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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 325 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 10,02). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 6 maggio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 7 maggio 2021 è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze «Conversione in legge del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, recante misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti» (2207). Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Ha chiesto di intervenire il presidente Parrini per riferire sui lavori della 1 a Commissione permanente. PARRINI (PD) . Signor Presidente, devo informare l'Assemblea che ancora non siamo in grado di venire in Aula per discutere il provvedimento. Per terminare l'esame abbiamo bisogno di altre ore. Chiederei pertanto tempo fino alle ore 16 di questo pomeriggio. PRESIDENTE.Senatore, la sua proposta è quindi che si sospenda la seduta, con ripresa dei lavori alle ore 16? PARRINI (PD) . È esatto. BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, in relazione alla proposta avanzata, a nome di Fratelli d'Italia, devo esprimere tutta la contrarietà del nostro Gruppo per il modo di procedere nei lavori in Commissione e di conseguenza anche in Aula. È la seconda volta in due settimane che si verifica un inaccettabile ritardo nei nostri lavori, dovuto chiaramente alle divisioni interne a questa maggioranza che si è messa insieme su presupposti che stanno venendo meno uno dopo l'altro. È inaccettabile che una maggioranza che conta oltre il 90 per cento dei componenti l'Assemblea non sia in grado di licenziare un testo importante come quello che stiamo attendendo. Quindi, Presidente, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia annuncio una posizione molto dura su questo modo di procedere e non escludo che si possa arrivare anche all'occupazione dei banchi del Governo, se Governo e maggioranza continueranno a tenere un atteggiamento che umilia la democrazia e la stessa Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Balboni, devo interpretare il suo intervento come contrarietà alla proposta di sospensione? BALBONI (FdI) . Esatto. CRUCIOLI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, anche a nome di L'Alternativa C'è esprimo contrarietà alla richiesta di sospensione. Non è possibile che in un momento come questo la maggioranza ritardi i lavori del Parlamento, negando ancora una volta la possibilità di un'ampia discussione su argomenti così importanti. Quindi, anche per noi c'è contrarietà. PRESIDENTE . Metto ai voti la proposta di sospendere i lavori fino alle ore 16, avanzata dal senatore Parrini. È approvata. Sospendo pertanto la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 10,13, è ripresa alle ore 16,02) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Ha chiesto di intervenire il presidente della 1 a Commissione, senatore Parrini, per riferire sull'andamento dei lavori della Commissione in relazione all'esame del decreto-legge n. 44. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, il nostro lavoro ha fatto progressi. Purtroppo, però, non siamo ancora in grado di approdare in Aula. Pertanto, chiedo un differimento dell'arrivo in Aula del provvedimento a domani mattina, con la certezza di poter concludere i lavori in Commissione questa sera. RAUTI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, intanto - come si sa - la pazienza ha un limite. Quello che forse non si sa è che il limite è stato superato ampiamente e la pazienza è finita. Anche se siamo una opposizione patriottica e responsabile, sappia l'Assemblea che la pazienza è finita. Se è finita qui, dovete immaginare quanto sia finita fuori. Voglio ricondurre tutto alla realtà. Siamo stati convocati, dopo una Conferenza dei Capigruppo che ha approvato un calendario dei lavori all'unanimità la settimana scorsa, e abbiamo deciso che questa mattina avremmo affrontato e chiuso l' iter relativo alla conversione in legge del decreto-legge n. 44 del 1° aprile 2021, che riguarda milioni di italiani, in quanto contiene le misure di contenimento che da oltre un anno gli italiani, con molta pronta pazienza - quella che, appunto, è finita - stanno rispettando e anche patendo. Stamattina avete rinviato i lavori alle ore 16 del pomeriggio. Ciò vuol dire che, al di là delle Commissioni già convocate, questa mattina questo ramo del Parlamento non ha lavorato. Penso a tutti quegli italiani che stamattina sono andati regolarmente al lavoro e si chiedono perché qui non lavoriamo. Io dico che non ci fate lavorare, il che è un'altra cosa. (Applausi) . Se poi veniamo additati come coloro che perdono tempo in Aula, è perché forniamo degli argomenti. Noi siamo gente seria che vuole lavorare, che è venuta in Aula stamattina e ha aspettato le ore 16 per farlo. Non siamo qui a scaldare i banchi per sentirci dire, alle ore 16 del pomeriggio, quello che già sapevamo, ossia che la maggioranza non è pronta. Le spiegazioni possono sono tre. Quanto alla prima, c'è un problema di maggioranza: non riuscite a trovare una quadra e qualcosa di fisiologico non funziona, e non me ne stupirei. Per la seconda spiegazione uso una battuta: il decreto-legge è stato adottato il 1° aprile scorso e si è quindi trattato di uno scherzo, un pesce d'aprile. Allora avreste potuto dircelo prima e non avremmo patito così tanto certe misure. Oppure - e torno seria - la questione è meramente politica. Quello che a Fratelli d'Italia preme sottolineare con chiarezza è anzitutto che qui si viene per lavorare e non per perdere tempo e che chi ci fa perdere tempo se ne deve assumere la responsabilità. In secondo luogo, all'ordine del giorno di domani è prevista la discussione, decisa all'unanimità, di più mozioni. Mi viene pertanto un sospetto. Io non sono maliziosa, ma la malizia mi fa pensare che ci sia una strategia politica sottesa alla decisione di non farci discutere le mozioni. Ricordo, infatti, che la mozione presentata da Fratelli d'Italia è volta a rimettere in discussione quelle misure odiose che da oltre un anno condizionano la vita degli italiani: mi riferisco, tra le altre, al coprifuoco che vogliamo abolire e al fatto che non è chiara la norma sull'uso delle mascherine all'aperto e al rispetto della distanza di un metro. In terzo luogo, è ancora in vigore l'obbligo, per due persone, di una visita al giorno ai parenti. Ciò è contenuto nel documento che voi non fate licenziare. Dobbiamo allora posticipare la discussione delle mozioni e aspettare lunedì 17 maggio per sapere di che morte dobbiamo morire; oppure possiamo discutere le mozioni che abbiamo calendarizzato e regalare agli italiani un sabato e una domenica senza coprifuoco, chiusure e restrizioni... (Il microfono si disattiva automaticamente). Signor Presidente, mi restituisca la parola in quanto esponente dell'opposizione. Concludo subito. PRESIDENTE.Senatrice Rauti, la parola le viene restituita immediatamente, ma la invito a concludere. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, concludo perché rispetto lei e l'Assemblea. Lei rispetti me. Sia chiaro che, al di là dei giochetti sul decreto che non riuscite a portare all'esame dell'Assemblea, le mozioni vanno discusse domani così come previsto dal calendario dei lavori. (Applausi) . PRESIDENTE . Nella mia funzione di Presidente ovviamente non entro nel merito delle prospettazioni politiche, ma ho il dovere di dire che oggi le Commissioni si sono riunite e hanno lavorato e solo la seduta d'Assemblea è slittata di orario. Dal momento che è stato fatto un appello agli italiani, sento il dovere di precisare ai cittadini e a quest'Assemblea che le Commissioni hanno lavorato. E, in ogni caso, anche le riunioni informali non vanno svilite, perché siamo tutti qui, ugualmente impegnati, con diverse proposte, per rispetto verso le istituzioni. In secondo luogo, quanto al calendario e allo svolgimento dell'ordine del giorno, preannuncio ciò che avrei detto in seguito, ovvero che alle ore 18,30 è convocata la Conferenza dei Capigruppo, che immagino ovviamente si occuperà di dar seguito al meglio al calendario dei lavori. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo prendendo semplicemente spunto dal fatto che può capitare che, per l'elaborazione di un decreto-legge, contenente articoli anche molto sensibili e delicati, ci possa volere un po' più di tempo. Come lei ha detto - e ha fatto benissimo a ricordarlo - le Commissioni hanno effettivamente lavorato e ci sono stati degli incontri, in maggioranza e con tutte le forze politiche, per cercare di sciogliere alcuni nodi importanti. Faccio dunque, sinceramente, un appello a tutte le forze politiche, anche di maggioranza, perché poi sicuramente si terrà la Conferenza dei Capigruppo, visto che ci sono due scadenze importanti: la prima è il 15 maggio e riguarda le Universiadi di Torino; l'altra è il 17 maggio e riguarda la cabina di regia. Spesso e volentieri il Parlamento si sente mortificato, perché sostiene che il Governo decide e noi parlamentari non riusciamo a esprimere il nostro indirizzo. Di fronte però a due temi così importanti, come le riaperture e le Universiadi, il Parlamento ha l'opportunità di esprimere il suo indirizzo e deve dunque essere messo nelle condizioni di poterlo fare. Quindi, la posizione che terremo è di affrontare domani le mozioni, mentre il decreto-legge lo possiamo esaminare anche lunedì. Non penso sia un grosso problema: così, almeno, c'è tutto il tempo per approfondire ulteriormente la materia e arrivare alla soluzione, mentre domani avremo il tempo per sviluppare atti di indirizzo, che - lo ripeto - sono prerogative del Parlamento della Repubblica. Ci lamentiamo sempre tutti del fatto che non contiamo niente e che nelle decisioni non ci siamo; ma se poi, quando c'è la possibilità di decidere, scappiamo, allora chi è causa del suo mal pianga se stesso. (Applausi) . Quindi questa sarà la nostra posizione in Conferenza dei Capigruppo e sono convinto che la maggioranza abbia il dovere di trovare, con responsabilità e in modo maturo e non infantile, la mediazione sul tema delle riaperture. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Romeo, naturalmente è apprezzata l'anticipazione di quanto si discuterà in Conferenza dei Capigruppo, ma in quella sede avremo modo di approfondire tutti gli argomenti, altrimenti si innova la procedura, facendo una Capigruppo assembleare, che può anche essere un'interessante proposta. FATTORI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FATTORI (Misto) . Signor Presidente, mi appello all'articolo 157, comma 2, del Regolamento del Senato, che prevede che, quando i proponenti di una mozione chiedono la data di discussione della mozione stessa, questa venga stabilita dell'Assemblea del Senato. In particolare, l'articolo 55, comma 7, dice che «l'Assemblea, al termine di ogni seduta, può deliberare, su proposta del Presidente o su domanda (...) di otto senatori, in relazione a situazioni sopravvenute e urgenti». A questo proposito ho qui pronta una mozione sulla questione della Guardia costiera libica, che sei giorni fa ha sparato ai nostri pescatori. Chiedo quindi che il Senato si esprima adesso, a fine seduta, per calendarizzare una mozione, sottoscritta da quattordici senatori, nella giornata di domani o in quella in cui si discuteranno le altre mozioni, in modo da poter affrontare subito il problema molto serio della Guardia costiera libica, che finanziamo, ma che molti difensori dei diritti umani ci dicono fare in realtà da carcerieri. Quindi, finanziamo i carcerieri dei migranti e, allo stesso tempo, con quelle stesse navi che forniamo loro, sparano sui nostri pescatori in acque internazionali. Chiedo quindi la calendarizzazione urgente di questa mozione, attraverso la votazione dell'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatrice Fattori, poiché è convocata la Conferenza dei Capigruppo e la seduta dell'Assemblea riprenderà all'esito della stessa, presumibilmente alle ore 19,30, direi che sicuramente la cosa migliore è che la sua proposta venga esaminata dalla Conferenza dei Capigruppo. Se poi non si troverà una soluzione, o in ogni caso nell'ambito di quello che verrà deciso, lei può sempre chiederne la votazione, eventualmente all'esito della Conferenza dei Capigruppo, tuttavia in questo momento non sappiamo ancora come procederemo nella riorganizzazione dei lavori. CRUCIOLI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signora Presidente, come lei sa noi non siamo rappresentati nella Conferenza dei Capigruppo, quindi ci tengo a evidenziare anche il punto di vista sull'ordine dei lavori della costituenda componente L'Alternativa C'è. Concordo con quanto detto dal capogruppo Romeo rispetto al fermo che oggi subisce l'Assemblea (e non le Commissioni, come lei giustamente ha ricordato), che non ha potuto discutere di argomenti importanti. Auspico che questo stop, dovuto evidentemente alla mancanza di accordo in seno alla maggioranza, non comprima i tempi di discussione su argomenti fondamentali, in particolare sul tema delle riaperture e della riespansione dei diritti e delle libertà civili degli italiani, e che quindi si calendarizzi una discussione. Questo perché siamo già in ritardo. Il contagio, infatti, è già scemato, perché, come era ampiamente prevedibile, di fronte al periodo estivo, alla bella stagione, alla primavera, il contagio si riduce, come già avvenuto l'anno scorso e come avviene per tutti i virus respiratori. Ciononostante abbiamo ancora il coprifuoco alle ore 22 e questo Senato non può discutere liberamente di questioni fondamentali. Chiedo pertanto che venga calendarizzata una discussione per poter dare al Governo indirizzi chiari per riaffermare le libertà di tutti i cittadini. (Applausi) . FATTORI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FATTORI (Misto) . Signora Presidente, intervengo sempre sull'ordine dei lavori. Io non chiedo di rimodulare il calendario dei lavori, perché la nostra componente non è presente in Conferenza dei Capigruppo, anche se abbiamo chiesto più volte la formazione della componente. Io, appellandomi al Regolamento, chiedo proprio di votare ora sulla calendarizzazione della mozione, richiamandomi all'articolo 55, comma 7, del Regolamento, e non alla rimodulazione del calendario. Lo chiedo ora, mentre il calendario dei lavori sarà deciso in Conferenza dei Capigruppo, dove noi non siamo presenti. Le chiedo quindi di rispettare questo articolo, nel momento in cui viene avanzata la richiesta. PRESIDENTE . Senatrice Fattori, intanto le chiederei il testo della mozione con i proponenti. In secondo luogo, noi adesso sospendiamo i lavori, entriamo in Conferenza dei Capigruppo, quindi in questo momento lei rischia di avere una proposta che non è concretamente attuabile se lei vuole discuterla a minuti. Rischia in sostanza che l'Assemblea non sia in grado di decidere. Resta da capire se vuole mettere in votazione una proposta così, tanto per metterla in votazione, o se invece ne auspica l'accoglimento. PARAGONE (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARAGONE (Misto) . Signor Presidente, ovviamente trovo abbastanza imbarazzante dover sospendere una discussione che incide su un tema attuale come quello dei vaccini e della loro obbligatorietà rispetto al personale medico-sanitario e mi auguravo di poter arrivare a una discussione. Tutto questo avviene mentre oggi i principali quotidiani e siti d'informazione stanno palesando un qualcosa che serpeggia già nel Paese e che forse può essere anche un timore, cioè quello di apparire soggetti di una sperimentazione. Io avrei voluto che nel corso della discussione del decreto-legge si facesse anche riferimento a questo, perché è importante. Noi non possiamo avere una situazione in cui i produttori del vaccino (Pfizer, nel caso di specie) dicano che il richiamo si debba fare a ventuno giorni e che lo European medicines agency (EMA), con il comitato tecnico-scientifico (CTS) e Figliuolo dicano di andare avanti come se nulla fosse. A questo punto non riesco a capire su quali circostanze e quale sia il fondamento della decisione del richiamo a quaranta giorni. Questo è il tema principale che pongono anche le comunità scientifiche che mettono in discussione il vaccino stesso. Il mio intervento è sull'ordine dei lavori perché è sull'attualità del decreto, che non so per quali motivi viene rimbalzato. Forse perché stanno ricomponendo delle questioni interne alla maggioranza. Lo trovo imbarazzante e mi auguravo che si potesse entrare già nel merito della discussione di un decreto-legge che sta già incidendo nella vita delle persone. Oggi, mentre rimandiamo, magari qualche medico o infermiere viene richiamato dalle ASL perché ha sottoposto all'attenzione un tema che - ripeto - è di strettissima attualità. Non capisco il motivo per cui si continui a rimandare la discussione. Evidentemente lo scollamento dentro la maggioranza è tale che il Paese va da una parte e questa Assemblea, attraverso le Commissioni, va dall'altra. PRESIDENTE . Senatore Paragone, per la precisione non stiamo discutendo di un rinvio, ma del completamento dei lavori, che sono ancora in corso in Commissione. Senatrice Fattori, abbiamo avuto qualche minuto per poter verificare e capire meglio i termini della sua richiesta. È corretto ciò che lei ci ha chiesto anche ai sensi dell'articolo 157 del Regolamento. (Brusio). Colleghi, stiamo rispondendo a ciò che lamenta la senatrice Fattori. Lei correttamente può chiedere la calendarizzazione anche contestualmente in Aula, ma deve trattarsi di un atto qualificabile come tale, nel senso che deve essere presentato ai sensi parlamentari: deve essere preceduto da una pubblicazione e, quindi, da una conoscibilità. La contestualità non arriva al punto che lei possa direttamente portarlo in Aula senza l'acquisizione e la pubblicazione. Per questo mi permettevo di suggerirle di attendere la Conferenza dei Capigruppo. Non posso mettere, pertanto, in votazione la sua richiesta perché non può arrivarmi informalmente questo atto. Spero di essermi spiegata. Lei ha ragione nell'appellarsi all'articolo che ha indicato, ma manca un presupposto. Ho capito che è un argomento cui lei giustamente tiene. Avrà sicuramente modo di presentarlo in maniera tale che possa essere perlomeno preso in considerazione. Se, come ritengo, sono terminati gli interventi sull'ordine dei lavori, come preannunciato, sospendo la seduta, che riprenderà presumibilmente intorno alle ore 19,30 perché alle ore 18,30 è convocata la Conferenza dei Capigruppo. (La seduta, sospesa alle ore 16,24, è ripresa alle ore 19,04) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che nella seduta di domani saranno discussi il decreto-legge sul contenimento dell'epidemia Covid-19, vaccinazioni, giustizia e concorsi pubblici, nonché le mozioni sulle restrizioni connesse all'emergenza Covid-19 e sulla candidatura di Torino alle Universiadi del 2025. Al fine di concludere l'esame dei predetti provvedimenti nella giornata di domani, si è proceduto alla riduzione dei tempi assegnati il 6 maggio scorso per la discussione generale del decreto-legge. Si è altresì convenuto che la discussione delle mozioni sulla candidatura di Torino alle Universiadi del 2025 sia limitata alle sole dichiarazioni di voto, della durata di cinque minuti. Il question time , già previsto per le ore 15 di domani, non avrà luogo. La Conferenza dei Capigruppo è convocata domani, alle ore 12,30, durante la sospensione della seduta per la sanificazione dell'Aula, per stabilire il calendario dei lavori delle prossime settimane. Comunico che, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, la seduta di costituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori, già prevista per domani alle ore 9, è rinviata ad altra data. Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente: Giovedì 13 Maggio h. 9,30 - Disegno di legge n. 2167 - Decreto-legge n. 44 Contenimento epidemia COVID-19, vaccinazioni, giustizia e concorsi pubblici (scade il 31 maggio) - Mozioni sulle restrizioni connesse all'emergenza COVID-19 - Mozioni sulla candidatura di Torino ad ospitare le Universiadi invernali del 2025 Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2167 (Decreto-legge n. 44, Contenimento epidemia COVID-19, vaccinazioni, giustizia e concorsi pubblici) (2 ore e 45 minuti, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 1 ora e 45 minuti, di cui: M5S 20' L-SP-PSd'Az 15' FIBP-UDC 15' Misto 25' PD 10' FdI 20' IV-PSI --- Aut (SVP-PATT, UV) --- Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno GAUDIANO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GAUDIANO (M5S) . Signor Presidente, signori senatori, oggi, nella Giornata internazionale degli infermieri, sento il dovere di rivolgere loro tutta la mia gratitudine per l'impegno a cui sono stati chiamati in questi duri tempi di pandemia. La data del 12 maggio è stata scelta in occasione dell'anniversario della nascita di Florence Nightingale, considerata la madre dell'infermieristica moderna. A lei dobbiamo l'applicazione del metodo scientifico all'assistenza medica. Fu una donna iconica, che spese la sua vita nella cura dei malati con professionalità e dedizione, nonostante fosse affetta da fibromialgia, che le causava grandi sofferenze. Infatti oggi in suo onore ricorre anche la Giornata mondiale per la fibromialgia, una sindrome tutt'altro che rara, che coinvolge circa due milioni di italiani. Da tempo mi interesso al tema; ho depositato il disegno di legge n. 899, affinché la fibromialgia sia riconosciuta come malattia invalidante a tutti gli effetti. La fibromialgia è purtroppo una patologia ancora poco conosciuta e la scarsa diffusione di informazioni rende la diagnosi molto spesso estremamente difficile; questo fa sì che le persone affette da questa malattia non riescano a ricevere cure adeguate in tempi brevi, perché spesso si hanno difficoltà a riconoscere i sintomi e a comprendere che la patologia è la causa del dolore. Oltre alla malattia, queste persone scontano un senso di isolamento, che causa ulteriori sofferenze. Per questo motivo, credo fermamente che dare visibilità a questa patologia e ai suoi sintomi possa aiutare concretamente milioni di persone in Italia e nel mondo. (Applausi) . Ringrazio l'associazione Libellula Libera, con cui ho avuto modo di collaborare in questi anni e a cui va tutta la mia stima per il lavoro quotidiano che svolge. Colgo l'occasione anche per ringraziare sentitamente il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, per aver reso possibile illuminare oggi di viola Palazzo Madama. L'iniziativa è stata promossa dalle associazioni più rappresentative di pazienti fibromialgici ed è stata accolta da molte amministrazioni, che questa sera illumineranno di viola piazze e monumenti in tutta Italia. L'obiettivo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle condizioni dei pazienti affetti da fibromialgia, ma anche di diffondere maggiore conoscenza e promuovere la prevenzione. Indossare oggi un fiocco viola è un piccolo gesto che può significare tanto per tantissime persone. Io lo farò, insieme ai miei colleghi, nella speranza che siano in tanti a seguire il nostro esempio. Illuminiamo la fibromialgia per non lasciare nell'oscurità il dolore di tanti pazienti e delle loro famiglie. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, ho chiesto anche io di intervenire perché, come ha detto la collega che mi ha preceduta, ricorre oggi la Giornata della fibromialgia. Questa sera Palazzo Madama sarà illuminato di viola e saranno presenti anche alcuni rappresentanti dell'associazione. La giornata è stata istituita per dare visibilità ad una malattia, ad una sindrome molto seria, davvero grave, che nel nostro Paese colpisce moltissime persone, in gran parte donne, e che non è riconosciuta. Il nostro Paese non riconosce la fibromialgia come una malattia e colgo l'occasione per dire che vi è un disegno di legge che giace da moltissimo tempo in Commissione sanità e la giornata di oggi dovrebbe essere un momento in cui ci impegniamo tutti per riuscire a fare questo grande passo. Ciò è fondamentale, perché queste donne e questi uomini malati hanno bisogno di avere questo riconoscimento. Non devono essere invisibili, dobbiamo renderli visibili, devono avere dei punti di riferimento, ci devono essere i centri di riferimento regionali: questi malati devono essere finalmente presi in carico dal Servizio sanitario nazionale. Trascorrono il loro tempo passando da un medico all'altro e purtroppo molti se ne approfittano, come spesso capita in questi casi. Quando non ci sono le risposte da parte del Servizio sanitario nazionale, purtroppo accade che altri spaccino come efficaci cure che non lo sono, quindi si pone anche un problema di legalità. Credo che questa giornata oggi possa essere per noi, come per gli altri palazzi istituzionali che stasera si illumineranno, l'occasione per assumersi questo impegno. In questo periodo di pandemia da Covid, la situazione di questi malati si è ulteriormente aggravata. Hanno grandi problemi perché non c'è riconoscimento della malattia e di tutto quanto comporta, come ad esempio il problema lavorativo, perché questa è una sindrome complessa e invalidante, che dà molto dolore e rende la vita difficile. Spero quindi che oggi, anche con questo segno simbolico dell'illuminazione, di cui ringrazio il Presidente, si possa illuminare un po' la strada per arrivare finalmente al riconoscimento della fibromialgia come l'Organizzazione mondiale della sanità ci chiede da molto tempo. (Applausi) . DRAGO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, vorrei far presente una situazione che mi è stata sollecitata dalla categoria del wedding , cioè delle cerimonie per matrimoni, in particolare dall'associazione Ristoworld, che conta 12.000 iscritti. Si tratta di una filiera che riguarda tante categorie di lavoratori come fiorai, ristoratori, pasticceri, tipografi, orefici, musicisti e tanti altri, che stanno chiaramente patendo la situazione di chiusura, tra l'altro con l'impossibilità di programmare, non avendo indicazione di una data di inizio certa. Questa indicazione è di fondamentale importanza per permettere la programmazione della loro attività lavorativa, ma lo è anche per le giovani coppie che desiderano convolare a nozze, cui potrebbe permettere una programmazione più serena. Alcune coppie lamentano anche il fatto di avere più volte posticipato la data. Questo particolare non è relegabile al solo settore lavorativo, ma ha anche una ripercussione sul piano nazionale per quanto riguarda il tema della denatalità. Dai dati Istat, infatti, si evince che il numero dei nati è più copioso nelle unioni matrimoniali rispetto alle unioni di fatto. Questo è un dato di fatto, non è un approccio ideologico. Pertanto, oltre al danno arrechiamo anche la beffa. Inoltre, alcuni operatori sono stati ristorati (in realtà hanno ricevuto più una questua, intendiamola in questo modo), mentre altri, come i soggetti occupati nel settore artistico o musicale, non hanno ancora ricevuto proprio nulla. In conclusione, Fratelli d'Italia, che ribadisce la vicinanza agli operatori del settore dei matrimoni e degli eventi, chiede l'indicazione di una data certa ed inequivocabile di ripresa dell'attività di questo settore. (Applausi) . TRENTACOSTE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, oggi pomeriggio desidero porre all'attenzione dell'Assemblea l'inverosimile vicenda di Lara Lugli. Lara è una pallavolista, la cui squadra, l'Associazione sportiva dilettantistica Blu Volley Pordenone, militante in serie B1, fece firmare due anni fa una scrittura privata con relativo accordo finanziario, in cui era presente, nero su bianco, una clausola anti maternità, ossia un articolo per cui la gravidanza era motivo di risoluzione dell'accordo stesso. Nel 2019, verso la fine della stagione sportiva, Lara si scoprì incinta e la Volley Pordenone la licenziò, senza nemmeno pagarle l'ultimo mese di attività. Un mese più tardi perse il bambino, a causa di un aborto spontaneo, ma la querelle con la dirigenza si ripresentò due anni dopo, quando Lara venne citata per danni, rea di aver compromesso la stagione della squadra con la sua gravidanza; ciò in risposta - che non esito a definire intimidatoria - a una sua ingiunzione relativamente al mancato pagamento dello stipendio di febbraio. Circa due mesi fa la giocatrice ha denunciato tutto pubblicamente e, oltre al clamore in Italia, la notizia dell'accaduto è stata rilanciata dal «New York Times» e dal «The Guardian». Secondo quanto dichiarato dalla stessa Lara, l'atleta avrebbe dovuto informare la dirigenza dell'eventuale desiderio di gravidanza. A sostenere la sua causa sono intervenute l'Assist, l'Associazione nazionale atlete, e l'Associazione italiana pallavolisti, chiedendo che la citazione venisse ritirata e che Federvolley e CONI prendessero provvedimenti nei confronti della società sportiva, cosa che ad oggi non è avvenuta. Sul caso è intervenuta anche la presidente Alberti Casellati, che ha dichiarato: «Invocare la condanna della pallavolista Lara Lugli perché in maternità è una violenza contro le donne. La maternità ha un insostituibile valore personale e sociale». A nome del MoVimento 5 Stelle chiediamo alla ministra Bonetti e alla sottosegretaria Vezzali (una sportiva, tra l'altro) di dimostrare pubblicamente la solidarietà dei vertici dello sport italiano a una donna che ha visto negato il proprio diritto di essere madre e a ricevere le conseguenti tutele. Il prossimo 18 maggio Lara dovrà andare in tribunale da imputata, solo perché incinta a trentotto anni. La ritengo una offesa a tutte le donne e alle atlete italiane, oltre che al nostro Paese e allo sport italiano. Auspichiamo, quindi, che il Governo mostri concreta vicinanza a Lara Lugli e, nel rispetto dell'autonomia sportiva, chieda chiarimenti ai vertici di quella Federazione e al Comitato olimpico nazionale. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 13 maggio 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 13 maggio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,19) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Barachini, Battistoni, Bellanova, Berardi, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Campagna, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Ferro, Floridia, Galliani, Garnero Santanchè, Giacobbe, Iori, Lunesu, Lupo, Merlo, Messina Assunta Carmela, Mirabelli, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Nocerino, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Quarto, Ronzulli, Saviane, Sciascia, Segre, Sileri, Vanin, Verducci e Vitali. È considerato in missione il senatore Stefàno, per attività della 14ª Commissione permanente. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Biti, Endrizzi, Tosato e Turco. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Biti, Endrizzi, Tosato e Turco. Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, Ufficio di Presidenza La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati ha proceduto alla elezione del Presidente, dei Vice Presidenti e dei Segretari. Sono risultati eletti: Presidente: senatore Gianclaudio BRESSA; Vice Presidenti: senatore Iunio Valerio ROMANO e senatore Gianpietro MAFFONI; Segretari: senatore Andrea CAUSIN e senatore Carlo DORIA. Ufficio parlamentare di Bilancio, trasmissione di documentazione Il Presidente dell'Ufficio parlamentare di Bilancio, con lettera in data 5 maggio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, unitamente alla relazione illustrativa, il rendiconto della gestione finanziaria del medesimo Ufficio per il 2020, che sarà pubblicato quale allegato al conto consuntivo per il medesimo anno del Senato della Repubblica ( Doc . VIII-bis, n. 7). Disegni di legge, annunzio di presentazione Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e delle finanze Conversione in legge del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, recante misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti (2207) (presentato in data 07/05/2021); senatori Vitali Luigi, Mallegni Massimo, Pagano Nazario, Aimi Enrico, Toffanin Roberta, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Giro Francesco Maria, Perosino Marco, Minuto Anna Carmela, Caligiuri Fulvia Michela, Floris Emilio, Masini Barbara, Serafini Giancarlo, Stabile Laura, Tiraboschi Maria Virginia, Saccone Antonio, Giammanco Gabriella Modifiche all'articolo 29 del testo unico sul casellario giudiziale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313, per agevolare l'adempimento delle procedure preparatorie in occasione delle competizioni elettorali (2208) (presentato in data 06/05/2021); senatori Gasparri Maurizio, Giro Francesco Maria, Binetti Paola, De Poli Antonio, Gallone Maria Alessandra, Papatheu Urania Giulia Rosina, Toffanin Roberta, Minuto Anna Carmela, Barboni Antonio, Caliendo Giacomo, Berardi Roberto, Aimi Enrico Disposizioni per la valorizzazione delle attività commerciali storiche e delle botteghe artigiane storiche e delega al Governo per la tutela dei negozi e delle botteghe storiche iscritti agli albi regionali (2209) (presentato in data 07/05/2021); senatore Gasparri Maurizio Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 (2210) (presentato in data 10/05/2021); senatori Alessandrini Valeria, Pittoni Mario, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Doria Carlo, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Mollame Francesco, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pizzol Nadia, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifica alla legge 20 agosto 2019, n. 92, in tema di rispetto nei confronti degli animali attraverso l'introduzione degli Interventi assistiti con gli animali (IAA) nelle scuole, anche per prevenire fenomeni di bullismo e per promuovere il benessere degli studenti con disabilità attraverso l'interazione con gli animali (2211) (presentato in data 10/05/2021); senatori Fregolent Sonia, Cantu' Maria Cristina, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Doria Carlo, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Marti Roberto, Mollame Francesco, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Deducibilità degli oneri necessari a garantire assistenza e cura continua ai malati di sclerosi laterale amiotrofica con invalidità riconosciuta tra l'80 e il 100 per cento (2212) (presentato in data 10/05/2021); senatori Trentacoste Fabrizio, L'Abbate Patty, Castaldi Gianluca, Evangelista Elvira Lucia, Fede Giorgio, Ferrara Gianluca, Gallicchio Agnese, Guidolin Barbara, Leone Cinzia, Lorefice Pietro, Maiorino Alessandra, Mautone Raffaele, Naturale Gisella, Pavanelli Emma, Presutto Vincenzo, Puglia Sergio, Romagnoli Sergio, Romano Iunio Valerio, Vaccaro Sergio, Vanin Orietta Disposizioni per il sostegno dell'agroecologia e per la tutela del settore agricolo, forestale e rurale (2213) (presentato in data 11/05/2021); senatori Aimi Enrico, Mallegni Massimo Disposizioni in materia di limite di due mandati per i sindaci dei comuni fino a 5.000 abitanti (2214) (presentato in data 10/05/2021); senatori Trentacoste Fabrizio, Romano Iunio Valerio, Auddino Giuseppe, Campagna Antonella, Croatti Marco, Endrizzi Giovanni, Gallicchio Agnese, Leone Cinzia, Mantovani Maria Laura, Nocerino Simona Nunzia, Romagnoli Sergio, Russo Loredana, Vaccaro Sergio Disciplina del rapporto di lavoro tra i membri del Parlamento e i loro collaboratori (2215) (presentato in data 11/05/2021) senatori Di Girolamo Gabriella, Donno Daniela, Trentacoste Fabrizio, Romano Iunio Valerio, Lanzi Gabriele, Montevecchi Michela, Presutto Vincenzo, Pavanelli Emma, Campagna Antonella, Gaudiano Felicia, Vanin Orietta, Taverna Paola Contributi per l'acquisto di macchinari per la prevenzione dell'alopecia in conseguenza di trattamenti chemioterapici (2216) (presentato in data 12/05/2021); Regione Piemonte Interventi di sostegno finanziario a favore di operatori economici per contrastare l'emergenza da COVID-19 (2217) (presentato in data 11/05/2021). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Taricco Mino ed altri Istituzione della Giornata nazionale della vita nascente (2162) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/05/2021); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Giro Francesco Maria Disposizioni in materia di equo compenso degli avvocati e degli altri esercenti libere professioni e attività di lavoro autonomo (2067) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 07/05/2021); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare sen. Bergesio Giorgio Maria Istituzione della Giornata nazionale dell'agricoltura (2164) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 12/05/2021); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo sen. Collina Stefano ed altri Misure per la tutela e lo sviluppo dell'artigianato nella sua espressione territoriale, artistica e tradizionale (2117) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/05/2021); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Pinotti Roberta ed altri Norme di perequazione previdenziale per il personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico (2180) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 12/05/2021); Commissioni 2ª e 11ª riunite sen. Romano Iunio Valerio Modifiche al codice di procedura civile in materia di conciliazione e arbitrato in sede sindacale (2190) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 12/05/2021); Commissioni 9ª e 10ª riunite sen. Mantero Matteo, Sen. La Mura Virginia Modifiche alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, in materia di promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa (2128) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 12/05/2021). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Giro Francesco Maria Modifica all'articolo 114 della Costituzione in materia di ordinamento e poteri della Città di Roma, capitale della Repubblica (2143) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/05/2021); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Ronzulli Licia ed altri Modifiche al codice penale in materia di circostanze aggravanti nei casi di violenza commessa in ragione dell'origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, età e disabilità della persona offesa (2205) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali) (assegnato in data 07/05/2021); 5ª Commissione permanente Bilancio Pres. Consiglio Draghi Mario (Draghi-I), Ministro economia e finanze Franco Daniele (Draghi-I) Conversione in legge del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, recante misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti (2207) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/05/2021); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Catalfo Nunzia ed altri Delega al Governo in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro (2183) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/05/2021); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali sen. Pizzol Nadia ed altri Disposizioni e delega al Governo per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna (2146) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/05/2021); Commissioni 1ª e 6ª riunite sen. Pittella Gianni ed altri Misure per favorire l'insediamento di nuovi residenti nei comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e in materia di terzo mandato dei sindaci (2165) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 12/05/2021). Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte In data 11 maggio 2021 è stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Zaffini, Calandrini, La Pietra, Nastri, Petrenga, Rauti, Ruspandini, Totaro, Urso. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, nonché sulle cause e la gestione dell'epidemia da virus SARS-CoV-2" ( Doc . XXII, n. 31). Affari assegnati In data 7 maggio 2021 è stato deferito alla 10 a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulla promozione e la tutela del Made in Italy (Atto n. 823). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro della difesa, con lettera in data 6 maggio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 311, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, concernente la cessione a titolo gratuito di materiale di armamento a favore delle Forze Armate della Repubblica del Niger (n. 258). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni 3ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 4ª Commissione entro 14 giorni dall'assegnazione. Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, con lettera in data 7 maggio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina dell'ingegner Matteo Africano a Presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico centrale (n. 85). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione. Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 5 maggio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, due procedure di informazione, attivate presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, rispettivamente: in ordine alla notifica 2021/0269/I relativa alle "Linee guida dell'indice dei domicili digitali delle persone fisiche, dei professionisti e degli altri enti di diritto privato non tenuti all'iscrizione in albi professionali o nel Registro Imprese (INAD) - Articolo 6- quater del decreto legislativo 5 marzo 2005, n. 82 - CAD" (Atto n. 820). La predetta documentazione è deferita alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente; in ordine alla notifica 2021/0251/I relativa allo "Schema di decreto interministeriale recante "Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per gli edifici sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, aperti al pubblico, contenenti una o più attività ricomprese nell'allegato I al decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, ivi individuate con il numero 72, ad esclusione di musei e gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi, ai sensi dell'articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139"" (Atto n. 821). La predetta documentazione è deferita alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente. Con lettere in data 28 aprile e 5 maggio 2021 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Pontechianale (CN), Rivalta di Torino (TO), Orte (VT) e Montirone (BS). Il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, con lettera in data 7 maggio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99, la relazione concernente l'andamento del processo di liberalizzazione dei servizi a terra negli aeroporti civili, relativa al secondo semestre 2019, al primo e al secondo semestre 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . LXXI- bis , n. 4). Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 6 maggio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, la relazione concernente lo stato degli investimenti e dell'utilizzo dei finanziamenti relativi agli interventi di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali finanziati con le risorse del fondo di cui all'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, aggiornata al mese di febbraio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a , alla 8 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . CCXL- bis , n. 2). Il Ministro per la pubblica amministrazione, con lettera in data 5 maggio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 53, comma 16, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la relazione sui dati raccolti attraverso l'Anagrafe delle prestazioni e degli incarichi conferiti ai pubblici dipendenti e a consulenti e collaboratori esterni, relativa agli anni 2018 e 2019 ( Doc . CLI, n. 3). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente. Il Ministro della salute, con lettera in data 6 maggio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 30 marzo 2001, n. 125, la relazione sugli interventi realizzati ai sensi della predetta legge in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati, riferita all'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12 a Commissione permanente ( Doc . CXXV, n. 3). Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con lettera in data 10 maggio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 1° dicembre 2015, n. 194, la relazione sull'attività svolta dal Comitato permanente per la biodiversità di interesse agricolo e alimentare, riferita all'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9 a Commissione permanente ( Doc . CCXXVI, n. 3). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Regolamento del Consiglio che istituisce le imprese comuni nell'ambito di Orizzonte Europa (COM(2021) 87 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Valutazione della domanda del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord di aderire alla convenzione di Lugano del 2007 (COM(2021) 222 definitivo), alla 2 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Aggiornamento della nuova strategia industriale 2020: costruire un mercato unico più forte per la ripresa dell'Europa (COM(2021) 350 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di atti. Deferimento Il Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 30 aprile 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 18, comma 3, del Regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 luglio 2012, n. 168, il conto finanziario dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 825). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 12 maggio 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria di ANAS S.p.A. per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 412). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento Il Presidente della Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 7 maggio 2021, ha trasmesso la deliberazione n. 9/2021/G concernente la "Gestione delle risorse destinate al finanziamento degli enti e delle istituzioni di ricerca pubbliche e private". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente (Atto n. 822). Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti È pervenuto al Senato un voto della Regione Piemonte in merito a "Iniziative per contrastare l'elusione fiscale delle multinazionali e 'Pandemic tax'". Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente (n. 58). Corte dei conti europea, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente della Corte dei conti europea, in data 6 maggio 2021, ha inviato la Relazione sull'attività svolta dalla Corte stessa nell'anno 2020. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 824). Mozioni, apposizione di nuove firme I senatori Romeo, Pellegrini Emanuele, Montani, Augussori, Ripamonti, Candura, Faggi, Lunesu, Campari, Pizzol, Urraro, Pirovano, Briziarelli, Alessandrini, Pergreffi, Saviane, Ferrero, Riccardi, Testor, Cantù, Lucidi e Saponara hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00351 del senatore Vallardi ed altri. I senatori Barbaro, Calandrini, De Carlo, De Bertoldi, Drago, La Russa, Maffoni, Petrenga, Ruspandini, Totaro e Urso hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00353 del senatore Ciriani ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Castaldi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05188 del senatore Puglia ed altri. I senatori Buccarella e De Bonis hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05403 del senatore De Falco. Il senatore Fede ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05406 della senatrice Di Girolamo ed altri. Mozioni Atto n. 1-00355 NASTRI BARBARO BALBONI DE CARLO DE BERTOLDI FAZZOLARI GARNERO SANTANCHE' LA RUSSA MAFFONI - Il Senato, premesso che: le Universiadi, anche note come olimpiadi universitarie, rappresentano un evento sportivo mondiale cui possono partecipare gli atleti universitari provenienti da ogni parte del mondo e si disputano con cadenza biennale negli anni dispari; tale manifestazione, proprio come per i giochi olimpici, si svolge sia nel periodo estivo che in quello invernale, ed è organizzata a cura della Federazione internazionale sport universitari (FISU); le Universiadi, la cui prima edizione venne ospitata presso la città di Torino nel 1959, nascono in Italia e sin da allora, particolarmente apprezzate, hanno sempre riscosso un enorme successo, anche per la possibilità, da parte del Paese ospitante, di variare il programma con un'aggiunta di tre sport opzionali alla lista degli sport obbligatori previsti dalla Federazione; l'Italia ha ospitato diverse edizioni dell'evento: oltre alla prima a Torino, ne sono seguite quattro estive (nel 1970 sempre a Torino, poi a Roma nel 1975, in Sicilia nel 1997 e recentemente a Napoli nel 2019) e sei invernali (nel 1966 al Sestriere, nel 1975 a Livigno, nel 1985 a Belluno, nel 2003 a Tarvisio, nel 2007 a Torino e nel 2013 in Trentino-Alto Adige); il 30 novembre 2020 è stato siglato il protocollo d'intesa, da parte di alcune istituzioni territoriali tra cui il Comune di Torino, il Centro universitario sportivo (CUS Torino), l'università degli studi di Torino, il Politecnico di Torino, l'università del Piemonte orientale, l'EDISU (Ente al diritto allo studio universitario) ed altri soggetti, finalizzato alla creazione del comitato promotore per la candidatura della città di Torino ad ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali del 2025; il 10 febbraio 2021, il Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri ha trasmesso alla Regione Piemonte ed al Comune di Torino una nota con cui veniva confermata la volontà da parte del Governo di sostenere tale candidatura e, al contempo, di erogare un idoneo contributo in grado di soddisfare le garanzie e le coperture delle obbligazioni finanziarie connesse all'evento; il 12 marzo, la Giunta regionale del Piemonte, con deliberazione n. 23-2978 ha formalmente approvato l'atto costitutivo e lo statuto del comitato promotore per la candidatura della Regione Piemonte e della città di Torino ad ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali 2025; la possibilità di ospitare nuovamente a Torino l'edizione invernale delle Universiadi, come peraltro accaduto nelle edizioni del 1970 e del 2007, rappresenterebbe un'occasione per lo sviluppo sociale ed economico, oltre che sportivo, della città di Torino e dell'intera regione, potenziando il sistema universitario regionale e sviluppando la vocazione universitaria della città di Torino. Infatti, gli investimenti da porre in essere in occasione di tale manifestazione multidisciplinare prevedrebbero anche la realizzazione dei villaggi atti ad ospitare gli atleti che, dopo la conclusione dell'evento, verrebbero trasformati in strutture residenziali universitarie, incrementando l'offerta torinese con oltre 2.500 posti letto in più in tutto il Piemonte; nelle linee guida "Universiadi 2025 progetto di una residenza per studenti per la città di Novara", l'UPO (Università del Piemonte orientale - Divisione risorse settore risorse patrimoniali) individua l'area d'intervento, collocata poco distante dal centro della città, occupandone una posizione strategica all'interno di Novara. In termini di accessibilità, l'area gode di una situazione estremamente favorevole, essendo servita da una fitta rete di mezzi pubblici e dalla rete ciclabile lungo il fiume Agogna. Nel particolare, l'area (in cui inserire la residenza studenti) è indirizzata alle attività sportive della città di Novara, a forma lanceolata, rappresenta una vasta area stesa tra l'ingresso della città ad ovest verso Vercelli, caposaldo marcato dalla presenza del vecchio e del nuovo ponte sulla Agogna con l'insediamento della Madonna del Bosco, nella cui prossimità vi si è insediato recentemente un importante centro commerciale, e a nord al sistema di attraversamento della Agogna, con l'ingresso della città dall'asta proveniente da Biandrate, area storicamente rurale, dove anche qui si è insediato un importante polo commerciale. Il progetto prevede la collocazione della residenza nell'area libera a ridosso del torrente Agogna con l'obiettivo di rendere il tutto vicino al sistema urbano, ma integrato nel parco ai limiti della città, con lo scopo di riattivare in un modo forte ed energico questa zona; la manifestazione, inoltre, comporterà un incremento della visibilità dell'intero territorio piemontese, delle sue eccellenze, tradizioni e peculiarità e, al contempo, determinerà un potenziamento delle attività economiche del territorio nonché delle strutture e degli impianti sportivi e della cultura sportiva; quanto sopra trova riscontro nelle precedenti edizioni ospitate dal nostro Paese, in quanto i territori coinvolti nell'organizzazione hanno beneficiato di rilevanti interventi a favore dell'impiantistica sportiva, della ricettività turistica, dell'entusiastica partecipazione della cittadinanza agli eventi sportivi; Torino e le sue valli hanno già visto sfumare l'occasione di essere coinvolti nei giochi olimpici invernali del 2026, a seguito della scelta dell'amministrazione comunale di non aderire all'alleanza con le altre città aggiudicatarie quali Milano e Cortina, una vera sconfitta per la città piemontese; in ogni caso, anche a seguito dell'aggiudicazione a Milano e Cortina, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha dichiarato che "Il Piemonte è pronto fin da subito a mettersi a disposizione con i propri impianti per contribuire alla realizzazione del più grande evento che un territorio possa ospitare"; la fruibilità delle strutture già esistenti permetterebbe di migliorare l'evento sia in termini qualitativi, essendo un coinvolto un territorio che ha acquisito esperienza in tale ambito, sia in termini economici razionalizzando la spesa e aumentando le occasioni di crescita, investimento, sviluppo, connessione, impegna il Governo: 1) a formalizzare, con apposito atto, la volontà di sostenere la candidatura della città di Torino ad ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali 2025; 2) ad assumere il rispettivo impegno di stanziare le risorse economiche necessarie; 3) a realizzare, di concerto con Regione Piemonte e gli enti locali, un piano strategico, integrato ed organico per l'effettiva fruibilità, la manutenzione, l'efficienza e l'affidamento della impiantistica sportiva utilizzata per le Universiadi. Atto n. 1-00356 BERNINI ROMEO DE POLI ROMANI MALAN CANDIANI GALLONE AUGUSSORI - Il Senato, premesso che: la situazione epidemiologica legata alla diffusione del virus COVID-19 sta registrando nel nostro Paese degli incoraggianti segnali di miglioramento; è importante sottolineare come vi sia una decrescita della curva dei contagi che riguarda tutta Italia e, soprattutto, tutte le singole regioni e le province autonome; secondo i dati del 9 maggio 2021 comunicati dalla Protezione civile e dal Ministero della salute si sono registrati 8.292 nuovi contagi a fronte dei 10.176 del giorno precedente; anche il tasso di positività, dopo alcuni giorni di crescita costante, sembrerebbe rientrare in un quadro tendenziale favorevole; il numero di decessi, secondo l'ultimo bollettino disponibile del 9 maggio è di 139, il dato più basso dal 25 ottobre 2020, e tale importante valore, letto insieme al numero delle nuove terapie intensive, che nella medesima giornata, in termini assoluti, ammonta a 2.192 e dei ricoveri ordinari, che, sempre nella stessa giornata, è diminuito di 379 unità, lasciano ben sperare; il presidente dell'ISS, Brusaferro, ha rilevato come "mentre in altri Paesi UE la situazione è altalenante e di transizione, la curva italiana dei contagi è in decrescita lenta e si intravede un abbassamento della curva di mortalità"; anche il piano vaccinale, dopo una difficile partenza causata dagli errori e dai ritardi organizzativi imputabili alla precedente gestione, sembra procedere in continua accelerazione, superando, in diverse occasioni, le 500.000 dosi giornaliere inoculate, valore in linea con quanto indicato dal commissario straordinario, generale Figliuolo; in questo quadro si rende quanto mai necessaria ed urgente una revisione dei parametri fino ad oggi adottati in riferimento all'Rt, l'indice di diffusione del virus che determina i cambiamenti di colore delle regioni, che a parere della maggior parte dei presidenti di Regione appare ormai poco affidabile, in quanto, in alcuni casi e secondo la maggior parte dei presidenti di Regione, è distorsivo e non fotografa realisticamente la situazione attuale; adeguare il quadro normativo alla nuova e mutata situazione epidemiologica, ma anche alle continue esigenze economico-sociali che sono altrettanto importanti in vista di una ripresa regolare dell'economia italiana, è quanto mai urgente ed essenziale; il decreto-legge n. 52 del 2021, recante "Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell'epidemia da COVID-19", attualmente all'esame della Camera dei deputati, ha delineato un cronoprogramma relativo alla progressiva eliminazione delle restrizioni rese necessarie per limitare il contagio da virus SARS-CoV-2, alla luce dei dati scientifici sull'epidemia e dell'andamento della campagna di vaccinazione; il decreto prevede che tutte le attività oggetto di precedenti restrizioni debbano svolgersi in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati o da adottare da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, sulla base dei criteri definiti dal comitato tecnico scientifico; alla luce dei confortanti dati sulla situazione epidemiologica, sarebbe auspicabile una valutazione sull'anticipazione delle riaperture e la ripresa delle attività previste per i mesi di giugno e luglio; molte attività, come ad esempio quelle della ristorazione, possono dal 26 aprile 2021, nella zona gialla, consentire il servizio di ristorazione con consumo al tavolo esclusivamente all'aperto, a pranzo e a cena, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti tuttora in vigore; tale assetto sta comportando una disparità di trattamento per tutte quelle attività che non dispongono di adeguati spazi all'aperto e rischia di compromettere una situazione economica già particolarmente difficile; altri settori come quello culturale, del wedding e sportivo, con particolare riguardo alle piscine e alle palestre, potrebbero, con i dovuti protocolli di sicurezza, riaprire le proprie attività; anche gli esercizi all'interno dei centri commerciali e parchi commerciali, durante il fine settimana, potrebbero con i suddetti protocolli tornare a lavorare con regolarità; alcuni Paesi europei, come Portogallo, Danimarca, Svezia, Croazia, Irlanda e Repubblica ceca, non prevedono il coprifuoco, ed anche la Spagna, che ha avuto un percorso epidemiologico tragicamente simile a quello del nostro Paese, ha recentemente revocato questa misura di interdizione; in Italia, in base alle vigenti disposizioni, permane ancora un divieto di circolazione dalle ore 22.00 alle ore 5.00 del giorno successivo; questa restrizione sta comportando notevoli problemi a molte attività di ristorazione, che hanno subito una notevole contrazione dei coperti nella fascia serale con una perdita di fatturato considerevole; il coprifuoco rappresenta una significativa quanto non più sopportabile limitazione alla libertà personale dei nostri concittadini che, durante tutto il periodo dell'emergenza pandemica, hanno dimostrato uno straordinario senso del dovere e di attaccamento alle istituzioni democratiche; valutare il superamento del coprifuoco diviene oltremodo necessario ed urgente, in linea con quanto fatto da altri partner europei, per dare un segnale tangibile di graduale ritorno alla normalità con ripercussioni positive ed importanti in termini sociali e di ripresa economica; tra le misure più discusse delle ultime settimane c'è sicuramente quello delle "certificazioni verdi COVID-19" comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2 o la guarigione dall'infezione o l'effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo; le certificazioni di vaccinazione e quelle di avvenuta guarigione potrebbero rappresentare il volano per una ripresa degli spostamenti in tutta la comunità europea, soprattutto in vista dei mesi estivi che saranno cruciali per il rilancio del turismo; in questo quadro, è quanto mai necessario che il nostro Paese si faccia interprete a livello europeo di una linea comune che possa prevedere misure omogenee, al fine di non creare disparità di trattamento che potrebbero comportare diseconomie di scala relative ai flussi turistici; sarebbe allo studio un piano per effettuare le vaccinazioni anche nei luoghi di villeggiatura: le Regioni, in accordo con il commissario Figliuolo, potrebbero a breve prevedere la possibilità di vaccinare le persone che si spostano in altre regioni, anche per vacanza; questo problema si è posto soprattutto per i richiami, che per molti dovranno essere somministrati in piena estate durante le ferie; esiste il concreto rischio che la campagna vaccinale rallenti, perché le persone potrebbero trovarsi in luoghi diversi da quello di residenza ed è fondamentale prevenire una situazione di " impasse " in un momento cruciale per la campagna vaccinale; nel corso dell' iter al Senato del decreto-legge n. 41 del 2021 (detto "decreto sostegni") è stato accolto un ordine del giorno a firma Bernini e altri (G/2144/16/5 e 6), che impegna il Governo a valutare la possibilità di assumere iniziative volte a prevedere la riapertura graduale di tutte le attività commerciali nel rispetto delle regole di sicurezza e del sistema di controlli; nel corso dell' iter alla Camera del decreto-legge n. 30 del 2021, sono stati accolti due ordini del giorno (9/2945-A/57 a firma Fiorini e altri e 9/2945-A/30 a firma Silli e altri), che impegnano il Governo, nel mese di maggio, a valutare, sulla base dell'andamento del quadro epidemiologico oltre che dell'avanzamento della campagna vaccinale, l'aggiornamento delle decisioni prese con il decreto-legge n. 52 del 2021, anche rivedendo i limiti temporali di lavoro e spostamento; considerato il parere espresso il 5 maggio 2021 dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 52 del 2021, recante "Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell'epidemia da Covid-10", impegna il Governo: 1) a revisionare e ad aggiornare i parametri per la valutazione del rischio epidemiologico, al fine di organizzare la zonizzazione, soprattutto in vista dell'avvio della stagione turistica; 2) ad assumere ogni utile iniziativa volta a superare l'attuale regime del coprifuoco, in linea con quanto fatto dagli altri Paesi europei; 3) a prevedere un'anticipazione delle riaperture e della ripresa delle attività previste per i mesi di giugno e luglio; 4) a riaprire i centri commerciali anche nel fine settimana; 5) a permettere, in sicurezza, l'organizzazione di cerimonie e dei relativi eventuali festeggiamenti; 6) a consentire, nelle zone a basso rischio di contagio e in sicurezza, la ristorazione al chiuso e il consumo di cibi e bevande al banco nelle attività che lo prevedono; 7) ad anticipare la riapertura dei parchi tematici e acquatici, attualmente prevista per il 1° luglio 2021; 8) a prevedere la riapertura al pubblico degli stadi che ospitano gare di sport professionistico in numero di spettatori congruo a garantire la massima sicurezza; 9) a farsi interprete a livello europeo di una linea comune che possa prevedere misure omogenee di spostamento all'interno dell'Unione europea, al fine di non creare disparità di trattamento che potrebbero comportare diseconomie di scala relative ai flussi turistici; 10) ad adottare misure volte a consentire, anche per chi è in vacanza al di fuori della propria regione di residenza, la possibilità di accedere alle inoculazioni; 11) ad adottare provvedimenti che siano accompagnati da misure di controllo del territorio per il rispetto delle prescrizioni di legge, al fine di evitare assembramenti e conseguente aumento dei contagi. Atto n. 1-00357 BERNINI MALAN CANGINI GIRO ALDERISI TIRABOSCHI RIZZOTTI DAMIANI - Il Senato, premesso che: l'Universiade, o olimpiade universitaria, è un evento sportivo e culturale che si svolge ogni due anni in località diverse ed è l'evento sportivo internazionale più importante dopo i giochi olimpici, rivolta ad atleti universitari provenienti da ogni parte del mondo; l'Universiade, nella sua forma moderna e attuale, fu ideata dal dirigente sportivo italiano e torinese Primo Nebiolo che, dopo aver assistito a Parigi nel 1957 alla settimana internazionale dello sport universitario, ipotizzò una manifestazione sportiva per studenti universitari sulla falsariga dell'olimpiade e ne organizzò la prima edizione a Torino nel 1959; la città di Torino è stata più volte e con successo (precisamente nel 1959, 1970 e nel 2007) il luogo in cui la Federazione internazionale sport universitari (FISU) ha organizzato l'importante manifestazione sportiva; il 30 novembre 2020 è stato firmato un protocollo d'intesa finalizzato alla creazione del comitato promotore per la candidatura della città di Torino ad ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali 2025; il comitato è composto da Regione Piemonte, Comune di Torino, università degli studi di Torino, Politecnico di Torino, università del Piemonte orientale, ente regionale per il diritto allo studio universitario EDISU, centro universitario sportivo italiano Piemonte, centro universitario sportivo Torino; il 10 febbraio 2021 il Ministro pro tempore perlo sport e le politiche giovanili Vincenzo Spadafora ha manifestato, con una nota ufficiale recapitata alla Regione Piemonte e al Comune di Torino, il pieno sostegno del Governo allo svolgimento della manifestazione sportiva; il 12 marzo 2021 la Giunta regionale del Piemonte ha provveduto alla costituzione formale del comitato promotore per la candidatura ai "giochi mondiali universitari invernali 2025" ed è stato approvato lo schema di atto costitutivo e di statuto; il 26 marzo 2021, il centro sportivo universitario ha inviato alla FISU la lettera di candidatura ufficiale della città di Torino ad ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali 2025; le "Universiadi 2025" costituiscono un'importante occasione per valorizzare la vocazione universitaria e sportiva del nostro Paese, del Piemonte, e della città di Torino, oltre a rappresentare un tassello importante per lo sviluppo e la ripresa dell'Italia in un momento particolarmente delicato come quello attuale; l'evento costituirebbe un importante volano per l'economia locale ed un'occasione di rilancio infrastrutturale del territorio piemontese; il costo totale della realizzazione dell'evento è stato approssimativamente e provvisoriamente stimato intorno ai 100 milioni di euro; la stessa Regione Piemonte ha già provveduto a stanziare attraverso il proprio bilancio di previsione 5 milioni di euro per il sostegno al prestigioso evento sportivo, impegna il Governo: 1) a predisporre in collaborazione con la Regione Piemonte, il Comune di Torino e tutto il comitato promotore un piano di azione e un'accurata stima dei costi che la realizzazione dell'evento e delle infrastrutture ad esso collegate comportano; 2) a sostenere in tutte le sedi opportune la candidatura di Torino ad ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali 2025 e a garantire il supporto adeguato in termini di risorse finanziarie, in caso di esito positivo. Atto n. 1-00358 DE LUCIA LICHERI PIRRO AIROLA MATRISCIANO CASTELLONE FERRARA CROATTI SANTANGELO LANZI - Il Senato, premesso che: con il termine Universiade, nato dalla fusione tra le parole "università" e "olimpiade", ma tale da recare in sé un'impronta cosmopolita di tanto dichiarata quanto allusa universalità, s'intende una "manifestazione sportiva multidisciplinare corrispondente ai giochi olimpici (sia invernali, sia estivi)", che ha cadenza biennale e a cui partecipano atleti universitari provenienti da tutto il mondo; nata da un'idea lungimirante (e per l'epoca futuristica) di Primo Nebiolo, che ebbe il merito di concepire, in origine quale possibile evento satellitare dei giochi olimpici di Roma del 1960, una manifestazione sportiva per studenti universitari sulla falsariga delle olimpiadi, le Universiadi si tennero, tuttavia, nel 1959 a Torino per la prima volta, dove furono successivamente ospitate le edizioni del 1970 e del 2007 (Universiade invernale); proprio quest'ultima, che seguiva a breve i XX giochi olimpici invernali di Torino 2006, ha coinvolto più di 1.600 atleti a livello mondiale, con una partecipazione di ben 48 delegazioni nazionali, e vantando un'organizzazione in massima parte "locale" che, supportata da più di 3.000 volontari, ha contribuito in modo decisivo al successo dell'iniziativa; rilevato che le Universiadi, che sono organizzate dalla Federazione internazionale sport universitari (FISU), rappresentano non solo una manifestazione sportiva di primo piano, ma contribuirebbero a promuovere, con significative ricadute d'immagine e finanziarie, un contesto territoriale, qual è quello del Piemonte e della città di Torino in particolare, che ha dato e continua a dare un contributo significativo al rilancio dell'immagine dell'Italia, quale Paese ospitante di eventi di rilevanza internazionale; valutato altresì che: il 30 novembre 2020 è stato firmato il protocollo d'intesa finalizzato alla creazione di un comitato promotore finalizzato alla candidatura della città di Torino per ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali 2025, composto da Regione, Comune, università degli studi di Torino, Politecnico di Torino, università del Piemonte orientale, EDISU, CUSI Piemonte, CUS Torino; da ultimo, in data 10 febbraio 2021, il ministro pro tempore Spadafora (con nota n. 186 alla Regione Piemonte e al Comune di Torino) "ha espresso la massima considerazione" nonché, ai fini del sostegno, "la più ampia disponibilità ad individuare modalità di accesso ed erogazione di un idoneo contributo", affinché vengano supportate le obbligazioni finanziarie connesse all'evento; successivamente, con deliberazione della Giunta regionale del Piemonte, 12 marzo 2021, n. 23-2978, è stato approvato lo schema di atto costitutivo e di statuto circa la costituzione del comitato promotore per la candidatura ai "giochi mondiali Universitari invernali 2025"; in data 26 marzo 2021, il centro universitario sportivo italiano ha inviato alla FISU la lettera di candidatura ufficiale della città di Torino a ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali 2025; considerato infine che: i "giochi mondiali universitari" 2025 costituiranno un'importante vetrina a livello sia nazionale sia internazionale per il Paese, e per il territorio piemontese in particolare. Le Universiadi non solo possono, ma devono essere considerate uno strumento di primaria importanza per fornire ulteriore impulso al sistema universitario regionale e per alimentare e promuovere la già nota, quanto assai celebrata, vocazione universitaria del capoluogo piemontese; nello specifico, la candidatura di Torino 2025 rappresenta un volano per concentrare e disporre d'investimenti pubblici finalizzati alla realizzazione di villaggi per gli atleti che, dopo la manifestazione, verranno trasformati in strutture residenziali universitarie; la Regione Piemonte, dal suo canto, ha previsto, nel proprio bilancio di previsione, uno stanziamento finalizzato a sostenere l'evento; in occasione di Torino 2025, per l'organizzazione e la realizzazione dell'evento, è previsto l'impiego di una forte componente operativa universitaria e studentesca, la qual cosa costituirà senza dubbio un valore aggiunto in merito alle opportunità di collaborazione e completamento della formazione universitaria, impegna il Governo a confermare il sostegno alla candidatura della città di Torino quale città ospitante la XXXII edizione delle Universiadi invernali, nonché a supportare le conseguenti iniziative assunte dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino a tal fine. Atto n. 1-00359 MALPEZZI LICHERI DE PETRIS IORI PIRRO ERRANI BOLDRINI CASTELLONE - Il Senato, premesso che: il 30 gennaio 2020, in seguito alla segnalazione da parte della Cina di un cluster di casi di polmonite identificata come un nuovo coronavirus Sars-CoV-2 nella città di Wuhan, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale l'epidemia di coronavirus in Cina. Il 31 gennaio 2020 il Governo italiano ha proclamato lo stato di emergenza e messo in atto le prime misure di contenimento del contagio sull'intero territorio nazionale. Con delibera del Consiglio dei ministri 21 aprile 2021 è stato prorogato fino al 31 luglio 2021 lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili; la diffusione dell'epidemia da COVID-19 ha avviato in Italia una crisi senza precedenti, che ha indotto il Governo a prevedere una serie di misure su tutto il territorio nazionale: il divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o motivi di salute; il finanziamento aggiuntivo per incentivi in favore del personale dipendente del servizio sanitario nazionale; misure straordinarie per l'assunzione degli specializzandi e per il conferimento di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario; potenziamento delle reti di assistenza territoriale; riordino della rete ospedaliera in relazione all'emergenza da COVID-19 con incremento di attività in regime di ricovero in terapia intensiva e in aree di assistenza ad alta intensità di cure; con la crescita dei contagi, dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi, il 9 marzo 2020, è stato adottato il primo provvedimento "io resto a casa", al fine di tutelare la salute di tutti i cittadini e in particolare quella dei più fragili. L'Italia è diventata zona protetta e le misure restrittive già applicate per la Lombardia e le 14 province del nord più colpite dal coronavirus sono state estese a tutto il territorio nazionale. A seguito del " lockdown " nazionale sono state successivamente adottate misure per il contenimento della diffusione del nuovo coronavirus con restrizioni che si sono rilevate efficaci per far diminuire il numero dei contagi; il Ministro della salute Roberto Speranza ha presentato il 2 dicembre 2020 le linee guida del piano strategico per la vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19 elaborato da Ministero della salute, commissario straordinario per l'emergenza, Istituto superiore di sanità, AGENAS e AIFA. Successivamente il piano è stato aggiornato con decreto adottato il 2 gennaio 2021 recante "adozione piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS"; considerato che: nel mese di dicembre 2020, il Regno Unito ha dovuto affrontare un rapido aumento dei casi di COVID-19, associato all'emergere di una nuova variante SARS-CoV-2 (VOC 202012/01), contemporaneamente, il Sudafrica ha segnalato un'altra variante SARS-CoV-2, anch'essa preoccupante, mentre nel mese di gennaio 2021 il Brasile ha denunciato la presenza di un'ulteriore variante locale; dal 21 gennaio 2021, i Paesi della UE hanno osservato un aumento sostanziale del numero e della percentuale di casi di SARS-CoV-2 della variante inglese. A causa della maggiore trasmissibilità del virus (si legge sul sito istituzionale del Ministero della salute) il rischio è attualmente valutato come alto o molto alto per la popolazione complessiva e molto alto per gli individui vulnerabili; nel mese di febbraio 2021 l'Istituto superiore di sanità ha pubblicato la relazione tecnica della prima indagine sulla variante inglese del virus. Il risultato dell'indagine, condotta dall'ISS e dal Ministero della salute insieme ai laboratori regionali, dice che nel nostro Paese, così come nel resto d'Europa (in Francia la prevalenza è del 20-25 per cento, in Germania è sopra il 20 per cento), c'è una circolazione sostenuta della variante inglese che è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi. A livello nazionale la stima di prevalenza della "variante inglese" del virus Sars-CoV-2 è pari a 17,8; il comitato tecnico scientifico nel mese di febbraio 2021, analizzando i dati epidemiologici e preso atto della diffusione delle varianti del virus in Italia, ha spiegato che per "contenere e rallentare" la diffusione delle varianti del COVID, "in analogia con le strategie adottate negli altri Paesi europei", è necessaria una "rigorosa osservanza, rafforzamento e incremento delle misure di mitigazione del rischio sia in ambito nazionale che in specifici ambiti locali, evitando ulteriori misure di rilascio"; il 15 aprile 2021, il Ministro della salute ha reso una informativa parlamentare in merito all'aggiornamento della campagna vaccinale. Il Ministro ha chiarito che tra dicembre 2020 e marzo 2021, l'Italia ha ricevuto poco più di 14 milioni di dosi di vaccino, mentre tra aprile e giugno 2021 è atteso un quantitativo tre volte superiore. In secondo luogo sono state incrementate risorse e numero di vaccinatori. Sul tema delle riaperture, il Ministro ha sottolineato il dovere del Governo di costruire una roadmap di allentamento graduale delle restrizioni che, come sempre saranno approvate all'unanimità in Consiglio dei ministri al fine di dare certezze e consentire una nuova stagione in sicurezza, senza mettere a repentaglio la salute e senza compiere scelte azzardate, che riporterebbero, in tempi brevi, a nuove chiusure. Con questi obiettivi è fondamentale, ha precisato il Ministro, nelle prossime settimane, dare un segnale di unità, oltre che di fiducia e determinazione; il decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, recante "Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell'epidemia da COVID-19" delinea il cronoprogramma relativo alla progressiva eliminazione delle restrizioni rese necessarie per limitare il contagio da virus SARS-CoV-2, alla luce dei dati scientifici sull'epidemia e dell'andamento della campagna di vaccinazione; la Conferenza delle Regioni del 15 aprile ha approvato la bozza delle prime linee guida riguardanti le riaperture delle attività costrette alla chiusura dalle misure legate al contrasto alla pandemia. Le linee guida per la riapertura in condizioni di sicurezza e nel rispetto dei protocolli di prevenzione sono state sottoposte all'attenzione del Governo. Il 21 aprile si è provveduto ad aggiornarle, inserendo le previsioni e i protocolli che riguarderanno le attività turistiche, i congressi e i grandi eventi fieristici. Il testo aggiornato è stato trasmesso ai Ministri della salute e per gli affari regionali. La Conferenza ha valutato che, qualora la situazione epidemiologica lo consenta e nel rispetto di tutte le regole necessarie alla prevenzione, i settori disciplinati dalle linee guida potrebbero gradualmente riprendere le loro attività, permettendo loro anche la necessaria programmazione; il Presidente del Consiglio dei ministri ha ribadito in più occasioni l'importanza di un approccio graduale e prudente, anche in considerazione dell'opportunità di non compromettere la riapertura della stagione turistica; valutato che: il totale delle somministrazioni di vaccino effettuate all'11 maggio 2021 è di 24.502.646. Il totale delle persone vaccinate che hanno completato il ciclo è di 7.561.566 (12,76 per cento della popolazione). Il totale dei vaccini distribuiti è di 27.402.180, di cui 17.807.400 Pfizer-Biontech; 2.583.100 Moderna; 6.668.88 Astrazeneca e 342.800 Janssen; il report elaborato da Ministero e ISS segnala l'indice Rt di trasmissibilità del COVID-19 nel periodo 26 aprile-2 maggio in aumento a 0.89. La pressione sui servizi ospedalieri è in diminuzione, sebbene rimanga ancora oltre la soglia critica in alcune regioni e province autonome. Sul sito istituzionale del Ministero della salute si evidenzia che "L'incidenza è in lenta diminuzione ma ancora elevata per consentire sull'intero territorio nazionale una gestione basata sul contenimento ovvero sull'identificazione dei casi e sul tracciamento dei loro contatti. Di conseguenza, è necessario continuare a ridurre il numero di casi anche attraverso le misure di mitigazione volte a ridurre la possibilità di aggregazione interpersonale e proseguire la campagna vaccinale per raggiungere rapidamente elevate coperture nella popolazione"; nonostante si siano osservati un calo dell'incidenza complessiva di SARS-CoV-2 ed un progressivo avanzamento della campagna vaccinale, la situazione epidemiologica è ancora motivo di grave preoccupazione in tutta la UE, considerando la circolazione delle varianti del virus Sars-Cov-2, impegna il Governo: 1) al fine di rendere irreversibile la progressiva e continua riduzione delle misure di contenimento dell'epidemia, a correlare l'avanzamento della campagna vaccinale con gli indicatori dell'andamento dell'epidemia ed il rischio di trasmissione del virus con particolare riguardo alle categorie più fragili ed al carico delle strutture ospedaliere; 2) a verificare se con l'avvicinarsi della stagione estiva e dell'auspicata ripartenza del settore turistico, fortemente penalizzato dall'epidemia, i risultati della campagna vaccinale siano tali da garantire un'effettiva ripresa del settore o se, diversamente, sia necessario prevedere in modo specifico per lo stesso settore adeguate e mirate misure di velocizzazione e incremento della somministrazione dei vaccini; 3) a considerare, di intesa con le Regioni e le Province autonome e sulla base dei dati di monitoraggio dell'epidemia, un allentamento graduale delle restrizioni vigenti, incluse quelle connesse ai limiti degli spostamenti e degli orari, portando il cosiddetto coprifuoco oltre le ore 22; 4) a programmare la progressiva riapertura in condizioni di piena sicurezza, sulla base dell'andamento del quadro epidemiologico e della speditezza della campagna vaccinale, delle attività più colpite dalle restrizioni, quali centri commerciali, impianti sportivi, attività di ristorazione al chiuso, luoghi della cultura (biblioteche, teatri, cinema, musei) e settore delle cerimonie. Atto n. 1-00360 MARINO SBROLLINI FARAONE GARAVINI CUCCA BONIFAZI CARBONE CONZATTI GINETTI GRIMANI MAGORNO NENCINI PARENTE RENZI SUDANO VONO - Il Senato, premesso che: Torino è la città che ha dato i natali a Primo Nebiolo, storico dirigente sportivo di fama internazionale, presidente della IAAF (Federazione mondiale di atletica leggera) e della FISU (Federazione internazionale sport universitari), ideatore, creatore e primo organizzatore delle Universiadi; la città di Torino ha ospitato la prima edizione delle Universiadi nel 1959 e, successivamente, quella del 1970 e quella invernale del 2007 che, sulla spinta delle olimpiadi invernali del 2006 coinvolse più di 1.600 atleti, vide la partecipazione di 48 delegazioni nazionali e il coinvolgimento di oltre 3.200 volontari; l'Universiade è una manifestazione sportiva multidisciplinare rivolta agli studenti universitari di tutti i Paesi del mondo, organizzata dalla FISU, che si svolge ogni due anni ed è equivalente ai giochi olimpici, con un'edizione estiva ed una invernale. Non a caso la definizione "Universiade" mette insieme i termini "università" e "olimpiade" racchiudendo in sé uno dei principi fondamentali della pratica sportiva: l'universalità; questo evento rappresenta un'occasione straordinaria di promozione della cultura della pratica e dei valori sportivi, della mondialità e della legalità; le Universiadi possono essere considerate un volano in grado di dare impulso al sistema universitario regionale nel suo insieme e di rafforzare lo sviluppo della vocazione universitaria dell'area metropolitana torinese, considerando anche che gli investimenti che si potranno attivare per la realizzazione dei villaggi per gli atleti garantiranno nuove strutture residenziali universitarie al termine dell'evento ed un ammodernamento e adeguamento dell'impiantistica sportiva; organizzare ed ospitare le Universiadi garantirà a tutto il territorio torinese e piemontese nel suo insieme una promozione e una maggiore visibilità e attrattività a livello nazionale ed internazionale; rilevato che: in data 30 novembre 2020 è stato firmato il protocollo d'intesa finalizzato alla creazione del comitato promotore per la candidatura della città di Torino ad ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali 2025; in data 10 febbraio 2021 il Ministro pro tempore Spadafora ha inviato la nota n. 186 alla Regione Piemonte e al Comune di Torino in cui confermava "che la struttura amministrativa, per quanto di competenza, ha espresso la massima considerazione e, ai fini del sostegno, la più ampia disponibilità ad individuare modalità di accesso e erogazione di un idoneo contributo che, attraverso le previste procedure e compatibilmente con gli stanziamenti di bilancio, potrà consentire, in collaborazione con gli altri attori interessati, di soddisfare le garanzie e le coperture delle obbligazioni finanziarie connesse all'evento"; nella stessa si sottolineava che le Universiadi rappresentano una manifestazione sportiva di primo piano e andrebbero a svolgersi in un contesto territoriale che ha dato e continua a dare un grande contributo al rilancio dell'immagine dell'Italia quale Paese ospitante di eventi di rilevanza internazionale; con deliberazione della Giunta regionale del Piemonte, 12 marzo 2021, n. 23-2978, costituzione del comitato promotore per la candidatura ai "giochi mondiali universitari invernali 2025", è stato approvato lo schema di atto costitutivo e di statuto; in data 26 marzo 2021, il CUSI (centro universitario sportivo italiano) ha inviato alla FISU la lettera di candidatura ufficiale della città di Torino ad ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali 2025; la Regione Piemonte ha già provveduto ad indicare, all'interno del proprio bilancio di previsione, uno stanziamento per l'organizzazione dell'evento; considerato che: la scelta, in precedenza assunta da altre amministrazioni, di non far disputare competizioni internazionali, come quella del sindaco di Roma in merito alle olimpiadi del 2024, ha avuto risvolti economici ed occupazionali gravissimi, senza contare il mancato ammodernamento delle strutture esistenti; per fare un esempio, a Londra grazie alle infrastrutture sportive create con i giochi, è stato calcolato che 16.000 disabili in più hanno iniziato a fare sport. Secondo i dati contenuti nel libro bianco dello sport, un aumento dell'1 per cento delle persone che fanno pratica sportiva fa risparmiare al servizio sanitario nazionale 80 milioni di euro. Così come di certo hanno impatto sulla vita dei cittadini che ospitano i giochi le infrastrutture di trasporto che vengono costruite; l'università "Tor Vergata", insieme a "OpenEconomics", era stata incaricata di provare a valutare non solo i costi dei giochi di Roma 2024, ma anche i possibili benefici. Per farlo era stato utilizzato un modello messo a punto dalla Banca mondiale, il "VANE", un acronimo che sta per valore attuale netto economico, una misura che indica la ricchezza finale prodotta dall'investimento nelle olimpiadi. Nel caso di Roma 2024, il VANE sarebbe stato positivo per quasi 3 miliardi di euro. A fronte di un investimento di 4,2 miliardi, il totale dei benefici economici sarebbe stato di 7,1 miliardi. Per intendersi, sarebbe stato come prestare dei soldi ad un tasso del 31,1 per cento e, soltanto nella capitale, secondo gli economisti, si sarebbero creati 40.000 posti aggiuntivi, impegna il Governo a mantenere l'impegno preso dal Governo precedente e a confermare il proprio sostegno alla candidatura della città di Torino ad ospitare la XXXII edizione delle Universiadi invernali 2025. Atto n. 1-00361 FARAONE CAUSIN GARAVINI CUCCA SBROLLINI BONIFAZI SUDANO GRIMANI NENCINI - Il Senato, premesso che: quando per la prima volta si ricorse alle chiusure come misura di contenimento del virus, la decisione venne presa con la consapevolezza delle inevitabili conseguenze economiche e sociali che ne sarebbero derivate, una consapevolezza alla quale, a quasi un anno e mezzo dall'inizio della crisi sanitaria e alla loro periodica reintroduzione a vari gradi, si aggiunge la conoscenza dell'entità di tali danni, tra i quali si annoverano un crollo del PIL 2020 stimato a 156 miliardi di euro e un aumento di un milione di italiani tra i pazienti che usufruiscono dei servizi di cura per la salute mentale; se da un lato a gravare su ogni nuova decisione riguardante la chiusura delle attività vi sono questi e altri dati che fotografano solo parte delle drammatiche difficoltà vissute dagli italiani, dall'altro a rendere obbligatoriamente più rigorose le valutazioni di necessità e proporzionalità sottostanti tali provvedimenti, vi è la più approfondita conoscenza del virus, un nemico che oggi si può meglio prevedere e contrastare, grazie, tra gli altri, agli incredibili progressi della scienza in questo ambito, agli investimenti nel settore sanitario, alla disponibilità su larga scala dei dispositivi di protezione individuale e al sistema di tracing ; in particolare, la campagna vaccinale, per quanto richieda costante e ulteriore impegno politico soprattutto al fine di garantire una maggiore uniformità del suo svolgimento su tutto il territorio nazionale, ha ormai raggiunto l'ambizioso obiettivo delle 500.000 dosi giornaliere somministrate, facendo registrare un graduale ma sempre più incoraggiante crollo dei contagi, che nell'ultima settimana si attesta a un 23 per cento in meno, tanto da condurre a dei risultati così positivi da aver permesso al sottosegretario per la salute di prospettare l'abolizione dell'obbligo di indossare la mascherina all'aperto entro le prossime tre settimane; tali successi non possono non riflettersi in una tempestiva e ampia revisione delle dannose e ormai insostenibili misure di contenimento previste nei decreti in vigore anche per i mesi a venire, pena la loro illegittima arbitrarietà, soprattutto nei casi in cui i rischi potenzialmente derivanti dall'allentamento dei divieti, potrebbero essere drasticamente ridotti grazie a maggiori investimenti nei sistemi di vigilanza e prevenzione, come ad esempio la messa a disposizione periodica di tamponi rapidi gratuiti per tutti i cittadini, una proposta avanzata da Italia Viva in sede di discussione del cosiddetto decreto sostegni; nondimeno, l'approccio con cui sono state prese le ultime misure restrittive necessita di un maggior contemperamento, in considerazione specialmente delle condizioni di oggettivo miglioramento con cui è condotta la gestione pandemica, dovute soprattutto ai progressi avvenuti nella campagna di somministrazione delle dosi di vaccino a favore della popolazione; in particolare, non è più prorogabile l'abolizione di quelle misure che, prive di una solida base scientifica che ne dimostri l'efficacia inconfutabile, stanno avendo il più gravoso impatto sul benessere dei cittadini e sull'economia: tra queste, si possono citare come esempi emblematici il coprifuoco (la cui reale portata in termini di efficacia sanitaria per la diminuzione dei contagi deve essere ancora dimostrata) nonché il divieto a svolgere attività ludiche e sportive, e ancora l'interdizione dei festeggiamenti, e l'impossibilità a prendere parte a tutte quelle occasioni che consentono di godere pienamente della vita culturale e dei momenti di aggregazione sociale; risulta ragionevole, inoltre, riconsiderare le restrizioni che hanno interessato nello specifico interi settori, quali, a titolo di esempio, il settore sportivo ed il settore culturale, nonché il comparto degli eventi relativi, ma anche la ristorazione nel suo complesso, che, se posti nelle condizioni di lavorare in regime di sicurezza igienico-sanitaria e, se dotati di quegli strumenti indispensabili a garantire tali condizioni, rappresenterebbero un importante asse sul quale basare la ripartenza dell'intero Paese, operando in tal modo un bilanciamento tra i plurimi interessi in gioco: dalle libertà individuali dei cittadini alla salute pubblica, dal diritto al lavoro al diritto a svolgere liberamente le attività economiche; considerato, dunque, che: dopo numerosi mesi dalla sua entrata in vigore e i dubbi relativi alla sua adeguatezza come misura di contenimento, soprattutto in un contesto di riaperture, appare ingiustificata e quindi di dubbia tenuta costituzionale la decisione di mantenere in vigore il coprifuoco, la cui valutazione di necessità non può non tener conto, tra l'altro, delle serie conseguenze che questo ha per alcuni tra i settori che maggiormente sono stati penalizzati dalle chiusure, come ad esempio sono i cinema e i teatri, che sebbene abbiano potuto tornare in attività, si vedono preclusa la possibilità di operare nella fascia oraria di maggiore affluenza; alla luce dei protocolli precedentemente strutturati, appare ingiustificata l'esclusione di alcuni settori economici dalle aperture attualmente disposte dal decreto-legge del 22 aprile 2021, n. 52, come nel caso delle palestre e degli sport al chiuso, o da quelle previste per i mesi a venire, il che lascia intere categorie di operatori economici, come quelli attivi nell'organizzazione di matrimoni, nel settore del gioco e dei luna park , nella tanto completa quanto immotivata incertezza rispetto alla loro possibilità di ripartire nel breve periodo; non è noto il dato scientifico sottostante l'efficacia delle limitazioni orarie o relative all'operatività ridotta a soli alcuni giorni settimanali delle attività economiche, come ad esempio nel caso delle misure adottate per i centri commerciali e gli outlet , per i quali continua a vigere il divieto di apertura nei fine settimana, o per la ristorazione, che, quando il 1° giugno 2021 potrà riprendere il servizio al chiuso, dovrà limitare tale attività alla fascia oraria che intercorre dalle ore 5 alle ore 18; sebbene il Governo stia valutando una serie di misure finalizzate a far ripartire al più presto il settore del turismo, come il "green pass Italia", il mantenimento del coprifuoco insieme all'approccio rigorista del piano riaperture, nonché alle esclusioni attualmente caratterizzanti lo stesso, di cui alcuni esempi sono stati forniti, operano a detrimento del settore, creando incertezza rispetto alle attività che si potranno svolgere in vacanza e quindi rendendo il nostro Paese poco attrattivo, impegna il Governo: 1) a rivedere le limitazioni agli spostamenti e ad eliminare, in linea con gli altri Paesi europei, la quarantena al rientro in Italia in seguito a viaggi svolti in Europa e, soprattutto, le misure inerenti al coprifuoco, attesa la scarsa reale efficacia del medesimo nel contenimento della diffusione dei contagi; 2) a prevedere l'immediata riapertura di tutte quelle attività che ad oggi risultano ancora chiuse per motivi legati alla pandemia, nel rispetto degli standard di sicurezza sanitaria oggettivamente verificabili e comprovabili, e con specifico riguardo alle attività legate ai settori dello sport, della cultura e degli eventi, al fine di consentire anche a tali comparti di prendere parte alla ripartenza economica del Paese; 3) ad adottare opportune iniziative affinché i centri commerciali e gli outlet possano tornare a svolgere correttamente ed integralmente la propria attività, anche nel fine settimana, analogamente a quanto accade per gli altri negozi e le altre attività economiche situate nei centri cittadini, in ottemperanza altresì alle medesime norme igienico-sanitarie ad essi applicate; 4) a potenziare e velocizzare le operazioni per il rilascio del "green pass" in particolare nei confronti di coloro che hanno già contratto il virus, nonché nei confronti di coloro che hanno correttamente concluso il ciclo vaccinale. Atto n. 1-00362 LANNUTTI MORRA CORRADO LANZI CAMPAGNA DESSI' MARINELLO PERILLI LOMUTI GIANNUZZI PRESUTTO CRUCIOLI AUDDINO ROMANO TRENTACOSTE - Il Senato, premesso che: la massoneria si definisce ordine iniziatico e la società ideale cui aspira è strutturata in modo gerarchico: coloro che si fanno custodi del sapere hanno il compito di guidare dall'alto il mondo dei profani, affinché anche questi ultimi possano beneficiare della luce di cui gli iniziati sono portatori. Tale concetto di società governata da un gruppo di persone che si ritiene superiore per intelligenza e cultura è opposto al concetto di democrazia, in cui tutti i cittadini hanno uguali diritti nel governo dello Stato. La segretezza è un aspetto fondamentale dell'iniziazione. Nelle logge i "fratelli" non sono mai a conoscenza del reale grado di appartenenza dei loro compagni; la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2, presieduta dall'onorevole Anselmi, nella sua relazione conclusiva (Doc. XXIII, n. 2, IX Legislatura), riferisce sui rapporti tra Gelli e la massoneria, affermando: "La situazione che si delinea al termine del lungo processo sin qui ricostruito è pertanto contrassegnata da due connotati fondamentali: 1) Gelli ha acquisito nella seconda metà degli anni Settanta il controllo completo ed incontrastato della Loggia Propaganda Due, espropriandone il naturale titolare e cioè il Gran Maestro; la Loggia Propaganda Due non può nemmeno eufemisticamente definirsi riservata e coperta: si tratta ormai di una associazione segreta, tale segretezza sussistendo non solo nei confronti dell'ordinamento generale e della società civile ma altresì rispetto alla organizzazione che ad essa aveva dato vita. Perché certo è che Licio Gelli non ha inventato la Loggia P2, né per primo ha contrassegnato l'organismo con la caratteristica della segretezza, ed altrettanto certo è che non è stato Gelli ad escogitare la tecnica della copertura, ma l'una e l'altra ha trovato funzionanti e vitali nell'ambito massonico: che poi se ne sia impossessato e ne abbia fatto suo strumento in senso peggiorativo, questo è particolare che ci interessa per comprendere meglio Licio Gelli e non la massoneria. Il discorso sui rapporti tra Gelli e la massoneria è approdato a conclusioni che si ritengono sufficientemente stabilite e tali da consentire, a chi ne abbia interesse, di trarre le proprie conclusioni"; la legge 25 gennaio 1982, n. 17, sciolse definitivamente la P2 e rese illegale il funzionamento di associazioni segrete con analoghe finalità, in attuazione del secondo comma dell'articolo 18 della Costituzione italiana. Recita l'articolo 18 della Costituzione sulla libertà di associazione: "I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare"; considerato che: l'Italia ha vissuto anni di piombo e terrorismo, stragi impunite e misteri irrisolti, sui quali in molti casi aleggiava l'ombra della massoneria. In particolare della loggia "Propaganda Due", guidata dal grande maestro Licio Gelli; allo stesso modo, da una pluralità di fonti, provenienti da inchieste parlamentari (Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2, IX Legislatura; Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, XI Legislatura) e da atti processuali, anche recenti, affiorano vicende legate a fenomeni di condizionamento dell'azione dei pubblici poteri; grande oppositore delle trame massoniche è stato il giudice istruttore Ferdinando Imposimato. Magistrato, avvocato, presidente onorario aggiunto della suprema Corte di cassazione, ha vissuto da testimone e protagonista fatti criminosi e processi tra i più importanti, e clamorosi, della storia italiana. Si è occupato della lotta alla mafia, alla camorra e al terrorismo. È stato il giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro nel 1978, l'attentato al papa Giovanni Paolo II del 1981, l'omicidio del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Vittorio Bachelet, e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. Si è occupato della difesa dei diritti umani, del caso di Michele Sindona e di 70 sequestri di persona, nel periodo più drammatico e sanguinoso della storia d'Italia. È stato in prima linea contro il crimine organizzato, contro la banda della Magliana, contro la mafia e la camorra, tanto che nel 1984 il settimanale francese "Le Point" lo ha definito "uomo dell'anno"; dopo la morte del dirigente del Monte dei Paschi di Siena, David Rossi, Imposimato tornò a mettere in guardia sul grave pericolo delle associazioni segrete e a ribadire la necessità e l'urgenza di una legge per impedire a chi esercita pubbliche funzioni (dalla magistratura alla RAI, dalla Banca d'Italia alla Consob, all'Autorità garante della concorrenza e del mercato e alle altre autorità indipendenti, dai ministeri alle forze armate, di Polizia e all'Arma dei Carabinieri) di essere affiliato ad associazioni segrete che contrastano con la Costituzione e i pubblici interessi. Una legge che sancisca l'incompatibilità tra lo svolgimento di una funzione pubblica e l'appartenenza ad associazioni segrete, che occultano la loro esistenza, le loro finalità e attività sociali, e che potrebbero svolgere attività diretta o indiretta per interferire sull'esercizio delle funzioni di amministrazioni pubbliche, di enti pubblici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale; recenti inchieste giudiziarie confermano la validità delle storiche intuizioni di un altro magistrato, Agostino Cordova, il primo giudice a istruire un maxi processo alla 'ndrangheta nel 1992. Cordova, allora procuratore di Palmi (Reggio Calabria), tentò con questa inchiesta di districarsi tra gli intrecci tessuti dalle logge massoniche. Tra molte difficoltà, raccolse materiale che gli sarebbe servito a dimostrare l'esistenza di un rapporto vincolante tra 'ndrangheta e politica, e dove "la massoneria appare come il tessuto connettivo per la gestione del potere. Un fenomeno che è sempre stato ignorato o sottovalutato". Il procuratore riuscì a porre sotto sequestro il computer del Grande oriente d'Italia contenente l'archivio elettronico di tutte le logge massoniche italiane. Un lavoro enorme, inedito fino ad allora e sottovalutato per molti anni a venire. L'inchiesta si allargò al punto da produrre 800 faldoni e sottoporre a indagine più di 70 persone. La maxi inchiesta di Cordova coinvolse influenti personaggi dell'imprenditoria, della finanza, della politica e della stessa magistratura, anche non strettamente calabrese. Furono trovate tracce di alcuni grossi scandali, come quello legato al traffico di rifiuti tossici, del commercio illegale di armi, degli appalti, fino ad arrivare a sospettare di un traffico di uranio con l'ex Unione sovietica; negli anni '90, in Italia, furono così indagati 146 massoni per mafia e reati politici, 83 dei quali accusati anche di riciclaggio. Fra gli iscritti alle logge figuravano però anche diversi poliziotti e carabinieri, accusati da Cordova di impedire le indagini; dopo circa due anni di indagini, nel 1994, l'inchiesta "Mani segrete" fu sottratta a Cordova e trasferita alla Procura di Roma, dove fu messa da parte fino al 3 luglio 2000, quando il giudice per le indagini preliminari Augusta Iannini accolse la richiesta di archiviazione dell'inchiesta, dichiarando il "non luogo a procedere nell'azione penale per 64 indagati ritenuti appartenenti alla massoneria". Tra le varie accuse mosse ad Agostino Cordova c'è anche quella di aver raccolto una documentazione definita abnorme. In altre parole, di aver lavorato troppo; considerato altresì che: moltissime inchieste, anche recenti, continuano a dimostrare che la massoneria è collusa con le mafie e con la politica e, dunque, con uomini che rappresentano lo Stato. E la massoneria resta quella che era già ai tempi di Giangiacomo Ciaccio Montalto "un convitato di pietra", che oggi tocca tutti gli ambienti, basta leggere i verbali di decine di indagini. Quel Ciaccio Montalto che, già 40 anni fa, aveva intuito i rapporti tra mafia e logge segrete nel trapanese. Intuizioni che aveva avuto anche un altro magistrato, il giudice istruttore di Trento, Carlo Palermo, poi diventato sostituto procuratore di Trapani dopo l'uccisione di Ciaccio Montalto, ammazzato a soli 42 anni da un commando mafioso il 25 gennaio 1983. Appena due anni dopo, il 2 aprile 1985, toccherà proprio a Palermo subire, in contrada Pizzolungo, ad appena 5 chilometri dal luogo dove venne trucidato il collega Ciaccio Montalto, un attentato con un'autobomba, dove trovarono la morte Barbara Rizzo Asta e i suoi due figli gemelli di sei anni, Salvatore e Giuseppe Asta; ancora oggi, a distanza di 40 anni dalla scoperta della P2 e dalle inchieste portate avanti da magistrati coraggiosi come Imposimato, Cordova, e ancor prima Ciaccio Montalto e Palermo, si assiste a eventi criminosi in cui la massoneria è ancora evidente anello di collegamento tra coloro che detengono il potere all'interno delle istituzioni e la mafia, e nelle quale i "fratelli" fanno la loro comparsa, o direttamente sugli scenari, o ancora come ombre. Nell'ultima indagine trapanese su logge segrete, denominata "Artemisia", un pool di giovani magistrati ha scoperto che politici e colletti bianchi locali hanno fondato una loro loggia massonica, con tanto di tempio massonico in un palazzo di Castelvetrano, guidata da un ex deputato regionale siciliano, il medico Giovanni Lo Sciuto, lo stesso che anni prima aveva fatto parte della Commissione antimafia regionale, proprio mentre la DIA sottolineava in un'informativa i suoi rapporti d'affari con la famiglia dei mafiosi Messina Denaro di Castelvetrano, quei Messina Denaro cui appartiene il super latitante più ricercato. L'inchiesta ha coinvolto non solo politici e massoni, ma anche uomini dello Stato, tre poliziotti, il cui compito avrebbe dovuto essere quello di prevenire i crimini e perseguirli; il condizionamento è ancora più evidente nell'ultima inchiesta che sta travolgendo il CSM, tanto che qualcuno già fa confronti con la vicenda che segnò gli anni '80, la P2: si parla di condizionamenti su nomine e vita giudiziaria e politica italiana. Una vicenda già ribattezzata come il caso della "Loggia Ungheria", su cui la Procura di Perugia sta indagando. Si parla ora, come allora, di un'associazione segreta che tentava di condizionare le nomine o che, alternativamente, puntava a creare una macchina del fango per incidere su alcune decisioni. Per ora solo ipotesi al vaglio della magistratura, nate da questa possibile loggia descritta in oltre 10 verbali dell'avvocato Piero Amara, condannato e inquisito per depistaggi contro l'ENI e per episodi di corruzione in atti giudiziari. Una loggia segreta e potente che sarebbe costituita da politici, magistrati, avvocati, imprenditori e anche da alcuni dei vertici della Polizia. Una loggia composta da "40 nomi". Si indaga anche sulla fuga di notizie: i verbali portati a Roma dal pubblico ministero Paolo Storari all'ex consigliere CSM Piercamillo Davigo e quindi inviati ai giornali dalla segretaria del CSM e dell'allora consigliere di Davigo, Marcella Contrafatto, ora indagata per calunnia. Ci si chiede chi e perché ha diffuso quei documenti. Insomma, una vicenda oscura che coinvolge il Consiglio superiore della magistratura e scuote non solo lo stesso CSM, ma anche varie procure italiane, con verbali segreti che circolano e che contengono gravi accuse; ritenuto inoltre che, nella sua relazione conclusiva (Doc. XXIII, n. 38, XVII Legislatura), la Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari chiarisce che "si è (...) occupata, non della massoneria come fenomeno associativo in sé, ma della mafia e delle sue infiltrazioni nelle associazioni di tipo massonico, e ciò in linea con altre inchieste svolte, incentrate sull'aspetto relazionale delle mafie con tutti i soggetti del mondo politico, imprenditoriale e sociale (...). L'inchiesta parlamentare ha, dunque, evidenziato gravi elementi di criticità e di incompatibilità, in seno all'ordinamento giuridico, tra talune forme associative o, meglio, tra l'estrinsecarsi di talune forme associative e lo Stato democratico (...). Non può dimenticarsi, al riguardo, che, dall'entrata in vigore della Costituzione, è sostanzialmente mancato un dibattito culturale, tanto sotto il profilo storico-politico che sotto quello tecnico-giuridico, sia riguardo al divieto costituzionale, previsto nell'articolo 18, delle associazioni segrete, sia, più in particolare, riguardo all'associazionismo massonico italiano degli ultimi decenni. Né tale dibattito può essere colto in quello scaturito dallo scandalo della cosiddetta loggia 'propaganda 2' che diede luogo alla promulgazione della legge 25 gennaio 1982, n. 17, poiché si riferiva all'aspetto macroscopico della devianza massonica, rientrante nelle competenze dell'autorità giudiziaria, e non anche al funzionamento del 'sistema'. L'insigne giurista Massimo Severo Giannini parlò pertanto di particolare 'esiguità degli studi' (...). Tra i temi da affrontare prioritariamente sono quindi emersi quelli che auspicano una previsione di legge che chiarisca definitivamente, tipizzandone le caratteristiche fondamentali, che ai sensi dell'articolo 18, comma 2, della Costituzione le associazioni sostanzialmente segrete, anche quando perseguano fini leciti, sono vietate in quanto tali, poiché pericolose per la realizzazione dei principi della democrazia (...). Nello stesso contesto è altresì necessario che un'ulteriore norma chiarisca espressamente in cosa debbano consistere le situazioni di incompatibilità, tenuto conto che il nostro ordinamento, se consente, all'articolo 98 della Costituzione, la possibilità di vietare a talune categorie di soggetti "i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari e agenti di polizia, i rappresentanti consolari all'estero" il diritto all'iscrizione ai partiti politici, che sono formazioni tutelate dalla stessa Costituzione, a fortiori può estendersi tale divieto ai medesimi soggetti con riguardo ad associazioni che richiedano, per l'adesione, la prestazione di un giuramento o di una promessa con contenuto contrastante con i doveri di ufficio, ovvero impongano vincoli di subordinazione gerarchica in opposizione con il loro dovere di assoluta fedeltà alle istituzioni repubblicane (...). Appare pertanto auspicabile che, nella prossima legislatura, il Parlamento valuti, quanto prima, la possibilità di giungere alle opportune modifiche alla legislazione vigente, e svolga una contestuale riflessione su come proseguire il lavoro di inchiesta della XVII legislatura"; considerato infine che a inizio della XVIII Legislatura è stata presentata una proposta di legge (Atto Senato n. 364) su "Disposizioni in materia di incompatibilità con la comportano vincolo di obbedienza come richiesto da logge massoniche o ad associazioni fondate su giuramenti o vincoli di appartenenza partecipazione ad associazioni", che, nonostante i numerosi tentativi di metterla all'ordine del giorno, non è stata ancora calendarizzata, impegna il Governo: 1) ad attivarsi per promuovere iniziative legislative di sua competenza, anche in via d'urgenza, al fine di considerare "associazioni segrete", come tali vietate dell'articolo 18 della Costituzione, quelle che, anche all'interno di associazioni palesi, occultano la loro esistenza o tengono segrete congiuntamente finalità e attività sociali o rendono sconosciuti, in tutto o in parte e anche reciprocamente, i soci, prevedendo una pena per chiunque promuove, dirige o svolge attività di proselitismo di un'associazione segreta; 2) a rendere incompatibile la partecipazione ad associazioni di stampo massonico per i magistrati ordinari e speciali, per i magistrati onorari, per i componenti delle commissioni tributarie e per i giudici popolari delle corti di assise e delle corti di assise di appello; 3) a varare norme che stabiliscano l'incompatibilità per i dirigenti della pubblica amministrazione, per gli ufficiali dirigenti delle forze armate, per gli avvocati e procuratori dello Stato, per il personale militare e delle forze di polizia dello Stato, per il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia, per il personale di livello dirigenziale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, per tutto il personale dipendente del Ministero dell'interno, con la partecipazione ad associazioni di stampo massonico. E che disponga l'incompatibilità con la partecipazione ad associazioni di stampo massonico delle cariche di amministratore e sindaco di società pubbliche. Atto n. 1-00363 FERRARA PETROCELLI SANTILLO DONNO CORBETTA LANZI CAMPAGNA AIROLA - Il Senato, premesso che: il 12 maggio 2021 la 4a Commissione permanente (Difesa) del Senato della Repubblica ha audito il ministro plenipotenziario Alberto Cutillo, direttore dell'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA) del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in relazione all'esame della relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, per l'anno 2020 (Doc. LXVII, n. 4); la relazione è composta da 1.690 pagine di tabelle e rapporti provenienti dai dicasteri competenti, che inviano i loro contributi alla Presidenza del Consiglio dei ministri che cura la compilazione definitiva e la presentazione del documento alle Camere; anche la relazione riferita all'anno 2020, come le precedenti, continua a presentare una significativa complessità di lettura, che rappresenta certamente un ostacolo alla trasparenza e alla pubblicità dei dati ed impedisce de facto un'analisi completa, effettiva ed approfondita da parte del Parlamento; tale criticità, a lungo evidenziata dal Movimento 5 Stelle, è stata confermata da Cutillo sia nel corso dell'audizione richiamata che nell'ambito di una precedente audizione del 1° luglio 2020 in 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) al Senato; tuttavia il ministro plenipotenziario ha anche sostenuto, nel corso del suo intervento, che "con uno sforzo di immaginazione si riesce a capire quale sia l'azienda che ha fatto quella determinata esportazione in quel determinato Paese". Al riguardo non parrebbe opportuno che i parlamentari si esprimano su dati elaborati da "sforzi di immaginazione" in quanto ciò comporterebbe il rischio che l'interpretazione non sia univoca e sia, potenzialmente, errata; considerato che: ai sensi della legge 9 luglio 1990, n. 185, recante "Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento", l'esportazione di tali materiali deve essere conforme alla politica estera e di sicurezza dell'Italia. Fino al 1994, tale funzione di coordinamento era assolta dal Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD), soppresso dall'articolo 1, comma 21, della legge 24 dicembre 1993, n. 537; in sede di audizione presso la Commissione Difesa Cutillo ha ribadito la situazione di incertezza normativa lasciata dalla soppressione del CISD e dalla mancata riassegnazione delle sue competenze ad altri organismi; attualmente, secondo quanto riportato dal direttore dell'UAMA, il coordinamento stabilito ex lege per la determinazione della linea politica tra Ministero degli affari esteri, Ministero della difesa e Presidenza del Consiglio dei ministri non appare codificato nel dettaglio. Mancando le specifiche delle modalità di raccordo tra istituzioni, esse verrebbero vagliate "caso per caso"; l'assenza di un sistema formalizzato e ben definito a livello normativo indebolirebbe il ruolo dell'UAMA che, senza una chiara linea politica, incontra delle difficoltà nella determinazione di quali operazioni siano autorizzabili e quali non lo siano, impegna il Governo: 1) a riorganizzare la relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento al fine di renderla più fruibile e trasparente e, conseguentemente, di garantirne un esame più accurato da parte del Parlamento; 2) ad adottare i provvedimenti necessari alla definizione delle modalità di determinazione dell'indirizzo politico sul quale basare le autorizzazioni alle movimentazioni di materiale d'armamento, anche valutando la reintroduzione del CISD o di un organismo similare cui affidare tale funzione. Atto n. 1-00364 FATTORI NUGNES LA MURA MANTERO DE FALCO GIARRUSSO LANNUTTI DE BONIS PARAGONE LONARDO CRUCIOLI GRANATO ANGRISANI MARTELLI DESSI' CORRADO ABATE - Il Senato, premesso che: il 2 febbraio 2020 il memorandum Italia-Libia, firmato nel 2017 dall'allora Presidente del Consiglio dei ministri Gentiloni che si fondava sulla stabilizzazione del Paese, il contrasto al traffico di esseri umani e la cooperazione contro il terrorismo, è stato prorogato automaticamente alle stesse condizioni per altri tre anni dal Governo Conte, nonostante le numerose condanne dalle organizzazioni e dalle agenzie internazionali per i diritti umani per il rischio che rappresenta per la tutela dei diritti delle persone migranti; pochi giorni prima del rinnovo si era espressa anche Dunja Mijatovic, commissario dei diritti umani del Consiglio d'Europa in un post su "Facebook", chiedendo di "sospendere con urgenza le attività di cooperazione con la guardia costiera libica almeno fino a quando quest'ultima non possa assicurare il rispetto dei diritti umani"; il 16 luglio 2020 la Camera ha votato la risoluzione per il rifinanziamento delle missioni militari italiane all'estero e ai fondi per l'addestramento e l'appoggio alla cosiddetta guardia costiera libica; l'Italia ha attive in Libia 4 missioni militari: la missione bilaterale di supporto alla Libia, il supporto alla guardia costiera libica, UNSMIL (la missione dell'ONU in Libia) ed EUBAM (la missione dell'Unione europea per il controllo delle frontiere); inoltre è presente nel Mediterraneo centrale con le operazioni "Mare sicuro" della Marina militare, con la missione europea Eunavfor Med "Irini" e con la missione NATO "Seaguardian". Dal 2017 Roma ha speso in Libia un totale di 784,3 milioni di euro, di cui 213,9 in missioni militari; per l'addestramento e il sostegno alla guardia costiera libica lo stanziamento di fondi è passato dai 3,6 milioni di euro nel 2017 ai 10 milioni previsti nel 2020; alla missione bilaterale Italia-Libia sono stati affidati alcuni compiti che precedentemente erano di Mare sicuro come quelli di ripristino dei mezzi aerei e degli aeroporti libici, originariamente demandati al dispositivo aeronavale nazionale Mare sicuro; per quanto riguarda Mare sicuro, a seguito dell'evoluzione della crisi libica, nelle risoluzioni si stabilì la necessità di potenziare il dispositivo aeronavale, al fine di contribuire ad arginare il fenomeno dei traffici illeciti e rafforzare le capacità di controllo da parte delle autorità libiche, con assetti con compiti di presenza, sorveglianza, sicurezza marittima, raccolta informativa e supporto alle autorità libiche; considerato che: dal 2017 l'Italia ha ricevuto dall'Unione europea, tramite l'EU emergency trust fund Africa (EUTF, un fondo fiduciario per l'Africa), 87 milioni di euro che sono stati gestiti dal Ministero dell'interno e 22 milioni gestiti dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in particolare dall'Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo; l'EUTF è un fondo europeo nato nel 2015 come strumento straordinario di cooperazione allo sviluppo per far fronte alla cosiddetta crisi dei rifugiati; con questo strumento sono stati recuperati fondi da diverse altre voci di spesa del bilancio europeo (in particolare quelle destinate alla cooperazione allo sviluppo) per finanziare il controllo delle frontiere e le politiche di blocco dell'immigrazione delegate ai Paesi extraeuropei come la Libia, il Niger, l'Egitto, il Sudan; alla Libia sono stati destinati nel complesso 435 milioni di euro dei 4,1 miliardi complessivi del fondo e l'Italia ha ricevuto circa 100 milioni in totale a partire dal 2017; nel complesso l'Unione europea ha investito in Libia circa 700 milioni di euro nel bilancio 2014-2020 attingendo a diversi fondi: l'EUTF, lo European neighbourhood instrument (ENI), European civil protection and humanitarian aid operations (ECHO), l'Instrument contributing to stability and peace (ICSP); la guardia costiera libica è un corpo militare creato nel 2017, addestrato e finanziato dall'Italia per intercettare le imbarcazioni di migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale e riportarle indietro, in un Paese che non riconosce la convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e in cui sono state documentate violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani; nel corso del 2020, 11.265 rifugiati e migranti sono stati intercettati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia. Quasi tutti sono stati immediatamente trasferiti nei centri di detenzione ufficiali o in altri luoghi di cattività, dove sono stati trattenuti arbitrariamente e per lunghi periodi di tempo ed esposti al rischio di subire torture e maltrattamenti; in alcuni casi, documentati da un rapporto pubblicato da "Amnesty International" nel settembre 2020, persone intercettate in mare e riportate in Libia sono state trasferite in centri semi-clandestini, come la famigerata "fabbrica del tabacco" di Tripoli, prima che se ne perdessero completamente le tracce; sono oltre 50.000 i rifugiati e i migranti intercettati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia a partire dalla firma del memorandum d'intesa, all'insegna del quale il Governo italiano ha offerto abbondante sostegno alla Libia, in particolare mediante motovedette, formazione alla guardia costiera e assistenza nella dichiarazione di una zona di ricerca e soccorso (SAR) libica e nel coordinamento delle operazioni in mare; Abdul Rahman Milad detto Bija, che controlla di fatto la guardia costiera libica ovest da Tripoli fino a Zuwara e che venne in Italia nell'ambito della missione di formazione della guardia costiera libica, secondo le Nazioni Unite era "a capo di un'organizzazione criminale che sfruttando il suo doppio ruolo gestisce il traffico di esseri umani"; Bija è oggi sottoposto a sanzioni con congelamento del patrimonio e conseguente impossibilità di spostamento all'estero ma è da poco stato assolto dal tribunale di Tripoli da tutte le accuse di traffico e maltrattamento di esseri umani e rimesso in libertà dopo un arresto lampo; le istituzioni italiane e internazionali, durante tutti gli anni di trattative, erano coscienti di interagire con soggetti con alle spalle crimini contro i diritti umani; un'inchiesta de "L'internazionale" ha portato alla luce fatti gravissimi, qualora venissero verificati, relativi a un ipotetico disegno di dare una stretta alle organizzazioni non governative e sui rapporti tra la politica, le procure e i trafficanti; il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, si era impegnato a modificare il testo del memorandum per inserirvi garanzie a tutela dei diritti umani; a un anno di distanza tale impegno è stato ampiamente disatteso e le pur minime e del tutto insufficienti migliorie proposte dal Governo italiano non sono state neanche accettate dalla controparte libica; ciononostante, le autorità italiane hanno continuato a prestare la loro assistenza, anche tramite la proroga delle missioni militari in Libia e la donazione di nuove motovedette; nel frattempo, la situazione per i rifugiati e i migranti intrappolati in Libia è rimasta catastrofica, persino aggravata dalle limitazioni alla libertà di movimento ed alle attività economiche imposte per far fronte alla pandemia da COVID-19. Queste hanno avuto un grave impatto su migliaia di rifugiati e migranti, la maggior parte dei quali dipende da lavori a giornata anche per acquistare cibo; considerato inoltre che: a fronte di alcune azioni positive come la liberazione il 18 gennaio 2021 dei rifugiati e migranti trattenuti nel centro di detenzione governativo di Zintan, dalle organizzazioni non governative continuano ad arrivare segnalazioni di gravissime violazioni dei diritti umani: tratta di persone, rapimenti e sparizioni forzate di rifugiati e migranti che rimangono; a fronte di un'apparente stabilizzazione del Governo nel Paese libico, le denunce di violazione dei diritti umani sono inesauribili; il 6 maggio 2021 guardia costiera libica ha aperto il fuoco contro alcuni pescatori italiani; tre imbarcazioni sono state messe sotto tiro: "Artemide", "Nuovo Cosimo" e "Aliseo"; il comandante di quest'ultima, Giuseppe Giacalone, è rimasto ferito a un braccio e alla testa; l'unità libica da cui sono partiti gli spari è stata la "Ubari 660", consegnata dal Governo Conte I e contrattata dal Governo Gentiloni; il 3 maggio la stessa guardia costiera libica aveva malmenato, su un'imbarcazione, i profughi a bordo provocando tre vittime, impegna il Governo: 1) ad interrompere ogni forma di cooperazione con la guardia costiera libica; 2) ad assumere una posizione favorevole all'eventuale istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle conseguenze della cooperazione con la Libia in materia di controllo delle migrazioni e l'adozione di un piano per l'evacuazione dalla Libia di migliaia di rifugiati attraverso i canali umanitari. Interrogazioni Atto n. 3-02495 BINETTI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la sicurezza negli ambienti di lavoro è un tema del quale in Italia si parla quasi soltanto quando si verificano incidenti gravi: sono di questi giorni i due incidenti mortali in cui hanno perso la vita Luana D'Orazio, 22enne uccisa da un macchinario a Montemurlo (Prato), e Cristian Martinelli, 49 anni, rimasto schiacciato da una fresa industriale a Busto Arsizio (Varese). Entrambi morti mentre svolgevano la loro professione; Christian Martinelli ha lasciato la moglie e due bimbe; è rimasto schiacciato tra gli ingranaggi, proprio mentre l'aula del Senato osservava un minuto di silenzio per ricordare Luana D'Orazio, l'operaia tessile di 22 anni che il 3 maggio 2021 è rimasta schiacciata in un macchinario nell'azienda di Prato dove lavorava, lasciando la sua famiglia e il figlio di 5 anni. Le denunce di infortunio con esito mortale continuano ad aumentare; il tema è molto complesso e riguarda in larga misura la cultura della prevenzione e della formazione, senza dimenticare comunque la pandemia da COVID, che ha avuto un impatto molto forte sulle morti bianche del 2020, soprattutto in ambito sanitario; nel 2020, nonostante il lungo periodo di lockdown , ci sono stati 1.270 decessi sui luoghi di lavoro, un terzo dei quali dovuti al coronavirus; nel 2019 erano stati 1.089; nei primi tre mesi del 2021 ci sono già state 185 vittime: una vera e propria strage silenziosa; 19 in più del 2020; è uno stillicidio che non è degno di un Paese civile: prevenzione e formazione devono diventare una strategia e una scelta politica, con più risorse per mettere in sicurezza i processi produttivi e con più ispettori, più controlli e un coordinamento degli interventi; tanto più se si pensa alla ripresa dei ritmi di lavoro che il PNRR dovrà necessariamente rimettere in moto, ove, tra le tante misure, si dovrà programmare anche un'adeguata manutenzione, la cui mancanza è spesso causa di gravi incidenti; servono norme che consentano di analizzare i rischi e i mancati incidenti, formando le persone, per mettere in atto strategie e comportamenti idonei, affinché non accada l'irreparabile; ragionare sui " near miss " o infortunio mancato è una grande scuola per la formazione alla prevenzione; il lavoro dopo la pandemia deve essere più sicuro e non più pericoloso; la questione della sicurezza deve diventare un grande obiettivo nazionale, e le risorse per l'innovazione ottenute anche attraverso il PNRR devono essere vincolate all'adozione di misure sulla sicurezza attraverso le tecnologie 4.0 più avanzate e ad una corretta organizzazione del lavoro; l'analisi dei dati dice che a morire di più sono gli uomini, e se i morti sul lavoro under 40 sono diminuiti sono invece aumentati quelli nella fascia 50-59 anni, e sono addirittura raddoppiati quelli nella fascia 60-69 anni; le conseguenze cui va incontro una famiglia quando viene meno il padre o la madre, soprattutto se vi sono giovani che non hanno ancora maturato risorse necessarie per la sopravvivenza del nucleo familiare, sono gravi sotto molti aspetti, a cominciare dall'impoverimento del nucleo familiare, si chiede di sapere: quali iniziative intenda porre in essere il Ministro in indirizzo per prevenire ulteriori incidenti sul lavoro, soprattutto pensando a quando ripresa e resilienza imporranno ritmi di lavoro ben più intensi degli attuali, alla ricerca di una maggiore efficienza e redditività; come si intenda venire incontro alle necessità della famiglia quando muore uno dei due genitori e viene meno il reddito indispensabile a garantire ai figli le risorse necessarie alla loro formazione, in vista di una loro autonomia. Atto n. 3-02496 BERGESIO VALLARDI SBRANA RUFA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il 3 maggio 2021, l'Unione europea ha autorizzato l'immissione sul mercato di alimenti a base di insetti, nello specifico di vermi gialli della farina essiccati, determinando reazioni sconcertate da parte dei consumatori, compresa buona parte del mondo della ristorazione; secondo la Coldiretti, infatti, la maggioranza degli italiani è contraria ad un'alimentazione basata sul consumo di tali insetti, considerandoli estranei alla cultura alimentare del Paese; oltretutto la stessa EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha escluso che questo alimento, annoverato tra i "cibi del futuro", possa indurre reazioni allergiche, soprattutto in soggetti con allergia ai crostacei e agli acari della polvere; la decisione formale della Commissione europea sarà adottata nell'ambito della strategia UE "Farm to Fork" con il piano d'azione UE 2020-2030 per i sistemi alimentari sostenibili, identificando gli insetti come una fonte di proteine a basso impatto ambientale per sostenere la transizione "verde" della produzione alimentare dell'Unione europea; ad opinione degli interroganti la posizione presa dall'Europa non è conciliabile con i principi della dieta mediterranea che è alla base dell'alimentazione degli italiani, caratterizzata dal consumo equilibrato di alimenti che sono l'espressione più alta dell'eccellenza agroalimentare italiana; con l'immissione sul mercato di alimenti a base di insetti si compirebbe l'ennesimo attacco al made in Italy agroalimentare, già al centro del dibattito in tema di etichettatura, in cui la manifesta volontà della UE di adottare sistemi di classificazione dei cibi con etichette a semaforo, come il "Nutriscore", assolutamente ingannevoli per i consumatori, si scontra con la necessità del nostro Paese di vedere tutelati i prodotti alimentari di eccellenza, simbolo delle tradizioni e delle specificità dei nostri territori, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo voglia rendere nota la posizione dell'Italia rispetto alle decisioni assunte dall'Europa in tema di immissione sul mercato di alimenti a base di insetti e quali interventi voglia adottare a difesa delle tantissime eccellenze agroalimentari del nostro Paese, che fanno grande il made in Italy nel mondo; se voglia adottare, in sede di attuazione della strategia Farm to Fork, iniziative per il riconoscimento della centralità dell'agroalimentare italiano per il raggiungimento di ambiziosi obiettivi di sostenibilità e tutela della biodiversità, a garanzia della diffusione di modelli alimentari che, basati sui principi della dieta mediterranea, assicurino attraverso l'utilizzo di un'etichetta di origine la qualità, la sicurezza e la sostenibilità delle produzioni. Atto n. 3-02497 MAGORNO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la crisi pandemica, iniziata ormai più di un anno fa, ha avuto effetti deleteri sull'intero tessuto economico del Paese; le misure restrittive messe in atto dal Governo per fronteggiare l'epidemia e contenere la curva dei contagi hanno avuto ripercussioni dirette su moltissimi operatori economici, imponendo loro forti limitazioni o, addirittura, la chiusura delle attività per periodi di tempo prolungati; è di questi giorni la notizia che a Diamante (Cosenza) la filiale di UBI banca ha prelevato dal conto corrente bancario di un ristoratore, C.P., circa 13.000 euro, corrispondenti a 7 rate di mutuo, senza una preventiva comunicazione; da quanto riferisce il ristoratore, è da novembre 2020 che i pagamenti delle rate del mutuo, su richiesta dell'imprenditore, erano stati sospesi, proprio perché il ristorante, a causa delle restrizioni anti COVID-19, aveva subito un inevitabile calo di fatturato conseguente alla crisi; la filiale, inoltre, non ha saputo fornire spiegazioni sul punto; il prelievo costituisce indubbiamente un ulteriore aggravio per il ristoratore che, oltre a dover far fronte alle ripercussioni negative della crisi sulla propria attività, si trova costretto ora a sospendere tutti i lavori che stava intraprendendo in questi giorni per migliorare la sicurezza in vista delle riaperture; considerato che: la situazione di difficoltà in cui versa il ristoratore cosentino, lungi dal costituire un caso isolato, è comune ormai a molti imprenditori, che si trovano a dover far fronte ad una situazione di obiettiva difficoltà, che si protrae ormai da più di un anno; la grave crisi pandemica che ha colpito a vario titolo e in vario modo pressoché tutte le categorie di lavoratori impone l'adozione di misure che possano fornire un sostegno effettivo per i lavoratori in difficoltà, evitando, al contempo, comportamenti che possano costituire un ulteriore ostacolo in vista di una graduale ripresa; tra le misure che fin da subito sono state adottate dal Governo per sostenere famiglie e imprese vi è la possibilità di richiedere, a determinate condizioni, la sospensione delle rate dei mutui, strumento che è stato adoperato anche nel caso concreto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti; se non reputi opportuno attivarsi al fine di raccogliere tempestive e dettagliate informazioni inerenti ai fatti descritti ed accertarsi dell'operato della filiale di UBI banca ai danni di C. P., anche allo scopo di evitare che simili episodi possano capitare nuovamente, anche in altri settori, a danno dei soggetti esercenti attività economiche. Atto n. 3-02498 BERGESIO VALLARDI SBRANA RUFA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: alla frontiera del "cibo sintetico", dopo il miele, le uova e la carne, si affaccia adesso anche il finto latte derivato da piselli trasformati, ultimo lancio delle multinazionali del cibo, che si propone come l'ennesimo attacco alla filiera del made in Italy agroalimentare; il latte è uno degli alimenti più completi e nutrienti, le cui numerose proprietà sono note fin dai tempi antichi; è un elemento cardine della dieta mediterranea, per la quale il nostro Paese è conosciuto in tutto il mondo come simbolo di eccellenza agroalimentare; in Italia sono attivi circa 270.000 allevamenti di bovini, bufalini, ovini e caprini che ospitano oltre 11 milioni di capi; in particolare sono 26.530 gli allevamenti di bovini da latte adulti, con 1.498.847 capi, che producono latte italiano sano e di qualità, il quale deve essere difeso e tutelato; la bevanda a base di vegetali processati, il cui sapore non è assolutamente paragonabile al latte, né tantomeno la sua qualità, è stata presentata come un "Nutriscore" di livello A, ovvero un buon alimento dal punto di vista dei benefici per la salute dei consumatori; il Nutriscore, il cui utilizzo è da sempre contrastato dall'Italia, è un sistema di etichettatura assolutamente semplicistico che altera il valore nutrizionale degli alimenti promuovendo cibi sintetici e processati a danno di alimenti di elevatissima qualità, dalle indubbie proprietà nutritive; questo sistema di etichettatura, che è divenuto il fulcro della strategia "Farm to Fork", il programma per un sistema alimentare europeo più sostenibile, è dunque fuorviante per i consumatori, che sono erroneamente indotti ad acquistare cibi in molti casi non sani per la loro salute; è indispensabile affermare in tutte le sedi opportune il valore delle eccellenze agroalimentari del made in Italy , che sono l'espressione di un sistema alimentare basato sulla storia, sul rispetto della terra, sulla tutela del territorio, sul lavoro e sulle tradizioni dei nostri luoghi, che rendono unici i prodotti alimentari italiani per la loro qualità e genuinità, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per promuovere il consumo di latte italiano, sano e di qualità, quale alimento cardine della dieta mediterranea per le sue importanti proprietà nutritive, che lo rendono tra i migliori al mondo, nonché per il riconoscimento del valore dell'agroalimentare made in Italy ai fini di una sua maggiore tutela e difesa; come intenda attuare misure a sostegno della produzione e della trasformazione del latte italiano anche in relazione all'aumento esponenziale dei costi relativi alla gestione e all'alimentazione nelle stalle dei bovini da latte italiani nonché alle problematiche che hanno investito tutta la filiera a causa della pandemia. Atto n. 3-02500 EVANGELISTA Al Ministro della giustizia Premesso che: è nota, per l'estrema gravità dei fatti e l'ampia risonanza mediatica che ne è seguita, la vicenda delle intercettazioni delle conversazioni tra giornalisti e le loro fonti informative e tra diversi avvocati nei colloqui telefonici con i propri clienti durante le indagini svolte dalla Procura della Repubblica di Trapani sulle operazioni di soccorso in mare tra il 2016 e il 2017 da parte di alcune organizzazioni non governative, in riferimento al fenomeno dell'immigrazione clandestina dalla Libia verso l'Italia; il caso più eclatante riportato dagli organi di stampa è quello della giornalista Porsia, la quale, senza essere indagata, è stata intercettata a sua insaputa per sei mesi anche durante le conversazioni col suo avvocato, conversazioni che sono state ascoltate, trascritte e depositate agli atti con l'avviso di conclusione delle indagini; l'operato della Procura di Trapani, per quanto è dato conoscere dallo stato degli atti, appare a giudizio dell'interrogante lesivo di ogni garanzia costituzionale e in violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, nonché del codice di procedura penale, che all'art. 103, commi 5 e 7, stabilisce i limiti posti dal legislatore all'autorità giudiziaria, quando ci si trova di fronte alle conversazioni tra un avvocato e un proprio assistito o consulente, disponendo che non è consentita l'intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni dei difensori e che, qualora le comunicazioni e conversazioni siano comunque intercettate, il loro contenuto non possa essere trascritto neanche sommariamente; a parere dell'interrogante è molto grave, pertanto, la violazione del principio della segretezza delle fonti giornalistiche perpetrata nei fatti denunciati e della libertà di difesa, attraverso la violazione del divieto per chi svolge le indagini di entrare, comunque, in possesso di informazioni riservate circa la strategia difensiva e, in questo modo, limitare la libertà dell'avvocato di svolgere la propria fondamentale funzione; sempre a quanto è dato conoscere, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani ha affermato che le intercettazioni non saranno utilizzate in sede processuale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, che ha disposto la formale apertura di un fascicolo sull'inchiesta svolta dalla Procura di Trapani sulle organizzazioni non governative, abbia chiesto specifici chiarimenti in ordine alle richiamate intercettazioni, tanto di quelle relative alle conversazioni tra giornalisti con le loro fonti, che dei colloqui tra gli avvocati e i propri clienti; se non ritenga che l'inutilizzabilità delle intercettazioni così acquisite non debba, comunque, impedire l'adozione di ogni provvedimento che si riterrà opportuno nei confronti dei responsabili di tale operato, nonché l'adozione di tutte le iniziative necessarie per garantire la libertà di stampa e il libero esercizio del diritto alla difesa. Atto n. 3-02502 PISANI Giuseppe CASTELLONE PIRRO DONNO VANIN GAUDIANO FERRARA CROATTI MONTEVECCHI L'ABBATE LANZI TRENTACOSTE PRESUTTO ROMANO Al Ministro della salute Premesso che: nella versione definitiva del piano nazionale di ripresa e resilienza, presentato dal Governo italiano a Bruxelles, nella missione 6, componente 1, sono riportate misure per il potenziamento dell'assistenza sanitaria nel territorio, che prevedono l'ampliamento dell'offerta di cure domiciliari per pazienti fragili e cronici ed il rafforzamento di servizi e strutture delle comunità territoriali, creando nuove case ed ospedali di comunità, congiuntamente all'implementazione dei controlli a distanza tramite telemedicina, al fine di assistere, in modo più appropriato, pazienti bisognosi di cure non intensive e di evitare costosi ed inutili ricoveri negli ospedali, luoghi di cura da riservare alle prestazioni sanitarie di più elevata complessità e alle urgenze ed emergenze; tali misure consentono di adeguare l'offerta di cure primarie alle effettive e attuali esigenze sanitarie delle comunità territoriali, colmando, nel contempo, carenze e disomogeneità organizzative nelle varie regioni e pubbliche amministrazioni e proseguendo il percorso di ammodernamento ed efficientamento del sistema sanitario nazionale, che costituisce tuttora un valido modello di assistenza sanitaria pubblica e universale, in grado di conseguire standard di assistenza in linea con quelli migliori dei Paesi europei; a parere degli interroganti, tuttavia, tali misure mostrano un'ancora insufficiente considerazione dello stretto rapporto esistente tra salute ed ambiente, non valutando opportunamente gli effetti negativi indotti sulla salute umana dal deterioramento progressivo della qualità dei nostri ambienti di vita; la salute dell'uomo non può prescindere dalla qualità dell'ambiente. Secondo la definizione dell'Organizzazione mondiale della sanità: "La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, non solo l'assenza di malattia"; ne consegue che la salute dell'uomo non dipende solo da fattori individuali genetici, ma è anche determinata dalle sue condizioni sociali, dalle sue possibilità economiche, dall'organizzazione del sistema sanitario del suo Paese e, non ultimo, dalla qualità dell'ambiente in cui vive e lavora; gli ambienti di vita e di lavoro, in questi ultimi decenni, hanno subito progressivi deterioramenti a causa delle molteplici attività antropiche: incremento dei trasporti, dei riscaldamenti domestici, delle attività manifatturiere ed industriali, consumo di suolo e cementificazione diffusa, deforestazione, espansione di colture ed allevamenti intensivi, hanno causato inquinamento dell'aria, delle acque, del suolo, dissesti idrogeologici, aumento di emissioni climalteranti, catastrofi climatiche ricorrenti; fenomeni noti e causa di malattie e morti in eccesso rispetto a quanto atteso; solo in Italia l'inquinamento atmosferico è responsabile di oltre 80.000 morti in più ogni anno, ma, nonostante siano ben noti questi fenomeni avversi, l'ambiente viene ancora poco rispettato e non sufficientemente tutelato dalle amministrazioni di molti Stati, la cui opera si limita a mere enunciazioni di principi, senza essere poi seguita da opportuni e concreti provvedimenti di attuazione per un reale contenimento delle alterazioni; una corretta tutela della salute non si attua solo curando bene le malattie, ma anche prendendo efficaci misure di prevenzione per evitarne il sopraggiungere o per mitigarne gli esiti, aumentando, in tal modo, la curabilità e le possibilità di guarigione e riducendo, nel contempo, l'entità delle spese sanitarie per terapie e ricoveri ospedalieri; nei territori una migliore promozione della salute non può arrestarsi al potenziamento delle cure primarie domiciliari e pre ospedaliere e agli interventi di screening , perché, negli attuali scenari ambientali planetari, risultano altrettanto cogenti ed indispensabili misure di prevenzione globale della salute, intesa come bene unico e universale, "one health", una salute sola, non solo degli uomini ma anche dell'ambiente e degli animali; per realizzare misure di prevenzione sanitaria atte a migliorare salute e sanità ambientale globale si dovrebbe assicurare un'adeguata formazione di risorse professionali multidisciplinari, mediche, biologiche, tecniche, al fine di costituire, unitamente all'assegnazione di risorse organizzative e strutturali, reparti o unità operative di sanità ambientale da affidare ai dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie provinciali e territoriali; queste svolgerebbero il loro compito in collaborazione con i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, medici sentinella degli eventi morbosi sanitari nei territori, e con i reparti territoriali dei sistemi regionali e nazionale di protezione ambientale, concretizzando gli obiettivi e i principi dell'approccio "one health" in tema di sanità-ambiente-clima; allo scopo, nelle precedenti bozze di PNRR pervenute al Parlamento, nell'ambito della missione salute, componente C1, era stato previsto l'intervento 1, del quale si riportano alcune delle più importanti misure: creazione o rafforzamento di strutture territoriali delle reti SNPS (sistema nazionale protezione salute) e SNPA (sistema nazionale protezione ambiente); finanziamento di 8 borse di studio di specializzazione medica post laurea in salute-ambiente-clima, istituzione di un centro nazionale di formazione e aggiornamento in salute-ambiente-clima con 11 corsi FAD su tematiche specifiche a carattere prioritario e 11 progetti di ricerca triennali a carattere nazionale, su tematiche salute-ambiente-clima a carattere prioritario, unitamente all'assegnazione di risorse finanziarie pari a 900 milioni di euro per la sanità pubblica ecologica; considerato, infine, che le citate misure sono state tutte espunte dalla formulazione del piano nazionale di ripresa e resilienza definitivo, nel quale si riporta solo un generico impegno alla "definizione entro la metà del 2022, a seguito della presentazione di un disegno di legge alle Camere, di un nuovo assetto istituzionale per la prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico, in linea con l'approccio One Health", si chiede di sapere: quali siano le motivazioni che hanno indotto ad espungere le misure per la sanità pubblica ecologica previste nelle prime stesure del piano nazionale di ripresa e resilienza; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno inserire le misure citate, precedentemente ricomprese nell'ambito della missione salute, componente C1, nel disegno di legge da presentare alle Camere entro la metà del 2022. Atto n. 3-02503 ANASTASI TRENTACOSTE PRESUTTO ROMANO GIROTTO FERRARA CROATTI DONNO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il comparto della ristorazione è fra i più colpiti dalla crisi economica connessa all'applicazione delle misure per contenere la diffusione del COVID-19; l'emergenza sanitaria che ha investito il Paese richiede un necessario bilanciamento dei valori da tutelare ed un collettivo atto di responsabilità per proteggere la salute pubblica, sostenendo in pari tempo i lavoratori e le aziende in difficoltà del comparto, strategico per l'economia del Paese; in relazione alle numerose necessità cui occorre far fronte tempestivamente per garantire la sopravvivenza di tante imprese del settore e accompagnare la ripartenza delle loro attività, anche alla luce delle diverse misure di sicurezza che ciascun operatore-ristoratore è tenuto ad adottare ogni giorno (distanziamento, igienizzazione, riformulazione del servizio), sui territori sono state raccolte specifiche proposte normative, ulteriori rispetto ai diversi interventi posti in essere dal Governo e dal Parlamento; considerato che: al fine di offrire ulteriori strumenti di sostegno alla filiera della ristorazione, gli operatori hanno da più parti richiesto di modificare l'orario del coprifuoco dalle ore 22 alle ore 23 per chi usufruisce del servizio, facilmente riscontrabile attraverso l'emissione di uno scontrino fiscale da esibire all'atto di un controllo; gli stessi operatori della ristorazione, oltre agli spazi all'aperto, chiedono di poter utilizzare anche i locali al chiuso, da adeguare con le dovute misure di sicurezza (distanziamento, meccanismi di purificazione dell'aria, interventi edilizi per l'adeguamento degli ambienti di lavoro), e a tal fine auspicano di ricevere un aiuto economico da parte dello Stato; numerose sono le segnalazioni provenienti da più attori del settore, cui si aggiungono manifestazioni più o meno pacifiche e proteste sempre più frequenti su tutto il territorio nazionale; nell'ambito di questo comparto, il settore dei ricevimenti, in particolare, attende di conoscere quali siano le disposizioni per il futuro, al fine di avere una prospettiva d'impresa ed avviare una ripartenza; la richiesta è unanime: sospensione delle cartelle esattoriali e dei tributi per il 2020-2021, accesso a finanziamenti a fondo perduto per le aziende ed altre misure necessarie per sostenere i costi fissi, proseguendo con gli interventi già posti in essere come per l'esenzione dal canone RAI; considerato che, a giudizio degli interroganti, pur nella consapevolezza che nessun intervento sarà mai sufficiente a coprire quell'enorme calo di fatturato che riguarda in particolar modo il settore del commercio, gravemente colpito dai molti periodi di chiusura (prima in tutto il Paese e poi nelle diverse articolazioni delle zone rosse), si rende necessario, tra l'altro, trovare una soluzione immediata alla questione della liquidità e al tema del vaglio del merito creditizio per le imprese in difficoltà, si chiede di sapere quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda adottare il Ministro in indirizzo in favore del settore del commercio valutando e considerando le citate richieste. Atto n. 3-02504 BALBONI CIRIANI Al Ministro dell'interno Premesso che: nella notte del 10 maggio 2021 sono approdati, a Lampedusa, 4 barconi con a bordo 635 migranti. Poco prima di mezzanotte una motovedetta della Capitaneria di porto ha soccorso un peschereccio con a bordo 352 persone, di varie nazionalità, a 9 miglia dalla costa. A ruota, un'altra motovedetta ha trasbordato, lasciando l'imbarcazione alla deriva, altri 87 uomini intercettati a 15 miglia. Nelle prime ore dello stesso giorno sono sbarcati 101 migranti, fra cui 10 donne e 3 bambini, soccorsi a 12 miglia. In contemporanea, sono arrivati altri 95 immigrati, fra cui 3 donne e 5 bambini. In poche ore nell'isola si sono registrati 20 sbarchi per un totale di 2.128 persone trasferite all' hotspot ; da fonti giornalistiche si apprende che il Ministro in indirizzo in un colloquio telefonico con il commissario europeo per gli affari interni, Ylva Johansson, proprio in occasione dei massicci sbarchi di migranti degli ultimi giorni, avrebbe comunicato, come obiettivo immediato dell'Italia, in attesa della definizione del patto su immigrazione ed asilo, quello di attivare, entro l'estate, un meccanismo temporaneo di solidarietà tra gli Stati europei disponibili per il ricollocamento delle persone soccorse in mare; nella seduta dell'Assemblea n. 316 del 15 aprile del 2021, il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo chiedeva allo stesso Ministro, in sede di interrogazioni a risposta immediata, quali misure urgenti il Governo intendesse assumere per porre finalmente freno a questa immigrazione così priva di regole e di controllo, che rischia di creare all'Italia e agli italiani ancora più sofferenze di quelle che già purtroppo stanno patendo in questo periodo; il Ministro, sia pur minimizzando i fatti denunciati, riconosceva che "è sicuramente necessario contenere - ne siamo certi e stiamo facendo tutto il possibile - l'immigrazione illegale"; considerato che: secondo gli ultimi dati del Dipartimento della pubblica sicurezza, il numero dei migranti sbarcati nel 2019 è di 1.009, nel 2020 si arriva a 4.184, fino ad arrivare a maggio 2021 con una crescita esponenziale di 12.894. Focalizzando il fenomeno esclusivamente nel mese di maggio, si passa da 782 migranti sbarcati nel 2019 a 3.881 al 10 maggio 2021; un'invasione, questa, che, a parere degli interroganti, porta profitto unicamente a chi lucra sulla tratta di essere umani e sulle tragedie altrui; anche il numero delle persone che perdono la vita tentando di attraversare il Mediterraneo è purtroppo in forte aumento, come solo pochi giorni fa ha denunciato Carlotta Sami, portavoce dell'UNHCR (alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Secondo l'agenzia dell'ONU per i rifugiati, infatti, ad oggi sono oltre 500 le persone morte o disperse lungo la rotta centrale del Mediterraneo, un numero più che triplicato rispetto ai circa 150 decessi registrati nei primi 5 mesi del 2020; sia l'esplosione delle partenze che quella dei naufragi sono conseguenza diretta delle modifiche apportate ai decreti sicurezza alla fine del 2020, che hanno ampliato enormemente le fattispecie per la concessione della protezione internazionale, trasformando così l'Italia in meta privilegiata di migliaia e migliaia di migranti; è noto, poi, che infiltrati in questa massa di disperati ci sono anche molti affiliati alle varie mafie straniere, che stanno prendendo il controllo di gran parte delle nostre periferie, e purtroppo, in alcuni casi, è stata riscontrata anche la presenza di terroristi. Come già denunciato nella citata seduta del 14 aprile del 202, grazie al lavoro coraggioso di alcune procure e di alcuni magistrati, si è scoperto ciò che in realtà già si sapeva, e cioè che le organizzazioni non governative, lungi dallo svolgere semplicemente un lavoro di recupero dei naufraghi nel Mediterraneo, molto spesso svolgerebbero un ruolo di sostegno e ausilio ai trafficanti di esseri umani. In alcuni casi, sarebbero addirittura complici di questo traffico indegno, si chiede di sapere: quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per porre finalmente freno a questa immigrazione così priva di regole e di controllo, che rischia di creare all'Italia e agli italiani ancora più sofferenze di quelle che già purtroppo stanno patendo in questo periodo; quali iniziative intenda adottare per fermare l'attività criminale degli scafisti e perseguire quelle ONG collaborazioniste, a causa delle quali si alimenta il traffico di esseri umani, con l'inevitabilmente conseguenza dei naufragi e delle tragedie in mare. Atto n. 3-02505 COLLINA MALPEZZI MARCUCCI Al Ministro del turismo Premesso che: il settore termale, che vanta una lunga e consolidata tradizione in Italia, conta ad oggi quasi 320 stabilimenti presenti in 20 regioni e 170 comuni, occupa oltre 60.000 addetti, tra i diretti e l'indotto, e produce un fatturato annuo di 800 milioni di euro circa, che arriva a più di 1,5 miliardi di euro, considerando anche i servizi correlati alberghieri, di ristorazione, commercio e altro; le località termali rappresentano un asset rilevante per il sistema turistico e paesaggistico nazionale, pari a circa il 5 per cento del turismo italiano, e favoriscono, tra l'altro, processi di destagionalizzazione dell'offerta turistica con ricadute positive sul fronte occupazionale, in particolare in alcune aree interne del Paese in cui esse costituiscono un'importante risorsa economica e occupazionale; il termalismo è uno strumento imprescindibile per la sanità pubblica, in ragione del trattamento a basso costo di numerose patologie cronico-corrosive ampiamente diffuse tra la popolazione e per l'apporto che già da tempo fornisce nel campo della riabilitazione, motoria e respiratoria, ma negli ultimi anni sta acquisendo sempre più rilievo nel sistema turistico nazionale in ragione della crescente domanda di "benessere termale" sempre più diffusa a livello sia nazionale sia internazionale; l'Italia occupa la terza posizione nella graduatoria europea delle destinazioni dell' health tourism , collocandosi dopo Germania e Francia. Tuttavia, se si considerano i soli stabilimenti termali, ovvero le sole strutture che erogano prestazioni di cura o benessere attraverso acque dalle riconosciute proprietà terapeutiche, l'Italia si posiziona al secondo posto in graduatoria, portandosi a ridosso della Germania; il sistema termale italiano, anche in ragione di questa evoluzione della domanda, è costituito da un'articolata rete di imprese che offrono alla clientela prestazioni e servizi sempre più all'avanguardia, anche grazie agli investimenti regionali e a quelli attivati mediante l'istituzione della fondazione per la ricerca scientifica termale, alimentata con il contributo della quasi totalità delle imprese del settore; considerato che: al pari di altri comparti del turismo, anche il settore termale è stato pesantemente colpito a seguito dell'emergenza sanitaria da COVID-19, al punto che un gran numero di aziende del comparto è oggi a rischio di sopravvivenza; le attività dei centri termali, a partire da marzo 2020 fino ad oggi, sono state sostanzialmente sospese, a seguito delle misure di contenimento degli spostamenti, con una conseguente riduzione della domanda di prestazioni e servizi superiore al 70 per cento, aggravata dal venir meno della quasi totalità della clientela straniera; la caduta della domanda ha determinato un pesante un calo del fatturato sia per le cure che per i soggiorni termali, che di fatto ha portato al sostanziale blocco degli investimenti per l'ammodernamento e l'ampliamento delle strutture termali, nonché per la realizzazione di nuove strutture ricettive o per la ristrutturazione di quelle esistenti; le conseguenze di tale situazione si sono riflesse sull'intero sistema economico che gravita intorno al turismo termale, con ricadute negative in termini di redditività e di riduzione di ore di lavoro per gli occupati, peraltro già penalizzati in quanto in larga parte lavoratori stagionali; rilevato che: per sostenere il rilancio del settore termale del nostro Paese occorre intervenire con soluzioni mirate e specifiche che garantiscano agli imprenditori e agli investitori certezze normative e risorse certe, anche al fine di permettere un'ordinata attività economica fondata sulla programmazione di investimenti nel medio e lungo termine e la definizione di strategie di ampio respiro; alla luce della situazione attuale, per il settore termale emerge in tutta evidenza l'urgenza di interventi in tema di liquidità, in ragione dei mancati introiti nel corso dell'ultimo anno e in tema di costi fissi legati ad imposte e tributi locali, alle tariffe elettriche e ai canoni di concessione, senza i quali la continuità operativa delle aziende del settore è a forte rischio; oltre agli effetti della crisi economica in atto, l'evolversi del mercato di riferimento, con la nuova offerta termale proveniente da altri Paesi europei ed extraeuropei, capaci di realizzare politiche commerciali e di marketing fortemente aggressive, rende necessario consentire al termalismo nazionale di ripartire e tornare a competere nello scenario internazionale a un livello paritario, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare con urgenza al fine di sostenere il rilancio economico e sociale del settore termale del nostro Paese e per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, ivi compresi quelli dell'indotto; se intenda provvedere, nell'immediato, alla riduzione dei costi fissi a carico delle aziende termali, con particolare riguardo all'adozione di misure finalizzate: a) all'esenzione dalla seconda rata IMU 2021; b) alla riduzione, fino all'azzeramento, della TARI per l'anno in corso; c) alla riduzione delle tariffe elettriche; d) alla riduzione dei canoni di concessione mineraria dovuti nel 2021 per l'utilizzo delle acque termali; se intenda attivarsi per prorogare, per tutto il 2021, l'applicazione degli incentivi relativi al tax credit per la riqualificazione delle strutture ricettive termali e al credito d'imposta sulle locazioni e se intenda predisporre ulteriori strumenti agevolativi volti a favorire la ripresa degli investimenti a medio-lungo termine nel settore termale; quali iniziative intenda adottare per promuovere il nostro sistema del termalismo a livello nazionale ed internazionale e la valorizzazione dei territori termali, e se a tal fine intenda promuovere la creazione di una piattaforma dedicata al "sistema del turismo della salute e del benessere", con l'obiettivo di favorire flussi stabili di turisti e curandi verso gli stabilimenti termali del nostro Paese e lo sviluppo di un sistema di health tourism che assecondi una domanda specifica in forte espansione; se intenda adoperarsi affinché sia rafforzata l'erogazione delle cure termali a carico del servizio sanitario nazionale negli stabilimenti delle aziende termali accreditate e sia garantito che i cicli di riabilitazione possano essere erogati anche agli assistiti che presentano postumi riconducibili all'infezione da SARS-COV-2. Atto n. 3-02506 CROATTI GIROTTO Al Ministro del turismo Premesso che: il nostro Paese ha affrontato con grande forza e coraggio l'emergenza coronavirus, che ha avuto pesanti ripercussioni non solo per quanto attiene alla sfera della salute pubblica ma anche per l'intera economia; uno dei settori che maggiormente ha risentito degli effetti negativi dell'emergenza epidemiologica è proprio quello del turismo, messo letteralmente in ginocchio dall'impatto dell'epidemia e dalle restrizioni agli spostamenti che hanno generato un sostanziale azzeramento delle attività turistiche; oggi finalmente è arrivato il tempo di ripartire. Con la stagione estiva alle porte è arrivato il momento di mettere in atto le misure più efficaci per la ripartenza del turismo italiano nel più breve tempo possibile. Fortunatamente lo si può fare con un ministero completamente dedicato al settore, che tanto vale per l'intera economia italiana; diverse sono le sfide da affrontare; in questi giorni si assiste al grande successo che la campagna di vaccinazione sta avendo sulle isole minori: intere popolazioni completamente vaccinate che rendono le isole luoghi sicuri, COVID free , pronte per ricevere turisti, italiani e stranieri, e partire con la stagione turistica. Il prossimo passo potrebbe essere quello di consentire la vaccinazione di massa anche negli altri luoghi del turismo italiano con vaccinazioni prioritarie per gli operatori del turismo quali bagnini, camerieri e tutto il personale al servizio del settore; questa misura avrà sicuramente anche un forte impatto mediatico ed anzi potrà essere utilizzata come punto di forza per attrarre turisti, soprattutto stranieri, verso le nostre località turistiche. Gli interroganti credono che una massiccia campagna di comunicazione per attirare turisti dall'estero sia un altro tassello fondamentale per la ripartenza del settore; lo scorso anno si è potuto appurare ancor di più quanto il turismo straniero sia il vero punto di forza del comparto. La mancanza dei turisti stranieri ha generato un calo di circa 30 miliardi di euro. È evidente dunque che la ripresa del turismo italiano passa anche dalla ripresa dell'afflusso dei turisti stranieri. Proprio sotto questo aspetto bisogna essere rapidi per evitare fughe in avanti solitarie di Paesi, come la Grecia, competitor turistici dell'Italia; quanto al turismo prettamente italiano, lo scorso anno, il bonus vacanza è risultato essere una misura molto efficace per spingere gli italiani a trascorrere le proprie vacanze in Italia. Questa misura va ripristinata, magari in forma migliorativa per il rilancio del settore e per indurre gli italiani a scegliere anche quest'anno mete turistiche italiane; serve il massimo sforzo per aiutare questo settore strategico del Paese, mettendo in campo tutte le misure necessarie che consentano al comparto turistico di farsi trovare pronto all'appuntamento con la stagione turistica, si chiede di sapere: quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare per rendere possibile la vaccinazione nei luoghi di vacanza e prioritariamente per gli operatori del settore; quali saranno le misure di accoglienza per i turisti provenienti dall'estero; quali siano gli obiettivi dell'imprescindibile campagna di comunicazione a sostegno del settore turistico in Italia, quali siano i mezzi e quante risorse siano state stanziate. Atto n. 3-02508 BONINO DE PETRIS Al Ministro dell'interno Premesso che: il decreto-legge n. 130 del 2020 ha riformato la disciplina della protezione speciale prevedendo due procedimenti alternativi: nell'ambito della procedura per il riconoscimento della protezione internazionale ove la commissione territoriale ritenga che ricorrano i requisiti previsti nell'art. 19, commi 1 e 1.1, del decreto legislativo n. 286 del 1998 (testo unico dell'immigrazione) oppure con istanza presentata direttamente al questore, il quale, previo parere positivo della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, rilascia un permesso di soggiorno per protezione speciale; nonostante la chiarezza della disposizione normativa, con nota del 3 novembre 2020 della presidente della commissione nazionale per il diritto di asilo, nonché con circolare del 19 marzo 2021 indirizzata alle Questure dal direttore servizio immigrazione della Direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere del Ministero dell'interno viene indicata una diversa interpretazione, sostenendo che il secondo percorso per l'ottenimento del permesso di soggiorno per protezione speciale assuma rilievo solo nel caso in cui lo straniero abbia presentato istanza di permesso "ad altro titolo" (studio, lavoro eccetera) e l'autorità amministrativa discrezionalmente ritenga, in sede di esame dell'istanza, che sussistano le condizioni indicate nei commi 1 e 1.1. dell'art. 19 citato e di conseguenza chieda il parere alla commissione territoriale ai fini del possibile rilascio di un permesso di protezione speciale; gli interroganti ritengono che questa sia una erronea interpretazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover intervenire con urgenza emanando indicazioni operative precise ed univoche in merito al diritto dello straniero che ritenga di averne i presupposti di presentare istanza di rilascio di un permesso di soggiorno direttamente al questore territorialmente competente il quale è tenuto ad esaminare la sussistenza delle condizioni indicate nei commi 1 e 1.1. dell'art. 19 del testo unico dell'immigrazione e, previo positivo parere della commissione territoriale, provveda al rilascio del titolo di soggiorno per protezione speciale. Atto n. 3-02509 BERNINI MALAN AIMI FAZZONE PAGANO SCHIFANI VITALI Al Ministro dell'interno Premesso che: la questione della sicurezza dei territori, che è uno dei problemi più sentiti e percepiti dagli italiani, molto spesso è legata alla presenza di stranieri irregolari, dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti e a reati predatori, come la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo ha documentato in molte interrogazioni che riguardano fatti specifici della sua regione, l'Emilia-Romagna, ma così è tragicamente in tutta Italia; il tema della presenza di clandestini si lega anche a quello che ormai appare come un consolidato sistema per far giungere in Italia migliaia di stranieri (da ultimo il caso della "Mare Jonio"), gente che per oltre il 90 per cento dei casi non scappa da alcun conflitto, con un sistema di accoglienza inadeguato ad ospitare e a integrare le migliaia di stranieri che ogni anno si riversano sulle nostre coste; è quindi necessario intervenire sia per evitare le partenze, con accordi specifici (che peraltro già esistono), sia per bloccare gli arrivi e soprattutto gli sbarchi di coloro che non hanno e non potranno avere titolo per restare sul territorio nazionale, che devono essere conseguentemente rimpatriati prima che vadano ad alimentare le schiere della clandestinità e del crimine, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire, anche dal punto di vista normativo, per impedire alle organizzazioni non governative di agire in modo tale da facilitare oggettivamente l'attività dei trafficanti di persone, per bloccare definitivamente gli sbarchi e per accelerare il rimpatrio di coloro che non hanno diritto di permanere sul territorio nazionale; a che punto sia il piano per l'integrazione degli organici e delle risorse delle forze dell'ordine, per far fronte alle sfide quotidiane che si trova ad affrontare chi opera sul territorio; se intenda promuovere, per risolvere i gravissimi problemi dello spaccio e della criminalità, d'intesa con il Ministro della giustizia, le opportune iniziative per introdurre l'obbligatorietà dell'arresto anche per i casi di spaccio al minuto, al fine di ripristinare l'ordine e la sicurezza in quelle zone sempre più ostaggio di individui che fanno del crimine un mestiere, e per adeguare le dotazioni delle forze di polizia con gli strumenti più idonei (come il dispositivo "Bola wrap", arma che non presenta il percolo di danni collaterali, che consentirebbe, senza il contatto fisico con i violenti, di bloccarli) a garantire l'efficacia, la sicurezza dell'intervento, con le dovute garanzie di chi opera per la sicurezza dell'Italia. Atto n. 3-02510 ROMEO CANDIANI AUGUSSORI CALDEROLI GRASSI PIROVANO RICCARDI IWOBI LUCIDI VESCOVI Al Ministro dell'interno Premesso che: i numeri dei flussi migratori provenienti dal nord Africa continuano ad aumentare in maniera esponenziale, e il mese di maggio ha consolidato i preoccupanti dati registrati ad aprile 2021; nel solo mese di maggio, sono ad oggi sbarcati oltre 4.000 migranti; in particolare tra il 9 e il 10 maggio sono sbarcati a Lampedusa circa 2.000 migranti in sole 24 ore, e gli hotspot dell'isola sono al collasso; i dati complessivi forniscono la fotografia dell'emergenza: dal 1° gennaio all'11 maggio 2021, i migranti sbarcati irregolarmente sulle nostre coste sono stati 12.991, a fronte dei 4.184 arrivati nello stesso periodo del 2020, ma soprattutto dei 1.009 arrivati negli stessi giorni del 2019; come riportato da diversi organi di stampa, oltre al fondato timore dell'aumento degli sbarchi a causa dell'intensa ripresa delle operazioni in mare delle organizzazioni non governative e delle condizioni meteorologiche più favorevoli, in Libia vi sarebbero circa 900.000 migranti pronti a tentare di raggiungere le coste italiane, dei quali circa 70.000 già nella zona costiera; considerato che la diffusione del COVID-19 nei Paesi africani non viene gestita con adeguate misure di contenimento, e che i flussi interni verso la Libia sono continui e sistematici, si ritiene necessario e urgente impedire sbarchi incontrollati sulle nostre coste anche per evitare di dare vita a nuovi focolai derivanti da casi di importazione; rilevato che: il Presidente del Consiglio dei ministri, nella sua prima missione estera da premier , si è recato a Tripoli con l'obiettivo di riaprire il dialogo fra il nostro Paese e la Libia anche sul tema dell'immigrazione; l'Italia può avere un ruolo primario nella ricostruzione della Libia, e al contempo nel sostegno al processo di transizione democratica; in tale contesto è pertanto fondamentale stabilire nuovi trattati bilaterali nel solco di quanto fatto con il trattato di Bengasi del 2008, o del memorandum d'intesa del 2017, per stringere una maggiore cooperazione con il Paese arabo anche in tema di controllo dell'immigrazione clandestina; è altresì fondamentale giungere ad uno strutturato accordo di cooperazione in materia di controllo dell'immigrazione anche con la Tunisia, che era stato peraltro annunciato nel mese di novembre 2020 dal precedente Esecutivo; tali accordi di cooperazione vanno sviluppati con tutti i Paesi dell'area nordafricana e saheliana, quali principali centri di transito e infine di partenza per i flussi migratori, rafforzando la cornice di intervento dei programmi di cooperazione esterna dell'Unione europea al fine di promuovere un reale sviluppo di questi Paesi; i tentativi di richiesta ai diversi Paesi europei di un maggiore impegno nel ricollocamento dei migranti, in questo momento storico caratterizzato dalla grave crisi economica e sanitaria e che al contempo vede alcuni dei principali Stati membri avvicinarsi a importanti tornate elettorali, appaiono deboli e poco funzionali; è altrettanto fondamentale non accettare i possibili tentativi di istituire nuove missioni nel Mediterraneo che possano rappresentare un fattore attrattivo del fenomeno migratorio, memori di quanto avvenuto con le precedenti missioni "Mare Nostrum" e "Sophia", che vedevano tra l'altro nell'Italia l'unico Paese di sbarco; è evidente che una politica di accoglienza indiscriminata senza le giuste garanzie per le persone accolte (di carattere sanitario, di sicurezza, di dignità della persona) non può essere considerata un valore e si trasforma in un buonismo vuoto e propagandistico che strumentalizza la disperazione dei clandestini, rischiando di alimentare la tratta degli esseri umani, e con essa gli ingenti guadagni dei moderni schiavisti che operano nelle associazioni criminali internazionali, si chiede di sapere quali azioni di politica interna, di contrasto all'esponenziale aumento degli sbarchi, e nell'ambito delle proprie competenze anche estera, in via prioritaria tramite accordi bilaterali con il Governo libico e con gli altri Paesi dell'area, più che attraverso soluzioni solidaristiche europee di difficile attuazione, il Ministro in indirizzo stia programmando a partire dalle prossime settimane per porre fine alla grave situazione descritta. Atto n. 3-02511 PARENTE CARBONE FARAONE BONIFAZI CONZATTI CUCCA GARAVINI GINETTI GRIMANI MAGORNO MARINO NENCINI RENZI SBROLLINI SUDANO VONO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro è tornato drasticamente all'attenzione dei media nazionali a causa di alcuni recenti incidenti che hanno destabilizzato l'opinione pubblica; sulle pagine dei maggiori quotidiani, infatti, sono apparse negli ultimi giorni notizie drammatiche riguardanti gravi episodi di persone decedute sul lavoro. È il caso, per citare solo alcuni esempi recenti, di Luana D'Orazio, giovane operaia di un'azienda tessile di Prato "risucchiata" da un orditoio in funzione, che anche l'Aula del Senato ha commemorato osservando un minuto di silenzio, o di Christian Martinelli, operaio meccanico rimasto schiacciato da un macchinario in un'azienda di Busto Arsizio; a tal proposito, come riportato anche dalle più importanti fonti di stampa, i recenti dati pubblicati dall'INAIL riguardanti il numero di morti sul lavoro denotano una situazione drammaticamente preoccupante per il nostro Paese: nel solo primo trimestre del 2021, infatti, ben 185 persone hanno perso la vita sul luogo di lavoro, con un aumento dell'11,4 per cento rispetto allo scorso anno; sebbene i medesimi dati indichino un calo rilevante delle denunce di infortunio presentate nel medesimo periodo di riferimento (ovvero oltre 2.000 casi in meno rispetto al 2020), nonché delle denunce di malattia professionale, che segnano una flessione di 500 unità, è tuttavia allarmante il dato inerente al comparto sanità e assistenza sociale: in questo settore, si è assistito all'aumento del 75 per cento degli infortuni sul lavoro; e ancora, nonostante i dati del 2020 risultino necessariamente influenzati anche dagli effetti devastanti della pandemia e dalle infezioni da COVID-19 in ambito lavorativo (circa un terzo delle morti complessive), è innegabile che il dato delle 1.270 morti bianche avvenute nel corso del 2020 è sconcertante: rispetto all'anno precedente, gli infortuni con esito mortale sono aumentati del 16,6 per cento, registrando in media oltre 3 decessi al giorno su base annua; considerato che: come anche denunciato dalle maggiori sigle sindacali, le scelte politiche in tema di sicurezza sul lavoro non possono più prescindere dalla valorizzazione e dal potenziamento delle strategie di implementazione in materia di prevenzione e formazione alla sicurezza sui luoghi di lavoro, nonché dallo stanziamento di risorse volte a mettere in sicurezza i medesimi luoghi di lavoro e ad aumentare i controlli; è indispensabile oggi la sensibilizzazione mirata dell'opinione pubblica su questi argomenti, divenuti effettivamente di stringente attualità. Preziosa, in questo senso, può essere la proposta di destinare specificamente alcune risorse del PNRR all'adozione di misure di sicurezza finalizzate, tra l'altro, anche all'impiego di avanzate tecnologie 4.0 e all'apprendimento circa il loro utilizzo; tra le ultime innovazioni in questo senso, non possono essere celate le tecnologie predittive, intendendosi con esse tutte quelle tecnologie in grado di analizzare e valutare, anche grazie all'impiego di sistemi di intelligenza artificiale, i dati inerenti alla probabilità che determinati eventi, inclusi, per quanto concerne il campo della sicurezza sul lavoro, i malfunzionamenti dei macchinari e le disfunzioni organizzative, e quindi, in definitiva, anche gli incidenti, possano verificarsi; la scelta di investire in tali tecnologie, a ben vedere, si porrebbe inoltre in linea non solo con l'obiettivo finale di tutelare la vita e la salute dei lavoratori, diminuendo i rischi legati al verificarsi di eventi capaci di causare infortuni e morti sul lavoro, ma anche con lo scopo di modernizzare il sistema produttivo del Paese nel suo complesso, nonché di digitalizzare in maniera preponderante il tessuto socio-economico italiano, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di potenziare gli investimenti in tecnologie predittive, aumentando così i livelli di sicurezza sul lavoro e tutelando altresì la salute sui luoghi di lavoro, e affinché si possa progressivamente evitare il drammatico ripetersi di episodi come quelli descritti e diminuire così il numero di incidenti sul lavoro; se non ritenga altresì opportuno destinare i finanziamenti attualmente previsti per l'industria 4.0 e le risorse stanziate con il PNRR anche a favore degli investimenti operati in tecnologie predittive, allo scopo di diffondere nel nostro Paese la presenza di tali tecnologie ed incentivarne lo sviluppo su tutto il territorio nazionale. Atto n. 3-02512 COLLINA TARICCO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: tra la seconda metà di marzo e la prima metà di aprile 2021, l'intero territorio nazionale è stato colpito duramente da gelate tardive, che hanno causato ingenti danni alla produzione agricola, stimati nei casi più gravi tra il 50 e il 75 per cento; le calamità naturali che colpiscono le produzioni agricole si ripetono ormai con cadenza periodica, provocando pesanti ricadute sulla redditività di numerose aziende agricole e sulle finanze pubbliche in ragione degli interventi di ristoro necessari alla ripresa delle attività colpite; il fondo di solidarietà nazionale (FSN) di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, ha l'obiettivo di promuovere interventi di prevenzione dei danni alle produzioni agricole e zootecniche, alle strutture aziendali, agli animali e agli impianti produttivi causati da calamità naturali ed eventi atmosferici di portata eccezionale. Il FSN interviene per incentivare per le aziende agricole la stipula di contratti assicurativi e prevede, nel rispetto della normativa UE sugli aiuti di Stato, interventi compensativi ex post in favore delle imprese agricole colpite dalle avversità atmosferiche in caso di danni a produzioni, strutture e impianti non ricompresi nel piano assicurativo annuale, ed interventi di ripristino delle infrastrutture connesse all'attività agricola. Al fine di favorire la piena copertura assicurativa dai rischi climatici, in base agli articoli 2 e 2 -bis , lo Stato concede agli imprenditori agricoli contributi sui premi assicurativi e sulle quote di adesione a fondi di mutualizzazione, che in alcuni casi possono arrivare al 70 per cento della spesa sostenuta. La sottoscrizione delle polizze assicurative è prevista su base volontaria e può avvenire in forma individuale o collettiva. La determinazione dei valori assicurabili con le polizze agevolate sono stabiliti sulla base di rilevazioni almeno triennali dell'ISMEA; lo Stato ha destinato, nel periodo 2015-2020, risorse pari a complessivi 1,3 miliardi di euro, cui si aggiungono ulteriori stanziamenti previsti per il biennio 2021-2022, per la concessione di contributi sui premi assicurativi, al fine di prevenire le pesanti perdite di reddito da parte delle imprese agricole e zootecniche in caso di calamità naturali. La diffusione delle coperture assicurative agevolate nel settore agricolo, nonostante gli strumenti e le risorse a disposizione, non ha tuttavia ancora raggiunto livelli accettabili, determinando uno stato di crisi del settore ogni qualvolta si verifichi un evento climatico avverso. Il mercato assicurativo agevolato riguarda circa il 10 per cento della superficie agricola utilizzata (SAU) ed è caratterizzato da un'elevata concentrazione dei rischi assicurati su poche colture e da una dislocazione territoriale molto circoscritta in alcune aree del Paese; secondo il rapporto sulla gestione del rischio in agricoltura, realizzato da ISMEA, sulla base dei dati aggiornati al 2019, dopo un picco di 82.254 aziende assicurate nel 2014, tale valore è sceso a 58.905 nel 2017 per attestarsi a 63.651 aziende nel 2019. Secondo il rapporto, in quegli anni è cresciuto il totale delle superfici assicurate, superando i 1,2 milioni di ettari nel 2019 con una crescita del 10,3 per cento rispetto al 2018 e una netta prevalenza, l'81,4 per cento del totale, del Nord Italia; le ragioni della scarsa diffusione delle coperture assicurative sui rischi delle catastrofi in agricoltura risultano fortemente condizionate da due fattori: a) la difficoltà delle compagnie di assicurazione a piazzare tali rischi presso le compagnie di riassicurazione internazionali; b) l'esistenza di importanti distretti produttivi, in particolare nel Centro-Sud, che non fanno ricorso alle assicurazioni agricole agevolate; le esperienze degli ultimi 20 anni hanno dimostrato la scarsa efficacia dello strumento di intervento ex post del FSN. La diffusa mancata copertura assicurativa da rischi da catastrofi nel settore agricolo costringe, di volta in volta, il Governo a periodici stanziamenti di risorse aggiuntive del FSN per far fronte, in deroga alla normativa vigente, ai danni subiti dalle aziende agricole non assicurate, con oneri a carico del bilancio pubblico nell'ordine di centinaia di milioni di euro all'anno; i mutamenti climatici in atto sono destinati ad accentuarsi nei prossimi anni con fenomeni di natura eccezionale sempre più frequenti. A fronte di tale scenario, unitamente al fenomeno di anti selezione del rischio, emerge il rischio di forti criticità in termini di sostenibilità tecnica del settore delle assicurazioni agricole e delle finanze pubbliche; un maggiore coinvolgimento delle aziende agricole nella stipula delle polizze assicurative o nell'impegno in fondi mutualistici rappresenta, pertanto, un obiettivo fondamentale per il Paese, necessario a garantire la capacità dell'intero settore di reagire alle condizioni avverse e a godere in pieno dei benefici previsti dalla normativa vigente; nel corso dell'ultimo decennio, la PAC ha dato notevole attenzione al tema della gestione del rischio nel settore agricolo, a tutela degli agricoltori e del sistema produttivo agricolo della UE. Nella programmazione relativa al periodo 2021-2027, per garantire la redditività del settore, è stato previsto un rafforzamento delle misure di gestione del rischio con fondi a disposizione degli Stati membri per favorire l'accesso degli imprenditori agricoli a contributi finanziari per il pagamento dei premi di assicurazione e per l'adesione a fondi di mutualizzazione, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti e quali iniziative specifiche intenda assumere al fine di incrementare progressivamente in tutto il territorio nazionale la superficie e il numero delle imprese agricole che si avvalgono di polizze assicurative agevolate o di fondi mutualistici a copertura dei rischi da catastrofi in agricoltura, ivi compresi quelli non inseriti nei piani assicurativi di cui al decreto legislativo n. 102 del 2004, anche valutando la possibilità di un quadro normativo che preveda formule parzialmente obbligatorie ed in forma combinata tra i due strumenti; se non ritenga necessario, al fine di sostenere il settore agricolo, innalzare almeno fino all'80 per cento il contributo pubblico a copertura della spesa sostenuta delle imprese agricole per la stipula di polizze assicurative contro i rischi da calamità naturali e se intenda incrementare lo stanziamento di risorse del FSN utilizzando anche le risorse della PAC relative al periodo 2021-2027; se non ritenga necessario adottare ogni iniziativa utile al fine di rafforzare e promuovere i fondi mutualistici in grado di compensare finanziariamente gli agricoltori e gli allevatori per le perdite derivanti da malattie o da un fenomeno specifico di inquinamento, contaminazione o degrado della qualità dell'ambiente connesso a un determinato evento di portata geografica limitata; se non ritenga urgente, per far fronte ai danni alle produzioni agricole dovuti agli eventi meteorologici avversi, prevedere in ogni caso un adeguato stanziamento di risorse in favore delle aziende che hanno subito danni alle produzioni, includendo negli aiuti anche le non assicurate. Atto n. 3-02513 CUCCA Ai Ministri per la pubblica amministrazione e per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: con pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 6 aprile 2021, è stato bandito un concorso pubblico per l'assunzione di 2.800 tecnici nelle regioni del Sud Italia, con la promessa di una procedura semplificata e veloce da concludersi entro 100 giorni dalla pubblicazione del bando medesimo; i 2.800 tecnici qualificati avranno il compito di irrobustire la capacità amministrativa, con particolare riguardo alla gestione dei fondi europei, in diversi enti di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia; l'unica prova scritta per i circa 8.500 candidati, selezionati gli oltre 81.500 che hanno presentato domanda sulla base dei titoli e delle esperienze lavorative pregresse, si svolgerà dal 9 all'11 giugno in due sessioni giornaliere, in cinque sedi decentrate; le regioni individuate come sedi decentrate sono Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia; la Sardegna non è stata contemplata come sede per le prove scritte digitali del concorso; considerato che: la condizione di insularità che caratterizza la Sardegna rende comprensibilmente più difficoltosi gli spostamenti con il resto del territorio nazionale; rispetto alle altre regioni che sono state escluse come sedi per le prove (Abruzzo, Basilicata e Molise), la Sardegna è quella che indubbiamente è collocata a livello geografico in posizione di maggior sfavore rispetto alle sedi in cui si svolgeranno le prove scritte; i candidati sardi dovranno affrontare la trasferta più onerosa, complessa e faticosa, con il rischio concreto che ciò possa influire negativamente sullo svolgimento delle prove; una simile situazione crea un'evidente disparità di trattamento tra i candidati sardi e tutti gli altri candidati, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover intervenire rapidamente, rivedendo la collocazione delle sedi e prevedendo, dunque, una sede anche in Sardegna, soprattutto alla luce delle oggettive difficoltà cui andrebbero incontro i candidati sardi, anche solo per sostenere le prove scritte del concorso. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02499 LONARDO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il Presidente del Consiglio dei ministri in quanto titolare della delega allo sport, oggi affidata ad un Sottosegretario, è già intervenuto di recente nella vicenda della super lega europea; il calcio muove interessi e passioni, per cui è doveroso garantire trasparenza e serenità, a partire dal rapporto tra tecnologia e uomo, venuto meno, a giudizio dell'interrogante, nella circostanza della partita Benevento-Cagliari, disputata in data 9 maggio 2021 allo stadio "Ciro Vigorito", si chiede di sapere: se, rispetto alla partita di calcio richiamata, dopo le opportune ricognizioni in sede di Lega calcio e Federcalcio, siano stati salvati i nastri dei colloqui arbitro-VAR della partita Benevento-Cagliari e Napoli-Cagliari; se, nell'ambito delle proprie competenze, il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza del fatto che con la sospetta complicità dell'ex arbitro Mazzoleni, messo alla guida del VAR, in soli 7 giorni, il Cagliari abbia evitato la sconfitta a Napoli e salvato la vittoria a Benevento, annullando con la subalternità dell'arbitro Fabbri a Napoli e revocando, sempre con la subalternità dell'arbitro Doveri, rigori che sono apparsi con evidenza macroscopica alla quasi totalità del mondo sportivo; per quale motivo sia stato designato Mazzoleni, dopo l'errore della partita Napoli-Cagliari, anche al VAR di Benevento-Cagliari, tenuto conto che l'arbitro Fabbri, direttore di gara di Napoli-Cagliari era stato mandato "in esilio" a dirigere in serie B dopo la clamorosa svista arbitrale; se sia a conoscenza di quanto riportato dal sito locale "bergamosportnews" sui rapporti tra il fratello di Mazzoleni e Cellino, proprietario del Cagliari fino a qualche tempo fa, che acquistò, tramite Mario Mazzoleni, fratello del "varista", una scultura oggi posizionata nel giardino antistante la sede del Cagliari; come e con quali mezzi si intenda garantire la correttezza dei risultati calcistici, tenuto conto che il sistema calcio, nel suo complesso, per fortuna, ha retto, nonostante abbia avuto, in alcuni momenti, clamorose cadute di stile, finite anche in inchieste giudiziarie; se intenda valutare la portata economica e sociale per la società del Benevento e per la città di Benevento di quanto, in negativo, sarà prodotto e se e come la Federcalcio intenda risarcire la società del Benevento calcio per questo episodio che, a giudizio dell'interrogante, è di "cattiveria" arbitrale; se non ritenga, infine, a fronte anche del deficit che corre verso i 4 miliardi di euro nel calcio italiano, con una spesa corrente insostenibile, che crea depressione nel mercato, di intervenire, in maniera efficace, onde evitare problemi economici e sociali, tenuto, altresì, conto che il mancato controllo ed il mancato intervento allontanano i pochi imprenditori italiani, Oreste Vigorito è tra questi, dall'investire nel mondo del calcio, per cui oggi si assiste alla presa di possesso delle squadre di serie A da parte di fondi stranieri che rischiano di snaturare la fisionomia e la struttura del calcio italiano. Atto n. 3-02501 VERDUCCI BITI D'ARIENZO ALFIERI ASTORRE BOLDRINI CERNO CIRINNA' D'ALFONSO FEDELI FERRAZZI GIACOBBE IORI LAUS MARGIOTTA MARILOTTI MIRABELLI PITTELLA ROJC ROSSOMANDO STEFANO TARICCO VALENTE Al Ministro della giustizia Premesso che: secondo quanto riportato da un'inchiesta del quotidiano "Domani" nel corso dell'indagine condotta dalla Procura di Trapani sulle organizzazioni umanitarie "Jugend Rettee", "Save the children" e "Medici senza frontiera", sarebbero state intercettate le conversazioni di diversi giornalisti d'inchiesta; ad essere intercettati sarebbero stati i colloqui della cronista Nancy Porsia con il suo avvocato, Alessandra Ballerini, e ancora conversazioni con le proprie fonti di Sergio Scandura, corrispondente di Radio Radicale, Claudia De Pascale della trasmissione "Report" di RAI 3, Nello Scavo di "Avvenire", Francesca Mannocchi, Fausto Biloslavo de "il Giornale", Antonio Massari de "il Fatto Quotidiano". Questi al momento i nomi che sono stati diffusi a seguito del predetto articolo; particolarmente grave appare il caso riguardante le intercettazioni della giornalista Nancy Porsia, giornalista d'inchiesta esperta di Libia, che collabora con diverse testate italiane e internazionali. Infatti, secondo quanto riportato dal quotidiano "Domani" sarebbe stata intercettata per più di un mese e sarebbero state trascritte anche le conversazioni con il suo avvocato Alessandra Ballerini, legale anche della famiglia Regeni, cui riferiva la preoccupazione per le minacce ricevute dalle milizie libiche guidate da al-Bija; la protezione delle fonti giornalistiche è la chiave di volta della libertà di stampa, perché, senza un'adeguata ed effettiva tutela, la stampa potrebbe astenersi dal divulgare notizie di interesse generale, compromettendo il ruolo d'informazione in materia di fatti d'interesse pubblico, ma anche quello di controllore dell'attività dell'autorità pubblica che è proprio del giornalismo libero; considerato che: la Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza Sedletska contro Ucraina (ricorso n. 42634/18) depositata il 1° aprile, ha stabilito che l'accesso ai dati telefonici di una giornalista, deciso dalle autorità giudiziarie nazionali per individuare l'autore di un reato, è una sicura violazione dell'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che assicura il diritto alla libertà di espressione, con particolare riguardo alla libertà di stampa; con quest'ultima sentenza la Corte di Strasburgo ha ulteriormente rafforzato la libertà di stampa, essenziale non solo per permettere al giornalista l'esercizio della libertà di espressione, ma anche per consentire alla società civile di ottenere informazioni di interesse generale, fondamentali per la democrazia nel suo insieme; conseguentemente, come riaffermato dalla Corte EDU, esiste un obbligo internazionale degli Stati volto a garantire la tutela della segretezza delle fonti. Una protezione ad ampio raggio, inoltre, che riguarda anche le informazioni indirette e materiale in possesso dei giornalisti. Questo vuol dire che le autorità inquirenti non solo non possono chiedere al giornalista il nome della fonte, ma non possono neanche cercare di assumere indirettamente, con sequestro di materiale o intercettazioni, notizie per identificare le fonti; la sentenza è solo l'ultima di una lunga serie di pronunce di corti nazionali ed europee che, in attuazione dell'articolo 21 della Costituzione e dell'articolo 10 della CEDU, nonché di diversi trattati internazionali, hanno da sempre garantito la piena libertà dell'attività di informazione alla luce del suo ruolo di indicatore della cifra democratica di un Paese; a quanto si apprende, il procuratore di Trapani avrebbe dichiarato che si procederà allo stralcio delle comunicazioni irrilevanti, ma occorre rilevare come nei verbali redatti dalla polizia giudiziaria, anche in una fase antecedente al deposito degli atti, non debbano essere riportate trascrizioni di conversazioni irrilevanti o inutilizzabili dal punto di vista giudiziario, né valutazioni del merito; il Ministro in indirizzo non appena la notizia è stata riportata dal quotidiano "Domani" ha provveduto tempestivamente ad inviare gli ispettori presso la Procura di Trapani, si chiede di sapere quali siano gli esiti degli accertamenti svolti dagli ispettori e quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo, qualora i fatti riportati risultassero confermati, intenda adottare al fine di promuovere azioni nelle sedi competenti volte a sanzionare gli eventuali abusi commessi, anche alla luce del rango costituzionale che il diritto alla libertà di stampa riveste nel nostro Paese. Atto n. 3-02507 LAUS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: nell'anno 1947, ritenuta la necessità di promuovere l'irrigazione e la trasformazione fondiaria nella Puglia e nella Lucania per l'incremento della produzione agricola nazionale, veniva istituito l'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia ed in Lucania (EIPLI); allo stesso ente (con decreto legislativo n. 281 del 1947) venivano assegnati i compiti strategici di bonifica, irrigazione e gestione dei grandi invasi e tale ruolo veniva svolto con profitto negli anni dell'implementazione della produzione agricola meridionale e della trasformazione di pratiche, colture e metodi di coltivazione, rappresentando un effettivo elemento di innovazione e di sviluppo; negli ultimi decenni la trasformazione della governance del bene "acqua" ha interessato altri soggetti, nell'effettivo sviluppo seguente all'istituzione delle Regioni e del radicamento delle loro strutture, proseguita con le politiche di sussidiarietà, decentramento e riforme (anche costituzionali, a partire dal Titolo V); la funzione dell'EIPLI è mutata e l'azione è divenuta farraginosa a seguito della lunga fase commissariale dell'ente che ne ha appesantito l'attività ed offuscato la mission , spesso creando conflitto di funzioni tra gli enti regionali e lo stesso ente; considerato che: allo stato l'ente risulta permanentemente commissariato, conditio e vulnus da superare con urgenza ripristinando la fisiologica dinamica amministrativa, e privo della figura determinante del direttore generale: circostanze rilevanti che non qualificano l'ente e ne deteriorano azione e credibilità; più volte i Governi nazionali si sono cimentati in progetti di riforma dell'ente coerenti con lo sviluppo del settore agricolo, la strategica funzione del bene "acqua" ed una lungimirante prospettiva di governance integrata tra Regioni; in questo senso l'ex Ministro per il Sud De Vincenti, facendo seguito ad una proposta del 2012 rimasta inattuata di riforma del settore, ha avviato le consultazioni con le Regioni Basilicata, Puglia e Campania per l'istituzione della Società delle acque meridionali: progetto lungimirante allo stato interrotto, con evidente nocumento delle dinamiche amministrative dell'EIPLI; le Regioni chiamate al tavolo promosso dal Ministro hanno manifestato il loro apprezzamento per la proposta formulata di istituzione della società, ritenendola un elemento di innovazione e di uscita dalle difficoltà dell'ente rilevate negli ultimi anni; le Regioni interessate (Basilicata, Puglia, Campania) sono state protagoniste di tavoli nazionali e di richieste espresse e motivate di riforma dell'EIPLI che i Governi nazionali hanno nominalmente raccolto senza produrre un'effettiva variazione del quadro normativo e, quindi, funzionale dell'ente, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano intraprendere affinché si chiuda definitivamente la decennale fase di commissariamento dell'ente e si acceda a proposte di revisione complessiva delle funzioni e delle competenze integrate degli enti che regolano, nelle sue diverse accezioni, il bene "acqua", a livello tanto regionale che interregionale, che vadano nella direzione del recupero del proficuo lavoro svolto, finalizzato alla creazione di una società mista Stato-Regioni, nel solco amministrativo della programmata Società delle acque meridionali; quali iniziative di competenza intendano intraprendere affinché si proceda con celerità alla nomina di nuovo direttore generale dell'EIPLI, al fine di assicurare una guida tecnica che argini le attuali e già evidenziate carenze di governance dell'ente. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05422 PEPE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: sono circa 50 i sindaci di Comuni in provincia di Salerno, nonché componenti di quattro Comunità montane campane, del parco nazionale Cilento-vallo di Diano-Alburni, dell'ente riserve regionale Sele-Tanagro, del Consiglio comunale di Buccino che da tempo ormai sono impegnati per dare vita ad un presidio permanente di monitoraggio ambientale, civile ed istituzionale, sulla questione delocalizzazione delle fonderie "Pisano", nella zona industriale di Buccino; è una battaglia, quella dell'area del cratere, contro la delocalizzazione delle fonderie, che prosegue nei tavoli istituzionali e continua nelle sedi giudiziarie ormai dal 2018; tanto che, dopo decine di delibere di contrarietà all'insediamento delle fonderie a Buccino, lo stesso Comune è arrivato anche ad approvare una variante al PUC, con la quale nel 2018 la zona industriale è stata trasformata in distretto agroalimentare; dunque, è una lunga querelle giudiziaria in corso, che vede ormai un "braccio di ferro" giudiziario tra il palazzo del Comune di Buccino da un lato e la famiglia Pisano e Confindustria Salerno dall'altro, sino ad arrivare al blocco delle concessioni edilizie per l'inizio dei lavori ai Pisano da parte del Comune; proprio sulla questione della zona industriale Buccino, il presidente della commissione regionale aree interne della Regione Campania ed il consigliere regionale di riferimento pochi giorni fa hanno audito in commissione tutti gli attori coinvolti nella vicenda e chiesto l'accesso agli atti presso il Comune e presso gli enti coinvolti per l'accertamento di eventuali responsabilità amministrative, contabili e penali, per fare chiarezza su quanto sta avvenendo sul territorio; di fatto, si tratta di un insediamento di industria pesante che rischia di compromettere l'equilibrio ambientale di quelle aree, e, pertanto, incompatibile con la vocazione agroalimentare di quei territori; sono stati interessati anche componenti del Consiglio regionale della Basilicata, affinché prendano una posizione netta di contrarietà alla delocalizzazione dell'azienda fonderie Pisano presso l'area industriale di Buccino, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se sia possibile istituire un tavolo tecnico con tutte le realtà territoriali ed amministrative coinvolte nella vicenda, per ribadire la contrarietà di tutta l'area alla delocalizzazione delle fonderie, perché si tratta di una scelta in grado di minacciare gravemente il territorio coinvolto a danno del patrimonio agricolo della comunità e dell'ambiente. Atto n. 4-05423 LONARDO Ai Ministri dell'economia e delle finanze, del turismo e della cultura Premesso che: fuochisti, installatori delle luminarie, giostrai, bande musicali, circhi, zoo e luna park versano in gravi difficoltà economiche in quanto costretti a non lavorare da più di un anno a causa della pandemia da COVID-19; duemila aziende solo del settore pirotecnico con oltre 10.000 lavoratori e un fatturato annuale di circa 600 milioni di euro rischiano di chiudere i battenti a causa delle norme restrittive, che continuano a vietare in qualunque forma le feste padronali e i grandi eventi estivi durante i quali l'arte dei fuochi di artificio la fa da protagonista; la categoria dei pirotecnici in particolare non ha beneficiato di nessuna "riapertura" neanche durante la scorsa estate, in cui era calato l'indice di contagio; investimenti e sacrifici su professionalità ed attrezzature non possono essere azzerati, anche perché consentono di rinnovare le tradizioni popolari e religiose in tante comunità italiane; sono già giunti invano al Governo diversi appelli, da parte della Federazione autonoma piccole imprese, con i quali venivano richiesti sostegni per queste attività messe in ginocchio dalla pandemia, si chiede di sapere: se e quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo ritengano di assumere al fine di evitare il fallimento di queste imprese costrette a non lavorare; se ritengano di varare un provvedimento che consenta alle imprese del settore pirotecnico di riprendere a lavorare nelle regioni a colorazione gialla con Rt sotto l'1 per cento; se non ritengano di assumere una decisione urgente al fine di prevedere dei ristori per queste attività e per i lavoratori impiegati; se non ritengano, infine, di tenere conto della situazione per il prossimo decreto "sostegni bis". Atto n. 4-05424 TOTARO Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della giustizia Premesso che: M. P., cittadino italiano, nato a Marsala (Trapani) ed attualmente residente a Marsala, esercita da diversi anni la professione di skipper e si trova, spesso, per motivi di lavoro, a soggiornare ed operare all'estero; in data 27 giugno 2017 il signor P. veniva tratto in arresto dalle autorità della Croazia (luogo in cui si trovava per ragioni di lavoro) in relazione ad una segnalazione dell'Interpol proveniente dalla Tunisia, emessa in data 16 dicembre 2010, concernente il reato di immigrazione illegale ed altri previsti dal codice penale della Tunisia; già in data 28 giugno 2017 il giudice istruttore del Tribunale conteale di Fiume disponeva il rilascio del signor P., non essendo stata presentata da parte del Paese richiedente l'estradizione la documentazione necessaria, ai sensi degli artt. 47 e 52 della legge sull'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale, legge n. 178 del 2004; la vicenda non si è ancora conclusa, nonostante sia stata seguita dalla nostra ambasciata e da legali del posto. Il procedimento in Tunisia non si è mai concluso ed in verità langue presso l'ufficio del giudice istruttore di prima istanza di Tunisi, che ha in carico la vicenda penale del signor P., perché questo risulta vacante ed il fascicolo, pertanto, privo di titolare; in data 17 maggio 2019, dinanzi allo stallo della situazione, l'ambasciata italiana di Tunisi inviava una nota diplomatica rivolta alle autorità tunisine per richiedere delucidazioni sulla risoluzione del caso. Iniziativa che, purtroppo, non ha ancora portato ad alcuna risoluzione della vicenda; successivamente, all'inerzia delle autorità tunisine ha fatto da contraltare la disponibilità nei confronti della situazione del signor P. da parte delle autorità consolari italiane, le quali hanno sollecitato, come possibile risoluzione della vicenda, l'applicazione dell'art. 15 della Convenzione italo-tunisina in materia di assistenza giudiziaria in materia civile, commerciale e penale del 15 novembre 1967 e ratificata con la legge n. 267 del 1971; l'attivazione di tale clausola pattizia da parte della Tunisia, infatti, consentirebbe di superare l' impasse (inteso come vera e propria assenza del magistrato competente ad occuparsi del procedimento pendente nei confronti del signor P.) e consegnare alla magistratura italiana il giudizio sulla responsabilità dello stesso, in modo da non sottoporlo oltre allo stato di grave disagio, che sta divenendo anche psichico, che lo interessa da oramai 4 anni; nonostante le numerose sollecitazioni da parte dell'ambasciata italiana (e da ultimo, anche del Ministero della giustizia a mezzo di note datate 11 dicembre 2020 e 1° aprile 2021) ad oggi le autorità tunisine non risultano aver fornito alcun tipo di riscontro, mantenendo in stallo la situazione del signor P. che, giova segnalarlo, non solo non può più esercitare la propria attività professionale all'estero, con le ricadute economiche che si possono immaginare, ma anche quando si trova a spostarsi sul territorio nazionale, utilizzando i mezzi pubblici o soggiornando presso gli alberghi, si trova ad essere sottoposto, spesso nottetempo, a controlli da parte delle forze dell'ordine, che tuttora lo rilevano come soggetto a mandato di arresto internazionale e lo sottopongono a fermo per effettuare i controlli del caso, si chiede di sapere, pur riconoscendo l'operato dell'ambasciata italiana a Tunisi per quanto fatto fino ad ora, quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano prendere per la tutela del nostro concittadino, al fine di consentirgli di riprendere una vita normale sia personale che lavorativa in Italia ed all'estero. Atto n. 4-05425 PEPE Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: cresce la preoccupazione nell'area di Melfi (Potenza), dove ha sede lo stabilimento della FCA, il più grande stabilimento metalmeccanico italiano. Da giorni si rincorrono le indiscrezioni in merito a possibili tagli occupazionali da parte di Stellantis, il nuovo gruppo a controllo francese nato dall'unione tra FCA e PSA, che, per ridurre i costi di gestione, sembrerebbe intenzionato a ridimensionare da subito, per via dei progetti di internalizzazione dei servizi, il settore della logistica, una linea di assemblaggio con relative delocalizzazioni di parte della produzione ed altro, con l'evidente perdita di almeno un migliaio di posti di lavoro; sebbene l'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, abbia esplicitamente escluso tagli negli stabilimenti italiani, di fatto si è già avuto un primo assaggio, con la riduzione dei servizi di pulizia, che ha interessato sia il sito di Melfi sia altri siti. Ad ogni modo, a Melfi, questa decisione avrebbe già provocato il licenziamento di circa 40 persone; a conferma del rilievo della vicenda, nell'ultimo periodo si sono susseguiti numerosi tavoli di confronto tra i vari rappresentanti istituzionali, locali e nazionali, organizzazioni sindacali ed il nuovo management di Stellantis, con l'obiettivo di intraprendere, attraverso un dialogo sociale forte, una battaglia unitaria per salvare un'area industriale che non interessa soltanto Melfi, bensì l'intera Basilicata; dal dibattito è emerso che non serve soltanto un'azione di rivendicazione, ma è necessario far sì che la politica investa nel potenziamento del sistema automotive , delle infrastrutture e dell'energia, grazie anche ai copiosi fondi in arrivo con i progetti del " recovery fund ", affinché il piano nazionale di ripresa e resilienza destini al più grande stabilimento metalmeccanico italiano le risorse che servono, perché rimanga in vita e sia orientato verso una prospettiva produttiva credibile; è forte, pertanto, l'esigenza di garantire un futuro agli insediamenti produttivi ed una piena occupazione agli stabilimenti esistenti; la riorganizzazione del gruppo automobilistico va incoraggiata se volta a rendere più competitivi gli stabilimenti italiani, anche attraverso il contenimento degli sprechi e la riduzione della complessità di prodotto e progetto. L'interessamento del Governo può significare risorse nel piano nazionale di resilienza anche per la trasformazione dei processi nel tempo dell'elettrificazione e guida autonoma e può comportare il prezioso potenziamento delle zone economiche speciali e un alleggerimento del carico fiscale sull'IRAP, sull'energia e sul lavoro. La riorganizzazione va, invece, scoraggiata se realizza tagli a personale in un Paese e, ancor di più, in un Mezzogiorno provato dalla pandemia e a forte tensione sociale, si chiede di sapere quali iniziative urgenti i Ministri in indirizzo intendano adottare per sollecitare l'attenzione del Governo alla vicenda del gruppo Stellantis di Melfi, intervenendo tempestivamente per garantire la conservazione e la valorizzazione del sito produttivo. Atto n. 4-05426 PEPE Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la crisi produttiva del gruppo Titagarh, subentrato nella proprietà del gruppo ex Firema Trasporti, ormai da tempo, sta determinando serie incertezze sulla salvaguardia dei livelli occupazionali dello stabilimento TFA di Tito, piccolo comune nella provincia di Potenza; già nell'estate 2020, l'allora amministratore delegato del gruppo Titagarh Italia, oggi amministratore delegato di Trenitalia, durante un incontro promosso in Regione Basilicata, aveva annunciato la chiusura dello stabilimento TFA di Tito ed il trasferimento di tutto il personale, circa 58 unità, presso lo stabilimento di Caserta; a tale annuncio seguì, tempestivamente, la disponibilità della Regione Basilicata a favorire ogni utile iniziativa, affinché si scongiurasse la chiusura di uno degli stabilimenti più rappresentativi del settore metalmeccanico lucano e, soprattutto, la chiusura di uno stabilimento che ancora oggi vede impegnate figure professionali altamente qualificate, con una consolidata esperienza nella produzione e manutenzione dei motori dei veicoli ferroviari; di fatto, il piano industriale presentato dall'allora amministratore delegato evidenziava già forti criticità sotto il profilo della capacità produttiva dell'intero gruppo, oltre alla possibilità che le produzioni, ancora realizzate a Tito, potessero essere acquisite in outsourcing , con la rinuncia a mantenere la linea di produzione dei motori all'interno degli stabilimenti del gruppo; tuttavia, nell'ultimo periodo, anche per effetto del divieto dei licenziamenti voluto dal Governo per ragioni legate alla crisi pandemica da COVID-19, lo stabilimento di Tito ha continuato a svolgere l'attività industriale a favore del gruppo, ma il timore che non ci sia, davvero, alcuna concreta volontà di raggiungere una soluzione per garantire e salvaguardare la continuità produttiva ed occupazionale si fa sempre più reale; in conclusione, la chiusura dello stabilimento di Tito, con l'eventuale trasferimento dei lavoratori a Caserta, rappresenterebbe non soltanto il preludio al licenziamento dei lavoratori ivi occupati, ma comporterebbe anche drammatici riflessi sul tessuto economico e sociale delle aree coinvolte, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti, per individuare, senza ulteriore indugio, le possibili soluzioni per scoraggiare l'intenzione del gruppo Titagarh di cessare l'attività produttiva nello stabilimento di Tito, affinché siano definite, con maggior chiarezza, forme di incentivazione a sostegno della conservazione dello stabilimento stesso, nonché dell'intero comparto ferroviario lucano, anche per ravvivare esperienze produttive di alto profilo. Atto n. 4-05427 PEPE Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nella complicata fase del passaggio societario da Auchan al gruppo Margherita-Conad, il sito di San Nicola di Melfi (Potenza) è ormai al centro di un acceso dibattito, che vede coinvolti, purtroppo, 126 lavoratori, i quali, proprio nel passaggio da Auchan a Conad, non hanno ricevuto alcuna forma di rassicurazione circa l'impegno nel mantenimento dei livelli occupazionali nel sito di San Nicola; a nulla sono valsi i numerosi presidi degli stessi lavoratori a seguito dell'ennesimo infruttuoso tavolo tecnico, che si è tenuto nelle scorse settimane presso l'Assessorato per le attività produttive della Regione Basilicata alla presenza delle segreterie regionali FILT CGIL, UIL Trasporti, i sindaci di Lavello e Melfi ed il rappresentante del gruppo Margherita-Conad; da alcune indiscrezioni sembra trapelare l'ipotesi che il gruppo, sebbene da un lato ribadisca il non interessamento al sito di San Nicola, dall'altro lascerebbe intravedere la possibilità di un potenziale interessamento ad un'azienda terza con la quale sembra essere in trattativa per il ricollocamento dei lavoratori; ad oggi, di fatto, sono molti i punti oscuri della vicenda, che lasciano intravedere la chiara volontà di abbandonare un sito logistico che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per il territorio, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se possano intervenire tempestivamente, con l'obiettivo di salvare il sito logistico di San Nicola per tutelare e garantire la continuità lavorativa, seppur in maniera ridotta, nel rispetto dei diritti di tutti i lavoratori coinvolti nella vicenda. Atto n. 4-05428 NUGNES FATTORI LA MURA Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in data 16 maggio 2018 la commissione RIPAM bandiva due concorsi per le amministrazioni della Regione Campania, finalizzati al reclutamento di complessive 2.175 unità di personale a tempo indeterminato, da assumere da parte della stessa Regione e di altri enti locali del territorio regionale; la procedura concorsuale, nella sua forma di corso-concorso, rappresenta un unicum in quanto ha previsto ben 10 mesi di formazione sulle materie concorsuali, tenuti dal Formez PA, associati a 10 mesi di formazione-lavoro presso gli enti locali, sotto corrispettivo di una borsa di studio erogata con i fondi POR-FESR; l'ampia partecipazione, che ha fatto registrare l'invio di 1.255.457 candidature per i diversi profili da parte di 303.965 candidati, ha richiesto lo svolgimento di prove preselettive, che si sono tenute nel mese di settembre 2019; a seguito di lungaggini, ricorsi e l'insorgere della pandemia da COVID-19, le prove scritte per i singoli profili si sarebbero svolte solamente nei mesi di febbraio e marzo 2020; le prove, definite dagli stessi bandi "prove selettive scritte", hanno previsto ex lege soglie con sbarramento di punteggio minimo di 21 trentesimi, punteggio che concorrerebbe alla formazione della graduatoria finale al pari delle altre prove previste e, nel caso dei profili di categoria D, alla valutazione dei titoli; alla fase di formazione dei 10 mesi, come da bando, sarebbero stati ammessi un numero di candidati idonei pari al 120 per cento dei posti disponibili (più ex aequo ) per ogni singolo profilo; a seguito delle prove e degli scorrimenti dovuti a rinunce, il numero dei candidati ancora in concorso, a marzo 2021, sarebbe pari a 1.863 unità, ovvero già 312 tra i posti messi a bando risulterebbero non assegnabili, mentre sarebbero più di 500 gli idonei non ammessi nemmeno alla fase di formazione; a seguito della pandemia da COVID-19 e dell'assegnazione in enti di dimensioni e con disponibilità di personale più o meno sufficiente, nonché a causa dell'assegnazione in formazione di candidati in uffici non sempre afferenti al profilo concorsuale, tale fase si starebbe svolgendo in modo molto dissimile per i concorrenti; al termine di una lunghissima e iper selettiva procedura concorsuale (attualmente sarebbe ancora impegnato nel tirocinio lo 0,6 per cento dei candidati iscritti) si rischierebbe di non poter assumere personale già formato e, in molti casi, già divenuto essenziale per lo svolgimento delle mansioni degli enti locali coinvolti, nonché di veder proliferare ulteriori ricorsi; ai sensi dell'art. 10 del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, recante "Misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-COV-2, di giustizia e di concorsi pubblici", sembrerebbe applicabile la procedura di semplificazione per la quale, essendo già stata espletata (come definita da bando) la "prova selettiva scritta", sarebbe possibile la chiusura del concorso al termine del periodo di formazione, senza lo svolgimento di ulteriori prove e conservando la graduatoria stilata dalla prima prova, aggiornata con la valutazione dei titoli nel caso dei profili di categoria D; in questi ultimi giorni sarebbe stato riaperto il concorso per Roma capitale, nel quale secondo quanto previsto dal suddetto decreto-legge n. 44 del 2021, verrebbe previsto l'espletamento esclusivamente di una singola prova scritta, cancellando sia la prova preselettiva, sia la prova orale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo risulti a conoscenza di quanto esposto; se intenda riferire circa le iniziative poste in atto per la conclusione delle procedure relative ai due concorsi banditi dalla commissione RIPAM in data 16 maggio 2018, per amministrazioni della Regione Campania per il reclutamento di complessive 2.175 unità di personale a tempo indeterminato, e se non ritenga opportuno disporre un'adeguata informativa per l'applicazione delle norme di semplificazione previste dal decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, anche al fine di garantire maggiore trasparenza e semplificazione nella conclusione della procedura concorsuale. Atto n. 4-05429 TOTARO Ai Ministri dell'interno e della giustizia Premesso che, con raccomandazione n. 1412/1999, il Parlamento e il Consiglio europeo, pur ribadendo l'impegno per la libertà di coscienza e di religione, invitavano i Governi degli Stati membri a istituire o sostenere centri indipendenti nazionali o regionali d'informazione sui gruppi di natura religiosa, esoterica e spirituale e a favorire la creazione di organizzazioni non governative per le vittime e le famiglie delle vittime di gruppi abusanti. Lo stesso Parlamento europeo raccomandava al comitato dei ministri di prevedere azioni specifiche volte a istituire un osservatorio europeo su tali gruppi, onde rendere più facile lo scambio di informazioni tra i centri nazionali; considerato che: a quanto risulta, a tutt'oggi, a nessuno dei precetti della raccomandazione è stata data attuazione, nonostante ripetuti solleciti mediante atti di sindacato ispettivo nelle precedenti legislature; il silenzio delle istituzioni risulta ancora più ingiustificato a fronte dell'azione, in particolar modo in questo delicato momento di emergenza sanitaria e di conseguente disorientamento dei connazionali, di controversi gruppi del potenziale umano, di aggregazioni di tipo cospirazionista e negazionista, di gruppi di natura pseudo-terapica e pseudo-medica, che continuano ad operare indisturbati, ottenendo persino riscontri in sede istituzionale e infiltrandosi nelle stesse aule universitarie; il dottor Luigi Corvaglia, uno dei più autorevoli esperti europei di dinamiche coercitive e membro del comitato scientifico della Federazione europea dei centri di ricerca e informazione sul settarismo (FECRIS), evidenziava su "L'Espresso" del 24 marzo 2021 l'attuale diffusione sul territorio di culti e movimenti che mescolano deliranti teorie del complotto a pericolose ideologie fasciste; si rileva inoltre il proseguimento dell'attività di grave discredito, unita a molestie e minacce nei confronti dei rappresentanti delle associazioni di tutela delle vittime delle cosiddette sette operanti sul territorio nazionale, in particolare in danno della dottoressa Lorita Tinelli e dello stesso dottor Luigi Corvaglia, due delle voci più autorevoli nel settore, nonché dei rappresentanti dell'Associazione dei familiari delle vittime delle sette (FAVIS). Anche in questo caso, tali esecrabili e reiterate condotte risultano poste in essere non solo da ignoti, ma anche da studiosi apologeti dei culti, nonché da soggetti che operano all'interno delle istituzioni o in ambito universitario. Tale violenta offensiva rischia di tacitare gli scienziati veri, gli studiosi, i giornalisti, i volontari e tutti quei soggetti fattivamente impegnati nell'attività di informazione preventiva, con effetti devastanti per la società; rilevato infine che la cassazione del reato di plagio nel 1981 ha determinato voragini di assenza di tutele certe e assorbimenti forzati sotto altre fattispecie di reato che di fatto non colpiscono le condotte manipolative, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario adottare tempestivamente un piano nazionale di informazione e prevenzione di tali fenomeni; se non si reputi opportuno istituire un organismo analogo alla missione interministeriale francese "MIVILUDES", con funzioni di vigilanza delle cosiddette derive settarie; se non si reputi necessario, per quanto di competenza, approfondire dette vicende al fine di garantire adeguate misure di sicurezza dei professionisti e dei cittadini coinvolti; se non si ritenga altresì urgente adottare misure di carattere normativo volte a fornire un'efficace tutela giuridica dell'integrità fisica e psichica dei soggetti vulnerabili inseriti in contesti gruppali coercitivi. Atto n. 4-05430 ZULIANI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: le operazioni doganali di importazione e di esportazione con Paesi terzi di determinati prodotti agroalimentari, rientranti nell'organizzazione comune dei mercati agricoli, sono subordinate al rilascio di un titolo di importazione o di esportazione emesso dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; i titoli hanno natura di vera e propria licenza, il cui possesso è determinate per lo svolgimento delle attività di importazione ed esportazione, soprattutto per quelle imprese dell'agroalimentare che ricavano gran parte del profitto da tali attività; da notizie pervenute all'interrogante, la tempistica per il rilascio della documentazione da parte del Ministero risulta estremamente lunga, rappresentando un ostacolo allo svolgimento delle attività di impresa, ed esponendo il settore dell'agroalimentare ad una possibile perdita di competitività; nel 2020 il totale delle esportazioni agroalimentari italiane è stato di 46,1 miliardi di euro, in crescita dell'1,9 per cento rispetto al 2019. Il valore delle esportazioni dimostra come l'agroalimentare rappresenti uno dei settori trainanti del Paese; la modalità di lavoro intelligente, se pure adottata in molti settori del comparto pubblico ai fini del contenimento della pandemia da COVID- 19, dovrebbe essere organizzata in modo tale da far sì che non si accumulino dei ritardi nella gestione delle pratiche, specie quando si tratta del rilascio di documenti da cui dipende la continuità lavorativa di intere filiere produttive del Paese; se è doveroso garantire la sicurezza dei lavoratori all'interno della pubblica amministrazione, facilitando il ricorso al lavoro intelligente, allo stesso tempo è importante tutelare il diritto degli imprenditori interessati di beneficiare di un servizio tempestivo ed efficiente, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire sulla questione e quali correttivi intenda apportare sulle modalità di organizzazione lavorativa degli uffici interni del Ministero, al fine di rispondere in maniera più efficiente alle esigenze delle filiere agroalimentari che svolgono prevalentemente attività di esportazione. Atto n. 4-05431 STABILE Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: con lettera del 16 aprile 2021 sottoscritta da 15 medici internisti del DAI (dipartimento ad attività integrata) di medicina dell'ospedale di Cattinara (Trieste) si segnala la mancanza di una rigorosa separazione di percorsi e aree COVID e non COVID con il conseguente rischio clinico derivante dalla "commistione" tra pazienti COVID e non COVID o sospetti tali nello stabilimento ospedaliero; in particolare, i medici firmatari della lettera hanno segnalato che: a) la medicina interna (piano 9 e 10 torre medica), unico reparto medico COVID free (cosiddette degenze bianche) accoglie anche malati con sintomi compatibili con il COVID ma con un primo tampone effettuato in pronto soccorso negativo (cosiddetti pazienti grigi), per cui nello stesso reparto convivono pazienti non COVID e pazienti sospetti tali; b) i pazienti sospetti COVID non sono isolati, ma messi in stanze doppie, per cui se un malato sospetto ha già il virus, pur con tampone negativo, il compagno di stanza che invece ne è indenne non lo sarà per molto, dopo la convivenza in pochi metri quadri, respirando la stessa aria giorno e notte; c) i pazienti risultati indenni dal virus sono ospitati in stanze quadruple con bagno in comune con altri 4, per cui basta che uno di questi sia infetto non riconosciuto per contagiare gli altri ospiti delle stanze; i medici segnalano l'elevatissimo rischio clinico che si vive tutte le notti e in alcune ore dei diurni festivi quando l'unico medico internista è chiamato contemporaneamente a gestire le urgenze del DAI in torre medica, sia bianchi che grigi, le urgenze COVID in clinica medica e le chiamate per urgenze in nefrologia nella torre chirurgica, per cui il clinico è costretto a cambiarsi più e più volte i DPI per rispondere a esigenze di pazienti grigi, bianchi e COVID e impossibilitato a essere presente in caso di contemporanea urgenza, determinando così un'assistenza limitata e frammentaria; da gennaio 2021 a causa degli spostamenti continui di degenti nel DAI si sono generati focolai interni ai reparti bianchi quasi giornalieri, favoriti dalla mancanza di percorsi separati tra aree COVID e non nei corridoi, negli ascensori spesso usati indistintamente dal pubblico e dalle barelle con malati, tanto che durante il trasporto in radiologia di malati infetti bisogna avvertire a gran voce la gente di scansarsi; considerato che: da gennaio ad oggi si può stimare un numero di contagi tra i ricoverati che potrebbe avvicinarsi alle 100 unità, precisando che è solo una stima, seppure molto attendibile in quanto ricavata dalle dichiarazioni dei medici, non essendo mai stato reso noto il numero esatto dei pazienti infettati durante la degenza; secondo le indicazioni del Ministro della salute del 23 marzo 2020, "Aggiornamento delle linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19", laddove sia impossibile la separazione degli ospedali dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID da quelli non COVID, i percorsi clinico-assistenziali e il flusso dei malati devono essere nettamente separati; il comma 4 dell'art. 2 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, prevede, nell'ambito delle strutture ospedaliere, di consolidare la separazione dei percorsi rendendola strutturale e assicurando altresì la ristrutturazione dei punti di pronto soccorso con l'individuazione di distinte aree di permanenza per i pazienti sospetti COVID o potenzialmente contagiosi, in attesa di diagnosi; mantenere gli attuali assetti organizzativi caratterizzati dalla commistione di percorsi e aree perpetuerebbe il rischio di contagio tra i ricoverati e quindi l'ulteriore estendersi di focolai con ripetizione di danni alla persona fino all'esito infausto, con costi umani inaccettabili e con gli intuibili pesanti riflessi economici e sociali per la città di Trieste, si chiede di sapere: quanti pazienti abbiano contratto il COVID durante la degenza negli ospedali di Trieste dal 1° gennaio 2021 ad oggi, in quali reparti l'abbiano contratto, quali siano stati gli esiti; quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire una maggiore protezione dal contagio ai pazienti ricoverati negli ospedali di Trieste, e quali per riorganizzare i reparti in modo da evitare futuri focolai. Atto n. 4-05432 VITALI MALLEGNI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: gli agenti assicurativi rappresentano una categoria di intermediazione i cui iscritti al registro pubblico RUI raccoglie l'84 per cento dei premi per responsabilità civile auto ed il 79 per cento dei rami danni del mercato delle assicurazioni in Italia; il Sindacato nazionale degli agenti di assicurazione (SNA), che attualmente consta di 20.000 piccoli imprenditori, 30.000 lavoratori dipendenti agenziali e 200.000 collaboratori agenziali autonomi, sta subendo una radicale modificazione a seguito di numerosi provvedimenti e regolamenti dell'IVASS (l'autorità di controllo del mercato assicurativo) e di alcune iniziative sulle agenzie di assicurazione; considerato che, a giudizio degli interroganti: in particolare, la qualità professionale e la libertà imprenditoriale degli agenti professionisti è compromesso dal regolamento n. 45/2020 e dal provvedimento n. 97/2020 dell'IVASS, entrati in vigore il 31 marzo 2021, che hanno riversato sulla categoria innumerevoli oneri amministrativi ed adempimenti burocratici ed introdotto precise limitazioni professionali ed ostacoli all'esercizio delle libere collaborazioni tra intermediari (agenti e broker ) previste dalla legge n. 221 del 2012; l'invasivo controllo sulle attività svolte dagli agenti di assicurazione e sulle loro collaborazioni, permesso dalle recenti disposizioni dell'IVASS, rischia di compromettere la possibilità di cui alla legge n. 40 del 2007, sul divieto di esclusiva nel ramo danni, che permette alla categoria di avere rapporti di plurimandato con altre imprese e li obbliga dunque ad operare come monomandatari a danno della concorrenza e degli interessi dei clienti consumatori, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta e se intenda intervenire attraverso un'urgente modifica legislativa che ripari alla situazione. Atto n. 4-05433 MANTOVANI D'ANGELO MATRISCIANO MAUTONE SANTANGELO GARRUTI LEONE CASTELLONE FERRARA LANZI PIRRO VANIN Ai Ministri della giustizia e per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: la Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza 1° aprile 2021 (n. 70896/17), si è pronunciata su un caso "italiano" in cui si discuteva della compatibilità della normativa italiana con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo in materia di diritto al rispetto della vita familiare. La Corte ha ritenuto che fosse stato violato l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della CEDU, in quanto la ricorrente sarebbe stata privata della possibilità di mantenere i contatti con i propri figli durante la loro procedura di adozione; il caso riguardava l'impossibilità per la ricorrente, rifugiata nigeriana, vittima di tratta, in situazione di vulnerabilità e madre di due bambini, di esercitare i diritti di visita a causa di un divieto disposto dal tribunale mentre la procedura di adozione era in corso da più di tre anni; la Corte di Strasburgo ha osservato che la Corte di appello non aveva tenuto conto delle conclusioni di una perizia che aveva sostenuto la necessità del mantenimento dei legami tra la ricorrente ed i sui bambini, non indicando dunque la decisione delle ragioni che avevano indotto i giudici di appello a non tener conto delle conclusioni peritali. Vista la delicatezza degli interessi in gioco, spettava infatti alle autorità valutare la vulnerabilità della ricorrente in maniera più accurata durante la procedura; la Corte ha altresì ritenuto che, nel corso del procedimento che aveva portato all'interruzione dei contatti tra la ricorrente ed i suoi figli, le autorità non avevano attribuito sufficiente peso all'importanza della vita familiare della ricorrente e dei suoi figli. La procedura quindi non aveva assicurato garanzie proporzionate alla gravità dell'interferenza e agli interessi in gioco; secondo quanto riportato nell'articolo pubblicato lo scorso 3 maggio 2021 dal giornale "Domani", la Corte avrebbe evidenziato come i tribunali italiani toglierebbero i figli piccoli a donne migranti, vittime di tratta, perché non sarebbero considerate buone madri; nel caso specifico, l'Italia sarebbe stata condannata a risarcire 15.000 euro ad una mamma a cui era stata sottratta la figlia. Ciò nonostante in molti casi si tratterebbe di equivoci dovuti alle differenze culturali o ai traumi subiti dalle donne con i bambini che verrebbero in breve tempo adottati da famiglie italiane; considerato che: secondo l'articolo, questa ed altre situazioni di simile tenore scaturirebbero dall'utilizzo di una procedura definita "adozione a rischio giuridico", che consiste nel collocamento di un minore, sottoposto al procedimento per l'accertamento dello stato di adottabilità, presso una coppia ritenuta in possesso dei requisiti per la sua futura eventuale adozione, in attesa della definizione del giudizio; la complessità del sistema delle impugnazioni e i tempi della giustizia del nostro Paese comportano una dilatazione dei tempi di definizione della condizione giuridica del minore. Il procedimento per l'accertamento dello stato di adottabilità può durare molto tempo, alcune volte persino anni. In attesa della definitiva conclusione del procedimento di adottabilità, per evitare al bambino le conseguenze negative di un ricovero in comunità, il Tribunale per i minorenni può decidere di affidare il bambino ad una coppia scelta fra quelle in possesso dei requisiti per l'adozione, che abbia manifestato la disponibilità a questo particolare tipo di collocamento familiare. Tali nuclei familiari in diversi casi ignorano l'esistenza di un ricorso in atto attraverso il quale le madri naturali continuano a chiedere la responsabilità genitoriale; come riportato: "secondo il ministero della Giustizia sono stati 902 i bambini adottati nel 2016; 955 nel 2017; 850 nel 2018. Non è possibile ricostruirne la nazionalità, per privacy e per la segretezza che accompagna le adozioni (...) se un bambino è piccolo, ha meno di 7 anni - ancora più se ne ha meno di 3 - il procedimento di adozione è molto veloce. Per i bimbi più grandi il destino è invece l'affidamento eterofamiliare o la casa famiglia"; un altro problema consiste nel fatto che dal momento dell'adozione i bambini diventano cittadini italiani mentre i loro genitori a causa della scadenza dei permessi di soggiorno rischiano di scomparire nella clandestinità, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti e se non ritengano necessario adottare provvedimenti, per quanto di competenza, al fine di verificare la loro veridicità; quali iniziative, nell'ambito delle relative attribuzioni, intendano adottare al fine di rivedere la procedura dell'adozione "a rischio giuridico" per tutelare i diritti delle madri biologiche, che in tali situazioni rischiano di perdere i loro figli, e per evitare che il nostro Paese incorra in nuove sanzioni da parte della Corte EDU. Atto n. 4-05434 LOMUTI GIROTTO Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: l'articolo 27 del decreto legislativo n. 31 del 2010 disciplina l'autorizzazione per la costruzione e l'esercizio del deposito nazionale e del parco tecnologico. Al comma 1 viene disposto che la SOGIN S.p.A., tenendo conto dei criteri indicati dall'AIEA, definisce una proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione (CNAPI) del parco tecnologico, proponendone contestualmente un ordine di idoneità sulla base di caratteristiche tecniche e socio-ambientali delle aree. Ai sensi del comma 1- bis , prima della pubblicazione della CNAPI, SOGIN trasmette la proposta di carta, corredata dalla documentazione tecnica utilizzata e dalla descrizione delle procedure seguite per la sua elaborazione, all'autorità di regolamentazione competente che provvede alla validazione dei risultati cartografici e alla verifica della loro coerenza con i criteri di cui al comma 1 individuati dalla guida tecnica 29-ISPRA; il criterio di esclusione CE14 della guida tecnica 29 di ISPRA dispone l'esclusione delle aree caratterizzate dalla presenza nota di importanti risorse del sottosuolo, specificando che: "Lo sfruttamento di risorse del sottosuolo già individuate negli strumenti di pianificazione e vincolo territoriale [idriche, energetiche (gas, petrolio o di tipo geotermico) e minerarie] può essere compromesso dalla costruzione del deposito e può determinare insediamenti futuri di attività umane, compromettendo l'isolamento del deposito stesso"; tale criterio può essere ricondotto alle indicazioni generali di AIEA riportata nella SSG-29 (2014): "4.33 Location away from known areas of underground mineral, geothermal and groundwater resources will reduce the likelihood of inadvertent disturbance of the disposal facility." "II.23 areas or sites should be evaluated for valuable geological resources or potential future resources, including groundwater suitable for irrigation or drinking water, that are likely to give rise to interference activities resulting in a release of radionuclides in quantities beyond the acceptable limits"; nel paragrafo 14.2.3.2. "Idrocarburi liquidi e gassosi", più precisamente nel paragrafo 14.2.3.2.2 "Metodologia specifica" dell'elaborato SOGIN DNGS00102 Basi_Criteri_CE14, disponibile nella procedura di consultazione degli elaborati per la realizzazione del deposito nazionale, è riportata la metodologia con il quale viene applicato il criterio che, privo di consolidati elementi scientifici o tecnici di supporto, non esclude per l'individuazione della CNAPI tra le aree potenzialmente idonee quelle contigue e di vicinanza alle concessioni di coltivazione e a quelle interessate da istanze di ricerca, permessi di ricerca o di prospezione; considerato che: il legislatore ai fini della pianificazione per lo sfruttamento di risorse del sottosuolo ha individuato lo strumento del piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee che definisce il quadro di riferimento, condiviso con le Regioni, le Province e gli enti locali, per la programmazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale. L'adozione del piano semplifica, inoltre, l'individuazione delle aree idonee per lo svolgimento delle attività da parte degli operatori. Attualmente il piano è oggetto della fase iniziale procedura VAS. Il termine della sua adozione è stato prorogato ulteriormente al 30 settembre 2021; le concessioni di coltivazione, che consentono la produzione di idrocarburi, sono rilasciate a seguito di ritrovamenti, effettuati con permessi di ricerca, riconosciuti come giacimenti tecnicamente ed economicamente coltivabili in seguito ad attività di prospezione. Tali attività sono estremamente impattanti sia nel sottosuolo che sul suolo, e non solo nell'area di ricerca o di concessione ma anche nelle aree circostanti in quanto vi sono elementi che ne caratterizzano la connessione e l'interazione tra le diverse aree, in particolar modo nel sottosuolo. Il giacimento potrebbe essere localizzato fisicamente anche oltre l'area individuata dalla concessione. Falde e bacini idrici potrebbero essere connessi tra le diverse aree. Questo comporta una connessione stabile nel sottosuolo capace di alimentare l'interazione e la comunicazione tra fluidi (idrici, geotermici, idrocarburi e fenomeni sismici); il territorio della Basilicata è fortemente interessato dalla produzione di idrocarburi. Difatti soddisfa circa l'80 per cento della produzione nazionale che viene trasportata con un oleodotto dalla val d'Agri (Potenza) a Taranto. Oltre il 70 per cento del territorio è interessato dalle diverse fasi dell'attività alimentando uno sviluppo distorto con gravi conseguenze per i territori interessati; nell'osservazione "criterio di esclusione 14 della Linea Guida 29 Ispra", pubblicata nel sito "scanziamolescorie", viene esplicitata una dubbia applicazione del criterio CE14 e indicazioni generali AIEA ai fini dell'individuazione delle aree potenzialmente idonee. In particolare, si evidenzia la presenza in Basilicata di una sovrapposizione tra diverse aree potenzialmente idonee individuate dalla SOGIN e quelle indicate dalla cartografia dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse (UNMIG) interessate da concessioni di coltivazione da istanze di ricerca, permessi di ricerca o di prospezione, o dalla contiguità e vicinanza con le concessioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivarsi con iniziative di propria competenza al fine di verificare correttezza del metodo nell'applicazione del criterio di esclusione CE14 della guida tecnica 29 di ISPRA ai fini dell'individuazione delle aree potenzialmente idonee; come intenda superare la sovrapposizione che si manifesta tra le aree indicate nella CNAPI e quelle individuate dal piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee. Atto n. 4-05435 LONARDO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: i giudici costituzionali hanno giudicato illegittime le regole sul ripiano "lungo" dei deficit extra prodotti dalla gestione del fondo sulle vecchie anticipazioni sblocca debiti; la sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2021, abbattutasi come una scure sui Comuni, proprio ora alle prese con bilanci e rendiconti in una difficilissima stagione economica e sociale, rischia di provocare dissesti a catena; con il comma 6 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 78 del 2015 fu introdotto un elemento innovativo nel complesso meccanismo di avvio della nuova contabilità armonizzata degli enti territoriali con il quale si permetteva agli enti locali di utilizzare le risorse acquisite a titolo di anticipazioni di liquidità finalizzate allo smaltimento dei debiti commerciali non pagati ( ex decreto-legge n. 35 del 2013 e successivi rifinanziamenti) formalmente inserite nella parte attiva del bilancio, per diminuire l'incidenza del fondo crediti di dubbia esigibilità; la Corte costituzionale già con la sentenza n. 4 del 2020 ha giudicato tale norma come un finanziamento indiretto di spese correnti (minori disavanzi, quindi più spazio per impieghi correnti), spingendo il legislatore ad un'apposita norma attuativa (decreto-legge n. 162 del 2019, art. 39- ter ), oggi a sua volta oggetto di censura appunto con la sentenza n. 80 del 2021, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo ritenga di intraprendere al fine di consentire agli enti locali di utilizzare le risorse acquisite a titolo di anticipazioni di liquidità per lo smaltimento dei debiti commerciali non pagati; se ritenga di attivarsi, anche con la predisposizione di un decreto-legge, per consentire agli enti locali la chiusura dei bilanci di previsione; se, infine, non ritenga opportuno, alla luce dell'annullamento da parte della Corte costituzionale degli articoli di legge che ponevano al riparo i Comuni a rischio di dissesto, intervenire con una norma che regolamenti definitivamente l'annosa gestione dei crediti di dubbia esigibilità. Atto n. 4-05436 RENZI NENCINI FARAONE Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che il 30 aprile 1993, dinnanzi all'abitazione privata dell'ex Presidente del Consiglio dei ministri, Bettino Craxi, ebbe luogo una delle scene più cruente della storia della Repubblica, che segnò simbolicamente la sua fine, un'aggressione pubblica ai suoi danni riconosciuta come il famoso gesto del "lancio delle monetine"; considerato che: l'aggressione fu il frutto di una convergenza fra militanti di sinistra comunista e di destra. Da notare che tra gli aggressori era presente tale Piero Vereni che ebbe, anni dopo, a rivendicare la propria appartenenza al gruppo di facinorosi "urlavo anche io a Craxi di andare a farsi f... e che era finita per sempre con il t... che si era costruito intorno, vorrei prendermi brevemente la briga di argomentare per la tesi opposta: abbiamo fatto bene, dovevamo fare quel che abbiamo fatto, le monetine sono state evidentemente troppo poche, e gli insulti pure. Dovevamo fare di più"; ed inoltre: "Quella sera, per parlare spiccio, stavamo facendo fuori il re, e in questo non c'è nulla di male o di sbagliato. Ma vorrei andare oltre e mi chiedo: cosa sarebbe successo se ci fossimo veramente impossessati del corpo di Bettino? Se lo avessimo fatto a pezzi sul serio, se l'avessimo magari mangiato a brani (era grande e grosso, ce n'era per tutti)? Io dico che alcuni di noi sarebbero morti negli scontri, altri andati in galera, ergastolani, ma il paese ne avrebbe beneficiato: avremmo dichiarato, scrivendolo sul corpo del potere, l'irrevocabilità di quello che stava succedendo. Mani Pulite (se avete meno di vent'anni e leggete, credetemi) non fu quel Terrore che stanno spacciando, non fu un'invenzione dei giudici comunisti. Fu il tentativo di una nazione di riprendere controllo di sé dopo 45 anni di bipolarismo"; e proseguiva infine sostenendo che: "l'uccisione rituale del sovrano è una pratica comune a tutte le culture, di tutti i tempi. Anche se è vero che gli antropologi - da sempre in caccia di stranezze - ne hanno raccolte innumerevoli testimonianze nell'altrove spaziale o temporale, non fatevi infinocchiare: dalla presa della Bastiglia a Piazzale Loreto, la nostra Modernità occidentale e razionale è piena zeppa di atti "efferati" di rivolta contro il corpo del potere, e non parlo di corpo metaforico, ma proprio del corpaccione villoso, adiposo, untuoso di colui che dice di essere il potere. Non c'entra nulla l'irrazionalità, la mistica, la religione o la folla in quanto belva incontrollabile: è una pura sequenza dialettica per cui il mutamento può e deve derivare esclusivamente dall'abominio della stasi"; il suddetto Vereni attualmente siede in cattedra presso l'università di "Tor Vergata", a Roma, dove tiene un corso da professore associato in materia di antropologia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ravveda l'opportunità di mantenere un soggetto, ad avviso degli interroganti visibilmente facinoroso e dal comportamento socialmente pericoloso, all'interno dell'ateneo citato in una posizione di responsabilità educativa, tale da pregiudicare l'orientamento degli studenti per la sua conclamata inclinazione violenta e per la sua condotta personale, della quale non se ne è colto il pentimento, tranne nel momento in cui i suoi scritti sono tornati alla luce dopo la pubblicazione di un libro che riepiloga gli incresciosi fatti dell'epoca. Atto n. 4-05437 NOCERINO ROMANO LANZI VANIN FERRARA TRENTACOSTE PRESUTTO Al Ministro dell'interno Premesso che: i festeggiamenti avvenuti lo scorso 2 maggio 2021, da parte della tifoseria dell'Inter, società vincitrice del campionato di calcio 2020-2021, destano ad avviso degli interroganti, sconcerto e preoccupazione, per i possibili effetti che potrebbero determinarsi sulla diffusione del virus COVID-19, a causa degli assembramenti provocati dalla presenza di oltre 30.000 sostenitori radunati nelle vie del centro ed in particolare in piazza del Duomo a Milano, senza, peraltro, l'utilizzo corretto delle mascherine protettive, come evidenziato dalle immagini televisive; l'assenza di adeguati controlli da parte delle autorità locali, oltre soprattutto alla totale assenza di decisione degli amministratori locali, nel far rispettare le norme di distanziamento o nel vietare o al limite posticipare ad altra data le celebrazioni per la vittoria della squadra nerazzurra, contrasta a giudizio degli interroganti con le misure di prevenzione adottate dall'inizio della pandemia nei confronti dei numerosi titolari di attività di ristorazione, turistiche, commerciali e produttive in genere, i quali hanno invece rispettato tali norme anche durante le manifestazioni e dimostrazioni di denuncia per la difficile situazione in cui versano da oltre un anno, per le chiusure delle loro attività, e che hanno determinato gravissimi danni economici e occupazionali; desta anche perplessità l'assenza di misure preventive da parte delle autorità locali, considerato che gli assembramenti da parte della tifoseria erano prevedibili e avrebbero invece necessitato dell'introduzione di misure di divieto o quantomeno di informazioni cautelative e protocolli di sicurezza a garanzia della salute, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se non ritenga che gli assembramenti avvenuti per i festeggiamenti, oltre a rappresentare un'evidente mancanza di rispetto per le vittime dalla pandemia, rischino di causare gravi ripercussioni sulla diffusione del virus COVID-19 e conseguentemente per la salute dei cittadini lombardi e di conseguenza sull'economia locale milanese e lombarda; quali siano i motivi per i quali ha consentito di manifestare liberamente nelle strade di Milano senza adeguati controlli di sicurezza e misure sanitarie preventive, causando incontrollati assembramenti; quali iniziative di competenza intenda infine prevedere, al fine di evitare nei prossimi mesi raduni come quello citato, che appaiono indubbiamente in antitesi rispetto ai protocolli di sicurezza adottati nei riguardi di tanti esercenti di attività commerciali, turistiche e della ristorazione, nei confronti dei quali sono invece imposte regole di salute e sicurezza, necessarie anche in occasione di manifestazioni pubbliche. Atto n. 4-05438 VANIN L'ABBATE CROATTI NATURALE TRENTACOSTE DONNO PAVANELLI VACCARO Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e della transizione ecologica Premesso che: l'art. 3 del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 45, ha previsto che l'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico settentrionale provveda a bandire un concorso d'idee, ai sensi dell'art. 156, comma 7, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, finalizzato alla soluzione dell'attracco fuori dalla laguna delle navi da crociera oltre la stazza lorda di 40.000 tonnellate e, altresì, ha autorizzato a tal fine una spesa di 2.200.000 euro; l'Autorità, con bando e disciplinare di gara del dicembre 2020, ha in corso di verifica e aggiudicazione l'affidamento dei servizi d'ingegneria per lo studio propedeutico alla progettazione per la definizione di soluzioni operative e infrastrutturali per massimizzare la sostenibilità della navigazione del canale Malamocco Marghera per un costo a base d'asta di 987.000 euro; sempre l'Autorità, con bando e disciplinare di gara del febbraio 2021 finanziato con decreto ministeriale 9 dicembre 2019 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ha in corso di verifica e aggiudicazione l'affidamento dei servizi d'ingegneria (studio di fattibilità tecnica ed economica) per la realizzazione della fase 2 di un nuovo terminale crociere sul canale industriale nord a Marghera, il tutto per un quadro economico complessivo di 62.000.000 euro e affidamento dello studio di fattibilità tecnica ed economica per 936.804 euro; nella fase 1 dell'intervento sul canale industriale nord, con progettazione interna e in attesa di finanziamento dell'intervento, l'Autorità ha previsto la realizzazione della nuova banchina di attracco sulla sponda nord del medesimo canale, prevedendo l'arretramento della banchina esistente per una larghezza di 50 metri lineari e per lunghezza di 780 metri lineari, il tutto per una superficie di 39.000 metri quadrati; poiché la quota dei piazzali è posta a 2,5 metri sul medio mare e bisogna portare la quota del fondale di attracco a - 9 metri sul medio mare ciò vorrebbe dire scavare la superficie di 39.000 metri quadrati per una profondità di 11,5 metri lineari, il tutto per complessivi 448.550 metri cubi di terre e rocce di scavo da smaltire secondo il codice CER 170504 pari a circa 700.000 tonnellate di rifiuto (sempre che non vi siano elementi per classificare il rifiuto pericoloso e quindi con codifica 170503); da una prima verifica l'unica discarica di rifiuti con il codice CER 170504 in Veneto in grado di ricevere tali materiali (fonte sito ARPA Veneto) è ubicata a Zevio (Verona) ed applica una tariffa per il conferimento pari a 70 euro a tonnellata, cui si devono aggiungere 15 euro a tonnellata per il solo trasporto; ne consegue che il solo costo di conferimento dei terreni di Marghera provenienti dallo scavo per ampliare il nuovo approdo sul canale industriale nord ammonterebbero a 59.500.000 euro (85 euro a tonnellata per 700.000 tonnellate) e per tanto quello che sarebbe un approdo provvisorio potrebbe costare tra i 150 e i 200 milioni di euro e quindi paventarsi come una soluzione definitiva e non provvisoria, ciò supportato anche dall'ipotesi di affidare lo studio per gli effetti sul transito delle navi nel canale Malamocco Marghera, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se non ritengano urgente, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, intervenire per porre in essere tutte le opportune verifiche e controlli affinché in via di autotutela vengano annullati i procedimenti per l'affidamento dei servizi d'ingegneria e le relative somme, pari a circa 1.900.000 euro, utilizzate in aggiunta all'importo garantito per l'anno 2021 per l'esperimento del suddetto concorso di idee. Atto n. 4-05439 NUGNES Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale nel luglio 2018 bandiva un concorso per la copertura di 44 posti nell'area della promozione culturale (APC), che si concludeva nell'ottobre 2019 con la pubblicazione, in data 20 dicembre 2019, della graduatoria di merito dalla quale sarebbero risultati 99 candidati idonei; di questi, i 44 vincitori avrebbero firmato il contratto di assunzione presso il Ministero il 4 febbraio 2020, mentre i 55 idonei sarebbero stati inseriti nella graduatoria; tenuto conto che: le risorse rese disponibili dal turnover permetterebbero l'assunzione di ulteriori 10 unità, come anticipato in data 11 giugno 2020 dal sottosegretario Di Stefano a riscontro di un'interpellanza presentata dall'onorevole Migliore; l'approvazione di un emendamento alla legge di bilancio per il 2021 (legge n. 178 del 2020, art. 1, comma 923) avrebbe autorizzato il Ministero a reclutare per l'anno 2021, "in aggiunta alle facoltà assunzionali previste e nel limite delle proprie dotazioni organiche, 50 dipendenti della Terza Area, posizione economica F1, mediante il bando di nuovi concorsi, l'ampliamento dei posti messi a concorso ovvero lo scorrimento delle graduatorie di concorsi già banditi"; tali risorse potrebbero servire ad autorizzare formalmente il potenziamento della dotazione organica nell'APC, anche in virtù del fatto che, ad oggi, si tratterebbe dell'unica area del Ministero per cui è presente una lista di idonei non vincitori di concorso da cui attingere per le assunzioni nell'anno corrente; considerato che: oltre alle 10 unità di personale rese disponibili dal turnover , risulta agli all'interrogante che il Ministero avrebbe convocato per le procedure di assunzione ulteriori 5 unità, attingendo dallo scorrimento di una graduatoria di concorso interno bandito nel 2019 per la progressione verticale dalla seconda alla terza area funzionale; se venisse confermata tale notizia, risulterebbe scavalcata la graduatoria di un concorso esterno già espletato a favore di candidati idonei interni all'amministrazione, che avrebbero potuto partecipare con eventuale riserva di posti al concorso bandito nel 2018, con evidente incongruenza rispetto agli orientamenti del Dipartimento della funzione pubblica, che ha specificato come tali idonei non siano assimilabili agli idonei di un concorso esterno ordinario; la tesi del Dipartimento sarebbe stata supportata da diversi pronunciamenti, quali quelli del TAR Lazio (sentenza n. 3131/2018), dal Consiglio di Stato (sentenza n. 5029/2015) e dalla Corte dei conti, sezione Toscana (deliberazioni n. 34/2021 e n. 35/2021), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo risulti a conoscenza dei fatti esposti; se non ritenga necessario verificare l'operato dell'amministrazione che, a quanto risulta anche dopo un confronto con un'organizzazione sindacale, intenderebbe mettere in atto una procedura di assunzione non corretta; se non intenda disporre l'ampliamento delle dotazioni organiche dell'APC per i dipendenti della terza area funzionale sulla base dell'emendamento 923 della legge di bilancio per il 2021, rimuovendo l'ultimo ostacolo che si frappone all'assunzione degli idonei inclusi nella graduatoria di merito del 20 dicembre 2019. Atto n. 4-05440 LAFORGIA DE PETRIS Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: il conservatorio "Santa Cecilia" di Roma è stato oggetto di numerose interrogazioni e di diverse ispezioni ministeriali, di cui però non si conoscono gli esiti; da quanto si apprende da un articolo della giornalista Elisabetta Burba, pubblicato il 4 maggio 2021, sul sito "Panorama", uno studente sarebbe stato sospeso a seguito di alcune critiche espresse nei confronti del direttore. Le critiche sarebbero state pronunciate nel corso di un'assemblea studentesca on line per essere poi successivamente riportate allo stesso direttore, che avrebbe quindi agito sulla base di deduzioni; il giorno 6 maggio 2021 il quotidiano ha pubblicato la risposta del direttore del conservatorio all'articolo del 4 maggio, nella quale però, a parere degli interroganti, non si entra nel merito dei fatti accaduti e riguardanti la sospensione dello studente, che sarebbe stato responsabile di "propalazioni ritenute gravemente lesive della dignità e dell'immagine del conservatorio Santa Cecilia"; considerato che: si tratta dell'ennesimo fatto riguardante il conservatorio Santa Cecilia, che si succede ad altri oggetto di atti di sindacato ispettivo, riguardanti ingiusti licenziamenti, l'aumento illegittimo delle tasse per gli studenti orientali, il mancato rinnovo della consulta degli studenti; in particolare quest'ultimo fatto, unito alle gravi decisioni assunte dal direttore a seguito di frasi riportate da una libera assemblea degli studenti, determina, a parere degli interroganti, una reale compromissione della gestione democratica dell'istituzione e un grave attacco al principio della rappresentanza; ritenuto che, qualora la sospensione non dovesse essere rivista o ridotta, impedirebbe allo stesso studente di completare il ciclo di studi in quest'anno accademico, si chiede di sapere se il Ministro indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e se non intenda intervenire per verificare il reale andamento dei fatti e la legittimità delle decisioni del direttore, al fine di assumere provvedimenti atti a garantire la gestione trasparente e democratica del conservatorio, assicurando altresì il diritto allo studio di tutti i suoi studenti. Atto n. 4-05441 RUOTOLO Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: ai sensi dell'articolo 1, comma 1116, della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018) è stato istituito e finanziato il "parco nazionale del Matese", che si estende in una vasta area montana fra Campania e Molise e in particolare su una superficie di oltre 100.000 ettari, che interessa sia il versante molisano che quello campano. Nell'area del parco ricadono 63 comuni, tra cui tutti i comuni ripartiti in quattro province (Caserta, Benevento, Isernia e Campobasso) e due regioni (Campania e Molise) dove vive una popolazione complessiva di circa 140.000 abitanti. Il suo valore naturalistico è stato definitivamente sancito dall'individuazione di quattro aree della rete "Natura 2000" dell'Unione europea, ai sensi delle direttive 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992; la previsione legislativa rappresenta, pertanto, una formidabile opportunità di sviluppo economico e sociale per le popolazioni locali, in un'area interna che, più di altre, oggi soffre della crisi economica e dell'assenza di prospettive; a tutt'oggi, nonostante siano state effettuate le previste procedure partecipative, con ampio coinvolgimento delle Regioni e delle istituzioni locali, sulla base delle ipotesi di perimetrazione e zonazione formulate dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), che ha svolto il compito di raccordo tra i diversi soggetti interessati e in uno specifico tavolo istituzionale, non sono ancora intervenuti i provvedimenti attuativi previsti dalla legge quadro sulle aree protette (legge n. 394 del 1991): "I parchi nazionali (...) sono istituiti e delimitati in via definitiva con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'ambiente, sentita la regione"; la perimetrazione proposta nel 2018 dall'ISPRA per conto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, comprende numerosi siti Natura 2000, SIC, ZSC, ZPS e aree protette EUAP, tra cui: parco regionale del Matese; oasi naturale di Guardiaregia-Campochiaro; RNR monte Patalecchia-torrenti Lorda e Longaniello; riserva naturale torrente Callora; tale proposta, unitamente a uno schema di disciplina di tutela per le diverse zone, è stata condivisa con le Regioni per le opportune osservazioni; a causa dei ritardi nella procedura attuativa del parco, e in assenza delle misure provvisorie di salvaguardia previste dalla legge quadro per le aree protette nel territorio del Matese, incluso nella proposta di parco, trovano spazio attività che procurano un drammatico incremento del consumo di suolo in alcuni comuni, come documentato dallo stesso rapporto sul consumo di suolo in Italia, ISPRA 2020, nonché interventi a forte impatto ambientale e paesaggistico e preoccupanti progetti al limitare di siti di importanza comunitaria inseriti nella rete Natura 2000 e in zone di delicata struttura e funzione idrogeologica (sorgenti e corsi d'acqua del Matese costituiscono il bacino idrografico più vasto del Mezzogiorno, che alimenta il fiume Volturno e numerosi acquedotti che riforniscono popolazioni locali e costiere fino all'area metropolitana di Napoli); si fa presente che in tutta l'area sono individuate più di 150 produzioni agricole e zootecniche di qualità, cultivar locali, razze in via d'estinzione, prodotti con marchi di qualità suscettibili di essere praticati in uno con la tutela della biodiversità, ma nelle stesse zone limitrofe alle aree interessate dal parco si continua con l'installazione selvaggia di torri eoliche, che comprometterebbero la stessa mission dell'istituzione dell'area protetta; considerato che la "consulta del Matese", organismo che raccoglie numerose personalità rappresentative di ambienti associativi, istituzionali, religiosi, turistici, culturali, artistici e professionali, ha promosso un appello popolare sulla piattaforma web "change", dove ha già superato le 5.000 firme, affinché venga completata la realizzazione del "parco nazionale del Matese", rivolto al Presidente della Repubblica e ai vertici delle istituzioni coinvolte nella procedura e sarà consegnato simbolicamente il 2 giugno al Quirinale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta e quale sia lo stato dell'istruttoria per la completa operatività del parco nazionale del Matese; se voglia dare conto dei motivi di ritardi e lungaggini che rimandano sempre più l'effettiva operatività del nascente parco del Matese; se intenda, nel frattempo, intervenire per la salvaguardia, la tutela e l'integrità dell'area; quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare per pervenire, in tempi certi, al pieno funzionamento del parco nazionale del Matese. Atto n. 4-05442 DE POLI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto-legge n. 34 del 2020, all'art. 195, ha stanziato 50 milioni di euro per l'istituzione del "fondo emergenze emittenti locali" per l'erogazione di un contributo straordinario in favore delle emittenti radiotelevisive locali, che si impegnano a trasmettere messaggi di comunicazione istituzionale relativi all'emergenza sanitaria all'interno dei propri spazi informativi; i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del fondo sono stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2017 che prevede, tra i tanti requisiti, che le imprese editoriali televisive abbiano un numero minimo di dipendenti, di cui una parte giornalisti, effettivamente applicati all'attività di fornitore di servizi media audiovisivi, così calcolato: almeno 14 dipendenti, con almeno 4 giornalisti, su un territorio avente più di 5 milioni di abitanti; almeno 11 dipendenti, con almeno 3 giornalisti, su un territorio avente tra 1,5 milioni e 5 milioni di abitanti; almeno 8 dipendenti, con almeno 2 giornalisti, su un territorio avente fino a 1,5 milioni di abitanti; tale requisito esclude, di fatto, l'accesso al fondo delle emittenti radiotelevisive locali, con pochi dipendenti, come "Telecittà" con sede a Padova, nonostante abbiano svolto e svolgano, in costanza di emergenza sanitaria, il ruolo di pubblica assistenza informativa e divulgativa per la popolazione, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non reputino necessario prevedere un contributo straordinario per le emittenti radiotelevisive locali di piccole dimensioni che, pur non rispettando i requisiti numerici di dipendenti assunti, stanno tuttora svolgendo un ruolo di evidente utilità sociale, indispensabile in questo periodo di emergenza sanitaria, nonostante abbiano visto diminuita una delle entrate principali, la pubblicità, prima voce di spesa che gli esercizi commerciali e le attività produttive, artigianali ed industriali hanno tagliato. Atto n. 4-05443 DE FALCO Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: negli ultimi anni gli interventi della Guardia costiera sono fortemente aumentati, con compiti che riguardano la polizia ambientale e demaniale, la polizia marittima, la sicurezza della navigazione, il controllo della filiera del pescato, le operazioni di SAR; nonostante questi compiti sempre più ampi e complessi, si prevede che nei prossimi anni verrà consentito solo un piccolo aumento per quel che riguarda il personale di truppa, ma non per quello di grado superiore. Si tenga presente, ad esempio, che viene consentito l'arruolamento di soli 6 marescialli all'anno; questi impegni e la concreta scarsità di personale stanno causando gravi problemi di policy dell'impiego con uno stress da parte dei militari coinvolti sempre più forte e che non può non pesare anche sulla qualità del servizio reso, nonostante la meritoria volontà dei singoli membri del Corpo; sempre per fare un esempio, per coprire le varie esigenze che si creano, si procede a trasferimenti frequenti che, come detto, hanno conseguenze negative non solo per le persone coinvolte, ma anche per la stessa efficacia della pubblica amministrazione, costretta a ricominciare ogni volta da capo con personale che non conosce un territorio e che viene, poi, trasferito non appena acquisita conoscenza del territorio e dimestichezza nelle mansioni assegnate; inoltre, sempre per riempire i vuoti e senza una vera politica di media o lunga scadenza, si devono registrare trasferimenti di personale già alle soglie della pensione. Tale modus operandi comporta conseguenze anche per quel che riguarda l'andamento del lavoro di indagine del personale della Guardia costiera disimpegnato su disposizione della magistratura inquirente. Si tratta di compiti delicati e non è infrequente che appartenenti a quel Corpo vengano trasferiti, dissipando il bagaglio di esperienza e le specifiche acquisizioni sino a quel momento ottenute; considerato che: questa precarietà è sempre maggiore ed è un danno sia per l'amministrazione che per la serenità del personale, il quale non può operare senza avere buona certezza di stabilità, ed essere al contrario esposto a trasferimenti, quasi sempre, a quanto consta all'interrogante, privi di motivazione e talmente irragionevoli da apparire arbitrari; il personale del Corpo è sempre pronto a compiere il proprio dovere, tuttavia il sempre più ampio ricorso alle norme della legge n. 104 del 1992 o la sempre maggiore richiesta di trasferimento all'impiego civile, dove è pacifico che i trasferimenti siano corrispondenti ad esigenze obiettive, ad aspirazioni o necessità soggettive e che devono comunque essere motivati e non arbitrari, certificano che la situazione tratteggiata potrebbe apparire affetta da situazioni patologiche, specie se venissero confermati quegli episodi che possono far pensare a fenomeni di "nepotismo" o comunque a preferenze inspiegabili; ritenuto che: è necessario garantire la maggior stabilità possibile al personale, stante anche l'assetto territoriale analogo a quello delle forze di polizia; per ridurre la precarietà di almeno una parte del personale, secondo l'interrogante, sarebbe opportuno effettuare una diversa dislocazione dei pattugliatori d'altura, che peraltro sono inspiegabilmente inoperativi proprio mentre nel Mediterraneo centrale si susseguono i naufragi e si è persa la conta delle vittime in mare; a quanto risulta all'interrogante le regioni che mostrano una maggiore mobilità in uscita del personale sono Puglia e Campania, si chiede di sapere: quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, anche prevedendo la possibilità di aumentare il numero del personale del Corpo, a partire dai ruoli truppa e sottufficiali, assicurando, così, quella stabilità indispensabile per ottenere i migliori risultati, in particolare nelle attività di polizia giudiziaria e marittima, che richiedono approfondita conoscenza del territorio; se consti quanto esposto relativamente alla situazione di svantaggio a carico della Puglia e della Campania, ed in particolare se possa valutare quanto personale sia passato all'impiego civile provenendo da queste due regioni; se non intenda intraprendere iniziative di sua competenza per favorire l'avvicinamento a casa di quella parte del personale della Guardia costiera che è ormai prossimo alla pensione, in sostituzione di coloro che siano andati in congedo o siano stati trasferiti. Atto n. 4-05444 DE FALCO Al Ministro dell'interno Premesso che: il decreto-legge n. 130 del 2020, sulle disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, eccetera, all'articolo 1, comma 2, istituisce il permesso di soggiorno per protezione speciale che, di fatto, interviene per ripristinare almeno in parte quella protezione umanitaria abrogata dal "decreto sicurezza 1" nel 2018; detta norma modifica l'articolo 19 del testo unico dell'immigrazione (decreto legislativo n. 286 del 1998) inserendo un comma 1.2 che recita: "Nelle ipotesi di rigetto della domanda di protezione internazionale, ove ricorrano i requisiti di cui ai commi 1 e 1.1, la Commissione territoriale trasmette gli atti al Questore per il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale. Nel caso in cui sia presentata una domanda di rilascio di un permesso di soggiorno, ove ricorrano i requisiti di cui ai commi 1 e 1.1, il Questore, previo parere della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, rilascia un permesso di soggiorno per protezione speciale"; secondo la più accreditata giurisprudenza di merito e di legittimità tale intervento ha ricomposto ad unità il quadro normativo previgente la modifica di cui al decreto-legge n. 113 del 2018, rendendo la relativa normativa più armoniosa con la Costituzione, art. 10, nonché con i vincoli di natura internazionale dello Stato italiano, conformemente a quanto in precedenza previsto dall'art. 5, comma 6, del decreto legislativo n. 286 del 1998 con la "protezione umanitaria"; considerato che: quanto sopra, però, resta spesso sulla carta. Infatti, un'indagine effettuata sul campo da numerose associazioni quali "Forum per cambiare le cose", "Grei", "Refugees welcome Italia", fondazione "Migrantes", "Rete EuropAsilo", eccetera, ha rilevato una frequente mancata applicazione delle nuove norme introdotte dal decreto-legge n. 130 del 2020; in particolare, si è osservata una preoccupante tendenza delle amministrazioni periferiche a continuare ad applicare la vecchia normativa, quella prevista dal "sicurezza 1", nonostante essa sia stata superata da quanto prescritto nel decreto-legge n. 130, restando, però, in una prassi che non tutela coloro che hanno diritto a quella protezione speciale che consente poi di lavorare ed integrarsi nel nostro Paese; particolarmente grave, inoltre, quanto previsto dalla circolare prot. n. 23186 del 19 marzo 2021, emanata dal servizio immigrazione della Direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere del Ministero dell'interno, avente per oggetto "permesso di soggiorno per protezione speciale di cui all'art. 19 co. 1.2. T.U.I"., che aggrava ancor di più le procedure per il riconoscimento; infatti, nella circolare si afferma, tra l'altro, che le istanze di rilascio o rinnovo di un permesso di soggiorno per protezione speciale devono essere presentate personalmente dall'interessato nelle forme previste dalla legge (tramite kit postale o direttamente all'ufficio immigrazione competente territorialmente) e che, quindi, non possono essere considerate valide le istanze presentate tramite e-mail , PEC, eccetera. Qualora dovessero pervenire richieste con modalità differenti da quelle previste dalla norma, gli uffici immigrazione interessati avranno cura di rispondere fornendo indicazioni sulle "corrette modalità" di presentazione delle istanze così come previsto dall'art. 5, comma 2, del testo unico dell'immigrazione; inoltre, la circolare afferma che dall'art. 19, comma 1.2, del testo unico si evincerebbe che la tipologia di permesso di protezione speciale non potrebbe essere richiesta direttamente al questore e che le istanze che fossero presentate in via autonoma direttamente al questore dovrebbero essere considerate irricevibili; si tratta di interpretazioni in chiaro contrasto con principi normativi e giurisprudenziali. Non si comprende, infatti, per quale motivo allo straniero richiedente protezione speciale debba essere vietato, ancor più in fase di emergenza causata dall'epidemia da COVID-19, di manifestare la sua volontà anche tramite altri mezzi che non siano la sola richiesta fatta di persona; altrettanto inaccettabile appare evidentemente l'affermazione della circolare secondo la quale il permesso di protezione speciale non potrebbe essere richiesto direttamente al questore. Al contrario, il citato articolo 19, comma 1.2, evidenzia che il permesso per protezione speciale potrebbe e dovrebbe essere rilasciato dalle Questure all'atto dell'esame del permesso di soggiorno ad altro titolo qualora ricorressero le condizioni previste, considerato che le Questure avrebbero ex lege l'obbligo di valutare la sussistenza del diritto, previa la comprovante documentazione da parte dell'interessato; inoltre, la giurisprudenza della Corte di cassazione ha precisato che l'art. 10 della Costituzione ha trovato piena applicazione con le forme di tutela previste: con un'unica domanda di asilo il richiedente ha diritto all'esame dell'istanza sotto il profilo delle tre forme di protezione previste (asilo, protezione internazionale, protezione umanitaria, sostituita ora dalla protezione speciale), ed è, quindi, del tutto infondato quanto previsto dalla circolare del 19 marzo 2021, si chiede di sapere: se al Ministro in indirizzo consti quanto esposto circa la sostanziale disapplicazione delle norme previste dal decreto-legge n. 130 del 2020, e come intenda intervenire per far sì che si applichino le norme esistenti e non quelle del "decreto sicurezza 1", ripristinando una legalità che, di fatto se non di diritto, viene compromessa dalle resistenze delle amministrazioni periferiche; se non intenda intervenire per superare la circolare del 19 marzo 2021 che contrasta coi principi normativi e giurisprudenziali, aggravando in maniera illegittima ed ingiustificata le procedure per lo straniero che voglia chiedere la "protezione speciale". Atto n. 4-05445 LANNUTTI GRANATO DESSI' CORRADO MORONESE ANGRISANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: il 28 aprile 2021 il sito di informazione "Fanpage" ha svelato che il sottosegretario per l'economia e le finanze, Claudio Durigon, eletto alla Camera dei deputati nel 2018 con la Lega, mentre veniva ripreso da una telecamera nascosta, riferendosi all'indagine sui 49 milioni di euro ha detto che «quello che indaga della Guardia di Finanza», «il generale», «lo abbiamo messo noi». La rivelazione è contenuta nella prima puntata della video-inchiesta "Follow the money" realizzata da Backstair, il team investigativo di "Fanpage" composto da Carla Falzone e Sacha Biazzo, con Marco Billeci e Adriano Biondi. Nel filmato, registrato durante una cena con i responsabili di alcune società di formazione, Durigon confida di non preoccuparsi delle indagini della magistratura che riguardano il suo partito. «I tre commercialisti? Tutte c...», dice Durigon senza essere ripreso, riferendosi evidentemente ad Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri, i commercialisti legati alla Lega, arrestati nell'inchiesta milanese sul caso Lombardia Film Commission. «Lascia perdere, sono i giornali, fidati di me», aggiunge il sottosegretario all'Economia. Nell'audio registrato, l'interlocutore incalza Durigon: «Veramente? Ci sta lui che sta facendo le indagini? Proprio questo della Finanza?». La risposta è concisa, ma esplicita: «Shhh, dai»; sempre "Fanpage" ricostruisce l'ascesa di Durigon, che prima di entrare alla Camera dei deputati, aveva fatto carriera all'interno del sindacato UGL, dove era arrivato a ricoprire la carica di vicesegretario. Secondo la testata giornalistica, l'UGL, che dichiara di poter contare su quasi 2 milioni di iscritti, sarebbe in realtà un sindacato con poche migliaia di deleghe. A denunciarlo a "Fanpage" sarebbero stati gli stessi tesserati. Un centinaio di lavoratori aderenti al sindacato di destra, infatti, ha contestato il dato e ha presentato denuncia penale per truffa ai danni dello Stato. La loro ipotesi è che il numero reale degli iscritti non superi i 65-70.000. Sul caso specifico starebbe indagando la procura di Roma. Così, mentre la procura di Genova bloccava i conti della Lega in seguito all'inchiesta sui 49 milioni, secondo "Fanpage" sarebbe stato l'attuale sottosegretario per l'economia a correre in soccorso del partito in crisi economica, mettendo a disposizione della Lega la sede e lo staff del sindacato. L'ascesa di Durigon sarebbe cominciata tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018, quando il Carroccio sarebbe stato in difficoltà proprio per il blocco dei conti nell'ambito dell'inchiesta sui 49 milioni di euro. A gennaio 2018, sempre secondo la ricostruzione della testata giornalistica, il leader leghista Matteo Salvini annuncia un «accordo di reciproca e proficua collaborazione» con l'organizzazione sindacale. Poche settimane dopo è ospite d'onore al congresso UGL, che conferma Francesco Paolo Capone segretario, mentre Durigon è il suo vice. I cronisti della testata diretta da Francesco Piccinini raccontano quindi come il sindacato di destra abbia fornito uomini nelle aree in cui la Lega cercava di radicarsi, ma anche supporto durante eventi pubblici, e persino la sede del team social di Salvini (la "Bestia"). La squadra guidata da Luca Morisi, infatti, dopo le elezioni 2018 avrebbe trasferito i propri computer a Roma, al primo piano della sede dell'UGL, in via delle Botteghe Oscure. Morisi e il suo team vi avrebbero lavorato per due anni, anche nel periodo in cui Salvini era Ministro, in quegli uffici, poi diventati sede della Lega, ma all'epoca, per contratto, in quel palazzo non sarebbe stato consentito il subaffitto, anche parziale. Secondo "Fanpage", dunque, è grazie alla discesa in campo del sindacalista UGL, diventato poi deputato della Repubblica, che la Lega sarebbe riuscita a costruire la sua roccaforte nel Lazio. Un'operazione partita dalla provincia di Latina, città natale di Durigon. Sempre secondo il sito d'informazione, inoltre, fonti coperte avrebbero rivelato i legami del sottosegretario nella provincia pontina, già investita da numerose inchieste dell'antimafia per infiltrazioni mafiose nella politica; il sito "Fanpage" ha infatti svelato che Durigon avrebbe «rapporti quantomeno "pericolosi" con esponenti della criminalità di Latina e vicini la 'ndrangheta». In particolare, nel servizio giornalistico si fa riferimento a Luciano Iannotta, l'ex presidente della Confartigianato di Latina e del Terracina Calcio, arrestato lo scorso anno nell'ambito dell'inchiesta dell'antimafia di Roma denominata "Dirty Glass". Secondo "Fanpage", Iannotta avrebbe offerto a Durigon un appartamento nel centro di Latina nel palazzo "Pegasol" come base per il comitato elettorale; il sevizio di "Fanpage" dà spazio anche ad Andrea Fanti, attivista della Lega e impegnato nel 2018 come responsabile della campagna elettorale di Durigon, accusato in passato da un pentito di reati connessi a precedenti competizioni elettorali, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa; se ritenga di dover riferire con urgenza su quanto sopra, considerando il coinvolgimento di esponenti dello Stato e la gravità delle accuse loro rivolte; se ritenga di dover riferire il nome del generale tirato in ballo dal sottosegretario per l'economia e se ritenga che vi sia ancora compatibilità con la carica di sottosegretario, alla luce delle rivelazioni sconcertanti emerse grazie all'inchiesta giornalistica. Atto n. 4-05446 LANNUTTI ANGRISANI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: la rete autostradale è composta da 5.700 chilometri, che generano pedaggi per circa 5,7 miliardi di euro all'anno; i principali operatori sono: Autostrade per l'Italia, 2.800 chilometri gestiti, 3,6 miliardi di euro di ricavi e 2,3 miliardi di margine operativo lordo; gruppo Gavio, 1.400 chilometri gestiti, 1,1 miliardi di euro di ricavi e 700 milioni di margine operativo lordo. Questi due operatori coprono il 73 per cento della rete e incamerano l'82 per cento dei ricavi da pedaggio; sono necessari ingenti investimenti per lo sviluppo e l'ammodernamento della rete; buona parte delle concessioni è in scadenza, il che rappresenta una grande opportunità per lo Stato che, rientrando in possesso delle concessioni scadute, può usufruire dei flussi di cassa generati. Un'attenta gestione di tali flussi può trasformarsi in ingenti risorse per fare investimenti, senza intaccare il debito pubblico; considerato che: in base alle regole Eurostat, il debito di una concessionaria non è considerato debito pubblico quando almeno due dei tre rischi fondamentali sono passati dal pubblico al privato: rischio di costruzione, rischio di disponibilità e rischio di mercato. In ambito europeo, quando bisogna fare ingenti investimenti, si tende ad assegnare le concessioni con rischio di costruzione e rischio di disponibilità a carico del concessionario, mentre il rischio di mercato (le politiche tariffarie) resta a carico del concedente, ovvero dello Stato. Tale sistema in Europa si è dimostrato molto efficiente; in base alla regolamentazione italiana, invece, il rischio del concessionario è sostanzialmente annullato. Inoltre, la tariffa di ogni singola autostrada cresce oltre l'inflazione per garantire l'equilibrio della concessione. Infine, i concessionari tendono a inventare nuovi investimenti, specie in prossimità della scadenza della concessione al fine di assicurarsi una proroga, eludendo l'obbligo dell'amministrazione di indire nuove gare; considerato, inoltre, che: in base a uno studio sull'intera rete autostradale e sulla possibilità da parte dello Stato di riacquisirla, emergono le necessità di: individuare gli investimenti necessari in funzione delle esigenze del pubblico e non degli attuali concessionari; porre a base di gara il capitolato prestazionale che si intende ottenere dal concessionario e le relative penalità in caso di inadempimento da parte dell'amministrazione pubblica; obbligare ogni concorrente ad offrire il proprio livello di canone richiesto; non far ideare ai concessionari gli investimenti; creare un'agenzia su cui convogliare i proventi di mercato delle concessioni. Con tali proventi la nuova agenzia è in grado di garantire il pagamento di ingenti canoni di disponibilità senza incidere sul bilancio dello Stato. In altre parole, lo Stato si farebbe da garante per la copertura dei fabbisogni annuali dell'agenzia. Si tratterebbe di una spesa corrente che non inciderebbe sul bilancio dello Stato e sul debito pubblico. Il pareggio dell'agenzia potrà essere raggiunto con la modifica delle tariffe o con l'aggiunta di introiti di altri tipi di tasse; in base al medesimo studio, al rinnovo delle concessioni o laddove siano necessari nuovi investimenti dovrebbero essere bandite nuove gare per l'affidamento delle concessioni che dovrebbero prevedere come remunerazione futura del concessionario un canone di disponibilità. Il canone di disponibilità verrebbe pagato dall'agenzia, che verrebbe alimentata dai pedaggi generati dall'infrastruttura, il cui servizio di raccolta sarebbe affidato al concessionario stesso. Nella gara i concorrenti verrebbero scelti, oltre che per le qualità tecniche dell'offerta (offerta tecnica), sulla base di uno sconto sul valore del canone di disponibilità messo a base di gara. Un meccanismo permetterebbe di valutare e remunerare il concessionario sulla base delle effettive prestazioni rese e in base a un serrato controllo del rispetto dei capitolati, a differenza delle attuali concessioni nelle quali il concessionario incamera il pedaggio, che è una variabile totalmente indipendente dall'efficienza del concessionario, ma dipende dalla necessità di mobilità degli utenti. Slegare il corrispettivo al concessionario dall'utente dell'infrastruttura permetterebbe un equo travaso di risorse da infrastrutture ricche a infrastrutture povere, consentendo un adeguato controllo sull'attività del concessionario; in base alla proposta avanzata dallo studio, la risoluzione della vicenda ASPI-Atlantia porterebbe a un risparmio per lo Stato di 35,8 miliardi di euro, ammortizzati dai flussi di cassa di Autostrade per l'Italia. In più in questo modo si coprirebbe il rischio di causa sui contenziosi in essere dell'attuale concessionario; infine, le autostrade rappresentano un monopolio naturale. Aumentando, quindi, il numero dei concessionari ad almeno a 5 non ci sarebbe più la figura del monopolista unico, o quanto meno dominante, evitando storture come quelle presenti oggi sulla gestione della rete autostradale, che permettono alle aziende gestrici di stabilire pedaggi e investimenti a loro piacimento, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato; come intenda agire riguardo alle concessioni già scadute, a quelle in scadenza o a quelle da revocare, come nel caso di Autostrade per l'Italia; se intenda perseguire la strada suggerita dallo studio citato e, in tal caso, quale sarebbe il suo piano strategico per la rete autostradale italiana e per la sua gestione. Atto n. 4-05447 DE BONIS Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il Madagascar è uno dei Paesi più poveri dell'Africa e del mondo: quasi l'80 per cento della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno; tra il 1980 e il 2010, il Paese ha subito 35 cicloni e inondazioni, cinque periodi di grave siccità, cinque terremoti e sei epidemie. Questa vulnerabilità è stata intensificata dall'aumento della migrazione verso le grandi città, dal deterioramento delle infrastrutture stradali e dalle pessime condizioni di sicurezza. Alcuni villaggi hanno superato la soglia di emergenza per malnutrizione acuta globale stabilita dall'OMS e, a livello nazionale, il Paese ha uno dei più alti tassi di malnutrizione cronica del mondo, il 47 per cento; la crisi politica nel 2009-2013 ha avuto impatti molto negativi sull'economia e sui sistemi sanitari; il progetto di rafforzamento del sistema sanitario avviato nel 2015 è tuttora in corso, così come l'attività di assistenza sanitaria. Dal novembre 2010, alcune associazioni stanno implementando un progetto di prevenzione e trattamento urbano per moderare la malnutrizione nella capitale, tra le famiglie vulnerabili dei quartieri svantaggiati. Inoltre, per mitigare la situazione di insicurezza nutrizionale, sono stati avviati programmi di emergenza nel sud, incentrati sul trattamento della malnutrizione acuta e sulla garanzia dell'accesso all'acqua potabile; la quasi totale scomparsa delle fonti di cibo ha creato una "vera e propria emergenza nutrizionale" nel sud del Madagascar. L'agenzia alimentare delle Nazioni Unite (PAM) ha avvertito che le vite dei bambini nel Madagascar meridionale sono in pericolo e che le persone sono ridotte a mangiare foglie selvatiche e cavallette per evitare la fame, dopo che la siccità e le tempeste di sabbia hanno rovinato i raccolti, lasciando centinaia di migliaia di persone sull'orlo della carestia; Amer Daoudi, direttore senior delle operazioni globali del PAM, ha avvertito che le vite di molti bambini malgasci sono in pericolo, specialmente di quelli sotto i 5 anni, i cui tassi di malnutrizione hanno raggiunto "livelli allarmanti". Durante un briefing delle Nazioni Unite a Ginevra, Daoudi ha riferito di aver visitato villaggi dove fino all'80 per cento della popolazione ha dovuto ricorrere a misure di sopravvivenza disperate, come mangiare locuste, frutti di cactus rossi crudi o foglie selvatiche. Ha assistito a scene orribili di bambini che muoiono di fame, malnutriti, e non solo i bambini, ma anche madri, genitori e intere popolazioni nei villaggi che ha visitato; considerato che: la mancanza di servizi di base, dalla salute all'istruzione, alle opportunità di lavoro, così come la povertà e il cambiamento climatico hanno esposto molti dei suoi 26 milioni di persone a pesanti disastri naturali; secondo il World food programme delle Nazioni Unite (WFP), diversi anni consecutivi di siccità nel sud hanno lasciato almeno 1,35 milioni di persone bisognose di aiuti alimentari e nutrizionali di emergenza. Dallo scorso settembre, nella stagione della siccità, la situazione è diventata critica, poiché le famiglie hanno già esaurito le loro scorte di cibo e sono passate a mangiare le scorte di semi vitali, senza lasciare nulla per la stagione della semina di novembre-dicembre 2020. Inoltre, a causa della mancanza di piogge durante l'ultima stagione di semina, le prospettive per il raccolto 2021 sono scarsissime, indicando un'altra stagione magra ancora più dura da ottobre a marzo 2022; il WFP ha affermato che la produzione alimentare quest'anno dovrebbe essere "persino inferiore al 40 per cento della già bassa media degli ultimi cinque anni", il che non fa che aumentare le difficoltà incontrate dalle comunità già sull'orlo della sopravvivenza per nutrirsi da sole. Allo stesso tempo, le condizioni semiaride nel Madagascar meridionale, combinate con alti livelli di erosione del suolo, deforestazione e tempeste di sabbia senza precedenti, hanno trasformato i terreni coltivabili in terre desolate in tutta la regione; tra i bambini sotto i 5 anni la malnutrizione acuta, che richiede assistenza medica d'urgenza, è quasi raddoppiata al 16 per cento dal precedente 9 per cento, nei soli primi mesi del 2021, dopo 5 anni consecutivi di siccità, aggravata quest'anno da tempeste di sabbia. Un tasso del 15 per cento è considerato già un livello di gravissima emergenza, ma alcuni distretti riferiscono che il 27 per cento (un bambino su quattro sotto i 5 anni) soffre di malnutrizione acuta che causa deperimento e rischio di sopravvivenza; sebbene 1,35 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza alimentare nella regione, il WFP ne sta raggiungendo solo 750.000 e con "mezze razioni", a causa di deficit finanziari, e sta cercando urgentemente 75 milioni di dollari per coprire i bisogni di emergenza fino a settembre, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della gravissima situazione nella quale vive, ormai da tempo, il meridione del Madagascar; se e quali urgenti iniziative intenda intraprendere perché l'Italia possa contribuire ad alleviare le sofferenze di quella popolazione, portando risorse, cibo e medicinali in una realtà incredibilmente disperata. Il mondo sta soffrendo per la pandemia da COVID, ma l'effetto "domino" in Madagascar, dove le tempeste di sabbia hanno completamente ricoperto il raccolto e non ci sono state piogge decenti da anni, avrà conseguenze enormi nel 2021 e negli anni a seguire per tutti i bambini, le loro madri e le loro famiglie. Atto n. 4-05448 DE BONIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute Premesso che: considerato l'oro giallo della tradizione culinaria del nostro Paese, l'olio d'oliva è sicuramente uno degli alimenti più diffusi sul nostro pianeta, non solo buono ma anche nutriente e benefico per il nostro corpo. È un toccasana per il cuore, per le ossa e anche per il cervello e, a quanto pare, aiuta ad essere più longevi; tra le eccellenze italiane occupa, senza ombra di dubbio, il primo posto. È l'ingrediente più importante che si utilizza in cucina; essendo quello italiano unico al mondo, come accade spesso, però, da tanta buona reputazione derivano anche tentativi di imitazione e imbrogli; infatti, proprio l'olio extravergine di oliva italiano, noto quale prodotto altamente genuino e di origine controllata, sta iniziando a perdere la sua consolidata fama a causa di varie inchieste il cui scopo è quello di scoprire la reale provenienza dell'olio commercializzato dalla grande distribuzione. Spagna, Grecia, Tunisia, Marocco sono i principali Paesi dai quali l'Italia importa olio e quell'olio con etichetta italiana (sottoposto negli ultimi anni ad accertamenti attraverso indagini giudiziarie, concluse con massicci sequestri e arresti di operatori) non è olio italiano; la maggiore produzione di olio d'oliva extravergine si localizza al Sud Italia dove vengono colpite, in particolare, intere regioni quali la Puglia, la Calabria e la Sicilia. Stando ai test effettuati dal mensile "Il Salvagente", sono 7 le miscele su 15 essere dei semplici oli di oliva vergine. Il risultato emerso dalla ricerca, in collaborazione con il laboratorio chimico dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli di Roma, ha evidenziato che non vi è alcun danno per la salute del consumatore quanto invece per le sue "tasche". Un olio extravergine, infatti, costa dal 30 al 50 per cento in più rispetto ad un olio vergine; secondo un test , che segue quello concluso da "Il Salvagente" sei anni fa, il rapporto tra il "finto olio extravergine" e quello "vero" era di 9 a 20: una cifra elevata che aveva costretto la Procura di Torino ad aprire un fascicolo di indagine con l'ipotesi di frode in commercio nei confronti dei marchi coinvolti. Le indagini si conclusero con una pioggia di multe. Un olio per essere definito e venduto come extravergine deve infatti rispettare i parametri chimici previsti dalla normativa e superare la prova del panel test , obbligatoria per legge dal 1991 e condotta da assaggiatori esperti e allenati, senza presentare difetti organolettici; il Consiglio di Stato, con la sentenza del 20 novembre 2020, ha stabilito la definitiva attendibilità e oggettività del panel test , ritenendo la prova organolettica "essenziale per la corretta classificazione degli oli" e sancendo che i suoi risultati non si traducono in "decisioni arbitrarie" essendo "governata da stringenti parametri normativi predeterminati"; è indubbio e doveroso intensificare i controlli e aumentare le valutazioni organolettiche per evitare che i consumatori possano essere vittime di frodi; non sempre le cose vanno come dovrebbero e spesso e volentieri ci si continua ad imbattere in vere e proprie truffe; infatti, negli anni passati (dal 1980 la 1990), nonostante la Comunità europea avesse stabilito, con apposita legge, un intervento di settore chiamato "aiuto all'olio di oliva", non si riuscì ad avere la certezza di un olio buono: il sistema adottato prevedeva il pagamento mensile dell'olio venduto dall'imbottigliatore in forma anticipata e non, dopo i controlli. L'importo di partenza era di 242 lire al litro per arrivare dopo qualche anno a 1.250 lire al litro. Inoltre non era necessario essere del settore per beneficiare di aiuti, bastava richiedere il numero di riconoscimento al Ministero dell'industria. In pratica, quel poco di olio che veniva imbottigliato era tutto sofisticato, addirittura senza l'utilizzo delle olive. In particolare, altro non era che una miscela di olio di soia desterolizzato, olio di sansa abbattendo l'uvaolo e l'eritrodiolo, olio esterificato (ottenuto dall'oleina e dagli acidi grassi) e olio di semi di nocciola; quest'ultimo tipo di olio, per passare indenne il gascromatografo, aveva bisogno di alcuni catalizzatori che, puntualmente, venivano ritrovati nelle raffinerie ed erano anidride maleica e bicromato di potassio (ambedue cancerogeni). Questo era l'olio che beneficiava dell'aiuto al consumo. Oggi, per fortuna, le nuove analisi stabilite dall'Unione europea, che riguardano la ricerca della trinoleina, di idrocarburi, cere ed altro, non permettono di realizzare più quel tipo di frode. Inoltre, la situazione è in parte sotto controllo: i registri on line del SIAN sono un grosso deterrente per quanto concerne le fatture fasulle e funzionano molto bene e l'Ispettorato centrale repressione frodi (ICQRF) svolge il proprio ruolo; considerato che l'Associazione nazionale dei frantoiani italiani (AIFO) plaude all'inchiesta giornalistica de "Il Salvagente" che ha bocciato la metà degli oli comunitari in commercio nella grande distribuzione. I frantoiani, orgoglio di quell'artigianalità che ha fatto grande l'Italia, ogni anno estraggono l'olio dalle olive e sanno quanto è prezioso questo alimento, e ferisce vedere che l'olio viene trattato alla stregua di una merce qualsiasi, una commodity che può essere banalizzata e calpestata. Chi vuole far soldi con le truffe tradisce la fiducia verso i consumatori e disprezza anche la lunga storia dell'olivo e dell'olio italiani, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere, nell'ambito delle rispettive competenze, affinché le autorità preposte svolgano controlli in maniera più stringente e assidua, perché non siano sempre le inchieste giornalistiche a svelare le storture del settore; se non ritengano che il settore olivicolo, che conta in Italia oltre 400.000 aziende agricole specializzate e dispone del maggior numero di oli extravergine a denominazione protetta in Europa (43 DOP e 4 IGP), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo, vada protetto. La qualità dell'olio italiano, sia pure a fronte di una produzione ridotta rispetto a quella di altri Paesi, è incomparabilmente superiore; se non siano del parere che gli oltre 4.000 frantoi sparsi in Italia, dove è possibile degustare il meglio della produzione nazionale, regionale e locale, scoprirne le caratteristiche e tutelare la biodiversità, siano il vero patrimonio dell'olivicoltura nazionale e che si rinnova in questo settore il confronto, più volte verificatosi in sede di Unione europea, tra produzione di massa e produzione di qualità; se non ritengano che vada potenziata una campagna informativa sull'olio extravergine di oliva, diretta soprattutto alle nuove generazioni e sviluppata una piattaforma di garanzia a supporto delle organizzazioni di produttori di olio d'oliva e delle relative associazioni. Atto n. 4-05449 DE BONIS Al Ministro della cultura Premesso che: Marco Ezechia Lombroso, che successivamente cambiò nome in Cesare, è definito il padre della psicologia criminale, nonostante la scienza postuma abbia dichiarato infondate tutte le sue teorie definendole pseudoscientifiche; la convinzione di Lombroso si basava in particolare sulla tesi "dell'uomo delinquente nato o atavico", il delinquente per natura, individuo che recherebbe nella struttura fisica i caratteri degenerativi che lo differenziano dall'uomo normale; il medico Lombroso non esitò a scorticare cadaveri, mozzare e sezionare teste, effettuare i più incredibili e crudeli interventi su uomini ritenuti criminali per le misure di parti del cranio e del corpo e tutto il materiale su cui lavorare gli veniva fornito da carabinieri, bersaglieri, guardia nazionale, eccetera, durante le mattanze al Sud. Ma Lombroso non disdegnava neanche procurarsi da sé l'occorrente per dare credito alle sue incredibili teorie fondate su certe forme di razzismo scientifico e per questo si recava personalmente nelle carceri dove erano detenuti ex soldati borbonici, briganti e veri delinquenti; la sua teoria infatti aveva individuato il delinquente "perfetto" nel meridionale; secondo alcuni passaggi della teoria lombrosiana: a) la statistica e la fisiologia dimostrarono che una gran parte delle funzioni nostre è influenzata dal calore relativamente moderato. Ciò viene riconfermato dalle osservazioni sulla psicologia dei popoli meridionali che dimostrano tendenze all'instabilità, alla prevalenza dell'individuo sugli enti sociali, sul comune e lo Stato. Nel gergo parmigiano il sole è detto il padre dei mal vestiti; b) il meridionale non ama i liquori: si sente ebbro dalla nascita: il sole, il vento, gli distillano un terribile alcool naturale, di cui tutti quelli che nascono là giù ne sentono gli effetti; c) a proposito delle regioni meridionali d'Italia: la debolezza dell'Italia è nelle ginocchia, è alle gambe, ai piedi; il male, il male vero profondo è qui; una teoria totalmente infondata, ma che alla fine del 1800 sembrava plausibile, tanto che l'Italia unita contribuì alle ricerche dello scienziato; considerato che: a Torino ha sede il museo di antropologia criminale dedicato a Cesare Lombroso. Il museo, di proprietà dell'università di Torino, rappresenta la più grande fossa comune di meridionali esistente al mondo, dato che vi sono contenuti i crani di uomini ritenuti delinquenti; dal sito internet del museo emerge che il nuovo allestimento vuole fornire al visitatore gli strumenti concettuali per comprendere come e perché questo personaggio così controverso formulò la teoria dell'atavismo criminale e quali furono gli errori di metodo scientifico che lo portarono a fondare una scienza poi risultata errata; nonostante gli allestitori del museo abbiano dichiarato che esso sia stato concepito con una "funzione educativa intesa a mostrare come la costruzione della conoscenza scientifica sia un processo che avanza grazie alla dimostrazione non tanto di verità, quanto della 'falsificabilità' di dati e teorie che non resistono a una critica", il museo è oggetto di contestazioni pure da parte di un comitato "no Lombroso" che chiede, inoltre, che "le teorie criminologiche di Cesare Lombroso vengano rimosse dai libri di testo e le commemorazioni odonomastiche e museali" a suo nome vengano sospese; le azioni del comitato proseguiranno finché l'ultimo reperto umano presente presso il museo non avrà ricevuto degna e cristiana sepoltura, così come è accaduto per i resti di Giuseppe Villella, su cui il Lombroso aveva preso un abbaglio, che per ordinanza del Tribunale di Lamezia Terme del 3 ottobre 2012 sono stati restituiti al suo paese natale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non sia del parere che debba essere messa la parola fine, una volta per tutte, a questa perenne e costante campagna diffamatoria e razzista ai danni dei meridionali; quali iniziative intenda intraprendere perché quanto rappresentato nel museo dedicato a Lombroso per avvalorare le sue insensate e balorde teorie fondate su una certa forma di razzismo scientifico, tra l'altro adottate dai nazisti come principio su cui basare la purezza della razza ariana, siano smentite. I nazisti, infatti, estesero la falsa teoria di Lombroso, pure di origine ebraica, ai tratti somatici degli ebrei per poi giustificarne lo sterminio; se non ritenga che il museo Lombroso vada chiuso. Atto n. 4-05450 DE BONIS Al Ministro della giustizia Premesso che: in Calabria, presso l'aula bunker di Lamezia Terme è in corso il processo noto come "Rinascita Scott", uno dei procedimenti penali più importanti della storia giudiziaria italiana, mai avuto nella lotta alla 'ndrangheta, laddove sono coinvolti 325 imputati e sono stati formulati 400 capi di imputazione e circa 2.000 testimoni tra accusa e difesa; numerose testate giornalistiche hanno richiesto di rendere pubblico il processo poiché sussiste un interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento, che anche l'interrogante condivide, e considerato che solo una televisione, la calabrese "LaCnews24" ha varato un programma settimanale, "Rinascita Scott processo alla 'ndrangheta", per raccontare il processo; avviato il dibattimento, il Tribunale di Vibo Valentia in un primo momento aveva disposto il divieto assoluto che le udienze venissero riprese, ma successivamente ha rivisto parzialmente tale decisione e con un'ordinanza ha autorizzato la pubblicazione integrale delle riprese, ma solo con telecamere fisse e dopo la lettura del dispositivo della sentenza mentre, prima della lettura della sentenza, solo brevi video senza audio, con espresso divieto alle televisioni ed alle testate giornalistiche di trasmetterle prima della lettura del dispositivo della sentenza; considerato che: l'Unione nazionale dei cronisti italiani nel commentare la decisione assunta dal Tribunale di Vibo Valentia, ha giudicato il "provvedimento tardivo, parziale e tutt'altro che rispondente alle esigenze della libera informazione e, in particolare, del diritto costituzionale di informare ed essere informati"; in data 27 aprile 2021 la giornalista Alessia Truzzolillo, del "Corriere della Calabria" e dell'Ansa, si era avvicinata ai banchi riservati ai pubblici ministeri per fotografare il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Antonio De Bernardo, mentre quest'ultimo stava interrogando il collaboratore di giustizia Andrea Mantella; la stessa racconta di essere stata spintonata, trattenuta per mezz'ora e costretta a consegnare il cellulare ad un carabiniere nonostante avesse recuperato ed esibito l'ordinanza del Tribunale che legittimava i giornalisti a fare video e foto; il presidente dell'ordine dei giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri, a tutela del lavoro che stava svolgendo la giornalista Truzzolillo, ha dichiarato "è necessario che si faccia piena luce, anche per evitare che il comportamento di un singolo offuschi l'immagine dell'Arma dei carabinieri e dei tanti rappresentanti delle Forze dell'Ordine che quotidianamente sono in trincea per combattere la criminalità comune e mafiosa". Secondo il presidente Soluri si è trattato di un episodio "davvero poco edificante che mortifica certamente il lavoro e la dignità dei giornalisti che quotidianamente informano su quello che è stato da più parti definito come un processo storico"; il sostituto procuratore Antonio De Bernardo, alti ufficiali dell'Arma e delle altre forze dell'ordine si sono scusati con la giornalista per l'episodio ed il comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, da cui dipende il militare, ha preso provvedimenti destinandolo ad un altro dispositivo di scorta e non più al sostituto procuratore De Bernardo; ritenuto che: secondo l'interrogante autorizzare le riprese con una serie di limitazioni significa rendere tale autorizzazione quasi inutile; infatti, come riportato dall'UNCI calabrese, vi è un totale malcontento tra i giornalisti, soprattutto per non aver potuto divulgare in maniera trasparente il processo. Giustificare il divieto di diffusione con la volontà di garantire l'assoluta genuinità della prova dibattimentale è privo di qualsiasi fondamento, mentre le radio, compresa Radio radicale, nel processo "'ndrangheta stragista" hanno reso un servizio straordinario al Paese; la stessa UNCI aveva proposto, per evitare assembramenti di telecamere e operatori, che vi fosse un solo service ad occuparsi delle riprese, sistemato in punti strategici per effettuare riprese più rispondenti alle necessità documentaristiche dell'informazione, ma ovviamente anche questa proposta è stata ignorata, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali fatti; quali iniziative intenda intraprendere al fine di rendere pubblico il processo con modalità più ampie rispetto a quelle accordate, anche al fine di fare recuperare la fiducia dei cittadini nei confronti della giustizia. Atto n. 4-05451 LANNUTTI ANGRISANI ROMAGNOLI Al Ministro della salute Premesso che: si apprende che in diverse regioni d'Italia la somministrazione delle seconde dosi di vaccino Pfizer è stata spostata oltre le tre settimane indicate dalla stessa casa farmaceutica. Al momento il periodo tra i 21 e i 28 giorni di distanza per il richiamo è previsto solo in Val d'Aosta, Abruzzo e Sardegna, fino a 35 giorni per Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. In tutte le altre fino a 42 giorni. Tale decisione sarebbe stata assunta su indicazione del comitato tecnico scientifico (CTS), e sarebbe legata a un'insufficiente disponibilità di vaccini del "big pharma" statunitense; sulla decisione è intervenuta il direttore medico di Pfizer Italia, Valeria Marino, ospite l'11 maggio 2021 di SkyTg24, che ha spiegato: "Il vaccino è stato studiato per una seconda somministrazione a 21 giorni. Dati su di un più lungo range di somministrazione al momento non ne abbiamo, se non nelle osservazioni di vita reale, come è stato fatto nel Regno Unito". La decisione di allungare i tempi per la seconda dose, secondo la dottoressa Marino, "è una valutazione del CTS che ha delle sue basi, osserveremo quello che succede". Ma ha precisato che "come Pfizer dico però di attenersi a quello che è emerso dagli studi scientifici, quindi la somministrazione a 21 giorni, perché questo garantisce i risultati che hanno permesso l'autorizzazione"; considerato, inoltre, che: Pfizer sta ancora valutando la necessità di inoculare la terza dose, come ribadito dalla stessa dottoressa Marino, in quanto al momento ci sarebbero "dati che dimostrano la copertura immunitaria a sei mesi" e quindi "dobbiamo osservare i successivi sei mesi. Potrebbe essere possibile una terza dose ma forse anche non necessaria, a meno che non intervengano eventuali varianti, in quel caso una dose ' buster ' potrebbe essere utile. Sul vaccino annuale bisogna essere molto cauti, potrebbe essere necessario entro l'anno o magari entro due". Marino ha poi ricordato come "gli studi dimostrino l'efficacia del vaccino sulle varianti, in particolare la sudafricana. Vale lo stesso su quella brasiliana. Possiamo sicuramente affermare l'efficacia dei vaccini nei loro confronti. L'allarmismo è più relativo alla capacità di diffusione"; dopo le precisazioni del direttore medico di Pfizer Italia, Marino, sono arrivate migliaia di segnalazioni di cittadini preoccupati dell'efficacia del vaccino, conseguentemente all'allungamento dei tempi tra una dose e l'altra; considerato, infine, che alcuni territori stanno puntando a "smaltire" le dosi dei vaccini "a vettore virale" (AstraZeneca o Johnson & Johnson). Nel Lazio, ad esempio, dal 17 maggio questo tipo di vaccino potrà essere inoculato anche agli ultraquarantenni, ma solo negli studi del proprio medico di base. Tutto questo benché non sia stata ancora esplicitata la raccomandazione per l'immunizzazione degli under 60 con il siero di Astrazeneca (anche se al momento non è comunque vietato). Sempre nel Lazio si sta addirittura organizzando, con un open day appositamente dedicato, per la somministrazione massiva del vaccino Astrazeneca, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti; se ritenga di dover prendere seriamente in considerazione le raccomandazioni della dottoressa Valeria Marino e quindi di chi ha prodotto il vaccino Pfizer e ne ha condotto gli studi sulla sua efficacia, in quanto cambiare in corso d'opera le regole non solo infonde incertezza sul risultato e, dunque, sull'intera campagna vaccinale, ma destabilizza anche chi deve sottoporsi alla stessa, rischiando peraltro di creare vaccinati di serie A e vaccinati di serie B, visto l'incertezza degli effetti dovuti all'allungamento del range di somministrazione. E questo, dopo più di un anno di pandemia e di sofferenze, non è accettabile; se ritenga accettabile sottoporre i cittadini alle sperimentazioni come tante cavie umane, per la totale incapacità di programmare gli approvvigionamenti dei vaccini da somministrare alla popolazione, partendo dai più fragili. Atto n. 4-05452 FAZZOLARI URSO DE CARLO Al Ministro dell'interno Premesso che: la detenzione legale di armi da sparo è disciplinata dalla legge n. 110 del 1975, e successive modificazioni, ultima delle quali il decreto legislativo n. 104 del 2018; l'articolo 10 della citata legge stabilisce in 3 il numero massimo di armi comuni da sparo e in 12 il numero massimo di armi di uso sportivo, e non pone limiti al numero di armi ad uso caccia. Lo stesso articolo norma la collezione di armi stabilendo che "la detenzione di armi comuni da sparo in misura superiore è subordinata al rilascio di apposita licenza di collezione da parte del questore, nel limite di un esemplare per ogni modello del catalogo nazionale; il limite di un esemplare per ogni modello non si applica ai fucili da caccia ad anima liscia ed alle repliche di armi ad avancarica"; da qualche mese, nel territorio della provincia di Padova, un'iniziativa del Questore sta creando notevoli disagi e relativi danni economici ai collezionisti di armi, nello specifico a coloro che detengono collezioni importanti con un numero di pezzi superiore ai 100; a costoro, su iniziativa della dottoressa Isabella Fusiello, Questore di Padova, è stata recapitata dalla questura una comunicazione di "avvio di procedimento ex art. 7 legge 241/90 " volto a imporre loro "un numero massimo di armi detenibili complessivamente, in forza di licenza rilasciata dall'autorità di PS competente, presso la propria abitazione o altri luoghi nella disponibilità di una singola persona"; il limite massimo di armi detenibili è stato individuato nella misura di 100 esemplari, oltrepassato il quale i cittadini dovranno disfarsi degli esemplari in eccedenza entro 90 giorni dalla comunicazione; un termine così breve entro cui adeguarsi al limite stabilito dalla questura reca un notevole danno economico ai destinatari del provvedimento, stante il fatto che nel giro di poco tempo essi dovrebbero vendere decine, se non addirittura centinaia, di armi da collezione, depauperando un patrimonio spesso di notevole valore; la vendita di numerosi esemplari di armi da collezione difficilmente potrà essere realizzata entro i termini previsti, se non deprezzando i singoli pezzi, e l'alternativa per adeguarsi alle disposizioni non può essere che la consegna delle armi per la successiva distruzione, eventualità ancor peggiore della svendita e sicuramente da scongiurare se non altro per l'interesse che anche lo Stato dimostra verso le armi da collezione, stante la presenza sul territorio nazionale di più di un museo in cui sono esposte; al di là delle questioni legate all'aspetto economico o persino "affettivo" dei singoli collezionisti, è da rilevare come la vicenda si inserisca in un quadro di assoluta unicità nell'ambito italiano e non solo; non esistono precedenti in tutta la storia repubblicana di altri questori che abbiano limitato in senso assoluto la possibilità di collezionare armi, sebbene tale possibilità, in teoria, sia ammissibile, in base all'articolo 9 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto n. 773 del 1931), che dispone che "oltre le condizioni stabilite dalla legge, chiunque ottenga un'autorizzazione di polizia deve osservare le prescrizioni che l'autorità di pubblica sicurezza ritenga di imporgli nel pubblico interesse". Ragioni di pubblico interesse che non si ravvedono nel caso in questione; nemmeno la legge n. 110, promulgata in piena emergenza terrorismo, nel disciplinare la collezione di armi comuni da sparo ha previsto alcun limite massimo al numero di armi collezionabili; è da sottolineare inoltre che le armi iscritte sulla licenza di collezione sono sottoposte a ulteriori vincoli rispetto a quelle in denuncia, tra cui il divieto di detenzione del relativo munizionamento che, in ogni caso, prevede un limite fisso sia nel caso si detenga una sola arma, sia nel caso se ne detenga un numero superiore; è significativo che l'Unione europea abbia inteso considerare particolarmente meritevoli di attenzione le armi che rientrano nelle categorie, di nuova concezione, A6 (armi demilitarizzate), A7 (semiautomatiche a percussione centrale con caricatore ad alta capacità) e A8 (armi lunghe che possono essere facilmente ridotte a una lunghezza inferiore a 60 centimetri); a tal proposito, né la UE, con la direttiva 2017/853 del Parlamento europeo e del Consiglio, né lo Stato italiano, con il decreto legislativo n. 104 del 2018 che l'ha recepita, nell'emanare norme che imponessero un controllo rafforzato su questo tipo di armi, hanno contemplato un limite alla collezione delle stesse; il provvedimento del Questore appare illogico perché riguarda indifferentemente armi modernissime e letali così come archibugi inadatti a qualsiasi tipo di offesa, dimostrando come la ratio del provvedimento non possa in alcun modo ricadere su ragioni di sicurezza relative alla pericolosità delle armi; le armi antiche, o comunque più vecchie di 70 anni, hanno un'importanza e una tutela anche come beni culturali, che non si esaurisce nella difesa del singolo esemplare ma anche di intere collezioni, come patrimonio storico significativo per completezza, meritevole di essere difeso dalla dispersione e dal depauperamento; il Questore di Padova, come riportato da organi di informazione, si è espresso sulla vicenda dichiarando che "in base alla mia valutazione, che ricade nell'ambito della discrezionalità che la legge mi accorda, ritengo che non debba essere ammissibile che un singolo cittadino possa detenere centinaia di armi", palesando quindi motivazioni alla base della decisione presa non riconducibili a fatti contingenti o a situazioni emergenziali ma solamente di tipo ideologico; a riprova di ciò lo stesso Questore, quando in servizio a Reggio Emilia, ebbe modo di adottare lo stesso provvedimento, evidentemente anche in quel caso slegato da qualsiasi contingenza e frutto solamente di una scelta personale; il modus agendi del Questore di Padova, senza alcuna motivazione legata al pubblico interesse (come invece richiederebbe il testo unico nell'accordare discrezionalità all'autorità di pubblica sicurezza), prefigura la possibilità che ogni autorità di pubblica sicurezza possa stabilire limiti ancor più stringenti alla detenzione di armi da collezione, finanche, per assurdo, a rendere vano il termine stesso di collezione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'iniziativa del Questore di Padova e del grave pregiudizio recato ai collezionisti di armi; se reputi che i questori abbiano il potere di interpretare a proprio piacere le leggi dello Stato italiano e, in particolare, quelle relative al legale possesso di armi da sparo; quali immediate iniziative intenda adottare per far sì che a Padova venga rimosso il limite alla detenzione di armi da collezione, non contemplato dalla normativa vigente. Atto n. 4-05453 DE POLI Ai Ministri della giustizia, per le disabilità e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: da fonti di stampa si apprende la vicenda dell'avvocato patavino Alberto Vitale, ipovedente, percettore di una pensione di invalidità dalla cassa forense che lo esclude dal beneficio del reddito di ultima istanza, introdotto dal decreto "cura Italia"; inoltre, il decreto-legge n. 34 del 2020, decreto "rilancio", con l'articolo 75 ha aggiunto all'articolo 31 del decreto "cura Italia" il comma 1- bis , disponendo che l'indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, 38 e 44 sono cumulabili con l'assegno ordinario di invalidità di cui alla legge n. 222 del 1984, mentre rimane confermata la non cumulabilità con la pensione di invalidità; pertanto, chi ha visto un calo netto del fatturato, come l'avvocato Vitale, a causa dei rinvii delle udienze per chiusura dei tribunali come conseguenza della pandemia, non può richiedere il reddito di ultima istanza per compensare, anche se in minima parte, le perdite, perché percettore di pensione di invalidità (640 euro mensili), nonostante tale beneficio abbia come scopo primario sostenere le spese inerenti alla disabilità, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano che sia opportuno attivarsi al fine di rivedere le norme introdotte dai decreti cura Italia e rilancio che sembrerebbero palesare una disparità di trattamento tra lavoratori con disabilità e non, al fine di consentire, anche a quanti percepiscono la pensione di invalidità e hanno subito gravi perdite economiche a causa della pandemia, il reddito di ultima istanza. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-02497 del senatore Magorno, sulla sospensione dei mutui per COVID; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02496 del senatore Bergesio ed altri, sull'immissione di alimenti a base di insetti sul mercato europeo; 3-02498 del senatore Bergesio ed altri, sulla tutela del latte italiano; 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo): 3-02503 del senatore Anastasi ed altri, sulle misure per favorire la ripartenza del settore della ristorazione; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02436 della senatrice Naturale ed altri, sul numero di dosi da ricavare per ogni flaconcino di vaccino contro il COVID-19.