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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 217 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,32). Si dia lettura del processo verbale. LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dell'interno, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. La senatrice Nugnes ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01571 sulle prospettive di riforma della normativa concernente la condizione dei migranti in Italia, per tre minuti. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, signor Ministro, l'emergenza Covid-19 ha scosso in maniera profondissima la nostra società, per quanto riguarda sia la sanità, sia le ripercussioni economiche e gli effetti sulla vita, soprattutto delle classi popolari. È stata necessaria l'adozione di provvedimenti straordinari per far fronte alle macro-problematiche dell'emarginazione e della povertà. Poveri tra i poveri, però, sono gli immigrati e nel nostro Paese negli ultimi decenni tale questione è stata affrontata sempre in termini di ordine pubblico e sicurezza. La risposta dello Stato è stata troppe volte quella della repressione, da ultimo con il decreto sicurezza dell'ottobre 2018, con l'abrogazione della protezione per motivi umanitari, quella che era considerata dalla giurisprudenza la valvola di sicurezza del nostro sistema costituzionalmente orientato, una norma che tutelava i diritti degli immigrati, ma anche quelli degli italiani, perché era garanzia di salute e di etica. Con l'abrogazione della protezione umanitaria si è privato il nostro ordinamento di uno strumento idoneo a far fronte a emergenze come quella in atto. Si è quindi venuto a creare un vulnus giuridico per cui è necessario procedere rapidamente all'adozione di misure straordinarie per tutelare e regolarizzare quei cittadini stranieri già presenti nel nostro Paese, i cosiddetti invisibili, che di fatto non possono essere rimpatriati. È necessario introdurre un permesso di soggiorno di emergenza commisurato al tempo della pandemia e comunque non inferiore a un anno, finalizzato alla ricerca di un'occupazione che dia sostentamento alle persone nullatenenti, irregolari e invisibili, che di fatto non possono lasciare il nostro Paese proprio a causa della pandemia. Questa azione darà sostegno anche alla nostra rete e al nostro tessuto economico, per far fronte alle attività del settore agricolo, della cura delle persone, della pesca, dell'edilizia, della logistica, della ristorazione, dei trasporti e di ogni altro settore in cui vi sia necessità. Questo servirà anche ad arginare il caporalato, il lavoro sommerso, lo sfruttamento e soprattutto sarà una garanzia sanitaria, perché quelle persone oggi non hanno alcuna tutela e sono dei focolai importanti di propagazione del virus. Sappiamo che nel decreto rilancio ci saranno delle azioni, ma noi le riteniamo assolutamente inadeguate, per quanto riguarda sia la platea a cui si rivolgono, sia i tempi, sia perché si mette avanti il contratto di lavoro rispetto alla possibilità di ricerca del lavoro. C'è bisogno di un'azione di legalità assolutamente emergenziale. Signor Ministro, vogliamo sapere se sarete disposti ad accettare le modifiche che il Parlamento vorrà apportare al decreto-legge e se avete intenzione in futuro di emanare un provvedimento ad hoc per affrontare in maniera sistematica la questione dell'immigrazione. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, consigliere di Stato Lamorgese, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. LAMORGESE, ministro dell'interno . Signor Presidente, onorevoli senatori, gli onorevoli interroganti pongono l'attenzione sull'effetto dell'emergenza epidemiologica causata dalla diffusione del virus Covid-19, con particolare riferimento alle condizioni dei cittadini stranieri irregolari già presenti nel nostro Paese, chiedendo di valutare l'adozione di un provvedimento straordinario che consenta la regolarizzazione e l'emersione del lavoro nero. Come noto, già in passato sono state introdotte specifiche disposizioni di legge che hanno permesso l'emersione di rapporti di lavoro irregolare. La materia delle regolarizzazioni, emersa anche nel dibattito parlamentare in occasione della conversione del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, e confluita in due ordini del giorno approvati dal Senato e dalla Camera, coinvolge diversi profili, che vanno dalle esigenze del mercato del lavoro all'emersione del lavoro nero, agli aspetti relativi alla tutela della salute e della legalità. L'esperienza maturata con provvedimenti normativi adottati in tale ambito a partire dagli anni Duemila (si pensi al decreto-legge n. 195 del 2002, al decreto-legge n. 78 del 2009, al decreto legislativo n. 109 del 2012) ha visto platee differenziate, perché i requisiti di volta in volta richiesti riguardavano differenti tipologie di stranieri e di rapporti di lavoro considerati per l'emersione. Anche il CNEL ha posto specifica attenzione sul tema, con l'approvazione di un ordine del giorno del 14 aprile con cui sollecita il Governo a varare una misura di emersione a favore degli stranieri irregolari, per tutelare la loro salute e l'igiene pubblica. L'obiettivo è raggiungere, tanto più in un contesto come quello attuale, un punto di equilibrio, che, con il concorso di tutti gli interlocutori istituzionali, coinvolga e garantisca le esigenze del mercato del lavoro e le condizioni di sicurezza dei lavoratori. Con i ministri Bellanova, Provenzano e Catalfo abbiamo lavorato per mettere a punto un'ipotesi di intervento normativo che, sulla base delle precedenti esperienze, consenta la possibilità di concludere un contratto di lavoro subordinato per chi è impiegato o lo è stato in modo irregolare nella filiera agricola, della cura alla persona e del lavoro domestico. L'emersione del lavoro nero riporterebbe a una condizione di legalità una realtà che riguarda quei lavoratori che di fatto sono impiegati nei campi, come braccianti, e nelle nostre case, come colf e badanti. Appare evidente, dunque, come l'intenzione del Governo e del Ministero dell'interno sia quella di garantire, ancor più nel contesto emergenziale che stiamo vivendo, la dignità delle persone, la sicurezza sanitaria, la tutela della legalità e le esigenze del mercato del lavoro. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Nugnes, per due minuti. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Ministro, questa azione - come le dicevo - non la riteniamo ancora sufficiente. È un primo passo in avanti, ma non sufficiente. Il Governo ha davanti a sé due strade: adottare un serio provvedimento di emersione del lavoro nero, ma anche di regolarizzazione con un permesso di soggiorno di emergenza di tutti gli altri - altrimenti non sappiamo che fine fanno e dove staranno - oppure scrivere un'ennesima pagina di teatro inutile. Bisogna superare l'emergenza pandemica, trovando una soluzione sanitaria per questi invisibili, che sono dei punti gravi di crisi per l'eventuale ulteriore propagazione della pandemia. Ma soprattutto in tutta Italia ci sono delle sacche di disagio economico che possono esplodere in qualsiasi momento. Quindi, in questo momento il Governo si sta assumendo una responsabilità enorme a non considerare tutti gli altri, tutti quelli che non hanno già un rapporto di lavoro. Se non ci sarà una risposta per questi, probabilmente avremo dei disordini sociali difficilmente gestibili. (Applausi). PRESIDENTE . Il senatore La Pietra ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01566 sulle modalità per garantire l'assunzione dei lavoratori stagionali in agricoltura, per tre minuti. LA PIETRA (FdI) . Signor Ministro, come lei sa, la pandemia del coronavirus ha limitato fortemente la circolazione delle persone all'interno degli Stati e ciò ha determinato una forte preoccupazione da parte del mondo agricolo, che stima una mancanza di manodopera intorno a 200.000 braccianti. Molti sono stati gli appelli lanciati dagli imprenditori e noi di Fratelli d'Italia abbiamo dato loro voce presentando delle proposte concrete. Gliene cito alcune: abbiamo chiesto l'introduzione dei voucher per facilitare i rapporti di lavoro; abbiamo chiesto l'utilizzo dei percettori di reddito di cittadinanza. Parliamo di quegli 800.000 percettori di reddito di cittadinanza idonei a ricevere un'offerta di lavoro. Quale migliore occasione se non questa per dare finalmente voce a quello che i colleghi del MoVimento 5 Stelle dicevano e, cioè, che il reddito di cittadinanza serviva per fare occupazione? Mi sembra che al momento questo provvedimento non abbia prodotto neanche un posto di lavoro e, anzi, paradossalmente state licenziando anche quei 3.000 navigator che avevate assunto. Abbiamo trasformato tutte queste proposte in emendamenti e il Governo puntualmente le ha bocciate. Signor Ministro, l'abbiamo sollecitata a incontrare i Governi di quei Paesi da cui provenivano e provengono i nostri braccianti stagionali agricoli che danno un grosso contributo alla nostra agricoltura. Lei, a fronte di tutto, ha partecipato a programmi televisivi e ha dichiarato che l'unica soluzione per risolvere questi problemi è la sanatoria di 600.000 irregolari, minacciando addirittura le sue dimissioni. La sua soluzione, per noi inaccettabile, è doppiamente sbagliata: lo è sul piano pratico perché l'agricoltura non ha bisogno di 600.000 irregolari che vengono messi in condizione di regolarità e manodopera generalizzata, e lo è anche sul piano della comunicazione perché lei in questa maniera lancia un messaggio molto preciso e, cioè, premia chi è arrivato in Italia in maniera irregolare, chi si trova in Italia senza rispettare le leggi e le regole e, invece, penalizza quei lavoratori che per anni sono venuti nel nostro Paese a dare un supporto professionalmente alla nostra agricoltura e hanno sempre rispettato le regole e le leggi. Non si nasconda dietro la lotta al lavoro nero perché tale fenomeno - come lei sa - si combatte in un'altra maniera dando più risorse alle Forze dell'ordine. Smettiamo poi di enfatizzare il lavoro nero in agricoltura: ci sono delle sacche di illegalità, ma vanno combattute per quelle che sono. La stragrande maggioranza degli imprenditori agricoli è, invece, composta da persone oneste che con fatica rispettano le regole. Signor Ministro, detto tutto questo, le chiediamo per quale motivo il Governo sia contrario alla reintroduzione dei voucher in agricoltura, considerati dagli imprenditori agricoli un mezzo adatto a facilitare e semplificare il rapporto di lavoro; perché non sono stati ancora attuati i provvedimenti per l'impiego dei percettori di reddito di cittadinanza e se sono stati presi contatti con i Governi delle Nazioni da cui provengono i lavoratori stagionali e con quali esiti. PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BELLANOVA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, in queste ore prosegue l'impegno di tutto il Governo per dare risposte utili alla crisi generata dalla pandemia. Siamo davanti a uno scenario che non ha pari nella storia della Repubblica e dobbiamo essere all'altezza di questo compito. Per me vale per gli aiuti alle imprese, così come per la tutela delle persone. Ecco perché mi batto per misure di sostegno alle aziende e alle famiglie in difficoltà; ecco perché lavoro e lavoriamo per riconoscere dignità a chi oggi sembra per molti invisibile. In merito ai quesiti posti, ho chiesto l'inserimento nell'agenda degli interventi urgenti del Governo di disposizioni che consentano ai percettori di reddito di cittadinanza, e non solo, anche dei sussidi e delle indennità di disoccupazione, nonché di stipulare con datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti nel limite di 2.000 euro annui. Per quanto riguarda l'ultimo quesito, sono stata tra le prime rappresentanti di Governo dell'agricoltura in Europa a chiedere i corridoi verdi per le merci e le persone. Sono impegnata in prima persona per verificare tutte le possibilità. Voglio ricordare che la pandemia coinvolge, però, tutti i Paesi e in alcuni di essi, come la Romania, vige il coprifuoco in molte aree. È possibile ricorrere all'utilizzo dei voli charter , ma occorre tener presente che i lavoratori disponibili, una volta giunti in Italia, sarebbero soggetti alle misure di quarantena stabilite per evitare il diffondersi del contagio. E non tralasciamo di considerare l'aggravio di costi che le imprese sarebbero costrette a sostenere e i rischi e le tensioni che potrebbero determinarsi sui territori già duramente colpiti. Anche per questo ho proposto di creare un percorso di legalità per le persone presenti nel nostro Paese, e non solo per il settore primario: per una scelta di civiltà, per garantire sicurezza alle comunità, per non voltarsi dall'altra parte e lasciare la criminalità indisturbata nello sfruttamento delle persone e delle imprese. Cari colleghi, se non è lo Stato a farsi carico della lotta al caporalato e allo sfruttamento, liberando lavoratori, lavoratrici e aziende agricole oneste da questa piaga, l'alternativa è lasciare campo libero alle mafie. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore La Pietra, per due minuti. LA PIETRA (FdI) . Signor Ministro, mi dichiaro pienamente insoddisfatto, perché lei non ha risposto nel merito ad alcuna domanda. Ha fatto solo un elenco di slogan , senza nessun atto concreto. Non ha parlato del problema dei voucher e non li ha neanche rammentati. Per quanto riguarda la sua attività nei confronti dei Governi dei Paesi da cui provengono le nostre maestranze stagionali, lei ha detto che ci sta lavorando, ma non ci ha comunicato alcun esito effettivo di quanto può essere successo. Vede, signor Ministro, sono insoddisfatto, ma con me sono insoddisfatti tutti quegli agricoltori, quei pescatori, quegli allevatori che, a oggi, non hanno ricevuto neanche un centesimo di sussidio e devono continuare a mantenere le loro serre, i loro animali, le loro coltivazioni. E, ancora oggi, solo parole e nessun aiuto. Io concludo dicendole, signor Ministro, che, se avesse veramente avuto a cuore il bene dell'agricoltura, avrebbe avuto decine e decine di motivi per minacciare le sue dimissioni da un Governo incapace di dare risposte. Al contrario, ha scelto l'unica motivazione della quale all'agricoltura non interessa niente. Penso al ritardo dei pagamenti della cassa integrazione e dei contributi autonomi o al mancato pagamento della pubblica amministrazione. Per questi motivi doveva minacciare le sue dimissioni. Un motivo su tutti è la mancanza di risorse per l'agricoltura: nel decreto cura Italia, 200 milioni su 25 miliardi; nel prossimo decreto - maggio o giugno, a seconda di quando arriverà - su 55 miliardi neanche 2 miliardi. Si parla del 3 per cento per un comparto che, insieme all'agroalimentare, vale il 20 per cento. Lei, invece, rispetto a tutto questo, ha scelto di fare una sanatoria, alla quale noi assolutamente ci opporremo. Poi, signor Ministro, ha dimostrato, con le sue scelte, di non avere a cuore l'agricoltura italiana ma, molto probabilmente, di avere più a cuore gli interessi del suo partito. Non giochi con la politica sulla pelle degli agricoltori italiani. Non minacci le sue dimissioni, ma le dia, se vuole veramente il bene della nostra agricoltura. (Applausi). PRESIDENTE . Il senatore Bergesio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01572 sul reperimento dei lavoratori per gli impieghi stagionali in agricoltura, per tre minuti. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, la nostra interrogazione è la sintesi del contenuto del mio intervento che la invito brevemente ad ascoltare perché parlo soprattutto di persone, quelle di cui voi vi siete dimenticati. Sono i protagonisti silenziosi della nostra agricoltura, dell'agricoltura del nostro Paese, con i loro sacrifici, il sudore, la voglia di ripartire e di ricostruire. Non si arrendono, nonostante la consapevole latitanza di questo Governo davanti alle loro esigenze. Sono i lavoratori agricoli stagionali italiani, non i clandestini, signor Ministro. (Applausi) . Vedo che non sta scrivendo e non mi segue, ma una settimana fa la trasmissione «Le Iene» mandava in onda, signor Ministro, l'appello di un frutticoltore piemontese che si chiama Michele Ponzo e coltiva, raccoglie, conserva e vende frutta da tre generazioni. La massima occupazione annuale della sua azienda è di centocinquanta persone. Era preoccupato perché pensava di non trovare lavoratori stagionali. Lancia l'appello e in cinque giorni sono arrivate seicento domande di lavoro da lavoratori italiani che sono in crisi e sono disoccupati. (Applausi) . Ne assumerà quaranta Michele, venti per la raccolta e venti per il confezionamento, e sono tutte persone, signor Ministro, che in questo periodo sono a casa dal lavoro. Non sono numeri di una sanatoria come dite voi - 100.000, 200.000 o 300.000 - ma sono nomi, volti e storie italiane, signor Ministro, come Riccardo della Valle d'Aosta, che lavora nel settore turistico ed è a casa; Marco, che lavora nel mondo dello spettacolo ed è a casa; Caterina, ventisei anni, commessa ligure, è a casa; Cosimo, di Napoli, due figli, senza lavoro; Francesca, ventitré anni di Bologna, disoccupata. (Applausi). La forma, signor Ministro, è sostanza, ma la sostanza la deve tirare fuori applicando due misure sostanzialmente importanti: la prima sono i voucher in agricoltura da subito, che permettono la flessibilità, e la seconda è la riduzione del costo del lavoro. Bisogna ridurre il costo sostenuto dal datore di lavoro per dipendente, che ammonta a 35 euro, del 75 per cento, come per le zone svantaggiate, come abbiamo proposto noi nella legge di bilancio e come le stanno proponendo le aziende agricole, gli agricoltori italiani, i sindacati dell'agricoltura e le associazioni di categoria. Glielo stanno chiedendo tutti in ginocchio. Signor Ministro, lei oggi ci risponda se vuole aiutare, sostenere, se vuole guardare al futuro dell'agricoltura italiana o se vuole continuare con la sua assurda idea e ipotesi politica di sanatoria dei clandestini che all'agricoltura italiana non serve per nulla. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BELLANOVA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, i colleghi senatori pongono un tema giusto: la carenza di manodopera in agricoltura. Per chi ha a cuore il settore agricolo dovrebbe essere piuttosto chiaro sapere che, per tutelare le aziende agricole, dobbiamo difendere il loro reddito, garantire il rispetto delle regole per tutti e proteggere la reputazione del settore e del Paese. Cari senatori, quelli che voi chiamate "quei clandestini" sono persone, uomini e donne. (Applausi) . Sono lavoratori che si è fatto finta di non vedere, di non sapere che stavano raccogliendo nei campi prodotti che finiscono per fare concorrenza sleale a quelle tante imprese sane che, con fatica, rispettano i diritti delle persone. Ecco, io voglio tutela per le imprese e salvaguardia per le persone. Oggi sappiamo che la pandemia in atto ha comportato scelte radicali. Siamo rimasti a casa per settimane e ora che stiamo tornando progressivamente alla riapertura è per me doveroso pensare a come evitare ulteriori rischi. È necessario gestire l'emergenza sanitaria che può scaturire dai ghetti; è necessario sottrarre migliaia di persone dal ricatto dei caporali. È un tema troppo serio per farne propaganda. E, se ripenso all'esultanza, nel 2018, di autorevoli rappresentanti del Governo per il ripristino dei voucher , oggi mi chiedo perché le imprese agricole dicono che i voucher non ci sono. Chi faceva propaganda, cari senatori? (Applausi) . Oggi dobbiamo rispondere all'esigenza di manodopera stagionale e dobbiamo farlo con serietà. La regolarizzazione è un tassello, peraltro sui numeri non si deve giocare. La platea di cui parlano gli interroganti comprende anche colf e badanti, lavoratrici e lavoratori che si prendono cura di disabili, bambini, persone anziane, famiglie, oggi anche loro fantasmi, eppure così presenti. Tornando alla manodopera agricola, bisogna fare di più. Il mio impegno va avanti. Abbiamo prorogato i permessi ai lavoratori già presenti in Italia fino a dicembre con il decreto cura Italia. Continuiamo la lotta al caporalato anche mediante la regolarizzazione. Vogliamo facilitare le assunzioni di lavoratori italiani e stranieri al momento inoccupati. Allo stesso tempo siamo impegnati per il sostegno economico alle imprese agricole in difficoltà, per l'attuazione del piano di prevenzione e contrasto al caporalato che, come prima azione, ha proprio quella di determinare il fabbisogno di lavoro agricolo e di favorire l'incrocio legale di domanda e offerta. Noi rappresentanti delle istituzioni, cari colleghi, abbiamo il dovere di un'assunzione di responsabilità: o è lo Stato a farsi carico della vita di queste persone, o sarà la criminalità a sfruttarle. E voglio dire con chiarezza in quest'Aula davanti a voi che io non sarò mai complice dei caporali. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Candiani, per due minuti. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Ministro, forse lei non se n'è accorta, ma gli agricoltori sono coloro che lavorano nei campi, e non quelli che leggono i suoi libri di biologia applicata, perché quella che lei ha dato nella sua risposta è una visione totalmente ideologica dell'agricoltura che nulla c'entra con la fatica che fanno i nostri agricoltori nei campi (Applausi) . E non ascoltate nemmeno le associazioni che rappresentano gli agricoltori, altrimenti sapreste che quello che lei sta proponendo non è quello che serve all'agricoltura. A voi interessano solo le maxi sanatorie, quelle sulle comode navi quarantena al largo delle coste siciliane. Ma non stupiamoci se poi gli sbarchi aumentano e quadruplicano rispetto allo scorso anno, andando a vanificare tutti gli sforzi da noi fatti al Governo per dire che il traffico degli esseri umani in Italia non può avere il suo sbarco. (Applausi). Voi state dando questi messaggi oggi, incoraggiate a venire in Italia, tanto con le nostre sanatorie gli irregolari passano davanti anche ai lavoratori stranieri regolarmente presenti sul nostro territorio, che si sono integrati. Mancate di rispetto a quei due milioni di italiani disoccupati e a quel milione di italiani che oggi prende il reddito di cittadinanza dite di stare a casa, tanto sostituite il loro lavoro con quello dei clandestini che regolarizzate con una sanatoria. Questo non è corretto, Ministro. Questa è furia ideologica e noi faremo tutto quanto possibile in democrazia per cancellare questa ennesima vergogna. State dimostrando di essere inadeguati al Governo, inadeguati per la gestione dell'agricoltura e per la gestione della gravissima crisi nella quale l'economia italiana si sta trovando. Non vi lasceremo rovinare oltre l'Italia, Ministro, e lo dica anche al presidente Conte. Faremo tutto quello che va fatto e, se occorrerà, inizieremo subito la raccolta di firme per portarvi alle urne con un referendum e far cancellare l'abominio di leggi che state facendo, perché voi state tradendo gli italiani e gli italiani vi faranno pagare nelle urne questo tradimento. Vergogna! (Applausi). PRESIDENTE . La senatrice Caligiuri ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01576 sulle modalità per affrontare la mancanza di lavoratori stagionali in agricoltura, per tre minuti. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Ministro, purtroppo il Governo non sembra essere in grado di mettere in campo misure idonee per fronteggiare la crisi derivante dal Covid-19. A causa delle profonde divisioni all'interno della maggioranza, il decreto fu aprile, ora decreto rilancio, già dalle prime indiscrezioni sta generando aspre critiche da tutti i comparti produttivi del Paese. La forte tensione che alberga nella maggioranza di Governo si è recentemente acuita dopo la sorprendente proposta del Ministro in indirizzo di regolarizzare oltre 600.000 stranieri irregolari per sopperire alla mancanza di manodopera in agricoltura. Il Ministro ha inoltre minacciato le dimissioni in caso di mancata approvazione della sanatoria, mentre nessuno nella compagine di Governo ha minacciato le dimissioni a difesa di cassaintegrati, commercianti, autonomi che, a distanza di mesi, aspettano sostegno dallo Stato. (Applausi) . La disposizione dovrebbe riguardare 600.000 stranieri, tra braccianti, colf e badanti; una quota ben più consistente dei 200.000 lavoratori di cui necessita il comparto agricolo. Il Paese, a causa del virus, sta subendo una contrazione economica che alimenta il già elevatissimo tasso di disoccupazione. Farsi carico di persone che chiedono lavoro ed esistenza dignitosa, con il rischio di non riuscire ad assicurarli, né a loro, né ai nostri connazionali, appare ancora più demagogico e irresponsabile. Occorre ricordare che vi sono soggetti dotati di un rapporto contrattuale con lo Stato ad oggi - i cosiddetti navigator , i percettori del reddito di cittadinanza - che potrebbero ora - e sottolineo ora - per il bene comune, rendersi disponibili a svolgere su base volontaria prestazioni lavorative nei settori di necessità. In una fase emergenziale è ancora più forte l'esigenza di prevedere nel nostro Paese un approccio diverso al problema, in grado - da un lato - di monitorare efficacemente il fenomeno migratorio, in tutti i suoi numerosi aspetti economici e sociali e - dall'altro lato - di fornire risposte coerenti al problema della disoccupazione, in particolare per il settore agricolo che, nel solo mese di marzo, ha già perso 500.000 giornate di lavoro rispetto allo scorso anno, pari al 10 per cento del totale. Si chiede quindi di sapere per quale motivo, vista l'urgente richiesta di forza lavoro da parte delle imprese, non si possa procedere all'immediato utilizzo di soggetti percettori del reddito di cittadinanza e dei cosiddetti navigator , data l'attuale impossibilità a svolgere le funzioni loro assegnate; per quale motivo non intenda adoperarsi affinché venga ripristinato lo strumento del voucher in agricoltura, che garantirebbe la continuità delle produzioni della filiera agroalimentare, offrirebbe strumenti di integrazione al reddito - ad esempio - a cassaintegrati, pensionati e studenti, ed eviterebbe il diffuso fenomeno del lavoro irregolare; per quale motivo si voglia procedere alla regolarizzazione di 600.000 immigrati a fronte di una richiesta di 200.000 persone, di fatto sanando la posizione di circa 400.000 stranieri in più; se non intenda adoperarsi affinché si agevoli il rientro di manodopera che già ha lavorato nel nostro Paese e che è specializzata nel comparto agricolo attraverso i corridoi verdi. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BELLANOVA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, cara collega, vorrei premettere che l'impegno del Governo oggi è mirato a dare risposte concrete all'emergenza e alle difficoltà di milioni di imprese e di famiglie. Le scelte economiche in un contesto eccezionale come quello attuale comportano coraggio. In merito al primo quesito, voglio portare a conoscenza degli onorevoli interroganti che il Governo è intenzionato a far sì che i percettori di reddito di cittadinanza, come di tutti i sussidi, possano stipulare con datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine non superiori a trenta giorni, rinnovabili per ulteriori trenta giorni, senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti, nel limite di 2.000 euro per l'anno 2020. Mi faccia però dire che l'affermazione di pretendere l'immediato utilizzo di quelle persone è vincolata alla loro disponibilità ad andare a lavorare in agricoltura. Tra l'altro, voglio ricordare un po' a tutti noi che il lavoro agricolo è anche un lavoro fatto di specializzazione, di competenze e di professionalità. Inoltre, vorrei precisare che è vero che le associazioni agricole parlano di una carenza di manodopera stagionale tra 270 e 350.000 unità, ma la scelta del Governo comprende non solo il settore agricolo, ma anche quello dell'assistenza domestica e familiare. Fare confusione sui numeri, quindi, non giova a nessuno. Questa non è però una questione di statistica: dietro alle cifre ci sono persone, donne e uomini, in condizioni di insicurezza e di fragilità; donne e uomini che è nostro dovere sottrarre dalle mani criminali degli sfruttatori, perché il caporalato è mafia, è criminalità organizzata; ciò anche per garantire la sicurezza sanitaria delle comunità dove vivono, perché qui vivono e non si cancellano con un tratto di penna o girandosi dall'altra parte. Non salvaguardarli significa fare un regalo alla criminalità. Per quanto riguarda l'ultimo quesito, mi sono impegnata sin da subito in Europa per i corridoi verdi e anche con alcuni Paesi, come la Romania, dove al momento però vige il coprifuoco in molte aree. Sappiamo che migliaia di lavoratori stranieri, soprattutto dell'Est, finora occupati nelle nostre campagne come operai specializzati e stagionali, hanno fatto rientro nei loro Paesi. Stiamo lavorando perché si possa favorire un loro ritorno in sicurezza, che significa garantire anche la quarantena a queste persone. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Caligiuri, per due minuti. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Ministro, non ci riteniamo affatto soddisfatti della sua risposta e parto da due parole che ha citato lei: «numeri» e «coraggio». Per noi i numeri sono quelli che riguardano il settore agricolo e le imprese agricole, che in questo periodo di Covid-19 hanno continuato a garantire sui banconi dei supermercati i prodotti alimentari. Per noi il coraggio è rappresentato da quegli imprenditori che, insieme ai lavoratori delle aziende agricole, non si sono mai fermati nonostante tutte le difficoltà. (Applausi) . Sarei dunque partita, signor Ministro, dal dare qualcosa alle aziende agricole, ma qualcosa di tangibile, di veloce e di rapido. Questi immigrati chi li dovrà pagare un domani? Le aziende e gli imprenditori agricoli. Pensiamo allora al sostentamento delle aziende agricole e a come devono andare avanti. Ecco perché continuiamo a lottare affinché i voucher vengano presi in seria considerazione, perché per noi essi sono l'arma più veloce, flessibile ed idonea per uscire da questo momento di crisi e non sicuramente considerare prioritario il problema della regolarizzazione degli immigrati. (Applausi). PRESIDENTE . Il senatore Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01573 sui rischi di carenza di lavoratori in ambito agricolo e di speculazioni sui prezzi dei prodotti, per tre minuti. FARAONE (IV-PSI) . Signor Ministro, lei deve operare: è al Governo e deve realizzare atti concreti. I colleghi che mi hanno preceduto possono permettersi di chiacchierare, lei deve dare risposte agli italiani, che essi dicono di voler rappresentare. Dicono «prima gli italiani» dopodiché dimenticano che gli imprenditori agricoli, che chiedono manodopera subito, sono italiani. (Applausi) . Dicono «prima gli italiani», dopodiché dimenticano che quelli che vanno al mercato e rischiano di trovare i prezzi della frutta e della verdura alle stelle sono cittadini italiani. Dicono «prima gli italiani» e dimenticano che, se non c'è nessuno che va a raccogliere i prodotti nei campi e restano lì, oltre ad essere uno spreco, ci ritroveremo nei mercati quelle arance egiziane che Salvini dice che poi siamo costretti a introdurre. (Applausi) . Quindi si dice «prima gli italiani» a chiacchiere, ma l'unica che si sta occupando degli italiani è proprio lei e deve andare avanti, Ministro, perché ce lo stanno chiedendo gli imprenditori agricoli. Così come, Ministro, lei ha proposto che chi percepisce il reddito di cittadinanza può benissimo... (Commenti). Signor Presidente, naturalmente potrò recuperare il tempo perso per le interruzioni. PRESIDENTE. Colleghi, ognuno ha espresso il proprio quesito e il Ministro ha espresso le proprie osservazioni: fatelo fare anche al senatore Faraone. FARAONE (IV-PSI) . Signor Ministro, ha fatto bene a proporre che coloro che percepiscono il reddito cittadinanza o qualunque assistenza possano, e anzi debbano, essere incentivati ad andare a lavorare nei campi. Lei l'ha proposto e ora aspettiamo anche dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali atti concreti in questa direzione, così come ha proposto un portale per incrociare la domanda e l'offerta tra gli imprenditori agricoli italiani e i lavoratori italiani che volessero andare a lavorare nei campi. Quindi, Ministro, questo è quello che serve agli italiani, dopodiché le chiacchiere e la propaganda lasciamole a chi magari si può permettere di tornare qui un'altra volta ad intervenire nel question time e a chiederle perché ha fatto alzare i prezzi fino a questo livello o perché sta facendo lavorare questo e non quello: interverranno comunque in un altro question time perché per loro bisogna sempre andare contro l'Italia e non mettere «prima gli italiani». (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BELLANOVA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, voglio anzitutto ringraziare tutti gli operatori della filiera agroalimentare, la filiera della vita, che ha garantito anche nella fase più drammatica della pandemia il necessario e costante approvvigionamento di cibo. (Applausi) . È vero: durante questo periodo abbiamo assistito all'aumento del prezzo di alcuni prodotti. Su questa evidenza che si traduce in danno per i cittadini, soprattutto quelli più fragili, come sul rischio speculazioni, sono intervenuta più volte e contro le pratiche sleali ho provveduto a far aprire sul sito del Ministero un'apposita casella di posta elettronica per segnalazioni, prese in carico dal nostro ispettorato controlli. Certamente la mancanza di manodopera contribuisce al rialzo dei prezzi e, se non si interviene subito, all'emergenza sanitaria rischiano di sommarsi quella alimentare e lo spreco per i tanti prodotti invenduti a causa del blocco del segmento dell'Horeca ( hotellerie-restaurant-café ) e delle difficoltà dell' export e per i tanti raccolti che rischiano di marcire nei campi. Questo non possiamo permetterlo: dobbiamo agire subito per impedire carenza nell'approvvigionamento di cibo. Se non fosse garantita la stagione dei raccolti, l'aumento dei prezzi sarebbe una conseguenza, come già rivelato dall'Istat nei giorni scorsi, e graverebbe sui cittadini già notevolmente provati. Per questo ho sollecitato più volte il ministro Catalfo, perché da subito chiunque voglia dare disponibilità al lavoro agricolo abbia dove e come candidarsi. Con quale formazione e in quali territori? Un meccanismo trasparente e pubblico - che varrà per tutti, lavoratori italiani e stranieri, cassaintegrati e percettori di sussidi - consentirà allo stesso tempo alle imprese agricole e alle organizzazioni di indicare fabbisogni e incrociare la domanda e l'offerta di lavoro. Oggi le priorità sono evidenti: assicurare alle imprese e ai lavoratori l'accesso ai dispositivi di sicurezza sanitari per lo svolgimento in sicurezza delle attività nei campi. Vanno garantiti legalità e rispetto dei diritti delle imprese e dei lavoratori. L'incrocio trasparente di domanda e offerta toglie alibi a chi prosegue lo sfruttamento del lavoro, danneggiando con la concorrenza sleale migliaia di imprese oneste. A loro tutela serve un rafforzamento eccezionale delle difese e dei controlli, soprattutto in alcune aree di crisi. La piena attuazione del rafforzamento del piano di contrasto al caporalato è indispensabile; la regolarizzazione dei lavoratori agricoli dal mio punto di vista andrebbe a completare il pacchetto di azioni che sono urgenti. Per questo motivo assicuro il massimo impegno del mio Ministero nella prosecuzione dei lavori, a partire dal piano dei fabbisogni e dal calendario delle colture, sul quale il lavoro è stato già avviato. Allo stesso tempo credo sia utile verificare in tempi rapidi tutte le questioni aperte e anche la disponibilità di soluzioni alloggiative per i lavoratori stagionali che rientrano nei diversi progetti approvati con fondi europei e nazionali. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Faraone, per due minuti. FARAONE (IV-PSI) . Signor Ministro, la ringrazio per la puntuale risposta e grazie per il lavoro che sta facendo, che è assolutamente utile per il nostro Paese, per i nostri prodotti e per i nostri imprenditori agricoli. Se non mi sbaglio il numero di braccianti che mancano nei campi non se lo è inventato lei, ma gliel'ha detto Coldiretti e le organizzazioni che voi vi vantate di voler rappresentare; ma vi chiedo: ascoltatele. State qui a elencarci tutti i nomi e i cognomi degli agricoltori che incontrate, dopodiché non siete neanche in grado di leggere un'agenzia di Coldiretti che ci chiede 350.000 braccianti che vadano a raccogliere nei campi! (Applausi) . Leggete le agenzie, almeno quelle. Così come, Presidente, signor Ministro, chiedono il "corridoio verde"; stia attenta, perché appena farà il corridoio verde, si ritroverà a dover rispondere in question time al senatore leghista che le dirà che con l'epidemia in atto si fa venire tutta questa gente dal Nord-Est a contagiarci. Per cui, occhio Ministro, perché qualunque cosa lei fa sbaglia, perché per i sovranisti è sempre così. Mi dispiace che il senatore Centinaio abbandoni il campo per protesta. Io sto esprimendo la mia opinione, così come l'hanno espressa loro. (Commenti) . PRESIDENTE. Parli con me. FARAONE (IV-PSI) . Io parlo con lei, se non sento sbraitare alla mia sinistra e se non vedo ex Ministri - per fortuna, ex Ministri - che mi mandano a quel Paese abbandonando l'Aula. (Commenti) . Per cui, Presidente, credo che il Ministro debba andare avanti con determinazione e bisogna farlo subito, perché gli imprenditori ci chiedono di intervenire subito, perché quei prodotti stanno andando a male adesso, non fra qualche settimana. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore D'Alfonso ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01577 su iniziative per sviluppare servizi e competenze digitali nella pubblica amministrazione italiana, per tre minuti. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per la sua presenza, poiché possiamo oggi sollevare una grande questione come reazione alla pandemia che ha rotto e bloccato la normalità della nostra vita. L'Italia, per quanto riguarda la competitività digitale, è al ventiquattresimo posto su ventotto, prima di Polonia, Grecia, Romania e Bulgaria. Anche per quanto riguarda la connettività, che è uno degli elementi della misurazione della competitività digitale, noi siamo in una condizione migliore rispetto al 2018 quanto alla banda larga, ma siamo in difficoltà rispetto alla banda ultraveloce. Dobbiamo fare in modo che i Comuni collaborino con il programma di velocizzazione delle informazioni e delle comunicazioni, anche superando quella conflittualità che normalmente si pone tra il soggetto realizzatore e il possidente del sito stradale. Per quanto concerne il capitale umano che caratterizza l'Italia (differentemente dall'Europa), abbiamo infatti soltanto il 44 per cento degli italiani tra sedici e settantaquattro anni che possiede competenze digitali, a fronte invece di una media europea collocata sul 57 per cento. Soltanto l'1 per cento dei laureati riguarda le competenze ICT, cioè innovazione, tecnologia e comunicazione. Abbiamo il 33 per cento delle famiglie che non dispone di dispositivi di utilizzo della Rete, e nel Mezzogiorno arriviamo a punte del 44 per cento. Soltanto il 10 per cento dei dipendenti della pubblica amministrazione fa formazione dedicata e verificata. Abbiamo un problema riguardante l'età media della pubblica amministrazione: in Italia tocca cinquantadue anni ed è l'età media più alta della media dell'OCSE. Così come abbiamo un problema riguardante la domanda di connettività dal punto di vista delle imprese: soltanto il 10 per cento realizza vendite online . Le chiediamo allora, signor Ministro, quali sono le azioni per accelerare il piano dell'informatica della pubblica amministrazione e della digitalizzazione, poiché questa transizione digitale vale 35 miliardi di euro? Dobbiamo fare presto e velocemente, poiché la pandemia ce lo chiede, in quanto ha rappresentato un'interruzione di civiltà, della nostra economia, della vicinanza e della frontalità. Noi le chiediamo di procedere anche chiamando a raccolta tutti i soggetti territoriali e centrali. (Applausi). PRESIDENTE. Il ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, dottoressa Pisano, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. PISANO, ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, come riferito anche dall'interrogante, l'emergenza sanitaria in corso ha evidenziato la necessità e l'urgenza di imprimere un'accelerazione al processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione e del nostro Paese. Ecco alcune delle iniziative da me intraprese nella direzione da lei auspicata, senatore D'Alfonso. Il 27 febbraio scorso ho avviato il progetto Solidarietà digitale, nel quale aziende pubbliche e private offrono gratuitamente i loro servizi digitali a cittadini tenuti a stare in casa. Il 17 marzo il Governo, su mia proposta, nel decreto-legge cura Italia ha semplificato le procedure che le amministrazioni pubbliche sono tenute ad affrontare per acquistare beni e servizi digitali. Il Dipartimento per la trasformazione digitale, del quale sono responsabile, insieme con PagoPA e l'Agenzia per l'Italia digitale (Agid), da me vigilata, hanno consolidato quattro piattaforme abilitanti. La prima è l'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), una base dati unica dell'anagrafe italiana che ad oggi comprende 6.000 Comuni e 50 milioni di cittadini. Rispetto a quando nel settembre scorso ho assunto il mio incarico, ANPR ha raddoppiato il numero di utenti che da una zona d'Italia diversa da quella del proprio Comune possono usufruire dei servizi digitali. La seconda è l'identità digitale, che consente di accedere ai servizi online della pubblica amministrazione e dei soggetti privati aderenti con un'unica identità digitale per ciascun cittadino. Rispetto a settembre, il Sistema pubblico di identità digitale (SPID) ha raddoppiato il numero di utenti, passando da 3 a 6 milioni. La terza riguarda la piattaforma pagoPA, attraverso la quale fino ad oggi sono state effettuate quasi 100 milioni di transazioni digitali verso la pubblica amministrazione (nel settembre scorso erano 60 milioni). Dal 20 aprile è scaricabile negli store l'applicazione IO, che permette ai cittadini di accedere a numerosi servizi della pubblica amministrazione attraverso una sola applicazione. Il 21 aprile, con i Ministri per l'innovazione tecnologica e dell'università e della ricerca ho firmato un protocollo di intesa per sviluppare, con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro, la domanda pubblica di servizi innovativi. Abbiamo concluso il censimento, valutato tutti i data center della pubblica amministrazione e definito la strategia cloud. Da presidente del Comitato per la diffusione della banda ultralarga ho dato impulso ai lavori di questo organismo, che il 5 maggio ha deliberato l'utilizzo di 1.546 milioni di euro, 400 milioni per le scuole e 1,146 milioni per voucher per famiglie e imprese. Abbiamo rilanciato il progetto Repubblica digitale, che ad oggi conta 90 iniziative per diffondere la cultura digitale in Italia. Procedere alla trasformazione digitale di numerosi servizi e attività del Paese è urgente. Confermo l'impegno mio e del Dipartimento del quale sono responsabile volto ad accelerare questo processo indispensabile affinché il nostro Paese sia sempre più all'altezza della competizione internazionale. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Ferrari, per due minuti. FERRARI (PD) . Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro della sua articolata risposta; mi permetta di sottolineare nuovamente alcuni elementi. Pensavamo di poterci adattare progressivamente nel tempo alla cosiddetta rivoluzione digitale, ma in realtà l'emergenza ci ha messo di fronte all'evidenza che la rivoluzione digitale era ed è già in tutte le case degli italiani e in tutti i luoghi del Paese: nelle case dei ragazzi che ogni mattina si cimentano con la scuola a distanza con i loro PC e telefonini, nelle imprese che hanno dovuto mettere in smart working molti dei loro dipendenti e negli uffici pubblici che hanno dovuto continuare a garantire servizi e informazioni senza più il contatto diretto con i cittadini. Insomma, il Paese è stato messo anche su questo punto violentemente alla prova dell'uso della tecnologia. Ecco allora il motivo della nostra interrogazione. Noi ci aspettiamo molto dal confronto tra il Parlamento che indirizza e il Governo che mette a valore, su come dotare l'Italia di un piano strategico per ridurre i ritardi del Paese nella competitività, come ha ricordato il Ministro e prima il senatore D'Alfonso, e per ripensare il ruolo dello Stato. D'altra parte, possiamo uscire da questo tempo senza uno Stato più protagonista nella ricerca pubblica sulle tecnologie? No. Possiamo uscire senza che lo Stato investa per mettere tutti i cittadini nelle condizioni di avere molta più connessione, più dispositivi e più conoscenza? No. Possiamo uscirne senza aiutare il sistema produttivo a migliorare infrastrutture e competenze tecnologiche? No. Possiamo infine uscirne senza un nuovo patto trasparente tra lo Stato e i cittadini sulla privacy delle persone, chiamate a cedere quota delle loro libertà in cambio di quella sicurezza che solo lo Stato può e deve garantire loro? No. Cerchiamo allora insieme le risposte a queste domande. Concludo dicendo che Luca Ricolfi ha recentemente scritto che l'Italia è un Paese che sta provando a promuovere forti cambiamenti senza crescere. Io penso che l'Italia debba cambiare per crescere e che proprio ribaltando la sua faccia digitale possa riuscirci. (Applausi). PRESIDENTE . La senatrice Mantovani ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01575 sulla riservatezza dei dati personali raccolti dall'applicazione di tracciamento scelta dal Governo, per tre minuti. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, gentile Ministro, nelle ultime settimane, sulla base di diversi articoli di stampa e on line , da dichiarazioni di esponenti politici e altri soggetti più o meno competenti sulla materia sono stati paventati i rischi inerenti alla riservatezza dei dati gestiti dall' app Immuni, il sistema di tracciamento digitale dei contatti che si intende adottare in Italia al fine del contenimento del contagio da Covid-19. È stata inoltre denunciata la possibilità che tali dati vengano trattati o addirittura ceduti a soggetti stranieri o privati per finalità diverse da quelle previste. Ricordo che il contact tracing o il tenere traccia, tramite interviste, dei contatti avuti da un paziente accertato positivo è una delle azioni di sanità pubblica utilizzate per la prevenzione e il contenimento della diffusione di molte malattie infettive e rappresenta un elemento importante all'interno di una strategia sostenibile post-emergenza e di ritorno alla normalità. In questo sistema il contact tracing digitale è complementare a quello tradizionale, rendendo la procedura complessivamente più efficiente e con un minor dispendio di risorse. Nell'interrogazione in esame ho evidenziato l' iter di selezione e di adozione di tale sistema digitale sulla base degli orientamenti stabiliti dall'Unione europea e, da ultimo, ai sensi dell'articolo 6 del decreto-legge n. 28 dello scorso 30 aprile, ora all'esame del Senato. Nonostante tali previsioni, in quest'Aula parlamentare, nell'interesse di tutti i cittadini italiani colpiti dall'attuale emergenza epidemiologica, si rende necessario chiarire al più presto e senza alcuna ombra di dubbio tutti gli aspetti di questa scelta. Pertanto, si chiede di sapere se lo sviluppo della soluzione italiana di contact tracing digitale è conforme alla normativa europea sulla protezione dei dati personali e agli orientamenti espressi dall'Unione europea sull'utilizzo degli strumenti di tracciamento nel contesto dell'emergenza legata al Covid-19 e se ci sono interferenze straniere e private nella messa a punto di questa app . PRESIDENTE. Il ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, dottoressa Pisano, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. PISANO, ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, l'interrogazione mi dà l'opportunità di illustrare le attività compiute finora per sviluppare e adottare una soluzione italiana di tracciatura digitale dei contatti ( contact tracing ), finalizzata al contenimento dei contagi di Covid-19 e conforme alla normativa europea e italiana in materia di protezione dei dati personali. L'applicazione mira a mettere a punto un modello tecnologico conforme con le raccomandazioni della Commissione europea dell'8 aprile. Stiamo rispettando tutti i principi generali indicati dalla Commissione nel pacchetto di strumenti Toolbox of practical measures. L'Italia sta partecipando a vari incontri con Paesi membri e con la Commissione europea per definire una soluzione interoperabile e aggiornare sullo stato di avanzamento del nostro progetto. Il 14 aprile ho avuto un videocollegamento con il commissario europeo Mariya Gabriel; il 26 aprile è stata la volta del ministro tedesco della digitalizzazione Dorothee Bär; il 4 maggio si è tenuta una videoconferenza con rappresentanti di Francia, Germania e Spagna e il 5 Maggio una videoconferenza informale dei Ministri delle telecomunicazioni e della digitalizzazione dell'Unione europea. In Italia il ricorso al tipo di contact tracing considerato viene reso possibile da apposite disposizioni del decreto-legge del 30 aprile 2020, n. 28. Il Governo ha agito peraltro in sintonia con valutazioni di parlamentari e forze politiche, che ritenevano necessaria una norma primaria, il cui testo è adesso all'esame delle competenti Commissioni del Senato. Il Garante della privacy ha ritenuto il sistema prefigurato coerente con i principi sulla protezione dei dati personali. L'applicazione sarà scaricabile su base volontaria e gratuita; raccoglierà codici anonimi o pseudoanonimizzati, generati dall'applicazione stessa scaricata sui cellulari, con assoluta esclusione dei dati relativi alla geolocalizzazione degli utenti. Utilizzerà infrastrutture pubbliche situate sul territorio nazionale e sarà gestita dalla società pubblica Sogei SpA. Il codice verrà rilasciato sotto licenza aperta, verificabile da chiunque. Il codice è stato concesso alla pubblica amministrazione dalla società Bending Spoons, in licenza d'uso aperta, gratuita, perpetua, irrevocabile. La licenza del codice, la sua verifica e tutti i test di sicurezza vengono svolti interamente da soggetti pubblici. La Bending Spoons SpA non tratterà in nessun modo i dati raccolti dall'applicazione. Posso dunque rassicurare il Parlamento e tutti i cittadini che, secondo le procedure definite, non sussiste, nemmeno in astratto, il rischio che i dati raccolti dall' app possano entrare nella disponibilità di soggetti stranieri e privati. Il Covid-19 è un nemico di tutte le persone che si trovano nel nostro Paese; non è un nemico della maggioranza o dell'opposizione, lo è di tutti noi. È sulla base di queste convinzioni che ho lavorato queste settimane e che continuerò a lavorare, sperando nel contributo prezioso di tutti, della maggioranza e dell'opposizione, entrambe chiamate a una prova di responsabilità quanto mai necessaria per il bene del nostro Paese e della comunità europea della quale facciamo parte. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Mantovani, per due minuti. MANTOVANI (M5S) . Gentile signor Ministro, la ringrazio per la risposta, di cui mi dichiaro pienamente soddisfatta. Ritengo importante che sia stata fatta chiarezza davanti al Parlamento e che si ponga fine alle numerose illazioni su tale vicenda. Il sistema decentralizzato e distribuito di memorizzazione dei contatti, oltretutto protetti da algoritmi crittografici, minimizza, anche in caso di furto del telefono, la possibilità di decodificare i dati ivi contenuti. Anche la piattaforma unica nazionale, essendo destinata a contenere una minima parte dei dati scambiati tra i dispositivi, ossia solo gli identificativi registrati dagli apparecchi dei positivi, risponde al principio di minimizzazione e garantisce l'impossibilità di reidentificazione, assicurando in tal modo notevoli garanzie in materia di privacy . In merito alle paventate interferenze straniere, ringrazio il Ministro per aver dimostrato quanto l'analfabetismo digitale di certo giornalismo sia veicolo di misinformazione e di disinformazione. Ad ogni buon conto, la prossima pubblicazione del codice sorgente del software che andremo a installare permetterà a ciascuno di verificare in prima persona ogni operazione effettuata dall' app . Mi auguro che il sistema, che reputo un tassello fondamentale per bloccare il diffondersi dell'epidemia in Italia, diventi presto operativo, contestualmente alle misure sanitarie di verifica dei contagi. (Applausi) . PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Sulla liberazione di Silvia Romano FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, qualche minuto fa in Aula alla Camera un deputato, precisamente il deputato della Lega Alessandro Pagano, ha definito Silvia Romano «neoterrorista». Io le chiedo di intervenire, a nome del Senato, per stigmatizzare un intervento di questo genere che ci fa provare tanta vergogna. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Faraone, credo che la stigmatizzazione di questo intervento sia prerogativa del presidente Fico, essendo avvenuto alla Camera. Credo quindi che ciò esuli dalle mie competenze. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Presidente, ieri abbiamo commemorato le vittime del terrorismo con interventi da parte di tutti i Gruppi cercando di essere più responsabili e oggettivi rispetto a quella fase buia della storia del nostro Paese. È chiaro che la stigmatizzazione spettava innanzitutto al Presidente della Camera perché quel fatto è accaduto in quel ramo del Parlamento. Ma siccome noi tutti - e lei che ci rappresenta ancora di più - abbiamo e svolgiamo una funzione alta in rappresentanza del nostro Paese, non penso che la questione possa essere chiusa dicendo che è successo alla Camera e che, quindi, spetta solo al Presidente della Camera. Ognuno di noi - e noi le chiediamo che sia lei per noi - si deve associare alla richiesta che a nessun italiano possa essere mossa l'accusa e assegnata la patente di terrorista senza che non ci siano fatti a comprovarlo, a maggior ragione per una situazione come quella che riguarda la ragazza appena riportata a casa dal nostro Paese. (Applausi). PRESIDENTE . Lei consentirà che, in ordine a questo episodio, io non posso entrare nel merito perché voi avete estratto un pezzo di una dichiarazione. Un conto è che uno renda una dichiarazione nella sua interezza qui, un altro è che qui mi si notifichi che alla Camera succede qualcosa alla quale non ho assistito e di cui non ho il resoconto completo. Del resto, mi pare stia avvenendo un'indagine proprio su questi temi sui quali non posso pertanto esprimermi fino a che non sia conclusa. Si sta facendo chiarezza da più parti; attendiamo di avere chiarezza in ordine alla situazione nella sua completezza che riguarda la liberazione di Silvia Romano e poi farete le vostre considerazioni quando avremo un quadro un po' più preciso di quanto accaduto. Io non mi sottraggo mai alle mie responsabilità; né ho timore di fare dichiarazioni alcune. Mi limito soltanto a quella prudenza che è necessaria rispetto a un episodio al quale non ho assistito. Non conosco le dichiarazioni e quanto è accaduto; so che intorno a questo episodio si sta facendo chiarezza. Quando avremo un quadro, qui dibatteremo e mi sembra una cosa corretta che tutti possano intervenire su questo punto. Daremo luogo a un dibattito. Se lo chiederete, sarò ben lieta di accoglierlo in quest'Aula. MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, non penso che si possa assolutamente, anzi, non si deve in nessun modo addebitare al Presidente del Senato la responsabilità di intervenire su quanto avviene nell'altro ramo del Parlamento. (Applausi). Il senatore Cossiga, che è stato senatore per diversi anni, proponeva - anzi, praticava - di fare come si fa nei due famosi college britannici di Oxford e Cambridge, in cui, parlando dell'altro ramo del Parlamento, non lo si chiama con il suo nome, ma si dice « the other place », l'altro posto. Credo che tantomeno si possa imputare alcuna responsabilità al Presidente del Senato, tanto più che si è detta pronta, come sempre, al dibattito e a ogni approfondimento sul caso. Ciò che accade dall'«altra parte», però, non è questione che riguarda questa Aula. (Applausi). PRESIDENTE . Sospendo la seduta fino alle ore 11. (La seduta, sospesa alle ore 10,43, è ripresa alle ore 11,07) . Informativa del Ministro per le politiche giovanili e lo sport sulle iniziative di competenza del Ministero per le politiche giovanili e lo sport per fronteggiare l'emergenza da Covid-19 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro per le politiche giovanili e lo sport sulle iniziative di competenza del Ministero per le politiche giovanili e lo sport per fronteggiare l'emergenza da Covid-19». Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la RAI. Ha facoltà di parlare il ministro per le politiche giovanili e lo sport, onorevole Spadafora. SPADAFORA, ministro per le politiche giovanili e lo sport . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, l'emergenza sanitaria in corso ci ha obbligato ad una rimodulazione dei programmi e delle azioni del nostro Ministero, come alla rimodulazione di tutti gli altri programmi del Governo. I giovani sono stati tra i principali testimoni di iniziative molto importanti, in questo periodo di emergenza sanitaria. Voglio citare soprattutto il servizio civile universale, che ha avuto la capacità, insieme ai suoi enti e a tutti i ragazzi, di rigenerarsi e fare in modo che ben 27.000 ragazze e ragazzi dei 30.000 che erano in attività abbiano potuto riprendere il proprio impegno e riadattare i propri programmi alle esigenze dettate da questa emergenza. In realtà, 3.200 di loro non si sono mai fermati durante tutto il periodo dell'emergenza sanitaria. Del resto, le ragazze e i ragazzi italiani hanno davanti a loro proprio questa sfida del dopo, cioè di come riorganizzare la propria vita e le proprie relazioni seguendo le nuove regole che ci vengono dettate da questa emergenza sanitaria. È per questo che abbiamo convocato per la prima settimana di giugno una grande assemblea, una maratona web con migliaia di ragazzi che saranno rappresentativi di tutte le realtà associative culturali laiche e religiose del nostro Paese, perché insieme a loro vogliamo discutere di un programma di attività e di azioni che il Governo poi si impegnerà a sostenere e per le quali il Governo metterà le proprie risorse. Tutto ciò per fare in modo che questi ragazzi possano sentirsi, in questa nuova fase post emergenza, protagonisti, ma soprattutto per consentire a noi come Governo di essere in grado di individuare le iniziative e i programmi migliori che oggi devono adattarsi alla vita quotidiana dei ragazzi. Penso al fatto che cambierà anche il loro modo di andare all'università e a scuola, di fare vacanza o di andare a studiare all'estero, di poter fare degli stage , ma anche semplicemente la loro socialità. Ebbene, con tutti questi ragazzi e grazie a delle nuove tecnologie messe a punto da un gruppo di straordinari ragazzi del Politecnico di Torino, abbiamo organizzato per i primi giorni di giugno questa maratona che ci consentirà di avere elementi utili per il nostro lavoro. Questo perché anche in questo periodo di emergenza sanitaria tutti i ragazzi e tutte le ragazze possano esercitare il loro diritto a partecipare e la loro libertà di scegliere di contribuire a disegnare, ciascuno secondo le proprie idee, una rotta per il futuro e azioni concrete da realizzare con il sostegno del Governo. In questo periodo di lockdown , come sapete, in Italia, ma anche nel resto del mondo, si sono fermate anche tutte le competizioni e le attività sportive di ogni tipo e di ogni genere. Per questo motivo, sin dall'inizio dell'emergenza sanitaria, ancora prima che ci fosse il lockdown , ho mantenuto rapporti costanti con tutti gli organismi sportivi, a partire dal CONI, al Comitato italiano paralimpico, a tutte le federazioni, alle discipline sportive associate, alle associazioni e alle società dilettantistiche, agli enti di promozione sportiva, a tutte quelle realtà che potessero dare a noi come Governo un'immediata percezione di quello che stava avvenendo nel Paese per consentirci di prendere i provvedimenti più adeguati. Proprio ieri ho chiesto e ottenuto di partecipare ad una giunta straordinaria del CIP e domani parteciperò ad una giunta straordinaria del CONI. Mi sono tenuto in collegamento, ovviamente, con tutti gli altri Ministri per le politiche giovanili e lo sport degli altri Paesi europei per cercare, nei limiti del possibile, di condividere una linea comune. Del resto, che fosse necessario fermarsi lo abbiamo capito anche da alcuni rinvii di valore altamente simbolico. Penso alle Olimpiadi che sono state certamente il simbolo più evidente di questa necessità di fermarsi, ma per l'Italia ci sono stati anche altri appuntamenti importanti che sono stati rinviati, come il Giro d'Italia, gli Internazionali di tennis, anche l'inaugurazione di UEFA Euro 2020, tutti appuntamenti che avrebbero comunque aiutato a garantire al nostro Paese quel primato forte che ha sempre avuto anche nel mondo dell'organizzazione degli eventi sportivi. La linea del Governo, da questo punto di vista, è stata sempre una linea di prudenza e di tutela innanzitutto della salute per tutti. Del resto, le immagini dei morti, delle persone che sono state portate via da questa epidemia ritornano ancora alla mente di ciascuno di noi, perché non risalgono a mesi o anni fa, ma ancora a poche settimane fa. È per questo che abbiamo proceduto con prudenza alla riapertura di tutto il mondo sportivo. Come sapete, nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 maggio abbiamo iniziato dalla ripresa dell'attività motoria e sportiva per tutti gli italiani - e questo è stato un segnale estremamente importante per l'opinione pubblica - ma abbiamo anche ripreso con gli allenamenti degli sport individuali, limitandoli però agli atleti riconosciuti dal CONI e dalle federazioni di interesse nazionale, cioè quelli che avevano urgenza di ritornare ad allenarsi per poter partecipare alle competizioni e alle grandi gare anche a livello internazionale. Questo è stato necessario perché il richiamo che ci veniva da tutta la comunità scientifica era volto anche a mettere in circolazione con la prima apertura del 4 maggio il minor numero possibile di persone, proprio per cominciare in modo graduale la riapertura. Abbiamo lavorato in queste settimane senza sosta per dare risposta a tutto il mondo dello sport, anche se spesso l'attenzione in questi giorni si è concentrata prevalentemente sul tema del calcio. Vorrei quindi subito chiarire alcuni aspetti su questo punto. Io sono, come Ministro dello sport, pienamente consapevole dell'importanza non solo sociale, ma anche della passione e del tifo che si raccolgono intorno al tema del calcio. Sarebbe paradossale perciò se, come Ministro dello sport, non riconoscessi l'importanza di questo mondo, non solo per i motivi che vi ho appena detto, ma anche perché oggettivamente, dati alla mano, rappresenta un'industria importante del nostro Paese, che ha un fatturato e un giro di affari importante e che dà al fisco oltre un miliardo di euro l'anno. Ciononostante, ho trovato eccessivo l'inasprimento del dibattito politico e mediatico, incomprensibile - secondo la mia percezione - agli occhi di milioni di italiani che in questo momento sono ancora prioritariamente interessati alla loro salute e al loro lavoro. L'altro ieri sono arrivate le decisioni, le valutazioni più che altro, del Comitato tecnico-scientifico sul protocollo proposto dalla Federazione italiana giuoco calcio (FIGC) per la ripresa degli allenamenti. Le osservazioni sono numerose; ne cito tre che sono particolarmente significative. La prima: il CTS chiede che nel caso emerga un positivo all'interno della squadra, tutta la squadra sia messa in quarantena, senza alcun contatto esterno. La seconda: affidare una responsabilità notevole ai medici delle singole società, nel rispetto e nell'attuazione di quel protocollo. La terza: il Comitato tecnico-scientifico richiede che sia fatta attenzione che l'enorme numero di tamponi e di test molecolari richiesti per i calciatori non vadano in nessun modo ad impattare sulle esigenze generali e sulle necessità di tutti gli altri cittadini. Credo che le osservazioni formulate dal CTS saranno prese in considerazione dalla Federazione italiana giuoco calcio, che immagino che riadatterà il proprio protocollo in base a queste indicazioni, per consentire quindi la ripresa degli allenamenti a partire dal 18 maggio. Ovviamente resterà poi ancora la necessità di definire nei prossimi giorni la riapertura del campionato. Al riguardo vorrei essere altrettanto chiaro: se il campionato riprenderà, come tutti auspichiamo, lo farà perché saremo arrivati a questa decisione dopo una successione ordinata di azioni, di protocolli e di attività che avremo svolto e che avranno consentito di riprendere il campionato in sicurezza per tutto e per tutti quanti coloro che sono coinvolti in questo mondo. Non era possibile in alcun modo decidere, come ho sempre detto sin dal primo giorno, soltanto per una fretta irresponsabile o per le spinte strumentali di chicchessia. Del resto che il quadro generale non consentisse fughe in avanti ancora fino a qualche giorno fa, era talmente evidente e anche in contrapposizione con la tutela della salute. Mi sembra di vedere oggettivamente che si sia trattato di un'incertezza che non ha caratterizzato soltanto il nostro Paese, ma tutti i Paesi. Gli unici Paesi che hanno deciso subito una data, sono quelli che hanno bloccato il campionato, come la Francia e l'Olanda. Tutti gli altri, dalla Germania, che riprenderà, agli altri Paesi, hanno dovuto man mano rinviare questa decisione di fronte alla necessità di analizzare la curva dei contagi e vedere realmente cosa andava fatto per fare in modo che il campionato potesse riaprire in sicurezza. Il Governo ha tenuto quindi una linea sempre molto precisa e coerente di prudenza e di attenzione al tema della salute, mentre abbiamo visto spesso cambiare opinione, anche legittimamente, gli stessi presidenti delle società, molti opinionisti e giornalisti, con un'evoluzione legittima del pensiero e delle posizioni, determinata anche da un cambiamento continuo della situazione. Abbiamo invece mantenuto, con coerenza, sempre la stessa linea di prudenza, senza farci condizionare da pressioni di alcun genere, per cui oggi, se il campionato riprenderà, lo farà perché è stata adempiuta tutta una serie di situazioni necessarie e preliminari. Qualcuno in questi giorni si è chiesto come mai, se in un supermercato una cassiera risulta positiva non si chiuda il negozio, mentre nel caso di una squadra di calcio si prescriva che essa vada in quarantena. A me la risposta sembra tanto evidente, quanto banale: nel supermercato è possibile mantenere i distanziamenti, utilizzare i sistemi di protezione, le mascherine e i guanti; il calcio è, per sua natura, come tutti gli altri sport di squadra e in particolare gli sport di contatto, uno sport nel quale non è possibile mantenere le distanze e in cui i calciatori devono anzi correre, sudare, marcarsi e assembrarsi in area di rigore. Da queste semplici e direi banali e incontestabili evidenze, nasce la necessità di prevedere questo autoisolamento, come del resto è confermato anche dal caso avvenuto in Germania solo tre giorni fa, che ha coinvolto una squadra della serie B tedesca. Del resto vorrei ricordare che la sottovalutazione di questo problema ha portato già, poche settimane fa, alla quarantena di diverse squadre di serie A e di diversi calciatori. Quindi quello che vorremmo fare, proprio per non danneggiare ulteriormente il mondo il calcio, è evitare di doverci poi ritrovare nuovamente in questa situazione. Del resto sono e siamo tutti consapevoli che per il calcio la necessità di terminare il campionato nasce sicuramente non solo da motivazioni sportive, ma anche da legittime e indiscutibili ragione economiche, essendo legata alla questione dei diritti televisivi, dal cui introito dipende l'equilibrio di tutto il sistema, anche di squadre fortemente indebitate. Passiamo adesso, però, a tutti gli altri sport, perché, come ho sempre detto - ed è mio dovere, come Ministro, essere fedele a questo principio - il mondo dello sport non è soltanto il calcio e il calcio non è soltanto la serie A. Tutto il resto del mondo dello sport e degli sport di squadra deve riprendere gli allenamenti il 18 maggio. Per questo abbiamo proposto ulteriori linee guida al comitato tecnico-scientifico, proprio per consentire a tutti gli altri sport e a tutte le altre discipline di poter riprendere gli allenamenti il prossimo 18 maggio. Deve però ripartire tutto lo sport. Deve ripartire lo sport di base e devono riaprire tutti quei centri che sono anche una grande necessità e opportunità per i cittadini italiani, dalle palestre, ai centri danza, a tutti gli impianti e circoli sportivi. Proporrò per il prossimo decreto del Presidente del consiglio dei ministri, la riapertura di tutte queste attività e di tutti questi centri il 25 maggio, o meglio al massimo entro il 25 maggio, nel senso che abbiamo già inviato al comitato tecnico-scientifico, anche in questo caso, le linee guida per la riapertura di questi centri. Se avremo una risposta positiva dal CTS anche prima, è prevedibile e possibile anticipare anche a prima del 25 maggio questa apertura. Diciamo però che la data massima oltre la quale non vorremmo andare è quella del 25 maggio. Questo protocollo, che abbiamo inviato al CTS, lo abbiamo elaborato ancora una volta ascoltando le tante realtà dei territori, ascoltando chi gestisce queste realtà e chi ha il problema poi di adattarlo alle necessità delle singole strutture. Le singole strutture sono infatti anche molto diverse: possiamo parlare di impianti di centinaia o di migliaia di metri quadri e di piccole strutture. Dobbiamo dunque fare in modo che tutti, con un protocollo rigido nel rispetto di alcune regole, ma poi adattabile alle diverse fattispecie e situazioni, abbiano la possibilità di riaprire, anche perché è interesse degli stessi responsabili di questi impianti sportivi di ogni genere e di ogni tipo poter garantire una sicurezza, per i propri clienti, perché ciò chiaramente invoglierà le persone stesse ad andare e a superare la paura. Metteremo a disposizione anche delle risorse per tutte quelle realtà che dovessero avere problemi economici ad attuare in tempi rapidi questo protocollo. In modo particolare, come probabilmente alcuni di voi sapranno, presso tutte le Federazioni, già nell'attribuzione dei fondi avvenuta alla fine dello scorso anno, per il 2020 era stata congelata una cifra di circa il 5 per cento dell'ammontare dei contributi destinati alle Federazioni. È una cifra che, nel totale, cuba circa 17 milioni di euro. Quella cifra all'epoca era stata destinata con il vincolo di individuare poi dei progetti per lo sport di base, ai quali obbligatoriamente le Federazioni dovevano destinarla. Attraverso la società Sport e Salute scongeleremo i fondi che sono presso le Federazioni, ma daremo anche un'indicazione molto precisa e molto stringente alle Federazioni, cioè quella di sostenere con quei 17 milioni tutte le associazioni e le società sportive a livello locale, perché possano ad esempio utilizzare parte di quei fondi anche per essere aiutati nelle attività di sanificazione o adeguamento dei propri impianti rispetto alle esigenze che il protocollo richiederà. D'altra parte, la bellezza del mondo dello sport e delle discipline sportive sta proprio nel fatto che parliamo di una molteplicità di casi completamente diversi. Quindi la necessità del tempo impiegato a scrivere questo protocollo è stata determinata anche dal fatto che un conto è se parliamo di misure che possono riguardare il tennis, un altro conto se riguardano la pesca sportiva, o il nuoto o l'atleta a cavallo. Insomma, si tratta di tutte fattispecie molto diverse l'una dall'altra, alle quali dobbiamo assolutamente garantire, entro il 25 maggio, di riaprire. Ci siamo posti anche il tema dei centri estivi e, soprattutto, della partecipazione delle bambine e dei bambini, che spesso in estate vengono coinvolti nelle attività per l'infanzia. È per questo che, con il Ministro per la famiglia Bonetti, abbiamo firmato un protocollo e destinato delle risorse per poter aiutare questi centri estivi a ripartire in sicurezza. Credo che questo investimento sullo sport di base sia una delle cose più importanti che dobbiamo fare, perché sappiamo tutti quanto lo sport di base in molti territori in tutta Italia, dal Nord al Sud, rappresenti veramente un punto di riferimento per migliaia di persone e di famiglie, ma anche un presidio di legalità dei territori, di partecipazione e motivazione. Nei primi cinque mesi in cui ho svolto attività da Ministro dello sport ho girato moltissimo in lungo e in largo l'Italia e mi rendo conto davvero quanto attivare un centro sportivo, anche in un piccolo territorio, possa essere molto più importante di mettere venti telecamere per la sicurezza o qualunque altro presidio, perché lo sport, soprattutto lo sport di base, è oggettivamente un presidio culturale estremamente importante nel nostro Paese. Il paradosso - e vado alla conclusione - è che questa crisi sanitaria diventi l'occasione per utilizzare strumenti e risorse che sicuramente non avremmo avuto in tempi ordinari. Quindi, se vogliamo vedere un lato positivo in una situazione estremamente drammatica quale quella che stiamo vivendo, è il fatto che per la prima volta ci sono risorse davvero straordinarie. Qui vorrei citarvi soltanto alcuni dei provvedimenti di cui ho certezza che oggi pomeriggio verranno approvati in Consiglio dei ministri e dirvi innanzitutto che complessivamente, tra risorse ordinarie che erano già nelle disponibilità del Ministero, ma che adesso stiamo rifinalizzando per venire incontro alle esigenze di tutto il mondo dello sport, dai professionisti allo sport di base, e le somme straordinarie che siamo riusciti ad ottenere come Governo dal primo decreto di marzo, dal decreto liquidità al decreto che approveremo oggi pomeriggio, arriviamo a circa un miliardo di euro di risorse complessive per lo sport, tra fondi ordinari e straordinari. Sicuramente una delle misure più importanti, anche da un punto di vista economico, è stato il bonus ai lavoratori sportivi, un mondo che per la sua specificità non sarebbe rientrato in nessun'altra parte dei decreti di sostegno agli altri lavoratori. Noi ad oggi abbiamo già dato il bonus a 75.547 lavoratori sportivi. Con il decreto che approveremo oggi pomeriggio non solo ci sono le risorse per finanziare gli altri 43.000 che ne hanno fatto richiesta per il mese di marzo, ma automaticamente il bonus , senza ulteriori richieste (quindi accelerando un po' sui tempi che nella prima fase sono stati necessariamente lunghi, perché mancava un database di questi lavoratori sportivi), per aprile e per maggio sarà automaticamente rifinanziato. Per questo devo dire grazie al lavoro importante che la società Sport e Salute ha compiuto anche con una piattaforma che ha funzionato molto bene. Dopodiché, con il decreto che sarà approvato oggi pomeriggio introduciamo, come ci era stato chiesto soprattutto dal mondo dello sport di base, la cassa integrazione in deroga per i lavoratori dipendenti iscritti al fondo pensione sportivi professionisti, chiaramente limitandolola a un tetto di compenso che riguarda soprattutto le categorie più basse. Non pensiamo ovviamente alla cassa integrazione in deroga per i calciatori della serie A. Siamo intervenuti su alcuni aspetti particolarmente critici che ci erano stati segnalati soprattutto dai gestori degli impianti, cioè sia sulla questione dei canoni d'affitto degli impianti pubblici, ma anche sulla possibilità, che viene introdotta all'interno di questo decreto, della rinegoziazione dei contratti di gestione degli impianti sportivi sempre con enti pubblici. Abbiamo introdotto una norma, secondo me estremamente importante, che consente la riduzione del 50 per cento dell'affitto degli impianti privati, da marzo a luglio 2020. Quindi è una norma retroattiva ed arriva fino al 30 luglio, che è il momento di chiusura della norma dell'emergenza così com'era stata concepita a gennaio. La richiesta che veniva forte dal mondo dello sport di base era però quella di avere anche dei finanziamenti a fondo perduto soltanto per questo momento di emergenza sanitaria particolarmente grave, soprattutto per quelle piccole realtà che già hanno poche risorse e che hanno difficoltà ad accedere a un mutuo, quindi a un finanziamento che poi devono restituire e che quindi potrebbe causare un indebitamento ulteriore. Abbiamo pertanto istituito un sostegno a fondo perduto per le associazioni sportive dilettantistiche e per le società sportive dilettantistiche che ha una base di partenza di 10 milioni. Esso verrà alimentato progressivamente da un fondo - che è sempre nel decreto di oggi - che deriva da una piccola percentuale che inciderà sul montepremi complessivo di tutto il mondo delle scommesse sportive e che andrà ad alimentare, di volta in volta, questo sostegno a fondo perduto per le associazioni sportive dilettantistiche e le società sportive dilettantistiche. Abbiamo inoltre previsto delle misure ad hoc soprattutto per l'acquisto e l'utilizzo di ausili per le persone con disabilità che vogliono avere accesso al mondo dello sport. Non solo quindi per gli atleti del Comitato italiano paralimpico, ma per chiunque in questa fase, soprattutto dopo essere stato fermo per un lungo periodo, voglia riaprire l'attività abbiamo previsto dei bonus particolari per questo tipo di situazioni. Come ricorderete, già nel precedente decreto - spero che si attivi nel più breve tempo possibile, ma questo dipenderà molto anche dall'Istituto per il credito sportivo - abbiamo attivato un fondo, di finanziamenti in questo caso, che per le grandi società e per realtà più grandi può essere di estremo aiuto: 100 milioni di euro presso l'Istituto per il credito sportivo, con la caratteristica che sarà un finanziamento a tasso zero e senza nessuna richiesta di garanzia da parte della realtà sportiva, perché sono il Governo e lo Stato ad aver messo i soldi nel fondo di garanzia all'interno della dell'Istituto per il credito sportivo. Altra misura che partirà entro la fine del mese di maggio è la riapertura del cosiddetto Bando sport e periferie, che è estremamente importante per i motivi che dicevamo prima, ossia per rimodernare l'impiantistica del nostro territorio e adattarla, ancor più in questo momento, alle esigenze che derivano dall'emergenza sanitaria. Abbiamo raddoppiato il fondo: l'anno scorso erano disponibili 70 milioni di euro, mentre quest'anno ci saranno 140 milioni di euro per il bando sport e periferie. Via via seguiranno altre iniziative, come il voucher del recupero abbonamenti per tutti gli abbonati alle palestre e gli impianti sportivi, ed altre cose che vedrete nel decreto di oggi pomeriggio. In conclusione, credo davvero che il mondo dello sport possa trarre da questa purtroppo orribile situazione che abbiamo vissuto anche un'occasione e un'opportunità per rigenerarsi. Ringrazio l'ufficio per lo sport per il lavoro davvero encomiabile: un piccolo ufficio del Governo di venti persone che sta gestendo un lavoro veramente complesso e che intendiamo portare a compimento anche attraverso la ripresa immediata dei tavoli per il lavoro sulla legge delega approvata dal precedente Governo. Si tratta di una legge delega sullo sport importante che deve assolutamente mettere ordine anche in tante situazioni emerse a maggior ragione in questo momento di emergenza sanitaria. Prima citavo il tema dei lavoratori sportivi, al quale bisogna assolutamente dare una soluzione anche per la dignità che va riconosciuta a tutti i lavoratori di questo mondo. Utilizzeremo assolutamente lo strumento della legge delega - abbiamo tempo fino ad agosto - perché quella sarà una grande occasione per dare delle risposte, non emergenziali ma di lunga durata, a tutto il sistema. Vorrei anche qui ricordare - soltanto perché ho sentito ripetutamente questa imprecisione su come si genera il fondo di aiuto a tutto il mondo dello sport - che, grazie a quella riforma fatta dallo scorso Governo, il fondo che viene attribuito a tutti gli sport e a tutte le federazioni, al CONI e al CIP, di 410 milioni di euro annui è garantito a prescindere dagli introiti fiscali determinati dal calcio o da qualunque altra disciplina. È un fondo sotto il quale non si va ed ovviamente siamo consapevoli del fatto che più aumentano le entrate di quel mondo - che sicuramente dipendono in gran parte dal calcio - più possono arrivare ogni anno ulteriori risorse. Ma il fondo di 410 milioni è previsto per legge ed è a prescindere da tutto il resto. Ritengo pertanto che quella riforma servirà, perché servirà a garantire anche una governance più chiara del mondo dello sport, dando al CONI la possibilità di lavorare con piena funzionalità e autonomia per la sua missione istituzionale che concerne soprattutto l'attività di preparazione olimpica, ma dando anche un netto e indiscutibile rafforzamento alla società Sport e Salute, che è il vero braccio operativo del Governo, a prescindere da chi è il Ministro pro tempore, ed è sicuramente oggi più che mai una società importante, perché risponde proprio al concetto dello sport e della salute, dello sport come benessere da attuare in tutto il Paese. In queste settimane abbiamo lavorato guardando anche al futuro. Come sapete, nonostante la crisi sanitaria, qualche giorno fa proprio in quest'Aula - e di questo desidero veramente ringraziare tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione -abbiamo approvato il decreto-legge per lo svolgimento dei Giochi olimpici 2026 e delle ATP Finals di Torino, che paradossalmente riguarderanno proprio le Regioni particolarmente colpite dal Covid-19. Questo ci dice che i giovani e lo sport sono sicuramente due leve fondamentali per la ripartenza del nostro Paese. Sapranno riportarci nel futuro i giovani; saprà riportarci e guardare al futuro anche lo sport, perché deve essere sicuramente all'altezza dei valori che rappresenta, ma anche delle speranze che suscita e della bellezza che esprime, sia quando viene svolto da grandi campioni, sia anche quando viene svolto solo per divertimento dalle migliaia di ragazze e ragazzi nel nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro per le politiche giovanili e lo sport. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, riprendo una frase della relazione del Ministro quando diceva che lo sport non è soltanto il calcio. Credo infatti che nel nostro Paese lo sport non possa essere identificato esclusivamente con il mondo del calcio professionistico; certamente non possiamo però ignorare che questa disciplina rappresenta con l'indotto una delle industrie principali del nostro Paese; altri miei colleghi ne parleranno, io auspico davvero che il Governo troverà la soluzione più giusta per tenere insieme la sicurezza con l'esigenza di far ripartire con prudenza tutto il sistema. Nel mio breve intervento vorrei invece soffermarmi su un altro versante ampiamente citato dal signor Ministro, che è altrettanto importante e significativo. Mi riferisco al mondo dello sport di base e dilettantistico. Dare voce al mondo dello sport significa parlare anche di un milione di operatori che rischiano gli effetti devastanti della crisi economica relativa all'emergenza da coronavirus i quali, dopo due mesi di stop forzato e inevitabile, ma traumatico, vogliono e devono riprendere. Sono infatti più di 100.000 le piccole realtà dilettantistiche diffuse sul territorio che costituiscono in molti casi una parte importante del tessuto di comunità territoriale, per tutte le implicazioni che l'attività sportiva comporta dai più piccoli agli adulti, fino alle persone anziane e alle persone con disabilità. Il mondo dello sport di base spesso è rimasto invisibile agli occhi delle istituzioni, però ha un ruolo fondamentale in termini di salute, di socialità, di diffusione di valori; realtà che non sono legate solo al risultato, ma alla produzione di benessere psicofisico diffuso grazie alla pratica quotidiana nelle strutture diffuse capillarmente nei quartieri, nelle città, nei nostri paesi. Esprimo quindi il mio apprezzamento per il Bando sport e periferie, ma stiamo parlando anche di una realtà che dà lavoro a migliaia di persone, quindi non così limitata. Secondo l'Istat in Italia 20 milioni di persone praticano attività sportiva, ovviamente con intensità e impegno diversi, ma comunque fanno parte del sistema; tutto il settore produce e contribuisce all'1,8 per cento del PIL nazionale e, se si considera l'indotto, arriviamo al 3,6 per cento, in virtù della filiera che passa per prodotti e servizi erogati ai quasi 12 milioni di tesserati che svolgono attività nelle 95.000 associazioni e società sportive organizzate e afferenti ai diversi organismi sportivi riconosciuti dal CONI. Ebbene, tutto questo mondo è in grande crisi. Solo per il comparto fitness - per fare un esempio apparentemente marginale - il danno economico viene stimato in oltre 45 milioni di euro a settimana. Credo quindi che sia importante parlare di questo settore, che garantisce lavoro a circa un milione di persone che negli ultimi mesi, per la drammatica quanto inaspettata crisi, sono rimaste senza reddito. È dunque urgente dare risposte immediate ed efficaci e sostenere un settore che è in difficoltà anche per le spese mensili (mutui, affitti, bollette, personale). Sappiamo, inoltre, che la ripresa non sarà facile, perché vi sarà un probabile calo degli iscritti, dei tanti timorosi magari dei nuovi contagi e dei tanti altri che non potranno permettersi le quote di iscrizione. Oltre agli aspetti economici, si determinerà un'altra conseguenza ancora più drammatica: milioni di ragazzi, alcuni con disabilità, resteranno senza sport e questo è un grave problema perché - come accennava anche lei, signor Ministro - sappiamo che l'attività motoria rappresenta un elemento indispensabile per la crescita fisica, cognitiva, emotiva e sociale. Lo sport praticato già durante l'infanzia e l'adolescenza è importante e rende più consapevoli della propria identità corporea, oltre ad insegnare l'importanza dell'impegno, del rispetto delle regole e della tolleranza. I giovani si misurano con le proprie capacità e si relazionano con gli altri e questo è un bagaglio importantissimo che contribuisce a formare la personalità. In questo senso accolgo dunque con soddisfazione la presentazione formale al Comitato tecnico-scientifico delle linee guida per anticipare l'apertura di tutti gli impianti e i centri sportivi, a cominciare dalle palestre. L'obiettivo ovviamente deve essere quello di far ripartire tutto lo sport all'insegna della sicurezza, quindi con gradualità, distanza, sanificazione degli attrezzi e ridefinizione degli spazi. Per questo mi auguro che si mettano in campo tutte le misure più utili per sostenere lo sport di base e dilettantistico in questa fase così complessa, anche attraverso linee di credito agevolato, misure fiscali adeguate, sostegno concreto all'esercito di collaboratori sportivi privi di tutela, un aiuto per gli affitti, per i mutui e le altre misure di finanziamento cui lei ha fatto riferimento. Serve davvero un intervento importante. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice. IORI (PD) . Sto terminando, signor Presidente. Dobbiamo fare uno sforzo per salvare una parte fondamentale del Paese che non può essere trascurata, considerati l'importanza che ha sul benessere dei cittadini e l'impatto sul prodotto interno lordo dell'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barbaro. Ne ha facoltà. BARBARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è facile condensare in soli cinque minuti tutte le considerazioni che avrei voluto sottoporre all'attenzione del Ministro e dell'Assemblea. Cercherò in rapida successione di dare delle risposte al suo intervento, signor Ministro. Si tratta di un intervento francamente atteso con ansia da tutto il comparto sportivo; tale comparto è assetato di notizie non solo in ordine agli aiuti che sono stati e che saranno predisposti per il mondo dello sport, ma anche in relazione alle notizie che riguardano la ripresa. Da questo punto di vista c'è da registrare un'annotazione importante relativa alla ripresa dell'attività, che è stata calendarizzata intorno al 25 maggio; quindi, da quanto si è capito, tra il 18 e il 25 maggio arriveranno le informazioni che permetteranno al comparto sportivo di ripartire in ordine. Non voglio dilungarmi oltre sullo stato di sofferenza che riguarda il mondo dello sport, come riguarda tantissime altre attività produttive del nostro Paese. Ci siamo soffermati, sia in questa che in altre, sulle sofferenze di questo comparto; è inutile andare ad aggiungere sofferenza ad altra sofferenza. Mi sia però consentito soltanto un saluto affettuoso a tutti gli operatori del mondo dello sport, nessuno escluso, che sento virtualmente vicini a me in questo momento e che ho imparato a conoscere ancora di più in questi giorni nella loro poliedricità e versatilità. Si tratta di mondi che, per alcuni versi, erano sconosciuti anche al sottoscritto e di peculiarità che differenziano il mondo dello sport; lo ha richiamato anche lei nel suo intervento, signor Ministro. Vado subito a individuare nel dettaglio le riflessioni attraverso le quali vorrei catturare la sua attenzione, signor Ministro, e mi auguro anche quella degli altri colleghi. Esse riguardano essenzialmente le iniziative che noi, come Lega, abbiamo sottoposto in fase emendativa ai vari provvedimenti che si sono succeduti, ma che purtroppo non hanno trovato accoglimento. Tali emendamenti riguardavano aspetti essenziali per la ripresa dello sport italiano e per la possibilità di rimettere in moto un'economia gravemente danneggiata dall'emergenza coronavirus; mi riferisco agli aspetti riconducibili agli sgravi fiscali, all'annullamento dei canoni concessori (che sono stati soltanto sospesi e differiti, lasciando inalterato il problema), alla sospensione dei mutui contratti per la costruzione o la ristrutturazione di impianti sportivi, alla sospensione delle utenze e delle tasse, ma soprattutto agli interventi volti a riqualificare gli impianti, nel momento in cui potranno essere riaperti. Le misure succedutesi sino ad oggi non hanno purtroppo dato una risposta da questo punto di vista. Parzialmente il decreto-legge rilancio ha iniziato a prendere in considerazione altre forme di sostegno e, sotto il profilo dell'onestà intellettuale, va riconosciuto che nel complesso le misure adottate si sono ispirate a strumenti nuovi per una situazione nuova. Sono stati in parte abbandonati vecchi schemi, che nel corso degli anni non avevano mai posto l'accento su alcuni problemi in particolare, e sono stati adottati strumenti nuovi. Mi riferisco essenzialmente ai collaboratori sportivi: la somma stanziata, e che verrà rifinanziata attraverso il decreto-legge rilancio, ad oggi non è sicuramente soddisfacente rispetto alle aspettative generali, ma è importante comunque il riconoscimento della dignità lavoristica di questi collaboratori, troppo spesso ignorati, forse per alcuni versi anche invisibili e totalmente privi di qualsiasi tutela giuridica. Tali aspetti si collegano alle importanti possibilità agevolative introdotte all'interno del decreto liquidità, che riguardano la parificazione importantissima del mondo dell'associazionismo sportivo e delle società sportive dilettantistiche alle piccole e medie imprese. Tale equiparazione ha permesso di superare alcuni scogli giuridici che, sotto il profilo del ricorso al credito agevolato, sicuramente consentiranno di dare risposte a questo settore. Signor Ministro, fermo restando che c'è tutta la parte che ho elencato e che purtroppo è rimasta priva di riscontri, sulla quale la Lega farà la sua parte in fase emendativa, mi permetto di insistere sul fatto che questi atteggiamenti potrebbero e dovrebbero essere propedeutici alla creazione di un modello culturale diverso rispetto a quello visto nel corso di questi anni. Lei ha fatto riferimento a una legge delega: bene, tale legge delega sarà importantissima per cercare di rinforzare e codificare questi percorsi. L'intervento che ha dato dei risultati sotto il profilo del riconoscimento della dignità giuridica ai collaboratori sportivi è sì importante, ma deve andare oltre, perché - come ho detto prima - si tratta di operatori completamente privi di qualsiasi tutela. Dobbiamo individuare bene quali correttivi, in tema di ammortizzatori sociali, possano migliorare definitivamente la resa lavorativa di questi soggetti. Un altro aspetto che ritengo importante riguarda il cosiddetto fondo salva sport. Parte da una base di 10 milioni di euro, ma potrà essere incrementato anche in funzione della percentuale che verrà stabilita per il prelievo delle scommesse. Questo credo sia importantissimo e mi riconduco agli aspetti legati alla legge delega. Questi interventi devono collegarsi alla possibilità che si ristabilisca un circolo virtuoso per il finanziamento dello sport italiano con aspetti mutualistici. Abbiamo visto in questi giorni che la Liga spagnola ha offerto direttamente, senza che nessuno lo chiedesse, 200 milioni per la ripresa degli sport minori. Anche i diritti televisivi possono dare, come accade del resto in altri Paesi europei, il loro contributo per la ripresa dello sport di base. Sono aspetti concettuali che in termini di principio possono andare a ripristinare - ripeto - quel circolo virtuoso della mutualità sportiva italiana che crediamo debba essere reintrodotto all'interno del nostro sistema affinché lo sport possa effettivamente fungere, attraverso le ricchezze di cui dispone, da traino per il rilancio del Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Moles. Ne ha facoltà. MOLES (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, ci rivediamo dopo una settimana in questa Aula. Signor Ministro, molte sue considerazioni sono state e sono condivisibili in via di principio, ma pure in pratica, anche perché - lo ha detto lei - parlare di sport e di calcio oggi può sembrare eccessivo o, addirittura, irrispettoso e anche offensivo. Lo sport è da molti concepito solo come uno svago e, soprattutto, oggi il calcio è considerato unicamente come un puro e semplice business dove ci sono atleti strapagati e tifosi spesso esagitati. In questo drammatico momento si ha quindi, purtroppo, un'immagine sgradevole e irritante dello sport del calcio, cui si darebbe grande importanza solo a causa dell'ingente quantità di soldi che alcuni movimenti sono in grado di muovere. Lo ha accennato anche lei poco fa, ma non è neanche giusto non affrontare il problema per una irresponsabilità o sottovalutazione, visto il momento drammatico. Sicuramente, e soprattutto nello sport, nessuno vuole far rischiare la vita a nessuno. Bisogna, però, ricordare le necessità o i bisogni di chi fa dello sport la sua professione in cambio di uno stipendio mensile medio o, addirittura, molto spesso basso. Questi aspetti, in realtà, dovrebbero essere una delle priorità e avere pari dignità. Di questi aspetti il Governo dovrebbe correttamente occuparsi. Sappiamo bene che lo sport è indispensabile per la salute, ma soprattutto è un'esperienza di vita che migliora tendenzialmente tutti. Per questo, a volte, è incomprensibile l'insofferenza o lo scetticismo nei confronti del calcio e, in generale, del mondo dello sport e soprattutto di chi dal calcio e dallo sport trae il proprio sostentamento, qualsiasi tipo di sostentamento ci sia da parte di coloro i quali praticano e lavorano nello sport. Non può valere il solito pretesto che ci sono problematiche più serie e urgenti di cui il Governo si deve occupare, perché occuparsi di attività fisica e sportiva non significa togliere risorse, soluzioni o sostegno ad altri e lo ha detto anche a lei, signor Ministro. Occuparsi di calcio e di sport è anche occuparsi di economia e di società, non solo di economia legata alla ripartenza della serie A del campionato di calcio, ma anche e soprattutto di quella che riguarda gli altri professionisti, gli altri sport, i movimenti amatoriali, il commercio di articoli sportivi, i circoli, le palestre, le piscine e, quindi, tutti i dipendenti e le loro famiglie. Lo sport è uno degli elementi fondamentali del volano della nostra economia. Il calcio e lo sport - ricordiamolo sempre - non muovono solo fondi pubblici, ma anche tante risorse dei privati, a partire dalle tante aziende che credono e investono nelle società, negli impianti, negli eventi sportivi e nelle sponsorizzazioni. Per questo, mi ha fatto piacere che lei abbia fatto riferimento al fondo unico a sostegno di 10 milioni incrementabile. Servono contributi a fondo perduto, serve un accesso al credito, signor Ministro, ma non solo a garanzia, ma al credito vero, con cifre adeguate e restituzioni e rate almeno decennali. Serve chiarezza sui contributi alle famiglie e ai centri sportivi. Serve, ad esempio, e lo prenda come un suggerimento, che alcune attività sportive praticate normalmente all'interno, possano essere svolte all'aperto, magari in spazi pubblici gratuiti, senza occupazione di suolo pubblico. Serve prorogare le concessioni, scadute o in scadenza, degli impianti sportivi. Certamente, il lavoro del comitato tecnico scientifico, che collabora col Governo, è difficile e complesso, ma se la volontà politica è far ripartire il mondo del calcio e il mondo dello sport, è il Governo stesso che ha il dovere di agire immediatamente, con razionalità e lungimiranza. Mi ha fatto piacere che lei abbia parlato di un progetto a lungo termine. A volte, di fronte alla naturale, e forse corretta, rigidità (anche se da alcuni ritenuta eccessiva) del comitato tecnico scientifico, è la politica che deve mediare e decidere, magari guardando anche al quadro europeo. Il comitato tecnico scientifico fa il suo lavoro. Il comitato tecnico scientifico collabora con il Governo, ma poi è il Governo che deve fare il suo di lavoro, senza procrastinare approssimativamente il momento di decidere. (Applausi). Se anche non si ha una particolare simpatia per uno sport come il calcio, so perfettamente, signor Ministro, che per il suo ruolo e il suo decoro non si può provocare una crisi dell'intero settore. So che lei se ne sta occupando, ma il Governo deve dare le giuste indicazioni sulla sicurezza, anche ricordando che il calcio è un'azienda da 4 miliardi di euro di fatturato, con introiti che lei ha ricordato, che dà lavoro a migliaia di persone e che i diritti televisivi servono alla vita delle società e delle serie minori. E perché non possono essere utili anche per lo sport di base? Il calcio e lo sport hanno solo bisogno di chiarezza e di certezze. Signor Ministro, le lancio una provocazione. Nella commedia "Natale in casa Cupiello" di Eduardo De Filippo, del 1931, al figlio di Cupiello non piaceva affatto il presepe; ma non per questo prendeva a martellate le statuette della Madonna, del bambinello, dei Re Magi, dei pastori del bue e dell'asinello. Signor Ministro, la prego, non usi il martello. È dovere del Governo e suo uscire dall'ambiguità dando compostamente, senza espressioni di fastidio o esternazioni che fanno pensare a un pregiudizio nei confronti di uno sport, la linea del Governo, con linee guida non impossibili ma ragionevoli, per la ripartenza del calcio, degli sport collettivi e degli sport di base. Gli italiani hanno già dato ampia prova di intelligenza, di rispetto delle regole e di attenzione. Il Governo dovrebbe fidarsi degli italiani. Ora ci vogliono azioni concrete e immediate e ci sono tutte le condizioni per farlo. Purtroppo, infatti, a forza di decidere di non decidere, a forza di non scegliere, il calcio, lo sport e il nostro Paese stanno sprofondando. Bisogna dare certezze all'intero sport italiano. Ogni misura si deve affiancare all'altra per creare un ombrello sotto il quale chiunque possa sentirsi, in qualche modo, sostenuto ed aiutato. L'Italia del domani non può e non deve essere solo quella di un reddito di emergenza o di cittadinanza. Lei, signor Ministro, lo so, lo sappiamo, si sta dando da fare. Lei stesso, signor Ministro, però sa che i provvedimenti finora presenti o annunciati sono insufficienti. In più, tempi, norme e modalità o non ci sono o sono dubbi. Sono lieto, e siamo lieti, che lei abbia potuto annunciare una riapertura il 25 maggio. Lei stesso, però, ha anche detto: faremo, riapriremo, aspettiamo i protocolli. Sono contento che, almeno per lo sport, i voucher siano stati finalmente accettati. Insomma, il calcio e lo sport vanno rispettati, e vanno rispettati anche e soprattutto a livello politico, dando loro il giusto peso e la giusta dignità, soprattutto in questo momento. Concludo, signor Presidente, signor Ministro, con una richiesta e un auspicio. Come ho già avuto modo di chiederle pochi giorni fa in quest'Aula, io mi auguro che lei e il Governo facciate tesoro delle tante sollecitazioni, delle richieste, dei contributi e dei suggerimenti che giungono da tutti: dal Parlamento, dal mondo del calcio, dall'intero sport, dando immediatamente e finalmente vita a un forte e significativo impegno e a un'iniziativa di sostegno per l'intero comparto sportivo. Soprattutto, però, signor Ministro, quello che serve è chiarezza e prospettiva di lungo periodo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per l'informativa, per le notizie e le anticipazioni che ci ha dato anche in merito agli interventi che il Governo ha intenzione di emanare per l'importante settore dello Sport. Oggi l'Italia è un Paese nel quale tante persone svolgono ordinariamente attività sportiva ma anche un Paese dove ci sono molte malattie collegate a stili di vita sbagliati, a causa di una cattiva cultura dell'alimentazione che porta il 46 per cento degli italiani ad essere sovrappeso per non parlare dell'obesità infantile che è tra le più alte d'Europa e rappresenta un'ipoteca sulle condizioni di salute dell'intera vita. In generale, l'incidenza delle patologie cardiovascolari e del 35,8 per cento. Una popolazione che sta bene ha un'incidenza positiva sul sistema sanitario che vede alleggerito il suo carico e può allocare le risorse in ambiti di intervento quali, ad esempio, la ricerca scientifica e l'oncologia. Soprattutto, una popolazione che sta bene è più riparata dall'insorgere di nuove malattie - lo abbiamo visto con la pandemia in atto - e poiché quella in corso potrebbe non essere l'ultima epidemia, credo sia importante rafforzare le forme di prevenzione primaria per avere una popolazione più sana e con sistemi immunitari più efficaci, pronti alle sfide future. Credo nelle politiche per lo sport e la grande questione dei prossimi anni sarà proprio l'incentivazione della pratica sportiva di massa come elemento ordinario della quotidianità di tutte le persone e di ogni fase della vita. Per raggiungere questo obiettivo, le società sportive dilettantistiche rappresentano un punto dal quale partire. Parliamo di realtà che storicamente riescono a portare avanti le loro attività a costo di grandi sacrifici e spesso solo grazie all'impegno del volontariato: allenatori, personale medico, accompagnatori, gli stessi atleti e le loro famiglie. In questa realtà tutti costoro sono in grande difficoltà, oggi, e non sappiamo ancora in quanti decideranno di andare avanti, purtroppo. Per questo occorre supportarli attraverso la leva fiscale, favorendo le sponsorizzazioni e semplificando gli adempimenti burocratici che da sempre costituiscono un elemento di intralcio. Bisogna intervenire con i buoni spesa e aumentando la quota di detrazione fiscale per le famiglie che iscrivono i loro figli a un corso sportivo. Bisogna, inoltre, supportare i Comuni nella riqualificazione degli spazi dedicati alle attività sportive e motorie affinché possano diventare, una volta conclusa l'emergenza, luoghi di socialità al pari delle piazze e di altri luoghi simbolo della nostra comunità. Anch'io ho salutato con molto piacere l'anticipazione dello stanziamento di ulteriori importanti risorse finanziarie per sostenere, in questo momento particolare, tutto il mondo sportivo. Avanzo una piccola richiesta di nicchia, come senatore della Valle d'Aosta, quindi di un contesto totalmente alpino. Vorrei chiederle se può farsi portavoce presso il Governo affinché provveda al più presto allo sblocco delle attività riguardanti gli impianti di risalita che in questa fase dell'anno sono indispensabili, ad esempio, per la pratica dell'alpinismo e dello sci estivo. Nonostante le iniziative di alcuni governatori delle Regioni, che in questo senso hanno già parzialmente cercato di anticipare qualche intervento, credo che urga una correzione normativa nazionale che metta al più presto i gestori nelle condizioni di far ripartire questo settore sportivo che, pur essendo specifico, nell'economia delle nostre piccole vallate alpine è molto importante. Per evidenti ragioni, la montagna è forse un luogo più sicuro in cui si può immaginare un più rapido ritorno alla normalità. Per quanto riguarda lo sport professionistico - anch'io ritorno sul mondo del calcio, sia per passione sia perché è effettivamente un'industria enorme e importante anche in termini di ricadute finanziarie e di occupazione - credo che occorra fare uno sforzo per permettere ai campionati di ripartire con una formula ridotta e che consenta di assegnare i titoli e di stabilire promozioni e retrocessioni. Ammetto che non è facile, sono un medico e quindi capisco perfettamente il discorso che lei ha fatto riguardo ai protocolli sanitari e quindi si deve partire con la massima sicurezza, anche per mettere al riparo l'intero sistema da un'estate da passare in contenziosi e ricorsi: non ci sarebbe messaggio peggiore da parte del mondo del calcio, ma questo diventerà inevitabile se i verdetti non passeranno dal campo da gioco. Il calcio professionistico, in generale tutto lo sport professionistico, merita la stessa attenzione di qualsiasi altro comparto economico e oggi lo si tutela anche mettendolo al riparo da un'estate di tribunali, che rischia di mandare in crash l'intero sistema. Dico questo pensando non solo alla serie A, ma anche ai campionati inferiori, dove ci sono società che hanno fatto ingenti sforzi economici e che legittimamente vorrebbero giocarsi sul campo le loro possibilità di promozione e salvezza. L'ultima riflessione, signor Ministro, riguarda i prossimi grandi eventi, dal Campionato europeo di calcio 2021 alle Olimpiadi, su cui proprio la scorsa settimana abbiamo votato. Credo che queste manifestazioni vadano costruite secondo una nuova prospettiva, cioè come punto di approdo di un percorso di eventi e appuntamenti per dare nuova linfa al turismo. Dobbiamo capitalizzare queste manifestazioni, immaginarle come strumenti di promozione territoriale che si sviluppano su un lungo periodo, dove accanto allo sport c'è anche la musica, ci sono le tradizioni, ci sono manifestazioni di carattere culturale. Lo sport deve provare a prendere per mano tutti questi settori che oggi scontano drammaticamente la crisi prodotta dalla pandemia. In conclusione, per noi sono queste le direttrici di lavoro che spettano al suo Dicastero: da una parte lo sport come pilastro fondamentale delle politiche di prevenzione primaria per le malattie, dall'altro lo sport come leva della ripartenza. Per dirlo in una sola frase, uno sport a vocazione sociale al servizio dell'interesse generale. Buon lavoro. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Ministro, lo sport è la terza industria del Paese, va considerato quindi a tutti gli effetti come il mondo imprenditoriale e produttivo. Molti colleghi lo hanno già detto prima di me: rappresenta più del 3 per cento del PIL, più di un milione di occupati, più di 20 milioni di praticanti, di cui circa cinque milioni sono bambini. Ci sono 100.000 centri sportivi, ma dobbiamo ricordare che circa 30.000 di questi rischiano di non riaprire per ancora troppa burocrazia. Speriamo che le misure ulteriori previste in questo decreto aiutino la ripresa di un settore che sta soffrendo moltissimo. Parliamo di palestre e di piscine che hanno già perso circa il 35 per cento del proprio fatturato. Pensiamo al turismo sportivo, ai grandi eventi, come si ricordava prima e la settimana scorsa, le Olimpiadi Milano-Cortina, gli ATP di Torino e tanti altri eventi che speriamo possano ripartire e che riguardano le diverse discipline sportive. C'è un mondo enorme e straordinario non solo dal punto di vista economico, ma culturale e sociale, di aggregazione e di inclusione del nostro Paese. C'è lo sport del mondo del professionismo sportivo e c'è lo sport di base, entrambi sono fondamentali, ma è un settore che ha bisogno di una visione organica, di una programmazione. Bene quindi, Ministro, tutte le misure a sostegno che lei ha già preso, prima con il cura Italia e poi con il decreto rilancio, che nelle prossime ore sarà all'attenzione del Consiglio dei ministri. Abbiamo bisogno però di dare certezza e programmazione. Abbiamo bisogno di fare investimenti subito, di far ripartire lo straordinario lavoro che si fa nei territori. Bene l'accordo per esempio sui centri estivi, rimettendo in moto il terzo settore e, quindi, tutto il mondo del volontariato e delle società sportive sui territori. Bene quindi l'accordo tra lei e il ministro Bonetti. Significa ripartire dal valore sociale, educativo, dalla lotta alle dipendenze che molto spesso si combatte attraverso lo sport. Pensiamo però anche ad una nuova sinergia tra sport e istituzioni nazionali e locali e in modo particolare a questo momento di chiusura delle scuole, a cosa voglia dire per tanti bambini e adolescenti rimanere in casa tutto il giorno, sempre connessi, on line . Lo sport è quindi un grande motore di crescita, ha un valore straordinario e unico. Pertanto bisogna approfittare di questo momento per fare un investimento nella riorganizzazione degli spazi nelle scuole. Come Italia Viva noi crediamo nell'edilizia scolastica; anche le palestre, a nostro avviso, devono essere fruibili ventiquattro ore al giorno perché sono fondamentali all'interno di ogni Comune e di ogni territorio. Pensiamo quindi a come rivedere gli spazi per i nostri ragazzi. Ad esempio, una delle proposte che avanziamo come Italia Viva sullo sport di base è relativa alle modalità per riuscire a renderlo obbligatorio e gratuito. Ciò significa detrazioni fiscali per le famiglie, aiutando anche le associazioni sui territori a ripartire da questa grande opportunità. Pensiamo anche alla prescrizione obbligatoria medica dei pediatri, ma anche per la terza età. Lo sport è infatti un farmaco fortissimo straordinario, pensando all'obesità infantile, agli stili di vita e alla sana alimentazione. Si possono fare tante cose importanti e abbiamo bisogno anche di persone competenti, di managerialità nello sport. Abbiamo bisogno di far lavorare finalmente i laureati in scienze motorie nelle scuole e nei centri estivi. Approfittiamo pertanto di questo momento drammatico di crisi per rivedere il settore. Infine, ma non ultimo, il mio appello, signor Ministro, è di riaprire il campionato di calcio. Il mio appello è rivolto al calcio non solo da appassionata e da tifosa, ma perché davvero lo chiedono tutti, lo chiedono milioni di italiani. Abbiamo riaperto e stiamo riaprendo tutto, quindi lo possiamo fare in sicurezza. Bene tutte le tutele e le misure, ma ci dobbiamo fidare del protocollo sanitario della FIGC. È un protocollo che è stato preparato da medici competenti, medici esperti dell'Istituto Spallanzani. Diamo certezza al calcio, che fa un fatturato straordinariamente importante. Pensiamo anche al lavoro delle società per far ripartire le squadre di calcio: tamponi per tutti e test sierologici. È chiaro che prima di tutto sono la società sportiva e la squadra stessa ad avere interesse a mettere in sicurezza i propri calciatori. È un appello che noi le rivolgiamo in maniera forte e chiara senza alcun dubbio. Facciamo ripartire il campionato. Pensiamo a tutto quanto in questo momento si sta perdendo, ai diritti televisivi e alla mancanza della vendita dei biglietti. È chiaro che il calcio è importantissimo. Il calcio a tutti i livelli, dalla Serie A, alla serie B e alla serie C. Pensiamo anche a tutti coloro che lavorano sia nel professionismo che nel dilettantismo. Approfittiamo, Ministro, come lei ha giustamente ricordato, con la riapertura dei tanti tavoli permanenti importanti del mondo dello sport per parlare anche di professionismo femminile. Lo abbiamo detto più volte e mai come in questo momento è necessario dare risposta anche alle donne, atlete straordinarie che oggi non hanno nessun riconoscimento giuridico. Approfittiamo di questa situazione, anche per dare risposta alle nostre calciatrici e alle nostre atlete. Credo dunque che ci siano tutte le condizioni per poter ripartire. Facciamo protocolli, accordi con le Regioni e con i Comuni, lavoriamo in sinergia e vedrete che potremo fare molto. Signor Ministro, le voglio sottoporre un'altra proposta, che non è solo una proposta di Italia Viva, ma che nasce anche dal movimento del calcio italiano. Voglio a tal proposito ricordare, ad esempio, l'importanza del credito di imposta per quegli imprenditori che vogliono continuare a fare sponsorizzazioni per le proprie società locali e territoriali. Signor Ministro, pensiamo a questa come a una proposta importante, da mettere subito al centro della sua agenda politica, perché credo che per ripartire, anche nei territori, bisogna aiutare tutte quelle società sportive, di tutte le discipline, che magari fino a ieri avevano sponsorizzazioni certe, che oggi, con la crisi drammatica che le nostre imprese stanno vivendo, sarebbe certamente più difficile continuare a garantire. Questo potrebbe essere un modo per aiutare gli imprenditori locali a sponsorizzare le società del territorio. Se facciamo tutto questo lavoro insieme, a cominciare dal decreto-legge rilancio, potremo davvero riprendere in mano il mondo dello sport, farlo diventare un settore ancora più strategico, non solo dal punto di vista economico, e avere anche la possibilità di investire nella comunicazione. In questo senso, signor Ministro, penso ad esempio ad un utilizzo diverso di Rai Sport, come avviene già per Rai Scuola. Potrebbe essere bello pensare ad una striscia quotidiana su Rai Sport, in cui si parla dello sport di base e di tutte le discipline sportive, per avvicinare i nostri ragazzi e le nostre ragazze e far conoscere ancora di più questo mondo straordinario, magari anche grazie a testimonial importanti e a campioni positivi, a cui i nostri figli guardano con grande interesse. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, l'ho ascoltata con grande attenzione. Purtroppo ho solo dieci minuti di tempo a disposizione e dovrò selezionare gli argomenti da trattare. Pertanto inizio subito a dire, sinteticamente, che ho apprezzato il suo grande interesse per gli sport extracalcistici, che ha voluto dividere nettamente dal calcio, quasi ci fosse una dicotomia tra il mondo professionistico del calcio e gli altri sport. Mi lasci però dire che, nel farlo, ha dimenticato quanto mi hanno insegnato fin da quando ero ragazzo (e ne è passato di tempo). Ricorderà che allora c'era la schedina - in cui si segnavano 1, X, 2 - che serviva a finanziare tutti gli sport minori. Questo non solo non è cambiato, perché nel frattempo il calcio dà molti più soldi allo Stato, in termini di tasse, ma anche il mondo delle scommesse, che i Governi che si sono succeduti hanno voluto ampliare, porta indirettamente agli altri sport tutte quelle risorse, che lei adesso dice di elargire. Lei dice infatti che abbiamo dato un miliardo di euro, ma non abbiamo ancora dato niente: la prossima volta venga a dire «abbiamo dato», quando il decreto-legge ci sarà. Di promesse che partono ad aprile e vanno a maggio (ora siamo arrivati ad oggi pomeriggio), ne abbiamo viste troppe. Il "rilancio", come quello che fanno i terzini, doveva esserci già molto tempo fa. Questo "rilancio" arriverà, ne sono certo, ma non c'è ancora. Mi soffermerò brevemente sugli altri sport. Il senatore Iannone di Fratelli d'Italia in Commissione si è molto battuto, come peraltro alcuni dei colleghi che hanno parlato prima, come il collega Barbaro della Lega, a favore delle altre discipline: penso alle Federazioni sportive, ma anche alle discipline sportive associate che sono dimenticate. Penso agli enti di promozione sportiva che sono sottovalutati; penso a chi ha le briciole, come emerge anche dalla sua odierna illustrazione, come il fitness , il wellness , le palestre e le piscine. Su questo non ho la coda di paglia, ma poiché ho poco tempo voglio parlare di un tema che lei considera marginale, ma appassiona milioni e milioni di italiani: la competizione calcistica di serie A. Al di là del dato economico che è stato illustrato, credo che lei non possa sottovalutare l'aspetto dell'interesse popolare che lo sport del calcio a questo livello riveste. Per carità, mi rendo conto che lei ha una cultura, quella del suo partito di appartenenza, che ci ha fatto perdere le Olimpiadi di Roma e che ha reso impossibile le Olimpiadi a Torino. (Applausi) . Ha questo atteggiamento snobistico verso un certo tipo di sport. Lo capisco e rispetto la sua valutazione; non l'apprezzo, ma la rispetto. Però, vede, il mondo del calcio professionistico non può essere messo tra parentesi, come ha fatto anche lei oggi. È un dato che nei miei pochi minuti (altrimenti avrei parlato molto anche del resto) cercherò di affrontare: lei fino adesso ha dato l'impressione - sicuramente sbagliata - di nutrire una specie di preclusione e di essere prevenuto nei confronti del campionato di calcio. Non sarà vero, per carità, ma questa è un'opinione largamente diffusa e anche il taglio del suo intervento di oggi lo ha confermato. Però lei dice: ma io che c'entro? Quelle prescrizioni le ha fatte il comitato tecnico-scientifico. Questo comitato tecnico-scientifico, i soliti mega esperti (poi parliamo dei loro contenuti), finisce per arrogarsi anche il compito di dire chi deve poi, in ultima analisi, decidere, perché nel suo documento dice che la decisione finale spetta al Ministro, cioè a lei; non è vero, e non spetta neanche al Governo nel suo complesso, ma spetta al Parlamento. Mettetevelo bene in testa. (Applausi) . Spetta al Parlamento, lo spieghi a questi signori medici, che nel loro documento non possono arrogarsi persino questo compito, a meno che, se indicano lei, è perché c'è stata una direzione doppia e quello che loro scrivono è in parte frutto di quello che lei ha suggerito loro, correttamente, perché la politica deve anche suggerire. Allora questo cortocircuito non ci piace. Ma veniamo al problema centrale del calcio. Riprenderà il campionato di serie A o non riprenderà? Avrei apprezzato di più che lei, come frutto della sua valutazione culturale, politica e sanitaria, dicesse: no, non può cominciare. Anche perché (lo anticipo subito) personalmente, dal punto di vista sportivo, penso che il campionato sarà comunque falsato, ma questo è un aspetto sportivo che devono decidere la Lega e la FIGC e non ha nulla a che vedere con il potere né politico, né sanitario. Il fatto che il campionato riprenda o no, per una questione calcistica e sportiva, esula dalle nostre competenze. A lei spetta dire quali sono le condizioni perché riprenda. Adesso il latino si usa sempre meno, ma nel diritto in latino si dice ad impossibilia nemo tenetur , cioè «nessuno è tenuto a fare l'impossibile»: se lei e il suo "comitatino" tecnico-scientifico, anzi "comitatone", imponete prescrizioni impossibili, diverse da quella della Germania, diverse da quelle dell'Inghilterra e da quelle della Francia e dell'Olanda, che hanno deciso di chiudere (vabbè, anche quella è una soluzione), e dite «sì, aprite pure, ma se per caso uno è contagiato tutti i componenti della la squadra devono stare quattordici giorni fermi», allora dite pure che il campionato secondo lei e secondo il comitato non può riprendere. Si dice: ma è uno sport di contatto! Ma perché, forse in Germania e in Inghilterra giocano senza contatto e stanno lontani? Hanno inventato un nuovo modo di giocare a calcio? Non regge quell'argomento. Come un giornalista di uno dei due giornali sportivi più importanti ha rilevato, anche a proposito della terminologia si sono persino inventati un termine, "stringentemente", per parlare della responsabilità dei medici sul rispetto delle misure di quarantena. Tocca ai medici delle società "stringentemente". Avrebbero potuto usare qualunque altro avverbio, dice Alessandro Barbano del giornale «Il Corriere dello Sport»: no, perché questo termine dà l'idea di una responsabilità totale e quasi fisica di un medico su cui volete scaricare le responsabilità. Noi riteniamo che, una volta fatto il protocollo, il problema sia rispettarlo o meno e non affidare ad altri responsabilità, magari anche penali, che non possono certo assumersi. Questa autocrazia scientifica ministeriale, messa su dall'insieme del comitato e sua, non ci piace, non ci piace per niente. Se c'è un caso di positività durante gli allenamenti - che non si sa ancora quando ci saranno - le soluzioni sono tre. Una è quella che avete proposto voi: finisce il campionato; se si riscontra un positivo, finisce il campionato. Allora perché parlo ripartire? Ci potrà essere. La seconda soluzione è fare i tamponi e farli stare fermi due o tre giorni; se sono positivi gli altri non possono riprendere, mentre se sono negativi continuano a giocare. Mi sembra sia quello che stanno facendo in Germania; chissà perché non lo possiamo fare noi. Si dice che non è giusto che possano usare i tamponi. Allora facciamogli pagare, magari salatamente, il triplo o il quadruplo, ma non arriviamo alla banalità di dire che il calcio deve usare i tamponi per ultimo. Perché per ultimo? Come gli altri: Diamo i tamponi a tutti: invece di parlare tanto, facciamo veramente crescere la possibilità, per chiunque ne abbia diritto o voglia comprarli di tasca propria, di averli. Si può fare, se vi impegnate in quel campo, anziché continuare, anche oggi, a discutere di lana caprina prima di fare il decreto. Ripeto: di lana caprina. Sono del parere che non possa addossarsi la responsabilità ai medici e che la Serie A non possa essere messa nella condizione di sapere che, se riprende, quasi certamente dopo due settimane dovrà smettere. Così il Ministro dirà: ve l'avevo detto che non dovevate riprendere. E certo, ha posto delle condizioni impossibili. Ognuno deve fare il suo. Poi, sotto l'aspetto sportivo, è tutto un altro discorso: deve decidere il calcio se vuole assegnare lo scudetto a chi oggi è in testa alla classifica; deve decidere, ad esempio, se in campo neutro far fare dei minitornei alle prime quattro squadre e alle ultime quattro, per vedere chi retrocede e chi invece vince il campionato. Si potrebbe fare anche questo e c'è un precedente: nel 1983 a Roma giocarono Catania, Cremonese e Como in una settimana, per decidere chi sarebbe salita in Serie A. La Lazio era già passata in testa alla classifica; lo ricordo perché assistetti a quelle partite. Ci sono varie soluzioni, ma attengono al mondo sportivo: possono anche decidere che quest'anno non venga assegnato lo scudetto; benissimo, non è un problema suo. Lei, signor Ministro, deve semplicemente mettere il Parlamento in condizione di decidere se, come gli altri sport, può esserci anche per quello che dà più soldi allo Stato, quello che aiuta più di tutti gli altri sport, il diritto di riprendere in condizioni di sufficiente sicurezza. Anche perché - e lei lo sa benissimo - un documento dell'Istituto superiore di sanità dice che fino ai quarant'anni, ad esclusione di chi aveva pregresse gravi malattie, il tasso di letalità è uguale a zero. Speriamo che questo numero rimanga per sempre (io ne sono convinto). Ma quando uno pensa alla sicurezza deve guardare al tasso di letalità. Lo guardi, perché il tasso di letalità non può essere considerato tale (alto) solo per il mondo del calcio, intendendo il calcio in quanto tale, non coloro che lo praticano. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ho apprezzato molto la relazione del Ministro per due ordini di motivi, innanzitutto perché non si è solo concentrato sull'argomento che evidentemente appassiona tutti, cioè la questione di quando riprenderà il campionato di calcio, su cui dirò esattamente quello che penso, ma ha cercato di fornire un panorama abbastanza chiaro e condivisibile, per quanto ci riguarda, del tipo di interventi che si fanno in questa emergenza, sapendo perfettamente che l'emergenza Covid-19 non ha impattato soltanto sul campionato di calcio di Serie A, ma su tutti. Ha impattato sui nostri ragazzi, che non possono più andare a giocare a calcetto (magari così mio figlio si rompe meno legamenti crociati e questo può essere un vantaggio), ma su tutti i bambini, sulle tantissime associazioni e scuole, che sono una realtà molto importante nel nostro Paese, perché lei sa meglio di me quante siano le associazioni dilettantistiche, quante siano le scuole di calcio, quanti tipi di sport ci siano e che per fortuna stanno sempre più crescendo. Nella sua relazione lei ha voluto giustamente soffermarsi non solo sull'aspetto di cui parlano tutti i giornali, ma sull'emergenza che noi stiamo attraversando e sul suo impatto, in senso ampio, su tutta l'attività sportiva, compresi gli sport cosiddetti minori, che vengono sempre tralasciati, o sulle palestre e sulle piscine, con tutto quello che ciò comporta. Si tratta, quindi, di un impatto sociale notevole perché nel nostro Paese lo sport ha un connotato sociale molto forte. Ho apprezzato molto anche il fatto che in questa crisi, con questa emergenza, si sia pensato giustamente a far ripartire il bando «Sport e periferie», perché sappiamo quanto sia importante il ruolo dello sport nelle situazioni difficili anche dal punto di vista sociale ed economico, quanto sia importante aggregare i giovani, quanto sia importante, quindi, l'impatto sociale e culturale che questo ha. L'ho molto apprezzato. Allo stesso modo vorrei dire, con altrettanta franchezza, che fortunatamente lei ha fatto il suo mestiere anche nel cosiddetto decreto-legge rilancio, cioè ha fatto il mestiere di un Ministro che sa di essere competente sulle politiche giovanili e lo sport e si è adoperato per essi. Ovviamente adesso io ho sentito ciò che ci ha voluto anticipare, vedremo esattamente nel merito quali interventi conterrà il decreto-legge rilancio, interventi significativi che certamente tutti avremmo voluto moltissimo. Inoltre nel mondo dello sport non ci sono soltanto i grandi calciatori che guadagnano tanto, ma ci sono tantissime persone che anche con questa crisi hanno problemi di lavoro, quindi il bonus è importante, come lo sono l'intervento a favore di tutti questi soggetti, che lei ha annunciato, e è il fondo per il rilancio dello sport. Lei, Ministro, ha fatto bene il suo mestiere, ma purtroppo devo dire, con una punta critica, che, almeno dalle notizie che abbiamo circa il decreto-legge rilancio, non altrettanto hanno fatto altri Ministri, che magari avrebbero potuto avere più a cuore le questioni su cui hanno la delega. Io pertanto gliene do pienamente atto ed è importante che - dovrebbe valere per tutto, ce lo diciamo continuamente ma speriamo che lo sia per lo sport - che questa sia un'occasione. Dalle crisi si può uscire in due modi, come lei mi insegna: si può uscire facendo tanti passi indietro oppure facendo invece dei passi in avanti, cogliendone in qualche modo l'opportunità, facendo anche un passaggio di rinnovamento. Nel mondo dello sport c'è necessità di innovazione, con la possibilità di fare un salto di qualità, sia "ai piani alti", senatore La Russa, che ai piani cosiddetti bassi, quindi minori, che però riguardano milioni e milioni di famiglie, di persone e di giovani. Credo che quella di oggi sia anche un'opportunità per tutti noi che ci cimentiamo con questa crisi così devastante che ovviamente sullo sport - torno a ripeterlo - ha avuto un impatto profondo e lacerante: penso al rinvio delle Olimpiadi o anche ad eventi importanti per il nostro Paese, come ad esempio la partita inaugurale degli Europei di calcio, che doveva svolgersi a Roma. Sappiamo perfettamente poi quanto tutto questo non sia legato soltanto ad una questione di immagine, ma abbia un impatto economico notevole, notevolissimo, in una situazione in cui lo sport di base aveva già difficoltà e in cui il calcio stesso, non solo quello "alto", ma anche la serie B e la serie C hanno difficoltà economiche non indifferenti. Pensiamo a tutta la questione dei diritti televisivi. Conosciamo benissimo l'impatto della crisi anche sul fronte occupazionale, che riguarda direttamente non solo le società sportive e di calcio, ma anche tutto il mondo di coloro che nelle radio e nelle televisioni si occupano dalla mattina alla sera di sport e di calcio. Tra le altre cose, signor Ministro, quando dico che questa è un'occasione è perché non possiamo nasconderci la verità. Anche nel calcio professionistico c'è una crisi profonda: questo è il punto. L'attuale emergenza arriva in una situazione già molto difficile, con una crisi non indifferente, che ha avuto conseguenze, con una gestione sui bilanci a dir poco creativa, ad esempio. Sappiamo tutti i problemi che ci sono e, soprattutto, conosciamo quello che è accaduto negli ultimi dieci anni. Credo quindi, signor Ministro, che la sua azione potrà essere assolutamente meritevole, se noi cogliamo questa occasione per rinnovare e innovare. Arrivando a ciò che sta a cuore a tutti, vale a dire il famoso dibattito sulla ripresa del campionato. Anch'io sono una tifosa come la collega Sbrollini e da tifosa - sarò una tifosa diversa, non lo so, forse «città che vai, tifosi diversi che trovi» - dico che per me, come tra l'altro anche moltissime associazioni di tifosi hanno testimoniato in queste settimane, la priorità, il problema fondamentale, la questione centrale per tutti è quella di poter riprendere in sicurezza. (Applausi) . Quindi non ci possono essere delle zone franche, come diceva prima il collega La Russa. Non dimentichiamo che, all'inizio di questa pandemia, c'è stato un impatto sul mondo del calcio perché moltissimi sono stati trovati positivi. Devo ricordare la famosa partita Lecce-Atalanta? Vogliamo ricordarcela? Non possiamo dimenticare quello che ci è accaduto poco tempo fa. La priorità assoluta è quindi la sicurezza e in questo senso, signor Ministro, sottoscrivo il modo in cui lei si è mosso e la sua prudenza estrema, perché il calcio è uno sport di contatto. Mi avvio rapidamente a concludere. Il 18 riprenderanno gli allenamenti collettivi, come lei ha annunciato; c'è un protocollo fatto dalla FIGC. Se tutta la nostra vita, la vita di ogni cittadino, è condizionata dal comitato tecnico-scientifico, mi chiedo per quale motivo ciò non debba avvenire anche per il mondo dello sport. Oltretutto sapendo che si tratta di una situazione delicata, perché, se si verificano casi, devono accettare di starsene due mesi in clausura ed è evidente a tutti che lì il rischio è maggiore. Noi qui veniamo giustamente richiamati dagli assistenti parlamentari ogni volta che ci avviciniamo un po' di più agli altri (e non è che ci abbracciamo o gioiamo), pensate voi che cosa può accadere nel mondo del calcio e degli altri sport. Le ripeto, signor Ministro, che noi di Liberi e Uguali - ma credo di parlare anche a nome di altri colleghi - condividiamo pienamente e totalmente il modo in cui lei si è mosso, perché ciò è avvenuto all'insegna della prudenza. Questo significa rispettare lo sport e significa rispettare innanzitutto la salute dei cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Ministro, signor Presidente, colleghi, io do un giudizio globalmente positivo dell'insieme delle scelte fatte per contrastare l'emergenza coronavirus nell'ambito sportivo. Vorrei utilizzare il tempo che mi è stato concesso per sviluppare alcune considerazioni che mi serviranno per formulare un apprezzamento, per esprimere una preoccupazione e un auspicio e per rivolgere al Ministro - me lo permetterà - una sollecitazione ad accelerare alcune scelte e possibilmente a rivederne altre. L'apprezzamento molto convinto lo faccio per l'attenzione che ha dimostrato anche quest'oggi per il mondo dello sport di base. Dobbiamo abituarci a considerare lo sport di base per quel che realmente è, cioè un anello decisivo del nostro welfare , del nostro Stato sociale, e un tassello fondamentale, con una grande rilevanza politica, delle politiche del nostro Paese per la salute psichica, fisica e sociale dei nostri cittadini. Non dobbiamo mai smarrire questa consapevolezza nel compiere le scelte. Quindi bene che nelle sue parole ci sia stato il riconoscimento di questa realtà e che si siano annunciati interventi, fin dal prossimo decreto-legge rilancio (che dovrebbe conoscere il varo nel pomeriggio), in aggiunta a quelli che già sono stati adottati. Mi sembra che siano interventi da sottolineare, perché dimostrano che c'è la presa di coscienza della difficoltà che decine di migliaia di società sportive dilettantistiche e di associazioni sportive dilettantistiche affronteranno per rispettare le norme di sicurezza che giustamente sono state messe in campo e che rischiano, per alcune realtà, di essere difficilmente sostenibili o persino impossibili da sostenere, se non avranno un appoggio chiaro, contributi a fondo perduto e un accesso al credito che le parifichi alle piccole e medie imprese. Insieme a questo apprezzamento esprimo la preoccupazione e l'auspicio che ci sia la capacità di tradurre in pratica, da subito, l'impegno che ci prendiamo con questo mondo, perché non possiamo permetterci che alle parole e alle promesse non seguano immediatamente fatti concreti; troppa è infatti la sofferenza che questo mondo sta vivendo. Da questo punto di vista, signor Ministro, le rivolgo l'invito ad attivare, nella misura del possibile, non soltanto i 17 milioni di euro del fondo del CONI di cui ci ha parlato e i 10 milioni di euro che saranno stanziati nel decreto rilancio, ma un continuo e fattivo coinvolgimento in primo luogo di tutti e 15 gli enti di promozione sportiva di questo Paese, attorno ai quali ruotano le passioni e gli interessi di centinaia di migliaia di italiani. Sappiamo che è importante non soltanto sostenere l'offerta di sport e quindi la possibilità di queste realtà di continuare ad operare, realtà che sono spesso interlocutori fondamentali e referenti essenziali delle attività delle amministrazioni comunali di questo Paese, ma è importante anche sostenere la domanda di sport, perché il rischio che corriamo è che la difficoltà economica di molte famiglie le porti a rinunciare e ad economizzare sullo sport per i propri figli. Questo sarebbe un danno per il welfare , per le politiche della salute e per tutte le cose importanti che ho prima ricordato. Concludo, perché i cinque minuti a mia disposizione sono molto pochi, con la sollecitazione ad accelerare la scelta riguardante la ripartenza del campionato di calcio. Mi pare siano state pronunciate da lei quest'oggi parole di apertura rispetto a questa possibilità. Noi abbiamo bisogno che si esca dalla fase dell'incertezza e che si diano certezze subito. Sicuramente devono essere certezze prudenti - ha usato spesso questa parola - e responsabili. Noi siamo ovviamente per la priorità assoluta del diritto alla salute; Ministro, però devono essere anche certezze sostenibili e realistiche. Da questo punto di vista, la invito a rivedere la scelta di cui si è discusso stamani al comitato tecnico scientifico sul fatto che un solo caso di positività può far scattare la quarantena per un'intera squadra. Non parliamo soltanto di calcio perché quella indicazione, se non ho interpretato male, vale per qualsiasi sport di squadra e in questo Paese non c'è soltanto il calcio. Credo che questa scelta presenti delle criticità importanti, che vada oltre certi confini di sensatezza e ragionevolezza (di essa non si trovano eguali al di fuori dei nostri confini) e rischi soprattutto di portare a effetti pratici molto diversi da quelli dichiarati. Sarebbe un peccato, perché costituirebbe una macchia in un complesso di azioni della cui importanza ho voluto con grande franchezza e, spero, anche con chiarezza darle atto con questo mio intervento. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, intendo utilizzare i pochi minuti che ho a disposizione non tanto per commentare la sua informativa, quanto piuttosto per sottolineare i temi che, secondo me, dovranno caratterizzare il lavoro che dovrà essere fatto a seguito del provvedimento, che non sappiamo quando arriverà - lei ci parla di questo pomeriggio, vedremo - e che io ormai chiamo decretone, perché sembra che ci sia dentro un po' di tutto. Non vogliamo essere polemici su cose importanti come la tematica dello sport in particolare. Io non mi appassiono particolarmente sulla riapertura o meno del campionato di calcio; sono ben consapevole del fatto che il giro d'affari che sta dietro al campionato è sicuramente importante e, per certi aspetti, comprendo anche che possa essere interpretato come un comparto di tipo economico rilevante per quanto riguarda le casse dello Stato. Devo riportarla, però, un po' più sul piano terreno. Lei, nella sua informativa, ha citato tutto il mondo della promozione sportiva e delle discipline associate che, secondo me, sono invece il vero cuore pulsante del mondo sportivo, perché non dobbiamo dimenticarci che, all'interno di queste realtà, si realizza non soltanto lo sviluppo sportivo dei nostri campioni, che poi vanno alle olimpiadi e ai vari campionati anche di rilievo internazionale, ma un intero mondo che coinvolge bambini e anche anziani. Pensiamo, per esempio alla ginnastica dolce: non è una cosa di secondo piano. Soprattutto a me sta particolarmente a cuore il mondo dei disabili. Le discipline di sport integrato offrono a un mondo intero la possibilità di realizzazione. Per certe persone e per molti disabili la realizzazione all'interno dello sport è l'unico momento di realizzazione della propria vita e io credo che questo ambito avrebbe dovuto essere sottolineato di più nella sua informativa. Confido che nei prossimi provvedimenti queste cose vengano prese degnamente in considerazione perché, se uno Stato vuole essere davvero un buon padre di famiglia, deve tenere a mente tutto e non soltanto il mondo delle federazioni, che è pure un mondo importante, ma che molte volte non è così ferrato in tema di sport di base come il mondo della promozione sportiva che è anche promozione sociale, non dimentichiamolo, perché è particolarmente importante questo argomento. Le do quindi un consiglio, signor Ministro, in totale umiltà: partiamo dal basso. Non occupiamoci così totalmente, come avviene anche sui media negli ultimi giorni, di quando riprenderemo il campionato. Riprenderemo il campionato quando sarà il momento di riprenderlo. Oggi, noi dobbiamo pensare a dare davvero realizzazione alle persone che, prima di questa disgrazia e di questa tragedia del Covid-19, attraverso il mondo sportivo riuscivano a trovare la piena realizzazione di sé. Capisco che non si parla di campionato di calcio e, quindi, magari non vi è particolare attenzione, ma un po' tutta l'Assemblea dovrebbe avere coscienza di cosa voglia dire fare «sport di base», come è stato giustamente definito. Quindi, l'invito che io le rivolgo è: cerchiamo di non mortificare quel mondo sportivo che, tante volte e in silenzio, lavora sottotraccia, senza chiedere nulla e andando davvero a dare una mano a quelle persone che non hanno la possibilità di arrivare a fare le grandi competizioni sportive. (Brusio) . Presidente, faccio fatica a sentirmi! (Richiami del Presidente) . Le chiedo questo sforzo, signor Ministro: le chiedo lo sforzo, lo ripeto, di tenere i piedi per terra. Pochi voli pindarici, piedi per terra, a cominciare anche - ed è brutto arrivare a parlare di questo - da quelle che poi sono, banalmente, questioni pecuniarie. Io ho ascoltato l'altro giorno la sua diretta su «Sport & Salute», in cui faceva il resoconto del bonus per i collaboratori sportivi, che, sostanzialmente, ad oggi non ha coperto neanche poco più del 50 per cento delle domande pervenute. Io ho elaborato due numeri: sono oltre 131.000 le domande che sono state presentate e, con i 50 milioni che erano stati stanziati, sostanzialmente, non siamo riusciti a coprire tutte le domande. Ecco, io le chiedo, visto che lei ha parlato di quello che io ho definito il decretone, di questo pomeriggio, di cercare davvero di dare dignità a tutti, perché all'interno di queste 131.000 domande, sono comprese persone che fanno della propria professione una professione per gli altri: la professione è quella di aiutare i meno abili, quelli che non arrivano a vincere la medaglia d'oro alle Olimpiadi, quelli che non vincono i campionati del mondo, ma quelli che davvero, attraverso un quotidiano impegno sportivo, fanno davvero grande questa società e rendono davvero grandi questi impegni sportivi. Da ultimo, signor Ministro, un proposito per il futuro. Lei ha parlato di fondi, che poi dovranno essere utilizzati sia per quanto riguarda gli impianti sportivi sia per quanto riguarda un aiuto al mondo sportivo. Ecco, non dimentichiamo le associazioni. Cerchiamo di dare un aiuto fattivo a questo mondo e, soprattutto, cerchiamo di rendere onore a coloro che lavorano senza andare sui grandi giornali. Quindi, tutto il mondo della promozione, tutto il mondo delle discipline, secondo me, dovrebbe ricevere un occhio particolare. Io le chiedo questo sforzo: non dimentichiamo quelli che fanno poco rumore. Anzi, queste sono le persone che lei ha il compito di ascoltare di più. (Applausi). E su questo punto, ricordi che noi saremo qui a controllare. Se ci saranno proposte positive, noi daremo una mano; ovviamente, se non ci saranno proposte positive, noi faremo l'opposizione, ma sarà una opposizione mirata al concetto, mirata all'obiettivo di dare veramente piena attuazione a quella che è la dignità sportiva e sociale di questa forma di sport e di tutte le persone che la praticano. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor ministro Spadafora, approfitto della presenza di quest'ultimo in Aula per rinnovargli un'istanza, che spero ardentemente il Governo vorrà fare propria, per dimostrare un'attenzione concreta verso i territori più colpiti e messi in ginocchio dall'emergenza coronavirus. Parlo della possibilità che i giochi olimpici e paraolimpici invernali, previsti per il 2026 a Milano e Cortina, possano arrivare a coinvolgere, nel modo che sarà ritenuto possibile, anche le valli bergamasche e bresciane della Lombardia, territori tra i più colpiti dal disastro sanitario. Val Seriana, Val Brembana, Val di Scalve, la Val Camonica bresciana: le nostre valli, signor Ministro, hanno pagato, e stanno pagando, il prezzo più alto in termini di vite umane e le nostre montagne sono state l'avamposto di una strage degli innocenti senza precedenti. Per non parlare del blocco del sistema economico che le accomuna a tutto il resto d'Italia. Sarebbe davvero un gran bel segnale da parte del Governo, signor Ministro, senza alcun costo aggiuntivo, se lei, che già è stato garante dell'infanzia, oggi si facesse garante della ripartenza con il CONI e con il Comitato Olimpico internazionale, anche attraverso i valori dello sport, che sono da sempre denominatore comune di unione sociale e patriottica e che consentirebbe al nostro Paese di vincere la più bella medaglia dei giochi che si svolgeranno tra sei anni. Nella fattispecie, parliamo di territori di montagna limitrofi a Milano, tecnicamente e professionalmente preparati, che possiedono un'ampia ricettività alberghiera, piste omologate anche per le prove mondiali internazionali di fondo, per lo scialpinismo, per la discesa libera, impianti di risalita ed innevamento di assoluta avanguardia. Sarà mio impegno, spero condiviso anche da lei, ministro Spadafora, e dalla mia Regione Lombardia, concentrare tutte le forze, insieme ai colleghi del territorio e non solo, in maniera assolutamente trasversale, insieme anche al mondo dell'impresa e a RAI Sport, perché questa proposta possa tramutarsi in realtà. Pensi che grande messaggio, che grande azione sarebbe, signor Ministro, dopo tanta sofferenza far arrivare la luce della fiaccola olimpica, una luce di speranza così fulgida, sulle nostre montagne. Ci dia la leva, Ministro, perché, come ho già detto, la speranza è il vaccino più potente e noi siamo pronti. Grazie di cuore. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Lucia. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, Ministro, colleghi, voglio portare alla vostra attenzione la storia di un calciatore, un ragazzo di ventitré anni che gioca nel ruolo di mediano nel Colonia, lavora e vive in Germania, ma è originario del Belgio. Pochi giorni fa, in un'intervista ad una TV del suo Paese, si è detto preoccupatissimo per la sua famiglia. Tre suoi compagni di squadra, infatti, sono risultati positivi al tampone e sono stati posti in quarantena ma il resto della squadra no. D'accordo, tutti sottoposti di nuovo a controlli, ma nessuno stop di quindici giorni. Avanti con gli allenamenti in vista dell'imminente ripresa della Bundesliga. I vertici societari del Colonia, anzi, dopo aver ascoltato l'intervista del giocatore praticamente terrorizzato, lo hanno richiamato all'ordine e costretto ad un fulmineo dietrofront sul sito ufficiale della società. Questa storia, arrivata dal Paese descritto come il più sviluppato e all'avanguardia d'Europa, mi ha colpita moltissimo. Ai giocatori che militano nella massima serie tedesca, in poche parole, è vietato anche solo avere paura, tanto è indispensabile che il calcio si rimetta in moto per concludere il campionato. Un approccio assurdo, tanto che mi sono chiesta con ancora maggiore perplessità in che modo sarebbe stato opportuno, in Italia, riavviare i campionati. Nei confronti del calcio si ricorre spesso a categorie moralistiche e si scade facilmente in un linciaggio invidioso contro il cosiddetto gioco di ventidue ragazzotti ultra pagati che rincorrono un pallone. Ma non possiamo fare gli ipocriti: si tratta di uno dei segmenti economici più importanti del Paese, il sesto, forse il settimo per importanza. È un'industria, quella del calcio, che incide fortemente sul nostro PIL. I numeri parlano da soli: cinque miliardi di euro di fatturato, 89.000 addetti ed entrate fiscali per lo Stato pari a 1,7 miliardi di euro. Se calcoliamo l'indotto, quelli che mangiano direttamente col calcio, non dimentichiamo che il calcio in Italia è la locomotiva che traina tutto il mondo dello sport che sta soffrendo in modo particolare questi mesi di stop forzato. Pertanto, pensare a cuor leggero che questo mastodontico mondo si possa fermare è praticamente impossibile, ma lo sport - e il calcio nel nostro Paese è il re tra gli sport per il suo seguito - è soprattutto una fucina di passioni, emozioni, rapporti umani che hanno un impatto straordinario anche sulle nostre vite quotidiane. Porto la mia esperienza personale e mi capirete: vengo da una città, Benevento, la cui squadra di calcio - gestita da una società sana, sanissima e allenata da Pippo Inzaghi - era, fino a quando si è dovuto interrompere il campionato di Serie B in cui milita, prima in classifica, con un forte distacco dalla seconda. Non passa giorno, quindi - lo comprenderete - che non venga fermata dai cittadini o che non riceva e-mail o messaggi in cui mi si chiede quali saranno le sorti della nostra amata squadra giallorossa. Ecco, del lato industriale, ma soprattutto del lato passionale di tutta questa vicenda non possiamo non tenere conto. D'altra parte, però, dobbiamo tenere i piedi ben ancorati per terra: siamo nel mezzo di qualcosa che non è mai accaduto negli ultimi cent'anni, una pandemia che solo in Italia è costata oltre 30.000 morti; ricordiamocelo ogni tanto, quando parliamo di tutto quello che ci sta accadendo intorno: 30.000 morti. Sarebbe da stupidi soltanto pensare che in nome del dio denaro si possa andare avanti con nonchalance e chiudere il campionato. Questo Governo finora si è approcciato alla questione nell'unico modo possibile, mettendo la sicurezza degli atleti e di tutti gli addetti ai lavori al primo posto della sua azione politica. Il ministro Spadafora ritengo predichi prudenza non perché mosso da un approccio sadico, come addirittura ho sentito dire, nei confronti del dorato mondo del calcio, ma perché consapevole che non si può scherzare con la salute di chi dovrà tornare ad allenarsi. Infatti, molti casi ce lo dimostrano, gli stessi giocatori, come è stato anche ricordato negli interventi che mi hanno preceduto, hanno molteplici paure e dei corretti timori. Credo sia fisiologico e umano. Il comitato tecnico-scientifico ci ha dato linee guida chiare, che vanno rispettate alla lettera se vogliamo davvero fare questo tentativo e sperare, tra un mese, di rivedere le partite in televisione. Sappiamo che è impossibile tenere i giocatori in ritiri blindati da qui fino ad agosto, pertanto i controlli, la profilassi, gli accorgimenti da mettere in campo dovranno essere rigorosissimi, perché ci vuole poco a trasformare uno spogliatoio in un potenziale focolaio, è già accaduto del resto. Massimo rigore, quindi, nei confronti di chi sgarra, ma soprattutto va fermato. In questo sarà cruciale il contributo di tutti gli attori in campo. Sappiamo qual è il volere dei presidenti delle società di serie A, che già dovranno fare a meno di un mare di soldi derivanti dagli incassi e in caso di addio definitivo al campionato, cosa che non mi auguro ovviamente, rischiano di veder svanire anche quelli dei diritti televisivi. Patti chiari e amicizia lunga, però: se davvero le società vogliono la ripartenza, devono dare il 120 per cento sul fronte della sicurezza e del rispetto dei protocolli, con l'aiuto massimo tanto della Lega calcio, quanto della federazione che il torneo l'organizza. A questi ultimi soggetti ci permettiamo di dare un consiglio: la speranza di noi tutti è che si possa ripartire, ma nessun accanimento terapeutico. Se i primi di giugno ci si renderà conto che è impossibile proseguire, bisogna avere un piano B per consentire al calcio professionistico di ripartire in autunno e seguire senza recalcitranza le indicazioni che lei, signor Ministro, siamo certi saprà prontamente dare. Il contributo e il sostegno del Governo e del MoVimento 5 Stelle al nostro calcio ci sarà sempre, il pallone è uno spettacolo bellissimo, il più amato dagli italiani per antonomasia. Da una parte vogliamo che riprenda oggi, ma vogliamo anche che sopravviva domani. Soprattutto questo: deve sopravvivere il calcio sano e possibilmente in salute. Mi sono soffermata sul calcio, signor Ministro, ma voglio ringraziarla per l'impegno per lo sport di base che finora ha profuso e per il lavoro costante che il suo Ministero sta mettendo a servizio dell'intero mondo dello sport. La tutela degli atleti, dei disabili, di tutto il personale coinvolto resta la stella polare da seguire in vista di ogni piano di ripartenza. Siamo lieti di condividere con lei questo principio fondamentale, perché la tutela della salute è il modo più forte per dimostrare davvero di amare e rispettare la comunità sportiva e non solo, l'intero Paese. (Applausi). PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro per le politiche giovanili e lo sport, che ringrazio per la disponibilità. Seguito della discussione delle mozioni nn. 227 (testo 3) e 231 sulla parità di genere e il sostegno alle donne lavoratrici (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni 1-00227 (testo 3), presentata dalla senatrice Conzatti e da altri senatori, e 1-00231 , presentata dalla senatrice Stefani e da altri senatori, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, sulla parità di genere e il sostegno alle donne lavoratrici. Ricordo che nella seduta di ieri i presentatori hanno illustrato le mozioni e ha avuto luogo la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, prima di esprimere a nome del Governo il parere sulle due mozioni in oggetto, permettetemi di esprimere profonda gratitudine per il dibattito che si è svolto in quest'Aula e per la volontà da parte delle senatrici e dei senatori di porre detta tematica all'attenzione di questa Istituzione e dell'intero Paese. Credo sia importante ricordare in questa occasione il lavoro svolto dalle donne che hanno rappresentato la resistenza dell'Italia nei mesi di pandemia. In queste Aule più volte abbiamo ringraziato l'eroicità di medici, infermieri e operatori socio-sanitari; poche volte ci siamo soffermati nel ricordare che il 70 per cento di questo personale era donna. La resistenza dell'Italia negli ultimi mesi ha avuto principalmente il volto delle donne. Esattamente sessanta anni fa una sentenza rivoluzionaria della Corte costituzionale ha permesso alle donne di fare un passo in avanti, un balzo in avanti nei loro diritti. Quella battaglia aveva il nome e la tenacia di una giovane donna, Rosa Oliva, che voleva diventare prefetto. Credo che oggi il Paese sia chiamato a un nuovo balzo. Ci sono momenti in cui dobbiamo decidere da che parte far andare alla storia, e questo è uno di quei momenti. L'Italia dalla resistenza potrà ripartire solo se capace di mettere in campo strumenti nuovi e non schemi vecchi. Gli strumenti nuovi devono avere il volto e la fattiva partecipazione delle donne, in particolare nel mondo del lavoro e delle istituzioni. Ci attende una sfida che certamente deve promuovere la presenza femminile, ma ci attende una sfida anche nel rimuovere tutti gli ostacoli che di fatto la impediscono. Ecco perché io credo che il dibattito che si è svolto in quest'Aula sia importante: la stessa tenacia di sessanta anni fa oggi è presente non solo nelle donne di questa Istituzione, ma in tutto il Paese. Noi siamo pronti, il Paese è pronto: ci aspetta adesso solo la responsabilità di dare corpo alla nostra tenacia. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 13,07) ( Segue BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia ). Per quanto riguarda il parere del Governo sulle due mozioni, il parere è favorevole alla mozione n. 227, a prima firma della senatrice Conzatti, condizionato però alla riformulazione del paragrafo 11 della premessa e degli impegni di cui ai punti 4), 6), 13) e 16). Per quanto riguarda la premessa, al paragrafo 11, si chiede la soppressione delle parole «generatrici di vita». Per quanto riguarda gli impegni, il parere è favorevole all'impegno 4), condizionato alla seguente riformulazione: «a tutelare il lavoro di cura e quindi la figura del caregiver familiare, che spesso è rivestita dalle donne attraverso il riconoscimento del suo valore per la società e a valutare l'opportunità di prevedere e proporre un sistema di premialità fiscale per consentire la deduzione delle spese sostenute per il lavoro di cura». Per quanto riguarda l'impegno 6), si chiede la seguente riformulazione: «a rafforzare e implementare misure volte a superare le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere in ambito lavorativo e professionale per donne lesbiche e transgender , nonché misure volte a sostenere l'inserimento lavorativo di donne vittime di abusi e di violenza, delle donne vittime di tratta e delle vittime del mercato della prostituzione». Si chiede poi la seguente riformulazione dell'impegno 13): «a prevedere di valorizzare le donne nei prossimi piani di stabilizzazione del lavoro precario nell'ambito della sanità, nonché della ricerca biomedica». Si chiede infine la riformulazione delle prime righe dell'impegno 16) come segue: «a istituire l'osservatorio istituzionale presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio per la valutazione dell'impatto» e, poi, a seguire. Per quanto riguarda invece la mozione n. 231, a prima firma della senatrice Stefani, il parere del Governo è contrario, anche in considerazione del superamento di un impegno, ricordando che il Presidente del Consiglio dei ministri nella giornata di ieri ha integrato il comitato di esperti di sua nomina con cinque donne e, analogamente, su sua indicazione, il capo della Protezione civile ha integrato il Comitato tecnico-scientifico con sei figure femminili. (Applausi). PRESIDENTE . Senatrice Conzatti, accetta le riformulazioni proposte dal Governo? CONZATTI (IV-PSI) . Sì, signor Presidente, accettiamo le riformulazioni proposte. PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione delle mozioni. CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, abbiamo detto tutto ieri, in discussione generale, sul perché sia così importante che il nostro Paese si doti di un riequilibrio nel mercato del lavoro, nel welfare , nelle libertà e quindi anche nel rispetto reciproco. L'abbiamo detto forte con la nostra mozione, la cui stesura è stata impegnativa, nella sua terza riformulazione, ma che ha visto la coesione di tutta la maggioranza e anche il sostegno della senatrice Bonino. Si tratta quindi di un grande risultato e di un grande messaggio al Paese. Naturalmente invitiamo tutte le donne e tutti gli uomini che condividono la nostra mozione ad appoggiarla, perché la riteniamo positiva per il Paese. Abbiamo discusso, ieri, parlando di tutto. Abbiamo - ad esempio - parlato dei trattati, spiegando tutta la storia che ha portato a dare valore alla parità. Abbiamo parlato della dottrina, di quanto i sociologi e gli economisti diano importanza alla nuova visione dell'economia e della società. Abbiamo analizzato i dati, più e più volte: quelli del World Economic Forum, a livello internazionale, quelli dell'Unione europea per il raffronto tra l'andamento del gender gap tra gli Stati membri e, a livello nazionale, abbiamo analizzato i dati dell'Istat e della Banca d'Italia. Quindi tutti, uomini e donne, siamo perfettamente consapevoli del valore di questa scelta. Si tratta di una scelta logica e scontata, eppure - signor Presidente e colleghi - ciò non accade. Tutta la teoria è a favore, così come lo sono il nostro atteggiamento ideale e il nostro impianto normativo, ma ciò non accade. Non è accaduto in particolare in questi ultimi due mesi, in cui le donne hanno perso il lavoro e sono state private di alcune libertà fondamentali, come quelle di intrapresa e di poter chiedere aiuto, se in difficoltà. Tutto è avvenuto nel silenzio generale, come se la presenza delle donne fosse una gentile concessione e come se quella presenza non fosse così indispensabile, tanto da essere considerata sacrificabile. Solo l'azione delle donne - anche di alcuni uomini, per la verità, ma soprattutto delle donne - nella società e in Parlamento ha fatto sì che ci fosse un dibattito etico su una scelta scontata e ovvia. Tutto questo è paradossale. La visione dell'Aula durante la discussione di oggi e di ieri rende ancora più paradossale questa decisione, questa scelta, perché ancora una volta siamo divisi tra chi ignora e vuole ignorare il tema e chi, con coraggio ed efficacia, lo porta avanti. Nel preparare questo intervento, mi sembrava importante cercare di capire perché siamo così e perché, quando discutiamo di temi del parere, l'Aula si svuota della componente maschile e il dibattito non è ritenuto prioritario quanto i dibattiti sul Meccanismo europeo di stabilità (MES), sul Recovery fund o sul saldo netto da finanziare del bilancio. Eppure, stiamo parlando della ricaduta economica sul nostro Paese, delle donne nel mondo del lavoro, delle donne che in Italia lavorano in meno del 50 per cento dei casi, con un gap del 16 per cento rispetto alle donne europee e un gap del 18 per cento rispetto agli uomini italiani. Quindi stiamo parlando di una scelta che coinvolgerebbe, se portata a regime, 2 milioni di donne. Potremmo generare e fare a meno di prendere a debito moltissime risorse, se mettessimo il nostro Paese in grado di dotarsi di un sistema moderno, attuale e anche giusto nei diritti. Eppure no: lo spettacolo è quello che vi ho descritto. Mi sono dunque permessa di rivolgere un messaggio agli uomini, tramite lei, signor Presidente: occuparsi dei diritti delle donne e occuparsi delle donne nel mondo del lavoro non vuol dire odiare gli uomini. Quindi, non è necessario che gli uomini fuggano da quest'Aula, spaventati, nella speranza di sottrarsi a qualche critica, o che lo faccia la maggior parte di loro. Non è necessario: possiamo tranquillamente discuterne, parlarne e ascoltarci. Parlare di questo tema è infatti un po' come guardarsi allo specchio e vedere riflessa la propria madre, la propria figlia, la propria compagna e sapere che quello che si sente, quello che ci si augura per loro, cioè che siano libere di scegliere, di realizzare i loro sogni e di essere rispettate, accade solo se tutti si occupano dei diritti delle donne. In Italia troppo a lungo abbiamo avuto un atteggiamento bonario, di affettuosa fratellanza e paternità, ma anche talvolta di affettuoso paternalismo, e tutto questo ha fatto sì che in moltissimi nascesse la consapevolezza di potersi occupare delle donne, augurandosi il meglio per loro, ma ciò non accade. Non accadeva prima e ancor meno accadrà nel mondo di oggi. Siamo in un mondo globalizzato, un mondo che travolge, e quindi le scelte, se ingiuste a livello di sistema, ricadranno anche sulle persone a cui tenete e sulle donne a cui tenete di più e per le quali vi augurate il meglio. Quindi, ci aspettiamo di poter fare una battaglia uniti per cambiare. Serve però innescare un conflitto generativo, quindi un conflitto positivo, con delle consuetudini, dei luoghi comuni e dei presupposti che ormai non ci sono più e soprattutto non ci sono più utili. È un conflitto generativo anche semplice da superare, perché basta leggere i trattati internazionali ed europei; basta leggere la nostra bellissima Costituzione; basta leggere le molte leggi in materia, alcune delle quali anche approvate in questo Parlamento, per trovare le istruzioni d'uso. Basta leggere uno di questi testi per trovare la chiave di lettura da applicare. Il nodo è qui: dobbiamo tutti renderci conto che bisogna passare dalla fase ideale, in cui c'è già scritto tutto e non dobbiamo aggiungere una virgola, alla fase operativa. Dobbiamo mettere in pratica. Guardate che non è difficile, è un po' come montare un mobiletto dell'IKEA: istruzioni, un minimo di concentrazione e seguire le indicazioni. È veramente molto semplice. Mi dispiace dover banalizzare così, ma lo faccio proprio perché questo non succede. Non succede perché sono decenni che parliamo, usando la terminologia internazionale, di g ender gap , di empowerment e di diversity e non ci ascoltate. Non ci ascoltiamo e non ci capiamo. Sono anni in Italia che denunciano la scarsissima occupazione femminile, che le donne ai vertici delle società partecipate e quotate pubbliche solo il 6 per cento, che oltre il 30 per cento delle donne in Italia ha un contratto a tempo parziale, contro l'8 per cento degli uomini, e che il 13 per cento delle donne ha un contratto a termine, che adesso in questa crisi rischia di perdere. Continuiamo a dirci le cose, ma non ci capiamo e pare che tutto questo non riguardi assolutamente le donne, le mogli, le compagne, le figlie e le madri alle quali voi augurate il meglio. Allora l'Italia ha davvero bisogno di un cambio di passo da questo punto di vista. Dobbiamo davvero mettere in campo delle energie e, per farlo, dovete immedesimarvi. Pensate cosa succederebbe se oggi doveste scegliere se continuare il lavoro che state facendo, che avete costruito con grande impegno, che vi permette di essere seduti qui e di avere un reddito per mantenere la vostra famiglia, o se rinunciarvi perché nessuno si occupa dei vostri figli o dei vostri genitori. E non ci sono alternative: dovete farlo voi e c'è anche qualcuno che dice che tutto sommato va bene, perché meglio di voi non può farlo nessuno. O pensate come vi sentireste se aveste un lavoro che fate bene, con merito, garantendo risultati, ma guadagnaste meno del vostro collega e quel reddito inferiore non vi permettesse di acquistare una casa per vivere lontano da quella abitazione dove tornate tutte le sere e dove c'è qualcuno che vi picchia. Allora è necessaria un po' di immedesimazione, un po' di concentrazione su un tema che riguarda davvero tutti noi. Qui dobbiamo dirci una cosa molto chiara: per molto tempo, per molti millenni, c'è stato un pensiero normale prevalente maschile negli uomini e anche purtroppo in alcune donne e continua a resistere in alcune donne. Adesso l'Italia ha bisogno di immaginare, di intuizione, di nuove soluzioni: sono caratteristiche che quel pensiero prevalente maschile ha dimostrato di non avere in millenni. Allora, se avete a cuore l'Italia e il fatto che questo Paese esca dal guado, questo è il problema numero uno da risolvere, con coraggio e determinazione. (Applausi). RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro - vorrei dire rappresentanti del Governo, ma devo dire Ministro - onorevoli colleghi, la parità di genere e sostegno alle donne lavoratrici è un tema perenne che torna di attualità e genera questa discussione intorno a due mozioni, perché - dobbiamo contestualizzare - ci sono criticità nuove, ovvero il lavoro femminile nella cosiddetta fase 2 e la creazione di organismi per la ripartenza in cui sono risultate sottorappresentate le donne. Due mozioni sono state presentate: una di maggioranza - in Aula con un testo 3 che sollecita ulteriori impegni al suo Governo - e una della minoranza, a proposito della quale desidero ringraziare i colleghi di Forza Italia e della Lega per il lavoro fatto in comunità di intenti. Entrambe le mozioni nascono da una paura comune, da un'esigenza profonda e dalla volontà di fronteggiare il rischio concreto della segregazione femminile; nascono dalla minaccia, quindi, di un arretramento sociale e lavorativo delle donne, perché il lockdown e la fase 2, connessi alla mancanza cronica di un welfare adeguato, possono creare un corto circuito e riportarci indietro agli anni Cinquanta, ovvero gli uomini al lavoro e le donne a casa. Per scongiurare questo, Fratelli d'Italia ha proposto un programma articolato di interventi a sostegno delle famiglie, delle donne lavoratrici e per la riorganizzazione scolastica, con la ripresa dell'attività scolastica fino a luglio con classi sdoppiate per la scuola primaria e media inferiore; il potenziamento del bonus babysitter per la fascia zero-sei anni; l'allungamento dei congedi parentali retribuiti fino all'80 per cento e altre misure. Le conseguenze dell'emergenza derivante dal Covid-19 ricadono sulle famiglie e, con il ritorno al lavoro della fase 2 e le scuole chiuse, rimbalza la questione antica della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e la questione della condivisione del lavoro di cura. Ma si pongono anche questioni nuove, come - ad esempio - gli spostamenti, le modalità di telelavoro e di smart working , la riorganizzazione scolastica a cui ho accennato e la didattica a distanza per i nostri figli. Sui nodi nuovi il Governo non ha dimostrato una visione politica. Ha previsto alcuni interventi di settore - direi di segmento - ma non ha offerto un piano di sistema, quindi una visione, in un Paese in cui l'occupazione femminile non raggiunge il 50 per cento ed è inferiore alla media europea, e in cui, anche in quei settori dove è forte la presenza lavorativa femminile, esiste un gap nelle posizioni apicali e di vertice, come c'è un differenziale retributivo salariale, a parità di lavoro svolto, nella parte accessoria della busta paga, quella dei benefit e degli straordinari. Ciò è a dimostrazione che il mercato del lavoro non ha ancora assorbito le scelte libere di maternità e che non dovrebbero essere inconciliabili con gli impegni occupazionali. Intanto l'Istat nell'ultimo rapporto Conciliazione tra lavoro e famiglia ribadisce che in Italia una donna su dieci non può lavorare per accudire figli; l'11 per cento delle donne con almeno un figlio non ha mai lavorato, per prendersene cura; e - cifra impressionante - il 27 per cento delle donne lascia il lavoro dopo la nascita del primo o del secondo figlio, peraltro sempre più raro (viviamo infatti in pieno autunno demografico). È chiaro che non si chiedono al Governo soluzioni immediate a problemi antichi, ma si chiedono risposte a nuove emergenze e alle nuove povertà materiali e immateriali. Si chiede anche di non creare, come invece ha fatto - e sembra che voi ve ne siete dimenticati - nuove forme di disparità di genere. Mi riferisco agli organismi di cui parlerò. Arrivo all'altra vexata quaestio , quella inerente le task force, di cui noi contestiamo in modo prioritario sia il metodo che il merito e non siamo quindi animati da un rivendicazionismo quantistico da quota rosa. Nel metodo dobbiamo riscontrare il proliferare incontrollato e arbitrario di task force e commissioni tecniche imposte al Paese scavalcando anche il Parlamento, nonché la loro natura giuridicamente dubbia, tanto che si è discusso addirittura su quali poteri dovessero avere. Nessuno sa esattamente ad oggi quanti siano tutti i componenti interessati, quali siano i criteri di scelta, quanto sia il loro costo. Allora, se la struttura portante è di 450 unità ma si stima siano addirittura 1.000, noi diremmo di prevederne solo cento, di cui si conosce l'identità, uomini e donne competenti. Questo risolverebbe tanti problemi, altrimenti dovremmo istituire una task force che coordini le task force , tante ne avete fatte. Nel merito vi invito a prestare attenzione a questo passaggio che non riguarda soltanto le donne. Nel merito, infatti, le task force hanno carenza di profili professionali importanti, per esempio pedagogisti, psicologi, esperti dell'apprendimento, esperti di logistica e trasporti (un settore strategico per la ripartenza). Inoltre è stato notato - e non è cosa da poco - il mancato coinvolgimento diretto del mondo dell'impresa. Allora per rimediare Colao ha sentito in una conference call (da Londra naturalmente) dieci dei maggiori rappresentanti delle imprese nazionali, per tre minuti a testa: tre minuti a testa per Fincantieri, Marelli, Ferretti, ArcelorMittal Italia, Pirelli e potrei continuare fino a dieci. Li ha consultati perché non sono componenti delle task force , e non sono seduti accanto ai revisori contabili, ai commercialisti, ai businessman. Vi è poi il nodo che mi pare dimenticato, ma che invece all'inizio voi avete posto, della sottorappresentanza di genere, che peraltro ha scatenato una reazione corale nel Paese. Le scienziate per prime, le accademiche, le ricercatrici giustamente nel loro appello hanno scritto: in prima linea contro il Covid, ma assenti nelle task force. Poi c'è stata anche la reazione di imprenditrici, cittadine, della società civile, con la campagna social #Datecivoce, la cui eco è approdata sulla BBC e da lì all'attenzione di un'agenzia delle Nazioni Unite, che in un tweet ha sintetizzato: «Le donne italiane chiedono un ruolo più forte nella risposta del Paese all'epidemia di coronavirus e invocano inclusione». Sembra un titolo anni Cinquanta. Questa inclusione deve esser stata fatta ieri, perché è sotto questa pressione - lo sottolineo - che il Presidente del Consiglio ha scoperto le competenze e i meriti dell'altra metà del cielo e ha aggiunto - quindi si aumenta il numero - 11 donne, cinque nella task force del Governo e sei nel comitato tecnico-scientifico. Immagino sia stato un duro colpo per Borrelli, che aveva dichiarato di non aver individuato donne con incarichi rilevanti, altrimenti le avremmo trovate nel Comitato tecnico-scientifico. Un duro colpo questo per lui, ma anche per chi sostiene la compagine di Governo e ha alle spalle una storia di rivendicazioni paritarie (mi ricordo del 50 e 50). Pertanto, passando da quel principio a questo del contagocce che stanno usando, comprendo il disagio e mi permetto di dire che non bastano le mozioni alle tante domande. Noi eravamo rimasti al concetto dell'equa rappresentanza di uomini e donne come principio costituzionale e all'equilibrio di genere non come una concessione tirando la giacchetta, ma come una questione di esercizio di democrazia e di efficacia dei sistemi democratici; viceversa si avrebbe un vulnus e un deficit di democrazia. Fate voi. La questione è non numerica, ma di merito - lo richiamo alla vostra attenzione - di competenze e anche - certo - di un punto di vista di genere, perché il nodo è che noi dobbiamo avviare la ripartenza del Paese e agire quindi in una forma di resilienza che comprende e supera la sopravvivenza e la semplice resistenza. La resilienza è una categoria della psicologia, è la capacità interiore di reazione positiva a eventi traumatici o calamità naturali, e sempre negli scenari di ricostruzione, anche in quelli post-conflitto, c'è un protagonismo femminile nella ricostruzione. Allora la resilienza è donna. Nessuna rivoluzione può essere fatta senza le donne - come richiamavano anche le futuriste - e c'è un obiettivo di fondo e strategico per la ripartenza. (Il microfono si disattiva automaticamente). Non ho un minuto? PRESIDENTE. Sì, prego, continui pure il suo intervento. RAUTI (FdI) . Salto alcuni passaggi, cari colleghi, e vi dico che qui non è soltanto una questione di donne: è molto di più e capirete il senso in cui lo dico, io che appartengo a un partito che ha un capo donna e credo che non abbiamo alcun onere della prova su questo. Oggi, come coalizione di centrodestra, poniamo all'attenzione di quest'Assemblea e del Paese, in nome delle donne, una questione che riguarda le famiglie e il Paese, una questione per cui le donne certamente rischiano di pagare il costo esistenziale più alto. Annuncio dunque il nostro voto convintamente favorevole sulla mozione che abbiamo presentato, mentre il nostro voto sarà contrario sulla mozione della maggioranza. Siamo allibiti ed è veramente una sorpresa che il Governo abbia rigettato la nostra mozione. Sarà approvata dunque la mozione della maggioranza. Ma allora, colleghi della maggioranza, siate coerenti fino in fondo e con forza ricordate al Governo che ha dimenticato scienziate ed esperte. Adesso il Ministro ricordava che il 70 per cento del personale socio-sanitario è femminile: dovreste dirlo al vostro Governo, visto che nelle task force queste donne non ci sono. Ricordate inoltre al Governo che la ricostruzione del Paese deve essere un progetto condiviso di donne e di uomini, di maggioranza e di opposizione, e che l'Italia del post-coronavirus è non un reality per annunci, ma carne viva e offesa. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, devo dire che mi dispiace che, anche in un'occasione che io credo importante quale la presentazione e la discussione delle mozioni in esame - non si è fatto tanto per fare - non si sia poi trovato un punto in avanti di condivisione. Sono convinta, infatti, che la condivisione delle donne, delle parlamentari non debba essere evidentemente soltanto un fatto retorico da utilizzare ogni volta che magari si parla di donne, ma darebbe molta più forza all'azione parlamentare, perché di essa c'è bisogno in questo momento. Lo dico in modo molto chiaro: l'attuale emergenza sta acutizzando ancora di più i problemi e le questioni che avevamo, visto che non venivamo dal Paradiso. Purtroppo avevamo un dato e questo vale, sia per quanto riguarda il gender gap , che per il tema più generale delle disuguaglianze. Negli anni abbiamo visto crescere sempre di più le disuguaglianze, nel nostro Paese e purtroppo anche a livello planetario, e purtroppo, nonostante i grandi risultati che le donne e il movimento delle donne hanno raggiunto, continuiamo ad avere in Italia dei dati sconfortanti per quanto riguarda - ad esempio - il mondo del lavoro. Il famoso tetto di cristallo evidentemente noi continuiamo ad averlo lì: sta lì, ci opprime e, soprattutto, causa un effetto serra che danneggia non soltanto le donne, ma la stessa possibilità per il nostro Paese di un vero sviluppo e di un vero salto in avanti. Qui non è in discussione soltanto il principio di uguaglianza. C'è il fatto che il nostro Paese in questi anni, pur compiendo - sempre con difficoltà, torno a ripeterlo - passi in avanti, non è riuscito a colmare il divario: pensiamo soltanto alla differenza occupazionale tra Nord e Sud per quanto riguarda le donne. Questo è un danno grave ed enorme per il Paese e per il suo futuro. In questa emergenza le situazioni di difficoltà e di disuguaglianza si sono ancora più accresciute; nelle ultime settimane l'abbiamo visto in modo plateale ed evidente. Il peso della crisi sta ricadendo pesantemente sulle donne. In questa crisi non siamo tutti uguali, ancora una volta, ma c'è chi porta un peso maggiore e chi ne porta uno minore; e le donne hanno il peso maggiore. Oggi era presente in Aula il Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione e tutti abbiamo detto quanto è bella l'innovazione e quanto è bello lo smart working . Ma vi rendete conto di cosa sta significando, in queste settimane, lo smart working per le donne? Significa che non staccano mai, nel senso che contemporaneamente lavorano e si occupano della famiglia; magari si devono occupare anche dei genitori - non so in quale modo - e devono fare i salti mortali per svolgere il lavoro di cura, perché questo è sempre in carico alle donne. Nella crisi attuale non siamo entrati tutti uguali e rischiamo di uscirne ancora meno uguali, perché il peso sta ricadendo pesantemente sulle donne. Dico con molta chiarezza che non amo la modalità delle task force . Sono molto affezionata al ruolo del Parlamento; non posso dire di esservi abituata, perché negli ultimi tempi purtroppo questa abitudine mi è stata tolta, abbastanza. Amo sempre dire che tendo a essere un po' conservatrice: siamo in una democrazia parlamentare e penso che il Parlamento ne sia il perno. Quindi, dico in modo molto chiaro che non mi sono mai piaciute molto le task force , di cui francamente ho perso anche il conto. Detto questo, è evidente che lì c'è stato un problema e questo giustamente è stato fatto pesare. Lì abbiamo avuto la prova provata del fatto che, specialmente nel mondo sanitario, ormai stiamo assistendo a una presenza numerica fortissima delle donne, e lo stesso accade nel mondo la ricerca. Il problema è che non sono apicali, perché c'è il tetto di cristallo. È difficile trovare delle donne che ricoprano ruoli dirigenziali, perché devono fare le ricercatrici precarie a 800 euro e sperare poi di legarsi a qualche "barone", per vedere se possono continuare ad avere qualche altro finanziamento. (Applausi) . Questa è la nostra vita, dalla mattina alla sera; questo è il problema ed è il punto. La cosa importante, per la mozione e per il lavoro che compiono qui dentro, è che dobbiamo riconoscere il valore e la competenza femminile. Se si potessero fare i concorsi anche in Parlamento, ci sarebbero molte più donne; ce ne sono comunque di più grazie al fatto che abbiamo stabilito almeno dei paletti non discriminatori. Se si potessero avere dappertutto concorsi liberi e aperti, avremmo una presenza maggiore delle donne in tutte le funzioni apicali e avremmo ribaltato completamente la situazione. Guardate ad esempio ciò che è accaduto in magistratura: perché c'è stata un'impennata così forte di presenza femminile? Attraverso il meccanismo di selezione, sono stati riconosciuti il valore e la competenza delle donne, che erano oggettivi. A maggior ragione abbiamo posto la questione; non parlavamo di cose secondarie. Quello che a noi sta a cuore - e so che il Ministro non solo ha a cuore questo aspetto, ma lo considera la questione più importante e la sua mission all'interno della compagine governativa - è il fatto che, a maggior ragione in questa emergenza, si debbano mettere in atto delle misure che non riguardino solo l'emergenza. Non è soltanto questione di dare degli aiuti alle donne, come il bonus babysitter. C'è bisogno di mettere in campo un piano strategico per il lavoro femminile e la valorizzazione delle competenze delle donne, perché serve al nostro Paese. Questo Paese non ce la può fare senza il valore e la competenza delle donne: è il punto fondamentale. Chi è abituato a fare trecento lavori insieme, in contemporanea, ha bisogno di questo: ha bisogno di una tale energia e intelligenza. Le misure contenute all'interno della mozione che abbiamo proposto - voglio ringraziare tutte le senatrici, a cominciare dalla collega Conzatti che ci ha anche coordinato - sono tutti impegni molto stringenti e importanti. Torno a ripetere - guardateli e rileggeteli uno per uno - che non riguardano solo e unicamente l'emergenza, ma cercano di avere uno sguardo più ampio perché la questione fondamentale è il piano straordinario e strategico per quanto riguarda le donne. Quante volte abbiamo discusso la questione del caregiver anche in questa Aula? Possiamo essere un Paese che ha il più alto tasso di anziani e assistere a ciò che è accaduto ai nostri nonni e genitori con questa emergenza? Noi siamo il Paese che ha l'età media più alta e più anziani insieme al Giappone - credo che forse tra un po' saremo quasi uguali - e, anche in questo caso, tocca sempre e soltanto alle donne. Se c'è la figlia femmina, va bene. È ancora così, ma non ci possiamo permettere un tale livello di arretratezza e non solo per le donne, ma anche perché è un investimento per far crescere questo benedetto Paese. Per tali motivi convintamente non solo votiamo la mozione, ma abbiamo anche ricominciato a lavorare con forza insieme, approfittando dell'emergenza in atto, per spingere il Governo a compiere veramente un grande passo in avanti. Qualcuno ha detto che in guerra hanno lavorato e ricostruito le donne e poi hanno provato pure a non dar loro il diritto di voto quando gli uomini sono tornati dai campi di battaglia. Finita l'emergenza, non ricominceremo daccapo. Guardate che questa volta non potrà accadere la stessa cosa. (Applausi). VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, vorrei innanzitutto partire da una constatazione che credo in queste ore sia vissuta poco in quest'Aula e che credo, invece, vada doverosamente sottolineata. Non era scontato uno sforzo comune; non era scontato arrivare a una mozione comune dell'intera maggioranza. Sono ore difficili per tutti e credo che questo, invece, sia stato sicuramente un punto a favore delle donne della maggioranza. Ringrazio la senatrice Conzatti e tutte le senatrici che hanno contribuito a scrivere parti di questa mozione, a identificare parti delle politiche che saremo chiamati a mettere in campo. Credo che ciò vada ovviamente riconosciuto. Esprimo rammarico per il fatto che non si sia riusciti, invece, a costruire una mozione unitaria con le forze di opposizione, ma sento anche il dovere di rispettare una scelta assolutamente del tutto legittima di non volere convenire alla scrittura di una mozione unitaria. Credo che questo non pregiudicherà ovviamente ulteriori passi e percorsi comuni. Vorrei partire da una considerazione che è stata richiamata da molti e che desidero fare mia. Noi abbiamo visto le donne protagoniste nella fase 1 di questa epidemia. Ricordiamo tutti le famose ricercatrici dello Spallanzani. Ci siamo affrettati tutti ad apprezzarle e a constatare la condizione anche di precarietà in cui quelle ricercatrici esercitavano la loro funzione. Allo stesso modo, abbiamo notato e visto cosa ha significato il lavoro agile, lo smart working , per le donne nella fase 1. Abbiamo visto, altresì, in prima linea le infermiere e le caposala nei reparti di rianimazione. Abbiamo viste in carne e ossa - condivido quanto detto anche dalla senatrice Rauti - le donne resistenti e resilienti. Le abbiamo viste; sono state lì a testimonianza di una forza, ma soprattutto della volontà e della capacità di non tirarsi mai indietro quando c'è in gioco il futuro del Paese. Sono stati fatti tanti riferimenti storici; chiedo che me ne sia concesso uno. Per l'anniversario da poco trascorso del 25 aprile, in cui si celebra la festa della Liberazione, sono state ricordate tante pagine di quella storia. Le staffette partigiane sono state protagoniste nella lotta della liberazione e nella lotta della resistenza. Eppure, immediatamente dopo, sono state relegate nuovamente a ruolo di madri e mogli, dimenticando il loro contributo di soggetto politico autorevole, importante e coraggioso che si era messo in gioco al fianco del Paese e degli uomini. (Applausi). Ecco, noi oggi rischiamo esattamente di ripetere quella stessa pagina: oggi le donne, uscite dalla fase 1, rischiano di vedersi di nuovo relegate a ruoli di madri e mogli, rinunciando ad autonomia e libertà. Vorrei ricordare, da Presidente della Commissione di inchiesta sul femminicidio, che rinunciare ad autonomia e libertà significa entrare in circuiti di violenza o, quantomeno, uscirne con molta più difficoltà. Proviamo allora anche noi a essere coerenti. Proviamo a ricordarle queste parole; a ricordare che autonomia e libertà delle donne significa innanzitutto giustizia sociale: un dovere che abbiamo nei confronti delle donne ma anche costruire i presupposti di una società più giusta e più equa. Io dico, però - e lo abbiamo detto in tanti e credo che sia il senso più profondo di questa mozione - che autonomia e libertà delle donne significa anche un Paese più forte, più sano, più competitivo. Se noi oggi proviamo ad affrontare il tema della ricostruzione non possiamo che partire da lì. Ritornando a quel passaggio storico, in quella fase alcune donne riuscirono però ad entrare nell'Assemblea costituente, avviando un percorso di partecipazione alle istituzioni della Repubblica una cui tappa che oggi vorrei ricordare è stata la nomina nel 1976 della prima donna alla carica di Ministro, Tina Anselmi, colei che ci ha consentito, proprio oggi, in questa fase, di disporre un sistema sanitario nazionale che non solo ci ha invidiato il mondo, ma che - credo di poterlo dire con serenità - ha consentito di salvare la vita a tanti uomini e a tante donne, senza alcuna distinzione. (Applausi). Il pensiero lungo delle donne. Il pensiero lungo di guardare oltre: non alla contingenza, ma a quello che doveva essere il Paese che andava ricostruito insieme. Per questo, io mi permetto di dire, dissentendo in questo dalla senatrice Rauti, che mi sarei aspettata parole di apprezzamento coraggiose anche dalle forze di opposizione. È vero, il Governo ci poteva arrivare prima, non ci sono dubbi. Lo abbiamo detto e non ci siamo sottratte. Il Governo ci poteva e doveva arrivare prima a includere le donne nelle task force , ma non è da tutti correggere in corso d'opera ed il meglio è nemico del bene. Il meglio è nemico del bene! (Applausi) . Conta che oggi, dentro quelle task force , ci siano donne autorevoli, competenti e che innanzitutto sono la migliore risposta a tutti quelli che hanno detto che non c'erano competenze in giro; soprattutto, però, sono quelle che, in maniera autonoma e autorevole, daranno un contributo tecnico (sono d'accordo in questo con la senatrice De Petris) a supporto della politica. Questa sarà chiamata a fare le scelte prioritarie più giuste, ma con il supporto di un pensiero e di una costruzione scientifico-tecnica che sarà però innervata dal pensiero femminile e che - consentitemelo - io definisco femminista. Oggi, infatti, ce n'è bisogno. E perché ce n'è bisogno ed è così è prezioso proprio oggi? Per una semplice ragione: mai come in questo momento, anche per uno sforzo imponente che stiamo chiedendo al Paese in termini di risorse economiche e di deficit , avevamo bisogno di iniezioni di liquidità importanti. Le stiamo facendo; sono un passaggio straordinario, un'occasione che potremmo definire storica per ridefinire modelli di consumo, di sviluppo e di crescita e per ricostruire un altro asset . Questo, allora, è il momento nel quale vanno scongiurati i rischi ma vanno anche colte le opportunità. E l'unica opportunità vera che abbiamo è di riscrivere nuovi modelli di consumo, di crescita e di sviluppo. In questo, le donne sono avanti. Sono anni che elaborano il pensiero e la teoria della cura: delle persone, dell'ambiente, delle relazioni e degli spazi. È l'elaborazione delle donne, alle quali noi dobbiamo chiedere, nell'interesse del Paese non nell'interesse delle donne, un contributo prezioso, autorevole e a mio avviso insostituibile. Veniamo allora davvero alle ragioni, a cosa noi proviamo a chiedere al Governo, ma anche a tutti noi e a una società intera, e a cosa possiamo fare in questo tempo. Perché le donne, ancora una volta, rischiano di pagare sempre il prezzo più alto della crisi, come in tanti crisi che abbiamo alle nostre spalle? La storia ci insegna e ci racconta tanti passaggi storici di questo tipo. Oggi le donne sono quelle che hanno il lavoro più precario, part time , sottopagato: in una coppia, se bisogna scegliere, farà un passo indietro sicuramente la donna, per utilità e convenienza della famiglia; perché le donne sono impiegate nei settori strategicamente più a rischio. Si pensi alla comunicazione, al turismo, al terziario in generale, al commercio: sono le donne ad essere impiegate in questi settori. E sono le donne che faranno fatica a rendere compatibile un lavoro agile, se non lo regolamenteremo con il lavoro di cura familiare e domestico. Ecco allora le donne che rischiano veramente di fuoriuscire dal mondo del lavoro; ricordiamole le cifre: solo metà della popolazione femminile occupata, con una differenza nei confronti degli uomini di quasi il 20 per cento. Tutti ci hanno detto, e sono anni che lo ripetono gli osservatori economici nazionali e internazionali più importanti, che immettere più donne nei percorsi produttivi ed economici significherebbe dotare l'Italia di una leva fondamentale per la crescita e per il riscatto. Dico allora: cerchiamola tutti insieme questa leva in questo momento, per l'Italia che dice di avere bisogno di uno scatto in avanti. Facciamolo riducendo i divari, ricordando che i divari e le disuguaglianze - prima tra tutte quella di genere - non sono soltanto un'ingiustizia sociale ma sono il più grande ostacolo, il più grande freno a mano sulla crescita e lo sviluppo di un Paese. Approfittiamone per ritornare a crescere e farlo in maniera più giusta, più equa e, come ho detto prima, più competitiva. Eccoli gli impegni della mozione che insieme a tante colleghe abbiamo scritto. È necessario un vero piano per l'occupazione femminile, in grado di capovolgere il senso della conciliazione, che ora è fatta solo sulle spalle delle donne. Chiediamo condivisione delle responsabilità familiari. Il 67 per cento del carico dei lavori familiari è sulle spalle delle donne. Chiediamo agli uomini di essere di questa partita insieme a noi. È bello potersi occupare della propria famiglia, è una ricchezza per tutti: facciamolo insieme. Cresciamo insieme i nostri figli, riconosciamo il valore sociale della maternità. Riconoscere il valore sociale della maternità significa che la società intera se ne fa carico, significa riconoscere che ancora troppo spesso una donna, nel momento in cui mette al mondo un figlio, fuoriesce dai circuiti produttivi. Sarebbe quindi necessario il riconoscimento del lavoro domestico, la regolarizzazione di colf e badanti, uno smart working agile ma disciplinato, il diritto alla disconnessione, il recupero del digital divide , una sistemazione degli incentivi e un osservatorio, come ha detto anche il Ministro, che sappia distinguere l'impatto che le politiche che mettiamo in campo hanno per gli uomini e per le donne. Concludo con un ricordo, agganciandomi a quanto detto dal Ministro: sessant'anni fa è stata emessa una sentenza importante che cancellava un tabù. Consentitemelo, non lo faccio in spregio ad una categoria alla quale stiamo chiedendo invece alleanza, ma solo pochi anni prima - lo ricordo a tutti noi - il presidente Giovanni Leone, in un dibattito dell'Assemblea costituente, diceva che le donne non possono accedere alla magistratura perché in alcuni giorni del mese non hanno la possibilità di avere la serenità e l'equilibrio necessari ad emettere sentenze. Pochi anni dopo la Corte costituzionale intervenne applicando e richiamando esattamente - e non facendo un semplice riferimento come auspicato dall'avvocato della ricorrente - l'articolo 3 della Costituzione (per quanto è bello). A quelle donne, a Rosa Oliva ma a tutte le donne che in questi anni hanno portato avanti tante battaglie, noi dobbiamo delle risposte. Ci sono oggi le condizioni per cambiare davvero in meglio le cose. Non è una cortesia o una giustizia che rendiamo alle donne. È una cortesia, se proprio la vogliamo chiamare così, ma io direi che è soprattutto un'occasione straordinaria che noi rendiamo al Paese. (Applausi) . STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il fatto che stiamo ancora qui a discutere su queste mozioni significa che la questione femminile non è ancora risolta e che quindi sul fenomeno culturale che vede ancora le donne in una sorta di seconda fila, non ci sono stati grandi progressi dai tempi libri di Erica Jong. Sempre per citare libri che saranno sicuramente noti ad alcuni dei presenti in Aula, se il libro «Dalla parte delle bambine» è ancora attuale, significa che probabilmente le battaglie che sono state portate avanti per la parità di accesso a qualsiasi carica, impegno e lavoro, probabilmente non hanno ancora ottenuto la vittoria. Già oggi vediamo che nei vertici decisionali o nei vertici aziendali, le donne non stanno conquistando grandi posizioni. Vi sono sicuramente delle eccezioni, però già il fatto di chiamarle eccezioni significa che c'è un problema. In realtà il problema non è soltanto il fatto di giungere ai vertici, non è importante avere l'orgoglio di essere magari amministratore delegato di una multinazionale o di avere chissà quali incarichi politici. Fra i tanti problemi che sono stati evidenziati anche nel corso della discussione e che vorrei sottolineare qui, visto che non è stato toccato l'argomento, c'è quello della disparità di retribuzione, che purtroppo nemmeno le norme, le regole e le tariffe riescono a ricondurre ad equità. C'è oggi una disparità di retribuzione, di compenso e di reddito. Faccio un esempio, che nasce un po' dalla professione che io stessa esercito: le donne avvocato, che nel 1997 erano 26.000 e che nell'arco di più di un decennio hanno raggiunto le 115.000 unità, rappresentano il 47,8 per cento degli iscritti negli albi. Tuttavia, i dati raccolti dalla cassa forense dicono che nel 2017 il reddito medio delle donne avvocato è di 23.000 euro, contro i 52.000 euro dei colleghi uomini. Non si vede quale sia la differenza della prestazione che viene eseguita; questa è una disparità. Questo è solo un esempio di come la donna si trovi ad avere una forza economica e contrattuale di genere diversa. Il lavoro è un grandissimo elemento di dignità, ma quello che fa la dignità del lavoro, alla fine, è anche il reddito. Esiste un problema nell'ingresso stesso nel mondo del lavoro per le donne, come anche un enorme problema è il reingresso della donna dopo l'uscita dal mercato del lavoro. Ad oggi, il nostro Paese ha un tasso di occupazione del 57 per cento delle madri tra i venticinque e i cinquantaquattro anni (quelle che si occupano di figli piccoli o parenti non autosufficienti), rispetto a un tasso dell'89,3 per cento dei padri. Nel contesto attuale di questa emergenza sanitaria, in cui stiamo subendo oneri veramente pesanti, lo scenario dell'occupazione femminile si aggraverà ulteriormente, nel momento in cui ci sarà la ripresa delle attività produttive, che potrebbe comportare chiusure e licenziamenti e quindi implicare il problema di trovare una nuova occupazione. Per le donne questo è un ulteriore problema, è un peso anche per certi versi maggiore. Il nostro, quindi, purtroppo è un Paese oggi lontanissimo dal raggiungere i livelli se non di una piena, di una sufficiente occupazione femminile e il rischio per il futuro è che questo scenario della crisi peggiori anche le condizioni. Ebbene, la prova dell'attenzione nei confronti all'occupazione femminile e del riconoscimento della donna e delle pari opportunità è costituita dalle scelte che sono state effettuate da questo Governo per le nomine all'interno di queste famose task force (usiamo sempre termini inglesi, ma dovremmo essere italiani e chiamarle con il loro nome), cioè comitati formati da tecnici che devono far fronte ai vari temi dell'emergenza sanitaria. Oggi in queste mozioni si parla di donne come se si dovesse parlare solo ed esclusivamente della condizione femminile, ma colgo l'occasione per ricordare che all'inizio si voleva parlare di mozioni che riguardavano la parità di genere all'interno di questi comitati. Permettetemi un inciso. Oggi abbiamo quasi 18 comitati; l'ausilio degli esperti è fondamentale, soprattutto nel frangente di una crisi come quella di oggi, ma diventa eccessivo ricorrere a questi comitati perché l'impressione che abbiamo è di una politica fondamentalmente commissariata. Già abbiamo un Parlamento che è stato esautorato nelle proprie facoltà e prerogative di decisione (lo sappiamo, è inutile che ce lo nascondiamo, c'è stata una crisi istituzionale e costituzionale nella gerarchia delle fonti), e oggi abbiamo anche il problema per cui le decisioni vengono delegate sostanzialmente a questi comitati che sono anche privi di rappresentatività. Trovarsi quindi ad avere delibere di decisioni che provengono da organismi che esautorano la stessa politica significa veramente che siamo in uno Stato che se non è allo sbando, sicuramente sta vacillando nelle sue fondamenta. Si diceva che è stato stravolto, abbiamo avuto dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che quasi superano addirittura le norme costituzionali, c'è stato un ampio dibattito interno fra i costituzionalisti. In realtà la Costituzione oggi diventa quasi solo una sorta di parametro di riferimento e non invece il fondamento essenziale del nostro ordinamento. Rispetto a questi comitati, abbiamo delle grandi perplessità, non solo sui numeri e sulle modalità, ma anche sulle stesse regole di ingaggio. Non si comprende quali siano i criteri in base ai quali vengono scelte le persone. Ricordiamo che anche se non ci fosse una retribuzione, anche se non ci fosse alcun compenso, comunque far parte di questi comitati è un onore che accresce e ingioiella gli stessi curricula . Quando si accresce quel valore anche di prestigio, ovviamente si dà anche un vantaggio che può essere conseguente. Ciò che però abbiamo evidenziato è l'inaccettabile disparità di genere all'interno di questi organismi, la mancanza di considerazione di quello che è il ruolo della donna. Aver appreso ieri nel corso della discussione che il presidente Conte ha nominato cinque donne come ulteriori figure di questi comitati, mi sembra solo un pannicello caldo, una pezza che non fa che confermare che il Governo era in difetto e che forse lo stesso Conte ha emendato se stesso. Oggi ci troviamo quindi di fronte a questa mozione. Dispiace doverne parlare perché si pensa che ad oggi, nel 2020, la situazione della donna non dovrebbe essere oggetto di impegni al Governo a fronte di alcune evidenti mancanze, ma la parità dovrebbe essere ormai una situazione di fatto; ciò che invece, di fatto, non si vede. Dobbiamo andare oltre quelle che sono a volte anche le nostre retoriche e indicazioni su quanto deve essere importante la donna, di quanto dovrebbe fare, di quale dovrebbe essere il suo ruolo all'interno della società, utilizzando sempre il condizionale. Correttamente invece dovrebbe trattarsi di impegni che devono essere eseguiti. Ricordo l'intervento della senatrice Fedeli, che ha detto che da domani vedremo se questi impegni verranno messi in atto, se verranno eseguiti. Controlleremo: correttissimo, perché l'impegno di una mozione diventa flatus vocis se non diventa un emendamento, una norma di legge, qualcosa di fattuale. Abbiamo però delle perplessità su queste mozioni al nostro esame. Noi abbiamo formulato una mozione e ringrazio le colleghe di Fratelli d'Italia e di Forza Italia per il lavoro corale che abbiamo svolto insieme, che è stato condiviso in ogni suo passaggio. Facciamo però veramente fatica oggi a votare a favore di una mozione se non distinguendo le parti. Vi sono degli impegni e delle premesse sui quali, seppur perplessi, non potremmo formulare una votazione contraria. Oggi prendiamo atto però di una riformulazione del Governo, volta a sopprimere la definizione «generatrici di vita» quando si parla di una donna; ma quando una donna fa un figlio è una generatrice di vita, non saprei come altro chiamarla. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È una questione di terminologia: stiamo chiamando «gatto» un gatto. Guardando però anche gli altri impegni, se vogliamo fare una mozione contro le discriminazioni, nel momento in cui si prevede un impegno per rafforzare e implementare misure per superare le discriminazioni sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere per donne lesbiche e transgender , perché non prevediamo il medesimo impegno per gli uomini transgender e omosessuali? (Applausi) . Stiamo facendo una discriminazione per difendere un'operazione che dovrebbe essere antidiscriminatoria. Questo è il problema che ci mette veramente in una posizione difficile per formulare un voto favorevole nei confronti della mozione a prima firma della senatrice Conzatti. (Applausi). RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, le mozioni di cui abbiamo discusso ieri si inseriscono in un contesto che a mio avviso avrebbe dovuto essere dato per scontato. Nell'emergenza Covid-19, che ha richiesto una pronta e massiccia risposta dei sistemi sanitari per fronteggiare il gran numero di pazienti positivi al virus con problemi respiratori gravi, è emerso fin da subito che il nostro Paese avrebbe lasciato qualcuno indietro. L'OCSE, a proposito degli effetti della pandemia sulla componente femminile della popolazione, ha utilizzato un linguaggio militare per segnalare il ruolo della donna nella lotta al Covid-19, scrivendo in un post su Instagram che «potrebbe essere la prima guerra mai combattuta in cui la maggioranza in prima linea è composta da donne». Difatti le donne sono i due terzi della forza lavoro impiegata nella sanità mondiale: contando i 104 Paesi per cui sono disponibili i dati, circa l'85 per cento delle infermiere e delle ostetriche sono donne, costituendo una schiacciante maggioranza dei lavoratori negli ambiti di cura, che ora si trovano particolarmente esposti al rischio di infezione sul posto di lavoro. Nel nostro Paese abbiamo gioito ed elogiato le dottoresse che, per prime, all'Istituto Spallanzani avevano isolato il virus e abbiamo orgogliosamente pubblicato sulle nostre bacheche la foto dell'infermiera che, stremata dalla stanchezza, provava a riposare un po' sulla tastiera del personal computer . Se però siamo qui oggi a discutere le mozioni in esame, vuol dire che il Governo si era dimenticato ancora una volta di far vincere la competenza (Applausi) , dal momento che, in queste famose pletoriche task force , si era dimenticato proprio dell'esistenza delle donne. Ho trovato francamente patetico l'annuncio di ieri di Palazzo Chigi di integrare la task force di Colao (Applausi) , che ci dà i suoi preziosi consigli da Londra - meglio così, almeno non gli pagheremo il rimborso spese per gli spostamenti e, anzi, faremo poi chiarezza sui compensi di questi esperti - con donne alle quali faccio i miei migliori auguri di buon lavoro. Immagino la sorpresa di Borrelli, capo della Protezione civile, che fino a ieri affermava che non ci sono donne nel comitato tecnico-scientifico perché nessuna carica tanto rilevante è occupata da una donna, scoprendo che avrà la collaborazione - stupore e meraviglia! - di donne titolari di cattedre universitarie, presidenti di federazione, direttrici di unità complesse e così via. Mi chiedo: non ci sono forse in Parlamento personalità di rilievo, come ad esempio la senatrice a vita Elena Cattaneo, ricercatrice famosa nel mondo? Non ci sono professionisti di rilievo che avrebbero potuto essere coinvolti? No, altrimenti non si sarebbe potuto esautorare di fatto il Parlamento (Applausi) , che forse avrebbe potuto addirittura conoscere i "segreti di Stato" sul lavoro della task force . Avrei quindi preferito che donne così di rilievo per i loro ruoli non fossero coinvolte in questa task force , perché se i risultati del loro lavoro sono quelli che vediamo, fuori dalla drammatica realtà che sta vivendo il Paese, meglio per noi donne sarebbe stato starne fuori. È stata forse la task force a suggerire all'INAIL il distanziamento di 5 metri tra gli ombrelloni? Abbiamo un distanziamento di 1 metro al supermercato, sull'autobus e sul metrò (Applausi) , di 2 metri forse quando si corre e di 5 metri tra gli ombrelloni? (Applausi) . Ma questo Governo vuole proprio la morte di chi lavora in proprio, delle partite IVA, dei ristoratori, dei balneari e degli imprenditori? Probabilmente sì, li vorrebbe tutti con il reddito di cittadinanza (Applausi) , molto più semplice da gestire, e con le imprese chiuse, così non parlano. Comunque, se la pandemia Covid ha reso evidenti, in maniera lampante, le contraddizioni di un sistema malato di burocrazia, in un prossimo futuro, anzi da oggi (anche se, purtroppo, la parola d'ordine di questo Governo è «farò» e non «faccio»), occorrono politiche di welfare capaci di dare centralità al lavoro, promuovendo l'equità di genere. Questa emergenza può rappresentare uno spartiacque fondamentale e l'Italia può utilizzarla come esperienza. Le strade sono due: accentueremo i limiti che c'erano prima o li supereremo? L'uscita dall'emergenza può e deve essere progettata. Certamente il Covid-19 non era previsto né prevedibile, ma la ripartenza sì, anche se di programmazione, su questo e su altri temi, nel Governo non c'è traccia ed è quello che rimproverano le categorie ad un Governo sordo o incapace. (Applausi) . Ecco allora che la rivalutazione del ruolo delle donne, in questa fase, deve essere qualcosa di cui il Paese non può fare a meno. Abbiamo appurato che le categorie più a rischio durante il lockdown sono state rappresentate da chi non ha un contratto da dipendente, soprattutto dalle lavoratrici autonome, con una piccola attività in proprio. Per loro l'impatto della chiusura è stato doppio, con il calo degli introiti e la mancanza di strumenti adeguati alla gestione di famiglia e figli. I dati evidenziati in Italia sono preoccupanti. In Italia il tasso di occupazione femminile è il più basso d'Europa, eppure le donne sono più istruite degli uomini e rappresentano il 60 per cento dei laureati. In pratica solo la metà delle donne italiane lavora e le lavoratrici sono occupate maggiormente nei settori meno retribuiti, ma sono anche le più presenti tra le professioni fondamentali per il virus: medici e infermieri. Inoltre, nelle famiglie italiane le donne si fanno carico della maggior parte del lavoro domestico e del lavoro di cura. Ma qui, fra turnazione degli studenti, alternanza casa-scuola e formazione a distanza, le mamme italiane dovranno gestire una quotidianità particolarmente complessa. (Applausi) . Lo smart working , riscoperto in questo periodo, potrebbe certamente essere un aiuto, ma anche qui emerge un paradosso, perché sono le lavoratrici meno qualificate quelle che dovrebbe necessariamente recarsi in sede a lavorare e parallelamente accudire i figli. Ma voi pensate veramente che commesse, infermiere, bariste, commercianti e impiegate possono fare lo smart working da casa? Già ci saranno licenziamenti tra pochi mesi, quando il Governo darà questa possibilità, ma non credete che saranno proprio le donne lavoratrici e madri a dover lasciare il lavoro, se il Governo non darà presto loro la possibilità di affidare i loro figli tranquillamente durante l'orario di lavoro? (Applausi) . O pensate che regolarizzando 600.000 clandestini le mamme affideranno i bambini a qualche improvvisata baby-sitter con bonus , come se occuparsi dei bambini fosse uguale a raccogliere pomodori? (Applausi) . Sono cose entrambe importanti e necessarie, ma diverse. In una fase in cui la produzione sta ripartendo, i servizi per l'infanzia restano chiusi. Già prima vi era una palese carenza di servizi di conciliazione tra famiglia e lavoro; poche risorse investite in questa direzione, nonostante i soliti banali annunci. Si deve pensare subito a un piano di riapertura in sicurezza dei servizi per l'infanzia. Stiamo fortunatamente andando verso la bella stagione e i bambini possono stare all'aperto, approfittare degli oratori e delle scuole paritarie per l'infanzia che state facendo chiudere senza un aiuto. Le state facendo morire. Sono 12.000 le scuole paritarie in Italia: le state facendo chiudere! (Applausi) . Date la facoltà alle Regioni che conoscono le realtà locali e che possono riaprire in sicurezza di farlo, come oggi ha anche affermato l'assessore all'istruzione del Piemonte. Per favore, vi chiedo con il cuore, da donna: aiutate il povero ministro Azzolina, che sarà ricordata - lo spero per lei - più per il rossetto sgargiante che per gli annunci stravaganti che fa quotidianamente. Date risposte rapide alle madri lavoratrici, come stanno facendo nel resto d'Europa. Si potrebbe organizzare tutto in dieci giorni. Si doveva affrontare il problema cominciando a programmare due mesi fa, quando si è chiuso. Invece, a maggio, a cinque mesi di distanza dalla riapertura delle scuole, il Ministro pensa di fare lezione tre giorni a casa e tre giorni a scuola: bella pensata, complimenti, perché sarà facilissimo per le famiglie organizzarsi! Il 4 maggio il 75 per cento dei lavoratori che è rientrato è uomo. Come pensate di dare risposte alle donne che si trovano oggi a dover tornare al lavoro senza un supporto adeguato? Se troppi uomini a queste richieste non sanno dare risposte, prendiamo in parola ciò che sosteneva Margaret Thatcher, quando diceva: «se vuoi che venga detto qualcosa, chiedi a un uomo; se vuoi che venga fatto qualcosa, chiedi a una donna». (Applausi) . Non siete in grado di lasciar fare a chi, con volontà, competenze ed energie, ne è in grado da sempre. In conclusione, dispiace ancora una volta - come ripetiamo tutti i giorni - vedere che il Governo sta prendendo in giro al Paese, quando si appella alla collaborazione con l'opposizione. E anche oggi su questo argomento ne abbiamo avuto conferma, perché il Governo ha deciso di votare contro la nostra mozione sulle donne. Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo Forza Italia alla mozione del centrodestra. (Applausi) . MAIORINO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, con quanta frequenza abbiamo sentito in questi giorni e anche oggi in quest'Aula risuonare la frase secondo cui le donne sono state in prima fila nel contrastare il virus. L'abbiamo sentita così tante volte... (Brusio). La parità di genere è anche rispetto quando le donne parlano. (Applausi) . Dicevo che l'abbiamo sentita così tante volte che sembra quasi diventato un mantra vuoto di significato, mentre è la verità. Pensiamo soltanto alle moltissime dottoresse, infermiere, operatrici sanitarie e ricercatrici che sono state ricordate anche in quest'Aula e che non hanno mai smesso di lavorare ed hanno lottato corpo a corpo contro l'espandersi di questo virus. Oppure pensiamo alle donne impiegate nella grande distribuzione alimentare, alle moltissime cassiere e commesse: anche loro non hanno mai smesso di lavorare ed hanno consentito a tutti noi di approvvigionarci, ma anche di vivere quel piccolo contatto ancora con la normalità. Pensiamo anche al mondo della scuola, che non si è mai fermato ed ha dovuto affrontare da un momento all'altro la sfida della didattica a distanza: anche lì le insegnanti donne sono ancora un numero rilevantissimo rispetto agli uomini. Quindi, da una parte abbiamo un mondo del lavoro femminile che con questa emergenza non si è mai fermato; dall'altra, c'è un mondo del lavoro di cura che con l'emergenza e la quarantena non solo non si è fermato, ma si è aggravato, ricadendo purtroppo in maniera ancora più pesante proprio sulle spalle delle donne, lavoratrici o meno, in smart working o in presenza. All'estremo opposto ci sono poi quei settori che invece hanno subito un brusco arresto con questa pandemia: penso a tutto il mondo della cura della persona, al settore turistico ricettivo, al mondo della cultura e dello spettacolo. Sono anch'essi comparti con una vastissima componente femminile e sono proprio quelli che rischiano di subire i danni maggiori da questa crisi sanitaria. Tutto questo ci fa temere che il gender gap , già piuttosto rilevante nel nostro Paese, possa acuirsi in seguito a questa emergenza pandemica e far compiere dei passi indietro alle donne nei livelli occupazionali, nella possibilità di progressione di carriera e, in generale, nei loro diritti. Riconosciamo, certo, che nel lungo periodo l'Italia ha compiuto dei piccoli ma importanti passi avanti nella riduzione della disparità di genere, specie se si guarda all'ambito lavorativo. Tra il 1977 e il 2018 il tasso di occupazione femminile è aumentato di sedici punti, riducendo il divario dai quarantuno punti di allora ai diciotto attuali. Si tratta di un progresso importante, ma certamente non è ancora sufficiente, se pensiamo che ben l'11 per cento delle donne che hanno almeno un figlio non ha mai lavorato nella vita. Non ci nascondiamo che questo dato è figlio anche di una certa cultura pervicace che, specie nelle aree più fragili del nostro Paese, è proprio quello che ci si aspetta dalle donne. Il welfare familiare, finora implementato, non è stato ancora sufficiente a sradicare quel sottile e strisciante convincimento secondo cui una donna che decide di avere dei figli deve quantomeno mettere in conto il sacrificio della propria carriera, quando non addirittura il sacrificio della propria indipendenza economica e lavorativa. Eppure, a fronte di ciò, abbiamo un'imprenditoria femminile estremamente vivace nel nostro Paese e in crescita, che rappresenta una parte rilevante della nostra economia. Le imprese femminili sono infatti quasi 1,5 milioni, pari a circa il 22 per cento del tessuto imprenditoriale italiano, e danno lavoro a 3 milioni di persone, a dimostrazione della ferrea volontà delle donne di mettersi in gioco ed essere pienamente artefici del proprio destino. È appena il caso di ribadire, dunque, che pretendere equità non è solo una questione di giustizia, che può sembrare una roba da anime belle e non sempre fa breccia nelle orecchie di tutti, ma è una questione di economia: favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro non è solo giusto, ma conviene. E non c'è bisogno di scomodare Socrate, che già secoli orsono aveva capito che il giusto, τò δίҡαιοʋ è anche conveniente. Basterà citare il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, il quale lo scorso dicembre ha affermato: «Per l'Italia la crescita potenziale prevista per i prossimi anni dipende fortemente dalle ipotesi circa la partecipazione femminile, che ne risulta essere un motore fondamentale. Essa rileva in termini quantitativi, poiché vi sono oltre 8 milioni di donne attualmente inattive, ma è importante anche in termini qualitativi. Le donne, infatti, hanno livelli di istruzione elevati e posseggono competenze e abilità, quali quelle riguardanti le relazioni interpersonali e la comunicazione, che nel mondo del lavoro di oggi sono considerate cruciali. Non avvantaggiarsene rappresenta per la nostra economia una grave inefficienza; nei prossimi anni, infatti, i settori meno caratterizzati da lavori ad alta intensità fisica rappresenteranno una quota sempre più alta dell'attività produttiva». Bene, dunque, le recenti misure varate in occasione di questa emergenza volte a dare maggiori tutele alle donne lavoratrici e a favorire la conciliazione tra vita e lavoro, come il riconoscimento di specifici congedi parentali e delle indennità a favore dei genitori lavoratori, dipendenti pubblici, privati o autonomi. Essi sono il segno della consapevolezza che questo Governo ha della necessità di supportare le lavoratrici in questa difficile fase. Tuttavia, come prima firmataria di un disegno di legge che prevede il congedo parentale in pari misura per padri e per madri, rilevo che chiaramente quanto fatto finora è molto, ma non è ancora sufficiente per colmare quel divario ancora esistente tra uomo e donna che il Global gender gap report evidenzia così chiaramente. Al riguardo, colleghi, dobbiamo dirci la verità, cioè che storicamente lo Stato italiano ha sempre fatto un grande ed eccessivo affidamento sulla famiglia, ossia sulle donne, per sopperire alle proprie lacune in materia di welfare familiare e con il Covid-19 il sistema ha solo mostrato in tutta la sua evidenza la sua fragilità. Dobbiamo dunque essere consapevoli che il cambiamento strutturale da portare avanti è necessario nell'ambito del welfare familiare se vogliamo che la tragica lezione di questi mesi non cada nel vuoto. Le donne in Italia non possono ancora trovarsi di fronte all'angoscioso dilemma se diventare madri o ambire a una carriera. Parlando di carriera, a questo proposito dobbiamo rilevare che la presenza delle donne nelle posizioni apicali è ancora una sconfortante rarità. Nonostante gli innegabili meriti della legge n. 120 del 2011, la cosiddetta Golfo-Mosca sulle quote di genere, che questa maggioranza ha rinnovato nella scorsa legge di bilancio per ulteriori tre mandati e che - lo ricordo con orgoglio - attraverso l'emendamento a prima firma del senatore Primo Di Nicola volevamo stabilizzare, siamo ancora ben lontani dal vedere una congrua rappresentanza femminile ai vertici delle aziende. Altro che soffitto di cristallo di cui ho sentito parlare, qui il soffitto c'è e si vede benissimo, sembra più che altro un soffitto di cemento. Ma è in politica che le donne sono estremamente sottorappresentate. Come possiamo noi legislatori puntare il dito e chiedere ad altri di fare quello che noi non siamo in grado di fare su noi stessi? In politica le donne sono ancora molto sottorappresentate, soprattutto se parliamo di ruoli chiave. A questo proposito un ringraziamento va al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che immediatamente si è reso disponibile ad ovviare a quella evidente stortura nella composizione delle task force di esperti che vedevano una ridotta partecipazione delle competenze femminili, integrandole immediatamente con donne di altissimo profilo. Tuttavia, colleghe e colleghi, il punto è proprio che le donne sono stanche di chiedere. Questo Paese soffre di uno strabismo atavico che va curato alla radice, uno strabismo che gli impedisce di vedere e considerare le competenze e il lavoro di un'intera metà della popolazione, a vantaggio di tutti, non solo delle donne. Pertanto, al di là dei singoli impegni richiesti al Governo attraverso la nostra mozione, noi chiediamo davvero che le donne non debbano più chiedere; chiediamo che il Governo adotti una prospettiva di genere che tenga conto del diverso impatto che questa crisi avrà sulle donne e sugli uomini e agisca di conseguenza, ora e per il futuro. Occorre infatti essere consapevoli che nessuna misura sarà mai davvero sufficiente se non si adotta in maniera strutturale una prospettiva di genere integrata che permei di sé ogni provvedimento, ogni azione messa in campo. La mozione da noi presentata, che abbiamo fortemente voluto, vuol essere trasversale e la prospettiva di genere deve entrare nella prassi perché si possano rimuovere tutti quegli ostacoli che caratterizzano il percorso delle donne e che continuano a tenerle lontane da una parità occupazionale e retributiva e dall'occupare posizioni apicali. Vorrei concludere questo mio intervento con un pensiero speciale per tutte le donne, ma soprattutto per quelle che, oltre agli ostacoli che ogni donna mette in conto di trovare sul proprio cammino, ne trovano degli altri ancora più difficili da superare. Mi riferisco alle donne vittime di violenza, alla fatica che fanno per riconquistare l'indipendenza economica e rientrare nella società, alle donne lesbiche e alle donne transgender, che ancora sono discriminate quando non escluse dal mondo del lavoro, e infine alle ultime, alle più invisibili: alle vittime della tratta e del mercato della prostituzione. A loro voglio rivolgermi nella maniera in cui spero possano comprendermi in numero maggiore: To all the women, girls and kids trapped in this nightmare called prostitution we say that we're here, we're listening, you can trust the institutions, trust the police, trust the associations .... PRESIDENTE. Senatrice, deve parlare in italiano. MAIORINO (M5S) . Subito, signor Presidente, parlerò in italiano. A tutte le donne, le ragazze e le bambine intrappolate in questo incubo chiamato prostituzione e che qualcuno vorrebbe diventasse un lavoro diciamo che noi ci siamo, siamo qui, siamo in ascolto. Rivolgetevi con fiducia alle istituzioni, alle Forze dell'ordine, alle associazioni che ogni giorno combattono al vostro fianco. Potete rompere le vostre catene, potete tornare libere e riprendervi la vostra vita. Tutte le donne hanno diritto ad una tutela e ad un sostegno specifico che le aiuti a rimuovere gli ostacoli nel raggiungimento della loro piena realizzazione, perché così recita la nostra Costituzione. (Applausi) . STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per formulare la richiesta di procedere alla votazione per parti separate delle mozioni, in particolare della mozione presentata dalla senatrice Conzatti e da altri senatori. Nello specifico, chiedo di poter votare separatamente le premesse rispetto agli impegni e, fra gli impegni, di votare separatamente l'impegno 6) rispetto agli altri. (Applausi) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, per completare la richiesta della senatrice Stefani, si potrebbe procedere alla votazione per parti separate anche della mozione n. 231, separando le premesse e dividendo poi gli impegni, per cui si votano prima le premesse e poi gli impegni 1), 3) e 4) e successivamente gli impegni 2) e 5). Immagino che il Governo, che prima aveva dato un parere complessivo, si possa esprimere al riguardo. PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, rispetto alla richiesta di votazione per parti separate, per quanto riguarda la mozione a prima firma Conzatti, confermo il parere favorevole sulle premesse e sugli impegni, essendo state accolte le richieste di soppressione e di riformulazione. Per quanto riguarda la mozione a prima firma Stefani, confermo il parere contrario sulle premesse e sugli impegni 1), 3) e 4), mentre mi rimetto alla decisione dell'Assemblea sugli impegni 2) e 5). PRESIDENTE . Se non ci sono obiezioni da parte dell'Assemblea sulla richiesta di votazione per parti separate, la considero accolta. Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni, anche se per parti separate, saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 227 (testo 4), presentata dalla senatrice Conzatti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del punto 6) del dispositivo della mozione n. 227 (testo 4), presentata dalla senatrice Conzatti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della parte rimanente della mozione n. 227 (testo 4), presentata dalla senatrice Conzatti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 231, presentata dalla senatrice Stefani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 1), 3) e 4) del dispositivo della mozione n. 231, presentata dalla senatrice Stefani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 2) e 5) del dispositivo della mozione n. 231, presentata dalla senatrice Stefani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno ROJC (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ricorre oggi in data 13 maggio il 75° anniversario dalla pubblicazione del primo numero del «Primorski dnevnik», quotidiano della comunità nazionale degli sloveni in Italia ed è importante - penso - ricordare in quest'Aula. (Brusio) . PRESIDENTE. Chiedo cortesemente ai colleghi, se non per rispetto della senatrice che dovrebbe essere dovuto, di evitare assembramenti mentre vi state allontanando dall'Aula. ROJC (PD) . Ricorre oggi, 13 maggio, il 75° anniversario dalla pubblicazione del primo numero del «Primorski dnevnik», quotidiano della comunità nazionale degli sloveni in Italia. È importante - penso - ricordare in quest'Aula il valore della parola scritta, di una tribuna libera e indipendente, specie per una minoranza linguistica che si riconosce non certamente nel territorio soltanto, ma nella propria lingua e nella propria cultura e coltiva e rinnova, proprio attraverso i media , quei registri linguistici che verrebbero, in caso contrario, assorbiti da un patrimonio lemmatico della lingua maggioritaria, depauperando così le preziosa fondamenta definitesi, nel caso degli sloveni, nel corso di almeno quindici secoli. Quando, a cavallo tra Ottocento e Novecento, Trieste vide l'ascesa economica e culturale della borghesia slovena, venne compresa da subito l'importanza di un proprio giornale. Nasce così l'«Edinost», testimone quotidiano degli accadimenti fino al 4 settembre 1928, data in cui fu costretto a chiudere per ordine delle autorità fasciste. Il primo numero del «Primorski dnevnik» del 13 maggio 1945 affonderà le sue radici nell'«Edinost», succederà, però, alla gloriosa epopea del «Partizanski dnevnik», unico quotidiano della Resistenza finora conosciuto che veniva dato alle stampe nell'Europa occupata e portato dalle staffette partigiane ogni notte dalla catena montuosa delle Karavanche fino a Trieste e all'Istria. Chi ha potuto visitare la tipografia del «Partizanski dnevnik» negli impervi rilievi montagnosi dell'entroterra goriziano potrà capire quale impresa epica fu la stampa di ogni numero del quotidiano con articoli di fondo e rubriche che costituì, specialmente per gli sloveni della Venezia Giulia che videro proibita la propria lingua per quasi un quarto di secolo, un prezioso segno di speranza durante il periodo della Resistenza. Perciò, il suo successore, il «Primorski dnevnik» rappresenta un punto fermo nella nostra quotidianità. Oggi il giornale è di proprietà di una cooperativa costituita da oltre 2.000 soci; esce su oltre venti pagine; ha una redazione di giovani giornalisti professionisti. Nel corso di questi 15 lustri, è divenuto una voce importante nella costruzione del dialogo tra le comunità italiana e slovena. Membro della FIEG e dell'Associazione dei quotidiani in lingua minoritaria (MIDAS), il «Primorski dnevnik» continua a sostenere la consapevolezza di un discorso che, superando quelle barriere di incomprensioni storiche che molti vorrebbero tenere vive, è teso al dialogo con i popoli confinanti, con le Regioni dell'Alpe Adria e, quindi, dell'Europa del presente e del futuro. Il «Primorski dnevnik» costituisce, a tutti gli effetti, una voce autorevole, sottolineata oggi anche dai messaggi pubblicati dal presidente della Repubblica Mattarella e dal presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor. Il giornale è seguito con affetto e orgoglio dai suoi migliaia di lettori. Per cui, da quest'Aula che custodisce preziose memorie di libertà e di rispetto profondo delle istituzioni, io non posso che augurargli ancora lunga, lunghissima vita. (Applausi). RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in attuazione dell'articolo 117 della Costituzione, nel rispetto dell'azione preventiva sancita dall'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nasce, con 11 articoli, la legge regionale n. 13 del 2019, recante «Disciplina delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale», che tutela il territorio e la salute dei cittadini. Con l'articolo 2, la Regione Lazio si impegna ad individuare gli ambiti territoriali caratterizzati da elevato rischio ambientale; con l'articolo 3, si dovrebbero individuare i piani di risanamento; con l'articolo 4, si impegna a indagini epidemiologiche; con l'articolo 5, la Regione dovrebbe individuare e dichiarare le aree ad elevato rischio ambientale; con l'articolo 8, la Regione, con l'ARPA, ASL, Province e Comuni deve monitorare le aree inquinate. Bene, caro Zingaretti, non solo si elude e si maschera - e lei lo fa bene - tale legge, ma, soprattutto, non c'è un articolo 12 in cui si dichiarano i 91 Comuni della Provincia di Frosinone esclusi da tale legge regionale. E non c'è nemmeno un articolo 13, che certifichi Frosinone come pattumiera di Roma. Ricordo alla Regione Lazio che la Valle del Sacco è il terzo sito più inquinato d'Italia ed è, a Frosinone, una discarica a cielo aperto, con sovraccarico di inquinanti in acque e terreni e perciò in colture e allevamento. È ciò che mangiamo. E cosa fa Zingaretti per rimediare ad un ovvio commissariamento della Raggi e nella totale sfrontatezza, avallata anche dal bieco opportunismo di qualche ossequioso politico ciociaro? Definisce un nuovo impianto di trattamento rifiuti nella zona ASI di Frosinone, già fortemente inquinata, e, più precisamente, nel comune di Patrica. Ma Patrica, per la vicinanza, significa Frosinone, Ferentino, Anagni, Supino, Morolo, Ceccano, Giuliano di Roma, Amaseno, Villa Santo Stefano. Ma gli uffici e le consulenze dorate della Regione conoscono o no la legge suddetta? Perché sempre e solo a Frosinone il duo "Zinga-Raggi" pretende di buttare l'immondizia romana? Ogni giorno, almeno 15 Tir attraversano i Comuni per arrivare a Roccasecca. Ma perché Zingaretti e Raggi non portano i propri figli a giocare e crescere in queste aree sacrificate, dove c'è una puzza vomitevole? Con una riunione del Consiglio dei ministri in data 20 aprile 2020 e per mano della Presidenza del Consiglio si è presa una sconcertante decisione politica e, con una serie di: visto, vista, preso atto, rilevato, considerato, si delibera, con 13 complesse e strane pagine, di revocare la propria deliberazione del 7 marzo 2019. Sostanzialmente, si è ricorso ancora una volta e vergognosamente obbligato l'innalzamento della discarica di Roccasecca a più di 16 metri e mezzo, avallando anche la costruzione del quinto invaso per accogliere la mondezza di Roma. Ed il tutto per emergenza e compiacenza. C'è un'arroganza offensiva, ingiusta e pericolosa, conseguenza di accordi ed incapacità del duo "Zinga-Raggi" nei confronti della mia Provincia. Siano, invece, di esempio i molti sindaci ribellatisi al bieco opportunismo e alla riverenza del potere regionale. Sindaci che amano il territorio e non i propri interessi e che, con dignità morale e politica e con vero coraggio, si oppongono a scelte strutturate e veicolate con minuziosa e celata pericolosità. La provincia di Frosinone ha pianto e piange troppi cari per malattie e tumori e per i miei cittadini io pretendo rispetto. (Applausi). EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, il Parlamento italiano ha riconosciuto con legge il 9 maggio, giorno dell'anniversario della morte dell'onorevole Aldo Moro, come giorno della memoria delle vittime di terrorismo interno e internazionale. Ero ancora una bambina ma ricordo perfettamente quel giorno del 1978, quando nella mia scuola elementare si diffuse la notizia, tra lo sconcerto e l'orrore di tutti, del ritrovamento del povero corpo senza vita dell'onorevole Moro. Quel giorno la democrazia italiana fu brutalmente violentata e visse anni di paura. Tutti gli anni della prima Repubblica, dalla fine degli anni Sessanta al 1980, furono caratterizzati da un'attività di terrorismo politico ed eversivo, rosso e nero, da parte di una sinistra estremista e rivoluzionaria e di una destra neofascista di impronta reazionaria. La madre di tutte le stragi in Italia è stata sicuramente quella di Piazza Fontana nel 1969. Come dimenticare le bombe e i 17 morti? Gli innumerevoli processi, ad oggi, hanno consentito di individuare l'ambiente di riferimento neofascista, ma gli esecutori materiali non sono mai stati trovati, nonostante il lavoro encomiabile dei magistrati. Poi la strage di Bologna, con 75 morti, del terrorismo nero. Ricordo ancora le lacrime del Presidente Pertini alla vista dei bambini moribondi. In tutto, fino al 2016, i morti per terrorismo sono stati in Italia 283. Negli anni di piombo, molte sono state anche le vittime del terrorismo all'estero. Ricordiamo anche gli attentati palestinesi all'aeroporto di Fiumicino. Solo nel 1973, 32 morti tra cui una madre e una bambina. Seguirono ben tre attentati: nel 1982, alla Sinagoga di Roma, un terrorista palestinese lancia una granata. Morto anche in questa occasione un bimbo di nove anni, Stefano Taché, la prima vittima della violenza antiebraica in Italia dopo la sconfitta del neofascismo nel 1945. Gli anni Duemila, invece, sono stati caratterizzati da attentati di matrice islamica. Come non ricordare le vittime italiane e italo-americane delle Torri gemelle di New York, ma ricordiamo anche le vittime militari nelle missioni di pace, nei diversi paesi come Somalia, Kosovo e Afghanistan. Ebbene, bisogna rammentare che la normativa italiana non prevede ancora uguale parità di trattamento a livello di benefici economici e indennità da corrispondere tra chi è morto in Italia e chi invece è morto all'estero. Occorre dunque una nuova legge che stabilisca questa parità di trattamento. Ho concluso e ringrazio l'Assemblea tutta. (Applausi) . CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, qualsiasi argomento non abbia diretta attinenza con la pandemia in corso non ha quartiere in questi giorni e genera accuse di insensibilità. Mi assumo il rischio comunque per segnalare a quest'Assemblea che in certi ambienti l'emergenza sembra favorire, sviando l'attenzione, maneggi condotti in danno dell'interesse pubblico. Il campo che mi impegna è come sempre quello relativo all'articolo 9 della Costituzione, dunque del Ministero affidato all'onorevole Franceschini. In tanti abbiamo letto ieri su «Il Fatto quotidiano» la magistrale riflessione di Salvatore Settis sui musei statali. Respingendo il falso mito del museo - impresa che deve vivere dei propri introiti, Settis rimette al centro la domanda cruciale: a cosa servono i musei? E risponde con un appassionato appello alla riflessione istituzionale su quello che chiama il modello italiano della tutela, di fatto già accantonato in molte zone della Penisola e a rischio ovunque. A riprova, è stata appena nominata ad interim alla direzione regionale musei Piemonte, l'ex polo museale, la direttrice dei Musei Reali di Torino, istituto dotato di autonomia speciale, la quale, selezionata benché esterna alla pubblica amministrazione e con formazione diversa da quella tradizionale dei dirigenti Mibact, incarna perfettamente gli orientamenti impressi all'amministrazione dei beni culturali dal Ministro in carica. La nomina soddisfa quanti, ai vertici politico - finanziari della Regione, mal sopportavano il precedente direttore del polo, accusato di eccesso di burocrazia e di insensibilità turistica, evidentemente una nuova fattispecie di reato. I bene informati vi leggono, però, non solo un'esplicita presa di distanza dalla linea del predecessore, ma il compito di traghettare il consorzio delle residenze reali, pubblico-privato creato nel 2017, in una fondazione di partecipazione, naturalmente all'ombra della Compagnia di San Paolo. A Racconigi, intanto, è in corso l'incremento dell'accordo siglato dal Mibact sempre nel 2017 con l'associazione «Le terre dei Savoia», legata alla fondazione CRT, dunque ad Unicredit. La faccio breve: il rischio concreto è che detta impostazione apra la strada ad una interferenza delle fondazioni in quanto erogatrici di finanziamenti anche nella programmazione culturale dei musei statali, nei criteri di gestione e persino nella selezione delle competenze. E non è un'illazione, la mia, ma è realtà, tanto è vero che il Ministero si è fatto partner di un progetto presentato a Torino lo scorso anno perché coinvolgeva, oltre Mantova e Modena, i Musei reali, teso ad elaborare un sistema di misurazione del contributo del museo alla creazione di valore, fondato quindi su un'idea economicistica e mercantile della cultura, tant'è che equipara gli istituti culturali ad aziende e interviene su di essi con gli strumenti propri dell'economia. Ciò allontana definitivamente i musei statali dal modello delineato invece dalla Costituzione, in base al quale il solo reddito che i musei statali dovrebbero impegnarsi a produrre è quello misurabile con la crescita del livello culturale dei cittadini. Non solo per sconfiggere il Covid19 serve dunque un vaccino, ma anche per contrastare efficacemente e far regredire la pandemia del museo-impresa, che Settis dice costretto ad autofinanziarsi con un frenetico "mostrismo" e con un numero sempre più alto di visitatori e che - aggiungo io - dal Nord Italia dilaga in tutto il Paese, con la stolida connivenza del Collegio romano. (Applausi). MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo solo per dire che nell'ultimo voto espresso - succede anche a chi ha una certa esperienza - ho votato contro, ma volevo votare a favore. PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della sua indicazione. CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, intervengo in maniera estemporanea, avendo appreso adesso una notizia che mi è arrivata dalla Sardegna, che denuncia l'ennesimo atto di disattenzione verso la Sardegna stessa e soprattutto verso il mio territorio. È stata annunciata la chiusura di un distaccamento di polizia stradale presente a Fonni, a seguito delle consuete riorganizzazioni. Fonni è un paese di montagna molto isolato, che d'inverno vive intere giornate senza nessun contatto a causa delle abbondanti nevicate. La polizia stradale svolgeva e ha svolto fino ad oggi un ruolo estremamente importante sia nell'assicurare l'ordine pubblico in questa piccola comunità, sia soprattutto nell'assicurare la viabilità quanto più possibile e si è sempre mossa in maniera molto adeguata per consentire anche di evitare l'isolamento a questa comunità. La giustificazione è sempre la stessa: ci sono altri paesi vicini. Evidentemente non si tiene conto, quando si fanno queste scelte - io l'ho denunciato più volte in questa'Aula - delle peculiarità delle zone interne della Sardegna. Si dice che c'è un commissariato a 13 chilometri, ma 13 chilometri in Sardegna sono una distanza che separa mondi diversi, con lingue diverse, dialetti diversi, sono posti totalmente isolati fra loro che neanche dialogano, in sostanza. Ho preferito denunciare questo stato di cose nell'immediatezza, ma ovviamente sarà mia cura rivolgermi direttamente al Ministro dell'interno perché riveda questa posizione che talvolta davvero pone problemi anche di ordine pubblico e di osservanza dell'ordine pubblico, perché spesso mancano i presidi e ancora una volta ce ne stanno togliendo un altro. Quando si parla di attenzione per le zone interne ci riferiamo anche a queste cose, altrimenti non parliamone, continuiamo a dire che le zone interne devono andare a morire, come sta accadendo. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Comunico che, in relazione all' iter presso la 7 a Commissione permanente, la discussione del decreto-legge in materia di conclusione e avvio dell'anno scolastico all'ordine del giorno della seduta odierna ove concluso dalla Commissione, non avrà luogo. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 19 maggio 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 19 maggio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 14,54) . Allegato A Interrogazione sulle prospettive di riforma della normativa concernente la condizione dei migranti in Italia Mozioni sulla parità di genere e il sostegno alle donne lavoratrici VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Astorre, Barachini, Bertacco, Castaldi, Cattaneo, Crimi, De Poli, Di Piazza, Fantetti, Fattori, Galliani, Garnero Santanchè, Giacobbe, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Messina Alfredo, Misiani, Monti, Napolitano, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Stefano e Turco. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Auddino, Bongiorno, Bossi Umberto, Bottici, Campagna, Dell'Olio, Donno, Floridia, Lezzi, Lunesu, Nocerino, Pirovano, Pisani Giuseppe, Quarto, Romagnoli, Romano, Sbrana e Vaccaro. Disegni di legge, annunzio di presentazione DDL Costituzionale senatori Lannutti Elio, Garruti Vincenzo, Accoto Rossella, Pellegrini Marco, Presutto Vincenzo, Granato Bianca Laura, Ortis Fabrizio, Di Girolamo Gabriella, Marilotti Gianni, Vanin Orietta, Romano Iunio Valerio, Auddino Giuseppe, Giannuzzi Silvana, Evangelista Elvira Lucia, Leone Cinzia, Drago Tiziana Carmela Rosaria, Fenu Emiliano Modifiche agli articoli 81, 97, 117 e 119 della Costituzione, concernenti l'equilibrio di bilancio, al fine di salvaguardare i diritti fondamentali della persona (1806) (presentato in data 13/05/2020); senatrice Vanin Orietta Disposizioni in materia di locazione breve (1807) (presentato in data 13/05/2020); senatori Lucidi Stefano, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Borgonzoni Lucia, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candiani Stefano, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia di occupazione del suolo pubblico (1808) (presentato in data 13/05/2020); senatori Saviane Paolo, Vescovi Manuel Indennità erogate dalle casse di previdenza private (1809) (presentato in data 13/05/2020); senatori Grassi Ugo, Pillon Simone, Ostellari Andrea, Pellegrini Emanuele, Stefani Erika, Urraro Francesco, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Pazzaglini Giuliano, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche a norme del codice civile in materia di riduzione di quote di riserva e quote di riserva a natura creditoria (1810) (presentato in data 13/05/2020). Indagini conoscitive, annunzio Le Commissioni riunite 8 a e 10 a sono state autorizzate a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sull'intelligenza artificiale. Governo, trasmissione di atti e documenti Con lettera in data 30 aprile 2020 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Comacchio (Ferrara). Il Ministro per le pari opportunità e la famiglia, con lettera pervenuta in data 5 maggio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 3 agosto 1998, n. 269, le seguenti relazioni sullo stato di attuazione della medesima legge n. 269 del 1998, recante norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù: relativa all'anno 2017 ( Doc . CX, n. 1); relativa all'anno 2018( Doc . CX, n. 2). I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta, a nome dell'Unione europea, in sede di comitato CARIFORUM-UE per il commercio e lo sviluppo nell'ambito dell'accordo di partenariato economico tra gli Stati del CARIFORUM, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, in riferimento all'istituzione di un comitato speciale per i servizi (COM(2020) 185 definitivo), alla 3 a , alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente e, per il parere alla Commissione 14 a ; Proposta di Regolamento di Esecuzione del Consiglio che modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2019/2026 per quanto riguarda le date di applicazione a causa della crisi della Covid-19 (COM(2020) 199 definitivo), alla 6 a Commissione permanente e, per il parere alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Comunicazione interpretativa della Commissione sull'applicazione dei quadri contabili e prudenziali per agevolare i prestiti bancari nell'UE Sostegno alle imprese e alle famiglie nella pandemia di Covid-19 (COM(2020) 169 definitivo), alla 3 a , alla 5 a , alla 6 a , alla 10 a Commissione permanente e, per il parere alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione relativa a un piano d'azione per una politica integrata dell'Unione in materia di prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo (C(2020) 2800 definitivo), alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 6 a Commissione permanente e, per il parere alla Commissione 14 a . Autorità nazionale anticorruzione, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, con lettera in data 4 maggio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 213, comma 3, lettere c ) e d ), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, l'atto di segnalazione n. 5, approvato con delibera n. 385 del 29 aprile 2020, concernente l'articolo 107 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e gli articoli 10, 14 e 23 del decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 7 marzo 2018, n. 49. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a , alla 8 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 462). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 8 maggio 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria: del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) per l'esercizio 2018.Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 273). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Il Segretario generale della Corte dei conti, con lettera in data 23 aprile 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale ai dottori Pasquale Le Noci e Laura Cicchetti. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 13 maggio 2020, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea la Proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2011/16/UE per affrontare l'urgente necessità di rinviare determinati termini per la comunicazione e lo scambio di informazioni nel settore fiscale a causa della pandemia di Covid-19 (COM(2020) 197 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata all'8 luglio 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14 a . Interpellanze, apposizione di nuove firme I senatori Serafini e Battistoni hanno aggiunto la propria firma all'interpellanza 2-00066 pa del senatore Vitali ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Rauti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03424 del senatore Ciriani ed altri. Il senatore Pesco ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03425 del senatore Corbetta ed altri. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dall'8 al 13 maggio 2020) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 63 BOSSI Simone ed altri: sul boicottaggio dei prodotti italiani da parte di un'azienda polacca a causa del virus COVID-19 (4-03046) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) DE BONIS: sull'acquisto di materiale sanitario dalla Cina per fronteggiare il coronavirus (4-03047) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) FAZZOLARI: sulla sospensione delle erogazioni delle pensioni maturate in Venezuela (4-02261) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) sull'individuazione dei Paesi di origine sicuri ai fini dell'immigrazione (4-02339) (risp. SERENI, vice ministro degli affari esteri e la cooperazione internazionale ) GASPARRI ed altri: sulla gestione dell'emergenza coronavirus da parte della Cina nei rapporti con gli altri Paesi (4-03221) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) LONARDO: sul concorso per funzionario amministrativo-contabile-consolare presso il Ministero degli affari esteri (4-03236) (risp. DEL RE, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) LUCIDI ed altri: sulla gestione delle informazioni sull'emergenza coronavirus da parte della Cina (4-03231) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) PILLON: sui casi irrisolti di minori italiani illegalmente sottratti e portati in Slovacchia (4-02857) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) Mozioni Atto n. 1-00233 MALAN BERNINI ROMEO ARRIGONI BATTISTONI BINETTI CALIGIURI LONARDO MAFFONI MODENA PAPATHEU PAROLI PEROSINO SICLARI URSO VITALI - Il Senato premesso che: l'emergenza planetaria provocata dalla pandemia da Coronavirus è al centro delle preoccupazioni mondiali, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dei singoli Paesi maggiormente colpiti come l'Italia; è necessario garantire il buono stato di salute a tutti i cittadini del mondo e il conseguente accesso agli standard più elevati d'informazione e di servizi sanitari; soltanto un Governo democraticamente eletto, come quello di Taiwan, può veramente rappresentare i suoi cittadini e di assumersi la responsabilità della loro salute; la Repubblica di Cina (Taiwan) sta contenendo con evidente successo la diffusione del COVID-19, avendo immediatamente attivato misure che dimostrano l'elevata qualità del suo sistema sanitario; nonostante la vicinanza e gli intensissimi scambi con la Cina ha una ridottissima densità di casi e appena 7 decessi; nell'attuale eccezionale situazione di emergenza, potrebbe, con la sua preziosa esperienza, contribuire alle attività dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, invece ne rimane esclusa; se Taiwan, non partecipando all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO), non è inserita nel sistema globale di prevenzione delle malattie, non solo il diritto alla salute di cui i suoi 23,5 milioni di abitanti dovrebbero beneficiare non può essere pienamente garantito, ma, particolarmente in tempi di pandemia, non può essere conseguito l'obiettivo, stabilito nella stessa costituzione dell'OMS, di ottenere il più alto standard di salute possibile per tutto il genere umano; se la pandemia fosse scoppiata nell'isola di Taiwan, l'OMS sarebbe stata teoricamente impossibilitata ad agire; a gennaio si prevedeva che, oltre alla Cina, Taiwan sarebbe stato uno dei Paesi dell'area più colpiti, data la sua vicinanza geografica, invece, mentre la malattia continua a diffondersi in tutto il mondo, Taiwan è stata in grado di contenere la pandemia e di minimizzare il suo impatto sia sulla vita quotidiana delle persone sia sull'economia nazionale, e senza venire meno ai principi di libertà e trasparenza propri di una democrazia, implementando le misure che costituiscono un modello di vera eccellenza nella lotta alle malattie; sono da tenere inoltre presenti i vantaggi che può portare la partecipazione su scala mondiale di Taiwan e il suo coinvolgimento diretto e senza ostacoli nei forum e nei programmi internazionali di cooperazione sanitaria, in particolare se si considerano i rischi, attualmente più elevati, di diffusione transfrontaliera del COVID-19 e di diverse altre malattie infettive, quali il virus di immunodeficienza umana (HIV), la tubercolosi e la malaria, la Sars ed altre epidemie, anche per contaminazione animale; dal 2009-2016 Taiwan ha partecipato all'OMS come "Osservatore" accettando il nome di "Taipei cinese" (non certo rispettosa della sua identità) mentre, dal 2017 la Cina ha portato l'OMS a non invitare più Taiwan, a seguito dell'inasprimento delle relazioni tra le due sponde dello Stretto con l'elezione alla Presidente della Repubblica, della signora Tsai Ing-wen, del Partito democratico progressista, esplicitamente contrario a ridurre in qualsiasi modo l'indipendenza; ciononostante, il Governo di Taiwan ha dimostrato più volte la sua pronta disponibilità alla collaborazione e ha ripetutamente chiesto la ripresa di un dialogo costruttivo e pragmatico tra le due parti dello stretto; i contrasti politici non dovrebbero, comunque, in sede di OMS, avere la precedenza sugli sforzi globali per il raggiungimento della buona salute e del benessere mondiale; sono considerevoli i progressi realizzati dalla Repubblica di Cina in Taiwan in campo sanitario, tra cui figurano un'aspettativa di vita tra le più elevate in Asia, tassi di mortalità materna e infantile paragonabili a quelli dei Paesi occidentali, l'eliminazione di malattie infettive, quali il colera, il vaiolo e la peste, e il fatto che Taiwan è stato il primo Paese di quella regione ad avere debellato la poliomielite e ad aver somministrato ai bambini il vaccino contro l'epatite B; è da tenere in considerazione l'assistenza concreta che da molti anni Taiwan offre a numerose nazioni in via di sviluppo, in Africa, America Latina e Asia-Pacifico, con efficaci programmi di cooperazione nei campi sanitario, sociale, educativo ed economico-produttivo; pronto e rilevante è l'aiuto finanziario fornito sempre da Taiwan a molti Paesi in occasione di sciagure naturali come è stato per la recente alluvione di Venezia; durante la presente pandemia il Governo di Taiwan, oltre alla comunità cattolica di Taiwan, è stato un generoso donatore a nostre strutture ospedaliere e alla popolazione, fornendo, tramite la Protezione Civile, preziosissimi respiratori, ventilatori e nebulizzatori, tubi endotracheali, schermi visivi, centinaia di casse con materiale igienico/sanitario, centinaia di migliaia di mascherine, camici e copricapi ospedalieri protettivi, in quantità probabilmente superiore ad ogni altro donatore; Taiwan, caso unico al mondo, ha costituito la «Fondazione Carlo Urbani», dotandola di 8,8 milioni di dollari per lo studio e la ricerca di profilassi contro le malattie infettive, una delle quali, la Sars, causò la prematura morte del nostro eroico ricercatore; la Costituzione dell'OMS stabilisce che il godimento dei più alti standard sanitari è uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano, senza distinzioni di razza, religione, credo politico e condizione economica e sociale; in considerazione della salute e del benessere di tutta la popolazione del pianeta, l'OMS dovrebbe escludere ogni interferenza politica e accogliere la partecipazione di Taiwan, già fruttuosamente avvenuta come "Osservatore" dal 2009 al 2016, con pari status nei suoi incontri, nei suoi meccanismi e nelle sue attività; Taiwan ha sempre manifestato la volontà di fornire assistenza finanziaria e tecnica ai programmi di aiuti internazionali e alle attività sanitarie sostenute dall'Organizzazione mondiale della Sanità e che molti progetti sostenuti da Taiwan sono operativi in aree povere del pianeta afflitte da altre malattie infettive; Taiwan è, altresì, già parte attiva in alcune organizzazioni internazionali, quali il WTO (World Trade Organization), l'APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), l'ADB (Asian Development Bank), il Comitato olimpico ed altre, e tale status di osservatore nell'Organizzazione mondiale della sanità non comporta alcun riflesso nei rapporti politici fra Pechino e Taipei; Taiwan, anche in considerazione del numero di abitanti e del ruolo che riveste sotto l'aspetto economico, essendo il 14° Paese al mondo per interscambio commerciale, dovrebbe essere rappresentata in seno a tutte le organizzazioni multilaterali; l'Australia, la Germania, il Giappone e gli Stati Uniti, hanno già chiesto all'OMS di accettare la sua importante e fondamentale partecipazione, impegna il Governo a sostenere nell'ambito di tutte le sedi opportune, ove possibile in coordinamento con gli altri Paesi dell'Unione europea, la ricerca di ogni possibile forma di coinvolgimento che consenta a Taiwan di concorrere attivamente all'azione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e, in particolare, la sua partecipazione alla prossima importante 73a sessione che si terrà il 18 e 19 maggio 2020. Interrogazioni Atto n. 3-01581 ALFIERI GIACOBBE ZANDA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, meglio noto come "Cura Italia", convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, all'articolo 72, commi 4- bis , 4- ter e 4- quater , dispone lo stanziamento di 1 milione di euro per l'anno 2020 per le misure a tutela degli interessi italiani e della sicurezza dei cittadini all'estero in condizioni di emergenza e di 4 milioni per l'anno 2020 per le misure di assistenza ai cittadini all'estero in condizioni di indigenza o di necessità; in particolare, il comma 4- ter autorizza la spesa 4 milioni di euro per l'anno 2020 ad integrazione delle misure per l'assistenza ai cittadini all'estero in condizioni di indigenza o di necessità, ai sensi delle disposizioni di cui agli articoli da 24 a 27 del decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71 recante la disciplina sull'Ordinamento e funzioni degli uffici consolari; occorre rilevare come il predetto comma 4- ter dell'articolo 72 di cui al decreto-legge n. 18 del 2020 autorizzi, fino al 31 luglio 2020, l'erogazione dei sussidi, nei limiti dell'importo complessivo di spesa evidenziato, senza prevedere alcuna restituzione anche per i cittadini non residenti nella circoscrizione consolare; la ragione di tale disposizione è di evidente natura emergenziale, in relazione alle conseguenze determinate dall'espansione della pandemia da COVID-19 a diverse realtà nelle quali è più elevata la presenza di connazionali che per molteplici fattori si possano trovare in condizioni di imprevedibile ed estrema necessità; la limitazione temporale della possibilità di spesa al 31 luglio 2020 aggiunge al carattere della necessità quello dell'urgenza, a garanzia non solo della corrispondenza a situazioni determinate dall'emergenza sociale dovuta alla pandemia, ma anche della possibilità di concreta utilizzazione dei fondi aggiuntivi stanziati a tale scopo; la diffusione globale della pandemia e il suo manifestarsi nelle forme più acute sta determinando esigenze di intervento e sostegno di cittadini italiani distribuite in aree molto più vaste rispetto a quelle nelle quali si è concentrato nel passato il soccorso assistenziale erogato in forma diretta e indiretta, vale a dire tramite associazioni di volontariato, si chiede di sapere: quali siano i criteri che il Ministro in indirizzo intenda seguire per la distribuzione territoriale dei fondi aggiuntivi di cui all'articolo 72, commi 4- bis e 4- ter del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18 citato in premessa e quali criteri siano stati indicati ai terminali diplomatici e consolari circa la concreta utilizzazione di tali risorse; se, a seguito di una prima rilevazione di esigenze, ritenga l'ammontare dei fondi aggiuntivi adeguato a corrispondere alle situazioni di più evidente necessità o se invece non ritenga opportuno procedere con un'ulteriore integrazione delle somme nei primi provvedimenti utili. Atto n. 3-01582 CASTELLONE ANGRISANI VACCARO GAUDIANO PRESUTTO DE LUCIA DI MICCO MAUTONE GIANNUZZI MORONESE Al Ministro della salute Premesso che a quanto risulta agli interroganti: in controtendenza alla curva epidemiologica dei contagi sul territorio, in Campania i dati circa la diffusione dei contagi da SARS-Cov-2 indicano casi positivi in aumento presso ospedali e residenze sanitarie assistenziali (RSA) gestiti dalle aziende sanitarie locali (ASL) in forma diretta o indiretta, il che dà la misura dell'inadeguatezza delle misure preventive attuate dalle direzioni sanitarie, che costituiscono evidente pericolo per le intere comunità dei comuni interessati; presso la residenza sanitaria "Villa Mercede" (che dispone di 29 posti residenziali e di un centro diurno geriatrico e per malati di "Alzheimer" con 20 posti semiresidenziali), situata nel comune di Serrara-Fontana nell'Isola d'Ischia (di competenza dell'ASL NA 2 Nord, che ne ha esternalizzato la gestione) si è verificato, di recente, un evento sentinella da cui è scaturito un vasto focolaio di contagio, che tuttora è fuori controllo: il 95 per cento degli ospiti risulta contagiato; si sono verificati 4 decessi; anche la quasi totalità degli addetti all'assistenza e dei loro familiari risultano positivi al SARS-Cov2 e tra essi un minore di 3 anni; considerato che: il focolaio di contagio si è sviluppato successivamente al rientro nella struttura di un'anziana donna infettatasi presso l'ospedale di Pozzuoli, ove si era recata per esigenze dettate da patologia cronica, e per la quale era stato disposto il rientro dopo l'esito negativo, ma fallace, di un test rapido; nell'ospedale puteolano già era in essere un altro focolaio, anch'esso innescato dalla bassa affidabilità di un test rapido, dopo aver eseguito il quale, una paziente positiva era stata ricoverata in area COVID free ; in entrambi i casi, l'ASL NA 2 Nord avrebbe omesso comunicazioni riguardo l'accaduto, sia ai familiari degli anziani degenti, sia ai sindaci delle comunità coinvolte; rilevato che, secondo quanto risulta agli interroganti: l'ASL NA 2 Nord non avrebbe previsto di riservare alcun presidio ospedaliero alla gestione esclusiva dei contagi da COVID-19; non avrebbe altresì nemmeno predisposto presso i reparti dei percorsi separati con protocolli di sicurezza idonei, quali ad esempio lo screening dei pazienti in attesa di ricovero con test performanti ed attendibili; analogamente a quanto disposto per gli altri presidi, anche nel caso della struttura di Serrara-Fontana, i pazienti contagiati sono stati curati nei medesimi ambienti occupati dai non contagiati, ai quali erano state fornite come strumento di protezione delle comuni mascherine chirurgiche invece dei dispositivi di protezione individuale (DPI) filtranti; solo quando quasi tutti gli operatori sanitari erano stati disposti in quarantena per il contagio, l'ASL NA2 Nord si sarebbe fatta carico dell'assistenza diretta dei pazienti contagiati, sostituendo il personale in convenzione con operatori e professionisti dipendenti del vicino ospedale, dotandoli di adeguati DPI e fornendo in maniera indiretta i servizi logistici, come la mensa, ma comunque senza trasferire gli ammalati in un reparto "COVID dedicato" e perpetrando nel rischioso e pericoloso percorso di cura promiscua; è evidente che l'ASL NA2 Nord non ha ottemperato alle indicazioni ministeriali e dell'Istituto Superiore di Sanità, mancando sia di effettuare tamponi a tutti i soggetti che accedono ai presidi ospedalieri, tra cui anche gli asintomatici venuti a contatto con casi positivi, sia di dotare il personale sanitario di adeguati dispositivi di protezione individuale, e disattendendo, infine, l'elaborazione di idonei protocolli di sicurezza con percorsi separati di presa in carico e cura di pazienti contagiati, creando un alto rischio di diffusione a macchia di petrolio del virus nel territorio del comune direttamente investito dal focolaio, ma anche in quello dei comuni limitrofi; ritenuto che: l'estensione del contagio ai comuni ischitani, data la fase acuta ancora in atto e fuori controllo, e considerati gli allentamenti delle misure restrittive a partire dal 4 maggio 2020 per disposizione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020, si presenta come evento verosimile; le linee guida indicano come strategia di contenimento più adeguata la sinergia di azioni puntuali: isolamenti dei positivi, inchiesta epidemiologica, mappatura dei contatti contagiati, anche asintomatici, con test diffusi; i tamponi orofaringei per la ricerca del virus SARS-Cov- 2 sono ritenuti universalmente più efficaci dei test rapidi utilizzati in Regione Campania e sono gli unici raccomandati dal Ministero della salute, si chiede di sapere: se, considerata la critica congiuntura epidemiologica, il Ministro in indirizzo intenda attivarsi affinché siano intensificate le attività di monitoraggio e sorveglianza, incrementando il numero dei test diagnostici sull'isola di Ischia; se non ritenga doveroso avviare un'indagine in merito a quanto accaduto presso l'RSA "Villa Mercede" al fine di individuare i soggetti responsabili e accertare quali motivazioni abbiano spinto l'ASL NA2 Nord, di pertinenza territoriale, ad adoperare test rapidi con bassa affidabilità, già sconsigliati dal Ministero stesso, dall'Organizzazione mondiale della sanità e dall'intera comunità scientifica, nonché le ragioni per cui non si sia proceduto a trasferire i degenti contagiati presso plessi dotati di percorsi idonei al trattamento del COVID-19, nonostante l'insistenza dei sintomi; se non ritenga opportuno adoperarsi nelle sedi di competenza perché la retta per l'ospitalità presso "Villa Mercede" (che a seconda dell'ISEE varia da 400 a ben 1.800 euro mensili) venga sospesa per il periodo relativo alla degenza da pazienti contagiati; se non ritenga altresì necessario intervenire affinché gli operatori socio-sanitari che hanno operato presso la struttura, ricevano la retribuzione non ancora percepita, visto che ad oggi vantano un credito per cinque mensilità arretrate. Atto n. 3-01583 CASTELLONE DE LUCIA LA MURA ANGRISANI MORONESE RICCIARDI MAUTONE SANTILLO VACCARO GIANNUZZI Al Ministro della salute Premesso che: il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, all'articolo 3, ha disposto l'adozione di piani per la gestione dell'emergenza sanitaria, prevedendo il coinvolgimento anche delle cliniche private a supporto del potenziamento dell'assistenza nelle strutture pubbliche; con il successivo decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, all'articolo 32, è stato poi previsto che le Regioni potessero riconoscere alle strutture private accreditate, inserite nei piani adottati in attuazione del suddetto articolo 3 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, la remunerazione di una specifica funzione assistenziale per i maggiori costi correlati all'allestimento dei reparti e alla gestione dell'emergenza COVID-19; in data 28 marzo 2020 è stato stipulato un Protocollo tra la Regione Campania e l'Associazione italiana ospedalità privata (AIOP) Campania in ragione dell'esigenza riscontrata dall'Unità di crisi regionale, la quale "non registra implementazioni sufficienti a garantire nel breve i posti letto necessari per le esigenze assistenziali per i pazienti COVID-19, sia per degenza ordinaria, sia di sub-intensiva che di terapia intensiva", ed ha "accolto" con nota del 27 marzo "la proposta di collaborazione delle cliniche private accreditate" ricevendo "informalmente la valutazione positiva dei Direttori generali"" ("ilciriaco", del 30 aprile 2020); il Protocollo, attraverso alcune variazioni, alla fine ha stabilito che la Regione Campania remunerasse i privati anticipando il 95 per cento delle prestazioni fornite per emergenza, andando a discostarsi dalle disposizioni del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 che invece prevedeva un corrispettivo pari al 70 per cento; considerato che: la remunerazione riconosciuta alle cliniche private non è ancorata alle prestazioni effettivamente svolte, né al valore della reale produzione (Protocollo 28 marzo 2020) e trova la propria ragion d'essere anche nella necessità delle strutture sanitarie private di dover sostenere costi per il mantenimento degli assetti organizzativi e gestionali ( Addendum del 3 aprile 2020). Si tratterebbe, dunque, di un indennizzo forfettario elargito dalla Regione Campania sulla base della disponibilità manifestata dal privato accreditato a voler fronteggiare l'emergenza COVID-19 e quantificata in misura del 95 per cento di un dodicesimo del budget assegnato alla specifica casa di cura dal decreto del commissario ad acta (DCA) n. 48/2018 e senza rispetto alcuno dei principi di rendicontazione sanciti dalle norme di corretta tenuta della contabilità pubblica o di corretta gestione delle risorse finanziarie erogate da soggetti pubblici; il Protocollo, atto di natura pattizia, viene successivamente modificato, nell'articolo 7 che disciplina le modalità di remunerazione, con una nota, di carattere unilaterale, diramata dal direttore generale Tutela della salute della Giunta regionale della Campania che precisa, richiamando l'articolo 32 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, che il corrispettivo mensile sarà pari al 70 per cento (non più del 95 per cento) dei dodicesimi del budget vigente. In data 3 maggio 2020, interviene un verbale di intesa tra Regione Campania e AIOP in cui si ribadisce che per le mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 la modalità di remunerazione sarà quella prevista dall'art. 7 del Protocollo d'Intesa stipulato in data 28 marzo 2020, vale a dire il 95 per cento del un dodicesimo del budget assegnato con DCA n. 48/2018 indipendentemente dal valore effettivo della produzione; né il Protocollo né i successivi atti delineano un sistema di rendicontazione e controllo delle attività svolte dalle cliniche private. Il conguaglio dare/avere tra Regione e case di cura avverrà nel corso dell'esercizio finanziario 2022; ritenuto che a parere degli interroganti: le argomentazioni critiche esposte impongono agli organi in indirizzo un'attenta riflessione circa la legittimità e l'opportunità del Protocollo stipulato tra la regione Campania e AIOP Campania in termini di efficacia, efficienza, economicità, imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa. Di fatto, la grave situazione strutturale e finanziaria della sanità campana, sottoposta da oltre un decennio al piano di rientro e al regime di commissariamento, dovrebbe condurre tutti gli organi gestionali competenti in materia a porre in essere controlli ancor più rigorosi nell'ottica di una prudente e razionale gestione delle risorse. Una ingiustificata erosione del budget sanitario regionale a favore di strutture sanitarie private, unicamente in funzione della disponibilità da esse accordata a far fronte all'emergenza, oltre a non sortire alcun sensibile effetto nella lotta al Coronavirus, potrebbe pregiudicare gli obiettivi di equilibrio del sistema sanitario regionale, indebolendo ulteriormente la sanità pubblica; non di secondaria importanza, sono i profili di danno erariale che potrebbero emergere dalla vicenda. In effetti, lo "stato di emergenza" non giustifica, di per sé, azioni contrarie ai principi fondamentali di legalità, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione; la questione ripropone il conflitto tra sanità pubblica e sanità privata che, alimentato dalla commistione tra interessi imprenditoriali di natura privata e interessi della collettività, pare non trovare mai fine. Si ha la sensazione che la Regione Campania, ontologicamente il "contraente forte", nelle trattative con i privati accreditati e l'AIOP versi in condizioni di subalternità e soggezione tali da accettare anche scelte per essa poco convenienti; è innegabile che la Regione Campania debba svolgere un ruolo centrale nel salvaguardare e incentivare il proprio tessuto economico e produttivo, anche nel comparto della sanità privata; al riguardo, ai sensi dell'art. 32 del decreto-legge n. 23 del 2020, alle strutture sanitarie private della Regione potranno essere rimborsati i maggiori costi sostenuti per l'organizzazione e il potenziamento dei reparti per l'accoglienza dei pazienti in base alle disposizioni del piano di emergenza e alla stregua delle disposizioni attuative del Ministro della salute, di cui al comma 2 dello stesso articolo; allo stesso modo le strutture sanitarie private, come ogni altra azienda la cui attività è stata forzosamente sospesa, potranno presentare domanda di cassa integrazione per i propri dipendenti in considerazione del blocco imposto dal Governo all'attività sanitaria non indifferibile; tutte le imprese del comparto sanitario operanti in Campania devono potere, per il tramite della Regione, sfruttare agevolmente tutte le opportunità messe in campo, ai vari livelli di Governo, per far fronte alle perdite economiche e occupazionali conseguenti all'emergenza Coronavirus, purché ciò avvenga senza forzature, nel rispetto delle disposizioni di legge e in piena trasparenza e imparzialità, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda procedere ad appropriate verifiche e dovuti approfondimenti al fine di porre in essere ogni eventuale intervento propedeutico all'adeguamento del suddetto Protocollo ai termini stabiliti dalla normativa vigente, scongiurando possibili conseguenze pregiudizievoli che potrebbero derivare dall'attuazione degli atti descritti. Atto n. 3-01585 MATRISCIANO TRENTACOSTE MORONESE ANGRISANI GAUDIANO LICHERI NOCERINO PIRRO PAVANELLI GUIDOLIN LANNUTTI PACIFICO DELL'OLIO MOLLAME DI MICCO MONTEVECCHI GALLICCHIO DONNO GIANNUZZI ROMANO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: su invito del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali, dello sviluppo economico e della salute, in attuazione della misura, contenuta all'articolo 1, comma 1, n. 9, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020, in data 14 marzo è stato sottoscritto tra le parti sociali, e poi aggiornato il 24 aprile 2020, il "Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro". Tale protocollo, tenuto conto di quanto emanato dal Ministero della salute, contiene linee guida condivise tra le Parti per agevolare le imprese nell'adozione di protocolli di sicurezza anti contagio; tra le numerose altre indicazioni, al punto 13 del citato Protocollo è stabilita la costituzione in ciascuna azienda di un "Comitato per l'applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS" (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza), strumento istituito appositamente per consentire la partecipazione, la verifica e il monitoraggio delle misure da adottare nelle aziende per la salvaguardia della salute dei lavoratori dal rischio di contagio; considerato che: in Trenitalia SpA, azienda del gruppo FSI esercente il servizio di trasporto ferroviario, è stato costituito il suddetto Comitato ed è stato affidato al coordinamento di un alto dirigente. Il Comitato è costituito da figure aziendali, rappresentanze sindacali e da una limitatissima e non equa presenza di RLS; risulta tuttavia che, nonostante l'emergenza in corso e la urgente necessità di esercitare le prerogative di verifica dell'applicazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19, esso sarebbe stato convocato e si sarebbe riunito una sola volta, il 15 aprile 2020, senza peraltro che risulti verbalizzato o riferito alcunché in merito alla propria attività ed alle determinazioni adottate; la medesima società, responsabile di una delicatissima funzione di servizio pubblico nel duplice e complesso aspetto riguardante la tutela dal contagio, sia dei viaggiatori che quello dei numerosi dipendenti, ha adottato nel frattempo e reso operativi numerosi provvedimenti senza che questi siano stati né discussi né tantomeno verificati dal Comitato; considerato inoltre che a quanto risulta all'interrogante: le direttive e le decisioni per il contenimento del contagio sui treni di Trenitalia, sono state emanate anche da soggetti esterni alla società e, all'interno di essa, le decisioni sono assunte anche da figure apparentemente non titolari delle posizioni di garanzia riguardo alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, quali sono i datori di lavoro formalmente nominati, che allo stato risultano, al contrario, meri esecutori di decisioni adottate da terzi; se quanto esposto fosse accertato, il "Comitato per l'applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione" costituito all'interno di Trenitalia SpA, risulterebbe del tutto privo di qualsivoglia utilità sostanziale rappresentando, invece, l'ennesimo adempimento burocratico volto a sanare solo formalmente un fondamentale e necessario intervento volto a garantire la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori costantemente a rischio contagio, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, che si sono impegnati per quanto di loro competenza a favorire la piena attuazione del Protocollo condiviso del 14 marzo 2020, siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative, nei limiti delle loro attribuzioni, intendano adottare nei confronti di Trenitalia SpA per evitare che il Comitato risulti una mera formalità burocratica. Atto n. 3-01586 CORRADO ANGRISANI ROMANO MORONESE PRESUTTO PUGLIA LANNUTTI PIRRO VANIN Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta all'interrogante che il Cleveland Museum of Art (CMA), in Ohio, Stati Uniti, espone da qualche anno una scultura in bronzo alta 42 cm, di epoca romana imperiale (metà del I sec.), raffigurante una Vittoria alata che regge una cornucopia; la figura manca della gamba sinistra; sul portale del museo si legge che il manufatto, interpretato come applique di un carro e pubblicato sul Bollettino del CMA nel 1985, fu acquisito l'anno precedente grazie al Fondo intitolato a Leonard C. Hanna Jr. (1889-1957), collezionista locale e membro del comitato consultivo del Museo, al quale lasciò un'eredità stimata in circa 33 milioni di dollari; circa l'origine della piccola figura alata, il CMA adotta, come per molte alter opera, una formula ambigua: " The information about this object, including provenance information, is based on historic information and may not be currently accurate or complete. Research on objects is an ongoig process, but the information may not reflect the most important information available to CMA " (tradotta letteralmente: "L'informazione su questo oggetto, inclusa l'informazione sulla provenienza, è basata su una informazione storica e potrebbe non essere attualmente accurata o completa. Ricerche sugli oggetti sono processi in corso, ma le informazioni potrebbero non riflettere la più importante informazione disponibile al CMA"); considerato che: con un "Accordo di Cooperazione Culturale a Lungo Termine" tra il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e il CMA, siglato il 19 novembre 2008, si è convenuta la sollecita restituzione all'Italia di 13 reperti archeologici risalenti all'Antichità greco-romana e di una croce processionale di scuola senese (XIV sec.) acquistati dall'Istituto di Cleveland negli anni 1975-1996, asseritamente in buona fede ma tutti di provenienza furtiva e accertata origine italiana, specialmente meridionale; da parte sua, il Ministero si è impegnato principalmente ad inviare al CMA 13 manufatti qualitativamente equivalenti a quelli restituiti e oggetto di un prestito (continuo e rotativo) da rinnovare per 25 anni, nonché a collaborare ad una "Mostra Speciale" con 4 ulteriori prestiti. Su richiesta del Ministero, le parti convennero anche di formare una commissione scientifica paritetica che, entro sei mesi dalla firma dell'accordo, eseguisse esami scientifici autoptici sui bronzi raffiguranti Apollo Sauroctono e la Vittoria con cornucopia, di origine controversa, per poi decidere il da farsi in merito all'uno e all'altra; l'Apollo è notoriamente conteso al CMA da Grecia e Turchia, benché non se ne possa escludere la provenienza dall'Italia (terraferma o acque territoriali), mentre a proposito della Vittoria, un articolo di D.A. Scott pubblicato nel 1994 mette in evidenza la somiglianza della patina peculiare di tre bronzetti (due figure femminili e una coppia di togati), anch'essi appliques di un carro o di un mobile, che il "J. P. Getty Museum" acquistò le une nel 1984 e gli altri nel 1985 dal noto gallerista inglese Robert Symes e da M. Tempelsman per il tramite dello stesso Symes, tra i protagonisti del traffico internazionale di antichità scavate illegalmente in Italia, con la patina della coeva Vittoria di Cleveland; l'Apollo e la Vittoria, peraltro, facevano parte dei 40 pezzi di cui il Ministero aveva chiesto la restituzione al CMA, alcuni dei quali di pregio altissimo, come il cosiddetto Cratere di Medea (400 a.C. circa), attribuito al pittore di Policoro e acquistato dal CMA nel 1991, e un altro cratere a campana decorato a figure rosse con volto di Dioniso, oggetti che il Museo ha rifiutato di restituire, diversamente dai 14 ceduti, per asserita mancanza di prove certe dell'illecita esportazione; nel 2017, sulla base della collaborazione in atto, anche una testa marmorea di Druso Minore, venduta all'asta a Parigi nel 2004 e comperata dal CMA nel 2012 ma in realtà, si è scoperto, sottratta sul finire del secondo conflitto mondiale ad un sito nei pressi di Napoli, è stata restituita all'Italia, si chiede di sapere: se la commissione scientifica paritetica chiamata ad approfondire l'indagine sulle due sculture bronzee di origine dubbia abbia effettivamente operato e quando, quali risultati abbia eventualmente raggiunto in merito all'Apollo Sauroctono e quali circa la Vittoria con cornucopia, se detti risultati siano stati univoci, quindi inseriti in un'unica relazione, o ciascuno dei due gruppi di studio abbia prodotto un proprio documento, evenienza già prevista nell'accordo; se il Ministro in indirizzo non ritenga di rivedere la strategia delle collaborazioni con i musei statunitensi che dall'inizio degli anni Duemila hanno continuato ad acquistare o accettare in dono da collezionisti privati reperti e oggetti d'arte frutto di illecita esportazione, considerato che detto contegno rende improponibile ottemperare alle previsioni del Memorandum d'intesa Italia - USA firmato a Washington il 19 gennaio 2001 (emendato ed ampliato nel 2006, 2011 e 2016), che, mentre impone restrizioni al trasferimento dall'Italia negli USA di materiale archeologico di epoca pre-classica, greca e romano-imperiale privo di certificato di esportazione, previsione frequentemente disattesa, impegna il nostro Paese a facilitare oltremodo prestiti e scambi; se non ritenga inoltre di adoperarsi presso il Governo USA, relativamente alle antichità entrate in quel Paese dall'inizio degli anni Duemila, per raggiungere l'obiettivo minimo dell'inversione dell'onere della prova, oggi a carico di chi reclama l'oggetto presuntivamente trafugato invece che dell'acquirente, anche quando quest'ultimo non sia in grado di esibire alcun documento attestante la liceità della compravendita. Atto n. 3-01587 BERUTTI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: gli interventi posti in essere per contrastare e contenere l'emergenza sanitaria causata dalla pandemia da COVID-19 incidono in modo significativo sulle entrate dei comuni italiani, sia in ragione dei rinvii previsti, sia, soprattutto, per l'impatto che potranno avere le entrate messe a rischio in modo definitivo dalle conseguenze economiche degli interventi per contrastare e contenere il virus COVID-19; secondo l'Associazione nazionale comuni italiani, rispetto alle entrate proprie comunali 2019, pari a quasi quaranta miliardi di euro, circa dodici miliardi sono state rinviate a causa dell'emergenza COVID-19; di tale cifra, la stessa Associazione stima che oltre cinque miliardi e mezzo potrebbero con alta probabilità non essere mai recuperati; secondo indiscrezioni di stampa, a fronte di tali previsioni negative, il Governo appare intenzionato a riconoscere agli enti territoriali, con i provvedimenti dedicati all'emergenza COVID-19 in via di elaborazione, risorse per circa tre miliardi e mezzo di euro da destinare a comuni, province e città metropolitane; tale previsione, considererebbe le minori entrate al netto delle minori spese, ma non gli incrementi di spese sostenuti dagli enti territoriali, come ad esempio quelli per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti speciali (mascherine, guanti) prodotti per la gestione dell'emergenza COVID-19, si chiede di sapere: quali strumenti intendano implementare i Ministri in indirizzo, senza gravare sui cittadini già messi a dura prova dall'emergenza COVID-19, per sopperire alla mancanza di risorse che impatteranno sui bilanci degli enti territoriali; se non ritengano necessario incrementare le risorse stanziate almeno ad un'entità tale da eguagliare le previsioni già prudenziali dell'Associazione nazionale comuni italiani, in modo tale da consentire agli enti territoriali di far fronte in modo adeguato agli oneri dai quali sono gravati, offrendo servizi e interventi di qualità a cittadini e imprese. Atto n. 3-01588 LANNUTTI PESCO PRESUTTO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Istituto nazionale di statistica (Istat) è un ente pubblico di ricerca, interamente finanziato dallo Stato, avente per finalità istituzionale il rilevamento e la diffusione dei dati statistici; con sentenza n. 302/2018, depositata in segreteria il 21 maggio 2018, la Seconda sezione giurisdizionale di Appello della Corte dei conti, in via definitiva, ha rigettato il gravame proposto dall'ex presidente dell'Istat, Luigi Biggeri, dagli ex direttori generali Olimpio Cianfarani e Giuseppe Perrone, e dall'ex direttore centrale Valerio Terra Abrami, avverso la sentenza n. 1096, emessa dalla Sezione giurisdizionale del Lazio il 7 novembre 2012, con la quale i medesimi, a fronte di un danno erariale quantificato dalla Procura regionale del Lazio della Corte dei conti in oltre 91 milioni di euro, per parziale prescrizione del medesimo danno, erano stati condannati a risarcire all'erario la somma complessiva di euro 210.364, così suddivisa: per l'ex presidente Luigi Biggeri, 145.384 euro; per l'ex direttore generale Olimpio Cianfarani, euro 47.880; per l'ex direttore generale Giuseppe Perrone, euro 10.260 e per l'ex direttore centrale Valerio Terra Abrami, euro 6.840, oltre spese legali e interessi, anche a favore di Adusbef e di Usi-Ricerca, intervenuti in giudizio ad adiuvandum della Procura generale; l'azione della Procura regionale del Lazio della Corte dei conti era stata originata da un esposto del sindacato Usi-Ricerca presentato nel 2007, in relazione alla mancata applicazione da parte dell'Istat delle sanzioni previste per la violazione dell'obbligo di fornire le informazioni richieste dall'Istat in sede di raccolta dei dati necessari all'elaborazione delle indagini statistiche (art. 11 del decreto legislativo n. 322 del 1989); con ricorso proposto in data 4 luglio 2018, l'ex presidente Biggeri, chiedeva la revocazione della citata sentenza n. 302/2018; previo rigetto, con ordinanza n. 35 del 24 settembre 2018, dell'istanza di sospensiva degli effetti della sentenza impugnata, con decisione n. 10/2020, depositata il 27 gennaio 2020, la Corte dei conti - II Sezione giurisdizionale d'appello, dichiarava inammissibile il ricorso proposto dal Biggeri, si chiede di sapere: se l'Istat, a distanza di più 2 anni dal deposito della sentenza n. 302/2018 e di 4 mesi dalla pubblicazione della sentenza di revocazione n. 10/2020, a norma del disposto dell'art. 14, comma 7, del decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174, abbia richiesto il pagamento delle somme oggetto della condanna, e se gli interessati abbiano provveduto al versamento di quanto dovuto; qualora, invece, l'Istat fosse rimasto inerte fino ad oggi, quali provvedimenti urgenti si intendano attivare, dal momento che le sentenze spietatamente vengono sempre applicate quando si tratta di normali cittadini soccombenti, anche ai fini dell'applicazione di eventuali sanzioni a carico dei responsabili del mancato recupero della suddetta somma, con conseguente eventuale danno erariale. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01584 SBROLLINI Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: la crisi epidemiologica COVID-19, e le misure restrittive adottate per farvi fronte, hanno determinato, tra le altre cose, la sospensione delle attività sportive e dei campionati in corso; nonostante le progressive aperture delle attività determinate dalle ultime azioni messe in atto dal Governo, in risposta alla riduzione della diffusione dei contagi, il Ministro in indirizzo ha tuttavia rilasciato negli scorsi giorni dichiarazioni che hanno fatto presagire una volontà dell'Esecutivo, o di alcuni suoi rappresentanti, di non consentire la ripresa dei campionati sportivi, ed in particolare del campionato di calcio; l'ipotesi di non concludere i campionati, a tal proposito, ha contribuito a diffondere la preoccupazione delle migliaia di organizzazioni e di tutti gli sportivi e i lavoratori del settore, che non possono contare su un quadro normativo chiaro, né su un solido piano di ripartenze per il futuro; parimenti, se la situazione di instabilità epidemiologica non consentirà una rapida ripresa del normale svolgimento delle competizioni sportive nel breve termine, risulta altresì compromessa la capacità del settore e del relativo indotto di produrre l'ingente volume di utili che annualmente contribuisce a creare ricchezza nel nostro Paese; a tal proposito, e a titolo di esempio, è sufficiente considerare i danni economici che la crisi epidemiologica ha creato per quanto concerne la mancata vendita dei biglietti per assistere alle competizioni, nonché per quanto riguarda la mancata ricezione dei diritti televisivi da parte delle società sportive; nonostante nel decreto "Cura Italia" (di cui al decreto-legge n. 18 del 2020) siano stati previsti interventi a sostegno del settore, dalla cassa integrazione per i lavoratori dipendenti all'indennità per gli autonomi e i collaboratori, alla sospensione dei pagamenti dei canoni di affitto degli impianti pubblici e dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria per le realtà del comparto, i dati che le fonti stampa pubblicano quotidianamente evidenziano la drammatica crisi in cui rischiano di versare associazioni, società ed enti sportivi, alcuni dei quali hanno già paventato i rischi di chiusure e fallimenti, con inevitabili riscontri anche sul fronte occupazionale; considerato che: sin dall'inizio dell'epidemia il Governo è sembrato non avere una linea ben precisa riguardo al proseguimento delle competizioni sportive, né alla predisposizione di tutte le misure necessarie che ne consentissero lo svolgimento all'interno dei canoni di sicurezza e tutela della salute; a complicare il quadro descritto, vi è da aggiungere che le Regioni, attraverso propri interventi normativi, hanno predisposto singolarmente misure concernenti i tempi e le modalità di riapertura degli impianti sportivi o la ripresa degli allenamenti, tali da creare un orizzonte frammentato e di conseguenza incerto per tutti gli addetti ai lavori e per l'opinione pubblica nel suo complesso; per quanto concerne il solo settore sportivo calcistico, ed in particolare il campionato di Serie A, numerose sono state le prese di posizione delle organizzazioni di vertice che gestiscono la competizione, e che hanno delineato quasi all'unanimità la volontà di ripartire, seppure in sicurezza, e di concludere i campionati sospesi; sebbene Paesi come la Francia e l'Olanda abbiano deciso di terminare anticipatamente i rispettivi campionati, tuttavia la maggior parte degli Stati europei si è espressa per una graduale ripresa delle competizioni garantendo altresì elevati standard igienico-sanitari finalizzati a scongiurare una nuova impennata dei contagi; è il caso, a titolo di esempio, di Paesi come il Portogallo, la Danimarca e la Polonia, dove è manifesta l'intenzione di ripartire a fine maggio e di terminare in estate i campionati, o ancora dell'Inghilterra, dove i club e le istituzioni stanno dialogando, al fine di trovare un accordo per l'approvazione di un protocollo che consenta di giocare le ultime partite della stagione in sicurezza, assicurando tra le altre cose i controlli medici ai giocatori, la disinfezione delle attrezzature e la sanificazione degli stadi, si chiede di sapere: quali orientamenti esprima il Ministro in indirizzo in relazione ai fatti enunciati in premessa e alla presunta volontà di disporre la fine dei campionati e delle competizioni non ancora conclusi; se e in quale misura il Governo intenda riconoscere una specifica indennità per tutti i lavoratori del settore sport per i mesi di aprile e maggio 2020, nonché estendere il credito di imposta per i canoni di locazioni commerciali introdotto nel decreto "Cura Italia" anche agli immobili rientrati nella categoria dei locali per esercizi sportivi; se e quali agevolazioni fiscali intenda adottare al fine di supportare le associazioni e le società sportive, professionistiche e dilettantistiche, anche confermando ed estendendo il rinvio degli obblighi fiscali nonché la sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria, già prevista nel decreto "Cura Italia"; se e quali interventi intenda predisporre allo scopo di uniformare a livello statale la frammentata normativa di settore che è stata emanata dalle singole Regioni, in maniera da offrire un quadro di regole chiaro e certo per tutti gli operatori del settore, nonché favorire l'accesso al credito anche per le associazioni e le società sportive, professionistiche e dilettantistiche, garantendo la liquidità economica necessaria a far ripartire agevolmente tali realtà; se, infine, intenda adottare iniziative urgenti di carattere normativo volte a garantire una pronta ripartenza di tutte le manifestazioni e di tutti gli eventi sportivi, al fine di concludere i diversi campionati e le differenti competizioni sportive diffuse su tutto il territorio nazionale nel rispetto delle regole di sicurezza e delle norme igienico-sanitarie, assicurando altresì la tutela della salute di tutti i lavoratori coinvolti attraverso la somministrazione di test sierologici e tamponi nei loro confronti e la messa a disposizione dei dispositivi di sicurezza individuale (DPI). Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03426 BARBARO Al Ministro della salute Premesso che: la città di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, registra complessivamente 200 casi di positività al Coronavirus; si tratta di un numero impressionante, in quanto i residenti della città sono formalmente 22.000, ma è verosimile immaginare che una certa parte di essi, come spesso accade nell'entroterra meridionale, sia ancora formalmente residente, ma nella sostanza viva in altri luoghi per ragioni di studio o lavoro; il contagio da COVID-19 risulta quindi essersi esteso, approssimativamente, all'1 per cento della popolazione: non si registrano, nelle zone del sud Italia tassi così alti di diffusione del virus ; è, altresì, clamoroso che in una provincia di 420.000 abitanti, divisa in 118 comuni, come quella di Avellino, dove i casi totali di contagio sono meno di 500, ben 200 siano concentrati in un unico Comune. Nella classifica irpina dei contagi, dopo Ariano, infatti, c'è il capoluogo che presenta 31 casi ed una popolazione residente più che doppia rispetto a quella del Tricolle; ogni osservatore può facilmente verificare come il caso di Ariano Irpino sia oggettivamente eccezionale e che quella comunità di popolo stia patendo in maniera significativa e tragica l'evento pandemico. Nonostante la istituzione della cosiddetta "zona rossa" ad Ariano Irpino fino al 22 aprile, è evidente che il meccanismo della prevenzione abbia avuto delle falle e che le conseguenze ferali saranno irrimediabili per la popolazione; a giudizio dell'interrogante, quindi, la città di Ariano Irpino, pur lontana dai riflettori mediatici e dai clamori comunicativi, merita una maggiore attenzione da parte del Governo, tanto più che con la maggiore elasticità della "fase 2", associata ai dispositivi regionali di distensione delle misure restrittive, la città di Ariano Irpino rischia di vedere peggiorare maggiormente la propria situazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno promuovere interventi ispettivi volti ad accertare le cause e le responsabilità che hanno portato Ariano Irpino a subire un così alto tasso di contagio e, altresì, quali provvedimenti intenda porre in essere per sostenere ed incentivare la ripresa economica della città del Tricolle. Atto n. 4-03427 BARBARO Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nel 2018 la Prefettura di Caserta ha comunicato il trasferimento della compagnia dei Carabinieri di Piedimonte Matese, invitando i sindaci della zona a trovare locali idonei per poterli accogliere. Purtroppo, non avendo individuato uno spazio che fosse adeguato per metratura e per le necessarie esigenze militari, il territorio è costretto a rinunciare al presidio di legalità offerto dall'Arma, che, soprattutto in quella zona, è assolutamente necessario ed indispensabile; il sindaco di Piedimonte Matese ha messo a disposizione vari locali che potrebbero essere idonei ad ospitare un posto fisso di Polizia di Stato: la richiesta per l'apertura di questo presidio è stata inoltrata al capo della Polizia e sono stati svolti una serie di incontri con i sindacati di Polizia Coisp e SAP e con il questore di Caserta; garantire la presenza stabile sul territorio della Polizia di Stato sarebbe un segnale molto importante, anche come deterrente, per il crescente fenomeno emergenziale legato ai furti che attanaglia il Matese da alcuni anni e per arginare le infiltrazioni di carattere criminale che hanno visto l'area protagonista di vicende giudiziarie, si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per garantire all'area del Matese in provincia di Caserta la necessaria presenza di un posto fisso di Polizia di Stato, resosi vieppiù necessario in previsione del trasferimento della compagnia dei Carabinieri che sguarnirebbe il capoluogo matesino da un presidio di legalità. Atto n. 4-03428 LANNUTTI PESCO PRESUTTO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: sul quotidiano "Il Sole-24 ore" l'8 maggio 2020 è comparso un articolo dal titolo "Ubi-Intesa, a Cuneo il giallo dei 7 milioni investiti sulla banca"; il quotidiano economico riferisce che a fare l'investimento da 7 milioni di euro "in opzioni Call su azioni Ubi è stata la Sgr Fondaco, incaricata di gestire una parte delle risorse della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (Crc), che con il 5,908 per cento è il primo azionista di Ubi Banca", se si escludono i grandi fondi internazionali. L'operazione realizzata a ridosso dell'emergenza Coronavirus e nel bel mezzo della battaglia con Intesa Sanpaolo per il controllo di Ubi, riferisce il quotidiano di Confindustria, "ha generato una minusvalenza potenziale tra i 2 e i 3 milioni di euro"; i vertici della fondazione, interpellati dal quotidiano economico, si sono difesi sostenendo che «"le operazioni sul titolo Ubi Banca realizzate in questo periodo in capo alla stessa Fondazione Crc riguardano esclusivamente una normale attività su opzioni e sono compiute in piena autonomia da un gestore esterno, senza modifiche della quota azionaria detenuta dalla Fondazione"». Questa "normale" attività di fatto ha portato la fondazione Cassa di risparmio di Cuneo a investire più di un terzo del suo bilancio annuale, destinato ad aiutare i più deboli, per comprare azioni Ubi, proprio mentre è in corso l'offerta pubblica di scambio (ops) di Intesa-Sanpaolo, con il risultato che l'aiuto di Cuneo ai "deboli", cioè ai pattisti bresciani anti-Intesa, è costata una perdita tra due e tre milioni di euro; a rendere ancora più "opaca" l'operazione, facendo intravedere dietro l'iniziativa "una sorta di giallo", come l'ha definita il quotidiano economico, è il fatto che la comunicazione effettuata secondo la norma da Ubi, indica come soggetto che ha realizzato l'operazione la fondazione CRC e non, come sostenuto dalla fondazione, la SGR Fondaco. La fondazione CRC, che ad aprile ha confermato alla presidenza Giandomenico Genta per il periodo 2020-2023, si è difesa sostenendo che «"sono centomila le operazioni effettuate ogni anno, per cui è fisiologico che parte di esse si chiuda col segno meno"»; considerato, inoltre, che: l'operazione al centro dell'attenzione arriva nel pieno della "battaglia a distanza" tra una parte dei soci Ubi e Intesa Sanpaolo, con la fondazione Cuneo schierata a difesa dell'ex Popolare; sul territorio c'è chi ritiene che quella perdita dovesse essere evitata, soprattutto a ridosso di un mercato azionario condizionato dal crollo da lockdown , il che rende ancora più incomprensibile l'operazione; l'ostilità della fondazione guidata da Giandomenico Genta nei confronti del piano dell'amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo, Carlo Messina, è stata giustificata anche dalla paura di una possibile diminuzione del peso della fondazione nei confronti dell'istituto di credito. Le fondazioni però spesso giocano un ruolo importante anche in un'altra partita: quella dei posti di comando negli istituti di credito, con i quali le fondazioni continuano ad avere un'osmosi, non di rado eccessiva, con la possibilità, appunto, di esprimere membri dei board e, non di meno, poter contare su un legame privilegiato con la banca, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa operazione; se intenda intervenire per fare maggiore chiarezza sugli eventuali retroscena di questa iniziativa, visto che in virtù della normativa vigente la fondazione è soggetta al controllo della preposta Autorità di vigilanza presso il Ministero dell'economia e delle finanze. Atto n. 4-03429 LANNUTTI LEONE MAIORINO PRESUTTO GAUDIANO MARILOTTI ACCOTO VANIN ANGRISANI TRENTACOSTE CORRADO LOMUTI RICCARDI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno Premesso che: recita l'articolo 68, comma secondo, della Costituzione, "Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale"; tra le prerogative costituzionali dei parlamentari c'è anche la rappresentanza politica dei territori, come ha sottolineato recentemente anche la Presidente del Senato. Pertanto la libertà di circolazione è necessaria non soltanto per la partecipazione ai lavori di Commissione e di Aula, ma anche per lo svolgimento di questa importante funzione nell'intero Paese; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: giovedì 30 aprile una senatrice della Repubblica si è recata all'aeroporto di Fiumicino per tornare in Sicilia, dopo aver partecipato ai lavori in Senato. Pur avendo mostrato il tesserino da parlamentare, al primo controllo la senatrice sarebbe stata aggredita verbalmente da una poliziotta, che l'ha minacciata di non farla passare se non avesse compilato l'autocertificazione, in quanto «uguale a tutti gli altri cittadini "comuni"». La senatrice avrebbe spiegato che dal 6 aprile la Regione Siciliana ha deciso che i parlamentari nazionali e regionali sono liberi di spostarsi da e per la Sicilia. La direttiva, a firma del capo della Protezione civile regionale, Calogero Foti, dice infatti che, "a meno del manifestarsi di sintomatologia respiratoria o esito positivo per COVID-19", ai parlamentari nazionali e regionali non si applicano i limiti sugli spostamenti da e verso la Sicilia, disposti dalle ordinanze del presidente della Regione, "considerata l'alta funzione assolta dagli stessi". Pertanto, la senatrice avrebbe ritenuto superfluo redigere l'autocertificazione, in quanto non necessaria per la Sicilia. Nonostante la spiegazione e dopo aver mostrato dal proprio cellulare la foto con la delibera della Protezione civile siciliana ed il tesserino del Senato, la senatrice sarebbe stata trattenuta ancora dalla poliziotta e, alla fine, per poter partire sarebbe stata costretta a firmare l'autocertificazione. Non solo. Con tono di disprezzo e ad alta voce, la poliziotta avrebbe accusato la senatrice di aver rallentato la fila, mortificandola nuovamente davanti ai passeggeri presenti; inoltre, a cavallo delle festività pasquali, due senatrici siciliane sarebbero state costrette all'identificazione da parte della Questura per poter avere il via libera per attraversare lo stretto di Messina per tornare a Roma, dove erano previsti i lavori in Senato, nonostante avessero mostrato il loro tesserino da parlamentare; durante l'ultima settimana di aprile tra i tanti episodi a giudizio degli interroganti da vero e proprio "Stato di Polizia", si citano alcuni: una senatrice della Repubblica, dopo aver partecipato ai lavori parlamentari, si sarebbe vista negare la possibilità di prendere un volo per rientrare nella sua Sardegna, perché fino al 3 maggio in questa regione non era possibile rientrare se non per comprovati motivi di salute o di lavoro; un senatore che doveva partecipare ai lavori del Senato, fermato alla stazione ferroviaria di Mestre, nonostante avesse fornito il tesserino da senatore affermando che stava andando a Roma per svolgere il suo indifferibile dovere istituzionale, sarebbe stato costretto a compilare l'autocertificazione, si chiede di sapere: se il Governo sia informato sulle vicende in cui sarebbero incappati i parlamentari e se questi che a giudizio degli interroganti sono evidenti ed ingiustificabili abusi di comprovata sospensione delle prerogative costituzionali siano ascrivibili all'interpretazione cavillosa di direttive da parte di zelanti rappresentanti delle forze dell'ordine, oppure ad ambigue circolari ministeriali; se, pur nel rispetto dell'importante ruolo svolto delle Forze dell'ordine, non si ravvisi una violazione e sospensione dell'articolo 68 della Costituzione e, di conseguenza, un uso non corretto dei poteri di controllo; se non si ritenga di dover intervenire, affinché i parlamentari possano spostarsi sull'intero territorio nazionale, senza limitazioni o qualsivoglia obbligo di autocertificazione da parte delle forze dell'ordine, eccetto l'identificazione con i tesserini rilasciati dalle Camere di appartenenza, in modo da poter raccogliere le istanze della popolazione, per assolvere con dignità ed onore l'alta funzione che senatori e deputati sono chiamati a svolgere in ossequio alle prerogative costituzionali. Atto n. 4-03430 LANNUTTI COLTORTI RICCARDI TRENTACOSTE CORRADO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nei giorni scorsi, l'ex generale della Guardia di finanza Umberto Rapetto, uno dei massimi esperti in tecnologia digitale, ha pubblicato on line un articolo dal titolo: "Davvero non vi importa nulla della vostra libertà futura? Chi ci garantisce che Immuni sia immune agli ultrasuoni? Sapete che esistono app pronte a fare la spia innescate da segnali audio inaudibili dagli esseri umani?", nel quale lanciava l'allarme sugli ultrasuoni, facendo l'esempio di un cane che li sente e li riceve. Si può quindi chiamare il cane e farlo smettere di abbaiare con semplici fischietti il cui uso non disturba nessun essere umano. Lo smartphone , pur senza guaire, reagisce ad analoghe sollecitazioni acustiche: capta il segnale e si limita a passarlo ad una app (ufficialmente destinata a tutt'altro) che provvede a trasmettere ad un determinato server una serie di informazioni estremamente interessanti per la "profilazione" della potenziale clientela del prodotto reclamizzato. I dati che vengono trasferiti fanno sapere chi, quando, per quanto tempo, dove e cosa ha seguito; le aziende di software Shopkick, Lisnr, e SilverPush hanno inventato da anni una tecnologia più evoluta del bluetooth che permette di interagire con gli smartphone attraverso ultrasuoni (superiori a 20.000 hertz), ovviamente non percepibili dall'udito degli esseri umani. La tecnologia si chiama ultrasound cross-device tracking o uXDT; sono state sviluppate applicazioni per cellulari Android che chiedono agli utenti l'autorizzazione per utilizzare il microfono del dispositivo, nonostante le app non sembrino avere tale funzionalità. Autorizzazione che automaticamente predispone il cellulare in questione all'interazione con la tecnologia uXDT; annunci televisivi ( spot pubblicitari, programmi d'intrattenimento, talkshow politici, programmi sportivi eccetera), apparentemente innocui, emettono un segnale audio inaudibile, fuori quindi dalle frequenze percettibili da un essere umano, ma perfettamente ascoltabile dai moderni telefonini degli spettatori, che captano i segnali e si limitano a passarlo ad una app (ufficialmente destinata a tutt'altro) che provvede a trasmettere a un determinato server una serie di informazioni estremamente interessanti per la profilazione della potenziale clientela del prodotto reclamizzato; il possessore dello smartphone , una volta "agganciato", viene schedato in ogni minimo dettaglio: si conosceranno non solo i suoi interessi per un certo segmento commerciale, ma anche le simpatie calcistiche, le preferenze per questo o quel partito, persino le convinzioni religiose se il "segnale" viene emesso durante la trasmissione della messa; nel 2016 la Federal trade commission lanciò negli Usa uno specifico allarme in proposito e l'anno successivo, per contrastare questa forma di impercettibile monitoraggio, pubblicò un elenco di 234 app Android (alcune delle quali di grande diffusione) che utilizzano i software in questione; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: già alcuni anni fa, le società di marketing digitale (come quelle che hanno contribuito alla realizzazione dell'applicazione Immuni, progettata per facilitare la fase 2 dell'emergenza COVID-19) hanno iniziato ad utilizzare segnali ad ultrasuoni per verificare e tracciare gli interessi delle persone (in possesso di smartphone ) cui veniva indirizzato un determinato messaggio pubblicitario; inoltre, un gruppo di ricercatori della Brunswick Technical University, in Germania, hanno scoperto che lo spionaggio attraverso ultrasuoni sarebbe utilizzato anche da molte catene di distribuzione commerciale, come McDonald's (oltre a 4 grandi catene europee). È sufficiente mettere piede nel negozio dotato del dispositivo perché si fornisca all'esercizio commerciale informazioni circa i gusti della clientela per poter profilare su ciascun cliente una valida campagna promozionale. Inoltre, secondo i ricercatori tedeschi, entrare in un esercizio commerciale del genere comporterebbe l'abbordaggio da parte di un commesso che conosce già i gusti del cliente e il suo storico di ricerca, si chiede di sapere: se il Governo sia informato dell'esistenza di questo tipo di tecnologia e la ritenga compatibile con le vigenti norme di legge; se si sia già attivato per verificare che l'applicazione "Immuni" non sia dotata di questo tipo di tecnologia, che potrebbe mettere a rischio il bene prezioso dei dati sensibili delle persone afferenti la vita privata di quei cittadini indotti a scaricare l'applicazione; se abbia già fatto svolgere ricerche sulla tecnologia uXDT e dunque abbia stilato una lista delle applicazioni e degli esercizi commerciali che ne fanno già uso, ed in caso affermativo non abbia il dovere di pubblicare l'eventuale elenco; quali misure urgenti intenda attivare, per impedire che i dati sensibili dei cittadini, specie quelle protetti dalla legge sulla privacy , quali l'origine razziale od etnica, le convinzioni religiose, filosofiche, le opinioni politiche, l'appartenenza sindacale, i dati relativi alla salute come i dati biometrici e quelli relativi all'orientamento sessuale, siano oggetto di mercimonio per finalità speculative e commerciali. Atto n. 4-03431 LANNUTTI VANIN PRESUTTO CORRADO Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo, dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: in base al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 aprile 2020 (art. 1, comma 1, lettera a) ), nessuno poteva uscire dal proprio Comune di residenza fino al 4 maggio 2020; la città di Venezia, "regina dei mari", e la sua laguna sono state inserite nel World heritage list dell'Unesco nel 1987, ovvero sono patrimonio mondiale dell'umanità; considerato che: il cantante Zucchero Fornaciari, residente in Toscana, lo scorso 2 maggio 2020 ha registrato in piazza San Marco a Venezia il videoclip della sua ultima canzone; per permettere la registrazione del video, piazza San Marco è stata chiusa al transito dalle ore 16.30 alle ore 21 a causa dell'ordinanza n. 288/2020, emessa dal comandante generale del Corpo di Polizia locale, contenente le misure "a tutela della circolazione pedonale in Venezia Piazza San Marco in occasione delle riprese per un video di promozione e comunicazione dell'artista Zucchero"; come riportato in un articolo de "Il Corriere del Veneto" del 3 maggio dal titolo "Zucchero gira un video, San Marco chiusa", la chiusura della piazza ha suscitando l'indignazione di "Italia Nostra", l'associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturalistico della nazione, che ha commentato: "Piazza San Marco, solo degli amici personali". È noto infatti che il cantante emiliano sia amico personale del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. La polemica è scoppiata anche sui social network , nell'ambito della quale qualcuno ha cercato di difendere la scelta del Comune di Venezia, facendo presente che il cantante dal 2018 ha una casa di proprietà a Venezia. Dunque una seconda casa, che il cantante emiliano non avrebbe potuto raggiungere sempre in base al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 aprile 2020; considerato, inoltre, che, a quanto risulta agli interroganti: la Venezia terminal passeggeri (VTP), la società che gestisce la marittima di Venezia per le crociere, controllata al 53 per cento da APVS, a sua volta controllata da Veneto Sviluppo, società della Regione Veneto, è ricorsa al TAR contro l'Autorità portuale e Provveditorato triveneto alle opere pubbliche. Come riportato dal "Gazzettino di Venezia" del 5 maggio 2020, in un articolo dal titolo "Il Tar dà ragione a Vtp. Il canale si può scavare", l'oggetto del contendere sono i carotaggi per verificare la caratterizzazione dei fanghi depositati sui fondali del canale Vittorio Emanuele, che VTP vuole realizzare a sue spese in project financing per utilizzarlo poi come possibile via alternativa al passaggio delle grandi navi dal bacino di San Marco, approdando comunque in marittima, come vorrebbe anche il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro; la Venezia Terminal Passeggeri ha infatti presentato il 30 ottobre 2019 al Provveditorato interregionale per le opere pubbliche un progetto per realizzare due banchine per le navi da crociera lunghe più di 300 metri nel canale industriale nord di Marghera; se il progetto sarà valutato positivamente la laguna di Venezia subirà ancor di più l'invasione di gigantesche navi da crociera, che già stanno mettendo a rischio la sopravvivenza dell'ecosistema, della laguna e di Venezia stessa, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di queste due vicende; se il Ministro dell'interno non ritenga di dover appurare se vi siano state violazioni del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 aprile 2020 da parte del cantante Zucchero Fornaciari; se non ritenga di dover chiedere chiarimenti al Comune di Venezia circa la disponibilità concessa al cantante Zucchero Fornaciari, a maggior ragione se in presenza di violazioni delle disposizioni vigenti il 3 maggio 2020 per l'emergenza COVID-19; quali interventi si intenda intraprendere per evitare che venga fatto scempio della laguna di Venezia, al fine di proteggerla da quei mostri galleggianti che sono le grandi navi da crociera; se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ritenga non solo necessario, ma anche doveroso intervenire per impedire che vengano costruite due banchine per le lunghe navi da crociera nel canale industriale nord di Marghera, azione che permetterebbe l'ingresso in laguna di veri e propri giganti galleggianti. Atto n. 4-03432 LONARDO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'emergenza causata dal COVID-19 ha fortemente colpito il settore degli eventi e, di conseguenza, la categoria dei fotografi; a seguito dell'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020, il 4 maggio è stata avviata la cosiddetta "fase 2", ma non c'è ancora nessuna indicazione su quando questo comparto potrà riprendere a lavorare ed in quale modo; la sospensione, a tempo ancora indeterminato, di qualsiasi tipo di evento, da quelli sportivi a quelli ludici e di intrattenimento, dalle manifestazioni pubbliche (concerti, spettacoli, convegni) alle cerimonie private (matrimoni, battesimi, comunioni), ha inevitabilmente fatto venir meno buona parte delle attività che generano guadagno per la categoria; in particolar modo, gli eventi privati sono stati tutti rinviati a data da destinarsi e, oltre al danno economico riguardante la produttività della stagione 2020, già possono essere ipotizzate delle ripercussioni negative sulla produttività del 2021 per l'impossibilità di programmare; nonostante ciò, sembra che la categoria dei fotografi sia stata completamente dimenticata e nessun tipo di supporto economico è stato previsto per loro, si chiede di sapere: se e quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, ritengano di intraprendere a sostegno della categoria di fotografi; se ritengano, altresì, di prevedere aiuti economici e la sospensione delle tasse; se ritengano, infine, di prevedere ammortizzatori sociali fino al mese di marzo 2021, finalizzati al sostegno del reddito di una categoria che si trova involontariamente in una situazione di disoccupazione. Atto n. 4-03433 PILLON Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che a quanto risulta all'interrogante: in data 6 maggio 2020 Costanza Miriano, giornalista di "Rai Vaticano", pubblicava sui suoi profili social una campagna di raccolta firme promossa dalla fondazione "CitizenGo", in cui si segnalavano contenuti di propaganda LGBT nei programmi della Disney e si richiedeva alla Disney di abbandonare detti contenuti, per evitare recassero danno ai bambini spettatori; contestualmente, Costanza Miriano pubblicava lo screen shot della disdetta dell'abbonamento famigliare al servizio "Disney +"; in poche ore migliaia di attivisti LGBT iniziavano a insultare la giornalista nei commenti, con bestemmie e auguri di cose infamanti verso di lei, verso il marito e verso i figli, tra le quali persino l'auspicio che questi ultimi le fossero sottratti; la giornalista, accertata l'impossibilità di bloccare tutti i profili degli utenti che la insultavano su "Facebook", rendeva invisibile il post da lei pubblicato a chi non fosse tra i suoi contatti; contestualmente, su "Instagram", Costanza Miriano inviava una segnalazione all'apposito servizio messo a disposizione dal social network , il quale rispondeva evidenziando l'impossibilità di presa in carico della segnalazione, a motivo della riduzione del personale causata dall'emergenza COVID-19; inoltre, Costanza Miriano veniva bersagliata anche sulla stampa, con un articolo de "il Fatto Quotidiano" che riportava l'accusa rivoltale dal blog "Gayburg", il quale insinuava ella avesse approfittato del mese gratuito di prova del servizio Disney + prima di disdire l'abbonamento, circostanza poi smentita dall'interessata; infine, una vicenda così grave, che riguarda una giornalista della televisione di Stato, che è stata insultata sia come donna che come madre, che è stata infamata per le sue convinzioni e denigrata persino nel suo aspetto fisico, è stata ignorata dai media e passata sotto silenzio anche dalla TV pubblica, non ha trovato voci di solidarietà nel mondo dell'informazione, sempre e giustamente attento alle manifestazioni di odio contro le donne anche a mezzo di social media , né ha trovato vicinanza nel mondo politico, non solo da parte di quegli esponenti che hanno fatto della difesa delle donne una bandiera, ma neppure, ad oggi, dal dicastero presieduto dal Ministro in indirizzo, si chiede di sapere se e in che modo il Ministro in indirizzo intenda intervenire sulla questione descritta, per dare tutela e sostegno a una donna e una giornalista del servizio pubblico vergognosamente insultata, ribadendo così tutta la serietà dell'istituzione che rappresenta e delle campagne che porta avanti e, incidentalmente, fugando il sospetto, già da alcuni sollevato sul web , che la tutela di una donna possa dipendere dalle idee o dalle convinzioni che questa sostiene. Atto n. 4-03434 PILLON Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che a quanto risulta all'interrogante: si apprende da fonti di stampa che in Ucraina, presso la hall dell'hotel "Venezia" di Kiev, sarebbero ospitati 46 neonati, nati in Ucraina mediante la pratica dell'utero in affitto; si apprende, infatti, che con il blocco delle frontiere dovuto alla pandemia da COVID-19, i "committenti", di nazionalità diverse e anche italiana, non sarebbero potuti andare a prenderli e i bambini sono attualmente "parcheggiati", alla stregua di merce giacente, come testimoniato dalle immagini pubblicate dalla Biotexcom, la società che si occupa della gestione dei rapporti tra chi paga e le madri surrogate; si apprende che la società avrebbe invitato i genitori "acquirenti" a rivolgersi ai propri ministri degli esteri, perché intercedano presso il Governo ucraino, in modo da ottenere un permesso per arrivare a Kiev, nonostante le attuali normative sugli spostamenti; numerose associazioni hanno già protestato, tra queste la Rete italiana contro l'utero in affitto, che ha scritto all'ambasciatore italiano in Ucraina, chiedendo di verificare lo stato di salute dei bambini e chiedendo che ai "committenti" non sia concesso alcun permesso, ma che vengano anzi identificati; inoltre, si apprende che la giornalista che aveva già affrontato la questione sul "Corriere della Sera" avrebbe provato a contattare l'ambasciatore, chiedendo un riscontro sulla lettera della Rete italiana contro l'utero in affitto, ma che ha ottenuto solo un "no comment"; considerato infine che l'utero in affitto nell'ordinamento italiano è un reato, ai sensi dell'art. 12, comma 6, della legge n. 40 del 2004, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, intendano mettere in atto misure urgenti per far fronte a una palese violazione dei diritti umani di questi bambini, trattati alla stregua di pacchi postali comprati via internet ; se intendano valutare la possibilità di non concedere il permesso di spostamento ai "committenti" e se ritengano opportuno adottare ulteriori misure volte ad inibire ai cittadini italiani il ricorso all'utero in affitto, anche all'estero. Atto n. 4-03435 PILLON Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: si apprende da fonti di stampa ("la Repubblica", "Huffingtonpost", "Tgcom24", per citarne alcune) che, dall'inizio del lockdown dovuto all'emergenza COVID-19, il numero delle chiamate fatte ai centri antiviolenza sarebbe aumentato sensibilmente e, pertanto, sarebbero aumentati i casi di violenza domestica, di violenza sulle donne e di femminicidio; i primi giorni di aprile 2020 anche il presidente dell'OMS ha lanciato un allarme, comunicando che si era registrato un aumento degli episodi di violenza domestica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda avviare le necessarie verifiche e fornire dati certi in ordine agli omicidi che hanno avuto per vittime donne, compiuti in Italia dall'inizio della pandemia. Atto n. 4-03436 CORRADO ANGRISANI GAUDIANO PACIFICO ABATE MORONESE PUGLIA LANNUTTI VANIN Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: un concreto rischio di estinzione minaccia, a parere dell'interrogante, il prestigioso Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU), nato nel 1975, contestualmente al Ministero in indirizzo, subentrando al Centro nazionale per il catalogo unico, in attività dal 1951; l'ICCU, oggi afferente alla Direzione generale biblioteche e istituti culturali (DGBIC), è infatti allocato al IV piano della storica Biblioteca nazionale centrale di Roma (BNCR), sita in Viale del Castro Pretorio, ma pare che il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo voglia stipare in quella sede anche gli uffici della neonata Direzione generale Turismo, occupando 19 delle 32 stanze assegnate all'Istituto; tali stanze sono "vuote" di addetti, ma non di materiali e strumentazione, a causa dell'annosa crisi organizzativa dell'ICCU, esito di una riduzione del personale grossomodo pari al 50 per cento della pianta organica che il Ministero non ha inteso, fin qui, affrontare, né contrastare; si prevede, fra l'altro, lo smantellamento della sala e-learning , che renderà inutilizzabili le sue 15 postazioni, il computer master per la docenza e il nuovo videoproiettore; mentre il ridimensionamento degli spazi destinati al personale obbligherà ad accatastare i materiali frutto delle attività pregresse entro armadi posizionati nei corridoi; l'operazione stigmatizzata sarebbe già andata in porto, o andrebbe in porto con l'imminente rientro in ufficio del personale, se le norme sul distanziamento fisico imposto dalla pandemia da COVID-19 non impedissero di costringere i dipendenti residui dell'ICCU e quelli della Direzione generale Turismo in tre o quattro per stanza, come sembra fosse stato congegnato; considerato che: la convivenza forzata imposta a due direzioni del Ministero che nulla hanno in comune, e non potranno giovarsi della prossimità fisica per l'espletamento dei propri fini istituzionali, a parere dell'interrogante è indicativa della scarsa importanza riconosciuta dall'Amministrazione allo straordinario patrimonio bibliotecario italiano e al servizio che l'ICCU ha svolto e svolge, in particolare garantendo la rete pubblica di conoscenza e condivisione del sapere; come sottolinea la consigliera metropolitana del Movimento 5 Stelle, Gemma Guerrini, in una mozione presentata a marzo 2020 al Sindaco di Roma e alla sua Giunta, "il provvedimento preso comporterà l'interruzione di una attività imprescindibile per la ricerca nazionale e internazionale, con gravissimo nocumento per la cultura"; anche la società civile si è mobilitata, tra l'altro attivando una raccolta firme on line indirizzata al ministro Franceschini allo scopo di indurre il Ministero a recedere da tale improvvida decisione; considerato inoltre che: risulta all'interrogante che nella Biblioteca nazionale centrale di Roma alcuni locali siano stati concessi alla Fondazione di partecipazione "Scuola dei beni e delle attività culturali", nata con la legge 27 febbraio 2015 n. 11, che ha ridefinito il raggio di azione della precedente "Fondazione di Studi universitari e di perfezionamento sul turismo"; da statuto, la scuola citata è "un istituto internazionale di formazione, ricerca e studi avanzati nell'ambito delle competenze del Ministero per i beni e le attività culturali"; la sua sede centrale è "a Roma, presso il Ministero"; il contributo del Ministero, socio fondatore, al funzionamento e alla gestione del suddetto ente di diritto privato, peraltro commissariato da ottobre 2019, è sempre stato cospicuo: oltre al fondo di dotazione iniziale, gli ha destinato 7.898.350 euro nel 2016, 3.400.000 euro nel 2017, 2.500.000 euro nel 2018 e nel 2019, con l'aggiunta, l'anno passato, di altri 1.150.600 euro del "Fondo per oneri differiti"; per il 2020 il contributo in conto esercizio è pari a 3.500.000 euro; nonostante disponga di risorse pubbliche annuali così considerevoli, la "Scuola dei beni e delle attività culturali", che non è proprietaria di immobili, continua a giovarsi dell'ospitalità della Biblioteca nazionale centrale di Roma per la propria sede operativa, sottraendo spazio anch'essa, con l'avallo del Ministero, agli uffici che fanno capo alla DGBIC, compreso l'ICCU, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che la sottrazione all'ICCU di oltre metà del suo spazio vitale condanni l'Istituto ad un sottodimensionamento, che giocoforza non solo compromette la prosecuzione delle sue attività, ma impedisce anche per il futuro il ripristino della pianta organica originale; se non creda insensato affossare l'ICCU per fare posto ad una Direzione generale creata ad hoc per occuparsi di una materia, il turismo, che, come dimostra l'intermittenza della sua attribuzione al Ministero in indirizzo negli scorsi anni, sarebbe, a parere dell'interrogante, più ragionevole riconnettere al Ministero dello sviluppo economico o assegnare a un Ministero apposito; se, anche alla luce delle esigenze di promozione e finanziamento della ricerca scientifica prepotentemente emerse con la pandemia in corso, non ritenga opportuno recedere dal proposito precedente al periodo del COVID-19 di sacrificare l'ICCU, e anzi impegnarsi per rilanciarlo e potenziarlo consapevole che la fruizione dei dati on line e l'interconnessione sono modalità di cui la scienza moderna non può fare a meno e di cui perciò un Paese civile come l'Italia non può essere privato. Atto n. 4-03437 CORRADO TRENTACOSTE PIRRO MORONESE PRESUTTO PAVANELLI ABATE DONNO Ai Ministri per la pubblica amministrazione e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che a quanto risulta all'interrogante: la neo Presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, a margine della riunione del Consiglio regionale che a fine aprile 2020 ha votato l'approvazione del bilancio, ha reso alla stampa una dichiarazione sconcertante: "Ci sono 800 persone che lavorano negli uffici della Regione ma non sappiamo a quale titolo e per fare cosa", e ha chiosato, rivolta alla maggioranza e all'opposizione, "aiutateci ad aprire i cassetti e scrosteremo molto" ("calabria.gazzettadelsud", del 29 aprile 2020); qualche anno fa, essendo presidente Giuseppe Scopelliti, anch'egli espressione di una coalizione di centro-destra, la Giunta Regionale della Calabria, con deliberazione n. 302 del 25 marzo 2010, attuando la previsione normativa della legge regionale 26 febbraio 2010 n. 8, art 15, comma 1, ha stabilizzato personale appartenente all'ex contingente LSU/LPU (lavori socialmente utili/lavori di pubblica utilità); la Giunta medesima, con le deliberazioni nn. 304-305-306 del 25 marzo 2010, richiamando l'art. 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165, ai sensi dell'art 16, comma 2, della citata legge regionale, ha trasferito in posizione di comando nei ruoli regionali tre unità dirigenziali dipendenti a tempo indeterminato di altre pubbliche amministrazioni; con sentenza n. 108 del 1° aprile 2011, la Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale degli artt. 15, comma 1, e 16, comma 2, della summenzionata legge regionale n. 8 del 2010, ne ha dichiarato l'illegittimità per contrasto rispettivamente con i principi di cui all'articolo 117, comma secondo, e all'articolo 3 della Costituzione; con deliberazione n. 127 del 12 aprile 2011 la Giunta regionale prendeva atto della dichiarazione di incostituzionalità e veniva costituito un tavolo tecnico per gli adempimenti previsti; con deliberazione n. 370 del 30 luglio 2012, trasmessa alla Corte dei conti in data 5 settembre 2017, la Giunta regionale ha ritenuto di non dover procedere all'annullamento degli atti proprio sulla base di quanto riportato nella relazione del precedente tavolo tecnico; nonostante il grande scandalo mediatico, i tre dirigenti in comando non sono stati rimossi, né restituiti agli uffici di provenienza e due di loro risulterebbero tuttora in servizio; circa la posizione dei tre componenti del tavolo tecnico, accusati di abuso d'ufficio, la Procura di Catanzaro ha chiesto l'archiviazione sul presupposto che "non ci fu dolo intenzionale, ma solo manchevole conoscenza della materia e una superficiale lettura del dettato normativo di cui all'articolo 21 nonies della legge 241/90" ("quotidianodelsud", del 25 ottobre 2013); considerato che: il decreto-legge 6 luglio 2011 n. 98, recante "Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria", convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011 n. 111, all'art. 16, comma 8, dispone che: "I provvedimenti in materia di personale adottati dalle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ed in particolare le assunzioni a tempo indeterminato, incluse quelle derivanti dalla stabilizzazione o trasformazione di rapporti a tempo determinato, nonché gli inquadramenti e le promozioni posti in essere in base a disposizioni delle quali venga successivamente dichiarata l'illegittimità costituzionale sono nulle di diritto e viene ripristinata la situazione preesistente a far data dalla pubblicazione della relativa sentenza della Corte Costituzionale. Ferma l'eventuale applicazione dell'articolo 2126 del codice civile in relazione alle prestazioni eseguite, il dirigente competente procede obbligatoriamente e senza indugio a comunicare agli interessati gli effetti della predetta sentenza sul relativo rapporto di lavoro e sul correlato trattamento economico e al ritiro degli atti nulli"; il comma 14 dell'art. 20 del suddetto decreto-legge n. 98 del 2011 dispone che "Ai fini del coordinamento della finanza pubblica, le regioni tenute a conformarsi a decisioni della Corte costituzionale, anche con riferimento all'attività di enti strumentali o dipendenti, comunicano, entro tre mesi dalla pubblicazione della decisione nella Gazzetta Ufficiale, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari regionali, tutte le attività intraprese, gli atti giuridici posti in essere e le spese affrontate o preventivate ai fini dell'esecuzione"; il comma 15 dello stesso art. 20 stabilisce che "In caso di mancata o non esatta conformazione alle decisioni di cui al comma 14, il Governo, su proposta del Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, sentito il Presidente della regione interessata, esercita, in presenza dei presupposti, il potere sostitutivo di cui all'articolo 120, secondo comma, della Costituzione, secondo le procedure di cui all'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto; se, stanti la nullità e l'insanabilità degli atti dichiarati incostituzionali, non reputino opportuno e necessario adottare le opportune iniziative per verificare gli atti descritti e accertare le ragioni per le quali la suddetta Regione non abbia dato attuazione a quanto previsto dalla normativa vigente, né si sia curata del grave nocumento così arrecato alla propria immagine agli occhi dell'intero Paese. Atto n. 4-03438 GALLONE MALLEGNI TOFFANIN MOLES ALDERISI CAUSIN LONARDO PAPATHEU RIZZOTTI PEROSINO Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il settore degli eventi è stato il primo ad essere colpito per effetto dell'emergenza sanitaria da COVID-19 e dei progressivi lockdown . Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020, il 4 maggio è stata avviata la cosiddetta "fase 2", ma non esiste ancora nessuna indicazione su quando le aziende di questo comparto potranno lavorare ed in quale modo; ogni evento, prima di essere realizzato, necessita di molti mesi di programmazione. Un matrimonio può richiedere anche dai 6 ai 14 mesi di lavoro ed un evento privato generico dai 2 ai 6 mesi; muovendo da questa constatazione, è evidente che il momento in cui sarà possibile ripartire per altri comparti produttivi non può coincidere con quello in cui potrà tornare ad operare anche il mondo degli eventi. Già oggi, secondo quanto riferito dalle associazioni di categoria, sulla scia dei provvedimenti governativi man mano emanati è di fatto generalizzata una completa cancellazione di ogni evento privato fino a metà agosto 2020; il comparto matrimoni ed eventi privati ha assunto negli anni una forte identità di prodotto e si è mostrato capace di diventare anche uno strumento di attrazione di clientela internazionale, oltre a intercettare sempre più efficacemente le richieste della clientela nazionale. Come tutto il comparto turistico, e ancor più per le proprie innegabili specificità, questo settore ha subito perdite considerevoli; gli elementi di incertezza dovuti alla gestione dell'emergenza sanitaria COVID-19 stanno vanificando i numerosissimi contratti stipulati per il 2020, molti dei quali sono persi per sempre; si prospetta dunque un vero e proprio collasso delle contrattazioni, che travolgerà tutti gli operatori del settore, più di 50.000 tra piccole e medie imprese, che hanno visto una diminuzione stimata, prudenzialmente e nel minimo, del 75 per cento del proprio fatturato. Oltre al danno economico riguardante la produttività della stagione 2020, già possono essere ipotizzate delle ripercussioni negative sulla produttività del 2021 per l'impossibilità di programmare; si prevede inoltre un significativo aumento dei costi strutturali per gli adeguamenti, anche temporanei, alle normative COVID-19 e vi è stata una forte perdita di liquidità dovuta alla restituzione degli acconti o delle caparre già versate per gli eventi programmati, essendo stata del tutto trascurata una doverosa normazione in proposito; il settore degli eventi ha una filiera di aziende composta da un tessuto particolarmente eterogeneo, che va dalle dimore storiche alla moda, passando per il catering e i servizi food & beverage in generale, passa per i servizi d'intrattenimento, i servizi tecnici e tecnologici, i trasporti, la decorazione floreale e la scenografia, i servizi alla persona, gli allestitori e i noleggiatori di materiali e di arredi, le agenzie di organizzazione di eventi e i wedding planner , i fotografi e i videografi, per non parlare dei molti altri comunque coinvolti nella filiera del settore. Una filiera, appunto, incredibilmente variegata sia verticalmente che orizzontalmente, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda adoperarsi per fornire urgentemente linee chiare e protocolli sanitari per la realizzazione degli eventi, con particolare attenzione a quelli privati ed alle loro dinamiche, affinché possano attivarsi quanto prima per la riapertura e la programmazione; quali misure stia mettendo in atto per il sostegno al suddetto settore e alla filiera ad esso collegata. Atto n. 4-03439 GALLONE MOLES MALLEGNI ALDERISI TOFFANIN TESTOR CAUSIN LONARDO PAPATHEU RIZZOTTI PEROSINO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: tutti gli operatori del settore, legati al turismo business , agli eventi, all' incoming turistico e alle gite scolastiche, sono tra quelli che stanno subendo i maggiori danni economici conseguenti all'emergenza sanitaria COVID-19. Il settore registra disdette che arrivano fino alla fine del mese di maggio, se non oltre, e le imprese stanno perdendo anche tutte le prenotazioni per il periodo delle ferie estive. Il danno è certo e non recuperabile; più in particolare, il settore specifico degli autobus da noleggio con conducente per trasporti privati è completamente fermo, il fatturato è a zero dall'inizio dell'emergenza e le prospettive di ripresa sono incerte e difficili, perché le gite scolastiche sono state cancellate a causa dell'interruzione delle attività didattiche e ancora non è chiaro, a settembre, se e con quali criteri potranno ripartire i servizi curriculari ed extracurriculari. Per il trasporto turisti, invece, si dovrà aspettare probabilmente il prossimo anno; le imprese si trovano in grave difficoltà con la gestione del personale dipendente, con le rate dei mutui e dei leasing da pagare per l'acquisto mezzi, per il pagamento delle scadenze fiscali e contributive, per la sussistenza stessa delle famiglie dei titolari, che vivono del lavoro nell'impresa; quello degli autobus da noleggio con conducente per trasporti privati è un'attività per lo più stagionale, che vede il suo punto di forza dal mese di marzo al mese di settembre: in questi sette mesi, le imprese, riescono a far fronte alle spese fisse, agli stipendi, al pagamento dei mutui; nei restanti mesi, e dunque da ottobre a febbraio, il lavoro si svolge prevalentemente negli uffici, producendo preventivi per la successiva stagione, ad oggi soggetta all'incertezza della situazione emergenziale; i numeri a livello nazionale indicano che vi sono 6.000 imprese di noleggio autobus granturismo ferme, un fatturato di 2,5 miliardi azzerato, 25.000 bus fermi che, ogni anno, percorrono circa 1,7 miliardi di chilometri in tutta Italia, consumando 4,5 milioni di carburante; la brusca frenata richiederà ulteriori e più incisivi interventi. Sarà necessario intervenire sulle problematiche legate ai fabbisogni di liquidità immediata e su un sistema di indennizzi legati al blocco delle attività, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo stia mettendo in atto per il sostegno al suddetto settore e alla filiera ad esso collegata, per evitare il collasso delle imprese di autobus da noleggio con conducente per trasporti privati. Atto n. 4-03440 LEONE SANTANGELO ANASTASI MOLLAME DRAGO CAMPAGNA PAVANELLI ANGRISANI D'ANGELO LANNUTTI GAUDIANO ABATE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nell'aprile 2015, a seguito di una frana, è crollato il viadotto "Himera" sulla A19, autostrada siciliana che collega le città di Palermo e di Catania, causando difficoltà e forti disagi ai cittadini siciliani, che hanno dovuto attendere 3 anni dalla data del crollo prima di vedere l'avvio dei lavori, cominciati soltanto nel maggio 2018; da allora si registrano una serie di ritardi dovuti alla errata progettazione e a difficoltà economiche, oltre a rimpalli di responsabilità tra le varie ditte e società coinvolte nella costruzione, che hanno accompagnato il lento andamento nell'esecuzione dei lavori; le criticità maggiormente riscontrate sono state, in principio, una pianificazione errata dovuta all'ubicazione del cantiere, ovvero sopra il letto del fiume Himera, che ha causato svariate problematiche tra cui l'intasamento del terreno; la seconda difficoltà è sorta quando è stato deciso di invertire la posa in opera del ponte: non più dall'alto in basso, ma dal basso verso l'alto, imponendo la costruzione di un piano stradale a supporto dell'operazione di posizionamento per consentire il passaggio dei mezzi pesanti; la terza criticità è stata la fornitura dei materiali metallici, per la quale era stata incaricata una società che è andata in concordato, comportando pertanto l'interruzione delle commesse. Inoltre, da un articolo del 7 novembre 2019 su "quotidianodisicilia", si apprende che tutte le maestranze dell'impresa, anche quelle impegnate su Palermo, sono state dirottate su Genova al fine di velocizzare la costruzione del viadotto Polcevera, meglio noto come "ponte Morandi", crollato nell'agosto 2018 e la cui realizzazione ha visto la luce il 27 aprile 2020, dopo poco più di un anno e mezzo; in particolare per il ponte Morandi si è registrato nel corso del tempo un avanzamento dei lavori misurabile di giorno in giorno: una media di 3 pile al mese, campate issate a ripetizione, posizionamento di maxi impalcati da 100 metri e la parte già visibile del ponte misurava a febbraio 2020 già 550 metri, ovvero la metà dell'intera lunghezza del progetto di costruzione; considerato che: i cittadini siciliani e tutto l'indotto economico risentono fortemente del disagio legato all'interruzione del viadotto "Himera" e lamentano la temporanea soluzione alla problematica: strade secondarie e franose, strade di campagna con ghiaia e pericolose. I ritardi, oltre le tante difficoltà che perdurano ormai da 5 anni, hanno raggiunto livelli non più accettabili: si impiega un'ora e quaranta minuti per percorrere appena 8 chilometri; a questo si aggiunge una perenne situazione di disagio causata non solo dalle tante strade non asfaltate o trazzere che rallentano il percorso o dalle interruzioni dei tratti autostradali che impongono la "condivisione" di intere carreggiate per ambo i sensi di marcia, ma anche dalla rete ferroviaria, che se da un lato garantisce il collegamento tra Palermo e Catania, dall'altro lo fa obbligando i passeggeri ad un viaggio che a volte dura 12 ore, tra ritardi, cambi e coincidenze interminabili; considerato infine che: i cittadini siciliani chiedono che quest'opera di costruzione, della lunghezza residua di appena 270 metri, non finisca per essere attratta anch'essa nell'orbita delle eterne incompiute, ed esigono pertanto una celere soluzione; i cittadini siciliani si domandano inoltre perché per il ponte Morandi sia stato nominato un commissario che ha avuto la facoltà di velocizzare il processo di ricostruzione e snellire l' iter burocratico connesso alla realizzazione dei lavori, mentre per il ponte "Himera" permangono lentezze e si accumulano ritardi. I cittadini siciliani non si spiegano il perché dell'ennesima grande ingiustizia che li vede penalizzati rispetto ai cittadini di altre zone d'Italia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto; se, considerati i notevoli ritardi nell'esecuzione dei lavori relativi alla ricostruzione del ponte "Himera", sia stata rilevata una cattiva gestione della problematica e, nel caso, se ritenga di intervenire in maniera tempestiva adottando le opportune misure per porre rimedio alle conseguenze prodotte da tale gestione; quali iniziative intenda assumere affinché le ricadute di un tale stato di cose non si protraggano ulteriormente nel tempo, continuando a produrre effetti dirompenti sulla qualità della vita dei cittadini siciliani. Atto n. 4-03441 SIRI MARIN Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: in una località in provincia di Agrigento, il 2 maggio 2020 un uomo è stato fermato dalle forze dell'ordine dopo aver girato per la città nella sua automobile incitando le persone con un megafono a non rispettare le disposizioni normative previste per il contenimento del contagio da COVID-19 e affermando l'assenza della pandemia. Tale comportamento potrebbe essere definito da alcuni come provocatorio, da altri come irresponsabile, tuttavia, in nessun caso l'episodio potrebbe essere definito come pericoloso, né tantomeno rischioso; la Sicilia risulta essere tra le regioni meno colpite dal contagio in proporzione al numero degli abitanti e le statistiche riguardanti in particolare la provincia di Agrigento registrano i dati più confortanti dell'intera regione con zero ricoverati e un solo decesso dall'inizio dell'epidemia; eppure l'uomo, dopo essere stato ammanettato, è stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, disposto dal sindaco su richiesta delle autorità sanitarie. Sebbene il Sindaco abbia parlato di "segnali pregressi di instabilità mentale" , dal video che circola sul web dei momenti che precedono il fermo, l'uomo sembra molto calmo, presente a sé stesso e lucido nel manifestare il suo pensiero e le ragioni di un gesto tanto plateale quanto pacifico. Eppure il TSO è ammissibile esclusivamente in caso di urgenza clinica e motivata necessità, legittimato dalla seria necessità di tutelare la salute e la sicurezza individuale e pubblica; l'articolo 21 della Costituzione garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Pertanto, se può essere giustificabile un intervento delle forze dell'ordine per le modalità con le quali l'uomo si stava esprimendo, appare assolutamente incomprensibile e lesivo dei diritti costituzionalmente garantiti che l'uomo sia stato sottoposto a TSO e, secondo i filmati, sedato appena uscito dall'automobile; la legge 23 dicembre 1978, n. 833, articolo 33 comma 2, dispone che negli accertamenti e nei trattamenti sanitari obbligatori siano rispettati la dignità della persona e i diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione. Il medesimo articolo, al comma 3, prevede che gli accertamenti e i trattamenti siano disposti con provvedimento del Sindaco su proposta di un medico e al comma 5 prevede che gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori debbano essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi ve ne è obbligato; l'uomo è stato ricoverato per giorni all'ospedale di Canicattì, nonostante la denuncia del suo avvocato per illegittimità del provvedimento e per difetti di motivazione degli atti. Dalla registrazione della telefonata con la sua famiglia si evince chiaramente che il paziente è sotto l'effetto di sedativi e palesa evidenti difficoltà di espressione; interpellato dagli organi di stampa, il Sindaco della città che ha disposto il TSO, ha giustificato la sua scelta adducendo la seguente motivazione: "In passato l'uomo si era reso protagonista di azioni che hanno messo in allarme la comunità e si era scagliato contro un carabiniere che lo aveva fermato in un posto di controllo e lui aveva bruciato la carta di identità". Nei fatti, dunque, si deduce che non vi è stato accertamento delle condizioni di salute mentale dell'uomo nell'episodio in questione, non vi è stato parimenti adeguato accertamento della sua reale o presunta pericolosità al momento dell'evento, ma è stata assunta una decisione di tale portata solo sulla base di accadimenti passati riconducibili più a comportamenti volti alla disobbedienza civile e pacifica che non alla manifestazione di disturbi psichiatrici; quanto accaduto sta sollevando molte proteste da parte di persone indignate e addirittura spaventate dalla palese violazione dei diritti costituzionalmente garantiti e dalla scelta arbitraria di sottoporre un uomo a TSO, si chiede di sapere se siano previsti casi specifici in cui può essere derogata la garanzia del diritto alla manifestazione libera e pacifica del proprio pensiero, ex articolo 21 della Costituzione, e quale sia il limite entro cui una persona può esprimere la propria opinione senza rischiare di essere sottoposta a trattamento sanitario obbligatorio. Atto n. 4-03442 BATTISTONI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: migliaia di aziende operanti nel settore dell'efficienza energetica, che già erano sofferenti a causa del blocco totale degli incentivi "certificati bianchi" (o Titoli di efficienza energetica - TEE) attuato dal Gestore dei servizi energetici - GSE SpA, oggi si trovano in assoluto stato emergenziale; il comparto dell'efficienza energetica coinvolge molteplici settori e migliaia di aziende che, negli ultimi anni, sono state uno dei principali motori trainanti dell'economia italiana, poiché hanno investito in sviluppo di tecnologie all'avanguardia nel campo dell'efficienza energetica e creato occupazione; tra i meccanismi di incentivazione dell'efficienza energetica, il principale sistema di incentivazione è stato il meccanismo dei certificati bianchi. Tale sistema di incentivazione è stato identificato come lo strumento principale per il raggiungimento degli obblighi nazionali di efficienza energetica ed è stato utilizzato in molteplici settori e per la realizzazione di importanti interventi di efficienza di cui beneficia tutta la collettività; l'emissione di certificati bianchi, destinati a incentivare centinaia di migliaia di interventi di efficienza energetica realizzati negli ultimi 10 anni in modo capillare sul territorio italiano, è completamente bloccata da più di 4 anni a causa di una nuova e diversa interpretazione delle regole da parte del GSE che ha stabilito la decadenza dell'incentivo a distanza di anni dall'approvazione degli stessi; a seguito di tale blocco degli incentivi sono ad oggi pendenti in giudizio migliaia di contenziosi avviati dagli operatori contro il GSE, che, oltre che a costituire un costo per le casse dello Stato, avrà come conseguenza il fallimento della quasi totalità delle aziende oggetto di contenzioso; il costo economico e sociale di un mancato rilancio del sistema di incentivazione dedicato all'efficienza energetica, unito alla mancanza di una regolamentazione certa e duratura a garanzia degli incentivi, porterà in brevissimo tempo ad un crollo dell'occupazione e degli investimenti in efficienza energetica, con una inevitabile perdita economica per le casse dello Stato; recentemente lo stesso Governo ha più volte indicato il "Green New Deal" come uno degli strumenti principali per una ripresa economica con attenzione alla sostenibilità e all'ambiente; la risoluzione della situazione emergenziale del comparto dell'efficienza energetica può passare attraverso un'adeguata modifica legislativa che vada a salvaguardare sia gli interessi pubblici, sia quelli dei privati cittadini e delle imprese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di detta problematica e dell'impatto socio-economico che comporta; se non ritenga utile un intervento diretto per la risoluzione del problema, attraverso opportuni strumenti legislativi da attuarsi d'urgenza. Atto n. 4-03443 PUCCIARELLI CASOLATI SBRANA MARIN ALESSANDRINI SAPONARA PERGREFFI FERRERO FREGOLENT NISINI FAGGI PIROVANO PIZZOL RIVOLTA CANTU' STEFANI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il bioparco di Val di Susa ospita circa 40 animali, dai piccoli mammiferi fino a rapaci e daini. Una struttura che accoglie molti animali ed in tempi normali, affascinava tantissime scolaresche, oltre a presentare molteplici bellezze di flora e fauna, costituiva anche un importante supporto didattico per i ragazzi; con la serrata per l'emergenza Coronavirus, il bioparco ha ovviamente sospeso le proprie attività, tuttavia le spese di manutenzione per mantenere in vita il bioparco e soprattutto fondamentali a garantire il benessere degli animali non mancano. Le molteplici disposizioni da parte dello Stato in ragione dell'emergenza COVID-19 hanno quasi totalmente escluso questo settore; le bellezze naturali della flora e della fauna sono beni estremamente rilevanti per la nostra nazione vi sono norme specifiche nel nostro ordinamento a tutela dell'ambiente, bene che ha anche riconoscimento a livello costituzionale. Anche a livello euro comunitario, la direttiva 1999/22/CE del Consiglio relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici (direttiva sui giardini zoologici) è stata adottata con l'obiettivo di proteggere e conservare la fauna selvatica rafforzando il ruolo dei giardini zoologici nella salvaguardia della biodiversità, esortano gli stati membri al mantenimento in vita e alla cura dei giardini zoologici anche in ragione del fatto che tali luoghi ospitano animali senzienti che necessitano di giusta tutela e cure; il ministro Costa ha fatto della tutela e del benessere degli animali argomenti chiave di propaganda politica, così come del coinvolgimento attivo dei giovani per garantire tutela dell'ambiente e della biodiversità, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi in ragione della situazione emergenziale COVID-19 e proporre aiuti e supporti mirati che tutelino i bioparchi in oggettiva difficoltà di gestione. Atto n. 4-03444 TOSATO CENTINAIO BERGESIO VALLARDI SBRANA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: la zootecnia da latte è tra i comparti che maggiormente risentono della crisi scaturita dall'emergenza epidemiologica da COVID-19; i provvedimenti normativi ed amministrativi adottati dal Governo a seguito della crisi epidemica stanno comportando una grave perdita di fatturato per gli allevatori italiani che, a causa della riduzione consumi, assistono ad una evidente contrazione dei prezzi della materia prima; in questo momento di difficoltà gli allevatori si trovano poi a dover gestire il fenomeno del mancato ritiro del latte da parte dei caseifici per la successiva trasformazione in prodotti lattiero-caseari; sembrerebbe infatti che proprio per la produzione di prodotti lattiero-caseari si stia privilegiando l'utilizzo di latte straniero, nonostante una parte non minoritaria di latte italiano rimanga inutilizzata; il rischio è che possano venirsi a creare veri e propri fenomeni speculativi, volti ad abbattere ulteriormente il costo della materia prima attraverso l'acquisto di partite di latte estero a prezzi decisamente inferiori a quelli nazionali, con negative ripercussioni sulla qualità dei prodotti lattiero-caseari; il nostro Paese non può permettere che una crisi di tale livello travolga i propri allevatori, in quanto alla base di un settore strategico per l'economia italiana; da tempo la zootecnia vive in uno stato di difficoltà e il settore ha bisogno di una chiara posizione sulla necessità di continuare a mantenere, o meno, una produzione nazionale di latte; è necessario, oggi più che mai, che le istituzioni si facciano promotrici di interventi a tutela degli allevatori italiani e dell'agroalimentare made in italy , anche incentivando gli operatori a comportamenti più virtuosi all'interno della filiera che portino a favorire il consumo delle eccellenze agroalimentari italiane, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia attivare tutte le iniziative che si rendano necessarie, in ambito nazionale ed europeo, per sostenere la zootecnia da latte italiana, prevedendo da un lato la compensazione dei danni subiti dagli allevatori di bovini da latte a seguito dell'emergenza da COVID-19, e sostenendo dall'altro l'adozione di comportamenti virtuosi all'interno della filiera, a supporto delle eccellenze agroalimentari italiane ed al fine di favorirne un più largo consumo. Atto n. 4-03445 OSTELLARI STEFANI URRARO PELLEGRINI Emanuele PILLON Al Ministro della giustizia Premesso che: a seguito della pandemia da COVID-19, che ha colpito tutti i settori produttivi, molti lavoratori dipendenti sono stati supportati dallo Stato con ammortizzatori sociali, quali la cassa integrazione, mentre per altre categorie di lavoratori sono state previste ulteriori specifiche misure di sostegno; per quanto riguarda la categoria dei giudici onorari di tribunale (GOT), in buona parte, non sarebbe ancora pervenuto alcun contributo sostitutivo della remunerazione, pur continuando in questo periodo di pandemia a svolgere il loro lavoro e scrivendo sentenze, a differenza dei giudici di pace, il cui operato e le relative sentenze emesse sono remunerate; i giudici onorari di tribunale (GOT) stanno continuando a scrivere provvedimenti per rinvii d'ufficio delle udienze, a differenza dei vice procuratori onorari (VPO), che non hanno queste incombenze, ma che anzi hanno continuato a lavorare anche da remoto per le udienze direttissime e attività fuori udienza, ma remunerata; da notizie ufficiose provenienti da vari direttori amministrativi di tribunale, si apprende che il contributo per i giudici onorari di tribunale (GOT) sembra dipendere dalle varie corti di Appello dei distretti, tant'è che alcune di esse, quali quelle di Napoli, Bari, Foggia e altre, hanno già provveduto a liquidare i compensi; i magistrati onorari, in particolare i giudici onorari di tribunale, non avendo altre forme di remunerazione oltre l'udienza, a differenza delle altre categorie di magistrati onorari, in tutto questo periodo di lockdown dovuto alla pandemia, sono stati lasciati privi di ogni forma di sostentamento, pur continuando a lavorare per l'amministrazione della Giustizia; si auspica che quanto prima queste diseguaglianze tra le stesse categorie di lavoratori possano essere sanate e che soprattutto si arrivi ad una riforma della magistratura onoraria che riconosca diritti, tutele ed equo compenso, finanche la stabilizzazione definitiva di chi è al servizio dello Stato da anni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno provvedere celermente affinché anche i giudici onorari di tribunale (GOT) possano beneficiare di un contributo sostitutivo della remunerazione. Atto n. 4-03446 DE BONIS MARTELLI CIAMPOLILLO DE FALCO BUCCARELLA NUGNES BINETTI SACCONE LONARDO PAPATHEU Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute Premesso che: continua indisturbato l'arrivo nel porto di Bari di navi estere, soprattutto provenienti dal Canada, cariche di grano duro, questa volta per un totale di oltre 2 milioni di quintali, destinato alle grandi industrie alimentari, alterando i listini prezzo del mercato nazionale; a partire da sabato 9 maggio 2020 ne sono approdate due e altre sei stanno per approdare. Si tratta di: nave "Sallizar Forte", una Bulk Carrier, IMO: 9221633, proveniente da Nika Tera (Ucraina), 275.000 quintali di grano, destinazione Casillo Commodities Italia SpA; nave "Tufty", una Bulk Carrier, IMO: 9393163, proveniente da Sorel (Canada), 296.000 quintali di grano, destinazione Candeal Commercio Srl (Foggia), Semolificio Loiudice (Altamura), Amber Srl (Napoli); nave "Sakizaya Wisdom" una Bulk Carrier, IMO: 9460590, proveniente da Vancouver (Canada), 570.000 quintali di grano, destinazione Glencore Agricolture It SpA; nave "Appaloosa" una Bulk Carrier, IMO: 9646704, proveniente da Montreal (Canada), 195.000 quintali di grano, destinazione Cereal Sud Srl (Altamura); nave "Muntgracht" una General Cargo, IMO: 9571545, proveniente da Montreal (Canada), 83.000 quintali di grano, destinazione Casillo; nave "Cape" una Bulk Carrier, IMO: 9498224, proveniente da Montreal (Canada), 195.000 quintali di grano, destinazione Casillo; nave "Hilma Bulker" una Bulk Carrier, IMO: 9747041, proveniente da Houston (USA), 320.000 quintali di grano, destinazione Casillo; nave "An Ding Hai" una Bulk Carrier, IMO: 9751303, proveniente da New Orleans (USA), 110.000 quintali di grano, destinazione Casillo; attesa la prevalente provenienza canadese, come già più volte evidenziato dal primo firmatario con atti parlamentari, in Canada è consentito l'utilizzo del glifosato in pre raccolta, di conseguenza quel grano, molto probabilmente, è contaminato da glifosato, sostanza nociva anche a basse dosi come dimostrato da recenti studi, vietata dal regolamento (UE) n. 2016/1313. Infatti, a seguito delle analisi effettuate sulle paste e sulla semola, negli ultimi anni, da varie associazioni private è emersa la presenza di residui tossici (glifosato, Don e metalli pesanti), dannosi per la salute. In Italia, tra l'altro, la commercializzazione di sostanze tossiche è vietata, ex art. 444 del Codice penale; si fanno inoltre sempre più fondati, nella comunità scientifica, i sospetti che il glifosato sia tra le cause probabili del morbo di Parkinson. Nel silenzio colpevole delle due grandi autorità pubbliche al di qua e al di là dell'Oceano (EPA ed EFSA sembrano del tutto cieche di fronte alle pesanti ombre sul pesticida più usato nella storia dell'umanità) gli indizi assumono la forma di prove. L'ultimo lavoro è pubblicato su Neuroscience letters del 7 maggio e firmato da una équipe di ricercatori dell'Università giapponese di Chiba. Nella conclusione dell' abstract , per tentare di comprenderne gli esiti, si legge: "Questo studio suggerisce che l'esposizione al glifosato potrebbe esacerbare la neurotossicità dopaminergica indotta da MPTP nello striato e nel SNr di topi adulti". Un linguaggio da addetti ai lavori che però viene sciolto senza possibilità di equivoci con la frase successiva: "È probabile che l'esposizione al glifosato possa essere un fattore di rischio ambientale per il morbo di Parkinson, poiché il glifosato è stato ampiamente utilizzato nel mondo"; non è la prima evidenza in tal senso e probabilmente non sarà l'ultima. Poco più di un mese fa aveva fatto rumore l'indagine del gruppo di ricerca guidato da Mariah Caballero che aveva incrociato le mappe sull'uso dei pesticidi del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti e i dati dei decessi del Dipartimento della Sanità di Washington. In alcuni casi i ricercatori avevano scoperto che le persone che vivono entro 1 chilometro da un'area irrorata da glifosato avevano circa un terzo in più di probabilità di morire di morbo di Parkinson prima di raggiungere i 75 anni; inoltre il glifosato e Don sono potenti immunodepressivi che favoriscono il COVID-19; oltre all'assillo di carattere sanitario e della scarsa qualità alimentare che preoccupa il primo firmatario del presente atto, che incaricherà infatti i laboratori accreditati per verificare la qualità di queste derrate attraverso l'analisi della pasta, non va sottovalutata la strumentalità di tutta questa merce alla vigilia del raccolto nazionale per deprimere il prezzo; l'interrogante ricorda di avere ha già presentato quattro atti di sindacato ispettivo ai Ministri in indirizzo riguardanti l'importazione di grani esteri e, precisamente: 4-02048, pubblicata il 31 luglio 2019, riguardante la nave proveniente dal Canada denominata "Ocean Castle"; 4-02355, pubblicata il 22 ottobre 2019, riguardante le due navi provenienti dal Canada e dal Minnesota, la "Lowlands comfort comfort" e "Johanna"; 4-02613, pubblicata l'11 dicembre 2019, riguardante le navi provenienti dal Canada e dalla Turchia, denominate "SU", "TN Sunrise", "Miedwie", "Jamno"; 4-02934, pubblicata il 19 febbraio 2020, riguardante altri sbarchi di navi estere avvenuti nei mesi di gennaio e febbraio 2020 con un totale di 960.000 quintali di grano; tutte e quattro le citate interrogazioni non hanno ricevuto risposte dai Ministri in indirizzo e all'interrogante preme evidenziare di avere già interessato anche gli uffici della Commissione europea per violazione del principio di precauzione; l'interrogante non ha mancato di incaricare il proprio staff legale di provvedere a redigere l'ennesimo esposto in merito, ai sensi dell'articolo 444 del codice penale, che fa espresso divieto di somministrare cibo nocivo. Sarà chiesto, inoltre, alla Procura di Bari di indagare e sarà informato, per conoscenza, il procuratore generale della Corte di cassazione e della Corte di Appello di Bari, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano che i grani esteri, provenienti da aree dove il clima impone l'impiego di glifosato, debbano essere assoggettati al principio di precauzione comunitario previsto dal regolamento (UE) n. 2016/1313, recepito dal decreto del Ministero della salute del 9 agosto 2016, ma mai applicato con apposte circolari dai dirigenti degli uffici periferici USMAF; se non ritengano indispensabile far disporre immediati ed adeguati controlli in ossequio alla citata normativa comunitaria e nazionale, che vieta l'utilizzo di glifosato, prelevando i campioni da ogni stiva, affidandole a laboratori accreditati e rendendo noti gli esiti delle analisi e del monitoraggio; se e quali iniziative intendano assumere al fine di scoraggiare l'acquisto e l'utilizzo di grani esteri che vengono miscelati con il grano duro nazionale, di ottima qualità, falsando le quotazioni del mercato italiano, come ha dimostrato la sentenza del TAR Puglia n. 1200/2019 del 16 settembre 2019 e costringendo gli agricoltori italiani ad abbandonare la coltivazione e produzione di grano; se non siano del parere che i cittadini meritino rispetto e che tale rispetto parta anche dal divieto di fare arrivare sulle tavole degli italiani cibo contaminato e nocivo alla loro salute. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-01581 del senatore Alfieri ed altri, sull'integrazione delle risorse stanziate per la rete degli uffici consolari in emergenza COVID; 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-01588 del senatore Lannutti ed altri, su una sentenza riguardante alcuni dirigenti Istat; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01586 della senatrice Corrado ed altri, sulla conservazione di un'opera raffigurante "Vittoria alata con cornucopia" presso il Museum of art di Cleveland in Ohio; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-01582 e 3-01583 della senatrice Castellone ed altri, rispettivamente sullo sviluppo di un focolaio presso la residenza "Villa Mercede" nell'isola di Ischia e sul Protocollo d'intesa firmato tra Regione Campania e Associazione italiana ospedalità privata (AIOP).