contenuto dello schema di decreto, che si compone di 8 articoli. L'articolo 1 detta disposizioni generali. Il comma 1 definisce l'oggetto del provvedimento, consistente nel definire i requisiti minimi e le modalità inerenti le attività che contraddistinguono l'agricoltura sociale secondo le indicazioni contenute nell'articolo 2, comma 1, della legge n. 141 del 2015. Dopo aver ricordato la definizione di "agricoltura sociale" fornita dalla suddetta norma, evidenzia che il successivo comma 2 prevede che le predette attività devono essere svolte regolarmente e con continuità, anche se con carattere stagionale, attribuendo a ciascuna regione la scelta in ordine ai termini temporali minimi necessari per garantire tale continuità. In base al comma 3, le attività di agricoltura sociale sono realizzate in collaborazione, attestata attraverso convenzione, accordo o altra forma contrattuale (comma 4), con i servizi socio-sanitari, gli enti pubblici competenti per territorio e gli altri soggetti ivi indicati, con la possibilità (comma 5) di ricorrere alla stipula di strumenti contrattuali di natura associativa anche se non finalizzati alla creazione di un soggetto giuridico autonomo. Il comma 6 prevede che le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano rendono pubblici i nominativi degli operatori riconosciuti, istituendo, a tal fine, appositi albi, registri o elenchi che dovranno essere aggiornati con cadenza almeno triennale. L'articolo 2 definisce i requisiti minimi e le modalità dell'attività di inserimento socio-lavorativo, individuando (comma 2) i destinatari nei "lavoratori con disabilità" e nei "lavoratori svantaggiati" di cui all'articolo 2, numeri 3) e 4) del Regolamento (UE) n. 651/2014, nonché nelle "persone svantaggiate" nell'ambito delle cooperative sociali, come definite dall'articolo 4 della legge n. 381 del 1991, di cui richiama i contenuti. A tali soggetti, l'articolo 2 del provvedimento in esame aggiunge poi un'altra categoria di destinatari dei programmi di agricoltura sociale, costituita dai soggetti che si trovano in altra situazione di disagio sociale - quali immigrati, minori stranieri non accompagnati, donne vittime di violenza, vittime di tratta, e altri, - certificata dai soggetti pubblici competenti, nonché dai soggetti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a) , della legge n. 141 del 2015, che prevede tra i destinatari, oltre ai soggetti prima richiamati (lavoratori disabili, lavoratori svantaggiati e persone svantaggiate), anche i minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale. Rileva, quindi, che alcune categorie di destinatari non trovano riscontro nell'elenco contenuto nell'articolo 2, comma 1, lettera a) , della legge n. 141 del 2015. In particolare, alle categorie previste dalla legge il provvedimento in esame aggiunge quelle degli immigrati, dei minori stranieri non accompagnati, delle donne vittime di violenza e alle vittime di tratta. Sottolinea, altresì, che il riferimento generico "ad altri" non precisati soggetti rende la categoria dei destinatari incerta, in contrasto con quello che sembra essere il dettato normativo contenuto nella legge sull'agricoltura sociale. Il comma 3 prevede poi che, in caso di tirocini formativi e di orientamento, laddove previsto, devono essere verificate e certificate le competenze acquisite, mentre il comma 4 fissa il numero minimo di soggetti che devono essere inseriti in azienda per le attività di agricoltura sociale, in rapporto al totale degli addetti. L'articolo 3 specifica i requisiti minimi e le modalità per le prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali, in attuazione dell'articolo 2, comma 1, lettera b) , della legge n. 141 del 2015. Si stabilisce al comma 1 che tali attività, realizzate mediante l'utilizzazione delle risorse materiali e immateriali dell'agricoltura, debbano essere svolte prevalentemente presso l'azienda agricola, con la possibilità di esercitarle anche all'esterno dei beni fondiari nella disponibilità dell'imprenditore agricolo e delle cooperative, purché funzionali alla valorizzazione delle specificità territoriali. Le regioni stabiliscono la durata minima delle attività (comma 2), che possono essere svolte avvalendosi di specifiche figure professionali (comma 3) e tramite forme di inserimento diretto, quali tirocini, borse lavoro, attività formative, orientamento per le categorie svantaggiate, oltre alle ulteriori modalità previste dalla normativa vigente (comma 4). Fa presente poi che l'articolo 4 dello schema di decreto in esame definisce i requisiti minimi e le modalità per le prestazioni e i servizi che affiancano e supportano le terapie mediche, psicologiche e riabilitative finalizzate a migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati, anche attraverso l'ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante, come previsto dall'articolo 2, comma 1, lettera c) , della legge n. 141 del 2015. Tali attività (comma 1) devono essere svolte prevalentemente presso l'azienda agricola e all'esterno delle strutture aziendali, quando la conoscenza o la fruizione di flora, fauna, prodotti, territorio, tradizioni e cultura dei luoghi siano funzionali allo svolgimento dell'attività prevista. Le attività (commi 2-4) sono svolte con le medesime modalità previste dall'articolo 3, per quanto attiene alla collaborazione con i soggetti pubblici e privati (secondo i piani sanitari nazionali e regionali), alla fissazione della durata minima da parte delle regioni e all'obbligo della presenza di figure professionali. È inoltre previsto l'obbligo della notifica di inizio attività. Si sofferma quindi sull'articolo 5, che definisce, in attuazione dell'articolo 2, comma 1, lettera d) , della legge n. 141 del 2015 i requisiti minimi e le modalità per la realizzazione di progetti finalizzati all'educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio, precisando che tali iniziative devono essere rivolte a bambini in età prescolare e a persone in difficoltà sociali, fisiche e psichiche. Rientrano, fra tali attività, i servizi di "orti sociali" in aziende agricole o su altri terreni di proprietà privata, pubblica o collettiva, nel caso detti servizi siano svolti da operatori riconosciuti dell'agricoltura sociale. Il comma 2 specifica che i criteri e le modalità di svolgimento delle attività in esame sono definiti, ove esistenti, a livello regionale. L'elenco dei soggetti che svolgono le attività indicate nell'articolo 2, comma 1, non sostituisce l'elenco delle fattorie didattiche già predisposto dalle regioni (comma 3). L'articolo 6 prevede la possibilità di svolgere più attività di agricoltura sociale insieme, purché vengano soddisfatti i requisiti previsti per ognuna delle attività prestate. Per quanto riguarda l'articolo 7, evidenzia che esso stabilisce che le strutture impiegate e i luoghi in cui si svolgono le attività di agricoltura sociale devono rispettare le normative vigenti in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro, accessibilità, gestione delle risorse ambientali, norme igienico-sanitarie per l'immissione al consumo degli alimenti, salvo quanto disposto dalle regioni in termini di requisiti e/o deroghe ammesse nell'ambito dell'agricoltura sociale (comma 1). Il comma 2 prevede che possono essere adibiti all'esercizio dell'agricoltura sociale i locali rurali e le strutture presenti sul fondo agricolo utilizzate per le attività indicate all'articolo 2135 del codice civile, purché idonei all'esercizio delle attività di agricoltura sociale. Qualora nell'ambito dell'esercizio di tali attività sia effettuata anche la somministrazione di pasti e bevande esclusivamente nei confronti dei soggetti destinatari delle attività stesse, alla somministrazione si applicano le vigenti norme igienico-sanitarie. Infine, specifica che l'articolo 8 reca le disposizioni finali, nonché la clausola di invarianza finanziaria. Si apre la discussione generale. Il senatore TARICCO ( PD ) esprime la propria soddisfazione per il fatto che il Governo abbia presentato lo schema di decreto in esame, da tempo atteso dal settore dell'agricoltura sociale. In proposito segnala alcune questioni già emerse nell'ambito della discussione per l'intesa nella Conferenza permanente Stato-Regioni e che avevano formato oggetto anche di specifici atti di indirizzo parlamentare alla fine della scorsa legislatura. Come richiamato dal Presidente-relatore, ai sensi dell'articolo 2, comma 4 della legge n. 141 del 2015, tra gli operatori che possono svolgere attività agricoltura sociale figurano anche le cooperative sociali, che sono di due tipi, "A" e "B". Entrambe per poter svolgere le suddette attività di agricoltura sociale devono rispettare il vincolo che almeno il 30 per cento del loro fatturato derivi da attività agricole. Le cooperative di tipo "B", definite dall'articolo 1, comma 1, lettera b) , della legge n. 381 del 1991, che sono aziende costituite per dare lavoro a persone svantaggiate, attraverso lo svolgimento di attività diverse, riescono di solito a soddisfare facilmente tale requisito. Invece, le cooperative di tipo "A", definite dall'articolo 1, comma 1, lettera a) , della legge n. 381 del 1991, sono aziende che forniscono servizi socio-sanitari ed educativi a soggetti svantaggiati nell'ambito di contratti stipulati con il Servizio sanitario nazionale, a fronte dei quali ricevono da questo un corrispettivo. Pertanto, il vincolo che almeno il 30 per cento del fatturato derivi da attività agricole diventa quasi impossibile da soddisfare, se tale percentuale è calcolata sull'intero fatturato, comprensivo dei corrispettivi pagati dal Servizio sanitario nazionale. Occorrerebbe invece scomputare tale quota ai fini del calcolo del requisito. Un altro problema è che il fatturato delle attività agricole è di per sé molto variabile da un anno all'altro, essendo condizionato dall'andamento della stagione, dal clima e da altri fattori imprevedibili. Di conseguenza, ritiene che per assicurare il soddisfacimento del requisito del 30 per cento sarebbe necessario prevedere una base di calcolo diversa, ad esempio mediante una sorta di franchigia o un arco temporale più ampio. Auspica che, nell'ambito del parere della Commissione al Governo, possano essere individuate indicazioni precise per risolvere tali problemi. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SULLE AUDIZIONI INFORMATIVE NELL'AMBITO DEL DISEGNO DI LEGGE N. 728 Il PRESIDENTE informa che, come stabilito nell'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei Gruppi, sono stati avviati i contatti per organizzare le audizioni informative individuate nell'ambito dell'esame del disegno di legge n. 728 (piccole produzioni agroalimentari locali), che potrebbero avere luogo già a partire dalla prossima settimana, iniziando con i rappresentanti delle Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia. La Commissione prende atto. SULLA PUBBLICAZIONE DI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DELLE AUDIZIONI Il PRESIDENTE informa che, nel corso delle audizioni sulle problematiche del comparto agricolo, agroalimentare e della pesca svolte in data odierna in Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei Gruppi, sono state consegnate delle documentazioni che saranno disponibili per la pubblica consultazione nella pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16,05.