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Modifiche all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 216, in materia di imposta municipale propria. Onorevoli Senatori. -- «I canali e le vie attraverso cui il denaro viene convogliato verso il pubblico utilizzo sono di due specie: una lo convoglia verso le casse pubbliche e l'altra lo riporta fuori per i pagamenti pubblici. Sono della prima specie i collettori, gli esattori e i tesorieri; sono della seconda anche i tesorieri e gli ufficiali nominati per il pagamento dei diversi ministri pubblici o privati. Anche in questo l'uomo artificiale continua ad assomigliare a quello naturale, le cui vene ricevono il sangue dalle diverse parti del corpo e lo portano al cuore, che reso vitale, lo rimanda fuori attraverso le arterie, per vivificare e per rendere capaci di muoversi tutte le membra del corpo» (da «Leviatano», di Thomas Hobbes). Il presente disegno di legge si pone l'obiettivo di rivedere l'attuale disciplina in vigore per la più importante imposta patrimoniale presente nel nostro sistema fiscale, al fine di ridurne il peso oggi gravante sulle fasce più deboli della nostra società e su quell'ampio tessuto di attività produttive che costituiscono la struttura portante del nostro sistema economico. La riforma dell'imposta municipale propria (IMU) e le fonti di copertura rispondono ad un obiettivo unico, ovvero quello di favorire una maggiore equità del prelievo e una redistribuzione delle risorse disponibili spostando, nel contempo, l'asticella dalla tassazione dei fattori produttivi a quella della rendita. Equità, efficienza del sistema tributario e stabilità dei conti sono le direttrici di un disegno volto a migliorare il modo in cui le diverse parti di quell'uomo artificiale, che è lo Stato, contribuiscono a renderlo vitale e capace di far muovere, nel miglior modo possibile, tutte le sue membra. Per quanto riguarda la prima abitazione e le relative pertinenze, nel primo anno di applicazione dell'imposta municipale propria, decisa in via sperimentale dall'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 216, (cosiddetto «decreto Salva Italia»), ben il 70 per cento dei contribuenti ha avuto un reddito inferiore ad euro 26.000 contribuendo al «gran salvadanaio» per oltre il 60 per cento, laddove quel 3 per cento di soggetti titolari di un reddito superiore ad euro 75.000 ha portato in dote una quota pari al 6 per cento. Da artigiani, imprese e commercianti proviene oltre il 30 per cento del gettito complessivo, che nell'anno 2012 è stato pari a 23,7 miliardi di euro, contributo che a normativa vigente raggiungerà il 41 per cento nel 2013, rendendo arduo per essi affrontare l'attuale momento di crisi economica. Inoltre, il mancato aggiornamento del catasto, che nella versione attuale impedisce di tener conto degli effettivi valori di mercato, indispensabili per far funzionare in modo efficiente un’imposta la cui ratio risiede nel cosiddetto principio del beneficio della spesa pubblica, rende, in mancanza di un intervento legislativo, ancor più drammatiche le disparità di trattamento tra i contribuenti, come più volte sottolineato anche dalle istituzioni europee. In questo contesto la riforma dell'attuale disciplina prevista per l'imposta municipale propria, finanziata con l'introduzione di un contributo di solidarietà del 7 per cento per chi consegue un reddito superiore ad euro 100.000, armonizzando la tassazione delle rendite finanziarie, passando dall'aliquota attuale del 12,5 per cento ad una del 23 per cento ed infine aumentando di 0,5 punti percentuali la tassazione sulle transazioni finanziarie, sono le logiche conseguenze di una riforma disegnata nel segno di una maggiore equità fiscale senza mai abbandonare la necessità di garantire la stabilità dei saldi di bilancio. Nel merito, l'articolo 1 riduce l'aliquota applicata ai fabbricati strumentali utilizzati nel settore dell'agricoltura, aliquota che passa dall'attuale 0,2 per cento allo 0,1 per cento. Tale disposizione riconosce un importante sostegno ad un settore, quale quello dell'agricoltura, di fondamentale importanza per la nostra economia e che sta attraversando un periodo di forte difficoltà. Per quanto riguarda la tassazione sulla prima abitazione e relative pertinenze, al fine di rendere maggiormente progressivo il prelievo si prevede l'introduzione di un sistema di detrazioni legate al livello del reddito dichiarato ai fini IRPEF. Si passa dai 500 euro per chi dichiara un reddito inferiore a 10.000 euro ad una detrazione pari a zero per i titolari di reddito superiore a 120.000 euro. In base ai dati forniti dal Ministero dell’economia e delle finanze questa modifica determina l'esenzione totale dal pagamento dell'imposta per tutti coloro che dichiarano un reddito complessivo fino a 26.000 euro, che rappresentano oltre il 70 per cento dei soggetti passivi dell'imposta municipale propria. Infine, l'articolo 1 introduce il principio della transitorietà dell'applicazione dei coefficienti di rivalutazione e dei moltiplicatori da applicare ai fini della determinazione della base imponibile IMU, in attesa della riforma del catasto dei fabbricati che dovrà garantire l'allineamento dei valori catastali a quelli di mercato. Con l'articolo 2, a sostegno del sistema produttivo, il disegno di legge prevede la riduzione del 50 per cento dell'aliquota standard applicata nei confronti dei capannoni, negozi e laboratori artigianali, aliquota che passa dall'attuale 0,76 per cento allo 0,38 per cento, con un notevole vantaggio per le attività produttive che vedono ridursi drasticamente il carico fiscale su un importante fattore produttivo. Per non pregiudicare l'autonomia degli enti locali, viene mantenuta la facoltà per i comuni di aumentare l'aliquota di 0,3 punti percentuali al fine di reperire maggiori risorse per finanziare i propri bilanci. Se la redistribuzione e la virtuosità dei comuni sono la parola d'ordine per la prima abitazione, la crescita e la competitività sono quelle in tema di immobili posseduti dalle attività produttive, per le quali viene previsto uno spostamento della tassazione dai fattori produttivi alle rendite. Per sostenere il settore delle medie e piccole imprese si prevede la possibilità per i comuni di deliberare un’ulteriore riduzione dell'aliquota, sino allo 0,2 per cento. L'articolo 3 riconosce nuove funzioni e possibilità per i comuni in tema di imposta municipale propria. In primo luogo, per migliorare l'efficienza del sistema fiscale in attesa della riforma del catasto, si prevede la possibilità per i comuni di partecipare all'attività di accertamento dei valori di cessione a titolo oneroso di fabbricati e terreni, a fronte di incentivi e premi. Oltre a migliorare l'efficienza del sistema fiscale, tra gli altri effetti che possono derivare da questa disposizione vi è anche la creazione di importanti sinergie tra amministrazione centrale e comuni nell'ambito della lotta all'evasione fiscale nel settore delle transazioni immobiliari. Inoltre si introduce un'ulteriore disposizione che consente ai comuni di decidere l'innalzamento della detrazione sino a concorrenza dell'imposta, ovvero l'esenzione totale dal pagamento per tutti i contribuenti, se pongono in essere comportamenti virtuosi. In particolare, oltre a garantire il rispetto del patto di stabilità, i comuni possono avvalersi di questa possibilità se dalla partecipazione all'attività di contrasto all'evasione a livello nazionale e locale riescono a reperire risorse per un valore pari al mancato gettito derivante dall'applicazione delle aliquote standard e delle nuove detrazioni, assicurando così l'invarianza dei conti pubblici. Infine, l'articolo 4 individua le coperture finanziare necessarie a salvaguardare i saldi di bilancio, con la previsione di un innalzamento della tassazione sulle rendite e i redditi da capitale, rispetto ai quali l'imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi passa dall'attuale 12,5 per cento al 23 per cento, e sulle transazioni finanziarie con un aumento di 0,5 per cento dell'aliquota attualmente prevista. Ulteriori risorse saranno garantite dall'introduzione di un contributo di solidarietà sulle fasce di reddito più alte, recependo le recenti indicazioni della Corte costituzionale sul contributo già introdotto, per il periodo 2011/2013, dal decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. In particolare, il disegno di legge prevede un contributo nella misura del 7 per cento a carico di tutti coloro che dichiarano un reddito complessivo superiore a 100.000, senza distinzione tra le varie tipologie di reddito. In allegato alla presente relazione, si propongono, in forma di relazione tecnica, le indicazioni e i dati di dettaglio relativi agli oneri derivanti dal disegno di legge e ai relativi mezzi di copertura.. 1 (Modifiche all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, in materia di imposta municipale propria. Immobili adibiti ad uso produttivo nel settore dell'agricoltura ed immobili adibiti a prima abitazione) 1 Dopo il comma 2 dell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è inserito il seguente: « 2-bis . In via transitoria, nelle more della revisione del catasto urbano, per la determinazione della base imponibile dell'imposta municipale propria e del valore immobiliare dei fabbricati si applicano le disposizioni di cui ai commi 3 e 4». 2 Al comma 7 dell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dopo il secondo periodo è aggiunto il seguente: «L'aliquota prevista da ciascun comune per l'abitazione principale e per le relative pertinenze si applica, nella medesima misura, anche agli immobili concessi dal soggetto passivo in comodato d'uso gratuito ai familiari fino al primo grado». 3 Al comma 8 dell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modificazioni: a al primo periodo, le parole: «0,2 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «0,1 per cento»; b al secondo periodo, le parole: «fino allo 0,1 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «fino allo 0,05 per cento». 4 Al comma 10 dell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modificazioni: a al primo periodo, le parole: «euro 200» sono sostituite dalle seguenti: «euro 500 fino ad un reddito complessivo di 10.000 euro, euro 400 se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 10.000 euro ma non a 26.000 euro, euro 300 se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 26.000 euro ma non a 55.000 euro, euro 200 se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 55.000 euro ma non a 75.000 euro, euro 100 se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 75.000 euro ma non a 120.000 euro,»; b al secondo periodo, le parole: «Per gli anni 2012 e 2013,» sono soppresse; c al terzo periodo, le parole: «l'importo massimo di euro 400» sono sostituite dalle seguenti: «euro 700 fino ad un reddito complessivo di 10.000 euro, euro 600 se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 10.000 euro ma non a 26.000 euro, euro 500 se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 26.000 euro ma non a 55.000 euro, euro 400 se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 55.000 euro ma non a 75.000 euro, euro 300 se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 75.000 euro ma non a 120.000 euro». 5 Dopo il comma 10 dell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è inserito il seguente: « 10-bis . I comuni applicano l'aliquota di base ridotta dello 0,2 per cento agli immobili appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari, nonché agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari». 2 (Modifiche all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, in materia di imposta municipale propria. Immobili adibiti ad usi produttivi) 1 All'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 6 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «I comuni possono ridurre l'aliquota di base sino allo 0,2 per cento per i fabbricati strumentali di proprietà direttamente utilizzati dalle microimprese, come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, per lo svolgimento dell'attività produttiva.»; b dopo il comma 7 è inserito il seguente: « 7-bis . L'aliquota è ridotta allo 0,38 per cento per gli immobili appartenenti alle categorie catastali A/10, C/l, C/3, C/4, C/5, D/1, D/2, D/3, D/4, D/5, D/6, D/7, D/8 e D/9. I comuni, con deliberazione del consiglio comunale, adottata ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, possono modificare in aumento la suddetta aliquota: a) sino a 0,3 punti percentuali, quando si tratta di fabbricati di proprietà di soggetti che svolgono attività d’impresa e, contemporaneamente, presentino le caratteristiche di cui al comma 2 dell'articolo 46 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; b) sino a 0,6 punti percentuali, negli altri casi diversi da quelli di cui alla lettera a) ». 2 All’articolo 1, comma 380, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, la lettera g) è abrogata. 3 All’articolo 1, comma 380, lettera b) , della legge 24 dicembre 2012, n. 228, le parole: «4.145,9 milioni di euro» sono sostituite dalle seguenti: «5.542.370.019,14 euro». 3 (Modifiche all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, in materia di imposta municipale propria. Nuove competenze dei comuni) 1 All'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dopo il comma 10- bis , introdotto dall’articolo 1, comma 5, della presente legge, sono inseriti i seguenti: « 10-ter . I comuni, con deliberazione del consiglio comunale, adottata ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, possono aumentare la detrazione di cui al comma 10 fino a concorrenza dell'imposta dovuta, purché siano rispettate contemporaneamente le seguenti condizioni: a) rispetto del patto di stabilità interno; b) partecipazione all'attività di accertamento delle imposte erariali ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248; c) dall'attività di accertamento di cui alla lettera b) l'amministrazione comunale nel singolo anno d'imposta riesca ad accertare, anche in via provvisoria, imposte erariali pari almeno al 50 per cento dell'importo di cui alla lettera b) del comma 10- quater ; d) dall'attività di contrasto all'evasione ed elusione dei tributi locali, l'amministrazione comunale nel singolo anno d'imposta riesca ad accertare ed incassare a titolo definitivo tributi locali pari almeno al 50 per cento dell'importo di cui alla lettera b) del comma 10- quater . 10-quater . I comuni annualmente comunicano al Ministero dell'economia e delle finanze e al Ministero dell'interno: a) la previsione relativa all'entrata derivante dall'imposta municipale propria sull'abitazione principale e relative pertinenze come risultante dall'applicazione delle detrazioni di cui al comma 10 e dalle aliquote fissate con delibera del consiglio comunale ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446; b) la previsione relativa all'entrata derivante dall'imposta municipale propria come risultante dall'applicazione delle detrazioni di cui al comma 10 e dell’aliquota di base dello 0,76 per cento, di cui al comma 6, di quella ridotta allo 0,4 per cento, di cui al comma 7, di quella ridotta allo 0,38 per cento, di cui al comma 7- bis , e di quella ridotta allo 0,1 per cento, di cui al comma 8. 10-quinquies . In sede di approvazione del rendiconto finanziario di cui all'articolo 227 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il consiglio comunale delibera in merito ai risultati derivanti dall'attività di cui alle lettere a), b), c) e d) del comma 10- ter , previa relazione dell'organo dei revisori dei conti dell'ente. Il mancato raggiungimento degli obiettivi di cui alle lettere a), c) e d) del comma 10- ter determina la sospensione dell'efficacia della deliberazione del consiglio comunale di cui al medesimo comma 10- ter fino a quando non sono recuperate le minori entrate. 10-sexies . L'aumento della detrazione sino a concorrenza dell'imposta dovuta, deliberata dai comuni ai sensi del comma 10- ter , ha effetto soltanto con l'approvazione del bilancio di previsione successivo all'approvazione del rendiconto finanziario di cui al comma 10- quinquies ». 2 All'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 21-bis . Con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, da adottare d'intesa con la Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono definiti: a) le modalità di comunicazione ai comuni dei dati sui trasferimenti a titolo oneroso degli immobili di cui al comma 2; b) le modalità di compartecipazione dei comuni all'attività di accertamento effettuata ai sensi degli articoli 51 e 52 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, in particolar modo per quanto riguarda la determinazione dell'effettivo valore di cessione; c) gli incentivi, economici e non, da riconoscere ai comuni per la partecipazione all'attività di contrasto all'evasione fiscale di cui alla lettera b) ». 4 (Copertura finanziaria) 1 All'onere derivante dall'attuazione della presente legge si provvede mediante le maggiori entrate risultanti dall’applicazione delle disposizioni di cui ai commi 2, 3, 4 e 5. 2 A decorrere dal 1º gennaio 2014, sul reddito complessivo di cui all'articolo 8 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, di importo superiore a 100.000 euro lordi annui, è dovuto un contributo di solidarietà del 7 per cento annuo sulla parte eccedente il predetto importo. Per l'accertamento, la riscossione e il contenzioso riguardante il contributo di solidarietà, si applicano le disposizioni vigenti per le imposte sui redditi. 3 Al comma 491 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, le parole: «l'aliquota dello 0,2 per cento sul valore della transazione» sono sostituite dalle seguenti: «l'aliquota dello 0,25 per cento sul valore della transazione». 4 Al comma 1 dell'articolo 2 del decreto legislativo 1º aprile 1996, n. 239, nell’alinea, le parole: «12,50 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «23 per cento». 5 Al comma 2 dell'articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, le parole: «12,50 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «23 per cento».