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Parlamento - Intercettazioni «occasionali» di comunicazioni o conversazioni di parlamentari - Utilizzazione in procedimento penale - Esclusione in caso di diniego di autorizzazione della Camera di appartenenza - Obbligo di immediata distruzione e inutilizzabilità 'erga omnes' dei verbali, delle registrazioni e dei tabulati eventualmente acquisiti - Applicabilità di tale disciplina anche nei casi in cui le intercettazioni debbano essere utilizzate nei confronti di soggetti diversi dal parlamentare - Sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale parziale delle disposizioni denunciate nel senso auspicato dal rimettente - Restituzione degli atti per il riesame della rilevanza.. Va disposta al giudice rimettente la restituzione degli atti relativi alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, commi 2, 5 e 6, della legge 20 giugno 2003, n. 140, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24 e 112 della Costituzione. Infatti, successivamente alla proposizione della questione di legittimità, è intervenuta la sentenza n. 390 del 2007, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 6, commi 2, 5 e 6, della legge n. 140 del 2003, "nella parte in cui stabilisce che la disciplina ivi prevista si applichi anche nei casi in cui le intercettazioni debbano essere utilizzate nei confronti di soggetti diversi dal membro del Parlamento, le cui conversazioni o comunicazioni sono state intercettate". Compete, quindi, al giudice a quo valutare se la conseguente modificazione delle norme oggetto della questione di legittimità - intervenuta tra l'altro nel senso auspicato dal rimettente - renda ancora rilevante la questione medesima.