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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI (8ª) 215 COLTORTI La seduta inizia alle ore 15,25. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE In considerazione dell'elevato numero di schemi di decreto legislativo che sono stati assegnati contemporaneamente alla Commissione e sui quali essa è tenuta ad esprimere il proprio parere in tempi brevi, il PRESIDENTE propone di procedere nella seduta odierna all'incardinamento di tutti gli atti all'ordine del giorno, in maniera tale da poter poi valutare il seguito dell'esame, contemperando le esigenze di rapidità con quelle di approfondimento dei temi. Propone quindi che tutti i senatori interessati sottopongano tempestivamente ai rispettivi relatori, ove possibile già entro la fine della settimana corrente, eventuali proposte di osservazioni da inserire negli schemi di parere, ferma restando la sua disponibilità a chiedere al Governo di attendere il parere della Commissione, anche oltre lo scadere dei termini attualmente previsti, per quegli atti per i quali emerga la necessità di un supplemento di istruttoria. La Commissione conviene. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO n. 268 - telepedaggio stradale Doc n. 268 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/520 concernente l'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale e intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sul mancato pagamento dei pedaggi stradali nell'Unione (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il relatore CORTI ( L-SP-PSd'Az ) illustra lo schema di decreto legislativo in esame, predisposto sulla base della delega contenuta nella legge di delegazione europea 2019-2020 (legge n. 53 del 2021), con il quale si procede al recepimento della direttiva (UE) 2019/520, che detta norme volte a garantire l'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio sull'intera rete urbana ed interurbana stradale dell'Unione europea e ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sul mancato pagamento dei pedaggi. L'obiettivo della direttiva, che sostituisce la precedente direttiva 2004/52/CE e rifonde disposizioni contenute in ulteriori atti europei, è quello di facilitare la diffusione, negli Stati membri e nei Paesi limitrofi, di sistemi di telepedaggio che siano affidabili, efficienti e adeguati allo sviluppo futuro della politica di tariffazione e che consentano ai fornitori del servizio europeo di telepedaggio (SET) di accedere al mercato in maniera più semplice e non discriminatoria. La relazione illustrativa evidenzia che lo schema in esame - composto da 28 articoli, raggruppati in 9 Capi, e da 4 allegati - tiene conto anche dei regolamenti integrativi ed attuativi della direttiva già adottati a livello europeo e che esso procede al riassetto della disciplina interna vigente in materia di interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale, contenuta in atti sia di natura normativa che amministrativa. Come indicato nel Capo I del provvedimento, l'atto è volto dunque a stabilire le condizioni necessarie per garantire l'interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale sull'intera rete stradale e autostradale di competenza statale o degli enti territoriali e su altre strutture, come tunnel, ponti e traghetti. L'ulteriore finalità è quella di agevolare lo scambio transfrontaliero dei dati di immatricolazione dei veicoli, con riferimento a quelli per i quali si è verificato un mancato pagamento dei pedaggi stradali nell'Unione. L'obiettivo dell'interoperabilità è assicurato tramite un Servizio europeo di telepedaggio (SET), complementare rispetto ai sistemi di telepedaggio nazionale e definito quale "servizio di pedaggio fornito in esecuzione di un contratto in uno o più settori del SET, da un fornitore del SET ad un utente del SET". Viene precisato che la disciplina relativa al SET, contenuta negli articoli da 3 a 20 del testo in esame, non si applica ai sistemi di pedaggio piccoli e strettamente locali, per i quali i costi di adeguamento alle prescrizioni sarebbero sproporzionati rispetto ai benefici, nonché ai sistemi di pedaggio stradale che non rientrino nella definizione di telepedaggio quale "sistema di riscossione dei pedaggi in cui è previsto l'obbligo per l'utente di pagare il pedaggio esclusivamente in correlazione al rilevamento automatico della presenza del veicolo in un determinato luogo attraverso la comunicazione remota con l'apparecchiatura di bordo all'interno del veicolo o il riconoscimento automatico delle targhe". La disciplina sul SET, inoltre, non si applica alle tariffe di parcheggio (articolo 1). Sono poi indicate le tecnologie sulle quali devono essere basati i nuovi sistemi di telepedaggio stradale, che richiedono l'installazione o l'uso di apparecchiature di bordo, messi in servizio a decorrere dal prossimo 19 ottobre, data di entrata in vigore della direttiva (UE) 2019/520 (articolo 3). Le disposizioni del Capo II definiscono nel dettaglio la procedura e i requisiti richiesti per l'iscrizione dei fornitori del SET nell'apposito registro elettronico nazionale istituito presso il MIMS ai sensi dell'articolo 19 dello schema (articolo 4). Esse inoltre indicano i diritti e gli obblighi, rispettivamente, dei fornitori del SET, degli esattori di pedaggi e degli utenti del SET (articoli 5, 6 e 10). Disciplinano poi il diritto dei fornitori del SET ad una remunerazione da parte dell'esattore di pedaggi (articolo 7) e, ai fini della determinazione del regime da applicare a un determinato veicolo, stabiliscono che, in caso di discrepanza, prevalga la classificazione dei veicoli fornita dall'esattore di pedaggi rispetto a quella utilizzata dal fornitore del SET (articolo 8). Dettano infine norme sulla contabilità dei servizi di pedaggio (articolo 9). Con il Capo III presso il MIMS viene istituito l'organismo di conciliazione, volto a facilitare la mediazione tra gli esattori di pedaggio e i fornitori del SET (articolo 11). Al Capo IV vengono introdotte talune disposizioni tecniche, finalizzate a: disciplinare le modalità con le quali il servizio SET deve essere erogato agli utenti; regolare le interazioni tra utenti del SET, esattori di pedaggio e fornitori del servizio; disciplinare, anche ai fini dell'interoperabilità, l'introduzione di nuovi sistemi di telepedaggio stradale sul territorio nazionale (articoli 12, 13 e 14). Il Capo V definisce le procedure di salvaguardia alle quali può ricorrere il MIMS nel caso in cui vengano immessi in commercio e utilizzati componenti di interoperabilità che non soddisfano le prescrizioni vigenti e impone obblighi di trasparenza sulle decisioni adottate (articoli 15 e 16). Il Capo VI reca disposizioni amministrative per la disciplina degli organismi notificati, incaricati di accertare la conformità alle prescrizioni dei componenti di interoperabilità da usare nell'ambito del SET; per l'individuazione della direzione generale del MIMS che deve operare quale Ufficio di contatto unico per i fornitori del SET, nonché per l'istituzione, presso tale Ufficio, dei registri elettronici nazionali contenenti, rispettivamente, le informazioni relative ai settori del SET situati nel territorio nazionale e ai corrispondenti esattori di pedaggio, le informazioni relative ai fornitori del SET in possesso dei requisiti richiesti e quelle che riguardano l'Ufficio di contatto unico (articoli 17, 18 e 19). Con il Capo VII si prevede la possibilità che il MIMS autorizzi temporaneamente sistemi pilota di pedaggio che integrano nuove tecnologie (articolo 20). Il Capo VIII è dedicato alla definizione della procedura per lo scambio di informazioni tra Stati membri sul mancato pagamento dei pedaggi (articoli 21-25). Il Capo IX reca le disposizioni per l'aggiornamento degli allegati allo schema e la clausola di invarianza finanziaria. Fissa inoltre al prossimo 19 ottobre la data di entrata in vigore dello schema (articoli 26-28). Il seguito dell'esame è rinviato. n. 269 - servizi digitali Doc n. 269 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/770 relativa a determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il presidente COLTORTI ( M5S ), in sostituzione del relatore D'Arienzo, illustra lo schema di decreto legislativo in esame - adottato sulla base della delega contenuta nella legge di delegazione europea 2019-2020 - che introduce nel Codice del consumo un nuovo Capo, contenente gli articoli da 135- octies a 135- vicies ter , volto a disciplinare taluni aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale o di servizi digitali conclusi tra consumatore e professionista. Esso dà attuazione alla direttiva (UE) 2019/770, che mira a garantire il giusto equilibrio tra il conseguimento di un elevato livello di protezione dei consumatori e la promozione della competitività delle imprese. Secondo la relazione illustrativa, infatti, l'introduzione in tutti gli Stati membri di norme armonizzate in materia di diritto contrattuale dei consumatori è finalizzata a rendere più facile per le imprese, in particolare le PMI, fornire contenuti o servizi digitali in tutta l'Unione europea, grazie ad un quadro stabile ed omogeneo di norme contrattuali, che riduce la frammentazione giuridica esistente fra le diverse legislazioni nazionali. Il nuovo articolo 135- octies , oltre a recare le definizioni, definisce l'ambito di applicazione delle nuove disposizioni, nel quale rientrano sia i contratti in cui il professionista fornisca un contenuto o servizio digitale verso il corrispettivo di un prezzo corrisposto dal consumatore, sia quelli in cui il consumatore, al posto del prezzo, fornisca al professionista dati personali. L'articolo 135- novies elenca invece le esclusioni. L'articolo 135- decies chiarisce in cosa consiste l'esatto adempimento dell'obbligo di fornitura da parte del professionista e individua i requisiti soggettivi e oggettivi che devono essere posseduti dal contenuto o dal servizio digitale per essere conforme al contratto. L'articolo 135- undecies definisce gli obblighi del professionista e la condotta del consumatore, con particolare riferimento agli aggiornamenti, anche di sicurezza, necessari al fine di mantenere la conformità del contenuto o del servizio digitale. L'articolo 135- duodecies disciplina l'eventuale difetto di conformità che deriva da un'errata integrazione del contenuto o del servizio digitale nell'ambiente digitale del consumatore, mentre l'articolo 135- terdecies è dedicato ai diritti, in particolare di proprietà intellettuale, dei terzi. L'articolo 135- quaterdecies disciplina la responsabilità del professionista, mentre l'articolo 135- quindecies gli riconosce un diritto di regresso nei confronti del soggetto collocato nell'ambito di precedenti passaggi della medesima catena contrattuale distributiva che con il suo comportamento abbia determinato una responsabilità del professionista nei confronti del consumatore per mancata fornitura di un contenuto o servizio digitale o per l'esistenza di un difetto di conformità. L'articolo 135- sexiesdecies individua una serie di situazioni in cui l'onere della prova è posto in capo al professionista. Gli articoli da 135- septiesdecies a 135- vicies disciplinano le tutele e le azioni a favore del consumatore in caso di omessa fornitura da parte del professionista del contenuto o servizio digitale o di difetto di conformità del bene. L'articolo 135- vicies semel disciplina le modifiche al contenuto o servizio digitale che sia fornito o reso accessibile al consumatore per un certo periodo di tempo. L'articolo 135- vicies bis dispone la nullità di ogni patto volto ad escludere o limitare a danno del consumatore i diritti riconosciuti dal nuovo Capo, mentre l'articolo 135- vicies ter prevede che per quanto non previsto dal nuovo Capo si applicano le disposizioni del codice civile in tema di formazione, validità ed efficacia dei contratti, comprese le conseguenze della risoluzione del contratto e il diritto al risarcimento del danno. Il seguito dell'esame è rinviato. n. 278 - promozione veicoli puliti Doc n. 278 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1161 che modifica la direttiva 2009/33/CE relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il relatore BERUTTI ( Misto-IeC ) illustra il provvedimento in esame, che dà attuazione alla direttiva 2019/1161 che ha modificato la direttiva 2009/33 relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada. Nel 2015, la Commissione europea ha svolto una valutazione ex post della direttiva del 2009, concludendo che la stessa non ha dato l'impulso sperato alla diffusione di veicoli puliti sul mercato dell'Unione e ha determinato un impatto molto limitato principalmente sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e di inquinanti atmosferici. Per tale motivo, la nuova direttiva del 2019 - che fa parte di un più ampio pacchetto volto a dare attuazione alla Strategia europea per una mobilità a basse emissioni - impone agli Stati membri di assicurare attraverso le amministrazioni aggiudicatrici, per taluni veicoli adibiti al trasporto su strada, la promozione di un mercato di veicoli puliti e a basso consumo energetico. Essa fissa per ciascuno Stato membro degli obiettivi minimi per gli acquisti verdi pubblici di veicoli puliti, che per l'Italia sono i seguenti: 38,5 per cento al 2025 e 2030 per i veicoli leggeri; 10 per cento al 2025 e 15 per cento al 2030 per gli autocarri; 45 per cento al 2025 e 65 per cento al 2030 per i bus. Lo schema di decreto legislativo si compone di 7 articoli e di 1 allegato, che riscrivono la disciplina attualmente contenuta nel decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 24, che ha dato attuazione alla direttiva del 2009 e che viene conseguentemente abrogato dall'articolo 7 dello schema. L'articolo 1 individua l'oggetto del provvedimento in esame in un complesso di misure volte a promuovere e stimolare il mercato dei veicoli a ridotto impatto ambientale e a basso consumo energetico, nonché a potenziare il contributo del settore dei trasporti alle politiche dell'Unione europea in materia di ambiente, clima e energia. Esso impone alle amministrazioni aggiudicatrici e agli enti aggiudicatori di tenere conto, negli appalti pubblici di taluni veicoli adibiti al trasporto su strada, dell'impatto energetico e dell'impatto ambientale, tra cui il consumo energetico e le emissioni di diossido di carbonio e di talune sostanze inquinanti, nell'intero arco di tutta la loro vita. L'articolo 2 individua i contratti ai quali si applica il provvedimento in esame. Mentre la disciplina attualmente vigente trova applicazione con riferimento ai soli contratti di acquisto di veicoli adibiti a trasporto su strada, il provvedimento in esame ha un oggetto più ampio, in cui ricadono anche i contratti di leasing, di locazione e di vendita rate. Inoltre, i servizi coperti dal provvedimento in esame sono i servizi di trasporto pubblico terrestre, i servizi speciali di trasporto passeggeri su strada, il trasporto non regolare di passeggeri, nonché i servizi specifici di consegna dei pacchi e di consegna postale e i servizi di raccolta di rifiuti. Il comma 3 stabilisce, invece, le esclusioni dal campo di applicazione, prevedendo che lo schema di decreto non si applica a: veicoli blindati, ambulanze, carri funebri, veicoli della categoria M1 con accesso per sedie a rotelle, gru mobili, veicoli progettati e costruiti per essere essenzialmente utilizzati in cantieri edili, cave, infrastrutture portuali o aeroportuali, nonché veicoli specificamente progettati e costruiti o adattati per essere utilizzati dalle forze armate, dalla protezione civile, dai servizi antincendio e dalle forze di polizia. L'articolo 3 reca le definizioni. L'articolo 4 prevede che i contratti pubblici relativi ai veicoli ed ai servizi che ricadono nell'ambito di applicazione del provvedimento in esame devono rispettare gli obiettivi minimi di appalto stabiliti alla tabella 3 dell'allegato, espressi come percentuali minime di veicoli puliti rispetto al numero complessivo di veicoli adibiti al trasporto su strada contemplati dai contratti aggiudicati sino al 31 dicembre 2025 e tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2030. L'articolo 5 prevede che entro il 31 gennaio di ogni anno le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori trasmettano al MITE i dati relativi al numero totale dei veicoli oggetto di ciascun contratto aggiudicato entro il 31 dicembre dell'anno precedente, indicando, altresì, rispetto al totale, il numero dei veicoli qualificabili come veicoli leggeri puliti, veicoli pesanti puliti e pesanti ad emissioni zero. Esso disciplina inoltre gli obblighi informativi del MITE nei confronti della Commissione europea. L'articolo 6 reca la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è rinviato. n. 279 - diritto d'autore Doc n. 279 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/789 che stabilisce norme relative all'esercizio del diritto d'autore e dei diritti connessi applicabili a talune trasmissioni online degli organismi di diffusione radiotelevisiva e ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici e che modifica la direttiva 93/83/CEE (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1 e 8 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il relatore FEDE ( M5S ) illustra il provvedimento in esame, adottato sulla base dell'articolo 8 della legge di delegazione europea 2019-2020, che ha delegato il Governo a dare attuazione alla direttiva europea n. 789 del 2019, la cosiddetta direttiva "Sat/Cab". La direttiva in questione è volta a promuovere la fornitura transfrontaliera di servizi online accessori a determinati tipi di programmi radiotelevisivi e ad agevolare la ritrasmissione dei programmi provenienti da altri Stati membri, effettuata da soggetti diversi rispetto all'organismo di diffusione che ha emesso la trasmissione iniziale. Tale finalità viene perseguita estendendo ai servizi online accessori il principio del "Paese d'origine" ossia il principio in virtù del quale una trasmissione deve rispettare la normativa sul diritto d'autore del Paese d'origine e non anche quelle di tutti gli altri Stati membri dell'Unione europea in cui essa è visibile. Il principio del Paese d'origine era già stato applicato dalla precedente direttiva 93/83/CEE alle trasmissioni satellitari e via cavo e viene ora esteso, in virtù dell'evoluzione tecnologica, ad alcuni servizi online accessori. A tutela della filiera industriale dell'audiovisivo e degli eventi sportivi audiovisivi, l'applicazione del principio del Paese d'origine viene limitata ai programmi radiofonici e ai programmi televisivi di informazione e di attualità oppure ai programmi di produzione propria. Lo schema di decreto legislativo si compone di tre articoli: l'articolo 1 apporta una serie di modifiche alla legge sul diritto d'autore del 1941, l'articolo 2 reca disposizioni transitorie e finali e l'articolo 3 contiene la clausola di invarianza finanziaria. In particolare, l'articolo 1, comma 1, lettere a), b), d), f) e h), sopprimono i riferimenti alla ritrasmissione via cavo, con l'intento di disciplinare in modo organico e uniforme tutte le ritrasmissioni aventi determinate caratteristiche, indipendentemente dalla tecnica trasmissiva adottata. Ciò, secondo la relazione illustrativa, costituisce applicazione del principio di neutralità tecnologica e inoltre corrisponde all'attuale contesto di riferimento italiano, ove la distribuzione via cavo non ha avuto un significativo sviluppo. La lettera c) inserisce nella legge sul diritto d'autore i nuovi articoli 16- ter , 16- quater e 16- quinquies , che recepiscono, rispettivamente, le disposizioni della direttiva dedicate alla ritrasmissione, ai servizi online accessori e all'immissione diretta. In particolare, l'articolo 16- ter introduce nella legge sul diritto d'autore la definizione di "ritrasmissione" e prevede che i titolari del diritto d'autore e dei diritti connessi possano concedere o rifiutare l'autorizzazione per una ritrasmissione esclusivamente attraverso un organismo di gestione collettiva in possesso dei requisiti di cui all'articolo 8 del decreto legislativo n. 35 del 2017. Qualora i titolari del diritto non abbiano trasferito a un organismo di gestione collettiva la gestione del diritto, il diritto di concedere o di rifiutare l'autorizzazione per una ritrasmissione, a loro nome, spetta all'organismo di gestione collettiva che gestisce i diritti della stessa categoria di titolari e, nel caso di una pluralità di organismi, ai tre organismi maggiormente rappresentativi per ciascuna categoria di titolari. L'articolo 16- quater definisce il "servizio online accessorio" come un servizio di fornitura al pubblico di programmi televisivi o radiofonici e di qualsiasi materiale che riveste carattere accessorio rispetto alla trasmissione, simultaneamente ad essa o per un determinato periodo di tempo dopo la trasmissione, effettuato da un organismo di diffusione radiotelevisiva, direttamente o sotto il suo controllo e la sua responsabilità. Conformemente a quanto previsto dalla direttiva, l'applicazione del principio del Paese d'origine viene circoscritta ai programmi radiofonici e ai programmi televisivi d'informazione e di attualità oppure ai programmi di produzione propria. Alla luce dell'indicazione contenuta nella legge delega - che ha imposto al legislatore delegato di introdurre una definizione restrittiva dei programmi di produzione propria - questi ultimi vengono definiti come programmi di produzione interna interamente ideati, finanziati e realizzati con risorse proprie dall'organismo di diffusione radiotelevisiva. L'applicazione del principio del Paese di origine viene inoltre esclusa per le trasmissioni di eventi sportivi e di opere e altro materiale in esse inclusi. L'articolo 16- quinquies disciplina l'acquisizione dell'autorizzazione da parte dei titolari dei diritti nei casi in cui la trasmissione di programmi avvenga attraverso immissione diretta, ossia il processo tecnico mediante il quale un organismo di diffusione radiotelevisiva trasmette i propri segnali che trasportano i programmi a un organismo diverso dagli organismi di diffusione radiotelevisiva, con modalità che non consentono al pubblico durante la trasmissione di accedere ai predetti segnali. La lettera e) introduce nella legge sul diritto d'autore il nuovo articolo 79- bis , che esclude l'applicazione dell'articolo 16- ter con riferimento ai diritti sulla ritrasmissione esercitati dagli organismi di diffusione radiotelevisiva in relazione alle proprie trasmissioni, indipendentemente dal fatto che tali diritti appartengano direttamente o siano stati trasferiti a tali organismi da altri titolari di diritti. La lettera g) apporta modifiche conseguenti all'articolo 110- bis della legge sul diritto d'autore. L'articolo 2 reca le disposizioni transitorie e finali, mentre l'articolo 3 reca la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è rinviato. n. 281 - gente di mare Doc n. 281 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1159 recante modifica della direttiva 2008/106/CE concernente i requisiti minimi di formazione per la gente di mare e che abroga la direttiva 2005/45/CE riguardante il reciproco riconoscimento dei certificati rilasciati dagli Stati membri alla gente di mare (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1 e 28 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il relatore RUFA ( L-SP-PSd'Az ) illustra il provvedimento in esame, predisposto sulla base della delega contenuta nell'articolo 28 della legge di delegazione europea 2019-2020, che è volto a recepire nell'ordinamento interno la direttiva (UE) 2019/1159 e adegua alle convenzioni internazionali vigenti taluni aspetti della normativa europea in materia di personale marittimo, con particolare riferimento al reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali e dei certificati rilasciati dagli Stati membri alla gente di mare. Lo schema, che consta di 21 articoli e due allegati, procede mediante novelle al decreto legislativo n. 71 del 2015, con il quale, in attuazione della previgente normativa comunitaria, è stata delineata la disciplina relativa alla formazione della gente di mare. In base all'articolo 1, il campo di applicazione del suddetto decreto legislativo n. 71, che attualmente comprende i lavoratori marittimi italiani, di Stati membri dell'Unione europea o di Paesi terzi titolari di un certificato rilasciato da uno Stato dell'Unione europea, viene ampliato anche ai lavoratori marittimi titolari di un certificato rilasciato da un Paese terzo con il quale le Autorità competenti abbiano stipulato un accordo di reciproco riconoscimento. L'articolo 2 integra le definizioni, aggiornandole alla luce del nuovo regolamento di organizzazione interna del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Sono inoltre introdotti i riferimenti a nuovi codici per le navi previsti a livello internazionale e, in attuazione di uno specifico criterio di delega indicato dall'articolo 28 della legge di delegazione europea, sono inserite le nuove definizioni di "acque protette" e di "acque adiacenti alle acque protette". L'articolo 3 reca modifiche di coordinamento, mentre l'articolo 4 prevede che il MIMS comunichi le disposizioni adottate in materia di formazione e abilitazione della gente di mare, oltre che alla Commissione europea, anche all'Organizzazione marittima internazionale (IMO). L'articolo 5 contiene alcune precisazioni in materia di addestramento del personale marittimo, con riferimento alle Autorità competenti a definire la disciplina per il conseguimento dei diversi certificati e ad effettuare i controlli nonché in relazione alla formazione necessaria per l'uso dei simulatori. L'articolo 6 integra le disposizioni in materia di certificati, prevedendo tra l'altro che per la convalida dei certificati di competenza per mansioni a livello direttivo rilasciati da Stati membri o Paesi terzi sia indispensabile possedere il requisito di un'appropriata conoscenza della legislazione marittima italiana. Viene inoltre ammessa la possibilità di conservare i certificati dei lavoratori marittimi imbarcati anche in formato digitale. L'articolo 7 prevede che il MIMS e il MISE, ciascuno per le materie di propria competenza, comunichino anche all'IMO eventuali pratiche fraudolente riscontrate, mentre l'articolo 8 include anche il Ministero dell'istruzione tra le autorità competenti a garantire che le attività di formazione, di valutazione delle competenze, di certificazione e di convalida di riconoscimento siano costantemente controllate attraverso un sistema di gestione della qualità che assicuri il conseguimento degli obiettivi. L'articolo 9 prevede, tra l'altro, che per il rilascio dei certificati di competenza e di addestramento i lavoratori marittimi iscritti nelle matricole della gente di mare, in caso di addestramento all'estero, debbano aver sostenuto un esame che comprovi il possesso delle competenze acquisite. L'articolo 10 integra le norme sanitarie per prevedere che, in casi di urgenza, l'imbarco di un lavoratore marittimo in assenza di un certificato medico valido possa essere autorizzato anche dagli Uffici consolari, oltre che dall'autorità marittima. L'articolo 11 dà attuazione a talune disposizioni della direttiva circa i requisiti necessari per il rinnovo dei certificati di competenza e di addestramento, mentre l'articolo 12 specifica che la compagnia di navigazione è tenuta ad assicurare che la formazione dell'equipaggio rispetti anche le prescrizioni relative all'organizzazione del lavoro a bordo. L'articolo 13 contiene talune modifiche formali. L'articolo 14 chiarisce che durante le ispezioni effettuate in qualità di Stato di approdo, gli ispettori controllano il rispetto delle disposizioni sulle comunicazioni a bordo anche da parte delle navi battenti bandiera di un Paese terzo. L'articolo 15 introduce disposizioni sul riconoscimento dei certificati che abilitano il marittimo a lavorare a bordo di una nave battente bandiera italiana con una funzione specifica attestata dal certificato di addestramento; interviene inoltre sul riconoscimento degli attestati di addestramento e dei certificati rilasciati da uno Stato membro. L'articolo 16 disciplina invece il riconoscimento dei certificati rilasciati da Paesi terzi. L'articolo 17 prevede che, ai fini della revoca dell'autorizzazione a svolgere attività di addestramento dei lavoratori marittimi concessa ad enti, istituiti o società, non si tenga conto delle violazioni di lieve entità. L'articolo 18 chiarisce quali sono le informazioni e i dati statistici che il MIMS è tenuto a trasmettere alla Commissione europea. L'articolo 19 introduce norme transitorie finalizzate ad un confronto dei livelli di competenza comprovati dai certificati rilasciati fino al 2017 con le prescrizioni indicate dalle norme internazionali. L'articolo 20 e i relativi allegati I e II dello schema recano modifiche all'allegato I del decreto legislativo n. 71, in materia di requisiti minimi obbligatori per la formazione e le qualifiche del personale marittimo. L'articolo 21 contiene infine la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è rinviato. n. 282 - sicurezza infrastrutture stradali Doc n. 282 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1936 che modifica la direttiva 2008/96/CE sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il presidente COLTORTI ( M5S ), in sostituzione della relatrice Di Girolamo, illustra il provvedimento in esame, che modifica il decreto legislativo 15 marzo 2011, n. 35, in materia di gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali, al fine di dare attuazione alla direttiva dell'Unione europea 2019/1936, volta a definire procedure atte a garantire un livello sistematicamente elevato di sicurezza stradale su tutta la rete TEN-T, sulla rete di autostrade e sulle strade principali nell'Unione. Come riferisce la relazione illustrativa, l'Unione europea ha infatti posto come obiettivo strategico l'avvicinarsi all'azzeramento degli incidenti mortali entro il 2050 e come obiettivo intermedio, il dimezzamento, entro il 2030, del numero di feriti gravi rispetto al 2020. In primo luogo, il provvedimento in esame amplia l'ambito di applicazione del decreto legislativo n. 35 del 2011, che attualmente ricomprende le sole strade che fanno parte della rete stradale transeuropea, in quanto la prevista estensione alle strade appartenenti alla rete di interesse nazionale è stata più volte prorogata. L'articolo 1 dello schema in esame estende da subito il campo di applicazione del decreto legislativo n. 35 fino a ricomprendere le autostrade, le strade principali e le strade situate nelle aree extraurbane che non sono serventi aree pubbliche o private che le costeggiano e che hanno usufruito di finanziamenti a valere su risorse stanziate dall'Unione europea, ad eccezione delle strade non aperte al traffico automobilistico generale e delle strade non destinate al traffico generale. L'estensione alle altre strade appartenenti alla rete di interesse nazionale è ulteriormente prorogata al 1° gennaio 2025. É altresì prorogato al 31 dicembre 2024 il termine entro il quale le regioni e le province autonome dovranno dettare la disciplina riguardante la gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali di competenza delle regioni e degli enti locali non già ricomprese tra quelle che rientreranno nel nuovo ambito di applicazione del decreto legislativo n. 35, con particolare riferimento alle strade finanziate totalmente o parzialmente a valere su risorse stanziate dall'Unione europea. L'articolo 2 aggiorna le definizioni contenute nel decreto legislativo n. 35. Oltre all'introduzione della definizione di "autostrada" e di "strada principale", viene modificata quella di "organo competente", che non coincide più con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ma comprende qualsiasi organismo pubblico, istituito a livello nazionale, regionale o locale, che partecipa, in funzione delle proprie competenze, all'attuazione del decreto. L'articolo 3 introduce il concetto di valutazione stradale a livello di rete. Secondo la relazione illustrativa, tale tipo di valutazione è risultato, a livello europeo, uno strumento efficiente ed efficace per individuare quei tratti della rete che dovrebbero essere oggetto di ispezioni di sicurezza stradale più dettagliate e per definire le priorità di investimento secondo l'apporto di potenziale in termini di miglioramento della sicurezza su tutta la rete. Le valutazioni della sicurezza stradale a livello di rete determinano il rischio di incidente e di gravità dell'impatto sulla base di: a) un'indagine visiva, in loco o con mezzi elettronici, delle caratteristiche di progettazione della strada; b) un'analisi dei tratti della rete stradale aperti al traffico da oltre tre anni e in cui è stato registrato un numero considerevole di incidenti gravi in proporzione al flusso di traffico. L'organo competente dovrà eseguire la prima valutazione entro il 2024. Le valutazioni successive dovranno essere effettuate con una frequenza sufficiente a garantire livelli di sicurezza e comunque in ogni caso almeno ogni cinque anni. L'articolo 4 modifica la disciplina delle ispezioni di sicurezza stradale periodiche, al fine di assicurare che esse vengano svolte con frequenza sufficiente a garantire livelli adeguati di sicurezza e in ogni caso almeno ogni cinque anni. Viene inoltre introdotta una disposizione specifica per le ispezioni dei tratti della rete stradale contigui alle gallerie stradali che rientrano nel campo di applicazione del decreto legislativo n. 264 del 2006. L'articolo 5 introduce nel decreto legislativo n. 35 alcuni articoli che, nelle intenzioni del Governo, descrivono una serie di attività e di buone prassi da adottare al fine di creare una sequenza logica, efficace ed efficiente di operazioni tese al miglioramento della sicurezza delle infrastrutture stradali. In particolare, il nuovo articolo 6- bis prevede che, sulla base dei risultati delle valutazioni della sicurezza stradale a livello di rete, l'organo competente debba garantire l'esecuzione di ispezioni di sicurezza stradale mirate, alle quali devono fare seguito idonee azioni per stabilire l'eventuale necessità di interventi correttivi. In particolare, l'organo competente deve individuare i tratti di strada in cui è necessario apportare miglioramenti della sicurezza delle infrastrutture stradali e definire gli interventi finalizzati a migliorare la sicurezza di tali tratti, in base alle priorità. L'ordine di priorità degli interventi, basato sul rischio, deve essere parte di un piano d'azione predisposto e regolarmente aggiornato dall'organo competente, almeno ogni cinque anni. Il nuovo articolo 6- ter impone all'organo competente di garantire che, nell'attuazione delle procedure, siano tenute in considerazione le esigenze degli utenti della strada vulnerabili, ossia quelli non motorizzati, quali in particolare ciclisti e pedoni, e utilizzatori di veicoli a motore a due ruote. Il nuovo articolo 6- quater prevede che l'ente proprietario della strada, ai fini dell'apposizione della segnaletica orizzontale e verticale, assicuri che la stessa risulti leggibile e visibile sia per i conducenti che per i sistemi automatizzati di assistenza alla guida. Ai sensi del nuovo articolo 6- quinquies , l'archivio nazionale delle opere pubbliche (AINOP) costituisce il sistema nazionale di segnalazione spontanea ed è reso accessibile online a tutti gli utenti della strada, per facilitare la raccolta di informazioni in materia di sicurezza. Tornando agli articoli dello schema in esame, l'articolo 6 attribuisce all'ANSFISA il compito di sovrintendere alla gestione dei dati relativi agli incidenti mortali. L'articolo 7 prevede che a decorrere dal 17 dicembre 2024 i programmi di formazione per i controllori della sicurezza stradale includano aspetti relativi agli utenti della strada vulnerabili e alle infrastrutture per tali utenti. L'articolo 8 riguarda le relazioni sulla classificazione della sicurezza dell'intera rete che il MIMS deve fornire periodicamente alla Commissione europea. L'articolo 9 attribuisce all'ANSFISA il compito di proporre l'aggiornamento delle tariffe poste a carico degli enti gestori delle infrastrutture stradali per finanziare le attività di controllo, valutazione e ispezione. Gli articoli 10, 11, 12, 13 e 14 modificano gli allegati tecnici al decreto legislativo n. 35, mentre l'articolo 15 reca la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è rinviato. n. 288 - servizi di media audiovisivi Doc n. 288 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, recante modifica della direttiva 2010/13/UE, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi, in considerazione dell'evoluzione delle realtà del mercato (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1 e 3 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il relatore MARGIOTTA ( PD ), anche a nome del relatore MALLEGNI ( FIBP-UDC ), illustra lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2018/1808, che modifica la disciplina che regolamenta la fornitura di servizi di media audiovisivi (la c.d. direttiva SMAV), in considerazione dell'evoluzione delle realtà del mercato. Alla luce del primo dei criteri di delega individuati dall'articolo 3 della legge di delegazione europea 2019-2020, lo schema in esame reca un nuovo Testo unico dei servizi di media audiovisivi che sostituisce integralmente il vigente Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di cui al decreto legislativo n. 177 del 2005, che viene conseguentemente abrogato. L'oggetto del testo unico viene ampliato per ricomprendere, accanto ai media audiovisivi e radiofonici, anche i servizi di piattaforma per la condivisione di video e le comunicazioni commerciali audiovisive (articolo 1, comma 2). Numerose disposizioni conferiscono nuovi compiti all'AGCOM, al cui funzionamento è inoltre specificamente dedicato l'intero articolo 11. È rafforzato il principio del Paese d'origine, introducendo disposizioni più chiare per individuare lo Stato membro competente ad adottare la procedura in caso di violazioni nei confronti delle emittenti televisive e dei fornitori di servizi a richiesta le cui trasmissioni hanno carattere transfrontaliero (articolo 3). Vengono aggiornate le definizioni, tra l'altro introducendo quelle di "servizio di piattaforma per la condivisione di video", di "video generato dall'utente" e di "fornitore della piattaforma per la condivisione di video" (articolo 4). Viene inoltre modificata la definizione di "ambito locale radiofonico", che prevede una copertura massima del 50 per cento della popolazione nazionale invece che di 15 milioni di abitanti, come previsto attualmente. I princìpi fondamentali del sistema dei servizi di media audiovisivi, della radiofonia e dei servizi di piattaforma per la condivisione di video sono integrati col riferimento al rispetto della dignità umana, del principio di non discriminazione, al contrasto ai discorsi d'odio e alla protezione dei dati personali (articolo 5). Si prevede che il Ministero dello sviluppo economico, d'intesa con l'AGCOM, sentito il Ministero della cultura, promuova lo sviluppo dell'alfabetizzazione digitale da parte dei fornitori di servizi di media e dei fornitori di piattaforme di condivisione dei video (articolo 6). La durata minima dell'autorizzazione generale per l'attività di operatore di rete viene ridotta da 12 a 10 anni, mentre la durata massima resta invariata a 20 anni (articolo 16). Uno stesso esercente la radiodiffusione sonora in ambito locale potrà irradiare il segnale fino ad una copertura massima del 50 per cento della popolazione nazionale (articolo 24, comma 3, che troverà applicazione a far data dal 1° gennaio 2023, ai sensi dell'articolo 71, comma 3). Entro tale limite, ad uno stesso soggetto sarà consentita la programmazione anche unificata fino all'intero arco della giornata (articolo 24, comma 4). Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore dello schema in esame, dovrà essere istituito presso il MISE, in coordinamento con l'AGCOM, un tavolo tecnico di confronto, anche con i rappresentanti degli operatori del settore, che procede alla valutazione del sistema delle concessioni e autorizzazioni radiofoniche su frequenze terrestri in tecnica analogica e della relativa copertura (articolo 24, comma 5). Viene introdotto un nuovo articolo, il 32- bis , dedicato alla tutela dei diritti fondamentali, che estende la disciplina attualmente contenuta nell'articolo 32, comma 5, specificando che i servizi di media audiovisivi prestati dai fornitori di servizi di media soggetti alla giurisdizione italiana non devono contenere alcuna istigazione alla violenza o all'odio nei confronti di un gruppo di persone o un membro di un gruppo sulla base di uno dei motivi di cui all'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea o in violazione dell'articolo 604- bis del codice penale. Essi non devono inoltre contenere alcuna pubblica provocazione a commettere reati di terrorismo. I fornitori di servizi di media audiovisivi devono attenersi ai criteri fissati dall'AGCOM con apposito regolamento. In caso di inosservanza, si applicano le sanzioni previste dall'articolo 39, anche se il fatto costituisce reato a prescindere dall'azione penale. È inoltre potenziata la disciplina volta a promuovere l'accessibilità dei servizi di media, alla quale viene dedicato il nuovo articolo 32- ter , che elabora quanto attualmente previsto dal comma 6 dell'articolo 32. Tra l'altro, i fornitori dei servizi di media dovranno sviluppare piani d'azione finalizzati a rendere costantemente e progressivamente più accessibili i loro servizi alle persone con disabilità. I piani devono essere comunicati all'AGCOM con periodicità triennale a decorrere dal 30 settembre 2022. Viene inoltre istituito presso l'AGCOM un Punto di contatto unico online facilmente accessibile, anche per le persone con disabilità, e disponibile al pubblico, allo scopo di fornire informazioni e raccogliere reclami sulle questioni relative all'accessibilità. Il nuovo articolo 32- quater demanda all'AGCOM la definizione con proprio regolamento di nuove procedure trasparenti, non discriminatorie e facilmente accessibili per la risoluzione delle controversie tra utenti e fornitori di servizi di media audiovisivi che si rivolgono al pubblico italiano. Gli articoli 41 e 42 recano la disciplina applicabile ai servizi di piattaforma per la condivisione di video, individuando i fornitori di servizi di piattaforma per la condivisione di video soggetti alla giurisdizione italiana e le misure di tutela dei minori e del grande pubblico. Nel Capo relativo alla pubblicità  oltre ad alcune interventi puntuali in materia di sigarette elettroniche, integratori e gioco d'azzardo  viene integralmente riscritta la normativa sui limiti di affollamento (articolo 45). I nuovi limiti - che per tutti i soggetti sono riferiti ad ogni singolo canale - risultano così strutturati: per la RAI, la trasmissione di messaggi pubblicitari non può eccedere il 7 per cento e, dal 1° gennaio 2023, il 6 per cento, nella fascia oraria compresa tra le 06:00 e le 18:00 e in quella compresa fra le 18:00 e le 24:00, ed il 12 per cento di ogni ora; per gli altri fornitori di servizi di media audiovisivi in chiaro, la trasmissione di spot pubblicitari televisivi, di telepromozione e di televendita non può eccedere il 20 per cento nella fascia oraria compresa tra le 06:00 e le 18:00 e in quella compresa fra le 18:00 e le 24:00; per i fornitori di servizi di media audiovisivi a pagamento, la trasmissione di spot pubblicitari televisivi, di telepromozione e di televendita non può eccedere il 15 per cento nella fascia oraria compresa tra le 06:00 e le 18:00 e in quella compresa fra le 18:00 e le 24:00; per le emittenti radiofoniche diverse dalla RAI, la trasmissione di messaggi pubblicitari radiofonici non può eccedere, nella fascia oraria compresa tra le 06:00 e le 18:00 e in quella compresa fra le 18:00 e le 24:00, rispettivamente, il 20 per cento per la radiodiffusione sonora in ambito nazionale, il 25 per cento per la radiodiffusione sonora in ambito locale e il 10 per cento per la radiodiffusione sonora nazionale o locale da parte di emittente radiofonica analogica a carattere comunitario; per le emittenti, anche analogiche, operanti in ambito locale, la trasmissione di messaggi pubblicitari non può eccedere il 25 per cento. La conclusione dei contratti di diffusione pubblicitaria da parte della RAI deve avvenire sulla base dei princìpi di concorrenza, trasparenza e non discriminazione, per come dettagliati nel contratto di servizio pubblico, al fine di garantire un corretto assetto del mercato. L'AGCOM verifica il rispetto dei suddetti princìpi anche sulla base dei dati forniti dalla RAI relativi ai prezzi di vendita degli spazi pubblicitari effettivamente praticati al netto degli sconti rispetto ai listini. Qualora l'AGCOM riscontri una possibile deviazione dai princìpi in questione, apre un'istruttoria nel rispetto del principio del contraddittorio, al termine della quale, ove accerti una violazione, ne inibisce la prosecuzione e provvede alla rimozione degli effetti. Per quanto riguarda l'inserimento di prodotti (articolo 48), viene fatta una distinzione tra programmi prodotti fino al 19 dicembre 2009 e programmi prodotti dopo tale data. Nei programmi prodotti fino al 19 dicembre 2009, l'inserimento di prodotti è consentito nelle opere cinematografiche, in film e serie prodotti per i servizi di media audiovisivi, in programmi sportivi e in programmi di intrattenimento leggero, con esclusione dei programmi per bambini. L'inserimento può avvenire sia dietro corrispettivo monetario ovvero dietro fornitura gratuita di determinati beni e servizi, quali aiuti alla produzione e premi, in vista della loro inclusione all'interno di un programma. Nei programmi prodotti dopo il 19 dicembre 2009, l'inserimento di prodotti è consentito in tutti i servizi di media audiovisivi, fatta eccezione per i notiziari e i programmi di attualità, i programmi per i consumatori, i programmi religiosi e i programmi per bambini. Il Titolo V, relativo all'uso efficiente dello spettro elettromagnetico e alla pianificazione delle frequenze, viene riformulato prevedendo, tra l'altro, disposizioni specifiche per la pianificazione delle frequenze nella banda 470-694 MHz e nella banda 174-230 MHz (articolo 50). Lo schema riscrive integralmente la disciplina delle posizioni di significativo potere di mercato lesive del pluralismo nel sistema integrato delle comunicazioni, contenuta ora nell'articolo 51. La relazione illustrativa ricorda che, con la sentenza pronunciata il 3 settembre 2020 nella causa C-719/18 Vivendi SA contro AGCOM e nei confronti di Mediaset S.p.a., la Corte di giustizia dell'Unione europea ha ritenuto contrario al diritto dell'Unione l'articolo 43, comma 11, del vigente decreto legislativo n. 177 del 2005 - che vieta alle imprese i cui ricavi nel settore delle comunicazioni elettroniche sono superiori al 40 per cento dei ricavi complessivi in quel settore di conseguire nel sistema integrato delle comunicazioni ricavi superiori al 10 per cento del sistema medesimo - in quanto esso comporta una restrizione della libertà di stabilimento contraria al principio di proporzionalità. Secondo la relazione illustrativa, per adeguarsi ai princìpi della Corte di giustizia lo schema in esame prevede un obbligo di notifica in caso di superamento delle soglie e un'approfondita istruttoria (a seguito delle notifiche ovvero d'ufficio o su segnalazione di chi vi abbia interesse), per la verifica della lesione del pluralismo sulla base dei criteri fissati nella norma. Ove l'AGCOM, a seguito dell'istruttoria, riscontri l'esistenza di posizioni di significativo potere di mercato lesive del pluralismo, interviene affinché esse vengano sollecitamente rimosse. Qualora accerti il compimento di atti o di operazioni idonee a determinare una situazione vietata, ne inibisce la prosecuzione e ordina la rimozione degli effetti. In caso di imprese che non abbiano ottemperato agli obblighi di comunicazione preventiva, l'AGCOM può infliggere sanzioni amministrative pecuniarie fino all'1 per cento del fatturato dell'anno precedente a quello in cui è effettuata la contestazione. In aderenza ai princìpi espressi dalla Corte, viene individuata una nozione più articolata e sostanziale di controllo. Alcune modifiche vengono apportate alla disciplina della promozione delle opere italiane ed europee da parte dei fornitori. Si prevedono sia per i fornitori di servizi di media audiovisivi lineari sia per quelli a richiesta l'esenzione dal rispetto degli obblighi di investimento in opere europee per i soggetti aventi un fatturato o un pubblico di modesta entità, secondo criteri di soglia contenuti in un regolamento dell'AGCOM, e la previsione che i suddetti obblighi di investimento si applichino anche ai fornitori che hanno la responsabilità editoriale di offerte rivolte ai consumatori in Italia anche se stabiliti in altro Stato membro. Si prevede che i cataloghi dei fornitori di servizi di media audiovisivi a richiesta soggetti alla giurisdizione italiana contengano almeno il 30 per cento di opere europee poste in rilievo (articolo 55, comma 1) e si aumenta l'entità dell'investimento in opere audiovisive europee prodotte da produttori indipendenti (articolo 55, comma 2, lettera b) ). Alcune modifiche vengono apportate anche al quadro sanzionatorio. Tra l'altro, vengono previste sanzioni per la violazione delle norme sul diritto d'autore di cui all'articolo 33, comma 2, e dei nuovi articoli 41 e 42 relativi alle piattaforme per la condivisione di video e si modifica la disciplina delle sanzioni in materia di impianti di radiodiffusione sonora e televisiva, al fine di renderla omogenea per tutti gli operatori. In considerazione dell'importanza del provvedimento e del fatto che la Commissione prima di esprimersi dovrà comunque attendere i pareri della Conferenza unificata, dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del Consiglio di Stato, esprime l'esigenza di un congruo periodo di tempo per svolgere gli approfondimenti del caso, anche mediante lo svolgimento di audizioni. Osserva, infine, che lo schema di decreto legislativo in esame incide su materie trattate da alcuni dei disegni di legge sulla RAI, il cui esame ha avuto inizio in Commissione prima dell'estate e che ciò rende opportuno, a suo avviso, il reinserimento all'ordine del giorno della prossima settimana dei disegni di legge suddetti, in maniera tale che il loro iter possa riprendere in parallelo all'esame dello schema di decreto. Il PRESIDENTE propone di fissare a giovedì 9 settembre, alle ore 12, il termine entro il quale i Gruppi potranno far pervenire i nominativi di eventuali soggetti da audire. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame è rinviato. n. 289 - codice europeo delle comunicazioni elettroniche Doc n. 289 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/1972 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, che istituisce il codice europeo delle comunicazioni elettroniche (rifusione) (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1 e 4 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il presidente COLTORTI ( M5S ), in sostituzione della relatrice Vono, illustra lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2018/1972, che istituisce il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, adottato sulla base dei princìpi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 4 della legge di delegazione europea 2019-2020. La relazione illustrativa segnala che i principali obiettivi perseguiti dalla direttiva sono i seguenti: sviluppo di nuove reti per la fornitura di servizi di comunicazione elettronica ad altissima velocità (5G), anche attraverso una più razionale ed efficiente gestione dello spettro radio; creazione di un ambiente favorevole agli investimenti nelle nuove infrastrutture ad altissima velocità attraverso una regolamentazione volta a facilitare i coinvestimenti e ad introdurre specifiche previsioni regolamentari nel caso di operatori wholesale only ; semplificazione dei procedimenti di autorizzazione all'installazione di reti e di infrastrutture di comunicazioni elettroniche; maggiori benefici e protezione verso i consumatori, anche garantendo loro, attraverso l'ampliamento del servizio universale, un accesso generalizzato ai nuovi servizi di comunicazione, inclusa internet , a prezzi accessibili. Lo schema di decreto legislativo si compone di 7 articoli e di 14 allegati. L'articolo 1 sostituisce gli articoli da 1 a 98 del Codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo n. 259 del 2003 con 126 articoli (da 1 a 98- undertricies ), strutturati in tre Parti e tre Titoli, che sostituiscono gli attuali Titolo I, recante le disposizioni generali e comuni, e Titolo II, che disciplina le reti e i servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico. Resta invariato il contenuto degli attuali Titolo III, sulle reti e i servizi di comunicazione elettronica ad uso privato, Titolo IV, sulla tutela degli impianti sottomarini di comunicazione elettronica, Titolo V, sugli impianti radioelettrici e Titolo VI, recante le disposizioni finali, che vengono conseguentemente rinumerati. Da un punto di vista formale, viene dunque introdotta una nuova partizione del Codice. Mentre esso è attualmente suddiviso in Titoli, in virtù del combinato disposto degli articoli 1 e 2 dello schema in esame verrà riorganizzato in Parti, a loro volta suddivise in Titoli. Nell'ambito della Parte I, recante le norme generali di organizzazione del settore, vengono innanzitutto modificate e integrate le definizioni, alla luce della direttiva e dell'evoluzione tecnologica (articolo 2). In particolare, viene fornita una nuova definizione di " servizio di comunicazione elettronica ", che ricomprende tre tipi di categorie di servizi: i servizi di accesso a internet ; i servizi di comunicazione interpersonale, che comprendono due categorie secondarie, ossia i servizi basati sul numero e quelli indipendenti dal numero; i servizi consistenti esclusivamente o prevalentemente nella trasmissione di segnali, come ad esempio i servizi utilizzati per le comunicazioni M2M (da macchina a macchina) e per la diffusione radiotelevisiva. Tra gli obiettivi generali della disciplina di reti e servizi di comunicazione elettronica è introdotta la promozione dell'accesso alle reti ad altissima capacità (articolo 4). Vengono individuati con precisione i compiti del MISE e dell'AGCOM (articolo 6) e introdotte nuove disposizioni volte a rafforzare le prerogative di indipendenza di quest'ultima (articolo 7). Nel Codice vengono inoltre introdotti gli opportuni riferimenti alla nuova Agenzia per la cybersicurezza nazionale e incrementate le forme di cooperazione con la Commissione europea, con le altre Autorità nazionali di regolamentazione, anche in sede di Gruppo consultivo "Politica dello spettro radio" (RSPG), e con l'organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC). La relazione illustrativa ricorda, infatti, che la direttiva prevede un potenziamento generale del ruolo del BEREC nella individuazione di buone prassi regolatorie valide per l'intera Unione europea, anche mediante l'assegnazione allo stesso del compito di adottare numerose linee guida attuative del codice europeo. Vengono apportate alcune modifiche alla procedura di autorizzazione generale per le reti e servizi di comunicazione elettronica (articolo 11), prevedendo obblighi di notifica in caso di fornitura di reti o di servizi di comunicazione elettronica diversi dai servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero e definendo le informazioni che possono essere richieste alle imprese. Al fine di consentire al BEREC la tenuta della banca dati europea delle notifiche trasmesse, il MISE deve inoltrare senza indebito ritardo al BEREC ciascuna notifica ricevuta. Nell'articolo relativo ai diritti amministrativi che possono essere imposti alle imprese che forniscono reti o servizi ai sensi dell'autorizzazione generale o alle quali sono stati concessi diritti d'uso, si prevede che il MISE, nel determinare l'entità della contribuzione, possa definire eventuali soglie di esenzione (articolo 16). Entro il 21 dicembre 2023, il MISE e l'AGCOM dovranno realizzare, ciascuno per i propri ambiti di competenza e finalità istituzionali, una mappatura geografica della copertura delle reti di comunicazione elettronica in grado di fornire banda larga (articolo 22). All'articolo 25, si prevede che l'AGCOM, anche per il tramite dei CORECOM, svolga le funzioni di risoluzione di controversie tra utenti finali e operatori relative all'esecuzione dei contratti e alle condizioni contrattuali e che sia inserita nell'elenco degli organismi ADR deputati a gestire le controversie nazionali e transfrontaliere nel settore delle comunicazioni elettroniche e postali. Vengono apportate alcune modifiche al quadro sanzionatorio (articoli 30 e 31). Nella Parte II, relativa alle Reti, il Titolo I riguarda l'ingresso nel mercato e la diffusione. In particolare, le disposizioni in materia di accesso al suolo (articoli da 43 a 57), sulle quali sono intervenuti i due recenti decreti "semplificazioni" (n. 76 del 2020 e n. 77 del 2021), vengono ulteriormente modificate con la finalità di semplificare i procedimenti di autorizzazione all'installazione di reti e infrastrutture di comunicazioni elettroniche. Tra l'altro, viene inserito un nuovo articolo relativo all'installazione e alla modifica di stazioni radio base (articolo 48). Per quanto concerne l'accesso allo spettro radio (articoli da 58 a 67), all'articolo 58 sono stati introdotti i nuovi commi 2 e 3 finalizzati a promuovere l'armonizzazione dell'uso dello spettro radio per le reti e i servizi di comunicazione elettronica nel territorio dell'Unione europea in modo coerente con l'esigenza di garantirne un utilizzo effettivo ed efficiente. Sono state introdotte nuove disposizioni relative alla durata e al rinnovo dei diritti d'uso individuali dello spettro radio (articoli 62 e 63), ai criteri da seguire, a garanzia della concorrenza, nelle decisioni per il rilascio, la modifica o il rinnovo dei diritti d'uso (articolo 65) e alla cooperazione con le competenti autorità degli altri Stati membri per coordinare l'uso dello spettro armonizzato (articolo 66). È stato introdotto un nuovo Capo relativo alla diffusione e uso delle apparecchiature di rete senza fili, contenente l'articolo 68, sull'accesso alle reti locali in radiofrequenza, e l'articolo 69, sull'installazione e il funzionamento dei punti di accesso senza fili di portata limitata. Nel Titolo II della Parte II, relativo all'accesso, - oltre a puntualizzare i poteri e le competenze dell'AGCOM e a rafforzare le forme di cooperazione internazionale nell'ambito delle procedure per l'individuazione dei mercati transnazionali, per l'individuazione della domanda transnazionale e per l'analisi di mercato - vengono introdotte nuove disposizioni volte a garantire il rispetto, da parte dei fornitori dei servizi, dell'applicazione delle tariffe di terminazione delle chiamate vocali determinate con atto delegato della Commissione europea (articolo 86) e a favorire gli investimenti nelle nuove infrastrutture ad altissima capacità attraverso una regolamentazione volta a facilitare i coinvestimenti (articolo 87). Alla luce della direttiva si interviene nuovamente sul contenuto degli attuali articoli 50- bis e 50- ter , rispettivamente dedicati alla separazione funzionale e alla separazione volontaria da parte di un'impresa verticalmente integrata, già modificati nella corrente legislatura ad opera del decreto-legge n. 119 del 2018 (articoli 88 e 89). Vengono poi introdotti alcuni nuovi articoli. L'articolo 90 disciplina la procedura relativa agli impegni che le imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato possono offrire all'AGCOM per quanto riguarda le condizioni di accesso o di coinvestimento applicabili alle loro reti. L'articolo 91 definisce le condizioni per identificare le imprese aventi un significativo potere di mercato attive esclusivamente sul mercato all'ingrosso ( wholesale only ) ed offre a tali imprese un modello normativo semplificato con obblighi limitati o inerenti a prezzi equi e ragionevoli, con l'obiettivo, secondo quanto riferisce la relazione illustrativa, di favorire lo sviluppo di reti locali ad altissima capacità, che potrebbero comunque essere considerate detentrici di un significativo potere di mercato in futuro. L'articolo 92 chiarisce il ruolo dell'AGCOM nel disciplinare il processo di disattivazione o sostituzione delle reti da parte degli operatori con un significativo potere di mercato. L'articolo 93 disciplina il procedimento dell'AGCOM relativo all'imposizione di obblighi normativi alle imprese designate come detentrici di un significativo potere di mercato su un dato mercato al dettaglio. Nella Parte III, relativa ai Servizi, si aggiorna innanzitutto la nozione di servizio universale, precedentemente relativa ai soli servizi di comunicazione vocale, per includervi un adeguato servizio di accesso a internet a banda larga. L'AGCOM definisce il servizio di accesso adeguato a internet a banda larga al fine di garantire la larghezza di banda necessaria per la partecipazione sociale ed economica alla società (articolo 94). All'articolo 95 vengono introdotte previsioni più specifiche per garantire opzioni o formule tariffarie dedicate ai consumatori a basso reddito o con esigenze sociali particolari, al fine di garantire a tali consumatori l'accesso a prezzi accessibili a servizi adeguati di internet a banda larga e a servizi di comunicazione vocale almeno in una postazione fissa. Il nuovo articolo 97 prevede che la disponibilità o l'accessibilità economica dei telefoni pubblici continueranno ad essere garantite ove la necessità di tali servizi sia determinata sulla base delle circostanze nazionali. Tra le varie modifiche in materia di diritti degli utenti finali, l'articolo 98- septies decies riscrive la disciplina della durata dei contratti e del diritto di recesso. La relazione illustrativa sottolinea che la nuova disposizione stabilisce che la durata dei contratti non sia superiore a 12 mesi, rispetto al termine di 24 mesi indicato nella direttiva, e che il diritto di recesso può essere esercitato dall'utente finale entro 60 giorni dall'avvenuta comunicazione di modifica delle condizioni contrattuali, mentre la direttiva prevede solo un mese. L'articolo 2 dello schema di decreto legislativo in esame apporta modifiche conseguenti alle parti del Codice delle comunicazioni elettroniche che non sono toccate dall'articolo 1, riorganizzando la partizione del compendio normativo e sostituendo gli allegati. L'articolo 3 interviene sulla procedura di nomina del Presidente e dei Commissari dell'AGCOM, prevedendo che essi siano scelti sulla base del merito, delle competenze e della conoscenza del settore, tra persone di riconosciuta levatura ed esperienza professionale, che abbiano manifestato e motivato il proprio interesse a ricoprire tali ruoli ed inviato il proprio curriculum professionale. Prima della elezione dei commissari e della designazione del presidente, i curricula ricevuti dal Senato, dalla Camera e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, entro i termini e secondo le modalità da questi fissati, sono pubblicati nei rispettivi siti istituzionali. L'articolo 4 reca modifiche al Testo unico dell'edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 per l'infrastrutturazione digitale degli edifici. In primo luogo, si interviene sulla disciplina della agibilità di cui all'articolo 24 del testo unico, prevedendo che, mediante segnalazione certificata, sia attestato - oltre che la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, nonché la conformità dell'opera al progetto presentato e la sua agibilità - anche, ove previsto, il rispetto degli obblighi di infrastrutturazione digitale e che, ai fini dell'agibilità, debba essere presentata al SUAP la segnalazione certificata per l'attestazione di "edificio predisposto alla banda ultra larga", rilasciata da un tecnico abilitato. All'articolo 135- bis , recante norme per l'infrastrutturazione digitale degli edifici, viene introdotto un nuovo comma, ai sensi del quale per i nuovi edifici nonché in caso di nuove opere che richiedono il rilascio di permesso di costruire, per i quali la domanda di autorizzazione edilizia sia stata presentata dopo la data del l° gennaio 2022, l'adempimento dei prescritti obblighi di equipaggiamento digitale degli edifici è attestato dall'etichetta necessaria di "edificio predisposto alla banda ultra larga", rilasciata da un tecnico abilitato, su istanza del soggetto che ha richiesto il rilascio del permesso di costruire o di altro soggetto interessato. Tale attestazione è necessaria ai fini della segnalazione certificata. Il Comune entro 90 giorni dalla ricezione della segnalazione è tenuto a comunicare i dati relativi agli edifici infrastrutturali al Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture (SINFI). Si prevede infine l'adozione di un decreto ministeriale per la definizione delle modalità attuative degli obblighi di infrastrutturazione digitale all'interno degli edifici con impianti di comunicazione ad alta velocità in fibra ottica a banda ultra larga. L'articolo 5 reca norme transitorie e di coordinamento. L'articolo 6 reca la clausola di invarianza finanziaria. L'articolo 7 disciplina l'entrata in vigore. Il seguito dell'esame è rinviato. IN SEDE CONSULTIVA n. 290 - strumenti digitali nel diritto societario Doc n. 290 Schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva (UE) 2019/1151 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, recante modifica della direttiva (UE) 2017/1132 per quanto concerne l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario (Osservazioni alla 2 a Commissione. Esame e rinvio) Il presidente COLTORTI ( M5S ), in sostituzione del relatore Paroli, illustra lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva 2019/1151 relativa all'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario. La direttiva 2019/1151 ha modificato la direttiva 2017/1131 sul diritto societario, al fine di prevedere che gli Stati membri predispongano le procedure volte a consentire che la costituzione delle società e la registrazione delle succursali possano essere effettuate online . Per quanto riguarda l'Italia, l'obbligo in questione riguarda le società a responsabilità limitata e le società a responsabilità limitata semplificate, mentre l'estensione ad ulteriori tipi di società di capitali costituisce una facoltà. L'articolo 29 della legge di delegazione europea 2019-2020 ha tuttavia previsto che la possibilità di costituzione online riguardi solo le società a responsabilità limitata e le società a responsabilità limitata semplificate. La direttiva contiene inoltre disposizioni in materia di interconnessione dei registri delle imprese dei 27 Stati membri, volte a garantire lo scambio di informazioni sulle succursali e sulle cause di ineleggibilità e decadenza degli amministratori delle società. Lo schema di decreto si compone di 12 articoli. L'articolo 1 reca le definizioni. L'articolo 2 prevede dunque che l'atto costitutivo delle società a responsabilità limitata e delle società a responsabilità limitata semplificate aventi sede in Italia e con capitale versato mediante conferimento in denaro possa essere ricevuto dal notaio, per atto pubblico informatico, con la partecipazione in videoconferenza delle parti richiedenti o di alcune di esse. La ricezione degli atti in questione avverrà mediante una piattaforma telematica predisposta e gestita dal Consiglio nazionale del notariato. La piattaforma dovrà consentire: l'accertamento dell'identità, la verifica dell'apposizione, da parte di chi ne è titolare, della firma digitale o di altra firma elettronica qualificata, la verifica e l'attestazione della validità dei certificati di firma utilizzati, nonché la percezione di ciò che accade alle parti collegate in videoconferenza nel momento in cui manifestano la loro volontà. Il notaio dovrà interrompere la stipula dell'atto in videoconferenza e chiedere la presenza fisica delle parti, o di alcune di esse, laddove dovesse dubitare dell'identità del richiedente o qualora rilevasse il mancato rispetto delle norme riguardanti la capacità di agire e la capacità dei richiedenti di rappresentare una società. L'articolo 3 concerne la conservazione e la pubblicità in formato digitale di dati e atti societari presso il registro delle imprese. L'articolo 4 prevede che la registrazione o la cancellazione, nel registro delle imprese, della sede secondaria di una società di capitali soggetta alla legge di uno Stato membro dell'Unione europea sia comunicata senza indugio dal medesimo registro allo Stato membro in cui è registrata la società tramite il sistema di interconnessione dei registri delle imprese (BRIS). L'articolo 5 individua le modalità con le quali devono essere sottoscritte le istanze di iscrizione o deposito di atti o dati nel registro delle imprese presentate in via telematica. L'articolo 6, in primo luogo, estende agli amministratori delle società a responsabilità limitata le cause di ineleggibilità e decadenza previste per gli amministratori delle società per azioni e prevede che, prima della nomina ad amministratore, il soggetto interessato dichiari l'inesistenza a suo carico delle cause di ineleggibilità previste dall'articolo 2382 del codice civile e di cause di ineleggibilità sussistenti secondo la legge di uno Stato membro dell'Unione europea. Esso, inoltre, introduce nel codice civile il nuovo articolo 2508- bis , relativo alla registrazione e alla cancellazione telematica della sede secondaria di una società soggetta alla legge di uno Stato membro dell'Unione europea. L'articolo 7 - i cui effetti, ai sensi del successivo articolo 12, decorreranno dal 1° agosto 2023 - disciplina lo scambio di informazioni su amministratori colpiti da cause di ineleggibilità o decadenza mediante il sistema di interconnessione dei registri delle imprese, al fine di evitare che un soggetto interdetto in uno Stato membro possa aggirare tale divieto mediante l'assunzione di identica carica in un altro Stato membro. L'articolo 8 elenca gli atti e i dati concernenti le società di capitali che devono essere resi disponibili gratuitamente per il tramite del sistema di interconnessione tra i registri delle imprese (BRIS) e sancisce la gratuità dello scambio di informazioni tra registri delle imprese attraverso il BRIS stesso. Esso prevede inoltre che i diritti applicati per ottenere dati e documenti attraverso il BRIS non eccedano i relativi costi amministrativi, includendosi in questi i costi di sviluppo e di mantenimento del registro delle imprese. L'articolo 9 prevede che le copie e gli estratti di documenti e informazioni detenuti dagli uffici del registro delle imprese siano rilasciati in formato elettronico e, salvo rinuncia del richiedente, siano autenticati, ai sensi del Codice dell'amministrazione digitale, dal conservatore del registro delle imprese che ne attesta la provenienza dallo stesso registro e la conformità ai documenti ed alle informazioni in esso conservati. L'articolo 10 individua gli atti che i registri delle imprese devono rendere consultabili tramite il BRIS. L'articolo 11 reca la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è rinviato. n. 293 - raccolta per conferimento rifiuti navi Doc n. 293 Schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva (UE) 2019/883 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi che modifica la direttiva 2010/65/UE e abroga la direttiva 2000/59/CE (Osservazioni alla 13 a Commissione. Esame e rinvio) Il relatore SANTILLO ( M5S ) illustra lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva 2019/883, relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi. La materia è attualmente disciplinata dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182, che verrà abrogato al momento dell'entrata in vigore dello schema in esame. Lo schema si compone di 19 articoli e 6 allegati, che riproducono la struttura e  con le dovute integrazioni e modificazioni richieste dalla nuova direttiva  il contenuto del suddetto decreto legislativo n. 182 del 2003. L'articolo 1 individua come obiettivi del provvedimento la protezione dell'ambiente marino dagli effetti negativi degli scarichi dei rifiuti delle navi che utilizzano porti situati nel territorio dello Stato, nonché la garanzia del buon funzionamento del traffico marittimo migliorando la disponibilità e l'uso di adeguati impianti portuali di raccolta dei rifiuti e il conferimento dei rifiuti stessi presso tali impianti. L'articolo 2 reca le definizioni. La relazione illustrativa segnala che, tra le altre novità, viene introdotta una definizione specifica per i " rifiuti accidentalmente pescati ", ossia raccolti durante le operazioni di pesca, funzionale ad una disciplina e ad un sistema di tariffazione differenziati rispetto agli altri " rifiuti delle navi ", nel cui ambito ricadono anche tutti i rifiuti, compresi i residui del carico, le acque di sentina e le acque reflue prodotti durante le operazioni di servizio o durante le operazioni di carico, scarico e pulizia. In particolare, mentre i rifiuti delle navi sono considerati rifiuti speciali, quelli prodotti dai passeggeri e dall'equipaggio e i rifiuti accidentalmente pescati sono considerati rifiuti urbani. Tale specificazione, contenuta nel comma 2 dell'articolo in esame, si rende opportuna sotto il profilo sia delle conseguenze sull'applicazione delle tariffe, sia dell'individuazione delle responsabilità connesse alla produzione e gestione del rifiuto che - soprattutto con riferimento ai rifiuti accidentalmente pescati - nell'ottica di garantirne il massimo incentivo al conferimento, non possono essere poste a carico dell'operatore che porta a riva i rifiuti. La relazione illustrativa segnala inoltre che la nuova definizione di " zona d'ancoraggio " - ossia l'area individuata nello specchio acqueo interno o esterno alle aree del porto, ove una nave può sostare, non necessariamente all'ancora, senza compiere operazioni commerciali intese come quelle che comportano la movimentazione del carico pagante o l'imbarco o lo sbarco di passeggeri  sebbene non prevista dalla direttiva è stata ritenuta necessaria, in quanto in diverse parti della direttiva (e quindi del decreto), si fa riferimento alla zona di ancoraggio per il riconoscimento di alcune semplificazioni. L'articolo 3 definisce l'ambito di applicazione del provvedimento, individuando le tipologie delle navi a cui esso si applica e specificando che la normativa si estende a tutti i porti dello Stato ove fanno abitualmente scalo le navi. Con riferimento alla facoltà riconosciuta dalla direttiva agli Stati membri di escludere le zone di ancoraggio dall'applicazione degli articoli 6, 7 e 8, il comma 2 dell'articolo in esame rimette la scelta all'Autorità di sistema portuale o all'Autorità marittima, al fine di evitare ingiustificati ritardi per le navi. L'articolo 4 disciplina gli impianti portuali di raccolta, che dovranno essere adeguati alle esigenze delle navi che vi fanno abitualmente scalo. All'apposito Piano di raccolta e di gestione dei rifiuti vengono demandate la definizione degli adempimenti e delle modalità operative relative all'utilizzo degli impianti e quella dei criteri per la determinazione delle tariffe per il conferimento dei rifiuti, che non devono creare un disincentivo all'uso degli impianti da parte delle navi. I rifiuti di cucina e ristorazione derivanti da trasporti internazionali devono rispettare le disposizioni in materia di gestione dei rifiuti e quelle sanitarie. I rifiuti delle navi devono essere raccolti separatamente, per facilitarne il riutilizzo e il riciclaggio. Anche a fini tariffari, sono comunque raccolti e quantificati separatamente i residui del carico ed i rifiuti accidentalmente pescati. Il Piano di raccolta deve inoltre prevedere un meccanismo di indennizzo da corrispondere alle navi, a carico del gestore del servizio, nel caso di ritardi ingiustificati nel conferimento o nella raccolta dei rifiuti. L'indennizzo è riconosciuto nella forma della riduzione sulla tariffa dovuta, fermo restando il diritto al risarcimento del danno secondo le disposizioni del codice civile. L'articolo 5 detta le modalità di adozione e di aggiornamento, da parte dell'Autorità di sistema portuale o dell'Autorità marittima, del Piano di raccolta e di gestione dei rifiuti. Il comma 8 introduce una disciplina speciale per i piccoli porti non commerciali caratterizzati da un traffico sporadico o scarso di imbarcazioni da diporto. L'articolo 6 regola la procedura di notifica anticipata dei rifiuti, che è posta a carico dell'operatore delegato dall'armatore o dal comandante della nave, dell'agente raccomandatario o del comandante di una nave che rientra nell'ambito di applicazione del decreto legislativo n. 196 del 2005. L'articolo 7 disciplina le procedure che il comandante della nave deve rispettare, prima di lasciare il porto, al fine di assicurare il conferimento all'impianto portuale di raccolta dei rifiuti a bordo. L'articolo 8 disciplina la tariffa a carico delle navi per il recupero dei costi degli impianti portuali per la raccolta e il trattamento dei rifiuti. Analogamente a quanto già previsto dalla legislazione vigente, la tariffa è costituita da una parte "indiretta" (che viene pagata indipendentemente dal conferimento dei rifiuti agli impianti portuali) e da una tariffa "diretta" che copre la parte dei costi non coperta dalla tariffa indiretta ed è recuperata in base ai tipi e ai quantitativi di rifiuti effettivamente conferiti dalla nave. La raccolta e il trattamento dei rifiuti accidentalmente pescati non comporta l'obbligo della corresponsione della tariffa: i costi della raccolta e del trattamento di tali rifiuti possono essere coperti con le entrate generate da sistemi di finanziamento alternativi, compresi sistemi di gestione dei rifiuti e finanziamenti unionali, nazionali o regionali disponibili. L'articolo 9 individua i casi e le condizioni in cui possono essere riconosciute, da parte dell'Autorità marittima, esenzioni dall'applicazione delle disposizioni in materia di obblighi di notifica anticipata, di conferimento e di pagamento delle tariffe. Gli articoli 10 e 11 disciplinano il sistema delle ispezioni che devono essere assicurate dalle Autorità marittime. Gli articoli 12 e 13, di nuova introduzione, disciplinano le modalità per lo scambio di informazioni tra gli Stati membri dell'Unione europea, basato sul sistema dell'Unione per lo scambio dei dati marittimi "SafeSeaNet". L'articolo 14 prevede inoltre che le Autorità competenti trasferiscano le informazioni relative alle ispezioni alla banca dati sulle ispezioni istituita dalla Commissione europea. L'articolo 15, di nuova introduzione, prevede che le Autorità competenti e i gestori degli impianti portuali provvedano affinché tutto il personale riceva la formazione idonea per lo svolgimento del proprio lavoro sul trattamento dei rifiuti, con particolare attenzione agli aspetti relativi alla salute e alla sicurezza connessi al trattamento di materiali pericolosi. L'articolo 16 definisce il quadro sanzionatorio. L'articolo 17 reca la clausola di invarianza finanziaria. L'articolo 18 disciplina le competenze legislative delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano. L'articolo 19 abroga il decreto legislativo n. 182 del 2003. Il seguito dell'esame è rinviato. n. 294 - mercato interno energia elettrica Doc n. 294 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/944 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2019, relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica e che modifica la direttiva 2012/27/UE, nonché recante disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 943/2019 sul mercato interno dell'energia elettrica e del regolamento (UE) 941/2019 sulla preparazione ai rischi nel settore dell'energia elettrica e che abroga la direttiva 2005/89/CE (Osservazioni alla 10 a Commissione. Esame e rinvio) Il relatore STEGER ( Aut (SVP-PATT, UV) ) illustra il provvedimento in esame, sul quale la 8ª Commissione è chiamata a rendere le proprie osservazioni alla 10ª Commissione, che è stato predisposto sulla base della delega contenuta negli articoli 12 e 19 della legge di delegazione europea 2019-2020, che hanno indicato i princìpi e i criteri direttivi per l'adeguamento dell'ordinamento interno a diversi atti legislativi europei in materia di energia elettrica. Si tratta, in particolare, di atti ricompresi nell'ambito del cosiddetto Pacchetto "Energia pulita", ossia del pacchetto di iniziative dell'Unione europea finalizzato a facilitare il perseguimento degli obiettivi del Consiglio europeo dell'ottobre 2014, che ha definito i target al 2030 in materia di emissioni di gas serra, di sviluppo delle fonti rinnovabili, di promozione dell'efficienza energetica e delle interconnessioni elettriche, assicurando mercati concorrenziali, prezzi accessibili, sostenibilità ambientale degli investimenti e sicurezza dell'approvvigionamento. Tra gli obiettivi perseguiti dallo schema, la relazione illustrativa sottolinea, oltre alla promozione della partecipazione attiva e consapevole del consumatore, l'impulso alla diffusione di sistemi di accumulo e di ricarica dei veicoli elettrici, secondo criteri di mercato, funzionali all'integrazione nel sistema della crescente generazione da fonti rinnovabili. Lo schema si compone di 27 articoli. L'articolo 1 fissa i princìpi generali per l'organizzazione del mercato dell'energia elettrica, mentre gli articoli 2 e 3 recano le definizioni. L'articolo 4 riguarda la partecipazione al mercato degli operatori di Paesi terzi. Gli articoli 5, 6, 7 e 8 riguardano i diritti dei clienti finali, con riferimento, rispettivamente, agli aspetti contrattuali, alla materia delle bollette e delle informazioni di fatturazione, alla possibilità di cambiare fornitore e alla facoltà di sottoscrivere, nel caso in cui sia disponibile un contatore intelligente, contratti con prezzo dinamico dell'energia elettrica. L'articolo 9 sancisce quindi il diritto dei clienti finali di avere l'accesso a contatori intelligenti e assegna all'ARERA il compito di stabilire i requisiti funzionali e tecnici minimi dei sistemi di misurazione intelligenti, indicando le condizioni che devono essere comunque rispettate. L'articolo 10, al fine di assicurare la confrontabilità e la trasparenza delle offerte, elenca i requisiti cui si deve conformare il portale informatico per la raccolta e la pubblicazione delle offerte vigenti sul mercato di vendita al dettaglio di energia elettrica e gas, mentre l'articolo 11 introduce norme specifiche per la protezione dei clienti finali vulnerabili. L'articolo 12 reca i princìpi in materia di contratti di aggregazione e di gestione della domanda attraverso l'aggregazione. L'articolo 13 prevede un graduale superamento del meccanismo del prezzo unico nazionale nel mercato all'ingrosso dell'energia. L'articolo 14 stabilisce il diritto dei clienti finali di partecipare al mercato dell'energia elettrica come clienti attivi, in forma singola o aggregata, mediante la costituzione di comunità energetiche. Definisce quindi i diritti dei clienti attivi proprietari di impianti di stoccaggio e disciplina il funzionamento delle comunità energetiche. Tra gli ambiti di possibile operatività delle comunità energetiche è indicato, in particolare, quello relativo alla prestazione di servizi di ricarica dei veicoli elettrici. L'articolo 15 disciplina l'accesso ai sistemi di trasmissione e di distribuzione dell'energia elettrica sulla base di tariffe pubbliche, mentre l'articolo 16 detta disposizioni per semplificare e razionalizzare le configurazioni di autoconsumo. L'articolo 17 introduce una nuova disciplina dei sistemi di distribuzione chiusi (SDC), cioè dei sistemi per la distribuzione dell'energia elettrica a unità di consumo industriali, commerciali e di servizi condivisi, collocate in un'area geograficamente limitata. Vengono individuate le condizioni per la realizzazione di nuovi SDC e, tra le attività consentite al gestore di un SDC, è inclusa quella di sviluppare liberamente e gestire punti di ricarica di veicoli elettrici, garantendo ad essi un accesso aperto e non discriminatorio. L'articolo 18 introduce disposizioni per promuovere investimenti volti a sviluppare la capacità di stoccaggio, mentre l'articolo 19 incide sulla disciplina vigente relativa ai sistemi di stoccaggio che fanno parte dei sistemi di distribuzione e del sistema di trasmissione nazionale. L'articolo 20 aggiorna le norme in materia di obblighi di servizio pubblico per le imprese elettriche di produzione. L'articolo 21 disciplina la predisposizione del Piano di preparazione ai rischi per la sicurezza del sistema elettrico da parte del Ministero della transizione ecologica. L'articolo 22 aggiorna l'elenco delle funzioni e delle responsabilità del Gestore della rete di trasmissione nazionale. L'articolo 23 integra le disposizioni sui gestori delle reti di distribuzione, prevedendo tra l'altro che, tra gli investimenti programmati indicati nel piano di sviluppo della rete di competenza, debbano essere indicati anche gli investimenti relativi alle infrastrutture necessarie per collegare nuova capacità di generazione e nuovi carichi, inclusi i punti di ricarica per i veicoli elettrici. Sempre con riferimento alla diffusione dei punti di ricarica della mobilità elettrica, viene integrata la normativa vigente, affidando all'ARERA il compito di definire le regole tecniche necessarie per agevolare la connessione dei punti di ricarica, sia ad accesso pubblico che privato, alla rete di distribuzione dell'energia elettrica. Viene precisato che, in via generale, i gestori dei sistemi di distribuzione di energia elettrica non possono possedere, sviluppare, gestire o esercire punti di ricarica e sono disciplinate circostanze che consentono di derogare a tale divieto, dietro approvazione da parte dell'ARERA. Gli articoli 24, 25 e 26 sono finalizzati all'aggiornamento delle disposizioni che disciplinano l'ARERA, con riferimento alle sue funzioni, ai poteri sanzionatori e alle competenze sul rilascio dell'esenzione dal diritto di accesso dei terzi in relazione allo sviluppo di nuove interconnessioni elettriche con gli Stati membri dell'Unione europea. L'articolo 27 contiene infine la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è rinviato. IN SEDE REFERENTE Ddl 2330 - delega al Governo in meteria di contratti pubblici DDL 2330 Delega al Governo in materia di contratti pubblici (Esame e rinvio) Il relatore CIOFFI ( M5S ), anche a nome della relatrice PERGREFFI ( L-SP-PSd'Az ), illustra il disegno di legge in titolo, presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, che delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, uno o più decreti legislativi recanti la disciplina dei contratti pubblici. Il comma 2 dell'articolo unico del disegno di legge elenca i princìpi e i criteri direttivi nel cui rispetto dovranno essere adottati i decreti legislativi. In particolare, la nuova normativa dovrà perseguire obbiettivi di stretta aderenza alle direttive europee, mediante l'introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione corrispondenti a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse. Dovrà inoltre essere assicurata la riduzione e la razionalizzazione delle norme in materia di contratti pubblici, con ridefinizione del regime della disciplina secondaria, ove necessario. La disciplina in materia di qualificazione delle stazioni appaltanti dovrà essere ridefinita e rafforzata, al fine di conseguire la loro riduzione numerica. Dovranno essere semplificate: la disciplina dei contratti sotto soglia e quella dei contratti esclusi; le procedure per la realizzazione di investimenti in tecnologie verdi e digitali, nonché in innovazione e ricerca; la normativa primaria in materia di programmazione, localizzazione delle opere pubbliche e dibattito pubblico; le procedure relative alla fase di approvazione dei progetti in materia di opere pubbliche, anche attraverso la ridefinizione e l'eventuale riduzione dei livelli di progettazione, lo snellimento delle procedure di verifica e validazione dei progetti e la razionalizzazione dell'attività e della composizione dei Consiglio superiore dei lavori pubblici, nonché il sistema di qualificazione generale degli operatori. Saranno introdotte misure volte a garantire il rispetto dei criteri di responsabilità energetica e ambientale nell'affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, in particolare attraverso la definizione di criteri ambientali minimi. Dovrà essere prevista la facoltà ovvero l'obbligo per le stazioni appaltanti di inserire, nei bandi di gara, avvisi e inviti, specifiche clausole sociali. L'Albo nazionale dei componenti delle commissioni giudicatrici dovrà essere superato, con corrispondente rafforzamento della specializzazione professionale dei commissari all'interno di ciascuna amministrazione. Nell'esercizio della delega, il Governo dovrà poi individuare le ipotesi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere all'appalto integrato, nonché ad automatismi nella valutazione delle offerte e dovrà tipizzare i casi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere, ai fini dell'aggiudicazione, al solo criterio del prezzo o del costo, inteso come criterio del prezzo più basso o del massimo ribasso d'offerta, tenendo conto anche della specificità dei contratti nel settore dei beni culturali. Il dialogo competitivo, il partenariato per l'innovazione e le procedure competitive con negoziazione, per la stipula di contratti pubblici complessi e di lunga durata, dovranno essere fortemente incentivati, così come dovranno essere estese le forme di partenariato pubblico-privato, con particolare riguardo alla finanza di progetto, e i metodi di risoluzione delle controversie alternativi al rimedio giurisdizionale, anche in materia di esecuzione del contratto. La proroga dei contratti di concessione sarà vietata, fatti salvi i princìpi europei in materia di affidamento in house , e verrà razionalizzata la disciplina sul controllo degli investimenti dei concessionari e sullo stato delle opere realizzate, prevedendo sanzioni proporzionate all'entità dell'inadempimento, ivi compresa la decadenza in caso di inadempimento grave. Dovranno infine essere razionalizzate la disciplina concernente le modalità di affidamento dei contratti da parte dei concessionari e quella concernente i meccanismi sanzionatori e premiali finalizzati ad incentivare la tempestiva esecuzione dei contratti pubblici da parte dell'aggiudicatario. Per quanto riguarda la procedura di adozione dei decreti legislativi, sui relativi schemi deve essere acquisito il parere del Consiglio di Stato, della Conferenza unificata e delle competenti Commissioni parlamentari. I pareri sono resi entro 30 giorni dalla richiesta. Decorso tale termine, i decreti possono essere adottati anche senza i predetti pareri. Nel caso in cui il Governo si avvalga della facoltà di demandare la stessa predisposizione degli schemi al Consiglio di Stato, quest'ultimo potrà avvalersi, al fine della stesura dell'articolato normativo, di magistrati TAR, di esperti esterni e rappresentanti del libero foro e dell'Avvocatura generale dello Stato, i quali presteranno la propria attività a titolo gratuito e senza diritto al rimborso delle spese. Sugli schemi redatti dal Consiglio di Stato non è acquisito il parere dello stesso. Entro due anni dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi, ad essi potranno essere apportate le correzioni e integrazioni che l'applicazione pratica renda necessarie od opportune, con lo stesso procedimento e in base ai medesimi princìpi e criteri direttivi previsti per l'emanazione degli originari decreti. In conclusione, ricorda che, nella scorsa legislatura, il tema è stato ampiamente trattato dall'8ª Commissione, che allora modificò profondamente il disegno di legge di iniziativa governativa recante la delega ad adottare quello che sarebbe stato il vigente Codice dei contratti pubblici. In considerazione dell'importanza delle questioni oggetto del provvedimento propone di svolgere un ciclo di audizioni. Il senatore MARGIOTTA ( PD ) conferma che nella scorsa legislatura fu fatta la scelta di modificare profondamente il disegno di legge di iniziativa governativa, inserendovi numerosi "paletti". Quella rimane una possibilità, che certamente dà risalto al ruolo del Parlamento, ma, a suo avviso, bisogna valutare anche l'alternativa di adottare un approccio più morbido, soprattutto in considerazione del fatto che il tempo disponibile, da ora fino alla fine della legislatura, per l'approvazione della delega e la sua attuazione non è più così lungo. La relatrice PERGREFFI ( L-SP-PSd'Az ) osserva che il momento storico attuale è completamente diverso da quello in cui maturò la precedente legge delega, anche in considerazione della necessità di cogliere appieno tutte le opportunità fornite dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma che, al contempo, la sede in cui il Parlamento può dare indicazioni vincolanti al Governo è questa, perché i margini di intervento in sede di espressione del parere sullo schema di decreto legislativo attuativo della delega saranno necessariamente più ridotti. Il PRESIDENTE si dice certo che tutti siano consapevoli dell'importanza del provvedimento e dell'impatto che tutte le modifiche alla normativa in materia di appalti determinano sugli operatori e propone di fissare a martedì 14 settembre il termine entro il quale i Gruppi potranno far pervenire i nominativi di eventuali soggetti da audire. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame è rinviato. SCONVOCAZIONE DELLE SEDUTE DI DOMANI E DOPODOMANI Il PRESIDENTE comunica che le sedute già convocate domani, mercoledì 8 settembre 2021, alle ore 13,30, e giovedì 9 settembre 2021, alle ore 8,30, non avranno più luogo. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16,25.