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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 223 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente TAVERNA, del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,36). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dell'università e della ricerca, il Ministro dell'istruzione e il Ministro per gli affari europei. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. Il senatore Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01626 sulle misure per far fronte alla carenza di medici specialisti, per tre minuti. FARAONE (IV-PSI) . Signor Ministro, l'epidemia ci ha fatto rendere conto, ancora più drammaticamente - non è che non ce ne fossimo accorti prima - della mancanza dei medici in questo Paese. Siamo stati costretti addirittura, con un virus che colpiva maggiormente le persone più anziane, a richiamare in corsia medici in pensione, di fatto costringendoli... (Brusio). PRESIDENTE. Sento troppo brusio. Prego, senatore. FARAONE (IV-PSI) . ...costringendoli a rischiare tantissimo, anche la loro vita, e tanti ci hanno lasciati. E tutto questo avveniva mentre tanti giovani medici vorrebbero e potrebbero benissimo esercitare la professione; purtroppo, però, si è creato un drammatico cortocircuito. Lei conosce meglio di me la questione, Ministro, e sono convinto che abbia la stessa sensibilità nell'affrontarla, ma dobbiamo farlo veramente. Quella in cui mancano i medici e i nostri giovani medici, a causa della scarsità di borse nelle scuole di specializzazione, non riescono a conseguire il titolo e quindi non riescono ad andare in corsia è una dinamica che dobbiamo immediatamente interrompere, innanzitutto creando una condizione di programmazione. Il Ministero dell'università e della ricerca e il Ministero della salute devono organizzarsi in un tavolo comune per far coincidere, con una programmazione seria, la possibilità dell'immissione dei medici in corsia e, al tempo stesso, la verifica del numero di scuole di specializzazione necessarie a soddisfare i bisogni dei cittadini. Quando mancano medici o medici giovani e bravi vanno all'estero a lavorare, chi ne risente maggiormente sono la sanità italiana e i cittadini italiani. Il fatto che, già oggi, manchino 8.000 medici, secondo le stime Anaao, e sia previsto, entro il 2025, il pensionamento di altri 52.500 medici, con un trend che ci porterà a meno 16.500 medici, è un problema che noi dobbiamo risolvere. Se da oggi al 2025 non si interverrà, la situazione di difficoltà attuale diventerà ancora più drammatica. Abbiamo stanziato risorse nel cosiddetto decreto cura Italia e nel decreto rilancio, ma non sono sufficienti e dovranno soprattutto essere strutturali, non una tantum , perché solo così si fa programmazione. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro dell'università e della ricerca, professor Manfredi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. MANFREDI, ministro dell'università e della ricerca . Signor Presidente, intendo preliminarmente ringraziare il senatore interrogante perché con il suo atto ispettivo mi consente di illustrare quanto è stato finora realizzato dal Governo su un tema estremamente rilevante. Parlo del Governo e non del solo Ministero dell'università e della ricerca, perché è evidente che sulle questioni che sono state rappresentate è necessario un approccio coordinato e sistematico da parte di più amministrazioni: mi riferisco ovviamente al Ministero che rappresento, ma anche al Ministero della salute, che è proprio chiamato alla programmazione del sistema sanitario per i giovani professionisti, nonché al Ministero dell'economia e delle finanze, al quale è richiesto ovviamente il reperimento delle risorse economiche. Devo dire che negli ultimi anni il Ministero dell'università e della ricerca e il Ministero della salute si sono impegnati in maniera concreta per accrescere il numero dei contratti per l'accesso al primo anno delle scuole di formazione medico-specialistiche. In nome di tale impegno, infatti, il numero dei contratti è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni; dobbiamo ricordare che, nell'anno accademico 2017-2018, c'erano meno di 7.000 borse di specializzazione (solamente 6.934), mentre nel prossimo bando che uscirà a giorni sono previsti più di 14.000 contratti. Desidero perciò far presente che, in occasione dell'ultimo rilevantissimo intervento proprio operato con il decreto-legge cosiddetto rilancio, ho ritenuto di dover aggiungere alle risorse già individuate dei Ministri della salute e dell'economia una parte di quelle che erano state originariamente destinate al sistema dell'alta formazione e della ricerca, proprio per dare un'ulteriore risposta a un problema molto importante emerso, e lo si è fatto proprio perché riteniamo che questo tema sia estremamente rilevante per il futuro del Sistema sanitario nazionale. Avviandomi alla conclusione, vorrei fare un'osservazione molto importante. Io mi auguro che, anche in occasione della conversione in legge del decreto-legge cosiddetto rilancio, ci sia la possibilità di incrementare ulteriormente il numero di borse, proprio per dare una risposta al problema. Esiste però un altro tema su cui è necessario un impegno che deve essere messo in campo sia dal Governo che dal Parlamento: mi riferisco alla migliore collocazione delle risorse individuate, proprio per poter consentire un'allocazione ottimale nella nostra sanità pubblica dei contratti di specializzazione. Si verifica, infatti, il paradosso che in alcune discipline, per le quali c'è grande mancanza di medici specialisti, ci sia una scarsa domanda da parte dei giovani medici: penso alla medicina d'urgenza e alla chirurgia. Concludo quindi precisando che, nel quadro delineato, il ruolo del Ministero dell'università e della ricerca è anche quello di consentire la migliore allocazione, sia tra le discipline che sui territori, delle borse relative ai contratti di formazione specialistica; un obiettivo che potrà essere raggiunto grazie anche all'istituzione, presso questo Ministero, della tecnostruttura di supporto all'Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, che è stata prevista nell'ultima legge di bilancio. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Faraone, per due minuti. FARAONE (IV-PSI) . Signor Ministro, insieme a lei abbiamo potuto agire soltanto in emergenza sul tema delle specializzazioni mediche e, quindi, vanno bene le risorse previste nei decreti-legge cosiddetti cura Italia e rilancio. Il problema, però, è che dobbiamo trovare un meccanismo automatico che inverta la condizione attuale, per cui noi oggi troviamo i soldi e in base a essi finanziamo le scuole specializzazione. Dovremmo fare il contrario, e cioè vedere qual è il fabbisogno di immissione di medici e sulla sua base, poi, trovare le risorse e coinvolgere, oltre al Ministero, anche le Regioni, atteso che vi è anche una differenza nelle borse messe a loro disposizione. Sa bene, infatti, che, oltre alle risorse nazionali, ci sono quelle regionali e, quindi, quando non c'è un Governo sensibile, si rischia che in una Regione non si proceda ad alcuna specializzazione medica. Pertanto, la invito a trovare il modo, insieme al Ministero della salute, di prevedere un meccanismo che ci consenta di non dover inseguire le risorse ad ogni legge di bilancio, individuando prima, a seconda delle necessità di medici, quante ne servono. Quelle risorse devono diventare incomprimibili; se servono medici, non possiamo mettere in discussione con un emendamento di qualunque parlamentare di sottrarre risorse, che comporta un numero minore di medici nel nostro Paese. Credo che su questo punto dobbiamo lavorare per trovare una soluzione definitiva. (Applausi). PRESIDENTE . Il senatore Iannone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01622 sui programmi di mobilità studentesca internazionale, per tre minuti. IANNONE (FdI) . Signor Ministro, ho avuto già modo, in occasione dell'informativa che lei ha tenuto qualche mese fa in Senato, di sollecitare l'attenzione del suo Ministero sulla problematica che stanno vivendo molti studenti e le loro famiglie con riferimento ai programmi di mobilità studentesca internazionale. La difficoltà nasce dall'emergenza sanitaria del coronavirus, ma le voglio ricordare che, secondo il rapporto della Fondazione Intercultura, lo scorso anno 10.200 studenti hanno frequentato il quarto anno di scuola superiore all'estero, vivendo un'esperienza per noi ritenuta altamente formativa dal punto di vista della possibilità non soltanto di ricevere un'istruzione, ma anche di ottenere gli insegnamenti di vita. Ebbene, quei ragazzi e le loro famiglie sono stati abbandonati all'incertezza. Il programma va preparato con molto anticipo. I ragazzi dovrebbero partire la prossima estate, ma non hanno ancora ricevuto risposte certe. Inoltre, le famiglie sono pressate dalle agenzie di intermediazione che hanno fissato penali altissime per la possibilità del recesso, che giungono fino al 40 per cento o, in alternativa, hanno loro proposto voucher da utilizzare nelle prossime annualità. Trattandosi però di un'esperienza irripetibile, dedicata a ragazzi con alti meriti scolastici, siamo preoccupati che le famiglie non possano fronteggiare più questo impegno. I ragazzi, però, non possono vedersi preclusa una tale possibilità vedendola sostituita con un'esperienza turistica. Le chiedo, quindi, ancora una volta quali iniziative il suo Ministero sia intenzionato a mettere in campo per dare certezze a quei ragazzi e alle loro famiglie e se ritiene che detti programmi siano ancora realizzabili nella piena sicurezza sanitaria, che rappresenta ovviamente una priorità. PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione, onorevole Azzolina, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. AZZOLINA, ministro dell'istruzione . Signor Presidente, sin dall'insorgere dell'emergenza sanitaria il Governo ha adottato ogni provvedimento utile alla salute delle studentesse e degli studenti e al sollecito rientro in Italia degli alunni impegnati nei programmi internazionali di mobilità studentesca. Al fine di salvaguardare le famiglie, abbiamo fatto sì che alla sospensione dei viaggi e delle iniziative di istruzione, deliberata già nel mese di febbraio e confermata successivamente anche dal decreto-legge n. 19 del 2020, si applicasse l'articolo 41, comma 4, dell'allegato 1 del decreto legislativo n. 79 del 2011, nonché l'articolo 1463 del codice civile, con la previsione del rimborso della somma spesa dalle famiglie o l'emissione di un voucher di pari importo da utilizzare entro un anno, con una distinzione tra le classi terminali e le classi intermedie dei vari cicli di istruzione. A seguito della dichiarazione di pandemia emessa dall'Organizzazione mondiale della sanità, i vari enti che operano nell'ambito della mobilità studentesca individuale hanno terminato anticipatamente i programmi all'estero. In raccordo con il Ministero per gli affari esteri e la cooperazione internazionale, il Ministero dell'istruzione si è fatto mediatore per assicurare il rientro anticipato degli studenti. Con la nota dipartimentale n. 493 del 14 aprile, il Ministero ha inoltre fornito istruzioni operative ai consigli di classe per far sì che il rientro degli studenti avvenga in maniera serena, concordando con l'alunno un percorso essenziale di studio, focalizzato sui contenuti fondamentali utili per la frequenza dell'anno successivo. Per quanto riguarda la programmazione per il prossimo anno scolastico 2020-21, le posso assicurare che il Governo intende dispiegare ogni sforzo per non lasciare sole le famiglie, garantendo in condizioni di sicurezza le opportunità di studio e di crescita sviluppate da queste forme di mobilità studentesca internazionale, ove ve ne siano le condizioni sanitarie e sulla base del contesto epidemiologico. È per tale ragione che, lavorando in stretto raccordo con gli altri Paesi coinvolti e con gli enti organizzatori, valuteremo nelle prossime settimane le iniziative e le decisioni più opportune, vista l'importanza della tematica. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Iannone, per due minuti. IANNONE (FdI) . Signor Ministro, non posso dirmi soddisfatto della sua risposta, perché è da oltre cinquanta giorni che stiamo sollecitando la sua attenzione su questo tema. Come è abitudine di Fratelli d'Italia, non ci limitiamo soltanto a denunciare e a portare all'attenzione del Governo le problematiche, ma forniamo anche delle soluzioni a nostro avviso possibili. Da qui a qualche ora, discuteremo in via finale il decreto-legge sulla scuola. Io stesso ho presentato due emendamenti che davano una soluzione a questa problematica. Ebbene, il voto in Commissione - anche se naturalmente porrete la fiducia sul provvedimento - ha bocciato la nostra soluzione. Voglio però essere ancora ottimista, nonostante i fatti lascino poco scampo a questo nostro atteggiamento, nell'interesse degli alunni che non devono perdere una tale occasione e delle famiglie che non devono essere lasciate sole. Spero che nei prossimi giorni ci sia realmente un impegno del suo Ministero che finora non abbiamo visto al riguardo, per dare una risposta concreta. (Applausi). PRESIDENTE . La senatrice Saponara ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01624 sulla riapertura in sicurezza delle scuole nel nuovo anno scolastico, per tre minuti. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Ministro, siamo felici di averla finalmente tra noi, cosa che abbiamo sperato in questi giorni di frenetico lavoro della Commissione istruzione, impegnata nell'esame del suo decreto-legge. (Applausi). Duole, tuttavia, sottolineare che non l'abbiamo mai vista e anche ieri, in sede di discussione generale sul decreto, la sua assenza è pesata molto in quest'Aula. Avremmo avuto piacere ad averla con noi in Commissione per essere rassicurati non solo come esponenti della Commissione istruzione, ma soprattutto come cittadini e genitori, in merito a quando e in che modo intenda far riaprire le scuole e con quale tipo di didattica, per assicurare nel modo migliore il diritto allo studio di tutti gli studenti italiani in condizioni di massima sicurezza sanitaria per fronteggiare il Covid-19. Sin dal momento della decisione di chiudere le scuole, da parte sua non c'è stata linearità di comportamento. Le sue dichiarazioni sono state spesso contrastanti, comunicate prima ai media , purtroppo, che nelle sedi istituzionali. Eppure, non si può dire che non sia adeguatamente supportata nelle sue decisioni, visto che il suo è l'unico Ministero ad avere ben due task force di consulenti ed esperti di settore. Voglio sottolineare che, mentre nel resto d'Europa le scuole stanno gradualmente riaprendo, anche se con molte limitazioni di sicurezza sanitaria come il distanziamento, la riduzione del numero di alunni per aula, le sanificazioni, le mascherine, l'Italia ha previsto un'ipotesi di riapertura a settembre, ma nessuna modalità è stata ufficialmente indicata riguardo a quanto andrà fatto per moltiplicare le classi, ampliare gli spazi, aumentare gli addetti per la sanificazione costante delle aule e per la gestione delle mense, ma soprattutto quale sarà la strategia per assicurare un numero adeguato di insegnanti, compresi quelli di sostegno. (Applausi). Per concludere, si stima che circa il 30 per cento delle scuole paritarie a settembre non riaprirà e circa 300.000 studenti affolleranno le scuole pubbliche. A tal proposito, signor Ministro, vorremmo sapere come vi state preparando a questa che, più che un'eventualità, sarà una certezza. Vorremmo essere informati su questi aspetti fondamentali per la vita del Paese, perché le famiglie hanno bisogno di informazioni certe e attendibili per programmare un minimo il loro futuro da qui a qualche mese. Le saremmo grati, signor Ministro, se lei ci fornisse qualche risposta sulle questioni che le abbiamo rappresentato. (Applausi). PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione, onorevole Azzolina, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. AZZOLINA, ministro dell'istruzione . Senatrice Saponara, il Governo accompagnerà il ritorno a scuola delle nostre studentesse e dei nostri studenti garantendo la massima sicurezza e la continuità didattica. A tal fine, stiamo lavorando, in sinergia con il Comitato tecnico-scientifico del Ministero della salute, al documento contenente le indicazioni di carattere sanitario e alle limature finali. Il documento sarà reso noto nelle prossime ore. Ricordo che analogo documento è stato già adottato per lo svolgimento in presenza degli esami di Stato del secondo ciclo di istruzione. Oltre a ciò, il comitato di esperti da me nominato sta lavorando intensamente da settimane per fornire indicazioni per la ripresa dell'attività didattica. Anche questo secondo documento sarà presentato a breve. Oltre al lavoro appena menzionato, è naturalmente indispensabile il lavoro da portare avanti e realizzare con il coinvolgimento di forze sociali ed enti locali. Voglio ribadirlo con chiarezza: la riapertura delle scuole a settembre e la ripresa dell'attività didattica in presenza sono un'esigenza per gli studenti e per le loro famiglie e l'obiettivo è condiviso da tutto il Governo. In vista dell'inizio del nuovo anno scolastico verranno fornite a tutte le scuole precise indicazioni operative, flessibili rispetto alle caratteristiche di ciascuna istituzione scolastica. Al fine di reperire le necessarie risorse finanziarie, nel cosiddetto decreto-legge rilancio il Governo ha disposto un fondo per l'emergenza epidemiologica da Covid-19, con uno stanziamento di un miliardo di euro in due annualità. Lo stesso decreto-legge ha incrementato il fondo per il funzionamento delle scuole statali di 331 milioni di euro per interventi volti a garantire lo svolgimento del prossimo anno scolastico in condizioni di sicurezza rispetto alla situazione epidemiologica. In tema di edilizia scolastica, il cosiddetto decreto-legge rilancio ha previsto misure di semplificazione amministrativa per consentire agli enti locali proprietari degli immobili di operare celermente. Per altro, nella fase di conversione del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, è stato ieri approvato nella Commissione istruzione pubblica, beni culturali del Senato un emendamento importante. I sindaci e i Presidenti di Provincia avranno infatti poteri commissariali al fine di poter porre in essere velocemente quanto necessario per portare a termine i lavori di edilizia scolastica. In merito alle scuole paritarie, va menzionato che l'articolo 233 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 ha stanziato appositi finanziamenti straordinari, pari a complessivi 150 milioni di euro; ciò dimostra la volontà del Governo di tutelare tutti i nostri studenti, rispettando la libertà di scelta educativa delle famiglie. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Saponara, per due minuti. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, la ringrazio per la risposta, della quale non posso sicuramente dire di essere soddisfatta, in quanto - a ben vedere - così come siamo in ritardissimo con il decreto-legge che oggi andremo a convertire o rigettare, temo siamo in estremo ritardo anche per la riapertura delle scuole. Lei non pensa, signor Ministro, che tutto questo dovrebbe già essere sul tavolo di chi deve approntare le scuole, la didattica e la riorganizzazione del personale? (Applausi). Settembre è domani: la prego e la scongiuro, signor Ministro, ascolti le persone direttamente coinvolte nel mondo della scuola; penso sia questo che fondamentalmente le manca. La ringrazio e spero veramente possa ascoltare questo mio umile consiglio. (Applausi). PRESIDENTE . Il senatore Moles ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01621 sulle criticità che interessano le scuole paritarie e il personale della scuola, per tre minuti. MOLES (FIBP-UDC) . Signor Ministro, benvenuta. La interroghiamo in realtà sui macrotemi del decreto-legge sulla scuola, che oggi pomeriggio provvederemo a votare con voto di fiducia, perché sia durante l'esame in Commissione sia nei passaggi successivi non hanno avuto risposte. In particolare, come Forza Italia, ma con l'intero centrodestra, avevamo presentato tutta una serie di emendamenti a sostegno del mondo della scuola, prevedendo un sostegno straordinario per le scuole pubbliche e paritarie o la detraibilità delle spese sostenute presso le stesse. Le ricordo, signor Ministro, che le scuole statali e paritarie sono quasi 13.000, con più di 900.000 alunni, ma abbiamo proposto anche una selezione per titoli e servizi per le migliaia di docenti precari, come anche tante altre possibili soluzioni alle varie questioni annose relative alla scuola, come quella dei dirigenti scolastici, gli ATA, i diplomati magistrali e altri. Purtroppo nulla di tutto questo è stato preso in considerazione da lei, dal Governo e dalla maggioranza, anzi è stato tutto bocciato. Tante problematiche non hanno trovato soluzione e, quindi, ci rammarichiamo assolutamente del fatto che il Governo continui ad assumere iniziative senza confronto, soprattutto con i mondi interessati, certamente con le parti sociali, ma anche con le forze di opposizione in Parlamento, né senza prestare ascolto alle istanze provenienti dal mondo della scuola. A prescindere dai contenuti del decreto-legge sulla scuola, che in realtà - per quanto ci riguarda - è assolutamente insufficiente, la interroghiamo quindi per sapere se intenda assumere iniziative per consentire un sereno e ordinato avvio delle scuole, pubbliche e paritarie; per sapere - ad esempio - anche per la serenità di tutti, delle famiglie e degli studenti, quale sarà la data da lei stabilita per lo svolgimento degli esami finali; se intenda adoperarsi affinché le procedure selettive per l'immissione in ruolo dei docenti sia garantita a tutti, anche a coloro i quali hanno prestato e prestano servizio nelle scuole pubbliche e paritarie; quali iniziative - se intende assumerle - per garantire ai precari della scuola una prospettiva di lungo termine, che porti alla stabilizzazione dei docenti, in modo tale da garantire finalmente la continuità didattica; infine, se non ritenga di assumere urgenti iniziative per garantire agli studenti un supporto e un sostegno psicologico adeguato, anche prevedendo l'istituzione di una figura ad hoc , che possa fornire un supporto alle fragilità e alle difficoltà derivate dall'attuale emergenza. (Applausi). PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione, onorevole Azzolina, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. AZZOLINA, ministro dell'istruzione . Senatore Moles, condivido pienamente con lei l'esigenza di assicurare la continuità didattica a tutti gli studenti. Sono parimenti condivisibili le legittime aspirazioni dei docenti precari ad accedere al ruolo di insegnanti. Anche avendo a mente questi prioritari obiettivi, lo scorso 28 aprile il Ministro ha bandito quattro procedure concorsuali per la copertura di ben 61.863 posti, comuni e di sostegno, su tutto il territorio nazionale, di cui 12.863 nelle scuole dell'infanzia e primaria, 25.000 nella scuola secondaria, con il concorso ordinario, e 24.000 posti per docenti della scuola secondaria da coprire con specifica procedura straordinaria, riservata proprio ai precari con almeno tre annualità di servizio nelle istituzioni scolastiche statali. Con riguardo invece al personale docente delle scuole paritarie, è opportuno ricordare che esso potrà partecipare, ove abbia maturato il prescritto requisito di servizio minimo, alla procedura straordinaria finalizzata all'acquisizione dell'abilitazione all'insegnamento, ferma restando però la possibilità di prendere parte al concorso ordinario, anche ai fini dell'immissione in ruolo, se in possesso dei requisiti previsti dal bando. Inoltre, l'articolo 230 del recente decreto rilancio ha incrementato di ben 16.000 unità i posti già previsti dai suddetti concorsi. Abbiamo avviato dunque procedure per assumere quasi 80.000 docenti. Vogliamo ridurre il precariato per dare più stabilità alla scuola e vogliamo farlo attraverso concorsi regolari e selettivi. Anche per questo, in fase di conversione del decreto-legge n. 22 del 2020 in discussione oggi in Aula al Senato, con un emendamento già approvato in Commissione abbiamo modificato, sulla base di un accordo di maggioranza, la modalità di svolgimento della prova d'esame del concorso straordinario, eliminando i cosiddetti quiz a crocette previsti dal decreto scuola dello scorso dicembre e sostituendoli con quesiti a risposta aperta. In merito invece alla richiesta di iniziative volte a garantire agli studenti un supporto e un sostegno psicologico adeguato in tale fase emergenziale, posso già rassicurarla: sono state avviate specifiche iniziative con la task force per le emergenze educative del Ministero, tra le quali le segnalo un servizio online per il supporto psicologico alle famiglie, agli studenti e ai docenti nell'affrontare il difficile momento di emergenza, la predisposizione di un' équipe di psicologi dell'età evolutiva che è in ascolto di giovani, docenti e famiglie, per garantire anche a distanza il servizio dello sportello d'ascolto. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Moles, per due minuti. MOLES (FIBP-UDC) . Signor Ministro, la ringrazio, ma mi consenta di dire che non sono soddisfatto delle sue risposte, perché in realtà non mi fido e non ci fidiamo più. Ne abbiamo sentite tante: chiusura scuola sì, chiusura scuola no; ad aprile gli studenti saranno tutti promossi, a maggio si potrà anche bocciare; le lezioni a settembre potranno essere metà a scuola e metà a casa. Non insisto sugli imbuti da riempire e non riempire, perché lì c'è stata una confusione tra la Montessori e l'imbuto di Norimberga. Però c'è un po' di confusione, quindi mi consenta di non fidarmi di quello che lei ha detto. Anche lei, signor Ministro, annunciava a gran voce la stabilizzazione secondo titoli e servizio e lei sa bene che questa mediazione del concorso straordinario dei precari non serve a sciogliere il problema dei precari, soprattutto non servirà a garantire la continuità didattica: a settembre ci troveremo con 200.000 cattedre scoperte. Sulla didattica a distanza non aggiungo altro, perché già sono intervenuti in molti; poi ci sono i docenti di sostegno esclusi dalle paritarie e così via. Concludo con una citazione: «Se un docente affronta una selezione e fa un corso che dura un anno, non si capisce perché poi bisogna fargli fare altro per passare di ruolo. È come se fosse un concorso a tutti gli effetti». Queste, signor Ministro, sono parole sue del 6 settembre del 2019, non di tanti anni fa. Purtroppo - e mi dispiace sinceramente - lei è riuscita in un'impresa quasi impossibile: unire tutti contro di lei e contro le sue decisioni (sindacati, docenti, dirigenti, personale ATA, famiglie, studenti). Le ricordo, signor Ministro, che la scuola ha bisogno di credibilità e di serietà. E la credibilità è come la verginità: è facile da perdere, difficile da mantenere, ma impossibile da recuperare, signor Ministro. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Corrado ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01623 sulle modalità di svolgimento dell'esame di maturità, per tre minuti. CORRADO (M5S) . Signor Ministro, le esprimo preliminarmente la solidarietà del Gruppo MoVimento 5 Stelle, della Commissione straordinaria per il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, nonché di quella parte - permettetemi - maggioritaria del mondo della scuola che non si riconosce negli inqualificabili attacchi da lei subiti in questi giorni. (Applausi) . Vengo al merito. Premesso che a seguito dell'emergenza sanitaria e dopo la chiusura dei plessi delle istituzioni scolastiche è stato indispensabile disciplinare con strumenti emergenziali le operazioni relative alla chiusura dell'anno scolastico 2019-2020 e all'avvio ordinato dell'anno scolastico 2020-2021, per tale ragione, con il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, attualmente in corso di esame parlamentare per la conversione in legge, sono state adottate misure ad hoc volte a regolamentare tale materia. In via generale, il surriferito decreto-legge ha rimesso a ordinanze ministeriali la disciplina di dettaglio relativa alla valutazione degli alunni e allo svolgimento degli esami di Stato del primo e secondo ciclo d'istruzione. Per questi ultimi è stata disposta ex lege , in ogni caso, la modifica dei requisiti di ammissione di cui al decreto legislativo n. 62 del 2017 sia con riferimento al primo ciclo d'istruzione che al secondo per i candidati interni e per i candidati privatisti. Nel contesto testé delineato, il decreto-legge n. 22 del 2020 prevedeva due opzioni relative all'eventuale ripresa dell'attività didattica in presenza entro il termine del 18 maggio 2020. Nello scenario più grave - quello che poi si è concretizzato, purtroppo - tale atto ha stabilito distinte misure per l'esame di Stato conclusivo di entrambi i cicli di istruzione sia con riferimento alle prove oggetto del medesimo sia con riferimento alla composizione delle commissioni giudicatrici. In data 16 maggio 2020 sono state pubblicate le predette ordinanze ministeriali dopo il parere ottenuto dal Consiglio superiore della pubblica istruzione e valutato che, durante la sospensione dell'attività in presenza, la continuazione delle attività didattiche ai fini della conclusione dell'anno scolastico in corso è avvenuta attraverso la modalità della didattica a distanza. In tale contesto, in cui il ricorso a tale modalità è apparso come l'unica alternativa perseguibile durante l'emergenza epidemiologica, il Governo è intervenuto ai fini del potenziamento di tale nuova forma di apprendimento stanziando ingenti risorse al fine di assicurare sia ai docenti che agli studenti, con particolare riferimento a quelli meno abbienti, di poter usufruire degli strumenti digitali individuali necessari per svolgere o seguire le lezioni online . Le chiedo, Ministro, quali misure di competenza abbia assunto nelle ordinanze citate al fine di permettere lo svolgimento in presenza degli esami per il secondo ciclo d'istruzione, in riferimento sia al personale scolastico sia agli studenti, con particolare attenzione alle misure di sicurezza individuate. PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione, onorevole Azzolina, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. AZZOLINA, ministro dell'istruzione . Signor Presidente, senatrice Corrado, come ho più volte ribadito, la salvaguardia delle nostre ragazze, dei nostri ragazzi e del loro futuro rappresenta una priorità fondamentale e ineludibile. A tale scopo, il 19 maggio scorso è stata siglata una specifica intesa tra il Ministero e le organizzazioni sindacali che recepisce il documento prodotto dal Comitato tecnico-scientifico sulle misure per garantire lo svolgimento degli esami di Stato del secondo ciclo in presenza in condizioni di massima sicurezza. Il protocollo prevede, oltre alle prescrizioni di carattere sanitario, apposite indicazioni operative. A tale scopo, stiamo lavorando in stretto raccordo con gli uffici scolastici regionali e con i sindacati. Il Ministero, infatti, ha già avviato il servizio di help desk a favore delle scuole attraverso l'attivazione di un numero verde che servirà a raccogliere quesiti e segnalazioni sull'applicazione delle misure di sicurezza e a fornire assistenza e supporto operativo anche di carattere amministrativo. In qualunque momento, inoltre, potrà essere chiesta al Comitato tecnico-scientifico l'adozione di eventuali e ulteriori misure proporzionate all'evolversi della situazione epidemiologica. Saranno, altresì, costituiti i tavoli di lavoro regionali al fine di monitorare la situazione territoriale con la collaborazione, oltre che dei sindacati, anche degli enti locali, dei servizi di igiene epidemiologica, della Croce rossa e della Protezione civile. I predetti tavoli regionali si raccorderanno con il tavolo nazionale permanente e con le istituzioni scolastiche fornendo soluzioni concrete ai tavoli locali istituiti presso gli ambiti territoriali. Il Ministero fornirà poi supporto per la formazione anche in modalità online sull'uso dei dispositivi di protezione individuale e sui contenuti del documento tecnico-scientifico, come previsto dalla convenzione con la Croce rossa del 19 maggio scorso e dai piani di intervento regionali. L'attuazione delle indicazioni contenute nel documento tecnico-scientifico sarà garantita dalle risorse stanziate con il decreto-legge rilancio per quest'anno pari a 39 milioni di euro destinati alle scuole statali e paritarie proprio per interventi volti a garantire lo svolgimento degli esami di Stato in condizioni di sicurezza, assicurando interventi di pulizia degli ambienti scolastici e l'acquisto di tutti i dispositivi di protezione individuali. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice De Lucia, per due minuti. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, vorrei ringraziare il signor Ministro innanzitutto perché l'altra notte è rimasta con noi fuori dalla Commissione fino alle ore 1,30, finché non abbiamo lavorato tutti per il provvedimento che oggi andremo ad approvare. Inoltre, vorrei informarla del fatto che ieri la rappresentanza del MoVimento 5 Stelle nella nostra Commissione, che - guarda caso - è tutta al femminile, è stata definita "la scudiera del Ministro". Io vorrei dirle che di scudiere intorno ne ha tante, quindi può stare tranquilla e serena (Applausi) , e continuare a stare al fianco dei docenti e dei discenti, così come sta facendo. La scelta di abbandonare per un giorno il distanziamento sociale e far fare l'esame de visu ai maturandi è un modo per regalare loro un sogno, quello che per tutta la vita ricorderanno. Io sfido chiunque in quest'Aula a dire che non ricorda il giorno del proprio esame di maturità. Allora perché quest'anno non dare a questi ragazzi, cui è stato negato quasi tutto, almeno l'opportunità di guardare negli occhi i propri docenti e ricordarsi per tutta la vita di quest'attimo? La ringrazio moltissimo anche per questo. Il distanziamento sociale - una brutta espressione che non mi piace - è il caso di abbandonarlo anche solo per un attimo, che poi sarà ricordato per tutta la vita. La ringrazio, pertanto, di tutto il provvedimento che lei ha messo in piedi per far affrontare questo momento ai nostri ragazzi, i quali lo ricorderanno per sempre. Ancora grazie. (Applausi). PRESIDENTE . Il senatore Pittella ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01625 sui negoziati per l'avvio di fondi europei di sostegno dopo l'emergenza coronavirus, per tre minuti. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, membri del Governo, signor ministro Amendola, onorevoli colleghi, per amore di verità e per onestà intellettuale e politica, mi sarei aspettato - e mi aspetterei ancora - che, di fronte al piano proposto dalla Commissione europea, ieri, per la ricostruzione dopo la pandemia, coloro che hanno in questi mesi denunciato pregiudizialmente l'indifferenza, l'inconcludenza e la debolezza europea ammettessero con la stessa forza davanti agli italiani che l'Europa c'è. L'Unione europea mette in campo, tra prestiti e sovvenzioni, 750 miliardi di euro, dopo aver disattivato il Patto di stabilità e dopo aver attivato gli interventi della BEI e della BCE, il programma Sure e la linea del MES, per chi vorrà utilizzarla. Tutto questo senza trionfalismi, senza cantare vittoria, ma con l'orgoglio di vedere nascere - lo dico in maniera concreta - un embrione di eurobond . Invece ho letto elucubrazioni, parole pasticciate, coazione testarda a negare l'innegabile. Tutto ciò è avvenuto mentre nell'Aula del Parlamento di Bruxelles, il vice presidente Meuthen del Gruppo sovranista a cui appartiene la Lega ha attaccato fieramente il piano di ricostruzione e lo ha giudicato perfino privo di una base legale. Come dire: a Roma, Salvini dice che è troppo poco; a Bruxelles, il Gruppo a cui appartiene Salvini dice che nemmeno quel poco andava fatto. (Applausi). Signor Ministro, noi sappiamo che ieri si è posta una pietra importante, ma il percorso non è concluso: ci sarà da difendere questa proposta facendola approvare al più presto, prevedendo tempi e procedure veloci per la erogazione dei fondi che copriranno in prevalenza i tre settori chiave che interessano anche l'Italia (economia verde, digitale e innovazione). Insieme alla collega Fedeli e al nostro Gruppo del PD, le chiediamo, signor Ministro, di procedere in questa direzione con quella capacità e intelligenza negoziale che ha portato a successi importanti per l'Italia, per la tenuta e l'avvenire dell'Unione europea. (Applausi). PRESIDENTE. Il ministro per gli affari europei, Vincenzo Amendola, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. AMENDOLA, ministro per gli affari europei . Gentile Presidente, ringrazio il senatore Pittella e gli altri interroganti. La Commissione, com'è stato detto, ha presentato ieri la sua proposta per un piano di ripresa europeo dopo il Covid-19, rispondendo al mandato conferitole dal Consiglio europeo del 23 aprile scorso: una proposta solida e innovativa, che apre nuove vie alle politiche fiscali europee. Il piano d'azione prevede due elementi strettamente legati: il quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027, rafforzato rispetto alle precedenti proposte con un nuovo strumento per la ripresa, il recovery fund , rinominato «Next generation Eu». Questo ultimo strumento sarà finanziato dall'Unione europea attraverso prestiti contratti dalla Commissione europea sul mercato dei capitali garantiti da tutti gli Stati membri. Il recovery fund ammonta a 750 miliardi di euro, di cui l'Italia è il principale beneficiario. Di questo ammontare, 500 miliardi sono distribuiti sotto forma di sovvenzioni e 250 sotto forma di prestiti di lunga maturità che saranno restituiti agli investitori tra il 2028 e il 2058. Il 25 marzo - come lei, senatore Pittella, ricordo ancora lo scetticismo - l'Italia, insieme ad altri otto Paesi, aveva chiesto proprio di lavorare per uno strumento di debito comune emesso dalle istituzioni europee, così da finanziare investimenti per il mercato interno e per sostenere la resilienza delle catene europee del valore investite dalla crisi globale. Da allora sono state prese molte decisioni, cito le più importanti: la sospensione del Patto di stabilità e crescita, la flessibilità accordata al regime degli aiuti di Stato, l'avvio da parte della Banca centrale europea del Pandemic emergency purchase programme (PEPP), che porta a 1.100 miliardi di euro l'intervento solo per gli acquisti di titoli, la flessibilità dell'uso delle risorse delle politiche di coesione. Il Consiglio europeo del 23 aprile ha poi consolidato la risposta comune definendo tre reti di sicurezza per 540 miliardi di euro e così ieri, dinanzi al Parlamento, sono stati presentati il QFP e questa proposta, articolata su tre programmi e tre grandi pilastri di intervento. Con il recovery fund andiamo a 1.850 miliardi di euro per quanto riguarda il bilancio, un ammontare incrementato dall'aumento delle risorse proprie del bilancio e collegato agli obiettivi dell'Unione, e non con un aumento delle contribuzioni nazionali. Ripeto, è una grande e solida base negoziale, insieme alle altre reti di sicurezza e ai programmi della BCE. Come ha detto il commissario Gentiloni Silveri, è una svolta su politiche economiche molte robuste e coordinate tra Commissione, Consiglio e BCE. In vista del Consiglio europeo del giugno prossimo, si apre un negoziato non facile per un'intesa rapida che mantenga l'ambizione di partenza. Sul QFP difenderemo le nostre linee rosse e, in particolare, un'allocazione adeguata dei fondi per la coesione della politica agricola. Sul recovery fund analizzeremo i dettagli tecnici, le proposte e la loro rapida esecutività. In conclusione, l'impegno del Governo non si esaurisce tuttavia solo sul fronte europeo del negoziato. Il Governo, come annunciato dal presidente Conte, predisporrà un suo piano di ripresa nazionale per rilanciare l'economia in coerenza con gli obiettivi europei, a partire dal green deal e dalla transizione e innovazione digitale, tutto questo in stretto raccordo e con il consenso del Parlamento sin dalla preparazione del prossimo Consiglio europeo. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Fedeli, per due minuti. FEDELI (PD) . Devo dire, ministro Amendola, che sono particolarmente onorata e orgogliosa di aver ascoltato le sue parole oggi qui in Aula in risposta all'interrogazione del collega Pittella, anche se credo che dovrebbe esserci un orgoglio di tutto il Senato, di tutto il Parlamento e di tutto il Paese. Voglio ringraziare lei, voglio ringraziare il Governo e voglio ringraziare il commissario Gentiloni Silveri, perché ritengo che abbiate fatto tre cose fondamentali. La prima: siete venuti in Senato, avete ricevuto un mandato, lo avete esercitato con grande determinazione, coerenza e capacità di creare convinzione, coinvolgimento e anche alleanze, che è il metodo corretto con cui si deve stare in Europa. Anch'io penso che la svolta sia avvenuta, una svolta molto importante e sottovalutarla sarebbe un errore drammatico per tutta l'Italia, ma anche per tutte le cittadine e i cittadini europei. Per questo io credo che sia altrettanto importante proseguire in questo modo, fino ad arrivare al voto del Consiglio europeo dei prossimi giorni. Dico subito che, come lei ha ricordato ora, c'è un intreccio stretto - e per questo ho apprezzato particolarmente, lo voglio sottolineare, l'intervento del presidente Conte di ieri - tra ciò che possiamo avere dall'Europa e ciò che abbiamo ottenuto con il piano di rilancio in Italia, coerente con quella scelta; una scelta che guarda agli investimenti in innovazione, in digitale e, mi permetto di dire, in formazione e ricerca, capace di portare rapidamente questo Paese ad essere un competitor importante, come merita, nella costruzione di una società e di un'economia della conoscenza. Questo è il grande punto e la grande svolta legata esattamente anche alla transizione ecologica. Voglio chiudere con una riflessione, che spero possa aiutare tutti noi. Questo Paese merita, il 2 giugno, di poter mettere a tutte le finestre (visto che non possiamo riunirci tutti insieme, come nostra abitudine, nelle piazze), in un intreccio, oltre alla bandiera italiana, la bandiera europea. Il lavoro straordinario che questo Paese ha fatto per costruire il risultato storico che si è avviato ieri merita davvero di essere riconosciuto e fatto vivere concretamente, in tutte le strade, in tutti i quartieri, in tutte le case italiane. Grazie, Ministro. (Applausi) . PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Sul 40° anniversario dell'omicidio di Walter Tobagi PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Onorevoli senatori, ricorre oggi il 40° anniversario del terribile omicidio di Walter Tobagi ad opera di un commando del gruppo terroristico «Brigata XXVIII marzo». Uomo di grande intelligenza e lucida capacità di analisi, Walter Tobagi si era dedicato con passione a studiare e raccontare le complesse cause di uno dei periodi più difficili e drammatici della nostra storia. Irremovibile difensore della libertà di stampa e del diritto di cronaca, era anche consapevole che il vero giornalismo non si fa rincorrendo la notizia, ma ricostruendo la verità con pazienza, scrupolo, perseveranza e onestà intellettuale. Fu proprio la sua grande professionalità e il coraggio di difendere questi valori che lo fecero diventare un bersaglio della violenza del terrorismo; una violenza che si è macchiata del sangue di troppi innocenti, eroi della normalità, donne e uomini colpiti per la sola colpa di aver interpretato il loro ruolo nella società con impegno e grande senso del dovere; cittadini per bene, il cui sacrificio non può e non deve mai essere dimenticato. Nel rinnovare, pertanto, la vicinanza del Senato e di tutti gli italiani al dolore dei suoi familiari e degli amici, chiedo a quest'Aula di osservare un minuto di silenzio, in nome di Walter Tobagi. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 1774 Conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato (Relazione orale) Discussione e approvazione della questione di fiducia Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1774. Ricordo che nella seduta di ieri la relatrice ha svolto la relazione orale, è stata respinta una questione pregiudiziale e ha avuto luogo la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice. ANGRISANI, relatrice . Signor Presidente, colleghe e colleghi, ho ascoltato con molto interesse gli interventi susseguitisi nella discussione generale, sia quelli pervenuti dalle forze di maggioranza sia quelli di opposizione, che, devo dire, con senso di responsabilità per la gran parte ci hanno coadiuvato nel rispetto delle giuste differenze. Ho ascoltato le critiche, alcune delle quali sono state costruttive e altre strumentali. Non dobbiamo però dimenticare, anche se purtroppo ho notato che forse troppo spesso ci capita di farlo, che tutto ciò è avvenuto in una condizione di assoluta emergenza che non ha precedenti nella storia della Repubblica italiana. Ho sentito dire che nel provvedimento in esame non si ha una visione sul futuro della scuola. È un'osservazione assolutamente legittima, ma sicuramente demagogica. Dico con forza che abbiamo fatto tutto il possibile per la salvaguardia e la tutela del mondo della scuola italiana. Non si può dunque negare che la visione sia insita nell'uscita responsabile e razionale dalla situazione emergenziale, garantendo il diritto allo studio dei nostri figli nel miglior modo possibile. Nessuno può dire che non abbiamo messo al centro di tutto il corpo normativo nel suo complesso gli interessi degli studenti, delle famiglie e le loro imprescindibili esigenze. Altri hanno insistito sulla necessità di riportare quanto prima i ragazzi in classe. Per esempio, il senatore Bagnai ha fatto presente quanto fosse forte il timore dei genitori di un ritorno immediato dei figli a scuola, per poi sollecitare un repentino ritorno in classe, un veloce ritorno alla normalità perché solo la classe rappresenta la vera scuola. È un ragionamento contorto, ma anche molto contraddittorio. I ragazzi possono rappresentare un pericoloso veicolo di contagio a scuola, perché possono rientrare nella vasta schiera di asintomatici infettivi. È questo il semplice motivo per cui non lo abbiamo fatto: per tutelare gli anziani, i nonni, i genitori degli insegnanti, le fasce più deboli della popolazione e maggiormente esposte al virus. In Aula ho sentito spesso citare Calamandrei. Io aggiungo che lui sosteneva che, se si dovesse fare un paragone tra l'organismo costituzionale e l'organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell'organismo umano hanno la funzione di creare sangue: senza la scuola pubblica, che deve venire prima di quella privata, non ha senso parlare di democrazia. A chi lo ha citato dico che in questo periodo buio, nonostante tutto, la scuola invece ha continuato a generare sangue e vita per la salvaguardia della democrazia e lo ha fatto con tutte le difficoltà riscontrate da tutti gli attori coinvolti ed interessati, in modo che ritorni ad essere la grande istituzione fondante della società italiana. C'è stato qualcuno poi che addirittura ha parlato di una Caporetto della scuola italiana. Trovo davvero fuori luogo questa osservazione; capisco il ruolo di opposizione preconcettuale e ideologica a tutto ciò che proviene dal Governo attuale, ma è alquanto eccessiva come affermazione, anche perché non bisogna dimenticare la drammaticità del momento. Non si può poi far ricadere sulle spalle di questo Governo quello che non si è fatto nei decenni passati e soprattutto le scriteriate politiche scolastiche portate avanti nei modi più scellerati. Credo che nessuno qui presente possa negare il principio oggettivo che la scuola è servizio educativo, crescita culturale e sociale, inclusione, solidarietà e tolleranza. Sfido chiunque a dire che questi elementi caratterizzanti non siano parte fondante dell'assetto normativo che si evidenzia nel testo. È vero, forse si poteva fare di più nella direzione della stabilizzazione della precarizzazione, però bisogna avere anche la lucidità di dire che molto è stato fatto in tanti punti fondamentali ed essenziali della didattica. Replico anche a chi ci ha criticato in maniera strumentale; ad esempio, garantire un ordinato d'avvio del prossimo anno scolastico non significa surrogare la carenza di insegnanti con misure emergenziali, bensì con opportuni interventi strutturali, garantendo princìpi di equità, trasparenza e meritocrazia per il reclutamento e l'immissione in ruolo, garantendo altresì la continuità didattica, in particolare con gli insegnanti di sostegno, visto che lo scenario che affiora dall'emergenza sanitaria li penalizza in maggior misura e penalizza ancora di più le disabilità più gravi, fino alle diverse problematiche che afferiscono ai disturbi specifici dell'apprendimento e ai bisogni educativi speciali. Siamo comunque riusciti ad evitare contrazioni di organico e abbiamo dato la possibilità, per chi ha tre anni di servizio sul sostegno, di specializzarsi in modo da sopperire alla carenza di docenti specializzati. Ricordo inoltre a chi ci accusa di essere stati superficiali che abbiamo tutelato il merito opponendoci al sei politico. Alcuni di voi hanno sottovalutato questa forte sottolineatura del principio meritocratico. In una drammatica condizione che ha devastato la vita civile e sociale degli ultimi tre mesi sarebbe stato molto facile evitare forme di valutazione più approfondita e giusta - come quelle che si evidenziano nel testo e che ci apprestiamo a votare - e rifugiarsi comodamente in una promozione egualitaria senza merito e senza le imprescindibili differenze di valori. Non l'abbiamo fatto; abbiamo scelto la strada più difficoltosa, ma più giusta per i nostri studenti. Voglio ribadire a tutti voi che il punto saliente del provvedimento è proprio il merito, è ciò che il momento storico ci impone, è ciò che i giovani che credono nel cambiamento ci chiedono. Non potevamo permetterci di non dare al Paese un segnale importante. Le risposte che diamo con questo provvedimento sono emblematiche del concetto che la meritocrazia e la preparazione non saranno mai messe in secondo piano, men che meno nell'ambito scolastico e men che meno per ciò che concerne gli insegnanti. Il superamento di una prova di una valutazione oggettiva che attesti il livello di preparazione degli insegnanti è sempre stata una priorità sulla quale non possiamo permetterci di transigere. Con questo testo vogliamo ridurre il precariato per dare più stabilità alla scuola e vogliamo farlo attraverso una modalità di assunzione che garantisca il merito, anteponendo il principio della qualità del nostro sistema di istruzione e, di conseguenza, l'efficienza del servizio reso agli studenti che poi ne sono i principali protagonisti. Si ritornerà a scuola a settembre in piena sicurezza, cari colleghi; vi assicuro che si sta lavorando per trovare tutte le soluzioni in relazione alle varie fasce d'età degli studenti, alle singole strutture scolastiche e anche alle specificità delle diverse realtà territoriali. Le scelte che facciamo oggi avranno infatti ripercussioni nei prossimi anni. Abbiamo 78.000 insegnanti da assumere nel primo e secondo ciclo, tra concorsi ordinari e concorso straordinario e tra gli aspiranti ci sono migliaia di giovani che si preparano da tempo e vogliono avere la loro occasione per cominciare ad insegnare. Alcuni punti saranno sicuramente migliorabili e sicuramente nei prossimi provvedimenti, a partire dal decreto rilancio, si prevedono fiduciosamente delle disposizioni che contemplano la riorganizzazione delle classi, ad esempio garantendo la distanza sanitaria o altre forme di miglioramento e riduzione del rischio futuro. Tuttavia, mi preme dire che, nonostante tutto e nonostante questo momento sia difficilissimo, abbiamo un'occasione unica per rimettere la scuola al centro, trasformando questa tragedia in un'opportunità. Dopo aver rilevato tutta una serie di problemi annosi già presenti, ci saranno nel decreto rilancio misure espansive che interverranno in vari punti, cercando di sistemare carenze strutturali del nostro sistema scolastico. Voglio ricordarvi, ad esempio, che assumeremo 16.000 docenti in più rispetto ai 62.000 già previsti da due concorsi in arrivo, 8.000 posti in più per ciascuno dei due bandi. Portiamo così a 78.000 i nuovi assunti che inizieranno a entrare nella scuola già a partire da settembre. Presenteremo, con il decreto rilancio, anche misure per i docenti di sostegno in possesso del TFA. Questa disposizione tiene conto dell'estrema selettività dei percorsi ordinamentali in essere, pur lasciando inalterate le procedure concorsuali ordinarie, prevedendo la possibilità di inserimento e di aggiornamento dei punteggi con cadenza biennale, poiché la copertura annuale dei ruoli sul sostegno rappresenta ogni anno scolastico una particolare area di criticità. Ci saranno nuove misure presenti, come il finanziamento di acquisto di servizi professionali, di formazione, di assistenza tecnica per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per la didattica a distanza, per l'assistenza medico-sanitaria, finanzieremo l'acquisto di dispositivi di protezione e di materiale per l'igiene individuale e degli ambienti, interventi a favore della didattica degli studenti con disabilità, disturbi specifici di apprendimento e bisogni educativi speciali, acquisteremo e metteremo a disposizione in particolare degli studenti meno abbienti dispositivi digitali individuali per la necessaria connettività di rete. Finanzieremo l'acquisto di strumenti editoriali e didattici innovativi e inoltre stanzieremo 150 milioni di euro per le scuole paritarie, di cui 70 per le primarie e secondarie e 80 per i servizi da 0 a 6 anni. Dobbiamo avere tutti l'onestà di riconoscere, al di là delle logiche di posizionamento politiche, che sono numeri importanti e questo lo dobbiamo fare al più presto. La scuola ha bisogno di stabilità e programmazione. In passato tutto questo è mancato e quindi è tempo di voltare pagina, di farlo subito e farlo meglio, lo dobbiamo fare per i nostri figli e lo dobbiamo fare meglio ancora per salvaguardare il nostro futuro nell'interesse dei nostri ragazzi, ricordandoci che la scuola siamo noi. (Applausi). Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,45) PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. DE CRISTOFARO, sottosegretario di Stato per l'istruzione . Signor Presidente, ringrazio le senatrici e i senatori anche per gli interventi che ci sono stati nella giornata di ieri nella discussione generale e naturalmente per il lavoro che è stato fatto nel corso di questi giorni in Commissione. Vorrei partire proprio dal ringraziamento a tutti quanti voi, alla maggioranza e all'opposizione, anche per i contributi secondo me molto importanti che sono arrivati a questa discussione. Credo che, in questa fase così difficile e così complessa, senza precedenti, che vive il nostro Paese, questa sia addirittura l'esigenza più sentita: avverto la forte necessità di un largo dibattito politico e culturale su un tema come quello della scuola, dell'università e della ricerca, che riguardi non semplicemente quello che è accaduto negli ultimi tre mesi, perché negli ultimi tre mesi, dinanzi all'emergenza, pur avendo fatto tante cose, abbiamo riscontrato quelle difficoltà e quei problemi che si sono probabilmente accumulati nel corso degli anni. Noi abbiamo un grande bisogno di questo dibattito - di un dibattito vero - e di riguadagnare centralità (lo dico così). Forse è proprio questo il punto di sofferenza e di difficoltà. Per troppo tempo la scuola (che pure è un tema grande, perché riguarda mezzo Paese e soprattutto il futuro dell'Italia, a partire anzitutto dalle giovani generazioni, gli studenti e le studentesse) non è stata forse adeguatamente al centro di un dibattito politico e culturale ampio, che non fosse relegato semplicemente agli addetti ai lavori (che pure ovviamente devono farne parte), ma volto a capire come si possa immaginare un rilancio e come - a me piace molto quest'espressione - la riapertura a settembre possa essere un vero e proprio nuovo inizio e non una semplice riapertura. Noi abbiamo bisogno di un nuovo inizio. Secondo me ha ragione la relatrice, che l'ha appena detto e che ringrazio anche per il lavoro svolto nel corso delle ultime settimane. Dobbiamo avere questo tipo di capacità. Naturalmente non sarà semplice, anzi sarà molto complesso. La nostra sfida dovrà essere quella di cercare di trasformare l'emergenza drammatica che abbiamo vissuto in queste settimane in un'opportunità, sapendo che sono molte le cose che dovremo affrontare. È evidente - ed è inutile dirlo - che avremmo fatto a meno di quest'emergenza drammatica, anzitutto per il carico di morti che ha portato con sé e poi per le condizioni sociali ed economiche più difficili in cui vice oggi il Paese. In qualche modo, però, è come se quest'emergenza avesse aperto gli occhi a ciascuno di noi, un po' come succede con l'aria. Quando ci si accorge che l'aria è importante? Quando manca e non c'è. Lo stesso discorso vale per la libertà: ci si accorge di quanto sia importante e decisiva quando se ne viene privati. La scuola è la stessa cosa: tutto il Paese si è accorto di quanto il sistema di istruzione fosse decisivo esattamente quando abbiamo avuto la difficoltà e si sono dovute chiudere le scuole perché non vi era altra scelta. Proprio in quel momento ci si è accorti di quanto la scuola e il sistema formativo siano il grande pilastro democratico di questo Paese, esattamente come lo è - lo abbiamo visto plasticamente in queste settimane di emergenza - il sistema sanitario nazionale. È come se questo Paese, alla fine, si fondasse su due grandi infrastrutture: il sistema sanitario (che ha dovuto reggere la pressione drammatica delle ultime settimane, durante le quali ci siamo accorti di quanto è importante, fondamentale e decisivo avere un sistema sanitario che regge nei momenti di difficoltà) e il sistema scolastico e di istruzione, dal punto di vista delle famiglie e soprattutto dei ragazzi. Possiamo dirci una cosa tra noi con un po' di coraggio? Nel dibattito di queste settimane c'è un punto, molto comprensibile e secondo me anche fondato, che però - almeno dal mio punto di vista - non affronta fino in fondo la questione. Inevitabilmente ci siamo molto concentrati sul tema della riapertura immaginandola come un qualcosa anzitutto funzionale alle famiglie. I genitori si chiedono: come faccio ad andare a lavorare se le scuole sono chiuse? Dove metto i bambini? Dove vanno? È un tema ovviamente vero che non dobbiamo sottovalutare. La gente che lavora deve sapere dove mandare i figli la mattina se non possono stare a casa da soli. Possiamo però dirci che questo non è il cuore del problema? Possiamo dirci che la scuola non è semplicemente il parcheggio dove vengono lasciati i ragazzini quando i genitori vanno a lavorare e che questa questione meriterebbe forse di essere vista da un altro punto di vista? È attraverso la scuola che trova soddisfazione il diritto soggettivo e collettivo all'istruzione delle giovani generazioni, che è un diritto costituzionale sacrosanto e il terreno intorno al quale si misurano gli elementi di avanzamento della democrazia di un Paese come il nostro. Per questo motivo - e non a caso - parlo di infrastruttura civile, perché considero questo elemento il pilastro intorno al quale rimettere in piedi un sistema così decisivo per lo sviluppo del nostro Paese. È evidente - non ho alcuna intenzione di negarlo - che abbiamo avuto difficoltà. Per onestà intellettuale, mi piacerebbe sapere quale Paese al mondo non ne ha avuta. Sapete quanti sono gli studenti che sono rimasti a casa, nel mondo, in questa fase? Un miliardo e mezzo. Dato che il nostro Ministero ha collaborato anche con gli omologhi di altri Paesi europei, per sapere com'era la situazione, vi posso assicurare che anche qualche Paese molto grande non dico che abbia detto agli studenti «ragazzi cari, dobbiamo chiudere le scuole, ci rivediamo fra tre mesi o quando sarà», ma quasi, nel senso che la difficoltà è stata enorme dappertutto. Ce lo dobbiamo dire con sincerità, altrimenti non introduciamo un elemento di avanzamento nella nostra discussione. Abbiamo difficoltà anche noi? Certo, perché sappiamo bene che, nel momento in cui chiudiamo le scuole, dinanzi a un fatto gigantesco, quello che siamo riusciti a mettere in campo è stato molto utile, a mio avviso, ma inevitabilmente ha faticato, rispetto alla portata di eventi così clamorosi e giganteschi. Ma davvero si può non avere l'onestà intellettuale di riconoscere che una cosa come questa inevitabilmente produce un elemento di sofferenza? Penso che la didattica a distanza sia servita in una situazione come questa, e non è che avessimo grandi alternative, se non semplicemente chiudere. La didattica a distanza, invece, è stata comunque il modo per mantenere una qualche connessione. È diversa dalla scuola in presenza? Sì, completamente. Può sostituire la didattica normale? No, ovviamente. La nostra scuola, quella della Costituzione, si fonda innanzi tutto sulla socialità, sulle relazioni, sulla crescita e sulla formazione: è evidente che un meccanismo a distanza soffre un elemento di difficoltà; però, anche qua, proviamo a ricondurre questa cosa in un dibattito più normale. Abbiamo dovuto utilizzare la didattica a distanza, perché non c'era alcuna alternativa; naturalmente non immaginiamo né immagino per nessuna ragione al mondo la didattica a distanza come sostitutiva per il futuro di quella che abbiamo avuto nel corso della nostra storia. Possiamo però trarne comunque un elemento: le ragazze e i ragazzi hanno accumulato un'esperienza che invece potremo cercare di capire come non disperdere, con meccanismi integrati; perché dovremmo far disperdere un'esperienza che comunque è positiva e costituisce anche un altro modo e un'altra idea, per esempio, di utilizzare gli strumenti tecnologici? Lo vedo con i miei figli, i quali, con l'iPad, fino a tre mesi, giocavano semplicemente; il fatto che oggi lo usino non soltanto per giocare, ma anche con un altro tipo di testa, mi pare una cosa positiva, che non voglio disperdere. Quando torneremo a scuola in presenza potremo immaginare, ad esempio, forme e tentativi di applicare la didattica digitale anche in classe. Sappiamo che ci sono già tante sperimentazioni su questo, come la scuola capovolta, e tante cose molto importanti, e quindi penso che questo sia un terreno. La didattica a distanza cos'altro ha fatto? Ha reso più visibili alcuni elementi di diseguaglianza. Ieri ho ascoltato gli interventi degli esponenti dell'opposizione, che hanno molto insistito su questo punto. È vero, non c'è dubbio: è emersa la parte più fragile e in sofferenza, per tante ragioni, non semplicemente sotto il profilo economico (anche se naturalmente, se non hai il tablet , lo sei). Per altro, devo dire che il Governo su questo è intervenuto e, come sapete, nel decreto-legge cura Italia ha previsto uno stanziamento di 80 milioni e ne abbiamo usati anche altri 70 di un PON, quindi abbiamo stanziato una cifra significativa, per andare incontro esattamente a questo tipo di difficoltà, ossia fornire materiale tecnologico a chi non ce l'ha e quindi determinare comunque una qualche forma di connessione nella fase più difficile del lockdown . Lo capisco bene ed è chiaro: dal punto di vista non semplicemente materiale, ma finanche psicologico, probabilmente quel pezzo di mondo studentesco più fragile e debole ha avuto il maggior elemento di difficoltà. Anche qua, però, dobbiamo dirci una grande verità tra di noi: la didattica a distanza ha reso più visibili queste diseguaglianze. Ma davvero qualcuno può ragionevolmente sostenere con onestà intellettuale che siano nate oggi? Quelle cioè che abbiamo visto in maniera plastica con la didattica a distanza - con la quale abbiamo scoperto appunto che la parte più fragile del Paese è andata in maggiore difficoltà - purtroppo sono le fragilità e le debolezze che si sono accumulate nel corso degli anni e che sono un tratto molto vero della nostra scuola, che certamente è un grande pilastro democratico; ma non è però che non ci fosse la diseguaglianza nella scuola italiana prima del Covid-19 e del lockdown . L'abbandono scolastico e la povertà educativa c'erano anche prima del lockdown , ovviamente. Gli elementi di diseguaglianza che vediamo e che abbiamo visto con i nostri occhi sono purtroppo il grande problema sul quale io penso questo Governo debba lavorare nel corso degli anni che verranno. E penso per l'appunto che serva quel dibattito pubblico che io invoco e che credo sia decisivo. Cos'è questa diseguaglianza nel mondo della scuola? Ve lo dico io cos'è la diseguaglianza. Lo sapete quanti sono gli studenti che fanno il liceo classico in Italia, i cui genitori non sono diplomati anche loro al liceo classico? Poco meno del 5 per cento. Il 95 per cento di quelli che fanno il liceo classico in Italia, guarda caso, hanno i genitori che hanno fatto anche loro il liceo classico o il liceo scientifico; e vengono tutti, o comunque prevalentemente o almeno in larghissima maggioranza, da un determinato e preciso contesto sociale. Lo sapete quanti sono invece quelli che fanno l'istituto professionale in una situazione inversa? Tutti. Quelli che fanno il professionale vengono tutti da un altro contesto sociale. Sarà questo un problema gigantesco in un Paese come il nostro? Esso in qualche modo rompe quello che dovrebbe essere il meccanismo cardine in una democrazia, cioè l'ascensore sociale, l'idea che puoi migliorare la tua condizione, il fatto di non essere vincolati dalla propria condizione di partenza e di potercela fare se si è bravi. Sarà un problema gigantesco? Ma possiamo davvero immaginare che sia un problema che scopriamo oggi? Questo è il problema del nostro sistema formativo da venticinque anni a questa parte; è il grande elemento di difficoltà attorno al quale si è inceppato il sistema democratico del Paese. Dico esattamente questo, allora. Oggi queste cose si vedono più nitidamente, perché almeno il Covid ha fatto sì che oggi siano tutti i più attenti. Io ho discusso in queste settimane, per ore e giorni, e immagino che ciascuno di noi lo abbia fatto: siamo stati tutto il giorno a discutere e oggi c'è un livello di attenzione fortissimo da parte degli studenti e delle famiglie su tali questioni. È il momento giusto per fare questo tipo di riflessione; quando dovremmo farla, se non ora? Una riflessione su come immaginiamo un'idea di fondo, una visione che vada esattamente a scardinare questi elementi, che vada a scardinare questo sistema che in qualche modo ha determinato un blocco nell'avanzamento democratico di un Paese. Io penso che, quando parliamo di nuovo inizio, dobbiamo parlare di questo. Naturalmente è difficile; è ambizioso e molto difficile. Ma io davvero non vorrei che la discussione sulla riapertura delle scuole a settembre si limitasse semplicemente a una questione di centimetri. Certo, dovremo discutere anche di centimetri e dovremo fare il distanziamento fisico. Magari, se ci abituassimo a chiamarlo distanziamento fisico e non distanziamento sociale, secondo me faremmo meglio. Ma, in ogni caso, dovremo fare questo distanziamento fisico e dovremo tenere gli studenti separati l'uno dall'altro, quindi ovviamente ci dovremo occupare anche dei centimetri. Poiché sappiamo che abbiamo i problemi atavici che conosciamo, ad esempio quello delle classi troppo grandi, dovremo dividerli in gruppi e dovremo fare un lavoro significativo su questo punto (su cui poi dirò qualcosa). Però io penso che sia decisivo anche l'elemento di approccio che mettiamo in campo nel momento in cui andiamo a fare questo; non basta semplicemente affrontare una questione di tipo geometrico relativa a come sistemare i banchi, quindi se sia il caso di disporre metà classe nel corridoio oppure tenerla tutta insieme. Non è questo il punto. O, meglio, è anche questo il punto naturalmente, perché dobbiamo farlo in piena sicurezza, come è evidente, con il pieno accordo del Comitato scientifico, del Ministero della salute, per la sicurezza di tutti, dei ragazzi, dei professori e del personale ATA. È chiaro che dobbiamo occuparci anche di questo; però io penso che dovremmo sforzarci di fare un passo in più, cioè di immaginare la riapertura esattamente con questo spirito, con l'idea di chi oggi ha un'opportunità nuova rispetto al passato, che sta esattamente in un livello di attenzione molto più alto di prima da parte del Paese e nella possibilità finalmente, anche dal punto di vista politico, di guadagnare quella centralità che è mancata in questi anni. Io voglio e mi batterò affinché la scuola in Italia possa diventare centrale nel dibattito pubblico e possa essere per l'appunto l'elemento grande attorno al quale ragioniamo. Questo decreto-legge naturalmente serviva molto. Serviva innanzitutto a chiudere l'anno, serviva a dare uno sbocco e una conclusione a questo difficile anno scolastico, unico e irripetibile nella nostra storia; esso doveva sistemare questi elementi e anche quelli relativi all'esame di maturità. Io credo che anche su questo il percorso scelto sia onestamente di buonsenso, nel senso che ritengo sia stato giusto immaginare di non far perdere l'anno, a meno che non ricorrano situazioni particolarissime e ci sia un numero di assenze tale anche nel primo quadrimestre da rendere proprio impossibile la promozione. Penso sia giusto avere un tipo di approccio che sia tutto fuorché punitivo. Questi ragazzi e queste ragazze non sono stati in vacanza in questi tre mesi; tutti quanti noi abbiamo visto quanto è stato difficile, anche dal punto di vista psicologico, e quanto è stata sofferta questa chiusura. I ragazzi sono stati in vacanza e, quindi, francamente caricarli anche di un elemento punitivo sarebbe davvero incredibile. È giusto, secondo me, immaginare questo tipo di conclusione e anche di poter fare in sicurezza l'esame di maturità in quel modo. È giusto immaginare la riapertura come il ritorno in classe nella situazione in cui stiamo dicendo. Infine, non escludo e non evito di parlarne. Penso che da questo punto di vista dobbiamo avere grande trasparenza e grande onestà anche quando, come è accaduto all'interno del Governo, si discute e anche quando si è portatori di punti di vista non identici. Non c'è dubbio, c'è stata una discussione molto serrata in queste settimane sul punto molto importante riguardante il reclutamento. È un punto serio. L'ho detto poco fa: se pensiamo che c'è un grande problema nel Paese e, cioè, che abbiamo contesti sociali molto diversi tra di loro e scuole molto diverse tra i contesti sociali, il tema della qualità dell'insegnamento è molto serio. Se non c'è la qualità dell'insegnamento, l'ascensore sociale non si sblocca. Non c'è nulla da fare. Se sei un ragazzino o una ragazzina che viene da un contesto più difficile, più fragile, più disagiato e, quindi, non hai una famiglia alle spalle che ti dà una mano, devi avere la fortuna di incontrare lungo la tua strada un professore, un insegnante o un docente che ti fa da maestro nel vero senso della parola e, cioè, che ti porta in un nuovo percorso di vita. Deve avere, però, qualità per farlo e, quindi, esiste il tema della qualità dell'insegnamento. Non è una sciocchezza; è un tema serio perché è esattamente ciò che serve anche per modificare un elemento di cristallizzazione. Il tema è stato capire come questo elemento serissimo della qualità dell'insegnamento trovasse un elemento di sintesi con un'altra questione seria che abbiamo in Italia da molti anni. Mi riferisco al precariato. Riguarda docenti che stanno in classe da molti anni facendo supplenze. Possiamo ringraziare da quest'Aula tutti i docenti precari e non, di ruolo e non di questo Paese? Facciamo loro un applauso anche per il lavoro che hanno fatto in queste settimane. (Applausi). Hanno fatto un lavoro straordinario; si sono comunque fatti carico della didattica a distanza, che non era semplice nemmeno per loro. Sono stati fatti dei percorsi, ma non sono nemmeno formatissimi e, come sappiamo, non sono nemmeno giovanissimi perché in Italia l'età media dei docenti non è bassa. È più alta che in altri Paesi europei. Penso che si sono caricati di un grande elemento di difficoltà onestamente in queste settimane e, quindi, credo che li dobbiamo ringraziare molto per il lavoro fatto. Non voglio assolutamente eludere il tema e torno alla vicenda del precariato, su cui si trattava di trovare un'idea che potesse tenere in vita i due elementi della qualità dell'insegnamento - che qualcuno riassume con la parola «merito» - e della necessità di produrre un avanzamento che potesse mettere in campo degli elementi di maggiore stabilizzazione e di progressivo ingresso in una dimensione non più precaria. Non era semplice. A parole è facile dire queste due cose, ma quando le devi incrociare in una norma e far diventare un decreto o un testo di legge non è semplicissimo. All'interno del Governo si partiva - non è un mistero - da posizioni che non erano simili. Io stesso, come forse sapete, ho più volte detto la mia opinione in tutte queste settimane. Ho sempre pensato che non si potesse fare il concorso straordinario adesso, che i quiz non fossero un adeguato meccanismo di selezione, che bisognasse ragionare in un altro modo. Naturalmente, un elemento di sintesi è una mediazione tra differenti opzioni politiche, ma credo sia un ragionevole punto di equilibrio. Penso che tenga in qualche modo presente i punti di partenza differenti, e penso anche che in questa situazione non dobbiamo nemmeno dimenticare tutta la parte molto significativa sulla quale potremo ragionare oggi. Comunque faremo 78.000 assunzioni, com'è stato ricordato. Non è una cosa che si fa tutti gli anni; ripeto, faremo 78.000 assunzioni nel mondo della scuola. Erano 24.000 al concorso straordinario, 24.000 al concorso ordinario e 13.000 alla scuola di infanzia e alla primaria. Siamo riusciti, anche all'interno della discussione politica che c'è stata tra le forze di maggioranza, a migliorare ancora questo elemento: abbiamo raggiunto e ottenuto altre 16.000 assunzioni; abbiamo un significativo numero di assunzioni che adesso possiamo mettere in campo. Si riduce il precariato? Certamente sì. Lo si risolve? Certamente no. Sicuramente dovremo ancora lavorare nel corso dei mesi e degli anni a venire per sistematizzare la grande questione del reclutamento. L'ho detto più volte in quest'Aula: pur avendo accumulato negli anni una qualche esperienza politica, non vengo dal mondo della scuola, non facevo il docente o il preside. Niente di tutto ciò. Prima di diventare Sottosegretario di Stato per l'istruzione facevo a livello politico il parlamentare, quindi non mi occupavo di questo ambito. Devo dire - ve lo riporto apertamente perché è un tema su cui, secondo me, dobbiamo riflettere - che una cosa che mi ha colpito molto quando ho cominciato ad approfondire e quando sono diventato Sottosegretario è stato vedere come nel corso di questi anni è come se si fossero accumulati e stratificati una serie di elementi anche molto diversi tra di loro. Norme fatte una dopo l'altra si sono accumulate e stratificate, e rendono anche un tema come quello del reclutamento molto complesso. Io penso - lo dico ai senatori e alle senatrici - che dovrà arrivare il giorno in cui in questo Paese diremo: per diventare insegnanti il sistema è questo (Applausi) , questo e basta, non altri. Dovrà arrivare quel giorno in cui, quando ci si iscrive all'università o a qualunque scuola, si sa già qual è la strada da percorrere per diventare insegnante? Penso che dobbiamo fare così; dobbiamo arrivare a quel giorno. Naturalmente dobbiamo sapere, che nel frattempo dobbiamo cercare il più possibile di intervenire sul mondo del precariato, facendolo emergere da quella condizione - naturalmente richiedendo gli elementi di merito - per arrivare a una qualche forma un po' più compiuta che ci consenta effettivamente di fare un passo in avanti. Altrimenti saremo sempre in questo tipo di situazione. Diversamente, anno dopo anno arriverà un nuovo Governo che cambierà di nuovo le norme, si accumuleranno ancora di più stratificazioni, si diventerà insegnanti in cento modi diversi. (Brusìo. Commenti). Ho finito, penso che sto parlando di una cosa che ci dovrebbe interessare: stiamo parlando di scuola. PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo sta parlando per il tempo che il Regolamento gli consente di parlare. Credo che l'argomento sia interessante e che sia opportuno ascoltare, vista la discussione accesa sull'argomento. (Brusio. Commenti). Il Governo ha un tempo stabilito dal Regolamento e quello gli viene concesso - ripeto - sulla base del Regolamento. Quindi credo che ogni polemica sia superflua. (Brusio). Chi chiede una certa celerità può far terminare il Sottosegretario? Grazie. DE CRISTOFARO, sottosegretario di Stato per l'istruzione . Signor Presidente, la ringrazio molto. In realtà, vorrei tranquillizzare alcuni senatori e senatrici, perché mi hanno interrotto mentre stavo per terminare. Diciamo che sono stati molto tempestivi. Io credo che con questo decreto-legge rilancio un passo in avanti lo facciamo e sapete che ci sono delle risorse investite. Penso che dovremmo cercare di fare questo lavoro: sapere che tutto quello che abbiamo fatto è importante ed è certamente un passo in avanti anche se ritengo non sia ancora sufficiente, perché dovremo fare di più e guadagnare ancora più centralità, ancora più risorse. Dovremo davvero cambiare il punto di vista rispetto a tale questione. Finisco nel modo in cui ho aperto questo mio intervento. Penso che serva un grande dibattito pubblico che riguardi tutti, tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, perché la scuola italiana è di tutti, non di qualcuno, non è di un Governo piuttosto che di un altro, è di tutte e di tutti. (Applausi) . Ritengo che bisogna coinvolgere naturalmente le parti sociali, le parti sindacali e tutti coloro che nella scuola lavorano e ci stanno. Penso che bisogna coinvolgere gli studenti perché per troppi anni - ce lo possiamo dire anche qui - anche se la scuola dovrebbe partire dagli studenti, questa è sembrata invece quasi una questione secondaria, ma non è così: dobbiamo rimettere gli studenti al centro del dibattito politico. Insomma, dobbiamo cercare di aprire una discussione, sapendo che abbiamo fatto un primo passo, un piccolo passo. Siamo consapevoli naturalmente che la strada non sarà semplice - e ho finito - ma credo che, se ci arriviamo in questo modo e con questa testa, effettivamente possiamo fare un passo in avanti. Noi ce la metteremo tutta e speriamo di poterlo fare sul serio. (Commenti. Applausi) . GALLONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la ringrazio, lei è sempre gentile. Dal momento che si è protratta molto la replica del rappresentante del Governo (il che ci fa piacere, perché oggettivamente ci sono state dette delle cose interessanti) ci è tuttavia dispiaciuto un po' che non ci sia stato detto a che punto è l'elaborazione del maxiemendamento: ci chiediamo se forse non sarebbe stato opportuno sospendere la seduta e poi ricominciare. Ringrazio il Sottosegretario per averci intrattenuto in maniera così puntuale, ma lo ringrazio anche perché ci sta dicendo oggi, mentre sta per essere posta la questione di fiducia, che avremmo potuto partecipare tutti, mentre in realtà... PRESIDENTE . Senatrice Gallone, per cortesia. In realtà lei ha anticipato la richiesta di intervento del Ministro per i rapporti con il Parlamento. Prego, onorevole D'Incà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, colleghi, come sapete, la 7 a Commissione ha terminato i lavori nel tardo pomeriggio della giornata di ieri. Il maxiemendamento è stato costruito in nottata e in questi istanti si sta provvedendo alla bollinatura presso la Ragioneria generale dello Stato . Sono dunque a chiedere una sospensione dei lavori dell'Assemblea fino alle 12, in modo tale da poter presentare il testo e porre poi la questione fiducia, come indicato in Conferenza dei Capigruppo. PRESIDENTE . Sospendo la seduta fino alle ore 12. (La seduta, sospesa alle ore 11,15, è ripresa alle ore 12,19) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI La seduta è ripresa. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter del Regolamento del Senato, il testo di un emendamento che recepisce le modifiche proposte dalla Commissione in sede referente, interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, sul quale, previa autorizzazione del Consiglio dei Ministri, intende porre la questione di fiducia. PRESIDENTE . Alla luce dell'intervento del Ministro, il quale ha confermato la corrispondenza dell'emendamento al testo approvato dalla Commissione, la Presidenza valuta l'emendamento stesso ammissibile ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento. Ha chiesto nuovamente di intervenire il Ministro per i rapporti col Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 1774, di conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo e, ai sensi dell'articolo 102- bis del Regolamento, trasmette il testo dell'emendamento alla Commissione bilancio, che è fin d'ora autorizzata a convocarsi. Convoco la Conferenza dei Capigruppo per organizzare il dibattito sulla questione di fiducia. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 12,23, è ripresa alle ore 12,59) . Organizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del decreto-legge in materia di conclusione e avvio dell'anno scolastico e svolgimento degli esami di Stato. Per la discussione generale è stata ripartita un'ora, in base a specifiche richieste dei Gruppi. Seguiranno le dichiarazioni di voto finale e la chiama, orientativamente intorno alle ore 15, nella quale ciascun senatore voterà dal posto dichiarando il proprio voto. VONO (IV-PSI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, il provvedimento oggi in discussione e su cui è stata posta la fiducia è molto importante e necessario, considerati i tempi utili per regolamentare lo svolgimento degli esami di Stato in maniera serena, sicura ed efficace. Noi di Italia Viva abbiamo proposto tanti emendamenti migliorativi del decreto-legge, per far sì che le nostre scuole, ma soprattutto i nostri ragazzi, potessero godere di quella qualità e professionalità di cui da tempo si discute, ma che è sempre difficile da realizzare per i più svariati motivi che non sto qui ad elencare, ma su cui mi piacerebbe si aprisse una discussione anche con il Ministro, che saluto e ringrazio del lavoro che ha portato avanti. Per questo contiamo sull'impegno di tutti, quindi in particolar modo del nostro Ministro, che sicuramente, conclusa questa fase particolare e critica per tutti, saprà affrontare ogni questione nel modo più appropriato, avvalendosi del Parlamento, che è l'istituzione che dà voce all'Italia. Tra le varie proposte, oggi noi di Italia Viva possiamo vantare l'accoglimento dell'emendamento (quindi il suo inserimento nel testo) sull'edilizia scolastica, che rientra nel nostro piano shock sulle infrastrutture, per cui sono immediatamente disponibili ben due miliardi di euro senza alcuna burocrazia; tali risorse sono già nelle casse dello Stato e finalmente possono essere utilizzate per mettere in sicurezza i nostri edifici scolastici e per renderli anche più belli, come prevedeva già durante il Governo Renzi la misura sulle scuole belle e sicure. La scuola è la base della formazione culturale e il presidio dell'apprendimento dei valori della nostra Carta costituzionale ed è importante che ricominciamo a parlarne in un modo più appropriato e più adeguato, dandole l'importanza dovuta, per consentire la formazione della personalità dei nostri bambini e dei nostri ragazzi, ma soprattutto per consentire all'Italia di avere una futura classe dirigente che, se lavoreremo bene insieme, sarà composta sulla base del merito e della competenza. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà. DRAGO (M5S) . Signor Presidente, intanto vorrei augurare ogni bene al Ministro, anche in virtù di quanto è successo in questi giorni, anche se adesso esprimerò una visione magari non proprio concorde con quella delineata negli emendamenti che sono stati approvati. Intanto vorrei premettere che il decreto-legge in esame è nato all'interno della cornice dell'emergenza da Covid 19 e anche della visione della scuola post -Covid 19. Inoltre, uno dei Leitmotiv che ne è seguito e che mi ha portato anche a proporre alcune soluzioni è legato anche al fatto che le buone idee non sono di destra né di sinistra e questo è uno dei capisaldi del MoVimento 5 Stelle dalla sua fondazione. Ho ascoltato con attenzione l'intervento del sottosegretario De Cristofaro che ho trovato interessante; prenderò spunto da due punti che ha segnalato, quello della scuola per tutti e dell'ascoltare i giovani. Parto dal secondo dicendo che l'ascolto dei giovani è assolutamente fondamentale, ma concludo subito l'osservazione dicendo che l'ascolto deve essere critico e rispettoso della libertà dei ragazzi, senza condizionamento alcuno, e penso che questo sia un valore assolutamente condiviso. Per quanto riguarda la scuola per tutti, ho ascoltato con attenzione gli interventi e ritengo che per qualcuno ci sia confusione su alcuni termini della questione. Si confondono le scuole private con le scuole paritarie. Premetto che personalmente i miei figli hanno sempre fruito del servizio pubblico, intendendo con «pubblico» il servizio statale. Ricordo però che la legge n. 62 del 2000 dichiara chiaramente che la scuola pubblica ingloba in sé la scuola pubblica paritaria. In che senso? Lasciamo stare adesso la scuola pubblica e vediamo la differenza tra la scuola privata e la scuola paritaria. La scuola privata non riceve contributi statali, non segue il programma stabilito dal MIUR e non ha alcun controllo statale; la scuola pubblica paritaria invece rientra all'interno del sistema pubblico e riceve dei finanziamenti. Quindi, il riferimento alla Costituzione che nega diciamo l'apporto di contributi economici per quel che riguarda enti o privati, in questo caso cade, non ha alcun fondamento. Il programma che viene svolto all'interno di queste scuole è sempre nell'ottica e nel quadro della programmazione ministeriale, di cui quindi tiene assolutamente conto e si tratta di istituti che ricevono un contributo statale. C'è anche un altro discorso da sottolineare che riguarda l'aspetto geografico ed interessa la situazione di alcune di queste scuole, ad esempio, nelle Regioni del Nord. Sono siciliana e, quindi, capite che andrei contro i miei interessi se considerassi il ruolo di senatore semplicemente come un circoscriversi all'interno della zona geografica in cui si vive o si è stati votati. Bisogna allora avere una visione più ampia su tali questioni. Per quanto riguarda in particolare il welfare familiare, in Italia abbiamo un welfare statale che permette anche alle famiglie che non sono ricche, in cui vi sono due lavoratori, marito e moglie, che hanno necessità - non avendo magari i nonni tanto osannati - di poter accedere a delle strutture. Queste sono le sostanziali differenze, a parte il fatto che il costo medio di un alunno nella scuola statale è di 8.000 euro, mentre nella paritaria è di circa 4.005 euro. Quindi il rischio di una perdita del 30 per cento di queste strutture, significherebbe 300.000 alunni che arriverebbero alla statale a settembre. Se già abbiamo un problema di distanziamento sociale, figuriamoci cosa accadrebbe in quel caso. L'ultimo aspetto che vorrei sottolineare riguarda la mobilità. Ritengo, l'ho detto in tutti i modi e in varie sedi, che sia opportuno per settembre rivedere il contratto collettivo nazionale integrativo. Nelle percentuali dobbiamo permettere un riordino all'interno dello scacchiere Italia. È vero che al Centro-Sud le cattedre disponibili sono inferiori rispetto al Nord, ma anche a questo aspetto si può sopperire se parliamo di riduzione di alunni per classi. Insomma, bisognerebbe mettersi attorno a un tavolo e riflettere su questo aspetto. Anche se non siamo in dichiarazione di voto, posso dire che tutto ciò non toglie che io voterò la fiducia, proprio per senso di responsabilità nei confronti dei ragazzi che dovranno affrontare gli esami di Stato. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, l'occasione offerta oggi di parlare in sede di discussione generale dell'importante provvedimento al nostro esame non va sprecata. Se avessimo deciso di passare direttamente alle dichiarazioni di voto, saremmo stati comunque disponibili (il collega di Fratelli d'Italia, senatore Iannone, che esporrà la nostra decisione sul voto e su le motivazioni, sarà esaustivo). A me tocca, quindi, soltanto esaminare alcuni aspetti politici di questa votazione e di questa giornata. Oggi capita che votiamo su una scuola tenuta prigioniera per tutto il periodo del Covid 19, senza alcuna prospettiva di uscita, perché mentre negli altri Paesi si è capito subito in che direzione si voleva andare, da noi - con tutto il rispetto, signor Ministro - avete discusso - ma è un modo gentile per dire che avete litigato pesantemente - su quale prospettiva far prendere alla nostra scuola, su come avviare la fine dell'anno scolastico, sui contratti, o meglio ancora su come regolarsi con i precari. È stato un ondeggiare che, ad avviso di chi parla, è finito con un nulla di fatto, con una sorta di decisione di non decidere, ripartendo con i precari come al solito per poi vedere in corso d'opera quello che succede. Quello che però è più grave, a mio avviso, è che in una occasione come questa ancora una volta la decisione viene presa esulando quasi per intero dalla possibilità di intervento di Camera e Senato. La Camera neanche potrà guardarlo questo provvedimento, perché arriverà agli sgoccioli e il Senato stesso decidete voi se ha potuto esaminarlo veramente nella sua delicatezza e completezza. Credo che non si possa trattare la scuola in questa maniera: la scuola è il luogo dove formiamo le future generazioni, dove lo Stato deve dare il meglio di sé, dove non possono trovare spazio certi conflitti tra scuola pubblica e scuola privata. Cosa ci vuole a capire l'importanza della presenza della scuola privata, parificata e non, accanto a quella sacrosanta della scuola pubblica? Che ci vuole ad essere tutti d'accordo su questo? Non è che ci voglia tutto questo dibattito. Credo che questa materia non potesse risolversi con un'ennesima fiducia. Ancora una volta, il Governo si rifugia dietro la fiducia, ancora una volta un maxiemendamento, caro senatore Iannone, che dovrà poi punto per punto cercare di far capire qual è la nostra profonda critica all'operato del Governo. Il Governo si è rifugiato dietro al diteci sì o no, perché la fiducia vuol dire questo, altrimenti questo Governo non avendo la fiducia non c'è. Questo Parlamento la fiducia ve la darà, ma non so quanta fiducia abbiate da parte degli elettori: quand'è che chiederete la fiducia agli elettori? Quand'è che domanderete agli italiani se vogliono questo Governo o un altro? Fra poco si vota per le regionali, cade anche l'alibi per cui non si può votare in periodo di coronavirus perché non solo voteremo nelle Regioni interessate ma per il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, giustamente, voteremo in tutta Italia. La fiducia, allora, chiedetela agli italiani, vediamo che tipo di Governo vogliono. In una giornata come questa, a me sovviene il ricordo di una persona che ho avuto l'opportunità di conoscere solo marginalmente, ma ahimè quarant'anni fa c'ero già quando Tobagi venne assassinato da un gruppo di aspiranti brigatisti. Era una sorta di esame di maturità per entrare tra le brigate rosse: dovevano uccidere un coraggioso, inerme giornalista e lo fecero. Lo cito per ricordarlo, per onorarlo, ma anche per ricordare a tutti noi che di tempi difficili ne ha passati l'Italia e gente coraggiosa ce n'è stata, come Tobagi, che pochi giorni prima della sua morte aveva scritto un articolo attaccando le brigate rosse, dicendo che non erano samurai invincibili. Così come, cinque anni prima, un ragazzo di diciassette anni aveva scritto un tema in classe contro le brigate rosse e aveva pagato con la vita, cinque anni dopo Tobagi scrive un articolo e paga con la vita. Abbiamo attraversato periodi difficili e ne siamo usciti con coraggio, forza e anche unità quando è stata necessaria. In quegli anni non ci siamo mai immaginati di dire: «state buoni, non si può votare; state buoni, comanda solo il Governo». Non l'ha fatto chi era al Governo e noi eravamo all'opposizione. Non c'è alibi oggi per quello che sta avvenendo. Mi fa ben sperare la circostanza per cui, in occasione del tour delle Frecce tricolori che stanno attraversando tutti i luoghi di sofferenza d'Italia, la gente si raduni spontaneamente nelle piazze e nelle strade, tenendo le distanze, per applaudire quell'attimo di passaggio di un simbolo della nostra identità e della nostra Patria. Ripeto, ciò mi fa ben sperare. Mi fa tristezza che il sindaco di Bologna abbia detto ai suoi cittadini di non uscire al passaggio delle Frecce tricolori e di stare attenti a non unirsi nelle piazze. Tanto vale allora non far passare le Frecce tricolori; o si vuole che passino e la gente non le guardi? È l'esempio dell'incongruenza delle direttive di questo Governo: le Frecce tricolori sì, ma il sindaco dice: «Non guardate». Concludo non affondando il colpo sulle misure contenute nel provvedimento (ripeto, a questo provvederà il senatore Iannone) ma sull'inadeguatezza di questo Governo, che comincio ad avere il sospetto abbia - con l'alibi, per carità a volte giustificato, del pericolo del contagio - quasi piacere di far perdurare il più possibile uno stato di soggezione del corpo elettorale e una pretesa di silenziatore nei confronti dell'opposizione. Questo giochino non può durare. Il provvedimento in esame è la prova provata che non siamo ancora nella condizione di avere un Governo in grado di dare risposte chiare, pronte e definitive che la scuola, gli insegnanti, gli studenti e le loro famiglie assolutamente meritano. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, la crisi sanitaria che in questi mesi ha colpito tutto il mondo e di cui solo ora intravediamo cautamente il contenimento ha segnato il nostro tempo e stravolto in profondità gli equilibri della nostra quotidianità. L'emergenza ha costretto tutti noi a rivisitare - potremmo dire a riabitare - le nostre abitudini e ripensare anche le esigenze e i bisogni tipici delle nostre vite, adeguandoli alla necessità di contenere i rischi di un'espansione dei contagi e obbligandoci ovviamente a delle nuove modalità relazionali, molto spesso comprimendo i nostri diritti e le nostre libertà. Quello che stiamo vivendo è un tempo di straordinarietà sotto molti punti di vista e soprattutto per i riflessi sulle nostre libertà personali e nella dimensione relazionale, che è emotiva e affettiva. Ecco perché è molto importante continuare il dibattito che si sta svolgendo oggi in Assemblea, per avere la possibilità di un confronto che non termini oggi, ma possa continuare con estrema attenzione anche in ulteriori passaggi. È vero, è stato ed è un momento ancora difficile e tutti noi siamo stati chiamati - e lo siamo ancora - a riguardare e ricomprendere il nostro vissuto. Penso ovviamente, perché è di questo che stiamo discutendo, al mondo della scuola e dei giovani, a quello spazio di vitalità, di formazione e di educazione che tanta dignità e attenzione dovrebbe sempre e continuamente richiamare su di sé. La scuola è il luogo in cui lo spazio e il tempo sperimentano difficoltà, ma dove l'individuo ogni volta, piccolo o grande che sia, impara a comprendere e a comprendersi nell'approccio con l'altro. La scuola è il luogo in cui si sviluppa il pensiero critico e ci si aiuta a leggere e interpretare le pagine del mondo. Le istituzioni e le famiglie si sono trovate a sopportare il peso incalcolabile di decisioni complesse, ma è proprio durante questa emergenza che bisognava - e bisogna ancora - dimostrare di essere all'altezza di un tempo nuovo e di saper disegnare un futuro che sia sempre più attento ai bisogni e alle relazioni educative, pensando alla scuola non come a uno spazio separato, ma come a un'articolazione indispensabile della società. È qui che dobbiamo coagulare la nostra volontà politica, nella capacità - che dobbiamo avere - di mettere in campo una rete in cui le competenze, integrate in connessioni di fiducia, contribuiscano a rigenerare la comunità intera e il suo senso di appartenenza. Solo quando ogni singolo individuo, che cresce nella scuola e ne ha bisogno, diventa consapevole delle responsabilità di cui è portatore egli può partecipare attivamente alla costruzione di luoghi di comunità, dove questo concetto significa avere coscienza di sé e degli altri. Ecco perché le istituzioni fin d'ora devono farsi carico di dare risposte concrete (ma dovranno ancora continuare a farlo), prima fra tutte alla povertà educativa, alle dispersioni scolastiche e soprattutto a quel terreno di disuguaglianze che purtroppo non aiuta la crescita e che invece penso debba essere uno dei temi cui tutti siamo chiamati a dare risposta. Quelle sono le vere distanze, la disuguaglianza prima fra tutte, su cui è necessario intervenire con fermezza, volontà e anche capacità di trovare un sano e giusto equilibrio tra le parti che oggi discutono intorno a un provvedimento così importante. Siamo chiamati ad accompagnare la fase di chiusura dell'emergenza con una di prospettiva, che realizzi con forza l'impegno di risolvere le urgenze sociali, prosciugando, come dicevo, qualsiasi sintassi della disuguaglianza. Siamo ora di fronte a un momento importante: è ovvio che il provvedimento preveda tanti punti su cui si è già discusso e su cui immagino coloro i quali porteranno avanti le dichiarazioni di voto potranno insistere. Diciamo quindi che, all'interno del provvedimento, abbiamo fatto insieme tanti passi avanti, ci siamo sforzati di farne. È ovvio che restano ancora situazioni che meritano ulteriore attenzione, ma in questo penso che da parte di tutta la maggioranza ci sia la volontà di mettere in campo autorevolezza e risposte, soprattutto serie. È importante comunque un passaggio, che tengo a sottolineare: il lavoro fatto in Commissione ha visto anche momenti di difficoltà, nata comunque dalla volontà di fissare il punto sulle questioni centrali e di affrontare soprattutto quelle relative al mondo dei ragazzi e dei docenti. È stato importante, a tale proposito, anche il tema - che vede passi in avanti, ma che ci vedrà ancora impegnati - relativo ai concorsi straordinari per il reclutamento dei docenti. È ovvio che c'è ancora da lavorare su questo e che, soprattutto, è possibile porre le basi per dare seguito alla volontà di un'articolazione ancora più puntuale che tenga conto delle esigenze dei docenti precari. Molto importante comunque è che tutto ciò che oggi andiamo ad approvare con un voto di fiducia non rimanga solo una nicchia di ragionamento, ma diventi piuttosto un'idea complessiva che riguarda la società e merita l'attenzione della politica. Per concludere, signor Presidente, la fiducia non è e non può mai essere soltanto un atto riassuntivo, ma assume piuttosto il significato di un impegno di tutti noi, che siamo chiamati con responsabilità a dare delle risposte concrete al Governo di questo Paese. È un impegno, il nostro, che deve perseguire con responsabilità l'ambizione di costruire anche un volto nuovo del sistema scolastico, con lo sguardo rivolto alle future generazioni, ma soprattutto al riconoscimento della centralità e della dignità di una funzione che merita tanto rispetto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, ho sentito, nel corso degli interventi che mi hanno preceduto (almeno una parte) e nelle ore scorse, che la stessa maggioranza nutre mille dubbi su questo decreto-legge, ma vota la fiducia. Torno alla seduta d'Aula della settimana scorsa, quando c'erano mille dubbi sul Ministro della giustizia, ma si è salvato il Ministro della giustizia. Il Paese non ha bisogno di dubbi e di fiducie a colpi di poltrona: il Paese ha bisogno di certezze su provvedimenti di cui siamo convinti. (Applausi) . Questo è secondo il mio parere, ma sarà una mia impressione. Nel merito, ho sentito un po' di pregiudizio ideologico non solo sul tema della scuola, signor Ministro, ma su tutto il settore dell'iniziativa privata in genere. Leggevo stamattina sul "Corriere della sera" che il 4 giugno ci sarà uno sciopero online di tutti i liberi professionisti del settore privato, che si è sentito discriminato dal Governo: infermieri, ingegneri, architetti, commercialisti, psicologi, consulenti del lavoro. Oggi abbiamo sentito accenni che non mi piacciono sulla scuola pubblica paritaria, ma anche sulla scuola privata, come se i termini "privato", "autonomo", "libero" in quest'Aula dessero fastidio a qualcuno. Non possiamo permetterci pregiudizi ideologici. (Applausi) . Ovviamente la scuola pubblica viene prima, ma i 900.000 bimbi delle scuole pubbliche paritarie, qualora passasse il pregiudizio ideologico che li cancella per tratto di penna, dove vanno? I 180.000 lavoratori e insegnanti delle scuole pubbliche paritarie dove vanno? Riconosciamo a questo Paese il diritto alla libertà educativa e alla libertà di impresa oppure è sempre lo Stato, lo Stato e lo Stato che deve decidere, controllare e finanziare? No, io penso che un Paese libero abbia il diritto di avere genitori liberi, insegnanti liberi e studenti liberi. Quindi, spero che la smettiate con questo pregiudizio ideologico statalista e centralista. (Applausi) . Veniamo ai numeri: 8 milioni di studenti (quindi 8 milioni di famiglie), 800.000 insegnanti, più tutto il resto del personale scolastico. Certezze zero, dopo quasi quattro mesi. (Commenti) . PRESIDENTE. Senatore Zuliani, per cortesia. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Guardiamo quello che accade intorno a noi in Europa. Oggi siamo circondati, signor Ministro, da Paesi europei che, con i loro Ministri e i loro Governi, hanno dato certezze alle famiglie. Adesso in Francia ci sono in classe un milione e mezzo di bambini, suddivisi in 40.000 scuole. Oggi i bimbi sono a scuola in Svizzera, oggi i bimbi sono a scuola in Austria, oggi i bimbi sono a scuola in Germania, in Belgio, in Danimarca, in Finlandia. Ovunque, oggi, i bimbi sono a scuola; gli insegnanti fanno il loro lavoro e i genitori hanno delle certezze. Noi siamo qui in Aula oggi a fine maggio a intuire che forse un po' di ragazzi torneranno in classe a settembre: non è normale. Mi si permetta: non esiste fase 2 se non si riparte dai bimbi e dagli studenti. Oppure sono matti gli altri. Ovviamente i bimbi sono in classe a distanza, protetti, tutelati, dieci o quindici per classe e non di più. Mi permetta però di dire che, se qualcuno ha in testa per i nostri studenti la didattica a distanza e la mancanza di contatto sociale, non avete capito niente: il bimbo ha bisogno di andare in classe con i suoi compagni. (Applausi) . E questo vale anche per l'università, a meno che qualcuno non attacchi la scuola privata a parole, ma voglia aiutare nei fatti l'università privata che ha qualche contatto con qualche movimento attualmente al Governo. Io sono per l'università pubblica, libera, aperta e frequentata da tutti. (Applausi). C'è poco e nulla per gli studenti fuori sede e io ringrazio le Regioni italiane che, da Nord a Sud, stanno facendo anche in questo caso ciò che non ha fatto il Governo. Non è possibile che ci siano genitori che si stanno indebitando per pagare da mesi i circa 500 euro di affitto di casa per i loro figli senza che ne fruiscano. Ci saremmo aspettati qualcosa di più. A proposito di burocrazia zero di cui si riempie la bocca il Presidente del Consiglio, c'è un progetto pronto dell'Unione delle Province italiane - come Lega ve lo rimettiamo a disposizione sul tavolo - che ha progetti cantierabili per sistemare 1.747 istituti scolastici italiani. La spesa prevista è di 2 miliardi e 100 milioni di euro. Visto che dall'Europa ci riempiranno gentilmente con una marea di miliardi - peraltro sono soldi già pagati dagli italiani - vi chiediamo di metterne da parte due per sistemare le scuole dove vanno a studiare i nostri figli, se non è di troppo. (Applausi). Sugli insegnanti abbiamo assistito fino a ieri alla battaglia della vita da parte del PD, che però - evidentemente per amor di poltrona, a targhe alterne - ha finito di combattere. Per le assunzioni sono previsti stanziamenti inconsistenti. Già negli anni passati era difficile che il primo giorno di riapertura delle scuole fossero presenti tutti gli insegnanti nelle loro classi e fossero al loro posto. Quest'anno ci saranno altri 30.000 pensionamenti e non ci saranno assunzioni. Avete avuto l'idea - secondo me - bizzarra del concorsone per decine di migliaia di insegnanti. Ci avete spiegato che bisogna stare tutti a casa e che andare a fare l'aperitivo a ponte Milvio è un pericolo e ora pensate di far girare per l'Italia decine di migliaia di insegnanti? Mettetevi d'accordo con voi stessi. Secondo me, sarebbe molto più normale attingere dalle graduatorie e dare finalmente un contratto a tempo indeterminato alle decine di migliaia di insegnanti che sono in quelle classi anche da quindici anni, senza far girare e impazzire per mezza Italia i concorsisti. (Applausi). Forse anche in questo caso c'è un pregiudizio ideologico nei confronti del precariato. Secondo me, chi lavora con quei bimbi da quindici anni ha maturato più diritto e più esperienza di chi arriva domani mattina, ma magari c'è qualcuno che si sente superiore rispetto ad altri. Non ci sono superiori rispetto ad altri e dovremmo essere molto più concreti di quanto mi pare si sia. Abbiamo fatto proposte e abbiamo presentato decine di emendamenti e ordini del giorno. Nella migliore delle ipotesi ci avete detto che nel provvedimento non c'era spazio perché bisognava fare in fretta e ce ne sarebbe stato nel prossimo decreto. A marzo, quando c'era il primo decreto e non c'erano i soldi, ci avevate detto di stare tranquilli perché le nostre proposte le avreste prese in considerazione nel secondo decreto. Non so se ci siamo resi conto che ogni giorno che passa fa la differenza per le famiglie: non tutti possono permettersi la baby-sitter ; non tutti hanno il lusso di poter contare sui nonni e non tutti hanno una villetta con giardino. Se non riaprite in sicurezza il prima possibile le scuole, siete complici del disastro di questo Paese. (Applausi). Non esiste ripartenza economica con le scuole chiuse, con gli oratori chiusi, i centri diurni per disabili chiusi e con i centri per anziani chiusi. Ci avete spiegato fino all'anno scorso - e qualcuno a sinistra ce lo continua a spiegare - che a settanta anni si è giovanotti e arzilli e, quindi, la legge Fornero è giusta. Adesso, invece, a sessantacinque anni bisogna stare chiusi in casa e si è inutili a sé stessi e al mondo. Liberiamo i sessantenni e i settantenni di questo Paese; permettiamo loro di uscire, di respirare e di tornare a essere nonni. (Applausi). Speriamo di essere ascoltati, signor Ministro. Ci interessano poco le beghe interne fra Italia Viva, PD, LeU e 5 Stelle che ci sono sulla giustizia, sull'economia, sul MES, sulla scuola. Già il litigio non è gradevole in tempi di pace; men che meno lo sarà per quelle mamme e quei papà che magari sono fra quel milione di italiani che aspetta la cassa integrazione da marzo e la vedrà forse a metà giugno. È così e forse qualche senatore che qui scuote la testa non conosce i problemi di chi aspetta la cassa integrazione da tre mesi e si deve indebitare per andare a fare la spesa (Applausi) . Uno vale uno: campa cavallo che l'erba cresce! Purtroppo, ancora 1 milione di italiani - dati di ieri del Presidente dell'INPS - aspetta la cassa integrazione e sui 600 euro ci sono più di mezzo milione di domande bocciate. Quindi, poniamoci una domanda su come sono stati fatti questi decreti. Senza dotte citazioni, i nostri figli sono il futuro di questo Paese e, se non ridiamo fiducia al settore della scuola e dell'università, rimettendo al centro i nostri bimbi e non la bega politica, non ci sarà modo di ricostruire l'Italia. Noi siamo a disposizione, e speriamo di essere ascoltati. Signor Ministro, ha tutta la mia solidarietà personale e del Gruppo che rappresento per le minacce che le sono state rivolte (Applausi), perché un conto è la critica politica e un altro conto sono la minaccia o l'insulto, che non hanno asilo politico né dentro quest'Aula né fuori. Vi chiedo però di riflettere se la maggioranza ritiene di avere un Ministro della giustizia non esattamente adeguato - però, per carità di Patria, lo si riconferma - e alcuni suoi componenti ritengono di non avere un Ministro dell'istruzione particolarmente adeguato - però, per carità di Patria, lo si riconferma - e sul fatto che non state facendo del bene al Paese. Liberate la scuola dal pregiudizio e dall'ideologia politica. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, membri del Governo, colleghi, la scuola non si merita questo. La scuola non si merita un Governo e una maggioranza che hanno privilegiato il perdere tempo con i loro dissidi interni, piuttosto che compattarsi e creare un'alleanza bipartisan anche con la minoranza, per il bene del sistema dell'istruzione tutto, che rappresenta l'ossatura del Paese. Non contenti di ciò, dopo averci tenuto in Commissione ad aspettare i testi 2, 3, 4, 5, 6 - non do i numeri, ma è proprio così - di emendamenti pannicello svuotati e resi inutile orpello, non si è arrivati a sostegno alcuno né per la contingenza emergenziale né per risolvere questioni annose come la stabilizzazione dei precari, anche solo per garantire ai ragazzi - parlo da insegnante - almeno la continuità educativa in un momento per loro già destabilizzante. Non parliamo poi dell'alleanza che si sarebbe dovuta consolidare tra scuola pubblica statale e scuola pubblica paritaria: lo steccato ideologico su questo tema, anziché essere distrutto, si è levato altissimo facendo prevalere, sempre all'interno della stessa maggioranza, l'ala statalista giacobina che ha schiacciato sotto i piedi i concetti di libertà espressi in Costituzione e mettendo in condizione un domani, se tutto continuerà così, anche la scuola statale di collassare. Così come è stata schiacciata sotto i piedi ogni iniziativa privata, che viene mortificata quotidianamente in nome di un assistenzialismo e di un uso dei soldi - finalmente, tra l'altro, arriveranno abbondanti dall'Europa, come per primo aveva pronosticato e chiesto il nostro presidente Silvio Berlusconi - che renderanno l'Italia un Paese di mendicanti. State annichilendo i giovani - l'ho già detto più volte - a partire da quel reddito di cittadinanza che è veramente disdicevole per un Paese in cui l'ingegno è la materia prima. La scuola si ridurrà a peggiorare sempre di più, tra l'altro, senza un sistema scolastico pubblico integrato, che vede la scuola statale e quella paritaria lavorare insieme perché, senza una sana e virtuosa competizione, non può esserci stimolo al miglioramento. L'ho già detto ieri illustrando la questione pregiudiziale che avevamo presentato come ultimo baluardo per fermare questo provvedimento, che non definisco, perché non è mio costume usare parole non consone. La scuola - ho detto anche ieri - è il Paese nel Paese, è il biglietto da visita di una Nazione e della mentalità di chi la guida. Tutto chiaro quindi: oggi, con l'ennesima e intollerabile questione di fiducia che avete posto, tra l'altro in prima lettura, senza neppure dare la possibilità ad almeno un ramo del Parlamento di intervenire, uccidete definitivamente ogni possibilità di far crescere il Paese tutto, e questo lo avremmo dovuto fare veramente anche in onore di chi sul campo è rimasto dopo questa emergenza. E lo fate, peraltro, continuando a dileggiarci perché, a sentire le parole del sottosegretario De Cristofaro, che ha tirato in lungo il suo intervento - spero per spendere parole sincere e non solo per allungare il brodo e consentire al Governo e alla maggioranza di trovare l'ultimo accordo sul maxiemendamento - da oggi - come diceva - bisognerà lavorare insieme, maggioranza e opposizione; bisognerà ascoltare gli insegnanti, gli studenti e le famiglie. Posso sorridere, Governo? Posso sorridere, Ministro? Consentitemi di dirvi che questo si chiama prendere in giro non noi senatori, che comunque rappresentiamo i cittadini, ma il Paese intero - prendere in giro - e questo è delittuoso - i luoghi sacri dell'educazione, dell'istruzione, della formazione, del sapere, della socialità; quei luoghi oggi ancora tristemente chiusi, che stanno aspettando che menti ancor più chiuse, avendo accettato di porre la questione di fiducia e di procedere con un voto di fiducia, finalmente concedano loro di riaprire. Riaprire però in che modo? Riaprire lasciando tutto il carico del lavoro ancora sulle spalle dei dirigenti scolastici, degli insegnanti, degli studenti e delle famiglie, senza aver risolto neanche uno dei problemi che affliggono il mondo della scuola da troppo tempo. La didattica a distanza e la scuola ibrida non sono scuola. Oggi siamo tristi, non arrabbiati, non incolleriti, ma solo molto tristi perché, quando vi vedremo applaudire, sarà come quando in tempi lontani si applaudiva bruciando i libri. Sapete qual è il primo modello educativo, quello dal quale i bambini dal primo vagito cominciano a imparare? È l'esempio e il vostro di oggi, chiudendovi e trincerandovi dietro una fiducia che ha visto l'abiura di principi anche all'interno della maggioranza, l'abiura del Partito Democratico che ha votato contro se stesso, è l'esempio peggiore. La fiducia, ancora una volta, la riceverete soltanto qui dentro. Ve la darete da soli perché fuori, invece, da chi avete tradito non la prenderete mai. State uccidendo la speranza, il vaccino più efficace. State uccidendo la fiducia. State uccidendo la libertà. Quello che succederà da oggi in poi sarà tutta vostra responsabilità, perché con noi non avete voluto condividere nulla. Quindi sarà tutta vostra piena responsabilità. Diceva Italo Calvino: «Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l'istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere». (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia. Ne ha facoltà. FLORIDIA (M5S) . Signor Ministro, a nome del MoVimento 5 Stelle le esprimo non soltanto la nostra solidarietà, ma chiaramente e ovviamente la nostra fiducia per un semplice fatto. Io lavoro nella scuola da quasi vent'anni: ne ho viste, ne ho sentite e ne ho patite, tanto da avere consapevolezza che moltissime delle cose che sono state dette ieri e oggi in quest'Aula sono davvero imprecise, ridicole in alcuni casi. È obbligo per me fare chiarezza su un punto importante e mi dispiace che il senatore Salvini, come sempre, sia uscito dall'Aula dopo aver parlato. Intanto per le opposizioni questo provvedimento doveva mettere una pezza e sistemare, riorganizzare e riordinare un sistema scolastico incancrenito da vent'anni. Quindi, in un provvedimento lei avrebbe dovuto risolvere il problema del precariato; dare certezze alla pandemia, che certezze non ne ha; risistemare l'edilizia scolastica: questo in un provvedimento. Eppure, molte cose sono state fatte. Per me è importante dire una cosa: la Lega era al Governo insieme alla Gelmini quando la Gelmini tagliò 7 miliardi nella scuola. (Applausi). Ma non è soltanto questo. Io parlo per esperienza perché - credetemi - insegnare latino in una classe di 33 ragazzi in un liceo di Schio, in provincia di Vicenza, è stato molto complicato. Avevamo in classe fino a 33 ragazzi e la Gelmini ha approvato una legge in contrasto con la legge sulla sicurezza. È assurdo! (Applausi). Anche noi - come dice Salvini - vorremmo, come in Europa, classi da 15 ragazzi; classi nelle quali ho insegnato, a Lipari, dove i ragazzi erano 13. Ed è bellissimo insegnare con 13 allievi: la qualità della didattica è fantastica. Dateci, però, il tempo. Il ministro Azzolina è riuscito a dare alla scuola più di un miliardo, e non è un gioco, mentre la Gelmini ne tolse sette di miliardi. Certo, in Europa le scuole aprono, ma lo sa Salvini che il sistema scolastico è diverso? Da noi la scuola, tra fine maggio e i primi giorni di giugno, chiude. In altri Paesi d'Europa, ciò non accade. Chiude - per esempio - solo qualche giorno, ad agosto o a ottobre. Bisogna anche conoscere i sistemi scolastici. Signor Ministro, apriamo le scuole adesso, a giugno, adesso che l'anno scolastico è finito. (Applausi). Ma poi, con quale criterio, a settembre, possiamo dare certezze per una pandemia che certezze non ne ha? La certezza che dà il Ministro è di dare le soluzioni per i diversi scenari. Se lo scenario sarà disastroso, avremo una soluzione; se saremo in sicurezza, la soluzione c'è già, ed è quella di tornare in classe. Quindi, mi sembra che la certezza ci sia. Davanti a scenari incerti, abbiamo già predisposto risposte certe per ognuno di essi. (Applausi). Da ultimo, non meno importante: la DaD, la Didattica a Distanza, non va bene. Ma nessuno ha scelto di fare la Didattica a Distanza per capriccio, perché si vuole sostituire la didattica diretta e di persona con la DaD. È stata una necessità, una urgenza, per non lasciare i ragazzi da soli, ed è chiaro che ci siamo trovati tutti in difficoltà. Quanto ai soldi destinati alle scuole, ieri qualcuno ha detto, in maniera imprecisa, che non sapeva dove fossero finiti. Bastava chiamare i dirigenti del proprio territorio e chiedere se erano arrivati i soldi. Io l'ho fatto e mi è stato risposto che erano arrivati e si stavano distribuendo i dispositivi ai ragazzi che ne avevano bisogno. E questo ha fatto il Ministro e, non una volta, ma per ben due volte. (Applausi). Chiaramente, abbiamo dovuto avere il tempo. È accaduta la pandemia, i ragazzi sono rimasti a casa ed è servito il tempo tecnico per far arrivare i soldi. È stato un tempo velocissimo. Certo, cercheremo di fare di più. Molti ragazzi erano senza connessione, è vero. Allora, invece di parlare delle solite grandi opere, concentrate in una piccola parte del Paese, perché non parliamo delle vere infrastrutture, che sono quelle digitali? Ora tutti parlano dei nostri temi, signor Ministro. Adesso si sono svegliati! (Applausi). Quindi, io le rinnovo, a nome del MoVimento 5 Stelle, la nostra fiducia, e non soltanto perché credo nel suo operato e credo in questo Governo, ma anche perché, oltre a essere una persona particolarmente preparata e determinata, mi lasci dire che è una donna e forse questo la spinge più avanti degli altri. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. In attesa che la Commissione bilancio concluda i propri lavori, sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 13,49, è ripresa alle ore 15,12) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sull'emendamento 1.800, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione. GIRO, segretario . «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'emendamento del Governo 1.800, relativo al disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 alla Costituzione, alla soppressione delle seguenti disposizioni: articolo 1, comma 3, lettera a)-bis ; articolo 1- bis ; articolo 1- ter ; articolo 2, comma 1, lettera a)-bis ; articolo 2, comma 6- bis , 6- ter e 6- quater ; articolo 2- quater ; articolo 4, comma 1- bis , e articolo 4- ter . Il parere è altresì condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguenti modificazioni: all'articolo 1, comma 7- quater , dopo le parole: "dell'alunno in istruzione domiciliare" aggiungere le seguenti: "con l'impiego del personale già in servizio presso l'istituzione scolastica". All'articolo 1, comma 7- quinquies , dopo le parole: "di cui al comma 7- quater " aggiungere le seguenti: "non autorizza la sostituzione del personale impiegato e". All'articolo 2, comma 4- ter , siano apportate le seguenti modifiche: dopo le parole: "provvedimento e" siano inserite le seguenti: "le procedure"; dopo le parole: "ed educativo" siano inserite le seguenti: "ad esclusione di ogni aspetto relativo alla costituzione e composizione dei posti da conferire a supplenza"; dopo le parole: "del comma 1" siano inserite le seguenti: "al fine dell'individuazione nonché della graduazione degli aspiranti"; la parola: "sentito" sia sostituita dalle seguenti: "sentiti contestualmente"; dopo le parole: "presente decreto-legge" siano inserite le seguenti: "e il Ministero dell'economia e delle finanze per gli aspetti finanziari, che procede alla verifica nel medesimo termine"; la parola "cinque" sia sostituita dalla seguente: "quindici". All'articolo 2- bis , comma 4, sia aggiunto in fine il seguente periodo: "Ai componenti del tavolo tecnico non spettano compensi, indennità, rimborsi spese o gettoni di presenza comunque denominati". All'articolo 7- quinquies , comma 2, le parole: "da adottare entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto" siano sostituite dalle seguenti: "nei limiti finanziari ivi indicati" e siano soppresse le parole: "nel caso di positiva valutazione da parte dell'Agenzia nazionale per la valutazione delle università e della ricerca"». FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, come membro della 5 a Commissione, chiedo la possibilità di chiarire alcune situazioni. Innanzitutto questo è un provvedimento importantissimo. Ho sentito tutti i colleghi, sia di minoranza che di maggioranza, sottolineare nei loro interventi l'importanza di questo decreto-legge, che tiene presente tantissimi studenti, ma non solo studenti; ho sentito parole di ragazzi dimenticati. Sottolineo pertanto l'importanza di arrivare a redigere un documento che possa andare incontro alla ripresa della normale attività scolastica, dalla prima infanzia in poi, e ovviamente a tutto ciò che ruota attorno al grande sistema scuola. Sono un membro della 5 a Commissione ed è noto che in tale Commissione approdano tutti i decreti-legge che hanno un contenuto anche economico. Non entro nel merito di come è stato redatto questo documento e del suo contenuto tecnico, perché lo sappiamo e c'è stata una discussione. Vorrei parlare invece delle modalità di lavoro della 5 a Commissione, che io oggi dico chiaramente essere state vergognose, perché noi gestiamo soldi pubblici. (Applausi) . La prima cosa che chiedo in questa Aula è che sia data pubblicità ai lavori della 5 a Commissione non solo all'interno del Senato, ma che siano resi pubblici, in modo che i cittadini vedano come lavoriamo e dove vengono messi i soldi. (Applausi) . Non è possibile, signor Presidente, che accada questo durante l'esame di un documento così importante. Le ricordo che un grande pasticcio è già successo con il provvedimento cura Italia; oggi è successo il secondo grande, innominabile pasticcio. (Applausi) . I soldi e gli emendamenti, onerosi e non, hanno ballato la mattina, la sera e gli sono stati attribuiti pareri ex articolo 81 della Costituzione, senza relazione tecnica, con parere contrario semplice o contrario a metà, come se fosse un gioco al rialzo in borsa. Questi sono soldi pubblici, sono i soldi destinati ai nostri ragazzi ed è una vergogna che venga usata una Commissione per essere la camera di compensazione delle rogne nella maggioranza. (Applausi) . La 5 a Commissione non è la camera di compensazione. (Applausi). Presidente, tante volte il presidente Pesco scuote i suoi bellissimi riccioli biondi, però - mi spiace doverglielo dire - ieri mi ha richiamato pesantemente perché ho fatto riferimento a delle osservazioni della sua maggioranza e le ho fatte mie. Io sono della Lega e ho fatto riferimento alle osservazioni di due senatori. In queste osservazioni loro stessi hanno denunciato una situazione non lineare che va assolutamente chiarita. Io mi sono permessa. Giustamente mi ha ripreso perché è un Presidente e mi ha detto che non va bene e che non era la Commissione giusta. Probabilmente non ha ritenuto il mio intervento corretto in quel momento. Allora, lo faccio qui senza problemi davanti a tutti i senatori. La 5 a Commissione d'ora in poi lavora con le regole giuste: se è per l'articolo 81, sarà così; se c'è la relazione tecnica bene, altrimenti non porterà fuori più nessun documento perché ci avalleremo di tutte le possibilità, dalla presidente Casellati, al presidente Mattarella a Conte, a tutti quanti e denunceremo pubblicamente che i soldi in questo consesso non sono gestiti in maniera corretta. (Vivi e prolungati applausi). PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, consentite al senatore Picchetto Fratin di intervenire e vi prego di fare il silenzio, altrimenti mi vedrò costretta a richiamarvi nominalmente. Ha facoltà di parlare il senatore Pichetto Fratin. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, effettivamente ci sono stati problemi procedurali e politici. Parlo di problemi procedurali perché ormai è accaduto più volte che circolino formulazioni e riformulazioni di vari emendamenti delle Commissioni di merito che automaticamente obbligano la 5 a Commissione a rivedere continuamente le valutazioni. Io non sono completamente negativo rispetto al meccanismo di lavoro della Commissione bilancio; sono negativo per il sistema che si è instaurato rispetto ai riferimenti alla 5 a Commissione e ai suoi pareri. Infatti, come ho avuto modo di dire in Commissione, anche rispetto a quanto è stato espunto dal testo del maxiemendamento al voto in quest'Aula, non c'è stato un apprezzamento di merito, perché è stato tenuto conto delle posizioni espresse dalla Commissione bilancio e non di quelle prese in considerazione nella Commissione di merito. Pertanto, fino a qui siamo d'accordo. La questione è, però, politica e riguarda il comportamento della maggioranza. Presidente, è successo nella legge di bilancio del 2019 con il caos notturno; è successo ancora ultimamente con il cura Italia con inizio delle dichiarazioni di voto in Aula senza la presenza del maxiemendamento. (Applausi). Oggi è successo che il maxiemendamento è arrivato in Commissione con una serie di osservazioni ed è stato rimodificato in Commissione perché prendiamo atto che la maggioranza non era d'accordo sul percorso; la maggioranza non aveva una posizione. Quindi, è stato utilizzato il parere della 5 a Commissione per fermare posizioni diverse o, meglio, per prendere tempo su posizioni diverse nell'ambito della maggioranza. (Applausi). Quindi la richiesta dell'opposizione non è solo di tipo procedurale e riferita alla regolarità del parere. E forse esageriamo nelle richieste di relazione tecnica: vorrei ricordare che l'obbligo di relazione tecnica esiste solo per gli emendamenti del Governo (Applausi). Il Parlamento è ancora sovrano rispetto al Ragioniere generale dello Stato. Il Ragioniere generale dello Stato è pagato, giustamente fa il suo lavoro, ma io mi ritengo superiore. (Applausi). Questa affermazione la faccio qui e continuo a farla in Commissione, dove troppo frequentemente ci mettiamo a tappeto rispetto al parere espresso dal Governo, a nome della Ragioneria generale dello Stato. Noi dobbiamo rispettare la Costituzione, ma siamo noi i primi che devono fare la valutazione del rispetto della Costituzione; dobbiamo prenderci questa responsabilità, non rinviarla al Ragioniere generale dello Stato o all'opinione del rappresentante del Governo di turno. (Applausi). Questo è il punto fondamentale. Pertanto, chiedo a questa Presidenza di rivolgere un invito non solo alla Commissione bilancio, ma a tutti noi, a partire dal presidente Pesco fino al sottoscritto, umile membro della Commissione, riguardo al metodo di lavoro rispetto alle altre Commissioni e prima di tutto al metodo di lavoro del Governo. (Applausi). PRESIDENTE . Naturalmente sono rilievi di natura politica, perché la procedura è nota. ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, francamente non capisco in che fase siamo della nostra discussione. (Brusio). State tranquilli, io ascolto sempre e non c'è bisogno di fare caos. Serenamente e pacatamente, sul tema dell'articolo 81 abbiamo già avuto modo di discutere - una volta anche quando c'era il Governo precedente -, tant'è che anche la Presidenza si è espressa solo sull'articolo 81. Questa discussione va fatta, è giusto ed io sono per rifarla. Chi è in 5 a Commissione sa bene che io sostengo, prima quando ero all'opposizione ed ora che sono in maggioranza, che questa discussione e questo nodo vadano chiariti. Non c'entra niente il resto. Questa discussione è necessaria e la Commissione ha lavorato così come doveva lavorare rispetto ad una dinamica complessa. Ci sono stati problemi nella maggioranza? Sì, ma che scoperta è? Sì, ma non c'entra niente col tema dell'articolo 81 della Costituzione. Come i colleghi sanno, ho anche discusso col presidente Pesco, ma non sono d'accordo sul giudizio che è stato dato prima da una senatrice. Inoltre, nel pieno rispetto della Ragioneria e della sua funzione, è giusto riconoscere che c'è un ruolo della Ragioneria, un ruolo della Commissione, un ruolo del Parlamento e un ruolo del Governo. È questo il punto che dovremo chiarire, e lo dico anche sottolineando un certo livello di criticità nel rapporto tra Governo, maggioranza e Commissione. Però al momento lasciamo le cose come stanno, onde evitare di fare altro caos, finito il quale non si risolve un problema che, a mio parere, comunque c'è. PESCO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, quando ho accettato l'incarico di presiedere la Commissione bilancio del Senato sapevo che sarei stato oggetto di attacchi, ma un attacco del genere, colleghi, non me l'aspettavo, veramente non me l'aspettavo, però ci sta. (Commenti). Se la Commissione bilancio avesse dato il parere di nulla osta su emendamenti costosi, senza avere le giuste quantificazioni o coperture, allora avrei capito attacchi di questo genere; questi attacchi sarebbero stati, secondo me, legittimi. La Commissione bilancio, però, ha fatto tutt'altra cosa. La Commissione bilancio ha esaminato gli emendamenti, ha preso visione del parere della Ragioneria generale dello Stato e, dove la Ragioneria ha sollevato dei dubbi e delle forti perplessità sull'onerosità dicendo che certe misure costano, non potevamo fare altrimenti: non potevamo dire che quelle misure non costavano più, perché è così. Noi rispettiamo la legge: se la Ragioneria generale dello Stato ci dice che certi interventi costano, per poterli attuare servono le coperture. Se le coperture non ci sono, non possiamo attuare quelle misure: è un discorso semplicissimo. (Applausi) . Abbiamo dato dei pareri di contrarietà, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, su alcuni emendamenti che poi, una volta arrivati in Commissione di merito, sono stati votati e approvati, contrariamente a quanto stabiliscono le regole di bilancio; il che ha comportato che la Ragioneria ha ripreso in mano tutto e ha detto di no perché quegli emendamenti costano e non essendo correttamente e adeguatamente coperti è necessario stralciarli. È semplicissimo. Da qui anche le lungaggini e così via. Per non parlare poi dell' iter in Commissione, visto che sono stato attaccato anche su questo. Il Senato ha una procedura, secondo me legittima, per cui ogni emendamento può essere riformulato più volte. Alla Camera non è così, qui invece si: va bene, ottimo, si può perfezionare l'emendamento. Però, ogni volta che l'emendamento viene perfezionato, viene rivalutato, viene rimesso in discussione e rianalizzato e, se costa, e non ci sono le coperture non si può portare avanti, è una cosa molto semplice, ma purtroppo anche questo non viene apprezzato. (Applausi) . Sono stato accusato anche di lavoro torbido: queste parole sono state usate in Commissione. Ma quale lavoro torbido? Abbiamo dato lettura dei pareri della Ragioneria e addirittura li abbiamo distribuiti per far vedere che non era un lavoro torbido, che non c'era nulla di anomalo, che erano pareri scritti sulla carta; eppure no, eppure abbiamo lavorato male. Che cosa dovremmo fare? (Commenti) . Ce li hanno tutti, colleghi, i vostri Capigruppo ce li hanno. PRESIDENTE . Invito innanzitutto i colleghi della Lega e il presidente della 5 a Commissione a rivolgersi alla Presidenza. In secondo luogo, com'era giusto che fosse, ho consentito interventi anche con la veemenza delle parti che hanno preso la parola, ma adesso consentite al presidente Pesco di concludere. PESCO (M5S) . Ringrazio tutti per il lavoro svolto e che continueremo a fare in Commissione bilancio. Personalmente, lavorerò sempre nella piena e totale trasparenza, nell'interesse di tutti, del Paese, dei cittadini e, soprattutto, dei conti dello Stato. (Applausi) . CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, dopo una settimana o forse più di attese da parte dell'opposizione per conoscere il parere della maggioranza sul decreto-legge, peraltro in ritardissimo, dopo le risse, i messaggi su twitter, gli avvertimenti, le minacce e gli accordi che poi durano mezza giornata o mezz'ora, perlomeno risparmiateci il vittimismo, perché le vittime sono da questa parte dell'emiciclo: siamo noi che attendiamo da parte della maggioranza di sapere cosa accidenti vuole fare con questo decreto-legge. (Applausi) . La sopportazione e il senso istituzionale che abbiamo dimostrato hanno un limite, presidente Pesco e colleghi della maggioranza. Sono le ore 15,30 ed è da questa mattina che attendiamo di capire cosa c'è scritto all'interno del maxiemendamento. Già ieri, intervenendo, sia io che i colleghi abbiamo denunciato - e lo abbiamo detto anche prima in Conferenza dei Capigruppo - questa stortura inammissibile, inaccettabile, intollerabile, sulla quale spero presto possa dire qualcosa anche il Presidente della Repubblica. Noi abbiamo decreti d'urgenza e solo questi; decreti sui quali viene posta la fiducia in prima lettura per i ritardi, le omissioni e le debolezze della maggioranza. In più, alla vigilia del voto di fiducia, interviene un nuovo caos , per cui non si capisce bene chi comanda all'interno della maggioranza. Se comanda il Governo, signor Ministro, una parola ce la vuole dire oggi? Una parola su quanto sta avvenendo? Ci vuole dire cosa pensa di questo maxiemendamento, del parere della Ragioneria generale? Se il parere della Ragioneria è anche il suo o è soltanto di un organo tecnico? Non sono questioni secondarie. Qui bisogna capire se comanda il Parlamento (non la destra o la sinistra, ma se comanda il Parlamento) o se comanda il signor Biagio Mazzotta, che in questo momento, pro tempore , è il Ragioniere generale dello Stato. Se comanda, infatti, il signor Biagio Mazzotta, possiamo anche rinunciare a venire ogni mattina qui in Parlamento e demandiamo a lui le scelte finali. Rispetto al Regolamento, voglio ricordare che, se non ci fosse la fiducia anche in questa occasione, emendamenti già col parere contrario ai sensi dell'articolo 81, sono stati messi in votazione da parte della Presidenza del Senato. Questo a testimoniare e a certificare il fatto che il Parlamento è supremo. La volontà del Parlamento va oltre la volontà del Ragioniere dello Stato. (Applausi). Quindi, se il Parlamento ha deciso che un emendamento deve passare, passa e la copertura si può trovare anche successivamente. Si può trovare con un altro decreto-legge, con un altro provvedimento successivo, ma è fondamentale ribadire questo aspetto. Dopodiché, non vuol dire che sia giusto, ma certo è che il Ragioniere generale dello Stato non può decidere al posto della maggioranza in questo caso. Noi vogliamo capire se la maggioranza è d'accordo con quello che è avvenuto. Quindi, noi non possiamo tollerare questo stato di cose. Non possiamo, ancora una volta, votare al buio, non sapendo bene se le disposizioni che votiamo sono quelle della maggioranza, del Governo, del Ministro o semplicemente di un organo tecnico che non è stato eletto da nessuno. Se il Ministro, anche in questa occasione, e glielo dico con la massima civiltà possibile, non dirà una sola parola per spiegare qual è la sua posizione, noi dovremo dedurre facilmente che il Ministro della pubblica istruzione non si chiama Lucia Azzolina ma si chiama Biagio Mazzotta. (Applausi). GRANATO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRANATO (M5S) . Signor Presidente, intervengo brevemente solo per chiarire che è stata data una rappresentazione fallace dei fatti, perché gli emendamenti dell'opposizione sono stati, con grande disponibilità da parte del Ministero e dello staff del Ministro, riformulati reiterate volte, per consentire a tutti di avere una possibilità di farli passare. Anche un emendamento della relatrice è stato fermato in forza dell'articolo 81. Quindi, se ci fosse stata l'intenzione di intervenire politicamente su quegli emendamenti, ciò non risulta assolutamente dai fatti, perché anche i nostri emendamenti sono stati fermati. Questo per chiarire. Inoltre, far riformulare un emendamento cinque, sei, sette volte, ci ha ovviamente portato a concludere i lavori oggi e, praticamente, a tenere un cantiere aperto per quaranta giorni. (Commenti). PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ma su cosa, presidente Pittoni? Perché adesso ci sono stati interventi che abbiamo sussunto sull'ordine dei lavori. Ora dobbiamo passare alle dichiarazioni di voto finali. PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, semplicemente per rispondere al presidente Pesco che l'emendamento... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Senatore Pittoni, colleghi, ora ci sono le dichiarazioni di voto. Sinceramente, dobbiamo andare avanti. (Proteste). È stato dato spazio a tutti gli interventi. L'intervento del Presidente della Commissione bilancio era previsto e poi ci sono stati interventi per ciascun Gruppo. Proseguiamo. Prego, signor Ministro. (Commenti. Richiami del Presidente). PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Su che cosa? PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Per un breve intervento di precisazione. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Applausi) . La prego di essere breve in quanto l'argomento è già stato sviscerato. PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei portare rapidamente un piccolo esempio: l'emendamento 2.0.8 sui percorsi abilitanti speciali. È una norma già utilizzata nel 2013 (quindi con il via libera anche della Commissione bilancio); in questo caso, la stessa proposta viene bocciata ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Mi sembra una scelta politica, null'altro. (Applausi) . PRESIDENTE . Chiedo al Governo di intervenire per esprimersi sulle modifiche proposte. AZZOLINA, ministro dell'istruzione . Signor Presidente, chiaramente recepisco le indicazioni della Ragioneria generale dello Stato. (Applausi. Commenti) . PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, esponenti del Governo, vorrei esprimere innanzitutto la solidarietà al signor Ministro rispetto alle minacce che ha ricevuto in questi giorni. Credo che quando un Ministro è costretto a viaggiare con la scorta sia una sconfitta della libertà e della democrazia per tutti. (Applausi) . Il lockdown è stato un periodo di vuoti e privazioni per tutti gli italiani, ma nulla ha impattato tanto come la chiusura delle scuole. La scuola faceva parte del nostro paesaggio quotidiano e c'è voluto il coronavirus per ricordarci che scandiva le nostre vite, in un rituale che ogni mattina si celebrava, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, dalla Capitale al più piccolo dei Comuni di montagna. Assistendo i figli nelle sessioni di studio, molti italiani hanno compreso fino in fondo il valore e l'impegno di maestri e di insegnanti e hanno visto lo sforzo generoso degli istituti per organizzare la didattica a distanza, aiutando i meno abbienti a ricevere un tablet e una connessione. Il nostro compito, quindi, è fare tutto il possibile affinché la scuola esca da questa vicenda più forte e più importante di prima. La scuola italiana - è risaputo - ha diversi problemi: un corpo docenti che è tra i più anziani e tra i meno pagati d'Europa e bambini immersi nel precariato. Ma anche i problemi legati all'edilizia scolastica e al susseguirsi di riforme e controriforme hanno generato confusione sui percorsi didattici, fino agli allarmanti dati OCSE sul livello di preparazione dei giovani italiani nelle discipline scientifiche e nella capacità di comprensione di testi complessi. In sostanza, tra problemi strutturali e problemi determinati dal coronavirus, la scuola oggi ha soprattutto bisogno di certezze. Uno dei dati positivi è che sicuramente i ragazzi sosterranno la prova di maturità a scuola perché, come ha ricordato lei, signor Ministro, non è solo un esame ma un rito di passaggio verso l'età adulta. Bene anche la riapertura dei campi scuola, anche se mi dispiace che si sia data per scontata l'impossibilità di riaprire le scuole come è accaduto in altri Paesi; forse in alcune realtà si poteva tentare di farlo. Non dobbiamo dimenticare che la chiusura incide soprattutto sulle fasce più fragili e socialmente esposte: penso a quei bambini e ragazzi che hanno solo nella scuola una possibilità di apprendimento e di stimolo culturale, ma penso anche ai liberi professionisti e ai lavoratori precari che per seguire i figli rischiano di essere estromessi dal mondo del lavoro, e questo vale soprattutto per le donne. A tutto questo si aggiunge il capitolo delle assunzioni. Le norme sull'insegnamento sono così ingarbugliate da aver determinato una situazione nella quale i diritti degli uni spesso confliggono con i diritti degli altri; questo campo richiederebbe la capacità di uno sminatore e soprattutto l'impegno a non cambiare politiche di indirizzo tra un Governo e l'altro. Noi riteniamo che la principale urgenza sia costituita dalla troppa precarietà, che ha fatto della scuola la più grande agenzia di lavoro interinale del Paese. Per questo, inizialmente, come Gruppo eravamo favorevoli a un percorso di stabilizzazione, anche per scongiurare un ulteriore elemento di incertezza circa le reali possibilità di svolgere in sicurezza il concorso pubblico. Mi sembra comunque che il compromesso raggiunto con il Governo dopo giorni sia positivo e che sia stato fatto comunque un passo in avanti. Noi sappiamo che ci sono due concorsi (uno ordinario e uno straordinario) e sappiamo anche che con il decreto-legge cosiddetto rilancio ci sarà un'ulteriore possibilità di assunzione per altri 16.000 insegnanti, quindi alla fine arriveremo a toccare quasi il numero di 80.000 insegnanti, che potranno così passare in ruolo se supereranno il concorso. Vi è quindi un'attenzione specifica a questo settore anche per tutelare la continuità didattica ed evitare che ogni anno si riproponga il problema delle classi scoperte. Inoltre ricordiamo ancora la necessità di sciogliere il nodo del concorso dei dirigenti scolastici su cui, dopo la sentenza del TAR, è attesa anche quella del Consiglio di Stato; una vicenda che comunque richiede chiarimenti al più presto. È stato importante aprire anche alla richiesta delle scuole paritarie; su questo non abbiamo potuto fare altro che approvare alcuni ordini del giorno che dovranno poi concretizzarsi col decreto-legge rilancio, dove c'è già stato un primo stanziamento di 70 milioni per le mancate rette, a cui si aggiungono altri 65 milioni per gli asili nido. Sempre nel decreto-legge rilancio sono state stanziate importanti risorse per la messa in sicurezza delle scuole, necessaria per consentire l'avvio del prossimo anno scolastico. Tra queste misure penso all'acquisto di dispositivi di protezione individuale (DPI), al rafforzamento degli strumenti tecnologici, al sostegno agli studenti disabili. Si tratta di un importante piano di interventi da cui purtroppo ad oggi sono escluse le scuole delle autonomie speciali. Ho già avviato un confronto politico anche con i tecnici del Ministero per far sì che nella conversione del decreto-legge anche le scuole della Valle d'Aosta e dell'Alto Adige possano beneficiare di queste importanti misure. Se, infatti, il tema è quello della sicurezza, non ha senso fare delle differenziazioni che richiederebbero di limitare l'efficacia degli interventi, onde rendere più difficoltosa la riapertura dell'anno scolastico nelle Regioni e Province autonome. Confido quindi nella sua sensibilità, signor Ministro, e nella sua attenzione a questo tema particolare, ma abbiamo già avuto dei primi segnali positivi in questo senso. Da parte nostra continueremo a sollecitare e a seguire con grande attenzione questo punto, per far sì che a tutti gli studenti vengano garantiti identici diritti di sicurezza e un corretto inizio per il prossimo anno scolastico. Sempre sulle autonomie speciali, desidero infine ricordare l'approvazione dell'emendamento del nostro Gruppo a prima firma del senatore Durnwalder, che consentirà agli studenti delle scuole serali della Provincia autonoma di Bolzano di sostenere gli esami di Stato nella sessione ordinaria. Per concludere, signor Ministro, sappiamo bene che chiunque ha avuto responsabilità di Governo in questa fase si è dovuto muovere su un terreno difficile e sconosciuto, in cui era spesso veramente difficile immaginare quanto sarebbe successo con l'andamento del virus. Esprimendo un voto favorevole sul provvedimento al nostro esame, ci aspettiamo maggiore chiarezza sulla programmazione del prossimo anno scolastico, a cominciare da come si reagirà in caso - e nessuno di noi se lo augura - di una nuova ondata di virus. Non possiamo immaginare che tutte le scuole chiudano o che non ci sia un piano di prevenzione sulla falsariga di quanto attiene alle attività economiche e sociali. Non possiamo immaginare altresì una scuola che torni nei ranghi; come avvenuto con la sanità abbiamo scoperto il suo immenso valore, proviamo a proteggerlo e a valorizzarlo fino in fondo. È con questo forte auspicio che ribadisco il voto favorevole alla fiducia del Gruppo per le Autonomie. (Applausi). FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Avviso i colleghi che durante gli interventi sono pregati di lasciare liberi i banchi del Governo. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, anch'io esprimo solidarietà al Ministro per le minacce subite, così come esprimo solidarietà al presidente della Regione Lombardia Fontana e al sottosegretario Sileri. Pensavamo che dopo questo lockdown si potesse rientrare nei ranghi, si potesse avere un comportamento diverso, che si potesse essere tutti più tranquilli da questo punto di vista; purtroppo questi gesti dimostrano che non è così. Vorrei esprimere soddisfazione per il provvedimento approvato, partendo da una misura che abbiamo previsto grazie ad un emendamento presentato da Italia Viva. Lo dico anche rispetto all'intervento del senatore Salvini che per me, anzi, per quest'Assemblea, è una sorta di ologramma, nel senso che appare, fa interventi, anche un po' ciclostilati, preparati prima che i fatti accadano, e poi va via. Lo vorrei informare che sull'edilizia scolastica, proprio grazie al citato emendamento, abbiamo previsto un intervento straordinario e, cioè, la possibilità che si possa applicare anche per l'edilizia scolastica, per lavori di manutenzione, di messa in sicurezza e di abbellimento, il modello adottato per Genova, con la possibilità di sburocratizzare le azioni dei sindaci e dei presidenti delle Province, che hanno disponibilità economiche e che possono intervenire. Grazie a questo decreto-legge è possibile farlo e io credo che già soltanto questo emendamento dia valore all'intero provvedimento. Accanto a questo, Presidente, credo che si debba essere soddisfatti anche per il piano di assunzione dei docenti. Quando, a regime, si assumono 80.000 docenti e 32.000 vengono assunti con il concorso straordinario, già questo e il fatto che le modalità di assunzione garantiscano selezioni meritorie (Applausi) per un ruolo come quello di docente scolastico, che svolge un compito delicatissimo per i nostri ragazzi, credo che sia un successo non scontato. Ricordo che quando approvammo la cosiddetta buona scuola e le famose 120.000 assunzioni, dicemmo e ci prendemmo l'impegno che quella sarebbe stata l'ultima stabilizzazione di precari a scuola e che da quel momento si sarebbe entrati a scuola soltanto con pubblico concorso. Credo che aver mantenuto questo impegno sia un elemento di valore del provvedimento. Credo, al contempo, che sentir dire che si possa continuare a mantenere una metodologia che prevede l'accesso all'insegnamento per anzianità sia sbagliato. Anche questo è pertanto un elemento importante. Signor Presidente, signor Ministro, vi è poi una terza questione che concerne le riaperture. Vorrei che facessimo un patto con i nostri ragazzi, con i nostri insegnanti, con i dirigenti scolastici e le famiglie. È vero che la scuola è quella che ha patito di più, è stata la prima ad essere chiusa quando è iniziato il lockdown e l'epidemia e, secondo le previsioni, sarà l'ultima a riaprire. Il patto che dobbiamo fare è che da settembre non solo riapriremo le scuole - questo lo do per scontato - ma che queste scuole non le chiuderemo più, a prescindere. Dobbiamo creare le condizioni affinché le scuole siano aperte con una differenziazione ampia anche dell'orario (mattina, pomeriggio, sera) e degli spazi, considerando non soltanto le strutture scolastiche, ma immaginando di utilizzare altri spazi che le nostre città mettono a disposizione. Se cominciamo a immaginare un insegnamento flessibile, con spazi e orari flessibili, possiamo permetterci di non chiudere più le scuole, anche di fronte a una condizione in cui, senza vaccino, non avremo certezze che l'epidemia non ritorni. Bisogna però fare un piano ora, già da questo momento, bisogna pensarci e possiamo prenderci questo impegno: le scuole non chiudono più. Questo è l'impegno che chiedo al Governo. Allo stesso modo, il sistema digitale utilizzato per l'insegnamento è un grandissimo patrimonio che non dobbiamo disperdere, non può diventare lo strumento di insegnamento ordinario, ma sarebbe da pazzi se, avendo utilizzato questo modello e avendolo sperimentato, non lo utilizzassimo ulteriormente in futuro anche per altre forme di apprendimento e per quella flessibilità a cui facevo riferimento poco fa, naturalmente colmando quella dispersione 3.0 a cui abbiamo assistito impotenti in queste settimane e cioè 850.000 studenti senza dispositivi, il 57 per cento degli studenti che hanno dovuto condividere i dispositivi. Da questo punto di vista abbiamo creato una disparità nell'insegnamento e l'abbiamo fatto ancora di più, Presidente, con riferimento agli studenti disabili, alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Per la disabilità psichica, di fatto, la didattica si è totalmente arrestata. Ho presentato un altro emendamento che mi ha creato parecchio travaglio interiore rispetto alla necessità di garantire alle ragazze e ai ragazzi con disabilità di avere, su richiesta dei genitori e con decisione unanime da parte dei docenti, la possibilità di ripetere l'anno. So che questo è un emendamento che può creare qualche elemento di ostilità da certi punti di vista, perché abbiamo chiuso classi e scuole speciali, abbiamo pensato e immaginato l'inclusione proprio perché abbiamo pensato che bisognasse immaginare percorsi didattici che non avessero bisogno di alcuna specialità. Capita però di trovarsi di fronte alla mamma o al papà che chiama piangendo perché il figlio è rimasto privo di didattica e dell'opportunità di apprendere. Infatti, anche per le ragazze e i ragazzi con disabilità l'apprendimento scolastico è indispensabile, dal momento che vengono loro date le basi per la costruzione di una futura inclusione nella società. Quando un ragazzo perde un anno e la mamma o il papà chiedono di farglielo recuperare, di fronte all'obbligo della promozione credo che saremmo stati troppo violenti e discriminatori nei confronti di queste ragazze e di questi ragazzi se non avessimo creato questa opportunità. La scuola ha tanti limiti, ma di fronte alla disabilità molto spesso anche in condizioni di normalità, quindi senza il lockdown , spesso mi era capitato di incontrare genitori che chiedevano le bocciature per poter ripetere l'anno, perché comunque quello è un ambiente considerato ovattato e protetto rispetto a quanto aspetta i ragazzi quando si finisce il ciclo di studi. Questo vuol dire che la scuola ha, in questi anni, costruito le condizioni per percorsi di inclusione veri; quindi quando abbiamo abolito le classi delle scuole speciali e abbiamo costruito questi percorsi di inclusione, abbiamo creato condizioni di crescita complessiva per ragazzi e ragazze, un aiuto vero per le famiglie. Io credo che dobbiamo investire su questo, migliorando e con insegnanti di sostegno sempre più formati. Questo lockdown ci ha insegnato che vi è una necessità di intervento suppletivo da parte della società, anche di fronte a bisogni considerati speciali, ma che molto spesso non vengono trattati con la stessa dignità con cui consideriamo interventi di altro tipo. Ringrazio pertanto il Ministro, il Governo e la maggioranza per questo provvedimento, con l'invito a fare uno sforzo in più e assumere l'impegno per una riapertura certa delle scuole. (Applausi). IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di iniziare il mio intervento vorrei trasmettere al Ministro la solidarietà del partito Fratelli d'Italia. Per noi ogni forma di violenza fa schifo; ogni forma di violenza rivolta alle donne ci fa doppiamente schifo. (Applausi). Quindi, da questo punto di vista, non sono ammessi equivoci per nessuno. Ciò detto, noi non voteremo però la fiducia a questo provvedimento; anzi, voteremo determinatamente contro la fiducia a questo Governo perché per un partito patriottico come il nostro non si può assolutamente sostenere un provvedimento che non sarebbe votato da nessuno del mondo della scuola italiana: dagli alunni, dalle famiglie, dal personale docente e non docente e dai dirigenti scolastici. Avete fatto un capolavoro al contrario: avete scontentato tutti e avete fatto un torto a chi, in questi mesi, ha veramente portato avanti l'istituzione della scuola italiana. Desidero ringraziare coloro - e soltanto loro, signor Ministro - che in questi mesi hanno compiuto ogni sforzo per garantire, seppur nell'emergenza, che il mondo dell'istruzione potesse andare avanti: ragazzi (soprattutto coloro che avevano minori possibilità) che hanno seguito la didattica a distanza; docenti che si sono inventati; famiglie che si sono massacrate dal punto di vista economico per sostenere i propri figli; tutto il mondo del personale ATA e dei dirigenti scolastici che ha cercato invano di capirci qualcosa per l'immediato e per il futuro. Entrerò, seppur velocemente, nel merito delle varie questioni. Signor Ministro, mi consenta di dire che, con il provvedimento in esame, a queste persone vengono date risposte completamente sbagliate. Di questa emergenza si poteva fare anche un'opportunità. È veramente un momento zero per fare giustizia e ripartire in modo nuovo. Parlo del cuore della vicenda, ossia della questione del concorso e della stabilizzazione dei precari. Fin dall'inizio della legislatura abbiamo avuto una linea di coerenza: pensiamo che il nostro precariato vada completamente stabilizzato, perché il merito non viene stabilito da un concorso a crocette, come era previsto nella stesura iniziale, né dal sistema che ipotizzate adesso. Desidero segnalarle, signor Ministro, che è lo stesso modello scelto per il concorso dei dirigenti scolastici, il quale ha generato un contenzioso mostruoso. Attenzione, quindi: abbiamo un esercito di professionisti che a settembre sarebbe stato certamente pronto ad essere in cattedra, fatto di persone che hanno servito lo Stato e in questi anni hanno assicurato la funzione della scuola. Senza i precari, non ci sarebbe stata la scuola italiana: non si possono trattare come kleenex usa e getta. Il merito sta nella capacità di fare il proprio lavoro di educatore e vale più un grammo di pratica e buon esempio che miliardi di parole e di teoria. Siamo quindi schierati, senza se e senza ma, con il nostro precariato e continueremo a portare avanti questa battaglia al loro fianco, perché ribadisco che non saremo mai dell'idea che lo Stato si possa servire di persone che non possono svolgere una funzione e poi sostenere che vanno cestinati: è un principio per noi inderogabile, che naturalmente vale anche per tutte le altre categorie del mondo della scuola. Ugualmente, signor Ministro, ci aspettavamo una scelta politica coraggiosa, anche per sanare le tante vicende di contenzioso esistenti. Parlo espressamente del concorso dei dirigenti scolastici e dei docenti delle suppletive 2016, persone che hanno rinunciato anche al loro lavoro a tempo indeterminato, perché vincitori del concorso, e poi, per effetto di una sentenza, si trovano a non essere, né docenti, né al posto di lavoro che avevano precedentemente. Come può uno Stato rimanere sordo rispetto a questa ingiustizia? È chiaro che è una decisione politica, ma, fino a quando non avremo il coraggio di affrontare politicamente tali questioni, staremo sempre ad arrenderci docilmente al dio della Ragioneria dello Stato e alle sentenze della magistratura e il nostro ruolo politico in quest'Aula verrà a mancare completamente. Non servirà avere un Governo, un Ministro e un Parlamento, ma soltanto un'attività di carattere freddo e burocratico, che chiaramente non può essere la politica italiana. Lo diciamo soprattutto in questo momento, in cui bisogna dare segnali al Paese, secondo i quali c'è qualcuno in cabina di comando e alla guida e la macchina non è a folle e in discesa ad assecondare gli eventi. Com'è possibile che, a pochi giorni dagli esami di Stato, i nostri alunni e le nostre famiglie non sappiamo ancora nulla? Sono preoccupati del loro futuro e del loro destino, perché i figli si mettono davanti a tutto. Per molti mesi, durante questa crisi, ho sentito il presidente Conte parlare di modello Italia: quale? Siamo l'unico Paese che, per quanto riguarda la scuola, non ha scelto un indirizzo e stiamo ancora qui a discutere. Stendo un velo pietoso su quello che è avvenuto in questi giorni: avete fatto un decreto-legge per motivi d'urgenza e guardi, signor Ministro, che, se non fosse stato per la responsabilità dell'opposizione, che non è verso di voi, ma nei confronti della nostra Nazione, vi sareste fatti ostruzionismo da soli. Arriviamo in Aula con un voto di fiducia in maniera assolutamente rabberciata, poi questo provvedimento andrà alla Camera, dove, per i tempi a disposizione, non potrà neanche essere esaminato dalla Commissione competente. Vi sembra possibile tutto questo? Io voglio esprimere - perché mi piace essere onesto intellettualmente - un apprezzamento umano per l'attività dei sottosegretari Malpezzi e De Cristofaro; però più di questo non posso dire. Siamo profondamente insoddisfatti del provvedimento e crediamo che vada in una direzione assolutamente sbagliata. Abbiamo offerto tutti i nostri contributi di collaborazione, con i nostri emendamenti; è stato accolto solo qualcosa, che peraltro sana delle lacune enormi all'interno del decreto-legge, come nel caso degli esami dei privatisti. Concludo, signor Presidente, dicendo che un grande della pubblica istruzione, Giovanni Gentile, diceva che «gli uomini che ragionano sempre non fanno la storia»; mi dispiace prendere atto che tanto ragionamento ha creato una triste storia, che ci preoccupa molto per l'immediato e per il futuro della scuola italiana. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, anch'io, a nome di tutti i senatori di Liberi e Uguali e del Gruppo Misto, voglio esprimere tutta la nostra solidarietà per le minacce e per gli insulti che ancora una volta, quando c'è una donna che ricopre una carica pubblica, hanno immediatamente un connotato sessista. Questo non è più tollerabile. (Applausi) . Lo dico qui, perché ogni volta siamo costretti a stigmatizzare questi fatti. Tutti noi pensavamo che forse, con le denunce e con le iniziative, questo clima in qualche modo potesse cambiare e che ci fosse un ravvedimento; invece continua in modo spietato. Per questo diamo tutta la nostra solidarietà al Ministro, come altri hanno fatto in quest'Aula (e di questo siamo tutti contenti). Ora arriviamo al merito della fiducia e di questo decreto-legge. Vorrei dire molto chiaramente cosa è emerso da questa grande crisi dell'epidemia, che ci ha colto tutti di sorpresa (l'ho detto varie volte), con tutto quello che è accaduto in queste settimane difficili per le istituzioni e soprattutto per i nostri cittadini. Credo che i cittadini abbiano compreso quali sono le due grandi infrastrutture del Paese, quelle più importanti, su cui giustamente ci siamo concentrati e ancora ci dobbiamo concentrare; è stato messo a nudo qual è l'importanza in questo Paese della questione della sanità pubblica e della questione della scuola. Sono le due grandi infrastrutture che fanno di un qualsiasi paese una nazione civile e una democrazia solida. In quest'Aula quanti interventi ci sono stati, quanto ci siamo concentrati, quanto abbiamo fatto? Io continuerò a dire sempre che non dobbiamo dimenticare questi giorni, quello che ci è accaduto, l'emergenza della sanità e la fragilità in quel campo. Non dimentichiamo, dopo questo decreto-legge sulla scuola e dopo il dibattito sulla chiusura delle scuole (speriamo che ci sia presto la loro riapertura), quanto sia fondamentale per un Paese investire nella scuola, investire tutte le nostre risorse, le nostre energie e il nostro dibattito. Abbiamo giustamente detto che dobbiamo evitare che, finito l'esame di questo decreto-legge, non ci sia più un dibattito pubblico sulla scuola. Questo Paese ha bisogno di riportare al centro della discussione politica e quindi del proprio futuro la questione della scuola, non soltanto per rispetto della nostra Costituzione e non solo perché la Costituzione ci ha consegnato questo messaggio. Purtroppo negli anni le cose sono andate un po' diversamente; se noi oggi sulla scuola siamo costretti ogni volta a tentare di tamponare, di sistemare, di provare a razionalizzare, è perché per molto tempo ci sono stati interventi sbagliati. C'è stato ancora una volta un taglio delle risorse alla scuola. Questo è ciò che è accaduto in questi anni. Ogni volta è così. Ogni volta che si discute di scuola abbiamo da affrontare tutte le questioni che riguardano il reclutamento e il precariato. Ma perché? Negli anni c'è mai stata qualche certezza che sia durata più di uno o due anni su come si accedeva all'insegnamento? No, perché ogni volta ci siamo trovati di fronte a un cambio continuo delle norme e delle forme di reclutamento. C'è qualcuno che vuole insegnare; non è che a scuola ci vanno solo quelli che volevano fare altro, come ho sentito dire. Magari c'è un giovane che ha la giusta aspirazione e, quindi, deve sapere quando si iscrive in quella facoltà qual è il percorso che deve fare, come accade in altri Paesi. Questo è fondamentale; questo ci ha appassionato. C'è stata una discussione che abbiamo fatto pubblicamente; non l'abbiamo fatta nelle segrete stanze. C'è stata una discussione dura e difficile - lo sappiamo tutti - sulla questione del concorso straordinario che poneva una questione di preoccupazione condivisa da tutti di come si ricominciava in modo ordinato l'anno scolastico e che ovviamente metteva in campo opzioni diverse sulle stesse preoccupazioni, su come si danno riposte ai precari e come contemporaneamente si fa in modo che ci sia una qualità. Questa è stata una questione che ci ha appassionato tanto e ci ha fatto scontrare. Non c'è niente di strano o di oscuro. È un dibattito che abbiamo fatto pubblicamente; abbiamo poi trovato una sintesi, che magari non potrà soddisfare tutti. Ognuno di noi voleva qualcosa di più o qualcosa di meno, però è stato raggiunto un punto che non è un accordicchio. È un punto di intesa fatto per il bene della scuola, per guardare avanti e poi per cercare di darci gli strumenti per affrontare gli altri problemi. Questo decreto, infatti, che prevede delle misure urgenti, ha un'unica preoccupazione fondamentale: garantire la ripresa dell'attività scolastica e la riapertura delle scuole in sicurezza. Ma in questo decreto, grazie al lavoro di tutti (e ringrazio anche l'opposizione, la maggioranza, i Sottosegretari e il Ministro), abbiamo tentato di metterci qualcosa in più che non fosse soltanto misure urgenti, ma che cominciasse a delineare un percorso, parlando appunto di centralità che fa parte del nostro programma di Governo per dare una nuova possibilità. Volevamo usare il decreto per dare una nuova opportunità, un nuovo inizio e cambiare. Abbiamo la possibilità di farlo e abbiamo provato a farlo. Devo dire che - non voglio riaprire il dibattito - questo decreto poteva essere anche meglio, però ci hanno stralciato anche qualche norma che avevamo approvato all'interno della Commissione che era qualificante e che aiutava a dare delle risposte. Penso alla carta del docente anche ai precari, che quindi aiutava anche in questo ragionamento che abbiamo fatto. Si affrontavano altre questioni importanti come quelle dei lavoratori socialmente utili (LSU). Ovviamente penso che il Parlamento è sovrano e, forse, dovremmo aprire una discussione seria perché magari qualcuno, se proprio vuole decidere al posto nostro, si può anche candidare alle elezioni (penso a qualche funzionario potente). Ma questo farà parte di un'altra discussione che faremo a parte. Quindi, ci sono delle cose importanti, sul punto abbiamo raggiunto un'intesa e dobbiamo guardare avanti adesso per fare in modo che funzioni bene, che il percorso sia stabilizzato. Abbiamo ottenuto nel decreto-legge rilancio - e questo è importante - 16.000 assunzioni in più, che sono un risultato anche di quello scontro e di quella discussione che ci hanno permesso di fare anche questo passo in avanti. Abbiamo approvato emendamenti rilevanti: penso al fatto della valutazione non più numerica ma con giudizio, che è una cosa importante, perché un bambino non si può "marchiare" con un numero. A qualcuno sembra una cosa stupida, ma è molto importante. È stato anche un bene affrontare la questione di mettere a disposizione tutti gli strumenti. Abbiamo fatto la didattica a distanza, ma ricordiamo che questo ha fatto emergere - lo ricordava bene anche il sottosegretario De Cristofaro questa mattina - tante disuguaglianze che già c'erano - non è che le abbiamo scoperte - su cui dobbiamo intervenire. Ci siamo detti all'inizio di questa tragedia che nessuno doveva essere lasciato indietro e dobbiamo fare questo sforzo, tanto più nella scuola. Ci sono ragazzi che vivono nelle periferie ai quali solo la scuola può dare lo strumento, non solo dell'ascensore sociale ma la possibilità di poter riaffermare pienamente anche la sua dignità di cittadino. Questa è la cosa bella della nostra scuola, della scuola della Costituzione. Ma la scuola non è solo didattica a distanza. Qualcuno non pensi che adesso abbiamo scoperto la didattica a distanza; aiuterà e metteremo in campo strumenti, ma la scuola è convivere, stare insieme, crescere insieme, avere un rapporto con gli insegnanti e tra gli studenti. Questa è la scuola che noi vogliamo per far crescere cittadini all'altezza di una democrazia all'altezza. Per questo si poteva fare meglio, come ho già detto. Avremmo potuto avere molte cose di più in questo decreto-legge; avremmo potuto forse ottenere più risultati, ma questo è già un passo in avanti. Per questo voteremo convintamente la fiducia. (Applausi). RAMPI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per essere in quest'Aula. Il decreto-legge che stiamo per approvare iniziava in maniera molto semplice: era un decreto che tentava di garantire la corretta conclusione dell'anno scolastico. Poteva essere approvato da quest'Aula del Parlamento in pochi giorni, perché era un provvedimento molto semplice, ma molto necessario. La scelta del Senato della Repubblica è stata quella di cogliere questa occasione per aprire un dibattito pubblico sulla scuola, ed io credo che sia stata una scelta saggia. In Commissione si sono ascoltate moltissime voci, ad esse si è voluto dare attenzione, ed è per questo che siamo arrivati, con tutte le complessità e i problemi che stiamo affrontando, alla giornata di oggi: abbiamo deciso di non scegliere la strada più facile. Quando si discute di scuole e si apre una discussione sulla scuola, si fa sempre qualcosa di positivo. Il mio amico e maestro Luigi Berlinguer in questi giorni lo ha ricordato: che il Paese dibatta di scuola è un fatto positivo ed importante. Certo, dovremmo tutti riflettere su come dibattiamo di scuola, perché il tasso di violenza, quando appunto si discute di scuola, è troppo alto. E ogni volta e più alto e più vergognoso quando - e non sono poche le occasioni - il Ministro della pubblica istruzione di questo Paese è una donna: la Falcucci, la Iervolino, la Gelmini, la Giannini, la Fedeli e oggi il ministro Azzolina. Ogni volta che c'è una donna in quel Ministero (e c'è spesso una donna in quel Ministero), il tasso di violenza è inaccettabile e sessista. (Applausi). Contro questo è bene che oggi tutti i Gruppi si siano espressi, ma è necessario che noi, nelle parole che scegliamo di utilizzare in quest'Aula, sui nostri social network , nelle nostre dichiarazioni, non diventiamo mandanti morali di quella violenza. (Applausi). Altrimenti è troppo facile esprimere la solidarietà dopo, quando si ha generato culturalmente quel tipo di violenza prima. Questo tema è strettamente connesso al provvedimento di oggi, perché se noi ci impegniamo, perché vogliamo tutti insieme e anche da punti di vista diversi, una scuola di maggior qualità è perché noi pensiamo che solo con l'istruzione, con l'educazione e con la qualità della cultura diffusa noi cambieremo il tasso di violenza di questo Paese. Se i nostri bambini e le nostre bambine, se i nostri ragazzi e le nostre ragazze frequenteranno delle scuole diverse e migliori rispetto a quelle di oggi allora ci saranno dei cittadini migliori domani. È questo il motivo dell'impegno, il motivo della fatica e anche dello scontro; perché, certo, ci può anche essere scontro, che non è inutile. La mediazione che abbiamo raggiunto non è un accordo tra parti politiche: la mediazione che abbiamo raggiunto fa sì che oggi nel decreto rilancio - che non è quello di cui oggi stiamo discutendo in Aula, ma che non ci sarebbe stato se non avessimo fatto la discussione su questo provvedimento in quel modo - ci siano 16.000 posti in più, che non ci sarebbero stati. Ci sono le risorse per iniziare a settembre il nuovo anno scolastico con la sicurezza e con il distanziamento dei ragazzi; ci sono le risorse per avere le persone, per la sanificazione e così via. Naturalmente dovremmo organizzare tutto questo ed è una fatica per tutti: per il Ministero, ma anche per i Comuni e per le Regioni, e chi viene in quest'Aula a insegnare come fare - e magari governa alcune delle Regioni nelle quali ancora non si è capito come procedere - prima di venire ad insegnare dovrebbe provare a risolvere qualche problema nel ruolo in cui è chiamato a farlo (Applausi) , perché il Paese va avanti se ognuno fa la propria parte. Stiamo per votare la fiducia a questo decreto-legge e lo facciamo con grande convinzione, perché crediamo che nel decreto-legge ci siano le condizioni per chiudere l'anno e per iniziare quello nuovo, oltre a dei significativi e importanti passi in avanti. Mi riferisco, ad esempio, al tema del reclutamento e del concorso straordinario, sul quale si è concentrata l'attenzione: è una parte importante, ma non è né il cuore, né il centro del provvedimento. Secondo me il livello di attenzione che questo tema ha richiamato su di sé oggettivamente è eccessivo rispetto all'entità del provvedimento, eppure si sono fatti dei passi avanti. Per quanto riguarda il mio Gruppo parlamentare, avevamo chiesto che ci fossero più persone in quel concorso straordinario; avevamo ritenuto legittimamente, nel rispetto di opinioni diverse, che non ci fossero le condizioni per svolgere il concorso durante l'estate e che il metodo che avevamo concordato insieme, in un momento in cui pensavamo di procedere velocemente, a questo punto non fosse più necessario. Abbiamo trovato un punto di vista condiviso. Le tre questioni sono superate e pensiamo che questo sia un buon risultato. Quando nella scalata dell'Everest si arriva a un campo base, si pianta la tenda e si dice: «Bene che siamo arrivati fino a qui» e si ha anche il coraggio e la gioia di rivendicare il risultato raggiunto e credo che questo oggi dobbiamo farlo. (Applausi) . Poi la strada è ancora lunga, ma appunto è la scalata dell'Everest, quindi bisogna anche prenderla con un certo passo, perché altrimenti si rischia di arrivare con il fiato corto alla meta. Ci sono molte altre cose nel provvedimento. Una su tutte, piccola ma grande, è quella del passaggio al giudizio come sistema di valutazione. Vedete, all'interno del passaggio dai numeri al giudizio c'è un modello di istruzione. Qualcuno ha legittimamente invocato il modello di Gentile: noi ne abbiamo altri. Ad esempio, tra i nostri riferimenti culturali c'è una persona che avrebbe compiuto gli anni ieri, Don Milani. Questo è il nostro riferimento culturale: una scuola diversa per ogni bambino e per ogni bambina perché produca uguaglianza, e per fare una scuola diversa per ogni bambino per ogni bambina perché produca uguaglianza bisogna fare una scuola con docenti capaci e ce ne sono tanti. La chiudo qui. Sul tema del giudizio ci hanno scritto in molti e ne sono molto felice. Voglio citare la lettera che è stata scritta ad alcuni di noi, firmatari dell'emendamento, da un bambino di otto anni, che ci ha detto: «Grazie, perché così capirò un po' di più qual è la valutazione che mi danno, perché a me quei numeri non permettono di capirla». Credo che queste cose valgano un mandato parlamentare. Tutti i giorni sento degli insegnanti, che ascolto perché mi occupo di questi temi da tanto tempo; mi hanno raccontato come hanno attraversato con sofferenza i mesi della pandemia, della chiusura e della chiusura della scuola. Sono insegnanti diversi. In questo momento ne ho in mente tre: una di loro andrà in pensione il prossimo anno; una di loro da qualche anno è stata stabilizzata come insegnante di sostegno; una di loro è ancora precaria nella scuola. Tutte e tre sono donne che lavorano nella scuola; tutte e tre, dal primo giorno della chiusura, sono impazzite per cercare di restituire ai loro bambini tutto quel calore, tutta quella vicinanza, tutta quella relazione educativa che erano abituate a dare in presenza e che hanno fatto fatica a dare a distanza. Credo che noi abbiamo fatto qualcosa di incredibilmente grande grazie a questi insegnanti, perché, da un giorno all'altro, ci siamo trovati a dover inventare una soluzione. E questa soluzione, con tutti i problemi che ha avuto e che tutti conosciamo (è facile venire a spiegare quali sono i problemi), però ha funzionato. Sappiate che, quando questi insegnanti sono potuti andare a cercare, a uno a uno, quei bambini che non si collegavano, per capirne il motivo, e hanno avuto le risorse per andare a risolvere questo problema, questo passaggio è stato possibile perché nel primo decreto sono state stanziate risorse in tal senso. Questo passaggio ha costruito e ha ricostruito delle relazioni. Quando noi pensiamo alla scuola, pensiamo a loro. Noi siamo in una relazione continua, non siamo campati per aria. Questo Parlamento ha lavorato per settimane, mentre sui giornali scrivevano che noi eravamo chiusi e che era ora di riaprire il Parlamento (qualche volta lo scrive anche qualcuno che del Parlamento fa parte e a me questo colpisce). Questo Parlamento, invece, ha lavorato. Ha lavorato per migliorare questo decreto, ha lavorato per creare le condizioni per il nuovo anno e noi continueremo a lavorare perché crediamo nella scuola italiana e crediamo nel bisogno di una scuola di qualità per i ragazzi e le ragazze, per i bambini, per gli studenti e anche per le loro famiglie. (Applausi). PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il ripensamento non c'è stato. Ci eravamo illusi che la sinistra avesse ripreso a fare il mestiere per cui era nata: difendere i deboli, come le centinaia di migliaia di precari, che hanno dato i loro anni migliori alla scuola e ora rischiano di ritrovarsi ai margini della società per un'interpretazione distorta e semplicistica del "merito". Questo somiglia tanto a un dispetto a chi ha osato infastidire il "potere", chiedendo attenzione per la disperazione di chi teme di perdere quella che, in molti casi, è la sola fonte di sostentamento, in un'età che non offre più grandi alternative, magari con la responsabilità di una famiglia. Il concorso straordinario (che nell'ultima versione ha ormai le caratteristiche di uno ordinario) conferma che il Governo non ha alcuna intenzione di tener conto della emergenza epidemiologica, la quale consiglierebbe di puntare sul rafforzamento e la stabilizzazione dell'organico docente. Se oggi troverà la conferma la marcia indietro del Partito Democratico e di Liberi e Uguali, nuovamente appiattiti sulle posizioni del MoVimento 5 Stelle, il prossimo anno scolastico partirà con zero assunzioni a tempo indeterminato; anzi, 30.000 precari in più a seguito dei pensionamenti, che porteranno il totale dei supplenti a 200.000. Il contrario dell'impegno, preso su nostra sollecitazione - a parole - da esponenti della quasi totalità delle forze politiche, di garantire gli insegnanti titolari in cattedra il prossimo settembre per affrontare con la dovuta efficacia la crisi pandemica, a partire dalla necessità di sdoppiare le classi per consentire i distanziamenti. Fa rabbia pensare che la soluzione per superare il precariato ci sarebbe e sta nella nostra proposta di assunzione da graduatorie, già utilizzata per le GAE (le graduatorie ad esaurimento). Il concorso per soli titoli, infatti, nato nel 1989 e conosciuto come "doppio canale", nel 1999 è stato convertito dalla legge n. 124 in graduatoria permanente (ora ad esaurimento). Trasformazione ribadita dalla giurisprudenza della Cassazione (esempio: sentenza del 3 ottobre 2006, n. 21298). Le graduatorie possono essere permanenti (tuttora attive per il reclutamento del personale ATA, e un tempo attive pure per il reclutamento dei docenti), oppure ad esaurimento (oggi strumento alternativo al concorso ordinario, previsto specificamente dalla legge e ribadito anche dalla sentenza della Corte costituzionale). Lo strumento graduatoria, pertanto, è pienamente legittimo ed ha pari dignità rispetto al concorso ordinario ed è anche "tutelato", dal momento che la Suprema corte ha sancito che ad esso va assegnato il 50 per cento dei posti annualmente disponibili, percentuale pure aumentabile nel caso di esaurimento di parallele graduatorie concorsuali. Situazioni particolari come le attuali legittimano l'istituzione di uno strumento aggiuntivo subordinato a quelli preesistenti, l'unico a poter garantire l'assegnazione in tempo utile dei docenti alle classi con la creazione di una maxigraduatoria finalizzata all'immissione in ruolo, che utilizzi solo ed esclusivamente i punteggi con cui gli aspiranti sono inclusi nelle rispettive liste. Tra l'altro, il numero di posti del concorso straordinario targato Azzolina è talmente esiguo che tutta la procedura ricorda la solita montagna che partorisce il topolino. Servirebbero non meno di 100.000 assunzioni. Con la proposta del Governo il risultato, oltre ad arrivare - se va bene - l'anno dopo, non coprirà più del 10-20 per cento del necessario. Oggi è interesse pubblico primario coprire tutti i posti vacanti e disponibili. Ovviamente detratti quelli delle procedure ordinarie preesistenti (graduatorie di merito varie e GAE), la quota assegnata con procedura straordinaria per le esigenze eccezionali del momento va recuperata negli anni successivi per garantire parità di accesso a chi parteciperà al futuro concorso ordinario, che nell'attuale stato d'emergenza appare indispensabile procrastinare almeno di un anno. Quello contro i precari della scuola da parte di certa politica è diventato quasi un tiro al piccione. All'estero non è così. In Francia i concorsi per il reclutamento, tanto nella scuola statale quanto in quella privata, avvengono con assoluta regolarità e praticamente non si formano mai sacche di precariato, poiché gli insegnanti sono assunti in pianta stabile, sia nel pubblico che nel privato, man mano che si manifesta la necessità. Anche in Spagna non ci sono particolari sacche di precariato, perché le assunzioni sono regolari e la formazione in ingresso è più agile rispetto a quella farraginosa italiana. A marzo, quando la pandemia ha cominciato a manifestarsi in tutta la sua virulenza e, come Lega, ho lanciato l'appello ad affrontare insieme le grandi criticità che ci ritroveremo a settembre, mi aspettavo reale collaborazione. I fronti su cui lavorare sono sostanzialmente due: didattica d'emergenza (con la necessità di raddoppiare gli spazi e sdoppiare le classi per ridurre gli alunni da gestire) e organico docenti, insufficiente già prima dell'emergenza e quindi precario in percentuale rischiosa per la tenuta del sistema. Ho proposto un grande piano di stabilizzazione, che consenta, per la prima volta dopo parecchi anni, di avere tutti gli insegnanti titolari in cattedra già all'inizio dell'anno scolastico. Esponenti di diverse forze politiche (escluso il MoVimento 5 Stelle) sono più volte intervenuti riconoscendo l'importanza, in un momento tanto grave, di disporre di un organico docenti adeguato e stabile. È un diritto dei ragazzi disporre di insegnanti che abbiano il tempo di conoscerli e capirli, altrimenti di che qualità cianciamo? Naturalmente neanche in questo secondo decreto-legge sul settore scuola c'è traccia degli interventi da tempo attesi da decine di migliaia di precari e "ingabbiati" della scuola. Non c'è alcun percorso specifico per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento dedicato a docenti in possesso di adeguata esperienza professionale. Non c'è traccia del corso di specializzazione per l'insegnamento di sostegno nelle scuole di ogni ordine e grado, dedicato specificamente a coloro che sono in servizio, a qualunque titolo e legittimamente, su posti di sostegno della scuola primaria, secondaria e dell'infanzia senza essere in possesso del titolo di specializzazione. Non c'è traccia, a parte il solito tavolo, della programmazione del percorso accademico ordinario per conseguire l'abilitazione, strumento indispensabile per l'insegnamento previsto dalla normativa comunitaria oltre che da quella nazionale. Non c'è traccia di un vero concorso riservato agli insegnanti di religione, in attesa di entrare in ruolo anche da più di vent'anni. Non c'è traccia di iniziative per superare il contenzioso dei concorsi a dirigente scolastico. Non c'è traccia delle nostre proposte per limitare i danni dovuti ai ritardi del concorso transitorio per la scuola secondaria (Applausi) . Non viene affrontata in modo adeguato l'emergenza delle scuole prive di direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA) e non si corrisponde agli impegni presi in merito ai cosiddetti "DSGA facenti funzione". Non c'è alcuna disposizione che risolva il problema dei docenti di scuola primaria diplomati presso la scuola magistrale ante 2001-2002, licenziati a seguito dei giudizi definitivi ma non ricompresi nel novero dei partecipanti al concorso straordinario indetto nel 2018, in forza delle disposizioni contenute nel decreto dignità. Ancora. La rinnovata intesa tra le forze di Governo non ha lasciato scampo neanche alle proposte che riguardavano fondi, contributi, crediti di impresa, esoneri, detraibilità e rimborsi, oltre al 10 per mille chiesto dalla Lega, per salvare le scuole paritarie, a rischio chiusura. Di fatto PD e Italia Viva si sono piegati al volere dei 5 Stelle, che da sempre non mostrano particolare simpatia per la scuola pubblica non statale, con la scusa che il decreto scuola non dispone di fondi adeguati, per cui sarebbe tutto rimandato eventualmente al decreto rilancio. Intanto, con le briciole stanziate finora, molte scuole non statali rischiano di non riaprire il prossimo anno scolastico e questo potrebbe tradursi in un carico finanziario enormemente superiore per la scuola statale rispetto ad oggi. Per tutti questi motivi, il voto del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione su un provvedimento all'insegna del pressapochismo irresponsabile, della cui inefficacia purtroppo ci si renderà conto solo a settembre, non può che essere contrario. (Applausi) . RONZULLI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RONZULLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, colleghi, oggi siamo finalmente chiamati, dopo una lunga serie di rinvii e di ritardi - per quanto mi riguarda inaccettabili e vergognosi - a convertire in legge il decreto-legge n. 22 del 2020, che reca (lo cito testualmente, ma è bene ricordarlo): «Misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato». Siccome, per quanto mi riguarda, le parole sono importanti, mi soffermerei innanzitutto sulle parole: «regolare conclusione». Di regolare nel provvedimento non c'è assolutamente nulla (Applausi) : come è ormai evidente a tutti, l'anno scolastico si è di fatto concluso con la chiusura del 5 marzo, i ragazzi hanno perso competenze (lo sappiamo) e hanno conosciuto da vicino la didattica a distanza, che però ha rappresentato uno dei più grossi fallimenti di questo Governo in questa crisi (Applausi) . Lei, signor Ministro, per mesi ha millantato il successo dell' e-learning , ha rilanciato dati e statistiche degne delle peggiori fake news ; addirittura è arrivata a dire che il 93 per cento dei ragazzi avrebbe avuto accesso alla didattica a distanza, salvo poi essere smentita dall'ISTAT, perché un terzo delle famiglie italiane non ha un pc, un tablet o strumenti informatici adeguati. (Applausi). Sarebbe bastato mettere il naso fuori dal palazzo ed entrare in quello che io chiamo il mondo reale, quello delle mamme che da vere acrobate hanno cercato di gestire quest'emergenza improvvisandosi insegnanti, tutor, psicologhe, tecniche informatiche, oltre ad essere nello stesso tempo come sempre madri, mogli, compagne, figlie, cuoche, colf e baby-sitter . (Applausi). Se non fosse stato per tutti quegli insegnanti che non si sono rassegnati all'idea di abdicare al proprio ruolo o per i cellulari di mamma e papà o per le chat dei genitori e degli insegnanti, tantissimi ragazzi non avrebbero avuto neanche la possibilità di studiare. Caro Ministro, basterebbe girare il Paese per rendersi conto che non solo la banda larga non esiste ovunque, ma in alcune zone del nostro Paese non c'è Rete e neppure la semplice linea telefonica! (Applausi). Vi ostinate a dire che va tutto bene; spiegatelo alla famiglia di Giulio, il bambino di dodici anni che è diventato l'icona della didattica a distanza (Applausi), il quale pur di sentire la voce del maestro, pur di vedere i suoi compagni, pur di non sentirsi diverso dai suoi compagni, faceva chilometri per andare alla ricerca di una connessione Internet che poi trovava in un campo all'aperto. (Applausi). Oppure ditelo alle tante associazioni che hanno dovuto sopperire alla vostra assenza, donando tablet agli studenti meno fortunati che non potevano permettersene uno; e non venite a parlarci degli 80 milioni stanziati per i device con il decreto-legge cura Italia, perché ad oggi nessuno ha visto un tablet, se non in quelle Regioni dove i governatori hanno fatto da soli, come la Calabria, il Molise, il Piemonte e persino la Lombardia. L'unica amara verità, purtroppo, è che la vostra incapacità ha alimentato disuguaglianze: avete fatto sì che si formassero studenti di serie A e di serie B, avete stroncato i diritti degli studenti e li avete dimenticati! (Applausi). Avete ammazzato l'idea di una scuola aperta tutti; avete abbandonato una generazione di insegnanti, che nonostante voi e i vostri errori, sta cercando di formare i nostri figli. Come se non bastasse, nulla si prevede per potenziare la didattica a distanza qualora ad ottobre ci fosse un'ondata di ritorno; eppure l'ondata di ritorno vi serve quando si tratta di portare gli italiani a votare in estate. (Applausi). A gran voce avete chiesto collaborazione (a noi nell'opposizione lo avete chiesto sempre), però sulla scuola, come sul resto purtroppo, non avete accolto nessuna delle nostre proposte. Non vi siete mostrati aperti ad alcun tipo di suggerimento non di parte, non ideologico, non di partito, ma solamente nell'interesse esclusivo dei bambini e dei ragazzi, che sono la categoria che ad oggi ha pagato maggiormente il prezzo di questa crisi. Hanno dovuto rinunciare non solo alla scuola, ma anche alla loro socialità e non a tutti i bambini è andata bene. Penso - per esempio - a quelli che hanno sviluppato patologie psicologiche legate all'isolamento forzato, ma anche ai tanti, tantissimi bambini fragili che vedevano nella scuola l'unica via d'uscita e che, invece, magari per ventiquattro ore hanno dovuto assistere a violenze domestiche, quando non in strada, facili prede della criminalità. Vi siete talmente dimenticati dei ragazzi, che non solo non avete pensato loro durante tutto il lockdown , ma siete riusciti a fare pure peggio nella fantomatica fase 2, ovvero quando i genitori sono dovuti tornare al lavoro e le scuole erano ancora chiuse. Avete previsto un numero risibile di congedi parentali, arrivati l'altro ieri e non a tutti; bonus baby-sitter così difficili da richiedere che quasi nessuno ha ricevuto e - non so se ve ne siete accorti - stanotte il sito dell'INPS è andato di nuovo in blocco e se ne riparlerà il primo giugno. (Applausi). L'unico risultato che avete ottenuto è stato quello di amplificare il già grave problema della conciliazione lavoro-famiglia e, per colpa vostra, nel 2020 assistiamo al paradosso nel paradosso: se prima molte donne dovevano scegliere tra la cura dei figli e la famiglia o la ricerca di un'occupazione, dopo anni di conquiste e dopo tanti sacrifici, oggi si sono addirittura trovate a doversi licenziare perché non sanno dove mettere i loro bambini. (Applausi) . Avete dimenticato che una donna che non lavora non è soltanto una famiglia più povera o un bambino più povero, ma in realtà, se una donna non lavora, un intero Paese si impoverisce. Veniamo però alla seconda parte del provvedimento, quella relativa - pensando sempre alle parole perché sono importanti - al presunto ordinato avvio dell'anno scolastico. Avremmo immaginato di trovare innanzitutto disposizione chiare, linee guida inequivocabili e utili a garantire la sicurezza sanitaria degli studenti; quindi tutta una serie di misure utili a distanziare fisicamente i ragazzi, a implementare il numero delle aule, così da mettere fine finalmente all'annoso problema delle classi pollaio di cui lei, Ministro, ha tanto parlato in televisione. E, invece, nulla di nulla. Ancora una volta va in scena l'ormai consueto scaricabarile sul Comitato tecnico-scientifico, e tutto questo mentre in Francia, o nella vicina Svizzera, sono già sui banchi di scuola. (Applausi). Siamo a giugno e ormai i lavori di edilizia scolastica dovevano iniziare da tempo. L'edilizia scolastica - visto che Faraone ne ha parlato - è anch'essa il solito bluff . È vero infatti che avete sburocratizzato - finalmente avete imparato da noi come si fanno le cose. (Applausi). Bravissimi! - dando in mano agli enti locali, al sindaco, al Presidente di Provincia, il potere di fare, e quindi di decidere e di provvedere. Peccato che dare il potere con un emendamento, ma non dare i soldi, serve davvero a far poco (Applausi) , perché i lavori non si riescono a fare. Voi direte che tanto ci sarà il cosiddetto decreto-legge rilancio; sì, quello che si chiamava aprile, poi è diventato maggio; tra poco è giugno, i soldi non ci sono e i sindaci soldi in cassa non ne hanno. (Applausi). Basta scuse: le lezioni in classe devono riprendere a settembre, senza se e senza ma, al di là delle bizzarre idee del Ministro, che vorrebbe dividere le lezioni metà in presenza e metà a distanza. Adesso state mettendo addirittura in atto anche lo sterminio degli asili e delle scuole paritarie che, per pura ideologia, a causa vostra chiuderanno. (Applausi). Dove pensate che andranno 900 ragazzi se non nelle scuole statali e così porterete al collasso l'intero sistema formativo italiano? Sugli esami di fine anno se ne sono viste poi di tutti i colori; tra sole tre settimane i ragazzi dovranno sostenere gli esami e ancora non hanno chiaro dove, come e in che modo saranno valutati. Scandalo degli scandali: gli insegnanti precari non saranno stabilizzati e, di conseguenza, non sarà garantita nemmeno la continuità didattica e didattico-educativa. (Applausi). Un record però lei, Ministro, mi spiace, ce l'ha: in un colpo solo è riuscita a deludere 8 milioni di alunni, docenti di ruolo, precari, supplenti, personale ATA, genitori e pure i sindacati. (Applausi). Insomma, complimenti, perché nessun Ministro dell'istruzione finora c'era riuscito. Riepilogando quindi la sua pagella - signor Ministro, non solo i maturandi, ma anche lei è sotto esame - veniamo ai giudizi. Didattica a distanza: insufficiente. Esami di maturità: gravemente insufficiente. Rientro a scuola: non classificabile, perché ancora non lo sappiamo. Scuole paritarie e asili nido: zero. Concorso per docenti precari: insufficiente. E veniamo, come in ogni pagella che si rispetti, al voto in condotta o, nel suo caso, in grammatica istituzionale. In questi anni ci avete abituati un po' a tutto, ma mai in questo Parlamento avevamo conosciuto l'umiliazione di apprendere decisioni così importanti come quelle che riguardano la scuola con dodici ore di preavviso o comunicate e smentite in televisione piuttosto che in questa sede. Anche su ciò, purtroppo, il nostro giudizio è gravemente insufficiente. (Applausi). Mi spiace che sorrida, onorevole Ascani, perché abbiamo finito con la pubblicazione addirittura dei decreti su Facebook. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice, e a rivolgersi alla Presidenza. RONZULLI (FIBP-UDC) . Arrivo alla conclusione. Abbiamo aspettato dodici ore: possiamo aspettare un minuto. (Applausi). PRESIDENTE. Stiamo aspettando ugualmente, come per i suoi colleghi e, quindi, la invito a concludere. RONZULLI (FIBP-UDC) . Abbiamo visto addirittura il decreto pubblicato su Facebook ancora prima del voto: una grave mancanza di rispetto per tutta questa Assemblea e per tutte le istituzioni. In conclusione, dichiaro il convinto voto contrario di Forza Italia a questo decreto, su cui ancora una volta avete messo la fiducia, assumendovi così tutta la responsabilità delle vostre scelte. Il nostro è un no nel merito del provvedimento; un no per il metodo utilizzato da una maggioranza che ha confermato di essere sorda alle buone proposte; un no politico a un decreto che parla di scuola purtroppo solo nel titolo. Noi di Forza Italia combattiamo le idee sbagliate, signor Ministro, mai le persone e, quindi, a nome di tutto il Gruppo Forza Italia anche noi le esprimiamo la nostra solidarietà per le minacce ricevute. (Applausi). Tuttavia, ci dispiace, ma come Ministro purtroppo, vista la sua pagella, lei è bocciata da noi, dagli studenti e dagli insegnanti. E questa è la sua pagella. (Mostra un cartello dalla foggia di una pagella con su scritto "Lucia Azzolina, pagella scolastica, bocciata". Applausi). PRESIDENTE. No! Senatrice, lo sa: metta giù il cartello. GRANATO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRANATO (M5S) . Signor Presidente, non commento tutte le inesattezze che sono state dette in questo contesto dai rappresentanti dell'opposizione. (Proteste). PRESIDENTE. Senatrice, un momento. Presidente Gasparri, proprio lei! GRANATO (M5S) . Questi gesti plateali si fanno soltanto quando si sa di essere al centro dei riflettori. Ieri, durante la discussione generale, tutti i banchi erano vuoti. (Applausi. Proteste). Questo sofferto decreto-legge, nato per disciplinare la chiusura dell'anno scolastico, gli esami di fine primo e secondo ciclo di istruzione e la riapertura delle attività didattiche a settembre ha avuto per lo meno un pregio. (Proteste). PRESIDENTE . Colleghi, cerchiamo di essere chiari: sono stati fatti interventi molto veementi, giustamente, e si è lasciato che venissero portati a termine. Quindi, finché non si trascende nel linguaggio e nelle modalità, questa Presidenza farà proseguire gli interventi, chiunque stia parlando. Prego, senatrice. GRANATO (M5S) . La ringrazio, Presidente. Stavo dicendo che questo sofferto decreto-legge, nato per disciplinare la chiusura dell'anno scolastico, gli esami di fine primo e secondo ciclo d'istruzione e la riapertura delle attività didattiche a settembre, ha avuto per lo meno il pregio di aver riportato la scuola italiana al centro del dibattito pubblico. Sono anni che la qualità della nostra scuola è stata svilita da varie riforme che l'hanno minata nel suo ruolo costituzionale. Ci voleva un decreto per il Covid, nato per tutt'altro, per mettere un po' di ordine dove la legislazione scolastica dell'ultimo ventennio aveva creato il caos. La visione della scuola del MoVimento 5 Stelle è la stessa dei Padri costituenti: laica, statale, ascensore sociale per gli ultimi, gratuita, libera, democratica, inclusiva e meritocratica. (Applausi). Grazie a noi oggi il reclutamento a tempo determinato del personale docente, lasciato alla discrezionalità dei dirigenti scolastici, torna ad essere trasparente, con l'apertura di graduatorie di seconda e terza fascia aggiornate, redatte dagli uffici periferici del Ministero dell'istruzione. Slitta in autunno la procedura concorsuale straordinaria che prevede l'assunzione di ben 32.000 docenti su base meritocratica. Per questi risultati dobbiamo dire grazie al ministro Azzolina e le esprimiamo il sostegno da parte di tutto il Gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle. (Applausi). Il nostro Ministro ha avuto il coraggio di affrontare, al contrario dei suoi predecessori, il tema spinoso dei concorsi. Erano anni che ormai non si facevano concorsi degni di questo nome per i docenti. La fantasia dei legislatori si è sbizzarrita alla ricerca della procedura ope legis che legittimasse nel modo più indolore possibile un dannoso automatismo tra anzianità di servizio e reclutamento scolastico che fosse alla portata del più modesto impegno di chiunque avesse un titolo di accesso valido per l'insegnamento. Dobbiamo dire grazie a chi ha fatto questi interventi scellerati se la scuola statale e la professione docente hanno nel tempo sempre più perso credito nell'immaginario collettivo, con conseguenze sotto gli occhi di tutti. Le aggressioni ai docenti da parte di genitori e studenti, ormai all'ordine del giorno in qualsiasi contesto e per qualsiasi pretesto, e la loro posizione economica tra le più basse d'Europa ne sono un indicatore ben preciso. Mettere a regime concorsi pubblici direttamente abilitanti per il personale docente con cadenza biennale, senza ulteriori spese per i concorrenti, è oggi un obiettivo alla portata di qualsiasi Governo; avere il coraggio e la volontà di perseguirlo fino in fondo sono un'altra storia. Ci vogliono coraggio, determinazione e lealtà al proprio ruolo istituzionale, perché si parla per lo più a una platea di destinatari a cui quei precedenti scellerati hanno indotto aspettative diverse. Tuttavia, la scuola statale pubblica è nata con l'intento di soddisfare le esigenze della crescita culturale e democratica della Nazione e, dunque, non può prescindere dalla sua funzione di ascensore sociale basato sulla qualità dell'offerta didattica e formativa. Una volta si poteva anche giustificare la presenza ciclica di sanatorie, poiché le procedure concorsuali ordinarie, in quanto non informatizzate, duravano anche tre anni e venivano indette mediamente ogni dieci anni. Oggi, con le semplificazioni dovute alla tecnologia, entro massimo un anno si può completare una procedura con prove preselettive, prove scritte e prove orali. È doveroso spezzare una lancia a favore dell'operato del ministro Azzollina. Mentre Bussetti e Fioramonti alle prime schermaglie hanno rinunciato all'idea dei concorsi per non incappare nel fuoco incrociato di sindacati e associazioni di categoria, il ministro Azzolina è stato l'unico ad andare fino in fondo, prendendosi sulle spalle tonnellate di fango che gli sono stati riversati addosso, tanto da essere stato messo sotto scorta, approfittando della congiuntura - più unica che rara - dell'emergenza Covid, il pretesto ideale al quale agganciare le richieste più disparate. (Applausi). Approfittando, infatti, dell'inevitabile malcontento provocato dalle misure straordinarie resesi necessarie e ineludibili per il contenimento del virus , che hanno comportato il termine della scuola in presenza a partire dal 4 marzo 2020, al Ministro è stato rinfacciato di tutto e il contrario di tutto, nel tentativo di isolarlo e farlo capitolare sulla proposta indecente di assunzione solo per titoli e servizio, con prova orale finale possibilmente non selettiva. (Applausi). Abbiamo visto il nostro Ministro attaccato per aver chiuso le scuole e averne predisposto la riapertura per gli esami di Stato in presenza; per le inefficienze correlate alla didattica a distanza, per cui abbiamo i fautori della riapertura e quelli della chiusura senza ulteriori oneri; per come sono stati modificati gli esami di fine ciclo, per alcuni troppo morbidi e per altri da eliminare del tutto; per la valutazione di fine anno (bocciatura sì se lei diceva di no e bocciatura no quando ha detto di sì in casi estremi e circoscritti). Troppo di tutto gli è stato contestato senza coerenza e un minimo di riguardo alla situazione in atto e, soprattutto, senza proposta; solo proteste alimentate in modo strategico per mettere in crisi il Ministro e la componente governativa del MoVimento 5 Stelle, responsabili unicamente di operare fuori da ogni lobbismo, al contrario di tutti gli altri. (Applausi). Ma anche no! Noi non ci stiamo. Abbiamo assistito a squallidi siparietti, degni della più becera e deteriore politica d'altri tempi, per cui l'ostentazione della difesa del precario è presentata come una causa nobile, degna di anime belle. Non siamo tanto sprovveduti da non comprendere cosa nasconda, piuttosto, la difesa della precarietà come modalità privilegiata di accesso alla professione di insegnante. Agli strenui difensori del reclutamento al ribasso vorrei dire che non sono originali. Alimentare sacche di precariato è da sempre il sistema messo in atto dalla politica e dai corpi intermedi per clientelarizzare, asservire e usare intere categorie di lavoratori a proprio esclusivo vantaggio. (Applausi). Il merito avrebbe il pregio di renderli liberi e dare peso autonomo alle loro rivendicazioni, e quindi non conviene. Il reale intento di chi lo vuole cancellare da qualsiasi criterio di selezione è evidente: mantenere uno spazio politico, potere e privilegi. Ieri, dopo un faticoso iter , durato la bellezza di quaranta giorni in Commissione, in cui si sono visti emendamenti riformulati all'infinito, in un'Aula semideserta - questo per far capire la considerazione reale in cui politici tengono la scuola italiana - abbiamo assistito ai discorsi di colleghi e colleghe che, con alcuni emendamenti, hanno richiesto sanatorie per i precari e, con altri, hanno chiesto fondi per le scuole paritarie. Che coincidenza e che originalità: si propone di mandare a fondo il servizio pubblico e si ostentano i vantaggi di quello privato, più efficiente e più economico. Neppure questa è una novità: sembra di assistere allo stesso copione dello smantellamento della sanità pubblica e delle varie privatizzazioni, che in questi ultimi trent'anni ci hanno privato di diritti e sovranità nel nostro Paese. (Applausi). La scuola statale pubblica non si tocca! La peroratio per le paritarie da destra a sinistra è quasi unanime: anche per loro con l'emergenza Covid si presenta una ghiotta occasione per far cassa. Ma attenzione: se un euro c'è per loro, dev'essere dato in base a criteri di reali sussidiarietà rispetto al servizio statale, il che può legittimamente avvenire solo per il segmento infanzia. Per gli altri, coperti interamente dal sistema statale d'istruzione, dev'essere rigorosamente fatto valere quanto prescritto dall'articolo 33 della Costituzione: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato», per cui ogni eventuale ipotesi di sovvenzionamento dovuta unicamente all'emergenza deve derivare dai fondi messi a disposizione dal MEF per le attività produttive, e non per l'istruzione. (Proteste). La scuola statale è un organo costituzionale, mentre quella paritaria è un servizio parallelo, non sussidiario: neanche un euro va sottratto alle scuole statali, per intenderci. Consapevoli e fieri di aver redatto un atto parlamentare dal quale la scuola statale pubblica uscirà rafforzata, dichiaro il voto a favore del MoVimento 5 Stelle al provvedimento in esame. (Applausi. Commenti). PRESIDENTE . Prima di passare oltre, poiché - come vi è già stato preannunciato - la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che si voti dal posto, oltre che per i noti motivi di sicurezza sanitaria, anche per motivi di velocità della votazione stessa, visto che molti devono poter rientrare con i mezzi che ci sono, prego tutti colleghi di prendere posto e possibilmente di collaborare al suo svolgimento ordinato. Procediamo dunque alla votazione. Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'emendamento 1.800, presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore voterà dal proprio posto, dichiarando il proprio voto. I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza. Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. (È estratto a sorte il nome del senatore Verducci). Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Verducci. MONTEVECCHI, segretario, fa l'appello. (Nel corso delle operazioni di voto assume la Presidenza il vice presidente CALDEROLI - ore 17,07 -). Rispondono sì i senatori: Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Anastasi, Angrisani, Astorre, Auddino Bellanova, Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella Campagna, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Drago Endrizzi, Errani, Evangelista Faraone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Ginetti, Girotto, Granato, Grasso, Grimani, Guidolin Iori L'Abbate, La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lupo Magorno, Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marinello, Marino, Matrisciano, Mautone, Messina Assuntela, Mininno, Mirabelli, Misiani, Mollame, Montevecchi, Moronese, Morra Nannicini, Naturale Ortis Pacifico, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pittella, Presutto, Puglia Quarto Rampi, Renzi, Riccardi, Ricciardi, Rojc, Romagnoli, Romano, Rossomando, Ruotolo, Russo Santangelo, Santillo, Sbrollini, Sileri, Stefano, Steger Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste Vaccaro, Valente, Vanin, Vattuone, Vono Zanda. Rispondono no i senatori: Aimi, Alessandrini, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Bergesio, Berutti, Biasotti, Binetti, Bonino, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Briziarelli Calandrini, Calderoli, Caligiuri, Campari, Candura, Cangini, Cantù, Casolati, Ciriani, Corti, Craxi Damiani, de Bertoldi, De Bonis, De Poli, De Vecchis Fantetti, Ferro, Fregolent, Fusco Gallone, Garnero Santanchè, Gasparri, Giammanco, Giro, Grassi Iannone La Pietra, La Russa, Lonardo, Lucidi Malan, Martelli, Masini, Minuto, Modena, Moles, Montani Nencini, Nisini Ostellari Pagano, Papatheu, Paragone, Pazzaglini, Pepe, Pergreffi, Petrenga, Pillon, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol Quagliariello Rauti, Richetti, Rizzotti, Ronzulli, Rossi, Rufa, Ruspandini Saccone, Salvini, Saponara, Saviane, Siclari, Siri, Stefani Toffanin Vallardi, Vescovi Zaffini, Zuliani. PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento 1.800, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 235 Senatori votanti 235 Maggioranza 118 Favorevoli 148 Contrari 87 Il Senato approva. (Applausi). Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 22. Colleghi, mi sia consentita una breve valutazione sulla richiesta di votare anticipatamente da parte di 38 senatori: un po' troppi. Ma soprattutto, ritrovare in Aula, quasi alle ore 18, persone che hanno chiesto di votare anticipatamente mi sembra scorretto nei confronti di tutti gli altri colleghi. (Applausi). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il mio più che un intervento di fine seduta è un vero e proprio appello al Governo Conte affinché non assecondi la scellerata idea del presidente della Regione Lazio Zingaretti e del sindaco di Roma Raggi di proseguire con la discarica di Malagrotta e, in particolar modo, con il sito di Monte Carnevale. Infatti, sembrerebbe che il sindaco e il Presidente della Regione Lazio abbiano chiesto al Governo di modificare il regolamento sull'istituzione delle discariche per far autorizzare le barriere artificiali. A mio avviso, Monte Carnevale non è un sito adeguato perché non c'è la barriera naturale che difende il sistema della falda acquifera. Autorizzare la barriera artificiale può aprire una procedura preoccupante per tutti i territori, perché - a questo punto - tutti i territori potrebbero diventare zona utile e idonea per fare le discariche e questo non lo possiamo permettere. Dobbiamo rimanere al regolamento che tuttora individua queste aree, ossia la barriera naturale. L'appello è quindi rivolto al Governo Conte, che non sia complice di Zingaretti e della Raggi nello scempio naturale di una zona già depressa, che negli anni ha visto la famosa discarica di Malagrotta distruggere un intero territorio della Valle Galeria, confinante con il Comune di Fiumicino. Volevo parlare della falda acquifera, che, lo ribadisco, è importantissima sotto l'aspetto sia naturale sia della salvaguardia della salute dei cittadini. Il mio appello quindi è no alla discarica di Malagrotta e la ringrazio per la pazienza, signor Presidente. (Applausi) . DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, ritengo necessario sottoporre al Parlamento la drammaticità della crisi che sta investendo l'immagine e la credibilità del Consiglio superiore della magistratura e quasi dell'intero corpo giudiziario. Le rivelazioni sul caso Palamara infatti si riferiscono purtroppo non alla condotta di un singolo magistrato, ma, a causa dei mercanteggiamenti interni all'organo di autogoverno, alla magistratura nel suo complesso, vittima e protagonista, allo stesso tempo, di pratiche inaccettabili. A tale proposito, occorre una riflessione del Parlamento sul mercimonio degli incarichi direttivi e sul corollario di dossieraggi e scambi inconfessabili per assegnare a questo o a quel magistrato le postazioni, con lotte interne trasformatesi ormai in autentiche guerre tra bande. Negli ultimi giorni, pesanti ombre, se non inaccettabili traffici, sono stati documentati anche sulla designazione dell'attuale vice presidente del CSM, l'ex deputato David Ermini, rivelatosi troppo vicino, se non interno, alle logiche del gruppo Palamara. Il Governo ha annunciato una riforma del sistema elettorale del CSM: a mio giudizio, anche il Parlamento deve fare la sua parte, cominciando a invitare l'onorevole Ermini a valutare l'opportunità di lasciare il suo incarico. Rifletta poi questo Parlamento anche sulla necessità stringente di bloccare la pratica delle porte girevoli e del travaso dalle due Camere al CSM di deputati e senatori eletti tra i cosiddetti membri laici. Signor Presidente, pochi giorni fa abbiamo commemorato Giovanni Falcone, anche lui vittima - prima che arrivasse il tritolo corleonese - di una guerra di corrente tra i suoi stessi colleghi, che a Palazzo dei Marescialli, la notte del 19 gennaio 1988, gli preferirono Antonino Meli come capo del pool antimafia di Palermo. Tra qualche settimana ricorderemo l'eccidio di via D'Amelio e la morte di Paolo Borsellino, che nel suo ultimo discorso denunciò proprio l'operato del CSM, che negò a Falcone la possibilità di raccogliere il testimone di Antonino Caponnetto. Ebbene, se davvero vogliamo onorare la loro memoria, è ora di dire basta. Il discredito che investe il corpo giudiziario, pari sicuramente a quello che con Tangentopoli investì l'intera classe politica italiana, certifica che la questione non è più liquidabile in maniera autoassolutoria, parlando di qualche mela marcia. Siamo di fronte a una crisi di sistema, una crisi tanto drammatica, se un giurista pagato come l'avvocato Franco Coppi arriva a dire «Avrei paura a farmi giudicare da questa giustizia» italiana. Anticipare perciò l'elezione del CSM secondo nuove regole potrebbe aiutare a porre fine a questo spettacolo indecente e a quest'insulto alla democrazia, che mortifica il diritto dei cittadini ad avere un giudice naturale competente e imparziale. (Applausi). CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, fin dai primi mesi del Franceschini bis , sono fioccate polemiche per la propensione del Ministero dei beni culturali al prestito facile dei nostri capolavori artistici, in Italia e all'estero. Soprattutto dipinti e disegni, ma anche altre categorie gli oggetti d'arte, sono stati movimentati per decisione del vertice politico, purtroppo assecondato da un'imbelle dirigenza ministeriale, in barba però al dettato del codice dei beni culturali e del paesaggio in fatto di opere identitarie dei musei statali e soprattutto al principio di precauzione. Polemiche, dicevo, che i media compiacenti, trasversali a qualsiasi cambio di Esecutivo, hanno sepolto sotto gli elogi sperticati al titolare del Dicastero e ai molti miracolati della cultura 4.0. I prestiti dell'Uomo vitruviano di Leonardo, del Leone X di Raffaello e di tanti capolavori del museo di Boscoreale hanno così segnato apici inediti e irripetibili - anzi no, c'è già un nuovo scandalo, quello della Collezione Torlonia - e a ciascuna di queste vette corrisponde un mio esposto alle procure competenti. Che i prestiti facili siano materia delicatissima è confermato anche dalla nota che la Direzione generale del MIBACT mi ha fatto arrivare una settimana fa. In risposta alla richiesta di accesso civico agli elenchi delle opere identitarie dei musei statali stilato a seguito della nota del maggio 2018, avente ad oggetto «Elenco delle opere identitarie ai fini dell'istituzione della banca dati delle intenzioni di prestito all'estero di beni culturali», ho ricevuto, signor Presidente, l'invito a voler utilizzare gli specifici strumenti che l'ordinamento mette a disposizione per lo svolgimento delle attività di controllo da parte delle Camere. Stessa risposta, proprio oggi, dalla Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio sulle argenterie di Morgantina. In altre parole, qualsiasi cittadino può chiedere l'ostensione di atti pubblici - e l'amministrazione è tenuta a fornirglieli - tranne i parlamentari. Avendo infatti la possibilità di esercitare il diritto di controllo sull'amministrazione stessa mediante interrogazioni o interpellanze, il FOIA sarebbe loro precluso. Eppure lei mi insegna, signor Presidente, che il sindacato ispettivo presuppone che io abbia già contezza di una situazione e perciò ne chieda conto ai responsabili: accesso agli atti e sindacato ispettivo, perciò, non sono assimilabili. La rappresentanza politica del collegio di elezione e un mandato che è nazionale farebbero del resto supporre che il parlamentare sia portatore per antonomasia di interessi collettivi e tenuto a perseguirli, quindi in diritto di chiedere documenti pubblici come chiunque altro, diritto che il MIBACT gli nega. Al danno si aggiunge la beffa, perché la nota ministeriale continua affermando: «Si ribadisce la piena disponibilità dell'amministrazione a rispondere puntualmente agli atti di sindacato ispettivo che nell'ambito delle sue funzioni istituzionali vorrà presentare». Ebbene, nell'ambito delle mie funzioni istituzionali, da novembre 2019 ad oggi ho presentato ben 27 atti di sindacato ispettivo alla disponibilissima amministrazione dei beni culturali. E non sono troppi, perché il Ministero della cultura è allo sbando e alla prescritta trasparenza ha sostituito un'opacità assoluta, tant'è che nessuna risposta mi è stata data fin qui, né in Aula, né in Commissione. Un genio del male, anzi due, devono aver architettato questo meccanismo perverso per cui, nella loro distorta interpretazione della norma, non potrei ottenere gli atti con il FOIA, perché sono un parlamentare, ma neppure posso di fatto aspettarmi risposte alle interrogazioni, perché il Ministro ha il dovere di rispondere, ma nessuna sanzione è prevista se non lo fa. E nessuna sanzione è prevista dal legislatore per la semplice ragione che nessuno poteva prevedere che un Ministro della Repubblica, soggetto anch'egli, come tutti i membri dell'Esecutivo, all'articolo 54 della Costituzione, cadesse così in basso da ricorrere a un puerile gioco di prestigio per sottrarsi ai suoi doveri istituzionali e sviare il doveroso controllo da parte del Parlamento. (Applausi) . *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, nella notte del 20 maggio scorso una grandinata violentissima ha devastato le campagne dell'entroterra del sud delle Marche, dal Piceno all'Anconetano, con particolare violenza tra il Fermano e il Maceratese, in particolare la cerchia dei Comuni intorno alla città di Montelparo. Come sanno i nostri contadini e come sa chi è cresciuto nelle campagne con la cultura del territorio e della campagna, le grandinate sono quanto di più temibile possa avvenire. Non colpiscono omogeneamente tutto il territorio, ma chi viene colpito ha enormi difficoltà a risollevarsi. In questo caso, di durezza così estrema, questo colpo colpisce un territorio che non solo in questi mesi ha dovuto fare i conti con le ripercussioni economiche dovute all'emergenza sanitaria, ma che già da troppi anni deve fare i conti con le ripercussioni dovute all'emergenza del sisma del 2016. Stiamo parlando di danni enormi per le colture della frutta, degli ortaggi, dei cereali (penso in particolare al grano e all'orzo) e per la vite. Sono decine le aziende che sono state colpite e i danni, che sono ancora in corso di ricognizione, ammontano sicuramente a oltre 25 milioni di euro. Stiamo parlando di aziende agricole piccole, la gran parte delle quali non ha stipulato un'assicurazione perché sappiamo che sono molto costose. Tantissimi microimprenditori non sono in grado di pagare oltre 20.000 euro l'anno, anche perché molto spesso l'indennizzo è bassissimo. La Regione Marche ha già inoltrato, con il report dei danni, la procedura di attivazione per il ristoro. C'è da parte nostra un'interlocuzione con il Governo e c'è - devo dire - una grande attenzione da parte del Ministero delle politiche agricole. C'è il rischio che questi danni non permettano i raccolti per il prossimo anno. Nel caso, ad esempio, delle vigne addirittura non permettono la vendemmia per i prossimi tre anni. Presidente, ho voluto portare l'attenzione sul tema in questa Aula del Parlamento perché penso che tutti dobbiamo batterci per rafforzare il Fondo di solidarietà per le calamità naturali. La filiera dell'agroalimentare - che è stata chiamata filiera della vita che ha permesso un'importantissima riconversione economica ed è un volano fondamentale per i territori che vivono di turismo - deve vivere. Per tale motivo faccio questo appello, che è fondamentale, come è fondamentale che venga raccolto dal nostro Parlamento e dal nostro Governo. PRESIDENTE . In quanto anche agricoltore, da parte mia raccolgo e condivido assolutamente questo appello. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 3 giugno 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica mercoledì 3 giugno, alle ore 16, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 18,07) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1774 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'emendamento del Governo 1.800, relativo al disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla soppressione delle seguenti disposizioni: - articolo 1, comma 3, lettera a- bis) ; articolo 1- bis ; articolo 1- ter ; articolo 2, comma 1, lettera a- bis) ; articolo 2, commi 6- bis , 6- ter e 6- quater ; articolo 2- quater ; articolo 4, comma e articolo 4- ter . Il parere è altresì condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguenti modificazioni: - all'articolo l, comma 7- quater , dopo le parole: "dell'alunno in istruzione domiciliare" aggiungere le seguenti: "con l'impiego del personale già in servizio presso l'istituzione scolastica," ; - all'articolo l, comma 7- quinquies , dopo le parole: "di cui al comma 7quater 't , aggiungere le seguenti: "non autorizza la sostituzione del personale impiegato e"; - all'articolo 2, comma 4- ter , siano apportate le seguenti modifiche: dopo le parole: "provvedimento, e "siano inserite le seguenti procedure" dopo le parole: "ed educativo" siano inserite le seguenti: ", ad esclusione di ogni aspetto relativo alla costituzione e composizione dei posti da conferire a supplenza,"; dopo le parole: "del comma 1" siano inserite le seguenti: "al fine dell'individuazione nonché della graduazione degli aspiranti"; la parola: "sentito" sia sostituita dalle seguenti: "sentiti contestualmente"; dopo le parole: "presente decreto-legge" siano inserite le seguenti: "e il Ministero dell'economia e delle finanze per gli aspetti finanziari, che procede alla verifica nel medesimo termine"; la parola "cinque" sia sostituita dalla seguente: "quindici", - all'articolo 2- bis , comma 4, sia aggiunto in fine il seguente periodo: "Ai componenti del tavolo tecnico non spettano compensi, indennità, rimborsi spese o gettoni di presenza comunque denominati."; - all'articolo 7- quinquies , comma 2, le parole: "da adottare entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto" siano sostituite dalle seguenti: "nei limiti finanziari ivi indicati", e siano soppresse le parole: ", nel caso di positiva valutazione da parte dell'Agenzia nazionale per la valutazione delle università e della ricerca". Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Barbaro, Barboni, Bertacco, Bongiorno, Bossi Umberto, Bruzzone, Castaldi, Cattaneo, Causin, Ciampolillo, Crimi, Crucioli, De Poli, Di Piazza, Giacobbe, Maffoni, Malpezzi, Margiotta, Marti, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Nocerino, Nugnes, Pisani Giuseppe, Ronzulli, Saccone, Schifani, Sciascia, Segre, Sileri, Turco e Unterberger. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti: 5 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Bottici, in qualità di sostituto del senatore Di Piazza, membro del Governo; cessa di farne parte la senatrice Pirro, in qualità di sostituto del senatore Di Piazza, membro del Governo. Domande di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, presentazione di relazioni A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Gasparri ha presentato la relazione sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore ( Doc . IV- bis , n. 3-A). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Mautone Raffaele, Marinello Gaspare Antonio, De Lucia Danila, Granato Bianca Laura, Gaudiano Felicia, Croatti Marco, Angrisani Luisa Disposizioni relative all'istituzione di aree attrezzate per l'allattamento al seno (1832) (presentato in data 28/05/2020). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 maggio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 8 marzo 2019, n. 20 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, recante "Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza" (n. 175). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 27 giugno 2020. Le Commissioni 1ª, 6ª, 10ª e 11ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 2ª Commissione entro il 17 giugno 2020. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Decisione del Consiglio riguardante la posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea in sede di Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO) relativa alla notifica della partecipazione volontaria al regime di compensazione e riduzione delle emissioni di carbonio del trasporto aereo internazionale (CORSIA) a decorrere dal 1º gennaio 2021 e all'opzione scelta per il calcolo degli obblighi di compensazione degli operatori aerei nel periodo 2021-2023 (COM(2020) 194 definitivo), alla 3 a , alla 8 a e alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2019/1838 per quanto riguarda determinate possibilità di pesca, per il 2020, nel Mar Baltico e il regolamento (UE) 2020/123 per quanto riguarda determinate possibilità di pesca, per il 2020, nelle acque dell'Unione e in acque non dell'Unione (COM(2020) 205 definitivo), alla 3 a , alla 9 a , alla 10 a e alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione Italia - Relazione preparata a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (COM(2020) 535 definitivo), alla 5 a , alla 6 a , alla 10 a , alla 11 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione - Nota di orientamento relativa all'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica Parte seconda - Diritti dei cittadini (C(2020) 2939 definitivo), alla 1 a , alla 3 a , alla 11 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Una strategia "Dal produttore al consumatore" per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente (COM(2020) 381 definitivo), alla 2 a , alla 3 a , alla 9 a , alla 10 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'esperienza maturata dagli Stati membri nell'attuazione degli obiettivi nazionali stabiliti nei loro piani d'azione nazionali e sui progressi dell'attuazione della direttiva 2009/128/CE sull'utilizzo sostenibile dei pesticidi (COM(2020) 204 definitivo), alla 9 a , alla 10 a , alla 12 a e alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'uso di forme di espressione e presentazione supplementari della dichiarazione nutrizionale (COM(2020) 207 definitivo), alla 3 a , alla 9 a , alla 10 a , alla 12 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Valutazione del regolamento (CE) n. 1107/2009 relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e del regolamento (CE) n. 396/2005 concernente i livelli massimi di residui di antiparassitari (COM(2020) 208 definitivo), alla 9 a , alla 10 a , alla 12 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Relazione annuale sull'attuazione dell'iniziativa Volontari dell'Unione per l'aiuto umanitario nel 2019 (COM(2020) 209 definitivo), alla 1 a , alla 3 a , alla 7 a , alla 9 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 99 del 6 maggio 2020, depositata in cancelleria il successivo 27 maggio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 120, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come sostituito dall'articolo 3, comma 52, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), e come modificato dall'articolo 19, comma 2, lettere a ) e b ), della legge 29 luglio 2010, n. 120 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale) e dall'articolo 8, comma 1, lettera b ), del decreto legislativo 18 aprile 2011, n. 59 (Attuazione delle direttive 2006/126/CE e 2009/113/CE concernenti la patente di guida), nella parte in cui dispone che il prefetto "provvede" - invece che "può provvedere" - alla revoca della patente di guida nei confronti dei soggetti che sono o sono stati sottoposti a misure di prevenzione ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 76). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 27 maggio 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - Società per Azioni (IPZS S.p.A.) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 281). Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 22 al 28 maggio 2020) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 65 AIMI: sul rapimento di Silvia Romano in Kenya (4-02912) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) CAMPARI: sulle criticità connesse all'utilizzo dell'applicazione "Immuni" (4-03233) (risp. PISANO, ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione ) CANDURA ed altri: sulle operazioni militari turche nel nord-est della Siria (4-02284) (risp. SERENI, vice ministro per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) DE BONIS, MARTELLI: sul presunto versamento di fondi di aiuto pari a 50 milioni di euro dell'Italia alla Tunisia (4-03078) (risp. DEL RE, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) IANNONE: sull'aggressione ad un infermiere nell'ospedale "Santobono" di Napoli (4-02515) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) sulla presenza di bovini che pascolano liberamente per gli abitati del salernitano (4-02713) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno ) IWOBI ed altri: sulla definizione dei confini della propria zona economica da parte dell'Algeria (4-02860) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) LA FORGIA: sulla ripresa della produzione della Acciai speciali Terni SpA (4-03109) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno ) LICHERI ed altri: sulla definizione dei confini della propria zona economica da parte dell'Algeria (4-02850) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) MALAN: sulla detenzione in Venezuela di un concittadino e di sua moglie (4-02115) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) sulla detenzione in Venezuela di un concittadino e di sua moglie (4-03310) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) NOCERINO ed altri: sulle violenti proteste in Cile (4-02462) (risp. SERENI, vice ministro per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) PAPATHEU, MALLEGNI: sugli aiuti forniti dall'Italia ad alcuni Paesi stranieri in periodo di contagio da COVID-19 (4-03100) (risp. DEL RE, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) RAMPI, ALFIERI: sulla garanzia dei diritti umani e della libertà ad Hong Kong (4-02500) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) ROJC: sull'attacco della Turchia ai curdi nel nord della Siria (4-02323) (risp. SERENI, vice ministro per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) SBROLLINI: sulla deposizione di "pietre di inciampo" nella città di Schio (Vicenza) (4-02559) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno ) TESTOR ed altri: sugli sviluppi della vicenda di Chico Forti (4-02723) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) Interrogazioni Atto n. 3-01631 TARICCO FERRAZZI FEDELI GIACOBBE LAUS ALFIERI BITI VALENTE VERDUCCI CIRINNA' ROSSOMANDO BOLDRINI PINOTTI VATTUONE MANCA PITTELLA ROJC STEFANO NANNICINI Al Ministro della giustizia Premesso che a quanto risulta agli interroganti: durante i primi mesi del 2016, all'interno della casa di reclusione "Giuseppe Montalto", sita nel Comune di Alba (Cuneo), sono stati accertati alcuni casi di legionella, che hanno comportato la bonifica dell'impianto idrico della casa circondariale, ed il trasferimento immediato di 122 detenuti presso gli istituti penitenziari del Piemonte; a partire dal dicembre 2017, per la tutela della salute del personale penitenziario e dei detenuti stessi, meno di cinquanta detenuti si sono trovati nella sezione un tempo riservata ai collaboratori di giustizia, mentre il resto dell'edificio, in attesa di intervento di ripristino, è tuttora inutilizzato; il 22 marzo 2018 è stato pubblicato sul sito del Ministero della giustizia il Piano per l'edilizia penitenziaria per gli anni 2018-2020, prevedendo ad Alba lavori per circa 4.500.000 di euro; nel settembre 2018, a fronte di una serie di problematiche tecnico-economiche che non avrebbero consentito l'esecuzione in economia dei lavori, è stata decisa la modifica del piano operativo di sicurezza, segnatamente alle modalità di esecuzione del cantiere, con conseguente esigenza di riformulazione del progetto e nuovo deposito dello stesso; il 10 aprile 2019 viene aggiornato il Piano di edilizia penitenziaria 2018-2020, e si riconferma lo stanziamento iniziale per il "rifacimento impianti idrici sanitari e termici con adeguamento al DPR 230/2000 dei reparti detentivi" per l'istituto albese, inserendo l'intervento all'interno del Programma triennale dei lavori pubblici 2019-2021 redatto dallo stesso Ministero; considerato che: il Ministro pro tempore Orlando, in seguito alla diagnosi di casi di affezioni respiratorie da legionellosi riscontrate presso la casa di reclusione di Alba, aveva introdotto tutti gli interventi necessari a fronteggiare e risolvere la situazione; l'amministrazione penitenziaria, su segnalazione del Servizio di igiene e sanità pubblica dell'USL CN2, era intervenuta avviando un piano di tutela della salute, non soltanto delle persone detenute, ma anche di tutti gli operatori impegnati nella struttura, promuovendo la mobilità temporanea del personale con un criterio di rotazione presso gli istituti penitenziari limitrofi e trasferendo i detenuti in altre strutture per scongiurare nuovi episodi e consentire, in sicurezza, i necessari accertamenti per la sanificazione; l'amministrazione aveva anche avviato valutazioni tecniche di fattibilità per la predisposizione del progetto preliminare, per garantire la maggiore celerità nelle successive fasi di progettazione esecutiva, appalto, esecuzione e collaudo dei lavori, affinché il carcere di Alba, potesse tornare all'uso penitenziario, in condizioni di assoluta sicurezza nei tempi più celeri; il 15 dicembre 2018 veniva pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n. 290 del 14 dicembre 2018) il decreto-legge n. 135 del 2018, recante "Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione", che, all'art. 7, rubricato "misure urgenti in materia di edilizia penitenziaria", prevede che il "programma dei lavori da eseguire", e "l'ordine di priorità" fosse approvato entro 60 giorni; il 31 gennaio 2020, a seguito delle continue richieste di informazioni da parte delle istituzioni locali circa le procedure in atto in termini progettuali, si sono ottenute rassicurazioni circa la pubblicazione del bando di gara, che sarebbe dovuta avvenire entro il mese di marzo 2020; rilevato che: oltre alle ulteriori iniziative riguardanti l'analisi delle operazioni necessarie a realizzare in tempi brevi la bonifica o la sostituzione degli impianti, come prescritto dall'autorità sanitaria, erano state demandate alle competenti articolazioni ministeriali lo studio e l'elaborazione di progetti di ristrutturazione ed adeguamento per formularne soluzioni di intervento il più ravvicinate possibili in termini di tempo; le autorità locali, più volte ed in occasioni diverse, sia direttamente con le competenti strutture ministeriali, sia attraverso comunicazioni scritte, hanno sollecitato una risposta in merito alle problematiche esistenti, sollecitando un interessamento diretto da parte delle autorità ministeriali, considerando i presupposti del decreto-legge n. 135 del 2018 e anche l'inaccessibilità del "Piano di Edilizia Penitenziaria 2018-2020", in quanto non più consultabile sul sito ministeriale, oltre a riportare l'attenzione sul tema in oggetto anche tramite il "Dossier sulle criticità strutturali del sistema penitenziario piemontese", documento inviato all'attenzione del capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria nei primi giorni del 2020 e con l'ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale di Alba lo scorso 15 maggio; secondo i dati rilasciati dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) la casa di reclusione albese risulterebbe attualmente in uno stato di sovraffollamento in termini di presenze di detenuti, in quanto la struttura in esame ha ospitato 45 persone (35 nella stagione COVID) a fronte dei 33 posti disponibili negli unici spazi utilizzabili, determinando quindi un sovraffollamento, con una visibile e conseguente ripercussione sulla funzione rieducativa della pena, oltre a registrare una carenza di spazi necessari per attività socializzanti e di mediatori culturali per i detenuti stranieri; risulterebbe da fonti giornalistiche che il Provveditorato interregionale dell'amministrazione penitenziaria starebbe vagliando la possibilità di istituire all'interno della casa di reclusione "G. Montaldo" una casa di lavoro per internati, con l'inserimento di 20 persone, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, oltre ad essere a conoscenza di quanto espresso in premessa, non ritenga necessaria una verifica, nel più breve tempo possibile, dei tempi di attuazione del piano di edilizia penitenziaria e quindi di assegnazione dei lavori necessari che, superata la fase emergenziale, richiederanno interventi più marcati e strutturali, al fine di restituire la piena funzionalità ad una struttura fondamentale nel sistema carcerario del nord Italia; se non ritenga utile chiarire, in modo netto, destino e tempi della piena riattivazione dell'istituto, chiuso ormai da oltre quattro anni, anche ricordando che i terreni, ma soprattutto gli edifici e gli impianti che fanno parte della struttura di proprietà statale, sono destinati a danneggiamento e deperimento in assenza di attività e manutenzione, e che durante il procrastinarsi, per certi versi incomprensibile, delle procedure che dovrebbero portare all'inizio dei lavori, era stato anche proposto al DAP di progettare degli interventi che, con una spesa relativamente contenuta, potrebbero riattivare specifiche aree dell'istituto, quali per esempio la palazzina destinata ai cosiddetti "semiliberi", i locali che ospitano la mensa agenti, i locali situati al piano terra del fabbricato centrale, per una serie di attività di cui vi sarebbe grande bisogno; se non ritenga altresì opportuno dare piena attuazione al "rifacimento" di un carcere moderno e sicuro per tutti gli operatori, anche per non disperdere una storia di attività e percorsi messi in atto negli anni, che tanto di buono hanno generato sul territorio albese e per la comunità locale. Atto n. 3-01632 PARRINI NANNICINI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la Gkn è una multinazionale britannica che realizza componentistica per i settori automobilistico e aerospaziale. Nel 2018 la Gkn presentava un fatturato di 4,8 miliardi di sterline, con 29.000 dipendenti e 54 stabilimenti nel mondo; in quello stesso anno l'azienda è stata acquisita dal fondo finanziario Melrose, con l'obiettivo dichiarato di una ristrutturazione aziendale su scala internazionale; in Italia lo stabilimento Gkn Driveline SpA di Campi Bisenzio (Firenze), produce semiassi per diverse case automobilistiche e occupa circa 420 dipendenti fissi, più 20 dipendenti in contratto di staff leasing ; considerato che: nel corso del 2019, a causa dell'intenzione dell'azienda di procedere a decine di esuberi, si è aperta una vertenza sindacale che ha portato, il 14 febbraio 2020, ad un incontro fra i vertici aziendali, la rappresentanza sindacale unitaria (RSU) aziendale, i rappresentati del Comune di Campi Bisenzio, della FIOM e di Confindustria Firenze. In quella sede vi è stata la sottoscrizione di un accordo che impegnava l'azienda a garantire i livelli occupazionali; ad utilizzare lo staff leasing solo dopo un accordo con le RSU e, infine, ad assorbire la manodopera in staff leasing presso l'azienda a tempo indeterminato con diritto di precedenza; a causa dell'emergenza COVID-19, l'azienda ha sospeso le attività dal 16 marzo 2020 e ha attivato gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione guadagni ordinaria, e trattamento di integrazione salariale) per i lavoratori; preso atto che: in spregio agli accordi precedentemente stipulati, senza che fosse aggiornato il Tavolo regionale e senza convocare la RSU, il 26 marzo l'azienda ha inviato per i 20 dipendenti in staff leasing la disdetta del contratto commerciale con Apl Umana SpA, dandone comunicazione solo tramite mail ; di conseguenza, tali lavoratori il 26 maggio 2020 tornano nella disponibilità dell'agenzia interinale, poiché le norme emanate dal Governo sulla sospensione dei licenziamenti non valgono per l'interruzione dei rapporti di staff leasing ; tenuto conto che il mantenimento del posto di lavoro presso l'agenzia interinale è soltanto formale e temporaneo, poiché, data la crisi dovuta all'emergenza, si troveranno nella concreta impossibilità di ritrovare un impiego nel settore dal quale sono stati espulsi; valutato che la decisione di Gkn risulta in contrasto con quanto stabilito dall'accordo citato e desta preoccupazione sulle prospettive dello stabilimento e sul destino di tutti gli oltre 400 lavoratori, anche in vista della ripresa delle attività dopo la chiusura dovuta all'emergenza epidemiologica, si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro del lavoro e delle politiche sociali intenda adottare per tutelare il più efficacemente possibile i lavoratori citati e in generale per salvaguardare la tenuta occupazionale dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio e di tutto il comparto automotive dell'industria italiana, duramente colpito dall'emergenza COVID-19. Atto n. 3-01634 MODENA Al Ministro della giustizia Premesso che: l'articolo 7 del decreto-legge n. 135 del 2018 prevede che nell'ambito del programma dei lavori di edilizia penitenziaria determinate procedure di affidamento siano avviate entro il 30 settembre 2020; il Ministro della giustizia, il 20 maggio 2020, al Senato, ha dichiarato: "Nei prossimi tre anni sono già definiti e stanziati investimenti per migliorare le condizioni delle nostre carceri e realizzare un aumento complessivo di circa 5.000 nuovi posti"; nella relazione sullo stato di attuazione del programma di edilizia penitenziaria, di cui alla legge n. 404 del 1977, depositata alla Presidenza del Senato in data 29 aprile 2020, si legge "entro il corrente anno si prevede di raggiungere 51.500 posti regolamentari di cui circa 2.500-2.600 inagibili per motivi edili o impiantistici" e al momento ci sarebbero 50.950 posti regolamentari; i dati citati risulterebbero, a quanto pare, contraddittori, si chiede di sapere se sia possibile conoscere con esattezza quanti posti saranno destinati ai detenuti. Atto n. 3-01635 MODENA Al Ministro della giustizia Premesso che: l'articolo 20, comma 15, della legge n. 354 del 1975 prevede che entro il 31 marzo di ogni anno il Ministro della giustizia trasmetta al Parlamento un'analitica relazione circa lo stato di attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti nell'anno precedente; in data 23 aprile 2020, il Ministro ha depositato la relazione riferita al 2018, palesemente "non analitica"; dalla relazione si legge: "Dai dati attualmente in possesso (aggiornati al 31.12.2018) risulta che il numero totale dei detenuti lavoranti è pari a 17.614 unità (erano 17.936 al 30.6.2018)." "Nel corso del 2018, dai monitoraggi effettuati dalla Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento sull'utilizzo dei benefici previsti dalla legge "Smuraglia", risultano occupati 1.513 detenuti (si tratta esclusivamente dei lavoranti per i quali i datori di lavoro hanno fruito dei benefici della legge Smuraglia e non del totale dei detenuti assunti da imprese e cooperative). Il totale dei detenuti alle dipendenze di datori di lavoro esterni, al 31 dicembre del 2018 - ultimo dato disponibile - era di 2.386 unità"; nella relazione (intitolata "appunto per il Capo di Gabinetto") non vi è alcun riferimento al numero diviso quantomeno per Regione o per carcere, né tantomeno alcun riferimento allo stato di attuazione, si chiede di sapere: se sia possibile sapere dal Ministro in indirizzo dove esattamente i detenuti lavorino e in quali condizioni; se sia possibile quantificare con esattezza i detenuti lavoratori. Atto n. 3-01636 CORRADO PAVANELLI MORONESE VANIN MORRA TRENTACOSTE MARILOTTI LANNUTTI ANGRISANI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che a quanto risulta all'interrogante: in Piemonte, il recentissimo cambio della guardia alla guida dell'ex Polo museale (oggi Direzione regionale Musei) ha prodotto esplicite manifestazioni di compiacimento da parte dei sindaci dei Comuni della regione ove insistono alcuni importanti luoghi della cultura statali. Tra questi, in particolare, a Racconigi (Torino), quasi che il vistoso calo di visitatori del Castello Reale registrato nell'ultimo biennio fosse dipeso solo dalla volontà del dirigente cessato; in realtà, da un'analisi anche sommaria del fenomeno, il calo andrebbe connesso senz'altro alla chiusura del Parco, come lamentato da più parti, ma è parimenti evidente che la riapertura avrebbe richiesto fondi ad hoc senza, però, spazzare via gli ostacoli alla piena fruizione del complesso, poiché, insieme all'assenza di risorse pubbliche, anche la carenza di personale vi ha un ruolo determinante; oltre al contingentamento degli ingressi, detta carenza impone che i soli due piani del Castello aperti al pubblico non siano più accessibili in contemporanea, come in passato, e costringe i visitatori ad entrare esclusivamente in gruppo e ad orari prestabiliti, con custodi al seguito, perché le sale sono incustodite; nel caso di gruppi non estemporanei, ma accompagnati da una guida, è invece quest'ultima a farsi garante del controllo dei singoli visitatori, in modo che i custodi siano liberi per accompagnare i fruitori del turno successivo; a conferma della necessità di interventi urgenti, non solo per la fruizione e valorizzazione del maniero, ma per la sua stessa conservazione, nonché per l'incolumità dei visitatori e del personale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo che vi lavora, risulta all'interrogante che lo scorso anno, un'ispezione del Servizio Prevenzione sicurezza ambienti di lavoro (SPreSAL) dell'Azienda sanitaria locale competente abbia prodotto un verbale per nulla lusinghiero sulle condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza del complesso; considerato che, a parere degli interroganti: la scelta dell'ex direttore del Polo museale del Piemonte di non cercare né accettare fondi diversi da quelli statali (evidentemente insufficienti per Racconigi come per Agliè e per Moncalieri), ragione dell'insofferenza di molti amministratori locali nei suoi confronti, è coerente con il dettato costituzionale e con i limiti che il Codice dei beni culturali e del paesaggio (di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) pone alla collaborazione dei privati nella promozione dei luoghi della cultura, che non può spingersi al punto di diventare ingerenza nelle scelte culturali e nella gestione degli istituti statali; se il citato dirigente incarnava, non senza qualche esasperazione, la corretta impostazione della gestione dei musei nazionali, i direttori degli istituti dotati di autonomia speciale, professionisti selezionati ad hoc per singoli luoghi della cultura con procedure "semplificate" sulle quali la politica ha l'ultima parola, non solo agiscono come manager di musei-impresa votati al profitto, ma strizzano l'occhio costantemente alle fondazioni bancarie operanti nel settore culturale; la convivenza tra gli uni e gli altri si è fatta difficile da quando la cultura è oggetto degli appetiti dei privati: il "sistema Torino", in specie, appare oggi imperniato, oltre che sulla gestione dell'urbanistica a fini speculativi, proprio sui finanziamenti alla cultura, intrecciato con le fondazioni di origine bancaria e con l'antico patto dei produttori, posto che gli industriali hanno reagito alla rarefazione dell'industria buttandosi, dagli anni '90 in avanti, sui profitti della cultura; valutato che: le fondazioni bancarie piemontesi, attive anche attraverso la partecipazione ad associazioni di enti intermedi, sono da anni molto interessate al sistema delle 22 (11 a Torino e 11 intorno alla città) Residenze Reali sabaude, dichiarate sito seriale UNESCO nel 1997, e particolarmente attive appaiono la Fondazione Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT (legata ad Unicredit), che talvolta agiscono in modo complementare su più d'una; a causa di quanto detto, tra le pressioni politico-finanziarie cui sono state e sono soggette le Residenze Reali sabaude, i più avvertiti annoverano, e leggono come prova di un'accelerazione, anche la citata nomina ad interim della direttrice dei Musei Reali di Torino alla guida della Direzione regionale musei (oggetto di un recentissimo atto di sindacato ispettivo della prima firmataria), esempio del nuovo modello d'impronta privatistica di dirigente ministeriale; nella stessa ottica sembrano porsi le manovre del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude (sodalizio pubblico-privato che riunisce il Ministero per i beni culturali, la Regione Piemonte, la città di Venaria Reale, la Compagnia di San Paolo e la sua Fondazione 1563 per l'Arte e la Cultura), promosso nel 2017 da Venaria Reale, previa modifica dello statuto della reggia, e tanto caro al suo artefice, ma ormai ex direttore, dottor Mario Turetta, messo in discussione dal consiglio di amministrazione nel 2018 e oggi a capo della Direzione generale educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero; non diversamente, a Racconigi, si potrebbe valutare l'accordo che, alla luce della convenzione firmata dal Ministero nel 2017 con l'associazione di enti locali "Le Terre dei Savoia", legata a Fondazione CRT, "per la valorizzazione del complesso monumentale Castello e Parco di Racconigi e per la promozione dei territori limitrofi ad esso interconnessi e dei Comuni associati a Le Terre dei Savoia", intenderebbe ora, oltre agli spazi che la suddetta occupa a titolo gratuito nel castello, affidarle anche l'apertura di un "percorso di visita complementare"; lo Stato si riserva, inoltre, una royalty pari al 20 per cento dei ricavi che l'Associazione trarrà dal merchandising e un'altra, analoga, sui proventi delle vendite effettuate nel bookshop , si chiede di sapere: se, in merito a quanto si prospetta nel Castello e Parco di Racconigi, il Ministro in indirizzo non ravveda, più che un accordo di valorizzazione, ex artt. 112 e 115 del decreto legislativo n. 42 del 2004, una cessione di attività spettanti al Ministero, poiché un'offerta alternativa a quella ordinaria gestita dal personale del Ministero stesso, ma comprensiva anch'essa degli spazi più rappresentativi del Castello, potrebbe generare una sorta di concorrenza pubblico-privato all'interno dello stesso monumento, con l'aggravante di caricare sul pubblico tutti gli oneri di custodia, pulizia, manutenzione; se intenda adoperarsi perché vengano investite somme adeguate per restaurare, manutenere e promuovere l'intero circuito delle Residenze reali sabaude, assurto dal 1997 ai vertici dell'offerta culturale nazionale e internazionale, anche nel rispetto dell'articolo 9 della Costituzione, favorendo la fruizione di un bene pubblico di valore inestimabile da cui i cittadini devono poter ricavare un incremento del proprio sviluppo culturale. Atto n. 3-01637 STABILE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la situazione epidemiologica dovuta al COVID-19, che negli ultimi mesi sta interessando anche il nostro Paese, è stata dichiarata dal direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale; facendo seguito alle note circolari n. 1997 del 22 gennaio 2020 e n. 2302 del 27 gennaio 2020, che contenevano indicazioni sulla gestione dei casi nelle strutture sanitarie, l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale per il personale sanitario e le precauzioni standard di biosicurezza, è stata emanata in data 22 febbraio 2020, una circolare ad integrazione delle precedenti, rivolta a tutti, compreso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'Ente nazionale per l'aviazione civile, Trenitalia e Italo; in generale, anche a seguito delle restrizioni imposte dal Governo, il traffico ferroviario si è molto ridotto, soprattutto in alcune zone del Paese; in particolare, il Friuli-Venezia Giulia ha visto la sospensione dei treni Frecciarossa, Frecciargento e Intercity diretti a Roma e Milano; con l'avvio della cosiddetta "fase 2" lo scorso 4 maggio, Trenitalia non ha ripristinato alcun collegamento diretto dal Friuli-Venezia Giulia, nonostante Trenitalia e Regione avessero assicurato un puntuale e tempestivo adeguamento delle caratteristiche dell'offerta, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa intervenire con urgenza promuovendo, in vista dell'imminente apertura dei confini regionali, il ripristino in sicurezza dei treni soppressi, che circolavano prima dell'emergenza sanitaria, al fine di consentire anche ai cittadini del Friuli-Venezia Giulia di poter usufruire di una migliore qualità dei servizi e dei tempi di percorrenza. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01633 TOFFANIN PICHETTO FRATIN FLORIS GALLONE RONZULLI DAMIANI BARACHINI MALLEGNI FERRO MOLES Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'articolo 77 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, modifica l'articolo 43 del decreto-legge n. 18 del 2020, in materia di contributi alle imprese e agli enti del terzo settore per la sicurezza e il potenziamento dei presìdi sanitari, prevedendo che il trasferimento dell'importo di 50 milioni di euro, da parte dell'INAIL ad Invitalia, sia erogato non solo alle imprese, come originariamente previsto, ma anche agli enti del terzo settore, per l'acquisto di dispositivi e di altri strumenti di protezione individuale; in particolare, l'articolo 43 ha lo scopo di sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese e, in base alla modifica proposta dalla norma in esame, delle attività di interesse generale degli enti del terzo settore, di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del terzo settore). A tal fine, il medesimo articolo prevede che l'INAIL trasferisca entro il 30 aprile 2020 l'importo di 50 milioni di euro ad Invitalia, a valere sulle risorse già programmate nel bilancio di previsione 2020 dello stesso istituto per il finanziamento dei progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro rivolti in particolare alle piccole, medie e micro imprese; in attuazione di tale disposizione, Invitalia ha pubblicato il bando "Impresa sicura", mettendo a disposizione delle imprese le risorse per il rimborso dei dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea, detergenti); risulta che le domande presentate ammontino a 194.175, a fronte delle quali, solo 3.151 risulterebbero accolte sull'intero territorio nazionale, perché sono esaurite le risorse messe a disposizione; in base alla modifica prevista dal menzionato articolo 77 del decreto-legge "rilancio", i finanziamenti sono destinati anche alle attività di interesse generale degli enti del terzo settore e ai progetti volti a sperimentare soluzioni innovative e strumenti di natura organizzativa e gestionale ispirati ai principi di responsabilità sociale delle imprese; occorre rilevare, riguardo all'ambito soggettivo dell'applicazione della disposizione, che essa circoscrive i destinatari dei finanziamenti alle sole imprese, escludendo gli altri datori di lavoro e, sotto il profilo finanziario, che la stessa sembrerebbe non garantire le risorse a tutta la platea, si chiede di sapere: come e quando s'intenda garantire le coperture finanziarie; quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per prevedere che l'erogazione delle risorse sia effettuata in modo imparziale, considerato che, essendo il bando aperto, è già noto l'elenco dei soggetti richiedenti e, di conseguenza, l'eventuale finanziamento andrebbe ai beneficiari già noti individualmente. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03559 FARAONE Ai Ministri della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: in forza di quanto disposto dalla legislazione italiana in materia di affido (legge n. 184 del 1983 e successive modificazioni e integrazioni), la famiglia affidataria che accoglie dei minori, provvedendo al loro mantenimento, alla loro educazione e alla loro istruzione, ha diritto ad ottenere le misure di sostegno e di aiuto economico in favore della famiglia affidataria, poste a carico dello Stato, delle Regioni e degli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci; da quanto si è potuto apprendere da notizie di stampa, a seguito di un provvedimento del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, datato 11 febbraio 2015, due fratellini (che all'epoca di detto provvedimento avevano 13 e 11 anni), venivano affidati ai nonni materni, a seguito di un periodo di detenzione dei genitori; da quanto è dato sapere, la Regione Calabria si è dotata di una legge sull'affido, prevedendo un contributo giornaliero di 20 euro per il mantenimento dei minori, da rimettere direttamente alla famiglia affidataria; da quasi 6 anni, il nonno affidatario si trova a lottare con i servizi sociali del Comune di Rosarno (Reggio Calabria), che, di rinvio in rinvio, non hanno messo la famiglia affidataria nelle condizioni di beneficiare delle misure di sostegno economico previste dalla legislazione nazionale e regionale vigente; la situazione determinatasi è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza, si chiede di sapere quali interventi si ritenga di promuovere, al fine di accertare le reali motivazioni della mancata erogazione delle misure di sostegno economico alla famiglia affidataria, e provvedere affinché detta famiglia possa in tempi brevi usufruire degli aiuti previsti. Atto n. 4-03560 LANIECE Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per gli affari regionali e le autonomie, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'economia e delle finanze Premesso che a quanto risulta all'interrogante: sono state impugnate le leggi regionali della Regione autonoma Valle d'Aosta n. 1 e n. 3 dell'11 febbraio del 2020, perché ritenute lesive delle prerogative dello Stato in materia ambientale; l'intervento legislativo prende atto della presenza, nella regione, di impianti già idonei a garantire, seppure senza alcun vincolo di conferimento, lo smaltimento dei rifiuti prodotti all'interno della regione, e mira ad evitare la proliferazione di nuove discariche che, a maggior ragione qualora non tutti i rifiuti speciali prodotti nella regione dovessero essere smaltiti nell'impianto di smaltimento più vicino al luogo di produzione, incentiverebbero l'importazione di rifiuti speciali da fuori regione; considerato che: la libera circolazione dei rifiuti speciali, che l'intervento legislativo non vuole in alcun modo ostacolare, è cosa assai diversa dall'incentivazione, attraverso una programmazione della gestione dei rifiuti che non tenga conto delle caratteristiche del territorio, dell'importazione dei predetti rifiuti, in molti casi provenienti da luoghi di produzione lontanissimi dall'impianto di conferimento; in caso di aumento del numero di discariche destinate alla gestione di rifiuti speciali, ivi compresi quelli di cui alle tabelle 2, 3 e 4, dell'articolo 5, del decreto ministeriale 17 settembre 2020, la cui produzione in loco è relativamente ridotta, verrebbe, infatti, a determinarsi, oltre ad una importante modificazione del territorio (considerato che, per approntare nuove discariche, sono necessari interventi molto rilevanti e impattanti) una situazione per cui l'equilibrio economico-finanziario della gestione delle discariche stesse potrebbe essere garantito esclusivamente attraverso un aumento esponenziale dell'importazione dei rifiuti; ciò sovvertirebbe i principi stessi di adeguatezza degli impianti, che, in base alla normativa statale, devono essere tra loro integrati tenendo conto dell'esigenza di garantire, per quanto possibile, il rispetto del principio dello smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati più vicini ai luoghi di produzione e non il trasporto dei rifiuti speciali da luoghi lontani, anche mediante l'attraversamento di numerose regioni, ivi comprese quelle dotate di analoghi impianti; tenuto conto che: l'intervento legislativo si rivela rispettoso della normativa statale, in quanto preserva, al comma 3 dell'articolo 21, la capacità ricettiva delle discariche già in esercizio, mentre si prevede, al comma 2, che la Regione disincentivi la realizzazione e l'utilizzo di nuove discariche per il conferimento di rifiuti speciali provenienti da altre regioni; per quanto riguarda le discariche non ancora in esercizio, la ratio della modifica è quella di riadattare le stesse, in coerenza con la predetta finalità, alle reali esigenze del territorio, consentendo loro di ricevere e gestire i rifiuti di cui alla tabella 1 dell'articolo 5 del decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 27 settembre 2010; l'articolo non viola alcun parametro costituzionale, limitandosi a disciplinare, in coerenza con la normativa statale in materia di ambiente e di tutela della concorrenza, aspetti che pertengono al governo del territorio, per ciò che attiene all'uso del territorio stesso e alla localizzazione di impianti o attività, essendo detta materia riconducibile "all'insieme delle norme che consentono di identificare e graduare gli interessi in base ai quali possono essere regolati gli usi ammissibili del territorio" (Corte costituzionale, sentenza n. 383/2005); la differenziazione tariffaria contenuta nell'articolo 38, comma 2, della legge regionale n. 1 del 2020 è, infatti, complementare alla disposizione richiamata: se, da un lato, la realizzazione di altri impianti sarebbe destinata a rispondere ad un'offerta esogena, dall'altro una mancata differenziazione tariffaria, con riferimento a questa specifica tipologia di rifiuti (rifiuti speciali non pericolosi) genererebbe, come già avvenuto negli ultimi anni, un significativo disequilibrio tra i volumi di rifiuti conferiti prodotti nel territorio e in altre regioni, mettendo a rischio la capacità degli impianti stessi, in termini di capacità recettiva, di garantire agli operatori regionali lo smaltimento nell'impianto più vicino al luogo di produzione; per quanto attiene all'importo della tariffa, occorre premettere che la modificazione contenuta nell'articolo 38, comma 2, della legge regionale n. 1 del 2020 è rispettosa della normativa statale e, in particolare, dei criteri determinativi fissati dall'articolo 3, comma 29, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), atteso che le voci tariffarie interessate dalle modificazioni devono intendersi riferite al conferimento di rifiuti speciali non pericolosi, in relazione ai quali il richiamato articolo 3, comma 29, della legge n. 549 del 1995 prevede un importo massimo di 0,02582 per chilogrammo, cui si è attenuto il legislatore regionale; tenuto conto, infine, che: l'apertura della discarica privata per inerti speciali, denominata "Chalamy", ha creato preoccupazione tra i cittadini residenti nei comuni di Issogne, Champdepraz e in tutta la popolazione valdostana, per l'impatto che potrebbe avere sulla salute e sull'ambiente in una zona che si trova ai piedi del Parco naturale del Mont Avic; l'area è delimitata ad ovest dal torrente Chalamy e a est dalla Dora Baltea, un'area venutasi a formare nel corso degli anni dai depositi del torrente "Chalamy" e su cui vigono i vincoli più restrittivi del punto di vista idrogeologico; un comitato di cittadini valdostani si è fatto promotore di una petizione che ha raccolto 13.000 firme e che chiede di impedire l'apertura della discarica "Chalamy" nel Comune di Issogne; la Regione Valle d'Aosta ha operato per cercare di accogliere le istanze dei cittadini, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, non intendano aprire un confronto con la Regione Valle d'Aosta, che si è già costituita innanzi alla Corte costituzionale, per verificare la compatibilità delle citate leggi con la normativa nazionale; se non intendano rivalutare l'impugnazione delle leggi esposte in premessa. Atto n. 4-03561 VANIN MORONESE LANNUTTI PRESUTTO ENDRIZZI PAVANELLI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della salute Premesso che: l'emergenza COVID-19 ha portato con sé la necessità di dover gestire il servizio del trasporto pubblico locale nel rispetto dei protocolli sanitari e di sicurezza, adottati a livello statale e regionale; nella città di Venezia, per la sua particolarità unica al mondo, questo servizio appare essenziale, non solo con riferimento al trasporto su gomma o rotaia, ma anche con riferimento al trasporto marittimo per collegare la città alle isole; l'Azienda del Consorzio trasporti veneziano (ACTV) ha il compito di garantire la mobilità delle persone nel territorio del Comune di Venezia come gestore esclusivo del servizio pubblico essenziale di interesse generale universale, qual è il trasporto pubblico locale e non può, in ragione della natura essenziale ed universale del servizio, esimersi dall'erogazione di livelli adeguati, come da accordo contrattuale; la cittadinanza lamenta continui tagli alle corse e ai servizi, nonché l'assenza di rispetto e di verifica delle condizioni minime di sicurezza durante i trasporti (distanza sociale, uso di mascherine). I quotidiani locali riportano notizie della rabbia e delle proteste dei veneziani e mestrini, scatenate dai tagli alle linee dei vaporetti, autobus e tram segnalando, in particolare, la penalizzazione delle isole, i disagi per i passeggeri di Malcontenta, la diminuzione delle corse per l'ospedale, l'insufficienza delle corse in corrispondenza dell'inizio e della fine dei turni di lavoro; la funzionalità del servizio è stata ridotta al 70 per cento, per arrivare ad oggi a superare il 50 per cento, rispetto alla media normale, aumentando così di fatto il rischio sovraffollamento; l'ACTV, dal canto suo, lamenta difficoltà finanziarie che, oltre a mettere in cassa integrazione i dipendenti, la costringono a tagliare i servizi, in particolare per l'assenza dei numerosi turisti che prima della pandemia affollavano la città. La società chiede inoltre l'intervento del Governo e l'erogazione di contributi per garantire il servizio; ritenuto che: la creazione dell'Azienda veneziana della mobilità SpA (AVM), quale holding voluta dall'amministrazione comunale coinvolta nello "scandalo Mose", all'interno della quale è stata fatta confluire ACTV, è ritenuta, come si apprende anche da notizie di stampa, l'origine dei disagi dei trasporti che oggi si registrano, considerato che AVM decide il budget complessivo, destinando le risorse, a proprio piacimento, alle diverse realtà che la compongono, compresa, ad esempio, Ve.la. SpA, sottraendo così preziose risorse ai servizi essenziali; ACTV è divenuta così una sorta di "gallina dalle uova d'oro", i cui preziosi introiti sarebbero stati destinati a coprire altre esigenze, il tutto a scapito degli utenti, dei lavoratori e delle condizioni di sicurezza di tutti; considerato che: a parere degli interroganti sarebbe opportuno chiarire la situazione economica e verificare se le risorse che ACTV ha a disposizione siano sufficienti a garantire un servizio adeguato alle necessità. Invero, i cittadini veneziani contribuiscono, sia attraverso i trasferimenti statali, che provengono dalla fiscalità generale pagata dai residenti nel Comune di Venezia, che attraverso l'acquisto di biglietti o abbonamenti pagati dai residenti e dai pendolari; alcuni articoli apparsi sulla stampa locale hanno denunciato che i tagli ai servizi non sarebbero giustificati, in quanto ACTV ha già incassato nel 2019 dalla Regione 41,5 milioni per il trasporto acqueo e 41 milioni per i bus di terraferma, ragion per cui la drastica riduzione delle corse e dei servizi stessi rappresenterebbe una evidente inadempienza contrattuale ("La Nuova di Venezia e Mestre" del 26 maggio 2020); si apprende inoltre dalla stampa che detti fondi, per certificazione aziendale, coprirebbero il 67 per cento dei costi del servizio (equivalenti a 988 ore di moto giornaliere), e i titoli di viaggio pagati dai residenti e dai pendolari coprirebbero i rimanenti costi fino alla concorrenza del 100 per cento dei servizi normali; la battuta d'arresto del turismo di massa, creatasi in questo momento di emergenza mondiale, dovrebbe essere l'occasione per superare la monocoltura turistica e non dovrebbe invece essere utilizzata come pretesto per non fornire i servizi essenziali, perché ciò vale ad ammettere che il gestore pubblico non è in grado di sostenere il servizio affidatogli; l'amministrazione locale ha concordato, con alcune aziende che svolgono il trasporto pubblico non di linea taxi e noleggio con conducente, effettuato con natante a motore, un servizio a tariffa "agevolata" difficilmente sostenibile dai cittadini (60 euro per raggiungere l'isola di Burano che conta 5.000 abitanti; 40 euro per raggiungere l'isola di Murano che conta 2.400 abitanti), tra l'altro dimenticando importanti isole quali: Giudecca, con quasi 4.800 abitanti; S. Pietro in Volta, con quasi 1.200 abitanti; Pellestrina, con quasi 3.800 abitanti (deliberazione di Giunta comunale n. 136 del 16 maggio 2020). In un momento così delicato, rinunciare alla propria clientela da parte del Comune di Venezia e a vantaggio di un settore privato, pare illogico e irragionevole; in questi giorni, con il venir meno delle progressive limitazioni agli spostamenti, i problemi di sovraffollamento dei mezzi, di terra e di acqua, sia durante la settimana lavorativa che nel fine settimana, sono aumentati con progressione esponenziale, mettendo a rischio la situazione igienico sanitaria; si tratta di una situazione preoccupante e allarmante, sia per l'utenza tutta, che per il personale ACTV, che ha costretto le forze dell'ordine locali a continui presidi e sopralluoghi presso imbarcaderi, battelli, ferry , si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione descritta; quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere per dare corso alle opportune verifiche, nonché intervenire perché si provveda a risolvere, sia sotto il profilo sanitario che del servizio pubblico, la situazione di emergenza rappresentata. Atto n. 4-03562 BARBARO Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo, dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: l'Associazione italiana alberghi per la gioventù (AIG), ente storico e patrimonio del Paese, è stata costituita con l'intervento, tra gli altri, dei rappresentanti del Ministero dell'interno, del commissario straordinario dell'Ente nazionale industrie turistiche, della Direzione generale del Turismo, del commissario nazionale Gioventù italiana, con un apporto economico iniziale da parte dello Stato, come fondo di dotazione; l'Associazione si è sempre occupata di agevolare la promozione dell'Italia, anche attraverso la rete della International Youth Hostel Federation; dal 1° luglio 2019 l'AIG si trova in procedura fallimentare (n. 492/2019), avviata dal Tribunale fallimentare di Roma; il 26 giugno 2019 il Tribunale fallimentare di Roma ha respinto la domanda di un'omologa di concordato in continuità avviata con ricorso ai sensi dell'articolo 161 della legge fallimentare (di cui al Regio decreto n. 267 del 1942), e depositata in data 30 giugno 2017, nonostante l'approvazione del piano dalla maggioranza dei creditori, pronunciatisi a favore di AIG; considerato che: l'Agenzia delle entrate e l'INPS hanno espresso il proprio assenso all'omologazione del piano, anche in virtù dell'elevata patrimonializzazione dell'ente, dell'interesse sociale e della salvaguardia del livello occupazionale; l'ente si è opposto alla procedura fallimentare e, ad oggi, è in attesa di una risolutiva e definitiva via d'uscita; considerato che: dopo quasi 75 anni di ininterrotta e preziosa attività al servizio del turismo giovanile, scolastico e sociale, l'AIG rischia la definitiva chiusura; la procedura fallimentare sta determinando il licenziamento del personale diretto e indiretto, oltre 200 persone con relative famiglie. Occorre, inoltre, evidenziare le pesanti ricadute per l'indotto dovute alla subitanea messa in vendita dell'ingente patrimonio immobiliare dell'ente, nonché alla dismissione del suo importante "brand" nazionale ed internazionale; con atto n. 9/2305/99, la Camera dei deputati ha impegnato il Governo ad adottare le misure necessarie a salvaguardia delle attività sociali e assistenziali portate avanti dall'AIG; la situazione è stata aggravata dalla pandemia da COVID-19 ed anche per questo un intervento si rende ancora più urgente, al fine di non depauperare il patrimonio mobiliare e immobiliare dell'Ente; a causa della gravissima crisi economica che riguarderà l'Italia per il COVID-19 sarà necessario adottare misure e strumenti di sostegno al turismo e in particolare delle categorie più svantaggiate, tra cui rientrano quelle giovanili e quelli a basso reddito, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le valutazioni in merito; se siano stati attivati gli ammortizzatori sociali per tutti i dipendenti non più in servizio; quali azioni siano state adottate a tutela del marchio storico e dei servizi di utilità sociali dell'Ente; se il Governo ritenga opportuno adoperarsi al fine di salvaguardare le funzioni di un ente (e i relativi posti di lavoro) la cui rete di strutture, la distribuzione e il radicamento in ogni regione italiana svolgono un prezioso ruolo sociale ed educativo, oltre ad essere opportunità di conoscenza del nostro Paese, a livello nazionale e internazionale, garantendone anche crescita e coesione sociale. Atto n. 4-03563 RIZZOTTI MASINI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il Governo, con il decreto "Cura Italia" (di cui al decreto-legge n. 18 del 2020) ha stabilito la misura di un sostegno da 600 euro per i lavoratori autonomi, partite Iva senza cassa e professionisti iscritti alle casse private (per questi ultimi solo se a basso reddito o che abbiano subito riduzione o cessazione della propria attività a causa dell'emergenza Coronavirus, in seguito alle disposizioni sulle restrizioni per contenere la diffusione dell'epidemia); l'ENPAM (Ente nazionale di previdenza e assistenza per i medici e gli odontoiatri), con una delibera assunta dal Consiglio di amministrazione il 26 marzo 2020, ha ottenuto il via libera dei ministeri vigilanti e stabilito di versare con propri fondi un'indennità di mille euro a tutti i medici e odontoiatri, che svolgono la libera professione e che hanno avuto un calo del reddito importante a causa del COVID-19; hanno potuto fare domanda tutti i professionisti che hanno subito, dopo il 21 febbraio 2020, una riduzione del fatturato di oltre un terzo rispetto all'ultimo trimestre dello scorso anno e secondo quanto stabilito, l'indennità è stata concessa a tutti i liberi professionisti in regola con i contributi previdenziali e per i quali nel 2019 risultino contributi versati su redditi prodotti l'anno precedente; secondo quanto stabilito, inoltre, dal decreto-legge n. 23 del 2020 "Salva-Imprese" (o "liquidità") sarebbe stato bloccato il bonus di 600 euro per tutti gli specializzandi medici e odontoiatri. L'articolo 34, infatti, riserva il beneficio statale ai soli professionisti iscritti a un solo ente di previdenza e gli specializzandi, oltre ai contributi ENPAM, sono costretti a pagare la gestione separata INPS sulle loro borse; oltre agli specializzandi, sono rimasti completamente esclusi da ogni bonus i medici in pensione, titolari di partita IVA, che svolgono la libera professione, che continuano a versare i contributi sulla libera professione; preso atto che molti medici in pensione hanno ottenuto degli incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario per fare fronte all'emergenza COVID-19 e che non vengono considerate le disposizioni in materia di incumulabilità tra la pensione e il relativo reddito da lavoro autonomo, a parere dell'interrogante, la norma potrebbe creare molte disparità di trattamento tra coloro che hanno avuto nuovi incarichi e tra i professioni che non sono stati richiamati e che a causa dell'emergenza sanitaria non hanno potuto svolgere la propria attività, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia intraprendere per garantire misure integrative a favore dei pensionati che continuano a versare i contributi sulla libera professione nel periodo dell'emergenza sanitaria ed economica da Coronavirus; se non ritenga opportuno modificare l'articolo 34 del decreto-legge n. 23 del 2020, al fine di fornire il giusto sostegno agli specializzandi che, oltre a quelli all'ENPAM, versano contributi nella gestione separata INPS sulle loro borse. Atto n. 4-03564 GALLONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA - VAS, istituita con decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 14 maggio 2007, è l'organismo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che si occupa di valutare l'impatto ambientale e strategico dei progetti infrastrutturali, che secondo la normativa comunitaria potrebbero avere un impatto sull'ambiente; i componenti della Commissione sono nominati con decreto del Ministro dell'ambiente; il decreto ministeriale 13 novembre 2018, n. 300, definisce i profili di competenza ed esperienza e i criteri per l'individuazione dei componenti della Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale e strategico. Alla lettera c) , si specifica che i candidati devono dichiarare: «assenza di conflitti di interesse» e «di non aver intrattenuto rapporti, nei due anni antecedenti alla nomina, né di intrattenere al momento della manifestazione di interesse, rapporti di collaborazione o consulenza, comunque denominati, anche svolti a titolo gratuito, con soggetti giuridici destinatari di atti autorizzativi emanati a seguito dei provvedimenti di VIA, VINCA e VAS»; con avviso pubblico 15524AGP del 19 novembre 2018, del direttore generale affari generali e personale, è stata richiesta la manifestazione d'interesse per la nomina dei componenti della Commissione VIA e VAS, pubblicato in «bandi e avvisi» del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. L'avviso ribadiva la richiesta di dichiarazione attestante l'assenza di conflitti di interesse nei due anni antecedenti alla firma della dichiarazione; con decreto 20 agosto 2019, n. 241, il Ministro ha discrezionalmente scelto 40 soggetti ritenuti idonei, individuati nelle candidature messe a disposizione dalla Commissione di selezione; come si apprende da fonti di stampa, nella nuova composizione della Commissione ci sarebbero situazioni di dichiarazioni mendaci dei profili selezionati. In particolare vengono segnalati: il dottor L. B., che ha svolto e svolge attività di consulenza a beneficio del commissario straordinario del Governo per la bonifica di Bagnoli; nell'anno 2019 il sito di Bagnoli è stato oggetto di VAS con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali, "Programma risanamento ambientale e rigenerazione urbana del sito di rilevante interesse nazionale Bagnoli"; come riportato nel curriculum ha svolto e continua a svolgere attività di predisposizione di studi di impatto ambientale; il dottor A. M., che ha svolto e continua a svolgere attività di supporto tecnico alla Regione Siciliana; la Regione Siciliana è beneficiaria «di atti autorizzativi emanati a seguito dei provvedimenti di VIA, VINCA e VAS», l'ultimo dei quali risale a circa un anno dalla dichiarazione di assenza di conflitto di interessi presentata, con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali, sul "Piano di gestione del rischio di alluvioni del distretto idrografico della Sicilia - approvazione in sede VAS"; il dottor G. G. che svolge consulenza a beneficio della Nucleco SpA, società controllata dalla Sogin SpA, che si occupa della dismissione delle centrali nucleari italiane ed è sottoposta alle autorizzazioni ambientali di competenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in particolare VIA; il dottor R. D., che risulta consulente e coordinatore scientifico di TAP - Trans Adriatic Pipeline , società responsabile del progetto del gasdotto Italia-Azerbaijan; la dottoressa G. D. G., difensore di fiducia del Comune di Melendugno, che si è occupata più volte del gasdotto TAP, predisponendo osservazioni e redigendo azioni giurisdizionali; la dottoressa E. T., rappresentante in giudizio la Global Petroleum Ltd , società proponente di permessi di ricerca idrocarburi sottoposti a VIA e che ha messo in discussione la struttura, regolamentare dei permessi di ricerca, portando l'Italia davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea; la dottoressa A. D. B., che svolge attività di coordinamento tecnico-scientifico dello studio di impatto ambientale del nodo stradale ed autostradale di Genova per la cosiddetta «Gronda», sottoposto a VIA con verifiche di ottemperanza in corso; con decreto ministeriale 28 marzo 2018, n. 122, è stato adottato il piano triennale 2018-2020 di prevenzione della corruzione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce dei rilievi esposti, intenda adoperarsi per adottare le iniziative di sua competenza, svolgendo ogni opportuna verifica. Atto n. 4-03565 CORRADO ANGRISANI LA MURA GAUDIANO ROMANO MORONESE PAVANELLI GIANNUZZI TRENTACOSTE PRESUTTO MORRA Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la pandemia da COVID-19 ha causato un lungo momento di crisi esistenziale per tutte le categorie di lavoratori, compresi quelli dello spettacolo, colpendo ancor più severamente di altri gli esercenti del piccolo spettacolo viaggiante, settore regolato (in attesa dell'auspicata revisione) dalla legge 18 marzo 1968, n. 337; tra costoro, soffrono soprattutto i "giostrai" (sia itineranti sia proprietari di piccoli impianti ludici fissi), parte dei quali di origine sinti, ma cittadini italiani da molte generazioni, e gli artisti dei circhi minori: imprese a conduzione familiare non supportate dalle organizzazioni che curano gli interessi dei grandi circhi ed escluse dal Fondo unico per lo spettacolo (FUS), erogato annualmente dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo; considerato che: il decreto ("Agicult" del 5 maggio 2020) con cui il ministro Franceschini ha inteso rispondere alle loro sollecitazioni e assicurare un contributo alla categoria dello spettacolo viaggiante esclude, di fatto, molti possessori di licenza, a causa del mancato pagamento dei contributi previdenziali; detta irregolarità contributiva spesso trascende la volontà del titolare della licenza, legata com'è innanzi tutto alla difficoltà di raggiungere il monte ore previsto settimanalmente, che è pari a 12, poiché si suppone che questi lavoratori itineranti sul territorio nazionale riescano a fare profitti aprendo le loro attività per tre giorni a settimana, in condizioni meteorologiche favorevoli; si aggiunga che le tariffe dovute per l'erogazione dell'energia elettrica (industriale) necessaria al funzionamento dei macchinari sono molto onerose, poiché, oltre al consumo effettivo, ovviamente gravato dall'IVA e dalle altre spese previste, comprendono, ad ogni nuova piazza, la tassa per l'allaccio, con relative marche da bollo (almeno 4 da 16 euro), così come per ogni comune toccato è dovuta la tassa di occupazione del suolo pubblico o l'affitto al privato che consente la sosta; voci di spesa cospicue sono pure rappresentate dal carburante per i numerosi automezzi atti a trasportare le attrezzature e le giostre, dalle loro polizze assicurative e dalle indispensabili revisioni periodiche; nella sosta forzata per la pandemia, inoltre, non è possibile "bloccare" le assicurazioni fintanto che le attrazioni restano inoperose, a fronte del rifiuto delle compagnie assicurative di agire in tal senso; si aggiunga che, nel caso degli esercenti dello spettacolo viaggiante di origine sinti, i nuclei parentali sono generalmente numerosi, spesso pari o superiori a dieci unità, poiché comprendono la coppia genitoriale, i figli e le rispettive famiglie; i numeri totali del settore, peraltro, sono molto incerti e divergono nettamente a seconda delle fonti: il Ministero parla di 5-7.000 unità, i soli "giostrai" dichiarano di essere circa 20.000, una differenza considerevole che dipende dallo stato di effettiva invisibilità in cui versano molti di costoro; valutato che: sul piano culturale, a parere dell'interrogante non si ha a che fare semplicemente con un mestiere tradizionale, ma sarebbe corretto definire lo spettacolo viaggiante e i suoi artefici come una "testimonianza avente carattere di civiltà", cioè, a tutti gli effetti, un bene culturale, per come inteso a partire dall'art. 148, lett. a ), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che per la prima volta dà spazio anche alla dimensione della immaterialità; trattasi, però, di un fenomeno a rischio di estinzione, le cui tracce, una volta accaduto l'irreparabile, antropologi ed esperti di cultura materiale dovranno riconoscere e interpretare fungendo da mediatori culturali per la collettività ignara; l'emergenza epidemiologica li ha infatti messi in ginocchio come e più degli altri lavoratori italiani, che afferiscono all'eterogenea categoria dello spettacolo, nel cui ambito i segmenti più fragili potrebbero aver subito il colpo di grazia e non riuscire più a riprendersi, con gravi risvolti anche sul piano sociale, si chiese di sapere: se, in funzione dell'auspicabile ripartenza, il Ministro in indirizzo non ritenga necessario prevedere, per gli esercenti dello spettacolo viaggiante e dei piccoli luna park , oltre ad un reddito di sopravvivenza, anche una misura atta ad azzerare, una tantum , le irregolarità commesse in materia previdenziale e una liquidità immediata che consenta di fare fronte, oltre che agli inediti investimenti finalizzati a garantire sanificazione e distanziamento, alle spese fisse indispensabili al riavvio delle attività; se intenda attivarsi al fine di risolvere efficacemente il problema della carenza di aree di sosta attrezzate per accogliere le case mobili (in alcuni Paesi d'Europa sono previsti veri e propri quartieri d'inverno), lacuna che costringe molti esercenti dello spettacolo viaggiante a non sostare nel comune di residenza, mentre per chi voglia sottrarsi a tale oggettivo disagio abitativo, non ritengano di farsi promotori di un accesso facilitato all'edilizia popolare come sancito, ad esempio, per Roma Capitale con un'apposita delibera. Atto n. 4-03566 GIARRUSSO Al Ministro della giustizia Premesso che a quanto risulta all'interrogante: pochi mesi fa si era dimesso il dottor Andrea Nocera, capo dell'ufficio Ispettorato del Ministero della giustizia, travolto da una indagine per corruzione avviata dalla Procura di Napoli; successivamente, vi sono state le dimissioni del dottor Francesco Basentini, direttore del DAP; a seguire si è dimesso il dottor Fulvio Baldi, capo di Gabinetto del Ministro della giustizia; ed infine si è dimesso il dottor Giulio Romano, direttore generale della Direzione dei detenuti e del trattamento; secondo quanto riportato dalla stampa, tranne le prime dimissioni causate dal coinvolgimento nell'indagine penale, le altre sarebbero collegate, da un lato alle cosiddette intercettazioni Palamara e dall'altro alle scarcerazioni di quasi 500 mafiosi, tra cui pericolosi boss ristretti al 41 -bis, quali Pasquale Zagaria; risulterebbe inoltre che, i magistrati che stanno indagando sulle rivolte scoppiate in contemporanea in numerose carceri, causando 13 morti e innumerevoli feriti, danni per decine di milioni di euro e l'evasione di circa 70 detenuti, avrebbero acquisito un "papello" di 8 punti redatto ai primi di marzo nel carcere di Salerno e contenente una serie di richieste dei rivoltosi; alcune delle richieste dei rivoltosi sembrerebbero essere confluite nella successiva circolare del DAP del 21 marzo 2020, che porterà alla scarcerazione di quasi 500 mafiosi; da quanto riportato dall'articolo dalla testata giornalistica on line "Juorno" il 19 maggio 2020, Francesco Basentini avrebbe incontrato presso il penitenziario in cui è detenuto, Michele Zagaria, fratello di Pasquale Zagaria e figura apicale del clan dei Casalesi, accompagnato dal direttore del carcere e da una terza figura di cui non sarebbero note le generalità; per quanto esposto, l'incontro suscita però inquietanti interrogativi, in ordine ai quali occorre che le istituzioni diano tempestiva ed esauriente risposta, anche in considerazione del fatto che al colloquio, non solo non sarebbe stato presente nessun ufficiale del GOM (Gruppo operativo mobile) reparto alle strette dipendenze del DAP, ma sarebbe stata presente una terza persona, la cui identità sarebbe allo stato sconosciuta; dai lavori della precedente Commissione parlamentare antimafia è emersa l'esistenza di un cosiddetto "Protocollo Farfalla", consistente in un accordo segreto tra rami dei servizi segreti e l'amministrazione penitenziaria, volto a favorire rapporti diretti e riservati con mafiosi all'interno delle carceri; considerato che: dopo l'emanazione della circolare del DAP del 21 marzo 2020, sono improvvisamente cessate le rivolte e contemporaneamente sono stati scarcerati centinaia di mafiosi; la circolare, emanata sabato 21 marzo, non solo non risulterebbe a firma del capo del DAP o del direttore generale della Direzione detenuti e trattamento, ma di una semplice subordinata non apicale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo fosse informato dell'incontro di Basentini con il boss Michele Zagaria e dell'oggetto dello stesso; se fosse informato della presenza di una terza persona all'incontro; se possa indicare l'identità della terza persona presente all'incontro e se la stessa faccia parte o meno dei servizi; se possa rendere noti eventuali altri incontri del capo del DAP con boss mafiosi; se sia a conoscenza dello svolgimento di una qualche trattativa tra il DAP e i detenuti rivoltosi al fine di far cessare le rivolte nelle carceri e se sì, quale sia il contenuto e se la circolare del DAP del 21 marzo 2020 sia stata emanata a seguito di tale trattativa; se possa riferire le motivazioni del perché sia stata una dirigente, la dottoressa Borzacchiello, anziché il direttore generale, a firmare la delicatissima circolare del 21 marzo, che ha permesso di dare il via alle scarcerazioni a numerosi e pericolosi boss mafiosi. Atto n. 4-03567 LANNUTTI DI NICOLA DI GIROLAMO PRESUTTO PAVANELLI TRENTACOSTE VANIN ROMAGNOLI PUGLIA Ai Ministri dell'interno, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'economia e delle finanze Premesso che: anche sul verde e incontaminato Abruzzo, specie quello montano, incombe da tempo l'ombra della criminalità organizzata, a causa della presenza di clan riconducibili a Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra. Da numerosi articoli di stampa si apprende infatti il moltiplicarsi di episodi riconducibili alla cosiddetta "mafia dei pascoli", il fenomeno che vede coinvolti i pascoli delle montagne abruzzesi sfruttati da imprenditori senza scrupoli, con finte transumanze di bestiame, al solo scopo di intascare ingentissimi rimborsi dell'Unione europea, nell'ordine anche di 10.000 euro per ettaro. Un business che vale centinaia di milioni di euro e che riguarda anche le Alpi. Come, pure, l'Abruzzo, è stato luogo di smaltimento illegale di rifiuti tossici, che vede protagonista in particolare la zona della Marsica. O di interessi malavitosi sul turismo e, in particolare, sul settore dell'edilizia; a causa della "mafia dei pascoli", l'Abruzzo (come riportato in un articolo del quotidiano "Virtù Quotidiane" dal titolo "Mafia dei pascoli, sui terreni abruzzesi le mani dei siciliani" del 15 gennaio 2020) è finito nell'ultima grande operazione della Direzione distrettuale antimafia di Messina, che in Sicilia ha portato all'arresto di 94 persone e al sequestro di 151 imprese agricole nell'ambito di un'inchiesta della mafia dei Nebrodi su presunte frodi ai danni dell'Unione europea attraverso appunto questo meccanismo. È emerso un business colossale per un giro di milioni di euro sottratti "legalmente" all'Ue da grosse aziende e cooperative agricole, che affittano gli alpeggi montani, senza poi garantire l'effettiva presenza del bestiame, con capi figuranti di una transumanza inesistente, complici imprenditori, dipendenti dei Centri di assistenza agricola e alcuni insospettabili, come il notaio Antonio Pecoraro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, che avrebbe falsificato la titolarità dei terreni che servivano ai malavitosi per chiedere i contributi comunitari; è bene sottolineare, inoltre, che il meccanismo della "mafia dei pascoli" mette in crisi quelle categorie di lavoratori, agricoltori e allevatori onesti, incapaci di competere contro una subdola, pericolosissima infiltrazione malavitosa, portatrice di un degrado socio-economico che alla lunga potrebbe accelerare il progressivo spopolamento dei monti dell'Abruzzo. Inoltre, con la "mafia dei pascoli" non vi è alcun interesse da parte dei clan per la carne e il latte degli animali, che la legge impone si pascolino su questi terreni. Ad essere "munti", in questo caso, sarebbero solo i soldi dei contribuenti europei; l'Abruzzo è stato coinvolto anche nello smaltimento illegale di rifiuti, come emerso da un'inchiesta del giornale on line "SITe" dal titolo "Rifiuti-condanne a 3 anni per il rogo Eco X, il filo rosso che porta ad Avezzano". L'inchiesta è partita dall'incendio che ha interessato la società "Eco X" di Pomezia, il cui processo si è concluso da poco con la condanna a tre anni dell'unico imputato, Antonio Buongiovanni, che ha visto costituirsi come parte civile l'Associazione antimafia "A. Caponnetto". Nella vicenda risulta coinvolta anche la ditta "Caturano" di Maddaloni (Caserta), di Pietro e di suo figlio Antonio Caturano, che secondo l'interdittiva antimafia sarebbe in vario modo accomunata, vicina se non contigua al clan dei Casalesi, i cui tir furono sequestrati dalla Guardia di finanza di Avezzano, mentre erano in sosta sulla superstrada del Liri, con a bordo 27 tonnellate di rifiuti ospedalieri pronti ad essere scaricati illegalmente, su indicazione di un basista locale, in un capannone in disuso appena acquistato all'asta fallimentare nella zona industriale di Avezzano di via Nobel. In passato Antonio Caturano è stato arrestato nell'operazione "Re Mida", condotta dalla DDA di Napoli, che svelò gli intrecci criminali tra imprenditori e il clan dei Casalesi. In quel caso venne coinvolto il cementificio Colacem di Sesto Campano (Isernia) e oggetto dello smaltimento era un carico di rifiuti tossici e radioattivi; altro settore in Abruzzo a forte rischio di infiltrazioni mafiose è quello del turismo, in particolare quello edile legato ai villaggi turistici. Già in passato nella zona della Marsica, tra i comuni di Avezzano, Cappadocia, Sgurgola, Tagliacozzo sono emerse infiltrazioni della Banda della Magliana. Come pure è da ricordare il riciclaggio in alcune società abruzzesi da parte di noti personaggi vicini alla mafia siciliana e legati al gruppo mafioso Ciancimino-Lapis, che operava nel quadrilatero Sulmona, Casoli, Tagliacozzo e Avezzano (come raccontato dal "SITe" e il quotidiano "Il Centro" nell'articolo dal titolo "Corleonesi, Camorra, e Magliana sempre in agguato"); inoltre, a quanto risulta agli interroganti: recentemente è stata segnalata una "anomala concentrazione" di appartamenti nei comuni a forte propensione turistica di Cappadocia e Camporotondo, che vede coinvolto un tale Luca Rossi Callisto; proprio a Cappadocia sette anni fa la DIA sequestrò due appartamenti che facevano parte del tesoretto di Alfredo Bizzoni, basista e uomo chiave delle stragi mafiose del 1993; il timore degli interroganti e delle associazioni locali antimafia è che questi investimenti possano essere terreno fertile per possibili infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, che tramite prestanomi o società fantasma acquistano immobili in condomini o villaggi turistici per riciclare denaro sporco, considerando che tali soggetti sarebbero avvantaggiati anche dall'anonimato delle sedute condominiali, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione esposta in premessa; quali iniziative, per quanto di competenza, intendano intraprendere per effettuare controlli circa il corretto uso dei fondi comunitari e, in caso affermativo, quali siano gli esiti di tali controlli e, stante la perdurante situazione esposta in premessa, quali urgenti iniziative di competenza intendano intraprendere per scongiurare l'eventuale uso fraudolento dei fondi comunitari e porre così termine agli affari sporchi della "Mafia dei pascoli"; se non ritengano, per quanto di competenza, di dover intraprendere iniziative allo scopo di verificare ed eventualmente prevenire operazioni di riciclaggio in beni immobiliari da parte della criminalità organizzata nelle zone altamente turistiche, così come segnalato dalle associazioni antimafia locali. Zone già segnate in passato dalla presenza di personaggi malavitosi coinvolti in tragici avvenimenti che hanno segnato la storia della Repubblica italiana. Atto n. 4-03568 DE BERTOLDI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: nella puntata della trasmissione televisiva "Che tempo che fa", condotta da Fabio Fazio, andata in onda su RAI 2 lo scorso 24 maggio 2020, lo scrittore giornalista Roberto Saviano ha sostenuto che, nell'attuale periodo di crisi economica legato all'emergenza epidemiologica COVID-19, i commercialisti segnalerebbero alla criminalità organizzata quali sono attualmente le aziende in crisi finanziaria, avvisando pertanto i soggetti che esercitano attività di usura ed estorsione, delle condizioni di difficoltà in cui si trovano le imprese in dissesto; le dichiarazioni di Saviano, a giudizio dell'interrogante, oltre ad essere di assoluta gravità, risultano indubbiamente lesive per gli oltre 120.000 professionisti economici che quotidianamente sono in campo per la legalità, oltre che a sostegno dell'attività delle imprese e dei contribuenti del Paese; quanto da egli sostenuto, a parere dell'interrogante, appare inoltre evidentemente indegno per un servizio pubblico, ed accresce i sentimenti di delusione e di sfiducia da parte dell'intera categoria professionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili nei riguardi delle istituzioni, oltre che dequalificare l'attività di essi; quanto esposto, s'inserisce fra l'altro, all'interno di un quadro generale più ampio, legato alle misure, a parere dell'interrogante, discriminatorie e addirittura "punitive", fino ad oggi adottate dal Governo, nei riguardi dei liberi professionisti, nell'ambito dei provvedimenti legislativi ad oggi previsti, legati all'emergenza epidemiologica COVID-19, che si sommano alle offese inaccettabili da parte di Saviano, senza considerare, al riguardo, l'importanza e il contributo che la categoria dei commercialisti, sta dimostrando nella fase della pandemia, nei riguardi delle imprese e dei contribuenti, si chiede di sapere: quali valutazioni i Ministri in indirizzo intendano esprimere, per quanto di competenza, nell'ambito di quanto esposto in premessa; se non ritengano che le dichiarazioni di Saviano siano di estrema gravità e ledano l'immagine dell'intera categoria nazionale dei commercialisti; in caso affermativo, quali iniziative di competenza intendano intraprendere nei confronti della RAI, al fine di accertare le responsabilità per quanto accaduto e di far valere eventuali violazioni del contratto di servizio; quali iniziative infine intendano assumere per tutelare la parità di trattamento dei temi trattati in tutte le forme di comunicazione, anche alla luce dell'alto valore civile e sociale dei temi in discussione, nei riguardi della categoria, la cui immagine ha subìto un evidente grave danno, che rischia di causare ripercussioni negative sull'attività dei commercialisti. Atto n. 4-03569 IANNONE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: le autoscuole e scuole nautiche hanno protestato davanti alla sede della Motorizzazione civile di Napoli contro le nuove modalità degli esami teorici; si è trattata di una protesta legittima, perché il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha deciso unilateralmente di cambiare le linee guida, imponendo alle scuole di svolgere gli esami all'interno delle sale della Motorizzazione; questo comporterà ulteriore perdita di tempo, visto che saranno necessari tempi burocratici per attuare le modalità dei nuovi esami, oltre al fatto che questo imporrà sia agli alunni e sia ai dipendenti delle scuole guida trasferimenti e spostamenti che potranno favorire occasioni di contagio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fare chiarezza su tale vicenda, rivedendo le decisioni assunte per tutelare i diritti dei titolari delle scuole e della vasta utenza. Atto n. 4-03570 IANNONE Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per gli affari europei Premesso che: la legge 24 aprile 2020, n. 27, di conversione del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, ha disposto (con l'art. 1, comma 1) l'introduzione dell'art. 88 -bis , rubricato "Rimborso di titoli di viaggio, di soggiorno e di pacchetti turistici", il cui comma 4 riconosce ai vettori il diritto di recesso dai contratti di trasporto aereo, ferroviario e marittimo, "previa comunicazione tempestiva all'acquirente, quando le prestazioni non possono essere eseguite in ragione di provvedimenti adottati dalle autorità nazionali, internazionali o di Stati esteri, a causa dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", prevedendo altresì che "[i]n tali casi il vettore ne dà tempestiva comunicazione all'acquirente e, entro i successivi trenta giorni, procede al rimborso del corrispettivo versato per il titolo di viaggio oppure all'emissione di un voucher di pari importo da utilizzare entro un anno dall'emissione"; il successivo comma 11, disponendo anche per il futuro, stabilisce che "per tutti i rapporti inerenti ai contratti di cui al presente articolo e instaurati con effetto dall'11 marzo 2020 al 30 settembre 2020 nell'intero territorio nazionale, anche per le prestazioni da rendere all'estero e per le prestazioni in favore di contraenti provenienti dall'estero, quando le prestazioni non siano rese a causa degli effetti derivanti dallo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, la controprestazione già ricevuta può essere restituita mediante un voucher di pari importo valido per un anno dall'emissione"; per quanto rileva, il comma 12 prevede che: "l'emissione dei voucher previsti dal presente articolo assolve i correlativi obblighi di rimborso e non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario"; infine, il comma 13 qualifica le disposizioni dell'articolo in esame quali "norme di applicazione necessaria ai sensi dell'articolo 17 della legge 31 maggio 1995, n. 218, e dell'articolo 9 del regolamento (CE) n. 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008"; la rimessione alla totale discrezionalità del vettore della scelta in ordine al rimedio ( voucher o rimborso) da offrire al passeggero è in aperto contrasto con la normativa europea in materia, in virtù della quale, in caso di cancellazione da parte del vettore: i) quest'ultimo deve offrire ai passeggeri la possibilità di scegliere tra un rimborso e un trasporto alternativo; ii) il rimborso del costo completo del biglietto è dovuto entro 7 giorni dalla richiesta del passeggero nei casi di trasporto aereo, marittimo e per vie navigabili interne ed entro 1 mese dalla domanda in caso di trasporto ferroviario; e iii) il rimborso può essere effettuato in denaro o sotto forma di buono, ma tale ultima possibilità è consentita soltanto in caso di accettazione espressa del passeggero; al riguardo, si richiamano l'art. 8, par. 1, lett. a) , in combinato disposto con l'art. 7, par. 3, del regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato, l'art. 16, par. 1, lett . a) , in combinato disposto con l'art. 17, par. 2 e 3, del regolamento (CE) n. 1371/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, e l'art. 18, par. 1, lett. b) , del regolamento (UE) n. 1177/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativo ai diritti dei passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne; con la comunicazione C (2020) 1830 final del 18 marzo 2020 in tema di orientamenti interpretativi relativi ai regolamenti UE sui diritti dei passeggeri nel contesto dell'evolversi della situazione connessa al COVID-19, la Commissione europea, sulla base della disciplina dettata dai predetti regolamenti, ha osservato quanto segue: "Risulta che diversi vettori offrono buoni ai passeggeri che non intendono più effettuare il viaggio (o ai quali non è più consentito farlo) a causa dell'epidemia di Covid-19. I passeggeri possono utilizzare tali buoni per un altro viaggio con lo stesso vettore entro un periodo di tempo stabilito dal vettore stesso. Questa situazione va distinta da quella in cui il vettore annulla il viaggio e offre solo un buono anziché la possibilità di scegliere tra rimborso e servizio alternativo di trasporto. L'offerta di un buono da parte del vettore non può pregiudicare il diritto del passeggero di optare, in alternativa, per il rimborso"; con la raccomandazione C (2020) 3125 final del 13 maggio 2020, relativa ai buoni offerti a passeggeri e viaggiatori come alternativa al rimborso per pacchetti turistici e servizi di trasporto annullati nel contesto della pandemia di Covid-19, la Commissione europea ha ribadito il necessario carattere alternativo e non obbligatorio di tali buoni, raccomandandosi che gli stessi rivestano determinate caratteristiche (tra cui, quella della rimborsabilità prima che siano trascorsi 12 mesi dall'emissione dei buoni qualora i passeggeri ne facciano richiesta) e concedendo altresì agli Stati membri la facoltà di decidere se introdurre regimi specifici di sostegno agli operatori dei settori dei trasporti per garantire che siano soddisfatte le richieste di rimborso, e ciò a beneficio di tutti i passeggeri ed a prescindere dal loro prestatore di servizi; negli scorsi giorni, la Commissione europea, in persona della vicepresidente esecutiva, Margrethe Vestager, e del Commissario alla giustizia, Didier Reynders, ha annunciato agli organi di stampa l'invio di una lettera formale all'Italia per contestare la contrarietà alla normativa europea dell'art. 88 -bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, nella parte in cui consente ai vettori di non rimborsare ai passeggeri il costo completo del biglietto, lasciando altresì intendere che potrebbe essere instaurata una procedura di infrazione in caso di mancato adeguamento al diritto europeo; la facoltà concessa ai vettori di scegliere, a loro insindacabile giudizio, il rimedio da offrire ai passeggeri in caso di cancellazione del servizio ha, in sostanza, addossato esclusivamente su questi ultimi le difficoltà economiche degli operatori dei settori dei trasporti conseguenti all'emergenza sanitaria, si chiede di sapere: se sia stata effettivamente trasmessa all'Italia la lettera della Commissione europea citata e, nel caso, quale ne sia il contenuto; se e come il Governo intenda adeguare la disciplina dettata dall'art. 88 -bis del decreto-legge n. 18 del 2020 alla normativa europea. Atto n. 4-03571 NASTRI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'emergenza epidemiologica COVID-19, com'è noto, ha colpito pesantemente l'intera area geografica del nord Italia ed in particolare la regione Piemonte, con gravi conseguenze sul tessuto economico e produttivo dell'intera area territoriale; le misure adottate dal Governo, a partire dalla data di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, finalizzate al contenimento della diffusione del virus e alla gestione dell'evolversi della situazione epidemiologica, se da un lato hanno consentito di raggiungere risultati relativamente soddisfacenti, anche grazie all'organizzazione delle strutture e agli sforzi degli operatori sanitari, dall'altro hanno determinato notevole incertezza e disorientamento nei riguardi delle imprese e delle attività economiche, produttive e commerciali in generale, anche per la confusione normativa, venutasi a determinare; al riguardo, gli effetti altamente negativi e penalizzanti, causati dalla diffusione del virus nella regione Piemonte, hanno interessato ogni comparto del settore economico, in particolare, il settore delle piccole e medie imprese, del comparto turistico, dei trasporti, del commercio, dell'agricoltura e dell'artigianato, con gravissime conseguenze, sulla domanda e sulla tenuta dei livelli di occupazione; in considerazione delle criticità esposte, a giudizio dell'interrogante, risulta indispensabile introdurre misure, anche di natura emergenziale, finalizzate a sostenere ulteriormente la regione, nonostante gli interventi apprezzabili già introdotti a livello regionale, al fine di stabilire condizioni favorevoli in termini tributari, contributivi, economici, finanziari in grado di consentire il rilancio occupazionale e lo sviluppo delle imprese, si chiede di sapere: quali valutazioni il Governo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa e se in considerazione delle criticità esposte in premessa, non ritenga urgente e opportuno, prevedere l'istituzione di una zona a fiscalità privilegiata denominata Zona economica speciale (ZES), in favore della regione Piemonte, limitatamente al periodo di emergenza epidemiologica, cui si applica la disciplina contenuta nel decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91 al fine di garantire la tenuta sociale delle comunità, della storia e della identità del territorio piemontese, colpito dal COVID-19. Atto n. 4-03572 PETRENGA Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la crisi economica determinata dall'emergenza epidemiologica da COVID-19 ha colpito duramente, tra gli altri, anche il settore delle ludoteche e parchi gioco, strutture che offrono a bambini e genitori servizi di intrattenimento, giochi, animazione, « baby parking » e in molti casi anche laboratori ed attività educative; un settore ad elevata valenza sociale, ma di fatto escluso, anche nell'ambito dell'ultimo decreto-legge n. 34 del 2020 (cosiddetto «decreto rilancio»), da qualsiasi prospettiva di intervento e adeguata forma di sostegno; i provvedimenti intrapresi per le piccole e medie imprese risultano infatti insufficienti per tali realtà produttive; guardando ad esempio alla misura prevista dall'articolo 25 del decreto rilancio, vale a dire il «contributo a fondo perduto», è evidente che esso, così come concepito, risulta irrisorio e completamente inadeguato, nella sua consistenza, essendo determinato nella misura del 20 per cento di un solo mese, sebbene tali attività risultino sospese ormai da 4 mesi e senza una data certa per la ripartenza; con il risultato che il contributo proposto, laddove ci siano i presupposti per poterne usufruire, in moltissimi casi non consentirà nemmeno di coprire il costo mensile dell'affitto dei locali; l'articolo 1, lettera c) del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 maggio 2020 precisa: «a decorrere dal 15 giugno 2020 è consentito l'accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all'aria aperta (...) con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposti in conformità alle linee guida del dipartimento per le politiche della famiglia di cui all'allegato 8»; l'allegato 8, richiamato dallo stesso decreto presidenziale, recante «Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini e adolescenti nella fase 2 dell'emergenza covid-19», diramato dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, dispone chiaramente che è vietato l'accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, consentendo, tuttavia, la sola realizzazione di progetti e attività ludico-ricreative (i centri estivi) per bambini di età superiore ai 3 anni ed adolescenti, con la presenza di operatori addetti alla loro conduzione, utilizzando le potenzialità di accoglienza di spazi per l'infanzia e delle scuole o altri ambienti similari; l'attività di centro estivo è, tuttavia, un corollario all'attività principale di tali apparati produttivi e, in sé stessa, non consente di ricavare entrate tali da coprire tutte le spese e gli stipendi per i dipendenti rendendo l'attività antieconomica; a maggior ragione, con le ferree linee guida che sono state approvate a livello nazionale, la situazione si complica ulteriormente: da un lato, infatti, il rispetto dei protocolli richiede di abbassare notevolmente il numero di bambini fruitori dei servizi e contestualmente di aumentare quello dei collaboratori e dei dipendenti, per cui si avranno più spese a fronte di meno entrate, mentre dall'altro lato, si consente a queste aziende la riapertura, ma a condizione di svolgere solo tali attività ricreative, perdurando la sospensione per tutte le altre attività contemplate, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dello sviluppo economico non ritengano, ciascuno compatibilmente alle proprie competenze e responsabilità, che le particolari circostanze descritte richiedano un intervento urgente teso a disciplinare, anche attraverso l'emissione di specifici protocolli, il comparto relativo alle ludoteche, parchi gioco e servizi per l'infanzia nell'ottica di una completa ripresa, in piena sicurezza, delle attività e dei servizi forniti alle famiglie; se non considerino necessario prevedere lo stanziamento di specifici contributi, anche a fondo perduto, da riconoscersi mensilmente e in misura commisurata all'intera durata della sospensione delle attività che hanno investito tale comparto. Atto n. 4-03573 PETRENGA Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'istruzione Premesso che: come è noto, a causa dell'emergenza epidemiologica COVID-19 tutte le attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado del Paese sono state sospese, con la contestuale organizzazione delle attività formative nella modalità della «didattica a distanza»; la situazione ha determinato l'emersione di una serie di importanti criticità di ordine sociale, sia nei riguardi dei bambini, che hanno visto drasticamente limitata le loro possibilità di accesso e fruizione del loro diritto, costituzionalmente garantito, all'istruzione, sia nei confronti delle famiglie, che si sono ritrovate a dover di fatto supportare le istituzioni scolastiche nell'erogazione dei servizi scolastici connessi alla didattica a distanza; oltre agli aspetti sociali, l'interrogante desidera evidenziare la preoccupante condizione, sia in termini di lavoro che di produttività, di un comparto strettamente correlato al mondo delle istituzioni scolastiche attualmente in forte sofferenza, vale a dire, quello delle aziende che forniscono il servizio di refezione delle mense scolastiche; tali attività, poiché strettamente correlate alla continuità delle attività scolastiche e formative, hanno subìto un improvviso totale azzeramento dei volumi di prestazioni lavorative, senza tuttavia, ricevere alcunché in termini di ausilio o agevolazioni; è opportuno ribadire che per aggiudicarsi tali servizi, le imprese partecipano a procedure ad evidenza pubblica piuttosto stringenti, e nel periodo di vigenza del rapporto contrattuale esse sono sottoposte continuamente a controlli serrati in termini di moralità, affidabilità, igiene e sicurezza, oltre ad essere tenute sia ad assicurare la regolarità dal punto di vista contributivo, fiscale e sanitario, che a mantenere elevati standard di qualità; si consideri, in aggiunta, a completare la descrizione del contesto critico e di grande difficoltà in cui versano tali realtà, l'elevato livello di incertezza che, ancora oggi, prevale circa la ripresa del prossimo anno scolastico, con evidenti ripercussioni sulle prospettive di continuità delle attività di tali aziende, nonché sul futuro dei propri dipendenti e delle loro famiglie, si chiede di sapere se, conformemente alle prospettive di riapertura delle istituzioni scolastiche, i Ministri in indirizzo non ritengano che le particolari circostanze descritte richiedano un intervento urgente teso a disciplinare, anche attraverso l'emissione di specifici protocolli o linee guida operative, le modalità di ripresa delle attività del comparto dei servizi di refezione delle mense scolastiche, nonché allo stanziamento di specifici contributi, anche a fondo perduto, da riconoscere mensilmente alle imprese e commisurato alla durata della sospensione delle attività che hanno investito questo settore. Atto n. 4-03574 PRESUTTO CASTELLONE GIANNUZZI TRENTACOSTE LANNUTTI ANGRISANI ACCOTO PAVANELLI RICCIARDI FEDE GAUDIANO CASTIELLO DE LUCIA GALLICCHIO DESSI' LEONE DELL'OLIO LA MURA Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: in viale Carlo Miranda, una strada del quartiere Ponticelli di Napoli, c'è una vasta area abbandonata al degrado, caratterizzata da cumuli di rifiuti e voragini prodotte dagli scheletri di edifici, mai completati; in uno di quegli ecomostri, nel 2005, perse la vita il 14enne Francesco Paolillo recatosi lì, insieme ad altri ragazzi per giocare e precipitato, per salvare un amico, dalla tromba delle scale di un edificio mai terminato; ancora oggi il risanamento del terreno resta un miraggio, poiché, a causa di un trentennale contenzioso giudiziario, la zona è stata sottoposta a sequestro senza peraltro alcun tipo di sorveglianza, nonostante la famiglia Paolillo continui a lottare, affinché il cantiere abbandonato venga riqualificato; a 15 anni dalla tragedia l'ecomostro principale è stato abbattuto, ma sono rimasti in piedi diversi pilastri, in un'area tuttavia abbandonata all'incuria e al degrado, e il cui accesso non è impedito in maniera adeguata; le vicende della zona, in modo variegato ed articolato, hanno interessato le diverse amministrazioni partenopee; l'Amministrazione Iervolino sembrò anni fa interessarsi al caso, inaugurando nei pressi un parco giochi, intitolato al ragazzo morto, voluto e finanziato dalla famiglia del giovane, ma della cui manutenzione avrebbe dovuto occuparsi il Comune, cosa purtroppo non accaduta; durante la campagna elettorale del 2016 l'ex assessore al patrimonio e attuale Presidente del Consiglio comunale di Napoli, Sandro Fucito, dichiarò che in viale Carlo Miranda, entro il 2020, sarebbero stati costruiti nuovi alloggi di proprietà comunale, ma del progetto non vi è a tutt'oggi alcuna traccia; il 3 agosto 2017 furono portati alla luce balle di rifiuti e quintali di spazzatura sotterrati anni prima tra viale Carlo Miranda e viale Aldo Merola, a pochi passi dalla villa comunale del quartiere, e furono utilizzati autocarri e ruspe per spostare tali rifiuti e per spianare il terreno, proprio in vista degli scavi di fondazione che avrebbero dovuto portare alla realizzazione di un progetto di costruzione di palazzine popolari; il progetto venne poi bloccato, ma non si è mai saputo nulla, né su come i rifiuti fossero arrivati in quella zona, né se il dislocamento di mezzi pesanti in quell'area avesse come reale obiettivo quello di occultare i rifiuti stessi; il 21 ottobre 2017 fu scoperta all'interno una postazione adibita al bracconaggio e al maltrattamento di volatili, che portò alla denuncia di due uomini; detto terreno, pare sia ancora oggi sotto sequestro da parte dell'autorità giudiziaria; ciò nonostante, a partire dal mese di gennaio 2020, senza che le municipalità interessate (Municipalità 9 e Municipalità 6) ne fossero a conoscenza, alcuni dipendenti della Napoli Servizi avrebbero iniziato ad effettuare carotaggi e sversamenti di terreno (di dubbia composizione) causando enorme preoccupazione tra gli abitanti; il 23 gennaio 2020 due consiglieri del Comune di Napoli del Movimento 5 Stelle hanno, a questo proposito, trasmesso formale richiesta di accesso agli atti all'Area Ambiente Servizio Igiene del Comune di Napoli, per conoscere le finalità riguardanti l'utilizzo di tale terreno. La richiesta risulta a tutt'oggi priva di riscontro; in data recente, precisamente il 13 maggio 2020, gli operai sono tornati a Ponticelli. Questa volta, però, pare che le due municipalità fossero state informate; risulta agli interroganti che l'accordo in merito al terreno sarebbe il seguente: una volta appurata la salubrità della zona, l'intenzione sarebbe quella di procedere riempiendo le cavità presenti sul terreno con materiali puliti e certificati provenienti dal quartiere Pianura; il 15 maggio 2020, per avere contezza di quanto descritto, i medesimi consiglieri hanno inoltrato nuova richiesta di accesso agli atti, priva di riscontro come la precedente; nella serata del 21 maggio 2020 l'area è stata teatro di un incendio di rifiuti, che ha richiesto l'intervento urgente dei Vigili del fuoco; gli abitanti della zona, nel frattempo, hanno continuato a manifestare chiedendo maggiori delucidazioni in merito al destino del "cantiere abbandonato" e al tipo di materiale utilizzato per l'eventuale riempimento del terreno, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di competenza intenda assumere affinché il Comune di Napoli fornisca tutti gli elementi utili a chiarire se l'area risulti ancora sotto sequestro o meno e tutte le informazioni necessarie a comprendere quale tipo di progettualità vi si intenda porre in essere; se intenda attivarsi nelle opportune sedi, perché l'eventuale riempimento con il descritto terreno proveniente da Pianura possa avvenire solo dopo che sia stata verificata l'avvenuta bonifica dell'area inquinata dai rifiuti interrati negli anni passati; quali ulteriori misure ritenga utile privilegiare al fine di appurare che l'Amministrazione comunale si attivi concretamente per restituire l'area agli abitanti della zona, affinché possano fruirne in condizioni di assoluta sicurezza. Atto n. 4-03575 BOTTO PAVANELLI PIARULLI LANNUTTI NOCERINO Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo quanto risulta da un documento predisposto dall'Unione sindacale di base dei Vigili del fuoco del 19 maggio 2020, l'amministrazione sta procedendo all'emanazione di una nuova circolare organizzativa del settore cinofilo del Corpo nazionale, nonostante sia stata sollecitata, da parte della maggior parte dei sindacati e di tutto il personale specializzato di settore, ad evitare la programmazione di nuovi assetti organizzativi per il medesimo comparto; il documento sindacale inoltre riporta che la compagine cinofila dei Vigili del fuoco ha dimostrato nel corso degli anni, sia a livello nazionale che internazionale, una professionalità ed una abnegazione al servizio, che ad oggi viene presa ad esempio anche a livello internazionale, confermata anche dall'attenzione del Parlamento, con le misure previste dall'articolo 19 -bis del decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8, nell'ambito delle assunzioni previste, per il triennio 2017-2019, del personale a tempo determinato del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, da destinare alle unità cinofile; l'Unione sindacale dei Vigili del fuoco evidenzia al riguardo che, nel caso la circolare fosse effettivamente introdotta, si determinerebbero gravi rischi e penalizzazioni per l'intero comparto cinofilo, anche in considerazione delle possibili contrapposizioni con la Direzione centrale della formazione, che già regolamenta dettagliatamente l'accesso al settore, oltre al manifestarsi di più che probabili, conflitti d'interesse, considerando la volontà di abrogare organi nominati dal capo Dipartimento, sostituendo i componenti con altri eletti su base fiduciaria, in netto contrasto pertanto con la normativa vigente; ulteriori profili di criticità sollevati dal documento del sindacato dei Vigili del fuoco emergono inoltre, dalla volontà di sostituire la copertura assicurativa con un fondo di "accantonamento", elargito dopo macchinosi passaggi di commissioni (non sempre liberi da pregiudizi) tramite una valutazione discrezionale, che non stabilisce, né linee guida, né tantomeno i parametri; la convenzione assicurativa sanitaria risulta, peraltro, scaduta lo scorso 31 dicembre 2019 e da allora tutta la compagine è priva di copertura assicurativa sanitaria per i cani; l'amministrazione intende, inoltre, inserire 20 turni di servizio ogni semestre, inteso come "servizio ordinario", al fine di mantenere l'abilitazione, la cui decisione costituisce una novità esclusiva per i cinofili, considerato che in altri settori, la stessa attenzione non viene prestata, fermo restando che le unità cinofile, fanno già parte del servizio tecnico urgente; secondo i sindacati dei Vigili del fuoco la procedura di rimborso per l'acquisto del secondo cane che s'intende prevedere, risulta altresì complessa e farraginosa, peraltro in netto contrasto con i principi amministrativi della pubblica amministrazione; a giudizio degli interroganti, dalle citate osservazioni emerge un quadro complessivo preoccupante e pericoloso, in relazione all'impatto che la prevista nuova circolare per il settore cinofilo del Corpo nazionale, rischia di determinare sia per il funzionamento del comparto, che nei riguardi dello stesso personale specializzato; la necessità di prevedere interventi, anche di sospensione momentanea e di revisione delle procedure organizzative delle unità cinofile dei Vigili del fuoco, in relazione a quanto esposto, risulta pertanto urgente e indifferibile, ad avviso degli interroganti, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere, nell'ambito delle proprie competenze, con riferimento a quanto esposto; se condivida le criticità evidenziate dall'Unione sindacale di base dei Vigili del fuoco, in relazione alla decisione d'introdurre nuove disposizioni che riguardano la riorganizzazione del comparto del settore cinofilo; in caso affermativo, se non ritenga urgente e opportuno intervenire, al fine di prevedere la sospensione della circolare e l'apertura di un Tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali e disporre un nuovo regolamento di settore in grado di risolvere le problematiche rappresentate e garantire una maggiore valorizzazione nei riguardi di un settore legato alla sicurezza nazionale, che si è distinto nel corso degli anni sia nel servizio ordinario che in quello delle grandi emergenze. Atto n. 4-03576 LAFORGIA DE PETRIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che a quanto risulta agli interroganti: in data 28 maggio 2020, i principali organi di informazione, nei loro siti web , hanno riportato un'intervista a Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione "Gimbe", rilasciata a "Radio 24" nella rubrica "24 mattino", che ha dichiarato, in merito ai casi di Coronavirus in regione Lombardia: "C'è il ragionevole sospetto che la Lombardia aggiusti i dati per timore di nuovi stop, anche perché in Lombardia si sono verificate troppe stranezze sui dati nel corso di questi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti andando ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti; alternanze e ritardi nella comunicazione dei dati, cosa che poteva essere giustificata nella fase dell'emergenza quando c'erano moltissimi casi ma molto meno ora, eppure i riconteggi sono molto più frequenti in questa fase 2. È come se ci fosse una sorta di necessità di mantenere sotto un certo livello quello che è il numero dei casi diagnosticati". "La Lombardia, ha continuato, probabilmente ha avuto questa enorme diffusione del contagio in una fase precedente al caso 1 di Codogno e le misure di lockdown , come avevamo chiesto noi all'inizio di marzo, dovevano essere più rigorose e restrittive. Noi avevamo chiesto la chiusura dell'intera Lombardia, un po' come Wuhan, perché era evidente che quel livello di esplosione del contagio non poteva che essere testimonianza di un virus che serpeggiava in maniera molto diffusa già nel mese di febbraio. Non è stato fatto, sono state prese tutta una serie di non decisioni, come la non chiusura delle zone di Alzano Lombardo e Nembro, che hanno determinato tutto quello che è successo nella bergamasca, e poi una smania ossessiva di riaprire"; e ancora: "La nostra grossa preoccupazione è che in questo momento la situazione lombarda sia quella che uscirà per ultima da questa tragedia, perché se si chiude troppo tardi e si vuole riaprire troppo presto, e si combinano anche dei magheggi sui numeri, allora è ovvio che la volontà politica non è quella di dominare l'epidemia ma è quella di ripartire al più presto con tutte le attività, e questo non lascia tranquilli. Non si sta effettuando un'attività di testing adeguato"; "È evidente che i casi sommersi sono 10-20 volte quelli esistenti, ha aggiunto Cartabellotta, e se non li vado a identificare, tracciare e isolare questi continuano a girare e contagiare. È un cane che si morde la coda: da una parte non si vogliono fare troppi tamponi per evitare di mettere sul piatto troppi casi, dall'altro non identificando questi casi si alimenta il contagio tanto che, secondo la valutazione che pubblichiamo oggi, negli ultimi 23 giorni, dal 4 al 27 maggio, la Lombardia ha il 6% di tamponi diagnostici positivi, e sottolineo 'diagnostici' perché se mettiamo al denominatore tutti i tamponi fatti è chiaro che questa percentuale artificiosamente scende. La Liguria è al 5,8%, il Piemonte al 3,8%"; la Regione Lombardia ha replicato: "Fin dall'inizio della pandemia i dati vengono pubblicati in maniera trasparente e inviati alle Istituzioni e alle autorità sanitarie preposte. Nessuno, a partire dall'Istituto Superiore di Sanità, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro che, anzi, proprio l'ISS ha sempre validato ritenendolo idoneo per rappresentare la situazione della nostra regione". Dalla Regione si sottolinea che "è inaccettabile ascoltare simili affermazioni che ci auguriamo vengano rettificate da chi le pronunciate"; considerato che la regione Lombardia è stata duramente colpita dalla pandemia e gli stessi organi di informazione hanno più volte riportato la notizia di decessi di massa, soprattutto nelle RSA e di disguidi organizzativi nella gestione dell'emergenza ed a parere degli interroganti, trattandosi di vite umane, è necessario fare chiarezza al fine di poter affrontare nel migliore dei modi il presente ed il futuro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ed il Presidente del Consiglio dei ministri siano a conoscenza delle dichiarazioni riportate in premessa e se intendano verificare se esse corrispondano al vero; se non ritengano opportuno programmare una gestione commissariale della Lombardia per individuare eventuali responsabilità pregresse e per evitare che la "fase due" sia gestita come quella dell'emergenza. Atto n. 4-03577 AIMI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: le concessioni demaniali marittime per acquacoltura e pesca rappresentano una tematica di rilevantissimo impatto dal punto di vista economico e occupazionale; la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019) reca alcune disposizioni relative alla questione delle concessioni demaniali marittime; in particolare, la legge, all'articolo 1, comma 675, "al fine di tutelare, valorizzare e promuovere il bene demaniale delle coste italiane, che rappresenta un elemento strategico per il sistema economico, di attrazione turistica e di immagine del Paese, in un'ottica di armonizzazione delle normative europee, demanda a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro per gli affari europei, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro per gli affari regionali e la Conferenza delle regioni e delle province autonome, i termini e le modalità per la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime"; l'articolo 1, al comma 682, in vigore dal 1° gennaio 2019, in attesa della revisione, ha disposto la proroga di 15 anni delle concessioni demaniali marittime in essere, la cui scadenza era precedentemente fissata al 2020; lo stesso articolo, al comma 683, stabilisce che "al fine di garantire la tutela e la custodia delle coste italiane affidate in concessione, quali risorse turistiche fondamentali del Paese, e tutelare l'occupazione e il reddito delle imprese in grave crisi per i danni subiti dai cambiamenti climatici e dai conseguenti eventi calamitosi straordinari, le concessioni di cui al comma 682, vigenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge 31 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, nonché quelle rilasciate successivamente a tale data a seguito di una procedura amministrativa attivata anteriormente al 31 dicembre 2009 e per le quali il rilascio è avvenuto nel rispetto dell'articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328, o il rinnovo è avvenuto nel rispetto dell'articolo 02 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, hanno una durata, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, di anni 15. Al termine del predetto periodo, le disposizioni adottate con il decreto di cui al comma 677 rappresentano lo strumento per individuare le migliori procedure da adottare per ogni singola gestione del bene demaniale"; a distanza di un anno e mezzo dall'approvazione delle disposizioni contenute nella legge di bilancio 145 del 2018, non sono stati forniti chiarimenti sull'applicabilità della proroga, e risultano emanati i decreti ai quali i commi citati rimandano; tale vuoto normativo sta creando notevoli disagi nel settore, si chiede di sapere se siano in fase di adozione i decreti richiamati in premessa e in caso negativo, se i Ministri in indirizzo non ritengano, ciascuno per la propria competenza, di adottare in tempi rapidi misure a tutela del comparto. Atto n. 4-03578 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: in località Trasanello, a circa 3 chilometri in linea d'aria da Matera, è ubicato l'impianto Italcementi, che ha una capacità produttiva di 400.000 tonnellate di clinker e 320.000 tonnellate di cemento per un totale di 720.000 tonnellate; tale impianto è nelle immediate prossimità dell'area protetta Gravine di Matera (codice IT9220135) e con deliberazione della Giunta regionale, DGR n. 1197/2017, è stato rilasciato un giudizio favorevole di compatibilità ambientale, comprensivo del parere favorevole di valutazione di incidenza e riesame per l'A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale); con la nuova autorizzazione è stata concessa la possibilità di utilizzo di 60.000 tonnellate di Css-combustibile da utilizzare nel forno per produrre cemento. I valori emissivi sono quelli che prevede il decreto del Ministero dell'ambiente 14 febbraio 2013, n. 22 e Italcementi non ha avuto bisogno di adeguamento, perché già vi rientrava; la cementeria Costantinopoli di Barile, al contrario, ha avuto bisogno di adeguamenti dell'impianto per rientrarvi; in merito ai valori emissivi, la soglia prevista per le polveri totali è stata abbassata da 30 mg/Nm³ a 10 mg/Nm³ e per NO2 da 500 a 450 mg/Nm³; Italcementi aveva sottoscritto, ad ottobre 2011, un protocollo con il Comune di Matera, la Provincia di Matera, la Regione Basilicata e la supervisione dell'ARPAB (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente in Basilicata). Nel protocollo era previsto l'istallazione di due centraline per la misurazione della qualità dell'aria, impiantate e manutenute dal gestore e l'installazione di 4 deposimetri. Nel 2013 furono installate le due centraline dell'aria, che sono operative e 4 coppie di deposimetri. Vennero effettuate 4 campagne di monitoraggio e l'ultima si è conclusa nella primavera del 2016. L'A.I.A. ha recepito le prescrizioni relative all'utilizzo delle centraline dell'aria impiantate con l'aggiunta della rilevazione in continuo delle emissioni di mercurio; per quanto riguarda la cementeria Costantinopoli di Barile, l'impianto è in località Costantinopoli, a meno di un chilometro da Barile e nel raggio di 1 chilometro vi sono scuole, ad una distanza di poco superiore ai 2 chilometri vi è il centro abitato di Rapolla e di Rionero in Vulture. Il Parco regionale del Vulture lambisce l'impianto con la zona 2 e a ridosso della cementeria vi è il complesso industriale INECO Srl, che è autorizzato per l'attività di messa in riserva (R13) e recupero (R5-R10) di rifiuti non pericolosi. Le cave sono a ridosso del centro abitato. L'impianto ha una capacità produttiva di 590.000 tonnellate di clinker . Con la nuova autorizzazione è stata concessa la possibilità di utilizzo di 50.000 tonnellate di Ccs-rifiuti e 10 t di Css-combustibile; con DGR n. 1113/2018 sono state approvate delle modifiche non sostanziali all'A.I.A., delle quali la più significativa, che si discosta da Italcementi, è l'emissione in atmosfera del monossido di carbonio che passa da 600 mg/Nm3 a 1500 mg/Nm3. Inoltre, il 17 maggio 2019 la direzione del cementificio di Costantinopoli di Barile ha presentato istanza di modifica non sostanziale per una serie di proroghe circa l'installazione della centralina di monitoraggio della qualità dell'aria, l'installazione delle postazioni per la raccolta delle deposizioni atmosferiche con nuova disposizione dei deposimetri (da evidenziare che Italcementi ne ha impiantate due di centraline per l'aria) e una richiesta di proroga per la presentazione del progetto relativo al trend di inversione dell'utilizzo del Ccs-rifiuto a favore del Css-combustibile. I termini sono stati così prorogati al 19 febbraio 2022; inoltre, sulla attività di monitoraggio eseguita negli ultimi due anni, da quando cioè i cementifici sono stati autorizzati a bruciare Css-combustibile ed hanno ricevuto le nuove deliberazioni dall'A.I.A., emerge che il Comune di Barile non ha adottato il piano previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 novembre 1997, che recepisce la legge n. 447 del 1995 (legge quadro sull'inquinamento acustico) ed è fermo ancora ai limiti previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 1991. Dalla verifica di alcuni rapporti di prova degli autocontrolli eseguiti è scaturito che circa le raccomandazioni sulla qualità dell'aria di ARPAB, più volte reiterate, si evidenziavano ancora carenze o errori di metodo per la determinazione di alcune matrici ambientali. Solo nell'ultima verifica del dicembre 2019 non è stata rilevata alcuna anomalia; un elemento di novità introdotto di recente in Basilicata è il Piano di ispezione ambientale della Regione, relativo alle istallazioni soggette ad A.I.A. Introdotto con DGR n. 771 del 30 ottobre 2019 è relativo al primo ciclo di ispezioni da effettuarsi nel triennio 2020-2023. Il piano riguarda le 53 istallazioni presenti in Regione e soggette ad A.I.A. Per ciascuna istallazione è individuato un indice di rischio che va da 0 a 10 (in pratica da 0 a 3 rischio basso, da 3 a 6 rischio medio, da 6 a 10 rischio alto). Sulla base della classe di rischio il periodo tra le due visite ispettive è determinato in 3 anni per la classe di rischio bassa, 2 anni per quella media ed 1 anno per quella alta. Pertanto, gli intervalli previsti in precedenza sono stati annullati e valgono quelli dei piani ispettivi; tuttavia, malgrado il cementificio di Costantinopoli di Barile sia a ridosso di due centri urbani e sia inserito in un'area dove vi sono produzioni pregiate quali olio e vino, ha un indice di rischio valutato in 2,59 (rischio basso e frequenza ispezioni triennale), mentre Italcementi, che è posto ad una distanza maggiore dal centro urbano, il territorio limitrofo è privo di colture pregiate ed ha un giudizio favorevole di compatibilità ambientale, ha un indice di rischio valutato in 6,07 (rischio alto e frequenza ispezioni annuale), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo voglia procedere ad eseguire ulteriori controlli sui due cementifici citati, affinché ci sia effettivo rispetto dell'ambiente; se intenda fornire spiegazioni circa le differenti valutazioni del rischio, visto che Italcementi, nonostante abbia un giudizio favorevole di compatibilità ambientale, è posta a 6,07 nella valutazione del rischio, mentre la cementeria di Costantinopoli di Barile, vicina ai centri urbani e ai territori coltivati è posta a 2,59 nella valutazione del rischio. Atto n. 4-03579 FERRO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'emergenza epidemiologica da COVID-19 ha fermato anche la revisione degli etilometri: lo segnala l'ASAPS, associazione sostenitori Polstrada; le attese per la revisione degli etilometri davanti al Centro superiore ricerche prove autoveicoli e dispositivi (CSRPAD) crescono di giorno in giorno; lo scorso 12 maggio 2020 è stato pubblicato un avviso sul sito del CSRPAD che testualmente recita "si invita a non inviare gli etilometri per le revisioni periodiche in quanto attualmente il laboratorio etilometri rimane chiuso per questa attività, giusta la tipologia di lavoro legata alla stessa in relazione all'emergenza sanitaria attualmente ancora in corso nel nostro Paese. Su questo sito sarà pubblicata la comunicazione della ripresa dell'attività di revisione periodica"; in pratica il servizio di "accettazione" è bloccato, e pertanto gli organi di Polizia stradale che hanno la necessità per legge di inviare l'etilometro periodicamente dopo 12 mesi dall'ultimo tagliando, non devono inviarlo. Quest'ultimo rappresenta un nuovo stop , dopo quello avvenuto tra il 2016 e il 2019; da oltre un anno è in funzione il nuovo laboratorio etilometri, che aveva permesso di ripristinare la regolarità nelle procedure, garantendo maggiore sicurezza stradale; la già iniziata "fase2" della sicurezza stradale, con nuovi decessi sulle strade, necessita di "artificieri" dotati di idonei strumenti, alla luce dei reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali, che prevedono aggravanti specifiche e revoche della patente, in caso di responsabili alla guida, "alterati" dall'alcol, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per risolvere questa grave situazione e quali saranno le procedure da adottare per ripristinare le tarature iniziali (verifica primitiva) ed annuali (verifica periodica). Atto n. 4-03580 PAROLI Al Ministro della salute Premesso che: il tema di sanificazione e disinfezione degli ambienti è all'ordine del giorno a causa dell'emergenza sanitaria da COVID-19; nel sito del Ministero della salute, in particolare nella sezione fake news relative al COVID-19, si trova infatti la notizia sulla validità dell'ozono: "Non ci sono attualmente evidenze che l'ozono svolga una funzione sterilizzante nei confronti del nuovo coronavirus e che conseguentemente metta al riparo dal contrarre l'infezione"; una circolare del Ministero dell'interno afferma l'assenza di evidenze sulla letteratura scientifica quale presidio per la prevenzione del COVID-19 dell'ozono. La stessa fa riferimento alla circolare del Ministero della salute 850/A.P.I. 2056, del 16 marzo 2020, con oggetto "Infezione COVID-19. Dispositivi di protezione individuale. Utilizzo razionale ed omogeneo sul territorio", la quale peraltro non riporta alcuna indicazione specifica per le sostanze e mezzi da utilizzare per la disinfezione; il professor Luigi Valdenassi, presidente SIOOT e il professor Marianno Franzini, presidente SIOOT International, hanno inviato lettere al Ministero della salute e al Ministero dell'interno denunciando questa grave inesattezza sull'ozono; il Ministero della sanità, con protocollo del 31 luglio 1996 n. 24482, "ha riconosciuto l'utilizzo dell'ozono nel trattamento dell'aria e dell'acqua, come presidio naturale per la sterilizzazione di ambienti contaminati da batteri, virus, spore, muffe ed acari", si chiede di sapere: quali siano state le modalità di scelta e di valutazione dell'ozono e l'inserimento di quest'ultimo come coadiuvante igienizzante; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno valutare altri metodi di disinfezione proposti dal mercato, quali ad esempio lampade UV-C e foto-catalizzatori ed emanare una circolare ad hoc sull'argomento, in cui si indichino i metodi di disinfezione riconosciuti e per ognuno efficacia (scientificamente provata), modalità di utilizzo, punti di forza, al fine di fornire linee guida chiare alle quali i cittadini possano affidarsi nella scelta, in base anche alle loro reali esigenze. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-01631 del senatore Taricco ed altri, sulle misure per garantire la piena funzionalità della casa di reclusione "Giuseppe Montalto" di Alba (Cuneo); 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01636 della senatrice Corrado ed altri, sulla promozione dell'intero circuito delle Residenze reali sabaude; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-01632 dei senatori Parrini e Nannicini, sulle misure di tutela occupazionale dei lavoratori dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio (Firenze).