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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONE SPECIALE PER L'ESAME DEGLI ATTI URGENTI PRESENTATI DAL GOVERNO 16 CRIMI La seduta inizia alle ore 15,05. IN SEDE REFERENTE Conversione in legge del decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A. DDL 297 Conversione in legge del decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A. (Seguito e conclusione dell'esame) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta antimeridiana. Il senatore URSO ( FdI ), come preannunciato nel corso della seduta antimeridiana, trasforma gli emendamenti 1.6 e 1.7, rispettivamente, negli ordini del giorno G/297/9/CS e G/297/10/CS, pubblicati in allegato. Con l'ordine del giorno G/297/9/CS si impegna il Governo a indirizzare l'azione dei commissari straordinari affinché provvedano, entro quindici giorni dalla pubblicazione della legge di conversione del presente decreto, ad apportare le opportune integrazioni e modificazioni all'invito già pubblicizzato, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 50, comma 2, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, al fine di prevedere la presentazione  da parte dei soggetti interessati  di offerte per l'acquisizione delle attività aziendali facenti capo ad Alitalia esclusivamente per lotto unico, comprendente beni e rapporti giuridici destinati sia alle attività di trasporto aereo, ivi comprese le manutenzioni, sia allo svolgimento dei servizi in aeroporto per l'assistenza a terra a terzi. L'ordine del giorno G/297/10/CS, invece, impegna il Governo a indirizzare l'azione dei commissari straordinari affinché, nelle more del completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia  Società Aerea Italiana S.p.A, avviino le opportune procedure volte al riacquisto dei diritti di approdo e di decollo relativi all'aeroporto di Londra-Heathrow. Il senatore VALLARDI ( L-SP ) ritiene condivisibile il contenuto degli ordini del giorno illustrati dal senatore Urso. Tuttavia, ritiene preferibile attenuarne gli effetti vincolanti, invitando il Governo a valutare l'opportunità di agire nel senso indicato. Qualora tale proposta fosse accolta, a nome del Gruppo, anticipa un voto favorevole. Il senatore URSO ( FdI ), accogliendo la proposta del senatore Vallardi, formula gli ordini del giorno G/297/9/CS e G/297/10/CS, pubblicati in allegato, nei termini da lui indicati. Il PRESIDENTE avverte che si passerà alla votazione degli ordini del giorno. Al riguardo fa presente che, in base al nuovo articolo 107 del Regolamento del Senato, il voto di astensione non concorre alla determinazione dell'esito delle votazioni. Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, l'ordine del giorno G/297/1/CS, posto in votazione, è accolto. Posti separatamente ai voti, sono accolti gli ordini del giorno G/297/2/CS, G/297/3/CS e G/297/4/CS. È quindi posto in votazione l'ordine del giorno G/297/5/CS, che risulta respinto. Posti separatamente ai voti, sono accolti gli ordini del giorno G/297/6/CS, G/297/7/CS, G/297/8/CS, G/297/9/CS e G/297/10/CS. Si passa quindi all'emendamento 1.1 (testo 2). Il vice ministro MORANDO, pur confermando di rimettersi alla Commissione anche sulla proposta di modifica in esame, rileva che la nuova norma, nel prevedere l'obbligo per i commissari di trasmettere alle Camere - ogni sessanta giorni - una relazione sulla situazione economica e finanziaria di Alitalia, stabilisce termini più stringenti rispetto alla previsione generale, in base alla quale i commissari di società vigilate dall'autorità amministrativa sono tenuti a riferire al Ministero competente sull'attività svolta entro 3 mesi. Il senatore MARGIOTTA ( PD ) ritiene condivisibile l'intento di assicurare maggiore trasparenza alla gestione commissariale di Alitalia. Tuttavia, sarebbe inopportuno, a suo avviso, inserire la prescrizione di ulteriori obblighi per i commissari straordinari in un provvedimento che si limita a prorogare i termini per l'espletamento delle procedure finalizzate alla definizione della procedura di amministrazione straordinaria di Alitalia. Peraltro, la previsione di trasmettere una relazione ogni 60 giorni sembra prefigurare una durata della gestione commissariale superiore al termine fissato dall'ordine del giorno G/297/1/CS, di cui è firmatario, nel quale si ipotizzava appunto di definire entro la fine dell'estate lo scenario successivo al termine delcommissariamento. Annuncia, pertanto, la propria astensione, invitando i proponenti e il relatore a riflettere ulteriormente sulla opportunità di modificare il testo del decreto-legge all'esame. Il senatore VALLARDI ( L-SP ), a nome del Gruppo, anticipa un voto favorevole, in quanto l'emendamento è volto a garantire quella trasparenza di gestione che finora è mancata e che sarebbe utile a prevenire eventuali situazioni critiche. Il senatore PICHETTO FRATIN ( FI-BP ), pur concordando sulla opportunità di garantire la massima trasparenza, rileva il rischio di un'interferenza del Parlamento nel rapporto tra la gestione commissariale e il Governo, che potrebbe richiedere riservatezza, nell'interesse della proprietà aziendale. Peraltro, sottolinea l'inopportunità di gravare la procedura commissariale di nuovi oneri burocratici e amministrativi. Annuncia, pertanto, un voto contrario. Il senatore URSO ( FdI ) ritiene indispensabile garantire una più ampia informazione sulla gestione commissariale, a fronte di una proroga dei termini non solo per la cessione di Alitalia, ma anche per la restituzione del finanziamento. Si potrebbe eventualmente prevedere che la relazione sia presentata una sola volta, entro sessanta giorni dall'approvazione del decreto, e che abbia a oggetto anche le attività poste in essere dalla precedente gestione. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) ritiene che la previsione di obblighi di informazione così stringenti finisca per screditare l'attuale gestione commissariale, sulla cui correttezza non sembra possano esserci dubbi, tanto è vero che sulla base della relazione sulle cause di insolvenza, predisposta dai commissari straordinari, è stata avviata un'indagine dalla procura di Civitavecchia per l'accertamento di eventuali reati di natura fallimentare. Auspica, quindi, che l'attuale gestione commissariale possa concludersi, senza interferenze, con la vendita di Alitalia. Il relatore TURCO ( M5S ) ritiene che la richiesta di maggiori informazioni non possa aggravare la situazione particolarmente critica causata dalla gestione precedente all'amministrazione straordinaria. In ogni caso, dalle audizioni svolte nell'ambito dell'indagine conoscitiva, è emerso che il margine operativo lordo è tuttora negativo, con una perdita di oltre 100 milioni di euro, sebbene risulti in miglioramento rispetto al passato. In secondo luogo, sottolinea che i commissari straordinari non hanno mai ottemperato all'obbligo di presentare al Ministero dello sviluppo economico una relazione trimestrale, come riconosciuto anche dal comitato di sorveglianza. Rileva, inoltre, che dal 2015 nessun organo vigilante ha chiesto informazioni sulla situazione finanziaria dell'impresa. Appare quindi più che mai necessario per il Parlamento acquisire tali dati, a fronte del cospicuo finanziamento concesso all'azienda. Il senatore ERRANI ( Misto-LeU ) concorda sulla opportunità di acquisire elementi informativi sulla situazione di Alitalia. Tuttavia ritiene non condivisibile il giudizio negativo circa l'operato dei commissari straordinari, i quali - pur in una situazione estremamente complessa - hanno ottenuto risultati positivi. A suo avviso, la previsione di obblighi stringenti di relazione alle Camere potrebbe causare indirettamente un danno alla gestione commissariale e penalizzare così il tentativo di rilanciare Alitalia come impresa strategica. Pertanto, annuncia il proprio voto contrario. Il senatore LANIECE ( Aut (SVP-PATT, UV) ), nel concordare con le considerazioni dei senatori Errani e Caliendo, annuncia la propria astensione. Il relatore TURCO ( M5S ) precisa di non aver espresso un giudizio negativo sull'operato dei commissari straordinari. Posto ai voti con il parere favorevole del relatore, l'emendamento 1.1 (testo 2) è accolto. La Commissione conferisce quindi al relatore TURCO ( M5S ) il mandato a riferire favorevolmente in Assemblea per l'approvazione del disegno di legge n. 297, con le modifiche accolte nel corso dell'esame, e a richiedere l'autorizzazione per lo svolgimento della relazione orale. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO (AG 19) Revisione della disciplina in materia di impresa sociale Doc n. 19 Schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1, commi 2, lettera c) , 3, 5 e 7, 2 e 6 della legge 6 giugno 2016, n. 106. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con condizioni e osservazioni) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta pomeridiana del 16 maggio. Il relatore DI PIAZZA ( M5S ) modifica la proposta di parere, già pubblicata in allegato al resoconto della seduta del 10 maggio. In primo luogo, propone una nuova formulazione dell'articolo 4, che è inserita come condizione. Riformula, inoltre, l'osservazione relativa alla costituzione di un fondo di garanzia a copertura del rischio derivante da eventuale insolvenza delle amministrazioni pubbliche verso le imprese sociali, auspicando in tal senso un futuro intervento normativo. Il senatore PITTELLA ( PD ) ritiene opportuno inserire una deroga - formulandola quanto meno come osservazione - per evitare di penalizzare alcune imprese sociali legate ad associazioni, sindacati o partiti. Riguardo alla condizione riferita all'articolo 6, volta a sopprimere la deroga alla norma che fissa il divario salariale massimo tra i lavoratori di una stessa impresa sociale, sottolinea che in questo modo si finirebbe per impedire alle imprese sociali di attingere alle migliori competenze professionali. La senatrice RIVOLTA ( L-SP ) ringrazia il relatore per la disponibilità a recepire le istanze provenienti dal terzo settore, in particolare con riferimento alla condizione relativa all'articolo 4, che introduce - in favore delle ex IPAB privatizzate - una deroga alla disposizione in base alla quale le amministrazioni pubbliche non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma il controllo di un'impresa sociale. Esprime perplessità, tuttavia, sulla osservazione relativa alla costituzione di un fondo di garanzia per garantire i crediti delle imprese sociali nei confronti delle amministrazioni pubbliche, che spesso non hanno sufficiente liquidità. Chiede, pertanto, ulteriori chiarimenti. Il senatore MALLEGNI ( FI-BP ) ritiene condivisibile le proposte di modifica del relatore, in quanto consentono di recepire le sollecitazioni del terzo settore, con l'obiettivo di dare continuità a realtà associative che svolgono una importante funzione sociale. Con riferimento alla proposta di costituire un fondo di garanzia, pur essendo favorevole, auspica che lo strumento non finisca per ostacolare lo sviluppo dei territori. Accade, per esempio, che le spese correnti degli enti territoriali risultino bloccate a causa dei fondi vincolati relativi alle entrate tributarie. Peraltro, in merito si è recentemente espressa la Corte costituzionale, con sentenza del 17 maggio. Dichiara, quindi, il proprio voto favorevole. Il sottosegretario BOBBA precisa che la deroga proposta dal senatore Pittella sarebbe finalizzata a sanare la situazione di alcune realtà imprenditoriali che avevano già operato la trasformazione di fondazioni e associazioni in impresa sociale, ai sensi del decreto legislativo n. 155 del 2006, e ora dovrebbero modificare nuovamente il loro assetto, in base al nuovo codice del terzo settore, di cui al decreto legislativo n. 117 del 2017. Sottolinea che la deroga non inficerebbe l'impianto complessivo della norma, trattandosi di pochi casi. Il relatore DI PIAZZA ( M5S ), replicando alla senatrice Rivolta e al senatore Mallegni, a proposito della proposta di costituire un fondo di garanzia, precisa che la disposizione è volta a facilitare l'attività creditizia delle banche nei confronti delle imprese sociali che, essendo intervenute per affrontare situazioni di emergenza, risultano creditrici nei confronti delle amministrazioni pubbliche. Quanto alla proposta del senatore Pittella, ritiene inopportuno inserire una deroga in favore di enti collegati ad associazioni, sindacati e partiti, che perseguono finalità differenti rispetto a quelle solidaristiche delle imprese sociali. Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni e osservazioni avanzata dal relatore, pubblicata in allegato. SCONVOCAZIONE DELLA SEDUTA POMERIDIANA DI DOMANI Il PRESIDENTE comunica che la seduta già convocata per le ore 14,15 di domani, mercoledì 23 maggio, non avrà luogo. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 19 La Commissione, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, premesso che: - l'articolo 2, modificando l'articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 112 del 2017, dispone l'aggiornamento del calcolo della quota di lavoratori qualificati come molto svantaggiati dipendenti dell'impresa sociale, prevedendo che, ai fini del computo della percentuale, i lavoratori molto svantaggiati non possano essere valutati come tali per più di 24 mesi dall'assunzione; - l'articolo 3 introduce il comma 2- bis all'articolo 3 del decreto legislativo n. 112 del 2017 e precisa che i ristorni, correlati ad attività di interesse generale e assegnati ai soci di una impresa sociale costituita in forma di società cooperativa non costituiscono distribuzione vietata di utili e avanzi di gestione, neanche indiretta; - l'articolo 4 integra l'articolo 4 del decreto legislativo n. 112 del 2017, introducendo, in favore delle ex IPAB privatizzate, una deroga alla disposizione in base alla quale le amministrazioni pubbliche non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale; - l'articolo 6 modifica l'articolo 13 del decreto legislativo n.112 del 2017, specificando che il computo della differenza retributiva tra lavoratori dipendenti dell'impresa sociale, che non può essere superiore al rapporto 1 ad 8, non è applicabile per particolari categorie di lavoratori, ossia per coloro che abbiano specifiche competenze nell'ambito delle seguenti attività: interventi e prestazioni sanitarie, formazione universitaria e post-universitaria, ricerca scientifica di particolare interesse sociale; - l'articolo 8 modifica l'articolo 18 del decreto legislativo n. 112 del 2017, apportando modificazioni al regime delle misure fiscali di sostegno dell'impresa sociale, considerato che: - in merito all'articolo 2, la norma vigente prevede che, ai fini della possibilità di acquisire la qualifica di impresa sociale, si considera comunque di interesse generale l'impresa che impieghi alle sue dipendenze una percentuale non inferiore al 30 per cento di lavoratori molto svantaggiati e di persone svantaggiate o con disabilità, beneficiarie di protezione internazionale e persone senza fissa dimora iscritte nell'apposito registro dell'anagrafe. La formulazione della disposizione introdotta, non rivolta esplicitamente solo a quelle imprese sociali la cui attività abbia ad oggetto servizi finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui all'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo n. 112 del 2017, potrebbe comportare il rischio che l'impresa sociale provveda semplicemente, allo spirare del termine di 24 mesi, al licenziamento delle persone che hanno perso la qualifica di lavoratori molto svantaggiati, al fine di mantenere inalterata la percentuale della richiesta; - in merito all'articolo 3, nell'ordinamento italiano non esiste una definizione di ristorno e gli unici riferimenti sono nell'articolo 2511 del codice civile, ove si prevede che le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per la ripartizione dei ristorni siano contenute nell'atto costitutivo, nell'articolo 2545- sexies del codice civile, in cui sono indicate le modalità e le condizioni di ripartizione, nonché nell'articolo 3 della legge n. 142 del 2001. Sulla base di tali riferimenti, pertanto, si è creato un dibattito in dottrina proprio al fine di delineare l'esatto distinguo tra ristorni e utili. Al riguardo, è in linea generale possibile definire il ristorno come l'attribuzione ai soci di trattamenti a ristoro degli scambi realizzati nel corso dell'esercizio e in misura proporzionale agli stessi; - la distribuzione di somme a titolo di ristorno è subordinata a precise condizioni. Tra queste, rientra la necessità che lo statuto o l'atto costitutivo indichi i criteri di ripartizione dei ristorni ai soci proporzionalmente alla quantità e qualità degli scambi mutualistici e che si registri un avanzo della gestione mutualistica, in quanto è possibile distribuire quali ristorni soltanto i risultati derivanti dall'attività posta in essere dai soci; - in merito all'articolo 4, con la sigla IPAB, si identificano le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza che, da organismi di diritto pubblico, istituiti nel 1923, hanno poi subìto numerosi interventi legislativi, che ne hanno modificato la natura pubblica. A partire dagli anni 60 è iniziato, infatti, un lungo percorso di de-pubblicizzazione. Dopo la nascita delle Regioni e il trasferimento ad esse delle IPAB e dopo una pronuncia della Corte costituzionale, nel 1990 si è consentito alle Regioni di riconoscere la personalità giuridica di diritto privato a quelle istituzioni che avessero talune caratteristiche proprie delle associazioni. Dal lungo processo di trasformazione e di riordino, le ex IPAB possono oggi configurarsi come ASP (enti di diritto pubblico con autonomia gestionale e amministrativa), oppure come fondazioni e associazioni (enti di diritto privato senza finalità di lucro). La maggior parte delle ex IPAB sono operanti nel campo dei servizi assistenziali o socio-sanitari; - la relazione illustrativa allo schema di decreto in esame ritiene ammissibile la deroga in favore delle ex IPAB privatizzate, trattandosi di mera designazione e non di mandato fiduciario con rappresentanza, sicché i componenti dell'organo di amministrazione rappresentano la comunità territoriale e non il Comune quale ente pubblico istituzionale, dotato di un proprio indirizzo politico-amministrativo. L'insussistenza del rapporto di strumentalità tra le pubbliche amministrazioni e il soggetto ex IPAB privatizzato trova ulteriore conferma nell'assenza, al di là del potere di nomina, di ulteriori indici pubblicistici; - tali enti, per la maggior parte e a prescindere dalla configurazione giuridica assunta, hanno comunque mantenuto nomine pubbliche degli amministratori, soprattutto da parte degli enti locali; ciò perché l'organo di amministrazione di una ex IPAB continua ad essere disciplinato dalle tavole di fondazione e dallo statuto, cui la legge (articoli 4 e 9 della legge n. 6972 del 1890) espressamente demanda ogni facoltà dispositiva, rilevato che: - tra i principi e criteri direttivi della legge di delega vi è la possibilità, nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo n. 39 del 2013, per le imprese private e per le amministrazioni pubbliche, di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione, la presidenza e il controllo; - nella legge di delega non vi è alcun riferimento alle deleghe gestionali dirette, né al potere di rappresentanza legale e il presidente o il consiglio di amministrazione di numerose ex IPAB privatizzate hanno invece un ruolo innegabile di direzione; - sussiste un'inevitabile eterogeneità delle ex IPAB privatizzate, strettamente correlata a statuti per loro natura diversi e comunque caratterizzati da diversificate facoltà dispositive, incluso, ad esempio, anche il potere di revoca che invece, per statuto, ben può essere rimesso anche all'amministrazione pubblica; - in merito all'articolo 6, la fissazione, nella misura di 1 a 8, del divario salariale massimo tra i lavoratori di una stessa impresa sociale appare una norma di buon senso e la relazione illustrativa allo schema di decreto in esame non chiarisce la motivazione sottesa alla deroga; - in merito all'articolo 8, già in sede di esame del decreto legislativo n. 112 del 2017, in riferimento alle agevolazioni fiscali indicate all'articolo 18 del medesimo decreto, erano state espresse talune perplessità, poiché di fatto tali agevolazioni dispensano le imprese sociali da tutta una serie di vincoli fissati da norme di carattere antielusivo e quindi potrebbero celare veri e propri aiuti di Stato. Non a caso, infatti, l'efficacia di tali norme è stata comunque prudenzialmente subordinata alla autorizzazione della Commissione europea, richiesta dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea; - le modifiche integrative e correttive introdotte sembrano parzialmente ovviare a tali perplessità, quantunque sarebbe importante chiarire se siano in qualche misura susseguenti o correlate ad un'eventuale valutazione, da parte della Commissione europea, soprattutto laddove si modifichino le agevolazioni sugli investimenti; - il medesimo articolo 8, nel disciplinare il sistema dei controlli, sembra, in qualche misura, subordinare il controllo dell'amministrazione finanziaria a quello dell'amministrazione vigilante, esprime parere favorevole, con le seguenti condizioni: - l'articolo 4 sia sostituito dal seguente: «Articolo 4. (Modifiche all'articolo 4 del decreto legislativo n. 112 del 2017) 1. All'articolo 4 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, sono apportate le seguenti modificazioni: a ) il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. Non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile: a) le società costituite da un unico socio persona fisica; b) gli enti con scopo di lucro; c) le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni; b ) dopo il comma 3, è aggiunto il seguente: "3- bis . Le disposizioni di cui al comma 3, lettere a ) e b ), non si applicano alle associazioni o fondazioni di diritto privato derivanti dai processi di trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 febbraio 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23 febbraio 1990, e del decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207."»; - all'articolo 6, sia soppressa la deroga alla norma che fissa, nella misura di 1 a 8, il divario salariale massimo tra i lavoratori di una stessa impresa sociale, tenuto conto che essa appare una norma di buon senso e che la relazione illustrativa al provvedimento non chiarisce la motivazione sottesa alla deroga. Formula, altresì, le seguenti osservazioni: - appare auspicabile una diversa formulazione dell'articolo 2, volta ad evitare che le disposizioni introdotte dal medesimo articolo possano comportare il licenziamento, da parte delle imprese, dei lavoratori svantaggiati, in conseguenza della scadenza del termine ivi previsto; - all'articolo 3, appare auspicabile precisare che i ristorni non costituiscono distribuzione vietata di utili e avanzi di gestione, neanche indiretta, a condizione che lo statuto o l'atto costitutivo indichi i criteri di ripartizione dei ristorni ai soci proporzionalmente alla quantità e qualità degli scambi mutualistici e che si registri un avanzo della gestione mutualistica, in quanto è possibile distribuire quali ristorni soltanto i risultati derivanti dall'attività posta in essere dai soci; - all'articolo 8, appare auspicabile precisare che il sistema dei controlli, da parte dell'amministrazione finanziaria, non sia comunque subordinato a quello dell'amministrazione vigilante; - sempre con riferimento all'articolo 8, appare necessario chiarire se le modifiche all'articolo 18 del decreto legislativo n. 112 del 2017 rispondano all'esigenza di escludere che talune misure agevolative si configurino come aiuti di Stato, passibili di valutazione negativa da parte della Commissione europea; - a livello generale, in considerazione dell'importanza delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite dalle imprese sociali, fermo restando quanto previsto dalle disposizioni di delega, appare auspicabile che sia posto in essere un futuro intervento normativo specifico volto alla costituzione di un fondo di garanzia, a copertura del rischio derivante da eventuale insolvenza delle amministrazioni pubbliche verso le imprese sociali che vantano crediti certi ed esigibili e derivanti da prestazioni di servizi. Allegato