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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 152 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 15,15. IN SEDE CONSULTIVA Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 DDL 1741 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Parere alla 12 a Commissione. Esame. Parere non ostativo sul testo e sugli emendamenti) Il PRESIDENTE in qualità di relatore illustra il provvedimento in titolo che, per le parti di competenza, presenta alcune criticità: esse, pur giustificate dalla situazione di emergenza sanitaria, meritano di essere evidenziate come contributo al dibattito e prima di ogni possibile proposta di parere, la quale, stante l'urgente necessità di convertire al più presto il decreto, non potrà comunque che essere favorevole. Anzitutto, c'è da segnalare il rinvio all'articolo 650 del codice penale, recato dall'articolo 3 comma 4 per sanzionare il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al decreto. Si tratta della sanzione che ordinariamente assiste gli ordini che l'Autorità amministrativa impartisce per l'esecuzione delle misure di sua competenza: qui essa si estende a tutte le misure dettate dalle "autorità competenti" e discende direttamente ( quoad poenam ) dal decreto-legge, che pure non esclude misure prefettizie ai sensi dell'articolo 3 comma 5. In proposito, va ricordato che nel successivo decreto-legge n. 9 del 2020 si delimita l'efficacia delle ordinanze sindacali contingibili e urgenti, quando in contrasto con le misure statali (articolo 35). Dall'altro lato, l'elencazione delle "misure di contenimento e gestione adeguata e proporzionata dell'evolversi della situazione epidemiologica", di cui al comma 2 dell'articolo 1, è asseritamente non esaustiva: vi è quindi il rischio che il predetto rinvio si traduca in una norma penale in bianco, che assiste di sanzione un precetto indeterminato emesso ai sensi del comma 1 (ad opera di "autorità competenti" che adottino "ogni" misura, con l'unica delimitazione teleologica contenuta nell' incipit della disposizione). Infine, anche tra le misure tipizzate, ve ne è una fonte di possibili criticità: "l'obbligo da parte degli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico, come identificate dall'Organizzazione mondiale della sanità, di comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria competente per territorio, che provvede a comunicarlo all'autorità sanitaria competente per l'adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva" (lettera i) ) del citato comma 2 dell'articolo 1). Laddove assistite da sanzione penale sia pur modesta, tali previsioni potrebbero confliggere con l'articolo 24 della Costituzione, giacché quest'ultimo, in ossequio all'antico brocardo nemo tenetur se detegere , sancisce «il diritto a non fornire elementi in proprio danno e, più in generale, a non collaborare con l'Autorità per la propria incriminazione», diritto, viceversa, pregiudicato dalla norma suddetta. Il pericolo può essere sventato solo modificando i commi 4 e 5 dell'articolo 3, per assistere con la sanzione dell'articolo 650 solo la previsione incriminatrice rappresentata dal mancato rispetto dell'ordine amministrativo impartito per l'esecuzione delle misure di cui al comma 2 dell'articolo 1 (ad eccezione di quella di cui alla lettera i ). Le misure ulteriori preannunciate dal Governo non possono limitarsi ai pur opportuni aiuti economici alle popolazioni colpite. Occorre anche contenere aumenti ingiustificati di prezzi, prevedendo che - nei casi di cui ai commi primo e secondo dell'articolo 501- bis del codice penale - la pena per le manovre speculative su merci sia aumentata fino alla metà in presenza di una emergenza igienico-sanitaria dichiarata con provvedimento della competente autorità amministrativa. Sulla falsariga di quanto richiesto dalla Commissione giovedì scorso, vanno sospesi, sino a cessata emergenza, i termini di prescrizione e quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, anche tributari, comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, in scadenza nel periodo di operatività del predetto decreto. È noto che il nuovo decreto-legge n. 9/2020 prevede che siano sospesi i processi penali pendenti in qualunque fase e grado, fino alla fine del mese; andrebbe però chiarito che il rinvio alle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale (articolo 146- bis sulla partecipazione al dibattimento a distanza) va trasposto nella sua interezza alla fattispecie in questione "in quanto compatibile" (e non solo per la norma del comma 5, sull'equiparazione del luogo in cui l'imputato si collega all'aula di udienza). Infine, invita il Governo a prevedere un rafforzamento degli organici magistratuali nelle zone colpite dal rinvio delle udienze, vieppiù se questo viene reso facoltativo non solo nei circondari di tribunale ma per interi distretti di Corte d'appello: l'effetto dell'arretrato che viene a crearsi è prevedibilmente assai ingente per diversi mesi, tale da non poter essere fronteggiato con le forze assegnate in via ordinaria. Per quanto riguarda l'unico emendamento proposto, attinente alla sanificazione ambientale in ambito ospedaliero e clinico (2.0.1), non ravvisa nulla che osti, per quanto di competenza. Si apre la discussione, nella quale il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ) invita a cogliere l'occasione del parere per offrire all'interprete una chiave ermeneutica, utile a sventare i fraintendimenti cui il richiamo all'articolo 650 del codice penale si presta. Per converso, non si deve prescindere dal dovere di solidarietà collettiva che, in presenza di ricadute sulla salute, dovrebbe prevalere sul diritto dell'individuo. Il senatore CUCCA ( IV-PSI ) non ritiene applicabile alla lettera i ) del comma 2 dell'articolo 1 il principio nemo tenetur se detegere . Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) dissente in quanto la citata lettera i ) si vale di elementi extrapenali la cui conoscibilità è complessa, ma che concorrono a determinare il dovere giuridico cui è collegata la condotta omissiva sanzionata: le comunicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità andrebbero rese reperibili e consultabili, così come l'azienda sanitaria locale territorialmente competente dovrebbe essere ricavabile già nella norma di rango primario, per evitare che l'articolo 650 del codice penale si traduca in una fattispecie in bianco. Il senatore CRUCIOLI ( M5S ) interviene in ordine alla asserita indeterminatezza della ASL competente, che a suo modo di vedere è invece con certezza individuabile nel territorio dove avviene lo sbarco. Il dovere di conoscenza, comunque, incombe sul viaggiatore: è lui a doversi informare sulla destinazione del suo viaggio e, eventualmente, sul fatto che ricada nell'elenco dell'Organizzazione mondiale della sanità. Una sanzione penale del genere è a tutela di un altro principio, non meno importante di quelli invocati dal Presidente: la sanità pubblica, che nel caso concreto richiede le misure contenute nel decreto-legge, da approvare senza alcuna modifica. Dopo che il PRESIDENTE ha ribadito che in nessuna parte della sua illustrazione si è affacciata alcuna modifica al testo del decreto, ma semmai si è sottoposta alla Commissione la possibilità di evidenziare alcune criticità all'interno del parere favorevole, il sottosegretario FERRARESI dichiara che la norma del decreto-legge è chiara e non necessita di alcuna precisazione. La senatrice D'ANGELO ( M5S ) richiede una breve sospensione della seduta. La seduta, sospesa alle ore 15,40, riprende alle ore 16,05. La senatrice D'ANGELO ( M5S ) presenta alla Presidenza il seguente testo: "La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Esaminato altresì l'unico emendamento proposto, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo". Il PRESIDENTE contesta l'intitolazione del testo proposto dalla senatrice D'Angelo, recante il seguente sintagma: "Parere alternativo a quello proposto dal relatore per la 2 a Commissione permanente". Infatti, l'alternatività va valutata in rapporto al dispositivo di un parere e quello affacciato prima della sospensione era ed è un parere favorevole. La senatrice D'ANGELO ( M5S ) giudica infondati tutti i rilievi affacciati e, pertanto, immeritevoli di essere fatti oggetto di qualunque osservazione: l'articolo 650 c.p. è da sempre stato giudicato costituzionalmente compatibile ed il suo utilizzo è indispensabile proprio per le fattispecie qui evidenziate. Quanto ai restanti elementi contenuti nell'illustrazione introduttiva, sono estranei al decreto e non devono rientrare nel parere. I senatori CALIENDO ( FIBP-UDC ) e CUCCA ( IV-PSI ) invitano tutti i Gruppi ad uno sforzo di unitarietà, che consenta di offrire un supporto interpretativo senza modificare l'orientamento, globalmente emerso dal dibattito, per un parere favorevole. Conviene il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ), che però evidenzia come anche il senatore Crucioli aveva opinato in ordine alla lettera i ) del comma 2 dell'articolo 1. Il PRESIDENTE recepisce tutti gli orientamenti del dibattito nella seguente proposta di parere favorevole: "La Commissione, esaminato il provvedimento in titolo, tenuto conto che il comma 4 dell'articolo 3 deve intendersi riferito al mancato rispetto dei provvedimenti che adottano le misure di contenimento, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Esaminato altresì l'emendamento 2.0.1, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo". Sulla proposta del Presidente, dopo che è stata accertata la presenza del numero legale, conviene unanime la Commissione. IN SEDE REFERENTE DDL N. 1662 - Delega processo civile DDL 1662 Delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie (Esame e rinvio) I relatori CRUCIOLI ( M5S ) e Julia UNTERBERGER ( Aut (SVP-PATT, UV) ) illustrano il provvedimento in titolo, che reca la delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie. La proposta si compone di 16 articoli. Ai sensi dell'articolo 1, comma 1, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge di delega, il Governo deve adottare uno o più decreti legislativi di riforma, novellando il codice di procedura civile e le leggi processuali speciali, nel rispetto della garanzia del contraddittorio e dei principi e criteri direttivi previsti dagli articoli del disegno di legge in relazione alle diverse materie di intervento. La procedura da seguire nell'attuazione della delega è delineata dal comma 2 dell'articolo 1, che prevede che gli schemi di decreto legislativo siano adottati su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Su tali schemi deve essere acquisito il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si esprimono entro sessanta giorni dalla loro ricezione; in caso di inutile decorso del termine, i decreti possono essere emanati anche senza i prescritti pareri. La medesima procedura di cui al comma 2 deve essere seguita qualora, entro due anni dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei decreti legislativi di attuazione della delega, il Governo ritenga necessario adottare disposizioni integrative e correttive della riforma (comma 3). L'articolo 2 individua principi e criteri direttivi per modificare la disciplina della mediazione e della negoziazione assistita. Si tratta, nel primo caso, di intervenire sul catalogo di controversie per le quali la mediazione è condizione di procedibilità dell'azione e, nel secondo caso, di potenziare l'istituto consentendo lo svolgimento di una istruttoria stragiudiziale. In particolare, le lettere a ), b ) e c ) attengono alla modifica della disciplina della mediazione obbligatoria. La norma di delega prevede che il Governo, nel riformare gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, debba: escludere l'obbligatorietà della mediazione in materia di responsabilità sanitaria e, in relazione alle medesime controversie, limitare l'accertamento tecnico preventivo, previsto come obbligatorio dalla legge sulla responsabilità sanitaria, ai soli casi per i quali l'accertamento del danno richiede una consulenza tecnica; escludere l'obbligatorietà della mediazione in materia di contratti finanziari, bancari e assicurativi; prevedere l'obbligatorietà della mediazione in materia di controversie derivanti dal contratto di mandato e dai rapporti di mediazione. Le lettere da d ) ad h ) dettano invece principi e criteri direttivi per la modifica della disciplina della negoziazione assistita. In particolare, la riforma dovrà: escludere l'obbligatorietà della negoziazione assistita per le controversie relative alla circolazione stradale; consentire la negoziazione assistita da più avvocati anche per le controversie individuali di lavoro (di cui all'articolo 409 del codice di procedura civile), senza che essa costituisca una condizione di procedibilità dell'azione; semplificare la procedura di negoziazione assistita, anche prevedendo l'utilizzazione di un modello di convenzione elaborato dal Consiglio nazionale forense, salva la possibilità per le parti di utilizzare un modello diverso; consentire nell'ambito della procedura di negoziazione assistita una attività di istruzione stragiudiziale, disciplinandone le garanzie, l'utilizzabilità del materiale acquisito, i compensi ulteriori per gli avvocati e le sanzioni per la violazione delle suddette norme. Nella disciplina dell'istruzione stragiudiziale il Governo dovrà poi anche: disciplinare la verbalizzazione delle dichiarazioni delle parti e dei terzi, prevedendo idonee garanzie; prevedere, laddove parti e terzi non intendano rendere dichiarazioni, misure volte ad anticipare l'intervento del giudice al fine della loro acquisizione; introdurre sanzioni penali per chi rende in questa fase dichiarazioni false; introdurre conseguenze processuali per la parte che si sottrae all'interrogatorio, consentendo al giudice di tenerne conto in sede di condanna al pagamento delle spese di giudizio e di valutazione della responsabilità aggravata ai sensi dell'articolo 96 del codice di procedura civile; disciplinare l'utilizzabilità delle prove acquisite nel corso della procedura di negoziazione nell'eventuale successivo giudizio civile, consentendo comunque al giudice di disporre la rinnovazione delle prove; prevedere una maggiorazione non inferiore al 30 per cento del compenso degli avvocati che abbiano fatto ricorso all'istruttoria stragiudiziale, a meno che il giudice non ritenga tale istruttoria abusiva o manifestamente inutile; prevedere che gli eventuali abusi commessi dall'avvocato in tale fase siano considerati, indipendentemente da ogni altra responsabilità, gravi illeciti disciplinari. L'articolo 3 contiene i princìpi per la revisione della disciplina del processo di cognizione di primo grado dinanzi al tribunale in composizione monocratica. Il Governo, nell'attuazione della delega, dovrà: assicurare la semplicità, la concentrazione e l'effettività della tutela e la ragionevole durata del processo; sostituire il procedimento sommario di cognizione con un unico rito semplificato, esclusivo e obbligatorio per le cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica; rideterminare i tempi di presentazione delle pretese delle parti nonché le tempistiche per la discussione e per la pronuncia e il deposito della sentenza; disciplinare i rapporti tra collegio e giudice monocratico; individuare i procedimenti speciali da assoggettare al rito semplificato di cognizione di primo grado. Più nel dettaglio, la lettera a ) del comma 1 individua gli obiettivi generali della riforma, ossia da un lato l'effettività della tutela e dall'altro la semplicità del procedimento e ragionevole durata del processo. La lettera b ) è volta, in primo luogo, all'abrogazione del procedimento sommario di cognizione e all'introduzione di un rito esclusivo e obbligatorio per le cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica (con l'unica eccezione dei procedimenti assoggettati al rito del lavoro), denominato "rito ordinario davanti al tribunale in composizione monocratica". Il principio di cui alla lettera b ), concernente l'introduzione del nuovo rito unico davanti al giudice in composizione monocratica, è articolato in una serie di criteri direttivi (numeri da 1 a 8) volti, tra l'altro, all'introduzione di un sistema di preclusioni destinate a consentire la fissazione del thema decidendum ancor prima dell'udienza di prima comparizione delle parti. In particolare il Governo dovrà prevedere: la sostituzione dell'atto di citazione con il ricorso - sulla falsariga del processo sommario di cognizione - al fine di abbreviare i tempi processuali; che l'udienza di prima comparizione delle parti sia fissata in un "congruo termine", comunque non superiore a 120 giorni e che il termine di comparizione delle parti sia fissato in misura comunque non inferiore a ottanta giorni. Con riguardo alla precisazione del thema decidendum preliminarmente all'udienza di comparizione, il disegno di legge prevede che almeno 40 giorni prima dell'udienza di comparizione vada depositata la comparsa di risposta che contiene le eventuali domande riconvenzionali, le eccezioni non rilevabili d'ufficio e le chiamate in causa di terzi da parte del convenuto; rispetto alla disciplina vigente, che prevede la comparsa di risposta del convenuto entro venti giorni (o dieci giorni nei casi di procedimento sommario), si dà dunque più tempo all'attore per la replica. Si prevede altresì: che entro un termine perentorio non superiore a 20 giorni prima della prima udienza al ricorrente sia concesso proporre le domande, le chiamate in causa e le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale e delle eccezioni delle altre parti e replicare alle loro difese; che, entro un termine perentorio non superiore a 10 giorni antecedenti all'udienza di prima comparizione sia consentita - al convenuto e ai terzi chiamati in causa - la precisazione o la modificazione delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni solo in quanto necessarie in relazione alle domande ed alle eccezioni proposte dalle altre parti. Con riguardo alla fase successiva all'udienza di prima comparizione si prevede: la possibilità per il giudice, nel corso della suddetta udienza, di concedere alle parti un termine perentorio per la definitiva formulazione delle loro istanze istruttorie; fino a 30 giorni per produrre documenti e per l'indicazione dei mezzi di prova dei fatti specificamente contestati e un ulteriore termine perentorio fino a 20 giorni per la sola indicazione della prova contraria (quindi 50 giorni complessivi invece degli 80 attualmente previsti per il procedimento ordinario), fissando l'udienza successiva non oltre 60 giorni dalla scadenza dell'ultimo termine. C'è poi il termine di 20 giorni dalla scadenza dell'ultimo termine per la definizione delle istanze istruttorie, entro il quale il giudice: pronuncia ordinanza di ammissione delle prove, confermando l'udienza già fissata per dare inizio alla loro assunzione, ovvero indica alle parti i chiarimenti che reputa indispensabile acquisire nel corso della predetta udienza ovvero provvede a fissare direttamente l'udienza per la discussione orale della causa, senza che sia necessario, in questo caso, assegnare termini predeterminati per il deposito di memorie conclusive. In tal caso il giudice provvede differendo l'udienza già fissata e adottando i provvedimenti necessari ad assicurare il rispetto del principio del contraddittorio e del diritto di difesa. Si prevede altresì la predisposizione da parte del giudice, quando provvede sulle istanze istruttorie, del calendario del processo. La lettera c ) è volta a rivedere il meccanismo decisorio ordinario, delegando il Governo a prevedere che: il giudice inviti le parti a precisare le conclusioni e alla discussione orale nel corso della medesima udienza; o, su istanza di parte, fissi altra udienza per la discussione; in tale caso su richiesta il giudice assegna un termine perentorio non superiore a 40 giorni prima dell'udienza per il deposito di note difensive e un ulteriore termine non superiore a 10 giorni prima dell'udienza per il deposito di note di replica. Al termine della discussione, il giudice pronuncia la sentenza dando lettura del dispositivo e delle ragioni della decisione oppure sene riserva il deposito entro i 30 giorni successivi. Uno specifico principio (lettera d )), concerne la disciplina dei rapporti tra collegio e giudice monocratico, prevedendo che: il collegio, quando rilevi che una causa, rimessa davanti a sé per la decisione, deve essere decisa dal tribunale in composizione monocratica, rimette la causa al giudice istruttore con ordinanza non impugnabile perché decida quale giudice monocratico, senza fissare ulteriori udienze; il giudice, quando rilevi che una causa, già riservata per la decisione davanti a sé quale giudice monocratico, deve essere decisa dal tribunale in composizione collegiale, senza fissare ulteriori udienze, rimetta la causa al collegio per la decisione con ordinanza comunicata alle parti. È rimesso alle parti, entro dieci giorni dalla comunicazione, valutare se chiedere o meno di discutere nuovamente la causa dinanzi al collegio, ferme comunque le conclusioni precisate e gli atti difensivi già depositati in vista della discussione dinanzi al giudice monocratico (non sarà quindi più obbligatoria la ripetizione delle attività già svolte). In particolare, il Governo dovrà prevedere: la salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda in caso di mutamento del rito; che il giudice dia alle parti un termine perentorio per l'eventuale integrazione degli atti introduttivi; la prevalenza del rito collegiale in caso di cause connesse oggetto di riunione, restando ferme le decadenze e le preclusioni già maturate in ciascun procedimento prima della riunione. Infine, con la lettera e ), il Governo è delegato a modificare, in conformità ai criteri di cui alle lettere b ), c ) e d ), le disposizioni del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150, individuando i procedimenti speciali, disciplinati dal codice di procedura civile, dal codice civile e dalle leggi speciali, da assoggettare al rito semplificato di cognizione di primo grado. L'articolo 4 indica i principi e criteri ai quali il Governo si dovrà attenere nel riformare la disciplina del processo di cognizione di primo grado davanti al tribunale in composizione collegiale. In particolare, il Governo dovrà prevedere: la riduzione dei casi in cui il tribunale giudica in composizione collegiale in considerazione dell'oggettiva complessità giuridica e della rilevanza economico-sociale delle controversie (lettera a )); la sostituzione dell'atto di citazione con il ricorso, nonché un regime di preclusioni e di fissazione dell'oggetto della causa, analogamente a quanto previsto per il procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica (lettere b ) e c )); la possibilità che la causa possa essere definita anche secondo modalità analoghe a quelle previste per il procedimento dinanzi al giudice monocratico, in via alternativa rispetto alla disciplina della fase decisoria ordinaria prevista dagli articoli da 187 a 190 del codice di procedura civile (lettera d )). L'articolo 5 interviene in materia di processo dinanzi al giudice di pace, stabilendo, alle lettere a ) e b ) del comma 1, i principi e criteri direttivi cui il Governo deve attenersi nell'adozione dei relativi decreti legislativi. In particolare, alla lettera a ) si dispone che il processo davanti al giudice di pace venga uniformato al procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica. La lettera b ) prevede l'eliminazione dell'obbligatorietà del tentativo di conciliazione da parte del giudice di pace. L'articolo 6 individua principi e criteri direttivi per la riforma del giudizio di appello. In particolare, il Governo dovrà: individuare nel ricorso l'atto introduttivo del giudizio di appello (lettera a )), sostituendolo all'atto di citazione, analogamente a quanto previsto per l'instaurazione del giudizio in primo grado; individuare un termine per la fissazione della prima udienza non superiore a 90 giorni (lettera a )); individuare un termine perentorio per la costituzione dell'appellato, che potrà comunque essere effettuata fino a 20 giorni prima della data di udienza. Allo spirare del termine dovranno essere collegate decadenze processuali che comportino tra l'altro l'impossibilità di riproporre domande ed eccezioni non accolte in primo grado (lettera b )). Il Governo dovrà conseguentemente abrogare l'articolo 436- bis del codice di procedura civile, relativo alla costituzione dell'appellato e all'appello incidentale (lettera d )); prevedere che tanto l'improcedibilità dell'appello quanto l'estinzione dell'appello siano dichiarate dal giudice con ordinanza (lettera c )); abrogare la disciplina del c.d. filtro in appello, ovvero gli articoli 348- bis e 348- ter del codice di procedura civile rubricati rispettivamente "inammissibilità dell'appello" e pronuncia sull'inammissibilità" (e, conseguentemente, anche l'articolo 436- bis , che li richiama: lettera d )). Quanto alla disciplina della fase della decisione, conclusa l'istruttoria e la trattazione, il Governo dovrà (lettera e )) prevedere che il collegio possa ordinare la discussione orale previa precisazione delle conclusioni nel corso della stessa udienza e pronunciare sentenza al termine della discussione, dando lettura del dispositivo e delle ragioni della decisione (numero 1). Questa modalità può essere applicata anche in caso di appello incidentale, se la parte nei cui confronti è proposto vi consente, con apposito atto depositato almeno 5 giorni prima dell'udienza (numero 3); in alternativa, il collegio potrà fissare un'altra udienza per la discussione orale e, se le parti lo richiederanno, concedere loro un termine perentorio per presentare sintetiche note difensive contenenti le conclusioni finali (termine che non potrà oltrepassare i 30 giorni antecedenti l'udienza). A conclusione dell'udienza il collegio potrà pronunciare sentenza, dando lettura del dispositivo e delle ragioni della decisione, ovvero riservarsi di depositare la decisione nei successivi 60 giorni (numero 2). Il Governo è delegato inoltre a riformare la disciplina della provvisoria esecutività delle sentenze appellate (lettera f )). In particolare, la nuova disciplina dovrà partire dalla regola dell'esecutività del provvedimento impugnato per prevedere alcune eccezioni, rimesse alla valutazione del giudice. La sospensione dell'efficacia esecutiva e dell'esecuzione della sentenza potranno infatti essere disposte dal giudice (numero 1) se egli riterrà  "sulla base di un giudizio prognostico"  che l'impugnazione sia manifestamente fondata ovvero se egli riterrà che dall'esecuzione della sentenza possano derivare gravi e irreparabili pregiudizi. La delega specifica che, in relazione alle condanne al pagamento di una somma di denaro, il grave pregiudizio può consistere anche nella possibile insolvenza di una delle parti. La richiesta di sospendere l'esecuzione della sentenza di primo grado può essere presentata anche più volte nel corso del giudizio d'appello purché fondata  a pena di inammissibilità  su elementi sopravvenuti rispetto alla precedente valutazione del giudice (numero 2). Peraltro, per il caso di riproposizione di una istanza poi giudicata manifestamente inammissibile o infondata, il Governo è delegato a inasprire l'attuale pena pecuniaria prevista dall'articolo 283, secondo comma, del codice, da 2 a 4 volte (numero 3). Infine, il Governo è delegato a prevedere che  laddove il giudice ritenga l'appello manifestamente fondato o manifestamente infondato  sia possibile ordinare la discussione orale previa precisazione delle conclusioni nel corso della stessa udienza e pronunciare sentenza al termine della discussione, dando lettura del dispositivo e delle ragioni della decisione. L'articolo 7 reca i princìpi e criteri direttivi di delega per la modifica della disciplina processuale relativa alle controversie sui licenziamenti. In particolare, i princìpi e criteri direttivi prevedono di: sopprimere le norme procedurali speciali (cosiddetto "rito Fornero"), poste - relativamente a tali controversie - per alcuni dei rapporti di lavoro instaurati prima del 7 marzo 2015, con conseguente applicazione della disciplina già vigente a regime (comma 1, lettera a )); stabilire il carattere prioritario della trattazione delle cause di licenziamento, prevedendo altresì la definizione di un'opportuna disciplina transitoria (comma 1, lettera b )). I princìpi e i criteri direttivi in esame concernono anche i casi in cui la controversia sul licenziamento implica che siano risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro (comma 1, alinea). In particolare, per conseguire l'unificazione dei procedimenti di impugnazione dei licenziamenti, si prevede il superamento delle norme speciali poste, per alcuni dei rapporti di lavoro instaurati prima del 7 marzo 2015, dall'articolo 1, commi da 47 a 66, della legge del 28 giugno 2012, n. 92, con la conseguente applicazione, per tutte le impugnazioni successive alla data di entrata in vigore del decreto legislativo (emanato in attuazione della presente norma di delega), della disciplina già vigente a regime. Quest'ultima è costituita dalla disciplina processuale generale relativa alle controversie in materia di lavoro; in ogni caso (sia in quest'ultimo ambito sia nel "rito Fornero") per le controversie sui licenziamenti trovano applicazione norme specifiche sui termini temporali di impugnazione, stabilite dall'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni. La lettera b ) pone, come principio di delega, il carattere prioritario della trattazione delle cause di licenziamento, prevedendo altresì la definizione di un'opportuna disciplina transitoria per l'attuazione di tale principio. L'articolo 8 reca i principi e criteri direttivi per la modifica della disciplina del processo di esecuzione, in particolare sono oggetto di intervento l'espropriazione presso terzi e il procedimento di espropriazione immobiliare. La lettera a ) del comma 1 dell'articolo 8 individua i principi e criteri direttivi ai quali il Governo deve attenersi nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1 del disegno di legge per la modifica del procedimento di espropriazione presso terzi. In particolare si delega il Governo ad intervenire sulla procedura di espropriazione presso terzi, prevedendo: che il creditore, entro la data dell'udienza di comparizione indicata nell'atto di pignoramento, debba notificare al debitore e al terzo pignorato l'avviso di avvenuta iscrizione a ruolo e depositare l'avviso notificato nel fascicolo dell'esecuzione; che la mancata notifica dell'avviso o il suo mancato deposito determini l'inefficacia del pignoramento; che, nel caso di mancata notifica, gli obblighi del debitore e del terzo pignorato cessino alla data dell'udienza indicata nell'atto di pignoramento. La lettera b ) del comma 1 dell'articolo 8 reca invece i principi e criteri direttivi per la riforma della disciplina relativa alla procedura di espropriazione immobiliare. Nell'esercizio della delega il Governo è chiamato a modificare la disciplina vigente prevedendo in primo luogo che il debitore, con istanza depositata - non oltre dieci giorni prima dell'udienza per l'autorizzazione alla vendita prevista dall'articolo 569, primo comma, del codice di procedura civile - possa essere autorizzato dal giudice dell'esecuzione a vendere direttamente il bene pignorato, per un prezzo non inferiore al suo valore di mercato (numero 1). Con riguardo al valore di mercato il legislatore delegato deve disciplinarne i criteri per la determinazione, prevedendo anche che all'istanza del debitore debba essere sempre allegata l'offerta di acquisto e che, a garanzia della serietà dell'offerta, sia prestata cauzione non inferiore al decimo del prezzo proposto (numero 2). Sono previsti poi anche alcuni ulteriori limiti, diretti a garantire che tale facoltà non pregiudichi i creditori: i creditori devono essere messi in condizione di valutare la convenienza dell'offerta e la loro opposizione può essere superata solo nel caso in cui sia ragionevole ritenere che la vendita competitiva non consentirebbe di conseguire un risultato migliore (numeri 3) e 5); la vendita deve perfezionarsi in un lasso di tempo contenuto e, se nel termine assegnato il bene non è stato venduto o il prezzo non è stato versato, il giudice deve provvedere ai sensi dell'articolo 569 del codice di procedura civile (numero 8), in quanto la possibilità offerta al debitore non può tradursi in un ostacolo al corso della procedura. Per la stessa ragione, l'istanza non può essere reiterata (numero 9). L'articolo 9 reca i principi e criteri direttivi ai quali il Governo deve attenersi nell'esercizio della delega per la riforma dei procedimenti in camera di consiglio. Nell'esercizio della delega, il Governo deve procedere alla revisione delle ipotesi in cui, in tali procedimenti, il tribunale è chiamato a provvedere in composizione collegiale. Ciò, secondo il proponente, con l'obiettivo «di ridurre le ipotesi di collegialità nei casi in cui non è prevista la partecipazione obbligatoria del pubblico ministero e l'intervento dell'autorità giudiziaria è diretto a garantire l'attendibilità di stime effettuate o la buona amministrazione di cose comuni». L'articolo 10 reca principi e criteri direttivi per la modifica della disciplina inerente il giudizio di scioglimento delle comunioni. Il comma 1, lettera a ), prevede l'introduzione, in sede di attuazione della delega, di un procedimento di mediazione da esperire, prima della fase dinanzi al tribunale, mediante la comparizione di tutti i litisconsorti dinanzi ad un avvocato o a un notaio. Tale professionista indica alle parti tutta la documentazione necessaria allo scioglimento della comunione e, dopo averla acquisita, procede al tentativo di mediazione. Si tratta di un procedimento sostitutivo di quello previsto dalla disciplina di carattere generale sulla mediazione contenuta nel decreto legislativo n. 28 del 2010. La norma di delega: fa salvo il procedimento per la divisione a domanda congiunta disciplinato dall'articolo 791- bis del codice di procedura civile; stabilisce che il professionista incaricato debba essere iscritto negli elenchi dei professionisti che provvedono alle operazioni di vendita istituiti presso i tribunali ai sensi dell'articolo 179- ter delle "Disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie"; demanda ad un decreto del Ministro della giustizia la determinazione della misura del compenso dovuto al professionista per l'espletamento del procedimento in oggetto. Si dovrà prevedere che, all'esito negativo della mediazione, il professionista incaricato del procedimento predisponga una relazione corredata di specifica indicazione dei beni oggetto della comunione e delle eventuali carenze nella documentazione. Quanto alla documentazione necessaria, la disposizione fa esplicito riferimento alla corretta individuazione catastale dei beni immobili e della loro regolarità urbanistica (lettera b )). Tale relazione, ai sensi della lettera c ), è depositata dalla parte interessata a proporre il giudizio di scioglimento, la quale dovrà altresì depositare la documentazione utile alla completa individuazione di tutti i litisconsorti necessari. Tra questi la lettera d ) prescrive che siano esplicitamente inclusi i creditori iscritti e coloro che hanno acquistato diritti sull'immobile in virtù di atti soggetti a trascrizione e trascritti prima della trascrizione dell'atto di divisione o della trascrizione della domanda di divisione giudiziale. In merito alla definizione del giudizio, le lettere e ) ed f ) stabiliscono, rispettivamente, che: in assenza di contestazioni, si debba prevedere che il giudice sciolga la comunione con ordinanza non revocabile, assoggettabile solamente a ricorso ordinario da parte di terzi ovvero soggetta a revocazione straordinaria; il giudice, parimenti, statuisce le spese; la disposizione si applica anche in caso di contumacia di una o più parti; in presenza di contestazioni, si debba prevedere la definizione del giudizio con sentenza che decide anche in ordine alla divisibilità o meno dei beni, alla loro vendita (di tutti o di alcuni), alle spese. Si dovrà inoltre prevedere (lettera g )) che, a seguito della pronuncia dell'ordinanza ovvero del passaggio in giudicato, il giudice deleghi la vendita al medesimo professionista che ha espletato il tentativo di conciliazione, se possibile. Il giudice nomina un esperto, a norma dell'articolo 194 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile. Tale norma prevede la nomina, da parte del giudice istruttore - d'ufficio o su istanza - quando ciò si riveli necessario per la formazione della massa da dividersi e delle quote. Lo stesso articolo 194 stabilisce che il giudice riceva il giuramento dell'esperto di bene e fedelmente adempiere le funzioni affidategli al solo scopo di fare conoscere ai giudici la verità, ai sensi dell'articolo 193 del codice di procedura civile. La disciplina delegata dovrà quindi stabilire che il professionista possa procedere alla vendita dei beni secondo le previsioni del codice di procedura civile in materia di esecuzione forzata, sotto la direzione del giudice (lettera h )). La lettera i ) stabilisce che, al momento della presentazione di istanza di assegnazione da parte dei condividenti, si debba prevedere il versamento di una somma, la cui entità è stabilita dal giudice in una misura non inferiore al trenta per cento e non superiore al cinquanta per cento del totale, a titolo di acconto sul conguaglio. La lettera l ) dispone in ordine alle contestazioni, che dovranno essere decise con ordinanza soggetta a reclamo secondo le procedure stabilite dal Codice di procedura civile, al libro quarto, titolo II, capo VI (rubricato "Disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio"). Si dovrà inoltre prevedere (lettera m )) che il professionista predisponga il progetto di divisione, lo comunichi a tutti i litisconsorti necessari (ivi compresi i contumaci) insieme all'indicazione della data, del luogo e dell'ora fissati per la discussione del progetto. Quindi, in merito alla definizione del procedimento: in assenza di contestazioni o in caso di accordo sulla modifica del progetto, il professionista tramette il progetto al giudice, previa estrazione a sorte delle quote in caso di uguaglianza delle medesime, il quale, previa verifica della regolarità delle operazioni e dell'assenza di contestazioni, dichiara il progetto esecutivo con ordinanza non impugnabile (lettera n )); in caso di contestazioni, il professionista tramette il progetto al giudice, al quale è rimessa la decisione con sentenza - previa estrazione a sorte dei lotti in caso di uguaglianza dei medesimi - che definisce il procedimento e decide in merito alle spese (lettera o )). L'articolo 11 reca principi e criteri direttivi per la modifica della disciplina concernente l'arbitrato. Il comma 1, lettera a ), prevede che le innovazioni in materia di arbitrato dovranno rafforzare le garanzie di indipendenza ed imparzialità dell'arbitro. Si dovrà prevedere, in particolare, che l'omessa dichiarazione, al momento dell'accettazione dell'incarico, di circostanze che possano costituire motivi di ricusazione, sia assunta quale causa di decadenza dal ruolo di arbitro. Ai sensi della lettera b ), si dovrà dettare specifica disciplina concernente l'efficacia esecutiva del decreto del presidente della corte d'appello, con contenuto di condanna, dichiarante l'efficacia del lodo straniero. La disposizione mira a dirimere alcuni dubbi interpretativi sorti in materia, concernenti l'immediata esecutività del lodo straniero a seguito dell'ordinanza. L'articolo 12 reca principi e criteri direttivi per la modifica di disposizioni relative ai procedimenti civili al fine di renderli più celeri ed efficienti. Il comma 1, lettera a ), stabilisce che il deposito dei documenti o degli atti delle parti assistite da difensore dovrà avvenire esclusivamente con modalità telematiche o con altri mezzi tecnologici. Il capo dell'ufficio può autorizzare eccezioni a tali modalità solo in caso di malfunzionamenti del dominio giustizia ovvero in situazioni di urgenza, assicurando comunque la tempestiva ed adeguata comunicazione agli interessati della riattivazione delle procedure telematiche. La disposizione dovrà applicarsi ai procedimenti civili davanti al giudice di pace, al tribunale, alle corti di appello e alla Corte di cassazione. La lettera b ) specifica che il deposito telematico degli atti e dei documenti di parte possa avvenire anche con mezzi diversi dalla PEC - posta elettronica certificata nel rispetto delle norme (anche regolamentari) inerenti la sottoscrizione, trasmissione e ricezione di documenti telematici. Qualora si opti per modalità diversa dalla PEC, ai sensi della lettera c ) si dovrà considerare avvenuto il deposito del documento o dell'atto al momento della generazione di un messaggio di conferma dell'avvenuta trasmissione. La lettera d ) stabilisce che, nell'esercizio della delega, si dovrà introdurre il principio di chiarezza e semplicità degli atti del giudice e di parte. A tale riguardo, al fine favorire la consultazione degli atti e dei provvedimenti informatici, le informazioni ivi contenute dovranno essere strutturate in campi precostituiti per l'inserimento nei registri del processo. La lettera e ) stabilisce che non dovranno essere previste sanzioni inerenti le specifiche tecniche dell'atto (nella sua forma o schema informatico) quando la sua trasmissione abbia comunque raggiunto il proprio scopo. Del mancato rispetto delle specifiche tecniche si potrà comunque tener conto nella disciplina delle spese. La lettera f ) riguarda il versamento del contributo unificato. In particolare, si dovrà prevedere che il contributo possa essere pagato: con modalità telematiche, attraverso la piattaforma tecnologica per l'interconnessione e l'interoperabilità tra le pubbliche amministrazioni e i prestatori di servizi di pagamento abilitati, messa a disposizione dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di assicurare l'autenticazione dei soggetti interessati all'operazione in tutta la gestione del processo di pagamento; con strumenti di pagamento elettronico; mediante conto corrente postale intestato alla tesoreria dello Stato; mediante pagamento presso rivendita di generi di monopolio e valori bollati, il quale rilascia, con modalità telematiche, apposito contrassegno; mediante bonifico, con strumento di pagamento non telematico. La medesima lettera f ), numero 2), demanda ai decreti di attuazione della delega la disciplina inerente i mezzi attraverso i quali si dovrà provare l'avvenuto versamento. Ai sensi del numero 3) si dovrà prevedere, per i procedimenti dinanzi al giudice ordinario, l'obbligo di pagamento del contributo unificato esclusivamente con sistemi telematici quando il deposito dei documenti è stato effettuato con modalità telematiche. Si dovrà prevedere unicamente l'utilizzo di sistemi telematici per il pagamento del contributo unificato nella procedura di liquidazione giudiziale (lettera f ), numero 4)). Ai sensi del numero 5, il versamento effettuato con modalità diverse da quelle previste in sede di attuazione della delega non libera le parti dagli obblighi previsti dall'articolo 14 del Testo unico sulle spese di giustizia. Infine, il numero 6 prospetta la revisione della disciplina concernente il pagamento delle spettanze degli ufficiali giudiziari relative a notifiche a richiesta di parte, prevedendo il pagamento con sistemi telematici di tali spettanze. La lettera g ) prevede che talune disposizioni relative alle modalità di attestazione di conformità, di cui al decreto-legge n. 179 del 2012, siano consentite per tutti gli atti trasmessi con modalità telematiche all'ufficiale giudiziario, o dallo stesso ricevuti. L'articolo 13 reca principi e criteri direttivi per la modifica di disposizioni relative ai procedimenti notificatori. Il comma 1, lettera a ), stabilisce che nell'attuazione della delega si dovrà prevedere che gli atti in materia civile e stragiudiziale siano notificati esclusivamente per mezzo di posta elettronica certificata - PEC dall'avvocato quando il destinatario della notificazione: sia un soggetto obbligato a munirsi di PEC ai sensi di legge; ha eletto domicilio digitale ed è iscritto nel pubblico elenco dei domicili digitali, secondo le disposizioni previste dal codice dell'amministrazione digitale (CAD) di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005. La notificazione avviene comunque nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Ai sensi della lettera b ), si dovrà stabilire che, qualora la notificazione via PEC non sia andata a buon fine per motivi dipendenti dal destinatario, l'avvocato provvede a notificare gli atti solamente mediante inserimento nell'area web riservata (articolo 359 del decreto legislativo n. 14 del 2019, recante Codice della crisi di impresa e dell'insolvenza). In tal caso la notificazione si deve intendere eseguita il decimo giorno successivo all'inserimento. La notificazione potrà avvenire con le modalità ordinarie solo quando non sia possibile o non sia possibile effettuarla via PEC per cause indipendenti dal destinatario. Inoltre (lettera c )) dovrà essere vietata la notificazione da parte dell'ufficiale giudiziario nei casi previsti dalla disciplina in esame, salvo: quando l'avvocato dichiari che la notifica via PEC non sia possibile; quando non possa essere effettuata per cause indipendenti dal destinatario; quando il destinatario sia sprovvisto di PEC. Infine, la lettera d ) dispone che vengano emanate disposizioni per la semplificazione del procedimento di notifica da parte dell'ufficiale giudiziario, anche al fine di favorire l'uso di strumenti informatici e telematici. L'articolo 14 reca principi e criteri direttivi per la modifica del codice di procedura civile al fine di rafforzare i doveri di leale collaborazione delle parti e dei terzi. Il comma 1, lettera a ), prevede che l'Amministrazione della giustizia debba essere riconosciuta come soggetto danneggiato nei casi di responsabilità aggravata della parte soccombente, la quale sarà soggetta a sanzione a favore della Cassa delle ammende. La lettera b ) stabilisce che si dovranno prevedere conseguenze processuali e sanzioni pecuniarie in caso di rifiuto di ispezione di persone o cose ordinato giudice, alle parti o a terzi, per conoscere i fatti della causa e in caso di rifiuto di esibire in giudizio un documento o altra cosa, su ordine del giudice istruttore ad una parte o a terzi, su istanza di parte. Infine, la lettera c ) prevede che in sede di attuazione della delega venga fissato un termine, non superiore a sessanta giorni, entro il quale la pubblica amministrazione deve trasmettere - ovvero comunicare le ragioni del diniego - le informazioni scritte relative ad atti e documenti dell'amministrazione medesima, che è necessario acquisire al processo. L'articolo 15, comma 1, lettera a ), reca principi e criteri direttivi ai fini del coordinamento con la legislazione vigente. La disposizione fa riferimento a modifiche al codice di procedura civile, al codice civile e alle norme di leggi speciali, che non siano direttamente richiamate dai principi e criteri di delega. La disposizione, inoltre, menziona esplicitamente il testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti elettrici (R.D. n. 1775/1933). La lettera b ) prevede che debbano essere apportate modifiche alla disciplina dei rimedi preventivi: in particolare, - novellando la legge n. 89 del 2001 concernente l'equa riparazione in caso di irragionevole durata del processo - si dovrà prevedere la sostituzione dell'introduzione del giudizio nelle forme del processo sommario di cognizione con: la stipulazione di una convenzione di negoziazione assistita ovvero la partecipazione personale al procedimento di mediazione anche successivamente al primo incontro ovvero la partecipazione attiva ad altri procedimenti di conciliazione e mediazione previsti da disposizioni speciali. Tale nuova disciplina troverà applicazione nei procedimenti civili di primo grado, anche fuori dei casi in cui l'accesso preventivo a strumenti alternativi per la risoluzione della controversia costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Quanto ai giudizi presso la corte d'appello, si prevede che la proposizione di istanza di decisione in udienza, all'esito della discussione orale, sia preceduta dalla sola precisazione delle conclusioni nel corso della medesima udienza, senza scambio di comparse conclusionali. Queste ultime sono disciplinate dall'articolo 190 del codice di procedura civile il quale ne prevede il deposito in cancelleria entro 60 giorni dalla rimessione della causa in decisione. Il termine è perentorio. Entro 20 giorni dalla scadenza per il deposito delle comparse conclusionali le parti devono depositare le memorie di replica. L'articolo 16 reca, infine, la clausola di invarianza finanziaria. Vi si prevede che le amministrazioni provvedano agli adempimenti connessi all'attuazione delle disposizioni in esame e dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente (comma 1). I decreti legislativi dovranno essere corredati dalla relazione tecnica che ne attesti la neutralità finanziaria oppure dia conto dei nuovi o maggiori oneri e dei relativi mezzi di copertura (comma 2). Secondo il comma 3, qualora i decreti legislativi comportino nuovi o maggiori oneri non compensabili al proprio interno, gli stessi sono emanati solamente successivamente o contestualmente all'entrata in vigore delle disposizioni recanti i relativi mezzi di copertura. Non facendosi osservazioni, la Commissione conviene sulla proposta del PRESIDENTE che fissa alle ore 15 di mercoledì 11 marzo il termine entro il quale i Gruppi potranno far pervenire nominativi di soggetti da ascoltare in audizioni, richieste dalla senatrice D'ANGELO ( M5S ). Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO AG. N. 151 - Schema di decreto legislativo recante norme di attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale Doc n. 151 Schema di decreto legislativo recante norme di attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 3 della legge 4 ottobre 2019, n. 117. Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 27 febbraio. Si apre la discussione, nella quale la senatrice MODENA ( FIBP-UDC ) stigmatizza l'indeterminatezza della nozione di "interessi finanziari dell'Unione", cui pure sono collegate sanzioni penali: esse espropriano il Legislatore nazionale anche in ambiti propri e peculiari (alcune fattispecie di reati contro la pubblica amministrazione). Concorda il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ), secondo cui andrebbe prioritariamente verificato se l'aumento di pena discendente dall'adempimento della direttiva si verifichi, ed in che misura, nei Paesi che non coprono con sanzioni penali tutta la platea di fattispecie oggetto della nostra legislazione codicistica. L'articolo 5, comma 1 lettera b) , poi, si presta a rilievi che, già affacciati dal Relatore, meritano di essere chiariti. Replica agli intervenuti il relatore MIRABELLI ( PD ), che evidenzia i motivi che sostengono l'opportunità dell'intervento normativo proposto. La sua proposta di parere favorevole sarà quindi corredata di una sola osservazione, che muove dalla necessità di chiarire in che forma il reato di peculato si presti ad essere richiamato nella disciplina di cui al decreto legislativo n. 231 del 2001, sulla responsabilità degli enti e delle persone giuridiche. Con riguardo ai reati di peculato, infatti, si osserva che gli stessi presuppongono che l'autore del reato sia un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio che abbia, per ragione di ufficio o servizio, il possesso o disponibilità della cosa o denaro e se ne appropri. Non appare chiaro come possa configurarsi in tali casi la circostanza che il reato sia realizzato nell'interesse dell'ente stesso, cui l'autore è legato da rapporto funzionale e dunque come possa a tali ipotesi applicarsi la disciplina sanzionatoria. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. AG N. 145 - Schema di decreto ministeriale recante regolamento concernente modifiche al decreto ministeriale 12 agosto 2015, n. 144, recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista, ai sensi dell'articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 Doc n. 145 Schema di decreto ministeriale recante regolamento concernente modifiche al decreto ministeriale 12 agosto 2015, n. 144, recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista, ai sensi dell'articolo 9 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (Parere al Ministro della giustizia, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2012, n. 247. Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 27 febbraio. Si apre la discussione, nella quale la senatrice MODENA ( FIBP-UDC ) richiede in che misura il testo proposto dal Governo si coordini con l'esistenza di professionalità previste dalla disciplina sulla crisi d'impresa; anche la casistica esistente meriterebbe un apposito riconoscimento che nella norma transitoria non si rinviene. La senatrice VALENTE ( PD ) invita ad includere (nel sottoinsieme professionale di cui alla lettera l) ) un esplicito riconoscimento degli operatori specializzati sulla violenza di genere contro le donne. Concorda il presidente OSTELLARI . Dopo che la relatrice RICCARDI ( M5S ) ha difeso in replica il testo, che recepisce le pronunce del Consiglio di Stato con una corretta suddivisione in sottoinsiemi delle tre macroaree specialistiche, il seguito dell'esame è rinviato. La seduta termina alle ore 16,45.