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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 253 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente TAVERNA, del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 11). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 1883 Conversione in legge del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, recante misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1883. Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale ed è stata respinta una questione pregiudiziale. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, relatori e colleghi senatori, inizierò questo intervento sulla conversione del cosiddetto decreto semplificazioni dando lettura di quello che la Treccani riporta come definizione del termine: «rendere semplice o più semplice, rendere più agile e funzionale, facilitare, agevolare, alleggerire». Tra gli esempi indica: «semplificare un procedimento industriale; semplificare la contabilità di una ditta; semplificare l'amministrazione dello Stato» ed è su questo che mi soffermerò. Migliorare la vita dei nostri concittadini, rendere più agevole e, appunto, semplice la loro vita è la funzione principale del nostro ruolo parlamentare. Certo, c'è l'attività a tutela del nostro territorio; certo, ci sono i grandi temi indirizzati dalle diverse linee politiche dei vari partiti ma, se siamo qui su questi scranni, è proprio per emanare leggi come questa, ed è per questo che, nel rispetto del nostro datore di lavoro - il cittadino elettore - come Gruppo di senatori della Lega abbiamo profuso il massimo sforzo per integrare e migliorare un testo che - è corretto riconoscerlo - aveva più di uno spunto positivo e condivisibile. In Commissione è stato svolto un lavoro costruttivo, iniziato con più di cento audizioni e concluso con un serrato confronto durante gli ultimi dieci giorni per esaminare i quasi tremila emendamenti presentati. Anche grazie al contributo della Lega e ai nostri 37 emendamenti approvati, posso affermare che il testo uscito è sicuramente migliore di quello che avrebbe fatto da sola la maggioranza in tantissimi dei temi trattati. (Applausi) . Unica grave eccezione è l'articolo 10, quello sulle norme edilizie, decisamente peggiorato da un emendamento del Gruppo Liberi e Uguali che ha introdotto elementi di forte complicazione che non condividiamo e denunciamo a gran voce. C'è stato - come dicevo - un confronto intenso, a volte anche aspro, con tematiche sostenute con passione, ma sempre ben argomentate, e questo sicuramente è stato, in una fase storico-politica in cui è facile costume additare le istituzioni democratiche, un elemento utile a ridare dignità al ruolo del Parlamento, alla sua centralità e al riequilibrio dei poteri tra esecutivo e legislativo. È vitale questo fatto perché, se trasformate quest'Aula in un luogo in cui si ratificano solo decisioni prese altrove, non rendiamo un servizio al Paese, anzi lo mandiamo alla deriva. (Applausi) . I colleghi senatori della Lega, il cui intervento seguirà il mio, illustreranno nel dettaglio le singole tematiche: opere pubbliche, giustizia, trasporti, enti locali, digitalizzazione e innovazione, ambiente ed energia. Mi si permetta, però, di elencare alcuni degli interventi emendativi dalla Lega proposti e approvati: innanzitutto quello forse più importante, ossia la proroga fino al 31 dicembre 2021 del regime semplificato per gli appalti; e poi l'estensione anche al Centro-Nord del Paese della norma, prevista finora solo per il Sud, che eroga contributi a fondo perduto e mutui agevolati per i giovani agricoltori; lo sblocco degli esaminatori abilitati per smaltire l'enorme arretrato delle richieste di patenti; l'accelerazione per gli ammodernamenti degli stadi sportivi; il rinvio al termine dello stato di emergenza della conversione al digitale per i piccoli Comuni ora in forte carenza di personale; l'aumento della platea obbligata a fornire servizi web accessibili alle varie disabilità; le semplificazioni burocratiche per il mondo accademico; la proroga della legge Tremonti ambiente; norme per garantire l'efficienza e la tempistica dei servizi rivolti al pubblico che devono funzionare anche in regime di smart working . È giusto però ricordare anche cosa manca nel provvedimento. Mancano i voucher per i lavoratori dell'agricoltura e del turismo. Mancano una maggiore attenzione al mondo dei disabili, la lingua dei segni per i non udenti e aiuti a chi sfortunatamente deve muoversi con le carrozzine (Applausi) . Mancano gli appalti a chilometro zero per supportare l'economia dei territori e ridurre i gravami sull'ambiente. Manca una soluzione al problema di carenza di personale tecnico e segretari comunali negli enti locali. Manca la cancellazione dell'ormai inutile modello F23. Mancano misure concrete per lo sviluppo e la ricerca per favorire l'economia circolare. Manca una vera semplificazione delle valutazioni di impatto ambientale, poiché sono enunciati solo i soliti buoni propositi, ma non ci sono impatti concreti e attuabili. Manca infine la madre di tutte le semplificazioni, ossia il taglio delle tasse. (Applausi) . Con 100 miliardi impegnati per l'emergenza Covid, si potevano trovare i 15 miliardi necessari per attuare la flat tax e dare respiro strutturale al portafoglio di milioni di cittadini in difficoltà. Mi si permetta poi un inciso su una proposta del MoVimento 5 Stelle che è entrata nel testo e che mai ci saremmo aspettati di vedere: la soppressione sino a tutto il 2023 della procedura di dibattito pubblico preventiva alla realizzazione di opere pubbliche di rilevanza sociale e con impatto ambientale. Viene così zittito tutto l'associazionismo socio-ambientale più o meno spontaneo. Non ci sono più i cittadini portavoce, non ci sono più le scatolette di tonno da aprire; non esiste più quindi lo slogan «uno vale uno», che è stato sostituito da: «non disturbare il manovratore». (Applausi). Il MoVimento 5 Stelle ha scelto di suicidarsi, ma forse, davanti al prospettarsi di una lunga agonia, ha fatto pure bene. Avviandomi alla conclusione, mi si permetta di ringraziare per il lavoro svolto, oltre ovviamente tutti i senatori della Lega nella 1 a e nell'8 a Commissione, i presidenti di Commissione senatori Parrini e Coltorti per la loro corretta gestione; i relatori senatori Sudano e Garruti, sempre disponibili; i vari membri del Governo che si sono succeduti durante i lavori; i ministri D'Incà e Pisano e il vice ministro Margiotta, che è qui presente e che ringrazio personalmente, nonché i sottosegretari Malpezzi e Castaldi, oltre a tutti i senatori di maggioranza e di opposizione con cui abbiamo di fatto convissuto giorno e notte in quest'Aula. Concludo sottolineando che, come Lega, abbiamo saputo dare un fattivo contributo al Paese anche dall'opposizione e faremo ancora meglio appena saremo tornati al Governo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. Colleghi all'ingresso dell'Emiciclo, per cortesia, o si esce dall'Aula o ci si siede nei propri posti. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il mio intervento si concentrerà sostanzialmente su due articoli del decreto-legge in esame, su cui è iniziata la discussione generale in sede di conversione. Si tratta degli articoli 21 e 23, che mirano a creare una sorta di microsistema quasi di immunità - da un lato - modificando la responsabilità erariale e - dall'altro - mettendo mano pesantemente all'articolo 323 del codice penale per abuso d'ufficio. Per quanto riguarda la responsabilità erariale, siamo stati chiarissimi come Forza Italia: da subito abbiamo detto che si introduce un principio condivisibile, e cioè il fatto che, nel momento in cui parliamo di dolo, quest'ultimo ha una sola nozione, la volontarietà, non solo della condotta ma anche dell'evento dannoso o pericoloso che sia così. Chiunque si occupi di diritto penale lo sa, poiché l'articolo 43 del codice penale è chiarissimo. Se quell'intento deve essere ottenuto, deve essere mantenuto e non fermato dal punto di vista temporale al 31 luglio del 2021. Fermo restando che, quando andiamo a modificare l'articolo 1, che regola la responsabilità di coloro i quali sono soggetti alla responsabilità erariale (cioè i pubblici funzionari), e introduciamo un concetto condivisibile, che deve essere un principio generale dell'ordinamento, non vogliamo che questo sia limitato nel tempo, anche perché creerà indubbi problemi interpretativi. Tra l'altro, mi pare che gli stessi giudici contabili lo abbiano messo ampiamente in luce in questi giorni. E resta fermo - principio assolutamente condivisibile - il fatto che il pubblico ministero contabile debba fornire la prova della volontarietà dell'evento, ossia - in questo caso - dell'evento che cagiona la responsabilità erariale. Passando all'altro aspetto, l'articolo 23 riscrive, modificando la condotta, l'articolo 323 del codice penale in materia di abuso d'ufficio. Introduce, innanzitutto, delle modifiche singolari, togliendo il sintagma tradizionale dell'articolo 323. Siamo alla terza modifica dell'articolo 323 del codice penale, che è norma concepita, quasi novanta anni fa, nel codice Rocco come norma di chiusura e valenza sussidiaria. Tale modifica, in questo modo, verrebbe - per quanto dirò nel breve tempo che mi è concesso - a produrre degli effetti contrari ai fini per i quali è stata prevista dalla norma. Queste norme sono state concepite e spiegate dal Presidente del Consiglio, in sede di conferenza stampa di presentazione del decreto-legge, come norme in cui si dice basta alla paura per i pubblici funzionari. Basta alla paura perché quella sorta di burocrazia difensiva, che - da un lato - è conseguente allo spettro della responsabilità erariale, così come la modifica del codice penale può creare, verrebbe meno con la nuova formulazione della norma. Intanto, qui si introduce un concetto assolutamente singolare. Si toglie dall'articolo 323 il riferimento alle fonti normative secondarie. Come sappiamo, l'articolo prevedeva che è responsabilità penale la violazione di una norma di legge o di regolamento. Qui scompare il regolamento e, quindi, la normativa secondaria, che è normativa regolamentare, di decreti e di ordinanze, può essere tranquillamente violata. Quindi, qualsiasi pubblico funzionario potrebbe, volontariamente, per perseguire un interesse proprio o dei prossimi congiunti (comunque, un interesse non ammesso dalla legge), violare una norma regolamentare. Questo è l'effetto che produce tale modifica e una parte della maggioranza non si è resa conto degli effetti contrari rispetto a ciò che voleva introdurre; oppure, l'ha fatto per fini che sono evidentemente specifici, parziali e non generali, tolto il riferimento ai regolamenti, quindi. L'altro aspetto singolare è che si toglie al giudice la valutazione dell'esercizio del potere da parte del pubblico funzionario. E qual è l'esercizio? Si tratta almeno del controllo dal punto di vista della legalità e dal punto di vista generale e ordinamentale. Verrebbe da dire: simul stabunt vel simul cadent . Nel momento in cui noi prevediamo che il giudice penale non valuti la correttezza, almeno sul piano generale, dell'uso del potere pubblico, potremmo avere degli effetti che sono veramente contrari rispetto al fine dichiarato. Faccio un esempio molto semplice. Una delle ragioni che hanno portato la maggioranza a pensare a una norma di modifica è la convinta determinazione che occorre prendere in mano il fatto che in Italia vi sono 7.000 processi per abuso d'ufficio e che solo 100 di questi si chiudono con una condanna. Non è, però, introducendo questa norma che la maggioranza risolve il problema. Non solo non lo risolve, ma lo aggrava. Penso al cosiddetto peculato per distrazione, che è stato tolto dall'ordinamento ed è stato derubricato, anzi, ad abuso d'ufficio, con una pena meno grave. Al contrario, per effetto della norma che avete introdotto, nel momento in cui si bazzica in odor di denaro, è evidente che qualsiasi pubblico ministero, non avendo più la norma di chiusura che era l'articolo 323 - ecco perché il codice Rocco aveva previsto l'articolo 323 - comincerà a riaprire l'indagine con l'articolo 314, con i ricchi premi e cotillon dell'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario. Mi riferisco, cioè, a quella famigerata norma rispetto alla quale la Corte costituzionale ha già dato dei segnali molto chiari con alcune ordinanze dichiarandone la non retroattività, perché è norma con effetti penali e non solo procedurali. Parlerei di eterogenesi dei fini, e cioè di conseguenze non intenzionali rispetto ad atti intenzionali. Avete pensato che in questo modo avremmo risolto il problema della lentezza nella pubblica amministrazione, togliendo la paura che ha il pubblico funzionario - o il politico - quando deve assumere, perché è un reato proprio quello dell'abuso d'ufficio, attraverso delle norme i cui effetti potrebbero essere diametralmente opposti a quanto voluto. Ho limitato il mio intervento a questo e faccio una considerazione finale. Il Governo - in modo particolare una sua parte politica - ha fatto del panpenalismo la sua ragion d'essere. Penso ai toni trionfalistici usati nella discussione sul cosiddetto spazzacorrotti. Oggi mi sembra invece che cerchi una via che è diversa e lo fa in modo maldestro, perché pone dei limiti temporali che imporranno necessariamente dei problemi sia di interpretazione delle norme, sia di successione delle norme, sia connessi alla cosiddetta abolitio criminis. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, vice ministro Margiotta, l'esperienza che hanno maturato tutti coloro che in questo Paese hanno fatto impresa, si sono impegnati nel settore dell'amministrazione, nel volontariato, nel terzo settore, e hanno assunto responsabilità collettive che li hanno portati a incrociare la pubblica amministrazione - e mi riferisco anche a chi all'interno della pubblica amministrazione, con quello che una volta si sarebbe chiamato lo spirito del buon padre di famiglia, ha cercato di affrontare, gestire e governare i problemi, siano essi dirigenti, funzionari o collaboratori della stessa pubblica amministrazione - è stata sovente di grande fatica e distante dagli obiettivi, dalle aspettative, dalle finalità dei progetti e dai propositi che volevano portare avanti e dalla realizzabilità pratica, dai modi e dai costi che ha avuto. In parte questo è stato fisiologico, perché c'è stato un accrescimento oggettivo della complessità della situazione da gestire e dei relativi processi decisionali, per certi versi legato a una accresciuta consapevolezza di diritti individuali e collettivi e alla conseguente necessità di definire in modo più puntuale e formale i compiti e le responsabilità dei singoli; per altri aversi, invece, legato alla consapevolezza che alcune scelte del passato ci hanno consegnato oggettive forzature sui piani ambientale, urbanistico e architettonico e hanno permesso, purtroppo, percorsi segnati da corruttela o comportamenti non corretti o quantomeno eccesso di rischi e di costi ambientali e sanitari sulla sicurezza delle persone che operavano. A volte questo è stato possibile giocando sulla insufficienza di norme e sulla loro mancata puntualità. Ma tutto questo, pur con tutte le motivazioni illustrate, ha portato a un accrescimento pazzesco della burocrazia, a valutazioni che durano a volte anni, a scarsa trasparenza nei processi decisionali e si è tradotto in costi sociali (democratici a volte, perché la percezione di inefficacia delle pubbliche amministrazioni porta a uno scollamento tra il cittadino e la stessa pubblica amministrazione) ed economici (per maggiori adempimenti, maggiore burocrazia, tempi più lunghi nelle decisioni); ma anche costi legati, ad esempio, all'insufficienza logistica. Uno studio recente della CGIA di Mestre ha quantificato in oltre 55 miliardi all'anno il costo per le imprese per la maggiore burocrazia e in oltre 40 miliardi annui i costi legati a una insufficiente rete logistica del Paese. Vengo da una Provincia - come altri senatori di questa Camera - nella quale i costi per le imprese legati all'insufficienza delle infrastrutture sono stati quantificati in oltre 100 milioni annui. Tutto questo ovviamente è stato aggravato dalla vicenda Covid, nella quale in parte siamo ancora coinvolti, ma che ha pesantemente impattato sul Paese nei mesi scorsi. Il provvedimento all'esame, in questo contesto, anche dopo il lavoro importante di integrazione fatto in Commissione, interviene per cercare di rendere più fluidi i procedimenti relativamente agli investimenti pubblici, con un'attenzione particolare alle aree colpite dal sisma, all'attività degli enti locali, a tutto il settore della ricerca e dell'innovazione, alle infrastrutture, alle problematiche legate all'agricoltura, alle energie rinnovabili, alla tutela ambientale e alla tutela e salvaguardia del territorio. In merito all'agricoltura, l'articolo 43 è intervenuto in modo importante introducendo innovazioni strutturali per quanto riguarda la gestione e l'erogazione dei fondi comunitari. Sono state introdotte innovazioni importanti per quanto concerne tutto il tema dei controlli, estendendo l'istituto della diffida anche ai comparti alimentare e della mangimistica. Sono state introdotte alcune strumentazioni aggiuntive al tema delle denominazioni di origine per affrontare situazioni di emergenza come quella nella quale ci siamo trovati a vivere nei mesi scorsi. Sono stati introdotti - all'articolo 63 - un programma straordinario di gestione forestale e dei territori montani e alcuni chiarimenti normativi per quanto riguarda il tema delle infrastrutture irrigue e degli impianti al servizio dell'agricoltura. Sono stati previsti interventi importanti anche con gli emendamenti introdotti in Commissione per quanto attiene al comparto vitivinicolo, ma in generale si sono affrontate questioni ambientali. Da questo punto di vista, credo che si sia lavorato in maniera utile e importante. Sicuramente sono rimaste sul tappeto, purtroppo, tantissime richieste di modifica provenienti dal mondo sociale e produttivo all'attenzione di questa Camera, che non si è riusciti ad affinarle in tempo utile per poterle introdurre nel testo. Siamo tutti consapevoli del fatto che ancora tante misure devono essere introdotte, corrette, modificate e migliorate. Ma credo ci sia altresì da parte di tutti la consapevolezza che il provvedimento in esame va nella giusta direzione e sicuramente dà un contributo importante avvicinando di più le attese dei cittadini e delle imprese a quella che è la strumentazione di cui la pubblica amministrazione si è dotata per cercare di rispondere in tempi utili, congrui e funzionali alle attese dei cittadini e delle imprese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Campari. Ne ha facoltà. CAMPARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, discutiamo oggi di un provvedimento che assomiglia un po' troppo a un'occasione sprecata. Il testo iniziale era senza dubbio una base interessante, seppure incompleta o imprecisa in diverse parti. Era un provvedimento atteso, urgente, che tanti settori attendevano poiché investe diverse parti del tessuto sociale ed economico italiano. Come opposizione abbiamo fin da subito collaborato, mettendo a disposizione noi stessi e i nostri uffici (ai quali vanno le mie sincere congratulazioni per il lavoro svolto). Per settimane abbiamo preparato la fase finale dell'analisi del provvedimento in Commissione, ascoltando centinaia di persone, rappresentanti di tutto il mondo produttivo e sociale italiano. Abbiamo preparato, poi, una serie di emendamenti migliorativi che andavano proprio nella direzione richiesta dal mondo reale; da quel mondo reale che troppo spesso dimostrate di non conoscere e di tenere a debita distanza dalle vostre ideologie, che sono un po' troppo fantasiose e strampalate (Applausi). Non a caso avete voluto inserire alcuni emendamenti che, invece che semplificare, vanno nella direzione della complicazione, dell'allungamento dei tempi e dell'inasprimento della burocrazia, inseguendo la vostra natura completamente slegata dalla praticità. Si tratta del decreto semplificazioni, ma la maggioranza presenta 2.000 emendamenti: vi rendete conto che siete voi stessi la complicazione del Paese? (Applausi) . Devo però darvi atto che questo non è sempre vero: quando si tratta di agevolare qualcosa che vi sta a cuore, siete infatti bravissimi a scavalcare qualunque procedura e a mettere da parte proprio quel principio di condivisione e di partecipazione, che dite vi dovrebbe contraddistinguere. D'altronde, il PD governa con i 5 Stelle e i 5 Stelle governano col PD: è nei fatti (Applausi) . Ci spiegate cosa vi ha spinto a dire addio alla trasparenza per le grandi opere pubbliche, andando ad abolire il coinvolgimento delle comunità? Cosa dovete fare di nascosto? Tanto ormai è chiaro che la TAV si farà, e anche la TAP, così come il Terzo valico dei Giovi, solo per fare tre esempi. È abbastanza evidente che Conte vi ha insegnato molto bene il gioco delle tre carte (Applausi) . Continuate a chiedervi perché abbiamo tolto la fiducia a Conte un anno fa, ma la risposta è chiara ed è nei fatti: andiamo a velocità e in direzioni diverse. Noi togliamo e voi aggiungete; noi diamo fiducia ai lavoratori e voi giudicate i privati come delinquenti a prescindere; noi cerchiamo di agevolare chi ha iniziativa e voi solamente ieri in quest'Aula avete avuto il coraggio di definire gli imprenditori dei "prenditori". Dovete vergognarvi! (Applausi) . Per fortuna, però, qualche volta ci avete ascoltato, approvando, più o meno consapevolmente - ciò dipendeva un po' dall'ora della notte o della mattina - nostri emendamenti migliorativi e questo vi ha fatto fare un figurone. Di ciò vi siamo grati, anche se sarebbe più giusto il contrario - intendiamoci - ma siamo certi che saranno molto più contenti gli imprenditori, i dipendenti e i cittadini in generale. Sin qui, nelle parti dove avete accettato il nostro contributo, il bicchiere è infatti mezzo pieno. Poi, però, avete deciso di fare anche di testa vostra e il bicchiere diventa quindi mezzo vuoto. Avete stravolto l'articolo 10 del provvedimento, andando a devastare - lo ripeto: devastare - la possibilità di incentivare la rigenerazione urbana. Un decreto semplificazioni dovrebbe dare respiro e slancio al mondo del lavoro, ma voi avete costruito una gabbia, in grado di soffocare e affossare ogni possibilità di recupero edilizio, ponendo vincoli, costi e paletti, che renderanno impossibile rigenerare le aree abbandonate a prezzi ragionevoli e in tempi accettabili. Dobbiamo dirci chiaramente che la modifica voluta da LeU e poi votata da PD, MoVimento 5 Stelle e Renzi aggraverà la crisi di un settore trainante, che già è boccheggiante, come quello dell'edilizia, a meno che non si vada a costruire su nuove aree verdi. Bravissimi: avete ottenuto l'esatto effetto opposto di quello che andate dicendo, vale a dire cementificazione, invece che rigenerazione urbana (Applausi) . Per fortuna noi della Lega siamo riusciti a ottenere una proroga delle misure emergenziali - come diceva il bravo collega Augussori - e lo sblocco degli appalti fino al 31 dicembre 2021: una vera boccata d'ossigeno per il settore, che speriamo potrà a questo punto diventare strutturale, già dal prossimo provvedimento utile. Si sarebbe potuto fare molto di più anche in tema ambientale, ma anche in questo caso le ideologie delle parti più a sinistra delle vostra variopinta coalizione di maggioranza hanno posto veti e paletti insormontabili. Avremmo potuto risolvere alcuni problemi legati ai rifiuti secondari o alla produzione interna di energia, ma sarebbe servita una visione del futuro, che semplicemente non siete in grado di costruirvi. Per fortuna anche qui, però - l'ora era ormai tarda - avete accolto alcuni dei nostri suggerimenti, che hanno permesso di introdurre norme funzionali, come gli incentivi per gli impianti fotovoltaici sulle aree dismesse. Anche in questo caso servirebbe un Governo con le idee molto più chiare, ovvero un Governo a guida Lega. Veniamo poi a un settore che mi sta molto a cuore: la mobilità e i trasporti. Ci avete detto che nel provvedimento al nostro esame non potevano essere accettate nuove norme che prevedessero un impegno di spesa (cosa che tra l'altro non è vera, perché già nel testo base molti articoli prevedevano tale impegno). Ci avete detto che si sarebbero potuti aggiungere nuovi emendamenti o articoli con nuove spese nel decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104. Abbiamo seguito le vostre richieste e rimandato tutte le nostre proposte alla successiva conversione in legge di tale provvedimento, anche se effettivamente tanto si potrebbe fare anche per un settore come quello del rinnovo del parco mezzi circolante, se solo si ragionasse su quello che effettivamente va incentivato. Abbiamo quindi semplicemente chiesto di risolvere alcuni problemi senza spesa. Abbiamo chiesto - ad esempio - di risolvere il problema delle revisioni dei mezzi pesanti. Qui mi chiedo se abbiate mai parlato con chi lavora nel settore, con i trasportatori, con chi fa le revisioni nelle motorizzazioni civili o con chi ha delle officine private. Se volete, vi do volentieri qualche numero di telefono. (Applausi) . Mi sembra sinceramente che siate un po' slegati dal settore. Ci sono centinaia di camion, che stanno viaggiando in questo momento e in questi giorni, che dovrebbero essere revisionati ogni anno, e la cui revisione è scaduta anche da due anni. Sono quindi tre anni che non effettuano la revisione. Ciò accade perché le motorizzazioni non riescono a soddisfare le richieste che ricevono. Il problema sarebbe semplicemente e facilmente risolvibile permettendo di effettuare tali revisioni all'esterno, nelle officine private. Il Ministero continua però ad opporsi, dicendo che ci sarebbe un ammanco di gettito, senza riuscire a capire che lo Stato avrebbe invece tre guadagni in termini di sicurezza, semplificazione e - udite, udite - entrate. Bisognerebbe infatti capire che si incasserebbero le imposte delle revisioni che verrebbero smaltite dalla coda e che invece non riescono ad esserlo, e in più si potrebbe anche avere un incasso da eventuali gare che si potrebbero fare per l'esternalizzazione, per il momento semplicemente anche a tempo determinato. In sintesi, pensate di continuare a far... (Il microfono si disattiva automaticamente). ...in una situazione di pericolo, oppure credete che sia il caso di risolvere la situazione? Prendo in parola il Governo, che si è impegnato a lavorare con noi per risolvere la situazione, anche se sono ormai due anni che cerchiamo di risolverla. Sarebbe analogamente una questione di senso civico dare seguito all'ordine del giorno approvato, che prevede la possibilità di utilizzare le piste ciclabili da parte delle persone diversamente abili che necessitano di carrozzina con trazione a motore elettrico per muoversi. (Applausi). Non esistono solo i monopattini. Mi si permetta, signor Presidente, un brevissimo accenno a due riforme, una delle quali siamo riusciti a introdurre, mentre per l'altra c'è un ordine del giorno, un impegno del Governo, per il mondo dei collezionisti. Mi riferisco al fatto di poter mantenere il libretto originale, quando si fa un passaggio di proprietà, e alla possibilità che il Governo si impegna a dare di ricostruire le targhe storiche ormai andate perse. Si tratta di due innovazioni attese da anni. In conclusione, signor Presidente, dove siamo riusciti a intervenire, abbiamo semplificato il decreto-legge, ma la vera semplificazione è molto vicina, il 20 settembre. Siamo sicuri infatti che i cittadini andranno a votare e con il voto delle elezioni regionali e comunali semplificheranno il Parlamento, mandandovi il chiaro segnale di andare a casa. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, l'esame del decreto-legge recante misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale, a differenza di quanto accaduto nelle Commissioni di merito, in Commissione lavoro è stato piuttosto veloce e non esaustivo. Il provvedimento dimentica di trattare in modo compiuto un tema fondamentale come quello del lavoro pubblico, che rappresenta - a nostro avviso - uno dei punti cardine di ogni semplificazione. La pandemia deve far riflettere e indurre ad adottare interventi strutturali sul tema dei fabbisogni di personale nel perimetro pubblico, con oltre metà di esso in smart working , peraltro, durante tale periodo. Deve altresì portare a decisioni che d'ora in avanti definiscano un nuovo rapporto tra imprese, cittadini e pubblica amministrazione. Allo stesso tempo, deve segnare un nuovo campanello d'allarme sui conti pubblici. Ogni assunzione comporta un aumento della spesa corrente e ogni incremento della spesa ripetuta negli anni successivi, al contempo, segna una diminuzione della spesa disponibile per gli investimenti. Le risorse sono scarse e il debito oggi impiegato per fare spese non potrà essere replicato negli anni che seguiranno (la fine dell'emergenza pandemica). Ecco perché questa dev'essere l'occasione per introdurre una velocizzazione digitale nella pubblica amministrazione, che definisca nuovi ruoli dei settori e dei servizi pubblici. Ogni provvedimento che intenda velocizzare i procedimenti della macchina pubblica vedrà sempre Forza Italia favorevole. Ma non si può ritenere che si possa procedere come se fuori dal perimetro pubblico non ci fosse un mondo digitale, che ormai si muove solo tramite applicazioni da utilizzare su reti veloci. Al contrario, ci troviamo di fronte a piante organiche degli anni Novanta, che non tengono conto del fatto che, se le pubbliche amministrazioni hanno ridotto il turnover , molti servizi prima resi dagli uffici pubblici sono stati trasferiti a società partecipate e in house . Queste nel frattempo hanno acquisito dagli enti del territorio molte funzioni fondamentali nei servizi, come la riscossione dei tributi e la gestione dei rifiuti, dei trasporti, dei parcheggi, delle mensa, eccetera. Ecco allora che il dato con cui bisogna confrontarsi non sono i 3,3 milioni di unità che lavorano direttamente nella pubblica amministrazione, perché rendono servizi pubblici anche le società in house partecipate dagli enti previdenziali, con le quali si arriva a 4,5 milioni di persone; cioè, su 18,1 milioni di lavoratori dipendenti, uno su quattro lavora nella pubblica amministrazione o in società che rendono servizi pubblici (uno su cinque, se si calcolano tutti i 23,4 milioni di lavoratori, numero che comprende i circa 5 milioni di autonomi). La spesa per i redditi da lavoro pubblico, e cioè gli stipendi dei 3,3 milioni di dipendenti pubblici, vale 164 miliardi annui, mentre quella per i consumi intermedi ne vale circa 131: sono 295 miliardi all'anno. Questo spiega il livello così alto delle tasse, se quattro lavoratori (tre dipendenti più un autonomo) devono sostenere la spesa pubblica, che alimenta la spesa corrente, che rappresenta il 95 per cento del totale della spesa pubblica stessa. Se il livello della spesa di parte corrente rimane così alto, a soffrire sarà la spesa per investimenti, l'unica in grado di sostenere lo sviluppo e la crescita economica. I provvedimenti che abbiamo visto sinora in termini di pubblica amministrazione mancano quindi di una visione organica. Anche questo provvedimento, che pure incrocia i temi della dirigenza pubblica, non si pone il problema della produttività, di un diverso e più immediato rapporto tra pubblica amministrazione e servizi agli utenti, né tantomeno quello della produttività nell'area pubblica. Un sistema di regole troppo invadente è anche un disincentivo al fare e al fare bene da parte della dirigenza pubblica, così come lo sono le paure delle procure penali e contabili e dell'azione civile, a cui si è aggiunta persino l'ANAC. Allo stesso tempo, il reclutamento dei manager della pubblica amministrazione dovrebbe seguire gli stessi criteri che segue il mondo dell'imprenditoria privata. Le professionalità già esistenti devono essere incentivate a migliorare i propri profili verso una gestione più digitale delle pratiche della pubblica amministrazione che, per essere più veloci, devono viaggiare in parallelo e non in sequenza, come se fosse una pila di faldoni di carta. L'organizzazione del lavoro per target , come avviene nel privato, è ancora una chimera nella pubblica amministrazione. L'interazione tra cittadini e pubblica amministrazione è tra le più basse in Europa: i servizi online sono utilizzati da un italiano su tre, mentre la media europea è di due su tre; solo 4.500 dei 18.000 enti pubblici italiani hanno utilizzato i pagamenti della piattaforma pagoPA. Vanno quindi adeguate le amministrazioni alla digitalizzazione e non le metodologie digitali alla parcellizzazione dell'enorme struttura pubblica. Rimangono tutt'ora irrisolti i temi che riguardano la digitalizzazione della pubblica amministrazione, già individuati peraltro dal manager Diego Piacentini, vice presidente di Amazon, nonché dirigente di Apple in precedenza. I temi sono la sicurezza; una sola anagrafe; un'identità digitale sicura e semplice da utilizzare e ottenere; un sistema che rende interconnessi i sistemi informatici della pubblica amministrazione; la possibilità che quest'ultima utilizzi standard e software aperti, servizi su misura per i cittadini e le imprese e la possibilità di contattare anche tramite smartphone . Si tratta di cose semplici, che sembrano ancora irraggiungibili. Oggi possiamo prendere un'automobile in sharing tramite un'app e fare acquisti dallo smartphone con contactless , ma non scaricare il nostro certificato di residenza dall'anagrafe comunale, se non in pochissimi grandi Comuni. Il testo, pertanto, non solo non semplifica, ma adotta norme derogatorie e temporanee, in attesa di tempi migliori e di nuove disposizioni per modificare le norme ora solamente derogate. Ci troviamo, insomma, di fronte a un aumento della regolazione al posto della deregulation auspicata e a un aumento della centralizzazione al posto della decentralizzazione sperabile. L'esame di questo decreto-legge ha reso evidente la necessità di una riforma strutturale della pubblica amministrazione volta alla digitalizzazione e alla semplificazione, per la quale Forza Italia è pronta a dare il suo contributo. Signor Presidente, faccio infine una considerazione da eletto in Sardegna. Visti gli obiettivi di decarbonizzazione imposti all'isola, bisogna andare oltre la norma contenuta nel decreto, che non è sicuramente soddisfacente, mettendo l'isola nelle condizioni di avere energia a costi più contenuti, per un rilancio competitivo delle attività produttive e anche per l'utilizzo civile del metano. È quindi auspicabile - è questa la raccomandazione che spero venga accolta dal Governo - un accordo tra lo Stato e la Regione per condividere e realizzare la scelta migliore per la Sardegna. ( Applausi ). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, esponenti del Governo, pagare il bollo dell'auto senza problemi, comodamente seduti sul divano del proprio salotto, oppure richiedere il rinnovo di un certificato e il pagamento di un bonus cui si ha diritto dal proprio telefono con un'app, e cioè una semplice applicazione, diventano realtà con il decreto semplificazioni. Possono diventare sempre più realtà perché il provvedimento implementa e potenzia l'applicazione IO: quel sistema di digitalizzazione della pubblica amministrazione che abbiamo ideato e avviato attraverso il piano dell'Agenda digitale, da noi istituita con l'allora Governo Renzi, con l'intento di semplificare la vita al cittadino, creando un canale agevolato di accesso prioritario a tutti i servizi della pubblica amministrazione. È uno strumento pratico e utile che già quest'estate i cittadini hanno avuto modo di testare, nella misura in cui siano ricorsi al bonus vacanze. In altri termini, è una sorta di rivoluzione copernicana per il nostro Paese, esattamente come l'avvio del piano choc , che, come Italia Viva, chiediamo da mesi e che il decreto-legge in esame sancisce. Semplifica infatti le procedure delle gare d'appalto; le libera da una moltitudine di lacci e lacciuoli; crea le premesse per dare una scossa a quella burocrazia arrugginita che da decenni riesce a tenere immobilizzato il nostro Paese e consente finalmente che si avvii la realizzazione di opere pubbliche per centinaia di miliardi di euro, bloccate nel tempo o mai iniziate a causa di vincoli vari. Il mastodontico apparato della burocrazia italiana non solo imbriglia le imprese locali, ma scoraggia anche gli investitori esteri e può diventare una vera e propria zavorra insostenibile per la nostra crescita che, nella fase drammatica nella quale ci troviamo, rischia di trascinare a fondo il Paese. Con la nostra iniziativa politica, come Italia Viva, abbiamo l'ambizione di dare obiettivi più coraggiosi e strategici all'azione di questo Governo, con l'approvazione - ad esempio - dell'emendamento salva-stadi del senatore Renzi, su cui non esitiamo a ringraziare le parti della maggioranza e dell'opposizione che hanno ritenuto di convergere con noi sul voto. Con tale emendamento si sbloccano oltre 3 miliardi di euro per la ristrutturazione di impianti sportivi e di stadi; interventi che fino ad oggi venivano spesso impediti dall'esistenza di vincoli vari, posti dalle soprintendenze locali. Adesso, grazie al nostro emendamento, si potrà procedere con lavori di ristrutturazione fermi da anni, dando origine a nuova occupazione, con l'effetto di rendere al contempo gli stadi italiani luoghi più accoglienti e attrattivi, al pari di quelli di tanti altri Paesi europei, come la Germania, la Gran Bretagna, l'Olanda e la Francia; Paesi nei quali gli stadi, una volta riammodernati, sono diventati luoghi di ritrovo e svago per le famiglie con bambini e per i giovani - appunto per tutti - riuscendo così ad allontanare e risolvere i vari problemi di violenza e degrado spesso rappresentati dal prevalere di facinorosi, hooligan e curve violente. Si contribuisce così al ripristino in Italia di una dimensione dello sport e del calcio come la vogliamo noi, esempio di sana competizione e di rispetto reciproco. Ecco perché l'approvazione dell'emendamento sblocca-stadi, per quanto legato a un aspetto minore come quello dello sport, è un gran bel risultato e successo, e non solo d'Italia Viva, ma dell'Italia tutta. Il decreto semplificazioni che ci apprestiamo a votare domani tocca numerosi aspetti: mira a raggiungere una pubblica amministrazione moderna, più veloce ed equa, che garantisca a tutti il diritto all'accesso digitale dei servizi pubblici. Finisce l'era - ad esempio - delle raccomandate cartacee; i cittadini riceveranno una comunicazione digitale e potranno scaricare l'atto direttamente sul proprio telefonino o sul PC. Poi diciamo addio alla necessità di diverse credenziali per accedere ai servizi pubblici. Si potrà usare lo SPID o la carta d'identità elettronica per usufruire di qualsiasi servizio digitale. Non sarà più necessario neanche l'invio in allegato della carta identità: quante volte ci siamo trovati in affanno alla ricerca di un tabaccaio dotato di uno scanner in grado di fornire le scansioni del documento d'identità? È tutta storia del passato. D'ora in poi, per tutti quei servizi per i quali è necessaria la presentazione di un documento d'identità, sarà possibile farsi riconoscere da remoto attraverso l'accesso su SPID: sembra un piccolo passo, ma è invece da giganti per il Paese. In generale, il decreto semplificazioni nasce con l'obiettivo di rendere più facile la vita alle italiane e agli italiani. La strada delle semplificazioni è quella giusta: se non semplifichiamo, non sblocchiamo e quindi non ripartiamo, mentre oggi più che mai c'è bisogno di ripartire e di farlo in fretta, perché in una fase come quella attuale, in cui la crisi da Covid rischia già di suo di mettere in ginocchio l'economia, l'Italia rischia di restare soffocata dalla burocrazia. Basti pensare che il cattivo funzionamento della nostra burocrazia e amministrazione costa alle imprese italiane circa 60 miliardi di euro l'anno. Peggiore è la situazione per chi vuole iniziare una nuova attività: per aprire un salone di acconciatura - giusto per fare un esempio - occorre rivolgersi a ben 26 enti diversi, fare 39 file, espletare 65 adempimenti e spendere in media 18.000 euro. Con questo provvedimento, vorremmo tra l'altro far sì che confrontarsi con la pubblica amministrazione diventi qualcosa di facile per i cittadini e le imprese, cosicché relazionarsi con l'amministrazione diventi un servizio e non uno sforzo eroico per avventurarsi in una gimkana sfibrante tra codici e codicilli e difendersi da tranelli, piuttosto che ricevere risposta ai propri problemi. Italia Viva vuole snellire l'Italia, renderla un Paese più agile e moderno. Per questo non possiamo che condividere l'impianto e la vocazione del decreto semplificazioni, che rappresenta le fondamenta per dare il via al piano choc ; la proposta con la quale da mesi sollecitiamo la maggioranza e il Governo affinché si sblocchino cantieri per circa 130 miliardi di euro, così da creare occupazione e velocizzare il Paese. Accogliamo con favore il fatto che il Governo in questi mesi, grazie al pressing di Italia Viva, abbia maturato la posizione, individuando a sua volta negli investimenti in grandi infrastrutture pubbliche uno dei punti saldi dai quali far ripartire il Paese. In che modo? Semplificando le procedure d'appalto; creando i presupposti per mettere in circolo miliardi che, pur essendo già stati stanziati per grandi opere pubbliche, continuano a restare arenati nelle sabbie mobili della burocrazia, e rimettendo in moto così interi territori e comunità. Se vogliamo uscire dalla crisi in cui il coronavirus ha sprofondato il nostro Paese, dobbiamo investire in rapidità, concretezza, snellimento delle procedure e digitalizzazione. Serve essere tutti convinti, anche in questo Parlamento, della necessità di rendere l'Italia più moderna, senza dover per forza guardare con diffidenza ogni iniziativa che punti a superare lentezze e cavilli, vuoi che si tratti di sbloccare gli stadi, vuoi che si tratti di ricorrere all'affidamento diretto per le gare di importo minore. C'è una parte dell'Italia, anche in questo Parlamento, che guarda con preconcetti ideologici a tutto ciò che mira a superare l' impasse burocratica. C'è una parte dell'Italia che pensa che smantellare la burocrazia voglia dire aggirare la legalità, quasi voler fare i furbi, mentre è vero il contrario e anche questo lo abbiamo dimostrato con il nostro Governo, a suo tempo, con tanti esempi: penso ad Expo, alla ricostruzione di Pompei e ad altro ancora. È a quella Italia che oggi ci rivolgiamo, per dire che legalità non fa rima con lentezza; rispettare la legge non può voler dire impiegare anche decenni per avviare un cantiere pubblico (nota bene: avviare, e non concludere); un imprenditore non può attendere anni che una sentenza gli dica se può riaprire o meno il suo locale o la sua azienda; un cittadino non dev'essere costretto a fare la spola tra decine di uffici pubblici per una pratica che dovrebbe essere sbrigata in pochi minuti. Insomma, con il decreto semplificazioni cerchiamo di dare un contributo importante per passare dalle parole ai fatti. Con il nostro Governo Renzi avevamo avviato diversi processi di semplificazione: adesso è ora di implementarli, affinché possano riaprire i cantieri e si possano costruire strade, ponti, infrastrutture e collegamenti, in modo da proiettare l'Italia nel futuro che merita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirovano. Ne ha facoltà. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, vorrei partire trattando di un articolo di cui non ha parlato nessuno e di cui probabilmente non parlerà nessuno neanche oggi. È un articolo fondamentale, ossia il 18. L'articolo 18, dopo mesi, finalmente ristabilisce un minimo di giustizia per i sindaci. Il 2 marzo qualcuno ha avuto la malaugurata idea, in piena emergenza, soprattutto in Provincia di Bergamo, dove abito e faccio il sindaco da undici anni, di togliere ai sindaci, che hanno la responsabilità della salute pubblica, il potere di ordinanza. Fino all'8 marzo - giorno in cui è stata istituita la cosiddetta zona arancione in Lombardia - i sindaci non avevano alcun potere, se non quello della parola; si sono quindi ritrovati a non poter fare ordinanze e hanno convinto i bar, i ristoranti, i negozi e qualcuno addirittura le fabbriche a chiudere per salvare la vita dei propri cittadini. Oggi finalmente questo potere è stato restituito, ma non mi pare, nonostante l'incubo che abbiamo vissuto nella nostra zona e il grande lavoro, indispensabile, che hanno svolto i sindaci, che in questo provvedimento si sia dimostrata attenzione nei confronti degli enti locali. Credo allora che tanti in questa sede non abbiano capito assolutamente niente di quello che stava succedendo da noi. Purtroppo, da quando ho avuto la fortuna di poter scendere qui viva, in salute, mi sono resa conto che non avete capito - se non pochissimi di voi - neanche oggi; altrimenti, non si sentirebbero frasi come quelle che ho sentito pronunciare ieri («la gente muore anche di altro»). E nessuno di voi si permetterebbe di stare in Aula o in Commissione senza mascherina e senza mantenere il distanziamento, almeno per rispetto nei confronti di chi la tragedia l'ha vissuta da vicino e si trova a lavorare in condizioni veramente poco belle. I sindaci, durante l'emergenza, sono stati abbandonati da tutte le istituzioni: la prefettura era totalmente assente; la Provincia l'avete distrutta e quindi era inesistente. I sindaci sono stati privati dei poteri, ma hanno avuto una grande forza, che veniva dalla capacità dei Comuni di fare rete, dalla collaborazione a prescindere dal colore politico - cosa che in questa sede mi pare abbastanza impossibile da mettere in pratica - e dal volontariato. (Applausi) . Sapete cosa sarebbe successo senza i Comuni e i volontari? Non parlo solo di quelli della Protezione civile, ma anche dei privati cittadini, che hanno messo in pericolo la loro salute e la loro vita per salvare i loro compaesani, gli anziani che abbiamo convinto - prima che qualcuno si svegliasse e lo dicesse loro - di rimanere a casa o di mettere la mascherina, che all'inizio erano consigliate solo ai malati. Certo: non c'erano e, quindi, come potevate dire alla popolazione di indossarle? Sarebbe andata nel panico. Le mascherine non c'erano e la gente, senza indossarla, è morta. (Applausi) . I volontari hanno salvato i loro concittadini, portandogli a casa cibo e medicine; in caso contrario, gli anziani, se non di Covid, sarebbero morti di fame o per altre malattie. I sindaci, assieme, hanno aiutato gli ospedali, organizzando raccolte fondi e comprando respiratori, barelle e macchine per eseguire le radiografie toraciche. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12,03) ( Segue PIROVANO). Ci hanno aiutato le Forze dell'ordine, fornendo le mascherine e qualsiasi cosa di cui si avesse bisogno. Abbiamo presentato alcuni emendamenti sui Comuni, che sono spariti. Qualcuno è stato reso inammissibile in modo incredibile, come quello sui segretari comunali, con il quale chiedevamo semplicemente che i vice segretari, in assenza dei segretari, potessero esercitare la loro funzione. (Applausi) . Quando qualcuno ci dirà che fine hanno fatto i segretari, i concorsi, i risultati e le prove? Non si sa assolutamente più niente. Avete presente cos'ha significato in provincia di Bergamo, dove ci sono una trentina di segretari per 243 Comuni, non avere un segretario comunale in piena emergenza Covid? Sapete cosa significa, per un Comune - visto che abbiamo presentato un emendamento anche per sbloccare le assunzioni nel settore tecnico - lavorare in piena emergenza senza tecnici comunali né polizia locale? Chi faceva i controlli per il Covid? Chi oggi fa i controlli anti Covid per gli assembramenti, se non c'è la polizia locale? Continuate a regalare soldi ai Comuni. (Applausi) . Li date per l'emergenza, senza dire come si possono spendere o se ce li chiederete indietro l'anno prossimo. Cosa faremo? Alzeremo le tasse? Taglieremo i servizi? Date i soldi per le opere. Anche la Regione Lombardia ci ha dato un mare di soldi per le opere, per far ripartire l'economia, ma chi fa i progetti se non abbiamo i tecnici nei Comuni? (Applausi) . Mi riferisco agli stessi tecnici che non hanno fatto un giorno di ferie, insieme ai sindaci, per poter riaprire le scuole e garantire ai nostri studenti di poter ripartire. Siamo riusciti per miracolo a fare tutto. Nel mio piccolo comune di 3.000 abitanti non abbiamo neanche un problema sulle scuole, perché ci abbiamo pensato noi con la scuola: i genitori volontari, i docenti e la preside hanno tinteggiato le aule, senza aiuto da parte di nessuno. Avete pensato alla riforma digitale. Abbiamo chiesto una proroga almeno per i piccoli Comuni fino a 5.000 abitanti, e vi ringraziamo per averla accordata. In un periodo, però, di smart working , in cui facciamo fatica in provincia di Bergamo a portare avanti i lavori e abbiamo arretrati di mesi dovuti al Covid, naturalmente il digitale va bene - nessuno è contrario - ma forse oggi sono altre le priorità e bisogna cominciare a discutere di questo. A me questo posto sembra diventato la torre di Babele: si fanno i monologhi e nessuno discute di niente; non si entra nel cuore delle questioni; non si fanno progettazione né programmazione; non si hanno sogni. Che cosa vogliamo che diventi questo Paese? Non è possibile che, dopo una pandemia del genere e tutti i morti - in bergamasca abbiamo avuto il doppio delle vittime dell'attentato alle Torri Gemelle - qui non si sia ancora capito niente, perché niente si è capito! (Applausi) . Io non sono in Aula per fare un comunicato stampa, perché mi hanno approvato un emendamento. Io sono qua per cambiare le cose, e non mi importa se in maggioranza o all'opposizione. Siamo persone, possiamo dialogare, invece di buttarci addosso critiche e insulti da qualsiasi parte, nonostante in questo Paese siano morte quasi 40.000 persone. (Commenti) . Io mi chiamo Daisy Pirovano, chiaro? (Repliche) . PRESIDENTE. Senatrice Pirovano, lasci perdere le diatribe interne e continui con il suo discorso. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Mi auguro che prima o poi qualcuno capisca quello che è successo, perché il mio popolo vuole non vendetta, ma giustizia, e il modo migliore per darla è riconoscere la dignità del popolo e dei sindaci bergamaschi, perché qualcuno di loro ha dato la vita in periodo di Covid, per non abbandonare la propria comunità. Qualcuno si è ammalato e ha continuato a lavorare. Con questo telefono potrei scrivere un'enciclopedia su quanto è successo in quelle settimane, nel corso delle quali i sindaci sono stati abbandonati; ci siamo arrangiati senza burocrazia, grazie all'amicizia, alla collaborazione e all'amore che abbiamo per la nostra gente. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghi, vorrei chiedere se sia semplificazione in senso lato aprire le scuole il 14 settembre e poi chiuderle per il referendum il 19, 20, 21 e forse il 22 settembre. La prima Repubblica, tanto vituperata, mai avrebbe commesso un errore di questo tipo. In Italia, tutti quelli che hanno parlato di semplificare ci hanno provato, ma in realtà hanno complicato, creando nuovi organismi. Vi darò atto, in questo mio breve intervento, delle cose che mi piacciono e che possono essere condivise e delle innovazioni che invece - secondo me - vanno purtroppo nella categoria delle ulteriori complicazioni. La legislazione di attuazione e quella regionale, i decreti, i regolamenti, le delibere e le determine, gli organismi che devono dare dei pareri, che sono stati costituiti ad hoc e di cui neanche conosciamo o ricordiamo l'esistenza, faranno la loro parte e faranno veramente resistenza. È su questo che bisogna intervenire. Se tutto funziona - a mio avviso - per certi versi già la legislazione attuale consente di proseguire e realizzare le opere pubbliche, materia di cui, ad esempio, si parla nel decreto. Improvvisamente, tutto ciò che era vietato - ho sentito interventi precedenti in materia urbanistica ed edilizia, sull'affidamento dei lavori pubblici, per i quali abbiamo fatto discussioni e campagne di stampa infinite anche con scioperi - diventa possibile, seppur temporaneamente. Ho già domandato questa mattina a una collega in Commissione finanze se siete stati colpiti sulla via di Damasco. È un buon segnale, se proseguirà e consentirà alle opposizioni di fare un lavoro costruttivo con emendamenti e con una discussione nelle Commissioni senza porre la fiducia, che è un atto eccezionale, ma che qui sembra diventato abituale. Non va bene fare offerte di collaborazione e poi porre la questione di fiducia perché, se ricordiamo il recente passato, porla su tutti i provvedimenti meriterebbe l'occupazione dell'Aula e anche sommosse di piazza. Infine, avete consultato per questo decreto-legge le associazioni di categoria di ogni estrazione e tipo o soltanto la task force di 450 esperti - pagati forse anche poco - senza avere ascoltato i 315 senatori (da ridurre ora a 200)? Ci sono delle grosse questioni riguardo ai lavori pubblici, che mi permetto di sottoporre per conoscenza personale. Il RUP (Responsabile unico del procedimento), che è una figura centrale, ha una responsabilità enorme. C'è paura della firma; c'è una responsabilità da far tremare i polsi: probabilmente andava sollevata da un organo politico. Quanto alla Giunta degli enti, è stata prevista all'articolo 6 la costituzione del collegio consultivo tecnico per appalti sopra soglia, per sveltire, sorvegliare e monitorare. Ritengo che questo sia tecnicamente un duplicato. Gli articoli 1 e 2, che prevedono l'affidamento sopra e sotto soglia, invece vanno bene al 99 per cento. Quanto alla nomina del commissario, che avviene sentiti i Ministri (articolo 9) e le Commissioni parlamentari per opere di particolare entità e complessità, penso che andrebbe aggiunta la frase: «oppure quando lo decide la stazione appaltante». Peraltro, il commissario può servire in certi casi anche per opere di importo minore, quando ci sono troppi pareri come quelli - ad esempio - delle soprintendenze, delle commissioni per il paesaggio e di altri enti di questo tipo. Per quanto riguarda le norme, ho controllato, all'articolo 10, se riguardassero anche il passato e procedimenti oggi bagatellari, come li definite nella relazione tecnica. Ho cercato di capire se procedimenti, anche giudiziari, riguardanti edilizia, affidamenti e ricorsi alla Corte dei conti potevano riguardare il passato, perché hanno ingenerato troppo contenzioso e troppi procedimenti che distolgono la giustizia ordinaria, amministrativa e contabile dalle questioni più importanti. All'articolo 10, sulle semplificazioni in materia di edilizia, vi sono degli spunti interessanti, salvo la questione riguardante la non efficacia retroattiva, di cui ho parlato. È un tentativo, non compiuto, di risolvere il problema della doppia conformità, che genera problemi negli atti notarili, ad esempio nelle successioni e in ogni pratica edilizia che venga presentata. A volte, la pratica non ha richiamo precedente o ha qualche piccola difficoltà, se non è ante 1967, ma ha tempi più recenti. Forse, questa data si poteva spostare. Al contrario, il vincolo rimosso del medesimo sedime e della medesima sagoma, se inserito in un piano urbanistico che preveda un programma di rigenerazione urbana, è un di più, perché i piani urbanistici, seppure con le varianti parziali, possono essere in qualche modo superati, hanno dei tempi che non sono quelli della semplificazione. Vi è, però, una buona idea. Al comma 5 c'è la classificazione delle strutture leggere destinate a essere rimosse alla fine del loro utilizzo stagionale, come attività edilizia libera. Ciò è buono. La proroga della validità dei titoli edilizi per inizio e fine lavori di tre anni è interessante. Inviterei chi decide, i vostri tecnici, i vostri uffici, coloro che consultate, i Ministri, i Sottosegretari - vi sono diversi Ministeri competenti in materia - a tornare sul fatto che si possa lavorare nel settore dei lavori pubblici (di cui agli articoli 1 e 2) e in quello dell'edilizia (di cui all'articolo 10) in maniera molto più semplice e veloce, senza la paura di dover decidere, anche su una lieve difformità, attraverso procedure complesse e costose. La non conformità prevede un tributo pari al doppio del valore incrementale del bene, certificato e peritato dall'Agenzia del demanio. Su questo ci si può discutere all'infinito, ma è pericoloso e non è semplificazione. Sugli eventi sismici, vi sono tre problemi - a mio avviso - non risolti: sui rifiuti, occorre semplificare e "sorvolare"; sì alla sanatoria e al condono edilizio; no alla gara d'appalto per i privati, altrimenti ne verremo fuori nel 2100. All'articolo 22, sul controllo concomitante della Corte dei conti per accelerare gli interventi di sostegno e rilancio dell'economia nazionale, dico no, perché non è semplificazione, ma è esattamente il contrario. Sugli articoli dal 24 in poi, alcuni di essi, come quello sulla cittadinanza digitale, sollevano problemi etici, morali, generali e politici che andrebbero discussi, e non soltanto dai Ministeri, ma anche dal Parlamento. Concludo con un articolo che presenta due spunti tecnici interessanti, che sono quelli che devono interessare alla gente. Il comma 5 dell'articolo 38 disciplina le caratteristiche tecniche delle infrastrutture digitali. Esiste una giungla di sotto servizi. Pertanto, realizzare una micro trincea di larghezza variabile da 2 a 4 centimetri, profonda da 10 a 35 centimetri, creerà - a mio avviso - dei problemi. Mi rivolgo qui al Sottosegretario, che è competente per siffatti problemi. Il comma 6 riguarda la localizzazione degli impianti. Pensando al 5G, chiudo con una battuta. Questa norma vale anche per i Comuni con amministrazioni di centrodestra, che potranno superare i comitati: fate decreti-legge semplificati, come il decreto n. 104 del 14 agosto 2020, che non richiedano, per ogni copia di stampa, l'abbattimento di un albero. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, abbiamo detto più volte - mi pare, però, proprio il caso di ribadirlo - che, dopo la pandemia, niente sarà più come prima. Questo provvedimento semplificazioni, molto importante e corposo, per quanto ci riguarda, affronta un'emergenza che è quella, fondamentale, dei tempi di intervento, perché anche gli interventi migliori, più corposi, più razionali, se non arrivano in concreto, nell'immediato, rischiano di essere totalmente inutili. Abbiamo visto che niente sarà più come prima e in questo frangente l'Italia, che tanto ha fatto e tanto sta facendo, ha però incontrato, per quanto riguarda i tempi, i nodi storici fondamentali della sua arretratezza di sistema Paese. Sotto questo aspetto, abbiamo visto dei provvedimenti urgenti che - come abbiamo doverosamente già detto - hanno tardato ad arrivare in concreto nelle case dei cittadini o sui luoghi di lavoro a causa di questi nodi storici. Naturalmente si può intervenire con provvedimenti di azzeramento, di annichilimento dello Stato, come condoni o simili, o si può intervenire per affrontare i nodi storici. Il provvedimento in esame ovviamente non solo interviene sull'emergenza, ma vuole anche dare una nuova impostazione. Vorrei dire che il lavoro in Parlamento è stato davvero importante, e non è il consueto - seppur sempre dovuto - ringraziamento di prassi. Mi pare che in questo caso il lavoro in Commissione sia stato molto approfondito e proficuo, e ha dato un ruolo al Parlamento, maggioranza e opposizione, e su questo penso che dovremmo riflettere per trarne degli spunti positivi. C'è una questione dirimente sulla quale ci confrontiamo: niente sarà più come prima, perché vediamo che c'è bisogno di un intervento pubblico che funzioni; la risposta non può essere che lo Stato si scansa e si fa da parte, e qui sta una grossa differenza di impostazione. Il punto è che noi riteniamo che ci voglia uno Stato presente, che funzioni e sostenga. E riteniamo anche che ci sia un tema di uniformità di sostegno, perché tra i nodi storici che scontiamo e su cui bisognerà riflettere c'è la frammentazione delle risposte del pubblico, che non è assolutamente più sopportabile. Naturalmente non basta richiamarsi ai buoni sentimenti delle nostre comunità, che va sempre bene, non impegna, ma non vorremmo mai che fosse uno scansarsi e un farsi da parte valorizzando gli ottimi sentimenti delle nostre comunità, alle quali dobbiamo sempre moltissimo. Cito alcune questioni che ritengo simbolicamente importanti. C'è tutta la parte relativa alla responsabilità degli amministratori, che esemplificherei con il fatto che si tende a punire, a sanzionare l'inerzia, tipica di uno Stato o di un apparato pubblico ormai avvitato su se stesso. Bisognerebbe, però, anche guardare diversamente quando si opera e si fa qualcosa, differenziando l'intervento sulla responsabilità e sulla valutazione; sapendo che, quando parliamo di pubblica amministrazione, il tema della discrezionalità dell'intervento è delicato e importante. C'è il tema della diffusione dell'amministrazione digitale che - come è stato già detto - ci imporrà e ci impone un'organizzazione diversa, un pensiero diverso che ancora non è sufficiente. Non stiamo parlando, ovviamente, semplicemente di una tecnologia; è la stessa differenza che esiste tra discutere di smart working e di telelavoro. Sappiamo benissimo che cosa significa, quali sono le implicazioni e le opportunità che abbiamo. C'è tutta la questione della semplificazione in materia di impresa, ambiente e green economy , che è la grande protagonista chiamata in causa e sulla quale abbiamo molto scommesso nell'interlocuzione, ottenendo dall'Europa un impegno. E su questo ovviamente dobbiamo stare - come si suole dire - sul pezzo, sapendo che investimenti e sforzi vanno indirizzati su questo tema non solo perché è importante e utile, ma anche perché arriveranno gli investimenti e gli stanziamenti che abbiamo concordato e ottenuto con l'Europa. Concludo facendo tre esempi su cui abbiamo lavorato e avuto modo di dare un contributo, perché li ritengo significativi. Mi riferisco a un emendamento, che è stato approvato, in relazione al credito più facile per le piccole e medie imprese. Sappiamo che anche questo è uno dei nodi storici, ovvero la difficoltà di accesso al credito per le piccole e medie imprese, che chiaramente nell'emergenza Covid è diventata stratosferica. Nel provvedimento abbiamo introdotto una semplificazione delle procedure per l'assegnazione di fondi pubblici alle piccole e medie imprese con l'obiettivo di concedere, appunto, maggiori garanzie. In questo caso stiamo parlando di confidi e, quindi, di interventi legati molto al pubblico. Per dare sostegno abbiamo bisogno di un intervento più deciso e di una razionalizzazione. Un'altra questione investe l'energia, la green economy, ovvero l'utilizzo dell'energia elettrica sulle banchine a cui hanno accesso le imbarcazioni. Anche in questo caso, occorre investire per semplificare, per indirizzare, altrimenti green economy diventa un termine vuoto. Infine, è necessaria una maggiore celerità di pagamento per gli avvocati che accedono al gratuito patrocinio: non soltanto è in gioco la dignità della difesa, ma stiamo anche parlando non dell'erogazione di un bonus ma di dare quanto dovuto. Concludo davvero, Presidente, con una riflessione sul tema delle semplificazioni e dell'incontro con la burocrazia, che deve diventare un termine positivo e non negativo: l'alta burocrazia è quello che contraddistingue gli Stati moderni che funzionano. Qui si affronta un tema che viene da lontano, e cioè tutta la questione dei controlli, della legalità, di un regime virtuoso, della trasparenza. Non possiamo e non dobbiamo pensare - e questa è l'impostazione in cui ci riconosciamo e io personalmente mi riconosco - che semplificare vuol dire avere meno trasparenza, minori controlli e che siamo continuamente a mettere in contrapposizione la legalità, quindi un migliore funzionamento del sistema, e una maggiore tolleranza su un'opacità quale costo necessario per avere più sviluppo. Voglio richiamare ciò che Max Weber ha intitolato «L'etica protestante e lo spirito del capitalismo». Occorre un patto che vada oltre sanzioni, leggi e provvedimenti; un patto per un nuovo sviluppo sociale ed economico. In siffatto senso penso che niente sarà più come prima e su questo poggeranno le nuove prospettive di sviluppo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castiello. Ne ha facoltà. CASTIELLO (M5S) . Signor Presidente, prendo la parola per illustrare alcuni aspetti che ritengo siano i più qualificati del decreto-legge che ci apprestiamo a convertire. Mi riferisco in particolare al principio partecipativo, che fu la riforma fulcro della legge n. 241 del 1990, considerata universalmente la legge più importante del diritto amministrativo contemporaneo. Quando entrò in vigore la citata legge n. 241 del 7 agosto 1990, gli articoli 7 e 8 della stessa istituirono l'obbligo di avviso del procedimento, e cioè la comunicazione obbligatoria dell'avvio del procedimento, che l'adunanza plenaria del Consiglio di Stato recensì con parole piuttosto forti, dicendo che aveva una portata - cito - eversiva superiore a quella dell'introduzione nel codice penale dell'avviso di garanzia. Questa grande novità introdotta nella legge n. 241 nel tempo si è smorzata; ecco perciò l'importanza del varo della legge di oggi. Si è smorzata perché la giurisprudenza, dopo le aperture immense dell'adunanza plenaria, si è ritagliata via via, negli anni, un ruolo di ammortizzatore dalla portata della riforma, a favore della pubblica amministrazione - dell'indolenza della pubblica amministrazione o di una certa parte di essa - nel senso che ha introdotto la differenza tra attività discrezionale e attività vincolata. Dunque, nonostante la Corte costituzionale, con la sentenza n. 104 del 19 marzo 2007, abbia definito il giusto procedimento come principio di rango costituzionale, distinguendo tra attività discrezionale e attività vincolata, ha messo nelle mani dell'amministrazione il pretesto per azzerare o comunque fortemente affievolire nel tempo l'obbligo di previa comunicazione. Il provvedimento che ci accingiamo ad approvare riempie questa grave lacuna, riequilibrando il rapporto tra amministrazione e cittadini, con una norma ad alto tasso di democraticità e ad alto livello di coerenza con lo stato di diritto, nella misura in cui rispetta e attua l'articolo 97 della Costituzione, oltre che l'articolo 3. Dice infatti l'articolo 12 che il preavviso di rigetto, cioè l'obbligo di comunicare i motivi ostativi all'accoglimento di una domanda di assentimento, nulla osta e quant'altro, è universale, indipendentemente dunque dal fatto che il provvedimento sia discrezionale o vincolato. Con questa chiusura netta e precisa, l'amministrazione non può più nascondersi dietro il dito della vincolatezza dell'atto, per evitare di comunicare l'apertura del procedimento. Quindi, questa norma rafforza fortemente la più grande conquista delle grandi riforme contemporanee della pubblica amministrazione, che è quella di un procedimento consensualizzato, di un'istruttoria concentrata e, quindi, di una diminuzione dello scarto tra l'amministrazione, su un piano di autorità, e il cittadino, su un piano di sudditanza. Ecco perché la legge è estremamente opportuna. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, mi avvio rapidamente alle conclusioni. C'è un altro gruppo di norme molto importanti, ovvero quella che estende il silenzio assenso e, soprattutto - lo vorrei sottolineare, in una battuta finale - quella che obbliga a utilizzare come linguaggio proprio e comune dell'amministrazione la digitalizzazione. C'è una norma nella norma, che è molto importante, ovvero quella che fa obbligo all'amministrazione di comunicare il domicilio digitale del responsabile del procedimento. Sono tante le volte che ci si imbatte in un'astrazione, una figura ectoplastica, ovvero l'amministrazione. Che cos'è l'amministrazione? È tutto e nulla. Quando invece si dà un volto al responsabile del procedimento e lo si individua attraverso l'obbligo di comunicare l'indirizzo del domicilio digitale, penso che abbiamo fatto un grosso passo in avanti. Quindi, questa è una riforma che dovrebbero sottoscrivere non soltanto i membri della maggioranza, ma anche i colleghi dell'opposizione, perché è un motivo e un momento di attuazione e rispetto della Carta costituzionale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Riccardi. Ne ha facoltà. RICCARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, il decreto semplificazioni oggi in esame dovrebbe essere un provvedimento necessario per dare al nostro Paese strumenti essenziali per uscire dalle difficoltà in cui versa, e cioè procedimenti amministrativi più rapidi, semplici e digitalizzati; procedure più snelle che non si incaglino nelle fitte maglie della burocrazia, pur senza rinunciare ai controlli atti a garantire la correttezza e la legalità dell'operato degli operatori istituzionali e privati. Senza dubbio il decreto semplificazioni è un passo in questa direzione, in quanto nei suoi capi si affrontano i temi della semplificazione in materia di contratti pubblici e di edilizia, della semplificazione procedimentale e della responsabilità erariale, della semplificazione per il sostegno e la diffusione dell'amministrazione digitale e della semplificazione in materia di attività di impresa, ambiente e green economy . Nel corso dei lavori di Commissione si è dibattuto con la maggioranza dei temi cardine del decreto-legge e ci si è confrontati, nel rispetto dei ruoli di maggioranza e opposizione, su quelle che per il nostro Gruppo erano delle migliorie necessarie da apportare al testo. Siamo soddisfatti che siano stati accolti dalla maggioranza alcuni nostri suggerimenti, come - ad esempio - quelli nell'ambito del codice degli appalti, in merito al superamento del divieto che fino ad oggi aveva precluso l'accesso agli incentivi statali per gli impianti fotovoltaici realizzati su aree dismesse, sulla semplificazione in materia di ricostruzione nel cratere del terremoto all'interno delle aree sottoposte a vincolo, o in materia di aiuto degli enti locali. Queste sono solo alcune delle proposte effettuate dal Gruppo della Lega e presentate a seguito dell'ascolto delle istanze dei cittadini e del mondo professionale e imprenditoriale. (Applausi). Tuttavia, se da un lato - come appena detto - il decreto-legge semplificazioni rappresenta un passo in avanti sulla via della sburocratizzazione delle procedure - e siamo contenti che alcune delle istanze siano state accettate - dall'altro lato, alla maggioranza è mancato forse il coraggio di adottare soluzioni più nette in alcuni ambiti. Ci rammarichiamo infatti che alcune delle proposte emendative, anche quelle più semplici dal punto di vista ordinamentale, non siano state accolte. Mi riferisco - ad esempio - a quella che chiedeva di tenere conto del diverso livello di sviluppo infrastrutturale delle linee digitali nelle aree del nostro territorio nazionale ai fini dell'entrata in vigore degli obblighi di digitalizzazione a carico delle imprese e dei cittadini. (Applausi) . Ancora non sono state accolte le nostre istanze nell'ambito della giustizia. I nostri componenti della competente Commissione si sono fatti promotori di alcune proposte emendative di buon senso, stimolate anche da quanto emerso nel corso delle audizioni in materia. Ad esempio, in ambito di responsabilità erariale, i nostri commissari hanno proposto di eliminare il termine di applicazione temporale della nuova responsabilità erariale, così come modificata dall'articolo 21 del decreto-legge oggi in esame. Tale proposta è stata formulata anche sulla base dell'audizione della Corte dei conti, che ha sottolineato chiaramente che l'applicazione temporale limitata, prevista dal provvedimento al nostro esame, e cioè dalla sua entrata in vigore fino al 31 luglio 2021, rischia di non perseguire l'obiettivo prefissato. Rimanda invece ulteriori problemi interpretativi in virtù del fatto che anche la giurisdizione di contabilità è soggetta al principio di legalità, dal quale la giurisprudenza costituzionale ha tratto il principio di retroattività, di tassatività e determinatezza della legge. In pratica, le osservazioni della Corte dei conti ci dicono che anche i precetti della responsabilità contabile devono trovare fonte in una previsione di legge entrata in vigore prima che il fatto reato sia stato commesso perché chiunque, con riguardo al fondamentale principio della colpevolezza, deve essere preventivamente posto in grado di adeguare il proprio comportamento alla legge, conoscendo in anticipo le conseguenze che discenderanno dalla violazione della condotta prevista dalla norma. Invece la formulazione del secondo comma dell'articolo 21 del decreto-legge pone in luce la problematica della rispondenza ai principi costituzionalmente garantiti e dalle ipotesi di condotte rilevanti sotto il profilo della responsabilità in un certo tempo, non più tali per un periodo definito (quello previsto dalla citata norma del decreto-legge semplificazioni) e nuovamente rilevanti per un periodo successivo. Osservazioni sono anche da fare in materia di abuso d'ufficio. La norma del decreto-legge al nostro esame lascia seri dubbi sulla sua efficacia e tanto risulta anche dal dibattito che si è svolto in Commissione giustizia, dove l'originario relatore di maggioranza si è dimesso, non avendo potuto approfondire a sufficienza la materia, e il Gruppo Misto-Liberi e Uguali si è astenuto dal voto sul parere consultivo, esprimendo perplessità sulla formulazione del testo proposto, soprattutto nella parte in cui fa riferimento a non ben specificate regole di condotta, sostenendo che la formulazione proposta non risolve i problemi che il Governo dichiarava di voler dirimere. (Applausi). Ci rammarichiamo quindi che il suggerimento di abrogazione della norma che riformula il reato di abuso d'ufficio non sia stata accolta. E ce ne rammarichiamo a maggior ragione in quanto anche il procuratore nazionale antimafia, dottor Cafiero De Raho, ha sottolineato che la nuova formulazione proposta dal decreto-legge semplificazioni si può tradurre in una sostanziale deresponsabilizzazione dei pubblici funzionari e che la norma così formulata avrebbe effetti abrogativi che dispiegherebbero conseguenze anche sulle condotte accertate con sentenza già passata in giudicato. Infine, assolutamente incomprensibile è apparso il rifiuto, da parte della maggioranza che sostiene e promuove la digitalizzazione, di accettare l'emendamento che semplifica la procedura di conferimento digitale della procura al difensore, in un'ottica di implementazione del processo telematico. Concludendo, sebbene alcuni passi in avanti in materia di semplificazione siano stati fatti, ritengo che anche questa volta sia mancato alla maggioranza il coraggio di assumere delle scelte politiche più incisive, che in questo particolare periodo, invece, sono assolutamente necessarie per il rilancio dell'economia e del benessere di imprese e cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, il decreto-legge che oggi ci apprestiamo a trasformare in legge introduce misure di semplificazione e di innovazione digitale per alleggerire i procedimenti burocratici che troppo spesso hanno impedito al nostro Paese di guardare avanti nei settori strategici dei contratti pubblici, dell'edilizia, dell'amministrazione digitale, dell'attività di impresa, dell'ambiente e della green economy , e per procedere al passo non solo con i tempi, ma anche con la normale evoluzione della società. Proprio per incentivare gli investimenti pubblici nel periodo emergenziale dovuto all'inaspettata pandemia, che ha cambiato lo scenario economico e sociale del Paese, si interviene sulle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici, applicando procedure di affidamento in deroga alle previsioni del codice degli appalti e stabilendo riferimenti diversi a seconda che si tratti di lavori o di servizi e forniture, ivi compresi i servizi di ingegneria e architettura e l'attività di progettazione. Le misure legate ai contratti pubblici, con interventi precisi a seconda che si tratti di contratti sopra o sotto soglia, sono un segnale di attenzione alle imprese, che sono il cuore pulsante della nostra economia, la cui attività è spesso intrappolata in una rete di lungaggini anacronistiche. Per questo motivo è da segnalare la possibilità di partecipare a queste procedure anche per i raggruppamenti temporanei di imprese e l'autorizzazione dei lavori in via d'urgenza nelle more della verifica dei requisiti di cui al codice degli appalti sui motivi di esclusione e dei requisiti di qualificazione per la partecipazione alle procedure; riguardo alle procedure pendenti o avviate a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2021, è sempre autorizzata la consegna dei lavori in via d'urgenza nelle more delle predette verifiche. Mi preme sottolineare però - come sosteniamo da tempo - che finalmente viene introdotta la possibilità di operare in deroga alle norme sui contratti pubblici fino alla fine del 2021, eccetto che per le norme europee e antimafia e per pochissime norme essenziali del codice degli appalti. Noi abbiamo lavorato affinché tra le deroghe specifiche fossero favorite le sinergie tra il gruppo Ferrovie dello Stato e ANAS, finora rimaste inattuate e ferme sulla carta, tanto da impedire gli interventi necessari per le infrastrutture del nostro Paese. Altro risultato importantissimo è l'estensione della procedura di VIA per i porti anche agli aeroporti, escludendo così la valutazione ambientale strategica per i piani di sviluppo aeroportuali ed evitando che tutti gli elementi richiesti per la VIA vengano richiesti anche per la VAS (con chiaro intento di appesantimento burocratico), evitando sovrapposizioni procedurali che rendono queste valutazioni troppo lunghe temporalmente e con passaggi ripetuti. Ringrazio il Governo per il parere favorevole espresso sul nostro emendamento, che ha permesso una vera semplificazione, di contro ad altri emendamenti tendenti invece a irrigidire la normativa e che nulla portavano di positivo alle imprese del settore, se non una rivendicazione di bandiera ideologica. Così come abbiamo ritenuto di intervenire per mettere fine alla situazione assurda creata dalla norma del decreto Calabria sulla sanità che, tra i vari blocchi causati, aveva sospeso le competenze della stazione unica appaltante regionale, delegando il tutto a convenzioni commissariali con società di altre Regioni, che ad oggi non hanno espletato alcuna gara e quindi nulla hanno apportato di positivo alla sanità calabrese, se non consentire, in spregio a ogni regola di legalità e trasparenza, proroghe di gare scadute e aumento di costi per i calabresi. Tengo a ribadire, a scanso di equivoci e di altre alzate di bandiera, che la stazione unica appaltante (SUA) della Regione Calabria non è mai stata interessata da inchieste o sospetti di malaffare, ma addirittura, in seguito alla valutazione più che positiva degli ispettori ANAC, lo stesso MEF le ha riconosciuto negli anni importi di premialità per l'attività svolta pari o superiore a quella delle migliori centrali di committenza. Si interviene anche per un'innovazione delle pubbliche amministrazioni ponendo l'accento sulla flessibilità organizzativa e sul nuovo modello organizzativo incentrato sugli obiettivi, nella direzione di realizzare il lavoro agile, che - tengo a sottolineare - è cosa ben diversa dal lavoro da casa, molto spesso in contestazione e - a mio parere - altro rispetto all'innovazione vera della pubblica amministrazione. È chiaro che una vera innovazione è legata strettamente alla formazione continua, che non può essere però delegata a un decreto emergenziale, ma è conseguenza naturale delle misure previste per rendere il lavoro sostenibile con determinazione di progetti e obiettivi specifici. È palese che in alcuni casi e settori gli obiettivi di performance sono generici e inadeguati alla realizzazione dei risultati e altrettanto lo sono i criteri specifici di misurazione e valutazione del lavoro raggiunto. Per questo - mi auguro - rimandiamo a una vera riforma della pubblica amministrazione e del lavoro, che non consiste in assistenzialismi, ma che deve andare realmente ad agevolare i livelli occupazionali con riconoscimento delle competenze e del merito di ognuno. Segno di apertura al mondo della ricerca e della cultura è avere poi esteso la possibilità di sperimentazione anche a università, enti di ricerca e società private, ampliando così l'opportunità per tutti i soggetti che operano in questo campo e senza la limitazione solo ai soggetti pubblici. Soprattutto la ricerca in questo momento di emergenza deve essere libera e consentire le stesse opportunità a tutti i soggetti (soprattutto giovani) che quotidianamente si occupano di questo, chiaramente valutando - ripeto - i criteri di competenza in merito sia nel pubblico che nel privato, senza preclusioni ideologiche e condizionamenti dettati magari da una gestione miope di settori importantissimi, ma spesso lasciati a loro stessi e prettamente autoreferenziali. In questo decreto attenzione viene riservata anche alla disciplina del sistema di monitoraggio dinamico per la sicurezza di ponti e viadotti e opere similari su strade e autostrade, intervenendo però anche sul codice della strada per modificare aspetti che forse - a mio umilissimo parere - avrebbero bisogno di uno studio più approfondito e tecnico per comprenderne l'effettiva ricaduta, oltre che l'effettiva esistenza di infrastrutture necessarie alla sicurezza stessa. Non si può insistere, infatti, forse per incompetenza o forse strumentalizzando l'emergenza, sulla normativa vigente, in attesa di una riforma complessiva del codice della strada, se non vengono prioritariamente indicate le risorse e previsto il coinvolgimento diretto di tutti gli enti interessati. Per usare un proverbio meridionale che conosco poiché del Sud, diciamo che, a volte, si apparecchia la tavola senza aver fatto la spesa. Prendiamo, quindi, queste norme inserite nel decreto-legge come buona volontà - mi rivolgo al Sottosegretario - per un impegno che deve essere immediato e sostanziale da parte del Governo appena queste norme vengono trasformate in legge. È poi di preminente interesse delle imprese, degli enti territoriali e anche direttamente della Presidenza del Consiglio l'articolo 10 sulla semplificazione in materia edilizia, che introduce importanti deroghe ai limiti determinati dalle leggi in materia edilizia per risolvere incertezze in tema di edilizia ricostruttiva; ridurre il peso burocratico a carico dei cittadini e delle imprese; assicurare il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo dei processi di rigenerazione. Sull'articolo 10, però, non mi voglio dilungare, perché sono sicura che altri colleghi avranno il giusto interesse per situazioni che hanno implicato confronti costruttivi per andare oltre le battaglie di partito. A proposito di battaglie di partito, visto che siamo qui anche per consentire alla politica di elevare il livello a cui purtroppo molto spesso ultimamente viene relegata, non posso esimermi dal dire che in fondo tante modifiche normative erano previste nel piano choc sulle infrastrutture presentato al Governo. Ma, considerato il momento di fragilità del Paese, sono consapevole che è necessario raggiungere gli obiettivi insieme, perché non sempre si riesce a far comprendere ai cittadini, al di fuori di questi palazzi, le difficoltà nel provare a portare a termine un lavoro a favore di un buon governo che possa garantire un effettivo innalzamento culturale ed economico della nostra società. Concludo ringraziando per questo il Governo e i colleghi con cui abbiamo condiviso sì momenti di tensione, ma anche intenzioni comuni solo per il buon governo del Paese. Mi auguro che l'attività parlamentare, concluso questo periodo, possa emergere per quella che è e che svolgiamo tutti con serietà e responsabilità e non semplicemente per dar voce a populismi diffusi che mirano solo a confondere il senso e il ruolo alto e prestigioso delle istituzioni che rappresentiamo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, «fiducia e libertà»; lasciar parlare e lavorare chi può e desidera farlo; liberare da ogni barocchismo, da ogni orpello, da ogni laccio e lacciolo imprenditori di ogni settore, titolari di attività produttive, liberi professionisti, dirigenti scolastici, rettori, operatori della sanità, aziende del riciclo, Comuni, Province, enti locali in genere, affinché la rinascita parta dalla resilienza naturale e innata del popolo italiano. È dall'inizio della pandemia che lo andiamo ripetendo come un mantra: «fiducia e libertà», perché chi ha ancora il coraggio in questo Paese e la volontà di fare contribuendo alla ripartenza possa farlo senza ostacoli. Abbiamo cercato di essere e continuiamo a essere propositivi, assertivi, concreti, senza pregiudizi e assolutamente non egoisti rispetto alla condivisione di idee e soluzioni per portare il Paese fuori dalla crisi velocemente; per amore del nostro Paese, regalandovi idee e riportandovi la voce della gente e dei territori: quella gente e quei territori dai quali voi ormai siete lontanissimi, talmente lontani da aver perso completamente il senso della realtà e delle cose. Una sola parola mi viene in mente: scuola. Vabbè, andiamo avanti. Torniamo al decreto semplificazioni: un provvedimento importantissimo che come sempre è diventato omnibus e riguarda le opere pubbliche, la giustizia, gli enti locali, l'energia, l'economia circolare, l'ambiente in generale e la pubblica amministrazione. Poteva essere il prodromo, l' incipit essenziale, il tavolo per cominciare a stendere quel progetto di investimenti per poter accedere al recovery fund , quel recovery fund condizionato alla visione Paese. Semplificare e rendere semplice la vita ai cittadini sarebbe un obiettivo ancora più necessario, visto che il commissario Gentiloni ha confermato che le risorse del recovery fund non potranno essere finalizzate per la spesa corrente improduttiva: cioè niente bonus , niente clientele, ma soltanto per investimenti. Nulla, non c'è mezzo e non c'è verso. Il muro ideologico innalzato soprattutto da una parte del Governo - quella che dal primo giorno della legislatura ha occupato gli scranni del potere continuativamente, comunque con l'avallo di chi ne è partner oggi e che quindi ne è ancora più responsabile (quindi PD e Italia Viva) e accetta tutto pur di non perdere la posizione acquisita - è sempre più alto e più denso, tanto da non consentire più a chi dovrebbe guardare lontano nemmeno di guardare al di là della punta delle proprie scarpe. Ricordatevi però che i peccati di omissione rimangono molto gravi. «Ufficio complicazioni affari semplici»: così potrebbe essere rinominato un provvedimento che avrebbe dovuto e potuto essere la vera, grande, immensa occasione per sciogliere ogni nodo, per pettinare i fili del tessuto socio-economico italiano che oggi sono ingarbugliati oltre misura sul telaio. Sarebbe stata l'occasione per avviare una vera azione di semplificazione di quelle interminabili procedure burocratiche che caratterizzano il nostro Paese; un Paese nel quale, per realizzare un'opera qualsiasi, sono necessari in media più di cinque anni e, per il settore pubblico, anche dieci. Qualche proposta è stata accolta, ma rappresenta davvero un contentino rispetto alla condivisione che un provvedimento del genere avrebbe necessitato. Sono 17 gli emendamenti di Forza Italia che entreranno nel testo del maxiemendamento: in materia di gare d'appalto e partecipazione dei consorzi; sulla ricostruzione pubblica nelle zone del sisma; sui rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, improntati al principio della collaborazione e della buona fede in tema di procedimento amministrativo e accesso ai documenti; sui Vigili del fuoco; sul sistema della telefonia e su disposizioni per favorire l'accesso delle persone con disabilità agli strumenti informatici, creando una piattaforma unica nazionale di targhe associate a permessi di circolazione dei titolari di contrassegno; sul sistema di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione ambientale strategica (VAS); sugli scarichi termali; sull'accelerazione dei processi; sulle ricariche elettriche e così via, riuscendo anche a intervenire sul carbon storage , quindi sulla diminuzione di emissioni di CO 2 , sopprimendo quella norma che limitava la possibilità di rilascio di autorizzazioni transitorie alla luce della mancanza di decreti attuativi. E su questo potremmo aprire un altro grande capitolo. Nel complesso, però, si tratta di un'occasione sprecata, con una maggioranza che ha respinto emendamenti di Forza Italia e del centrodestra che avrebbero, invece, davvero potuto fare la differenza. Li ripeto ancora una volta: l'introduzione dei voucher in agricoltura, nel turismo, nella ristorazione; la regolarizzazione e l'implementazione dei segretari comunali oppure la loro abolizione nei piccoli Comuni, paralizzati dai segretari a scavalco. Invece, niente appalti a chilometri zero; sulla VIA solo enunciati; ovviamente niente accoglimento di quei procedimenti - per esempio - di introduzione del costo standard per studente nelle scuole, per trasferire direttamente alle famiglie le risorse per la scuola; nessuna attenzione al riconoscimento della lingua dei segni per le persone sorde; non parliamo della consueta mancanza di attenzione per le persone disabili, mantenendo intatte quelle procedure e quel sottobosco di adempimenti, certificazioni e verifiche che paralizzano il Paese. Non parliamo poi di quella modifica all'articolo 10, forse il più significativo per la ripresa economica del Paese, più volte citato questa mattina in Assemblea, che riguarda le norme edilizie e che nella notte è stato modificato, accogliendo un emendamento di Liberi e Uguali che lo ha stravolto completamente, complicando quanto poteva essere invece semplificato - forse il testo base era migliore del testo emendato - impedendo oggi, con la scusa del Covid-19, anche quel dibattito pubblico preventivo sulle grandi opere che avrebbe dovuto essere la stella polare della partecipazione. Invece «non parlate al conducente»: è questo il leit motiv, ma così è facile. Mancano poi le disposizioni che semplifichino la vita alle piccole e medie imprese in materia di gestione dei rifiuti e degli scarichi e di autorizzazione integrata ambientale. Mancano gli incentivi per gli investimenti che mirino alla transizione ecologica, che tra l'altro oggi sarebbero particolarmente importanti per sostenere le nostre imprese nell'uscita dalla pandemia. Non ci sono, come al solito - ma questo ormai non ci stupisce più - semplificazioni sulla disciplina dell' end of waste , mentre, per favorire e rendere più vantaggioso il riciclo rispetto allo smaltimento, l'economia circolare dovrebbe essere semplificata nel rilascio dei suoi titoli abilitativi. Manca davvero, in buona sostanza, il propulsore alla spinta per la rinascita del Paese, che avrebbe potuto portare alla madre di ogni semplificazione della vita dei cittadini: il taglio delle tasse. (Applausi) ; tasse che ancora oggi soffocano imprese e professionisti, impedendo loro di investire nel bene più prezioso: il lavoro. E a farne le spese ovviamente è il Paese. Devo dire che, se davvero la libertà è partecipazione, siamo messi proprio male. La vera semplificazione è una sola: andate a casa, lasciate libero il Paese di essere governato da qualcuno che possieda reale competenza e sincera capacità di ascolto. (Applausi. Commenti) . È così semplice: si va a casa. Semplifichiamo la vita alle persone. Lasciamo libero questo Paese di essere governato da qualcuno che possieda reale competenza - ripeto - e sincera capacità di ascolto; qualcuno che, prima di arrivare a occupare i banchi del Parlamento, si sia minimamente formato in un ambito qualsiasi e abbia fatto qualche esperienza concreta, anche solo l'amministratore locale per un mandato. Questa sarebbe la vera riforma. Penso anche al taglio del numero dei parlamentari. Io vorrei prediligere la qualità alla quantità, perché questo è il vero problema del Paese, la qualità non la quantità, perché i tagli chirurgici non portano necessariamente a tagliare la parte corretta: a volte si taglia quello che non si dovrebbe tagliare. In tal modo si eviterebbe di aggiungere presunzione alla mancanza di conoscenza e si eviterebbero uscite come quella di ieri del ministro De Micheli che, citando la nostra capogruppo Bernini, è riuscita nella titanica impresa di superare persino l'ex ministro Toninelli, dichiarando di voler istituire una commissione speciale per collegare Sicilia e Calabria con le piste ciclabili. What else ? (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Corti. Ne ha facoltà. CORTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in primis vorrei ringraziare i senatori del Gruppo Lega che in queste lunghe settimane, soprattutto nelle Commissioni congiunte 1 a e 8 a , si sono alternati giorno e notte per portare a casa dei risultati concreti. Con determinazione e perseveranza, infatti, ci si è alternati portando avanti quelle semplici richieste che vengono dal basso, riportate da imprenditori, partite IVA e lavoratori. Siamo riusciti a presentare quelle centinaia di emendamenti per il bene comune che abbiamo sottoposto alla maggioranza. Quando parliamo del decreto semplificazioni possiamo dire per fortuna che, con soddisfazione, un certo numero di emendamenti della Lega è stato accolto, anche se con un confronto molto serrato in cui sono prevalsi il buon senso e la logica. Quando parliamo di decreto semplificazioni, infatti, dobbiamo ricordare che l'indice DESI ci relega al quartultimo posto nell'Unione europea per arretratezza digitale, con una perdita stimata dal Politecnico di Milano di 25 miliardi annui, prendendo come metro di paragone un Paese equivalente al nostro come popolazione ed estensione del territorio. Quindi, dopo aver espresso una punta di soddisfazione e un ringraziamento, voglio anche esprimere, purtroppo, qualche rammarico per il mancato accoglimento immediato di altri emendamenti che, a costo zero e addirittura con risparmio di risorse pubbliche, avrebbero ulteriormente semplificato la burocrazia - ad esempio - degli uffici comunali. Credo, visto che ne abbiamo dibattuto, che ormai tutti conoscano l'esempio delle stampanti ad aghi che vengono ancora oggi utilizzate per stampare i certificati di morte dei cittadini, quasi una persecuzione post mortem dei nostri cittadini e contribuenti. Le stampanti ad aghi richiedono una grande manutenzione e l'utilizzo di un formato di carta A3+ che è addirittura obsoleto. Inoltre, i certificati devono essere stampati in duplice copia. Per chi ha avuto occasione di usarle, le stampanti ad aghi sono quelle che devi attendere perché la stampa sembra quasi essere il parto della stampante. Questi certificati - stampati addirittura in duplice copia - sono conservati nella prefettura competente e ormai gli archivi sono pieni. Se parliamo di digitalizzazione, il nostro emendamento avrebbe dovuto essere accolto immediatamente perché, quando si parla di bene comune, ci si aspetta che un emendamento possa essere recepito, magari modificato in un testo 2, e immediatamente fatto proprio dalla maggioranza. Ebbene, questo al momento ci è stato negato. Ci è stato chiesto di trasformarlo in un ordine del giorno e, quindi, siamo in attesa della digitalizzazione anche per i certificati di morte, sperando che il risparmio di circa mille euro a stampante per i nostri circa 8.000 Comuni, che crea sempre dei problemi, si possa verificare velocemente. Parliamo, infatti, di decine di milioni di euro, oltre che di velocità, trasmissione digitale del certificato di morte e di archiviazione digitale di questi documenti. Un altro emendamento che mi sta particolarmente a cuore, e che non avrebbe fatto solo risparmiare dei soldi ma addirittura ne avrebbe portati nelle casse dello Stato, è quello inerente alle targhe per i veicoli storici. Quante centinaia di migliaia di appassionati di veicoli storici ci sono in Italia che investono i loro risparmi nel restauro e nella conservazione di detti veicoli e poi si trovano a dover apporre una targa nuova, che è veramente uno scempio su di essi? Ebbene, abbiamo presentato un emendamento di bene comune stimando delle entrate notevoli per lo Stato, visto che abbiamo a disposizione targhe che esprimono il patrimonio culturale storico dei nostri veicoli (le vecchie targhe delle Province con la sigla arancione, i loro caratteri alfanumerici che fanno la bellezza di queste auto e moto). Ebbene, ci è stato chiesto ancora una volta di trasformarlo in un ordine del giorno e così abbiamo fatto. Attenzione, però: noi siamo venuti incontro alla maggioranza. Di membri della maggioranza ce ne sono pochi in Aula, ma speriamo che abbiano letto i nostri ordini del giorno o li leggano velocemente perché, se poi verranno portati avanti e approvati, la responsabilità sarà solamente del Governo e della maggioranza. (Applausi). Invito il Governo e la maggioranza a stare vicini all'immenso popolo dei lavoratori autonomi, perché sono 5 milioni ed è da loro che arrivano le idee, veramente semplici e per il bene comune, che noi spesso proponiamo. Vi invito nelle prossime settimane - lo chiedo come piccolo compito alla maggioranza e ai membri del Governo - di farvi amico e adottare un lavoratore autonomo, un imprenditore, un piccolo artigiano. Passando del tempo con queste persone che ogni giorno lavorano e sono la vera spina dorsale della nostra economia - devono risolvere i problemi che la nostra burocrazia crea - abbiamo constatato che trovano soluzioni di buon senso. Ebbene, adottate e fatevi amico un lavoratore autonomo, una piccola partita IVA, un piccolo imprenditore e vedrete che, nei prossimi decreti-legge e nelle prossime proposte legislative, ci saranno molte cose di buon senso a costo zero o addirittura con un income economico di benefit per lo Stato. (Applausi). PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, a nome del mio Gruppo, chiedo alla Presidenza, avendo prima consultato anche gli altri Capigruppo, una sospensione dei lavori per una nostra riunione politica di Gruppo almeno fino alle ore 16. PRESIDENTE . Va bene, senatore Perilli, ma ho l'esigenza di andare avanti almeno con qualche altro intervento, perché alcuni senatori potrebbero avere difficoltà a intervenire nel pomeriggio e, quindi, mi sembra doveroso dare loro la parola adesso. Se c'è l'accordo di tutti i Gruppi, per me va bene. È iscritta a parlare la senatrice Biti. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, intervengo su un procedimento importante che ha visto impegnati tanti senatori, gli Uffici e tutto il Senato negli ultimi dieci giorni, con un lavoro davvero incessante e - a nostro avviso - produttivo. È vero che niente è perfetto e che tutto e perfettibile. Ho sentito tanti interventi dei colleghi, soprattutto dell'opposizione, tornare su quanto sia negativo e non produttivo il decreto-legge che viene convertito questa settimana. Tuttavia, ripeto anche a loro che niente è perfetto e tutto è perfettibile. Il ruolo che noi abbiamo, come senatori della Repubblica italiana, ci impone, appunto, di presidiare continuamente i provvedimenti che presentiamo - come abbiamo fatto in questi giorni nelle Commissioni - e di continuare a presidiarli in seguito, per intervenire, qualora ve ne sia necessità, per migliorarli ancora. Questo è il nostro ruolo. Io devo ringraziare i relatori, ovviamente, nonché il Governo, sempre presente. Ringrazio anche gli Uffici, che hanno accompagnato tutti noi nella stesura e nella riformulazione degli emendamenti, la Presidenza e, quindi, il Senato. Soprattutto, però, ringrazio i Presidenti delle Commissioni e i commissari tutti. Ho potuto assistere ai lavori delle Commissioni riunite non da membro di Commissione. Chi era presente mi ha visto sempre, perché ho seguito alcuni emendamenti che avevo presentato e avevamo presentato come Gruppo. Anche da esterna, quindi, dico a tutti noi che abbiamo lavorato tanto e bene. Forse dovremmo ricordarlo anche quando, a volte, con superficialità, spariamo sul ruolo dei parlamentari, dicendo che non fanno ciò che devono fare. Abbiamo dimostrato, negli ultimi dieci giorni, che si riesce a lavorare, ognuno mantenendo le proprie posizioni, certo, ma non ritengo si faccia un buon servizio a nessuno dicendo che la politica non lavora e non funziona. Stiamo attenti, soprattutto in periodi come quello attuale. Entro ora nello specifico del provvedimento, sottolineando che il decreto-legge in esame è importante perché cerca di semplificare. È un termine forse abusato - è vero - ma questo abbiamo cercato di fare, tramite interventi procedurali, così da dare respiro al nostro Paese e da permettere sblocchi di investimenti sui nostri territori. Quanto abbiamo cercato di realizzare, come Gruppo e anch'io personalmente, è stato di partire dai Comuni, dai nostri amministratori locali, per ascoltarne le esigenze, per riportare i problemi con i quali ogni giorno, sul territorio, i nostri amministratori si misurano e con i quali devono spesso fare a pugni per cercare di portare avanti investimenti e migliorie alle strutture territoriali, che sono quanto mai necessarie per i nostri cittadini. Ringrazio qui i sindaci per l'impegno che, soprattutto negli ultimi mesi, hanno profuso sui territori e che non dobbiamo mai dimenticare, soprattutto in quest'Aula. Sappiamo tutti che i sindaci, i consiglieri comunali e gli amministratori, anche dei territori più piccoli, sono i primi a contatto con le esigenze di ogni cittadino. A loro, dunque, va il ringraziamento per come hanno saputo tenere i territori e dare risposte, in mesi così difficili. Attrarre investimenti sui territori è stato un faro che ci ha guidato, nella stesura di questo decreto-legge, al fine di rilanciare l'economia: dai territori più disagiati fino ad arrivare alle grandi città, che tanto hanno risentito della crisi. Parlo da senatrice di una città che, ovviamente, in questo momento ha sofferto, al pari delle città più importanti (Milano, Napoli, Venezia, Roma stessa, Palermo e Catania: sono tantissime). Vi era una necessità e - a mio giudizio - sono state date le risposte migliori, in questo momento, per permettere investimenti seri, più veloci e più semplici nei nostri territori. È vero: sono stati presentati tanti emendamenti, anche dalla maggioranza, ma - come dicevo all'inizio - niente è perfetto e tutto è perfettibile. L'impegno di ciascuno di noi è stato proficuo in questo senso. Ringrazio un'altra volta anche per gli emendamenti che non sono stati accolti e che ci daranno modo di lavorare ancora. Non tutti sono andati a buon fine, infatti, anche per me. Termino parlando di due questioni sulle quali avevo presentato emendamenti che sono finiti in fondo. Allo stadio arrivo dopo. C'è anche quel tema, ma non c'è solo quello, per fortuna. Lo dice chi ha presentato l'emendamento: non è solo quello il decreto semplificazioni. Non è soltanto lo svincolo per gli stadi vincolati. Avevo presentato un emendamento, che è stato trasformato in ordine il giorno. A tal proposito, ringrazio il senatore Mirabelli che, come Capogruppo in Commissione, lo ha seguito e non ha perso di vista niente. È un piccolo emendamento - come già detto - ma è stato richiesto dai Comuni più piccoli e riguarda il casellario giudiziale. I Comuni hanno bisogno di richiedere i dati del casellario giudiziale quando stendono gare e quando queste vanno avanti. Per i piccoli Comuni è sempre difficile ottenere quello che richiedono perché, parlando con amministrazioni più grandi di loro, spesso vengono tenuti in sospeso. Così passano i mesi e sapete già che per i Comuni piccoli è difficile fare bandi di gara ed è ancora più difficile se poi ci sono dei blocchi. Spero che l'ordine del giorno possa avere seguito, perché si tratta semplicemente di avvicinare i piccoli Comuni allo Stato e quindi di velocizzare in maniera semplice le procedure. Concludo con un riferimento all'emendamento sugli stadi. Tutti se lo sono intestato - va bene - e i padri sono stati tanti. Potrei dire, tuttavia, che la madre è sempre certa: un mio emendamento c'era ed è molto simile a quello che poi è stato approvato e mi fermo a questo. Il provvedimento non è soltanto salva stadi: certo, è una norma importante, che permetterà investimenti sui territori e il Partito Democratico lo ha portato avanti soltanto per permettere un ammodernamento degli stadi dove devono giocare tante squadre; per permettere che non sia più consumato suolo, perché abbiamo parlato sempre di ambiente in quest'Aula e per noi è prioritario, e permetterà anche di aumentare la sicurezza negli stadi. La rincorsa, a cui assiste chi vive in una delle Regioni in cui in questo momento è in corso la campagna elettorale, è comprensibile. Invito, però, tutti anche a un po' di sobrietà e lo dice chi l'emendamento l'ha presentato e l'ha seguito per dieci giorni, unica senatrice fiorentina del PD e della maggioranza in quest'Aula. Credo che ci sia da riportare un po' di sobrietà. La norma è arrivata alla fine e siamo tutti felici che sia andata così. Adesso speriamo che con questo decreto, non soltanto per gli stadi, ma per l'Italia, inizi una nuova era. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei iniziare questo mio intervento dicendo che, trattandosi di un decreto semplificazioni, mi sarebbe piaciuto che fosse stato assunto il punto di vista delle persone che generalmente sono maggiormente in difficoltà, quelle che di fatto hanno bisogno di una semplificazione delle procedure per poter accedere ai loro diritti, ma anche ai servizi di cui hanno veramente bisogno. In realtà, se il decreto semplificazioni ha un punto debole sistematico che lo attraversa tutto, è proprio il punto che riguarda le persone a vario titolo portatrici di un qualche tipo di handicap . Comincio con uno degli emendamenti, peraltro bocciato - come di fatto è accaduto alla stragrande maggioranza degli obiettivi posti dall'opposizione - che riguarda l'articolo 10 sull'abbattimento delle barriere architettoniche. Il tema delle barriere architettoniche è estremamente delicato, perché garantisce davvero quella possibilità di movimento che tutti noi abbiamo e di cui non ci rendiamo conto nella quotidianità delle nostre azioni. Le barriere architettoniche sono qualcosa che assomiglia molto da vicino al lockdown di persone che sono in qualche modo costrette a rimanere in casa, perché di fatto non possono muoversi e non perché ci sia una norma che glielo impedisce in quel momento, ma perché un vincolo non permette loro di superare la difficoltà. Aver rifiutato di accogliere un emendamento che aveva come unico obiettivo venire incontro a persone portatrici di handicap indica davvero una scarsa sensibilità da parte nostra, anche perché sono tante le difficoltà in cui si imbattono le persone davanti alle barriere architettoniche che in qualche modo segnano il loro cammino. Non ci sono soltanto le barriere architettoniche che affrontano le persone portatrici di handicap motori, magari dalla nascita o per effetto di qualche patologia specifica, ma ci sono anche le barriere architettoniche degli anziani; le barriere architettoniche delle patologie gravi che subentrano successivamente; quelle delle persone che, vivendo da sole, hanno bisogno di una facilitazione reale per potersi muovere. Tra tutte queste ne cito una in particolare, perché mi è sembrato assurdo che l'emendamento che interveniva in questo senso sia stato bocciato. Mi riferisco ai pazienti affetti da fibrosi cistica. Ora, ça va sans dire che la fibrosi cistica riguarda soprattutto e prevalentemente le difficoltà respiratorie e, quindi, non concerne difficoltà di movimento; investe, però, persone che, facendo fatica a respirare, avendo una difficoltà che nel tempo si accumula, finiscono con l'avere problemi a muoversi. Con il nostro emendamento chiedevamo che i pazienti affetti da fibrosi cistica potessero godere di quelle agevolazioni, comprese anche - per fare soltanto un esempio, cito forse la più semplice, quella più immediata ed evidente - le carrozzine per potersi muovere, ovvero quelle agevolazioni che riguardavano la possibilità di accedere ad automobili con sistemi di guida facilitata. Nessuna attenzione in questo contesto è stata riservata a misure che avrebbero oggettivamente semplificato la vita di tali persone. Non voglio, poi, evitare di mettere in evidenza un altro tipo di difficoltà di cui non si è tenuto assolutamente conto in un disegno di legge che non riguarda solo la semplificazione, ma - come dice il titolo - anche l'innovazione digitale. Alcuni emendamenti che avevamo presentato, attraverso l'innovazione digitale, avrebbero permesso a persone portatrici di handicap le cose più semplici, compresa la possibilità di prenotare visite, accedere a determinati risultati, inviare pratiche. Ebbene, sono stati tutti bocciati. Eppure, vi garantisco che nascevano da una riflessione condivisa con le associazioni dei pazienti che chiedevano piccoli interventi, che non avrebbero avuto nemmeno un costo economico tale da poter obiettare che mancasse la copertura. Peraltro, per alcune di tali misure avevamo anche previsto una copertura, che personalmente ripropongo ripetutamente, e probabilmente riproporrò anche nel decreto agosto. In un decreto-legge che intende prestare attenzione anche alle politiche fiscali non si può non tenere conto di quella ingiustizia strutturale per cui il tabacco riscaldato gode di una agevolazione fiscale che oscilla tra il 70 e l'80 per cento. Questo costituirebbe un gettito economico comunque significativo e interessante. Ebbene, non si capisce perché, davanti alle famiglie che hanno una pressione fiscale veramente pesante sulle loro spalle, debbano esserci aziende - peraltro sono produttori di patologia, non induttori di salute - per le quali, invece, queste agevolazioni vengono date per scontate, come se si potesse ascrivere alla teoria del danno minore. Non esiste un danno minore, ma esiste comunque un danno maggiore, ovvero che le persone portatrici a qualunque titolo di un handicap non sono state prese in considerazione in questo decreto-legge, ed è grave. Voglio fare un ulteriore passaggio sull'articolo 19, che riguarda l'università - come sanno tutte le persone che si sono impegnate in uno studio particolarmente approfondito di questo articolo - e contiene norme molto interessanti. Riguarda - per esempio - la possibilità, per coloro che stanno affrontando studi avanzati, di veder riconoscere i master di secondo livello quasi come se fossero alla pari di dottorati o addirittura specializzazioni che si acquisiscono; riserva un'attenzione forte verso gli atenei virtuosi, che possono darsi modelli organizzativi e di gestione economica di gran lunga più autonomi. L'articolo 19 è evidentemente pensato nella logica dell'eccellenza universitaria, nonché nella logica di una possibilità di interscambio: pensiamo a una città come Roma, drammaticamente destinata allo sfascio per la pessima gestione che la riguarda, ma che vanta il maggior numero di atenei al mondo. Dunque puntare - come anche in quest'articolo in qualche modo si può intuire - agli scambi tra i docenti e alla loro mobilità significa sicuramente rendere disponibile l'eccellenza della competenza scientifica a un maggior numero di studenti e significa anche diventare attrattori per gli studenti che, dall'estero, vengono a studiare a Roma. Davanti a questa attenzione - indubbiamente il Ministro, anche grazie alla sua esperienza di past president della Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), ha voluto che il presidente della CRUI sia in qualche modo parte integrante della revisione del modello funzionale dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) - ci eravamo fatti portatori anche in questo caso di due tipi di semplificazione, riguardanti la possibilità di aprire le università a nuovi corsi di laurea che riflettono i mutamenti esistenti nella società. Avendo un occhio particolare proprio all'attuale esperienza, che abbiamo maturato tutti noi, con la pandemia da Covid, avevamo pensato a due tipi di competenze. In primo luogo, abbiamo pensato di legittimare la preparazione in musicoterapia. Noi tutti abbiamo infatti vissuto, durante il periodo di lockdown e di isolamento, la potenza della musica come dialogo, ma anche come fattore terapeutico e di coesione sociale. Eppure, questo corso di laurea è lì che staziona a metà strada, tra gli istituti di formazione artistica superiore e i conservatori. Non tutti coloro che studiano al conservatorio saranno però domani persone che andranno a fare concerti, ma abbiamo bisogno che la competenza musicale sia anche di qualità, sotto il profilo della garanzia della salute e del benessere. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. L'altro corso di laurea su cui pure abbiamo insistito, non essendo riconosciuto in Italia, ma già riconosciuto in moltissimi Paesi europei e negli Stati Uniti, è quello riguardante gli osteopati. Sappiamo fino a che punto l'immobilità obbligata da lockdown ha spinto le persone a cercare aiuto. Ovviamente lo hanno fatto attraverso i fisioterapisti, ma non tutto è garantito dalla fisioterapia, e l'osteopatia è qualcosa di affine, ma distinta anche se non distante. Tuttavia, le proposte di questi corsi di laurea, che avrebbero potuto trovare una semplificazione nella procedura, nella legittimazione e nel riconoscimento, sono state assolutamente ignorate. Mentre la riforma dell'università punta a creare livelli che guardano più alla figura dei docenti, alla loro mobilità e all'eccellenza delle scuole superiori, non si guarda invece ai nuovi bisogni emergenti e quindi, in qualche modo, si trascurano quelle esigenze che vengono prevalentemente dalla base. Con un'ultima battuta, ricordo che molto spesso l'opposizione è stata accusata di fare ostruzionismo. Vorrei però, a voce alta, denunciare in quest'Aula l'ostruzionismo che la maggioranza fa nei confronti dell'opposizione. (Applausi) . Non è possibile che nemmeno un emendamento venga approvato o che nemmeno un ordine del giorno venga accolto; non è possibile che in Commissione non ci sia una sola norma che possa essere affidata all'opposizione, a fronte di competenze - non parlo delle mie, ma di quelle dei miei colleghi - documentate e dimostrate. Signor Presidente, l'ostruzionismo, ai limiti dello stalkeraggio, che la maggioranza fa nei confronti delle opposizioni non è più accettabile, né digeribile. (Applausi. Congratulazioni) . PRESIDENTE. Senatrice Binetti, in compenso la Presidenza le ha concesso abbondantemente oltre due minuti in più per terminare il suo intervento. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto-legge semplificazioni era stato preannunciato per lungo tempo in pompa magna dal Governo creando molte attese. Lo scorso 16 luglio invece - cito rappresentanti autorevoli del Partito Democratico - la montagna ha partorito un po' un topolino, un provvedimento che ha soddisfatto alcuni, ma ha deluso le aspettative di molti. (Applausi). La Lega si è impegnata molto per migliorarlo e per estendere la semplificazione. Basti pensare ad alcune delle nostre proposte che sono state approvate, come la proroga delle norme sblocca appalti sino alla fine del 2021 - anche se avevamo chiesto sino a tutto il 2023, ma va bene: vorrà dire che lo attueremo quando saremo al Governo e questo accadrà presto (Applausi) - le misure per favorire l'ingresso in agricoltura dei giovani agricoltori; la rimozione di una contraddizione nella legislazione che permaneva da oltre un anno e, dunque, finalmente garantire gli incentivi agli impianti fotovoltaici da realizzare nelle discariche chiuse e nelle cave esaurite; l'introduzione di misure più semplici per le verifiche e la sostituzione dei serbatoi del GPL; il permesso di individuare aree per la cattura e lo stoccaggio della CO 2 , una misura fondamentale per il contenimento delle emissioni di anidride carbonica per la lotta al cambiamento climatico, la proroga prorogare di sei mesi per la restituzione del beneficio fiscale acquisito con la cosiddetta Tremonti ambiente del 2000 per le migliaia di imprese che, a distanza di dieci anni, si sono trovate con le regole cambiate dallo Stato - voi con l'ultimo decreto fiscale - che ha dichiarato quegli incentivi non cumulabili con quelli percepiti nel conto energia del 2010, 2011 e 2012. E ancora: rendere più semplice e veloce ricostruire nel cratere del terremoto del Centro Italia, soprattutto nelle aree sottoposte a vincolo, dando finalmente un'altra risposta concreta dalla Lega a quelle comunità. (Applausi). Basterà una Segnalazione certiﬁcata di inizio attività commerciale (SCIA) edilizia per le ricostruzioni di edifici privati lesionati, crollati o demoliti, senza l'obbligo di speciali autorizzazioni. Il provvedimento è stato però anche un po' come la tela di Penelope; sì, perché mentre la Lega lavorava con il centrodestra di giorno per estendere la semplificazione, la maggioranza, in molti punti divisa, di notte ha lavorato per ridurla e in molte parti purtroppo ci sono pure riusciti. Basti pensare alla modifica sostanziale - lo dico anch'io - all'articolo 10, dove avete ristretto troppo sulla rigenerazione urbana, e al coinvolgimento delle organizzazioni sindacali per ogni cosa. I protocolli di legalità si devono sottoscrivere con i sindacati. (Applausi) . Il commissario straordinario nominato deve avviare un'opera pubblica? Alt: prima si deve comunicarlo ai sindacati. Insomma, per fare ogni cosa, ora è scritto in legge che si devono coinvolgere i sindacati. È semplificazione o burocrazia? Sottoporre alla valutazione di impatto ambientale (VIA) la realizzazione di elettrodotti in corrente continua con cavi interrati o marini è una follia tecnica. Il risultato - e guardo il collega Floris - è che si ostacola e si rallenta la realizzazione - per esempio - dell'elettrodotto marino che collega la Sardegna alla Sicilia; senza contare l'arroganza centralista contro i territori di aver stracciato l'intesa tra il Ministro dell'ambiente e le Regioni interessate per la nomina del presidente e del direttore dei parchi nazionali. Da domani il ministro Costa potrà scegliere una terna di propri fedelissimi ed entro trenta giorni, in assenza di intesa sui nomi con la Regione, può procedere alla nomina. Questo è inaccettabile, è arrogante. (Applausi) . Il bilancio poteva peggiorare ulteriormente se non fosse intervenuta la Lega a fermarvi. Basti pensare al tentativo abortito di intervenire a gamba tesa per demolire la regionalizzazione delle gestioni delle grandi derivazioni idroelettriche, scippando i territori a vantaggio dei concessionari uscenti; alla proposta allucinante che il Documento unico di regolarità contributiva (DURC) dovesse comprendere la verifica della congruità dell'incidenza della manodopera relativa allo specifico intervento. Ripeto: specifico intervento. Non solo avreste rallentato gli appalti pubblici, ma avreste affossato anche il superbonus che qualche problemino ha già di suo. Purtroppo, vuoi per le spaccature interne, vuoi per questioni ideologiche interne alla maggioranza, il Paese ha perso l'occasione per portare avanti altre misure che avrebbero consentito investimenti in infrastrutture e in materia di ambiente, di green economy e di transizione energetica che - sottolineo - erano proprio le premesse che hanno portato alla necessità e urgenza di emanare il decreto-legge. Mi riferisco alla bocciatura di emendamenti trasversali, anche del Partito Democratico, che avrebbero accelerato la metanizzazione della Sardegna, assolutamente necessaria anche alla luce del phase out delle centrali a carbone presenti sull'isola, che a questo punto sarà impossibile spegnere nel 2025 - come chiedono quelli del MoVimento 5 Stelle - e alla luce dello sciagurato emendamento - di cui ho parlato prima - che impone la valutazione di impatto ambientale all'elettrodotto marino. Domando: questo è il modo per sostenere le imprese energivore presenti nella Regione, come l'allumina? Ovviamente no. Mi riferisco inoltre alla bocciatura delle misure di semplificazione per l'utilizzo del combustibile solido secondario. Vorrà dire che continueremo ad avere in giro più rifiuto e nelle cementerie, che sono 27 nel nostro Paese, continueremo a bruciare il petcoke , molto più inquinante. Bravi! Complimenti! (Applausi) . Mi riferisco alla bocciatura della nostra proposta di promuovere attività di ricerca e sviluppo nell'economia circolare - non basta discutere e parlare di economia circolare: bisogna farla nel fatti - alla bocciatura della sospensione della moratoria per la ricerca di idrocarburi, condannando l'Italia, che importa già il 93 per cento del gas, alla dipendenza energetica dall'estero e all'irrilevanza geopolitica, anche e soprattutto per il nuovo posizionamento della Turchia in Libia, avvenuto nel silenzio assoluto del Governo e del ministro degli esteri Di Maio. (Applausi) . La decisione di non accettare la sospensione della moratoria è irresponsabile. È chiaro che in questo caso il PD - penso al senatore Collina, che non vedo presente in Aula - è caduto nel ricatto del MoVimento 5 Stelle e dell'ipocrisia, ormai diffusa, che la transizione energetica si possa fare solo con le rinnovabili. Con la moratoria - di cui temo a breve farete un'ulteriore proroga - state affossando l'intero comparto italiano dell' oil & gas , in particolare quello di Ravenna, già in ginocchio. Infine, peccato non aver considerato un altro nostro importante emendamento che avrebbe semplificato le procedure di gara per il servizio di distribuzione del gas: una situazione di stallo che permane da quasi dieci anni nel Paese, con diversi contenziosi nelle gare già bandite, e che sta impedendo la realizzazione di investimenti valutati in 20 miliardi nei prossimi dodici anni per l'ammodernamento e la messa in sicurezza della rete, anche a vantaggio dei Comuni. Mi avvio alle conclusioni, non prima di rivolgere un ringraziamento a tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione per il grande lavoro profuso, ai relatori Sudano e Garruti, ai presidenti di Commissione Parrini e Coltorti e ai sottosegretari Margiotta, Malpezzi e Castaldi. Bene la presenza del ministro D'Incà e alcune volte del ministro Pisano; male, malissimo l'assenza totale del ministro De Micheli, che più di altri era coinvolto in questo provvedimento. (Applausi) . La Lega, con sano pragmatismo e contrastando l'ideologia della maggioranza, che continua a fare danni al Paese, continuerà a lavorare nel segno della concretezza, a partire dalla ripresentazione nel decreto agosto dei nostri emendamenti che sono stati bocciati, che difenderemo con forte determinazione, perché il Paese è in difficoltà e ne ha bisogno e noi siamo, come Lega, al servizio del Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Terminato l'intervento del senatore Arrigoni, come da richiesta e da accordi con i Capigruppo, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16. (La seduta, sospesa alle ore 13,34, è ripresa alle ore 16,04) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico all'Assemblea che è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, recante misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020» (2617). Sui lavori del Senato RAUTI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, vorrei richiedere, anche a nome dei colleghi delle opposizioni, della Lega e di Forza Italia, che poi si assoceranno alla mia richiesta, che venga convocata nel pomeriggio di oggi, presumibilmente intorno alle ore 17,30, una nuova Conferenza dei Capigruppo per avere contezza e certezza, se possibile, dello svolgimento dei lavori di domani. Dico questo senza nessuna polemica, ma soltanto per spirito di praticità, perché vogliamo evitare che si verifichi una situazione di attesa durante tutta la giornata di domani, che - come abbiamo già ricordato ieri nel dibattito - è di campagna elettorale per tutti. Quindi, se c'è il rischio di restare qui a lungo a orari indefiniti o addirittura inutilmente, se si potessero oggi avere un riscontro e maggiori certezze sarebbe utile a tutti per una questione di praticità e di migliore organizzazione dei nostri lavori. PRESIDENTE . Senatrice Rauti, eravamo entrambe presenti alla Conferenza dei Capigruppo svoltasi ieri, nell'ambito della quale la questione è stata affrontata e sono state date rassicurazioni sull'andamento dei lavori, confermate poi dalla chiusura dei lavori in Commissione, seppure all'alba. Prima di iniziare la seduta odierna abbiamo avuto conferma del mantenimento della tabella di marcia anche da parte del Governo. In ogni caso, mentre proseguiamo la discussione generale, sentirò anche la Presidenza, ma non ritengo ci siano elementi nuovi per ritenere mutato il calendario anche nella sua scansione temporale, restando ovviamente legittima la sua preoccupazione. Non abbiamo alcun elemento che cambi la tabella di marcia già stabilita, fermo restando che la sua preoccupazione è assolutamente ragionevole. Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1883 PRESIDENTE . Proseguiamo dunque la discussione generale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 76 del 2020 in materia di semplificazione. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, il decreto semplificazioni è un provvedimento enorme, che si pone nell'ottica della ripresa economica post Covid-19 e sicuramente investe tantissimi aspetti della vita dei cittadini. Alcuni aspetti vengono affrontati chiaramente con deroghe in tempi ristretti: ad esempio, il termine della sospensione di parte del codice degli appalti era fissato al 31 luglio 2021, poi prorogato. Si tratta comunque di norme che investono aspetti temporali e ciò è effettivamente giustificato dalla situazione emergenziale dal punto di vista economico. Altre norme invece intaccano leggi di rango primario in maniera definitiva. Ecco perché ci si è trovati di fronte ad alcuni articoli che sono stati considerati ostici, perché probabilmente non avrebbe dovuto essere questo lo strumento con cui affrontare argomenti così particolari e delicati in modo definitivo. Per quanto riguarda la Commissione ambiente, siamo stati interessati per oltre 17 articoli. Eppure, l'esame del disegno di legge non è stato assegnato alla Commissione. Ciò è stato comunque molto gravoso per i membri della Commissione, che hanno dovuto partecipare ai lavori come ospiti, chiaramente attivi, ma anche marginali. Per quanto riguarda la tematica ambientale concernente la partecipazione dei cittadini alla valutazione di impatto ambientale e l' iter delle bonifiche, abbiamo avuto riscontro da parte dell'Assemblea parlamentare, che ha voluto ascoltare la visione di una gran parte dei parlamentari, in maniera trasversale, che non rappresentava comunque la maggioranza. Devo dare atto, quindi, per questo e per l'articolo 10, che modifica in modo sostanziale il Testo unico sull'edilizia (decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001), di un lavoro parlamentare di grande respiro che non sempre si vede in queste Aule. Si è quindi riusciti a coniugare punti di vista molto diversi in partenza. Per quanto riguarda il citato decreto del Presidente della Repubblica n. 380, su cui mi soffermerò, devo dire che si è arrivati a un certo miglioramento dello strumento: sono molte le semplificazioni che vengono poste in merito alle procedure, con il fine dichiarato del recupero e della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Questo chiaramente, in un'ottica di rigenerazione edilizia che sposti l'investimento nel settore dal consumo del suolo al recupero del patrimonio edilizio, è estremamente importante e noi ne abbiamo condiviso la ratio . Chiaramente in Commissione ambiente giaceva, da due anni e mezzo, un disegno di legge che si stava occupando di ciò in maniera molto sistematica, con oltre ottanta ore di audizione. Ecco perché in un primo momento abbiamo trovato il provvedimento un tantino invasivo. Quello che deve essere chiaro a tutti, ed è importante sapere, è che è necessario mettere mano alla cattiva edilizia degli anni Settanta e Ottanta che, dal punto di vista energetico, si pone come un colabrodo. È un'edilizia precedente alle norme antisismiche e quindi, anche da questo punto di vista, è assolutamente inadeguata, come è inadeguata molto spesso anche dal punto di vista strutturale. Riqualificare quindi queste aree è assolutamente necessario e indispensabile, ed è dunque doveroso creare incentivi e semplificazioni nelle procedure. Il punto di equilibrio tra questo e la gestione del territorio tramite gli strumenti dell'urbanistica, che - dobbiamo ricordarlo - è una scienza sociale di importanza primaria per il bene comune e per salvaguardare i diritti dei cittadini, è difficile da trovare. È difficile, infatti, tenere in equilibrio la velocità che si vuole dare a questi iter e la tutela di tali diritti. L'urbanistica ha sempre previsto i cosiddetti piani attuativi per poter realizzare delle opere ma nel tempo, in una visione neoliberista e di grande consumo del territorio, abbiamo finito per rinunciare a tali progetti in favore di una urbanistica cosiddetta contrattata che ha dato dei pessimi esempi in Italia, creando una cattivissima cultura architettonica e una deresponsabilizzazione degli enti e anche di chi ha operato. A tale proposito dobbiamo stringere il punto di cucitura, il che non significa far cambiare i piani laddove ci sono. I piani regionali e territoriali - come è stato detto - restano infatti saldi e nessuno sarà costretto a cambiarli. Si è parlato semplicemente dei centri storici e delle aree di particolare pregio storico - non dico artistico e, quindi, non mi riferisco agli edifici vincolati - e cioè di quella stratificazione del nostro vissuto che è il motivo per cui dall'estero i turisti vengono in Italia e non vanno solo in spiaggia, o a Palazzo Pitti o nei grandi musei, ma girano per i nostri luoghi di identità. Ricordo a tale proposito che poche settimane fa il Governo si è assunto un importante impegno che è stato confermato. Mi riferisco alla mozione sui centri storici che è di grandissima importanza. Ricordo, inoltre, tutte le deroghe fatte, partendo da quella alla legge n. 1444 del 1968 che definisce gli standard urbanistici, che poi sono i diritti dei cittadini, i diritti all'aria, alla luce, ad avere comunque una certa dimensione delle cose rapportata al numero dei cittadini, e quindi anche le strade, il verde e le scuole. Tutto quello che riguarda gli standard urbanistici riguarda i diritti dei cittadini. Si comincia, dunque, con una deroga alla legge n. 1444 sulla larghezza del lotto, senza tener conto del dell'area di sedime, ma anche in altezza. Questo significa che, andando in deroga per la larghezza, non solo mi troverò ad aumentare l'altezza e quindi a diminuire il raggio di luce che porta alle abitazioni, ma avrò anche aumenti volumetrici. Tutto questo avverrà senza bisogno d'altro che una SCIA, ma nei centri storici avverrà con dei piani di recupero. Tali piani esistono e sono la cosa più vicina ai piani di rigenerazione urbana di cui tutti ci riempiamo la bocca. La rigenerazione urbana si attua con i piani di recupero, fatti salvi i piani regionali esistenti, perché chiaramente nessuno deve essere costretto a rifare i piani. Quindi, la ristrutturazione edilizia, che si realizza con una semplice SCIA e concede di non mantenere più la sagoma nell'abbattimento e nella ricostruzione, di non mantenere più il sedime, di non mantenere più i prospetti, di non mantenere più le caratteristiche planovolumetriche e costruttive - ripeto, con una semplice SCIA, quindi con la sola responsabilità del tecnico che certifica e non con l'ente amministrativo che rappresenta tutti noi - si potrà fare anche nei centri storici, ma all'interno di un piano di recupero, oppure con un una richiesta di permesso a costruire. Dobbiamo sapere anche che tutto questo avviene per la sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2020, che ha dichiarato non ammissibili gli incrementi volumetrici e la modifica dell'area di sedime. Per adeguarci a livello nazionale ai piani casa abbiamo apportato queste modifiche, ma va bene per tutte le altre aree. Sono contenta, perché andremo a riqualificare le periferie. Voglio evidenziare che tanto è stato fatto in questo provvedimento, perché si è ampliato il permesso di costruire in deroga, legandolo però alla rigenerazione e al contenimento del consumo del suolo; si è data una proroga al termine di scadenza dei permessi a costruire, perché giustamente il Covid ci ha creato problemi; sono stati dati alcuni contributi e ridotti altri, come - ad esempio - quelli per la rigenerazione urbana, giustamente; sono considerate lecite quelle tolleranze costruttive per le piccole difformità e anche per quanto riguarda l'accertamento dello stato legittimo degli edifici, soprattutto per quelli prima del 1967 che effettivamente possono non avere un titolo, mentre oggi possono essere resi legittimi anche da informazioni catastali, da ricerche fotografiche e cartografiche di archivio. Quindi, la semplificazione in edilizia è stata fatta - ben venga - ma la tutela del nostro patrimonio è stata inscritta. C'è anche un emendamento, se posso, Presidente... PRESIDENTE. Devo veramente implorarla di concludere. NUGNES (Misto-LeU) . Va bene. Allora posso concludere dicendo che sono stati introdotti con degli emendamenti anche altri strumenti. Mi riferisco - ad esempio - all'emendamento del senatore Collina, che prevede uno strumento molto agile che riesce a realizzare in tempi brevi le infrastrutture sociali grazie agli enti pubblici. Quindi, non fermiamo niente, ma anzi diamo una grandissima spinta sull'acceleratore per fare la riqualificazione energetica, senza perdere nulla del nostro patrimonio culturale. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, un quotidiano nazionale titolava questa mattina un fondo: «Un'occasione persa». Il titolo del decreto semplificazioni è roboante. Si semplifica ciò che tutte le parti politiche, indipendentemente dall'appartenenza, anche nel comune confronto con i cittadini, dicono che il nostro sistema è complicato. Ahimè: un'occasione persa è un brutto segnale. Onorevole signor Sottosegretario, a lei vanno riconosciute competenza e attenzione, nonché l'impegno nel tentare di mettere assieme la miriade di emendamenti. Lei ha parlato di una maggioranza che ha tenuto, ma, in realtà, va detto che questo era il decreto semplificazioni di quelle che sono le procedure dello Stato, di quelle che sono le procedure degli enti locali, di quello che è il sistema dei rapporti dello Stato con i cittadini anche a seguito del disagio e del disastro della pandemia. Non era una prova di sforzo prima della gara. Non era una prova di sforzo di coloro che l'indomani devono partecipare alla gara o andare per quindici giorni in montagna e vogliono provare se il cuore tiene. In realtà, già là doveva esserci l'atto d'azione. Ma 1.500 emendamenti della maggioranza ci portano a un quesito: la maggioranza crede ancora nel proprio Governo e nel suo disegno oppure non ne condivide più l'azione? Probabilmente è così. Di fatto, il dibattito, anche nell'ambito delle Commissioni, è stato caratterizzato dai confronti e anche dagli scontri nell'ambito della maggioranza tra le varie posizioni e i vari emendamenti. Tutto ciò è avvenuto mentre 8 milioni di lavoratori sono in cassa integrazione, interi settori sono ancora fermi e mentre l'apertura delle scuole sta diventando una corsa a ostacoli. È come se avessimo scoperto ieri, come Paese, che oltre 10 milioni di ragazzi devono tornare a scuola. Il Governo ha cercato di tamponare: certo, con una somma di micro norme, alcune anche condivisibili e apprezzabili sul lungo elenco di interventi. Vorrei ricordare la correzione della questione penale per quanto riguarda l'abuso, oppure apprezzo il ragionamento di cui all'articolo 10. Si tratta di valutare se era meglio il testo originario o il testo attuale, ma certamente si tratta di un passo in avanti che può essere importante. Lo stesso vale per la disciplina speciale per quanto riguarda gli appalti. Siamo, però, in presenza di norme e deroghe a tempo. È una presa d'atto che, certamente, le attuali non funzionano. Perché, però, norme a tempo, se non funzionano le attuali? Riguardo le norme a tempo, poi, tutti noi sovente citiamo la questione del ponte di Genova, ma quella non è una questione di norme a tempo. Quella era una ricostruzione sullo stesso luogo e il collega Sottosegretario sa bene che il concetto non è traslabile su altra questione. Lo sappiamo bene. Sono, però, norme a pezzi, perché, purtroppo, non emerge un disegno unitario da parte del Governo su ciò che è sbagliato e su dove si vuole arrivare. Questo decreto doveva approntare il piano, insieme con il decreto agosto e, di fatto, preparare il nostro Paese a ripartire, permettendo, nei rispettivi ruoli, anche il confronto fra maggioranza e opposizione; un confronto che doveva essere ampio su tutti i temi, per metterci anche nella condizione dell'utilizzo delle disponibilità che l'Unione europea ci concede. Vorrei ricordare che il quadro di finanza pluriennale dell'Unione europea ci porta a 39 milioni, che, con il cofinanziamento, diventeranno dai 75 agli 80 milioni. Ancora: c'è il SURE, con una richiesta di 27 miliardi e mezzo, anche se i 27 miliardi e mezzo del SURE sono forse la parte più di emergenza e non di investimento futuro. Il MES, per la parte politica cui appartengo, è uno dei temi da affrontare per modernizzare il nostro Sistema sanitario e renderlo all'avanguardia. Rappresenta la grande occasione: il recovery fund con il piano che, per il 10 per cento, va presentato entro la metà di ottobre. Trattasi di numeri imponenti. È una grande occasione. Avendo insegnato per diversi anni, anche senza amministrazione, il cosiddetto diagramma di PERT significava dire ai ragazzi di mettere in fila le date. E allora ci si rende conto che per gli investimenti, nonostante la semplificazione, se si mettono in fila le date dei tempi giuridici e dei tempi tecnici (i tempi tecnici sono quelli necessari per fare il progetto; i tempi giuridici sono quelli necessari per l'approvazione, per il parere dei beni ambientali, per il parere della soprintendenza) anche al minimo, al 31 dicembre 2021, dove sono state stabilite alcune delle provvisorietà, non siamo pronti con quasi niente, perché non ci stiamo. La valutazione da farsi, quindi, è anche sui tempi, sulla data. Con questo decreto semplificazioni, abbiamo perso l'occasione di dotare il nostro Paese, e quindi il sistema pubblico - con conseguenze sul privato - degli strumenti adeguati per intervenire. Tra l'altro, il provvedimento doveva correggere la burocrazia e in realtà è scritto molto in burocratese. Quindi, è un inghippo burocratico per correggere un blocco burocratico del Paese. Mi viene in mente il codice civile: è entrato in vigore - come sa bene il nostro Vice Presidente, che è avvocato - il 1° gennaio 1942, ed è stato scritto nel 1940-41, quindi nel pieno degli anni della guerra. Andate a leggerlo e vedrete cosa si può leggere, come lo si può leggere. Chiunque lo può leggere. Semplificazione significava anche cominciare da questo provvedimento per arrivare a un percorso di quel genere e semplificazione significa proprio andare sulla sequenza degli atti. In un'audizione, uno dei soggetti auditi ci ha detto che la questione è quella delle gare: se in Italia si impiegano dieci anni per avviare un'opera pubblica, non i tempi delle gare, ma i tempi di tutta la procedura sono faraonici. Siamo alla moltiplicazione delle opinioni, che poi in linguaggio giuridico vengono chiamati pareri, ma molte volte sono opinioni. Vorrei infine solo accennare che si è persa l'occasione anche rispetto a un'altra questione, e lo dico alla maggioranza, o a una parte di essa: governare significa anche dover prendere atto che non sempre vi è coincidenza tra l'idea, l'azione e il risultato dell'azione. Per parlare di agricoltura, siamo in autunno, tempo di vendemmia e raccolta, che in Italia in questa stagione occupa dal milione al milione e mezzo di lavoratori con contratti a tempo determinato o con voucher , braccianti - scegliete il termine che ritenete più opportuno - precari. Ci sono i cosiddetti contratti di lavoro accessorio. Ebbene, provate ad andare sul sito dell'INPS per fare un contratto di lavoro accessorio. Invito chi è più pratico di me a farlo. Io fatico e lo ammetto, ma dall'altra parte, non avendo più gli immigrati - qui si apre un'altra questione - dobbiamo fare il pieno di questo tipo di lavoratori e possiamo dare un'opportunità a molti nostri lavoratori, da quelli che hanno più voglia di lavorare, a quelli che sono disoccupati e cercano lavoro. C'è poi tutta una fascia sociale che - ahimè - non inseriamo negli schemi modello, ma che è una fascia sociale che su quello ci conta e ci contava. Quando c'erano i voucher cartacei - io sono a favore della tecnologia e, quindi, andiamo su quel fronte - andavano il giorno dopo a incassarli. Poi probabilmente in alcuni casi, purtroppo, se lo bevevano tutto la sera stessa, ma ora devono aspettare il mese successivo. Semplificazione vuol dire anche confrontarsi con la realtà. Credo che le opposizioni abbiano dato disponibilità a un confronto completo. Mi riferisco alla forza politica alla quale appartengo sia alle altre forze di opposizione. Il Governo non l'ha accolta totalmente, perché era molto impegnato nella discussione e nel dirimere le questioni della maggioranza. Avremo il decreto agosto, ma dobbiamo prepararci davvero all'autunno per una riforma del Paese. Come opposizione noi ci siamo e porteremo il nostro contributo. Il Governo e la maggioranza si dichiarino almeno disponibili a discuterlo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, voglio ringraziare lei e i colleghi senatori e, in modo particolare, chi ha seguito il provvedimento. Ringrazio anche gli Uffici delle varie Commissioni per il lavoro che è stato fatto e che le Commissioni 1 a e 8 a hanno poi raccolto e strutturato in ciò che è stato possibile concedere e accordare tra le forze di maggioranza. Un ringraziamento va poi ai Sottosegretari, sempre attenti e presenti, ma il cui silenzio è stato un'assordante evidenza del fatto che questo Governo è una forzatura legata solo alle poltrone. (Applausi) . Il grazie più inorgoglito va ai componenti della Lega, sempre presenti, a differenza dei colleghi che siedono sui banchi che ho di fronte e che - come anche in Commissione - continuano a essere spesso vuoti: questa è la risposta a un decreto semplificazioni in cui credete. (Applausi) . La Lega con responsabilità ha perfezionato e cercato di evitare l'approvazione di emendamenti pericolosi e inutili per i cittadini; anzi, l'antagonismo, la presunzione e l'impreparazione della maggioranza in molti casi hanno portato a cassare molti dei nostri emendamenti, per cui il decreto semplificazioni si è trasformato in effetti in un decreto complicazioni, come dimostra la probabile richiesta di fiducia che andrete a presentare. Eppure, l'intento era auspicato da tutte le categorie e dai professionisti auditi: anche per loro un decreto così importante non doveva essere solo ordinamentale. Occorre investire per semplificare e risparmiare così tempo e denaro. Non si può regolamentare e pianificare senza investimenti qualitativi e quantitativi sulle strutture e sul personale perché - come accade oggi in alcune zone - ci sono i computer , ma non c'è segnale. È come voler giocare a calcio senza avere il pallone. Eppure, avete respinto una serie di emendamenti che risolvevano questi problemi. Non ci sono articoli che creino investimenti all'interno dei Comuni, nelle professionalità e sulla meritocrazia e, se le distanze sociali e tecniche non verranno colmate, ci sarà sempre più complicazione. Impariamo ad esempio dagli anni Sessanta, quando Alberto Manzi conduceva la trasmissione «Non è mai troppo tardi», un metodo semplice per alfabetizzare un popolo che voleva saper leggere e scrivere. Oggi invece l'Italia è ferma e investe poco: in base al digital quality of life index siamo quarantunesimi per la qualità della connessione alla Rete e cinquantaquattresimi per infrastrutture digitali e, se non si ottimizzano i bandi entro il quarto trimestre 2020, ossia oggi, rischiamo di perdere fondi sui digital innovation hub europei: si tratta di circa 9,2 miliardi di euro dal 2021 al 2027 per semplificare proprio le sfide sul digitale. Le nostre pubbliche amministrazioni impiegano ancora server le cui interoperabilità e i cui risparmi economici e temporali sono preclusi, se non in cloud. Investimenti ed emendamenti al riguardo nessuno, ma regole nuove, obblighi nuovi e responsabilità, quelli sì, li avete messi. D'altronde, se per voi semplificare non è investire sul personale, ma raccomandare ignari abitanti - magari compagni di scuola - che si ritrovano nei Ministeri senza saperlo (Applausi) ; o, ancora, se semplificare per voi è dire ai ristoratori di cercare di cambiare lavoro e non proporre voucher e dire alle partite IVA che non stanno peggio di altri e non proporre flat tax ; oppure, se semplificare per voi è dire: «Avessi studiato, sarei anch'io un morto di fame, fossi pure un notaio» e non proporre meritocrazia, ebbene, dal decreto semplificazioni non ci si poteva aspettare di più. In ogni caso, non solo non avete voluto dare retta a noi, ma nemmeno ad AGID (Agenzia per l'Italia digitale), per cui c'è assenza di finanziamenti per la gestione degli elenchi IPA (indice delle pubbliche amministrazioni) e INAD (indice dei domicili digitali delle persone fisiche, dei professionisti e degli altri enti di diritto privato non tenuti all'iscrizione in albi, elenchi o registri professionali o nel registro delle imprese). Per l'Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI), i sindaci dovrebbero essere i commissari speciali, per accelerare appalti e opere strategiche sul proprio territorio, e non c'è costo zero per una trasformazione digitale. Per l'Associazione nazionale piccoli Comuni d'Italia (ANPCI), negli uffici comunali c'è poco personale e dove il sindaco è anche responsabile unico del procedimento (RUP) lavorerebbe con una spada di Damocle sul capo. (Applausi) . Per Confagricoltura occorrono modulistiche standard tra Comuni e Regioni, coordinate con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF). Occorre difendere i prodotti italiani, ma abbiamo trovato invece qualche emendamento che semplificava i prodotti esteri: li abbiamo bloccati, colleghi, e ve li abbiamo anche spiegati. Per l'Unione Province d'Italia (UPI), nonostante i bilanci fragili e la carenza di personale, si continua a pretendere e nelle Province è del tutto assente la promozione digitale della pubblica amministrazione. Per il WWF la qualità del lavoro è paragone per la qualità del costruito: è vero e perciò occorrono la lotta al lavoro nero e il suo controllo. Sappiamo ormai che la linea del Governo è quella di premiare i clandestini e sanare chi lavora in nero, magari con un reddito di cittadinanza in tasca. Dove sono la semplificazione e il dare lavoro? (Applausi) . Anche nel decreto-legge al nostro esame c'è il condizionamento del previo accordo con le maggiori sigle sindacali, a complicare le potenzialità lavorative. Voglio capire, la prossima volta che un piccolo partito si lamenta, perché non vengono mai inserite le piccole sigle sindacali, come anche in questo caso. Semplificare non significa spulciare, per pretendere di trovare il cavillo e multare famiglie e piccole e medie imprese. Occorre invece colmare sperperi, sprechi e inefficienze della pubblica amministrazione, che valgono il doppio dell'evasione fiscale: 200 miliardi di euro contro 100 miliardi di euro all'anno. La Lega ha mostrato maturità, lealtà, senso del dovere e una collaborazione di indubbia disponibilità alla scrittura di un decreto che semplifichi veramente, e ha emendato con un'attenzione concreta verso le comunità terremotate e verso i disabili, anche se sono stranamente stati cassati degli emendamenti, che spero vengano accolti in un ordine del giorno. Abbiamo contribuito in maniera evidente e lo abbiamo voluto con forza e senza chiedere o pretendere nulla. I nostri emendamenti li formuliamo e li difendiamo perché nascono dalla strada, tra la gente, nell'ascoltare le persone e stringendo loro le mani. Quanto a questo Governo, sapevamo che l'unica semplificazione era quella di non complicare la maniera di rimanere attaccati alle poltrone, ma vi invito a strutturare gli articoli del prossimo decreto agosto uscendo dalle stanze dei palazzi, perché l'Italia non tollera e non merita più i vostri giochetti e le vostre pretese immeritate. La Lega c'è e ci sarà sempre, per il bene dei nostri figli, oggi all'opposizione, ma presto - molto presto - al Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruotolo. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, ho chiesto la parola perché in questi giorni, con le colleghe e i colleghi della 1 a e dell'8 a Commissioni permanenti, abbiamo lavorato insieme sul decreto semplificazioni, con quasi 2.800 emendamenti, più di 1.000 proposte emendative ritenute inammissibili e sedute protratte in notturna, ad aspettare i pareri dei Ministeri interessati. Alla fine ce l'abbiamo fatta, con un lavoro enorme, per un provvedimento, definito dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, come «una vera e propria rivoluzione culturale per la pubblica amministrazione, che potrà operare in un regime di maggiore certezza giuridica e con un'ottica sempre più orientata al risultato». Ci siamo riusciti? Abbiamo da approvare in Aula un decreto rivoluzionario? Dobbiamo ancora renderci conto fino in fondo se siamo riusciti, con l'approvazione degli emendamenti, a migliorare il testo del decreto-legge. Sappiamo tutti che la vera rivoluzione nella pubblica amministrazione sarebbero le assunzioni di personale, lo svecchiamento della burocrazia e la digitalizzazione, che del provvedimento al nostro esame costituisce una parte molto qualificante. Penso comunque che, rispetto a com'è giunto in Senato, il decreto-legge sia stato migliorato. Certamente avevamo addosso la tegola dell'articolo 81 della Costituzione, per il quale sono stati bocciati emendamenti per noi importanti, perché quello che a prima vista può sembrare un costo, in realtà, è spesso un investimento. Occorre dunque fare presto, che non vuol dire «liberi tutti». L'analisi della Banca d'Italia ci dice che i tempi medi dell'intero ciclo di realizzazione delle opere pubbliche considerate sono stimati in circa 4,9 anni. La fase di progettazione ha una durata mediana di circa 2,1 anni, ma il decreto-legge accelera i tempi della fase di selezione del contraente, attraverso la previsione di termini massimi per lo svolgimento delle procedure, ben inferiori a quelli oggi registrati dalla maggior parte delle stazioni appaltanti: due mesi per l'affidamento diretto, quattro per la procedura negoziata sotto soglia e sei per le procedure sopra soglia. I tempi di gara inciderebbero solo per circa il 10 per cento, mentre - come avete visto - di gran lunga superiore è la durata delle fasi di progettazione ed esecuzione. Abbiamo bisogno di ripartire, ma quel crinale sul quale ci siamo mossi - accelerazione dei tempi e deroghe - non può e non dev'essere interpretato come un liberi tutti. Diventa perciò centrale il tema dei controlli, soprattutto di quelli di legalità. Giovanni Falcone diceva «Segui i soldi e troverai la mafia». Sia chiaro: non voglio essere equivocato con questa citazione. Abbiamo bisogno delle risorse e dei soldi pubblici per uscire dal lockdown sanitario ed economico, ma Giovanni Falcone ci dice una cosa attuale: attenzione, l'unico scopo delle organizzazioni criminali è fare soldi in maniera illecita, infiltrandosi anche nell'economia legale. Ecco perché abbiamo sottolineato l'importanza dell'articolo 3 del decreto-legge, quello delle verifiche antimafia e dei protocolli di legalità. La scommessa è stata la seguente: è possibile accelerare i tempi di affidamento dei lavori, senza correre il rischio che le imprese mafiose partecipino all'aggiudicazione degli appalti? Nell'ultima relazione della Direzione investigativa antimafia (DIA), si dice che il settore degli appalti pubblici, fondamentale per il rilancio dell'economia nazionale, vedrà investimenti che riguarderanno auspicabilmente tutto il territorio nazionale, fino al livello comunale. Le organizzazioni criminali potrebbero pertanto sfruttare i nuovi canali di finanziamento e i fondi che verranno appostati per la realizzazione e il potenziamento di opere e infrastrutture, anche digitali, la rete viaria, le opere di contenimento del rischio idrogeologico, le reti di collegamento telematico, le opere necessarie per una generale riconversione alla green economy e tutto il cosiddetto ciclo del cemento. Sul piano generale si deve però tendere a una radicale semplificazione delle procedure di affidamento di tutti gli appalti e servizi pubblici, necessaria per una rapida assegnazione delle risorse. Questo ci chiedono investigatori e magistrati che si occupano di organizzazioni criminali del nostro Paese: velocizzazione delle assegnazioni, maggiore trasparenza, tutela della concorrenza, garanzia dell'inviolabilità e della segretezza delle offerte, tracciabilità delle operazioni di gara, un continuo monitoraggio dell'appalto e, non ultimo, un maggior controllo a fini antimafia. Nel provvedimento ci sono tante deroghe, alcune anche eccessive. Dobbiamo dirlo, anche perché, colleghe e colleghi, avverto in giro la percezione che tutto sommato non ci sia più un'emergenza mafia e che alcune aree del nostro Paese si siano già liberate dal malaffare. È inutile che citi le interdittive antimafia e le inchieste giudiziarie che hanno dimostrato come anche nel Centro-Nord del Paese ci sia una presenza endemica delle mafie, quelle dei colletti bianchi. Si entra in contatto con il piccolo imprenditore, si presta denaro a strozzo - con l'emergenza Covid un rischio più che concreto - si rileva l'azienda e si sciolgono consigli comunali e aziende sanitarie nel Sud e nel Nord del Paese, anche in Valle d'Aosta. Quest'anno abbiamo avuto 51 enti locali sciolti per mafia, il dato più alto dal 1991. Voglio dire che non si può e non si deve abbassare la guardia: semplifichiamo tutto quello che volete - siamo d'accordo - ma abbiamo bisogno di elevare i livelli della qualità dei controlli, perché ci serve che questi siano rapidi ed efficaci e non facciano perdere tempo. C'è stato uno degli emendamenti all'articolo 3 a cui alcuni di noi tenevano molto, il 3.6, che abbiamo dovuto trasformare in un ordine del giorno, firmato, oltre che dal sottoscritto, dalla senatrice De Petris, dai senatori Errani e Grasso e anche dal senatore Franco Mirabelli. L'abbiamo fatto perché altrimenti avrebbe comportato oneri aggiuntivi e soprattutto il rischio di determinare un ritardo, anziché una velocizzazione, rispetto a un procedimento già avviato, in particolare al MIT (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti), e sul quale il sottosegretario Margiotta nelle Commissioni riunite ha assicurato l'impegno di tutto il Governo (cosa di cui lo ringrazio qui in Aula). L'ordine del giorno tocca il tema centrale dei controlli di legalità. La banca dati nazionale degli operatori economici, da istituire ai sensi dell'articolo 81 del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, costituirebbe uno straordinario strumento di semplificazione e di trasparenza, cui fare ricorso al fine di comprovare il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico, professionale ed economico-finanziario per la partecipazione alle procedure di gara, sia nella fase della partecipazione, sia in quella di esecuzione dei lavori. Nell'emendamento prevedevamo di far nascere immediatamente un simile strumento per ottenere il salto di qualità dei controlli, indispensabile in un contesto di semplificazione delle procedure. Sappiamo che questa banca dati non è immediatamente operativa, ma sarebbe di fondamentale importanza fornire ai RUP uno strumento contenente tutte le informazioni necessarie. Il nodo è tutto qui: dobbiamo renderla operativa. Nel codice degli appalti - ci ha detto invece il sottosegretario Margiotta - lo strumento è previsto ma, essendo in dirittura d'arrivo, si sarebbe rischiato, approvando l'emendamento, di dover ripartire da zero, quasi come in un gioco dell'oca. Ecco allora il senso di quest'ordine del giorno: non un nuovo articolo di legge, ma l'impegno del Governo ad accelerare i tempi per renderla operativa. Mi avvio alle conclusioni, signor Presidente. È chiaro a tutti che restano enormi problemi ancora aperti. Ad esempio, a causa del blocco del turnover , le amministrazioni pubbliche sono prive delle professionalità necessarie per la predisposizione e la valutazione dei progetti; quindi, bisognerebbe procedere a un piano straordinario di assunzioni, magari immaginando un intervento normativo nel decreto di agosto, che il Senato dovrà esaminare nei prossimi giorni. Servono una riforma della pubblica amministrazione, le assunzioni di personale, l'ingresso di una leva di giovani con competenze in grado di assicurare la gestione delle gare d'appalto e un'innovazione tecnologica diffusa. Solo quando si concretizzeranno assunzioni e innovazioni, allora potremo procedere a quella rivoluzione culturale nella pubblica amministrazione auspicata dal presidente Conte. Sono convinto che il lavoro delle Commissioni riunite abbia migliorato il testo del decreto-legge in esame. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, questo è il classico intervento in cui uno aveva immaginato di dire alcune cose, ma, dopo aver sentito gli interventi dei colleghi, magari motivati e autorevoli, ma per niente condivisibili - mi riferisco a quelli che siedono tra i banchi di maggioranza - decide di non seguire più quella scaletta. Per diverse settimane sono stato lontano da quest'Aula, non in spiaggia, ma tra la gente, sul territorio, facendo il sindaco e campagna elettorale. Mi sono rigenerato. Poi vengo qui e mi rendo conto che, in effetti, il clima di sfiducia da parte della gente nei confronti di certa politica è più che giustificato. Mi sembra di stare non in Senato, ma su Marte: c'è un'Italia fuori di qua, sana, che ha sofferto durante l'emergenza sanitaria, che ha sempre lavorato e ha dato risorse e sostegno allo Stato, che aspetta risposte concrete e veloci da parte di questo Governo. (Applausi) .Mi sembra di capire invece che si fa una grande arte oratoria, ma di fatti ce ne sono pochissimi. Da quando, infatti, mi sono insediato come senatore e quando, all'inizio, facevo parte dell'8 a Commissione, sento parlare di ciò che dovrebbe essere una delle priorità di qualsiasi Governo in tempi normali e non di post pandemia. Mi riferisco allo snellimento di procedimenti tecnico-amministrativi e alla cancellazione del codice degli appalti. Alla fine, ritrovandoci sempre di fronte al timore che tutti gli italiani siano dei mafiosi, ci fermiamo, perché pensiamo magari che tutti sono portati a rubare e non a fare il bene dell'Italia. Io ritengo che sia il contrario: per la stragrande maggioranza i sindaci sono persone perbene, come lo è la stragrande maggioranza dei funzionari. Il Governo e il Parlamento facciano la loro parte e diano gli strumenti giusti a quest'Italia perché possa procedere in maniera corretta e veloce. ( Applausi ). Rispetto a questo decreto-legge, parto da due certezze: una bella e positiva e un'altra deprimente. La bella e positiva è che la Lega, per l'ennesima volta, ha fatto il suo dovere e ha dimostrato di voler bene all'Italia e agli italiani. Ringrazio tutti i colleghi che hanno lavorato in Commissione e si sono sforzati per un lavoro costruttivo, tant'è che ben 37 emendamenti - se non vado errato - sono passati. Ciò vuol dire che erano in maniera lapalissiana corretti e sicuramente meritevoli di attenzione. Ha migliorato il testo in esame e ha dimostrato che non sono negli slogan , ma anche e soprattutto nei fatti «Prima gli italiani» è un codice etico che dobbiamo rispettare in ogni consesso. Questa è l'aspetto bello, la certezza positiva che registriamo. L'aspetto deprimente è che il decreto semplificazioni non vale nulla, è deludente. Tanti esponenti di maggioranza - non qui, ma nelle stanze segrete - hanno detto che la montagna ha partorito un topolino. È sicuramente un provvedimento non coraggioso, che non tiene conto della situazione dalla quale stiamo uscendo. Tutti coloro che dispongono di dati oggettivi, tecnici e scientifici - quindi, ne sanno più di me - sostengono che fra poco avremo il momento più difficile: in autunno, una maggiore sofferenza busserà alle porte degli italiani dignitosi e orgogliosi che hanno sempre lavorato e dato lavoro. È un provvedimento pavido, che non semplifica né accelera nulla. Questa è la verità rispetto alla quale ci stiamo confrontando. Vogliamo parlare di burocrazia? Magari è vero che, da alcuni punti di vista, ritocca qualcosina in meglio, ma sul versante ambientale appesantisce ancora di più i procedimenti. Vogliamo parlare di trasparenza? Cari amici del MoVimento 5 Stelle, avete dimenticato l'importanza del territorio; avete cancellato la voce del territorio, abolendo fino al 2023 l'ascolto della gente rispetto a opere infrastrutturali importanti. (Applausi). Non si parla di tasse e di nulla che possa incidere immediatamente rispetto al benessere e al futuro degli italiani. C'è una coincidenza, ma non so se è veramente tale: nello stesso Consiglio dei ministri nel quale viene varato questo decreto-legge, il Governo vara anche il piano nazionale di riforma (PNR), all'interno del quale c'è una serie di elenchi delle importanti opere anche infrastrutturali che il precedente Governo ha considerato. Un'opera a me cara, che il sottosegretario Margiotta conosce benissimo, è ritenuta prioritaria addirittura dal 2001. Dovrebbe essere quella che è stata definita nel giugno 2020 l'Italia veloce, ma con questi decreti-legge che diventeranno leggi sicuramente non avremo un'Italia veloce. Le opere non si elencano più, ma si fanno, soprattutto laddove ce n'è carenza. Vi voglio portare un esempio concreto rispetto alle infrastrutture. La famosa Salerno-Potenza-Bari, una trasversale importante che aiuta tre Regioni (Campania, Basilicata e Puglia), durante il primo Governo Conte, grazie ai sottosegretari della Lega Rixi e Siri, ha fatto dei passi avanti importanti. Ha tolto i dubbi rispetto a qualsiasi tipo di tracciato, e ne cito uno soltanto: ha consentito di mandare avanti lo studio di fattibilità. Adesso cosa facciamo? Dobbiamo riportare ovunque, a cominciare dall'Europa, l'orgoglio di questa Italia, che vuole le risorse e deve fare opere infrastrutturali. ( Applausi ). Fare opere infrastrutturali - lo ribadisco - soprattutto dove non ce ne sono - e dalle mie parti purtroppo non ce ne sono - significa dare speranza a quei territori, attrarre investitori e avere la possibilità di creare posti di lavoro. Tutto questo dev'essere fatto in un contesto nel quale il mostro della pubblica amministrazione italiana, ovvero la burocrazia, venga finalmente e per davvero abbattuto. (Applausi) . C'è una parte della politica italiana, quella seduta nei banchi a sinistra, che continua a galleggiare, nonostante il tormentone brutto che abbiamo vissuto nei periodi del lockdown e che forse non è ancora finito, al punto da non essere ancora in grado di dirci che fine farà la scuola italiana. (Applausi) . C'è un'altra parte della politica che viene dal territorio e ci ritorna, respira comunemente con tutti gli italiani e richiede coraggio e visione. Questa è la strada rispetto alla quale non bisogna desistere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Anastasi. Ne ha facoltà. ANASTASI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto semplificazioni che ci apprestiamo a votare aggiunge un tassello importante al lavoro che il Governo sta facendo per sostenere l'economia italiana, messa a dura prova dagli effetti negativi della pandemia da Covid-19. In questo decreto-legge sono raccolte le tante istanze che le parti sociali e le imprese hanno presentato al presidente Conte, ai Ministri e agli Stati generali dell'economia dello scorso giugno; Stati generali che qualche forza politica in quest'Aula ha volutamente disertato, salvo rivendicare oggi la possibilità di presentare proposte. Con questo decreto-legge finalmente avremo procedimenti amministrativi rapidi, semplici e digitalizzati e cantieri definitivamente sbloccati, grazie a procedure più snelle anche nell'affidamento degli appalti, garantendo sempre presidi di legalità contro la criminalità organizzata. In quest'ottica, infatti, si inserisce l'articolo 10 del decreto che dà nuovo slancio al settore dell'edilizia, in questi anni fortemente provato dalla congiuntura economica sfavorevole. Con una serie di modifiche al Testo unico dell'edilizia per lo snellimento delle procedure amministrative, assicura il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo di processi di rigenerazione urbana. Le misure dell'articolo 10 produrranno effetti sull'occupazione anche nei settori collegati, come quelli della ceramica, del legno, dell'impiantistica, dei serramenti e molti altri, senza aumentare il consumo del suolo e agevolando gli interventi di ristrutturazione, manutenzione straordinaria, demolizione e ricostruzione. Tutti questi interventi saranno particolarmente incisivi, perché pensati accanto alla maxi-agevolazione fiscale del superbonus al 110 per cento: una misura rivoluzionaria per l'edilizia delle ristrutturazioni che - permettetemi di dirlo - soltanto con il MoVimento 5 Stelle al Governo si sarebbe potuta realizzare. Nell'ambito dei provvedimenti messi in campo da questa maggioranza per assicurare uno sviluppo sostenibile e per la messa in sicurezza del Paese vorrei sottolineare, signor Presidente, le importanti misure sulla semplificazione in materia ambientale contenute nel decreto-legge. Ebbene, vengono introdotte nel nostro ordinamento alcune modifiche per lo snellimento dei processi di valutazione di impatto ambientale, accelerando le procedure autorizzative soprattutto tramite una riduzione dei termini previgenti e la creazione di una disciplina specifica per la valutazione ambientale in sede statale dei progetti necessari per l'attuazione del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima. Favoriamo inoltre l'espansione delle energie rinnovabili, migliorando e semplificando la norma sul fotovoltaico in sostituzione dell'amianto, semplificando le autorizzazioni per gli accumuli elettrochimici di grande capacità, che saranno sempre più necessari in questo prossimo futuro, semplificando anche il recupero di aree dismesse, come cave e discariche, per installare impianti di energia rinnovabile. Per assicurare e rilanciare gli interventi di realizzazione o modifica di infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e idriche esistenti, il decreto-legge prolunga la durata delle autorizzazioni ambientali e paesaggistiche. Inoltre, semplifica le procedure d'intervento contro il dissesto idrogeologico e quelle per gli interventi e le opere nei siti oggetto di bonifica. In riferimento alla semplificazione delle norme per la realizzazione di punti e stazioni di ricarica di veicoli elettrici - tema, quello dell'elettrificazione dei trasporti e del movimento, su cui lavoriamo da anni, prima con proposte e oggi, al Governo, con misure concrete - è indubbio che dall'elettrificazione deriverebbero notevoli benefici per l'ambiente, ma soprattutto un deciso miglioramento delle condizioni di vita nelle grandi città, grazie alla riduzione delle emissioni nocive. Per queste ragioni, nel provvedimento abbiamo previsto misure che permetteranno di installare con più facilità le colonnine di ricarica, sia in aree pubbliche, accessibili a tutti, sia in aree private, per incentivare l'uso di veicoli elettrici. Un ultimo passaggio vorrei riservarlo a un ordine del giorno approvato come raccomandazione, che riguarda il tema del pubblico registro automobilistico. Sono anni che si parla della sua abolizione in tutti i consessi di semplificazione e di spending review , ma non si riesce ancora a eliminare un residuato, che risale ai tempi del ventennio fascista, che non trova pari in nessun altro Stato al mondo, in quanto inutile e costoso doppione della motorizzazione civile. L'auspicio è che in questa legislatura si possano trovare la volontà e il modo di superare questa annosa vicenda, semplificando ed efficientando la nostra macchina burocratica. Dopo anni di Governi che hanno illuso gli italiani con promesse di sburocratizzazione, digitalizzazione e semplificazione, stiamo riuscendo, con serietà, nell'impresa di metterci al passo con altri Paesi europei, snellendo importanti procedure amministrative, affinché, grazie a questo decreto, che rappresenta un vero e proprio rilancio della nostra Nazione, l'Italia possa tornare a essere un Paese competitivo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, vorrei concentrare il mio intervento sull'articolo 23 del decreto-legge n. 76, che, in modo veramente sorprendente, senza alcun dibattito preventivo, senza alcun confronto parlamentare, modifica un articolo importante del codice penale. È un fatto straordinario, in considerazione anche dell'abuso del decreto-legge che questo Governo sta facendo giorno dopo giorno. Per di più, si tratta di una modifica sulla quale verrà addirittura posta la questione di fiducia. Modificare una norma sostanziale del codice penale con questa procedura è veramente ai limiti dell'incostituzionalità. Parliamo dell'abuso d'ufficio. Lo dico per i colleghi che non hanno fatto studi giuridici: l'abuso d'ufficio è il reato del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle sue funzioni, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero in conflitto d'interessi, intenzionalmente - lo sottolineo - procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto. Questa norma protegge, in sostanza, il buon andamento e l'imparzialità della pubblica amministrazione. Nella nuova formulazione introdotta (ed è già legge) con il decreto-legge in discussione, la norma viene modificata, tanto che da più parti ormai si parla di un reato fantasma, sostanzialmente depotenziata e abrogata, perché, in luogo della violazione di norme di legge o di regolamento, si parla di specifiche regole di condotta, espressamente previste dalla legge (scompare il regolamento) o da atti aventi forza di legge. A cosa mira questa modifica? Chiaramente mira ad escludere, tra l'altro - poi parleremo dell'eliminazione dei regolamenti - la punibilità del cosiddetto sviamento di potere, cioè proprio i casi più gravi che vengono riscontrati nella pratica. Cari colleghi, il principio della legalità amministrativa trova il suo fondamento non soltanto negli articoli 3 e 97 della Costituzione, ma anche in numerose disposizioni di legge ordinaria, che impongono - ad esempio - ai dipendenti pubblici di conformare la propria condotta ai principi di buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa e di svolgere i propri compiti nel rispetto della legge, perseguendo l'interesse pubblico senza abusare delle posizioni e dei poteri (articolo 3, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 62 del 2013) e agli amministratori degli enti locali di mantenere, nell'esercizio delle loro funzioni, un comportamento improntato all'imparzialità e al principio di buona amministrazione (articolo 78, comma 1, del decreto legislativo n. 267 del 2000). E ancora impongono agli impiegati civili dello Stato e ai dipendenti degli enti pubblici rispettivamente di curare «con diligenza e nel miglior modo l'interesse dell'amministrazione per il pubblico bene» (articolo 13, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 3 del 1957) e di prestare la propria opera con diligenza, decoro e zelo (articolo 8, comma 1, della legge n. 70 del 1975). E ancora prescrivono che «l'attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia e di imparzialità» (articolo 1 della legge n. 241 del 1990) e che il pubblico ministero «veglia all'osservanza delle leggi, alla pronta e regolare amministrazione della giustizia, alla tutela dei diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci» (articolo 73 del regio decreto n. 12 del 1941). Sono tutte norme che, recependo e specificando il principio di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, danno luogo alla punibilità dell'abuso d'ufficio non solo quando la condotta è in contrasto con le norme che regolano l'esercizio del potere, ma pure quando le condotte sono dirette alla realizzazione di un interesse collidente con quello per il quale il potere è conferito, cosiddetto sviamento di potere o della funzione, che poi - come dicevo - si tratta spesso dei casi più gravi, quelli in cui la gente mira alla sola ed esclusiva realizzazione di un interesse privatistico ovviamente contrario al diritto. A quando, cari colleghi della maggioranza, l'abrogazione anche di tutte queste norme? (Applausi) . A questo voi mirate con la riforma dell'articolo 323. Oltretutto, la riforma esclude anche i regolamenti dalle norme la cui violazione può integrare l'abuso d'ufficio, limitando la punibilità - come dicevo prima - alle sole violazioni di legge o di un atto avente forza di legge; limitazione illogica e incomprensibile, perché il regolamento è un atto normativo. I regolamenti sono atti normativi di diritto pubblico, che impongono regole di comportamento generali e astratte, esattamente come una legge; sono fonti del diritto e fanno parte dell'ordinamento giuridico. Ai regolamenti si applicano il principio iura novit curia - ad esempio - o quello che l'ignoranza della legge non scusa. Sono pubblicati legalmente in Gazzetta Ufficiale o nel Bollettino ufficiale della Regione (BUR) o, per i regolamenti locali, negli albi pretori. E non esiste alcun rischio di una cosiddetta formalizzazione del reato in grado di rendere penalmente rilevante anche la violazione di obblighi di natura procedurale, perché appunto vi osta l'intenzionalità dell'evento, il dolo intenzionale del vantaggio patrimoniale dell'agente, ingiusto, o del danno ingiusto arrecato a terzi. Allora perché intervenite in questo modo abnorme su una norma così importante che tutela l'imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione? Chi si vuole salvare, colleghi della maggioranza? Si vuole salvare qualche sindaco sotto processo per abuso d'ufficio? Pensate un po': il ministro Bonafede e il sottosegretario Ferraresi, nella scorsa legislatura, hanno presentato una proposta per aggravare ulteriormente le sanzioni per chi commette questo reato e oggi, invece, sottoscrivono e voteranno la fiducia su un decreto-legge che cancella di fatto l'abuso d'ufficio. Chi volete salvare, colleghi del PD? Chi volete salvare, colleghi dei 5 Stelle? «Onestà, onestà», dov'è finita la trasparenza? Dov'è finita? Io credo che oggi, anche con questa modifica, voi dimostriate ancora una volta la vostra vera faccia. Gettate la maschera: la vostra doppia morale è ormai sotto gli occhi di tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, semplificazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia; semplificazioni procedimentali e responsabilità; misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell'amministrazione digitale; semplificazioni in materia di attività d'impresa, ambiente e green economy : questi i grandi temi trattati dal decreto-legge semplificazioni. Esso interviene in una fase nella quale il Paese sta ancora registrando pesanti ricadute sociali ed economiche a causa della pandemia e, proprio per questo, segna una nuova fase della risposta che le istituzioni sono chiamate a dare alla crisi pandemica. Come ha detto ieri la relatrice di questo provvedimento, la collega Valeria Sudano, con questo intervento normativo siamo al passaggio dalla fase della doverosa risposta all'emergenza a quella della ripartenza, al momento cioè in cui siamo chiamati a offrire al Paese gli strumenti per tornare a guardare al futuro con ottimismo. La crisi pandemica ha messo ancora più in evidenza fragilità e criticità che affliggono il nostro sistema economico, il rapporto fra amministrazioni pubbliche e cittadini, la capacità competitiva delle imprese e quella complessiva del Paese. Su questi delicati e rilevanti elementi va a incidere il testo in discussione, che parte da un presupposto importante: l'Italia ha bisogno di uno scossone per rilanciare l'economia, liberando risorse ed energie produttive dalla tenaglia di una burocrazia troppo spesso farraginosa, soffocante e senza coraggio. È un tema che Italia Viva sostiene con convinzione e determinazione fin dalla sua fondazione. Questo salutare scossone vuole sbloccare le infrastrutture di cui i territori e le comunità hanno da tempo bisogno per tornare a crescere e migliorare la qualità della vita e della competitività del Paese. Il provvedimento che ci apprestiamo a votare va in questa direzione: rompere il groviglio di procedure inutili, norme vetuste o anacronistiche e sovrapposizioni di competenze che hanno rallentato il potenziale di crescita del nostro Paese e che oggi, nel drammatico momento che viviamo, costituiscono una inaccettabile zavorra che ostacola la necessità della ripresa economica ed occupazionale. Il decreto-legge semplificazioni non risolve certo tutti i problemi del Paese e non esaurisce la necessità di revisione delle norme, di sblocco di cantieri e di corretta armonia fra le esigenze della legalità e della trasparenza con quelle dello sviluppo, senza dimenticare certo quelle della tutela dell'ambiente, ma rappresenta un forte e significativo primo passo nella giusta direzione. Il testo normativo, del resto, dedica i primi dieci articoli alla modifica e alla semplificazione delle procedure relative agli investimenti pubblici, intervenendo su aspetti critici noti da tempo sia alle istituzioni centrali del Paese sia ai territori, dove si scaricano negativamente i lacci e lacciuoli che hanno impedito a opere finanziate di essere realizzate. L'inutile complessità di alcune procedure e la mancata chiarezza delle norme che ha favorito l'incertezza interpretativa - a sua volta, ha alimentato uno spropositato ricorso ai giudici amministrativi - hanno ingessato il sistema, impedendo la reale tutela dell'interesse pubblico, che poi si traduce anche nel diritto dei cittadini di vedere realizzati investimenti utili a migliorare la qualità della vita nelle nostre città e nei nostri territori. Il decreto-legge in discussione prevede, da un lato, le necessarie misure per sbloccare numerose e importanti opere già cantierabili e, dall'altro, l'introduzione a regime di un diverso approccio che, nel pieno rispetto della legalità e della trasparenza, responsabilizzi i dirigenti delle pubbliche amministrazioni sui procedimenti che si avviano, al fine di concluderli correttamente e in tempi definiti. Si tratta di un passaggio rilevante anche in termini culturali, che porta a sovvertire la pacifica e consolidata dinamica dell'adempimento per andare nella direzione degli obiettivi. Solo in questo modo si possono dare adeguate risposte alle esigenze del nostro Paese. Il provvedimento contiene importanti disposizioni in materia di responsabilità erariale e penale dei pubblici funzionari. L'incertezza interpretativa sulle norme genera spesso il timore di incorrere in un procedimento di fronte alla Corte dei conti e questo frena i processi amministrativi. In parallelo all'attenzione data agli investimenti pubblici, il decreto-legge dedica attenzione e cura anche alle dinamiche degli investimenti privati, volendo assicurare tempi certi e procedure trasparenti, senza rinunciare alle doverose esigenze di conservazione del paesaggio e del patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese. La riqualificazione e la rigenerazione del tessuto edilizio esistente sono un'opportunità da cogliere, anche nell'ottica della crescente e salutare attenzione che viene data al tema della riduzione del consumo di suolo. Il decreto non introduce nuovi istituti o nuove procedure. Di fatto, semplifica e potenzia i procedimenti amministrativi esistenti: dal silenzio assenso ai termini procedimentali, che vengono opportunamente valorizzati e riportati pienamente alla loro funzione di garanzia del cittadino e dell'interesse pubblico, della trasparenza e dell'efficienza dell'azione amministrativa. Il testo che stiamo discutendo contiene un assunto semplice e fondamentale: senza digitalizzazione non può esserci semplificazione. L'opzione del digital first rappresenta un passo in avanti per un diverso rapporto fra cittadini e imprese, da una parte, e pubblica amministrazione dall'altra. Questo nuovo rapporto si fonda sulla certezza delle regole e sulla semplicità delle procedure, a partire dalla modulistica. Il decreto-legge contiene anche norme che semplificano, procedure per l'università, per la cittadinanza digitale, per il potenziamento e la razionalizzazione dei sistemi informativi, per il trattamento economico degli appartenenti al Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Il decreto si chiude con le norme dedicate all'ambiente: dalla razionalizzazione delle procedure di valutazione ambientale agli interventi per la diffusione e il consolidamento di un sistema energetico sostenibile, alla prevenzione e al contrasto del dissesto idrogeologico. L'approfondito esame del testo, svolto dai colleghi delle Commissioni di merito, cui va il ringraziamento di tutta l'Aula, ha consentito di apportare modifiche e integrazioni, grazie agli emendamenti presentati da tutti i Gruppi. Tra questi voglio sottolinearne alcuni, frutto del lavoro svolto dal mio Gruppo, Italia Viva-PSI, che si aggiungono all'impegno e all'azione politica esercitati affinché il testo del decreto-legge approvato dal Governo recepisse, fin da subito, le norme di quello che, per noi, era ed è il cosiddetto piano shock per sbloccare cantieri già finanziati. Con gli emendamenti vengono semplificate le norme sulla risoluzione dei contratti d'appalto, permettendo, in caso di crisi o di insolvenza dell'esecutore, di vagliare preventivamente se non vi siano, all'interno del raggruppamento designato, altre imprese in possesso dei requisiti di qualificazione idonei per eseguire i lavori che residuano. Viene semplificata la consegna dei lavori e delle forniture e dei servizi in via d'urgenza. Vengono consentiti il riesame e l'adozione in tempi rapidi dei singoli atti di assenso oggetto di rilievi del giudice, senza bloccare le procedure di opere complesse. C'è la norma per rendere i processi di riscossione degli enti locali ancora più snelli ed efficienti, attraverso l'accesso alle informazioni presenti nell'archivio dei rapporti finanziari. C'è la semplificazione nell'accesso ai servizi di bigliettazione elettronica dei Comuni e degli enti locali. Si interviene, semplificandola, sulla procedura per l'esportazione all'estero di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi. Si agisce sul sistema dei controlli delle imprese agricole. Viene semplificata una serie di norme per favorire, da parte dei Comuni, la mobilità sostenibile. Infine, voglio segnalare l'emendamento sblocca stadi, finalizzato a semplificare e facilitare la ristrutturazione degli impianti sportivi destinati ad accogliere competizioni agonistiche di livello professionistico, che produrrà benefici al mondo dello sport e all'economia dei territori coinvolti. Ci apprestiamo, dunque, a votare un provvedimento che, nella sua complessità, segna un punto importante nel processo di ripresa e sviluppo del Paese. Come ho già richiamato nell'intervento, si tratta di un punto di partenza, non certo di arrivo. Governo e Parlamento dovranno sempre più operare nella direzione di sbloccare procedure, cantieri, opere già finanziate, semplificazione dei procedimenti amministrativi, responsabilizzazione della dirigenza pubblica, orientamento all'obiettivo. Il percorso è appena iniziato, ma dobbiamo far ripartire il Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, ho ascoltato molti interventi, all'interno dei quali sono state dette varie cose, alcune sicuramente significative, ma vorrei ricordare a me stesso il contesto nel quale abbiamo lavorato a questo decreto semplificazioni. Ci troviamo all'interno di un periodo gravato dall'emergenza della pandemia e le conseguenze negative dal punto di vista economico, tralasciando per un attimo quelle dal punto di vista sanitario, hanno portato l'Europa a prendere un orientamento significativo, che io definisco anche storico. Il patto europeo, in questo momento di così grande difficoltà, ha saputo infatti non solo rinsaldarsi, ma anche individuare delle piste di investimento, delle dinamiche di trasformazione della comunità europea, dei popoli europei, degli Stati europei che insieme decidono di iniziare un percorso di transizione che li porti a raggiungere degli obiettivi nuovi, forse condivisi sulla carta, ma che questa emergenza ha portato a diventare una necessità impellente, qualcosa da raggiungere concretamente. E ciò vale uno sforzo significativo, uno sforzo di unità, uno sforzo economico, una capacità di farsi carico in modo solidale dei bisogni e delle esigenze dei Paesi che hanno avuto più necessità, che hanno registrato molti danni e hanno subito con maggiore forza gli esiti dell'emergenza. A partire da questo, sono stati definiti dei filoni che determinano questa transizione e che - da una parte - modernizzeranno i nostri Paesi e - dall'altra - aiuteranno a sviluppare in modo diverso i nostri Stati e daranno uno sviluppo sostenibile, finalmente concretamente attuato. Quali sono i filoni del recovery fund , andando sul concreto? Sono l'ambiente, il sociale e il digitale, come ci ha detto pochi giorni fa Gentiloni in audizione. Se le risorse che l'Europa ci mette a disposizione devono essere impiegate su questi tre filoni, con questo decreto semplificazioni ci attrezziamo per poter essere capaci di spendere bene, di fare i progetti prima, di capire quali sono gli investimenti, e poi di mettere a terra in modo più deciso, significativo e sostanzialmente più concreto le risorse messe a disposizione. Questo è l'obiettivo, questo è il contesto nel quale approviamo il decreto semplificazioni; poi ci sono tutte le questioni che sicuramente riguardano il nostro Paese, le arretratezze, le difficoltà, le situazioni complesse che in tanti avete sollevato, ma questo è l'obiettivo, il goal che dobbiamo seguire come Paese. Ci vengono messe a disposizione delle risorse che sono destinate a degli obiettivi: con il decreto semplificazioni ci mettiamo in condizione di poterli raggiungere, di far sì che gli investimenti diventino opere concrete, e lo vedremo. Se tra qualche mese non ci saranno le opere, non verranno raggiunti gli obiettivi, non avremo i progetti, non saremo capaci di mettere a terra quelle risorse: allora vorrà dire che non abbiamo semplificato, che non ci siamo messi nelle condizioni di essere oggettivamente efficienti in questa situazione. Questo è l'obiettivo. Poi si possono fare tutti gli emendamenti in tutti i campi, non è un problema: l'Italia è ricca di aspetti che devono essere semplificati. Questa può essere una battuta. Ma questo è l'obiettivo del decreto semplificazioni. E credo che il Governo - parliamo spesso degli emendamenti, ma poi c'è un testo base che misura se abbiamo raccolto le indicazioni e le esigenze - sia andato proprio in questa direzione: opere, digitale, ambiente e sociale. Faccio un'ultima considerazione generale, per poi chiudere con una più specifica. Chiaramente ci siamo accorti di una cosa: le stesse indicazioni di semplificazione in un quadro normativo generale si scontrano con la sedimentazione normativa che, a livello regionale, sulle materie di legislazione concorrente si è stratificata nei vari territori. Modificare un quadro normativo nazionale determina quindi delle conseguenze diverse a seconda dei territori nei quali tali modificazioni vanno a intervenire, perché c'è una legislazione regionale, ci sono norme che si sono sviluppate, c'è per così dire una traiettoria che da tempo si è definita e che bisogna vedere come incrocia e raccoglie le modifiche del quadro normativo nazionale che andiamo a inserire. L'aspetto sul quale voglio concludere riguarda un tema che ho seguito anche in Commissione sanità, quello cioè delle infrastrutture sociali e sanitarie, vale a dire di come riusciremo in tempi brevi a mettere in campo le risorse che arriveranno e a determinare una risposta infrastrutturale sul piano sanitario e sociale. Una delle questioni che abbiamo raccolto e che abbiamo fatto oggetto di un emendamento, condiviso peraltro anche dalle altre forze politiche, riguarda proprio l'individuazione di una semplificazione, di un percorso più rapido che consenta di intervenire sul patrimonio edilizio esistente, oltre che su quelle zone nelle quali, dal punto di vista urbanistico, sono state individuate delle potenzialità nel raccogliere esigenze di ristrutturazione (può trattarsi anche di zone dismesse), ma anche di ricucitura del tessuto urbanistico, al fine di insediarvi infrastrutture sociali, dalle RSA agli ospedali, agli ostelli per l'università, all'edilizia sociale, alle infrastrutture sportive, che hanno comunque una valenza sociale per la comunità. Da questo punto di vista c'è tanto patrimonio pubblico e c'è anche tanto patrimonio pubblico-privato, perché nel nostro Paese ci sono società partecipate: spesso, a livello locale, la valorizzazione del patrimonio edilizio è avvenuta attraverso società che coinvolgono anche i privati. Ebbene, queste potenzialità vanno messe in circolo, vanno attivate, e lo possiamo fare in modo utile e significativo attraverso l'intervento che è stato inserito nel decreto semplificazioni. Concludo davvero dicendo che - a mio avviso - dobbiamo tenere ben presenti gli elementi generali di cui ho detto all'inizio. Noi oggi abbiamo questo compito: il nostro obiettivo principale è mettere a terra le risorse che ci vengono dall'Europa sui temi dell'ambiente, del sociale e del digitale e il decreto semplificazioni va in questa direzione. Il lavoro fatto dal Governo è positivo e credo che il contributo del Parlamento abbia rappresentato un arricchimento favorevole. Sta ora a noi la responsabilità di fare in modo che nei prossimi mesi si vedano i risultati concreti di questo lavoro di impostazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, mi allaccio immediatamente all'intervento del senatore Collina, che molto opportunamente ha inserito il suo discorso in un quadro di sistema, perché è del tutto evidente che questo decreto-legge si inserisce proprio in un quadro di questo tipo. Non nasce dal nulla per arrivare al nulla, ma, appunto, si incardina all'interno di un sistema di decreti che il Governo, in maniera velocissima e anche molto efficace, è riuscito a mettere a sistema nel corso di quattro mesi complessivamente. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,30) ( Segue FERRAZZI). L'insieme dei decreti di cui stiamo parlando si è mosso fondamentalmente su due binari: quello delle risorse economiche da portare a terra e quello delle riforme, a volte anche strutturali, di cui il Paese ha bisogno come l'aria. Ebbene, il decreto-legge al nostro esame cerca di far fare un passo in avanti al nostro Paese, ad esempio su tutto il sistema delle infrastrutture. Quando parlo di infrastrutture, parlo non semplicemente delle infrastrutture fisiche, classicamente intese, ma di tutti gli asset , materiali e immateriali, che creano la ricchezza di una Nazione e che sono il presupposto per il suo sviluppo, dal punto di vista sostanziale e organico. Mi riferisco allo sviluppo, inteso non solo come crescita del PIL, ma anche come qualità della vita e come possibilità, da parte di tutti, a prescindere dal censo e dalla famiglia di origine, di emergere e di esprimere i propri talenti. Dunque, il provvedimento in esame interviene a partire dalle infrastrutture fisiche e quindi tutte le infrastrutture del trasporto, dei porti e in parte degli aeroporti. Esso parla poi dei procedimenti e quindi delle valutazioni che vengono approvate - ad esempio - in campo ambientale, come la valutazione d'impatto ambientale (VIA) e la valutazione ambientale strategica (VAS), cercando di fare sistema e di accelerare i processi nelle decisioni utili per lo sviluppo del nostro Paese. Il provvedimento affronta poi anche l'altro tipo di infrastrutture, ovvero le infrastrutture immateriali, che non sono meno importanti di quelle materiali, come sa benissimo il sottosegretario Margiotta che ha seguito in maniera molto diligente e opportuna il provvedimento in rappresentanza del Governo. Il digitale, il 5G, la banda larga e la fibra ottica sono tutti elementi senza i quali è del tutto evidente che non solo non c'è crescita economica per il Paese, ma non c'è nemmeno eguaglianza sociale. È evidente che il digital divide è un problema serio, a 360 gradi, che va assolutamente oltrepassato, perché ormai ne va del diritto di ciascuno: è un diritto di base avere infatti la possibilità di accedere, a costo zero, a sistemi di questo tipo, perché altrimenti non si riesce a rispondere nemmeno ai bisogni di base delle persone. C'è poi il grande tema dell'energia, che è l'altra grande infrastruttura di cui il Paese ha bisogno. Da questo punto di vista, il nostro Paese ha bisogno di una grande scossa: dobbiamo oltrepassare il carbone e l'utilizzo energivoro e assolutamente inquinante del petrolio e dovremmo andare, con grandissima velocità, verso le forme alternative di energia pulita, che possono essere ampliate nel nostro Paese a 360 gradi, nelle diverse modalità che la tecnologia già permette. La quarta grande infrastruttura è quella della conoscenza, degli investimenti nella conoscenza e nella ricerca, perché in loro assenza non c'è alcuna possibilità di sviluppo. L'altra infrastruttura sulla quale il provvedimento cerca di fare un passettino in avanti, anche se occorrerà farne molti altri in futuro, è quella dello smaltimento dei rifiuti, che nel nostro Paese deve fare un enorme salto di qualità. Sappiamo quanto essa sia a macchia di leopardo; quanto ci siano sistemi che non funzionano per nulla; quanto sia differenziata non solo e non tanto la raccolta differenziata all'interno delle aree urbane, a seconda delle Regioni del nostro Paese, ma soprattutto quanto sia differenziato il sistema dell'utilizzo e del riciclo, nella logica dell'economia circolare. Abbiamo città in cui, paradossalmente, la raccolta differenziata funziona, ma poi tutta la differenziata diventa indifferenziata perché mancano gli impianti. Si tratta dunque di questioni che il decreto-legge semplificazioni cerca di affrontare e affronta - diciamolo pure - per alcune questioni in maniera più marcata e per altre iniziando un percorso, che dobbiamo portare a termine in maniera ancora più forte e decisa. Come dicevo prima e come bene ha detto il senatore Collina, tutto questo va inserito in un discorso politico di ampio raggio, perché tutti questi provvedimenti, che hanno ricadute economiche, sono stati fatti stanziando, a regime, 100 miliardi di euro. Da dove arrivano, però, questi 100 miliardi di euro? Essi arrivano fondamentalmente - diciamolo pure - dal debito pubblico; e non c'era alternativa, perché o si aumentavano le tasse - ed è evidente cosa questo avrebbe comportato durante la pandemia - o si tagliava la spesa, oppure si agiva secondo questa terza via. Benissimo, ma il debito pubblico è tutto nei confronti delle future generazioni e quindi da qui nasce un imperativo politico e morale per far sì che l'utilizzo di quei soldi venga investito per le future generazioni. Non può essere un utilizzo a pioggia, indiscriminato, ma deve essere un utilizzo selettivo per investimenti che servono oggi e domani, per il differenziale competitivo nel mondo della conoscenza e nel mondo del green, in questo settore. È del tutto evidente che questa sarà la sfida delle prossime settimane e mesi del Governo, e non solo delle forze di maggioranza, ma anche, con un vero coinvolgimento, delle forze di minoranza. Ultimo passaggio: le risorse messe a disposizione degli italiani le abbiamo semplicemente perché qualcuno ha comprato i titoli di Stato, perché qualcuno ha comprato i debiti. Il mercato del debito funziona esattamente come gli altri mercati; tu metti nel mercato e qualcuno deve comprare, ci deve essere una domanda oltre che un'offerta. Noi sappiamo bene che il sistema Paese, i fondamentali macroeconomici in Italia sono un po' ballerini; ciò nasce naturalmente non da questo Governo e nemmeno dal precedente, ma da una situazione che si è protratta nel corso dei decenni. Basta vedere come ci collocano le agenzie di rating. È del tutto evidente che, nel momento in cui metti il debito a mercato, il tasso di interesse è proporzionale al rischio; tanto è il rischio, tanto è il tasso interesse. Quanto ci sarebbe costato se fosse andato nel mercato privato un investimento di questo tipo? Ci sarebbe costata l'ira di Dio. Grazie a Dio, Presidente, ci sono state l'Unione europea e la Banca centrale europea, la quale dal marzo 2020 al marzo 2021 compra 200 miliardi di titoli di Stato italiano. È grazie all'Unione europea che riusciamo a fare queste operazioni, così come è grazie all'Unione europea che riusciamo a portare a casa circa 300 miliardi da recovery fund, SURE - e io spero anche il MES - per i nostri cittadini. I veri patrioti sono gli europeisti. (Applausi. Commenti). PRESIDENTE. Senatore Romeo, se vuole intervenire ci dica per cosa vuole farlo e saremo lieti di ascoltarla. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'avrei detto io, ma il Capogruppo giustamente mi ha anticipato perché noi siamo sempre avanti. Il ringraziamento ovviamente va a tutti e non è di maniera, anche per la civiltà con cui, pur lavorando giorno e notte, nella fatica e in qualche momento di tensione, siamo arrivati comunque a portare il provvedimento in Assemblea, peraltro con il mandato ai relatori. Anche questo è un segno importante di cui probabilmente il Paese aveva bisogno. Nel gioco delle parti ci sta di descrivere a turno il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Questo fa parte del gioco e qualche volta l'unica conseguenza di questo gioco è che non lo capiscono tanto i cittadini, che vedono lo stesso provvedimento descritto come un disastro o come la panacea di tutti i mali. Quello che è certo è che Conte aveva promesso il nettare degli dei e invece nel bicchiere c'è acqua fresca. Per carità, meglio l'acqua fresca che il veleno, soprattutto per la sete che ha il Paese, in particolare di risposte, ma sicuramente si poteva fare di più. Il fatto che ci sia anche più di qualcosa di buono nel provvedimento sta in uno degli emendamenti che con più forza come Lega abbiamo presentato e sostenuto, che è stato l'emendamento 1.3 che proroga fino al 31 dicembre 2021 alcune delle norme più importanti del provvedimento. Mai avremmo chiesto di prorogare qualcosa di negativo e ci mancherebbe. Ma sicuramente, senza polemica, non si può scomodare la semplificazione in Italia e poi accontentarsi - lo dico anch'io, non me ne vogliano i colleghi del PD, che per primi hanno registrato la dichiarazione - del fatto che la montagna abbia partorito il topolino. Del resto, di semplificazione in Italia si parla dal rapporto Giannini, che è del 1979; ci sono voluti poi undici anni per fare la legge n. 241 del 1990. Continuate a richiamare l'Europa; l'ha fatto appunto poco fa il collega Ferrazzi. Peccato che l'Europa uno scatto sulla semplificazione all'Italia e agli altri Paesi lo chieda dal 2000, dalla strategia di Lisbona, dove al punto 14 si chiedeva agli Stati di agire sulla riduzione dei costi del fare impresa e al punto 17 si chiedeva di semplificare; più complessivamente, si chiedeva di migliorare la legislazione dei singoli Stati. Ci aspettavamo di più. Diciamo che Conte ha scoperto l'acqua calda e ci ha presentato una minestra riscaldata, perché è mancato quel coraggio a cui faceva riferimento la senatrice Riccardi. L'italiano è una lingua ricchissima e spesso siamo noi a non utilizzarla come potremmo. Spesso si tende a usare come sinonimi le parole «semplice» e «facile». Non è così. Purtroppo, su alcuni punti chiave, la maggioranza ha scelto la via facile e non la difficoltà di semplificare quanto il Paese stava aspettando. Anche noi abbiamo contribuito in positivo, con oltre 37 proposte concrete su tantissimi argomenti. Dicevo della proroga degli effetti, ma ci sono anche l'estensione a tutta Italia dei benefici per i giovani agricoltori con meno di quarantuno anni e gli interventi per favorire l'accesso agli strumenti informatici per le persone con disabilità (e potrei proseguire). Ma molto di più avremmo potuto fare se ci fosse stato coraggio da parte del Governo. Ci sono anche delle contraddizioni. Chiedo al senatore Pellegrini dei 5 Stelle (non ovviamente al collega della Lega) perché ci si vanta di prevedere - ed è giusto, su questo anche noi abbiamo presentato un emendamento - l'installazione dei pannelli fotovoltaici sulle discariche e poi si boccia un emendamento proposto dalla Lega che chiedeva di agire, di informare, di dare risposte ai cittadini e di fare delle analisi sulle discariche di rifiuti antecedenti al 1982, cioè al decreto del Presidente della Repubblica che prevedeva tutta una serie di vincoli e limiti. Tutto quello che è avvenuto prima ha sicuramente prodotto dei danni; c'è un'incognita e non avrebbe comportato alcun costo prevedere delle analisi su tutti gli accumuli di rifiuti e su tutte le discariche, per capire una buona volta qual è la situazione, al di là delle responsabilità. Ovviamente nessuno pretende di colpevolizzare chi ha autorizzato la realizzazione di quelle discariche sulla base delle leggi precedenti; ma comunque quegli ammassi di rifiuti stanno producendo dei danni all'ambiente e alla salute e bisognerebbe dare finalmente delle risposte. L'emergenza che c'è in questo momento, da un anno a questa parte, non è quella che ricordava la collega Garavini, e cioè l' impasse della burocrazia, che oramai è cronica in Italia. La vera emergenza è l' impasse politica di un Paese bloccato da una maggioranza divisa (Applausi) , da una maggioranza che è un po' un Giano bifronte e quindi per sua natura mitologica, perché sta insieme veramente per scommessa, guarda in direzioni diverse. Sentire alcuni colleghi rivendicare come una vittoria non tanto l'approvazione di un proprio emendamento, quanto l'aver ridotto la portata negativa dell'emendamento di un collega di un altro partito la dice lunga. C'è stato un lavorio - lo ricordava il collega Arrigoni - da tela di Penelope non tanto sulle posizioni fra la minoranza e la maggioranza in quest'Aula - i rapporti sono invertiti nel Paese - ma all'interno della stessa maggioranza, perché c'è un partito, il MoVimento 5 Stelle, che è completamente slegato dalla realtà e oramai è solo appeso a dei principi e via via perde le foglie. Un'altra foglia di fico è stata la mancata condivisione con le comunità fino al 2023 (ve lo ricorderemo fino allo sfinimento). Questo ha prodotto una situazione paradossale per cui in quest'Aula l'ostruzionismo non l'ha fatto l'opposizione nei confronti della maggioranza, ma lo sta facendo un partito nei confronti del Paese. Cito soltanto un esempio. Nella mattina di mercoledì, più che nella notte di martedì, in mezz'ora abbiamo assistito a due cose opposte. L'emendamento 10.33 dava una risposta dopo quattro anni alle zone terremotate del cratere del Centro Italia. In mezz'ora siamo stati in grado di prendere la proposta della Lega, condividerla tutti insieme, farla propria da tutti partiti e approvarla insieme dando una risposta. Nella stessa mezz'ora sul combustibile solido secondario (CSS), una posizione dell'intero Parlamento, ad esclusione del MoVimento 5 Stelle, è stata bloccata inspiegabilmente non dando una risposta a un problema del Paese. Non si può contemporaneamente chiedere di non fare discariche e di non aprire termovalorizzatori. Per magia non possiamo eliminare i rifiuti. Vogliamo una buona volta non fare la scelta facile - mi rivolgo ai colleghi del PD - di trasformare un emendamento in ordine del giorno, che diventa una grida manzoniana e non risolve il problema? Ci torneremo fino allo sfinimento e saremo implacabili nel mettervi di fronte alle responsabilità che abbiamo già dalla prossima settimana con il decreto agosto. Le risposte si possono dare: ci sono 25 miliardi «liberi», che non scendono dal cielo perché sono soldi degli italiani e dei figli degli italiani, perché quei debiti andranno pagati. Abbiamo sprecato del tempo. Non vi permetteremo di sprecare denaro. Troverete emendamenti di buon senso con le risposte della Lega. Saremo implacabili nel chiedervi di votarli per dare quelle risposte che il Paese aspetta e che devono essere concrete e non solo di principio. ( Applausi ). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, esiste un Comune a nord di Napoli che è il più popolato Comune non capoluogo di Provincia. Questa terra, che per un tratto abbraccia il mare, era stata scelta dai romani come luogo delle proprie residenze estive proprio per il bellissimo tratto costiero, basso e sabbioso. È un luogo che potrebbe sembrare un angolo di paradiso, ma che in realtà ha avuto in sorte un destino amaro. Quando negli anni Settanta è cominciato il business dello smaltimento illecito dei rifiuti, è stato scelto come pattumiera della Campania per la sua conformazione pianeggiante ed è stato condannato a diventare terra di veleni da un sistema di speculazione efferata messo in atto da imprenditori senza scrupoli che hanno fatto affari con la criminalità organizzata. In quel Comune fino al 2004 sono stati smaltite illegalmente più di 30.000 tonnellate di rifiuti tossici e speciali. Qualche anno fa un'inchiesta giornalistica descriveva Giugliano, che è la mia città e la terza della Campania, come la capitale dei veleni utilizzando come chiave di lettura i quattro elementi della natura: il fuoco dei roghi tossici, l'aria infestata dalle diossine, la terra impregnata di rifiuti industriali e l'acqua marcia dei laghetti in cui la camorra ha sversato di tutto e dei pozzi agricoli inquinati. Sul territorio giuglianese insistono circa 40 discariche tra abusive e non, discariche non ancora caratterizzate, non messe in sicurezza e non bonificate. Nel 2010 il sito relativo alle discariche di Giugliano veniva definito dal Ministero dell'ambiente come Area vasta, ovvero area in cui i dati esistenti inducono a ritenere che la situazione ambientale sia particolarmente compromessa. Eppure, nel 2013 il sito di interesse nazionale, che comprendeva molti Comuni del litorale Domitio e dell'Agro aversano e, quindi, anche Giugliano, veniva declassato a sito di interesse regionale, spostando quindi le competenze in capo alla Regione. Oggi, dopo ben nove anni di gestione commissariale, le bonifiche non sono ancora state completate; le discariche non sono state messe in sicurezza. Ecco perché da due anni chiedevo al ministro Costa di intervenire in maniera decisa su Giugliano. Con il provvedimento in esame finalmente, grazie a un emendamento approvato in Commissione, abbiamo previsto che venga avviato l' iter di riconversione del sito di interesse regionale Area vasta di Giugliano in sito di interesse nazionale. In questo modo lo Stato centrale potrà finalmente intervenire e dare le risposte attese dal territorio e dalla popolazione che ha pagato a caro prezzo la dimenticanza della politica. (Applausi) . In questo decreto-legge, quindi, certamente c'è la gioia di poter condividere con i miei concittadini un importante risultato che segna un grande passo in avanti verso il risanamento ambientale e il riscatto del diritto alla salute di chi vive in quei luoghi martoriati da uno scempio ambientale durato decenni; a questa gioia, però, si accompagna l'amarezza di non essere riuscita a portare a compimento anche altre importanti battaglie che, per ora, sono solo sospese. Resterà sospesa - ad esempio - l'opportunità di istituire un corso di formazione specialistica in medicina generale che avrebbe allineato l'Italia al resto d'Europa. Il nostro Paese, infatti, allo stato attuale è l'unico che non prevede una formazione specialistica per i medici di medicina generale. Avevo quindi proposto un emendamento, costruito con le associazioni dei giovani medici, con i medici in formazione e con il Ministero dell'università e della ricerca, per prevedere di riordinare e ridenominare la Scuola di specializzazione in medicina di comunità e cure primarie in «Scuola di specializzazione in medicina generale di comunità e cure primarie» per riconoscere a questi specialisti di poter esercitare la professione di medico di medicina generale. A tal proposito vorrei ricordare che esistono due decreti ministeriali: un decreto del 1996 che ha istituito la scuola e un secondo decreto interministeriale del 2015 che ha individuato gli ambiti di competenza professionale degli specialisti in medicina di comunità e cure primarie proprio nella medicina generale. Quindi, a coloro che sostengono che la mia proposta sia una sanatoria, chiedo piuttosto come mai fino ad oggi è stato impedito a questi professionisti di esercitare la medicina generale, nonostante ben due decreti ministeriali dichiarino esplicitamente la medicina generale e di famiglia come una competenza acquisita nel percorso formativo di questi medici. Stiamo dicendo tutti che questa pandemia ci ha dimostrato che va riorganizzato l'attuale modello di medicina del territorio e noi crediamo fortemente che in questa riorganizzazione bisogna partire proprio dalla formazione, puntando alla qualità del percorso formativo e lavorativo che offriamo ai nostri giovani medici. Siamo anche convinti che la possibilità di formare specialisti del territorio, pronti per affrontare le sfide del Servizio sanitario nazionale che sono rappresentate dai mutati scenari di salute, dal maggiore impatto delle cronicità e dalle incombenze poste dalla stessa pandemia, richieda risposte organizzate e integrate proprio a livello di comunità. Purtroppo, però, come spesso accade per ogni proposta rivoluzionaria, abbiamo trovato resistenza da parte di chi ha interesse a che non cambi nulla. Noi certamente continueremo a lottare a fianco dei medici che ci chiedono di aprire un percorso di formazione specialistica con un core curriculum nazionale più professionalizzante rispetto agli attuali corsi regionali. Avevamo anche proposto di colmare un'altra importante lacuna che oggi limita l'informatizzazione del nostro Servizio sanitario nazionale, istituendo i flussi sanitari istituzionali e ridestinando il contributo che avevamo stanziato in legge di bilancio per l'acquisto di apparecchiature medicali alla telemedicina. In questo modo potevamo monitorare i pazienti a domicilio e tutelare al contempo i medici da un'eventuale esposizione al contagio. Avevamo anche proposto di semplificare la vigente disciplina relativa all'accesso ai ruoli manageriali in sanità. La norma attuale prevede, infatti, che i dirigenti di ASL e ospedali possano essere nominati anche in assenza dei titoli richiesti, purché li acquisiscano entro un anno dalla nomina. Noi riteniamo invece prioritario affidare il management delle aziende sanitarie e degli ospedali a personale qualificato, anche per liberare la sanità da un impasse amministrativo-gestionale purtroppo ricorrente quando si verifica la decadenza dal ruolo se non si è conseguito il titolo necessario. In questa semplificazione, volevamo anche estendere l'accesso all'elenco nazionale dei direttori generali ai professionisti in possesso di diploma di master universitario di secondo livello o di dottorato di ricerca in materia di organizzazione e gestione sanitaria, oggi invece paradossalmente esclusi perché non in possesso del titolo di formazione regionale. Purtroppo questi progetti, che erano strutturati in maniera puntuale nell'unico obiettivo di migliorare la qualità delle cure erogate ai cittadini e della formazione offerta ai nostri medici, resteranno per ora in sospeso, perché la grande emergenza sanitaria che abbiamo vissuto ci ha insegnato molto, ma non abbastanza. Evidentemente la nostra memoria recente è viva, ma non troppo: in sanità si dice di voler semplificare, ma poi, quando se ne ha realmente la possibilità, diventa tutto difficile e rimandabile e si aspettano le famose riforme organiche. Io e il mio Gruppo continueremo però a lottare con convinzione per conseguire questi risultati, esortando tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, e tutti i portatori di interesse, gli ordini e i sindacati, a confrontarsi con noi in maniera leale, aperta e costruttiva, affinché il nostro Paese possa finalmente avere un Servizio sanitario nazionale all'altezza del fabbisogno di salute della popolazione. Oggi questi emendamenti sono stati trasformati in ordini del giorno al Governo e speriamo che a breve, già nel decreto agosto, si passi dalle proposte alle vere e proprie riforme, prima che arrivi un'altra pandemia, una nuova emergenza a ricordarci che forse avremmo dovuto avere il coraggio di cambiare, per farci trovare finalmente pronti ad affrontare le nuove sfide che il futuro certamente ci riserva. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Poiché non si vede all'orizzonte la possibilità di chiudere in maniera migliore, se è d'accordo anche il senatore Garruti e in assenza della senatrice Sudano, propongo di rinviare a domani mattina, alle ore 10, le repliche dei relatori. (Commenti). Mi sembrava chiaro il perché, e l'ho detto tra le righe. Me lo dicono gli Uffici. A me non è chiarissimo, ma ritengo che non sia pronto il maxiemendamento; è evidente. Mi sembrava, anzi, di averlo fatto intendere più di quanto normalmente dovrebbe fare la Presidenza. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo impropriamente, perché sarei dovuto scendere dal mio banco. Il maxiemendamento presuppone che sia stata richiesta la fiducia. La fiducia non è stata chiesta. (Applausi) . Conclusa la discussione generale, si passa alle repliche del relatore e del Governo e al voto sugli emendamenti; visto che sono tanti, possiamo iniziare già da questa sera a esaminarli. PRESIDENTE . Condivido il suo punto di vista. Ciò non toglie che né io, né lei siamo i Presidenti del Senato, ma siamo i Vice Presidenti. A buon intenditor poche parole. Comunque la fiducia - come ricorderanno tutti coloro che erano presenti alla riunione dei Presidenti di Gruppo - è stata preannunciata per venerdì mattina, per quello che vale naturalmente. In ogni caso, senatore, vi è una proposta ad andare avanti? Qual è l'obiezione? Se mi fa una proposta concreta, io le rispondo, altrimenti do la parola per gli interventi di fine seduta. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Mi scusi, Presidente, ma l'ordine dei lavori avrebbe voluto che ci fossero le repliche e si proseguisse con l'esame del provvedimento. Preso atto di quanto lei ci ha fatto intendere, credo che si possa fare una breve sospensione di dieci minuti per fare il punto di quando sarebbe l'ora corretta, o meglio il giorno corretto in cui affrontare il discorso del maxiemendamento. Facciamo dieci minuti di sospensione e alla ripresa ci aggiorniamo rispetto a quando sarà riconvocata l'Aula, anche alla luce degli aggiornamenti relati all'esame del maxiemendamento da parte della Ragioneria dello Stato. PRESIDENTE . In realtà gli aggiornamenti li abbiamo già. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . E allora ce li dia. PRESIDENTE. Potremmo - non ci sarebbe niente di male - procedere adesso con le repliche e poi comunque interrompere i lavori. Non cambierebbe molto evidentemente. SANTANGELO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SANTANGELO (M5S) . Signor Presidente, comprendo la posizione del collega Calderoli, ma avendo già lei, nella qualità di Presidente facente funzione in questo momento, dichiarato chiusa la discussione generale... PRESIDENTE . La chiusura della discussione generale non presuppone che non ci siano dopo le repliche. La sua risposta non è esaustiva, perché dopo la chiusura della discussione generale ci sono le repliche. SANTANGELO (M5S) . Presidente, vorrei rassicurarla sul fatto che conosco bene il Regolamento e, quindi, condivido la sua posizione. Vorrei invitare, con la massima serenità, essendo anche in Aula il Ministro e avendo già interloquito per le vie brevi con il Gruppo in questo momento - può anche vederlo lei stesso - a proseguire la seduta con gli interventi di fine seduta e rinviare a domani, così come lei precedentemente ci ha già detto. PRESIDENTE . Sospenderei serenamente, ma non c'è alcuna ragione perché non so che cosa potremmo ottenere di sapere che già non sappiamo nei prossimi dieci minuti. (Commenti) . La verità è che, come prevedevamo, non è pronto il maxiemendamento. Chi ha un po' di esperienza non ha bisogno di molte informazioni. Vi pregherei, comunque, visto che la seduta sta proseguendo, di prendere posto, anche perché la sinistra è la più rigida contro gli assembramenti e state facendo un assembramento incredibile. Indossate le mascherine. CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, noi abbiamo sempre avuto tutti - maggioranza e opposizione - un comportamento corretto nello svolgimento dei lavori del Parlamento. La correttezza, questa volta, è venuta meno, perché si vocifera, Presidente, che alle ore 18 il maxiemendamento dovrebbe essere approvato dalla Ragioneria dello Stato. Non è possibile perché - come ha osservato il senatore Calderoli - non è stata ancora posta la fiducia e, quindi, non si può fare un maxiemendamento. Non è vero, quindi, che può essere trasmesso alla Ragioneria dello Stato un maxiemendamento su cui non è stata ancora chiesta la fiducia. Sarebbe stato corretto chiedere la fiducia ora. Vorrei che mi ascoltasse, signor Ministro. Se si ponesse oggi la fiducia, la procedura sarebbe corretta. Nel momento in cui si facesse stasera la discussione sulla fiducia - non le dichiarazioni di voto - sarebbe corretto utilizzare questo tempo per approntare il maxiemendamento e trasmetterlo alla Ragioneria dello Stato. Se però il maxiemendamento è stato passato alla Ragioneria dello Stato prima dell'apposizione della fiducia, la procedura sarebbe scorretta. È questa la procedura che è stata sempre usata, anche da lei come da tutti gli altri Ministri. Pertanto, la domanda è la seguente: qual è la ragione per cui non si può mettere la fiducia ora e guadagnare almeno il tempo della discussione sulla fiducia, e non delle dichiarazioni di voto? PRESIDENTE . A questo punto, poiché voglio sentire il Presidente, visto che è stata avviata una discussione sui tempi, e solo a questo fine, sospendo la seduta per cinque minuti. (La seduta, sospesa alle ore 18,05, è ripresa alle ore 18,17) . Ricordo che avevamo individuato la possibile decisione di iniziare la seduta domani mattina a un orario da concordare, e non più alle ore 9. Credo che abbiamo offerto la possibilità di colloqui che sono giunti, grosso modo, alla stessa conclusione. Ma se c'è qualcosa che volete concordare, a noi piace facilitare le intese tra i Gruppi. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, da una informale ricognizione con i Gruppi e con il Governo e verificato l'orario in cui potrebbe esservi un maxiemendamento con tutti i crismi per poter essere depositato, la proposta sarebbe di riprendere la seduta domani alle ore 11, con la replica dei relatori e del Governo e con il deposito e la richiesta, secondo i sacri crismi regolamentari, del maxiemendamento. PRESIDENTE . Tutta questa attesa per dire che la seduta inizierà alle ore 11 anziché alle ore 10. Non facendosi osservazioni, non ho difficoltà, quindi, a confermare la chiusura della discussione generale e a rinviare a domani mattina alle ore 11, anziché alle ore 10 come avevamo previsto, la ripresa dei lavori. Rinvio dunque il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, l'articolo 148, comma 2, del nostro Regolamento stabilisce che le interrogazioni a risposta orale sono poste all'ordine del giorno entro quindici giorni dalla data della loro pubblicazione. Sappiamo che la prassi non è questa, ma, da parte di chi vuole riformare la Costituzione, sarebbe bene che si cominciassero a rispettare le regole, almeno quando le interrogazioni vengono sollecitate e toccano questioni urgenti sulle quali il Governo si muove in modo particolare. Le avevo già sollecitate in passato... (Brusio) . Sento che c'è un certo clamore. PRESIDENTE. Colleghi, capisco che è un intervento di fine seduta, ma proprio per questo chi non è interessato può uscire dall'Aula. Vi ringrazio. Riprenda pure il suo intervento, senatore Malan. MALAN (FIBP-UDC) . Senza che questo sollecito appaia come un fatto dovuto, perché in realtà il fatto dovuto è rispondere alle interrogazioni e non dare risposta se eventualmente si viene sollecitati, con lettera alla Presidenza del 28 luglio ho sollecitato la risposta orale alle interrogazioni 3-01411 , 3-01770 e 3-01237 sulla questione Iran. Sono interrogazioni presentate fin dal 2019, nella quali si chiede al Governo di indicare la posizione che tiene rispetto al Governo iraniano nella politica internazionale, riguardo al finanziamento internazionale al terrorismo, alla responsabilità dell'Iran nella pandemia e alla repressione feroce delle proteste che ci sono in Iran. Non c'è stata nessuna risposta, ma si sono svolti una forte attività tra il nostro ambasciatore e le autorità iraniane e contatti tra il Governo italiano e quello iraniano. Già è intollerabile la mancanza di risposta, ma ancor di più lo è la presenza di azioni proprio nella direzione di cui si parla nelle interrogazioni. C'è poi anche l'interrogazione 3-00975 del 2 luglio 2019, nella quale si chiede sempre al Ministero degli affari esteri di rendere conto del fatto che fondi accertati per almeno 27 milioni - vale a dire la somma corrispondente ai primi sei mesi di risparmio generato dal taglio dei parlamentari, cioè dalla riduzione dei propri rappresentanti che i cittadini potranno scegliere - vengono investiti finanziando organizzazioni vicine, sostanzialmente contigue e coincidenti con organizzazioni ritenute terroristiche, sia dall'Unione europea, sia da altre organizzazioni internazionali. Anche in questo caso non ho avuto alcuna risposta. A questo punto sollecito anche la risposta ad un'interrogazione più recente, la 3-01872 del 18 agosto 2020, nella quale si chiede sempre al Ministro degli esteri come mai l'Italia si sia limitata all'astensione quando al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani si è parlato della legge sulla sicurezza di Hong Kong. In particolare, il nostro Paese si è astenuto sulla risoluzione presentata dal Regno Unito nella quale si denunciava la grave violazione dei diritti umani oltre che di accordi internazionali per via della stessa legge di sicurezza. L'Italia si è poi astenuta, anziché votare contro, sulla risoluzione presentata dalla dittatura cubana a sostegno della legge dittatoriale e liberticida approvata a Hong Kong. Chiedo che il Ministro risponda e non quando gli fa comodo: faccia meno campagna elettorale per il referendum e faccia il suo lavoro. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di venerdì 4 settembre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, venerdì 4 settembre, alle ore 11, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 18,25) . Congedi e missioni Sono in congedo i Senatori: Alderisi, Astorre, Barachini, Bossi Umberto, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, Damiani, De Poli, De Siano, Di Micco, Di Piazza, Fattori, Giacobbe, Lezzi, Lupo, Malpezzi, Mangialavori, Margiotta, Merlo, Misiani, Mollame, Monti, Napolitano, Nastri, Romagnoli, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Stabile e Turco. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Ministro della salute Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, recante misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020 (1928) (presentato in data 03/09/2020) C.2617 approvato dalla Camera dei deputati. Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. de Bertoldi Andrea, Sen. Ciriani Luca Disposizioni finalizzate alla regolamentazione dell'attività dei social media al fine di evitare censure ingiustificate e in difesa della libertà di opinione e di parola (1556) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 03/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Mirabelli Franco ed altri Modifiche all'articolo 39 del regolamento recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, in materia di corrispondenza telefonica delle persone detenute (1697) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 03/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Pacifico Marinella Modifica all'articolo 161 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, sui criteri di liquidazione dei compensi degli esperti estimatori (1844) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 03/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Bernini Anna Maria ed altri Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'uso politico della giustizia (1870) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 03/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Regione Toscana Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di tutela delle relazioni affettive intime delle persone detenute (1876) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 03/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Nencini Riccardo Modifiche alla legge 24 marzo 1958, n. 195, recante norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (1884) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali) (assegnato in data 03/09/2020); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Rizzotti Maria Disposizioni relative all'estensione dei benefici normativi ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione universitarie negli anni dal 1993 al 2006 (1802) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Rizzotti Maria Disposizioni relative alla corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione dal 1978, specializzati negli anni dal 1982 al 1992 (1803) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. La Pietra Patrizio Giacomo ed altri Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, in materia di abolizione del numero minimo per la costituzione delle classi nelle scuole dei comuni montani, delle piccole isole e delle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche (1888) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare Sen. Vallardi Gianpaolo ed altri Disposizioni concernenti la produzione artigianale e senza fini di lucro di grappe e di acquaviti di frutta (1693) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Boldrini Paola ed altri Istituzione dello psicologo di cure primarie (1827) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. La Mura Virginia Disposizioni in materia di gestione ecosostenibile delle biomasse vegetali spiaggiate ai fini della tutela dell'ecosistema marino e costiero (1822) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); Commissioni 7ª e 10ª riunite Sen. Tiraboschi Maria Virginia ed altri Disposizioni in materia di agevolazioni a favore degli studenti universitari e delle imprese (1840) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); Commissioni 9ª e 13ª riunite Sen. Garavini Laura Disposizioni relative alla definizione di un quadro normativo nazionale di sostegno e promozione alla pratica degli orti urbani (1784) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Accoto Rossella Modifiche all'articolo 45 della legge 25 maggio 1970, n. 352, in materia di referendum per la modificazione territoriale delle regioni (1816) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Mininno Cataldo Modifiche al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di elezione del sindaco e del consiglio comunale (1872) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro salute Speranza ed altri Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, recante misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020 (1928) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali C.2617 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 03/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Maiorino Alessandra ed altri Delega al Governo in materia di tutela della proprietà intellettuale (1850) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-II: Ministro affari esteri e coop. inter.le Di Maio ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica tunisina sullo sviluppo di una infrastruttura per la trasmissione elettrica finalizzata a massimizzare gli scambi di energia tra l'Europa ed il Nord Africa, fatto a Tunisi il 30 aprile 2019 (1926) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 03/09/2020); 4ª Commissione permanente Difesa Sen. Santillo Agostino ed altri Disposizioni in materia di riorganizzazione del Corpo militare della Croce rossa italiana e del Corpo delle infermiere volontarie della Croce rossa italiana e istituzione dei Corpi militari ausiliari delle Forze armate per finalità civiche, di volontariato istituzionale, di utilità sociale, di sicurezza e di interesse generale, nonché delega al Governo per la definizione dello stato giuridico e della disciplina d'impiego del relativo personale (1857) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo Sen. Centinaio Gian Marco ed altri Disposizioni per il sostegno, il rilancio e la promozione del turismo, nonché deleghe al Governo in materia di turismo (1875) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 03/09/2020); Commissioni 6ª e 10ª riunite Sen. de Bertoldi Andrea ed altri Modifiche agli articoli 14 e 16 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, in materia di incentivi per gli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico (1409) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 03/09/2020). Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 7 agosto 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le osservazioni formulate dalla Commissione europea relativamente alla notifica concernente la notifica 2020/0299/I relativa a "Progetti di disciplinare di produzione fico, fragola, funghi coltivati e prodotti a base di latte di bufala del Regime di Qualità Regionale «Prodotti di Qualità»". La predetta documentazione è deferita alla 9 a , alla 10 a , e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 489- bis ). Il Ministro per le politiche giovanili e lo sport ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, la relazione sull'attività svolta dall'Automobile Club d'Italia (ACI) nell'anno 2019, con i relativi allegati. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente (Atto n. 563). Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 27 agosto 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la comunicazione concernente la proroga della nomina della dottoressa Gabriela Scanu a Commissario Straordinario dell'Ente Parco Nazionale dell'Asinara (n. 35). Tale comunicazione è deferita, per competenza, alla 13 a Commissione permanente. Il Ministro della giustizia, con lettera in data 27 agosto 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 37, comma 16, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, la relazione sullo stato delle spese di giustizia, relativa all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XCV, n. 3). Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 12 agosto 2020, ha trasmesso, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sulla procedura d'infrazione n. 2020/2111, - avviata ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - sul non corretto recepimento dell'articolo 12, paragrafo 1, prima frase, della direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 13 a , e alla 14 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 72/1). Interpellanze Atto n. 2-00070 CIRIANI RAUTI Al Ministro della salute Premesso che: nel mese di agosto 2020, il Ministero della salute, mediante la circolare della Direzione generale della prevenzione sanitaria (DGPRE.9/I.4.d.a.1 7/2019/1), ha comunicato l'aggiornamento delle "Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine"; il 12 agosto l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), coerentemente con le nuove indicazioni ministeriali, ha modificato le procedure fino a quel momento vigenti per l'uso dei farmaci abortivi, con la determina n. 865/2020 (20A04486) ( Gazzetta Ufficiale n. 203 del 14 agosto 2020), recante "Modifica delle modalità di impiego del medicinale per uso umano 'Mifegyne' a base di mifepristone (RU486)"; tra le principali e più controverse novità introdotte dalle nuove linee di indirizzo, vi è la possibilità di effettuare le interruzioni volontarie di gravidanza farmacologiche (IVG) "presso strutture ambulatoriali/consultori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati all'ospedale ed autorizzati dalla Regione"; in particolare, si legge che "L'équipe del consultorio familiare, dove sia possibile effettuare un percorso ambulatoriale, provvederà a somministrare il trattamento farmacologico in autonomia, garantendo gli spazi idonei e il personale dedicato. In alternativa, il consultorio si deve raccordare con la struttura ospedaliera che prenderà in carico la donna (...). La prima somministrazione farmacologica di mifepristone (RU486) potrebbe essere comunque compito del consultorio"; nel testo viene poi indicata la possibilità di rivolgersi al consultorio anche nel corso della terza giornata, vale a dire, con riferimento alla fase "espulsiva"; considerato che: sebbene la vigente legge n. 194 del 1978 abbia inteso affidare al consultorio un ruolo di sostegno alla maternità difficile, tale ruolo è diretto (coerentemente alla ratio della normativa e come si evince segnatamente dall'articolo 5) al perseguimento della finalità (mediante azioni di sostegno alla rimozione delle cause che porterebbero all'interruzione di gravidanza e alla promozione di ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna) di evitare, ove possibile, di ricorrere all'aborto: non certo, dunque, come proposto dalle nuove linee d'indirizzo ministeriali, a quello di effettuare gli interventi di interruzione di gravidanza; al di là degli aspetti di carattere normativo, e segnatamente, alla dubbia compatibilità tra le nuove linee guida e la normativa vigente, e senza in questa sede volersi soffermare sulle implicazioni di carattere etico, sussistono, e non possono essere trascurati, ulteriori e prioritari elementi di preoccupazione in ordine ai profili di sicurezza e ai rischi per la salute delle donne, insiti nelle nuove procedure di accesso e somministrazione dei farmaci mifepristone e prostaglandine; al riguardo si evidenzia come il medesimo documento con cui il Consiglio superiore di sanità, il 4 agosto, ha reso un parere favorevole alle linee guida, non ha tuttavia rinnegato (ma anzi ha riproposto e confermato) il precedente orientamento con il quale si ammette l'impossibilità di prevedere le tempistiche abortive in relazione alla somministrazione farmacologica; in particolare, il parere fa rinvio alla nota del 6 luglio 2020, che costituisce parte integrante del medesimo documento, trasmessa dalla SIGO (Società italiana di ginecologia e ostetricia), nel quale si legge che "non esiste tuttavia la possibilità di prevedere quando l'effetto del mifepristone inizia e soprattutto di avere certezza dell'efficacia. Per tale motivo non è prevedibile la tempistica reale dell'aborto, che può variare significativamente sul piano della risposta individuale e anche in base ad altri fattori (...). Il tempo di efficacia può quindi variare significativamente da poche ora a qualche giorno", e che "la donna deve sapere che non è possibile stimare a priori il momento dell'espulsione dell'embrione"; proprio in considerazione di queste valutazioni del Consiglio superiore di sanità (contenute peraltro anche in tre precedenti pareri resi nelle sedute del 2004, 2005 e 2010 e confermate e ribadite da quest'ultimo), le precedenti linee di indirizzo del Ministero prevedevano il ricovero ordinario per tre giorni, al fine di garantire che l'aborto avvenisse in una struttura pubblica (come previsto dalla legge n. 194 del 1978) a garanzia e tutela della salute della donna; le nuove linee di indirizzo, dunque, pur in presenza di comprovati dei gravi elementi di incertezza, sia in ordine alle tempistiche che all'efficacia del trattamento farmacologico che vengono espressamente richiamati dal parere del Consiglio superiore di sanità, esplicitamente ed in diversi punti ammettono comunque la possibilità di abortire al di fuori delle strutture ospedaliere; si tratta, in particolare, di una possibilità prevista e ammessa, anzitutto, fra i criteri non clinici di accesso alla procedura, laddove si escludono le donne con "condizioni abitative troppo precarie, con impossibilità di raggiungere il Pronto Soccorso Ostetrico-Ginecologico entro 1 ora"; inoltre e analogamente, nella parte relativa alla procedura farmacologica, tra le prescrizioni relative: a) al primo giorno della procedura, laddove si prevede l'"invio a domicilio della paziente dopo 30 minuti dalla somministrazione del mifepristone"; b) al secondo giorno di procedura, laddove si specifica che "la donna è a domicilio"; c) tra le prescrizioni relative al terzo giorno, laddove, paradossalmente, trapela proprio la preoccupazione per la frequenza con cui l'espulsione si verificherà in ambiente domiciliare: "per ridurre i casi di espulsione a domicilio il protocollo prevede la somministrazione distanziata di 2-3 dosi di prostaglandine"; è utile ricordare come ai sensi e per gli effetti della legge n. 194 del 1978, costituisce reato (ed è dunque punibile ai sensi del successivo articolo 19) effettuare interventi IVG al di fuori di specifiche strutture del Sistema sanitario nazionale, elencate dall'articolo 8, e tra tali strutture non è previsto il domicilio della paziente; si evidenzia come la legge n. 194, relativamente alle strutture autorizzate a praticare l'interruzione di gravidanza non sia cambiata, mentre nell'ultimo parere del Consiglio superiore di sanità ammette che la fase espulsiva, che è la più delicata, potrà con le nuove indicazioni avvenire fuori dalla struttura sanitaria ed anche in strutture diverse da quelle indicate dalla legge, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo ritenga di poter conciliare la legge n. 194 del 1978 con le indicazioni contenute nelle nuove linee guida, che prevedono esplicitamente che l'aborto, nelle sue fasi più delicate, possa avvenire fuori dalle strutture sanitarie pubbliche citate espressamente dall'art. 8 della legge n. 194 ed in carenza di condizioni strutturali tali da garantire un'adeguata tutela per la salute delle donne; se, in ragione dei dubbi relativi alla compatibilità tra le nuove linee di indirizzo ministeriali con la normativa vigente, nonché e prioritariamente, dei profili di rischio per la salute delle donne connesse alla riconosciuta e accertata imprevedibilità delle tempistiche di efficacia dei trattamenti farmacologici oggetto delle medesime linee di indirizzo, non valuti l'opportunità di procedere al ritiro delle stesse linee guida. Interrogazioni Atto n. 3-01887 RUSSO AGOSTINELLI ANGRISANI CAMPAGNA CORRADO CROATTI DE LUCIA FLORIDIA GRANATO LA MURA LANZI LOREFICE MARILOTTI MARINELLO MATRISCIANO MONTEVECCHI NOCERINO ORTIS PUGLIA LANNUTTI MININNO ROMANO TRENTACOSTE VANIN Al Ministro della salute Premesso che: il fenomeno del randagismo in Sicilia e in tutto il sud Italia sta assumendo proporzioni insostenibili; tale fenomeno è da considerarsi una vera emergenza per la salute pubblica e la sicurezza e coinvolge fattori economici, culturali, burocratici, amministrativi; spesso il randagismo coinvolge la legalità, in quanto la gestione del fenomeno sfocia di frequente in pratiche illegali e malavitose (strutture private spesso al limite della decenza, combattimenti di animali, traffici illeciti); considerato che: il comma 329 dell'art. 1 della legge n. 160 del 2019 prevede che "Per le finalità previste dalla legge 14 agosto 1991, n. 281, è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per l'anno 2020. Il 60 per cento delle risorse è destinato alle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna per la realizzazione di piani straordinari di prevenzione e controllo del randagismo"; il comma 453 dell'art.1 della stessa legge prevede che "Il Ministro della salute, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce le modalità per la promozione di campagne di informazione e sensibilizzazione per gli animali di affezione. Le iniziative di cui al periodo precedente sono volte a sensibilizzare e responsabilizzare la popolazione sul tema dell'abbandono degli animali d'affezione e delle adozioni e a produrre maggiore conoscenza sui vantaggi annessi alla sterilizzazione, identificazione e registrazione all'anagrafe degli animali d'affezione. A tal fine è autorizzata la spesa di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022"; rilevato che ad oggi non risulta emanato alcun atto normativo o amministrativo volto all'utilizzazione dei fondi, di cui ai commi 329 e 453 dell'art. 1 della legge n. 160 del 2019, si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine dell'utilizzazione delle somme di cui ai commi 329 e 453 dell'art. 1 della legge n. 160 del 2019. Atto n. 3-01888 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI SBRANA DE VECCHIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: nella Gazzetta Ufficiale n. 215 del 29 agosto 2020, è stato pubblicato il decreto 23 luglio 2020 che stabilisce i criteri per l'attuazione del fondo di 90 milioni di euro per le filiere in crisi, istituito ai sensi dell'articolo 222, comma 3, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34; le misure prevedono sovvenzioni alla filiera suinicola, con una dotazione di 30 milioni di euro, all'allevamento dei conigli, con 4 milioni di euro, alla filiera carne di vitello, con 20 milioni di euro, alla filiera caprina e ovicaprina, rispettivamente con 0,5 milioni di euro e 8,5 milioni di euro, nonché indennizzi alle imprese di trasformazione della filiera bufalina, con 2 milioni di euro e all'ammasso privato di prosciutti DOP e di carne da vitello, rispettivamente con 10 milioni di euro e 15 milioni di euro; nessun settore è stato risparmiato dalla crisi. Partendo da un trend positivo per l'anno 2019, in cui la spesa delle famiglie per consumi extradomestici è stata di 86 miliardi di euro, le stime del terzo Rapporto ISMEA sulla domanda e l'offerta dei prodotti alimentari nell'emergenza COVID-19, indicano che le prospettive dei consumi agroalimentari extradomestici per tutto il 2020, proprio a seguito delle misure di lockdown adottate dal Governo, subiranno un calo pari al 40 per cento, per un ammontare di circa 34 miliardi di euro di perdita; nel decreto non sono state considerate le filiere del latte e avicola che, al pari delle altre sovvenzionate, sono state duramente colpite dagli effetti dell'emergenza epidemiologica da COVID-19; gli allevatori della filiera del latte, per effetto della contrazione della domanda da un lato, e dell'aumento della richiesta di prodotti importati dall'estero dall'altro, stanno subendo una importante riduzione di fatturato; sono necessari dunque interventi urgenti per favorire: l'aiuto una tantum diretto per ogni capo in lattazione; l'incremento del consumo di prodotti nazionali, scoraggiando le importazioni di latte dall'estero; l'introduzione di una maggiore trasparenza sulle importazioni di latte bovino dall'estero, rendendo pubblici i dati, con riguardo ai nomi dei soggetti importatori, detenuti dal Ministero della salute, relativi ai flussi commerciali di latte e prodotti lattiero-caseari provenienti da Paesi non aderenti all'UE; l'adozione di congrue risorse da destinare a misure di ammasso privato di latte in polvere, formaggi duri a lunga conservazione, nonché di formaggi DOP prodotti con latte bovino di provenienza italiana; la filiera avicola durante la pandemia ha dimostrato grande capacità organizzativa, continuando a produrre in sicurezza e assicurando continuità negli approvvigionamenti. Le misure di sicurezza hanno tuttavia avuto un impatto sulla produzione, comportandone un rallentamento da cui è scaturita una situazione di criticità per le aziende. È necessario intervenire con contributi diretti al settore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia adottare immediate iniziative per dare attuazione agli interventi riportati in premessa, riconoscendo un sostegno diretto agli allevatori delle filiere del latte e avicola, che, al pari delle altre filiere sovvenzionate, sono state duramente colpite dagli effetti dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01886 STEFANO FEDELI VALENTE ROJC BOLDRINI FERRAZZI TARICCO PITTELLA LAUS D'ARIENZO GIACOBBE MESSINA Assuntela ROSSOMANDO MIRABELLI Al Ministro della giustizia Premesso che: la legge n. 81 del 2014 ha fissato al 1° aprile 2015 la data definitiva della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, mettendo così fine ad un percorso legislativo iniziato con la legge n. 9 del 2012, recante "Disposizioni per il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari"; la chiusura totale dei sei ospedali psichiatrici giudiziari presenti nel territorio italiani è giunta solo nell'aprile del 2017; nel luglio 2017 è stato aperto il primo reparto di Psichiatria presso la casa circondariale di Lecce mediante la sottoscrizione di apposito protocollo operativo; tale protocollo operativo prevedeva, tra l'altro, la presenza di quattro medici psichiatrici volti a garantire per sei giorni la settimana una copertura in turnazione di 12 ore; sebbene la struttura sia costata molto in termini strutturali e di risorse, ad oggi sconta l'assenza di personale medico psichiatra. A fronte infatti di 4 medici assegnati in prima battuta nel 2017, attualmente conta solo una unità per ben 12 detenuti seminfermi di mente senza alcuna copertura nei fine settimana o in caso di assenza dell'unico medico; la gestione di tali detenuti psichiatrici viene quindi, di fatto, coperta dalla Polizia penitenziaria, per cui il poliziotto in servizio, soprattutto nei turni pomeridiani e serali, si trova a dover far fronte alla gestione di insistenti richieste di ogni genere (compresa quella di farmaci), a continui gesti autolesivi dei reclusi, a sedare le iniziative di prevaricazione che avvengono tra detenuti, rendendo la qualità del servizio non solo logorante, ma soprattutto eccedente rispetto al compito spettante; considerato che: la mansione conferita all'agente di Polizia giudiziaria è quella di garantire la sicurezza e non quindi un'assistenza di tipo sanitario, che richiede particolari e specifiche competenze; il DAP continua ad assegnare detenuti alla suddetta struttura, sebbene la ASL regionale abbia sospeso i ricoveri per mancanza di personale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e se non ritenga necessario e urgente, avviare le necessarie indagini al fine di garantire agli agenti chiamati a servire presso la casa circondariale di Lecce un servizio in linea con i compiti ad essi spettanti, così come garantire il contemperamento delle esigenze di salute con le esigenze custodiali proprie delle persone ristrette in carcere. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04017 GALLONE MOLES TOFFANIN Al Ministro dell'istruzione Premesso che: con il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, è stato previsto uno stanziamento di 300 milioni di euro per l'anno 2020 al fine di assicurare la ripresa dell'attività scolastica in condizioni di sicurezza e di garantire lo svolgimento dell'anno scolastico 2020/2021 in modo adeguato alla situazione epidemiologica; nonostante questo, a più di un mese e mezzo dall'approvazione in Senato della legge di conversione, le risorse destinate alle scuole paritarie sono ancora bloccate; secondo quanto si apprende da fonti di stampa, il problema, fanno sapere dal Ministero dell'istruzione, è la "necessaria variazione di bilancio" da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, non ancora effettuata e indispensabile "per poter poi erogare i fondi". Dal Ministero dell'economia, però, fanno sapere che "è sempre possibile in caso di urgenza, per le amministrazioni interessate, richiedere le risorse necessarie ricorrendo ad anticipazioni di tesoreria"; i gravi ritardi nella gestione della situazione hanno portato le scuole paritarie ad impiegare le risorse che avrebbero dovuto coprire il mancato versamento delle rette da parte delle famiglie durante i mesi di sospensione della didattica in presenza per la sanificazione e organizzazione degli spazi in vista della ripresa delle lezioni; al momento sono già 96 le scuole paritarie che hanno dichiarato la chiusura e, in gran parte, si tratta di servizi per la fascia 0-6 anni, spesso collocati in territori dove non c'è la presenza di nidi e materne statali e sono 3.833 gli alunni a cui si dovrà trovare una collocazione negli istituti statali, per un costo complessivo di 32 milioni e mezzo di euro; per frenare questa emorragia, che va avanti dalla primavera del 2020, sarebbe quindi più che mai urgente sbloccare i 300 milioni di euro, di cui 180 per nidi e materne e 120 per le scuole dalla primaria alla secondaria di secondo grado; le scuole paritarie, la cui tradizione rivela una qualità consolidata sul piano didattico e formativo è ben nota a tutti, non possono essere abbandonate dalle istituzioni e non possono correre il rischio di chiudere i battenti per la lentezza burocratica dell'Esecutivo; è davvero urgente far giungere subito alle scuole paritarie i fondi, perché solo così si potrà dare la possibilità alle famiglie di esercitare la libertà di scelta educativa, come previsto dalla nostra Costituzione; si apprende ancora da fonti a stampa la grave situazione in cui vertono più di 5.000 famiglie nelle quali sono presenti ragazzi disabili; queste famiglie non hanno ricevuto nessuna indicazione dal Ministero riguardo all'inizio dell'anno; la scuola è stata pesantemente colpita dalla quarantena e le persone disabili con relative famiglie sono state emarginate. Per loro non è stata fatta nessuna lezione in videoconferenza, e sono stati abbandonati forzatamente dagli insegnanti di sostegno. Questi bambini sono tornati a carico completo delle famiglie: un dramma all'interno di un'emergenza in cui le famiglie hanno dovuto affrontare il disagio psicologico causato dalla quarantena; tanti sono stati anche i problemi emersi con la nuova procedura relativa alle graduatorie provinciali per le supplenze in vigore da quest'anno; con l'affidamento della validazione delle istanze alle "scuole polo", delegate appunto alla valutazione delle domande di ciascun candidato, le responsabilità per le segreterie sono insostenibili visto che il numero delle istanze è notevole e devono anche dar conto alla procedura standard necessaria per l'avvio del nuovo anno scolastico: procedure insostenibili soprattutto considerati i tempi ristretti imposti dal Ministero; le domande pervenute sono migliaia. Il risultato è che le istanze presentate contengono numerosi errori, molti dei quali commessi a causa dell'impostazione sbagliata assegnata in origine dal Ministero alle domande, e ciò farà proliferare i contenziosi, si chiede di sapere: quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per garantire che le scuole paritarie ricevano quanto dovuto; che cosa intenda fare per garantire l'avvio dell'anno scolastico anche per gli studenti disabili rimasti ancora senza indicazioni sui protocolli da adottare; come intenda procedere allo snellimento della procedura relativa alle graduatorie provinciali di supplenza. Atto n. 4-04018 PAVANELLI PRESUTTO DONNO MONTEVECCHI TRENTACOSTE ACCOTO VANIN LANNUTTI DI NICOLA Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: la cooperativa "Sistema Museo S.c.arl.", con sede principale a Perugia e sedi periferiche a Spoleto, Terni, Pesaro, Fermo, Udine, attiva dal 14 aprile 1990, con fatturato nel 2018 pari a 6.941.275 euro, con 201 unità nel 2019 tra soci e dipendenti, codice ATECO 96.09.09 (altre attività di servizi per la persona n.c.a., non classificabili altrove), alla fine del mese di dicembre 2019 comunicava a tutti i dipendenti associati l'intenzione di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali in essere, passando dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore turismo al contratto collettivo del settore multiservizi; la cooperativa già nel 2013 aveva dichiarato lo stato di crisi, e aveva progressivamente operato una serie di riduzioni salariali e contributive; inizialmente è stata eliminata la tredicesima e la quattordicesima mensilità, poi sono stati operati diversi tagli salariali: tra il 2013 e il 2014 è stata operata una decurtazione dello stipendio in media del 15 per cento, nel 2015 di un altro 10 per cento, nel 2016 di un ulteriore 5 per cento, nel 2017 un nuovo taglio del 13,5 per cento, nel 2018 ancora un taglio del 7,5 per cento, negli ultimi due anni sono stati tolti anche i "rol", ossia i permessi retribuiti. Tutte queste riduzioni hanno comportato mediamente circa 20.000 euro di minori entrate a ciascun dipendente nonché, di conseguenza, minori versamenti previdenziali accumulati, riducendo considerevolmente il montante contributivo di riferimento per il calcolo della futura pensione; ciononostante la cooperativa sul proprio sito internet si descrive così: "La società cooperativa Sistema Museo dal 1990 fornisce servizi e competenze specializzate per la gestione e la valorizzazione di musei e beni culturali. In oltre venticinque anni di attività l'azienda è diventata una tra le prime realtà italiane di settore e un solido punto di riferimento per molte amministrazioni e per un significativo numero di utenti e visitatori". Dunque dichiara una solida realtà imprenditoriale e un florido business nel settore del turismo che appare in netto contrasto con le condizioni contrattuali riservate ai propri dipendenti; considerato che il cambio di contratto collettivo nazionale dal settore turismo a quello del settore multiservizi di fatto comporterebbe un forte demansionamento e perdita di professionalità delle prestazioni lavorative svolte, ma solo sulla carta contrattuale giacché i dipendenti sarebbero chiamati a svolgere sempre le stesse funzioni e mansioni, con le stesse responsabilità e i medesimi obblighi lavorativi del precedente contratto collettivo del settore turismo, per una mera convenienza economica a danno dei dipendenti, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni di competenza intendano intraprendere al fine di verificare il corretto operato negli anni, a partire dal 2013, tenuto dalla cooperativa Sistema Museo nei confronti dei dipendenti con particolare riguardo alle condizioni contrattuali nonché al trattamento retributivo e contributivo, considerando anche la prevalente attività di prestazioni di servizi nel settore del turismo mediante contratti stipulati dalla cooperativa con enti pubblici e museali. Atto n. 4-04019 BOSSI Simone Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta all'interrogante: dal 18 agosto 2020 diversi pescatori hanno segnalato la presenza di chiazze oleose sulla superficie dell'acqua del canale navigabile, in località Cavatigozzi, non distante dal confine con Spinadesco (Cremona); in un primo momento i danni sono stati contenuti grazie al lavoro del gruppo di protezione civile "Il Nibbio" e all'utilizzo di panni assorbenti; considerato che: in data 25 agosto, secondo quanto riportato da fonti locali, persone ignote sembra abbiano tranciato i cavi che ancoravano le barriere alla riva: si è reso pertanto necessario un ulteriore intervento a tutela dell'ambiente; sono inoltre iniziati gli accertamenti lungo il canale navigabile tramite il lavoro degli agenti della Polizia locale di Cremona; secondo le prime ricostruzioni, il materiale inquinante potrebbe essere un idrocarburo, ma non è esclusa l'ipotesi di solventi; valutato infine che: secondo quanto risulta all'interrogante, la situazione nel canale è ancora instabile: le spugne non sono state rimosse e c'è ancora una forte presenza di sostanza oleosa sul tratto di fiume, che si sta depositando sul fondale; il canale navigabile è un importante asset per il territorio, fornisce un habitat naturale per diverse specie animali e vegetali ed è frequentato da molti appassionati di pesca e di varie attività sportive, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza dei fatti esposti; quali siano le motivazioni del ritardo nella bonifica del fiume, e le reali tempistiche per tale bonifica; quali e di chi siano le responsabilità per quanto accaduto, e quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere per evitare che accadano nuovi episodi come quello descritto, che rischiano di danneggiare in maniera permanente i patrimoni naturalistici del territorio. Atto n. 4-04020 LUNESU Ai Ministri dell'interno, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della salute Premesso che: stante la mancata adozione di tempestive ed efficaci misure volte a fermare i flussi migratori illegali verso la Sardegna, nonostante le ripetute segnalazioni delle amministrazioni locali già negli scorsi mesi e dell'interrogante, ad oggi, l'emergenza degli arrivi di immigrati irregolari sulle coste del sud dell'isola continua senza sosta; da ultimo, nella giornata di venerdì 28 agosto 2020, dodici immigrati di nazionalità algerina hanno raggiunto a bordo di un barchino il litorale vicino a Chia, precisamente la spiaggia di Tuerredda, nel comune di Teulada: alcuni sono stati fermati subito dopo lo sbarco, mentre quattro di loro hanno cercato di sviare i controlli e sono stati poi rintracciati a tarda sera grazie all'intervento delle forze dell'ordine; lo stesso giorno altri ventiquattro immigrati, sempre provenienti dall'Algeria e a bordo di due barchini, sono stati invece intercettati con l'elicottero della Guardia di finanza prima che raggiungessero la costa e poi scortati al porto commerciale di Sant'Antioco dai militari della sezione navale della finanza; completati i controlli per la loro identificazione, gli algerini sono stati tutti portati, ai fini della prescritta quarantena, nel centro di accoglienza di Monastir, di cui sono già noti i gravissimi problemi di gestione e sicurezza per le condizioni di promiscuità al suo interno e per le ripetute fughe degli immigrati ivi trattenuti; proprio il 28 agosto il centro è stato teatro di una violenta rivolta da parte degli immigrati ospitati al suo interno, poi rientrata grazie all'intervento della Polizia, con il danneggiamento del reparto di infermeria e la fuga di dodici immigrati, alcuni positivi al COVID-19, di cui sono ancora in corso le ricerche; più recentemente, domenica 30 agosto 2020, altri quattordici immigrati sono approdati con un barchino nei pressi di Capo Spartivento, sul litorale di Teulada, di cui sette sono stati immediatamente rintracciati, mentre sono ancora in corso le ricerche degli altri sette, che si sono dati immediatamente alla fuga subito dopo lo sbarco; è di tutta evidenza che il continuo arrivo di immigrati irregolari e la scelta del Governo di distribuire gli stessi in altre strutture dell'isola, piuttosto che procedere al loro immediato rimpatrio e fermare i flussi migratori illegali verso la Sardegna, hanno aggravato la situazione che ormai pare del tutto fuori controllo; difatti, di recente, le cronache riportano sempre più casi di fuga dai centri di accoglienza, ove gli immigrati dovrebbero essere trattenuti anche ai fini del prescritto periodo di quarantena, e da ultimo giovedì 27 agosto 2020 un gruppo di nove algerini sarebbe, appunto, scappato dal centro di accoglienza di Vallermosa, che si trova nelle campagne di Tuvoi; quanto evidenziato sta ovviamente esponendo la popolazione sarda, nonostante i sacrifici dei mesi scorsi e le conseguenti pesanti ripercussioni economiche, ad ingiustificabili rischi sia in termini di sicurezza, che sotto il profilo sanitario; gli italiani sono stati chiusi in casa per mesi, con pesanti ripercussioni economiche, mentre per i «clandestini» si spalancano porti e portafogli, secondo l'interrogante, per dare più fondi all'accoglienza, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative abbiano finora adottato o intendano adottare nell'immediato, per quanto di competenza, per assicurare adeguate misure di sicurezza anche a tutela della salute della popolazione locale, per garantire il controllo dei confini marittimi e fermare i flussi migratori illegali che continuano a riversarsi sulle coste della Sardegna, nonché per procedere all'immediato rimpatrio degli immigrati irregolari finora giunti illegalmente sull'isola. Atto n. 4-04021 QUAGLIARIELLO Ai Ministri della giustizia e dell'interno Premesso che: recenti articoli apparsi sulla stampa locale e nazionale (in particolare "Il Riformista") riportano ampi stralci di un documento dei servizi di informazione e sicurezza (l'AISI) che mostra come tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013 sarebbero stati attenzionati i rapporti intercorsi fra la cosca calabrese "Grande Aracri" ed i vertici del Partito Democratico di Reggio Emilia; la relazione dell' intelligence sarebbe incentrata soprattutto sulla gestione delle attività urbanistiche nella città di Reggio Emilia e sulle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione dopo il terremoto avvenuto il 20 maggio del 2012, che causò ingenti danni nelle provincie emiliane; considerato che: secondo quanto risulta dal documento dell'AISI, Maria Sergio, moglie dell'allora capogruppo del Pd in Consiglio comunale Luca Vecchi (nel 2014 succeduto a Graziano Delrio sullo scranno di Sindaco di Reggio Emilia) avrebbe avuto un ruolo definito "strategico"; l'AISI, allora diretta dal generale dei carabinieri Arturo Esposito, inviò alcune "note informative" al Reparto operativo del Comando provinciale dell'Arma che avrebbero riguardato la gestione delle attività urbanistiche nella città di Reggio Emilia; secondo quanto riportato dagli organi di stampa, in quegli anni la Sergio, originaria di Cutro (Crotone), ricopriva il ruolo di dirigente del Servizio pianificazione e qualità urbana del comune emiliano; considerato che: secondo i Servizi segreti, la cosca cutrese Grande Aracri avrebbe fornito rassicurazioni ad un imprenditore, tale Giovanni Mazzei, sulla possibilità di aggiudicarsi appalti grazie alla "collaborazione" della suddetta dirigente; sempre secondo i documenti rivelati dai giornali, dei "favoritismi" della Sergio avrebbe beneficiato, tra gli altri, l'imprenditore cutrese Gaetano Papaleo, "la cui moglie Maria Lucente è nipote del defunto capo cosca Antonio Dragone"; inoltre, nell'ambito delle sue competenze riguardo il regolamento urbanistico edilizio del comune di Reggio Emilia, la Sergio avrebbe favorito l'inserimento di un terreno edificabile di proprietà di Alberto Zambelli, geometra che, secondo quanto risulta dalle relazioni, avrebbe ricevuto dalla 'ndrangheta il compito di individuare lotti di terreno da acquistare con capitali di provenienza illecita per poi rivenderli una volta divenuti edificabili, con conseguenti plusvalenze; preso atto inoltre che: i Carabinieri avrebbero avviato accertamenti sulla dirigente già nel 2006 per il reato di corruzione ed abuso d'ufficio nell'ambito delle indagini condotte dal ROS di Bologna su appalti di Cosa nostra nel nord Italia; secondo il ROS già a quei tempi furono svolte intercettazioni telefoniche attraverso le quali si sarebbe evidenziato che l'illecito "si concretizzava nel fornire in anticipo, agli imprenditori favoriti, informazioni sulle decisioni in itinere da parte dell'Amministrazione comunale reggiana riguardanti i cambi di destinazione d'uso di terreni che da agricoli venivano resi commerciali e di conseguenza edificabili, agevolando acquisti a basso costo di vasti appezzamenti che in breve tempo aumentavano notevolmente il valore di mercato"; secondo quanto scritto nel libro di Paolo Bernini, "Storie di Ordinaria ingiustizia", "il Fatto Quotidiano" del 23 gennaio 2016 avrebbe inoltre reso noto, tramite un articolo a firma di Emiliano Luzzi, come il Sindaco Vecchi e la coniuge avrebbero acquistato un immobile residenziale dalla società alla quale faceva capo Francesco Macrì; l'articolo dal titolo: "Reggio Emilia, sindaco e moglie hanno comprato casa dall'uomo poi accusato di essere prestanome delle 'ndrine, finito agli arresti nell'inchiesta Aemilia", sarebbe confermato da Paolo Bernini che nel libro scrive: "L'attuale Sindaco Luca Vecchi, già Capogruppo ai tempi di Delrio Sindaco, e la moglie Maria Sergio di origine cutrese, nominata da Delrio dirigente del settore Urbanistica in Municipio, hanno acquistato nel 2012 al grezzo una abitazione da una società di Francesco Macrì, arrestato nel gennaio del 2015 appunto nella inchiesta Aemilia, con l'accusa di essere il prestanome a Reggio Emilia del Boss Nicolino Grande Aracri. Il sindaco Vecchi non è mai stato interrogato né inquisito per questo, né tanto meno si è a conoscenza che si siano svolte indagini sui termini della compravendita a grezzo della casa acquistata"; considerato infine che: secondo quanto riportato dalla stampa, l'informativa dei Servizi riguardo la ricostruzione post sisma sarebbe stata trasmessa dai Carabinieri il 28 gennaio del 2013 al procuratore di Reggio Emilia; sempre secondo fonti giornalistiche, il procuratore inviò tutto l'incartamento al procuratore distrettuale di Bologna, ove venne consegnata il successivo 7 febbraio 2013 al PM, titolare di un fascicolo sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Emilia; secondo quanto risulta dalle carte riportate ampiamente dalla stampa, Maria Sergio ed il marito Luca Vecchi non sarebbero mai stati interrogati dal PM che, in seguito nel 2018, fu nominato dal CSM procuratore di Reggio Emilia, si chiede di sapere: se le notizie riportate dalla stampa risultino confermate da corrispondenze documentali interne a disposizione dei Ministri in indirizzo; in caso affermativo, se i Ministri fossero a conoscenza del dossier dell'AISI riportato dalla stampa, nonché degli accadimenti esposti; quali iniziative intendano promuovere, nell'ambito delle proprie rispettive funzioni, per fare chiarezza su quanto accaduto e sulle eventuali azioni o omissioni da cui hanno avuto origine fenomeni di illegalità; se non ritengano opportuno valutare il commissariamento del Comune di Reggio Emilia per infiltrazioni mafiose, al fine di effettuare indagini approfondite e assicurare la legalità nella gestione degli appalti e dell'urbanistica. Atto n. 4-04022 TARICCO FEDELI MESSINA Assuntela ROJC IORI PARRINI STEFANO ALFIERI VALENTE PITTELLA FERRAZZI PINOTTI LAUS VATTUONE D'ALFONSO BOLDRINI ASTORRE MANCA BITI Ai Ministri dell'istruzione e dell'economia e delle finanze Premesso che: dal 2000 le scuole paritarie sono a tutti gli effetti parte del sistema pubblico di istruzione e, oltre ad assicurare nel concreto l'attuazione del principio di libertà educativa, la loro azione si traduce anche in un importante risparmio per lo Stato, accogliendo oltre 800.000 studenti su tutto il territorio nazionale; l'articolo 233 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 prevede uno stanziamento di 70 milioni "a titolo di sostegno economico in relazione alla riduzione o al mancato versamento delle rette o delle compartecipazioni comunque denominate, da parte dei fruitori fino ai sedici anni di età, determinato dalla sospensione dei servizi in presenza a seguito delle misure adottate per contrastare la diffusione del Covid-19", risorse che si sono aggiunte ai 65 milioni di euro destinati alle scuole materne paritarie, anche queste a copertura del mancato versamento delle rette, e ai 15 milioni di incremento del Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione, che porta il totale dei contributi per i servizi tra 0 e 6 anni a 80 milioni di euro; considerato che con un emendamento approvato in sede di conversione del citato decreto-legge è stato previsto un raddoppio dello stanziamento previsto (ulteriori 150 milioni di euro) che si aggiungono ai complessivi 150 milioni stanziati per le scuole paritarie, dall'infanzia alla secondaria di secondo grado (per una cifra pari a 300 milioni di euro) 180 per nidi e materne e 120 per le scuole dalla primaria alla secondaria di secondo grado; tenuto conto che a un mese e mezzo circa dall'approvazione del citato decreto-legge, il totale delle risorse stanziate, pari a 300 milioni di euro, sono bloccate a causa di una "necessaria variazione di bilancio" da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, non ancora effettuata ed indispensabile per poter poi erogare i fondi, azione che secondo il parere del Ministero sarebbe "sempre possibile in caso di urgenza, per le amministrazioni interessate, richiedere risorse necessarie ricorrendo ad anticipazioni di tesoreria"; rilevato che: le scuole hanno già dovuto impiegare queste risorse, che avrebbero dovuto coprire il mancato versamento delle rette da parte delle famiglie durante i mesi di sospensione della didattica in presenza, per la sanificazione ed organizzazione degli spazi in vista della ripresa delle lezioni; ad oggi, sono già 96 le scuole paritarie che hanno dichiarato la chiusura, ed in gran parte si tratta proprio di servizi per la fascia 0-6 anni, spesso collocati in territori dove non c'è la presenza di nidi e materne statali, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dell'attuale situazione che sta interessando questi istituti e che, quindi, vi è il concreto rischio che sia necessario trovare per molti ragazzi una collocazione presso gli istituti statali, con costi immediati stimati in molte decine di milioni di euro, considerato l'imminente inizio delle lezioni per il nuovo anno scolastico 2020/2021, al fine di garantire il diritto all'istruzione per tutti, costituzionalmente tutelato; se non intendano intraprendere le necessarie iniziative per l'adozione del decreto di riparto delle risorse, in modo tale da sbloccare definitivamente le risorse assegnate, ma non ancora percepite dagli istituti interessati, messi già a rischio dall'emergenza Coronavirus, evitando così un inutile rimpallo di responsabilità tra Ministeri competenti e conseguenti ritardi che provocherebbero la chiusura di ulteriori nuove scuole, con un danno enorme per il tessuto sociale ed un aggravio economico pesante per il bilancio dello Stato. Atto n. 4-04023 GASPARRI MOLES Al Ministro della giustizia Premesso che: secondo autorevoli fonti stampa, il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Marco Mescolini avrebbe chiesto e ottenuto il sostegno di Palamara nel Csm per la sua nomina, con il metodo rivelato dalle chat e oggetto di richiesta di processo; sempre sulla stampa sono emerse anche vicende precedenti, come quella del 2013 in cui l'Arma dei Carabinieri, aggiungendo ai propri atti di indagine anche rapporti dell'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), chiese alla magistratura varie misure nei confronti di esponenti della sinistra emiliana, in relazione a rapporti con ambienti criminali della 'Ndrangheta; la Procura di Reggio Emilia si rivolse in quell'occasione alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna che affidò i rapporti all'allora sostituto Mescolini insieme al suo collega Pennisi. Poi Pennisi fu rimosso dall'allora Procuratore nazionale antimafia Roberti, ora parlamentare europeo Pd. Stesso partito dei sindaci di Reggio Emilia, Del Rio e Vecchi; secondo queste ricostruzioni emergerebbero sospetti di un giro di favori a sinistra e di autentiche persecuzioni verso innocenti non di sinistra, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda fare chiarezza su tutte le vicende che hanno interessato il procuratore Mescolini ed attivare una iniziativa disciplinare. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-01888 del senatore Bergesio ed altri, sulla predisposizione di misure di sostegno per gli allevatori delle filiere del latte e avicola.