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Ratifica ed esecuzione dei seguenti Protocolli: a) Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 18 dicembre 1997; b) Protocollo di emendamento al Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 22 novembre 2017. Onorevoli Senatori. – A) PROTOCOLLO ADDIZIONALE ALLA CONVENZIONE SUL TRASFERIMENTO DELLE PERSONE CONDANNATE, FATTO A STRASBURGO IL 18 DICEMBRE 1997 Il principale strumento per attuare il trasferimento delle persone condannate è la Convenzione del Consiglio d'Europa, firmata a Strasburgo il 21 marzo 1983 alla quale hanno aderito numerosi Paesi, che deve essere integrata, per quanto in essa non specificato, dalla normativa codicistica ed, in particolare, dagli articoli 742 e seguenti del codice di procedura penale. Ai sensi dell'articolo 3 della Convenzione una persona condannata può essere trasferita se ricorrono le seguenti condizioni: - la persona condannata è cittadino dello Stato di esecuzione; - la sentenza è definitiva; - la durata della pena ancora da scontare è di almeno sei mesi alla data di ricevimento della richiesta di trasferimento, o indeterminata; - la persona condannata – o, allorquando in considerazione della sua età o delle sue condizioni fisiche o mentali uno dei due Stati lo ritenga necessario, il suo rappresentante legale – acconsente al trasferimento; - gli atti o le omissioni per i quali è stata inflitta la condanna costituiscano reato ai sensi della legge dello Stato di esecuzione o costituirebbero reato se fossero commessi sul suo territorio; - lo Stato di condanna e lo Stato di esecuzione sono d'accordo sul trasferimento. Oltre al consenso della persona condannata, è essenziale, quindi, che vi sia anche l'accordo dei due Stati, i quali, tuttavia, sono soggetti a dei precisi obblighi, secondo quanto previsto dall'articolo 4. Inoltre, la persona condannata deve essere informata per iscritto di ogni azione intrapresa dallo Stato di condanna o dallo Stato di esecuzione, così come di ogni decisione presa da uno dei due Stati in merito ad una richiesta di trasferimento. Il Protocollo addizionale alla Convenzione citata (Strasburgo, 18 dicembre 1997) si propone la finalità di facilitare l'applicazione della Convenzione del 1983 ed, in particolare, di perseguire gli obiettivi, in essa enunciati, di servire gli interessi di una buona amministrazione della giustizia e di favorire il reinserimento sociale dei condannati. Esso è stato firmato dall'Italia il 26 maggio 2000 ed è entrato in vigore sul piano internazionale il 1° giugno 2000. Il Protocollo prevede, a determinate condizioni, il trasferimento dell'interessato indipendentemente dal suo consenso. In particolare l'articolo 2 del Protocollo dispone che, nel caso in cui il cittadino di uno Stato Parte, nei confronti del quale è stata pronunciata sentenza di condanna definitiva in altro Stato Parte, tenti di sottrarsi all'esecuzione della condanna, rifugiandosi nel territorio dello Stato di cui è cittadino, lo Stato di condanna può chiedere allo Stato di cittadinanza di procedere all'esecuzione della pena, anche previo arresto del condannato. L'articolo 3 prevede che lo Stato di esecuzione possa accettare il trasferimento di un condannato senza il consenso di quest'ultimo purché vi sia una richiesta dello Stato di condanna e la condanna comporti l'espulsione o il riaccompagnamento alla frontiera, sentito il parere dell'interessato. Si prevede che la persona trasferita non potrà comunque essere perseguita per un fatto anteriore e diverso rispetto a quello di condanna, ad eccezione dei casi previsti dal paragrafo 4 lettere a) e b) . Sulla disposizione convenzionale in esame è ammessa la possibilità di apporre una riserva (articolo 3 paragrafo 6). Gli articoli 4-9 disciplinano rispettivamente la firma ed entrata in vigore, l'adesione, l'applicazione territoriale, l'applicazione temporale, la denuncia e le notifiche. B) PROTOCOLLO DI EMENDAMENTO AL PROTOCOLLO ADDIZIONALE ALLA CONVENZIONE SUL TRASFERIMENTO DELLE PERSONE CONDANNATE, FATTO A STRASBURGO IL 22 NOVEMBRE 2017 Il Protocollo modificativo, adottato dal Consiglio d'Europa (CoE) il 5 luglio 2017, emenderà il Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate entrato in vigore nel giugno dell'anno 2000. I lavori di preparazione del Protocollo sono stati condotti a partire dal 2015 dal Comitato di esperti sul funzionamento delle Convenzioni europee sulla cooperazione nel settore penale (PC – OC), sotto l'autorità del Comitato europeo del CoE sui problemi della criminalità (CDPC). I lavori sono stati avviati a seguito dell'inchiesta sull'effettiva attuazione della Convenzione e del suo Protocollo addizionale condotta dal PC – OC a partire dal novembre del 2013, che ha messo in luce le difficoltà denunciate da molte Parti contraenti nel dare effettiva esecuzione alle disposizioni ivi contenute. Il Protocollo modificativo tenta dunque di aggiornare il Protocollo addizionale, emendandolo al fine di migliorarne l'effettiva l'applicabilità. In sintesi, obiettivo ultimo è la creazione di un set di norme condivise e di facile attuazione in tema di trasferimento di persone condannate, con particolare riferimento a due casi chiave: - il soggetto condannato che non si trovi all'interno del territorio dello Stato di condanna, rendendo estremamente complicata l'esecuzione della sentenza; - il soggetto condannato che sia oggetto di un decreto di espulsione al termine del periodo di reclusione. È comunque essenziale rilevare che il Protocollo non detta obbligo alcuno, né per lo Stato di condanna né per quello di esecuzione, limitandosi a creare una cornice normativa in cui gli Stati possano cooperare su base volontaria. Il preambolo afferma la volontà di facilitare l'applicazione del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione, rispecchiando la significativa evoluzione che la cooperazione internazionale in materia di trasferimento di persone condannate ha subito dalla sua entrata in vigore. In quest'ottica, viene assegnata una priorità ai temi della giustizia e del reinserimento sociale in favore delle persone condannate. L'articolo 1 modifica titolo e primo paragrafo dell'articolo 2 del Protocollo addizionale. Nella nuova formulazione è previsto che lo Stato di condanna possa richiedere allo Stato di nazionalità del reo di farsi carico dell'esecuzione della condanna in due casi: quando il soggetto ha lasciato il Paese a giudizio ancora in corso o dopo che una sentenza definitiva è stata emessa, e si trova nel suo Stato di nazionalità. In entrambe le circostanze l'applicabilità è ulteriormente ristretta dalla previsione che il soggetto sia a conoscenza del giudizio in corso o della sentenza. L'articolo 2 modifica gli articoli 1, 3.a e 4 dell'articolo 3 del Protocollo aggiuntivo. Aspetto centrale della nuova versione è la possibilità per lo Stato di esecuzione di accordare il trasferimento di una persona condannata presso lo Stato di condanna che ne faccia richiesta senza il previo consenso del soggetto stesso. Tale previsione viene però bilanciata da una serie di disposizioni limitative: il soggetto ha comunque diritto ad esprimere un parere, che deve essere registrato; la sentenza di condanna deve prevedere, alla conclusione della pena, un ordine di espulsione nei confronti del condannato. Nei casi in cui il soggetto non formuli alcun parere, ed a patto che ciò sia formalmente registrato, il trasferimento è sempre possibile. È inoltre previsto che il soggetto trasferito in applicazione di tale procedura non possa essere oggetto di alcun provvedimento restrittivo, o essere sottoposto ad indagini da parte della magistratura, per i reati commessi precedentemente al trasferimento stesso. Quattro le eccezioni a questa disposizione di carattere generale: qualora si tratti dello stesso reato per cui la pena da eseguire è stata comminata; qualora lo Stato di condanna, tramite un'apposita e dettagliata documentazione, lo autorizzi; qualora, scontata la pena, il soggetto non abbia lasciato il territorio dello Stato di esecuzione entro 30 giorni; qualora il soggetto faccia ritorno presso lo Stato di esecuzione pur dopo averlo lasciato entro 30 giorni. L'articolo 3 dispone l'apertura alla firma a tutti gli Stati parte del Protocollo addizionale, prevedendo il deposito degli strumenti di ratifica presso il Segretario Generale del CoE. E’ inoltre stabilito che dopo l'apertura alla firma, uno Stato Parte della Convenzione non possa ratificare o aderire al Protocollo addizionale senza aver ratificato o aderito al Protocollo modificativo. L'articolo 4 specifica l'entrata in vigore del Protocollo, fissata per il primo giorno del mese seguente allo scadere di un termine di tre mesi dalla data in cui tutti gli Stati parte del Protocollo addizionale avranno espresso il loro consenso ad essere vincolati dal Protocollo modificativo. L'articolo 5 disciplina l'applicazione provvisoria del Protocollo, che necessita di un'apposita dichiarazione da rendersi al Segretario Generale del CoE e si applica solo nei confronti degli altri Stati Parte che hanno effettuato la medesima dichiarazione. L'articolo 6 disciplina la transitorietà dal regime provvisorio, che terminerà alla data dell'entrata in vigore del Protocollo. L'articolo 7 Prevede che il Segretario Generale del CoE notifichi agli Stati membri del CoE, ai firmatari, agli Stati contraenti e ad ogni altro Stato che sia stato invitato ad aderire alla presente Convenzione: ogni singola firma, ogni singolo deposito di uno strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione; la data di entrata in vigore del Protocollo; ogni dichiarazione di applicazione provvisoria; ogni altra azione, dichiarazione, notifica o comunicazione relativa al Protocollo modificativo.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i seguenti Protocolli: a) Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 18 dicembre 1997; b) Protocollo di emendamento al Protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Strasburgo il 22 novembre 2017. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data ai Protocolli di cui all'articolo 1 a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto, rispettivamente, dall'articolo 4 del Protocollo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) e dall'articolo 4 del Protocollo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) . 3 (Copertura finanziaria) 1 Agli oneri derivanti dalle spese di missione discendenti dall'attuazione dagli articoli 2 e 3 del Protocollo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) , valutati in euro 5.189 annui a decorrere dall'anno 2019, e dalle rimanenti spese derivanti dall'articolo 3 del medesimo Protocollo, pari a euro 4.000 annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019 – 2021, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2 Agli oneri valutati di cui al comma 1 si applica l'articolo 17, commi da 12 a 12- quater , della legge 31 dicembre 2009, n. 196. 3 Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 4 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .