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Processo penale - Principio di parità tra le parti - Identità tra i poteri processuali del pubblico ministero e quelli dell'imputato - Esclusione, nei limiti della ragionevolezza.. Il principio di parità delle parti processuali non comporta necessariamente, nel processo penale, l'identità tra i poteri del pubblico ministero e quelli dell'imputato: infatti, stanti le fisiologiche differenze che connotano le posizioni delle due parti, ripartizioni asimmetriche di poteri tra le stesse sono compatibili con il principio di parità, alla duplice condizione che tali asimmetrie trovino un'adeguata ratio giustificatrice nel ruolo istituzionale del PM, ovvero in esigenze di funzionale e corretta esplicazione della giustizia penale, e che risultino comunque contenute - anche in un'ottica di complessivo riequilibrio delle posizioni delle parti - entro i limiti della ragionevolezza. - V., citate, sentenze n. 26/2007, n. 98/1994 e n. 432/1992, e ordinanze n. 46/2004 e n. 165/2003.