Document Type: ddlpres
Token Count: $#tokens

Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto sui prodotti destinati all'infanzia. Onorevoli Senatori. – In numerosi ed autorevoli studi realizzati nel corso degli ultimi anni, è emerso il consolidarsi di una preoccupante tendenza demografica. Il nostro Paese ha da tempo intrapreso un sentiero di progressiva contrazione dei livelli di natalità, collocati oggi su valori ben al di sotto del livello di sostituzione. Studi statistici mostrano come, ormai da circa un decennio, il numero dei decessi registrati nel Paese sia largamente superiore alle nuove nascite e che l'età media della popolazione italiana è costantemente in crescita. Le conseguenze sul piano sociale ed economico sono immediatamente comprensibili. La nascita di ogni bambino produce significativi impatti sul PIL (il prodotto interno lordo) ed in termini di creazione di nuovi posti di lavoro. Uno studio realizzato dal Centro studi e ricerche ANFN (Associazione nazionale famiglie numerose) rileva come un figlio costi mediamente 8.512,50 euro all'anno (quasi 170.000 euro per crescere un figlio fino alla maggiore età). A questo dato vanno aggiunti gli effetti indiretti sull'indotto, con ricadute positive per il sistema dei servizi scolastici ed educativi e sul sistema sanitario, per un'incidenza complessiva sul prodotto interno lordo stimata in circa 35.000 euro annui. Di contro, con l'aumento dell'età media della popolazione, assistiamo alla riduzione della capacità produttiva del sistema economico, alla contrazione degli stimoli all'innovazione, all'esigenza di adottare interventi per assicurare la tenuta del sistema previdenziale e con esso dell'intera finanza pubblica, all'esigenza di adottare ingenti risorse per assicurare servizi ed assistenza medica e sociale ad una popolazione sempre più matura. Una proiezione a medio/lungo termine di un quadro come quello appena descritto non può che destare, in ognuno di noi, forti preoccupazioni per il futuro della nostra società. Per tali ragioni è indispensabile un immediato intervento che, con lungimiranza e ottica programmatica, contribuisca a disinnescare i fattori responsabili di questo preoccupante fenomeno. Risulta rilevante il numero di famiglie che manifesta il desiderio di natalità. Tale aspirazione si scontra, tuttavia, con preoccupazioni ed incertezze legate alla sfera economica. Pur nella piena consapevolezza che il problema descritto debba essere affrontato con un approccio sistematico, basato sull'impiego di un ventaglio di strumenti ed efficaci politiche a sostegno delle esigenze delle famiglie, quali congedi di maternità, paternità e parentali, rafforzamento dei servizi a supporto delle famiglie come asili nido, eccetera, è altrettanto evidente l'importanza di interventi, di immediata attuazione, che possano ridurre gli oneri fiscali posti a carico delle famiglie. Queste sono chiamate ad affrontare notevoli sacrifici economici per garantire ai propri figli i mezzi necessari per la loro crescita. In tutto questo, l'imposta sul valore aggiunto applicata ai beni di prima necessità quali, ad esempio, latte artificiale, omogeneizzati, pannolini, biberon, passeggini, eccetera, gioca un ruolo estremamente significativo. Come noto, quella sul valore aggiunto è un'imposta armonizzata a livello europeo. Pertanto, in relazione ad essa, la potestà legislativa dei singoli Stati trova limiti e si scontra con esigenze di coordinamento con il quadro normativo dell'Unione europea. In base all'attuale formulazione della direttiva 2006/112/CE del Consiglio dell'Unione europea in materia di IVA (del 28 novembre 2006), gli Stati membri possono concedere fino ad un massimo di due aliquote agevolate, da stabilirsi in misura comunque non inferiore al 5 per cento. Il nostro Paese ha tradotto i superiori princìpi statuiti dalla fonte europea introducendo nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, due aliquote agevolate fissate rispettivamente al 10 e al 5 per cento. La stessa Commissione europea ha riconosciuto che il ricorso ad aliquote ridotte può produrre vantaggi in settori accuratamente selezionati, tanto che il Parlamento europeo ha chiesto un maggior coordinamento tra le politiche macroeconomiche e le politiche sociali, affinché la crescita, la competitività e la produttività del sistema economico rispondano al meglio alle sfide dell'invecchiamento demografico in atto in Europa. Oggi numerosi Paesi dell'Unione garantiscono un trattamento agevolato ai beni destinati all'infanzia attraverso riduzioni dell'aliquota IVA. Il presente disegno di legge, in un'ottica di organica integrazione con provvedimenti di futura emanazione, ha lo scopo di contribuire a realizzare, attraverso una significativa contrazione degli oneri fiscali, un ambiente socio-economico in grado di stimolare l'innalzamento dell'indice di natalità nazionale. Tutto ciò in armonia con i princìpi statuiti dall'articolo 31 della Carta costituzionale, che impone alle Istituzioni di fare tutto quanto necessario per tutelare la famiglia, con particolare riferimento a quelle numerose, anche attraverso il riconoscimento di vantaggi economici.. 1 (Riduzione dell'aliquota IVA sui prodotti di prima necessità per l'infanzia) 1 Alla tabella A, parte II- bis, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è aggiunto, in fine, il seguente numero: «1 -quater) omogeneizzati, liofilizzati, biscotti per l'infanzia, farine di cereali, latte artificiale in polvere e liquido, latte d'asina, latte di capra, latte di pecora, pannolini, prodotti per l'igiene personale del bambino, succhietti ortodontici, creme protettive, biberon, tiralatte, sistemi di ritenuta». 2 (Copertura finanziaria) 1 All'onere derivante dall'attuazione della disposizione di cui all'articolo 1, valutato in 100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. 2 Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.