Document Type: sommcomm
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione LAVORO PUBBLICO E PRIVATO, PREVIDENZA SOCIALE (11ª) 75 CATALFO La seduta inizia alle ore 14,10. SULLA PUBBLICAZIONE DI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DELLE AUDIZIONI La presidente CATALFO avverte che la documentazione riferita al disegno di legge n. 1018 (DL n. 4/2019 - Reddito di cittadinanza e pensioni), consegnata nel corso delle audizioni informali svoltesi nelle sedute di lunedì 4, martedì 5 e mercoledì 6 febbraio dell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari, sarà resa disponibile sulla pagina web della Commissione. SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI La presidente CATALFO ricorda che per le sedute della Commissione relative all'esame del disegno di legge n. 1018 è stata richiesta la pubblicità dei lavori, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento del Senato, sulla quale la Presidenza ha già fatto conoscere il proprio assenso. Dispone pertanto l'attivazione del circuito audiovisivo. IN SEDE REFERENTE (1018) DL n. 4/2019 - Reddito di cittadinanza e pensioni DDL 1018 Conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta pomeridiana del 30 gennaio. La presidente relatrice CATALFO ( M5S ) ricorda che nella serata di ieri sono state concluse le audizioni previste e dichiara aperta la discussione generale. Il senatore VITALI ( FI-BP ) interviene preliminarmente per chiedere indicazioni sul termine per la presentazione di eventuali emendamenti e ordini del giorno, sollecitandone la fissazione non prima della giornata di martedì 12 febbraio. La PRESIDENTE ritiene che il tema sollevato dal senatore Vitali, e, più in generale, quello dei tempi per il prosieguo dei lavori, potrà essere utilmente affrontato in un Ufficio di Presidenza allargato ai rappresentanti dei Gruppi, che propone di convocare al termine della seduta odierna. La Commissione concorda. Si apre la discussione generale. Il senatore LAUS ( PD ), conferma che il suo Gruppo è favorevole all'adozione di misure per il contrasto alla povertà, per la creazione di opportunità di lavoro e per l'aumento della competitività del Paese. Ritiene tuttavia che il decreto-legge in esame sia del tutto disomogeneo per materia e rappresenti soprattutto un manifesto a fini elettorali in vista delle elezioni europee previste per la prossima primavera. Con riferimento specifico all'articolo 8 del decreto, che prevede incentivi per l'impresa e il lavoratore, critica la rigidità delle condizioni imposte - ossia contratti a tempo pieno e indeterminato - che neutralizzerà il vantaggio rappresentato dallo sconto sulla contribuzione e sfavorirà alcune tipologie di contratto, in particolare quelli a part-time , e alcuni settori, come quelli dell'agricoltura, del turismo e dei servizi, a discapito della creazione di posti di lavoro. Inoltre, non condivide la previsione secondo la quale il datore di lavoro, in caso di licenziamento del beneficiario di Reddito di cittadinanza (Rdc), debba restituire l'incentivo fruito maggiorato di sanzioni, salvo che il licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo, ritenendo che il concetto di "giusta causa" esponga i protagonisti a lunghe ed estenuanti cause che sovente hanno esiti contrastanti nei diversi gradi di giudizio. Osserva inoltre che l'articolo 2, che riguarda i beneficiari del Rdc, prevede il requisito della residenza da almeno dieci anni, di cui due continuativi, tagliando fuori nuclei già avviati a percorsi d'inclusione attraverso il REI. Ciò determinerebbe soprattutto una violazione dei principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e l'adolescenza, che l'Italia ha ratificato con la legge n.176 del 27 maggio del 1991. Contesta inoltre la mancata attenzione per le persone senza fissa dimora, i bambini, le donne e le famiglie numerose; giudica incostituzionale il limite dei 45 anni per il riscatto della laurea; stigmatizza la scelta del Governo di assumere di oltre 6.000 lavoratori ANPAL, i cosiddetti navigator , a tempo determinato in attesa di stabilizzazione. Si sofferma quindi sulla situazione critica in cui versano i centri per l'impiego, sulla scala di equivalenza con la quale si calcola il beneficio del Rdc e sulla scelta relativa a "Quota 100", che sembra favorire chi può contare su una carriera professionale lunga e costante. In particolare, relativamente all'intervento sulle pensioni, nel dichiarare la disponibilità della sua parte al superamento della legge Fornero, invita il Governo a promuovere una riforma strutturale e non interventi temporanei, che sanciranno ulteriori disuguaglianze. In conclusione, pur ritenendo nobili le finalità del provvedimento, ne giudica devastanti gli effetti, che colpiranno soprattutto le future generazioni. Si augura quindi che la maggioranza mostri un'apertura nei confronti delle istanze delle opposizioni e si dichiari disponibile ad accogliere almeno alcune delle proposte di modifica avanzate dal suo Gruppo. La senatrice TOFFANIN ( FI-BP ) in premessa contesta la scelta dello strumento del decreto-legge, che, a suo parere, restringe eccessivamente gli spazi di confronto in Parlamento, impedendo così soprattutto alle opposizioni di portare il loro contributo. Inoltre, evidenzia che il provvedimento in esame prevede ben 24 norme attuative, 15 delle quali prive di scadenza temporale. A suo parere tale aspetto testimonia le finalità propagandistiche dell'iniziativa legislativa in vista delle prossime elezioni europee. Inoltre lamenta il mancato coinvolgimento di enti locali e terzo settore nella stesura del testo e segnala un possibile conflitto con le competenze delle Regioni relativamente alla figura dei navigator , che verranno impiegati nei centri per l'impiego. Con riferimento a questi ultimi, dà conto dei risultati cui è giunta l'indagine conoscitiva che la Commissione sta svolgendo sul tema e manifesta perplessità per la mancata adozione di un documento conclusivo, che ritiene evidenzi la volontà di nascondere le criticità emerse. Entrando nel merito del provvedimento, giudica il Reddito di cittadinanza la risposta sbagliata a un problema concreto del Paese, ossia le condizioni difficili in cui versano le classi meno fortunate. Inoltre, la somma prevista sembrerebbe pari o addirittura superiore, a seconda delle zone del Paese, agli stipendi medi, con il rischio di costituire un disincentivo al lavoro, e non viene calcolata tenendo conto del costo della vita per aree geografiche. Giudica quindi iniqua la scala di equivalenza, che penalizzerebbe le famiglie più numerose. Con riferimento agli incentivi e alle sanzioni per le imprese, si associa a quanto dichiarato dal senatore Laus, ritenendo peraltro superata la politica degli sgravi contributivi finalizzata alla creazione di nuovi posti di lavoro. Invita quindi il Governo a farsi promotore di politiche attive e a non trascurare i settori del turismo e dell'agricoltura. Ricorda poi che il reddito di cittadinanza viene finanziato in deficit, quandoil Paese sta vivendo una fase di recessione economica, e che la decisione di innalzare la tassazione sul settore dei giochi mette a repentaglio la sopravvivenza delle aziende che vi operano. Critica quindi l'intervento in materia pensionistica, che ha carattere temporaneo e non solo non risolve le problematiche prodotte dalla legge Fornero, ma potrebbe produrne di peggiori nel settore sanitario, che già presenta una carenza di medici. Dopo aver espresso forti critiche con riferimento al limite dei 45 anni per il riscatto della laurea, in conclusione, ribadisce la sua contrarietà sul provvedimento nel suo complesso e si augura un ripensamento della maggioranza su alcuni dei temi da lei segnalati. La senatrice GUIDOLIN ( M5S ), dopo aver richiamato la vocazione imprenditoriale del suo territorio di origine e le misure di welfare adottate da determinati titolari di impresa, esprime sconcerto per alcune delle considerazioni espresse dai rappresentanti di Confindustria nel corso delle audizioni. A suo parere, infatti, contestare l'entità del beneficio economico offerto con il Reddito di cittadinanza perché troppo vicino al valore del primo salario medio dei giovani significa non aver compreso il significato della misura che si sta mettendo in campo. Ritiene che proprio i valori degli stipendi rappresentino un vero e proprio scandalo e si augura quindi che si completi in tempi brevi l' iter dei disegni di legge in materia di salario minimo orario (disegni di legge nn. 310 e 658), affinché nessun lavoratore sia più costretto a ricevere una paga umiliante. Giudica ormai non più rinviabile un intervento a favore di chi versa in situazione di difficoltà, anche nel solco di quanto disposto dall'articolo 3 della Costituzione, agendo su una delle emergenze del Paese e favorendo un sostegno al reddito e un percorso di formazione per il reinserimento nel mondo lavorativo. In conclusione, elenca le misure previste dal provvedimento a favore delle imprese. Il senatore NANNICINI ( PD ) dà conto delle innumerevoli criticità emerse nel corso delle audizioni e preannuncia la presentazione di diversi emendamenti che se ne faranno carico, sulla base di una serie di priorità. Osserva che il decreto in esame rappresenta il primo investimento politico, comunicativo e finanziario dell'attuale Governo e impegna ingenti risorse, a suo parere gestite con estrema disinvoltura. Il riferimento è soprattutto all'intervento in materia pensionistica, che rappresenta una misura tampone per tre anni e che provocherà una disparità di trattamento tra persone con requisiti simili - la platea peraltro è rappresentata da uomini che vivono al Nord e hanno un'alta quota retributiva - e metterà a rischio la tenuta dei conti previdenziali del Paese. Tale misura peserà sugli altri pensionati, che subiranno un blocco dell'indicizzazione, e sui giovani e non riguarderà chi invece ne avrebbe più bisogno, come i lavoratori prossimi ai 67 anni che sono disoccupati o hanno familiari disabili, coloro che svolgono lavori gravosi, i giovani, le donne e i lavoratori con carriere discontinue. Passando al Reddito di cittadinanza, ritiene si colmi una lacuna del sistema di welfare nazionale, anche se non condivide l'impianto della misura, che mette nello stesso provvedimento più politiche riferite ad ambiti distinti e prevede una scala di equivalenza che penalizza i più deboli. Anticipa quindi il contenuto di proposte emendative, che riguarderanno il requisito dei dieci anni di residenza continuativi, che giudica incostituzionale; la rete di attivazione dei servizi, che dovrebbe avere un canale di comunicazione continuo tra il settore del lavoro e quello sociale; il regime sanzionatorio; l'offerta congrua di lavoro; il rafforzamento degli ammortizzatori sociali. Conclusivamente, pur consapevole che la filosofia di fondo non potrà essere modificata, esprime l'auspicio di interventi migliorativi del provvedimento nel corso dell' iter parlamentare. Il senatore BERTACCO ( FdI ) riconosce preliminarmente che il reddito di cittadinanza risponde ad una vera emergenza nazionale, quale quella della povertà, ed apprezza che nel provvedimento esso venga strettamente connesso al tema dell'accompagnamento al lavoro e del sostegno alle iniziative dei Comuni. Ritiene tuttavia che le risorse messe a disposizione della classe imprenditoriale al fine di incentivare l'offerta di lavoro siano insufficienti e che il provvedimento si basi più sulla buona volontà dei datori di lavoro che sulla messa in campo di strumenti concreti per migliorare il sistema dell'offerta di lavoro. Considera peraltro errato aver previsto incentivi soltanto in favore di quegli imprenditori che decidono di assumere con contratti di lavoro a tempo indeterminato, segnale di scarsa comprensione delle attuali caratteristiche del mercato del lavoro, in cui prevalgono forme contrattuali flessibili e spesso a tempo determinato. Segnala poi le difficoltà applicative della nozione di offerta di lavoro congruo prevista nel provvedimento ai sensi del decreto legislativo n. 150 del 2015, che dovrebbe comportare una maggiorazione del 20 per cento rispetto all'ultimo trattamento percepito dal lavoratore, considerando che già oggi i centri per l'impiego non sono in grado di fornire risposte adeguate a fronte di richieste comunque più limitate rispetto a quelle che si avranno nei prossimi mesi. Sottolinea peraltro come tali centri lamentino, oltre alle note carenze di personale, anche forti limitazioni infrastrutturali, che richiederebbero maggiori risorse e interventi non occasionali. Esprime dubbi sulle modalità con cui si procederà ad assumere i cosiddetti navigator , senza concorso pubblico e prevedendo sin da ora una loro probabile stabilizzazione, quasi anticipando pertanto un meccanismo di elusione delle vigenti norme per le assunzioni nel settore pubblico; riterrebbe sul punto preferibile far ricorso a figure professionali già oggetto di selezione pubblica, che potrebbero essere individuate in fase di applicazione del decreto-legge. Condivide le critiche di chi ritiene che il provvedimento penalizzi le famiglie numerose per avvantaggiare i single e i piccoli nuclei familiari, ritenendo che tale circostanza finisca per disincentivare soprattutto le giovani coppie dal mettere al mondo figli. Per quanto concerne i servizi sociali dei Comuni, ritiene che se questi non saranno adeguatamente supportati con risorse economiche e nuovo personale verseranno sempre più in una situazione di grande sofferenza, dovendo far fronte a nuovi compiti e dovendo fronteggiare un'ampia platea di beneficiari; se a ciò si aggiunge che ad usufruire della cosiddetta "Quota 100" saranno prevalentemente lavoratori dipendenti del settore pubblico, ciò costituirà un ulteriore nocumento per gli uffici comunali che dovranno affrontare anche una probabile carenza di personale. Stigmatizza il fatto che, per rispondere alla giusta esigenza del contrasto alla povertà, il provvedimento non abbia voluto far ricorso a positive esperienze già esistenti e funzionanti sul territorio, circostanza emersa chiaramente dalle audizioni di enti e associazioni afferenti al mondo del sociale e del volontariato. Sul trattamento di fine servizio, critica la circostanza che sia possibile richiederne l'anticipo ricorrendo ad un canale privato, ritenendo che sarebbe stato più corretto prevedere il ricorso a qualche soggetto pubblico in grado di svolgere la stessa funzione senza creare vantaggi inopportuni per banche ed altri intermediari finanziari. Auspica in conclusione che sia possibile avere un'interlocuzione fattiva con la maggioranza e con il Governo, augurandosi l'accoglimento di alcune proposte di modifica. Il senatore PATRIARCA ( PD ) esprime anzitutto rammarico per aver affrontato un tema importante come quello del contrasto alla povertà con una tempistica ed una strumentazione inadeguata, mentre avrebbe richiesto un dibattito sicuramente più approfondito. Ricorda al riguardo che nella scorsa legislatura l'introduzione del reddito di inclusione aveva comportato un lavoro analitico durato oltre un anno e sottolinea che lo strumento del decreto-legge non aiuta a condividere il percorso, pur se riferito ad un obiettivo - quale quello della lotta alla povertà - su cui si registra unanime consenso. Peraltro, non affrontando con i necessari approfondimenti tematiche così complesse, si rischia di ridurre il reddito di cittadinanza ad un semplice sussidio, ossia un mero trasferimento economico, che non risolve il problema della povertà. Ritiene al riguardo che sarebbe stato più opportuno proseguire con l'esperienza del reddito di inclusione, implementandola e perfezionandola, magari aggiungendovi ulteriori risorse. In generale, ritiene che il provvedimento presenti alcune fragilità di fondo: innanzitutto l'inadeguatezza degli attuali centri per l'impiego che, come evidenziato anche dagli approfondimenti recentemente svolti dalla Commissione, non presentano le dotazioni di personale, infrastrutturali, di competenze e di interconnessione con le altre amministrazioni necessarie per assolvere i compiti previsti dal provvedimento. Ritiene che il piano di assunzioni previsto non riuscirà a colmare le insufficienze riscontrate, soprattutto alla luce dei tempi ristretti previsti dal decreto-legge. Altra criticità è legata al mancato coinvolgimento dei soggetti operanti sul territorio: ricorda che dalle audizioni è emerso chiaramente che una larga parte dei beneficiari del reddito di cittadinanza si rivolgeranno ai Comuni e che pertanto andrebbero adeguatamente rinforzate le strutture dei centri sociali comunali. Esprime pertanto il timore che, a fronte di un così massiccio afflusso di richieste da parte di soggetti in difficoltà presso tali strutture, queste si troveranno in grave difficoltà. Manifesta perplessità sulla possibilità di istituire in tempi brevi le due piattaforme digitali previste dall'articolo 6 del provvedimento e critica la previsione di otto ore settimanali di partecipazione a progetti comunali di inclusione sociale, di cui non vengono precisate né modalità di fruizione né soggetti che se ne dovranno fare carico; ritiene tale previsione sintomatica di un approccio semplicistico ai problemi, che non tiene conto delle particolarità delle realtà sociali coinvolte. Altro problema è, a suo avviso, quello del necessario collegamento tra i centri per l'impiego e i servizi sociali comunali, essenziale per selezionare e smistare le diverse richieste di sussidio. Critica il mancato coinvolgimento delle Regioni, di cui ricorda le competenze attribuite in materia, mentre non comprende i motivi sottostanti all'abolizione del Piano nazionale contro le povertà, strumento che poteva risultare utile in questa fase ai fini di una migliore comprensione del fenomeno. Con riferimento all'articolo 7, dedicato alle sanzioni, ritiene che esse andrebbero meglio calibrate, in quanto risultano oggi eccessivamente sbilanciate contro i soggetti in povertà, quasi questa circostanza costituisse di per sé una colpa; segnala pertanto al riguardo la necessità di individuare strumenti più raffinati per rispondere alle giuste esigenze di controllo sulle modalità di spesa del reddito di cittadinanza. Il senatore AUDDINO ( M5S ) rileva con soddisfazione che tutte le opposizioni concordano sul fatto che il provvedimento intenda perseguire un nobile obiettivo quale quello del contrasto alla povertà. Ricorda che la povertà è un fenomeno complesso, dovuto a molti fattori e per i quali c'è bisogno di un intervento da parte del soggetto pubblico. Per questo il provvedimento prevede correttamente che i centri per l'impiego ed i Comuni in primis debbano svolgere un ruolo preponderante per rispondere a tale esigenza. Sottolinea che il provvedimento è per ora un primo fondamentale passo verso l'obiettivo, ben chiaro alla maggioranza di Governo, di far uscire una larga parte della popolazione dalle sacche di povertà in cui si trova. In replica a quanti criticano la scala di equivalenza prevista dal provvedimento, ritenuta penalizzante per le famiglie numerose, sottolinea come comunque le somme messe a disposizione dal decreto-legge sono rilevanti e comunque non paragonabili a quelle esigue previste per il reddito di inclusione. In generale ritiene ingiuste le critiche fatte a priori senza conoscere i concreti risultati che il provvedimento realizzerà: va invece considerato che il reddito di cittadinanza, insieme a "Quota 100", costituisce uno dei capisaldi nell'azione di governo su cui la maggioranza intende dispiegare un impegno straordinario. Reputa assurdo ipotizzare che il provvedimento difetti del requisito dell'urgenza, dal momento il problema della povertà è tale da non poter essere in alcun modo procrastinato. Sottolinea che il decreto-legge in esame ha l'ambizione di sovvertire gli schemi della politica del passato, compiendo un primo passo nella direzione del sostegno a ceti meno abbienti; di tale intervento beneficeranno a suo avviso anche i governi successivi, che difficilmente sopprimeranno tale strumento. A coloro che lamentano la limitatezza nel tempo dei benefici previsti dal provvedimento, replica evidenziando che si tratta di un primo intervento che potrà successivamente proseguire e magari essere migliorato. Sottolinea infine che le oggettive difficoltà in cui versano oggi i centri per l'impiego sono imputabili ai precedenti governi, che non sono intervenuti adeguatamente in loro favore: proprio per questo con il decreto-legge si prevedono risorse significative, e nuove assunzioni, finalizzate proprio a colmare quelle carenze di dotazioni necessarie per attuare gli interventi previsti. Non essendoci ulteriori iscritti a parlare, la PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale e rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. CONVOCAZIONE DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI La PRESIDENTE ricorda che, come preannunciato in apertura dei lavori, al termine della seduta in corso avrà immediatamente luogo una riunione dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi, per la programmazione dei lavori del disegno di legge n. 1018. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16.