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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 33 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 14,20. IN SEDE REDIGENTE Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso DDL 510 Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso (Seguito della discussione e rimessione all'Assemblea) Prosegue la discussione sospesa nella seduta pomeridiana del 26 settembre. Il PRESIDENTE fa presente che nella giornata odierna è stata avanzata da parte dei senatori Caliendo, Modena, Dal Mas, Cucca, Valente, Balboni e Cirinnà una richiesta di rimessione all'Assemblea del disegno di legge in titolo. Poiché la richiesta in oggetto risulta essere appoggiata da un numero di componenti della Commissione superiore ad un quinto, dispone che l'esame prosegua in sede referente ai sensi del comma 3, articolo 36, del Regolamento del Senato. IN SEDE REFERENTE Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso DDL 510 Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso (Esame e rinvio) Dopo che la Commissione ha convenuto all'unanimità di acquisire in sede referente l'attività finora svolta in sede redigente, il PRESIDENTE avverte che sono stati presentati emendamenti relativi al disegno di legge in titolo (pubblicati in allegato) e che l'illustrazione degli stessi avverrà in una successiva seduta. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA Conversione in legge del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata DDL 840 Conversione in legge del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Parere alla 1 a Commissione. Esame e rinvio) Il relatore CANDURA (L-SP-PSd'Az) illustra il provvedimento in titolo che reca la conversione in legge del decreto-legge n. 113 del 2018. Il provvedimento d'urgenza prevede disposizioni in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Passando al merito, sottolinea che il decreto-legge si compone di 40 articoli, ripartiti in 4 Titoli. Il Titolo I (articoli 1-15) reca disposizioni in materia di rilascio di speciali permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale e di immigrazione; il Titolo II (articoli 16-31) prevede disposizioni in materia di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa; il Titolo III (articoli 32-38) reca disposizioni per la funzionalità del Ministero dell'interno, nonché sull'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati e infine il Titolo IV (articoli 39 e 40) prevede disposizioni finanziarie e finali. Con riguardo al Titolo I afferiscono a profili di rilievo per la Commissione giustizia gli articoli 1 (limitatamente ad alcuni commi) e 15. L'articolo 1 reca disposizioni in materia di permesso di soggiorno per motivi umanitari e disciplina di casi speciali di permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario. In particolare il comma 2, lettera b) di questo primo articolo del decreto-legge estende la previsione dell'applicazione del rito camerale anche ai giudizi sul mancato riconoscimento dei presupposti per la protezione speciale. Il comma 3 ridefinisce le competenze delle sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea, istituite presso ciascun tribunale ordinario del luogo nel quale hanno sede le Corti d'appello. Più nel dettaglio il numero 2) della lettera a) del comma 3 attribuisce alla competenza delle sezioni specializzate le controversie in materia di diniego della "protezione speciale" proposta dalle Commissioni territoriali quando valutano la sussistenza del divieto di respingimento. Il numero 3) invece riconosce la competenza delle sezioni specializzate a giudicare altresì delle controversie relative ai casi di protezione "speciale" di cui agli articoli 18, 18-bis, 19, comma 2, lettere d) e d-bis), 20-bis, 22, comma 12-quater, del Testo unico dell'immigrazione, quali rivisitati o introdotti dal decreto-legge. Sono rispettivamente situazioni di: esposizione a tratta; violenza domestica; donne in stato di gravidanza o nei sei mesi dalla nascita del figlio; condizioni di salute di eccezionale gravità; calamità che non consenta il rientro nel Paese di provenienza; particolare sfruttamento lavorativo. Il comma 5 dispone (mediante l'introduzione di un novello articolo 19-ter entro il decreto legislativo n. 150 del 2011) l'applicazione del rito sommario di cognizione innanzi alle sezioni specializzate per le controversie in materia di rifiuto di rilascio, diniego di rinnovo o revoca dei permessi di soggiorno di protezione speciale. La competenza è della sezione specializzata del luogo in cui ha sede l'autorità che ha adottato il provvedimento. L'articolo 15 modifica il TU spese di giustizia prevedendo, nel processo civile, che la dichiarazione di inammissibilità dell'impugnazione comporti la mancata liquidazione del compenso al difensore ammesso al gratuito patrocinio. Analogamente, si prevede che non siano liquidate dallo Stato le spese per consulenze tecniche di parte che appaiano, già all'atto del conferimento dell'incarico, irrilevanti o superflue a fini probatori. Ricorda che più numerose sono le disposizioni del Titolo II di rilievo per la Commissione giustizia. Fra queste segnala gli articoli 16, 20, 21, 23, 24, 25, 27, 30 e 31. L'articolo 16 integra con i maltrattamenti in famiglia e gli atti persecutori (cd. stalking) il catalogo dei reati indicati dall'articolo 282-bis c.p.p. che consentono, nel corso del procedimento penale, l'uso dei braccialetti elettronici come modalità di esecuzione dell'allontanamento dalla casa familiare. L'articolo 20 amplia la platea dei possibili destinatari del divieto di accesso alle manifestazioni sportive (cd. DASPO) comprendendovi i soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale. In particolare tale misura è estesa agli indiziati di reati di terrorismo, anche internazionale, e di altri reati contro la personalità interna dello Stato e l'ordine pubblico. L'articolo 21, novellando il comma 3 dell'art. 9 del decreto-legge n. 14 del 2017 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città) prevede che i regolamenti di polizia urbana possono individuare anche aree su cui insistono presidi sanitari; aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli, tra quelle per le quali si possono applicare la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 300 euro e l'ordine di allontanamento da parte del sindaco. I comportamenti sanzionati in questi luoghi sono quelli indicati al medesimo art. 9, commi 1 e 2, ossia quelli di: chiunque ponga in essere condotte che impediscono l'accessibilità e la fruizione dei predetti luoghi, in violazione dei divieti di stazionamento e di occupazione ivi previsti; chi, nelle medesime aree, abbia commesso gli illeciti amministrativi di ubriachezza, atti contrari alla pubblica decenza, esercizio abusivo del commercio o parcheggio abusivo. L'articolo 23, integrando la formulazione dell'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo n. 66 del 1998 sanziona come reato - oltre al già previsto blocco di strada ferrata - sia il blocco stradale sia l'ostruzione o ingombro dei binari. Anche tali condotte saranno, quindi, punite con la reclusione da uno a sei anni. Sostanzialmente, si tratta di un ritorno al testo dell'articolo 1 del decreto legislativo n. 66 del 1998, previgente alla depenalizzazione del 1999. L'articolo 23 modifica, poi, l'articolo 4, comma 3, del TU immigrazione nel quale i reati di cui al novellato articolo 1 del decreto legislativo n. 66 del 1948 (blocco stradale e ferroviario e altri illeciti contro la libertà di circolazione) vanno ad integrare il catalogo dei reati ostativi alla cui condanna definitiva consegue la mancata concessione allo straniero del visto di ingresso in Italia. L'articolo 24 interviene in materia di impugnazione delle misure di carattere patrimoniale di cui al codice antimafia, nonché in tema di documentazione antimafia. La disposizione inserisce nell'articolo 10 del codice antimafia in materia di impugnazioni il nuovo comma 2-quater, il quale prevede che in caso di conferma del decreto impugnato, la Corte d'appello pone a carico della parte privata che ha proposto l'impugnazione il pagamento delle spese processuali. L'articolo 24, poi, interviene sul comma 3-bis dell'articolo 17 del codice antimafia, in materia di titolarità della proposta di applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali. Per poter comprendere pienamente la portata della disposizione è necessario ricordare quale fosse il contenuto del citato comma 3-bis, nella formulazione vigente prima del decreto legge. Tale disposizione introduceva, al fine di consentire al procuratore della Repubblica distrettuale di verificare che non si arrecasse pregiudizio alle attività di indagine condotte anche in altri procedimenti, alcuni obblighi in capo al questore e al direttore della Direzione investigativa antimafia. In particolare la disposizione imponeva a tali soggetti di: dare immediata comunicazione dei nominativi delle persone fisiche e giuridiche nei cui confronti sono disposti gli accertamenti personali o patrimoniali (lett.a); tenere costantemente aggiornato e informato il procuratore della repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto sullo svolgimento delle indagini (lett. b); dare comunicazione per iscritto della proposta al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto almeno dieci giorni prima della sua presentazione al tribunale. Il mancato rispetto di tale obbligo informativo comporta l'inammissibilità della proposta (lett. c); trasmettere al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto, ove ritengano che non sussistano i presupposti per l'esercizio dell'azione di prevenzione, provvedimento motivato entro dieci giorni dall'adozione dello stesso (lett. d). Il decreto- legge, nello specifico, oltre a disporre l'abrogazione della lettera d) del comma 3-bis; interviene sulla lettera c) del comma 3-bis, prevedendo che la comunicazione della proposta al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto sia "sintetica"; sopprimendo la "sanzione" della inammissibilità della proposta; introducendo l'obbligo di comunicazione da parte del procuratore, nei dieci giorni successivi alla comunicazione della proposta, all'autorità proponente l'eventuale sussistenza di pregiudizi per le indagini preliminari. In questi casi il procuratore deve concordare con l'autorità proponente le modalità per la presentazione congiunta della proposta. L'articolo 24 modifica, ancora, l'articolo 19 del codice antimafia relativo alle indagini patrimoniali. L'ultimo periodo del comma 4 dell'articolo 19 del codice antimafia prevede che, previa autorizzazione del procuratore della Repubblica o del giudice procedente, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono procedere al sequestro della documentazione- precisa il decreto-legge- ritenuta utile ai fini delle indagini nei confronti dei soggetti destinatari di misure di prevenzione. Infine l'articolo 24 del decreto-legge apporta modifiche al comma 8 dell'articolo 67 del codice antimafia estendendo gli effetti dei divieti e delle decadenze conseguenti all'applicazione delle misure di prevenzione nei confronti delle persone condannate con sentenza definitiva o, ancorché non definitiva, confermata in grado di appello, anche per i reati di truffa ai danni dello Stato o altro ente pubblico e per quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L'articolo 25mira ad inasprire il trattamento sanzionatorio per le condotte degli appaltatori, che facciano ricorso, illecitamente a meccanismi di subappalto. Più nel dettaglio il decreto-legge modifica il comma 1 dell'articolo 21 della legge 13 settembre 1982, n. 646, il quale, nella formulazione vigente prima del decreto-legge, puniva con la pena dell'arresto da sei mesi a un anno e con l'ammenda non inferiore a un terzo del valore dell'opera concessa in subappalto o a cottimo e non superiore ad un terzo del valore complessivo dell'opera ricevuta in appalto sia chi, avendo in appalto opere riguardanti la P.A., concedeva, anche di fatto, in subappalto o cottimo, in tutto o in parte, le opere stesse senza autorizzazione del committente sia il subappaltatore o l'affidatario del cottimo. Il comma unico dell'articolo 25 del decreto-legge trasforma i reati in questione da contravvenzioni in delitti, puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a un terzo del valore dell'opera concessa in subappalto o a cottimo e non superiore ad un terzo del valore complessivo dell'opera ricevuta in sub-appalto. In proposito è opportuno rilevare che la trasformazione in delitto- in mancanza di una espressa previsione- comporta l'esclusione della punibilità delle ipotesi colpose. Si tratta di una conseguenza di non poco conto soprattutto per gli effetti inter-temporali della trasformazione: in altri termini in sede applicativa si dovrà chiarire se i fatti colposi commessi ante decreto-legge restino punibili alla luce della previgente fattispecie contravvenzionale oppure la restrizione dell'area della rilevanza penale alle sole ipotesi dolose, conseguente alla trasformazione del reato da contravvenzione a delitto, si riverberi anche ai fatti antecedenti alla modifica normativa. L'articolo 27 interviene, poi, sull'obbligo di trasmissione (al questore e al direttore della DIA- aggiunge il decreto-legge) delle sentenze di condanna irrevocabili a pene detentive, già esistenti per le cancellerie degli uffici giudiziari aggiungendovi anche i provvedimenti ablativi o restrittivi. L'articolo 30 modifica l'articolo 633 c.p., inasprendo le sanzioni per coloro che promuovono o organizzano l'invasione di terreni o edifici, ovvero che compiono il fatto armati. L'articolo 633 c.p. sanziona con la pena della reclusione fino a due anni e con la multa da 103 a 1.32 euro la condotta di chi "invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto". Il reato è perseguibile a querela della persona offesa (comma primo). Il secondo comma dell'articolo 633 c.p. contempla due circostanza aggravanti speciali, la cui presenza modifica il regime di procedibilità implicando la punibilità d'ufficio. La prima circostanza ricorre quando "il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata; la seconda circostanza, invece, ricorre quando il fatto è commesso da più di dieci persone, anche senza armi.Il decreto- legge in conversione introduce un ulteriore comma all'articolo 633 c.p., il quale prevede che, nelle ipotesi aggravate di cui al secondo comma, nei confronti dei promotori e organizzatori dell'invasione, nonché di coloro che hanno compiuto il fatto armati si applica la pena della reclusione fino a quattro anni congiuntamente alla multa da 206 a 2.64 euro. In proposito è opportuno rilevare che per la configurabilità dell'aggravante prevista dal secondo comma dell'art. 633, la giurisprudenza ritiene necessario che l'azione invasiva sia stata commessa collettivamente, da più persone concorrenti che agiscano riunite e siano presenti simultaneamente sul luogo del delitto per la sua consumazione. Pertanto la nuova disposizione sembrerebbe escludere dal proprio ambito di applicazione i promotori e organizzatori che pur avendo progettato l'invasione non vi hanno poi, materialmente, preso parte. Sempre in relazione al reato di cui all'articolo 633 c.p., segnala l'articolo 31 del decreto-legge, il quale inserisce la fattispecie aggravata in questione tra quelle per le quali sono ammesse le intercettazioni. Per quanto concerne il Titolo III di rilievo per la Commissione giustizia sono infine gli articoli da 36 a 38. Rileva come gli articoli 37 e 38, in realtà, rientrino solo lato sensu nell'ambito di competenza della giustizia, trattandosi di disposizioni più di carattere ordinamentale, per quanto relative all'Agenzia per i beni confiscati. Più nel dettaglio l'articolo 36 reca numerose modifiche al codice antimafia in materia di procedure di gestione e destinazione dei beni confiscati. Sinteticamente, il comma 1, modifica l'articolo 35 del codice antimafia relativo alla nomina e revoca dell'amministratore giudiziario; il comma 2 dell'articolo in esame modifica poi, l'articolo 38 del codice antimafia, consentendo all'Agenzia di individuare il coadiutore, di cui l'ente si avvale per la gestione dei beni confiscati fino all'emissione del provvedimento di destinazione, anche tra soggetti diversi da quello nominato amministratore giudiziario dal tribunale; precisando che, se diverso dall'amministratore giudiziario, il soggetto individuato debba essere comunque in possesso della specifica professionalità richiesta per gli amministratori giudiziari; il comma 3 apporta numerose modifiche all'articolo 48 del codice antimafia relativo alla destinazione dei beni e delle somme confiscate. Fra le altre, viene riscritto il procedimento di vendita dei beni confiscati, viene introdotta una specifica disciplina per la destinazione dei beni confiscati indivisi e infine è prevista una differente ripartizione dei proventi derivanti dalla vendita dei beni confiscati, i quali confluiscono nel Fondo Unico Giustizia per essere riassegnati nella quota del 20% all'Agenzia. L'articolo 37 incide, novellandole, sulle disposizioni del Codice antimafia, relative all'organizzazione e all'organico dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati. La disposizione interviene in primo luogo sull'organizzazione dell'Agenzia, prevedendo la possibilità di istituire fino a 4 sedi secondarie e ridisciplinandone il procedimento di istituzione. L'articolo reca poi varie modifiche in materia di organico dell'Agenzia, fra le altre, limitando a 100 - su un totale di 170 previste  le unità di personale da reclutare per il potenziamento dell'organico dell'Agenzia attraverso procedure ordinarie di mobilità e disponendo che le restanti 70 unità possano essere reclutate mediante procedure selettive pubbliche. L'articolo 38, infine, introduce una deroga, valida fino al terzo esercizio finanziario successivo all'adeguamento della dotazione organica, alle norme della spending review con riguardo alla Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati. La senatrice MODENA (FI-BP) preannuncia il proprio intervento del dibattito e la presentazione di emendamenti al testo presso la Commissione di merito. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2018 Doc Doc. LVII, n. 1-bis Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2018 - Allegati I, II, III e IV - Annesso (Parere alla 5 a Commissione. Esame e rinvio) Il relatore URRARO (M5S), illustra la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza che costituisce l'occasione per aggiornare le previsioni economiche e di finanza pubblica del DEF, in relazione alla maggiore stabilità e affidabilità delle informazioni disponibili sull'andamento del quadro macroeconomico, secondo quanto previsto dal combinato disposto degli articoli 7, comma 2, lettera b) e articolo 10-bis della legge n. 196 del 2009. In via preliminare esso riveste particolare importanza in quanto trattasi del primo documento di programmazione economica del nuovo Governo. Essa viene presentata in una fase di grande cambiamento nelle relazioni economiche e politiche a livello internazionale, queste ultime provate da un lento ma progressivo rallentamento della crescita economica e del commercio mondiale. La nota di aggiornamento, al fine di conseguire una maggiore resilienza alle congiunture macroeconomiche, reca un nuovo quadro programmatico di finanza pubblica, il quale prevede la realizzazione di diversi macro obiettivi: aumentare significativamente il tasso di crescita, ridurre la disoccupazione, rilanciare gli investimenti, liberalizzare quei settori ancora caratterizzati da rendite monopolistiche di ostacolo alla concorrenza, il tutto mantenendo il rapporto debito/PIL su di uno stabile sentiero di riduzione, in direzione dell'obiettivo stabilito dai Trattati Europei. Propedeutiche al raggiungimento di questi importanti traguardi sarà la predisposizione di innovative riforme: il reddito di cittadinanza, che avrà il duplice scopo di garantire la necessaria mobilità del lavoro e un reddito per coloro che, nelle complicate fasi di transizione, determinate da processi di innovazione, si trovino in difficoltà; la riforma del sistema pensionistico - cosiddetta quota 100 -, che consente l'ingresso al mercato del lavoro delle nuove generazioni interrompendo quel paradosso per il quale i giovani, anche con elevata istruzione, ne rimangono ai margini, mentre le generazioni più anziane non possono uscirne; la semplificazione del sistema di tassazione diretta, che è volta a ridurre la pressione fiscale su imprese e famiglie. Passando ai profili di specifica competenza della Commissione giustizia evidenzia la oramai annosa criticità della eccessiva durata dei processi in ambito civilistico. Vi è, infatti, la necessità di porre rimedio al problema abbattendo i tempi necessari per risolvere le cause civili - tra i più elevati dell'Unione europea -. L'efficienza del processo civile, infatti, rientra tra le azioni strategiche del Piano nazionale di riforma 2018. In tale ambito, il Consiglio europeo raccomanda all'Italia di ridurre la durata dei procedimenti civili in tutti i gradi di giudizio, ma allo stesso modo, facendo rispettare le norme di disciplina procedurale. La Nota di aggiornamento al DEF, pur ribadendo il trend di riduzione della durata media dei procedimenti civili, richiama l'esigenza di programmare interventi normativi idonei volti all'eliminazione delle criticità - durata del processo ultra annuale in cassazione, ultra biennale in appello; ultra triennale in primo grado -. Infatti, oltre al potenziamento del processo telematico, la Nota di aggiornamento ritiene fondamentale intervenire sul processo civile, attualmente caratterizzato dalla predeterminazione legale dei poteri del giudice e delle parti, introducendo un rito unico semplificato. L'intervento normativo si caratterizzerebbe, in particolare per la previsione del ricorso - in sostituzione della soppressa citazione - per la riduzione dei termini a comparire; per il ricorso ad un sistema di preclusioni già negli atti introduttivi; per la rimodulazione della fase della sentenza. Agli interventi sulla procedura saranno affiancati l'incremento degli organici, di magistratura e amministrativo, estesi anche al settore penale. In ambito penale la Nota di aggiornamento al DEF ritiene prioritaria una riforma seria ed equilibrata della prescrizione, anche in considerazione dei più recenti dati statistici che testimoniano la crescita dei procedimenti penali prescritti. L'intervento si inserisce tra le azioni strategiche del cronoprogramma da attuare entro il 2019 e va coniugato con l'obiettivo di garantire la durata ragionevole del processo penale da supportare soprattutto attraverso adeguati investimento in risorse umane e materiali e non, come è stato fatto nella scorsa Legislatura, attraverso l'adozione di nuove ipotesi di sospensione del termine necessario a prescrivere il reato. Ulteriore priorità dell'azione di Governo sarà la lotta alla corruzione che rappresenta un grave pregiudizio al buon andamento della Pubblica Amministrazione, all'economia, alla libera concorrenza e all'affidamento dei mercati. Anche il Consiglio europeo, per mezzo della Raccomandazione n. 2, ha invitato l'Italia a potenziare gli strumenti di contrasto al fenomeno, aumentando l'efficacia dell'azione preventiva e repressiva. Un impegno in tal senso appare elemento centrale della NADEF. E' infatti stato avviato l'esame - in data 4 ottobre - presso la Camera dei deputati, un disegno di legge di iniziativa governativa recante: "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici", che si pone come obiettivo quello di inasprire il trattamento sanzionatorio nei confronti di quei soggetti che pongono in essere condotte riconducibili a determinati reati contro la pubblica amministrazione. Inoltre nella Nota di aggiornamento al DEF, il Governo richiama la centralità del tema del diritto fallimentare. Il settore della disciplina delle procedure di insolvenza ha, infatti, significative ricadute sull'immagine e l'efficienza del sistema Paese, con importanti ricadute sulla sua percezione da parte egli investitori esteri. Non a caso, infatti, la Raccomandazione 3 del Consiglio europeo segnala la necessità di attuare tempestivamente la riforma in materia di insolvenza. Il Governo si propone di intervenire per assicurare linearità ad un sistema normativo definito farraginoso e che genera incertezze applicative, anche mediante modifiche al lavoro della Commissione ministeriale Rordorf, dai cui lavori ha avuto origine la recente legge n. 55 del 2017 che ha concesso una delega al Governo per il riordino della disciplina delle procedure concorsuali. Infine la nota pone in evidenza la necessità di migliorare le condizioni e il funzionamento del sistema penitenziario, con l'obiettivo di realizzare un processo di riqualificazione che permetta di superare le carenze strutturali delle carceri, in coerenza con la funzione rieducativa sancita dall'articolo 27 della Costituzione. Funzionali al raggiungimento di tali scopi sono gli interventi volti al potenziamento delle dotazioni organiche della Polizia penitenziaria e del corpo di Polizia di Stato. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE REFERENTE DDL n. 5, 199, 234, 253, 392, 412, 563, 652 - Legittiima difesa DDL 5 Misure urgenti per la massima tutela del domicilio e per la difesa legittima DDL 199 Modifiche all'articolo 52 del codice penale in materia di legittima difesa DDL 234 Modifica all'articolo 614 del codice penale in materia di violazione di domicilio DDL 253 Modifiche all'articolo 52 del codice penale in materia di legittima difesa DDL 392 Modifica all'articolo 55 del codice penale in tema di esclusione della punibilità per eccesso colposo DDL 412 Modifiche agli articoli 624-bis e 628 del codice penale in materia di furto in abitazione e rapina DDL 563 Modifica dell'articolo 52 del codice penale recante nuove disposizioni in materia di diritto di difesa DDL 652 Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa e di aggravamento delle pene per i reati di furto in abitazione e furto con strappo (Seguito dell'esame congiunto e rinvio) - e delle petizioni nn. 147 e 248 ad essi attinenti Prosegue l'esame congiunto sospeso nella seduta del 3 ottobre. Il PRESIDENTE avverte che è aperto il dibattito sul testo unificato predisposto nella scorsa seduta. La senatrice MODENA (FI-BP) esprime perplessità riguardo al testo unificato relativamente al fatto che anche l'utilizzazione dell'espressione sempre, finalizzata a realizzare una presunzione assoluta di legittima difesa non sia comunque in grado di escludere la possibilità per il soggetto che si è legittimamente difeso di subire un procedimento penale. Richiamando l'opportunità di valutare l'originaria idea tesa ad introdurre nell'ordinamento l'esistenza di un diritto assoluto di difesa nel proprio domicilio, esprime apprezzamento per la parte del testo unico unificato relativo alla spese di giustizia. Tuttavia, si riserva la presentazione di emendamenti sul punto. Il senatore CUCCA (PD), richiamando l'intervento introduttivo del relatore che aveva citato un passo di San Tommaso, ricorda tuttavia che nel medesimo passo si esplicitava l'importanza del principio di proporzionalità della difesa rispetto all'offesa. Esprime inoltre perplessità sui dati statistici forniti dal Ministero della giustizia poiché alla luce degli stessi non si intravede alcuna urgenza nell'esigenza di un intervento normativo di tal fatta. Lamenta inoltre il fatto che il testo proposto non coglie le indicazioni pervenute in sede di audizione e che hanno rimarcato la necessità di mantenere fermo il criterio di proporzionalità tra offesa e difesa, che verrebbe invece meno con la formulazione proposta nell'ultimo comma dell'articolo 52. Critica la formulazione generica di tale ultimo comma che non consente una corretta perimetrazione applicativa dei concetti di violenza o minaccia di uso di armi; condivide invece la modifica proposta sull'articolo 55 del codice penale, seppure ritiene necessaria una delimitazione del concetto di stato di turbamento al fine di evitare future incertezze applicative derivanti dalla formulazione della norma eccessivamente generica. Sull'articolo 3 del testo unificato esprime perplessità dovute al fatto che si introdurrebbe un differenziale circa l'accesso al beneficio della sospensione condizionale della pena che verrebbe a dipendere dalla capacità economica del reo di risarcire o meno il danno cagionato, esprimendo dubbi circa la costituzionalità di tale scelta; non condivide gli aumenti di pena, soprattutto in materia di rapina, ricordando che tale fattispecie di reato è stata già oggetto di un inasprimento sanzionatorio nella precedente legislatura. Il senatore DAL MAS (FI-BP) ribadisce la necessità che si introduca il diritto di difesa come tra l'altro suggerito in sede di audizione dal dottor Nordio. Il senatore URRARO (M5S) ritiene che l'obiettivo di eliminare le divergenze interpretative che sono emerse nella prassi giurisprudenziale degli ultimi anni può essere raggiunto con il testo proposto; condivide in linea generale la presunzione di proporzionalità; si dice d'accordo sulla disciplina che consente l'anticipazione delle spese processuali a carico dello Stato; considera complessivamente equilibrato il testo proposto, invitando tuttavia ad una riflessione sull'aumento sanzionatorio. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 15,30. Allegato