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Misure per la promozione dei contratti di solidarietà espansiva e utilizzo del reddito di cittadinanza. Onorevoli Senatori . – Al fine di illustrare il presente disegno di legge, si riporta di seguito la relazione illustrativa presentata per la discussione nel consiglio regionale dell'Emilia-Romagna della proposta di legge d'iniziativa regionale. « Questa legge è una legge ai sensi dell'articolo 121, secondo comma, della Costituzione quindi in sostanza è una proposta che viene fatta al Parlamento, ma viene dalla nostra regione. Questo secondo me è un fatto molto qualificante, perché l'Emilia-Romagna è una regione che ha sempre avuto un alto tasso di attività, di laboriosità, e nella quale la contrattazione collettiva aziendale che è lo strumento con cui si deve realizzare l'obiettivo di questa legge, che è la riduzione, l'abolizione, se si può, della disoccupazione giovanile, tramite la riduzione dell'orario di lavoro dei lavoratori già occupati si avvale, per l'appunto, come strumento fondamentale, di contratti collettivi aziendali. Dicevo: una legge sicuramente molto ambiziosa, ma che riposa su un concetto molto semplice, molto evidente, e su un meccanismo che proprio per la sua semplicità dovrebbe sicuramente funzionare. Di che cosa si tratta? Si tratta di congiungere tra loro due istituti apparentemente lontani: la riduzione dell'orario settimanale di lavoro, che è un'aspirazione di moltissimi lavoratori, particolarmente di molte lavoratrici, cioè passare alla settimana di quattro giorni invece della settimana attuale di cinque giorni; dall'altra parte, il reddito di cittadinanza. Due cose che sembra abbiano poco a che fare, perché questa seconda è una misura anti-povertà che è stata criticata molte volte proprio perché poco pro attiva, perché non porta a un impiego produttivo di colui che riceve il reddito di cittadinanza per le sue condizioni economiche. Il giovane, povero disoccupato, con il reddito di cittadinanza forse sopravvive – si è detto che sopravvive – ma non trova lavoro. Invece questa legge gli trova lavoro. Come? In maniera molto semplice: destinando quei soldi già spesi, già stanziati per il reddito di cittadinanza allo scopo di compensare quattro lavoratori già occupati che rinunziano volontariamente e, direi, anche con gioia, probabilmente, a una giornata di lavoro. Hanno un giorno libero in più nella settimana. In questo modo, creano materialmente immediatamente il posto di lavoro per il disoccupato. In fondo, si tratta soltanto di una questione di contabilità generale. Lo Stato spenderà sempre di meno in questa visuale per il reddito di cittadinanza, perché quei destinatari troveranno lavoro. Spenderà di più, ovviamente, per compensare con un bonus fiscale i lavoratori che accettano di ridurre l'orario di lavoro, ma non possono permettersi una riduzione parallela del salario. Io mi sono permesso di fare nelle note di accompagnamento alcuni esempi materiali aritmetici, ma credo siano chiari. Se noi guardiamo i contratti collettivi, le tariffe salariali, ci accorgiamo che nelle fasce centrali troviamo salari di circa 1.600 euro mensili, al lordo, che sono 1.300 euro al netto. Ridurre di una giornata l'orario lavorativo significa anche ridurre del venti per cento questo salario, andare quindi a 1.040 euro mensili, troppo pochi. Quindi, ben pochi lavoratori accetterebbero una riduzione così secca dell'orario, ma anche del salario. Il problema è ridurre l'orario senza ridurre il salario. Si può fare? Certamente si può fare se noi utilizziamo a questo scopo i fondi già stanziati per il reddito di cittadinanza. Ragioniamo un po’. Quel lavoratore perde nell'esempio che ho fatto 260 euro al mese, ma i 780 euro che sarebbero andati al reddito di cittadinanza per quel lavoratore diviso quattro mi danno 195 euro. Ecco che quella perdita è già ricoperta attraverso una riduzione fiscale per il settantacinque per cento. Ho fatto fare due anni fa una complicata e anche piuttosto costosa indagine demoscopica in Emilia che ha dimostrato che con una compensazione del sessanta per cento la maggioranza assoluta dei lavoratori accetterebbe e chiederebbe di avere una riduzione dell'orario di lavoro. Questa riduzione dell'orario di lavoro chiaramente è lo strumento attraverso il quale si può dare il lavoro al disoccupato. La cosa da comprendere bene è che questa è una misura redistributiva, non vuole essere niente di più che una misura redistributiva però dobbiamo essere sinceri con noi stessi. Certo, occupazione nuova se ne può creare con l'investimento, ma se la crescita complessiva è dello 0,1 non avremo in realtà il riassorbimento della disoccupazione. Occorre avere una redistribuzione sia per migliorare la produttività sia per ringiovanire gli organici sia soprattutto per dare finalmente una prospettiva di vita ai giovani disoccupati e anche per migliorare il tenore di vita, il tempo vita di lavoro e vita per famiglia e altre cose dei lavoratori già occupati e soprattutto delle lavoratrici. La misura è una misura, tutto sommato, molto semplice. Chi è che dovrà fare da demiurgo? Dovrà fare da demiurgo, evidentemente, chi ha questo compito, cioè coloro che fanno i contratti aziendali, le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori e anche, io prevedo, la regione. Anche le regioni devono promuovere, nei loro piani del lavoro, questo tipo di accordi di riduzione d'orario, con assunzione di lavoratori disoccupati destinatari di reddito di cittadinanza, perché quello che si sarebbe speso, e non si spende più perché hanno trovato lavoro, per il reddito di cittadinanza serve per creare loro spazio attraverso la riduzione dell'orario di lavoro. Perché una legge alle Camere? Perché ovviamente vi è da toccare il Testo unico delle imposte sui redditi, in quanto chi riduce l'orario come viene compensato? Viene compensato automaticamente attraverso un bonus , una deduzione fiscale, deduzione fiscale di 200 euro mensili, che coprono in buona parte i 260 euro di perdita salariale di cui vi parlavo. C'è ancora da completare qualcosa? Forse sì. È meglio arrivare al cento per cento, se si può, per essere assolutamente sicuri, perché quanto più lavoratori chiederanno la riduzione di orario tanti più giovani potranno essere immessi al lavoro. Quindi, vi è anche un secondo strumento, un po’ discusso a dire la verità dal punto di vista politico e sindacale, ma importante, che può essere utilizzato al fine di migliorare e completare la compensazione per chi riduce l'orario di lavoro, ed è il cosiddetto “ welfare aziendale”. Per chi non lo sapesse, ricordo brevissimamente il concetto. Il welfare aziendale è un beneficio di vario tipo (servizi, beni) dato al lavoratore dall'azienda che non costituisce reddito imponibile ai fini fiscali. Per converso, però, questa spesa è spesa per il lavoro deducibile dal datore di lavoro. Ecco perché il reddito aziendale è una molla molto potente di welfare aziendale, perché per il lavoratore è come se fossero soldi, è come se fosse salario, ma non si pagano sopra le tasse, e per il datore di lavoro, comunque, può essere scalato dal suo reddito d'impresa. Quei 50 o 60 euro che mancano, possono facilmente essere coperti con strumenti di welfare aziendale. Anche qui, però, occorre una modifica del TUIR, esattamente all'articolo 51 (l'altro è all'articolo 13), laddove, nell'elenco dei beni e servizi oggetto di welfare aziendale, andrebbero aggiunti per l'appunto titoli rappresentativi o voucher di beni o di servizi, ottenuti e riservati ai lavoratori che hanno ridotto l'orario di lavoro, nel quadro di un accordo sindacale di solidarietà espansiva, come si dice, e cioè, di riduzione dell'orario da una parte e di assunzione dall'altra. Questo è il meccanismo fondamentale molto semplice; o meglio, che presuppone soltanto una cosa: un attivismo da parte dei mediatori sociali, da parte dei sindacati, dei datori di lavoro e dei lavoratori, da parte degli enti pubblici, da parte della regione. In particolare, di cosa si tratterà? Si tratterà fondamentalmente di mettere insieme un'anagrafe o coloro che vogliono ridurre l'orario di lavoro, e di quelli che col reddito di cittadinanza non hanno lavoro e lo vogliono ottenere. Quali numeri stiamo muovendo? Stiamo muovendo dei grandi numeri. Ricordo rapidissimamente che in Italia ci sono 23 milioni di attivi, c'è il dieci per cento di disoccupazione, peraltro, che significa 2,3 milioni di disoccupati; poi ci sono gli inattivi che non conosciamo; un terzo sono giovani. C'è quindi una platea di almeno 800.000 giovani, un numero enorme, disoccupati i quali vivono ai margini della società, in realtà, ai quali bisognerà trovare lavoro. Ma c'è questa possibilità? C'è, perché appunto per il meccanismo che vi ho detto, basterebbe che 3 milioni di lavoratori accettassero di ridurre l'orario. E sono sicuro che sarebbero ben lieti di farlo. A questo proposito, finisco ricordandovi che gli orari di lavoro in Italia sono fermi da cinquant'anni. L'ultima riduzione seria ci fu nel 1973, quando passammo alla settimana corta, cioè al sabato libero. In quell'occasione, si crearono un milione di nuovi posti di lavoro. Questo effetto è perfettamente replicabile passando dalle cinque alle quattro giornate. Gli articoli, come vedete, sono soltanto cinque. Hanno, alle volte, un sapore un po’ tecnico nel leggerli. Semplicemente, indicano le norme da cambiare. Due in tutto. Due norme del Testo unico dei redditi. Vi è da dire anche che questa materia è estendibile, al di là del mondo delle imprese, anche alle pubbliche amministrazioni, con qualche prudenza per non cozzare contro l'articolo 97 della Costituzione. Anzi, il lavoro burocratico della pubblica amministrazione in qualche maniera è un lavoro facilmente divisibile. Sicuramente si potrà, anche qui, avere questo effetto di riduzione dell'orario da una parte e l'aumento dell'occupazione dall'altra. Quella che noi proponiamo è una legge che consente uno shock nel settore dell'occupazione, qualcosa che si può fare qui e subito e senza spese ulteriori. Questa è una cosa importante. La spesa grossa è stata già fatta quando si sono stanziati i fondi per il reddito di cittadinanza. Sono gli stessi fondi. I datori di lavoro hanno solo da guadagnare da questa proposta. Lo voglio sottolineare. Le ore lavorate, quindi da pagare, non cambiano perché si riducono gli orari da una parte e ci sono nuove assunzioni dall'altro proporzionali, ma i nuovi assunti, se verranno assunti, come ritengo che debba avvenire, a scopi formativi, con contratto di apprendistato, costeranno di meno. Come sapete, per tre anni il rapporto di apprendistato è esente da contribuzione sociale, che è piuttosto pesante perché sfiora il quaranta per cento del salario. In più, i datori di lavoro avranno un grandissimo vantaggio, di poter fare dei cicli formativi assumendo, nell'ambito dei contratti, dei giovani con contratti di apprendistato, potranno ringiovanire gli organici e insieme anche qualificarli. In definitiva, quello che io spero possa venire fuori è questo: le condizioni per far scattare un circolo virtuoso. Una volta che noi abbiamo la modifica di quelle due norme, la prima soprattutto, cioè la introduzione di una riduzione fiscale in favore di chi riduce l'orario nell'ambito di un contratto di solidarietà espansiva per l'assunzione di giovani in possesso o destinatari di reddito di cittadinanza, c'è soltanto da aspettare che la gente ne prenda atto, perché io sono più che convinto che quando i lavoratori e le lavoratrici sapranno che possono avere un giorno libero in più a settimana senza rimetterei il salario, senza avere perdite salariali, tutti lo vorranno. Saranno loro a correre dietro a padroni, sindacati ed enti pubblici. A quel punto, automaticamente e sicuramente si creerà lavoro per i disoccupati che la legge attuale, invece, mi permetto di dirlo, non crea perché non è che la legge attuale sul reddito di cittadinanza non preveda delle misure occupazionali, prevede addirittura che chi assume uno di quei giovani possa avere lui, come il datore di lavoro, l'importo del reddito. In ogni caso si tratta di posti di lavoro in più, di un aumento delle ore lavorative che non è detto sempre che sia necessario. Qui, invece, trattandosi di una misura redistributiva tutto si svolge nell'ambito di una sicurezza di tipo aritmetico e matematico. Naturalmente io spero che una volta che venga, come io mi auguro, approvata questa nostra direttiva sul primo e secondo comma poi le Camere e il Governo facciano presto a trasformarla in legge nazionale e naturalmente, come dicevo, qualche affidamento in proposito è già stato preso ».. 1 (Contratti di solidarietà espansiva per titolari del reddito di cittadinanza) 1 Allo scopo di realizzare uno stabile inserimento lavorativo di giovani disoccupati o inoccupati, di età inferiore ai trentacinque anni e riconosciuti destinatari del reddito di cittadinanza, nonché di migliorare per tutti i lavoratori il rapporto tra tempo di vita e tempo di lavoro, sono adottate le misure d'incentivazione previste dalla presente legge per la stipula di contratti collettivi aziendali di solidarietà espansiva, che prevedano: a la riduzione della settimana lavorativa da cinque a quattro giornate, con adesione volontaria da parte dei singoli lavoratori dipendenti con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato; b l'assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato di giovani di età fino ai trentacinque anni, disoccupati o inoccupati, titolari del reddito di cittadinanza, con ricostituzione del monte ore lavorato precedente la riduzione di orario; c una compensazione economica in favore dei lavoratori che hanno aderito alla riduzione di orario, non inferiore al 75 per cento della relativa perdita retributiva. 2 (Stipula dei contratti di solidarietà espansiva) 1 I contratti aziendali di solidarietà espansiva di cui all'articolo 1 sono stipulati dai soggetti di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, con l'assistenza delle organizzazioni sindacali di categoria in applicazione di eventuali accordi-quadro regionali: il singolo lavoratore è libero di non aderire alla riduzione di orario e alla relativa regolamentazione del contratto di solidarietà espansiva, anche se iscritto alle associazioni sindacali stipulanti. 3 (Compensazione economica per riduzione di orario) 1 La compensazione economica non inferiore al 75 per cento della perdita retributiva da riduzione di orario è realizzata mediante: a il riconoscimento di una detrazione d'imposta pari ad euro 2.600 annuale, da applicare mensilmente a ogni lavoratore che abbia accettato di ridurre il suo orario di lavoro settimanale da cinque a quattro giorni; b l'erogazione ai suddetti lavoratori di un ammontare concordato di voucher o titoli rappresentativi da utilizzare per l'acquisto di beni o servizi non costituenti reddito da lavoro, ai sensi dell'articolo 51, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; c gli specifici contributi regionali di cui all'articolo 4. 2 Al fine di realizzare la misura compensativa di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a) , del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, dopo il comma 1- bis del medesimo articolo 13 è inserito il seguente: « 1-ter . Spetta altresì una detrazione di imposta lorda di 2.600 euro da applicare ai lavoratori dipendenti di imprese private, enti pubblici economici e società partecipate pubbliche che abbiano volontariamente ridotto l'orario settimanale da cinque a quattro giornate, in applicazione di accordi sindacali di solidarietà espansiva diretti all'assunzione di disoccupati titolari o destinatari di reddito di cittadinanza ». 3 Allo scopo di realizzare la misura compensativa di cui al comma 1, lettera b) , del presente articolo, dopo la lettera f-quater) del comma 2 dell'articolo 51 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 è inserita la seguente: « f-quinquies) il valore nominale dei documenti di legittimazione o voucher , corrisposti in aggiunta o in sostituzione di una parte di retribuzione non superiore a un terzo dello stipendio lordo ai lavoratori che abbiano volontariamente ridotto l'orario settimanale da cinque a quattro giornate, in applicazione di accordi sindacali di solidarietà espansiva diretti all'assunzione di disoccupati titolari o destinatari di reddito di cittadinanza ». 4 (Compiti delle regioni) 1 Le regioni: a promuovono la conclusione dei contratti di solidarietà espansiva di cui all'articolo 1, d'intesa con le organizzazioni sindacali territoriali dei lavoratori e dei datori di lavoro, nonché di accordi-quadro regionali, e possono partecipare alla loro negoziazione e stipula; b collaborano alla messa a punto delle misure di compensazione economica di cui all'articolo 3, comma 1, lettera b) , favorendo l'acquisto presso i fornitori dell'insieme di beni e servizi; c erogano, fino ad assorbimento delle risorse stanziate per questa finalità, alle imprese stipulanti i contratti di solidarietà espansiva di cui all'articolo 1 un contributo mensile di euro 10 per ogni lavoratore che abbia aderito alla riduzione di orario, aumentato ad euro 20 ove il lavoratore percepisse, prima della riduzione di orario, un salario superiore ad euro 1.800 netti. 5 (Applicabilità alle pubbliche amministrazioni) 1 Allo scopo di rendere applicabili le norme della presente legge, in quanto compatibili, ai dipendenti di pubbliche amministrazioni ed enti pubblici non economici, si applicano le seguenti disposizioni: a i dipendenti pubblici, i quali possono accedere, ai sensi della vigente legislazione, all'istituto del tempo parziale verticale, hanno altresì il diritto di richiedere e ottenere la riduzione di una giornata della loro settimana lavorativa, in concomitanza e subordinatamente all'assunzione, con le modalità previste dalla lettera b) , dei disoccupati titolari o destinatari del reddito di cittadinanza; b le pubbliche amministrazioni possono riservare, per il triennio successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, una percentuale non superiore al 30 per cento dei posti messi a concorso a disoccupati titolari o destinatari del reddito di cittadinanza; c l'assunzione in servizio di cui alla lettera b) è condizionata alla presentazione, in misura proporzionale, di domande di riduzione di orario da parte dei dipendenti di cui alla lettera a) , così da assicurare l'invarianza del monte ore lavorate; d nel caso di insufficiente presentazione, le assunzioni possono avere luogo nel caso di sopravvenienza di domande ulteriori nei dodici mesi successivi; e i profili applicativi delle previsioni delle lettere a) , c) e d) formano oggetto di contrattazione decentrata.