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Infortuni sul lavoro e malattie professionali - Credito da risarcimento del danno conseguente ad infortunio sul lavoro - Fallimento del datore di lavoro - Privilegio dell'ammissione in posizione di primo grado - Mancata previsione - Dedotta violazione dei principi di uguaglianza e di ragionevolezza per la prevalenza accordata al principio della par condicio creditorum rispetto a quello della «tutela della integrità psicofisica del cittadino e della tutela del lavoratore», nonché asserita lesione del diritto di difesa e del principio della retribuzione adeguata e proporzionata - Questione estranea all'oggetto del giudizio a quo - Manifesta inammissibilità.. E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 2751- bis , n. 1), 2767 e 2778, n. 11, del codice civile, e 111 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 censurati, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 32, 36, comma primo, e 41, comma secondo, della Costituzione, nella parte in cui «non pongono in primo grado il privilegio del credito da risarcimento del danno del lavoratore, quando abbia subito un infortunio sul lavoro e lo ammettono al privilegio generale sui mobili in concorso con crediti di lavoro retributivi, contributivi e risarcitori non da infortunio». Invero la questione posta - a prescindere dalla inammissibilità del petitum , con il quale si invoca una pronuncia che, modificando l'ordine legale dei privilegi, invaderebbe l'area riservata alle scelte economico-politiche del legislatore - è estranea all'oggetto del giudizio a quo , promosso dall'appellante esclusivamente per la riforma del capo della sentenza che aveva rigettato la pretesa di azionare il credito direttamente nei confronti dell'assicuratore. - In relazione al carattere politico-economico dei criteri che presiedono il riconoscimento della natura privilegiata dei crediti del lavoratore, vedi sentenze citate n. 113/2004 e n. 326/1983.