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Modifica alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di diritto al riacquisto della cittadinanza italiana persa a seguito dell'espatrio. Onorevoli Senatori. – Per migliaia e migliaia di italiani nel mondo l'ingiusta perdita della cittadinanza è un vulnus , un vuoto, che da troppo tempo ormai esige risposte concrete, efficaci e all'altezza di un Paese civile quale è l'Italia. Risposte che noi oggi siamo chiamati a dare per quel fondativo senso di giustizia che nutre le Istituzioni che qui tutti rappresentiamo. Milioni di italiani nel mondo ci guardano, ci osservano e ci giudicano per quell'attenzione di cui finora si sono spesso sentiti orfani. Quello della cittadinanza è un tema vasto e complesso, il cui acquisto o la cui perdita derivano unicamente da criteri stabiliti da una normativa nazionale. Si tratta di uno status giuridico cui la Repubblica italiana riconduce la titolarità dei diritti e doveri civili e politici. Beninteso, non si tratta di una condizione necessaria e irrinunciabile: un cittadino italiano può, infatti, perdere la cittadinanza per circostanze dipendenti o meno dalla propria volontà. Ma se può mutare la condizione giuridica riguardo lo status di cittadino italiano, chi sia nato nel nostro Paese non perde quasi mai il senso di appartenenza alla propria comunità originaria. Con questa condivide profonde radici storico-culturali e uno straordinario patrimonio di valori. Sono molti di più di quanti si possano immaginare gli italiani che vivono e lavorano oltreoceano, e in molteplici altre parti del mondo, che possono testimoniare quale frustrazione hanno provato nel non sentirsi più cittadini del Paese dove sono nati e da dove proviene la loro famiglia. In particolare, è doveroso e importante rivolgere l'attenzione ai protagonisti della consistente emigrazione del Novecento. Questi ultimi, nonostante lo scorrere dei decenni, non hanno mai dimenticato le proprie origini e la propria italianità. Espatriando, la quasi totalità di essi non ha mai interrotto il rapporto con la madrepatria e si ritrova a essere fortemente penalizzata dalla normativa in vigore. La sussistenza del legame di cittadinanza assunta alla nascita crea un legame indissolubile verso l'Italia, anche quando è venuto meno il riconoscimento di tale diritto. Tornare ad essere cittadino italiano per chi vive all'estero rappresenta il più alto riconoscimento del senso d'appartenenza all'identità nazionale. Doveroso, dunque, che ci si adoperi affinché questa ferita profonda venga sanata attraverso l'introduzione di una normativa che semplifichi le attuali complesse procedure di riacquisto dello status di cittadino italiano. Occorre, inoltre, considerare che essere cittadino italiano implica a tutti gli effetti un forte senso di responsabilità e un impegno a dare il proprio contributo alla crescita e allo sviluppo del nostro Paese. Responsabilità, questa, che concede non solo diritti, ma implica anche doveri civili e politici. Si tratta di un rapporto di reciproco scambio, tra il cittadino espatriato e l'Italia, che ha spesso contribuito a creare un forte contraccambio culturale e ad ampliare le relazioni tra i Paesi di accoglienza e il nostro. Un grande capitale umano da valorizzare, un bene prezioso che, mantenendo vivo e reale il legame con la terra d'origine, ha diffuso tradizioni e cultura creando una ricca interazione. Fondamentale pertanto mantenere integro questo legame in ogni suo aspetto, anche e soprattutto, con il riacquisto della cittadinanza. Tra le varie procedure per il riottenimento vi è la possibilità di assumere o aver assunto un pubblico impiego alle dipendenze dello Stato italiano, l'aver soggiornato continuativamente in Italia per un anno oppure aver stabilito o stabilire, entro un anno dalla dichiarazione di volontà di riacquisto, la residenza in Italia. Per il riacquisto della cittadinanza il legislatore ha dunque previsto dei percorsi complessi, come se chi aspirasse a essere nuovamente cittadino dovesse meritare quello che la legge qualifica come un suo diritto. Il requisito della residenza in Italia per dodici mesi consecutivi, poi, appare essere ingiustificato e iniquo. Ingiustificato perché non c'è nesso logico tra il riacquisto dello status di cittadino e la permanenza in Italia di una qualsivoglia durata. Iniquo perché non tutti hanno possibilità fisiche ed economiche per stabilire la propria residenza in Italia per un anno e si trovano, di conseguenza, nell'impossibilità di esercitare questo loro diritto. Inoltre, spesso l'impedimento deriva dall'età avanzata. Lo Stato dunque dovrebbe garantire per il riacquisto della cittadinanza procedure rapide, snelle e accessibili a tutti. Così facendo verrebbe saldato un debito morale nei confronti di tutti coloro i quali hanno perso lo status di cittadino a causa di disposizioni legislative datate e da considerare, al giorno d'oggi, superate. Si sta parlando di una legge che disciplina questa materia da ormai più di venticinque anni. Ovvio quindi che la legislazione vada ripensata, rivista, aggiornata. Il primo provvedimento emanato in Italia, volto a disciplinare questa materia, risale alla legge 13 giugno 1912, n. 555. Questa è rimasta in vigore fino al 1992, anno in cui fu approvata la legge n. 91 intitolata «Nuove norme sulla cittadinanza», che all'articolo 26 ne ha disposto l'abrogazione. Con il presente disegno di legge si intende dare la possibilità al cittadino nato in Italia, figlio di almeno un genitore italiano, di riacquistare la cittadinanza attraverso procedure rapide e di facile applicazione. Si richiede che tutti gli aventi diritto abbiano la possibilità di presentare esplicita richiesta di riacquisto della cittadinanza presso l'Ufficio consolare competente per territorio e avviare così le procedure stabilite secondo le disposizioni ministeriali. Ci stiamo rivolgendo ai figli della nostra Terra, nati qui, figli di cittadini italiani ai quali è giusto riconoscere tale diritto in condizione di piena parità. Il fine principale di questa proposta è quella di richiamare con forza l'attenzione su quanto sia importante non rimanere indifferenti di fronte a questa reale esigenza. Considerazione, interesse e volontà di agire possono essere le parole più adatte da utilizzare e da applicare per far sì che questo profondo e indissolubile legame rimanga integro in ogni sua componente.. 1 1 All'articolo 13 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, dopo il comma 1 è inserito il seguente: « 1-bis . Il cittadino nato in Italia e figlio di padre o madre italiani, che risiede all'estero e ha perduto la cittadinanza prima della data di entrata in vigore della presente disposizione, in deroga a quanto stabilito dal comma 1, lettera c) , la riacquista se dichiara di volerla riacquistare».