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Reati e pene - Esecuzione delle pene - Pene pecuniarie - Conversione della pena (nella specie, in libertà controllata) per insolvibilita' del condannato - Automatica sospensione dell'efficacia della ordinanza che dispone la conversione, a seguito di ricorso per cassazione - Mancata attribuzione al giudice del potere di inibire l'effetto sospensivo, in caso di inammissibilità del gravame - Prospettata contraddittorieta' e illogicita' della previsione di legge, nonche' irrazionale parità di posizione tra condannati, con violazione del diritto di difesa, del principio di legalita' ovvero di doverosita' della repressione delle condotte violatrici della legge penale e della indefettibilità della giurisdizione - Conferma dei principi affermati con una precedente decisione di accoglimento - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 660, comma 5, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, 25, secondo comma, e 101 della Costituzione, nella parte in cui prevede che il ricorso per cassazione contro l'ordinanza che dispone la conversione delle pene pecuniarie non eseguite per insolvibilità del condannato ne sospende l'esecuzione e non attribuisce al giudice la facoltà di inibire l'effetto sospensivo quanto meno nelle ipotesi di palese inammissibilità del ricorso. Infatti, secondo i principi affermati nella sentenza n. 108/1987 e in un sistema processuale incardinato sul principio generale dell'effetto sospensivo delle impugnazioni, l'esclusione dell'effetto sospensivo del ricorso per cassazione sarebbe priva del benchè minimo fondamento giustificativo e potrebbe anzi recare grave nocumento all'interessato, attesa la normale brevità della pena da espiare a seguito della conversione. M.F.