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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 67 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 14,35. IN SEDE REFERENTE ddl 1168 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Protocolli: a) Protocollo relativo ad un emendamento all'articolo 50(a) della Convenzione sull'aviazione civile internazionale, fatto a Montreal il 6 ottobre 2016; b) Protocollo relativo ad un emendamento all'articolo 56 della Convenzione sull'aviazione civile internazionale, fatto a Montreal il 6 ottobre 2016 DDL 1168 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Protocolli: a) Protocollo relativo ad un emendamento all'articolo 50(a) della Convenzione sull'aviazione civile internazionale, fatto a Montreal il 6 ottobre 2016; b) Protocollo relativo ad un emendamento all'articolo 56 della Convenzione sull'aviazione civile internazionale, fatto a Montreal il 6 ottobre 2016 (Seguito e conclusione dell'esame) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta 3 luglio 2019. Il presidente PETROCELLI , nel chiudere la discussione generale, comunica che sono pervenuti i prescritti pareri, tra cui quello non ostativo della Commissione bilancio, di cui dà lettura. Nessuno chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE , verificata la presenza del numero legale, pone, quindi, ai voti il mandato al relatore Airola a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge in titolo, con la richiesta di essere autorizzato allo svolgimento della relazione orale. La Commissione approva. AS 1376 Ratifica ed esecuzione della Convenzione istitutiva dell'osservatorio Square Kilometre Array, con Allegati, fatta a Roma il 12 marzo 2019 DDL 1376 Ratifica ed esecuzione della Convenzione istitutiva dell'osservatorio Square Kilometre Array, con Allegati, fatta a Roma il 12 marzo 2019 (Seguito e conclusione dell'esame) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 23 ottobre 2019. Il presidente PETROCELLI , nel chiudere la discussione generale, comunica che sono pervenuti i prescritti pareri, tra cui quello non ostativo, condizionato ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, della Commissione bilancio, di cui dà lettura. Il presidente PETROCELLI ( M5S ), in sostituzione del senatore Giacobbe, relatore, impossibilitato a prendere parte all'odierna seduta, illustra, pertanto, l'emendamento 3.1, pubblicato in allegato, finalizzato a recepire le condizioni poste nel parere della Commissione bilancio. A tale riguardo, interviene il senatore LUCIDI ( L-SP-PSd'Az ), il quale chiede ulteriori lumi sulle spese relative alle missioni per il personale addetto all'implementazione della suddetta Convenzione. Il presidente PETROCELLI replica brevemente a tale quesito e, quindi, verificata la presenza del numero legale, pone in votazione l'emendamento 3.1, che risulta approvato. Nessuno chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE , verificata la presenza del numero legale, pone, quindi, ai voti il mandato al relatore Giacobbe a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge in titolo, così come modificato, con la richiesta di essere autorizzato allo svolgimento della relazione orale. La Commissione approva. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO A.G. 144 Schema di decreto ministeriale di individuazione, per l'anno 2020, delle priorità tematiche per l'attribuzione di contributi a progetti di ricerca proposti dagli enti internazionalistici Doc n. 144 Schema di decreto ministeriale di individuazione, per l'anno 2020, delle priorità tematiche per l'attribuzione di contributi a progetti di ricerca proposti dagli enti internazionalistici (Parere al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ai sensi dell'articolo 23 -bis , comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta di ieri. Il senatore IWOBI ( L-SP-PSd'Az ) ripropone la questione, sollevata nella precedente seduta, dell'ammissibilità, anche per gli enti non riconosciuti, di usufruire dei contributi per i progetti di ricerca in argomento. Seguono le conseguenti delucidazioni del sottosegretario DI STEFANO e della senatrice PACIFICO ( M5S ), relatrice. Successivamente, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale. Non risultando alcun ulteriore intervento, il PRESIDENTE , quindi, verificata la presenza del numero dei Senatori necessario per deliberare, pone in votazione la proposta di parere favorevole predisposta dalla relatrice (pubblicata in allegato). La Commissione approva. SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI Il presidente PETROCELLI comunica che, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento del Senato, è stata richiesta l'attivazione dell'impianto audiovisivo e che la Presidenza ha fatto preventivamente conoscere il proprio assenso. Poiché non vi sono osservazioni, tale forma di pubblicità è dunque adottata per la procedura informativa che sta per iniziare. PROCEDURE INFORMATIVE Seguito dell'indagine conoscitiva sulle condizioni e le esigenze delle comunità degli italiani nel mondo: audizione del Direttore scientifico della Fondazione Centro Studi Emigrazione, Matteo Sanfilippo Prosegue la procedura informativa, sospesa nella seduta del 27 novembre 2019. Il PRESIDENTE rivolge parole di saluto al Direttore scientifico della Fondazione Centro Studi emigrazione, Matteo Sanfilippo. Il professor SANFILIPPO fa presente, preliminarmente, che il fenomeno in disamina non è di facile comprensione, perché prima non è stato dovutamente preso in considerazione e poi è stato oggetto di allarmati richiami. In realtà, le statistiche non evidenziano un volume di partenze veramente catastrofico (nell'intero 2018 si sono iscritti all'Anagrafe degli italiani all'estero in 128.583 italiani, 400 in più rispetto all'anno precedente), né un trend che si discosti in modo strutturale da quanto avviene per altri Paesi europei. Tuttavia, la tendenza all'aumento delle partenze è reale e dura da almeno venti anni. Inoltre, coinvolge principalmente le classi di età sotto i 50 anni (nel 2018 il 40,6 per cento è fra i 18 e i 34, il 24,3 per cento fra i 35 e i 49; mentre nel 2017 il 37,4 per cento dei neo-iscritti all'AIRE aveva tra i 18 e i 34, il 25 per cento tra i 35 e i 49 anni), perché trovano in patria con grande difficoltà un lavoro stabile e si devono scontrare con un costo della vita sproporzionatamente alto rispetto agli stipendi e ai salari medi, nonché con scarsi o malfunzionanti servizi sociali (si pensi alla difficoltà di avere e crescere figli). Secondo il Rapporto italiani nel mondo della Migrantes (2018): "Dal 2006 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7 per cento passando, in valore assoluto, da poco più di 3,1 milioni di iscritti all'AIRE a più di 5,1 milioni". La mobilità cresce ancora nel 2018, raggiungendo così, al 1° gennaio 2019, quasi 5,3 milioni, con un aumento complessivo di oltre il 70 per cento. L'accresciuta migrazione ha comportato un deciso aumento della consistenza numerica delle comunità italiane all'estero ( Rapporto italiani nel mondo della Migrantes , 2018). Secondo le anagrafi consolari, gli italiani all'estero potrebbero essere di più e sfiorare quasi i 6 milioni, ma bisognerebbe valutare meglio le discrasie tra le varie statistiche. Tra l'altro, se si verificano i dati amministrativi degli altri Paesi europei, si nota che fra emigranti temporanei e a più lunga permanenza probabilmente gli italiani all'estero sono ancora di più (secondo alcuni analisti addirittura un milione di più), ma non si registrano per vari motivi, fra i quali la precarietà dei loro impieghi, anche di quelli ad alto livello ed alto reddito. In ogni caso, sulla base dei dati a disposizione, si nota come le mete dei flussi italiani dell'attuale millennio siano in maggior parte europee. Un buon 70 per cento degli espatriati si muove in Europa, in primis tra Germania e Regno Unito, ma anche in Svizzera, Francia e Spagna. Soltanto il 22 per cento si dirige verso le Americhe, dove le comunità più forti restano quelle negli Stati Uniti e Brasile, con una coda in Argentina, mentre le mete annuali variano anche in ragione della congiuntura politica ed economica. Infine Africa, Asia e Oceania si dividono il restante 8 per cento con qualche interessante esperienza, ma una mobilità e una costruzione di comunità stabili ancora da verificare. Alla fine, sommando partenze recenti e consistenze tradizionali, al 1° gennaio 2019, i 5.288.281 italiani ufficialmente all'estero sono ormai in prevalenza nel Vecchio Mondo: il 54,3 per cento in Europa (in primis Germania, Svizzera, Francia e Regno Unito); il 40,2 per cento nelle Americhe (in primis l'Argentina e il Brasile). Le altre mete sono residuali: Oceania 2,9 per cento; Asia e Africa 1,3 per cento a testa. Bisogna anche tener presente la possibile differenza fra consistenza e origini delle comunità all'estero (che nascono dopo la seconda guerra mondiale, anzi spesso nel ventennio 1955-1975, quando parte una grossa ondata emigratoria) e consistenza e direzione dei nuovi flussi. In occasione della Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo (Roma, 11-15 dicembre 2000) la Caritas di Roma ha tratteggiato il quadro statistico dell'emigrazione italiana di allora: al 30 ottobre, il 29 per cento di chi è partito proviene dal nord della Penisola, l'11,1 per cento dal centro, il 39 per cento dal sud e il 20,9 per cento dalle isole. Complessivamente, si poteva dire che su dieci italiani all'estero, alla fine di quel mese di ottobre, due erano di origine siciliana, uno di origine campana, uno di origine pugliese e uno di origine calabrese. Inoltre, erano ben rappresentati pure Abruzzo, Molise e Basilicata, mentre tra gli emigranti settentrionali spiccavano trentini, veneti e friulani. Nel tempo tale quadro è cambiato, anche se in termini assoluti la prima regione di partenza resta la Sicilia (con oltre 755.000 iscritti all'AIRE). Se, però, ci si concentra sulla diaspora recente, si registrano come regioni di partenza, in ordine decrescente: Lombardia, Veneto, Sicilia, Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Campania, Toscana, Calabria, Puglia, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Trentino Alto Adige, Liguria, Sardegna, Umbria, Basilicata, Molise, Valle d'Aosta. Dunque, fra le prime cinque regioni di esodo risultano tre settentrionali (Lombardia, Veneto e Piemonte), una centrale (Lazio) e soltanto una meridionale (Sicilia). Un dato ancora più interessante è offerto dalle prime dieci città di partenza della recente diaspora: Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo, Trieste, Catania, Bologna e Firenze. Da notarsi che, in queste città, la percentuale di espatri oscilla tra il 4 e il 6 per cento della popolazione, ma a Roma si supera il 10 per cento e a Trieste si arriva al 14 per cento. Il tutto fa sì che nelle comunità odierna, compresi vecchi e nuovi arrivi, la presenza settentrionale è ormai complessivamente maggioritaria: soltanto il 32 per cento proviene dal meridione e il 16,9 per cento dalle isole, mentre il 15,6 per cento è partito dal centro e il 35,5 per cento dal nord Italia. Ci si troverebbe, dunque, di fronte a una emigrazione centro-settentrionale e, siccome il livello di scolarizzazione dei partenti è più alto negli ultimi venti anni di quello dei partecipanti all'ondata del 1955-1975, si è potuto parlare di fuga dei cervelli. In realtà, al massimo, siamo davanti a una fuga di giovani, più che di cervelli, perché tutta la società italiana si è scolarizzata, nonostante che i suoi livelli al proposito siano ancora lontani dagli standard dell'Europa occidentale. Sennonché anche questo è un discorso riduttivo, in primo luogo perché la categoria giovani è applicata a persone che vanno dai 18 ai 49 anni (sia pure suddivisi tra giovani-giovani e giovani-adulti), dunque con caratteristiche assai diverse, e, in secondo luogo, perché il fenomeno è più complesso. Da un lato, abbiamo molte partenze che non sono di giovani singoli, ma di intere famiglie o per formare famiglie (il fenomeno dei matrimoni e delle coppie "europee") e qui conta, evidentemente, il problema di aver figli e trovare alloggi in Italia. Dall'altro, non partono soltanto gli under-50, questi infatti coprono meno dei due terzi del totale e il resto è composto da minori (i figli delle coppie emigrate), over -50 che hanno perso il lavoro (sempre nel 2017 l'11,3 per cento degli iscritti all'AIRE) e, infine, anziani in età di pensione (il 7,1 per cento degli iscritti). Anche qui si sono levate grida di allarme, soprattutto dopo che Tito Boeri, allora presidente dell'INPS, ha spiegato, nel luglio 2017 come il suo Istituto pagasse 373.000 pensioni all'estero. I media e i social hanno puntato il dito verso ricchi pensionati che vivrebbero in resort di lusso, mentre si ha piuttosto l'impressione che partano pensionati che hanno garantito un reddito scarso e cercano di ottimizzarlo in Paesi che costano meno, oppure genitori anziani di coppie emigrate (od anche rimaste) all'estero: in questo caso abbiamo il doppio fenomeno del ricongiungimento familiare e dell'assistenza nonni ai nipoti, garantendo risparmi sulle spese familiari. A quanto sin qui detto, andrebbe aggiunta la questione dei frontalieri e, soprattutto ,dei cosiddetti notificati, cioè degli interinali frontalieri. Mentre i primi sono un fenomeno "antico", nelle regioni di frontiera ne abbiamo traccia da quando esistono i collegamenti ferroviari, i secondi sembrerebbero far parte di una mobilità precaria che ormai, oltre all'espatrio definitivo, o comunque a medio termine, accompagna quello giornaliero. Occorrerebbe, in effetti, verificare non soltanto quanti frontalieri siano precari a tempo, ma anche quanti emigrati. All'estero si guadagna di più e ai vari livelli della scala lavorativa, ma, come in Italia, è difficile trovare un lavoro fisso. Così esistono non soltanto gli emigrati verso un solo Paese che cambiano di occupazione, ma anche emigrati in Europa che cambiano di Paese, lavorando uno o più anni in ciascuna delle mete raggiunte. Al riguardo, molte interviste ai migranti insistono su quanto sia duro abbandonare il proprio Paese; ma andrebbe anche valutato quanto sia duro abbandonarlo per vivere un pochino meglio, ma senza alcuna sicurezza per il futuro. E, in questo, si dovrebbe anche valutare l'impatto reale della Brexit e quello, per ora soltanto ipotizzabile, di una secessione catalana: il Regno Unito e la Catalogna sono state e sono, infatti ,mete maggiori per i migranti italiani. In conclusione, è d'uopo registrare un quadro estremamente composito di un fenomeno che, essendo rivolto soprattutto all'Europa soffre e soffrirà delle convulsioni di questo continente. Va affrontato, comunque, anche un secondo aspetto: la nuova emigrazione si dovrebbe legare all'estero con le già esistenti comunità italiane. Queste, però, sono nate in un altro periodo storico e hanno caratteristiche diverse, soprattutto hanno mirato a un'inserzione nel luogo di arrivo non sempre garantita ai nuovi migranti. Le due componenti degli italiani all'estero spesso si rivelano difficilmente amalgamabili e i nuovi emigrati non frequentano i luoghi di incontro dei vecchi e non partecipano ai loro eventi, anche perché essendo molto spesso precari a termine, non ne avrebbero il tempo e la voglia. Inoltre, non va sottaciuto il décalage temporale e le esperienze diverse che fanno sì che queste due componenti abbiano diversi costumi e diverse culture. Sarebbe, quindi, opportuno monitorare consistenza e omogeneità delle comunità all'estero, visto che i dati dell'AIRE danno dei numeri, ma non le caratteristiche. Si dovrebbe anche capire la visione che queste comunità hanno di sé stesse e dei propri problemi. Il senatore AIROLA ( M5S ) sollecita un approfondimento sullo spostamento dei giovani italiani in Europa, che, a suo modo di vedere, rientra, tuttavia, nel fenomeno più generale, da considerarsi fisiologico e normale, della mobilità intraeuropea. Il presidente PETROCELLI chiede, in particolare, quali specifici elementi di novità siano rilevabili, nell'attuale contingenza storica, per quanto riguarda i flussi di migrazione italiana all'estero, che, come noto, non sono paragonabili alle tradizionali migrazioni, dei secoli passati, indirizzate prevalentemente verso le diaspore nazionali esistenti in loco . Il senatore Emanuele PELLEGRINI ( L-SP-PSd'Az ) chiede che vengano meglio spiegate le problematiche delle destinazioni e delle fasce di età delle nuove migrazioni. Il professor SANFILIPPO replica brevemente ai commissari intervenuti soffermandosi, in particolare, sui profili riguardanti la popolazione studentesca, spesso in possesso in elevato titolo di studio, dei suddetti flussi migratori, nonché sulla circostanza per cui coloro che decidono di muoversi con un'età superiore ai 50 anni sono spinti, essenzialmente, dal fatto di aver perso il lavoro a quella età. Il presidente PETROCELLI dichiara, quindi, conclusa l'odierna audizione e comunica che i documenti consegnati nel corso dell'audizione saranno resi disponibili per la pubblica consultazione. Il seguito dell'indagine conoscitiva è, quindi, rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Comunicazioni del Presidente sulla missione svolta a Parigi il 7 e 8 gennaio 2020 Il presidente PETROCELLI informa che si è recato a Parigi, dal 7 all'8 gennaio 2020, per svolgere una visita di approfondimento delle relazioni parlamentari bilaterali tra i due Paesi, su invito del Presidente della Commissione Affari Esteri, Difesa e Forze Armate del Senato francese, Christian Cambon. La missione, organizzata anche grazie al coinvolgimento dall'Ambasciatore d'Italia a Parigi, S.E. Teresa Castaldo, è stata preceduta da un pranzo di lavoro presso la residenza dell'Ambasciatore, in occasione del quale è stato possibile avere un quadro complessivo dell'attuale situazione politica ed economica della Francia, mediante gli interventi dei vari rappresentanti del "sistema Italia", presenti a Parigi. La riunione vera e propria, con i componenti della Commissione Affari esteri, Difesa e Forze Armate del Senato francese, tenutosi presso il Palais du Luxembourg , è stata introdotta dal suo Presidente, senatore Christian Cambon, il quale ha rammentato preliminarmente il tradizionale vincolo di amicizia che lega, da tempo, i due Paesi. Tra Italia e Francia, ha ricordato, esiste un rapporto solido non solo a livello bilaterale, considerando i tanti dossier che i due Paesi hanno in comune (i flussi migratori, la Libia, ...) ma anche nella prospettiva europea. Il presidente Petrocelli, nel concordare con il collega sull'importanza dell'amicizia e della collaborazione tra Roma e Parigi, ha dapprima dato conto sommariamente delle circostanze che hanno condotto all'ultimo cambio di Governo in Italia. Successivamente, si è soffermato sull'esposizione delle linee guida che caratterizzano la politica estera italiana avuto riguardo ai principali dossier dell'agenda internazionale. Per quanto concerne la Libia, ha ribadito la necessità di addivenire ad una soluzione del conflitto in corso per via esclusivamente diplomatica, sempre tenendo conto che il leader Serraj è riconosciuto dalla comunità internazionale e, segnatamente, dall'ONU. In particolare, nello scenario libico, sarebbe auspicabile prevedere il coinvolgimento dell'Unione europea nella sua qualità di attore unico, che agisce in nome e per conto dei suoi Paesi membri. In sostanza, l'UE dovrebbe porsi come protagonista continentale al pari di altri suoi competitor , come la Russia, ad esempio, perché solo in tal modo è possibile far valere il suo peso economico e politico. Per quanto riguarda la Russia - rispetto alla quale la Commissione Affari esteri del Senato è in procinto di concludere un apposito approfondimento che sarà definito mediante l'approvazione di una conferente risoluzione rivolta al Governo - sarebbe opportuno pervenire ad un superamento dell'attuale assetto sanzionatorio, che, peraltro, ha comportato non poche ricadute negative per l'economia italiana, oltre che per quella degli altri Paesi membri dell'Unione, partendo dal presupposto che le sanzioni devono essere intese come uno strumento e non come un fine in sé. Per quanto riguarda l'Iran, ha sottolineato l'esigenza di adottare un approccio non militare, considerando i delicati equilibri esistenti nel Golfo Persico. Pertanto, l'eliminazione del generale Solemaini da parte dell'Amministrazione Trump, oltre a provocare un'enorme preoccupazione per le possibili reazioni ed il rischio di guerra per l'area, non può non suscitare un moto di censura. Il presidente Petrocelli ha, inoltre, ricordato come risultino di interesse prioritario per l'Italia le relazioni con la Cina - con la quale, come è noto, nel marzo 2019, è stato concluso un importante Memorandum d'intesa - nonché la stabilizzazione del Corno d'Africa, in particolare i rapporti tra Etiopia ed Eritrea. Ha concluso, quindi, il suo primo intervento auspicando un ruolo sempre maggiore dei Parlamenti nazionali nella definizione della politica estera dei rispettivi Governi: si tratta di una funzione cruciale che va implementata anche e soprattutto attraverso la cooperazione tra le singole Commissioni esteri. Per tale motivo, sono altamente apprezzabili riunioni come quella odierna, in quanto conducono ad un proficuo scambio di opinioni tra colleghi, i quali, notoriamente, sono dotati, rispetto al contraltare dei loro Esecutivi, di una maggiore libertà di valutazione nelle tematiche di politica internazionale. Ha rivolto, a tale proposito, un invito al presidente Cambon a proseguire sulla via del confronto reciproco mediante una visita a Roma, nel prossimo futuro, della Commissione da lui presieduta. Sono seguiti, successivamente, una serie di interventi di diversi componenti della Commissione Affari Esteri, Difesa e Forze Armate cui ha replicato il presidente Petrocelli. Con riferimento nuovamente alla Libia, egli ha stigmatizzato l'intervento anglo-francese, con l'avallo americano, del 2011, che condusse allo spodestamento del leader Gheddafi, il quale rappresentava, al di là dei giudizi di ordine morale nei suoi confronti, un effettivo federatore delle diverse tribù, che, di fatto, governano il Paese. A seguito di tale improvvido intervento, si è instaurato un processo disgregativo che rischia ora di condurre alla creazione di almeno due entità territoriali, la Cirenaica e la Tripolitania. In aggiunta, la suddetta frammentazione, seguita alla cancellazione di una autorità centrale libica, ha ingenerato un pernicioso flusso migratorio che rappresenta, per l'Italia, un problema non secondario, paragonabile, a titolo di esempio, all'emergenza terroristica che si trova ad affrontare, da alcuni anni, purtroppo, la Francia. Relativamente alla stabilizzazione dei Balcani occidentali, ha proseguito il presidente Petrocelli, l'Italia non auspica alcuna accelerazione dei procedimenti di adesione in corso dei Paesi appartenenti a questo quadrante europeo, bensì, semplicemente, di procedere rispettando, per i Paesi interessati, i requisiti e i parametri previsti per l'integrazione nell'Unione europea. Quanto ai rapporti bilaterali Italia-Francia, le incomprensioni, che hanno portato alla recente crisi diplomatica, sono state per fortuna superate e, come detto in precedenza, non resta che muoversi, nel solco della tradizionale amicizia reciproca, verso un più accentuato coordinamento nei diversi dossier che interessano le due parti. In proposito, volendo riprendere il caso della Libia, i Governi di Italia e Francia dovrebbero agire d'intesa per coltivare un mutuo interesse alla pacificazione del Paese. Del resto, le rispettive compagnie petrolifere di riferimento, l'Eni e la Total, hanno dimostrato, anche in altre circostanze, di essere capaci di comporre pragmaticamente tra di loro le eventuali controversie, prescindendo da possibili istruzioni o direttive provenienti dai relativi Esecutivi. Al termine della riunione, i presidenti Cambon e Petrocelli hanno svolto brevi dichiarazioni, nonché risposto a successive domande, di fronte ad esponenti della stampa italiana e francese, aventi per oggetto i temi trattati nel corso della riunione. La seduta termina alle ore 15,20. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 144 PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 144 La 3 a Commissione, esaminato lo schema di decreto ministeriale concernente l'individuazione, per l'anno 2020, delle priorità tematiche per l'attribuzione di contributi a progetti di ricerca proposti dagli enti internazionalistici (n. 144); preso atto con favore del rispetto della tempistica indicata dall'articolo 23- bis , comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, per la presentazione alle Commissioni parlamentari competenti del presente schema di decreto ministeriale; rilevato che il testo intende individuare alcune priorità tematiche e geopolitiche emergenti nell'ambito dell'attuale scenario internazionale, che afferiscono i più rilevanti interessi strategici del nostro Paese; espresso apprezzamento, nell'ambito della priorità tematica denominata «Orizzonte 2024», per la centralità assicurata ai temi del rilancio del progetto europeo, dell'azione di contrasto ai cambiamenti climatici, del ruolo globale dell'Unione europea e delle nuove prospettive derivanti dallo sviluppo del commercio internazionale; condivisa l'opportunità che il tema del Mediterraneo allargato continui a rappresentare una delle questioni privilegiate da approfondire, tenuto conto dell'assoluta necessità di comprendere le dinamiche di ordine economico, energetico, politico e strategico che stanno segnando un'area così centrale per gli equilibri geopolitici del nostro Paese e dell'Europa stessa; evidenziato il fatto che soprattutto le crisi in Libia e Siria debbano continuare ad essere fatte oggetto di approfondimenti conoscitivi e documentali, utili anche a circostanziare meglio le possibilità di intervento e di azione dell'Italia; preso atto con favore dell'inclusione fra i temi mediterranei delle questioni relative al rapporto tra fenomeno religioso e politica estera e della tutela delle minoranze religiose, stante anche la necessità di contribuire al dialogo interculturale e interreligioso; condivisa altresì la centralità dei temi relativi al rilancio del partenariato tra l'Italia e l'Africa, con particolare riferimento all'area del Sahel che riveste un'importanza strategica decisiva per la comprensione dei fenomeni legati alle migrazioni, allo sviluppo dei movimenti jihadisti e alla competizione per l'accaparramento delle risorse; considerata con favore anche l'opportunità di investigare le questioni relative al nascente nuovo ordine mondiale, centrando l'attenzione sul futuro delle relazioni transatlantiche, sul dinamismo internazionale russo, sull'ascesa cinese, sulle potenze regionali emergenti e sulle tematiche ambientali, in un contesto segnato dalla crisi del multilateralismo; valutato con favore l'inserimento nello schema di decreto della priorità tematica relativa all'Italia quale potenza economica e culturale, e degli argomenti ad essa correlati, dalla diplomazia economica per la crescita e l'occupazione all'internazionalizzazione delle istituzioni accademiche italiane, dalla cooperazione internazionale sul piano culturale al posizionamento economico del nostro Paese nel mondo; preso atto che la priorità tematica relativa agli italiani all'estero affronti la complessità del fenomeno migratorio in chiave dinamica, approfondendo anche le questioni relative alla mobilità più recente, alla tutela degli interessi delle nostre collettività nello scenario successivo alla Brexit ; preso infine atto delle ulteriori priorità tematiche individuate dallo schema di decreto ministeriale, ovvero quelle relative alla nuova strategia per le migrazioni internazionali e al ruolo dell'Europa e dell'Italia al cospetto delle sfide globali, esprime parere favorevole. Allegato