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Processo penale - Giudizio abbreviato - Nuova disciplina - Esclusione di un autonomo potere del giudice di valutare l'ammissibilità del rito - Asserita, irragionevole, disparita' di trattamento di situazioni processuali sostanzialmente identiche - Non fondatezza delle questioni.. La intervenuta soppressione del potere del giudice di negare l'accesso al giudizio abbreviato non è irragionevole, ma costituisce al contrario l'accoglimento dei voti più volte espressi dalla Corte. Posto, infatti, che il diritto alla riduzione della pena - nel caso di scelta del rito abbreviato - è un diritto dell'imputato, sarebbe incostituzionale fare discendere l'impossibilità di accedere al giudizio abbreviato da lacune probatorie non addebitabili all'imputato stesso. Ne consegue che non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 438 cod. proc. pen., nella parte in cui non prevede alcun vaglio da parte del giudice sulla richiesta di giudizio abbreviato. - Per la declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme che, nel disciplinare il giudizio abbreviato, non prevedevano la motivazione del dissenso del pubblico ministero, v. sentenze n. 66/1990, n. 183/1990, n. 81/1991, n. 92/1992. - Per la declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme che, nel disciplinare il giudizio abbreviato, non prevedevano il controllo giurisdizionale sull'ordinanza di rigetto della relativa richiesta, v. sentenza n. 23/1992. - Sul divieto di integrazione probatoria nel caso si proceda con rito abbreviato, v. sentenze n. 318/1992, n. 56/1993, n. 442/1994. M.R.