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Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, con Allegati, fatto a Bruxelles l'11 maggio 2012; b) Accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra, fatto a Phnom Penh l'11 luglio 2012. Onorevoli Senatori. -- A) Accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, con allegati, fatto a Bruxelles l'11 maggio 2012 1.1 Contesto dell'Accordo L'Unione europea è fermamente impegnata a rafforzare le proprie relazioni con l'Iraq, secondo una prospettiva a lungo termine ed in funzione dei reciproci benefici e vantaggi. L'Europa è stata uno dei principali donatori a sostegno della transizione politica e del processo elettorale iracheno, provvedendo anche all'invio di una missione di osservazione elettorale in occasione delle votazioni del 7 marzo 2010. Dalla caduta del regime di Saddam Hussein (2003) l'Unione europea ha fornito sostegno finanziario per circa un miliardo di euro, destinati soprattutto alla ricostruzione ed all'assistenza umanitaria. Salutato da Baghdad come un ulteriore passo verso la piena riammissione della giovane democrazia irachena nella comunità internazionale -- e dall'Unione europea quale simbolo della determinazione comunitaria ad affiancare l'Iraq nel suo impegno per la democrazia, l'Accordo di partenariato e cooperazione tra l’Unione europea e l’Iraq è in assoluto la prima relazione contrattuale istituita tra le Parti. Esso delinea un quadro giuridico ad ampio spettro, che spazia dal regolare dialogo politico alle relazioni commerciali, dalla cooperazione in materia di regolamentazione agli aiuti allo sviluppo e contiene altresì disposizioni in materia di ambiente, energia, istruzione, cultura, lotta all'immigrazione illegale, investimenti, servizi, appalti pubblici e soluzione delle controversie. Se si considera la situazione in cui versava il Paese a seguito della guerra e della caduta del passato regime, la finalizzazione di un Accordo di tale portata rappresenta un risultato di grandissimo rilievo, soprattutto politico, per le relazioni bilaterali. Ancorché impostato in principio su linee prettamente commerciali, l'Accordo è stato trasformato nel corso della fase negoziale -- accogliendo le aspettative irachene in questo senso -- in un partenariato di più ampio respiro ( Partnership and Cooperation Agreement - PCA), comprensivo del volet di dialogo politico. Al riguardo, ci si era infatti resi conto che la mancanza di capacità amministrative e di adeguata legislazione in Iraq rendevano necessario rivedere in corso d'opera la strategia negoziale, formulando un partenariato di maggiore portata e rafforzando l'ambito e l'intensità della collaborazione tra le Parti. L'Accordo -- concluso per un periodo di 10 anni e suscettibile, alla scadenza, di proroghe annuali -- costituisce una solida base per rinsaldare i legami tra l'Unione europea e l'importante Paese mediorientale. L'elemento innovativo del testo è il dialogo politico, inteso a sostenere l'Iraq nello sforzo verso le riforme e lo sviluppo, facilitandone -- assieme alle previsioni di carattere commerciale -- l'integrazione nel più vasto contesto economico internazionale. Espressione delle dinamiche del dialogo politico è l'istituzione di un Consiglio di cooperazione, che è previsto riunirsi periodicamente a livello ministeriale per discutere dei problemi di reciproco interesse, ma soprattutto di politica estera, sicurezza, diritti umani, lotta alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, terrorismo e Corte penale internazionale. Quanto agli aspetti commerciali, il partenariato con l'Iraq si sostanzia in un Accordo non preferenziale, comprensivo delle norme base dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) (della quale l'Iraq non è ancora parte), con un significativo accesso al mercato per l'Unione europea e sostanziali elementi positivi, soprattutto per quanto riguarda gli appalti pubblici, i servizi e gli investimenti. Oltre ad escludere i dazi sulle esportazioni, esso garantisce adeguati livelli di trasparenza e certezza giuridica per gli operatori economici. Nel quadro degli sforzi profusi sul piano bilaterale a sostegno del processo di ricostruzione e democratizzazione del nuovo Iraq, da parte italiana si è sostenuta fin da principio la stipula di un Accordo con le prerogative citate: ciò andrà in larga misura a beneficio anche del nostro Paese, in ragione dell'ulteriore miglioramento della cooperazione settoriale, delle iniziative di capacity building e del miglioramento delle capacità di governance delle Autorità di Baghdad, nonché in funzione di tutela dei rilevanti interessi nazionali già consolidati e con interessanti prospettive di ulteriore sviluppo. 1.2 Iter procedurale di firma dell'Accordo Il mandato con le direttive negoziali, approvato dal Consiglio il 23 marzo 2006, contemplava inizialmente un Accordo focalizzato su commercio e cooperazione ( Trade and Cooperation Agreement - TCA). Nel corso della VII tornata di colloqui, tenutasi a Baghdad nel febbraio 2009, le Parti hanno convenuto di conferire all'Accordo uno status più elevato, portandola da mero TCA a PCA, vale a dire Partnership and Cooperation Agreement , inclusivo di un Consiglio di cooperazione a livello ministeriale, da convocare con regolarità. Tali modifiche, che hanno reso necessario emendare il mandato originario, sono state autorizzate dal Consiglio il 26 ottobre 2009 con documento 13407/09 COMEM 171 WTO 183. I negoziati si sono conclusi, dopo nove tornate negoziali complessive, nel novembre 2009, e il testo -- parafato nel giugno 2010 -- è stato infine firmato a Bruxelles l'11 maggio 2012. 1.3 Finalità dell'Accordo L'interesse europeo sull'Iraq è incentrato -- com'è noto -- sul settore energetico, sulla sicurezza della regione e sulle potenzialità di quella che potrebbe confermarsi una « success story »: un esempio di transizione democratica per l'area mediorientale, attualmente meno coinvolta nella Primavera araba rispetto agli Stati che si affacciano sulla sponda sud del Mediterraneo. L'Accordo, che testimonia la determinazione dell'Unione europea a svolgere un ruolo significativo nella fase di transizione dell'Iraq, è oggi il principale strumento tramite il quale veicolare il sostegno europeo al Paese ed approfondire ulteriormente le relazioni tra le Parti. Il presente Accordo costituisce pertanto uno strumento essenziale per il perseguimento del citato obiettivo, offrendo un quadro di cooperazione sul quale si potranno costruire un percorso comune ed una cooperazione settoriale. Esso s'ispira, fra l'altro, agli obiettivi di sviluppo del Millennio e ai relativi principi in materia, convenuti in ambito ONU e delle altre organizzazioni internazionali competenti, nonché ai principi di efficacia degli aiuti, compresi quelli enunciati dalla dichiarazione di Parigi del 2 marzo 2005 e dal programma d'azione di Accra. Nel rispetto della cosiddetta Policy Coherence for Development , l'Accordo ribadisce il nesso tra sviluppo sociale, sviluppo economico e sviluppo sostenibile sotto il profilo ambientale, specificando che tutte le attività intraprese dalle Parti in seno alla PCA devono tenere conto delle conclusioni comuni del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, in particolare per quanto riguarda il cambiamento climatico, la gestione sostenibile delle risorse naturali e la salvaguardia della biodiversità. Il rispetto dei valori democratici e dei diritti umani -- enunciati nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e negli altri strumenti internazionali in materia -- e del principio dello Stato di diritto, alla base delle politiche interna ed estera di entrambe le Parti costituisce un elemento essenziale del PCA qui considerato, al quale si aggiunge il riconoscimento del ruolo della società civile nell'ambito del processo di dialogo e di cooperazione previsto dall'Accordo. Giova ricordare, infine, che l'Accordo rivestirà un ruolo complementare al consistente impegno profuso dall'Unione europea sin dal 2003 in attività di cooperazione per la ricostruzione del Paese, nonché ai nuovi programmi di intervento definiti dalla Commissione congiuntamente a Italia, Svezia e Germania nell'ambito del Country Strategy Paper per il 2011-2013. 1.4 Esame delle disposizioni Il presente Accordo di partenariato e cooperazione contribuisce alla definizione della cornice giuridica e politico-istituzionale della cooperazione tra Unione europea ed Iraq. Nel preambolo, composto di 2 articoli, si fa riferimento al rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e dello Stato di diritto, quali elementi essenziali dell'Accordo. Gli obiettivi strategici sono contenuti all'interno del Titolo III, articolo 81 e seguenti («Settori di Cooperazione»), del Titolo IV, articolo 102 e seguenti («Giustizia, Libertà e Sicurezza»), e del Titolo V, articolo 111 e seguenti («Disposizioni istituzionali, generali e finali»). L'articolato contiene disposizioni in materia di sviluppo sociale ed umano; sviluppo agricolo, forestale e rurale; investimenti, politiche industriali e a favore delle piccole e medie imprese; energia, trasporti, ambiente, telecomunicazioni, scienza e tecnologia; cooperazione doganale e tributaria; settore statistico; stabilità macroeconomica e finanze pubbliche; settore privato e turismo; servizi finanziari; Stato di diritto; cooperazione giudiziaria; protezione dei dati personali; migrazione e asilo; lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione; lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo; lotta alle droghe illecite; cooperazione culturale; cooperazione regionale. Sotto il profilo istituzionale, è prevista la creazione di un Consiglio di cooperazione incaricato di sorvegliare l'attuazione dell'Accordo, coadiuvato da un Comitato di cooperazione. È istituito inoltre un Comitato parlamentare di cooperazione, per favorire i contatti e lo scambio di opinioni tra membri del Parlamento iracheno e del Parlamento europeo. Titolo I - Dialogo politico e cooperazione in materia di politica estera e di sicurezza (articoli 3-7) Il Titolo I istituisce il dialogo politico regolare, da indirsi su base annua a livello di Ministri e alti funzionari. È inteso a favorire la solidarietà e la comprensione reciproca sui temi di interesse comune (pace, sicurezza, democrazia, buon governo, stabilità, integrazione regionale e così via). Tratta inoltre della lotta al terrorismo e alle armi di distruzione di massa, e della corte penale internazionale alla quale l'Iraq, non ancora firmatario dello Statuto di Roma, potrebbe aderire in futuro. Titolo II - Scambi e investimenti (articoli 8-80) Rappresenta la parte più corposa e articolata del testo. Dopo aver passato in rassegna dazi doganali e politiche tariffarie, misure antidumping , questioni non tariffarie, conformità regolamentare e misure sanitarie e fitosanitarie (articoli 8-22), si sofferma nel dettaglio su disposizioni finalizzate alla progressiva liberalizzazione degli scambi di servizi e di stabilimento (articoli 28-31), secondo il trattamento della nazione più favorita. Importante la serie di articoli (41-59) relativi agli appalti pubblici, in base ai quali le procedure devono essere trasparenti, competitive, aperte e contribuire allo sviluppo economico sostenibile, secondo principi atti a garantire l'equità e l'imparzialità della gara e la confidenzialità delle offerte. In quest'ottica le Parti si impegnano a garantire un'apertura graduale, reciproca ed effettiva dei rispettivi mercati degli appalti. Attenzione particolare viene dedicata alla composizione delle controversie (articoli 61-80) che dovessero insorgere nell'ambito dei temi trattati dal Titolo II: l'arbitrato prevede la costituzione di un apposito collegio il cui compito è di redigere relazioni o lodi arbitrali ai quali le Parti devono dare esecuzione. Titolo III - Settori di cooperazione (articoli 81-101) I settori presi in esame coprono un'ampia gamma di tematiche quali l'assistenza finanziaria e tecnica, la cooperazione in materia di sviluppo sociale, l'istruzione, la formazione, l'occupazione, la società civile, le piccole medie imprese, gli investimenti, le norme e la standardizzazione industriale, lo sviluppo agricolo e rurale, l'energia, i trasporti, l'ambiente, le telecomunicazioni, la scienza e la tecnologia, la cooperazione doganale e tributaria, il turismo. Come specificato dal paragrafo 2 dell'articolo 81, obiettivi e settori dell'assistenza vengono stabiliti in un programma indicativo che rispecchia le priorità concordate dalle Parti, in funzione delle esigenze e delle strategie di sviluppo dell'Iraq, della capacità di assorbimento dei vari settori e dello stato di avanzamento delle riforme interne. Si segnala, infine, l'articolo 91 che tratta dell'energia: la cooperazione intende potenziare la sicurezza energetica, assicurare l'efficiente funzionamento del mercato dell'energia attraverso il miglioramento del quadro regolamentare, promuovere i partenariati fra le imprese europee e quelle dell'Iraq nel campo dell'esplorazione, della produzione, della trasformazione, del trasporto e della commercializzazione dei prodotti del settore. Si promuove inoltre il dialogo in ambito regionale, anche attraverso il progetto del mercato del gas comprendente Unione europea e Mashrek arabo ed altre iniziative d'area. Titolo IV - Giustizia, libertà e sicurezza (articoli 102-110) Il Titolo IV dà rilievo al principio dello Stato di diritto, anche in relazione all'indipendenza della magistratura, all'accesso alla giustizia e al diritto ad un processo equo. Tratta di cooperazione giudiziaria in materia di migrazione e asilo, di lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione, al riciclaggio di denaro, alle droghe. Vi si menziona anche la cooperazione culturale, con particolare attenzione alle misure per combattere il traffico di reperti archeologici. Titolo V - Disposizioni istituzionali, generali e finali (articoli 111-124) Da segnalare l'istituzione di un consiglio di cooperazione, organismo peraltro peculiare agli accordi di partenariato di questo tipo, con il compito di monitorare l'attuazione dell'Accordo. Esso si riunisce una volta all'anno ed è composto da rappresentanti delle Parti. È coadiuvato da un comitato di cooperazione e da eventuali sottocomitati settoriali creati ad hoc . La cooperazione interparlamentare trova applicazione nell'articolo 113, che istituisce il comitato parlamentare di cooperazione, composto da membri del Parlamento europeo e del Parlamento iracheno. I 4 sotto citati allegati fanno parte integrante dell'Accordo: Allegato 1 - Appalti pubblici; Allegato 2 - Diritti di proprietà intellettuale; Allegato 3 - Centri di informazione; Allegato 4 - Note e disposizioni supplementari. B) Accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra, fatto a Phnom Penh l'11 luglio 2012 1.4 Contesto dell'Accordo Allo scopo di approfondire ed ampliare il dialogo politico con Manila, l'Unione europea ha promosso la conclusione di un Accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l’Unione europea e le Filippine ( Partnership and Cooperation Agreement - PCA) che, dopo trattative non prive di difficoltà, è stato firmato il 11 luglio 2012. L'Accordo -- il secondo che l'Unione europea conclude con un Paese membro dell’Associazione delle Nazioni del Sud- est asiatico (ASEAN), dopo quello con l'Indonesia -- consentirà, una volta in vigore, di avviare la cooperazione in settori quali la lotta al terrorismo, lo sviluppo sostenibile ed i diritti umani, nonché di sviluppare un partenariato di ampia portata strategica. Il PCA avrà così un impatto positivo anche sull'insieme delle relazioni dell'Unione europea con i Paesi del Sud Est asiatico, rendendo più efficace l'impegno delle istituzioni comunitarie e degli Stati membri nei confronti delle Filippine, oltre a rappresentare un ulteriore progresso verso un maggiore coinvolgimento politico ed economico europeo nel Sud-Est asiatico. Si tratta del primo Accordo dell’Unione europea concluso con le Filippine, che completa il quadro giuridico attuale costituito dall'Accordo di cooperazione del 1980 tra la Comunità economica europea ed i Paesi membri dell'ASEAN. L'Accordo amplierà notevolmente la portata dell'impegno reciproco per quanto riguarda il volet economico e commerciale, nonché in materia di giustizia e affari interni, estendendo i settori di cooperazione ad ambiti quali l'ambiente e il cambiamento climatico, l'energia, la scienza e la tecnologia, i trasporti marittimi ed aerei, fino a temi quali il riciclaggio del denaro e il contrasto al finanziamento del terrorismo, la lotta al traffico di droghe illecite, la criminalità organizzata e la corruzione. L'Accordo dedica, per la prima volta, disposizioni rigorose alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea, in materia fiscale. L'Accordo con le Filippine contempla le clausole standard dell'Unione europea in materia di diritti umani, Corte penale internazionale, armi di distruzione di massa, armi leggere e di piccolo calibro nonché lotta al terrorismo, ed attua le politiche dell'Unione europea in materia tributaria e sulla migrazione. In attesa del consenso del Parlamento europeo e della formale ratifica, sia da parte di tutti gli Stati membri che delle Filippine, la Commissione aveva proposto di anticipare di fatto, prima della sua entrata in vigore, l'applicazione di alcuni capitoli del PCA, in particolare le sezioni dedicate a commercio e investimenti. Si è dovuto, invece, tenere conto della difficoltà delle Filippine di avviare tali iniziative, rinunciando all'applicazione anticipata per orientarsi verso iniziative e progetti realizzati dai singoli Stati membri sia in ambito politico che economico. 1.5 Iter procedurale di firma dell'Accordo Nel novembre 2004 il Consiglio aveva autorizzato la Commissione a negoziare singoli Accordi quadro di partenariato e cooperazione con la Thailandia, l'Indonesia, Singapore, le Filippine, la Malaysia e il Brunei. I negoziati con le Filippine sono iniziati nel febbraio 2009 e si sono conclusi nel giugno 2010. Le Parti hanno parafato l'Accordo il 25 giugno 2010 dopo l'approvazione da parte del Comitato dei rappresentanti permanenti (COREPER). La cerimonia ufficiale di firma ha avuto luogo a Phnom Penh il 11 luglio 2012, a margine del XIX Forum Regionale dell'ASEAN. L'Accordo è stato firmato per l'Unione europea dall'Alto Rappresentante Ashton e dai Ministri degli esteri degli Stati membri e, per la controparte, dal Segretario agli Affari esteri delle Filippine, Albert Del Rosario. 1.6 Finalità dell'Accordo L'Accordo persegue l'obiettivo principale di consolidare il dialogo politico e rafforzare la cooperazione settoriale. Fra le aree di collaborazione ritenute prioritarie figurano, in particolare, tutti i settori del commercio e degli investimenti (in modo coerente con i principi dell'OMC e con le iniziative regionali Unione europea-ASEAN), lo sviluppo sostenibile (salute, ambiente, affari sociali, cambiamenti climatici, agricoltura); l'istruzione e la cultura, nonché la giustizia, la libertà e la sicurezza (cooperazione giuridica, migrazione, lotta contro le droghe illecite, contrasto della criminalità organizzata, della corruzione, del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo). La cooperazione settoriale verrà attuata anche attraverso programmi e progetti di assistenza tecnica e di capacity building . Una volta in vigore, l'Accordo porterà vantaggi concreti per entrambe le Parti, creando i presupposti per la promozione dei più vasti interessi politici ed economici dell'Unione europea, di particolare importanza in una regione la cui attenzione è da sempre rivolta principalmente verso la Cina e gli USA. L'approfondimento delle relazioni politiche costituisce il presupposto per il rafforzamento della cooperazione commerciale e garantisce la necessaria coerenza nelle relazioni dell'UE con il Filippine e tutto il Sud-Est asiatico. Il Titolo dedicato a commercio ed investimenti è finalizzato ad agevolare -- in prospettiva futura -- l'avvio di negoziati per la conclusione di un accordo di liberalizzazione commerciale; e ciò analogamente alla linea negoziale seguita dall'Unione europea con i Paesi ASEAN, sebbene al riguardo sia stata registrata finora una certa cautela da parte delle autorità filippine. 1.7 Esame delle disposizioni Titolo I - Natura e ambito di applicazione (articoli 1-4) Le Parti confermano la loro adesione ai valori comuni sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e ribadiscono l'impegno a promuovere lo sviluppo sostenibile, contribuendo alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo concordati a livello internazionale, compresi gli obiettivi di sviluppo del millennio (articolo 1). Il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani -- enunciati nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e nelle altre convenzioni internazionali di cui le Parti sono contraenti -- rappresenta un elemento essenziale dell'Accordo. Le finalità della cooperazione bilaterale sono richiamate dall'articolo 2 che ne delinea ambiti e settori di interesse, nei quali le Parti si impegnano a mantenere un dialogo costante ed a intensificare la collaborazione, anche al fine di potenziare il ruolo delle Filippine e dell'Unione europea e di promuovere sia la comprensione fra i popoli che un'efficace interazione con la società civile. Tra i principali obiettivi della cooperazione -- quali già illustrati al precedente punto 1.3 della presente relazione e meglio specificati di seguito nella presentazione degli altri Titoli dell'Accordo -- rientrano, in particolare, la cooperazione in tutti i settori del commercio e degli investimenti, in modo coerente con i principi dell'OMC e con le iniziative regionali Unione europea -- ASEAN. Le Parti si impegnano a cooperare a livello bilaterale e regionale (articoli 3 e 4), anche nell'ambito delle Organizzazioni internazionali cui appartengono: Nazioni Unite e relative Agenzie ed Organizzazioni; la Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD); l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC); l'Organizzazione internazionale per le Migrazioni (OIM); l'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI); il dialogo UE-ASEAN; il Forum regionale dell'ASEAN (ARF) ed il Vertice Asia-Europa (ASEM). Titolo II - Dialogo politico e Cooperazione (articoli 5-11) Le Parti si impegnano a promuovere la cultura della pace ed a prevenire i conflitti (articolo 5), approfondendo la cooperazione in tema di diritti umani anche attraverso un dialogo costruttivo e la collaborazione con le istituzioni delle Nazioni Unite competenti in materia, richiamando il ruolo della Corte penale internazionale quale istituzione indipendente il cui operato contribuisce alla pace e alla giustizia internazionali. Le Parti concordano di potenziare il quadro giuridico di riferimento per prevenire e punire i crimini più gravi che riguardano la comunità internazionale, anche tramite la Corte penale internazionale, convenendo di mantenere un dialogo costruttivo sull'adesione universale allo Statuto di Roma (articolo 7). Nel Titolo II dell'Accordo vengono, inoltre, recepite le clausole standard comunitarie in tema di armi di distruzione di massa (articolo 8), di armi leggere e di piccolo calibro (articolo 9) e di lotta al terrorismo (articolo 10). L'Unione europea e le Filippine si impegnano (articolo 11) a cooperare nel settore della pubblica amministrazione onde incentivare lo sviluppo di capacità in tale ambito, attraverso lo scambio di informazioni sulle migliori prassi in materia di metodi di gestione e prestazione dei servizi, potenziamento della capacità istituzionale e della trasparenza. L'Unione europea e le Filippine si impegnano a consultarsi regolarmente su come contrastare e prevenire il terrorismo promuovendo l'attuazione di una collaborazione più intensa in tale ambito -- sia in ambito regionale che a livello internazionale -- nel rispetto delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU, nonché delle Convenzioni e degli strumenti internazionali adottati in tale ambito. In tutti i settori citati le Parti si impegnano ad approfondire il dialogo politico e la cooperazione, assicurando il necessario coordinamento delle rispettive iniziative, oltre ad impegnarsi a cooperare sul potenziamento delle capacità. Titolo III - Commercio e investimenti (articoli 12-19) Al fine di attuare questo Titolo, viene istituito un dialogo sul commercio bilaterale e multilaterale e sulle modalità per intensificare i rapporti commerciali bilaterali al fine di potenziare il ruolo del sistema commerciale multilaterale nella promozione della crescita e dello sviluppo. Le Parti si impegnano a promuovere lo sviluppo e la diversificazione degli scambi commerciali (articolo 12) migliorando le condizioni di accesso al mercato, eliminando gli ostacoli agli scambi (in particolare quelli non tariffari), varando misure che aumentino la trasparenza e tenendo altresì conto dei lavori delle organizzazioni internazionali competenti. Le Parti si tengono informate sull'evoluzione di politiche connesse al commercio -- quali quelle agricole, di sicurezza alimentare, di tutela dei consumatori e dell'ambiente, ivi compresa la gestione dei rifiuti -- nonché promuovono il dialogo e la cooperazione per sviluppare reciprocamente gli scambi e gli investimenti, anche per risolvere problematiche commerciali ed al fine di affrontare problematiche connesse a questioni sanitarie e fitosanitarie, ovvero in materia di tutela dei diritti di proprietà intellettuale. Le Parti convengono di cooperare in materia di questioni sanitarie e fitosanitarie (articolo 13) e di sicurezza alimentare, al fine di tutelare la vita e la salute dell'uomo, degli animali e delle piante nei propri territori. L'Unione europea e le Filippine si impegnano ad avviare un dialogo ed uno scambio di informazioni sugli impegni derivanti dall'Accordo dell’OMC sulle misure sanitarie e fitosanitarie (SPS), dalla Convenzione internazionale per la protezione dei vegetali (CIPV), dall'Ufficio internazionale delle epizoozie (UIE) e del CODEX Alimentarius. La cooperazione in materia di ostacoli tecnici agli scambi (articolo 14), considerata un obiettivo fondamentale per lo sviluppo del commercio, si svolge mediante il dialogo attraverso i canali preposti, i progetti comuni e i programmi di assistenza tecnica e di sviluppo delle capacità. Le Parti promuovono l'uso delle norme internazionali nonché lo scambio di informazioni su norme, procedure di valutazione della conformità e sui regolamenti tecnici, nel quadro dell'Accordo dell’OMC sugli ostacoli tecnici agli scambi ( technical barriers to trade - tbt). In tema di cooperazione in materia doganale e di facilitazione degli scambi commerciali (articolo 15) le Parti valutano la possibilità di semplificare le procedure di importazione/esportazione e le altre procedure doganali, di garantire la trasparenza dei regolamenti doganali e commerciali, di sviluppare la cooperazione doganale e meccanismi efficaci di assistenza amministrativa reciproca, promuovendo azioni comuni in ambito internazionale. Le Parti si impegnano a potenziare la sicurezza del commercio internazionale per garantire un'applicazione effettiva ed efficiente dei diritti di proprietà intellettuale a livello doganale e conciliare l'agevolazione degli scambi con la lotta contro le frodi e le irregolarità. Le Parti (articolo 15, paragrafo 2) sono interessate a valutare la possibilità di concludere protocolli sulla cooperazione doganale e sull'assistenza reciproca nel quadro istituzionale stabilito dal presente accordo. Le Parti continuano a mobilitare l'assistenza tecnica per sostenere la cooperazione nel settore doganale e l'agevolazione degli scambi. L'articolo 16 prevede incentivi ai flussi di investimento con la creazione di un ambiente favorevole e l'elaborazione di norme stabili, trasparenti, accessibili e non discriminatorie, che promuovano ed agevolino i flussi bilaterali di investimento (anche mediante il ricorso a meccanismi amministrativi atti a tale scopo), garantendo pari condizioni agli operatori di entrambe le Parti. L'articolo 17 riguarda l'impegno delle Parti a promuovere l'istituzione ed il mantenimento sia di normative sulla concorrenza che di Autorità preposte alla loro attuazione, promuovendo la loro applicazione in modo efficace, non discriminatorio e trasparente, al fine di rafforzare la certezza giuridica nei rispettivi territori. Anche nel campo della politica di concorrenza, Unione europea e Filippine possono concordare programmi di assistenza e di potenziamento delle capacità. Le Parti istituiscono un dialogo regolare in materia di servizi (articolo 18) al fine di informarsi sui rispettivi sistemi normativi e di promuovere l'accesso ai rispettivi mercati, alle fonti di capitale e alla tecnologia, oltre che per facilitare l'espansione degli scambi di servizi tra le Parti e sui mercati dei Paesi terzi. Le Parti attribuiscono grande importanza alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale (articolo 19) e si impegnano a garantirla in maniera adeguata ed efficace, in conformità alle migliori prassi ed alle normative internazionali. Le Parti si prestano assistenza per attuare programmi che promuovano l'innovazione tecnologica, il trasferimento volontario di tecnologia, la formazione delle risorse umane; collaborano inoltre all'attuazione dell'agenda Sviluppo nell'ambito dell'OMPI. Unione europea e Filippine si impegnano inoltre ad intensificare la cooperazione in materia di indicazioni geografiche, tutelandole e proteggendo le varietà vegetali, tenendo in conto il ruolo dell'Unione internazionale per la protezione dei ritrovati vegetali (UPOV). È altresì previsto lo scambio di informazioni e di esperienze sulle prassi in materia di tutela dei diritti di proprietà intellettuale nonché sulla prevenzione delle violazioni di tali diritti, in particolare la lotta alla contraffazione e la pirateria, attraverso la cooperazione doganale ed altre forme adeguate di cooperazione, che possono consistere nella creazione di organismi ad hoc . La cooperazione in tale ambito deve mirare a garantite anche un'applicazione più efficace ed efficiente dei diritti di proprietà intellettuale a livello doganale. Titolo IV - Cooperazione in materia di giustizia e sicurezza (articoli 20-25) Nel riconoscere l'importanza dello stato di diritto e del potenziamento di tutte le istituzioni pertinenti (articolo 20) le Parti si impegnano a cooperare scambiandosi informazioni sulle migliori prassi in materia di sistemi giuridici e di legislazione. Le Parti cooperano nella lotta contro le droghe illecite (articolo 21) attraverso un efficace coordinamento delle rispettive Autorità competenti, secondo i principi concordati, conformemente alle Convenzioni internazionali a cui hanno aderito, quali la Dichiarazione politica e la Dichiarazione sulle linee direttrici per ridurre la domanda di droga, adottate dalla XX Sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel giugno 1998, nonché la Dichiarazione politica ed il Piano d'azione sulla cooperazione internazionale, adottate in occasione della 52ª sessione della Commissione stupefacenti nel marzo 2009. La cooperazione tra le Parti comprende l'assistenza tecnica e amministrativa all'elaborazione della legislazione e delle politiche nazionali, nella creazione di enti e centri di informazione nazionali, nella formazione del personale e nel sostegno alle azioni della società civile. L'articolo 22 sulla cooperazione contro il riciclaggio di denaro ed il finanziamento del terrorismo disciplina le forme e la collaborazione tra le Parti riguardo all'azione di contrasto in tale ambito, al fine di prevenire il riciclaggio dei proventi da attività criminali, come il traffico di droga e la corruzione. La cooperazione si articolerà, in particolare, attraverso lo scambio di informazioni tra le Autorità competenti nell'ambito dei rispettivi quadri normativi, che devono prevedere norme equivalenti a quelle adottate dall'Unione europea e dagli Organismi internazionali che operano nel settore, come il Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI). La cooperazione contro la criminalità organizzata e la corruzione (articolo 23) avviene attuando e promuovendo le norme internazionali -- quali le Convenzioni ed i Protocolli addizionali dell’ONU contro la criminalità organizzata e la corruzione, -- promuovendo la collaborazione fra le Autorità, le Agenzie ed i Servizi che operano in tale ambito ed assicurando sia l'assistenza reciproca per le indagini e la condivisione delle tecniche investigative, sia l'effettuazione di attività comuni di assistenza, istruzione e formazione. L'articolo 24 è dedicato alla protezione dei dati personali, settore nel quale le Parti cooperano attraverso lo scambio di informazioni, conoscenze e assistenza tecnica, in conformità delle più rigorose norme internazionali. Infine, con l'articolo 25 le Parti ribadiscono il loro impegno a continuare la cooperazione sulle questioni relative al benessere dei rifugiati e degli sfollati interni. Titolo V - Cooperazione in materia di migrazione e di lavoro marittimo (articoli 26-27) L'articolo 26 disciplina la cooperazione in materia di migrazione e di sviluppo -- che le Parti si impegnano a realizzare attraverso la gestione congiunta dei flussi migratori -- con l'istituzione di un meccanismo di dialogo e consultazione su tutte le questioni in campo migratorio, nel rispetto del vigente diritto nazionale e comunitario in materia. Le Parti si impegnano a conformarsi alle disposizioni degli strumenti internazionali applicabili -- quali la Convenzione relativa allo status dei rifugiati firmata il 28 luglio 1951 ed il relativo Protocollo, firmato il 31 gennaio 1967 -- nel rispetto del principio del non respingimento. Se da un lato l'impegno delle Parti deve garantire un trattamento equo e le possibilità di integrazione per gli stranieri che soggiornano legalmente nel loro territorio -- combattendo tutte le forme di razzismo xenofobia e discriminazione -- dall'altro lato viene ribadito il comune impegno nel contrastare il traffico e la tratta di esseri umani. L'articolo 27 disciplina, in dettaglio, le modalità di collaborazione tra le Parti negli specifici settori del lavoro marittimo, dell'istruzione e della formazione. In base al predetto articolo 27, le Parti convengono di cooperare nel campo del lavoro marittimo, onde promuovere e salvaguardare condizioni di vita e di lavoro dignitose per i marittimi, la sicurezza personale e la protezione della «gente di mare», nonché le politiche ed i programmi centrati sulla salute e sulla sicurezza del lavoro. Le Parti concordano, inoltre, di collaborare per quanto riguarda l'istruzione, la formazione e l'abilitazione dei marittimi, al fine di garantire sicurezza ed efficienza nelle operazioni marittime e prevenire danni ambientali, anche attraverso il miglioramento delle competenze degli equipaggi, onde adattarle alle mutate esigenze dell'industria marittima ed al progresso tecnologico. Le Parti riaffermano parimenti il loro rispetto per l'osservanza di taluni strumenti internazionali pertinenti, tra i quali vengono esplicitamente menzionate le Convenzioni di Montego Bay del 10 dicembre 1982 (Convenzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite sul diritto del mare) -- specialmente per quanto attiene ai diritti ed agli obblighi di ciascuna Parte in merito alle condizioni di lavoro, alla composizione degli equipaggi ed alle questioni sociali a bordo delle navi battenti la propria bandiera -- e la Convenzione internazionale sulle norme relative alla formazione della gente di mare, al rilascio dei brevetti ed alla guardia (convenzione STCW) del 1995 e successive modificazioni, in particolare per quanto concerne i requisiti di competenza e formazione del personale marittimo. L'Accordo prevede che la collaborazione in questo settore si basi sulla consultazione reciproca e sul dialogo bilaterale, che potrà riguardare anche aspetti legati ai metodi di insegnamento applicati ed alle migliori prassi di formazione, ai programmi volti a contrastare la pirateria e gli atti di terrorismo in mare, alla copertura sanitaria e alle cure mediche per la «gente di mare», nonché a qualsiasi altra forma di protezione sociale. La cooperazione in materia di migrazione (articolo 27) ha lo scopo principale di favorire le opportunità di migrazione legale e di elaborare un'efficace politica di prevenzione dell'immigrazione clandestina, del traffico dei migranti e della tratta di esseri umani, nel rispetto sia della Convenzione relativa allo status dei rifugiati, firmata il 28 luglio del 1951, che del relativo Protocollo, firmato il 31 gennaio 1967, in particolare per quanto riguarda i principi di non respingimento e di ritorno volontario. Titolo VI - Cooperazione economica, allo sviluppo e in altri settori (articoli 28-47) Questo Titolo disciplina la cooperazione finalizzata a promuovere lo sviluppo socioeconomico e definisce gli ambiti di quella settoriale. A tal fine, le Parti instaurano un dialogo su tutte le questioni rilevanti specifiche dei settori interessati; la cooperazione viene attuata sulla base della valutazione delle esigenze specifiche, frutto della reciproca consultazione, nel rispetto delle pertinenti normative, dell'Unione europea e nazionale, in vigore. La cooperazione tra le Parti ha lo scopo di armonizzare la regolamentazione e le metodologie utilizzate in settori specifici intensificando la collaborazione a livello regionale ed internazionale, anche attraverso progetti di assistenza tecnica e di capacity building . Allo scopo di valorizzare la dimensione sociale della globalizzazione, l’Unione europea e le Filippine intensificano la cooperazione in tema di occupazione e affari sociali (articolo 28), compresa la coesione regionale e sociale, con particolare attenzione agli elementi chiave dello sviluppo sostenibile e della riduzione della povertà, quali: salute e sicurezza sul lavoro; sviluppo delle competenze; parità uomo-donna; dignità del lavoro -- conformemente alla risoluzione 60/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 24 ottobre 2005 ed alla dichiarazione ministeriale del Consiglio economico e sociale del consiglio economico e sociale dell'ONU del 5 luglio 2006 -- tenendo conto delle differenze esistenti e della diversa natura dei rispettivi sistemi socioeconomici. Le Parti ribadiscono l'impegno a rispettare, promuovere ed applicare le norme internazionalmente riconosciute in materia di lavoro, quali definite sia dalle Convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) a cui hanno aderito che dalla Dichiarazione dell'OIL sui principi ed i diritti fondamentali nel lavoro. Le forme di cooperazione possono riguardare iniziative, programmi e progetti su temi di comune interesse, sia in consessi bilaterali che multilaterali, quali ASEM, UE-ASEAN, ONU, OIL ed OIM. Le Parti istituiscono altresì un dialogo regolare in materia di cooperazione allo sviluppo (articolo 29), allo scopo di favorire lo sviluppo sostenibile, contribuendo alla riduzione della povertà e al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo concordati a livello internazionale, ivi compresi gli obiettivi di sviluppo del Millennio. In tale ambito, la collaborazione tra le Parti deve mirare a promuovere lo sviluppo umano e sociale, nonché una crescita economica inclusiva e sostenibile; promuovere la sostenibilità ambientale e la sana gestione delle risorse naturali, ivi compresa la promozione delle migliori prassi; attenuare l'impatto del cambiamento climatico. In particolare, si prevede il potenziamento delle capacità per favorire una maggiore integrazione delle Filippine nell'economia mondiale e nel sistema commerciale internazionale, con l'avvio di processi conformi ai princìpi della Dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti, al Programma d'azione di Accra e agli altri impegni internazionali in materia di aiuti. Le Parti promuovono lo scambio di informazioni sulle rispettive politiche economiche (articolo 30) e la condivisione di esperienze sul coordinamento delle politiche economiche nell'ambito della cooperazione e dell'integrazione economica regionale, approfondendo il dialogo sulla politica monetaria e tributaria, sulla tassazione delle imprese, sulla finanza pubblica, sulla stabilizzazione macroeconomica e sul debito estero. Le Parti promuovono il dialogo e l’interazione effettive con la società civile in conformità con le leggi nazionali (articolo 31), riconoscendo il ruolo e il contributo della società civile organizzata al buon governo democratico. La cooperazione in materia di gestione del rischio di catastrofi (articolo 32) ha lo scopo di prevenire o di ridurre al minimo il rischio di catastrofi e le relative conseguenze, pianificando ove del caso la ripresa e la ricostruzione, senza trascurare l'adattamento al cambiamento climatico ed il ricorso a innovazione, ricerca e istruzione per creare una cultura della sicurezza e della capacità di recupero. Nel settore dell'energia (articolo 33) lo scopo principale della cooperazione bilaterale è quello di diversificare l'approvvigionamento energetico per garantire una maggiore sicurezza e sviluppare nuove forme di energie rinnovabili, creando così condizioni favorevoli agli investimenti. Le Parti promuovono la convergenza delle norme energetiche per i biocombustibili e gli altri combustibili alternativi, incentivando sia i trasferimenti di tecnologia tra imprese finalizzati alla produzione ed all'uso sostenibile dell'energia che la cooperazione tecnica ed i partenariati privati in merito ai progetti riguardanti l'energia sostenibile e rinnovabile, in conformità agli impegni assunti con la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. L'articolo 34 disciplina la cooperazione in materia di ambiente e di risorse naturali, sottolineando la necessità di salvaguardare e gestire in modo sostenibile le risorse naturali e la diversità biologica, al fine di migliorare l'ambiente ai fini dello sviluppo sostenibile. Viene sottolineato tra l'altro come tutti i settori di cooperazione debbano tenere in considerazione le problematiche ambientali, collaborando per far sì che le politiche commerciali e quelle ambientali si sostengano a vicenda. Le Parti promuovono la loro attiva partecipazione all'attuazione degli accordi ambientali multilaterali a cui hanno aderito, intensificando inoltre la cooperazione nell'ambito di programmi regionali per la tutela dell'ambiente. L’Unione europea e le Filippine promuovono l'utilizzo di tecnologie, prodotti e servizi rispettosi dell'ambiente, anche mediante l'uso di strumenti normativi e di mercato, prevenendo i movimenti transfrontalieri illeciti di rifiuti, compresi i rifiuti pericolosi e le sostanze che riducono lo strato di ozono. Le Parti si impegnano infine a potenziare la cooperazione in ambito bilaterale e multilaterale anche tramite programmi di assistenza tecnica volti a promuovere lo sviluppo, il trasferimento e l'utilizzo di tecnologie rispettose dell'ambiente. Le Parti promuovono la cooperazione ed il dialogo nei settori agricolo, della pesca e dello sviluppo rurale (articolo 35) secondo le seguenti modalità: -- agevolando il commercio di piante, animali, animali acquatici e dei relativi prodotti, conformemente alle previsioni dell'Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE) e delle Convenzioni internazionali pertinenti a cui hanno aderito, come la Convenzione internazionale per la protezione delle piante della FAO (IPPC); -- attuando una politica agricola di qualità volta a tutelare le indicazioni geografiche, a sviluppare un'agricoltura sostenibile e rispettosa dell'ambiente ed a favorire il trasferimento di biotecnologie. Le Parti si impegnano inoltre ad adottare misure che favoriscano i partenariati, lo sviluppo di joint venture e di network di cooperazione tra agenti ed operatori economici locali, agevolando sia l'accesso ai finanziamenti -- in particolare per la ricerca e il trasferimento di tecnologie -- sia potenziando le associazioni dei produttori e le attività di promozione commerciale. Le Parti promuovono la cooperazione bilaterale in materia di politica regionale (articolo 36) con particolare attenzione allo sviluppo delle aree svantaggiate, ai collegamenti fra zone urbane e zone rurali ed allo sviluppo rurale, attraverso scambio di informazioni, forme di partenariato ed iniziative che migliorino l'accesso ai finanziamenti e promuovano lo sviluppo sostenibile. La cooperazione in materia di politica industriale e PMI (articolo 37) deve tener conto delle rispettive strategie e finalità economiche, promuovere la collaborazione al fine di migliorare la competitività delle PMI, incentivando gli investimenti comuni e creando joint ventures e reti di informazione, sostenendo l'attività dei settori privati e delle associazioni imprenditoriali delle Parti. La cooperazione in tale ambito è volta a: promuovere la responsabilità sociale delle imprese e le pratiche commerciali responsabili, anche in termini di consumo e di produzione sostenibili; sviluppare progetti di ricerca comuni in settori industriali prioritari; incentivare la cooperazione sui progetti finalizzati a potenziare le capacità in materia normativa e regolamentare. In base all'articolo 38, le Parti concordano che la cooperazione nel campo della politica dei trasporti sia mirata principalmente a migliorare le possibilità di investimento e la circolazione delle merci e dei passeggeri, nonché a promuovere la sicurezza dei trasporti aerei e marittimi ed a gestire l'impatto ambientale dei trasporti stessi, puntando nel contempo ad una maggiore efficienza dei rispettivi sistemi organizzativi e logistici. La suddetta collaborazione comprenderà, tra l'altro: -- lo scambio di informazioni sulle rispettive politiche, normative e pratiche adottate in materia di trasporti, anche con riguardo al segmento aereo e marittimo, alla connessa catena logistica complessiva e all'interconnessione ed interoperabilità delle reti di trasporto multimodali, nonché alla gestione degli aeroporti e dei porti; -- lo scambio di opinioni sul sistema di navigazione satellitare europeo (Galileo); -- il proseguimento del dialogo sui servizi di trasporto aereo; -- l'effettiva applicazione delle norme di sicurezza dei trasporti e di prevenzione dell'inquinamento (specialmente per quanto riguarda i traffici aerei e marittimi, ivi compresa la lotta alla pirateria) in linea con le pertinenti Convenzioni internazionali, anche attraverso un'adeguata concertazione nei consessi internazionali competenti, nonché nelle operazioni di ricerca e salvataggio e di indagine sui sinistri eventualmente occorsi. Le Parti si concentreranno anche sulla promozione di modalità di trasporto rispettose dell'ambiente. Così enucleati gli obiettivi generali nell'ambito dei trasporti, viene stabilito -- al paragrafo 2, lettera e) dell’articolo 38, concernente in special modo i servizi di trasporto marittimo internazionale -- che le Parti attiveranno un dialogo finalizzato: -- alla promozione dello sviluppo dell'industria del trasporto marittimo ed allo scambio di informazioni sulle disposizioni legislative e regolamentari riguardanti i trasporti marittimi e i porti; -- ad un accesso illimitato ai mercati e agli scambi marittimi internazionali, su basi commerciali; -- alla non introduzione di clausole di ripartizione dei carichi; -- alla concessione, per le navi gestite da cittadini o imprese dell'altra Parte, del trattamento nazionale e della clausola della «nazione più favorita» (NPF); -- all'approfondimento delle questioni correlate ai servizi di trasporto «porta a porta» che comprendano una tratta marittima, tenendo sempre conto del diritto nazionale di ciascuna delle Parti; -- alla gestione efficace dei porti ed all'efficienza dei servizi di trasporto marittimo, nonché al rafforzamento della cooperazione in tema di lavoro marittimo e di istruzione e formazione della «gente di mare», a norma del già citato articolo 27. In tema di cooperazione scientifica e tecnologica (articolo 39) le Parti favoriscono lo scambio di informazioni e la condivisione di know-how promuovono progetti e programmi comuni di ricerca e sviluppo. Oltre a favorire la partecipazione delle PMI e dei rispettivi centri di istruzione e ricerca, l'attività di cooperazione in tale settore deve avvenire nel rispetto dei principi di reciprocità, parità di trattamento e mutuo vantaggio, garantendo una tutela adeguata della proprietà intellettuale. Il dialogo tra Unione europea e Filippine in materia di tecnologie dell'informazione e della comunicazione (articolo 40) -- considerati quali elementi chiave della società moderna, aventi grande importanza per lo sviluppo economico e sociale -- promuove, tra l'altro, la cooperazione nel settore della ricerca in ambiti di interesse comune per le Parti, ivi compresi gli aspetti legati alla sicurezza ed alla lotta contro la cybercriminalità, incoraggiando la condivisione delle migliori prassi onde colmare il divario digitale. L'articolo 41 prevede che le Parti istituiscano un dialogo politico regolare in materia di audiovisivi, media e multimedia, volto ad incoraggiare la cooperazione tra gli operatori e le istituzioni del settore. Al fine di garantire lo sviluppo equilibrato e sostenibile del turismo (articolo 42), attenuandone le conseguenze negative, le Parti richiamano il Codice etico mondiale dell'Organizzazione mondiale del turismo ed i principi di sostenibilità alla base del processo cosiddetto di «Agenda 21 locale», al fine di sviluppare il turismo ecologico e culturale nonché di incrementare il contributo positivo dell'industria turistica allo sviluppo sostenibile delle comunità locali, rispettandone l'integrità e gli interessi. L'articolo 43 prevede il rafforzamento della cooperazione nel settore dei servizi finanziari, al fine di armonizzare regole e norme comuni, di migliorare sia i sistemi contabili di revisione dei conti e di vigilanza sia i sistemi di regolamentazione nei settori bancario, finanziario e assicurativo, riconoscendo l'importanza dell'assistenza tecnica e delle misure volte a sviluppare le capacità per il conseguimento di questi obiettivi. Nel potenziare le attività economiche, le Parti si impegnano ad applicare i principi del buon governo nel settore fiscale (articolo 44) ed a migliorare la cooperazione internazionale in materia, sia agevolando la riscossione del gettito fiscale sia attuando misure che garantiscono l'effettiva applicazione di questi principi. Unione europea e Filippine convengono di applicare tali principi nell'ambito degli Accordi fiscali bilaterali, esistenti o futuri, conclusi tra gli Stati membri e le Filippine. L'articolo 45 -- cooperazione in materia di salute -- prevede che le Parti si impegnino a: potenziare e riformare il sistema sanitario, collaborando per migliorare la gestione e le prestazioni sanitarie, in particolare per le donne e per le comunità povere e vulnerabili; collaborare al fine di prevenire e controllare tempestivamente forme epidemiche; promuovere uno stile di vita sano, occupandosi di fattori quali la sicurezza alimentare, la tossicodipendenza, l'alcol ed il fumo; realizzare programmi di ricerca sanitaria (di cui al citato articolo 39) e di promozione della salute. In materia di istruzione, cultura, dialogo interculturale e interreligioso (articolo 46) la cooperazione deve avvenire nel rispetto della diversità, al fine di migliorare conoscenza e comprensione delle rispettive culture, sostenendo parimenti le attività dei rispettivi istituti di cultura. Le Parti convengono altresì di avviare un dialogo sulla modernizzazione dei sistemi d'istruzione e di attuare iniziative comuni in ambito socioculturale, promuovendo così anche il dialogo interreligioso ed interculturale nonché gli scambi culturali. Il rispetto della diversità deve guidare la promozione e la cooperazione per la conservazione del patrimonio culturale, che si sviluppa in ambito ASEM a sostegno della Fondazione Asia-Europa (ASEF) ed attraverso il dialogo interreligioso dell'ASEM. Per conseguire gli obiettivi comuni e per promuovere il rispetto della diversità culturale, le Parti collaborano nelle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO, al fine di tutelare il patrimonio culturale e promuovere la ratifica della Convenzione sulla protezione e promozione della diversità delle espressioni culturali adottata il 20 ottobre 2005, intensificando la collaborazione tesa alla sua attuazione. Le Parti cercheranno altresì di favorire i contatti tra le rispettive agenzie dedicate a favorire lo scambio di informazioni e competenze tra esperti, giovani e giovani lavoratori (studenti o diplomati) avvalendosi di programmi in materia di istruzione e cultura quali Erasmus Mundus . Con l'articolo 47 le Parti convengono, infine, di promuovere la cooperazione statistica, in linea con le attività già in corso in tale ambito tra Unione europea ed ASEAN, al fine di sviluppare la capacità statistica ed armonizzare le metodologie e le prassi statistiche; e ciò al fine di poter utilizzare in modo reciprocamente accettabile tutti i dati riguardanti i settori contemplati dal presente Accordo che possono prestarsi ad un trattamento statistico, quali contabilità nazionale, investimenti diretti esteri, tecnologie dell'informazione e della comunicazione, scambio di beni e servizi. Titolo VII - Quadro istituzionale (articolo 48) Il comitato misto previsto dall'articolo 48 -- composto da rappresentanti delle Parti a livello di alti funzionari -- ha il compito di garantire il buon funzionamento e la corretta attuazione dell'Accordo, stabilendo le priorità e formulando raccomandazioni atte a promuovere il perseguimento degli obiettivi dell'Accordo stesso. Il comitato misto si occupa di risolvere eventuali controversie connesse all'applicazione o all'interpretazione dell'Accordo, esaminando tutte le informazioni ed intrattenendo le consultazioni necessarie al fine di trovare una soluzione accettabile ad entrambe le Parti, conformemente a quanto previsto dall'articolo 53. Il comitato misto può istituire sottocomitati specializzati in tutti i settori contemplati dall'Accordo stesso, con il compito di assisterlo nello svolgimento dei propri compiti istituzionali, tra i quali rientra anche quello di garantire il corretto funzionamento di tutti gli Accordi o i Protocolli settoriali già conclusi e che saranno in futuro conclusi tra le Parti. Titolo VIII - Disposizioni finali (articoli 49-58) La clausola sui futuri sviluppi, disciplinata dall'articolo 49, conferisce alle Parti la possibilità sia di ampliare -- dietro raccomandazione del comitato misto -- l'ambito di applicazione dell'Accordo che di intensificare la cooperazione, anche attraverso Protocolli o altri Accordi che si riferiscano a settori o attività specifiche. Le Parti convengono di mettere a disposizione mezzi e risorse finanziarie al fine di conseguire gli obiettivi di cooperazione oggetto del presente Accordo, incoraggiando la Banca europea per gli investimenti (BEI) a proseguire i propri interventi nelle Filippine (articolo 50). L'articolo 52 disciplina le relazioni con gli altri Accordi conclusi dalle Parti e con gli obblighi contratti nei confronti di Paesi terzi, stabilendo per gli Stati membri dell'Unione europea la facoltà di avviare attività di cooperazione bilaterale ovvero di concludere nuovi Accordi di partenariato e cooperazione con le Filippine. In materia di adempimento degli obblighi (articolo 53) le Parti possono -- in caso di controversia sull'applicazione e l'interpretazione dell'Accordo -- rivolgersi al Comitato misto. Nel caso di inadempimento di una delle Parti, l'altra può prendere le misure del caso (articolo 53, paragrafi 3 e 4), che devono essere scelte tra quelle meno lesive per il funzionamento dell'Accordo. Le Parti forniscono informazioni al comitato misto, al quale possono rivolgersi al fine di trovare una soluzione accettabile per tutti. A norma dell'articolo 57 l'entrata in vigore dell'Accordo è prevista il primo giorno del mese successivo alla data dell'avvenuta notifica della ratifica da parte di tutti i contraenti. L'Accordo è valido per cinque anni e viene automaticamente prorogato per periodi successivi di un anno, a meno che una delle Parti non comunichi per iscritto l'intenzione di non prorogarlo. L'Accordo può essere modificato di concerto tra le Parti, come pure può essere denunciato per iscritto. I testi facenti fede sono i testi in tutte le lingue dei Paesi dell'Unione europea più il testo in lingua filippina (articolo 58).. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i seguenti Accordi: a Accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, con Allegati, fatto a Bruxelles l'11 maggio 2012; b Accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra, fatto a Phnom Penh l'11 luglio 2012. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data agli Accordi di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto, rispettivamente, dall'articolo 116 dell'Accordo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) , e dall'articolo 57 dell'Accordo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) . 3 (Copertura finanziaria) 1 All'onere derivante dall'articolo 38, comma 2, lettera e) , dell'Accordo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) , valutato in euro 105.883 a decorrere dall’anno 2015, si provvede mediante riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2015, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2 Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti provvede al monitoraggio degli oneri di cui alla presente legge. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede con proprio decreto alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente aventi la natura di spese rimodulabili ai sensi dell'articolo 21, comma 5, lettera b) , della legge 31 dicembre 2009, n. 196 nell'ambito del programma «Sviluppo e sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo e per vie d'acqua interne» e, comunque, della missione «Diritto alla mobilità e sviluppo dei sistemi di trasporto dello Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti». 3 Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 2. 4 Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 4 (Clausola di invarianza finanziaria) 1 Dall'attuazione dell'accordo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) , non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2 Le amministrazioni interessate svolgono le attività previste dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. 5 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .