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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione LAVORO PUBBLICO E PRIVATO, PREVIDENZA SOCIALE (11ª) 101 DE VECCHIS, CATALFO La seduta inizia alle ore 14,30. SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI La presidente CATALFO avverte che per le sedute odierne della Commissione è stata richiesta la pubblicità dei lavori, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento del Senato, sulla quale la Presidenza ha già fatto conoscere il proprio assenso. Dispone pertanto l'attivazione del circuito audiovisivo. Prende atto la Commissione. IN SEDE REFERENTE 310 e 658 - salario minimo orario DDL 310 Istituzione del salario minimo orario DDL 658 Disposizioni per l'istituzione del salario minimo orario (Seguito dell'esame congiunto e rinvio) Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta antimeridiana di oggi. La senatrice TOFFANIN ( FI-BP ), dopo aver sottolineato le finalità e le principali differenze che intercorrono tra i due provvedimenti in esame, si sofferma sulla contraddizione rappresentata dalla effettività di contratti definiti "pirata" in un Paese caratterizzato da una ampia e forte contrattazione collettiva. Segnala in particolare il caso delle cosiddette cooperative spurie, colpevoli di sottopagare i lavoratori senza alcun rispetto per la loro dignità. Evidenzia quindi la situazione dei lavoratori poveri e riporta in proposito le considerazioni svolte dalle organizzazioni sindacali più rappresentative in occasione delle audizioni. Sottolinea poi le principali differenze esistenti nel campo del mercato del lavoro tra l'Italia e altri Paesi europei, in particolare riportando l'esperienza della Germania, che ha introdotto il salario minimo orario per legge nel 2015 e ha visto come conseguenza più rilevante la diminuzione delle ore lavorate totali. Di fronte a tale realtà esprime il timore che identica situazione possa vivere l'Italia nel caso in cui un provvedimento in materia venisse approvato, a maggior ragione considerando le condizioni economiche complessive del paese, sostanzialmente in recessione. Invita quindi i promotori delle iniziative in titolo a considerare tutte le possibili e gravi ricadute di un simile intervento normativo. Infatti gli aumenti del costo del lavoro ricadrebbero in primo luogo sulle piccole e medie aziende, con differenze marcate anche su base regionale e a seconda del settore produttivo, già in grave difficoltà e a rischio fallimento. Ma il conseguente aumento dei costi per le collaboratrici domestiche e per i caregiver peserebbe anche sui redditi delle famiglie e dei pensionati, ai quali è stata bloccata l'indicizzazione sui trattamenti economici, con il rischio di un maggiore ricorso al lavoro nero, parziale o totale. Ritiene condivisibile un intervento a tutela dei lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva, ma invita la maggioranza a procedere in modo organico e articolato, senza lasciare spazio alla superficialità e alla improvvisazione. Invita quindi a guardare al futuro, tenendo conto dell'evoluzione del mondo del lavoro, secondo schemi nuovi, slegati da una semplice valutazione legata alle ore effettivamente lavorate e più vicini alle forme di lavoro agile, delle quali si considera l'effettiva produttività. In conclusione, sottolinea i costi che i provvedimenti potrebbero avere per le casse dello Stato in termini di appalti e di spese per beni e servizi e invita a prendere in considerazione l'ipotesi di prevedere una adeguata copertura finanziaria. Interviene incidentalmente il senatore PATRIARCA ( PD ) per chiedere conto dell'assenza del Governo. Replica la PRESIDENTE , che fa presente che nella sede referente la presenza del Governo non è obbligatoria. Assicura comunque che un rappresentante del Governo, compatibilmente con altri impegni, si unirà al più presto ai lavori della Commissione. La senatrice PARENTE ( PD ) in premessa stigmatizza l'assenza del Governo, che considera poco rispettosa nei confronti della Commissione. Passando al merito dei provvedimenti, segnala l'estrema utilità delle audizioni svolte, con particolare riferimento ai temi della contrattazione collettiva e della effettiva applicazione dell'articolo 39 della Costituzione. Individua quindi una serie di problematiche del mondo del lavoro, che riguardano il lavoro nero, le cooperative spurie, i contratti al ribasso, il basso salario medio, l'altissimo costo del lavoro, il divario salariale tra uomo e donna e il lavoro cosiddetto povero. La prima azione di intervento secondo la sua opinione dovrebbe riguardare il rispetto dei minimi retributivi e il contrasto al dumping salariale. In proposito, segnala la necessità di incrementare, dopo aver previsto assunzioni di carabinieri e finanzieri nel decreto-legge sul reddito di cittadinanza e "Quota 100", anche il numero degli ispettori del lavoro, attualmente troppo esiguo per permettere una sufficiente attività di controllo. In tema di appalti pubblici propone di selezionare le aziende ammesse a partecipare alle gare sulla base di determinati parametri molto stringenti in materia di contratti di lavoro. Anticipa poi la presentazione di un apposito disegno di legge finalizzato a ridurre il divario salariale tra uomo e donna. Si sofferma quindi in maniera critica sulla formulazione del comma 1 dell'articolo 2 del disegno di legge n. 658, ritenendo invece opportuna una distinzione tra trattamento economico complessivo e salario di garanzia, pena il rischio di una riduzione delle tutele per i lavoratori di alcuni settori produttivi. Comprende alcune delle posizioni espresse dalle organizzazioni sindacali, secondo le quali, in caso di approvazione di un provvedimento sul salario minimo orario, molte aziende potrebbero uscire dalla contrattazione collettiva e garantire solo il salario minimo orario, magari con una integrazione stipendiale in nero, o potrebbero ridurre il numero delle ore lavorate. In proposito giudica intanto necessario un intervento sulla rappresentanza, nonché sulla trasparenza in materia di contratti depositati presso il CNEL. In conclusione, invita a considerare l'importanza di una reale certificazione delle competenze dei lavoratori, che potrebbe rappresentare la vera forma di protezione sociale in un mercato del lavoro che cambia velocemente. Il senatore DE VECCHIS ( L-SP-PSd'Az ) ripercorre rapidamente le iniziative legislative che hanno portato a una eccessiva liberalizzazione del mercato del lavoro e addirittura alla sterilizzazione della clausola sociale, a discapito delle tutele e del trattamento economico dei lavoratori. Esprime quindi perplessità sull'effettivo ruolo svolto in passato da quegli stessi sindacati che oggi esprimono critiche nei confronti dei provvedimenti in esame. In conclusione, nel giudicare necessaria una maggiore estensione della contrattazione collettiva e nel sollecitare i sindacati a offrire un maggior contributo, ritiene compito della politica riportare il lavoratore al centro di tutte le iniziative legate al mercato del lavoro. Il senatore FLORIS ( FI-BP ) osserva che nella seduta antimeridiana il sottosegretario Durigon ha evidenziato che nessun intervento in tema di equo compenso potrà trovare attuazione in assenza di contributi da parte del Governo ed ha sottolineato la necessità di una misura decisa che incida sul cuneo fiscale. Oggi la maggioranza presenta una serie di interventi qualificandoli come finalizzati ad aiutare le classi più deboli. Su questi temi la sua parte politica ha una grande sensibilità, peraltro già dimostrata anche in passato. E' però necessario condurre strategie che tengano conto del contesto. Ricorda quindi che, nel corso delle audizioni che hanno avuto ad oggetto i disegni di legge in esame, i rappresentanti dell'OCSE hanno messo a confronto la situazione dell'Italia con quella degli altri Paesi europei. In quella sede si è evidenziato che l'importo individuato dai due disegni di legge, al netto o al lordo, si attesterebbe su un livello più elevato rispetto agli altri Paesi dell'UE. Segnala dunque che la politica non può, in ragione di scadenze elettorali imminenti, attestarsi su numeri del tutto irrealistici e che non appaiono supportati dalla realtà economica del Paese. Al riguardo riterrebbe invece opportuno muoversi lungo due direttrici imprescindibili; da un lato quella del salario possibile, che è intorno ai 5/6 euro orari, e dall'altra quella degli interventi da parte dello Stato, non potendosi evidentemente caricare ogni responsabilità sulle spalle dell'imprenditore. Conclusivamente ribadisce la necessità di fissare un salario minimo sulla base di presupposti certi, di situazioni sostenibili e con un intervento definito del Governo sugli oneri. Diversamente, si rischia unicamente di enunciare una misura velleitaria, destinata inoltre a non rappresentare un buon viatico per l'equilibrio dei conti economici. Il senatore AUDDINO ( M5S ) in via preliminare coglie l'occasione per respingere le accuse formulate nei confronti della maggiorana e riferite alla conseguenze di una mancata indicizzazione delle pensioni, sottolineando che, al contrario, dalle misure poste in essere dal Governo consegue un adeguamento al rialzo e non al ribasso degli assegni pensionistici. In risposta al senatore Laus, rileva quindi che il disegno di legge n. 658 rinvia proprio alla contrattazione collettiva, diversamente da quanto invece avviene nel disegno di legge n. 310. Ricorda quindi che, come emerso anche nel corso delle audizioni svolte sui disegni di legge, il venti per cento dei contratti viene stipulato al di fuori della contrattazione nazionale, ciò che dimostra dunque la necessità di un intervento finalizzato a stabilire un salario minimo orario, a maggior ragione in quanto è risultato che esso già esiste nei due terzi dei Paesi UE. Anche la pletora dei contratti - oltre 800 - depositati presso il CNEL rappresenta indubbiamente un problema, che l'attuale maggioranza si trova tuttavia ad ereditare dal passato ed al quale occorrerà porre mano. E' un fatto che il triste fenomeno dei cosiddetti working poor richiede un intervento, rispetto al quale non si può paventare il rischio di disoccupazione crescente e di un gran numero di licenziamenti, perché ciò equivale ad immaginare l'automatico verificarsi di comportamenti scorretti. La fissazione di un salario minimo coniuga opportunamente la necessità di dare attuazione all'articolo 36 della Costituzione, garantendo il rispetto del principio di adeguatezza e di proporzionalità della retribuzione. Il tentativo di introdurre un compenso minimo orario era in realtà già stato effettuato dall'Esecutivo precedente all'interno del Jobs Act , salvo poi far scadere la relativa delega. Si è persa così un'occasione, per motivi non meglio chiariti. L'attuale maggioranza ha dunque la forza di intervenire dunque su un tema importante e delicato, a favore di una platea vasta, di cui le precedenti maggioranze si sono dimenticate. Altro e diverso problema è invece rappresentato dal lavoro nero e del lavoro sommerso, fenomeni sui quali peraltro si stanno intensificando i controlli. Anche inserire in quest'ambito il tema del cuneo fiscale equivale ad introdurre un argomento diverso, che ovviamente andrà affrontato, ma a tempo debito. Conclusivamente, ribadisce che il disegno di legge n. 658 rappresenta un'iniziativa che va incontro alle necessità dei lavoratori, che devono sempre sentirsi tutelati dallo Stato, indipendentemente dalle maggioranze di governo che eventualmente dovessero alternarsi. A giudizio del senatore NANNICINI ( PD ) il tema della giusta retribuzione rappresenta un problema reale, che sta molto a cuore alla sua parte, tant'è che figurava nello stesso programma elettorale del PD. Chi fa un lavoro onesto deve ricevere una paga onesta. Il punto non è dunque risalire oggi alle responsabilità di chi - sindacati dei lavoratori, datori di lavoro o maggioranze che si sono succedute - non ha dato corso all'attuazione del principio costituzionale della giusta retribuzione; è infatti necessario condurre sul tema un dibattito non meramente ideologico, ma finalizzato ad individuare una soluzione efficace ed equilibrata. La lista dei responsabili dei bassi salari è stata d'altro canto ben evidenziata nel corso delle audizioni svoltesi sui disegni di legge: lavoro nero, cooperative cosiddette spurie, contratti cosiddetti pirata, dumping salariale. I primi tre temi non hanno in realtà rapporto con il salario minimo, ma evidenziano semmai la necessità di un incremento delle attività ispettive. In proposito, egli coglie pertanto l'occasione per sollecitare la ricostituzione della Commissione d'inchiesta sulla salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, già operante anche nella precedente legislatura. Esiste poi il tema del finto lavoro autonomo, che tuttavia, pur necessitando di una urgente soluzione, va tenuto distinto da quello del salario minimo orario. La questione centrale, a proposito della garanzia della giusta retribuzione di cui all'articolo 36 della Costituzione, è invece quella del dumping salariale; e in questo senso egli evidenzia la necessità di rafforzare la contrattazione collettiva. Nel richiamarsi alle considerazioni svolte dal senatore Laus, il quale ha definito la misura del salario minimo un rimedio "estremo", egli riterrebbe però opportuno non già definirne la misura in una legge, così ossificandola e astraendola da ogni possibilità di negoziato, bensì affidarla ad una commissione tripartita, che possa adattare quella misura all'andamento del mercato del lavoro. Si tratta infatti di individuare l'esatta proporzione di un dosaggio molto complicato: un salario minimo fissato su un importo eccessivamente alto finirebbe infatti per creare lavoro nero, mentre un importo troppo basso avrebbe l'effetto di spiazzare la contrattazione collettiva. Occorre dunque cautela, evitando di porre in essere norme troppo rigide e cariche di aspettative. La chiave è dunque rappresentata dalla necessità di dare attuazione piena sia all'articolo 36 che all'articolo 39 della Costituzione. Il tema è quello di garantire una tutela universale, sancendo per legge che la giusta retribuzione prescritta dall'articolo 36 della Costituzione è quella stabilita dalla contrattazione collettiva. In questa ottica, è necessario rafforzare il sistema della rappresentanza, attraverso meccanismi certi e condivisi di misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali. In questo modo si consegue il doppio vantaggio di arginare gli attacchi al ruolo della contrattazione, garantendo per altro verso ai lavoratori forme più evolute ed efficaci di partecipazione alle scelte e alle dinamiche aziendali. In questa direzione e secondo queste linee strategiche, annuncia l'imminente presentazione da parte del suo Gruppo di una iniziativa legislativa che si augura possa essere esaminata congiuntamente ai provvedimenti in oggetto. Auspica conclusivamente che su questi temi si svolga una discussione ampia, tale da rafforzare la contrattazione collettiva, e che il Parlamento in carica sia in grado di affrontare un tema così delicato superando ogni steccato ideologico. La presidente CATALFO concorda con la necessità di affrontare il tema in modo non ideologico, sottolineando che la realtà dei working poor ha ampi riflessi sulle imprese e sull'economia. Da ciò la necessità di porre in essere un intervento equilibrato, che rafforzi il potere d'acquisto dei lavoratori, oltre a conseguire un obiettivo oggettivamente di grade importanza e delicatezza. Rinvia quindi il seguito dell'esame congiunto ad altra seduta. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 16.