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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 241 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,33). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Corte costituzionale, composizione PRESIDENTE . In data 13 luglio 2020, il Presidente di sezione delegato dal Presidente della Corte dei conti ha inviato la seguente lettera: «Signor Presidente, a norma dell'articolo 2, ultimo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, mi onoro comunicarLe che il Collegio previsto dal primo comma, lettera c) dello stesso articolo, il 12 luglio 2020, ha eletto Giudice della Corte costituzionale il presidente Angelo Buscema, in sostituzione del presidente Aldo Carosi, che cesserà dalla carica per decorso novennio dalla nomina il 13 settembre 2020. F.to Raffaele Dainelli». A nome di tutto il Senato e dell'Assemblea, auguriamo buon lavoro al neoeletto presidente Angelo Buscema. Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1874 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Approvato dalla Camera dei deputati) Discussione e approvazione della questione di fiducia PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1874, già approvato dalla Camera dei deputati. Ricordo che nella seduta di ieri il presidente Pesco ha riferito sui lavori della Commissione, ha avuto luogo la discussione generale e il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1874, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, altro decreto-legge, altra fiducia: da questo meccanismo non si esce. Questa volta però è stato ancora più brutto delle altre, poiché il decreto-legge aprile tanto promesso dal Premier , come già è stato detto molte volte ieri, tra pochi giorni sarà pronto e decadrà sabato 18 luglio. E così, i 266 articoli che erano presenti sono diventati un po' di più, 342, senza contare i commi aggiuntivi e tutto quello che ne è uscito. Com'è stato detto, è un provvedimento omnibus , che ha spaziato ovunque. Purtroppo però, per quanto si cerchi di riempirlo con questo o quello, ha dimenticato diverse categorie, che ancora non vedono una minima soluzione e una minima uscita da questo stato di crisi importante. L'esame del provvedimento è stato svolto esclusivamente alla Camera dei deputati, dove i nostri colleghi hanno lavorato bene e prodotto molte proposte. È bene ricordare che in Parlamento succede questo: le opposizioni presentano emendamenti contenenti soluzioni reali e miglioramenti del testo; ma, come sempre, soltanto 52 emendamenti della Lega sono stati approvati e tutti gli altri bocciati o ritirati, perché non avrebbero avuto futuro. Ciò che ha colpito è stata l'incredibile lentezza: pare che il Governo Conte II non tenga mai conto della variabile tempo, che - l'ho già detto tante volte - soprattutto in un momento di grandissima crisi ed emergenza, diventa cruciale. Sarebbe allora forse stato meglio predisporre un provvedimento molto meno completo, ma più rapido (o magari due o tre, ma velocemente), per arrivare dove c'era bisogno: famiglie, imprese, sanità e tante super emergenze. Voglio raccontare una cosa, perché i più non la conoscono, ma desidero che si sappia: lunedì scorso il provvedimento è stato incardinato in Commissione bilancio e ha avuto inizio la discussione generale, che è proseguita martedì mattina; è poi iniziata la seduta di Assemblea e martedì sera, alle ore 20, la Commissione bilancio era pronta per l'esame dei 1.500 emendamenti. Noi per primi, come Lega, abbiamo detto che, trattandosi questa volta di una rappresentazione, li avremmo ripresentati tutti. Ho pregato il Presidente di non stampare il fascicolo, perché sarebbe stato uno spreco totale. Ci siamo quindi ritrovati in Commissione, dove c'è stato il momento della verità. Il collega Manca ha preso la parola per dire: signori, i tempi sono questi; non nascondiamoci dietro un dito, possiamo metterci a discutere e votare gli emendamenti, ma sappiamo tutti benissimo che non ci sarà possibilità del benché minimo cambiamento. Sì, è uno strappo, ma cosa facciamo? Ovviamente il collega Pichetto Fratin e io eravamo indignati, perché è una regola che tale non dovrebbe essere, quella dell'esame di un provvedimento in un solo ramo del Parlamento e dell'approvazione nell'altro ramo con fiducia secca. Ci siamo indignati e abbiamo fatto i nostri interventi. Ho chiesto a tutti i Gruppi di esprimersi su questa cosa e lì è partito il momento della consapevolezza e della contrizione, al quale ha partecipato anche il vice ministro Misiani. C'è chi è alla prima legislatura e chi - come molti tra noi - ne ha già fatte altre: tutti abbiamo concordato nel ritenere un abominio questo modo di procedere. Dopo questo momento diffuso di contrizione, abbiamo detto: chiudiamola qua, si va senza relatore e la discussione avverrà solamente in Aula. Tuttavia, pur avendo rapporti di stima e amicizia con i colleghi della Commissione, temo che ciò si ripeterà. Sembrava di essere di fronte a una vignetta in cui tutti eravamo contriti e poi, da oggi, si ricomincia. Da che parte ripartiamo? Dal decreto semplificazioni, in esame al Senato, che tanto alla Camera verrà votato subito con la fiducia senza esame. Non va bene, stiamo facendo veramente a pezzettini il nostro Parlamento ed è una cosa inaccettabile. (Applausi) . Ringrazio il presidente Alberti Casellati per l'efficace sintesi che ha usato per definire gli invisibili. Il Parlamento è diventato invisibile nella Costituzione: è una cosa non sopportabile. Se non a noi, che rappresentiamo un'Istituzione, a chi dovrebbe stare a cuore? Aspettiamo che arrivi qualcun altro a farlo o ci mettiamo noi, con un po' di serietà? So che una parte di questo Emiciclo non è così appassionata di istituzioni, ma coloro che lo sono dovranno farlo, e a breve. Vengo ora al decreto-legge al nostro esame e ad alcune delle sue fasi. Decreti e fiducie si sono susseguiti uno dopo l'altra, con maggioranze sempre meno coese, ma il disegno di questo Governo è chiaro, soprattutto da parte del MoVimento 5 Stelle. Se non c'è rispetto per le persone e per l'Istituzione, non è un problema che vada tutto a catafascio, che si triti e si disfi tutto. La cosa importante è che ci sia l'uomo solo al comando, un regista che decide di rappresentare un reality , ovvero una cosa che sembra vera, ma è una finzione. L'uomo è sempre garbato, elegante, ben pettinato e diretto nelle riprese e negli interventi da sapienti inquadrature: solo lui deve spiccare attraverso i TG e le dirette, che - devo dirlo - sono sempre meno seguite, perché sono piuttosto scontate, ma deve comunque apparire come l'uomo del destino. Dall'altra parte - ne abbiamo avuto dimostrazione soprattutto negli ultimi mesi, ma anche ieri - ci sono i bravi di manzoniana memoria, che randellano con le parole ovviamente la Lega, ma soprattutto Matteo Salvini, in un crescendo così scomposto e brutale che a volte sembra quasi che abbiano la bava alla bocca dal livore. Da una parte, quindi, il moderato e rassicurante (finto) e, dall'altra, i bravi. Questo è un disegno preciso: uno fa quello più buono e gli altri giù botte. Parlate piuttosto di cosa sarà l'Italia nei prossimi mesi ed anni. Se insultate Salvini così brutalmente, c'è solo un motivo: siete terrorizzati dall'idea di andare alle elezioni, perdere e tornare alle vostre vite. (Applausi) . Se pensate che gli italiani siano con voi, che problema c'è ad andare ad elezioni? In conclusione, signor Presidente, vorrei portarmi avanti e fare due appunti minimi, in anticipo, sul decreto semplificazioni, visto che non è ancora stato pubblicato (sappiamo che c'è qualche problema, lo capiamo: da queste cose non si esce). Il primo appunto è ancora una volta sul tempo: l'orizzonte, all'interno del Titolo I, è quello del 2021, che non è credibile né pensabile e non serve, perché è troppo ravvicinato. Dobbiamo fare cose che abbiano un senso, perché il Paese possa uscire da questa situazione: facciamo in modo che le imprese ed i lavoratori possano fare e riprendere una quasi normalità, così il Paese va avanti e ci sarà un rilancio. Il secondo è che si spinge per fare subito la firma digitale, ma dovremmo fare cose più pratiche, come stare vicino a quella macchina incredibile e spesso dimenticata, sulla quale grava una responsabilità pazzesca, ossia i Comuni, che sono quelli che funzionano meglio. Aiutiamo i sindaci a far ripartire i lavori, le opere e la macchina (Applausi) . Semplifichiamo, ma in maniera seria, non barocca, come al solito. C'è una sfida che possiamo accettare, ma cambiamo la testa e la prospettiva. Non ci saranno seconde occasioni, il momento è troppo grave. Voglio assolutamente rappresentare l'indignazione per quest'ulteriore fiducia e il modo in cui sta avvenendo tutto questo. È stata chiesta la collaborazione alla Lega, alla quale poi, quando c'era da entrare nel merito della discussione, ciascuno in base al suo ruolo, è stata sbattuta la porta in faccia. Così non si fa: occorrono rispetto, collaborazione, amore e lungimiranza per questo Paese, che li merita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, la fiducia in natura è un sentimento impegnativo. Dare la propria fiducia vuol dire affidarsi e presupporre di lasciarsi guidare da chi dimostra di essere attento, affidabile, leale e sincero, ma soprattutto presuppone un sentimento di reciprocità. Ecco perché non potremo mai darvi la nostra: non siamo tranquilli e men che meno sicuri; non si può dare la fiducia a senso unico né a chi non la merita, predica bene e razzola molto male, avendo disatteso ogni proprio principio, tradendo a più riprese le promesse e le parole date. «Mai con il PD», urlavano dai banchi e in TV i 5 Stelle. «Nessuna ipotesi di Governo con i 5 Stelle», affermava il presidente del PD (basta andare a vedere sui social ). «È un colpo di Stato mettere la fiducia», si sgolava la collega Taverna quando era all'opposizione. Vi siete dimenticati? Noi no e presumiamo nemmeno i cittadini. Non possiamo dare la fiducia a un Governo che non ha mai dato fiducia a tanta parte di cittadini, imbavagliando e non consentendo ai rappresentanti del popolo, che siamo noi, di dare loro ascolto e voce. Questo Governo, a trazione 5 Stelle e con l'avallo di un partito che si dice democratico, ma che vive di fiducia, scardinando lo Stato di diritto, non potrà mai avere da noi la fiducia che si conquista e si guadagna invece con la sincerità e la coerenza e non si pretende con arroganza e totale mancanza di rispetto, senza consentire replica né proposta. La fiducia invece è ormai la prassi, in prima o in seconda lettura ( tertium non datur ), anche sul provvedimento più importante che deciderà del futuro del Paese, come questo decreto-legge, che il rilancio ce l'ha solo nel titolo e arriva in Aula al Senato addirittura senza relatore, raccogliendo lo sconcerto e l'indignazione persino del Presidente della Commissione bilancio, collega di maggioranza, che ha chiesto a viva voce che non si ripeta mai più. Dev'essere davvero sconfortante, frustrante, umiliante e triste, anche per la stessa maggioranza, vedersi passare sotto gli occhi tomi e tomi. Guardate qua, questo è soltanto quello che ci è arrivato dalla Camera: non vi dico quanti sono i tomi degli emendamenti, pieni di proposte, che neanche si sono potuti aprire, ritrovandosi tutti quanti a votare a scatola chiusa. Non dico come «utili idioti» (citando Stalin) né «servi sciocchi»; dirò come persone neanche curiose di vedere cosa contenessero quei chili di carta da mandare al macero, ancora freschi di stampa e neanche sfogliati. Oggi vi ribadiamo quindi tutta la nostra diffidenza e la nostra sfiducia per chi va avanti con i paraocchi, senza rendersi conto che, umiliando il Parlamento, umilia il popolo italiano. Non possiamo darvi la nostra fiducia, proprio per il rispetto che portiamo al nostro popolo e la responsabilità che sentiamo forte per il mandato che ci è stato conferito. Non possiamo darvi la nostra fiducia per rispetto di tutte le categorie dimenticate e di cui siamo la voce: professionisti abbandonati, che non hanno ricevuto fondi; madri, che hanno dovuto lasciare il lavoro per seguire i propri figli, prese in giro da un inutile bonus baby-sitter in periodo di pandemia e contagio, né possono lavorare in smart working , perché hanno i bambini da accudire; dirigenti scolastici, sui quali avete scaricato tutte le responsabilità di una scuola che è stata l'ultimo dei vostri pensieri. Forse sarebbe stato meglio che non l'aveste pensata proprio, se la vostra pensata è quella di affidare la sicurezza della riapertura al commissario Arcuri, "mister mascherine", che non è mai entrato in una classe, sennò saprebbe che la scuola e il distanziamento sociale sono un ossimoro e basta dividere i banchi per garantire uno spazio adeguato, come si fa quando ci sono i compiti in classe. Per fortuna, almeno alla Camera bassa ci avete concesso qualche spicciolo in più per le scuole paritarie che tanto odiate, visto che la libertà vi indispettisce. Ancora, non possiamo darvi la fiducia per rispetto dei docenti non stabilizzati e degli insegnanti di religione dimenticati; del mondo agricolo, cui non avete concesso neanche i voucher per far lavorare gli italiani, per i quali non versate lacrime (per non parlare delle piaghe dimenticate, come la xylella, i cinghiali, la cimice asiatica e i disastri metereologici); dei lavoratori, che tra pochi giorni dovranno pagare le tasse, mentre chi non lavora prende i soldi; per rispetto della libertà d'impresa e dei datori di lavoro, che hanno anticipato la cassa integrazione che a molti non è ancora arrivata e hanno messo in sicurezza le proprie aziende e le sedi delle proprie attività usando, tra l'altro, separatori in plexiglass , distributori di disinfettanti in plastica e porzioni monouso di alimenti nelle mense, confezionati con imballaggi in plastica. Si tratta della stessa plastica per la quale avete solo rimandato l'odiosa plastic tax , al posto di concentrarvi su incentivi strutturali e fiscalità ambientale mirata, senza rendervi conto che, senza gli operatori ecologici e gli impianti e le aziende di raccolta, avremmo rischiato la tragedia nella tragedia. Non possiamo darvi la fiducia per rispetto del settore dell' automotive , del trasporto turistico e scolastico privato, dell'edilizia, del turismo, della moda, dello spettacolo e degli eventi, che sono paralizzati, e con loro tutta una filiera di attività collaterali; per rispetto di tutti i commercianti, che hanno dovuto abbassare le serrande e ai quali non avete concesso neanche la cedolare secca sugli affitti commerciali. Per rispetto degli artigiani, che non potranno permettersi il credito d'imposta di un ecobonus per l'efficientamento energetico, che ancora manca di certezze nell'attuazione, non voteremo la fiducia al Governo che, con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ha bloccato il Paese senza avere il suffragio del Parlamento, che sarebbe arrivato in un paio di giorni. Non possiamo darvi la nostra fiducia, perché siete inadeguati e non si può governare senza avere neanche un po' di rispetto e di educazione istituzionali: neanche nell'emergenza avete avuto l'umiltà di condividere e trovare il tempo per ascoltare chi vi porta le istanze dei territori. Non possiamo darvi la nostra fiducia, perché non c'è un programma: quel programma nazionale di riforme che l'Europa attende non potrà essere solo un libro dei sogni, ma dovrà essere un concreto piano di investimenti, né potrà essere un piano di mero assistenzialismo, basato sulla spesa corrente, per cui il debito non potrà mai essere saldato. Uscite dalle piattaforme e dagli schermi, parlate alla gente occhi negli occhi e forse capirete che, dietro la grande dignità del popolo italiano, si nascondono drammi quotidiani terribili. Come ho già detto ieri, e concludo, il 18 agosto si aprirà la stagione dei licenziamenti e allora la miccia sotto il barile dell'esplosivo sociale si accenderà. Ora arriverà forse il decreto semplificazione: ecco, semplificate la vita alla gente e andate a casa, cortesemente. (Applausi) . L'Italia vuole rialzarsi: è un Paese magnifico e lotteremo perché possa ripartire, ridando al popolo la libertà che gli avete tolto e quella fiducia che, qua dentro, non vi daremo mai. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la settimana scorsa, com'è sicuramente noto, abbiamo approvato, con voto pressoché unanime, un nuovo LEA relativo alla cefalea, qualificandola come malattia sociale. Ebbene, devo fare ammenda, perché mi sono dimenticata - imperdonabilmente - di far rientrare fra le nuove patologie il poliformismo, dal quale sono stati contagiati in forma acuta il Presidente del Consiglio e molti dei suoi onorevoli ministri, che ne danno evidenza nei comportamenti quotidiani e soprattutto nelle quasi mille pagine del disegno di legge convertendo, tra emendamenti e testo base. Ora, non so quanti di voi abbiano dovuto studiare 1.000 pagine in cinque giorni. L'Esecutivo ci sopravvaluta, perché negli ultimi tempi è del tutto inutile prendere in esame e leggere le prime versioni dei provvedimenti adottati dall'Esecutivo, prima di essere costretti ad un'approvazione necessitata, spesso salvo intese, il che consentiva di modificarli, stravolgerli e talvolta cambiarne il senso, fino all'ultima stesura. Nel caso dei decreti-legge vale l'esasperazione del concetto, essendo spesso interessati da modifiche in corsa, in forza di meccanismi di decretazione d'urgenza, sopravvenuta prima della loro conversione, ravvisandovi palesi sintomi di poliformismo. Fra le innumerevoli proposte che abbiamo presentato, statisticamente succede che ve ne siano di buone, ma ufficialmente non ne avete accolta nessuna, salvo appropriarvene sempre e solo in parte e senza ammetterlo, talvolta stravolgendone i contenuti, al punto di sviarne completamente l'impianto complessivo, non solo rendendoli di difficile applicazione, con ciò dando contezza quindi di una situazione assolutamente inqualificabile, soprattutto per ciò che riguarda il tema dell'analisi e dei controlli. Insomma, non vi è nulla d'innovativo, quando d'innovazione ci sarebbe tanto bisogno. Di conseguenza, in un momento nel quale vi sono risorse che potrebbero essere spese ben pianificando, ecco che allora ci troviamo nella condizione di registrare che andiamo in direzione assolutamente contraria al centrare l'obiettivo. Per esempio, abbiamo perso il treno per la costruzione delle gigafab nelle batterie dell'auto: si sarebbe potuto almeno promuovere in norma la facilitazione per la loro rigenerazione e il loro riciclo. Mi accingo verso le conclusioni, signor Presidente, sottolineando, come ho avuto modo di fare in Commissione, che andate dicendo che non prendere le risorse del MES sarebbe ed è imperdonabile, ma nel piano nazionale di riforma, laddove quantificate il fabbisogno di interventi in 32 miliardi, parrebbe che abbiate preso per buona una ricognizione del 2018, che li spalmava però a tutto il 2045 e non già da spendere in due anni. Da qui la necessità di fare un piano dettagliato di analisi delle reali necessità e dei risparmi attesi con gli investimenti. PRESIDENTE. Devo invitarla a concludere. CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Sì, grazie. Posto che evidentemente stiamo parlando di qualcosa per cui dovrà essere certo che vi sarà capacità di restituzione istituzionale, senza gravare di ulteriore debito le future generazioni. Ci saremmo aspettati - e giungo al termine, Presidente - di trovare nel disegno di legge in conversione le nuove regole per la riqualificazione della spesa, in una logica di investimenti post-Covid-19, che tengano conto delle risorse già disponibili, che ricordo sommano a 25 miliardi di euro, comprensivi delle risorse stanziate e non utilizzate per l'edilizia sanitaria, cui si aggiungono gli oltre 8 miliardi di euro previsti in forza dei reiterati, plurimi provvedimenti emergenziali. È forte la preoccupazione che si voglia dare libero sfogo a una pioggia di miliardi, da distribuire senza controlli, come è sin qui avvenuto per le risorse già stanziate, senza prevedere misure dedicate a un piano straordinario di recupero dei milioni di interventi e di prestazioni posposti durante il lockdown . (Applausi) . PRESIDENTE. Le devo davvero chiedere di concludere. CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Ho terminato. Faccio un paio di esempi e concludo. Tutto ciò sistematizzando l'estensione oraria in regime di lavoro ordinario, valorizzando il know how competenziale e professionale dei pensionati e dei pensionandi suscettibili di trattenimento volontario in servizio per un periodo, ad esempio, non superiore a dodici mesi, ma prevedendo meccanismi di incentivazione reale, senza sovradimensionamento di organici che nel ritorno alla normalità non sarebbero più utili. Da qui la nostra posizione contraria. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Siri. Ne ha facoltà. SIRI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la ringrazio. «Gentile professionista, facciamo riferimento alla sua istanza di prestito emergenziale Covid-19 e alla nostra precedente comunicazione in merito. La informiamo che, al momento, non è ancora possibile erogare il finanziamento a lei concesso, in quanto l'ulteriore stanziamento destinato alla copertura degli interessi da parte di Inarcassa è a tutt'oggi all'esame dei Ministeri vigilanti, che dovranno rilasciare il nulla osta a procedere. Non essendo ancora a conoscenza delle tempistiche ministeriali, sarà nostra premura, previa comunicazione, provvedere all'accredito di quanto spettante non appena ricevute le autorizzazioni necessarie. Banca Popolare di Sondrio. Inarcassa». Non voglio certo essere mero interprete della liturgia della lamentela a tutti i costi, della critica a tutti i costi; però noi qui siamo i rappresentanti dei cittadini e siamo la loro voce in quest'Assemblea. Credo quindi che io, come tutti voi, siamo interessati a queste categorie di professionisti e di lavoratori che, nonostante tutto quello che noi discutiamo in questa sede e che il Governo comunica in televisione, poi si trovano di fronte i problemi. Ho visto che c'è qui il sottosegretario Misiani, approfitto della sua presenza e della sua attenzione per sottoporle questo problema, augurandomi che possa velocemente, il prima possibile, risolvere questa situazione. Il decreto rilancio è un provvedimento di mille pagine, dove ci sono alcune cose che possono essere condivisibili. Avremmo anche potuto votarlo se ci fosse stata davvero una dialettica costruttiva tra maggioranza e opposizione, tra Governo e opposizione. Noi abbiamo dato un contributo, ma non è stato così. Sento molto spesso fare annunci e parlare in televisione di bazooka e di interventi, però le dico che Alessandro di Bergamo, piccolo artigiano, con un'azienda artigiana idraulica, ha avuto il Covid, lui, la moglie e i due bambini, per fortuna sono guariti, ma è quattro mesi che è fermo e non lavora, non sta facendo un solo preventivo e i clienti che dovevano pagarlo a loro volta non l'hanno pagato. Aveva un fido in banca e avendo quattro operai ha anticipato lui la cassa integrazione, utilizzando il fido della banca e mi chiede che cosa facciamo. Mi dice: voi che siete lì a Roma cosa fate? C'è qualche possibilità almeno di spostare il pagamento delle imposte, visto che sento dire in televisione che forse questa cosa avverrà? Cosa gli rispondo? Dico che non lo sappiamo, vediamo, speriamo. Noi stiamo chiedendo di poter far slittare il pagamento delle imposte previsto a luglio. Quindi le chiedo anche questo. Se dentro questo decreto ci fosse stato quello che abbiamo richiesto, cioè l'anno bianco fiscale e la possibilità di derogare ai versamenti per le imposte, probabilmente avremmo avuto anche un atteggiamento differente nei confronti del Governo. Esempi come quello di Alessandro ce ne sono tantissimi: il barista che ha dovuto anticipare i quattrini ai suoi dipendenti che si trovano in difficoltà o il ristoratore che ha dovuto dare i soldi al lavapiatti con due figli. Altrimenti come fa questo? Non può campare senza un aiuto, perché non ce la fa. Quello che guadagna lo usa per mantenere la famiglia. Non ha risparmi, non ha nulla; se non glieli dà il datore di lavoro i soldi chi glieli deve dare? A sua volta il ristoratore si è fatto il debito con la banca. Adesso dopo tre o quattro mesi ha riaperto, ma i tavolini non sono più quindici, ma cinque e anche lui sta facendo fatica. Si chiede come farà ad onorare il pagamento delle imposte e come mai lo Stato non gli dà un po' di respiro e un po' di ossigeno. Mi sembrerebbe anche giusto e opportuno che ciò accadesse, però mi pare di capire che in questo decreto rilancio non ci sia nulla di tutto questo. Nel decreto rilancio ci si aspettava anche, ad esempio, per la rottamazione- ter e il saldo e stralcio che le scadenze delle rate, anziché slittare al 10 dicembre, slittassero alla fine del procedimento di rottamazione per riuscire a dare respiro, in modo tale che si recuperassero le rate che non sono state pagate alla fine. Invece così non è stato. Sarebbe stato utile che in coda all'ultima rata dovuta si potessero pagare queste rate. Poi c'è il tema della notifica delle cartelle che è sospesa fino al 31 agosto. A settembre i contribuenti vedranno ricevere a casa l'avviso di pagamento, dopo un'estate difficilissima e tutto quello che è successo e che è sotto gli occhi di tutti; il 16 settembre c'è una concentrazione di versamenti IVA ed INPS per artigiani e commercianti, quelli del primo trimestre, ritenute d'acconto per i dipendenti, addizionali regionali e comunali, eccetera. Purtroppo, come vede, la situazione è veramente complicata. Non voglio qui essere, come dicevo, l'interprete della lamentela e basta, ma cerco di essere costruttivo e interprete sì delle necessità dei cittadini che qui in quest'Aula rappresentiamo. Poi ci si aspettava che il decreto rilancio fosse anche un primo passo verso quello che è un annuncio del taglio della burocrazia e della semplificazione, ma di semplificazioni qui non ce n'è. Al credito d'imposta per la sanificazione sono dedicate 41 pagine; al contributo a fondo perduto 55 pagine; al bonus vacanze 46 pagine; al credito d'imposta per locazioni non commerciali 33 pagine; la circolare per la dichiarazione dei redditi occupa 411 pagine. Ci si aspettava che le 586 pagine totali potessero essere sfoltite almeno della metà - non vogliamo chiedere molto - proprio per dare un segnale in quella direzione. Ci sono ancora 135.000 lavoratori in attesa della cassa integrazione (che per ora sembra essere ancora un miraggio) e nel frattempo il Paese reale, il Paese che produce, che lavora, registra un calo di quasi il 40 per cento nelle assunzioni rispetto a luglio dell'anno scorso. Quindi, i sintomi della malattia sono molto seri e molto gravi. Ritengo che si sia persa una grande occasione con questo decreto-legge rilancio, ovvero l'occasione di poter mettere in atto quelle riforme strutturali che servono al Paese. Lei dirà, sottosegretario Misiani, che per gli interventi richiesti dall'opposizione servono i soldi, e voi avete messo 55 miliardi a disposizione: è giusto, però questi 55 miliardi sono stati stanziati sempre con la solita modalità, ovvero bonus , sconti un po' di qua, un po' di là, una serie di rigagnoli che perdono efficacia in un momento in cui c'è una vera, profonda, difficoltà di stagnazione economica. In realtà, si poteva anche osare di più se si avesse avuto fiducia negli italiani, negli imprenditori, nei risparmiatori. (Applausi). E come si poteva fare? Si poteva anche mettere a disposizione non 55 ma 150 miliardi, e sa come, sottosegretario Misiani? Rivolgendosi ai risparmiatori italiani, alle famiglie italiane. Abbiamo depositato in questo Senato un disegno di legge per l'istituzione dei conti individuali di risparmio, che sono uno strumento utile alla raccolta di finanza da parte dello Stato verso le famiglie, con un credito di imposta al 23 per cento, l'azzeramento della ritenuta che si paga sui titoli. Si sarebbe ottenuto un rendimento molto utile, molto efficace e decisamente appetibile per i risparmiatori che, se con i BTP Italia in quattro giorni hanno dato allo Stato fiducia per 23 miliardi di euro, l'avrebbero data a condizione che noi avessimo avuto fiducia in loro. Avreste potuto fare una bella emissione da 150 miliardi; sappiamo che i risparmiatori italiani hanno 5.000 miliardi di liquidità disponibile; avreste potuto dire che offrivate quel titolo di Stato a condizioni per loro vantaggiose: loro avrebbero dato una mano all'Italia e l'Italia a loro. E con quei 150 miliardi avremmo potuto fare la famosa e importante riforma strutturale del fisco, che per noi è la flat tax al 15 per cento per tutti (imprese e famiglie). (Applausi). Se avessimo potuto dire agli imprenditori, ai lavoratori, a tutto il ciclo della produzione italiana (e anche straniera) che l'Italia dal 2021 avrebbe avuto un'aliquota fiscale al 15 per cento, come pensa che sarebbe stato adesso l'umore di chi sta lavorando e si sta sacrificando, sottosegretario Misiani? Sarebbe stato molto positivo: la gente avrebbe capito che, di fronte ai sacrifici e alle sofferenze che sta vivendo, perlomeno dall'altra parte il Governo aveva fatto qualcosa di storico cosicché dall'anno successivo finalmente si avrebbe avuto un fisco equo e giusto per tutti. (Applausi). E invece questo non è avvenuto. Il tempo è sempre troppo poco potere illustrare tutte le nostre proposte, ma sono agli atti di questo Senato. Avremmo voluto dare un contributo, che non è stato accettato. Con questo decreto-legge rilancio dimostrate di non avere fiducia negli italiani, nei nostri imprenditori, nei piccoli imprenditori come negli artigiani, nei commercianti, nelle partite IVA; quindi, noi non abbiamo fiducia in voi. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, con grande sorpresa - forse una sensazione che non avrei dovuto provare - ieri ho scoperto che aver messo la fiducia ha privato l'intero Senato della possibilità di intervenire con il minimo delle possibilità di intervento. Una volta si diceva che un ordine del giorno non si nega a nessuno. Parlo delle forme blandissime con cui chiedevamo al Governo di valutare l'opportunità e con cui, comunque, facevamo arrivare un piccolo messaggio. Con la fiducia non siamo in grado di far pervenire al Governo nemmeno modeste suggestioni con una formula del tipo: valuti l'opportunità. È stata scippata anche l'estrema forma di poter intervenire. È come se si fosse rubato a un povero, che è stato già privato di tutte le prerogative del ruolo, anche l'ultima scintilla di ciò che poteva definire i margini operativi reali della collaborazione. Detto questo, voglio sottolineare le tre cose per cui personalmente non potrò votare la fiducia a questo Governo. La prima riguarda il grande tema della scuola. Tutti i giorni sentiamo in televisione e leggiamo sui giornali interventi relativi alla scuola. Non voglio nemmeno parlare di ciò che accade con la scuola paritaria perché mi auguro che ci sia presto una mozione con la quale sia possibile, in ogni caso, far arrivare al Governo le nostre istanze, ma mi riferisco all'insieme della scuola pubblica, che include la scuola paritaria e la scuola statale, e che oggi leggo essere ad alto rischio di una nuova forma di povertà. Parlo della povertà educativa. Ministro e commissario, fino a quando crederanno che la scuola si risolve nella mascherina di turno oppure in quell'autentica forma di discriminazione? Quando ci diranno, infatti, che il 15 per cento degli studenti non possono accedere alla scuola, dovranno dirci innanzitutto i criteri per stabilire qual è questo 15 per cento di studenti che non accederanno a scuola o verranno mandati in un teatro o per cui si aprirà una sorta di circo-tenda fuori dalla scuola. È veramente in gioco il criterio dell'equità, della giustizia e - soprattutto - il criterio di chi è convinto che il rilancio di un Paese comincia dalla scuola intesa nella sua ricchezza educativa. Noi stiamo segnando un punto di non ritorno nella povertà educativa. Un piccolo esempio basta per capire come mai la scuola dell'obbligo viene esclusa dai test Invalsi: chiaramente non ci sono le condizioni oggi per valutare persone che non hanno ricevuto gli stimoli giusti e opportuni per poter dare una valutazione dell'intero sistema. È come dire: siamo un po' più ignoranti e, quindi, molto più poveri. Il secondo punto fondamentale è il dato Istat dell'altro ieri sull'ulteriore impoverimento demografico italiano. Ci sono delle proiezioni accessibili a chiunque. Basta pensare alla famosa piramide rovesciata che descrive l'andamento demografico italiano per immaginare che nel giro di quarant'anni - e sono ottimista - tutti i sessantenni - ce ne sono tanti anche in questa Assemblea - non ci saranno più e non ci saranno neanche i nuovi nati. Avremo un Paese povero culturalmente e demograficamente. Questo è il rilancio Italia che uno si immagina: come posso rilanciare le politiche per la natalità, come posso rilanciare le politiche per l'istruzione, per l'educazione e per lo sviluppo di capacità e competenze? Nonostante le 5.000 pagine del documento, a noi sembra francamente miope, privo di obiettivo-tendenza e di priorità. Noi ci saremmo immaginati, non solo l'indice dei capitoli, ma una piccola premessa all'inizio, quello che in inglese si chiama summary , che dicesse: Attenzione, gli obiettivi principali sono A, B e C. Non ci sono. Tutto è messo sullo stesso piano. L'ultimo punto su cui voglio intervenire, signor Presidente, è il seguente. Noi sogniamo l'Europa della salute. Noi sogniamo davvero che questa nostra grande ricchezza, sensibilità e cultura, che ha fatto grande l'Europa, trovi nell'obiettivo salute l'obiettivo forte di convergenza. Non lo troverà sul MES, non lo troverà sul recovery fund , ma sulla salute può trovare il suo obiettivo convergenza. Per questo motivo, immaginavamo un'azione coordinata tra tutti per identificare che cos'è oggi la salute pubblica. Questo significa, per noi, un investimento nel ripensamento della formazione dei medici. Lo sappiamo tutti che la facoltà di medicina italiana è fortemente sbilanciata in senso ospedalocentrico, ma molto pochi, pochissimi, sono i crediti dedicati alla salute pubblica. Immaginavamo un ripensamento reale delle figure dei medici di medicina generale e non c'è in questo senso. Terzo e ultimo punto: immaginavamo un concetto di salute che tendesse a valorizzare la cronicità, per lo stesso motivo della piramide rovesciata di cui dicevo, e, quindi, la disabilità. Non c'è niente di tutto questo e noi ce ne addoloriamo. Non riusciamo ad arrabbiarci, come alcuni dei nostri colleghi, e a lanciare le nostre invettive. Non è nel nostro carattere, ma riusciamo ad addolorarci e a vedere, in questo veramente ciò che dicevano gli antichi: mala tempora currunt . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la discussione in corso è una discussione sulla fiducia. Io avrei voluto argomentare, quindi, del perché non ci fidiamo. Adesso non so più che cosa dirvi, perché lo ha spiegato talmente bene il collega Siri che dovrò inventarmi qualche cosa, con grande sforzo. Ci proverò, però. Rammento rapidamente l'argomento del collega Siri. Noi, ai quali il popolo (o, almeno, una parte di esso, che i sondaggi dicono essere piuttosto consistente) si rivolge, non riusciamo a fidarci di questo Governo, perché questo Governo non si fida del suo popolo e non si fida neanche di noi. Che il Governo non si fidi di noi, che siamo i rappresentanti del popolo, è abbastanza evidente nel modus operandi . Qui c'è un discorso di metodo, che è stato sollevato da tanti per cui, quindi, basta un accenno estremamente succinto. Stiamo andando avanti, appunto, a colpi di questioni di fiducia su provvedimenti tecnicamente ingestibili da parte del nostro Parlamento. I Regolamenti parlamentari non consentono di fare una lettura accurata, neanche in una sola Camera, di un di un decreto che, allegramente, veleggia oltre i 250 articoli. E per quanto noi, qui, alla Camera cosiddetta alta, sentiamo leso il diritto di dare una lettura approfondita del testo, al tempo stesso, forse, almeno noi della Lega dovremmo qui ricordare l'eccellente lavoro che è stato fatto dal presidente Borghi alla Camera dei deputati. Egli è riuscito, comunque, a portare in Aula il lavoro emendativo che era stato fatto; un lavoro emendativo attraverso il quale, grazie all'impegno della Lega, in particolare dell'onorevole Garavaglia e dell'onorevole Comaroli, la Lega ha cercato di arginare alcuni temi che con l'emergenza non c'entravano tantissimo, comunque la si pensi in merito. Mi riferisco al solito tema della cannabis. Come pure ha cercato di occuparsi invece di questioni di cui c'era oggettivamente bisogno, anche se sono viste come un potenziale nemico ideologico dall'attuale maggioranza; e in questo caso mi riferisco al tema delle scuole paritarie. Resta il punto che però in questo ramo del Parlamento abbiamo avuto cinque giorni per occuparci del ponderoso tomo e secondo me questo modo di fare riflette una deriva antidemocratica. Ve l'ho già detto e ve lo ripeto. Ci sono però tante cose da fare, quindi è normale che i provvedimenti siano estremamente complessi. Certo, io ringrazio sempre chi avvicina me, che come è noto sono un professorino anche un po' saccente (questo si sa), alla complessità del reale. Essere qua dentro è una cosa bellissima e ci si avvicina alla complessità del reale in infiniti modi, però fa parte della complessità del reale, per esempio, anche la lettera che ho appena ricevuto: "Caro senatore, salve, sono un operaio artigiano di Torino di quarantasette anni, in cassa integrazione dal 15 marzo. Ad oggi non ho ricevuto ancora nulla da parte dell'ente predisposto al pagamento, come molte altre persone. Siete consapevoli della grave situazione di alcune persone? Trovarsi a quest'età a dover chiedere aiuto a parenti e amici, pur avendo un lavoro, ma non ricevendo nulla da parecchi mesi è umiliante è preoccupante. Le chiedo solo una cortesia: se può fare o dire qualcosa a chi di dovere lo faccia". Qui chi di dovere c'è e l'ho fatto. È chiaro che il plurale di «aneddoto» non è «dati» e questo, se vogliamo, è un aneddoto, è la vita di una persona disperata e umiliata, ma ciò non è necessariamente colpa di questo Esecutivo, può essere anche colpa delle circostanze. Però, oltre a questo aneddoto, abbiamo anche dei dati sui gravi ritardi con cui i provvedimenti stanno intervenendo. Forse, allora, anziché immaginarsi dei modi barocchi per provvedere liquidità al sistema delle imprese, c'erano alcune cose che potevano essere fatte e che secondo me - io mi rileggo sempre con attenzione i Resoconti stenografici per vedere se ho detto quello che pensavo - derivano da un'iniziale sottovalutazione da parte del Governo di quello che sarebbe successo e che quindi sta succedendo. Scusate, non voglio citare me stesso - cosa inelegante - ma insomma, ricordiamo tutti quando a inizio marzo ebbi l'opportunità (e ne approfittai) di suggerire al Governo che, date le circostanze eccezionali, sarebbe stato opportuno fare un deficit estremamente alto, uno scostamento estremamente alto, e intervenire in modo estremamente incisivo, perché questo avrebbe permesso di fare poche cose risolutive. Io questo lo dissi prima che la Commissione europea applicasse la general escape clause, perché nella riflessione del nostro partito era assolutamente chiaro che quello sarebbe successo. Adesso non voglio dire che noi siamo quelli bravi, perché chiaramente essere professorino, oltre a essere saccente, aiuta anche un pochino a vedere quello che succederà; infatti, non è mica la prima volta che in Europa le regole vengono cambiate, quindi si è in grado di capire quando si andrà in una certa direzione. Lo si sarebbe potuto capire a inizio marzo, si sarebbe potuto fare un intervento deciso che probabilmente avrebbe risparmiato di disperdere attraverso mille rivoli inefficaci quello scostamento che tanto poi alla fine dovrà essere quello che avevamo chiesto noi, perché con meno di 100 miliardi non è che ce la caviamo (Applausi) . Oggi sono in modalità pacata amareggiata e non alla ricerca di applausi, però bisognerà pure che cominciamo a guardarci negli occhi e a dirci cosa vogliamo fare di questo Paese. Facendo subito questo scostamento si sarebbero potute fare alcune manovre incisive sul fronte delle qualità che non si sono volute fare spesso per motivi assolutamente ideologici o, peggio ancora, che si sono fatte dopo perché prima non si potevano fare perché le aveva chieste la Lega, quindi ancora una volta per motivi ideologici. Gli esempi sono tantissimi. Io penso intanto che il ragionamento sull'anno bianco fiscale lo si sarebbe dovuto fare, e lo si sarebbe potuto fare, se si fosse capito che in circostanze come queste si poteva tranquillamente pensare anche a un deficit del 10-12 per cento - ripeto, in quelle circostanze - perché, come vi dissi all'epoca e come vi ripeto adesso, nel balletto assolutamente assurdo, ridicolo, controproducente e fallimentare delle regole europee del semestre europeo, se ti aprono la gabbia devi approfittarne, perché l'anno dopo quello che conta è se stai scendendo. Quindi c'è un ovvio incentivo a fare immediatamente un forte scostamento. Infatti, se tu parti dal 14 per cento - dico una cifra assolutamente a caso - e l'anno dopo sei al 13,5 per cento ed hai dei negoziatori un minimo attrezzati culturalmente - e qui non so se nel degrado generale noi ancora li abbiamo, forse sì - questo ti viene fatto passare. Ma se tu fai il 3 per cento e l'anno dopo fai il 3,5 per cento, a quel punto ti stangano. Questo perché la meravigliosa costruzione europea, che qui a tanti sembra e tanti se la fanno sembrare imprescindibile e salvifica, è semplicemente una ricetta per il disastro, perché è un cumulo di regole procicliche, cioè di regole che quando stai male ti fanno stare peggio. Si sarebbe potuto fare quello e si sarebbe anche potuto, sul tema della liquidità, agire nel senso di provvedimenti di buon senso, portando subito a un milione il limite per la compensazione. Noi l'avevamo chiesto nel decreto-legge cura Italia, ma la risposta del sottosegretario Misiani è stata: «costa!» (non nel senso del ministro Costa, ma nel senso che ha un costo). Dopodiché, a giugno ce lo ripropongono nel decreto-legge aprile. Nel frattempo, gli imprenditori hanno vissuto in un clima di incertezza. Il tema della fiducia nei riguardi dei nostri elettori tocca anche un altro punto, che è quello delle riforme. A proposito di questa retorica delle riforme, dell'essere costretti da qualcun altro a fare qualcosa che in teoria noi non vogliamo fare: voi gli italiani li dovete lasciare in pace (Applausi) , li dovete far vivere. Non c'è bisogno di riforme adesso, ma c'è bisogno di liquidità. E i provvedimenti per fornirgliela alla fine sono quelli che vi avevamo chiesto noi all'inizio. E anche l'approccio, alla fine, è quello che vi avevamo chiesto noi all'inizio. Allora, per favore, se vogliamo veramente uscirne, cominciamo a cooperare sul serio. Altrimenti l'opposizione dovrà fare l'opposizione. Vi ricordo sommessamente che i numeri per lo scostamento non li avete, e a un certo punto noi vorremmo anche accettare il costo politico di avere la vostra propaganda a reti unificate che dirà che siamo distruttivi, e ricondurre - e qui concludo - tutto entro l'alveo di una normale dialettica democratica. Un Governo, indipendentemente dalle circostanze, propone delle politiche e poi, se hai i numeri per attuarle, le attua; se non ce li ha, se ne va a casa. (Applausi). Quindi o si comincia da ora su un passo diverso, si accetta il buon senso della Lega, gli si dà dignità nel dibattito e lo si valorizza, oppure si va a casa. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, un altro provvedimento e un altro voto di fiducia. Ma facciamo un passo indietro: a metà marzo abbiamo avuto il decreto-legge cura Italia, che si è rivelato purtroppo non una cura, ma un piccolo rimedio, un cerotto. La richiesta del voto di fiducia da parte del Governo sul provvedimento cura Italia ha rotto in quel momento il sentimento di unità nazionale che si stava vivendo nell'emergenza provocata dal Covid, ed ha anche interrotto il dialogo, allora aperto, tra maggioranza e opposizioni. Poi è arrivato il decreto-legge liquidità, annunciato - ricordiamolo - in conferenza stampa molto prima di esistere, e con un grande, eccessivo spazio dedicato a denigrare le opposizioni in diretta televisiva. Si era annunciata una potenza di fuoco che poi si è rivelata purtroppo un accendino, ma soprattutto ha deluso, perché aveva creato aspettative di una liquidità immediata nei conti correnti e nelle tasche degli italiani. Così non è stato e anche quel provvedimento è passato con un voto di fiducia. Ora il decreto rilancio (che doveva essere il decreto aprile - quello di Pasqua - ed è poi stato ribattezzato rilancio), arriva con estremo ritardo a metà luglio e ci state chiedendo un altro voto di fiducia. Nel contempo avanza (è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ) il decreto semplificazione ed è facile prevedere che più o meno a Ferragosto ci chiederete un altro voto di fiducia. Questo Governo, ogni giorno e con ogni atto, si sta sempre più caratterizzando come autoreferenziale e autoritario e va avanti a colpi di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ne abbiamo discussi e subiti tantissimi: atti amministrativi che, con i loro effetti e ricadute, hanno travalicato l'ambito amministrativo e sono risultati abusivi, salvo poi chiedere all'Assemblea di essere condonati. Quindi: decreti del Presidente del Consiglio dei ministri; voti di fiducia; annunci roboanti e avveniristici, nel senso di futuribili; promesse senza riscontro; Stati generali convocati e conclusi senza un programma (che arriverà forse a settembre); entità misteriose, come le innumerevoli task force ; titoli dei provvedimenti a effetto, un po' da cartellone e suggestione cinematografica. Poi, però, ci sono la realtà della Nazione e la vita quotidiana delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese. Il Governo non dimostra comune buon senso e percezione della realtà. Ha un suo storytelling che racconta un Paese che non esiste, che è in emergenza non domani, ma ieri; una Nazione in cui la cassa integrazione non arriva, le banche non concedono alle imprese i crediti agevolati e il sistema INPS va in tilt esattamente quando serviva; un Paese in cui gli imprenditori sono spinti più a chiudere, che a riaprire; il bonus professionisti che non c'è o non è dignitoso e il bonus vacanze che non è un credito esigibile, ma un anticipo dell'albergatore e un credito d'imposta. Ricordo che il decreto rilancio nasceva per riscattare l'Italia dalla crisi economica drammatica scatenata dalla pandemia: una crisi di domanda e di offerta per effetto della quale, stando alle previsioni di ieri della Commissione europea, l'Italia esce peggio di tutti, con un crollo del PIL previsto pari a meno l'11,2 per cento, una ripresa stimata pari al 6,1 per cento per l'anno prossimo - ad arrivarci - e una recessione che è quasi il doppio di quella tedesca. Purtroppo questo non è il solo allarme, ma ce ne sono altri. Secondo l'Istat il 30 per cento delle imprese rischia di chiudere. Inoltre, secondo un'indagine di Banca d'Italia, i redditi delle famiglie sono stati falcidiati; il 40 per cento non paga il mutuo, il 34 per cento ha difficoltà con i pagamenti a rate e oltre un terzo delle famiglie dispone di risorse finanziarie sufficienti per meno di tre mesi. Tre mesi sono esattamente quel periodo di tempo che voi avete perso per fare questo decreto rilancio di aprile, che però arriva a luglio. Le famiglie (quelle che hanno retto durante il lockdown , hanno erogato servizi ai loro componenti e sono stati piccoli centri di welfare sussidiario) sono le più dimenticate, specie se numerose. Il vostro presentismo e il vostro respiro corto vi impediscono di pensare in prospettiva. Infatti, nelle trattative europee (scusate la parentesi) non sento mai parlare di risorse, nell'ambito del recovery fund , destinate a sostenere le famiglie e favorire la natalità. L'Istat ci avverte che in Italia siamo già oltre l'inverno demografico, in piena emergenza demografica. Siamo destinati all'estinzione se non lanciamo un piano di salvataggio per famiglie e natalità. Insomma, nel decreto rilancio ci sono 55 miliardi di euro impiegati male: quasi un paio di leggi di bilancio, una cifra notevole ottenuta anche grazie al nostro voto sullo scostamento di bilancio. Abbiamo fatto questo nuovo deficit per questo tipo di omnibus ? Inoltre, 266 articoli, migliaia di commi, misure che richiederanno 98 decreti ministeriali attuativi e tanto tempo. È un provvedimento infarcito di cose che non servono al rilancio, è questo il dramma. Mance, marchette e bonus a termine, pioggerelle senza, a presidio di questo, una visione politica di progettualità e di sistema ed è stato praticamente impossibile, soprattutto al Senato, presentare emendamenti. Questo decreto doveva far ripartire l'economia dell'Italia e per essere efficace doveva farlo in questi mesi di aprile, di maggio e di giugno, ora. Come chiesto da Fratelli d'Italia, doveva essere snello, immediato, per essere efficace, con zero burocrazia, doveva contenere solo misure di rilancio, secondo tre direttrici precise di strategia: difesa dei posti di lavoro, sostegno a imprese e lavoratori autonomi, sostegno alle famiglie e alle persone in difficoltà. E invece no, quanto abbiamo chiesto - che non ho il tempo di ripetere - dallo sblocco degli investimenti alla semplificazione delle procedure nel codice degli appalti, alla confluenza del reddito di cittadinanza nel reddito di emergenza (Rem), non è stato accettato. Il nostro Gruppo ha presentato tantissimi emendamenti alla Camera, inutilmente riproposti al Senato, anche per contributi a fondo perduto per la piccola e media impresa, per le famiglie, ma nulla di quanto proposto è stato accettato. È stato detto sempre pregiudizialmente no alle proposte delle opposizioni. Si è preferita una legge mancia, con norme e prescrizioni eterogenee ed estranee al rilancio, oltre che contraddittorie. Anche tutti questi bonus (eco, sisma, baby-sitter , mobilità, vacanze) vanno bene, ma il diavolo si nasconde nei dettagli e prima bisogna assumerne il costo e poi si può fruire del credito di imposta, quindi è quasi una presa in giro e di fatto non c'è alcuna agevolazione automatica o iniezione di liquidità: in sostanza nessun rilancio per il sistema economico e produttivo, ma direi più che altro un lancio nel vuoto. Tralascio la parte delle nostre proposte, perché i cittadini le conoscono, ma voglio dire in quest'Aula - il senatore Bagnai ha usato toni pacati, io mi scuso se i miei lo sono un po' meno, ma sono sofferente perché ricevo tante grida di sofferenza - che le parole hanno un senso e hanno una storia. La fiducia, termine che viene dal latino, significa avere fede, confidare in qualcuno o in qualcosa, significa fidarsi, significa anche affidarsi. In quest'Aula voi riuscirete a strappare la fiducia, ma con una maggioranza sempre più risicata, una maggioranza che è in quest'Aula, ma che non rappresenta la maggioranza del Paese, fuori da questo palazzo, fuori dai palazzi di una politica impaludata. C'è solo un modo in cui potete chiedere un atto di fiducia e sono le elezioni, sono i seggi, è chiedere ai cittadini un atto di fiducia. Questo voi non lo farete, questo voi lo temete, lo rinviate. Accontentatevi, allora, di strappare qui, con unghie e denti, la fiducia, sapendo bene, nelle vostre coscienze, di non avere il consenso popolare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, vorrei iniziare questo intervento sulla fiducia al Governo sul decreto rilancio agganciandomi ad alcuni degli interventi che ho sentito svolgere da colleghi dell'opposizione, perché l'impressione, ascoltandoli, è che al Governo, da questo lato dell'Emiciclo, ci siano persone incompetenti, inconcludenti, incapaci di ascoltare, incapaci di sintetizzare quello che ascoltano in provvedimenti. Pertanto, vorrei chiedere agli esponenti dell'opposizione, che sono cosi larghi di critiche, se esiste un modello, una ricetta, una proposta che in Europa o nel mondo stia avendo successo rispetto ad una crisi che ha delle dimensioni epocali, mai viste dal Dopoguerra ad oggi. Credo che non ci siano queste risposte e che neppure voi le abbiate. In questo momento la cosa positiva che si dovrebbe fare, anche da parte degli esponenti dell'opposizione, è dare realmente un contributo positivo e di cooperazione fattiva. L'impressione a volte, invece, è che si mettano sul tavolo delle proposte per farsi dire di no e poi poter gridare in questo modo dall'altra parte. Io mi auguro che, con i prossimi provvedimenti, si possa realmente arrivare a un dialogo e a un confronto che sia maggiormente produttivo. Perché questo avvenga, però, è anche necessario - ho ascoltato le parole del presidente Casellati, ma credo che sarà importante che su questo punto le Presidenze delle Camere facciano sentire meglio la propria voce - che il rapporto tra il Parlamento e il Governo si costruisca in modo tale che il Parlamento possa pienamente svolgere la propria funzione e quindi le due Camere possano pienamente discutere i provvedimenti del Governo, apportando le modifiche, gli aggiustamenti e gli arricchimenti necessari, quelli che si possono svolgere e che sono consentiti dal percorso e dall' iter che la Costituzione disegna, ma che invece purtroppo, ormai da lungo tempo e non solo in questa legislatura, non è più possibile fare. Qui si aprirebbe una discussione che non ha a che fare con la fiducia sul decreto-legge rilancio, ma che prima o poi bisognerà sicuramente aprire, e che riguarda invece la necessità di riforme istituzionali, costituzionali e dei Regolamenti parlamentari. Sarebbe ora che le forze politiche si mettessero d'accordo per poter adottare almeno alcune modifiche regolamentari. Non ci si può sempre lamentare, anche da parte dell'opposizione, che non si può intervenire, quando poi si presentano diecimila emendamenti e questo rende chiaramente impossibile qualsiasi tipo di dialogo. Su questo mi auguro possa esserci, da parte di tutti, buon senso, senso di responsabilità, coraggio e capacità di affrontare nodi che ormai è necessario affrontare. Per quanto invece attiene alle misure più importanti, che spingono anche il Gruppo Italia Viva a rinnovare la fiducia a questo Governo su questo provvedimento e sull'azione dell'Esecutivo in generale, vorrei citare alcuni passaggi che reputiamo importanti e sui quali il nostro Gruppo alla Camera dei deputati, ove è stato possibile intervenire con gli emendamenti, ha dato il proprio contributo. Le misure in materia di lavoro prevedono la proroga degli ammortizzatori sociali e delle indennità spettanti ad alcune categorie di lavoratori e l'incremento di specifiche misure a sostegno della genitorialità. Sembra che non si sia fatto nulla, ma qui ci sono numeri e risorse; da qualche parte 55 miliardi saranno pur stati messi, no? Ci sono poi le disposizioni tese a consentire all'INAIL di destinare 200 milioni derivanti dalla vendita di immobili a un bando per il concorso al finanziamento di progetti di investimento delle imprese. C'è il contratto di rete con clausola di solidarietà, che consente per il 2020 la stipulazione di contratti per favorire il mantenimento dei livelli di occupazione delle imprese di filiere colpite dalla crisi. In ambito fiscale c'è la definitiva soppressione delle cosiddette clausole di salvaguardia, così almeno nella prossima legge di bilancio non staremo più a discutere e a litigare per trovare risorse al fine di sterilizzare queste misure tanto problematiche. Per quanto riguarda l'aiuto alle imprese, c'è il taglio dell'IRAP; sapete quanto Italia Viva abbia caro il tema della fiscalità e della riduzione delle tasse e anche con questo provvedimento si è riusciti a ottenere un risultato. C'è il sostegno alle start up innovative: se pensiamo al futuro non possiamo non dare sostegno e supporto a chi opera sull'innovazione e con questo provvedimento si riesce a supportare e ad aiutare meglio chi investe in innovazione. Troviamo la promozione delle società benefit ; c'è bisogno, con i prossimi provvedimenti, di dare un miglior supporto al terzo settore, che ha lamentato il fatto che alcune richieste non sono state assolutamente ascoltate. Mi rivolgo quindi al sottosegretario Misiani: bene l'intervento sulle società benefit , che è stato accolto, ma il terzo settore chiede altri provvedimenti e di vedere accolte le richieste che sono state fatte. Troviamo risorse importanti per un complessivo rafforzamento del Servizio sanitario nazionale nelle sue diverse articolazioni territoriali ed ospedaliere, sia sotto il profilo organizzativo che per quanto attiene all'assunzione di personale. Il ministro Speranza, qualche giorno fa, ci ricordava che in questi mesi sono state assegnate al settore della sanità risorse maggiori di quanto non sia avvenuto negli ultimi cinque anni. È vero, lo esige l'emergenza che stiamo vivendo, ma questo deve anche spingerci ad interrogarci su una modalità di gestione della sanità che chiaramente necessita di qualche aggiustamento. Volendo riportare la verità nella lettura del percorso svolto in questi ultimi anni, non è vero che ci sono stati tagli alla sanità, come si sente dire. Basta guardare i conti pubblici per vedere che in Italia la spesa è andata aumentando. Il problema è stato creato dalla gestione delle risorse da parte delle Regioni, in particolare quelle che poi hanno vissuto, come la Lombardia, maggiori criticità perché anche nelle cose più minute, come ad esempio la gestione delle scorte, sono stati fatti errori clamorosi, tali che al momento del bisogno non si avevano a disposizione mascherine, dispositivi di protezione e quant'altro. Bisogna quindi ricercare la verità dei fatti e non usare facilmente argomentazioni false come quelle che, appunto, asseriscono che ci siano stati tagli. Oggi, però, servono maggiori risorse e le stiamo implementando in maniera consistente. Viene dato, poi, un primo significativo supporto ai Comuni che tiene conto delle minori entrate registrate. Su questo, Sottosegretario, è importante che nei prossimi provvedimenti si faccia la parte che manca. I sindaci e le amministrazioni lamentano di non riuscire ad arrivare agli assestamenti di bilancio che andrebbero spostati, ad onor del vero, per poter evitare tagli importanti perché non hanno sufficienti risorse per coprire le mancate entrate. Quindi va bene questo primo importante investimento di 3,6 miliardi a favore dei Comuni, però ascoltiamo ancora la voce che si alza da chi è in prima linea come i sindaci e gli amministratori locali e con i prossimi provvedimenti diamo riscontri positivi alle loro richieste. Il decreto, inoltre, contiene un sostegno, molto più corposo, alle scuole paritarie. È stato annunciato un altro significativo intervento sulla scuola pubblica statale e paritaria e questo è sicuramente auspicabile. Permettetemi, poi, di fare un brevissimo passaggio sulla mobilità ciclabile. Spesso sento dire dall'opposizione parole ridicole sulle questioni legate ai monopattini e alla mobilità sostenibile. Lo ribadisco ancora una volta: i soldi appostati con il decreto rilancio sul bonus per monopattini, bici a pedalata assistita e altri mezzi per la micromobilità elettrica non sono stati sottratti alle casse integrazioni né ad altre contribuzioni. Sono stati usati i soldi delle aste verdi, soldi che non potevano che essere utilizzati per iniziative come queste oppure, in alternativa, sul trasporto pubblico locale. Ora, poiché sapete anche voi che il trasporto pubblico locale, in questa fase, non può essere potenziato per le ovvie ragioni legate al distanziamento sociale, che cosa dovevamo fare? Lasciare quei soldi a marcire dato che non potevano essere utilizzati per il trasporto pubblico locale? No, si è deciso di usarli per la mobilità sostenibile. La mobilità sostenibile la si sostiene con azioni concrete, non a parole. Ieri sono usciti i dati di FIAB, la Federazione italiana per l'ambiente e la bicicletta: 134 Comuni sono stati premiati per gli investimenti fatti; ma 134 su quasi 8.000 Comuni italiani sono ancora troppo pochi, il che vuol dire che dobbiamo fare di più, quindi, forse, l'investimento fatto sui mezzi di mobilità sostenibile è ancora troppo scarso per fare dell'Italia un Paese che ha davvero attenzione alla mobilità sostenibile. Ci sono altri provvedimenti che abbiamo sostenuto ma sul tema della mobilità sostenibile dobbiamo ascoltare, ancora una volta, i sindaci che ci chiedono di modificare alcune norme del codice della strada. Non è stato possibile farlo con il decreto rilancio. Sarà necessario farlo con uno dei prossimi provvedimenti, anche in maniera urgente. In conclusione, Presidente, ricordo che il decreto-legge al nostro esame contiene sicuramente molti provvedimenti e diverse misure positive. Agganciandomi a quanto dicevo all'inizio, ricordo che nessuno ha la ricetta magica per poter risollevare un Paese, europeo o mondiale, dalla crisi che stiamo vivendo. Occorre tuttavia aggiustare una serie di procedure che allungano i tempi con i quali le misure che il Governo ha deciso e che il Parlamento ha migliorato vengono messe a disposizione di famiglie, imprese e cittadini. Potenziamo quanto di buono è stato messo in questo provvedimento e aiuteremo il nostro Paese a uscire dalla crisi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, stiamo discutendo oggi la fiducia apposta su un decreto-legge importante, che ha una scorta economica corposa alle spalle. Parliamo di 55 miliardi che stiamo distribuendo su diversi settori del nostro Paese. Passiamo da economia, turismo, sanità, problemi sociali. Il provvedimento ha toccato tutte queste tematiche, ma ieri ascoltando la discussione generale e successivamente le relazioni del premier Conte, sembrava che di esso le opposizioni non conoscessero nulla, sembrava tutto il contrario di ciò che in esso è scritto. Forse non l'hanno letto per bene, forse si sono persi dei pezzi. Ci sono misure importanti che toccheranno la vita di tutte le persone. Si sono enumerati i bonus e si è detto che non arrivano qui, non arrivano là; io ricordo che dietro a ogni ritardo di cui si è parlato prima, bisognerebbe anche verificare il motivo per cui non è arrivata la cassa integrazione o il bonus. Ho seguito personalmente casi in cui non sono arrivati la cassa integrazione o il bonus e, guarda caso, io sola, ma ho guardato tante posizioni, ho scoperto sempre che dietro c'erano degli errori di interpretazione: i fondi erano arrivati, ma non erano stati distribuiti, le aziende non avevano percorso il giusto iter . Si preferisce quindi dare la colpa sempre ai soliti noti, al Governo, all'INPS, senza mai andare a vedere nello specifico e, casualmente, ho trovato davvero tanti errori: fondi stanziati, trasferiti. Vedo il Sottosegretario e ho chiesto anche a lui circa i fondi bilaterali dell'artigianato. Sono già stati sdoganati circa due settimane fa, però quei dipendenti ancora non li hanno. È lì che dobbiamo andare a vedere dove sono i problemi. È lì che dobbiamo tutti insieme controllare che effettivamente l' iter giusto sia stato percorso. Certo, si fa prima a dire che è colpa del Governo che non fa nulla. Questo è diventato il leitmotiv , il mantra, anche perché si ha sempre la possibilità - e mi rivolgo soprattutto alle opposizioni - di criticare in maniera esasperata quanto non siamo riusciti a fare. Vorrei dire infatti - come già detto dal collega prima - che è difficile avere la bacchetta magica in questo periodo per riuscire a fare le cose fatte bene. Abbiamo toccato tantissimi settori. Si è detto anche che non è arrivato niente a nessuno. Ricordo che sono stati attivati 400.000 bonus in una settimana per le vacanze. Andate a vedere e controllate anche voi. Per quanto riguarda i fondi a fondo perduto per le aziende, sono stati erogati più di 4 miliardi a fronte di tantissime domande. Ciò significa che queste cose sono state fatte e che si è lavorato per realizzarle. Dimentichiamo anche un'altra cosa; abbiamo avuto una notevole mole di lavoro, con riferimento anche all'INPS, con le persone che lavoravano da casa e nonostante tutto, ci hanno messo l'anima per portare a casa dei risultati. Dico questo perché è davvero facile fare delle critiche. Io credo che l'opportunità che abbiamo in questo momento, sia da parte dell'opposizione che della maggioranza, sia dare fiducia ai nostri cittadini. Certo che se continuiamo a lamentarci sempre e a dire che non va bene niente, è ovvio l'effetto su chi non conosce i meandri dell'amministrazione. Anche per quanto riguarda le Regioni, ci sono Regioni che hanno attivato tutto quello che c'era da attivare e Regioni invece che non l'hanno fatto. Anche questo è un notevole problema, dopodiché è sempre colpa del Governo. Noi dobbiamo anche dare indicazioni specifiche ai nostri cittadini su come si attivano le procedure, con fondi che sono di tutti, ma che poi alla fine devono arrivare ai cittadini. Avrei voluto aggiungere tantissime cose importanti, ma ci tengo, in particolar modo, a citare il tema della sanità, che è essenziale. Se siamo in questa crisi economica, infatti, ciò è ovviamente dovuto a un problema sanitario. In quel settore abbiamo stanziato fondi corposi per arrivare vicino ai cittadini, con la famosa sanità territoriale, ma ovviamente bisogna declinarla bene. Nel decreto rilancio ci sono tante indicazioni che devono essere declinate e su questo dobbiamo davvero esercitare un controllo pedissequo rispetto a quanto è scritto. Abbiamo previsto 9.600 infermieri, abbiamo inserito la telemedicina: sono misure che adesso saranno applicate e tutti noi ne dovremo verificare la reale applicazione. Colleghi, sul decreto rilancio, che è stato davvero un passaggio fondamentale del nostro Paese (su questo anch'io mi associo a chi sostiene che forse la prossima volta sarebbe importante lasciare qualche tematica anche alla discussione in Senato e non solo alla Camera), non possiamo far altro che dare fiducia al Governo affinché riesca a portarci, tutti insieme, fuori da questa tempesta, come ha detto il ministro Speranza l'altro giorno. L'emergenza è in corso, abbiamo ancora il virus, ma lo dobbiamo tenere sotto controllo, in modo tale che anche il fronte economico sia tutelato. Come dico sempre, dobbiamo farcela tutti insieme, ma senza troppe polemiche e lamentele sterili e fini a sé stesse, solo per ottenere consensi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, Governo, sarei contenta se l'opposizione si limitasse a fare delle polemiche sterili, perché vorrebbe dire che c'è poco da dire. In realtà, il problema della questione di fiducia posta su questo provvedimento è serio. Questo infatti era il massimo provvedimento che il Parlamento avrebbe dovuto approfondire, presentando, laddove necessario, emendamenti e ordini del giorno. Alla Camera hanno fatto un approfondimento, ma - lo sappiamo benissimo - ha riguardato solo l'esame in Commissione, perché poi è stata posta la fiducia; in Senato addirittura il provvedimento è arrivato all'esame dell'Assemblea senza relatore. Su 55 miliardi di euro non si può porre il timbro della fiducia, perché - noi lo sappiamo, ma se qualcuno ci ascolta è bene che lo sappia - significa che preparare emendamenti o ordini del giorno è inutile, perché il voto di fiducia li spazza via. È un modo veloce con cui il Governo porta a casa i provvedimenti? Secondo me è un modo con cui vuole, forse, evitare delle trappole; ma in questo danneggia, a mio avviso, anche il Paese, dal momento che su questi argomenti il dibattito è necessario. Qualcuno dei colleghi che ho ascoltato chiedeva che proposte avessimo, che cosa avessimo in testa. Noi francamente abbiamo cercato di dirlo in molti modi, ma lo ribadisco in modo sintetico. La questione è relativa alla mancanza di visione generale. Possiamo già iniziare a fotografare il Paese sulla base delle richieste fatte di aiuti a fondo perduto. Vediamo benissimo che le Regioni del Nord-Est, in parte anche la mia, l'Umbria, sono fra quelle che hanno presentato le maggiori richieste di sostegno a fondo perduto. Significa che il motore dell'Italia, che come sappiamo è il Nord e il Nord-Est, è in affaticamento serio. A nostro avviso, quindi, è necessario intervenire. Abbiamo visto che i settori più colpiti sono - come ha detto anche il Fondo monetario internazionale questa mattina - le piccole e medie imprese e i servizi: commercio, alloggio, manifatturiero, costruzioni, professionisti, viaggi. Si parla chiaramente di un rischio di fallimento enorme, che riguarda non tanto i servizi e i prodotti essenziali, quanto piuttosto quella che per noi è la piccola e media impresa. Noi abbiamo proposto l'idea di un fondo sovrano, su cui è stato approvato un emendamento, ossia un modo di utilizzare i risparmi degli italiani per sostenere le piccole e medie imprese. Ma su questo, a mio avviso, se il Governo avesse fatto un'attenta riflessione, collegandola ad esempio alla revisione del codice della crisi d'impresa, che è importantissimo in questa fase per il piccolo e il medio imprenditore, non avrebbe fatto un soldo di danno e avremmo potuto ragionarvi se non ci fosse stato sempre il problema della fiducia. Vi è un'altra questione che riguarda i piccoli proprietari. L'ho già detto in Commissione, insieme al collega Dal Mas e devo ribadirlo anche qui: ci sono provvedimenti che colpiscono in modo abnorme, incomprensibile e ingiusto la proprietà immobiliare. Il nostro Paese è fatto di tanti piccoli proprietari che vanno avanti grazie ai loro affitti. Noi abbiamo gli sfratti bloccati, anche se non erano dovuti all'emergenza Covid, fino al 31 dicembre. Così si leva un reddito alle famiglie: questo bisogna comprenderlo. Non parliamo di ricconi, ma di persone che magari hanno ereditato degli immobili che affittano, che avevano avviato una procedura di sfratto prima del lockdown e che adesso si trovano con l'inquilino dentro che non paga (e va bene), ma senza possibilità di cacciarlo e di rimettere a reddito quell'immobile. Il proprietario che cosa fa? Chiede il reddito di emergenza o di cittadinanza? Questo è un provvedimento irrazionale, che non tiene conto che questa crisi pandemica, a nostro avviso, ha probabilmente accelerato in tutto il mondo la crisi di tutto quanto rientra in una fascia economica piccola e media. Bisogna allora comprendere se, come e in quale maniera il piccolo e il medio imprenditore deve essere sostenuto e con quali tipi di prospettive, perché tutto quanto ha dimensioni piccole e medie viene travolto. Ripeto: basta leggersi le dichiarazioni di analisi generale fatte questa mattina dal Fondo monetario internazionale, che sono collegate anche a quanto vediamo nel nostro Paese, in particolare - come dicevo - nel Nord-Est. Ma è ovvio che noi, in questa sede, non abbiamo avuto il tempo di approfondirlo. La collega diceva che probabilmente noi dell'opposizione non abbiamo letto il decreto rilancio. Guardi che non è vero, ma sono talmente tanti gli interventi che parlarne in un dibattito - come abbiamo fatto - praticamente nullo (è la seconda volta che intervengo e non riesco a coprire tutti i temi) è un problema. Significa che non riusciamo nemmeno a scambiarci le diverse visioni. Non è possibile mettere la fiducia su provvedimenti di questa natura, perché rischiamo rifare un brutto copia-incolla delle politiche europee, per assecondare magari delle prospettive. Abbiamo necessità di ragionare. Mettere la fiducia significa non tanto voler impedire il contributo dell'opposizione, su cui vi sono state tante polemiche, ma impedirci di ragionare in un momento in cui i rappresentanti del Paese hanno bisogno e necessità di ragionare, perché tutti noi riceviamo sollecitazioni, tutti noi cerchiamo di capire in che epoca siamo e tutti noi cerchiamo di darci una prospettiva. Che ci sia concessa, allora, almeno la possibilità di ragionare nelle sedi deputate, smettendola di porre la fiducia su provvedimenti di questo genere, credo sia un dovere non tanto nei nostri confronti, ma nei confronti del Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ho sentito da parte di molti colleghi della maggioranza, sia nella seduta di ieri che nella seduta di oggi, il rimprovero che la minoranza è in grado solo di criticare e che in un momento così delicato e difficile per il Paese l'opposizione dovrebbe invece collaborare in modo molto più costruttivo. Benissimo, stiamo parlando del decreto rilancio, quindi dei 55 miliardi. Ricordo a tutti - perché resti ben chiaro - che il 30 aprile, quando abbiamo votato lo scostamento di bilancio di 55 miliardi con la risoluzione n. 101, la maggioranza era in Aula con 158 presenti, che non bastavano a garantire lo scostamento di bilancio. (Applausi). Quindi, senza i voti del Gruppo Misto, che non ha votato la fiducia al Governo, e di tutto il centrodestra, oggi non sareste qui a parlare del decreto-legge rilancio. Questa è responsabilità, ed è scritto sul Resoconto dove sono riportate le tabelle in allegato: andate a controllare, se dite che non è vero. Leggete, studiate, guardate i documenti e forse è il caso che qualcuno cominci anche a ringraziare per il lavoro che qua stiamo facendo. (Applausi). Ci è stato rimproverato che facciamo delle proposte solo per farcele bocciare dal momento che sono troppo costose, così l'opposizione può dire che non le avete accettate. Benissimo. In un momento in cui i lavoratori autonomi sono in notevole difficoltà, 500.000 hanno perso il posto di lavoro e di questi 190.000 sono giovani - a proposito delle mozioni sull'occupazione giovanile presentate dal PD, che discuteremo la settimana prossima - poter portare la flat tax da 65.000 euro a 100.000, che avevamo fatto con i 5 Stelle quando eravamo insieme al Governo, era davvero impossibile e così costoso da fare oppure andare nella direzione della riduzione delle tasse era un atto di rispetto verso gli autonomi che si poteva davvero mettere in campo? Di 55 miliardi quanti ne avremmo spesi? Un miliardo, 1,5 al massimo? Non lo so; il sottosegretario Misiani potrebbe dirci qualcosa al riguardo. Un intervento che si poteva fare ma che non si è voluto fare, che è un'altra cosa. Il nostro onorevole Gusmeroli alla Camera vi ha spiegato - cosa che tra l'altro avevamo fatto anche nel 2019 - che si potevano rinviare dal 30 giugno al 30 settembre 10 miliardi di acconti e saldi IRPEF e IRES, che avrebbero dato respiro naturalmente al mondo delle imprese. Il costo dell'operazione per le casse dello Stato sarebbe stato quasi nullo: circa 1,5 milioni di euro. Lo quantificammo noi nel 2019, un costo minimo, proprio per ragioni di finanza perché l'effetto finanziario connesso al costo figurativo dell'indebitamento dello Stato era solo 1,5 milioni di euro. Pensate: 10 miliardi di acconti che si possono spostare di qualche mese dando respiro alle imprese con un costo dello Stato di 1,5 milioni di euro, e la risposta è stata no. Era forse un emendamento che abbiamo presentato perché venisse bocciato? No. È un emendamento che non avete voluto approvare perché siete pieni di ideologia politica (Applausi) , che non serve a nulla per l'aiuto dei nostri cittadini, tanto è vero che oggi avete pressioni da parte di tutto il mondo imprenditoriale che vanno in questa direzione. Una misura che si poteva assolutamente mettere in campo. Ancora, parliamo dei voucher , specie in riferimento a categorie soprattutto nel mondo del turismo - uno dei settori più colpiti - piuttosto che dell'agricoltura, dopo il fallimento della regolarizzazione che ha visto pochissime persone andare a lavorare nei campi. Ebbene, l'introduzione dei voucher , quali costi effettivi di bilancio avrebbe comportato per lo Stato per sostenere che non abbiamo i soldi per approvarli? (Applausi). I voucher li chiedono le categorie perché non riescono a trovare il personale, a proposito di gente che perde il lavoro e che potrebbe trovarlo. È uno strumento di flessibilità in questo momento; non avete voluto farlo perché anche qui c'è l'ideologia che vi contraddistingue: non ragioni di bilancio, manca la volontà politica. (Applausi). Questa è la collaborazione che chiediamo come opposizione, che ci dovrebbe essere da parte vostra. Non è finita, perché anche sulle opere pubbliche bloccate abbiamo chiesto lo sblocco, ma non di utilizzare nuovi stanziamenti. Il servizio studi della Camera ha messo in evidenza che ci sono 200 miliardi stanziati dallo Stato nel bilancio, che non vengono spesi per le opere perché queste sono bloccate per ragioni naturalmente burocratiche, di autorizzazioni o meno; sulla Gronda manca solo un'autorizzazione. Abbiamo chiesto di sbloccarle, e il risultato qual è stato? Emendamento respinto, non va bene. No. I nostri nonni nel Dopoguerra avrebbero fatto di tutto per sbloccare le opere pubbliche; le avrebbero messe in campo subito per aiutare a crescere il Paese e, invece, qua stiamo ancora con i veti incrociati: quest'opera non si fa; quest'altra neanche; c'è il comitato del no. Anche questo è un errore politico e strategico notevole. È una questione che dobbiamo mettere in evidenza perché nel decreto rilancio non ci sono solo cose negative, ma anche interventi positivi - lo riconosciamo - come il taglio dell'IRAP, il contributo a fondo perduto, i soldi per la cassa integrazione, però il ruolo dell'opposizione e della minoranza è mettere in evidenza alcuni errori che la maggioranza ha fatto non accogliendo le proposte che la minoranza ha messo in campo. Questo è il nostro dovere. ( Applausi ). Quando abbiamo chiesto di non fare il passaggio con i sindacati sulla cassa integrazione con un emendamento, ciò non comportava oneri in gergo ragionieristico. È semplicemente una volontà che non avete avuto e con il passaggio dei sindacati abbiamo allungato i tempi della cassa integrazione. C'è poi qualcuno che dice che i tempi sono lunghi perché le regole e i tempi della cassa integrazione li abbiamo fatti noi. Veniamo ai provvedimenti che avete approvato voi perché adesso siete arrivati voi e giustamente siete più bravi. Leggiamo cosa bisogna fare per prendere il bonus vacanze: bisogna procurarsi il Sistema pubblico di identità digitale (SPID) - che è un codice di identità digitale valido nei confronti della pubblica amministrazione -, poi bisogna scaricare l' app relativa, effettuare il login e fare la richiesta del bonus . Quando verrà comunicato l'esito positivo, la richiesta va confermata; poi bisogna attendere la generazione di un QR code , che dovrà essere comunicato alla struttura alberghiera al momento del pagamento, sempre che questa lo accetti. L'albergatore, a sua volta, dovrà mettere in campo altre procedure: prima di applicare lo sconto, deve accedere all'area riservata del sito dell'Agenzia delle entrate con le proprie credenziali e verificare in tempo reale l'ammontare del bonus residuo. Bravi, complimenti! Se questa è la novità, benissimo. ( Applausi ). Queste sono la sburocratizzazione e la semplificazione. Questo è il motivo per cui Confesercenti ha dichiarato che il bonus vacanze lo utilizzerà solo il 21 per cento, rispetto a un sondaggio sulla popolazione. Tenete presente che con questi code e login avete escluso tutta la popolazione anziana, quella naturalmente più fragile e che ha più difficoltà ad accedere alle tecnologie. È davvero un ottimo lavoro. Vogliamo parlare dello stop alla limitazione del contante? Anche questo costava? No. La BCE - la vostra tanto amata Europa perché cito l'istituzione europea - in una lettera vi ha scritto di tenere conto di come la possibilità di pagare in contanti rimanga particolarmente importante per taluni gruppi sociali, ad esempio, gli anziani. Il contante, sempre secondo la BCE, è una forma di pagamento ampiamente accettata e rapida, l'unica che non consente legalmente di imporre tariffe per il suo utilizzo e che non richiede un'infrastruttura tecnica. Anche su questo, spostare la limitazione al contante poteva essere un aiuto e un sostegno. In alcuni Paesi che utilizzano pochissimo il contante, soprattutto quelli del Nord, si è verificato che le famiglie si sono maggiormente indebitate perché quando utilizzi il contante hai la dimensione reale dei soldi che spendi; quando continui a pagare con la carta di credito, te ne accorgi dopo, quando vai a vedere ciò che hai pagato e rischi l'indebitamento. Questo è un altro motivo per indebitarsi e un'altra situazione di cui in questo momento non ci sarebbe assolutamente bisogno. ( Applausi ). Vogliamo parlare del decreto liquidità? Abbiamo proposto di esentare le banche dalla responsabilità penale, ma ci è stato risposto di no perché bisogna fare i controlli. Sapete qual è il risultato della mancanza di liquidità delle imprese? In questo modo, se non interviene lo Stato, si favoriscono le organizzazioni criminali. Lo dice la Procura nazionale antimafia. Saranno loro che presteranno i soldi e faranno da usurai alle imprese perché lo Stato non riesce ad arrivare. ( Applausi ). E poi ci sentiamo dire qui che bisogna contrastare e combattere le mafie e le organizzazioni criminali. Insomma, tutti questi provvedimenti mettono in campo il fatto che l'opposizione ha messo in evidenza degli aspetti assolutamente importanti, che potevano essere accolti e potevano dare quella scossa importante dal punto di vista economico, visto che l'Istat ci ha detto che un'azienda su tre, per il Covid, rischia di chiudere. E se chiudono le imprese, lo Stato non avrà gettito e, senza gettito, non riuscirete neanche a difendere il vostro reddito di cittadinanza e il vostro reddito di emergenza. (Applausi) . Senza le tasse che le imprese pagano, non riuscirete più neanche ad avere i soldi per pagare i dipendenti pubblici. Quindi, in un modo molto più intelligente e furbo, se fossi in voi, aiuterei le imprese. Se l'economia va bene, mettete in sicurezza anche le vostre misure, cui tenete tanto. Siete anche poco furbi da questo punto di vista. Per chiudere dico qui al sottosegretario Misiani ciò che nessuno ha detto. Rispetto a tutto quello che è stato affermato sulla manovra di bilancio, sull'intervento sulla riduzione del cuneo fiscale e tanto altro, l'Istat ha dichiarato che, nel primo trimestre del 2020, nonostante molte scadenze fiscali siano state rinviate per via del Covid, la pressione fiscale è aumentata dello 0,5 per cento. Non ne parla nessuno, perché, chiaramente, tutti gli organi di informazione - quasi tutti - agiscono, chiaramente, da laudator nei confronti del Governo. La situazione, però, è così e non si può dire che stia andando bene. Mettete, allora, da parte il vostro risentimento. Io lo capisco, lo comprendo. Del resto - e mi rivolgo soprattutto al MoVimento 5 Stelle - la Lega vi ha portato via metà dei voti e, sostanzialmente, vi ha obbligato a mettervi nelle braccia del Partito Democratico. Io capisco l'arrabbiatura, la capisco, ma non si può parlare di collaborazione tra maggioranza e opposizione se non si mette da parte il risentimento che il MoVimento 5 Stelle ha nei confronti soprattutto della Lega. Io lo capisco, lo comprendo, la politica è fatta così. Mettetelo da parte, però, e magari si riuscirà a lavorare tutti insieme per il bene del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santillo. Ne ha facoltà. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo presente - ringrazio, a tal riguardo, il sottosegretario Misiani - vorrei partire da dove ha terminato il collega Romeo, per rassicurarlo che noi non abbiamo alcun tipo di risentimento nei confronti della Lega. (Applausi) . In realtà, il risentimento io lo rilevo nelle sue parole, quando dice che avremmo dovuto nominare dei commissari. I commissari sono stati portati avanti, come proposta normativa, dal MoVimento 5 Stelle e dalla Lega nel decreto sblocca cantieri. La lista delle opere da commissariare era pronta ed è la Lega che non ci ha consentito di portarla avanti. (Applausi) : opere importanti per il Paese e, invece, la Lega si è fissata sull'opera principe per litigare col MoVimento 5 Stelle. Poi, dopo il Papeete, abbiamo visto che cosa è successo qui ad agosto scorso. Per noi le opere importanti sono quelle utili agli italiani. Bisogna parlare di analisi costi-benefici e non di prese di posizione. L'elenco delle opere da commissariare, come altre importanti per il Paese, infrastrutturali, sono oggetto del futuro decreto semplificazione. E quello delle semplificazioni è un altro tema importante toccato dal collega Romeo, che esamineremo tra poco. Egli ha parlato del decreto liquidità, ma quello è il passato: noi ci stiamo muovendo verso il futuro. Il decreto rilancio è fondamentale, perché sta rifinanziando e potenziando il decreto cura Italia. Ha trovato coperture per le garanzie pubbliche, per il decreto liquidità; sta intervenendo a sostegno di impresa, lavoratori, studenti, sanità, Forze dell'ordine. (Applausi) . Sono tanti i soldi che stiamo mettendo per il mondo delle imprese. Sappiamo bene che si parte da lì, ma non si può contestare il reddito di emergenza per chi non può mangiare. E poi basta trovare cose strane nel decreto in esame. Si parla dei tempi. Scusate, ma dobbiamo dare la fiducia adesso, essendo la tempistica così ristretta: vi ricordo che in sessanta giorni il decreto deve essere convertito. Sui lavori fatti in Commissione: ma stiamo scherzando? Ci state dicendo che è lungo il provvedimento su carta. Ma poteva essere anche il doppio: l'importante è quanto è in esso contenuto. Invece no: pretesti! (Applausi) . Noi dobbiamo andare, invece, a toccare il cuore del problema. Dalle opposizioni non ho sentito ammettere che il provvedimento, finalmente, cancella le clausole di salvaguardia dell'IVA. (Applausi) . Chi le ha volute quelle clausole? Chi ha attivato, nel 2011, quelle clausole, nel Governo Berlusconi- quater ? Chi le ha attivate si trova alla mia sinistra nell'Emiciclo. Per gli italiani si tratta di un salasso di 5 miliardi di euro attivato nel 2011 grazie anche alla Lega. Quelle clausole finalmente troveranno l'estinzione con il provvedimento in esame, grazie al quale gli italiani devono sapere che risparmieranno ben 47 miliardi di euro di clausole di salvaguardia tra il 2021 e il 2022. (Applausi) . Questo è un punto fermo: da qua non ci muoviamo. In particolare, delle diverse misure contenute nel decreto-legge rilancio, vorrei soffermarmi su una che fa capire bene come il provvedimento non sia assistenziale, ma esattamente all'opposto: proattivo, di rilancio, con una visione per il Paese. Mi riferisco alla misura del superbonus : in una misura ecobonus e sismabonus. (Applausi) . Spieghiamolo bene per chi ancora non lo ha capito: noi riconosciamo a chi fa lavori di efficientamento energetico, con miglioramento di almeno due classi energetiche, e a chi fa lavori strutturali di miglioramento antisismico (quindi riduzione del rischio sismico) un incentivo pari al 110 per cento del costo dei lavori. Questo sembra un aspetto secondario, ma è invece fondamentale, perché incidiamo sulla cedibilità del credito d'imposta e sulla sua immediata messa in circolazione. (Applausi) . Questo significa che diamo liquidità sonante alle imprese e tutti ormai lo sanno. Le stesse banche stanno facendo comunicazioni a mezzo stampa con cui si dichiarano disponibili a supportare qualsiasi tipo di costo e, quindi, compreranno quei crediti, tanto dal proprietario dell'abitazione o dai condomini, tanto anche dalle imprese di costruzioni o dai fornitori o dai liberi professionisti. Si tratta di una misura epocale a cui tutti guardano con favore, soprattutto in Europa: sono stati favorevoli le associazioni degli artigiani, delle imprese e dei proprietari immobiliari, che stanno chiedendo lo stesso provvedimento anche ai loro esecutivi. Il superbonus è fondamentale perché ci consente di perseguire lo sviluppo nel Paese utilizzando - per così dire - l'ambiente, ma proteggendolo; e lo proteggiamo attraverso un vero miracolo: non facciamo pagare un euro ai cittadini italiani. (Applausi) . Questa è la novità. Noi abbiamo avuto il coraggio di farlo, grazie anche al presidente della 10 a Commissione Girotto, che tanto si è prodigato per il provvedimento in esame, e al sottosegretario Fraccaro che lo ha portato avanti. È una misura del MoVimento 5 Stelle ed è fondamentale, perché ci consente di guardare a una delle nostre stelle polari: l'ambiente. (Applausi) . Così si difende l'ambiente, così si interviene in materia di ambiente, e non con le chiacchiere. E lo facciamo in due modi: in primo luogo, con l'efficientamento energetico attraverso il miglioramento di due classi energetiche e, quindi, si avrà un risparmio sulla bolletta. Il cittadino che aderirà al superbonus avrà un risparmio sulla bolletta, ciò significa che si consuma meno energia in casa e, quindi, consumeremo meno fonte primaria fossile e, di conseguenza, si avrà una maggiore difesa dell'ambiente. In secondo luogo, si difende il patrimonio pubblico e privato dalla vulnerabilità sismica, quindi del costruito, dell'edilizia: messa in sicurezza dell'abitato, messa in sicurezza della vita dei cittadini. Sapete quanto spendiamo mediamente ogni anno in Italia per riconoscimenti in danno per via di terremoti? La media è di 3,5 miliardi all'anno negli ultimi venti anni. Di questo stiamo parlando. Sono soldi con cui si va a incidere direttamente, perché il cittadino che vorrà costruire e realizzare interventi di miglioramento sismico potrà farlo a costo zero, perché trova un'impresa o un investitore o una banca (Applausi) . Quel credito è cedibile un numero ampio di volte. Questi sono fatti! Oltre alla difesa dell'ambiente, con il superbonus si raggiungono altri obiettivi. Ci siamo lamentati delle imprese fino adesso; esiste una misura di rilancio più proattiva di questa, grazie alla quale l'impresa a costo zero può anticipare i lavori al proprietario e venderli alla banca? Più aiuto di questo? (Applausi) . Parlate delle piccole imprese. Ebbene, nel lavoro, soprattutto quello privato, la piccola impresa può tranquillamente subappaltare da un imprenditore più grande; può trovare il suo finanziatore e il suo intermediario finanziario; può andare dalla sua banca; può chiedere al committente di andare dalla sua banca. Ci sono 10.000 modi per poter portare avanti questo lavoro, ma si preferisce criticare anziché apprezzare un qualcosa di buono che finalmente è stato fatto. No, non ce la fanno a dirlo. E poi vedremo quando partirà e ripeto che è notizia di questi giorni che le banche stanno dando la loro disponibilità a comprare il credito. In ultimo, l'aspetto più importante del superbonus, che per la prima volta torna al centro del dibattito parlamentare, è la giustizia sociale: fino ad oggi chi si è potuto permettere di fare lavori di efficientamento energetico o miglioramento sismico? Chi ha i soldi. Oggi, invece, diamo la possibilità anche a chi non ha i soldi di poter compiere questi lavori, di pagare meno la bolletta e soprattutto di avere una casa più sicura. (Applausi) . Torno brevemente ai lavori, molto difficili, che hanno visto il passaggio alla Camera dei deputati. Voglio ricordare alcuni punti importanti che hanno inciso proprio sul superbonus. Il primo punto è il riconoscimento del superbonus ai lavori di demolizione e ricostruzione. Molte volte, per migliorare sismicamente un edificio, non bisogna per forza intervenire sull'edificio costruito, ma è meglio abbatterlo e ricostruirlo. E questo lo si farà grazie alle competenze degli ingegneri e degli architetti, dei tecnici italiani, che decideranno cosa sarà meglio fare: se abbattere e ricostruire o se intervenire sul costruito. Badate che abbattere e ricostruire significa normativamente adeguare quel fabbricato alla normativa antisismica: palazzi più sicuri (Applausi), una casa che varrà di più per il cittadino che, se ha realizzato lavori di efficientamento energetico, pagherà - ripeto ancora una volta - di meno le bollette e magari le azzererà. Secondo punto importante: il riconoscimento del credito di imposta e la messa in circolazione immediata a stato avanzamento lavori. Non bisognerà più aspettare che finiscano i lavori, ma l'impresa e i professionisti potranno cedere quel credito immediatamente. Il terzo punto concerne una richiesta dei cittadini italiani: il riconoscimento del superbonus anche alla seconda casa e il monitoraggio strutturale continuo a fini antisismici. Chi metterà dei sensori nelle proprie case, li potrà pagare con il superbonus al 110 per cento, e quei dati saranno utili ai nostri centri di valutazione per conoscere meglio i terremoti, in un Paese come l'Italia (Applausi) in cui la vulnerabilità sismica non ha eguali al mondo se non in Giappone. Lo dobbiamo dire questo. Con il provvedimento in esame iniziamo a lasciarci un po' alle spalle la straordinarietà e pensiamo finalmente alla ordinarietà. Era ora, perché intervenire in ordine ai terremoti in questo Paese significa iniziare a concepire l'ordinario. In sostanza, il decreto-legge rilancio, il decreto-legge cura Italia, il decreto-legge liquidità, il prossimo decreto-legge semplificazioni e tutti gli altri provvedimenti che il nostro Esecutivo riterrà necessari per dare rilancio al Paese dopo la brutta crisi che stiamo attraversando, prima sanitaria e poi economica, ben vengano ed hanno la nostra fiducia. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il Covid ha mandato in soffitta il Patto di stabilità e dal neoliberalismo si sta tornando alle teorie keynesiane sull'interventismo economico. La salvezza viene vista nella maggiore capacità di spesa per alimentare la domanda di beni e servizi. Siccome in una situazione di crisi i privati tendono a risparmiare e le imprese a non investire, rimane solo lo Stato, che torna così ad avere un ruolo decisivo; e lo è ancora di più se si pensa che il crollo dell'economia si è già tradotto in un peggioramento delle condizioni di vita materiali. Come ricordano Banca d'Italia e Istat, un terzo delle famiglie italiane ha riserve finanziarie per tre mesi; un terzo delle piccole e medie imprese è a rischio fallimento; il 40 per cento delle famiglie che hanno contratto un debito è in grado di onorare le rate del mutuo; nell'alberghiero e nella ristorazione, più di metà delle imprese sta affrontando una situazione di estrema criticità. Questo provvedimento si inserisce nel quadro di misure per tamponare l'emergenza cominciato con il decreto-legge cura Italia e con il decreto-legge liquidità. Pertanto, è naturale che contenga alcune misure assistenziali: se la crisi non viene affrontata come una questione sociale, rischia di allargarsi la forbice delle diseguaglianze e colpirà prima di tutto le famiglie numerose, le donne e i giovani. Allo stesso tempo, il provvedimento contiene misure volte a incentivare i consumi e gli investimenti. È giusto incentivare acquisti che vanno nella direzione della green economy , come il super bonus per le ristrutturazioni ecologiche e gli impianti fotovoltaici. Si tratta di una di quelle misure shock che possono dare impulso all'economia: non solo favorisce l'edilizia, ma aumenta anche il valore delle proprietà immobiliari e aiuta l'emersione del sommerso. Bene anche il bonus biciclette e monopattini e quello per la rottamazione delle vecchie automobili per indirizzarsi verso la conversione ecologica, assai importante per il bilancio e la ripartenza europea. Convince l'idea di uno Stato che sollecita consumi ambientali sostenibili e scoraggia quelli che non lo sono. La rimodulazione dell'IVA di cui si è parlato nei giorni scorsi dovrebbe servire anche a questi obiettivi. Anche il bonus vacanze è una misura giusta a favore delle famiglie e nel dare sostegno all'intera filiera turistica. Bisogna però fare in modo che lo Stato rimborsi in tempo reale le strutture che accordano lo sconto, per evitare che queste si trovino a fare da cassa con ulteriori difficoltà dal punto di vista della liquidità. Ci saremmo aspettati qualcosa di più a favore dei liberi professionisti, perché la proroga del termine al 20 luglio per gli adempimenti fiscali è davvero poca cosa per chi ha gravi problemi di liquidità. La lista delle misure contenute nel provvedimento è troppo lunga per essere commentata. E, siccome ieri ho sentito spesso dire che altri Paesi hanno fatto meglio ed elencare le misure che, soprattutto in Germania, sono state intraprese, ne vorrei aggiungere un'altra. In Germania e in Austria, nella fase emergenziale, l'opposizione ha sostenuto il Governo, cosicché le misure sono state deliberate in tempi brevissimi e all'unanimità. (Applausi) . Ieri il senatore Salvini ha detto che non dobbiamo inventare niente di nuovo, ma solo copiare. Allora io dico: benissimo, iniziamo con questo, copiando come si comporta l'opposizione in altri Paesi. (Applausi) . Penso che, in questo momento storico, un'opposizione costruttiva sarebbe un grande bene per il Paese. Tra gli interventi previsti ve ne sono alcuni con ricadute molto positive sui nostri territori. Di particolare efficacia è - ad esempio - l'estensione della rete di gas naturale nelle zone più svantaggiate dal punto di vista climatico. Il provvedimento prevede inoltre che nei territori di montagna le detrazioni fiscali per gli interventi edilizi si estendano anche agli interventi di allaccio ai sistemi di teleriscaldamento efficiente. In conclusione, mettiamo oggi il tassello che garantisce un'uscita ordinata dalla fase del lockdown . Con il decreto semplificazioni e l'accordo europeo deve cominciare il secondo tempo della questione economica e sociale, quella per cui l'Italia mette in campo una forte programmazione, in grado di liberare le energie per una ripartenza che sia non solo numerica, ma anche qualitativa. Non dimentichiamo che per una ripresa economica ci vuole sempre la fiducia degli attori principali (cioè le imprese e i consumatori privati); una fiducia che questo provvedimento prova ad alimentare. Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi) . CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, prima di entrare nel merito del provvedimento in esame, penso sia doveroso da parte di tutti - e anche del mio Gruppo - ringraziare il presidente Alberti Casellati - purtroppo oggi non la vedo - la quale nei giorni scorsi ha voluto portare all'attenzione dei più il disagio presente in queste Aule, pronunciando la famosa frase per cui noi siamo ormai diventati gli invisibili della Costituzione. La ringraziamo perché sta difendendo le prerogative di questo Parlamento e sa perché le dico questo, Presidente? Vogliamo denunciare fortemente quello che sta facendo questo Governo, che ha dato solo tre giorni di tempo, dal momento in cui è stato incardinato nella Commissione bilancio ad oggi, per approvare e convertire in legge un decreto da 55 miliardi, che non ha avuto precedenti nella nostra storia repubblicana ci apprestiamo a votare la fiducia. È evidente a tutti, quindi, come questo Governo e la sua maggioranza abbiano come strategia di fondo quella di operare affinché una delle due Camere possa in qualche modo lavorare sul provvedimento riducendo quindi ad un'appendice, ad una mera formalità il bicameralismo perfetto previsto dalla nostra Costituzione. Anche oggi, quindi, ci troviamo ad approvare con un voto di fiducia un provvedimento, ma è una fiducia che sta tradendo non solo queste Aule del Parlamento, ma anche il popolo italiano. Vede, Presidente, oggi, approvando questo provvedimento, autorizziamo una spesa di 80 miliardi di euro: tutti insieme - come hanno detto alcuni colleghi prima di me - abbiamo autorizzato questo scostamento di bilancio ed eravamo convinti che, così facendo, si sarebbero potute decidere insieme le risorse da assegnare. Chiaramente, invece, la maggioranza e questo Governo, come sempre, hanno deciso di fare tutto da soli. E, quindi, non possiamo che affermare, senza possibilità di essere smentiti, che abbiamo sbagliato e non possiamo fidarci di questo Governo e della sua maggioranza. Avremmo potuto fare ostruzionismo, come il Regolamento ci permette di fare. Avremmo potuto - come si dice in gergo - ribaltare i tavoli delle Commissioni e invece ci siamo seduti pazientemente, perché era nostro dovere tentare di modificare il provvedimento. Ed è per questo che voglio ringraziare i nostri colleghi di Fratelli d'Italia della Camera e il nostro presidente Giorgia Meloni, che hanno guidato in quella sede parlamentare delle battaglie cruciali che abbiamo combattuto per liberare questo decreto-legge - a lei non piace la parola, Presidente, che sto per pronunciare - dalle marchette. PRESIDENTE . Guardi, senatore, non è che non piace a me, ma non è proprio consentito usare un simile linguaggio. È inutile che insistiate e, soprattutto, quando lei difende le prerogative del Parlamento, difenda anche la dignità in quest'Aula, per cortesia. (Applausi) . CALANDRINI (FdI) . Ma infatti ho detto che prendo atto che a lei non piace e non l'ho pronunciata questa parola. PRESIDENTE. La questione non è che a me non piace. In questo momento la Presidenza del Senato la sta invitando a rispettare la dignità di quest'Aula. CALANDRINI (FdI) . Infatti stiamo parlando di misure inutili che state per approvare, prendendo a riferimento quello che invece ha fatto Fratelli d'Italia, approvando una serie di emendamenti, nell'altro ramo del Parlamento, tra cui quello che prevede l'aumento del 100 per cento e quindi il raddoppio delle pensioni di invalidità agli invalidi civili. Ci siamo però trovati a discutere anche di altre misure che non abbiamo condiviso, perché non c'entravano nulla in questo decreto, come gli incarichi di consulenze professionali al Ministero dello sviluppo economico; gli incarichi professionali al Ministero dell'economia e delle finanze; i bonus per i monopattini; le sanatorie per gli immigrati; le nomine nei consigli di amministrazione e perfino i voli in business class all'Expo di Dubai che - anche in questo caso grazie a un emendamento di Fratelli d'Italia - siamo riusciti ad eliminare. Su questo non siamo scesi ad alcun tipo di compromesso né con il Governo, né con la maggioranza, perché quando ci è stato proposto di poter utilizzare come forze di opposizioni delle risorse importanti, fino a un miliardo di euro, abbiamo rispedito al mittente quelle proposte, affermando che, se non si fossero eliminate quelle misure inutili, non avremmo acconsentito a confrontarci sulla finalità del decreto in esame. Signor Presidente, noi avremmo voluto parlare di altro. Avremmo voluto parlare di imprese, di fisco, di aiuti alle famiglie, di tutela dei posti di lavoro. E voglio parlare di alcune proposte, perché i colleghi di maggioranza ci hanno accusato di fare demagogia. Quindi, voglio fare alcuni esempi di ciò che ha proposto Fratelli d'Italia e che è stato invece respinto dalle Commissioni parlamentari. Noi abbiamo proposto - ad esempio - il differimento di un anno del termine per il pagamento delle tasse da parte delle imprese italiane, che scadrà tra quattro giorni. E non è come afferma il senatore Mirabelli, che ieri ci ha detto che noi facciamo demagogia e quest'anno per le imprese in crisi è prevista la possibilità di differire i termini. Cari colleghi del PD, non è così, perché lo scorso anno le tasse sono state pagate come si stanno pagando quest'anno, con le scadenze del 30 giugno, del 20 luglio e del 20 agosto; ma quest'anno ci troviamo all'interno di una pandemia, nell'ambito di una fase storica delicata, e il Governo non ha avuto nemmeno la sensibilità di differire i termini per il pagamento delle tasse. Con un emendamento di Giorgia Meloni noi avevamo previsto la possibilità di differire il termine al 30 giugno 2021. Questa misura non costava moltissimo - come ha detto qualcuno - perché alcuni colleghi prima di me hanno dimostrato che, con qualche milione di euro, si sarebbe potuto differire il termine per il pagamento delle tasse da parte delle imprese italiane. Queste sono le proposte che voi avete letteralmente bocciato. Così come avete bocciato le proposte che consentivano alle imprese che non mandavano in cassa integrazione i propri dipendenti di avere un contributo in egual misura rispetto a chi invece li mandava in cassa integrazione, per ridurre il cuneo fiscale e quindi il costo del lavoro, che è la vera emergenza è oggi esistente nel sistema Paese. Avevamo chiesto liquidità per le imprese e per le famiglie italiane. Voi avete approvato un decreto liquidità che abbiamo ribattezzato decreto salva banche, che, invece di sostenere le imprese, ha risolto il problema dei crediti incagliati delle stesse banche. Inoltre, avevamo chiesto di eliminare tutte le misure inutili cui ho fatto riferimento poco fa. Signor Presidente, l'aria che si respira fuori da queste Aule è molto pesante. Nel corso delle audizioni che abbiamo svolto nelle ultime settimane presso la Commissione bilancio è stato detto, in tutti gli interventi delle istituzioni nazionali, che il 60 per cento delle famiglie non arriva a fine mese. Il PIL italiano calerà dell'11 per cento e il 39 per cento delle imprese italiane è a rischio estinzione. In autunno - secondo quanto dice il sottosegretario Misiani - c'è il rischio concreto di tensioni sociali; e questo non lo dice Fratelli d'Italia, ma lo dite voi del Governo PD-5 Stelle. Mentre accade tutto questo nel Paese, voi avete pensato bene di fare gli Stati generali a Villa Pamphili, tenendo il Paese bloccato dieci giorni, senza produrre nulla di concreto e di positivo per il Paese stesso. Infatti sugli Stati generali è caduto completamente il silenzio. Sono due mesi che aspettiamo il decreto semplificazioni, che ad oggi ancora non arriva, e sappiamo che il ministro Gualtieri è pronto a portare in queste Aule un ulteriore scostamento di 20 miliardi. E con questi 20 miliardi di scostamento ci ritroveremo ad avere quel famoso importo che il centrodestra ha indicato sin da subito, quando è scoppiata la pandemia. Si tratta di quei famosi 100 miliardi che noi immaginavamo inizialmente di investire, senza dover aspettare quattro o cinque mesi, perdendo tempo e facendo morire e fallire moltissime imprese. Sa perché le dico questo? Tentare questa operazione all'inizio sarebbe stato diverso rispetto a ciò che sta accadendo oggi. Voi avete fatto del mero assistenzialismo, che in parte è servito, perché ha avuto sicuramente natura risarcitoria; ma non c'è stata mai la possibilità di avere una visione d'insieme di quello che è stato il sistema Paese. E ci auguriamo che questa sia l'ultima volta che vi sentiremo chiedere il voto di fiducia. Ci auguriamo che abbiate anche la decenza di riconoscere il fallimento totale di questa esperienza di Governo. Mentre qualche vostro giornale amico vorrebbe che contro Fratelli d'Italia fossero usati i fucili e magari vorrebbe vederci tutti appesi a testa in giù, noi continueremo a chiedere libere e democratiche elezioni, perché secondo noi l'Italia merita ben altro: merita un Governo solido, forte, coraggioso, capace di farla tornare a correre e di restituirle quella grandezza che ha avuto. Noi siamo l'Italia, siamo un Paese che merita di essere guidato da un Governo all'altezza della situazione. Per questo Fratelli d'Italia non darà mai un voto di fiducia a questo Governo. (Applausi) . CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, l'Europa, con le deroghe al Patto di stabilità e crescita e sulle regole relative agli aiuti di Stato, ha reso possibile l'esistenza del decreto cura Italia e del decreto rilancio e abbiamo potuto utilizzare moltissime risorse. Il decreto rilancio sfrutta, fino all'ultimo euro, tutti gli scostamenti, i margini del saldo da finanziare, del fabbisogno di cassa e dell'indebitamento netto che il Governo ha chiesto al Parlamento e che il Parlamento ha autorizzato. L'indebitamento netto sale di ulteriori 55 miliardi, dopo i 20 del decreto cura Italia. Sono 75 miliardi di risorse a sostegno del salvataggio dell'Italia. Sono 75 miliardi di risorse che costituiscono maggior debito. Ormai lo dicono tutti: è un maggiore debito a carico dei nostri figli, a carico del loro futuro. Di conseguenza, tali risorse dovrebbero essere impiegate pensando esattamente a ciò che serve a loro e, perché questo si realizzi, sarebbe importante che tutti, in quest'Aula, guardassero al futuro senza guardare ai sondaggi, per prima cosa. La maggior parte dei nostri figli, infatti, ancora non vota, ancora non ha i social e non mette like . Inoltre, si dovrebbe anche avere uno sguardo di insieme che tenga conto di tutto. Prima la senatrice Unterberger ha parlato di buone prassi che a livello europeo esistono e sono possibili tra maggioranza e opposizione. Sarebbe quindi auspicabile che, nei prossimi passi, anche il Parlamento italiano copiasse tali buone prassi. I 75 miliardi sono stati approvati, per quanto riguarda il decreto cura Italia, prima dal Senato e, per quanto riguarda il decreto rilancio, dalla Camera. L'altro ramo del Parlamento ratifica. È stato più volte stigmatizzato in questa sede, ma il monocameralismo è davvero disfunzionale e non rende neanche giustizia ai veri riformisti istituzionali che invece avrebbero voluto un Parlamento molto efficiente. Allora, da questo punto di vista, Presidente, anche immaginare una modifica dei regolamenti potrebbe essere molto importante da qui in avanti. I 75 miliardi sono stati accordati con il voto delle opposizioni, perché gli scostamenti sono stati votati all'unanimità, ma queste risorse sono state impiegate tenendo conto di alcune proposte e ignorandone altre. Tra tutte voglio ricordarne una, e cioè l'impossibilità da parte dei professionisti ordinistici di utilizzare il fondo perduto. Non lo dico relativamente alle risorse, perché sono professionisti abituati a fare del loro talento la risorsa per il futuro proprio e della propria famiglia. Ma penso che oggi l'Italia avrebbe bisogno di prendere ad esempio le persone che si impegnano, che studiano e danno risultati con merito. Sarebbe un esempio molto significativo. Per mettere a disposizione i 75 miliardi previsti, sono necessari moltissimi decreti attuativi, 200 tra cura Italia e rilancio. Naturalmente non faccio polemica su questo, ma si tratta di un'enorme sfida per la pubblica amministrazione italiana. È veramente il momento in cui la pubblica amministrazione può dimostrarsi partner delle imprese e delle famiglie. Da questo punto di vista, leggendo il decreto rilancio e vedendo la proroga fino al 31 dicembre del 2020 della possibilità di lavorare in smart working - che poi smart working non è, è un home working - risulta un modo strano per dimostrare la corresponsabilità tra pubblico e privato e forse, invece, è un modo per marcare ancora di più il solco che esiste tra garantiti e non garantiti. Purtuttavia, il decreto rilancio è fondamentale, di fondamentale importanza e di fondamentale impatto. Mi concentro sulla parte relativa all'economia e alle imprese. Sono state poste in essere misure fondamentali: dalla riduzione dell'IRAP all'abrogazione del saldo 2019 e del primo acconto 2020, il contributo a fondo perduto, il credito di imposta per i canoni delle locazioni commerciali, per i costi sostenuti per fiere poi non realizzatesi, gli incentivi per le startup, il virtuosissimo contributo per i dipendenti delle aziende in crisi che decidono di intraprendere una loro iniziativa portando avanti l' expertise di quella azienda. Moltissime risorse sono state anche destinate alla parte fiscale, e cito l'ampiamento della possibilità di compensazione: si è già compensato non in quota indebitamento netto, ma comunque si è già compensato, e sono state citate le sterilizzazioni delle clausole di salvaguardia IVA. Vi sono poi risorse molto importanti sul lavoro: oltre 18 miliardi di indennizzi e di cassa integrazione. Forse qui si poteva dare un'apertura. Se vogliamo parlare di lavoro in termini transitivi, dobbiamo parlare di chi lavora e di chi dà lavoro. Allora da questo punto di vista, forse il decreto avrebbe potuto iniziare a parlare di decontribuzioni, di riduzione ulteriore del cuneo fiscale, di rimodulazione delle aliquote, di incentivi per l'assunzione soprattutto per i più giovani e per le donne che si trovano particolarmente in difficoltà. Si farà con il prossimo scostamento e naturalmente con la riforma fiscale. Ulteriori risorse, pari a 2,7 miliardi, sono a favore del turismo. Ne erano stati annunciati 4, ma probabilmente ne serviranno molti di più, perché il turismo è uno dei settori portanti della nostra economia, che è più in crisi e recupererà più tardi. Il bonus vacanze, la riduzione della tassa occupazione del suolo pubblico, così da permettere a tutti i ristoratori di ospitare all'aperto, e il ristoro per i Comuni della tassa di soggiorno non introitata sono misure particolarmente virtuose. Sono 266 articoli ricchi di spunti molto interessanti. Qualcuno parla a questo punto di interventi a pioggia. A onor del vero, ancora non si intravede una strategia di politica industriale chiarissima, ma una terra economica arsa dal lockdown sanitario aveva bisogno di un moltissimi centimetri di pioggia. Anche in futuro, con una previsione del PIL negativo pari a oltre il 9 per cento, con il Fondo monetario internazionale che ha una visione ulteriormente allarmata, con l'indebitamento e la disoccupazione al 12 per cento, certamente bisogna immaginare di portare ulteriore acqua a questo territorio economico particolarmente arso. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,02) ( Segue CONZATTI). Qui entra in campo un ulteriore passo avanti. Noi naturalmente esprimeremo un voto favorevole alla fiducia apposta sul decreto rilancio e penso che chiunque dovrebbe in questo momento sentire la chiamata responsabilità a votare a favore del provvedimento, pur nella consapevolezza dei suoi limiti di metodo e di merito, essendo però perfettamente consapevole delle enormi difficoltà che stiamo affrontando rispetto a un Paese che già era enormemente in difficoltà; talvolta inefficiente, talvolta troppo burocratico e talvolta anche perso - come abbiamo visto ieri pomeriggio in Assemblea - in battaglie ideologico lessicali veramente irrilevanti per i problemi che dobbiamo affrontare qui e anche per i problemi che hanno i cittadini fuori. Italia Viva voterà sì al decreto rilancio e voterà sì ai prossimi passi importantissimi, piano nazionale delle riforme, in primis, perché esso è contemporaneamente una sfida che l'Italia non può più permettersi di non vincere e anche la condizione indispensabile per accedere a quei fondi del next generation EU di cui tanto si parla. Non è che, se non facciamo il piano delle riforme, non arrivano le risorse europee perché l'Europa è cattiva. No, semplicemente questi si chiamano fondi per le prossime generazioni; non si chiamano fondi da spandere e spendere in rivoli senza un progetto per il futuro. Quindi per noi stessi, per il nostro bene e per il futuro dei nostri figli, di cui tanto tutti parlano, dobbiamo fare questo passo assieme. Dobbiamo poi fare un altro passo dicendo sì alle ulteriori risorse europee sul lavoro, sulla sanità e naturalmente per le imprese. Possiamo anche lasciare perdere le sigle, se a qualcuno non piacciono, ma resta oggettivo che si tratta di prestiti a condizioni molto vantaggiose, che non chiedono condizionalità macroeconomiche all'Italia. Sono risorse necessarie, ma non sufficienti. Ciò che è indispensabile in questo momento è un'unità di intenti qui. Dobbiamo trovare un'unità di direzione in questa sede e assieme, anche mediando, assumere decisioni tempestive, facendo molte meno chiacchiere (se posso permettermi) e ponendo in essere fatti concludenti. Non ci sono scorciatoie in questo momento, non c'è nessuno che ci fa sconti. Le risorse per la cassa integrazione, per il reddito di cittadinanza, per il reddito di emergenza, per le indennità finiscono, perché sono fondi, in questo momento, a debito e il debito dell'Italia deve restare sostenibile. Ciò che resta da fare, allora, è rimboccarsi le maniche (come si dice da noi al Nord: « tasi e lavora »), quindi remare e lavorare, studiare e continuare a remare, facendo fatica per portare la nave Italia fuori dalle secche e possibilmente a veleggiare, magari anche meglio di come abbia fatto da sempre nella storia della Repubblica. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, innanzitutto una premessa: molti colleghi giustamente hanno evidenziato il problema che non è stato possibile per il Senato discutere su un provvedimento così corposo e così importante. Il problema è serio ed è giusto non sottovalutarlo; ragioniamo pure su eventuali modifiche regolamentari, ma io credo - lo voglio dire perché lo penso - che, a partire dal Governo, ci debba essere uno sforzo per organizzare i lavori, insieme alle due Camere, al fine di assicurare il contributo del Parlamento. Per la verità, come anche diversi colleghi dell'opposizione sanno, chi ha tentato di fare, prima che l'esame del disegno di legge arrivasse in Aula alla Camera, un ragionamento anche con le opposizioni, magari per riuscire a spacchettare questo provvedimento, non è riuscito, né nella maggioranza, né nell'opposizione, a trovare un'intesa. Penso quindi che, oltre al lavoro sul Regolamento, tutti (Governo, maggioranza e opposizione) dobbiamo provare a trovare - credo sia possibile - un modo per organizzare i lavori parlamentari che consenta il contributo del Parlamento. Sarebbe una cosa utile al Governo e più che sacrosanta per le prerogative del Parlamento. Se poi vogliamo essere obiettivi, ormai purtroppo un monocameralismo materiale è in corso da diverso tempo. Diciamoci la verità, colleghi: nessuno di noi in quest'Aula può alzare l'indice contro gli altri, perché nel passato ci siamo trovati di fronte (non voglio ricordare l'approvazione del primo bilancio di questa legislatura) a situazioni simili. Se vogliamo provarci, occorre uno sforzo di responsabilità di tutti, in primis del Governo e, come direbbe Eduardo, in proporzione: la prima responsabilità del Governo e della maggioranza, ma una responsabilità anche dell'opposizione. Ho un'altra considerazione politica da fare. Colleghi, mi è chiarissima la dialettica tra maggioranza e opposizione: ribadisco sempre che è il sale della democrazia. Sento parlare di provvedimento «assistenziale». Ho ascoltato attentamente il dibattito di ieri e di oggi, con tante proposte da parte dell'opposizione, ma per la verità, dopo aver sentito parlare di un provvedimento assistenziale e di soldi a pioggia, ho sentito avanzare una richiesta di ulteriori risorse a pioggia. Lo capisco, perché siamo in questa situazione, ma poi sento parlare di elezioni e allo stesso tempo ascolto le giuste preoccupazioni - che condivido - in relazione alla situazione economica del Paese. Siamo molto preoccupati per settembre e per le conseguenze di quello che accadrà a settembre, ma vi domando: ha senso parlare in questo momento di elezioni. È del tutto legittimo, perché le elezioni sono il punto più alto della democrazia, ma ha davvero senso parlare di elezioni di fronte a un Paese che si avvia a superare il 150 per cento - o forse di più - di debito sul PIL? Oppure bisognerebbe fare qualche altra valutazione, decidere che c'è un pezzo di strada che bisogna provare a fare insieme per evitare quei conflitti sociali di cui siamo preoccupati? Infine, altra considerazione e altra domanda: davvero su questi provvedimenti non c'è nulla che vada bene? Davvero possiamo pensare che sia tutto un disastro? È il messaggio giusto che stiamo dando al Paese? Francamente credo di no. Ho ascoltato Bagnai che ci ha accusato di aver fatto esattamente, in seconda battuta, una serie di cose che proponeva la Lega. Intendiamoci: noi sul tema della cassa integrazione e sul tema del sostegno alle partite IVA stiamo facendo una cosa che non si è mai fatta in questo Paese. Mai la dimensione della protezione e della tutela ha avuto uno spettro così ampio. È assistenzialismo? Colleghi, non è assistenzialismo; se non avessimo avuto la possibilità di dare la cassa integrazione anche alle imprese sotto i cinque dipendenti e al commercio, se non avessimo aiutato le partite IVA, dove saremmo oggi? Quali sarebbero i dati sull'occupazione? Quale sarebbe la pressione e la crisi sociale? Ci sono delle criticità? Sì, certo, milioni, ma noi lo riconosciamo. Noi dobbiamo riconoscere le criticità delle situazioni per le quali la cassa integrazione non è stata ancora attivata, ma voi dovete almeno riconoscere che c'è uno sforzo enorme e inedito. Questo, colleghi, dovreste riconoscerlo anche voi, perché non usciremo da questa crisi se non gestendo l'emergenza e costruendo un impianto strategico per questo Paese e sarebbe importante che all'impianto strategico, nella dialettica delle posizioni, partecipassero in modo costruttivo tutte le forze politiche, se davvero vogliamo mettere l'Italia davanti e prima dei sondaggi, degli interessi elettorali e delle strumentalizzazioni che troppo spesso pervadono il nostro dibattito. In questo provvedimento ci sono tanti interventi corposi; ne voglio citare due, uno dei quali viene del tutto sottovalutato. La moratoria sui prestiti ha un valore di 286 miliardi di euro: vi sembra qualcosa di poco conto? Risolve tutti i problemi? No. Ma vi sembra qualcosa di poco conto? Insomma, a me piacerebbe che ci fosse la critica, la più aspra, ma che ci fosse anche il riconoscimento di uno sforzo che oggettivamente questo Paese sta facendo con uno scostamento significativo. Ci sono misure importantissime, come l'ecobonus, l'intervento che abbiamo fatto sulle mascherine (grazie a un nostro emendamento, ma anche altri colleghi avevano presentato proposte analoghe), la questione degli affitti (che pure non è risolta). Ci sono interventi importanti - voi dite a pioggia o assistenziali - che cercano di dare una mano a una situazione sociale veramente grave e molto complicata. Concludo con una considerazione circa il prossimo scostamento: dovremo ancora affrontare situazioni critiche, prima fra tutte il turismo che si trova in un momento di gravissima emergenza, e non serve forse più rincorrere. Penso sia fondamentale un fondo importante per la riqualificazione turistica che possa dare ai nostri operatori una risposta sul futuro e sulla prospettiva, perché, senza questa scelta, limitarsi a rincorrere l'emergenza non ci consentirà di fare un salto di qualità. Per queste ragioni diamo il nostro voto di fiducia e auspico che con il nuovo scostamento sia possibile affrontare quelle questioni delle quali non è stato possibile occuparci con questo provvedimento. (Applausi) . MANCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, sottosegretario Misiani, onorevoli colleghi, non c'è dubbio che la pandemia ha travolto i saldi di finanza pubblica. Se alziamo per un attimo lo sguardo alle previsioni contenute nella legge di bilancio ci accorgiamo che quei saldi sono ormai un relitto del passato e che guardando ad esempio alcuni numeri - pochi ma significativi - possiamo comprendere immediatamente che il Governo sta affrontando una fase emergenziale molto difficile. Non disponevamo - come tutti gli altri Governi in Europa e nel mondo - degli anticorpi per prevenire una pandemia, che è nata local e che è via via diventata global , in maniera simmetrica in tutti i continenti, ma anche e soprattutto con tempi e modalità che impattano ancora negativamente sui dati macroeconomici. Parlando dell'Italia, un Paese a forte vocazione di export , questo rappresenta un'ulteriore insidia alle dinamiche della crescita. Basterebbero, dunque, pochi numeri: i 2.500 miliardi di euro di debito consolidati nel maggio di quest'anno significano che l'Italia sta affrontando una fase molto delicata. Si può ascoltare di tutto, ma siccome non vogliamo partecipare al festival delle banalità, dobbiamo ricordarci che questi numeri ci indicano innanzi tutto che il nostro Paese è tra quelli in Europa che ha utilizzato il maggior tasso di indebitamento, anche rispetto agli altri Paesi europei, per affrontare la pandemia, per proteggere il lavoro e per garantire all'impresa e alle famiglie la liquidità necessaria, per non impedire un futuro migliore alle nostre imprese e alle nostre famiglie. Se prendiamo i dati - se non vi fidate delle relazioni tecniche, neanche di quelle del governatore della Banca d'Italia - ci accorgiamo che l'entità e la percentuale di indebitamento netto che l'Italia ha proposto con le misure per contrastare la pandemia è tra le più alte, insieme alla Germania, di tutta l'Unione europea. Presidente e colleghi, penso che questi dati non consentano di negare che ci troviamo in una situazione di emergenza e di grande difficoltà. Voglio partire da qui perché dobbiamo tener conto che quando usiamo delle parole pesanti che sono macigno alla credibilità delle istituzioni non svolgiamo una funzione utile agli interessi nazionali. Lo dico con grande franchezza: non sono d'accordo quando ci si accusa di incrinare la democrazia o minacciare che siamo in presenza di una contrapposizione con le regole fondamentali della democrazia. Non credo neanche che sia utile per nessuno definire questo Parlamento «invisibile» perché il Parlamento è il luogo fondamentale dell'attività legislativa e, dunque, è preziosissimo per garantire tutti gli interventi necessari per attraversare la crisi. Noi abbiamo fatto una proposta perché dentro questa emergenza è naturale che i sessanta giorni di tempo per convertire i decreti-legge non siano compatibili con tre letture. Lo abbiamo già visto; è successo in passato, quando non eravamo in emergenze e, a maggior ragione, la decretazione oggi è ancora più compatibile con le caratteristiche dell'emergenza che la Costituzione richiama. Noi abbiamo avanzato una proposta molto semplice, lo dico ai colleghi e approfitto della presenza del Governo. Abbiamo posto solo una condizione di fronte a provvedimenti ampi e complessi: spacchettare da subito il provvedimento costruendo un'intesa politica e dividere gli argomenti e i temi tra le due Camere perché solo così si possono rispettare i sessanta giorni che la Costituzione attribuisce. Credo che - lo dobbiamo dire - l'emergenza abbia reso compatibile ancora di più la decretazione d'urgenza e che provvedimenti così complessi - ci auguriamo l'ultimo per entità, ma probabilmente non l'ultimo per complessità - richiedano una forte condivisione politica. Colleghi, non è compatibile dividere il Parlamento tra chi lavora e chi no, tra chi conosce il mondo del lavoro e chi no, tra chi porta qui istanze legittime e individuali di disperazione e problematiche che esistono nella popolazione e chi no. Penso a chi come noi ogni giorno vive nella sua quotidianità il rapporto con il mondo del lavoro, con la sofferenza di chi il lavoro lo perde, a chi come noi ogni giorno vive la complessità di realizzare investimenti da parte di coloro che vogliono produrre lavoro, chi, insomma, viene dalla radice del lavoro e del rapporto tra lavoro, impresa e capitale. Insomma, è inaccettabile l'accusa che ci avete rivolto ed è anche poco dignitoso da parte di chi intende difendere il mondo del lavoro portare qui esemplificazioni e letture senza tener conto del contesto complessivo nel quale il mondo e il Paese si sta muovendo per attraversare questa pandemia. Rivendico questa differenza. Probabilmente siamo diversi innanzitutto per questa ragione: noi crediamo che il distanziamento fisico, che è stato necessario per attraversare la pandemia, non debba diventare un distanziamento permanente delle dinamiche sociali. Abbiamo bisogno di ripristinare comunità; noi non mettiamo in contrapposizione la necessaria attività di assistenza, di aiuto e di protezione della popolazione che abbiamo compiuto. Il reddito di emergenza e anche probabilmente un reddito di cittadinanza più orientato a offrire un'opportunità formativa per l'inserimento sono strumenti fondamentali per prevenire conflitto sociale e costruire comunità. Non c'è nessuno spazio per attrarre nuovi investimenti senza garantire coesione. Quando usiamo le parole, credo dunque sia molto importante dirci tra noi che le scelte che abbiamo compiuto prima nel cura Italia, poi nel decreto-legge liquidità e poi oggi con il decreto rilancio, proprio per garantire un'universalità nella protezione degli ammortizzatori sociali a tutti (cosa mai fatta prima d'ora), costituiscono un intervento che segna l'identità di questo Governo e le modalità con le quali l'Esecutivo ha inteso attraversare la crisi e affrontare la pandemia. ( Applausi ). Siamo consapevoli che ci possono essere stati e ci saranno ritardi, che vanno corretti e migliorati, ma basta anche in questo caso un numero. Le ore di cassa integrazione del mese di aprile sono state pari all'intera annualità del 2008, quando la crisi finanziaria che si innestò determinò una complessa crisi economica (le ore di cassa integrazione di un mese sono cioè pari alle ore di cassa integrazione di dodici mesi). I ritardi non sono giustificabili, ma ad essi, peraltro, il decreto rilancio tende anche a dare una risposta. Abbiamo, infatti, corretto alcune distorsioni che c'erano, soprattutto sulla cassa integrazione in deroga tra Stato e Regioni, ricollocandole ovviamente nel perimetro appropriato dell'INPS cercando di velocizzare ulteriormente le procedure. Insomma, un conto è denunciare il limite della temporalità dell'erogazione, un altro è mettere in discussione strumenti o accusare questo Governo di incapacità nel dare risposte universali, che invece ha dato proprio al mondo del lavoro. Perché per noi il lavoro, prima di tutto, non è una parola; è un'identità, sulla quale questo Governo ha inteso attraversare la pandemia e superare la crisi. Dico con grande franchezza che queste azioni, che sono state importanti e che anche il decreto rilancio ha inserito, sono finalizzate a salvaguardare una questione ancora più grande e più importante. La liquidità delle imprese, infatti, e anche le modalità con le quali noi stiamo attraversando questa crisi generano, insieme agli interventi per le famiglie, una risposta adeguata al nostro Paese, un'identità precisa relativamente a come attraversare la crisi. È per questo che non vogliamo sottovalutare il percorso che è stato costruito. Colleghi, mentre in questa fase le opposizioni, anche ieri, ci hanno parlato di sussidi come di un'attività sbagliata, noi crediamo invece che assistenza, coesione sociale e comunità siano indispensabili per promuovere nuovo sviluppo. Mentre voi parlate di flat tax , noi abbiamo prorogato il versamento dei tributi al prossimo 16 settembre, abbiamo soppresso le clausole di salvaguardia dei relativi aumenti dell'IVA e delle accise (misura strutturale utilissima per il nostro bilancio e per il futuro di questo Paese), e abbiamo anche tagliato il saldo e l'acconto IRAP nel 2020 per le imprese fino a 250 milioni di euro di fatturato. E aggiungo che, mentre voi facevate la propaganda sulla flat tax , noi abbiamo introdotto misure utili a sostenere la liquidità, anche a fondo perduto, delle imprese. E questi sono fatti. Dico, allora, con grande chiarezza ed evidenza che, probabilmente, questo è l'unico Parlamento in Europa nel quale le opposizioni, ogni due per tre, invocano le elezioni. Questo è l'unico luogo, l'unica democrazia occidentale nella quale l'opposizione, in tempo di pandemia, chiama alle elezioni, anziché alla responsabilità istituzionale per attraversare questa fase. (Applausi) . Di fronte a noi, abbiamo tre grandi obiettivi sui quali dobbiamo lavorare. Il primo è il nuovo scostamento, necessario per garantire le risorse ai Comuni, indispensabile per finanziare gli ammortizzatori. Abbiamo però di fronte a noi anche l'esigenza di riformare gli ammortizzatori e di salvaguardare quella coesione istituzionale fondamentale tra Stato, Regioni ed enti locali, necessaria per costruire sviluppo economico e crescita. Di fronte a noi, però, abbiamo anche due grandi opportunità: il volto nuovo dell'Europa. Una grande occasione per dare un sviluppo alla green economy , alla riduzione del consumo energetico, all'economia circolare, alla riconversione in chiave ecologica dell'economia: significa occupazione, lavoro, crescita. Di fronte a noi abbiamo anche l'occasione fondamentale per un grande, straordinario, piano digitale. Un new deal digitale del nostro Paese, altro che il ritorno al contante, come qui è stato evocato come misura fondamentale. Abbiamo bisogno di ridurre le distanze. Ogni chilometro di alta velocità, ogni chilometro di fibra ottica portata nelle nostre abitazioni significa ridurre le distanze, modernizzare questo Paese ed appropriarci, anche con il sistema pubblico, delle nostre più importanti infrastrutture, per costruire crescita e competitività. Questa è la sfida che abbiamo di fronte a noi. Il sovranismo, l'individualismo, l'idea per la quale ciascuno fa da solo per uscire da questa crisi, sono stati sconfitti. Ora tocca a noi costruire una nuova fase economica. (Applausi) . PRESIDENTE . Invito i colleghi limitrofi all'oratore a ristabilire la distanza fisica - come l'ha definita il senatore Nencini - predisposta dai nostri Uffici. RONZULLI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RONZULLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio i due Sottosegretari presenti per essere in Aula a rappresentare il Governo; in effetti, ci saremmo aspettati di vedere tutto il Governo mettere la faccia sul decreto-legge in esame, che voi chiamate rilancio e che doveva essere il punto di svolta delle sorti del Paese, ma ci accontenteremo. Oggi, con l'approvazione di questo decreto-legge dal nome così evocativo, si poteva dare avvio a una nuova rinascita; oggi poteva e forse doveva essere una giornata di speranza per gli italiani; oggi doveva essere il giorno del rilancio dell'Italia, del rinascimento del nostro Paese. Avevo immaginato questa giornata senza un voto di fiducia; la immaginavo come la fine di un percorso di condivisione, perché, pur nelle diversità che ci fanno stare agli antipodi di questo emiciclo (e non solo), si poteva seguire un percorso comune per il vero rilancio del nostro Paese. Infatti, si può anche giocare in squadre diverse, ma sono convinta che se le opposizioni fossero state davvero coinvolte oggi non ci sarebbe stato bisogno di un voto di fiducia, perché se al decreto-legge rilancio in esame avessimo lavorato tutti insieme, se il Governo avesse ascoltato le nostre proposte, oggi noi avremmo davvero reso un buon servizio al Paese, ma purtroppo non è così. Gli italiani avrebbero meritato qualcosa di più che 252 pagine e 266 articoli che, come ha scritto testualmente «Il Sole 24 Ore» e non le opposizioni, sono «un'accozzaglia di norme, normette, prebende, violazioni, scorrettezze che reclamano vendetta». (Applausi) . Sono pagine vuote destinate a scontrarsi con una realtà molto più dura di quella che raccontate in quest'Aula e al Paese intero. Quello in esame è un ulteriore decreto-legge blindato che il Senato non può fare altro che ratificare, perché non è arrivato in tempo utile per apportare modifiche o miglioramenti. Ci avete servito un piatto cotto e mangiato, senza offrire ai commensali alcuna possibilità di replica. Avete reso il Senato un vero e proprio fantasma. Vi siete riempiti la bocca davanti alle telecamere dicendo che il Parlamento non doveva andare in vacanza. Ebbene, noi siamo rimasti qui, noi qui eravamo; ci avete tenuto ostaggio delle vostre divisioni mentre la gente moriva di virus o di fame e noi impotenti a guardare i vostri disastri. Siete talmente occupati a pensare soltanto alle poltrone da spartirvi che non avete idea di cosa succede fuori da questo palazzo. Basta guardarsi intorno: negozi che chiudono e che non hanno riaperto dopo il lockdown, lavoratori che ancora attendono la cassa integrazione come se fosse la manna dal cielo (giustamente ormai è diventata una grazia divina), interi settori che rischiano il collasso; i commercianti sono in ginocchio, i guadagni ancora ridotti non consentono loro di coprire le spese per le forniture, il personale e l'affitto e di certo tutto questo non può essere compensato con un misero bonus da 600 euro. Per molti di loro mettere i prodotti in liquidazione e abbassare la saracinesca purtroppo sarà l'unica soluzione. Siete riusciti a dire no anche alla nostra proposta di credito di imposta per pagare gli affitti degli esercizi commerciali, ma vi chiedo: chi non lavora, secondo voi, come diavolo fa a pagare l'affitto? Io veramente ve lo chiedo in modo semplice, sincero. (Applausi) . Penso a parrucchieri, estetiste, artigiani, gestori di bar, ristoranti, pub, pizzerie e poi ancora a partite IVA, professionisti: sono tutte persone che voi avete tradito con promesse non mantenute. Chiedevano il pane e voi nel frattempo, ubriachi della vostra sete di potere, avete perso il contatto con il mondo reale. I numeri della cassa integrazione, come abbiamo sentito, sono impietosi. L'INPS ha lasciato senza assegno quasi un milione di lavoratori che ne avevano diritto e che non hanno ancora visto un euro (Applausi) . I fortunati che li hanno visti devono ringraziare gli eroi che in questo Paese non smettono di fare impresa, quelli che il signor Tridico ha il coraggio di chiamare pigri (Applausi) ; già, il signor Tridico, quello del click, dei numeri della cassa integrazione inventati perché forse preferisce giocarli al lotto, quello del fantomatico attacco hacker. La responsabilità, però, non è soltanto di Tridico, perché la responsabilità è del Governo che ancora gli garantisce gli stare seduto su quella poltrona. Vogliamo parlare dell'industria turistica, visto che siamo in estate? Tale industria dà da vivere a oltre quattro milioni di famiglie. Basta guardare le spiagge: sono semivuote, anzi sono praticamente vuote; se n'è accorta anche mia figlia Vittoria di dieci anni. Non vi siete accorti del dramma che sta vivendo questo settore. Non solo non si è decretato lo stato di crisi, come avevamo chiesto noi peraltro, ma siccome siamo nel Paese dove bisogna cantare e bisogna portarsi anche la croce, avete deciso di caricare sui privati anche il bonus dell'80 per cento. (Applausi). Dopo il reddito di cittadinanza, vi siete inventati anche la vacanza di cittadinanza. Peccato, però, che quest'anno in vacanza la gente non ci andrà, perché dovrà in qualche modo dar da mangiare ai propri figli. Avete detto di no al fondo emergenza di tre miliardi, sempre per il turismo; per il vostro rifiuto ideologico, avete negato agli stagionali - che resteranno a casa - la reintroduzione dei i voucher , nonostante la situazione di emergenza (Applausi) , avete però pensato di regolarizzare gli irregolari. Parliamo di famiglie. Il Governo ha dimostrato di dimenticare totalmente il mondo dell'infanzia. Ci sono madri che hanno rinunciato a tornare a lavoro per accudire i loro figli, perché è mancato il giusto supporto da parte del Governo ai servizi per l'infanzia e alla persona. Secondo il Fondo monetario internazionale, una società su cinque che opera in Italia nel settore è destinata a fallire. Ci meravigliamo poi che la denatalità abbia un record storico. Ma voi pensate che basti mettere due persone nella stessa casa e tenerle in casa chiuse in isolamento forzato per fare figli? Non funziona così, signori cari. Per costruire una famiglia bisogna avere coraggio; per costruire una famiglia serve sicurezza per poter programmare una vita (Applausi) ;servono strumenti di conciliazione lavoro-famiglia e non i vostri bonus a mo' di mancette che spariranno da un giorno all'altro. Se si parla di figli, non posso non parlare del capitolo rovente della scuola. Sul nuovo anno scolastico è andato in scena il teatrino dell'assurdo, tra plexiglass , software per misure dei banchi ergonomici e delle dimensioni delle aule. Insomma, milioni di studenti che ancora non sanno dove andranno a sedersi perché la Azzolina ha detto che un milione di bambini deve stare fuori, forse al parco, forse sotto un fico come ai tempi di Socrate probabilmente. In quest'Aula abbiamo chiesto tutti, dalla Lega, a Forza Italia e a Fratelli d'Italia, le dimissioni del ministro Azzolina. (Applausi). Ma per dimettersi, anche se si è stati commissariati (perché questo è successo), serve dignità e probabilmente la parola «dignità» la sapete scrivere soltanto su decreti che poi diventano inutili. (Applausi). Siccome sappiamo che c'è il blocco dei licenziamenti, facciamo un'eccezione alla regola e licenziamo la Azzolina. Ecco, questa è la lettera di licenziamento della Azzolina (alcuni senatori del Gruppo FIBP-UDC espongono cartelli con la scritta: «Licenziamo la Azzolina») e questo sarebbe l'unico caso in cui probabilmente anche i sindacati farebbero una ola e non solo gli studenti, gli insegnanti, le famiglie e tutto il personale. E veniamo ai reality ai quali vi ispirate, ai vostri cavalli di battaglia, ossia alle parole usate ed abusate per ingannare gli italiani. «Fondo perduto»: questo sconosciuto; portatemi qui dieci persone che hanno preso i soldi a fondo perduto, perché io sono sfortunata e non ne ho incontrata neanche una. Poi, «garanzie»: 400 miliardi di euro dei quali agli sportelli bancari - che forse non conoscete - sono rimasti soltanto la frustrazione di chi fa ore di coda ogni giorno per poi non ricevere nulla. Sul fronte fiscale, aziende e professionisti non sono considerati risorse per dare benzina all'economia, ma veri e propri bancomat da spremere. Nei prossimi quindici giorni ci saranno 246 scadenze fiscali: tutti versamenti, ossia tasse da pagare. Noi chiedevamo un anno fiscale bianco, ma nemmeno il minimo sindacale è stato fatto. Il rinvio di adempimenti fiscali al prossimo autunno i commercialisti lo hanno chiesto questa mattina su molti quotidiani affermando che «il buon senso lo impone». Peccato che ci siamo resi conto che questo Governo è contro il buon senso: questa è la verità. (Applausi). Avete annunciato un altro scostamento di bilancio. Prima diteci dove sono andati a finire i soldi e come sono stati spesi gli 80 miliardi di euro di due scostamenti di bilancio per le cui approvazioni i voti dell'opposizione sono stati fondamentali. Noi, questa volta, di voi non ci fidiamo. Quindi, prima vedere cammello e poi votare scostamento, perché non indebiteremo più i nostri figli e i nostri nipoti al solo scopo di garantirvi la permanenza al Governo. (Applausi) . In conclusione, il provvedimento in esame è solamente uno dei tanti disastri di questo Governo, che distrugge tutto quello che tocca. Noi però non ci renderemo mai complici della distruzione dell'Italia. C'è un detto che dice che chi non conosce i propri limiti ha il destino segnato. Bene, di voi non si occuperà la storia: di voi si occuperà molto presto - nei prossimi mesi - la cronaca, che spazzerà via le vostre bugie, i vostri inganni e le vostre pietose menzogne. E così sarete relegati nel girone degli ignavi. Noi siamo dalla parte di chi oggi soffre ed è stato illuso. Per questo motivo, Forza Italia dice no al provvedimento in esame e voterà no alla fiducia. Siamo e resteremo sempre all'opposizione del Governo Conte, che si è dimostrato incapace di gestire tutti i dossier finora osservati e inadeguato ad affrontare le sfide che l'Italia si è trovata di fronte. Fatevene una ragione. (Applausi) . TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, credo che ci troviamo in una situazione paradossale. Ormai da mesi la maggioranza governa attraverso decreti e fiducie che, di fatto, impediscono al Parlamento - non solo all'opposizione - di portare avanti le proprie istanze, così esautorandolo. Inoltre, il Governo rinvia le decisioni a decreti attuativi che sono tutti da costruire e realizzare e che potrebbero non vedere mai la luce. Di fronte a questa situazione, in cui il Parlamento di fatto non ha più poteri, abbiamo assistito negli ultimi mesi a continui interventi della maggioranza in cui si accusa noi - la minoranza di centro-destra e la Lega - di non avere un atteggiamento responsabile. Noi rimandiamo al mittente quest'accusa, perché abbiamo dimostrato di saper votare a favore di quei provvedimenti utili al Paese. Mi riferisco allo scostamento di bilancio. È stato ricordato dal Capogruppo, senatore Romeo, che noi siamo stati determinanti per lo stanziamento di quei 55 miliardi di euro che voi oggi volete spendere in questo modo così dissennato. Abbiamo inoltre presentato tutta una serie di emendamenti a questo disegno di legge di conversione e a quelli dei precedenti decreti-legge. Non è un segreto che spesso, nelle riunioni che facciamo, Matteo Salvini ci raccomanda di avere un atteggiamento di forza di Governo, che sappia cioè non solo interpretare il dissenso e la rabbia dei cittadini nei confronti di questo Esecutivo ma anche avanzare proposte. Noi lo facciamo e l'abbiamo sempre fatto. (Applausi) . Permettetemi però di dire che siamo decisamente stanchi (lo sono io e credo lo siano molti dei miei colleghi) di ascoltare in tutti gli interventi - in particolare quelli dei colleghi del MoVimento 5 Stelle - lezioni di comportamento, coerenza e affidabilità. Vedete, questi dibattiti assomigliano spesso a un teatro dove ognuno interpreta una parte, ma, a differenza del teatro, c'è un giudice che poi, alla fine, decide chi aveva ragione e chi torto, chi ha interpretato correttamente le esigenze del Paese e chi invece non l'ha saputo fare. E quel giudice è il popolo. (Applausi) . Nelle vostre invettive potete dissertare di quello che volete, ma il popolo si esprimerà prima o poi; potete rinviare all'infinito le elezioni, ma prima o poi quel giorno arriverà. Vi ricordo che la Lega, come forza di Governo, in un anno è passata dal 17 al 34 per cento del consenso. Voi avete dimezzato i vostri consensi dimostrando di non essere in sintonia con il Paese e all'altezza di governare l'Italia, passando dal 32 al 17 per cento. (Applausi) . Questi sono i fatti, al di là delle chiacchiere che possiamo fare, da destra a sinistra, sulla coerenza e sull'attività di maggioranza e opposizione. Noi continueremo con il nostro atteggiamento responsabile, però una cosa la vogliamo dire: sono stati adottati tanti decreti-legge, ma pochi sono i risultati. Il cosiddetto decreto cura Italia non ha curato certamente le ferite del Paese. Il decreto liquidità è stata una presa in giro, con il famoso bazooka dei 400 miliardi, che non ha messo un euro in più nelle tasche della maggior parte dei cittadini e delle aziende italiane. Ora, il decreto rilancio rappresenta un'occasione persa. Abbiamo autorizzato con il nostro voto lo scostamento di bilancio, che - lo ricordo - è costruito su 55 miliardi di debito in una fase eccezionale, autorizzata dall'Europa per l'emergenza Covid e per certi versi irripetibile, tanto da determinare che questi soldi dovessero essere spesi bene, occasione che non doveva essere persa. È questo che vi contestiamo. C'erano di fatto due modelli per spendere queste risorse: il vostro, quello solito dei bonus , dei sussidi e dell'assistenzialismo; e quello che rappresenta invece la proposta della Lega e di tutto il centrodestra, ossia la riduzione della pressione fiscale. (Applausi) . Raccogliete soldi in modo spropositato da famiglie e imprese, per poi redistribuirli; noi invece li vogliamo lasciare nelle tasche dei cittadini e delle imprese, perché possano fare investimenti: questo è l'unico modo per renderle competitive, non certamente il prelievo indiscriminato e dissennato che mette fuori mercato le nostre aziende. Grazie a queste politiche, siete i responsabili del declino della nostra economia e del nostro Paese. Questa era l'occasione da cogliere: non l'avete colta, ma a settembre, quando molte aziende non riapriranno, lasciando a casa migliaia di lavoratori (perché questo è il rischio reale che stiamo vivendo), e finiranno le risorse stanziate e - ahimè - non ancora distribuite della cassa integrazione, quali risposte darete al Paese? Dopo aver speso questi 55 miliardi, cosa rimarrà delle prospettive di crescita del Paese e delle possibilità di mantenersi per i cittadini italiani? Veramente pensate che questo decreto-legge possa promuovere il rilancio del Paese e della sua agricoltura, ad esempio, con una sanatoria indiscriminata per gli immigrati? È questa la risposta per l'agricoltura che avete messo in campo? Pensate veramente che avrà efficacia e che il settore più colpito, il turismo, che dava al Paese il 13 per cento del PIL e impegnava più di 4 milioni di lavoratori, possa risollevarsi con il bonus vacanze, che graverà poi sulle aziende turistiche? (Applausi). Pensate veramente che estendere lo stato d'emergenza fino a ottobre - o peggio, a dicembre - non avrà alcun effetto sulla sensazione di pericolo che avranno gli stranieri nel decidere se venire in vacanza nel nostro Paese o no? (Applausi) . È più importante la sicurezza del presidente Conte rispetto alla possibilità di sviluppare il turismo nel nostro Paese? Siete irresponsabili, se lo pensate. Pensate veramente che nel campo dei trasporti, con un settore dell'automobile in ginocchio, tutto si possa risolvere con il bonus per l'acquisto di monopattini, fra l'altro neanche prodotti in Italia, senza dare lavoro agli italiani, che, con molti impianti praticamente fermi, rischiano il posto di lavoro, come rischia tutto l'indotto che gira intorno? (Applausi) . Lo pensate veramente? Non vi rendete conto di quanto tutto questo sia, per certi versi, drammatico e grottesco? Il Gruppo Lega-Salvini Premier non voterà certamente a favore della fiducia a questo Governo. Continueremo a cercare di dare il nostro contributo, come abbiamo sempre fatto, con tutti i decreti che avete posto alla nostra attenzione in questi mesi, e vogliamo farlo fino in fondo, perché torneremo al Governo e abbiamo già le proposte e le idee chiare su come governare questo Paese. Continuiamo a ripeterlo e a ripresentare le nostre proposte e i nostri emendamenti. Una cosa però è certa: possiamo avere un atteggiamento di responsabilità, non ostacolare la vostra azione di Governo in Aula e nelle Commissioni e dare l'ok ai provvedimenti che stanziano risorse per il nostro Paese; mettetevi bene in testa, però, che non saremo mai complici delle vostre follie, dei vostri errori, delle vostre occasioni perse e delle vostre scelte sbagliate. (Applausi) . La Lega non ha fiducia in voi, come la maggior parte dei cittadini italiani, e lo sapete: potete chiudervi in questo palazzo, chiudere le porte, arroccarvi qui dentro e perdere il senso della realtà, come ormai avete fatto da mesi; fuori però c'è una realtà ormai arrabbiata, che non può ancora manifestare fino in fondo il proprio dissenso, e ci sarà purtroppo - sottolineo purtroppo - un autunno caldo, di fronte al quale ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità. Noi dall'opposizione lo facciamo come forza di Governo, perché sappiamo di essere maggioranza nel Paese; voi siete assolutamente inadeguati e le vostre invettive nei confronti dell'opposizione non produrranno niente. Sono parole vuote, che pronunciate in quest'Aula, ma che non trovano nessuna eco all'esterno di questo palazzo. Vi illudete che con le accuse all'opposizione ritornerete ad avere consenso, ma quel consenso che avete perso certamente non lo ritroverete attraverso questo atteggiamento e provvedimenti sbagliati che non risolveranno le sorti dell'economia del nostro Paese. La Lega-Salvini Premier voterà no alla fiducia a questo Governo e a questo provvedimento, che è un'occasione persa per tutti e per l'intero Paese. (Applausi) . MAIORINO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il decreto-legge che ci accingiamo a licenziare oggi qui in Senato è uno dei più ingenti e anche dei più criticati e poderosi della storia italiana. Per sostenere imprese, famiglie e lavoratori abbiamo stanziato 55 miliardi di euro, che si vanno ad aggiungere ai 25 del cura Italia. È il terzo dei decreti economici varati da questo Governo in risposta alla pandemia Covid-19. I tre decreti infatti (il cura Italia del 17 marzo, il liquidità dell'8 aprile e ora il decreto rilancio, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 maggio, perché anche la scansione temporale ha la sua importanza), vanno letti come un continuum e fanno parte di un unico disegno organico. Con il cura Italia infatti si è inteso dare risposta immediata all'emergenza, che da sanitaria rischiava di diventare economica, potenziando il sistema sanitario, offrendo sostegno al reddito, bloccando i licenziamenti, estendendo la cassa integrazione in deroga, sospendendo la scadenza delle imposte, fornendo risorse alle imprese in difficoltà, avviando finalmente il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione e della scuola italiana atteso da anni. Con il decreto liquidità, poi, si sono rese operative le misure a supporto di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, fornendo gli strumenti per l'accesso al credito e alle agevolazioni di diversa natura messe in campo. Ora, con il decreto non a caso chiamato rilancio, si progetta il futuro. Con questo provvedimento infatti non solo potenziano le misure precedenti e proroghiamo i termini delle agevolazioni e degli aiuti previsti, ma disegniamo appunto il futuro del Paese. Non giochiamo quindi solo in difesa, come pure è stato detto, rispetto a un evento imprevisto e drammatico quale la pandemia che si è abbattuta sull'intero globo, ma offriamo una prospettiva di lunga durata per lanciare l'Italia nel futuro. Proprio questo significa infatti l'aver introdotto il super bonus al 110 per cento per l'efficientamento energetico e l'adeguamento sismico, con in più la possibilità di utilizzare il credito maturato, cedendolo a terzi o alle banche: un'autentica rivoluzione green , che non solo consentirà al nostro Paese di migliorare le proprie prestazioni energetiche e rinnovare il patrimonio edilizio, con un risparmio energetico che avrà ottime ricadute sul piano ambientale, ma che avrà un impatto positivo anche sul mondo del lavoro e agevolerà la creazione di un circolo economico virtuoso, attraverso appunto la cessione del credito. Tale rivoluzione green avrà il suo seguito naturale con un ulteriore provvedimento in arrivo, dedicato alla semplificazione e alla sburocratizzazione in materia di contratti pubblici e di edilizia. Nulla è stato dunque lasciato al caso. Da marzo ad oggi, dal momento in cui l'Italia è stata colpita da questa sventura che ha cambiato le nostre abitudini di vita, questo Governo, il MoVimento 5 Stelle e questa maggioranza hanno subito compreso che dalla crisi poteva e doveva nascere l'opportunità di guardare oltre e di introdurre finalmente quei profondi cambiamenti che il Paese aspetta da decenni. Uno fra tutti è il potenziamento del Sistema sanitario nazionale e il rafforzamento del sistema scolastico, dal punto di vista sia edilizio sia didattico. Questa emergenza ha reso finalmente chiaro a tutti che investire in sanità non è una perdita, ma rende in termini economici e di salvezza delle vite umane, e che farlo nella scuola è investire sul futuro. (Applausi) . Mai prima d'ora si erano stanziate tante risorse per la sanità e per la scuola. Un quadro omogeneo dunque, coerente e lungimirante: ma in quale contesto è stato concepito? Vorrei offrire a quest'Assemblea, ma soprattutto a chi ci ascolta al di fuori di quest'Aula, la nostra prospettiva, quella dell'unica forza politica che è al Governo dall'inizio dell'attuale legislatura, che quindi è la vera depositaria di tale visione, ossia il MoVimento 5 Stelle (Applausi) , e che, dopo una sola legislatura all'opposizione, è passata al governo del Paese. Ripercorriamo brevemente, dunque, la storia di questa legislatura che sta giungendo a metà percorso, anche per dare il contesto di riferimento in cui i suddetti provvedimenti nascono. Dopo un travaglio di un paio di mesi, a giugno 2018, si forma il Governo giallo-verde; passano neanche due mesi e ad agosto la tragedia: il ponte Morandi viene giù come una lastra di cioccolato al sole, causando 43 vittime e lo sbigottimento di un Paese intero. Passa un anno e nell'agosto successivo il senatore Salvini decide di fare strame del contratto di Governo sottoscritto e provare a passare all'incasso. Il collega Tosato ha appena simpaticamente ricordato come in quell'anno di governo con noi, la Lega sia passata dal 17 al 34 per cento. Bella forza! Invece di lavorare, avete passato il tempo a fare propaganda. (Applausi) . Dell'anno di governo della Lega si ricordano due cose: i decreti sicurezza; in realtà avevano fatto anche il decreto concretezza, ma nessuno sa cosa sia. In ogni caso, il tentativo di passare all'incasso fallisce. Evitiamo il testacoda e si forma il nuovo Governo, quello attuale. Persino sul suo cavallo di battaglia, il contrasto all'immigrazione clandestina, questo Governo sta facendo meglio di lui. (Applausi) . La ministra Lamorgese, lontana dai riflettori, dai clamori mediatici e dai selfie - 500 selfie si è fatto Salvini lo scorso sabato! (Proteste). PRESIDENTE. Senatrice Marin, si segga, per cortesia! MAIORINO (M5S) . La ministra Lamorgese, lontana dai riflettori e dai clamori mediatici, ha decuplicato il numero dei ricollocamenti e aumentato del 15 per cento quello dei rimpatri. (Proteste) . Parlo con la Presidenza e guardo dove voglio! PRESIDENTE. No, senatrice Maiorino, guardi da questa parte! Sono qui, si deve rivolgere alla Presidenza, perché lo prevede il Regolamento. MAIORINO (M5S) . Va bene, Signor Presidente, se ci tiene, guardo lei. Dopo pochi mesi dalla formazione di questo Governo, ecco abbattersi sull'Italia e sul globo intero niente di meno che una pandemia. Questo è stato il percorso a dir poco accidentato che abbiamo attraversato e che ci ha condotto fino ad oggi, al voto su questo decreto rilancio: oggi, quel 14 agosto 2018 torna prepotentemente attuale. Io, come penso tutti voi in quest'Aula, ricordo molto bene quel giorno. Rimasi con il fiato sospeso per qualche ora, in attesa di sapere come avremmo reagito e come il mio MoVimento avrebbe reagito di fronte ad una catastrofe di tali dimensioni. Poi, finalmente, le parole del ministro e collega Toninelli: chiarissime, nette e ineccepibili; le uniche che i genovesi e gli italiani volevano sentire. «Un Paese civile e moderno come l'Italia» disse «non può permettersi di vedere fatti tragici come questo. Non è accettabile. Chi ha sbagliato deve pagare fino alla fine». (Applausi) . L'applauso, chiaramente, è per Danilo, che proseguì dicendo: la prima cosa che faremo sarà guardare la concessione stipulata con Autostrade per l'Italia, revocarla e sanzionare pesantemente coloro che non hanno adempiuto all'obbligo di manutenzione. Che sollievo furono queste parole, non ce n'erano altre che il mio MoVimento potesse pronunciare in quel momento. Era la reazione giusta, l'unica possibile di fronte a quel disastro. Oggi, finalmente, quelle parole hanno trovato un seguito e una concretizzazione, dopo il durissimo negoziato conclusosi l'altro giorno. La famiglia Benetton sarà estromessa dalla gestione delle Autostrade. (Applausi) . Rinuncia ai 23 miliardi di mancato guadagno, cede la partecipazione in Aspi e quindi la gestione dell'infrastruttura. Autostrade per l'Italia diventa una public company aperta a nuovi investitori istituzionali e corrisponderà un risarcimento di 3,4 miliardi, rinunciando ad ogni causa contro il conducente, ossia lo Stato. Il piano tariffario dei pedaggi sarà quindi rivisto secondo le nuove indicazioni dell'autorità regolatoria. Ci sono voluti due anni, ma questo passaggio rappresenta davvero il tramonto di un'epoca, in cui per troppo tempo lo Stato aveva favorito pochi piccoli potentati, a danno dei cittadini e dei contribuenti, ossia di quella collettività che invece rappresenta. Ci sono voluti due anni e, come ho ricordato, non sono stati semplici, anzi, piuttosto movimentati. A grandissime linee. questo è il quadro in cui ci siamo trovati ad operare, con un'opposizione che, come abbiamo già denunciato da tempo in quest'Aula, nemmeno di fronte a una tale emergenza ha ritenuto opportuno essere costruttiva e responsabile (Applausi) e pezzi di maggioranza che, non ce lo nascondiamo, talvolta, anziché favorire la collaborazione, sembrano divertirsi a gettare sabbia negli ingranaggi. In questo contesto abbiamo fatto moltissimo. Certo, ci sono state criticità; non tutto è perfetto né è andato nella maniera migliore. Bisogna dire però che i dati sono tali e, al netto di fisiologiche difficoltà, ad oggi abbiamo 850.000 domande di prestito garantito dallo Stato accolte dall'Agenzia delle entrate, per 51 miliardi di euro di finanziamenti erogati. La stessa Agenzia delle entrate ha erogato 4,5 miliardi di contributi a fondo perduto verso 1,4 milioni di piccole imprese. L'INPS, che nel 2009, anno della crisi finanziaria, aveva lavorato e autorizzato 916 milioni di ore di cassa integrazione per tutto l'anno, nella sola metà del 2020 ne ha autorizzate 2 miliardi. Qualcosa si è inceppato? C'è qualche ritardo? Certamente sì, ma il 7 luglio l'INPS ha pagato 7,3 milioni di prestazioni di cassa integrazione, a fronte dei 7,6 autorizzati. Abbiamo cercato di pensare veramente a tutto e a tutti. Concludo dicendo che domani è un giorno cruciale: avrà avvio un Consiglio europeo straordinario, che molto probabilmente stabilirà i destini dell'Italia e della stessa Unione europea. Sappiamo bene che non sarà un passaggio semplice. È notizia di oggi che alcuni Paesi si oppongono fieramente alle proposte portate avanti dall'Italia e supportate anche da Francia e Germania. Ribadiamo dunque la nostra fiducia nel presidente Conte, certi che saprà mettere a frutto il grande lavoro svolto negli scorsi mesi: a lui vanno il nostro sostegno (Applausi) e la nostra fiducia e a questo Governo annuncio il voto favorevole del mio Gruppo, il MoVimento 5 Stelle. (Applausi). Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1874, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore voterà dal proprio posto. I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza. Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. (È estratto a sorte il nome del senatore Arrigoni). Invito il senatore Segretario a procedere all'appello. Ho un elenco di 17 senatori che hanno chiesto di votare per primi. È stato accolto, ma in occasione della prossima Conferenza dei Capigruppo mi impegno a portare una regolamentazione rispetto a queste richieste, perché non si tratta di qualcosa nei confronti della Presidenza, ma del rispetto che si deve ai colleghi (il treno o l'aereo da prendere probabilmente l'hanno tutti, ma vedere residenti o viciniori che chiedono di votare per primi non sempre sta bene. (Applausi) . DURNWALDER , segretario, fa l'appello. Rispondono sì i senatori: Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Astorre, Auddino Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella Campagna, Carbone, Cario, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Drago, Durnwalder Endrizzi, Errani, Evangelista Faraone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Ginetti, Girotto, Granato, Grasso, Grimani, Guidolin, Iori L'Abbate, La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lupo Magorno, Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marinello, Marino, Matrisciano, Mautone, Merlo, Messina Assuntela, Mininno, Mirabelli, Misiani, Mollame, Montevecchi, Moronese, Morra Nannicini, Naturale, Nencini, Nocerino Ortis Pacifico, Parente, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pisani Giuseppe, Pittella, Presutto, Puglia Quarto Rampi, Ricciardi, Rojc, Romagnoli, Romano, Rossomando, Ruotolo, Russo Santangelo, Santillo, Sbrollini, Sileri, Stefano, Steger, Sudano Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste, Turco Unterberger Vaccaro, Valente, Vanin, Vattuone, Verducci, Vono Zanda. Rispondono no i senatori: Aimi, Alessandrini, Arrigoni, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Barbaro, Berardi, Bergesio, Bernini, Binetti, Bonino, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Briziarelli, Bruzzone Calandrini, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Casolati, Causin, Cesaro, Ciampolillo, Ciriani, Corti, Craxi Dal Mas, Damiani, De Bertoldi, De Poli, De Siano, De Vecchis Fazzolari, Fazzone, Ferrero, Ferro, Floris, Fregolent, Fusco Galliani, Gallone, Garnero Santanchè, Ghedini, Giammanco, Giro, Grassi Iannone, Iwobi La Pietra, La Russa, Lonardo, Lucidi, Lunesu Maffoni, Malan, Mallegni, Marin, Martelli, Masini, Messina Alfredo, Minuto, Modena, Moles, Montani Nastri, Nisini Ostellari Pagano, Paragone, Paroli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pepe, Pergreffi, Perosino, Petrenga, Pianasso, Pichetto Fratin, Pillon, Pirovano, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli Quagliariello Rauti, Riccardi, Richetti, Rivolta, Rizzotti, Romeo, Ronzulli, Rufa, Ruspandini Saccone, Salvini, Saponara, Schifani, Serafini, Siclari, Siri, Stabile Testor, Tiraboschi, Toffanin, Tosato, Totaro Urraro, Urso Vallardi, Vescovi, Vitali Zaffini, Zuliani. PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 1874, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 281 Senatori votanti 280 Maggioranza 141 Favorevoli 159 Contrari 121 Il Senato approva. (Applausi) Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 34. Sospendo la seduta fino alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 13,51, è ripresa alle ore 15) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro per i rapporti con il Parlamento, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro della difesa e il Ministro per le politiche giovanili e lo sport. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. La senatrice De Petris ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01779 sulla vendita di armamenti all'Egitto, per tre minuti. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, la vicenda è ben nota e riguarda l'acquisto di due fregate Fremm Bergamini e di alcuni velivoli fabbricati dall'azienda Leonardo, da parte dell'Egitto. Nel corso della settimana - vedo anche il Ministro della difesa - il valore di tutta l'operazione è aumentato in modo esponenziale. L'altro elemento assolutamente allarmante riguarda la relazione governativa annuale sull' export di armamenti, che è stata trasmessa al Parlamento proprio nel mese di maggio e che conferma, purtroppo, una tendenza certamente impressionante che vede un significativo aumento dell' export di armamenti da parte del nostro Paese, circa dell'80 per cento dal 2014. Vorrei ricordare che la legge 9 luglio 1990, n. 185, regola la vendita all'estero dei sistemi militari italiani, vieta espressamente le esportazioni di armamenti verso i Paesi i cui Governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani aggiungendo anche che le esportazioni devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell'Italia e anche all'articolo 11 della Costituzione. Credo che siano abbastanza accertate le violazioni dei diritti umani in Egitto: è aperta in tutti noi la ferita causata dall'uccisione di Giulio Regeni, così come l'arresto, ulteriormente protratto, dello studente Patrick Zaki, e tutta una serie di altre violazioni continue. Continuiamo quindi a chiedere di fermare questa vendita ed anche che ci sia un significativo ripensamento, proprio in applicazione della citata legge n. 185, per cominciare a frenare l' export e il commercio di armi soprattutto verso Paesi palesemente colpevoli di violazioni dei diritti umani. PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, rispondo al quesito della presidente De Petris sulla base degli elementi forniti dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, impossibilitato a partecipare alla seduta. Le decisioni sulle forniture nel settore della difesa comportano due ordini di valutazioni, entrambi importanti: un controllo tecnico e un vaglio politico. Sulla base della legge n. 185 del 1990 il Governo esamina caso per caso le richieste delle imprese italiane di autorizzazione a trattative contrattuali. In un secondo momento, se le trattative hanno portato alla firma di un contratto, valuta l'autorizzazione all'esportazione. Il Governo esamina la specifica natura delle forniture, il destinatario, l'utilizzatore, la loro possibile destinazione d'uso. Gli accertamenti vengono effettuati anche attraverso il contributo di pareri tecnico-militari. Il rilascio dell'autorizzazione resta sottoposto all'applicazione rigorosa di questi criteri, nonché alla previa verifica dell'esistenza di impedimenti. Questi possono riguardare le aziende coinvolte o scaturire da un embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), dell'Unione europea o dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), o ancora da responsabilità per gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani. Le violazioni devono essere accertate dai competenti organi delle Nazioni unite, dall'Unione europea o dal Consiglio d'Europa. Per quanto riguarda nello specifico le fregate Fremm, il Governo ha effettuato un'attenta disamina sotto il profilo tecnico giuridico a livello nazionale e internazionale, con particolare attenzione alla deliberazione dell'Unione europea. Naturalmente ha valutato anche gli aspetti prettamente politici della questione. Sotto questo aspetto va tenuto in considerazione il ruolo svolto dall'Egitto nel Mediterraneo allargato, dalla lotta al terrorismo e al contrasto del traffico di esseri umani, dalla tutela dei nostri interessi energetici alla crisi libica. Questo vaglio complessivo è stato completato con una discussione nel Consiglio dei ministri nella riunione dell'11 giugno 2020. Ai sensi dell'articolo 10 della richiamata legge n. 185 del 1990, l'autorizzazione alle trattative contrattuali non conferisce automaticamente all'impresa il diritto di ottenere l'autorizzazione all'esportazione. Questo infatti è oggetto di una successiva e distinta procedura di valutazione che, nel caso specifico, è in corso. Tengo a precisare che nessun altro Stato europeo ha finora adottato misure restrittive su questo tipo di materiali, mancando del tutto un riferimento ad eventuali violazioni nelle attività di ordine pubblico interno. Tali valutazioni e scelte non incidono minimamente sulla nostra ferma e incessante ricerca della verità sul barbaro assassinio di Giulio. La sua tragica morte è una ferita aperta per tutto il Paese. La richiesta di giustizia rimane profondamente radicata nell'opinione pubblica, in questo Parlamento e in tutte le istituzioni, Governo in prima fila. Non cesseremo di esigere ad ogni occasione la verità. Per tutti noi è un impegno ben chiaro, una responsabilità che sentiamo forte nelle nostre coscienze. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice De Petris, per due minuti. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per i rapporti con il Parlamento per essere venuto lui a rispondere alla mia interrogazione e dico, per inciso, al Ministro della difesa che comunque le fregate le ha messe a disposizione lui. Ovviamente non posso ringraziarlo per la risposta. Non possiamo dichiararci infatti soddisfatti perché penso non si possa dividere il fatto della ricerca continua che un Paese come l'Italia, per rispetto di se stesso, deve pretendere per quanto riguarda la verità e la giustizia per Regeni, dal fatto che noi intanto stiamo firmando un accordo per una vendita di armi molto consistente. La violazione dei diritti umani non è un fatto o una questione di ordine pubblico all'interno di un Paese. La vicenda dell'Egitto, come Amnesty international e tutti gli altri osservatori internazionali ci dicono, è sotto gli occhi di tutti. Spero per quanto ci riguarda e auspico che riguarderà anche il Governo - so tra l'altro che oggi il ministro Di Maio sarà audito nella Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni - che non si chiuda la questione delle vendite ed, anzi, che ci possa essere un'operazione che sarebbe molto importante per il prestigio del nostro Paese, che significherebbe anteporre innanzitutto il rispetto dei nostri cittadini e i diritti umani a qualsiasi tipo di affare. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Pichetto Fratin ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01781 sui casi di subentro dello Stato nell'azionariato delle aziende, con particolare riferimento al gruppo Atlantia, per tre minuti. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, la questione della Cassa depositi e prestiti nel capitale sociale di Autostrade per l'Italia (Aspi) è all'ordine del giorno a seguito della sua diffusione nella notte scorsa da parte del Governo. Viene descritta come una nazionalizzazione, come una grande operazione finanziaria ed altresì come una giusta punizione per le mancate manutenzioni che hanno causato le vittime del ponte Morandi; questo almeno dalla lettura dei media. I media sono concentrati su tali questioni, sull'utilizzo della Cassa depositi e prestiti e sulla difesa del risparmio postale, oltre che naturalmente su quello che è l'investimento, e qui si tratta veramente di un investimento. Questo risultato è frutto di un'operazione confusa e un po' violenta. Noi le chiediamo di vederla oltre che nella parte societaria, prettamente finanziaria, che probabilmente ha competenze di altra delega, nella linea politica perché il Governo è un organo collegiale. Le chiediamo però di vederla anche rispetto alla sua delega di Ministro per le partecipazioni statali e, quindi, di gestore della politica economico-produttiva e industriale del nostro Paese. Certo, chi le parla vorrebbe che lo Stato non facesse l'imprenditore e si occupasse di scuole, ospedali, giustizia e difesa; governa lei e io mi oppongo. Ma le chiediamo: qual è il riflesso industriale e occupazionale di una scelta di questo genere? Quali le conseguenze, anche sul gruppo Benetton, rispetto al marchio tessile e alla sua presenza nel mondo? Molte delle aziende presenti sui tavoli di crisi, che citiamo nell'interrogazione, hanno soci esteri. Come interpreteranno la situazione? Si fideranno ancora? Si fideranno dell'Italia e degli impegni che dovrà assumere su quei tavoli, in alcuni casi, per uscire dalla crisi? Si parla di abbassare le tariffe autostradali, così, come vantaggio dalla gestione pubblica. Non è forse un rischio dello Stato imprenditore, che poi paga il popolo? Non pensa che questo modo di agire acutizzi uno scontro tra Stato e imprese? Abbiamo bisogno di pace. Abbiamo bisogno di sicurezza. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico . Signor Presidente, ringrazio veramente gli onorevoli interroganti, perché è un tema molto complicato e purtroppo i tempi delle risposte non consentono un ragionamento profondo. Cercherò comunque di dare qualche elemento. Il dossier Autostrade per l'Italia si può leggere da tante prospettive. Rispondo - perché correttamente la domanda è posta in questi termini - dal punto di vista industriale. Io credo che in uno Stato liberale come il nostro, in un'economia liberale come la nostra, sia lo Stato a fare regole, lasciando che gli imprenditori giochino sul tavolo delle regole, certe e uguali per tutti. Questo è l'obiettivo che questo Governo ha. Ciò considerato, siamo in un momento di grande complessità, come è evidente, dal punto di vista economico e industriale. È chiaro che in questo momento lo Stato deve essere anche guida di quelle filiere e di quegli asset industriali fondamentali per il Paese, proteggendo le filiere che funzionano. Soprattutto deve consentire al nostro tessuto produttivo di fare quel necessario salto di innovazione, tecnologizzazione e digitalizzazione. In questo lo Stato deve essere una guida importante, anche attraverso le grandi aziende partecipate dallo Stato. Come molti sanno, le grandi partecipate sono a disposizione non del Governo, ma in generale del sistema Paese, per guidare questo percorso così complicato. Nel merito degli asset infrastrutturali, credo che Cassa depositi e prestiti, attraverso CDP Reti, rivesta un ruolo molto importante; ce l'ha già, essendo di fatto il riferimento di Terna, ad esempio per la parte elettrica, di Snam, per la parte gas, di ENI, per la parte oil & gas , e di Leonardo, per altri asset importanti della nostra economia. La parte di infrastrutture materiali come quella autostradale è un asset strategico e importante; può essere un vantaggio per lo Stato essere presente, soprattutto perché quello non è un mercato concorrenziale. Parlo della mia città: quando esco da Trieste non posso scegliere tra quattro o cinque autostrade, ne scelgo una. Poi, i servizi autostradali possono essere oggetto, magari, di concorrenza di mercato, ma per la rete infrastrutturale possiamo fare un parallelismo con Terna, che gestisce la parte materiale del trasporto di energia elettrica e rispetto alla quale non vi sono alternative. Credo, quindi, che possa essere un asset importante, in cui lo Stato può rappresentare una guida; certamente avrà alcune capacità, che sono quelle di guidare meglio le necessarie manutenzioni e implementazioni dei nostri sistemi di trasporto. Se consideriamo la questione proprio da un punto di vista industriale, si tratta di un'operazione fondamentale per il nostro Paese. Altrettanto sarà fondamentale la presenza dello Stato nella gestione della rete unica per la digitalizzazione del Paese; in parte c'è già, attraverso Open Fiber, di cui Cassa depositi e prestiti è già, assieme ad Enel, azionista di riferimento. Credo che in questo momento storico sia necessario che lo Stato investa in alcune infrastrutture: quella autostradale è una di quelle, a nostro avviso, fondamentali. Pertanto, al di là di tutti gli altri punti di vista, sotto i quali si può vedere il dossier ASPI, credo che dal punto di vista industriale sia proprio giusto e intelligente per lo Stato investire. Faccio presente, peraltro, che è difficile pensare di mettere a rischio il capitale di risparmio degli italiani con un'operazione come quella che è stata fatta. Basta guardare l' earnings before interest, taxes, depreciation and amortization (EBITDA) di Aspi degli ultimi dieci anni per rendersi conto che è difficile pensare di andare in perdita in quel business . (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Pichetto Fratin, per due minuti. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Stimato Ministro, lei sa che lo «stimato» non è solo formale, ma purtroppo al limite ha deviato citando le EBITDA degli ultimi anni, ma non degli ultimi sei mesi e quindi si è un po' contraddetto. Non posso certo dichiararmi soddisfatto della sua risposta, peraltro anche per il percorso degli ultimi due anni in cui ha affrontato la questione e avviato questo percorso di statalizzazione. Anzi, a nostro avviso rischia di creare sfiducia in Italia, dichiarando la nascita di un nuovo sistema di partecipazione statale, dopo aver faticato tanto a smantellarlo ed evitando di metterci i soldi degli italiani. Noi abbiamo il grande timore che faccia fuggire dall'Italia molti investitori per le modalità con cui è stata avviata, non tanto per la gestione che valuteremo. Gli investimenti in Italia - lei sa bene - sono attualmente stimati intorno ai 400 miliardi. Quindi, è una fonte importante per il nostro Paese, così come - so che non le compete la questione - il risparmio postale che sta diventando un bancomat per questo Governo. E ancora si continua a dichiarare la revoca eventuale delle concessioni. Finisco sulla questione Benetton, ma che vada a verbale: non compete a lei l'azione, ma l'ipercomunicazione del Governo dei tre giorni precedenti ha depresso le quotazioni del titolo, per poi nella notte procedere a un cambio di rotta e far salire ieri il titolo a un + 26,5. È proprio tutto regolare? Si può sapere chi ha comprato e chi ha venduto in questi due giorni? È turbativa di mercato? Vorrei che fosse messo a verbale, perché chi deve se ne occupi. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Rojc ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01783 sui programmi di sviluppo della difesa sostenuti dall'Italia in ambito europeo, per tre minuti. ROJC (PD) Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, anche se in ambito europeo l'attenzione è sempre polarizzata dalla contrapposizione rigore versus flessibilità, non c'è dubbio che la questione legata alla difesa e alla sicurezza sia uno dei punti più delicati dell'agenda dell'Unione europea. Il dato positivo è che in questi ultimi anni abbiamo assistito a una netta accelerazione dell'integrazione della difesa europea. Su altri temi il progetto europeo ha difficoltà a darsi dei correttivi, mentre diversi fattori, tra cui conflitti e cambiamenti geopolitici che l'Europa sta affrontando, hanno determinato un attivismo del tutto inedito sulla difesa. È necessario rafforzare la cooperazione militare e di sicurezza fra i Paesi dell'Unione e creare delle capacità comuni: una questione di rilevanza assoluta che nel contesto di oggi riguarda l'autonomia strategica dell'Unione come attore nello scenario geopolitico internazionale e nella competizione economica e tecnologica globale. Ovviamente l'Italia è il centro di questa dinamica, perché è al centro dell'area del Mediterraneo, uno dei fulcri mondiali di instabilità. Inoltre, perché è Paese a forte vocazione europeista e perché abbiamo un sistema industriale di primo livello di eccellenza assoluta. In tale quadro hanno una funzione essenziale i programmi destinati ad essere finanziati nell'ambito del Fondo europeo della difesa nel quadro del bilancio pluriennale europeo di prossimo perfezionamento. Per quanto riguarda la cooperazione strutturata permanente, su un totale di quarantasei progetti l'Italia è capofila in nove progetti e partecipa ad altri sedici: si tratta di progetti strategici, tra i quali ha una valenza particolare quello del sostegno militare in caso di catastrofi, emergenze civili e pandemie. Secondo il meccanismo Pesco e Fondo europeo di difesa (EDF) i programmi sono improntati al principio del cofinanziamento e richiedono dunque pro quota un adeguato impegno finanziario da parte dei Paesi partecipanti. Una prima fase del progetto va finanziata dai bilanci nazionali, per una seconda fase arriva il finanziamento UE. Questo vale soprattutto per i Paesi capofila. Per mantenere il ruolo di leadership acquisito è dunque necessario stanziare una determinata quota di risorse, altrimenti si rischia di perdere il controllo, il ruolo di capofila o addirittura di essere estromessi dal progetto. La domanda che le poniamo è dunque quali strumenti o procedure possiamo definire per assicurare risorse finanziarie e stabili a sostegno della partecipazione italiana ai progetti della difesa europea. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Guerini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. GUERINI, ministro della difesa . Signor Presidente, onorevoli senatori, la prospettiva di una difesa comune europea è certamente un obiettivo strategico che il Governo italiano da sempre persegue con impegno e convinzione. In questo senso, le iniziative per il consolidamento della sicurezza comune, così come i correlati programmi di sostegno allo sviluppo dell'industria nazionale della difesa, rappresentano un'opportunità che come Paese vogliamo favorire e siamo impegnati a cogliere al massimo grado. Le attuali contingenze economiche e sanitarie e gli sviluppi del contesto geopolitico nelle aree di interesse confermano - semmai ce ne fosse bisogno - che è quanto mai urgente la realizzazione condivisa di un ambizioso sistema di gestione comunitaria, da sviluppare anche ricorrendo a tutte le possibilità offerte dalle iniziative già operanti, a partire dalla Pesco. Al riguardo, la prevista revisione entro l'anno in corso delle sue regole di gestione deve consentire di ottimizzare i progetti di cooperazione, razionalizzandoli anche facendo ricorso alle procedure e ai finanziamenti previsti nel quadro del Fondo europeo per la difesa. Quest'ultimo è infatti fondamentale per finanziare e favorire i programmi cooperativi di ricerca e sviluppo capacitivo in ambito difesa, nell'ottica di poter efficacemente fronteggiare la crisi e le minacce future. Sosteniamo da tempo la necessità di un bilancio ambizioso e adeguato del suddetto fondo, che nel dimensionamento attuale non è ancora sufficiente, con il quale contribuire a sostenere l'economia nazionale ed europea, specialmente per quanto riguarda le piccole e medie imprese. Per l'Italia questo significa favorire il comparto produttivo della difesa, da supportare anche con opportuni strumenti di incentivazione finanziaria, considerato il fatto che esso rappresenta un fondamentale settore per la ripresa economica dell'intero Paese. In tale quadro, per quanto attiene specificamente ai programmi di sostegno all'industria della difesa, previsti nell'arco temporale 2017-2020 - la vera e propria prova sul campo di quanto avverrà nel futuro - rappresento che lo scorso giugno la Commissione europea ha ufficializzato il risultato dell'aggiudicazione dei finanziamenti in ambito Programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa (EDIDP) e Azione preparatoria per la ricerca (PADR) per il 2019. Delle 40 proposte industriali presentate in ambito EDIDP, 16 sono state selezionate per il finanziamento, e tra queste due sono a guida nazionale, mentre sette vedono comunque la partecipazione di imprese italiane nel consorzio vincitore. In ambito PADR, in attesa dell'ufficializzazione dell'aggiudicazione 2019, su 18 progetti selezionati, 12 sono a partecipazione italiana, di cui tre in posizione di coordinatore del consorzio. Al fine di definire il volume esatto dei finanziamenti di cui potrà beneficiare l'industria nazionale, sarà necessario attendere la conclusione degli accordi di sovvenzione, dai quali sarà possibile acquisire le definitive quote di ripartizione del lavoro nell'ambito di ciascun consorzio industriale. Ciò anche al fine di poter definire in modo congruo - secondo il principio dell'equo ritorno - la percentuale di contribuzione nazionale a cofinanziamento governativo del progetto in questione. Dai dati attualmente disponibili, e nelle more della firma dei suddetti accordi, è verosimile desumere che, a fronte di circa 200 milioni di euro assegnati dalla Commissione, i progetti che vedono la partecipazione di industrie nazionali in ambito EDIDP saranno beneficiari di poco più di 134 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti circa 12 milioni provenienti dalle progettualità selezionate in ambito PADR. In conclusione, queste cifre devono essere lette in una sola prospettiva: un progressivo accesso del comparto industriale della difesa ai flussi di finanziamento europei, con inconfutabili ricadute sia nell'ambito occupazionale sia in quello del know-how tecnologico. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Vattuone, per due minuti. VATTUONE (PD) . Signor Ministro, dirò subito che siamo ampiamente soddisfatti della sua risposta all'interrogazione illustrata dalla collega Rojc. Condividiamo con lei l'idea che il sistema difesa è un bene prezioso per un Paese come il nostro, e mantenerlo e renderlo più efficiente sicuramente rappresenta una delle priorità per il nostro Paese, anzitutto sul fronte interno (lo abbiamo visto anche nella gestione sanitaria di questo periodo). Allo stesso tempo, nella prospettiva europeista, che è un argomento sullo sfondo dell'interrogazione, come ha citato bene lei, signor Ministro, la difesa è certamente un tema promettente, anche in un'ottica di maggiore integrazione europea. La cooperazione europea, anche in ambito industriale, senza dubbio massimizza la spesa e consente un'economia di scala anche per quanto riguarda questo tema. Come diceva bene lei, l'essere riusciti ad aggiudicarsi la leadership di importanti progetti europei è un segno di vitalità e di eccellenza per il comparto industriale del nostro Paese. Sono progetti essenziali per la capacità europea e sostengono un settore industriale importante che ha avuto una contrazione in questo periodo. Signor Ministro, noi daremo una mano e siamo d'accordo con lei. Siamo soddisfatti e la Commissione difesa, come lei saprà, ha già approvato a conclusione di un affare assegnato una risoluzione all'unanimità su questo tema e ciò costituisce un segno importante. Nel ribadirle la nostra soddisfazione per la risposta, daremo una mano e la ringraziamo per il lavoro che fa. (Applausi). PRESIDENTE . La senatrice Garnero Santanchè ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01778 sulle prospettive di riapertura degli stadi in condizioni di sicurezza, per tre minuti. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Ministro, facendo la premessa che i dati sul Covid, come avrà avuto modo di vedere, nelle ultime settimane sono assolutamente confortanti e aggiungo: grazie a Dio. Abbiamo, infatti, ormai 57 pazienti in terapia intensiva e i nuovi contagi a ieri erano 162. Abbiamo visto che parte della scienza - che sicuramente si è divisa - sostiene che questo maledetto virus è clinicamente morto. Cito il professor Zangrillo per nominarne uno. Mi fido moltissimo dei clinici perché sono medici che sono stati e continuano a stare in trincea, che stanno al fianco dei malati e che hanno potuto vedere esattamente qual era la situazione. Speriamo, quindi, di continuare su questa strada. Visto che parliamo di calcio, lei ricorderà benissimo che, quando il Napoli vinse la coppa Italia, ci furono dei festeggiamenti. Possiamo anche dire che, forse, sono stati un po' esagerati, ma lei si ricorderà che molti uccelli del malaugurio ci dissero che i contagi avrebbero avuto un'impennata; hanno usato appellativi come delinquenti, disgraziati e irresponsabili. Anche in questo caso, grazie a Dio, tutto ciò non è successo, tant'è che il Governo ha cominciato a fare delle riaperture: si sono aperti cinema, teatri, concerti di musica lirica, ristoranti e discoteche all'aperto. Continuate, invece, a tenere chiusi e blindati gli stadi che, come le è noto, signor Ministro, sono tutti all'aperto. Non ho conoscenza di stadi al chiuso e, quindi, non riusciamo a capire quali siano le motivazioni che continuano a perdurare in questa situazione di stallo. Lei, essendo il Ministro dello sport, sa bene il prezzo altissimo che ha pagato il calcio con la sospensione di tutti i campionati. Al di là della partita in sé, lei sa che ci sono milioni di italiani che hanno passione e vi trovano svago. In un momento così drammatico, sicuramente sarebbe stato un aiuto. Le chiedo, allora, di accogliere le richieste delle federazioni sportive e dei tifosi - anche il collega, senatore La Russa, più volte in quest'Aula ha parlato del tema - per adottare in tempi rapidi delle soluzioni adeguate a garantire un'apertura graduale in sicurezza degli stadi. Le faccio un esempio: io sono di Milano e lo stadio San Siro ha 80.000 posti. Io credo che un terzo degli spettatori potrebbe da subito andare a vedere le partite. Certo, bisognerà tenere conto della specificità degli impianti, della capienza e anche delle squadre e, quindi, le poniamo questo quesito perché vorremmo ridare quella passione e quell'emozione agli italiani che trovano lì un'emotività importante nella loro vita. ( Applausi ). PRESIDENTE. Il ministro per le politiche giovanili e lo sport, onorevole Spadafora, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. SPADAFORA, ministro per le politiche giovanili e lo sport . Signor Presidente, senatrice, come veniva ricordato anche nell'interrogazione, l'emergenza sanitaria purtroppo ci ha costretto a bloccare tutte le competizioni sportive. Successivamente, probabilmente proprio la prudenza cui faceva riferimento la senatrice interrogante ci ha consentito man mano di ripartire con i vari decreti del Presidente del Consiglio dei ministri prima con gli allenamenti degli sport individuali, poi con gli allenamenti degli sport di squadra e poi finalmente riprendere le competizioni sportive, cosa alla quale - come può immaginare - anche io, come Ministro dello sport e come cittadino italiano, ero particolarmente interessato perché condivido in maniera piena l'idea, di cui lei parlava, di passione e di svago che lo sport, oltre a essere una grande industria importante per il nostro Paese e soprattutto il calcio, rappresenta per tutti gli italiani. Ciononostante, oggi, anche confrontandoci col Ministro della salute e con il Comitato tecnico-scientifico, si ritiene di dover continuare, in qualche modo, proprio su quella linea di prudenza che ci ha consentito, gradualmente, di riaprire le varie attività sportive e semmai prepararci, in maniera adeguata, perché a settembre, alla riapertura del campionato, che poi significa solamente tra due mesi, ci siano tutte le condizioni per poter riaprire gli stadi e consentire a decine di migliaia di tifosi di assistere alle competizioni sportive. Oggi, se è vero che, all'interno degli stadi, ci sarebbero le condizioni e gli spazi per garantire un distanziamento tra un tot numero di tifosi, è anche vero che viene considerato molto rischioso favorire l'afflusso di un numero enorme di persone (ad esempio, appunto, le 10.000-12.000 alle quali lei faceva riferimento nel caso specifico di Milano) che vadano a dirigersi tutte, contemporaneamente, verso un unico luogo, prendendo mezzi autonomi o mezzi di trasporto pubblici. Soprattutto, è necessario capire come gestire questo flusso di persone per l'ingresso all'interno degli stadi, con la necessità di misurare la temperatura e fare tutta una serie di operazioni, che, probabilmente, mancando ormai poco più di due settimane alla fine del campionato (il 2 di agosto), anche insieme alla Federazione e alle leghe, sarebbe difficile organizzare. Il mio impegno, da questo punto di vista molto preciso, è quello, invece, di creare tutte le condizioni affinché quell'auspicio che viene richiamato dalla senatrice interrogante e che io, nello spirito e nell'effetto che produce, condivido pienamente, possa essere attuato a partire dalla ripresa del nuovo campionato nel prossimo mese di settembre. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Garnero Santanchè, per due minuti. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Ministro, non possiamo essere soddisfatti della sua risposta, perché noi vogliamo tornare alla vita. Vogliamo tornare alla vita di tutti i giorni. Per carità, dobbiamo assolutamente garantire la sicurezza e la salute, ma, dal momento che per molte altre attività si è potuto riaprire, con delle difficoltà, col distanziamento, con le mascherine e con tutte le misure che lei molto ben conosce, questa risposta non può soddisfarmi. Questa risposta vuol dire che c'è un'intenzione di non far tornare le persone alla vita normale. Ha detto lei, signor Ministro, che le passioni sono troppo importanti in ognuno di noi, in ogni essere umano. Se si continua a dire di no a delle passioni, se si continua con questa politica del terrorismo e a fare paura alle persone che non possono tornare alla vita normale, a me viene un sospetto, signor Ministro: che questo comportamento sia figlio di una cultura radical chic che penalizza gli sport popolari come il calcio. Se lei dice che si può andare a un concerto di musica lirica, se lei dice di sì ai cinema e ai teatri, dove si sta al chiuso, io ho veramente questo sospetto: che non stiate con il popolo, che non stiate con le passioni, che non stiate con gli uomini e con le donne che vi chiedono di smetterla con questa politica del terrore e di farci tornare alla vita normale con delle misure. (Applausi) . Guardi che non c'è una parte che vuole garantire la sicurezza e la salute e un'altra che, invece, è per la cultura della morte. Io appartengo a un movimento politico dove la cultura della vita è molto importante, perché la vita è sacra. Fateci, però, tornare alla vita di tutti i giorni. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Sbrollini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01780 sull'annunciata riforma del settore sportivo, per tre minuti. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, come sappiamo l'emergenza Covid-19 e le misure restrittive adottate hanno creato una situazione economicamente drammatica per tutto il settore sportivo, come veniva ricordato anche poco fa dalla senatrice Garnero Santanchè. Questo ha comportato, ovviamente, una drastica riduzione dei fatturati e una crisi di liquidità, che le società e le associazioni sportive hanno subito e i cui effetti negativi, purtroppo, si vedranno anche nei prossimi mesi, con prospettive molto preoccupanti per l'intero settore. Sappiamo che nei decreti emanati in questi mesi il Governo ha contemplato delle forme di supporto allo sport, anche grazie agli emendamenti di ciascuna forza politica. È tuttavia innegabile come gran parte delle realtà operanti nel comparto, specialmente quelle a livello dilettantistico e locale, abbiano manifestato chiaramente il rischio di cessazione dell'attività, se non conosceranno in tempi brevi le modalità per rilanciare il settore. Parliamo di numeri davvero importanti, signor Ministro, che lei conosce bene. Questo significa soprattutto far venire meno un'attività fondamentale nei territori, quella cioè dello sport di base: pensiamo a quanto hanno sofferto i nostri figli in questi mesi, con la chiusura delle scuole e con lo sport che non si poteva praticare. Questo è anche uno dei motivi per cui come Italia Viva abbiamo fatto una proposta, sia a lei che al ministro Azzolina: le palestre delle scuole devono rimanere ad uso esclusivo dello sport per i nostri figli, così come devono rimanere anche ad uso delle società e delle associazioni sportive nei territori. Proprio a questo riguardo, vorrei soffermarmi sul credito d'imposta perché, come sappiamo, alla Camera questo aspetto purtroppo non ha trovato accoglienza nel decreto rilancio, mentre lei, signor Ministro, sa che da parte di molte forze politiche, compresa Italia Viva, c'era la necessità di avere questi incentivi fiscali, proprio per far fronte all'emergenza, visto che tanti sponsor territoriali sono in difficoltà, mentre le aziende in questo momento potrebbero ancora aiutare le società e le associazioni sportive nei territori. Questo credito di imposta è dunque per noi fondamentale, così come richiesto con un documento molto importante da tutte le maggiori federazioni. Infine, signor Ministro, le rivolgo una domanda anche sulla legge delega sullo sport: anche su questo è necessaria grande attenzione. Salvaguardiamo prima di tutto l'autonomia dello sport. Nei prossimi giorni ci saranno riunioni con lei, che ha già avviato il tavolo, sia con la maggioranza che con la minoranza. Si toccheranno aspetti fondamentali per il mondo dello sport e noi vogliamo conoscere meglio, sia le modalità che il metodo che verrà utilizzato. Ciascuno di noi sta studiando la bozza di legge delega, ma lei sa benissimo che molti sono i punti di criticità su cui non ci troviamo assolutamente d'accordo. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro per le politiche giovanili e lo sport, onorevole Spadafora, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. SPADAFORA, ministro per le politiche giovanili e lo sport . Signor Presidente, ringrazio la senatrice interrogante. Vado per flash , perché in realtà sono state poste quattro domande in una. Per quello che riguarda le Associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e le Società sportive dilettantistiche (SSD), vi assicuro che, dati alla mano, possiamo dire che sul mondo dell'associazionismo sportivo locale il Governo ha fatto un investimento in termini economico-finanziari che non si era mai visto prima. Nello specifico, per quanto concerne le ASD e le SSD è stato anche stabilito un sostegno a fondo perduto. Fino alla settimana scorsa, quando era ancora aperto il bando, sono arrivate richieste per circa 40 milioni di euro. Noi siamo in grado di soddisfare tutte le richieste, quindi, già dalla fine di questa settimana, partiranno i bonifici nei confronti di tutte le ASD e di tutte le SSD che hanno fatto richiesta. A volte sono richieste di 1.000 euro, a volte di 11.000 euro: ognuno ha documentato il tipo di difficoltà che ha avuto durante il periodo di pandemia e riceverà il sostegno proprio perché da parte mia, così come di tutto il Governo, c'è la convinzione che il tessuto sociale e culturale, che vede protagoniste molte associazioni e che significa socialità, partecipazione e legalità, vada in tutti i modi salvaguardato. Per quello che riguarda le palestre, il ministro Azzolina ha già messo nero su bianco il fatto che le palestre nell'attività extrascolastica non verranno assolutamente sottratte all'attività sportiva. Semmai, a tale riguardo c'era il tema, posto dai dirigenti scolastici, di capire come recuperare anche tutte le risorse necessarie per la sanificazione continua degli ambienti e delle palestre scolastiche che di giorno potrebbero talvolta, in alcuni casi e in alcune Regioni, essere utilizzate per l'attività scolastica. Anche in questo caso il Ministero dello sport prevedrà un Fondo ad hoc per aiutare tutte le scuole ad avere le risorse necessarie per garantire la sanificazione delle palestre, in modo che esse possano essere utilizzate, nella stessa giornata, sia per le attività scolastiche sia, poi, per le attività sportive. Per quel che riguarda il credito d'imposta, purtroppo anche nell'esame parlamentare del decreto-legge non è stato possibile inserire nulla in questo senso, ma come Governo lo faremo con il prossimo scostamento di bilancio: ho fatto una richiesta specifica al Ministero dell'economia e delle finanze e sono convinto che riusciremo a trovare le risorse, in tale scostamento. Infine, a proposito della legge delega, come la senatrice interrogante sa, l'intenzione del Governo è di confrontarsi tantissimo con le forze politiche. Come sa, proprio l'altro ieri era previsto un incontro, fissato già da una settimana, con la delegazione di Italia Viva, che poi la stessa delegazione ha ritenuto di annullare, avendo bisogno di maggiore tempo per approfondire il testo. Siamo a disposizione e appena la delegazione di Italia Viva sarà pronta con l'approfondimento del testo, la incontreremo. Sono d'accordo con lei: l'autonomia dello sport va salvaguardata e la politica deve rimanere fuori dallo sport. Questo è molto importante: la politica deve farsi interprete dei bisogni del mondo dello sport e non delle singole persone. Questo è molto importante, è un richiamo che accetto volentieri e che condivido con tutti voi: aiutiamoci tutti a tenere fuori la politica dallo sport. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Sbrollini, per due minuti. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, mi trova parzialmente soddisfatta, per i motivi che conosce bene e che ci hanno visto confrontarci più volte. Quanto al credito di imposta, speriamo vivamente. È importante che ci abbia comunicato una data, quella dello scostamento di bilancio, e che si possa anche mantenere il documento, così come è stato scritto dal mondo dello sport, perché nessuno meglio di loro conosce come far sopravvivere le società e le associazioni sportive sul territorio. Molto bene, poi, per quel che riguarda le palestre scolastiche. Sul tema della legge delega, non c'è stato nessun problema da parte di Italia Viva, se non quello di aver ricevuto, solo in forma cartacea, una bozza di 124 pagine, tre giorni prima della riunione prevista e quindi, chiaramente, abbiamo chiesto più tempo, come altri partiti di maggioranza - mi risulta lo abbia fatto anche il Partito Democratico e non solo - proprio per poter affrontare meglio questo tema e chiedere che ci sia una riunione di maggioranza e non degli incontri separati tra le forze politiche. Questa era la richiesta, dopodiché mi auguro veramente si faccia una riforma nel modo migliore possibile e seriamente: qui non ci sono attacchi o difese di singole persone o di singoli posti. Proprio perché vogliamo farla bene, la dobbiamo fare insieme, maggioranza e minoranza. Si tratta infatti di un settore molto delicato, che non riguarda soltanto lo sport professionistico, ma anche lo sport di base. Quindi, per quanto mi riguarda, rimarrò a sua disposizione, come gli altri colleghi e colleghe, per poter lavorare assieme e avviare un tavolo davvero permanente di lavoro, con il mondo della politica e dello sport, perché tutti assieme dobbiamo scrivere una pagina nuova, sapendo però che abbiamo bisogno di competenze e dell'autonomia vera dello sport. È fondamentale che il Ministro dello sport ci sia, ma deve lavorare con delle linee di indirizzo chiare e non essere colui che, in qualche modo, occupa completamente il lavoro per il mondo dello sport. Egli deve tutelare chi lavora ogni giorno in quel mondo, ovvero le leghe, le federazioni e le migliaia di volontari, che operano per il territorio e per i nostri Comuni. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Romeo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01782 sull'elaborazione di un piano di contrasto alla diffusione delle droghe tra i giovani, per tre minuti. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, egregio signor Ministro, la interroghiamo oggi, come Gruppo Lega, nell'ambito della sua delega alle politiche giovanili, perché è indubbio che le notizie giunte negli ultimi giorni, relative alla morte di due ragazzi di quindici e sedici anni a Terni a seguito dell'assunzione di sostanze droganti, hanno riportato alla ribalta della cronaca un tema di cui non si parla mai in questa sede, né a livello nazionale. Sono molto preoccupato anche perché ho un figlio piccolo che crescerà ed entrerà nella fase dell'adolescenza. Purtroppo le segnalazioni che arrivano da tantissime parti, oggi come oggi, indicano che anche nei centri cittadini, liberamente, a cielo aperto, ci sono molti ragazzi giovanissimi che, purtroppo, fanno utilizzo di sostanze droganti. Oggi la droga, grazie soprattutto ai sistemi moderni (è sintetica la gran parte della droga che viene distribuita), ha costi molto più bassi e risulta sempre più accessibile a tutti. Purtroppo questo denota una vera emergenza di carattere nazionale. Gli ultimi dati di cui disponiamo, non incoraggianti e relativi al 2018, sono contenuti nella relazione fatta al Parlamento sul fenomeno della tossicodipendenza in Italia a cura del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri. In essa si legge addirittura che i decessi legati al consumo di stupefacenti sono stati 334 (quindi il 12,8 per cento in più rispetto ai 296 dell'anno precedente), addirittura con una quota rilevante anche tra le donne over quaranta. Nella giornata contro la violenza sulle donne sono stato invitato a Monza, la mia città, a un evento, a cui ha partecipato anche la collega Pucciarelli, in cui era presente Anna Rita Calavalle, nota ricercatrice all'Università di Urbino, a cui l'ex ragazzo sparò in viso. Ai tempi lei, che ahimè diventò famosa per questo motivo, stava cercando di allontanarlo proprio dall'utilizzo della droga. All'epoca andava molto l'eroina (che tra l'altro adesso rischia di ritornare). Lei disse che è importantissima l'educazione nelle scuole perché se ci si droga (lei fece riferimento anche a uno spinello) vuol dire che qualcosa non va; se per passare una bella serata occorre sballarsi significa che dietro c'è una fragilità. Signor Ministro, mi lasci dire che, anziché pensare ai temi della liberalizzazione delle droghe leggere o dell'educazione sessuale nelle scuole, sarebbe forse meglio cominciare a fare un po' di educazione a non utilizzare e a contrastare le droghe. Infatti, nella maggior parte dei casi - lo dice proprio Anna Rita Calavalle, che va nelle scuole a insegnare - i ragazzi non sanno assolutamente che cosa stanno per assumere. Signor Ministro, a noi interessa sapere se c'è un piano di contrasto alla droga da parte del Governo. Quando Salvini era Ministro dell'interno, con l'operazione Scuole sicure e anche il sostegno, tramite le risorse messe in campo, a favore delle comunità terapeutiche (è nota la forte relazione che c'era tra quel Governo e la comunità di San Patrignano), certe azioni erano andate in una determinata direzione. Vogliamo capire cosa il Governo sta facendo e se questo piano ce l'ha, nonché cosa si sta facendo anche sul piano educativo, visto che lei si occupa di giovani. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro per le politiche giovanili e lo sport, onorevole Spadafora, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata. SPADAFORA, ministro per le politiche giovanili e lo sport . Signor Presidente, ringrazio anzitutto il senatore interrogante. Nel fornire riscontro al senatore, desidero in premessa chiarire che tra le mie deleghe non rientra specificamente il coordinamento delle politiche antidroga, materia che è rimasta in capo al Presidente del Consiglio dei ministri insieme a disabilità e protezione civile. Quindi, anche le azioni del dipartimento per le politiche antidroga del Governo, che pure esiste, non afferiscono in alcun modo al mio indirizzo politico, né sono dal mio Ministero vigilate. Fatta questa breve premessa e avendo però ritenuto il Senato che fossi io a dover riferire sull'interrogazione in discussione, fornisco alcuni elementi di informazione e valutazione rispetto a quanto è stato chiesto. Il dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri ha in atto un piano di contrasto alle droghe che investe sui giovani attraverso azioni di prevenzione mirate. Dopo aver realizzato in passato campagne di informazione sulle droghe rivolte alla popolazione in generale, negli ultimi anni sono state promosse azioni di prevenzione sul territorio rivolte a target specifici e più vulnerabili, quali i giovani, che mirano a sviluppare azioni di sensibilizzazione e informazione di genitori, educatori e insegnanti. Sono in corso attività sul fenomeno dell'incidentalità stradale alcol-droga correlata alla prevenzione delle dipendenze, nonché attività sul territorio, anche d'intesa con tutte le Forze dell'ordine, Polizia, Carabinieri e altre, per sensibilizzare sul fenomeno della compravendita da parte dei giovani delle sostanze stupefacenti, soprattutto via web ; iniziative alle quali in parte abbiamo contribuito anche noi come Dipartimento per le politiche giovanili e Servizio civile universale. In modo particolare, con riferimento anche ad una proposta emendativa che era stata avanzata e non accolta in sede di conversione del decreto rilancio, alla quale anche adesso si faceva riferimento, l'obiettivo della stessa proposta era quello di implementare la filiera agroalimentare della canapa, settore che non è rimasto indenne dalla crisi economica conseguente all'emergenza Covid-19. Con la citata proposta emendativa, si introduceva inoltre la necessaria specificazione volta a stabilire che ciò che è consentito produrre dalle qualità di canapa certificata di cui all'articolo 1, comma 2 della legge n. 242 del 2016, analogamente a quanto previsto per le piante, non rientrava nel contesto disciplinatorio del testo unico degli stupefacenti, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990. A tale riguardo, in generale, in merito al dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere, ritengo che la delicata questione dovrebbe essere rimessa al democratico confronto parlamentare tra tutte le forze politiche - come veniva ricordato anche all'inizio dall'interrogante - confronto rispetto al quale il Governo non mancherà certamente di intervenire in maniera costruttiva. Aggiungo che, per quello che riguarda il senso della partecipazione, il protagonismo, ma anche il livello educativo al quale lei faceva riferimento, con un piano che preveda il più possibile il coinvolgimento dei giovani, che è una parte che afferisce alle mie idee, le posso assicurare che da quando ho questa delega, che conservo anche dalla precedente esperienza governativa, la mia costante azione quotidiana è rivolta a tutte le forme di partecipazione e di coinvolgimento attivo dei giovani, per discutere anche di questi temi, non nel caso specifico solo sulle droghe, perché appunto è competenza di un altro Dipartimento. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Romeo, per due minuti. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, cosa posso dire, se non che la sua è stata una risposta prevalentemente tecnica, per dire tutto e il contrario di tutto. Sì, state facendo delle politiche di prevenzione; magari fra sei mesi torneremo con un'altra interrogazione così poi, in base ai numeri, vedremo se le politiche di prevenzione vengono poste in essere davvero. Non vedo tutto il grande coinvolgimento del mondo della scuola, al di là della questione del Covid, che chiaramente ha tenuto lontani gli alunni dagli istituti scolastici. Non vedo la grandissima attenzione anche mediatica, culturale, di protagonismo per cercare di fare in modo che i ragazzi capiscano che cosa sono le droghe, quali tipi di droghe ci sono oggi, quali difficoltà ci sono e anche, purtroppo, devo dire quale è il mercato delle droghe leggere. È inutile che stiamo qui a fare tante disquisizioni. Si stima che annualmente si spendono 4,4 miliardi di euro per le sostanze stupefacenti, derubricate a mere droghe leggere. Non a caso, il 58 per cento delle operazioni antidroga e il 96 per cento dei quantitativi sequestrati, l'80 per cento delle segnalazioni amministrative e il 48 per cento delle denunce riguardano proprio i cannabinoidi. Stiamo molto attenti, quindi, su questi aspetti. Io non sono uno che crede molto nelle cospirazioni e nei complotti, ma ho la sensazione che ci sia un disegno, naturalmente ad un livello molto più alto di quello italiano - sa quando si sente parlare di Governo e di società mondiale, di globalizzazione - mirato ad anestetizzare le giovani generazioni, perché di solito i giovani sono quelli che propongono i cambiamenti, le rivoluzioni che, nella storia, hanno sempre fatto i grandi passi. Consentendo loro di utilizzare droghe più o meno leggere, li anestetizziamo tutti così non rompono le scatole al sistema di potere che comanda questo mondo. (Applausi) . Questa è la grande questione che io credo esista, pur non essendo uno che fa politiche o crede nei complotti. Proprio per questo motivo ritorneremo su questo tema e la reinterrogheremo. A questo punto rivolgeremo l'interrogazione al presidente Conte, con la speranza che venga ogni tanto anche a farsi interrogare - come diceva che avrebbe fatto, visto che voleva parlamentarizzare tutto - in modo tale che avremo anche qualche risposta sul fronte delle politiche attive dal Ministero - come lei dice - direttamente competente. (Applausi) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno QUARTO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, ieri alle prime luci dell'alba, sulla superstrada che collega Barletta ad Andria, è avvenuto un terribile incidente. Un furgone ha travolto una bicicletta elettrica con tre ragazzi di Barletta a bordo: due sono deceduti sul colpo e il terzo è morto in ospedale. Pasquale Simone di diciassette anni, Giovanni Pinto di diciotto anni e Michele Chiarulli di diciannove anni: tre giovani vite spezzate nel fior fiore della giovinezza. La comunità cittadina è fortemente scossa dall'accaduto. Innanzitutto voglio esprimere il mio turbamento per la prematura scomparsa e la mia vicinanza ai familiari dei ragazzi. Condivido con tutto il mio cuore il dolore straziante che improvvisamente li ha trafitti. Come prassi, è intervenuta la magistratura e sono in corso le indagini del caso per accertare la dinamica dell'incidente, le circostanze e le eventuali responsabilità. Aspettando con fiducia il loro esito, penso che l'accaduto debba indurre seri interrogativi a noi legislatori, ai responsabili dell'ordine pubblico e a tutti i cittadini. Le biciclette elettriche hanno sicuramente una fondamentale importanza ecologica e vanno incentivate per favorire la mobilità sostenibile, soprattutto quella urbana; ma occorre costruirle con standard di sicurezza elevati e con un limitatore di velocità non modificabile. Le e-bike , oltre all'osservanza del nuovo codice della strada modificato dall'articolo 229 del decreto-legge rilancio, dovrebbero sottostare a norme di sicurezza stradale più rigide: casco e luci obbligatorie, patentino, targa. Altrettanto costanti e rigidi dovrebbero essere i controlli delle Forze dell'ordine. Sono indispensabili interventi strutturali per costruire corsie preferenziali per bici, piste ciclabili urbane secondo una rete efficiente (per evitare frequenti uscite ed entrate dalle corsie), corsie riservate extraurbane, ciclovie. L'educazione civica e stradale deve essere martellante e diffusa in tutte le agenzie educative, per indurre i ragazzi a comportamenti civici e consapevoli. Di certo nulla può restituirci le vite perdute, né lenire il dolore, ma abbiamo il dovere di agire, per evitare nel futuro tragedie disperate similari. (Applausi) . MARINELLO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINELLO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo oggi la parola per porre all'attenzione di quest'Aula quanto successo ieri a Palermo. Si è abbattuto sulla città un violento nubifragio estivo. Il cambiamento climatico è una realtà e sta provocando impatti e fenomeni di frequenza e intensità mai visti nella storia umana; e con essi sofferenze, perdite di vite, sconvolgimento degli ecosistemi e della ricchezza di biodiversità che sostengono la nostra vita. Bombe d'acqua, incendi, disboscamento, dissesto idrogeologico, innalzamento della temperatura, inquinamento ambientale e marittimo in particolare stanno creando non pochi problemi a tutto il pianeta. Sul capoluogo siciliano è caduta una grande quantità di pioggia, che ha allagato in pochi minuti alcune zone della città. In due ore la bomba d'acqua che si è abbattuta su Palermo ha allagato i sottopassaggi in viale della Regione Siciliana, bloccando numerose auto che transitavano. Ricordo che il viale della Regione Siciliana è una grande arteria, molto frequentata, che collega le autostrade di Trapani e Catania. Si è trattato di un evento eccezionale, con pochi precedenti; di un forte nubifragio che ha scaricato un'enorme quantità d'acqua (110 millimetri di pioggia), con precipitazioni intense e violente, in uno spazio temporale di due ore, mettendo in ginocchio la città di Palermo. Le condizioni meteo sono ormai fortemente condizionate dai processi di antropizzazione che hanno cambiato il clima e l'ambiente. Le strade interne si sono trasformate in fiumi; abbiamo assistito ad immagini incredibilmente drammatiche: macchine sommerse e persone costrette ad uscire dagli abitacoli e a nuotare per mettersi in salvo. I Vigili del fuoco, intervenuti tempestivamente, hanno lavorato fin dalle prime ore pomeridiane e per tutta la notte e sono ancora sul posto, con le squadre speciali dei sommozzatori e con le idrovore, per verificare le macchine rimaste nell'acqua e nel fango alla ricerca di dispersi. Oltre 300 sono stati gli interventi, anche per sgomberare case ed evacuare palazzi a rischio di crollo. E allora il primo ringraziamento va a tutta la macchina dei soccorsi, ai Vigili del fuoco, alla Polizia di Stato e locale che, con coraggio e tempestività, hanno svolto i propri doveri prestando i soccorsi necessari e salvando dal peggio gli sfortunati cittadini che si trovavano a passare in quelle strade allagate. Questa mattina su Palermo splende il sole e sono più visibili gli effetti del disastro causato dalla fortissima pioggia. Il mio abbraccio va a tutti i palermitani, in attesa dei rilievi e delle indagini che appureranno eventuali responsabilità. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 21 luglio 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì, 21 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 16,02) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1874 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata, ai sensi dell'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, positivamente verificata, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Berutti, Bossi Umberto, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, De Falco, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Fantetti, Fattori, Giacobbe, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Nugnes, Papatheu, Renzi, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri e Turco. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare Lega Nord e Autonomie ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 1 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Pirovano, cessa di farne parte la senatrice Bongiorno; 5 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Tosato, cessa di farne parte la senatrice Pirovano; 14 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Bongiorno, cessa di farne parte il senatore Tosato. Commissioni permanenti, approvazione di documenti La 4 a Commissione permanente (Difesa), nella seduta del 7 luglio 2020, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare della Difesa ( Doc . XXIV, n. 22). Il predetto documento è stato inviato al Ministro della difesa. Insindacabilità, presentazione di relazioni su richieste di deliberazione A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Balboni ha presentato la relazione sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del senatore Mario Michele Giarrusso, pendente dinanzi al Tribunale di Agrigento ( Doc. IV- ter , n. 8-A). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatore Pepe Pasquale Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio (1879) (presentato in data 15/07/2020); senatore Pepe Pasquale Disposizioni per la riduzione temporanea dei termini di pagamento degli acconti del corrispettivo di appalto (1880) (presentato in data 16/07/2020); senatore Pillon Simone Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, in materia di spese di giustizia per il patrocinio a spese dello Stato non solo nel processo penale anche per chi ha un reddito familiare destinato a più figli e altri conviventi (1881) (presentato in data 16/07/2020); senatrice Bini Caterina Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di esercizio venatorio (1882) (presentato in data 16/07/2020). Governo, trasmissione di atti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 10 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le osservazioni formulate, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535, dalla Commissione europea, sulla procedura di informazione attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, riguardanti la notifica 2019/0251/I relativa al "Regolamento d'uso del marchio di certificazione "Agriqualità" "Prodotto da agricoltura integrata" di cui all'articolo 4-ter della legge regionale 15 aprile 1999, n. 25 (Norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli ed alimentari ottenuti con tecniche di produzione integrata)". La predetta documentazione è deferita alla 9 a , alla 10 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 454- bis ). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 luglio 2020, concernente "Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 176 del 14 luglio 2020 (Atto n. 466- quater ). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e Sociale europeo e al Comitato delle regioni. Un'agenda per le competenze per l'Europa per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza (COM(2020) 274 definitivo), alla 1 a , alla 5 a , alla 7 a , alla 8 a , alla 10 a , alla 11 a , alla 12 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Corte dei conti. Relazione annuale all'autorità di discarico riguardante gli audit interni effettuati nel 2019 (COM(2020) 268 definitivo), alla 5 a , alla 6 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni sull'attuazione e sulla pertinenza del piano di lavoro dell'Unione europea per lo sport 2017-2020 (COM(2020) 293 definitivo), alla 5 a , alla 7 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione dell'assistenza macrofinanziaria ai paesi terzi nel 2019 (COM(2020) 296 definitivo), alla 3 a , alla 5 a , alla 6 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni. Relazione sulla politica di concorrenza 2019 (COM(2020) 302 definitivo), alla 1 a , alla 3 a , alla 5 a , alla 6 a , alla 8 a , alla 10 a , alla 12 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente. Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. Il signor Leandro Burgay da Torino chiede disposizioni volte all'introduzione di una procedura alternativa abbreviata al fine di definire il contenzioso civile pendente al 31 dicembre 2019 (Petizione n. 631, assegnata alla 2 a Commissione permanente); la signora Maria Letizia Antonaci da Roma chiede modifiche all'articolo 182, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante ulteriori misure di sostegno per il settore turistico (Petizione n. 632, assegnata alla 5 a Commissione permanente); il signor Vito Marsiglia da Catania, anche a nome di numerosi altri cittadini, chiede l'annullamento dell'Ordinanza ministeriale 10 luglio 2020 e il ripristino dei titoli di valutazione di cui al Decreto ministeriale 1 giugno 2017, n. 374, in relazione alle graduatorie provinciali delle supplenze (Petizione n. 633, assegnata alla 7 a Commissione permanente); la signora Carmela Panariello Franchini propone una serie di linee di indirizzo per la riforma del processo civile (Petizione n. 634, assegnata alla 2 a Commissione permanente); il signor Aniello Traino da Neirone (Genova) in relazione all'emergenza sanitaria relativa al virus Covid-19 propone una serie di interventi in relazione alla ripresa delle attività didattiche nelle scuole (Petizione n. 635, assegnata alla 7 a Commissione permanente); e chiede l'estensione delle misure di sostegno a fondo perduto di cui al decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, anche ai lavoratori autonomi agricoli con partita IVA non iscritti alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (Petizione n. 636, assegnata alla 5 a Commissione permanente); la signora Antonella Buono, Presidente del Movimento "Il Sole d'Italia", in relazione alla crisi relativa al virus Covid-19 chiede: l'esenzione totale dal pagamento di tutte le tasse, cartelle esattoriali, mutui e bollette per la fornitura di acqua, luce e gas dall'inizio del periodo di quarantena e fino alla ripresa economica dei cittadini che abbiano avuto nocumento dall'emergenza (Petizione n. 637, assegnata alla 6 a Commissione permanente); che venga prevista l'impignorabilità della prima casa (Petizione n. 638, assegnata alla 2 a Commissione permanente); la corresponsione dell'assegno sociale a tutti i cittadini che abbiano perso il lavoro in conseguenza dell'emergenza sanitaria (Petizione n. 639, assegnata alla 11 a Commissione permanente); interventi per contrastare il rincaro dei prezzi dei beni alimentari (Petizione n. 640, assegnata alla 10 a Commissione permanente); interventi per contrastare il rincaro dei prezzi dei farmaci e la gratuità di quelli impiegati per la cura dei malati di Covid-19 (Petizione n. 641, assegnata alla 12 a Commissione permanente); la fornitura gratuita a tutti i cittadini dei dispositivi anticontagio (guanti, mascherine e tute) (Petizione n. 642, assegnata alla 12 a Commissione permanente); interventi sui c.d. costi della politica con destinazione del risparmio conseguito al comparto della sanità e in misure a sostegno dei cittadini (Petizione n. 643, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il subentro dello Stato nel pagamento dei canoni di locazione mensili di abitazioni e locali commerciali dei cittadini penalizzati dai mancati introiti dovuti alla chiusura delle attività commerciali (Petizione n. 644, assegnata alla 10 a Commissione permanente). Mozioni, apposizione di nuove firme La senatrice Moronese ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00149 del senatore Ortolani ed altri. La senatrice Minuto ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00232 della senatrice Bernini ed altri. I senatori Santangelo, Pisani, Lanzi, Gallicchio, Ferrara, Croatti, Moronese, Trentacoste, Donno, Mantero, Mininno, Angrisani, Castellone, Di Girolamo, Corrado, Mantovani, Fenu, Mautone, Taverna Presutto e Giannuzzi hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00253 della senatrice Matrisciano ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Accoto ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03698 del senatore Lannutti ed altri. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 10 al 16 luglio 2020) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 71 BALBONI, FAZZOLARI: sulle iniziative assunte dal Comune di Parma per subordinare la concessione di servizi pubblici all'adesione a determinati valori (4-03107) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) BARBARO: sull'adozione del piano urbanistico comunale da parte del Comune di Altavilla Irpina (Avellino) (4-02676) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) BOSSI Simone ed altri: sulla gestione dei fondi europei da parte delle organizzazioni non governative (4-02601) (risp. DEL RE, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) D'ALFONSO: sul consolidamento e il restauro della cattedrale di santa Maria Maggiore di Caramanico Terme (Pescara) (4-03511) (risp. ORRICO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali ed il turismo ) DE BERTOLDI: su una supposta pratica commerciale scorretta messa in atto da Unipol Sai (4-03242) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico ) DE BERTOLDI, TOTARO: sulla presenza della notizia di una raccolta fondi per il coronavirus sul sito del Codacons (4-03076) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico ) DI GIROLAMO ed altri: sulla realizzazione del gasdotto "Rete adriatica" (4-02555) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico ) DI NICOLA ed altri: su una procedura d'infrazione della Commissione europea in materia di trasmissioni radiotelevisive (4-02388) (risp. AMENDOLA, ministro per gli affari europei ) FAZZOLARI: sui voli di rientro dei connazionali bloccati in Kenya dal coronavirus organizzati dall'ambasciata italiana a Nairobi (4-03416) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) GINETTI ed altri: sulle politiche di rilancio dei territori colpiti dal sisma del 2016 (4-02357) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico ) IANNONE: sulla vicenda di un concittadino rimasto bloccato con la famiglia in Polonia nei giorni della pandemia (4-03723) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) LANNUTTI ed altri: su false campagne di raccolta fondi contro il coronavirus (4-03129) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico ) MONTANI: sul rientro di connazionali dall'America centrale, specialmente dal Costa Rica (4-03592) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) PETRENGA: sull'ufficio postale di Casaluce (Caserta) (4-03262) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico ) RAUTI: sulle conseguenze dell'ammissione alla procedura straordinaria della Siremar SpA (4-02669) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico ) URSO: sul progetto "WI.FI Italia ospedali" di Infratel (4-03122) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico ) VALENTE ed altri: sulle retribuzioni dei dirigenti del Comune di Napoli (4-02238) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) Mozioni Atto n. 1-00256 GRANATO ABATE ACCOTO ANASTASI ANGRISANI AUDDINO BOTTICI CAMPAGNA CASTELLONE CIOFFI CORBETTA CORRADO CROATTI CRUCIOLI D'ANGELO DE LUCIA DI GIROLAMO DONNO EVANGELISTA FERRARA FLORIDIA L'ABBATE LANZI LEZZI LUPO LA MURA LOREFICE MAIORINO MATRISCIANO MAUTONE MININNO MOLLAME MONTEVECCHI MORONESE NATURALE PAVANELLI PELLEGRINI Marco PIARULLI PIRRO PRESUTTO QUARTO ROMANO RUSSO TRENTACOSTE VANIN - Il Senato, premesso che: il sistema nazionale di istruzione, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge n. 62 del 2000, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali; le scuole paritarie, nel rispetto dell'articolo 33 della Costituzione e della citata legge, sono abilitate, dunque, a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, nel rispetto dei requisiti di qualità ed efficacia; nel particolare, la parità è riconosciuta alle scuole non statali (private e degli enti locali), su richiesta dell'ente interessato, con provvedimento del dirigente preposto all'ufficio scolastico regionale competente per territorio, per quegli istituti che siano in possesso dei seguenti requisiti (art. 1, comma 4, della legge n. 62 del 2000), da mantenere nel corso del tempo: a) un progetto educativo in armonia con i princìpi della Costituzione; un piano dell'offerta formativa conforme agli ordinamenti e alle disposizioni vigenti; attestazione della titolarità della gestione e la pubblicità dei bilanci; b) la disponibilità di locali, arredi e attrezzature didattiche propri del tipo di scuola e conformi alle norme vigenti; c) l'istituzione e il funzionamento degli organi collegiali improntati alla partecipazione democratica; d) l'iscrizione alla scuola per tutti gli studenti i cui genitori ne facciano richiesta, purché in possesso di un titolo di studio valido per l'iscrizione alla classe che essi intendono frequentare; e) l'applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio; f) l'organica costituzione di corsi completi: non può essere riconosciuta la parità a singole classi, tranne che in fase di istituzione di nuovi corsi completi, ad iniziare dalla prima classe; g) personale docente fornito del titolo di abilitazione; h) contratti individuali di lavoro per personale dirigente e insegnante che rispettino i contratti collettivi nazionali di settore; le procedure per il riconoscimento, il mantenimento e la revoca della parità scolastica sono disciplinate, nel dettaglio, da un regolamento ministeriale (n. 267 del 2007), emanato ai sensi dell'articolo 1 -bis , comma 2, del decreto-legge n. 250 del 2005; in particolare, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, del suddetto regolamento, con l'istanza di riconoscimento il gestore o il rappresentante legale deve dichiarare: a) i dati relativi al proprio status giuridico, nonché il possesso dei requisiti previsti dall'articolo 353 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297; b) l'impegno ad adottare un bilancio della scuola conforme alle regole della pubblicità vigenti per la specifica gestione e comunque accessibile a chiunque nella scuola vi abbia un interesse qualificato; c) l'impegno ad istituire nella scuola organi collegiali improntati alla partecipazione democratica per il processo di attuazione e sviluppo del piano dell'offerta formativa e per la regolamentazione dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti nel rispetto dei principi sanciti dal decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249; d) l'impegno ad applicare le norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio; e) l'impegno ad accogliere l'iscrizione alla scuola di chiunque ne accetti il progetto educativo, sia in possesso di un titolo di studio valido per l'iscrizione alla classe che intende frequentare ed abbia una età non inferiore a quella prevista dai vigenti ordinamenti scolastici; f) l'impegno a costituire corsi completi e a formare classi composte da un numero di alunni non inferiore ad otto per rendere efficace l'organizzazione degli insegnamenti e delle attività didattiche. Per le scuole dell'infanzia il numero minimo degli alunni va computato con riferimento alle sezioni complessivamente attivate; g) l'impegno ad utilizzare personale docente munito del titolo di abilitazione prescritto per l'insegnamento impartito; h) l'impegno ad utilizzare un coordinatore delle attività educative e didattiche in possesso di titoli culturali o professionali non inferiori a quelli previsti per il personale docente; i) l'impegno a stipulare contratti individuali di lavoro per il coordinatore delle attività educative e didattiche e per il personale docente della scuola conformi ai contratti collettivi di settore e a rispettare il limite previsto dall'articolo 1, comma 5, della legge 10 marzo 2000, n. 62. È fatta eccezione per il personale religioso che presta servizio nell'ambito della propria congregazione e per il clero diocesano che presta servizio nell'ambito di strutture gestite dalla diocesi; ai fini del mantenimento della parità, il gestore o il rappresentante legale dell'ente deve dichiarare entro il 30 settembre di ogni anno la permanenza del possesso dei requisiti richiesti all'ufficio scolastico regionale competente; in caso di mancata osservanza delle prescrizioni richieste o di gravi irregolarità nella gestione l'ufficio scolastico regionale può revocare l'atto di riconoscimento della parità; considerato che: nel contesto delineato, in primo luogo ai fini del rispetto dei principi di legalità e buon andamento, appare del tutto opportuno estendere anche alle scuole paritarie le norme in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni, ai fini di garantire maggiore conoscibilità e trasparenza nella gestione di tali istituti (fermi restando le verifiche amministrative già previste dalla normativa vigente esposta); difatti, come già avviene per le scuole statali ai sensi della disciplina introdotta a partire dal 2013 dal cosiddetto "decreto Trasparenza", assolvendo le scuole paritarie private e degli enti locali ad una funzione di natura pubblicistica, pare opportuno assoggettare anch'esse al rispetto di taluni obblighi di pubblicità e trasparenza, con lo scopo prioritario di "favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche"; considerato, inoltre, che: durante l' iter di conversione in legge del cosiddetto "decreto Rilancio" (decreto-legge n. 34 del 2020) sono state aumentate di 150 milioni di euro, rispetto allo stanziamento originario disposto dal provvedimento, le misure di sostegno economico previste per l'istruzione paritaria (65 milioni) e il sistema integrato da zero a sei anni (70 milioni); nel particolare, alle scuole "primarie e secondarie paritarie, facenti parte del sistema nazionale di istruzione, viene erogato un contributo complessivo di 120 milioni di euro nel 2020, a titolo di sostegno economico in relazione alla riduzione o al mancato versamento delle rette o delle compartecipazioni comunque denominate, da parte dei fruitori, determinato dalla sospensione dei servizi in presenza a seguito delle misure adottate per contrastare la diffusione del COVID-19" (art. 233, comma 4), impegna il Governo: 1) ad adoperarsi, attraverso provvedimenti di propria competenza, al fine dell'estensione alle scuole paritarie e ai soggetti che gestiscono in via continuativa i servizi educativi e alle istituzioni scolastiche dell'infanzia non statali, di cui all'articolo 2 del decreto legislativo n. 65 del 2017, delle norme inerenti agli obblighi di pubblicazione di dati e informazioni contenute nel decreto legislativo n. 33 del 2013, compatibili con le funzioni svolte da tali istituti, in particolare per quanto concerne: l'organizzazione interna (articolazione uffici e organigramma); la titolarità di incarichi di collaborazione o consulenza (con estremi dell'atto di conferimento dell'incarico, curriculum vitae e compenso erogato); il conto annuale del personale e delle relative spese sostenute (con particolare riferimenti ai dati relativi alla dotazione organica e al personale effettivamente in servizio e al relativo costo; tassi di assenza); i dati relativi al personale non a tempo indeterminato; i provvedimenti adottati (quale, ad esempio, quello di assegnazione dei docenti alle classi); i dati sulla contrattazione collettiva e integrativa; i documenti e allegati del bilancio preventivo e del conto consuntivo; i beni immobili e la gestione del patrimonio; 2) ad accertare, in sede di erogazione delle risorse di cui all'articolo 233 del decreto-legge n. 34 del 2020, la riduzione o il mancato versamento delle rette o delle compartecipazioni comunque denominate, da parte dei fruitori, determinato dalla sospensione dei servizi in presenza, ai fini della corresponsione del contributo straordinario statale. Atto n. 1-00257 SALVINI Matteo BRUZZONE PUCCIARELLI RIPAMONTI ROMEO CAMPARI PERGREFFI RUFA CORTI ALESSANDRINI ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BORGHESI BORGONZONI BOSSI Simone BRIZIARELLI CALDEROLI CANDIANI CANDURA CANTU' CASOLATI CENTINAIO DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO GRASSI IWOBI LUCIDI LUNESU MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele PEPE PIANASSO PILLON PIROVANO PISANI Pietro PITTONI PIZZOL RICCARDI RIVOLTA SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI STEFANI TESTOR TOSATO URRARO VALLARDI VESCOVI ZULIANI - Il Senato, premesso che: la società Autostrade per l'Italia SpA gestisce 2.857 chilometri di rete autostradale in Italia sulla base della Convenzione unica sottoscritta in data 12 ottobre 2007 con l'allora ente concedente ANAS SpA (ruolo oggi attribuito al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti); nella rete autostradale gestita da Autostrade per l'Italia SpA rientra il tratto autostradale della A10 Genova - Savona, su cui insiste il viadotto "Polcevera" (anche noto come ponte "Morandi"), crollato il 14 agosto 2018, con la conseguente morte di 43 persone; il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nella sua qualità di autorità amministrativa concedente, ha avviato un procedimento volto ad accertare eventuali inadempimenti del concessionario Autostrade per l'Italia SpA agli obblighi scaturenti dal rapporto concessorio in essere; contestualmente, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova ha avviato le indagini volte ad individuare eventuali profili di responsabilità penale connessi al crollo del ponte ed ai decessi da esso cagionati; la Convenzione unica del 2007 disciplina, inter alia , l'accertamento di gravi inadempimenti del concessionario, la decadenza della concessione e le ipotesi di recesso, revoca e risoluzione della convenzione; il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con il decreto n. 386 del 2018, ha nominato una Commissione ispettiva, la quale ha elaborato una relazione tecnica, sulla base della quale il Ministero ha prospettato alla società concessionaria la risoluzione della Convenzione per grave inadempimento agli obblighi assunti, in relazione a quanto peraltro previsto dalle citate disposizioni della Convenzione unica del 2007; il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con il decreto n. 119 del 2019, ha altresì istituito un gruppo di lavoro chiamato a verificare le possibili implicazioni giuridiche delle condotte o delle omissioni della società Autostrade per l'Italia SpA, con riferimento al perimento del viadotto "Polcevera"; tale gruppo ha concluso i suoi lavori con l'approvazione della relazione in data 28 giugno 2019; l'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, dispone il subentro di ANAS SpA nella gestione di strade o autostrade in caso di revoca, di decadenza o di risoluzione delle relative concessioni, nelle more dello svolgimento delle procedure di gara per l'affidamento a nuovo concessionario; nel corso della seduta n. 56, tenutasi nella notte tra il 14 e il 15 luglio 2020, il Consiglio dei ministri ha deliberato di definire la controversia con Autostrade per l'Italia SpA accettando le proposte transattive presentate da quest'ultima; tali proposte prevedono in sintesi: un nuovo assetto societario della stessa Autostrade per l'Italia SpA, con l'immediato passaggio del controllo di essa ad un soggetto a partecipazione statale individuato in Cassa depositi e prestiti (CDP), nonché l'uscita di Autostrade per l'Italia dal perimetro dell'attuale controllante (Atlantia) e la sua contestuale quotazione in Borsa; la realizzazione di investimenti compensativi da parte di Autostrade per l'Italia per 3,4 miliardi di euro, la riscrittura della Convenzione unica, il rafforzamento del sistema dei controlli a carico del concessionario, l'adeguamento alla disciplina tariffaria introdotta dall'Autorità di regolazione dei trasporti e l'inasprimento delle sanzioni per violazioni da parte del concessionario; considerato che: a quasi due danni dal crollo del ponte "Morandi", non si è giunti ad alcuna decisione in ordine alla revoca o mantenimento in essere della concessione autostradale in capo alla società Autostrade per l'Italia SpA; in meno di due anni si è provveduto alla costruzione del nuovo viadotto, che sarà inaugurato nelle prossime settimane, grazie allo speciale regime normativo previsto dal decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109; la perdurante situazione di stallo tra Governo e la società Autostrade per l'Italia SpA ha portato al blocco di tutti gli investimenti privati sulla rete autostradale in concessione per 14,5 miliardi di euro, nonché ad una totale paralisi della viabilità ligure: da molte settimane, infatti, l'Autostrada dei Fiori (A10) e l'Autostrada dei Trafori (A26) sono interessate da ispezioni e lavori di manutenzione dei viadotti e delle gallerie, il perdurare dei quali è causa di code e rallentamenti su tutta la rete viaria ligure, con pesanti disagi per i cittadini e imprese e perdite per oltre 1 miliardo di euro al mese per il sistema logistico nazionale; i disagi sulla viabilità della Liguria si sono riverberati sul volume dei traffici del porto di Genova e Savona, con un crollo pari a circa il 30 per cento negli ultimi due mesi, impegna il Governo: 1) ad attivarsi affinché la società Autostrade per l'Italia SpA realizzi idonei investimenti sulla rete autostradale in concessione a seguito del crollo del ponte "Morandi", e realizzi in particolare gli interventi infrastrutturali richiesti dalla Regione Liguria e dal Comune di Genova per il territorio e il sistema portuale liguri; 2) a garantire l'effettiva realizzazione degli investimenti compensativi da parte di Autostrade per l'Italia SpA in tempi certi, quale precondizione essenziale alla conclusione dell'accordo transattivo citato in premessa; 3) ad addivenire ad una risoluzione della controversia insorta con Autostrade per l'Italia SpA priva di oneri per lo Stato; 4) a provvedere alla tutela di tutti i soggetti direttamente e indirettamente coinvolti, siano essi gli azionisti, i creditori, i fornitori e i 6.923 dipendenti di Autostrade per l'Italia SpA, nonché al pagamento di indennizzi dovuti alle imprese a compensazione dei danni economici eventualmente patiti; 5) a provvedere, nel caso di assunzione del controllo di Autostrade per l'Italia SpA da parte di Cassa depositi e prestiti, alla tutela degli investitori istituzionali e di tutti i soggetti il cui risparmio gestito costituisce la maggiore fonte di finanziamento di CDP; 6) a riformare la normativa vigente in materia di concessioni autostradali, nei termini di semplificazione e chiarezza normativa, prendendo a riferimento, per quanto compatibili, le best practice riferibili ad altri regimi concessori. Atto n. 1-00258 RAUTI FAZZOLARI CIRIANI BALBONI CALANDRINI DE BERTOLDI GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA LA RUSSA MAFFONI NASTRI PETRENGA RUSPANDINI TOTARO URSO ZAFFINI - Il Senato, premesso che: si stima che in Italia si concentri, a seconda della definizione di Patrimonio culturale, tra il 60 ed il 75 per cento di tutti i beni artistici esistenti al mondo e che l'Italia sia la nazione con il maggior numero di siti riconosciuti "patrimonio dell'umanità" dall'Unesco; per questa concentrazione straordinaria l'Italia è da sempre un punto di riferimento a livello mondiale, anche in considerazione dell'arco temporale (dalla preistoria ai giorni nostri) che abbraccia il patrimonio storico-artistico: vi sono opere d'arte, monumenti e paesaggi che rappresentano millenni di storia, cultura e tradizioni, la cui importanza va ben oltre i confini nazionali; una tale ricchezza culturale e di civiltà comporta un impegno costante di salvaguardia e impone l'obbligo di tramandare questo stesso patrimonio alle generazioni future; purtroppo gli sterminati giacimenti di beni culturali, artistici e archeologici e la difficoltà di garantirne una cura costante fanno sì che una buona parte di essi sia lasciato a se stesso, all'incuria, con gravi rischi per la sua integrità; considerato che: la normativa di tutela in Italia trova la sua più alta affermazione di principio nella Costituzione, che all'articolo 9, pone in capo alla Repubblica il compito di promuovere "lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica" e tutelare "il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione"; lo Stato ha legislazione esclusiva nel settore della tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, a norma dell'articolo 117 della Costituzione, mentre la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, la promozione e la organizzazione di attività culturali è oggetto di legislazione concorrente; la valorizzazione dei beni culturali presuppone prima di tutto la loro tutela, che sta nel loro riconoscimento, nella conservazione, protezione e restauro; la definizione di patrimonio culturale è contenuta nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004), che all'art. 2 indica come elementi del patrimonio culturale i "beni culturali ed i beni paesaggistici", rinviando per i primi ai beni che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali "testimonianze aventi valore di civiltà"; e per i secondi, ai beni costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio; la tutela del patrimonio culturale comprende sia le attività amministrative e di regolazione, sia gli interventi operativi di conservazione e di difesa del patrimonio culturale e consiste, per garantire la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione del patrimonio, anche nelle attività tese a progettare, realizzare e consegnare alla pubblica fruizione interventi di protezione, conservazione e salvaguardia del patrimonio culturale; la tutela penale dei beni culturali è principalmente dettata dalle norme ricondotte nel Codice dei beni culturali e del paesaggio e nel Codice penale; dalla loro analisi emerge la sostanziale mancanza di una disciplina organica ed omogenea: il primo, infatti, non ha condotto ad una innovazione significativa sul versante delle sanzioni penali, che finiscono con l'essere applicate solo laddove rilevi la violazione delle prescrizioni amministrative, mentre la più grave pecca del Codice penale è rappresentata dalla mancanza di un corpo di norme volte esclusivamente a tutelare il patrimonio culturale; dunque, nonostante il complesso delle disposizioni vigenti, il sistema di tutela del patrimonio culturale si rivela insufficiente e comporta, come dirette conseguenze, degrado, danneggiamento e distruzione e la dispersione, in caso di furto; incuria, vandalismo, distruzione volontaria e furto sono, infatti, le piaghe che affliggono il patrimonio culturale italiano: migliaia sono i siti di grande valore storico e culturale chiusi o abbandonati a loro stessi e molti i beni culturali che ogni anno subiscono danneggiamenti più o meno consapevoli o sono sottratti allo Stato; lo Stato italiano è tra i Paesi europei che stanzia meno fondi destinati alla cultura, trascurando questa immensa risorsa che potrebbe trasformarsi in ricchezza e opportunità, una risorsa strategica, volano di turismo, per il rilancio del nostro Paese; considerato, altresì, che: l'attenzione al concetto di patrimonio culturale nasce dalla consapevolezza del proprio background culturale per ogni nazione e costituisce il presupposto imprescindibile per generare le spinte sociali dirette alla riappropriazione della tradizione dei popoli, poiché senza cultura non c'è coscienza e non c'è identità; anche i recenti attentati ad opere simbolo di storia e di cultura insieme alla propaganda esercitata via social per l'eliminazione di una parte del patrimonio storico-culturale italiano indicano una preoccupante deriva anti culturale, impegna il Governo: 1) a predisporre con urgenza un piano straordinario di interventi espressamente finalizzato alla messa in sicurezza, alla tutela e alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, storico, artistico e museale su tutto il territorio italiano; 2) ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, finalizzate a garantire un'adeguata ed efficace difesa del patrimonio culturale e paesaggistico, anche attraverso una riforma organica della disciplina sanzionatoria in materia; 3) a predisporre l'adozione di strumenti tecnologicamente avanzati per un'adeguata azione di sorveglianza per la salvaguardia del patrimonio culturale italiano e di contrasto dei reati contro di esso. Interrogazioni Atto n. 3-01788 DE FALCO FATTORI DE BONIS NUGNES Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'interno Premesso che: nel corso della mattina di lunedì 13 luglio 2020, una barca alla deriva con a bordo almeno 50 persone era stata segnalata da Alarm-phone in acque internazionali di responsabilità SAR maltese, a sole 24 miglia marine circa da Lampedusa. Al momento, era presente a pochi metri anche una barca da pesca tunisina; inviato in volo di ricognizione l'aereo "Moonbird" di Sea Watch verificava che il natante era effettivamente stracarico, privo di governo e che a bordo non indossavano giubbotti di salvataggio; alle ore 12.59, circa 20 minuti dopo la conferma della presenza del natante in pericolo di perdersi, le centrali di soccorso di Malta ed Italia venivano prontamente informate; alle 16.24 l'aereo tornava sul luogo e avvistava di nuovo la barca mentre a circa un miglio nautico era presente il mercantile "Karenwood Star", di bandiera delle Bahamas, che risultava diretto in Tunisia prima del dirottamento che sembra sia stato effettuato dal centro di coordinamento di Malta; accostato alla nave mercantile, come evidenziano le fotografie scattare da "Moonbird", vi era una motovedetta di soccorso, classe 300, della Guardia costiera italiana, che tuttavia non si avvicinava alla barca alla deriva, ma anzi inspiegabilmente abbandonava la zona delle operazioni, pur essendo unità navale appositamente costruita ed addestrata per il soccorso marittimo in alto mare, a differenza della nave mercantile, occasionalmente impegnata in questa tipologia di operazioni; l'aereo "Moobird", dopo un rifornimento, tornava sul luogo dell'avvistamento verso le 20.15 e notava che in zona vi era la barca in difficoltà sempre più evidenti e il mercantile, mentre l'unità della Guardia costiera italiana si era già ritirata; si tratta di un comportamento a parere degli interroganti inappropriato: se è vero che la nave "Karenwood Star" aveva ricevuto il compito di svolgere le operazioni di salvataggio sotto coordinamento di Malta, infatti, nulla sembra giustificare l'abbandono del luogo di soccorso da parte dell'unità della Guardia costiera italiana, senza verificare che fossero almeno avviate le operazioni di recupero; in realtà, la barca restava abbandonata a sé stessa in quanto anche la nave "Karenwood Star" riprendeva la propria rotta, senza aver effettuato il soccorso; la Guardia costiera ha fatto sapere che: "L'evento migratorio segnalato nella giornata di ieri da Alarm Phone (...), localizzata in area di responsabilità SAR maltese, a circa 7 miglia dal limite dell'area SAR italiana, ha visto l'intervento di una motovedetta della Guardia Costiera di Lampedusa, già impegnata in attività SAR in area di responsabilità italiana. L'unità italiana è intervenuta a seguito di una richiesta dell'autorità maltese, coordinatrice delle operazioni di soccorso, a supporto di un'unità mercantile - che riferiva la possibile presenza di migranti in acqua - già presente in zona, in assistenza all'imbarcazione di migranti. Giunta sul punto, veniva riscontrata la presenza dell'imbarcazione con circa 60 migranti e di un mercantile, inviato in area dalle autorità maltesi, (...), che non riferiva situazioni critiche ed era pronto ad effettuare il recupero dei migranti dall'imbarcazione. L'IMRCC, informata La Valletta, disponeva alla motovedetta di dirigere pertanto su altri eventi migratori in corso in acque di responsabilità italiana. Al momento è in volo un ATR42 della Guardia Costiera italiana per attività di monitoraggio nell'area. In queste ore il barchino è stato recuperato nelle acque SAR italiane da un'unità navale della Guardia di Finanza(...)"; quindi, la nave mercantile, che a norma di quanto prescritto dal manuale IAMSAR, aveva assunto il ruolo di l'OSC ( On-scene commander , comandante in zona SAR) per coordinare le operazioni di tutte le unità SAR in zona, ha lasciato inspiegabilmente la zona del salvataggio, così come l'unità navale della Guardia costiera che non ha atteso che le persone fossero prese a bordo del mercantile; la vicenda richiama molto da vicino il modus operandi seguito con la nave portoghese "Ivan", che tra il 9 e 10 aprile del 2020 si avvicinò ad un altro barchino di naufraghi per poi non svolgere alcuna operazione di soccorso, riprendendo la rotta per Genova. Sulla vicenda, nota come "la strage di Pasquetta", pende ancora un atto di sindacato ispettivo urgente (3-01534) a firma dell'interrogante; il barchino con i naufraghi è poi arrivato autonomamente nei pressi di Lampedusa. Il "Barbarisi", classe Bigliani delle Fiamme Gialle, è uscito dal porto di Lampedusa alle 17.30 e vi ha fatto ritorno poco prima delle 18.00, evidenziando così il fatto che la nave dei naufraghi era vicina al porto stesso: è anche chiaro, a parere degli interroganti, che nella circostanza il complessivo comportamento della unità navale della Guardia costiera e, si deve ritenere, della Centrale operativa IMRCC della Guardia costiera italiana non appare limpido e deve essere congruamente motivato; sempre a parere degli interroganti, in assenza di congrue ragioni di fatto, si sarebbe purtroppo di fronte ad una chiara omissione di soccorso che getta una pesante ombra sulla Guardia costiera, Corpo dello Stato il cui personale si è sempre distinto in mare per capacità, coraggio e civiltà, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo possano fornire ogni eventuale notizia nota e divulgabile sul peschereccio tunisino che era presente in prossimità della barca alla deriva; che cosa sia successo al largo di Lampedusa, in particolare perché la nave "Karenwood Star" abbia ripreso la sua rotta abbandonando così i naufraghi alla deriva; tenendo conto che la Guardia costiera afferma di aver inviato in zona un velivolo ATR42 che dovrebbe poter fornire risposte precise e non potendo permanere zone d'ombra e ambiguità, cosa sia successo dopo che anche la nave "Karenewood star", dopo la M/V cl 300 della G.C, si era allontanata, lasciando alla deriva il barchino dei naufraghi senza governo e come questo abbia potuto guadagnare autonomamente la costa di Lampedusa, dove è stato soccorso dall'unità navale della Guardia di finanza; se le unità navali di soccorso marittimo della Guardia Costiera debbano osservare disposizioni, di qualunque livello o natura, che impediscano loro di adempiere ai loro doveri istituzionali, che si estendono anche al di là del limite delle acque territoriali nazionali, per soccorrere unità navali in pericolo di perdersi e se sì, chi lo abbia deciso, ed in base a quali disposizioni; chi e per quale motivo abbia ordinato all'unità della Guardia costiera italiana di allontanarsi, impedendo quindi che questa potesse svolgere almeno un ruolo di verifica e supporto al mercantile "Karenwood star". Atto n. 3-01789 COMINCINI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e per gli affari europei Premesso che: il Tribunale unificato dei brevetti (TUB) è l'organo giurisdizionale sovranazionale specializzato nelle controversie in materia di brevetti, istituito sulla base dell'Accordo del Consiglio n. 2013/C175/01, sottoscritto il 19 febbraio 2013 da venticinque Stati membri dell'Unione europea, e ratificato in Italia con la legge 3 novembre 2016, n. 214, recante "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo su un tribunale unificato dei brevetti"; il TUB ha un'ampia ed esclusiva competenza di tutela nei casi di violazione e di convalida dei brevetti europei, ed è composto da una Corte di Prima istanza, una Corte d'Appello e un Registro; la Corte di Prima istanza è costituita da una Divisione centrale con sede a Parigi e da sezioni specializzate con sede a Londra e Monaco di Baviera, oltre ad uffici regionali e locali in ciascuno dei Paesi firmatari, mentre la Corte d'appello ha sede a Lussemburgo; a seguito della procedura di Brexit , si è reso necessario il trasferimento della sede della divisione centrale del Tribunale, originariamente assegnata a Londra; tra le candidate italiane ad accogliere la suddetta sezione giurisdizionale, è inizialmente emerso l'interesse di Milano (la quale ospiterà già la sezione locale del Tribunale) che nel luglio 2019 ha presentato formale richiesta di candidatura alla Presidenza del Consiglio, e, successivamente, le istituzioni politiche di Torino si sono mosse per spendere anche il nome del capoluogo piemontese tra le città in lizza per l'assegnazione della sede; nel marzo scorso la Corte costituzionale tedesca ha dichiarato l'incostituzionalità della legge che ratificava l'accordo e, nonostante ciò, l'attuale Ministro della giustizia Lambrecht ha garantito che la Germania continuerà a lavorare per la realizzazione del Tribunale unificato; considerato che: il tema della proprietà intellettuale dei brevetti è uno degli asset strategici su cui il nostro Paese ha l'opportunità di rifondare il proprio sviluppo futuro, stimolando in maniera preponderante lo scambio e la collaborazione tra conoscenza e produzione, ossia tra il mondo dell'istruzione, dell'università e della ricerca da una parte, ed il mondo del lavoro, dell'imprenditoria e commercio internazionale dall'altra; con l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, l'Italia è diventata il terzo Stato europeo per numero di brevetti, dopo Germania e Francia, e si rende così opportuno che almeno una delle tre sezioni della divisione centrale del TUB sia ubicata nel nostro Paese; non appare opportuno, nel contesto attuale, protrarre una simile competizione intestina tra le due città di Torino e Milano: tale incongruenza, a ben vedere, aggrava di fatto la posizione dell'Italia agli occhi della comunità internazionale evidenziandone le divisioni interne e allontanandone le possibilità di successo; anche in considerazione della mancata aggiudicazione, nel 2017, della sede dell'Agenzia europea dei farmaci ( European Medicines Agency - EMA) a vantaggio di Amsterdam (assegnazione "persa" dalla città di Milano nel ballottaggio finale con la città olandese) nonché del trasferimento della sede dell'Autorità bancaria europea ( European Banking Authority - EBA) da Londra a Parigi a seguito della Brexit , risulta oggi urgente che l'Italia esprima una candidatura solida ed unitaria per l'assegnazione della sede della sezione specializzata della Divisione centrale del TUB; tale candidatura, come recentemente ribadito anche dal sottosegretario agli affari esteri Scalfarotto, al fine di aumentare le chance di successo, dovrà inevitabilmente orientarsi verso la città che presenta le migliori condizioni oggettive di qualificarsi come sede prescelta, e tali condizioni si devono basare su criteri oggettivi, quali, ad esempio, il numero di brevetti farmaceutici registrati, la presenza di aziende del settore, le connessioni infrastrutturali, la disponibilità di strutture in loco ; è indubbio, naturalmente, che tra le due opzioni sul tavolo, Milano risulti essere quella più in linea con i requisiti indicati, non solo per la sua strategica posizione geografica che la rende, da tempo, la città italiana con maggiore esposizione verso l'orizzonte europeo, ma anche per la qualifica di hub internazionale con grande concentrazione di start-up e di nuovi brevetti annuali: nel solo 2019 vi sono state depositate circa tremila domande di brevetto e dodicimila marchi, si chiede di sapere: quali siano gli orientamenti dei Ministri in indirizzo in merito alle circostanze descritte in premessa e quali siano le motivazioni che abbiano spinto il Governo a non sollecitare la procedura di candidatura italiana unitaria al Tribunale unificato dei brevetti; se non ritengano opportuno mettere urgentemente in atto tutte le azioni necessarie al fine di candidare la città di Milano a sede specializzata della Divisione centrale del Tribunale unificato dei brevetti. Atto n. 3-01790 EVANGELISTA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: con la legge regionale del 13 luglio 2020, n. 21, recante "Norme di interpretazione autentica del Piano Paesaggistico Regionale", il Consiglio Regionale della Sardegna col suo Presidente Solinas, ha dato una interpretazione autentica di alcune norme del P.P.R. approvato nel 2006 al fine di preservare, tutelare, valorizzare e tramandare alle generazioni future l'identità ambientale, storica, culturale e insediativa del territorio sardo, nonché quello di proteggere e tutelare il paesaggio culturale e naturale con la relativa biodiversità, assicurando la salvaguardia del territorio, e, prima fra tutte, la fascia costiera riconosciuta come risorsa strategica fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio sardo; agendo, a parere dell'interrogante con spregiudicatezza, il Consiglio regionale sardo con la suddetta legge ha avocato a sé la funzione di interpretare il Piano paesaggistico, e ciò dopo ben 14 anni, allo scopo di chiarirne il significato, ma, in realtà, con ben altro fine; con detta legge regionale, infatti, altro non si è fatto se non cancellare la cosiddetta pianificazione congiunta prevista dal Piano paesaggistico per disciplinare lo svolgimento congiunto tra Regione Sarda e Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo della verifica e dell'adeguamento del Piano stesso; con l'interpretazione dettata dalla legge in questione si sottrae alla pianificazione congiunta tra Regione autonoma della Sardegna e Ministero la fascia costiera, i beni identitari e le zone agricole e l'edificato in zona agricola; considerato che: la legge regionale n. 21 del 2020 ha sottratto al Ministero ogni potere di intervento, estromettendolo di fatto da ogni decisione rispetto ai beni indicati, e in tal modo si è ampliato a dismisura il raggio di azione della politica regionale anche rispetto ai vincoli di inedificabilità nella fascia dei 300 metri dalla battigia marina stabiliti dal suddetto Piano; inoltre la recente legge regionale, travalicando i limiti posti dallo Statuto speciale, ha introdotto un sistema notevolmente peggiorativo dei livelli di tutela dei valori paesaggistici con conseguente rischio della lesione di interessi costituzionali primari fissati dall'articolo 9 della Costituzione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che il richiamato provvedimento legislativo regionale si ponga in aperto contrasto con le prescrizioni del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) che prevedono espressamente il fondamentale principio della pianificazione congiunta dei beni paesaggistici tra Regione e Ministero, ai sensi degli articoli 133, 135, 143, 145 e 156, principio inderogabile dal legislatore regionale per evitare che il Piano sia esposto a continui interventi di revisione da parte dei governi regionali, che si succedono nel tempo; se intenda adottare le opportune iniziative al fine di accertare se ricorrano i presupposti per sollevare in Consiglio dei ministri una questione sul conflitto di attribuzioni e di conseguenza giungere all'impugnativa della legge della Regione Sardegna 13 luglio 2020, n. 21 davanti alla Corte costituzionale, con contestuale richiesta di sospensione della stessa. Atto n. 3-01791 D'ANGELO FLORIDIA CAMPAGNA ANASTASI TRENTACOSTE MOLLAME LEONE RUSSO ACCOTO GRANATO DONNO LOREFICE MAIORINO ROMANO RICCIARDI ANGRISANI SANTANGELO PISANI Giuseppe MARINELLO PESCO EVANGELISTA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il Consorzio per le autostrade siciliane (CAS) è stato costituito nel 1997 e, attualmente, è concessionario, con convenzione stipulata il 27 novembre 2000 con scadenza il 31 dicembre 2030, delle tratte autostradali A20 Messina-Palermo, A18 Messina-Catania e della Siracusa-Gela, ancora in costruzione, facente parte dell'asse viario europeo E45; il CAS nasce dalla fusione dei tre vecchi consorzi autostradali concessionari dell'ANAS: il Consorzio Messina-Palermo, il Consorzio Messina-Catania e il Consorzio Siracusa-Gela (istituiti a con legge regionale n. 4 del 1965); su tutto il territorio nazionale, tra i 25 gestori della rete autostradale, con 298,4 chilometri il CAS è il terzo per lunghezza di chilometri in gestione, dopo Autostrade per l'Italia (2.857,5 chilometri) e Autostrada del Brennero (314 chilometri), mentre ANAS ha in gestione 953,8 chilometri di autostrade; il CAS, che ha sede a Messina ed è soggetto alla vigilanza della Regione Siciliana, ha un capitale sociale di euro 36.855.315; il 27 novembre del 2000 è stata stipulata una convenzione tra ANAS e CAS (con scadenza al 31 dicembre 2030) che disciplina la concessione per la gestione delle seguenti tratte autostradali a pedaggio: A20 Messina-Palermo - 181,8 chilometri; A18 Messina-Catania - 76,8 chilometri; A18 Siracusa-Gela - 41,9 chilometri (termina a Rosolini. Lavori in corso su 20 chilometri. Ne mancano altri 68 chilometri per il completamento); considerato che: questa concessione impone al CAS una serie di compiti, relativi alla gestione tecnica delle infrastrutture che comprende anche la manutenzione e la tempestiva riparazione delle stesse, nonché l'organizzazione del servizio di soccorso stradale e la progettazione ed esecuzione degli interventi di adeguamento, richiesti da esigenze relative alla sicurezza del traffico o al mantenimento del livello di servizio, di quelli inerenti all'adeguamento della viabilità di servizio delle grandi aree metropolitane; in questi anni a carico del Consorzio sono stati riscontrati gravi inadempienze che hanno messo a serio rischio l'incolumità dei cittadini, causate da un'inadeguata manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture in concessione e ad una grave carenza organizzativa nella gestione delle emergenze e nella messa in sicurezza dei tratti autostradali; il Consorzio è da tempo sottoposto a indagini penali e contabili per la mancanza di adeguati sistemi di sicurezza e di manutenzione nei tratti autostradali da esso direttamente gestiti e vi sono indagini in corso a causa di presunti sprechi di denaro pubblico e corruzione; ritenuto che: da notizie di stampa si è appreso che, in data 26 giugno 2020, a seguito di una intensa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Messina denominata "Fuori dal tunnel", sono stati tratti in arresto due funzionari del Consorzio e alcuni imprenditori per corruzione, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, turbativa d'asta, tentata truffa aggravata in concorso, induzione indebita a dare o promettere utilità; gli appalti in questione riguardano i lavori effettuati negli ultimi anni lungo il tratto autostradale di competenza del CAS (A20 Messina-Palermo e A18 Messina-Catania), asse viario, che, come ha fatto rilevare il gip nell'ordinanza cautelare, è "già drammaticamente e notoriamente afflitto da gravi carenze strutturali" e lungo il quale frequenti sono stati gli incidenti, anche mortali; gravi irregolarità sono emerse anche con riguardo alla realizzazione di un importante sistema di sicurezza delle gallerie, mentre altri episodi contestati si sarebbero verificati nell'ambito dei lavori "di ripristino" dell'asfalto drenante" del viadotto Calamo, lungo la A20. Irregolarità sarebbero emerse anche nei lavori fatti per la riapertura della galleria "Sant'Alessio", sull'autostrada A18 Messina-Catania, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto, se intenda verificare la sussistenza di eventuali mancanze da parte del CAS nell'adempimento degli obblighi di concessionario e quali iniziative di competenza intenda assumere nell'ottica di un eventuale aggiornamento del rapporto concessorio, viste le numerose inchieste giudiziarie che vedono coinvolto il Consorzio in inchieste per corruzione. Atto n. 3-01793 PARRINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: nella Gazzetta Ufficiale del 30 giugno 2020 sono stati pubblicati i bandi di due concorsi pubblici, molti importanti sia per le posizioni bandite sia per il numero di posti messi a concorso; il primo bando dalla Presidenza del Consiglio dei ministri - Scuola nazionale dell'amministrazione riguarda l'ammissione di 315 allievi al corso-concorso selettivo di formazione dirigenziale per il reclutamento di duecentodieci dirigenti nelle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo e negli enti pubblici non economici; il secondo bando della Commissione per l'attuazione del progetto di riqualificazione delle pubbliche amministrazioni (RIPAM), mette a concorso 2.133 posti di personale non dirigenziale, a tempo pieno ed indeterminato, da inquadrare nell'Area III, posizione retributiva e fascia retributiva F1, o categorie o livelli equiparati, nel profilo di funzionario amministrativo, nei ruoli di diverse amministrazioni; considerato che: la domanda di ammissione ai due concorsi deve essere presentata esclusivamente per via telematica, attraverso il sistema pubblico di identità digitale (SPID), compilando l'apposito modulo elettronico sul sistema «Step-One 2019», previa registrazione del candidato sullo stesso sistema; nonostante fosse ovvio che per concorsi di tale importanza e portata il numero delle domande sarebbe stato molto elevato, il termine per la presentazione della domanda è stato posto solo dopo 15 giorni; tenuto conto che: sono ormai giorni che il sito internet per fare la domanda è in sovraccarico per le troppe domande ed è risultato per molti impossibile presentare la propria candidatura; il 15 luglio, in coincidenza con il giorno stesso della scadenza dei due concorsi, la Commissione interministeriale RIPAM ha comunicato di aver "riscontrato dei problemi tecnici che provocano difficoltà nell'invio della candidatura. Tali problemi sono in corso di risoluzione. Vi terremo costantemente aggiornati. Ci scusiamo per il disagio"; solo in tarda serata e dopo numerose proteste è stato ufficialmente comunicato che, a seguito del malfunzionamento del sistema informatico per l'acquisizione delle domande di partecipazione ai concorsi, la Commissione Ripam ha deliberato di prorogare fino al 25 luglio 2020 il termine per la presentazione della domanda di ammissione ai due concorsi e per il versamento della quota di partecipazione, si chiede di sapere quali provvedimenti si intendano prendere per assicurare, oggi e in futuro, che il diritto di tutti i cittadini a partecipare ai concorsi pubblici non venga indebitamente limitato dall'inefficienza tecnica e gestionale in questi giorni mostrata proprio dalla commissione istituita per la riqualificazione delle pubbliche amministrazioni, alla quale è stata affidata la ricezione delle candidature. Atto n. 3-01794 FERRERO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Agenzia delle entrate ha fornito, con la circolare n. 19 dell'8 luglio 2020, indicazioni sulla predisposizione delle dichiarazioni dei redditi che hanno messo in gravi difficoltà commercialisti, CAF e contribuenti, compresi quelli che si avvalgono del servizio della cosiddetta "precompilata"; si attendeva un recepimento, da parte dell'Agenzia, della normativa contenuta nell'articolo 4 -bis del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, contenente semplificazioni in materia di controlli formali delle dichiarazioni dei redditi, il quale dispone che, ai fini del controllo formale previsto dall'art. 36 -ter del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, gli uffici, ai sensi dell'articolo 6, comma 4, dello Statuto dei diritti del contribuente, non debbano chiedere ai contribuenti i documenti relativi a informazioni disponibili nell'anagrafe tributaria ovvero a dati trasmessi da parte di soggetti terzi in ottemperanza a obblighi dichiarativi, certificativi o comunicativi, salvo che la richiesta riguardi la verifica della sussistenza di requisiti soggettivi che non emergono dalle informazioni presenti nella stessa anagrafe ovvero elementi di informazione in possesso dell'amministrazione finanziaria non conformi a quelli dichiarati dal contribuente. Eventuali richieste di documenti effettuate dall'Amministrazione per dati già in suo possesso sarebbero dunque da considerare inefficaci; pare invece che l'Agenzia delle entrate abbia ignorato tale norma di semplificazione, fortemente voluta dal legislatore, al fine non solo di adeguare la legislazione fiscale allo Statuto dei diritti del contribuente, ma anche di semplificare gli adempimenti non necessari, vietando la richiesta da parte dell'Amministrazione di documenti e dati già in suo possesso; nonostante il Fisco abbia introdotto obblighi sempre più diffusi e capillari di comunicazione da parte di soggetti terzi, a seguito dei quali gran parte della documentazione e dei dati relativi ad oneri detraibili e deducibili, redditi percepiti e ritenute subite, sono già in suo possesso, nonostante il divieto di chiedere ai contribuenti tali dati al fine di effettuare i controlli ai sensi del citato art. 36 -ter , l'Agenzia delle entrate ribadisce nella citata circolare l'obbligo di conservazione documentale finalizzato allo svolgimento dei successivi controlli; considerato che: a partire dal 2019 l'Agenzia delle entrate acquisisce direttamente tutti i dati provenienti dalla fatturazione elettronica, e appare oltremodo gravoso per i contribuenti l'obbligo di conservazione della copia cartacea ai fini dei successivi controlli ex art. 36 -ter , precisato nelle FAQ n. 45 del 2018 sulla "Fatturazione elettronica" , e implicitamente confermato dalla circolare n. 19, affermando addirittura che in caso di discordanza nei contenuti tra fattura elettronica e copia cartacea, salvo prova contraria, prevalgano quelli della fattura digitale, aggravando il contribuente dell'ulteriore onere di verificare la concordanza tra la copia cartacea e il file trasmesso ed acquisito dall'Agenzia; appare dunque evidente come le indicazioni fornite dall'Agenzia delle entrate si pongano non solo in piena violazione della normativa vigente, ma soprattutto si collochino in palese contraddizione con il bisogno urgente di semplificazione, peraltro in questo specifico caso, già disciplinato dal 2019, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doverosa una revisione degli obblighi cui l'Agenzia delle entrate, ad avviso dell'interrogante illegittimamente, ha ritenuto di dover continuare a sottoporre i contribuenti. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01792 FARAONE Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'Agenzia italiana del farmaco, l'autorità nazionale competente per l'attività regolatoria dei farmaci in Italia, che opera sotto la direzione del Ministero della salute e la vigilanza del Ministero della salute e del Ministero dell'economia e delle finanze, si avvale di una parte del proprio personale con forme di collaborazione interinale; tale personale risulta essenziale allo svolgimento delle funzioni dell'Agenzia, anche in virtù dell'esperienza pluriennale maturata al suo interno, dal momento che si tratta in gran parte di lavoratori con molti anni di esperienza presso l'Agenzia medesima; negli scorsi giorni l'Agenzia (con nota prot. 70939 del 25 giugno 2020) comunicava ai lavoratori di aver ricevuto la nota n. 0015539 del 24 giugno 2020 da parte del Ministero della salute - Direzione generale della vigilanza sugli enti e della sicurezza delle cure, con la quale il Ministero procedeva a "diffidare l'Agenzia dal proseguire con l'utilizzo di tale tipologia di contratto (di somministrazione), in dispregio della normativa vigente, o della proroga di quelli in essere, nonché a rimuovere eventuali atti conseguenti compiuti a valere sullo stesso"; considerato che l'esigenza di garantire la continuità del personale risulta fondamentale in considerazione del ruolo fondamentale che l'Agenzia ha svolto nel corso emergenza epidemiologica da COVID-19 e che sta svolgendo nelle fasi successive, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per evitare la dispersione delle risorse rappresentate dal personale precario dell'Agenzia italiana del farmaco, personale con esperienza pluriennale, e se, in particolare, non ritengano di adottare ogni iniziativa necessaria al fine di garantire la piena efficienza operativa dell'Agenzia a seguito dell'emergenza epidemiologia da COVID-19, per assicurare l'immediato supporto e la più rapida copertura di posti vacanti in organico, autorizzando l'assunzione a tempo indeterminato del personale con contratto di lavoro flessibile subordinata al superamento di procedure concorsuali, per titoli ed esame orale, riservate al suddetto personale. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03851 BALBONI Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: con circolare del 13 luglio 2020, prot. n. 989/2020, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara ha disposto la sospensione di importanti attività della Procura e di molti servizi della segreteria giudiziaria "in conseguenza della gravissima carenza di personale amministrativo", cosi come scritto nell'oggetto stesso della circolare; in particolare, il procuratore della Repubblica lamenta, con rammarico, che l'attuale scopertura dell'organico è ormai pari al 26,5 per cento e che nemmeno una sola nuova unità è stata assegnata a Ferrara, nonostante lo scorrimento della graduatoria del concorso a 800 posti di assistente giudiziario; nel 2019 sono andati in pensione 4 unità di personale amministrativo e nel 2020 sono andate o ne andranno altre due, con riduzione di circa un quarto della forza lavoro amministrativa in appena 2 anni; nonostante la reiterata segnalata carenza del personale amministrativo al competente Ministero della giustizia, che aveva assicurato una rapida soluzione positiva, nulla in realtà è stato fatto, costringendo già da diversi mesi la Procura al dimezzamento dell'orario di apertura al pubblico, con importanti attività sostanzialmente paralizzate e conseguenti gravi disagi per avvocati e cittadini; l'aggravarsi della situazione di insufficienza del personale amministrativo impone adesso ulteriori drastiche misure restrittive, volte alla sospensione di tutte le attività non ritenute urgenti, a partire dal 20 luglio prossimo e fino al 20 gennaio 2021; tali gravi misure restrittive riguarderanno l'Ufficio del casellario e tutti gli altri uffici, che riceveranno solo per poche ore settimanali e solo su appuntamento; lo stesso rilascio di copie dei fascicoli alle parti e ai difensori sarà soggetto a inaccettabili limitazioni; la funzionalità della Procura della Repubblica di Ferrara, in conclusione, sarà compromessa definitivamente senza un intervento immediato per rispondere alle giuste richieste dell'Ufficio, si chiede di sapere quali urgenti misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per ripristinare immediatamente la piena funzionalità della Procura di Ferrara e per assegnare al più presto il personale amministrativo necessario alla stessa. Atto n. 4-03852 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che: da fonti autorevoli si apprende dell'iniziativa del Ministero in indirizzo che ha stanziato circa 310 milioni di euro per rafforzare il programma volto ad attivare l' iter del riconoscimento della cittadinanza italiana. La procedura pare sia stata avviata senza pubblicazione del relativo bando, ma solo con trattativa privata; tale modalità appare quantomeno singolare, a meno che non sussistano vincoli di somma urgenza; tale stanziamento, a parere dell'interrogante, appare illogico e non necessario, tantomeno urgente. Con l'attuale normativa l'Italia è già il primo Paese in Europa per numero di riconoscimento di cittadinanze: lo è stato nel 2015, nel 2016 e nel 2017. Addirittura, nel 2017, le cittadinanze concesse sono state, secondo i dati Istat, 224.000; è dunque assolutamente necessario che il Governo chiarisca le motivazioni alla base del suddetto stanziamento che, in questa fase di crisi post COVID appare insensato e privo di buon senso, si chiede di sapere: quali siano le motivazioni alla base della scelta del Ministro in indirizzo di stanziare 310 milioni di euro per potenziare il programma volto ad attivare l' iter per il riconoscimento della cittadinanza italiana; per quale motivo si sia fatto ricorso ad una trattativa privata in luogo del bando pubblico; come si giustifichi tale iniziativa alla luce del fatto che non esiste nessuna urgenza in tema di riconoscimento della cittadinanza agli stranieri, dato che il nostro Paese è già primo in Europa per numero di cittadinanze concesse annualmente. Atto n. 4-03853 CORTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: come riportato dalla stampa locale dopo due mesi di chiusura a seguito dell'emergenza COVID sono stati ridotti drasticamente, e in modo a quanto pare strutturale, i giorni di apertura degli uffici postali di Montecreto e Fiumalbo (Modena); diversi uffici in Appennino mantengono aperture a singhiozzo, che stanno causando enormi disagi a una popolazione in gran parte anziana costretta a file interminabili e a temperature molto elevate. File oltretutto che creano inevitabili assembramenti; a Montecreto l'apertura si è ridotta da sei a tre giorni, costringendo la popolazione a file anche di due ore con disagi evidenti anche per il tessuto socio-economico composto da importanti attività artigianali ed agricole; a Fiumalbo, la situazione è ancora più drammatica con un unico ufficio postale aperto per tutto il territorio comunale. File interminabili ed anziani costretti ore sotto il sole perché impossibilitati anche a sedersi su una panchina per le norme sul distanziamento sociale. L'alternativa diventa quindi l'Abetone o Pieve che debbono essere raggiunti in macchina. La situazione, a parere dell'interrogante, è intollerabile e denota una scarsissima attenzione dell'ente gestore alle zone di montagna troppo spesso abbandonate e per le quali il Governo non nutre alcuna attenzione, soprattutto in un momento di difficile ripresa delle attività anche turistiche; i contenuti del servizio postale universale sono definiti a livello europeo dalla direttiva 97/67/UE del 15 dicembre 1997 (cosiddetta "prima direttiva postale"), come successivamente modificata dalle direttive 2002/39/UE del 10 giugno 2002 (cosiddetta "seconda direttiva postale") e 2008/6/UE del 20 febbraio 2008 (cosiddetta "terza direttiva postale"). La direttiva stabilisce che il servizio universale corrisponde ad un'offerta di servizi postali di qualità determinata forniti permanentemente in tutti i punti del territorio a prezzi accessibili a tutti gli utenti. Il servizio postale universale deve essere assicurato per almeno cinque giorni a settimana e garantire almeno una raccolta e una distribuzione al domicilio degli utenti degli invii postali; il decreto legislativo n. 261 del 1999 rappresenta a tutt'oggi il testo di riferimento per la disciplina generale del servizio postale, con specifico riferimento alla fornitura del servizio universale. Tale decreto ha recepito i contenuti della direttiva 97/67/CE ed è stato successivamente modificato dal decreto legislativo n. 384 del 2003, che ha recepito la "seconda direttiva postale", 2002/39/CE, e dal decreto legislativo n. 58 del 2011, che ha recepito la "terza direttiva postale", la direttiva 2008/6/UE del 20 febbraio 2008. Fornitore del servizio universale è riconosciuta ex lege la società Poste italiane SpA per un periodo di quindici anni a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 58 del 2011 (e quindi fino al 30 aprile 2026); il servizio postale universale è affidato a Poste Italiane fino al 30 aprile 2026, sulla base del contratto di programma 2015-2019 firmato il 15 dicembre 2015 che «regola i rapporti tra lo Stato e la società per la fornitura del servizio postale universale, Poste Italiane S.p.A., nel perseguimento di obiettivi di coesione sociale ed economica, che prevedono la fornitura di servizi utili al cittadino, alle imprese e alle pubbliche amministrazioni mediante l'utilizzo della rete postale della Società»; a fronte del contributo che la società riceve per l'onere pubblico, pari a 262,4 milioni di euro all'anno, non sembra corrispondere un servizio di qualità, nonostante sulla «Carta dei servizi postali», pubblicata il 10 ottobre 2017, si legga che «grazie alla presenza capillare su tutto il territorio nazionale, ai forti investimenti in ambito tecnologico e al patrimonio di conoscenze rappresentato dai suoi oltre 140 mila dipendenti, Poste Italiane ha assunto un ruolo centrale nel processo di crescita e modernizzazione del Paese», si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché venga disposta nel più breve tempo possibile l'immediata riapertura degli uffici postali di Montecreto, Acquaria e Fiumalbo. Atto n. 4-03854 LANNUTTI CROATTI FERRARA VANIN ACCOTO PESCO Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che a quanto risulta all'interrogante: l'Agenzia giornalistica Italia (AGI), lo scorso 9 luglio ha dato notizia che il Ministro dell'università e della ricerca si è recato in visita presso "i laboratori dell'IRBM SpA e del Consorzio pubblico-privato CNCCS Scarl nella sede di Pomezia, complimentandosi con i ricercatori dell'Irbm e della controllata Advent per il lavoro svolto nella messa a punto del candidato vaccino antiCovid 19 realizzato in partnership con lo Jenner Institute della prestigiosa Oxford University e con l'autorevole multinazionale Astra Zeneca"; lo stesso Ministro, sempre secondo quanto riportato dall'AGI, ha aggiunto: "Come Ministero stiamo lavorando per rafforzare la collaborazione tra la straordinaria ricerca pubblica e le tante iniziative private che rappresentano un punto di forza nel nostro Paese. A breve ci sarà nella nostra programmazione la disponibilità di risorse apposite per finanziare la ricerca. Ciò significa investire sul futuro del nostro Paese, sulla sua sicurezza e sul suo benessere"; la società CNCCS S.c.ar.l, con sede in Pomezia è stata costituita il 17 novembre 2010, con un capitale sociale di 100.000 euro, da un socio pubblico, il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con il 20 per cento delle quote sociali, e da un socio privato, Irbm Science Park Srl (ora, Irbm SpA), con l'80 per cento delle quote; in data 14 febbraio 2011, a seguito di acquisto dalla Irbm Science Park Srl di quote pari a 10.000 euro (10 per cento del capitale), l'Istituto superiore di sanità entrava a far parte della compagine societaria CNCCS; risulta all'interrogante che, nell'adunanza dell'8 maggio 2020, tenutasi in videoconferenza ai sensi dell'art. 85, comma 3, lett. e) del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, la Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti ha approvato e trasmesso al Parlamento, insieme al conto consuntivo per l'esercizio 2018, la relazione con la quale riferisce sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'ISS; nelle conclusioni della relazione, i magistrati contabili invitano "l'ISS a procedere al costante monitoraggio della partecipazione in CNCCS scarl (Collezione Nazionale di Composti Chimici e Centro screening ) trattandosi di società partecipata in cui il numero dei dipendenti è inferiore rispetto agli amministratori. Questa Corte richiama l'attenzione degli organi dell'Istituto circa l'obbligo dell'adozione delle misure di razionalizzazione previste dall'art. 20, comma 2, del decreto legislativo 175 del 2016, in occasione della prossima revisione delle partecipazioni societarie"; l'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), con delibera n. 58 del 30 gennaio 2019, ha rilevato che le modalità di costituzione della società consortile CNCCS "non appaiono coerenti con le previsioni del combinato disposto dell'art. 5, comma 9, del decreto legislativo 50/2016 con l'art. 7, comma 5, del decreto legislativo 175/2016 e già dell'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 162/2016, nonché dell'avviso espresso dalla stessa ANAC nel parere AG5/2018/AP e dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011"; in pratica, il Cnr, con il placet del Ministero dell'istruzione, università e della ricerca, avrebbe individuato il socio privato entrato a far parte, con l'80 per cento del capitale sociale (dopo pochi mesi ridottosi al 70 per cento, con l'ingresso dell'ISS) della società consortile CNCCS in maniera illegittima, avendo omesso il ricorso alla procedura di evidenza pubblica, come richiesto dalla legge, qualora, come nel caso di specie, il soggetto privato detenga quote superiori al 50 per cento; l'invito ad adottare misure di razionalizzazione ex art. 20, comma 2, del decreto legislativo n. 175 del 2016, rivolto dalla Corte dei conti a CNCCS S.c.ar.l, si mostra del tutto fondato in quanto, a fronte di un numero di amministratori pari a 7 (il presidente del cda, professor Enrico Garaci; il vice Presidente, professor Giovanni Rezza, subentrato il 30 gennaio 2020 al professor Gualtiero Ricciardi, dimessosi il 31 dicembre 2018; l'a.d., dottor Pietro Di Lorenzo e i 4 Consiglieri di amministrazione, avvocato Ilaria Di Lorenzo, avvocato Matteo Liguori, dottoressa Ezia Ferrucci e dottor Paolo De Natale), alla data del 31 dicembre 2019, secondo dati Inps, il numero dei dipendenti della medesima CNCCS scarl, risulta essere, in media, pari a 3 (6 nel primo trimestre, 3 nel secondo, ridottisi a 2, nel terzo e quarto trimestre); tale dato sembra sollevare, tra l'altro, interrogativi in ordine alle modalità con le quali CNCCS, dal 2010 ad oggi, abbia potuto realizzare, con un numero di dipendenti esiguo (2/3 unità di personale, con qualifica ignota), i tanti progetti di ricerca finanziati dal Ministero con oltre 60 milioni di euro con appositi decreti a valere sul FOE (Fondo ordinario enti di ricerca), nell'ambito della sezione progetti di rilevanza internazionale ; a tali interrogativi sembra aver dato risposta il sindacato di ricercatori e tecnologi degli enti pubblici di ricerca Anpri che, con un comunicato del 27 gennaio 2020, afferma che almeno l'80 per cento dei fondi pubblici assegnati dal Ministero alla CNCCS sarebbe finito nella casse del socio maggioritario della stessa CNCCS (Irmb SpA o sua controllata) che dovrebbe aver realizzato i progetti di ricerca, con una partecipazione marginale dei ricercatori dei soci pubblici; in pratica, la CNCCS, come già evidenziato, costituita illegittimamente, avrebbe "subappaltato", senza il ricorso a gara pubblica, come richiesto dalla legge, i progetti di ricerca alla Irbm SpA (il cui amministratore delegato lo è anche di CNCCS, la cui sede è ospitata all'interno della stessa Irbm di Pomezia, come del resto confermato dal ridetto comunicato dell'AGI) o altra società controllata dalla medesima Irbm; dal bilancio 2018, ad esempio, si rileva che CNCCS, a fronte di un valore alla produzione di euro 9.310.005, di cui 9.225.000 a titolo di contributi in conto esercizio, ha registrato costi alla produzione per euro 9.285.314, di cui 8.987.981 a titolo di costi per servizi, mentre i costi lordi per il personale sono stati pari ad euro 223.999, si chiede di sapere: qualora i fatti descritti rispondano al vero, quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche alla luce del rilievo mosso dalla Corte dei conti nella relazione al Parlamento dell'8 maggio 2020, che deve intendersi rivolto, per analogia, anche al CNR, per evitare che lo stesso CNR continui a far parte di una società, la CNCCS, dai contorni poco chiari; in particolare, se il Ministro non ritenga di segnalare i medesimi fatti alle competenti autorità, anche al fine di accertare eventuali irregolarità. Atto n. 4-03855 LANNUTTI CROATTI PRESUTTO FERRARA MONTEVECCHI PESCO TRENTACOSTE Ai Ministri della salute e dello sviluppo economico Premesso che: "Big Pharma" è il termine usato per indicare il cartello composto dalle principali case farmaceutiche mondiali, tra cui figurano anche aziende italiane. Cartello che esercita pressioni sulla politica nazionale e internazionale grazie a potentissime lobby ; come si legge sul libro, appena uscito, dal titolo "Protocollo contagio" (autore il giornalista Franco Fracassi): «La maggior parte del bilancio dell'Ema (l'Agenzia europea del farmaco) è coperto dai contributi versati dalle case farmaceutiche per l'esame delle richieste d'autorizzazione al commercio dei nuovi medicinali. Il suo bilancio finanziario dipende per l'ottantatré per cento dal versamento dei contributi di Big Pharma. È una lobby così potente da avere la possibilità di scegliere uno dei due relatori incaricati di valutare la richiesta di approvazione di un nuovo farmaco. E perfino il consiglio di amministrazione dell'Ema ha un quarto dei suoi membri che ha dichiarato interessi nell'industria farmaceutica»; sul "British Medical Journal" si è potuto leggere: «La giurisdizione dell'industria sull'Ema è uno dei più grandi conflitti di interessi che si possano immaginare. In questo modo, l'industria regola l'autorizzazione dei suoi stessi prodotti»; la Nordic Cochrane Foundation è un'organizzazione indipendente e senza scopo di lucro formata da trentasettemila ricercatori di centotrenta Paesi. Quando nel 2016 l'Agenzia del farmaco si espresse sul vaccino per il "papilloma virus" (la cui spesa globale annuale si aggirava intorno ai venticinque miliardi di euro) Cochrane si espresse duramente contro l'Ema, accusandola di «aver manipolato gli studi sulla sicurezza del vaccino per il papilloma virus, divulgando alcuni dati marginali e omettendo di riportare una serie di presunti effetti collaterali importanti». E ancora: «È inaccettabile che nella sua relazione ufficiale non chiarisca che ha permesso alle compagnie farmaceutiche di essere giudici di sé stesse», aggiunse Cochrane; considerato che in un rapporto del Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri si può leggere: «La formazione dei medici è oggi finanziata soprattutto da Big Pharma e spesso ai convegni il medico "esperto", pagato dall'industria per fare una presentazione scientifica, veicola messaggi favorevoli ai prodotti di chi paga per organizzare il convegno. La formazione medica dovrebbe essere invece pagata dalle istituzioni per evitare condizionamenti. Stessa cosa succede per i convegni scientifici delle associazioni mediche, finanziati con i contributi delle multinazionali farmaceutiche che pagano per i simposi satelliti e si fanno carico delle spese di iscrizione, viaggio e pernottamento dei medici. Oggi perfino le associazioni dei malati sono supportate dall'industria dei farmaci»; inoltre, a quanto risulta all'interrogante: per "Big Pharma" non è sufficiente fare pressione sul medico di turno, convincendolo a suon di doni a prescrivere la molecola ics o la molecola ipsilon, la lobby del farmaco è alla costante ricerca di personaggi noti e influenti (i cosiddetti " influencer ") che possano condizionare le scelte dei loro colleghi, secondo quanto descritto in "Protocollo contagio". Ha rivelato a Jacky Law, un alto funzionario di una casa farmaceutica in forma anonima: «Ci sono i consulenti, gli opinion leader , i testimonial , poi c'è la vergogna più grande, quella dei ghost writer. Si tratta di medici o ricercatori pagati dall'industria per stilare un lavoro scientifico che sarà poi sottoposto a una rivista scientifica importante. Il lavoro non sarà firmato da loro, perché lo dovrà fare quello che viene chiamato "guest author"; il barone noto al mondo accademico, che non ha scritto il protocollo della ricerca, non ha partecipato alla raccolta dei dati e all'elaborazione e spesso non ne sa proprio nulla in merito, ma alla fine per fama e soldi lo firma spacciandosi per il vero autore. Un meccanismo perverso e pericoloso. Perché così facendo di fatto è l'industria a decidere le future figure apicali in campo medico, coloro che dirigeranno le strutture complesse di ospedali e università. E poi saranno questi personaggi, una volta arrivati in cima, a favorire i prodotti delle stesse industrie e a favorire le politiche sanitarie desiderate da Big Pharma», si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano al corrente dei fatti descritti; se ritengano utile intervenire in sede di Agenzia europea del farmaco per contribuire a mettere fine allo strapotere di "Big Pharma"; se non ritengano di dover avviare una riforma dell'EMA, che riduca se non addirittura elimini i finanziamenti privati in modo da limitare quanto più possibile l'influenza che questi esercitano sulle decisioni dell'Agenzia europea; se vogliano introdurre delle norme che impediscano alle case farmaceutiche di finanziare la formazione dei medici e l'utilizzo di medici per promuovere i farmaci; se intendano vietare la pratica del ghost writing nelle ricerche scientifiche; se ritengano giusto limitare la pratica di lobbying delle case farmaceutiche e, in caso positivo, se vogliano agire verso tale direzione. Atto n. 4-03856 TESTOR Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: sono passati ormai quattro mesi dall'entrata in vigore del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" e noto come "decreto Cura Italia", il quale ha introdotto numerose misure in tema di ammortizzatori sociali per sostenere i lavoratori su tutto il territorio nazionale; a tutt'oggi ci sono 6.000 lavoratori trentini, impiegati soprattutto nei settori dell'artigianato, della ristorazione e del turismo, che non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione per i periodi di sospensione lavorativa motivata dall'emergenza epidemiologica da COVID-19; tra questi, oltre 2.000 lavoratori non hanno entrate da tre o quattro mesi, in quanto non hanno ripreso a lavorare, né percepiscono alcuna indennità; Assoartigiani ha provveduto da tempo a lanciare un allarme sulla situazione delle imprese e dei lavoratori del settore dell'artigianato, evidenziando come sia inaccettabile che ad oggi i lavoratori del settore stiano ancora attendendo i pagamenti dei mesi di aprile, maggio e giugno a causa dei ritardi nell'assegnazione delle risorse pubbliche al Fondo di solidarietà bilaterale dell'artigianato; il totale delle domande presentate al Fondo da imprese artigiane trentine è pari a 2.600 per 7.600 lavoratori; sinora sono state pagate solo le indennità di febbraio e marzo, grazie all'utilizzo delle risorse proprie del Fondo, pari a 1,2 milioni di euro per il Trentino; le indennità di aprile dovevano essere invece coperte attingendo a risorse dello Stato, ma sinora è stato corrisposto solo il 25 per cento circa; a quanto detto si aggiunga inoltre che oltre 200 lavoratori e lavoratrici delle mense aziendali trentine, che da marzo sono in cassa integrazione in deroga, non hanno ancora ricevuto alcunché; la cassa integrazione degli addetti del turismo è coperta dal Fondo di solidarietà trentino, che insieme all'Inps ha accelerato i pagamenti: gli importi marzo e aprile sono stati erogati a giugno, a breve saranno corrisposti di importi relativi al mese di maggio; ulteriore preoccupazione desta infine la situazione dei 70 dipendenti di 4 cooperative sociali che operano in appalto negli impianti sportivi e palestre scolastiche Asis, i quali solitamente durante la sospensione estiva delle attività scolastiche ricevono una retribuzione derivante dalla banca dati accumulata durante l'anno; avendo potuto accumulare poco nel corso del 2020, detti lavoratori si ritrovano ora senza stipendio e senza ammortizzatori sociali, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché gli ammortizzatori sociali previsti a normativa vigente siano tempestivamente erogati in favore dei lavoratori che ne hanno diritto. Atto n. 4-03857 PUGLIA VACCARO DONNO ANGRISANI TRENTACOSTE MORONESE FERRARA PISANI Giuseppe GIANNUZZI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la previdenza complementare è una forma di previdenza che si aggiunge a quella obbligatoria, ma non la sostituisce. È fondata su un sistema di finanziamento a capitalizzazione. Per ogni iscritto viene creato un conto individuale nel quale affluiscono i versamenti che vengono poi investiti nel mercato finanziario da gestori specializzati (in azioni, titoli di Stato, titoli obbligazionari, quote di fondi comuni di investimento) e che producono, nel tempo, rendimenti variabili in funzione dell'andamento dei mercati e delle scelte di gestione. La Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) ha il compito di vigilare e garantire trasparenza e correttezza dei comportamenti delle forme pensionistiche complementari; il Fondo pensione complementare a capitalizzazione per i giornalisti italiani (Fondo giornalisti) pubblicava in data 15 novembre 2019 l'avviso di selezione per l'incarico di direttore generale del Fondo. Dal suddetto bando si apprende che "Il Fondo non ha scopo di lucro. Aderendo a Fondo giornalisti, gli iscritti hanno l'opportunità di partecipare direttamente alla vita del Fondo: in particolare, gli stessi sono chiamati a eleggere i componenti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio dei Sindaci, organi caratterizzati da una composizione "paritetica", ovverossia da uno stesso numero di rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro"; considerato che a quanto risulta agli interroganti: il 23 giugno 2020 il consiglio d'amministrazione del Fondo giornalisti ha affidato l'incarico di direttore generale al professor Marco Micocci, con 7 voti a favore contro 6. Al riguardo, dalle notizie di stampa si apprende di come la parte datoriale abbia imposto un proprio componente del cda, l'attuario Marco Micocci, contro il parere compatto della componente della categoria. Nello specifico: "Per la designazione di Micocci è stato decisivo il suo stesso voto e poi, nel momento che due candidati si sono fronteggiati con sei voti a testa, il fatto che il presidente Alessandro Serrau - ora espressione degli editori per la turnazione imposta dallo statuto - facesse valere la norma che consente in caso di parità di valutare doppio il proprio voto. È una pagina nera per il Fondo Complementare che statutariamente impone un equilibrio tra le parti, equilibrio che di fatto ora viene snaturato. Il Fondo rappresenta il "tesoretto" della pensione complementare dei giornalisti, che hanno fatto di tutto per cercare una mediazione alla fine di un processo di selezione, portato avanti con i meccanismi di trasparenza di un bando di gara pubblico, che aveva fatto emergere ottime professionalità già operative in alcune direzioni di altri enti previdenziali. Si tratta di una scelta che di fatto mette a repentaglio il dialogo tra le parti in un presidio così importante per il welfare dei giornalisti italiani per questo i consiglieri eletti dai giornalisti non abbasseranno la guardia mantenendo il proprio impegno a tutela del futuro dei colleghi" ("senzabavaglio.info", 24 giugno 2020); considerato inoltre che: il punto 3, lettera e) del citato avviso di selezione per l'incarico di direttore generale del Fondo giornalisti, tra le condizioni necessarie per partecipare alla selezione, prevede: "assenza di situazioni di conflitto di interesse, anche potenziale, derivanti da rapporti di controllo, di partecipazione o relazione d'affari, advisory o altra situazione soggettiva, anche part time , con i soggetti coinvolti nel network operativo del Fondo (ad. es. gestori delle risorse, depositario, soggetti preposti alla fornitura di beni e/o servizi, fonti istitutive)"; tale previsione mira a garantire l'indipendenza e la terzietà del soggetto destinato a ricoprire la carica di direttore generale del Fondo; basti pensare al fatto che, come ragione di incompatibilità, possa esservi anche l'esistenza di una situazione soltanto potenziale di un conflitto di interesse; considerato infine che: dalle informazioni reperite dagli interroganti, unitamente a quanto riferito al medesimo dalla componente giornalisti del consiglio di amministrazione del Fondo, il dottor Marco Micocci ricopriva la carica di consigliere all'epoca della votazione per la nomina del direttore generale del Fondo stesso; è noto che la Federazione italiana editori giornali costituisce una delle figure istitutive del Fondo giornalisti. Risulta, conseguentemente, difficile non scorgere una certa conflittualità, quanto meno potenziale, con i requisiti di indipendenza richiesti come necessari per partecipare alla selezione in questione, si chiede di sapere: quali siano le considerazioni dei Ministro in indirizzo sulla questione descritta; se e quali iniziative intenda intraprendere in merito ai fatti esposti, soprattutto circa le criticità evidenziate in tema democraticità delle istituzioni rappresentative; se intenda interessare la COVIP per la verifica circa il rispetto delle condizioni che garantiscono la trasparenza ed il buon funzionamento del Fondo giornalisti. Atto n. 4-03858 DE POLI Al Ministro dell'interno Premesso che: nel corso dell'esame del disegno di legge 1477 (armonizzazione comparto sicurezza Vigili del fuoco) in 1ª Commissione permanente del Senato, il 1° luglio 2020 sono state audite alcune organizzazioni del corpo dei Vigili del fuoco, che hanno esposto le varie problematiche riscontrate nel testo; sono emerse, in particolare, criticità relative alla distribuzione del 16 milioni di euro previsti dall'art. 1, comma 133, della legge n. 160 del 2019, che sarebbe, sempre a detta degli interessati, iniqua, sia relativamente agli aumenti salariali previsti, che al trattamento previdenziale, avvantaggiando le cariche dirigenziali; inoltre, l' applicazione dell'art. 6, comma 3, del decreto legislativo del 6 ottobre 2018, n. 127, che prevede che il personale del ruolo dei Vigili del fuoco, dopo aver frequentato il previsto corso di formazione d'ingresso, venga successivamente assegnato in una sede del Corpo con periodo di permanenza non inferiore a cinque anni, paleserebbe una ingiustizia nei confronti del personale operativo neoassunto il quale, nei processi di mobilità, non vedrebbe garantita l'anzianità di servizio rispetto al personale assunto successivamente, si chiede di sapere quali opportune iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di provvedere tempestivamente, con le risorse adeguate, all'equiparazione del trattamento retributivo e pensionistico del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco con quello delle altre forze dell'ordine e garantire una distribuzione equa e ponderata dei fondi messi a disposizione che gratifichi realmente chi garantisce il primo soccorso urgente, mettendo a rischio la proprio vita e, inoltre, se non reputi necessario intervenire sulla norma che regola la permanenza nella sede di assegnazione. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-01793 del senatore Parrini, su due concorsi pubblici banditi il 30 giugno 2020.