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Miniere, cave e torbiere - Norme della Regione Siciliana - Contributo annuo a carico dei soggetti esercenti l'attività di cava - Applicazione retroattiva delle nuove modalità di calcolo - Denunciata violazione del principio dell'affidamento - Insussistenza - Non fondatezza della questione.. È dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata dal TAR Sicilia in riferimento all'art. 3 Cost., dell'art. 83 della legge reg. Siciliana n. 9 del 2015, nella parte in cui ha introdotto il comma 8 dell'art. 12 della legge reg. Siciliana n. 9 del 2013, disponendo, attraverso l'applicazione anche all'anno 2014, l'efficacia retroattiva dei nuovi criteri di determinazione del canone annuo dovuto dai soggetti esercenti l'attività di cava nel territorio siciliano. La norma censurata, in vigore dal 15 maggio 2015, non lede il legittimo affidamento dai titolari dell'attività di estrazione, perché il canone in questione è stato introdotto nel 2013, cosicché non poteva essersi consolidato un affidamento particolarmente radicato nel tempo. Il portato di novità che connotava l'introduzione delle norme modificate dalle disposizioni censurate - tramite le quali, per la prima volta, è stato disposto il pagamento della prestazione in oggetto - rendeva inoltre prevedibile, anche in un breve lasso temporale, una fisiologica instabilità di disciplina, motivata dall'esigenza di individuare non solo e non tanto i criteri di quantificazione del dovuto, ma anche le modalità attraverso le quali pervenire ad una più puntuale escussione della relativa obbligazione. Tale prevedibilità trova, infine, riscontro nelle ragioni di interesse pubblico - emerse già nel primo anno di applicazione del canone e messe in luce dai lavori preparatori - che hanno imposto le modifiche censurate, legate alle difficoltà incontrate nella puntuale verifica ed esazione del dovuto. ( Precedente citato: sentenza n. 56 del 2015 ).