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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 221 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 14,20. IN SEDE CONSULTIVA Doc. XXVII, n. 18 - Proposta di 'Piano nazionale di ripresa e resilienza' Doc Doc. XXVII, n. 18 Proposta di "Piano nazionale di ripresa e resilienza" (Parere alla Commissioni 5 a e 14 a riunite. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con osservazioni) Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 17 marzo. Il correlatore MIRABELLI ( PD ) presenta un nuovo schema di parere, il cui testo è allegato al resoconto, nel quale sono recepite molte delle proposte emerse dal dibattito dell'ultima seduta. Il presidente OSTELLARI - in ordine alla questione delle misure con cui prevenire e combattere la violenza sulle donne - invita a considerare una modalità più idonea allo scopo, rispetto al mero rinvio ad una corrispondenza tra presidenti. La senatrice GAUDIANO ( M5S ) avanza una proposta che attinge contenutisticamente alle istanze avanzate dalla commissione d'inchiesta sul femminicidio. Si apre un breve dibattito, in cui i senatori PILLON ( L-SP-PSd'Az ), Elvira Lucia EVANGELISTA ( M5S ), CUCCA ( IV-PSI ), Anna ROSSOMANDO ( PD ) e BALBONI ( FdI ) controvertono in ordine a proposte di limitata modifica testuale; dopo un intervento del sottosegretario SISTO, i correlatori CALIENDO ( FIBP-UDC ) e MIRABELLI ( PD ) recepiscono vari suggerimenti, avanzati nel dibattito, illustrando l'ulteriore nuova versione dello schema di parere, sulla quale il Presidente apre la fase della votazione invitando i Gruppi a pronunciare le relative dichiarazioni. Il senatore BALBONI ( FdI ) annuncia l'astensione del suo Gruppo: pur giudicando apprezzabili i miglioramenti del parere - che recepisce istanze di tutela delle donne anche di recente dimostratesi attualissime e che prescindono dall'emergenza pandemica, e che su suo invito ha incluso un rilievo in ordine all'insufficienza delle risorse del recovery fund destinate all'amministrazione della Giustizia - lamenta che le problematiche evidenziate nelle sedute della scorsa settimana dal Gruppo Fratelli d'Italia risultino ancora disattese; pertanto, lo schema di parere non può assolutamente ricevere la sua adesione. Con l'astensione testé dichiarata, la Commissione conviene sullo schema di parere, pubblicato in allegato. IN SEDE REFERENTE D.L. N. 31/2021 - Abilitazione all'esercizio della professione di avvocato durante l'emergenza COVID-19 DDL 2133 Conversione in legge del decreto-legge 13 marzo 2021, n. 31, recante misure urgenti in materia di svolgimento dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato durante l'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Esame e rinvio) Il relatore URRARO ( L-SP-PSd'Az ) illustra il decreto-legge n. 31 del 2021, il cui disegno di legge di conversione è assegnato in sede referente alla Commissione giustizia: esso muove dalla straordinaria necessità ed urgenza di adottare delle disposizioni che rendano possibile, nell'attuale contesto emergenziale dovuto alla recrudescenza della pandemia da COVID-19, lo svolgimento delle prove della sessione 2020 dell'esame di abilitazione forense. Un esame, che - è opportuno evidenziarlo - secondo le stime del Ministero, riguarda circa 26.000 aspiranti avvocato. Per la sessione di esame 2020, ai sensi dell'articolo 1, è introdotta una disciplina di svolgimento delle prove derogatoria rispetto a quella prevista a regime. L'articolo 2 del decreto-legge esclude per l'esame di abilitazione alla professione forense di quest'anno la possibilità di svolgere prove scritte. I candidati sono chiamati a sostenere due prove orali. La prima prova orale, che sostituisce i tradizionali tre scritti, è pubblica ed ha ad oggetto l'esame e la discussione di una questione pratico-applicativa, dove il candidato è chiamato a fornire la soluzione di un caso che richiede padronanza di diritto sia sostanziale che processuale, in una materia scelta previamente dallo stesso candidato tra: materia regolata dal codice civile, materia regolata dal codice penale o diritto amministrativo. Ciascun candidato deve esprimere l'opzione per la materia prescelta mediante comunicazione da trasmettere secondo le modalità che saranno stabilite con un successivo decreto del Ministro della giustizia. Per la prima prova orale è prevista una durata complessiva di un'ora dal momento della dettatura del quesito. I primi 30 minuti sono dedicati all'esame preliminare del quesito, dove il candidato può consultare i codici commentati con la giurisprudenza, le leggi ed i decreti dello Stato, ma che il segretario provvede a ritirare scaduto il tempo a disposizione. I candidati non possono portare con sé testi o scritti, anche in formato digitale, né telefoni cellulari, computer, e ogni sorta di strumenti di telecomunicazione, né possono conferire con alcuno, pena la immediata esclusione dall'esame disposta con provvedimento motivato del presidente della sottocommissione esaminatrice anche su immediata segnalazione del segretario. Al candidato è però consentito prendere appunti su fogli vidimati messi a disposizione sul banco, prima della prova che, una volta terminata, restano comunque nella sua disponibilità, non potendo essere oggetto di valutazione. I restanti 30 minuti sono dedicati alla discussione orale, conclusa la quale la commissione si ritira in camera di consiglio per comunicare, quindi, l'esito della prova al candidato. Alla seconda prova orale sono ammessi i candidati che hanno conseguito, nella prima prova orale, un punteggio di almeno 18 punti. Ogni componente della sottocommissione ha a disposizione 10 punti di merito. Anche la seconda prova orale è pubblica. Questa deve durare fra i quarantacinque e i sessanta minuti per ciascun candidato; e si deve svolgere almeno 30 giorni dopo la prima prova orale. Nel corso della seconda prova orale il candidato è chiamato a discutere di brevi questioni relative a 5 materie optate previamente dal candidato: una tra diritto civile e penale, purché diversa dalla materia già scelta per la prima prova; una tra diritto processuale civile e diritto processuale penale; tre tra: diritto costituzionale, amministrativo, tributario, commerciale, lavoro, dell'Unione europea, internazionale privato, ecclesiastico. La disposizione prevede che in caso di scelta della materia del diritto amministrativo nella prima prova orale, al fine di evitare che un candidato possa conseguire l'abilitazione alla professione forense senza aver sostenuto alcuna prova in diritto civile o in diritto penale, la seconda prova orale ha per oggetto il diritto civile e il diritto penale, una materia a scelta tra diritto processuale civile e diritto processuale penale e due tra le seguenti: diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto tributario, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto dell'Unione europea, diritto internazionale privato, diritto ecclesiastico. Il candidato deve inoltre dimostrare la conoscenza dell'ordinamento forense e dei diritti e doveri dell'avvocato. Per la valutazione della seconda prova orale, ogni commissario dispone di 10 punti di merito per ognuna delle 5 materie, come anche di quella avente ad oggetto la deontologia e l'ordinamento. Sono giudicati idonei i candidati che ottengono nella seconda prova orale un punteggio complessivo non inferiore a 108 punti ed un punteggio non inferiore a 18 punti in almeno cinque materie. L'articolo 3 disciplina la composizione delle sottocommissioni d'esame. Per consentire di svolgere le due prove orali nel più breve tempo possibile viene incrementato il numero delle sottocommissioni d'esame, ridotte numericamente da 5 a 3 componenti. Il Presidente deve essere un avvocato Possono far parte delle commissioni d'esame, per la prima volta, i ricercatori universitari a tempo determinato e i magistrati militari. Le funzioni di segretario di ciascuna Sottocommissione possono essere esercitate da personale amministrativo in servizio presso qualsiasi pubblica amministrazione (quindi anche al di fuori dal comparto giustizia), purché in possesso di una qualifica professionale per la quale è richiesta almeno la laurea triennale. L'articolo 4 disciplina i lavori delle sottocommissioni, prevedendo fra le altre la obbligatoria presenza presso la sede d'esame, che può essere individuata in uno degli uffici giudiziari della Corte d'Appello o nei locali dei Consigli dell'ordine degli avvocati, del candidato e del segretario. Per la prima prova orale è previsto l'obbligatorio collegamento da remoto della Commissione. Nel caso della seconda prova orale invece la modalità di partecipazione della Commissione da remoto è facoltativa. L'articolo 5 detta disposizioni relative alla verbalizzazione della prova d'esame. L'articolo 6 disciplina i compensi spettanti ai componenti e al segretario delle sottocommissioni, riconoscendo per la prima prova orale, un gettone di presenza - pari ad euro 70,00, a titolo di rimborso forfettario riconosciuto per ciascuna seduta della durata minima di quattro ore alla quale gli aventi diritto abbiano effettivamente partecipato - per i componenti ed il segretario delle sottocommissioni. Tale gettone si aggiunge ai compensi fissi e variabili percepiti già a legislazione vigente. L'articolo 7 reca infine la copertura finanziaria. Il Relatore evidenzia poi alcune criticità del testo del decreto-legge, ritenendo fin da subito necessario procedere all'approfondimento tecnico di alcuni aspetti mediante il ricorso ad audizioni; in particolare esprime perplessità sul problema della formulazione dei requisiti del primo orale, in merito ad alcuni aspetti relativi alla seconda prova orale ed infine sull'organizzazione ed il numero delle sottocommissioni (dubitando che l'organizzazione possa risultare celere e funzionale). Il sottosegretario SISTO preliminarmente esprime apprezzamento per la puntualità e la qualità della discussione, sottolineando come il contributo di tali discussioni sia sempre utile al miglioramento dei provvedimenti del Governo, in una logica di reciproca e leale collaborazione istituzionale. Indi sottolinea l'importanza di assicurare la possibilità di garantire lo svolgimento dell'abilitazione professionale a 26.000 giovani avvocati: stante il contesto emergenziale nel quale il decreto approvato ha avuto origine, chiede che i Gruppi rinuncino presentare emendamenti in modo da facilitare una celere approvazione del provvedimento. Se si vuole rispettare la tempistica degli esami 2020, che prevedeva la fissazione delle date di svolgimento le prove alla metà di aprile, occorre essere consapevoli che essa è strettamente legata ai tempi di conversione del decreto-legge in titolo; fa inoltre presente che tra qualche giorno verranno pubblicati degli esempi chiarificatori, per far meglio comprendere il livello di difficoltà della prima prova orale e consentire agli aspiranti avvocati di avere un'idea più precisa delle modalità di svolgimento. Il PRESIDENTE ritiene prematuro che i Gruppi si pronuncino sulla richiesta del Governo in ordine agli emendamenti. Apre invece la discussione generale, nella quale ogni senatore potrà svolgere le valutazioni, a valle delle quali ciascuno si determinerà in ordine all'esercizio del potere di iniziativa emendativa. Il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ) concorda con le criticità emerse dalla relazione del senatore Urraro e suggerisce alcuni miglioramenti da apportare al decreto. La senatrice ROSSOMANDO ( PD ) chiede di concordare - eventualmente col Governo e con i colleghi della Camera dei deputati - alcune modifiche da apportare al testo, di cui possa farsi portatore il relatore: in tal guisa si potrebbe giungere ad una correzione di alcuni aspetti del decreto, senza pregiudicarne le celeri tempistiche di approvazione. Il senatore CUCCA ( IV-PSI ) esprime perplessità sulle modalità di svolgimento dell'esame che a suo dire non assicurerebbe la genuinità delle prove. Paventa il rischio di disparità di trattamento, a fronte della possibilità che vengono proposte ai candidati domande con diversi livelli di difficoltà; esprime inoltre dubbi sull'utilizzazione del codice commentato e denuncia l'eccessiva facilitazione dello svolgimento delle prove di esame. Condivide inoltre le osservazioni proposte dalla relazione, in merito alla scelta della seconda materia della prova orale. Interviene la senatrice EVANGELISTA ( M5S ) che, facendo proprie le criticità già evidenziate dai colleghi Cucca e Caliendo, auspica la ricerca di soluzioni condivise, portando all'attenzione dei colleghi alcune perplessità in merito alla composizione delle sottocommissioni di esame. Il senatore BALBONI ( FdI ) evidenzia come non si possa a priori rinunciare alla presentazione di emendamenti: al massimo si può chiedere, in spirito di leale collaborazione, di presentare un numero il più possibile esiguo, in modo da non appesantire la discussione e l' iter di conversione del decreto. Esprime, nel merito, alcune perplessità su alcuni aspetti, quali i tempi eccessivamente ristretti dello svolgimento della seconda prova orale (in particolare 45 minuti per ben cinque materie oggetto di prova); ritiene inoltre necessario almeno rafforzare la seconda prova orale dal momento che - a suo dire - già vi sarebbe una facilitazione per i candidati nel non dover affrontare una impegnativa prova scritta (che verrebbe infatti sostituita dalla prima prova orale); pertanto occorre quanto meno bilanciare questo maggiore livello di facilitazione con una seconda prova orale più consistente. Il sottosegretario SISTO, in replica alle osservazioni dei commissari, fa presente come il Governo abbia cercato di coniugare le esigenze di buon andamento e celerità della procedura con le istanze, provenienti dal mondo dei giovani avvocati, che reclamava a gran voce il diritto a poter svolgere una prova di abilitazione. In merito poi agli aspetti tecnici del decreto, riconduce l'ampliamento delle sottocommissioni - attraverso l'arruolamento di figure professionali che in passato non ne avevano mai fatto parte - alla necessità di incrementare il numero delle sottocommissioni medesime. Ritiene inoltre che la scelta delle materie della seconda prova orale risponda ad una logica di ragionevolezza; infine difende complessivamente il disegno governativo facendo presente come questa prova debba servire prevalentemente attestare le capacità di problem solving di un avvocato; ritiene pertanto che la capacità del candidato possa essere misurata attraverso la sottoposizione di una questione giuridica (la cui soluzione debba avvenire in un intervallo di tempo stretto ristretto) piuttosto che con lo svolgimento di una prova scritta (che spesso si rivela teorica e poco idonea attestare l'attitudine di aggiornamento giuridico del candidato). Il PRESIDENTE propone come termine ai Gruppi, per l'indicazione dei soggetti da audire in Ufficio di Presidenza integrato, le 17 della giornata odierna. Propone inoltre termine per la presentazione degli emendamenti le ore 10 di martedì 30 marzo prossimo. La Commissione concorda. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 15,30. Allegato NUOVO SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI RELATORI NUOVO SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI RELATORI SUL DOCUMENTOXXVII, N. 18 La Commissione, esaminato il provvedimento in titolo, condiviso il contenuto della lettera di cui la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, nella seduta del 17 marzo 2021, ha autorizzato l'invio al Presidente della commissione giustizia, condivisa la scelta di realizzare un corposo investimento che mutuando le best practices sperimentate in altri Paesi e già in diverse realtà nazionali provveda all'istituzione dell'"Ufficio per il processo". L'Ufficio per il processo rappresenta un modello di collaborazione integrata mediante il quale i giudici hanno possibilità di interagire con personale tecnico di supporto: come ben specificato nella proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza "agli addetti all'ufficio del processo competerà la specifica mansione di coadiuvare il magistrato responsabile nell'esame della controversia e della giurisprudenza inerente, imbastendo le bozze dei provvedimenti, collaborando alla raccolta della prova dichiarativa nell'ambito del processo civile. Le figure in questione dovranno essere inserite in uno specifico progetto organizzativo così da potenziare la collaborazione col magistrato, per una progressiva riduzione dell'arretrato e di acceleramento della trattazione dei procedimenti in corso." per quanto di propria competenza, esprime parere favorevole, osservando altresì che: I) sull'amministrazione: l'amministrazione della giustizia civile in Italia evidenzia una geografia giudiziaria a macchia di leopardo con esiti sconcertanti in merito alla durata dei procedimenti tra i diversi uffici e ciò a parità di risorse. Tale costatazione evidentemente non dipende dalle norme processuali, che sono uguali in tutta Italia, ma da fattori operativi e organizzativi. Le stime sulla durata dei processi preparate dal CEPEJ ( European Commission for the Efficiency of Justice ) del Consiglio d'Europa indicano la durata media di un processo medio in 527 giorni in primo grado, 863 giorni per il secondo grado e in 1265 giorni per il terzo grado (più o meno 7 anni e tre mesi), nonostante il fatto che oltre 40 uffici giudiziari registrino tempi di definizione delle cause, con sentenza o altre modalità, inferiori e in linea con il precetto costituzionale della ragionevole durata. Si rileva inoltre come a fronte di una struttura delle circoscrizioni giudiziarie risalente di quasi 10 anni si rende necessaria una riflessione e una valutazione della positività o meno delle scelte operate, anche in base a nuovi elementi evidenziatesi nel frattempo. Certamente, invece, incidono sui tempi dei processi le scoperture degli organici dei magistrati e del personale amministrativo che non si ripercuotono con la stessa percentuale nazionale nei singoli uffici, incidendo così sulla performance dell'ufficio che registra un maggiore numero di vacanze; l'impiego delle risorse stanziate deve essere finalizzato all'incremento di forza lavoro qualificata e stabile al servizio dell'Amministrazione della Giustizia. Occorre assumere tutti gli idonei degli ultimi concorsi per il personale e nel contempo assicurare l'effettuazione di ulteriori concorsi con modalità acceleratorie; occorre incentivare la preparazione specifica e la valutazione delle capacità organizzative di chi aspira alla dirigenza di uffici giudiziari e favorire l'introduzione di criteri e figure manageriali nella organizzazione del lavoro dei magistrati, nella gestione degli uffici giudiziari, nella definizione dell'arretrato civile tramite giudici togati; è necessario riformare l'assetto dell'ordinamento giudiziario con un maggiore coinvolgimento dell'Avvocatura e della dirigenza pubblica nell'amministrazione centrale della giustizia e nei consigli giudiziari, i cui componenti non togati sono tuttora incomprensibilmente deficitari di compensi mentre di converso operano importanti sgravi del carico lavorativo ordinario per i componenti togati. La attuale grave penalizzazione economica, unita alla non ammissione dei componenti forensi all'esame della documentazione istituzionale sulla piattaforma COSMAP, costituisce una differenziazione non comprensibile all'interno del medesimo collegio; occorre introdurre la figura del court manager , prevedendo una costante attività di rilevazione statistica dei procedimenti, delineando un team tarato sull'organizzazione e sulla gestione dei procedimenti e del loro flusso, individuando incentivi e forme indipendenti di controllo dell'operato svolto; occorre che il Consiglio Superiore della Magistratura nelle nomine proceda secondo criteri rigorosi, prevedendo che la valutazione dei magistrati sia fondata solo sulle funzioni svolte e sull'attività espletata. Inoltre, è necessario che i procedimenti siano avviati, istruiti e definiti secondo l'ordine temporale con cui i posti degli uffici direttivi si sono resi vacanti. Al fine del conferimento di incarichi direttivi o semi direttivi, poi, appare convincente l'esplicita indicazione di criteri di valutazione specificamente attinenti al livello della performance dell'ufficio di provenienza, sotto il profilo delle capacità relazionali e della capacità di coinvolgimento dei Magistrati nell'attività organizzativa; è necessario prevedere l'effettiva sincronizzazione tra ingressi e uscite del personale di magistratura con la relativa osmosi delle conoscenze e delle competenze, come avviene in altre amministrazioni; appare apprezzabile l'idea di prevedere, nei Tribunali gravati da arretrato nel settore civile, "l'innesto straordinario di professionalità già strutturate e, quindi, in grado di operare da subito a pieno regime, con la finalità di collaborare con il magistrato nell'adozione della decisione e nella redazione della sentenza", modalità già sperimentata in altri Paesi, purché la definizione di tali procedimenti sia del giudice togato come sopra indicato; per quanto concerne il contenzioso tributario pendente presso la Corte di cassazione che appare superiore a quello delle altre quattro sezioni civili, si osserva che trattasi di un esito previsto sin dall'istituzione tabellare della sezione tributaria, ossia da quando il Consiglio della Presidenza della Giustizia Tributaria rappresentò alla fine degli anni 90 del secolo scorso la necessità di istituire tale sezione per legge dotandola di 40 magistrati come era avvenuto per la sezione lavoro dopo la riforma degli anni settanta. L'arretrato che si è formato è proprio dovuto all'impossibilità di far fronte, nonostante l'encomiabile impegno profuso dai magistrati assegnati alla sezione, alle sopravvenienze che erano prevedibili dopo la soppressione della Commissione tributaria centrale. Si deve tenere conto che dal 1997 ad oggi le Commissioni tributarie hanno deciso con il nuovo rito circa 15 milioni di cause e in tutti gli anni considerati la percentuale delle impugnazioni in appello e in Cassazione è sempre stata uguale o inferiore alla percentuale delle impugnazioni nel processo civile. Per tale ragione non appare risolutiva la prevista assegnazione di magistrati onorari ausiliari, peraltro, già prevista circa tre anni fa. Ciò non toglie che se ne potrebbe prevedere la conferma unitamente alla indicata previsione per legge della sezione tributaria, perché è urgente l'eliminazione dell'arretrato che non deve più ricrearsi, in quanto la funzione di nomofilachia della Corte in materia tributaria, può esplicarsi solo se le relative sentenze hanno come oggetto le stesse imposte e le stesse norme considerate dalle Commissioni, tenuto conto delle continue modifiche della legislazione tributaria; II) sulla giurisdizione: occorre riconfermare e valorizzare il principio dispositivo del processo civile, nonché garantire il principio del contraddittorio inteso sia in senso formale, che sostanziale e garantire il diritto di difesa delle parti assicurando, soprattutto alle parti convenute, un ragionevole termine per predisporre le proprie difese; occorre ripristinare, nel giudizio di cassazione, in luogo del rito camerale non partecipato  che è in contrasto con il disposto dell'articolo 6 della CEDU  l'udienza di discussione, con partecipazione dei difensori; ovvero, quantomeno, prevedere l'obbligo della comunicazione della relazione scritta alle parti; si deve valutare approfonditamente l'unificazione dei riti secondo il principio di proporzionalità riferito alle esigenze istruttorie (graduate e/o graduabili), anche mediante previsione di diversi percorsi processuali, prevedendo però che la regolamentazione sia disciplinata per legge, nel rispetto del principio di predeterminazione ex lege del rito. Appare inoltre opportuno tenere nella dovuta considerazione le opinioni contrarie alla eliminazione dell'atto di citazione, raccolte nel corso delle audizioni svolte nel corso dell'esame del disegno di legge delega di riforma del processo civile (A.S. 1662), non solo per le necessarie modifiche di numerosi articoli del codice di procedura civile, ma anche perché la riduzione dei tempi prospettata non sarebbe particolarmente significativa; è opportuno valorizzare il principio di collaborazione tra le parti ed il giudice, che ora trova piena consacrazione nell'articolo 101, comma 2, del codice di procedura civile attraverso l'elaborazione del thema decidendum e del thema probandum quale risultato dell'agire congiunto delle parti con il giudice, anche mediante un sistema progressivo di preclusioni correlate alle attività difensive delle parti che consentano la cristallizzazione del thema decidendum e del thema probandum in due termini processuali diversi; si valuti l'eliminazione dell'udienza di precisazione delle conclusioni e dell'udienza ex articolo 184 del codice di procedura civile, sostituendo le stesse con l'assegnazione di un termine per il deposito telematico del foglio di conclusioni scritte e di successivi termini per il deposito telematico di memorie conclusionali e repliche; occorre anche valutare l'introduzione, nei tribunali circondariali, di una sezione specializzata che abbia esclusiva competenza su tutte le questioni civili inerenti alle relazioni familiari con applicazione di un rito processuale uniforme, che, pur nell'esigenza di garantire la celerità delle decisioni, non comporti limitazioni delle facoltà delle parti. Ciò nell'immediato, ancorché non sia più rinviabile una riforma generale che prevede l'istituzione del tribunale delle persone e della famiglia con conseguente garanzia di specializzazione dei giudici e degli avvocati che si occupino di famiglia. Nello stesso tempo, ne uscirebbe rafforzata l'attenzione ai minori e alla giustizia minorile che non deve e non può essere vissuta come finalizzata agli affidi, come ci insegnano i giudici minorili più preparati, ancorché sulla gestione degli affidi risulti necessaria un'approfondita riflessione che deve riguardare anche l'esercizio dei poteri di controllo del Garante dell'infanzia sulle case famiglia; l'introduzione di filtri e di preclusioni processuali rischia di rendere selettivo l'accesso alla giustizia sulla base di questioni formali/processuali, senza risolvere i problemi dei cittadini che vogliono una risposta, nel merito, alle loro domande di giustizia. L'accesso alla giustizia può invece efficacemente essere ridotto rendendo prevedibili le decisioni. La prevedibilità della decisione, che è elemento non secondario della certezza del diritto, può essere realizzata da un'attenta considerazione delle sentenze della Corte di Cassazione anche quando risulti necessaria una revisione critica. Del resto, proprio la digitalizzazione nella giustizia con modalità omogenee può favorire l'applicazione dei principi affermati dalla Corte Costituzionale, dalle Corti di Giustizia Europee, nonché dalla Corte di Cassazione; appare apprezzabile l'estensione e il potenziamento dell'istituto della negoziazione assistita. Nell'ambito di tale istituto dovrebbero essere attribuite agli avvocati, all'interno della fase di negoziazione assistita, più ampie e rilevanti prerogative, in particolare la possibilità di svolgere, nel rispetto del principio del contraddittorio e con la necessaria partecipazione di tutti gli avvocati che assistono le parti coinvolte, alcune attività istruttorie. Ulteriori interventi per la riduzione del contenzioso giudiziario in cui è coinvolta una P.A., possono essere realizzati creando sinergie tra avvocati privati e pubblici sotto l'egida degli Ordini e degli Organismi dell'Avvocatura, favorendo le condizioni per il successo dei tentativi di conciliazione presso le Strutture pubbliche e gli studi degli Avvocati. Occorre anche armonizzare in un testo unico tutti gli strumenti di risoluzione alternative delle controversie e riordinare i rispettivi ambiti di operatività; nel processo penale occorre introdurre termini di natura perentoria, con particolare riguardo al delicato potere del P.M. di esercitare l'azione penale entro un termine prefissato, prevedendo espressamente delle sanzioni processuali in caso di mancata osservanza. Si deve rimodulare non solo il profilo tecnologico ma tutta la normativa di attuazione in ordine alla tenuta e gestione dei registri relativi alle notizie di reato, custoditi presso le Procure, al fine di prevenire la diffusa e disinvolta prassi di eludere il termine di durata complessiva della fase delle indagini preliminari. Si eviti, in tema di notificazioni, il trasferimento di competenze e obblighi, proprie della P.G. e degli ufficiali giudiziari, in capo al difensore di fiducia e di ufficio; quanto al regime delle impugnazioni penali, non si condivide il giudizio monocratico di appello che, comunque, andrebbe rivisto alla luce della probabilità che la riforma del mandato ad impugnare porti benefici e sia sufficiente senza ulteriori restrizioni. Si preservi anche l'attuale regola di giudizio prevista per il GUP di cui all'articolo 425 del codice di procedura penale, con particolare riguardo alla funzione di filtro previsto dal comma 3; così non si condivide l'ipotesi di limitare l'appellabilità delle sentenze da parte del difensore "solo se munito di specifico mandato ad impugnare, rilasciato dopo la pronuncia della sentenza stessa, con l'obiettivo di evitare impugnazioni nell'interesse di soggetti che si sono resi irreperibili" perché incide sostanzialmente sul diritto di difesa; occorre disincentivare ulteriormente il ricorso in giudizio, adottando altre misure oltre a quella della lite temeraria; alla lentezza del processo civile si aggiunge la lunghezza e l'inefficienza dei procedimenti esecutivi. Pertanto serve una maggiore celerità ed efficienza dei procedimenti di esecuzione anche valorizzando ed estendendo il pignoramento presso terzi; resta ferma l'esigenza di valutare quanto sopra, relativo alle riforme, alla luce delle indicazioni programmatiche del Ministro e del dibattito in commissione in merito alla legge delega in materia del processo civile e di procedure ADR. III) sulle infrastrutture telematiche, giudiziarie e carcerarie: i fondi per la transizione digitale destinati alla giustizia andrebbero finalizzati in parte anche alla interoperabilità delle reti a livello comunitario. Occorre anche una visione omogenea nel sistema giustizia uniformando le procedure telematiche e i sistemi di accesso ed identificazione ( Spid ), oggi differenti per ogni giurisdizione - civile, penale, contabile, amministrativa, tributaria, militare, con regole diverse, piattaforme diverse, modalità di accesso differenti, standard di identificazione e protocolli diversi, infrastrutture telematiche diverse - e semplificando le regole e i protocolli che oggi sono differenti addirittura all'interno della stessa giurisdizione ordinaria a seconda che si tratti del sistema civile e o di quello penale, per la Cassazione (ancora in via sperimentale), per il Giudice di Pace (ancora non digitalizzato). La reale digitalizzazione della giustizia dovrebbe passare attraverso: il superamento del sistema delle pec per il deposito di atti e documenti, sostituito da un sistema di upload e di piattaforme per i professionisti, con metodo di identificazione unitario ( Spid ); implementazione delle procedure telematiche secondo le specifiche esigenze di ciascun settore delle diverse giurisdizioni; potenziamento delle infrastrutture digitali; rafforzamento dell'attività telematica (e delle dotazioni informatiche) nel settore amministrativo della giustizia, che consentano anche l'efficace lavoro da remoto del personale, con implementazione adeguata delle misure di sicurezza, estese alle reti ed ai data center ; formazione adeguata del personale e della dirigenza amministrativa, con estensione della dotazione della firma digitale; formazione della magistratura; occorre assicurare che tutto il comparto giustizia (le amministrazioni centrali, le strutture carcerarie, gli uffici periferici, ecc.) operi in modalità digitale nel rispetto delle norme in materia di privacy ; occorre ripensare completamente l'attuale processo civile telematico (PCT), che risente della scelta di realizzare in house il sistema informatico; occorre un PCT che corra su cloud , con sistemi di autenticazione da remoto e non invece su supporto magnetico come l'attuale. Si deve completare la telematizzazione del processo civile, sino alla Corte di Cassazione, nonché dei processi di tutte le giurisdizioni, introducendo il processo telematico anche negli uffici del Giudice di Pace; si deve estendere l'obbligatorietà del "telematico" a tutti i provvedimenti dei magistrati; si dia attuazione alla "doppia dirigenza" già prevista per legge (al magistrato capo dell'ufficio è infatti affidato il compito di "gestire" i magistrati e di organizzare l'attività giudiziaria, mentre al dirigente amministrativo è affidato il compito di gestire il personale amministrativo e le risorse materiali dell'ufficio), rendendo concretamente "possibile" - con utilizzo autonomo di risorse - la estrinsecazione di quelle capacità manageriali che si richiedono ai capi degli uffici giudiziari; occorre completare, con personale qualificato e con modelli manageriali di lavoro, la costituzione delle 10 direzioni territoriali dedicate alla gestione di beni, servizi ed uffici del comparto giustizia, prevista dalla legge di bilancio del 2020; occorre riformare l'attuale inefficiente sistema di recupero dei crediti dello Stato per le spese di giustizia. Lo Stato risulta oggi recuperare (al netto degli sgravi) non oltre il 6 per cento dei propri crediti per spese di giustizia, in tempi lunghissimi e con una procedura onerosa che coinvolge tre diversi soggetti. Con esclusione dei crediti aventi titolo in provvedimenti giurisdizionali penali (per la speciale disciplina delle pene pecuniarie e per la natura di sanzione economica accessoria alla pena riconosciuta alle spese processuali), potrebbe introdursi una sorta di factoring , prevedendo la cessione pro soluto del credito a società privata esterna "accreditata" che, dopo aver quantificato il credito sulla base degli atti trasmessi dalle cancellerie, riconosca al Ministero della Giustizia una percentuale del credito, in misura non inferiore a quella media del recupero attuale; occorre digitalizzare gli archivi degli uffici giudiziari eliminando così i costi diretti -locazioni- ed i costi indiretti - personale-tempo - connessi agli attuali archivi cartacei. Si tratta di un investimento che consentirebbe risparmi a medio-lungo termine ed efficienza, oltre a consentire la ricerca del patrimonio storico insito alle pronunce giudiziarie degli scorsi decenni, attualmente limitato ad alcune singole iniziative. Si devono completare i processi di gestione e conservazione digitale degli atti; appare necessario investire somme adeguate al fine di garantire l'adozione di tecniche di raccolta, gestione ed analisi delle informazioni sui flussi all'interno degli uffici giudiziari, indispensabili per il monitoraggio del l'attuazione delle riforme introdotte o da introdurre, per la precoce identificazione dei casi più complessi, per l'elaborazione di best practices e per l'orientamento delle future scelte legislative e organizzative; ineludibile è la necessità di una riforma organica dell'ordinamento penitenziario in modo da superare definitivamente le censure della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, mediante: incremento dei rapporti familiari, ivi incluso l'esercizio del diritto all'affettività; adeguamento dello standard tecnologico della vita detentiva per prevenire "l'analfabetismo informatico" nell'ottica di utilizzare lo strumento informatico a fini di studio, svago ed intensificazione dei rapporti affettivi; diritto dell'ergastolano alla camera di sicurezza singola per umanizzare la pena perpetua; valorizzazione del volontariato in carcere al fine di favorire la partecipazione della comunità esterna all'azione rieducativa; occorre rafforzare la pena alternativa al carcere con modalità che siano, ove possibile, socialmente inclusive e di tipo riparativo. A tal fine sarebbe opportuno intervenire contestualmente sul sistema sanzionatorio modificando anche il codice penale, in modo da ridurre significativamente i casi di espiazione della pena in carcere, introducendo pene principali diverse da quelle detentive (artt. 22 e ss. c.p.). L'introduzione di sanzioni penali diverse da quella detentiva ha il notevole pregio di risparmiare risorse economiche che potrebbero più utilmente essere investite nel settore esecuzione penale esterna; modalità di espiazione della pena, questa, che garantisce livelli di sicurezza sociale più alti in quanto, favorendo il reinserimento sociale attraverso il preventivo studio scientifico della personalità e riduce anche la recidività. Il potenziamento degli organici della Magistratura di Sorveglianza e degli Uffici UEPE rappresenta l'obiettivo strategico e nevralgico della riforma necessaria; tale sarebbe anche la previsione di una giurisdizione specializzata in esecuzione penale per i minorenni; occorre che le spese di investimento siano volte all'edilizia giudiziaria, infatti, appare necessario promuovere la realizzazione di nuovi poli giudiziari (c.d. cittadelle) che concentrino gli uffici giudiziari in un'area unica, facilmente accessibile e dotata di servizi, nonché la messa in sicurezza e ristrutturazione degli uffici giudiziari già esistenti che si presentino in condizioni fatiscenti adeguandole dal punto di vista dell'efficienza energetica e della legislazione antisismica; le spese di investimento previste per il settore della Giustizia, dovranno riguardare anche con priorità l'edilizia penitenziaria, anche minorile, attraverso la creazione di nuove strutture, la ristrutturazione delle strutture già esistenti che si presentano in condizione di ammaloramento, includendo interventi di efficientamento energetico e antisismici e l'implementazione di impianti di compostaggio; da promuovere, inoltre, l'adozione di ulteriori sistemi di sicurezza che impediscono l'introduzione dell'utilizzo dei microcellulari. Sarà, importante, con l'occasione, verificare e garantire che i detenuti per reati associativi, e in regime di alta sicurezza e di articolo 41- bis O.P., vengano custoditi in ambienti effettivamente ed efficacemente separati rispetto ai detenuti per crimini comuni, in modo da evitare ogni possibile contatto; inoltre dovranno essere realizzati poli detentivi di alto profilo tecnologico e sanitario, destinati alla custodia, al trattamento ed eventualmente alla diagnosi e cura dei soggetti detenuti in alta sicurezza o in regime di 41- bis , anche con gravi patologie, al fine di poter contemperare il diritto alla salute del detenuto ed esigenza di sicurezza pubblica che precluderebbero qualsivoglia attenuazione del regime inframurario; occorre incrementare l'organico della polizia penitenziaria e, utilizzare le risorse disponibili, per garantire mezzi e strumenti più adeguati al personale, sia per la formazione sia per garantire la propria sicurezza; la rieducazione dei detenuti attraverso il potenziamento delle misure alternative alla detenzione e l'implementazione dei progetti di formazione, nonché di lavoro intramurario ed extra murario con finalità di reinserimento sociale e contrasto alla recidiva, nonché attraverso il perfezionamento dell'offerta trattamentale con l'introduzione in ogni istituto penitenziario, in particolare negli istituti minorili e non solo, di attività culturali (ad esempio laboratori teatrali) artistiche ed espressive che favoriscano il percorso di maturazione e crescita personale dei ristretti con sicure ricadute in termini di inclusione sociale. In questo senso oltre ad adeguare gli spazi negli istituti di pena si tratta anche di valorizzare le professionalità che gestiscono il trattamento all'interno; la necessità dello stabile inserimento all'interno degli istituti penitenziari e dei REMS di figure professionali, quali psichiatri, psicologi e psicoterapeuti con la specifica finalità di gestire le situazione di criticità, di incrementare il tempo di ascolto da dedicare alla popolazione ristretta, di attivare programmi di supporto psicologico per il personale della polizia penitenziaria per contenere ed attenuare gli effetti logoranti connessi alla delicata funzione svolta e all'ambiente in cui l'attività lavorativa viene esplicata. In questo senso, è importante l'avviamento di corsi di formazione sul disagio psicologico e disturbi psichiatrici per il personale di polizia penitenziaria, chiamato ad accogliere, quale più prossimo osservatore del detenuto, i segnali di conflittualità, turbamento e malessere psicofisico, che spesso sfociano in drammatici episodi di autolesionismo sino al suicidio e a volte sfociano in violenze verso gli altri e degli stessi appartenenti alla polizia penitenziaria; occorre aumentare i posti nelle REMS e realizzare una rete socio sanitaria che faciliti la comunicazione e la collaborazione tra gli istituti penitenziari e le REMS da una parte, e le ASL e i Dipartimenti di salute mentale e i Centri di salute mentale dall'altra parte, in modo da garantire in maniera tempestiva ed agevole, le prestazioni socio-sanitarie spettanti alla popolazione detenuta. Appare necessario l'investimento di risorse adeguate al fine di potenziare le banche dati delle procure e dei corpi di polizia e i sistemi di comunicazione tra le stesse, nonché rendere obbligatorie le comunicazioni tra le procure; occorre, inoltre, garantire l'investimento di risorse per favorire il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie e, in particolare per sostenere aziende confiscate in grado di mantenere occupazione e quote di mercato. Infine, appare opportuno, incrementare ulteriormente il fondo, istituito presso il Ministero dell'interno, per le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni di cui all'articolo 48, comma 3, lettera c ) del decreto legislativo 6 giugno 2011, n. 159; IV) sulle professioni: va superata l'impossibilità di costituzione di reti "pure", cioè costituite solo da professionisti che, non essendo iscritti al registro delle imprese, non possono godere della forma di pubblicità prevista invece per le reti "miste" (professionista + impresa). Pertanto, occorre introdurre nella legge 22 maggio 2017, n. 81, un'espressa disposizione volta a disciplinare l'effetto costituivo del contratto di rete "pura" tra soli professionisti, dal quale far discendere la soggettività giuridica oggi prevista esclusivamente per i contratti di rete "misti" (professionista + impresa). Analogamente nella legge 31 dicembre 2012, n. 247, recante "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense", appare necessaria l'introduzione di una disposizione che riconosca agli avvocati la possibilità di costituire contratti di rete "puri" e "misti". Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DOCUMENTO XXVII, N. 18 La Commissione, esaminato il provvedimento in titolo, condivisa la scelta di realizzare un corposo investimento che mutuando le best practices sperimentate in altri Paesi e già in diverse realtà nazionali provveda all'istituzione dell'"Ufficio per il processo". L'Ufficio per il processo rappresenta un modello di collaborazione integrata mediante il quale i giudici hanno possibilità di interagire con personale tecnico di supporto: come ben specificato nella proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza "agli addetti all'ufficio del processo competerà la specifica mansione di coadiuvare il magistrato responsabile nell'esame della controversia e della giurisprudenza inerente, imbastendo le bozze dei provvedimenti, collaborando alla raccolta della prova dichiarativa nell'ambito del processo civile. Le figure in questione dovranno essere inserite in uno specifico progetto organizzativo così da potenziare la collaborazione col magistrato, per una progressiva riduzione dell'arretrato e di acceleramento della trattazione dei procedimenti in corso"; auspicando la destinazione di un maggior finanziamento all'amministrazione della giustizia; per quanto di propria competenza, esprime parere favorevole, osservando altresì che: I) sull'amministrazione: l'amministrazione della giustizia civile in Italia evidenzia una geografia giudiziaria a macchia di leopardo con esiti sconcertanti in merito alla durata dei procedimenti tra i diversi uffici e ciò a parità di risorse. Tale constatazione evidentemente non dipende dalle norme processuali, che sono uguali in tutta Italia, ma da fattori operativi e organizzativi. Le stime sulla durata dei processi preparate dal CEPEJ ( European Commission for the Efficiency of Justice ) del Consiglio d'Europa indicano la durata media di un processo medio in 527 giorni in primo grado, 863 giorni per il secondo grado e in 1265 giorni per il terzo grado (più o meno 7 anni e tre mesi), nonostante il fatto che oltre 40 uffici giudiziari registrino tempi di definizione delle cause, con sentenza o altre modalità, inferiori e in linea con il precetto costituzionale della ragionevole durata. Si rileva inoltre come a fronte di una struttura delle circoscrizioni giudiziarie risalente di quasi 10 anni si rende necessaria una riflessione e una valutazione della positività o meno delle scelte operate, anche in base a nuovi elementi evidenziatesi nel frattempo. Certamente, invece, incidono sui tempi dei processi le scoperture degli organici dei magistrati e del personale amministrativo che non si ripercuotono con la stessa percentuale nazionale nei singoli uffici, incidendo così sulla performance dell'ufficio che registra un maggiore numero di vacanze; l'impiego delle risorse stanziate deve essere finalizzato all'incremento di forza lavoro qualificata e stabile al servizio dell'Amministrazione della Giustizia. Occorre assumere tutti gli idonei degli ultimi concorsi per il personale e nel contempo assicurare l'effettuazione di ulteriori concorsi con modalità acceleratorie; occorre incentivare la preparazione specifica e la valutazione delle capacità organizzative di chi aspira alla dirigenza di uffici giudiziari e favorire l'introduzione di criteri e figure manageriali nella organizzazione del lavoro dei magistrati, nella gestione degli uffici giudiziari, nella definizione dell'arretrato civile tramite giudici togati; è necessario riformare l'assetto dell'ordinamento giudiziario con un maggiore coinvolgimento dell'Avvocatura e della dirigenza pubblica nell'amministrazione centrale della giustizia e nei consigli giudiziari, i cui componenti non togati sono tuttora incomprensibilmente deficitari di compensi mentre di converso operano importanti sgravi del carico lavorativo ordinario per i componenti togati. La attuale grave penalizzazione economica, unita alla non ammissione dei componenti forensi all'esame della documentazione istituzionale sulla piattaforma COSMAP, costituisce una differenziazione non comprensibile all'interno del medesimo collegio; occorre introdurre la figura del court manager, prevedendo una costante attività di rilevazione statistica dei procedimenti, delineando un team tarato sull'organizzazione e sulla gestione dei procedimenti e del loro flusso, individuando incentivi e forme indipendenti di controllo dell'operato svolto; occorre che il Consiglio Superiore della Magistratura nelle nomine proceda secondo criteri rigorosi, prevedendo che la valutazione dei magistrati sia fondata solo sulle funzioni svolte e sull'attività espletata. Inoltre, è necessario che i procedimenti siano avviati, istruiti e definiti secondo l'ordine temporale con cui i posti degli uffici direttivi si sono resi vacanti. Al fine del conferimento di incarichi direttivi o semi direttivi, poi, appare convincente l'esplicita indicazione di criteri di valutazione specificamente attinenti al livello della performance dell'ufficio di provenienza, sotto il profilo delle capacità relazionali e della capacità di coinvolgimento dei Magistrati nell'attività organizzativa; è necessario prevedere l'effettiva sincronizzazione tra ingressi e uscite del personale di magistratura con la relativa osmosi delle conoscenze e delle competenze, come avviene in altre amministrazioni; appare apprezzabile l'idea di prevedere, nei Tribunali gravati da arretrato nel settore civile, "l'innesto straordinario di professionalità già strutturate e, quindi, in grado di operare da subito a pieno regime, con la finalità di collaborare con il magistrato nell'adozione della decisione e nella redazione della sentenza", modalità già sperimentata in altri Paesi, purché la definizione di tali procedimenti sia del giudice togato come sopra indicato; per quanto concerne il contenzioso tributario pendente presso la Corte di cassazione che appare superiore a quello delle altre quattro sezioni civili, si osserva che trattasi di un esito previsto sin dall'istituzione tabellare della sezione tributaria, ossia da quando il Consiglio della Presidenza della Giustizia Tributaria rappresentò alla fine degli anni 90 del secolo scorso la necessità di istituire tale sezione per legge dotandola di 40 magistrati come era avvenuto per la sezione lavoro dopo la riforma degli anni settanta. L'arretrato che si è formato è proprio dovuto all'impossibilità di far fronte, nonostante l'encomiabile impegno profuso dai magistrati assegnati alla sezione, alle sopravvenienze che erano prevedibili dopo la soppressione della Commissione tributaria centrale. Si deve tenere conto che dal 1997 ad oggi le Commissioni tributarie hanno deciso con il nuovo rito circa 15 milioni di cause e in tutti gli anni considerati la percentuale delle impugnazioni in appello e in Cassazione è sempre stata uguale o inferiore alla percentuale delle impugnazioni nel processo civile. Per tale ragione non appare risolutiva la prevista assegnazione di magistrati onorari ausiliari, peraltro, già prevista circa tre anni fa. Ciò non toglie che se ne potrebbe prevedere la conferma unitamente alla indicata previsione per legge della sezione tributaria, perché è urgente l'eliminazione dell'arretrato che non deve più ricrearsi, in quanto la funzione di nomofilachia della Corte in materia tributaria, può esplicarsi solo se le relative sentenze hanno come oggetto le stesse imposte e le stesse norme considerate dalle Commissioni, tenuto conto delle continue modifiche della legislazione tributaria; II) sulla giurisdizione: occorre riconfermare e valorizzare il principio dispositivo del processo civile, nonché garantire il principio del contraddittorio inteso sia in senso formale, che sostanziale e garantire il diritto di difesa delle parti assicurando, soprattutto alle parti convenute, un ragionevole termine per predisporre le proprie difese; occorre ripristinare, nel giudizio di cassazione, in luogo del rito camerale non partecipato  che è in contrasto con il disposto dell'articolo 6 della CEDU  l'udienza di discussione, con partecipazione dei difensori; ovvero, quantomeno, prevedere l'obbligo della comunicazione della relazione scritta alle parti; si deve valutare approfonditamente l'unificazione dei riti secondo il principio di proporzionalità riferito alle esigenze istruttorie (graduate e/o graduabili), anche mediante previsione di diversi percorsi processuali, prevedendo però che la regolamentazione sia disciplinata per legge, nel rispetto del principio di predeterminazione ex lege del rito. Appare inoltre opportuno tenere nella dovuta considerazione le opinioni contrarie alla eliminazione dell'atto di citazione, raccolte nel corso delle audizioni svolte nel corso dell'esame del disegno di legge delega di riforma del processo civile (A.S. 1662), non solo per le necessarie modifiche di numerosi articoli del codice di procedura civile, ma anche perché la riduzione dei tempi prospettata non sarebbe particolarmente significativa; è opportuno valorizzare il principio di collaborazione tra le parti ed il giudice, che ora trova piena consacrazione nell'articolo 101, comma 2, del codice di procedura civile attraverso l'elaborazione del thema decidendum e del thema probandum quale risultato dell'agire congiunto delle parti con il giudice, anche mediante un sistema progressivo di preclusioni correlate alle attività difensive delle parti che consentano la cristallizzazione del thema decidendum e del thema probandum in due termini processuali diversi; si valuti l'eliminazione dell'udienza di precisazione delle conclusioni e dell'udienza ex articolo 184 del codice di procedura civile, sostituendo le stesse con l'assegnazione di un termine per il deposito telematico del foglio di conclusioni scritte e di successivi termini per il deposito telematico di memorie conclusionali e repliche; occorre anche valutare l'introduzione, nei tribunali circondariali, di una sezione specializzata che abbia esclusiva competenza su tutte le questioni civili inerenti alle relazioni familiari con applicazione di un rito processuale uniforme, che, pur nell'esigenza di garantire la celerità delle decisioni, non comporti limitazioni delle facoltà delle parti. Ciò nell'immediato, ancorché non sia più rinviabile una riforma generale che prevede l'istituzione del tribunale delle persone e della famiglia con conseguente garanzia di specializzazione dei giudici e degli avvocati che si occupino di famiglia. Nello stesso tempo, ne uscirebbe rafforzata l'attenzione ai minori e alla giustizia minorile che non deve e non può essere vissuta come finalizzata agli affidi, come ci insegnano i giudici minorili più preparati, ancorché sulla gestione degli affidi risulti necessaria un'approfondita riflessione che deve riguardare anche l'esercizio dei poteri di controllo del Garante dell'infanzia sulle case famiglia; l'introduzione di filtri e di preclusioni processuali rischia di rendere selettivo l'accesso alla giustizia sulla base di questioni formali/processuali, senza risolvere i problemi dei cittadini che vogliono una risposta, nel merito, alle loro domande di giustizia. L'accesso alla giustizia può invece efficacemente essere ridotto rendendo prevedibili le decisioni. La prevedibilità della decisione, che è elemento non secondario della certezza del diritto, può essere realizzata da un'attenta considerazione delle sentenze della Corte di Cassazione anche quando risulti necessaria una revisione critica. Del resto, proprio la digitalizzazione nella giustizia con modalità omogenee può favorire l'applicazione dei principi affermati dalla Corte Costituzionale, dalle Corti di Giustizia Europee, nonché dalla Corte di Cassazione; appare apprezzabile l'estensione e il potenziamento dell'istituto della negoziazione assistita. Nell'ambito di tale istituto dovrebbero essere attribuite agli avvocati, all'interno della fase di negoziazione assistita, più ampie e rilevanti prerogative, in particolare la possibilità di svolgere, nel rispetto del principio del contraddittorio e con la necessaria partecipazione di tutti gli avvocati che assistono le parti coinvolte, alcune attività istruttorie. Ulteriori interventi per la riduzione del contenzioso giudiziario in cui è coinvolta una P.A., possono essere realizzati creando sinergie tra avvocati privati e pubblici sotto l'egida degli Ordini e degli Organismi dell'Avvocatura, favorendo le condizioni per il successo dei tentativi di conciliazione presso le Strutture pubbliche e gli studi degli Avvocati. Occorre anche armonizzare in un testo unico tutti gli strumenti di risoluzione alternative delle controversie e riordinare i rispettivi ambiti di operatività; nel processo penale occorre introdurre termini di natura perentoria, con particolare riguardo al delicato potere del P.M. di esercitare l'azione penale entro un termine prefissato, prevedendo espressamente delle sanzioni processuali in caso di mancata osservanza. Si deve rimodulare non solo il profilo tecnologico ma tutta la normativa di attuazione in ordine alla tenuta e gestione dei registri relativi alle notizie di reato, custoditi presso le Procure, al fine di prevenire la diffusa e disinvolta prassi di eludere il termine di durata complessiva della fase delle indagini preliminari. Si eviti, in tema di notificazioni, il trasferimento di competenze e obblighi, proprie della P.G. e degli ufficiali giudiziari, in capo al difensore di fiducia e di ufficio; quanto al regime delle impugnazioni penali, non si condivide il giudizio monocratico di appello che, comunque, andrebbe rivisto alla luce della probabilità che la riforma del mandato ad impugnare porti benefici e sia sufficiente senza ulteriori restrizioni. Si preservi anche l'attuale regola di giudizio prevista per il GUP di cui all'articolo 425 del codice di procedura penale, con particolare riguardo alla funzione di filtro previsto dal comma 3; così non si condivide l'ipotesi di limitare l'appellabilità delle sentenze da parte del difensore "solo se munito di specifico mandato ad impugnare, rilasciato dopo la pronuncia della sentenza stessa, con l'obiettivo di evitare impugnazioni nell'interesse di soggetti che si sono resi irreperibili" perché incide sostanzialmente sul diritto di difesa; occorre disincentivare ulteriormente il ricorso in giudizio, adottando altre misure oltre a quella della lite temeraria; alla lentezza del processo civile si aggiunge la lunghezza e l'inefficienza dei procedimenti esecutivi. Pertanto serve una maggiore celerità ed efficienza dei procedimenti di esecuzione anche valorizzando ed estendendo il pignoramento presso terzi; resta ferma l'esigenza di valutare quanto sopra, relativo alle riforme, alla luce delle indicazioni programmatiche del Ministro e del dibattito in commissione in merito alla legge delega in materia del processo civile e di procedure ADR; III) sulla violenza nei confronti delle donne: le violenze sulle donne e domestiche stanno vivendo una recrudescenza anche in relazione al perdurare dell'emergenza pandemica. Le misure volte al contrasto del diffondersi del virus sono incentrate sull'obbligo di permanenza domiciliare e ciò va ad esasperare situazioni già al limite che spesso, purtroppo, sfociano in atti di estrema violenza che coinvolgono anche i minori. La velocità con la quale si passa dai cosiddetti "reati spia" al femminicidio è aumentata sensibilmente e ciò fa sì che spesso la risposta data dalle autorità non risulti sufficiente a frenare la terribile escalation di violenza; nel contesto appena delineato, il piano nazionale in titolo può rappresentare l'occasione per continuare nell'implementazione di un pacchetto di riforme volte a definire strategie per il futuro del nostro Paese, cercando, ancora una volta, di fornire una risposta adeguata e risolutiva alla drammaticità del fenomeno in oggetto; ancora, è necessario ovviare alle difficoltà scaturenti dal dialogo fra area civile ed area penale nei casi di crisi relazionale in attuazione dell'articolo 31 della Convenzione di Istanbul, il quale impone che, nei provvedimenti afferenti ai minori, debbano essere oggetto di necessaria valutazione le eventuali pregresse azioni violente ad opera del soggetto maltrattante, sia nei casi di violenza diretta o assistita dai minori, sia nel caso di violenza esclusiva sull'altro genitore; al fine di garantire un pieno sostegno alle donne vittime di violenza è, altresì, necessario rafforzare la rete dei servizi antiviolenza, aumentando il numero di centri antiviolenza e di case rifugio presenti sul territorio in rapporto alla popolazione, anche attraverso la messa a disposizione di beni demaniali per lo svolgimento delle loro attività; altra faccia della stessa medaglia è la necessità di potenziamento del ruolo dei centri di ascolto/trattamento per uomini autori di azioni violente nelle relazioni domestiche e/o di genere, assicurandone una omogenea presenza sul territorio nazionale ed il sostegno finanziario di tali istituti, così al fine di consentire all'autore della violenza la possibilità di compiere un percorso psicologico volto alla sua redenzione/rieducazione/riabilitazione, impedendo, quindi, il reiterarsi di comportamenti abusanti; IV) sulle infrastrutture telematiche, giudiziarie e carcerarie: i fondi per la transizione digitale destinati alla giustizia andrebbero finalizzati in parte anche alla interoperabilità delle reti a livello comunitario. Occorre anche una visione omogenea nel sistema giustizia uniformando le procedure telematiche e i sistemi di accesso ed identificazione ( Spid ), oggi differenti per ogni giurisdizione - civile, penale, contabile, amministrativa, tributaria, militare, con regole diverse, piattaforme diverse, modalità di accesso differenti, standard di identificazione e protocolli diversi, infrastrutture telematiche diverse - e semplificando le regole e i protocolli che oggi sono differenti addirittura all'interno della stessa giurisdizione ordinaria a seconda che si tratti del sistema civile e o di quello penale, per la Cassazione (ancora in via sperimentale), per il Giudice di Pace (ancora non digitalizzato). La reale digitalizzazione della giustizia dovrebbe passare attraverso: il superamento del sistema delle pec per il deposito di atti e documenti, sostituito da un sistema di upload e di piattaforme per i professionisti, con metodo di identificazione unitario ( Spid ); implementazione delle procedure telematiche secondo le specifiche esigenze di ciascun settore delle diverse giurisdizioni; potenziamento delle infrastrutture digitali; rafforzamento dell'attività telematica (e delle dotazioni informatiche) nel settore amministrativo della giustizia, che consentano anche l'efficace lavoro da remoto del personale, con implementazione adeguata delle misure di sicurezza, estese alle reti ed ai data center; formazione adeguata del personale e della dirigenza amministrativa, con estensione della dotazione della firma digitale; formazione della magistratura; occorre assicurare che tutto il comparto giustizia (le amministrazioni centrali, le strutture carcerarie, gli uffici periferici, ecc.) operi in modalità digitale nel rispetto delle norme in materia di privacy ; occorre ripensare completamente l'attuale processo civile telematico (PCT), che risente della scelta di realizzare in house il sistema informatico; occorre un PCT che corra su cloud , con sistemi di autenticazione da remoto e non invece su supporto magnetico come l'attuale. Si deve completare la telematizzazione del processo civile, sino alla Corte di Cassazione, nonché dei processi di tutte le giurisdizioni, introducendo il processo telematico anche negli uffici del Giudice di Pace; si deve estendere l'obbligatorietà del "telematico" a tutti i provvedimenti dei magistrati; si dia attuazione alla "doppia dirigenza" già prevista per legge (al magistrato capo dell'ufficio è infatti affidato il compito di "gestire" i magistrati e di organizzare l'attività giudiziaria, mentre al dirigente amministrativo è affidato il compito di gestire il personale amministrativo e le risorse materiali dell'ufficio), rendendo concretamente "possibile" - con utilizzo autonomo di risorse - la estrinsecazione di quelle capacità manageriali che si richiedono ai capi degli uffici giudiziari; occorre completare, con personale qualificato e con modelli manageriali di lavoro, la costituzione delle 10 direzioni territoriali dedicate alla gestione di beni, servizi ed uffici del comparto giustizia, prevista dalla legge di bilancio del 2020; occorre riformare l'attuale inefficiente sistema di recupero dei crediti dello Stato per le spese di giustizia. Lo Stato risulta oggi recuperare (al netto degli sgravi) non oltre il 6 per cento dei propri crediti per spese di giustizia, in tempi lunghissimi e con una procedura onerosa che coinvolge tre diversi soggetti. Con esclusione dei crediti aventi titolo in provvedimenti giurisdizionali penali (per la speciale disciplina delle pene pecuniarie e per la natura di sanzione economica accessoria alla pena riconosciuta alle spese processuali), potrebbe introdursi una sorta di factoring, prevedendo la cessione pro soluto del credito a società privata esterna "accreditata" che, dopo aver quantificato il credito sulla base degli atti trasmessi dalle cancellerie, riconosca al Ministero della Giustizia una percentuale del credito, in misura non inferiore a quella media del recupero attuale; occorre digitalizzare gli archivi degli uffici giudiziari eliminando così i costi diretti -locazioni- ed i costi indiretti - personale-tempo - connessi agli attuali archivi cartacei. Si tratta di un investimento che consentirebbe risparmi a medio-lungo termine ed efficienza, oltre a consentire la ricerca del patrimonio storico insito alle pronunce giudiziarie degli scorsi decenni, attualmente limitato ad alcune singole iniziative. Si devono completare i processi di gestione e conservazione digitale degli atti; appare necessario investire somme adeguate al fine di garantire l'adozione di tecniche di raccolta, gestione ed analisi delle informazioni sui flussi all'interno degli uffici giudiziari, indispensabili per il monitoraggio del l'attuazione delle riforme introdotte o da introdurre, per la precoce identificazione dei casi più complessi, per l'elaborazione di best practices e per l'orientamento delle future scelte legislative e organizzative; ineludibile è la necessità di una riforma organica dell'ordinamento penitenziario in modo da superare definitivamente le censure della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, mediante: incremento dei rapporti familiari, ivi incluso l'esercizio del diritto all'affettività; adeguamento dello standard tecnologico della vita detentiva per prevenire "l'analfabetismo informatico" nell'ottica di utilizzare lo strumento informatico a fini di studio, svago ed intensificazione dei rapporti affettivi; diritto dell'ergastolano alla camera di sicurezza singola per umanizzare la pena perpetua; valorizzazione del volontariato in carcere al fine di favorire la partecipazione della comunità esterna all'azione rieducativa; occorre rafforzare la pena alternativa al carcere con modalità che siano, ove possibile, socialmente inclusive e di tipo riparativo. A tal fine sarebbe opportuno intervenire contestualmente sul sistema sanzionatorio modificando anche il codice penale, in modo da ridurre significativamente i casi di espiazione della pena in carcere, introducendo pene principali diverse da quelle detentive (artt. 22 e ss. c.p.). L'introduzione di sanzioni penali diverse da quella detentiva ha il notevole pregio di risparmiare risorse economiche che potrebbero più utilmente essere investite nel settore esecuzione penale esterna; modalità di espiazione della pena, questa, che garantisce livelli di sicurezza sociale più alti in quanto, favorendo il reinserimento sociale attraverso il preventivo studio scientifico della personalità e riduce anche la recidività. Il potenziamento degli organici della Magistratura di Sorveglianza e degli Uffici UEPE rappresenta l'obiettivo strategico e nevralgico della riforma necessaria; tale sarebbe anche la previsione di una giurisdizione specializzata in esecuzione penale per i minorenni; occorre che le spese di investimento siano volte all'edilizia giudiziaria, infatti, appare necessario promuovere la realizzazione di nuovi poli giudiziari (c.d. cittadelle) che concentrino gli uffici giudiziari in un'area unica, facilmente accessibile e dotata di servizi, nonché la messa in sicurezza e ristrutturazione degli uffici giudiziari già esistenti che si presentino in condizioni fatiscenti adeguandole dal punto di vista dell'efficienza energetica e della legislazione antisismica; le spese di investimento previste per il settore della Giustizia, dovranno riguardare anche con priorità l'edilizia penitenziaria, anche minorile, attraverso la creazione di nuove strutture, la ristrutturazione delle strutture già esistenti che si presentano in condizione di ammaloramento, includendo interventi di efficientamento energetico e antisismici e l'implementazione di impianti di compostaggio; da promuovere, inoltre, l'adozione di ulteriori sistemi di sicurezza che impediscono l'introduzione dell'utilizzo dei microcellulari. Sarà, importante, con l'occasione, verificare e garantire che i detenuti per reati associativi, e in regime di alta sicurezza e di articolo 41-bis O.P., vengano custoditi in ambienti effettivamente ed efficacemente separati rispetto ai detenuti per crimini comuni, in modo da evitare ogni possibile contatto; inoltre dovranno essere realizzati poli detentivi di alto profilo tecnologico e sanitario, destinati alla custodia, al trattamento ed eventualmente alla diagnosi e cura dei soggetti detenuti in alta sicurezza o in regime di 41-bis, anche con gravi patologie, al fine di poter contemperare il diritto alla salute del detenuto ed esigenza di sicurezza pubblica che precluderebbero qualsivoglia attenuazione del regime inframurario; occorre incrementare l'organico della polizia penitenziaria e, utilizzare le risorse disponibili, per garantire mezzi e strumenti più adeguati al personale, sia per la formazione sia per garantire la propria sicurezza; la rieducazione dei detenuti attraverso il potenziamento delle misure alternative alla detenzione e l'implementazione dei progetti di formazione, nonché di lavoro intramurario ed extra murario con finalità di reinserimento sociale e contrasto alla recidiva, nonché attraverso il perfezionamento dell'offerta trattamentale con l'introduzione in ogni istituto penitenziario, in particolare negli istituti minorili e non solo, di attività culturali (ad esempio laboratori teatrali) artistiche ed espressive che favoriscano il percorso di maturazione e crescita personale dei ristretti con sicure ricadute in termini di inclusione sociale. In questo senso oltre ad adeguare gli spazi negli istituti di pena si tratta anche di valorizzare le professionalità che gestiscono il trattamento all'interno; la necessità dello stabile inserimento all'interno degli istituti penitenziari e dei REMS di figure professionali, quali psichiatri, psicologi e psicoterapeuti con la specifica finalità di gestire le situazione di criticità, di incrementare il tempo di ascolto da dedicare alla popolazione ristretta, di attivare programmi di supporto psicologico per il personale della polizia penitenziaria per contenere ed attenuare gli effetti logoranti connessi alla delicata funzione svolta e all'ambiente in cui l'attività lavorativa viene esplicata. In questo senso, è importante l'avviamento di corsi di formazione sul disagio psicologico e disturbi psichiatrici per il personale di polizia penitenziaria, chiamato ad accogliere, quale più prossimo osservatore del detenuto, i segnali di conflittualità, turbamento e malessere psicofisico, che spesso sfociano in drammatici episodi di autolesionismo sino al suicidio e a volte sfociano in violenze verso gli altri e degli stessi appartenenti alla polizia penitenziaria; occorre aumentare i posti nelle REMS e realizzare una rete socio sanitaria che faciliti la comunicazione e la collaborazione tra gli istituti penitenziari e le REMS da una parte, e le ASL e i Dipartimenti di salute mentale e i Centri di salute mentale dall'altra parte, in modo da garantire in maniera tempestiva ed agevole, le prestazioni socio-sanitarie spettanti alla popolazione detenuta. Appare necessario l'investimento di risorse adeguate al fine di potenziare le banche dati delle procure e dei corpi di polizia e i sistemi di comunicazione tra le stesse, nonché rendere obbligatorie le comunicazioni tra le procure; occorre, inoltre, garantire l'investimento di risorse per favorire il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie e, in particolare per sostenere aziende confiscate in grado di mantenere occupazione e quote di mercato. Infine, appare opportuno, incrementare ulteriormente il fondo, istituito presso il Ministero dell'interno, per le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni di cui all'articolo 48, comma 3, lettera c) del decreto legislativo 6 giugno 2011, n. 159; IV) sulle professioni: va superata l'impossibilità di costituzione di reti "pure", cioè costituite solo da professionisti che, non essendo iscritti al registro delle imprese, non possono godere della forma di pubblicità prevista invece per le reti "miste" (professionista + impresa). Pertanto, occorre introdurre nella legge 22 maggio 2017, n. 81, un'espressa disposizione volta a disciplinare l'effetto costituivo del contratto di rete "pura" tra soli professionisti, dal quale far discendere la soggettività giuridica oggi prevista esclusivamente per i contratti di rete "misti" (professionista + impresa). Analogamente nella legge 31 dicembre 2012, n. 247, recante "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense", appare necessaria l'introduzione di una disposizione che riconosca agli avvocati la possibilità di costituire contratti di rete "puri" e "misti".