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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 137 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 13,30. IN SEDE REFERENTE 1659 - d.l. 161/2019 - Intercettazioni DDL 1659 Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, recante modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni (Esame e rinvio) Il relatore GIARRUSSO ( M5S ) illustra il decreto-legge n. 161 del 2019 che interviene in materia di intercettazioni per prorogare al 1° marzo 2020 il termine a partire dal quale la riforma della disciplina delle intercettazioni - introdotta dal decreto legislativo n. 216 del 2017 (c.d. riforma Orlando) - troverà applicazione. È specificato, al riguardo, che la riforma si applicherà solo ai procedimenti penali iscritti dal 1° marzo 2020: per tutti i procedimenti in corso dunque continuerà ad applicarsi la disciplina attuale; apportare alcune modifiche alla stessa disciplina delle intercettazioni di cui al decreto legislativo n. 216; anche tali modifiche troveranno applicazione per i procedimenti penali iscritti dal 1° marzo 2020. L'articolo 1 proroga al 1° marzo 2020 il termine a partire dal quale la riforma della disciplina delle intercettazioni - introdotta dal decreto legislativo n. 216 del 2017 (c.d. riforma Orlando)  troverà applicazione. È specificato, al riguardo, che la riforma si applicherà solo ai procedimenti penali iscritti dal 1° marzo 2020. Per tutti i procedimenti in corso dunque continuerà ad applicarsi la disciplina attuale. In secondo luogo la disposizione modifica il comma 2 del citato articolo 9 del decreto legislativo n. 216 del 2017. In particolare è prorogato al 1° luglio 2020 il termine a partire dal quale acquista efficacia la disposizione (articolo 2, comma 1, lettera b) del citato decreto legislativo n. 216 del 2017) che introduce un'eccezione al generale divieto di pubblicazione degli atti (articolo 114 del codice di procedura civile), tale da consentire la pubblicabilità dell'ordinanza di custodia cautelare di cui all'articolo 292 del codice di procedura civile. L'articolo 2 novella tanto il codice di procedura penale quanto le sue disposizioni di attuazione. In particolare, il comma 1 è relativo alle modifiche al codice di rito. La lettera a ) interviene sull'articolo 114 del codice di procedura penale, relativo al divieto di pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto. Senza intaccare l'intervento del legislatore nel 2017, il decreto-legge inserisce nell'articolo 114 il comma 2- bis , attraverso il quale vieta la pubblicazione, anche parziale, del contenuto delle intercettazioni non acquisite ai sensi degli articoli 268 e 415- bis del codice di rito. La lettera b ) modifica il comma 2 dell'articolo 242 del codice di procedura civile, sulle modalità di trascrizione delle registrazioni, sopprimendo l'intervento del 2017 e ripristinando la formulazione anteriore, che individua le modalità di trascrizione a norma dell'articolo 268 comma 7 del codice. Il decreto-legge, inoltre, modifica la rubrica dell'articolo e il contenuto del comma 2 sostituendo all'espressione "nastro magnetofonico" quella più attuale "registrazione". La lettera c ) modifica l'articolo 266 del codice, sui limiti di ammissibilità delle intercettazioni, per consentire l'uso del captatore informatico (c.d. trojan ) per intercettare le comunicazioni tra presenti in un domicilio privato, a prescindere dall'attualità di un'attività criminosa, anche quando si procede per il delitto commesso da un incaricato di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione. Novellando l'articolo 266 il decreto-legge non interviene sulla riforma del 2017 ma aggiunge ai delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, i delitti degli incaricati di un pubblico servizio, con gli stessi requisiti di pena edittale (reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni). La lettera d ) apporta modifiche all'articolo 267 del codice di procedura penale, sulle forme ed i presupposti delle intercettazioni, con la duplice finalità di coordinare questa disposizione con la possibilità di usare il captatore informatico nei procedimenti per delitti dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio contro la p.a. e di eliminare la previsione introdotta nel 2017 in base alla quale la polizia giudiziaria annota le conversazioni che non può trascrivere ne informa il pubblico ministero. In particolare, il decreto-legge: con la modifica del comma 1, che individua il contenuto del decreto che autorizza l'intercettazione tra presenti mediante captatore informatico, specifica che la misura si applica anche ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione; corregge inoltre l'intervento operato dalla legge n. 3 del 2019 sul testo dell'articolo 267 del codice di procedura penale, esplicitamente escludendo i delitti contro la pubblica amministrazione da quelli per i quali è necessario indicare « i luoghi e il tempo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono »; con la modifica del comma 2- bis , relativo all'attivazione delle intercettazioni in via d'urgenza da parte del p.m., estende questa possibilità anche ai procedimenti per delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione (integrando una lacuna della legge n. 3 del 2019) oltre che ai delitti degli incaricati di un pubblico servizio contro la pubblica amministrazione; con la soppressione dell'ultimo periodo del comma 4, elimina la previsione del 2017 in base alla quale l'ufficiale di polizia giudiziaria doveva provvedere alla trascrizione delle comunicazioni omettendo tutte le conversazioni irrilevanti o relative a dati personali definiti sensibili dalla legge (articolo 268, comma 2- bis ), limitandosi a indicare nel verbale soltanto data, ora e dispositivo su cui la registrazione è intervenuta, informando preventivamente il pubblico ministero, con annotazione; con la sostituzione del comma 5, precisa che i decreti che autorizzano le intercettazioni devono essere annotati in un registro riservato tenuto sotto la direzione del Procuratore della Repubblica. La lettera e ) modifica l'articolo 268 del codice di procedura penale sull'esecuzione delle operazioni di intercettazione. La principale novità riguarda la soppressione del decreto legislativo del 2017 nella parte in cui (comma 2- bis ) vieta alla polizia giudiziaria la trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni irrilevanti ai fini delle indagini (per l'oggetto, i soggetti coinvolti, o la trattazione di dati personali sensibili) e demanda al pubblico ministero il compito di ordinare la trascrizione delle suddette intercettazioni "quando ne ritiene la rilevanza per i fatti oggetto di prova" (comma 2- ter ). Il nuovo comma 2- bis stabilisce che il pubblico ministero debba vigilare affinché nei verbali non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano dati personali sensibili dalla legge, salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. Viene meno l'iniziale valutazione discrezionale della polizia giudiziaria chiamata a decidere cosa trascrivere e cosa annotare per il pubblico ministero. Il comma 2- ter è conseguentemente abrogato. Anche nei commi successivi dell'articolo 268, il decreto-legge ripropone la formulazione antecedente la riforma del 2017. In particolare, i verbali delle intercettazioni delle conversazioni e dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche sono immediatamente trasmessi al pubblico ministero che li deposita entro 5 giorni  unitamente agli atti di autorizzazione delle operazioni - nell'archivio di cui all'articolo 269 (comma 4), salvo il ritardato deposito, autorizzato dal GIP, non oltre la chiusura delle indagini preliminari, quando dal deposito possa derivare "grave pregiudizio" alle indagini (comma 5); effettuato il deposito, il Pubblico Ministero ne dà immediatamente comunicazione ai difensori che hanno facoltà di esaminare gli atti e di ascoltare le registrazioni entro il termine stabilito dal Pubblico Ministero (salva proroga del giudice). Dal momento del deposito cade il segreto sui verbali di intercettazione ai sensi dell'articolo 329 del codice di procedura penale (ex segreto istruttorio). Una volta scaduto il termine per l'esame degli atti da parte dei difensori, parte l'apposito procedimento incidentale finalizzato alla cernita ed alla selezione del materiale probatorio nell'ambito di una apposita udienza camerale (comma 6). In tale fase il decreto-legge specifica che lo stralcio può riguardare, oltre alle registrazioni di cui è vietata l'utilizzazione, anche quelle che riguardano categorie particolari di dati personali (c.d. dati sensibili), sempre che non ne sia dimostrata la rilevanza. Per il comma 8 dell'articolo 268, poi, alle operazioni di stralcio possono partecipare sia il pubblico ministero che i difensori; questi ultimi possono estrarre copia delle trascrizioni integrali delle registrazioni disposte dal giudice e possono far eseguire la loro copia, su idoneo supporto o carta; peraltro, già per il comma 7 le trascrizioni delle intercettazioni, depurate delle parti irrilevanti e inutilizzabili, in quanto espressive di atti per loro natura "irripetibili" sono inserite nel fascicolo del dibattimento di cui all'articolo 431 del codice di procedura penale. La lettera f ) interviene sull'articolo 269 del codice di procedura penale relativo alla conservazione della documentazione eliminando le previsioni della riforma relative alla disciplina del segreto sugli atti relativi alle intercettazioni. In particolare, con la modifica del comma 1, il decreto-legge specifica che gli atti dovranno essere conservati nell'archivio gestito dal Procuratore della Repubblica ed elimina la disposizione in base alla quale tali atti sono coperti da segreto; per coordinamento, è abrogato il comma 1- bis , in base al quale i soli verbali e le registrazioni acquisiti al fascicolo delle indagini non sono più coperti da segreto; con la sostituzione del comma 2 è ripristinata la formulazione ante-riforma in base alla quale quando la documentazione relativa alle intercettazioni non è necessaria al procedimento, le parti possono chiederne al giudice la distruzione, a tutela della riservatezza. La lettera g ) apporta modifiche all'articolo 270 del codice di procedura penale in materia di utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni per mezzo del captatore in un procedimento "diverso". In particolare, il n. 1) della lettera g ) prevede che, fermo restando quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 270 del codice di procedura penale, i risultati delle intercettazioni tra presenti operate con captatore informatico su dispositivo elettronico portatile possono essere utilizzate anche per la prova dei reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione, a condizione che tali reati siano ricompresi tra quelli previsti dal comma 2- bis dell'articolo 266 del codice di procedura penale. Sul punto si segnala la recentissima decisione delle Sezioni Unite (Cass, SU, Sentenza 2 gennaio 2020, n. 51), con la quale la Cassazione ha affermato: «il divieto di cui all'articolo 270 del codice di procedura penale di utilizzazione dei risultati di intercettazioni di conversazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali siano state autorizzate le intercettazioni  salvo che risultino indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza  non opera con riferimento ai risultati relativi a reati che risultino connessi ex articolo 12 del codice di procedura penale a quelli in relazione ai quali l'autorizzazione era stata ab origine disposta, sempreché rientrino nei limiti di ammissibilità previsti dalla legge». Il n. 2 della lettera g ) introduce modifiche di coordinamento - conseguenti alle modifiche apportate all'articolo 268 del codice di procedura penale e alla abrogazione degli articoli 268- bis , 268- ter e 268- quater - al comma 2 dell'articolo 270 del codice di procedura penale. La lettera h ) interviene sull'articolo 291 del codice di procedura penale, che disciplina il procedimento di applicazione delle misure cautelari: esse sono disposte su richiesta del pubblico ministero che presenta al giudice gli elementi su cui la richiesta si fonda, nonché tutti gli elementi a favore dell'imputato e le eventuali deduzioni e memorie difensive già depositate. Il decreto legislativo n. 216 del 2017, avendo ammesso il rilievo delle intercettazioni di comunicazioni e conversazioni anche ai fini dell'adozione di limitazioni alla libertà personale, è intervenuto sul comma 1 dell'articolo 291, prevedendo espressamente che la domanda cautelare presentata dal Pubblico Ministero contenga anche i "verbali di cui all'articolo 268, comma 2, limitatamente alle comunicazioni e conversazioni rilevanti", vale a dire il contenuto anche sommario delle intercettazioni effettuate. Il decreto-legge in conversione sopprime proprio quest'ultima previsione. Anche la lettera i ), intervenendo sul comma 3 dell'articolo 293 del codice di procedura penale, ne ripristina la formulazione antecedente al decreto legislativo del 2017. L'articolo 293 del codice di procedura penale reca la disciplina degli adempimenti esecutivi delle ordinanze con cui si dispone una misura cautelare. Il compito di dare esecuzione alle ordinanze del giudice, in tema di misure cautelari, è affidato agli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, i quali devono espletare adempimenti che si differenziano a seconda che si tratti di eseguire la custodia cautelare (comma 1 dell'articolo 293 del codice di procedura penale) o altre misure (comma 2 dell'articolo 293 del codice di procedura penale). Una volta notificate od eseguite le ordinanze cautelai devono essere depositate nella cancelleria del giudice che le ha emesse. Del deposito deve essere dato avviso al difensore. Il novero degli atti oggetto di deposito comprende oltre alla ordinanza applicativa anche la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero nonché gli atti posti a suo fondamento (comma 3 dell'articolo 293 del codice di procedura penale). Per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 192 del 1997 alla previsione del deposito si è aggiunta l'ovvia possibilità di ottenere copia degli atti depositati. Il decreto legislativo n. 216 aveva integrato  aggiungendovi i due periodi dei quali il decreto legge in conversione dispone l'abrogazione - il comma 3 dell'articolo 293 del codice di procedura penale con la previsione secondo cui il difensore ha diritto di esaminare ed estrarre copia dei verbali delle comunicazioni e conversazioni intercettate, nonché di ottenere la trasposizione delle registrazioni su un supporto idoneo. La lettera l ) introduce modifiche di coordinamento (conseguenti alle modifiche e alle abrogazioni previste dal decreto-legge in conversione) all'articolo 295, in materia di verbale di vane ricerche, ripristinando anche in questo caso la formulazione antecedente al decreto legislativo n. 216. La lettera m ) aggiunge un ulteriore comma all'articolo 415- bis , relativo all'avviso all'indagato della conclusione delle indagini preliminari. Il nuovo comma 2- bis prevede che nel caso in cui non si sia proceduto ai sensi dei commi 4, 5 e 6 dell'articolo 268 del codice di procedura penale, l'avviso contiene anche l'avvertimento che l'indagato e il suo difensore hanno facoltà di esaminare per via telematica gli atti relativi ad intercettazioni ed ascoltare le registrazioni ovvero di prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche e che hanno facoltà di estrarre copia delle registrazioni o dei flussi indicati come rilevanti dal pubblico ministero. La nuova disposizione riconosce inoltre al difensore la facoltà, entro il termine di venti giorni, di depositare l'elenco delle ulteriori registrazioni ritenute rilevanti e di cui chiede copia. Su tale istanza provvede con decreto motivato il Pubblico Ministero. Nel caso di reiezione dell'istanza o di contestazioni sulle indicazioni relative alle registrazioni ritenute rilevanti il difensore può avanzare al giudice istanza affinché si proceda nelle forme di cui al comma 6 dell'articolo 268 del codice di procedura penale. La lettera n ) sopprime  ripristinando anche in questo caso il testo antecedente al decreto legislativo n. 216  il comma 4- bis dell'articolo 422 del codice di procedura penale in tema di attività di integrazione probatoria del giudice. L'articolo 422 del codice di procedura penale prevede che quando il giudice ritiene di non essere in grado di decidere sulla base del materiale di cui dispone dopo le conclusioni indicate dall'articolo 421 del codice di procedura penale ivi inclusa la documentazione di indagini autonomamente condotte dalle parti e quindi allo stato degli atti ovvero quando il giudice deve valutare la non necessità di ordinare il completamento delle indagini (articolo 421- bis ), il giudice può disporre, anche d'ufficio l'assunzione di prove delle quali appare evidente la decisività ai fini della sentenza di non luogo a procedere. I poteri istruttori del Giudice per l'udienza preliminare (Gup) si estendono anche ai mezzi di ricerca della prova, come prevede espressamente il comma 4- bis introdotto dal decreto legislativo n. 216 il quale richiama le conversazioni o comunicazioni intercettate e non acquisite al fascicolo che il Gup utilizza per decidere circa il vaglio sull'esercizio dell'azione penale da parte del Pubblico Ministero. Il comma 4- bis del quale il decreto legge in conversione prevede la soppressione  stabilisce che devono applicarsi, in questi casi, purché compatibili, gli articoli 268- ter e 268- quater . Si tratta di una previsione ritenuta a garanzia dell'imputato, anche nella prospettiva dell'opzione esercitabile in funzione della definizione del procedimento nelle forme del giudizio abbreviato. La lettera o ) aggiunge un ulteriore comma all'articolo 454 del codice di procedura penale. Il nuovo comma 2- bis prevede che nel caso in cui non si sia proceduto ai sensi dei commi 4, 5 e 6 dell'articolo 268 del codice di procedura penale, con la richiesta di giudizio immediato il Pubblico Ministero deve depositare anche l'elenco delle intercettazioni di comunicazioni e conversazioni o dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche rilevanti ai fini probatori. La nuova disposizione riconosce inoltre al difensore la facoltà di depositare, entro quindici giorni dalla notifica all'imputato e alla persona offesa della richiesta di giudizio immediato del Pubblico Ministero (articolo 456, comma 4 del codice di procedura penale), l'elenco delle ulteriori registrazioni ritenute rilevanti e di cui chiede copia. Sull'istanza provvede il Pubblico Ministero con decreto motivato. In caso di rigetto dell'istanza, o di contestazioni sulle indicazioni relative alle registrazioni ritenute rilevanti, il difensore può avanzare al giudice istanza affinché si proceda nelle forme dell'articolo 268, comma 6. La lettera p ) interviene sull'articolo 472 del codice di procedura penale in materia di dibattimento a porte chiuse, ripristinando la formulazione del comma 1 antecedente al decreto legislativo n. 216 del 2017: questo, a tutela della riservatezza, aveva previsto che il giudice dispone che si proceda a porte chiuse alle operazioni previste dall'articolo 268- ter in riferimento alla procedura volta ad acquisire ulteriori risultati dell'attività di captazione prodotta dal Pubblico Ministero, quando le parti rinnovano richieste non accolte o richiedono acquisizioni anche ulteriori e quando le ragioni della rilevanza a fini di prova emergono nel corso dell'istruzione dibattimentale. Proprio quest'ultima previsione è abrogata dal decreto legislativo in conversione. La lettera q ) abroga gli articoli 268- bis (Deposito di verbali e registrazioni), 268- ter (Acquisizione al fascicolo delle indagini), 268- quater (Termini e modalità della decisione del giudice) e 493- bis (Trascrizione delle intercettazioni) del codice di procedura penale. Il comma 2 dell'articolo 2 del decreto-legge in conversione apporta modifiche alle disposizioni di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale. Si tratta di un intervento funzionale ad una complessiva risistemazione della norma, dalla quale vengono espunti riferimenti anacronistici, quale il riferimento ai nastri contenenti le registrazioni (termine sostituito con quello di "supporti"). Di particolare rilievo è la disciplina prevista da tale disposizione con riguardo alle intercettazioni mediante trojan . La lettera b ) del comma 2 interviene invece sull'articolo 89- bis delle predette disposizioni, relativo all'archivio delle intercettazioni, rivedendone la disciplina secondo modalità che incentivano la digitalizzazione degli archivi, tutelino la segretezza dei dati e la regolamentazione delle modalità di accesso. La lettera c ) apporta una modifica di coordinamento al comma 1- bis dell'articolo 92 disposizioni attuative del codice di procedura penale. Il comma 3 dell'articolo 2 demanda ad un decreto del Ministro della giustizia la definizione dei requisiti tecnici dei programmi informatici funzionali alle intercettazioni mediante trojan , programmi informatici che, ai sensi del comma 4, devono avere caratteristiche tali da garantire affidabilità, sicurezza ed efficacia. Il comma 5 rimette ad un decreto ministeriale la fissazione dei criteri cui i titolari degli uffici di procura dovranno uniformarsi per regolare l'accesso all'archivio dei difensori e degli altri titolari del diritto di accesso. Il comma 6 da ultimo demanda ad un decreto ministeriale (da adottarsi previo accertamento della funzionalità dei servizi di comunicazione) la definizione delle modalità e dei termini a decorrere dai quali il deposito degli atti e dei provvedimenti relativi alle intercettazioni è eseguito esclusivamente in forma telematica, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Il comma 7 interviene sull'articolo 6 del decreto legislativo n. 216 del 2017 dedicato alle intercettazioni per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, rendendo il medesimo regime applicabile anche ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione, coerentemente con quanto previsto all'articolo 1. Il comma 8 prevede infine che le disposizioni di cui all'articolo 2 trovino applicazione con riguardo ai procedimenti iscritti successivamente al 29 febbraio 2020. L'articolo 3 reca la clausola di invarianza finanziaria, precisando che dall'attuazione del decreto-legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti connessi mediante l'utilizzazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. L'articolo 4, infine, dispone circa l'entrata in vigore del decreto-legge. Prefigura infine l'utilità dello svolgimento di un ciclo di audizioni informali, alle quali intervengano anzitutto i magistrati Gratteri e Cafiero de Raho. Dopo che la senatrice MODENA ( FIBP-UDC ) ha auspicato, a nome del suo Gruppo, che alle audizioni partecipino anche rappresentanze dei giornalisti, degli editori e delle Camere penali (preannunciando anche l'indicazione del nominativo di un docente universitario particolarmente esperto in materia di trojan ), il PRESIDENTE , non facendosi osservazioni, invita i Gruppi a far pervenire entro le ore 12 di venerdì 31 gennaio prossimo i nominativi degli ulteriori soggetti da audire, sul tema, in Ufficio di Presidenza integrato. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. 812 - Diffamazione mezzo stampa DDL 812 Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale, al codice di procedura penale, al codice di procedura civile e al codice civile, in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante nonché di segreto professionale, e disposizioni a tutela del soggetto diffamato (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 14 gennaio. Il PRESIDENTE ricorda che il 14 gennaio scorso il Relatore ha presentato tre emendamenti (1.18, 1.19 e 2.6) e che su di essi sono stati presentati numerosi subemendamenti. Nella giornata odierna dovrebbero pervenire i pareri di 1 a e 5 a Commissione sugli emendamenti presentati dal Relatore e sui relativi subemendamenti. Avverte altresì che gli effetti sul sistema codicistico degli emendamenti proposti sono molteplici: l'intervento legislativo in titolo infatti ha un rilevante impatto su normative a regime. Poiché la sequenza degli emendamenti - come attualmente presentati - rischia, se non adeguatamente gestita, di avere un riflesso improprio sull'ordine delle votazioni, alterando la possibilità di un voto consapevole sui singoli temi oggetto delle proposte, la Presidenza, non facendosi osservazioni, dispone la loro pubblicazione in allegato al resoconto, secondo i seguenti criteri di esame e votazione: 1) l'accantonamento dell'emendamento 1.18/11 (Balboni, Ciriani), per discuterlo unitamente all'emendamento 1.18/25 (Caliendo, Dal Mas, Modena), attenendo ambedue alle iniziative autonome di rettifica che potrebbe voler attivare l'autore dell'offesa. Al momento del voto sugli emendamenti 1.19/15 (Emanuele Pellegrini) e 1.19/16 (Modena, Caliendo, Dal Mas, Cangini), poi, si avvertiranno i proponenti che, dall'esito di questa precedente trattazione, dipenderà la possibilità di porre ai voti l'ultimo periodo di tali emendamenti (a rischio preclusione, nella misura in cui incidano sullo stesso oggetto); lo stesso avverrà con l'emendamento 1.19/18 (Caliendo, Dal Mas, Modena), che potrebbe risultare assorbito. Alla luce poi di questa trattazione del tema, si valuterà l'impatto sull'emendamento 2.6/8 (Caliendo, Dal Mas, Modena) che andrà posticipato comunque, per la norma su cui incide, a dopo il voto dell'emendamento 2.5; 2) l'anticipazione 1.19/20 (Caliendo, Dal Mas, Modena), per essere discusso in sede di proposta omogenea col secondo periodo del comma nono dell'emendamento 1.18 (sanzione all'inottemperante ai sensi dell'articolo 388, comma 2, codice penale); 3) l'accantonamento dell'emendamento 1.19/21 (Mirabelli, Cirinnà, Valente, Rossomando) per discuterlo unitamente all'emendamento 2.5 (Balboni, Ciriani) in sede di proposta omogenea (soppressiva del riferimento codicistico al mezzo della stampa). Al momento del voto sull'emendamento 2.6/1 (Modena, Caliendo, Dal Mas), poi, si avvertiranno i proponenti che il capoverso 2 dell'emendamento va anch'esso accantonato, per essere affrontato unitamente a questa trattazione, laddove riformulato; 4) l'accantonamento dell'emendamento 2.6/9 (Caliendo, Dal Mas, Modena), per discuterlo unitamente all'emendamento 2.2 (Riccardi) in sede di proposta omogenea sulla clausola di esclusione dell'ingiuria. Il PRESIDENTE si riserva altresì di avvertire la Commissione volta a volta, in fase di messa ai voti in ordine all'effetto che l'emendamento o il subemendamento potrebbe avere sul sistema: ciò avverrà esclusivamente al fine di individuare e circoscrivere il coordinamento finale e le correzioni di forma che, ai sensi dell'articolo 103 comma 6 del Regolamento, la Presidenza della Commissione si riserva di proporre in una seduta successiva alla votazione dell'ultimo emendamento e prima del conferimento del mandato al relatore. Sicuramente alcuni coordinamenti si possono prefigurare sin da subito e, a tal fine, il PRESIDENTE avverte di essersene fatto carico con apposite proposte, pubblicate anche esse in allegato. Visto che tutti gli emendamenti definiscono l'ambito di applicazione della nuova normativa facendo riferimento ad una pubblicistica ulteriore rispetto a quella tradizionalmente oggetto della legge sulla stampa, occorre la presentazione di un testo all'articolo 1 del disegno di legge, che sostituisca la lettera a) con un comma aggiuntivo più coerente con il sistema vigente, nella versione di cui al Coord.1 allegato: ne sollecita l'approvazione prima della votazione degli emendamenti, in modo che il testo per l'Assemblea faccia univocamente riferimento a questo ambito di applicazione, salve le norme specifiche di tipo estensivo (1.19/23 Mirabelli, Cirinnà, Valente, Rossomando; 2.6/2 Damiani 2.1 Dal Mas), sulle quali la Commissione sarà comunque chiamata a votare. Inoltre, l'emendamento 1.18 del relatore propone la novella del settimo comma dell'articolo 8 della legge sulla stampa eliminando il rinvio al decimo comma dell'articolo 21. Pertanto, se quell'emendamento sarà accolto, occorrerà in sede di coordinamento eliminare la norma in questione dal testo della legge n. 47 del 1948 (a tal fine propone il Coord.2). Infine alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 1, il disegno di legge n. 812 prevede la prescrizione civilistica del risarcimento del danno alla reputazione in due anni dalla pubblicazione: laddove non dovesse essere accolto l'emendamento 1.11 dei senatori Balboni e Ciriani, potrebbe essere necessario introdurre una clausola d'esclusione dell'articolo 2947 terzo comma del codice civile, secondo cui all'azione civile da fatto di reato si applica il termine prescrizionale penale, se più lungo di quello civilistico (a tal fine propone il Coord.3). Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. CONVOCAZIONE DI UN'ULTERIORE SEDUTA Il PRESIDENTE comunica che la Commissione è ulteriormente convocata domani, mercoledì 29 gennaio, alle ore 9, per il seguito dell'esame del disegno di legge n. 812, sulle questioni di competenza esaminate dall'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi, testé svoltosi, nonché per le sedi consultive sulle quali nell'imminente Sottocommissione pareri dovesse essere richiesta la rimessione alla sede plenaria. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 13,40. Allegato