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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione DIFESA (4ª) 98 PINOTTI La seduta inizia alle ore 15. IN SEDE CONSULTIVA (2144) d-l 41/2021 decreto sostegno alle imprese DDL 2144 Conversione in legge del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, recante misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19 (Parere alle Commissioni 5ª e 6ª riunite. Esame e rinvio) La presidente PINOTTI ricorda che all'ordine del giorno in sede consultiva vi sia il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 41 del 2021, recante ulteriori misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19. Informa che le Commissioni bilancio e finanze si apprestano ad incardinare il provvedimento nella giornata odierna. Propone quindi di avviarne l'esame in sede consultiva e di attendere l'approfondimento dell'esame nella sede di merito prima di formulare il relativo parere. La Commissione conviene. Dà quindi la parola alla relatrice. La relatrice DONNO ( M5S ) evidenzia che il decreto-legge interviene con uno stanziamento complessivo di circa 32 miliardi di euro, pari all'entità massima dello scostamento di bilancio già autorizzato dal Parlamento, al fine di potenziare gli strumenti di contrasto alla diffusione del contagio e di contenere l'impatto sociale ed economico delle misure di prevenzione. Gli interventi si articolano in 5 ambiti principali, il sostegno alle imprese e agli operatori del terzo settore (Titolo I, artt. 1-6), il lavoro e il contrasto alla povertà (Titolo II, artt. 7-19), la salute e la sicurezza (Titolo III, artt. 20-22), il sostegno agli enti territoriali (Titolo IV, artt. 23-30) e infine una serie di interventi settoriali (Titolo V, artt. 31-43). Per le competenze della Commissione difesa, assumono rilievo gli articoli 22 e 35. L'articolo 22, reca disposizioni in materia di "Proroga della ferma dei medici e degli infermieri militari e degli incarichi dei funzionari tecnici per la biologia del Ministero della Difesa". I commi 1 e 2 prorogano, come detto su base volontaria, fino al 31 dicembre 2021 la durata delle ferme annuali di 190 ufficiali medici e di 300 sottufficiali infermieri nelle Forze Armate, disposte dall'art. 7, comma 1, del D.L. n. 18 del 2020, e dall'art. 19, comma 1, del D.L. n. 34 del 2020, per far fronte alla crisi epidemiologica. Evidenzia come la misura appaia senz'altro opportuna, visto il contributo straordinario che la sanità militare ha fornito e continua a fornire nel contrasto all'emergenza. L'onere economico derivante dalla proroga della ferma risulta complessivamente pari a 11.980.000 euro per l'anno 2021. La relazione illustrativa chiarisce che la misura discende dalla necessità, considerato l'attuale quadro epidemiologico, di continuare ad avvalersi di tale personale per preservarne le specifiche esperienze acquisite sul campo, evitando la dispersione di risorse per eventuali nuove attività selettive e formative. I commi 3 e 4 prorogano gli incarichi conferiti dal Ministero della Difesa alle quindici unità di personale di livello non dirigenziale appartenente all'area terza, posizione economica F1, profilo professionale di funzionario tecnico per la biologia, la chimica e la fisica, in servizio temporaneo con ferma della durata di un anno, così da non depauperare il Dipartimento Scientifico del Policlinico Militare del Celio. Per il 2021, la spesa complessiva per la proroga della ferma ammonta a 11.978.000 euro. L'onere economico è quantificato in 231 mila euro per il 2021 e poco meno di 350 mila per il 2022. La proroga si rende necessaria per fare fronte alle accresciute esigenze in materia di diagnostica molecolare, di sequenziamento delle varianti del virus, in modo da garantire - anche in questo settore - un qualificato supporto della sanità militare alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale. L'articolo 35 del decreto-legge, che reca "Misure per la funzionalità delle Forze di Polizia e delle Forze Armate", dispone, nel periodo che intercorre fra il 1° febbraio e il 30 aprile 2021, la proroga di stanziamenti aggiuntivi per le Forze di Polizia e le Forze Armate, per lo svolgimento dei maggiori compiti e del lavoro straordinario legato alla fase emergenziale da COVID-19. Nello specifico, il comma 1 autorizza lo stanziamento di 51.120.750 milioni di euro per il pagamento delle indennità di ordine pubblico del personale delle Forze di Polizia e degli altri oneri connessi all'impiego del personale delle Polizie locali, 17.194.800 euro per gli ulteriori oneri connessi all'impiego del personale delle Forze di Polizia e 23.748.000 euro per il pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario del personale delle Forze di Polizia. Al fine di garantire la sanificazione e la disinfezione straordinaria degli ambienti di lavoro e dei mezzi in uso alle medesime Forze, nonché un'idonea dotazione di dispositivi di protezione individuale, il comma 2 autorizza la spesa complessiva di 24.960.000 euro per l'anno 2021, di cui 11.650.000 euro per spese di sanificazione e disinfezione degli uffici, degli ambienti e dei mezzi, 13.310.000 euro per l'acquisto dei dispositivi di protezione individuale e per l'ulteriore materiale sanitario. Il comma 3 autorizza, per l'anno 2021, la spesa di euro 5.763.533 per il pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario, legate alla fase emergenziale, del personale dei Vigili del Fuoco. Il comma 4 stanzia, per il medesimo periodo di cui al comma 1, una dotazione complessiva di euro 4.790.384 per l'anno 2021 di cui euro 3.640.384 per il pagamento, anche in deroga ai limiti vigenti, delle prestazioni di lavoro straordinario da parte del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, dei dirigenti della carriera dirigenziale penitenziaria, nonché dei direttori degli istituti penali per minorenni, per lo svolgimento dei più gravosi compiti derivanti dalle misure adottate per il contenimento epidemiologico. Quota parte di queste risorse, pari a euro 1.150.000 è destinata per le spese di sanificazione e per l'acquisto di dispositivi di protezione. Per le medesime finalità, e per il medesimo periodo temporale di cui al comma 1, il comma 5 autorizza per il Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera, la spesa complessiva di euro 1.940.958 di cui euro 340.000 per il pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario e di euro 1.600.958 per le spese di sanificazione e di dotazione di dispositivi individuali. Il comma 6 stanzia risorse per il pagamento delle competenze per lavoro straordinario e per il compenso forfettario di impiego del personale militare medico, per un ammontare complessivo di euro 6.489.000 per l'anno 2021. Il comma 7 stanzia 5 milioni di euro per l'anno 2021 per il potenziamento dei servizi sanitari militari, anche al fine di migliorare l'approvvigionamento di dispositivi medici e presidi igienico sanitari per incrementare le attuali capacità di prevenzione, diagnostiche, di profilassi, di cura e di supporto al piano vaccinale. Il comma 8 proroga al 30 aprile 2021 l'utilizzo delle 753 unità di personale aggiuntive delle Forze Armate, per lo svolgimento dei maggiori compiti connessi al contenimento della diffusione del COVID-19. Al comma 9 si prevedono le risorse aggiuntive necessarie a garantire suddetta proroga. Aggiunge una considerazione sull'opportunità che il Governo valuti, in questa fase emergenziale, di integrare in aumento le ore di straordinario remunerabile per il personale delle Forze Armate impiegato nell'operazione di Strade Sicure. Il senatore VATTUONE ( PD ) interviene in discussione generale per esprimere apprezzamento per il lavoro della relatrice e per sottolineare con favore l'opportunità di sollecitare un aumento delle ore di straordinario per il personale delle Forze Armate impiegato nell'operazione Strade Sicure. Il senatore GASPARRI ( FIBP-UDC ) sottolinea l'interesse diffuso e condiviso fra le diverse forze politiche sull'operazione, condividendo l'indicazione formulata dalla relatrice ed auspicando l'adozione di iniziative comuni finalizzate al raggiungimento dell'obiettivo. Annuncia la presentazione di un emendamento in tal senso alla Commissione di merito. Anche la senatrice RAUTI ( FdI ) condivide la proposta della relatrice, preannunciando la presentazione di un apposito emendamento anche da parte del suo Gruppo. Sottolinea l'importanza di mettere a sistema l'operazione Strade Sicure, ricordando il fattivo e meritevole impegno del personale delle Forze Armate in essa impiegato. Il sottosegretario di Stato per la difesa Stefania PUCCIARELLI sottolinea con favore l'osservazione preannunciata dalla relatrice. La presidente apprezza l'ampia condivisione tra le forze politiche del sostegno all'operazione Strade Sicure. Il seguito dell'esame è rinviato. AFFARI ASSEGNATI (n. 423) profili della sicurezza cibernetica attinenti alla difesa nazionale Doc n. 423 Profili della sicurezza cibernetica attinenti alla difesa nazionale (Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 17 marzo. La presidente PINOTTI ricorda che su tale Affare assegnato, che ha destato molta attenzione anche al di fuori delle Aule parlamentari, la Commissione ha svolto un corposo ciclo di audizioni. Dà quindi la parola al senatore Ortis, relatore del provvedimento, ringraziandolo per il lavoro svolto. Il relatore ORTIS ( Misto ) espone i principali aspetti della bozza di risoluzione (pubblicata in allegato) da approvare a conclusione dell'Affare assegnato in esame. Precisa come essa contenga molte delle riflessioni emerse nel corso del ciclo di audizioni e ponga delle indicazioni al Governo, riferibili non solo al Ministero della Difesa. Sottolinea in particolare come da tempo le Relazioni sulla politica dell'informazione per la sicurezza pongano particolare attenzione sulla minaccia cyber , che è in continua evoluzione, capace di adattarsi all'innovazione tecnologica e di sfruttarne gli sviluppi. Le caratteristiche più significative di tale dominio sono l'ubiquità e l'asimmetria della minaccia, la velocità di trasmissione, l'assenza di confini geografici e politici, la difficoltà di individuare chi conduce l'attacco. Il rapido progresso nel settore informatico, sebbene da un lato sia ormai un irrinunciabile punto di forza per ogni Paese, dall'altro espone al potenziale rischio da attività malevola condotta nello spazio cibernetico, che sfrutta sia le vulnerabilità di cui possono essere affetti gli strumenti informaticiin uso , sia la limitata sensibilità degli utenti, spesso inconsapevoli del rischio o poco inclini ad adottare le misure minime di sicurezza. Nel prossimo futuro, peraltro, non è difficile prevedere un'ulteriore esponenziale estensione del dominio cibernetico e, quindi delle possibilità di attacchi (anche in seguito all'espansione, tra l'altro, di criptovalute, c.d. "internet delle cose", intelligenza artificiale, ecc.). Sottolinea altresì come la recente emergenza COVID-19 abbia poi dimostrato che un uso maggiore degli strumenti informatici e delle connessioni in rete amplifichi le occasioni di attacco. Come si legge nella Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza 2020,infatti "la pandemia è stata un evento determinante anche in termini di impatto sulla società, sulle tecnologie in uso alla popolazione, sulla digitalizzazione di attività e servizi nonché sul conseguente ampliarsi della superficie di rischio cibernetico per l'individuo e per l'intero Sistema Paese" . Dà quindi conto delle linee di tendenza quantitative e qualitative della minaccia. In base alle caratteristiche e al grado di offensività, gli attacchi informatici vengono tipicamente divisi in diverse tipologie, all'interno delle due grandi categorie della sicurezza cibernetica e della difesa cibernetica.La prima riguarda in generale la sicurezza delle infrastrutture, di interesse nazionale o comunque strategiche, pubbliche o private, che possono essere oggetto di attacchi e intrusioni esterni o soggetti a incidenti. Per difesa cibernetica, invece, si intende lo spettro delle competenze dello Stato di natura prettamente militare. Proprio le caratteristiche della minaccia, però, rendono spesso arduo operare nette distinzioni tra sicurezza interna e sicurezza esterna, così come tra i profili civili e quelli più propriamente militari. Se in altri domini il carattere militare della minaccia è facilmente distinguibile, nel dominio cibernetico, viste le sue caratteristiche ibride, tale distinzione è meno agevole. Gli effetti di un attacco informatico possono del resto essere devastanti, anche maggiori di quelli di un attacco convenzionale, e possono danneggiare o paralizzare il funzionamento di organi vitali dello Stato, ma anche impedire il corretto funzionamento di infrastrutture critiche (ad esempio nei settori dell'energia, dei trasporti, delle cure mediche, della produzione di beni essenziali). Dà poi ampiamente conto dell'evoluzione della strategia nazionale per la sicurezza cibernetica. Sottolinea inoltre come il campo cibernetico sia stato da tempo individuato come teatro di possibili scontri militari, qualificato di conseguenza, in ambito sia NATO che di Unione europea, come il "quinto dominio di scontro", oltre a quelli tradizionali della terra, dell'aria, del mare e dello spazio. In ambito militare la minaccia cibernetica è attuale e immanente, considerando che, come ricordato dal generale Graziano nel corso della sua audizione, "circa il 70 per cento degli equipaggiamenti e dei sistemi d'arma ha componenti tecnologiche che potrebbero essere degradate o inabilitate da attacchi cibernetici". Di conseguenza "è indispensabile agire subito. Le minacce di conflitti tradizionali sono potenziali, mentre il confronto cibernetico è fattuale, avviene ogni giorno: si deve essere in grado di rispondere ora, non domani". Inoltre, nel dominio cibernetico non è possibile ricorrere a strumenti di difesa tipici dei domini tradizionali, come la deterrenza. Considerato che gli attacchi possono essere sferrati con strutture e risorse anche molto contenute, occorre puntare tutto sulla difesa e sulla resilienza, anche attraverso sistemi di fallback analogici - ove applicabili - da utilizzare in caso di necessità. Gli Stati sono peraltro connessi tra loro da una fitta rete di scambi informatici, per cui "la debolezza di un Paese è la debolezza di tutti". È quindi necessario sviluppare un quadro normativo, a livello internazionale, che disciplini l'individuazione dei soggetti responsabili degli attacchi, la loro eventuale riconducibilità ad attori statuali, il sistema sanzionatorio, la proporzionalità della difesa e la legittimità della difesa preventiva. Dà conto delle indicazioni emergenti in ambito NATO sulla materia, sottolineando come inseno all'Alleanza Atlantica , l'approccio nei confronti della minaccia cyber si sia evoluto in modo significativo negli ultimi anni, dal punto di vista sia dell'inquadramento della minaccia che delle strategie e delle capacità operative. L'impegno NATO si concentra sullo sviluppo di capacità in chiave difensiva, ai sensi dell'articolo 3 del Trattato. Si è inoltre riconosciuto che un attacco cibernetico può arrivare a causare danni paragonabili a quelli di un attacco armato e quindi può attivare la clausola della difesa collettiva, ai sensi dell'articolo 5 del Trattato. Per ciò che riguarda l'Unione europea, sottolinea comein ambito strettamente militare il documento più articolato è il "Quadro strategico dell'Ue in materia di cyber difesa"(risalente al novembre 2018). Il documento si pone l'obiettivo di sviluppare la politica di difesa comune nel dominio cibernetico, attraverso sei priorità: a) sostegno alle capacità di sviluppo della difesa cibernetica; b) rafforzamento della comunicazione e informazione in ambito PSDC; c) promozione della cooperazione civile-militare; d) ricerca e tecnologia; e) miglioramento di formazione, istruzione ed esercitazioni; f) potenziamento della cooperazione con i partner internazionali, a cominciare dalla NATO. In linea con questo quadro strategico, la difesa cibernetica è presente in tutte le iniziative di difesa comune. Tra i progetti approvati, dal 2019, nell'ambito della cooperazione strutturata permanente PESCO, almeno quattro sono espressamente rivolti ad aumentare le capacità di difesa cibernetica dell'Unione, mirando a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri, mediante la creazione di strutture di formazione, di gruppi di intervento o di piattaforme per risposte rapide: il Centro di coordinamento nel settore informatico e dell'informazione (progetto guidato dalla Germania), l' Accademia e polo di innovazione dell'UE nel settore dell'informatica (guidato dal Portogallo), la Piattaforma per la condivisione di informazioni in materia di minaccia informatica e di risposta agli incidenti informatici (guidato dalla Grecia, cui partecipa anche l'Italia) e il progetto su Gruppi di risposta rapida agli incidenti informatici e mutua assistenza in materia di cibersicurezza (guidato dalla Lituania, cui partecipa anche l'Italia). Quest'ultimo rientra anche tra i 26 progetti che il Consiglio Ue del 20 novembre scorso ha ritenuto in grado di produrre risultati concreti entro il 2026. La capacità di risposta ad attacchi cyber è ricompresa anche tra le 11 priorità individuate nel Piano di Sviluppo delle Capacità ( Capacity Development Plan ), documento redatto dall'Agenzia europea per la difesa (EDA) che individua, sulla base delle indicazioni degli Stati membri, e con il supporto di Comitato militare e Stato maggiore Ue, le capacità militari da sviluppare in seno all'Ue. In ambito EDA operano diversi gruppi di esperti con il compito di mappare le aree di ricerca ritenute essenziali e di individuare i fattori tecnici ritenuti necessari per l'autonomia Ue (tra cui un sistema di crittografia condivisa, lo sviluppo di tecniche di simulazione e visualizzazione, l'aggiornamento di tecnologie di autenticazione, ecc.). Lo scorso 22 marzo il Consiglio Ue ha anche approvato " Conclusioni sulla Strategia Ue per la cyber sicurezza" che contiene indicazioni anche per i profili della difesa cibernetica. Il Consiglio infatti, in attesa della proposta di revisione del quadro strategico in materia, "si impegna a proseguire gli sforzi per rafforzare le dimensioni di cyber sicurezza e cyber difesa al fine di garantirne la piena integrazione nel più ampio settore della sicurezza e della difesa, in particolare nel contesto dei lavori sulla Bussola strategica ", su cui pure la Commissione difesa si è soffermata più volte. Il Consiglio ha anche espresso apprezzamento per l'attività dell'Agenzia europea per la difesa, volta a promuovere la cooperazione tra le strutture CERT militari a livello nazionale e ha ribadito di sostenere "gli sforzi compiuti per consolidare le sinergie civili-militari e il coordinamento in materia di cyber difesa e cyber sicurezza, compresi gli aspetti connessi allo spazio, anche attraverso i progetti specifici della PESCO". In linea con le direttrici di sviluppo in ambito NATO e Ue, anche il nostro Paese sta da tempo rafforzando le proprie capacità militari nel campo cibernetico. Come si legge nel "Libro bianco per la difesa e la sicurezza" del 2015, lo spazio cibernetico è un dominio "che dovrà essere presidiato e difeso", anche perché gli attacchi alle reti informatiche possono produrre "effetti sulla società paragonabili a quelli di un conflitto combattuto con armi convenzionali". In attuazione del "Quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico", il Piano nazionale per la protezione cibernetica del 2017, prevede tra i suoi diversi indirizzi operativi, lo "sviluppo delle capacità operative fondamentali, idonee ad espletare i compiti della Difesa nell'ambiente cibernetico".Nell'ambito di questo indirizzo, l'obiettivo è duplice: da un lato "potenziare le strutture preposte alla difesa dello spazio cibernetico ed avere cura che gli assetti che le compongono raggiungano e mantengano nel tempo i necessari livelli di efficacia ed efficienza", dall'altro "sviluppare strutture di Comando e Controllo in grado di pianificare e condurre operazioni militari nello spazio cibernetico in maniera efficace" (compito adempiuto con l'istituzione del Comando per le Operazioni in Rete - COR). Tali prospettive strategiche hanno evidentemente dirette ricadute per quanto riguarda la programmazione degli investimenti e dello sviluppo capacitivo. Come si legge nel Documento programmatico della Difesa 2020/2022, le "sfide legate alla dimensione cibernetica hanno assunto una decisa rilevanza geopolitica e geostrategica, determinata dalla sua peculiare trasversalità, in quanto potenziale canale di propagazione e amplificazione degli altri tipi di minaccia. La dimensione cibernetica dei conflitti si è aggiunta, infatti, a quella tradizionale, rendendola ancora più pericolosa ed estendendola anche al dominio cognitivo. In tale contesto, il cyber spazio rappresenta un significativo fattore abilitante che amplifica le potenzialità della minaccia ibrida e costituisce un ideale campo d'azione e di proselitismo per l'estremismo violento. Parimenti, la possibilità di accesso a tecnologie avanzate, da parte di un bacino sempre più ampio di utenti, pone i nostri potenziali avversari in grado di accedere a strumenti, relativamente economici e facilmente reperibili". Tutto ciò richiede non solo scelte finanziarie conseguenti, ma anche politiche industriali adeguate, necessarie per restare al passo con l'evoluzione tecnologica e mantenere il tradizionale vantaggio tecnologico della Difesa. In questo senso è anche necessaria l'introduzione della " security‐by‐design ", quale prerequisito obbligatorio nello sviluppo delle applicazioni e dei sistemi. Dà conto del processo di adeguamento delle strutture organizzative della difesa. Ricorda altresì l'affermazione del ministro Guerini pronunciata nel corso dell'audizione svolta lo scorso 9 marzo presso le Commissioni difesa di Camera e Senato, secondo cui uno dei tre settori in cui il dicastero intende contribuire al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è proprio "la difesa dello spazio cibernetico, ormai parte del dominio delle operazioni militari". In questo settore, infatti, il Ministero intende sviluppare "nuovi progetti rivolti, da un lato, ad ampliare ed irrobustire le capacità di gestione e protezione dei dati, dall'altro a potenziare le capacità di difesa e resilienza innalzando i livelli di sicurezza nel contrasto alle minacce informatiche e digitali, anche a protezione delle infrastrutture critiche del Paese". Infine dà lettura degli impegni al Governo contenuti nella bozza di risoluzione. Interviene il sottosegretario di Stato per la difesa Giorgio MULE', per esprimere apprezzamento per l'approfondito lavoro svolto dalla Commissione, testimoniato dalla bozza di risoluzione testé illustrata dal relatore, che restituisce pienamente il senso di una minaccia attualizzata come quella cyber. Sottolinea con particolare favore il richiamo fatto dal relatore alla Bussola strategica (Strategic Compass), aspetto che sarà sempre più centrale per le prospettive di sicurezza dell'Unione europea. La PRESIDENTE , rilevato che la bozza di risoluzione presentata dal relatore è molto articolata e, anche in considerazione della complessità del tema, propone alla Commissione di rinviare alla prossima seduta il voto finale, anche per dare tempo ai senatori per formulare eventuali ed ulteriori proposte di perfezionamento del testo conclusivo. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE REFERENTE Libertà sindacale delle Forze armate DDL 1893 Norme sull'esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo DDL 1542 Norme sulla libertà di associazione sindacale dei militari e delega al Governo per il coordinamento normativo DDL 1950 Norme sull'esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo (Rinvio del seguito dell'esame congiunto) La presidente PINOTTI rinvia il seguito dell'esame, in attesa dei prescritti pareri. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 15,40. Allegato SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 423 La Commissione difesa, a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell'Affare assegnato sui profili della sicurezza cibernetica attinenti alla difesa nazionale, a seguito di un'attività istruttoria nel cui ambito si sono svolte le audizioni del gen. div. Calogero Massara, vice comandante del Comando per le operazioni in rete (COR); di Laura Carpini, Capo Unità per le politiche e la sicurezza dello spazio cibernetico del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI); di Fabio Rugge, capo dell'ufficio NATO del MAECI; del col. Giovanni Reccia, già comandante del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza; di Gabriele Faggioli, presidente dell'Associazione italiana per la sicurezza informatica; di Antonio Missiroli, vicesegretario NATO con delega per le sfide emergenti alla sicurezza; di Roberto Baldoni, vice direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS); di Nunzia Ciardi, direttrice del Servizio Polizia Postale della Polizia di Stato; del gen. b. Marco Mochi, capo del III Reparto "Telematica" dell'Arma dei Carabinieri; della professoressa Paola Severino; di Paolo Prinetto, Direttore del Laboratorio nazionale cyber security ; di Antimo Ponticiello, Direttore generale per lo studente, l'integrazione e l'orientamento del Ministero della pubblica istruzione; del gen. Claudio Graziano, presidente del Comitato militare dell'Unione europea; di Eva Spina, Dirigente generale del Ministero dello sviluppo economico e dei rappresentanti delle società Leonardo; Fincantieri; Telsy, Telecom Italia; Elettronica; Intesa Sanpaolo; Eni; ENEL, SNAM; Engineering Ingegneria Informatica; considerato che: da tempo le Relazioni sulla politica dell'informazione per la sicurezza pongono particolare attenzione sulla minaccia cyber , che è in continua evoluzione, capace di adattarsi all'innovazione tecnologica e di sfruttarne gli sviluppi. Le caratteristiche più significative di tale dominio sono l'ubiquità e l'asimmetria della minaccia, la velocità di trasmissione, l'assenza di confini geografici e politici, la difficoltà di individuare chi conduce l'attacco. Il rapido progresso nel settore informatico, sebbene da un lato sia ormai un irrinunciabile punto di forza per ogni Paese, dall'altro espone al potenziale rischio da attività malevola condotta nello spazio cibernetico, che sfrutta sia le vulnerabilità di cui possono essere affetti gli strumenti informatici in uso, sia la limitata sensibilità degli utenti, spesso inconsapevoli del rischio o poco inclini ad adottare le misure minime di sicurezza. Nel prossimo futuro, peraltro, non è difficile prevedere un'ulteriore esponenziale estensione del dominio cibernetico e, quindi delle possibilità di attacchi (anche in seguito all'espansione, tra l'altro, di criptovalute, c.d. "internet delle cose", intelligenza artificiale, ecc.); la recente emergenza COVID-19 ha poi dimostrato che un uso maggiore degli strumenti informatici e delle connessioni in rete amplifica le occasioni di attacco. Come si legge nella Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza 2020, infatti: "la pandemia è stata un evento determinante anche in termini di impatto sulla società, sulle tecnologie in uso alla popolazione, sulla digitalizzazione di attività e servizi nonché sul conseguente ampliarsi della superficie di rischio cibernetico per l'individuo e per l'intero Sistema Paese. Hanno quindi acquisito maggiore attualità e concretezza le minacce alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti, nonché alla continuità degli approvvigionamenti. Nel complesso si è evidenziato come gli attori ostili abbiano sfruttato, nel periodo pandemico, il massiccio ricorso al lavoro agile e la conseguente accessibilità da internet, tramite collegamenti VPN ( Virtual Private Network ), di risorse digitali di Ministeri, aziende di profilo strategico e infrastrutture critiche, divenuti ancor più bersaglio di campagne ostili di matrice statuale, criminale o hacktivista"; per quanto riguarda le linee di tendenza quantitative e qualitative della minaccia, la stessa relazione dà conto di un generale incremento delle aggressioni (+20 per cento), che, quanto alla tipologia di target "hanno riguardato per lo più, a conferma di una tendenza già rilevata negli ultimi anni, sistemi IT di soggetti pubblici (83 per cento, in aumento di 10 punti percentuali rispetto al 2019). Tra questi ultimi, quelli maggiormente interessati dagli eventi risultano le Amministrazioni locali (48 per cento, valore in aumento di oltre 30 punti percentuali rispetto all'anno precedente), unitamente ai Ministeri titolari di funzioni critiche (+ 2 per cento nel confronto anno su anno). Le azioni digitali ostili perpetrate nei confronti dei soggetti privati hanno interessato prevalentemente il settore bancario (11 per cento, in aumento di 4 punti percentuali rispetto al 2019), quello farmaceutico/sanitario (7 per cento, in sensibile incremento rispetto allo scorso anno) e dei servizi IT (11 per cento, dato pressoché stabile)". in base alle caratteristiche e al grado di offensività, gli attacchi informatici vengono tipicamente divisi in diverse tipologie, all'interno delle due grandi categorie della sicurezza cibernetica e della difesa cibernetica. La prima riguarda in generale la sicurezza delle infrastrutture, di interesse nazionale o comunque strategiche, pubbliche o private, che possono essere oggetto di attacchi e intrusioni esterni o soggetti a incidenti. Per difesa cibernetica, invece, si intende lo spettro delle competenze dello Stato di natura prettamente militare. Proprio le caratteristiche della minaccia, però, rendono spesso arduo operare nette distinzioni tra sicurezza interna e sicurezza esterna, così come tra i profili civili e quelli più propriamente militari. Se in altri domini il carattere militare della minaccia è facilmente distinguibile, nel dominio cibernetico, viste le sue caratteristiche ibride, tale distinzione è meno agevole. Gli effetti di un attacco informatico possono del resto essere devastanti, anche maggiori di quelli di un attacco convenzionale, e possono danneggiare o paralizzare il funzionamento di organi vitali dello Stato, ma anche impedire il corretto funzionamento di infrastrutture critiche (ad esempio nei settori dell'energia, dei trasporti, delle cure mediche, della produzione di beni essenziali); alle Forze armate è in ogni caso affidato il compito di proteggere il Paese da intrusioni esterne, anche laddove dirette a obiettivi civili. Come si legge nel Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa del 2015, infatti, la Difesa ha il compito di sviluppare "in piena armonia con la strategia nazionale sulla protezione informatica, le possibilità di difesa contro attacchi di natura cibernetica che dovessero eccedere le capacità predisposte dalle agenzie civili"; le componenti di natura più prettamente militare si inquadrano in una più ampia strategia nazionale per la sicurezza cibernetica, la cui architettura si è andata componendo grazie a una serie di interventi normativi, in particolare a partire dal 2013. In quell'anno, con il Decreto del Presidente del Consiglio del 24 gennaio (c.d. "decreto Monti"), il nostro Paese ha definito le diverse competenze tra i vari attori istituzionali convolti nella gestione, a livello nazionale, della cyber security . Il 17 febbraio 2017 è stato adottato un DPCM, recante la Direttiva in materia protezione cibernetica e sicurezza informatica nazionali", che ha sostituito le norme del 2013, con l'obiettivo di assicurare un maggiore coordinamento tra le diverse strutture istituzionali. Nel maggio del 2018, con il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65 (di recepimento della c.d. "Direttiva NIS") sono stati delineati ulteriori interventi di rafforzamento del sistema di sicurezza cibernetica del Paese. Il Regolamento (UE) 2019/881 del 17 aprile 2019 (c.d. Cybersecurity Act) ha poi introdotto una certificazione europea della sicurezza cibernetica di hardware e software , trasponendo in campo informatico gli standard di sicurezza già applicati per i prodotti fisici prodotti e commercializzati nella Ue. Il regolamento ha anche istituito l'Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA); sulla base di questa normativa, la responsabilità della politica generale del Governo nel campo della sicurezza cibernetica viene attribuita al Presidente del Consiglio, che provvede al coordinamento delle politiche per la sicurezza cibernetica, impartisce le direttive e, sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, impartisce le disposizioni per l'organizzazione e il funzionamento del sistema. Dal punto di vista operativo al centro del sistema di controllo è il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), al cui interno è collocato il Nucleo Sicurezza cibernetica, cui spetta la gestione delle crisi cibernetiche e il raccordo tra le diverse componenti del sistema. Al Ministero dello Sviluppo economico spetta invece il compito di svolgere le attività di valutazione e certificazione per la verifica dell'affidabilità della componentistica in uso alla pubblica amministrazione; dal 2018 è stato anche istituito un CSIRT ( Computer Security Incident Response Team ), con compiti di natura tecnica, per supportare la pubblica amministrazione e altri utenti, definendo le procedure per la prevenzione e la gestione degli incidenti informatici, oltre che la collaborazione con le analoghe strutture degli altri Paesi; la legge 18 novembre 2019, n. 133 ha poi istituito il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, con il fine di assicurare la sicurezza delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici delle amministrazioni pubbliche e dei soggetti privati, da cui dipende l'esercizio di una funzione essenziale dello Stato o la prestazione di un servizio essenziale per il mantenimento di attività civili, sociali o economiche fondamentali per gli interessi dello Stato. A seguire sono stati approvati i criteri per l'individuazione dei soggetti pubblici e privati da includere nel Perimetro e poi l'elenco (non pubblico) di più di 100 soggetti, che erogano servizi essenziali nell'ambito delle infrastrutture nazionali. Nel gennaio di quest'anno è divenuto poi operativo il sistema che fa capo al centro di Valutazione e Certificazione Nazionale (CVCN), istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, chiamato ad effettuare verifiche e valutazioni dei beni, dei sistemi e dei servizi ICT che i soggetti inclusi nel Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica intendono acquisire qualora, tramite questi ultimi, vengano erogati e garantiti servizi essenziali; rilevato che: il campo cibernetico è stato da tempo individuato come teatro di possibili scontri militari, ed è di conseguenza qualificato, in ambito sia Nato che Unione europea, come il "quinto dominio di scontro", oltre a quelli tradizionali della terra, dell'aria, del mare e dello spazio. In ambito militare la minaccia cibernetica è attuale e immanente, considerando che, come ricordato dal generale Graziano nel corso della sua audizione, "circa il 70 per cento degli equipaggiamenti e dei sistemi d'arma ha componenti tecnologiche che potrebbero essere degradate o inabilitate da attacchi cibernetici". Di conseguenza "è indispensabile agire subito. Le minacce di conflitti tradizionali sono potenziali, mentre il confronto cibernetico è fattuale, avviene ogni giorno: si deve essere in grado di rispondere ora, non domani". Inoltre, nel dominio cibernetico non è possibile ricorrere a strumenti di difesa tipici dei domini tradizionali, come la deterrenza. Considerato che gli attacchi possono essere sferrati con strutture e risorse anche molto contenute, occorre puntare tutto sulla difesa e sulla resilienza, anche attraverso sistemi di fallback analogici  ove applicabili - da utilizzare in caso di necessità. Gli Stati sono peraltro connessi tra loro da una fitta rete di scambi informatici, per cui "la debolezza di un Paese è la debolezza di tutti". E' quindi necessario sviluppare un quadro normativo, a livello internazionale, che disciplini l'individuazione dei soggetti responsabili degli attacchi, la loro eventuale riconducibilità ad attori statuali, il sistema sanzionatorio, la proporzionalità della difesa e la legittimità della difesa preventiva; in seno all'Alleanza Atlantica, l'approccio nei confronti della minaccia cyber si è evoluto in modo significativo negli ultimi anni, dal punto di vista sia dell'inquadramento della minaccia che delle strategie e delle capacità operative. L'impegno NATO si concentra sullo sviluppo di capacità in chiave difensiva, ai sensi dell'articolo 3 del Trattato. Si è inoltre riconosciuto che un attacco cibernetico può arrivare a causare danni paragonabili a quelli di un attacco armato e quindi può attivare la clausola della difesa collettiva, ai sensi dell'articolo 5 del Trattato. Dopo la prima Policy on Cyber Defence (adottata nel 2008), le politiche Nato in materia hanno segnato un deciso passo in avanti. Nel 2016 è stato adottato un Cyber Defence Pledge , che ha istituito una piattaforma comune tra i Paesi membri per migliorare le capacità nazionali di risposta, con impegni da realizzare progressivamente. Nel 2019 è stato approvato il Report on Enhancing NATO's Response to Hybrid Threats , che delinea una serie di priorità in materia. Nel 2020 i Paesi membri hanno riaffermato l'impegno a utilizzare lo spettro completo delle loro capacità, quindi anche aeree, marittime, terrestri e spaziali, per contrastare un attacco cyber . Notevoli sono stati gli sviluppi anche dal punto di vista organizzativo e operativo. La Nato ha adottato politiche e piani d'azione, istituendo comitati, agenzie e centri operativi per integrare il dominio cibernetico nelle operazioni e nello sviluppo delle capacità militari dei Paesi membri. In tale contesto la NATO ha sviluppato un progetto per rendere disponibile una capacità di contro-offensiva cyber come strumento di risposta in soccorso agli Alleati (ai sensi dell'articolo 5), basato sulle singole capacità nazionali alleate ( Roadmap to implement cyberspace as a domain of operations ). Ne discende, pertanto, la necessità di un maggiore coordinamento non solo sullo sviluppo delle singole capacità, ma anche un sistema condiviso più ampio, che comprenda anche il complesso processo di attribuzione di responsabilità di un attacco cyber . E' quindi opportuno che il nostro Paese partecipi attivamente a tale progetto, non solo per una questione di credibilità internazionale, ma soprattutto per acquisire informazioni essenziali per massimizzare le proprie risorse nel dominio strategico. Nello stesso disegno, dopo l'istituzione del Cyber Defence Committee , responsabile per la governance politica della difesa cibernetica, nel 2019, all'interno del Comando operativo di Mons, in Belgio, è stato creato un Cyberspace Operations Centre , responsabile delle operazioni in questo dominio a supporto dei comandi operativi; la difesa cibernetica rientra anche negli strumenti di programmazione dello sviluppo capacitivo, a cominciare dal Nato Defence Planning Process , con cui gli Stati membri concordano gli obiettivi delle rispettive Forze armate, anche per contribuire agli impegni di difesa comune. Allo stato attuale la difesa cibernetica è a supporto dei comandi operativi "tradizionali", ma è aperta la possibilità che in futuro venga costituito un comando autonomo. Sotto il profilo informativo la Nato Communication and Information Agency gestisce alcune reti alleate, agendo in diretta relazione con il Nato Computer Incident Response Capability , la struttura che coordina lo scambio di informazioni tecniche sulle minacce ed è incaricata di fornire la prima risposta in caso di attacchi. Sul piano della formazione il Cooperative Cyber Defence Center of Excellence , situato in Estonia, prepara studi e report, organizzando esercitazioni periodiche. Considerate le caratteristiche del dominio cyber , risultano essenziali le collaborazioni con il settore della ricerca e dell'industria, che si sviluppano nell'ambito del Nato Industry Cyber Partnership . Da ultimo, il rapporto NATO 2030: United for a New Era individua sette priorità in materia di minacce cyber e ibride: dall'implementazione degli impegni già assunti al rafforzamento delle consultazioni ex articolo 4 del Trattato, alla maggiore cooperazione civile-militare. Oltre che quella con altre organizzazioni (dall'Onu all'Osce) e con Paesi terzi, la NATO vanta una significativa cooperazione con l'Unione europea. Nella dichiarazione congiunta del 2016, la cyber -difesa è indicata tra le sette aree prioritarie di cooperazione, comprendendo scambio di informazioni, di standard e di politiche, oltre che attività comuni di addestramento; per ciò che riguarda l'Unione europea, in ambito strettamente militare il documento più articolato è il Quadro strategico dell'Ue in materia di cyber difesa (novembre 2018). Il documento si pone l'obiettivo di sviluppare la politica di difesa comune nel dominio cibernetico, attraverso sei priorità: a) sostegno alle capacità di sviluppo della difesa cibernetica; b) rafforzamento della comunicazione e informazione in ambito PSDC; c) promozione della cooperazione civile-militare; d) ricerca e tecnologia; e) miglioramento di formazione, istruzione ed esercitazioni; f) potenziamento della cooperazione con i partner internazionali, a cominciare dalla NATO; in linea con questo quadro strategico, la difesa cibernetica è presente in tutte le iniziative di difesa comune. Tra i progetti approvati, dal 2019, nell'ambito della cooperazione strutturata permanente PESCO, almeno quattro sono espressamente rivolti ad aumentare le capacità di difesa cibernetica dell'Unione, mirando a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri, mediante la creazione di strutture di formazione, di gruppi di intervento o di piattaforme per risposte rapide: il Centro di coordinamento nel settore informatico e dell'informazione (progetto guidato dalla Germania), l'Accademia e polo di innovazione dell'UE nel settore dell'informatica (guidato dal Portogallo), la Piattaforma per la condivisione di informazioni in materia di minaccia informatica e di risposta agli incidenti informatici (guidato dalla Grecia, cui partecipa anche l'Italia) e il progetto su Gruppi di risposta rapida agli incidenti informatici e mutua assistenza in materia di cibersicurezza (guidato dalla Lituania, cui partecipa anche l'Italia). Quest'ultimo rientra anche tra i 26 progetti che il Consiglio Ue del 20 novembre scorso ha ritenuto in grado di produrre risultati concreti entro il 2026; sotto il profilo del sostegno finanziario, il Programma europeo di sviluppo industriale della difesa (Edidp) ha già finanziato, tra il 2019 e il 2020, una serie di progetti in materia di difesa cibernetica. Un ulteriore incremento dei finanziamenti è previsto nel prossimo futuro, con l'entrata in funzione del Fondo europeo per la difesa (Edf), nell'ambito del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027. La capacità di risposta ad attacchi cyber è ricompresa anche tra le 11 priorità individuate nel Piano di Sviluppo delle Capacità ( Capacity Development Plan ), documento redatto dall'Agenzia europea per la difesa (EDA) che individua, sulla base delle indicazioni degli Stati membri, e con il supporto di Comitato militare e Stato maggiore Ue, le capacità militari da sviluppare in seno all'Ue. In ambito EDA operano diversi gruppi di esperti con il compito di mappare le aree di ricerca ritenute essenziali e di individuare i fattori tecnici ritenuti necessari per l'autonomia Ue (tra cui un sistema di crittografia condivisa, lo sviluppo di tecniche di simulazione e visualizzazione, l'aggiornamento di tecnologie di autenticazione, ecc.). Lo scorso 22 marzo il Consiglio Ue ha anche approvato Conclusioni sulla Strategia Ue per la cyber sicurezza che contiene indicazioni anche per i profili della difesa cibernetica. Il Consiglio infatti, in attesa della proposta di revisione del quadro strategico in materia, "si impegna a proseguire gli sforzi per rafforzare le dimensioni di cyber sicurezza e cyber difesa al fine di garantirne la piena integrazione nel più ampio settore della sicurezza e della difesa, in particolare nel contesto dei lavori sulla Bussola strategica". Il Consiglio ha anche espresso apprezzamento per l'attività dell'Agenzia europea per la difesa, volta a promuovere la cooperazione tra le strutture CERT militari a livello nazionale e ha ribadito di sostenere "gli sforzi compiuti per consolidare le sinergie civili-militari e il coordinamento in materia di cyber difesa e cyber sicurezza, compresi gli aspetti connessi allo spazio, anche attraverso i progetti specifici della PESCO"; in linea con le direttrici di sviluppo in ambito NATO e Ue, anche il nostro Paese sta da tempo rafforzando le proprie capacità militari nel campo cibernetico. Come si legge nel Libro bianco per la difesa e la sicurezza del 2015, lo spazio cibernetico è un dominio "che dovrà essere presidiato e difeso", anche perché gli attacchi alle reti informatiche possono produrre "effetti sulla società paragonabili a quelli di un conflitto combattuto con armi convenzionali"; il Quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico (2013) assegna del resto al Ministero della difesa una serie di compiti di grande rilevanza, che vanno al di là di una prospettiva strettamente militare. Oltre a definire e coordinare la politica militare, la governance e le capacità militari nell'ambiente cibernetico, la Difesa è in primo luogo chiamata a pianificare e condurre le operazioni nello spazio cibernetico, per contrastare le azioni avversarie contro sistemi e strutture della difesa. A tal fine negozia le intese internazionali in materie e coordina le proprie attività con quelle NATO, Ue, e degli altri alleati. Il ministero contribuisce anche al flusso informativo a supporto delle operazioni cibernetiche, anche oltre i confini nazionali e concorre alla prevenzione e al contrasto delle attività terroristiche. Esso poi "concorre alla prevenzione e al contrasto degli attacchi ai sistemi di comunicazione e informazione di rilevanza strategica per gli interessi nazionali". La Difesa, inoltre "assicura la formazione e l'addestramento del proprio personale e mette a disposizione i propri centri di formazione in favore delle altre Amministrazioni"; in attuazione di questo Quadro, il Piano nazionale per la protezione cibernetica (2017), prevede tra i suoi diversi indirizzi operativi, lo "sviluppo delle capacità operative fondamentali, idonee ad espletare i compiti della Difesa nell'ambiente cibernetico". Nell'ambito di questo indirizzo, l'obiettivo è duplice: da un lato "potenziare le strutture preposte alla difesa dello spazio cibernetico ed avere cura che gli assetti che le compongono raggiungano e mantengano nel tempo i necessari livelli di efficacia ed efficienza", dall'altro "sviluppare strutture di Comando e Controllo in grado di pianificare e condurre operazioni militari nello spazio cibernetico in maniera efficace" (compito adempiuto con l'istituzione del Comando per le Operazioni in Rete - COR); tali prospettive strategiche hanno evidentemente dirette ricadute per quanto riguarda la programmazione degli investimenti e dello sviluppo capacitivo. Come si legge nel Documento programmatico della Difesa 2020/2022, le "sfide legate alla dimensione cibernetica hanno assunto una decisa rilevanza geopolitica e geostrategica, determinata dalla sua peculiare trasversalità, in quanto potenziale canale di propagazione e amplificazione degli altri tipi di minaccia. La dimensione cibernetica dei conflitti si è aggiunta, infatti, a quella tradizionale, rendendola ancora più pericolosa ed estendendola anche al dominio cognitivo. In tale contesto, il cyber spazio rappresenta un significativo fattore abilitante che amplifica le potenzialità della minaccia ibrida e costituisce un ideale campo d'azione e di proselitismo per l'estremismo violento. Parimenti, la possibilità di accesso a tecnologie avanzate, da parte di un bacino sempre più ampio di utenti, pone i nostri potenziali avversari in grado di accedere a strumenti, relativamente economici e facilmente reperibili". Tutto ciò richiede non solo scelte finanziarie conseguenti, ma anche politiche industriali adeguate, necessarie per restare al passo con l'evoluzione tecnologica e mantenere il tradizionale vantaggio tecnologico della Difesa. In questo senso è anche necessaria l'introduzione della " security‐by‐design ", quale prerequisito obbligatorio nello sviluppo delle applicazioni e dei sistemi; il processo di rafforzamento della componente cyber implica anche un adeguamento delle strutture organizzative. Da questo punto di vista si segnala l'istituzione, nel marzo del 2020, del Comando per le Operazioni in Rete (COR), evoluzione e rafforzamento della struttura precedente (Comando interforze operazioni cibernetiche, CIOC). Il nuovo Comando è posto alle dirette dipendenze del Capo di Stato maggiore della Difesa, con la missione di "garantire, con visione unitaria e coerente, la condotta delle operazioni nel dominio cibernetico e la gestione tecnico-operativa in sicurezza di tutti i sistemi di ICT/C4 della Difesa". Con il COR, la Difesa intende riordinare e razionalizzare il settore, per assicurare la direzione, il coordinamento ed il controllo unitario nella gestione, in sicurezza, dei sistemi ICT; l'adozione di un approccio "cooperativo" e interforze nel dominio cibernetico e un adeguato sviluppo capacitivo, favorendo investimenti e formazione. Il COR gestisce anche, in modo accentrato, l'evoluzione e la manutenzione della Rete Integrata della Difesa (RID), l'intranet dell'area di Vertice Interforze (DIFENET) e sta attivando un servizio di accesso autonomo alla rete Internet, per tutte le Forze armate. Il Comando per le Operazioni in Rete esprime anche una capacità di pianificazione, conduzione e realizzazione dell'intera gamma delle "operazioni militari" nel dominio cibernetico, con capacità di contrasto e di neutralizzazione delle minacce portate alle reti, ai sistemi e ai servizi della Difesa, sia sul territorio nazionale che nei teatri operativi, interfacciandosi con il Centro Intelligence Interforze, per il necessario supporto informativo; apprezzato che: come affermato dal ministro Guerini nel corso dell'audizione svolta lo scorso 9 marzo presso le Commissioni difesa di Camera e Senato, uno dei tre settori in cui il dicastero intende contribuire al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è proprio "la difesa dello spazio cibernetico, ormai parte del dominio delle operazioni militari". In questo settore, infatti, il Ministero intende sviluppare "nuovi progetti rivolti, da un lato, ad ampliare ed irrobustire le capacità di gestione e protezione dei dati, dall'altro a potenziare le capacità di difesa e resilienza innalzando i livelli di sicurezza nel contrasto alle minacce informatiche e digitali, anche a protezione delle infrastrutture critiche del Paese"; rilevato infine che dalle audizioni svolte sono emerse ulteriori sollecitazioni, non direttamente rivolte al settore della difesa, come ad esempio quelle di: - stimolare tutte le possibili sinergie tra pubbliche amministrazioni e settore privato nell'ambito della ricerca, della formazione e dello sviluppo di sistemi; - rafforzare i percorsi formativi legati alla cyber sicurezza, nei diversi ordini e gradi del sistema scolastico, e poi nella formazione universitaria e post-universitaria, sia per diffondere una maggiore consapevolezza del tema per i cittadini-utenti, sia nella prospettiva delle rilevanti prospettive occupazionali del settore; - intensificare le campagne formative e informative sui temi della cyber sicurezza, sia per la generalità dei cittadini, che per il personale delle pubbliche amministrazioni e del settore privato; impegna il Governo a: rafforzare gli investimenti nel comparto cibernetico, in particolare per quanto riguarda la ricerca, anche per aumentare l'autonomia strategica del Paese, sostenendo le collaborazioni tra l'amministrazione della Difesa, le università e l'industria; potenziare le capacità nazionali di difesa cibernetica, in considerazione dello sviluppo crescente di strumenti ICT in ambito militare e al loro utilizzo, anche travisato, in situazioni di conflittualità tra Stati; aggiornare, laddove necessario, il quadro giuridico per la partecipazione del nostro Paese a operazioni militari che utilizzino sistemi cibernetici, adeguando la catena di comando per l'avvio di tali operazioni, in particolare se svolte in contesti multilaterali, tenendo conto delle caratteristiche di questi attacchi, in particolare la loro velocità; favorire lo scambio di informazioni e la collaborazione a livello internazionale, anche sotto il profilo giudiziario; proseguire l'impegno a rafforzare la sicurezza delle dotazioni informatiche, assumendo il principio di " security‐by‐design " quale prerequisito obbligatorio, fin dalla fase della ricerca e della progettazione, nello sviluppo delle applicazioni e dei sistemi di interesse strategico per il Paese, introducendo particolare prescrizioni a carico dei produttori di dispostivi tecnologici che consentano di mantenerne la sicurezza per tutto il ciclo di vita, con adeguati standard, per quanti gestiscono infrastrutture interconnesse con quelle dei grandi operatori e per tutta la supply chain degli operatori di servizi strategici; rafforzare la componente cyber nei percorsi formativi destinati al personale, anche civile, della Difesa, e in generale della pubblica amministrazione; promuovere ogni iniziativa, anche legislativa, per massimizzare l'azione di contrasto alla disinformazione, spesso operata come vera e propria minaccia ibrida alla sicurezza nazionale; promuovere l'attiva partecipazione del nostro Paese alle diverse iniziative dell'Unione europea nel settore della difesa cibernetica, a cominciare dalla Cooperazione strutturata permanente (Pesco) e dalla Revisione coordinata annuale della difesa (Card); adoperarsi affinché nell'implementazione del Fondo europeo della difesa sia dato opportuno rilievo ai progetti relativi alla difesa cibernetica, e rafforzare, a livello sia finanziario che politico, la partecipazione delle aziende italiane del comparto ai diversi strumenti finanziari di sostegno, sia nella fase della ricerca che in quella dello sviluppo dei prodotti; promuovere e aderire a iniziative comuni in ambito Alleanza Atlantica al fine di rendere disponibili, su iniziativa nazionale, proprie capacità di contrasto e contro-offensiva rispetto alle minacce cibernetiche.