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ORD. 9/05. STRANIERO - PERMESSO DI SOGGIORNO - RINNOVO - CONDANNA, A SEGUITO DI PATTEGGIAMENTO, PER DETERMINATI REATI - CAUSA OSTATIVA - ULTERIORE VERIFICA IN CONCRETO DELLA PERICOLOSITÀ SOCIALE DEL SOGGETTO - MANCATA PREVISIONE - DENUNCIATA LESIONE DEL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA IN RELAZIONE ALLA ESPULSIONE A TITOLO DI MISURA DI SICUREZZA, DELLE LIBERTÀ DELLA PERSONA COME SINGOLO E NELLE FORMAZIONI SOCIALI, DEL DIRITTO AL LAVORO - DIFETTO DI RILEVANZA DELLA QUESTIONE NEI GIUDIZI 'A QUIBUS' - MANIFESTA INAMMISSIBILITÀ.. Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 3, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, come sostituito dall’art. 4, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189, applicato in correlazione con gli artt. 5, comma 5, e 13, comma 2, lettera b), dello stesso decreto legislativo, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 13 della Costituzione, nella parte in cui pone quale elemento ostativo all’ingresso ed alla permanenza in Italia dello straniero l’intervenuta condanna anche a seguito di patteggiamento, per determinati reati, senza prevedere un’ulteriore verifica in concreto della pericolosità sociale del soggetto. Poiché nei giudizi 'a quibus' sono impugnati i provvedimenti del questore che hanno negato il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, per avere gli interessati riportato condanne a seguito di patteggiamento per reati concernenti gli stupefacenti, e non anche i provvedimenti di espulsione, per i quali il giudice amministrativo è del resto carente di giurisdizione, le questioni, proposte con riferimento alle conseguenze che gli stranieri extracomunitari potrebbero subire in ordine alla loro successiva espulsione dal territorio nazionale, sono prive di rilevanza nei giudizi 'a quibus'.