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ORD. 398/05. AMMINISTRAZIONE PUBBLICA - INCARICHI DIRIGENZIALI DI LIVELLO GENERALE E DI DIRETTORE GENERALE - PREVISTA CESSAZIONE ENTRO SESSANTA GIORNI DALL’ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE (CD “'SPOIL SYSTEM'”), CON EFFICACIA RETROATTIVA E PREVALENZA ANCHE SU DIVERSE DISPOSIZIONI PATTIZIE E DI CONTRATTAZIONE COLLETTIVA - INCIDENZA SUL DIRITTO FONDAMENTALE DI LIBERTÀ ED AUTONOMIA NEGOZIALE - VIOLAZIONE DEL DIRITTO AL LAVORO, DEL PRINCIPIO DI RETRIBUZIONE PROPORZIONATA ED ADEGUATA, DEL PRINCIPIO DI TUTELA DELL’INIZIATIVA ECONOMICA PRIVATA, DEL PRINCIPIO DI TUTELA GIURISDIZIONALE E DEL PRINCIPIO DEL SERVIZIO ESCLUSIVO ALLA NAZIONE DEI PUBBLICI IMPIEGATI - INCIDENZA SUI PRINCIPI DI IMPARZIALITÀ E BUON ANDAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - INDEBITO USO DELLO STRUMENTO LEGISLATIVO PER CONSEGUIRE FINALITÀ PROPRIE DI PROVVEDIMENTO AMMINISTRATIVO (REVOCA) - SOPRAVVENUTA MODIFICAZIONE DI UNA DELLE DISPOSIZIONI CENSURATE E CONSEGUENTE MUTAMENTO DEL COMPLESSIVO QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO - RESTITUZIONE DEGLI ATTI AL REMITTENTE.. Restituzione ai giudici a quibus degli atti relativi alle questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 1, 2, 3, 4, 35, 36, 41, 70, 97, 98 e 113 Cost., dell'art. 3, comma 7, della legge 15 luglio 2002, n. 145, nella parte in cui prevede che gli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale e quelli di direttore generale degli enti pubblici vigilati dallo Stato in corso all'entrata in vigore della legge medesima (che ha modificato la disciplina della dirigenza nella pubblica amministrazione) cessano il sessantesimo giorno da tale data, nonché dell’art. 3, comma 1, lettera b), della stessa legge, nella parte in cui, in relazione al nuovo regime della dirigenza, pone la disciplina a regime della durata degli incarichi in esame, prevedendo un limite massimo triennale, per una rivalutazione delle questioni alla luce dello ius superveniens, costituito dall'art. 14-sexies del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, inserito dalla legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168, il quale ha modificato la seconda delle disposizioni censurate, ed ha comunque comportato un rilevante mutamento del complessivo quadro normativo di riferimento da cui i rimettenti hanno tratto argomentazioni in ordine alla non manifesta infondatezza delle questioni riguardanti l'altra norma impugnata, l'art. 3, comma 7, della legge n. 145 del 2002.