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ANNESSO I (Omissis). ANNESSO II TETTI DELLE EMISSIONI DI ZOLFO E PERCENTUALI DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI I tetti delle emissioni di zolfo indicate sulla tabella in appresso corrispondono agli obblighi di cui ai paragrafi 2 e 3 dell'articolo 2 del presente Protocollo. I livelli di emissione per il 1980 ed il 1990 e le percentuali di riduzione delle emissioni che figurano in appresso sono indicate solo per informazione. Livelli Tetti delle Riduzione delle di emissione emissioni di emissioni in kt SO annue zolfo a/ kt SO annue percent. 1980 1990 2000 2005 2010 2000 2005 2010 Austria 397 90 78 80 Bielorussia 740 456 400 370 38 46 50 Belgio 828 443 248 232 215 70 72 74 Bulgaria 2050 2020 1374 1230 1 127 33 40 45 Canada: nazionale 4614 3700 3200 30 ZGOS 3245 1750 46 CE 25513 9 598 62 Croazia 150 160 133 125 117 11 17 22 Danimarca 451 180 90 80 Federaz. Russia c/ 7161 4460 4440 4 297 4 297 38 40 40 Finlandia 584 260 116 80 Francia 3348 1203 868 770 737 74 77 78 Germania 7494 5803 1300 990 83 87 Grecia 400 510 595 580 570 0 3 4 Irlanda 222 168 155 30 Italia 3800 1330 1042 65 73 Liechten- stein 0,4 0,1 0,1 75 Lussemb. 24 10 58 Paesi Bassi 466 207 106 77 Norvegia 142 54 34 76 Polonia 4100 3210 2583 2 173 1397 37 47 66 Portogallo 266 284 304 294 0 3 Regno Unito 4898 3780 2 449 1 470 980 50 70 80 Repubbl. Ceca 2257 1876 1128 902 632 50 60 72 Slovacchia 843 539 337 295 240 60 65 72 Slovenia 235 195 130 94 71 45 60 70 Spagna 3319 2316 2143 35 Svezia 507 130 100 80 Svizzera 126 62 60 52 Ucraina 3850 2310 40 Ungheria 1632 1010 898 816 653 45 50 60 a/ Se, nel corso di un determinato anno prima del 2005, una Parte constata che in ragione di un inverno particolarmente freddo, di un'estate particolarmente asciutta e di una perdita passeggera ed imprevista di capacità nella rete distributrice di elettricità, sul suo territorio nazionale o in un paese vicino, essa non è in grado di rispettare gli obblighi assunti ai sensi del presente annesso, la stessa Parte può tuttavia soddisfare tali obblighi calcolando la media delle sue emissioni annuali nazionali di zolfo nell'anno in questione, nell'anno precedente allo stesso e nell'anno successivo, con riserva che il livello delle emissioni durante un anno qualsiasi non superi di oltre il 20% il tetto stabilito. Il Comitato di applicazione dovrà essere informato dei motivi dell'eccedenza durante un determinato anno nonché del metodo di calcolo della media per i tre anni in oggetto. b/ Per la Grecia ed il Portogallo, la percentuale indicata di riduzione delle emissioni si basa sul tetto delle emissioni di zolfo stabilito per l'anno 2000. c/ Parte europea all'interno della zona dell'EMEP. ANNESSO III ZONE DI GESTIONE DEGLI OSSIDI DI ZOLFO (ZGOS) La seguente zona è indicata ai fini del presente Protocollo: La ZGOS del Sud-est canadese Questa zona copre una superficie di 1 milione di km2 che comprendono tutto il territorio delle provincie dell'Isola Principe Edoardo, della Nuova Scozia e del Nuovo Bruhswick, l'intero territorio della provincia del Quebec a sud di una linea diretta che va da Havre S. Pierre sulla costa settentrionale del golfo di Saint Laurent, fino al punto in cui la linea di confine Quebec - Ontario attraversa la costa della baia James; essa include anche l'intero territorio della provincia dell'Ontario a sud di una linea retta che va dal punto in cui il confine Ontario - Quebec attraversa la costa della baia James fino al fiume Nipigon, nei pressi della riva settentrionale del lago Superiore. ANNESSO IV TECNICHE DI LOTTA CONTRO LE EMISSIONI DI ZOLFO PROVENIENTI DA FONTI FISSE I. INTRODUZIONE 1. L'annesso ha come scopo di aiutare a determinare le opzioni e le tecniche di lotta contro le emissioni di zolfo atte ad assicurare il rispetto degli obblighi del presente Protocollo. 2. Essa è fondata sulle informazioni relative alle nozioni generali relative alla riduzione delle emissioni di zolfo in particolare sui risultati ed i costi dell'applicazione delle tecniche di lotta che figurano nella documentazione ufficiale dell'Organo esecutivo e dei suoi organi ausiliari. 3. Salvo diversa indicazione, le misure di riduzione enumerate sono considerate, in base ad una esperienza pratica acquisita, nella maggior parte di casi, in un arco di più anni, come essendo le tecniche disponibili più consolidate e redditizie. Tuttavia, l'esperienza sempre più vasta in materia di tecniche poco inquinanti applicate nei nuovi impianti, nonché l'adeguamento anti-inquinamento degli impianti esistenti impone un regolare riesame del presente annesso. 4. Benchè l'annesso enumeri un certo numero di misure e di tecniche aventi costi ed efficacia molto variabili, non è da considerarsi come una tabella esauriente dei possibili mezzi di lotta. Inoltre, la scelta delle misure e delle tecniche da applicare in determinati casi, dipende da vari fattori, in particolare la legislazione e le disposizioni regolamentari in vigore, ed in particolare le prescrizioni relative alle tecniche di lotta, alla composizione delle energie primarie all'infrastruttura industriale, alla congiuntura economica e alle condizioni dell'impianto. 5. L'annesso verte sostanzialmente sulla lotta contro le emissioni di zolfo ossidato considerate come il totale dell'anidride solforosa (S02) e del triossido di zolfo (S03) espresse ponderalmente in S02, La quota di zolfo emessa sotto forma di ossidi di zolfo o di altri composti solforosi senza combustione, è debole in relazione alle emissioni di zolfo derivanti da una combustione. 6. Qualora siano previste misure o tecniche di lotta per le fonti di zolfo che emettono anche altri elementi, in particolare ossidi di azoto (NOx), particelle, metalli pesanti e composti organici volatili (COV) esse sono da considerare in relazione ai mezzi applicabili a tali inquinanti, al fine di massimizzare l'effetto globale di riduzione e ridurre al minimo i danni ambientali, in particolare per evitare che l'inquinamento si trasferisca in altri ambienti (acque reflue e rifiuti solidi). II. PRINCIPALI FONTI FISSE DI EMISSIONI DI ZOLFO 7. La combustione di combustibili fossili è la principale fonte di origine umana delle emissioni di zolfo provenienti da fonti fisse. Inoltre, alcune operazioni diverse dalla combustione possono contribuire in misura notevole a tali emissioni. Secondo l'EMEP/CORINAIR '90 le grandi categorie di fonti fisse sono le seguenti: i) Centrali elettriche pubbliche, impianti misti ed impianti di riscaldamento urbano a) caldaie b) turbine a combustione fisse e motori a combustione interna ii) Impianti di combustione commerciali, istituzionali e residenziali: a) caldaie commerciali; b) apparecchi di riscaldamento domestici; iii) impianti di combustione industriali e procedimenti di combustione: a) caldaie e apparecchi di riscaldamento industriali; b) operazione, ad esempio in metallurgia: arrossimento e sintetizzazione, cokificazione, trattamento del diossido di titanio (TiO2), ecc; c) fabbricazione di pasta da carta; iv) Operazioni diverse dalla combustione, ad esempio, produzione di acido solforico, alcune sintesi organiche, la lavorazione di superfici metalliche; v) estrazione, trasformazione e distribuzione di combustibili fossili; vi) trattamento ed eliminazione dei rifiuti (trattamento termico dei rifiuti casalinghi e dei rifiuti industriali ecc.) 8. Nella regione della CEE, secondo i dati di cui si dispone per il 1990, circa l'88% delle emissioni di zolfo derivano dall'insieme dai procedimenti di combustione (il 20% dei quali nell'industria), il 5% dai procedimenti di lavorazione ed il 7% dalle raffinerie di petrolio. In un gran numero di paesi, il settore industriale (comprese le raffinerie) è anch'esso una fonte importante di emissioni di S02. Se le emissioni provenienti dalle raffinerie sono poco importanti nella regione della CEE, il tenore di zolfo dei prodotti petroliferi è una delle cause principali delle emissioni di zolfo provenienti da altre fonti. In genere, il 60% dello zolfo presente nei prodotti greggi sussiste, il 30% è ricuperato sotto forma di zolfo primario ed il 10% è emesso dai fornelli di raffineria. III MEZZI GENERALI PER RIDURRE LE EMISSIONI DI ZOLFO DOVUTE ALLA COMBUSTIONE 9. I mezzi generali per ridurre le emissioni di zolfo sono le seguenti: i) Misure di gestione dell'energia*/: a) Risparmi energetici L'uso razionale dell'energia (miglioramento del rendimento e dell'applicazione dei procedimenti, produzione mista e/o gestione della domanda) comporta di regola una riduzione delle emissioni solforose. v) Utilizzazione di più fonti energetiche In linea di massima si perviene a ridurre le emissioni di zolfo aumentando, nella gamma delle energie, la proporzione di quelle che non necessitano di combustione (idraulica, nucleare, eolica). Tuttavia occorre anche considerare gli altri danni ambientali. ii) Mezzi tecnici: a) Rinuncia ad alcuni combustibili Il S02 emesso durante la combustione e direttamente connesso al tenore in zolfo del combustibile utilizzato. La sostituzione di alcuni combustibili (ad esempio carboni molto solforati con carboni poco solforati e/o combustibili liquidi, oppure il carbone con il gas) comporta una diminuzione delle emissioni di zolfo, ma può essere ostacolata da alcune difficoltà, ad esempio per ottenere combustibili poco solforati o dover adeguare i sistemi di combustione esistenti ad altri combustibili. In molti paesi della CEE, gli impianti funzionanti con carbone o idrocarburi sono sostituiti attualmente da impianti a gas. L'installazione di impianti misti potrebbe agevolare la sostituzione dei combustibili. b) Depurazione dei combustibili La depurazione del gas naturale, perfettamente collaudata, è ampiamente utilizzata per ragioni pratiche. L'epurazione dei gas industriali (gas acido di raffineria, gas di forno a coke, biogas, ecc.) è anch'essa perfettamente collaudata. Altrettanto dicasi per la desolforazione dei combustibili liquidi (frazioni leggere e medie). ------- */ I mezzi i) a) e b) sono integrati nella struttura ed nella politica energetica di una Parte alla Convenzione. Il loro grado di attuazione, la loro efficacia ed i costi per settore non vengono esaminati nel presente documento. La desolforazione delle frazioni pesanti è tecnicamente realizzabile, ma tuttavia occorre tener conto delle proprietà del greggio. La desolforazione dei residui presenti nell'atmosfera (si tratta dei prodotti che compaiono in fondo alla colonna di unità di distillazione atmosferica di petrolio greggio), per ottenere un combustibile petrolifero a basso tenore di zolfo non è tuttavia praticata correntemente. In generale è preferibile trattare un greggio poco solforato. L'idro-cracking e le tecniche di trasformazione totale sono state messe a punto ed abbinano una consistente eliminazione di zolfo ad un migliorato rendimento dei prodotti leggeri. Le raffinerie che praticano conversioni totali sono ancora poco numerose. Di regola, queste raffinerie ricuperano dall'80 allo 00% dello zolfo presente e trasformano tutti i residui in prodotti leggeri o altri prodotti che possono essere commercializzati. Questo tipo di raffineria consuma più energia e ed esige investimenti più importanti. Il tenore in zolfo dei prodotti di raffineria è indicato nella tabella 1 in appresso. Tabella 1 Tenore in zolfo dei prodotti di raffineria (Tenore in zolfo (%) Combustibile Classico, attuale Previsto per il futuro Benzina 0,1 0,05 Carboreattore 0,1 0,01 Carburante diesel 0,05 - 0,3 0,05 Olio di riscaldamento 0,01 - 0,2 0,1 Fioul 0,2 - 3,5 1 Diesel marino 0,5 - 1,0 0,5 Depositi nafta 3,0 - 5,0 1 (zone costiere) 2 (alto mare) Le tecniche moderne di depurazione dell'antracite consentono di eliminare circa la metà dello zolfo inorganico (a seconda delle proprietà del carbone) ma non lo zolfo organico. Attualmente si stanno collaudando tecniche più efficaci che comportano tuttavia costi ed investimenti più elevati. In tal modo la desolforazione, mediante depurazione del carbone, è meno redditizia della desolforazione dei gas di combustione. Sembra possibile poter individuare, in ogni paese, il mezzo per abbinare questi due procedimenti nel migliore dei modi. c) Tecniche di combustione moderna Si tratta di tecniche di combustione il cui rendimento tecnico è stato migliorato e che emettono meno zolfo: combustione su strato fluidizzato (CLF); strato ribollente(CLFB); strato circolante (CLFC) e strato sotto pressione (CLFSP); ciclo combinato con gassificazione integrata (CCGI) e turbine a gas per ciclo combinato (TGCC). I sistemi di combustione delle centrali elettriche possono essere integrati con turbine a gas fisse, ciò consente di migliorare il rendimento generale dal 5 al 7% e comporta ad esempio una sensibile riduzione delle emissioni di SO2. Tuttavia questa integrazione necessità di una modifica sostanziale delle caldaie. La combustione su strato fluidizzato, messa a punto per l'antracite e la lignite funziona anche con altri combustibili solidi, come il coke di petrolio e combustibili poveri come i rifiuti, la torba ed il legno. Le emissioni possono essere ridotte anche integrando ai focolai un dispositivo di regolamento della combustione mediante aggiunta di calce/calcare ai materiali costituenti dello strato. La potenza installata totale dei CLF ha raggiunto circa 30 000 MWth (250 a 350 impianti), compresi 8 000 MWth nella gamma delle potenze superiori a 50 MWth. L'utilizzazione e/o l'eliminazione dei sotto-prodotti derivati da questo procedimento possono porre problemi necessitando quindi nuovi adeguamenti. Il CCGI comprende la gassificazione del carbone e la produzione di elettricità, in un ciclo combinato, in una turbina a gas ed a vapore. Il carbone gassificato e bruciato nella camera di combustione delle turbine a gas. Per ridurre le emissioni di zolfo, si fa appello ai metodi più moderni di depurazione del gas greggio a monte della turbina a gas. Questa tecnica è anche applicata ai residui di olio pesante e ad emulsioni bituminose. La potenza installata è attualmente di circa 1 000 MW el (cinque impianti). Sono attualmente in fase di studio turbine a gas in ciclo combinato funzionanti con gas naturale, con un rendimento energetico del 48 al 52% circa. d) Modifiche dei procedimenti e delle modalità di combustione Non è possibile modificare le modalità di combustione come viene fatto per ridurre le emissioni di NOx, poiché la quasi-totalità dello zolfo organico e/o inorganico si ossida durante la combustione (lo zolfo rimanente, la cui quantità dipende dalle proprietà del combustibile e dalla tecnica di combustione, si ritrova nella cenere). Nel presente annesso i procedimenti addizionali a secco utilizzati nelle classiche caldaie, sono considerati come modifiche del procedimento consistente nell'iniezione di un agente nella camera di combustione. Tuttavia l'esperienza ha dimostrato che quando si applicano questi procedimenti, la capacità termica diminuisce, il rapporto Ca S è alto e la desolforazione poco attiva. Occorre tener conto dei problemi rappresentati dalla riutilizzazione del sotto-prodotto, tanto che questa soluzione dovrebbe di regola essere considerata come una misura intermedia e per piccoli impianti. Tabella 2 Livelli di emissione di ossidi di zolfo ottenuti mediante l'applicazione di tecniche di riduzione su caldaie che utilizzano combustibili fossili Emissioni Iniezione Lavaggio Assorbimento non misurate di additivi a/ a secco con polverizzazione b/ Tasso di eliminazione (%) Fino a 60 95 Fino a 90 Rendimento energetico (kw - 10 m /h) 0.1-1 6-10 3-6 Potenza totale installata CEE Eur (MW) 194.000 16.000 Tipo di sotto- prodotti Miscela di sali Gesso Miscela di Ca e di ceneri (fanghi/ CaSO3 volanti acque 1/2 H20 reflue) e di ceneri volanti Spese d'investimento specifiche (ECU 189O/kW 20-50 60-250 60-220 mg/m3 c/ g/kWh mg/m3 c/ g/kWh mg/m3 c/ g/kwh mg/m3 c/ g/k Wh Antracite d/......................................................... Lignite d/........................................................... Fioul pesante d/..................................................... Assorbimento Wellmann Lord Carbone Estrazione ammoniacale b/ a/ attivo a/ catalitica combinata a/ Tasso di eliminazione (%) fino a 90 95 95 95 Rendimento energetico (kw - 10 m /h) 3-10 10-15 4-8 2 Potenza totale 200 2.000 700 1.300 installata CEE Eur (MW) Tipo di sotto-prodotti Fertilizzanti S primario S primario Acido ammoniacali Acido Acido solforico solforico solforico (70% in (99% in (99% in peso) volume) volume) Spese d'investimento specifiche (ECU 1890/kW 230-270 e/ 200-300 e/ 280-320 e/f/ 320-350 e/ f/ mg/m3 c/ g/kWh mg/m3 c/ g/kWh mg/m3 c/ g/kwh mg/m3 c/ g/k Wh Antracite d/......................................................... Lignite d/........................................................... Fioul pesante d/..................................................... a/ Per i combustibili ad alto tenore di zolfo, occorre adeguare il grado di desolforazione, anche a seconda del procedimento utilizzato. Applicabilità di questi procedimenti: di regola 95%. b/ Limitata possibilità di applicazione per i combustibili ad elevato tenore in zolfo. c/ Emissione in mg/m3 (PTN) a secco, 6% di ossigeno per i combustibili solidi, 3% di ossigeno per i combustibili liquidi. d/ Il fattore di conversione dipende dalle caratteristiche del combustibile, dal volume specifico dei fumi e dal rendimento termico della caldaia (fattori di conversione applicati (m3/kWh, rendimento termico: 36%) antracite: 3,50; lignite: 4,20; fioul pesante: 2,80) e/ Il costo d'investimento specifico concerne un campione limitato d'impianti. f/ Il costo d'investimento specifico tiene conto della denitrificazione. Questa tabella è stata stabilita per impianti importanti nel settore pubblico di produzione di elettricità. Tuttavia, le tecniche di riduzione sono altresì applicabili ad altri settori nei quali le emissioni di fumi sono paragonabili. e) Procedimenti di desolforazione dei gas di combustione Questi procedimenti mirano a eliminare gli ossidi di zolfo già formati; sono considerati misure secondarie. Le attuali conoscenze in materia sono tutte fondate sull'estrazione di zolfo per mezzo di procedimenti chimici con sistema a secco, semi-secco o catalitico. Per rendere il programma di riduzione delle emissioni di zolfo il più efficace possibile, occorrerebbe, al di là delle misure di gestione dell'economia della categoria i) di cui sopra prevedere di combinare i mezzi tecnici enumerati nella categoria ii) di cui sopra. In alcuni casi i mezzi applicati per ridurre le emissioni di zolfo possono anche comportare una diminuzione delle emissioni di Co2, di NOx e di altri inquinanti. Per le centrali elettriche pubbliche, gli impianti misti e gli impianti di riscaldamento urbano, si applicano in particolare i seguenti procedimenti di lavorazione del gas di combustione: assorbimento allo stato umido con calce/calcare: assorbimento a secco mediante polverizzazione; procedimento Wellman Lord; assorbimento ammoniacale; procedimenti di estrazione combinata dei NOx e dei SOx (carbone attivato ed estrazione catalitica combinata dei NOx e dei SOx). Nel settore di produzione dell'energia l'assorbimento allo stato unido con calce/calcare e l'assorbimento a secco mediante polverizzazione rappresentano rispettivamente l'85% ed il 10% della potenza installata degli impianti di lavorazione dei gas di combustione. Vari nuovi procedimenti di desolforazione dei gas di combustione come l'epurazione a secco con raggi elettronici ed il procedimento Mark 13A sono ancora in una fase sperimentale. L'efficacia delle summenzionate misure secondarie è indicata nella tabella 2 di cui sopra. Le cifre provengono dall'esperienza pratica acquisita in un gran numero d'impianti in servizio. Nella tabella sono altresì menzionate la potenza installata e la gamma delle potenze. Benchè le varie tecniche per la riduzione dello zolfo siano paragonabili tra di loro, le specifiche condizioni previste per ciascun impianto o per la sua localizzazione possono far scartare tale o tal'altro metodo. La tabella 2 indica i costi d'investimento corrispondenti all'applicazione delle tecniche di riduzione delle emissioni di zolfo descritte alle voci ii) c), d) ed e). Tuttavia quando queste tecniche sono applicate a casi particolari, vediamo che i costi d'investimento corrispondenti alle misure di riduzione delle emissioni di zolfo dipendono, tra l'altro, dalle tecniche specifiche utilizzate, dai sistemi anti-inquinamento richiesti e dalla scadenza temporale dei cicli di manutenzione previsti. La tabella offre quindi solo indicazioni generali dei costi d'investimento. Le spese d'investimento necessarie per l'adeguamento anti-inquinamento superano in generale quelle relative alla costruzione dei nuovi impianti. IV. TECNICHE ANTI-INQUINAMENTO IN ALTRI SETTORI 10. Le tecniche anti-inquinamento (enumerate nelle rubriche ii) a) ad e) del paragrafo 9) sono applicabili non solo nelle centrali elettriche - dove, nella maggior parte dei casi si è acquisita un'esperienza pratica nel corso degli anni - ma anche in numerosi altri settori dell'industria. 11. l'applicazione delle tecniche di riduzione delle emissioni di zolfo è legata alle limitazioni inerenti a ciascun procedimento nei settori in esame. Nella seguente Tabella 3 figurano le principali fonti di emissioni di zolfo e le misure antinquinamento corrispondenti. Tabella 3 Fonte Misure anti-inquinamento Arrostimento di solfuri non ferrosi Riduzione catalitica con sistema umido all'acido solforico Produzione di viscosa Procedimento a doppio contatto Produzione di acido solforico Procedimento a doppio contatto, rendimento migliorato Produzione di pasta kraft Vari dispositivi incorporati 12. Nei settori enumerati nella tabella 3, è possibile ricorrere a dispositivi incorporati ed in particolare a modifiche della materia prima (se del caso combinate con un trattamento specifico dei gas di combustione) per ridurre nella maniera più efficace possibile le emissioni di zolfo. 13. Sono stati segnalati i seguenti esempi: a) nei nuovi stabilimenti di pasta kraft, si possono ottenere livelli di emissione inferiore ad 1 kg. di zolfo per tonnellata di pasta asciugata all'aria **/ b) Negli stabilimenti di pasta al bisolfito, si possono riportare le emissioni a 1-1,5 kg. di zolfo per tonnellata di pasta asciugata all'aria; c) per l'arrostimento dei solfuri, sono stati segnalati (a seconda del procedimento utilizzato) dei tassi di desolforazione dall'80 al 99% per gli impianti da 10 000 a 200 000 m3/h; d) in un impianto di sinterizzazione del minerale di ferro, un'unita di desolforazione dei gas di combustione avente una potenza di 320 000 m3/ consente di ridurre a meno di 100 mq Ox/Nm3, al 6% dello 02, il tenore di zolfo; e) Nei forni a coke, si ottiene un tenore inferiore a 400 mg. SOx/Nm3 al 6% dello 02; f) negli impianti di produzione di acido solforico, il tasso di conversione è superiore al 99%; g) il procedimento Claus perfezionato consente di estrarre oltre il 99% di zolfo. --------- **/ Occorre sorvegliare il rapporto zolfo/sodio, con l'eliminazione dello zolfo sotto forma di sali neutri e l'aggiunta di composti sodici non solforati. V. SOTTO PRODOTTI ED EFFETTI SECONDARI 14. L'accrescimento degli sforzi spiegati dai paesi della regione della CEE per ridurre le emissioni di zolfo provenienti da fonti fisse sarà accompagnato da un aumento proporzionale della quantità dei prodotti secondari. 15. Conviene selezionare le tecniche che danno luogo a prodotti secondari utilizzabili. La preferenza va data alle tecniche che per quanto possibile, consentono di accrescere il rendimento termico e di risolvere il problema dell'eliminazione dei rifiuti. Benchè la maggior parte dei prodotti secondari sia utilizzabile o riciclabile - gesso, sali ammoniacati, acido solforico, zolfo, ecc. - vanno considerati alcuni fattori come la situazione del mercato e le norme di qualità. Ai fini della riutilizzazione dei prodotti secondari della combustione su strato fluidizzato e dell'assorbimento a secco mediante polverizzazione, occorre fare dei progressi in questo settore in quanto, in vari paesi, le possibilità di eliminazione dei rifiuti sono limitate dalla capacità delle discariche e dai criteri applicabili in materia. 16. Gli effetti secondari o gli inconvenienti enumerati in appresso non impediscono l'applicazione di alcuna tecnica o metodo, ma di essi si deve tener conto in presenza di più mezzi di riduzione dello zolfo, ad esempio: a) Dispendio di energia per la lavorazione dei gas; b) Corrosione dovuta alla formazione di acido solforico per reazione degli ossidi di zolfo con il vapore acqueo; c) maggiore utilizzo di acqua e necessità di trattare le acque reflue; d) uso di reattivi; e) necessità di eliminare i rifiuti solidi. VI. CONTROLLO E COMUNICAZIONE 17. Le misure prese dai paesi per l'attuazione delle loro strategie e politiche di riduzione dell'inquinamento atmosferico includono leggi e regolamenti, incentivi economici o strumenti di dissuasione, nonché criteri tecnici (necessità di utilizzare la migliore tecnica disponibile). 18. Per ogni fonte di emissione, le norme sono di regola stabilite in funzione delle dimensioni dell'impianto, delle modalità operative, della tecnologia di combustione, del tipo di combustibile e dell'anzianità dell'impianto. Un'altra soluzione approvata consiste nel stabilire un obiettivo di riduzione globale delle emissioni di zolfo provenienti da un gruppo di fonti, consentendo di scegliere il settore d'intervento adeguato per l'ottenimento di tale obiettivo (principio della bolla). 19. Per limitare le emissioni di zolfo ai livelli stabiliti dalla legislazione nazionale, occorre prevedere un sistema permanente di controllo e di comunicazione dei dati alle autorità di sorveglianza. 20. Attualmente si dispone di svariati sistemi di controllo basato su metodi di misurazione continua o discontinua. Tuttavia, le norme di qualità possono variare. Le misurazioni devono essere effettuate da istituti qualificati utilizzando sistemi di misurazione e di sorveglianza. A tal fine un sistema di certificazione sembra il più adatto per fornire le migliori garanzie. 21. Con i moderni sistemi di controllo automatico e di hardware, la comunicazione dei dati non pone problemi. La loro raccolta in vista di un uso ulteriore avviene secondo le tecnologie attuali. Tuttavia, i dati da comunicare alle autorità competenti variano da un caso all'altro. Per migliorare il confronto tra le serie occorre armonizzare le regolamentazioni. L'armonizzazione è anche auspicabile per garantire la qualità dei sistemi di misurazione e di controllo. È un'esigenza da prendere in considerazione quando si confrontano i dati. 22. Per evitare disparità e discordanze si tratta di definire correttamente gli elementi ed i parametri essenziali, in particolare i seguenti: a) Le norme devono essere espresse in ppmv, mg Nm3, g Gj, kg o kg/tonnellata di prodotti. La maggior parte di queste unità vanno calcolate e specificate per quanto riguarda la temperatura del gas, l'umidità, la pressione, il tenore in ossigeno o il valore dell'apporto termico; b) occorre definire il periodo, espresso in ore, mesi o anni, rispetto al quale i valori medi delle norme vanno stabiliti; c) conviene definire i tempi di arresto e le regole di sicurezza corrispondenti, per quanto riguarda la derivazione dei sistemi di sorveglianza o l'arresto dell'impianto. d) occorre definire i metodi da applicare per completare i dati mancanti o persi a seguito di difettosità dell'hardware; e) occorre definire la serie dei parametri da misurare. Le informazioni richieste possono variare a seconda del tipo di procedimento industriale è quindi opportuno definire il punto di misurazione nel sistema. 23. Occorre garantire la qualità delle misurazioni. ANNESSO V VALORI LIMITE DI EMISSIONE E DI TENORE DI ZOLFO A. Valori limite di emissione per le grandi fonti fisse a/ i) ii), iii) Valore limite di Tasso di desol- emissione forazione (MWth) (mg S02, Nm3 b/) (%) 50-100 2 000 1. COMBUSTIBILI SOLIDI 100-500 2000-400 40(per 100-167MW) (in base al 6% diminuz. lineare 40-90 accrescim. ossigeno nei gas lineare per 167- di combustione 500 MW) > 500 400 90 2. COMBUSTIBILI LIQUIDI 300 - 500 1 700- 400 90 (in base al 3% di ossigeno nei (diminuz. lineare) gas di combustione > 500 400 90 3. COMBUSTIBILI GASSOSI(in base al 3% di ossigeno nei gas di combustione) Combustibili 35 gassosi in generale Gas liquefatti 5 Gas a debole potere calorifico 800 (gassificazione dei residui di raffineria, gas di forni a coke, gas di alti forni) B. GASOLII Tenore in zolfo (%) Carburante diesel per veicoli stradali 0,05 Altri tipi 0,2 Note a/ A titolo indicativo, per un impianto dotato di un dispositivo che utilizza contemporaneamente almeno due tipi di combustibili, le autorità competenti stabiliscono valori limite di emissione in considerazione: dei valori limite della colonna ii) applicabili a ciascun particolare combustibile, dell'apporto termico di ogni combustibile, e per le raffinerie, delle specifiche caratteristiche pertinenti dell'impianto. Per le raffinerie, tale valore limite combinato non deve in alcun caso superare 1 700 mg SO2/Nm3. I valori limite non si applicano ai seguenti impianti: - impianti i cui prodotti di combustione servono direttamente al riscaldamento, all'essicazione, o ad ogni altra lavorazione di oggetti o di materiali, ad esempio i forni di riscaldamento, i forni di trattamento termico; - impianti di post-combustione, vale a dire ogni apparecchio industriale progettato per purificare, mediante combustione, tutti gli effluenti gassosi, e che non è utilizzato come impianto di combustione indipendente; - impianti per la rigenerazione dei catalizzatori di cracking catalitico; - impianti per la trasformazione del solfuro d'idrogeno in zolfo; - reattori dell'industria chimica; - forni di cockificazione; - rigeneratori di alto forno (cowpers); - inceneritori di rifiuti; - impianti a motori diesel, a motori a benzina o a gas, oppure a turbine a gas, a prescindere dal combustibile utilizzato. Se una Parte, a cause dell'alto tenore in zolfo dei combustibili solidi o liquidi di origine locale non riesce a rispettare i valori limite di emissione stabiliti nella colonna ii) essa può applicare i tassi di desolforazione indicati nella colonna iii) oppure un valore limite massimo di 800 mq/SO2/Nm3 (di preferenza non superiore a 650 mq/SO2/Nm3). In tal caso la Parte segnala il fatto al Comitato di applicazione, nel corso dell'anno civile in cui tale fatto avviene. Se due o più nuovi impianti sono costruiti in modo tale che, in considerazione di fattori tecnici ed economici, i loro effluenti gassosi possono, secondo il parere delle autorità competenti, essere evacuati attraverso un fornello comune, l'insieme formato da questi due impianti è considerato come una sola unità. b/ mg SO2 Nm3 alle condizioni di riferimento: temperatura 273 gradi K, pressione 101,3 kPa previa rettifica per tener conto del tenore in vapore acqueo.