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Ratifica ed esecuzione del Protocollo n. 16 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 2 ottobre 2013. Onorevoli Senatori . – Come è noto il 2 ottobre 2013 il nostro Paese ha approvato il Protocollo n. 16 di addenda alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Si tratta di un accordo pattizio che permette alle più alte giurisdizioni nazionali di adire in via meramente consultiva la Corte europea dei diritti dell'uomo (EDU) di Strasburgo in caso di dubbi sulla corretta applicabilità del diritto comune. A tutt'oggi, l'Italia resta uno dei pochissimi partner europei a non aver ancora ratificato detto Protocollo. Nella scorsa legislatura è stato dato il via libera alla ratifica del ben più articolato Protocollo n. 15 (ai sensi della legge 15 gennaio 2021, n. 11) ma il dibattito parlamentare si è ivi arenato, anche per l'emergenza contestuale di nuovi e ben urgenti argomenti di confronto. Diventa ora necessario riprendere con estrema urgenza le fila di quel discorso troncato nel cuore del contraddittorio parlamentare e allineare l'Italia a tutti gli altri Paesi d'Europa che aderiscono alla Convenzione. La questione dell'armonizzazione del diritto interno, sempre più interconnesso con quello internazionale promosso dalla Corte di giustizia dell'Unione europea di Lussemburgo e dalla stessa Corte EDU, appare, infatti, di estrema attualità e rilevanza. Non foss'altro per la semplice costatazione che un rinvio pregiudiziale, fatta salva la libera determinazione del giudice nazionale di decidere diversamente rispetto al parere ricevuto, può evitare ab origine successivi ricorsi da parte di cittadini lesi nelle prerogative fondamentali e cospicue uscite finanziarie per lo Stato a titolo di risarcimento dei danni e rimborso delle spese. Gli articoli 1 e 2 dispongono circa l'autorizzazione alla ratifica del Protocollo da parte del Presidente della Repubblica e il relativo ordine di esecuzione. L'articolo 3 designa le alte giurisdizioni cui è riservata la facoltà di rinvio, individuate solo nella Corte costituzionale, nella Suprema Corte di cassazione e nel Consiglio di Stato. Il comma 2 dello stesso articolo prevede che per tutto il tempo necessario al completamento dell' iter di rinvio alla Corte EDU il procedimento nazionale da cui è originata l'istanza di parere resti sospeso senza riserve. Un appunto particolare va alla prescrizione penale, i cui termini sono anch'essi espressamente sospesi sino alla ricezione del parere della Corte. L'articolo 4, infine, dispone in merito all'immediata entrata in vigore della legge.. Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il Protocollo n. 16 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 2 ottobre 2013. Art. 2. ( Ordine di esecuzione ) 1. Piena ed intera esecuzione è data al Protocollo di cui all'articolo 1 della presente legge a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto previsto dall'articolo 8 del Protocollo stesso. Art. 3 (Alte giurisdizioni competenti per la richiesta di pareri e sospensione dei relativi procedimenti) 1. La Corte costituzionale, la Suprema Corte di cassazione e il Consiglio di Stato sono le alte giurisdizioni designate, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, del Protocollo di cui all'articolo 1 della presente legge, a presentare alla Corte europea dei diritti dell'uomo richieste di pareri consultivi. 2. In caso di presentazione alla Corte europea di diritti dell'uomo delle richieste di cui al comma 1, fino alla ricezione del relativo parere consultivo il procedimento giurisdizionale è sospeso e sono altresì sospesi i termini di decorrenza della prescrizione penale. Art. 4. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .