Document Type: resaula
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 277 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del presidente ALBERTI CASELLATI, del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,37). Si dia lettura del processo verbale. NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 18 novembre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 23 novembre 2020 è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze: «Conversione in legge del decreto-legge 23 novembre 2020, n. 154, recante misure finanziarie urgenti connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19» (2027). Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Colleghi, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15 con le comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori. (La seduta, sospesa alle ore 9,39, è ripresa alle ore 15,05) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori». Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito il calendario dei lavori fino al 2 dicembre. L'ordine del giorno della seduta odierna prevede la discussione, dalla sede redigente, del disegno di legge concernente statistiche in tema di violenza di genere. Nella seduta di domani, alle ore 9,30, avrà luogo il question time , con la presenza dei Ministri della difesa, dell'istruzione e per gli affari europei. Alle ore 13 sarà discussa la Relazione al Parlamento sull'autorizzazione al piano di rientro verso l'Obiettivo di medio periodo, per la cui approvazione è prevista la maggioranza assoluta dei componenti del Senato. La settimana dal 30 novembre al 4 dicembre sarà prevalentemente riservata ai lavori delle Commissioni, con particolare riguardo al decreto-legge ristori. L'Assemblea si riunirà mercoledì 2 dicembre, alle ore 9,30, per comunicazioni del Ministro della salute sulle ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19. Il calendario potrà essere integrato con l'esame del rendiconto e del bilancio interno del Senato. Su richiesta del Ministro dell'economia e delle finanze di riferire alle Camere in vista della riunione dell'Eurogruppo del prossimo 30 novembre sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità e l'introduzione del dispositivo di sostegno al Fondo di risoluzione unico, è stato stabilito che tale informativa abbia luogo presso le Commissioni competenti. Calendario dei lavori dell'Assemblea Discussione e reiezione di proposte di modifica PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 2 dicembre: Mercoledì 25 novembre h. 9,30 - Disegno di legge n. 1762 - Statistiche in tema di violenza di genere (dalla sede redigente) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 26, ore 9,30) - Doc. LVII- bis , n. 3 - Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato) * (giovedì 26, ore 13) Giovedì 26 " h. 9,30 * Le proposte di risoluzione alla Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione. Mercoledì 2 dicembre h 9,30 - Comunicazioni del Ministro della salute sulle ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19 La settimana dal 30 novembre al 4 dicembre sarà prevalentemente riservata ai lavori delle Commissioni. Il calendario potrà essere integrato con l'esame del Rendiconto e del Bilancio interno del Senato. Ripartizione dei tempi per la discussione del Doc. LVII- bis , n. 3 (Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243) (3 ore, incluse dichiarazioni di voto) Relatore 15' Governo 15' Gruppi 2 ore e 30 minuti, di cui: M5S 31' L-SP-PSd'Az 24' FIBP-UDC 22' PD 18' Misto 16' FdI 14' IV-PSI 14' Aut (SVP-PATT, UV) 11' Dissenzienti 5' Comunicazioni del Ministro della salute sulle ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19 (3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto) Governo 30' Gruppi 3 ore, di cui: M5S 37' L-SP-PSd'Az 29' FIBP-UDC 26' PD 21' Misto 20' FdI 16' IV-PSI 16' Aut (SVP-PATT, UV) 14' Dissenzienti 5' ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, alla luce delle sue comunicazioni sulle due riunioni della Conferenza dei Capigruppo, che si sono rispettivamente tenute ieri e nella tarda mattinata di oggi, il Gruppo Lega non voterà a favore del calendario, così come è stato proposto, e avanza delle proposte alternative. Ieri, pur apprezzando la volontà del ministro Speranza di venire il 2 dicembre in Assemblea per le comunicazioni, facciamo notare però che si tratta proprio del giorno prima della scadenza dell'ultimo DPCM, che è in vigore appunto fino al 3 dicembre. Sembra quasi che la maggioranza voglia venire in Assemblea con il DPCM già pronto, senza mostrare nessuna disponibilità e senza darci la possibilità di fare proposte (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) in grado di consentire al Parlamento di dare davvero un indirizzo. Quindi, proponiamo di anticipare dal 2 dicembre al 1° dicembre le comunicazioni del ministro Speranza. L'altra proposta di modifica del calendario, che avanziamo - poi valuterà la Presidenza se metterle in votazione insieme o fare due votazioni distinte - riguarda la disponibilità che ha dato il ministro Gualtieri, con una lettera consegnata alla Camera dei deputati e al Senato, di venire in Aula a riferire circa la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (MES), visto che il 30 novembre si terrà all'Eurogruppo una riunione, in cui si valuteranno eventuali proposte. Nell'odierna Conferenza dei Capigruppo ho abbandonato la seduta per una cosa che mi ha dato un po' fastidio. Lo dico a tutti: ci siamo trovati di fronte ad un Ministro che ha offerto la sua disponibilità a venire a parlare alle Camere di un tema, che sappiamo tutti essere delicato e che mostra divisioni, anche all'interno del centrodestra (sappiamo bene che sul MES noi abbiamo una posizione un po' diversa rispetto a Forza Italia: non sto nascondendo nulla, ci sono posizioni differenti tra i vari partiti su questo tema). Di fronte, dunque, alla possibilità che il Ministro venga in Aula, tra l'altro per un'informativa su cui non si deve neanche votare, non si capisce davvero perché voi abbiate detto che è sufficiente un passaggio alle Commissioni finanze e politiche dell'Unione europea, come a dare anche poco risalto, quasi a sminuire un tema così delicato e importante. Peraltro, si tratta in un certo senso di uno sgarbo istituzionale: sinceramente non si è mai visto che un Ministro dia la propria disponibilità a venire a riferire alle Camere e noi gli diciamo di andare in Commissione. Inoltre, ci ha fatto un po' arrabbiare il fatto che, nell'ambito della discussione su questo tema, qualcuno abbia detto che non possiamo procedere domani perché si deve fare la sanificazione dell'Aula e che nella lettera che è stata mandata in realtà si celava la vera volontà di andare in Commissione. Io ne ho sentite talmente tante di tutti i colori che - signori della maggioranza - se siete frantumati sul tema del MES, ditelo apertamente, abbiate il coraggio di dirlo e basta. (Applausi) . Non nascondetevi dietro alla Commissione o a qualcos'altro. Domani - ed è l'invito che rivolgo - c'è tutta la possibilità per discutere di questo tema. Eravamo anche pronti a rinunciare al question time di domani: Gualtieri potrebbe venire alle ore 9 per fare la sua esposizione; dieci minuti sono concessi a ogni Gruppo per intervenire, e alle ore 10,30 finiremmo; Gualtieri potrebbe andare alla Camera a presentare lo scostamento per poi tornare qui a presentarlo al Senato. I tempi ci sono anche per la sanificazione dell'Aula: iniziamo alle ore 9, dopo tre ore si arriva alle ore 11 e, quindi, si può sanificare tranquillamente; un'ora di pausa e alle ore 13 riprendiamo i lavori. Quindi tutto si può fare senza alcun problema. La domanda, però, è per quale ragione la maggioranza, di fronte a un tema così importante e delicato, dopo aver preso l'impegno di venire a discuterne in Parlamento, si tira indietro ritenendo sufficiente il passaggio in Commissione. Signori, diciamo sì alla Commissione, ma anche all'Assemblea! Il Parlamento è Commissioni e Aula. (Applausi) . Si dice che l'Assemblea è sovrana: bene! È un'informativa: di fronte alla disponibilità di un Ministro come si fa a dire di no? È davvero assurdo questo vostro modo di comportarvi. Pertanto, proponendo in concreto che domani mattina il ministro Gualtieri venga qui in Senato alle ore 9 a discutere di questo tema, mi auguro davvero che ci sia da parte vostra l'intenzione di confrontarci in Parlamento senza questioni pregiudiziali, perché tanti partiti hanno visioni diverse, sia della maggioranza sia dell'opposizione. È vero che il 9 dicembre arriverà Conte e ne discuteremo anche quel giorno; ma sapete come funzionano queste cose: si arriva al 9 dicembre e tutto è già preparato, sistemato e, quindi, si procede alle comunicazioni e - si fa per dire - al voto. Ormai abbiamo imparato a conoscere come funziona il sistema. È meglio cominciare già a discuterne adesso, ma in trasparenza. Forse c'è il timore che si dia troppo peso a questa riforma o riformetta, alla pillola addolcita che si vuole dare al MoVimento 5 Stelle per poi obbligarlo ad aderire al MES? Signori, c'è una grande opportunità ed è quella di discuterne in Aula. Quindi, le nostre proposte sono le seguenti: il ministro Speranza venga in Aula il 1° dicembre alle ore 16,30 e il ministro Gualtieri domani mattina alle ore 9. (Applausi) . MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la nostra proposta riguarda la discussione sulla relazione inerente allo scostamento dal pareggio di bilancio. Su questo tipo di documenti Camera e Senato sono sempre andati in contemporanea. Sappiamo che questo non è un obbligo, ma è sicuramente molto opportuno, tanto è vero che - solo per parlare di questo recente periodo - nei tre casi che si sono verificati, sono sempre andati in contemporanea. Domani mattina alle ore 9,30 abbiamo le interrogazioni a risposta immediata, per le quali sappiamo sono previsti tempi precisi e, quindi, alle ore 10,45 saranno sicuramente finite. Non vediamo ragioni per aspettare le ore 13 - e anche per ragioni logistiche, in quanto sappiamo quanto sia difficile spostarsi in Italia in questo periodo - per iniziare la discussione, che invece nell'altro ramo del Parlamento è già in atto. Pertanto, la nostra proposta è la seguente. Se si vuole individuare un orario preciso, si può iniziare alle ore 11, anche se - in realtà - si può benissimo prevedere che la discussione sia prevista come secondo punto all'ordine del giorno, da svolgere subito dopo le interrogazioni a risposta immediata. Questa è la nostra proposta per fare quello che si è sempre fatto. È evidente che l'importanza del voto è tale da suggerire - così come è sempre avvenuto - una contemporaneità delle deliberazioni dei due rami del Parlamento. In secondo luogo, chiediamo che il ministro Gualtieri venga non solo in Commissione, ma anche in Assemblea. L'argomento è estremamente importante, coinvolge di sicuro tutti i settori del Paese e non può essere confinato nel pur prestigioso e altamente rispettato ambito delle Commissioni. Deve esserci un passaggio in Assemblea, che è estremamente importante in quanto si tratta di una somma rilevante per il nostro futuro e le strutture del nostro Paese. Crediamo sia importante che questa discussione si svolga in Assemblea e lunedì prossimo potrebbe essere un giorno adatto, prima di quando avverranno le discussioni a livello internazionale ed europeo. (Applausi) . LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, per quanto riguarda l'inserimento nel calendario dei lavori delle comunicazioni del ministro Speranza e della discussione sullo scostamento di bilancio in concomitanza con la Camera dei deputati, siamo in linea con quanto detto dai colleghi di Forza Italia e Lega. Vorrei invece approfondire il ragionamento per quanto riguarda l'intervento del ministro Gualtieri. Come è già stato detto, è arrivata la disponibilità da parte del Ministro a intervenire in Parlamento per informarci sulla riunione dell'Eurogruppo che si svolgerà lunedì prossimo sulla riforma del MES e l'introduzione del dispositivo di sostegno al Fondo di risoluzione unico. Se posso permettermi, stamattina in Commissione abbiamo notato un certo tipo di imbarazzo da parte della maggioranza, perché la sensazione emersa nella riunione della Conferenza dei Capigruppo di questo pomeriggio è che, molto probabilmente, la lettera arrivata dal ministro Gualtieri sia stata un po' un fulmine al ciel sereno per la maggioranza, che non ha saputo bene come gestire. Non per altro, ci risulta che questa lettera sia arrivata ieri sera sul tardi, dopo la fine della riunione della Conferenza dei Capigruppo. Anche in questo caso la maggioranza ha dato il messaggio di non sapere bene, certe volte, cosa fa la mano destra rispetto alla sinistra. Anche in questa ultima conferenza diversi interventi hanno cercato di spostare lo svolgimento dell'informativa dall'Assemblea del Senato alle Commissioni. Si è trattato di interventi più che legittimi dei membri della maggioranza, ma che di fatto nascondevano l'imbarazzo nel voler portare in Assemblea la discussione. Come ha già detto il capogruppo Romeo, noi non ci nascondiamo. Il MES è sicuramente un argomento su cui sono diverse le posizioni all'interno sia della maggioranza che dell'opposizione. Tuttavia, ciò non significa che questa sia la sede ideale per poter discutere tale argomento. Addirittura, c'è stato anche chi, durante la riunione della Conferenza dei Capigruppo - lei, signor Presidente, sicuramente avrà sentito - ha detto che la relativa discussione in quest'Aula potrebbe dar luogo a un circo mediatico. Questo non è un circo mediatico: è il luogo preposto per le discussioni politiche di argomenti che riguardano la Nazione e gli indirizzi che questo Governo dovrà avere all'interno della Commissione europea e dell'Eurogruppo. Mi taccio, sarò brevissimo. La nostra proposta è che il Ministro venga in Aula, in base anche alle sue disponibilità. Possiamo sicuramente fare in modo che venga domani. Per quanto ci riguarda, siccome abbiamo sempre dimostrato la nostra volontà di lavorare nell'interesse della Nazione, se non ci fosse la disponibilità del Ministro per domani mattina, noi proponiamo che venga venerdì mattina, in maniera tale da non rimandare ulteriormente alla prossima settimana l'informativa del Ministro. La maggior parte dei senatori sarà presente qui a Roma anche domani, perché abbiamo in discussione lo scostamento di bilancio e, quindi, è possibile rimanere a lavorare anche venerdì mattina, se non è possibile farlo giovedì mattina. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, credo che questa discussione sul calendario dei lavori sia importante, perché sta nascondendo un non detto che io invece vorrei esprimere fino in fondo. Se uno ascoltasse soltanto le parole del senatore Romeo, si chiederebbe per quale ragione la maggioranza non accorda la possibilità di fare una seduta d'Assemblea per discutere di un tema così importante. Vorrei però dire all'Assemblea e anche al senatore Romeo che la discussione non verte sull'utilizzo o meno del MES, ma sulla riforma del MES, che è un'altra storia rispetto alla questione su cui maggioranza e opposizione si sono divise e si dividono al loro interno. Il problema è un altro, signor Presidente. Qui c'è una forza politica - lo dico soprattutto a Forza Italia e a Fratelli d'Italia - che sta sistematicamente lavorando per interrompere ogni forma di dialogo fra maggioranza e opposizione e per impedire di discutere di qualunque provvedimento che riguarda il Paese e l'emergenza sanitaria ed economica in cui si è cacciato. Questa forza politica è la Lega. Lo dico perché è dalla Conferenza dei Capigruppo di ieri che la Lega e Massimiliano Romeo, in particolare, cercano il pretesto per interrompere ogni discussione che ci veda lavorare insieme. Romeo ha abbandonato la Conferenza dei Capigruppo quando ancora i senatori Capigruppo della maggioranza stavano intervenendo. Non ha dato la possibilità di fare nemmeno una proposta, scegliendo di abbandonare la Conferenza dei Capigruppo e di condizionare la scelta che gli altri Gruppi dell'opposizione avrebbero fatto, tant'è vero che la discussione sull'intervento del Ministro in Aula o in Commissione era aperta, signor Presidente; lei era lì a presiedere la Conferenza dei Capigruppo e lo sa bene. Ora non è lecito affermare in quest'Aula che si sarebbe voluta fare la seduta d'Assemblea con l'informativa, mentre la maggioranza ha imposto l'intervento del Ministro in Commissione, perché chi ha partecipato fino alla fine alla Conferenza dei Capigruppo - lo dico a Forza Italia e a Fratelli d'Italia - sa benissimo che le forze politiche di maggioranza hanno dato disponibilità per la seduta d'Assemblea, per lo svolgimento dell'informativa con Gualtieri. Il problema è che Romeo non vuole sentir parlare di dialogo e di trovare insieme dei percorsi per andare avanti, nel merito e nel metodo. Quando sente parlare di dialogo, gli viene l'allergia: il tema è questo. Egli ci impedisce di dialogare e impedisce alle forze parlamentari di svolgere un percorso unitario in un momento in cui l'unità delle forze politiche dovrebbe essere prioritaria. (Commenti) . Chiedo a Forza Italia e a Fratelli d'Italia, che sono testimoni del fatto che il senatore Romeo ha abbandonato la Conferenza dei Capigruppo, di non assecondarlo. È stato lui ad alzarsi e ad andar via quando la maggioranza ha dato la propria disponibilità a fare una seduta con l'informativa. Se non si fa seduta con l'informativa, è perché il senatore Romeo ha abbandonato la Conferenza dei Capigruppo e non ha ascoltato neanche le proposte che venivano dalla maggioranza! Pertanto, signor Presidente, ristabiliamo la verità. A noi interessa il dialogo. Interesserebbe, da ieri, votare insieme almeno il calendario. In quest'Aula non si riesce neanche a votare insieme il calendario, perché il senatore Romeo e la Lega ce lo impediscono. È ridicolo! Sul calendario dovremmo trovare unità di intenti; sullo scostamento dovremmo trovare unità di intenti; sui provvedimenti dovremmo sforzarci di trovare unità di intenti. La Lega lo impedisce. L'invito e l'appello che rivolgo a Forza Italia e a Fratelli d'Italia, che - lo ripeto - sono stati testimoni dell'impedimento messo in campo dal senatore Romeo, è di dire altro rispetto a quanto la Lega, strumentalmente, mette in campo. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Faraone, lei è intervenuto sul calendario, ma non ho sentito avanzare alcuna proposta di modifica. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, io ho detto che, se ora si arriva alla scelta delle Commissioni, è perché la Lega ha abbandonato la Conferenza dei Capigruppo, scegliendo un'altra proposta. PRESIDENTE . Quindi, la proposta è di mantenimento del calendario dei lavori votato dalla Conferenza dei Capigruppo. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, vorrei parlare in dichiarazione di voto sul calendario, per essere chiari. Io non capisco e non comprendo l'ilarità provocata tra i banchi del Gruppo della Lega dall'intervento del collega, presidente Faraone, perché quella che è stata fatta è corretta. E lo dimostrano le proposte avanzate dal collega Romeo. La prima proposta, pur di non votare il calendario insieme alla maggioranza, pur di distinguersi, pur di boicottare il forte tentativo di confronto che stiamo portando avanti, è stata quella relativa alla data della presenza in Senato del ministro Speranza. Noi abbiamo chiesto, come Parlamento, proprio per svolgere un ruolo centrale anche sui DPCM, che il Governo ci venga sempre ad aggiornare e a informare. Tant'è che il ministro Speranza ha avanzato esattamente la proposta di venire in Senato prima di approvare il DPCM per informare il Parlamento. Ma qui il senatore Romeo ha una questione rilevantissima: lo vorrebbe fare ventiquattr'ore prima, pur di votare contro il calendario. In aggiunta a questo, il ministro Speranza, viste le continue accuse di alcuni mezzi di comunicazione e anche di alcuni partiti politici sulla preparazione del Governo e del nostro sistema sanitario, verrà a comunicarci il piano di vaccinazione, che è pronto perché si dovrà realizzare fra poche settimane. Quindi, quella presenza è importantissima per il Parlamento, per il Senato della Repubblica. Andare a cavillare sui tempi, prima o dopo, senza centrare l'importanza di quel passaggio parlamentare, testimonia un arroccamento su posizioni che tendono a boicottare ed escludere un confronto serio e collaborativo in una situazione di emergenza per il nostro Paese. Aggiungo, sulla questione della disponibilità del ministro Gualtieri, che oggi ho sentito il senatore Romeo assurgere a difensore delle prerogative del Ministro. Il Ministro, con una lettera - per così dire - tipica, ha chiesto di venire in Parlamento, presso le Camere e, quindi, davanti ai loro organi, per fare un confronto. È già previsto un voto. Signor Presidente, su questi temi è previsto un voto, che è già stato calendarizzato. Il 9 dicembre verrà qui in Aula il presidente Conte, prima del Consiglio d'Europa, proprio per ottenere dal Parlamento un mandato preciso. Se il ministro Gualtieri dà la propria disponibilità a fare un confronto con il Parlamento; se quel confronto deve creare dei presupposti, deve creare consenso, deve servire a dare una linea di comportamento del nostro Governo, è certo che deve essere svolto in Commissione e non - come è stato chiesto stamani - in Aula, magari con interventi di cinque minuti. Noi vogliamo una cosa seria. Vogliamo parlare con franchezza e determinazione sul futuro del nostro Paese. Vogliamo avere la possibilità di approfondire i temi. Non c'è bisogno di utilizzare l'Aula del Senato per fare una conferenza stampa: per quello ci sono tante sale in Senato, di cui lei, signor Presidente, concede sempre la disponibilità. La Lega prenoti dunque una sala e faccia una conferenza stampa per sostenere la volontà della mancanza di dialogo. Credo che sia giunto davvero il momento di fare un passo in avanti e di dimostrare al Paese che l'attuale classe politica - quindi tutti noi - è in grado di gestire questa emergenza, di dare concretezza alla volontà di dialogo e di votare un calendario di buonsenso, che prevede il coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni del Governo, che sono importanti per il nostro futuro. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, penso che in momenti come questi i cittadini ci chiedano non di dividerci su cose sicuramente secondarie - e credo che sia capitato un po' a tutti noi - ma di dare risposte certe. Per questo francamente è un po' avvilente che si debba venire in Aula a discutere di cose che forse, se si avesse la volontà di sentirsi e di ascoltarsi, parrebbero a tutti di buonsenso. Dico questo per un motivo molto semplice. Il Ministro dell'economia ha inviato una lettera, dando una disponibilità per venire a informare e a riferire al Parlamento prima della riunione dell'Ecofin del prossimo 30 novembre. Mi risulta, tra l'altro, che la Camera dei deputati abbia deciso che il Ministro riferirà in Commissione. Su questo punto io e altri Capigruppo di maggioranza ci siamo permessi di dire con molta tranquillità che delle due l'una. Da un lato, infatti, si vuole venire in Aula: per un momento si è prospettata addirittura l'ipotesi di interventi di cinque minuti. Ma ditemi voi, anche se i minuti fossero dieci, quale approfondimento e quale dibattito ci sarebbero. Ognuno verrebbe qui e farebbe la sua parte - sempre in modo che tutti possano fare in diretta o successivamente un comunicato - discutendo magari di MES e non invece di quello di cui si tratterà nella riunione dell'Ecofin, e cioè anche della riforma del MES. C'è poi l'altra opzione, che ribadisco perché mi pare seria, che è quella di sentire il Ministro e di discutere all'interno delle Commissioni competenti - magari delle due che se ne occupano - in cui i rappresentanti di tutte le forze e di tutti Gruppi parlamentari possano parlare di più, avere evidentemente più approfondimenti e risposte da parte del Ministro stesso. Tutti sappiamo infatti che un'informativa è un'informativa: non sono comunicazioni, per cui non si conclude con un voto, con una presa di posizione del Parlamento. La votazione ci sarà quando verrà il presidente del Consiglio Conte, quando chiaramente ci sarà un punto anche sul MES. Sulla questione del MES, la dobbiamo far finita con il fatto che l'Italia si presenti all'Ecofin sempre con dibattiti che onestamente rischiano di essere fuorvianti: siamo l'unico Paese in Europa che discute dalla mattina alla sera, senza approfondirla, della questione del MES. Questa era l'occasione per entrare davvero nel merito, nelle Commissioni, di come sarà questa riforma, se l'accesso al MES sarà o meno privo di condizionalità, per poi prendere le nostri decisioni. Questo è il punto: si tratta di essere seri una volta per tutte. Se invece si deve agitare la bandierina, facciamolo, tanto siete divisi voi, colleghi, come lo siamo noi: ognuno ha le proprie opzioni. Ciò che però non tollero, signor Presidente, è che con un dibattito in Aula, che rischia di essere solo propagandistico, il nostro Paese si presenti all'Ecofin con una discussione assolutamente sfilacciata e nessun tipo di approfondimento. È arrivato il momento di dare una prova di serietà. Non possiamo essere il Paese che discute solo delle riaperture o meno, del cenone e degli impianti di sci. Quanto alla presenza del Ministro in Aula o in Commissione, siamo stati aperti - poi il presidente Romeo se n'è andato dalla Conferenza - anche ad altre opzioni, ma non prendiamoci in giro: domani c'è una priorità che riguarda il Paese e tutti noi, che è lo scostamento; non facciamo trucchi e trucchetti. Ci può essere poi la disponibilità a fare una discussione, ma credo che, se siamo delle persone serie, dobbiamo assumerci la responsabilità una volta per tutte davanti al Paese: dobbiamo fare una discussione seria e tecnica per poter davvero provare a entrare nel merito, e non rinfacciarci le cose gli uni con gli altri in dibattiti che rischiano di essere inutili e ideologici. Signor Presidente, penso ancora che sia assolutamente utile che l'informativa venga svolta all'interno delle Commissioni e lei ovviamente deciderà, come Presidente, a quale Commissioni affidarla. (Applausi). ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la mia è una dichiarazione di voto sulla nostra proposta, ma anche su quelle dei colleghi di Forza Italia e Fratelli d'Italia. Intanto non immaginavo - lo dico al collega Faraone e mi scuso se mi sono messo a sorridere - di avere tutto quel potere in Parlamento, al punto che da solo possa addirittura bloccare un'iniziativa della maggioranza. (Applausi). Questo è abbastanza incredibile. Ma se davvero fosse così e mi voleste attribuire questo potere, allora vi dico che già nel tardo pomeriggio potrei firmare un DPCM che permetta agli italiani di poter tornare a votare (Applausi). Lo farei con grande voglia e fermezza, se davvero fosse come dice lei, collega Faraone. Tornando a questioni più serie, il vostro bluff lo vediamo subito. Visto che è colpa mia e del mio atteggiamento - la Lega ha fatto la sua proposta, che è di far venire il ministro Gualtieri domani in Assemblea - potete benissimo votare contro la proposta avanzata dalla Lega. Ma Forza Italia e Fratelli d'Italia, ai quali in questa occasione avete cercato un po' di strizzare l'occhiolino per cercare di dividerli, hanno fatto una proposta analoga. Quindi, votate contro la proposta della Lega, ma votate a favore della proposta di Forza Italia e di Fratelli d'Italia, che dice la stessa cosa. Così almeno non sarà la Lega che, abbandonando la Conferenza dei Capigruppo, condiziona il Parlamento. Sarete voi, con il voto che fra pochi minuti darete, a stabilire se avete il coraggio come maggioranza di venire ad affrontare il tema del MES, perché non avete paura di andare davanti agli italiani e di far vedere come la pensate. Questa è la strada giusta che dovete mettere in evidenza. (Applausi). È il vostro voto che determina le scelte. C'è una proposta per lunedì, giusto? Saremmo entro il 30 novembre, ossia il termine stabilito dal ministro Gualtieri, e ci sarebbe tutto il tempo per preparare assolutamente l'Assemblea. Ma siccome non voglio passare come il cattivo, sapete cosa facciamo? Ritiriamo la nostra proposta di modifica del calendario; non c'è alcun tipo di modifica del calendario per noi. Noi voteremo la proposta che ha fatto Forza Italia, ossia che il ministro Gualtieri venga lunedì in Aula a mezzogiorno. Così, tolte le nostre proposte, non ci sono più scuse, signori. Avanti, forza, coraggio. Tirate fuori tutto quello che avete dentro e volete dimostrare al popolo italiano (Applausi) , e vediamo se avete il coraggio di far venire il ministro Gualtieri in Aula. PRESIDENTE . Colleghi, vi dico da subito che sulle modifiche del calendario disporrò il procedimento di voto elettronico, ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento, proprio per agevolare il computo dei voti, attese alcune riserve che sono state espresse in votazioni precedenti. Naturalmente, questa votazione elettronica sarà senza indicazione dei nomi. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai Gruppi Forza Italia e Fratelli d'Italia, volta a inserire nel calendario della prossima settimana l'informativa del ministro Gualtieri da svolgere in Aula e non in Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . (Applausi) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai senatori del Gruppo Forza Italia, volta ad anticipare la discussione sull'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di medio termine, prevista per la giornata di domani, alle ore 11. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . (Applausi) . La proposta del senatore Romeo di anticipare le comunicazioni del ministro Speranza è stata ritirata. Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea. Sulle dichiarazioni del Presidente della Commissione antimafia VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, qualche giorno fa il Presidente della Commissione bicamerale antimafia ha rilasciato dichiarazioni sgradevoli nei confronti dei cittadini calabresi, dei malati oncologici e della compianta collega Santelli. Abbiamo chiesto, come si deve fare in questi casi, che vi fossero delle scuse perché è possibile a chiunque incorrere in un infortunio o in uno scivolone. Il presidente Morra, anziché scusarsi, ha rilanciato con dichiarazioni ancora più antipatiche e inopportune. Abbiamo letto una serie di prese di posizione di tutti gli esponenti istituzionali di maggioranza e di opposizione che si univano alla nostra richiesta di scuse che, a questo punto, signor Presidente, non credo possano più bastare. Abbiamo comunicato, pertanto, formalmente per iscritto che non parteciperemo più alle riunioni della Commissione bicamerale antimafia e dei suoi Comitati fino a quando la questione non sarà chiarita nei modi e nei tempi opportuni. Chiediamo di sapere cosa intenda fare la maggioranza sulla vicenda: ci dica se ritiene che una Commissione bicamerale di garanzia così importante debba proseguire i suoi lavori senza l'opposizione (e in questo caso ne prenderemo atto) o se invece ritiene di adottare, come abbiamo letto nelle numerose dichiarazioni dei giorni scorsi, delle iniziative per dirimere questa vicenda caratterizzata da uno scontro istituzionale senza precedenti. ( Applausi ). PEPE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, per riprendere l'intervento del collega Vitali, voglio citare una dichiarazione che mi è stata sottoposta pochi secondi fa: «Morra non avrebbe dovuto dire quella frase»; l'ha pronunciata poco fa il procuratore capo di Catanzaro Gratteri dicendo, tra l'altro, che tra le mille intercettazioni telefoniche che ha letto durante la sua attività di magistrato non ha mai trovato il nome di Jole Santelli, né come soggetto di intercettazioni, né come persona tirata in ballo da altri delinquenti o presunti delinquenti. ( Applausi ). È stata scritta una brutta pagina in queste ore e onestamente questo intervento avrei voluto evitarlo. C'è stato un crescendo anzitutto perché, con quella frase pronunciata dal senatore Morra è stata attaccata una persona che oggi non c'è più e alla quale mandiamo da questa Aula un caloroso abbraccio soprattutto in una giornata come questa. ( Prolungati applausi . Molti senatori si levano in piedi ). Presidente, sono stati inoltre attaccati tutti i malati oncologici, persone straordinarie che devono vivere intensamente la loro vita e che hanno da trasmetterci valori indelebili di cui tutti dovremmo essere portatori. ( Applausi ). Sono poi stati offesi tutti i calabresi per una scelta libera e democratica che hanno fatto soltanto pochi mesi fa. E mi dispiace ribadirlo in questa giornata: addirittura il senatore Morra ha offeso tutte le donne quando ha parlato di «riverginare l'imene» per tutto quello che è accaduto in passato sulla sanità lucana. ( Applausi ). VOCI. Vergogna! Vergogna! Vergogna! PRESIDENTE . Per cortesia, senatore Pepe, la invito a concludere. (Commenti e proteste) . Per cortesia, colleghi, se parlate fuori microfono non vi sento. Potete anche protestare ma non si sente nulla. Lasciate che il senatore Pepe concluda il suo discorso. (Proteste) . Ognuno ha il diritto di esprimere quello che crede, specie in una circostanza come questa. (Applausi) . Prego, senatore Pepe, concluda. PEPE (L-SP-PSd'Az) . In conclusione, Presidente, sperando che sia finita, il senatore Morra ha offeso tutti gli italiani dicendo che chi non la pensa come lui è favorevole alla mafia, ma il vessillo dell'antimafia non lo lasciamo, né al senatore Morra, né al MoVimento 5 Stelle, perché quel vessillo è di tutti gli italiani, della stragrande maggioranza degli italiani onesti. (Applausi) . È chiaro che noi continueremo a non partecipare ai lavori della Commissione, Presidente. È chiaro perché il ruolo di garanzia della Presidenza della Commissione antimafia, che richiede equilibrio e senso di responsabilità, così come è interpretato adesso finisce per delegittimare tutta la Commissione antimafia. (Applausi) . E soprattutto, Presidente, fino ad oggi abbiamo visto che il presidente Morra... (il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Termini, senatore Pepe. PEPE (L-SP-PSd'Az) . ... uso a pontificare, a attaccare gli avversari, adesso l'ha fatta davvero grossa, ha superato qualsiasi limite, qualsiasi tipo di decenza. Mi rivolgo alle forze di maggioranza: tanti esponenti della maggioranza hanno stigmatizzato le frasi del presidente Morra. PRESIDENTE. Si rivolga a me. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Carissimi colleghi di maggioranza, abbiate uno scatto di orgoglio e di dignità, perché tocca a voi e non a noi chiedere le dimissioni del presidente Morra! (Applausi) . Pronunciate questa parola, abbiate uno scatto di orgoglio e di dignità! (Applausi) . VOCI. Dimissioni! Dimissioni! Dimissioni! IANNONE (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia, nelle persone del sottoscritto quale Capogruppo del partito in Commissione antimafia, insieme al senatore Ciriani e alla deputata Ferro, si è visto costretto a comunicarle, nella giornata di sabato, che non avremmo più preso parte alle sedute della Commissione perché, come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, le dichiarazioni del presidente Morra sono indegne dell'alto livello istituzionale che ricopre. Presidente, a noi oggi dispiace ancor di più, dopo le cose gravissime che abbiamo già registrato, vedere il presidente Morra rimanere seduto nel momento in cui in quest'Aula viene evocato ancora una volta il nome di Jole Santelli (Applausi), un presidente di Regione eletto liberamente dai calabresi, ma soprattutto - mi sia consentito dirlo - una donna che nel momento in cui era a rischio la sua vita sentiva ancora di essere impegnata per la propria gente e per amore della propria terra. Non si possono lanciare pietre, non si possono adombrare realtà meschine quando siamo al cospetto di persone che andrebbero soltanto elogiate e prese come esempio. Non capiamo, presidente Morra, per quale motivo un malato oncologico non possa essere votato da un cittadino. Siamo tutti sotto al cielo; i malati oncologici possono guarire. Qual è la logica della sua dichiarazione? È assolutamente incomprensibile e fuori luogo, così come non si capisce quale sia l'incapacità del popolo calabrese nello scegliersi i propri rappresentanti. Mi sembra che alle elezioni politiche del 2018 i calabresi, come gran parte del popolo meridionale, hanno votato per i 5 Stelle in maniera massiccia. In quell'occasione, allora, i calabresi e i meridionali erano persone in grado di scegliere e di scegliere il meglio (Applausi) mentre oggi sono incapaci di intendere e di volere e completamente piegati alla logica dei corrotti e dei malavitosi? Nessuno ha la patente di onestà che può conferire agli altri e offende ancor di più quello che abbiamo ascoltato nelle ore successive, quando ci siamo sentiti dire che era in atto un complotto che voleva Morra fuori dalla Commissione antimafia per fare il gioco di forze oscure. È un'accusa che noi di Fratelli d'Italia rifiutiamo nella maniera più completa, e lo testimonia la nostra storia da sempre schierata per la legalità e per lo Stato che tutti rappresentiamo. Nessuno ha il vessillo esclusivo della lotta alla malavita e alla corruzione. Presidente, le chiediamo un intervento forte e autorevole, come lei è in grado di fare, per fare chiarezza su questa vicenda, compresa la mancata partecipazione del presidente Morra alla trasmissione della RAI. Spero che la Commissione di vigilanza RAI nei prossimi giorni ascolti il direttore di Rai 3 Franco Di Mare, e chissà che non scopriremo, presidente Morra, che alle spalle di determinate decisioni e della sua esclusione non ci sia una parte politica molto diversa dall'opposizione. (Applausi) . ENDRIZZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ENDRIZZI (M5S) . Signor Presidente, voglio ringraziare, tra le tante persone, una cittadina di Padova, che qualche sera fa mi ha espresso la sua opinione su questa vicenda. Ha detto: «Cosa guardo per capire se un politico è autentico? Non quando dice la cosa più comoda, la più ovvia o porta acqua al suo mulino ma quando ha il coraggio di dire ciò che altri tacciono, anche se gli nuocerà». (Commenti) . PRESIDENTE. Per cortesia, facciamo finire il discorso. Non riesco a capire. Prego, prosegua, vediamo cosa deve dire. ENDRIZZI (M5S) . Presidente, capisco che c'è fibrillazione, c'è frenesia alimentare, come succede con gli squali. PRESIDENTE . Scusate, se le persone vogliono uscire lo facciano, così possiamo sentire l'intervento del senatore Endrizzi. (Commenti) . Per cortesia, altrimenti sospendo la seduta. Non create assembramenti, uscite. Mi pare che si stia trattando un tema molto delicato e vorrei che ci fosse silenzio. Senatore Endrizzi, prosegua. ENDRIZZI (M5S) . Grazie, Presidente, se consente che mi venga restituita l'inquadratura video completo il mio intervento. Capisco che alla Lega dia fastidio l'opinione di una cittadina, ma ho riportato parole che non sono mie. Ho riportato parole che mi vengono dalla gente e questo evidentemente dà fastidio, perché la lingua batte - soprattutto quella del popolo - dove il dente duole. Bene, questa signora mi ha detto che non guarda se una persona fa la cosa più comoda, o che le fa più comodo, ma quando ha il coraggio di andare controcorrente, a maggior ragione se sa riconoscere un errore proprio. Il presidente Morra si è scusato per quella parte delle sue parole che sono andate oltre il suo spirito e le sue intenzioni, soprattutto nel passaggio magari dal verbale alla trascrizione stampata e ciò, all'occhio di questa signora, lo rende credibile. Mi ha detto di aver ascoltato le sue parole e di aver ascoltato quelle che vengono anche dalle altre forze politiche e le loro reazioni e di essersi fatta una sua idea: non sta dando una dimostrazione di credibilità un certo centrodestra tracotante, muscolare e spregiudicato, che prima ha scelto una figura di alto profilo istituzionale come Jole Santelli, quale candidato presidente alla Regione, e poi ha inserito nelle sue liste Domenico Tallini; abbiamo infatti, da una parte, la Vice Presidente della Commissione antimafia, una persona stimata nel suo ruolo, e dall'altra una persona che invece doveva rispondere di diversi episodi di corruzione. Qual è la coerenza tra il votare all'unanimità in Commissione bicamerale antimafia le linee guida del codice di autoregolamentazione per i partiti nella composizione delle liste e poi non trarre le conseguenze dal fatto che, dopo che in quella Commissione cui partecipavano avevano votato tutti all'unanimità, dalla Lega a Fratelli d'Italia, il documento che dichiarava Domenico Tallini impresentabile, lo stesso è stato premiato con l'elezione a presidente del Consiglio regionale? Commenti) . PRESIDENTE . Non peggiori però la situazione con queste giustificazioni, per cortesia, perché non si può fare questa cosa. ENDRIZZI (M5S) . Se vuole darmi un suggerimento lei. PRESIDENTE. Mi faccia parlare: lei non ha sentito in Aula che è stato proprio Gratteri della procura di Catanzaro a richiamare al rispetto? ENDRIZZI (M5S) . Presidente, vuole polemizzare con me? PRESIDENTE. Noi stiamo parlando di una persona che è morta. Non si può parlare neanche di un assente, figuriamoci di una persona che è morta. Non si può! Non si può e non si deve! C'è un codice deontologico di comportamento e di condotta oltre il quale non si può andare. (Vivaci commenti) . Non è possibile. Non si parla di una persona defunta. Non si può infangare il nome di Jole Santelli. (Reiterati commenti) . ENDRIZZI (M5S) . Guardi, Presidente, che io di Jole Santelli ho detto il contrario: o lei allora non mi ascolta, oppure già era preparata a censurare le mie parole, lei che dovrebbe garantire il dibattito. (Applausi) . Non ho offeso nessuno. Ho detto che era una figura di alto profilo istituzionale e apprezzata in sede di Commissione bicamerale antimafia. Dunque, facciamo uno sforzo per capire le parole, perché altrimenti non ne usciamo. (Vivaci commenti). VOCE. Vattene a casa! Non è possibile! PRESIDENTE . Non si permetta, perché sennò la mando fuori, ha capito? Non si permetta, nei confronti della Presidenza. Abbia rispetto delle istituzioni. Qui manca il rispetto istituzionale se ci si permette in quest'Aula di parlare di defunti. (Applausi) . ENDRIZZI (M5S) . Signor Presidente, riprendo. (Commenti). PRESIDENTE. La violenza verbale non ha nulla a che fare con il confronto democratico! ENDRIZZI (M5S) . Se vuole passarmi lei l'intervento. (Applausi) . PRESIDENTE. Prego, senatore Endrizzi. ENDRIZZI (M5S) . Grazie, signor Presidente. Vorrei che in casa propria ognuno facesse l'esercizio di riconoscere gli errori, perché se dal centrodestra, almeno la parte più libera e liberale, che oggi si è espressa con toni senz'altro diversi rispetto ad altri e che forse si sta smarcando da un abbraccio un po' ruvido e poco conciliabile con il dialogo politico, se almeno da queste forze non arriva una spiegazione di quel che è successo il cittadino le spiegazioni le deve trovare da sé e nelle parole del presidente Morra, pur suscettibili di equivoco e per certi versi sbagliate, si riconosce e pensa che qualcuno quel coraggio lo ha trovato ... (Il microfono si disattiva automaticamente). La Lega dovrebbe avere il coraggio di dire se i sentimenti buoni e giusti possono essere distorti ed etichettati come buonismo e dipinti come un male quando si parla di profughi, immigrati e - perché no? - anche di immigrati irregolari. Ho parlato infatti di sentimenti buoni e giusti, basati sulla giustizia, non ideologici e astratti. Mi chiedo perché in questo caso il buonismo è un male e diventa invece una virtù, quando giustamente si difende la dignità della malattia e della morte. Questo è anche stato fatto e non si può negare che su questo ci sia stato un problema, ma non si può fare per nascondere una vergogna inaccettabile... (Il microfono si disattiva automaticamente). Non si può fare per nascondere una vergogna, inaccettabile e voluta, come porre Tallini in lista e premiarlo poi con la presidenza del Consiglio regionale. (Applausi) . Non una parola è venuta dalla Lega su questo. Chi ha speculato allora sul ruolo importante di Jole Santelli? Abbia la Lega il coraggio di dirlo oggi che su Tallini sono giunti non sospetti, ma accuse gravissime, che lo hanno portato all'arresto per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico-mafioso. Voglio dirlo in questa sede: secondo l'accusa, i rapporti di Domenico Tallini con la cosca Grande Aracri, di Nicolino Grande Aracri, oggi recluso al 41- bis nel carcere di Opera, avrebbero riguardato la costituzione di una società, con base a Catanzaro. (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . È vero che è stato interrotto più volte, però il tempo l'ha recuperato. Le concedo ancora un minuto e poi basta. ENDRIZZI (M5S) . Stavo parlando di una società finalizzata alla ... (Il microfono si disattiva automaticamente) Presidente, possiamo cambiare microfono? Se c'è qualche problema tecnico cambio microfono perché è veramente difficile per me intervenire in questo modo. (Applausi) . Stavo parlando di una società finalizzata alla distribuzione all'ingrosso di prodotti medicinali, mediante una rete di punti vendita costituiti da farmacie e parafarmacie: venti in Calabria, due in Puglia e una in Emilia-Romagna. Chi allora speculava davvero sui malati oncologici, sulle cure, sui farmaci? (Applausi) . VOCE. Bravo! ENDRIZZI (M5S) . Invece questo non è avvenuto. Io posso accettare critiche da chi si mette in gioco e guarda al proprio interno, altrimenti il peggior tradimento della verità è usarla per scopo di interesse. Il MoVimento 5 Stelle (oltre al Presidente stesso) ha fatto quello che doveva fare: ha preso le distanze da quelle parole e solo da quelle, perché molti cittadini si riconoscono nel resto del messaggio, nella sua parte centrale e portante: una trave per un cambiamento che gli onesti di tutta Italia vedono intoccabile e cristallina. La politica in Calabria è deviata dalla 'ndrangheta. (Applausi) . La Regione Calabria ha un disavanzo ormai non più sanabile autonomamente; la gran parte di questo disavanzo è dovuto alla gestione della sanità. La Regione Calabria non sta garantendo ai calabresi il diritto alla salute. Sono... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Senatore, adesso concluda davvero perché il tempo è superato davvero. Concluda. Ho visto che ha preparato un intervento scritto, ma se magari lo sintetizza mi fa una cortesia. ENDRIZZI (M5S) . Lo sintetizzo allora, grazie. Domenico Tallini doveva rispondere per più episodi di corruzione, ma è stato inserito nelle liste e poi premiato con la presidenza del Consiglio regionale. Ora, a seguito dell'inchiesta "Farmabusiness", proprio sui lati oscuri della sanità calabra, è detenuto con questa accusa. Grazie all'operato dell'onorevole Tallini il gruppo criminale Grande Aracri ha potuto ottenere facilitazioni, contatti e incontri con funzionari della Regione per ottenere agevolazioni. Per questo motivo gli viene contestato il concorso esterno e viene considerato la cerniera tra i clan e la pubblica amministrazione. Si può scegliere se si vuole andare oltre l'occasione di speculare e armare una polemica che per la gran parte è strumentale e con questa bloccare... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Il tempo è terminato. Mi scusi, ma lei lo ha raddoppiato. Io le avevo dato il tempo che aveva perso. MIRABELLI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, intervengo molto rapidamente perché credo che questa discussione vada fatta in un modo e in un contesto diverso, ricostruendo un quadro. In questi mesi abbiamo avuto sollecitazioni da molti (Forze dell'ordine, magistratura, commercianti, realtà imprenditoriali) che ci hanno spiegato quanto la lotta alla mafia in questo momento assuma un valore ancora più particolare di prima, perché il rischio reale che le mafie possano approfittare della crisi economica che la pandemia ha prodotto è molto grave e molto rilevante. Consentitemi di dire che se la risposta della politica e del Parlamento è questa discussione, penso che sia totalmente inadeguata (Applausi) . Lo dico da Capogruppo in Commissione antimafia che ha subito affermato con grande chiarezza che i toni e il contenuto di alcune dichiarazioni del presidente Morra erano sbagliate e che le parole usate non erano adatte a chi rappresenta un'istituzione. Detto questo, Presidente, se la situazione è quella di cui ho discusso, penso che dobbiamo cambiare registro e che la discussione non si possa esaurire in una polemica o in un braccio di ferro ma debba guardare alla priorità di noi tutti, ossia combattere le mafie e che - lo dico a tutti, non do la responsabilità a qualcuno - delegittimare, svuotare e boicottare la Commissione antimafia, facendo venir meno uno strumento decisivo nella lotta alla criminalità organizzata, sia una follia. (Applausi) . Ripeto, penso sia una follia. Pertanto, invito il presidente Morra, il centrodestra (che giustamente si ritiene offeso da alcune dichiarazioni che nulla hanno a che fare con la lotta alla mafia e che hanno offeso la memoria di Jole Santelli) e tutti noi a guardare a questa priorità, ossia alla necessità di non uccidere la Commissione antimafia e non far venire meno, proprio in questo momento, uno strumento così importante. Nessuno deve porre paletti; cerchiamo di aprire una discussione e vediamo su cosa è possibile ragionare per rilanciare il lavoro della Commissione antimafia (lo deve fare prima di tutto il Presidente). Invito però tutti a fare un passo indietro; mettiamoci a disposizione di una priorità che abbiamo come politici di destra e di sinistra, al Governo o all'opposizione: combattere le mafie e mettere nel mirino la criminalità organizzata. (Applausi) . Le nostre polemiche non devono andare a condizionare negativamente la lotta alla mafia. Davvero chiudiamo, con questo pomeriggio, le polemiche e anche - consentitemi di dirlo - un po' di propaganda da tutte le parti e concentriamoci sulla necessità di rilanciare l'antimafia in questo Paese. (Applausi) . DRAGO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DRAGO (Misto) . Signor Presidente, Aldo Moro utilizzava sempre un'espressione: «La persona prima di tutto». Ritengo che proporre che il Presidente della Commissione antimafia rinunci alla sua posizione sia inappropriato in questo momento storico, come il collega che mi ha preceduto ha già affermato. Mi preme però sottolineare un particolare non indifferente. Con le affermazioni che sono state fatte dal presidente Morra e anche con le giustificazioni successive sia dello stesso, che di chi - magari - lo rappresenta e ha parlato in vece sua, noi stiamo mandando al Paese un messaggio chiarissimo: ovvero che la persona non vale per quello che è ma per quello che ha o che può dare. E questo è inaccettabile perché nessuno di noi sa né il momento, né l'ora, né il modo. Quindi, il fatto che Jole Santelli fosse purtroppo malata di cancro, o che potesse essere un'anziana o una persona con disabilità, avrebbe determinato l'impossibilità di una sua candidatura? Vorrei attenzionare questo aspetto perché, in questo caso come in altri, nelle decisioni legislative e proposte emendative a volte è sottesa questa sottile visione della nostra società. (Applausi) . PARAGONE (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARAGONE (Misto) . Signor Presidente, poiché oggi è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne penso sarebbe opportuna quantomeno una parola di profondo rammarico per un'espressione volgare, usata come metafora politica, quella relativa alla riverginazione dell'imene. È una frase brutta; per quanto possa essere stata pronunciata in un contesto di dialettica politica sicuramente ci sono altre metafore che un uomo di cultura come Morra avrebbe potuto utilizzare. Poi ho ascoltato l'intervento del senatore Endrizzi. È vero: le accuse in capo al presidente del Consiglio regionale della Calabria Tallini sono molto gravi e bisogna considerarle nella gravità dell'accusa (che è un'accusa) e nella gravità del contesto. Però quell'intervento perde un orientamento politico laddove il MoVimento 5 Stelle e il Governo hanno riconfermato a capo dell'ENI non un indagato ma un imputato (stando alla procura della Repubblica e alle sue accuse) per la più grande tangente internazionale mai pagata dall'ENI. Quella non è un'indagine: lui è un imputato e a breve si dovrebbe arrivare a sentenza. Forse per prudenza io non l'avrei riconfermato, perché potrebbe accadere quello che è accaduto per l'amministratore delegato della Leonardo SpA, ex Finmeccanica, condannato per avere truccato i bilanci del Monte dei Paschi di Siena e che oggi si ritrova ancora a capo della Leonardo. Quando si fanno degli strani interventi questi perdono la loro fibra nel momento in cui si fanno impropriamente figli e figliastri tra i cosiddetti cattivi. Voglio ricordare che il MoVimento 5 Stelle e questo Governo hanno riconfermato a capo dell'ENI e della Leonardo due persone; nel caso della seconda si è già arrivati a sentenza e l'imputato è stato dichiarato colpevole, mentre nell'altro caso ancora non lo sappiamo, ma sappiamo che è imputato nel più grave processo per corruzione internazionale che riguarda l'ENI. Quindi state attenti quando fate le classifiche dei cattivi. (Applausi) . MORRA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti) Fate parlare il senatore Morra, per cortesia. Prego, senatore Morra. MORRA (M5S) . Signor Presidente, credo che anche in quest'Aula ci siano diversi malati oncologici, anche a distanza di pochissimi metri dal sottoscritto. E credo che chi mi conosce (e non solo) capisca che tutti quanti noi italiani, tutti, proprio perché ognuno potrebbe aver sperimentato su di sé l'esperienza amara del dolore vissuto da chi ti sta accanto, portiamo rispetto nei confronti di chi combatte la malattia, qualunque essa sia. (Commenti) . PRESIDENTE. Fate parlare. MORRA (M5S) . Esiste una questione che si chiama rispetto. Io ho ascoltato tutti. (Applausi. Commenti) . Ricordo a me stesso che la defunta Jole Santelli, in un'intervista rilasciata ad un quotidiano cosentino (non ricordo se «La Gazzetta del Sud» o «Il Quotidiano del Sud»: vi prego di verificare), nella passata legislatura, alla precisa domanda su chi apprezzasse di più fra i suoi colleghi calabresi, rispose: il senatore Morra. Vi invito a verificare. Ora, io devo chiedere scusa a tutte quelle persone che, avendo sperimentato sulla loro carne la sofferenza di una malattia imponderabile, di una malattia lancinante, che non ti dà la possibilità di costruire futuro, hanno avvertito in quelle parole un'offesa alla loro condizione. A quelle persone io devo chiedere scusa, perché, comunque, avendo pronunciato una frase sincopata, cioè senza aver completato il pensiero, ho prestato il fianco a tutte le interpretazioni possibili. (Applausi) . Un poco, però, ci conosciamo, signor Presidente, e, se una cosa contraddistingue la mia azione politica, è quella di guardar sempre a chi sta dietro di me, a chi è più debole, più fragile, più sofferente. Io sono un senatore eletto in Calabria e mi vergogno per le condizioni in cui versa la sanità calabrese. (Applausi) . Signor Presidente, se lei ricorda quell'intervista radiofonica - invito tutti ad ascoltarla nel podcast , e non nella trascrizione, da alcuni fatta sapientemente, con l'abilità del sarto: prendo qualcosa di qua, prendo qualcosa di là e poi costruisco qualcosa di assolutamente diverso rispetto all'originale - forse rileverà anche la rabbia che prova un eletto, nonché un cittadino, nonché un congiunto di persone che hanno dovuto fare i conti con la sanità pubblica calabrese, dovendo scappare e dovendo anche andare fuori Regione perché, altrimenti, non c'erano problemi nel senso che tutto si risolveva male. Io stesso ho prodotto, nella passata legislatura ma anche in questa legislatura, interrogazioni parlamentari, alle quali non ho avuto risposta, per casi di malasanità, cui è seguita, probabilmente, anche malagiustizia, perché in Calabria si muore anche di questo. Se io allora ho di fronte un quesito, che recita: secondo lei, senatore Morra, la Calabria è irrecuperabile? E la mia risposta è: la Calabria è irrecuperabile nella misura in cui il Governo centrale decide di non investire in formazione, istruzione e cultura; perché questa è stata la mia risposta, io non sto affatto asserendo che la Calabria sia condannata ad un destino tragico, come parecchi vorrebbero. (Applausi) . Io sto semplicemente mandando un grido disperato di aiuto alle istituzioni, anche al mio Governo, perché lo supporto anche io, che ancora oggi ha difficoltà ad indicare un Commissario ad acta per la sanità calabrese. Vedete, adesso sto portando un argomento che potrebbe tirare la volata alle cosiddette opposizioni, perché io ho un solo padrone: si chiama verità. Ed è questa la verità, che parecchi non vogliono sentire. Allo stesso modo, signor Presidente, è altrettanto vero che c'è un'altra verità, cioè che in Calabria, se si indaga sui rapporti perversi fra sanità pubblica e sanità convenzionata, molto spesso si scopre l'indicibile, come appunto è stato dimostrato... (il microfono si disattiva automaticamente) ...operazione "Farmabusiness" , condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro la volta passata. È altrettanto vero, signor Presidente, che io ho l'obbligo morale - di fronte al quale non mi sono sottratto - di chiedere scusa a tutte quelle persone che autenticamente e sinceramente si sono sentite offese da quelle parole, perché potevano essere interpretate anche in quel modo. (Applausi) . È vero anche che forse qualcuno - ma forse - sta strumentalizzando la questione. (Applausi). Forse indagare su un business come quello della sanità in Calabria - adesso cito anch'io il dottor Gratteri - che produce probabilmente più profitti della cocaina... (Il microfono si disattiva automaticamente). Vi chiedo scusa, ma probabilmente anch'io come il senatore Endrizzi ho problemi tecnici con il microfono. Come dicevo, forse indagare su tali questioni può diventare problematico per chi appunto ha rapporti perversi e intrecci loschi con la sanità. Sa, il dottor Gratteri - altra citazione - parla volutamente di disorganizzazione organizzata della sanità calabrese: mi sembra infatti un caso unico in tutta Italia che vi siano aziende sanitarie con la contabilità orale. Questa è la Calabria e adesso chiedo a lei, signor Presidente, e all'Assemblea chi è che ha governato la sanità in Calabria. (Commenti) . Chi è che ha delle responsabilità su quanto avvenuto? Ricordo poi a tutti che, durante la campagna elettorale per le ultime regionali, la stessa Jole Santelli, con un coraggio e con una determinazione che le vanno comunque riconosciuti, in più interviste, anche ad Antonello Caporale su «Il Fatto Quotidiano», ebbe a prendere in considerazione il tema della malattia, avendo il coraggio di portarlo al centro del dibattito pubblico, cosa che con grande ipocrisia e tanto perbenismo italico, ipocrita e dai sepolcri imbiancati, non è concesso. Se allora lei ben ricorda, signor Presidente, in occasione della commemorazione di Jole Santelli, fu il sottoscritto a intervenire in Aula, pregando tutte le forze politiche di lavorare . (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Morra, purtroppo ha abbondantemente superato il tempo a sua disposizione. Colleghi, prima di passare ad esaminare il tema all'ordine del giorno della seduta odierna, ci tengo a dire che francamente non avrei mai voluto che si fosse tenuta oggi questa discussione. (Applausi) . Per questo motivo voglio ancora una volta ricordare in quest'Aula Jole Santelli, così come l'abbiamo ricordata quando è mancata, come una grande donna. (Applausi) . Bisogna dirlo oggi che celebriamo la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne; bisogna dirlo ad alta voce. (Applausi) . Tutti allora abbiamo detto e abbiamo ricordato il suo coraggio, la sua testimonianza di servizio alla comunità calabrese e alla Calabria, una terra cui lei teneva profondamente e che amava intensamente di un amore chiaramente corrisposto, come si è visto. Per chiudere questo dibattito, vorrei dire che con lei la Calabria ha perso un riferimento e una guida, anche rispetto a quel concetto di legalità che oggi è stato più volte richiamato. (Applausi. Commenti). Ognuno fa quello che vuole nella vita. Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge: Doc 1762 Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 1762. La relatrice, senatrice De Petris, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. DE PETRIS, relatrice . Signor Presidente, non è semplice, anche dopo il dibattito appena concluso, affrontare oggi questo tema. Ma richiamo un po' tutti al lavoro svolto in Commissione affari costituzionali, che ha visto convergere tutti i Gruppi - e di questo li voglio ringraziare - sul disegno di legge in discussione, che è decisamente importante. Vorrei dire che è stata una scelta assolutamente giusta, oggi, 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale della lotta contro la violenza sulle donne, arrivare qui non solo con un dibattito generico ma mettendo a disposizione di questa lotta uno strumento assolutamente fondamentale. Questo disegno di legge, che nasce dal lavoro della Commissione d'inchiesta sul femminicidio - ringrazio pertanto la presidente Valente e tutto i suoi componenti - è uno strumento assolutamente fondamentale per mettere in campo politiche e iniziative sempre più adeguate e necessarie a difendere le donne nella lotta contro la violenza e anche per avere tutti conoscenza del fenomeno, disponendo di tutti gli elementi a disposizione. È così che fanno le istituzioni: hanno degli elementi a disposizione, studiano, dispongono dei dati, e per questo motivo possono deliberare e adeguare le proprie politiche. Il disegno di legge in discussione, approvato all'unanimità dalla 1 a Commissione, rappresenta un importante tassello nel quadro complessivo della lotta dello Stato contro la violenza di genere, andando a colmare le lacune esistenti nell'ordinamento in tema di sistema di raccolta dei dati e di analisi statistica. (Brusio. Richiami del Presidente). Esso introduce efficaci strumenti di verifica e controllo su un fenomeno gravissimo qual è quello della violenza di genere e del femminicidio, che purtroppo non sembra conoscere soste né arretramenti. La violenza basata sul genere è un fenomeno sociale e culturale di carattere strutturale, che rinviene le sue radici profonde nel sistema patriarcale, che ancora oggi permea le relazioni tra i generi nel nostro Paese. Le Nazioni Unite, in occasione della Conferenza mondiale sulla violenza contro le donne, tenutasi a Vienna nel 1993, definiscono tale violenza come ogni atto legato alla differenza di sesso che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale, psicologico o una sofferenza della donna, compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o l'arbitraria privazione della libertà sia nella vita pubblica che nella vita privata (articolo 1 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne). Secondo l'Istat, nel nostro Paese una donna su tre ha subìto una qualche forma di violenza nel corso della sua vita, specialmente in famiglia. Questo vuol dire che in Italia poco meno di 7 milioni di donne tra i sedici e i settant'anni hanno subito violenza fisica, dalle forme meno gravi a quelle più gravi, come il tentativo di strangolamento o lo stupro. La punta dell' iceberg del fenomeno - lo sappiamo bene - è il femminicidio, che rappresenta una parte preponderante degli omicidi di donne, con la caratteristica della maturazione in ambito familiare o all'interno delle relazioni sentimentali meno stabili. L'Organizzazione mondiale della sanità ha reso noto da tempo che la prima causa di uccisione nel mondo delle donne tra i sedici e i quarantaquattro anni avviene per mano di persone conosciute. I numeri sono spaventosi: circa 140 casi all'anno in Italia per un totale di circa 600 femminicidi ogni quattro anni. Dal 2000 a oggi le donne uccise in Italia sono state più di 3.300, di cui 2.400 in ambito familiare e circa 1.650 per mano del proprio coniuge, partner o ex partner . Ciò significa che nel nostro Paese in media ogni tre giorni circa viene uccisa una donna. Nel 55,8 per cento dei casi tra autore e vittima esiste una relazione sentimentale, in atto al momento dell'omicidio o pregressa. Se a questi si aggiungono i casi in cui tra autore e vittima esisteva una relazione di parentela, si scopre che in più del 75 per cento dei casi le donne muoiono nell'ambito familiare di questa stretta cerchia, all'interno cioè dell'ambiente nel quale dovresti sentirti più sicura e più amata. All'interno della classe di femminicidi avvenuti per mano del partner , il 63,8 per cento dei casi evidenzia che la vittima e l'autore sono coniugi o conviventi, il 12 per cento fidanzati, il 24 per cento aveva comunque intrattenuto una relazione sentimentale. Come era prevedibile, durante il lockdown della scorsa primavera la situazione si è ulteriormente aggravata: il numero complessivo degli omicidi è diminuito, ma non gli assassinii con vittime di sesso femminile. È questo uno dei dati più significativi che emerge dal report elaborato dal Servizio analisi criminale della direzione della Criminalpol. Il documento analizza infatti l'andamento dei reati riconducibili alla violenza di genere nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2020, confrontato con l'analogo periodo dell'anno precedente. Un approfondimento riguarda proprio i dati sugli omicidi volontari, che si confermano in calo rispetto a quelli dell'anno scorso; ma le vittime di sesso femminile aumentano, da 56 a 59 e, se nel 2019 costituivano il 35 per cento degli omicidi totali, nel 2020 l'incidenza si attesta al 45 per cento. Complessivamente, quindi, proprio negli ottantasette giorni di lockdown per l'emergenza coronavirus sono stati 58 gli omicidi in ambito familiare e affettivo; ne sono state vittime 44 donne e 14 uomini. Ciò significa che durante il lockdown ogni due giorni una donna è stata uccisa in famiglia. La violenza di genere, pur essendo, come abbiamo visto, un fenomeno strutturale e diffuso, resta però in gran parte sommersa. I dati che ricordavo prima, così impietosi, impongono allo Stato di dotarsi di strumenti per comprendere quali siano i meccanismi che legittimano e alimentano la violenza sulle donne e di elaborare strategie e politiche per contrastarli. In Italia la mancanza di dati statistici ufficiali aggiornati sul numero dei delitti commessi a danno di donne e, più in generale, sul fenomeno della violenza di genere è stata più volte posta alla nostra attenzione. La direttrice generale dell'Istat, Linda Laura Sabbadini, parlando nel 2019, durante la sua audizione presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, ha proprio evidenziato come gli strumenti di analisi siano attualmente insufficienti e le fonti esistenti siano plurime, frammentarie, carenti e perfino non definite univocamente. Anche le fonti di tipo amministrativo in ambito sanitario, giuridico e sociale non risultano ancora adeguate. Ebbene, il provvedimento oggi al nostro esame si propone di colmare le lacune presenti nel nostro ordinamento, partendo da quanto disposto in merito dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), che definisce chiaramente le strategie che gli Stati aderenti devono porsi, con l'obiettivo di eliminare ogni forma di violenza e sopraffazione nelle relazioni di genere. Le riassume nelle cosiddette tre P: prevenire, proteggere e perseguire, cui si aggiunge una quarta P relativa alle politiche, asse strategico trasversale per la costruzione di un sistema integrato di raccolta di dati e di attività di monitoraggio e valutazione. In quest'ottica la Convenzione di Istanbul ritiene fondamentale che ogni Stato aderente si doti di strumenti in grado di effettuare una compiuta analisi dei complessi fenomeni sociali che stanno a monte dello scatenarsi della violenza e, infatti, all'articolo 11, rubricato come «Raccolta dei dati e ricerca», si dice espressamente: «Ai fini della applicazione della presente Convenzione, le Parti si impegnano a: a ) raccogliere a intervalli regolari i dati statistici disaggregati pertinenti su questioni relative a qualsiasi forma di violenza che rientra nel campo di applicazione della presente Convenzione». Quindi, noi con questo disegno di legge attuiamo esattamente ciò che la Convenzione di Istanbul aveva prescritto. Veniamo al provvedimento. Nell'articolo 1 si individuano le finalità dell'intervento legislativo, cioè garantire un flusso informativo adeguato per cadenza e contenuti sulla violenza contro le donne. L'articolo 2 prevede che, al fine di supportare le politiche e le azioni di contrasto alla violenza di genere, la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le pari opportunità per la conduzione di indagini campionarie si avvalga dei dati e delle rilevazioni effettuate dall'Istat e dal Sistema statistico nazionale (Sistan). L'Istat e il Sistan realizzano, quindi, con cadenza triennale un'indagine campionaria interamente dedicata alla violenza contro le donne che produca anche - questo è molto importante - stime sulla parte sommersa dei diversi tipi di violenza (fisica, sessuale, psicologica ed economica). La disposizione assegna al Ministro con delega per le pari opportunità il potere di indirizzo in merito all'individuazione dell'esigenza di rilevazione statistica in materia di prevenzione. Altro aspetto importante, che è stato elemento di discussione, sono i quesiti sulla violenza psicologica ed economica per le donne, che devono essere integrati anche con domande relative alla presenza dei figli minori. È previsto, inoltre... ( Il microfono si disattiva automaticamente ). I quesiti per la raccolta di dati sono quelli impiegati nella più recente indagine sulla sicurezza delle donne effettuate dall'Istat, con la possibilità che gli stessi possano essere integrati dall'Istat e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le pari opportunità, con appositi provvedimenti. Con l'articolo 3 si stabilisce che la relazione al Parlamento sull'attività dell'Istat, di cui all'articolo 24, venga integrata da una relazione sull'attuazione dell'articolo 2. Molto puntuali sono poi gli obblighi previsti all'articolo 4 con riguardo alle novità operative di pronto soccorso. Tale disposizione stabilisce, altresì, che con un decreto a firma del Ministro della salute, di concerto con il Ministro con delega alle pari opportunità e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, le opportune modifiche all'attuale sistema vengano realizzate e indicate. All'articolo 5 si stabilisce che il Ministero dell'interno, entro dodici mesi dall'approvazione di questo disegno di legge, metta in campo un decreto per far sì che il centro di elaborazione dati possa consentire di rilevare un elenco dettagliato di tutti i reati che abbiamo indicato. L'articolo 6 dispone che il Ministro della giustizia, entro dodici mesi con proprio decreto, modifichi il regolamento per l'esecuzione del codice di procedura penale in relazione alla disciplina del registro delle notizie di reato. L'articolo 7 realizza indagini sui centri antiviolenza e le case rifugio accreditati su impulso e richiesta anche del Dipartimento per le pari opportunità. In conclusione, oggi mi auguro che il voto all'unanimità espresso in commissione sia confermato dall'Assemblea. Ancora una volta, purtroppo, anche nella giornata di oggi, dobbiamo ricordare altre due donne uccise, una in Calabria e l'altra in Veneto. È veramente incredibile che anche nella giornata dedicata alla lotta contro la violenza, dobbiamo piangere l'assassinio di due donne. Credo quindi che aver scelto oggi di approvare questo provvedimento - e, ringraziando tutti per la collaborazione, spero che l'Aula possa approvarlo all'unanimità - sia anche un modo per onorare queste due donne, insieme a tutte le altre, uccise solo in quanto donne. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, solo poche parole per riconoscere l'importanza di aver portato proprio oggi in approvazione un disegno di legge che va a colmare la carenza delle strategie che, come Paese, possiamo mettere in campo. Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne e arrivare oggi ad assumere un impegno così importante significa certificare che le istituzioni del nostro Paese non solo celebrano questa giornata nel doveroso ricordo e nella testimonianza delle vittime di violenza, ma si assumono la responsabilità fattiva di mettere in campo politiche che vadano a contrastare questa violenza senza se e senza ma. Il processo di conoscenza di cui ci andiamo a dotare grazie a questo provvedimento, non riconosce alla violenza solo la caratteristica di un atto istantaneo ma anche il fatto di essere il prodotto di dinamiche in divenire che vanno conosciute e interpretate attraverso un processo scientifico e strutturale stabile. Sono grata alla Commissione sul femminicidio per aver portato questo provvedimento in Aula, sono grata alla relatrice per averlo seguito con così grande attenzione in Commissione e a tutte le forze politiche che, in modo trasversale, l'hanno sostenuto. Le politiche che metteremo in campo a partire da questo provvedimento si dovranno rivolgere certamente alla prevenzione, alla protezione, al perseguimento dei reati ma, ancora e sempre di più, a promuovere quella libertà e quella dignità che dobbiamo restituire a tutte le donne del nostro Paese e che solo una piena parità di genere potrà realmente tutelare e garantire. Sia oggi questo un punto di partenza ulteriore per un percorso da fare tutti insieme come istituzioni e come Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo formulato dalla Commissione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . LONARDO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LONARDO (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,57) ( Segue LONARDO). È molto importante che il Senato la celebri con l'approvazione da parte dell'Assemblea del disegno di legge recante disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere. Ringrazio la Commissione tutta, la sua Presidente e in particolare... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, chi deve uscire lo faccia subito, per cortesia, così consente alla senatrice Lonardo di intervenire. Mi rivolgo anche a chi sosta nella zona dell'emiciclo. LONARDO (Misto) . La ringrazio, Presidente. Come dicevo, ringrazio la Commissione, a cominciare dal suo Presidente fino alla relatrice. Condivido tutto il lavoro svolto e ogni articolo di questo provvedimento. Desidero soffermare l'attenzione di noi tutti sull'encomiabile obiettivo che si pone l'indagine della relazione vittima-autore, di cui all'allegato A del disegno di legge, rispetto a tutti i reati elencati al comma 3 dell'articolo 5, poiché è mia opinione che questo Parlamento, con il presente disegno di legge, possa fare la differenza, ovvero segnare un punto importante verso una maggiore emersione del fenomeno. È stata più volte citata la Convenzione di Istanbul, che fa riferimento alle tre P (prevenire, proteggere, perseguire) per addivenire a una quarta P, quella relativa alle politiche. Per prevenire bisogna anche proteggere, e mi rifaccio ai centri antiviolenza, ottima intuizione della politica, sperando che non restino senza fondi adeguati. Come dicevo, proprio con particolare attenzione alla relazione vittima-autore, svolgono un ruolo insostituibile i centri antiviolenza, che da sempre si pongono l'obiettivo di accogliere, ascoltare, protegge e, non da ultimo, orientare le donne vittime di violenza. È sui centri antiviolenza che le istituzioni devono puntare, fornendo tutto il supporto necessario poiché rappresentano lo strumento senza il quale molte donne non riuscirebbero neanche a trovare il coraggio per rompere le catene che le legano ai propri carnefici. È all'interno di tali centri che donne abusate psicologicamente prendono coscienza di ciò che hanno vissuto, perché non dimentichiamoci che quando si subiscono cooptazioni psicologiche si rinuncia persino al proprio punto di vista pur di sopravvivere e si arriva a pensare che ciò che si subisce è normale. È proprio attraverso percorsi mirati ad incrementare l'amor proprio e l'autostima che queste donne realizzano il male subito e smettono di compiacere, finanche giustificandolo, il proprio carnefice. Non bisogna fermarsi, ma perseguire nell'intento di creare tutte le occasioni necessarie per combattere il fenomeno. La politica è presente ed anche il disegno di legge di oggi lo dimostra, ma per creare le condizioni e per cercare di limitare il fenomeno tutti devono fare la propria parte. Quest'anno è senz'altro una ricorrenza che assume un significato ancora più forte: siamo infatti nell'era della pandemia da coronavirus e questa ha impattato pesantemente sul fenomeno della violenza domestica sulle donne e sulle ragazze, che sta letteralmente esplodendo proprio in ragione del lockdown . Nell'anno della pandemia incredibilmente diminuiscono gli omicidi, ma i femminicidi continuano la loro impennata, triplicati nei giorni del lockdown . I numeri ufficiali della polizia criminale raccontano che il 75 per cento delle vittime dei delitti compiuti in famiglia è composto da ragazze, mogli ed ex fidanzate. La pandemia ha abolito la socialità, ma non certo la violenza sulle donne: l'ha solo confinata ancor più dentro le loro case. Siamo davanti ad un'emergenza nell'emergenza che cresce all'interno delle nostre abitazioni, è vero, ma che corre anche e soprattutto sul web . Proprio quel web deve essere la prossima imminente mira di questo Parlamento. C'è un forte bisogno di renderlo sicuro e controllato; a noi il compito di essere responsabilmente gli strumenti normativi a disposizione per stringere anche intorno alla rete quelle stesse viti che stiamo stringendo oggi con questo disegno di legge. È proprio da quella rete che sovente oggi escono i mostri che entrano dentro le case delle donne, delle ragazze e non solo; è cosa nota infatti che reati come lo stalking , ad esempio, trovino il loro incipit proprio sul web , così come attraverso il web si consumano reati come il revenge porn , una tra le più vigliacche forme di violenza, che statisticamente vede come vittime principali le donne. Esso può ritenersi purtroppo un fenomeno in crescita esponenziale negli ultimi anni nel nostro Paese, dove gli episodi di vendetta pornografica e i ricatti sessuali hanno talvolta assunto contorni drammatici, risolvendosi nella morte delle vittime esasperate dalla situazione creatasi a seguito della diffusione dei propri video o scatti privati. Non sono pochi i casi che si possono ricordare di donne violate sul filo del web , i cui video hard sono circolati in rete, su WhatsApp e sui social . Non sono quindi pochi questi casi di donne esauste dal dolore; proprio così, perché siamo nel campo delle cosiddette violenze invisibili, ferite che non perdono sangue, perché l'anima è l'unica ad essere colpita. Attraverso quel web il distacco emotivo del carnefice rispetto alla vittima è massimo, come se attraverso quello schermo passassero le immagini, passassero le parole digitali, ma mai le emozioni. Quel web oggi deve essere attenzionato dal Parlamento, con la stessa premura che si sta ponendo all'odierno disegno di legge, perché futuri interventi normativi divengano corollario e completamento di questo provvedimento, educando gli utenti della rete e responsabilizzando i genitori, perché competenza digitale ed educazione digitale non sono in alcun modo l'una sinonimo dell'altra e devono far parte entrambe del bagaglio culturale di noi tutti, adulti e ragazzi, nessuno escluso. Del resto lo stereotipo vuole che il web inteso come un oggetto sia fortemente superato: il web è un luogo a tutti gli effetti, è luogo sconfinato e senza protezione. Io da donna ad essere sincera quella assenza di protezioni in rete l'avverto in maniera nitida. L'insulto, l' hate speech e la minaccia sono dietro l'angolo, pronti ad essere lanciati contro un popolo di odiatori e di mazzieri del web e se sei donna si perde anche il limite. Le donne abusate e violentate assomigliano a fiori recisi - questa è l'immagine che mi sovviene - e come fiori recisi sono destinati ad appassire prima. È la loro anima che appassisce, prima ancora che il corpo. È il dolore che le attraversa a spegnerle e ogni donna che si spegne rappresenta un fallimento per le istituzioni e per la società tutta. Mi sento di dire che questo Parlamento non fallirà, non perderà l'occasione per fare la sua parte nella storia contro la violenza alle donne e contro la violenza in generale, così come dimostra il disegno di legge che stiamo per votare, al quale dichiaro il mio voto favorevole. (Applausi) . UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il mio percorso politico è iniziato nel 1999, quando sono stata eletta presidente del Comitato per le pari opportunità del Sud Tirolo. All'epoca eravamo molto attive nella battaglia per i diritti delle donne e abbiamo fatto molte campagne per sensibilizzare contro la violenza sulle donne. Ne ricordo in particolare una, in cui era ritratta una giovane donna, con due lividi blu sugli occhi e la scritta: «Gli occhi blu sono di suo padre»; oppure un'altra, in cui era ritratto un ragazzino che picchiava una ragazzina, con la scritta: «Lo fa anche papà». All'epoca queste campagne suscitarono grandi discussioni e molti uomini si dissero offesi da tali rappresentazioni. A vent'anni di distanza ho l'onore di parlare di questi temi in Senato e mi sembra che nulla sia cambiato. Oggi quelle campagne, probabilmente, non susciterebbero più scandalo e tutte le più alte cariche dello Stato si esprimono pubblicamente contro la violenza sulle donne, ma il fenomeno non si è arrestato e, anzi, i numeri ci dicono che la situazione è peggiorata, con 93 femminicidi solo quest'anno, di cui due proprio in queste ore. Ci si chiede allora come tutto questo sia possibile, nonostante le campagne, l'attivismo delle femministe e le leggi, che nei vari Paesi europei hanno inasprito le pene. L'unica risposta è che il maschilismo è un principio fondativo delle nostre società e ha radici talmente profonde, che ci vorranno davvero tanto tempo e tanti sforzi prima di rimuoverlo della nostra cultura. È chiaro che se l'uomo, nel suo inconscio, crede di essere superiore alla donna e questa poi si ribella, non facendo quello che vuole lui, o addirittura aspira a una vita senza di lui, spesso egli reagisce nell'unico modo che ha disposizione, ovvero la violenza. Quindi, ciò che principalmente c'è da fare è contrastare questa cultura di presunta supremazia maschile, che troppo spesso trova alimento nei mass media , dalla pubblicità alla rappresentazione della donna nelle serie televisive. Basta leggere i giornali degli ultimi giorni: a Torino una maestra condivide alcune immagini della propria intimità col suo fidanzato, che le invia alla chat della sua squadra di calcio, fino a quando queste non finiscono alla preside, che chiama la maestra per spingerla a lasciare il lavoro; tutti discutono di cosa fa questa donna nel suo privato e nessuno parla di chi ha commesso reati, dalla preside che l'ha indotta al licenziamento a tutti coloro che hanno condiviso i video. Per non dire poi della Rai: solo grazie alla protesta delle donne non è stata mandata in onda l'intervista all'uomo che ha sfregiato Lucia Annibali, spruzzandole dell'acido sul volto. Come ha ricordato Michela Murgia, a nessun ladro viene fatta un'intervista per sapere perché ha rapinato una banca. D'altro canto, a nessuno verrebbe mai in mente di pensare che la banca possa avere una qualche responsabilità per il furto che ha subito. Invece nelle donne, nelle vittime, l'opinione pubblica cerca sempre una colpa, come si può leggere nel commento di Vittorio Feltri sulla vicenda della diciottenne, che, mentre partecipava a una festa, è stata portata in una stanza, rinchiusa e violentata per una notte intera. Per Feltri la ragazza si è comportata da ingenua e per questo dice di voler concedere le attenuanti generiche alla vittima. Se non fosse stata ingenua, secondo la logica di Feltri, sarebbe stata pienamente colpevole. Questa cultura del «com'era vestita», del «perché è entrata nella sua camera da letto» e del «cos'ha fatto per far perdere la testa a uno per bene» è tanto radicata nelle menti delle persone. Il compito di noi donne, di noi femministe, quindi è proprio quello di rilevare i meccanismi invisibili della denigrazione delle donne, che si nascondono ovunque, anche nel linguaggio, che conosce la forma femminile solo per le posizioni basse, mentre quelle di spicco esistono solo al maschile, o in cui vengono usate metafore come quella della riverginazione dell'imene. Ecco l'aspetto più difficile della battaglia a questo insidioso fenomeno, ma naturalmente non è l'unico. Ci sono ancora lacune legislative che vanno colmate con urgenza: il codice rosso ha introdotto nuove fattispecie di reato molto importanti come il revenge porn , ma il reato di istigazione all'odio di genere non ha ancora visto la luce. Tuttavia, la più grande cassa di risonanza della cultura maschilista e misogina è la Rete. Qui, in un clima di vera e propria impunità, l'odio contro le donne che non si comportano come qualcuno vorrebbe raggiunge i massimi livelli. Manca altresì una norma efficace contro la violenza economica. Sappiamo che quest'ultima è il terreno fertile per ogni tipo di violenza. In Italia l'occupazione femminile è la più bassa d'Europa e c'è un alto numero di casalinghe senza alcun tipo di tutela economica. In Austria e in Germania hanno diritto a una percentuale del reddito del marito, che possono ottenere con esecuzione forzata anche in costanza di matrimonio. Ci sarebbero tanti altri esempi sulle lacune del diritto di famiglia a danno delle donne, ma purtroppo la discussione da noi è solo intorno ai padri separati. Bene allora il provvedimento in esame che, col miglioramento delle statistiche, contribuisce a inquadrare meglio il fenomeno e può essere anche uno strumento importante per le decisioni della politica, che deve lavorare per la parità, perché la lotta per la parità e quella contro la violenza sono due facce della stessa medaglia; deve favorire la presenza delle donne nei ruoli apicali e incentivare i padri a farsi carico del lavoro familiare. Alle donne la metà del mondo, agli uomini la metà della famiglia: questo dev'essere il nostro Leitmotiv. Ciò può essere raggiunto favorendo l'occupazione femminile, aumentando le strutture di accudimento dei figli, premiando i congedi parentali presi dai padri e prevedendo quote di genere nella politica e nelle posizioni di vertice della pubblica amministrazione e delle imprese quotate in Borsa. La politica e soprattutto le donne in politica sono chiamate ancora a un grande impegno per sconfiggere la pandemia delle tante forme di violenza contro le donne. Sarà un cammino lungo, ma solo alla fine l'Italia potrà davvero definirsi un Paese civile e moderno (Applausi) . CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor ministro Bonetti, sottosegretario Castaldi, oggi è il 25 novembre 2020 e purtroppo siamo ancora in quest'Aula a ricordare le donne che non ci sono più, che sono state uccise, e quelle che ci sono ancora, ma soffrono, perché sono state gravemente maltrattate. Questo purtroppo è un fenomeno mondiale molto grave: l'Organizzazione mondiale della sanità, l'ha ammesso, scrivendo che è un problema di salute pubblica mondiale, perché in tutto il mondo almeno una donna su tre nel corso della propria vita subisce gravi forme di violenza e di mutilazione, fino a essere uccisa. Questo fenomeno è grave anche nei Paesi che dicono di essere Stati di diritto e cultori della libertà individuale, della democrazia e della libertà; sono anche Paesi dell'Unione europea, istituita sulla base dell'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea, che dice di basarsi sui valori della non discriminazione e della parità tra uomini e donne. L'Italia, uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea, presenta gravi fenomeni di violenza: dobbiamo ammetterlo e dobbiamo dirci che è una violenza strutturale, basata, com'è stato detto molto bene dalle mie colleghe, su una sperequazione di potere e di ruoli tra uomini e donne; è omogenea su tutto il territorio nazionale, trasversale e indipendente dal lavoro, dalla formazione e dal tipo di vita che le persone conducono; prescinde da tutto questo e si basa su una discriminazione nei rapporti tra uomini e donne. Questo è confermato dai dati che già oggi l'Istat ci offre, perché l'80 per cento delle donne non subisce violenza dagli estranei, come magari i luoghi comuni vogliono farci credere, ma dai propri familiari, dai propri amici, dal partner o dall'ex partner . In Italia fino al 2019 veniva uccisa una donna ogni due giorni e mezzo. Quest'anno, durante il lockdown, quando le donne sono state segregate in casa insieme agli uomini autori di violenza, abbiamo registrato un femminicidio ogni due giorni, quindi con una frequenza maggiore. Nel 70 per cento dei casi, i fatti di femminicidio avvengono in casa, in contesti domestici. Per questo motivo, la Convenzione di Istanbul parla di violenza domestica. Dobbiamo dircelo in maniera chiara e dobbiamo capire il fenomeno da affrontare, che riguarda 7 milioni di donne, ossia una donna su tre in Italia oggi, nell'anno 2020. Certo, è innegabile che sia stato fatto molto, però questi dati ci dicono che dobbiamo continuare a fare altrettanto o forse molto di più. La Convenzione di Istanbul è una pietra miliare sotto moltissimi profili. Nel 2011 è stata votata dal Consiglio d'Europa e ratificata in Italia nel 2013. Fornisce linee guida strategiche, che è fondamentale avere; ci dice chiaramente che la violenza sulle donne è una violazione dei diritti umani e una forma grave di discriminazione e indica la strada per contrastare la violenza di genere. Ci dà quattro linee guida strategiche e ci dice che bisogna attuare leggi sulla prevenzione, sulla protezione, sulla punizione e sulle politiche, cosa che stiamo facendo. Oggi lavoriamo sulla quarta P, ossia sulle politiche. Sulla prevenzione lavoreremo con altri disegni di legge che la Commissione sul femminicidio e le colleghe stanno preparando, perché bisogna lavorare nelle scuole di ogni ordine e grado, compresa l'università, che forma i giudici, gli avvocati, i giornalisti (così da non leggere più cose come quelle che abbiamo letto ieri su «Libero»), la classe dirigente che deve cambiare la cultura di questo nostro Paese, i pubblicitari, coloro che passano le immagini e coloro che devono formare una nuova coscienza critica in questo Paese. Quanto alla protezione, storiche sono le battaglie e l'importanza dei centri antiviolenza, mentre meno storico, ma molto efficace, è il ruolo dei centri per la rieducazione degli uomini maltrattanti. Dobbiamo dire chiaramente che, finché non agiamo sugli autori della violenza, non saremo capaci di debellarla. Sono gli uomini a dover cambiare il loro comportamento: la violenza è un loro problema. (Applausi) . In tema di punizione è stato fatto molto. Molti riconoscono che l'Italia ha un sistema giuridico completo. Anche con l'ultimo codice rosso sono stati integrati i reati che la Convenzione di Istanbul prevedeva, come il revenge porn , il reato di deturpazione del viso, il matrimonio coatto e le mutilazioni genitali femminili. Abbiamo un sistema giuridico completo, che naturalmente può essere migliorato. Molto c'è da fare sul capitolo delle politiche, che è quello su cui stiamo operando oggi. È chiaro che l'azione del Parlamento e del Governo può essere completamente efficace se basata su dati certi, completi e diffusi. Questo è quello che abbiamo scritto nel disegno di legge in esame. I dati raccolti a partire dai pronto soccorso, dalle Forze dell'ordine, dalle questure, dalla magistratura, dai centri antiviolenza e dai centri per gli uomini maltrattanti, devono confluire in un'unica grandissima banca dati che arriva all'Istat, la quali li rielabora e li consegna alla politica, affinché possa attuare le politiche migliori, più efficaci e mirate per contrastare questo fenomeno. Abbiamo bisogno di flussi continui di dati di grande qualità e accuratezza e completi a livello territoriale. Ci rendiamo conto che si tratta di una grandissima sfida, però possiamo agire efficacemente solo così, in quanto questa è una piaga enorme del nostro Paese. Possiamo fare tutto questo solo se ci diamo lo spazio, nel tempo, per non dire ogni volta che arriviamo in Aula: ancora un disegno di legge sulle donne; certo, ancora; fino a che non avremo attuato la Convenzione di Istanbul in tutte le sue quattro linee guida, non avremo finito di fare il nostro lavoro né di completare tutta l'azione strategica che ci serve per debellare la violenza in Italia. (Applausi) . Siamo pronti a lavorare duramente, giorno per giorno; è quello che stiamo facendo in Commissione femminicidio, con la guida, l'aiuto, la collaborazione e la grande unità di intenti del ministro Bonetti. Lo vogliamo fare ogni giorno, nell'intento di contrastare la violenza, a partire dalle parole e dai comportamenti violenti. Dobbiamo farlo tutti i giorni: non ci accontentiamo di farlo oggi, ricordando e celebrando; dobbiamo farlo tutti i giorni, come fanno le donne che soffrono; da adesso in poi, però tutti i giorni devono impegnarsi a farlo gli uomini, certamente quelli maltrattanti, ma anche i non maltrattanti e i non violenti, che devono aiutare quelli violenti a cambiare radicalmente le loro parole, il loro comportamento e il loro modo di stare nella società che vogliamo costruire. (Applausi) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, sono passati ventuno anni dalla prima Giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre e, dall'inizio della legislatura, questa è la terza che celebriamo. Voglio sottolineare che abbiamo sempre fatto qualcosa e che in tutte e tre le occasioni siamo sempre riusciti a farlo insieme, come la materia merita, chiede e pretende. Anche quest'anno, derogando alle regole che ci siamo dati, abbiamo giustamente inserito il disegno di legge in discussione in coincidenza con questa giornata. Questo disegno di legge è il figlio e il frutto condiviso del lavoro della Commissione di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, poi approvato in 1 a e in 5 a Commissione. Torniamo alle origini: voglio sottolineare il fatto che sia un lavoro condiviso, devo dire anche con qualche fatica e, a volte, qualche contrapposizione, superando talvolta le differenze di visione tra noi. Non casualmente compaio come seconda firmataria, dopo la collega Valente (credo che questo sia un fatto simbolico), anche perché facevo parte del gruppo che si dedicava al lavoro sulle statistiche e dalle prime riunioni della Commissione abbiamo sottolineato proprio ciò che il titolo del disegno di legge recita, ovvero «Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere». Noi, cari colleghi, abbiamo aggredito così un nodo antico e annoso, ovvero l'assenza dei dati e di banche dati che potessero dialogare tra loro a livello nazionale, ma anche europeo. La raccolta dei dati non è una mania della matematica, ma l'esigenza di una dimensione quali-quantitativa per restituire analisi statistiche reali, utili ed efficaci. È questo il senso del nostro disegno di legge. Penso di poter dire che tutti abbiamo inteso elaborare criteri di rilevazione omogenei e (secondo elemento) vincolanti, tra i quali la cadenza triennale delle ricerche di campionatura dell'Istat e la cadenza biennale delle indagini sui centri antiviolenza e le case rifugio e ancora la relazione tra vittima e autore della violenza. Tutto questo perché? Abbiamo il dovere di far emergere un sommerso, quello della violenza. Sappiamo quanti di questi atti di violenza scivolino e si nascondano nelle lesioni, nelle percosse, nelle minacce e nella violenza privata, quando invece hanno un nome: violenza sulle donne e di genere. Non ci possiamo fermare alla constatazione della classica punta dell' iceberg . È per questo, cari colleghi, che abbiamo chiesto dati di livello sanitario e giudiziario, quindi disaggregati e ragionati, a livello interministeriale, che riguardano anche i casi di denunce per violenza subita, ma anche di femminicidio, ovvero quegli omicidi di donne in ragione del loro essere donna. Insomma, l'obiettivo che ci siamo dati e che oggi in qualche modo raggiungiamo - o, comunque, il percorso che abbiamo - è un sistema informativo sulle violenze di genere, per mettere a punto politiche di prevenzione e di contrasto, proprio per non fermarci a quella punta dell' iceberg e far emergere lo spazio invisibile e maledetto delle violenze domestiche o che si annidano e si nascondono dietro le relazioni sentimentali private o, comunque, dietro legami sentimentali in atto o interrotti. Potrei continuare con tecnicismi, chiamando in causa la letteratura scientifica o gli atti del Senato, che invito a leggere. No: vorrei che questa discussione fosse appassionata e più partecipata di quanto, peraltro, non trapeli dalle presenze in Aula. Voglio dire, senza rivendicazioni, che i componenti del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia, alla Camera e al Senato, oggi indossano una mascherina segnata dal colore rosso. Il rosso è il colore del sangue, che si lega purtroppo agli atti di violenza, ma è anche lo stesso delle azioni che mettiamo in campo tutti, in termini di prevenzione e di contrasto, dalle panchine alle scarpe rosse. Insomma, è un colore che indossiamo anche in questa giornata non per vuote celebrazioni, ma per ricordare tutte le vittime di violenza nel mondo e per richiamare l'attenzione sulle tristi statistiche. In Italia e nei Paesi europei, infatti, la media è l'uccisione di una donna ogni tre giorni. Sono già 91 quest'anno le vittime e sono state 96 le donne uccise nel 2019. È anche per tale ragione che oggi abbiamo deciso di indossare questa mascherina, come campagna di sensibilizzazione, richiamando anche quello che è successo durante il lockdown e contestualizzandolo. Non sfuggirà a nessuno, infatti, che la situazione di pandemia che stiamo vivendo ci deve spingere a riflettere maggiormente sulla ricaduta sul mondo femminile, anche in termini di crisi economica, di tenuta, di coesione sociale e di condizione occupazionale. Mezzo milione di donne ha perso il lavoro in questi ultimi mesi e per questo pensiamo che proprio le famiglie, insieme alle donne, stiano pagando il prezzo esistenziale più alto alla pandemia. Occorre dunque un'attenzione politica e istituzionale di tutti, che non si esaurisca nelle celebrazioni di oggi, ma si concretizzi in un sistema organico di misure straordinarie e di tutela e in un piano di strumenti economici e ristori, nonché nell'applicazione integrale delle norme penali previste per rendere giustizia alle vittime e punire gli autori dei reati. Per tutti noi si tratta quindi di una battaglia politica quotidiana, ma anche culturale, contro ogni arretramento che favorisce e fomenta tutte le forme di violenza sulle donne, senza se e senza ma, com'è stato detto; aggiungo: senza copyright politici da parte di nessuno. È una questione sociale che riguarda tutti, non un fatto privato, e non è appannaggio di nessuno. Per questo il nostro pensiero va oggi a tutte quelle donne che durante il lockdown - che ha visto un aumento del 73 per cento delle richieste di aiuto - hanno dovuto vivere prigioniere dei loro aguzzini, intercettate dalle app e dalle chat perché non si potevano recare dove avrebbero potuto essere accolte o rendere denuncia. Annunciando dunque il voto convintamente favorevole del partito che rappresento, voglio concludere invitando tutti a fare uno sforzo: non lasciamo mai le donne sole, né lasciamo mai loro l'onere della prova della violenza subita. Purtroppo, diciamocelo, quello di cui stiamo parlando è un mondo che attraversa il mondo, le geografie, le latitudini, le religioni, i ceti e le credenze. È un flagello sociale e una pandemia nella pandemia, che, come tale va guardata e percepita, senza girarsi mai dall'altra parte. I dati ci dicono infatti che ognuno di noi conosce almeno un caso di violenza: se non lo vediamo, vuol dire che abbiamo chiuso gli occhi e abbiamo girato le spalle, e questo ci rende complici. Dobbiamo tutti assumere la questione come un'emergenza sociale, collettiva e condivisa, non come un fatto privato da scaricare sulle spalle delle vittime. (Applausi) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, ringrazio lei e il ministro Bonetti, che sta seguendo con attenzione i lavori dell'Assemblea finalizzati all'approvazione del disegno di legge in esame. Ringrazio naturalmente anche la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, di cui sono orgogliosamente membro. Non si offenderanno certamente le senatrici e i senatori della Commissione, se rivolgo una menzione speciale al presidente Valente, che rappresenta tutti in quell'ambito e non solo; lo fa anche oggi, in quest'occasione, spingendo per la proposta di legge in esame. Un ringraziamento va ovviamente anche alla relatrice, senatrice De Petris. Non si tratta di ringraziamenti formali. Oggi infatti siamo qui ad esaminare questo provvedimento all'interno della cornice della drammatica ricorrenza del 25 novembre - e non potrebbe essere diversamente - in cui celebriamo la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. L'occasione è intanto quella di aggiungere un tassello importante che, come diceva poca fa lo stesso ministro Bonetti, sostanzialmente mancava nei ragionamenti che rientrano tra le armi di cui ci dobbiamo dotare per contrastare la violenza di genere. Si tratta segnatamente di tutta la parte riguardante il quadro conoscitivo che, vorrei dire, è la base per affrontare questo passaggio così drammatico, che non solo ha a che fare con un elemento di tipo culturale - quello che deve informare la discussione pubblica - ma è anche uno strumento investigativo molto importante, come ricordato negli interventi che mi hanno preceduto, soprattutto nella misura in cui ci focalizziamo sulla lista di reati rispetto ai quali diventa obbligatoria l'indagine nel rapporto tra autore e vittima. In ogni caso, questa è anche l'occasione per fare una riflessione di carattere generale. Non aggiungo nulla alle cose che ho già ascoltato e procedo rapidamente, anche in relazione alle esigenze di tempo con le quali dobbiamo misurarci. La riflessione è la seguente. Ci siamo dovuti confrontare con il quadro emerso dal passaggio drammatico del lockdown , che tutti abbiamo vissuto e che ci ha sbattuto letteralmente in faccia una realtà, vale a dire come quella condizione di costrizione - nella quale tutti ci siamo posti, naturalmente seguendo le indicazioni del Governo e le regole che ci siamo dati a tutela della nostra salute - sia diventata una vera e propria trappola per molte donne. Fanno riflettere sia il numero drammatico degli omicidi, quindi delle uccisioni di donne in quanto tali, ricordato dalla relazione della senatrice De Petris, sia soprattutto quanto sia crollato il dato delle denunce dei reati in quella fase. Questo ci dice quanto drammatica fosse la condizione di molte donne che hanno vissuto una situazione di vera e propria prigionia, vorrei dire un inferno. Dobbiamo ricordarcelo. Non lo vede soltanto chi non lo vuole vedere: mi riferisco al fatto che questi reati hanno come epicentro - vorrei dirlo usando un'espressione antica - il focolaio domestico e le mura di casa, che dovrebbero essere invece il perimetro della protezione di ciascun individuo, a maggior ragione di ogni donna di questa società. Dobbiamo prenderci un impegno: non deve accadere mai più che tutte le donne possano potenzialmente restare in una condizione di solitudine, che si aggiunge a quella che abbiamo vissuto tutti. In secondo luogo, com'è stato ricordato, qui mettiamo un mattoncino per rafforzare l'impegno che abbiamo assunto dentro la cornice della Convenzione di Istanbul. Le colleghe che mi hanno preceduto hanno ricordato le quattro P, i famosi quattro impegni: protezione, prevenzione, punizione e politiche. Oggi quindi facciamo la nostra parte per rafforzare quel quadro. Lo dico innanzitutto a lei, signor Ministro, che molto si è spesa in questa direzione: abbiamo fatto molto in questi anni, a partire ad esempio dal tema della punizione, ma molto dev'essere ancora fatto, soprattutto se penso a quel pezzo importante dell'ossatura e dell'intera strutturazione che fa parte della strumentazione per contrastare la violenza di genere, ossia le case rifugio e i centri antiviolenza. Molto è stato fatto a questo proposito in termini di risorse, anche in termini di aggiustamento rispetto a un meccanismo più intelligente di quello che si era immaginato in passato rispetto alla ripartizione dei fondi attraverso le Regioni. Molto dev'essere ancora fatto, però, perché non c'è dubbio che la sostanza di queste risorse, quindi la loro entità, ma soprattutto la possibilità che possano essere finanziate con una prospettiva più lunga sul piano temporale, siano l'unica garanzia per programmare i lavori e le attività di quelli che sono diventati terminali importantissimi in questa battaglia per il contrasto alla violenza sulle donne. Questo è un impegno che ci siamo assunti, che abbiamo portato avanti e che bisogna assumere fino in fondo, con tutte le conseguenze che implica. Infine, viene il tema forse più importante. La pandemia ci ha messo anche di fronte un altro dato, forse più drammatico: il rischio è che la crisi peggiore, per proporzione e numeri, della storia della Repubblica e quindi della storia democratica di questo Paese venga scaricata innanzitutto sulle spalle delle donne e che siano esse innanzitutto a pagare il prezzo più alto. Lo dico perché non ci stiamo misurando con disuguaglianze nate oggi: le faglie che si stanno allargando preesistevano alla pandemia, ma questo è un allargamento drammatico, e tra di esse c'è anche il tema della differenza e della sproporzione tra uomini e donne in termini di diritti, di parità, di accesso alle opportunità e di rapporti di forza e di potere; al dunque, stiamo infatti parlando di questo. Lo dico in relazione ad alcune cose di cui abbiamo discusso anche in questi mesi, da cui dobbiamo farci persino affascinare: penso ad alcune trasformazioni del mercato del lavoro. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,38) ( Segue LAFORGIA). Citiamo spesso lo smart working e tutte quelle forme che i lavoratori stanno oggi sperimentando fino in fondo, che però rischiano di essere una trappola insidiosa per molte donne in assenza di un quadro di regole, a partire, ad esempio, dal diritto alla disconnessione. Se non mettiamo mano a un simile quadro di regole, questa crisi rischia di essere pagata innanzitutto e soprattutto dalle donne. Oggi mi è capitato di pensare - come faccio sempre, ma mai in termini pubblici - alla mia bimba, che tra qualche ora compirà quattro anni; oggi l'ho fatto in questa chiave, esattamente come avranno fatto in queste ore - credo - molti papà che hanno figlie. Ho pensato alla mia bimba e alla donna che diventerà e soprattutto a ciò che dobbiamo costruire. La discussione di queste ore non va esattamente nella direzione migliore, ma dobbiamo costruire un clima tra di noi... PRESIDENTE. La prego di concludere, perché ha già superato di oltre un minuto il tempo a lei assegnato. LAFORGIA (Misto-LeU) . Dobbiamo costruire una società in cui il 25 novembre non sia semplicemente una ricorrenza drammatica, ma il giorno della liberazione, innanzitutto dalla violenza di genere. (Applausi) . Sulla scomparsa di Diego Armando Maradona PRESIDENTE . Devo purtroppo annunciare che è scomparso Maradona, lo sportivo, il calciatore che credo in Italia abbia molto influito sulla passione per questo sport. Alla famiglia e ai tifosi che l'hanno amato vanno le mie condoglianze. Ripresa della discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. Doc 1762 *VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, anch'io, come il senatore Laforgia, parto da ringraziamenti non formali. Non è un tempo facile per arrivare in Aula con un provvedimento votato all'unanimità e il dibattito di questo pomeriggio ne è una prova; però ci siamo riusciti e, se l'abbiamo fatto, ovviamente è merito di tutti (di nessuno in particolare, ma di tutti in egual misura). Parto ovviamente dai ringraziamenti ai rappresentanti del Governo: al ministro Bonetti, prima tra tutti per aver coordinato un lavoro che ha interessato tanti Ministeri; al sottosegretario Malpezzi, che in una prima fase ci ha aiutato a coordinare; ai Ministeri dell'interno, della giustizia e della sanità, che sono quelli competenti. Mi consentirete poi un ringraziamento particolare a tutti i componenti e le componenti della Commissione che ho l'onore di presiedere: a tutti, maggioranza e opposizione. Come sottolineava la senatrice Rauti, insieme ai due vicepresidenti, ieri abbiamo tenuto un'importante iniziativa e abbiamo davvero lavorato tutte insieme. Questo credo sia un merito soprattutto da ascrivere al tema di cui siamo chiamate ad occuparci. Un ringraziamento particolare rivolgo anche ai componenti e alle componenti della Commissione affari costituzionali e al presidente Parrini e uno speciale, da donna a donna, a una relatrice combattente, com'è sempre la senatrice De Petris, che non si è mai arresa di fronte alle tante difficoltà che abbiamo incontrato. Credo che gran parte del merito di essere arrivati oggi in Aula sia suo, più che di tutti noi, quindi grazie davvero. In occasione di una giornata del genere, nonostante l'impegno di ciascuno di noi, è a portata di mano il rischio di cadere nella retorica con frasi fatte o di circostanza; così sicuramente non solo non si onorerebbero in maniera giusta le tante donne che ogni anno continuano a lasciarci, ma non si renderebbe neppure merito al lavoro prezioso che ciascuno di noi prova a fare ogni giorno. Credo quindi che il Senato abbia fatto bene a rifuggire da questa retorica e a pensare di portare un atto concreto all'attenzione e all'approvazione dell'Assemblea in questa giornata. Avremmo potuto limitarci a fare commemorazioni, interventi, il minuto di silenzio, tante cose che pure hanno il loro valore; abbiamo invece pensato che era più giusto, utile e importante - in modo particolare per noi della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio - portare a casa un risultato per le donne di questo Paese e per i tanti operatori e soprattutto le operatrici che lavorano sul fronte. Sul provvedimento in esame è stato detto già tanto. Mi limito soltanto a dire che, per affrontare in maniera adeguata un fenomeno, lo si deve conoscere e noi oggi non lo conosciamo. Basti pensare ai dati emersi in questa giornata: 70 femminicidi o 90 non sono la stessa cosa; in mezzo ci sono 20 persone, 20 famiglie, 20 donne, 20 storie dolorose e drammatiche. Non mi sentirete dare i numeri, quindi. Non li darò perché questo Paese non ne dispone e per questa ragione abbiamo pensato di approntare questo disegno di legge, che chiede innanzitutto di fare chiarezza sui numeri, monitoraggi costanti per osservare il fenomeno nel corso del tempo, ma soprattutto di indagare il sommerso. Tanti tipi di violenza come quella psicologica ed economica non arrivano a galla. Lo facciamo chiedendo a tutti gli operatori di indagare quella famosa relazione tra autore e vittima che può distinguere un danneggiamento normale da un danneggiamento che è fatto in tema di violenza di genere. Credo che questo sia stato un grande merito. Personalmente voglio onorare questa giornata - l'ho detto anche in altre circostanze in queste ore - con parole di verità, che credo debbano interrogare la politica, le forze politiche, ma soprattutto il Parlamento e il Governo di fronte a un dato che viene letto ed è semplice, che interroga e inchioda ciascuno di noi e la politica, in modo particolare, alle sue gravissime responsabilità. Noi abbiamo un quadro normativo oggi assolutamente soddisfacente. Lo posso dire assumendomi la responsabilità di quanto dico e non abbiamo nulla da invidiare ad altri Paesi europei. Siamo a ricordare a tutti noi che nel 1981 c'era il delitto d'onore, nel 1996 la violenza sessuale era una violenza contro la morale e non contro la persona e siamo arrivati qualche anno fa a prendere in prestito misure addirittura dal codice antimafia come il divieto di soggiorno in un Comune o l'obbligo di residenza in altro Comune, per tentare di aggredire il fenomeno. Abbiamo davvero dotato l'impianto normativo di misure dure. L'impianto non è fatto solo di misure repressive perché abbiamo la Convenzione di Istanbul, la ratifica, il reato di stalking , che sono ascrivibile a tutti i Governi di tutte le forze politiche e ciò vuol dire che non si riconosce un merito particolare a qualcuno perché tutti ci siamo impegnati. Ebbene, di fronte a questo fenomeno, noi non conosciamo alcuna battuta d'arresto: è di questi giorni la notizia che il 2020 è stato un anno drammatico non soltanto per il lockdown . Non riusciamo ad aggredire qualcosa di più profondo; ci dobbiamo interrogare su cosa non funziona perché, se non ci interroghiamo, non renderemo giustizia a noi stessi, alla nostra onestà intellettuale e, soprattutto, alle donne vittime di violenza e alle tante che ogni giorno lavorano su questo fronte. La cosa che non va è la prospettiva con la quale guardiamo il fenomeno. Anche ricordando alcune vittime, continuiamo ancora oggi a interrogarci su cosa avrebbe potuto fare una donna per evitare, su come una donna avrebbe potuto chiedere di più e meglio aiuto e sul perché non lo abbia fatto. Perché continuiamo a farci domande su cosa avrebbero dovuto fare le donne? Vorrei che provassimo a chiederci cosa può scattare nella mente di un uomo che si attribuisce il diritto di poter abusare di una donna senza che questa gli dia esplicitamente il proprio consenso. ( Applausi ). Quanto ha detto ieri Feltri non è una cosa che offende Feltri o una testata giornalistica. Deve essere un qualcosa che faccia interrogare noi tutti sul perché in Italia non ci sia stata una reazione corale di indignazione rispetto al fatto che una donna possa scegliere di andare vestita succinta a qualsiasi ora, possa uscire di casa a qualsiasi ora, possa andare a un festino dove si fa uso di coca o pensare di fare la escort. È una sua scelta, che sarà giudicabile se costituisce reato su altri fronti. Ciò non dà a nessuno il diritto di abusare di una donna contro la sua volontà per una notte intera mentre lei dice "basta, no, fermati". ( Applausi ). Credo che questo ce lo dovremmo dire. Il tema è la prospettiva. Proviamo a chiederci cosa scatta nella mente di questi uomini. Esiste ancora l'impalcatura di un modello patriarcale, che pensiamo di avere cancellato dalla carta e che per questo è più subdolo e pericoloso. Nei fatti quel modello è ancora fortemente vivo. Noi siamo ancora dentro quel modello perché le donne, quando partecipano alla vita pubblica e sociale, lo fanno attraverso due scelte ugualmente drammatiche: si omologano agli uomini oppure devono fare tripli o quadrupli salti mortali facendo i conti con i loro sensi di colpa e con la difficoltà di condividere e conciliare la responsabilità familiare con quella pubblica. E lo fanno con grandissima difficoltà. Viviamo in una società ancora piena di stereotipi e di pregiudizi. Il dramma è che questo non accade soltanto con il vicino di casa o con il negoziante, che, se una donna ha subito violenza alle tre di notte in mezzo alla strada, dirà sempre che avrebbe potuto evitare di uscire a quell'ora con una minigonna o un jeans attillato e che un po' se l'è cercata. Non sono cose che dico io. L'Istat il 25 novembre dell'anno scorso ci ha detto esattamente questo: più della metà degli italiani pensa che una donna si è trovata a subire una violenza perché se l'è cercata o perché non l'ha evitata. È grave, gravissimo, ed è questo che ci deve indignare tutti. Il dramma, però, è che questo - ripeto - non accade solo con il commerciante sotto casa o con il vicino di casa. Il dramma è che, purtroppo, accade anche agli operatori che si occupano di questi problemi. Accade, a volte, nelle aule dei tribunali, oppure quando si rilascia una consulenza tecnica sbagliata, con un assistente sociale o con un giudice che motiva una uccisione in una sentenza parlando di tempesta emotiva, cercando in qualche modo di dare un'attenuante generica ad un uomo, sicuramente inconsciamente, involontariamente, almeno così immagino e do per scontato. Si colpevolizza in qualche modo la donna quando si dice che era parte di una relazione amorevole e tranquilla e poi ha tradito il suo compagno. E quindi? Chiedo a tutti voi: quindi? Lei lo ha tradito: e quindi? Questo giustifica che un uomo ammazzi una donna? Perché lei lo ha tradito? Credo proprio di no. Giustificare in qualche modo o trovare delle attenuanti generiche in questo è un errore, è frutto di un pregiudizio e di uno stereotipo che non si può lasciar passare; non si può nelle aule dei tribunali, non si può negli interrogatori degli ufficiali di polizia giudiziaria, non si può nel racconto che ne fanno i media . Non si può perché se si scrive su un giornale che una donna viene uccisa mentre nella sua relazione d'amore sembrava andare tutto bene, dopo che lui, improvvisamente, ha scoperto il suo tradimento, allora questo significa avere trovato un attenuante per lui e aver colpevolizzato lei. Per quanto riguarda il ruolo delle scuole e delle università, ne abbiamo parlato tante volte. In conclusione vorrei dire che oggi il tema non riguarda quello che possono fare le scuole ma che cosa accade nelle scuole, chi dovrebbe insegnare ai nostri figli il rispetto della differenza, a cominciare da quella di genere, così come la capacità di capire che due persone sono diverse e quella differenza va rispettata come tale, e non invece concepita come subordinazione di un genere sull'altro soltanto perché ad un certo punto nel corso della storia, un sesso si è autoproclamato più forte dell'altro e ha deciso che a lui spettavano i compiti della vita pubblica e alle donne spettava essere angeli del focolare. Ci sono stati tornanti storici, civiltà in cui questo non accadeva, quindi non è vero che c'è un sesso più forte e uno più debole. Io credo che le donne anche in questo frangente storico, nel corso della pandemia, abbiano dimostrato la loro straordinaria forza. E allora il tema è provare a riconoscere questa forza, nelle scuole, in famiglia, nelle agenzie educative e nelle università che formano i formatori, nelle quali si scrivono i libri di testo che sono ancora pieni di stereotipi. Lavoriamo per una società che sia in grado di superare stereotipi e pregiudizi e, soprattutto, in grado di riaffermare parità effettiva tra gli uomini e le donne, una società che faccia del rispetto dell'altro, e dell'altro sesso, un fondamento non solo della nostra Carta costituzionale ma a tutti gli effetti perché tra quella parità formale citata dalla Carta e quella sostanziale che si concretizza ogni giorno nella nostra vita quotidiana, purtroppo, il passo è ancora troppo lungo e il prezzo finiscono per pagarlo le tante donne che subiscono violenza. (Applausi) . RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ringrazio la Presidenza del Senato e tutti coloro che hanno contribuito a portare in Aula oggi questo disegno di legge. Ringrazio il Presidente della nostra Commissione di inchiesta e tutti i suoi componenti per aver sottoscritto la proposta di legge in materia di statistiche in tema di violenza di genere all'unanimità. Ad oggi, i dati non rappresentano adeguatamente la violenza di genere contro le donne, sebbene stalking , violenza sessuale e maltrattamenti possano certamente essere considerati reati spia. Ecco il principale obiettivo del disegno di legge che voteremo convintamente. Abbiamo sempre lamentato la carenza di sistemi informativi che potessero parlare tra loro, anche per tutelare i figli delle vittime. Questo disegno di legge impone al Ministro dell'interno e al Ministro della giustizia di introdurre nei rispettivi sistemi, tra le altre, informazioni sulla relazione tra vittima e autore del reato per misurare adeguatamente questo tipo di violenza: un passo avanti per una maggior tutela delle donne e dei loro figli. Altri passi dobbiamo fare per adeguare le politiche di prevenzione e contrasto a questi drammatici episodi. Approfitto della presenza del ministro Bonetti, che ha sempre partecipato e sostenuto le attività della Commissione e che ringrazio, per sollecitare altri temi che la Commissione ha molto a cuore. Mi riferisco, ad esempio, all'implementazione delle risorse per l'intero sistema di prevenzione e semplificazione, all'erogazione ai centri e alle case rifugio. La proposta di revisione in sede Stato-Regioni è di ripensare ai sistemi di trasferimenti plurimi delle risorse destinate ai centri e alle case rifugio per le tempistiche dell'erogazione dei fondi molto lente. Si dovrebbe pensare, come hanno promesso ieri il presidente Conte e il Ministro nel corso dell'evento che abbiamo tenuto in Senato - a un riparto triennale. Dalla scorsa legislatura, anche nella relazione finale, mi sono impegnata per avere una mappatura nazionale dei centri e delle case rifugio; è stata presentata anche una relazione da parte della nostra Commissione di inchiesta. Ci vuole un'analisi della governance a livello territoriale dei sistemi di finanziamento, con particolare riguardo alla distribuzione delle risorse nazionali e regionali. Ci sono sempre ritardi nella distribuzione, ma da un rapporto del 2020 di ActionAid è risultato che, nei tre mesi da marzo a giugno del 2020 e di fronte a un 120 per cento in più di richieste di aiuto ai centri rispetto al 2019 per i ritardi di erogazione dei fondi molti centri non hanno potuto pagare gli stipendi alle operatrici per sostenere le spese di guanti, mascherine, senza possibilità di effettuare tamponi. Il ministro Lamorgese ha chiesto ai prefetti delle varie città una sorta di B&B come cuscinetto di accoglienza; il Dipartimento per le pari opportunità ha promesso di accollarsi quelle spese straordinarie, ma oggi i fondi non sono arrivati e, con la seconda ondata di Covid e le varie chiusure, è possibile che tanti non ce la facciano. Vi do qualche numero: le Regioni devono ancora erogare il 28 per cento delle cifre pattuite nel 2015, il 33 del 2016, il 61 per cento dei fondi stanziati per il 2018, il 90 per cento dei fondi stanziati per il 2019, e credo e spero che il Ministro a breve firmi il decreto per i 28 milioni previsti per il 2020. Un altro punto sta particolarmente a cuore, un punto legislativo, e cioè creare un protocollo di requisiti per l'accreditamento dei centri e delle case rifugio univoco su tutto il territorio nazionale, e controllare e monitorare il lavoro e i servizi che questi centri dovrebbero dare per la tutela delle donne e dei loro figli, perché abbiamo notizie di centri che non fanno quello per cui percepiscono i soldi. Ulteriore intervento legislativo, fondamentale sul procedimento, è la regolamentazione dell'affidamento dei figli. Sappiamo che i tribunali non si parlano, quindi spesso il tribunale dei minori dà l'affido congiunto a una coppia in cui la moglie ha chiesto la separazione e c'è una denuncia nei confronti del marito o del padre dei figli. Questo non va bene; lo chiediamo da anni. Dobbiamo implementare i punti più deboli del codice rosso, che è stata una grandissima conquista. Sono giusti i tre giorni come tempo della denuncia perché arrivi sul tavolo del pubblico ministero, ma non è giusta la lentezza del procedimento perché è il momento in cui la donna è più esposta alle violenze e alle ritorsioni. (Applausi). In conclusione, stiamo facendo molto, ma non abbastanza. Chiediamo un cambio di passo culturale, è vero, contro la violenza e contro gli attacchi in Rete. È capitato a tutte noi donne di essere violentemente attaccate anche in Rete da forze politiche che la usano per il loro odio. È diventato abituale anche da parte di rappresentanti delle istituzioni usare un linguaggio crudo e violento - penso a molti talk show, a volte, purtroppo, anche in Aula - che toglie dignità e che riceve consenso per la sua immediatezza, proiettando la propria rabbia contro un nemico che "se l'è cercata", esattamente come dicono di tante donne: se l'è cercata, per quello che pensa o che ha detto o che ha fatto; così dicono. Non basta essere contro la violenza; si deve essere coerenti nei propri comportamenti, soprattutto se si ha un ruolo pubblico. Si vuole e si deve insegnare nelle scuole l'educazione al rispetto. Ricordo ancora la "settimana rosa" istituita nel 2009 dal Governo Berlusconi, con i ministri Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo, per insegnare ai bambini nelle scuole ad essere contro la violenza. Poi si è persa negli anni, forse perché non andava troppo bene o non so. Ebbene, se pretendiamo di formare gli educatori, di formare i professori e gli studenti universitari, non dobbiamo dare spettacoli mediaticamente indecorosi. È dalla comunicazione e dall'uso delle parole che si può cominciare a parlare di rispetto. È da ognuno di noi, dalla pratica quotidiana del rispetto e della dignità, che tutti possiamo cambiare le cose. (Applausi) . CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevole Presidente di Commissione, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, stamattina appena sveglia ho acceso la televisione e dopo pochissimi minuti è stata comunicata la notizia di due femminicidi: uno avvenuto in provincia di Padova e uno in provincia di Catanzaro; uno effettuato da uno straniero e uno da un italiano. Entrambi gli omicidi da partner ed entrambi in zona rossa. Questo deve obbligatoriamente imporci una riflessione, perché questo dimostra quanto purtroppo sia trasversale il problema. Durante il lockdown c'è stato un calo significativo delle denunce rispetto all'anno precedente, che però sono aumentate di colpo a maggio-giugno appena c'è stata data la possibilità di uscire di casa. Eh sì, perché al contrario degli omicidi, le cui vittime sono uomini e per i quali il rischio è rappresentato dallo spazio pubblico, per le donne il rischio di subire violenza è all'interno della famiglia. Da dati Istat del 2018 otto donne su dieci conoscevano il proprio assassino e in più della metà dei casi questo era il partner o l'ex partner . Solo cinque uomini (pari al 2,4 per cento) è stato ucciso da un partner , peraltro attuale, e nessuno da ex. Nel corso di questa legislatura molto è stato fatto per cercare di porre un argine a questa deriva omicida, con l'istituzione del numero antiviolenza 1522 e con l'approvazione del cosiddetto codice rosso fortemente voluto dalla Lega, legge che obbliga la presa in carico e l'ascolto della vittima da parte del magistrato entro tre giorni dalla denuncia: un grande passo avanti dal momento che nel 63 per cento dei casi di femminicidio il carnefice è un recidivo, ovvero la vittima aveva già denunciato di essere stata molestata o maltrattata dallo stesso. Evidentemente non basta dal momento che sono ben 91 le vittime di femminicidio dall'inizio dell'anno: una ogni tre giorni. Con questo documento la Commissione di inchiesta sul femminicidio vuole strutturare un metodo, che solo il tempo ci potrà dire se adeguato o meno, per capire però quali sono le cause scatenanti di tanta cattiveria. La maturità e l'attenzione che questo Parlamento dà alla situazione violenta attuale si evince anche dalla mediazione che ha trovato in questo documento, dove tutte le forze politiche hanno dato il loro contributo anche nel sottolineare le criticità di talune domande poste nel questionario, domande le cui risposte potevano prestarsi a interpretazioni pregiudizievoli o fuorvianti. A tal proposito ringrazio le senatrici Valente, De Petris e la maggioranza tutta per aver accolto il nostro ordine del giorno volto a svolgere un'identica ricerca anche sulla violenza perpetrata ai danni degli uomini, il tutto a fine comparativo. Non è sicuramente una gara e nessuno ha mai sostenuto il contrario. Ricordo a noi tutti e in prima battuta a me stessa che le donne hanno un importantissimo ruolo nel futuro della nostra società che è l'educazione dei nostri figli, maschi o femmine che siano, che devono crescere imparando il rispetto per la persona: uomo, donna, grasso, magro, alto, basso, bianco, giallo o nero. Devono insegnare loro che la propria libertà finisce quando invadono lo spazio di libertà altrui, far capire loro che le parole sono armi pericolose, qualche volta letali. Bisogna usarle sempre con attenzione. Purtroppo però non sempre questo accade e qualche volta lo scivolone vede protagonisti persone che dovrebbero essere esempio per la società. A tal proposito, ricordo a quest'Assemblea che più di un senatore ci ha lasciato per patologie tumorali durante questa legislatura e qualche collega che partecipa attualmente ai lavori sappiamo che ne è affetto e sta combattendo questa malattia. Bene, senza timore di alcuna smentita, affermo che il valore aggiunto prodotto da queste persone ai lavori del Senato è pari se non superiore a quanto prodotto da tanti altri e mi limito qui. (Applausi) . Noi mamme dobbiamo far capire ai nostri figli che la debolezza è umana e non si può sopperire con la violenza, sia essa fisica o verbale. Dobbiamo spiegare che piangere, per un maschio, non è un tabù e anzi, a volte, può essere un valore aggiunto. Dobbiamo far capire chiaramente che non basta essere dotati di pene e gonadi per essere uomo, ma lo si è quando si rispetta il prossimo. Concludo il mio intervento comunicando che l'approvazione del provvedimento in esame rappresenta il superamento effettivo del femminismo da salotto radical chic e il successo del pragmatismo. Per questo motivo, comunico il voto favorevole della Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . LEONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, desidero ringraziare il ministro Bonetti, il Presidente della Commissione, tutti i componenti della stessa e tutti i parlamentari, che oggi permetteranno l'approvazione del disegno di legge in esame. Si tratta di un provvedimento importantissimo, a distanza di poco più di un anno dall'approvazione della legge sul codice rosso, fortemente voluta dal ministro Bonafede e dunque dal MoVimento 5 Stelle. Oggi licenziamo quindi, all'unanimità, un provvedimento ritenuto di estrema importanza, relativo alla disciplina statistica applicata all'intelligenza del fenomeno della violenza di genere, che darà strumenti conoscitivi e di intervento più accurati alla Commissione di cui mi onoro di far parte. La statistica, infatti, assurta alla dignità di scienza autonoma da appena un secolo, ha sempre offerto un valido supporto conoscitivo e programmatico per fenomeni complessi, come ha dimostrato già durante la prima guerra mondiale e poi nelle fasi successive del dopoguerra e proprio come sta facendo in questi giorni, per fronteggiare la crisi pandemica. La raccolta dei dati numerici, infatti, offrirà una base scientifica imprescindibile per qualsiasi intervento, permettendo una maggiore comprensione del fenomeno e un migliore funzionamento dei meccanismi di tutela per le donne, già operativi nel nostro Paese. L'ausilio della disciplina statistica migliorerà senz'altro la capacità di previsione e dunque di prevenzione del fenomeno violento, permettendo di agire d'anticipo. Di certo a questo momento conoscitivo dovranno affiancarsi un'accurata e capillare azione informativa, tramite le agenzie di comunicazione, che dovrà per forza di cose rinnovarsi nel linguaggio e nello stile comunicativo, come noto con piacere stanno già facendo importanti aziende, il cui target è il mondo dell'infanzia. Oltre a questo, come Commissione parlamentare di inchiesta ci siamo prefissati l'obiettivo di intensificare gli interventi educativi nelle scuole, già nei prossimi anni, con personale adeguatamente formato e con pianificazioni strutturali, posto il fatto che la violenza contro le donne è prima di tutto una questione culturale, che attraversa in modo trasversale tutti i ceti sociali e che affonda le proprie radici nel permanere dello squilibrio di potere e nella visione asimmetrica, esistente nei rapporti tra uomini e donne, spesso rinforzata dal permanere di una mentalità restia al cambiamento. Posto ciò, si è individuato nell'indagine statistica un formidabile strumento di contrasto e soprattutto di comprensione scientifica della realtà, permettendo, sulla base del dato numerico, anche l'emersione del fenomeno, che in buona parte sfugge, perché si consuma all'interno delle pareti domestiche. L'approccio al fenomeno non può restare legato a reazioni di tipo emotivo, ogni qualvolta la cronaca ci presenta un caso, suscitando rabbia o compassione, complice anche certa stampa, che insegue il sensazionalismo, ma che resta in superficie e che rischia sempre di scadere in una rivittimizzazione di chi già ha patito trattamenti degradanti o di chi addirittura ha perso la vita. È ora di passare all'attacco e di intervenire in anticipo, come dicevo prima, e il presente disegno di legge intende fare proprio questo: una raccolta sistematica dei dati numerici, a cui seguirà una lettura ragionata degli stessi e dunque la predisposizione di interventi fattivi. Dobbiamo essere tempestivi, giacché tra i tanti effetti negativi, conseguenti al lockdown , c'è pure l'acuirsi di tale fenomeno. Il disegno di legge persegue la creazione di un flusso informativo sulla violenza di genere adeguato per cadenza e contenuto, prescrivendo obblighi di rilevazione a tutti i soggetti pubblici, ma anche privati che partecipano all'informazione statistica ufficiale inserita nel Programma statistico nazionale, che dispone altresì l'attuazione di tale rilevazione di oggetto nella relazione annuale al Parlamento, trasmessa dal Presidente del Consiglio, circa l'attività dell'Istituto nazionale di statistica. Si prevede poi che tale Istituto, insieme al Sistema statistico nazionale, vadano a realizzare con cadenza triennale un'indagine campionaria interamente dedicata alla violenza di genere contro le donne, con attenzione alla parte sommersa. Si prescrive altresì che tutte le strutture sanitarie pubbliche forniscano i dati e le notizie relative alla violenza contro le donne e che, per una serie di reati puntualmente numerati, sia tracciata una relazione autore-vittima, secondo una rilevazione alla quale concorrano sia il Ministero dell'interno che quello della giustizia; quest'ultimo è tenuto ad aggiornare conseguentemente la disciplina applicata dal registro delle notizie di reato. Ancora, il disegno di legge dispone che l'Istituto nazionale di statistica e il Sistema statistico nazionale assicurino la realizzazione, con cadenza biennale, di indagini sui centri antiviolenza e sulle case rifugio accreditate. In particolare, ho ritenuto importante evidenziare nelle elaborazioni statistiche il dato relativo alle patologie psichiatriche di cui possa essere affetto l'autore del reato. Tale proposta trae origine dalla necessità e dal dovere di contrastare con efficacia le condotte dei maltrattanti e di apprestare una reale tutela alle vittime di tali reati. Un fenomeno che risulta sconosciuto è che sono scarsamente tutelate le stesse persone offese. In presenza di patologie psichiatriche accade, infatti, che il soggetto non ne risulti affetto e rimanga a convivere all'interno del nucleo familiare, dando luogo alla violenza. Pertanto, una volta accertata la conseguente incapacità di intendere e di volere del maltrattante, al fine proprio di tutelare l'incolumità della persona offesa, viene richiesta un'urgente misura di sicurezza. Dunque, solo facendo emergere dati reali relativi a un fenomeno così allarmante si possono apprestare maggiori strumenti per garantire il recupero del maltrattante, proteggere le vittime e fare adeguata prevenzione. Concludo dicendo che il mondo maschile e quello femminile, così vicini ma allo stesso tempo così lontani, devono riprendere un dialogo costruttivo improntato sulla reciprocità, come avviene in moltissimi casi di coppie evolute. Questa reciprocità non può prescindere dalla conoscenza di esigenze e differenze fisiologiche innegabili tra i due sessi, ma che possono coesistere e armonizzarsi tra loro, senza nessuna sopraffazione. Il rapporto tra uomini e donne deve creare vita, non deve essere mortificante e soprattutto non deve uccidere. Per tutte queste ragioni annuncio il voto favorevole al disegno di legge in esame. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva all'unanimità. (v. Allegato B). (Applausi). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PIARULLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, oggi, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, ho deciso di intervenire anche io in quest'Assemblea al fine di porre l'attenzione su un argomento che spesso viene sottaciuto, vale a dire le molestie e le violenze sessuali nelle Forze armate. L'uguaglianza, intesa come uguagliamento dei diversi, è un ideale permanente e perenne degli uomini viventi in società; ogni superamento di questa o quella discriminazione viene interpretata come una tappa del progresso civile: oggi più che mai, queste parole, pronunciate dal filosofo Noberto Bobbio, sono estremamente significative. Un rinnovamento della politica e soprattutto della società si realizza con il contributo congiunto e con una partecipazione sia delle donne, che degli uomini. L'ingresso del personale femminile nelle Forze armate, comprese Arma dei carabinieri e Guardia di finanza, ha costituito un evento che nella coscienza comune è stato e forse viene ancora avvertito come la conquista da parte della donna di una nuova frontiera in una società che, purtroppo, è fortemente declinata al maschile. Risale a un anno e mezzo fa la mozione del MoVimento 5 Stelle, a prima firma della senatrice Maiorino ( 1-00134 ), che ha impegnato il Governo a proporre norme di aggiornamento dei codici penali militari in tema di reati sessuali commessi da appartenenti alle Forze armate. (Applausi) . Tale forte esortazione morale, prima ancora che politica, assume nuova portata e rilevanza nella giornata di oggi, dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, con il forte auspicio che determini misure sempre più efficaci nel contrasto ai soprusi sessuali anche in ambito militare. L'ingresso della componente femminile nella compagine militare ha non soltanto comportato la necessità di adeguare le infrastrutture militari, ma anche imposto nel contempo un radicale cambiamento soprattutto nella mentalità. Il Ministro della difesa si è mostrato attento alla promozione e protezione dei diritti delle donne, ma, nonostante i tangibili progressi, da quando le donne sono entrate nelle Forze armate, nell'ordinamento militare non esiste una fattispecie autonoma di reato di violenza sessuale o molestia, essendo configurabile una semplice circostanza aggravante allorché il fatto sia commesso da un militare uomo. Per questi motivi, si rende necessario rafforzare gli strumenti giuridici di contrasto alle molestie e alla violenza sessuale mediante la prevenzione e la formazione, affinché si raggiunga la coesione e l'efficacia di tutti gli assetti operativi. (Applausi) . LUPO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUPO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, desidero attirare la vostra attenzione sul sistema di accoglienza nelle comunità per minori e, in particolare, sugli episodi di violenza che si consumano soprattutto durante i turni notturni. Busto Arsizio: un'educatrice è stata aggredita da 4 minori in una comunità durante un turno di notte. Nuoro: 4 minorenni, ospiti di una comunità per recupero di minori con particolari disagi comportamentali, sono stati ritenuti responsabili di sequestro di persona, estorsione, violenza sessuale, stalking , maltrattamenti, lesioni e danneggiamento. Treviglio: un giovane viene arrestato per una violenza sessuale ai danni di un'educatrice durante il turno notturno. Bergamo: un giovane ospite della comunità una notte, dopo aver scassinato la porta della camera da letto dell'educatrice, si sarebbe introdotto furtivamente nella stanza mentre la giovane dormiva e avrebbe tentato di stuprarla. Varese: una donna in servizio di turno in una comunità per minori è stata aggredita da 4 utenti della struttura, ragazzi di quattordici, quindici, sedici e diciassette anni. Frosinone: un'educatrice è stata violentata e picchiata selvaggiamente da tre giovani che seguiva come tutor in una casa famiglia del Frusinate. Sono solo alcuni esempi degli episodi di violenza che si registrano nelle comunità di minori, soprattutto durante l'orario notturno. In molti casi si è scongiurato il dramma o l'episodio di violenza ha potuto trovare fine solo dopo l'intervento del collega che arrivava per il turno del mattino successivo. Sono solo esempi noti alla cronaca di persone che hanno avuto il coraggio di denunciare, laddove in molti casi si rinuncia a farlo, qualche volta - ahimè - anche perché scoraggiati dagli stessi gestori di queste strutture. Oggi 25 novembre, nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, io intervengo per chiedere a questa onorevole Assemblea di riflettere sulla necessità di intervenire con norme tecniche e contrattuali a tutela della figura dell'educatore, ad esempio prevedendo negli orari notturni un turno in compresenza che non lasci queste educatrici da sole dentro le comunità e dando maggiore dignità all'attività professionale svolta a servizio della comunità e dei giovani in particolari difficoltà. (Applausi) . PRESIDENTE . Si erano un po' tardivamente iscritti anche altri due colleghi che volevano intervenire, in particolare il senatore Carbone su Maradona e poi anche il senatore Astorre, che per la verità non ha precisato l'argomento; ma la regola è che la richiesta di un intervento di fine seduta deve pervenire prima che finisca il dibattito, altrimenti si potrebbe verificare un tentativo di emulazione sul tema che ciascuno ha posto, fatto di botta e risposta. Per cui ringrazio per la loro cortesia coloro che avrebbero voluto intervenire, in particolare il senatore Carbone, napoletano, e che quindi ne aveva più titolo. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 26 novembre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 26 novembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: Vedi ordine del giorno La seduta è tolta (ore 18,22). VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1762: sull'articolo 2, i senatori Marino e Papatheu avrebbero voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Bossi Umberto, Calandrini, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Ciampolillo, Crimi, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Floridia, Galliani, Iori, Mallegni, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Stabile, Turco e Vanin. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Bonifazi, Errani, Faggi e Matrisciano. Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione e denominazione di componente A partire dal 18 novembre 2020 la componente Più Europa con Emma Bonino cambia la propria denominazione in "+Europa - Azione". Alla suddetta componente aderiscono i senatori Emma Bonino, Gregorio De Falco e Matteo Richetti. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, con lettera in data 19 novembre 2020, ha comunicato che il senatore Dessì cessa di far parte della 10 a Commissione permanente ed entra a far parte della 3ª Commissione permanente. Commissioni permanenti, trasmissione di documenti In data 24 novembre 2020 è stata trasmessa alla Presidenza la risoluzione della 14 a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), approvata nella seduta del 18 novembre 2020, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro (COM(2020) 571 definitivo) ( Doc . XVIII- bis , n. 3). Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati, nonché, ai sensi dell'articolo 144, comma 2- bis , del Regolamento, ai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio dell'Unione europea e della Commissione europea. Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati, in data 20 novembre 2020, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi il deputato Andrea Romano in sostituzione della deputata Carla Cantone, dimissionaria, e il deputato Michele Bordo in sostituzione del deputato Antonello Giacomelli, cessato dal mandato parlamentare. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Naturale Gisella, Accoto Rossella, Puglia Sergio, Donno Daniela, Romano Iunio Valerio, Angrisani Luisa, Mininno Cataldo, Piarulli Angela Anna Bruna, Trentacoste Fabrizio, Vanin Orietta, Lorefice Pietro, Agostinelli Donatella, Mollame Francesco, Ferrara Gianluca Disposizioni a tutela del comparto agricolo (2024) (presentato in data 19/11/2020); senatori D'Arienzo Vincenzo, Stefano Dario, Valente Valeria, Pittella Gianni, Ferrazzi Andrea, Astorre Bruno, Laus Mauro Antonio Donato, Vattuone Vito, Fedeli Valeria, Messina Assuntela, Giacobbe Francesco, Verducci Francesco, Alfieri Alessandro, D'Alfonso Luciano, Manca Daniele, Taricco Mino Modifiche al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, in materia di motivi di esclusione degli operatori economici dalla partecipazione alle procedure d'appalto (2025) (presentato in data 20/11/2020); senatrice Di Girolamo Gabriella Disposizioni in materia di sicurezza per le gallerie della rete stradale (2026) (presentato in data 20/11/2020); Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e finanze Conversione in legge del decreto-legge 23 novembre 2020, n. 154, recante misure finanziarie urgenti connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (2027) (presentato in data 23/11/2020); senatore Pellegrini Emanuele Modifiche all'articolo 12 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, in tema di effetti patrimoniali conseguenti alla separazione consensuale dei coniugi (2028) (presentato in data 23/11/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Pavanelli Emma ed altri Norme per l'estensione del diritto di accesso agli atti pubblicati nell'albo pretorio on line (1962) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 24/11/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Pillon Simone Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, in materia di patrocinio a spese dello Stato (1881) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 24/11/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Santangelo Vincenzo Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione dei minori e di riconoscimento delle origini biologiche (1979) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 24/11/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Conzatti Donatella Modifiche al decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139, in materia di equilibrio tra i generi nei Consigli dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (2003) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 24/11/2020); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Siri Armando ed altri Disposizioni in materia di definizione agevolata del «saldo e stralcio» per i soggetti diversi dalle persone fisiche che versano in situazioni di difficoltà economica (1577) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 24/11/2020); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Pacifico Marinella Indennizzo del patrimonio espropriato agli agricoltori italiani in Tunisia (1973) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 24/11/2020); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni sen. Rufa Gianfranco ed altri Introduzione dell'obbligo di installazione di telecamere su tutti i convogli ferroviari viaggianti sul territorio italiano (1753) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 24/11/2020); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni sen. Santillo Agostino Modifica all'articolo 80, comma 4, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, in materia di motivi di esclusione degli operatori economici dalla partecipazione a procedure d'appalto (2001) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 24/11/2020); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo sen. Ripamonti Paolo ed altri Disciplina della professione di guida turistica (1921) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 24/11/2020); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' sen. Mautone Raffaele Istituzione della Giornata nazionale per la donazione del midollo osseo (1748) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 24/11/2020); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' sen. Pucciarelli Stefania ed altri Disciplina delle attività di tatuaggio, piercing e scarificazione (1951) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 24/11/2020); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali sen. Vanin Orietta Disposizioni in materia di Magistrato alle acque (1830) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 24/11/2020); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali sen. Ginetti Nadia, Sen. Grimani Leonardo Disposizioni urgenti per la salvaguardia, il risanamento, la manutenzione e la valorizzazione del lago Trasimeno (1997) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 24/11/2020); Commissioni 2ª e 12ª riunite sen. Drago Tiziana Carmela Rosaria Modifiche alla legge 22 maggio 1978, n. 194, in materia di norme per la tutela sociale della maternità, per la tutela della potenziale vita nascente e interruzione volontaria della gravidanza (1904) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 24/11/2020). In sede referente 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Balboni Alberto ed altri Introduzione del reato di omicidio nautico e del reato di lesioni personali nautiche (1402) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni) Già deferito in sede redigente alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento, alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 18/11/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Regione Toscana Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di tutela delle relazioni affettive intime delle persone detenute (1876) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) Già deferito in sede redigente alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento, alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 17/11/2020); Commissioni 5ª e 6ª riunite Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro economia e finanze Gualtieri Conversione in legge del decreto-legge 23 novembre 2020, n. 154, recante misure finanziarie urgenti connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (2027) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 24/11/2020). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 25/11/2020 la 1ª Commissione permanente Aff. costituzionali ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: sen. Valente Valeria ed altri "Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere" (1762) (presentato in data 06/03/2020). Affari assegnati In data 19 novembre 2020 è stato deferito alle Commissioni riunite 7 a e 12 a , ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare in merito all'impatto della didattica digitale integrata (DDI) sui processi di apprendimento e sul benessere psicofisico degli studenti (Atto n. 621). È deferito alla 9 a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle problematiche connesse alla riforma della Politica agricola comune (PAC) anche nell'ottica degli interventi per contrastare gli effetti del COVID-19 (Atto n. 627). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro delle infrastrutture dei trasporti, con lettera in data 18 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 1 e 2, della legge 14 luglio 1993, n. 238 - lo schema di contratto di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. e Tunnel Euralpin Lyon Turin S.A.A. (TELT), per il finanziamento, la progettazione e la realizzazione della sezione transfrontaliera della parte comune della nuova linea ferroviaria Torino-Lione (n. 221). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema è deferito alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 25 dicembre 2020. Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 20 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 27, comma 5, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77 - lo schema di decreto ministeriale di adozione del regolamento recante requisiti di accesso, condizioni, criteri e modalità degli interventi del Patrimonio Destinato (n. 222). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema è deferito alla 6ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 9 dicembre 2020. Le Commissioni 5 a e 10ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione entro il 5 dicembre 2020. Il Ministro della difesa, con lettere in data 23 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b ), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - i seguenti atti: schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 03/2020, relativo all'acquisizione, funzionamento e supporto di una piattaforma aerea multi-missione e multi-sensore per la condotta di attività di caratterizzazione, sorveglianza e monitoraggio della situazione tattico-operativa, di supporto decisionale di livello strategico e operativo, di comando e controllo (C2) multi-dominio e di protezione elettronica (n. 223); schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 17/2020, relativo all'acquisizione di un veicolo tattico multiruolo per le operazioni speciali (n. 224). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, gli schemi di decreto sono deferiti alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà il parere su ciascuno di essi entro il termine del 4 gennaio 2021. La 5ª Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 4ª Commissione entro il 25 dicembre 2020. Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettere in data 23 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - le seguenti proposte: la proposta di nomina del dottor Zeno d'Agostino a Presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale (n. 67); la proposta di nomina del dottor Pino Musolino a Presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Tirreno centro-settentrionale (n. 68). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, le proposte di nomina sono deferite alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà i relativi pareri entro il termine del 15 dicembre 2020. Governo, trasmissione di documenti e deferimento Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 21 novembre 2020, ha trasmesso la Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243. Il predetto documento è stato deferito, in data 23 novembre 2020, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . LVII- bis , n. 3). Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 19 novembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1- bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 novembre 2020 recante l'esercizio di poteri speciali, con condizioni, in ordine alla notifica delle società Teemo Bidco S.à.r.l. e Telecom Italia S.p.A., avente ad oggetto l'acquisto da parte di Teemo Bidco S.à.r.l. del 37,5% del capitale sociale di FiberCop S.p.A. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 628). Il Ministro della salute, con lettera in data 24 novembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 16- bis , del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riferiti alla settimana 2-8 novembre 2020 e aggiornati all'11 novembre 2020 nonché quelli riferiti alla settimana 9-15 novembre 2020 e aggiornati al 18 novembre 2020. Sono inoltre trasmessi i verbali del 13, 18 e 20 novembre 2020 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020 e della Cabina di regia istituita ai sensi del decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020 (Atto n. 623). Questa documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro della salute, con lettera in data 24 novembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35: l'ordinanza del 13 novembre 2020 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 284 del 14 novembre 2020 (Atto n. 624); l'ordinanza del 19 novembre 2020 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 289 del 20 novembre 2020 (Atto n. 625); l'ordinanza del 20 novembre 2020 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 290 del 21 novembre 2020 (Atto n. 626). Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 20 novembre 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la comunicazione concernente la nomina del professor Federico Testa, del consigliere Tullio Berlenghi e del dottor Giovanni Giuliano, rispettivamente a Presidente e consiglieri di amministrazione dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile - ENEA. Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, alla 10 a Commissione permanente (n. 36). Il Ministro per le pari opportunità e la famiglia, con lettera in data 13 novembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 3 agosto 1998, n. 269, la relazione sullo stato di attuazione della medesima legge n. 269 del 1998, recante norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù, relativa all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc . CX, n. 3). Il Ministro per le pari opportunità e la famiglia, con lettera in data 24 novembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, lettera f) , del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, la relazione sull'effettiva applicazione del principio di parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica e sull'efficacia dei meccanismi di tutela, riferita all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . CXXX, n. 4). Con lettera in data 11 novembre 2020 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Carbone (Potenza). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1388/2013 recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari autonomi dell'Unione per taluni prodotti agricoli e industriali (COM(2020) 708 definitivo), alla 6 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 9 a , 10 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Costruire un'Unione europea della salute: rafforzare la resilienza dell'UE alle minacce per la salute a carattere transfrontaliero (COM(2020) 724 definitivo), alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1 a , 3 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Nuova agenda dei consumatori - Rafforzare la resilienza dei consumatori per una ripresa sostenibile (COM(2020) 696 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a , 8 a , 13 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio a norma dell'articolo 9, paragrafo 1- quater , dell'articolo 21- bis , paragrafo 5, e dell'articolo 24- bis , paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1008/2008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità, quale modificato dal regolamento (UE) 2020/696 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 2020, in considerazione della pandemia di COVID-19 (COM(2020) 714 definitivo), all'8 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Strategia dell'UE per sfruttare il potenziale delle energie rinnovabili offshore per un futuro climaticamente neutro (COM(2020) 741 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 13 a e 14 a . Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 19 e 20 novembre 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazion i e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: di ENEL - Società per Azioni, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 347); dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale per gli esercizi dal 2018 al 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 348); di Studiare Sviluppo S.r.l. per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 349); dell'Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 350). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 23 novembre 2020, ha trasmesso la deliberazione n. 12/2020/G in merito alla relazione concernente "Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti (2016-2020)". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 622). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Craxi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02108 del senatore Battistoni ed altri. La senatrice Granato e il senatore Vaccaro hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02112 del senatore Lanzi ed altri. L'ordine delle firme deve intendersi il seguente: Lanzi, Montevecchi, Mantovani, Croatti, Abate, Accoto, Agostinelli, Angrisani, Auddino, Botto, Campagna, Castellone, Crucioli, D'Angelo, De Lucia, Di Girolamo, Di Micco, Donno, Fenu, Gallicchio, Gaudiano, Guidolin, L'Abbate, Lannutti, Lorefice, Marinello, Matrisciano, Naturale, Ortis, Pavanelli, Pirro, Presutto, Romano, Russo, Santangelo, Trentacoste, Vanin, Granato e Vaccaro. La senatrice Campagna e il senatore Trentacoste hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04461 del senatore Lannutti ed altri. Mozioni Atto n. 1-00299 MALLEGNI MASINI BERARDI DAL MAS VITALI STABILE BARACHINI RONZULLI - Il Senato, premesso che: la crisi sanitaria del COVID-19 e tutte le problematiche connesse continuano a mettere in difficoltà anche gli studenti universitari; è necessario avere un sistema universitario che non penalizzi nessuno e che garantisca a tutti i diritti dettati dalla Costituzione con interventi adeguati alle sfide della pandemia; preso atto che: digitalizzazione, espletamento dei tirocini previsti nel pre laurea, didattica ed esami a distanza in diversi casi hanno messo in grande difficoltà gli utenti, i quali si trovano molto spesso a non avere la connessione adeguata con interruzioni non solo delle lezioni ma, ancora più grave, degli esami, i quali non vengono dai docenti riproposti nell'immediato ma rimandati ad altra sessione (si rammenta che in alcuni atenei, per la ripetizione dell'esame, per statuto, è previsto il "salto" di una sessione); tutto ciò comporta ritardi incredibili nel percorso universitario, portando gli studenti ad andare fuori corso con aggravio anche dal punto di vista economico, in quanto in tale situazione è previsto un considerevole aumento delle tasse annuali da pagare, che penalizza soprattutto quei ragazzi che lavorano per potersi pagare gli studi o chi è in condizioni di disagio economico, impegna il Governo, al fine di eliminare tutti gli ostacoli che si frappongono tra lo studente e la laurea, in modo da avere il minor impatto possibile della difficile situazione che sta vivendo il nostro Paese, ad adottare tutte le iniziative utili affinché si possa disporre: a) il prolungamento dell'anno accademico 2020/2021, per evitare ricadute negative sulla vita universitaria degli studenti; b) l'abbassamento delle tasse; c) l'aumento delle agevolazioni; d) la sospensione della tassa per chi si dovesse laureare oltrepassando la durata massima del corso di laurea, cercando di abbattere quell'eccessiva burocrazia che non fa altro che danneggiare il percorso di studi; e) la sospensione delle regole che prevedono il "salto" d'appello (con tale pratica è più facile andare fuoricorso) e che si deroghi anche a causa delle difficoltà di collegamento; f) la disapplicazione delle maggiori quote di iscrizione per i fuori corso; g) l'eliminazione degli sbarramenti sui crediti scolastici per accedere agli anni successivi; h) la proroga data per il conseguimento dei crediti formativi universitari. Atto n. 1-00300 PITTONI SAPONARA BORGONZONI ALESSANDRINI VALLARDI LUCIDI AUGUSSORI ZULIANI FERRERO PIANASSO RICCARDI URRARO PELLEGRINI Emanuele RIVOLTA FREGOLENT LUNESU RUFA PUCCIARELLI PISANI Pietro - Il Senato, premesso che: è ormai chiaro che urge un cambio di passo affinché nell'attuale crisi economica, occupazionale e sociale diventino davvero prioritarie la questione educativa e l'effettiva pluralità dell'offerta scolastica; a tal fine si ritiene necessario prendere concretamente in considerazione la possibilità di: sottoscrivere patti educativi di comunità che coinvolgano il Ministero dell'istruzione, le Regioni e i Comuni, generando un'alleanza tra le 40.000 scuole statali e le 12.000 scuole paritarie, al fine di reperire locali e mezzi di trasporto che consentano a tutti gli allievi di frequentare, alle stesse condizioni, una scuola statale o una paritaria, con particolare attenzione alle famiglie che vivono una situazione di difficoltà a causa della pandemia o che condividono l'esperienza della disabilità; prevedere un incremento delle risorse per il pluralismo scolastico in riferimento a qualità e continuità del servizio scolastico ed educativo offerte dalle scuole paritarie, di cui alla legge n. 62 del 2000, e prevedere, a partire dell'esercizio fiscale 2021, la deducibilità della retta versata per studente per la frequenza della scuola pubblica paritaria del ciclo primario e secondario di istruzione, per un importo non superiore a 5.500 euro ad alunno; eliminare ogni discriminazione fra scuola pubblica statale e scuole pubbliche paritarie, per superare l'impari accessibilità in tema di erogazione di fondi, dotazioni e risorse, specie se legate alle criticità e agli oneri determinati dalla pandemia, al fine di garantire la migliore funzionalità dell'apprendimento e la sicurezza sanitaria negli edifici; incrementare il fondo, di cui all'art. 1, comma 616, della legge n. 232 del 2016, destinato alle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità, allo scopo di riconoscere a ciascun allievo disabile la disponibilità del docente di sostegno, al fine di evitare una grave discriminazione quale quella di negare il docente di sostegno ad allievi svantaggiati, imponendone il costo alla famiglia o alle scuole paritarie che, chiaramente, non sono in grado di sostenerlo; va inoltre evidenziato che le scuole pubbliche paritarie offrono assoluta disponibilità alla rendicontazione dei contributi, rivedendo le linee di finanziamento del sistema scolastico italiano attraverso l'introduzione dei costi standard di sostenibilità da declinare in: convenzioni, voucher , buono scuola, detraibilità, 10 per mille alle paritarie, misura peraltro già proposta dalla Lega con specifico disegno di legge presentato in Senato (AS 1787); la fase 2 del COVID-19 ha reso evidente che la scuola statale, il cui costo annuale a carico della collettività per alunno è pari a 8.500 euro, non è riuscita ad assicurare la ripartenza della didattica per tutti, mentre le scuole paritarie che sono sopravvissute alla carenza di risorse generata dalla pandemia con rette che vanno dai 3.800 euro per la scuola dell'infanzia, ai 5.000 euro per il liceo, hanno comunque assicurato il servizio, impegna il Governo ad avviare una sinergica collaborazione tra scuole pubbliche statali e paritarie, al fine di innalzare il livello qualitativo del sistema scolastico nel suo complesso, rendendolo più equo e, a fronte di un servizio migliore, generando un significativo risparmio di risorse pubbliche. Interrogazioni Atto n. 3-02117 STABILE Al Ministro della salute Premesso che: nelle ultime settimane il numero dei contagiati da COVID-19 è tornato a salire, con un impatto preoccupante sulle strutture ospedaliere di molte regioni; secondo quanto stabilito in una circolare del Ministero della salute del 23 marzo 2020 avente ad oggetto "Aggiornamento delle linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19", sarebbe stato necessario identificare prioritariamente strutture e stabilimenti dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID-19, tenuto conto che le attività precipue sono legate alle malattie infettive, assistenza respiratoria e terapia intensiva. Parimenti, le Regioni avrebbero dovuto individuare altre strutture ospedaliere da dedicare alla gestione dell'emergenza ospedaliera non COVID (patologie complesse tempo dipendenti). Solo in casi eccezionali, laddove non fosse risultata possibile la separazione degli ospedali dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID-19 da quelli non COVID-19, i percorsi clinico-assistenziali e il flusso dei malati avrebbero dovuto essere nettamente separati; in questi mesi, dunque, occorreva individuare specifiche strategie organizzative e gestionali che, nel più breve tempo possibile, avrebbero dovuto consentire la netta separazione delle attività COVID-19 da quella "non COVID"; l'interrogante lo scorso 21 aprile ha depositato un atto di sindacato ispettivo (4-03216), che non ha avuto riscontro, con cui richiedeva di accertare eventuali responsabilità dell'azienda ospedaliera operante a Trieste per non aver garantito il corretto adempimento di tutte le procedure di sicurezza necessarie a garantire la tutela della salute dei cittadini e degli operatori sanitari e di fornire indicazioni più stringenti sulle strategie organizzative e gestionali da adottare, al fine di consentire negli ospedali del territorio nazionale, e in particolare a Trieste, la netta separazione delle attività COVID-19 dalle altre strutture ospedaliere non COVID-19; inoltre, secondo quanto stabilito dal comma 4 dell'art. 2 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, le Regioni e le Province autonome, dopo aver individuato unità assistenziali in regime di ricovero per pazienti affetti da COVID-19, nell'ambito delle strutture ospedaliere, avrebbero dovuto provvedere a consolidare la separazione dei percorsi rendendola strutturale, assicurando altresì la ristrutturazione dei punti di pronto soccorso con l'individuazione di distinte aree di permanenza per i pazienti sospetti COVID-19 o potenzialmente contagiosi, in attesa di diagnosi; lo stesso Ministro in indirizzo a luglio dichiarava in Parlamento: "Mi fa molto piacere informare il Parlamento che entro pochi giorni il ministero avrà terminato l'esame di tutti i progetti pervenuti dalle regioni per gli ospedali Covid. Conseguentemente saranno trasmessi al commissario all'emergenza per mettere in essere, con procedure straordinarie, tutti gli adempimenti necessari per la loro rapida realizzazione. Si tratta, di un passo in avanti fondamentale per rafforzare la nostra rete dell'emergenza, delle terapie intensive e sub intensive e contemporaneamente rendere più sicuri i nostri ospedali superando qualsiasi forma di promiscuità tra la rete Covid e quella non Covid"; all'interrogante sono giunte segnalazioni circa la mancanza, nelle strutture sanitarie, di percorsi rigorosamente differenziati per i malati; preso atto, inoltre, che è quanto mai evidente la necessità di garantire le opportune misure cautelative per scongiurare qualsiasi rischio di trasmissione del virus, in particolare presso le strutture sanitarie; in particolare, a Trieste i reparti dedicati ai malati COVID-19 sono distribuiti nei due ospedali cittadini, e l'ospedale di Cattinara non sembra strutturalmente idoneo alla netta separazione dei percorsi; tenuto conto che quello di Cattinara è l'unico ospedale dell'azienda sanitaria giuliano-isontina predisposto alla cura delle patologie complesse tempo dipendenti di alta specializzazione, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire una maggiore protezione ai pazienti e agli operatori sanitari coinvolti quotidianamente in prima linea per le cure necessarie ai pazienti con COVID-19 all'interno delle aziende ospedaliere, e in particolare a Trieste; se non ritenga opportuno intervenire affinché nei due ospedali della città avvenga una netta differenziazione tra ospedali COVID e non COVID, considerate anche le difficoltà strutturali che ha uno dei due edifici; se intenda intervenire al fine di risolvere con la massima urgenza la situazione descritta, così da garantire e tutelare la salute di tutti i cittadini e del personale sanitario, assicurando tempestivo e opportuno intervento a tutti i malati, in condizioni di completa sicurezza sanitaria. Atto n. 3-02118 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI DE VECCHIS CASOLATI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: a distanza di due mesi dalla comparsa in Germania di un caso di peste suina africana l'allarme per una sua possibile diffusione anche in Italia resta alto, e ciò richiede un rafforzamento delle misure di controllo e contenimento di questa pericolosa malattia animale; i divieti e le limitazioni imposti all'esercizio dell'attività venatoria nelle zone indicate come "rosse" e "arancioni", per effetto dell'attuazione, con ordinanze del Ministero della salute, di quanto disposto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, hanno riacceso il dibattito sulla necessità di interventi selettivi di contenimento della fauna selvatica, rappresentando questa il principale vettore della diffusione della malattia; l'arrivo in Italia di questa malattia comporterebbe un danno incalcolabile per l'economia italiana, e in particolar modo della Lombardia, dove viene allevato il 53 per cento dei suini italiani, alla base delle grandi filiere agroalimentari; alle Regioni, nonostante il Paese abbia attivato un piano di sorveglianza e prevenzione della PSA, approvato dalla Commissione europea, è lasciata la responsabilità di implementarlo con rigorosi interventi di contrasto della malattia, anche attraverso l'adozione di misure di contenimento della fauna selvatica; il proliferare dei cinghiali, acuitosi a seguito delle misure restrittive imposte dal Governo all'esercizio dell'attività venatoria, rischia di sfuggire dal controllo, determinando seri pericoli, non solo per gli allevatori e gli agricoltori, ma anche per i cittadini, aumentando oltre tutto il rischio di un'eventuale diffusione della stessa PSA, con ricadute anche sul comparto della suinicoltura nazionale; il settore suinicolo in Italia vanta un fatturato di circa 3 miliardi di euro per la fase agricola e di circa 8 miliardi di euro per quella industriale, incidendo per il 5,8 per cento sul totale agricolo e agroindustriale nazionale. Operano nel comparto circa 25.000 aziende agricole, che gestiscono 8,3 milioni di capi, e circa 3.500 aziende di trasformazione. La produzione di carne si aggira intorno a 1,45 milioni di tonnellate. L'Italia è il settimo Paese produttore in Unione europea; è evidente che si parla di un settore altamente competitivo che non può essere messo in crisi dall'inerzia del nostro Paese nell'approntare un'organica revisione della legge 11 febbraio 1992, n. 157, che contempli anche la possibilità di adottare specifici piani di gestione, controllo e contenimento selettivo della fauna selvatica; il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, in sede di risposta ad interrogazioni con risposta immediata alla Camera dei deputati lo scorso 4 novembre, aveva annunciato l'imminente adozione di un decreto-legge per la gestione e il controllo delle popolazioni dei cinghiali, al fine di prevenire la diffusione della peste suina. Ad oggi il decreto non risulta adottato, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover mettere in atto interventi urgenti per scongiurare l'eventuale diffusione della malattia, anche attraverso l'adozione di un piano nazionale, quale sommatoria di piani regionali, per la gestione, il controllo ed il contenimento selettivo delle popolazioni di cinghiali e quali siano i motivi della mancata pubblicazione dell'annunciato decreto-legge. Atto n. 3-02122 URSO Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: ai primi di novembre 2020 lo scontro politico e istituzionale tra il Governo regionale del Tigray, guidato dal Tigray people's liberatin front (TPLF), e il Governo nazionale guidato dal premier Abiy Ahmed è degenerato in un conflitto militare, che ha provocato già migliaia di vittime civili e oltre 30.000 profughi nel vicino Sudan; la sera del 14 novembre tre missili terra-aria, lanciati dalle milizie del TPLF dal territorio del Tigray, hanno raggiunto la città di Asmara, capitale dell'Eritrea, con l'obiettivo dichiarato di colpirne l'aeroporto, come affermato dallo stesso Debretsion Gebremichael, leader della regione settentrionale etiope che guida la rivolta contro Addis Abeba; l'esercito etiope sembra giunto a poche decine di chilometri da Makallè, capoluogo del Tigray, con il rischio di ulteriori vittime civili e di nuove ondate di profughi nel vicino Sudan; il 20 novembre l'Unione africana ha nominato tre inviati per cercare di fermare il conflitto in corso; è noto quale sia il ruolo storico, culturale, economico e politico che l'Italia ha sempre avuto nella regione e quali siano le aspettative e le speranze che quei popoli hanno sempre avuto nei confronti del nostro Paese, si chiede di sapere: quali informazioni il Governo abbia avuto, sul piano diplomatico o dalla nostra intelligence , in merito a quanto stava per accadere in Etiopia e che cosa abbia fatto in via preventiva per evitare che la situazione degenerasse in un conflitto armato; quali iniziative abbia intrapreso nell'immediato degli eventi bellici per soccorrere gli italiani presenti a Makallè e nel Tigray, impegnati nelle loro attività produttive, che sono ormai fortemente a rischio; se risulti vero che il Governo non abbia espresso alcuna forma di condanna in merito ai missili lanciati dal territorio del Tigray verso obiettivi civili in Eritrea, come invece fatto subito da altri Paesi europei e dagli Stati Uniti e, ove ciò fosse confermato, quale sia il significato di questa mancanza che rischia di far apparire il nostro Paese estraneo a quanto accade nel Corno d'Africa e comunque lontano dal destino del popolo eritreo, proprio in una fase in cui occorre mostrare il massimo impegno per recuperare posizioni, anche in riferimento alla nota grave vicenda della scuola italiana ad Asmara; se risulti al vero che ancora oggi non vi siano stati contatti di alto livello tra il nostro Governo e il Governo etiope in merito a quanto di estremamente grave accade nell'area con immediate e pericolose ripercussioni in tutta la regione e, ove ciò fosse confermato, se tale assenza non appaia incongrua rispetto al ruolo che l'Italia ha storicamente svolto in Etiopia, e agli interessi strategici che ancora persistono nel Corno d'Africa, oltre alle giuste aspettative che i popoli e i governi di Etiopia, Eritrea e Somalia nutrono nei confronti del nostro Paese; se risulti vero che non vi siano stati contatti di alto livello neanche con il Governo della Somalia, Paese che rischia di pagare il prezzo più alto ove l'esercito etiope dovesse ritirarsi lasciando campo libero al fondamentalismo islamico e nel contempo alla penetrazione turca, la cui egemonia contrasta apertamente, non solo in quell'area, con gli interessi nazionali italiani, oltre a favorire il radicalismo islamico e, ove ciò fosse confermato, quale sia il motivo di questo disimpegno che contrasta apertamente con quanto più volte affermato in sede parlamentare e nei consessi internazionali oltre che negli incontri bilaterali; quali iniziative il Governo intenda avviare in sede bilaterale e multilaterale in sostegno dell'Etiopia e degli altri Paesi della regione per supportare la composizione pacifica dei contrasti, sopperire alla nuova crisi umanitaria che rischia di coinvolgere anche il Sudan, Paese già stremato sul piano umanitario, e per dare nuovo impulso al processo di pace che proprio il premier etiope Abiy aveva attivato e a cui Eritrea e Somalia si erano subito associati, al fine di evitare che la sollevazione del TPLF, con le probabili interferenze esterne di altri Paesi, possa invece interrompere; se non ritenga che dietro la sollevazione della classe dirigente tigrina e nello specifico del TPLF, partito espressione della etnia tigrina che aveva guidato il Paese sin dalla cacciata di Menghistu e che ora ritiene di essere stato estromesso dal potere dal nuovo corso di Abiy, possano esserci anche le mire di Paesi che si sono sentiti esclusi dal nuovo corso politico dell'Etiopia e quindi dal processo di pace che ne è seguito, con la risoluzione del pluridecennale conflitto tra Etiopia ed Eritrea e del conseguente sostegno alla stabilizzazione della Somalia. Atto n. 3-02123 NUGNES Al Ministro dell'interno Premesso che: il Comune di Marigliano è stato colpito dall'arresto del sindaco Antonio Carpino, avvenuto il 21 luglio 2020, per "scambio elettorale politico-mafioso" e "corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso", in relazione a reati che sarebbero stati commessi tra il mese di ottobre 2014 e il mese di giugno 2015; durante l'amministrazione Carpino si è resa evidente, ad avviso dell'interrogante, una crisi della gestione democratica e del rispetto della legalità, con il verificarsi a Marigliano di una serie di anomalie tra cui: un vile attentato eseguito con una bomba molotov contro l'automobile del responsabile del settore urbanistica, costretto a lasciare l'incarico; l'eliminazione delle fasce di rispetto per i Regi Lagni, i canali borbonici di raccolta delle acque piovane e sorgive, in spregio al parere del tecnico comunale; le assunzioni di decine di operai per la gestione dei rifiuti comunali che, secondo quanto risulta all'interrogante, sarebbero avvenute secondo modalità poco trasparenti e con probabili meccanismi clientelari, che non hanno tenuto conto di criteri in base al reddito e ai requisiti professionali, come denunciato da un operatore ecologico; il rinvio a giudizio di 61 dipendenti comunali ("furbetti del cartellino") tra i quali alcuni sono stati sospesi ed altri sono stati destinati ad incarichi di prestigio e responsabilità; l'arresto dell'ex sindaco Carpino è avvenuto dopo pochi giorni dalla sua dichiarazione ufficiale di ricandidatura a sindaco presso il Comune di Marigliano; in seguito all'arresto è stato nominato un commissario straordinario, che ha condotto il Comune di Marigliano alle nuove elezioni; considerato che: secondo quanto risulta all'interrogante, prima e durante le nuove elezioni, svoltesi il 20 e 21 settembre 2020, sono avvenute gravi inadempienze da parte dell'apparato comunale che non ha provveduto a consegnare per tempo le tessere elettorali ai cittadini, i quali sono stati costretti ad attese lunghissime, in assembramenti pericolosi, arrivando a rinunciare al libero voto e a segnalare nuovamente pratiche clientelari di voto di scambio; queste anomalie sono state segnalate all'amministrazione comunale, alla Prefettura di Napoli e all'opinione pubblica tramite proteste ed esposti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e, qualora corrispondano al vero, quali iniziative urgenti intenda assumere di fronte a simili violazioni della legalità, delle libertà costituzionali, della trasparenza istituzionale e della sospensione, di fatto, della democrazia; se ritenga necessario intervenire, sollecitando il prefetto territorialmente competente, affinché nomini una commissione d'indagine con potere di accesso e accertamento, al fine di verificare la correttezza degli atti amministrativi presi in considerazione e di adottare ogni provvedimento utile al ripristino della normalità amministrativa dell'ente, liberandolo da ogni malfunzionamento e condizionamento clientelare o mafioso, così come previsto dall'articolo 143 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (decreto legislativo n. 267 del 2000). Atto n. 3-02124 GARAVINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione è stato avviato con la legge 7 agosto 2015, n. 124, dal Governo pro tempore Renzi, ed è stato ripreso dai successivi governi con l'obiettivo meritorio di rendere la pubblica amministrazione più efficiente ed accessibile, continuando a procedere nell'implementazione anche nei mesi di lockdown ; la digitalizzazione dei servizi pubblici ha opportunamente coinvolto anche gli italiani iscritti all'AIRE, attraverso, ad esempio, l'erogazione all'estero della CIE, la carta di identità elettronica, prevista dal decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, come pure una serie di altri servizi attraverso il portale dei servizi consolari del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale "Fast IT"; allo stesso tempo, però, l'utilizzo della CIE, e, analogamente, l'utilizzo dello "SPID" o della firma digitale, come presupposto vincolante per la fruizione di servizi pubblici in via telematica, rischia di pregiudicarne l'esercizio, a causa dell'incapacità di numerosi connazionali di farvi ricorso; documenti elettronici e identità digitali, infatti, non sono ancora diffusi capillarmente presso i connazionali all'estero. Molti di loro non hanno dimestichezza nell'uso di servizi digitali, a causa delle carenti competenze in ambito telematico o a seguito della mancanza delle necessarie dotazioni tecnologiche; considerato che un numero sempre maggiore di servizi dedicati agli italiani nel mondo a breve termine sarà accessibile solamente attraverso autenticazione digitale. A partire dal 28 febbraio 2021, ad esempio, il portale "Fast IT", con il quale ci si può iscrivere all'AIRE, od il portale "Prenota on line ", che serve a prenotare un appuntamento presso gli uffici consolari, potranno essere accessibili esclusivamente con SPID o con la carta di identità elettronica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, in coordinamento con il Dipartimento per la trasformazione digitale, prevedere un periodo di transizione nel quale sia ancora possibile per gli italiani all'estero accedere ai servizi consolari, anche nel caso in cui siano sprovvisti di un'identità digitale; se non ritenga a tal fine opportuno ricorrere all'ausilio della rete dei patronati, enti già consolidati nell'assistenza agli italiani nel mondo, per tutti i servizi di carattere anagrafico, fiscale, burocratico e amministrativo; se non ritenga opportuno stilare al più presto una convenzione tra il Ministero e i patronati per l'erogazione dei servizi di assistenza agli iscritti all'AIRE, avente ad oggetto lo svolgimento di pratiche consolari o anagrafiche che comportino l'impiego di un'identità digitale o il ricorso a uno sportello di identity provider , attribuendo altresì loro il legittimo riconoscimento per l'attività svolta. Atto n. 3-02125 CUCCA Al Ministro della giustizia Premesso che: l'articolo 103, comma 6, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, come modificato dall'articolo 17 -bis , comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, dispone in ragione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 in atto che "L'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, è sospesa fino al 31 dicembre 2020"; la disposizione non rinvia ad una precisa norma, e quindi si intende destinata ad essere applicata alla generalità dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche in ragione delle evidenti finalità connesse con le misure di contrasto all'epidemia da COVID-19 e con le difficoltà contingenti di famiglie e imprese; tra i provvedimenti di rilascio degli immobili vi è anche quello disciplinato dall'articolo 560 del codice di procedura civile, che prevede che il giudice possa disporre "la liberazione dell'immobile pignorato per [il debitore] ed il suo nucleo familiare, qualora sia ostacolato il diritto di visita di potenziali acquirenti, quando l'immobile non sia adeguatamente tutelato e mantenuto in uno stato di buona conservazione, per colpa o dolo del debitore e dei membri del suo nucleo familiare, quando il debitore viola gli altri obblighi che la legge pone a suo carico, o quando l'immobile non è abitato dal debitore e dal suo nucleo familiare"; a titolo di esempio, il dossier elaborato dal Senato della Repubblica e dalla Camera dei deputati all'Atto Senato 1766, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19. Proroga dei termini per l'adozione di decreti legislativi", commenta la norma precisando che essa si riferisce anche alle "procedure di esecuzione dello sfratto", di cui all'articolo 657 del codice di procedura civile; secondo il legislatore, quindi, non rileva la natura del provvedimento di rilascio degli immobili, né se essa è contenuta nelle disposizioni sulla procedura civile; nonostante la lettura del comma 6 dell'articolo 103 risulti confermare questa interpretazione, l'applicazione del medesimo comma non risulta all'interrogante uniforme su tutto il territorio nazionale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda adottare specifiche iniziative volte a chiarire, ai fini di un'omogenea applicazione della norma sull'intero territorio nazionale, che l'articolo 103, comma 6, del decreto-legge n. 18 del 2020, relativo alla sospensione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, si applica anche alle procedure di cui agli articoli 560 e 657 del codice di procedura civile. Atto n. 3-02126 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI SBRANA DE VECCHIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: le aziende agricole sono tornate a segnalare i grandi ritardi nei rimborsi delle polizze agevolate per i danni da avversità atmosferiche in agricoltura da parte di AGEA, organismo pagatore preposto all'erogazione dei contributi, ritardi più volte denunciati dal primo firmatario con specifici atti di sindacato ispettivo; le imprese del settore primario sono oggi in un momento di estrema difficoltà, dovendo fronteggiare questa situazione con una forte carenza di liquidità, dovuta alle criticità connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19; la misura 17.1 del programma di sviluppo rurale nazionale (PSRN) prevede la possibilità per le aziende agricole di stipulare polizze assicurative agevolate per i rischi collegati ad avversità atmosferiche, rimborsando al beneficiario fino al 70 per cento del costo della polizza, su un contratto che preveda un rimborso per danni superiore al 20 per cento della produzione; se pure negli ultimi anni, anche grazie all'operato del Ministro pro tempore Centinaio, si sia giunti ad un sostanziale riallineamento delle tempistiche di rimborso, con l'erogazione di un numero rilevante di pagamenti, le aziende agricole, specie nel cuneese dove vi è un'alta percentuale di mancati rimborsi, vedono oggi incerto il loro futuro per il concreto rischio di non beneficiare nell'anno in corso delle risorse loro spettanti; sembrerebbe che con il decreto ministeriale 19 ottobre 2020, infatti, che venga erogato, entro il 2020, soltanto il 30 per cento, contro l'attuale 70 per cento, del costo dell'assicurazione stipulata, a causa dell'esaurimento delle risorse finanziarie del PSRN; il restante 40 per cento potrà essere finanziato da economie relative alle campagne vegetali delle annualità precedenti o da ulteriori risorse rivenienti da altre sottomisure del PSRN 2014-2020; l'evidente allungamento dei tempi di pagamento rischia di mandare in crisi le aziende di settore, privandole delle risorse necessarie per programmare gli investimenti futuri; secondo Condifesa Cuneo, nel 2020 sono state 2.325 le aziende che hanno stipulato una polizza per danni da avversità atmosferiche, per un valore assicurato totale di 269 milioni di euro, a fronte di un pagamento di premi per conto dei soci di 29,5 milioni di euro. Con il mese di dicembre arriveranno nelle casse delle aziende cuneesi contributi per 6.491.000 euro, a fronte di un rimborso dovuto di 15.145.000 euro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo voglia prontamente attivarsi per risolvere la problematica denunciata, provvedendo all'erogazione della parte restante di rimborso assicurativo nel più breve tempo possibile, e comunque prima dell'inizio della nuova campagna assicurativa a tutela delle attività, non solo delle aziende agricole cuneesi, ma dell'intero comparto agricolo nazionale; quali immediate iniziative intenda adottare affinché le aziende agricole possano disporre della necessaria liquidità che permetta loro di superare le attuali difficoltà connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 e di programmare gli investimenti necessari per tornare a crescere ed essere competitive sul mercato. Atto n. 3-02127 LANIECE DURNWALDER STEGER Al Ministro dell'istruzione Premesso che, a quanto risulta agli interroganti, ad oggi non è stato ancora bandito il concorso nazionale per il personale educativo, l'ultimo essendo stato bandito nel 2000; considerato che: il numero di posti vacanti è in continua crescita ed è destinato ad aumentare, in conseguenza del raggiungimento dei requisiti di pensionamento; le conseguenze che il precariato comporta, sia a livello scolastico, sia a livello personale, sono del tutto logoranti; anche in Valle d'Aosta, come in altre regioni, si sono esaurite le graduatorie di prima e seconda fascia, relativamente alla reperibilità di personale educativo; per fare un esempio, presso l'istituzione scolastica "Convitto regionale F. Chabod" della Valle d'Aosta, il numero di posti attualmente vacanti e messi a supplenza come educatore è assai rilevante; tenuto conto, infine, che la volontà del Governo è quella di procedere ad una stabilizzazione del personale attualmente precario di tutti gli ordini e gradi all'interno delle istituzioni scolastiche italiane, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda procedere al reclutamento del personale, attraverso la pubblicazione del bando di concorso nazionale per il personale educativo, eventualmente specificando entro quali termini. Atto n. 3-02128 PUCCIARELLI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: Poste italiane SpA è una società che si occupa della gestione del servizio postale in Italia, ma è operativa anche nel settore della telefonia mobile, assicurativo e finanziario; la trasformazione di Poste italiane in società per azioni è avvenuta con delibera del CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) il 18 dicembre 1997, in attuazione della legge n. 71 del 1994; inizialmente la società è stata partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze per il 65 per cento del capitale sociale e dalla Cassa depositi e prestiti per il rimanente 35 per cento; successivamente, però, l'intero ammontare delle quote societarie è stato assorbito dal Ministero dell'economia; il settore del servizio postale (così come ad esempio quello del trasporto ferroviario) è stato negli anni oggetto di un processo di progressiva liberalizzazione; con l'emanazione del più recente decreto legislativo n. 58 del 2011 di recepimento della terza direttiva postale (direttiva 2008/6/CE), risulta ad ogni effetto abolita l'ultima quota residua del monopolio di Poste italiane; la direttiva, in particolare, distingue tra servizi postali universali e non universali; i primi sono soggetti a regolamentazione e ad obblighi specifici su prezzi e qualità definiti da norme nazionali; i secondi, invece, compresi sia i servizi postali non universali sia quelli forniti dai corrieri espressi, essendo offerti in un mercato concorrenziale, sono sottoposti a minori obblighi di natura regolamentare; la società è stata centro di un vivace dibattito circa la sua natura: secondo i TAR la sua natura è quella di organismo di diritto pubblico, invece negata dalla Corte di cassazione. Indi per cui, è stato rimesso alla pronuncia della Corte di giustizia dell'Unione europea il seguente quesito: se la società Poste italiane SpA, in base alle caratteristiche in precedenza indicate, debba essere qualificata "organismo di diritto pubblico", ai sensi dell'art. 3, comma 1, lett. d) , del decreto legislativo n. 50 del 2016 e delle direttive comunitarie di riferimento (2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE). La Corte, recependo la tesi di Poste italiane, ha concluso che è confermata la natura di impresa pubblica di Poste italiane, trattandosi di una società che opera in condizioni normali di mercato, che mira a realizzare un profitto e sostiene le perdite risultanti dall'esercizio delle sue attività, e dunque non può essere qualificata come organismo di diritto pubblico; la nozione di organismo di diritto pubblico, prevista a livello nazionale dall'art. 3, comma 1, lett. d) , del decreto legislativo n. 50 del 2016, si ricava da quella delineata dalle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE; ai sensi dell'art. 3 del codice degli appalti, per organismo di diritto pubblico si intende qualsiasi organismo che sia dotato di personalità giuridica (cosiddetto requisito personalistico), istituito al fine di soddisfare specificamente bisogni di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale (cosiddetto requisito teleologico) e di influenza pubblica dominante. Per impresa pubblica si intende un'articolazione organizzativa volta alla produzione e allo scambio di beni e servizi, avente responsabilità gestoria di un soggetto pubblico o di una società in mano pubblica e qualificabile quale amministrazione aggiudicatrice nei settori speciali; il principale elemento di differenziazione tra gli organismi di diritto pubblico e le imprese pubbliche, affrontato peraltro nella sentenza della Corte di giustizia UE 15 maggio 2003, C-214/2000, Commissione contro Regno di Spagna, risiede nel fatto che mentre i primi operano per il perseguimento di bisogni di carattere generale, secondo logiche che esulano da quelle del mercato, le seconde, invece, agiscono tramite l'offerta sul mercato dei propri beni e servizi, con conseguente assunzione del rischio economico connesso all'esercizio dell'attività; l'impresa pubblica è esposta alla concorrenza, gestisce servizi rinunciabili per l'ente di riferimento e può subire delle perdite commerciali, mentre l'organismo di diritto pubblico è caratterizzato dalla mancata esposizione alla concorrenza, dall'irrinunciabilità del servizio e dal conseguente obbligo di ripianamento in caso di perdite da parte dell'ente di riferimento; considerato che: a causa dell'emergenza sanitaria causata dalla pandemia da COVID-19 il servizio allo sportello degli uffici postali è stato drasticamente ridotto; nei piccoli centri urbani, la riduzione degli orari e la chiusura di alcuni uffici periferici hanno purtroppo comportato un grave disagio ai cittadini. Se lo scopo era quello di evitare assembramenti ciò non è accaduto, infatti molto spesso si creano delle file molto lunghe fuori dagli uffici con un netto peggioramento del servizio soprattutto a discapito della popolazione anziana, ancora più fragile in questo particolare momento, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del grave disagio causato da una gestione inefficace del servizio di apertura delle poste; se voglia provvedere con un'indagine conoscitiva rivolta agli enti locali su quali criteri siano stati attuati per far fronte a tale disservizio e se voglia stimolare gli enti territoriali competenti ad una rivalutazione dei criteri per lo svolgimento essenziale del servizio. Atto n. 3-02129 GRANATO ANGRISANI CORRADO DE LUCIA MONTEVECCHI VANIN Al Ministro dell'istruzione Premesso che: l'emergenza sanitaria da COVID-19 ha determinato, a partire dal mese di marzo 2020, la sospensione delle attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado per gran parte del tempo trascorso fino ad oggi, rendendo necessario disciplinare con strumenti emergenziali dapprima le operazioni relative alla chiusura dell'anno scolastico 2019/2020 e, in seguito, quelle inerenti all'avvio dell'anno scolastico 2020/2021; in ogni caso, nell'ambito della decretazione d'urgenza che ha riguardato il settore scolastico, sono state stanziate, in via progressiva, risorse sempre più ingenti al fine di permettere il prosieguo delle attività in modalità digitale (didattica a distanza; didattica digitale integrata), in modo da garantire, per quanto possibile, la continuità didattica; tra le misure da ultimo disposte con la proroga (fino al 31 gennaio 2021) dell'efficacia delle misure di contenimento previste dal decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, adottate con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, è annoverata anche la possibilità di sospendere le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado; ciò è avvenuto, in via obbligatoria, in tutto il territorio nazionale per le scuole secondarie di secondo grado e per il secondo ed il terzo anno della scuola secondaria di primo grado e sulla base di scenari di rischio, articolati su base regionale, per la scuole dell'infanzia, per la scuola primaria e per il primo anno della scuola secondaria di primo grado; tuttavia è opportuno notare come uno scenario caratterizzato per la gran parte dalla sospensione delle attività didattiche in presenza, fermo restando il rigoroso rispetto delle imprescindibili misure di sicurezza e prevenzione volte a contenere i contagi, possa determinare sia ripercussioni sullo stato psicologico degli alunni e degli studenti sia l'aumento di un fenomeno deleterio quale la dispersione scolastica, che rischia di lasciare tracce indelebili in quei contesti più degradati e caratterizzati da povertà educative e arretratezza socio-economica. Per tale ragione, la riapertura delle scuole in sicurezza si pone quale priorità assoluta per il nostro Paese; in particolare, è da sottolineare come il settore scolastico risulti particolarmente danneggiato dalle carenze afferenti ad altri settori, come nel caso dei trasporti locali. Difatti, nonostante il basso numero dei contagi da COVID-19 registrati all'interno dei plessi scolastici nei mesi di settembre e ottobre 2020, si è stati propensi alla sospensione dell'attività didattica in presenza anche al fine di decongestionare il sistema dei trasporti pubblici, incapace sostanzialmente di adattarsi, sulla base dell'organizzazione disposta dagli enti territoriali competenti, alla sfida dell'apertura delle scuole; nel panorama attuale, caratterizzato da un'estrema incertezza anche nel breve periodo, è indispensabile che lo Stato investa adeguate risorse, per la spesa corrente e per gli investimenti, in modo da assicurare il più possibile il prosieguo dell'attività didattica in presenza, per garantire, in un'ottica di bilanciamento tra salute pubblica e altri diritti costituzionalmente previsti, il diritto all'istruzione, in primis nei riguardi dei soggetti più deboli o vulnerabili, si chiede di sapere quali misure di competenza abbia assunto il Ministro in indirizzo, con particolare riferimento al disegno di legge di bilancio in materia di scuola, sia al fine di fronteggiare in modo più adeguato l'emergenza sanitaria in corso sia in una visione prospettiva di più ampio respiro, in primo luogo in materia di sostegno e inclusione scolastica. Atto n. 3-02130 RAUTI CIRIANI Al Ministro della difesa Premesso che: in considerazione dell'attuale scenario nazionale ed internazionale, nonché della rilevanza geopolitica e geostrategica acquisita dalla dimensione cibernetica in misura progressivamente sempre più estesa, in quanto «canale di propagazione e amplificazione degli altri tipi di minaccia» - come evidenziato, tra l'altro anche dal Documento Programmatico Pluriennale della Difesa per il triennio 2020-2022 - è essenziale che le relative scelte siano caratterizzate da criteri di assoluta chiarezza e trasparenza; come noto le bozze del disegno di legge di bilancio per il 2021, circolate nelle scorse settimane, contenevano una disposizione volta a istituire una Fondazione, denominata «Istituto italiano di Cybersicurezza», con lo scopo di promuovere e sostenere l'accrescimento delle competenze e delle capacità tecnologiche, industriali e scientifiche nazionali nel campo della sicurezza cibernetica e della protezione informatica, nonché di favorire lo sviluppo della digitalizzazione del Paese riguardo a prodotti e processi informatici di rilevanza strategica, a tutela della sicurezza nazionale; la stessa disposizione prevedeva con precisione compiti e funzioni di tale Fondazione, posta sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri per il tramite del Segretario Generale e del DIS, nonché le norme di raccordo con la vigente normativa in ordine alla strategia nazionale di sicurezza cibernetica, le forme di cooperazione interna e internazionale, le caratteristiche essenziali dello Statuto e la procedura di approvazione; ne veniva altresì stabilita la struttura di governance , qualificando come «membri fondatori» il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri partecipanti al Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica; tale ipotesi di intervento normativo veniva enfatizzata in molte anticipazioni giornalistiche, suscitando conseguentemente forte curiosità e molte attenzioni tra gli «addetti ai lavori» e nei settori di competenza, ma nella sua versione definitiva, il disegno di legge di bilancio, attualmente all'esame del Parlamento, non contiene tale norma, stralcio che, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, sarebbe attribuibile a contrasti e disaccordi interni alla maggioranza; è evidente come la pandemia mondiale abbia aumentato gli scenari di crisi ed accresciuto i fronti di vulnerabilità e di permeabilità dei sistemi di sicurezza nazionali, mentre si registra contestualmente crescente preoccupazione in ordine all' escalation della minaccia terroristica internazionale, anche alla luce dei più recenti attentati di Parigi, di Nizza e di Vienna, pertanto ogni questione relativa al potenziamento di tutte le attività di intelligence rappresenta una scelta organizzativa e strategica di preminente interesse, si chiede di sapere quali siano le iniziative di sua competenza che il Ministro intende adottare in tema di difesa e sicurezza cibernetica per la tutela degli interessi nazionali e se le stesse riguardino anche indirettamente la previsione dell'Istituto italiano di Cybersicurezza previsto da una norma del disegno di legge di bilancio successivamente stralciata. Atto n. 3-02131 PITTONI SAPONARA BORGONZONI ALESSANDRINI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: urge un cambio di passo affinché nell'attuale crisi economica, occupazionale e sociale diventino davvero prioritarie la questione educativa e l'effettiva pluralità dell'offerta scolastica; a tal fine si ritiene necessario prendere concretamente in considerazione la possibilità di: a) sottoscrivere patti educativi di comunità che coinvolgano il Ministero dell'istruzione, le Regioni e i Comuni, generando un'alleanza tra le 40.000 scuole statali e le 12.000 scuole paritarie, al fine di reperire locali e mezzi di trasporto che consentano a tutti gli allievi di frequentare, alle stesse condizioni, una scuola statale o una paritaria, con particolare attenzione alle famiglie che vivono una situazione di difficoltà a causa della pandemia o che condividono l'esperienza della disabilità; b) prevedere un incremento delle risorse per il pluralismo scolastico in riferimento a qualità e continuità del servizio scolastico ed educativo offerte dalle scuole paritarie, di cui alla legge n. 62 del 2000, e prevedere, a partire dell'esercizio fiscale 2021, la deducibilità della retta versata per studente per la frequenza della scuola pubblica paritaria del ciclo primario e secondario di istruzione, per un importo non superiore a 5.500 euro ad alunno; c) eliminare ogni discriminazione fra scuola pubblica statale e scuole pubbliche paritarie, per superare l'impari accessibilità in tema di erogazione di fondi, dotazioni e risorse, specie se legate alle criticità e agli oneri determinati dalla pandemia, al fine di garantire la migliore funzionalità dell'apprendimento e la sicurezza sanitaria negli edifici; d) incrementare il fondo di cui all'art. 1 comma 616 della legge n. 232 del 2016, destinato alle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità, allo scopo di riconoscere a ciascun allievo disabile la disponibilità del docente di sostegno, al fine di evitare una grave discriminazione quale quella di negare il docente di sostegno ad allievi svantaggiati, imponendone il costo alla famiglia o alle scuole paritarie che, chiaramente, non sono in grado di sostenerlo; considerato che: le scuole pubbliche paritarie offrono assoluta disponibilità alla rendicontazione dei contributi, rivedendo le linee di finanziamento del sistema scolastico italiano attraverso l'introduzione dei costi standard di sostenibilità da declinare in: convenzioni, voucher , buono scuola, detraibilità delle rette, devoluzione del 10 per mille, misura peraltro già proposta dalla Lega con specifico disegno di legge presentato in Senato (AS 1787); la fase 2 del COVID-19 ha reso evidente che la scuola statale, il cui costo annuale a carico della collettività per alunno è pari a 8.500 euro, non è riuscita ad assicurare la ripartenza della didattica per tutti, mentre le scuole paritarie sopravvissute alla carenza di risorse generata dalla pandemia con rette che vanno dai 3.800 euro per la scuola dell'infanzia, ai 5.000 euro per il liceo, hanno comunque assicurato il servizio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda avviare una sinergica collaborazione, ed eventualmente in che termini, tra scuole pubbliche statali e scuole paritarie, al fine di innalzare il livello qualitativo del sistema scolastico nel suo insieme, rendendolo più equo e generando, a fronte di un servizio migliore, un significativo risparmio di risorse pubbliche. Atto n. 3-02132 FARAONE Al Ministro della difesa Premesso che: i recenti sviluppi sanitari che hanno portato alla creazione di un vaccino sperimentale efficace contro il virus responsabile della pandemia da COVID-19, nonché i positivi risultati dei test che sono stati predisposti per accertarne gli effetti, stanno guidando verso quella che sarà l'ultima vera fase operativa nell'azione di contrasto alla malattia, ossia alla somministrazione del vaccino medesimo e alla progressiva immunizzazione della popolazione; nei giorni scorsi, parecchie fonti stampa hanno riportato le notizie riguardanti l'organizzazione, da parte del Ministero della difesa, di un piano specifico per la predisposizione di una rete logistica di distribuzione vaccinale che coinvolga il personale dell'Esercito; tra le ipotesi che sono state avanzate, infatti, vi sarebbe anche quella di mettere a disposizione le forze armate non solo per la distribuzione, ma anche per la somministrazione del vaccino, potendo altresì contare sull'allestimento di siti militari esclusivamente adibiti alla vaccinazione; giunti a questo punto, infatti, risulta ormai chiaro che, nei mesi imminenti, di fronte alla tangibile possibilità di immissione del vaccino sul mercato, e in attesa di probabili ulteriori vaccini, attualmente ancora in fase sperimentale, il problema più urgente si sostanzierà nella rapida somministrazione di massa a cui dovranno essere sottoposte le differenti fasce della popolazione. E tuttavia, allo stato attuale, l'Italia non ha ancora definito l'elemento propedeutico alla concreta vaccinazione di massa, ossia il piano logistico di distribuzione del vaccino; il Governo, in particolare, non ha ancora chiarito tale aspetto, il quale risulta essere, a ben vedere, fondamentale per giungere finalmente a mettere in atto un'azione efficace di contrasto al virus rivolta non più alla sola interruzione della catena di trasmissione dei contagi, quanto piuttosto alla vera e propria immunizzazione, quantomeno preventiva e temporanea, di tutti i cittadini; a tale proposito, conviene in questa sede auspicare che il Governo prenda come punto di riferimento, a cui inspirare la propria azione distributiva, il Paese europeo che più di ogni altro ha saputo far fronte in maniera consistente alla seconda ondata pandemica, ossia la Germania; in Germania, già dai mesi scorsi, governo federale e singoli Lander, affiancati dalla "COVID-19 task force ", hanno collaborato per concepire un articolato piano di distribuzione: da una parte, infatti, i singoli Lander avranno il compito di realizzare i centri adibiti alla somministrazione del vaccino, dall'altra, invece, le forze militari federali saranno impegnate nella logistica integrata, comprendente, cioè, il trasporto, lo stoccaggio e la consegna delle dosi; un'ulteriore grave criticità a cui l'Italia sta attualmente assistendo riguarda i ritardi nell'approvvigionamento delle adeguate quantità di vaccini antinfluenzali: la risoluzione delle problematiche organizzative che hanno determinato tali rallentamenti, a ben vedere, potrà essere la base su cui impostare la campagna di distribuzione del vaccino anti COVID; considerato che: l'enorme mole di lavoro, responsabilità e mansioni che, nel corso di questi mesi, sono stati progressivamente attribuiti al commissario straordinario per l'emergenza, Domenico Arcuri, risulta oggi sproporzionata e disfunzionale rispetto all'obiettivo incalzante di assicurare una distribuzione delle dosi vaccinali che sia al contempo massiccia e diffusa in tutto il Paese, e che contemperi perciò la predisposizione di una rete logistica ramificata e consolidata, nell'ambito della quale saranno chiamate ad operare risorse umane qualificate; lunedì 23 novembre 2020, durante il proprio intervento in occasione dell'audizione organizzata dalle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato nell'ambito dell'esame del disegno di legge di bilancio per il 2021, il commissario Arcuri ha spiegato che, attualmente, le stime fatte per mettere a punto un futuro piano di distribuzione del vaccino prevedrebbero la predisposizione di un "punto di somministrazione e forse di conservazione" del medesimo "ogni 20-30.000 cittadini", tenendo altresì conto che, probabilmente, la somministrazione del vaccino dovrà consistere in due iniezioni, a distanza di alcuni giorni; l'azione di distribuzione vaccinale sarà la più grande sfida che il Paese si troverà davanti nei mesi a venire: la necessità di garantire la priorità di somministrazione alle categorie più a rischio, il bisogno di raggiungere ogni comunità diffusa sul territorio, nonché l'esigenza che tale opera venga effettuata nei tempi più brevi possibili e nei confronti del maggior numero di persone, richiederanno uno sforzo ingente ed integrato da parte di tutto il personale e delle amministrazioni coinvolte, il cui coordinamento verticale sarà nondimeno centrale per assicurare il successo di una siffatta operazione, si chiede di sapere: quali siano gli orientamenti del Ministro in indirizzo in merito alle questioni descritte; se non ritenga opportuno adottare tutte le iniziative necessarie volte a coinvolgere maggiormente e principalmente le forze armate nell'azione logistico-distributiva del vaccino anti COVID-19 di prossima immissione sul mercato, e se non intenda altresì predisporre il prima possibile un piano operativo ad hoc volto a garantire una capillare e repentina distribuzione del vaccino su tutto il territorio nazionale. Atto n. 3-02133 STEFANO MARCUCCI FERRARI NANNICINI PITTELLA Al Ministro per gli affari europei Premesso che: nel processo di approvazione del bilancio pluriennale dell'Unione europea e del recovery fund, dopo il raggiungimento, a inizio novembre 2020, di un accordo negoziale tra Parlamento e Consiglio UE su bilancio di lungo termine (MFF 2021-2027) e meccanismo di ripresa ("Next generation EU") che, raccogliendo gli orientamenti politici forniti in sede di Consiglio europeo nel luglio scorso, aveva altresì introdotto un nuovo regime di condizionalità finalizzato a tutelare maggiormente il bilancio UE da violazioni dei principi dello Stato di diritto, si è giunti ad un nuovo grave momento di crisi che espone l'Unione europea al serio rischio di esercizio provvisorio di bilancio e di un pericoloso ritardo nell'erogazione delle risorse europee finalizzate a risollevare l'Europa dalla profonda crisi determinata dalla pandemia da COVID-19; la battuta d'arresto è dovuta alla netta opposizione di Ungheria e Polonia proprio all'inserimento del meccanismo di condizionalità che subordina l'erogazione dei fondi dal bilancio europeo al rispetto dello Stato di diritto; esso prevede che gli esborsi possano essere congelati o ridotti, con decisione del Consiglio a maggioranza qualificata, nel caso in cui l'indipendenza e l'imparzialità della giustizia in uno Stato membro fossero gravemente lese, facendo mancare la garanzia essenziale per l'accesso ai fondi, la loro distribuzione e l'eventuale controllo su casi di corruzione e abusi di potere; il veto dei due Paesi, tuttavia, non può essere esercitato sul meccanismo di applicazione del criterio dello Stato di diritto ai fondi europei, perché quel meccanismo è stato concordato con il Parlamento europeo ed approvato a maggioranza qualificata. Essi possono tuttavia esercitare il proprio veto sulla "decisione sulle risorse proprie", imposte il cui gettito finisce nel bilancio dell'Unione, che bloccherebbe l'approvazione del nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027 all'unanimità; considerato che la situazione dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, sia in Ungheria che in Polonia, sta peggiorando. In Ungheria, in particolare, il ritorno allo stato di emergenza decretato il 3 novembre è stato usato come pretesto per ulteriori gravi interventi sulla legge fondamentale, la legge elettorale e i diritti dei cittadini ungheresi, come d'altronde già avvenuto durante la prima ondata della pandemia, si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda assumere, nelle preposte sedi istituzionali europee, al fine di garantire nei tempi necessari l'approvazione e l'immediata operatività del nuovo ciclo di bilancio, evitando l'esercizio provvisorio e le gravi conseguenze che esso determinerebbe anche nell'erogazione delle risorse del recovery fund, nonché l'introduzione del nuovo regime di condizionalità finalizzato a tutelare maggiormente il bilancio UE da violazioni dei principi dello Stato di diritto. Atto n. 3-02134 BERNINI MALAN GASPARRI BERARDI CAUSIN MINUTO Al Ministro della difesa Premesso che: fin dall'inizio dell'emergenza sanitaria è apparso fondamentale il ruolo delle forze armate, che insieme alle forze dell'ordine hanno agito non solo in funzione di sicurezza, ma anche di supporto alla popolazione in vari e spesso drammatici contesti; ciò mette in risalto la pericolosità delle politiche di riduzione degli stanziamenti per la difesa e per il complessivo comparto difesa e sicurezza, poiché tutti in questi mesi sono stati invocati ospedali militari da campo o la presenza dei militari a sostegno della popolazione, mettendo in luce l'importanza delle risorse finanziarie assegnate al settore e la loro inadeguatezza; forte deve essere la riconoscenza della nazione intera per il popolo in divisa, le sue donne e i suoi uomini, anche in questa circostanza, si chiede di sapere quale sia stato in sintesi l'apporto, tra le altre realtà delle forze armate, della sanità militare; se la sanità militare, rivelatasi anche in questo caso preziosa, abbia subito negli anni riduzioni di stanziamenti e interventi di ridimensionamento; quali interventi economici urgenti vadano sollecitati in questa emergenza, per realizzare meglio i necessari interventi, sanitari e non, delle forze armate; se non siano urgenti interventi economici a beneficio del personale delle forze armate e del comparto difesa e sicurezza; se non sia censurabile il mancato incontro del Presidente del Consiglio dei ministri e di adeguati livelli di Governo con gli organi di rappresentanza delle forze armate e con i sindacati del comparto prima del varo definitivo della manovra economica, peraltro imposto da leggi vigenti. Atto n. 3-02136 CONZATTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 26 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, decreto "rilancio", prevede un'agevolazione volta a sostenere il rafforzamento patrimoniale di soggetti giuridici, ivi specificati, che, a causa dell'epidemia da COVID-19, hanno subito una diminuzione di ricavi nel periodo del lockdown rispetto allo stesso periodo del 2019; tra le condizioni previste dalla norma, viene riportato al comma 1, lett. a) , che la società "presenti un ammontare di ricavi (...) relativo al periodo d'imposta 2019, superiore a cinque milioni di euro"; nella disposizione, tuttavia, non viene specificato, per i soggetti con esercizio sociale non coincidente con l'anno solare, a quale "periodo d'imposta 2019" si faccia riferimento: se ci si riferisca, ovvero, al periodo d'imposta iniziato nel 2018 e terminato nel 2019, oppure a quello iniziato nel 2019 e che avrà termine nel 2020; considerato che: qualora l'Agenzia delle entrate ritenesse di dover considerare, per tali soggetti giuridici, il periodo d'imposta conclusosi nel 2020, il limite stabilito dalla norma, relativo ai 5 milioni di euro, potrebbe essere influenzato dalla diminuzione dovuta alla pandemia e non potrebbe quindi rappresentare un parametro di grandezza in "situazioni normali"; se si dovesse, inoltre, considerare il periodo d'imposta conclusosi nel 2020 e si dovesse attendere la fine del periodo d'imposta per verificare il limite dei ricavi, a tali contribuenti resterebbero solamente pochi mesi per attuare gli adempimenti previsti dalla normativa (che prevede come scadenza il termine del 31 dicembre 2020), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno predisporre specifiche misure volte a confermare che, nel caso di contribuenti con esercizio sociale non coincidente con l'anno solare, il "periodo d'imposta 2019" si intenda riferito all'esercizio conclusosi entro il 31 dicembre 2019, al fine di consentire anche ai suddetti contribuenti di beneficiare dell'agevolazione; se non ritenga altresì opportuno adottare misure finalizzate a pubblicizzare tale interpretazione normativa, al fine di scongiurare la possibile irrogazione di sanzioni o l'effettuazione di accertamenti in capo ai contribuenti con esercizio non coincidente con l'anno solare dovuti ad un'errata interpretazione della norma, nonché di provocare un eventuale aggravio del contenzioso a sfavore della pubblica amministrazione. Atto n. 3-02137 TESTOR CAMPARI BERGESIO CENTINAIO TOSATO RUFA ZULIANI DORIA PUCCIARELLI CANDURA PIANASSO BAGNAI PAZZAGLINI NISINI CORTI FERRERO VALLARDI DE VECCHIS PISANI Pietro IWOBI ALESSANDRINI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020 ha disposto, fra le varie misure urgenti per fronteggiare l'emergenza da COVID-19, la chiusura degli impianti nei comprensori sciistici, salvo l'utilizzo da parte di atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale, e il loro utilizzo è consentito agli sciatori amatoriali solo subordinatamente all'adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, validate dal comitato tecnico scientifico, rivolte ad evitare assembramenti; l'inizio della stagione sciistica invernale 2020-2021 è attualmente sospeso e così anche l'apertura degli impianti e dei comprensori sciistici, rendendo assolutamente incerta la possibilità del suo avvio in prossimità del Natale, ipotesi che, se venisse confermata, avrebbe un effetto dirompente sul comparto e relativo indotto, che rappresenta il volano economico-occupazionale trainante di interi territori; la stagione si preannuncia molto dura, anche per effetto della quasi totale mancanza di domanda internazionale, che nelle grandi località rappresenta fino all'80 per cento della clientela; molte località dell'arco alpino e appenninico, proprio per effetto delle limitazioni imposte dal Governo, hanno già subito disdette per il periodo natalizio, con pesanti ripercussioni su tutti gli altri settori collegati (istruttori e guide, impiantisti, esercenti commerciali, ristoratori ed albergatori, operatori in genere); l'apertura degli impianti sciistici non può essere improvvisata, ma va programmata in termini logistici, di assunzione di personale stagionale, di investimenti economici, che richiedono costi molto elevati; si pensi, ad esempio, all'innevamento iniziale delle piste, operazione che si effettua alcune settimane prima dell'apertura ed il cui costo è di circa 15.000 euro per ogni ettaro da trattare; complessivamente, nell'arco alpino si spendono circa 100 milioni di euro in costi fissi per il solo avviamento degli impianti; se permanessero le attuali restrizioni, soltanto nelle regioni alpine, potrebbero andare in fumo oltre 1,2 miliardi di euro di fatturato, con ricadute sull'economia del territorio per circa 9-11 miliardi; gli addetti impegnati direttamente sugli impianti sono circa 15.000, e oltre 40.000 coloro che indirettamente lavorano nel settore nel suo complesso, di cui i due terzi sono stagionali; il 27 ottobre si è riunita la commissione speciale turismo e industria alberghiera della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che ha presentato un protocollo di sicurezza per l'apertura degli impianti sciistici, un documento che parte dalla proposta formulata dal tavolo tecnico misto con la sanità del Trentino, concordato con tutte le Regioni dell'arco alpino e poi condiviso con tutte le Regioni italiane. Il protocollo è stato approvato il 23 novembre in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ed è stato sottoposto al parere del comitato tecnico scientifico, ai fini della validazione da parte del Governo; dall'esito di tale valutazione dipenderà l'apertura degli impianti sciistici ed il lavoro di migliaia di addetti occupati nel comparto del turismo e dell'industria dello sci, che hanno bisogno di tempi certi per riavviare gli investimenti e garantire agli utenti servizi perfettamente adeguati alle disposizioni di sicurezza richieste per la tutela della salute propria e degli utenti, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano adottare tutte le opportune iniziative affinché sia prontamente fissata una data certa di riapertura degli impianti sciistici, anche sollecitando un riscontro da parte del comitato tecnico scientifico in merito al citato protocollo, e, qualora dovessero invece permanere necessità di chiusura tali da comportare perdite di guadagni o aggravio di spese per gli operatori, quali azioni intendano attuare per riconoscere loro gli adeguati ristori e sgravi. Atto n. 3-02138 DE BONIS LONARDO GIARRUSSO BUCCARELLA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: è di pochi giorni fa la notizia dell'intesa sottoscritta da AGEA, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, e il CAA della Coldiretti per snellire i procedimenti, valorizzare l'occupazione in un momento di crisi e, soprattutto, ridurre la burocrazia per evitare all'Italia di perdere fondi europei, con 682 milioni di euro che rischiano di essere restituiti a causa delle difficoltà ad utilizzarli e farli arrivare alle aziende agricole, sarebbe questo l'obiettivo dell'intesa; le risorse pubbliche a rischio di disimpegno, scrive l'agenzia ANSA del 20 novembre 2020, sono in molte regioni e riguardano, nell'ordine secondo l'analisi della Coldiretti, Puglia (256,6 milioni di euro), Sicilia (140,4 milioni), Campania (72,6 milioni), Basilicata (45,8 milioni), Lombardia (44,6 milioni di euro), Abruzzo (36 milioni), Liguria (28 milioni), Marche (26,5 milioni) e Toscana (15 milioni di euro); l'intesa punterebbe ad un ulteriore miglioramento della qualità dei servizi offerti dimezzando il rapporto tra operatori e fascicoli e rendendo così più snelle le attività di costituzione, aggiornamento e verifica. Secondo la Coldiretti, tra le motivazioni del ritardo ci sono soprattutto l'eccesso di burocrazia, problemi informatici, ricorsi al TAR e la strutturazione dei bandi, e si rischierebbe di perdere importanti risorse finalizzate, tra l'altro, all'ammodernamento delle imprese agricole, ai progetti di filiera, al biologico, alla difesa della biodiversità, alla forestazione e all'insediamento dei giovani agricoltori in un momento in cui cresce l'attrattività della campagna e si riducono le opportunità di lavoro nelle città; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: più che un'intesa volta a snellire la burocrazia ed evitare il disimpegno di fondi europei per 682 milioni di euro, l'intesa sembra essere fatta apposta per consolidare posizioni dominanti, da un lato, e probabili conflitti d'interessi, dall'altro. Infatti ci si chiede perché AGEA, ente pubblico vigilato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, proponga questi patti esclusivamente ad un'associazione di categoria ignorando tutte le altre; non è pensabile che sia stata l'Europa a suggerire ad AGEA di stipulare un patto anti burocrazia solo con Coldiretti per evitare all'Italia di perdere fondi europei. Del resto, le vicende della Puglia, anche giudiziarie, di cui l'Europa è a conoscenza attraverso l'OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), dimostrano che proprio quando questi patti si fanno troppo stretti sorgono problemi, soprattutto laddove ci si affida a tecnici, più o meno legati a organizzazioni specifiche, nella gestione dei PSR (piani sviluppo rurale). Sorprende che AGEA non abbia tenuto conto di questi aspetti; in Puglia l'operazione "Grande carro" condotta dai Carabinieri del ROS riguarda organizzazioni criminali ma anche funzionari regionali. In essa emerge lo studio Cassandro, "re" del PSR, specializzato nei finanziamenti europei. La "Gazzetta del Mezzogiorno" del 27 ottobre 2020 riporta, infatti, tra gli arrestati, il nome di un certo Manlio Cassandro, agronomo di 61 anni, titolare dell'omonimo studio di Barletta a cui faceva capo il maggior numero di domande presentate in Regione (oltre 1.000) sul piano di sviluppo rurale, che negli anni passati è stato protagonista di un aspro scontro con Coldiretti. Ma poi, in seguito, è stato (con una lettera a sua firma) uno degli ispiratori delle modifiche al PSR; da notizie di stampa si apprende che Cassandro è stato accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai fondi comunitari, secondo la Procura di Bari, e avrebbe sottoscritto una relazione che avallava le sovrafatturazioni presentate dagli imprenditori arrestati. Probabilmente, il fatto che si dica nell'articolo che "In anni passati fu protagonista di un aspro scontro con Coldiretti" vorrebbe essere un tentativo della medesima associazione per dichiarare che "noi [Coldiretti] non abbiamo più nessun rapporto con lui". Sta di fatto che, contrariamente a quanto asserito da Coldiretti, all'epoca dei fatti il rapporto era ancora in vigore, tanto è vero che le notizie narrano che l'illecita acquisizione di fondi comunitari è riferita alle programmazioni delle precedenti amministrazioni, 2000-2006 e 2007-2013, in cui Cassandro era ancora in buoni rapporti con Coldiretti; inoltre, notoriamente, Cassandro è stato sempre il tecnico della Coldiretti e tale rapporto è durato diversi decenni sin da quando Bellomo, direttore della Coldiretti Puglia, divenne prima assessore per l'agricoltura della Puglia e successivamente presidente. E, poiché sussistono prove che almeno sino al 2016 lavorava con Coldiretti (come si evince da un "comunicato urgente" del 15 gennaio 2016 dello studio Cassandro, nel quale "Si comunica che il servizio di consulenza dello Studio Cassandro, effettuato in precedenza presso la sede della Coldiretti di Foggia verrà svolto da martedì 19 gennaio 2016 c/o la sede di Foggia della Cassandro s.r.l."), è ipotizzabile che egli si sia occupato anche dei progetti PSR 2014-2020 dei soci Coldiretti (oggetto di proroga per altri due anni e su cui ci sono altre inchieste in corso). Inoltre, anche il TAR si è pronunciato sui PSR 2014-2020 annullando tutte le graduatorie; probabilmente, il "modello Cassandro" nella gestione dei fondi comunitari è stato esportato anche in altre regioni. Infatti, in un'intervista video di Telesveva a Manlio Cassandro del maggio 2019, egli asserisce che "anche in Molise ha fatto spendere tutti i soldi perché suggeriva lui i requisiti e i criteri dei progetti ricevibili", entrando, così, nella gestione di tantissimi progetti e pianificando sia i PSR che tanti altri strumenti di programmazione e finanza pubblica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo voglia spiegare perché l'AGEA continui a fidarsi ciecamente di Coldiretti, suggellando con essa un rapporto privilegiato e ignorando i recenti (e passati) fatti giudiziari evidenziati dal TAR, dall'OLAF e dalla Procura di Bari che indagano sull'illecita acquisizione di fondi comunitari nel periodo 2000-2006, 2007-2013 e 2014-2020; al fine di fugare l'esistenza di un cartello sui progetti e sull'intera gestione dei fondi comunitari in Puglia e in altre regioni, se non ritenga di dover verificare se vi sia una correlazione tra progetti approvati e iscrizioni alla Coldiretti, ovvero se i beneficiari dei progetti, oggetto di contestazione, siano in prevalenza associati Coldiretti; se non ritenga che per rendere più efficiente la "macchina" ed evitare così la dissipazione dei fondi, AGEA avrebbe dovuto incoraggiare la presenza di persone competenti nel mondo dell'assistenza agricola, favorendone il pluralismo anziché un sistema imposto da altri. Atto n. 3-02139 FERRO Al Ministro della salute Premesso che: il rapporto 2020 "I numeri del cancro" di AIOM e AIRTUM mostra come in Italia vivano oggi 3.600.000 persone con un cancro; i pazienti vivono in un'era di grandi progressi terapeutici. La terapia genica, l'immunoterapia, le CAR-T in ematologia e la radio ligand therapy (RLT), nei tumori rari neuroendocrini e in futuro nella prostata, cambiano in modo decisivo la storia della malattia, ottenendo risultati insperati anche sulle forme metastatiche; si registrano ancora però molti ostacoli nel dare attenzione ai tumori metastatici, che necessitano di una governance più attenta ai bisogni dei pazienti; c'è ad esempio pochissima attenzione sui tumori gastro-intestinali, rispetto a cui è stato negato l'accesso a terapie consentite nei principali Paesi dell'Unione europea, malgrado le importanti iniziative di sensibilizzazione delle associazioni pazienti; non mancano poi problemi rilevanti nella presa in carico all'interno dei centri di senologia delle pazienti metastatiche con tumore al seno proprio per l'assenza di percorsi specifici dedicati; grazie ai team multidisciplinari i pazienti metastatici possono oggi sopravvivere più a lungo, ma manca un'uniformità di trattamento a livello regionale; occorre dunque disegnare percorsi, inclusivi di PDTA (percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali), e strategie per i pazienti metastatici, che hanno gli stessi diritti di tutti gli altri pazienti; il progetto "La salute un bene da difendere, un diritto da promuovere" coordinato da Salute Donna onlus , annovera fra i punti del suo "accordo di legislatura" con le forze politiche anche una migliore presa in carico dei pazienti metastatici, si chiede di sapere: se una strategia dedicata ai percorsi per i tumori metastatici farà parte del prossimo piano nazionale oncologico, che è scaduto dal 2016, di cui ad oggi non si sa ancora nulla; se per il tumore al seno metastatico saranno previsti dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali specifici da inserire nei centri di senologia presenti sul territorio. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02119 MODENA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il collegio dei periti agrari e periti agrari laureati ha scritto una lettera estremamente dura al Ministro in indirizzo in data 12 novembre 2020, contestando l'operato dell'AGEA, che con delibera n. 25 del 6 novembre 2020 ha approvato il testo di convenzione per gli anni 2020-2021, tra l'organismo pagatore e i CAA (centri autorizzati di assistenza agricola); nella sostanza è stata effettuata la scelta di escludere del tutto i professionisti dal mondo dei CAA, nonostante gli approfondimenti, le osservazioni e la richiesta di modifica da parte del collegio dei periti agrari e periti agrari laureati, dell'ordine dei dottori agronomi e dottori forestali, del collegio degli agrotecnici, dei CAA gestiti dai liberi professionisti, da parte della rete delle professioni tecniche e del comitato unitario delle professioni; la bozza di convenzione, inoltre, era stata oggetto di audizioni alle Commissioni Agricoltura della Camera dei deputati e del Senato; non è dato comprendere quali siano le ragioni dell'impossibilità di trovare una mediazione che eviti la totale esclusione dei professionisti, stante il periodo di crisi pandemica e considerato che i soggetti oggi coinvolti nelle attività dei CAA (associazioni sindacali, cooperative, liberi professionisti) hanno le stesse peculiarità di rapporto con le imprese agricole in termini di fornitura di servizi e prestazioni; considerato che ad oggi le richieste dei professionisti e del collegio non hanno trovato risposta e che i rapporti si collocano in un quadro di forte conflittualità e sofferenza innestato dalle scelte del Governo, non ultima quella dell'esclusione dagli aiuti del "decreto ristori"; visto che nel decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, e nel decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149, le misure adottate dal Governo in favore delle categorie produttive attraverso la previsione di erogazioni di contributi a fondo perduto escludono milioni di liberi professionisti, nonostante il rallentamento o persino il blocco di intere filiere economiche abbia un impatto diretto sui loro redditi e volumi d'affari, si chiede di sapere: quali siano le ragioni in base alle quali il Ministro in indirizzo ponga in essere politiche tese a desertificare l'economia di chi vive di lavoro autonomo e con esso dei dipendenti e collaboratori; se la convenzione deliberata in data 6 novembre 2020 abbia il medesimo fine, incomprensibile nell'attuale momento storico; se il Ministro non intenda tutelare le posizioni dei liberi professionisti e rispondere al collegio dei periti agrari e periti agrari laureati, e in quali termini. Atto n. 3-02120 DE PETRIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: a causa della diffusione del COVID-19, per garantire la tutela della salute pubblica ed evitare le criticità a carico del sistema ospedaliero, già duramente messo in crisi dall'elevato numero di ricoveri e di accertamenti, il Governo, attraverso il più recente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, ha individuato per ogni regione tre zone di rischio: gialla (rischio medio), arancione (rischio medio-alto) e rosso (rischio alto); nelle zone arancioni (attualmente Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia e Umbria) è fatto divieto di spostarsi al di fuori del comune di residenza, "ad eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di studio o di salute o per svolgere attività o usufruire di servizi non disponibili nel proprio Comune (per esempio andare all'ufficio postale o a fare la spesa, se non ci sono tali uffici o punti vendita nel proprio Comune)", come cita il sito istituzionale del Governo; nelle zone rosse (Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano, Toscana e Valle d'Aosta) "è vietato ogni spostamento, sia nello stesso comune che verso comuni limitrofi (inclusi quelli dell'area gialla o arancione), ad eccezione degli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità (per esempio l'acquisto di beni necessari) o motivi di salute"; sempre nel sito istituzionale del Governo l'attività venatoria, nelle zone arancioni, è possibile solo all'interno del comune di residenza, mentre è totalmente vietata nelle zone rosse; nonostante tali misure, atte a tutelare la salute di tutti i cittadini in un momento emergenziale quale quello attuale, siano ormai ben chiare e ampiamente diffuse, alcune Regioni stanno avanzando richieste ai prefetti locali per consentire la caccia in forma collettiva al cinghiale, adducendo motivazioni quali la necessità di controllo numerico della specie. In alcuni casi, come quello della Regione Marche, prefetti, in contrapposizione e in contrasto a quanto prestabilito, hanno autorizzato le braccate al cinghiale, con libera mobilità in tutto il territorio regionale; giova ricordare che la caccia esercitata in ogni sua forma rappresenta pura attività ludico-ricreativa. La gestione faunistica, ivi compreso un eventuale ricorso ad abbattimenti finalizzato al controllo numerico, esula totalmente dall'attività venatoria e deve essere esercitata ai sensi delle disposizioni dell'art. 19 della legge n. 157 del 1992 sulla tutela della fauna e la regolamentazione dell'attività venatoria, che individua le figure autorizzate ad intervenire e le modalità; la caccia in collettiva nella braccata, girata e battuta, assolutamente non selettive e quindi del tutto ingiustificabili con il pretesto della riduzione del numero degli animali, rappresenta solo attività venatoria ludica e a carattere ordinario, e quindi priva di ogni scientificità e necessità, e crea inevitabilmente assembramenti. Le squadre di cacciatori sono composte da 20, 40 e anche 60 persone, che si riuniscono ed esercitano appunto collettivamente tale attività, lasciando solo alla responsabilità "personale" l'uso della mascherina e il rispetto delle distanze di sicurezza; le operazioni necessarie allo svolgimento della caccia collettiva al cinghiale dal punto di vista tecnico non consentono certo il rispetto delle distanze di sicurezza, basti pensare al trasporto del capo ucciso, del peso superiore ad un quintale, per il quale sono necessarie più persone per sollevare l'animale, o alla macellazione ed eviscerazione degli esemplari, attività che viene svolta senza garanzie di igiene e senza opportuni e capillari controlli; occorre altresì rilevare che la maggior parte dei cacciatori ha un'età superiore ai 65 anni, il che li espone ad elevato rischio di contagio. Inoltre, sarebbe molto elevata la possibilità di diffondere il virus tra familiari, parenti e amici, e in generale alla comunità; considerato che: tutti i cittadini italiani sono chiamati a grandi rinunce e sacrifici, dal punto di vista sia professionale che personale, rinunciando a tutte le attività non considerate necessarie e attenendosi alle restrizioni imposte dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; l'autorizzazione a svolgere liberamente una attività puramente ludica e ricreativa qual è la caccia, la quale non rappresenta in alcun modo un'attività finalizzata al controllo delle specie, attività regolamentata e ben definita dall'art. 19 della legge n. 157 del 1992 ed esercitabile non dai cacciatori, ma da specifiche figure pubbliche, crea un ingiustificabile privilegio a beneficio di una classe di cittadini i quali, a differenza di escursionisti solitari, cercatori di funghi, o semplici turisti, possono muoversi liberamente nel territorio senza restrizione alcuna per esercitare il proprio hobby , si chiede di sapere: se siano note le sempre più diffuse situazioni di deregulation rispetto alle prescrizioni del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, che si stanno verificando nel nostro Paese; se non si ritenga necessario e urgente intervenire con adeguate misure a tutela della salute di tutti, compresa quella di coloro che esigono di praticare l'attività venatoria anche nelle condizioni di emergenza sanitaria attuale; se, in particolare, non si ritenga di intervenire presso i prefetti per informarli dei termini del problema e per ribadire i divieti di attività venatoria, prioritariamente nella forma della braccata, che rappresenta la forma di più alto e incontrollabile assembramento venatorio; se non si voglia richiamare le amministrazioni locali al rispetto della legge nazionale n. 157 del 1992, in particolare dell'articolo 19; se non si ritenga che il richiamo alle comuni responsabilità e alle rinunce non rappresenti un segnale importante per indicare alla pubblica opinione che non possono essere accette categorie di cittadini di serie A, a cui viene permessa un'attività ludica nonostante la sua pericolosità sotto il profilo sanitario della diffusione del COVID-19, e cittadini di serie B. Atto n. 3-02121 VITALI Al Ministro dell'interno Premesso che: il SAP (Sindacato autonomo di Polizia) lamenta da tempo la mancanza di interventi mirati a fronteggiare concretamente la criminalità sul territorio di Brindisi; le forze di polizia hanno scarse risorse umane ed economiche a disposizione e si adoperano con difficoltà per prevenire e reprimere i reati nella città e nella sua provincia; gli ultimi avvenimenti delittuosi hanno destato forti preoccupazioni tra i cittadini; nessun intervento è stato fatto per potenziare il personale della Questura, dei commissariati distaccati, della Polizia di frontiera, stradale, ferroviaria e postale; dopo aver segnalato le problematiche ed il grido d'allarme del sindacato, proseguono le richieste di garanzie funzionali per il personale delle forze dell'ordine, sottolineando la necessità di protocolli operativi che indichino esattamente il range di operatività al fine di rispettare e far rispettare le leggi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se ritenga che l'organico della Polizia di Stato ad oggi presente in servizio in tutta la provincia sia adeguato; quali iniziative aggiuntive intenda adottare per compensare le più gravose incombenze del personale a Brindisi. Atto n. 3-02135 GIARRUSSO PARAGONE DE BONIS DE FALCO DRAGO Al Ministro dell'interno Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: in data 16 giugno 2020, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Trapani, nel corso dell'operazione denominata "Cutrara", hanno eseguito 14 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, a carico di esponenti alla famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, per associazione di tipo mafioso, estorsione, furto, favoreggiamento, violazione della sorveglianza speciale e altro, tutti reati aggravati dal metodo mafioso; tra gli arrestati spicca il nome del capo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo Francesco Domingo, soprannominato "Tempesta", vicinissimo a Matteo Messina Denaro e già condannato a 19 anni di carcere per associazione di tipo mafioso, tornato in libertà nel marzo 2015; a Francesco Domingo sarebbe stata imputata, da parte dei pubblici ministeri, l'accusa di aver promosso ed organizzato la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, impartendo direttive, presiedendo riunioni e incontri con altri associati e gestendo tutte le relative attività e affari illeciti, assicurando il collegamento con altre articolazioni territoriali di "Cosa nostra"; nel corso dell'operazione sarebbero tati scoperti, inoltre, i legami con esponenti delle famiglie mafiose americane, in particolare quelli appartenenti alla famiglia dei Bonanno di New York. I boss d'America, come è stato documentato, in più occasioni hanno fatto visita a Domingo aggiornandolo sulle dinamiche mafiose d'oltreoceano e chiedendo l'autorizzazione ad interfacciarsi con altri esponenti del mandamento di Alcamo; si apprende da fonti di stampa, inoltre, che le indagini dei Carabinieri avrebbero dimostrato la ripresa del ruolo di capo famiglia di Domingo sin dalla sua scarcerazione ed il riconoscimento di Cosa nostra con al vertice Francesco Virga del mandamento mafioso di Trapani, arrestato nel 2019 nell'ambito dell'operazione dei carabinieri denominata "Scrigno", e raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa ed estorsione, per costringere, insieme a Diego Angileri, un imprenditore agricolo di Castellammare del Golfo a cedere un vasto appezzamento di terreno che conduceva nelle contrade di Marsala; dalle indagini verrebbe fuori anche il ruolo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo nel controllo sulle attività economiche, mediante atti intimidatori ed estorsive la cui gestione era affidata a Camillo Domingo, Salvatore Mercadante, Sebastiano Stabile e Carlo Valenti; sembrerebbe che nel mirino delle estorsioni ci sarebbero anche alcuni imprenditori agricoli ed edili, costretti sempre con minacce e violenze a versare somme di denaro destinate al soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze dell'organizzazione mafiosa; inizialmente, nell'ambito dell'operazione "Cutrara", sarebbe stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa anche il sindaco di Castellammare del Golfo Nicola Rizzo; sembrerebbe, secondo gli inquirenti, che il sindaco avrebbe aiutato Francesco Domingo (socio di fatto) nella gestione della comunità alloggio "Madre Teresa", intestata formalmente a Lilla Di Bartolo e Nicola Di Bartolo; in particolare, secondo l'accusa, il sindaco Rizzo li avrebbe aiutati a trovare un nuovo immobile per continuare la loro attività e conseguirne i profitti illeciti, ed inoltre affinché Francesco Domingo potesse controllare le attività economiche su quel territorio; considerando che: in data 2 ottobre 2020, i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Paolo Guido, Gianluca De Leo e Francesca Dessì, avrebbero concluso le indagini dell'operazione "Cutrara", confermando le accuse a carico di 21 indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, furto, favoreggiamento, violazione della sorveglianza speciale e altro, tutti reati aggravati dal metodo mafioso; inoltre, per il sindaco di Castellammare del Golfo Nicola Rizzo sarebbe caduta l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ma egli rimarrebbe indagato per favoreggiamento reale con l'aggravante di cui all'art. 416- bis 1 del codice penale e cioè di aver favorito l'associazione mafiosa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali provvedimenti di propria competenza intenda adottare al riguardo; se non intenda valutare i presupposti per attivare la procedura, di cui agli articoli 141 e seguenti del testo unico sugli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), al fine di verificare la sussistenza di violazioni di legge, nonché di fenomeni di infiltrazione mafiosa o elementi di condizionamento dell'amministrazione da parte di Cosa nostra e l'immediato scioglimento del Consiglio comunale di Castellammare del Golfo (Trapani). Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04465 BOSSI Simone BERGESIO CENTINAIO VALLARDI DE VECCHIS Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: in base alle ordinanze del Ministro della salute 4 novembre, 10 novembre e 13 novembre 2020, adottate ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, è stata imposta la sospensione o la forte limitazione dell'esercizio della pesca sportiva nelle regioni caratterizzate come "rosse" e "arancioni"; dal sito internet della Presidenza del Consiglio dei ministri, in risposta ad una "FAQ", pubblicata il 15 novembre 2020, si apprende infatti come la disciplina della pesca sportiva sia limitata al comune di residenza, nelle zone arancioni, mentre sia vietata nelle zone rosse; tale posizione, del tutto illogica a giudizio degli interroganti, contrasta con la definizione che la stessa Presidenza del Consiglio aveva precedentemente fornito in risposta ad una "FAQ" pubblicata in data 5 maggio, in cui la pesca sportiva, riconosciuta a tutti gli effetti come attività sportiva individuale, rientrava tra le attività consentite; in quell'occasione, proprio a ridosso del primo lockdown , era stata infatti prevista la ripresa di una serie di pratiche sportive e ricreative, fra le quali la pesca sportiva appunto, ritenendo che esse, per loro natura, potessero essere svolte nel rispetto del distanziamento sociale, senza creare assembramenti; non si comprende come il Governo possa avere adesso maturato una posizione opposta, peraltro non supportata da reali evidenze in termini di ricadute sulla sicurezza sanitaria; oltre tutto, da una "FAQ" del Dipartimento dello sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, pubblicata il 10 novembre, si deduce chiaramente, contrariamente a quanto è stato poi affermato dalla stessa Presidenza, come la pratica della pesca sportiva sia consentita in quanto attività che si svolge in forma individuale e all'aperto, specificando che essa possa essere pratica anche nelle "zone rosse"; l'assoluta indeterminatezza con cui il Governo sta operando nella gestione di questa nuova fase dell'emergenza sanitaria rischia di creare un danno pesante al settore e alle tante aziende che vivono di questa realtà, come gli esercizi al dettaglio di articoli sportivi per la pesca che, oltre a non aver ricevuto alcun sussidio dalla Stato, non essendo direttamente interessati dalle misure restrittive, di fatto hanno perso tutta la domanda proveniente da questo canale, si chiede di sapere se il Governo, attraverso lo strumento più idoneo, voglia esplicitare, in linea con quanto affermato nella "FAQ" del Dipartimento dello sport della Presidenza del Consiglio dei ministri pubblicata il 10 novembre 2020, che l'attività della pesca sportiva sia praticabile, senza limiti, su tutto il territorio nazionale, trattandosi di un'attività che, al pari delle altre consentite, si svolge in forma individuale e all'aperto, senza rischi per la salute delle persone. Atto n. 4-04466 CIRIANI Al Ministro della salute Premesso che: in un articolo de "Il Foglio" dal titolo "Vaccino senza siringhe", si riporta la dichiarazione di Fernanda Gellona, direttore generale di "Confindustria Dispositivi medici", che afferma "Sulle siringhe rischiamo di ritrovarci come con le mascherine o i banchi scolastici"; l'utilizzo di siringhe di precisione, capaci di prelevare la dose esatta del farmaco (meno di un millilitro) ed evitare sprechi o residui, si rivelerà indispensabile: poiché il vaccino sarà distribuito in fiale da 5 o 10 dosi, non disporne comporterebbe un costo sanitario ed economico enorme; mentre sono partiti gli ordinativi da tutto il mondo (289 milioni dagli USA, 75 dal Canada, 10 dall'Olanda, 12 dal Belgio, 30 dalla Spagna, 35 dalla Francia, 60 dal Regno Unito solo all'azienda Becton Dickinson), non si ha al momento notizia di una gara pubblica per l'approvvigionamento; nel medesimo articolo viene svelato che "a quanto risulta al Foglio da fonti attendibili nei mesi scorsi il Ministero della salute ha più volte fatto presente al commissario per l'emergenza Arcuri la necessità di approvvigionarsi delle siringhe necessarie per il vaccino contro il Coronavirus"; in ragione dei numerosi ritardi già registrati nel quadro dell'organizzazione commissariale gestita da Arcuri anche in altri ambiti connessi alla gestione dell'emergenza epidemiologica (quali ad esempio quelli relativi ai banchi a rotelle nelle scuole), è necessario verificare con la doverosa sollecitudine lo stato di avanzamento dei processi di approvvigionamento di tali indispensabili dispositivi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di fornire un quadro completo ed esaustivo sull'esatta situazione dell'approvvigionamento di siringhe per la somministrazione del vaccino contro il coronavirus in Italia, dettagliando tutte le informazioni su procedure, ordinativi, gare e bandi attualmente in corso, nonché cronoprogramma che evidenzi le tempistiche in ordine alla disponibilità di tali indispensabili dispositivi medici. Atto n. 4-04467 GARAVINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il numero di connazionali iscritti all'Anagrafe degli italiani all'estero (AIRE) residenti sulle isole Canarie è fortemente aumentato negli ultimi 10 anni, passando da 10.379 nel 2009 a 27.098 nel 2019; secondo l'Instituto nacional de estadística, tuttavia, tale dato non corrisponderebbe all'effettivo numero di italiani residenti nelle isole Canarie, che ammonterebbe invece a 51.256, facendo della comunità italiana la più numerosa comunità straniera residente sull'arcipelago; la presenza consolare nelle isole Canarie si compone esclusivamente di consoli onorari, ai quali sono attribuiti poteri limitati rispetto a quelli esercitati da un console generale o da un agente consolare; considerato che: la mancanza di un consolato sulle isole Canarie comporta grandi disagi per i connazionali lì residenti, dal momento che per il rilascio di documenti sono obbligati a recarsi al consolato di Madrid, distante migliaia di chilometri; tale situazione risulta ulteriormente aggravata a causa della pandemia da COVID-19, che comporta un aumento della richiesta di servizi consolari e al contempo rende più difficoltoso recarsi nella capitale spagnola per adempiere a oneri burocratici e per usufruire dei servizi offerti dal consolato, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda avviare le procedure necessarie affinché venga aperto in tempi brevi un ufficio consolare nelle isole Canarie. Atto n. 4-04468 VANIN DONNO ANGRISANI PAVANELLI MONTEVECCHI TRENTACOSTE ACCOTO Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: come si apprende da notizie di stampa, l'ex consigliera comunale di Venezia del Movimento 5 Stelle, Elena La Rocca, ha eseguito alcuni controlli sul teatro "La Fenice" in relazione al problema della concentrazione dei contratti a favore di artisti che fanno riferimento ad alcune agenzie (notizia riportata da "toscanatoday" del 10 novembre 2020); tale verifica ha preso l'abbrivio dall'avvio a Torino dell'indagine denominata "Spartito", da parte del nucleo di Polizia economico-finanziaria su delega della locale Procura della Repubblica, in relazione ad alcune ipotesi di corruzione nella gestione e nell'assegnazione degli incarichi e delle scritturazioni del teatro Regio di Torino (secondo "ilfattoquotidiano" del 28 maggio) e successivamente di Verona (notizia di "Veronasera" del 29 maggio); con riferimento al teatro "La Fenice" sembrerebbe che una sola agenzia, la "In Art ", con sede a Milano, compaia in maniera significativa tra le società i cui artisti collaborano frequentemente, se non stabilmente, con la fondazione del teatro. In termini numerici, nella stagione 2018-2019, quest'agenzia ha ottenuto il triplo delle scritturazioni della seconda agenzia col maggior numero di contratti. Nella stagione 2019-2020 ne ha ottenuti il doppio; a parere degli interroganti, questa significativa concentrazione di contratti in una singola agenzia rende opportuni controlli e verifiche, trattandosi di fatto di denaro pubblico. Invero, pur essendo enti che hanno la forma giuridica della fondazione, essi fanno uso di risorse pubbliche per la propria attività. Su 46 contratti stipulati a favore dell'agenzia "In Art", per la stagione 2018-2019, ben 23 erano riferiti a ruoli da protagonista e 9 per ruoli secondari. Per la stagione 2019-2020, invece, si segnalano 32 contratti per protagonisti e 14 per quelli secondari. Pertanto, non solo hanno ottenuto il maggior numero di ingaggi, ma anche quelli più cospicui in termini economici; rilevato che: le 14 fondazioni lirico-sinfoniche italiane soffrono della progressiva riduzione dei fondi erogati dallo Stato, ragion per cui, da un lato, vi è il rischio che la programmazione diventi più scadente e, di conseguenza, per ricercare maggiori entrate economiche i teatri privilegino la quantità alla qualità solo per vendere più biglietti, dall'altro, detta tendenza enfatizza il tema del costante precariato del personale impegnato nel settore. In merito a questo secondo profilo, si sta assistendo alla riduzione del personale assunto a tempo indeterminato, esternalizzando interi comparti, rendendo precari posti di lavoro che prima erano stabili e, anche grazie al "jobs act", si utilizza il personale in modo difforme, con pseudo impegni di lavoro su lungo periodo, che di fatto sono solo chiamate a prestazione; quanto descritto va sicuramente a scapito delle fondazioni stesse, nonché della qualità dell'offerta e del servizio che forniscono, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere per verificare l'effettiva concentrazione dei contratti a favore di artisti riconducibile sempre alle medesime agenzie e, nel caso di specie, all'agenzia "In Art". Atto n. 4-04469 DAMIANI Al Ministro della giustizia Premesso che: in data 6 novembre 2020 l'interrogante si è recato presso la casa circondariale di Trani in visita al nuovo padiglione "Europa", al fine di effettuare un sopralluogo della struttura. In quella circostanza si è potuto evidenziare che, pur prendendo atto dei lavori posti in essere, la struttura risulta ancora deficitaria di alcuni importanti reparti come le cucine e la lavanderia, nonché di un'area di circa 400 metri quadri che dovrebbe essere adibita a spazi ricreativi ossia un piccolo campo sportivo ed un'area verde. A ciò si aggiunge la mancata elettrificazione dei cancelli delle celle che costringe gli addetti alle chiusure a mano con le ovvie conseguenze in tema di sicurezza e rapidità di esecuzione. Risulta, peraltro, che vi siano già i fondi a disposizione per sanare questo vulnus , ma la soluzione della questione non appare in dirittura d'arrivo; ma ciò che con forza si rappresenta è la pericolosa situazione della sezione femminile del carcere, che vede l'impiego di 31 addetti a fronte di circa 30 detenute. La circostanza appare oltre ogni ragionevole dubbio fuor da ogni logica di contenimento dei costi, poiché la sezione non è ubicata nel medesimo plesso carcerario della sezione maschile, ma si trova in un edificio fatiscente in centro città. La circostanza, di palmare evidenza, non solo è pericolosa stanti le condizioni dell'immobile, ma è irragionevolmente costosa per l'amministrazione penitenziaria. Anche in questo caso esiste già un progetto volto a risolvere la questione sebbene, tuttavia, manchino i fondi da destinare all'uopo; la casa circondariale potrebbe rispondere alle esigenze logistiche, che la vicenda porta con sé, restituendo alla piena fruibilità dell'utenza la "sezione blu", la quale, sita nella stessa cittadella carceraria, risolverebbe i problemi descritti. Ma anche in questo caso, pur essendo presente un progetto apposito, non è dato sapere con quali risorse potrebbe essere realizzato, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda risolvere il problema della collocazione della sezione femminile del carcere di Trani; come intenda agire rispetto ai continui ritardi dei lavori nel plesso carcerario; se ed eventualmente come intenda deflazionare il carico di addetti alla sorveglianza carceraria della sezione femminile; come intenda reperire le risorse finanziarie per la realizzazione dei progetti menzionati; se non intenda prevedere l'inserimento, già nel disegno di legge di bilancio presentato negli scorsi giorni, delle risorse finanziarie utili allo scopo. Atto n. 4-04470 BONINO Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'8 novembre 2019, l'Italia ha ratificato l'accordo rafforzato di partenariato e di cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Kazakistan, dall'altra; esso pone un forte accento sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, così anche sulla cooperazione con la società civile, la democrazia e lo Stato di diritto nel Paese; il 14 ottobre 2020, il Tribunale di Perugia ha condannato tutti gli imputati nel processo per il sequestro di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, rispettivamente moglie e figlia di un noto dissidente politico kazako e fondatore del movimento di opposizione pacifico "Scelta democratica per il Kazakistan"; questa vicenda ha portato alla luce il modus operandi repressivo del Governo del Kazakistan nei confronti di oppositori politici e critici del regime, tramite l'abuso di strumenti di cooperazione giudiziaria fuori dai propri confini e con persecuzioni sistematiche all'interno del Paese; le persecuzioni si sono intensificate nei confronti di migliaia di attivisti e difensori dei diritti umani, utenti di piattaforme sui social network , la maggior parte dei quali rischia lunghe pene detentive per "estremismo" per aver partecipato a manifestazioni di protesta o espresso supporto ai movimenti di opposizione "Scelta democratica per il Kazakistan" e "Koshe Partiyasy" (letteralmente "Il Partito della strada"), la cui natura pacifica è stata ribadita dal Parlamento europeo nella risoluzione urgente del 14 marzo 2019; secondo alcune informazioni giornalistiche, oltre a quanto indicato nella risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2019, almeno 74 procedimenti penali sono già stati intentati contro questo gruppo di persone; almeno 23 prigionieri politici sono detenuti in centri penitenziari dove l'uso della tortura è diffuso e le misure anti COVID-19 inesistenti; nel 2020, 5 attivisti per i diritti umani (Serik Orazov, Amanbike Meirkhanova, Garifulla Yembergenov, Dulat Agadil e Zhanbolat Agadil) sono deceduti a causa delle azioni degli organi interni dello Stato; l'omicidio politico di Zhanbolat Agadil, il figlio di Dulat Agadil, blogger e attivista kazako deceduto in custodia cautelare a seguito delle torture e alla mancanza di assistenza medica nel febbraio 2020, e testimone chiave dell'arresto arbitrario del padre poco prima della sua morte, è un fatto altrettanto sconcertante; i familiari di Dulat Agadil sono sotto stretta sorveglianza e sono almeno 55 i procedimenti penali intentati contro quegli attivisti che hanno partecipato a manifestazioni di solidarietà o a raccolta fondi per la famiglia di Dulat Agadil, si chiede di sapere: quali siano le iniziative di competenza che il Governo intende intraprendere per sollecitare il rispetto dei diritti umani nel Paese, condannare pubblicamente i fatti citati e richiamare il Governo del Kazakistan a rispettare gli obblighi assunti nell'ambito dell'accordo rafforzato di partenariato e di cooperazione tra l'Unione europea e la Repubblica del Kazakistan; se intenda sostenere il disegno di legge, recante "Disposizioni per il contrasto alle violazioni internazionali dei diritti umani", depositato al Senato il 6 marzo 2019 (AS 1126), inteso ad introdurre la possibilità di sanzioni individuali per responsabili di gravi violazioni dei diritti umani o atti di corruzione sistemica secondo quanto già in vigore in diversi Paesi membri della UE e in altre democrazie consolidate, e in via d'adozione a livello dell'Unione europea. Atto n. 4-04471 NUGNES BUCCARELLA FATTORI DI MARZIO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la Commissione europea ha proposto un radicale cambio di passo verso la neutralità climatica al 2050, incrementando la riduzione delle emissioni climalteranti (rispetto al 1990) al 2030 dal 40 per cento all'attuale 55 per cento e, a partire da ciò, il Parlamento europeo ha approvato di incrementare tale riduzione al 60 per cento; il piano europeo "Next generation EU" per il recupero dell'attività economica in seguito al crollo conseguente alla pandemia da COVID-19 prevede 750 miliardi di euro per investimenti, dei quali almeno il 37 per cento in piani di sostenibilità ambientale e tra questi infrastrutture che favoriscano la sostenibilità economica, ambientale ed energetica per l'Europa delle future generazioni; il piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) del 2019 assume come obiettivo di riduzione il 38 per cento, programmando la graduale cessazione della produzione elettrica con carbone entro il 2025. Il termine della produzione elettrica da carbone, tuttavia, è compensata da un piano di interventi che sostanzialmente si traducono nella predominanza dell'utilizzo del gas naturale, per il quale si prevede la costruzione di nuovi impianti di turbogas a sostituire le centrali a carbone; il meccanismo economico con cui si garantisce il servizio di copertura elettrica del Paese è il "capacity market". Quello scelto dal Governo dispone il pagamento della capacità produttiva messa a disposizione per il sistema, in alternativa al pagamento della corrente elettrica realmente erogata. L'offerta di capacità è messa all'asta sulla base di prezzi base. Questo nei fatti garantisce un guadagno all'azienda fornitrice indipendentemente dalla corrente realmente venduta. Terna SpA mette all'asta la disponibilità di potenza elettrica da parte degli operatori, con una base d'asta pari a 75.000 euro a megawatt in caso di nuova potenza e meno della metà nel caso di impianti di generazione preesistente. I contratti sono di 3 anni per risorse esistenti e di 15 per risorse nuove. Questo meccanismo appare appositamente concepito per incentivare la costruzione di nuove centrali a turbogas; il quadro derivante dal PNIEC 2019 e dal conseguente capacity market, fortemente sbilanciato sul gas naturale, appare superato dalle decisioni comunitarie del 2020, in relazione sia al percorso di avvicinamento alla neutralità climatica al 2050, che ai piani di ripresa economica contemplati nel Next generation EU, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda adeguare in tempi brevi il PNIEC alle nuove necessità richieste dai rinnovati obiettivi europei in tema di emissioni climalteranti, alzando in maniera coerente con la UE gli obiettivi di abbattimento previsti per l'Italia, portandoli dall'attuale 38 per cento ad almeno il 55 per cento deliberato dalla Commissione; se intenda diminuire il ruolo del gas nella produzione di energia, aumentando al contempo la capacità degli accumuli e favorendo la penetrazione massiccia delle fonti rinnovabili, anche attraverso l'autoproduzione e le comunità energetiche; se sia possibile, conseguentemente, effettuare una moratoria sulle aste dell'attuale capacity market in attesa della necessaria revisione del PNIEC da allineare ai nuovi obiettivi; se il Governo stia effettuando una valutazione prospettica, non limitata alla mera fase contingente, della quantità e della qualità del lavoro connesso alla transizione energetica, in raffronto con il permanere delle fonti fossili previsto dal PNIEC 2019. Atto n. 4-04472 BERGESIO CASOLATI FERRERO MONTANI PIANASSO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la strada provinciale 20 del colle di Tenda è un'importante strada statale e provinciale italiana di collegamento con la Francia; al confine, infatti, si innesta nella route départementale (RD) 6204, che va dal traforo stradale del colle di Tenda all'ulteriore confine di Stato con l'Italia presso la frazione Piena di Breglio; a causa di un evento alluvionale verificatosi nell'ottobre 2020, la RD 6204 è stata, ed è tuttora, chiusa al traffico dalle autorità francesi, le quali hanno individuato come percorso alternativo la route départementale 900; il sindaco di Barcelonnette, città francese attraversata dalla RD 900, ha recentemente comunicato la sua intenzione di interdire la circolazione dei veicoli pesanti superiori alle 22 tonnellate sulla medesima strada, a far data dal 1° dicembre; l'impossibilità di utilizzare la RD 6204 e l'interdizione al traffico pesante sulla RD 900 inficiano le relazioni economiche intercorrenti fra il Piemonte e le aree (francesi ed italiane) interessate, e comportano dei costi significativi legati al reindirizzamento del traffico su percorsi alternativi, sovente non funzionali alle esigenze di trasporto; questa scelta scellerata mette in grave crisi il tessuto imprenditoriale del sud del Piemonte, nonché le aziende di logistica e di trasporto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della drammatica situazione che può innescare la vicenda in un'area da sempre vocata all'imprenditoria, alla produzione ed all' export come il sud del Piemonte, bloccando di fatto ogni collegamento diretto con il sud della Francia; quali azioni intenda attivare, anche di concerto con le competenti autorità francesi, per evitare che la route départementale 900 sia interdetta alla circolazione dei mezzi con massa a pieno carico superiore alle 22 tonnellate; se, in assenza di alternative alla chiusura della RD 900 ai mezzi pesanti, non sia il caso di prevedere delle compensazioni per gli operatori economici costretti, loro malgrado, a deviare dal percorso originario, facendosi carico di costi di logistica che altrimenti renderebbero non competitiva la vendita dei propri prodotti. Atto n. 4-04473 CASOLATI FERRERO BERGESIO MONTANI PIANASSO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a seguito dello sforamento dei limiti di guardia delle concentrazioni di polveri sottili in atmosfera nel bacino padano, è scattato dal 17 novembre e fino a nuova valutazione, il "semaforo arancione" per la città di Torino e per altri 26 comuni del Piemonte, con il conseguente blocco della circolazione per tutti i giorni, inclusi festivi, degli autoveicoli più inquinanti; considerato che: a seguito delle restrizioni imposte dal Governo dovute all'innalzamento della curva dei contagi da COVID-19, molte regioni si trovano già in condizioni di restrizione, in particolare il Piemonte dal 6 novembre 2020 è "zona rossa", con un lockdown e conseguente riduzione significativa della circolazione; la Giunta regionale del Piemonte, attraverso l'assessore per l'ambiente, Matteo Marnati, ha sostenuto che i blocchi alla circolazione non siano una soluzione, come anche dimostrato dai fatti in quanto, riferisce, a seguito del lockdown "a Torino la circolazione ha subito una contrazione di quasi il 50%, eppure le concentrazioni di Pm10 continuano a salire", è pertanto evidente che la concentrazione in atmosfera di polveri sottili non dipende esclusivamente dal traffico veicolare, ma anche da altri fattori tra i quali "riscaldamento domestico, agricoltura e fattori climatici esterni", ovvero le caratteristiche morfologiche e meteoclimatiche del territorio; il blocco dei veicoli rischia di rappresentare una soluzione inefficace, nonché paradossalmente dannosa nel periodo di pandemia, in quanto rischia di spingere molta utenza, soprattutto nelle grandi città, ad usare i mezzi pubblici "sovraccaricando nuovamente bus e tram che sono tra i luoghi più a rischio di contagio" come riferito dal presidente della Regione Piemonte nell'esternare malumore per la mancata deroga del Governo al blocco, come chiesto dalle Regioni del bacino padano, che avrebbe risparmiato ulteriori disagi in una situazione di estrema difficoltà per la popolazione; da quanto riferito dall'assessore Marnati, la Giunta sta studiando una soluzione alternativa da proporre al Ministro in indirizzo per il bacino padano, basato sulla misurazione delle concentrazioni in atmosfera anche di ossidi di azoto e solo delle particelle; anche il direttore di ARPA Piemonte ha dichiarato che l'inquinamento atmosferico della regione è determinato da molteplici fattori e che è in corso con la Regione una valutazione dell'opportunità di incrementare i parametri e i dati da prendere in considerazione per la misurazione dello smog ; imporre ulteriori limiti al Piemonte, tra le prime regioni ad essere stata dichiarata "zona rossa", con i conseguenti e importanti limiti agli spostamenti tra comuni e all'interno degli stessi, rappresenta un'ulteriore penalizzazione delle attività industriali e lavorative dei cittadini piemontesi, senza un evidente beneficio ambientale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che nella situazione attuale sia del tutto intempestivo e dannoso l'utilizzo del "semaforo ambientale" per regolare il traffico del Piemonte e del bacino padano e se non ritenga opportuno prevedere meccanismi di deroghe ai blocchi anti inquinamento; se stia valutando di considerare anche altri indicatori e parametri di misurazione dell'inquinamento da traffico nelle città della pianura Padana. Atto n. 4-04474 ALESSANDRINI PITTONI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: le prove INVALSI, almeno per il momento, sono state confermate per l'anno scolastico 2020/2021, ma tutto dipenderà dall'evoluzione della pandemia; si ricorda che lo scorso anno, nonostante il loro svolgimento fosse requisito di ammissione all'esame di maturità, le prove INVALSI sono state cancellate a causa della pandemia; l'ufficialità arriverà solo con il provvedimento con cui il Ministero dell'istruzione comunicherà i requisiti per la partecipazione all'esame di fine corso di studi; purtroppo da marzo gli studenti sono stati catapultati, da un giorno all'altro, in una realtà mai sperimentata prima, sono provati psicologicamente, visto che non si parla di altro che non sia tamponi, quarantena, distanziamento, turni, mascherine, didattica sostitutiva; patiscono, inoltre, la mancanza di incontri con i compagni in orario extrascolastico, per chi ha la fortuna di stare a scuola in presenza, per gli altri di assenza totale di contatti; sotto un altro aspetto non meno importante, la pandemia ha fatto aumentare la non equità del sistema scolastico che, a sua volta, ha generato un significativo aumento della disuguaglianza sociale. I più recenti dati ISTAT disponibili dicono che il 33,8 per cento delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa e solo il 6,1 per cento degli studenti vive in famiglie in cui ciascun componente ha a disposizione un proprio computer , quindi una consistente quota di alunni non ha potuto partecipare ad alcun tipo di insegnamento a distanza; questo preoccupante fenomeno di esclusione, che in Italia investe un numero di studenti oscillante tra 800.000 e 2 milioni, non è distribuito equamente tra i ceti sociali, dal momento che sono proprio le famiglie più povere a non disporre di dispositivi e connettività; in questo contesto emerge la necessità di conoscere l'effettivo impatto della "perdita di apprendimento" ( learning loss ) prodotta dalla pandemia, al fine di valutare la situazione, per ogni scuola e per ogni classe, del livello di apprendimento nelle principali aree disciplinari; un ulteriore aspetto riguarda le indicazioni su come sarà possibile, vista l'attuale situazione, completare le ore di alternanza scuola lavoro previste dal programma, si chiede di sapere: se e quando verrà emanato il provvedimento ministeriale citato; se il Ministro in indirizzo intenda contestualmente dare indicazioni in merito allo svolgimento delle prove INVALSI, vista la notevole diversità di situazioni logistiche (didattica in presenza o didattica a distanza) che influiscono in modo ragguardevole sulla didattica e sulla preparazione degli studenti, non trascurando di tenere in debita considerazione tutte quelle situazioni psicologiche che questo stravolgimento di abitudini causato dalla pandemia sta producendo sui ragazzi in termini di divario digitale ( digital divide ) che si traduce in nuova ed ulteriore forma di disuguaglianza sociale. Atto n. 4-04475 AUGUSSORI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: per far fronte alle esigenze urgenti legate all'emergenza sanitaria da COVID-19, dall'inizio della pandemia sono stati stanziati dal Governo circa 100 miliardi di euro; le risorse sono state stanziate per la quasi totalità con decreti-legge, vista l'urgenza e la necessità di interventi immediati di sostegno, ma per l'erogazione sono stati previsti più di 200 decreti attuativi; secondo il monitoraggio dell'ufficio per il programma di governo della Presidenza del Consiglio dei ministri, ne sarebbero stati attuati solo 64, per un totale di 76,8 miliardi di euro, pertanto circa un quarto delle risorse risultano inutilizzate; l'emergenza sanitaria che il nostro Paese sta affrontando ha avuto effetti drammatici sull'economia nazionale e le ripercussioni sui cittadini sono state e continuano ad essere purtroppo devastanti: la pandemia ha causato quest'anno una perdita di 410.000 posti di lavoro, nel 2021 i minori occupati saranno 230.000, numeri che fra l'altro tengono conto dell'estensione per tutto l'anno della cassa integrazione e del blocco per legge dei licenziamenti; a fronte della crisi economica e sociale, è inaccettabile che circa 23 miliardi di euro siano ancora inutilizzati per ritardi nell'emanazione dei decreti ministeriali, si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga doveroso, come atto di responsabilità nei confronti dei tanti cittadini che a causa dell'emergenza sanitaria hanno perso il lavoro o comunque hanno subito un calo drastico delle proprie attività, provvedere immediatamente ad una ricognizione puntuale delle risorse stanziate e non ancora erogate per mancanza di decreti attuativi, e destinarle quanto prima ad interventi di sostegno per le categorie maggiormente colpite nel corso dell'anno 2020. Atto n. 4-04476 AUGUSSORI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: a partire dalla dichiarazione dello stato di emergenza per i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19, il Governo è intervenuto con una serie di provvedimenti di rango primario e secondario per limitare il contagio fra la popolazione, arrivando addirittura a sospendere libertà costituzionalmente garantite; il Parlamento, in riferimento alle importanti scelte assunte in fase emergenziale, è ad avviso dell'interrogante stato spogliato dei suoi poteri e relegato a ratificare decisioni già prese, senza avere la possibilità di apportare il contributo rilevante insito nella sua funzione di organo rappresentativo della volontà popolare; il Presidente del Consiglio dei ministri, agendo fuori dalla previsione costituzionale dell'articolo 77 che identifica nel decreto-legge lo strumento normativo cui ricorrere in condizioni di necessità e urgenza, ha fatto reiterato ricorso a propri decreti restrittivi delle libertà costituzionali, creando una palese violazione della gerarchia delle fonti del diritto, trattandosi di una fonte normativa secondaria di natura regolamentare; in questi mesi, quindi, la popolazione è stata soggetta a pesanti restrizioni delle proprie libertà, che hanno avuto ripercussioni drammatiche sulla vita di molti, in forza di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, atti amministrativi che, a differenza del decreto-legge, non sono sottoposti al vaglio del Capo dello Stato e, soprattutto, al vaglio del Parlamento chiamato alla sua conversione; a fronte delle numerose critiche mosse dalle forze politiche di opposizione e dei fondati rilievi sollevati da numerosi e autorevoli costituzionalisti, si è tentato di coinvolgere maggiormente il Parlamento ottenendo almeno che il Presidente del Consiglio dei ministri fosse ascoltato nelle aule parlamentari sulla situazione in corso, ma questo non ha assicurato la doverosa partecipazione o condivisione alle importanti decisioni da prendere. Le azioni di intervento governative sono infatti state tutte giustificate sulla base delle risultanze delle relazioni e dei dati rilevati dal comitato tecnico scientifico (CTS), istituito il 5 febbraio 2020, per la consulenza e il supporto alle attività di coordinamento per il superamento dell'emergenza epidemiologica; le relazioni e i dati citati sono state mantenuti riservati da parte del Governo non solo ai cittadini, che avrebbero avuto tutto il diritto di conoscere la verità sui rischi che correvano, ma anche al Parlamento, esautorandolo, in questa delicata fase emergenziale, da scelte molto importanti che sarebbe stato doveroso condividere, si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga importante individuare, in accordo con le Commissioni parlamentari competenti in materia di affari costituzionali e di sanità delle due Camere, le opportune modalità di scambio di informazioni fra il comitato tecnico scientifico e le Commissioni parlamentari interessate, anche prevedendo che i verbali vengano prontamente trasmessi al Parlamento dopo ogni riunione del comitato e che i membri del medesimo CTS siano auditi mensilmente dalle commissioni, fino allo scioglimento del comitato. Atto n. 4-04477 URSO TOTARO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: con recente atto di sindacato ispettivo (4-04350) l'interrogante sottoponeva all'attenzione del Ministro in indirizzo una serie di interrogativi inerenti alla notizia in circolazione relativa al piano di fusione tra il gruppo bancario italiano Unicredit e l'istituto di credito Monte dei Paschi di Siena (MPS), e al riguardo successivamente il Ministro, nell'ambito della giornata del risparmio, sottolineava che "stiamo lavorando e abbiamo lavorato per rafforzare questa banca, definendo un percorso di rilancio con la Commissione europea che passerà anche per una operazione di fusione con un partner sufficientemente forte da consentirle un futuro", mentre pochi giorni dopo cominciavano a circolare le bozze e il testo base del disegno di legge di bilancio per il 2021, che all'articolo 39 reca "Incentivi fiscali alle operazioni di aggregazione aziendale", che presenta tutti i connotati di una norma ad hoc o di un artefizio tecnico volto a supportare e favorire la complessa operazione di fusione tra Unicredit e MPS; tale articolo, già ribattezzato "norma salva MPS", consente, "in caso di operazioni di aggregazione aziendale realizzate attraverso fusione, scissione o conferimento d'azienda", la trasformazione in credito d'imposta delle attività per imposte anticipate, anche se non iscritte in bilancio, riferite a determinate competenti, determinando, come attentamente osservato, un utile di 3 miliardi di euro che di fatto andrebbero dati "in dote" al soggetto che andrebbe a fondersi con MPS, mentre secondo altri calcoli di analisti indipendenti riportati sulla stampa, la stima prevista di 3 miliardi potrebbe rivelarsi non sufficiente, perché oltre all'operazione "MPS-Unicredit" per la quale la norma è stata realizzata, evidentemente, "su misura", si profilano all'orizzonte anche altri soggetti "interessati" a rientrare in tale previsione, tra i quali BPM e BPER, la cui fusione porterebbe alla realizzazione di una polo bancario "popolare" e per la quale si potrebbero conteggiare altri 2,2 miliardi di euro di benefici lordi, ma anche la Popolare di Sondrio, con oltre 900 milioni di DTA ("deferred tax asset") utilizzabili, e ancora, il Creval con circa 500 milioni, il tutto mentre Crédit Agricole lancia la sua offerta di acquisto per la totalità di azioni di Credito Valtellinese, a conferma delle mire della finanza francese sul risparmio italiano; le "imposte differite" o "deferred tax asset" costituiscono un meccanismo di trasformazione in crediti di imposta ben noto in ambito contabile bancario e finanziario e in passato si registra un importante precedente: precisamente, dal 2017 e nella successione dei Governi Gentiloni prima, e Renzi poi, con Pier Carlo Padoan, Ministro dell'economia e delle finanze, il decreto di salvataggio di MPS consentiva, a fronte di una maxiperdita di oltre 11 miliardi di euro, di iscrivere nel bilancio 3 miliardi di euro di crediti d'imposta nel computo del capitale, ma è utile ricordare come il dissesto senza fine del MPS nasca proprio dalla gestione suicida dei rapporti con le banche estere costato agli azionisti e contribuenti oltre 7 miliardi di euro, e che peraltro sta alla base della recente condanna in primo appello dei "vertici" della banca; secondo alcuni analisti "gli aiuti di Stato a MPS nel 2013 e nel 2017 furono concessi in modo illegittimo, una vera e propria truffa ai danni dello Stato, e i 'Monti bond' del 2013 furono concessi dando rappresentazioni false al Parlamento, mentre gli aiuti del 2007 furono mascherati da ricapitalizzazione precauzionale, quando invece servirono a ripianare un buco di 7,6 miliardi già accertati dalla BCE", circostanze sulle quali vertono, peraltro, le recenti decisioni del Tribunale di Milano che hanno portato alle menzionate condanne; il Ministro pro tempore Pier Carlo Padoan, uno degli autori del primo "salvataggio" a carico dello Stato, è stato di recente nominato nel consiglio di amministrazione di Unicredit per favorire il secondo "salvataggio", attraverso una privatizzazione per acquisizione da parte appunto di Unicredit, sempre con lo Stato che si accolla, in un modo o nell'altro, tutti i rischi e tutte le perdite, e nel 2017, quando giunse il consenso di Bruxelles al "salvataggio" da parte del Ministero dell'economia, lo stesso Padoan, allora Ministro, dichiarava che l'operazione sarebbe avvenuta senza costi per i contribuenti e che, anzi, lo Stato ci avrebbe guadagnato quando avrebbe rivenduto le azioni, mentre attualmente sembra che il Ministero abbia già assicurato formalmente alla banca un ulteriore sostegno con l'impiego di tutti gli 1,5 miliardi di euro previsti nel "decreto agosto" per il sostegno alle imprese a partecipazione pubblica, per sopperire al fabbisogno attuale che ammonterebbe a 2,2 miliardi di euro e che, "per rendere più appetibili fusioni e acquisizioni, il Ministero starebbe studiando lo scorporo di dieci miliardi di rischi legali da far confluire in un fondo statale", verosimilmente utilizzando ancora la società di gestione del risparmio "Amco", con la quale lo stesso Ministero ha già compiuto la maxioperazione di scorporo dei crediti deteriorati di MPS, sempre a carico ovviamente dello Stato e anch'essa propedeutica alla cessione della quota del 68 per cento adesso nelle mani del Ministero; considerati al riguardo i precedenti esborsi già connessi alla gestione di questo delicato dossier , non va inoltre trascurato il quadro che si va delineando nei diversi assetti societari dei gruppi bancari interessati nel delicato intreccio di interessi che, nel caso in cui dovesse realizzarsi la fusione tra Unicredit e MPS, andrebbe oggettivamente a favorire l'asse franco-tedesco, ove ciò comportasse lo scorporo e poi la successiva vendita della parte internazionale della banca, generando il gravissimo paradosso per cui il risanamento o ripianamento di debiti mediante il discutibile ricorso al bilancio dello Stato italiano andrebbe a favorire l'economia finanziaria e bancaria di altri Paesi, penalizzando il nostro, mentre esiste un secondo e diverso piano caldeggiato da altri esponenti della maggioranza affinché MPS resti "pubblica", con la realizzazione di un polo bancario pubblico, insieme con Banca popolare di Bari e quindi Mediocredito centrale, si chiede di sapere: se risponda al vero che la misura prevista nel disegno di legge di bilancio per il 2021 costerebbe almeno il doppio rispetto a quanto preventivato, incentivando fusioni e aggregazioni e accelerando il "risiko bancario", con vantaggi indubbi anche per la finanza straniera presente in Italia e quale sia l'ammontare complessivo a carico dello Stato dalle operazioni già effettuate a sostegno di MPS negli ultimi 7 anni e quali siano le previsioni di ulteriori costi per realizzare la privatizzazione dell'istituto, quale i tempi e le modalità; se risulti che siano state fondate le previsioni e le promesse del Ministro pro tempore Padoan, oggi designato a nuovo "regista" dell'operazione, secondo cui il "salvataggio" di MPS non sarebbe stato a carico dei contribuenti, ma anzi che lo Stato ci avrebbe guadagnato, e in tal caso, quale sia l'ammontare del "guadagno" da parte dello Stato nell'intera operazione che giungerebbe a breve a termine con la ipotizzata privatizzazione; qual sia la posizione del Ministro in indirizzo rispetto ai rischi illustrati e in modo specifico sulla possibilità che ciò determini lo scorporo e la successiva vendita della parte internazionale di Unicredit a soggetti bancari stranieri con la perdita quindi della più significativa presenza bancaria italiana all'estero; se la nomina nel consiglio di amministrazione di Unicredit dell'ex ministro Pier Carlo Padaon, deputato eletto nel collegio di Siena, e la sua successiva designazione al vertice dell'istituto, non possano comportare un palese conflitto di interessi, tanto più alla luce di quanto emerge dalle sentenze giudiziarie che chiamano in causa proprio coloro che erano stati designati al vertice dell'istituto per i bilanci realizzati negli anni in cui lo stesso Padoan era Ministro dell'economia; se non ritenga che il quadro ivi delineato non possa corrispondere alla circostanza per cui il MPS venga "salvato" con gravi costi a carico dello Stato, cioè dei cittadini, per essere "restituito" alla parte politica che di fatto lo ha gestito negli ultimi decenni, mentre la parte internazionale di Unicredit viene consegnata in mani straniere, che da tempo ambivano a acquisirla, con una spartizione di interessi che trova corrispondenza anche in altre operazioni finanziarie, bancarie e assicurative in corso e quale sia la posizione del Ministro sull'ipotesi alternativa, caldeggiata da esponenti della stessa maggioranza, di creare un polo bancario pubblico, favorendo l'aggregazione tra MPS e Banco popolare di Bari, con la regia di Mediocredito centrale, e a quanto ammonterebbero in tal caso i costi ulteriori a carico dello Stato ricadenti nell'"asse franco-tedesco", nel quadro delle operazioni in atto e dettagliatamente illustrate, a discapito della finanza pubblica nazionale. Atto n. 4-04478 URSO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: nel corso di un recente question time , svoltosi in Aula al Senato l'11 novembre 2020, il firmatario con l'interrogazione 3-02084 portava all'attenzione del Governo le operazioni poste in essere da alcuni fondi internazionali (in particolare, il fondo americano "Blackstone" e il fondo australiano "Macquarie"), che andavano a intrecciarsi con la confusa e contraddittoria gestione, da parte del Governo, del delicato dossier "ASPI" nella trattativa tra Cassa depositi e prestiti e Atlantia, secondo la quale i due fondi stranieri acquisirebbero ciascuno il 30 per cento delle azioni della società autostradale; i due investitori sono noti per la loro spregiudicatezza, circostanza che genera non pochi dubbi in ordine alla sicurezza dell'operazione e compatibilità della loro mission ai principi di trasparenza delle operazioni; veniva altresì evidenziato come il fondo Macquarie, gruppo finanziario miliardario australiano attivo in 31 Paesi, secondo gli osservatori sarebbe "famoso per garantire ottimi rendimenti ai suoi investitori ma non altrettanti servizi agli utenti", al punto da essere ribattezzato dagli australiani "la fabbrica dei milionari", e dagli inglesi "il canguro vampiro"; è di martedì 10 novembre la notizia che lo stesso Macquarie ha venduto proprio ad Atlantia, per circa un miliardo di dollari, il 100 per cento della propria partecipazione nella società concessionaria dei tunnel in Virginia; lo stesso fondo, oltre alla quota di Autostrade, sembrerebbe essere interessato anche ad un altro asset strategico, con l'offerta di 2,6 miliardi di euro presentata a ENEL per l'acquisto del 50 per cento di Open Fiber, la società di reti digitali a banda larga destinata alla fusione con la rete di Telecom Italia; anche su quest'ultima offerta appare opportuno sollecitare la massima attenzione del Governo in ordine alle "manovre" in atto in Italia, per i rischi cui sarebbe esposto il processo di costituzione della società della rete unica nazionale, infrastruttura strategica necessaria per l'accelerazione dello sviluppo digitale dell'Italia, che punta alla nascita di una società costituita mediante la fusione di FiberCop (società comprensiva della rete di accesso primaria e secondaria di TIM), Open Fiber (società dedicata alla fibra ottica e partecipata da Cassa depositi e prestiti e ENEL) e aperta anche ad altri investitori; recenti ricostruzioni riportate da organi di stampa, oltre a portare alla ribalta delle cronache proprio le operazioni in atto in relazione all'offerta avanzata da Macquarie su ENEL per il 50 per cento di Open Fiber, hanno evidenziato tutti i rischi connessi allo scenario che si va delineando, con particolare riguardo alla possibile attuazione anche nel nostro Paese del metodo di gestione consolidato dal fondo e basato su scarsità di investimenti, incremento dei debiti e dei costi per gli utenti, moltiplicazione dei dividendi e rivendite a prezzi raddoppiati; la ulteriore richiesta di Macquarie di coinvolgere altri fondi "alleati" nella sua offerta vincolante fa emergere la particolare condizione negoziale concessa da ENEL al fondo australiano e la necessità di porre particolare attenzione su chi poi realmente avrà il potere decisionale nella società che realizzerà la fibra ottica nel nostro Paese, asset strategico fondamentale per lo sviluppo e la competitività del "sistema Italia"; inoltre, dalle analisi e ricostruzioni giornalistiche sono emersi ulteriori elementi poco chiari in ordine alle "preziose consulenze" pagate a uno studio di ex politici ed ex amministratori pubblici, tra i quali proprio gli ex vertici dei soggetti in causa, che potrebbero far emergere conflitti d'interesse e comunque una contiguità o commistione di interessi pubblici e privati, sulla quale è opportuno adottare ogni possibile approccio prudenziale al fine di scongiurare ogni rischio di esposizione dei nostri asset pubblici strategici nazionali a possibili operazioni speculative, si chiede di sapere: se il Governo, in relazione al processo di costituzione della società della rete unica nazionale necessaria per l'accelerazione dello sviluppo digitale dell'Italia, e alla recente offerta avanzata dal fondo australiano Macquarie a ENEL, abbia svolto o ritenga di svolgere un'attenta valutazione in ordine alla qualità, sicurezza e provenienza degli investimenti in campo e alle finalità e continuità di gestione; se abbia valutato le possibili conseguenze sulla governance di Autostrade della circostanza che i fondi esteri assumerebbero una partecipazione maggioritaria in ASPI, e in tal caso, come pensi di garantire il ruolo guida di Cassa depositi e prestiti, gli investimenti in manutenzione e il costo per gli utenti, anche in relazione alle recenti osservazioni dell'Autorità di settore; quali indispensabili interventi ritenga di adottare al fine di garantire la messa in sicurezza degli asset strategici dello sviluppo economico e infrastrutturale del nostro Paese, ponendoli al riparo da qualsivoglia operazione speculativa internazionale e preservando l'interesse nazionale. Atto n. 4-04479 STEFANI ALESSANDRINI BONGIORNO BORGONZONI CANTU' CASOLATI FAGGI FERRERO FREGOLENT LUNESU MARIN NISINI PERGREFFI PIROVANO PIZZOL PUCCIARELLI RICCARDI RIVOLTA SAPONARA SBRANA TESTOR Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: Nasibe Semsai è un'attivista iraniana per i diritti umani di 36 anni, che ha partecipato alle diverse manifestazioni che nell'inverno del 2018 hanno caratterizzato l'Iran e sono passate alla storia con il nome di "mercoledì bianco"; questo movimento di protesta è nato contro l'imposizione dell' hijab , il velo islamico, obbligatorio nella Repubblica islamica dell'Iran; Nasibe Semsai per aver partecipato a tali proteste è stata condannata a 12 anni di reclusione; considerato che: la giovane attivista è fuggita in Turchia per evitare l'arresto da parte delle autorità iraniane; secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, Nasibe Semsai è stata arrestata pochi giorni fa dalla Polizia turca presso l'aeroporto di Istanbul, mentre era in procinto di imbarcarsi su un volo che l'avrebbe portata in Spagna; secondo le ultime notizie a disposizione, la giovane si troverebbe reclusa in un centro per migranti irregolari a Edirne, nel nord della Turchia, e rischierebbe l'estradizione in Iran, dove l'aspetta il carcere; valutato che: la Turchia, come ribadito più volte da importanti esponenti politici del Governo di Erdogan, continua a ritenere una possibilità l'ingresso in Unione europea, ed è stata negli ultimi anni lautamente finanziata da Bruxelles per la gestione del dossier immigrazione; l'estradizione di Nasibe Semsai sarebbe una condanna certa per la giovane, alla luce del moltiplicarsi di arresti e ingiuste detenzioni che negli ultimi anni hanno coinvolto le attiviste per i diritti umani in Iran, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere, anche in sede europea, per porre attenzione sul tema dei diritti delle donne in Medio oriente, e nello specifico per tutelare la libertà della giovane attivista arrestata in Turchia. Atto n. 4-04480 NUGNES Ai Ministri della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 24 ottobre 2020, con la ratifica dell'Honduras, il trattato ONU di proibizione delle armi nucleari (TPNW) ha raggiunto le 50 adesioni indispensabili per la sua entrata in vigore, che vincolerà legalmente i Paesi firmatari e così, finalmente, anche le armi nucleari potranno essere bandite al pari di quelle chimiche e batteriologiche; prima dell'entrata in vigore di questo trattato le armi nucleari erano di fatto escluse dalla lista delle armi di distruzione di massa proibite dal diritto internazionale; sono 50 i Paesi che hanno sottoscritto il trattato, ma tra loro non c'è l'Italia, nonostante l'articolo 11 della nostra Costituzione ("L'Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali") e nonostante 246 deputati e senatori (tra cui il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale) abbiano firmato l'Ican Pledge, impegnandosi così a sostenere il percorso di ratifica del trattato da parte del nostro Paese; lo scorso 6 agosto, in occasione del 75° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki da parte degli Stati Uniti, il Presidente della Repubblica Mattarella ha dichiarato che: "L'Italia sostiene con forza l'obiettivo di un mondo libero da armi nucleari, attraverso un approccio progressivo al disarmo che preveda il responsabile coinvolgimento di ogni Stato. L'agenda internazionale non può prescindere da questo traguardo"; considerato che: il nostro Paese partecipa invece al programma "nuclear sharing" della NATO, ospitando decine di testate nucleari statunitensi a Ghedi ed Aviano ed addestrando i piloti dei cacciabombardieri Tornado al bombardamento nucleare e ha confermato recentemente l'acquisto degli F-35, che sostituiranno i Tornado in questa funzione ed ha avviato l'ammodernamento della base aerea di Ghedi a questo scopo; il nostro Paese, ospitando testate nucleari, è un bersaglio, che in caso di conflitto, quindi dopo l'entrata in vigore del trattato, diviene Paese che ospita sul suo territorio armi di distruzione di massa proibite; non risultano iniziative ufficiali dell'Italia volte a sollecitare l'adesione al trattato da parte dei Paesi aderenti alla NATO e delle altre nazioni dotate di arsenali atomici, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano che l'Italia debba aderire al trattato e quali siano le ragioni per le quali il Governo non ha proceduto in tal senso; se non ritengano doveroso uscire dal programma "nuclear sharing" della NATO e interrompere il programma F-35 (2247 milioni di euro previsti dal Ministero della difesa per il triennio 2020-2022); quali iniziative abbia intrapreso l'Italia a livello internazionale nella direzione prospettata dal Presidente della Repubblica. Atto n. 4-04481 NUGNES Ai Ministri dell'interno e per la pubblica amministrazione Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il sindaco di Pisa, Michele Conti, con proprio atto, il 29 luglio 2020 ha nominato un "consigliere speciale del sindaco" nelle materie della sicurezza e della legalità e nell'atto si esplicitava "che il ruolo di consigliere speciale del Sindaco potrà esplicarsi in una attività di confronto con il territorio e nella tenuta di relazioni informali esterne (cittadini, media, associazioni, enti) in ordine ai temi descritti di cui riferire al Sindaco, oltreché in una attività propositiva sulla stessa materia rivolta al Sindaco e alla Giunta, senza mai tuttavia configurare esercizio di funzioni di governo proprie di questi ultimi, ovvero esercizio di funzioni gestionali proprie delle figure dirigenziali"; a seguito di questa decisione il gruppo consiliare "Diritti in comune" (Una città in comune - Rifondazione Comunista - Pisa Possibile) ha rivolto un formale quesito al Ministero dell'interno sulla regolarità e legittimità di simile nomina, evidenziando come dette nomine siano inutili, dannose e tese a svuotare di contenuto e di funzioni i compiti degli assessori e dei consiglieri comunali. Nel caso specifico il provvedimento appare assolutamente avulso dalla legislazione che disciplina il funzionamento degli enti locali, non rinvenendosi in alcun testo, dallo statuto comunale al testo unico sugli enti locali, alcuna norma che possa giustificare la nomina; peraltro il fatto che l'atto del sindaco Conti sembri in contrasto con la normativa di riferimento viene confermato anche dal parere espresso in data 3 gennaio 2018 dal Dipartimento degli affari interni e territoriali del Ministero dell'interno, laddove, a quesito specifico per analoga vicenda, afferma categoricamente che "l'ordinamento degli enti locali non prevede la figura del 'consigliere politico'; i consiglieri, gli assessori ed il sindaco, quali organi di governo degli enti locali, sono (le sole) figure tipiche individuate dalla legge"; considerato che: mentre i principi fissati dal decreto legislativo n. 267 del 2000 prevedono la possibilità di istituire "uffici di supporto agli organi di direzione politica ai sensi dell'art. 90" che, al comma 1, "demanda al regolamento degli uffici e dei servizi la possibilità di prevedere la costituzione di uffici posti alle dirette dipendenze del sindaco, della giunta o degli assessori per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo loro attribuite dalla legge", allo stesso tempo, il citato parere ministeriale del 3 gennaio 2018 evidenzia che "con riferimento a tale istituto, va ricordato che la giurisprudenza contabile ha evidenziato il carattere necessariamente oneroso del rapporto con i soggetti incaricati di funzioni di staff (cfr. pronuncia SRC Campania n. 155/2014/PAR)". E che, conclude il parere, "nell'ambito dei principi fissati con legge dello Stato, l'ente può integrare, nei termini su indicati, le norme che stabiliscono il riparto delle attribuzioni, ma non può derogarle", quindi, "l'individuazione della figura del 'consigliere politico' non appare compatibile con l'ordinamento degli enti locali"; per quanto risulta all'interrogante, il prefetto di Pisa, Castaldo, con nota del 6 ottobre 2020, ha risposto al quesito del gruppo consiliare Diritti in comune, ricordando al riguardo un recente comunicato del Ministero dell'interno, con cui si affermava che l'ordinamento degli enti locali non prevede la figura del consigliere politico, a cui il consigliere in oggetto può essere assimilato, concludendo: "Considerato, comunque, che nell'ambito dei principi fissati con legge dello Stato, l'ente può integrare le norme che stabiliscono il riparto delle attribuzioni, ma non può derogarle, l'individuazione del 'consigliere politico' non essendo collocabile nella fattispecie sopra elencate, non appare compatibile con la disciplina degli enti locali"; nonostante questa risposta del prefetto, il sindaco di Pisa non ha proceduto alla revoca della nomina del suo "consigliere speciale", si chiede di sapere: se non si ritenga la nomina di "consiglieri speciali" da parte dei sindaci avulsa e poco chiara rispetto agli istituti previsti dal decreto legislativo n. 267 del 2000, art. 90, in materia di "uffici di supporto agli organi di direzione politica" e quindi non compatibile con la legislazione vigente; quali provvedimenti si intenda adottare per evitare il perdurare di nomine ritenute non conformi alla normativa vigente. Atto n. 4-04482 DE PETRIS Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: nelle ultime settimane sono giunte molte denunce su una grave situazione di irregolarità venutasi a creare presso il punto vendita Gespac a marchio CONAD, sito nel centro commerciale "Lo Zodiaco" ad Anzio; sindacati e lavoratori hanno segnalato infatti condizioni di rischio per la salute e la sicurezza, tra cui: mancata costituzione del comitato per l'applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione delle misure di contrasto al contenimento del virus COVID-19; mancata elaborazione di disposizioni sulle modalità di contingentamento dei clienti nel punto vendita; errato calcolo delle persone che possono essere presenti nel punto vendita, compresi i lavoratori; mancata consegna dei DPI per la pulizia degli ambienti di lavoro; sussistenza di un rischio igienico negli ambienti adibiti a spogliatoio, armadietti, bagni, magazzino, merci; risulta, inoltre, che i dipendenti si trovino costretti a lavorare con dispositivi che portano personalmente da casa e che coloro che ne rivendicano la fornitura vengano redarguiti e puniti con turni massacranti; inoltre, in un comunicato del sindacato UIL-TUCS di Latina si legge che in alcune fasce della giornata i lavoratori si siano trovati costretti a contingentare autonomamente i clienti oltre ad invitarli ad alzare la mascherina, e che, in conseguenza di tali richiami, il direttore del supermercato avrebbe intimato ai lavoratori di non far rispettare le norme di sicurezza emanate dal Governo, al fine di non perdere clientela. Sembra inoltre che anche la richiesta di posizionare alla barriera casse i dispositivi di sicurezza sia stata del tutto ignorata; è davvero impensabile che, nel contesto attuale di pandemia, alcuni datori di lavoro si dimostrino così irresponsabili verso banali direttive, volte a salvaguardare la salute del pubblico e dei dipendenti; è necessario che vengano attivati quanto prima i controlli ispettivi salute e sicurezza per la mancata applicazione del protocollo di regolamentazione sulle misure per il contrasto ed il contenimento negli ambienti di lavoro; attualmente i lavoratori del CONAD del centro commerciale "Lo Zodiaco" di Anzio risultano in stato di agitazione, si chiede di sapere quali iniziative intendano intraprendere i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, al fine di verificare la situazione nel punto vendita, assicurando il rispetto delle norme anti COVID, al fine di tutelare la salute di lavoratori e clienti. Atto n. 4-04483 GASPARRI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: a quanto si apprende, a novembre 2020, nonostante la chiara presa di posizione della CEI, che è anche rispettosa delle aspettative degli insegnanti, il Ministero dell'istruzione starebbe accelerando le procedure per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del bando di concorso per il reclutamento degli insegnanti di religione; per il concorso è necessaria una pre intesa con la CEI, che non risulta all'interrogante; risulterebbe, inoltre, che ci sarebbe una proposta del Ministero di riconoscere valore legale ai titoli delle università pontificie; un concorso per insegnanti di religione senza un chiaro e ufficiale riconoscimento del valore abilitante dell'idoneità dell'ordinario in breve tempo cancellerebbe la stessa idoneità e il rapporto degli insegnanti di religione con il proprio vescovo, si chiede di sapere se quanto sopra corrisponda al vero e, in caso affermativo, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per ripristinare lo stato delle cose nel rispetto delle procedure. Atto n. 4-04484 GASPARRI Ai Ministri dell'istruzione e della salute Premesso che: l'epidemia in corso si sta intensificando con ripercussioni negative su tutto il territorio nazionale; le scuole stanno rappresentando in particolare un punto cruciale nella discussione in atto nel Paese, in quanto costituiscono un presidio fondamentale per l'istruzione e la formazione degli studenti, ma anche un luogo di crescita e di aggregazione sociale; vista l'importanza che le scuole ricoprono, il Governo ha indicato alcune linee guida e ha dichiarato di aver preso provvedimenti per consentire, dove possibile, lo svolgimento delle lezioni nelle aule e in altri casi con didattica a distanza; molte famiglie romane segnalano l'assenza dei banchi idonei e della distanza di sicurezza in molte aule, oltre alla mancanza di controlli adeguati; anche per quanto riguarda la didattica a distanza si lamentano criticità nello svolgimento delle attività, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dello stato delle scuole romane in relazione all'emergenza in corso; quale sia la situazione attuale rispetto alle forniture dei banchi e alle altre attrezzature scolastiche; se siano a conoscenza degli investimenti effettuati nelle scuole romane e quali siano i costi degli investimenti fatti fino ad oggi nelle scuole della capitale con riferimento a specifiche voci di costo. Atto n. 4-04485 GASPARRI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la grave crisi sanitaria ed economica in corso ha costretto il Governo a prorogare fino al 31 gennaio 2021 lo stato di emergenza; dopo questa proroga e le ulteriori restrizioni avvenute negli ultimi mesi, con la chiusura di alcune regioni, dichiarate "zone rosse", si è ulteriormente acuita la difficoltà per molte aziende, società e commercianti, costretti, nel peggiore dei casi, alla chiusura; l'associazione CLIP Italia, che si occupa della tutela dei commercianti e delle imprese, nella persona del presidente Antonio Pulcini, ha sollevato più volte la problematica, anche con lettera inviata al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro in indirizzo, ribadendo la necessità di una proroga dei termini di scadenza dei titoli di credito, già prorogati al 31 agosto 2020, vista la già citata proroga dello stato di emergenza; a partire dal 26 ottobre 2020 potrebbero essere già state effettuate iscrizioni negative nelle centrali rischi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover intervenire per prorogare al 31 gennaio 2021 i termini di scadenza dei titoli di credito ed eventualmente sospendere le iscrizioni già avviate dal 26 ottobre. Atto n. 4-04486 GASPARRI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il Comune di Roma (con comunicazione del 9 novembre 2020, pervenuta il 16 novembre) ha sfrattato l'Istituto storico italiano per il Medioevo dai locali che occupa dal 1923, per decisione del Ministro pro tempore Pietro Fedele; nella comunicazione si richiede di "rilasciare bonariamente i locali, liberi da persone e cose, entro 90 giorni dal ricevimento della presente", minacciando poi la "riacquisizione forzosa del bene"; il Comune afferma poi che l'Istituto sarebbe debitore di 24.437,88 euro, cosa che invece non risulta assolutamente all'interrogante; i locali sono richiesti per le necessità di spazi dell'archivio storico capitolino; lo stesso Comune di Roma ha restaurato nel 2006 grandi spazi al secondo e al terzo piano del complesso borrominiano, dove attualmente ha sede l'archivio storico capitolino e gli stessi sono tuttora del tutto inutilizzati, si chiede di sapere quali siano le ragioni di questa richiesta da parte del Comune che priverebbe Roma di un'istituzione riconosciuta nel mondo e con un'intensa attività culturale ed editoriale. Atto n. 4-04487 MARTELLI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: in data 5 ottobre 2020 il Comune di Cavallirio (Novara), con l'ordinanza n. 6, ha imposto l'abbattimento di tutte le piante entro i 6 metri dal ciglio di strade provinciali e i 3 metri dal ciglio di strade ricadenti nel territorio comunale; il territorio d'eccellenza boschiva del comune di Cavallirio è compreso nel geoparco UNESCO Sesia Valgrande, uno dei soli dieci in Italia, riconosciuto dall'UNESCO il 5 settembre 2013 e dal 17 novembre 2015 è "UNESCO global geoparks", il nuovo programma prioritario, al pari del patrimonio mondiale dell'umanità, delle riserve della biosfera e del patrimonio immateriale, ratificato durante la 38a conferenza generale dell'UNESCO dai 195 Stati membri; le strade boschive principali (adiacenti ad altre strade vicinali e di campagna, adornate da piante bellissime e rigogliose, tutte nell'area di interesse naturalistico del geoparco UNESCO, nel territorio di Cavallirio) che sarebbero oggetto del provvedimento di esbosco sono inserite nella rete dei sentieri del CAI, nei percorsi di nordic walking e turismo sostenibile dell'ATL della Provincia di Novara, nei percorsi enogastronomici e turistici delle eccellenze locali promosse dal club UNESCOterre del Boca; il sentiero CAI 787 è sovrapposto alla linea di vincolo idrogeologico previsto dal piano regolatore generale del Comune di Cavallirio e quindi va considerata nella sua completa attenzione; considerato che: l'ordinanza sindacale presenta indeterminatezza dell'oggetto e mancanza di valutazioni tecniche o statiche sugli alberi (alcune migliaia), poiché si parla genericamente dell'abbattimento al lato di tutte le strade del Comune degli "alberi pericolosi", senza però né definirli né individuarli, né localizzarli, come previsto dall'art. 54, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000 (verifica della pericolosità effettiva), come ricordato dal Consiglio di Stato (sentenza n. 1189 del 22 marzo 2016), che ha ritenuto corretta la statuizione del giudice di prime cure ove censurava delle ordinanze di abbattimento delle querce secolari, in quanto sfornite di elementi istruttori e di motivazione in grado di rappresentare un'effettiva situazione di pericolo per i cittadini; l'ordinanza risulta, poi, viziata dal fatto di richiamare una nota (prot. 3520 dell'8 settembre 2020) della Provincia di Novara, che risulta in realtà essere la n. 21486 (con la stessa data) e che riguarda solo le strade provinciali; nella risposta all'interrogazione parlamentare 4-04511 del 1° giugno 2011, relativa agli abbattimenti di alberi lungo le più suggestive strade italiane, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti afferma: "pertanto, ad avviso del Ministero, gli alberi impiantati prima dell'entrata in vigore del codice della strada, nelle fasce di rispetto ad una distanza inferiore ai 6 metri, non devono essere rimossi, né si deve provvedere alla rimozione degli alberi già impiantati lateralmente alla strada nella fascia di pertinenza"; l'ordinanza appare quindi un atto in netta contraddizione con le seguenti leggi e convenzioni internazionali: la Costituzione italiana, in punto di tutela del paesaggio, definito di "interesse pubblico di valore costituzionale primario ed assoluto" (Corte costituzionale, sentenza n. 145 del 2013); la Costituzione italiana, rispetto alla preservazione delle foreste, definite "bene giuridico di valore primario e assoluto" (Corte costituzionale, sentenza n. 105 del 2008); la Convenzione internazionale sulla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa, ratificata dall'Italia con la legge n. 503 del 1981, con cui l'Italia si impegna ad adottare politiche nazionali idonee a garantire la conservazione della flora e della fauna selvatiche e dei loro habitat naturali impedendone di svolgere funzioni essenziali; il principio n. 1 della dichiarazione di Stoccolma, che stabilisce il fondamento del legame tra i diritti umani e la protezione ambientale, dichiarando che l'uomo ha diritto ad un ambiente che permetta salute e benessere e che dichiara il dovere di ogni persona a tutelare l'ambiente per le presenti e future generazioni, sancendone il principio di precipua tutela e protezione da attività lesive; la convenzione sulla diversità biologica, ratificata dall'Italia con la legge n. 124 del 1994; la convenzione di Lugano (del 26 giugno 1993) che lascia un periodo di 30 anni per accertare e richiedere il risarcimento in solido dei danni di attività ambientali lesive dell'ambiente e della popolazione; la convenzione di Strasburgo del 4 novembre 1998, che legittima l'utilizzo della legge penale da parte di comitati ed associazioni di cittadini per la difesa della popolazione civile da attività lesive per la salute pubblica e l'ambiente, sottolineando che la qualità dell'aria un ambiente disboscato peggiorerebbe di molto, ponendosi in netto contrasto con la tutela della salute pubblica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti esposti; quali iniziative intenda intraprendere per assicurare la corretta applicazione delle norme attualmente vigenti relativamente alla tutela di un patrimonio ambientale riconosciuto a livello internazionale. Atto n. 4-04488 PELLEGRINI Emanuele Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 20 novembre 2020 presso il CPR (centro di permanenza per il rimpatrio) di via Corelli a Milano si è verificato l'ennesimo tentativo di rivolta ad opera degli occupanti; presso il centro si sono verificati plurimi e continui tentativi di rivolta, più o meno organizzati; in particolare, il 20 novembre, pare che alcuni degli ospiti abbiano innescato una protesta ammassando materassi e danneggiando arredi vari, porte e finestre, rompendo vetri e alcune persone si sarebbero addirittura posizionate sul tetto della struttura; la manifestazione sarebbe durata circa un'ora e avrebbe visto coinvolti circa una quarantina di nordafricani e diverse squadre dei reparti mobili della Polizia; l'episodio è solo l'ultimo di una lunga serie di situazioni incresciose e pericolose che rendono chiaro come la situazione sia di fatto insostenibile; in relazione a quanto accaduto, sono altresì intervenute le sigle sindacali della Polizia, che hanno rinnovato le innumerevoli segnalazioni sulla problematicità della situazione, chiedendo un intervento risolutore e chiarimenti circa le condizioni di lavoro delle forze dell'ordine; nello specifico, il periodo pandemico e la condizione sanitaria della comunità straniera presente nel centro rendono ancora più evidente l'insufficienza del personale addetto, e quindi l'assoluta difficoltà delle forze dell'ordine a far fronte a sommosse e rivolte interne che rendono inagibili i locali stessi; è stata altresì denunciata l'inadeguatezza del personale medico e paramedico, specie in rapporto alla presenza di soggetti positivi al COVID-19 per i quali non è previsto uno spazio dedicato ed adeguato; la situazione è pertanto inadeguata e insostenibile, soprattutto per le forze di polizia che, adempiendo al proprio dovere, rischiano doppiamente per la propria incolumità; la situazione è assolutamente insostenibile e pertanto si impone una presa di posizione e un'azione positiva, atta a risolvere le problematiche esposte e già denunciate dal personale dipendente, si chiede di sapere quali interventi il Ministro in indirizzo voglia porre in essere per garantire la sicurezza del sito, nonché le adeguate condizioni di operatività delle forze dell'ordine interessate, anche dal punto di vista sanitario. Atto n. 4-04489 AUGUSSORI DE VECCHIS RIPAMONTI FERRERO ALESSANDRINI SAPONARA CAMPARI ZULIANI RUFA VESCOVI RICCARDI BOSSI Simone FREGOLENT ARRIGONI PIANASSO CANDURA PISANI Pietro SBRANA BRIZIARELLI PELLEGRINI Emanuele RIVOLTA TOSATO PERGREFFI LUNESU MARIN PUCCIARELLI LUCIDI PITTONI Al Ministro dell'interno Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: nel corso della diretta della videoconferenza di "Mediterranea saving humans", l'inviata RAI Angela Caponetto ha pubblicamente fatto "un ringraziamento a quelle poche forze dell'ordine che ci hanno dato comunicazioni sottobanco, che stanno lavorando e che continuano a lavorare insieme alle ONG per salvare vite umane, nonostante per loro sia molto più complicato perché hanno ordini diversi. Quindi ringrazio Guardia costiera e Guardia di finanza"; se le affermazioni della giornalista fossero confermate, sarebbe gravissimo: fra le forze dell'ordine, impegnate costantemente nel duro lavoro di garantire la legalità nel nostro Paese, ci sarebbe qualche componente che disubbidisce alle disposizioni ricevute per collaborare con le organizzazioni non governative, fornendo informazioni riservate e favorendo così l'ingresso illegale di migranti in Italia; anche se le affermazioni fossero smentite, sarebbe comunque grave che una giornalista di RAI News 24 fornisse informazioni non veritiere e infamanti nei confronti di una categoria di lavoratori che svolge una professione altamente rischiosa al fine di garantire l'ordine pubblico e la sicurezza di tutti i cittadini; a prescindere dalla veridicità o meno della vicenda, si reputa comunque oltraggioso, poco professionale e deontologicamente scorretto che una giornalista, nell'ambito di un programma offerto dal servizio pubblico televisivo nazionale, ringrazi ufficialmente le componenti delle forze dell'ordine che non rispettano gli ordini ricevuti e che, quindi, non assolvono ai compiti di sicurezza pubblica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente appurare, anche attraverso un'indagine interna, se le affermazioni della giornalista rispondano al vero, per poter, in caso affermativo, intervenire immediatamente nei confronti di quanti abbiano favorito, con uno scambio di informazioni illecito e con una contravvenzione esplicita agli ordini ricevuti, il fenomeno dell'immigrazione irregolare e la connessa tratta di esseri umani. Atto n. 4-04490 SAPONARA Al Ministro della salute Premesso che: il saturimetro è un dispositivo che consente di misurare l'ossigenazione del sangue e pertanto, in questo periodo di pandemia, risulta essere fondamentale per un monitoraggio domiciliare delle persone affette da COVID-19; in tempi normali il prezzo medio di vendita in farmacia di un saturimetro si aggira intorno ai 50-60 euro, in questo periodo in cui la domanda è aumentata vertiginosamente, lo strumento viene venduto e acquistato a qualsiasi prezzo; risulta all'interrogante che i saturimetri oggi in commercio provengano tutti dalla produzione cinese, in quanto non sembrano esserci altri produttori in Europa o altre parti del mondo; pertanto, da febbraio ad oggi, la Cina decide i prezzi dei mercati mondiali praticamente di tutto il materiale fondamentale per la diagnosi, la cura e la protezione da COVID, tra cui mascherine, termometri infrarossi, camici, calzari, guanti e anche saturimetri; questi prodotti vengono acquistati dagli importatori dalla Cina per essere poi immessi sul mercato attraverso i distributori, fino ad arrivare alla farmacia, quale ultimo anello della distribuzione; gli importatori, inclusa l'Italia, da marzo ad oggi, hanno provveduto a prenotare merce in Cina, accettando i prezzi imposti, pagando anticipatamente tutte le forniture, subendo gli aumenti del trasporto via aereo e via mare, con la perenne incertezza sul prezzo finale dei prodotti che non consente di garantire un listino ufficiale; i prezzi di acquisto dei saturimetri per gli importatori italiani si aggirano attorno ai 10-11 euro, a cui viene applicato un margine variabile per ogni azienda che a sua volta li rivende ai distributori e questi ultimi, a loro volta, aggiungono un ulteriore margine al prezzo di acquisto per la vendita alle farmacie; in ultimo la farmacia aggiunge un proprio guadagno di non meno del 50 per cento del prezzo dello strumento, raddoppiando talvolta il prezzo di acquisto, si chiede di sapere: se corrisponda al vero che il Governo stia valutando un intervento da parte del commissario Arcuri sul prezzo di cessione al pubblico dei saturimetri; se, prima di siglare un qualsiasi accordo per non penalizzare la categoria delle aziende importatrici del prodotto, come già avvenuto per le mascherine, non si ritenga opportuno assicurare un confronto e un accordo con le associazioni di categoria. Atto n. 4-04491 PAPATHEU Al Ministro della salute Premesso che: in Italia, come in tutto il mondo, è in atto un'emergenza sanitaria determinata dalla pandemia per la malattia da virus Sars-CoV2 (COVID-19), che ha prodotto nel nostro Paese, sino al 21 novembre 2020, 1.380.531 contagi e 49.261 decessi; nei prossimi mesi saranno immessi sul mercato i vaccini con un piano di distribuzione in Italia la cui competenza è stata demandata al commissario straordinario per l'emergenza COVID-19; allo stato attuale sono 11 i vaccini in "fase III", ovvero nella fase sperimentale avanzata attraverso la conduzione di studi clinici controllati randomizzati, di cui tre inseriti nel fast track dell'Agenzia europea del farmaco (EMA). Il primo ad aver avviato il processo con EMA è Oxford-AstraZeneca in partnership con l'azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia, da cui l'Europa ha preacquistato 300 milioni di dosi e opzionato altri 100 milioni, compresi i 70 milioni di dosi destinate all'Italia, che dovrebbero arrivare entro giugno 2021; simili accordi sono in corso di definizione con altri produttori, tra cui Pfizer-BioNTech e Moderna, anch'essi nel fast track EMA; Commissione europea ed EMA, in coordinamento con le altre agenzie internazionali del farmaco, hanno lavorato per assicurare la disponibilità del vaccino in tempi rapidi e ora tocca agli Stati membri farsi trovare pronti e tra questi l'Italia; l'esperienza dei dispositivi di protezione individuale e dei ventilatori polmonari, con i gravi ritardi e le molteplici problematiche verificatisi nella prima fase dell'emergenza in Italia, dovrebbero aver insegnato come sia necessario garantire una risposta tempestiva e coordinata, tra lo Stato centrale, le Regioni e i Comuni, per assicurare una risposta efficace; assicurare il vaccino a tutta la popolazione italiana in tempi certi richiederà che sia messo a punto al più presto un piano vaccinale e di stoccaggio e distribuzione che veda coinvolte le migliori competenze di cui il Paese è dotato, ma anche e soprattutto una forte collaborazione tra pubblico e privato; pertanto occorre che il Governo predisponga un piano in grado di attuare le operazioni di vaccinazioni in termini rapidi ed efficaci; considerando inoltre il peso della sanità sul PIL (8,8 per cento nel nostro Paese), questo approccio alle operazioni vaccinali dovrebbe diventare strutturale, al di là della crisi contingente, al fine intanto di soddisfare i fabbisogni sanitari nella fase emergenziale, ma anche di consentire al mercato di investire, crescere e innovare; un tema critico che desta preoccupazione è quello dei parametri termici peculiari e della logistica di un prodotto dalle caratteristiche innovative che richiede la capacità di mantenimento della catena del freddo, anche a bassissime temperature (fino a meno 70 o 80 gradi centigradi) lungo tutta la filiera distributiva; per questo anche i rappresentanti degli operatori commerciali e logistici della distribuzione primaria dei prodotti farmaceutici ad uso umano e veterinario hanno sollecitato un confronto urgente con il Governo italiano e con il commissario straordinario, richiedendo la condivisione dei dati su tipologie vaccinali, temperature di gestione, canali di distribuzione, fasi distributive e quantitativi previsti, per mettere gli operatori di mercato nelle condizioni di pianificare le attività e realizzare gli investimenti necessari; la fase di somministrazione necessita di una programmazione immediata e rischia di scontrarsi con una situazione attuale di non informazione, con l'incertezza sulle modalità e l'efficacia della vaccinazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire a che punto è la stesura della bozza di piano per la distribuzione del vaccino contro il coronavirus e se siano state individuate le categorie prioritarie per la somministrazione del vaccino; quali siano gli intendimenti per la logistica, dal trasporto ai centri di conservazione delle dosi e, in particolare, se siano state previste per tempo adeguate misure per la catena del freddo necessaria alla distribuzione del vaccino; quali e quanti centri di vaccinazione sul territorio nazionale si intenda istituire e a che punto sia il confronto con le autorità regionali per la concertazione delle modalità di impiego delle piattaforme vaccinali disponibili. Atto n. 4-04492 PAPATHEU Al Ministro della salute Premesso che: il 31 gennaio 2020 il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza sanitaria in Italia per l'epidemia da coronavirus; ai sensi dell'art. 122 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 marzo 2020, il dottor Domenico Arcuri è stato nominato commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19; l'emergenza sanitaria ha richiesto il reperimento di un ingente quantitativo di dispositivi di protezione individuale, del tipo mascherine, per la popolazione nazionale al fine di contrastare la diffusione del virus; in data 19 novembre 2020 il quotidiano "La Verità" ha pubblicato un articolo dal titolo "Indagine sulle mascherine di Arcuri: 72 milioni al prodiano. E per uno yacht"; in data 20 novembre sullo stesso quotidiano un altro approfondimento con articolo dal titolo "Quell'affare da oltre 1 miliardo per le mascherine gestito dall'uomo dei ministri Pd", nel quale si riporta una ricostruzione delle vicende riguardanti le modalità di reperimento sul mercato e fornitura di mascherine da parte del Governo italiano attraverso la struttura commissariale; il commissario Arcuri si sarebbe avvalso della mediazione di un ex giornalista e di un esperto di marketing e sistemi di difesa militare, i quali, per aver consentito l'arrivo in Italia dei dispositivi di protezione individuale, avrebbero ottenuto compensi pari a 72 milioni di euro; si legge: "Come sia possibile che lo Stato abbia comprato milioni di mascherine a un prezzo unitario di 55 centesimi, quando poche settimane dopo lo stesso commissario impose ai farmacisti la vendita dei medesimi dispositivi a 50 centesimi, è un'operazione incomprensibile per chiunque"; l' iter per il reperimento mascherine avrebbe portato alla società Sunsky Srl di Milano 60.000.000 di euro di provvigioni e a quanto pare un ruolo determinante nella vicenda lo avrebbe avuto un ex direttore generale di Rai World e caporedattore in aspettativa RAI; il presidente della Sunsky, attraverso cui sono state poi reperite le mascherine, a tal proposito avrebbe dichiarato al giornale che l'ex direttore generale RAI lo avrebbe chiamato per chiedergli se conoscesse "qualcuno che potesse vendere ventilatori" ma non si arrivò ai contratti. Alle fine la Sunsky è riuscita però a trovare quello che serviva al Governo: "Quando mi ha parlato delle mascherine, lì è venuto fuori il discorso della Cina. Ho trovato prezzi più bassi di Consip, forniti in tempi molto più rapidi e con i certificati». Il mediatore ex direttore generale RAI sarebbe stato "pagato direttamente dai cinesi"; "La Verità" riporta che per solo aver messo in contatto la Sunsky con il commissario Arcuri uno degli intermediari avrebbe percepito 12 milioni di euro mentre 60 milioni sarebbero andati al secondo tramite; in particolare, uno dei due intermediari avrebbe trascorsi e rapporti di conoscenza con esponenti dell'attuale maggioranza di Governo e due ex ministri del PD; si evince che alla fine il Governo ha acquistato, attraverso la mediazione di Sunsky (capitale sociale 100.000 euro, fatturato 2019 1,8 milioni di euro, utili 500.000 euro) e della Microproducts Srl di Roma (passata da 72.000 euro di ricavi a 12 milioni nel 2019), oltre 800 milioni di mascherine per un importo complessivo di 1.250.000.000 euro; le provvigioni per la fornitura di 800 milioni di mascherine ammonterebbero a circa 72.000.000 di euro. Circa il 5,75 per cento del costo totale dei dispositivi. La Sunsky "sostiene che siano state più basse, ma non ha voluto specificare di quanto"; in tutto sarebbero stati fatti 7 ordini a 3 società cinesi. 231.617.647 mascherine FFP3 sono costate 3,4 euro l'una (trasporto compreso); 110 milioni di FFP2 da 2,16 a 2,20; 460 milioni di chirurgiche (dalla Cina, a maggio ne erano state ordinate in tutto 1,8 miliardi da 15 diversi fornitori) da 0,49 a 0,55. I prezzi, a quanto risulta, erano gli stessi per le mascherine in arrivo in primavera e i dispositivi consegnati in estate (pur se il contratto parlava anche di autunno); sulla vicenda sarebbero in atto accertamenti della Banca d'Italia per alcune anomalie ed incongruenze tra le quali il numero di mascherine consegnate che non corrisponderebbe al quantum disposto nella commessa; "Bisogna garantire trasparenza ed evitare asimmetrie" ha dichiarato il commissario Arcuri il 31 marzo 2020 sulla problematica delle mascherine e su questa vicenda appare necessario garantire adesso quella trasparenza da lui invocata, facendo chiarezza sulle procedure poste in essere per il reperimento delle mascherine, nonché sulle dinamiche che hanno portato alla scelta degli intermediari, ritenendo altresì preoccupante che il Dipartimento della protezione civile non abbia contatti stabili sui mercati internazionali dei prodotti oggetto delle proprie attività istituzionali, per cui ci si debba affidare ad estemporanee intermediazioni; tra l'altro, da un confronto con la Regione Lazio, si evince che "in piena emergenza le mascherine sono state acquistate, per quantità molto inferiori, a prezzi simili. 4 milioni di FFP3 sono costate in media 3,9 euro, 17,6 di FFP2 3,17 e i quasi 13 milioni di chirurgiche 0,58". "La Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, ha acquistato in pieno caos le FFP3 a 5,88, le FFP2 a 4,58 e le chirurgiche a 0,56", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di chiarire i fatti descritti, sulla base di quali criteri, e da chi, siano stati individuati gli intermediari, se ciò sia avvenuto per il tramite di rapporti personali del commissario Arcuri e perché non siano state scelte aziende e professionisti del settore; se intenda chiarire gli aspetti concernenti i compensi per le intermediazioni e se i prezzi della fornitura di mascherine siano da ritenersi congrui e quante mascherine siano arrivate durante entro la "fase 1" dell'emergenza e se corrisponda al vero che in parte siano invece arrivate a luglio. Atto n. 4-04493 PAPATHEU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: dal 1° settembre 2020, 18 pescatori che erano a bordo dei due pescherecci "Medinea" e "Antartide" partiti da Mazara del Vallo (Trapani) si trovano in stato di fermo in una caserma di Bengasi, trattenuti senza aver commesso alcun reato nella città costiera dell'est della Libia; gli equipaggi sono stati presi in ostaggio a una quarantina di miglia dalle coste della Libia; 8 di loro sono italiani e 6 tunisini, 2 sono indonesiani e 2 senegalesi; le autorità del luogo, che rispondono al maresciallo Khalifa Haftar che controlla quell'area, hanno dato notizie generiche sulla situazione dei pescatori, e in questi tre mesi risulta che l'unico contatto sin qui avvenuto tra i marittimi e le loro famiglie sia stata una breve telefonata avvenuta il 12 settembre per il tramite del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; i familiari delle persone fermate hanno chiesto a più riprese al Governo di sbloccare le trattative avviate con la Libia per la loro liberazione: alcuni hanno occupato la sala consiliare del Comune di Mazara, altri hanno organizzato un presidio davanti alla Camera dei deputati in piazza Montecitorio, a Roma; in sede parlamentare, anche mediante interrogazioni con risposta immediata, l'interrogante ed altri senatori hanno sentito sul caso il Ministro in indirizzo ricevendo in risposta sterili rassicurazioni di circostanza la cui conseguenza è l'assoluta insufficienza dei risultati sin qui ottenuti; tra i vari contatti che il Governo italiano ha attivato per il rilascio dei pescatori siciliani, il Governo Conte si sarebbe rivolto al Governo degli Emirati arabi uniti per una mediazione con l'"Esercito nazionale libico" di Haftar per liberare gli 8 marittimi italiani. Le autorità della Cirenaica hanno chiesto in cambio il rilascio di 4 cittadini libici condannati in Italia in via definitiva per traffico di esseri umani e nella fattispecie di persone che nell'agosto 2015 avevano attraversato il canale di Sicilia con una imbarcazione carica di migranti, durante la cui traversata avevano percosso alcuni migranti per tenerli sottocoperta; la nave venne affondata in prossimità della costa siciliana, e molti migranti erano rimasti uccisi nell'incidente; l'Italia avrebbe chiesto, dunque, aiuto agli Emirati arabi ma, come fatto sapere da fonti libiche e riportato anche da autorevoli organi di stampa, una liberazione "a costo zero" sarebbe da escludere e Haftar sarebbe intenzionato a "non liberare nessuno fin quando non verranno consegnati i quattro" giovani libici partiti 5 anni fa da Bengasi e condannati in Italia come assassini e trafficanti di migranti; l'offerta di scambio è irricevibile, ma è altrettanto chiaro che tale stallo sulla sorte degli italiani non può perdurare all'infinito, urge una soluzione e i pescatori devono essere liberati; altre fonti contattate da Adnkronos international rilevano come le autorità libiche "considerano quelle acque zone di interesse economico esclusivo libico" e non tollerano "violazioni dei propri diritti economici sulle proprie acque" ma il Governo italiano brancola nel buio, esita e si affida a Emirati arabi uniti, nonché a Russia e Egitto, di cui Haftar è un "protetto"; secondo fonti vicine ai servizi italiani "qualcosa bisognerà concedere ad Haftar" e si valuterebbe in tal senso l'ipotesi del pagamento di un riscatto, modalità sinora sempre negata dal Governo italiano, nonostante simili circostanze abbiano riguardato analoghi fatti avvenuti in Afghanistan, Iraq, Siria, Somalia, Libia, Kenya; preoccupa non solo l'estenuante protrarsi di questo sequestro e l'inefficacia dell'azione sin qui posta in essere dal Governo italiano per riportare a casa i pescatori, ma soprattutto che lo stesso si stia affidando al ruolo ambiguo di chi dovrebbe mediare per la liberazione ma è alleato di Haftar e grazie al cui appoggio Haftar ricatta l'Italia, forte del sostegno militare degli Emirati arabi uniti; risulta, in particolare, un rapporto riservato delle Nazioni Unite, che nel 2020 gli Emirati arabi uniti avrebbero aumentato il loro rifornimento di armi a Khalifa Haftar, capo delle milizie del Governo della Libia orientale; la notizia è stata riportata dal "Wall street journal", che ha scritto che gli Emirati arabi uniti avrebbero rifornito di armi Haftar, violando l' embargo internazionale, per ostacolare l'influenza della Turchia nell'area; tra gennaio e aprile 2020 inoltre l'aeronautica militare degli Emirati avrebbe inviato circa 150 forniture di munizioni e di sistemi di difesa e decine di voli di rifornimento, tramite un aereo da trasporto militare C-17 di fabbricazione statunitense, sarebbero continuati durante l'estate, anche dopo le sconfitte di Haftar durante l'offensiva contro Tripoli; avrebbero utilizzato anche navi per rifornire di carburante l'aviazione militare sotto il controllo di Haftar, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sullo stato attuale delle trattative per la liberazione dei pescatori, circa le iniziative di mediazione intraprese con Stati esteri ed in particolare con gli Emirati arabi uniti e a che punto siano oggi le trattative per l'auspicato rilascio immediato degli ostaggi. Atto n. 4-04494 PAPATHEU Al Ministro dell'interno Premesso che: l' hotspot di Lampedusa è uno dei centri di prima accoglienza in Italia destinati, ed in particolare in Sicilia, alle procedure per l'identificazione dei migranti che raggiungono le coste subito dopo il loro arrivo nel nostro Paese; tale operazione dovrebbe prevedere una permanenza effettiva di 24-48 ore dei migranti nel centro ma, come succede (anche altrove) già da parecchio tempo il periodo di permanenza delle persone sbarcate in questa struttura sono di gran lunga superiori e si registrano frequenti casi di persone che vi rimangono anche per diverse settimane se non addirittura per mesi, a giudizio dell'interrogante nell'assenza di un intervento del Governo che ha abbandonato al proprio destino un territorio martoriato da continui sbarchi, fughe di migranti e violenze, ed esposto la popolazione ad ulteriori rischi connessi all'emergenza COVID-19; nell' hotspot di Lampedusa, concepito ed approntato per accogliere 197 persone, al momento si registra la presenza di circa 1.380 persone, in condizioni igienico-sanitarie a dir poco precarie ed anzi disumane; molte persone sono costrette a dormire per terra, diversi soggetti espletano i bisogni per terra, ma soprattutto si verificano sconcertanti ed inaccettabili casi di violenze sessuali, stupri che riguardano soprattutto donne subsahariane; tale situazione esplosiva sta creando gravi difficoltà in termini di ordine pubblico e di sicurezza, mettendo a repentaglio la salute delle donne e dei migranti presenti nel centro (con il rischio di aggravare l'emergenza sanitaria da coronavirus) ma anche delle forze dell'ordine, costrette ad operare non in un normale e decoroso centro di accoglienza ma in un vero e proprio " lager ", in condizioni ambientali e sanitarie raccapriccianti; a tal proposito risultano diversi casi di agenti delle forze dell'ordine che hanno contratto il COVID-19, contagiati presumibilmente per il fatto stesso che si trovano in una condizione estrema, che non rispetta i diritti umani e non è sinonimo di accoglienza ma di gestione disumana dell'emergenza; le forze di polizia vengono quindi costrette ad operare in un contesto di rischio per la propria salute e di conseguenza delle proprie famiglie; le autorità locali per affrontare lo stato di emergenza hanno chiesto a più riprese alle autorità competenti, nella figura del Ministro in indirizzo, di intervenire per riportare la situazione nell' hotspot di Lampedusa a condizioni dignitose ed organizzare trasferimenti aggiuntivi di migranti in altri centri per impedire il sovraffollamento nel centro di accoglienza e più in generale nell'isola; ad oggi tuttavia nessun problema è stato risolto e nessuna misura incisiva e risolutiva è stata messa in campo dal Governo per risolvere l'emergenza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sui gravi fatti descritti e se sia al corrente delle criticità rappresentate, ed in particolare quale misure siano state assunte sinora per affrontare l'emergenza a Lampedusa e quali iniziative intenda porre in essere con carattere di urgenza per rimediare all'inaccettabile situazione in atto. Atto n. 4-04495 PAPATHEU Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'Istituto nazionale della previdenza sociale è il principale ente previdenziale del sistema pensionistico pubblico italiano; risulta secondo quanto riportato da notizie di stampa che, a dispetto del momento di emergenza determinato dalla pandemia, l'INPS abbia posto in essere nei confronti di alcuni pensionati delle richieste di restituzione di denaro dovute a erogazioni pensionistiche passate risultate, in seguito, superiori al dovuto; risulta che migliaia di pensionati siano stati interessati da pesanti errori di calcolo sui loro assegni pensionistici e tale circostanza è stata evidenziata su un noto quotidiano nazionale da due avvocati che si occupano di difendere gli interessi di questi pensionati, ai quali l'INPS ha recapitato, a quanto pare, una lettera che li intima a restituire le somme elargite per errore; si parla di cifre che raggiungono, nei casi citati dai legali, le svariate migliaia di euro; tali "sviste" dell'INPS potrebbero "essere di diversa natura: gli errori materiali che riguardano un importo versato dall'INPS superiore a quanto dovuto nel rateo della pensione, errore nell'erogazione della pensione di reversibilità del marito defunto, errori nell'erogazione di una prestazione assistenziale quale l'invalidità", come evidenziato in particolare dall'avvocato Celeste Collovati (legale dello studio "Dirittissimo" che si occupa dei diritti dei pensionati); desta, ad ogni modo, molte perplessità che in una fase di drammatica crisi economica e grave disagio sociale per milioni di italiani, l'INPS, per rimediare ad errori riconducibili al proprio operato, abbia deciso di porre in essere tali condotte di recupero di somme tra le quali rientra il caso a dir poco emblematico, e forse il più eclatante, di un povero pensionato che si è visto recapitare una richiesta di rimborso da 29.231 euro; si ritiene che per il pensionato destinatario di una richiesta di restituzione siano da valutare le motivazioni alla base della pretesa e spetta all'istituto previdenziale "provare la causa dell'indebito"; gli avvocati sostengono che, in assenza delle prescritte ragioni che inducono l'INPS a chiedere la restituzione, un'eventuale pretesa in tal senso integrerebbe la palese violazione dell'art. 3 della legge n. 241 del 1990; appare inoltre opportuno precisare come "non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l'indebita percezione sia dovuta a dolo dell'interessato"; pertanto, se l'errore di base è stato dell'INPS, le somme versate in eccesso non devono essere restituite dal pensionato. Sta all'Istituto previdenziale dimostrare che sia andata diversamente e che il pensionato abbia volontariamente agito per ottenere più denaro del dovuto; anche la Corte di cassazione è intervenuta nel merito con un verdetto del 2017 e si rileva, a tal proposito, che "l'ente erogatore può rettificare in ogni momento le pensioni per via di errori di qualsiasi natura, ma non può recuperare le somme già corrisposte, a meno che l'indebita prestazione sia dipesa dal dolo dell'interessato"; se il pensionato, dunque, ha sempre adempiuto "agli oneri comunicativi nei confronti dell'ente previdenziale" come le dichiarazioni dei redditi la richiesta da parte dell'INPS può essere ritenuta illegittima e impugnabile attraverso un ricorso amministrativo; si ritiene doveroso un chiarimento immediato dell'INPS e un intervento del Ministro competente per fermare tale azione di pretesa delle somme, ritenendo che in un momento del genere, di grande sofferenza per il Paese, sia da considerare del tutto fuori luogo e per molti versi sconcertante che l'INPS ingaggi dei contenziosi con i pensionati; paradossale e inaccettabile appare che un ente che si occupa di oltre 18,5 milioni di prestazioni previdenziali attive non sia in grado di effettuare conteggi corretti ed incroci attendibili tra contributi versati e prestazioni erogate e che per effetto di tali errori si attivino procedure di recupero di crediti che potrebbero incidere sul conto corrente o le proprietà del malcapitato anziano di turno, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di spiegare la vicenda e se siano state assunte opportune iniziative al fine di far sì che i pensionati non siano destinatari, soprattutto in questa fase, di richieste di restituzioni di somme e di conseguenza costretti ad avviare contenziosi con lo Stato, con aggravio della propria condizione economica e di vita. Atto n. 4-04496 AIMI GALLONE PAPATHEU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il conflitto che si sta drammaticamente consumando in Etiopia, tra il Governo regionale del Tigray e il Governo nazionale, rischia di tramutarsi in una vera e propria emergenza umanitaria. Da autorevoli fonti si apprende che oltre 30.000 persone si siano già rifugiate in Sudan e che i profughi alla fine del conflitto saranno circa 200.000; si tratta di una vera e propria guerra civile scoppiata al termine di pericolose tensioni per via del mancato svolgimento delle elezioni generali previste per il mese di agosto 2020. Lo Stato del Tigray ha infatti deciso di procedere unilateralmente con proprie elezioni e ciò ha comportato una degenerazione nei rapporti con il Governo centrale e l'innesco del conflitto; dal canto suo, il Parlamento federale ha deciso di interrompere i rapporti con l'amministrazione del Tigray che, per contro, ha optato per chiudere il proprio spazio aereo a qualsiasi velivolo. Intanto il Governo federale ha dichiarato 6 mesi di stato di emergenza in tutta la regione, annunciando l'avvio di operazioni militari per sedare la rivolta, capitanata dal Tigray people liberation front (TPLF), organizzazione politica che ha controllato il Governo federale fino al 2018; allo stato attuale appare particolarmente difficile reperire informazioni provenienti dal Tigray che è stato di fatto isolato. Si apprende, tuttavia, che le vittime sarebbero già centinaia da entrambe le parti e che sarebbe stata anche bombardata l'università di Makallè; nei giorni scorsi Tibor Nagy, responsabile per l'Africa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha espresso enorme preoccupazione, dato che il conflitto sta di fatto coinvolgendo anche Somalia, Sudan ed Eritrea. In particolare, Asmara è stata raggiunta dai missili terra-aria dei miliziani del TPLF nei giorni scorsi, si chiede di sapere: di quali informazioni il Ministro in indirizzo disponga in merito a quanto sta avvenendo in Etiopia; se intenda adottare iniziative di competenza, sul piano diplomatico, per una composizione pacifica del conflitto, anche in considerazione del legame storico che unisce l'Italia all'Etiopia e in virtù della presenza di numerosi connazionali nelle zone interessate dalla guerra civile; quali misure di carattere immediato siano state adottate per correre in aiuto dei connazionali e quali notizie si abbiano in riferimento alle loro condizioni e per quanto concerne le attività produttive italiane in quelle aree. Atto n. 4-04497 PAPATHEU Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: l'ufficio studi della CGIA, l'associazione artigiani e piccole imprese, ha stimato che ogni italiano perderà quest'anno mediamente quasi 2.500 euro, precisamente 2.484, a causa dell'emergenza COVID, con punte di 3.456 euro a Firenze, 3.603 a Bologna, 3.645 a Modena, 4.058 a Bolzano e 5.575 euro a Milano; ma in particolare il Sud, anche se subirà una riduzione del PIL più contenuta rispetto a tutte le altre macro aree del Paese (con un calo del 9 per cento), vedrà scivolare il PIL allo stesso livello del 1989, con una "retrocessione" di ben 31 anni; si prevede che la Sicilia addirittura tornerà al PIL del 1986 (34 anni fa) e si tratterebbe di dati sottostimati, aggiornati al 13 ottobre 2020, e che non tengono pertanto conto degli effetti economici negativi che deriveranno dagli ulteriori decreti introdotti in queste più recenti settimane, né quindi delle restrizioni, limitazioni o chiusure che hanno aggravato tale condizione drammatica di crisi epocale; a livello nazionale, la caduta del PIL dovrebbe sfiorare quest'anno il 10 per cento ma gli effetti più pesanti riguarderanno il Mezzogiorno, dove si rischia di perdere la gran parte dei 500.000 occupati in meno che si prospettano da qui ai prossimi mesi, e di riflesso in termini percentuali sarà sempre il Sud a subire la contrazione più marcata (un calo pari al 2,9 per cento, pari a 180.700 addetti in meno). Sicilia (2,9 per cento in meno), Valle d'Aosta (3,3 per cento in meno), Campania (3,5 per cento in meno) e Calabria (5,1 per cento in meno) saranno le regioni più "colpite"; il 28 settembre il Ministro in indirizzo, nel richiamare ulteriori stime di Svimez (associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), ha dichiarato e di conseguenza ammesso: "rischiamo di arrivare a fine anno con 600-800 mila posti di lavoro in meno al Sud e le ricadute sul piano sociale rischiano di essere maggiori nelle aree meno sviluppate del Mezzogiorno, soprattutto in termini di occupazione"; a fronte di tali numeri che indicano il rischio reale di un'ecatombe occupazionale, economica e sociale al Sud, il Governo prevede al momento nel "pacchetto Sud" del disegno di legge di bilancio una serie di agevolazioni come sul credito d'imposta e decontribuzioni ma si evidenzia, in particolare, l'aspettativa di 2.800 nuovi posti di lavoro a tempo determinato per i giovani; la realtà è ben diversa dagli annunci e l'evidente ed imbarazzante sproporzione tra i posti a rischio e quelli che il Governo prevede di creare denota in termini eloquenti l'insufficiente risposta al problema economico per imprese e lavoratori al Sud, dove non possono bastare le misure assistenziali e soltanto contingenti messe in campo se non accompagnate da provvedimenti strutturali e prospettici: si rischia così il dramma senza precedenti non a caso definito da alcuni esperti "una strage sociale"; l'inesistenza di politiche attive e misure per evitare la perdita di posti di lavoro e per creare nuove opportunità rischia di determinare una situazione in cui si avranno meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell'anno chiuderanno per sempre, e, è anche il monito della CGIA, "rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale", con l'ulteriore pericolo che le mafie e soggetti dediti all'usura cavalchino questo disagio, traendone un grande vantaggio per il proprio illecito arricchimento; ciò volendo ricordare che c'è in gioco la sopravvivenza nel 2021 di 460.000 piccole e medie imprese, la grande parte delle quali site proprio al Sud, per un complessivo giro d'affari di 80 miliardi di euro, si chiede di sapere quali misure siano state assunte sinora per contrastare l'emergenza economica e lavorativa al Sud determinata dalla crisi COVID e quali iniziative si prevedano per la salvaguardia delle attività, per la tutela ed il rilancio occupazionale delle regioni del Mezzogiorno. Atto n. 4-04498 PAPATHEU Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Italia sta affrontando l'emergenza coronavirus che nel 2020 ha determinato oltre 50.000 decessi, di cui 35.000 nella prima ondata e già 15.000 nella seconda ondata in corso; la crisi sanitaria ha causato gravi ripercussioni economiche e sociali sul Paese, con danni a famiglie e cittadini ed un disagio collettivo che concorre alla creazione di migliaia di nuovi poveri; il Governo ha disposto nei 13 decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sull'emergenza COVID-19 delle misure di sostegno economico mediante bonus e tra questi, in particolare, il bonus spesa per le fasce più deboli e i soggetti indigenti; si apprende, come accertato dalle forze dell'ordine e come riportato da notizie di stampa, che tra i destinatari del bonus sono risultati anche soggetti con oltre 300.000 euro in banca; dichiarazioni di falso paradossali se si pensa ad importi in alcuni casi di modesta entità, anche da 100 euro, ma sui quali appare del tutto evidente che non siano stati effettuati i necessari controlli preventivi, analogamente a quanto avvenuto in altre circostanze anche con il reddito di cittadinanza, e pertanto si sarebbero verificati migliaia di casi di soggetti che hanno percepito il buono spesa senza averne diritto; nel complesso risulta che siano state irrogate sanzioni amministrative, per indebita percezione di erogazioni pubbliche, per oltre 250.000 euro, con almeno 700 persone ad esempio solo a Napoli e provincia ma allo stesso modo in tante altre zone di tutta Italia, sia al Nord che al Sud; a tal proposito sono in corso ulteriori controlli della Guardia di finanza, anche per accertare la provenienza dei beni di alcuni soggetti rientrati nella platea dei beneficiari; la maggior parte delle irregolarità è stata commessa da cittadini "comuni" che evidentemente hanno beneficiato dell'assenza di controlli preventivi; tra i casi accertati ci sono anche i titolari di regolare busta paga da lavoro dipendente, soggetti con partita IVA attiva, percettori di reddito di cittadinanza e NASPI (l'indennità di disoccupazione) e lavoratori in nero; si richiede, quindi, di accertare quanti siano stati i casi di situazioni di indebita percezione dei bonus e come sia stato possibile che tali aiuti siano previsti per il sostegno dei più poveri (dal Governo per il tramite degli amministratori locali nei territori), siano finiti nelle mani anche di chi aveva 325.000 euro tra conto e libretti risparmio e si è potuto limitare alla sola presentazione di una certificazione ISEE (non controllata e spesso, appunto, non veritiera) inferiore ai 5.000 euro; tale vicenda ha prodotto, evidentemente, un danno ad altri soggetti bisognosi che avrebbero potuto e dovuto percepire tali bonus , ma sono rimasti esclusi dalla platea dei percettori, come ad esempio i casi di famiglie numerose (con 4 figli a carico), inspiegabilmente non considerate tra i legittimi destinatari di tale sostegno mentre si avvantaggiavano persone non legittimate ad avere questi aiuti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sui fatti descritti, per quale motivo non siano stati posti in essere i necessari controlli preventivi e se quanto accaduto sia da ricondurre a responsabilità di mancato controllo degli enti locali; quali misure siano state previste al fine di impedire che si reiterino tali situazioni di indebita percezione dei bonus . Atto n. 4-04499 PAPATHEU Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il Governo Conte con il decreto-legge n. 34 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2020, ha disposto a decorrere dal 1° giugno 2020 l'entrata in vigore delle procedure per l'emersione dei rapporti di lavoro e il rilascio di permessi di soggiorno temporaneo, contemplate all'articolo 103; il termine per la presentazione delle istanze inizialmente stabilito fino al 15 luglio 2020 è stato prorogato fino al 15 agosto; la normativa voluta dal Ministro in indirizzo al fine di consentire l'emersione di rapporti di lavoro dei cittadini extracomunitari, italiani e dell'Unione europea, e richieste di permesso di soggiorno temporaneo, intendeva salvare alcuni settori produttivi (a partire dal comparto dell'agricoltura) e, testuale proposito, "fare emergere tantissime persone dal lavoro nero"; tuttavia risulta che, ad oggi, la regolarizzazione si sia fermata a 207.542 richieste, un numero decisamente inferiore a quello auspicato dall'Esecutivo, che aveva prospettato 600.000 regolarizzazioni; grave appare, a tal riguardo, quanto denunciato dall'Unione sindacale di base, secondo la quale "tantissimi di quei lavoratori stranieri che hanno presentato domanda non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno, nonostante siano passati tre mesi dal termine ultimo del 15 agosto 2020"; non a caso i sindacati parlano di fallimento a tutto campo della sanatoria voluta dal Ministro, che non solo non raggiunge, e neanche avvicina ad oggi in termini quantitativi, "la grande platea dei lavoratori stranieri costretti nell'illegalità" ma che nel 90 per cento dei casi costringe gli stessi lavoratori a farsi carico delle tasse e dei contributi fissati per la sanatoria, dato che i datori di lavoro non ne vogliono affatto sapere di farsi carico delle spese, neanche in quota parte, che occorrono per istruire ed espletare la procedura finalizzata alla regolarizzazione del lavoratore; occorrerebbe, altresì, il rafforzamento degli uffici delle prefetture per il controllo dei richiedenti ed il disbrigo di queste pratiche ma in alcune prefetture, a quanto pare, si ipotizzerebbe che la convocazione dei datori di lavoro per la concessione del permesso di soggiorno dovrebbe avvenire "nel giro di tre anni"; ciò rischia, pertanto, di determinare situazioni di caos con persone provenienti da Paesi stranieri che rimangono in Italia ma vengono sfruttate, lavorano in nero o rischiano di finire nel mirino della criminalità, senza che la normativa abbia avuto alcun effetto, ma anzi con il rischio di concorrere al perdurare di situazioni in cui non si ha contezza dell'effettivo status attuale di cittadini stranieri; volendo ricordare inoltre che fare chiarezza sulla posizione dei lavoratori stranieri presenti nel territorio italiano appare doveroso e, ancor più importante, in questo momento è in atto un'incontrollata emergenza sanitaria con una pandemia che vede tuttora centinaia di migliaia di persone totalmente prive di assistenza e che non sono neanche individuate e non rientrano nei sistemi o indicatori demografici e sanitari di tracciamento della popolazione nei territori, acuendosi così il pericolo di contagi da COVID-19, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sullo stato di attuazione della normativa, e quali iniziative abbia assunto a fronte dei ritardi nell'attivazione di strutture e procedure idonee, nonché di personale dedicato, per l'espletamento delle istanze; alla luce del mancato raggiungimento della finalità della norma, quali azioni siano state poste in essere al fine di non determinare significativi rischi di aggravamento dell'emergenza sanitaria nel Paese. Atto n. 4-04500 FERRARA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il complesso della Manifattura tabacchi di Lucca, il cui nucleo sorge sulle fondamenta trecentesche della fortezza voluta da Castruccio Castracani, ha ospitato nel corso dei secoli varie istituzioni prima di diventare, dopo la fine del dominio napoleonico, fabbrica di sigari; con il trasferimento dell'attività manifatturiera il complesso edilizio è divenuto di proprietà del Comune di Lucca e soggetto a numerosi progetti di restauro e riutilizzo. Attualmente per la parte nord del complesso è in atto una rigenerazione urbana, mentre per i parcheggi che già esistono nella zona sud è stata presentata una proposta di project financing che prevede la cessione degli edifici e piazze della manifattura sud quale contributo pubblico al progetto; considerato che: il 12 gennaio 2020 la società Coima SGR e la fondazione Cassa di risparmio di Lucca (quale unica socia e finanziatrice di un apposito fondo immobiliare chiuso) hanno presentato un project financing che riguarda i parcheggi già esistenti e prevede la cessione degli immobili e piazze dell'ex Manifattura sud come contributo pubblico, oltre ad altri benefici e vantaggi per il proponente; in precedenza, il Consiglio comunale di Lucca, nella seduta del 26 novembre 2019, con deliberazione n. 85, aveva adottato, ai sensi dell'art. 32 della legge regionale n. 65 del 2014, recante "Norme per il governo del territorio", la variante al regolamento urbanistico che permetteva un notevole allargamento degli utilizzi; in data 15 giugno il Comune di Lucca ha inviato una richiesta alla commissione regionale per il patrimonio culturale del segretariato regionale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo per la Toscana di autorizzazione all'alienazione di beni appartenenti al demanio culturale, ai sensi dell'art. 55 del decreto legislativo n. 42 del 2004, relativa al complesso immobiliare dell'ex Manifattura sud nel centro storico di Lucca, chiedendo di rimodulare le deliberazioni n. 210/2016 e n. 148/2019; con provvedimento del direttore regionale del Ministero n. 530 del 18 novembre 2013, il complesso era stato sottoposto a tutte le disposizioni di tutela dei beni culturali; nella deliberazione n. 148/2019 della suddetta commissione è detto chiaramente "non potranno essere modificate le caratteristiche architettoniche e volumetriche dell'immobile, escludendo destinazioni d'uso residenziali e/o ricettive che comporterebbero la frantumazione e lo snaturamento degli spazi"; la proposta di project financing del privato Coima, per conto di un fondo chiuso partecipato in esclusiva dalla fondazione Cassa di risparmio di Lucca, appare in realtà più un subentro, essendo i parcheggi già presenti, e pone pesanti diktat alla pubblica amministrazione, sia temporali sia sostanziali quali la cessione perenne della proprietà degli immobili della Manifattura sud, la gestione dei parcheggi oggetto del project financing per almeno 50 anni, la costruzione di una passerella di 4 metri di larghezza che collega l'edificio al monumento più importante di Lucca, le mura, ed altro; nelle richieste di Coima si prevede l'utilizzo per 90 appartamenti, negozi e media distribuzione; pertanto, a parere dell'interrogante, sarebbe difficile scorgervi interventi a fini culturali; larga parte della città si è già espressa sfavorevolmente nei confronti del progetto e relativo iter , probabilmente gravato anche da possibili illegittimità, che deve essere rimodulato e condiviso; il 31 agosto 2020 il Comune è tornato alla carica con sollecito stavolta indirizzato anche alla Soprintendenza archeologia belle arti e il paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara; in data 5 ottobre è arrivato dal privato un termine ultimativo per avere la risposta dalla commissione regionale per il patrimonio culturale; termine, a parere dell'interrogante, arrogante; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: il Comune in data 9 ottobre invece di rigettare simili termini ultimativi ha cercato di scusarsi facendo presente che non dipendeva solo dalla sua volontà una simile pronuncia; il 26 ottobre la commissione regionale per il patrimonio culturale ha risposto "che questa tipologia di richiesta di revisione non sembrerebbe ammissibile in quanto tale fattispecie non troverebbe alcun riscontro nel D. lgs. 42/2004 e successive modificazioni e che pertanto sarà interessato nel merito il Superiore Ministero"; ha scritto anche che il Comune dovrà dimostrare i termini di maggiore e migliore conservazione e valorizzazione culturale dell'ex Manifattura con l'eventuale accoglimento della nuova istanza. Anticipando che l'uso del bene dovrà comunque essere prevalentemente culturale; pare che lo stesso sindaco di Lucca si sia accorto delle pesanti criticità del piano di project financing presentato a gennaio 2020 e il 16 novembre in un comunicato stampa, tra l'altro, ha annunciato: "Il Comune di Lucca con una lettera del 12 novembre scorso ha chiesto a Coima SGR di apportare modifiche a tutti i documenti che costituiscono la proposta di progetto per la parte sud della Manifattura. L'amministrazione ha precisato che non si tratterà di un mero aggiornamento della proposta di febbraio 2020 bensì di una nuova proposta di finanza di progetto corredata di tutta la documentazione indispensabile alla valutazione di fattibilità e la rispondenza all'interesse pubblico"; a parere dell'interrogante la riqualificazione dell'area dovrebbe essere adibita ad uso pubblico, evitando speculazioni di sorta, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che abitazioni private, uffici e negozi, anche di media distribuzione, non possano certo essere di interesse culturale; se intenda intervenire al fine di risolvere la situazione e quali iniziative intenda intraprendere, o siano già allo studio, per conservare il carattere prevalentemente culturale dell'edificio, posto in uno dei punti nevralgici di accesso al centro storico, che merita un restauro e un progetto di valorizzazione condiviso con la città. Atto n. 4-04501 BATTISTONI ALDERISI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: con decreto ministeriale n. 1171 del 2019 si decretavano le modalità con cui potevano essere istituiti alcuni corsi di laurea; tale decreto modificava la normativa previgente sulle tipologie dei corsi di studio attivabili dalle università, disciplinate prima dal decreto ministeriale n. 635 del 2016 nell'allegato 3 e, in seguito, pedissequamente richiamate dal decreto ministeriale n. 989 del 2019; con nota protocollo n. 5347 del 24 febbraio 2020, a seguito dei rilievi formulati dalla Corte dei conti, e della registrazione del provvedimento, il Ministero dell'università e della ricerca ha provveduto al suo ritiro, lasciando, quindi, invariate le normative vigenti in materia; sul sito del consiglio universitario nazionale sono presenti le linee guida che disciplinano la scrittura degli ordinamenti didattici per l'anno accademico 2021/2022, aggiornata alle novità normative introdotte dai decreti ministeriali n. 989 e n. 1171; secondo quanto definito nelle linee guida si apprende che, fra le fonti normative, nella sostanza e nella forma, vi è il recepimento del decreto ministeriale n. 1171, nonostante esso sia già stato revocato, si chiede di sapere: se non sia erronea la pubblicazione delle linee guida, che adducono come fonte normativa il decreto ministeriale già ritirato; se la pubblicazione delle linee guida, presumibilmente erronee, non sia motivo di resistenza da parte di terzi, con relativa richiesta di risarcimento danni, specie per la parte conflittuale che si riscontra fra quanto stabilito in precedenza dal decreto ministeriale n. 989 del 2019 ed in seguito nel decreto ministeriale n. 1171 del 2019. Atto n. 4-04502 STEFANI PILLON PELLEGRINI Emanuele URRARO OSTELLARI Al Ministro della giustizia Premesso che: il mancato adeguamento del tetto massimo di reddito per essere ammessi al gratuito patrocinio, atteso da quasi un anno, ma nella sostanza da più di 4, esclude dall'istituto almeno 200.000 assisiti; il decreto ministeriale che adegua le soglie dovrebbe essere emanato ogni 2 anni sulla base delle variazioni dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo; in particolare il tetto reddituale per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato deve, ai sensi dell'art. 77 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, essere aggiornato ogni 2 anni per evitare che l'erosione dell'inflazione impedisca di aiutare le persone effettivamente bisognose; l'ultimo decreto ministeriale invece è stato pubblicato il 16 gennaio 2018 e, inoltre, l'indice preso a riferimento è quello di 2 anni prima (giugno 2016); il decreto, quindi, doveva essere emanato a gennaio 2020 e sulla base della variazione dell'indice ISTAT dal giugno 2016 al giugno 2018; dal momento che il nuovo decreto era atteso per gennaio 2020, si tratta di un ritardo effettivo di più di 4 anni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno agire tempestivamente al fine di adeguare il tetto massimo di reddito per essere ammessi al gratuito patrocinio alle ultime variazioni dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo. Atto n. 4-04503 TOSATO CANDURA FREGOLENT OSTELLARI PIZZOL SAVIANE STEFANI VALLARDI ZULIANI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: ENAV S.p.A., nel piano industriale 2022-2027, ha previsto il consolidamento a regime dei centri di controllo (ACC) di Roma e Milano, e la trasformazione dei centri di Brindisi e Abano Terme (Padova) in hub per la gestione da remoto di diversi aeroporti; i lavoratori attualmente impiegati nell'Area central center (ACC) di Abano Terme, secondo quanto dichiarato dalla stessa ENAV, saranno trasferiti nel centro di Milano; il medesimo piano industriale prevede la soppressione dell'approach control service (APP) dell'aeroporto "Valerio Catullo" di Verona, con il conseguente trasferimento all'ACC Milano del servizio di controllo del traffico aereo per voli in arrivo o in partenza; il servizio di controllo di avvicinamento di Verona riveste particolare importanza nello spazio aereo nordorientale, caratterizzato da elevata complessità per la presenza dei voli in arrivo o in partenza dall'aeroporto scaligero e anche da quelli di Brescia Montichiari ( hub logistico di riferimento dell'area) e dalla vicina base militare di Ghedi; a ciò si aggiunge inoltre il traffico aereo, per lo più turistico, che insiste sull'area del lago di Garda; in seno al centro di controllo ACC di Abano Terme e quello di controllo di avvicinamento APP di Verona si è sviluppata, negli anni, una peculiare expertise in tema di controllo del traffico aereo, che rischia di andare perduta con il trasferimento delle rispettive funzioni al centro di Milano; accorpare due centri in uno elimina la ridondanza dei sistemi e annienta la resilienza in caso di evento critico o attentato terroristico: infatti, se uno dei due centri venisse meno per un guasto tecnico o per un atto criminale, gli altri centri fungerebbero da back-up e potrebbero garantire un servizio minimo nel momento più critico (come già accaduto in molte occasioni in un recente passato); con l'emergenza sanitaria da COVID-19 si è potuta sperimentare concretamente la grande resilienza che l'attuale suddivisione dei centri di controllo sul territorio nazionale riesce a garantire: durante le prime fasi, infatti, quando alcuni controllori operativi sono risultati positivi al virus, il centro ACC di Milano e? stato temporaneamente chiuso per la sanificazione degli ambienti, e così parte del traffico aereo, non potendo volare su Lombardia e Piemonte, ha circumnavigato l'area ed e? stato assistito dal centro di Abano Terme; più realisticamente, il centro ACC di Abano Terme potrebbe servire da polo di assistenza al volo nel nordest, ospitando gli avvicinamenti di Verona, Venezia, Bologna e Trieste, fungendo da facilitatore per tutto il trasporto aereo del Veneto; il centro di Abano Terme, a differenza di Milano, risulta essere interamente di proprietà di ENAV, e pertanto rappresenta un'alternativa ideale per ampliamento e potenziamento dei servizi già esistenti, anziché prevedere la loro soppressione e il loro trasferimento, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga più opportuno assumere iniziative per il consolidamento o il potenziamento del centro di controllo di avvicinamento APP di Verona e di quello di controllo ACC di Abano Terme, valorizzando le competenze sviluppatesi e tutelando i posti di lavoro di alta specializzazione. Atto n. 4-04504 URRARO Al Ministro della giustizia Premesso che: l'ufficio del giudice di pace di Sant'Anastasia (Napoli) è stato l'unico ufficio ministeriale non circondariale, unitamente a quello di Caserta, a non aver subito la scure della riforma delle circoscrizioni giudiziarie; il mandamento dell'ufficio del giudice di pace comprende: Sant'Anastasia (con 31.000 abitanti), Somma Vesuviana (con 35.000 abitanti), Pollena Trocchia (con 14.000 abitanti), Massa di Somma (con 6.000 abitanti), San Sebastiano al Vesuvio (con 11.000 abitanti), Cercola (con 20.000 abitanti) e Volla (con 24.000 abitanti), per un totale, all'anno 2017, di circa 140.000 abitanti; la riforma delle circoscrizioni prevedeva l'accorpamento dell'ufficio del giudice di pace di Pomigliano d'Arco, che ha formulato istanza di mantenimento della sede a carico del Comune e che consta dei paesi di Pomigliano d'Arco, Castello di Cisterna e Casalnuovo di Napoli, per un numero di abitanti pari a circa 100.000. Qualora, pertanto, l'ufficio del giudice di pace di Pomigliano non mantenga la gestione comunale, l'ufficio del giudice di pace di Sant'Anastasia raddoppierebbe quasi il bacino di utenza; nell'anno 2015, presso l'ufficio del giudice di pace di Sant'Anastasia vi erano 13 giudici di pace di ruolo; pendevano circa 25.000 processi; venivano pubblicate mediamente circa 3.800 sentenze annue e la pianta organica era composta da un direttore amministrativo, un cancelliere, 2 operatori giudiziari e un ausiliario; alla data del 30 ottobre 2020, l'ufficio è retto da un direttore amministrativo, distaccato dal Tribunale di Nola per provvedimento dell'ufficio di presidenza; un cancelliere, distaccato dal tribunale di Nola per provvedimento dell'ufficio di presidenza; un operatore giudiziario; un assistente giudiziario; un ausiliario; l'ufficio necessita di almeno un'unità quale cancelliere, oltre all'unità già presente; due assistenti giudiziari F4; tre operatori giudiziari F2, oltre all'unità già presente; la carenza di personale ormai cronica ha determinato un arretrato numericamente considerevole in termini di pubblicazione delle sentenze: alla data odierna vengono pubblicate le sentenze depositate nel mese di gennaio 2020, con un ritardo consistente in almeno 1.500-1.600 sentenze da pubblicare; tenuto conto del contenzioso ormai consistente di opposizione ex art. 615 del codice di procedura civile nei confronti dell'Agenzia delle entrate, tale ritardo espone il cittadino, in pendenza della pubblicazione della sentenza, a provvedimenti di fermo amministrativo o a pignoramenti mobiliari e presso terzi, si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo ritenga opportuno intraprendere al fine di implementare la pianta organica dell'ufficio del giudice di pace di Sant'Anastasia e di conseguenza per garantire il buon funzionamento dell'ufficio stesso. Atto n. 4-04505 DE BONIS Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'interno Premesso che: da fonti di stampa si apprende che la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sta conducendo un'indagine, denominata "Farmabusiness", che ha svelato gli intrecci tra mafia e politica riguardo al business delle biomasse; l'inchiesta ha portato, il 19 novembre 2020, all'arresto di 19 persone, tra le quali il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Mimmo Tallini, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio; l'affare della " green economy " è una delle tante attività che permette alle cosche del crotonese di reinvestire il denaro proveniente da attività illecite. Un mercato che permette di far guadagnare alla 'ndrangheta fino a 300.000 euro al mese; da numerosi articoli di stampa si apprende che il business delle biomasse sarebbe in mano alla cosca Grande Aracri di Cutro, intenzionata ad ottenere il monopolio del mercato; ai Grande Aracri, nello specifico a due nipoti diretti del boss Nicolino Grande Aracri, fanno capo alcune società attive nel trasporto del cippato, la materia legnosa utilizzata per produrre energia nei vari impianti di biomasse presenti nella provincia di Crotone, come quelli di Cutro e Strongoli; dalle intercettazioni effettuate dalla DDA di Catanzaro emerge che il cippato destinato a biomassa, specialmente quello di Cutro, non sarebbe legno vergine, ma sarebbe mischiato con sabbia, palme, foglie di olivo, ossia residui vegetali non consentiti; il quantitativo di cippato "corretto" con sostanze non ammesse supererebbe poi i controlli e arriverebbe alle biomasse grazie a dipendenti infiltrati appartenenti alle stesse famiglie e cosche crotonesi; considerato che: a gennaio 2018 un'altra inchiesta, denominata "Stige", ha portato all'arresto di 169 persone, presunte appartenenti alla 'ndrangheta, e ha scoperchiato un calderone di affari illeciti di diversa natura, tra cui il business delle biomasse; il business delle ecomafie e delle biomasse costituisce un affare milionario a danno del patrimonio boschivo, e non solo, calabrese che ha arricchito i clan alla pari degli altri traffici illegali; le infiltrazioni mafiose nelle biomasse costituiscono un pericolo per il corretto funzionamento del mercato e per la tutela delle imprese e dei lavoratori calabresi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione; se non siano del parere che vada supportata l'azione dei magistrati, coadiuvando l'attività investigativa con misure e provvedimenti aventi significative ricadute pratiche e simboliche, di contrasto alla criminalità organizzata; quali iniziative, per quanto di competenza, intendano intraprendere per effettuare controlli circa il corretto funzionamento del mercato delle biomasse e, in caso affermativo, quali siano gli esiti di tali controlli; quali urgenti iniziative di competenza intendano intraprendere per scongiurare il business illegale delle biomasse e porre così termine agli affari sporchi e illeciti delle cosche calabresi. Atto n. 4-04506 DE BONIS Al Ministro della salute Premesso che: nel mese di aprile 2020, nel pieno della pandemia da COVID-19 l'emiro del Qatar ha donato all'Italia due ospedali da campo per l'emergenza, uno destinato al Nord Italia (Padova) e uno per il Sud Italia; inizialmente la scelta era ricaduta su Policoro (Matera), successivamente si è optato per Matera e Potenza, cosicché sono stati stanziati 469.000 euro per le installazioni; a distanza di ben 7 mesi, purtroppo, la situazione che è emersa, grazie al video inchiesta di Rosario Sardella per "TV2000" e dall'articolo de "il Fatto Quotidiano", è la seguente: mentre la prima struttura destinata a Schiavonia (Padova) è stata montata in tempo record e sarebbe già in funzione, mancando, ad oggi, solo alcune attrezzature per completarla, le altre due destinate al Sud Italia risultano essere solo tende vuote, con tutti i dispositivi di cura e prevenzione, quali ventilatori, mascherine, guanti chiusi e ammassati da una parte; in questi ospedali da campo la Regione Basilicata prevedeva ben 500 posti letto per malati di COVID-19, precisamente 300 pazienti per Potenza e 200 per Matera; si assiste ancora una volta ad uno spreco, ad una mancanza di controlli proprio nello stesso periodo in cui la situazione negli ospedali del Sud Italia è in netto peggioramento, i posti letto iniziano a scarseggiare, così come i ventilatori e altri strumenti utili a salvare vite umane; considerato che: dalla situazione emergono due " gap " difficili da colmare: il primo causato dalla grave carenza di personale medico ed infermieristico specializzato; il secondo sulla scelta della città. Infatti, Potenza a causa della sua altitudine è soggetta a continue raffiche di vento e neve, ciò comporta un problema di natura strutturale non indifferente per le tende da campo, per le quali dovranno essere stanziati ulteriori fondi per effettuare intervenire di rafforzamento; in questo modo, data l'emergenza in corso viene meno la possibilità di garantire il diritto costituzionale alla salute, sancito dall'articolo 32, che recita: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti"; sembrerebbe questa una sconfitta per lo Stato e cioè di non poter garantire ai propri cittadini la protezione dell'integrità psico-fisica attraverso la possibilità di assicurare trattamenti sanitari adeguati in condizioni salubri; è invece dovere dello Stato assumersi questo compito mettendo in atto le condizioni affinché tutto ciò si realizzi nel concreto, si chiede di sapere: come mai, a distanza di mesi, non siano state fatte le dovute verifiche di fattibilità ed effettiva operatività delle strutture per cui il Governo ha stanziato soldi. Infatti, gli ospedali da campo dovevano essere pronti per la seconda ondata prevista di pandemia, per decongestionare le strutture ospedaliere non solo della Basilicata ma anche delle regioni limitrofe; come mai il Ministro in indirizzo abbia valutato come localizzazione strategica per il Sud Italia la Basilicata. Atto n. 4-04507 PELLEGRINI Emanuele RUFA ZULIANI CAMPARI PIANASSO PUCCIARELLI BAGNAI PERGREFFI TESTOR NISINI LUCIDI FREGOLENT DORIA LUNESU RICCARDI AUGUSSORI FERRERO BRIZIARELLI VALLARDI DE VECCHIS ALESSANDRINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: in data 7 luglio 2020, con l'interrogazione 4-03768, veniva chiesto al Presidente del Consiglio dei ministri da parte di alcuni senatori del Gruppo Lega Salvini premier, già ipotizzando una seconda ondata epidemica con l'arrivo della stagione autunnale e di quella invernale, circa la disponibilità di un articolato e tempestivo piano nazionale di sorveglianza epidemiologica, idoneo a prevenire e contrastare eventuali nuove emergenze sanitarie; veniva evidenziata, qualora lo scenario peggiore si fosse concretizzato, la necessità che i diversi livelli di governo, nazionale, regionale, locale potessero operare all'unisono sulla base di una strategia chiara e condivisa, e soprattutto concordata ed attuata nel pieno rispetto del principio della leale collaborazione tra enti; si chiedeva altresì una campagna informativa seria, tempestiva ed efficace, rivolta a tutti i cittadini, in grado di fornire indicazioni sulle modalità di approccio da seguire nell'eventualità di nuove ondate epidemiche; all'interrogazione non è seguita alcuna risposta e, ora che il Paese si trova nel pieno della paventata quando prevista seconda ondata, nessun piano è mai stato presentato alle Camere; l'unico documento assimilabile ad un piano di intervento è rinvenibile nella pubblicazione dal titolo "Prevenzione e risposta a COVID, Evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno invernale" predisposto dal Ministero della salute e Istituto superiore di sanità e pubblicato in via definitiva sul sito dell'ISS in data 12 ottobre 2020; il testo risulterebbe essere un "approfondimento complementare ai documenti generali già resi pubblici su preparedness , pianificazione e contesti specifici" ed analizza le fasi della pandemia e i possibili scenari epidemici nel periodo autunno invernale, nonché individuerebbe le misure di prevenzione e di contenimento; considerato che appare ictu oculi come lo strumento di cui si faceva richiesta nell'interrogazione citata non sia mai stato definito e che un contributo similare sia stato predisposto con grande ritardo rispetto a tale richiesta, e senza previa presentazione alle Camere, ponendosi in grave pregiudizio della salute pubblica in ragione della seconda ondata pandemica attualmente in corso e ampiamente prevedibile, come da indicazioni di esperti del settore, si chiede di sapere per quali ragioni il documento e i citati strumenti non siano stati preventivamente condivisi nelle rispettive Commissioni permanenti di Camera e Senato e per quali ragioni siano stati adottati con così grande ritardo da non consentire al Paese di affrontare la seconda ondata epidemica con maggiore quanto necessaria preparazione. Atto n. 4-04508 PELLEGRINI Emanuele BOSSI Simone CAMPARI PIANASSO OSTELLARI PUCCIARELLI ZULIANI BAGNAI CANDURA PERGREFFI TOSATO RUFA SAPONARA STEFANI LUCIDI FREGOLENT DORIA LUNESU RICCARDI AUGUSSORI FERRERO BRIZIARELLI VALLARDI DE VECCHIS ALESSANDRINI Al Ministro per gli affari europei Premesso che: il 5 novembre 2020 i negoziatori del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio con la presidenza del Consiglio europeo sull'istituzione di un meccanismo che consentirebbe la sospensione dei pagamenti dal bilancio dell'Unione europea in caso di violazione dello "Stato di diritto"; tale bozza di accordo, che impone una nuova clausola di condizionalità sui fondi del recovery fund, non si applica solamente quando i fondi UE sono utilizzati in modo improprio, come nei casi di corruzione o frode; tale condizione si potrà applicare in maniera estensiva con un generico riferimento al rispetto dello "Stato di diritto", e dei valori fondamentali dell'Unione come "la libertà, la democrazia, l'uguaglianza e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle minoranze"; i negoziatori del Parlamento hanno inoltre insistito affinché l'evasione fiscale rientrasse in tale nel meccanismo; il meccanismo si articola nel seguente modo: la Commissione europea, dopo aver accertato la presunta esistenza di una violazione, propone di attivare il meccanismo di condizionalità contro un Governo di uno Stato membro. A questo punto il Consiglio ha un mese di tempo per adottare le misure, a maggioranza qualificata; considerato che: i negoziatori di Ungheria e Polonia hanno posto il veto rispetto all'inserimento di tale condizionalità, in quanto non prevista dalle conclusioni del Consiglio europeo di luglio, che ha posto le basi per l'approvazione del piano "Next generation EU"; l'idea di sospendere l'erogazione di fondi comunitari in base a un'interpretazione generica dello Stato di diritto, uno dei principali elementi che contribuiscono alla composizione della sovranità di uno Stato, rischia di compromettere irrimediabilmente le trattative; valutato infine che: esiste già una procedura, stabilita dall'articolo 7 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea, che prevede il rispetto dei valori fondanti UE (articolo 2); l'Unione europea continua ad erogare fondi comunitari verso un Paese come la Turchia, all'interno del quale si rilevano diverse criticità riguardo il rispetto dello "Stato di diritto", si chiede di sapere quale sia la posizione del Ministro in indirizzo rispetto ai fatti esposti, e quali siano le motivazioni che abbiano portato all'inserimento di questa ulteriore clausola di condizionalità per l'accesso al Next generation EU, anche se non prevista dagli accordi di luglio. Atto n. 4-04509 CANGINI MALAN RIZZOTTI PAGANO GALLIANI MASINI GALLONE PAROLI DAMIANI MINUTO TIRABOSCHI FERRO MOLES BARBONI CALIENDO BERARDI PEROSINO CESARO MODENA BINETTI FLORIS TOFFANIN CALIGIURI AIMI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: la legge n. 205 del 2017 ha istituito, ai sensi dell'art. 1, comma 254, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il "fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare", con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, successivamente incrementata di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 dall'articolo 1, comma 483, della legge n. 145 del 2018; il decreto-legge n. 86 del 2018, convertito, con modificazioni dalla legge n. 97 del 2018, ha successivamente attribuito al Ministro delegato per la famiglia e le disabilità il compito di definire, tramite decreto adottato di concerto con il Ministro del lavoro, sentita la Conferenza unificata, i criteri e le modalità di utilizzo del fondo trasferito alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 settembre 2019, il Ministro per le pari opportunità e la famiglia è stato delegato alle funzioni di indirizzo e coordinamento per l'utilizzo delle risorse del fondo; per quanto risulta agli interroganti, in data 16 ottobre 2020, sulla pagina internet del Dipartimento delle politiche per la famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri veniva pubblicata la nota ufficiale con la quale si dava conto dell'intesa raggiunta sul riparto del "fondo caregiver " a favore delle Regioni; detto riparto è in netta violazione delle finalità del comma 254 richiamato. Nella medesima nota si definivano poi le priorità di destinazione del fondo, ripetendo nuovamente gli errori segnali relativamente all'utilizzo delle parole "disabilità gravissima"; le finalità indicate ai punti 1, 2 e 3 della nota appaiono una palese distrazione del fondo per un uso non consentito, tanto più se erogati alle Regioni e non direttamente ai caregiver familiari; con le parole "disabilità gravissima" si rischia ancora una volta di creare discriminazioni tra persone in condizioni di disabilità; la nota da conto delle risorse trasferite alle Regioni che ammontano a 68.314.662 euro, così suddivisi: per il 2018, 20.000.000 euro, per il 2019, 24.457.899 e per il 2020, 23.856.763, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri sia al corrente, ed in caso contrario perché, che tra la previsione di legge che dispone, ai sensi dell'art. 1, comma 254, della legge n. 205 del 2017, e dall'articolo 1, comma 483, della legge n. 145 del 2018, specifici trasferimenti di somme dal bilancio dello Stato al capitolo di entrata n. 839 della Presidenza del Consiglio dei ministri intestato al "fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza al caregiver familiare" pari a 70 milioni di euro per il triennio 2018-2020, il saldo attuale sia solo di 68.314.662 euro, mancando in effetti 1.685.338 euro; se abbia disposto impegni di spesa a valere sul fondo per un ammontare complessivo di 1.685.339 euro, ed in caso affermativo per quali finalità, in coerenza al vincolo di destinazione del fondo che è finalizzato alla copertura finanziaria di interventi volti al riconoscimento del valore sociale ed economico dell'attività di cura non professionale del caregiver familiare; se sia a conoscenza delle modalità di spesa del fondo definite con il decreto di riparto alle Regioni dal Ministro per le pari opportunità e la famiglia che sono in violazione del combinato disposto dei commi 254 e 255 dell'articolo 1 della legge n. 205 del 2019, dell'articolo 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992; se non ritenga opportuno proporre una modifica delle disposizioni vigenti ed avere una responsabilità diretta sulla materia della disabilità al fine di evitare il ripetersi di situazioni che vedono il Governo avallare norme che recano un impatto negativo sulle persone con disabilità, sulle loro famiglie e, in particolare, sui caregiver familiari. Atto n. 4-04510 BERGESIO BOSSI Simone CASOLATI FERRERO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: nel corso della gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, i professionisti che a vario titolo operano nel settore sanitario sono stati coinvolti in prima linea e hanno dovuto sostenere un notevole impegno, oltre a correre il rischio di contrarre il coronavirus; il Governo ha più volte assicurato un riconoscimento dell'impegno e della professionalità di tali professionisti, che si sarebbe dovuto realizzare attraverso un congruo adeguamento economico; ciononostante, nel disegno di legge di bilancio per l'anno 2021, le misure predisposte tendono a premiare solo alcune professioni sanitarie e non altre, con un'evidente ed ingiustificata discriminazione; in particolare, l'articolo 73 del disegno di legge 2970, presentato alla Camera dei deputati, stanzia 500 milioni di euro annui a decorrere dal 2021 al fine di disporre un incremento del 27 per cento delle retribuzioni lorde dei dirigenti del settore medico, veterinario e sanitario operanti con rapporto di lavoro esclusivo presso le strutture del Servizio sanitario nazionale, con decorrenza dal 1° gennaio 2021; l'articolo 74 stanzia altresì 335 milioni di euro annui a decorrere dal 2021 al fine di disporre un'indennità di specificità infermieristica da riconoscere agli infermieri dipendenti dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario nazionale quale parte del trattamento economico fondamentale; nonostante le promesse, gli incrementi stipendiali sono stati riservati esclusivamente al personale di livello dirigenziale ed agli infermieri, lasciando quindi fuori tutti i professionisti sanitari appartenenti alla categoria D del contratto collettivo nazionale di lavoro, tra cui le ostetriche, i tecnici sanitari di radiologia, gli assistenti sanitari, i tecnici ortopedici, i tecnici sanitari di laboratorio biomedico e molti altri ancora, tutti professionisti che hanno lavorato duramente per contrastare la pandemia e sono stati esclusi dal provvedimento; gli incrementi stipendiali sono peraltro garantiti immediatamente ai soli dirigenti, mentre per gli infermieri sono affidati ai rinnovi contrattuali da definire in sede di contrattazione collettiva, si chiede di sapere: quali siano le ragioni che hanno indotto a circoscrivere gli incrementi stipendiali richiamati ai soli dirigenti e agli infermieri, escludendo le altre categorie; quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere per gratificare e premiare l'impegno e le competenze delle professionalità richiamate e per assicurare loro un dovuto e congruo adeguamento economico. Atto n. 4-04511 LANNUTTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: da quando è stata approvata la "legge sulla concorrenza" (legge n. 77 del 2007), che ha liberalizzato il mercato elettrico italiano, è cresciuto a dismisura il numero degli operatori del settore, passati da 135 ai 723 attuali, un numero esorbitante se confrontato con i 60 operatori attivi in Gran Bretagna o con i 200 in Francia; tale enorme crescita ha provocato negli anni problemi all'intero sistema dell'energia italiano. Basti pensare alle conseguenze dovute ai fallimenti di alcune decine di operatori, come ad esempio Gaia Energia Srl, Eviva (ex Energetic Source) o Metaenergia SpA, che hanno lasciato buchi di mancati pagamenti alle società di distribuzione per diverse centinaia di milioni di euro, e che hanno provocato gravi ripercussioni sull'intera filiera della produzione e della distribuzione dell'energia elettrica; la legge sulla concorrenza, in realtà, aveva previsto il modo per prevenire tali distorsioni. Prevedeva infatti l'istituzione di un "elenco dei venditori" (EVE) in cui sono definiti i requisiti tecnici, finanziari e di onorabilità che ogni impresa deve possedere e mantenere nel tempo se vuol esercitare l'attività di vendita di energia e gas. Successivamente, anche la nuova legge sulla concorrenza (legge n. 124 del 2017, art. 1, commi 80-81) ha previsto che tutti i venditori di energia elettrica, per lo svolgimento della propria attività, debbano necessariamente essere iscritti all'elenco dei venditori di energia elettrica, istituito con decreto dal Ministero dello sviluppo economico, perché la mancanza di controllo e quindi di autorizzazione per l'esercizio del servizio di vendita e la mancanza di specifici requisiti ha fatto sì che negli anni il mercato crescesse a dismisura, senza quei requisiti di trasparenza necessari a tutelare i consumatori; considerato, inoltre, che: in un articolo del 22 novembre apparso sul "Corriere della Sera" dal titolo "Gas e luce, la carica dei 723 rivenditori. Ma l'albo ufficiale ancora non c'è", si denunciano "le tante forme di pressione scorretta", e in alcuni casi persino "truffaldina" di diversi gestori che, con diversi stratagemmi, cercano di accaparrarsi nuovi clienti, arrivando addirittura a "fotografare il contatore per poi fare un cambio di fornitore" o a "promettere sconti esorbitanti sulla bolletta"; dal 1° gennaio 2021 circa 125.000 piccole imprese si troveranno fuori dalla protezione sui prezzi previsti dal meccanismo della "maggior tutela" e pertanto dovranno stipulare nuovi contratti, e da gennaio 2022 entreranno sul libero mercato dell'energia oltre 16 milioni di clienti, vale a dire i nuclei familiari presenti in Italia; la presenza di un elenco di rivenditori, con i suoi criteri tecnici e deontologici di ammissione (o di esclusione) diventa l'unico mezzo per ovviare alle conseguenze di un mercato di energia e gas poco trasparente e quindi per tutelare i consumatori di elettricità e gas; come sottolinea l'articolo, "l'EVE è in avanzata fase di elaborazione, con un documento già pronto", che prevede "l'estensione a tutte le società che operano nel settore della vendita dell'energia e del gas precisi requisiti di onorabilità e solvibilità, il rispetto della puntualità dei pagamenti versi i distributori e Terna (gestore della rete) e la messa in opera di una adeguata struttura gestionale e organizzativa delle aziende" e, quindi, "la creazione di un sistema di esclusione e di sanzioni per prevenire i comportamenti scorretti". Un documento che, come sottolinea il quotidiano, "attende soltanto di essere trasformato in legge", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti, che caratterizzano ormai da anni il mercato della vendita di elettricità e gas; come intenda adoperarsi per ovviare all'assenza di un albo dei venditori, senza il quale il mercato dell'elettricità è oggettivamente poco trasparente e finisce per provocare anche danni al consumatore, e quindi alle aziende e alle famiglie italiane; quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, per accelerare la messa in campo di iniziative a tutela del consumatore e per evitare che questi sia addirittura vittima di società di distribuzione di elettricità e gas senza scrupoli. Atto n. 4-04512 LANNUTTI GALLICCHIO CROATTI LANZI TRENTACOSTE CORRADO VANIN VACCARO ENDRIZZI ROMANO ABATE DELL'OLIO PISANI Giuseppe LOMUTI ANGRISANI ACCOTO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: venerdì 20 novembre 2020, i vertici di RAI3 hanno deciso di annullare la partecipazione alla trasmissione "Titolo Quinto" del presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, Nicola Morra. Il senatore avrebbe dovuto parlare della questione Calabria e dell'arresto del presidente del Consiglio regionale calabrese Domenico Tallini, esponente di Forza Italia, risultato il più votato alle elezioni regionali del 26 gennaio scorso. Prima delle elezioni, Tallini, posto ai domiciliari il 19 novembre 2020 su ordine dei magistrati, con l'accusa di "concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso", venne segnalato come "impresentabile" proprio dalla Commissione antimafia; in questi anni la televisione di Stato ha ospitato diversi personaggi discutibili anche in trasmissioni di punta. Il 17 novembre 2020 ha consentito a uno dei suoi conduttori, Bruno Vespa, di pubblicizzare il suo ultimo libro, "Perché l'Italia amò Mussolini", al programma di RAI3 "Agorà", dove l' anchorman ha parlato delle presunte "virtù" di Benito Mussolini, incurante del fatto che in quell'elenco di "buone opere" si potrebbe ravvisare l'apologia di fascismo; finanziata principalmente attraverso il canone che ogni anno i cittadini pagano attraverso le bollette dell'elettricità (secondo il bilancio di esercizio relativo al 2019, la televisione pubblica ha avuto ricavi per 2,483 miliardi di euro, con un incremento del 3,2 per cento sul 2018), composti da 1,798 miliardi di canone, con un incremento del 2,3 per cento, 540,2 milioni di raccolta pubblicitaria, con un calo dell'1,8 per cento, e 144,4 milioni di altri ricavi, con un incremento del 49,8 per cento, relativi a compensi per i doveri di servizio pubblico), la RAI è tra le aziende italiane più lottizzate. Spesso è stata richiamata per il mancato rispetto dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo nell'esercizio del servizio pubblico di informazione, come dimostrano le numerose multe che le sono state comminate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM); durante una trasmissione televisiva, il senatore Morra ha commentato così l'ignobile censura: "Questo è il Paese dell'ipocrisia e dei sepolcri imbiancati in cui forse qualcuno, facendo servizio pubblico, reputa che il presidente di commissione Antimafia piuttosto che essere severamente esaminato dai giornalisti, debba essere semplicemente escluso dalla partecipazione a una trasmissione". Il divieto a partecipare al programma televisivo imposto a Morra è stato stigmatizzato dai partiti di maggioranza e anche dalla Federazione nazionale della stampa (FNSI) e dall'USIGRAI (il sindacato dei giornalisti RAI) con una nota congiunta: "Pur rimarcando il più profondo disgusto per le parole nei confronti di Santelli, anche Raffaele Lorusso e Beppe Giulietti, rispettivamente segretario e presidente della FNSI, e Vittorio di Trapani, segretario dell'Usigrai, spiegano di considerare la cancellazione un errore, nei modi, nei tempi e nel merito". Hanno poi aggiunto: "Abbiamo sempre sostenuto, e non abbiamo cambiato idea, che il problema non è chi intervisti ma come, ovvero le domande che vengono poste o non poste. A meno che da oggi la Rai non comunichi i criteri di esclusione, chiaramente fin qui non utilizzati". Quindi hanno concluso: "Noi proponiamo, per cominciare, di non invitare chiunque abbia avuto comportamenti o parole contrarie al Contratto di Servizio, e quindi alla Costituzione"; considerato, infine, che, in quanto servizio pubblico, la RAI ha il dovere di rimanere imparziale e di permettere a tutti di esprimere le proprie posizioni. In questi anni nella televisione di Stato sono transitati assassini, mafiosi, parlamentari impresentabili e politici condannati. Tutto ciò nel solco del principio secondo il quale va offerta agli italiani un'informazione più completa possibile. Pertanto è del tutto incomprensibile che il maglio dell'oscurantismo televisivo sia caduto proprio sulla figura del presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra. In questa vicenda, il sospetto è che la censura sia scattata sulle riflessioni che il senatore Morra avrebbe potuto fare durante la trasmissione proprio sulle liste di impresentabili prodotte dalla Commissione antimafia, liste che vengono spesso ignorate, tanto che alcuni partiti continuano a candidare persone segnalate che poi finiscono arrestate, come è accaduto per Domenico Tallini. La polemica sulle parole pronunciate dal senatore Morra, per le quali peraltro l'esponente del M5S ha chiesto scusa, e la seguente censura sono sembrati, dunque, un tentativo per distogliere l'attenzione dalle vicende giudiziarie di un esponente del centrodestra, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie attribuzioni relative al contratto di servizio, non ritenga che con l'annullamento della partecipazione del senatore Morra al programma di RAI3 sia venuto meno quel pluralismo inteso come rappresentazione nei mezzi di comunicazione della pluralità di cui è composta la società, espressamente indicato dall'articolo 1 della legge 6 agosto 1990, n. 223, come uno dei "principi fondamentali del sistema radiotelevisivo, che si realizza con il concorso di soggetti pubblici e privati", considerando che ciò che rappresenta un dovere per l'intero sistema radiotelevisivo, diventa un obbligo per ciascun mezzo radiotelevisivo gestito dal servizio pubblico, che motiva la sua esistenza (e il suo finanziamento attraverso il canone) nel suo essere dalla parte di ogni cittadino, evitando ogni subordinazione a partiti, poteri o interessi; quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, circa l'accaduto; se ritenga che i massimi vertici della RAI, in particolare il direttore di RAI3 Franco Di Mare, responsabile della programmazione della rete, debbano essere sollevati con urgenza dalle cariche che ricoprono in virtù di queste gravi violazioni, ma anche per rispetto dei cittadini che con il canone contribuiscono a finanziare le attività e la programmazione del servizio pubblico. Atto n. 4-04513 VALENTE PITTELLA D'ARIENZO FEDELI IORI MANCA NANNICINI ROJC Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: in Italia dal 1° gennaio 2020 ai prodotti per la protezione dell'igiene femminile compostabili secondo la normativa comunitaria o lavabili e alle cosiddette coppette mestruali viene applicata l'aliquota IVA al 5 per cento, mentre l'aliquota è rimasta al 22 per cento per tutti gli altri prodotti igienici di questo genere in cellulosa monouso, incidendo così notevolmente sul loro prezzo al consumo; la disposizione, di cui all'articolo 32- ter del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, in materia di "Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili", ha inserito i prodotti per la protezione dell'igiene femminile a minor impatto ambientale nella tabella A, parte II- bis del testo unico sull'IVA (di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modifiche), recependo, anche se soltanto parzialmente, un'istanza largamente diffusa nel nostro Paese e condivisa in Parlamento da parte di forze politiche appartenenti a schieramenti diversi; quell'intervento, inserito in sede di conversione del decreto "fiscale", era stato limitato ad una categoria molto ristretta di prodotti a causa di una copertura finanziaria proposta in sede parlamentare e reputata non sufficiente per l'estensione dell'aliquota IVA al 5 per cento a tutti gli assorbenti igienici femminili; inoltre, durante il dibattito in Aula alla Camera dei deputati la relatrice del provvedimento riferiva che la diminuzione di gettito derivante dall'abbassamento dal 22 al 5 per cento della tassazione IVA per tutti i prodotti per la protezione dell'igiene femminile era stata stimata dalla Ragioneria generale dello Stato in circa 300 milioni di euro e in 212 milioni nel caso di riduzione di aliquota al 10 per cento; diversamente, dati raccolti da parte di istituti di ricerca (dati Nielsen) sulla base dei prezzi al pubblico portano ad analisi secondo cui l'intervento di riduzione dell'aliquota necessiterebbe di una copertura di circa 72 milioni di euro; considerato inoltre che la riduzione attualmente in vigore coinvolge un genere di prodotti che rappresentano meno dell'1 per cento del totale degli assorbenti venduti in Italia, mentre oltre 15 milioni di donne in età fertile continuano a preferire prodotti assorbenti monouso, soggetti ad una tassazione piena; in Italia, a differenza che in buona parte dei Paesi più avanzati d'Europa e del mondo, la grande maggioranza delle donne continua quindi ad essere soggetta ad un'aliquota ingiusta e discriminatoria, poiché applicata ad un prodotto necessario per un'esigenza naturale di cui non possono fare a meno, si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia intrapreso per verificare, d'intesa con i dipartimenti competenti, l'effettiva valutazione delle coperture finanziarie necessarie per prevedere l'abbassamento dell'aliquota IVA dal 22 al 5 per cento su tutti gli assorbenti igienici femminili. Atto n. 4-04514 LAFORGIA Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: il 28 luglio 2015 la famiglia Pesenti ha annunciato la vendita alla multinazionale tedesca Heidelberg (seconda azienda al mondo in termini di fatturato) del gruppo Italcementi S.p.A. (quinta azienda al mondo in termini di fatturato); il 3 dicembre 2015 tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le rappresentanze sindacali unitarie e le organizzazioni sindacali nazionali e Italcementi è stato sottoscritto un accordo di ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 430 lavoratori prevedendo la permanenza del centro mondiale di ricerca a Bergamo (a seguito di espressa richiesta sindacale) e lo spostamento dell' headquarter da Bergamo alla città di Heidelberg in Germania; il 20 maggio 2016 le rappresentanze sindacali unitarie, le organizzazioni sindacali FENEAL, FILCA e FILLEA e Italcementi sottoscrivono un accordo sulla gestione degli esuberi relativi alla sede di Bergamo (415 unità lavorative tra impiegati e operai); nel mese di maggio 2016 il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha presentato presso il Ministero dello sviluppo economico, alla presenza del ministro Carlo Calenda, il dossier della Regione Lombardia "Cemento", frutto del confronto tra la Regione stessa, le rappresentanze sindacali unitarie e le organizzazioni sindacali, il Politecnico di Milano, la facoltà di Ingegneria e la Scuola edile di Bergamo. Nel documento si delineavano le potenzialità della ricerca e dell'innovazione di prodotto dei materiali da costruzione che la Regione Lombardia metteva a disposizione per interagire con la ricerca e innovazione dei gruppi operanti nel settore; in data 23 giugno 2017, a seguito di una richiesta congiunta di rappresentanze sindacali unitarie, organizzazioni sindacali e Italcementi, il Ministero del lavoro ha deliberato la prosecuzione degli ammortizzatori sociali per 430 lavoratori fino al 31 dicembre 2018 considerata la complessità del processo di riorganizzazione; considerato che in questi ultimi anni nei laboratori di Bergamo sono stati scoperti diversi prodotti innovativi relativi alle malte cementizie, agli aggregati e ai cementi che sono stati utilizzati nelle opere più complesse e anche innovative (palazzo Italia in Expo a Milano, ponte san Giorgio di Genova, eccetera); tenuto conto che: in data 20 novembre 2020 il gruppo Heidelberg ha comunicato lo spostamento del centro mondiale di ricerca di Bergamo nella città di Heidelberg per motivi di "centralizzazione delle attività di ricerca", venendo meno all'accordo sottoscritto in sede ministeriale del 3 dicembre 2015; il Paese Italia perde le migliori competenze professionali mondiali del settore in termini di ricerca e innovazione di prodotto e disperde professionalità elevatissime dei circa 40 lavoratori che operano nei laboratori, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione esposta e quali iniziative intendano assumere, nell'ambito delle rispettive competenze, affinché non si depauperi, come conseguenza della chiusura del centro, il tessuto economico circostante e affinché vengano garantiti i diritti dei lavoratori coinvolti e se non ritengano opportuno aprire un tavolo di confronto con le parti interessate per la risoluzione delle problematiche descritte. Atto n. 4-04515 BERARDI MASINI MALLEGNI Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: la legge costituzionale n. 3 del 2001, recante "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione", ha ridisegnato le competenze di Stato e Regioni in campo sanitario. La "tutela della salute" (assai più ampia della dizione "assistenza ospedaliera" dell'ordinamento previgente) rientra nell'ambito delle materie oggetto di legislazione concorrente tra Stato e Regioni; ai sensi della lett. m) dell'art. 117, comma secondo, della Costituzione, è attribuita allo Stato la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale; con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, sulla base dei dati elaborati dalla cabina di regia di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, sentito il comitato tecnico scientifico sui dati monitorati, sono individuate tre aree corrispondenti ad altrettanti scenari di rischio, per le quali sono previste misure restrittive specifiche; la Toscana, inizialmente inserita tra le regioni con lo scenario di rischio più basso, è stata inserita nella "zona rossa" (scenario al alto rischio) con ordinanza del Ministro della salute 13 novembre 2020; con il report n. 26, del Ministero della salute, relativo alla settimana dal 2 all'8 novembre, per la Toscana è stato valutato un rischio "alto" per la probabilità di diffusione del virus causato dall'aumento dei casi rispetto alle settimane precedenti; un rischio per la valutazione dell'impatto considerando il 40 per cento di occupazione delle terapie intensive (soglia massima al 30 per cento) e il 39 per cento di posti in area medica (soglia al 40 per cento); la presenza di 2 fattori di allerta rispetto alla valutazione della resilienza territoriale e uno scenario 4 per l'Rt con un limite inferiore pari a 1,72 e un valore puntuale di 1,8 (il più alto di Italia); ad oggi in Toscana si contano circa 97.000 casi di positivi al virus Sars-Cov 2, 2.067 ricoverati e 296 posti occupati di terapia intensiva; in data 11 novembre 2020, il presidente della Giunta regionale toscana Eugenio Giani ha firmato l'ordinanza n. 107 ai sensi della quale i medici di assistenza primaria e continuità assistenziale dovranno sospendere l'attività istituzionale alle ore 24. Dalle ore 24 alle ore 8 il servizio sarà garantito da centrali telefoniche, programmate sul modello hub-spoke ; sempre secondo l'ordinanza le ore di servizio dei medici di assistenza primaria che si renderanno così disponibili saranno utilizzate in orario diurno per contribuire alla sorveglianza sanitaria, nonché all'attività ambulatoriale sui pazienti con sintomi simil-influenzali o ospitati in albergo sanitario; secondo la Federazione italiana sindacale dei medici uniti (FISMU) l'interruzione della continuità dell'assistenza alle ore 24, con l'introduzione della sola consulenza telefonica dalle ore 24 alle ore 8, sarebbe una scelta sbagliata sul piano assistenziale poiché produrrebbe accessi impropri nelle strutture ospedaliere e gravi conseguenze sulla tenuta del 118 e dei punti di pronto soccorso; a quanto risulta agli interroganti, anche rispetto alle notizie apprese dagli organi di stampa, i dati nazionali e regionali dimostrano che le strutture e i servizi di medicina di prossimità sono un valido alleato per contrastare lo sviluppo e la diffusione del coronavirus, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le loro considerazioni in merito; se non intendano, nell'ambito delle proprie competenze, dettare delle linee guida uguali per tutto il territorio nazionale per garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini, senza entrare nel merito delle competenze regionali; quali siano le prossime iniziative da intraprendere, anche nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, per provare a dare una conformazione omogenea al Servizio sanitario nazionale, in modo da evitare iniziative scomposte in vista di eventuali possibili nuovi o rinnovati scenari pandemici. Atto n. 4-04516 LAFORGIA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: in piena emergenza sanitaria il Comune di Roma ha di recente notificato all'Istituto storico italiano per il Medioevo un'ingiunzione di sfratto che prevede lo sgombero entro 90 giorni dalla storica sede di piazza dell'Orologio 4, dove l'Istituto è collocato da ormai quasi 100 anni; l'Istituto storico italiano, fondato nel 1883 per dare "unità e sistema alla pubblicazione de' Fonti di storia nazionale", assunse la denominazione attuale nel 1934. All'Istituto vennero riconfermati tutti i compiti scientifici già assegnatigli e gli venne inoltre affidata la direzione scientifica della ristampa nazionale dei "Rerum italicarum scriptores" del Muratori, edita a spese della casa Zanichelli di Bologna dalla quale, nel corso del 1995, l'Istituto ha ottenuto la cessione del marchio; con regio decreto 31 dicembre 1923, n. 3011, fu istituita presso l'Istituto la scuola nazionale di studi medievali per la ricerca e lo studio delle fonti per la storia d'Italia e la loro pubblicazione; l'Istituto storico italiano per il Medioevo è iscritto all'anagrafe nazionale delle ricerche; inutile richiamare la serietà incontrovertibile degli studi, delle ricerche e delle pubblicazioni promosse e curate, per non parlare del valore inestimabile della sua biblioteca specializzata che conta ormai più di 100.000 volumi e più di 760 testate di riviste italiane e straniere, aperta al pubblico; considerato che: l'Istituto ha sede nel palazzo Borromini ed è vigilato dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo; risulta del tutto evidente l'importanza e il valore di una delle più prestigiose istituzioni culturali e scientifiche del Paese e il ruolo fondamentale che essa ha svolto e tuttora svolge nella preservazione e nell'approfondimento della memoria storica della nazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta e quali iniziative intenda assumere, per quanto di sua competenza, affinché si tuteli un istituto che da oltre 100 anni conserva con cura una parte consistente della memoria storica della nazione. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-02125 del senatore Cucca, sulla sospensione dei provvedimenti di rilascio degli immobili a causa dell'emergenza COVID-19; 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-02122 del senatore Urso, sulla crisi in atto nella regione del Tigray, in Etiopia; 3-02124 della senatrice Garavini, sulla digitalizzazione dei servizi consolari per gli italiani residenti all'estero; 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-02136 della senatrice Conzatti, sui beneficiari dell'agevolazione di cui all'articolo 26 del decreto rilancio; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-02137 della senatrice Testor ed altri, sulla chiusura degli impianti sciistici; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-02128 della senatrice Pucciarelli, sulla riduzione dei servizi allo sportello negli uffici postali; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02118 del senatore Bergesio ed altri, sull'adozione di un piano nazionale per contrastare la diffusione della peste suina; 3-02126 del senatore Bergesio ed altri, sui ritardi nell'erogazione dei contributi a favore delle imprese del settore primario; 3-02138 del senatore De Bonis, su un'intesa tra Coldiretti e AGEA contro la perdita di fondi comunitari all'agricoltura; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02117 della senatrice Stabile, sulla situazione delle strutture ospedaliere a Trieste per la cura di malati COVID e non COVID.