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Istituzione della Giornata nazionale sulle dipendenze patologiche. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge intende istituire la Giornata nazionale sulle dipendenze patologiche, un'iniziativa che fonda le sue motivazioni sulla crescita esponenziale, nella nostra società, delle dipendenze da sostanze, legali e illegali, oltre che delle dipendenze comportamentali, in quanto patologie che minano, direttamente e indirettamente, la qualità della vita e la salute dei cittadini. Il fenomeno della dipendenza patologica assume, infatti, aspetti sociali e sanitari allarmanti. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce la « dipendenza patologica » come la « condizione psichica, talvolta anche fisica, derivante dall'interazione tra un organismo e una sostanza, caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni che comprendono un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e, talvolta, di evitare il malessere della sua privazione ». Tra le dipendenze patologiche più diffuse vi sono le dipendenze da sostanze – come eroina, cocaina, marijuana, metanfetamine, steroidi, alcol e tabacco – e le dipendenze comportamentali come il disturbo da gioco d'azzardo, le dipendenze tecnologiche, lo shopping compulsivo e le dipendenze sessuali. Nello specifico delle dipendenze da sostanze, i dati riportati dalla Relazione europea sulla droga del 2019, redatta dall'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, certificano che in Italia il consumo di sostanze stupefacenti è costantemente in crescita. Infatti, la nostra nazione è al terzo posto in Europa per uso di cannabis e al quarto posto per uso di cocaina; nei luoghi di spaccio, sia reali che virtuali attraverso internet , si è arrivati a novantadue tipi di droghe sintetiche e si registrano sei morti per overdose ogni sette giorni; tale dato in realtà appare assolutamente sottostimato a causa di un sistema di monitoraggio non capillare e della mancanza di una rilevazione delle morti correlate all'uso della droga. Un mercato, quello delle sostanze stupefacenti, che sempre più spesso utilizza internet per pubblicizzare le offerte di nuove sostanze psicoattive, per la raccolta di ordinativi, per il pagamento e, infine, per la consegna a domicilio mediante i normali corrieri. In ragione di ciò le droghe sono diventate ancora più facilmente reperibili e questo, insieme all'aumento costante delle dipendenze comportamentali, offre l'illusione di lenire la « solitudine del cittadino globale ». Sempre più spesso, inoltre, si rileva il fenomeno della polidipendenza, costantemente in ascesa tra i giovanissimi, i quali assumono diversi tipi di droghe contemporaneamente, compreso l'alcol, nella ricerca dello « sballo » nel minor tempo possibile. Per quanto attiene all'uso di alcol, si rileva che i ragazzi, in Italia, iniziano a bere in età sempre più precoce, addirittura anche al di sotto della soglia degli 11-13 anni. La Relazione del Ministro della salute al Parlamento sugli interventi realizzati nel 2018 in materia di alcol e di problemi alcol-correlati, presentata alle Camere il 29 aprile 2019 ( Doc . CXXV, n. 1), riporta che sono 8,6 milioni i consumatori a rischio, 2,5 milioni dei quali anziani e 1,5 milioni adolescenti, oltre a 68.000 persone alcoldipendenti prese in carico dai servizi di alcologia nel 2017. La bevanda alcolica maggiormente consumata è il vino (48, 1 per cento), seguito dalla birra (27,1 per cento), dai superalcolici (10,3 per cento) e dagli aperitivi, amari e digestivi (5,5 per cento). In particolare, la guida in stato di ebbrezza, o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, frequentemente si rileva essere causa di incidenti stradali, talvolta mortali. Gli studi dimostrano che, questi ultimi, sono la principale causa di morte tra i giovani di tutto il mondo, con il picco più elevato nella fascia anagrafica tra i 18 e i 24 anni. Alle dipendenze descritte si aggiunge il disturbo da gioco d'azzardo definito, nell'ultima edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM V), come « comportamento problematico persistente o ricorrente legato al gioco d'azzardo che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi ». Il giocatore patologico, infatti, mostra una crescente dipendenza nei confronti del gioco d'azzardo, aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nell'apparente tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche, e – quindi – indebitandosi, trascurando, al contempo, gli impegni della sua vita quotidiana. I fattori di rischio, sempre secondo il DSM V, sono imputabili al « gioco d'azzardo che inizia nell'infanzia o nella prima adolescenza » e, a tale riguardo, costituiscono un problema rilevante e in costante crescita le cosiddette « ticket redemption », cioè le slot machine per bambini e adolescenti con cui si vincono dei ticket , ciascuno dei quali ha un determinato valore economico, cumulabili tra loro e scambiabili con premi di valore economico cospicuo. Oggi, secondo le stime di alcuni esperti, il gioco d'azzardo patologico (GAP) potrebbe interessare dal 2 al 4 per cento della popolazione mondiale, diventando, di fatto, un grave problema di salute pubblica. In Italia, la spesa dei cittadini per il gioco d'azzardo lecito è pari a oltre 96 miliardi di euro annui, con un introito annuo, per l'erario, pari a oltre 11 miliardi di euro e con un depauperamento medio, per ciascun giocatore, pari a 385 euro annui. I dati della prima indagine epidemiologica in materia dell'Istituto superiore di sanità (ISS), pubblicata nel mese di ottobre 2018, tracciano un quadro agghiacciante sul gioco d'azzardo in Italia: sono 18 milioni gli italiani adulti che giocano e un milione e mezzo sono giocatori problematici; inoltre, anche i minorenni giocano d'azzardo, nonostante sia vietato dalla legge. Nella medesima indagine, infatti, si rileva che sono quasi 700.000 gli adolescenti tra i 14 e i 17 anni che giocano d'azzardo e questo, evidentemente, denota un problema di carattere educativo e culturale. Un altro fenomeno complesso è il tabagismo, caratterizzato dall'assunzione della nicotina mediante il fumo di sigaretta e dalla creazione di una dipendenza psicologica da esso quale parte integrante della vita del fumatore, portando quest'ultimo a pensare di non poterne fare a meno. Questo meccanismo innesca, in caso di astensione dal fumo, una vera e propria crisi di astinenza, con conseguenti attacchi d'ansia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, sonnolenza, depressione e aumento della fame. Il fumo, purtroppo, può anche mettere a rischio la vita dei fumatori. Nel Rapporto 2018 sulla prevenzione e il controllo del tabagismo, realizzato dal Ministero della salute nel 2019, si pone in evidenza che i fumatori di tabacco, in Italia, sono circa il 20 per cento della popolazione ultraquattordicenne, con forti differenze tra i sessi (24,8 per cento maschi e 15,1 per cento femmine). Secondo l'OMS, l'abitudine al consumo di tabacco detiene due tragici primati: a livello mondiale rappresenta la seconda causa di morte ed è anche la prima causa di morte evitabile; 6 milioni di persone perdono la vita ogni anno per i danni da tabagismo e, fra le vittime, oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo. Nell'attuale contesto storico e sociale, a fronte del dilagare delle dipendenze patologiche, sono sempre più diffuse e radicate le dipendenze tecnologiche. Le nuove tecnologie, infatti, influenzano la vita e fanno aumentare la necessità di rimanere collegati a un mondo virtuale che, sempre più frequentemente, tende a sostituirsi al mondo reale. Dall'ultimo rapporto dell'Agenzia giornalistica Italia e del Censis del 2019, infatti, emerge che gran parte degli utenti di internet è on line anche prima di dormire (77,7 per cento) e subito dopo la sveglia (63,0 per cento); il 61,7 per cento utilizza i dispositivi anche a letto (tra i giovani si arriva al 79,7 per cento) e il 34,1 per cento durante i pasti (la percentuale sale al 49,7 per cento fra i giovani). Il 22,7 per cento degli utenti, spesso, ha la sensazione di essere dipendente da internet e l'11,7 per cento dichiara di vivere con ansia un'eventuale mancanza di connessione. Le dipendenze da rete si manifestano ormai diverse modalità e assumono le vesti del cyberbullismo (forma di violenza attraverso l'utilizzo della tecnologia), del sexting (scambio di immagini o di video intimi attraverso le chat e i social network ), del gioco d'azzardo on line compulsivo, del vamping (trascorrere tutta la notte collegandosi alle chat e ai social network ), della nomofobia (paura di restare disconnessi dalla rete) e dello hikikomori (utilizzo esagerato della rete che porta a condotte di vero e proprio ritiro sociale). Le diverse forme di dipendenza patologica, nuove e vecchie, da sostanze e da comportamenti, delineano un quadro allarmante e una vera emergenza sociale. Il terzo millennio, a causa di questo, pone le istituzioni di fronte all'improrogabile necessità di intervenire ai fini del soddisfacimento dei bisogni sani dei cittadini e, in caso di fallimento, anche parziale, di assicurare un'adeguata cura delle diverse forme di dipendenza patologica, affinché possano essere affrontate in modo efficace e professionale. Ciò anche al fine di perseguire e di tutelare la salute, intesa dall'OMS, già dal 1946, come « stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia », nonché di dare attuazione a quanto sancito dall'articolo 32 della Costituzione, il quale intende « la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività ». I dati relativi alle dipendenze patologiche testimoniano la pericolosità di una cultura degli eccessi, in costante diffusione, e dell'esistenza di consumatori socialmente integrati, spesso inconsapevoli dei gravi danni derivanti dai consumi effettuati e dai comportamenti attuati. Tutto ciò si somma alla scarsa presenza di campagne nazionali di informazione e di prevenzione sulle dipendenze patologiche e sulle polidipendenze, in particolare tra le nuove generazioni, finalizzate a promuovere una maggiore consapevolezza circa il rischio e le conseguenze di tali comportamenti e stili di vita, in quanto dannosi per la salute fisica, psicologica e relazionale, oltre che causa dell'aumento significativo dei costi sanitari e di welfare per lo Stato. Considerato l'impatto dei fenomeni descritti sulla nostra società, che inevitabilmente impongono il tempestivo intervento delle istituzioni, al fine di assicurare un impegno costante nella prevenzione delle dipendenze patologiche in favore della popolazione direttamente e indirettamente interessata, nonché un reale supporto educativo in favore delle famiglie, il presente disegno di legge, all'articolo 1, prevede l'istituzione della Giornata nazionale sulle dipendenze patologiche, individuandola nella data del 20 marzo di ogni anno. L'articolo 2, per la celebrazione della Giornata nazionale sulle dipendenze patologiche, prevede l'indizione di cerimonie, iniziative e incontri nel territorio nazionale volti a informare e a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema delle dipendenze patologiche, stabilendo, altresì, che la Giornata non è considerata solennità civile.. 1 (Istituzione della Giornata nazionale sulle dipendenze patologiche) 1 La Repubblica riconosce il 20 marzo di ogni anno quale Giornata nazionale sulle dipendenze patologiche, di seguito denominata « Giornata », al fine di informare e di sensibilizzare sul tema delle dipendenze patologiche da sostanze, legali e illegali, e da comportamenti, e in particolare sui rischi correlati e sui danni, derivanti da tali dipendenze, nonché di promuovere stili di vita sani. 2 (Iniziative per la celebrazione della Giornata) 1 In occasione della Giornata sono organizzati nel territorio nazionale cerimonie, iniziative e incontri volti a informare e a sensibilizzare l'opinione pubblica, in conformità a quanto disposto dall'articolo 1, sul tema delle dipendenze patologiche. Ai fini della celebrazione, le istituzioni pubbliche, nei rispettivi ambiti di competenza, promuovono, altresì, iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado, anche in coordinamento con associazioni e con organismi impegnati nella prevenzione e nella cura delle dipendenze patologiche, e realizzano campagne pubblicitarie nazionali a carattere sociale avvalendosi dei media tradizionali e digitali. 2 La Giornata non è considerata solennità civile ai sensi dell'articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260.