Document Type: massime
Token Count: $#tokens

Procedimento civile - Equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo - Determinazione della durata ragionevole del giudizio definito in modo irrevocabile in sei anni - Ritenuta applicabilità anche ai procedimenti regolati dalla legge n. 89 del 2001 - Censura di norma non applicabile a tali procedimenti - Difetto di rilevanza delle questioni - Inammissibilità.. Sono inammissibili, per difetto di rilevanza, le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2- ter , della legge 24 marzo 2001, n. 89, impugnato - in riferimento agli artt. 3, 111, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione agli artt. 6 e 13 della CEDU - in quanto stabilisce che si considera comunque rispettato il termine della ragionevole durata del processo se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni, nella parte in cui sarebbe applicabile ai procedimenti previsti dalla legge n. 89 del 2001. In particolare, con la sentenza n. 36 del 2016, la Corte ha già chiarito che il termine di sei anni indicato dalla norma impugnata si applica ai soli procedimenti che in concreto si siano svolti in tre gradi di giudizio, al fine di compensare l'eccessiva protrazione di una fase con la maggiore celerità di un'altra. Quindi, la disposizione censurata, poichè non è mai applicabile ai procedimenti previsti dalla legge n. 89 del 2001, articolati dal legislatore in due soli gradi, non risulta applicabile nei procedimenti a quibus .