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Conversione in legge del decreto-legge 16 giugno 2022, n. 68, recante disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo delle infrastrutture, dei trasporti e della mobilità sostenibile, nonché in materia di grandi eventi e per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Onorevoli Senatori . – Si illustra, di seguito, il contenuto del decreto-legge 16 giugno 2022, n. 68, di cui si propone la conversione con il presente disegno di legge. Articolo 1 – (Misure di accelerazione per la realizzazione delle opere per la viabilità della città di Roma e il Giubileo 2025) In vista delle celebrazioni del Giubileo della Chiesa cattolica per il 2025 appare necessario garantire che la realizzazione dei lavori e delle opere, previsti dal programma dettagliato degli interventi, di cui all'articolo 1, comma 422, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, rispetti una tempistica particolarmente stringente legata alla data fissata per le celebrazioni. Il comma 430 dell'articolo 1 della citata legge 234 del 2021, in relazione alle eventuali attività di rielaborazione e approvazione di progetti non ancora aggiudicati, prevede l'applicazione delle procedure acceleratorie disciplinate dall'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55. In tale quadro normativo si inserisce la disposizione in esame che, al comma 1, in considerazione della necessità di accelerazione nel processo di realizzazione delle opere ricomprese dal programma dettagliato degli interventi, prevede ulteriori misure finalizzate all'accelerazione delle procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA). In particolare, ferma restando l'applicazione della riduzione dei termini di cui all'articolo 4, comma 2, del citato decreto-legge n. 32 del 2019, si prevede che le procedure di valutazione di impatto ambientale siano svolte nei tempi e secondo le modalità previsti per i progetti di cui all'articolo 8, comma 2- bis , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il quale, attraverso il richiamo all'articolo 25, comma 2- bis, del medesimo decreto legislativo, prevede dei tempi ridotti per la valutazione di impatto ambientale. Il comma 2 prevede, per i progetti relativi agli interventi di cui al comma 1, la riduzione da sessanta a quarantacinque giorni del termine (previsto dal secondo periodo del comma 3 dell'articolo 25 del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50) per la richiesta di attivazione della procedura di verifica preventiva dell'interesse archeologico. Al riguardo, si evidenzia che l'articolo 25, comma 3, del citato codice dei contratti pubblici dispone che il soprintendente, qualora sulla base degli elementi trasmessi e delle ulteriori informazioni disponibili, ravvisi l'esistenza di un interesse archeologico nelle aree oggetto di progettazione, può richiedere motivatamente, entro il termine di trenta giorni dal ricevimento del progetto di fattibilità o di uno stralcio di esso sufficiente ai fini archeologici, la sottoposizione dell'intervento alla procedura di verifica preventiva dell'interesse archeologico disciplinata dai commi 8 e seguenti del medesimo articolo. Lo stesso comma 3 dell'articolo 25 dispone altresì che, per i progetti di grandi opere infrastrutturali o a rete, il termine della richiesta per la procedura di verifica preventiva dell'interesse archeologico è stabilito in sessanta giorni. È su tale ultimo termine che interviene la riduzione prevista dal comma in esame. Il comma 3 modifica l'articolo 1 della legge n. 234 del 2021. In particolare: - la lettera a) aggiunge al comma 427 tre nuovi periodi, prevedendo che, in relazione agli interventi per la messa in sicurezza e la manutenzione straordinaria delle strade previsti dal programma dettagliato degli interventi di cui al comma 422, la società « Giubileo 2025 » possa sottoscrivere apposite convenzioni con la società ANAS S.p.A., in qualità di centrale di committenza, per l'affidamento di tali interventi. Inoltre, prevede che, limitatamente agli affidamenti di importo inferiore alle soglie di cui all'articolo 35 del codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n. 50 del 2016), la società ANAS S.p.A. possa effettuare la selezione degli operatori economici, nel rispetto del principio di rotazione, anche nell'ambito degli accordi quadro previsti dall'articolo 54 del codice dei contratti pubblici, da essa conclusi e ancora efficaci alla data di sottoscrizione delle convenzioni e in relazione ai quali non è intervenuta alla medesima data l'aggiudicazione degli appalti basati sui medesimi accordi quadro ovvero non si è provveduto alla loro esecuzione secondo le modalità previste dal citato articolo 54, commi 2, 3, 4, 5 e 6, del codice dei contratti pubblici. Infine, prevede che, in relazione alle attività affidate ad ANAS S.p.A., la società « Giubileo 2025 » è autorizzata a riconoscere, a valere sulle risorse di cui al comma 420 dell'articolo 1 della legge n. 234 del 2021, destinate alla realizzazione di interventi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria delle strade oggetto di convenzione, una quota, entro il limite di cui all'articolo 36, comma 3 -bis , del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sulla base delle risultanze della contabilità analitica afferente alle spese effettivamente sostenute da parte dell'ANAS S.p.A. per le attività di investimento; - la lettera b) aggiunge il comma 427 -bis, prevedendo che agli affidamenti relativi alla realizzazione degli interventi e all'approvvigionamento dei beni e dei servizi utili ad assicurare l'accoglienza e la funzionalità del Giubileo si applica l'articolo 48 del decreto-legge 31 maggio 2021 n. 77, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, che introduce misure di semplificazione in materia di affidamento dei contratti pubblici nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Piano nazionale degli investimenti complementari (PNC). Sempre in chiave acceleratoria, la disposizione prevede che per la realizzazione degli interventi del programma di cui al citato comma 422, la conferenza di servizi prevista dal comma 5 dell'articolo 48, del citato decreto-legge n. 77 del 2021, fissa il cronoprogramma vincolante da rispettare per gli enti preposti alla risoluzione delle interferenze e alla realizzazione delle opere mitigatrici. Nel caso di scostamento temporale nell'esecuzione delle lavorazioni, rispetto al predetto cronoprogramma, è prevista l'applicazione di sanzioni commisurate alle penali di cui all'articolo 113- bis, comma 4, del codice dei contratti pubblici nei confronti dei citati enti. La disposizione di cui al comma 4, in vista dei flussi di pellegrinaggio e turistici previsti in occasione delle celebrazioni per il Giubileo della Chiesa cattolica per l'anno 2025, risponde all'esigenza di assicurare che vengano rimosse le situazioni di emergenza, connesse al traffico e alla mobilità, derivanti dalle condizioni delle strade. A tal fine, si prevede che, fermo quanto previsto dall'articolo 1, commi 422, 423, 426 e 427 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, per l'attuazione degli interventi per la messa in sicurezza e la manutenzione straordinaria delle strade comunali di Roma capitale, nonché per lo sviluppo e la riqualificazione funzionale delle strade di penetrazione e di grande collegamento di Roma capitale e della città metropolitana di Roma capitale, i predetti enti, tenuto conto di quanto previsto nel programma dettagliato degli interventi di cui al citato comma 422, sono autorizzati a sottoscrivere, nell'ambito dei rapporti di collaborazione con lo Stato di cui all'articolo 24, comma 6, della legge 5 maggio 2009, n. 42, apposite convenzioni con la società ANAS S.p.A., in qualità di centrale di committenza, per l'affidamento di tali interventi. Per tali finalità, limitatamente agli affidamenti di importo inferiore alle soglie comunitarie previste dall'articolo 35 del codice dei contratti pubblici, la disposizione prevede che la selezione degli operatori economici da parte della società ANAS S.p.A. può avvenire, nel rispetto del principio di rotazione, anche nell'ambito degli accordi quadro previsti dall'articolo 54 del citato codice, da essa conclusi e ancora efficaci alla data di sottoscrizione delle convenzioni e in relazione ai quali non è intervenuta alla medesima data l'aggiudicazione degli appalti basati sui medesimi accordi quadro ovvero non si è provveduto alla loro esecuzione secondo le modalità previste dal citato articolo 54, commi 2, 3, 4, 5, e 6. Si stabilisce, infine, che agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma si fa fronte utilizzando le risorse assegnate alla città metropolitana con il decreto di cui all'articolo 1, comma 406, della medesima legge n. 234 del 2021, nonché con le risorse dei rispettivi bilanci che Roma capitale e la città metropolitana intendono destinare a tale finalità. Il comma 5 autorizza Roma capitale e la città metropolitana di Roma capitale a riconoscere ad ANAS S.p.A., per specifici interventi ricompresi nelle convenzioni di cui al comma 4, a valere sulle risorse di cui al medesimo comma, una quota, entro il limite di cui all'articolo 36, comma 3 -bis , del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sulla base delle risultanze della contabilità analitica sulle spese effettivamente sostenute da parte dell'ANAS S.p.A., per le attività di investimento. Il comma 6 prevede che le risorse destinate agli interventi di competenza della città metropolitana di Roma possono essere utilizzate per gli interventi di viabilità comunale in continuità con quelli della medesima città metropolitana. Articolo 2 – (Misure urgenti in materia di costruzione, manutenzione e messa in sicurezza delle dighe, nonché di controllo sul loro esercizio) Al fine di ridurre i tempi di approvazione dei progetti relativi agli interventi afferenti alla costruzione, alla manutenzione e alla messa in sicurezza delle dighe, in coerenza con le previsioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonché di rafforzare l'attività di vigilanza sul loro esercizio, al comma 1 si apportano modifiche all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584, con l'obiettivo precipuo di semplificare la procedura di adozione del regolamento per la disciplina del procedimento di approvazione dei progetti e del controllo sulla costruzione e l'esercizio delle dighe. Al riguardo, si rappresenta che il decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584, recante disposizioni urgenti in materia di dighe, ha previsto all'articolo 2, comma 1, l'emanazione, nella forma di cui all'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dei lavori pubblici e con il Ministro dell'ambiente, del regolamento per la disciplina del procedimento di approvazione dei progetti e del controllo sulla costruzione e l'esercizio delle dighe, individuando (lettere da a) a m-bis ), i contenuti del provvedimento, tra cui: le modalità e i termini delle domande e delle relative istruttorie per l'approvazione tecnica dei progetti, il riparto di competenze fra uffici centrali e uffici periferici del Servizio nazionale dighe, le modalità di acquisizione del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, il contenuto dei provvedimenti dell'amministrazione, disposizioni sul potere dell'amministrazione di emanare atti generali contenenti norme tecniche, sui poteri ispettivi dell'amministrazione nonché sul potere di prescrivere interventi di manutenzione e di adeguamento e altri interventi finalizzati a migliorare le condizioni di sicurezza. Nel corso dell' iter di adozione del regolamento, e in considerazione del lungo tempo trascorso, l'evoluzione della normativa tecnica di settore in materia di costruzione e di esercizio delle dighe, di quella in materia ambientale, nonché alla luce del riparto delle competenze di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, concernente il « Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali » ed in particolare gli articoli 89, 90 e 91, hanno determinato la necessità di aggiornare e semplificare l'adozione del regolamento di cui all'articolo 2, comma 1, del citato decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507, modificandone al contempo i contenuti alla luce delle nuove disposizioni. Per quanto attiene alla normativa tecnica di settore in materia di dighe, si citano, a titolo esemplificativo, i seguenti provvedimenti adottati successivamente all'entrata in vigore del richiamato decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507: la legge 1° agosto 2002, n. 166, recante « Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti »; il decreto del Presidente della Repubblica 24 marzo 2003, n. 136, recante « Regolamento concernente l'organizzazione, i compiti ed il funzionamento del Registro italiano dighe – RID, a norma dell'articolo 91 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 »; la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 febbraio 2004, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell'11 marzo 2004, recante « Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile »; il decreto-legge 29 marzo 2004, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2004, n. 139, recante « Disposizioni urgenti in materia di sicurezza di grandi dighe e di edifici istituzionali » e, in particolare, l'articolo 4; il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (cosiddetto « Decreto Monti »), recante « Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici » e, in particolare l'articolo 4; la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2014, recante « Indirizzi operativi inerenti all'attività di protezione civile nell'ambito dei bacini in cui siano presenti grandi dighe »; il decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2021, n. 156 e, in particolare, l'articolo 2, commi 4 -bis e 4 -ter , nonché il comma 4 -quater , che ha modificato il comma 4 -bis dell'articolo 6 della legge 1° agosto 2002, n. 166, stabilendo che con il regolamento di cui all'articolo 2 del decreto-legge n. 507 del 1994, sono definite le modalità con cui il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili provvede alla vigilanza tecnica sulle operazioni di controllo eseguite dai concessionari e all'approvazione tecnica dei progetti delle opere di derivazione e adduzione connesse agli sbarramenti di ritenuta di cui all'articolo 1, comma 1, del citato decreto-legge n. 507 del 1994, aventi le caratteristiche definite dallo stesso comma 4 -quater . Per quanto attiene, in particolare, alla normativa in materia ambientale, e con specifico riferimento alla previsioni del citato articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 507 del 1994, relative alla valutazione di impatto ambientale e all'esigenza di tutela delle acque dall'inquinamento, si evidenzia che il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante « Norme in materia ambientale », alla parte seconda ha puntualmente disciplinato le procedure di valutazione di impatto ambientale per tutte le categorie di opere e progetti e, all'articolo 114, ha previsto disposizioni specifiche in materia di dighe al fine di assicurare il mantenimento della capacità di invaso e la salvaguardia sia della qualità dell'acqua invasata sia del corpo ricettore, stabilendo che le operazioni di svaso, sghiaiamento e sfangamento delle dighe sono effettuate sulla base di un progetto di gestione di ciascun invaso; che il progetto di gestione è finalizzato a definire sia il quadro previsionale di dette operazioni connesse con le attività di manutenzione da eseguire sull'impianto, sia le misure di prevenzione e tutela del corpo ricettore, dell'ecosistema acquatico, delle attività di pesca e delle risorse idriche invasate e rilasciate a valle dell'invaso durante le operazioni stesse; che il progetto di gestione individua altresì eventuali modalità di manovra degli organi di scarico, anche al fine di assicurare la tutela del corpo ricettore e che restano valide in ogni caso le disposizioni fissate dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1959, n. 1363, volte a garantire la sicurezza di persone e cose. La norma in esame, alla luce delle intervenute modifiche normative, apporta una modifica all'articolo 2 del decreto-legge n. 507 del 1994, prevedendo che il regolamento per la disciplina del procedimento di approvazione dei progetti e del controllo sulla costruzione, l'esercizio e la dismissione delle dighe, sia adottato con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 – anziché nella forma di decreto del Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della medesima legge n. 400 del 1988- e, contestualmente, ne adegua i contenuti alla nuova disciplina tecnica di settore in materia di costruzione, esercizio e dismissione delle dighe alla luce della richiamata normativa in materia ambientale intervenuta successivamente. Al fine di prevedere un adeguato coinvolgimento delle regioni nella fase di adozione del suddetto decreto si dispone l'acquisizione dell'intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Al comma 2 si prevede, a decorrere dall'anno 2022, l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, di un fondo alimentato, con una quota pari al 15 per cento delle risorse di cui all'articolo 2, comma 172, primo periodo, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e, comunque, nel limite massimo di 1 milione di euro annui. Tale fondo è destinato al riconoscimento di incentivi, con le modalità e i criteri previsti in sede di contrattazione decentrata integrativa e nei limiti delle risorse effettivamente confluite nel medesimo fondo, in favore dei dipendenti di livello non dirigenziale in servizio nelle articolazioni di cui all'articolo 2, comma 171, del citato decreto-legge n. 262 del 2006, per lo svolgimento di specifiche funzioni di vigilanza tecnica sui lavori e sull'esercizio delle dighe e delle opere di derivazione, nonché di istruttoria di progetti e di valutazione della sicurezza. Gli importi corrisposti a titolo di incentivo sono comprensivi anche degli oneri previdenziali e assistenziali a carico dell'amministrazione e non possono, nel corso dell'anno, superare l'importo del 50 per cento del trattamento economico complessivo annuo lordo. Al riguardo, si evidenzia che l'articolo 2 del citato decreto-legge n. 262 del 2006, al comma 170 ha disposto la soppressione del Registro italiano dighe (RID), istituito ai sensi dell'articolo 91, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, prevedendo, al comma 171, che: « Fermi i compiti, gli obblighi, e le responsabilità degli enti concessionari e dei soggetti gestori in materia di sicurezza, nonché le funzioni di controllo delle amministrazioni concedenti, i compiti e le attribuzioni facenti capo al Registro italiano dighe, ai sensi del citato articolo 91, comma 1, del decreto legislativo n. 112 del 1998, nonché dell'articolo 10 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 marzo 2003, n. 136, sono trasferiti al Ministero delle infrastrutture, e sono esercitati dalle articolazioni amministrative individuate con il regolamento di organizzazione del Ministero, adottato ai sensi dell'articolo 1, comma 23, del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233. Fino all'adozione del citato regolamento, l'attività facente capo agli uffici periferici del Registro italiano dighe continua ad essere esercitata presso le sedi e gli uffici già individuati ai sensi dell'articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 marzo 2003, n. 136. ». Il comma 172 del citato articolo 2 del decreto-legge n. 262 del 2006, ha previsto che: « Le spese occorrenti per il finanziamento delle attività già facenti capo al Registro italiano dighe sono finanziate dalla contribuzione a carico degli utenti dei servizi, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, lettere b) e c) , del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 marzo 2003, n. 136, nei modi previsti dalla legge, per la parte non coperta da finanziamento a carico dello Stato, e affluiscono ad apposita unità previsionale di base inserita nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture. Una quota degli introiti che affluiscono annualmente a titolo di contribuzione degli utenti dei servizi, pari ad euro 2.500.000 per l'anno 2012, pari a euro 2.673.000 per l'anno 2013, pari a euro 3.172.000 per l'anno 2014 e pari a euro 3.184.000 annui a decorrere dal 2015, resta acquisita al bilancio dello Stato; il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Nella medesima unità previsionale di base confluiscono gli stanziamenti finanziari attualmente iscritti nello stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture per le attività del Registro italiano dighe. » Al riguardo, si evidenzia che le dighe sulle quali la Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili provvede, ai fini della tutela della pubblica incolumità, all'approvazione tecnica dei progetti ed alla vigilanza sulla costruzione e sulle operazioni di controllo, sono 526 e che il personale afferente alla medesima Direzione generale è composto da 91 unità di livello non dirigenziale, da 7 dirigenti di livello non generale e da un dirigente di livello generale. Nell'ambito di tale personale coloro che svolgono funzioni tecniche sono pari a 66 unità. Nello specifico, si rappresenta che risorse di scopo per le attività di istituto in materia di dighe derivano dalle contribuzioni dei soggetti controllati (concessionari di derivazione), previste dall'articolo 6 della legge 1° agosto 2002, n. 166, recante « Disposizioni relative al Registro italiano dighe », successivamente confermate dall'articolo 2, comma 172, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286. Con la disposizione in esame si prevede, pertanto, che una quota delle sopra richiamate risorse versate dai soggetti controllati, eccedenti euro 3.184.000 annui – che ai sensi del comma 172, secondo periodo, del decreto-legge n 262 del 2006, restano acquisiti al bilancio dello Stato – siano destinate a finanziare, oltre alle attività già facenti capo al Registro italiano dighe, anche, ed entro il limite massimo di 1 milione di euro a decorrere dal 2022, un'incentivazione per specifiche funzioni tecniche di alta specializzazione svolte da ingegneri e geologi della competente Direzione generale del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili in attuazione di quanto previsto dalle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1959 n. 1363, di cui all'articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 24 gennaio 1991 n. 85, di cui all'articolo 1 del decreto-legge 8 agosto 1994 n. 507, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584, nonché di cui all'articolo 4 del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2004, n. 139. Articolo 3 – (Adeguamento infrastrutturale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera, dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza) La disposizione è finalizzata, innanzitutto, all'ammodernamento del parco infrastrutturale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera che ha in uso complessivamente 851 unità immobiliari distinte nelle seguenti tipologie: n. 740 unità in uso governativo, immobili pubblici concessi in uso per finalità istituzionali; n. 8 unità in locazione passiva, immobili di proprietà privata sui quali grava, a carico dell'amministrazione, il pagamento di un canone di locazione; n. 8 unità FIP-P1, immobili appartenenti al Fondo immobili pubblici; n. 95 unità in comodato gratuito per un determinato periodo di tempo, con l'obbligo di restituirlo in buono stato alla scadenza. La maggior parte delle unità immobiliari non rispondono ai previsti standard edilizi di efficienza energetica e resistenza antisismica. Per tali motivi, è necessario un programma di ammodernamento, efficientamento e riqualificazione energetica del parco infrastrutturale delle Capitanerie di porto – Gua rdia costiera su tutto il territorio nazionale, indirizzato principalmente alle sedi dei comandi di dimensioni minori (Uffici circondariali marittimi e Uffici locali marittimi), ubicati in prossimità del mare e quindi soggetti a un precoce deterioramento per l'azione aggressiva degli elementi atmosferici, che svolgono funzioni strategiche e rappresentano, per la loro capillare collocazione, un prezioso presidio per il controllo delle coste, mediante: a) interventi diretti alla verifica e alla valutazione della sicurezza sismica e statica di edifici nonché per la realizzazione di progetti di miglioramento antisismico; b) interventi di efficientamento energetico degli uffici, delle caserme e degli alloggi, ivi comprese le relative progettazioni; c) interventi di razionalizzazione degli spazi a disposizione, ivi compresi gli interventi di frazionamento e ridimensionamento degli uffici, nel rispetto dei parametri allocativi individuati dalle norme, se eseguiti congiuntamente ad uno degli interventi di cui alle lettere a) e b) ; d) interventi di riqualificazione degli spazi aperti se eseguiti congiuntamente ad uno degli interventi di cui alle lettere a) e b) , ivi compresi i progetti di miglioramento e valorizzazione delle aree verdi, dell'ambito urbano di pertinenza degli immobili oggetto di intervento. Parallelamente, occorre procedere alla rifunzionalizzazione degli immobili confiscati alla criminalità organizzata e assegnati alle Capitanerie di porto – Guardia costiera, per poterli reimpiegare, completando così l'opera di aggressione ai patrimoni mafiosi. Gli interventi assicurano il vantaggio di: affermare la presenza e il valore presidiario dello Stato, per la tutela della sicurezza pubblica, anche nei comuni più piccoli o isolati del territorio; garantire ai cittadini servizi moderni ed efficienti; fungere da volano per la ripresa del settore delle piccole imprese edili nazionali, con una favorevole ricaduta sul tasso di occupazione; superare le difficoltà di eseguire i necessari interventi di adeguamento funzionale degli immobili in locazione. Per garantire le suddette esigenze, la disposizione, ai commi 1 e 2: a) prevede l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, di un fondo con una dotazione di 1,3 milioni per l'anno 2022, di 500.000 euro per l'anno 2023, di 6,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026 e di 4,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2036, per assicurare la funzionalità dei servizi di istituto dell'organizzazione territoriale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera; b) prevede che la spesa è autorizzata ai fini della realizzazione di interventi da eseguire in un arco temporale ultradecennale per: la costruzione di immobili demaniali in uso alle Capitanerie di porto – Guardia costiera con le annesse pertinenze, l'acquisto dei relativi arredi al fine di garantirne l'immediata fruibilità da parte dei comandi periferici delle Capitanerie di porto – Guardia costiera; la ristrutturazione, l'ampliamento, il completamento, l'esecuzione di interventi straordinari, l'efficientamento e la riqualificazione energetica, il miglioramento antisismico di quelle già esistenti, comprese quelle confiscate alla criminalità organizzata. L'elenco degli interventi, predisposto dal Comando generale del corpo delle Capitanerie di porto – Guardia costiera relativo, tra l'altro, all'individuazione e alla localizzazione degli interventi da eseguire e ai parametri progettuali da rispettare, è approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti il Ministero della difesa e l'Agenzia del demanio (tenuto anche conto dell'esperienza e delle competenze maturate dalla citata Agenzia nell'ambito delle verifiche di vulnerabilità sismica degli immobili del demanio e dei conseguenti interventi di adeguamento), entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto ed è comunicato alle competenti Commissioni parlamentari entro trenta giorni dalla sua approvazione; c) stabilisce i criteri da seguire per la predisposizione del citato programma, finalizzati a contenere gli oneri economici e a garantire la rapida realizzazione degli interventi, prevedendo che si debba ricorrere preferenzialmente: a stabili demaniali che potranno essere abbattuti e ricostruiti sullo stesso sedime; alla rifunzionalizzazione degli immobili confiscati alla criminalità organizzata ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, indicando esplicitamente la possibilità di abbattere e ricostruire tali edifici qualora economicamente più vantaggioso; all'accasermamento nel medesimo stabile di reparti di diverse organizzazioni funzionali, anche ai fini del conseguimento dei risparmi di spesa di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177; all'acquisto, tramite l'Agenzia del demanio, di immobili privati tra cui quelli già sede di presidi territoriali delle Capitanerie di porto-Guardia costiera in regime di locazione con conseguente adeguamento; nonché l'acquisizione di aree o immobili di proprietà dei comuni interessati, anche mediante permuta con aree o fabbricati di proprietà dello Stato, evitando così il « consumo del suolo » rifunzionalizzando edifici esistenti con mirati interventi di recupero urbanistico; d) ai fini dell'utilizzo delle risorse del fondo: ribadisce che le opere edilizie previste dal suddetto programma sono considerate opere destinate alla difesa militare di cui all'articolo 33, comma 1, della legge 1° agosto 2002, n. 166: estende alle opere di cui al suddetto elenco l'applicabilità delle misure di semplificazione previste per i contratti pubblici di cui al Piano nazionale di ripresa e resilienza e del Piano nazionale per gli investimenti complementari dai titoli III e IV della parte II del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108; dispone che le funzioni di stazione appaltante possano essere svolte, anche in relazione alle tipologie di intervento, dall'Agenzia del demanio, dai competenti provveditorati alle opere pubbliche e dagli enti locali, sulla base di specifici accordi stipulati tra le pubbliche amministrazioni interessate, ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241; stabilisce che l'approvazione dei progetti delle opere previste dalla legge equivale a tutti gli effetti a dichiarazione di pubblica utilità nonché di urgenza e indifferibilità delle opere stesse ai fini di favorire eventuali provvedimenti di espropriazione per pubblica utilità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327. Il comma 3 stabilisce che l'elenco degli interventi di cui al comma 2, approvato con decreto ministeriale, riporta il codice unico di progetto (CUP) per ogni singolo intervento. Si prevedono inoltre le modalità di monitoraggio sullo stato di attuazione dei richiamati interventi e di verifica dell'utilizzo dei finanziamenti concessi nei tempi previsti, a tal fine rinviando al sistema previsto dal decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229. Il comma 4 reca la relativa copertura finanziaria. Il comma 5, lettera a) , apporta mirate modifiche all'articolo 1, comma 475, della legge 30 dicembre 2021, n. 234 (recante « Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024 »), che ha istituito un fondo di investimento pluriennale per il finanziamento di interventi di potenziamento e ammodernamento del patrimonio immobiliare dell'Arma dei carabinieri su tutto il territorio nazionale. Ciò al fine di prevenire incertezze in sede interpretativa e di assicurare maggiore flessibilità ed efficacia agli interventi infrastrutturali da realizzare. Più nel dettaglio, la disposizione è volta a: estendere la portata dell'intervento normativo, nel limite delle risorse stanziate dalla stessa norma, agli immobili in uso governativo all'Arma dei carabinieri di tutte le organizzazioni funzionali dell'amministrazione, disciplinate dagli articoli 169 e seguenti del codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, mediante l'espunzione del richiamo, riduttivo, alla sola organizzazione territoriale e del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari; sostituire i richiami al « programma » (di interventi) presenti nel testo vigente con il più generico riferimento a « elenchi di interventi », allo scopo di distinguere l'oggetto della norma in esame dai programmi biennali degli acquisti di beni e servizi e dai programmi triennali dei lavori pubblici di cui al codice dei contratti pubblici; evitare possibili antinomie normative, in coerenza con quanto già previsto al comma 476 della medesima legge 30 dicembre 2021, n. 234 – che disciplina il piano di interventi pluriennali di ammodernamento del parco immobiliare del Corpo della Guardia di finanza – individuando nel Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (e non nel Presidente del Consiglio dei ministri) l'autorità competente ad approvare con proprio decreto l'elenco degli interventi di cui alla lettera e) della medesima norma. Alla luce dei numerosi interventi che verranno realizzati nel periodo d'interesse (ultradecennali), ha l'ulteriore fine di semplificare l' iter procedurale da seguire nel caso in cui si renda necessario apportare eventuali modifiche all'originale elenco degli interventi; rimodulare la tipologia di interventi antisismici realizzabili, non limitandola – come oggi previsto – alle sole opere di « adeguamento » infrastrutturale richieste dalla speciale disciplina di settore, ma estendendo tale tipologia al più ampio spettro del « miglioramento » degli immobili; consentire l'acquisto, tramite l'Agenzia del demanio, anche di immobili privati che, pur non essendo già sede di reparti/comandi dell'Arma dei carabinieri, presentino caratteristiche (quali la conformità ai parametri progettuali tipici delle caserme della dell'Arma dei carabinieri, l'idoneità all'adozione di misure di sicurezza passiva, la disponibilità di adeguati spazi da adibire ad autorimessa, ecc.) tali da poter essere agevolmente adattati alle esigenze dei reparti/comandi a cui potrebbero essere destinati. L'ampliamento delle possibilità di acquisto di immobili privati da utilizzare come caserme accresce la possibilità di impiegare celermente e in maniera efficiente le risorse stanziate a tal fine. Analogamente, il comma 5, lettera b) , apporta mirate modifiche all'articolo 1, comma 476, della suddetta legge n. 234 del 2021 che ha istituito un fondo di investimento pluriennale per il finanziamento di interventi di potenziamento e ammodernamento del patrimonio immobiliare della Guardia di finanza su tutto il territorio nazionale. Ciò, al fine di prevenire incertezze in sede interpretativa e di assicurare maggiore flessibilità ed efficacia agli interventi infrastrutturali da realizzare. In particolare, la disposizione è volta a: sostituire i richiami al « programma » (di interventi) presenti nel testo vigente con il più generico riferimento a « elenchi di interventi », allo scopo di distinguere l'oggetto della norma in esame dai programmi biennali degli acquisti di beni e servizi e dai programmi triennali dei lavori pubblici di cui al codice dei contratti pubblici; rimodulare la tipologia di interventi antisismici realizzabili, non limitandola – come oggi previsto – alle sole opere di « adeguamento » infrastrutturale richieste dalla speciale disciplina di settore, ma estendendo tale tipologia al più ampio spettro del « miglioramento » degli immobili; consentire l'acquisto, tramite l'Agenzia del demanio, anche di immobili privati che, pur non essendo già sede di reparti/comandi del Corpo, presentino caratteristiche (quali la conformità ai parametri progettuali tipici delle caserme della Guardia di finanza, l'idoneità all'adozione di misure di sicurezza passiva, la disponibilità di adeguati spazi da adibire ad autorimessa, ecc.) tali da poter essere agevolmente adattati alle esigenze dei reparti/comandi a cui potrebbero essere destinati. L'ampliamento delle possibilità di acquisto di immobili privati da utilizzare come caserme, accresce la possibilità di impiegare celermente e in maniera efficiente le risorse stanziate a tal fine. Articolo 4 – (Misure urgenti in materia di trasporto marittimo di passeggeri, di adeguamenti infrastrutturali portuali e per la laguna di Venezia) Il decreto-legge 20 luglio 2021, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 settembre 2021, n. 125, ha introdotto misure urgenti per la tutela delle vie d'acqua di interesse culturale e per la salvaguardia di Venezia. In particolare, l'articolo 2 del citato decreto-legge n. 103 del 2021 individua un commissario straordinario, nella persona del presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, per la realizzazione di approdi temporanei e interventi complementari in ragione del divieto di transito delle grandi navi nelle zone sensibili della laguna stabilito dall'articolo 1 del medesimo decreto-legge n. 103 del 2021, definendo il regime giuridico cui è assoggettato, i poteri ad esso attribuiti, nonché le modalità di computo dei compensi degli eventuali subcommissari, rimettendo a un decreto ministeriale la fissazione dei termini e delle attività connesse alla realizzazione degli interventi. Il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, in qualità di Commissario straordinario, ha il compito di procedere alla progettazione, all'affidamento e all'esecuzione degli interventi di seguito elencati: a) realizzazione di punti di attracco temporanei in numero non superiore a cinque nell'area di Marghera, di cui due disponibili già per la stagione crocieristica 2022, destinati anche alle navi adibite al trasporto passeggeri di stazza lorda pari o superiore a 25.000 GT; b) manutenzione dei canali esistenti; c) interventi accessori per il miglioramento dell'accessibilità nautica e della sicurezza della navigazione. Il comma 1 della disposizione in esame, al fine di garantire lo svolgimento dell'attività crocieristica 2022 nella laguna di Venezia, autorizza il Commissario straordinario di cui al citato articolo 2, del decreto-legge n. 103 del 2021, alla realizzazione, secondo le modalità previste dai commi 1 e 3 del medesimo articolo 2, di un ulteriore punto di attracco temporaneo nell'area di Chioggia, destinato anche alle navi adibite al trasporto passeggeri di stazza lorda pari o superiore a 25.000 GT, nel limite di spesa di euro 1 milione per l'anno 2022. Il Commissario straordinario provvede a indicare, nella relazione periodica da inviare al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, prevista dal comma 2- bis del citato articolo 2, lo stato di realizzazione dell'intervento e le iniziative adottate e da intraprendere, anche in funzione delle eventuali criticità rilevate nel corso del processo di realizzazione. Al riguardo, si rappresenta che in attuazione del citato articolo 2, comma 1, del suddetto decreto-legge n. 103 del 2021, al fine di potenziare le disponibilità di ormeggi già a partire dal 2022, è stata verificata, oltre alle banchine Liguria e Lombardia su cui sono stati avviati i lavori commissariali di adeguamento, la sussistenza di ulteriori soluzioni. Nell'ambito di tali attività è emersa l'esigenza di individuare punti di ormeggio temporanei presso il porto di Chioggia, che rientra nel sistema portuale dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale. Il porto di Chioggia, infatti, per la sua configurazione e posizione geografica, potrebbe costituire un ottimo hub per consentire al gestore del terminal , interessato dal divieto di transito delle « grandi navi » disposto dall'articolo 1 del citato decreto-legge n. 103 del 2021 di svolgere le attività necessarie a rendere più efficace l'azione di riequilibrio della concessione che è stata affidata alla stessa dall'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, favorendo lo sviluppo di ulteriori traffici con conseguente aumento del livello occupazionale e della capacità recettiva del porto veneziano e clodiense unitariamente considerato quale « sistema ». Il comma 2, con l'obiettivo di garantire un'organizzazione efficace del traffico delle navi da crociera e migliorare i livelli di servizio ai passeggeri, autorizza la spesa, nel limite complessivo di euro 675.000 per ciascuno degli anni 2022 e 2023, in favore dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale per l'adeguamento funzionale e strutturale delle banchine dei porti di Monfalcone e di Trieste. Il trasferimento delle risorse è subordinato alla corretta alimentazione dei sistemi informativi della Ragioneria generale dello Stato e alla comunicazione al Ministero dell'economia e delle finanze del codice unico di progetto (CUP) di ciascun intervento e del relativo cronoprogramma procedurale. Il comma 3 reca la copertura finanziaria degli oneri derivanti dai commi 1 e 2, quantificati in euro 1.675.000 per l'anno 2022 e in euro 675.000 per l'anno 2023. Il comma 4 interviene sull'articolo 95 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, che ha istituito l'Autorità per la Laguna di Venezia, quale ente pubblico non economico di rilevanza nazionale, sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, cui vengono attribuite funzioni e competenze per la salvaguardia della città di Venezia e della zona lagunare e per il mantenimento del regime idraulico lagunare, da esercitare, tra l'altro, mediante l'approvazione del programma triennale per la tutela della laguna di Venezia, del programma unico integrato e del programma di gestione e manutenzione del Modulo sperimentale elettromeccanico (MOSE). Le modifiche apportate sono finalizzate a definire e circoscrivere con maggior dettaglio le competenze e le funzioni svolte dall'Autorità, nonché a semplificare e accelerare le procedure tecniche e amministrative previste dall'articolo 95 del citato decreto-legge n. 104 del 2020. In particolare, alla lettera a) , si modifica il comma 1 del citato articolo 95, al fine di introdurre una nuova denominazione dell'Autorità che viene, pertanto, definita « Autorità per la laguna di Venezia – Nuovo magistrato alle acque ». Tale modifica è orientata al recupero della storica denominazione dell'ente statale di cui l'Autorità ha assorbito integralmente le competenze. Alla lettera b) , numero 1), si modifica il comma 2 dell'articolo 95 del decreto-legge n. 104 del 2020, che stabilisce e disciplina nel dettaglio l'attribuzione all'Autorità delle funzioni e delle competenze relative alla salvaguardia della città di Venezia e della zona lagunare e al mantenimento del regime idraulico lagunare, ivi incluse quelle di cui alle leggi 5 marzo 1963, n. 366, 16 aprile 1973, n. 171, e 29 novembre 1984, n. 798, nonché le funzioni già attribuite al magistrato alle acque e trasferite al provveditorato interregionale per le opere pubbliche per il Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia ai sensi dell'articolo 18, comma 3, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. La modifica introdotta precisa che per l'esercizio delle proprie funzioni, l'Autorità può sottoscrivere accordi ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Ciò al fine di rafforzare e migliorare il coordinamento e la cooperazione con altre amministrazioni mediante la sottoscrizione di accordi tesi a disciplinare lo svolgimento, in collaborazione, delle relative attività di competenza e di reciproco interesse. Alla lettera b) , numero 2), si modifica la lettera c) del comma 2 dell'articolo 95, al fine di meglio definire l'ambito di operatività dell'Autorità. Il comma 2 dell'articolo 95 prevede, alla lettera e) , che l'Autorità svolga attività tecnica di vigilanza e supporto ad amministrazioni, enti ed organismi in relazione alla realizzazione di opere pubbliche nell'ambito lagunare con fonti di finanziamento non di diretta competenza. Con la modifica prevista alla lettera b) , numero 3), si prevede che tali attività siano svolte in via facoltativa e non obbligatoria, ovvero laddove ve ne sia la concreta necessità. Al fine di meglio delimitare l'ambito di operatività delle funzioni svolte dall'Autorità, in relazione alla riscossione delle sanzioni amministrative derivanti dalle infrazioni in ambito lagunare, alla lettera b) , numero 4), si modifica la lettera i) del comma 2 dell'articolo 95, al fine di specificare che detta attività di riscossione delle sanzioni amministrative sia svolta in relazione alle attività di competenza dell'Autorità. Alla lettera b) , numero 5), si opera una modifica finalizzata a chiarire il riparto di competenze, già esistente a legislazione vigente, tra l'Autorità e il comune di Venezia, specificando che l'Autorità provvede al rilascio delle concessioni e autorizzazioni allo scarico delle acque reflue e alla verifica della qualità degli scarichi in relazione ai limiti legali, nonché alla gestione dell'attività amministrativa, contabile e di riscossione dei canoni relativi agli scarichi industriali. Inoltre, viene chiarito che le autorizzazioni degli scarichi civili e di quelli relativi alle aziende artigiane produttive, agli enti assistenziali e alle aziende turistiche ricettive e della ristorazione, sono rilasciate previa approvazione dei progetti da parte del comune di Venezia e i relativi canoni, determinati in base al consumo idrico, sono introitati direttamente dal comune di Venezia. Alla lettera b) , numero 6), si opera una modifica formale alla lettera q) del comma 2 dell'articolo 95, al fine di prevedere che l'autorità rilasci le autorizzazioni e concessioni per dissodamenti e piantagioni entro il perimetro lagunare, nonché per il prelievo dalla laguna di sabbia, fango « ed altri materiali », anziché di « altre materie ». Ciò al fine di utilizzare la specifica terminologia tecnica prevista dalla normativa ambientale di settore. Il comma 2 dell'articolo 95 prevede, alla lettera s) , che l'Autorità valuta ed esprime i pareri sulla validità dei trattamenti di depurazione delle acque sia per gli scarichi reflui all'interno della laguna, sia per quelli defluenti in mare aperto tramite canali artificiali in prossimità della laguna. Con la modifica di cui alla lettera b) , numero 7), al fine di rafforzare il ruolo dell'Autorità, si prevede che, in relazione a tali trattamenti, l'Autorità esprima pareri obbligatori. Il comma 5 dell'articolo 95 disciplina la nomina, i compiti e le funzioni svolte dal presidente, che è il rappresentante legale dell'Autorità, responsabile del suo funzionamento e ne dirige l'organizzazione, emanando tutti i provvedimenti che non siano attribuiti agli altri organi. La nomina del presidente avviene con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti la regione Veneto e il comune di Venezia, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari. Con la modifica di cui alla lettera c) , si introduce una modifica al comma 5 dell'articolo 95 in relazione alle modalità di nomina del presidente, prevedendo che la stessa sia adottata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, e d'intesa con il sindaco della Città metropolitana di Venezia anziché « sentiti la regione Veneto e il comune di Venezia ». Il comma 6 dell'articolo 95 disciplina il Comitato di gestione, composto dal presidente dell'Autorità, che lo presiede, e da sette dipendenti di livello dirigenziale scelti tra il personale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del Ministero dell'economia e delle finanze, del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della regione Veneto, della città Metropolitana di Venezia e del comune di Venezia, e nominati, per la durata di tre anni, secondo le modalità previste dallo statuto. In relazione alle attività e alle funzioni del Comitato, alla lettera d) si modifica il comma 6, al fine di precisare che la valutazione relativa alle scelte strategiche aziendali e alle nomine dei dirigenti responsabili delle strutture di vertice dell'Autorità, sottoposta dal Presidente al Comitato, è preventiva. In base al comma 7, per l'espletamento dei propri compiti l'Autorità, si avvale di un Comitato consultivo composto da sette componenti, nominati con provvedimento del presidente dell'Autorità, su proposta, rispettivamente, del sindaco di Venezia, del sindaco di Chioggia, del presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale, del Comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto, del presidente dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, del presidente della Giunta regionale del Veneto e del segretario generale dell'Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali, scelti tra soggetti, anche estranei alla pubblica amministrazione, dotati di specifiche e comprovate competenze e esperienza in materia idraulica e di morfodinamica lagunare e di gestione e conservazione dell'ambiente. Con la modifica di cui alla lettera e) , si ampliano le competenze professionali richieste per la nomina dei componenti del Comitato, al fine di consentire l'individuazione di adeguati profili professionali per lo svolgimento dell'incarico. In relazione alle modalità di adozione dello statuto dell'Autorità, il comma 9 dell'articolo 95 prevede che lo stesso sia adottato, in sede di prima applicazione, dal presidente dell'Autorità, e approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, precisando altresì i contenuti e le finalità dello stesso. Si prevede, infine, al medesimo comma 9, che l'Autorità possa avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato, ai sensi dell'articolo 1 del testo unico di cui al regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611. Con la modifica di cui alla lettera f) , si prevede, da un lato, che l'adozione dello statuto avvenga sentiti il presidente della regione Veneto e il sindaco della città metropolitana di Venezia, al fine di prevedere un coinvolgimento più diretto degli enti territoriali di governo, e dall'altro si prevede che l'Autorità, laddove necessario, si avvalga obbligatoriamente del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato, ai sensi dell'articolo 1 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611, che prevede che la rappresentanza, il patrocinio e l'assistenza in giudizio delle amministrazioni dello Stato, anche se organizzate ad ordinamento autonomo, spettano all'Avvocatura dello Stato. Alla luce dell'istituzione dell'Autorità e dell'attribuzione dei relativi compiti e funzioni, l'articolo 95, al comma 22, introduce modifiche all'articolo 4 della legge 29 novembre 1984, n. 798 (Nuovi interventi per la salvaguardia di Venezia) , prevedendo una nuova disciplina per il funzionamento del Comitato cui è affidato l'indirizzo, il coordinamento e il controllo per l'attuazione degli interventi previsti dalla medesima legge n. 798 del 1984. La lettera g) reca una modifica al comma 27- bis finalizzata ad eliminare il riferimento alle parole « di mare » del tutto improprio (sul piano tecnico – giuridico) in considerazione delle peculiari caratteristiche della laguna di Venezia. La lettera h) introduce una modifica al comma 27- quinquies dell'articolo 95 al fine di prevedere una riduzione dei termini ivi stabiliti, da sessanta a trenta giorni, per l'espressione del parere della Commissione tecnico-consultiva istituita presso il Provveditorato interregionale delle Opere Pubbliche per il Veneto, Trentino- Alto Adige, Friuli Venezia Giulia sulle domande di autorizzazione per la movimentazione, in aree di mare ubicate all'interno del contermine lagunare di Venezia, dei sedimenti risultanti dall'escavo dei fondali del contermine lagunare di cui al comma 27- bis del medesimo articolo 5. Il comma 5, infine, interviene sull'articolo 4, comma 3, della legge 29 novembre 1984, n. 798 recante « Nuovi interventi per la salvaguardia di Venezia », al fine di prevedere che il Comitato istituzionale per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, istituito dal medesimo articolo 4, approvi il piano degli interventi nell'ambito della Laguna di Venezia e decida sulla ripartizione delle risorse stanziate per la loro attuazione, nonché sulla eventuale rimodulazione delle risorse ripartite. Tale modifica si rende necessaria al fine di provvedere ad una efficace ed efficiente gestione delle risorse destinate agli interventi per la salvaguardia di Venezia. Articolo 5 – (Disposizioni urgenti per la funzionalità dell'impianto funiviario di Savona) Il comma 1 apporta modifiche all'articolo 94- bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020 n. 27, introducendo i commi aggiuntivi 7- bis , 7- ter , 7- quater e 7- quinquies . L'articolo 94- bis del citato decreto-legge n. 18 del 2020, ha previsto la nomina del provveditore interregionale alle opere pubbliche di Piemonte, Val d'Aosta e Liguria quale Commissario straordinario ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, con il compito di provvedere alla progettazione, all'affidamento e all'esecuzione degli interventi necessari per il ripristino della funzionalità dell'impianto funiviario di Savona in concessione alla società Funivie S.p.A.. Al riguardo, si premette che la funivia San Giuseppe di Cairo costituisce una infrastruttura funiviaria per il trasposto di carbone e rinfuse solide (non alimentari) dal porto di Savona al parco/deposito oltre Appennino sito nel comune di Cairo Montenotte di proprietà del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. L'impianto funiviario assume una preminente rilevanza nell'ambito della portualità alto-tirrenica, per le caratteristiche tecniche e del servizio fornito, per provenienza dei traffici, per la peculiarità delle merci trasportate e per la sua interconnessione funzionale con il trasporto marittimo e ferroviario. Allo stato, la gestione dell'infrastruttura e dei servizi di trasporto merci da effettuare mediante gli impianti della funivia Savona - S. Giuseppe e del relativo parco ferroviario nel comune di San Giuseppe di Cairo è affidata alla società Funivie S.p.A. in virtù di una concessione, stipulata il 15 novembre 2007, della durata di 25 anni a decorrere dal 20 dicembre 2007. Per assicurare la sostenibilità economico-finanziaria dell'esercizio pubblico, quantificato sulla base di un piano industriale e operativo, predisposto su iniziativa della stessa società, il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, in qualità di ente concedente, ha riconosciuto un contributo finanziario per l'esercizio, per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, per il rinnovo degli stessi e per gli investimenti per la realizzazione delle coperture dei parchi del carbone (importo stimato di 30 milioni di euro). Detto contributo complessivo nei 15 anni ammonta a euro 104.781.0000 e viene ridotto annualmente sino al suo completo esaurimento nel quindicesimo anno. Il menzionato contributo attualmente è imputato al capitolo 1325, Missione 13, Programma 6, iscritto nel bilancio di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili. Nel corso del periodo di concessione si è registrato una generalizzata contrazione del mercato del carbone e delle rinfuse solide che di fatto ha dimezzato il quantitativo delle merci trasportate (circa 750.000 tonnellate annue) a fronte dei 2 milioni di tonnellate annue previste nel piano industriale e che ha reso ad oggi difficoltoso qualsiasi tentativo di riequilibrio finanziario derivante dal margine operativo. Inoltre, il danneggiamento di alcuni piloni di sostegno delle linee funiviarie a causa di un eccezionale nubifragio che ha coinvolto l'impianto, ha determinato il fermo delle attività di esercizio funiviario. Infine, la mancata realizzazione delle coperture dei parchi-deposito del carbone ha determinato la sospensione dell'erogazione delle quote residue di contributo statale da parte del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (l'ultima rata di contributo liquidata dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili in favore della società Funivie Spa è relativa all'annualità 2018). Pertanto, il comma 1 introduce all'articolo 94- bis del citato decreto-legge n. 18 del 2020 i seguenti commi: a) comma 7- bis , il quale prevede che in caso di cessazione entro il 31 dicembre 2022 della concessione Funivia Savona - San Giuseppe di Cairo e nelle more dell'individuazione di un nuovo concessionario, il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar ligure occidentale, in deroga alle previsioni di cui all'articolo 21, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, provvede, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, prorogabile con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili non oltre il 31 dicembre 2024, ad eseguire gli interventi necessari per il recupero della piena funzionalità tecnica di detta funivia, nonché all'individuazione di un nuovo concessionario secondo le modalità previste dal codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Inoltre, si precisa che la proroga è subordinata alla necessità di definire le procedure di individuazione del nuovo concessionario. Si prevede, altresì, che, nelle more dell'individuazione di un nuovo concessionario, il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar ligure occidentale provvede alla gestione diretta dell'impianto funiviario. Al riguardo, si evidenzia che nel periodo precedente all'affidamento in concessione, la gestione dell'infrastruttura avveniva in maniera diretta a mezzo di un Commissario governativo (ai sensi del combinato disposto dell'articolo 18 della legge 2 agosto 1952, n. 1221 e dell'articolo 2 della legge 12 gennaio 1991, n. 13). Occorre, altresì, evidenziare che l'articolo 21, comma 5, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, ha previsto, ai fini del contenimento della spesa pubblica e con lo scopo di assicurare l'organico completamento delle procedure di trasferimento alle regioni dei compiti e delle funzioni di programmazione e amministrazione relativi alle ferrovie in regime di gestione commissariale governativa, che tutte le funzioni e i compiti delle gestioni commissariali governative ferroviarie sono attribuite alla competente Direzione generale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; b) comma 7- ter , il quale prevede che, qualora non sia stato possibile individuare un nuovo concessionario all'esito della procedura di cui al comma 7- bis , la regione Liguria subentra allo Stato, quale titolare e concedente dell'impianto funiviario e demanda l'attuazione del conferimento e l'attribuzione alla regione Liguria, a decorrere dalla data di effettivo trasferimento dell'impianto funiviario, delle relative risorse individuate al comma 7- quinquies , ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo accordo di programma tra il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e la regione Liguria; c) comma 7- quater , il quale prevede che il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale, per lo svolgimento delle attività individuate ai commi 7- bis e 7- ter e per l'eventuale supporto tecnico, possa avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di strutture dell'amministrazione centrale o territoriale interessata, nonché di società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, dalle regioni o da altri soggetti di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, i cui oneri sono posti a carico delle risorse di cui al comma 7- quinquies nel limite massimo di spesa di 70.000 euro per l'anno 2022 e di 200.000 euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024; d) comma 7- quinquies , il quale reca la copertura finanziaria per l'attuazione dei commi 7- bis e 7- ter , quantificati nel limite massimo di euro 700.000 per l'anno 2022 e di euro 5.600.000 a decorrere dall'anno 2023. Il comma 2 estende fino al 31 dicembre 2022 le misure in favore dei lavoratori dipendenti da imprese del territorio della provincia di Savona (cassa integrazione), impossibilitati a prestare attività lavorativa, in tutto o in parte, a seguito della frana verificatasi lungo l'impianto funiviario di Savona, in concessione alla società Funivie S.p.A.. Al riguardo, va premesso che l'articolo 94- bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ha previsto, al fine di mitigare gli effetti economici derivanti dalla diffusione del contagio da COVID-19 e di consentire la ripresa economica dell'area della provincia di Savona che la regione Liguria, nel limite delle risorse disponibili destinate alla medesima regione ai sensi dell'articolo 44, comma 11 -bis , del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, possa erogare nell'anno 2020, nel limite di spesa di 1,5 milioni di euro, un'indennità pari al trattamento straordinario di integrazione salariale, comprensiva della relativa contribuzione figurativa e degli assegni per il nucleo familiare (ANF), per la durata massima di dodici mesi, in favore dei lavoratori dipendenti da imprese del territorio della provincia di Savona, impossibilitati a prestare attività lavorativa, in tutto o in parte, a seguito della frana verificatasi lungo l'impianto funiviario di Savona, in concessione alla società Funivie S.p.A., in conseguenza degli eccezionali eventi atmosferici del mese di novembre 2019. Successivamente, l'articolo 49, comma 2- bis , del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, ha previsto l'estensione anche per l'anno 2021 dello stesso trattamento. Infine, l'articolo 16, comma 3- sexies , del decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2021, n. 156, ha previsto una ulteriore estensione del citato trattamento straordinario di integrazione salariale dal 16 novembre 2021 al 31 agosto 2022. La disposizione in esame prevede la possibilità di riconoscimento da parte dell'INPS, per la durata massima di altri quattro mesi (settembre 2022 – dicembre 2022), di un'ulteriore indennità pari al trattamento straordinario di integrazione salariale, comprensiva della relativa contribuzione figurativa, in continuità con l'indennità di cui al comma 1 dell'articolo 94- bis del citato decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020. Articolo 6 – (Disposizioni in materia di trasporto aereo) Il Sistema nazionale integrato dei trasporti (SNIT) rappresenta il sistema integrato di infrastrutture, puntuali e a rete, di interesse nazionale e internazionale che costituisce la struttura portante del sistema di trasporto passeggeri e merci italiano. Pur non essendo inseriti nel PNRR, i progetti degli aeroporti sono oggi fortemente orientati alla transizione ecologica (fotovoltaico, SAF/HVO, elettrificazione dei mezzi, comunità energetica, innovazione tecnologica, ristrutturazione immobili in ottica green ). Investimenti rapidi e consistenti in questo settore non potranno che avere effetti positivi rilevanti di tipo economico e sociale. Inoltre, trasformare in senso sostenibile le infrastrutture e il sistema dei trasporti può contribuire a determinare un miglioramento della competitività dell'economia e anche della qualità della vita delle persone e dell'ambiente in cui esse vivono e operano. Peraltro, l'anno 2025, con le celebrazioni per il Giubilo della Chiesa cattolica, offre interessanti prospettive di sviluppo del traffico aereo verso il nostro Paese, favorendo la ripresa del settore del turismo e degli investimenti e rafforzando il « Brand Italia ». In tale scenario, la necessità di infrastrutture aeroportuali adeguate, in grado di garantire i più elevati standard di servizio, richiede strategie chiare e adeguatezza degli strumenti per far ripartire fin da subito gli investimenti per lo sviluppo. Pertanto, al comma 1, riconoscendo la strategicità e il preminente interesse nazionale dello sviluppo dei tre aeroporti intercontinentali di Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Venezia Tessera e al fine di rafforzare l'interconnessione tra sistema ferroviario e trasporto aereo, si prevede: a) lo svolgimento delle procedure di valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 6, comma 3- ter , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonché quelle relative alle opere inserite nei piani di sviluppo aeroportuale, ivi incluse quelle di mitigazione e miglioramento ambientale, nei tempi previsti per i progetti di cui all'articolo 8, comma 2- bis , del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006; b) lo svolgimento del dibattito pubblico di cui all'articolo 22 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nei termini di cui all'articolo 46, comma 1, secondo periodo, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108; c) la riduzione della metà dei termini per l'accertamento di conformità di cui all'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, relativamente ai piani di sviluppo aeroportuale e alle opere inserite in detti piani. Al comma 2 si stabilisce che le opere di cui al comma 1 che comportano un miglioramento dell'impatto ambientale sulle aree antropizzate sono recepite in via prioritaria all'interno degli strumenti di pianificazione urbanistica, naturalistica e paesaggistica vigenti. Al comma 3 si prevede la riduzione della metà dei termini previsti per le procedure di valutazione ambientale di cui alla parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006 – relative alla valutazione ambientale strategica e alla valutazione di impatto ambientale – in relazione ai piani di sviluppo aeroportuale degli aeroporti di interesse nazionale diversi da quelli di cui al comma 1, nonché alle opere previste dai medesimi piani. In relazione a tali opere si prevede, altresì, l'applicazione delle disposizioni con finalità acceleratoria di cui al comma 1, lettere b) e c) , ovvero la riduzione dei termini per lo svolgimento del dibattito pubblico e per l'accertamento della conformità alle prescrizioni delle norme e dei piani urbanistici ed edilizi. Articolo 7 – (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e circolazione stradale e di infrastrutture autostradali) Il comma 1 apporta una serie di modifiche al codice della strada (di seguito « codice »), di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di sicurezza stradale e mobilità, al fine di ridurre gli oneri amministrativi a carico dell'utenza, di favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile, nonché di incrementare la sicurezza della circolazione stradale. In particolare, la lettera a) modifica l'articolo 24 (Pertinenze delle strade) del codice, in quanto, ad oggi, non è prevista una disciplina completa relativa alle stazioni di ricarica dei veicoli elettrici. Con l'intervento normativo in questione si intende procedere ad una qualificazione giuridica dell'infrastruttura di ricarica e della sua collocazione in diverse aree della sede stradale a seconda della tipologia di strada considerata. Nello specifico, al numero 1), viene modificato il comma 4 del citato articolo 24, al fine di ricomprendere i manufatti per la ricarica dei veicoli tra quelli facenti parte delle aree di servizio, definite pertinenze di servizio. Al numero 2), viene modificato il comma 5, al fine di ricomprendere le aree per la ricarica dei veicoli tra le pertinenze che possono appartenere anche a soggetti diversi dall'ente proprietario ovvero essere affidate dall'ente proprietario in concessione a terzi secondo le condizioni stabilite dal regolamento. Al numero 3), infine, viene modificato il comma 5 -bis , al fine di prevedere che le pertinenze di servizio rispettino anche le norme che disciplinano l'installazione e la gestione di stazioni di ricarica elettrica. La lettera b) interviene sull'articolo 47 (Classificazione dei veicoli) del codice, operando, al comma 2, in relazione alla categoria L1e, alla categoria L2e, alla categoria L3e e alla categoria L4e una modifica alla definizione delle relative categorie internazionali di appartenenza. In tal modo, si assicura un inquadramento più chiaro dei velocipedi elettrici, peraltro già contemplato nelle norme armonizzate dell'Unione europea. La lettera c) modifica l'articolo 50 (Velocipedi) del codice, introducendo, per completezza, al numero 1), il valore della potenza nominale continua massima (pari a 0,5 kW) anche per i velocipedi adibiti al trasporto delle merci. Conseguentemente, al numero 2), si modifica il comma 2 del medesimo articolo 50, al fine di individuare le misure del relativo piano di carico; al numero 3) la disposizione chiarisce che i velocipedi a pedalata assistita non rispondenti ad una o più delle caratteristiche o prescrizioni indicate nel comma 1 sono considerati ciclomotori ai sensi e per gli effetti dell'articolo 97. Al riguardo, si evidenzia che laddove vengano effettuate delle modifiche idonee a mutarne le loro caratteristiche tecniche o costruttive, munendo il veicolo di un motore che supera i limiti di potenza nominale, ovvero non rendendolo capace di ridurre progressivamente la velocità (interrompendola se vengono raggiunti i 25 km/h o se il conducente smette di pedalare), tali mezzi non possono più essere classificati come velocipedi, divenendo a tutti gli effetti degli scooter elettrici, quindi rientranti nella categoria dei ciclomotori. Pertanto, il quadro normativo di riferimento, con relative sanzioni, che dovrà essere preso in esame da parte di un operatore delle Forze dell'ordine nell'ambito di controllo di polizia è quello sancito all'articolo 97 del codice della strada, in forza del quale, tra l'altro, per poter circolare, tali veicoli devono essere muniti di certificato di circolazione e targa, che identifica l'intestatario del certificato di circolazione (comma 2- bis ); inoltre, si introducono sanzioni amministrative pecuniarie per chi fabbrica, produce, pone in commercio o vende velocipedi a pedalata assistita che sviluppino una velocità superiore a quella prevista dal codice della strada (da euro 1.084 a euro 4.339) e per chi effettua sui velocipedi a pedalata assistita modifiche idonee ad aumentare la potenza nominale continua massima del motore ausiliario elettrico o la velocità oltre i limiti previsti dal codice della strada (da euro 845 ad euro 3.382) (comma 2 -ter ); La lettera d) introduce il comma 3- bis all'articolo 97 (Circolazione dei ciclomotori) del codice, consentendo di non dover più inviare per posta ai titolari di ciclomotori che cambiano residenza il tagliando cartaceo da apporre sui certificati di circolazione (procedura che già opera per i proprietari di vetture/veicoli). L'aggiornamento della residenza avverrebbe nell'archivio nazionale dei veicoli, in modo da poter essere controllata, in tempo reale dagli organi di polizia, la residenza del titolare del ciclomotore senza necessità di apporre un tagliando ad ogni cambio residenza. Tale modifica si inquadra nel ben più ampio progetto di digitalizzazione, innovazione e semplificazione dei processi, in atto presso il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. La lettera e) sostituisce la lettera f) del comma 3 dell'articolo 116 (Patente e abilitazioni professionali per la guida di veicoli a motore) del codice. Con tale modifica, in coerenza con la disposizione dell'Unione europea, recepita nella normativa sulla qualificazione iniziale e la formazione periodica dei conducenti (CPC/Code 95), è stato possibile per gli Stati membri consentire ai titolari di patente B di guidare un veicolo ad alimentazione alternativa fino a 4,25 t (anziché fino a 3,5 t). La disposizione, nel consentire una maggiore flessibilità, risponde alle necessarie esigenze di accelerazione sulla transizione ecologica nel settore dei trasporti (in particolare del trasporto merci dell'ultimo miglio). Infatti, sarebbe favorita, nel modo più semplice possibile, una transizione a forme di mobilità più sostenibili nel trasporto merci su strada da parte delle aziende della logistica, sia le grandi sia le numerose PMI che costellano il mercato nazionale, anche alla luce delle ultime criticità riscontrate sul fronte energetico, nello specifico per quanto riguarda la mobilità delle merci e l'integrità delle supply chain . Non da ultimo, permettere questa modifica a livello nazionale consentirebbe di velocizzare notevolmente il passaggio a veicoli a zero emissioni, quali appunto i veicoli elettrici. Al contrario, mantenere la limitazione delle patenti costringerebbe i corrieri a usare veicoli più piccoli e meno performanti (ci sarebbe una perdita di competitività). Tanto premesso, al numero 2) della novellata lettera f) , si prevede che la patente B possa abilitare alla guida dei veicoli senza rimorchio adibiti al trasporto di merci con una massa complessiva compresa tra i 3500 kg e i 4250 kg. Quanto al requisito soggettivo, si precisa che è necessario aver conseguito la suddetta patente da due anni. In ordine al requisito oggettivo, si precisa che la differenza di massa (tra 4250 e 3500 kg) deve essere riconducibile esclusivamente alla massa della batteria per la categoria dei veicoli e non deve determinare in alcun modo un aumento di capacità di carico. Al riguardo, il comma 2 dell'articolo in esame demanda ad un decreto del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili la definizione delle modalità di annotazione sul documento unico dell'eccesso di massa connesso al sistema di propulsione installato. La lettera f) , modifica il comma 2- bis dell'articolo 117 ( Limitazioni nella guida ) del codice, introducendo il limite di potenza specifica, riferita alla tara, per le autovetture elettriche o ibride plug-in , condotte dai « neo-patentati » di categoria B. La lettera g) apporta modiche all'articolo 120, sostituendo la rubrica con la seguente: « Requisiti morali per ottenere il rilascio della patente di guida e disposizioni sull'interdizione alla conduzione di velocipedi a pedalata assistita » e inserendo il comma 6- bis , il quale prevede che: nei confronti dei soggetti indicati dal comma 1 del medesimo articolo, il giudice ovvero il prefetto possono disporre l'interdizione dalla conduzione dei velocipedi a pedalata assistita, fatti salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi e, per i soggetti destinatari dei predetti divieti, per tutta la loro durata, e che, nell'ipotesi di cui al comma 2 del medesimo articolo, con il provvedimento prefettizio di revoca della patente di guida può essere disposta l'applicazione dell'ulteriore misura dell'interdizione dalla conduzione dei predetti velocipedi. Precisa che avverso il provvedimento interdittivo prefettizio è ammesso ricorso ai sensi del comma 4 (ricorso al Ministro dell'intero) e stabilisce che la violazione della misura interdittiva introdotta dalla disposizione in esame è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 a euro 7.000 e confisca del mezzo; La lettera h) apporta modifiche all'articolo 126 (Durata e conferma della validità della patente di guida) del codice, con il fine di presidiare la sicurezza della circolazione stradale nel caso di rinnovo di validità di patenti di guida scadute da più di cinque anni. Le vigenti disposizioni del codice consentono al conducente titolare di siffatta patente di rinnovarla senza altro onere che non sia la rituale certificazione dei requisiti di idoneità psico-fisica alla guida e presentazione della domanda di rinnovo di validità. Fa eccezione il solo caso in cui, ai sensi dell'articolo 128, comma 1, del codice, i competenti uffici dell'attuale Dipartimento per la mobilità sostenibile, a fronte di una patente scaduta da un considerevole lasso di tempo, ritengano sussistere dubbi sul permanere dell'idoneità tecnica alla guida; in tal caso, gli stessi possono emettere un provvedimento di revisione che obbliga il conducente a sottoporsi al relativo esame, teorico e pratico. La disciplina applicativa di tali previsioni si è sostanziata, nel corso del tempo e fino al 1° settembre 2021, in un cospicuo numero di circolari che, da ultimo, hanno stabilito in tre anni il termine trascorso il quale una patente non rinnovata richiederebbe un provvedimento di revisione e, entro trenta giorni dalla notifica di tale provvedimento, il termine utile per presentare domanda di revisione. L'attività degli Uffici della motorizzazione civile (UMC) finalizzata all'emissione del provvedimento di revisione non è stata di poco rilievo, sotto un profilo di impiego delle risorse sia umane che finanziarie, presupponendo sia un monitoraggio continuo delle patenti di guida scadute da almeno tre anni, sia la predisposizione di altrettanti provvedimenti di revisione da notificarsi nelle forme di legge. Peraltro, poiché il citato comma 1 dell'articolo 128 letteralmente recita « qualora sorgano dubbi », la giurisprudenza ha inteso ammettere ogni possibile prova contraria ai dubbi medesimi, anche testimoniale: ciò, nel tempo, ha palesato una sostanziale inutilità dell'attività degli UMC i cui provvedimenti di revisione sono stati sconfessati, in sede di ricorso, dalle più svariate testimonianze ovvero dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà intese a comprovare che il conducente, ancorché con patente scaduta da almeno tre anni, non aveva mai cessato l'attività di guida e, pertanto, non aveva perso l'idoneità tecnica. Pertanto, stante l'oggettiva esigenza di dare effettività e contenuto alla « verifica di persistenza dell'idoneità tecnica alla guida », nel 2021, con tre circolari, nelle more di una evoluzione normativa al riguardo, la Direzione generale per la motorizzazione ha ritenuto di regolamentare in modo più dettagliato e univoco la procedura su esposta, riducendo gli attuali margini di incertezza operativa che affliggono gli uffici e disorientano l'utenza. La citata Direzione ha, dunque, disposto che, a far data dal 1° settembre 2021, i titolari di patente di guida, la cui validità sia scaduta da oltre cinque anni, che presentano agli UMC richiesta di conferma di validità della patente, devono sostenere, preliminarmente alla conferma, un « esperimento di guida » teso ad accertare che il conducente abbia conservato i requisiti di idoneità tecnica alla guida (capacità di effettuare manovre e abilità di comportamento nel traffico). Disciplinate le modalità di presentazione della domanda finalizzata a sottoporre il conducente all'esperimento di guida, le istruzioni impartite prevedono che gli UMC rilascino agli interessati una ricevuta di prenotazione dell'esperimento in parola valida per condurre il veicolo fino al giorno della prova. La disposizione in esame, quindi, intende superare un simile impianto normativo per prevedere l'esito favorevole di un esperimento di guida quale condizione per il rinnovo di una patente scaduta da cinque anni. Nello specifico, la lettera h) , al numero 1), modifica il comma 8 dell'articolo 126 del codice, al fine di prevedere il richiamo al comma 8- ter , inserito dal successivo numero 2). Il nuovo comma 8- ter prevede che, nel caso una patente di guida sia scaduta da più di cinque anni, la conferma della validità è subordinata anche all'esito positivo di un esperimento di guida. Detto esperimento è strutturato solo in una prova pratica, i cui contenuti sono mutuati da quelli previsti per la prova pratica di guida utile al conseguimento di una patente della medesima categoria di quella posseduta, ma in numero ridotto. Come anticipato, la previsione di un solo esperimento di guida offre il vantaggio: – per il conducente, di non essere valutato nell'idoneità tecnica alla luce di cognizioni teoriche che, se certamente hanno un senso per candidati al conseguimento di una patente, possono diventare, specie dopo un periodo piuttosto lungo di attività di guida, comportamenti parimenti corretti e virtuosi pur nella non attualità della conoscenza della regola formale ed astratta; – per gli UMC, di alleggerire le attività utili alla verifica del permanere dell'idoneità tecnica in parola, concentrandole su ciò che rileva per garantire la sicurezza stradale di tutti gli utenti della strada. Il rinvio alle manovre e comportamenti di guida nel traffico, previsti dalla disciplina dell'Unione europea e attuati nell'ordinamento interno, dà garanzia di uniformità di svolgimento degli esperimenti di guida in parola e di significatività delle attività richieste al conducente. Il maggior intervallo temporale rispetto alla disciplina attuale (cinque anni invece di tre) è funzionale a far salve situazioni di mere, e tuttavia difficilmente giustificabili, dimenticanze dell'obbligo di procedere al rinnovo di validità della patente. L'esperimento di guida deve comunque costituire l'ultimo appello per il conducente che abbia per troppo tempo dimenticato di rinnovare la sua patente e pertanto, nel caso in cui lo stesso non si presenti per sostenere la prova, la patente è revocata: diversamente il conducente negligente potrebbe continuare a circolare con la ricevuta di prenotazione sostanzialmente sine die , senza sottoporsi mai alla prova di verifica del permanere dell'idoneità tecnica. Al numero 3) si modifica il comma 9 del medesimo articolo 126 del codice, al fine di prevedere l'applicazione delle disposizioni del comma 8- ter anche alle procedure previste per i titolari di patente italiana, residenti o dimoranti in un altro Stato per un periodo di almeno sei mesi. I numeri 4) e 5) apportano modifiche, rispettivamente, ai commi 10 e 10- bis dell'articolo 126, al fine di aggiornare la denominazione della Direzione generale e del Dipartimento competenti, nonché del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. La lettera i) aggiunge un periodo al comma 7 (Comportamento dei pedoni) dell'articolo 190 del codice, al fine di favorire la mobilità delle persone con disabilità e, in particolare, di rendere possibile la circolazione delle macchine a loro uso in determinati ambiti stradali. Ai sensi dell'articolo 46 del codice, le macchine per uso di persone con disabilità, rientranti tra gli ausili medici secondo le vigenti disposizioni dell'Unione europea, anche se asservite da motore, non rientrano nella definizione di veicolo. La circolazione delle carrozzine elettriche ad uso di persone con disabilità è disciplinata dal comma 7 dell'articolo 190 del codice, che stabilisce che queste, nei limiti definiti nell'articolo 46, possono circolare sulle parti della strada riservate ai pedoni. La disposizione introduce il principio per cui le persone con disabilità che utilizzano le specifiche macchine a loro uso possono utilizzare le infrastrutture stradali nel modo più ampio possibile, pur non rientrando nella categoria dei veicoli, al fine di favorirne la mobilità, compatibilmente con le esigenze di sicurezza della circolazione stradale e in particolare della sicurezza delle stesse persone con disabilità. Infatti, se tali macchine possono circolare sui marciapiedi ai sensi del comma 7 dell'articolo 190, al contrario, si deduce solo indirettamente, dalle norme vigenti, che esse non possono circolare sulla carreggiata, in conseguenza del fatto che non risultano « veicoli » ai sensi dell'articolo 46 del codice. La disposizione, pertanto, introduce la possibilità di circolazione sugli altri ambiti stradali dove i pedoni possono circolare in promiscuo con le biciclette (percorsi ciclabili e itinerari ciclopedonali) mentre, nel caso in cui le macchine per disabili siano asservite da motore e quindi garantiscano una velocità minima costante rispetto a quelle a propulsione muscolare, tali macchine possono circolare sulle infrastrutture riservate alle biciclette. Il comma 2 rinvia ad un decreto del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili la definizione delle modalità di annotazione sul documento unico dell'eccesso di massa connesso al sistema di propulsione installato. Inoltre, reca disposizioni transitorie al fine di chiarire che l'efficacia della disposizione di cui al comma 1, lettera e) , è subordinata alla necessità che la Commissione europea debba essere prima consultata sull'implementazione della misura e che la disposizione si applica ai veicoli immatricolati successivamente all'adozione del provvedimento con cui saranno definite le modalità attuative. Il comma 3 interviene sull'articolo 33- bis , comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, recante le modalità di sperimentazione in materia di micromobilità, prorogando di ulteriori dodici mesi il termine di conclusione della suddetta sperimentazione che viene, quindi, fissato al 27 luglio 2023. Al comma 4 si prevede, al fine di contenere gli oneri finanziari a carico dell'utenza, dal 1° luglio 2022 al 31 dicembre 2022, e comunque non oltre la conclusione della verifica della sussistenza delle condizioni per la prosecuzione dell'attuale rapporto concessorio delle autostrade A24 e A25, ove tale conclusione sia anteriore alla data del 31 dicembre 2022, la sospensione dell'incremento delle tariffe di pedaggio delle autostrade A24 e A25. Per la durata del periodo di sospensione si applicano le tariffe di pedaggio vigenti alla data del 31 dicembre 2017. Al riguardo, si evidenzia che la società Strada dei Parchi S.p.A. è concessionaria della tratta autostradale a pedaggio Roma, l'Aquila, Teramo – diramazione per Torano, Pescara (A24/ A25), a seguito di procedura di gara, dal 20 dicembre 2001. Le tratte in gestione si estendono per 281,4 km. La scadenza della concessione è attualmente fissata al 31 dicembre 2030. Il rapporto concessorio è stato modificato e integrato con la Convenzione Unica (CU) sottoscritta il 18 novembre 2009, divenuta efficace ex lege ai sensi del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101. Allo stato, nei confronti del concessionario, pendono due procedimenti amministrativi: quello di aggiornamento del piano economico finanziario (PEF) e il procedimento di contestazione per grave inadempimento. Quanto al primo procedimento, si evidenzia che l'aggiornamento del rapporto concessorio previsto dall'anno 2014 non si è mai perfezionato, poiché le proposte di revisione contrattuale presentate da Strada dei Parchi S.p.A. sono state considerate non accoglibili dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. A seguito del ricorso attivato da Strada dei Parchi S.p.A. per l'accertamento del silenzio inadempimento del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili sulla mancata conclusione del procedimento di approvazione delle proposte di Piano economico finanziario, il Consiglio di Stato, con ordinanza n. 2413/2020, in esecuzione della sentenza n. 5330/2018 ha nominato un Commissario ad acta assegnandogli l'incarico di portare a compimento il procedimento relativo al nuovo PEF. Il Commissario ad acta ha quindi sottoposto al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) la proposta di aggiornamento/revisione del PEF elaborata da Strada dei Parchi S.p.A., ritenendo tale proposta non sostenibile, anche in considerazione degli aumenti tariffari del 15,81 per cento all'anno fino al 2030. Il CIPESS, nella seduta del 5 maggio 2022, su conforme parere del Nucleo di consulenza per l'attuazione delle linee guida per la regolazione dei servizi di pubblica utilità (NARS), ha formulato parere non favorevole sulla proposta di aggiornamento/revisione del PEF. La relativa delibera, ad oggi, è in corso di pubblicazione. Quanto al secondo procedimento, si osserva che esso scaturisce dalla contestazione di grave inadempimento formalizzata dal concedente con note prot. n. 33797 del 28 dicembre 2021, prot. n. 1179 del 28 gennaio 2022 e prot. n. 5092 del 28 febbraio 2022. Con nota prot. n. 5796 del 15 marzo 2022, la società concessionaria ha inviato le proprie controdeduzioni, attualmente all'esame del Ministero delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili. Quanto alla violazione degli obblighi derivanti dal rapporto concessorio, si evidenzia che le procure della Repubblica presso i tribunali di L'Aquila, Teramo, Pescara, Sulmona, hanno avviato specifiche indagini nei confronti dei rappresentanti della società concessionaria. Tanto premesso, in considerazione della circostanza che ambedue i procedimenti amministrativi instaurati sono suscettibili di determinare la caducazione del rapporto concessorio, la disposizione in esame prevede l'applicazione, fino alla definizione di detti procedimenti e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2022, delle tariffe di pedaggio vigenti alla data del 31 dicembre 2017. Ciò, al fine di evitare che il concessionario possa applicare, nelle more della definizione di detti procedimenti, gli incrementi tariffari pari a circa il 24 per cento, comprensivo degli incrementi tariffari maturati per gli anni 2018 (+12,89 per cento), 2019 (+ 5,59 per cento), 2020 (+2,56 per cento), 2021 (+ 2,56 per cento), sospesi fino al 31 dicembre 2021 dall'articolo 9- tricies semel , comma 1, del decreto-legge 24 ottobre 2019, n. 123, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 156, e, successivamente, dal 1° gennaio 2022 e fino al 30 giugno 2022, sulla base di una decisione unilaterale del medesimo concessionario. Articolo 8 – (Disposizioni urgenti in materia di trasporto pubblico locale e regionale) L'articolo reca disposizioni in materia di trasporto pubblico locale e regionale. In particolare, il comma 1 interviene sull'articolo 1, comma 300, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, modificando la denominazione dell'Osservatorio nazionale del trasporto pubblico locale in « Osservatorio nazionale per il supporto alla programmazione e per il monitoraggio della mobilità pubblica locale sostenibile ». Al comma 2, al fine di migliorare la programmazione dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale, in linea con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, si integrano le competenze del citato Osservatorio, disponendo, in particolare, che lo stesso provveda: alla predisposizione periodica di modelli di elaborazione dei dati trasportistici, economici e ambientali per la programmazione dei servizi di trasporto pubblico locale integrata, ove possibile, con programmi di mobilità attiva, di soluzioni innovative di mobilità sostenibile nelle aree urbane, ivi compresi i servizi di noleggio senza conducente di cui all'articolo 84, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, con la possibilità di effettuare noleggi anche per pochi minuti senza interazione con personale dedicato ( sharing mobility ); all'acquisizione di dati e alla predisposizione di modelli di elaborazione digitale al fine di assicurare un'attività minima uniforme dei mobility manager d'area e dei mobility manager aziendali e scolastici, nonché di definire gli elementi minimi per la predisposizione dei piani urbani per la mobilità sostenibile (PUMS); all'acquisizione periodica e alla predisposizione, anche d'intesa con il Ministero dello sviluppo economico, di modelli di elaborazione di dati utili a valutare le proposte di investimento nel settore della mobilità locale coordinandole con gli indirizzi di politica industriale che riguardano le filiere produttive interessate; all'acquisizione di dati statistici e analitici utili a predisporre modelli minimi di integrazione dello sviluppo urbano e metropolitano con lo sviluppo della programmazione della mobilità pubblica. Il comma 3 prevede che, per lo svolgimento delle suddette attività, l'Osservatorio può stipulare apposite convenzioni con le pubbliche amministrazioni, con l'Autorità di regolazione dei trasporti, con le aziende di trasporto pubblico locale, nonché con i mobility manager d'area, i mobility manager aziendali e i mobility manager scolastici, finalizzate a favorire l'acquisizione e lo scambio dei dati e delle informazioni, anche con modalità automatizzate e mediante l'interoperabilità tra le banche dati esistenti secondo le modalità individuate dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID) con le linee guida in materia. Al comma 4 si precisa che l'Osservatorio si può avvalere, oltreché del personale del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, e di quello messo a disposizione dalle pubbliche amministrazioni e dagli enti con i quali sono stipulate le convenzioni, nonché di esperti di particolare e comprovata specializzazione, nel numero massimo di 8 unità, ai quali il citato Ministero può conferire incarichi, ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Al comma 5, intervenendo sull'articolo 27, comma 2, lettera e - bis ), del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, si prevede, altresì, per lo svolgimento delle attività dell'Osservatorio, per il conferimento degli incarichi agli esperti, nonché per l'implementazione e lo sviluppo della banca dati dell'Osservatorio, l'incremento della percentuale del Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale destinata al predetto Osservatorio, che passa da « 0,025 » allo « 0,105 » e comunque, nel limite massimo di euro 5,2 milioni annui. Al comma 6 vengono destinate risorse alla sperimentazione di servizi di sharing mobility. L'ammontare delle risorse è individuato, limitatamente agli anni 2022, 2023 e 2024, nello 0,3 per cento della dotazione del Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale, di cui all'articolo 16- bis del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, da destinarsi al finanziamento di specifici progetti individuati con uno o più decreti adottati dal Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro il 31 ottobre 2022. Al fine di sostenere il settore del trasporto pubblico locale e regionale di passeggeri sottoposto a obbligo di servizio pubblico a seguito degli effetti negativi derivanti dalla crisi internazionale in atto in Ucraina, la disposizione di cui al comma 7 stabilisce che la ripartizione del Fondo per la contribuzione dello Stato agli oneri sostenuti dalle regioni per i servizi di trasporto pubblico locale anche ferroviari, istituito dall'articolo 16- bis , comma 1, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, sia effettuata, per l'esercizio 2022, secondo differenti modalità indicate alle lettere a) , b) , c) e d) : – lettera a) : in analogia con quanto previsto per gli esercizi 2020 e 2021 dall'articolo 200, comma 5, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77 (come modificato dall'articolo 13, comma 7, del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2021, n. 21), si prevede che la ripartizione del sopra citato Fondo, per una quota di risorse pari a euro 4.879.079.381, è effettuata senza l'applicazione di penalità, fermo restando quanto previsto dal comma 2- bis , dell'articolo 27, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, applicando le modalità stabilite dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del 26 giugno 2013. Si prevede, pertanto, una deroga alle previsioni di cui al citato articolo 27, comma 2, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, che stabilisce criteri e modalità specifici per il riparto del fondo; – lettera b) : si prevede che la ripartizione del sopra citato Fondo, per una quota di risorse pari a euro 75.350.957 è effettuata secondo modalità e criteri, che tengono conto dei costi standard di cui all'articolo 1, comma 84, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, e dei livelli adeguati dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale, definiti con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili adottato, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro il 31 ottobre 2022; – lettera c) : quanto a euro 14.923.662, per promuovere la sperimentazione di soluzioni innovative di mobilità sostenibile nelle aree urbane, ivi compresi i servizi di noleggio senza conducente di cui all'articolo 84, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, con la possibilità di effettuare noleggi anche per pochi minuti senza interazione con personale dedicato; – lettera d) : quanto a euro 5.200.000, per la copertura dei costi relativi al funzionamento dell'Osservatorio di cui all'articolo 1, comma 300, della legge 24 dicembre 2007 n. 244. Al comma 8 è previsto, per sostenere il settore del trasporto pubblico locale e regionale di passeggeri sottoposto a obbligo di servizio pubblico a seguito degli effetti negativi derivanti dalla crisi internazionale in atto in Ucraina, che l'erogazione alle regioni a statuto ordinario dell'anticipazione prevista dall'articolo 27, comma 4, del decreto-legge n. 50 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2017, e relativa all'anno 2022, e da calcolarsi sulle risorse pari a euro 4.873.335.362 di cui alla lettera a) del comma 7 dell'articolo in esame, è effettuata in un'unica soluzione entro la data del 31 luglio 2022, per la parte relativa ai pagamenti non già avvenuti alla data di entrata in vigore del decreto. I commi da 9 a 11 hanno l'obiettivo ottimizzare il regolare svolgimento delle attività manutentive dei sottosistemi principali di sistemi di trasporto pubblico locale ad impianti fissi e ferrovie regionali, al fine di garantire livelli adeguati di sicurezza, nonché la continuità e la regolarità dei servizi. In particolare, in relazione ai servizi di trasporto pubblico locale ad impianti fissi e dei servizi ferroviari regionali, il comma 9 prevede che le aziende esercenti tali servizi e le aziende che gestiscono le infrastrutture dedicate su cui essi sono eserciti, trasmettono entro il 30 settembre 2022 e successivamente con cadenza mensile, ai sensi dell'articolo 16- bis , comma 7, del decreto- legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, all'Osservatorio di cui all'articolo 1, comma 300 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, i dati delle manutenzioni programmate dei sottosistemi dei sistemi di trasporto utilizzati, nonché, per ciascun sottosistema, le date di prevista effettuazione dell'attività manutentiva, secondo le modalità indicate nel decreto di cui al comma 10. Inoltre, si dispone che in caso di mancata o ritardata effettuazione degli interventi manutentivi comunicati ai sensi dello stesso comma 9, l'ente concedente ovvero affidante il servizio di trasporto pubblico provvede a effettuare gli interventi manutentivi in danno dell'azienda inadempiente, nonché applicare nei confronti della stessa una sanzione amministrativa di importo complessivo non inferiore a 10.000 euro e non superiore a 500.000 euro, determinata tenendo conto dei criteri indicati nel decreto di cui al comma 10, nonché dell'entità degli interventi manutentivi non eseguiti, delle conseguenze che l'omessa o ritardata effettuazione degli interventi determina sulla continuità, nonché delle attività poste in essere al fine di assicurare la tempestiva realizzazione degli interventi. Nei suddetti casi, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689. Le somme derivanti dall'applicazione delle sanzioni di cui al comma in esame sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, e sono destinate, nella misura del 50 per cento, all'implementazione e allo sviluppo della banca dati del predetto Osservatorio e, nella misura del 50 per cento, al finanziamento di iniziative dirette al miglioramento dei servizi erogati all'utenza. Ai fini dell'attuazione delle disposizioni di cui al comma 9, al comma 10 si prevede che con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili adottato, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro il 31 luglio 2022 e, successivamente, aggiornato almeno ogni tre anni, sono individuati: a) i sottosistemi e i livelli manutentivi per i quali è obbligatoria la trasmissione dei dati ai sensi del comma 9; b) la modulistica uniforme per l'acquisizione e la comunicazione dei dati; c) ai fini dell'applicazione delle sanzioni di cui al comma 9, le modalità di contestazione dell'inadempimento, nonché i criteri di quantificazione delle sanzioni. Al comma 11 si prevede che, nelle more dell'effettuazione degli interventi manutentivi programmati, nonché durante lo svolgimento degli stessi, al fine di evitare interruzioni o limitazioni nell'erogazione dei servizi di trasporto, l'ente concedente o committente, sulla base delle indicazioni fornite da una Commissione tecnica indipendente, dallo stesso appositamente costituita e composta da persone di comprovata esperienza in materia di trasporti e di sicurezza delle relative infrastrutture, all'esito della valutazione dell'effettivo stato di manutenzione del sistema di trasporto interessato dall'intervento e acquisite le valutazioni dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali e, ove necessario, del costruttore, può autorizzare l'esercizio del predetto sistema di trasporto, prescrivendo le necessarie misure di mitigazione, nonché le modalità di controllo e delle periodiche verifiche di sicurezza. Tale autorizzazione all'esercizio del sistema di trasporto non può comunque superare il periodo di sei mesi, prorogabile, una sola volta, e per non più di sei mesi. Al funzionamento della Commissione tecnica di cui al primo periodo, nonché agli oneri necessari all'acquisizione delle valutazioni in ordine alla possibilità di proseguire l'esercizio del sistema di trasporto, si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie dell'ente concedente o committente disponibili a legislazione vigente. Si prevede, inoltre, che le disposizioni di cui al comma in esame non si applicano ai sottosistemi delle reti ferroviarie nonché agli impianti a fune. Il comma 12 al fine di consentire la realizzazione degli interventi immediatamente cantierabili previsti dal programma di ammodernamento delle ferrovie regionali, nonché l'acquisto di materiale rotabile, autorizza la spesa di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024 e di 70 milioni di euro per l'anno 2025. La disposizione prevede che, ai fini dell'assegnazione dei contributi ai singoli interventi, si provvede mediante decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, che deve definire, altresì, l'entità massima dei contributi riconoscibili, tenendo conto di eventuali ulteriori fonti di finanziamento, il cronoprogramma degli interventi, nonché le ipotesi e le modalità di revoca dei contributi riconosciuti. La disposizione stabilisce altresì che gli interventi devono essere identificati da Codice unico di progetto (CUP) ai sensi dell'articolo 11, comma 1, della legge 16 gennaio 2003, n. 3 e monitorati attraverso il sistema di cui al decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229. Articolo 9 – (Interventi urgenti per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili) L'articolo detta disposizioni in materia di interventi urgenti per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. A tale scopo, il comma 1, apporta modifiche all'articolo 1 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, finalizzate a realizzare gli investimenti di competenza del Ministero stesso. In particolare, con le modifiche apportate ai commi 393, 394 e 395 del suddetto articolo 1 della legge n. 234 del 2021, si provvede a rimodulare le autorizzazioni di spesa volte: 1) a promuovere la sostenibilità della mobilità urbana, anche mediante l'estensione della rete metropolitana e del trasporto rapido di massa, delle città di Genova, Milano, Napoli, Roma e Torino, ivi comprese le attività di progettazione, e l'acquisto o il rinnovo del materiale rotabile (comma 393); 2) a consentire l'accelerazione degli interventi finalizzati alla promozione del trasporto con caratteristiche di alta velocità e alta capacità (AV/AC) sulla linea ferroviaria adriatica, anche al fine dell'inserimento nella rete centrale ( Core Network ) della Rete transeuropea di trasporto (TEN-T) (comma 394); 3) a finanziare il contratto di programma, parte investimenti 2022-2026, tra il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e RFI (comma 395). Il comma 2 autorizza le variazioni delle dotazioni finanziarie relative alle autorizzazioni di spesa indicate nell'allegato I annesso al decreto in esame. Il comma 3 apporta modifiche all'articolo 5 del decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2021, n. 156, con riguardo al Centro per l'innovazione e la sostenibilità in materia di infrastrutture e mobilità (CISMI), che è la struttura di missione incardinata presso il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili con la finalità di garantire la realizzazione degli interventi di titolarità del medesimo Ministero, finanziati in tutto o in parte con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza di cui al regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2021, ovvero del Piano nazionale per gli investimenti complementari di cui all'articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101. In particolare, si prevede che con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili possa essere riconosciuta al coordinatore del CISMI un'indennità di funzione nel limite dell'autorizzazione di spesa di cui al comma 3 del medesimo articolo 5, a valere sulle risorse ivi previste e comunque non superiore a 25.000 euro. Inoltre, la novella in esame stabilisce che: l'incarico di coordinamento del CISMI può essere conferito con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili a un professore universitario di I fascia, che viene collocato in aspettativa per l'intera durata dell'incarico, con conservazione del trattamento economico in godimento, che è posto integralmente a carico del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili; l'incarico di coordinatore ha una durata non inferiore a tre anni, rinnovabile una sola volta; per l'intera durata dell'incarico è reso contestualmente indisponibile all'interno del contingente stabilito dal comma 1 dell'articolo 5 il posto destinato al dirigente di ricerca. Il comma 4 abroga l'articolo 5- quinquies del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, riguardante disposizioni urgenti in materia di infrastrutture e istitutivo della società per azioni denominata « Italia Infrastrutture Spa ». Al comma 5 si provvede a rimodulare le somme previste dall'articolo 1, comma 238, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, riguardanti la quota delle maggiori entrate da riassegnare al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, pari a euro 7.309.900 annui a decorrere dall'anno 2021, relativa all'incremento delle tariffe applicabili per le operazioni in materia di motorizzazione di cui all'articolo 18 della legge 1° dicembre 1986, n. 870, che, per effetto della novella, passa a 7.309.900 euro per l'anno 2021 e a 10.883.900 euro a decorrere dall'anno 2022. Il comma 6 stabilisce che agli oneri derivanti dal comma 5 si provvede mediante utilizzo delle risorse rinvenienti dall'abrogazione del citato l'articolo 5- quinquies del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, disposta dal comma 4. Il comma 7 modifica l'articolo 12, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Al riguardo, si premette che le disposizioni contenute nel citato articolo 12 del decreto-legge n. 98 del 2011, prevedono un modello di gestione accentrata, in capo all'Agenzia del demanio, degli interventi manutentivi effettuati sugli immobili in uso per finalità istituzionali alle amministrazioni dello Stato di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 20 marzo 2001, n. 165, nonché sugli interventi manutentivi posti a carico del conduttore sui beni immobili di proprietà di terzi utilizzati a qualsiasi titolo dalle suddette amministrazioni. La modifica apportata dalla disposizione in esame prevede che l'esecuzione degli interventi di manutenzione ordinaria ovvero di manutenzione straordinaria, di cui al comma 2, lettere a) e b) , del medesimo articolo 12, qualora l'importo dei lavori risulti inferiore a 100.000 euro, possa essere curata direttamente dalle amministrazioni utilizzatrici degli immobili. Nei casi in cui le amministrazioni utilizzatrici degli immobili rinuncino espressamente alla possibilità di eseguirli direttamente, gli interventi saranno realizzati seguendo il sistema previsto per quelli di importo superiore ai 100.000 euro. La disposizione risponde all'esigenza di dare concreto impulso all'attività di manutenzione degli immobili demaniali in uso alle amministrazioni dello Stato, nonché di accelerare e semplificare le procedure di programmazione e di affidamento degli stessi, attivate al di fuori degli accordi quadro sottoscritti dall'Agenzia del demanio, ai sensi dell'articolo 12, comma 5, del citato decreto-legge n. 98 del 2011. La soglia individuata per gli interventi tiene conto anche delle previsioni di cui al decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108 (cosiddetto « decreto semplificazioni »), che consente gli affidamenti diretti nei limiti di tale valore. Al riguardo, si rappresenta, inoltre, che per effettuare i lavori entro tale importo non è necessario il preventivo inserimento degli interventi nella programmazione triennale (articolo 21, comma 3, del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50). Il comma 8 modifica l'articolo 121 (Esame di idoneità) del codice della strada. In particolare, la modifica di cui alla lettera a) è finalizzata a prevedere che gli esami per la patente di guida, per le abilitazioni professionali e del certificato di idoneità professionale di cui, rispettivamente, all'articolo 116 e all'articolo 118, del medesimo codice, sono effettuati, sempre a seguito della frequenza di corso di qualificazione iniziale, da dipendenti del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, e non più esclusivamente dai dipendenti dell'ex Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici. Alla lettera b) viene aggiornato il riferimento al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Infine, alla lettera c) , si dispone che la Direzione generale del personale del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili provveda a un controllo di qualità del personale abilitato a svolgere gli esami di idoneità alla patente e ad una loro formazione periodica, secondo modalità e programmi indicati dal Dipartimento per la mobilità sostenibile del medesimo Ministero. Il comma 9 reca misure di semplificazione in tema di nautica da diporto, la cui disciplina è contenuta nel decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, recante « Codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva 2003/44/CE, a norma dell'articolo 6 della legge 8 luglio 2003, n. 172 ». In merito, si evidenzia che il Sistema telematico centrale della nautica da diporto (SISTE), istituito dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 14 dicembre 2018, n. 152, ai sensi dell'articolo 1, comma 217, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, include: – l'Archivio telematico centrale delle unità da diporto (ATCN), contenente le informazioni di carattere tecnico e giuridico delle unità da diporto; – l'Ufficio di conservatoria centrale delle unità da diporto (UCON); – lo Sportello telematico del diportista (STED), presso il quale sono espletate, mediante collegamento telematico con la sezione dati SISTE dell'ATCN, le procedure istruttorie finalizzate all'iscrizione delle unità e navi da diporto nell'ATCN e alle relative trascrizioni e annotazioni a seguito di convalida dell'UCON. A decorrere dal 1° gennaio 2021, il SISTE è entrato nella piena operatività a seguito di un breve periodo di sperimentazione. Attualmente risultano in corso le seguenti attività: – inserimento nell'ATCN dei dati relativi alle caratteristiche tipologiche e funzionali delle unità da diporto provenienti dai precedenti registri cartacei detenuti presso le Capitanerie di porto (circa 90.000 unità); – trascrizione nell'ATCN delle annotazioni di conservatoria relative alle iscrizioni o variazioni delle unità da diporto proposte dagli interessati per il tramite degli STED, a seguito di convalida dell'UCON. All'atto della presentazione dell'istanza di iscrizione o variazione di atti costitutivi, traslativi o estintivi della proprietà o di altri diritti reali su unità da diporto soggette a iscrizione ovvero all'atto del rinnovo della licenza di navigazione, lo STED rilascia all'interessato una apposita ricevuta che gli consente di utilizzare l'unità da diporto nelle more della conclusione del procedimento che, ai sensi dell'articolo 58, comma 1, del citato decreto legislativo n. 171 del 2005, deve concludersi nel termine massimo di venti giorni. Tale ricevuta, per espressa previsione delle disposizioni di cui agli articoli 17, comma 2, e 24, comma 2, del citato decreto legislativo, ha validità di venti giorni, decorsi i quali non è più possibile utilizzare l'unità da diporto senza incorrere nelle sanzioni previste dalla normativa vigente. Dall'esperienza maturata nel periodo di sperimentazione e di effettivo esercizio del SISTE è emerso che il termine di venti giorni per la conclusione del procedimento risulta inadeguato: le attività di conservatoria che gli uffici sono chiamati a svolgere, da cui derivano responsabilità dirette sulle annotazioni effettuate, richiedono accertamenti, verifiche istruttorie e interlocuzioni con gli interessati e con gli STED certamente non comprimibili nel termine suddetto. Orbene, la disposizione in esame modifica gli articoli 17, 24 e 58 del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, sopra richiamati al fine di prevedere una tempistica adeguata all'espletamento delle procedure e degli adempimenti ivi previsti e, in particolare: – la lettera a) estende da venti a sessanta giorni i termini previsti dall'articolo 17, comma 2, relativi alla validità della ricevuta dell'avvenuta presentazione dei documenti per la pubblicità, rilasciata dallo Sportello telematico del diportista (STED), che sostituisce la licenza di navigazione; — la lettera b) estende da venti a sessanta giorni i termini previsti dall'articolo 24, relativi alle procedure per il rinnovo della licenza di navigazione; – la lettera c) estende da venti a sessanta giorni i termini previsti dall'articolo 58, comma 1, in ordine alla durata dei procedimenti amministrativi relativi alle unità da diporto. Il comma 10 modifica l'allegato A, punto 10), della legge 28 gennaio 1994, n. 84, inserendo il porto di Termoli tra i porti dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale. L'inserimento deriva dalla necessità di ricondurre detto porto all'interno di un corretto quadro normativo e gestionale, rispetto alle funzioni e alle attività già di fatto da esso svolte. Ne conseguirebbe la crescita dell'intero tessuto economico industriale che gravita intorno allo scalo marittimo, compresa l'attrazione di nuove realtà produttive o la riconversione di quelle ormai in crisi. Inoltre, detta inclusione è finalizzata al superamento delle criticità correlate all'impossibilità di attuare una programmazione sistemica delle infrastrutture portuali distribuite nella costa della Puglia e del Molise. Estendere la circoscrizione dell'Autorità di sistema portuale permetterà di dotare anche il porto di Termoli di un'adeguata dotazione finanziaria che possa realmente orientarsi verso un preciso modello di sviluppo strategico non solo a breve, ma anche a medio e lungo termine, con adeguati interventi infrastrutturali, un modello di marketing congiunto, nonché lo snellimento delle relative procedure burocratiche e amministrative. In definitiva, l'inserimento del porto di Termoli all'interno del sistema portuale del Mare Adriatico meridionale consentirebbe l'ottimizzazione della governance portuale e la determinazione di una forte sinergia tra i vari porti gestiti dall'Autorità di sistema a beneficio dei traffici. Articolo 10 – (Disposizioni urgenti in materia di opere pubbliche di particolare complessità o di rilevante impatto, nonché per la funzionalità del Consiglio superiore dei lavori pubblici) L'articolo in esame apporta, al comma 1, modifiche agli articoli 44 e 46 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, recanti, rispettivamente, « Semplificazioni procedurali in materia di opere pubbliche di particolare complessità o di rilevante impatto » e « Modifiche alla disciplina del dibattito pubblico ». In particolare, la lettera a) interviene sul comma 3 del citato articolo 44, in primo luogo, al fine di chiarire che la procedura di VIA prevista dall'articolo 17 si applica per tutti gli interventi di cui all'Allegato IV del citato articolo 44 del decreto-legge n. 77 del 2021, indipendentemente alla relativa fonte di finanziamento. In secondo luogo, stabilisce che, in relazione agli interventi di cui all'Allegato IV del decreto-legge n. 77 del 2021, per la cui realizzazione è nominato un commissario straordinario ai sensi dell'articolo 4, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, si applica, altresì, la riduzione dei termini prevista dal medesimo articolo 4, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge n. 32 del 2019, compatibilmente con i vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, ivi inclusi quelli previsti dalla direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011. La lettera b) integra le previsioni del comma 4 del medesimo articolo 44, al fine di chiarire che nell'ambito della Conferenza si debba tenere conto delle preminenti esigenze di appaltabilità dell'opera e della sua realizzazione entro i termini previsti. La lettera c) modifica il comma 1 dell'articolo 46 con la finalità di coordinare le modifiche apportate al comma 4 dell'articolo 44, inserendo la previsione della necessità di tenere conto delle preminenti esigenze di appaltabilità dell'opera e della sua realizzazione entro i termini previsti dal PNRR ovvero, in relazione agli interventi finanziati con le risorse del PNC dal decreto di cui al comma 7 dell'articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101. La disposizione prevede, al comma 2, in considerazione degli aumenti eccezionali dei prezzi dei materiali da costruzione, nonché dei carburanti e dei prodotti energetici, che in relazione ai progetti di fattibilità tecnica ed economica di lavori pubblici di competenza statale, o comunque finanziati per almeno il 50 per cento dallo Stato, di importo pari o superiore ai 100 milioni di euro da sottoporre obbligatoriamente, in base alle vigenti disposizioni, al parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, non si applica, per gli anni 2022 e 2023, quanto previsto dall'articolo 1, comma 5, secondo periodo, del decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21, e, al fine di assicurare la funzionalità del medesimo Consiglio è autorizzata di euro 1.600.000 per l'anno 2022 e di 3.200.000 per l'anno 2023. Il comma 3 prevede che l'esonero dal versamento del contributo di applichi, esclusivamente, ai progetti sottoposti al parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici successivamente all'entrata in vigore del decreto in esame. Al contempo, si precisa che non si procede al rimborso delle somme già versate, alla data di entrata in vigore del decreto in esame, in attuazione dell'articolo 1, comma 5, secondo periodo, del decreto-legge n. 245 del 2005. Il comma 4, per il finanziamento delle attività della Commissione nazionale per il dibattito pubblico di cui all'articolo 22, comma 2, del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, autorizza la spesa di euro 150.000 per l'anno 2022 (spesa rapportata a 6 mesi) e di euro 300.000 per l'anno 2023. Il comma 5 reca la copertura finanziaria della disposizione. Articolo 11 – (Disposizioni urgenti sull'utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie) Il comma 1 è volto ad estendere al 30 settembre 2022 l'obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie di cui all'articolo 10- quater del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, su tutti i mezzi di trasporto indicati al comma 1, lettera a) , del medesimo articolo 10- quater, fatta eccezione per gli aeromobili adibiti a servizi commerciali di trasporto di persone (navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale; treni impiegati nei servizi di trasporto ferroviario passeggeri di tipo interregionale, Intercity, Intercity Notte e Alta Velocità; autobus adibiti a servizi di trasporto di persone, ad offerta indifferenziata, effettuati su strada in modo continuativo o periodico su un percorso che collega più di due regioni e aventi itinerari, orari, frequenze e prezzi prestabiliti; autobus adibiti a servizi di noleggio con conducente; mezzi impiegati nei servizi di trasporto pubblico locale o regionale; mezzi di trasporto scolastico dedicato agli studenti di scuola primaria, secondaria di primo grado e di secondo grado), nonché per i lavoratori, gli utenti e i visitatori delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, comprese le strutture di ospitalità e lungodegenza, le residenze sanitarie assistenziali, gli hospice , le strutture riabilitative, le strutture residenziali per anziani, anche non autosufficienti, e comunque le strutture residenziali di cui all'articolo 44 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017. Al comma 2, alla luce dell'attuale andamento epidemiologico, viene soppresso, per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione, nonché per gli esami conclusivi dei percorsi degli istituti tecnici superiori, per l'anno scolastico 2021-2022, l'obbligo di utilizzo nelle istituzioni scolastiche dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie previsto dall'articolo 3, comma 5, lettera a) , del decreto-legge n. 52 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 87 del 2021. Articolo 12 – (Misure in materia di funzionamento Commissione tecnica VIA e Commissione PNRR-PNIEC) Al fine di consentire il corretto funzionamento della Commissione tecnica VIA e Commissione PNRR-PNIEC, ad integrazione delle risorse di cui all'articolo 8, comma 5, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, l'articolo 12 autorizza la spesa di 1,5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2022. Articolo 13 – (Entrata in vigore) La disposizione detta la disciplina relativa all'entrata in vigore.. 1 1 È convertito in legge il decreto-legge 16 giugno 2022, n. 68, recante disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo delle infrastrutture, dei trasporti e della mobilità sostenibile, nonché in materia di grandi eventi e per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. 2 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . 1 (Misure di accelerazione per la realizzazione delle opere per la viabilità della città di Roma e il Giubileo 2025) 1 Al fine di assicurare la realizzazione dei lavori e delle opere funzionali alle celebrazioni del Giubileo della Chiesa cattolica per il 2025 nella città di Roma, in relazione agli interventi indicati nel programma dettagliato di cui all'articolo 1, comma 422, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, ferma restando l'applicazione delle disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale di cui alla Parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e della riduzione dei termini prevista dall'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, le procedure di valutazione di impatto ambientale sono svolte nei tempi e secondo le modalità previsti per i progetti di cui all'articolo 8, comma 2 -bis , del citato decreto legislativo n. 152 del 2006. 2 Per le finalità di cui al comma 1, ai fini della verifica preventiva dell'interesse archeologico di cui all'articolo 25 del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile del 2016, n. 50, in relazione ai progetti di interventi di cui al comma 1, il termine di cui all'articolo 25, comma 3, secondo periodo, del citato codice dei contratti pubblici è ridotto a quarantacinque giorni. 3 All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 427, sono aggiunti in fine i seguenti periodi: « In relazione agli interventi per la messa in sicurezza e la manutenzione straordinaria delle strade previsti dal programma dettagliato degli interventi di cui al comma 422, la società “Giubileo 2025” può sottoscrivere, per l'affidamento di tali interventi, apposite convenzioni con la società ANAS S.p.a. in qualità di centrale di committenza. Limitatamente agli affidamenti di importo inferiore alle soglie di cui all'articolo 35 del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, la selezione degli operatori economici da parte della società ANAS S.p.a. può avvenire, nel rispetto del principio di rotazione, anche nell'ambito degli accordi quadro previsti dall'articolo 54 del citato codice dei contratti pubblici, da essa conclusi e ancora efficaci alla data di sottoscrizione delle convenzioni e in relazione ai quali non è intervenuta alla medesima data l'aggiudicazione degli appalti basati sui medesimi accordi quadro ovvero non si è provveduto alla loro esecuzione secondo le modalità previste dal citato articolo 54, commi 2, 3, 4, 5 e 6 del codice dei contratti pubblici. In relazione alle attività affidate ad ANAS S.p.a., la società “Giubileo 2025” è autorizzata a riconoscere, a valere sulle risorse di cui al comma 420 destinate alla realizzazione di interventi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria delle strade oggetto di convenzione, una quota, entro il limite di cui all'articolo 36, comma 3 -bis , del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sulla base delle risultanze della contabilità analitica afferente alle spese effettivamente sostenute da parte dell'ANAS S.p.a. per le attività di investimento. »; b dopo il comma 427, è inserito il seguente: « 427-bis . Agli affidamenti relativi alla realizzazione degli interventi e all'approvvigionamento dei beni e dei servizi utili ad assicurare l'accoglienza e la funzionalità del Giubileo della Chiesa cattolica per il 2025 si applicano le disposizioni di cui all'articolo 48 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108. Al fine di ridurre i tempi di realizzazione degli interventi del programma di cui al comma 422, la conferenza di servizi prevista dall'articolo 48, comma 5, del citato decreto-legge n. 77 del 2021 fissa il cronoprogramma vincolante da rispettare da parte degli enti preposti alla risoluzione delle interferenze e alla realizzazione delle opere mitigatrici, prevedendo, in caso di ritardo nell'esecuzione delle lavorazioni rispetto al predetto cronoprogramma, l'applicazione nei confronti dei citati enti di sanzioni commisurate alle penali di cui all'articolo 113 -bis , comma 4, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. ». 4 Fermo quanto previsto dall'articolo 1, commi 422, 423, 426 e 427 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, al fine di assicurare la celere realizzazione degli interventi per la messa in sicurezza e la manutenzione delle strade comunali di Roma Capitale, nonché lo sviluppo e la riqualificazione funzionale delle strade di penetrazione e di grande collegamento di Roma Capitale e della Città metropolitana di Roma Capitale, rimuovendo le situazioni di emergenza connesse al traffico e alla mobilità derivanti dalle condizioni delle strade in vista dei flussi di pellegrinaggio e turistici previsti in occasione delle celebrazioni per il Giubileo della Chiesa cattolica per l'anno 2025, Roma Capitale e la Città metropolitana di Roma Capitale, anche tenendo conto di quanto previsto nel programma dettagliato degli interventi di cui al citato comma 422, sono autorizzati a sottoscrivere per l'affidamento di tali interventi, nell'ambito dei rapporti di collaborazione con lo Stato di cui all'articolo 24, comma 6, della legge 5 maggio 2009, n. 42, apposite convenzioni con la società ANAS S.p.a. in qualità di centrale di committenza. Per le finalità di cui al primo periodo, limitatamente agli affidamenti di importo inferiore alle soglie di cui all'articolo 35 del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, la selezione degli operatori economici da parte della società ANAS S.p.a. può avvenire, nel rispetto del principio di rotazione, anche nell'ambito degli accordi quadro previsti dall'articolo 54 del citato codice dei contratti pubblici, da essa conclusi e ancora efficaci alla data di sottoscrizione delle convenzioni e in relazione ai quali non è intervenuta alla medesima data l'aggiudicazione degli appalti basati sui medesimi accordi quadro ovvero non si è provveduto alla loro esecuzione secondo le modalità previste dal citato articolo 54, commi 2, 3, 4, 5 e 6 del codice dei contratti pubblici. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma si provvede a valere sulle risorse assegnate alla Città metropolitana di Roma Capitale con il decreto di cui all'articolo 1, comma 406, della medesima legge n. 234 del 2021, nonché sulle risorse dei rispettivi bilanci che Roma Capitale e la Città metropolitana di Roma Capitale intendano destinare a tale finalità. 5 In relazione alle attività affidate ad ANAS S.p.a. ai sensi del comma 4, Roma Capitale e la Città metropolitana di Roma Capitale sono autorizzate a riconoscere a detta società, a valere sulle risorse di cui al medesimo comma 4, una quota, entro il limite di cui all'articolo 36, comma 3- bis , del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sulla base delle risultanze della contabilità analitica afferente alle spese effettivamente sostenute da parte della medesima ANAS S.p.a. per le attività di investimento. 6 Al fine di assicurare una celere e coordinata realizzazione degli interventi di viabilità comunale di competenza della Città metropolitana di Roma Capitale, le risorse relative agli interventi di competenza di quest'ultima possono essere utilizzate anche per l'esecuzione di interventi di viabilità comunale in continuità con quelli della medesima Città metropolitana. 2 (Misure urgenti in materia di costruzione, manutenzione e messa in sicurezza delle dighe, nonché di controllo sul loro esercizio) 1 Al fine di ridurre i tempi di approvazione dei progetti relativi agli interventi afferenti alla costruzione, alla manutenzione e alla messa in sicurezza delle dighe, in coerenza con le previsioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonché di rafforzare l'attività di vigilanza sul loro esercizio, all'articolo 2 del decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584, il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1 . Con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, è adottato, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il regolamento per la disciplina del procedimento di approvazione dei progetti e del controllo sulla costruzione, l'esercizio e la dismissione delle dighe, contenente, in particolare, disposizioni relative ai seguenti punti: a) modalità e termini per la presentazione dei progetti e della relativa documentazione, per l'istruttoria e l'approvazione tecnica, nonché per l'acquisizione del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici; b) modalità, termini e contenuti dei provvedimenti dell'amministrazione relativamente a costruzione, esercizio sperimentale, collaudo speciale, esercizio ordinario e dismissione; c) potere di emanare atti generali contenenti norme tecniche, anche con riferimento alle modalità di esercizio degli invasi, di riqualificazione della sicurezza e di manutenzione delle opere; d) potere di prescrivere interventi di manutenzione, miglioramento e adeguamento finalizzati a migliorare le condizioni di sicurezza delle opere; e) potere di limitazione dell'esercizio per motivi di sicurezza; f) poteri ispettivi relativamente alla esecuzione, alla costruzione, all'esercizio e alla dismissione delle opere, alla conservazione e manutenzione degli impianti di ritenuta; g) classificazione degli impianti di ritenuta e delle opere di derivazione funzionalmente connesse all'invaso in classi di attenzione ai fini della vigilanza e del controllo; h) modalità e termini per la presentazione di una periodica perizia tecnica sullo stato di conservazione e di manutenzione delle opere; i) termini e modalità di coordinamento tra procedimenti di approvazione tecnica di cui alla lettera a) e procedimenti relativi al rilascio delle concessioni di derivazione di acqua pubblica da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano. ». 2 A decorrere dall'anno 2022, una quota fino al 15 per cento, e comunque entro il limite massimo di 800.000 euro annui, delle risorse di cui all'articolo 2, comma 172, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, confluiscono nel fondo risorse decentrate del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili per essere destinate al riconoscimento di incentivi, con le modalità e i criteri previsti in sede di contrattazione decentrata integrativa e nei limiti delle risorse effettivamente confluite nel medesimo fondo, in favore dei dipendenti di livello non dirigenziale in servizio nelle articolazioni di cui all'articolo 2, comma 171, del citato decreto-legge n. 262 del 2006, per lo svolgimento di specifiche funzioni di vigilanza tecnica sui lavori e sull'esercizio delle dighe e delle opere di derivazione, nonché di istruttoria di progetti e di valutazione della sicurezza. Gli incentivi corrisposti nel corso dell'anno al personale di cui al primo periodo sono comprensivi anche degli oneri previdenziali e assistenziali a carico dell'amministrazione e non possono superare l'importo del 15 per cento del trattamento economico complessivo annuo lordo. 3 Una quota fino al 4 per cento e, comunque, entro il limite massimo di 200.000 euro annui, delle risorse di cui all'articolo 2, comma 172, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, sono destinate alle spese di missione del personale di cui al comma 2 impegnato nello svolgimento delle relative funzioni. 3 (Adeguamento infrastrutturale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza) 1 Per assicurare la funzionalità delle Capitanerie di Porto – Guardia costiera anche attraverso la realizzazione di interventi da eseguire in un arco temporale ultradecennale per la costruzione di nuove sedi e infrastrutture, la ristrutturazione, l'ampliamento, il completamento, l'esecuzione di interventi straordinari, l'efficientamento energetico, l'acquisto dei relativi arredi e il miglioramento antisismico di quelle già esistenti, oltre che delle annesse pertinenze, comprese quelle confiscate alla criminalità organizzata, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili è istituito un fondo con una dotazione di 1,3 milioni di euro per l'anno 2022, di 500 mila euro per l'anno 2023, di 6,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026 e di 4,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2036. Sono esclusi dagli interventi di cui al presente comma gli immobili in locazione passiva alle Capitanerie di porto – Guardia costiera. Per l'utilizzo delle risorse del fondo si applicano: a per le opere di edilizia previste dall'elenco di interventi, considerate opere destinate alla difesa militare, le disposizioni di cui all'articolo 33, comma 1, della legge 1° agosto 2002, n. 166; b per le procedure di affidamento, le disposizioni di cui alla parte II, titoli III e IV, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108; c le disposizioni di cui all'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, in relazione alla funzione di stazione appaltante, svolta dai competenti Provveditorati interregionali alle opere pubbliche, dall'Agenzia del demanio o dagli enti locali, sulla base di accordi stipulati tra le amministrazioni interessate. 2 L'approvazione dei progetti delle opere previste dal comma 1 equivale a tutti gli effetti a dichiarazione di pubblica utilità nonché di urgenza e indifferibilità delle opere stesse. L'elenco degli interventi, predisposto dal Comando generale delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera e relativo, tra l'altro, all'individuazione e alla localizzazione degli interventi da eseguire e ai parametri progettuali da rispettare, è approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti il Ministero della difesa e l'Agenzia del demanio, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed è comunicato alle competenti Commissioni parlamentari entro trenta giorni dalla sua approvazione. Il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili riferisce annualmente alle competenti Commissioni parlamentari sullo stato di attuazione degli interventi. Gli interventi sono realizzati ricorrendo preferibilmente a infrastrutture demaniali che possono essere abbattute e ricostruite sullo stesso sedime; alla rifunzionalizzazione degli immobili confiscati alla criminalità organizzata, ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, anche attraverso il loro abbattimento e la successiva ricostruzione, laddove economicamente più vantaggioso; all'accasermamento nel medesimo stabile di comandi o uffici di diverse organizzazioni funzionali; all'acquisto, tramite l'Agenzia del demanio, di immobili privati tra cui quelli destinati a comandi o reparti delle Capitanerie di porto – guardia costiera in regime di locazione con conseguente adeguamento; ad aree o immobili di proprietà dei comuni interessati, acquisiti anche mediante permuta con aree o fabbricati di proprietà dello Stato. 3 L'elenco di cui al comma 2 riporta il codice unico di progetto (CUP) per ogni intervento. Il monitoraggio avviene attraverso il sistema previsto dal decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229. 4 Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 1,3 milioni di euro per l'anno 2022, a 500 mila euro per l'anno 2023, a 6,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026 e a 4,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2036, si provvede: a quanto a 500.000 euro per l'anno 2022 e a 4,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2036, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2022-2024, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili; b quanto a 800.000 euro per l'anno 2022, a 500.000 euro per l'anno 2023 e a 2 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026, mediante corrispondente utilizzo delle risorse di cui al Fondo di parte capitale di cui all'articolo 34 -ter , comma 5, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, iscritto nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. 5 All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 475: 1 all'alinea, primo periodo: 1.1) le parole « dei servizi di istituto dell'organizzazione territoriale e del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari » sono soppresse; 1.2) le parole « di un programma ultradecennale » sono sostituite dalle seguenti: « , in un arco temporale ultradecennale, di interventi »; 1.3) le parole « l'adeguamento » sono sostituite dalle seguenti: « il miglioramento »; 2 alla lettera a) , le parole « dal programma » sono sostituite dalle seguenti: « dall'elenco di interventi »; 3 alla lettera e) : 3.1) le parole « il programma » sono sostituite dalle seguenti: « l'elenco di interventi »; 3.2) le parole « del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta » sono soppresse; 3.3) le parole « del programma » sono sostituite dalle seguenti: « degli interventi »; 4 alla lettera f) : 4.1) le parole « del programma » sono soppresse; 4.2) dopo le parole « tramite l'Agenzia del demanio, di immobili privati » sono inserite le seguenti: « , tra cui quelli »; b al comma 476: 1 all'alinea, primo periodo: 1.1) le parole « dei servizi di istituto » sono soppresse; 1.2) le parole « di un programma ultradecennale » sono sostituite dalle seguenti: « , in un arco temporale ultradecennale, di interventi »; 1.3) le parole « l'adeguamento » sono sostituite dalle seguenti: « il miglioramento »; 2 alla lettera a) , le parole « dal programma » sono sostituite dalle seguenti: « dall'elenco di interventi »; 3 alla lettera e) : 3.1) le parole « il programma » sono sostituite dalle seguenti: « l'elenco di interventi »; 3.2) le parole « del programma » sono sostituite dalle seguenti: « degli interventi »; 4 alla lettera f) : 4.1) le parole « del programma » sono soppresse; 4.2) dopo le parole « tramite l'Agenzia del demanio, di immobili privati » sono inserite le seguenti: « , tra cui quelli ». 4 (Misure urgenti in materia di trasporto marittimo di passeggeri, di adeguamenti infrastrutturali portuali e per la laguna di Venezia) 1 Al fine di garantire lo svolgimento dell'attività crocieristica 2022 nella laguna di Venezia, il Commissario straordinario di cui all'articolo 2 del decreto-legge 20 luglio 2021, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 settembre 2021, n. 125, è autorizzato a realizzare, secondo le modalità previste dai commi 1 e 3 del medesimo articolo 2, un ulteriore punto di attracco temporaneo nell'area di Chioggia, destinato anche alle navi adibite al trasporto passeggeri di stazza lorda pari o superiore a 25.000 GT, nel limite di spesa di 1 milione di euro per l'anno 2022. Il Commissario straordinario indica, nella relazione periodica prevista dal comma 2 -bis del citato articolo 2 del decreto-legge n. 103 del 2021, lo stato di realizzazione dell'intervento di cui al primo periodo del presente comma e le iniziative adottate e da intraprendere, anche in funzione delle eventuali criticità rilevate nel corso del processo di realizzazione. 2 Al fine di garantire un'organizzazione efficace del traffico delle navi da crociera e migliorare i livelli di servizio ai passeggeri, è autorizzata la spesa, nel limite complessivo di euro 675 mila per ciascuno degli anni 2022 e 2023, in favore dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale per l'adeguamento funzionale e strutturale delle banchine dei porti di Monfalcone e di Trieste. Il trasferimento delle risorse è subordinato alla corretta alimentazione dei sistemi informativi della Ragioneria generale dello Stato e alla comunicazione al Ministero dell'economia e delle finanze del codice unico di progetto (CUP) di ciascun intervento e del relativo cronoprogramma procedurale. 3 Agli oneri derivanti dai commi 1 e 2, quantificati in euro 1.675.000 per l'anno 2022 e in euro 675.000 per l'anno 2023, si provvede: a quanto a 1 milione di euro per l'anno 2022, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2022-2024, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili; b quanto a 675.000 euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2023, mediante corrispondente utilizzo delle risorse di cui al fondo di parte capitale di cui all'articolo 34 -ter , comma 5, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, iscritto nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. 4 All'articolo 95 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1, dopo le parole « l'Autorità per la laguna di Venezia » sono inserite le seguenti: « - Nuovo Magistrato alle Acque »; b al comma 2: 1 all'alinea, dopo il primo periodo è inserito il seguente: « Per l'esercizio delle funzioni di cui al presente comma, l'Autorità può provvedere alla sottoscrizione di accordi ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241. »; 2 alla lettera c) , le parole « e all'alta sorveglianza su tutti gli » sono sostituite dalle seguenti: « degli »; 3 alla lettera e) , la parola « svolge » è sostituita dalle seguenti: « può svolgere »; 4 alla lettera i) , dopo le parole « provvede » sono inserite le seguenti: « , in relazione alle attività di propria competenza, »; 5 la lettera l) è sostituita dalla seguente: « l) provvede al rilascio delle concessioni e autorizzazioni allo scarico delle acque reflue e alla verifica della qualità degli scarichi in relazione ai limiti legali, nonché alla gestione dell'attività amministrativa, contabile e di riscossione dei canoni relativi agli scarichi industriali. Le autorizzazioni degli scarichi civili e di quelli relativi alle aziende artigiane produttive, agli enti assistenziali e alle aziende turistiche ricettive e della ristorazione, sono rilasciate previa approvazione dei progetti da parte del comune di Venezia e i relativi canoni, determinati in base al consumo idrico, sono introitati direttamente dal comune di Venezia; »; 6 alla lettera q) , le parole « ed altre materie » sono sostituite dalle seguenti: « ed altri materiali »; 7 alla lettera s) , le parole « valuta ed esprime i pareri » sono sostituite dalle seguenti: « esprime pareri obbligatori »; c al comma 5, secondo periodo, le parole « , sentiti la Regione Veneto e il Comune di Venezia, » sono sostituite dalle seguenti: « e d'intesa con il sindaco della Città metropolitana di Venezia, »; d al comma 6, quinto periodo, dopo le parole « Il Presidente sottopone alla » è inserita la seguente: « preventiva »; e al comma 7, primo periodo, dopo le parole « dotati di specifiche e comprovate competenze ed esperienza » è inserita la seguente: « anche »; f al comma 9: 1 al primo periodo, dopo le parole « dal Presidente dell'Autorità, » sono inserite le seguenti: « sentiti il Presidente della regione Veneto e il Sindaco della città metropolitana di Venezia, »; 2 al quinto periodo, le parole « può avvalersi » sono sostituite dalle seguenti: « si avvale »; g al comma 27- bis , le parole « di mare » sono soppresse; h al comma 27 -quinquies , secondo periodo, le parole « sessanta giorni » sono sostituite dalle seguenti: « trenta giorni ». 5 All'articolo 4, comma 3, della legge 29 novembre 1984, n. 798, il secondo periodo è sostituito dal seguente: « Esso approva il piano degli interventi nell'ambito della Laguna di Venezia e decide sulla ripartizione delle risorse stanziate per la loro attuazione, nonché l'eventuale rimodulazione delle risorse ripartite. ». 5 (Disposizioni urgenti per la funzionalità dell'impianto funiviario di Savona) 1 All'articolo 94 -bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, dopo il comma 7 sono aggiunti i seguenti: « 7-bis . In caso di cessazione entro il 31 dicembre 2022 della concessione Funivia Savona – San Giuseppe di Cairo e nelle more dell'individuazione di un nuovo concessionario, il Presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Ligure occidentale, in deroga alle previsioni di cui all'articolo 21, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, provvede, per un periodo massimo di ventiquattro mesi ad eseguire gli interventi necessari per il recupero della piena funzionalità tecnica di detta funivia, nonché all'individuazione di un nuovo concessionario secondo le modalità previste dal codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Il termine di cui al primo periodo è prorogabile con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili non oltre il 31 dicembre 2024, ove strettamente necessario al completamento delle procedure di individuazione del nuovo concessionario. Nelle more dell'individuazione di un nuovo concessionario, il Presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale provvede, altresì, alla gestione diretta dell'impianto funiviario. 7-ter . Qualora non sia stato possibile individuare un nuovo concessionario all'esito della procedura di cui al comma 7 -bis , la regione Liguria subentra allo Stato, quale titolare e concedente dell'impianto funiviario. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo accordo di programma tra il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e la regione Liguria, ai sensi dell'articolo 4, comma 4, lettera a) , della legge 15 marzo 1997, n. 59, si provvede all'attuazione del conferimento e all'attribuzione alla regione Liguria, a decorrere dalla data di effettivo trasferimento dell'impianto funiviario, delle risorse di cui al comma 7 -quater . 7-quater . Per lo svolgimento delle attività di cui ai commi 7 -bis e 7 -ter e per l'eventuale supporto tecnico, il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale può avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di strutture dell'amministrazione centrale o territoriale interessata, nonché di società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, dalle regioni o da altri soggetti di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, i cui oneri sono posti a carico delle risorse di cui al comma 7 -quinquies nel limite massimo di spesa di 70 mila euro per l'anno 2022 e di 200 mila euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024. 7 - quinquies . Agli oneri derivanti dai commi 7 -bis e 7 -ter , quantificati nel limite massimo di euro 700.000 per l'anno 2022 e di euro 5.600.000 a decorrere dall'anno 2023, si provvede: a) quanto ad euro 700.000 per l'anno 2022 mediante corrispondente utilizzo delle risorse di cui al Fondo di parte corrente di cui all'articolo 34 -ter , comma 5, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, iscritto nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili; b) quanto ad euro 5.600.000 a decorrere dall'anno 2023 a valere sulle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili destinate alle sovvenzioni per l'esercizio di ferrovie, tramvie extraurbane, funivie e ascensori in servizio pubblico e autolinee non di competenza delle regioni ai sensi dell'articolo 2 della legge 2 agosto 1952, n. 1221. ». 2 All'articolo 16, comma 3 -sexies , primo periodo, del decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2021, n. 156, le parole: « 31 agosto 2022 » sono sostituite dalle seguenti: « 31 dicembre 2022 ». 6 (Disposizioni in materia di trasporto aereo) 1 Al fine di accelerare lo sviluppo del Sistema nazionale integrato dei trasporti (SNIT) e di aumentare l'accesso ferroviario mediante mezzo pubblico agli aeroporti, nonché di incrementare la rilevanza strategica e lo sviluppo degli aeroporti intercontinentali italiani: a le procedure di valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 6, comma 3 -ter , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonché quelle relative alle opere inserite nei piani di sviluppo aeroportuali, ivi inclusi gli interventi di mitigazione e miglioramento ambientale, sono svolte nei tempi previsti per i progetti di cui all'articolo 8, comma 2 -bis , del decreto legislativo n. 152 del 2006; b il dibattito pubblico di cui all'articolo 22 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, si svolge secondo i termini previsti dall'articolo 46, comma 1, secondo periodo, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108; c sono ridotti della metà i termini per l'accertamento di conformità di cui all'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, relativamente ai piani di sviluppo aeroportuale e alle opere inserite in detti piani. 2 Le opere di cui al comma 1 che comportano un miglioramento dell'impatto ambientale sulle aree antropizzate sono recepite in via prioritaria all'interno degli strumenti di pianificazione urbanistica, naturalistica e paesaggistica vigenti. 3 In relazione ai piani di sviluppo aeroportuale degli aeroporti di interesse nazionale diversi da quelli di cui al comma 1, nonché alle opere inserite nei medesimi piani di sviluppo, i termini delle procedure di valutazione ambientale di cui alla Parte Seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006 sono ridotti della metà. Si applicano, altresì, le disposizioni di cui al comma 1, lettere b) e c) . 7 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e circolazione stradale e di infrastrutture autostradali) 1 Al fine di ridurre gli oneri amministrativi a carico dell'utenza, di favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile, nonché di incrementare la sicurezza della circolazione stradale, al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 24: 1 al comma 4, primo periodo, dopo le parole: « manufatti per il rifornimento » sono inserite le seguenti: « e la ricarica dei veicoli »; 2 al comma 5, dopo le parole: « da aree di servizio » sono inserite le seguenti: « , da aree per la ricarica dei veicoli, »; 3 al comma 5 -bis , dopo le parole: « dei servizi di distribuzione di carbolubrificanti » sono inserite le seguenti: « , delle norme che disciplinano l'installazione e la gestione di stazioni di ricarica elettrica »; b all'articolo 47, al comma 2, lettera a) , i capoversi categoria L1e, categoria L2e, categoria L3e e categoria L4e sono sostituiti dai seguenti: « - categoria L1e: veicoli a due ruote la cilindrata del cui motore non supera i 50 cc per i motori a combustione interna ad accensione comandata, la cui potenza del motore elettrico non supera i 4 kW e la cui velocità massima di costruzione non supera i 45 km/h; - categoria L2e: veicoli a tre ruote la cilindrata del cui motore non supera i 50 cc per i motori a combustione interna ad accensione comandata o non supera i 500 cc per i motori a combustione interna ad accensione spontanea, la cui potenza del motore elettrico non supera i 4 kW, la cui massa in ordine di marcia non supera i 270 kg e la cui velocità massima di costruzione non supera i 45 km/h; - categoria L3e: veicoli a due ruote che non possono essere classificati come appartenenti alla categoria; - categoria L4e: veicoli a tre ruote asimmetriche rispetto all'asse longitudinale mediano, costituiti da veicoli di categoria L3e dotati di sidecar, con un numero massimo di quattro posti a sedere incluso il conducente e con un numero massimo di due posti per passeggeri nel sidecar; »; c all'articolo 50: 1 al comma 1, dopo le parole « potenza nominale continua massima di 0,25 KW » sono inserite le seguenti: « , o di 0,5 KW se adibiti al trasporto di merci, »; 2 al comma 2 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « I velocipedi adibiti al trasporto di merci devono avere un piano di carico approssimativamente piano e orizzontale, aperto o chiuso, corrispondente al seguente criterio: lunghezza del piano di carico × larghezza del piano di carico ≥ 0,3 × lunghezza del veicolo × larghezza massima del veicolo. »; 3 dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti: « 2-bis . I velocipedi a pedalata assistita non rispondenti ad una o più delle caratteristiche o prescrizioni indicate nel comma 1 sono considerati ciclomotori ai sensi e per gli effetti dell'articolo 97. 2-ter . Chiunque fabbrica, produce, pone in commercio o vende velocipedi a pedalata assistita che sviluppino una velocità superiore a quella prevista dal comma 1 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.084 a euro 4.339. Alla sanzione da euro 845 ad euro 3.382 è soggetto chi effettua sui velocipedi a pedalata assistita modifiche idonee ad aumentare la potenza nominale continua massima del motore ausiliario elettrico o la velocità oltre i limiti previsti dal comma 1. ». d all'articolo 97, dopo il comma 3 è inserito il seguente: « 3-bis . In caso di trasferimento di residenza delle persone fisiche intestatarie di certificati di circolazione, l'ufficio competente del Dipartimento per la mobilità sostenibile procede all'aggiornamento dell'archivio nazionale dei veicoli (ANV), di cui agli articoli 225 e 226. A tal fine, i comuni danno notizia dell'avvenuto trasferimento di residenza per il tramite dell'archivio nazionale della popolazione residente (ANPR) non appena eseguita la registrazione della variazione anagrafica. In caso di trasferimento della sede delle persone giuridiche intestatarie di certificati di circolazione, l'aggiornamento dell'archivio nazionale dei veicoli è richiesto dalle medesime persone giuridiche all'ufficio competente del Dipartimento per la mobilità sostenibile o a uno dei soggetti di cui alla legge 8 agosto 1991, n. 264, abilitati al collegamento telematico con il centro elaborazione dati del Dipartimento stesso entro trenta giorni dal trasferimento. »; e all'articolo 116, comma 3, la lettera f) è sostituita dalla seguente: « f) B: 1) autoveicoli la cui massa massima autorizzata non supera 3500 kg e progettati e costruiti per il trasporto di non più di otto persone oltre al conducente; ai veicoli di questa categoria può essere agganciato un rimorchio avente una massa massima autorizzata non superiore a 750 kg. Agli autoveicoli di questa categoria può essere agganciato un rimorchio la cui massa massima autorizzata superi 750 kg, purché la massa massima autorizzata di tale combinazione non superi 4250 kg. Qualora tale combinazione superi 3500 chilogrammi, è richiesto il superamento di una prova di capacità e comportamento su veicolo specifico. In caso di esito positivo, è rilasciata una patente di guida che, con un apposito codice comunitario, indica che il titolare può condurre tali complessi di veicoli; 2) veicoli senza rimorchio adibiti al trasporto di merci, alimentati con combustibili alternativi di cui all'articolo 2 della direttiva 96/53/CE del Consiglio del 25 luglio 1996 e con una massa autorizzata massima superiore a 3500 kg ma non superiore a 4250 kg, a condizione che la massa superiore ai 3500 kg non determini aumento della capacità di carico in relazione allo stesso veicolo e sia dovuta esclusivamente all'eccesso di massa del sistema di propulsione in relazione al sistema di propulsione di un veicolo delle stesse dimensioni dotato di un motore convenzionale a combustione interna ad accensione comandata o ad accensione a compressione. In tali casi, la patente di guida deve essere conseguita da almeno due anni; »; f all'articolo 117, comma 2 -bis , dopo il secondo periodo è inserito il seguente: « Per le autovetture elettriche o ibride plug-in , il limite di potenza specifica è di 65 kW/t compreso il peso della batteria. »; g all'articolo 120: 1 la rubrica è sostituita dalla seguente: « Requisiti morali per ottenere il rilascio della patente di guida e disposizioni sull'interdizione alla conduzione di velocipedi a pedalata assistita »; 2 dopo il comma 6 è aggiunto il seguente: « 6-bis . Nei confronti dei soggetti indicati dal comma 1, il giudice con la sentenza di condanna o con l'applicazione di una misura di sicurezza o di prevenzione, ovvero il prefetto con l'irrogazione dei divieti di cui agli articoli 75, comma 1, lettera a) , e 75 -bis , comma 1, lettera f) , del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, può disporre l'interdizione dalla conduzione dei velocipedi a pedalata assistita di cui all'articolo 50, comma 1, fatti salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi e, per i soggetti destinatari dei predetti divieti, per tutta la loro durata. Nell'ipotesi di cui al comma 2, il prefetto con il provvedimento di revoca della patente di guida può disporre l'applicazione dell'ulteriore misura dell'interdizione dalla conduzione dei predetti velocipedi. Avverso il provvedimento interdittivo del prefetto è ammesso ricorso ai sensi del comma 4. La violazione della misura interdittiva di cui al presente comma è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 a euro 7.000 ed è disposta la confisca del mezzo. »; h all'articolo 126: 1 al comma 8, le parole « La validità » sono sostituite dalle seguenti: « Fatto salvo quanto previsto dal comma 8 -ter , la validità » e le parole « Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici », ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti « Dipartimento per la mobilità sostenibile »; 2 dopo il comma 8 -bis è inserito il seguente: « 8-ter . Qualora una patente di guida sia scaduta da più di cinque anni, la conferma della validità è subordinata anche all'esito positivo di un esperimento di guida finalizzato a comprovare il permanere dell'idoneità tecnica alla guida del titolare. A tal fine, gli uffici periferici del Dipartimento per la mobilità sostenibile rilasciano, previa acquisizione della certificazione medica di cui al comma 8 e su richiesta del conducente, una ricevuta di prenotazione dell'esperimento di guida, valida per condurre il veicolo fino al giorno della prova. L'esperimento di guida consiste nell'esecuzione di almeno una delle manovre e almeno tre dei comportamenti di guida nel traffico previsti per la prova di verifica delle capacità e dei comportamenti per il conseguimento della patente della medesima categoria di quella posseduta. Se, il giorno della prova, il conducente che deve sottoporsi all'esperimento di guida è assente, o nel caso di esito negativo dell'esperimento, la patente è revocata. »; 3 al comma 9 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Si applicano le disposizioni di cui al comma 8 -ter . »; 4 al comma 10, dopo le parole: « Direzione generale per la motorizzazione » sono inserite le seguenti: « per i servizi ai cittadini ed alle imprese in materia di trasporti e di navigazione » e le parole « Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici » sono sostituite dalle seguenti: « Dipartimento per la mobilità sostenibile »; 5 al comma 10 -bis , le parole: « Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici » sono sostituite dalle seguenti: « Dipartimento per la mobilità sostenibile » e le parole « Ministero delle infrastrutture e dei trasporti » sono sostituite dalle seguenti: « Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili »; i all'articolo 190, comma 7, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Le macchine per uso di persone con disabilità possono, altresì, circolare sui percorsi ciclabili e sugli itinerari ciclopedonali, nonché, se asservite da motore, sulle piste ciclabili, sulle corsie ciclabili, sulle corsie ciclabili per doppio senso ciclabile e sulle strade urbane ciclabili. ». 2 Con decreto del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, sono definite le modalità di annotazione sul documento unico dell'eccesso di massa connesso al sistema di propulsione installato, nonché di aggiornamento del documento unico già rilasciato. L'efficacia della disposizione di cui al comma 1, lettera e) , è subordinata alla definizione della procedura di consultazione della Commissione europea ai sensi della direttiva 96/53/CE del Consiglio del 25 luglio 1996 e la medesima disposizione di cui al comma 1, lettera e) , si applica ai veicoli per i quali il documento di circolazione riporta le indicazioni di cui al primo periodo. 3 All'articolo 33 -bis , comma 1, primo periodo, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, le parole « di dodici mesi » sono sostituite dalle seguenti: « di ventiquattro mesi ». 4 Al fine di contenere gli oneri finanziari a carico dell'utenza, dal 1° luglio 2022 al 31 dicembre 2022 e comunque non oltre la conclusione della verifica della sussistenza delle condizioni per la prosecuzione dell'attuale rapporto concessorio delle autostrade A24 e A25, ove tale conclusione sia anteriore alla data del 31 dicembre 2022, è sospeso l'incremento delle tariffe di pedaggio delle autostrade A24 e A25. Per la durata del periodo di sospensione, si applicano le tariffe di pedaggio vigenti alla data del 31 dicembre 2017. 8 (Disposizioni urgenti in materia di trasporto pubblico locale e regionale) 1 Al fine di migliorare la programmazione dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale, nonché della mobilità locale nelle sue diverse modalità, in coerenza con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, all'articolo 1, comma 300, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, le parole « Osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico locale » sono sostituite dalle seguenti: « Osservatorio nazionale per il supporto alla programmazione e per il monitoraggio della mobilità pubblica locale sostenibile ». 2 L'Osservatorio di cui all'articolo 1, comma 300, della legge n. 244 del 2007, provvede, altresì: a alla predisposizione periodica di modelli di elaborazione dei dati trasportistici, economici e ambientali per la programmazione dei servizi di trasporto pubblico locale integrata, ove possibile, con programmi di mobilità attiva, di soluzioni innovative di mobilità sostenibile nelle aree urbane, ivi compresi i servizi di noleggio senza conducente di cui all'articolo 84, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, con la possibilità di effettuare noleggi anche per pochi minuti senza interazione con personale dedicato ( sharing mobility) ; b all'acquisizione di dati e alla predisposizione di modelli di elaborazione digitale utili ad assicurare un'attività minima uniforme dei mobility manager d'area e dei mobility manager aziendali e scolastici; c all'acquisizione di dati e alla predisposizione di modelli di elaborazione digitale utili a definire gli elementi minimi per la predisposizione dei Piani urbani per la mobilità sostenibile (PUMS); d all'acquisizione periodica e alla predisposizione, anche d'intesa con il Ministero dello sviluppo economico, di modelli di elaborazione di dati utili a valutare le proposte di investimento nel settore della mobilità locale coordinandole con gli indirizzi di politica industriale che riguardano le filiere produttive interessate; e all'acquisizione di dati statistici e analitici utili a predisporre modelli minimi di integrazione dello sviluppo urbano e metropolitano con lo sviluppo della programmazione della mobilità pubblica. 3 Per lo svolgimento delle attività di cui al comma 2, l'Osservatorio può stipulare apposite convenzioni con le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con l'Autorità di regolazione dei trasporti di cui all'articolo 37 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, con le aziende di trasporto pubblico locale, nonché con i mobility manager d'area, i mobility manager aziendali e i mobility manager scolastici, finalizzate a favorire l'acquisizione e lo scambio dei dati e delle informazioni, anche con modalità automatizzate e mediante l'interoperabilità tra le banche dati esistenti secondo le modalità individuate dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID) con le linee guida in materia. 4 Per le medesime attività di cui al comma 2, l'Osservatorio si può avvalere, oltreché del personale del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e di quello messo a disposizione dalle pubbliche amministrazioni e dagli enti di cui al comma 3 mediante le convenzioni ivi previste, anche di esperti di particolare e comprovata specializzazione, nel numero massimo di 8 unità, cui il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile è autorizzato a conferire appositi incarichi ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, a valere sulle risorse destinate all'Osservatorio ai sensi dell'articolo 27, comma 2, lettera e-bis) , del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, come modificato dal comma 5 del presente articolo, nel limite massimo di spesa di complessivi euro 200.000 nell'anno 2022 e di euro 400.000 annui a decorrere dall'anno 2023. 5 Per lo svolgimento delle attività di cui al comma 3, per l'implementazione e lo sviluppo della banca dati dell'Osservatorio, nonché per il conferimento degli incarichi di cui al comma 4, all'articolo 27, comma 2, lettera e-bis) , del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, le parole: « dello 0,025 per cento dell'ammontare del Fondo » sono sostituite dalle seguenti: « dello 0,105 per cento dell'ammontare del Fondo e, comunque, nel limite massimo di euro 5,2 milioni annui ». 6 Per promuovere la sperimentazione di servizi di sharing mobility , limitatamente agli anni 2022, 2023 e 2024, lo 0,3 per cento della dotazione del Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale, di cui all'articolo 16 -bis del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, è destinato al finanziamento di specifici progetti individuati con uno o più decreti adottati dal Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. 7 Al fine di sostenere il settore del trasporto pubblico locale e regionale di passeggeri sottoposto a obbligo di servizio pubblico anche a seguito degli effetti negativi derivanti dalla crisi internazionale in atto in Ucraina, la ripartizione delle risorse stanziate per l'esercizio 2022 sul Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale di cui all'articolo 16 -bis , comma 1, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, è effettuata: a quanto a euro 4.879.079.381 e fermo restando quanto previsto dall'articolo 27, comma 2 -bis , del decreto-legge n. 50 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2017, senza l'applicazione di penalità e applicando le modalità stabilite dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 148 del 26 giugno 2013; b quanto a euro 75.350.957, secondo modalità e criteri che tengono conto dei costi standard di cui all'articolo 1, comma 84, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 e dei livelli adeguati dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale, definiti con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro il 31 ottobre 2022; c quanto a euro 14.923.662 per le finalità di cui al comma 6; d quanto a euro 5.200.000 per le finalità di cui all'articolo 27, comma 2, lettera e-bis) , del decreto-legge n. 50 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2017. 8 Per le medesime finalità di cui al comma 7, l'erogazione alle regioni a statuto ordinario dell'anticipazione prevista dall'articolo 27, comma 4, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, e relativa all'anno 2022, e da calcolarsi sulle risorse di cui alla lettera a) del predetto comma 7, è effettuata in un'unica soluzione entro la data del 31 luglio 2022, per la parte relativa ai pagamenti non già avvenuti alla data di entrata in vigore del presente decreto. 9 Al fine di garantire la continuità e la regolarità dei servizi di trasporto pubblico locale ad impianti fissi, le aziende esercenti tali servizi e le aziende che gestiscono le infrastrutture dedicate su cui essi sono eserciti, trasmettono entro il 30 settembre 2022 e, successivamente, con cadenza mensile, ai sensi dell'articolo 16 -bis , comma 7, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, all'Osservatorio di cui all'articolo 1, comma 300, della legge n. 244 del 2007, i dati delle manutenzioni programmate dei sottosistemi dei sistemi di trasporto utilizzati nonché, per ciascun sottosistema, le date di prevista effettuazione dell'attività manutentiva, secondo le modalità indicate dal decreto di cui al comma 10. In caso di mancata o ritardata effettuazione degli interventi manutentivi comunicati ai sensi del presente comma, l'ente concedente ovvero affidante il servizio di trasporto pubblico provvede ad effettuare gli interventi manutentivi in danno dell'azienda inadempiente, nonché ad applicare nei confronti della stessa una sanzione amministrativa di importo complessivo non inferiore a 10.000 euro e non superiore a 500.000 euro, determinata, tenendo conto dei criteri indicati nel decreto di cui al comma 10, nonché dell'entità degli interventi manutentivi non eseguiti, delle conseguenze che l'omessa o ritardata effettuazione degli interventi determina sulla continuità, nonché delle attività poste in essere al fine di assicurare la tempestiva realizzazione degli interventi. Nei casi di cui al presente comma si applicano in quanto compatibili le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689. Le somme derivanti dal pagamento delle sanzioni sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, e sono destinate, nella misura del 50 per cento, all'implementazione e allo sviluppo della banca dati del predetto Osservatorio e, nella misura del 50 per cento, al finanziamento di iniziative dirette al miglioramento dei servizi erogati all'utenza. 10 Con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili adottato, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro il 31 luglio 2022, sono individuati e, successivamente, aggiornati almeno ogni tre anni: a i sottosistemi e i livelli manutentivi per i quali è obbligatoria la trasmissione dei dati ai sensi del comma 9; b la modulistica uniforme per l'acquisizione e la comunicazione dei dati; c ai fini dell'applicazione delle sanzioni di cui al comma 9, le modalità di contestazione dell'inadempimento, nonché i criteri di quantificazione delle sanzioni. 11 Nelle more dell'effettuazione degli interventi manutentivi programmati, nonché durante lo svolgimento degli stessi, al fine di evitare interruzioni o limitazioni nell'erogazione dei servizi di trasporto in ambito metropolitano, l'ente concedente o committente, sulla base delle indicazioni fornite da una Commissione tecnica indipendente, dallo stesso appositamente costituita e composta da soggetti di comprovata esperienza in materia di trasporti e di sicurezza delle relative infrastrutture, all'esito della valutazione dell'effettivo stato di manutenzione del sistema di trasporto interessato dall'intervento ed acquisite le valutazioni dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali e, ove necessario, del costruttore, può autorizzare l'esercizio del predetto sistema di trasporto, prescrivendo le necessarie misure di mitigazione, nonché le modalità di controllo e delle periodiche verifiche di sicurezza. Tale autorizzazione all'esercizio del sistema di trasporto non può comunque superare il periodo di sei mesi, prorogabile, una sola volta, e per non più di sei mesi. Al funzionamento della Commissione tecnica di cui al primo periodo, nonché agli oneri necessari all'acquisizione delle valutazioni in ordine alla possibilità di proseguire l'esercizio del sistema di trasporto, si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie dell'ente concedente o committente disponibili a legislazione vigente. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano ai sottosistemi delle reti ferroviarie, nonché agli impianti a fune. 12 Al fine di consentire la realizzazione degli interventi immediatamente cantierabili previsti dal programma di ammodernamento delle ferrovie regionali, nonché l'acquisto di materiale rotabile, è autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024 e di 70 milioni di euro per l'anno 2025. All'assegnazione dei contributi ai singoli interventi si provvede mediante decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Gli interventi devono essere identificati dal Codice unico di progetto (CUP) ai sensi dell'articolo 11, comma 1, della legge 16 gennaio 2003, n. 3, e monitorati attraverso il sistema di cui al decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229. Con il decreto di cui al secondo periodo sono definiti altresì l'entità massima dei contributi riconoscibili, tenendo conto di eventuali ulteriori fonti di finanziamento, il cronoprogramma degli interventi, nonché le ipotesi e le modalità di revoca dei contributi riconosciuti. Agli oneri derivanti dal presente comma, pari a 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024 e a 70 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 405, della legge 30 dicembre 2021, n. 234. 9 (Interventi urgenti per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili) 1 Al fine di realizzare gli investimenti di competenza del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, all'articolo 1, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 393, primo periodo, le parole: « è autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023, 100 milioni di euro per l'anno 2024, 200 milioni di euro per il 2025, 250 milioni di euro per l'anno 2026 e 300 milioni di euro per l'anno 2027, 350 milioni di euro per l'anno 2028 e 300 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2029 al 2036 » sono sostituite dalle seguenti: « è autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per l'anno 2022, 30 milioni di euro per l'anno 2023, 100 milioni di euro per l'anno 2024, 200 milioni di euro per il 2025, 250 milioni di euro per l'anno 2026, 300 milioni di euro per l'anno 2027, 350 milioni di euro per l'anno 2028, 310 milioni di euro per l'anno 2029, 320 milioni di euro per l'anno 2030 e 300 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2031 al 2036 »; b al comma 394, primo periodo, le parole: « la spesa complessiva di 5.000 milioni di euro, di cui 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023, 150 milioni di euro per l'anno 2024, 200 milioni di euro per l'anno 2025, 250 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2027, 400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2030, 450 milioni di euro per l'anno 2031, 650 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2032 al 2034, 450 milioni di euro per l'anno 2035 » sono sostituite dalle seguenti: « la spesa complessiva di 5.000 milioni di euro, di cui 40 milioni di euro per l'anno 2022, 30 milioni di euro per l'anno 2023, 150 milioni di euro per l'anno 2024, 200 milioni di euro per l'anno 2025, 250 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2027, 400 milioni di euro per l'anno 2028, 410 milioni di euro per l'anno 2029, 420 milioni di euro per l'anno 2030, 450 milioni di euro per l'anno 2031, 650 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2032 al 2034, 450 milioni di euro per l'anno 2035 »; c al comma 395, le parole: « la spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2024, 230 milioni di euro per l'anno 2025, di 300 milioni di euro per l'anno 2026, 500 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2032 e 550 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2033 al 2036 » sono sostituite dalle seguenti: « la spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2022, di 40 milioni di euro per l'anno 2023, di 20 milioni di euro per l'anno 2024, di 230 milioni di euro per l'anno 2025, di 300 milioni di euro per l'anno 2026, di 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028, di 480 milioni di euro per l'anno 2029, di 460 milioni di euro per l'anno 2030, di 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2031 e 2032 e di 550 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2033 al 2036 ». 2 Sono autorizzate le variazioni delle dotazioni finanziarie relative alle autorizzazioni di spesa indicate nell'allegato I annesso al presente decreto. 3 All'articolo 5 del decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2021, n. 156, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1, dopo il terzo periodo è inserito il seguente: « Con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili può essere riconosciuta al coordinatore del CISMI un'indennità di funzione nel limite dell'autorizzazione di spesa di cui al comma 3 e a valere sulle risorse ivi previste e comunque non superiore a 25.000 euro. »; b dopo il comma 1, è inserito il seguente: « 1-bis . In deroga alle previsioni di cui al comma 1, terzo periodo, e fermo restando il limite di spesa di cui al comma 3, l'incarico di coordinatore del CISMI può essere conferito con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ad un professore universitario di I fascia, che viene collocato in aspettativa per l'intera durata dell'incarico ai sensi dell'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, con conservazione del trattamento economico in godimento, che è posto integralmente a carico del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. L'incarico di coordinatore ha una durata non inferiore a tre anni ed è rinnovabile una sola volta. Al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa di cui al comma 3, per l'intera durata dell'incarico è reso contestualmente indisponibile all'interno del contingente di cui al comma 1 il posto destinato al dirigente di ricerca. ». 4 L'articolo 5 -quinquies del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, è abrogato. 5 All'articolo 1, comma 238, terzo periodo, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le parole: « e all'importo di euro 7.309.900 annui a decorrere dall'anno 2021 » sono sostituite dalle seguenti: « , all'importo di 7.309.900 euro per l'anno 2021 e all'importo di 10.883.900 euro a decorrere dall'anno 2022 ». 6 Agli oneri derivanti dal comma 5 si provvede mediante utilizzo delle risorse rinvenienti dall'abrogazione di cui al comma 4. 7 All'articolo 12, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: « Qualora l'importo dei lavori risulti inferiore a 100.000 euro, l'esecuzione degli interventi di manutenzione ordinaria ovvero di manutenzione straordinaria, di cui alle lettere a) e b) del comma 2, può essere curata direttamente dalle Amministrazioni utilizzatrici degli immobili. ». 8 All'articolo 121 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, sono apportate le seguenti modificazioni: a ai commi 3 e 4, le parole « Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici » sono sostituite dalle seguenti: « Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili »; b al comma 5, le parole « Ministro delle infrastrutture e dei trasporti » sono sostituite dalle seguenti: « Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili »; c al comma 5 -bis , le parole « Ministro delle infrastrutture e dei trasporti » sono sostituite dalle seguenti: « Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili » e l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: « La Direzione generale del personale, del bilancio, degli affari generali e della gestione sostenibile del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili provvede a un controllo di qualità sul predetto personale e a una formazione periodica dello stesso, secondo modalità e programmi indicati dal Dipartimento per la mobilità sostenibile. ». 9 Al fine di semplificare le procedure per digitalizzazione e la pubblicità degli atti mediante trascrizione nell'Archivio telematico centrale delle unità da diporto e per l'annotazione sulla licenza di navigazione, al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 17, comma 2, le parole: « venti giorni » sono sostitute dalle seguenti: « sessanta giorni »; b all'articolo 24, comma 2, le parole: « venti giorni », ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: « sessanta giorni »; c all'articolo 58, comma 1, le parole: « venti giorni » sono sostituite dalle seguenti: « sessanta giorni ». 10 All'allegato A, punto 10), della legge 28 gennaio 1994, n. 84, le parole « e Monopoli » sono sostituite dalle seguenti: « , Monopoli e Termoli ». 10 (Disposizioni urgenti in materia di opere pubbliche di particolare complessità o di rilevante impatto, nonché per la funzionalità del Consiglio superiore dei lavori pubblici) 1 Al decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 44, comma 3, quarto periodo, le parole « degli interventi » sono sostituite dalle seguenti: « di tutti gli interventi » ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « In relazione agli interventi di cui all'Allegato IV del presente decreto, per la cui realizzazione è nominato un commissario straordinario ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, fermo quanto previsto dal quarto periodo del presente comma, si applica, altresì, la riduzione dei termini prevista dal medesimo articolo 4, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge n. 32 del 2019, compatibilmente con i vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, ivi inclusi quelli previsti dalla direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011. »; b all'articolo 44, al comma 4, secondo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , tenuto conto delle preminenti esigenze di appaltabilità dell'opera e della sua realizzazione entro i termini previsti dal PNRR ovvero, in relazione agli interventi finanziati con le risorse del PNC dal decreto di cui al comma 7 dell'articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, »; c all'articolo 46, comma 1, quinto periodo, dopo le parole « all'articolo 44, comma 4 » sono inserite le seguenti: « , tenuto conto delle preminenti esigenze di appaltabilità dell'opera e della sua realizzazione entro i termini previsti dal PNRR ovvero, in relazione agli interventi finanziati con le risorse del PNC dal decreto di cui al comma 7 dell'articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101. ». 2 In considerazione degli aumenti eccezionali dei prezzi dei materiali da costruzione, nonché dei carburanti e dei prodotti energetici, in relazione ai progetti di fattibilità tecnica ed economica di lavori pubblici di competenza statale, o comunque finanziati per almeno il 50 per cento dallo Stato, di importo pari o superiore ai 100 milioni di euro da sottoporre obbligatoriamente, in base alle vigenti disposizioni, al parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, non si applica, per gli anni 2022 e 2023, quanto previsto dall'articolo 1, comma 5, secondo periodo, del decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21, e, al fine di assicurare la funzionalità del medesimo Consiglio è autorizzata la spesa di euro 1.600.000 per l'anno 2022 e di euro 3.200.000 per l'anno 2023, a valere sulle risorse di cui al comma 5. 3 La disposizione di cui al comma 2 si applica esclusivamente ai progetti sottoposti al parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto. È escluso il rimborso delle somme già versate, alla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell'articolo 1, comma 5, secondo periodo, del decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21, in relazione ai progetti di cui al comma 2. 4 In considerazione dell'esigenza di garantire che lo svolgimento delle procedure di dibattito pubblico di cui articolo 22 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, risulti coerente con i tempi di realizzazione degli investimenti pubblici di cui all'articolo 46 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, è autorizzata, per il finanziamento delle attività della Commissione nazionale per il dibattito pubblico di cui al comma 2 dell'articolo 22 del decreto legislativo n. 50 del 2016, la spesa di euro 150.000 per l'anno 2022 e di euro 300.000 per l'anno 2023. 5 Agli oneri derivanti dai commi 2 e 4, quantificati in complessivi euro 1.750.000 per l'anno 2022 e di euro 3.500.000 per l'anno 2023 mediante corrispondente utilizzo delle risorse di cui al Fondo di parte corrente di cui all'articolo 34 -ter , comma 5, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, iscritto nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. 11 (Disposizioni urgenti sull'utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie) 1 All'articolo 10 -quater del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1, lettera a) : 1 all'alinea, le parole « 15 giugno 2022 » sono sostituite dalle seguenti: « 30 settembre 2022 »; 2 il numero 1 è abrogato; b al comma 2, secondo periodo, le parole « 15 giugno 2022 » sono sostituite dalle seguenti: « 30 settembre 2022 ». 2 Per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione, nonché degli esami conclusivi dei percorsi degli istituti tecnici superiori, per l'anno scolastico 2021-2022, non si applica la misura di sicurezza di cui all'articolo 3, comma 5, lettera a) , del decreto-legge n. 52 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 87 del 2021. 12 (Misure in materia di funzionamento della Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS e della Commissione tecnica PNRR-PNIEC) 1 Al fine di consentire il corretto funzionamento della Commissione tecnica VIA e Commissione PNRR-PNIEC, ad integrazione delle risorse di cui all'articolo 8 comma 5 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è autorizzata la spesa di 1,5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2022. Agli oneri derivanti dal presente comma, pari a 1,5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2022 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2022-2024, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2022, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della transizione ecologica. 13 (Entrata in vigore) 1 Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 16 giugno 2022 MATTARELLA Draghi , Presidente del Consiglio dei ministri Giovannini , Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Franco , Ministro dell'economia e delle finanze Visto, il Guardasigilli: Cartabia