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Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge si rende necessario per autorizzare la ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, aperta alla firma a Strasburgo il 5 novembre 1992 e firmata dall'Italia il 27 giugno 2000. Tale Carta si pone l'obiettivo di tutelare le lingue regionali o minoritarie e promuovere il loro utilizzo al fine di salvaguardare l'eredità e le tradizioni culturali europee, nonché il rispetto della volontà dei singoli di poter usare tali lingue nell'ambito delle attività pubbliche o private. Il 16 luglio 2018 l'Alto commissario sulle minoranze nazionali dell'organizzazione sulla sicurezza e cooperazione in Europa (OSCE), Lamberto Zannier, a margine della conferenza internazionale sul tema dei rapporti tra Stati in materia di minoranze, ha ribadito la necessità di «fare dei passi concreti per proteggere il diritto delle minoranze a mantenere viva la loro cultura» e a tal fine ha invitato il Parlamento italiano ad avviare urgentemente l' iter per la ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie di Strasburgo. Il «rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze» è, come specificato dal Trattato di Lisbona, uno dei principi su cui si fonda l'Unione europea. Il rispetto, la tutela e la promozione delle lingue minoritarie e delle comunità che le parlano figurano inoltre non solo tra i principi della Costituzione della Repubblica italiana (articoli 3 e 6), ma anche tra quelli di diversi Statuti di autonomia regionale e sono all'origine di leggi statali e regionali, a cui si è aggiunta recentemente la legge regionale per la disciplina dell'uso della lingua sarda e degli altri idiomi parlati in Sardegna (catalano, gallurese, sassarese e tabarchino). Tale legge, varata il 27 giugno 2018 dal Consiglio regionale sardo, si pone l'obiettivo di garantire uno status ufficiale all'idioma dell'Isola e riattivare la trasmissione delle competenze linguistiche tra le diverse generazioni. La firma della Carta di Strasburgo da parte italiana è stata preceduta nel 1999 dalla predisposizione di un'apposita legge in materia, in modo da poter già disporre di una normativa coerente con le prescrizioni della Carta. La legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante «Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche», infatti, sebbene non costituisca formale recepimento della Carta nell'ordinamento italiano, fornisce il quadro di riferimento normativo interno in materia di lingue regionali o minoritarie. Inoltre la Corte costituzionale, con le sentenze n. 159 del 22 maggio 2009 e n. 170 del 20 febbraio 2010, ha espressamente affermato come la legge n. 482 del 1999 costituisca, nell'ordinamento interno, il quadro di riferimento normativo per la disciplina e la tutela delle minoranze linguistiche; tale legge può pertanto essere ricondotta ai principi sanciti dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie. Nel corso della XVII Legislatura sono stati incardinati al Senato disegni di legge per la ratifica della Carta di Strasburgo (atti Senato nn. 560 e 1433) e sono state audite associazioni ed esperti di settore. Nella memoria presentata dall'Agenzia regionale per la lingua friulana (ARLEF) in Commissione Affari Costituzionali, veniva proposto di includere nel testo «la possibilità di insegnare le lingue di minoranza nelle Università: possibilità già prevista dalla legge statale 482/99 e qui invece assente». L’ ARLEF suggeriva inoltre «l'inserimento del punto e(ii) dell'art. 8, paragrafo 1, dell'allegato, almeno per le minoranze linguistiche sul cui territorio sono presenti una o più sedi universitarie come friulani, sardi e sloveni», proposta che è stata accolta nella formulazione del presente disegno di legge. Nella memoria dell'ARLEF veniva inoltre evidenziato che, di fronte alle preoccupazioni espresse da alcuni rappresentanti politici sull'aumento dei costi per l'erario statale derivanti dalla ratifica della Carta: «Ci preme sottolineare che tutti i livelli di tutela previsti dai testi in discussione, anche con le modifiche appena esposte, rappresentano semplicemente la conferma di misure già previste dalle leggi in vigore. Risulta dunque evidente che non sarebbe certamente la ratifica della Carta a determinare costi aggiuntivi». Elementi questi ultimi che erano già emersi nella XVI Legislatura, dove nell'atto Camera n. 5118 si affermava che «dall'attuazione del presente provvedimento non discendono nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, avuto riguardo alla circostanza che le attività ivi previste non presentano carattere innovativo dell'ordinamento in quanto già sostanzialmente svolte da parte delle competenti amministrazioni dello Stato e delle regioni ai sensi della legge n. 482 del 1999, e conseguentemente coperte dalle risorse autorizzate dalla medesima legge». Anche per quanto concerne le attività derivanti dall'applicazione della disposizione di cui all'articolo 4 del disegno di legge (atto Camera n. 5118) non sarebbero derivati nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, atteso che la diffusione dei programmi radiotelevisivi sarebbe avvenuta nell'ambito delle lingue regionali o minoritarie, individuate nella legge n. 482 del 1999, e comunque tale aspetto sarebbe stato disciplinato nel contratto di servizio tra il Ministero dello sviluppo economico e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo nell'ambito delle risorse a tale scopo preordinate. Nell'articolo 6 del presente disegno di legge si conferma la volontà di assicurare la diffusione di programmi radiotelevisivi, anche prevedendo adeguato sostegno alla comunicazione via web nelle lingue regionali o minoritarie. Sono trascorsi ormai circa vent'anni dalla legge 15 dicembre 1999, n. 482, che intendeva promuovere e valorizzare il ricco mosaico delle lingue esistenti sul territorio nazionale; ma non molto tempo ci separa dal trentesimo anniversario della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, che, redatta in seno al Consiglio d'Europa e aperta alla firma il 5 novembre 1992 a Strasburgo per tutelare l'insieme delle lingue storiche regionali o minoritarie del «vecchio Continente», oggi purtroppo a rischio di scomparsa, risulta a oggi firmata da 33 Stati membri del Consiglio d'Europa. Il recepimento della Carta è una delle condizioni richieste dalle istituzioni europee, in particolare dal Consiglio d'Europa, per l'adesione di nuovi Paesi al contesto europeo; si ritiene pertanto non più derogabile che un Paese fondatore del Consiglio d'Europa, qual è l'Italia, provveda sollecitamente all'esecuzione di questo importante strumento internazionale. Il diritto a poter usufruire di una lingua regionale o minoritaria nella vita sociale, culturale ed economica rappresenta un diritto inalienabile dell'uomo, ed è stato sancito nel Patto internazionale sui diritti civili e politici adottato e aperto alla firma a New York il 19 dicembre 1966 e reso esecutivo ai sensi della legge 25 ottobre 1977, n. 881, e conforme altresì alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e resa esecutiva dalla legge 4 agosto 1955, n. 848. Atteso che le minoranze nomadi presenti nel nostro Paese non sono state riconosciute dalla citata legge n. 482 del 1999, proprio perché si tratta di gruppi non ancorati a un territorio, è auspicabile, anche attraverso opportune audizioni, un'ulteriore riflessione in merito alla riserva prevista dall'articolo 21 della Carta, relativamente al paragrafo 5 dell'articolo 7 della stessa, nel quale è prevista la tutela delle «lingue non territoriali». Il presente provvedimento è sostanzialmente analogo per portata e per contenuto, sebbene non identico, ai disegni di legge già presentati nella XVI e XVII legislatura. Il presente disegno di legge consta di otto articoli e un allegato che specifica le modalità di applicazione delle disposizioni della Carta. Considerata l'importanza del presente disegno di legge, si auspica una rapida e definitiva conclusione del suo iter parlamentare.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992, di seguito denominata «Carta». 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data alla Carta, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 19 della Carta stessa. 3 (Ambito di applicazione) 1 Ai fini di quanto previsto dall'articolo 2, paragrafo 2, e dall'articolo 3, paragrafo 1, della Carta, le disposizioni ivi contenute si applicano, a decorrere dalla data dell'entrata in vigore della Carta medesima, alle lingue regionali o minoritarie di cui all'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, secondo quanto contenuto nell'allegato A annesso alla presente legge. 4 (Effettività dell'offerta formativa) 1 Ai fini di quanto previsto dall'articolo 7, paragrafo 1, lettera f) e dall'articolo 8 della Carta, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nell'ottica di una efficace contestualizzazione dell'apprendimento, garantisce l'effettivo studio ed insegnamento delle lingue regionali o minoritarie secondo quanto contenuto nell'allegato A annesso alla presente legge e conformemente a quanto previsto agli articoli 4, 5 e 6 della legge 15 dicembre 1999, n. 482. 2 Nel pieno rispetto dell'autonomia scolastica, ai docenti o agli esperti che contribuiscono all'offerta formativa con l'insegnamento di una lingua regionale o minoritaria, ovvero ai quali viene affidata la realizzazione di progetti che usufruiscano della stessa, è fatto obbligo di presentare all'istituzione scolastica presso cui svolgono servizio l'eventuale certificazione linguistica di cui sono in possesso, in base alle specifiche normative regionali in materia. 3 Le istituzioni scolastiche monitorano le competenze linguistiche dei docenti o degli esperti di cui al comma 2, riconoscendo loro adeguati punteggi nelle graduatorie d'istituto sulla base di tabelle predisposte dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. 5 (Giustizia e amministrazione) 1 Ai fini di quanto previsto dall'articolo 9 e dall'articolo 10 della Carta, i Ministeri competenti garantiscono ai cittadini l'uso della lingua regionale o minoritaria nell'amministrazione della giustizia e nei rapporti con la pubblica amministrazione, in conformità a quanto previsto agli articoli 7, 8 e 9 della legge 15 dicembre 1999, n. 482. 6 (Programmazione radiotelevisiva) 1 In applicazione dell'articolo 11, paragrafo 1, lettera a), della Carta, nel contratto di servizio tra il Ministero dello sviluppo economico e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo sono introdotte misure dirette ad assicurare la diffusione di programmi radiotelevisivi, anche prevedendo adeguato sostegno alla comunicazione via web nelle lingue regionali o minoritarie di cui all'articolo 3 della presente legge, in conformità a quanto disposto dall'articolo 12 della legge 15 dicembre 1999, n. 482. 7 (Norma di salvaguardia) 1 Ai fini di quanto previsto dall'articolo 4 della Carta sono comunque fatte salve eventuali disposizioni nazionali vigenti più favorevoli. 8 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.