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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª) 300 STEFANO La seduta inizia alle ore 13,30. IN SEDE REFERENTE AS 2481 Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2021 DDL 2481 Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2021 (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 20 aprile. Il PRESIDENTE comunica che il senatore Rufa ha sottoscritto tutti gli ordini del giorno ed emendamenti a firma di senatori del Gruppo Lega e che il senatore Malan ha fatto altrettanto per quelli a firma del senatore Fazzolari. Inoltre, il senatore Fazzolari ha ritirato gli emendamenti 16.1, 16.8 e 16.10. La Commissione passa all'esame degli ordini del giorno presentati al disegno di legge in titolo. Il rappresentante del GOVERNO accoglie gli ordini del giorno G/2481/1/14 (sottoscritto dal senatore LOREFICE ( M5S )), G/2481/2/14 (testo 2) (sottoscritto dal senatore DURNWALDER ( Aut (SVP-PATT, UV) )), mentre l'ordine del giorno G/2481/3/14 è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno G/2481/4/14, il rappresentante del GOVERNO dichiara di poterlo accogliere se riformulato nella parte relativa all'applicazione del concetto di economia circolare alle materie plastiche. Su richiesta del senatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ), l'ordine del giorno G/2481/4/14 è accantonato, per poter meglio valutare la proposta di riformulazione. Il rappresentante del GOVERNO accoglie gli ordini del giorno G/2481/5/14 e G/2481/6/14. Si passa all'esame degli emendamenti. Previa verifica della presenza del prescritto numero di senatori, il PRESIDENTE pone ai voti, con il parere favorevole della relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e del rappresentante del GOVERNO, l'emendamento 1.1, che è approvato. Sull'emendamento 1.2 (sottoscritto anche dalla senatrice GIANNUZZI ( Misto )), la relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e il rappresentante del GOVERNO esprimono parere contrario, con invito a trasformarlo in ordine del giorno. Il senatore MALAN ( FdI ) accoglie l'invito, ritirando e trasformando l'emendamento 1.2 nell'ordine del giorno G/2481/7/14, pubblicato in allegato, che è, quindi, accolto dal Governo. Con il parere contrario della relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e del rappresentante del GOVERNO, posti ai voti, sono respinti, con distinte votazioni, gli emendamenti 3.1 (sottoscritto dalla senatrice GIANNUZZI ( Misto )) e 3.2. Similmente, con distinte votazioni, sono respinti gli emendamenti 4.1, 4.2 e 4.3 (sottoscritto dai senatori DE SIANO ( FIBP-UDC ) e CESARO ( FIBP-UDC )), previo parere contrario della relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e del rappresentante del GOVERNO. Sugli emendamenti 4.12, 4.4 e 4.13 (sottoscritto dal senatore LOREFICE ( M5S )), la relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e il rappresentante del GOVERNO esprimono un invito al ritiro, essendo la materia oggetto anche di successivi emendamenti. Su richiesta del senatore LOREFICE ( M5S ), gli emendamenti 4.12, 4.4 e 4.13 sono accantonati. Similmente, sugli emendamenti 4.5 (sottoscritto dal senatore DE SIANO ( FIBP-UDC )) e 4.6 (sottoscritto dal senatore MARCUCCI ( PD )), la relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e il rappresentante del GOVERNO esprimono un invito al ritiro. Gli emendamenti 4.5 e 4.6 sono, quindi, ritirati dai proponenti. Sugli emendamenti 4.14 (testo 2), 4.7 (testo 2), non è ancora pervenuto il parere della 5 a Commissione. Sono, pertanto, accantonati gli emendamenti 4.14 (testo 2), 4.7 (testo 2), 4.8, 4.9, 4.10 e 4.15. Con il parere contrario della relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e del rappresentante del GOVERNO, posto ai voti, è respinto l'emendamento 4.11. Con il parere favorevole della relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e del rappresentante del GOVERNO, posto ai voti, è approvato l'emendamento 5.1. Gli emendamenti 6.1 e 6.2 sono accantonati. Sugli emendamenti 9.1, 9.2, 9.3 e 9.4 (sottoscritto dalla senatrice GIANNUZZI ( Misto )), la relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e il rappresentante del GOVERNO esprimono parere contrario. Con distinte votazioni, sono quindi respinti gli emendamenti 9.1, 9.2, 9.3, questo previa dichiarazione di voto favorevole del senatore MALAN ( FdI ), e 9.4. Con il parere contrario della relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e del rappresentante del GOVERNO, posto ai voti, è respinto l'emendamento 10.1 (sottoscritto dai senatori MARCUCCI ( PD ) e MALAN ( FdI )). Sull'emendamento 10.2 (testo 2) non è ancora pervenuto il parere della 5 a Commissione e pertanto viene accantonato. Sull'emendamento 10.3 (sottoscritto dal senatore Marcucci), la relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e il rappresentante del GOVERNO esprimono un invito al ritiro. L'emendamento 10.3 è quindi ritirato. Sull'emendamento 10.4, la relatrice MASINI ( Misto-+Eu-Az ) e il rappresentante del GOVERNO esprimono un invito al ritiro, per convergere sull'analogo emendamento 10.0.1 su cui esprimono un parere favorevole, previa riformulazione nel senso di prevedere che il divieto di commercio della fauna selvatica ed esotica sia stabilito nell'ambito di una complessiva regolamentazione del settore. Su richiesta del senatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ), gli emendamenti 10.4 e 10.0.1 sono quindi accantonati, per una più approfondita valutazione della proposta di riformulazione. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. IN SEDE CONSULTIVA Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1152 relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea Doc n. 377 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1152 relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea (Osservazioni alla 11ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame. Osservazioni favorevoli con rilievi) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 13 aprile. La senatrice RICCIARDI ( M5S ), relatrice, presenta uno schema di osservazioni sull'atto del Governo in titolo, di attuazione della direttiva (UE) 2019/1152, finalizzata a migliorare la trasparenza e la prevedibilità delle condizioni di lavoro nell'UE, introducendo nuove disposizioni da applicarsi a decorrere dal 1° agosto 2022. Dopo aver ricordato i contenuti dello schema di decreto legislativo, propone di formulare osservazioni favorevoli, invitando, tuttavia, la Commissione di merito, in riferimento all'articolo 1, comma 1, lettera e) , e all'articolo 4, comma 1, lettera c) , che introduce il nuovo articolo 2 nel decreto legislativo del 26 maggio 1997, n. 152, a valutare l'opportunità di limitare l'esenzione del personale della pubblica amministrazione con riferimento al solo comma 1, del citato articolo 2, e non anche al comma 2, che prevede la comunicazione per iscritto, prima della missione all'estero di durata superiore alle quattro settimane, delle informazioni circa le diverse condizioni di lavoro, considerato che la direttiva non prevede per tali disposizioni la possibilità di non applicazione al personale del settore pubblico. Inoltre, in riferimento al capo IV, sulle misure di tutela, propone di invitare la Commissione di merito a valutare l'opportunità di stabilire specifiche presunzioni, confutabili dal datore di lavoro, a beneficio del lavoratore che non ha ricevuto a tempo debito i documenti di cui al nuovo articolo 1, comma 3, e al nuovo articolo 3, del decreto legislativo n. 152 del 1997, come previsto dall'articolo 15 della direttiva. Il PRESIDENTE , previa verifica della presenza del numero legale, pone ai voti lo schema di osservazioni, pubblicato in allegato al resoconto di seduta. La Commissione approva. Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, con Allegati, fatta a Stoccolma il 22 maggio 2001 DDL 2560 Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, con Allegati, fatta a Stoccolma il 22 maggio 2001 (Parere alla 3ª Commissione. Esame e rinvio) Il senatore LOREFICE ( M5S ), relatore, introduce l'esame del disegno di legge in titolo, di ratifica della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti ( Persistent Organic Pollutants POP), adottata il 22 maggio 2001 a Stoccolma ed entrata in vigore il 17 maggio 2004. La Convenzione risulta attualmente sottoscritta da 182 Paesi, tra i quali tutti gli Stati dell'UE. La Convenzione è stata approvata anche dalla stessa Unione europea mediante la decisione del Consiglio 2006/507/CE del 14 ottobre 2004. Le misure previste dalla Convenzione sono state poi disciplinate, nell'Unione europea, dal regolamento (UE) 2019/1021 relativo agli inquinanti organici persistenti, direttamente applicabile in tutti gli Stati membri. Il testo della Convenzione si apre con un preambolo in cui si evidenzia la natura dannosa degli inquinanti organici persistenti (POP) e sulle problematiche che essi presentano su scala globale, tenendo conto del principio di responsabilità comune differenziata, emergente dalla Dichiarazione di Rio del 1992 e proponendosi l'obiettivo di proteggere l'ambiente e la salute umana. Gli inquinanti in questione, di cui i più noti sono i pesticidi DDT, le diossine e i furani, persistono per molto tempo nell'ambiente e nel nostro organismo e possono essere trasportati senza subire modifiche anche molto lontano dal luogo in cui sono stati prodotti o utilizzati. I problemi causati dai POP sono legati alle loro proprietà fisiche e chimiche intrinseche, al modo e al luogo in cui vengono utilizzati, e agli effetti negativi che il loro progressivo rilascio ha sulla salute degli esseri umani e sugli ecosistemi. La Convenzione di Stoccolma definisce una serie di azioni, tra cui il divieto della produzione e dell'uso, compreso l'importazione e l'esportazione, delle sostanze riportate negli allegati A e B, prevedendo tuttavia la salvaguardia di quantitativi destinati ad essere utilizzati per ricerche di laboratorio e come campioni di riferimento. Sono comprese, inoltre, azioni atte a prevenire la produzione e l'uso di nuove sostanze con caratteristiche inquinanti organici persistenti e l'introduzione di alcuni criteri che ne permettano l'identificazione (allegato D). La Convenzione stabilisce, altresì, che ciascuno Stato parte è tenuto a definire un Piano di attuazione della Convenzione e un Piano d'azione per la riduzione o eliminazione delle emissioni non intenzionali di origine antropica delle sostanze POP elencate nell'allegato C. Si prevede che il Piano di attuazione deve essere trasmesso alla Conferenza delle Parti entro due anni dell'entrata in vigore della Convenzione e che ogni cinque anni venga effettuata una revisione delle strategie e della loro efficacia con il conseguente aggiornamento del Piano di azione. La Conferenza delle Parti (COP) rappresenta l'organo decisionale e si compone dei rappresentati di tutti gli Stati parte della Convenzione; si riunisce in via ordinaria ogni due anni e alle sue riunioni possono partecipare, come osservatori, anche gli Stati che non sono parte della Convenzione, l'Organizzazione delle Nazioni Unite con le sue agenzie specializzate e l'Agenzia internazionale dell'energia atomica. Il disegno di legge si compone di quattro articoli. L'articolo 1 stabilisce le consuete disposizioni in ordine all'autorizzazione alla ratifica, mentre, l'articolo 2 prevede l'ordine di esecuzione. L'articolo 3, invece, individua nel Ministero della transizione ecologica l'autorità competente per l'attuazione delle disposizioni della Convenzione. Inoltre, il medesimo articolo, nel comma successivo, dispone che entro due anni dalla data di entrata in vigore della legge venga adottato il Piano d'azione relativo alle emissioni non intenzionali di cui all'articolo 5 della Convenzione stessa: il Piano è adottato con decreto del Ministro della transizione ecologica, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, delle politiche agricole, alimentari e forestali delle infrastrutture e della mobilità sostenibile e della salute, sentita la Conferenza permanente Stato/Regioni. Il terzo comma dell'articolo 3 prevede, inoltre, che ai fini della predisposizione del Piano di attuazione, il Ministro della transizione ecologica si avvale del supporto tecnico-scientifico dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Infine, nell'articolo 4 vengono definite le disposizioni finanziarie. Considerato che gli impegni previsti dalla Convenzione sono stati già recepiti nel diritto dell'Unione e che, dunque, sono già parte integrante del nostro ordinamento, il Relatore ritiene che il disegno di legge di ratifica in esame non presenti profili di criticità in ordine alla compatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea. Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. AS 1650 Disposizioni in materia di imprese sociali di comunità DDL 1650 Disposizioni in materia di imprese sociali di comunità (Parere alla 1ª Commissione sul testo e sugli emendamenti. Seguito e conclusione dell'esame. Parere non ostativo sul testo e sugli emendamenti) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 15 marzo. La senatrice CASOLATI ( L-SP-PSd'Az ), relatrice, presenta uno schema di parere non ostativo sul disegno di legge n. 1650 e sugli emendamenti ad esso riferiti, ricordando che il provvedimento regolamenta la nuova categoria della "impresa sociale di comunità", attribuendo ad essa il ruolo di promozione dello sviluppo sociale, economico ed umano dei territori in cui opera. Dopo aver riepilogato i contenuti del disegno di legge e dei relativi emendamenti, e valutata l'assenza di profili di incompatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea, propone di esprimere un parere non ostativo. Il PRESIDENTE , previa verifica della presenza del numero legale, pone ai voti lo schema di parere, pubblicato in allegato al resoconto di seduta. La Commissione approva. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA Proposta di direttiva del Consiglio che stabilisce norme per prevenire l'uso improprio di entità di comodo a fini fiscali e che modifica la direttiva 2011/16/UE Doc n. COM(2021) 565 definitivo Proposta di direttiva del Consiglio che stabilisce norme per prevenire l'uso improprio di entità di comodo a fini fiscali e che modifica la direttiva 2011/16/UE (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea, e rinvio) Il senatore CORBETTA ( M5S ), relatore, introduce l'esame della proposta di direttiva in titolo, in materia di contrasto all'evasione ed elusione fiscale mediante l'uso di società di comodo. Ricorda che la proposta di direttiva, rientra tra le iniziative annunciate il 18 maggio 2021 dalla Commissione europea, nella comunicazione sulla tassazione delle imprese per il XXI secolo (COM(2021) 251), in cui si delinea la visione di un sistema fiscale robusto efficiente ed equo nell'Unione europea, per sostenere la ripresa dell'Europa dalla pandemia da Covid-19 e per garantire entrate pubbliche adeguate nei prossimi anni. In tale contesto, la proposta è finalizzata a contrastare l'uso improprio di entità di comodo a fini fiscali, contro l'elusione e l'evasione fiscali e si applica a tutte le imprese che sono considerate fiscalmente residenti in uno Stato membro. A tal fine, la proposta stabilisce indicatori di "sostanza minima" economica, per identificare le imprese usate impropriamente, al solo fine di ottenere vantaggi fiscali e attribuisce a tali entità di comodo determinate conseguenze fiscali. Sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti importanti progressi in questo settore, in particolare con l'adozione delle direttive anti-elusione (direttiva (UE) 2016/1164 e direttiva (UE) 2017/952) e l'ampliamento dell'ambito di applicazione della direttiva 2011/16/UE relativa alla cooperazione amministrativa, perdura il rischio che le persone giuridiche con una sostanza o un'attività economica assenti o minime siano usate a fini fiscali impropri, quali l'evasione e l'elusione fiscali. Risulta, pertanto, necessario adottare ulteriori misure per contrastare le pratiche che non sono pienamente contemplate dall'attuale quadro giuridico dell'Unione, per far fronte alle situazioni in cui i contribuenti eludono gli obblighi previsti dal diritto tributario o agiscono contro la vera finalità del diritto tributario utilizzando impropriamente imprese che non svolgono alcuna attività economica effettiva, causando una perdita di gettito fiscale, lo spostamento del carico fiscale a scapito dei contribuenti onesti e favorendo un contesto di concorrenza fiscale sleale. In particolare, il capo I della direttiva definisce l'ambito applicativo della disciplina e le definizioni utilizzate, identificando, all'articolo 4, i "redditi pertinenti" come i redditi di natura esclusivamente finanziaria, slegati dall'esercizio di un'attività economica. Si tratta del reddito da passive income , nozione simile a quella già utilizzata nell'ambito delle citate direttive anti-elusione. Al capo II della direttiva, l'articolo 6, stabilisce che le imprese che hanno almeno il 75 per cento di ricavi rappresentati da passive income , e che sono coinvolte per oltre il 60 per cento in attività internazionali e sono gestite o amministrate tramite società terze, sono tenute a dichiarare, nella dichiarazione dei redditi, se soddisfano gli indicatori di sostanza minima. Si tratta del cosiddetto "test di sostanza economica", disciplinato dall'articolo 7, volto a valutare l'esistenza di un'effettiva attività economica, identificata da elementi tra cui la presenza di amministratori non esterni all'impresa e residenti nello Stato dell'impresa, il sostenimento di oneri a fronte dell'attività, e la disponibilità di uffici nello Stato di localizzazione della società. Se la sostanza minima economica è presente, allora l'impresa non è considerata società "di comodo" ed è quindi esente dagli obblighi stabiliti in tal caso dalla direttiva. L'articolo 10 stabilisce un'ulteriore esenzione dalla disciplina, per le società che pur non avendo sostanza economica siano però in grado di dimostrare di non aver conseguito vantaggi fiscali a livello di gruppo tramite l'utilizzo dello schermo societario. Il capo III della direttiva stabilisce che alle società prive di sostanza minima economica, considerate quindi "di comodo", è negata l'applicazione degli accordi internazionali per evitare le doppie imposizioni, assoggettandole all'imposta sui redditi da parte dello Stato membro di residenza dell'impresa e da parte degli Stati membri degli azionisti. Il capo IV stabilisce modifiche alla direttiva 2011/16/UE in materia di scambio di informazioni, al fine di consentire, a tutti gli Stati membri di avere accesso alle informazioni sulle entità di comodo dell'UE in qualsiasi momento e senza bisogno di ricorrere a una richiesta di informazioni. A tale scopo, si prevede che le informazioni siano scambiate tra gli Stati membri fin dalla prima fase, quando un'impresa è classificata come a rischio ai fini della direttiva. Gli Stati membri potranno inoltre chiedere allo Stato membro dell'impresa di effettuare audit fiscali qualora abbiano motivo di sospettare che l'impresa non abbia una sostanza minima ai fini della direttiva. Le informazioni saranno scambiate automaticamente attraverso un registro centrale, da istituire presso la Commissione europea entro il 30 giugno 2024, a cui le autorità competenti di tutti gli Stati membri hanno accesso. Gli Stati membri si scambieranno le informazioni senza indugio e in ogni caso entro 30 giorni dal momento in cui l'amministrazione dispone delle informazioni. I capitoli V e VI contengono le norme relative al monitoraggio dell'applicazione della direttiva, al sistema sanzionatorio e alle disposizioni finali e di entrata in vigore. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, si osserva che la base giuridica è individuata nell'articolo 115 del TFUE, che prevede la procedura legislativa speciale, da parte del Consiglio che delibera all'unanimità, previa consultazione del Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale, per l'adozione di direttive di ravvicinamento delle legislazioni fiscali nazionali con un'incidenza diretta sul funzionamento del mercato interno. Il principio di sussidiarietà appare rispettato in quanto l'obiettivo stesso della proposta, di contrastare le pratiche di elusione e di evasione fiscali, è per sua natura di carattere transfrontaliero e non può essere quindi conseguito in modo soddisfacente attraverso l'azione intrapresa da ciascuno Stato membro singolarmente. La caratteristica fondamentale è in fatti proprio il coinvolgimento di sistemi fiscali di più Stati. Alcuni Stati membri hanno elaborato norme o pratiche mirate, compresi criteri relativi alla sostanza economica, per contrastare gli abusi da parte di entità di comodo nel settore fiscale. Tuttavia le norme differiscono notevolmente tra loro e riflettono maggiormente i sistemi e le priorità fiscali nazionali, piuttosto che la dimensione del mercato interno. Occorre pertanto un rafforzamento del livello di regolamentazione europeo per eliminare la frammentazione e le attuali inefficienze e distorsioni nell'interazione tra misure distinte. Inoltre l'approccio comune europeo nei confronti delle entità di comodo può garantire la certezza del diritto e ridurre i costi di conformità per le imprese che operano all'interno dell'UE. Anche il principio di proporzionalità appare rispettato in quanto la proposta si limita ad assicurare il livello minimo di protezione per i sistemi fiscali degli Stati membri, necessario per il mercato interno, trattandosi di una direttiva di armonizzazione minima. Sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, in cu si ritiene l'iniziativa conforme all'interesse nazionale e ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità. Secondo il Governo, per Paesi come l'Italia, storicamente connotati da un notevole livello impositivo, l'introduzione di norme volte a garantire una tassazione equa a livello internazionale rappresenta un importante presidio. Per quanto riguarda la disciplina nazionale di contrasto delle società di comodo, di cui all'articolo 30 della legge n. 724 del 1994, si ritiene che essa potrà essere integrata da quella proposta a livello UE, avendo entrambe in comune l'obiettivo del contrasto alle società "di comodo", ma si basandosi su modalità diverse di individuazione di tali società e di azione a contrasto delle attività elusive ed evasive. Infine, la proposta è oggetto di esame da parte di 13 Camere dei Parlamenti nazionali dell'UE, che non hanno sollevato criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, salvo il Parlamento svedese. Secondo il Riksdag, la Commissione europea non fornisce una giustificazione sufficiente, a fronte della legislazione già esistente nel settore, della necessità di una regolamentazione giuridica aggiuntiva, che rischia, tra l'altro, sovrapposizioni normative e maggiori oneri amministrativi sia per le imprese che per le amministrazioni fiscali nazionali. Il Parlamento svedese ritiene pertanto che la proposta vada al di là di quanto necessario per raggiungere l'obiettivo prefissato (proporzionalità) e che pertanto violi il principio di sussidiarietà. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 14,35. Allegato OSSERVAZIONI APPROVATE DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 377 OSSERVAZIONI APPROVATE DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 377 La 14 a Commissione permanente, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, di attuazione della direttiva (UE) 2019/1152, finalizzata a migliorare la trasparenza e la prevedibilità delle condizioni di lavoro nell'UE, che introduce diritti minimi per i lavoratori e nuovi obblighi informativi in capo al datore di lavoro in merito alle condizioni di lavoro, integrando in tal senso la direttiva 91/533/CEE che viene pertanto sostituita e abrogata a decorrere dal 1° agosto 2022; considerato che: - il decreto legislativo definisce al capo I le finalità e l'ambito di applicazione, elencando le categorie di lavoratori esclusi dalla sua applicazione e specificando le modalità di comunicazione delle informazioni, da parte del datore di lavoro, che devono essere trasparenti, chiare, complete, conformi agli standard di accessibilità e gratuite; - il capo II, esteso anche al personale del settore pubblico, contiene modifiche al decreto legislativo del 26 maggio 1997, n. 152, di attuazione della precedente direttiva 91/533/CEE, in materia informazioni sul rapporto di lavoro, prevedendo anche l'informazione sull'uso di sistemi automatizzati ai fini dell'assunzione, gestione o cessazione del rapporto di lavoro, nonché modifiche al decreto legislativo n. 81 del 2015, recante la disciplina organica dei contratti di lavoro, e al decreto legislativo n. 181 del 2000, in materia di collocamento e politiche attive del lavoro; - il capo III stabilisce le prescrizioni minime relative alle condizioni di lavoro, dettate dalla direttiva, prevedendo che il periodo di prova non possa essere superiore a sei mesi e, nel caso di un rapporto a tempo determinato, debba essere stabilito in maniera proporzionale alla durata del contratto e alle mansioni da svolgere in relazione alla natura dell'impiego, prevedendo, altresì, che il datore di lavoro non può vietare al lavoratore il cumulo di impieghi, purché compatibili con lo svolgimento dell'attività lavorativa concordata; - il capo IV dispone le misure di tutela dei lavoratori, tra cui anche la tutela contro comportamenti di carattere ritorsivo o che determinano effetti sfavorevoli nei confronti dei lavoratori e contro il licenziamento o trattamenti pregiudizievoli conseguenti all'esercizio dei diritti previsti dal decreto legislativo; valutato che lo schema di decreto legislativo provvede a dare piena attuazione alla direttiva (UE) 2019/1152, entro il termine del 1° agosto 2022, previsto dalla direttiva per il suo recepimento, formula, per quanto di competenza, osservazioni favorevoli, con i seguenti rilievi: in riferimento all'articolo 1, comma 1, lettera e) , e all'articolo 4, comma 1, lettera c) , che introduce il nuovo articolo 2 nel decreto legislativo del 26 maggio 1997, n. 152, si valuti l'opportunità di limitare l'esenzione del personale della pubblica amministrazione con riferimento al solo comma 1, del citato articolo 2, e non anche al comma 2, che prevede la comunicazione per iscritto, prima della missione all'estero di durata superiore alle quattro settimane, delle informazioni circa le diverse condizioni di lavoro, considerato che la direttiva non prevede per tali disposizioni la possibilità di non applicazione al personale del settore pubblico; in riferimento al capo IV, sulle misure di tutela, si valuti l'opportunità di stabilire presunzioni favorevoli, confutabili dal datore di lavoro, a beneficio del lavoratore che non ha ricevuto a tempo debito i documenti di cui al nuovo articolo 1, comma 3, e al nuovo articolo 3, del decreto legislativo n. 152 del 1997, come previsto dall'articolo 15 della direttiva. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1650 E SUI RELATIVI EMENDAMENTI PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1650 E SUI RELATIVI EMENDAMENTI La 14 a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo, che prevede la creazione della categoria della "impresa sociale di comunità", attribuendo ad essa il ruolo di promozione dello sviluppo sociale, economico ed umano dei territori in cui opera, e gli emendamenti ad esso riferiti; considerato che l'articolo 1 propone la modifica del decreto legislativo 3 luglio 2017, n.112, al fine di inserire nel novero delle attività di interesse generale anche le attività svolte dalle imprese sociali di comunità ed elenca le attività che le imprese di comunità devono svolgere nell'interesse della comunità e del territorio; considerato che l'articolo 1, comma 2, stabilisce che le regioni e le comunità autonome debbano provvedere, entro un anno dall'entrata in vigore del disegno di legge in titolo, all'adeguamento della propria legislazione relativa alle imprese sociali in materia di esenzioni o agevolazioni nel versamento dei tributi; considerato che l'articolo 2 modifica l'articolo 88, comma 1, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, codice del Terzo settore, prevedendo che la concessione delle agevolazioni relative al versamento dei tributi, previste dal medesimo articolo, avvenga oltre che ai sensi e nei limiti del regolamento (UE) n. 1407/2013, relativo agli aiuti di stato così detti " de minimis ", e del regolamento (UE) n. 1408/2013, relativo agli aiuti " de minimis " nel settore agricolo, anche ai sensi e nei limiti del regolamento (UE) n. 360/2012, relativo agli aiuti " de minimis " concessi ad imprese che forniscono servizi di interesse economico generale; considerato che l'articolo 3 modifica il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, introducendo le imprese sociali di comunità, di cui all'articolo 2 del disegno di legge in titolo, nel novero degli enti che possono esercitare la prelazione all'acquisto di beni immobili confiscati; considerato che l'articolo 4 dispone un incremento della dotazione del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e agli investimenti in ricerca, pari a 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2020; valutato che il provvedimento non presenta profili di incompatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo sul disegno di legge e sugli emendamenti ad esso riferiti. Allegato