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Processo penale - Giudizio abbreviato - Richiesta subordinata a integrazione probatoria - Diritto del pubblico ministero di interloquire sulla scelta del rito, di esercitare il diritto alla prova e di espletare ulteriori indagini - Mancata previsione - Prospettato contrasto con i principî del giusto processo, del contraddittorio e della parità delle parti - Questione analoga ad altra già respinta - Manifesta infondatezza.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 438, comma 5, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 97 e 111 della Costituzione, nella parte in cui non consente al pubblico ministero di interloquire sulla richiesta di giudizio abbreviato subordinato ad una integrazione probatoria e non prevede un suo autonomo potere di iniziativa probatoria. Infatti la mancata attribuzione all'organo dell'accusa di uno specifico potere di iniziativa probatoria per "controbilanciare" il diritto dell'imputato al giudizio abbreviato non costituisce una discriminazione tra le parti, avendo il pubblico ministero già esercitato il potere e assolto al dovere di svolgere tutte le attività necessarie in vista delle determinazioni inerenti all'esercizio dell'azione penale, sicché non è irragionevole la scelta del legislatore di riconoscergli solo il diritto all'ammissione di prova contraria. - Questione analoga sollevata sulla base delle medesime censure e in riferimento ai medesimi parametri, sia pure in relazione alla disciplina del giudizio abbreviato non condizionato di cui all'art. 438, comma 1, cod. proc. pen., è stata dichiarata infondata con la sentenza n. 115 del 2001. - V. anche citata ordinanza n. 421 del 2001.