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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 129 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 15. SINDACATO ISPETTIVO Interrogazione Il presidente PETROCELLI informa che il primo punto all'ordine del giorno dell'odierna seduta reca l'interrogazione n. 3-02976 presentata dai senatori Tatjana Rojc ed altri sulla situazione politica in Bosnia-Erzegovina. Si tratta di una interrogazione a risposta orale, assegnata alla Commissione Affari esteri, ai sensi dell'articolo 147 del Regolamento del Senato. Per il Governo è stato chiamato a rispondere il sottosegretario Della Vedova. Ricorda all'interrogante che, secondo l'articolo 149 del Regolamento, dopo la dichiarazione del Rappresentante del Governo, può replicare per dichiarare se sia o no soddisfatta per un tempo complessivo che non può eccedere i cinque minuti. Il sottosegretario DELLA VEDOVA fa presente preliminarmente che i Balcani occidentali rappresentano un quadrante prioritario per la politica estera e di sicurezza dell'Italia. Il Governo è costantemente attivo, in stretto coordinamento con i nostri principali partner e alleati, affinché la regione prosegua nel suo percorso di stabilizzazione e consolidamento democratico. La strada maestra rimane quella del processo di integrazione nell'Unione Europea e  per i Paesi che lo desiderano  nella NATO. In linea con la priorità accordata allo scacchiere balcanico, il Governo è pienamente impegnato per ricomporre l'attuale crisi istituzionale in Bosnia-Erzegovina. Affinché il Paese possa compiere passi decisivi verso una piena riconciliazione, a ventisei anni dalla firma dell'Accordo di Pace di Dayton, e riprendere il percorso di riforme interne necessarie per avvicinarsi all'Europa, è necessario che tutti gli attori politici in Bosnia-Erzegovina operino con spirito costruttivo, superando definitivamente le logiche etnico-nazionalistiche che hanno fin qui determinato le dinamiche politiche nel Paese. Peraltro, questi sono i messaggi che ho trasmesso personalmente durante la mia visita a Sarajevo di pochi giorni fa, nel corso della quale ho sottolineato ai leader politici locali la ferma aspettativa italiana a che vengano messi da parte i propositivi legislativi annunciati dalla Republika Srpska, gravemente controproducenti per la prospettiva europea della Bosnia-Erzegovina, e si proceda all'organizzazione delle elezioni politiche in ottobre nel pieno rispetto delle raccomandazioni formulate dall'OSCE. L'Italia è fermamente convinta che sia necessario un cambio di approccio che promuova questo cambiamento dal basso, ponendo al centro dell'attenzione il ruolo della società civile. Con questo spirito, la Farnesina ha approvato nel 2021 alcuni progetti promossi dal terzo settore volti a favorire il processo di riconciliazione, la condivisione di una visione comune sul futuro del Paese e l'elaborazione di proposte di riforme costituzionali volte a rilanciare il percorso europeo del Paese. La ripresa delle riforme e il miglioramento delle capacità istituzionali rappresentano passaggi essenziali per il futuro della Bosnia-Erzegovina, anche rispetto alle opportunità di crescita economica evocate dai Senatori interroganti. La principale leva, in questo senso, è rappresentata dal Piano Economico e di Investimenti per i Balcani Occidentali, lanciato nel 2020 dalla Commissione Europea. Con un portafoglio complessivo di 28 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, il Piano punta a favorire l'integrazione della regione con il mercato unico attraverso lo sviluppo di progetti volti a migliorare i collegamenti infrastrutturali e a favorire la transizione energetica e digitale. Anche in ambito NATO, viene dedicata costante attenzione alla Bosnia-Erzegovina. Il Summit svoltosi a Bruxelles il 14 giugno ha ribadito - su input dell'Italia - l'impegno politico dell'Alleanza atlantica a tutela dell'integrità territoriale del Paese. Due sono le priorità su cui si concentrano in questa fase gli sforzi diplomatici, a cui l'Italia contribuisce: il ripristino del pieno funzionamento delle istituzioni centrali e la neutralizzazione delle conclusioni politiche adottate il 10 dicembre scorso dall'Assemblea Nazionale della Republika Srpska, che autorizzano l'avvio di un processo legislativo volto a recuperare competenze proprie dello Stato centrale, in materia di difesa, giustizia e fisco, con il rischio di determinare una secessione de facto della Republika Srpska. L'Italia ha attivamente partecipato alla riunione dello Steering Board del Peace Implementation Council , che riunisce i principali partner internazionali impegnati nell'attuazione e monitoraggio dell'Accordo di Dayton, tenutasi a Sarajevo il 7-8 dicembre 2021. Il comunicato finale emesso dal Peace Implementation Council identifica chiaramente le priorità da perseguire in linea con la prospettiva europea del Paese, ribadendo con termini netti la difesa dell'integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina e il rigetto della narrativa separatista del leader serbo-bosniaco Dodik. Un ulteriore obiettivo prioritario perseguito in questa fase riguarda l'approvazione di un pacchetto di riforme incentrato sull'adozione di una nuova legge elettorale e sull'introduzione di alcune limitate riforme costituzionali volte a migliorare l'efficienza delle istituzioni, in particolare quelle della Federazione di Bosnia-Erzegovina, l'altra entità del Paese. Assieme ai principali partner e alleati, l'Italia è impegnata affinché queste misure - pur se limitate e solo iniziali - possano essere approvate prima delle elezioni politiche in programma a ottobre. L'approvazione di questo pacchetto permetterebbe di fare primi passi in avanti verso una maggiore funzionalità delle istituzioni, assicurando l'allineamento alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sul caso Sejdic-Finci in tema di non discriminazione. Anche sul fronte delle riforme, l'Italia ha saputo assicurare un contributo originale, promuovendo attraverso l'Ambasciata a Sarajevo la creazione di una piattaforma indipendente di accademici provenienti dai principali atenei della Bosnia-Erzegovina, con l'obiettivo di elaborare proposte concrete da sottoporre all'attenzione delle istituzioni. Con analoga determinazione, il Governo ha operato per assicurare, a inizio novembre, l'approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della risoluzione per il rinnovo del mandato della missione EUFOR-Althea, che svolge funzioni di massimo rilievo in termini di intelligence e deterrenza. In linea con il ruolo di primo piano che il Governo attribuisce alla missione, l'Italia ha recentemente aumentato il proprio contributo ad EUFOR, portandolo a 40 unità e compensando così le carenze di organico provocate dal ritiro del contingente britannico. Allo stesso tempo, l'Italia è attivamente impegnata a sostenere il rilancio del processo di allargamento ai Balcani occidentali, nella consapevolezza che questo svolga un ruolo fondamentale anche nel contenimento delle iniziative degli attori terzi più dinamici quali Russia, Cina, Turchia e, da ultimo, i Paesi del Golfo. Le conseguenze socio-economiche della pandemia hanno contribuito a rendere i Balcani occidentali più permeabili alle influenze esterne. Queste fanno leva su tradizionali legami di carattere culturale e religioso (come nel caso della Russia e della Turchia) oltre che su interessi economico-commerciali (nel caso della Cina). Le esitazioni e le titubanze nel perseguimento dell'obiettivo dell'integrazione europea dei Balcani occidentali non fanno che aumentare la capacità di penetrazione di tutti questi attori. Il Governo è pienamente consapevole di questa sfida e continuerà ad operare in tutte le sedi affinché il processo di allargamento dell'Unione Europea proceda con rinnovata credibilità attraverso progressi tangibili. La senatrice ROJC ( PD ), in sede di replica, si dichiara parzialmente soddisfatta per le argomentazioni addotte dal sottosegretario Della Vedova, mettendo in rilievo come la stabilità dell'intera area e, in particolare, della Bosnia è, ormai da tempo, messa a repentaglio da azioni provenienti anche da attori "esterni", come, ad esempio, l'Ungheria, la Federazione russa e la Turchia. Come è stato fatto notare, l'intera regione rappresenta, dopo la sanguinosa guerra degli anni '90, una sorta di "conflitto sopito" che rischia di deflagare rovinosamente con effetti deleteri per l'intera Europa. Ci si trova di fronte, pertanto, ad una situazione ed a una architettura assai complesse, in cui sia l'Italia che l'Unione europea - che si appresta a predisporre delle sanzioni appropriate verso la Republika Srpska - devono giocare un ruolo cruciale che conduca all'integrità della Bosnia-Erzegovina. Il presidente PETROCELLI dichiara, quindi, conclusa la procedura informativa all'ordine del giorno. AFFARI ASSEGNATI Le nuove prospettive geopolitiche nel Corno d'Africa e il ruolo dell'Italia Doc n. 48 Le nuove prospettive geopolitiche nel Corno d'Africa e il ruolo dell'Italia (Esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento. Approvazione della risoluzione: Doc. XXIV, n. 61) Il presidente PETROCELLI ( M5S ), relatore, ricorda che la Commissione, dal dicembre del 2018 fino a gennaio del 2022, ha proceduto, relativamente all'Affare assegnato in titolo, allo svolgimento di ben 18 audizioni informali, acquisendo, in tal modo, una considerevole mole di informazioni e valutazioni sul tema in argomento. È maturo, quindi, il tempo per pervenire all'elaborazione di uno schema di indirizzo per il Governo, che, peraltro, i commissari hanno avuto l'opportunità di visionare preventivamente, essendo stato loro trasmesso dagli Uffici di Segreteria della Commissione. Il sottosegretario DELLA VEDOVA dà conto brevemente delle proposte di integrazione, di natura essenzialmente formale, che il Governo ha ritenuto di segnalare alla Commissione. Nessun altro chiedendo di intervenire, accertata la presenza del prescritto numero di senatori, il presidente PETROCELLI pone, quindi, ai voti la proposta di risoluzione (pubblicata in allegato), che risulta approvata. Affare relativo al Doc CCLXI, n. 1, concernente interventi a sostegno delle popolazioni cristiane oggetto di persecuzioni nelle aree di crisi, anno 2019 Doc n. 949 Documento CCLXI, n. 1, "Prima relazione sulle iniziative finanziate con le risorse del fondo destinato a interventi di sostegno alle popolazioni appartenenti a minoranze cristiane oggetto di persecuzioni nelle aree di crisi, riferite all'anno 2019" (Esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento. Approvazione della risoluzione: Doc. XXIV, n. 62) Il senatore IWOBI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, illustra la bozza di risoluzione da lui predisposta, inoltrata preventivamente a tutti i componenti della Commissione, precisando che essa tiene conto, in gran parte, delle interessanti informazioni emerse nel corso delle audizioni svolte durante l'approfondimento dell'Affare assegnato in titolo. Il sottosegretario DELLA VEDOVA dà conto brevemente delle proposte di integrazione, di natura essenzialmente formale, che il Governo ha ritenuto di segnalare alla Commissione. Nessun altro chiedendo di intervenire, accertata la presenza del prescritto numero di senatori, il presidente PETROCELLI pone, quindi, ai voti la proposta di risoluzione (pubblicata in allegato), che risulta approvata. IN SEDE REFERENTE Ratifica Accordo Italia-Laboratorio europeo biologia molecolare DDL 2473 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Laboratorio europeo di biologia molecolare relativo al Programma del Laboratorio europeo di biologia molecolare a Monterotondo, con Allegato, fatto a Heidelberg il 15 aprile 2021 e a Roma il 4 maggio 2021 (Esame e rinvio) La senatrice NOCERINO ( M5S ), relatrice, illustra il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, recante la Ratifica dell'Accordo, sottoscritto nella primavera del 2021, tra l'Italia e il Laboratorio europeo di biologia molecolare (EMBL) relativo al Programma del Laboratorio europeo di biologia molecolare a Monterotondo. Ricorda che il Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare (EMBL) è un istituto di ricerca di biologia molecolare istituito nel 1974 e sostenuto ad oggi da 22 Paesi, fra cui l'Italia che è tra suoi fondatori. Il Laboratorio EMBL, in particolare, punta a favorire lo sviluppo della biologia molecolare in Europa e a rendere l'Europa stessa un centro di eccellenza in questo settore, sia per i propri ricercatori, sia per i ricercatori stranieri. L'attività primaria, nell'ambito della ricerca di base, è la comprensione dei fenomeni fondamentali dei processi biologici negli organismi viventi. Attivo in sei siti, ha il suo laboratorio principale a Heidelberg, e altre sedi a Hinxton ( European Bioinformatics Institute , EBI) presso Cambridge, Grenoble, Amburgo, Barcellona e Monterotondo, nei pressi di Roma. Il disegno di legge di ratifica in esame - prosegue la relatrice - ha lo scopo di aggiornare e sostituire l'Accordo attualmente vigente, relativo al Laboratorio di ricerca di Monterotondo, che - si ricorda - si trova all'interno del campus «Adriano Buzzati-Traverso» del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) ed è stato istituito a seguito dell'Accordo di sede tra il Governo italiano e l'EMBL firmato a Roma nel giugno 1999. La struttura di ricerca italiana studia vari fenomeni fisiologici dei mammiferi da una prospettiva molecolare nel contesto dell'intero organismo, con ricerche sviluppate principalmente nelle discipline della neurobiologia e dell'epigenetica, con l'utilizzo di strumenti tecnologici all'avanguardia. Come sottolinea la relazione introduttiva al provvedimento, le attuali attività di ricerca comprendono il controllo epigenetico dei primi processi di sviluppo, i circuiti e il comportamento neurale, il calcolo neurale, il sistema somato-sensoriale e la biologia dello sviluppo e della differenziazione delle cellule del sangue. Nello specifico, l'Accordo di sede tra l'Italia e l'EMBL relativo al programma del Laboratorio europeo di biologia molecolare a Monterotondo, sottoscritto nella primavera del 2021 e composto di diciannove articoli e di un allegato, aggiorna il contenuto normativo dell'Accordo del 1999, sostituendolo integralmente. Le modifiche più significative riguardano, oltre all'adeguamento alle sopravvenienze normative intervenute negli anni, l'estensione dell'esenzione dall'imposizione sui redditi anche ai dipendenti dell'Istituto aventi cittadinanza italiana (articolo VII), questione da lungo tempo pendente e che, essendo la sede italiana l'unica a non riconoscere l'esenzione ai propri cittadini e applicando l'EMBL già un sistema di tassazione interna sul proprio personale - cosa che avrebbe determinato una doppia imposizione - ha impedito di fatto l'assunzione di personale italiano presso la sede di Monterotondo e l'aggiornamento delle mappe dei locali destinati al Laboratorio di Monterotondo in corso di ristrutturazione e adeguamento. Più in dettaglio, dopo aver offerto una definizione dei termini utilizzati (articolo I), l'Accordo disciplina i diversi aspetti organizzativi e finanziari del Programma del Laboratorio di Monterotondo, prevedendo la messa a disposizione di locali e strutture per la creazione e gestione del Programma (articolo II) e la fornitura dei servizi pubblici necessari allo svolgimento delle sue attività (articolo III). Il testo definisce altresì i privilegi e le immunità di cui beneficia la sede del Laboratorio, prevedendo per essa anche l'immunità dalla giurisdizione e dalla esecuzione (articolo IV), oltre ad escludere la responsabilità giuridica internazionale per atti od omissioni della struttura o dei suoi rappresentanti (articolo V), e disciplina anche alcuni profili doganali e di imposizione fiscale (articolo VI). L'articolo VII prevede che siano notificate al Governo italiano le nomine del personale impiegato presso la sede del Laboratorio e disciplina i privilegi e le immunità di cui beneficia il personale stesso, introducendo anche per i cittadini italiani l'esenzione dalle imposte dirette sugli stipendi ed emolumenti pagati dalla struttura. Ulteriori articoli disciplinano l'ambito di applicazione dei privilegi e delle immunità di cui godono il personale e gli esperti (articolo IX), stabiliscono la libertà delle comunicazioni e dei trasporti (articolo X), e dispongono in ordine al sistema di assistenza sanitaria e previdenziale del personale (articolo XI). L'Accordo prevede, inoltre, che il Governo italiano designi un'autorità competente al fine di cooperare con il Direttore del programma in relazione a tutte le questioni relative all'amministrazione e gestione del programma di ricerca del Laboratorio (articolo XII), autorità individuata nel Consiglio Nazionale delle Ricerche, come rimarcato dalla relazione tecnica. Infine si evidenzia come l'allegato 1 contenga la mappa delle strutture e dei locali accessori destinati alle attività del Laboratorio. Il disegno di legge di ratifica dell'Accordo in esame si compone di 4 articoli. L'articolo 3, in particolare, nel porre una clausola di invarianza finanziaria, stabilisce che dall'attuazione dell'accordo in esame non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che ad eventuali oneri addizionali derivanti di cui agli articoli II, XI, XV, XVI e XVIII dell'intesa, si dovrà fare fronte con apposito provvedimento legislativo. La relatrice conclude la sua esposizione evidenziando come l'Accordo non presenti profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento europeo e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. La seduta termina alle ore 15,30. Allegato RISOLUZIONE APPROVATA RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 48 ( DOC. XXIV, n. 61) La 3 a Commissione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e a conclusione dell'esame dell'Affare assegnato " Le nuove prospettive geopolitiche nel Corno d'Africa e il ruolo dell'Italia " (n. 48); premesso che: l'Affare assegnato ha consentito un'ampia riflessione sul tema delle nuove prospettive geopolitiche del Corno d'Africa e sul ruolo che il nostro Paese potrebbe assumere in tale contesto; l'attività istruttoria, attraverso le audizioni e i documenti acquisiti in tale sede, ha permesso di approfondire il quadro politico di riferimento e le problematiche in atto; le audizioni hanno coinvolto singole personalità del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della rete diplomatica, rappresentanti di qualificati istituti di ricerca quali l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), il Centro Studi di Politica Internazionale (CESPI), l' Institute for global studies (IGS), l'Istituto Affari Internazionali (IAI) e il Centro Studi internazionali (Ce.S.I.), rappresentanti di organizzazioni internazionali e di realtà associative italiane operanti nell'area quali l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), il "Progetto Employ ", l'Associazione "Partecipazione e sviluppo" e il Centro Studi per l'Etiopia ONLUS, esperti di questioni geopolitiche, giornalisti ed antropologi dell'immigrazione, oltre agli Ambasciatori dell'Eritrea, della Repubblica Federale Democratica di Etiopia e della Repubblica federale di Somalia; considerato che: il Corno d'Africa rappresenta un'area geografica di straordinaria valenza strategica e geopolitica, situata in prossimità di uno degli snodi commerciali più importanti al mondo, lo stretto di Bāb el-Mandeb, da cui transita quasi tutto il commercio marittimo fra i continenti europeo ed asiatico e che per questo svolge un ruolo cruciale anche per la sicurezza energetica dell'intera Europa; nei Paesi che lo compongono, Etiopia, Eritrea, Somalia e Gibuti, e, in un'ottica più allargata, anche Sudan, Sud Sudan e Kenya, importanti fattori naturali quali siccità, carestie e insicurezza alimentare, ma anche croniche forme di instabilità politiche, conflitti endogeni ed esogeni, tensioni etniche e interreligiose, ritardi di tipo infrastrutturale ed economico, impetuose dinamiche demografiche, ma anche l'impatto consapevole dell'azione dei gruppi del fondamentalismo religioso di matrice islamista, hanno spesso concorso ad alimentare scenari di grande vulnerabilità, di miseria diffusa e provocato massicci esodi di popolazione; l'intera Regione del Corno d'Africa, segnata da tensioni geopolitiche, da minacce securitarie nonché da croniche difficoltà di ordine economico, oltre che dal mancato consolidamento dei processi di state-building e nation-building , ha dato origine nel corso degli anni ad imponenti fenomeni migratori, riferibili a migranti di tipo economico e a richiedenti asilo, con movimenti in prevalenza a carattere infra-regionale e solo marginalmente intercontinentale, al punto che i dati diffusi dall'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) parlano di 4,6 milioni di rifugiati presenti nell'area e di 13,5 milioni di sfollati interni; a partire dagli anni Duemila, nei Paesi del Corno d'Africa, nonostante il tasso di sviluppo economico sia diventato più stabile, facendo registrare - in particolare in Etiopia - una crescita senza precedenti, non si sono registrati significativi miglioramenti in termini di riduzione della povertà; nell'ambito della graduatoria mondiale dell'indice di sviluppo umano per l'anno 2020, i Paesi del Corno d'Africa continuano ad occupare gli ultimi posti, con la Somalia esclusa dall'elenco per l'inattendibilità dei dati disponibili, con il Sud Sudan che occupa la 185 a posizione a livello mondiale su 189 posti complessivi, l'Eritrea la 180 a , l'Etiopia la 173 a , il Sudan la 170 a , Gibuti la 166 a e il Kenya la 143 a ; rilevato inoltre che: gli interessi di tipo strategico, oltre a quelli prettamente economici, hanno determinato un crescente afflusso di investimenti nell'area del Corno d'Africa, proveniente in particolare dai Paesi del Golfo, dell'Asia e dalla Turchia, che hanno assunto la forma di investimenti diretti, aiuti economici e rimesse; l'importanza strategica della regione è confermata dall'attenzione con cui medi e grandi attori, regionali e internazionali, inclusi gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, l'Iran, l'India ed Israele, guardano ad essa, nel quadro di una competizione, commerciale ed infrastrutturale, crescente e foriera di produrre nuovi equilibri geopolitici; la Cina, in particolare, attraverso la Nuova Via della Seta marittima e la crescente quota di debito africano detenuta, appare da anni particolarmente interessata ad investimenti nell'area, soprattutto a Gibuti, dove, dopo aver investito tra il 2012 e il 2020 14 miliardi di dollari, ha inaugurato nel 2017 la sua prima base militare fuori dal territorio cinese e avviato, sin dal 2018, un progetto per l'istituzione di una zona di libero scambio internazionale intorno all'area portuale della capitale gibutina, con un investimento di 3,5 miliardi di dollari; il Corno d'Africa rappresenta, peraltro, in termini geopolitici anche un retroterra strategico di primaria importanza per la diplomazia europea, impegnata nell'area a difendere gli interessi degli Stati membri dell'Unione europea dalle molteplici minacce che da quel quadrante potrebbero derivare, ivi incluso il rischio, mai del tutto attenuato, del perpetrarsi di nuove ondate migratorie in direzione del Vecchio Continente; la valenza geopolitica e strategica del Corno d'Africa, anche in termini securitari, è dimostrata dal numero piuttosto elevato delle missioni internazionali ivi operanti e delle basi militari straniere presenti, in particolare a Gibuti, impegnate a supporto dell'azione di contrasto alla pirateria e al terrorismo internazionale di matrice islamista, radicato stabilmente soprattutto in Somalia con il «Movimento di Resistenza Popolare nella Terra delle Due Migrazioni» o Al-Shabaab ; tenuto conto che: la Comunità internazionale ha ritenuto per anni che la contrapposizione fra Eritrea ed Etiopia, conseguente alla guerra combattuta dai due Paesi fra il 1998 ed il 2000 per questioni legate alla definizione dei confini e il possesso della città di Badme, rappresentasse il principale ostacolo alla stabilità e allo sviluppo sociale, economico e culturale dell'intero Corno d'Africa; con l'ascesa al potere ad Addis Abeba di Abiy Ahmed e la firma nel settembre 2018 del Trattato di pace fra Etiopia ed Eritrea, noto come Intesa di Gedda, siglato anche grazie alla mediazione dell'Arabia Saudita, delle Nazioni Unite, dell'Unione africana e degli Emirati Arabi Uniti, il Corno d'Africa era sembrato avviarsi risolutamente verso una stagione di pacificazione, di pieno rilancio economico e di stabilizzazione politica; l'integrazione economica regionale, fondata su valori culturali condivisi, anche con il concorso di organismi di cooperazione regionale come l'Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD), è stata considerata non solo un progetto a valenza prettamente economica, ma anche una componente essenziale per garantire la pace e la riconciliazione nell'intera regione del Corno d'Africa, promuovendo altresì condizioni di sicurezza alimentare, protezione ambientale e migliori opportunità per lo sviluppo umano delle popolazioni ivi residenti; ricordato tuttavia che: la diffusione della pandemia da Covid-19, ma soprattutto il conflitto apertosi nel novembre 2020 tra il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF) e il Governo Federale Etiope, che, ancora in corso, ha già provocato migliaia di vittime fra militari e civili e che, secondo le Nazioni Unite, ha determinato più di due milioni di sfollati e messo a rischio umanitario circa 5 milioni di persone, stanno seriamente compromettendo le prospettive di pacificazione e di stabilità dell'intera regione, stante anche il pericoloso effetto domino che sembra derivarne in termini di sicurezza collettiva; un recente rapporto congiunto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e della Commissione Etiope per i Diritti Umani sta evidenziando, con riferimento a tale conflitto, il perpetrarsi di una serie di gravi e generalizzate violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nelle aree di crisi, tali da configurare possibili crimini di guerra e contro l'umanità, con pratiche come omicidi illegali ed esecuzioni extragiudiziali, episodi di tortura, di violenza sessuale e di genere, violazioni contro i rifugiati e sfollamento forzato di civili; oltre alle questioni etniche interne ed alla fragilità istituzionale che rischiano di destabilizzarne la stabilità e le prospettive di sviluppo economico, l'Etiopia deve peraltro gestire anche le conseguenze economiche e politiche del completamento della grande diga sul Nilo ( Grand Ethiopian Reinassance Dam - GERD), in particolare in relazione ai rapporti con Paesi limitrofi come Egitto e Sudan, da sempre preoccupati che il progetto di Addis Abeba possa ridurre drasticamente la portata d'acqua del grande fiume africano e compromettere i loro rifornimenti idrici; l'Eritrea, schiacciata ancora da un parziale isolamento internazionale, da una persistente crisi economica e coinvolta militarmente nel conflitto che oppone Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF) al Governo Federale Etiope, nonostante i tentativi di consolidare le relazioni economiche con l'Arabia Saudita e di porre fine alle tensioni anche con Gibuti e Somalia, non sembra ancora in grado di poter svolgere un ruolo positivo per la stabilizzazione della regione; la Somalia, considerata da anni uno "Stato fallito", costituisce tuttora un fattore chiave di instabilità per l'intera regione, per la cronica fragilità del suo assetto istituzionale, per il collasso delle sue infrastrutture primarie ed in ragione della presenza sul suo territorio di un gruppo terroristico Al-Shabaab che, attivo da anni, gode di ampio consenso fra la popolazione in ragione dei meccanismi di supplenza che esercita nella erogazione di servizi essenziali; Gibuti, pur continuando a svolgere un ruolo di assoluto rilievo strategico, ospitando le basi americana, francese, giapponese, cinese, saudita e, dal 2013, anche la Base Militare italiana di Supporto (BMIS), dipendente dal Comando operativo di vertice interforze (COI), per il supporto logistico alle operazioni militari italiane in Africa Orientale e nell'Oceano Indiano, non sembra a sua volta poter svolgere un ruolo proattivo per la stabilizzazione della regione, subendo, viceversa, l'instabilità della vicina Etiopia e la conflittualità latente degli altri Paesi confinanti; il Kenya, dopo la ripresa del dialogo con la Somalia, a lungo reso incerto dalla disputa sul confine marittimo, appare ancora minacciato dall'attivismo del gruppo terroristico Al-Shabaab ; il Sudan appare tuttora segnato dalle perduranti tensioni conseguenti al colpo di Stato ordito dall'Esercito il 25 ottobre scorso, e numerose sono le segnalazioni relative a scontri lungo il confine tra l'esercito sudanese e forze etiopi, con rischi connessi ad una possibile estensione oltre confine del conflitto interno all'Etiopia; in Sud Sudan, già gravato da una insicurezza alimentare acuta, i ritardi nell'attuazione dell'accordo di pace tra governo e ribelli rischiano di far precipitare il Paese in un "conflitto su larga scala", come evidenziato in un rapporto dello scorso aprile delle Nazioni Unite; considerato infine che: l'Italia e i Paesi del Corno d'Africa sono legati da tradizionali sentimenti di vicinanza e di amicizia, che affondano le loro radici nelle comuni vicissitudini storiche, stante il trascorso coloniale italiano nell'area ma anche il contributo che la cooperazione allo sviluppo e le imprese private italiana hanno assicurato negli anni, e i loro rapporti sono da tempo improntati al dialogo e al reciproco rispetto; l'Italia ha da sempre seguito con grande attenzione gli sviluppi del quadro geopolitico dei Paesi Corno d'Africa, dove, pur attuando una politica di non interferenza, gode tuttora di stima e di considerazione; il nostro Paese è apprezzato dai Paesi del Corno d'Africa in ragione del fatto che non persegue obiettivi egemonici sulla regione, né ha agende nascoste o interessi inconciliabili con quelli dei Governi locali, potendo quindi continuare svolgere con autorevolezza e credibilità un ruolo importante quale attore di primo piano nell'ambito delle iniziative di cooperazione allo sviluppo e per il sostegno al rafforzamento istituzionale, nonché quale potenza straniera in grado di portare sviluppo economico ed investimenti; la cooperazione italiana allo sviluppo, che annovera l'Etiopia, la Somalia e il Sudan fra i propri Paesi prioritari di destinazione, come confermato da ultimo dal documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo, riferito agli anni 2021-2023, nel 2019 ha impegnato nella regione dell'Africa orientale, incluso il Corno d'Africa, oltre 59 milioni di euro a dono, di cui 38,5 milioni per programmi di sviluppo e circa 21 milioni per interventi di emergenza, e circa 8 milioni di euro a credito d'aiuto destinati, in particolare, all'Etiopia; la presenza economica italiana nel Corno d'Africa, e in Etiopia in particolare, è piuttosto risalente, facendo leva su un gruppo di imprenditori operanti nell'area da oltre quarant'anni, alcuni dei quali sono risultati assegnatari, anche in anni recenti, di appalti relativi ad imponenti progetti infrastrutturali, come per la costruzione dei due impianti idroelettrici etiopi di Koysha (Gibe IV) sul fiume Omo e della GERD ( Grand Ethiopian Renaissance Dam ) sul Nilo Azzurro, affidati alla Webuild S.p.A. (già Salini-Impregilo ), o che sono attivi anche nell'ambito delle attività di assemblaggio di veicoli commerciali (come nel caso della Iveco ); l'Italia, che stando ai dati OCSE nel 2016, è risultata essere il terzo maggiore investitore in Africa, con un totale di 11,6 miliardi di dollari, alle spalle solo della Cina (con 38,4 miliardi) e degli Emirati Arabi Uniti (con 14,9 miliardi) e che continua tuttora ad occupare posti di rilievo fra i principali investitori esteri nel continente, vanta con i Paesi del Corno d'Africa interscambi commerciali molto al di sotto delle reali potenzialità, con stanziamenti ed investimenti, anche del comparto privato, che potrebbero aumentare considerevolmente in funzione del processo di stabilizzazione dell'intera Regione, potendo il nostro Paese puntare alla creazione di nuove partnership economiche, rafforzando al contempo quelle più risalenti; nell'area del Corno d'Africa, l'Italia concorre peraltro anche alla stabilizzazione regionale attraverso la sua partecipazione alle missioni internazionali, dell'Unione europea e delle Nazioni Unite, a Gibuti e in Somalia e mediante missioni bilaterali; l'Italia è inoltre impegnata, a livello bilaterale con la Somalia, e nel quadro delle iniziative delle principali organizzazioni regionali e internazionali, come l'Unione Africana (UA) e l'Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD), l'Unione Europea (UE) e le Nazioni Unite (ONU), nella lotta contro il terrorismo jihadista internazionale e le attività criminali transnazionali, come la pirateria e l'immigrazione illegale; l'impegno italiano nel settore della sicurezza in Somalia si concretizza anche nel supporto delle forze della Missione dell'Unione Africana in Somalia (AMISOM), impegnate nella stabilizzazione del Paese, e nel sostegno alla ricostruzione dell'esercito nazionale e del Forza di polizia somala; l'Italia è inoltre un partner consolidato e di lunga data, dell'IGAD Partner Forum , l'iniziativa dei donatori internazionali a sostegno dell'azione dell'IGAD e strumento fondamentale per rafforzare la resilienza degli Stati della regione e nelle attività di peace-building ; il nostro Paese nel Corno d'Africa può vantare anche un importante ruolo sul piano culturale e dell'insegnamento, anche a livello accademico, della lingua italiana, ancora piuttosto conosciuta in Eritrea, Etiopia e Somalia, nonostante la recente chiusura dell'istituto italiano statale omnicomprensivo di Asmara (Eritrea), dopo ben 119 anni di attività; impegna il Governo: a concorrere a definire, nell'ambito dell'Unione europea, ed in stretto raccordo con gli altri Stati membri e con il Rappresentante speciale, una strategia europea per il Corno d'Africa, coerente e di lungo periodo, volta a realizzare, nel rispetto dei legittimi interessi anche economici dei singoli Stati coinvolti, un solido partenariato di cooperazione economica e politica con i Paesi dell'area, che punti a stabilizzare l'intero quadrante e ad offrire opportunità di sviluppo sostenibile, di tutela dei diritti umani e di lotta alla povertà alle rispettive popolazioni; a definire e sviluppare una strategia italiana di lungo periodo per il Corno d'Africa, nell'ambito delle iniziative del Partenariato con l'Africa, orientata principalmente alla cooperazione nei settori della sicurezza, dello sviluppo e della costruzione dello Stato, nella consapevolezza come quell'area geografica rappresenti un prioritario interesse strategico per il nostro Paese e per l'Unione europea, e, di fronte al rischio correlato alla perdita di monopolio dei rapporti privilegiati con gli Stati africani di quel quadrante, puntando a calibrare gli investimenti di tipo economico, politico e culturale tenendo conto anche dei nuovi attori regionali ed internazionali operanti nell'area, ma anche del legato storico tuttora esistente; a proseguire i suoi sforzi per concorre alla stabilizzazione regionale nell'area del Corno d'Africa anche attraverso la sua partecipazione alle missioni bilaterali ed internazionali a Gibuti e in Somalia; a continuare ad appoggiare le iniziative multilaterali delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e dell'Unione Africana volte alla stabilizzazione delle aree di crisi ed alla promozione della democrazia e della crescita sostenibile nel Corno d'Africa, facendosi altresì interprete proattivo in quelle situazioni di instabilità latente che possano essere foriere di nuova instabilità e di ulteriori rischi sistemici per i Paesi della Regione e, indirettamente, per l'Europa stessa; a coadiuvare fattivamente il Consiglio dell'Unione europea nei suoi sforzi per la definizione di una nuova strategia dell'Unione europea per il Corno d'Africa, in linea con l'approccio globale dell'Unione nei confronti dell'Africa, al fine di imprimere nuovo slancio a questa relazione e sostenere gli interessi politici, economici e di sicurezza europei, rafforzando il partenariato con i paesi del Corno d'Africa e migliorando l'efficacia e la visibilità dell'Unione europea in un contesto sempre più competitivo; a sostenere ogni iniziativa utile a porre fine alle ostilità in atto in Etiopia, scongiurando il rischio che il conflitto aggravi la crisi umanitaria già in atto e produca una destabilizzazione ulteriore dell'intera regione del Corno d'Africa; a destinare quote crescenti di risorse, anche in sede multilaterale, alle iniziative di cooperazione allo sviluppo e di assistenza umanitaria destinate ai Paesi del Corno d'Africa, tenendo conto delle condizioni esistenti sul terreno; a prodigarsi perché, nell'ambito della comunità internazionale e mediante l'Unione europea, sia offerto un contributo fattivo ai Paesi partner del Corno d'Africa per fronteggiare i rischi imposti dalla diffusione del COVID-19, rafforzandone i sistemi sanitari e contribuendo a migliorare la preparazione e le rispettive capacità di risposta e a continuare a contribuire ai meccanismi multilaterali esistenti - ACT-Accelerator e COVAX Facility - volti a promuovere l'equa distribuzione di vaccini e degli strumenti diagnostici e terapeutici contro il COVID-19 e ad altre iniziative volte ad incrementare la capacità di assorbimento in particolare nei Paesi africani; a consolidare ulteriormente le forme di cooperazione rafforzata con l'Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD) sui temi delle migrazioni, della sicurezza alimentare e del contrasto ai fenomeni criminali, della prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti, contribuendo a conferire alla struttura ulteriore rilevanza strategica nel supporto ai processi di pacificazione e stabilizzazione dell'area; a sostenere iniziative quali quelle poste in essere nell'ambito del partenariato tra Unione Europea e Unione Africana, segnatamente relative alla strategia europea per il Corno d'Africa per un contributo ancora più effettivo ai temi della pace e della sicurezza dell'Africa e della regione africana orientale in particolare; a rinnovare l'impegno per la promozione e la valorizzazione dell'insegnamento della lingua italiana nelle scuole e nelle realtà accademiche dei Paesi del Corno d'Africa, consapevoli dell'importanza della comprensione linguistica come volano per il miglioramento dei rapporti bilaterali e per il consolidamento ulteriore degli scambi economici, politici e culturali con quell'area geografica, puntando altresì, ove le condizioni lo consentano, alla riapertura dell'Istituto italiano statale omnicomprensivo di Asmara, alla valorizzazione delle esperienze formative sperimentate presso l'omologo istituto di Addis Abeba e presso l'Università nazionale somala; a ripetere e valorizzare l'esperienza della Rete di Università italiane per il Corno d'Africa quale network qualificante per la promozione della ricerca e della formazione nell'area, valutando altresì la possibilità di aumentare le risorse destinate al finanziamento di borse di studio per i giovani più meritevoli di quei Paesi; a valorizzare il ruolo ed il contributo delle comunità dei cittadini eritrei, etiopi e somali residenti in Italia; a perseguire un'azione volta al rilancio del ruolo e della presenza italiana nell'area, non solo in ragione dei legami storici pregressi, ma anche stante la credibilità politica e diplomatica che l'Italia, con la sua azione improntata all'equilibrio, riconosciuta ed apprezzata dagli stessi Paesi dell'area e dagli altri partner internazionali, ha saputo conquistarsi nel corso degli anni; a valorizzare ulteriormente l'esperienza delle Conferenze Ministeriali Italia  Africa quale strumento coadiuvante del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e del nostro Paese per approfondire e rafforzare ulteriormente il partenariato con i Paesi africani, ed in particolare con quelli del Corno d'Africa. Allegato RISOLUZIONE APPROVATA RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 949 ( DOC. XXIV, n. 62) La 3 a Commissione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e a conclusione dell'esame dell'Affare assegnato sul Documento CCLXI, n. 1, "Prima relazione sulle iniziative finanziate con le risorse del fondo destinato a interventi di sostegno alle popolazioni appartenenti a minoranze cristiane oggetto di persecuzioni nelle aree di crisi, riferite all'anno 2019" (Atto. n. 949); premesso che: l'Affare assegnato ha consentito un'ampia ricognizione sulle iniziative finanziate per l'anno 2019 con le risorse del fondo destinato ad interventi di sostegno alle popolazioni appartenenti a minoranze cristiane oggetto di persecuzioni nelle aree di crisi; l'attività istruttoria, attraverso le audizioni e i documenti acquisiti in tale sede, ha permesso di approfondire lo scenario di riferimento, i progetti avviati, quelli di prossimo avvio e le problematiche in atto, nonché di conoscere il quadro complessivo delle persecuzioni e delle prevaricazioni nei confronti delle minoranze cristiane presenti nelle aree di intervento; le audizioni, in particolare, hanno coinvolto rappresentanti di qualificati istituti di ricerca, di fondazioni caritatevoli e di organizzazioni del Terzo settore, quali l'Istituto per la cooperazione internazionale universitaria Onlus (ICU), il Volontariato internazionale per lo sviluppo Onlus (VIS), la Perigeo Onlus, la Fondazione Giovanni Paolo II, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus e la Porte Aperte Onlus, oltre ad un giornalista ed editorialista di rilievo nazionale come Andrea Morigi, ed alla professoressa Anna Bono, ricercatrice in Storia e istituzioni dell'Africa presso la facoltà di Scienze politiche e presso il Dipartimento di culture, politica e società dell'Università di Torino; valutato che: il fondo destinato ad interventi di sostegno diretti alle popolazioni appartenenti a minoranze cristiane oggetto di persecuzioni nelle aree di crisi, di cui all'articolo 1, comma 287, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, ha consentito, in sede di prima applicazione, di finanziare progetti per il miglioramento delle condizioni di vita delle fasce più vulnerabili della popolazione irachena appartenente alla minoranza cristiano-caldea rifugiata in Libano, per l'integrazione socio-economica delle minoranze cristiane in Terra Santa attraverso la tutela del loro patrimonio artistico, gastronomico e ambientale, per il ritorno e il ripristino della coesione sociale e interreligiosa a favore della minoranza cristiana di Maalula, in Siria, per favorire il dialogo e la riconciliazione, la resilienza e la qualità di vita della popolazione in Iraq; ritenuto che: il fondo sta dimostrando tutta la sua utilità quale strumento di supporto addizionale alle risorse della cooperazione italiana allo sviluppo, anche per accendere un faro permanente sulle sofferenze di intere minoranze cristiane presenti in aree del mondo segnate da profonda instabilità, oltre che per favorire la convivenza tra comunità professanti fedi diverse e per promuovere il dialogo interreligioso; considerato altresì che: le audizioni hanno consentito di approfondire alcune situazioni di grave criticità in cui sono comprovate persecuzioni ai danni di popolazioni appartenenti alle minoranze cristiane in diverse aree di crisi del mondo; i dati raccolti nel Rapporto annuale denominato World Watch List 2021 , realizzato dalla Onlus "Porte Aperte Italia" e che fotografa la condizione delle minoranze cristiane nel mondo, segnalano come nel periodo tra ottobre 2019 a settembre 2020 oltre 340 milioni di cristiani siano stati perseguitati nel mondo, e di come 309 milioni abbiano subito persecuzioni estreme; il medesimo Rapporto segnala come in 74 dei 100 Paesi monitorati si siano raggiunti, nel periodo temporale considerato, livelli di persecuzione e di discriminazione delle minoranze cristiane definibili alti, molto alti o estremi, e di questi ben 12 - Corea del Nord, Afghanistan, Somalia, Libia, Pakistan, Eritrea, Yemen, Iran, Nigeria, India, Iraq e Siria - abbiano raggiunto il livello più elevato di gravità; anche i dati del Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo della Onlus "Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS)" evidenziano come in almeno 62 Paesi del mondo fra il 2018 e il 2020 siano state registrate gravi violazioni della libertà religiosa a danno di gruppi minoritari cristiani; espresso l'auspicio che: il nostro Paese possa continuare a sostenere attivamente le attività di monitoraggio e i programmi di sensibilizzazione dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) sul rispetto del diritto di libertà di religione e di credo nel territorio dei 57 Stati partecipanti all'Organizzazione regionale; ribadito che: la difesa della libertà di religione e credo e la tutela degli appartenenti a minoranze religiose, ovunque nel mondo, rappresentano un principio irrinunciabile per l'Italia e costituiscono una priorità della politica estera italiana nell'ambito della tutela dei diritti umani fondamentali; l'adesione ai principi della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone appartenenti alle minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche del 1992 continua a rappresentare un caposaldo irrinunciabile dell'azione di condotta della politica estera italiana; l'applicazione degli orientamenti dell'Unione europea in materia di libertà di religione o di credo continua ad essere una priorità chiave dell'azione esterna dell'Unione; impegna il Governo: a moltiplicare gli sforzi diplomatici per favorire, a tutti i livelli, una piena consapevolezza circa la gravità della condizione in cui versano molte persone appartenenti a minoranze religiose nel mondo, inclusi milioni di cristiani e per l'adozione di misure volte ad impedire discriminazioni, soprusi e limitazioni dei diritti di libertà religiosa nei confronti delle persone appartenenti a tali minoranze; a promuovere e a sostenere, nelle sedi europee e internazionali, ogni iniziativa utile ad assicurare forme tangibili di protezione e tutela dei cristiani perseguitati per motivi religiosi, e a rafforzare la collaborazione con i principali attori regionali e le autorità locali, a tutela della libertà di religione o di credo, anche al fine di scongiurare il perpetrarsi di ulteriori violenze nei confronti delle persone appartenenti alle minoranze religiose oggetto di persecuzioni in ragione della loro fede; a promuovere nelle competenti sedi internazionali, di concerto con i partner dell'Unione europea, iniziative volte a rafforzare il rispetto del principio di libertà di religione o di credo, la tutela delle minoranze religiose, la lotta contro ogni forma di discriminazione su base religiosa, incluso contro le persone di fede cristiana, e il monitoraggio delle violazioni; a promuovere ogni azione, a livello europeo, internazionale e nei rapporti bilaterali, volta a riconoscere la persecuzione nei confronti delle minoranze cristiane come una questione da condannare e contrastare con ogni mezzo; ad inserire il tema del rispetto della libertà di religione o credo nell'agenda degli incontri internazionali tra i membri del Governo italiano e i Governi dei Paesi in cui tale diritto non sia pienamente garantito o ove si siano verificate forme di persecuzione e di violenza a motivo di appartenenza religiosa, ed in particolare nei confronti delle minoranze cristiane; a sostenere le misure di protezione ai cristiani perseguitati per motivi religiosi, in coerenza con le deliberazioni delle Nazioni Unite e con la normativa italiana sul diritto di asilo e sulla protezione internazionale.