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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 65 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA, del vice presidente TAVERNA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,32). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione delle mozioni nn. 49, 51, 53, 54 (testo 2), 55, 56 e 58 contro la violenza sulle donne PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00049 , presentata dalla senatrice Rauti e da altri senatori, 1-00051 , presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori, 1-00053 , presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, 1-00054 (testo 2), presentata dalla senatrice Maiorino e da altri senatori, 1-00055 , presentata dalla senatrice Pucciarelli e da altri senatori, 1-00056 , presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, e 1-00058 , presentata dalla senatrice Unterberger e da altri senatori, contro la violenza sulle donne. Ha facoltà di parlare la senatrice Rauti per illustrare la mozione n. 49. (Brusio) . RAUTI (FdI) . Signor Presidente, mi auguro che in Aula regni la dovuta attenzione rispetto a questo argomento. Le chiedo di richiamare i colleghi, grazie. PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia un attimo di attenzione: la senatrice Rauti sta illustrando la mozione n. 49 che credo interessi a tutta l'Assemblea. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo di Fratelli d'Italia ha presentato per primo una mozione sull'argomento all'ordine del giorno ma non è una gara. Siamo contenti che successivamente siano state presentate altre mozioni e mi auguro che quest'Assemblea voglia compiere un gesto importante sottoscrivendo con un consenso trasversale tutte le mozioni presentate. Abbiamo presentato la nostra mozione la settimana scorsa, in vista di una scadenza, quella del 25 novembre, data in cui ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne istituita, com'è noto, dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999. Tale istituzione invita i Governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative a intraprendere iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema della violenza di genere. La Giornata, chiaramente, rientra in un perimetro internazionale molto solido su questo tema. Vent'anni prima della sua istituzione, l'Assemblea delle Nazioni Unite ha adottato la convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne. E ancora, voglio ricordare - perché resta un punto di riferimento ineludibile - la quarta conferenza mondiale delle Nazioni Unite che si è svolta a Pechino nel 1995, che stabilì in maniera definitiva che i diritti delle donne sono diritti umani e che le violenze di genere sono una violazione dei diritti umani fondamentali. Evidentemente, poi, il perimetro si rafforza con molte convenzioni ONU e con molti accordi internazionali ed è doveroso citare fra queste la Convenzione di Istanbul, approvata nel 2011, che introduce sulla materia, essendo uno strumento giuridicamente vincolante, norme - appunto - vincolanti per i Governi sottoscrittori, improntando tutta la Convenzione sostanzialmente a tre princìpi: quelli di prevenire il fenomeno della violenza, di proteggere le vittime della violenza e di punire gli autori della violenza. Nonostante vi sia un perimetro internazionale di riferimento forte e una normativa italiana solida su questo versante, su questo fronte (e potrei dire su questa trincea), l'Organizzazione mondiale della sanità continua a ricordarci ogni anno, cifre e stime alla mano, che la violenza di genere è una questione strutturale, un fenomeno di dimensioni globali, un mondo che attraversa il mondo, una questione trasversale alle religioni, alle geografie ai ceti sociali, alle appartenenze di società, quindi qualcosa di veramente e drammaticamente più profondo. Purtroppo ogni anno, anche in questo Paese, si continuano a registrare atti di violenza sulle donne e i cosiddetti femminicidi, ovvero quegli omicidi di donne basati su una motivazione di genere, ovvero l'uccisione di una donna in quanto donna. L'Eures ci ricorda addirittura che ogni due giorni e mezzo, ogni sessanta ore, una donna viene uccisa in ragione del suo essere donna e quest'anno già abbiamo dovuto, purtroppo, tenere il macabro conteggio di 65 vittime e la cronaca ci continua ad offrire ogni giorno casi di violenza e ogni due giorni e mezzo casi di femminicidio. L'Italia ha fatto molto in termini normativi, ma ancora resta qualcosa da fare. L'Italia è intervenuta, forse con un certo ritardo rispetto agli altri Paesi europei, con la prima legge organica del 1996, che per il nostro Paese costituì uno spartiacque fondamentale, un punto, per fortuna, di non ritorno, perché quella legge stabilì una volta per tutte che i reati di violenza non erano reati contro la moralità pubblica e il cosiddetto buon costume, ma erano finalmente riconosciuti come reati contro la persona. Un altro tassello normativo importante è sicuramente rappresentato dalla legge del 2009, più nota come cosiddetta legge anti- stalking , che andava a colmare un vuoto normativo e a punire quelle condotte reiterate e ripetute di molestie nella loro vasta gamma. E ancora, un altro pilastro è rappresentato dalla legge n. 119 del 2013. Noi abbiamo rivolto al Governo questa mozione chiedendo alcuni impegni, taluni dei quali ho visto che ricorrono anche nelle mozioni che sono state presentate dopo la nostra. Evidentemente indichiamo tutti un bisogno, anche perché nel contratto di Governo non c'è su questa materia una parte esplicita e allora noi chiediamo al Governo degli impegni precisi, a cominciare dalla piena attuazione del Piano nazionale antiviolenza previsto dalla succitata legge, ovvero la n. 119 del 2013. E ancora, chiediamo al Governo di intraprendere tutte le opportune iniziative di competenza al fine di garantire la protezione delle donne e dei loro figli e su questo anticipo che stiamo lavorando ad interventi normativi che non potevano trovare posto, evidentemente, in una mozione. Si chiede inoltre al Governo di promuovere una parità effettiva e sostanziale tra uomo e donna, comprendendo e superando la parità de iure per raggiungere una parità de facto , sostanziale, sociale e reale. Con la mozione si intende impegnare il Governo a promuovere ogni azione di sensibilizzazione, anche con l'adozione di programmi specifici di educazione scolastica finalizzati alla prevenzione della violenza, nonché alla diffusione di linee guida per una comunicazione improntata al rispetto delle differenze di genere e dell'immagine femminile. Si chiede poi al Governo di adottare strategie efficaci per prevenire tutte le forme di violenza (fisica, psicologica, sessuale, lavorativa ed economica), nonché a garantire che le risorse ripartite nella Conferenza Stato-Regioni (a cominciare da quelle stanziate nella Conferenza del maggio 2018) siano erogate sempre, con regolarità e puntualità, assicurando il funzionamento dei centri antiviolenza presenti sul territorio nazionale (su cui si chiede un monitoraggio aggiornato da parte del competente dipartimento) ed eliminando le oggettive disparità regionali nell'offerta di servizi alle vittime di violenza. Inoltre, con la mozione in esame si intende impegnare il Governo ad affidare alla costituenda Commissione di inchiesta sul femminicidio, istituita con legge approvata da quest'Assemblea, il compito di quantificare i costi economici e socio-sanitari della violenza, nonché di implementare una raccolta di dati - che non c'è - relativamente agli omicidi di donne basati su motivazioni di genere. Ancora, si chiede al Governo di impegnarsi a favorire l'attuazione della legge 11 gennaio 2018, n. 4, che tutela i cosiddetti orfani di femminicidio (ossia gli orfani di crimini domestici), al fine di renderla pienamente operativa. Si chiede altresì di informare il Parlamento sulle attività della cabina di regia prevista per dare impulso alle politiche in oggetto, nonché su quelle svolte dal neonato Comitato tecnico antiviolenza costituito recentemente. Infine, con la mozione in esame si chiede al Governo di assicurare che nella legge di bilancio per il 2019 non ci siano tagli al Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità e, più in generale, a tutte le politiche per la prevenzione di ogni forma di violenza. Desidero che tutti i colleghi sappiano che Fratelli d'Italia ha aderito a una campagna, che è diventata trasversale, intitolata: «Non è normale che sia normale», volta a sensibilizzare in ordine al fatto che non è normale che sia normale che ci siano omicidi di donne, violenze domestiche e stupri. Non è normale abituarsi a questo e non ci vogliamo rassegnare, perché rassegnarsi significa rendere normale ciò che - invece - è mostruoso. In conclusione, desidero fare una citazione. In genere, a margine di interventi come questo, si citano frasi di donne. Io voglio invece citare la frase di un uomo che la sapeva molto lunga, William Shakespeare, che ha scritto le seguenti parole, che invito i colleghi e le colleghe ad ascoltare: «Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subìto, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l'ignoranza in cui l'avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le sue ali che avete tagliato, per tutto questo: in piedi, signori, davanti ad una Donna». (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Alfieri per illustrare la mozione n. 51. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, mi lasci anzitutto ringraziare soprattutto i colleghi e le colleghe del Gruppo Partito Democratico, che mi danno l'opportunità di rimarcare, dopo il 25 novembre, le linee di indirizzo del lavoro che dobbiamo fare insieme. Nella passata legislatura è stato fatto tanto ed è giusto rimarcarlo perché questa è una battaglia di civiltà. Uso la parola civiltà non a caso, perché ha a che fare con l'idea di società che abbiamo in mente: una società aperta o una società chiusa in cui si tutelano e si difendono, forse anche per inerzia e pigrizia mentale, i tabù del passato e gli stereotipi per cui, quando si parla di violenza contro le donne si ha in mente soltanto la violenza sessuale. In realtà è qualcosa di più, forse di più sottile, di più profondo, di più pericoloso, che mette insieme le molestie fisiche e delle forme di dipendenza psicologica, a volte economica: è qualcosa di più pervasivo che riguarda la qualità delle relazioni umane e del nostro vivere insieme, del vivere civile. Per questo parlare di violenza contro le donne ha a che fare anche con l'idea di democrazia liberale, rispetto ad un modello di democrazia limitata. Molto spesso percepisco, anche in quest'Aula, un fastidio nei confronti dell'estensione dei diritti civili, quando invece l'avanzamento dei diritti civili e politici, insieme a quelli economici e sociali, ha garantito la crescita delle nostre società. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo è un punto fondamentale. È una battaglia in cui non possiamo lasciare le donne da sole: è una battaglia che tutti insieme, uomini e donne, dobbiamo portare avanti. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP e della senatrice Piarulli) . Lo dico soprattutto guardando i numeri, che sono riportati nella nostra mozione, che fanno solo immaginare la portata, la dimensione e la gravità di questo fenomeno. Più del 31 per cento delle donne tra i sedici e i settanta anni è stata in qualche modo vittima di forme di molestia o di violenza; quasi il 50 per cento di queste molestie è compiuto da partner o ex partner e la percentuale addirittura sale nei casi di femminicidio, arrivando a due terzi nei casi di stupro. Ciò sta a significare che la violenza viene dall'ambito familiare, quello in cui ci si fida di più e si abbassano le difese. Questo fa pensare che siamo di fronte ad un'emergenza nel nostro Paese, che non può essere sottovalutata. Nella precedente legislatura si è fatto un passo in avanti notevole, grazie ai Governi Letta, Renzi e Gentiloni Silveri. Comincio con il ricordare l'atto più importante, quello che ci ha visto ratificare insieme la Convenzione di Istanbul nell'ambito del Consiglio d'Europa: parto da questo primo strumento internazionale vincolante anche per richiamare l'attenzione di tutti sul fatto che troppo spesso in Italia si indulge con facilità ad una critica alle organizzazioni internazionali, siano esse le Nazioni Unite o istituzioni europee come il Consiglio d'Europa. Tuttavia, è proprio grazie alle organizzazioni sovranazionali che abbiamo fatto un passo in avanti notevole nell'estensione dei diritti civili e politici e nella civilizzazione della nostra società. All'interno di tale Convenzione ci sono alcuni passaggi che prima sono stati richiamati anche dalla senatrice Rauti: per la prima volta la violenza contro le donne viene considerata una violazione dei diritti umani; per la prima volta il tema di essere liberi dalla violenza viene scritto in un atto europeo. Non è una concessione, ma un diritto e il tema della parità di genere è strettamente correlato e legato a quello della violenza. Quindi, se agiamo sul tema della parità di genere, creiamo una società più aperta e più libera, in cui finalmente si possono in qualche modo affermare quelle libertà che possono sfondare il soffitto di cristallo che ancora tarpa le ali ai talenti femminili. ( Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Papatheu) . Figli di quella Convenzione sono l'evoluzione normativa sullo stalking , la legge sul femminicidio, il Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere - guardo all'allora ministro pro tempore Fedeli, che si è spesa tanto sul tema del piano nazionale, con un'impostazione innovativa, multidisciplinare, che integra l'azione dei diversi Ministeri - fino ad arrivare alla legge innovativa sugli orfani dei crimini domestici: partimmo in ritardo nel 2013, ma nel 2018 concludemmo il nostro lavoro, primi fra i Paesi europei per questo tipo di provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD) . Insomma, si è fatto molto e questo approccio disciplinare ha portato a stanziare ad esempio nella scuola - guardo sempre al ministro Fedeli - 9 milioni di euro in progetti di sensibilizzazione, perché è dalle scuole che si parte, dai centri antiviolenza e dalla formazione degli operatori. C'è stato poi il lavoro fatto nella sanità, con le corsie preferenziali per le donne che hanno subìto violenza; il lavoro nell'ambito della magistratura, con le nuove linee guida del Consiglio superiore della magistratura. Apro una parentesi, ricordando al ministro Salvini, che ieri parlava della grande innovazione del codice rosso, che esso si trova già nella legge sul femminicidio, portata avanti dai Governi di centrosinistra. (Applausi dal Gruppo PD) . Lo stesso vale per la memoria corta di chi ieri, ancora una volta, sentivo accalorarsi contro il jobs act , senza ricordare che nel jobs act c'è il congedo per le donne che hanno subìto violenza e che sono impegnate in un percorso di protezione. (Applausi dal Gruppo PD) . Quindi, attenzione, cerchiamo sempre di trovare l'equilibrio quando diamo un giudizio su quello che è successo. Lo stesso vale per la riforma della pubblica amministrazione e il trasferimento delle donne che hanno subito violenza. Certamente c'è molto ancora da fare e nel dispositivo della nostra mozione lo diciamo chiaramente: occorre mantenere le risorse. Ho letto con attenzione il contratto di Governo tra Lega e MoVimento 5 Stelle: ebbene, colleghi, mantenete le promesse che sono scritte lì, perché se andiamo a vedere lo strumento di bilancio ci accorgiamo che il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità viene tagliato di mezzo milione di euro, che il Fondo per le misure anti-tratta viene tagliato in maniera simile e che i fondi destinati a chi subisce violenza e agli orfani di crimini domestici vengono tagliati. Lo voglio dire in maniera molto chiara: se vogliamo essere conseguenti e se vogliamo che quello che scriviamo oggi nelle mozioni sia davvero portato avanti, giù le mani da quei fondi! (Applausi dal Gruppo PD) . Completiamo il lavoro sulla Convenzione di Istanbul, a partire dall'articolo 17, sulla comunicazione. Esso investe i media e il modo e il linguaggio che mettiamo in campo per raccontare la violenza contro le donne. Attenzione a non usare espressioni che possano giustificare comportamenti e in qualche modo avallare e dare una sponda. Oggi sappiamo quanto il linguaggio dei politici possa influenzare anche il clima entro il quale portiamo avanti le nostre iniziative politiche. Poi ci sono i social media , su cui ci vuole un intervento, che deve essere fatto in maniera bipartisan . Soprattutto quando si parla di donne, infatti, all'interno dei social parte il rancore più esasperato ed è ancora più grave quando ci sono casi di femminicidio. Lo voglio dire in questa sede, soprattutto per le donne che fanno politica: capisco che la difficoltà sia doppia e so quanto sia difficile per loro accettare di essere attaccati e non già per le loro idee, per i progetti e per i provvedimenti che portano avanti ma molto spesso per il loro aspetto fisico, per il modo in cui si truccano o per il loro essere donna (Applausi dal Gruppo PD) . Per me è inaccettabile e quindi esprimo la solidarietà del nostro Gruppo a tutte le donne, a prescindere dalla collocazione politica. Questo è un punto importante, su cui noi maschietti dovremmo tutti "darci una regolata". Arrivo alla conclusione, parlando del coordinamento fra processo penale, civile e tribunale per i minorenni. Qui si può fare ancora un passo in avanti: ho parlato prima della corsia preferenziale, secondo le nuove linee guida del Consiglio superiore della magistratura. Lo voglio dire anche per quel che riguarda il disallineamento che a volte si trova: come sanno i tanti avvocati che siedono all'interno del Senato, è importante che una causa che va avanti sul versante penale non venga disallineata rispetto a una causa di separazione o di affidamento dei figli. Chiedo dunque, da questo punto di vista, un'attenzione e un equilibrio quando si legifera sull'affidamento dei figli e ogni riferimento il disegno di legge di Pillon non è puramente casuale. (Applausi dal Gruppo PD) . Concludo invitando a riprendere la strada tracciata e il lavoro fatto dai precedenti Governi, con la certezza che questa è una battaglia culturale prima ancora che politica e con la speranza che l'intensità del nostro impegno sia all'altezza della sfida, sia quando facciamo le dichiarazioni pubbliche che nella sfera privata, e con la consapevolezza che l'arma più importante che possiamo mettere in campo non passa da qui, ma passa dal racconto che facciamo ai nostri figli, dalle relazioni con le donne della nostra vita, dalla gentilezza dei nostri pensieri, delle nostre parole e dei nostri comportamenti. (Applausi dai Gruppi PD, M5S e Misto e della senatrice Gallone. Congratulazioni). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Toffanin per illustrare la mozione n. 53. TOFFANIN (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, non è la prima volta che in quest'Aula viene presentato un provvedimento contro la violenza sulle donne, non è la prima volta che viene affrontato questo tema. Se oggi ci troviamo nuovamente a votare una mozione su questa, che è una vera e propria piaga, significa che il problema continua purtroppo ad essere diffuso e di estrema attualità. Nei primi nove mesi del 2018, infatti, il numero delle donne uccise ammonta già purtroppo a 94 casi, ben 32 dei quali sono stati riconosciuti dalla polizia come casi di femminicidio. La violenza sulle donne non è un fenomeno che colpisce solo la donna in quanto tale, assumendo pertanto il carattere di violenza basata sul genere, ma mina l'uguaglianza e si pone come ostacolo allo sviluppo di una società democratica. La violenza nei confronti delle donne è una violazione dei diritti umani fondamentali riconosciuti e garantiti sia dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Nonostante i numerosi strumenti di tutela e i progressi normativi attuati, anche a livello internazionale, per condannare e contrastare il fenomeno, continuano a purtroppo a perpetrarsi crimini contro le donne la cui trasversalità socio-economica e geografica ha indotto il Consiglio d'Europa ad adottare, nello specifico, la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. La nostra mozione ricorda che nel 2013 il Parlamento italiano ha ratificato la suddetta Convenzione con la legge n. 77 dello stesso anno e ha approvato le disposizioni urgenti per il contrasto alla violenza di genere previste dal cosiddetto decreto antifemminicidio (decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93). Quest'ultimo ha introdotto l'aggravante della violenza assistita, problema gravissimo appunto, per maltrattamenti commessi davanti ai figli ossia in presenza o in danno di un minore di anni diciotto, oppure in danno di persona in stato di gravidanza. Nonostante quindi gli interventi legislativi repressivi e preventivi, tale fenomeno subisce continue recrudescenze. È indubbio che la violenza contro le donne abbia origini culturali e scaturisca principalmente dal fatto che l'uomo consideri la donna un suo possesso o un oggetto. È pertanto necessario un intervento organico sui nostri giovani, che vanno educati fin dalla più tenera età: la scuola, in questo senso, ha un ruolo fondamentale: senza volersi sostituire alla famiglia, essa è chiamata ad avviare studentesse e studenti ad una riflessione sulla qualità dei rapporti tra uomo e donna, perché la nascita di una dialettica tra identità e diversità consente la più compiuta affermazione dell'individuo. Le istituzioni scolastiche devono dunque adottare opportune strategie di formazione, in collaborazione con le famiglie, le amministrazioni locali, i servizi socio-sanitari e tutti i soggetti dediti all'educazione e alla formazione. Nella nostra mozione ricordiamo anche la relazione finale della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio nella quale viene affermato che il problema è di entità tale da richiedere interventi che in termini di costi e rispetto dei vincoli di bilancio pubblico sono meno onerosi delle conseguenze derivanti dagli atti di violenza. Si tratta di interventi che includono anche il recupero degli uomini maltrattanti sotto il profilo del loro trattamento e della valutazione del rischio di recidiva. Con la nostra mozione, impegniamo pertanto il Governo a fare quanto segue: adottare i provvedimenti necessari a promuovere e sostenere percorsi formativi all'educazione e al rispetto della donna; confermare, tra le politiche prioritarie dell'azione di Governo, il contrasto alla violenza; proseguire nella promozione di campagne d'informazione; intensificare iniziative e azioni di supporto, nonché percorsi di rieducazione degli uomini maltrattanti; adottare misure volte a rendere stabile e trasparente la destinazione delle risorse al finanziamento dei servizi e dei centri antiviolenza; infine, adottare ogni provvedimento necessario affinché le autorità giudiziarie possano accedere autonomamente per verificare l'eventuale iscrizione di procedimenti penali e civili per reati di violenza di genere. Signor Presidente, colleghi, non si può pensare di aver già fatto abbastanza. Il nostro pensiero e la nostra azione devono farsi sentire in maniera forte ogni giorno. Le donne oltraggiate necessitano di sentirsi sostenute e non lasciate sole; hanno bisogno di tanto coraggio, ma anche di tanta vicinanza. Facciamo sentire tutti insieme che ci siamo. (Applausi dai Gruppi FI-BP e M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Crucioli per illustrare la mozione n. 54 (testo 2). CRUCIOLI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, domenica scorsa ricorreva la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, istituita nel 1999 dall'Assemblea generale dell'ONU. Venne scelto il 25 novembre perché in tale data, nell'anno 1960, tre delle quattro sorelle dominicane Mirabal vennero trucidate, perché colpevoli di essersi ribellate alla dittatura di Trujillo. Il loro nome in codice era mariposas (farfalle) e vennero uccise a bastonate. Da allora in Italia e nel mondo si è fatto molto per superare la cultura del maschilismo imperante che pervade la nostra società. Menzionerò qui la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna adottata nel 1979 dell'Assemblea ONU, entrata in vigore nel 1981 e ratificata in Italia nel 1985, che ha tra l'altro istituito un comitato con il compito di verificare lo stato di applicazione delle norme a tutela dei diritti delle donne. Cito inoltre la Convenzione di Istanbul del 2011, che per la prima volta ha creato un quadro normativo completo a tutela delle donne, giuridicamente vincolante a livello internazionale. Questa Convenzione, che è stata ratificata nella scorsa legislatura (nel 2013), ha introdotto modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, inasprendo le pene - tra le altre cose - per i reati contro le donne. Nonostante ciò, nonostante la predisposizione del Piano d'azione contro la violenza sessuale di genere, prevista dalla Convenzione da ultimo citata, e nonostante il Piano d'azione straordinario adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 luglio 2015, i dati sui reati contro le donne nel nostro Paese sono terrificanti. Negli ultimi dieci anni sono stati compiuti 1.750 femminicidi, più di 150 all'anno, quasi uno ogni due giorni; e la stragrande maggioranza di questi è avvenuta in contesti familiari. Nel solo 2017 ci sono state più di 2.000 sentenze definitive per violenza sessuale e più di 1.800 per stalking . Innumerevoli poi sono le denunce per maltrattamenti e lesioni; e questa è solo la punta dell' iceberg , dal momento che la statistica attesta che in nove casi su dieci la vittima non sporge denuncia. È evidente che questi dati sono il frutto di una cultura che non ha ancora fatto pienamente i conti con la tendenza di noi uomini a prevaricare sulle donne. La violenza è solo l'espressione più grave e più evidente del fenomeno: fanno parte di questo stesso problema anche gli insulti sessisti o la tendenza ad affidare alle donne incarichi lavorativi di minor rilievo e meno remunerati. Eppure, le donne sono il pilastro della nostra società, non fosse altro perché sono tuttora prevalentemente dedite all'educazione e alla crescita dei nostri figli; dobbiamo averne cura. Il nostro Paese è certamente tenuto ad adottare tutte le misure utili a prevenire ogni atto di violenza nei confronti dei diritti delle donne e a garantire una parità di genere effettiva - vorrei dire assoluta - che si estrinsechi in una totale uguaglianza di diritti, in una pari opportunità di scelta del tipo di vita che una donna decide di vivere, nella più totale autonomia e indipendenza, nonostante i figli. Non è giusto che una donna sia continuamente combattuta e ricattata tra la ricerca del proprio posto nella società e il fare la madre. La scelta di fare solo la madre o di non fare solo quello deve essere una scelta libera; ogni disparità di trattamento economico deve essere contrastata e combattuta, perché inficia l'indipendenza della donna e la espone così al rischio di comportamenti prevaricatori. Per fare ciò, è necessario innanzitutto cambiare la nostra mentalità, tuttora decisamente maschilista. Per capire a che punto la nostra società sia poco preparata a respingere episodi di prevaricazione di genere, basti ricordare che persino in questa Aula, nella scorsa legislatura, alcuni senatori si sono rivolti a colleghe con volgari gesti sessisti o con epiteti come vaiassa , che in napoletano significa serva, sguattera. In questa legislatura ho ascoltato con le mie orecchie un collega gridare in Aula a una nostra senatrice: «Torna in cucina». Purtroppo questi insulti sono trasversali, nessun Gruppo è esente, coinvolgono tutti: è proprio una questione culturale. È chiaro che un tale clima è indice di un problema non risolto, come del resto attesta l'ultimo rapporto consegnato al Governo a luglio 2017 dal Comitato costituito dalla Convenzione ONU del 1979 citata in precedenza, che ha indicato alcune delle lacune del nostro sistema. Tale rapporto ha indicato con chiarezza che occorre, innanzitutto, rafforzare la consapevolezza delle donne circa i loro diritti e i rimedi a disposizione per denunciare le violazioni. Da tale rapporto, inoltre, emerge la mancanza di coordinamento tra le componenti regionali e locali e di una chiara definizione dei mandati e delle responsabilità. Ancora, e soprattutto, occorre agire in maniera incisiva sulla scuola, per eliminare le discriminazioni attraverso l'educazione alla parità di genere sin dalla prima infanzia. Questo Governo, fin da quando si è insediato, ha cominciato ad agire per superare siffatti problemi. Vorrei ricordare che ieri il Consiglio dei ministri, con l'idea di rafforzare la legge n. 119 del 2013, ha approvato il cosiddetto codice rosso contro la violenza sulle donne. Si tratta di una norma che servirà ad abbreviare i tempi di reazione alle denunce delle donne per maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni connessi a contesti familiari o di convivenza. Sarà rafforzato il canale preferenziale già previsto dalla citata legge n. 119: la denuncia dovrà essere portata subito a conoscenza del pubblico ministero, che avrà tempi strettissimi (solo tre giorni) per sentire la denunciante. Inoltre, la polizia giudiziaria dovrà dare priorità alle relative indagini. Tuttavia, il MoVimento 5 Stelle, che - lo ricordiamo con orgoglio - ha la più alta percentuale di membri donne rispetto a qualunque forza politica di sempre (Applausi dal Gruppo M5S) , chiede che sia fatto ancora di più su questo fronte. Ecco perché, con la nostra mozione, chiediamo che il Governo assicuri che i finanziamenti stanziati attualmente siano erogati regolarmente, senza ritardi, e siano vincolati all'assunzione di impegni precisi, attribuendo priorità e valutando i risultati. Chiediamo, inoltre, che vengano previsti indicatori per la valutazione dell'impatto degli stanziamenti. Chiediamo che venga predisposta una sezione, all'interno del sito del Dipartimento per le pari opportunità, per rendere accessibile la rendicontazione delle attività finanziate: neanche un euro deve essere sprecato. Chiediamo poi che si aggiorni la mappatura dei centri antiviolenza, anche per stimare il fabbisogno e adeguarne lo stanziamento. E ancora: chiediamo di assumere iniziative nell'ambito della scuola, educando alla parità e definendo linee guida che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici i temi dell'educazione alla legalità e del contrasto alla violenza sulle donne. Chiediamo, ancora, che venga intrapreso un percorso che porti a iniziative di formazione degli operatori della giustizia, delle Forze dell'ordine e dei servizi sociali per affrontare il fenomeno; che si prevedano percorsi specifici in carcere per gli autori di violenza sessuale e di sfruttamento della prostituzione, compresa la destinazione di parte del reddito in favore del risarcimento della vittima, e si garantisca che le vittime di reati quali lo sfruttamento della prostituzione possano essere inserite in percorsi, al fine di rompere definitivamente il legame con gli sfruttatori. Chiediamo, quindi, ai colleghi di approvare tale mozione e al Governo di impegnarsi su tali obiettivi, affinché tutte le mariposas italiane, tutte le farfalle che si ribellano alle ingiustizie, non debbano più subire violenze o discriminazioni. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Rufa) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Pucciarelli per illustrare la mozione n. 55. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli senatori, come ha già annunciato il collega che mi ha preceduto, l'Assemblea dell'ONU scelse la tragica, ma luminosa vicenda delle sorelle Mirabal per sollevarsi dal particolare all'universale, dal singolo caso di una violenza commessa barbaramente, alla violenza con la V maiuscola, che troppo a lungo ha dominato e domina i rapporti di genere, in virtù dell'impegno civile che esse dimostrarono. Ma non ci furono solamente impegno e coraggio nella loro tragica fine, bensì fragilità, impotenza e il sinistro marchio di un destino avverso. Nel suo romanzo «Un uomo», dedicato al compagno eroe della Resistenza al regime dei colonnelli greci, Oriana Fallaci sostenne di vedere in Alekos tutte le vittime da lei conosciute delle torture e dei soprusi dei totalitarismi, una dopo l'altra. Allo stesso modo noi oggi dobbiamo andare all'universale e vedere, ricordando le tre sorelle Mirabal, non solamente le donne vittime della violenza politica - e qui potremmo citare a proposito la nostra Norma Cossetto - ma tutte le donne di ogni età ed estrazione sociale che hanno subìto una qualsiasi forma di violenza. Purtroppo non è sempre possibile condannare con fermezza i soprusi subiti dalle donne, perché nel mondo contemporaneo, contraddistinto dai flussi di informazione globale, dalle tendenze e dai grandi portatori di interesse negli ambiti della comunicazione, certe forme di violenza sulle donne sono messe in secondo piano rispetto ad altre. La mozione n. 55 intende ristabilire una equità che ad oggi è mancata e accendere i riflettori anche su quelle forme di violenza che ideologicamente vengono tollerate, sottaciute e addirittura giustificate. In molti Paesi è tuttora tollerata la pratica delle spose bambine: giovanissime donne, minori di sedici anni, che vengono costrette a sposare un uomo molto più anziano di loro. È una forma di violenza aberrante, che definisce i rapporti di genere in forma preottocentesca e contribuisce a segnare uno scarto sostanziale tra i diritti civili goduti in Occidente e quelli goduti nei Paesi terzi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Tuttavia, frequentemente accade che nei Paesi occidentali, compresa l'Italia, famiglie extracomunitarie lì residenti tornino al loro Paese d'origine per compiere, lontano dalla giustizia e dall'opinione pubblica dello Stato che li ospita, questo atto criminale. Anche questa è violenza sulle donne. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Un'altra pratica atroce, diffusa in molte parti del mondo, è la mutilazione genitale femminile, che costringe bambine e donne a essere cucite e poi scucite all'occorrenza, come bambole di pezza, in nome di un tradizionalismo miope totalmente incompatibile con i traguardi raggiunti dalla nostra civiltà. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP). Ancora una volta non dobbiamo sottovalutare l'ipotesi che fenomeni simili si verifichino sottotraccia nelle città, nei quartieri e nelle campagne italiane. L'inclusione e la vigilanza attiva esercitata dai sistemi socio-sanitario e scolastico si confermano fondamentali a questo riguardo, perché anche questa è violenza sulle donne. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Nell'Occidente postindustriale e interconnesso la pedopornografia è un fenomeno largamente diffuso, oltre che tristemente in diffusione, che mina drasticamente il corpo e l'anima di molte bambine sottratte alla loro innocenza e al loro diritto alla serenità individuale. La tolleranza deve essere zero verso chi usufruisce di materiale pedopornografico. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Oggi siamo in dovere di pretendere e patrocinare a gran voce la lotta contro costoro, perché anche questa è violenza sulle donne. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non dimentichiamoci inoltre che in alcuni Paesi occidentali, così come nella gran parte dei Paesi poveri, le donne, ricattate a causa della miseria e della fatica, sono costrette a vendere il loro stesso utero, offrendosi a sostenere la gravidanza di un figlio che non vedranno mai, che sarà strappato dalle loro braccia in nome dell'egoismo altrui e che, come in un supermercato, viene scelto, acquistato e ritirato. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP) . La parità di genere non sarà mai garantita finché l'utero in affitto rimarrà una pratica diffusa nel mondo e accettata da parte dell'opinione pubblica occidentale, perché anche questa è violenza sulle donne e direi anche sui bambini, perché non può essere precluso a un bambino il diritto ad avere la propria madre. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP) . Ancora oggi in Italia ci sono culture che considerano la donna antropologicamente inferiore rispetto all'uomo. Una figlia, una sorella e una moglie non possono scegliere come vestirsi, come autorealizzarsi, di chi innamorarsi, chi sposare, quanti figli avere, né esercitare attività per noi quotidiane come guidare l'automobile o intrattenere minime relazioni sociali. Anche in Italia - ripeto - è accaduto; probabilmente accade e tristemente continuerà ad accadere, nonostante tutti gli sforzi profusi dalle istituzioni. Quante ragazze che volevano vivere all'occidentale abbiamo pianto durante gli anni passati? Oggi parliamo anche dei loro ingiusti destini, perché anche questa è violenza sulle donne. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Presidente, nel presentare questa mozione, vogliamo abbattere le barriere della discriminazione. Non vogliamo una serie A e una serie B delle donne vittime di violenza. Tutte hanno lo stesso diritto al ricordo. I loro destini bussano alle nostre porte per chiederci di fare qualcosa e la voce che possiedono è la stessa per ciascuna di esse, senza distinzioni. L'azione deve essere istituzionale, culturale, politica e anche avere di mira un unico grande nemico: l'ignoranza e l'intolleranza. La contrapposizione tra maschio e femmina è fuorviante e deleteria; non è l'uomo in quanto maschio a essere un pericolo per la sicurezza e la libertà delle donne, ma le idee e le istanze culturali nelle quali gli esseri umani tutti sono immersi. Presidente, siamo in grado di invertire la rotta e abbiamo una grande responsabilità, perché la nostra civiltà è la sola capace di poterlo fare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dobbiamo riconoscere questa responsabilità e dobbiamo agire. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S . Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Laforgia per illustrare la mozione n. 56. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, penso che ciò di cui ci stiamo occupando oggi non sia un tema qualsiasi. E lo dico pensando al fatto che forse, anche oggi, avremmo dovuto utilizzare qualche grado in più di solennità, anche in questa Aula, e di maggiore attenzione rispetto a un tema che non riguarda soltanto la drammatica contabilità che ci troviamo a registrare ogni anno. Sono centinaia le donne uccise in quanto donne. Questo è il senso della parola femminicidio. Non riguarda soltanto le vittime che vengono definite collaterali - un'espressione un po' algida e un po' giuridica - che tentano di avere un'esistenza normale, anche se non ce la fanno, dopo aver perso una madre o una figlia - se avrò tempo, cercherò di dire qualcosa anche su questo - ma riguarda e interroga ciascuno di noi ed è relativo alla discussione non più rinviabile che abbiamo bisogno di fare sul modello di società che abbiamo costruito. Signor Presidente, penso che siamo entrati nella fase della storia del mondo in cui si intravedono drammaticamente degli elementi comuni tra Paesi, tra quelle che abbiamo definito fino all'altro ieri democrazie consolidate o democrazie in transizione. Non è questa naturalmente la sede per analizzare questi elementi. Ce ne sono tanti: il mito della disintermediazione, un'insofferenza per la libera informazione e anche il vento di antipolitica che sta attraversando i Paesi occidentali, compreso il nostro. C'è una regressione sul terreno dei diritti, ma c'è un elemento che sta drammaticamente accomunando questi Paesi in tutto il mondo ed è un tratto machista e misogino del discorso pubblico, che sta informando la discussione pubblica e soprattutto il linguaggio dei politici, della politica e dei leader politici. Da questo punto di vista mi permetto allora di dire una cosa. Ho ascoltato con molto rispetto gli interventi che mi hanno preceduto, compreso l'ultimo della collega Pucciarelli, che ha fatto riferimento al tema delicatissimo della gestazione per altri (GPA), che dovremmo avere il coraggio e la lucidità di affrontare nella sua complessità, e ad altre tematiche. Mi rivolgo a lei, Presidente, per il suo tramite, affermando che - come la collega ha stigmatizzato un tratto di violenza nell'approccio e nel linguaggio - mi piacerebbe ascoltare certi colleghi che siedono oggi in quest'Assemblea stigmatizzare frasi, che abbiamo ascoltato nel corso dei mesi passati, quali «Dobbiamo obbligare le donne a partorire». Questa è violenza ed è esattamente la violenza che noi dobbiamo condannare e stigmatizzare. (Applausi dal Gruppo PD e delle senatrici De Petris e Unterberger). Dobbiamo partire da qui, indossando idealmente - se mi permette, signor Presidente - la maglietta che il Capo di Governo canadese ha indossato qualche tempo fa, che recava la scritta « je parle féministe». Deve partire innanzitutto da noi, da noi uomini e da uomini che fanno politica. (Applausi dal Gruppo PD e delle senatrici Bonfrisco, De Petris e Unterberger). Se non affrontiamo il tema con questo approccio, con questa ambizione e con questo taglio, non ne usciremo e non riusciremo a costruire qualcosa di buono, perché c'è una prima dimensione tutta culturale, che fa parte di come abbiamo costruito il nostro modello di società. Mi riferisco all'idea che gli uomini - e mi riferirò a loro, cioè a noi, ossessivamente - sembrano non alfabetizzati al rapporto con le donne. Questa è la discussione che abbiamo bisogno di affrontare e ci sono gli elementi per poterlo fare. Alcuni interventi che mi hanno preceduto hanno fatto riferimento a ciò che è contenuto nella Convenzione di Istanbul; al fatto - ad esempio - che, a proposito della dimensione educativa del problema, l'articolo 24 prevede l'inclusione nei programmi scolastici di ogni ordine e grado di materiali didattici sulla parità tra sessi, ruoli di genere non stereotipati e il reciproco rispetto. Questo è il tema: bisogna educare i nostri figli, i bambini e le bambine, a convivere e a sapersi rispettare. È un elemento che viene prima di tutti gli altri, da cui non si può scappare. Ce ne sono poi altri importanti, che riguardano l'esecuzione materiale, la possibilità materiale di poter aggredire in modo efficace il tema del femminicidio e della violenza sulle donne. Innanzitutto vi è il tema delle risorse che dobbiamo mettere sul piatto per i centri antiviolenza e per le case rifugio. Quelle risorse non possono e non devono essere toccate e, anzi, bisogna fare lo sforzo massimo affinché si possa fare un investimento serio su strumenti che hanno funzionato, possono funzionare e che tirano fuori molte donne dalla condizione di solitudine nella quale sono finite e dalla quale bisogna farle uscire. C'è poi una questione che riguarda il meccanismo giuridico penale per individuare in modo preventivo i casi di pericolosità. Molto spesso, infatti, le donne sono vittime di violenza e finiscono per essere ammazzate nonostante i tanti allarmi che esse stesse hanno lanciato nel tempo. Ritengo quindi che questo meccanismo debba essere messo a punto e reso più efficace. C'è inoltre tutta la questione che riguarda le vittime collaterali, come ho detto all'inizio del mio intervento. E mi riferisco ai familiari che cercano di far finta di vivere una vita normale, ma questo non è possibile per loro, dopo aver perso una figlia ammazzata per mano di un uomo. Mi riferisco ai figli che restano orfani dopo aver perso la loro mamma in una vicenda così drammatica. Almeno, risparmiamo loro la beffa di doversi destreggiare nei meandri della burocrazia! (Applausi delle senatrici Bonfrisco, De Petris e Taverna). Togliamo loro l'idea che, nella condizione nella quale si trovano, lo Stato possa essere addirittura vissuto come una sorta di avversario, come l'ideatore di un meccanismo che non facilita misure di tutela, quelle che noi dovremmo mettere in campo per proteggere, molto spesso, minori che restano orfani. Noi dobbiamo investire su questo terreno, e farlo velocemente. Noi dobbiamo fare dei passi in avanti sostanziali e dobbiamo farli in modo trasversale. Questo non può essere un elemento di battaglia politica, pur nel rispetto delle sensibilità diverse che potranno emergere. In tal senso, io mi auguro anche che l'istituzione della Commissione d'inchiesta sul femminicidio possa lavorare esattamente con questo spirito. E dobbiamo farlo alzando lo sguardo sul mondo, perché il tema del femminicidio, il tema della violenza sulle donne, riguarda sì le cosiddette civiltà avanzate - lo dico con un qualche elemento di ironia - come la nostra, ma riguarda anche molte altre realtà in giro per il mondo. Lo slogan «Non una di meno», che è davvero bello, in realtà è mutuato da un altro slogan , quel « Ni una más » inventato da Susana Chávez . Susana Chávez è stata un'attivista e poetessa messicana ammazzata a trentatré anni. E ciò è accaduto perché quella giovane donna scriveva poesie proprio per denunciare la vicenda drammatica, che continua tutt'ora ad essere in corso, di centinaia di giovani donne che, in quel Paese e in particolare in alcune sue città, come Ciudad Juárez, sono scomparse, sono state ammazzate e, molto spesso, mutilate. Quella giovane donna denunciava tale drammatica vicenda attraverso le sue poesie. È come se il potere avesse mostrato tutta la sua fragilità e avesse avuto paura della poesia. Noi dovremmo prendere esempio da questo. Dovremmo lavorare su questo tema con tutta la profondità che possiamo metterci perché, se lo facciamo, renderemo più forte la politica, renderemo più credibili le istituzioni e sicuramente renderemo più civile il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, M5S, L-SP-PSd'Az e PD). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Rivolgo il saluto dell'Aula del Senato a una rappresentanza di studenti del Liceo scientifico «Terenzio Mamiani» di Roma, che sta assistendo ai nostri lavori. (Applausi). Ripresa della discussione delle mozioni nn. 49, 51, 53, 54 (testo 2), 55, 56 e 58 UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, è da venti anni che mi occupo della tematica della violenza contro le donne e mi sembra che si sia sempre allo stesso punto; anzi, a volte mi sembra che la violenza contro le donne sia aumentata. Questo è sicuramente dovuto anche al fatto che le donne non si vergognano più e trovano il coraggio per denunciare. Positivo è anche che la questione abbia guadagnato l'attenzione del dibattito pubblico. Venti anni fa era una tematica per poche donne che si battevano per i diritti, mentre oggi è l'intero Senato che discute della problematica e la maggior parte dei colleghi maschi ha preso coscienza di questa piaga sociale. Insomma, la questione è all'ordine del giorno della politica. Negli ultimi anni ci sono state innumerevoli convenzioni internazionali, a partire da quella di Istanbul, che obbligano tutti gli Stati a introdurre una serie di reati che puniscono la violenza sulle donne. Poi, notizia di queste ore, c'è anche il provvedimento cosiddetto "Codice rosso" emanato dal Consiglio dei ministri, che prevede la massima priorità per le denunce di violenza e l'obbligo del pubblico ministero di sentire la denunciante entro tre giorni. Se si sa quante donne vengono mandate a casa quando vogliono denunciare il marito, si comprende l'importanza di un provvedimento del genere. Nonostante tutto, i dati non sono incoraggianti. Ogni settantadue ore una donna viene uccisa. Nei primi otto mesi dell'anno, le Forze di polizia hanno raccolto denunce per ben 10.000 casi di maltrattamenti in famiglia, 8.500 per stalking , 3.000 per violenza sessuale. Tutto questo dimostra che ci vuole un cambiamento della società, una decisa condanna di ogni forma di violenza verbale e fisica. Tutto questo dimostra che ci vuole un cambiamento delle società, una decisa condanna di ogni forma di violenza verbale e fisica. Su questo chi rappresenta le istituzioni deve sempre dare l'esempio e invece non sempre accade, anzi: certi post di autorevoli esponenti politici si configurano come dei veri e propri inviti alla discriminazione di genere. Ma la violenza maschile è da ricondurre anche alla struttura sociale del potere. Fino a quando il rapporto tra i generi sarà segnato dalla disuguaglianza e dalla dipendenza, la violenza contro le donne sarà sempre presente. Sappiamo bene che tutto questo non è modificabile da un giorno all'altro e che ci vuole una convinta e radicale azione della politica, che non deve limitarsi solo alle parole ma deve prevedere atti concreti. Pertanto, con la nostra mozione chiediamo al Governo di rafforzare le misure cautelari introdotte con la legge del 2006; di investire nella formazione dei soggetti che operano a stretto contatto con le vittime di violenza come le Forze dell'ordine; di mettere a disposizione abbastanza fondi per i centri antiviolenza; di incentivare l'occupazione femminile, considerato che la dipendenza economica della donna rappresenta terreno fertile per gli uomini violenti; di introdurre misure per incentivare la partecipazione dell'uomo al lavoro di cura della famiglia, introducendo un congedo parentale usufruibile solo dal padre e retribuito con un'alta percentuale del reddito. E, infine, data l'importanza dei media , chiediamo di introdurre strumenti finalizzati a vigilare sugli operatori della comunicazione, al fine di garantire una rispettosa rappresentazione della figura femminile. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritta a parlare la senatrice Papatheu. Ne ha facoltà. PAPATHEU (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, vorrei richiamare la vostra attenzione su due episodi importanti: il primo riguarda il nostro presidente Alberti Casellati, che è la prima donna a sedere sullo scranno della Presidenza del Senato e noi, naturalmente, come Gruppo politico Forza Italia, ne siamo molto orgogliosi, facendo ella parte del Gruppo parlamentare Forza Italia. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S, PD e Aut (SVP-PATT, UV)). Abbiamo però dovuto aspettare tanti anni che ciò avvenisse. Purtroppo, Presidente, le donne devono fare molte cose intelligenti prima di poter assumere certi ruoli e vedere riconosciuti i propri diritti. Invece per l'ignoranza basta poco e a questo proposito, purtroppo, devo rivolgermi ai colleghi del Gruppo 5 Stelle perché nel loro blog sono state usate parole ignobili, di cui vi invito oggi a prendere visione. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Non presentatevi in questa sede con fazzolettini rossi e non assumete atteggiamenti teatrali che trovo ridicoli. Sono state stigmatizzate da tutti i telegiornali, nonché da tutti i colleghi della Camera le parole che avete usato nei confronti della collega Matilde Siracusano. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Per questo vi invito a scusarvi, a pubblicare - ognuno di voi - parole di scusa e soprattutto di dissociazione da certi pensieri che sono ignobili, che mi vergogno solo a ripetere (si parla di soffocare, si parla di ginocchia sbucciate). Non vi invito a vedere il blog dei 5 Stelle per rendervi conto della gravità delle parole che sono state usate dagli elettori. Vergognatevi! (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD. Commenti della senatrice Taverna). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, le mozioni all'esame dell'Aula sono l'ennesimo segnale che il Parlamento vorrebbe dare per affrontare e cercare di arginare l'ormai annoso problema della violenza sulle donne. Siamo in attesa dell'insediamento della Commissione di inchiesta sul femminicidio e a tal fine mi auguro che tutti i Gruppi diano quanto prima i nominativi delle senatrici e dei senatori che ne faranno parte, al fine di procedere al più presto con la prima convocazione e per riprendere i lavori, interrotti nella scorsa legislatura. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 10,41) ( Segue RIZZOTTI). Sono state tante le iniziative che da più parti, in tutto il Paese, si sono susseguite in questi giorni in occasione della Giornata internazionale sulla violenza sulle donne. Ricordo con commozione anche il film «Red Land», che parla delle violenze ripetute, subite da una studentessa italiana, Norma Cossetto, violentata da 17 partigiani di Tito, torturata e infoibata. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI) . Ma io desidero ringraziare il presidente Alberti Casellati e l'Ufficio di presidenza del Senato per aver fortemente voluto una guida in difesa delle donne, allo scopo di fornire a tutte uno strumento completo per affrontare e difendersi da ogni tipo violenza e per venire a conoscenza e usufruire dei servizi di aiuto presenti sul territorio nazionale. Sempre più donne in Italia decidono di dire basta e mettere fine alle violenze subite denunciando. Da gennaio a giugno di quest'anno il numero gratuito di pubblica utilità (1522), promosso dal Dipartimento per le pari opportunità diversi anni fa e gestito da Telefono Rosa, ha ricevuto solo a Roma 444 chiamate da parte di donne vittime di violenza, riuscendo in sei mesi quasi a raggiungere il numero totale di telefonate del 2017. L'aumento, d'altronde, è evidente anche nel resto d'Italia, dove sono arrivate quasi 5.000 telefonate. C'è quindi di sicuro un significativo aumento delle donne che chiedono aiuto e decidono di mettersi nella condizione di sperare di ricevere assistenza. Questo, però non vuol dire che siano aumentate le violenze: potrebbe voler dire che finalmente sta aumentando la capacità delle donne di reagire. Ed è un segnale molto positivo nella nostra battaglia contro il fenomeno sommerso della violenza, che dimostra una sempre maggiore consapevolezza delle donne che escono allo scoperto e trovano il coraggio di denunciare le violenze subite, che molto spesso avvengono all'interno delle mura domestiche. Sta poi a noi, però, dare una risposta in termini di sicurezza e protezione al loro coraggio. Il numero 1522 per chiedere assistenza e denunciare è sicuramente uno strumento importante, ma c'è ancora moltissimo da fare. Mi auguro a tal fine che il provvedimento approvato ieri in Consiglio dei ministri, il cosiddetto "Codice rosso", possa davvero portare lo snellimento delle procedure burocratiche delle denunce, che già si è sveltito, ma non abbastanza; di un iter giudiziario che da sempre chiediamo più breve. Mi auguro che finalmente le autorità giudiziarie possano accedere autonomamente in rete per verificare l'eventuale iscrizione di procedimenti penali per reati in tema di violenza e procedimenti civili per separazione e divorzio, nell'ambito dei quali sia necessario assumere determinazioni per i figli minori. È inaccettabile che i tribunali non comunichino tra loro e che ci sia, parallelamente a una denuncia per maltrattamenti da parte del tribunale civile, l'assenza di conoscenza del tribunale dei minori che dà l'affido condiviso nei casi di maltrattamento in famiglia. I tribunali e le procure devono parlarsi e deve essere messa fine a questa situazione che lede i diritti alla sicurezza delle donne e dei loro figli. Per le vittime sono veramente tempi lunghi e massacranti: una tortura che deve aspettare a volte anni per arrivare a un provvedimento definitivo. Sarebbe ora anche di eliminare il rito abbreviato per il reato di femminicidio. Il cosiddetto "Codice rosso" dovrebbe inserire anche il patrocinio gratuito quando le associazioni di volontariato si costituiscono parte civile. È poi sicuramente molto importante lavorare nelle scuole per un cambio di passo nella mentalità e per riabituare i nostri figli, fin da bambini, al rispetto della persona. Ho avuto il piacere di incontrare la settimana scorsa, in Senato, gli studenti di una scuola di Lucca che ogni anno con i loro professori, dopo un terribile trauma subìto (sono state ammazzate due loro coetanee dai loro fidanzatini), sviluppano dei progetti di sensibilizzazione sul tema della violenza. Il ruolo della scuola e dell'università è fondamentale e queste sono le prime istituzioni che devono fare della prevenzione un principio cardine contro ogni violenza, anche perché purtroppo le statistiche ci dicono che l'età delle vittime è sempre più bassa e stiamo riscontrando anche una diminuzione dell'età degli autori di violenza. Infine, mi auguro che il Governo possa reperire già nella legge di bilancio per il 2019 maggiori fondi per i centri antiviolenza, a favore di tutte quelle vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare e hanno certamente necessità di ricostruire la propria vita. Proprio ieri il presidente Conte ha annunciato un fondo speciale di 33 milioni di euro per finanziare i progetti contro la violenza, affidandolo al Dipartimento per le pari opportunità. A me dispiace molto non vedere questa mattina in Aula il sottosegretario Spadafora, a cui è stata assegnata la delega alle pari opportunità. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . Ho apprezzato moltissimo le parole del vice premier Salvini, che ieri ha ribadito che i temi etici non sono nel contratto di Governo. Mi auguro veramente che il sottosegretario Spadafora possa dimenticare per un momento la sua battaglia per l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali per occuparsi di un problema impellente e urgente come quello del femminicidio e della violenza sulle donne. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la violenza sulle donne rappresenta una tra le più gravi violazioni dei diritti umani e la più diffusa tra quelle perpetrate nel nostro Paese. Si tratta di una dimensione di cui assumiamo progressiva consapevolezza a partire proprio dalla stratificazione dolorosa ed eterogenea di vissuti che si manifestano ormai quasi quotidianamente in tutta la loro efferatezza. La storia ci mette di fronte a queste situazioni, evidenziando anche il rischio di un'assuefazione o addirittura di una resa da parte della collettività. Ora il tema è esploso fino a spingere la legge a contrastare il fenomeno e a responsabilizzare lo Stato a prendere una posizione netta. Nell'educazione, nella formazione, nel lavoro e nelle relazioni sociali e professionali le donne continuano a essere in molti casi, anche silenziosamente, sottilmente penalizzate attraverso il rovesciamento simbolico di pseudoforme di gratificazione che, piuttosto, privano le stesse dei territori della libertà vera e dell'autodeterminazione. Si evitano il clamore, la discriminazione rumorosa e i divieti altisonanti, tutto questo perché non è ancora stata cancellata la secolare convinzione che alla donna spetti un posto altro, un ruolo altro, una funzione altra. Questo atteggiamento si perpetua nei linguaggi, nei metalinguaggi, negli usi del fare sociale e, soprattutto, attraverso una comunicazione e un'informazione, anche commerciale che, come abbiamo evidenziato nella nostra mozione, è deleteria della dignità della persona, stigma di un abbassamento del livello culturale e valoriale. La discriminazione ha attraversato indenne decenni di appannata sensibilizzazione, scarsa educazione, a tratti anche inefficace legislazione. Oggi noi, eletti dal popolo, non possiamo nasconderla e soprattutto non possiamo nasconderci di fronte a essa. Abbiamo il dovere morale, civile e storico di imprimere una svolta definitiva; abbiamo l'obbligo di intervenire con vigore e fermezza, con un'azione che significhi tutta la volontà e la forza dello Stato, soprattutto - consentitemi di dirlo - squarciando il velo di Maya dell'ipocrisia che circola nelle ripetute e certe volte pericolosissime pronunce di buone intenzioni, tante volte destinate a restare tali (cioè solo pronunce), in questo modo sollevandoci dalla responsabilità di tenere il punto fermo sulle condotte e sulle scelte politiche da mettere in campo. Occorre dare alle donne e agli uomini un segnale deciso e univoco, che parta da questo Parlamento e arrivi a rassicurare ciascuna di noi e tutti del fatto che lo Stato è con noi. A tal fine, occorre affrontare politicamente il tema partendo dalle cause che lo generano, che sono di carattere culturale. Tra di esse vi è il tema della solitudine e della sofferenza irrisolta, perché laddove la sofferenza è irrisolta e inascoltata essa diviene la giustificazione di una spinta che deborda nel terreno della violenza. L'antecedente del femminicidio è il conflitto che affonda le sue radici nella condizione di irrisolutezza che la solitudine e l'incomunicabilità generano. Sono questioni sociali che necessitano di azione politica. Pensiamo alle soluzioni, ma pensiamo anche ad attivare sentinelle sociali, intervenendo sull'educazione e sulla sensibilizzazione - soprattutto delle giovani generazioni, ma non solo - per lo sviluppo di una consapevolezza piena del dramma che si ripete. Lo Stato deve dare sostegno e supporto a tutte le donne che sperimentano le conseguenze infami dell'ignoranza e dell'indifferenza e deve farlo ben prima che queste sfocino nella violenza domestica e nel femminicidio. È fondamentale riflettere e agire sulle strutture che possono aiutare a cogliere i sintomi di reati che ancora si devono compiere, piuttosto che porre rimedi una volta che il fatto si è compiuto. Il cosiddetto "Codice rosso" illustrato ieri rafforza la nostra convinzione che servono misure di stampo securitario, ma il vero tema oggi è quella dell'attuazione delle leggi e, soprattutto, delle risorse finanziarie messe a disposizione. Un atteggiamento opaco da parte di chiunque può rappresentare drammaticamente una palude livida, una zona d'ombra, che a noi oggi tocca svelare e attraversare, dando forma e voce reale a scelte politiche sostenute da passione e da piena responsabilità. Oltre ogni giornata, nel dispiegarsi del krónos e del kairós , il tempo per noi tutti deve essere quello pieno del rispetto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, molte persone ritengono che questi momenti di riflessione siano inutili, che siano solo parole. Secondo me non è affatto così: sono momenti per ragionare e per ribadire che ci sono tantissime occasioni per crescere e per diventare un Paese più civile, a cominciare da quest'Aula. Purtroppo proprio in quest'Aula - magari è sfuggito, però è stato pesante - ho sentito un giorno un collega del Partito Democratico, probabilmente molto distratto, rivolgersi ad una collega dicendole: «Vai in cucina!». (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Probabilmente sarebbe scappato anche ad altri: io stigmatizzo quella battuta perché l'ho sentita con le mie orecchie. È normale usare certe espressioni e considerare bonariamente un commento sessista o un complimento troppo pesante. Quello che non è normale, invece, è che le persone che lo sentono facciano finta di niente. Noi dobbiamo quindi sensibilizzarci e sensibilizzare gli altri affinché il nostro inizi ad essere un Paese più civile anche in questo campo. C'è un problema di fondo, secondo me. Questa mattina ho fatto su questo un intervento in Commissione nell'ambito del lavoro che in quella sede stiamo portando avanti, anche se il discorso è generale. Mi riferisco al tema della mancanza di autorevolezza, che è venuta meno in questi anni. È successo che i genitori non sono più autorevoli e i figli si permettono di mancare loro di rispetto; gli insegnanti non sono più autorevoli, per cui assistiamo ad atti di bullismo - li abbiamo visti anche in televisione - addirittura nei loro confronti. Cosa dire, poi, della nostra categoria? Siamo assolutamente non autorevoli: facciamo le leggi, ma non siamo autorevoli. Lo stesso può dirsi per magistrati e professionisti, e la lista continua. Non possiamo pretendere di fare una legge e di tornare improvvisamente autorevoli: dobbiamo riprenderci l'autorevolezza come politici, come parlamentari, come genitori, come mogli, come mariti, come insegnanti e così via. È faticoso e certamente comporta un costo personale, però è solo grazie a questo processo che possiamo pensare di trasmettere ai giovani un messaggio giusto. Come molti di voi sanno, io sono anche un amministratore locale e, quando come assessore all'istruzione ad inizio dell'anno porgo il mio saluto ai ragazzi, mi sento di raccomandare sempre loro - che sicuramente sono bravissimi e sanno fare centomila cose più di me - che si diventa grandi anche grazie al coraggio di denunciare le cose che non vanno, non solo ai genitori, ma anche agli insegnanti. Quindi, quando si assiste ad un atto di bullismo, quando si vede che qualcosa non va - che sia verso una donna, un uomo o un ragazzo non è importante - c'è solo un modo di comportarsi: bisogna avere il coraggio di dire che questa cosa non va, perché solo con questo senso di responsabilità si diventa adulti. C'è un'altro aspetto da evidenziare, che sta anche alla base dei tanti episodi che vediamo, sia di bullismo sia di violenza contro le donne, ovvero la fragilità emotiva e il non controllo degli impulsi. Tutti noi proviamo rabbia, gelosia e tutte le emozioni possibili e immaginabili, ma mi sembra che il controllo di queste emozioni sia venuto meno. C'è fragilità e incapacità di controllare le emozioni. Se un uomo vede una bella ragazza sul tram , si sente libero di metterle magari una mano addosso. No! Chi è vicino deve reagire, non solo la donna. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S, e della senatrice Minuto). Questo è il problema e lo stesso vale per il bullismo. A tutti noi qualche compagno di scuola è stato antipatico, ma nessuno si è sognato di picchiarlo o di fare cose del genere, e quantomeno il fenomeno era di minore portata. Pertanto, da tutte le parti deve esserci attenzione in questo senso e anche noi possiamo fare la nostra parte. Vi riporto una frase... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...in relazione ai cittadini stranieri, che mi è stata detta in Libia nel 2005 da una bravissima guida, che mi ha detto: «Vedi, c'è un problema, perché tutto ciò che puoi vedere, puoi toccare». Capite che non ci siamo e che, in questo modo, la libertà di espressione di qualunque persona viene calpestata. C'è molto da fare e noi abbiamo una responsabilità grandissima. Cominciamo con il riprendere la nostra autorevolezza e lo possiamo fare anche attraverso l'approvazione del provvedimento cosiddetto "Codice rosso", che costituisce un grandissimo passo avanti, per il quale ringrazio immensamente il Governo, il ministro Salvini e anche il nostro ministro Bongiorno, che da anni si batte su questi temi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S, e della senatrice Minuto). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Matrisciano. Ne ha facoltà. MATRISCIANO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, vorrei fare una premessa prima di iniziare il mio intervento. Riteniamo che, in un contesto come quello di oggi e, soprattutto, su un argomento così importante come quello di oggi, non sia corretta la strumentalizzazione per attacchi politici. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il MoVimento 5 Stelle ha sempre condannato fermamente qualsiasi tipo di atteggiamento sessista e maschilista a danno delle donne e quindi non accettiamo critiche da forze politiche che forse non sempre hanno dimostrato rispetto delle donne. (Applausi dal Gruppo M5S) . Tuttavia ci fa piacere che alcune donne si siano rese conto di questa cosa. Procedo con il mio intervento. In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, che ricorre il 25 novembre, l'ISTAT ha svolto per la prima volta un'indagine sui servizi offerti dai centri antiviolenza in Italia. I dati diffusi dall'Istat sono a dir poco allarmanti. Nel 2017, quasi 50.000 donne si sono rivolte almeno in un'occasione ad un centro antiviolenza per denunciare molestie, maltrattamenti, insulti, aggressioni o peggio. Entrando nel dettaglio dei numeri forniti dall'istituto statistico, emerge ad esempio che su un totale di 49.152 donne, che nel 2017 si sono rivolte ai centri finanziati dalle Regioni, il 59,47 per cento ha iniziato un percorso di uscita dalla violenza, il 29,6 per cento delle donne è straniera e il 73,6 per cento ha figli, che sono minorenni in oltre il 70 per cento dei casi. Si tratta di dati inquietanti, tanto più se incrociati con quelli diffusi dall'Eures, secondo il quale nei primi dieci mesi del 2018 in Italia ci sono stati 106 femminicidi, uno ogni tre giorni. I centri forniscono in prevalenza servizi di ascolto e accoglienza, supporto legale, orientamento e accompagnamento ad altri servizi, supporto psicologico, aiuto nel corso di allontanamento dal partner violento, orientamento lavorativo e sostegno all'autonomia: in alcuni casi, il servizio è fornito direttamente dal centro; in altri, in collaborazione con i servizi sul territorio; in altri ancora, il centro assolve la funzione di indirizzamento. Continuando a leggere i dati forniti dalla relazione dell'ISTAT, si scopre che la maggiore parte dei centri (quindi l'85,8 per cento) lavora in rete con altri enti del territorio e che quasi tutti (il 95,3 per cento) aderiscono al numero verde nazionale 1522 contro la violenza e lo stalking . Sono circa 4.400 le operatici che nel 2017 hanno lavorato presso i centri antiviolenza, il 56,1 per cento delle quali è stato impegnato esclusivamente in forma volontaria. Le figure professionali presenti nei centri sono operatrici specificamente formate. Il 93 per cento dei centri antiviolenza prevede una formazione obbligatoria e nell'85 per cento dei casi è il centro stesso ad aver organizzato i corsi di formazione per il personale. I centri antiviolenza sono nati in Italia grazie al lavoro del movimento delle donne e all'esperienza dei consultori che, a supporto della legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, hanno permesso diffusamente alle donne d'incontrarsi tra loro, per prendere parola su corpo, sessualità, relazioni con gli uomini e quindi, di conseguenza, sulla violenza e sugli stupri subiti in famiglia, oltre che nei contesti amicali e lavorativi. Ai centri antiviolenza si rivolgono donne di tutte le provenienze sociali e la classe più rappresentata è quella media. Riguardo alla violenza sulle donne, spesso si dimentica che sono gli uomini ad esserne protagonisti: la violenza è un problema maschile e, a parte alcuni casi sporadici, gli uomini non si sentono direttamente chiamati in causa a discuterne. I centri antiviolenza rappresentano quindi un laboratorio privilegiato per osservare e registrare i cambiamenti nelle relazioni di genere: attuano campagne di educazione al rispetto e alla differenza nelle scuole e con gli adolescenti, secondo la logica di prevenire nei giovanissimi la diffusione di comportamenti violenti e stereotipati. In conclusione, come membro della Commissione per l'infanzia e l'adolescenza, penso che sulle nuove generazioni si debba lavorare, quindi che, ancora una volta, la grande responsabilità ricada sui concetti di educazione e rispetto, partendo dalle basi, dalle nuove generazioni e dalla prevenzione. (Applausi dal Gruppo M5S). Questa frase mi piace dirla con senso di amore: insegniamo ai bambini la delicatezza dei gesti e il garbo dell'anima; insegniamo alle bambine a volersi bene; insegniamo il rispetto con il rispetto, l'amore con l'amore e la non violenza con la non violenza, perché i bambini seguono ciò che facciamo, più di ciò che diciamo. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, come molti hanno già ricordato, secondo le stime più prudenti, milioni di donne hanno subìto almeno un episodio di violenza nel corso della loro vita e, solo in Italia, almeno un milione e mezzo è stata vittima di stupro. Anche se negli ultimi anni le cose fortunatamente stanno migliorando, ancora troppe poche donne denunciano, soprattutto nel caso di violenza domestica. Non lo fanno per paura, per vergogna e probabilmente anche perché non godono di quella autonomia economica che consentirebbe loro la libertà di farlo. Soprattutto, non lo fanno per un malinteso senso del dovere nei confronti della famiglia e dei figli, che troppo spesso trasforma questi episodi di violenza in un' escalation sempre più grave, che giunge fino all'omicidio della donna in quanto tale: è questo il femminicidio, l'ultimo atto di un' escalation che, se prevenuta e fermata in tempo, potrebbe evitare di sfociare in un esito tanto tragico. Per non parlare delle mutilazioni genitali, delle spose bambine, della tratta delle donne straniere importate dai Paesi dell'Est da organizzazioni criminali o dall'Africa dalla mafia nigeriana. Casi di cui si parla troppo poco, in ossequio a un malinteso politicamente corretto e in ossequio a un relativismo culturale che noi denunciamo e condanniamo nel modo più assoluto. Troppe donne, dicevo, non denunciano perché vengono lasciate sole dopo la denuncia; troppe donne vengono uccise dal loro aguzzino perché lasciate sole dallo Stato. È facile, cari colleghi, dire alle donne di denunciare, senza chiedersi perché così poche ancora lo fanno, senza chiedersi perché ancora, persino da parte delle Forze dell'ordine, ci sia una sottovalutazione della violenza contro le donne, soprattutto se questa avviene all'interno delle mura domestiche, e senza chiedersi come mai, anche nel caso in cui la magistratura emetta dei provvedimenti di protezione, questi troppe volte restano grida manzoniane, provvedimenti senza concreta efficacia e senza concreta attuazione. (Applausi dal Gruppo FdI) . Vedete, certe decisioni della magistratura (non tutta, per carità) lasciano molto perplessi. È di pochi giorni fa la decisione di un magistrato che ha escluso l'aggravante dello stupro di gruppo nei confronti dei carnefici di Desirée, soltanto perché - pensate un po' - i suoi carnefici, dopo averla resa incapace di comprendere cosa succedeva e di difendersi, la stupravano a turno anziché tutti insieme. Ecco, sono decisioni come queste, cari colleghi, che allontanano le donne dalla volontà di denunciare. (Applausi dai Gruppi FdI e del senatore Aimi) . E noi dobbiamo avere il coraggio, pur nel rispetto della separazione dei poteri, di stigmatizzare queste decisioni, che così gravemente influiscono sullo stato d'animo delle donne che vogliono affrancarsi dalla loro condizione di soggezione, da loro condizione di sudditanza e dalle violenze che troppo spesso devono subire, non soltanto violenze fisiche, ma anche psicologiche, economiche e sul posto di lavoro. Penso, ad esempio, anche al caso di quel giudice che ha prosciolto quel manifestante che ha sputato addosso a un poliziotto nell'esercizio del suo dovere. Sono decisioni che allontanano l'opinione pubblica e i cittadini dal senso delle istituzioni. Abbiamo sentito ieri l'annuncio del Governo e speriamo che per una volta non ci si fermi soltanto agli annunci. Siamo d'accordo, finalmente, sull'adozione di una corsia preferenziale per certi reati, dai maltrattamenti in famiglia allo stalking , alla violenza sessuale. Siamo soprattutto d'accordo sull'obbligo del pubblico ministero di sentire la vittima di questi reati entro settantadue ore, in modo che le Forze dell'ordine che ricevono le denunce non le mettano in un cassetto, non se ne dimentichino e non le sottovalutino. Ecco perché, cari colleghi, Fratelli d'Italia sostiene con convinzione la mozione che ha presentato come prima firmataria la collega Isabella Rauti. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Aimi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, ringrazio tutti i colleghi presenti oggi per discutere queste mozioni, che hanno oggettivamente molti punti di contatto: sono di gran lunga di più i punti di contatto che le differenze presenti tra le mozioni. Se già partissimo da questo nodo cruciale, che è un nodo di condivisione profonda, per proporre al Governo, attraverso la sua proposta del codice rosso, la possibilità di creare un ponte tra un'iniziativa di tipo governativo e una di tipo parlamentare, condivisa, daremmo forse un bel segnale della centralità del pensiero femminile all'interno di una linea di Governo. Come abbiamo potuto vedere tutti, le mozioni, per la maggioranza, sono state scritte e presentate da donne, anche se fortunatamente sottoscritte da molti colleghi dei rispettivi Gruppi; sono la rappresentazione di un sentire comune e condiviso. È questo sentire ciò che deve costituire il vero punto di cambiamento di un sistema. Dico questo per una ragione molto semplice. Noi abbiamo delle leggi. La legislatura precedente, di cui sono felice di aver fatto parte, è intervenuta più volte. Abbiamo cominciato, all'inizio della legislatura, con una famosa mozione sul femminicidio; abbiamo preso una posizione strutturale e forte, recependo la Convenzione di Istanbul; abbiamo aggravato le punizioni legate alla legge che era stata firmata dal Governo precedente contro lo stalking ; siamo andati avanti, in diversi altri passaggi, sempre con questo sentire comune di denuncia. Non sto qui a ricordare ai colleghi quante volte, negli interventi di fine seduta, si è sollevato il caso, il problema, la concretezza del singolare rispetto a una sofferenza più ampia e più generale. Tuttavia, questo non alimenta affatto la speranza, l'ottimismo, una prospettiva di fiducia in un futuro che si sia tradotto, nei fatti, in una riduzione degli episodi di violenza. A volte mi chiedo se la violenza che con maggiore frequenza occupa le prime pagine dei giornali e i telegiornali a ripetizione, per diverse serate di seguito, non sia il frutto di una maggiore conoscenza, che rende più esplicita la denuncia, o non vi sia l'emulazione, che nasce da una banalizzazione, a volte, della violenza. Evidenzio il concetto della banalizzazione e vorrei soffermarmi su tre piccoli esempi che possono offrire un'angolatura diversa per osservare il problema. Comincio dal primo: ricorderete tutti che anni fa il rettore dell'università di Harvard sosteneva che il cervello femminile fosse inferiore come capacità. Detto dal tempio della cultura, dove sono nati tantissimi premi Nobel, questa aggressione al femminile risultava francamente svalutante. Ma ancora di più mi ha sorpreso, pochi mesi fa, dall'università di Pisa, che rappresenta uno dei templi della cultura, una delle eccellenze tra le università italiane, l'affermazione dell'inidoneità della donna ad affrontare gli studi scientifici, cosa assolutamente falsa; viceversa, i fatti dimostrano quanto la donna sia impegnata in tutti i lavori e in tutti gli studi di stampo scientifico. Questo, sempre che si voglia tenere conto del contributo positivo che la donna dà e non si voglia denunciare, invece, quella forma di violenza, il famoso tetto di cristallo, che permette alle donne di lavorare con un impegno continuo e sistematico, salvo poi scippare loro, all'ultimo momento, il ruolo del coordinamento, la rappresentanza, il merito; di questo vi sono molti esempi anche nella storia di premi Nobel. Vi è ancora la convinzione che ci sia qualcosa che manchi all'intelligenza femminile, sottovalutando non solo la presenza reale di ciò che c'è, ma anche il contributo specifico, in termini di qualità relazionale, di rapporto, di capacità di costruire reti di comunicazione. Infine, una piccola notizia comparsa l'altro giorno sulla prima pagina del «Corriere della sera»: sembra che a Milano ci siano decine e decine di monumenti a uomini illustri e non ce ne sia neppure uno a una donna. Questo avviene a Milano, noi siamo a Roma, non vogliamo metterci in discussione, ma intanto è una cosa che colpisce. Poi il rimedio, a mio avviso, era peggiore del male, perché si proponeva un monumento cumulativo, che mettesse insieme tutte le donne, laddove la linea avrebbe dovuto essere: tante sono le eccellenze, altrettanti sono i monumenti. (Richiami del Presidente). Questi fattori culturali corrono il rischio di far passare sotto silenzio quella che invece è la violenza che si scatena nell'arroganza, nella presunzione, nella convinzione di poter imporre un lessico, una scala di valori, un criterio di giudizio che tenga sostanzialmente la donna in una posizione subordinata, senza mai riconoscere al femminile la sua specificità, il suo valore, la sua forza, la sua capacità di trasformare il contesto. (Applausi dai Gruppi FI-BP e M5S). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, colleghi, ogni nuovo episodio di cronaca di violenza sulle donne ci lascia muti e sgomenti; ogni aggiornamento dei dati statistici, che sono impressionanti e che sono già stati citati negli interventi che mi hanno preceduto, ci confermano che questo orrore di aggressività fisica, psicologica e sessuale è in aumento e che i maltrattamenti domestici, anche contro le donne in gravidanza, anche di fronte ai figli terrorizzati, sono sempre più diffusi. La maggior parte di questi femminicidi sono commessi da uomini che avevano un rapporto sentimentale con le loro vittime. Un rapporto sentimentale: ma di quali sentimenti stiamo parlando? Questo è uno dei nodi più importanti, forse quello da cui partire, come è stato già accennato. Mi riferisco all'analfabetismo emotivo, alla mancanza di parole, all'incapacità di dare nome a ciò che proviamo e quindi di attuare dei comportamenti conseguenti a ciò che si prova. Certamente la prima emergenza, citata in tutti gli interventi, è quella di combattere i costi umani, sociali ed anche economici della violenza sulle donne; far applicare le leggi, potenziare i centri antiviolenza, accompagnare le vittime verso percorsi di autostima e coraggio. Tuttavia l'azione più importante è la prevenzione. Partiamo allora dal potenziare un grande investimento educativo, già iniziato nella scorsa legislatura, che coinvolga la scuola e non solo, fin dalla prima infanzia, sull'uso delle parole, dei libri di testo, dei giochi, dello sport, della scelta degli studi, dell'impegno sociale, per far crescere bambini e bambine nel rispetto delle differenze di genere e della pari dignità. Perché crescere negli stereotipi sessisti discredita la stima delle donne in quanto persone, penetra nelle relazioni familiari, nei rapporti di lavoro, nei percorsi di carriera. Due, allora, sono in particolare gli obiettivi che vorrei sottolineare: l'educazione socio-affettiva e l'educazione alla corporeità. Assumete la responsabilità di voi stesse. Questo la scuola, dove non lo fa la famiglia, dovrebbe insegnare alle ragazze per favorire lo sviluppo di un autentico progetto di sé, in un sistema patriarcale che le svaluta, le umilia, le ferisce, dove la violenza verbale e lo hate speech in rete aprono la strada anche alla violenza sul corpo. È arduo contrastare l'immaginario, che è come uno specchio deformante alimentato dai media, che spinge ad esibire un corpo, ridotto a oggetto, strumento di desiderio, possesso di qualcun altro. Il rischio è che le ragazze vengano allora espropriate di un vissuto del proprio essere un corpo. Dunque, assumere la responsabilità del proprio corpo-persona significa insegnare alle ragazze che possono essere forti come Bebe Vio e perfino esplorare lo spazio, come Samantha Cristoforetti. Educare alla dignità del corpo femminile fa, quindi, parte dell'educazione alla differenza nel cammino di crescita verso l'autenticità, ma per arrivare a questo occorre che gli educatori (uomini e donne) siano convinti del valore femminile. Si tratta di un compito non facile che coinvolge parallelamente anche lo stereotipo maschile. I bambini possono imparare da educatori autorevoli che si può essere ugualmente virili senza uniformarsi al modello tradizionale della forza fisica, della durezza e della competitività. È, dunque, tempo di insegnare ai ragazzi che, per esempio, la tenerezza può essere oggi una nuova virtù eroica. Presidente, la conclusione politico-pedagogica è, quindi, un apparente paradosso: essere uguali per poter essere diversi perché il valore dell'uguaglianza resta irrinunciabile, ma ogni differenza è una risorsa e senza pari dignità questa differenza rimane opposizione, inferiorità e dipendenza. Bisogna, quindi, educare alla reciprocità, avviare nuovi comportamenti, valori e modalità di comunicazione, dove l'incontro con l'alterità di genere si ponga come luogo del noi, dove ci sia un rapporto autentico da un tu a un altro tu in una differenza dove la contrapposizione, che caratterizza i rapporti tradizionali, possa tradursi in uno scambio che cresce nella reciprocità di parole e di comportamenti. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Non l'ho interrotta, anche se ha utilizzato un minuto in più, perché ho apprezzato le sue parole e ho creduto fosse un errore interromperla. È iscritta a parlare la senatrice Nisini. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto vorrei rivolgere un ringraziamento ai senatori del mio Gruppo che unitamente hanno firmato questa mozione che pone l'attenzione su tutte le forme di violenza che ogni giorno le donne subiscono in Italia e nel mondo. I dati della violenza sulle donne parlano chiaro: più di 700 milioni di donne si sono sposate quando ancora non avevano compiuto diciotto anni e di queste circa 250 milioni hanno preso marito addirittura prima dei quindici anni. Sono 120 milioni le bambine che hanno subìto violenza sessuale; per non parlare del fenomeno delle mutilazioni genitali, a cui sono costrette ancora 200 milioni di donne in ben 30 Paesi, dove questa pratica è considerata una tradizione da rispettare. In Italia ogni settantadue ore muore una donna vittima di femminicidio e una donna su tre ha subìto almeno una volta violenza. Qualcuno potrebbe stupirsi di questi dati, perché spesso il termine violenza viene associato esclusivamente alla sua forma più estrema, il femminicidio. Invece, le forme di violenza nei confronti delle donne sono molteplici: donne umiliate, maltrattate, lese nell'autostima o, ancora, ostacolate nel raggiungimento dell'indipendenza economica; donne alle quali viene vietato di decidere liberamente e autonomamente della propria vita, donne alle quali viene offerto del denaro per partorire e donare ad altri un proprio figlio. In quest'Aula qualcuno pensa ancora che sia giusto farlo. Il parto è l'atto d'amore più grande; è il miracolo che un uomo e una donna creano. Non può essere altro, non quello che una certa parte politica vuole farci credere essere uguale perché vendere il proprio corpo è solo violenza. Una donna che, infatti, dà il proprio utero lo fa per soldi, nient'altro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Le conseguenze psicologiche che ne conseguono non vengono spesso prese in considerazione. Se i numeri non mentono - non mentono e ne siamo certi - tra queste donne ci sono nostre vicine di casa, amiche e conoscenti e ci potrebbero essere anche le nostre bambine. Gli Stati hanno il dovere di esercitare la responsabilità dovuta per prevenire, indagare e perseguire gli atti di violenza contro le donne. Gli Stati hanno il dovere di perseguire e punire i responsabili degli abusi e delle violenze e, a differenza del Governo precedente che non ha presentato alcun disegno di legge ad hoc ma solo linee guida, questo Governo proprio ieri ha dimostrato, ancora una volta, che è passato dalle parole ai fatti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Proprio ieri, il Consiglio dei ministri, infatti, ha firmato il disegno di legge "Codice rosso" a tutela della donna e contro la violenza sulle donne, nato dall'iniziativa della Fondazione Doppia Difesa. Troppe donne, infatti, nonostante le denunce, muoiono o continuano a subire maltrattamenti in attesa di giudizio. Con questo disegno di legge, invece, chiediamo un intervento immediato e diretto. Entro tre giorni le donne dovranno essere ascoltate, la polizia giudiziaria dovrà comunicare immediatamente al pubblico ministero le notizie di reato acquisite, senza lasciare discrezionalità sulla sussistenza dell'urgenza. Tra i vari punti previsti, infatti, c'è la modifica dell'articolo 347 del codice di procedura penale che stabilisce l'obbligo della Polizia giudiziaria di comunicare immediatamente al pubblico ministero le notizie di reato acquisite, se riguardano delitti di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate, commessi in contesti familiari o di semplice convivenza, senza lasciare discrezionalità sulla sussistenza dell'urgenza. Vi è poi la modifica dell'articolo 362, che prevede che nei casi di violenza domestica e di genere il pubblico ministero proceda all'ascolto della vittima del reato entro tre giorni dall'avvio del procedimento. C'è l'integrazione dell'articolo 370 che obbliga la Polizia giudiziaria a dare priorità allo svolgimento delle indagini delegate dal pubblico ministero, quando si tratta di reati di maltrattamenti e violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate, commessi in ambito familiare o di semplice convivenza. Al contempo le risultanze acquisite con l'attività svolta devono essere documentate e trasmesse in modo altrettanto tempestivo al pubblico ministero, Il disegno di legge introduce infine l'obbligo di formazione per la Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Polizia penitenziaria, attraverso la frequenza di corsi presso specifici istituti, da fornire al personale coinvolto in procedimenti in materia di violenza domestica e di genere. Le donne tutte devono essere poste nelle condizioni di cogliere il pericolo, denunciarlo e rivolgersi alle istituzioni competenti e da queste ricevere efficace e tempestiva tutela. Faccio quindi un appello alle donne: denunciate, non abbiate paura, lo Stato finalmente c'è ed è al vostro fianco con ogni mezzo a sua disposizione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Per concludere volevo ricordare che, al contrario di quanto è stato dichiarato da chi mi ha preceduto, noi non facciamo alcun taglio. Lo ha dichiarato proprio ieri il presidente del Consiglio Conte; non solo nuove regole, ma anche finanziamenti e sono già stati recuperati, dal precedente stanziamento, 33 milioni di euro per il 2019 per un fondo di emergenza ad hoc , coordinato dal sottosegretario alle pari opportunità Vincenzo Spadafora. È importante quindi che il decreto-legge arrivi finalmente e velocemente in Senato e alla Camera, dove mi auguro (ma sono certa sarà così) verrà votato all'unanimità perché, come detto inizialmente, non può esserci colore politico in queste lotte. Pertanto il mio augurio è che le donne possano ricevere maggiore tutela a nome di tutti noi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e del senatore Pisani Giuseppe) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (M5S) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, la nostra mozione ha al suo interno alcune iniziative molto semplici, ma concrete, volte a trasformare in fatti le tante parole che abbiamo ascoltato in questi giorni. Giorni in cui si è discusso di femminicidio, in cui il Paese si è fermato a riflettere; giorni ai quali dobbiamo far seguire azioni, perché abbiamo il dovere di fornire strumenti di contrasto e prevenzione che non restino esclusivamente slogan . La violenza di genere purtroppo non è un fenomeno eccezionale e non può essere affrontato una sola volta all'anno. Ieri è stato approvato dal Consiglio dei ministri il codice rosso per velocizzare l' iter delle denunce delle donne vittime di violenza. Un utile strumento di contrasto che deve essere affiancato però ad altre misure, come anche sostenuto dagli organismi internazionali. Il rapporto delle associazioni di donne sull'attuazione della convenzione di Istanbul in Italia, che analizza la situazione italiana in materia di contrasto alla violenza sulle donne, ha evidenziato che nel nostro Paese la normativa esistente in concreto non viene applicata e che ancora, malgrado le risorse economiche stanziate e le azioni messe in campo per affrontare il fenomeno, la distribuzione e l'applicazione disomogenea delle stesse risorse sul territorio nazionale fa sì che la tutela dei diritti delle vittime di violenza non sia effettiva. Con questa mozione oggi vogliamo rendere possibile che quanto stanziato annualmente per i centri antiviolenza e le strutture di accoglienza per mamme e minori sia erogato regolarmente, senza ritardi e vincolato all'assunzione di impegni precisi, all'individuazione delle priorità e alla valutazione dei risultati ottenuti. È necessario colmare le lacune di applicazione delle leggi in materia, introducendo modalità di attuazione volte a snellire i procedimenti con chiara individuazione della norma ed imposizione della stessa. Dobbiamo confrontarci con le associazioni che lavorano da anni su questa difficile tematica e con i centri antiviolenza nelle loro varie declinazioni per comprendere meglio non solo le questioni strettamente legate agli episodi che si verificano quotidianamente, ma l'impatto degli stanziamenti economici e puntualizzare strategie di intervento efficaci. La mappatura dei centri antiviolenza, anche con il necessario supporto del Dipartimento per le pari opportunità, deve essere aggiornata a cura del Governo secondo i report ricevuti da Regioni e Province autonome, in modo da stimare il fabbisogno reale di questi centri e garantirne, non solo la sopravvivenza, ma soprattutto un funzionamento appropriato, in grado di assicurare servizi adeguati su tutto il territorio nazionale. È fondamentale poi agire in campo educativo, perché il problema è prioritariamente culturale, garantendo il diritto delle bambine, soprattutto e in particolar modo, di studiare per avere una parità di opportunità e di diritti e contribuire così all'inclusione sociale ed economica delle future donne. Quindi, intervenire predisponendo percorsi di formazione per chi opera nei settori educativi; potenziare i progetti scolastici mirati a offrire pari opportunità di relazione e di inserimento nella vita sociale ed economica delle donne; attuare campagne informative all'interno delle scuole, ma anche in ogni ambito lavorativo, volte a diffondere la cultura della non violenza e del rispetto del prossimo; attivare formazione specifica e, in alcuni casi, anche obbligatoria in ogni settore professionale coinvolto nelle attività di prevenzione e di contrasto alla violenza di genere; assumere iniziative di comunicazione intelligente che non si limiti solo per fare maggiore presa sull'opinione pubblica a enfatizzare la donna vittima, fuorviando la percezione dell'immagine femminile, ma faccia emergere il meraviglioso mondo femminile. Quindi, insisto in quest'Aula, senza ritenerlo scontato, su un impegno fattivo del Governo ad assumere ogni decisione contro qualsiasi atto di violenza contro le donne. Infine, concludo, rivolgendomi, da donna, parte di una metà del cielo, a quell'altra metà del cielo, che mi piace pensare siano gli uomini, i nostri figli, i nostri mariti, fidanzati, amici, colleghi, padri, invitandoli a indignarsi per ogni episodio di violenza contro le donne, a testimoniare i modelli di relazione positiva tra uomo e donna, ad uscire dal silenzio dimostrando, finalmente, il rispetto per le loro figlie, le loro mogli, le loro fidanzate, le loro amiche, le loro colleghe e le loro madri. Trovino in se stessi, e noi mamme in questo abbiamo grande responsabilità, la forza culturale ed etica di rapportarsi alle donne sempre in termini di uguaglianza solidarietà e rispetto. (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP, L-SP-PSd'Az e della senatrice Alderisi. Congratulazioni.). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Rivolgo il saluto dell'Assemblea a una rappresentanza di studenti della Scuola secondaria di primo grado «Ippolito Nievo» dell'«Istituto comprensivo Via Boccioni» di Roma, che assistono ai nostri lavori. Sono dei giovanissimi, ai quali credo sia rivolta una considerevole parte dei nostri interventi. Interventi che mi permetto di chiosare dicendo che tocca soprattutto a noi uomini, a noi padri, insegnare ai nostri figli che una donna non si tocca neanche con un fiore, come diceva un antico e saggio proverbio. (Applausi). Ripresa della discussione delle mozioni nn. 49, 51, 53, 54 (testo 2), 55, 56 e 58 PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Comunico che sono state presentate le riformulazioni delle seguenti mozioni: la 1-00051, presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori, e la 1-00054 (testo 2), presentata dalla senatrice Maiorino e da altri senatori. I testi sono in distribuzione. Alla Presidenza non risultano modificate o riformulate altre mozioni. Ha ora facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate. DEL RE, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, restituiamo a questa discussione la solennità che merita, soprattutto per la presenza di giovanissimi che, effettivamente, saranno coloro che porteranno avanti i valori che costruiamo insieme qui oggi. Esprimo dunque, a nome del Governo, parere favorevole sulle mozioni nn. 49, 51 (testo 2), 53, 54 (testo 3), 55, 56 e 58. A nome del Governo intervengo per dire che la lotta alla violenza sulla donne è la partita di tutti. Questo è il claim , per nulla retorico, dello spot realizzato dalla RAI per il Dipartimento delle pari opportunità in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre. Spero sia davvero la partita di tutti, a prescindere dagli schieramenti politici. Vorrei rassicurare sulla questione fondi: il Governo non ha diminuito i fondi destinati alle iniziative per contrastare la violenza sulle donne. A parte un taglio MEF ordinario e ricorrente del 2,7 per cento, quest'anno saranno messi a disposizione 33 milioni di euro che saranno tutti finalizzati ad azioni concrete per prevenire e proteggere le donne e punire veramente i colpevoli. Finché resterà in carica questo Governo, fondi dello Stato saranno investiti nei centri antiviolenza e nelle case rifugio, come da riparto stabilito assieme alle Regioni, e anche in iniziative concrete e di sicuro impatto per le vite di migliaia di donne vittime di violenza nel nostro Paese. Due fondi in particolare sono allo studio: in primo luogo un fondo ad hoc , equo e duraturo, in favore delle vittime affinché ricevano, immediatamente dopo la violenza subita, un effettivo sostegno economico. In secondo luogo è prevista l'istituzione di strutture di accoglienza per il pronto intervento, attive ventiquattr'ore ore su ventiquattro, con un primo sostegno legale, in tutte le Regioni, dove ospitare le donne vittime di violenza nella fase intermedia, che va dalla denuncia alla presa in carico da parte dei centri antiviolenza. Il 26 settembre scorso il sottosegretario Spadafora ha istituito e convocato la prima riunione della nuova cabina di regia politico-programmatica prevista dal piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020 al fine di dare concreta attuazione al piano stesso. Il piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne, adottato dal Governo precedente, riprende i contenuti della Convenzione di Istanbul, ma necessita di concretezza e operatività per evitare la frammentarietà e la sovrapposizione degli interventi. Solo la stesura di un piano operativo in cui sono declinati gli obiettivi in azioni e interventi specifici con l'indicazione di tempi, modalità e risorse, è in grado di dare concretezza alla strategia. Proprio in questa direzione la risposta del Governo tutto, e in particolare dei diversi ministeri competenti oltre alle Regioni e agli enti locali, è stata positiva e si è concretizzata. Il 21 novembre scorso c'è stata, appunto, la seconda riunione della cabina di regia politico-programmatica con l'adozione di un primo piano operativo. La collaborazione con le principali associazioni e con le parti sociali si è concretizzata grazie alla loro partecipazione al comitato tecnico istituito il 25 ottobre 2018 che costituisce il braccio operativo del piano strategico nazionale contro la violenza degli uomini sulle donne che si è riunito il 29 ottobre e poi nuovamente anche lo scorso 19 novembre. Inoltre, è stato più volte ricordato che proprio ieri il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge, il cosiddetto "Codice rosso", che ha come obiettivo quello di garantire una corsia preferenziale, ovvero una maggiore tutela alle vittime di maltrattamento e violenza sessuale, atti persecutori e lesioni commessi in contesti familiari o nell'ambito di relazioni di convivenza, assicurando la tempestività dell'adozione degli interventi cautelari o di prevenzione. Credo di aver delineato un impegno convinto e concreto che il Governo porterà avanti con estrema determinazione. Mi auguro che questo avvenga con il contributo di tutti. Se non ora, quando? Se non noi, chi? (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione delle mozioni. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare il Governo, che ha espresso parere favorevole su tutte le mozioni. Il Gruppo per le Autonomie voterà a favore di tutte le mozioni, con la sola eccezione di quella a prima firma Pucciarelli. Non si può classificare la violenza di genere come un fatto che riguarda il terzo mondo o «alcune culture presenti anche nel nostro Paese», come è scritto nella mozione. Inoltre, se si vuole qualificare la maternità surrogata come forma di violenza contro le donne, si deve parlare molto prima dello sfruttamento della prostituzione, che invece non viene menzionato; anzi, i proponenti fanno parte di quel partito che invece si è detto più volte favorevole alla riapertura delle case chiuse (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) e che, tramite il senatore Pillon, propone una riforma dell'affido condiviso. E non sfugge neanche la tipica frase antifemminista secondo cui bisogna uscire da dinamiche di contrapposizione tra i sessi, come se la violenza fosse figlia di un conflitto tra uomo e donna e non una forma di prevaricazione di un sesso sull'altro. Infine, in quella mozione non si dà alcuna rilevanza al tema della parità di genere come requisito per prevenire l'insorgere della violenza. Si sa che la maggior parte dei femminicidi avviene nella fase della separazione. Pertanto, ci vuole un diritto di famiglia che rafforzi la posizione della donna e che non la indebolisca, come invece purtroppo accade con la proposta Pillon. Per quel che riguarda le altre mozioni, ho sentito tante prese di posizione appassionate e competenti, anche da parte di colleghi maschi, che ringrazio personalmente. Così come sono state espresse tante buone idee, che spero davvero trovino centralità nell'azione del Governo e del Parlamento. Le migliaia di donne che hanno manifestato sabato scorso a Roma, insieme alle tante manifestazioni che si sono svolte in tutte le città italiane, ci dicono che su questo tema sta maturando una importante consapevolezza, a cominciare proprio dalle donne. Anche in Parlamento ci sono state tutta una serie di iniziative di sensibilizzazione che vanno nella giusta direzione. Adesso non bisogna mollare la presa, ma far sì che questa maggiore consapevolezza si trasformi in atti concreti, in misure per promuovere la parità di genere e per debellare quest'orrenda piaga sociale. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, senatrici e senatori, le mozioni che stiamo per votare affrontano un tema drammatico, che non può certo essere al centro della nostra attenzione solo in occasione di celebrazioni e ricorrenze. Io ho sempre sostenuto che quella contro il femminicidio e la violenza di genere non possa e non debba essere una battaglia solo delle donne, ma un impegno di tutti coloro - uomini e donne - che credono nell'uguaglianza, nella tutela dei diritti della persona, nella democrazia. Ogni condotta che mira ad annientare la donna nella sua identità e libertà, non solo fisicamente ma anche nella sua dimensione psicologica, sociale e lavorativa, è una violenza di genere. È un fenomeno che ha tante forme: dal sessismo di certe affermazioni considerate a torto leggere, alle offese, alle minacce; dall'uso, che purtroppo sta diventando frequente anche nel nostro Paese, dell'acido come forma di sfregio, fino ai troppi casi di femminicidio. Ci sono donne che subiscono quotidianamente maltrattamenti, violenze sessuali e psicologiche, minacce e molestie e non dobbiamo dimenticare che molte delle vittime di omicidio o di lesioni gravi avevano già denunciato episodi di violenza e di maltrattamento. Altre, invece, non avevano mai chiesto aiuto per sfiducia nelle istituzioni, per mancanza di mezzi o per una pericolosa sottovalutazione delle violenze subite. Donne che, trovata finalmente la forza di uscire da situazioni di questo tipo, non incontrano poi il sostegno sociale e istituzionale necessario per ricostruire la propria vita. «Non è normale che sia normale» è uno slogan che rende meglio di ogni altra cosa questa situazione. Per contrastare efficacemente questa deriva ritengo essenziale garantire alle vittime una protezione efficace sin dai primi atti penalmente rilevanti. Già quando le vittime si rivolgono, per esempio, al pronto soccorso c'è un posto di polizia che potrebbe cominciare a capire la situazione. Oppure penso alle associazioni antiviolenza, che possono costituire un osservatorio la cui attività inizia proprio da quei momenti traumatici. Forse si dovrebbe anche incrementare la formazione delle Forze di polizia o istituire sezioni specializzate e sezioni anche nelle procure della Repubblica, come già alcuni uffici di procura fanno. Bisogna consentire di prevenire le offese ulteriori più gravi che, con un crescendo di intensità, spesso culminano nell'omicidio; inoltre, si dovrebbe facilitare l'emersione di sopraffazioni, che in troppi casi vengono tenute nascoste dalle stesse vittime per paura o vergogna. Prendiamo atto che il Governo ha presentato con grande enfasi il cosiddetto disegno di legge "Codice rosso" per le donne vittime di maltrattamenti. Voglio ricordare che un intervento in tal senso esiste già ed è stato approvato nella scorsa legislatura con la legge 15 ottobre 2013, n. 119. Allo stesso modo, ricordo che esiste già l'obbligo per le Forze di polizia che ricevono una denuncia di trasmetterla immediatamente alle procure. Occorre l'impegno a mettere in pratica tutto ciò e non certo i soliti slogan . Iniziate a lavorare per far funzionare le cose. La ratifica della Convenzione di Istanbul segna un progressivo aumento di interventi e norme di grande importanza, trattandosi del primo strumento giuridicamente vincolante che predispone un quadro giuridico completo di protezione contro le violenze. L'innovazione più rilevante consiste nell'individuare nella prevenzione e protezione delle vittime il perno delle strategie di contrasto, anche attraverso azioni preventive nel settore educativo e dell'informazione, nonché misure di sostegno medico e psicologico. Questo obiettivo richiede l'impegno di tutte le forze del Paese per educare e informare i cittadini, a partire dalle scuole, sottraendo le vittime al bisogno economico e sostenendo il miglioramento delle condizioni di vita delle donne e l'uguaglianza giuridica e di fatto. È necessaria una reazione di condanna forte e chiara. Non esistono tolleranza, né giustificazione alcuna per le condotte che ledono i diritti delle donne. La consapevolezza condivisa della gravità del problema, come spesso succede nel campo dei comportamenti sociali, è il presupposto indispensabile perché, un giorno, si realizzi davvero un effettivo e concreto cambiamento, che deve essere anzitutto culturale. Stiamo finalmente mettendo in discussione i nostri antichi modelli di riferimento e, in questo senso, la scuola ha un ruolo decisivo nell'insegnare fin dalla più tenera età che non esiste scusante, non ci sono eccezioni, alibi o giustificazioni a comportamenti che violano la libertà di una donna. Stiamo cercando, finalmente, di far abbandonare la cultura che prevedeva ruoli fissi e immutabili, ma nel profondo - sappiamolo - ci sono ancora stereotipi e gabbie che vanno sradicate. La cronaca è veramente colma di storie dove uomini di tutte le età usano la violenza, nelle sue diverse forme, contro le donne. Quello che desta ancora più allarme è che per ogni storia di cui abbiamo notizia ce ne sono altre, molte altre, in cui il dolore e la violenza vengono a volte dal silenzio, dalla vergogna e, purtroppo, dall'impunità. Fondamentale in questo senso è il sostegno da parte dello Stato, in tutte le sue articolazioni, ai centri antiviolenza, ai centri di ascolto e di accoglienza su tutto il territorio nazionale. Della violenza sulle donne - e mi avvio a concludere - non devono dunque parlare anche gli uomini, ma soprattutto gli uomini. Troppo a lungo si è sbagliato approccio: per anni abbiamo lasciato le donne sole a combattere questa battaglia di civiltà. Oltre ai numeri ci sono le persone: anche un solo episodio è di troppo. Quindi dobbiamo continuare senza sosta a parlarne, per cambiare i comportamenti sbagliati sin da subito. Abbiamo fatto degli enormi passi in avanti, ma siamo ancora molto distanti dalla meta. Non posso non sottolineare in quest'Aula che il testo della mozione a prima firma della senatrice De Petris prevede impegni chiari per il Governo e per la maggioranza. A chi rappresenta i cittadini viene chiesto di essere conseguente nei voti, nelle azioni, nelle decisioni, nei provvedimenti. Essere contro la violenza di genere significa non esporre donne, nello specifico addirittura minorenni, alla gogna dei social, come ha recentemente fatto anche il Ministro dell'interno. Centinaia di commenti indegni si sono riversati su tre giovanissime studentesse senza che il titolare del profilo ne prendesse le distanze. Essere contro la violenza di genere significa aumentare le tutele economiche, lavorative, sociali e familiari nei confronti delle donne, nel contesto familiare e anche nei casi di separazione e di divorzio. Per questo nessun voto e nessuna mozione serviranno, se contestualmente non verrà ritirato il disegno di legge Pillon, bocciato senza alcuna riserva anche dal sottosegretario con delega alle pari opportunità Vincenzo Spadafora, del vostro stesso Governo. (Applausi del Senatore La Forgia) . È con queste motivazioni che annuncio il voto favorevole del Gruppo Misto-Liberi e Uguali alla mozione a prima firma della senatrice De Petris. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e della senatrice Minuto) . GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, gentili colleghi, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore di tutte le mozioni, anche se comprendiamo che all'interno delle stesse si esprimono sensibilità diverse, ma crediamo che quest'Assemblea su una questione così importante qual è la battaglia contro la violenza sulle donne non può e non dovrebbe dividersi. Detto questo, però, colgo l'occasione, perché mi piacerebbe fare un appello a tutte le donne dell'Aula, a tutte le colleghe. Credo che per quanto riguarda la violenza contro le donne la situazione non stia migliorando, anzi sta peggiorando. Sono convinta che dobbiamo cambiare modello, perché quello che è stato messo in atto fino ad ora non ha funzionato e non funziona e ci dovremmo interrogare sul perché non funziona. Secondo noi, e secondo me, non funziona perché quella su cui stiamo riflettendo è una questione maschile, non è una questione femminile. Noi donne tra di noi non ci ammazziamo, ma veniamo ammazzate dagli uomini. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP, L-SP-PSd'Az e M5S ) . Io credo allora che, fin quando noi donne diventiamo protagoniste - poche volte durante l'anno, ma sicuramente in concomitanza del 25 novembre, della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne - non rendiamo un servizio per risolvere o almeno tentare di risolvere questo enorme problema. Dovrebbero essere gli uomini i protagonisti: in quest'Aula questa mattina non avrei voluto sentire intervenire le donne, perché noi non c'entriamo niente nella questione. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e L-SP-PSd'Az) . Anzi, lasciatemelo dire, care colleghe, siamo un po' strumento, ci facciamo utilizzare per essere forma e molto poco sostanza. (Commenti della senatrice Fedeli) . Cari colleghi, prendete allora il coraggio a due mani: portate all'interno del vostro mondo una riflessione. Vedete voi di diventare protagonisti su questo tema. Credo che noi donne abbiamo soltanto una possibilità di aiutare voi uomini, e dovremmo farlo meglio e forse di più, nel nostro ruolo di madri. Sono mamma di un figlio maschio e l'unica cosa che ho cercato di fare - poi è tutto da vedere se ci sarò riuscita - è quella di educare mio figlio all'amore. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e L-SP-PSd'Az) .L'unica cosa che noi donne possiamo fare, in qualità di madri, è educare i figli maschi all'amore, ad amare le donne, perché l'amore porta con sé il rispetto, che molto spesso manca in voi uomini. Non sono parole mie, ma si è sempre detto che il grado di civiltà di una popolazione è misurato dal grado di rispetto che gli uomini hanno nei confronti delle donne. Care colleghe, sottraiamoci dunque a questo teatrino che tutte le volte ci vede protagoniste. Oggi non sono contenta di essere qui a fare la dichiarazione di voto: lo dico onestamente. Forse avrebbe dovuto farla un uomo al posto mio e, allo stesso modo, stamattina avrei voluto sentire parlare molti uomini, che invece, tolte alcune eccezioni, non ho sentito. Colgo anche l'occasione per parlarvi di un'altra cosa: capisco che non siamo e non sono di moda, perché non sono e non siamo politicamente corretti, ma non ho trovato in alcuna mozione la questione della cultura islamica (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP, e della senatrice Bonfrisco) , che non pongo perché sono un'estremista fanatica o paranoica, ma basandomi semplicemente sui dati: su 2.783 atti di violenza contro le donne nella nostra nazione, 1.115 sono stati commessi da chi italiano non è. Vi ricordo che la popolazione straniera nella nostra nazione è pari all'8 per cento e che - se invece a far di conto siamo capaci tutti - essa commette il 42 per cento degli atti e dei reati di violenza sessuale. Questo ci dovrebbe interrogare e far diventare un po' tutti politicamente scorretti, perché è vero che molte violenze sessuali si commettono all'interno delle nostre famiglie, è vero che ciò riguarda anche molti fidanzati e mariti italiani - è tutto molto vero - però abbiamo una popolazione straniera pari all'8 per cento del totale, che commette il 42 per cento di tali reati. In quest'Assemblea però, oggi, in tutte le mozioni abbiamo fatto finta che il problema della cultura islamica - o islamista, per chi è più politicamente corretto - non esista. Noi di Fratelli d'Italia abbiamo dedicato la giornata del 25 novembre a Desirée (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP e della senatrice Bonfrisco) , con una manifestazione davanti al Tribunale di Roma, con la nostra leader Giorgia Meloni. Abbiamo voluto dedicare questa giornata a Desirée per due motivi: il primo è che lo Stato ha fallito, perché quegli uomini che hanno ammazzato e stuprato Desirée non avrebbero dovuto essere sul territorio nazionale. La seconda questione è molto legata alla sicurezza, perché ricordate che molto spesso più sicurezza vuol dire più libertà, soprattutto per noi donne. Abbiamo dedicato questa giornata a Desirée proprio perché volevamo far notare l'enorme problema che l'immigrazione incontrollata ha portato nella nostra nazione. Il fatto che l'8 per cento della popolazione commetta il 42 per cento degli stupri e delle violenze sessuali, cari colleghi, non possiamo far finta che non sia niente. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e L-SP-PSd'Az ) . Dobbiamo prendere coscienza, perché sin quando non prenderemo coscienza di questo tema non porteremo alcun contributo per risolvere un problema così grave e di cui si parla da così tanti anni. Vorrei però portare alla vostra attenzione un altro problema importante, ossia l'età delle vittime: 753 stupri hanno visto coinvolte ragazzine che non avevano compiuto quattordici anni. Vi siete fatti delle domande? Vi siete chiesti come mai l'età delle vittime stia così scendendo? Io l'ho fatto e cerco di dare il mio contributo, aiutando anche voi nella risposta. Si sono introdotti purtroppo nel nostro Paese riti tribali portati dalle popolazioni africane. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e della senatrice Bonfrisco). Tali riti prevedono di stuprare e violentare persone che non sono maggiorenni, che hanno quattordici anni. Lo stupro di gruppo è fatto all'interno di uno schema tribale ben definito. Da italiana, allora, credo che non possiamo tacere assolutamente su tutto questo, a fronte di un magistrato che cerca di derubricare il reato di stupro, come nel caso di Desirée, con la motivazione che non è stato di gruppo, in quanto, pur essendo stata stuprata, lo è stata da un uomo dopo l'altro. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e L-SP-PSd'Az). Ditemi, allora: cos'è lo stupro di gruppo, se non una violenza che viene commessa da più uomini, uno dopo l'altro? Non possiamo dunque tapparci gli occhi né non voler vedere come l'immigrazione incontrollata - o meglio l'invasione, per chi è politicamente scorretto - abbia aumentato i casi di violenza sulle donne. Spero veramente che prendiamo atto di tutto questo e di tale immigrazione incontrollata e che smettiamo di dire che sono solo gli italiani a stuprare e violentare le donne. Vorrei riportarvi alle parole del cardinale Biffi, quando diceva che l'immigrazione dev'essere compatibile, cosa che invece abbiamo abbandonato. Non credo che faccia bene né all'Italia né agli italiani importare culture che non mettono al centro il rispetto della donna, nelle quali è normale lapidarla o ucciderla, o provenienti da Stati nei quali fare questo non è nemmeno reato. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Bonfrisco). In conclusione, signor Presidente, come ho già annunciato, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore di tutte le mozioni, ma vogliamo sottolineare a tutti i colleghi di aprire gli occhi e non essere troppo politicamente corretti. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e della senatrice Bonfrisco. Congratulazioni). VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, intanto chiedo a me stessa, anzitutto, e poi a tanti colleghe e colleghi, che immagino condivideranno il mio spirito, di sorvolare su vari passaggi e sul tratto di fondo dell'intervento che mi ha preceduto. (Applausi dal Gruppo PD). Lo dico senza alcuna polemica, perché credo che oggi lo sforzo debba continuare ad essere quello di costruire un clima e una tensione unitari su un tema che abbiamo scelto di affrontare in una maniera che non so se sia solenne o no - e ora mi rivolgo invece al sottosegretario Del Re, che è intervenuto - ma che sicuramente è seria e rigorosa. Vorrei dunque partire, su questa scia, con un ringraziamento alle colleghe e ai colleghi del Gruppo Forza Italia che, insieme a quelli delle forze di opposizione, hanno subito scelto di unire la loro voce alla richiesta del Partito Democratico di inserire questo punto all'ordine del giorno. Il mio grazie va anche alle forze di maggioranza che, senza esitazione, hanno accolto tale richiesta. Vorrei iniziare da qui, perché francamente mi pare il modo più utile ed efficace per onorare la giornata odierna, ma soprattutto per rinnovare con essa un impegno a continuare sul percorso per sconfiggere il drammatico fenomeno della violenza sulle donne. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12,04) ( Segue VALENTE). Molte cose sono state dette in quest'Aula oggi; voglio esprimere una parola sincera di apprezzamento per i tanti uomini che sono intervenuti, a partire dal mio collega Alfieri e dalle sue parole. (Applausi dal Gruppo PD) . E molte cose sono state dette in questi giorni alla Camera, nel dibattito che ci ha preceduto, e anche sulla stampa, nel dibattito pubblico. Sarebbe quindi forse davvero superfluo ripetere ancora numeri e statistiche drammatiche e tristi, che ovviamente non vanno mai dimenticate, perché sono un punto essenziale di riferimento e, per quanto drammatiche, hanno un loro portato e una loro forza. Sono numeri però che ci inchiodano tutti a una grande responsabilità: la lotta alla violenza sulle donne e a tutte le forme di violenza sulle donne è e deve continuare a essere una priorità per tutti, da giocare per forza di cose insieme. E allora oggi un impegno credo sia prioritario: niente retorica e niente polemica politica sulla pelle e sul corpo delle donne. Niente, noi ci sottraiamo. (Applausi dal Gruppo PD) . La valutazione però deve essere lucida e attenta della portata enorme di un fenomeno che continua a emergere nella sua atroce drammaticità. Tutti i dati ci raccontano di un fenomeno ampio, diffuso e purtroppo strutturale. Ecco perché - e lo dico in premessa con molta chiarezza - non credo siano state utili e sagge le parole del sottosegretario Spadafora - che conosco anche come persona attenta a questi temi e che mi sarebbe piaciuto vedere qui in Aula stamattina - in occasione della celebrazione del 25 novembre. A lui e al Governo diciamo che gli avversari non siamo noi, non sono le vostre opposizioni. Se questa è la vostra battaglia, noi siamo dalla stessa parte e chiediamo a voi di essere al nostro fianco. Dobbiamo intenderci, però, su quale sia il nostro comune avversario. Per noi è rappresentato - lo dico con chiarezza - da un'organizzazione patriarcale della società, ancora troppo spesso fondata su una profonda, iniqua e ingiusta disparità di poteri tra uomini e donne. È questa disparità che fa da incubatore a rapporti e relazioni squilibrate e malate, che generano sopraffazione e violenza. Voglio ricordare a me stessa e a tutti noi che la violenza è il primo strumento con cui si afferma il dominio fisico e culturale degli uomini sulle donne, quel dominio che in questo secolo è stato messo in discussione, per fortuna, da tante conquiste, da diritti inviolabili e sociali delle donne, che però in nessuna democrazia, una volta raggiunti, possono dirsi raggiunti per sempre. Per questo voglio tornare al nostro ruolo. La nostra qui in Parlamento non può che essere un'alleanza, il nostro deve essere uno sforzo unitario e coeso per stanare tutti i tentativi espliciti e reconditi di difendere o ricostruire modelli di società, per fortuna in gran parte superati, fondati su ruoli profondamente diversi e squilibrati tra uomini e donne. Sono questi gli avversari e i nemici di questa battaglia. Ecco perché il Partito Democratico ha lavorato e sperato di poter costruire una voce condivisa intorno a una mozione unitaria. Dobbiamo riconoscere che questo terreno non è ancora del tutto condiviso; c'è chi ha scelto di mantenere elementi divisivi. Noi però non ci arrendiamo. Noi voteremo a favore di tanti dispositivi e chiediamo di proseguire soprattutto sui punti di convergenza. In questi anni, e non solo negli ultimissimi, tanti risultati sono stati raggiunti, seppure in contesti politici e culturali molto diversi; anche in quelli che potevano apparire più ostici, si è sempre trovato lo spazio per fare passi significativi in avanti. Lo si è fatto da parte del Governo Berlusconi, con i provvedimenti sullo stalking , fino ad arrivare ai nostri ultimi Governi, che hanno impresso una decisa accelerazione a questo percorso. Potrei fare un elenco lunghissimo delle cose fatte: i piani antiviolenza, le case rifugio, i finanziamenti, la Convenzione di Istanbul, i protocolli delle Forze dell'ordine, il ministro Fedeli con il suo lavoro nel settore della formazione, le forze di polizia, anche dentro il percorso del processo. Voi ieri avete fatto un ulteriore passo e noi lo riconosciamo; non abbiamo problemi a riconoscere che anche piccoli passi, come quello compiuto ieri, vanno nella direzione giusta. Ovviamente valuteremo se ci saranno le risorse necessarie per rendere quegli impegni effettivi. Noi non vogliamo che ci venga riconosciuto il merito di tutto quanto fatto, non siamo qui per questo. Non ci vogliamo dividere su questo. Vi chiediamo però una cosa: proseguite sulla strada che abbiamo segnato e, se non la condividete, modificatela e fate altre proposte. Però, nell'uno e nell'altro caso, l'unica cosa che non si può fare è restare fermi, perché restando fermi si rischia di tornare indietro. Questa sarebbe la responsabilità più grave e, perché non avvenga, non dobbiamo perdere più tempo. Non possiamo perdere tempo, perché siamo preoccupati. Siamo preoccupati dal numero ancora troppo alto di comportamenti scorretti, atti persecutori, aggressioni e violenze mortali contro le donne. Molti comportamenti rimangono nascosti o non denunciati. Abbiamo denunciato un problema che riguarda innanzitutto la conoscenza delle situazioni in cui le violenze accadono, facciamo ancora troppa fatica a risalire alle dinamiche che ne sono all'origine. Per migliorare servono politiche di prevenzione larghe, che prevedano punti di riferimento a disposizione delle donne che avvertono questa difficoltà. Siamo preoccupati perché non vediamo portare avanti l'azione per attuare il piano nazionale approvato nel 2017. Siamo preoccupati perché vediamo fermi i protocolli sulla formazione, quelli già firmati e quelli per la polizia penitenziaria e la polizia municipale. Siamo preoccupati perché non vediamo passi in avanti per quanto riguarda il dialogo con il Consiglio superiore della magistratura. Su questo punto il senatore Alfieri è già stato chiaro. Siamo preoccupati perché in questa legge di bilancio il Governo sta tagliando le risorse del Piano nazionale antiviolenza, del Fondo per le politiche relative a diritti e alle pari opportunità e le disponibilità del Fondo per le misure anti-tratta. Ma voglio essere ancora più chiara e sincera: a preoccuparci di più è il tratto culturale di questo Governo e il silenzio complice di chi mai - ripeto mai - dovrebbe permettere che sulla bacheca di un Vice Premier , nonché Ministro dell'interno, vengano gettate in pasto ai leoni del web tre ragazze minorenni. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Senatrice, le ho dato quasi tre minuti in più. Cortesemente, deve concludere il suo intervento. VALENTE (PD) . Non avevo dieci minuti? PRESIDENTE. No, senatrice, aveva cinque minuti e gliene ho già dati otto. MARCUCCI (PD) . Erano dieci minuti. PRESIDENTE. Ho i tempi segnati e sono cinque minuti. Non volevo interrompere e sembrare inopportuna, ma sono già passati oltre tre minuti dal tempo che le era stato concesso. La prego di concludere. VALENTE (PD) . Di fronte a un Ministro che fomenta senza remore la gogna pubblica contro tre giovani che lo avevano contestato si doveva levare l'indignazione di chi ha responsabilità di Governo su questo fronte. In ogni caso, ci preoccupa di più una cultura che sta ispirando tanti dei vostri provvedimenti. Non mi riferisco soltanto a una tendenza repressiva e punitiva, ma anche a una cultura giustizialista e forcaiola, che in nome di un tribunale del popolo e della giustizia, finisce per piegare diritti individuali, garanzie, libertà, rischiando così di minare alla base i princìpi fondamentali di uno Stato di diritto. Il PD vuole tenere il tema della violenza sulle donne fuori dalla contesa e dalla legittima battaglia politica. Vogliamo costruire su questo un terreno di lavoro comune. Lo vogliamo fare a partire dalla prossima sessione di bilancio. (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. La faccio concludere, ma deve concludere, senatrice. VALENTE (PD) . Ecco perché io ho timore davvero che, guardando solo al fenomeno finale, quello su cui si interviene con la repressione quando il danno già è fatto, si commetta un grave errore; non basta per risolvere un problema, che è sociale prima ancora che penale, e non basterà aumentare le pene o inventarsi un'applicazione per mettersi il cuore in pace. Un Paese più sicuro per donne e uomini sarà un Paese dove libertà, diritti, autonomia, capacità di autodeterminazione saranno tutelate come proprie scelte di vita da parte di uno Stato non oppressore ma regolatore e garante di questi spazi di libertà. Credo che diritti e libertà delle donne misurino il grado di civiltà e progresso di un Paese. Il nostro compito è allora quello di arrestare qualsiasi tentativo di tornare indietro. Noi siamo pronti a fare la nostra parte e chiediamo a tutti di farla insieme a noi. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Conzatti) . RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ricordo quando ho esordito dicendo che in quest'Aula ogni giorno è «il giorno»; ed oggi è il giorno importante per affermare e formalizzare con decisione che le donne si devono solo rispettare. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Nel 1999 l'assemblea generale dell'ONU ha istituito il 25 novembre come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne; lo fece in onore delle tre sorelle Mirabal. Da uomo, da italiano e da ciociaro, quando immagino di legare il dolore di una donna a una data, non posso non pensare al 1944, quando, a seguito dello sfondamento della linea Gustav, i soldati marocchini goumier , incorporati all'esercito francese, furono ignobilmente ripagati dal generale Juin con un macabro regalo: cinquanta ore di assoluta libertà (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az) , deliberando così un vero e proprio diritto di preda, ossia il diritto di poter abusare liberamente e a piacimento di tutte le donne, di tutte le età, come fossero giocattoli di sfogo (le marocchinate). Sono date lontane, ma le ferite devono rimanere sempre aperte e indelebili, per rispetto, per capire, per non giustificare e per non dimenticare. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ancora oggi serpeggia il maledetto concetto di sudditanza, di sottomissione da imporre alle donne; una sottomissione che nasce da una cultura ignorante, cattiva, disprezzante. Disprezzo delle volontà e delle libertà di bambine costrette a sposarsi in età di pubertà; disprezzo e ignoranza religiosa e culturale, che impone mutilazioni genitali e matrimoni che debbano essere necessariamente celebrati tra connazionali. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Disprezzo per il valore della gravidanza, non più un giustificato atto voluto e desiderato coscientemente, anche a tutti i costi, ma calcolato e comprato, servendosi della povertà economica di chi vende o deve vendere il proprio utero; disprezzo che sfoga nella volgare, distorta, malata ed egoistica soddisfazione della pedopornografia (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Disprezzo, egoistico e superbo, che sfocia in violenza fisica, che troppo spesso e troppo facilmente porta a ferite indelebili, come quella dell'acido, o ad una morte che poi lascia morire i cari e i familiari (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Disprezzo che vuole giustificare offese e violenze psicologiche e spesso il mezzo di tale disprezzo è il telefonino, che si trasforma in una pistola silente, i cui proiettili micidiali ed anche mortali sono le parole, le offese, le minacce. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Nel 2017 sono stati registrati 1.827 casi di stalking e questo dato (in difetto se si considerano le resistenze, la paura, la vergogna e la bugiarda speranza del «non sia vero») impegna il Governo all'attenzione, alla correzione, al controllo di un atteggiamento della cultura del «se non sei mia non sarai di alcun altro». Si tratta di un atteggiamento malato che nel 2017 ha causato almeno 2.018 sentenze definitive di violenza sessuale e ha ucciso una donna ogni due giorni. L'85 per cento delle vittime sono familiari ed amanti. Eh sì, la morte ha le chiavi di casa per molte, troppe donne. Dispiace constatare in questi ultimi anni - e non voglio essere tacciato di razzismo o frainteso in questo senso - anche il disprezzo della donna bianca. Purtroppo è una verità che impegna il Governo a non voler più ospitare bestie che uccidono senza pietà e senza paura (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , abituati a riti e culture di un mondo che non ci appartiene. «Ho una bianca da stuprare»; è questa la frase di chi ha picchiato, sprezzato, accoltellato il corpo di una ragazzina di appena sedici anni e che poi l'ha scuoiata, spezzata, giugulata con una tecnica tipica di tradizioni religiose o culturali arretrate, la macellazione. Il nostro sarà quindi un Governo che non accetterà queste bestie e che non vorrà mai dare un premio, una giustificazione o una riduzione della pena. Insegniamo ed obblighiamo al rispetto delle donne. «Amate e rispettate la donna, non cercate, in essa, solamente un conforto ma una forza, un'ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali. Cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità, non ne avete alcuna». Sono parole di Giuseppe Mazzini. La donna non è uno strumento di piacere, un gioco, un vizio, un peso. La donna è l'inizio dell'avvenire. La donna siete tutte voi, senatrici che onorate quest'Aula. La donna è Liliana Segre. La donna è Silvia, la nostra volontaria rapita in Kenya; le donne sono Michelle e Giulia della fondazione Doppia difesa; donne sono le nostre madri e le nostre figlie. Noi della Lega, con tutti voi, coscienti delle difficoltà, siamo obbligati a difendere fino alla morte il rispetto morale, culturale, psicologico e fisico di tutte le donne. Per questo chiedo sincera collaborazione per provvedere alle disposizioni della Convenzione di Istanbul: prevenire violenze, proteggere e sostenere le vittime, perseguire i trasgressori, contrastare le violenze. Non sottovaluteremo la volontà di innescare un vero e forte cambiamento, di educare cittadini, di proseguire con la promozione di adeguate campagne d'informazione, rieducare gli uomini maltrattanti, aggiornare le mappature dei centri antiviolenza e aiutare le donne a capire che la sola amica non basta a salvarle. Può essere uno sfogo momentaneo, ma ci si deve affidare alle Forze dell'ordine, che in questi ultimi anni stanno aprendo degli sportelli necessari e importanti per la difesa delle donne. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ieri, il 28 novembre, abbiamo dimostrato l'impegno al rispetto alle donne con l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del codice rosso. Noi, caro PD, non l'abbiamo solamente scritto e lasciato nei meandri del jobs act : abbiamo agito, ad esempio con il braccialetto elettronico nel decreto sicurezza (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non facciamone perciò una gara; evitiamo, anche perché perdereste. Onoriamo l'impegno e lavoriamo piuttosto, come abbiamo fatto la scorsa settimana, quando il nostro Capogruppo della Lega ha organizzato un convegno dove il sottosegretario Borgonzoni, il ministro Bongiorno e il presidente Alberti Casellati sono intervenuti ed in quella sede abbiamo condiviso un solo fine. La Lega oggi, quindi, voterà convintamente sì alle mozioni di nostro interesse. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP . Congratulazioni) . GALLONE (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, Governo, colleghi e colleghe, innanzitutto ringrazio i colleghi e le colleghe di ogni schieramento per la sensibilità dimostrata sul tema e in particolare - mi si consenta, senza battute - le colleghe del PD per l'immediata condivisione di un percorso che, pur nelle reciproche differenze di impostazione, ci ha visto collaborare fattivamente. Signor Presidente, Governo, cari colleghi e care colleghe, il rispetto della dignità umana e della persona costituisce il bene primario di ogni democrazia e di ogni azione politica. Ogni misura volta a garantirlo e tutelarlo deve essere sostenuta da tutti attraverso la cultura, l'educazione, la legge e la solidarietà. Il rispetto della dignità della donna, però, va anche oltre; rappresenta il più alto grado di civiltà e la forza di un popolo che voglia dirsi veramente e definitivamente civile. La violenza sulle donne, invece, anche nei Paesi più evoluti, tra cui il nostro, ancora insiste nonostante la messa in campo di ogni iniziativa legislativa possibile e, anzi, aumenta. La violenza sulle donne è il fenomeno più democratico che esista e il più cosmopolita. Non si può, quindi, circoscrivere. È un fenomeno subdolo, strisciante, di cui troppo spesso ci si rende conto solo quando viene portato alle estreme conseguenze. La violenza sulle donne ha mille facce: stalking , mobbing , maltrattamenti, percosse, molestie, sfruttamento sessuale, riduzione in schiavitù, discriminazione, coercizione, menomazione, differenze salariali, violazione dei diritti e femminicidio. Ecco, «femminicidio» è un neologismo che riesce sempre a far discutere. Consentitemi un inciso prima di entrare nel merito e nel cuore della questione. Personalmente sono contraria a ogni forma di femminilizzazione dei ruoli perché, secondo me, le funzioni non hanno genere. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Bottici) . Il Presidente del Senato rimane il Presidente, uomo o donna che sia, come il sindaco o il Ministro rimangono il sindaco o il Ministro, uomini o donne che siano. Invece reagisco quando sento polemizzare sul termine «femminicidio» da parte di persone che non riescono a vederne la differenza rispetto all'omicidio in senso lato. In questo caso, la differenza c'è eccome e si manifesta nel momento in cui la violenza estrema contro una donna si compie da parte dell'uomo verso una donna in quanto donna, in quanto femmina, nell'accezione più negativa e sbagliata di oggetto di possesso. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Torniamo alla violenza: alle violenze di ogni genere, fisiche e morali, che avvengono da sempre fuori e - come è stato più volte ricordato ahimè - troppo spesso dentro le mura domestiche e per i motivi più disparati (culturali, religiosi e di ignoranza) là dove ci sia ancora la concezione della donna percepita come sesso debole, nel senso che la debolezza fisica, la maggiore e una diversa sensibilità sono considerati i limiti che in menti grette e ignoranti rendono lecite azioni spregevoli nei loro confronti. E il «là dove» non è purtroppo solo dall'altra parte del mondo, ma anche qui e ora, nella nostra civilissima Europa, nella nostra civilissima Italia, da Nord a Sud senza differenze. Perché oggi siamo ancora qui a sollecitare il Governo con le nostre mozioni? Perché oggi siamo ancora qui a manifestare, a portare testimonianze e a sensibilizzare in ogni modo? Siamo ancora qui perché nonostante tutti gli sforzi, tutte le leggi e tutte le manifestazioni, i numeri diffusi dalle statistiche sono impressionanti: solo in Italia ogni due giorni e mezzo viene uccisa una donna. E i primi mesi del 2018 hanno visto un'impennata del fenomeno, con un incremento del 30 per cento rispetto al 2017, con 35 donne uccise dall'inizio dell'anno: 35! È un numero agghiacciante. E troppo spesso alle donne vittime si aggiungono le altre vittime: i figli che rimangono orfani o che vengono uccisi a loro volta e, a loro volta, segnati per sempre dalle violenze cui hanno assistito e probabilmente diventeranno a loro volta uomini maltrattanti o donne impaurite. Lo abbiamo detto e ripetuto qui oggi in Aula, come lo abbiamo detto e ripetuto tutti noi che ricopriamo un ruolo politico durante tutte le manifestazioni cui abbiamo partecipato: basta, basta, basta! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La violenza nei confronti delle donne è finalmente considerata una violazione dei diritti umani fondamentali, anzi l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) la considera la più vergognosa e la più pervasiva. Tanto da considerarla un flagello sociale, la prima causa di morte delle donne fra i sedici e i quarantaquattro anni. Sembra incredibile, ma è così. Ecco perché oggi siamo ancora qui a parlarne. Per arrivare a non doverne parlare più. In Italia sono stati nel tempo introdotti numerosi strumenti di civiltà e tutela femminile, a partire dalla riforma del diritto di famiglia nel 1975 - io avevo già dieci anni - quando finalmente la donna smise di passare dalla tutela della patria potestà a quella della patria maritale, passando per l'abolizione del cosiddetto delitto d'onore, avvenuta soltanto nel 1981, al reato di violenza sessuale, definito solo dal 1996 come crimine contro la persona e non crimine contro la morale, per arrivare finalmente alla legge del 2009 contro lo stalking o a quella del 2006 che vieta le pratiche di mutilazione genitale femminile. Ci sono però reati che ancora vanno codificati nel nostro ordinamento: nuove fattispecie di reati subdoli, striscianti e pericolosissimi: per esempio pene severe per chiunque pubblica o divulga attraverso strumenti informatici, telematici o digitali immagini e video privati sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Alle azioni dirette alla rivoluzione culturale devono poi aggiungersi ulteriori interventi sul piano legislativo, perché alla gravità di questo fenomeno si può davvero rispondere soltanto con provvedimenti articolati. Dobbiamo spingere per un sistema di prevenzione organizzata, per realizzare strumenti cautelari efficaci e per garantire il codice rosso sui reati di violenza, che proprio ieri è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, che prevede una corsia preferenziale per le denunce, indagini più rapide sui casi di violenza alle donne e l'obbligo per i pm di ascoltare le vittime entro tre giorni e corsi di formazione per le forze di polizia. L'iniziativa è più che lodevole ed è la sintesi di quanto da sempre richiesto in maniera trasversale, ma ricordo che se a quanto enunciato non segue un impegno economico preciso ed immediato all'interno della legge di bilancio, l'enunciazione rischia di rimanere soltanto un proclama. La rivoluzione culturale deve tradursi in una presa di coscienza collettiva della società, che deve poi trasferirsi, come stiamo tentando di fare, in una battaglia comune di uomini e donne contro questa grave realtà. Le rivoluzioni costano; non sono costi, ma investimenti; e allora cambio termine: il Governo deve investire, investire e investire, perché l'investimento produrrà un rientro. Investire sulla scuola e sull'educazione, come migliore garanzia perché la scuola è un osservatorio privilegiato. Investire sulle Forze dell'ordine. Sussidiarietà può essere una delle parole chiave: sussidiarietà tra Stato, enti locali, agenzie educative, associazioni, volontariato e sport. Bisogna inoltre far emergere il sommerso perché, secondo l'ISTAT, il 95 per cento delle vittime non denuncia la violenza subita. È ora di andare oltre. Come leggevo in uno dei tanti messaggi che in questi giorni sono girati sui social , e qui vi prego di prestare attenzione: «Viviamo in una società che insegna alle donne a difendersi dallo stupro invece di insegnare agli uomini a non stuprare le donne». (Applausi dal Gruppo FI-BP e delle senatrici Bottici, Cirinnà e Fedeli ) . E in questo, come hanno ricordato più colleghe, le madri dei figli maschi siamo noi donne ed è quindi nostro primo dovere. Ecco perché la richiesta della mozione rispetto alla necessità di un obbligo per gli uomini maltrattanti di seguire un percorso di riabilitazione presso centri specializzati. Un intervento a parte e specifico (lo faremo poi e spero che riprenderemo questo punto) meriterebbe poi l'orribile questione degli abusi sulle donne con disabilità. Sono il 36 per cento le donne disabili vittime di violenza, il doppio delle altre donne. È agghiacciante! E l'orrore aumenta se si pensa che, nella maggior parte dei casi, chi commette violenza su di loro è proprio chi dovrebbe prendersene cura. Mi viene la pelle d'oca. L'introduzione delle telecamere di sorveglianza negli istituti si rivelerà fondamentale e ringrazio per questo l'iniziativa della nostra collega Gabriella Giammanco. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Pizzol) . Dobbiamo prendere spunto dalle realtà territoriali e anche dagli enti locali che molto spesso sono più avanti. Penso al mio percorso amministrativo che mi vede, dal 1996, componente del Consiglio delle donne del Comune di Bergamo, diventato vero e proprio organo statutario che affianca l'opera della Giunta e del Consiglio comunale. Lasciatemi ringraziare il mio partito, Forza Italia, all'interno del quale troviamo realmente valorizzato il ruolo della donna, al pari di quello dell'uomo, nel ricoprire ruoli apicali di grande responsabilità e di guida. E ne sono orgogliosa! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi siamo donne e uomini che hanno il potere di cambiare le cose. Noi siamo la politica. Noi siamo l'esempio. Da noi può passare davvero il cambiamento. Chiudo, con emozione e come sprone, leggendo l'articolo 3 della nostra Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana...». Siamo senatori della Repubblica, paladini della Costituzione: dimostriamolo sempre. In ragione delle considerazioni espresse, dichiaro quindi che il Gruppo di Forza Italia voterà a favore della propria mozione e delle mozioni - o di parte delle mozioni - degli altri Gruppi, in nome di una guerra condivisa, che ci deve vedere tutti alleati e che deve essere vinta stando fianco a fianco, anche in memoria di tutte le donne cadute sul campo. Chiedo l'autorizzazione alla Presidenza per allegare al Resoconto stenografico il testo integrale del mio intervento. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, quante volte la giustificazione ad un atto di violenza commesso tra le mura domestiche, e più raramente fuori di esse, è: «Lo faccio perché ti amo troppo». Una frase che può apparire banale ma che, in realtà, il più delle volte nasconde dolorosi retroscena. Quelli che, in questi giorni in particolare, abbiamo sentito palesati nei racconti delle tante donne che, purtroppo, vanno ad arricchire le statistiche sulle molestie, sullo stalking , sulle violenze e - fatto più grave - sul femminicidio. Domenica scorsa si è celebrata in tutto il mondo, come già avete ricordato tutti, la giornata dedicata a questo terribile fenomeno. Ebbene, non basta alleggerirsi la coscienza con un solo momento celebrativo. Proprio perché insieme a storie terribili abbiamo ascoltato tante opinioni, a volte viziate dalla poca conoscenza del problema, frasi fatte e banalità, ritengo necessario ribadire anche in quest'Aula la necessità di affrontare una questione divenuta ormai emergenza e di farlo con la dovuta attenzione così come è stato fatto nella nostra mozione. La storia delle tre sorelle Mirabal, ripetuta più volte in quest'Aula questa mattina, in realtà ci ricorda un episodio di coraggio femminile, non soltanto della morte di donne, ma un atto di coraggio nel quale loro hanno difeso la libertà e la democrazia del loro Paese. (Applausi dal Gruppo M5S) . Quindi, cacciamolo fuori anche noi tutto questo coraggio. Impariamo a diffidare da segnali che diventano sempre più chiari ed assillanti. Decidiamoci velocemente nel chiedere aiuto; facciamo sentire la nostra voce; riponiamo la fiducia nelle Forze dell'ordine. Sabato scorso ho incontrato alcune poliziotte che mi hanno raccontato della loro esperienza, anche difficile, da donna a donna, dinanzi ai fenomeni di stalking e di femminicidio ai quali lavoravano. Ebbene, solo il giorno prima si era rivolta a loro una giovane donna la quale ha riferito che sospettava che un'amica fosse oggetto di violenza da parte del marito (sempre in famiglia). È bastata una telefonata e la vittima le ha ringraziate. Ha detto che era felice di questa mano che le veniva finalmente tesa. Facciamo quindi appello anche a quella solidarietà femminile che troppe volte viene a mancare e che invece può essere il primo gradino verso quell'autonomia di pensiero che può spingere la vittima a chiedere aiuto. Ritengo superfluo, in questa sede, riportare conteggi, numeri e dati. In questi giorni ognuno di noi avrà avuto modo di leggerne tantissimi: fredde percentuali che poco raccontano se non attraverso il segno +, costante. Ognuno di noi, o per conoscenza diretta o per episodi accaduti nella propria comunità, sa bene quali segni profondi lascino tali crimini, soprattutto quelli delittuosi. In fondo, anche solo per un attimo, siamo tutti colpevoli. E allora è lì che dobbiamo agire e chiedere che gli uomini non siano più quelli che stanno a guardare le nostre manifestazioni ma che siano loro protagonisti di una difesa che ha la necessità di travalicare i limiti imposti da una società che noi non riconosciamo più. Non devono più sminuire gli allarmi lanciati dalle donne. Io sono stata oggetto di stalking per tre lunghi anni da parte di uno sconosciuto. È solo a ricordarlo vi assicuro che mi turbo. Mi sono sentita chiedere le cose più paradossali che mi facevano passare subito da vittima a inquisita, ma non è assurdo tutto questo? Un simile atteggiamento non limiterebbe chiunque nel denunciare, nel far valere i propri diritti, nel chiedere ragione di essere difesa e aiutata? Solo la mia insistenza ha fatto aprire le indagini. Ebbene, io sono stata fortunata ma non oso pensare a quelle donne che non hanno la mia capacità di persuasione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az e della senatrice Bernini). Ora, però, sia chiaro: le cose stanno cambiando. Il nostro Governo sta mettendo in essere una serie di interventi concreti a cominciare dai finanziamenti, dei quali si è parlato tanto e che tanti dicono che mancano ma finalmente ci sono, e alla creazione di un fondo speciale, equo e duraturo, per le vittime di violenza, per arrivare fino a ieri quando il Governo ha approvato il disegno di legge sul codice rosso del quale mi fa piacere brevemente ricordare quattro punti: l'obbligo per la polizia giudiziaria di comunicare subito le notizie di reato, il fatto che entro tre giorni la vittima di violenza deve essere sentita dai pubblici ministeri, la priorità assoluta data alle indagini sulle violenze e la formazione obbligatoria per gli operatori delle Forze dell'ordine. Obbligatoria! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Tutto questo in perfetta linea con la nostra mozione che si basa su 14 punti dei quali mi fa piacere sottolineare, in particolare, il valore dell'ultimo nel quale si chiede al Governo l'impegno a tutelare le donne, tutte le donne, nell'esercizio dei diritti e delle libertà loro riconosciute dalla nostra Costituzione e per garantire che l'effettiva condivisione dei valori in essa sanciti sia un requisito fondamentale per un reale processo di integrazione. Ebbene, il riferimento al profondo senso di equità della nostra Carta costituzionale rende ancora più apprezzabile la nostra mozione. Certo, sono i primi passi e bisognerà lavorare molto sulla cultura, sul rispetto e sul vero significato della parola «amore», ma la nostra mozione è un bel punto di partenza. Dichiaro quindi il voto favorevole del Gruppo del MoVimento 5 Stelle alla nostra mozione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 102, comma 5, trattandosi di mozioni ed essendo queste ultime costituite da due parti separate oggetto di valutazioni distinguibili - la premessa e il dispositivo - chiedo, anche conseguentemente al fatto che il Parlamento ha legittimamente scelto di non confluire su un unico testo ma di mantenere le posizioni originali, di votare per parti separate le premesse e i dispositivi. È ovvio che il Regolamento prevede che per ciascuna votazione sia avanzata questa richiesta; se i Gruppi convengono io sarei per avanzare tale richiesta una volta sola, convenendo che valga per tutte e sette le votazioni. Su questo mi rimetto ovviamente alla Presidenza. PRESIDENTE . Se non si fanno osservazioni, ritengo valida tale richiesta per la votazione di tutte le mozioni. Si procederà quindi alla votazione per parti separate delle premesse e dei dispositivi. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Il nostro Gruppo non è d'accordo con questa decisione. PRESIDENTE. Chiede quindi che venga avanzata la richiesta di votazione per parti separate per ogni singola mozione? ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Esatto. PRESIDENTE. Siamo comunque d'accordo sulla votazione per parti separate o la mettiamo ai voti? Dovete dirmi voi se non ci sono contrarietà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Noi siamo contrari alla votazione per parti separate di tutte le mozioni. PRESIDENTE . In questo caso, devo mettere ai voti la richiesta del senatore Ferrari. Mi perdoni, ma avevo inteso che foste contrari alla proposta di fare valere tale richiesta per tutte le mozioni. Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Ferrari, della mozione n. 49. È approvata. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 49, presentata dalla senatrice Rauti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del dispositivo della mozione n. 49, presentata dalla senatrice Rauti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP, L-SP-PSd'Az e FdI). Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Ferrari, della mozione n. 51 (testo 2). È approvata. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . L'abbiamo già fatto! PRESIDENTE. Le faccio notare, senatore Casini, che è stata avanzata una richiesta da parte del senatore Romeo di procedere alla verifica per ogni mozione e io così farò. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 51 (testo 2), presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del dispositivo della mozione n. 51 (testo 2), presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Ferrari, della mozione n. 53. È approvata. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 53, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del dispositivo della mozione n. 53, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az) . Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Ferrari, della mozione n. 54 (testo 3). È approvata. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 54 (testo 3), presentata dalla senatrice Maiorino e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del dispositivo della mozione n. 54 (testo 3), presentata dalla senatrice Maiorino e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP e L-SP-PSd'Az) . Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Ferrari, della mozione n. 55. È approvata. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 55, presentata dalla senatrice Pucciarelli e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del dispositivo della mozione n. 55, presentata dalla senatrice Pucciarelli e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP e L-SP-PSd'Az) . Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Ferrari, della mozione n. 56. È approvata. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 56, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del dispositivo della mozione n. 56, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Ferrari, della mozione n. 58. È approvata. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 58, presentata dalla senatrice Unterberger e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del dispositivo della mozione n. 58, presentata dalla senatrice Unterberger e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). È così conclusa la discussione delle mozioni all'ordine del giorno. Abbiamo approvato delle bellissime mozioni. (Applausi). Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: Doc 871 Delega al Governo per l'adozione di disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi adottati in attuazione della delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza, di cui alla legge 19 ottobre 2017, n. 155 PATUANELLI e ROMEO. - (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 871 Il relatore, senatore Lomuti, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. LOMUTI, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge in esame reca la delega al Governo per l'adozione di disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi adottati in attuazione della delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza, di cui alla legge 19 ottobre 2017, n. 155. L'esigenza deriva dal fatto che la delega, di cui alla legge 19 ottobre 2017, n. 155, non ha previsto l'adozione dei decreti correttivi, la cui emanazione, nel contesto di una riforma complessiva della disciplina dell'insolvenza e della crisi di impresa, destinata ad avere un impatto rilevantissimo sull'intero sistema imprenditoriale e sull'operato degli uffici giudiziari interessati, si impone come assolutamente necessaria. Per l'esercizio della delega, da effettuarsi nel rispetto dei princìpi e dei criteri direttivi già fissati nella citata legge n. 155 del 2017, è prevista la fissazione di un termine di due anni, che decorre dalla scadenza del termine ultimo stabilito per l'acquisto di efficacia delle disposizioni dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega principale. L'individuazione di un tale dies a quo per l'esercizio della delega correttiva deriva dall'opportunità che sia previsto, nei decreti legislativi emanati in attuazione della delega principale, un ampio periodo di vacatio, analogamente a quanto stabilito in occasione delle riforme strutturali e di sistema, come quella sull'insolvenza e sulla crisi d'impresa. La proposta normativa è articolata in due disposizioni, la prima delle quali contiene la delega al Governo, mentre la seconda reca disposizioni finanziarie. Per recepire il parere della Commissione bilancio è stato successivamente approvato un emendamento che ha stabilito che, dall'attuazione delle disposizioni di cui l'articolo 1 della presente legge, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Ciò premesso, auspico la sollecita approvazione del provvedimento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Ferrari. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, intervengo molto rapidamente per lasciare agli atti la posizione del mio Gruppo, che sarà richiamata anche nella breve dichiarazione di voto che svolgerà successivamente il senatore Cucca. In relazione alla delega contenuta nel disegno di legge, per il Partito Democratico emergono dubbi di due tipi. La prima perplessità concerne la natura stessa del provvedimento. La formulazione lascia infatti incerta la qualificazione tra una proroga dei termini precedenti e una delega nuova a tutti gli effetti. In entrambi i casi il Parlamento sarebbe comunque spettatore, dato che il testo consente di adottare disposizioni integrative e correttive nel rispetto dei princìpi e dei criteri direttivi fissati, però, dalla legge precedente. La seconda forzatura riguarda l'eccessiva ampiezza del periodo di vacatio : per l'esercizio della delega è fissato, infatti, un termine di due anni, che decorre però dalla scadenza del termine ultimo stabilito per l'acquisto di efficacia delle disposizioni dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega principale. Si tratta di un termine palesemente troppo lungo, come emerso già nel lavoro in Commissione, dove è stato respinto proprio l'emendamento Caliendo, che dimezza il termine, con un parere non ostativo - mi riferisco alla Commissione affari costituzionali - nel presupposto, però, che il disegno di legge sia approvato, in via definitiva, successivamente all'adozione di almeno uno dei decreti legislativi in attuazione della delega di cui alla legge n. 155 del 2017. In sostanza, la Commissione affari costituzionali sottolinea come, allo stato attuale, non sia garantito un termine certo di esercizio della delega per l'adozione dei decreti correttivi integrativi. A nostro avviso, è evidente un eccesso di delega e il provvedimento non rispetta la cornice dettata in materia dalla Costituzione e dalla giurisprudenza. In sostanza, noi diremo no al provvedimento in esame, anche per via di un atteggiamento di questo Governo, che pare nutrirsi troppo spesso di incostituzionalità e noi speriamo che ne faccia indigestione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il relatore ed il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sull'emendamento, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. LOMUTI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 1.1. Quanto all'ordine del giorno G1.1, non avendo rilevato alcuna attinenza con la portata del disegno di legge, né ravvisando elementi di collegamento, inviterei i presentatori a ritirarlo. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Caliendo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato formulato un invito al ritiro, chiedo alla prima firmataria dell'ordine del giorno G1.1, senatrice Toffanin, se insiste per la votazione. TOFFANIN (FI-BP) . Sì, signor Presidente, insisto per la votazione. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.1, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . STANCANELLI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STANCANELLI (FdI) . Signor Presidente, intervengo brevemente per annunziare l'astensione del Gruppo Fratelli d'Italia sul disegno di legge in esame, anche alla luce della reiezione dell'emendamento 1.1, a firma del senatore Caliendo. Concedere un'ulteriore delega al Governo, per l'emanazione di decreti legislativi correttivi, della durata di due anni ci sembra un po' troppo, tenuto conto che gli ambienti forensi - e non solo - e tutti coloro che sono interessati a tale decreto legislativo hanno già atteso parecchio, visto che la legge è del 2017. Con questo mio intervento vorrei inoltre sollecitare il Governo ad attenzionare quanto già emerso in Commissione giustizia del Senato e penso stia emergendo anche alla Camera dei deputati, con un decreto legislativo composto di 390 articoli, che interviene in maniera organica sul codice della crisi di impresa e dell'insolvenza, di cui la società italiana necessita, in quanto ammoderna il sistema della criticità delle imprese. Ne cito una per tutte: non si parla più di fallimento, ma di una liquidazione giudiziale in cui si accompagna chi è in crisi, attraverso l'istituto dell'allerta, per far sì che ne possa uscire, in un momento tra l'altro difficile per l'economia. L'invito che rivolgo al Governo, allora, è il seguente: nell'elaborazione del decreto legislativo che dovrà essere emesso da qui a trenta-quaranta giorni al massimo, si presti attenzione alle criticità emerse, in relazione sia all'istituto dell'allerta, sia al concordato, sia ai soggetti professionisti che possono intervenire, sia al sovraindebitamento, che dev'essere considerato in maniera specifica. Le audizioni svolte ci hanno dato un gran conforto. Mi auguro che, nell'esprimere il proprio parere, la Commissione giustizia del Senato tenga conto di tali necessità e che il Governo poi, nell'emanare il decreto-legge definitivo, possa prestare attenzione a tali criticità. Il nostro sarà un voto di astensione, con l'augurio che i due anni servano soltanto per le eventuali criticità che si potranno verificare nel momento in cui il decreto-legge sarà applicato. (Applausi dal Gruppo FdI). CUCCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (PD) . Signor Presidente, cercherò di essere ancor più breve del collega che mi ha preceduto. Credo che nell'esame del provvedimento sia necessario riportare le vicende entro i corretti limiti. L'anno scorso, il 19 ottobre 2017, approvammo una legge delega per la riforma della disciplina della crisi d'impresa e dell'insolvenza, che entrò in vigore il successivo 14 novembre. In pratica, la legge prevedeva che il Governo, attraverso i decreti attuativi, formulasse una sostanza del codice del fallimento che mettesse ordine nella variegata materia che fino ad oggi ha regolato la crisi d'impresa. In sostanza, si trattava di un complesso organico, che racchiudesse tutte quante le procedure concorsuali che oggi sono regolate da una congerie di norme che evidentemente ingenerano confusione. Ulteriore obiettivo era anche uniformare l'ordinamento concorsuale italiano alle direttive europee, che imponevano l'adozione di procedure di composizione nelle crisi d'impresa fondate essenzialmente sul criterio della prevenzione della continuità aziendale. A questo ci si era attenuti, quando, nella scorsa legislatura, era stata approvata la legge delega. Oggi si porta all'esame del Parlamento un testo che sostanzialmente è un monoarticolo, oltre alla clausola d'invarianza finanziaria, nel quale di fatto si riapre tutta la materia. Perché dico questo? I decreti attuativi non erano stati emanati: come dicevo, la delega scadeva il 17 novembre 2018 e, di fatto, fino ad allora, non era stato emanato alcun decreto attuativo; soltanto, in maniera molto estemporanea, rapida e direi quasi rocambolesca, è stato emanato un decreto attuativo - l'atto di Governo n. 53, che è estremamente complesso - proprio nel giorno della scadenza della delega, come ha detto molto bene il collega Stancanelli. È da premettere che per il decreto attuativo i rami del Parlamento sono chiamati a dare il loro parere e, quindi, a formulare tutte le osservazioni necessarie, che sicuramente sono da fare anche in maniera critica su alcuni aspetti. Non comprendo, però, per quale motivo dobbiamo allargare le tempistiche addirittura di due anni, dando al Governo un'ulteriore delega per l'emanazione di un ulteriore decreto legislativo. A me pare che questo sia, sostanzialmente, espressione ancora una volta di quella spinta quasi maniacale a distruggere, a cancellare sostanzialmente tutto quello che era stato fatto nella scorsa legislatura, anche ciò che oggettivamente di buono era stato compiuto, consentendo al Governo, addirittura con un termine di due anni, di emanare ulteriori decreti attuativi, che dovrebbero in buona sostanza cancellare ciò che era stato fatto in precedenza. Non è una proroga, perché, se fosse stata tale, avremmo detto semplicemente che i termini stabiliti vengono prorogati di un certo lasso di tempo. No: qui si dà una delega che è molto più vasta e che di fatto consentirà al Governo di spazzare via tutto e di riscrivere tutto. Ovviamente il nostro voto su questo provvedimento non può che essere contrario, perché abbiamo ancora in discussione lo schema di decreto legislativo (atto del Governo n. 53). Io credo che, sulla base di quel provvedimento, avremmo potuto apportare tutte le modifiche necessarie, senza la necessità di conferire una delega assolutamente in bianco al Governo, perché possa spazzare tutto e iniziare da capo. Mi pare che la richiesta, venuta fuori anche dalle audizioni, sia invece quella di sbrigarci a regolamentare finalmente in maniera organica la materia della crisi di impresa. (Applausi dal Gruppo PD) . MODENA (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, il nostro Gruppo su questo provvedimento si asterrà, perché lo leggiamo come una sorta di delega in bianco su una materia estremamente delicata, che è praticamente il cuore dei problemi che ha oggi il Paese. Quando si dice che si vogliono tutelare i poveri, questi ultimi devono trovare una soluzione in questo schema di decreto, perché i poveri sono quelli che hanno avuto la casa pignorata a seguito di una fideiussione mal posta; i pareri sono tutti coloro che hanno subìto le conseguenze di una crisi che dura da dieci anni. Sono i professionisti, anche loro interessati a questo tipo di problematica; sono le imprese, che sono saltate per aria e non riescono ad avere soluzioni sulla base della normativa. Questo provvedimento è il cuore di tutto ciò. Il Governo aveva fatto delle scelte. La maggioranza, quando ha voluto compiere un salto con riferimento - ad esempio - alla delega sull'ordinamento penitenziario, ha fatto delle proroghe per altri, ma ha agito dando una tempistica, delle linee e dei criteri direttivi, per cui noi più o meno potevamo comprendere. Qui non c'è nulla su un settore che è delicatissimo. Il collega che ha parlato prima vi ha detto che si tratta di più di 300 articoli; è uno schema di decreto imponente e va esaminato per bene, cosa impossibile, perché sappiamo tutti che la priorità dell'anticorruzione fa passare questo provvedimento in secondo piano. Il provvedimento, allora, non verrà esaminato bene e abbiamo una delega in bianco; preghiamo i Gruppi, anche e soprattutto quelli di maggioranza, di esaminare con attenzione questa problematica, perché - come dicevo - è fondamentale per determinare il modo con cui le forze politiche vogliono risolvere quello che è accaduto in termini di crisi e povertà negli ultimi dieci anni. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, intervengo soltanto per replicare molto brevemente alle due questioni emerse, e cioè alla questione dell'eventuale delega in bianco e a quella dell'eccessivo arco temporale che viene dato. Per quanto riguarda il secondo punto, si tratta di un tempo massimo e sono certo che il Governo invece avrà la possibilità e la capacità di non utilizzare tutti i due anni di tempo previsti come termine per l'adozione delle disposizioni integrative e correttive. Stiamo parlando, infatti, esclusivamente della possibilità che Parlamento e Governo devono avere di apportare eventuali correttivi a una delega. Ma il dispositivo - lo cito testualmente - reca «nel rispetto dei principi e criteri direttivi» fissati dalla legge n. 155 del 2017, cioè dalla legge delega istitutiva. Non c'è, quindi, una volontà di avere una delega in bianco. Si tratta semplicemente della possibilità di apportare correttivi, anche in fase di applicazione della norma, che il Parlamento e il Governo devono avere su una materia così importante come quella della crisi d'impresa che stiamo affrontando. È solo questa la volontà dell'atto che stiamo esaminando. Per questa ragione voteremo a favore del provvedimento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). La seduta è sospesa per consentire al Consiglio di Presidenza di riunirsi e riprenderà orientativamente alle ore 13,30, per lo svolgimento del sindacato ispettivo. (La seduta, sospesa alle ore 13,13, è ripresa alle ore 14,14) . Svolgimento di interrogazioni PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni. Saranno svolte per prime le interrogazioni 3-00338 , 3-00364 e 3-00423 sullo spostamento del capolinea degli autobus extraurbani a Roma Anagnina. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni. GAETTI, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, onorevoli senatori, rispondo congiuntamente alle interrogazioni 3-00338, presentata dai senatori Pagano e Moles, 3-00364, presentata dal senatore Verducci e da altri senatori, e 3-00423, presentata dal senatore Marsilio, in quanto vertono su analogo argomento. In via generale, occorre premettere che la Direzione generale per il trasporto stradale e l'intermodalità del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti autorizza l'esercizio di servizi di linea di competenza statale per il trasporto di passeggeri con autobus che attraversano più di tre Regioni, servizi internazionali comunitari e servizi internazionali con Paesi extra Unione europea. Le aree di fermata per i predetti servizi sono individuate esclusivamente dall'ente proprietario della strada, nella fattispecie Roma capitale. Perché possano essere utilizzate, lo stesso ente deve provvedere alla richiesta del nulla osta alla sicurezza, che viene rilasciato dall'ufficio di motorizzazione civile territorialmente competente, solo all'esito degli interventi di approntamento dell'area. Attualmente a Roma sono attive solo due aree di fermata per gli autobus di competenza statale, l'autostazione Tiburtina e la fermata di Anagnina. Tuttavia pressoché tutti i servizi di linea utilizzano la prima, in quanto semicentrale, dotata di migliore connessione modale (treno e metropolitana) e costantemente presidiata. Tutto ciò premesso, sulla questione in argomento il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha espresso, come in reiterata corrispondenza con il Comune di Roma, tutte le proprie perplessità in ordine allo spostamento dell'autostazione da Tiburtina (come detto semicentrale e dotata di buone connessioni modali) ad Anagnina, lontana dal centro e priva di collegamento con il trasporto ferroviario. Tali perplessità nascono quindi dall'ubicazione decentrata della nuova autostazione, da una minore integrazione modale, da problemi di sicurezza dei viaggiatori, specie nelle ore serali e notturne, oltre che dalla dubbia adeguatezza dei servizi e degli spazi rispetto al flusso di veicoli e persone ne deriverebbe. Il Ministero però, pur essendo a conoscenza dell'ipotesi di spostamento e pur ritenendola fortemente penalizzante, non ha alcuna possibilità di intervento, considerato che, come premesso, la localizzazione dell'area di fermata è di esclusiva competenza dell'ente proprietario della strada. Tuttavia, continuerà a prestare ascolto alle notevoli segnalazioni che pervengono da associazioni di settore, utenti e imprese, nell'auspicio di poter trovare una soluzione adeguata e condivisa con Roma capitale. PAGANO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FI-BP) . Signor Presidente, per la verità mi ritengo insoddisfatto della risposta del Governo, anche se il Governo ammette che lo spostamento del terminal bus delle autolinee provenienti da tre Regioni (in particolare dall'Abruzzo e dalle Marche) sia penalizzante per tutta l'utenza e per i tanti viaggiatori che sono costretti a recarsi in pullman a Roma, riconoscendo che questo spostamento da Tiburtina ad Anagnina provocherebbe un danno enorme, anche collegato al problema dell'intermodalità dato che quando si arriva a Tiburtina c'è la possibilità di prendere anche il treno e non solo i mezzi urbani o la metropolitana. Appare infatti evidente che questa è una risposta pilatesca: si dice, sostanzialmente, che la competenza non è del Ministero, ma è di Roma Capitale. Se Roma capitale decide di danneggiare centinaia di migliaia di pendolari provenienti da Regioni italiane, che già sono sottoposti a un trattamento particolarmente penalizzante (quello di recarsi per motivi di lavoro dalla propria Regione verso la Capitale d'Italia), questa risposta appare un lavarsi le mani e, tutto sommato, sembra che nemmeno vi sia uno sforzo per cercare quantomeno di creare le condizioni per un tavolo di concertazione, che impedisca a Roma Capitale di fare una cosa che danneggia così tanti cittadini italiani, che sono costretti a recarsi in pullman qui a Roma, nella Capitale d'Italia. Aggiungo, perché è giusto spiegarlo in questa sede, che purtroppo i residenti in Abruzzo e nelle Marche - ovviamente, essendo abruzzese, parlo innanzitutto per gli abruzzesi - non hanno possibilità alternative di recarsi a Roma. Le uniche possibilità - se lo faccia dire da chi viene qui in Senato - sono quelle di recarsi in questa città con il pullman o con l'auto privata; con il treno non possiamo arrivare, perché purtroppo, dall'Abruzzo verso Roma, abbiamo ancora delle linee ferroviarie da Medioevo. Gli spostamenti pertanto necessariamente sono a mezzo autobus, che percorre l'Autostrada dei Parchi, di cui tanto si è parlato ultimamente. Avendo necessità di giungere a Roma nel più breve tempo possibile, ciò può avvenire solo ed esclusivamente attraverso le autolinee, cioè pullman e bus. Questa è la ragione per la quale noi riteniamo che sia assolutamente necessario che il Governo si impegni affinché si impedisca un trattamento così penalizzante nei confronti dei residenti della Regione Abruzzo, ma anche di quelli della Regione Marche, in considerazione soprattutto del fatto che i mezzi pubblici a Roma - e si sa perfettamente - funzionano malissimo. Arrivare a Roma in circa due ore e mezza e dover impiegare un'altra ora per recarsi sul posto di lavoro è davvero esageratamente penalizzante. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, voglio ringraziare il sottosegretario Gaetti per essere presente, anche se devo dire che è abbastanza sconfortante che in questa sede non vi sia nessuno del Ministero dei trasporti, che è il Ministero competente per questa interrogazione, che è molto importante e riguarda centinaia di migliaia di persone. Essa verte sulla decisione della Giunta Raggi del Comune di Roma di spostare dalla sede della Tiburtina una stazione degli autobus che è di livello non solo interregionale, ma, come lei sa, anche nazionale e internazionale. Consideriamo questo spostamento una scelta veramente sciagurata: sarà una sciagura che impatterà sulla vita quotidiana e concreta di migliaia di persone. La buona amministrazione significa prendersi cura; questo, invece, è uno schiaffo in faccia. Lei sa, Sottosegretario, che sono 8 milioni ogni anno le persone che usufruiscono di quell' hub internazionale, ogni giorno più di 18.000. Non è un caso che da più di vent'anni quella stazione sia localizzata lì, perché lì vicino c'è una stazione di treni ad alta velocità, c'è una stazione di treni che conducono all'aeroporto di Fiumicino; lì vicino sono presenti anche importanti servizi della città di Roma, come ospedali, e nelle vicinanze passa l'autostrada. Vi è, quindi, un senso strategico e spostare la stazione significa volerlo contraddire. Vi è un senso strategico che da decenni porta i cittadini dell'Abruzzo, delle Marche, del Molise, della Basilicata a utilizzare quella stazione. Si tratta di pendolari, signor Sottosegretario, di persone che hanno bisogno di cure sanitarie, che lasciano le nostre Regioni per arrivare a Roma e la sera rientrare a casa. Sono molto spesso studenti fuori sede. Infatti, attorno al quartiere della Tiburtina vi sono le abitazioni della gran parte degli 80.000 studenti fuori sede delle università romane. Utilizzano quegli autobus, perché è un vero e proprio servizio pubblico, coloro che non possono permettersi di utilizzare i mezzi privati, le automobili o i treni, quindi le persone più deboli. La Tiburtina, insieme alla Salaria, sono da secoli le porte di accesso a Roma per quelle Regioni, principalmente Marche e Abruzzo, che oggi hanno più bisogno perché sono, tra l'altro, quelle colpite durissimamente dal terremoto del 2016. La scelta di Anagnina, signor Presidente, è fuori da ogni logica, proprio perché non c'è collegamento e si reindirizza all'imbuto tremendo del grande raccordo anulare la gran massa di persone che hanno bisogno di stare a Roma. È possibile che la sindaca Raggi non sappia queste cose? Sembra impossibile che non si voglia fare per Roma una scelta strategica, in uno dei suoi momenti più difficili. Infatti, questo dell'amministrazione Raggi è uno dei momenti più difficili della città, segnata da immobilismo e degrado. È una città sempre più strappata tra la periferia e il centro; questa scelta contribuirà a un ulteriore strappo. Servono, invece, idee e progetti. Se vi è un problema di concessione, si risolva, si utilizzino soldi non per Anagnina, ma per riqualificare Tiburtina, che è davvero una scelta strategica. Sottosegretario e Governo, state dalla parte dei cittadini italiani e dei romani, non dalla parte della sindaca Raggi, e fermate questo scempio. (Applausi dal Gruppo PD) . MARSILIO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARSILIO (FdI) . Signor Presidente, la scelta della sindaca Raggi è l'ennesima decisione stupida che colpisce la città di Roma e l'Italia intera. La portiamo all'attenzione del Parlamento, perché appunto non è una vicenda cittadina, che riguarda le legittime scelte del consiglio comunale, ma investe larga parte dell'Italia centrale: l'Abruzzo, le Marche, il Molise, tutta la provincia romana, in particolare quella Est che corre lungo gli assi tiburtino, nomentano, casilino, che finiscono appunto verso la stazione Tiburtina, dove arrivano i pendolari che si svegliano alle quattro o alle cinque della mattina per essere puntuali a Roma nei loro uffici o nelle aule universitarie. Infatti, vicino alla stazione Tiburtina c'è il più grande ateneo d'Europa, con decine di migliaia di studenti fuori sede che la mattina fanno pendolarismo per arrivare lì e che, con la decisione di essere spostati su Anagnina, vedrebbero peggiorata la loro qualità della vita, perché impiegherebbero almeno altri trenta o quaranta minuti di viaggio solo per prendere la metropolitana e raggiungere l'estrema periferia, dove oggi è collocata la stazione Anagnina, per poi raggiungere la stazione Termini e magari effettuare un cambio per tornare verso le fermate di Tiburtina o del Policlinico, che portano all'università o nel centro storico, dove si trovano Ministeri, uffici eccetera. Parliamo solo del tempo in più che servirebbe sul trasporto pubblico e non voglio aggiungere cosa accade ogni mattina, soprattutto nell'ora di punta e nel pomeriggio all'ora di uscita degli uffici, sul tratto di raccordo anulare che va dallo svincolo del raccordo con l'autostrada Roma-L'Aquila e quello con la via Tuscolana che porta ad Anagnina, che ho anche ripreso con un video. Si tratta di una continua coda chilometrica, soprattutto in quella direzione, che verrebbe ulteriormente ingolfata da centinaia di pullman che ogni giorno percorrerebbero lo stesso tratto, che è comunque più lungo di almeno 3 chilometri. Inoltre, se moltiplichiamo questi 3 chilometri dell'andata con quelli del ritorno per centinaia di pullman al giorno per tutto l'anno, arriviamo a milioni di chilometri/vettura, di scarichi, di inquinamento, di tempo perso, di peggioramento della qualità della vita per i romani, per i laziali, per gli abruzzesi, per i marchigiani, per quanti devono utilizzare quella stazione. Dopo aver parlato male delle responsabilità della sindaca Raggi, vorrei però dire in questa sede al Governo che non si può lavare le mani, dicendo di aver scritto alla sindaca e di averle detto che sta sbagliando. Avete fatto sicuramente bene a farlo e vogliamo sperare che la vostra azione volta a farle capire che deve tornare indietro possa portare a un risultato. Tuttavia, il Ministero ha delle precise competenze perché, per autorizzare queste linee ci sono dei criteri che riguardano l'accessibilità, la sicurezza e i servizi che i passeggeri ricevono e quando capisce che questi criteri non sono garantiti, il Ministero deve intervenire in maniera perentoria nei confronti dell'amministrazione comunale e impedire una scelta stupida e sbagliata di un'amministrazione che non sa governare la propria città e che non è all'altezza di amministrare la capitale della Repubblica, assumendosi anche la responsabilità di essere Capitale rispetto a questioni che non riguardano solo i propri cittadini ma l'intera Nazione. Il Ministero, da questo punto di vista, deve garantire questi diritti ad esercitare fino in fondo le proprie prerogative. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00325 sulla condizione dei ricercatori precari del CRO di Aviano, in provincia di Pordenone. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, in merito alla questione della stabilizzazione professionale con contratti a tempo indeterminato del personale precario che svolge la propria attività lavorativa nel settore della ricerca sanitaria ed alle iniziative che il Governo intende adottare per dare risposta adeguata alle istanze dei ricercatori precari, si precisa quanto segue. In via preliminare occorre evidenziare che, a monte della questione in esame, esiste una sostanziale differenza di intenti tra le legittime aspettative del personale addetto alla ricerca presso gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) di diritto pubblico e di quelli in servizio presso gli istituti zooprofilattici sperimentali (IZS), e la ratio stessa della disciplina normativa, di cui all'articolo 1, commi da 422 a 434, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, cosiddetta piramide dei ricercatori. Infatti, a fronte della richiesta di una stabilizzazione a posto fisso, non viene seguito un iter legato alla produttività, bensì un percorso che prevede l'emanazione di appositi bandi di concorso per il personale della ricerca titolare di contratto a tempo determinato, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017. La differenza di regime deriva dal differente modo di finanziamento delle linee di ricerca, che in taluni casi viene attuato tramite l'erogazione di importi fissi e predeterminati, mentre, nel caso della ricerca corrente e finalizzata, varia di anno in anno, a seconda degli obiettivi prefissati ed effettivamente conseguiti dalle differenti realtà degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS). Più in particolare, in merito alla disciplina attualmente vigente e alle iniziative poste in essere per la sua puntuale e compiuta attuazione, nonché al funzionamento e agli obiettivi della cosiddetta piramide dei ricercatori, di cui all'articolo 1, commi 422 - 434, della legge del 27 dicembre 2017, n. 205, si evidenzia che la normativa in questione disciplina a regime un percorso di sviluppo professionale della durata di cinque anni, rinnovabile per ulteriori cinque anni, con la possibilità, una volta completato positivamente il secondo periodo del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, di inquadramento a tempo indeterminato nei ruoli del servizio sanitario nazionale. A tale percorso si accede tramite le procedure concorsuali delineate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previsto dal comma 425 del citato articolo 1. La normativa introdotta dalla legge n. 205 del 2017 persegue l'obiettivo di intervenire in modo organico sul personale della ricerca sanitaria, nell'ottica di salvaguardare la continuità di carriera del ricercatore e nel rispetto della flessibilità tipica nel contesto della ricerca e del principio della competitività, in piena sintonia con il sistema altamente concorrenziale in cui agiscono gli enti di ricerca sanitaria. Per quanto riguarda i ricercatori già in servizio, la legge n. 205 del 2017 dispone all'articolo 1, comma 432, una specifica disciplina che prevede l'accesso al predetto percorso per il personale in possesso dei requisiti previsti dalla normativa e, quindi, in servizio presso gli IRCCS e gli istituti zooprofilattici sperimentali (IZS) al 31 dicembre 2017, con rapporti di lavoro flessibili instaurati a seguito di procedura selettiva e con un'anzianità di servizio di almeno tre anni negli ultimi cinque. Al fine di conferire un riconoscimento professionale allo status dei ricercatori è stato istituito il ruolo della ricerca sanitaria e delle attività di supporto alla stessa negli IRCCS pubblici e negli IZS, prevedendo, altresì, l'immissione in servizio del relativo personale con contratti di lavoro a tempo determinato. Quanto alla procedura per l'emanazione dei decreti attuativi della normativa in questione, si segnala che è stato predisposto uno schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per la disciplina concorsuale e sono stati costituiti due gruppi di lavoro, uno per i ricercatori e uno per il personale di supporto, ai fini della definizione dei criteri di valutazione annuale e di idoneità per l'eventuale rinnovo a conclusione dei primi cinque anni di servizio. Tali gruppi hanno delineato le prime ipotesi di definizione dei predetti criteri di valutazione. PRESIDENTE. Deve concludere, signor Sottosegretario. BARTOLAZZI, sottosegretario di Stato per la salute . Tuttavia, occorre sottolineare che, per la piena definizione dei predetti provvedimenti, è necessaria la stipula del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL), con l'apposita sezione della ricerca, come previsto dal comma 423, in quanto, come ribadito nel relativo atto di indirizzo approvato dal comitato di settore del comparto sanità il 20 giugno 2018, con il contratto si dovranno definire le declaratorie dei profili professionali denominati "ricercatori" e "personale addetto alla ricerca". STABILE (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STABILE (FI-BP) . Signor Presidente, la risposta mi lascia del tutto insoddisfatta. Il primo quesito che avevo rivolto riguardava il fatto che la gran parte di questi ricercatori è in scadenza il 31 dicembre 2018. Attualmente molti di questi, dopo anche venti anni di lavoro, rischiano di dover interrompere il rapporto di lavoro con l'IRCCS e attualmente gli istituti si stanno in sostanza arrangiando da soli. C'è chi rischia di interrompere il rapporto di lavoro, lasciando quindi senza lavoro queste persone e c'è chi, invece, autonomamente, ha deciso di riaprire altri concorsi in modo da salvaguardare un patrimonio prezioso per l'istituto e per l'intera sanità pubblica. Vorrei rilevare che sto parlando non di istituti di ricerca, ma di IRCCS e, quindi, di strutture ospedaliere di eccellenza, che fanno anche ricerca clinica. Altri di questi ricercatori lavorano da molti anni con borse di studio e nulla è previsto in questo momento per il futuro di queste persone. Ricordo che tali istituiti rappresentano un'eccellenza perché fanno ricerca clinica, non ricerca pura, ma ricerca associata all'assistenza. Sono pertanto parti importanti del nostro Servizio sanitario nazionale e la perdita di queste professionalità, che potrebbe verificarsi in futuro, la demotivazione che attualmente le caratterizza porterebbe ad un deterioramento di questo ulteriore settore del Servizio sanitario nazionale. Un altro aspetto concerne il fatto che la piramide Lorenzin inquadra tutte queste persone nel comparto sanità, mentre i medici, i biologi e i chimici sono inquadrati nella dirigenza del Servizio sanitario nazionale. È questo un ulteriore fattore di demotivazione, che renderebbe poco attrattivo questo lavoro, altrimenti preziosissimo per il Servizio sanitario pubblico. PRESIDENTE . Sottosegretario Bartolazzi, acquisiremo la risposta, che mi viene detto essere più lunga, agli atti, in maniera tale che la senatrice potrà prenderne visione. GAETTI, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, onorevoli senatori, prima di entrare nel merito delle questioni poste con l'atto di sindacato ispettivo, occorre premettere che Matera - sito riconosciuto patrimonio universale dell'umanità da parte dell'UNESCO sin dal 1993 - ha effettivamente visto aumentare in maniera esponenziale il flusso turistico a seguito della designazione della città, avvenuta il 17 ottobre 2014, a capitale europea della cultura per il 2019. Al conseguente, significativo aumento delle presenze turistiche dal 2014, ha fatto seguito un corrispondente incremento di attività commerciali, soprattutto nell'ambito della ristorazione e delle strutture ricettive, sia all'interno del rione dei Sassi che nel resto del capoluogo. Peraltro, l'unicità dei luoghi in questione e l'eco mediatica che sarà conseguente alle iniziative del prossimo anno fanno ritenere che l'attrattività turistica del sito non diminuirà anche in futuro. Tanto premesso, si rappresenta che la questione dell'esigenza di riclassificare, da un lato, e di potenziare temporaneamente, dall'altro, l'organico del personale operativo del comando provinciale dei Vigili del fuoco di Matera è oggetto di massima attenzione da parte del Ministero dell'interno. Infatti, sebbene il predetto comando conti attualmente la presenza di 191 unità di personale operativo a fronte di una dotazione teorica di 182, l'accresciuto carico antropico e di attività commerciali, non disgiunto dalla difficoltà di raggiungimento dei locali nei cosiddetti Sassi (la gran parte dei quali si sviluppano quasi in verticale per diversi metri sottoterra) e le particolari caratteristiche della viabilità della zona, suggeriscono un'attenta valutazione della situazione. A tal proposito, si riferisce che è allo studio una soluzione per il temporaneo potenziamento dell'organico, misura che permetterebbe al comando di Matera di avere sempre la disponibilità di almeno due squadre operative. Inoltre, si sta valutando di garantire un presidio giornaliero dinamico costituito da una squadra dedicata alle iniziative legate a Matera 2019, dislocata all'interno della zona dei Sassi, in servizio diurno straordinario durante tutto l'anno 2019. Il presidio assumerebbe carattere dinamico in quanto, vista la difficoltà di raggiungere il centro storico, caratterizzato da eccezionale affollamento in presenza di particolari manifestazioni, si prevede la presenza sul posto, in regime di lavoro straordinario, di personale con professionalità e abilitazioni diversificate (quali quelle di primo soccorso sanitario, le Speleo-Alpino-Fluviali, le telecomunicazioni), in modo da poter garantire interventi di varia tipologia, ma modulabili in funzione dell'impegno reale richiesto dalle caratteristiche del singolo evento. Il presidio avrebbe, quindi, modalità di impiego flessibili e come base logistica alcuni locali messi a disposizione dall'amministrazione provinciale, ove saranno ricoverati anche mezzi ed attrezzature di servizio. Attualmente, in particolare per l'attivazione del predetto presidio dinamico, sono in fase avanzata ì contatti con la Regione Basilicata, tenuti tramite la prefettura di Potenza, al fine di pervenire alla stipula di un'apposita convenzione per concorrere alla copertura dei connessi oneri economici. Nell'avviarmi alla conclusione, mi preme anche evidenziare come il Governo sia, più in generale, fermamente deciso a potenziare la capacità operativa del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco attraverso un consistente rafforzamento degli organici. Infatti, nel disegno di legge di bilancio per il 2019, che è attualmente all'esame di questo ramo del Parlamento, abbiamo previsto, nell'ambito di un più ampio piano straordinario, l'assunzione di 1.500 Vigili del fuoco secondo la seguente tempistica: 650 unità dal 10 maggio 2019, 200 unità dal 1° settembre 2019 e 650 unità dal 1° aprile 2020. Si tratta di un primo concreto e importante risultato di un'azione che il Governo intende sostenere e ampliare con assoluta determinazione a beneficio di un comparto da sempre a servizio dell'incolumità e della sicurezza dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Prima di dare la parola in replica al senatore interrogante, invito i colleghi alla sintesi per evitare il rinvio delle interrogazioni al termine del Question time che inizierà alle ore 15. DE BONIS (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BONIS (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il sottosegretario Gaetti ha ben focalizzato l'importanza di Matera capitale 2019 e del sottodimensionamento degli organici che affligge un po' tutte le Forze dell'ordine italiane e le Forze di sicurezza. Quella di Matera è una vicenda che ha già visto dei problemi all'interno del rione Sassi in occasione di eventi calamitosi molto recenti. Quindi, preoccupa tutta la nostra comunità che lo sviluppo impetuoso del turismo e delle attività ricettive che stiamo registrando in questi anni non sia accompagnato da una attenzione della pubblica amministrazione. Registriamo con favore gli impegni del Governo per potenziare il comando provinciale e istituire questo temporaneo potenziamento dell'organico, a cui siamo certi farà seguito una sistemazione più stabile. Pertanto, salutiamo con favore l'intervento che il Governo vorrà fare per la città dei Sassi, per Matera, per la Basilicata e per il prestigio internazionale che il prossimo appuntamento darà a tutta l'Italia. PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00078 sulla revisione delle fattispecie penali concernenti i comportamenti diffamatori, con particolare riferimento ai casi di discriminazione di genere. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, onorevoli senatori, con l'atto di sindacato ispettivo in discussione i senatori interroganti chiedono di sapere se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno promuovere iniziative governative al fine di contrastare efficacemente l'odioso fenomeno delle violenze verbali espresse in rete, anche favorendo l' iter di disegni di legge relativi all'istituto della diffamazione, che estendano le disposizioni di cui all'articolo 595, comma 3, del codice penale in materia di diffamazione a mezzo stampa, alle offese, agli insulti ed alle affermazioni particolarmente lesive della dignità della persona, genericamente diffuse ed inneggianti a qualunque forma di violenza. Ed ancora, se non ritenga, nei casi in cui le violenze verbali siano rivolte in danno del genere femminile, promuove iniziative volte a prevedere delle aggravanti speciali di pena, anche alla luce dei sempre più diffusi tragici casi di femminicidio, divenuti ormai un'emergenza nel nostro Paese. L'interrogazione prende le mosse dalla vicenda che ha riguardato la dottoressa Stefania Gasparini, assessore per l'istruzione con delega anche alle pari opportunità presso il comune di Carpi. In particolare, la dottoressa Gasparini, nello svolgimento della sua attività politica, nel mese di settembre dello scorso anno rilasciava sulla pagina Facebook un commento in merito alla pubblicazione di un manifesto da parte di Forza Nuova, a fronte del quale tale Roberto Montorsi, sulla pagina Facebook della stessa, rispondeva con affermazioni, poi rimosse, del seguente tenore. Cito: «Piddine, fatevi stuprare dagli immigrati. Allora è come dice il mediatore culturale idiota, all'inizio fa male; poi, buon divertimento». A ciò seguivano ulteriori commenti sessisti e lesivi della dignità femminile, che inducevano la dottoressa Gasparini a presentare querela per i reati di istigazione a delinquere, diffamazione e minaccia. Nel merito della specifica vicenda richiamata nell'atto di sindacato ispettivo, il Ministero ha provveduto ad acquisire elementi conoscitivi presso gli uffici giudiziari titolari del relativo fascicolo, che confermano quanto riportato nell'atto di sindacato ispettivo. In particolare, a seguito della querela presentata dalla dottoressa Gasparini l'8 settembre 2017, la procura della Repubblica di Modena apriva un procedimento, rubricato al n. 7404/17 RG NR Mod.21 a carico del sopracitato Montorsi ed altri, per i reati di istigazione a delinquere, diffamazione e minaccia di cui agli articoli 414, 595 e 612 del codice penale, che veniva definito dal pubblico ministero titolare delle indagini in data 13 ottobre 2017 con richiesta di archiviazione per insussistenza del fatto. In accoglimento di tale richiesta, cui seguiva l'opposizione della parte offesa, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Modena, con decreto del 2 luglio 2017, disponeva l'archiviazione del procedimento. Va preliminarmente osservato che, rispetto alla decisione assunta nella fattispecie concreta, esula dalle prerogative del Ministro della giustizia esprimere ogni tipo di valutazione in ordine al merito dei provvedimenti assunti dall'autorità giurisdizionale, così come è riservata in via esclusiva all'autorità giudiziaria l'attività di interpretazione delle norme di diritto. Ciò premesso, con specifico riguardo all'invocata estensione delle disposizioni di cui all'articolo 595, terzo comma del codice penale: «anche alle offese, agli insulti e alle affermazioni particolarmente lesive della dignità della persona» comprese quelle «genericamente diffuse e inneggianti a qualunque forma di violenza», non è dato riscontrare nel nostro ordinamento un vuoto normativo di tutela penale. L'attuale assetto normativo è, infatti, già astrattamente idoneo a punire pure tali condotte, purché risulti individuabile la persona la cui reputazione possa reputarsi lesa. In particolare, secondo l'orientamento consolidato della giurisprudenza della Suprema Corte, e recepito da quella di merito, il reato di diffamazione è costituito dall'offesa alla reputazione di una persona determinata e non può essere, quindi, ravvisato nel caso in cui vengano pronunciate o scritte frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti ad una categoria anche limitata se le persone cui le frasi si riferiscono non sono individuabili. Per il configurarsi di una diffamazione a mezzo stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, deve sussistere la lesione della reputazione altrui (sia essa persona fisica, giuridica, partito, gruppo, comitato, associazione), purché il soggetto offeso sia almeno individuabile. Pertanto, tale delitto può senz'altro integrarsi anche in caso di offesa alla reputazione di un partito politico. In tal senso è stato, infatti, deciso che in tema di diffamazione a mezzo stampa, se si reca offesa alla reputazione di un partito politico, attraverso il comportamento attribuito a suoi esponenti non identificati, che agiscono in un determinato territorio, legittimato a proporre querela è chi legalmente lo rappresenta in quel territorio. A titolo esemplificativo, nel caso concreto da cui origina l'interrogazione, in ipotesi poteva credersi offesa la reputazione del Partito Democratico, tenendo conto che le frasi offensive erano rivolte genericamente a tutte le persone di sesso femminile aderenti a quella formazione politica ("piddine"), ovviamente non nominativamente identificate, ma individuate appunto esclusivamente mediante il riferimento all'appartenenza a quel partito politico. In tale prospettiva, quindi, legittimato a proporre la querela sarebbe stato l'organo rappresentativo del predetto partito su base nazionale. PRESIDENTE. Concluda, signor Sottosegretario. Le chiedo la cortesia di concludere velocemente perché i cinque minuti a sua disposizione sono terminati, altrimenti devo rinviare l'interrogazione. MORRONE , sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, chiedo allora di poter consegnare la restante parte del mio intervento affinché venga allegata al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. BOLDRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, devo dire che il Sottosegretario ha impiegato tutto il tempo del suo intervento per illustrare la nostra interrogazione che, in effetti, è agli atti. La cosa mi lascia un po' perplessa perché alla fine non ci sarà alcun provvedimento, cioè il Governo non ritiene sia necessario emanare alcun provvedimento. Ricordo che l'istigazione all'odio sui social network è ormai all'ordine del giorno, quindi io credo che, invece, sia necessario attuare un provvedimento per arrivare ad avere, anche da questo punto di vista, delle sanzioni. Lo so che è difficile perché individuare l'attore, individuare chi ha commesso l'istigazione all'odio sui social network è sicuramente difficile però io credo che si debba integrare, ormai, come si sta facendo in tutto il mondo, il nostro sistema penale. Noi stessi abbiamo presentato una proposta di legge che vi invito ad esaminare che tratta, appunto, di istigazione all'odio, per creare delle sanzioni. Ringrazio, invece, la polizia postale per quanto sta facendo e per la sua azione meritoria per individuare chi, invece, tutti i giorni posta e scrive frasi sessiste. Proprio oggi abbiamo discusso le mozioni sulla violenza contro le donne. Sappiamo che l'istigazione all'odio, soprattutto, è di carattere sessista. Quindi credo che adesso il nostro Governo, che si sta accingendo, con il cosiddetto codice rosso e con altri provvedimenti, a contrastare la violenza anche sui social network , debba comprendere la necessità di provvedimenti nuovi - è vero, sono nuovi - perché l'istigazione all'odio avviene soprattutto sui social network . Al di là del fatto che il giudice ha agito, come abbiamo detto, con parzialità, non mi ritengo assolutamente soddisfatta per la risposta che il Sottosegretario ha fornito. Non si vuole evidentemente procedere a risolvere questo problema che, a mio parere, è molto grave. PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00210 sulla carenza di personale negli uffici giudiziari, in particolare nella provincia di Lecce. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. MORRONE, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, con l'interrogazione parlamentare in oggetto, riferita alla mancanza di personale in cui versano gli uffici giudiziari e le sedi periferiche del giudice di pace in Puglia e, nello specifico, la Provincia di Lecce, con le conseguenti disfunzioni, si chiede quali iniziative si intendano assumere, in raccordo con gli organi locali competenti. Al riguardo, si rappresenta che, con la riforma della geografia giudiziaria realizzata con i decreti legislativi n. 155 e n. 156 del 7 settembre 2012 e n. 14 del 19 febbraio 2014, è stata disposta la soppressione e l'accorpamento alla sede Capoluogo di Lecce delle dieci sedi periferiche del giudice di pace previste nel circondario; sette di queste dieci sedi, tuttavia, sono state poi incluse nell'elenco degli uffici mantenuti con oneri a carico degli enti locali, ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 156 e relativi provvedimenti attuativi, che hanno determinato il passaggio al nuovo assetto gestionale a far data dal 16 dicembre 2014. Successivamente, tre di queste sedi (Alessano, Nardò e Maglie) sono state chiuse per inadempienza agli impegni assunti o per revoca della richiesta di mantenimento dell'ufficio e, di conseguenza, la relativa competenza è stata attribuita alla sede circondariale di Lecce, secondo quanto già previsto dalle disposizioni di riforma della geografia giudiziaria. Allo stato, pertanto, oltre la sede circondariale a integrale gestione statale, sono previsti gli uffici del giudice di pace di Casarano, Gallipoli, Tricase e Ugento che operano secondo l'assetto e la funzionalità delle sedi mantenute, ai sensi del suddetto decreto legislativo n. 156 del 2012, secondo cui le spese di erogazione del servizio giudiziario, ivi incluse quelle inerenti al fabbisogno di personale amministrativo (e con la sola esclusione di quelle concernenti il personale giudicante e la formazione del relativo personale amministrativo), sono totalmente a carico dell'ente responsabile per il mantenimento. Gli enti responsabili delle sedi del giudice di pace, dunque, devono assicurare il funzionamento dell'ufficio mantenuto in piena efficienza e autonomia, mediante l'idonea l'assegnazione di strutture e risorse adeguate all'erogazione del servizio giustizia, tra cui, in particolare, l'attribuzione di un contingente adeguato, per entità numerica e professionalità, di personale in grado di fornire un continuativo supporto all'attività giurisdizionale, espletando tutte le relative funzioni fondamentali, compresa quella del cancelliere. Presso tali sedi mantenute, pertanto, l'eventuale utilizzo di personale amministrativo del Ministero della giustizia a supporto dell'attività giurisdizionale è escluso dal tenore letterale della norma che prevede che al fabbisogno di personale amministrativo debbano provvedere integralmente gli enti su cui grava l'onere gestionale. Inoltre, come si è già osservato, all'assunzione dei predetti oneri corrisponde, a carico degli enti richiedenti, l'obbligo di garantire la persistenza dei requisiti di funzionalità dell'ufficio di cui è stato concesso il mantenimento. Il quinto comma del richiamato articolo 3 del decreto legislativo n. 156 del 2012 prevede, infatti, che, qualora l'ente locale responsabile della gestione del presidio giudiziario non rispetti gli impegni relativi al personale amministrativo ed alle spese per un periodo superiore ad un anno, il relativo ufficio del giudice di pace sia soppresso mediante l'adozione di un decreto ministeriale che provvede all'esclusione della sede dall'elenco di quelle mantenute. Ai sensi dell'articolo 5, comma 1, della legge delega 28 aprile 2016, n. 57, «l'ufficio del giudice di pace è coordinato dal presidente del tribunale, il quale provvede a tutti i compiti di gestione del personale di magistratura ed amministrativo» e, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, attuativo della delega conferita con la predetta legge, «il presidente del tribunale coordina l'ufficio del giudice di pace che ha sede nel circondario e, in particolare, distribuisce il lavoro, mediante il ricorso a procedure automatiche, tra i giudici, vigila sulla loro attività e sorveglia l'andamento dei servizi di cancelleria ed ausiliari. Esercita ogni altra funzione di direzione che la legge attribuisce al dirigente dell'ufficio giudiziario». Per gli uffici del giudice di pace di Casarano, Gallipoli, Tricase e Ugento, sedi mantenute con oneri a carico degli enti locali richiedenti, spetta pertanto, in primis , al presidente del tribunale di Lecce, richiedere agli enti comunali responsabili della gestione delle diverse sedi di dotarsi di un contingente di personale idoneo a corrispondere alle necessità operative originate dai rispettivi carichi di lavoro. Ove non venga dato seguito alle eventuali sollecitazioni del presidente del tribunale e, quindi, si realizzi la fattispecie prevista dal richiamato quinto comma dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 156 del 2012, si dovrà provvedere all'emanazione del relativo decreto ministeriale di esclusione dell'ufficio del Giudice di pace dall'elenco delle sedi mantenute. Ciò posto, per quel che riguarda la situazione del personale amministrativo, si rappresenta che, alla data del 22 novembre 2018, la scopertura media nazionale è del 20,43 per cento, tenuto conto del personale in comando da e verso altre amministrazioni, e del 21,14 per cento sulla base dei posti coperti (pianta organica di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n.84 del 15 giugno 2015). Nel distretto di Lecce, rispetto ad una pianta organica di 839 unità, risultano coperti 813,5 posti, tenuto conto anche delle posizioni di distacco e comando, con una percentuale di scopertura media solo del 3,04 per cento, ben al di sotto, quindi, della predetta media nazionale. Il dato assume, inoltre, una particolare rilevanza, se posto a confronto con quello relativo al limitrofo distretto di Taranto, ove, a fronte di una pianta organica di 465 unità, risultano coperti 383 posti, tenuto conto anche delle posizioni di distacco e comando, con una percentuale di scopertura media del 17,63 per cento o a quello dell'altrettanto contiguo distretto di Bari, ove, rispetto ad una pianta organica di 1.520 unità, risultano coperti 1.312 posti, tenuto conto anche delle posizioni di distacco e comando, con una percentuale di scopertura media del 13,68 per cento. Più specificatamente, con riferimento al distretto di Lecce si osserva che, quanto al personale con qualifica di assistente giudiziario, a seguito dell'approvazione nel mese di novembre 2017 delle graduatorie del concorso bandito nel 2016, l'8 gennaio 2018 hanno preso possesso 52 vincitori del concorso; lo scorso mese di aprile, hanno preso possesso altri 43 idonei e, infine, il 19 settembre, a seguito di ulteriore scorrimento della graduatoria, ulteriori 23 assistenti giudiziari. È stata inoltre già chiesta al Dipartimento per la funzione pubblica l'autorizzazione ad assumere altri 200 assistenti giudiziari, mediante ulteriore scorrimento della graduatoria del concorso. Al riguardo si rappresenta altresì che, con decreto ministeriale 14 febbraio 2018, l'amministrazione ha già modificato la dotazione organica del profilo di assistente giudiziario prevedendo, nei distretti della Puglia, un incremento di 39 posti complessivi di assistente giudiziario (24 per Bari, 9 per Lecce e 6 per Taranto). PRESIDENTE . Signor Sottosegretario, apprezzo lo sforzo, ma le ho dato già un minuto e mezzo in più. Non potevo credere che il suo Ufficio avesse predisposto una risposta di dieci minuti. Sono passati già cinque minuti e mi trovo a doverle ricordare il tempo. Ripeto, apprezzo comunque il suo tentativo. MORRONE , sottosegretario di Stato per la giustizia . D'accordo, signor Presidente. Chiedo di poter allegare al resoconto la restante parte dell'intervento. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. VITALI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, poteva essere molto più veloce la risposta del Sottosegretario, che si è limitato ad interpretare la norma, che onestamente conoscevamo già. Il succo era capire che cosa intende fare questo Governo a fronte di questa situazione. Abbiamo capito che non intende fare nulla. Quando un certo Governo - non noi - ha fatto la riforma delle circoscrizioni giudiziarie, c'era stato un impegno formale a non modificare la mappatura degli uffici del giudice di pace, che erano il primo presidio della giustizia dello Stato per i cittadini. Poi sono stati soppressi anche gli uffici del giudice di pace, a meno che i Comuni non si fossero caricati degli oneri economici. Quindi, da una parte, noi paghiamo le tasse più alte d'Europa e, dall'altra, abbiamo però i servizi peggiori d'Europa. Ci rendiamo conto, dunque, che cambiano i musicisti, ma la musica rimane assolutamente la stessa. Dichiaro quindi assoluta insoddisfazione per la risposta. PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00285 sull'istituzione di un posto di polizia a Moena, in provincia di Trento. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. GAETTI, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, in merito alla possibilità di istituzione di un nuovo posto di polizia, sia per attività di polizia amministrativa, sia per le ordinarie attività dì controllo del territorio nel Comune di Moena, vorrei preliminarmente precisare che non risultano pervenute, agli atti del Ministero dell'interno, formali proposte in tal senso. Al momento a Moena è operativo un comando stazione dell'Arma dei carabinieri, oltre a un comando della polizia locale. Peraltro, dall'esame dei relativi dati, si evince una sensibile riduzione, pari al 19,7 per cento, della delittuosità nel predetto Comune nel periodo gennaio-ottobre 2018, se raffrontata al corrispondente periodo del 2017. In merito alle preoccupazioni sollevate dall'interrogante circa i disagi patiti dai cittadini relativamente alla necessità di recarsi a Trento per il disbrigo delle pratiche amministrative, faccio presente che - come accade peraltro per altre aree posizionate nelle valli del Trentino, presso il Centro addestramento alpino della Polizia di Stato di Moena è stato già appositamente organizzato ed operante uno "sportello periferico" portatile con l'intervento di personale della questura di Trento che, una volta al mese, garantisce la propria presenza sul territorio per agevolare l'acquisizione e la consegna dei passaporti e dei documenti di accompagno per i minori di quindici anni. Se allo stato, pertanto, non sembrano sussistere i presupposti per l'istituzione di un posto fisso di polizia a Moena, posso assicurare, in linea più generale, che alta è l'attenzione di questo Governo sull'esigenza di garantire al territorio della Provincia di Trento più alti standard di sicurezza. Da questo punto di vista informo che è già in corso l'attuazione, da parte del Ministero dell'interno, di un apposito piano di potenziamento degli organici di tutte le questure, nell'ambito del quale è stata già programmata l'assegnazione a Trento di complessive 21 unità di personale, delle quali 12 già assegnate ad ottobre scorso, un'unità da assegnare entro il prossimo mese di dicembre al Centro di addestramento di Moena e altre 8 a decorrere dal mese di febbraio 2019. Intendo ribadire, anche in questa occasione, l'intenzione del Governo di innalzare l'efficacia dell'azione di prevenzione e contrasto delle Forze di polizia, migliorando ulteriormente gli standard di operatività del sistema sicurezza. In tale direzione si iscrive lo stanziamento di 500 milioni di euro nel disegno di legge di bilancio per l'anno 2019, che consentirà di realizzare un piano straordinario di assunzioni per poliziotti, magistrati e personale amministrativo. Per la Polizia di Stato l'intenzione è quella di procedere ad un ripianamento al 100 per cento del turnover del personale, attraverso l'attuazione di un piano quinquennale di assunzioni per azzerare le carenze di organico. Stiamo, inoltre, lavorando per ampliare le piante organiche della Polizia di Stato, che erano state ridotte a 106.000 unità dalla legge Madia e, intanto, non abbiamo dato seguito al progetto di riduzione dei presidi di sicurezza in tutto il Paese, che era stato proposto dal Governo precedente, perché siamo convinti che occorra salvaguardare le specificità della Polizia, potenziandone gli assetti e non riducendoli. (Applausi dal Gruppo M5S) . TESTOR (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, la risposta mi lascia chiaramente delusa, anche perché, in occasione dell'esame del decreto-legge sicurezza, era stato approvato un mio ordine del giorno, che impegnava il Governo in questa direzione. Vorrei sottolineare l'importanza del Centro addestramento alpino di Moena, che nasce nel 1948 da un primo corso di addestramento per sciatori tenuto dagli alpini, che poi è stato spostato nel 1952 proprio a Moena, in una località turistica di grande rilevanza che è la Valle di Fassa. Qui si è costruita da sempre una formazione per il personale addetto alla sicurezza e al soccorso di montagna, che viene anche utilizzato quando ci sono eventi catastrofici, come nel caso di un terremoto o dei copiosi eventi nevosi che hanno interessato il Centro Italia. Il personale, così formato, viene dunque utilizzato per aiutare tutte le persone che vivono le difficoltà della montagna. Questa struttura da anni non ospita più corsi per allievi, salvo un corso semestrale di base riservato alle Fiamme oro, in fase sperimentale. Si tratta quindi di una struttura che viene poco utilizzata, rispetto alle potenzialità che potrebbe avere. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 15,01) ( Segue TESTOR). La richiesta di avere un posto di polizia era proprio volta a garantire alle persone che vivono in montagna gli stessi servizi delle persone che vivono in città. Ricordiamo che stiamo assistendo a un fenomeno di spopolamento, che può essere contrastato solo ed esclusivamente mantenendo i servizi per i cittadini che vivono la montagna. Su questo punto vorrei insistere, proprio perché, se non si garantiscono i servizi ai territori non urbani, voglio capire come si può contrastare la cementificazione dei centri urbani e lo svuotamento delle valli. Chi curerà le valli, se i nostri giovani non vorranno abitare in luoghi in cui i servizi non vengano garantiti? Signor Presidente, ricordo che la Valle di Fassa e Moena distano circa 100 chilometri da Trento e garantisco che, in condizioni atmosferiche invernali, visto che in montagna nevica, è difficile spostarsi fino a Trento. Quindi, credo che questa non sia una richiesta vana, visto che proviene da gente che vive la montagna. Come dico sempre, lasciamo che chi vive i territori possa portare nelle istituzioni la propria volontà e la propria voce. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Avverto che la senatrice De Petris ha comunicato alla Presidenza di voler trasformare l'interrogazione 3-00021 , in interrogazione a risposta scritta, che prenderà il numero 4-00953. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e il Ministro per i beni e le attività culturali. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. Il senatore Casini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00431 sulla partecipazione dell'ambasciatore italiano in Libia alla Conferenza internazionale di Palermo del 12 e 13 novembre 2018, per tre minuti. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Ministro, come lei sa, siamo stati il primo Paese a riaprire l'ambasciata a Tripoli. Questo va a onore dell'Italia e della nostra diplomazia. Apro una parentesi e la chiudo: dal segretario generale all'ultimo funzionario, possiamo essere fieri dei nostri diplomatici, che, indipendentemente dai Governi che si susseguono, fanno un lavoro serio nell'interesse del Paese. Dobbiamo essere particolarmente grati a quanti operano in condizioni difficili, come in Venezuela o, nel caso dell'interrogazione, in Libia. Si dà il caso, però, che dal 20 agosto, noi, che pure abbiamo intrapreso un'iniziativa a Palermo, due settimane fa, nella Conferenza sulla Libia, abbiamo una sede priva dell'ambasciatore, il quale ha fatto un'intervista e successivamente è stato invitato a rientrare (ma non si capisce in base a quali ragioni, veramente). Ieri ho esaminato i testi delle sue risposte in Commissione affari esteri e non si capisce bene se l'ha fatto di sua iniziativa, perché gliel'ha imposto la Farnesina o per interventi terzi; non si capisce. Resta il fatto che in quattro mesi abbiamo avuto a Tripoli l'ambasciata aperta senza ambasciatore - il che equivale a mandare una flotta in mare senza il capitano o il comandante - e tutta la preparazione della vicenda della Conferenza per la Libia ha visto assente uno dei suoi principali conoscitori e soprattutto nostro ambasciatore in Libia. È come se facessimo una Conferenza su un altro Paese senza il nostro ambasciatore, che dovrebbe essere il rappresentante dello Stato in Libia (o meglio, lo è). Le ragioni aspetto che ce le spieghi con chiarezza, perché forse sono io che non le ho capite, ma non sono chiare; infatti, se controllo nei Resoconti quanto è stato detto in Commissione affari esteri, trovo cose anche diverse. Vorrei dunque che si definisse con chiarezza la ragione per cui l'ambasciatore è qui. Se non può rientrare, nominatene un altro e destinate questa persona - che, peraltro, è un profondo conoscitore del mondo arabo - a fare qualche cos'altro; se il nostro ambasciatore deve stare in Italia a fare non si capisce cosa, perché sembra non abbia partecipato neanche agli incontri preliminari sulla Conferenza per la Libia, non si comprende quali siano l'atteggiamento del Governo e l'utilizzo di questi diplomatici. PRESIDENTE. Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, professor Moavero Milanesi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. MOAVERO MILANESI, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, risponderò in ordine alle domande del senatore interrogante. L'ambasciatore d'Italia in Libia, Giuseppe Perrone, non ha partecipato alla Conferenza di Palermo; tuttavia, è del tutto evidente che le analisi da lui svolte nel corso del suo lavoro hanno fornito un contributo importante per la preparazione di tale Conferenza, anche se non ha partecipato ai lavori veri e propri. Vorrei anche chiarire che l'ambasciatore Perrone è stato fatto rientrare in Italia, a Roma, il 10 agosto e da allora non ha fatto ritorno in Libia. La decisione, presa d'intesa con l'ambasciatore stesso, si giustifica con i gravissimi rischi per la sicurezza della sua persona, nei quali sono sfociati i malintesi creati dall'intervista, che sono stati segnalati dalle autorità libiche e confermati dalle competenti autorità di sicurezza italiane. Su questo punto ho avuto modo di riferire anche in Aula e mi duole se non sono stato sufficientemente bravo ad esprimermi con chiarezza, ma spero di essere chiaro in quest'occasione. Il Governo intende assicurare la presenza del capo missione a Tripoli nei tempi più rapidi e segnala che l'attività dell'ambasciata non è mai stata sospesa, ma è continuata anche nelle situazioni difficili che si sono verificate. Consideriamo la questione della presenza di un capo missione come urgente, non più differibile e da risolvere nei tempi più rapidi. Il Governo sta già facendo tutte le opportune valutazioni al fine di assumere quanto prima questa decisione. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Casini, per due minuti. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Ministro, il bicchiere può essere mezzo vuoto o mezzo pieno. Dato che io sono un uomo delle istituzioni, voglio far finta che sia mezzo pieno. La ringrazio del fatto che lei, dopo cinque mesi, conviene con me sul fatto che sia indifferibile la nomina di un altro ambasciatore, visto che non c'è l'agibilità per questo in Libia. A questo punto aspetto la nomina e sicuramente, conoscendola e stimandola, so che sarà una nomina all'altezza della situazione. Solo alla fine, per quel po' di polemica che un pochino ciascuno di noi mette, osservo che non so se quanto accaduto era dovuto alla sicurezza dell'ambasciatore o al fatto che autorità anche italiane operanti in Libia hanno idee diverse rispetto alla valutazione che l'ambasciatore faceva in ordine alla situazione libica. Parlano tutti di Libia: le autorità di sicurezza, i Servizi, il Ministero degli esteri. C'è molta confusione e duplicazione di competenza. Io credo che i Servizi che agiscono in Libia, ieri, oggi e domani (è un problema generico), debbano trovare sintonia con le rappresentanze diplomatiche. Non possono fare le cose alle spalle. Sono tenuti sicuramente alla riservatezza, ci mancherebbe altro; se i Servizi di sicurezza non fossero riservati, non sarebbero tali. Però il rapporto con la Farnesina è essenziale. Noi siamo convinti che l'ambasciatore sia entrato in un meccanismo più grande di lui, per cui alla fine abbiamo sacrificato l'ambasciatore. Benissimo, adesso comunque nominiamone un altro e guardiamo avanti, non guardiamo più indietro; stendiamo un velo sul passato. Come lei ha detto - e io sono d'accordo con lei - bisogna rapidamente provvedere all'indicazione di un altro ambasciatore. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti della quinta elementare e della prima media dell'Istituto «Teresianum» di Padova, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . La senatrice Rauti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00430 sulla sottoscrizione da parte dell'Italia del Global compact sulle migrazioni, per tre minuti. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevole Ministro, il 10 e 11 dicembre si terrà a Marrakech la Conferenza intergovernativa per l'adozione del Global compact, il patto globale sull'immigrazione. Per Fratelli d'Italia questo patto farà cadere ogni distinzione tra chi è profugo, rifugiato politico o migrante economico, garantendo qualunque tipo di immigrazione e creando obblighi crescenti in ordine ai servizi da fornire agli immigrati. Contro questo approccio immigrazionista e a favore invece della sovranità nazionale si sono già schierati gli Stati Uniti, il gruppo di Visegrád (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), nonché l'Australia, l'Austria e anche, a suo modo, la Svizzera. Nel testo - lo ripetiamo - non si stabilisce una netta differenza tra migrazione legale e illegale. La sottoscrizione del Global compact comporta, dal nostro punto di vista, un'inaccettabile cessione di sovranità nazionale sul tema migratorio, secondo un'impostazione ideologica ben precisa, che sancisce di fatto la migrazione come un diritto universale e incontrollato. E per il nostro Paese, per la sua centralità nel Mediterraneo, per la sua centralità nel continente liquido che è il Mediterraneo, questo aspetto è importantissimo, perché il nostro Paese rappresenta l'approdo delle rotte che provengono dall'Africa ed è anche la porta di accesso al mondo occidentale. Quindi tale patto per il nostro Paese è di un'importanza cruciale. Mi scuso se quanto abbiamo presentato differisce un po' da quello che dico, ma lei converrà con me, signor Ministro, che si sono registrati molteplici colpi di scena negli ultimi giorni e nelle ultime ore su questo tema. Sul Global compact si sono registrate dichiarazioni contrastanti e contraddittorie. Inizialmente, sia lei, signor Ministro, che il premier Conte avete espresso un orientamento favorevole alla sottoscrizione; poi, dopo giorni di silenzio, noi di Fratelli d'Italia abbiamo sollecitato una dichiarazione da parte del Governo; il ministro Salvini ha rinviato la decisione al parlamento ed il premier Conte ha dichiarato che l'Italia non parteciperà alla Conferenza di Marrakech. Allora, qual è, e se c'è, una posizione del Governo? Perché avete atteso tanto? Perché avete atteso fino all'ultimo minuto? Certo, non era una sorpresa la sottoscrizione del Global compact. Quali elementi ritiene di poter fornire a quest'Assemblea oggi rispetto a quella che è sembrata una marcia indietro dettata dalla paura di spaccare una compagine governativa dalla doppia anima, scegliendo quella del Parlamento come una via di fuga? PRESIDENTE. Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, professor Moavero Milanesi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. MOAVERO MILANESI, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, nel ribadire quanto detto circa mezz'ora fa alle Commissioni riunite di Camera e Senato, io sono disponibile a venire a riferire in qualunque momento nel dettaglio e nel merito di qualunque questione, inclusa questa del cosiddetto Global compact for migration, quindi di questo patto per le migrazioni a livello multilaterale. Ero disponibile anche prima, qualora le Commissioni lo avessero richiesto. Quanto alla risposta di merito alla senatrice interrogante, questo Global compact è un patto - non è neanche definibile «accordo» - che riguarda la migrazione sicura, ordinata e regolare, secondo il titolo che gli viene dato in lingua italiana, e rappresenta una piattaforma di cooperazione tra i Paesi partecipanti per governare i flussi migratori a livello internazionale, secondo un approccio multidimensionale di condivisione degli oneri tra i Paesi di origine, di transito e di destinazione dei migranti stessi. Questo per fornire un cenno di merito su cosa stiamo parlando, magari anche a beneficio dei ragazzi che stanno assistendo alla nostra seduta. La settimana scorsa, il 21 del corrente mese per essere più precisi, avevo detto che avremmo avuto un approfondimento in sede di Governo: lo avevo detto in quest'Aula rispondendo a un'altra interrogazione parlamentare. Questo approfondimento in sede di Governo sarebbe dovuto avvenire - ed è poi avvenuto - prima di procedere alla conclusione - eventuale, sottolineavo - del Global compact. E avevo aggiunto che avremmo tenuto conto anche degli stimoli parlamentari. In tal senso, successivamente ho scritto anche al Presidente del Consiglio per renderlo edotto di si era detto in quest'Aula. Questa posizione è stata confermata sostanzialmente ieri. In considerazione del fatto che il Global compact è un documento con una sua complessità, che tocca temi e questioni estremamente sensibili e sentite dai cittadini, il Presidente del Consiglio ha comunicato che il Governo, dopo l'approfondimento, ritiene opportuno che ci sia un dettagliato e articolato dibattito in Parlamento, a monte delle decisioni da prendere circa la scelta definitiva da fare. Sempre il Presidente del Consiglio ha avuto modo di precisare ieri che il Governo non parteciperà alla Conferenza, quindi nessun membro di Governo sarà presente alla Conferenza di Marrakech; l'Italia sarà rappresentata e il nostro Paese, sulla base degli esiti del dibattito parlamentare e dell'orientamento che a quel punto il Governo prenderà, potrà eventualmente in seguito valutare le scelte definitive da fare. Una posizione analoga la riscontriamo nella Confederazione Elvetica, o Svizzera che dir si voglia. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Rauti, per due minuti. RAUTI (FdI) . Signor Ministro, grazie anche per i cenni di merito, ma in quest'Aula credo che li conoscessimo già tutti. Non ho trovato nelle sue parole, però, quale sia la sua posizione personale. Conosco quella che lei aveva espresso tempi addietro, ma non voglio polemizzare. Quello che mi preme sottolineare all'Assemblea e, fuori, anche forse ai ragazzi che ci stanno ascoltando, è che l'accordo per l'immigrazione, che si dice non essere vincolante, obbliga però a precisi impegni politici, che rischiano di compromettere in via definitiva ogni politica di contrasto all'immigrazione incontrollata per la mancata distinzione tra profughi e clandestini. Riteniamo che il fatto che il ministro dell'interno Salvini abbia delegato al Parlamento, chiedendo di agire secondo coscienza, non sia legittimo in senso morale, perché non è un tema da lasciare alle coscienze. Si tratta infatti di un tema di natura squisitamente politica: l'immigrazione incontrollata non è una questione di coscienza, ma un tema politico decisivo e distintivo di ogni Governo. Rimaniamo pertanto dell'idea che il Global compact immigration sia contro l'interesse nazionale, non governi l'immigrazione, ma anzi la incoraggi in modo incontrollato, non sappia distinguere tra regolari e clandestini, minacci i confini e la sovranità e, soprattutto, abbia già fatto esplodere contraddizioni all'interno del Governo. È evidente che c'è un'anima mondialista e una sovranista che su questo punto non riescono a trovare un accordo, come non l'hanno trovato ieri al Parlamento europeo quando, votando su questo punto, i grillini, da un lato, e la Lega, dall'altro, si sono spaccati. Rimettere la decisione al Parlamento ci continua a sembrare anche oggi, dopo le sue parole, un atteggiamento pilatesco di rinvio e una mancanza di coraggio nell'affrontare come Governo una decisione così importante. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Il senatore Stefano ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00435 sulla disciplina dell'attività di enoturismo, per tre minuti. STEFANO (PD) . Ministro Centinaio, con la legge di bilancio per l'anno 2018, abbiamo introdotto la disciplina dell'attività di enoturismo, annunciata in nuce nel testo unico del vino e poi ripresa dall'attività parlamentare. La norma, come da prassi, contiene un espresso rinvio ad un apposito decreto interministeriale, da adottarsi d'intesa con la Conferenza per i rapporti tra Stato e Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, per delineare le linee guida definitive attuative. Ebbene, questo decreto c'è. È stato trattato nella riunione della Conferenza del 10 maggio scorso, dove il presidente Bonaccini, in nome delle Regioni, esprimeva avviso favorevole all'intesa, condizionandola all'accoglimento di minime proposte di modifica. Il vice ministro uscente di allora, Olivero, per cortesia istituzionale, ha proceduto al rinvio in attesa del nuovo Governo. Da qui non è accaduto più nulla. Mi sia permesso un breve inciso: il riconoscimento dell'enoturismo è il risultato di un'intensa attività istituzionale, di collaborazione e ascolto con tutta la categoria, che chiedeva una legittimazione normativa ad un business che vale almeno 3 miliardi all'anno e che muove già 15 milioni di turisti. La sua più volte dichiarata sensibilità riguardo al mondo del vino e del turismo, Ministro, lo dico con cortesia istituzionale, ha avuto negli ultimi mesi qualche distorsione. Infatti, in un'intervista del luglio scorso lei rimandava ad una condivisione immediata con le Regioni per le ultime limature, mentre qualche giorno fa era a Verona - poco prima di me, non ho avuto il piacere di incontrarla - alla manifestazione Wine2Wine e ha dichiarato di voler dotare il settore in tempi brevi di una legge sull'enoturismo. Allora sono qui a chiederle di chiarire, perché la norma c'è, se è suo intendimento rendere pienamente operativa la disciplina a breve. Lo dico perché gli operatori che hanno condiviso con noi quel percorso legislativo sono sottoposti a due rischi che incombono, uno di natura amministrativa e uno fiscale, che la norma dovrebbe risolvere. Le chiedo pertanto di chiarirci come intende procedere e se persistono ragioni che hanno motivato o motivano ancora un rinvio. PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, senatore Centinaio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CENTINAIO, ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo . Signor Presidente, onorevoli senatori, le nostre eccellenze enogastronomiche, oltre ad essere un'enorme risorsa economica per il nostro Paese, rappresentano una straordinaria occasione per promuovere una grande eredità culturale, anche dal punto di vista turistico. In tale contesto, il vino è sicuramente uno dei settori trainanti del nostro agri-food , sia a livello nazionale che internazionale, e può essere davvero la forza in più per il nostro Paese. Da qui la necessità di promuovere e valorizzare uno straordinario comparto in crescita che è rappresentato dall'enoturismo. In tale direzione, lo scorso 2 ottobre si è tenuto un incontro con i rappresentanti dell'intera filiera (Coldiretti, Confagricoltura, CIA, Alleanza Cooperative Italiane -Agroalimentare, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc, Assoenologi) per esaminare il testo di decreto che era stato predisposto, secondo la legge di bilancio 2018, per definire, tra l'altro, le linee guida, i requisiti e gli standard minimi di qualità per l'esercizio dell'attività enoturistica. In tale contesto si è convenuto di pervenire ad una soluzione condivisa per una rapida definizione della questione. Al momento siamo in attesa di ricevere le conclusioni cui perverrà la filiera, la cui prossima riunione è fissata per domani, 30 novembre. Mi preme comunque far presente che il nostro intento è quello di garantire la più efficace regolamentazione della fattispecie in esame, con la collaborazione delle Regioni a cui è delegato il turismo, e anche dei consorzi. L'obiettivo è dare al sistema Paese delle regole chiare che consentano, in tempi rapidi, di promuovere all'estero l'intero settore del vino, anche attraverso l'incentivazione delle attività connesse all'enoturismo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Taricco, per due minuti. TARICCO (PD) . Signor Presidente, dico al signor Ministro che noi apprendiamo con piacere la notizia che ha dato, ma non possiamo dirci soddisfatti, perché di mesi ne sono passati parecchi e la nostra sensazione è che viaggino molto più veloce gli annunci delle cose che si fanno o che si faranno, che non i fatti pratici. Voi avete giacenti decine di provvedimenti che richiedono i decreti attuativi. Solo per citarne alcuni: la legge n. 154 del 2016, il cosiddetto collegato agricolo, non ha ancora visto approvati tutti i decreti previsti dal testo; l'ultima legge di bilancio ha ancora gran parte dei provvedimenti che devono essere attuati. Dei decreti legislativi previsti dal collegato agricolo (parlo della filiera forestale, che ha visto approvato il decreto legislativo), su dieci decreti ministeriali previsti non ne è stato approvato nessuno; sulla riorganizzazione dell'Agea, dove è stato approvato il decreto legislativo relativo all'attuazione del collegato agricolo, su quattordici decreti ministeriali previsti nessuno è stato approvato; sul testo unico delle piante officinali, sono stati approvati zero decreti su quattro. Crediamo che gli intenti vanno bene, le promesse vanno bene, ma è necessario passare velocemente all'approvazione concreta, così da mettere il nostro mondo in condizione di avere le risposte che sta aspettando. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Il senatore Battistoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00434 sulle iniziative in favore del comparto agricolo, per tre minuti. BATTISTONI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, già durante il dibattito sulla Nota di aggiornamento al DEF, noi avevamo sollevato, come Forza Italia, alcune questioni sull'agricoltura. In particolare, abbiamo sottolineato che ormai, sempre più, l'agricoltura non può fare affidamento solo sulla programmazione ma, purtroppo, deve fare i conti con i continui cambi climatici che creano non pochi problemi ai nostri agricoltori. Nel periodo estivo ci sono state forti grandinate fuori stagione, che hanno distrutto gran parte del raccolto. Lo scorso mese, con l'arrivo dell'inverno, si è assistito ad un aumento esponenziale di questi fenomeni, tra l'altro di grande entità, che hanno comportato notevoli danni in tutta Italia. Si parla, come abbiamo potuto vedere anche da stime delle associazioni di categoria, di forti danni in Campania, in Puglia, in Calabria, in Sicilia, nelle Marche e in Umbria; oltre 30 milioni di euro di danni nel Lazio; la Lombardia ha una stima di oltre 60 milioni di euro; per il Veneto e il Trentino si parla addirittura di oltre 110 milioni. Quindi si richiede soprattutto di prendere coscienza del fatto che l'indiscutibile cambio climatico, ormai, è un fattore importante con il quale la nostra agricoltura ha a che fare. I danni purtroppo subiti da questo settore sono stimabili in oltre due miliardi di euro, quindi, oltre al fondo già previsto, si chiede di sapere se non sia il caso di istituire un fondo particolare per queste calamità climatiche che, nella gran parte dei casi, hanno distrutto la totalità del raccolto e anche il nostro patrimonio forestale. Chiediamo inoltre se non sia il caso di trovare misure a sostegno degli invasi per contenere alluvioni come quelle di questi giorni, e soprattutto un sostegno particolare all'agricoltura collinare e montana. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, senatore Centinaio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CENTINAIO, ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo . Signor Presidente, innanzitutto vorrei dire che condivido le osservazioni espresse dal collega sulle caratteristiche della nostra cultura e delle condizioni climatiche. A tal proposito, questo Ministero sta seguendo attentamente e con priorità la situazione di emergenza causata dalle più recenti avverse condizioni meteorologiche che hanno prodotto gravi danni alle infrastrutture, alle vie di comunicazione, alle colture, al patrimonio boschivo, al settore zootecnico nonché alle località turistiche soprattutto costiere. A riguardo, considerata l'estensione del territorio colpito, che ha interessato finora 11 Regioni, e l'importo notevole dei danni causati sia al settore agricolo che al patrimonio forestale, questa Amministrazione si è immediatamente interfacciata con il Dipartimento per la protezione civile e con le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano per avviare una rilevazione puntuale dei danni e dei conseguenti fabbisogni per il ripristino delle potenzialità produttive delle imprese agricole e del patrimonio forestale. In tale ambito, questa Amministrazione ha contribuito alla stesura di una prima ordinanza di protezione civile per il settore agricolo che prevede in primo luogo interventi di cui all'articolo 25, comma 2 del decreto legislativo n. 1 del 2018 finalizzati, tra l'altro, a fornire i primi soccorsi al sostegno delle imprese danneggiate dall'evento, per fronteggiare le necessità più urgenti, al finanziamento di interventi per la riduzione del rischio residuo e alla ricognizione dei fabbisogni per il ripristino delle strutture produttive danneggiate. In secondo luogo, si prevede la deroga alle disposizioni del decreto legislativo n. 102 del 2004 per consentire l'attivazione degli interventi compensativi del Fondo di solidarietà nazionale a fronte dei danni a colture e strutture aziendali assicurabili con polizze agevolate ma non assicurate. In particolare, potranno essere concessi alle imprese agricole: contributi in conto capitale fino all'80 per cento del danno sulla produzione lorda vendibile ordinaria; prestiti ad ammortamento quinquennale per le maggiori esigenze di conduzione aziendale nell'anno in cui si è verificato l'evento e in quello successivo; una proroga delle rate delle operazioni di credito in scadenza nell'anno in cui si è verificato l'evento calamitoso e l'esonero parziale fino al 50 per cento del pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali propri, dei propri dipendenti, contributi in conto capitale per il ripristino delle strutture aziendali danneggiate e per la ricostituzione delle scorte eventualmente compromesse o distrutte. Inoltre, compatibilmente con le esigenze primarie delle aziende agricole, potranno essere adottate anche misure volte al ripristino delle infrastrutture connesse all'attività agricola tra cui quelle irrigue e di bonifica con onere della spesa a carico del Fondo di solidarietà nazionale. La ricognizione dei danni è stata avviata con le Regioni ed è propedeutica anche alla presentazione della richiesta di attivazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea, con il quale sarà possibile integrare finanziariamente la dotazione dell'ordinanza di protezione civile per la realizzazione di alcune attività previste dalla stessa come, ad esempio, il ripristino delle infrastrutture e dei servizi, la realizzazione di strutture di alloggio per soddisfare le necessità immediate anche della popolazione rurale, la ripulitura immediata delle zone danneggiate, comprese le zone naturali. Aggiungo che su iniziativa del Presidente del Consiglio dei ministri, è in fase di ultimazione la ricognizione degli interventi da realizzare con la massima priorità e urgenza al fine di combattere il fenomeno del dissesto idrogeologico e mettere in sicurezza il territorio, attività alla quale questo Ministero ha partecipato attivamente proponendo un piano straordinario di opere da realizzare a cura dei consorzi di bonifica e dei diversi soggetti cui è affidata la gestione delle superfici forestali, volte a ripristinare la funzionalità e l'efficienza idraulica del reticolo idraulico del Paese. In un'ottica di equilibrio strategico delle priorità d'intervento del Governo, finalizzate al rilancio del sistema Paese, tutto il mio impegno - anche in questa delicata sessione di bilancio - è volto a consentire che il comparto agricolo possa essere messo nelle condizioni di superare anche quest'ultima crisi determinata dagli avversi eventi meteorologici che hanno colpito la Nazione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Battistoni, per due minuti. BATTISTONI (FI-BP) . Signor Ministro, la ringrazio ed apprezzo l'attenzione che ha posto a questa tematica. Mi ritengo parzialmente soddisfatto della sua risposta, anche perché vedremo poi, in questa sessione di bilancio, come evolverà la situazione e quali saranno le misure concrete per andare incontro ai nostri agricoltori. Tra l'altro, mi permetto di suggerire, qualora fosse possibile, di dare un'indicazione anche alle Regioni, perché molto spesso non riescono a spendere i fondi del piano di sviluppo rurale, per quanto riguarda sia il comparto agricolo, sia quello ambientale, in modo da poter dare un ulteriore contributo alla risoluzione di questi problemi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Il senatore Rufa ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00433 sulla tutela dell'area archeologica di Sibari, per tre minuti. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, mi rivolgo al Ministro dei beni e delle attività culturali. L'area archeologica di Sibari è stata la prima colonia fondata dagli Achei sulla costa ionica della Calabria. Data la protezione naturale costituita dalle foci di due fiumi e la fertilità della pianura in cui venne fondata, a Sud del golfo di Taranto, la colonia in breve tempo divenne ricca e famosa, riconosciuta come la più potente delle città magnogreche, tanto da ricoprire una posizione egemonica su un vastissimo territorio, tale da essere considerata impero sotto il controllo di Sibari. Le profonde modifiche del territorio di Sibari, quali l'avanzamento della linea di costa, dovuto ai depositi fluviali del Crati e del Coscile, e le modifiche degli alvei dei due fiumi avevano nei secoli reso difficile la ricerca archeologica. L'esplorazione scientifica del territorio di Sibari ha avuto inizio nel 1879 e si sono avute importanti scoperte quali la necropoli ellenistica di Turi e la necropoli enotria ed un insediamento del periodo bronzo-ferro all'area di Torre Mordillo. Fin da subito risultò evidente la complessa stratigrafia, dovuta alla sovrapposizione di tre città sullo stesso sito, seppur non totale e con diversa estensione. Negli ultimi vent'anni sono stati stanziati, per il recupero e la valorizzazione del parco archeologico, circa 18 milioni di euro per mettere in sicurezza idrogeologica per mezzo di trincee drenanti, per costruire nuovi edifici per l'accoglienza turistica, per costruire e arredare magazzini e sale del museo e per aprire nuovi scavi archeologici. In particolare, dopo l'alluvione del 2013, sono state messe in opera alcune trincee drenanti, mai usate prima in un sito archeologico, che avrebbero dovuto risolvere in maniera definitiva non solo il problema della risalita di acqua dalla falda, ma anche quello dello smaltimento di acqua piovana e di scorrimento, anche se prima dell'alluvione del 2013 a tenere più o meno all'asciutto le strutture dei monumenti della falda freatica sono stati i wellpoint . Le chiedo quali iniziative intenda mettere in atto il Ministero in indirizzo, sia per restituire l'area alla fruibilità del pubblico, che per conoscere come siano stati utilizzati i finanziamenti finora erogati e quali azioni intenda intraprendere per garantire una maggiore tutela, manutenzione e conservazione non solo dell'area archeologica di Sibari, ma del nostro immenso patrimonio archeologico nel suo complesso, compreso quello considerato minore ma ricadente in una Regione con termine a Matera, capitale europea della cultura 2019, visto che l'evento potrebbe essere da volano per lo sviluppo anche dei territori contigui. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. Il ministro per i beni e le attività culturali, dottor Bonisoli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BONISOLI, ministro per i beni e le attività culturali . Signor Presidente, signori senatori, ringrazio il senatore Rufa per la possibilità che mi offre di confrontarmi sul tema della sicurezza dei siti archeologici. Cominciamo dall'area archeologica di Sibari. Permettetemi anzitutto di ricordare che, in considerazione della peculiarità del sito, richiamata anche nell'atto parlamentare, e del suo carattere di pregio spiccatamente archeologico, ha assunto carattere perentorio la salvaguardia di ogni singolo manufatto in esso esistente e, conseguentemente, l'integrità dell'intero sito è stata l'obiettivo primario fin qui perseguito e che continueremo naturalmente a perseguire. Con riferimento agli investimenti fatti nel sito, dal 2013 (anno dell'alluvione) nell'area del parco archeologico di Sibari sono stati erogati, per opere di tutela e valorizzazione, sia fondi Arcus (per un totale di 560.000 euro), sia fondi provenienti dal PON cultura - località Sibari (misure 3.1 e 3.6), per un totale di circa 13 milioni di euro. Per tutti i lavori eseguiti sono redatti certificati di regolare esecuzione o verbali di collaudo. Nell'ambito dei fondi PON cultura sono stati da ultimo individuati anche ulteriori 2 milioni di euro, di cui 682.000 più IVA già contrattualizzati per lavori di musealizzazione e allestimento. Questi lavori sono ancora in fase di esecuzione. Per quanto riguarda quello che è successo, l'interrogante ha giustamente sottolineato il problema delle trincee drenanti. Fino a due anni fa il controllo delle acque di faglia del sito veniva eseguito attraverso l'uso di pompe elettriche. Tuttavia, ci eravamo accorti che esse avevano costi di esercizio elevati e, quindi, si era deciso di passare a trincee drenanti, che è la prima volta che vengono utilizzate in un sito archeologico di questo tipo. Purtroppo, dal 3 ottobre le trincee drenanti hanno qualche problema e non riescono più a drenare quanto dovrebbero. Per fortuna, abbiamo sul sito ancora tre pompe drenanti che sono potenzialmente in funzione, quindi per le emergenze abbiamo una capacità di risposta. Sono d'accordo che non bastano per assicurare l'apertura del sito, conseguentemente sono allo studio progetti di fattibilità per, probabilmente, associare a un ripristino delle trincee drenanti una capacità di pompaggio delle acque di faglia per consentire che il sito non venga chiuso, ma sia completamente fruibile. Da ultimo, visto che parliamo di tutto il patrimonio culturale italiano, vorrei ricordare che all'interno del cosiddetto decreto Genova (mi riferisco al decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, convertito in legge 16 novembre 2018, n. 130) è prevista, tra l'altro, l'adozione da parte del mio Ministero, nell'ambito di attività di conservazione di cui agli articoli 29 e seguenti del codice dei beni culturali e del paesaggio, un piano straordinario nazionale di monitoraggio e conservazione dei beni culturali immobili. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Rufa, per due minuti. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, non avevo dubbi del suo impegno e della sua lealtà, visto che concordiamo sul fatto che bisogna ancora lavorare. Purtroppo, in questo caso la natura non ci ha dato una mano. Confido nel suo lavoro, che vedo proficuo e continuo. La ringrazio e ci impegneremo insieme. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . La senatrice Montevecchi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00432 sul piano di messa in sicurezza dei luoghi e degli istituti della cultura, per tre minuti. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, i fatti di cronaca recentemente accaduti - in particolare la fuga di gas che si è prodotta nell'archivio di Stato di Arezzo il 20 settembre 2018, che ha causato la morte di due dipendenti - hanno riportato l'attenzione sulla necessità di garantire la sicurezza all'interno dei luoghi e istituti della cultura e del patrimonio culturale nazionale. Sul tema lei, signor Ministro, è intervenuto in più sedi, affermando l'impegno del Governo per dare priorità alla sicurezza e all'integrità dei luoghi della cultura e dello stesso patrimonio nazionale, al fine di tutelare l'attività dei dipendenti e garantire ai visitatori una fruizione priva di rischi. Facendo seguito a queste dichiarazioni, il Ministero ha stanziato 109 milioni di euro per la messa in sicurezza e la formazione antincendio di tutti i siti italiani. Mi permetto di commentare che si tratta di un investimento di notevole portata. Le chiedo quindi se, in parallelo a questo importante stanziamento, il Ministero abbia previsto altre misure che vadano nella direzione di un'effettiva attuazione del piano per la messa in sicurezza e la formazione antincendio in tutti i siti italiani, per la salvaguardia dei visitatori, dei lavoratori e delle opere stesse. PRESIDENTE. Il ministro per i beni e le attività culturali, dottor Bonisoli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BONISOLI, ministro per i beni e le attività culturali . Signor Presidente, ringrazio la senatrice Montevecchi per la richiesta di chiarimento sulle politiche che intendiamo porre in atto per la sicurezza dei luoghi della cultura che sono assegnati alla responsabilità del Ministero che presiedo. Ricordo anch'io molto bene quello che è successo il 20 settembre, perché sono mancati due colleghi, Piero Bruni e Filippo Bagni ed è veramente molto difficile confrontarsi con le famiglie di colleghi che sono andati a lavorare la mattina e non sono rientrati a casa la sera. Ho preso quindi molto seriamente la questione e mi sono reso conto che probabilmente lo Stato è stato un pochino - perdonate la mia diplomazia - troppo indulgente nei confronti di se stesso nel modo con cui ha affrontato, in passato, il tema della sicurezza, in particolare della sicurezza antincendio. Lo Stato non ha la stessa attenzione nel chiedere a se stesso quello che chiede, ad esempio, ad un soggetto privato, quindi diversi luoghi della cultura non sono a posto dal punto di vista della sicurezza. Cominciamo a partire da questo. Questa è la ragione per cui mi sono occupato, come prima cosa, di reperire le risorse e di finalizzarle, all'interno del budget del Ministero. La cifra è corretta: stiamo parlando di 109 milioni, che ho smobilizzato con un decreto del 25 ottobre per realizzare un piano straordinario pluriennale di sicurezza antincendio, che sarà finanziato interamente dal Ministero. Il piano riguarderà 314 sedi di istituti e luoghi della cultura e ha come obiettivo quello di migliorare sensibilmente la sicurezza dei dipendenti, dei visitatori e del patrimonio culturale. Sono tanti gli interventi relativamente di entità minore, perché quello che abbiamo visto è che, in alcuni casi, magari si erano spesi milioni di euro ristrutturazione, ma mancava quel pezzettino aggiuntivo per fare la scala antincendio in più, il maniglione antipanico in più e quindi per mettere lo Stato in condizioni di rispondere in modo totale alle esigenze di sicurezza. Questo è qualcosa che è successo in passato e il mio impegno è che non accada più in futuro. Per far funzionare questo piano lavoreremo insieme ai Vigili del fuoco, che ringrazio per il loro supporto fondamentale, con i quali abbiamo intrapreso una fattiva collaborazione che comporterà una revisione delle pianificazioni di emergenza e delle procedure, incentivando la formazione dei dipendenti, che è una parte fondamentale del piano. A questo proposito, tengo a dire che, quando parliamo di formazione dei dipendenti, deve partire dal più alto livello gerarchico all'interno dell'istituzione: se i dirigenti non fanno il corso antincendio, non possono pretendere che i dipendenti diano la giusta attenzione a normative che un domani potrebbero salvare loro la vita. Inoltre, abbiamo attivato una nuova struttura all'interno del Ministero, l'Unità per la sicurezza del patrimonio culturale, creata apposta per occuparsi di questo delicatissimo problema e, più generale, dell'emergenza all'interno del patrimonio, che sarà sotto la direzione del prefetto Fabio Carapezza Guttuso. Il Ministero partecipa inoltre, insieme al Ministero della difesa, al progetto denominato «Duplice uso sistemico» sull'impiego innovativo delle Forze armate al servizio del Paese: si tratta di utilizzare i dati che la Difesa ha a disposizione, attraverso l'uso dei satelliti e dei droni, per monitorare eventuali fenomeni di dissesto idrogeologico legati ai beni culturali, oppure cedimenti strutturali come quelli purtroppo verificatisi recentemente. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Montevecchi, per due minuti. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Ministro, sono molto lieta di ascoltare queste sue parole. Mi auguro che questo sia il primo passo per una nuova stagione all'interno del Ministero, dedicata a un grande piano di manutenzione ordinaria, perché, come ci siamo già detti in altre occasioni, il mondo dei beni culturali ha bisogno di un piano di manutenzione ordinaria. Manca l'ordinario, non è mai stato fatto e nella Legislatura precedente ci si è molto dedicati alle operazioni di grande effetto mediatico e non si è prestata cura, invece, a quella che dovrebbe essere la prima preoccupazione, ovvero quella di salvaguardare i nostri luoghi, quotidianamente. Mi auguro che con il prossimo anno si inauguri questa stagione nel Ministero, si possa mettere a punto un grande piano di manutenzione e che poi, magari nella manovra finanziaria dell'anno venturo, possano essere destinate le risorse possibili. Quindi sono molto lieta della risposta, che prendo come un passo di grande auspicio anche per il futuro. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, composizione PRESIDENTE . Comunico che il Presidente del Senato e il Presidente della Camera dei deputati hanno proceduto alla nomina dei componenti della Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria. L'elenco dei componenti della predetta Commissione sarà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Commissioni parlamentari bicamerali, convocazione PRESIDENTE . Comunico che, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, le seguenti Commissioni parlamentari bicamerali sono convocate, per la loro costituzione, mercoledì 5 dicembre, nella sede di Palazzo San Macuto, in via del Seminario, secondo gli orari di seguito indicati: ore 8,30, Commissione parlamentare per la semplificazione e Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria; ore 14,00, Commissione parlamentare per le questioni regionali e Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, in vista del derby calcistico di serie B tra Crotone e Cosenza di lunedì 26 novembre, la rubrica del TGR Calabria «Buongiorno Regione» ha ospitato Giancarlo Ciabattari, un ex calciatore che negli anni Sessanta e Settata giocò per la squadra bruzia, ma fu anche prestato ai cugini pitagorici. Oltre che in qualità di vecchia gloria di entrambe le squadre, Ciabattari è stato presentato come autore di due libri, i cui proventi saranno destinati in beneficenza. Gli spettatori sono però rimasti allibiti nel sentire che il primo romanzo, del 2012 e ripubblicato l'anno scorso, s'intitola «Zio Luigi, l'ultimo uomo d'onore». A nessun crotonese, infatti, è sfuggito che il titolo dell'opera celebra il famigerato zu Luigi, alias U Zirru , al secolo Luigi Vrenna, morto nel 1992. Possibile, si sono chiesti in tanti, che la TGR si sia prestata ad una così esplicita captatio benevolentiae nei confronti della dirigenza del Football Club Crotone, imparentata con il capo indiscusso della 'ndrina storica locale dei Vrenna-Ciampà-Bonaventura-Corigliano? Ho cercato in rete notizie sul contenuto del volume, peraltro presentato alla Biblioteca nazionale di Cosenza nel 2013, con il patrocinio del Ministero allora guidato dall'onorevole Franceschini. Ebbene, il titolo non è una mera trovata dell'autore o dell'editore per attirare lettori. Sui siti on line dov'è possibile acquistarlo, infatti, la moglie del Ciabattari, calabrese, si esprime come segue: «Nel racconto del libro "Zio Luigi. L'ultimo uomo d'onore" ho vissuto in prima persona accanto a mio marito l'esperienza di conoscere i vecchi uomini dell'onorata società e posso assicurarvi che, nella sua drammaticità, è stata un'esperienza positiva. Abbiamo conosciuto un uomo degno del significato d'esserlo, un vero uomo d'onore. La sua amicizia, a distanza di anni, rimane indelebile nei nostri cuori». Senza voler sindacare il giudizio della signora Ciabattari, vorrei ricordare che la letteratura è un medium a tutti gli effetti, dunque ogni libro è un'arma sul piano comunicativo. La descrizione fatta dalla signora, in termini encomiastici, del capobastone della 'ndrina sopra ricordata, arrestato nel 1974 per l'indimenticato omicidio di due bambini, cessa di essere un fatto personale o mera opera d'ingegno, nel momento in cui la televisione pubblica calabrese si presta a fare eco ad un così esplicito attestato di stima nei confronti di un personaggio censurabile sul piano umano e sociale. Dal servizio pubblico ci si attende che valuti con speciale attenzione l'opportunità di iniziative che possano anche indirettamente sdoganare o addirittura mitizzare esponenti della criminalità organizzata. Per di più, il rapporto malato mafia-calcio si alimenta da sempre di una certa qual tolleranza nei confronti di individui e situazioni la cui valenza può eventualmente sfuggire all'uomo comune, ma non può né deve sfuggire agli organi di informazione. Concludo, signor Presidente, dicendo che mi riprometto d'investire del caso la Commissione di vigilanza Rai e che ho già presentato un esposto all'ordine dei giornalisti e alla Federazione nazionale della stampa italiana, sperando che in futuro tutti i professionisti della comunicazione prestino maggiore attenzione a temi così delicati per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo M5S) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 15,57) AUDDINO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUDDINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in Aula per portare all'attenzione dell'Assemblea una vicenda incresciosa che vede, ancora una volta, coinvolta la mia terra, la Calabria. Alcuni giorni or sono, è andato in onda il reportage di un programma televisivo che ha messo in luce alcune anomalie riguardanti lo svolgimento di una procedura di selezione pubblica per autisti delle Ferrovie della Calabria, società di proprietà della Regione. In sede di prova, agli aspiranti autisti sarebbero stati forniti, come del resto è prassi, un cedolino con i dati anagrafici prestampati, un foglio con le domande e uno per le risposte, da indicare annerendo le apposite caselle. Ebbene, sul cedolino e sul foglio delle risposte vi erano appositi spazi nei quali applicare una coppia di codici a barre adesivi. È evidente come tale meccanismo, ideato per associare, anonimamente, il compito al concorrente, non abbia però i requisiti per garantire la paternità dell'elaborato, diversamente da quanto previsto in diverse procedure concorsuali di altre Regioni d'Italia, dove il codice a barre del cedolino dev'essere controfirmato. Inoltre, significativa è stata la drastica selezione ottenuta: dai 1.800 candidati partecipanti alla prova preselettiva, si è giunti agli appena 55 candidati ammessi alla prova successiva, ma vado avanti. La prova preselettiva - come del resto hanno confermato i partecipanti e le notizie di stampa di questi giorni - ha previsto domande poco attinenti alle materie oggetto del concorso in esame: test psicoattitudinali, logica matematica, cultura generale ed attualità erano presenti in misura preponderante rispetto alla disciplina specifica del codice della strada, alla gestione della guida e al funzionamento degli autobus, che erano presenti invece in misura trascurabile. Ulteriori dubbi sul bando sono emersi su alcune testate giornalistiche locali, nelle quali è stato ampiamente messo in risalto il fatto che la data originariamente prevista per lo svolgimento della prova preselettiva sia stata rinviata per permettere ad alcuni candidati di acquisire un requisito; requisito che, ricordo all'Assemblea, il bando richiedeva fosse in possesso dei candidati entro il termine di presentazione della domanda di partecipazione, non certo alla data dell'esame. Concludo manifestando la speranza che venga fugato ogni dubbio emerso dagli organi di stampa sulla correttezza dello svolgimento del concorso e venga fatta luce il prima possibile sui fatti sopra descritti, che, se corrispondessero a quanto esposto, recherebbero grave nocumento alle legittime richieste di giustizia e trasparenza, facendo prevalere, di contro, le logiche dei cinici favoritismi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 4 dicembre 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 4 dicembre, alle ore 15, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 16) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 871 e sui relativi emendamenti La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed il relativo emendamento, trasmesso dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Testo integrale della dichiarazione di voto della senatrice Gallone nella discussione delle mozioni nn. 1-00049, 1-00051, 1-00053, 1-00054 (testo 2), 1-00055, 1-00056 e 1-00058. Signor Presidente, Governo, cari colleghi e care colleghe, innanzitutto ringrazio i colleghi e le colleghe di ogni schieramento per la sensibilità dimostrata sul tema e in particolare le colleghe del PD per l'immediata condivisione di un percorso che, pur nelle reciproche differenze di impostazione, ci ha visto collaborare fattivamente. Signor Presidente, Governo, cari colleghi e care colleghe, il rispetto della dignità umana, della dignità della persona, costituisce il bene primario di ogni democrazia e di ogni azione politica, e ogni misura volta a garantirlo e a tutelarlo deve essere sostenuta da tutti attraverso la cultura e l'educazione, attraverso la legge, attraverso la solidarietà. Il rispetto della dignità della donna va anche oltre. Rappresenta il più alto grado di civiltà di un popolo. Rappresenta la forza di un popolo che voglia dirsi veramente e definitivamente civile. La violenza sulle donne invece, anche nei Paesi più evoluti tra cui il nostro, ancora persiste, insiste e nonostante la messa in campo di ogni iniziativa legislativa possibile, aumenta. La violenza sulle donne è il fenomeno più democratico che esista e il più cosmopolita, quindi non si può circoscrivere. È un fenomeno subdolo, strisciante, di cui troppo spesso ci si rende conto solo quando portato alle estreme conseguenze. La violenza sulle donne ha mille facce stalking , mobbing , maltrattamenti, percosse, molestie, sfruttamento sessuale, riduzione in schiavitù, discriminazione, coercizione, menomazione, differenze salariali e violazione dei diritti, femminicidio. Ecco, il Femminicidio, questo neologismo che riesce sempre a far discutere. Consentitemi un inciso prima di entrare nel merito: personalmente sono contraria a ogni forma di «femminilizzazione» dei ruoli perché secondo me le funzioni non hanno genere. Il Presidente del Senato rimane il Presidente (uomo o donna che sia) come il Sindaco o il Ministro rimangono il Sindaco e il Ministro, uomini o donne che siano ma, invece, reagisco quando sento polemizzare su questo termine da parte di persone che non riescono a vederne la differenza rispetto all'omicidio. In questo caso la differenza c'è, eccome, nel momento in cui la violenza estrema contro una donna si compie da parte dell'uomo verso una donna in quanto donna, in quanto femmina, nella accezione più negativa e sbagliata di oggetto di possesso! Ma torniamo alla violenza. Violenze di ogni genere fisiche e morali, che avvengono da sempre e che avvengono ovunque fuori e - ahimè - troppo spesso dentro le mura domestiche, per i motivi più disparati (culturali, religiosi) là dove comunque ci sia ancora la concezione della donna percepita sesso debole, nel senso che la debolezza fisica, la maggiore o la diversa sensibilità sono considerati i limiti che, in menti grette e ignoranti, rendono lecite azioni spregevoli nei loro confronti. E il «là dove» non è purtroppo solo dall'altra parte del mondo ma anche «qui e ora» nella nostra civilissima Europa, nella nostra civilissima Italia, da Nord a Sud senza differenze. Perché oggi siamo ancora qui a sollecitare il Governo con una mozione? Perché oggi siamo ancora qui a manifestare, a portare testimonianze, a sensibilizzare in ogni modo? Siamo ancora qui perché nonostante tutti gli sforzi, tutte le leggi e tutte le manifestazioni i numeri diffusi dalle statistiche sono impressionanti: solo in Italia ogni due giorni e mezzo viene uccisa una donna. E i primi mesi del 2018 hanno visto un'impennata del fenomeno con un incremento del 30 per cento rispetto al 2017 e con trentacinque donne uccise dall'inizio del'anno. Trentacinque! Trentacinque donne uccise dall'inizio di quest'anno! E troppo spesso alle donne vittime si aggiungono altre vittime: i figli che rimangono orfani o che vengono uccisi a loro volta e a loro volta segnati per sempre dalla violenza a cui hanno assistito. Lo abbiamo detto e ripetuto qui oggi in Aula, come lo abbiamo detto e ripetuto tutti noi che ricopriamo un ruolo politico durante tutte le manifestazioni a cui abbiamo partecipato: basta, basta basta. La violenza nei confronti delle donne è finalmente considerata una violazione dei diritti umani fondamentali, anzi l'OMS la considera la più vergognosa e la più pervasiva. Tanto da considerarla un flagello sociale, la prima causa di morte delle donne fra i sedici e i quarantaquattro anni. Ecco perché oggi siamo ancora qui a parlarne. Per arrivare a non doverne parlare più. In Italia, sono stati nel tempo introdotti numerosi strumenti di civiltà e tutela femminile, a partire dalla riforma del diritto di famiglia nel 1975 quando finalmente la donna smise di passare dalla tutela della patria potestà a quella della patria maritale, passando per abolizione del «delitto d'onore» avvenuta soltanto nel 1981, al reato di violenza sessuale, definito solo dal 1996 come crimine contro la persona e non più contro la morale per arrivare finalmente alla legge del 2009 contro lo stalking o a quella del 2006 che vieta le pratiche di mutilazione genitale femminile. Ma ci sono reati che ancora vanno codificati nel nostro ordinamento: nuove fattispecie di reati subdoli e striscianti e pericolosissimi: per esempio pene severe per chiunque pubblica o divulga attraverso strumenti informatici o telematici o digitali immagini e video privati sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate. Alle azioni dirette alla rivoluzione culturale devono poi aggiungersi ulteriori interventi sul piano legislativo, perché alla gravità di questo fenomeno si può davvero rispondere soltanto con provvedimenti articolati che non si limitino solo a sanzionare penalmente le molestie e le violenze contro le donne, ma che siano soprattutto in grado di tutelare le donne contro ogni forma di violenza, favorendo la prevenzione, ma garantendo al contempo processi rapidi, accertamento della responsabilità e conseguente pena certa e adeguata per i colpevoli. Dobbiamo spingere per un sistema di prevenzione organizzata, per realizzare strumenti cautelari efficaci e per garantire il codice rosso sui reati di violenza sulle donne con conseguente velocizzazione di tutte le indagini per percosse e maltrattamenti ripetuti. Affinché le situazioni non arrivino a precipitare. Ed è proprio di ieri la notizia che il Consiglio dei Ministri ha approvato il Codice Rosso, ovvero una corsia preferenziale per le denunce, indagini più rapide sui casi di violenza alle donne, l'obbligo per i pm di ascoltare le vittime entro tre giorni e corsi di formazione ad hoc per le Forze di polizia perché sappiano rapportarsi nel migliore dei modi nel momento in cui le donne trovano il coraggio di denunciare magari proprio il partner. L'iniziativa è più che lodevole ed è la sintesi di quanto da sempre richiesto in maniera trasversale, ma ricordo che se a quanto enunciato non segue un impegno economico preciso, immediato, all'interno della legge di bilancio l'enunciazione rimarrà solo un ennesimo proclama di questo Governo. Perché nella legge di bilancio 2019, a oggi, le somme stanziate per il fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità subiscono una decurtazione di quasi 2 milioni di euro per il triennio 2019/20/21 e il fondo per le vittime di reati intenzionali violenti destinato anche agli orfani per crimini domestici subisce a sua volta un taglio rispetto agli anni precedenti. Noi voteremo a favore di ogni euro a sostegno di questo tema. Perché il fenomeno della violenza sulle donne, che piuttosto che addolcirsi continua invece, purtroppo, ad inasprirsi, si può contrastare e combattere solo combinando contemporaneamente più azioni, tra cui, prima di tutto, l'attuazione di una vera e propria rivoluzione culturale, una presa di coscienza collettiva della società, che deve poi trasformarsi, come stiamo tentando di fare, in una battaglia comune di uomini e donne contro questa grave realtà. Ma le rivoluzioni costano. Formare gli insegnanti costa. Formare gli operatori delle Forze dell'ordine costa. Sostenere le associazioni costa. Ma può uno Stato civile chiamare «costo» lo stanziamento di risorse per costruire coscienze? No e allora cambio termine: il Governo deve «investire». Investire, investire. Perchè l'investimento poi produrrà un rientro con gli interessi. Ricordiamolo! Investire sulla scuola e sull'educazione è la migliore garanzia per ridurre domani i costi sociali derivanti dai fenomeni di violenza. Perché la scuola è un osservatorio privilegiato sulla vita dei bambini e delle bambine, delle ragazze e dei ragazzi e di conseguenza sulle famiglie, in cui figure di estrema prossimità e di grande importanza come sono gli insegnanti, possono favorire l'emersione della violenza subita e assistita riconoscendo i segnali di disagio e attivando segnalazioni e percorsi di sostegno e di aiuto. Ma per investire sulla scuola è necessario un intervento organico. Non bastano interventi a pioggia nelle scuole senza organizzare un piano organico e di ampio respiro che consenta di strutturare percorsi di educazione al rispetto delle donne. Sussidiarietà può essere una delle parole chiave: sussidiarietà tra Stato, ente locale, agenzie educative, associazioni, volontariato e sport. Perché bisogna lavorare sempre di più per dare alle donne la consapevolezza del loro diritto alla sicurezza e per intensificare la politica del sostegno alla vittima, perché una donna lasciata sola dalla società è una donna che subisce una doppia violenza. Perché chissà poi quanti sono i casi - lo abbiamo sentito e lo sappiamo - che rimangono nascosti, se si considera l'elevata percentuale delle donne che non denunciano uno stupro o un maltrattamento. Secondo l'ISTAT il 95 per cento delle vittime non denuncia la violenza subita, senza contare che l'omicidio è solamente l'ultima fase - come dicevo prima, quella più estrema - di un percorso fatto di abusi e violenze. È ora di andare oltre: perché, come leggevo in uno dei tanti messaggi che in questi giorni sono girati sui social , «viviamo in una società che insegna alle Donne a difendersi dallo stupro invece di insegnare agli Uomini a NON stuprare le Donne». E in questo le madri dei figli maschi siamo noi donne! Ecco perché la richiesta della mozione rispetto alla necessità di obbligo per gli uomini maltrattanti di seguire un percorso di "riabilitazione" presso centri specializzati. E un intervento a parte e specifico meriterebbe l'orribile questione degli abusi sulle donne con disabilità. Sono il 36 per cento le donne disabili vittime di violenza, il doppio delle altre donne. Agghiacciante! E l'orrore aumenta se si pensa che nella maggior parte dei casi chi commette violenza su di loro è proprio chi dovrebbe prendersene cura. Mi viene la pelle d'oca. L'introduzione delle telecamere di sorveglianza negli istituti si rivelerà fondamentale e ringrazio per questo l'iniziativa della collega Gabriella Giammanco. E sono ancora davvero molte, troppe, le donne straniere in Italia vittime della violenza maschile subdola che opera per mano femminile. Penso alle donne che sottopongono a infibulazione le loro figlie, dopo aver subito a loro volta lo stesso trattamento. Comincia il periodo del «taglio» e noi non possiamo permetterlo perché l'Italia è in prima linea contro questa pratica agghiacciante. Di conseguenza, i diritti e le libertà che le donne hanno faticosamente conquistato nel corso del tempo si scontrano con la mancanza di diritti di altre culture, perché sconosciuti o denigrati e anche qui. La Convenzione di Istanbul ratificata anche dall'Italia e da altri due Paesi, rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che presenti un quadro completo giuridico per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. Ha il duplice scopo, da una parte, di prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione, di disuguaglianza e di violazione dei diritti fondamentali di tutti e, dall'altra, di sostenere le vittime e di perseguire i responsabili attraverso una strategia coordinata e condivisa a livello internazionale. Quindi, che cosa chiediamo al Governo? Chiediamo che si impegni a confermare che il contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica rientri fra le politiche prioritarie della sua azione. Chiediamo di promuovere una adeguata campagna di informazione e di sensibilizzazione e di procedere ad un approfondimento, al fine di verificare, in vista dell'eventuale ratifica della Convenzione, che le previsioni della stessa siano conformi ai principi del diritto naturale e delle norme della Carta costituzionale. Anche prendendo spunto dalle realtà territoriali, dalle iniziative degli enti locali che molto spesso sono più avanti. Penso al mio percorso amministrativo che mi vede dal 1996 componente del Consiglio delle Donne del Comune di Bergamo, diventato vero e proprio organo statutario che, affianca l'opera della Giunta e del Consiglio comunale lavorando sui temi delicati in affìancamento di tutte le associazioni presenti sui territori. Lasciatemi ringraziare il mio partito, Forza Italia, all'interno del quale troviamo realmente valorizzato il ruolo della donna al pari di quello dell'uomo nel ricoprire ruoli apicali di grande responsabilità e di guida. Lasciatemi ringraziare tutti i colleghi uomini per essere al nostro fianco in una battaglia comune che li rafforza proprio come uomini. Spero che quella di oggi non rimanga l'ennesima giornata simbolo, ma che segni davvero una svolta importante di impegno e sinergia di azione. La rivoluzione parte in primis da noi, che siamo la politica Concrete , supportata dalle risorse adeguate per dare finalmente il megafono alla voce di tutte le donne e per amplificare quel grido di aiuto che non può più essere silenzioso. Silenziosa come l'assenza oggi del sottosegretario alle pari opportunità Spadafora, che avremmo avuto il piacere di avere con noi oggi. Ci siamo trovati tante volte in quest'Aula a discutere di violenza sulle donne, spesso in maniera concitata, sulla spinta emotiva di gravi fatti di violenza. Stamani invece lo facciamo in maniera lucida e tranquilla, per prendere atto di un fatto importante: il cambiamento passa attraverso ognuno di noi. Uno per uno. Una per una. Noi siamo donne e uomini che hanno il potere di cambiare le cose. Noi siamo la politica. Noi siamo l'esempio. Da noi può passare davvero il cambiamento, non dimentichiamolo. In quest'Aula oggi con emozione e come sprone lasciatemi rileggere l'articolo 3 della nostra Costituzione: «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della per-sona umana…». Siamo senatori della Repubblica, paladini della Costituzione. Dimostriamolo sempre! In ragione delle considerazioni espresse dichiaro che il Gruppo di Forza Italia voterà a favore della propria mozione e delle mozioni degli altri Gruppi in nome di una guerra condivisa che ci deve vedere tutti alleati che deve essere vinta stando fianco a fianco anche in memoria di tutte le donne cadute sul campo. Integrazione all'intervento del sottosegretario Bartolazzi in risposta all'interrogazione 3-00325 Sulla base delle declaratorie, che descriveranno specificatamente le competenze delle diverse figure, sarà quindi possibile definire i requisiti di accesso ed i criteri di valutazione. Inoltre, la competente direzione generale di questo Ministero ha predisposto ed inviato, in data 24 ottobre 2018, una nota circolare agli IRCCS e IZS, ai fini della individuazione del personale destinatario della prima applicazione della normativa. In tale atto, è stata richiamata l'attenzione sui titolari di borsa di studio; ciò in considerazione del fatto che, nel settore della ricerca, non di rado si è fatto ricorso alla concessione di borse di studio, non per il perseguimento delle specifiche finalità connesse a tale tipologia contrattuale (ossia offrire un'occasione di apprendimento al destinatario della borsa di studio) ma, piuttosto, per sopperire alle necessità relative alla conduzione delle attività di ricerca degli istituti. Per tale motivo, si è ritenuto opportuno invitare i singoli Istituti a valutare le posizioni soggettive di ciascun borsista, onde determinare se, nella fattispecie, si tratta della concessione di una borsa di studio finalizzata, primariamente, a fornire un sostentamento per favorire l'apprendimento dell'interessato, ovvero se la effettiva e sostanziale finalità dell'instaurazione del rapporto risiede nella volontà di avvalersi dell'opera del borsista per esigenze proprie dell'istituto. A tal fine, sono stati ricordati gli indici sintomatici individuati dalla giurisprudenza e richiamati dalla Corte di Cassazione, tra l'altro, nell'ordinanza 22 dicembre 2017, n. 30868. In tale occasione, nel rigettare il ricorso di un ente pubblico economico avverso la condanna all'assunzione di un borsista, la Suprema Corte ha ribadito come, anche nel caso delle borse di studio, sia possibile desumere la natura subordinata del rapporto instauratosi fra le parti in base alla sottoposizione al potere direttivo, gerarchico e disciplinare, nonché dalla continuità della prestazione e dall'inserimento stabile nella organizzazione aziendale. In merito alla richiesta della concessione di una proroga ai contratti dei ricercatori in scadenza, in attesa dell'emanazione dei predetti decreti attuativi, occorre richiamare quanto previsto dall'articolo 1, comma 433, della legge n. 205 del 2017, per cui, al fine di garantire la continuità dell'attività di ricerca, nelle more dell'attuazione della prima applicazione della normativa, e in deroga al divieto, per le pubbliche amministrazioni, di stipulare i contratti di collaborazione di cui al comma 5- bis , dell'articolo 7, del decreto legislativo n. 165 del 2001, è riconosciuta la possibilità, per IRCCS e IZS, di continuare ad avvalersi, con le forme contrattuali di lavoro in essere, del personale di ricerca in servizio al 31 dicembre 2017. Pertanto, la possibilità di proroga è già prevista dalla legge n. 205 del 2017. Da ultimo, per quanto riguarda i tempi previsti per la nomina del nuovo direttore scientifico dell'IRCCS di diritto pubblico "Centro di Riferimento Oncologico" di Aviano (PN), si segnala che la Commissione competente, riunitasi il 26 novembre 2018, ha individuato una terna di idonei, che sarà sottoposta al Ministro della salute, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 42 del 2007. La procedura contempla l'acquisizione dell'intesa con il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e sarà conclusa, presumibilmente, entro la fine del 2018. Per completezza, si segnala che la Regione Friuli Venezia Giulia ha provveduto a prorogare di un anno i contratti dei ricercatori, operanti presso gli IRCCS "CRO"di Aviano e "Burlo Garofolo" di Trieste, i quali abbiano già maturato i requisiti previsti per la stabilizzazione. Inoltre, per i ricercatori degli stessi IRCCS che non hanno ancora conseguito tali requisiti, la Regione ha definito una proroga di tre mesi, necessaria ai fini dell'espletamento delle procedure di nuovi bandi. Integrazione all'intervento del Sottosegretario Morrone in risposta all'interrogazione 3-00078 Peraltro, oltre a venire in rilievo la questione della appartenenza ad un partito politico come fonte di identificazione dei destinatari dell'offesa, emerge una più generale condotta sessista orientata ad offendere il genere femminile in quanto tale. La sensibilità del Ministero sul versante delle vittime di reati violenti, particolarmente esposte e vulnerabili, ha trovato la sua più recente espressione nel disegno di legge presentato dal Governo lo scorso ottobre, a firma congiunta con il Ministro della funzione pubblica, recante "modifiche al codice di procedura penale: disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere" (cosiddetto "Codice Rosso") volto a fornire livelli di tutela avanzata e preventiva alle vittime di violenza. Si vuole introdurre, in tal modo ed in funzione preventiva, una presunzione assoluta di urgenza rispetto a fenomeni criminosi per i quali l'inutile decorso del tempo può portare, e spesso porta, ad un aggravamento delle conseguenze dannose o pericolose. Fenomeni di violenza che ben potrebbero originare da condotte volte a veicolare commenti come quello si discute, e per ciò solo idonee a determinare effetti lesivi a cascata e fuori controllo. Tanto rappresentato, si rassicurano i senatori interroganti che il tema dell'utilizzo consapevole dei social media e del contrasto alla diffusione on line di messaggi di odio riveste carattere prioritario su più fronti, considerate le molteplici ricadute di condotte di tale tipologia, per il Governo e per il Ministero della giustizia. Ogni intervento in materia presuppone, inoltre, un approccio multidisciplinare, che veda il coinvolgimento non solo delle amministrazioni dello Stato, ma di esponenti delle organizzazioni internazionali, dell'associazionismo privato, del giornalismo, dei social media e soprattutto degli internet service providers . La soluzione che va messa in campo, oltre che sanzionatoria, deve indefettibilmente passare attraverso la costruzione di "anticorpi", che siano interni alla rete stessa. In tale direzione, presso il Ministero della giustizia è stata istituita la Consulta permanente per il contrasto ai crimini d'odio ed ai discorsi d'odio. Tale organo svolgerà attività di supporto e consultiva rispetto ad interventi e iniziative dell'Amministrazione, in ambito nazionale e sovranazionale. L'obiettivo da perseguire è la costruzione di un sistema che coniughi politiche di sicurezza con politiche di inclusione e contrasto ad ogni forma di discriminazione esercitata sul web , supportate da analisi aggiornate, monitoraggi compiuti ed efficaci, ed interventi coordinati e concreti. Integrazione all'intervento del sottosegretario Morrone in risposta all'interrogazione 3-00210 Con decreto dei Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dell'economia e delle finanze, datato 24 aprile 2018, poi, è stata autorizzata l'assunzione a tempo indeterminato di 300 operatori giudiziari, ai sensi dell'articolo 35 comma 1, lett. b) decreto legislativo 165/2001, mediante avviamento degli iscritti alle liste di collocamento, per la quale si sta già predisponendo il relativo bando. Quanto, infine, alle posizioni dirigenziali, nel dettaglio si evidenzia che, nel distretto di Lecce, a fronte di 7 posti previsti, ne sono coperti 4 stabilmente ed uno con reggenza ad interim . A breve, si provvedere comunque a indire una nuova procedura di interpello per la copertura di tutte le posizioni dirigenziali vacanti sul territorio nazionale. Infine, si rappresenta che, come esposto dallo stesso interrogante, in data 27 febbraio 2018, è stato sottoscritto un Protocollo d'Intesa con cui si è dato avvio alla realizzazione del cosiddetto "Polo della Giustizia di Lecce". Il Protocollo in questione assume un particolare valore simbolico riguardando un'area sottratta alla criminalità organizzata ed oggetto di confisca. Al riguardo è in fase di perfezionamento un accordo con l'Agenzia del Demanio, che ha dichiarato la propria disponibilità a svolgere anche le funzioni di stazione appaltante, al fine di avviare la fase di progettazione, con fondi, già individuati, a carico del Ministero della Giustizia. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barboni, Biasotti, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Bruzzone, Candiani, Cantu', Cattaneo, Cioffi, Ciriani, Collina, Crimi, de Bertoldi, De Poli, Di Micco, Endrizzi, Faraone, Fazzolari, Fazzone, Lupo, Mallegni, Merlo, Monti, Morra, Napolitano, Ripamonti, Ronzulli, Santangelo, Sbrollini, Schifani e Siri. Commissioni permanenti, trasmissione di documenti In data 29 novembre 2018, è stata trasmessa alla Presidenza la risoluzione della 11 a Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), approvata nella seduta del 21 novembre 2018, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo PLUS (FSE+) -(COM(2018) 382 definitivo) ( Doc . XVIII, n. 7). Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati. Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria i senatori: Barbaro, De Bertoldi, Fenu, Gaudiano, Marino e Sciascia. Il Presidente della Camera dei deputati ha chiamato a far parte della medesima Commissione i deputati: Currò, D'Alessandro, Giacometto, Giuliodori e Parolo. Bilancio interno del Senato, presentazione e deferimento Il Consiglio di Presidenza ha deliberato il rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2017 ( Doc. VIII, n. 1) e il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2018 ( Doc. VIII, n. 2), predisposti dai senatori Questori. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 165, comma 1, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi alla 5 a Commissione permanente. Disegni di legge, assegnazione In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali dep. Calabria Annagrazia ed altri Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori nei servizi educativi per l'infanzia e nelle scuole dell'infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità e delega al Governo in materia di formazione del personale (897) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea) C.1066 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.20, C.329, C.480, C.552) (assegnato in data 29/11/2018). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettere in data 13, 14 e 15 novembre 2018, ha trasmesso le seguenti deliberazioni che sono deferite, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 5 a Commissione permanente: deliberazione n. 23/2018/G - Relazione concernente l'indagine relativa alla problematica chiusura della liquidazione di Stretto di Messina Spa (Atto n. 118) - alla 8 a Commissione permanente; deliberazione n. 24/2018/G - Relazione concernente l'indagine relativa alla scelta dell'8 per mille dell'Irpef da parte dei contribuenti e all' audit dell'Agenzia delle entrate sui comportamenti degli intermediari (Atto n. 119) - alla 6 a Commissione permanente; deliberazione n. 25/2018/G - Relazione concernente l'indagine relativa allo stato di attuazione della linea 1 della Metropolitana di Napoli (Atto n. 120) - alla 8 a Commissione permanente. Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti È pervenuto al Senato un voto della Regione Piemonte volto ad evitare lo smantellamento del sito degli stabilimenti Comital e Lamalù. Tale voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente (n. 18). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Boldrini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00329 del senatore Errani ed altri. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 23 al 29 novembre 2018) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 12 GALLONE: sulla chiusura al traffico del ponte San Michele tra Calusco e Paderno (4-00890) (risp. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) GARAVINI: sulle espulsioni dei lavoratori europei in temporaneo stato di disoccupazione dal Belgio (4-00019) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) MAFFONI: sull'esposizione della bandiera arcobaleno da parte dell'ambasciatore d'Italia a Madrid (4-00410) (risp. DEL RE, viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ) QUAGLIARIELLO: sulla celebrazione di un matrimonio omosessuale da parte dell'ambasciatore italiano in Spagna (4-00643) (risp. DEL RE, viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ) Mozioni Atto n. 1-00059 PETROCELLI ANASTASI ANGRISANI BOTTICI CASTALDI DONNO FERRARA GALLICCHIO LANNUTTI LOMUTI MATRISCIANO MOLLAME NATURALE PACIFICO ROMANO LUCIDI Il Senato, premesso che: da quando nel 2002 furono rese note attività nucleari, non in linea con il TNP (Trattato di non proliferazione nucleare), nei siti allora segreti di Natanz e Arak, in cui, rispettivamente, era stata avviata la costruzione di un impianto di arricchimento dell'uranio e di un impianto ad acqua pesante, la comunità internazionale ha iniziato ad affrontare la questione nucleare dell'Iran; un rapporto critico dell'AIEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica) del 2003 ha dato il via ad un difficile percorso negoziale e diplomatico sul nucleare durato un decennio; a partire dal 2006 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha iniziato ad adottare una serie di risoluzioni, Risoluzioni 2224 (2015), 1929 (2010), 1803 (2008), 1747 (2007), 1737 (2006), con le quali si chiedeva all'Iran di cessare l'arricchimento dell'uranio per applicazioni militari; tali risoluzioni sono state accompagnate da misure restrittive contro l'Iran con le quali veniva vietata la fornitura di beni e servizi e, nello specifico, un embargo contro gli Stati, che esportassero materiali utilizzabili per il programma nucleare iraniano ed, al contempo, imponendo restrizioni finanziarie; a queste sanzioni si sono nel tempo aggiunte quelle imposte dagli Stati Uniti e dall'Unione europea, che, oltre ad attuare le sanzioni delle Nazioni Unite, nell'ultimo decennio hanno deciso una vasta gamma di sanzioni economiche e finanziarie autonome nei confronti dell'Iran; dopo alcuni anni di relazioni, piuttosto fredde, tra Iran e EU3 (Francia, Regno Unito, Germania) le discussioni sul nucleare iraniano hanno ricevuto un nuovo impulso nel 2013, contestualmente all'elezione di Hassan Rouhani alla presidenza dell'Iran; successivamente, con l'intensificarsi di lunghi e complicati processi diplomatici tra l'Iran e l'E3/UE+3 (Francia, Regno Unito, Germania) e UE + Stati Uniti, Russia e Cina, in ordine alla questione della proliferazione nucleare, si è arrivati ad un accordo su un piano d'azione congiunto globale (PACG) o JCPOA ("Joint comprehensive plan of action"); il 14 luglio 2015, dopo venti mesi di negoziati, i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Cina, Russia) assieme alla Germania e all'Unione europea hanno firmato a Vienna il predetto accordo con l'Iran (JCPOA) per la sospensione delle sanzioni adottate dalle Nazioni Unite, a fronte di impegni concreti per l'abbandono del programma nucleare iraniano monitorati, periodicamente dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica; il piano stabilisce, sia un meccanismo di monitoraggio rigoroso con disposizioni tecniche molto dettagliate, sia un calendario di attuazione delle misure concordate per procedere alla revoca delle sanzioni contro l'Iran; procedure e modalità applicative sono poi state definite con la Risoluzione Onu 2231/2015, adottata all'unanimità, cui l'Unione europea ha dato attuazione attraverso l'adozione di atti legislativi; a partire dal 16 gennaio 2016 si e? entrati nella fase denominata "Implementation Day", che ha visto la presentazione al Consiglio di sicurezza del rapporto con cui l'AIEA ha certificato che l'Iran ha completato le fasi preparatorie per avviare l'attuazione delle misure previste nel JCPOA; secondo quanto risulta dai successivi rapporti AIEA, l'Iran avrebbe correttamente adempiuto agli impegni di cui all'accordo internazionale; conseguentemente, la comunità internazionale ha iniziato ad adottare la sospensione delle sanzioni nei confronti di Teheran; l'Unione europea con il JCPOA si è impegnata a sospendere tutte le sanzioni economiche e finanziarie che erano state imposte all'Iran. In particolare la Sezione 19 e la Sezione A dell'Annex II prevedono che l'UE e gli Stati membri dell'UE provvedano ad eliminare tutte le disposizioni del regolamento 267/2012 e della decisione 2010/413/PESC del Consiglio (e successive modifiche) e a cancellare o modificare la normativa nazionale di attuazione; tra le sanzioni e misure restrittive sospese a seguito dell'implementazione dell'accordo vi sono anche le cosiddette "sanzioni secondarie" imposte dagli USA, ovvero quelle sanzioni che possono essere imposte dalle Autorità statunitensi a qualsiasi persona, anche straniera, che abbia realizzato determinate transazioni commerciali con l'Iran nei settori bancario e finanziario, energetico, petrolchimico, navale, della cantieristica, dei trasporti, delle assicurazioni e riassicurazioni, del software , dei metalli grezzi semilavorati, automobilistico e dei metalli preziosi; in data 12 gennaio 2018, in occasione dell'ultimo rinnovo della sospensione delle sanzioni secondarie statunitensi a Teheran, il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Trump, aveva chiesto agli EU3 (Francia, Regno Unito e Germania) di lavorare al fine di apportare alcune modifiche al JCPOA, pena il mancato rinnovo da parte USA della sospensione delle sanzioni; la comunità internazionale, con le sole voci contrarie di Israele, Arabia Saudita e Lega Araba, ha preso una netta posizione nel senso di voler rispettare l'accordo internazionale siglato solo poco tempo prima; da una parte l'UE, non rilevando elementi di inadempienza da parte dell'Iran, ha dichiarato anche per il tramite dell'Alto Rappresentante, Mogherini, che: "l'Unione europea prenderà provvedimenti per proteggere gli investimenti economici e gli interessi di sicurezza europei"; medesima volontà di rimanere nell'accordo è stata manifestata da Francia, Germania, Russia e Cina, quale fondamentale strumento per garantire e preservare la pace in Medio Oriente; anche il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Paolo Gentiloni, si è unito alla preoccupazione espressa dai capi di Stato e di Governo di Francia, Germania e Regno Unito per le possibili conseguenze, dichiarando di voler "preservare l'accordo, unanimemente fatto proprio dal Consiglio di Sicurezza nella Risoluzione 2231, corrisponde a interessi di sicurezza nazionali condivisi"; il Presidente USA ha annunciato, in data 8 maggio 2018, il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare iraniano ritenendolo "uno dei peggiori accordi mai stipulati"; ciò ha comportato la reintroduzione delle sanzioni statunitensi, ivi comprese le sanzioni cosiddette secondarie, che rischiano di penalizzare pesantemente i due Stati europei che maggiormente intrattengono rapporti commerciali con l'Iran e con imprese iraniane, ossia Italia e Germania; difatti, secondo i dati del 2017, si calcolano in circa 1,7 miliardi di euro le esportazioni italiane in Iran, in particolare di tante piccole e medie imprese, che hanno concluso contratti e che hanno commesse in Iran; a seguito del "Presidential Memorandum-11" di Trump dell'8 maggio 2018 e con il ripristino unilaterale delle sanzioni, la quasi totalità delle banche iraniane hanno subito un nuovo embargo finanziario da parte di tutte le autorità statunitensi; la difficoltà di un controllo di tutta la filiera per quanto concerne le transazioni in dollari, le operazioni che vedono coinvolti cittadini o materiali, beni e brevetti statunitensi, ha sempre spinto il sistema bancario e istituzionale ad operare con particolare prudenza nel finanziare e nel fornire garanzie ad imprese che commerciano con l'Iran e/o con imprese iraniane; per tale ragione la maggior parte degli istituti bancari italiani, per non rischiare l'approvvigionamento in dollari dal sistema bancario mondiale, si prevede blocchino pagamenti e garanzie su tutte le operazioni finanziarie e commerciali riguardanti l'Iran; dal 7 agosto, le prime misure restrittive statunitensi sono state reintrodotte, secondo quanto disposto dall'"Executive Order: Reimposing certain sanctions with respect to Iran", mentre le ulteriori sanzioni sono diventate operative dal 5 novembre; le sanzioni entrate in vigore il 5 novembre riguardano i settori petrolifero, marittimo, assicurativo e bancario. L'Italia, insieme ad altri sette Paesi, gode di un'autorizzazione temporanea a acquistare il greggio iraniano; l'Unione europea, per proteggere le proprie imprese dalle sanzioni secondarie USA ha avviato in seno alle istituzioni europee i lavori per l'aggiornamento del regolamento del Consiglio Europeo n. 2271 del 1996 denominato "blocking statutes" che era stato adottato per proteggere gli investimenti europei a Cuba e in Libia ed Iran dalle sanzioni statunitensi; in ogni caso, tale revisione secondo le procedure UE, seppur auspicabile, non rappresenta una soluzione immediatamente operativa, al fine di tutelare gli interessi delle imprese italiane, poiché obbliga ogni singola azienda ad un ricorso diretto o indiretto alla Commissione europea e non evita che si blocchino i pagamenti da e verso l'Iran in relazione al timore delle banche italiane di non potersi più approvvigionare in dollari, a causa del ripristino dell' embargo finanziario USA sulle banche iraniane, con la conseguenza per le stesse di non poter supportare l'interscambio italiano neanche con gli altri Paesi, visto che il commercio internazionale utilizza prevalentemente il dollaro come valuta per gli scambi; per tale questione si ritiene necessario individuare differenti modalità di intervento che possano garantire la prosecuzione delle relazioni commerciale, scongiurando un gravissimo danno per l'economia italiana; una possibile soluzione da vagliare potrebbe essere l'individuazione ed il coinvolgimento di piccoli istituti di credito, come ad esempio le banche di credito cooperativo, che non operano per lo più sul mercato mondiale dei capitali, quale veicolo per i flussi dei pagamenti da e per l'Iran e che, quindi, rischierebbero in maniera limitata la reintroduzione delle sanzioni e di eventuali ritorsioni di amministrazioni e banche americane; a tali fini si potrebbe agire anche attraverso l'intervento di Invitalia Global Investment (Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze, creata proprio per l'Iran dalla finanziaria 2018) che è già protagonista di Accordo Quadro per la concessione di garanzia sovrana su finanziamenti bancari di grandi aziende italiane per progetti iraniani forniti a loro volta di garanzia sovrana, per un importo fino a 5 miliardi di euro, stipulato con gli istituti di credito iraniani Bank of Industry and Mine e Middle East Bank, e, successivamente, con Saman Bank; considerato che: la reintroduzione delle sanzioni potrebbe colpire pesantemente gli interessi economici dell'imprese italiane nei prossimi mesi, e sarebbe un duro colpo sia per le grandi imprese in ragione dei progetti citati sia per le piccole e medie imprese, cui si riferisce essenzialmente l'1,7 miliardi di euro di esportazioni italiane verso l'Iran del 2017, oltre che per l'occupazione che deve essere salvaguardata; l'accordo sul nucleare iraniano e? un passo fondamentale verso il pieno reinserimento dell'Iran nel contesto commerciale internazionale, nonché per la lenta stabilizzazione dell'area mediorientale; la legittimità delle sanzioni secondarie USA, tra l'altro, è questione tutt'altro che pacifica nel diritto internazionale in ragione della loro pretesa efficacia extraterritoriale, impegna il Governo: 1) ad attivarsi nelle competenti sedi internazionali, affinché possano essere percorsi tutti i necessari passaggi diplomatici utili al mantenimento del JCPOA ("Joint Comprehensive Plan of Action"); 2) a promuovere e sostenere, in sede europea, ogni iniziativa utile tra cui l'aggiornamento del regolamento n. 2271 del 1996 denominato "blocking statutes" e così dare la massima protezione alle imprese europee che lavorano in Iran dalle sanzioni statunitensi; 3) a valutare, quale una delle poche soluzioni pratiche percorribili per tutelare l'operatività finanziaria, economica e commerciale delle imprese italiane operanti in Iran, l'individuazione ed il coinvolgimento di uno o più istituti di credito italiani che non operino sul dollaro e sul mercato mondiale dei capitali e quindi meno soggetti al rischio di rappresaglie finanziarie, attraverso la conclusione di specifici accordi/convenzioni con detti istituti. Interrogazioni Atto n. 3-00438 FERRAZZI D'ARIENZO SBROLLINI CUCCA STEFANO ALFIERI MAGORNO SUDANO BINI ROJC MANCA PITTELLA FEDELI BOLDRINI FERRARI Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che la riforma del Titolo V della Costituzione, che consente alle Regioni di avanzare la richiesta ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, per ottenere la concessione di ulteriori forme di autonomia nelle materie di cui al terzo comma dell'articolo 117, è stata voluta e attuata dai Governi di centro-sinistra; considerato che: il Governo Gentiloni, in data 28 febbraio 2018, ha accolto e firmato una pre intesa con la Regione Veneto per la concessione di maggiore autonomia su alcune determinate materie, quali: la tutela e valorizzazione dell'ambiente e dell'ecosistema, la tutela della salute, l'istruzione, la tutela del lavoro e i rapporti internazionali e con l'Unione europea; successivamente, il 12 giugno 2018, il presidente della Regione Veneto ha avanzato una nuova richiesta per ottenere maggiore autonomia su un totale di ben 23 competenze, nonché, di poter trattenere i 9 decimi del gettito riscosso all'interno del territorio regionale; il Ministro in indirizzo ha promesso che la nuova intesa si sarebbe conclusa entro il 22 ottobre 2018, ovvero la data in cui ricorre l'anniversario del referendum che si è svolto sul tema dell'autonomia sempre nella stessa Regione; ad oggi, le promesse ripetutamente annunciate sia dal ministro Stefani, nonché dal presidente Zaia, tra l'altro facenti parte dello stesso partito che oggi siede al Governo rispettivamente del Paese e della Regione, non ritrovano alcun riscontro nei fatti; quando due lustri fa fu avanzata una richiesta simile sempre da parte delle Regione Veneto con Zaia vicepresidente, il Governo nazionale, una volta giunta la richiesta, vide nel frattempo lo stesso Zaia entrare a far parte di quel Governo come Ministro, ed anche in quell'occasione purtroppo tutto si risolse in un nulla di fatto, si chiede di sapere quali atti il Ministro in indirizzo intenda adottare, o abbia già adottato, per dare una risposta concreta ed entro tempi certi ai cittadini veneti riguardo alla richiesta di maggiore autonomia avanzata dal presidente Zaia relativamente alle 23 competenze richieste, nonché alla possibilità di trattenere i 9 decimi del gettito riscosso all'interno del territorio del Veneto. Atto n. 3-00439 AGOSTINELLI MORONESE ACCOTO LA MURA NUGNES Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il decreto interministeriale 20 aprile 2005 istituisce il parco museo minerario delle miniere dello zolfo delle Marche in applicazione di quanto disposto dall'art. 15, comma 2, della legge n. 93 del 2001; l'art. 3 del decreto stabilisce che la gestione del parco è affidata al consorzio del parco costituito da Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dalla Regione Marche, dalla Provincia di Ancona, dalla Provincia di Pesaro ed Urbino, dalle Comunità montane dell'alta Valmarecchia, del Catria e Cesano, dell'Esino-Frasassi e dai Comuni di Arcevia (Ancona), Novafeltria, Pergola e Sant'Agata Feltria (Pesaro e Urbino), Sassoferrato (Ancona) e Talamello (Pesaro e Urbino); l'art. 8 del decreto definisce inoltre che, nelle more dell'approvazione dello statuto e del riconoscimento della personalità giuridica di diritto pubblico del consorzio, è costituito il comitato di gestione provvisoria che esercita tutti i poteri di indirizzo, controllo e gestione, ed è composto da un presidente, nominato dal Ministro previo parere della Regione Marche, e da otto componenti nominati dal Ministro; il decreto ministeriale n. 60 del 16 marzo 2017 approva lo statuto dell'ente, che all'art. 11, comma 1, sancisce: "Il Consiglio Direttivo è composto dal Presidente e da sei componenti nominati dal Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare secondo le seguenti modalità: a) un rappresentante del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare su designazione del Ministro stesso; b) un rappresentante del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo su designazione del Ministro stesso; c) un rappresentante dell'Istituto Superiore per la Protezione e della Ricerca Ambientale (ISPRA) su designazione dell'Istituto stesso; d) un rappresentante della. Regione Marche su designazione della Regione medesima; e) due rappresentanti degli Enti locali costituenti il Consorzio designati a maggioranza relativa degli stessi"; considerato che: le designazioni di 5 componenti del consiglio direttivo risultano già avvenute, mancando solo il componente designato dal Ministro nonché il presidente; alla luce delle dimissioni dei componenti del comitato di gestione provvisoria, l'ente si trova dal mese di agosto 2018 sprovvisto dell'organo di indirizzo, controllo e gestione, restando in carica il solo presidente che deve garantire esclusivamente l'attività ordinaria del parco, si chiede di sapere se e quali provvedimenti intenda adottare il Ministro in indirizzo per porre fine alla provvisorietà e restituire la piena funzionalità al parco così da perseguire, come da statuto, il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio ambientale, etno-antropologico, storico-culturale e tecnico-scientifico dei siti, beni e tradizioni legati alla storia e alla cultura mineraria. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00436 DE PETRIS ERRANI Al Ministro dell'interno Premesso che: la data fissata per le elezioni regionali in Abruzzo, il 10 febbraio 2018, contrasta a parere degli interroganti con il buon senso, la democrazia e una corretta gestione del denaro pubblico. La campagna elettorale si svolgerà nei mesi più freddi dell'anno. Quelli da emergenza neve. La scelta meno opportuna per favorire la partecipazione popolare e l'elettorato attivo e passivo. Le liste che dovranno raccogliere le firme per presentarsi dovranno fare banchetti per strada col gelo. Per non parlare poi di comizi, affissioni o volantinaggi. Persino la possibilità di recarsi ai seggi in tanti comuni montani e delle aree interne sarà problematica; inoltre, si prefigura un gigantesco spreco di denaro pubblico, di almeno 6 milioni di euro, mentre a maggio c'è una tornata di elezioni europee e amministrative. Eppure, c'è una norma che prevede l'election day : l'articolo 7 del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni dalla legge n. 111 del 2011; infatti, accanto alla normativa regionale, l'articolo 7, del decreto-legge citato prevede: "1. A decorrere dal 2012 le consultazioni elettorali per le elezioni dei sindaci, dei Presidenti delle province e delle regioni, dei Consigli comunali, provinciali e regionali, del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, si svolgono, compatibilmente con quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, in un'unica data nell'arco dell'anno. 2. Qualora nel medesimo anno si svolgano le elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia le consultazioni di cui al comma 1 si effettuano nella data stabilita per le elezioni del Parlamento europeo"; il comma 2 dell'articolo non fa salva (come invece il primo) la compatibilità con gli ordinamenti degli enti territoriali e, dunque, deve trovare applicazione a tutte le elezioni di tali enti che si debbano tenere nel medesimo anno solare delle elezioni europee. In tal senso è orientato un parere dell'Avvocatura Generale dello Stato (richiamato dal viceministro dell'Interno in risposta ad alcune interrogazioni parlamentari alla Camera dei deputati del 10 dicembre 2013) che considera la norma "principio fondamentale del sistema elettorale". Di suddetta interpretazione si trovano riscontri anche nella giurisprudenza amministrativa (TAR Piemonte, sez. I, sent. n. 392 del 6 marzo 2014) e della Corte costituzionale (sent. n. 158 del 2015, punto 4.2 della parte in diritto); in tal senso, peraltro, ha operato in passato la stessa Regione Abruzzo: si veda il decreto del Presidente della Giunta regionale n. 6 del 14 gennaio 2013, che ha fissato le elezioni nel giorno 25 maggio 2014, contestualmente alle elezioni europee previste per quella data, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di addivenire ad un'intesa con la Regione Abruzzo per far svolgere le elezioni regionali nella medesima data delle elezioni europee, che si terranno il 26 maggio 2018. Atto n. 3-00437 CUCCA MARCUCCI ROSSOMANDO MALPEZZI VALENTE CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BOLDRINI COLLINA D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI LAUS MAGORNO MARGIOTTA MARINO PARRINI PITTELLA ROJC SBROLLINI STEFANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo quanto riportato dal quotidiano "La Nuova Sardegna", giovedì 22 novembre 2018 si è tenuto a Tortolì (Nuoro), nella piazza antistante la nuova sede della Lega, un comizio del Ministro in indirizzo e vice presidente del Consiglio dei ministri Matteo Salvini; secondo quanto riportato dal quotidiano l'avvocata Marcella Lepori, già sindaco di Tortolì dal 2005 al 2010, la collega Katia Cerulli ed altre quattro persone che stavano contestando pacificamente, cantando "Bella ciao" a decine di metri di distanza dall'area in cui si teneva il comizio del ministro Salvini, sono state identificate da agenti di polizia in borghese; come dichiarato dalla stessa Lepori al quotidiano "Siamo andate, in un piccolo gruppo di persone per esprimere liberamente il nostro disappunto per il leader della Lega. Eravamo sotto i portici, sul lato opposto del viale Monsignor Virgilio dove era stato sistemato il palco (...) Al suo arrivo abbiamo iniziato a cantare 'Bella ciao' e quando è iniziato il suo discorso, a voce alta abbiamo chiesto cosa avesse fatto negli anni da europarlamentare e anche qualcosa rispetto alla sparizione dei famosi 49 milioni di euro"; al termine del comizio il gruppo sarebbe stato fermato e identificato da agenti di polizia in borghese e, inoltre, i medesimi agenti avrebbero fotografato i documenti dei manifestanti; come dichiarato dalle stesse Lepori e Cerulli al quotidiano sardo alla richiesta di spiegazioni in merito all'identificazione, sarebbe stato risposto da uno degli agenti "che ci controllavano perché eravamo una minoranza". Le due avvocate presenteranno al riguardo un ricorso al Garante per la protezione dei dati personali; considerato che: il presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati di Lanusei, Gianni Carrus, ha espresso immediata solidarietà alle due colleghe, affermando che: "le libertà fondamentali, in uno Stato civile e democratico si tutelano e si garantiscono (...) esercitare il diritto al dissenso è fondamenta portante e costituente della libertà di tutti noi"; l'articolo 21 della Costituzione al primo comma dispone che: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue valutazioni in merito; se non ritenga urgente e necessario chiarire quali iniziative intenda intraprendere per garantire che le manifestazioni pacifiche di dissenso godano delle necessarie tutele costituzionali. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00950 LAUS Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'azienda BCS ex TRW Automotive di via Miraflores a Nichelino (Torino), produttrice di sistemi bloccasterzo elettrici e meccanici, è stata rilevata recentemente dal gruppo cinese di elettronica Luxshare che possiede stabilimenti in tutto il mondo. La BCS risulta essere oggi l'ultima azienda rimasta nel settore di grandi dimensioni e con un consistente numero di addetti; l'azienda BCS di Nichelino si trova attualmente in uno stato di grande sofferenza economica e finanziaria; i dipendenti con contratto di solidarietà che va dal 13 settembre 2018 fino al mese di settembre 2019 sono 188 ed i turni lavorativi previsti sono di 6 ore. Essendo lo stipendio calcolato sul numero di ore, molte famiglie vivono in una situazione di enorme difficoltà e soprattutto vedono diminuire le garanzie per il loro futuro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto; se non ritenga necessario assumere iniziative urgenti per effettuare una verifica approfondita della situazione al fine di trovare una soluzione definitiva alle problematiche dell'azienda e dei lavoratori da questa impiegati. Atto n. 4-00951 ASTORRE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, con sentenza n. 10883/2018 del 12 novembre 2018, ha condannato Roma Capitale al risarcimento, in favore di Moreno Estate Srl della somma di euro 3.276.955,16, pari, per ciascun giorno, a euro 8.977,96. L'importo è calcolato sulla base dei giorni effettivi occupati (dal 15 settembre 2017 sino al 27 febbraio 2018) sine titulo, in quanto, a seguito della sentenza del Tribunale civile di Roma, Sez. VI civile, del 25 novembre 2013, lo stesso ha accolto la domanda della società, diretta a ottenere la convalida della licenza per finita locazione al 31 dicembre 2012 degli immobili ubicati in Ostia Lido, lotti B/D/F/G/H/N/P, concessi in locazione al Comune di Roma, con contratto sottoscritto il 1° ottobre 2001 e registrato il 18 marzo 2002 per la durata di 6 anni; con la suddetta sentenza è stato dichiarato cessato il contratto di locazione alla data del 31 dicembre 2012 ed è stata confermata l'ordinanza di rilascio già emessa; la ricorrente, Moreno Estate Srl, in un primo momento si era resa disponibile alla stipulazione di un contratto di locazione, anche in considerazione della difficoltà manifestata dall'Amministrazione capitolina riguardo al trasferimento delle famiglie (circa 1.100) in altre abitazioni. Tuttavia, tale trattativa tra le parti non è andata a buon fine; considerato che: Roma Capitale ha pure revocato la procedura selettiva avviata nel 2016 per la locazione di alloggi, soluzione che avrebbe potuto consentire il reperimento di ulteriori immobili, necessari per la collocazione di migliaia di nuclei familiari; l'assessore alle Politiche abitative e patrimonio di Roma Capitale ha dichiarato, in una manifestazione pubblica, che lo sgombero di migliaia di alloggi previsto potrebbe interessare anche il territorio di Ostia, dove sono ubicati gli immobili richiamati in premessa; gli immobili necessitano, in via urgente, di interventi di consolidamento e messa in sicurezza a tutela dell'incolumità delle famiglie che vi abitano. Da alcune cronache, e inchieste giornalistiche, come pure da diverse perizie fatte dai Vigili del fuoco, si apprende che quei manufatti presentano gravi problemi di cedimento, segnalati alle autorità amministrative preposte, si chiede di sapere: se e quali interventi il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche in sostegno dell'Amministrazione capitolina, al fine di garantire alle famiglie coinvolte il diritto irrinunciabile alla casa; se e quali interventi intenda adottare al fine di sollecitare un intervento urgente dei soggetti competenti finalizzato alla messa in sicurezza degli immobili menzionati. Atto n. 4-00952 SAPONARA CAMPARI Al Ministro della salute Premesso che: l'accordo del 16 dicembre 2010 sulle «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo» ha impegnato le regioni italiane ad attuare 10 linee di azioni per la ridefinizione del percorso nascita; con esso viene stabilito in 1.000 parti anno il volume minimo per configurare le condizioni organizzative, di competenza e di expertise , necessarie per la sicurezza del percorso nascita; l'accordo ha pertanto previsto la chiusura dei punti nascita con un volume di attività inferiore a 500 parti/anno, in quanto non in grado di garantire sicurezza per la madre ed il neonato, nonché l'adozione di stringenti criteri per la riorganizzazione della rete assistenziale, fissando il numero di almeno 1.000 parti ogni anno quale parametro cui tendere; il Ministero ha al riguardo specificato che il criterio di chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti non va considerato con accezione punitiva nei confronti della popolazione, poiché non scaturisce da mere finalità economiche di contenimento della spesa, bensì dalla necessità di fornire alla donna ed al neonato un'assistenza di livello elevato e che tale garanzia può essere assicurata innanzitutto da adeguati standard operativi, tecnologici e di sicurezza, ma soprattutto dalla presenza, con livelli di operatività 24 ore su 24 intesa come guardia attiva, di personale qualificato che, potendo seguire una casistica numerosa, è in grado di effettuare un corretto inquadramento delle pazienti ed una corretta gestione della gravidanza, mantenendo ed accrescendo nel tempo la propria competenza; l'accordo ha comunque previsto la possibilità in deroga di mantenere attivi i punti nascita con volume minimo di 500 parti all'anno, esclusivamente in caso di reali situazioni orogeografiche critiche, ovvero in presenza di aree geografiche notevolmente disagiate, esclusivamente a condizione che in tali strutture siano garantiti tutti gli standard organizzativi, tecnologici e di sicurezza previsti per le unità operative ostetriche e neonatologico/pediatriche di 1° livello. Inoltre, con il decreto ministeriale 11 novembre 2015, si è demandato al Comitato percorso nascita nazionale il compito di esprimere un parere sulla richiesta, da parte delle regioni e delle province autonome, di deroghe per punti nascita con volumi di attività minori di 500 parti; nell'ottobre 2017 il Ministero della salute ha comunicato alla regione Emilia-Romagna il parere negativo espresso dal Comitato rispetto alla deroga richiesta per mantenere attivo, tra gli altri, il punto nascita, operante sull'Appennino emiliano, di Borgo Val di Taro (Parma), avente un volume inferiore ai 500 parti annui; nel caso del punto nascita di Borgo Val di Taro, la decisione di chiusura del centro, di fatto, contrariamente alla suddetta specificazione, si legge come un atto afflittivo per la popolazione del particolare comune montano, che in questo modo si vede eliminata anche la sicurezza psicologica di poter intraprendere un percorso procreativo, sapendo di avere al proprio fianco un servizio sanitario presente e sempre disponibile. Va da se che tale decisione scoraggia le nascite di nuovi figli e destina allo spopolamento il fragile territorio montano del comune di Borgo Val di Taro; da informazioni assunte dagli interroganti e necessitanti di accertamenti, parrebbe che la Regione Emilia, almeno per quanto riguarda Borgo Val di Taro, non abbia rappresentato nella richiesta di deroga la significativa distanza da percorrere per raggiungere i punti nascita alternativi alla struttura da chiudere e ne abbia accennato alla pericolosità di eventuali parti in itinere per le partorienti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intraprendere iniziative urgenti volte a consentire la riapertura del centro nascite di Borgo Val di Taro (Parma). Atto n. 4-00953 DE PETRIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Atto n. 4-00954 BERGESIO CASOLATI FERRERO MONTANI PIANASSO Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: Mahle GmbH è un'azienda produttrice di componenti automobilistici con sede a Stoccarda, in Germania; la MAHLE Componenti Motori Italia SpA è presente in Italia fin dal 1987, anno in cui ha acquisito il controllo della precedente società "Mondial Piston SpA", attiva fin dal 1946; in Italia sono presenti due stabilimenti di produzione, uno a La Loggia (Torino) e uno a Saluzzo (Cuneo), per un totale di circa 500 dipendenti; lo stabilimento di Saluzzo comprende il processo produttivo di fusione della lega d'alluminio, nonché pre-lavorazioni meccaniche di formatura del pistone, nel quale sono impiegati 200 operai e altri 40 lavoratori tra impiegati e quadri e dirigenti; considerato che: nello stabilimento di Saluzzo, nel 2018, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria coinvolge un numero compreso tra i 50 ed i 200 operai sui 200 totali; come riferito dalle associazioni sindacali coinvolte, il piano industriale presentato dall'azienda tedesca non prevede adeguati investimenti in Italia, comportando un depotenziamento per i siti produttivi presenti sul territorio italiano; nello stabilimento di Saluzzo, inoltre, vengono prodotti componenti per motori diesel , settore che risulta in contrazione, causando preoccupazione per il futuro dello stabilimento alla luce dei mancati investimenti su nuove produzioni; le organizzazioni sindacali dell'azienda hanno ottenuto un incontro presso la Regione Piemonte, previsto per il 7 dicembre 2018, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione, e quali azioni di propria competenza intenda adottare a tutela dei livelli occupazionali degli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo; se intenda convocare urgentemente un tavolo di confronto con i rappresentanti dei lavoratori per avanzare proposte alla soluzione della vicenda. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-00439, della senatrice Agostinelli ed altre, sulla nomina degli organi del parco museo minerario delle miniere dello zolfo nelle Marche.