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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 26 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del presidente ALBERTI CASELLATI, del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier: L-SP; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,33) . Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sui gravi incendi che hanno colpito la Grecia BAGNAI (L-SP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo condividere con voi lo sbigottimento che ho provato ieri nell'ascoltare, all'inizio di seduta, l'intervento del collega Pittella sui tragici fatti che si stanno verificando in Grecia. Uno sbigottimento che mi ha impedito di reagire immediatamente, ma forse questo è stato un bene, visto che, ventiquattro ore dopo, ciò che è ovvio è stato affermato sulla stampa, in particolare su uno dei più prestigiosi e autorevoli quotidiani italiani il «Corriere della sera», da uno dei giornalisti più esenti da quel psicoreato che è il non allineamento al pensiero unico, cioè Federico Fubini. Quello che è successo in Grecia ha una molteplicità di cause, ma è impossibile non menzionarne una, che è il risultato delle politiche di austerità che hanno smantellato, fra l'altro, anche il sistema della protezione civile di quel Paese. I dati sono forniti oggi dal «Corriere della sera»; si parla di tagli di 34 milioni di euro, di un organico dei vigili del fuoco che scende da 12.000 a 8.000 persone e si parla, per le persone che rimangono, di un 79 per cento di vigili del fuoco in sovrappeso e in condizioni di scarsa efficienza fisica perché costretti a ricorrere ad un'alimentazione basata sul junk food e, quindi, ovviamente non potendosi permettere un'alimentazione proteica, fuori forma e non fisicamente efficienti. Tutto questo è il risultato di quei programmi di austerità cui la Grecia è stata sottoposta. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FdI). A me fa piacere che adesso il collega Pittella chieda la solidarietà dell'Europa verso la Grecia, ma quando nel 2012 veniva pubblicato dal Fondo monetario internazionale e imposto a quel Paese un memorandum che faceva carte false, letteralmente, utilizzando un valore del moltiplicatore fiscale totalmente sballato (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) , pari a un terzo di quello che la letteratura scientifica ci forniva, il collega Pittella era vicepresidente vicario del Parlamento europeo; lui era lì e la meravigliosa solidarietà della famiglia socialista europea non si è vista in azione. (Commenti dal Gruppo PD). È la solidarietà del branco dei lupi dove il debole viene sbranato. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Commenti del senatore Mirabelli). PITTELLA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Senatore Pittella, se intende intervenire a nome del Gruppo, posso darle la parola; se invece intende intervenire per fatto personale, lo potrà fare a fine seduta. PITTELLA (PD) . Intervengo a nome del Gruppo. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, molto brevemente e con totale serenità, chiedo al collega che è intervenuto prima di rileggersi tutti gli atti del Parlamento europeo che riguardano la storia della Grexit e il ruolo che ha avuto il Gruppo da me presieduto nel Parlamento europeo. (Applausi dal Gruppo PD) . Penso che il ruolo dei socialisti e dei democratici europei sia stato decisivo per salvare la Grecia dalla Grexit, come il primo ministro Tsipras può testimoniare. Quindi non ammetto su questo argomento alcuna lezione da chicchessia. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dai Gruppi M5S e L-SP). Discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge: DDL 675 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 giugno 2018, n. 73, recante misure urgenti e indifferibili per assicurare il regolare e ordinato svolgimento dei procedimenti e dei processi penali nel periodo necessario a consentire interventi di edilizia giudiziaria per il Tribunale di Bari e la Procura della Repubblica presso il medesimo tribunale PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. 675. Ha facoltà di parlare il senatore Stefano per illustrare la questione pregiudiziale QP1. STEFANO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, questo decreto-legge arriva in Senato dopo aver assunto alla Camera i contorni di una vicenda preoccupante, a tratti paradossale per come è stata portata avanti dal Governo, dalla maggioranza e dallo stesso ministro Bonafede, che magari avremmo voluto qui in Aula. Sono numerosi gli aspetti che lasciano perplessi, peraltro già da molti sottolineati. Li elenco soltanto giacché non è solo a questi che intendo riferirmi nell'illustrare questa pregiudiziale. Il decreto-legge solleva pesanti interrogativi, tant'è che poche volte si è registrata una così ampia, direi unanime, condivisione di giudizi critici: magistrati, avvocati, amministrativi del tribunale di Bari, tutti ascoltati in Commissione alla Camera e tutti concordi nel contestare aspramente il provvedimento per ragioni, come ho detto, tutte ampiamente evidenziate. Il decreto-legge difetta dei requisiti minimi di necessità ed urgenza, interviene a porre rimedio ad una situazione già mutata (le tende sono già state smontate), intende garantire il regolare svolgimento (lo ripeto: regolare svolgimento!) dei processi e dei procedimenti, ma perviene all'irregolare paralisi degli uni e degli altri, senza aggiungere alcuna soluzione al cambiamento, parola spesse volte usata ed abusata (decreto del cambiamento) senza però che qui, come altrove, si intraveda alcuna reale nuova rotta o novità positiva. Il decreto-legge, inoltre, rinvia e postula l'individuazione e l'effettiva utilizzazione di uno o più immobili da adibire a sede degli uffici giudiziari che attualmente ne sono sprovvisti ma patrocinando, in realtà, il disinteresse per tale individuazione, finisce per legittimare una scelta rivelatasi improvvida e a dir poco inopportuna, così come evidenziato da molti organi di informazione. Esso incide, poi, violandola, sulla ragionevole durata del processo garantita dall'articolo 111 della Costituzione e produce certamente ed inevitabilmente ritardi sui tempi necessari per far ripartire i processi: due mesi di sospensione hanno la capacità, autorevolmente evidenziata, di produrre più di qualche anno di ritardo. Moltiplica incredibilmente gli adempimenti necessari per quelle notifiche a tutte le parti processuali, stimate in un numero non inferiore a 60.000, che invece la soluzione delle tende, per quanto mortificante, aveva tentato di evitare e risolvere. Colpisce princìpi di garanzia fra i quali quello del favor rei , impermeabile espressione di retroattività di condizioni di sfavore. Differenzia indebitamente posizioni processuali omologhe, esponendo gli indagati o imputati di Bari a posizioni processuali di svantaggio rispetto ad altri indagati in altre parti d'Italia, in scoperta violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Potrei proseguire a lungo, seguendo la scia delle critiche alle quali, invece, faccio rinvio per ragioni di sintesi e di sensatezza dialettica. Aggiungo solo due ulteriori notazioni che aggravano la sensazione di irragionevolezza del decreto-legge e confortano l'invito ad arrestarne l'approvazione. Il decreto-legge non solo si lascia giudicare incostituzionale, inutile, paradossale, ma aggiunge difetti di economicità, annunciandosi costoso e certamente irrispettoso della clausola di invarianza finanziaria, la quale non potrà essere rispettata nei fatti. Al di là del ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo e a una citazione per danni del Ministero della giustizia dinanzi al giudice di pace di Bari, con annessa eccezione di legittimità costituzionale, il rischio è di alimentare un risultato deflattivo per le aspettative economiche che si legano al regolare e puntuale esercizio della giurisdizione, in questo caso penale. Valgono per tutte le aspettative di ragionevole durata, ivi comprese quelle di giovani avvocati su cui, ingiustamente, graveranno i costi economici legati alla paralisi della loro attività professionale. In aggiunta, la sospensione del corso della prescrizione viene fatta applicare «del tutto irragionevolmente, anche a quei reati che, oltre ad esser stati commessi anteriormente, hanno visto i relativi processi essere rinviati ben prima della sua entrata in vigore, ed a data successiva ai termini del 30 settembre 2018 da esso fissati». Indifferenti alla condizione di emergenza verrebbero tuttavia attratti in una disciplina eccezionale, alla quale avrebbero potuto benissimo rimanere estranei. Il che lascia immaginare profili di incostituzionalità che saranno certamente eccepiti alla ripresa del procedimento. Signor Presidente, questa nostra pregiudiziale non è dunque pretestuosa, ma ha il senso di un richiamo a condizioni di equilibrio e buon senso, che rendono auspicabile, da parte del ministro Bonafede, un doveroso ripensamento e una correzione di rotta, senza dubbio coraggiosa, ma necessaria e - mi verrebbe da dire - tipica di quel senno del poi che non esprime debolezza ma, al contrario, dimostra quella intelligenza che dovrebbe guidare i nostri pensieri ed aprirli a necessari ripensamenti, soprattutto quando si ricoprono ruoli di responsabilità istituzionale e di Governo. Concludo, dunque, invitando a ripensare un decreto-legge concepito davvero male e scritto peggio! (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Vitali per illustrare la questione pregiudiziale QP2. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, che vedo seguire molto attentamente questo dibattito sulla pregiudiziale costituzionale, credo che sia necessario fare una premessa. Dobbiamo metterci d'accordo se il rispetto della Costituzione debba essere uguale per tutti e valere per sempre o se, invece, il rispetto della Costituzione abbia prospettive differenti a seconda della posizione che si assume in Parlamento. Dico meglio: nella scorsa legislatura un partito, che oggi è maggioranza e ha responsabilità di Governo, ha fatto del rispetto della Costituzione la propria bandiera, il proprio cavallo di battaglia. Oggi, vedo che la posizione assunta da questo partito è diametralmente opposta a quella sostenuta nella scorsa legislatura. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non vorrei, allora, che avessimo due posizioni diverse e cioè il rispetto della Costituzione da parte della opposizione e invece il non rispetto della Costituzione da parte della maggioranza, perché questo sarebbe veramente un fatto gravissimo che andrebbe censurato in tutte le sedi. Signor Presidente, mi rivolgo a lei, perché vedo che è l'unica che segue con attenzione questo dibattito. Sentiamo parlare e leggiamo sui giornali che il ministro Bonafede (che avremmo avuto il piacere di avere in Aula per poter interloquire, perché siamo anche disponibili, possibilmente, a cambiare idea se qualcuno ce ne dà una ragione o ci dà una spiegazione) ha fatto della funzione dell'ascolto un suo elemento di riconoscimento: il ministro Bonafede ascolta, il ministro Bonafede partecipa. Ma l'ascolto fine a se stesso, che non tiene conto dei suggerimenti, delle proposte, delle iniziative, è assolutamente inutile ed è una presa in giro per questo Parlamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non vorrei, signor Presidente, che questo decreto-legge sia un antipasto rispetto a quello che dovremmo aspettarci nel corso della legislatura. Non vorrei nemmeno che fosse parte del progetto di realizzazione di quel principio e di quella filosofia - che abbiamo letto sui giornali - che appartiene alla Casaleggio associati, che addirittura pronostica l'inutilità del Parlamento, quasi che l'elezione da parte dei cittadini a suffragio universale sia mortificata e sostituita da un sondaggio all'interno di una piattaforma, su Facebook o su altri strumenti del genere. (Applausi dai Gruppi FI-BP, FdI e PD) . Sempre in tema di ascolto, noi non abbiamo avuto possibilità di procedere ad audizioni, sia pure informali, che invece sono state fatte alla Camera, e non è possibile che, di tutte le proposte e di tutti i suggerimenti venuti dal presidente della corte d'appello di Bari, dal presidente del tribunale di Bari, dal procuratore generale di Bari, dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati del distretto di Bari e da tutte le altre organizzazioni audite, nessuna iniziativa sia stata tenuta in considerazione, quasi che fosse stato già deciso che il decreto-legge doveva essere approvato così com'era e del dibattito e del confronto con quelle organizzazioni che saranno chiamate ad adempiere non importava niente a nessuno. È vero, questo Governo non ha alcuna responsabilità rispetto alla situazione drammatica che si è creata presso gli uffici giudiziari del distretto di Bari, ma questo non autorizza il Governo a emanare un provvedimento strampalato, inutile, dannoso e incostituzionale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Mi rivolgo ai colleghi della Lega, ai quali chiedo di non lasciare che la giustizia sia un campo esclusivamente destinato al MoVimento 5 Stelle; la responsabilità di Governo è collettiva: la Lega può e deve intervenire anche nel settore della giustizia, perché il provvedimento ha molteplici aspetti incostituzionali. Innanzi tutto, non vi sono i presupposti di urgenza; lo abbiamo sentito, ma non lo diciamo noi. Lo hanno detto i parlamentari della maggioranza nel dibattito alla Camera e lo hanno detto soprattutto i rappresentanti degli uffici giudiziari: era una situazione che si trascinava ad almeno dieci anni, e non capiamo perché, mentre relativamente al terremoto dell'Aquila c'è stata una dichiarazione di emergenza, qui si è voluto emanare un decreto-legge senza alcuno stato di emergenza; il che, quindi, non giustifica il decreto-legge. Vi è una violazione degli articoli 2, 3, 25 e 111 della Costituzione. L'articolo 2 garantisce i diritti inviolabili dei cittadini. L'articolo 3 vieta la disparità di trattamento: qui siamo in presenza di una disparità di trattamento ratione loci , e cioè, il cittadino che ha la disavventura di trovarsi nel distretto di Bari ha un trattamento diverso da tutti gli altri cittadini del Paese. Questo non è possibile. Abbiamo la lesione dell'articolo 111 della Costituzione: la ragionevole durata del processo. Colleghi, la sospensione della prescrizione, che sembrerebbe un rimedio per affrontare una situazione emergenziale, non fa altro che favorire la prescrizione dei processi. Lo ha detto il presidente del tribunale di Bari: poter ripristinare la situazione con questo decreto-legge porterà via dieci anni. In dieci anni si prescriveranno migliaia di processi, con tanti ringraziamenti da parte della criminalità e con tante proteste di migliaia di parti lese, che sono violentate da questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Mi dicono che il Ministro della giustizia sia un collega, un avvocato e sicuramente è così, ma come è possibile andare a modificare l'istituto della prescrizione con effetto retroattivo, quando tutti sappiamo - ce l'hanno insegnato all'università, ma ce l'ha ricordato la Corte costituzionale con ben tre sentenze, nel 2006, nel 2008 e nel 2014 - che l'istituto della prescrizione è un istituto sostanziale e non processuale? Ma chi ci lavora al Ministero della giustizia? (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Cucca) . Chi scrive questi provvedimenti? Come si fa ad applicare la prescrizione con effetto retroattivo? Un mio collega mi chiedeva perché ci impegniamo tanto in un dibattito il cui esito finale è già scritto, in cui ci fanno parlare e poi alla fine hanno già deciso cosa votare. Gli ho risposto che noi, purtroppo, abbiamo una visione romantica dell'attività parlamentare, concediamo il principio della buona fede ai nostri interlocutori e abbiamo sempre la speranza che in qualunque momento vi possano essere atti di resipiscenza e mi auguro che ci sia, in questa circostanza, un momento di resipiscenza. Invito il Governo a volersi fermare per evitare una brutta figura, per evitare ancora una volta la sanzione da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo, alla quale si è rivolta l'avvocatura barese con fondamento, con legittimità e con coerenza e del magistrato civile, di fronte a quale è stato citato il Ministro della giustizia per risarcimento dei danni. In definitiva, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, noi riteniamo che manchino la situazione di urgenza che legittimerebbe la sospensione dei processi e la possibilità di entrare a piedi uniti sul principio della irretroattività della norma penale, per non parlare di tutte le altre violazioni di carattere di merito che ci sono e delle quali discuteremo in prosieguo ove questa pregiudiziale dovesse essere respinta. Abbiate un attimo di riflessione ed evitate di portare avanti questo provvedimento, che creerà danni enormi alla giustizia barese già malata per conto suo. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Cucca. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, come emerge dalle questioni pregiudiziali che ci accingiamo a votare, il testo in esame produce alcune perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale. In particolare, nel decreto-legge non sembra che ricorrano quei presupposti di necessità e urgenza che la Costituzione, all'articolo 77, pone chiaramente come indispensabili per il legittimo utilizzo della decretazione d'urgenza. È vero che abbiamo rappresentato l'urgenza di risolvere i problemi del tribunale di Bari, ma questa urgenza doveva essere applicata alla ricerca di una soluzione, individuando un edificio che potesse ospitare stabilmente il tribunale e tutti i suoi uffici. Questa della sospensione dei termini è una misura decisamente drastica, che è stata adottata in passato in casi assolutamente estremi, come in occasione di gravi calamità naturali, che rendevano di fatto impossibile la prosecuzione ordinaria della giurisdizione. Erano quindi disposizioni realmente urgenti, volte a garantire il corretto esercizio della giurisdizione presso i tribunali. È grave che il decreto-legge non sia stato adottato conseguentemente ad una dichiarazione di uno stato di emergenza, e che le disposizioni siano state di fatto determinate da una negligenza nella gestione della macchina giudiziaria di Bari. È grave il fatto che il Ministro, nell'adottare tale provvedimento, si sia concentrato soltanto sulla sospensione dei termini dei procedimenti e non abbia contestualmente individuato la disponibilità di una sede pubblica idonea per trasferirvi gli uffici del tribunale di Bari e della procura. Una soluzione logistica era ciò che si attendeva, questo sì con urgenza. Questa drasticità rischia di ledere diritti costituzionalmente garantiti, che sono stati già ampiamente illustrati nei precedenti interventi. Vorrei però soffermarmi sull'articolo 24 della Costituzione, che sancisce il diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi e statuisce che la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Voglio citare inoltre l'articolo 111 della Costituzione, che stabilisce che la giurisdizione è attuata mediante il giusto processo e dispone che la legge assicuri la ragionevole durata del processo. Nelle questioni pregiudiziali viene rilevato quanto emerso nel corso delle audizioni svoltesi durante l' iter parlamentare presso l'altro ramo del Parlamento: la procura della Repubblica di Bari ha sottolineato, in particolare, che l'adozione del decreto-legge non è affatto priva di oneri. Viene correttamente osservato che le cancellerie si troveranno costrette a predisporre almeno 60.000 notifiche, al fine di convocare le nuove udienze, senza considerare i costi inutilmente sostenuti per consulenze e intercettazioni: tutte attività che vengono messe nel nulla e sono relative a processi, che non arriveranno certamente a conclusione. La stima di 60.000 notifiche determinerà anche un allungamento dei processi e un costo - il Ministero parla già di una task force , che dovrà essere poi impegnata alla ripresa dell'attività - e segna anche un allungamento dei termini di prescrizione, con conseguenze opposte in relazione agli obiettivi che si spera si intendano perseguire. Quindi, concludendo, le disposizioni del decreto-legge in esame presentano evidenti profili di incostituzionalità, con particolare riguardo agli articoli 2, 3 e 24 della Costituzione, posto che si tratta di una sospensione dei termini, ovvero di una evidente lesione del principio di legalità. Inoltre il decreto-legge in esame si riferisce a procedimenti penali pendenti, senza specificare a quale data gli stessi procedimenti debbano risultare tali. Per questo motivo abbiamo presentato un emendamento, al fine di fare chiarezza sul punto, perché anche l'indeterminatezza, di questi tempi, genera perplessità e profili di incostituzionalità. Non ci si può limitare a parlare di «procedimenti penali pendenti», ma bisogna specificare che si tratta di processi pendenti alla data di emanazione del decreto-legge, ovvero al giugno scorso. Per questi motivi preannuncio il voto favorevole del Gruppo Liberi e Uguali alle questioni pregiudiziali poste in votazione (Applausi dal Gruppo Misto) . STANCANELLI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STANCANELLI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, interverrò ora esclusivamente sulla pregiudiziale di costituzionalità; nel caso in cui non dovesse essere approvata, mi riservo di intervenire anche in sede di discussione generale. Voglio svolgere pertanto solo pochissime considerazioni in merito alla costituzionalità del provvedimento in esame. Anche se in questo momento non è presente in Aula, mi rivolgo al Ministro, che ho apprezzato in occasione della sua audizione in Commissione, perché ha dimostrato disponibilità all'ascolto, come è stato detto in precedenza. Siccome egli appartiene a una forza politica che della Costituzione ha fatto la sua bandiera, legittimamente, vorrei che il Ministro facesse qualche riflessione su questa vicenda, che sembra piccola, ma che ha una sua importanza fondamentale per la salvaguardia dei principi costituzionali. Si tratta infatti di un decreto-legge che interviene sostanzialmente non sull'edilizia giudiziaria, ma su un principio sacrosanto nel nostro ordinamento giuridico, contenuto nell'articolo 3 e nell'articolo 25 della Costituzione, ovvero i principi riguardanti l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e la certezza della pena, in relazione alla considerazione, ormai consacrata dalla giurisprudenza costituzionale, secondo cui il decorso della prescrizione non è un termine processuale, ma un principio sostanziale. La Corte costituzionale si è espressa tante volte nel definire la prescrizione un elemento della punibilità. È principio generale quello per cui nulla poena sine lege, quindi se non è prevista al momento della commissione del reato, quella determinata pena, quella determinata punizione non è possibile irrogarla. Queste considerazioni, in base a quanto disposto dall'articolo 3, dall'articolo 25 e dall'articolo 111 della Costituzione richiamato dagli altri oratori, ci spingono a sperare che il Governo, nella persona del Ministro, che è giurista e avvocato, ci ripensi sulla necessità di approvare il decreto-legge in oggetto che nulla risolve in relazione alla situazione gravissima di Bari, che non si è verificata 2, 3 o 4 mesi fa ma è conosciuta dagli operatori del diritto da dieci o quindici anni. Ritengo pertanto che anche la norma sulla invarianza finanziaria non risponda al vero, perché è stato detto anche nelle audizioni svolte alla Camera come almeno 60.000 notifiche vadano fatte, il che comporta un esborso. Tutte queste considerazioni ci fanno ritenere, e per questo voteremo a favore della questione pregiudiziale, che il decreto-legge in esame non possa proseguire il proprio iter ; se, per avventura, il Parlamento a maggioranza decidesse che invece il provvedimento è costituzionale, ci riserviamo di entrare anche nel merito per annunziare la nostra opposizione. (Applausi dal Gruppo FdI) . VALENTE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, è stato già detto (e io desidero partire proprio da questo punto) che il decreto-legge in discussione arriva nell'Aula del Senato dopo aver avuto un iter tanto breve quanto assurdo. Si è arrivati al punto che il 12 luglio il ministro Bonafede è dovuto correre in fretta e furia in Aula alla Camera per cercare, tra le altre cose, di spiegare perché fosse stato soltanto un giornale a fare gli accertamenti necessari e dovuti che il Governo avrebbe dovuto fare in maniera del tutto autonoma a tempo debito. Vorrei ricordare a tal proposito che se non fosse stato per le richieste del Partito Democratico e delle altre opposizioni il ministro Bonafede quel giorno non sarebbe andato molto oltre qualche post o qualche tweet . Ciò per dire innanzitutto quanto il Governo tenga in considerazione il ruolo del Parlamento. Lo vorrei ricordare senza polemica: il Governo sbaglia a offendersi se il Parlamento pone dei problemi su un provvedimento che, tramite un decreto-legge, sospende i termini di un processo penale. Lo ripeto: tramite un decreto-legge sospende i termini di un processo penale. (Brusìo) . PRESIDENTE. Colleghi, cortesemente lasciate i Sottosegretari liberi di ascoltare gli interventi in Aula. VALENTE (PD) . Si tratta, come è evidente, di una scelta a dir poco abnorme. Non può offendersi allora il Governo se dalle opposizioni viene un'offerta di aiuto per togliersi, con ogni evidenza, da una situazione di palese difficoltà in cui lo stesso Governo è andato a infilarsi. Non può valere la difesa del Parlamento quando si è opposizione e il suo svilimento quando si diventa maggioranza. Invece è quello che, ahimè, abbiamo visto accadere fino ad oggi, fino a questo momento. Per ciò innanzitutto chiediamo al Governo un atteggiamento diverso nel considerare i problemi oggettivi che il decreto-legge pone. Non lo dico io, non lo sostiene solo il Partito Democratico; ve lo hanno detto, quasi a voce unanime, magistrati, avvocati e amministrativi del tribunale di Bari ascoltati in Commissione alla Camera. Dovete spiegare a loro perché sono stati chiamati in audizione e poi di tutti i loro suggerimenti puntuali e mirati non si è fatto assolutamente nulla (Applausi dal Gruppo PD) . I nostri dubbi sul decreto-legge erano forti in partenza e con il passare dei giorni - ahimè! - si sono rafforzati, signor Presidente. Si è deciso di agire tramite decreto-legge rinvenendo la necessità e l'urgenza di un provvedimento di sospensione. Lo abbiamo detto: a noi preoccupa che il Ministro lo abbia rivendicato più volte, sostenendo che, di fronte a una situazione definita drammatica, l'obiettivo è togliere le tende. Ha detto bene il mio collega Stefano. E questo - ahimè - lo ha ripetuto anche il Ministro in Parlamento, purtroppo. Noi, insomma, stiamo votando un decreto-legge per togliere le tende che la Protezione civile ha nei fatti già smontato in una giornata, e, quindi, senza cambiare di una sola virgola la situazione di Bari. E allora vorrei capire dove stanno l'urgenza e le sue ragioni oggettive; quelle ragioni che due sentenze della Corte costituzionale richiamano come prerequisito necessario per poter utilizzare uno strumento normativo come questo. Parliamo di misure urgenti e indifferibili che dovrebbero garantire il regolare svolgimento dei processi e dei procedimenti: così è scritto già nella rubrica. Peccato che nel decreto-legge non esista alcun intervento che vada nel senso di questa garanzia. La verità è un'altra, anche se il Ministro della giustizia la nega insistendo nel dire che nel decreto-legge non rientra l'individuazione del nuovo immobile. È sufficiente invece leggere la relazione tecnica al decreto, anche se forse questo Governo è allergico alle relazioni tecniche (Applausi dal Gruppo PD) . Lì c'è scritto che la sospensione fino al 30 settembre rappresenta «il periodo necessario a consentire che l'amministrazione porti a termine le iniziative già in corso per l'individuazione e per l'effettiva utilizzazione di uno o più immobili da adibire a sede degli uffici giudiziari che attualmente ne sono sprovvisti». Quindi è lo stesso Governo che parla dell'immobile come parte essenziale per risolvere il problema. Vedete, allora, che il problema c'è. Ad oggi non c'è alcuna certezza che in un tempo breve venga scelto un immobile adeguato, a meno di perseverare nell'errore compiuto dal Ministro individuando un edificio che, già solo per le dimensioni, è palesemente inadatto a ospitare il palazzo di giustizia, come del resto ha detto il presidente delle camere penali. E questa è solo una delle criticità che emergono dalla scelta compiuta e - almeno a quanto apprendiamo dalle dichiarazioni del Ministro - al momento sospesa. Ricordo a tutti che alla Camera il Ministro ha dichiarato che avrebbe fatto le verifiche necessarie. Ma di queste verifiche ad oggi - sono passati diversi giorni - non c'è alcuna traccia. L'altra criticità riguarda i modi e i tempi con cui l'intera procedura dell'individuazione dell'immobile è stata condotta dal Governo. Il Parlamento ha saputo - lo dicevo all'inizio del mio intervento - solo dagli organi di stampa che la nuova sede era stata acquistata pochi mesi fa, dopo tanti anni di abbandono, da un fondo pubblico per conto di una società il cui socio di maggioranza risulta essere un imprenditore - possiamo dirlo - alquanto spregiudicato, quantomeno per relazioni e investimenti. Noi del Partito Democratico al garantismo non facciamo deroghe, neanche in questa vicenda. Ma la fretta è pessima consigliera. Ed è più che lecito, anzi direi doveroso, non solo per il PD ma per tutti noi, sollevare dubbi sull'opportunità di procedere con tanta celerità e solerzia (Applausi dal Gruppo PD) , per poi arrivare a una decisione che non solo nei fatti è molto costosa per lo Stato, ma in sostanza non è nemmeno risolutiva del problema edilizio che coinvolge il tribunale di Bari. Direi che i dubbi sono più che leciti. Rendiamoci conto che, arrivati al 30 settembre, il rischio che in questo contesto si rendano necessari altri allungamenti e ulteriori proroghe c'è e al momento è davvero alto; un rischio tanto concreto che il rappresentante del Governo in Commissione giustizia, la scorsa settimana, non lo ha potuto negare. Ha però preferito rinviare la risposta a non si sa quando; d'altra parte, è coerente con le generiche e fumose affermazioni e precisazioni date dallo stesso Ministro. Allora gli esponenti del Governo e della maggioranza farebbero bene a fermarsi fino a che sono ancora in tempo, prima, cioè, di andare avanti e trovarsi tra qualche mese nella situazione di essere costretti ad assumersi quelle responsabilità che oggi invece il Ministro della giustizia rifiuta di prendersi. Noi pertanto ribadiamo ancora una volta quanto abbiamo già ripetuto a gran voce in questi giorni: il Ministro acconsenta all'attribuzione di poteri straordinari per sé o per chi intende delegare, in modo da avere la facoltà di individuare e rendere operativo un immobile realmente adatto a ospitare la sede del tribunale di Bari. C'è poi un altro punto, che non è di poco conto e ci preoccupa forse ancora di più: la ragionevole durata del processo, garantita dall'articolo 111 della nostra bella Costituzione. Mi sarò distratta, ma non ricordo che la deroga a questo principio fosse contenuta nel vostro contratto di Governo. Forse era addirittura troppo anche per voi. La sospensione provocherà ritardi sui tempi necessari per far ripartire i processi. Tutto questo, nei prossimi anni, sarà di grave inciampo per il regolare svolgimento della funzione giudiziaria. Altro che misura per l'efficienza della giustizia! È tutto il contrario e lo ha ripetuto il Presidente del tribunale di Bari: se sospendete le attività per due mesi, fate un danno che sarà recuperabile soltanto in dieci anni. Ben dieci anni, signor Presidente! Inoltre, questo provvedimento tocca in maniera sconsiderata l'istituto della prescrizione. Vuol dire entrare a gamba tesa sulla irretroattività della legge penale, ma significa soprattutto impedire per un tempo indefinito il regolare svolgimento della giustizia penale, con il risultato - e non è un risultato di poco conto - che un indagato, per il solo fatto di essere parte di un procedimento incardinato a Bari, si troverà in una posizione processuale di svantaggio rispetto ad altri indagati in altre parti d'Italia. Questa, signor Presidente, è una palese e macroscopica violazione dell'articolo 3 della nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . Tutti i cittadini sono uguali. In sostanza, poi, con questo decreto-legge si sospende la prescrizione per due mesi, ma in realtà si rischia di avvicinarla, dato che si stimano in almeno 60.000 le notifiche che dovranno essere ripetute, dalla citazione in giudizio, alla data, all'avviso dei testimoni. Stiamo creando un pericolosissimo precedente, senza neanche - ahimè - avere chiaro quale sia lo scopo del decreto-legge. Quando questi problemi sono stati posti da tutte le forze politiche e dagli operatori, da parte del Governo c'è stato completo silenzio, direi un assordante silenzio. Finora non è stato ascoltato neppure il Comitato per la legislazione, che chiedeva di circoscrivere il perimetro dei procedimenti coinvolti, indicando almeno a quale data si dovesse considerare la pendenza, come è stato fatto per il decreto sospensivo dopo il terremoto del 2016. Ditemi voi, allora, a cosa serve dire di ascoltare, se poi degli avvertimenti e dei suggerimenti ricevuti non se ne fa assolutamente nulla? Tutto questo peraltro non è a costo zero per nessuno: non lo è per le parti coinvolte nel processo, perché state toccando i diritti dell'imputato e dell'indagato, ma anche quelli delle persone che hanno subito l'offesa; non lo è per l'efficienza della giustizia, perché il regolare esercizio della giustizia penale subirà un grave colpo, per i magistrati e per gli avvocati. In una settimana sono arrivati già un ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo e una citazione per danni del Ministero della Giustizia. Temo che ne arriveranno altri. Anche su questo sarebbe bastato ascoltare. Nessun beneficio poi avranno i cittadini, che vedranno colpita la loro giusta aspettativa. Non è ancora a costo zero per le casse dello Stato: trovo grave che non siano state indicate le cifre di copertura. Concludo, signor Presidente: queste sono le motivazioni che stanno dietro alla nostra questione pregiudiziale. Il Governo aveva la possibilità di dimostrare nei fatti di voler rendere più efficiente il nostro sistema giustizia. Ha perso un'altra occasione. Noi gli chiediamo, con la nostra questione pregiudiziale, di fermarsi, perché sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. (Applausi dal Gruppo PD) . CANDURA (L-SP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDURA (L-SP) . Signor Presidente, illustri rappresentanti del nostro Governo, gentili senatrici, gentili senatori, partiamo da una situazione oggettiva: l'immobile, destinato a suo tempo in via provvisoria a palazzo di giustizia di Bari, è diventato, grazie all'inerzia di tutte le autorità coinvolte, definitivamente provvisorio. Già nel 2012 - e il Governo non era della Lega e non era del MoVimento 5 Stelle - intervennero modifiche strutturali di consolidamento. A maggio di quest'anno, a seguito di una perizia chiesta dall'INAIL, che sanciva il pericolo di crollo asintomatico - cioè da un momento all'altro - della struttura, il Comune di Bari si è visto costretto a revocare l'agibilità. Curioso che venga imputato al ministro Bonafede, l'unico Ministro della giustizia che si sia attivato per il problema, il fatto di essersi attivato. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Non ci sarebbero necessità e urgenza. Abbiamo una situazione in cui i lavori dei procedimenti penali e civili si svolgono in una tendopoli, in condizioni che, ben lungi dall'essere di pace processuale, rasentano i termini della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra. Ma qui qualcuno fa eccezione di costituzionalità. Ma quale costituzionalità, quando abbiamo termini di sospensione dei procedimenti, che sono termini di sospensione non della sola prescrizione, ma anche dei termini di difesa - a proposito di lungaggine dei processi - di tre mesi. I suggerimenti dei colleghi del PD e della senatrice Valente sono sempre ben accetti, qualora costruttivi. Peccato però che negli ultimi anni ai vostri Governi non abbiate saputo dare i giusti suggerimenti, considerata la situazione della giustizia. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Abbiamo una situazione... (Commenti dal Gruppo PD). Vergognatevi! (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). PRESIDENTE. Senatore Candura, la prego di attenersi al merito del provvedimento. (Commenti della senatrice Malpezzi). CANDURA (L-SP) . La vostra risposta al sovraffollamento delle carceri è stato un decreto svuota carceri, travestito da riforma dell'ordinamento penitenziario. FARAONE (PD) . Parla del tuo Governo! CANDURA (L-SP) . Non potete più parlare. PRESIDENTE. Senatore Faraone, la prego. Sta parlando il senatore Candura. FARAONE (PD) . Lo ascolti! PRESIDENTE. Sto ascoltando perfettamente che cosa sta dicendo e l'ho invitato ad attenersi al merito del provvedimento. Lei, per cortesia, lasci condurre a me i lavori dell'Assemblea. Senatore Candura, la invito a rivolgersi alla Presidenza. CANDURA (L-SP) . Signor Presidente, il Governo del cambiamento è già cominciato e continuerà. (Commenti del senatore Giarrusso) . Per quanto riguarda... (Commenti dal Gruppo PD). PRESIDENTE. Senatore Candura, la invito nuovamente a proseguire il suo intervento rivolgendosi alla Presidenza. CANDURA (L-SP) . Il primo atto che abbiamo dovuto esaminare in Commissione giustizia è stata la riforma dell'ordinamento penitenziario. Dietro a questo nome si nascondeva un provvedimento svuota carceri. Nel corso delle audizioni svolte, gli auditi convocati dalle nostre opposizioni - in particolare dal Partito Democratico - hanno parlato di soluzioni come la liberazione di 46.000 detenuti su 58.000, perché solo 12.000 sono dei farabutti. MALPEZZI (PD) . Parla del provvedimento! CANDURA (L-SP) . Il provvedimento è legato, perché la condizione dei palazzi di giustizia in Italia segue di pari passo la vostra inattività. (Commenti dal Gruppo PD). FARAONE (PD) . Guarda il Presidente! LAUS (PD). Rivolgiti alla Presidenza! PRESIDENTE. Senatore Faraone, l'ho già invitato a farlo ma, se voi intervenite, il senatore Candura risponde. Vi prego nuovamente di non intervenire e invito il senatore a rivolgersi alla Presidenza. Non intervengo più. CANDURA (L-SP) . In Italia la situazione dei palazzi di giustizia, delle carceri e della giustizia non è in emergenza dal maggio 2018. Si tratta di un'emergenza che perdura da anni, nell'inerzia di chi aveva la responsabilità non di lanciare suggerimenti, ma di fare. Oggi viene criticato un Ministro che adotta un provvedimento di urgenza, perché - ripeto - svolgere dei processi in una tendopoli è ridicolo e incivile. MALPEZZI (PD) . Non è una tendopoli, è un palazzo! CANDURA (L-SP) . Allungare i termini significa garantire la difesa dei diritti elementari, anche di chi opera nella giustizia, ossia magistrati e avvocati. Di conseguenza, noi riteniamo che le proposte di questione pregiudiziale siano assolutamente infondate. E per quanto riguarda la proposta di questione pregiudiziale presentata dal Partito Democratico, aggiungo una valutazione di assoluta vergogna. È vergognoso. Sono stati al Governo! È vergognoso! (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Commenti dal Gruppo PD) . FARAONE (PD) . Vergognati tu! PRESIDENTE. Senatore, la invito a moderare i termini. CANDURA (L-SP) . Signor Presidente, ho concluso il mio intervento. *QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, signori del Governo, intendo tener fede a un codice di condotta che mi sono dato fin dal giorno in cui l'Esecutivo ha chiesto la fiducia di quest'Assemblea. Una condotta, cioè, di opposizione rigorosa ma mai pregiudiziale e tantomeno strumentale. Starò dunque ben attento a distinguere i cascami di inadeguatezze strutturali che affliggono l'apparato pubblico del nostro Paese (fra questi, l'onta di una situazione ampiamente nota come insostenibile, eppure trascinata negli anni) da inadeguatezze nuove ma a mio avviso non meno gravi. E se del passato non si può dare colpa a un Governo in carica da poche settimane, del presente non si vede a chi altro bisognerebbe chieder conto. Signor Presidente, signori del Governo, come dicevo e come è stato detto poco fa dal collega della Lega che mi ha preceduto, quella del palazzo di giustizia di Bari era una situazione nota da tempo. Proprio ieri, preparando questo intervento, ho ritrovato una documentazione risalente al 2010 nella quale il problema della sede di via Nazariantz veniva già definito "annoso" (e in effetti andava avanti da molto). In quell'occasione il piano terra del palazzo di giustizia era stato invaso dalla fuoriuscita di liquami dal sistema fognario: efficace metafora di una situazione lasciata colpevolmente a imputridirsi. Per lunghi anni ci si è chiesti come si potesse tollerare che gli uffici preposti al controllo di legalità venissero lasciati in un edificio fuori legge. Per lunghi anni abbiamo tutti ascoltato, e alcuni di noi supportato, gli accorati appelli degli operatori della giustizia del capoluogo pugliese. Per lunghi anni ci siamo scontrati con le ottusità di quanti hanno ostacolato, per ragioni che speriamo fossero solo ideologiche, soluzioni strutturali e innovative che pure erano a portata di mano. Il risultato è che magistrati, avvocati, cancellieri, parti civili e imputati si sono trovati per la prima volta accomunati nel ruolo di vittime. Ma era questa la soluzione da adottare o piuttosto questo decreto non rappresenta, per restare in tema, una pena accessoria? Dapprima si è passati da un'inerzia quasi ventennale ad una reazione dettata da una sorta di isteria; dal «tutto va bene, madama la marchesa» a operazioni improvvisate, disordinate e precipitose, quasi che si fosse nell'imminenza di un crollo. E così si è finiti a celebrare processi in una tendopoli. Poi, maneggiando con sconcertante disinvoltura un istituto come la prescrizione - che, come hanno detto meglio di me i colleghi Vitali e Stancanelli, l'orientamento della giurisprudenza costituzionale qualifica come istituto di diritto penale sostanziale, assoggettato al principio di legalità - si è stabilito che a pagare il prezzo dell'inerzia del passato e delle isterie del presente fossero i cittadini. Con picchi di notevole amenità, come ad esempio una sospensione dei termini che opera anche nel mese di agosto, quando notoriamente di processi non se ne celebrano. E senza che nel frattempo ci si sia preoccupati di mettere in campo misure straordinarie per far fronte a un surplus di adempimenti che, solo a voler menzionare le notifiche da rinnovare, la procura della Repubblica di Bari ha quantificato nel numero di 60.000. Forse - lo dico ai colleghi del Governo - rispetto al rischio che tanti processi vadano in fumo, questo problema è leggermente più significativo del decorrere dei termini a ferragosto. La prescrizione, dicevamo, non è un orpello procedurale; probabilmente il ministro Bonafede la considera un fastidioso ostacolo, se non proprio un agente criminogeno, ma in realtà è un istituto di civiltà che comporta la rinuncia dello Stato alla potestà punitiva per ragioni legate al trascorrere del tempo, quando questo trascorrere del tempo è determinato dalla stessa amministrazione della giustizia. Non è un caso che il nostro ordinamento colleghi la sospensione dei termini del processo alle richieste di rinvio da parte dell'imputato. È invece inaudito che a fermare il decorrere della prescrizione, addirittura per processi non ancora iniziati, sia l'incapacità dello Stato e delle sue articolazioni di garantire l'esercizio della giustizia in un luogo idoneo, e ciò per ragioni non imprevedibili, come ad esempio un terremoto, ma talmente prevedibili da essere note da quasi un ventennio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Insomma, se questo decreto è il biglietto da visita delle iniziative di Governo in tema di giustizia, l'esordio è decisamente una stecca. Vedete, signori del Governo, io non credo che la politica possa essere misurata solo in termini di consenso immediato presso la platea di riferimento del proprio agire. Ma, quando in un ambito così divisivo come quello della giustizia penale si riesce nel miracolo di mettere d'accordo in un colpo solo avvocati e magistrati, e si suscitano pesanti critiche tanto sulla gestione procedimentale dell'emergenza quanto sulle soluzioni edilizie prospettate per tamponarla in via provvisoria, forse, al posto vostro, qualche domanda me la porrei. Non si tratta di rinverdire il vecchio adagio dei «tanti nemici, tanto onore»; qui non ci sono nemici, ci sono soltanto cittadini che rischiano di pagare due volte per mancanze altrui. Astraendoci invece per un attimo dalla stretta attualità, e assumendo il caso Bari a emblema di disfunzioni antiche e strutturali, sarebbe opportuno che questa vicenda rappresentasse l'occasione per riflettere su un deficit più complessivo nella gestione del patrimonio immobiliare pubblico. Il palazzo di giustizia del capoluogo pugliese a tal proposito, più che un'eccezione, è una sorta di clamoroso paradigma. Esiste un problema - è proprio il caso di dirlo - grande come una casa. E questo problema riguarda le sedi giudiziarie non meno che le scuole e gli altri edifici di importanza strategica, in quanto adibiti a servizi pubblici essenziali. Quand'anche il tema della supervisione tecnica e manutenzione del patrimonio immobiliare fosse da considerare soltanto in termini di spesa, comunque si tratterebbe di una spesa doverosa perché afferisce alla sicurezza dei cittadini e, come abbiamo visto a Bari, alla continuità nell'erogazione dei servizi. Ma il punto è che monitorare in via sistematica, manutenere, consolidare, mettere in sicurezza gli edifici che ospitano le nostre scuole, i nostri tribunali, i nostri ospedali, consentirebbe addirittura di realizzare un risparmio, economie di scala a beneficio dei conti pubblici. Spesso infatti ci si interroga sull'ammontare della spesa corrente per la supervisione e la manutenzione edilizia; troppo raramente ci si chiede quanto costi gestire le emergenze che non si è preparati ad affrontare. Peraltro - consentitemi un inciso - la situazione nella quale si trovano le province, per quel che riguarda scuole e strade, sta fortissimamente peggiorando la situazione. Come vedete, colleghi del Governo, non siamo inclini a fare di tutta l'erba un fascio. Sappiamo bene che ci sono problemi atavici e problemi che invece ineriscono al presente. Come ho detto in premessa, questa vicenda richiama responsabilità antiche e responsabilità nuove. Quelle antiche non le dimentichiamo. Su quelle nuove siamo chiamati oggi a pronunciarci in quest'Aula, senza pregiudizi ma con la fermezza di un giudizio che nel merito è profondamente negativo e, per quel riguarda questo decreto, non cadrà in prescrizione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CRUCIOLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (M5S) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, sarò breve. Alcune delle eccezioni pregiudiziali che sono state poste meriterebbero più tempo ma, dato che ho pochi minuti a disposizione, mi concentrerò sulle principali che accomunano il PD e Fratelli d'Italia. Innanzi tutto, per quanto riguarda l'asserita carenza dei requisiti previsti dall'articolo 77 della Costituzione, cioè la necessità e l'urgenza, chi solleva questa pregiudiziale dice una cosa vera, ma anche una cosa infondata. Quella vera e condivisibile è che, in effetti, la situazione del tribunale di Bari era nota fin dal 2012, o addirittura dal 2010, e che per tanti anni i Governi precedenti, e non questo, hanno lasciato che il tribunale fosse preda di incuria e non fosse manutenuto. Si trascura però un fatto nuovo - e qui veniamo all'accusa infondata - e cioè che una perizia del 2018, quindi recentissima, ha reso evidente che il tribunale di Bari non poteva più essere utilizzato per il rischio di crolli senza preavviso. Quindi a maggio 2018 è intervenuto un factum principis , e cioè un'ordinanza del Comune di Bari che ha revocato l'agibilità. Risulta, inoltre, che ad agosto verrà addirittura emesso un ordine di sgombero. Pertanto, è soltanto da maggio 2018 che questo tribunale, per lungo tempo oggetto dell'incuria delle precedenti amministrazioni, è divenuto non più agibile. Siffatta situazione quindi, di recente emersione dal punto di vista dell'inagibilità, accomuna il caso in esame ad altri ricorrenti nel nostro sistema. Quando emerge l'impossibilità di utilizzare un edificio o per fatti naturali o per causa umana o, appunto, per provvedimenti dell'amministrazione, è possibile - e il Governo è già intervenuto in casi analoghi - intervenire con la decretazione d'urgenza. Cito soltanto alcuni decreti-legge che partono addirittura dagli anni Sessanta: il decreto-legge n. 914 del 1966, il decreto-legge n. 2 del 1973, il decreto-legge n. 39 del 2009, il decreto-legge n. 74 del 2012, il decreto-legge n. 189 del 2016. Chi solleva questa pregiudiziale cita - a mio avviso non correttamente - la sentenza n. 171 del 2007 della Corte costituzionale. Guardate che, se vi prendete la briga di leggere questa sentenza, in essa la Corte costituzionale dice che i casi straordinari di necessità e di urgenza previsti dall'articolo 77 lasciano un largo margine di elasticità e che il Governo può decidere di provvedere con decreti d'urgenza, citando alcuni casi: in casi cioè di eventi naturali, comportamenti umani e anche provvedimenti di poteri pubblici. Quindi, c'è una assimilazione di questi fatti che rende evidente come nel caso specifico si sia agito né più né meno che come si è agito in passato. Aggiungo - e qui vengo alla seconda eccezione che viene sollevata - che sempre il Governo, quando ha sospeso i termini dei processi e dei procedimenti, ha anche agito sulla sospensione della prescrizione e mai, in tutti i casi che vi ho citato in precedenza, la Corte costituzionale è intervenuta a censurare il fatto. Peraltro, nei casi in cui per legge vengono sospesi i processi e procedimenti si debba o si possa incidere anche sui tempi di prescrizione, sospendendola, è un principio immanente del nostro sistema, che è stato anche cristallizzato nell'articolo 159 del codice penale. Quindi, non esiste una questione costituzionale sul punto. Mi limito, peraltro, a dire che la sospensione è soltanto di tre mesi, interviene in un caso analogo a quelli precedenti e consente a questo Governo di fare, appunto in pochi mesi, quello che i precedenti Governi non hanno fatto in due legislature. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dal senatore Marcucci e da altri senatori (QP1) e dal senatore Vitali e da altri senatori (QP2), riferita al disegno di legge n. 675. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Discussione del disegno di legge: DDL 624 Conversione in legge del decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, recante disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, recante disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 624. Ilrelatore, senatore Petrocelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PETROCELLI, relatore . Signor Presidente, poiché entro cinque minuti dovremo sospendere i nostri lavori, chiedo di poter rinviare lo svolgimento della relazione alla ripresa della seduta alle ore 15,30. PRESIDENTE . La seduta è quindi sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 10,40, è ripresa alle ore 15,40) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Sulla scomparsa di Sergio Marchionne PRESIDENTE . ( Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Signori senatori, la notizia della scomparsa di Sergio Marchionne, le cui drammatiche condizioni di salute erano da giorni note, non può non trovare in quest'Aula un momento di ricordo e di riflessione. Non è oggettivamente questa la sede per una valutazione approfondita sul suo operato e sugli obiettivi manageriali raggiunti. Sono certa che su questo nei prossimi anni sarà inevitabile una dettagliata analisi storica. Ciò che in questo momento desidero sottolineare è il tratto umano e l'indiscussa italianità di un grande professionista che ha saputo portare il prodotto italiano nel mondo; un percorso non isolato che rimanda ai pionieri dell'imprenditoria italiana che hanno contribuito a fare grande il nome dell'Italia nei mercati internazionali. Tutti coloro che hanno conosciuto Sergio Marchionne sono rimasti inevitabilmente colpiti dal legame che ha sempre mantenuto con la sua terra d'origine, l'Abruzzo, con le radici profonde della sua famiglia; una famiglia che ha conosciuto il dramma dell'esodo istriano-dalmata e che poi, attraversando l'Atlantico, ha cercato e trovato quel riscatto comune a tanti figli della nostra Patria. Per quanto riguarda gli aspetti industriali, il mio auspicio è che i frutti delle sue scelte e delle sue intuizioni non vengano dispersi, ma possano continuare a vivere per il bene di FCA, dei lavoratori italiani e di tutto il Paese. Ai parenti e alla famiglia Agnelli Elkann desidero esprimere i sensi del mio profondo cordoglio per la perdita di un professionista illuminato, un caro amico e un padre straordinario. Invito quindi tutti i colleghi ad osservare un minuto di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 624 PRESIDENTE . Ha facoltà di intervenire il relatore, senatore Petrocelli, per svolgere la relazione orale. PETROCELLI, relatore . Signor Presidente, il disegno di legge che andiamo ad esaminare riguarda la conversione in legge del decreto-legge n. 84 del 2018, finalizzato a incrementare per l'anno 2018 la capacità operativa sia della Guardia costiera del Ministero della difesa sia degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libico, attraverso la cessione a titolo gratuito di unità navali italiane, nonché la fornitura delle risorse necessarie alla manutenzione di questi mezzi e lo svolgimento di specifiche attività addestrative e di formazione per il personale libico. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 15,45) ( Segue PETROCELLI, relatore ) . Ricordo innanzitutto che le questioni della messa a disposizione di unità navali italiane alla Libia, della loro manutenzione e dello svolgimento di mirate attività addestrative non sono nuove, essendo state oggetto di accordi bilaterali e di cooperazione tra i nostri due Paesi fin dal 2009, nel quadro delle attività volte al controllo e alla sicurezza dei mari, nonché al contrasto dell'immigrazione irregolare e del traffico di esseri umani. Gli accordi bilaterali sottoscritti in passato hanno portato anche all'adozione di specifici protocolli tecnico-operativi riguardanti anche le attività addestrative. Ricordo soprattutto il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008. Tale Trattato riaffermava l'impegno delle parti ad operare per il rafforzamento della pace, della sicurezza e della stabilità, in particolare nella regione del Mediterraneo, e definiva un nuovo partenariato bilaterale, prevedendo (all'articolo 19) l'intensificazione della collaborazione bilaterale nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti e all'immigrazione clandestina, nonché la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche da affidare a società italiane. Ricordo inoltre che alla Dichiarazione di Tripoli del gennaio 2012, con cui l'Italia ha assicurato il proprio sostegno politico al processo di pacificazione nazionale in atto in Libia, ha da ultimo fatto seguito anche il Memorandum d'intesa sottoscritto nel febbraio 2017, che stabilisce l'impegno reciproco dei due Governi a completare il sistema di controllo dei confini del sud della Libia previsto dal Trattato del 2008. Il provvedimento che andiamo ad esaminare si pone, dunque, in stretta continuità con l'impegno italiano degli ultimi anni, indirizzato al rafforzamento degli strumenti operativi a disposizione di Tripoli per esercitare la sua autorità nel controllo delle acque antistanti la costa libica, puntando al rafforzamento degli accordi di collaborazione sottoscritti nel recente passato. Del decreto-legge evidenzio in primo luogo i requisiti di straordinarietà e di urgenza, stante - mi sembra ovvia - la necessità di contribuire in tempi brevissimi al consolidamento delle capacità operative della Libia, conformemente alle richieste del Governo di Tripoli, nell'attività di controllo e vigilanza delle proprie acque territoriali, anche al fine di garantire la sicurezza della navigazione nel Mediterraneo e di porre un argine all'immigrazione irregolare e al traffico di esseri umani che si muovono dall'Africa verso l'Europa e che da troppi anni stanno interessando proprio la rotta del Mediterraneo centrale. Per il nostro Paese, in particolare, il rafforzamento della collaborazione bilaterale con la Libia costituisce un elemento di estrema rilevanza, non solo per continuare a perseguire l'obiettivo del contenimento della pressione migratoria, che proprio dalle coste libiche quasi sempre si origina, ma anche per una tutela più adeguata delle stesse frontiere esterne, italiane e dell'Unione europea, oltre che per un'azione efficace di contrasto alla criminalità organizzata internazionale e di prevenzione dai potenziali rischi di infiltrazione di soggetti contigui alle organizzazioni terroristiche. Andando ai contenuti del provvedimento, evidenzio che il disegno di legge di conversione si compone di un solo articolo che dispone la conversione in legge del decreto-legge n. 84 del 2018 a far data dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . Il decreto-legge, a sua volta, si compone di 4 articoli che dispongono, rispettivamente: in ordine alle cessioni di unità navali alla Libia (articolo 1); alle attività di manutenzione delle unità navali e alla formazione del personale (articolo 2); alla copertura finanziaria (articolo 3); alla entrata in vigore del testo (articolo 4). Più in dettaglio, l'articolo 1, comma 1, del decreto-legge dispone, per le singole componenti delle Forze armate e di polizia, la specifica autorizzazione alla cessione, a titolo gratuito, di dodici unità navali, nonché alla relativa autorizzazione di spesa. È previsto in particolare che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero dell'economia e delle finanze siano autorizzati alla cessione a titolo gratuito di dieci unità navali CP, classe 500, fra quelle in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto-Guardia costiera e di due unità navali da 27 metri, classe Corrubia, fra quelle in dotazione alla Guardia di finanza. Tale cessione avviene conformemente a specifiche intese con autorità libiche e nel pieno rispetto delle vigenti disposizioni internazionali ed europee in materia di sanzioni internazionali. Per il ripristino in efficienza e il trasferimento delle unità navali dall'Italia alla Libia è autorizzata una spesa complessiva, per il solo anno 2018, di 1,15 milioni di euro. L'articolo 2 del decreto-legge in esame stabilisce, a sua volta, l'autorizzazione a una spesa complessiva di 1,37 milioni di euro, fino al 31 dicembre 2018, per la manutenzione delle singole unità navali cedute e lo svolgimento di attività addestrative e di formazione del personale della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici. Pertanto, gli oneri complessivi del provvedimento sono quantificati in 2,52 milioni di euro per il solo anno 2018, alla cui copertura l'articolo 3 provvede mediante una corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Allo scopo, si utilizzeranno accantonamenti relativi ai Ministeri dell'interno, delle infrastrutture e dei trasporti, degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Il prospetto degli oneri, come potete facilmente vedere dai documenti allegati, è dettagliato nella relazione tecnica allegata al provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Onorevole Presidente, cari colleghi, il decreto-legge 22 giugno 2018, n. 84 può apparentemente sembrare minimale e di importanza residuale, mentre, a nostro giudizio, esprime tutta la sua valenza e portata, soprattutto in considerazione della strategia che il Governo vuole e vorrà attuare in merito alla gestione del fenomeno migratorio. Si tratta di un tema sul quale ci confrontiamo e alle volte ci scontriamo anche con durezza, che ogni giorno tocca il nostro popolo, soprattutto le fasce più deboli della nostra popolazione. Quindi, è un tema che non possiamo affrontare con superficialità, ma che ci deve vedere tutti coinvolti nell'interesse comune della nostra Nazione. Ebbene, a questo proposito, partendo dalla posizione di Fratelli d'Italia, noi da sempre siamo favorevoli alla collaborazione con i Paesi del Nord Africa nel controllo del flusso migratorio. A ciò risponde, evidentemente, il contenuto del decreto-legge in esame. I rapporti con questi Paesi - con la Libia, in particolare - vanno quindi sicuramente incrementati. Ricordo a noi tutti come già dal 2007-2008 (quindi con un Governo di centrodestra) si partì con accordi di questo tipo. Lo stesso Governo della passata legislatura (mi riferisco, quindi, a un Governo di sinistra e al ministro Minniti), dopo quattro anni di assoluta incapacità di affrontare il problema migratorio, alla fine non ha potuto fare altro che accordarsi con questi Paesi per cercare di porre un freno al fenomeno. Quindi, sul principio siamo tutti d'accordo. Noi aggiungiamo che la questione dell'Africa e delle migrazioni va affrontata da parte di tutti, anche nella consapevolezza che i problemi di questi Paesi vanno dapprima risolti a casa loro e, laddove ciò non sia possibile, occorre trovare una soluzione e porre un freno - mi riferisco al blocco navale, che Fratelli d'Italia sostiene a gran voce da tempo - per impedire che possano arrivare nel nostro Paese e nella nostra Europa. Nello specifico, per quanto riguarda il provvedimento in sé, Fratelli d'Italia ha fatto già rilevare i problemi contenuti nel decreto-legge quando è arrivato in Commissione e, in particolare, in Commissione affari esteri. Ha fatto rilevare che il decreto si presentava piuttosto scarno e monco in alcune parti; addirittura vi erano problemi di copertura, vi era l'assenza assoluta di chiarimento della relativa diminuzione del capitale del patrimonio dello Stato perché, cedendo un bene dello Stato, il suo patrimonio va diminuendo e non era previsto nulla in termini numerici al riguardo nel decreto giunto in Commissione. Come pure vi erano incongruenze palesi ed evidenti (addirittura evidenziate dal Servizio studi del Senato, ma non recepite allora dal testo del Governo) sulle spese alla base del decreto. Fortunatamente, grazie anche all'intervento di Fratelli d'Italia in Commissione affari esteri, il Governo ha risposto su questi tre aspetti, dando una caratterizzazione finalmente completa al decreto in oggetto; ne prendiamo atto e ringraziamo il Governo. Vogliamo sottolineare però un aspetto fondamentale, che riguarda la salvaguardia della capacità operativa; stiamo cioè trattando di una cessione a titolo gratuito di motovedette, di barche e di navi alla Libia, per controllare e pattugliare le coste. Siamo tutti d'accordo: ben venga. Però, nel far questo, andiamo a togliere questi mezzi navali alla Guardia costiera e alla Guardia di finanza. Noi, allora, abbiamo chiesto in sede di Commissione affari esteri, ma anche in sede di Commissione finanze, rassicurazioni al Governo circa il fatto che il venir meno delle motovedette non inficiasse la disponibilità strutturale delle nostre Forze dell'ordine. Qui però c'è stata mancanza di chiarezza; infatti, a parole il Governo ci ha dato rassicurazioni e rilevo, per quanto anche di mia competenza in Commissione finanze, che la Commissione ha espresso parere favorevole nel presupposto che le unità navali della Guardia di finanza non debbano essere oggetto di reintegrazione, sostanzialmente viene detto che non dovrebbero esserci problemi. Vengono quindi date le navi, purché non ci siano problemi nella nostra flotta. Tuttavia, poiché le parole non trovano formalizzazione nella legge, chiediamo e ribadiamo l'appello al Governo - che a mio avviso dovrebbe essere condiviso da destra a sinistra - di chiarire nel decreto-legge, ci auguriamo in modo inequivocabile, la salvaguardia della capacità operativa della Guardia costiera e della Guardia di finanza. Ci risulta infatti, come il collega che seguirà specificherà entrando nel merito, che laddove queste motovedette vengano prelevate, in realtà non verrebbero poi sostituite. Chiediamo allora al Governo di fare chiarezza e corrispondere all'emendamento presentato da Fratelli d'Italia a firma del senatore Urso, che chiede di inserire al comma 1, dell'articolo 1 del decreto-legge, dopo le parole «in materia di sanzioni», le seguenti: «e, in ogni caso, compatibilmente con le esigenze di salvaguardia dei livelli di efficienza e di capacità operativa delle Capitanerie di porto - Guarda costiera e della Guardia di finanza interessate,». Concludo ringraziando per l'attenzione e sperando che il Governo abbia davvero a cuore il fenomeno delle politiche migratorie, ma abbia anche a cuore che le nostre strutture territoriali non vengano meno negli strumenti che ci servono per pattugliare e difendere le nostre coste. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fusco. Ne ha facoltà. FUSCO (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, onorevoli colleghi presenti in quest'Aula, sono particolarmente onorato di poter intervenire per la prima volta in questa Assemblea e lo sono ancora di più per la rilevanza del decreto in esame. Come è a tutti noto, l'Italia sta vivendo in questo periodo e ormai da anni una situazione particolarmente critica con riguardo ai fenomeni migratori che stanno interessando l'intero Paese. Risulta pertanto necessario intervenire con provvedimenti e con accordi che mirino a facilitare il ripristino del controllo di tali flussi, proseguendo nella direzione che in più occasioni l'attuale Governo fin dal suo insediamento ha delineato e mostrato di voler seguire. Il decreto-legge che oggi discutiamo persegue il duplice obiettivo di voler limitare l'ormai insostenibile traffico di esseri umani nel Mediterraneo, insostenibile in termini economici ma ancor più in termini di costi umanitari. Basti pensare, a tal proposito, alle migliaia di persone che, con la speranza di trovare migliori condizioni di vita, lasciano il proprio Paese d'origine e non riescono spesso a raggiungere le coste di alcun Paese europeo, perdendo nel peggiore dei casi la propria vita. (Applausi dal Gruppo L-SP) . La cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici che il decreto-legge in esame prevede, ha l'obiettivo di voler finalmente intervenire a favore di un'auspicata e ormai più che necessaria gestione corretta dei flussi migratori, con particolare interesse a quelli provenienti dalla Libia, attribuendo massima rilevanza all'esigenza di contrastare i traffici di esseri umani e alla salvaguardia della vita umana in mare. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Va, a mio avviso, interpretata allo stesso modo la fornitura delle risorse necessarie alla manutenzione di tali mezzi e lo svolgimento di specifiche attività addestrative e di formazione per il personale libico. Tali provvedimenti non sono nuovi e rientrano pienamente nel sentiero tracciato da numerosi e rilevanti accordi intercorsi tra i due Paesi negli ultimi dieci anni. Come ricordato da più colleghi in sede di Commissione, tale decreto prosegue, infatti, quanto già intrapreso dal 2009, anno a partire dal quale, con una serie di accordi bilaterali tra Italia e Libia, si è deciso, agendo con fine di cooperazione, di intervenire per contrastare l'immigrazione incontrollata e il traffico di esseri umani e per garantire in termini di sicurezza la navigazione del Mediterraneo centrale, il tratto di mare più battuto e interessato dai flussi migratori. Con il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Gran Giamahiria araba libica popolare socialista, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008, si sono infatti mossi i primi passi in questo senso, manifestando la volontà di porre rimedio, tra le altre cose, proprio all'immigrazione clandestina. La collaborazione tra i due Paesi in tale direzione ha visto, infatti, la promozione di pattugliamenti congiunti delle coste libiche tramite la cessione di motovedette italiane alla Libia già a partire dal 2007, le cui proroghe hanno visto similmente nel 2010 la cessione di quattro unità navali dal Governo italiano al Governo libico. Superata la guerra civile libica, dopo che, tra l'altro, le appena citate unità navali sono rimaste danneggiate, nell'epoca successiva alla morte di Gheddafi, si è proseguito sulla linea della cooperazione e sul rafforzamento del rapporto di amicizia tra Italia e Libia e nel 2012, con la Dichiarazione di Tripoli, il Governo italiano, nella persona del presidente Monti, ha nuovamente sancito la volontà di voler supportare con azioni congiunte e con il proprio sostegno politico il processo di pacificazione interno al Paese. Proseguendo, è con il Memorandum d'intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato di Libia e la Repubblica italiana, firmato dal presidente del Consiglio presidenziale Fayez al-Sarraj e dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silveri a Roma il 2 febbraio 2017, che si è voluto proseguire su questa linea sancendo il comune impegno alla stabilizzazione del Paese e al Governo dei flussi di migranti clandestini e di contrasto ai traffici illeciti. Questo breve excursus storico, che mi ha visto citare brevemente i punti salienti del rapporto di cooperazione e partenariato che contraddistingue a partire dal 2009 le relazioni tra Italia e Libia, si rende necessario per evidenziare che la conversione del decreto-legge, oggi all'esame dell'Assemblea, ha lo scopo di proseguire nella stessa direzione che i Governi che ci hanno preceduto, seppur in situazioni diverse e con minor vigore, hanno tracciato. Le finalità di tale decreto sussistono, infatti, nel voler fornire ulteriori strumenti per contenere gli ormai incontrollabili flussi migratori, anche in un'ottica di tutela delle frontiere esterne e di prevenzione di potenziali rischi di entrata nel nostro Paese di persone vicine o facenti direttamente parte di organizzazioni terroristiche che potrebbero minare la sicurezza del nostro Paese. Se si vuole perseguire tale obiettivo, che vede la cooperazione come un elemento cardine ed imprescindibile per la risoluzione e il governo dei flussi migratori, non più gestibili per l'Italia, un tale decreto risulta, di fatto, non solo necessario ma d'obbligo. L'attuale flotta a disposizione della guardia costiera libica non risulta in alcun modo sufficiente a garantire un controllo adeguato delle frontiere né un adeguato soccorso nei frequenti casi di necessità, tristemente registrati sempre più frequentemente e che questo Governo vuole assolutamente impedire. Le quattro motovedette cedute dall'Italia e, precisamente, dal Governo Berlusconi e quindi da quello Gentiloni Silveri sono state dismesse. Le dieci imbarcazioni classe 500 che verranno con tale accordo cedute alla Libia, della lunghezza di dieci metri ed in vetroresina, così come le due unità navali classe Corrubia di 27 metri e capaci di raggiungere i 43 nodi e dall'autonomia, a velocità di crociera di 21 nodi, di 800 miglia rappresentano sicuramente dei mezzi necessari per agire con efficienza ed efficacia nel raggiungimento degli obiettivi previsti. Tale provvedimento risulta, poi, ancor più giusto e degno di apprezzamento se si considera che l'Italia andrà così a coadiuvare con un importante contributo il controllo di un confine marittimo che non è solamente italiano ma europeo. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santillo. Ne ha facoltà. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge di cui si dispone la conversione, persegue l'esigenza di incrementare la capacità operativa delle autorità costiere libiche mediante la cessione, a titolo gratuito, di dieci unità navali in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto-Guardia costiera e due in dotazione alla Guardia di finanza, da destinare alle attività di controllo e di sicurezza per il contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani, e alle attività di soccorso e di salvaguardia della vita umana in mare. La complessità delle attuali dinamiche del fenomeno migratorio e la necessità di contenerne la pressione, con particolare riferimento ai flussi provenienti dalla Libia, anche in un'ottica di tutela delle frontiere esterne e di prevenzione di potenziali rischi di infiltrazioni da parte di soggetti contigui alle organizzazioni terroristiche, hanno indotto il Governo ad adottare il presente provvedimento in condizioni di urgenza. La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori che attraverso il Mediterraneo tentano di raggiungere l'Italia e l'Europa. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, ovvero dall'ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transizione democratica. I trafficanti di esseri umani approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui. Il provvedimento si inserisce nell'ambito dei vigenti accordi bilaterali e di cooperazione tra Italia e Libia: Trattato di Bengasi, Dichiarazione di Tripoli e specialmente il Memorandum d'intesa del 2 febbraio 2017, che, tra gli altri punti, stabiliva il rafforzamento della sicurezza alle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica italiana. Questa intesa ha consentito di mettere a disposizione della guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici motovedette italiane, nonché di provvedere alle attività di manutenzione e di addestramento del personale. Da parte sua, l'Unione europea addestra gli ufficiali della guardia costiera libica sin dall'ottobre 2016 nell'ambito dell'operazione Sophia, lanciata nel luglio 2015 con lo scopo di contrastare l'attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Ad oggi, sono 188 gli ufficiali libici che hanno completato la formazione. Ne è conseguito che, a partire dal luglio 2017, gli sbarchi in Italia sono progressivamente diminuiti, tanto che, dal 1° gennaio al 24 maggio 2018, sono giunti sulle coste italiane 10.808 migranti, di cui 7.103 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione di quasi il 78 per cento rispetto ai dati dello stesso periodo del 2017. Inoltre, nei primi tre mesi del 2018, la guardia costiera libica ha compiuto più di 4.100 operazioni di salvataggio in mare nella tratta del Mediterraneo centrale, tra la Libia e l'Italia, raggiungendo una cifra pari a quasi il doppio rispetto ai 2.500 soccorsi effettuati dalle navi delle ONG nello stesso periodo. È quindi indispensabile dare un seguito a misure che si sono rivelate estremamente utili. In attesa che la componente manutentiva libica acquisisca le necessarie competenze per garantire il funzionamento delle dodici unità navali da trasferire, il decreto-legge prevede la fornitura di un supporto logistico fino al 31 dicembre 2018. È prioritario garantire adeguati standard di sicurezza della navigazione nel Mar Mediterraneo, al fine di gestire correttamente le dinamiche dei fenomeni migratori, specialmente di quelli provenienti dalla Libia, che vedono l'Italia da anni in prima linea. Fra il 2014 e il 2017, ovvero nei quattro anni in cui è stato più attivo il flusso dal Nord Africa, sono arrivate via mare in Italia ben 623.000 persone, per cui il nostro Paese possiede senz'altro un know-how sulle attività di soccorso in mare che deve essere necessariamente trasmesso ad altri per una fruttifera collaborazione allo scopo di contrastare in modo veramente efficace il fenomeno. Questa non è una misura da considerarsi risolutiva, ma è soltanto un contributo, un supporto a una visione più complessa e globale che questo Governo sta garantendo con il proprio lavoro, con determinazione e alacremente. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vattuone. Ne ha facoltà. VATTUONE (PD) . Signor Presidente, signori Sottosegretari, colleghi, intanto il provvedimento si colloca - come hanno sottolineato i colleghi che mi hanno preceduto - all'interno di una sostanziale strategia di continuità con quanto fatto dai Governi precedenti, finalizzata a portare stabilità al Paese. Correttamente il relatore, così come i due colleghi che mi hanno preceduto, hanno fatto in parte la cronistoria dei rapporti bilaterali tra Italia e Libia, a partire dal Trattato di amicizia del 2008, che era orientato e rafforzare i legami tra i due Paesi, per arrivare al Memorandum d'intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato di Libia e la Repubblica italiana, firmato a Roma, dal Presidente del Consiglio presidenziale riconosciuto dall'ONU, al-Sarraj, e dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silveri, il 2 febbraio 2017. Tale Memorandum interviene a definire i comuni impegni in vista della stabilizzazione del Paese, del governo dei flussi di migranti clandestini e del contrasto ai traffici illeciti. In tale contesto, quindi, va benissimo il provvedimento di cui stiamo discutendo oggi nel rafforzare il nostro supporto tecnico direttamente nelle acque territoriali libiche, al fine di contrastare efficacemente il traffico illecito di esseri umani, tuttavia con la cessione delle unità navali e il rafforzamento della Guardia costiera libica si affronta solo la parte finale di un problema molto più complesso del fenomeno migratorio in atto nel Mediterraneo centrale. Tra l'altro - come accennava anche il relatore - c'è una forte preoccupazione che deriva dal rischio sul fronte della minaccia terroristica, perché la sconfitta militare a Raqqa e a Mosul, che erano, nell'immaginario collettivo, le capitali dell'Isis, non fa venir meno tale minaccia. I foreign fighters vagano da soli, sono in circolazione, e c'è una sorta di diaspora che rischia di incrociare i flussi migratori. Quindi certamente c'è un potenziale rischio di infiltrazione, perché chi fugge cerca la strada più semplice che si può prendere. Si palesa pertanto quindi anche il rischio che la Libia diventi un approdo sicuro per i terroristi e per i foreign fighters in fuga dalla guerra. La stabilizzazione del Paese e dei suoi confini, quindi, è cruciale, non solo per contrastare il traffico illecito di esseri umani, che certamente è un problema molto importante per il nostro Paese, ma anche per combattere il terrorismo. Pertanto, vanno bene le cessioni navali ma, nello stesso tempo, credo che tutti siamo consapevoli che una crisi complessa come quella legata ai flussi migratori possa venire affrontata solo con una strategia multidimensionale, che non può non comprendere anche un quadro di accordi in ambito europeo e con i Paesi di origine dei flussi, come è stato detto. La possibilità di rimpatriare un maggior numero di immigrati regolari, però, si scontra sempre con la riottosità dei Paesi di provenienza e il problema - diciamocelo - è un po' sempre quello. Tornando al Memorandum del 2017, è il caso di sottolineare le molteplici attività e iniziative attuate nelle fasi finali dei Governi precedenti nella direzione di un maggior controllo dei flussi. Il collega che mi ha preceduto ha fornito alcuni numeri, io ne fornirò degli altri: nell'ultimo anno, l'attività svolta dall'Italia in Libia ha fatto crollare il numero dei morti in mare da 4.150 a 1.258, così come dal 1° luglio 2017 al 30 aprile scorso (per dare un termine) sono arrivate 104.000 persone in meno rispetto al periodo precedente. Va bene quindi la cessione delle navi, ma non va abbandonata la rete realizzata, ad esempio, con i sindaci delle città della Libia più coinvolte dal traffico degli esseri umani e con le tribù (i cosiddetti guardiani del deserto). Dobbiamo quindi sostenere, anche finanziariamente e comunque in generale, tutte quelle regioni colpite dal fenomeno dell'emigrazione. Occorre anche tenere ben presenti gli accordi che sono stati fatti sul confine subsahariano in Libia, quindi con i Paesi del Ciad, del Mali e del Niger, al fine di rafforzare la capacità di controllo dei confini marittimi e terrestri di quei Paesi, coinvolgendo anche l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (INM) e l'UNHCR, che svolgono un ruolo molto importante e determinante sul territorio libico per quanto riguarda i diritti umani, basti ricordare che hanno gestito ed assistito 25.000 rimpatri volontari. In questo senso, va richiamata la necessità di migliorare gli standard di visibilità dei centri di permanenza in Libia, dove vengono accolti questi disperati che attraversano il deserto. Sempre in questo contesto - voglio ricordarlo - è necessario menzionare la missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger, che abbiamo approvato al termine della scorsa legislatura e che è stata molto contrastata in passato. Adesso non voglio fare polemica, ma si spera che prevalga una lettura dei fatti che registri l'utilità di questa missione, che è fondamentale per il controllo dell'immigrazione. Poi vi sono, ancora, tutti gli accordi di riammissione con i Paesi a forte vocazione migratoria. Alcune intese sono già state fatte, in particolare con l'Algeria, il Gambia, il Niger, la Nigeria e il Senegal, solo per ricordarne alcune. Sappiamo infatti - lo abbiamo detto più volte e lo ricordavano anche i colleghi - che in Africa si gioca una partita fondamentale per la sicurezza, laddove c'è una crescita demografica imponente, dato che, come sappiamo, secondo le stime, nel 2050 la popolazione raddoppierà, toccando la cifra di due miliardi di persone. Tutto questo per dire che è necessario saper articolare una politica di difesa e di sicurezza che non può prescindere dalla capacità di tessere relazioni internazionali ed è quindi necessario un approccio meno improntato ai gesti esemplari, oltretutto fatti sulla pelle delle persone, secondo noi poco efficaci a lungo termine, perché l'immigrazione, come penso sappiamo tutti, è un fenomeno strutturale e non può essere gestito attraverso politiche emergenziali. Il tema dell'immigrazione continua certamente ad avere un ruolo da protagonista nello scenario politico del nostro Paese: la questione della gestione dei flussi migratori è certamente drammatica e campeggia sui media, in particolare negli ultimi mesi. È un problema serio e siamo consapevoli che, sotto la superficie di questa grande crisi, il problema risieda nelle gravi instabilità che costellano il contesto odierno e nello stato delle relazioni internazionali. Non la faccio lunga, ma è comunque essenziale ragionare su quale sia la risposta più adeguata. La realtà ci dice che le crisi di oggi richiedono capacità irraggiungibili per un singolo Stato e, di conseguenza, un approccio che sia almeno verosimile non può prescindere dall'operare in ambito multilaterale e dal costruire una strategia politica prima che operativa. La posizione del Partito Democratico sarà espressa in dichiarazione di voto dal collega senatore Alfieri, ma con questi presupposti il provvedimento si inserisce in un contesto che condividiamo, seppure va richiamata, come dicevo, la necessità di implementare e di rafforzare altre importanti funzioni fondamentali, che sono alla base del Memorandum sottoscritto nel 2017 dal nostro Paese, che ho ricordato. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, illustri esponenti del Governo, oggi si chiede all'Assemblea di convertire in legge il decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, ossia di rendere esplicita la volontà, la collaborazione e l'onestà dell'Italia nei confronti di un mondo che soffre e chiede aiuto e nei confronti dell'Europa stessa. Il nostro Governo ha scritto nel contratto che nei tavoli dei negoziati europei avrebbe ricoperto un ruolo da protagonista, con l'intento di far rispettare i diritti e i doveri dell'Unione europea e lo stiamo facendo. Il carattere deciso, caparbio e irremovibile del nostro Ministro dell'interno ci sta garantendo rispetto e un'improvvisa collaborazione da parte di Stati europei che fino a ieri erano miopi al problema. Abbiamo infatti riaperto una coscienza egoisticamente chiusa, affinché ci sia una equa e responsabile ripartizione del ricollocamento dei richiedenti asilo. Solo grazie alla nostra leale forza politica e morale siamo oggi ascoltati, considerati e rispettati. La boriosità e il menefreghismo anch'esso egoisticamente assunto da alcuni leader europei sono oggi rimandati al mittente. In modo leale, forse anche duro per alcuni, il nostro leader Matteo Salvini ha interpretato la volontà degli italiani, ovvero quella di offrire amore ai popoli che soffrono, ma pretendendo impegno comune, regole comuni e risposte serie e veloci. Questa strategia organizzativa fa seguito al Trattato di Bengasi del 2008, al quale riconosciamo la lungimiranza di chi vedeva allora nella Libia un partner per cooperare in accordi bilaterali che determinano lotta al terrorismo e alla criminalità, lotta al traffico illecito, soprattutto di stupefacenti, e all'immigrazione clandestina, nonché un alleato sulle sponde nordafricane, fornitore di energia, gas e petrolio. Apprezziamo la continuità strategica, anche se di debole efficacia sui tavoli europei, del precedente Governo; abbiate perciò anche voi dell'opposizione il coraggio e la correttezza di apprezzare il lavoro del nostro Esecutivo e il ruolo assunto nei confronti di un'Europa che scaricava sull'Italia tutte le responsabilità economiche, politiche, legali, umanitarie e sociali e che si nascondeva egoisticamente dietro patti, trattati e accordi firmati, con la consapevolezza degli enormi svantaggi arrecati. Penso poi al ruolo assunto nei confronti di organizzazioni private autoproclamatesi legittime e autoreferenziali, organizzazioni senza alcun obbligo di pubblicità di bilancio e che non svelano con trasparenza finanziatori e finalità. Mi riferisco a un Governo che ha il merito di lavorare per renderci un sentimento che purtroppo da troppo tempo manca, cioè quello di Patria; una Patria che in Europa conti e si faccia sentire. Rivendichiamo pertanto orgogliosamente la volontà di cedere a titolo gratuito ben dodici unità navali e siamo orgogliosi di fornire altresì supporto, addestramento ed istruzione operativa, di fornire sacrificio di uomini e donne italiani, formazione e copertura finanziaria per una spesa complessiva di 1,15 milioni di euro. Diamo un segno tangibile aggiungendo dodici unità operative alle quattro motovedette della Libia vecchie e limitate. Per salvare davvero le vite umane e combattere davvero i trafficanti di morte occorre operare un contrasto già nei luoghi di partenza, perché lì è la cupola e perché impedire ad uno scafo insicuro di partire significa evitare tragedie in mare. Noi in Italia accogliamo volentieri e senza trattati i rifugiati veri; deve finire il business delle cooperative dell'accoglienza indegna e ricca di lucro. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Oggi aiutiamo le istituzioni libiche, non solo con soldi ma con mezzi, formazione, uomini e tecnologie avanzate che consentiranno di reprimere efficacemente la malvagità dei trafficanti impuniti. Questo provvedimento ci costa anche la consapevolezza di sacrificare le dodici unità, sfilandole ad altri impegni del nostro territorio, ma la fame di umanità e di pace ci rende forti, fieri e fiduciosi. Chiediamo di non strumentalizzare la colpevolezza e di non augurarsi qualche tragedia per poter alzare in modo ipocrita il dito e dire «lo avevo detto». C'è poco da dire, infatti, sulla nostra onestà e lealtà. Il nostro Governo non lascerà mai morire le persone e renderà onore alle vittime del mare, punendo il sistema degli infami traghettatori di morte e di chi ha guadagnato soldi sporchi di sangue. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (M5S) . Signor Presidente, il decreto-legge n. 84, licenziato il 2 luglio scorso, prevede la cessione da parte dell'Italia alla Libia di dodici navi da destinare alla sicurezza della navigazione nel Mediterraneo; una cessione a titolo gratuito di motovedette in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto, alla Guardia costiera e alla Guardia di finanza, per garantire in particolare la corretta gestione delle attuali dinamiche del fenomeno migratorio, con particolare riferimento ai flussi provenienti dalla Libia, attribuendo priorità, in primo luogo, all'esigenza di contrastare i traffici di esseri umani e, in secondo luogo, immediatamente dopo, alla salvaguardia della vita umana in mare. Sono previsti i fondi necessari a garantire la manutenzione delle unità e lo svolgimento di attività addestrative e formative del personale libico; c'è uno stanziamento totale di circa 2,5 milioni di euro attraverso fondi che sono in riserva dei Ministeri interessati. Va ricordato che già in passato si è provveduto ad accordi che prevedevano sostegni di questo tipo da parte del nostro Paese alla Libia. In data 29 dicembre 2007 era stato siglato un protocollo per fronteggiare il fenomeno dell'immigrazione clandestina, accompagnato da un protocollo tecnico-operativo siglato che prevedeva un pattugliamento congiunto con la cessione in uso di motovedette e attività di addestramento, formazione, assistenza e manutenzione dei mezzi. Ad esso è seguito, poi, un protocollo aggiuntivo tecnico-operativo, siglato il 29 dicembre 2009. I periodici decreti-legge di proroga delle missioni internazionali hanno autorizzato, a partire dal disegno di legge n. 8 del 2008, la partecipazione del personale della Guardia di finanza italiana alle missioni bilaterali in Libia di supporto alla Guardia costiera libica e la spesa per la manutenzione ordinaria e dell'efficienza delle unità navali cedute dal Governo italiano al Governo libico pro tempore . Tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010 sono state cedute quattro unità navali. Si ricorda che tali unità sono rimaste danneggiate nel corso della guerra civile libica e sono state riportate nuovamente in Italia per essere riparate; dopodiché, sono state custodite dal Corpo della guardia di finanza nel comprensorio di Miseno, per essere poi riconsegnate alla Libia nell'aprile 2017, mentre erano avviate attività di manutenzione per il ripristino di altre sei unità. Le unità fornite dal decreto-legge in esame sono dieci motovedette costiere da dodici metri e due navi da ventisette metri, indicate per intercettare barconi carichi di migranti e per procedere ad operazioni di salvataggio. Queste navi sono in grado di ricondurre i naufraghi unicamente verso porti libici, ma la Libia oggi, purtroppo, non può offrire ancora, secondo la normativa, un porto di sbarco cosiddetto sicuro. Anche i più recenti rapporti delle Nazioni Unite e i giudici di Ragusa e Palermo nelle loro sentenze escludono, alle attuali condizioni, che la Libia possa offrire porti sicuri di sbarco, tenuto conto anche della precaria situazione politica e della mancata sottoscrizione libica della Convenzione di Ginevra sui rifugiati. In tal senso, appare quanto mai urgente, quindi, un impegno dell'Italia a favorire la stabilizzazione e la normalizzazione politica del Paese. Nel maggio 2009 - dobbiamo ricordarlo - l'allora Governo italiano, che aveva messo in esecuzione i citati accordi, fu condannato dalla Corte d'Europa dei diritti dell'uomo (sentenza 23 febbraio 2012) per respingimenti considerati illegittimi, eseguiti dalla Guardia di Finanza verso Tripoli, in quanto - si legge nella sentenza - costituivano violazione dell'articolo 3 (tortura e trattamento inumano) della Convenzione europea dei diritti umani, perché la Libia non offriva alcuna garanzia di trattamento secondo gli standard internazionali dei richiedenti asilo e dei rifugiati e li esponeva ad un rimpatrio forzato. Inoltre, la Corte condannava l'Italia per violazione del divieto di espulsione collettivo (per la seconda volta in quasi cinquant'anni) e per non avere offerto ai rifugiati alcuna effettiva forma di riparazione per le violazioni subite (articolo 13 della Convenzione europea). Ciò perché, una volta riportati in Libia, non erano più in grado di fare ricorso sulla loro condizione. La sentenza fu quindi una completa smentita delle giustificazioni addotte a suo tempo dall'Italia a sostegno della pratica del respingimento in acque internazionali dei profughi e migranti clandestini provenienti dall'Africa settentrionale. A oggi, purtroppo, la Guardia costiera libica non ha i mezzi e gli assetti organizzativi per salvaguardare effettivamente la vita umana in mare. La sua capacità di ricerca e salvataggio è molto al di sotto degli standard internazionali imposti dalle convenzioni e dal regolamento dell'International maritime organization (IMO). Il supporto, in termini di mezzi e addestramento, che il Governo italiano offre oggi alla Guardia costiera libica non basterà a cambiare questa realtà e a fornire un'effettiva garanzia sulle capacità di soccorso della Guardia libica dall'oggi al domani. Così come il mero riconoscimento di una zona SAR libica non comporta, di per sé, la qualifica automatica di porto sicuro, senza dimenticare le difficoltà di aprire hotspot nei Paesi del Sahel, sul piano sia politico, che umanitario. È inutile nascondersi la difficoltà e la complessità di un problema di non facile risoluzione, ma che necessariamente il Governo italiano dovrà affrontare con coraggio, tempo e pazienza. Migliorare l'operato della Guardia costiera libica è solo un piccolo passo di un lungo cammino. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, come ha già detto il senatore De Bertoldi poco fa, Fratelli d'Italia sostiene l'obiettivo del Governo italiano di aiutare e rafforzare il contrasto al traffico di esseri umani e ai barconi della morte che partono dalle coste libiche e attraversano il Mediterraneo. Quindi, noi siamo favorevoli agli aiuti che il decreto-legge in esame offre alla Libia, in esecuzione, tra l'altro, di accordi già presi anche da precedenti Governi. Certo, la situazione è molto complicata e la crisi è molto complessa, per cui riteniamo che l'unica vera soluzione sia quella del blocco navale. Per impedire le morti nel Mediterraneo, bisogna impedire ai barconi della morte di partire. Questo è, secondo noi, l'unico modo per porre fine, finalmente, a questa tragedia. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP) . Come del resto fece il Governo Prodi nel 1997 e nel 1998 nei confronti dell'Albania. Questo, però, cari colleghi, non deve significare sguarnire la Guardia costiera italiana di mezzi importanti e fondamentali per i compiti che le nostre Capitanerie di porto stanno assolvendo già con difficoltà di strumenti e risorse. Per questo motivo, abbiamo presentato due emendamenti, a firma del senatore Urso, affinché sia chiaro l'impegno del Governo a sostituire quanto prima i mezzi che sono stati sottratti alla nostra Guardia costiera. Si tratta di mezzi importanti e fondamentali perché - lo voglio ricordare, colleghi - tre motovedette vengono sottratte alla Puglia e due alla Sicilia e queste motovedette, così come le altre, svolgono un ruolo fondamentale nella salvaguardia dei nostri confini. Allo stesso modo, voglio ricordare a tutti i colleghi che nella Provincia da cui provengo c'è Goro, che è la più grande marineria dell'Adriatico per numero di imbarcazioni immatricolate (circa 1.300), dove l'unica motovedetta disponibile è stata sottratta per essere mandata in Libia. Al riguardo, tre settimane fa, appena la notizia si è diffusa, ho presentato un'interrogazione a risposta scritta, ma non ho ancora avuto il piacere di leggere la risposta del Governo. Ho letto la risposta di alcuni esponenti della Lega sulla stampa locale, i quali hanno affermato che, quanto all'unica motovedetta che è stata sottratta alla nostra Guardia costiera, alla Capitaneria di Goro, che era fondamentale per il contrasto alle attività illegali, alla pesca illegale e per l'operazione mare sicuro (non vedo come si possa soccorrere un'imbarcazione in difficoltà nell'alto Adriatico con l'unico gommone rimasto alla Capitaneria di Goro), non mi dovevo preoccupare, perché il Governo aveva già deciso di fornire di modernissime motovedette le Capitanerie alle quali venivano sottratte queste dieci (più due) imbarcazioni. Ebbene, la realtà purtroppo è un'altra, perché il Governo ha respinto l'emendamento di Adolfo Urso, in base al quale questo impegno sarebbe stato scritto nero su bianco: oggi abbiamo soltanto delle promesse, ma le promesse non ci bastano. La realtà è ben diversa. La realtà è che la Capitaneria di Goro, come altre Capitanerie, ad oggi sono già più di trenta giorni che non ha alcun mezzo navale per effettuare il soccorso in mare e per contrastare le attività illecite che deve contrastare. Buon senso vorrebbe che prima di sostituire e di mandare via un mezzo - definito obsoleto mentre in realtà non è così, perché il mezzo era efficientissimo ed è stato mandato in cantiere solo per cancellare le scritte e i numeri identificativi della Guardia costiera - prima e non dopo, si desse l'alternativa per garantire l'efficienza e la funzionalità della nostra Guardia costiera. Quindi noi siamo d'accordo in linea di principio, ma non siamo d'accordo nel metodo, perché, ripeto, non si può sguarnire in questo modo i già precari strumenti a disposizione della nostra Guardia costiera e delle nostre Capitanerie. Invito quindi, a nome di Fratelli d'Italia, il relatore e il Governo a riflettere sull'emendamento che abbiamo proposto ed esprimere parere favorevole alla sua approvazione. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iwobi. Ne ha facoltà. IWOBI (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghi senatrici e senatori, il decreto-legge oggi in esame, già trattato in Commissione esteri, è una misura necessaria per dare seguito all'operato del Governo e del Ministro dell'interno in materia di gestione dei flussi migratori, oggetto degli accordi bilaterali sottoscritti in passato con manchevole risultato. La cessione gratuita di motovedette alla Libia si propone l'obiettivo di rafforzare la cooperazione con il Governo libico al fine di contrastare i canali illegali di immigrazione e il traffico degli esseri umani. Grazie a questo decreto-legge anche la Libia potrà contribuire ad un soccorso in mare che sia più efficace e che sia volto a prevenire possibili naufragi nel Mar Mediterraneo. La salvaguardia di vite umane deve sempre essere al primo posto di qualsiasi azione politica. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Siamo infatti consapevoli che la politica non si fonda su sensazioni o prime impressioni, ma sul realismo e cioè quella capacità di leggere e interpretare le situazioni reali per arrivare ad una soluzione di qualità, quella soluzione, realismo e capacità che sta dimostrando oggi l'attuale Governo e la sua maggioranza, grazie agli interventi mirati decisi dal ministro dell'interno, Matteo Salvini. Non solo: la cooperazione con il Governo libico porterà anche a disincentivare i viaggi nel Mar Mediterraneo e, di conseguenza, anche la tratta degli esseri umani nel Nord Africa e quindi i viaggi dei migranti che partono dell'Africa subsahariana e dal Corno d'Africa, restituendo e rispettando infine la dignità umana. Voglio inoltre sottolineare come questo decreto-legge vada nella direzione di responsabilizzare anche la Libia. È un aiuto che è al tempo stesso un atto dovuto per un obiettivo comune: i canali illegali che favoriscono la tratta degli esseri umani devono essere chiusi definitivamente. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Non possiamo assolutamente accettare che questi rischiosi viaggi della morte siano consentiti. È inaccettabile che un rifugiato politico, già perseguitato nel proprio Paese d'origine, debba rischiare la vita per ottenere una protezione che è un suo diritto, come abbiamo sempre sostenuto. (Applausi dal Gruppo L-SP e del senatore Romagnoli) . A tal fine sarà necessario consentire ai veri rifugiati la possibilità di usufruire di un canale legale che tuteli la loro sicurezza e che consenta un'analisi anticipata o almeno un primo filtro della domanda d'asilo, già prima dell'utilizzo di quel canale della morte. Per i migranti economici, invece, è giusto e doveroso sensibilizzare i Paesi d'origine al fine di evitare che finiscano vittime della tratta di esseri umani e che si trovino a rischiare la vita per finire spesso in situazioni di instabilità sociale ed economica: esistono i canali legali che rispondono alle esigenze del mercato del lavoro proprio per scongiurare la precarietà. Inoltre, il provvedimento fornisce ulteriori strumenti per contenere la pressione migratoria, anche in un'ottica di tutela delle frontiere esterne e di prevenzione di potenziali rischi di infiltrazioni da parte di soggetti contigui alle organizzazioni terroristiche, alla criminalità organizzata e all'immigrazione clandestina. Concludo dunque, signor Presidente, nel dire che, per questi motivi, riteniamo necessario che il provvedimento sia attuato in tempi brevi per proseguire su una linea politica che riporti al centro il rispetto delle regole e della cooperazione a tutela della vita e della dignità umana. Valuto come opportuna, pertanto, la forma del decreto-legge. Siamo ampiamente d'accordo e speriamo che il decreto-legge sia convertito oggi stesso. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, è un momento particolare quello di oggi in quest'Aula, perché andiamo ad approvare un provvedimento che credo andrà nella direzione giusta. Si è tenuta una ampia discussione in Commissione e voglio ringraziare il presidente Vito Petrocelli, sia per il garbo che per l'approfondimento e le capacità che sono state dimostrate comunque dall'intera Commissione: abbiamo sviscerato ogni aspetto di questo decreto-legge: un atto, lo voglio dire immediatamente, di grande generosità che l'Italia compie nei confronti della Libia, con la cessione a titolo gratuito di dodici importanti imbarcazioni, ma è anche un atto nell'interesse dell'Italia stessa, e direi dell'Europa, perché ci poniamo finalmente in contrasto rispetto all'immigrazione clandestina, in sintonia con quello che è stato anche il programma del centrodestra. Ho piacere che quest'oggi in Aula ci siano stati interventi con sfumature diverse, ma che si sia tutti assolutamente convinti della bontà di questo decreto-legge. Lo diciamo perché abbiamo l'intimo convincimento che sia finalmente arrivato il momento di dire basta, una volta per tutte, alle morti in mare: il nostro Mediterraneo si è trasformato in un cimitero! Dobbiamo avere il coraggio di evidenziare l'importanza di contrastare queste partenze. Tutti coloro che mi hanno preceduto lo hanno evidenziato, anche con enfasi e con forza, e seguendo, mi permetto di dire, un elemento reale: abbiamo avuto migliaia e migliaia di morti nel Mediterraneo. È successo tutto per caso? Soprattutto, davanti alle coste libiche sembra quasi che ci troviamo di fronte al triangolo delle Bermude. Era un caso? Come mai sono avvenuti questi affondamenti di imbarcazioni, che non sono assolutamente adatte per il trasporto di esseri umani (peraltro, provenienti dalla Cina per una rotta che perfettamente conosciamo)? Abbiamo citato l'operazione Sophia. L'ammiraglio Credendino nella precedente legislatura, sentito nelle Commissioni esteri e difesa, ebbe a dire che in questo tipo di operazione vi è anche la possibilità di controllare i natanti e di fare dei controlli su quelle imbarcazioni. Allora, visto che abbiamo la possibilità di avere il Governo presente, credo che sarebbe opportuno incominciare a pattugliare con le imbarcazioni nostre nazionali, ma anche con quelle estere che fanno parte di questa operazione, e avviare un contrasto per verificare come mai questi gommoni, tutti grigi, che vediamo nelle immagini televisive, arrivano nei porti della Libia. Un po' di attenzione, allora. Mi rendo conto che, probabilmente, questo decreto-legge - lo sappiamo tutti - non sarà risolutivo del problema delle partenze. Per questo, credo sarebbe necessario impiegare anche altre imbarcazioni; dovremmo probabilmente prevedere l'impiego, con l'intervento anche dell'Italia, di imbarcazioni diverse. Mi riferisco, ad esempio, a gommoni da diporto di 13, 14 o 15 metri, dotati di due motori, che possano consentire di pattugliare le coste libiche, perché non dobbiamo mai dimenticare che ci troviamo di fronte a 1.770 chilometri di costa, non semplici da pattugliare. Con queste imbarcazioni, allora, possiamo fare tanto. Mi auguro che anche i tempi di preparazione degli equipaggi siano celeri. Mi rendo conto della difficoltà, soprattutto e in particolare per l'utilizzo delle due imbarcazioni provenienti dalla Guardia di finanza. Mi riferisco a quelle da 27 metri, che sono dotate, non solamente di sofisticati sistemi radar che possono essere utilissimi, ma che hanno anche una avanzata tecnologia, soprattutto nella carena. Un collega, prima, ricordava la possibilità di arrivare fino a 43 miglia, che è una velocità considerevole per un'imbarcazione di quella portata, che ha una velocità di crociera di 21 nodi, ma riesce a mantenere anche le 43 miglia. Possiamo quindi efficacemente intervenire in quelle zone. Com'è stato detto e ripetuto, abbiamo un esodo, che è sotto gli occhi di tutti, biblico. Qualcuno diceva: non si fermano i sogni. Ma se il sogno è quello, che dicevo all'inizio del mio intervento, di morire in mare per arrivare in questa terra, credo che dobbiamo, con grande lucidità e con grande realismo guardare a qual è la situazione dell'Italia in questo momento particolare: è una terra che non può dare lavoro, vista la crisi economica oppressiva che la nostra economia vive. Bisogna quindi cominciare a valutare la possibilità di intervento, ad esempio aprendo hotspot , nel Sud della Libia e anche di procedere alle identificazioni, perché - scusatemi colleghi - in qualsiasi Paese civile, quando una persona vuole entrare, il minimo che deve fare è fornire i documenti per far sapere chi è, da dove viene e cosa fa. Vi sono addirittura nazioni, (come l'Australia), che richiedono una certificazione medica particolarmente approfondita. Bisogna sapere da dove vengono, disporre dei certificati penali e conoscere le pendenze penali per valutare chi arriva. Altrimenti, il rischio è davvero quello di accogliere anche delinquenza comune. Abbiamo visto che, purtroppo, su 100 che arrivano, più di 90 non avrebbero alcun titolo e alcuna ragione per rimanere in Italia. Se vogliamo allora aiutare veramente chi ha il diritto - e noi abbiamo il dovere di accogliere chi si trova in determinate situazioni che sono gravissime: le mamme, i bambini, coloro che davvero fuggono dalla guerra - dobbiamo incominciare a porre un contrasto forte nei confronti di coloro che vengono qui molto spesso semplicemente per saccheggiare lo Stato sociale. Questa è la verità. Vogliamo farlo - e credo che possiamo - tutti insieme, anche in quest'Aula con questo inizio di operazione molto importante, che non si potrà certamente fermare qui. Il nostro vice presidente Tajani, nel corso di un recente incontro, ha parlato di un grande piano Marshall per l'Africa, al quale dovrebbero contribuire tutte le Nazioni che hanno la possibilità di farlo; cercare di aiutare quei Paesi a incominciare a lavorare, in particolare, nell'agricoltura. Per iniziare queste operazioni - come dicevamo prima, naturalmente non è sufficiente il contrasto con queste imbarcazioni - dovremmo allora anche attrezzare la Libia con unità di controllo radar e soprattutto con droni che riescano a intercettare le imbarcazioni che partono. Questo dobbiamo incominciare a fare. Esprimiamo un voto naturalmente favorevole, anche in ossequio ai principi che abbiamo seguito, quelli del Trattato di Bengasi del 2008, poi entrato in vigore nel 2009 e che portava le firme di Gheddafi e del premier di allora Silvio Berlusconi, che aveva preconizzato ciò che sarebbe accaduto. Da quel momento incominciarono anche a ridursi gli sbarchi. Facciamo attenzione anche ad un'altra cosa: oggi si dice che gli sbarchi sono diminuiti. Non è vero, gli sbarchi non sono diminuiti; semplicemente sono cresciuti meno velocemente. È un po' quello che si dice con l'inflazione: si dice che l'inflazione diminuisce quando in realtà cresce meno velocemente. Anche gli sbarchi sono cresciuti meno velocemente, ma sono cresciuti: abbiamo 650.000 clandestini in Italia e dovremmo naturalmente anche incominciare a pensare alle operazioni per il rimpatrio. Il Trattato firmato all'epoca dal presidente Berlusconi aveva addirittura posto fine a un contenzioso annoso con la Libia (ricorderete anche la «giornata della vendetta» all'epoca di Gheddafi). Ebbene, siamo riusciti da quel momento a contribuire in maniera fattiva anche ai respingimenti. Avviandomi alla conclusione, mi permetto di ringraziare i Sottosegretari presenti perché un ordine del giorno a firma mia e dei colleghi Malan, Craxi e Mallegni (cui ha contribuito tutto il Gruppo) ha riconosciuto una parte importante, che riguarda l'articolo 13 del Trattato di amicizia e cooperazione di Bengasi, ovvero la possibilità di risarcire, o meglio ancora di rimborsare, le nostre imprese - e sono più di 100 - che avevano avuto danni per oltre 233 milioni di euro. Ecco, questo è un fatto molto positivo e intendo ringraziare il Governo per aver accolto in Commissione un nostro ordine del giorno in merito. In conclusione, anticipo sin d'ora che esprimeremo un voto favorevole alla conversione in legge di questo decreto-legge. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà. DE FALCO (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire è stato accolto positivamente, come abbiamo visto, da tutte le forze politiche sia di maggioranza che di opposizione. D'altra parte, esso si inserisce nell'alveo di una continuità con quanto è stato fatto anche nelle precedenti legislature. È un provvedimento che fornisce un aiuto importante alle diverse strutture libiche - sembra siano almeno tre - che, a vario titolo, sono competenti e responsabili in tema di polizia e soccorso marittimo. In termini generali, però, occorre prendere atto della situazione, secondo me, e riflettere su un punto: bisogna chiedersi se sia opportuno continuare a interloquire con il solo al-Sarraj, o se sia meglio allargare l'interlocuzione ad altri attori. Non è inutile, infatti, ricordare che già nel luglio dello scorso anno il presidente francese Macron aveva invitato a Parigi sia al-Sarraj sia Haftar. Successivamente, nel maggio di quest'anno, la Francia ha convocato una nuova conferenza che ha visto la partecipazione, oltre che di al-Sarraj e di Haftar, anche del presidente della Camera dei rappresentanti Salek e del presidente del Consiglio di Stato al-Mishri. La Francia quindi evidenzia una strategia di ampio respiro rispetto a quella un po' più angusta adottata dall'Italia degli anni recenti, laddove ci si era concentrati soltanto sulla figura - decisiva, sicuramente - di al-Sarraj, trascurando gli altri soggetti che invece potrebbero avere un ruolo importante anche nel contrastare i traffici di coloro che sfruttano la tragedia dei migranti e dei naufragi. Con il decreto-legge in discussione - è stato ricordato - si cedono dieci unità navali costiere da 11 metri e due unità navali da 27 metri. Le dieci piccole unità sono unità di polizia marittima che la Guardia costiera e la Capitaneria di porto utilizzano per la vigilanza e queste possono navigare con mare calmo o mare appena formato, mentre i due pattugliatori d'altura della Finanza sono unità che hanno grande autonomia. È altresì previsto un periodo adeguato e congruo di familiarizzazione degli equipaggi libici per la conduzione di queste motovedette. Le piccole sono sostanzialmente dei motoscafi, quindi non c'è bisogno di una lunga fase di familiarizzazione: ventotto giorni sono più che sufficienti. Le altre unità, quelle grandi, sono del tutto simili a quelle che già hanno in dotazione, e quindi anche in questo caso non c'è bisogno di familiarizzazione specifica. È apprezzabile e verosimile anche quello che dice il Governo sul fatto che la cessione a titolo gratuito di questa unità alla Libia - mi rivolgo ai colleghi che al riguardo prima richiamavano una possibile problematica - non ridurrà l'operatività della Guardia costiera, perché si tratta di unità comunque arrivate sostanzialmente al termine della vita operativa, sicché occorre effettivamente un ripristino prima della cessione. Per queste unità era già prevista la sostituzione. Attualmente, tra l'altro, non sono - tranne forse qualche caso sporadico - impiegate in compiti operativi. Penso che questo ci dovrebbe rassicurare, perché la Guardia costiera non subirà un depotenziamento della propria capacità operativa. Bisogna però tenere conto anche di altri fattori, a mio parere. In primo luogo, abbiamo visto che i migranti vivono nel terrore e nella disperazione dell'eventualità di essere riportati indietro, laddove, come hanno testimoniato inchieste indipendenti, molti di loro hanno subito torture e violenze feroci, come è stato detto... (Richiami del Presidente). DE FALCO (M5S) . Scusi Presidente, ma non ho cinque minuti? PRESIDENTE. Ne ha cinque e quando ne manca uno, come di consueto, lo segnaliamo. DE FALCO (M5S) . Dicevo che molti di loro hanno subito torture e violenze feroci, anche perché la Libia affida la gestione dei soccorsi alle stesse autorità che poi portano i migranti nei famigerati centri di detenzione e quel Paese non offre, com'è stato detto, garanzie per l'incolumità dei migranti intercettati o dei naufraghi salvati in mare, né consente accoglienza e accesso a una procedura d'asilo. Inoltre, sebbene risulti formalmente istituita una zona SAR libica, come veniva ricordato dalla collega, affinché il servizio di soccorso sia effettivo è necessario che lo Stato sia in grado di garantire continua operatività, coordinata ed efficace, dei servizi SAR, che istituisca un centro e sottocentri di soccorso e di coordinamento e che disponga di personale adeguato quantitativamente e qualitativamente (cosa che si sta facendo ma non è ancora completata). Tutto il servizio deve essere integrato in uno specifico contesto normativo, quindi la cessione delle motovedette ai libici è un primo passo cui si deve aggiungere una serie di iniziative e misure volte a creare un flusso - come veniva anche raccomandato - regolato e sicuro di migranti verso l'Europa, al quale si dovranno affiancare corridoi umanitari per i richiedenti asilo. Sotto un altro aspetto, occorre tener presente il dato economico. Va rilevato, cioè, che attualmente le rimesse dei migranti verso i Paesi d'origine superano di gran lunga i contributi allo sviluppo stanziati dall'Europa. Appare quindi necessario invertire questo rapporto. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. DE FALCO (M5S) . Concludo. Solo in questo modo, attraverso il coordinamento della gestione dei flussi delle persone e dei flussi economici sarà possibile ridurre la pressione sulle frontiere marittime e terrestri. Abbiamo tutti negli occhi lo sguardo terrorizzato di Josefa e dobbiamo capire che quel terrore supera anche la paura di morire in mare. Chi parte è consapevole di mettere a rischio la propria vita, ma è certo che, da dove parte, non esiste possibilità di vita. Concludendo, siamo di fronte ad un decreto-legge che ha molti aspetti positivi e che va rapidamente convertito in legge. Tuttavia, non basta ancora. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, giustamente, nel suo intervento, il relatore e Presidente della Commissione affari esteri, emigrazione - così come è stato fatto in molti degli altri interventi - ha sottolineato il senso di continuità del decreto-legge in esame rispetto a decisioni e politiche precedenti, che vengono da lontano, più o meno dal periodo 2008-2009. È invece proprio questa continuità, in un contesto sempre più pesante e sempre più esasperato, che a mio avviso va interrotta e va ripensata. Va interrotta, perché se andiamo un po' sotto il linguaggio diplomatico, non stiamo affatto collaborando con il Governo al-Sarraj, che non esiste: non si può collaborare con un'entità che non esiste. Sapete perfettamente, come me, che il Governo al-Sarraj non controlla neanche il palazzo in cui sta; sapete perfettamente che la Libia è fatta di due Stati, di tre Parlamenti e di centinaia di milizie, che sono le uniche che, in lotta le une con le altre, controllano il territorio. Quindi, di fatto, noi stiamo - anzi, voi state - continuando a rafforzare le milizie, che si spartiranno queste motovedette, che non servono per salvare nessuno: sono motovedette di circa 10 metri e non si fa salvataggio in mare in questo modo, come è evidente e come ricordava il collega. Dunque state semplicemente rafforzando le milizie libiche, che si spartiranno queste motovedette, come già si spartiscono il commercio in nero del petrolio (che pare non interessi a nessuno) e il commercio della droga (che effettivamente interessa ancora meno) e altri traffici illeciti, che non sono gestiti né da Haftar, né da al-Sarraj, ma dalle milizie libiche, con alleanze molto volatili e molto fragili. Avete fatto un accordo con le milizie di Sabratha, ovvero con Dabbashi (una delle milizie di Sabratha) e il risultato è stato la guerra civile a Sabratha, la fuga di Dabbashi e lo spostamento dei posti di partenza da Sabratha a Garabulli e a Zuwara. Pensate davvero di prosciugare un oceano con un secchio? Non è così e credo che la lotta vera contro i trafficanti si possa fare solo con l'apertura di canali legali di ingresso controllati. Quindi, il termine che avete coniato - che pare dispregiativo per chi la pensa come me sui canali legali di ingresso controllati - ovvero il termine «buonista», non riguarda me. Io sono una legalitaria, sono una che pensa che la regola, la legge e le convenzioni internazionali siano l'unico modo di convivenza civile. Cito un terzo elemento: le convenzioni internazionali non parlano di porti sicuri, ma di posti sicuri e la Libia non è un posto sicuro: non ci vanno i diplomatici, non ci vanno gli ambasciatori (salvo il nostro), la Farnesina sconsiglia di andarci e proprio l'altro giorno il Vice Premier di al-Sarraj è fuggito da Tripoli per problemi di sicurezza, verso Bengasi e la Turchia (uno dei Paesi che non richiede i visti). Peraltro che non sia un posto sicuro ce lo dicono la Corte europea dei diritti umani, persino la Commissione europea e le testimonianze univoche di centinaia, di migliaia di profughi, che hanno un unico racconto da fare: stupri, violenze e torture. Le avete viste come me, ne avete visto i reportage, le foto, eccetera. Anche se avete cuore di rimandare la gente che scappa in questi posti, io non credo che sia una grande prospettiva, una grande politica e neanche una grande visione. Si parla di aiutare la Libia. Certo, ma dipende da come lo si intende, da cosa si vuole aiutare, se le milizie o altro, ma di certo il nostro «lontano dagli occhi, lontano dal cuore» con l'espulsione anche delle navi delle organizzazioni non governative aiuta questa schizofrenia totale. Infine, se oltre alla sofferenza e al dolore di queste persone che hanno l'unico demerito di avere una pelle di colore diverso dalla nostra, ma hanno il sangue rosso come tutti noi e hanno figli - per la verità - come tutti voi, se verso queste persone, oltre al diniego ci risparmiassimo gli insulti ci faremmo un favore. Voi sapete come me che non c'è pacchia che tenga; voi sapete come me che non sono in crociera; voi sapete come me che non ci sono i taxi del mare (Applausi dal Gruppo PD) ; voi sapete come me e come i nostri nonni che sfuggono dalla miseria e dalla fame, in cerca di una possibilità di vita migliore. Non mi raccontate poi di centri eccellenti, perché ce n'è uno in costruzione dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ancora neanche aperto, per 160 posti. È così, non è neanche aperto. Gli altri non sono neanche visitabili: nove o dieci sono visitabili dall'UNHCR, ma le centinaia di altri luoghi privati di tortura, di stupro, di violenza non sono visitabili da nessuno. Non credo sia una grande politica. Penso invece che l'apertura di canali legali, l'apertura di scambi diversi, la nostra richiesta di approvazione delle convenzioni internazionali sarebbe più utile, più efficace. Smettetela di negare che peraltro ne abbiamo bisogno, ma non voglio insistere su questo: i 6 milioni di immigrati legali oggi producono l'8 per cento del PIL, sono contributori netti all'INPS. (Commenti dal Gruppo L-SP). Non è vero? Chiedete a Confindustria, a CONFAPI, alla Fondazione Moressa, alla Fondazione ISMU (Iniziative e studi sulla multietnicità). Non si svuota un oceano con un secchio. La mobilità è globale e non la fermerete certamente voi. (Commenti dal Gruppo L-SP) . PRESIDENTE. Colleghi, cosa sta succedendo? Siamo in discussione generale e sta parlando una collega. (Commenti del senatore Romeo. Proteste dal Gruppo PD) . Non costringetemi a richiamarvi singolarmente. BONINO (Misto-PEcEB) . Colleghi, io so che in quest'Aula tutto mi è ostile, ma contavo sulla vostra personale cortesia democratica. Non è possibile che un'unica o pochissime voci che sono in disaccordo debbano ottenere minacce, insulti e mancanza di rispetto anche in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD) . Ho concluso, signor Presidente, ma vi ricordo che non siete nella curva Sud, ma nell'Aula più alta delle istituzioni democratiche di questo Paese! Voi dovete dare l'esempio di compostezza istituzionale, di rispetto per le opinioni diverse. (Proteste dei senatori Simone Bossi e Romeo). Trattenete gli insulti. Ha detto qualcuno molto più importante di me che gli insulti qualificano chi li fa, non chi li riceve. ( Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . VOCE DAL GRUPPO PD. Brava! PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fazzolari. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio la senatrice Bonino che ha fatto crescere l'attenzione su un dibattito che altrimenti rischiava di essere troppo tranquillo. Il Gruppo Fratelli d'Italia è assolutamente d'accordo con questo provvedimento che in piccola parte rafforza anche la Guardia costiera libica, di conseguenza limita in parte la partenza dei barconi e quello che ne consegue. Stiamo faticosamente cercando di rimediare ai danni che ci sono stati in questi anni. Negli ultimi sette anni i rapporti tra noi e la Libia sono completamente cambiati: siamo passati dall'Accordo di amicizia e cooperazione di Bengasi del 2008, quando l'Italia e la Libia dialogavano sotto tutti gli aspetti, controllavano i confini e non c'erano sbarchi in Italia, a una situazione nel 2011 di guerra alla Libia, guerra a Gheddafi e caos totale in Libia, dal quale è derivato l'enorme flusso migratorio verso l'Italia. Secondo dati del Viminale, vi sono stati 600.000 sbarchi dal 2011 a oggi, di cui solo il 15 per cento con le caratteristiche per avere la qualifica di rifugiato secondo la Convenzione di Ginevra e poco meno dell'8 per cento con le caratteristiche per rientrare nella protezione sussidiaria dell'Unione europea. Ripeto, il totale dei rifugiati è attorno al 15 per cento, quindi l'85 per cento delle persone non avevano questa qualifica: magari scappavano da condizione di vita proibitive, questo sicuramente, ma non erano rifugiati. Come siamo arrivati a questo? Ci siamo arrivati - le responsabilità prima o poi dovranno essere chiarite - con un attacco alla Libia voluto dalla Francia per togliere all'Italia il rapporto privilegiato che aveva con la Libia e accordi energetici molto interessanti (era questo che preoccupava particolarmente la Francia). Il fatto che la Francia abbia compiuto un atto ostile a carattere militare nei confronti dell'Italia è un fatto gravissimo, ma è ancora più grave che qualcuno in quei giorni abbia sostenuto l'intervento francese dentro le nostre istituzioni fino ai livelli più alti. Si tratta di una responsabilità di tradimento degli interessi nazionali di cui la storia prima o poi chiederà conto a chi lo ha perpetrato in quegli anni. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Pisani) . È dunque positivo questo primo passo di rafforzare la Guardia costiera libica. Fratelli d'Italia lo ha sempre detto in modo molto chiaro: l'unica soluzione è un blocco navale al largo delle coste libiche in accordo con le autorità libiche; su questo mi unisco a delle considerazioni che sono state fatte dai miei colleghi prima di me. La Libia non è controllata dal Governo al-Sarraj e non è governata dal Governo di Tripoli. Ripeto, occorre un blocco navale in accordo con le autorità libiche e con chi controlla le coste dalle quali partono i barconi; un blocco navale che impedisca la partenza dei barconi, le morti in mare e l'enorme ingiustizia di una immigrazione incontrollata. Qualcuno prima di me ha parlato di attivare canali legali di immigrazione: è giustissimo. L'immigrazione deve essere gestita con dei canali legali. D'altronde, in Italia esiste il sistema del decreto flussi, che ogni anno stabilisce quante persone possono entrare e da quali Paesi. I decreti flussi sono stati azzerati negli ultimi anni e ciò è una vergogna perché tutta la quota di immigrazione è stata colmata con l'immigrazione illegale. Questo è inaccettabile, perché non si capisce in nome di cosa un peruviano che voleva venire in Italia non poteva farlo perché i decreti flussi non lo permettevano, mentre qualcuno che pagava gli scafisti poteva arrivare illegalmente in Italia. Si arriva poi alle situazioni grottesche di voli aerei che partono da Pakistan e Bangladesh per far sbarcare in Nord Africa persone, che poi si imbarcano sui barconi per arrivare in Italia. Vanno bene i canali legali, ma mi sfugge il motivo per cui noi dovremmo aprirne alcuni per favorire l'immigrazione africana in Italia e non fare altrettanto, ad esempio, per i venezuelani. Avrete sentito tutti la situazione drammatica del Venezuela. I venezuelani scappano nelle Nazioni vicine, prima fra tutte la Colombia. Perché un venezuelano non deve avere il diritto di canali diretti? Perché non devono averlo gli ucraini? Segnalo a chi parla di gente che scappa dalla guerra che in Nigeria, negli ultimi trent'anni, ci sono stati da parte di Boko Haram meno morti di quelli che l'Ucraina ha registrato, negli ultimi quattro anni, nella guerra civile. Ricordo che negli ultimi quattro anni l'Ucraina ha avuto 10.000 morti a causa della guerra civile. Perché dobbiamo aprire dei canali legali dal Nord Africa e non dall'Ucraina, dal Venezuela e dal Perù? Viene il sospetto che quando gli immigrati provengono da Paesi di origine europea e cristiana, essi non devono essere considerati come tali, mentre quando gli immigrati provengono da Paesi africani, possibilmente a maggioranza islamica, allora questa è un'immigrazione che dobbiamo favorire. Siamo quindi favorevoli a un primo timido passo per il blocco navale, al fine di controllare le coste. Il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del provvedimento, pur avendo avanzato due osservazioni di buon senso che ci dispiace non essere state accolte. La prima riguarda il costo di questa operazione. Il decreto-legge parla di un costo complessivo di 2.520.000 euro, che però non è esatto. Abbiamo chiesto al Governo, che ce li ha forniti, i dati del valore inventariale dei mezzi. Il valore inventariale dei mezzi ammonta, in totale, a 642.000 euro. Quindi, il valore dell'operazione è pari a circa 3.100.000 euro, che devono essere a carico del bilancio dell'Unione europea e non di quello italiano. Infatti, nell'accordo del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno scorsi è stato deciso che «l'Unione europea accrescerà il suo sostengo a favore della regione del Sahel e della Guardia costiera libica…» e - ancora - che «il Consiglio europeo ricorda la necessità che gli Stati membri garantiscano un controllo efficace delle frontiere esterne dell'Unione europea con il sostegno finanziario e materiale dell'Unione europea». Stiamo quindi rispettando quanto deciso nel Consiglio europeo del 28 e 29 giugno scorsi. PRESIDENTE. Senatore Fazzolari, la invito a concludere. FAZZOLARI (FdI) . Sì, signor Presidente. Rispetto a quanto deciso dal Consiglio europeo, i circa 3 milioni di euro devono essere a carico del bilancio europeo e non di quello italiano. Con un emendamento presentato, che mi auguro verrà accolto, chiediamo che siano reintegrate le unità navali che cediamo. Da chi ci dice che il problema non c'è, non abbiamo ancora sentito quando e come ciò verrà fatto. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, ritorno sul provvedimento che oggi stiamo discutendo. Si tratta di un provvedimento che persegue una strategia di continuità con quanto fatto dai Governi precedentemente in carica, ossia cercare di aiutare l'instaurazione di una statualità della Libia che vediamo, purtroppo, essere molto latente e che fa emergere situazioni di criticità enormi, come contrasto alla criminalità organizzata ed internazionale e per prevenire potenziali rischi di infiltrazione di soggetti contigui alle organizzazioni terroristiche. In proposito mi preme ricordare che il Memorandum d'intesa, citato nel decreto-legge, sottoscritto dal precedente presidente del Consiglio Gentiloni Silveri nel febbraio 2017, era basato anche su altri rilevanti pilastri che restano ancora purtroppo da implementare - e su cui mi auguro il Governo metta mano affinché possa realizzarsi quanto si auspicava in questo accordo sviluppato negli anni - ovvero l'aiuto economico alle diverse realtà libiche sul campo e l'elevazione degli standard di vivibilità dei centri di permanenza - di cui parlava la collega Bonino - dove vengono accolti i disperati provenienti dalla traversata del deserto sahariano. Richiamo tuttavia l'attenzione del Governo sul fatto che con questo decreto-legge viene affrontato solo il problema finale del più complesso fenomeno migratorio in atto nel Mediterraneo centrale, ovvero, il rafforzamento della Guardia costiera libica, che - come purtroppo si è capito dagli ultimi avvenimenti - non ha attuato - come sta facendo ed è solita fare la nostra Guardia costiera italiana, di cui siamo orgogliosi - il salvataggio dei migranti, ma anzi ha evitato il salvataggio lasciando in mare donne e bambini, contravvenendo ai basilari diritti del mare. Il comandante generale della Guardia costiera, l'ammiraglio Giovanni Pettorino - che ringrazio veramente di cuore - in un'intervista ha ribadito che su questo punto la normativa è chiarissima: «Noi continuiamo ad operare secondo quelle che sono le convenzioni internazionali del mare». In sostanza, chi riceve la chiamata, «deve operarsi subito affinché quella persona o quella nave in pericolo possano ricevere un soccorso utile». E questo, ribadisce il comandante della Guardia costiera, «noi lo abbiamo fatto sempre e continuiamo a farlo». Questo è il rispetto delle persone. Purtroppo vediamo che la Guardia costiera libica non lo ha fatto e credo che anche su questo punto dovremo lavorare perché, nell'ambito dei diritti personali; i diritti dell'uomo sono importanti. Il decreto-legge al nostro esame dispone la cessione a titolo gratuito al Governo dello Stato della Libia - ne abbiamo parlato prima ed altri colleghi sono intervenuti - di queste dieci unità navali, classe 500 - che provengono da varie Regioni, tre dalla Puglia e tre dalla Sicilia, e che sono attualmente in dotazione alle Capitanerie di porto della Guardia costiera - e anche di altre unità navali in dotazione della Guardia di finanza. In particolare si dice che queste navi erano prossime alla sostituzione e in rimessaggio, ma si trattava comunque di navi - soprattutto le motovedette - utili in particolare per quelle coste in cui svolgevano attività di servizio. Chiedo pertanto al Governo se è in grado di fornire assicurazioni al riguardo, perché anch'io ho sentito solo parole e sono anche stata in Commissione affari esteri a porre la questione. Solo a parole è stato detto che le motovedette venivano sostituite, ma non ho visto atti formali e scritti. Anche perché nella Commissione affari esteri, dove è stato presentato un ordine del giorno sull'argomento, il rappresentante del Ministero dei lavori pubblici e del territorio, delegato a compiere tale operazione, non ha fornito alcuna risposta, esprimendo un parere prettamente favorevole, senza dire con quali fondi avrebbe sostituito queste motovedette. Quindi la notizia del decreto-legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 luglio ovviamente ha destato molta preoccupazione nelle diverse marinerie, tra le quali ribadisco ci sono anche quelle di Goro e Gorino che rimangono sguarnite. Come ha già citato il collega precedentemente, è un problema di sicurezza anche quello perché ci sono 1.200 natanti e 1.200 pescatori che devono essere garantiti nelle loro attività di tutti i giorni. Viene quindi meno l'economia di un territorio. Chiedo allora al Governo - e mi aspetto che si accolga l'ordine del giorno che ho presentato sul punto - una garanzia chiara e sicura che queste motovedette vengano sostituite perché altrimenti si penalizza il nostro territorio e le nostre coste. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Cari colleghi, non è semplicissimo intervenire in questo dibattito perché naturalmente, come sempre capita quando si parla di temi così delicati e quando si parla di Libia, un conto è il voto che noi siamo chiamati a dare, un conto è l'analisi che siamo chiamati a fare, un conto sono le sensibilità diverse che attraversano il nostro Parlamento. Partiamo dal primo punto: il Gruppo per le Autonomie voterà a favore di questo decreto-legge perché è in continuità con il lavoro dei Governi precedenti e perché è giusto dotare di un equipaggiamento navale le forze di controllo costiero libico. È giusto. Poi, colleghi, facciamo un passo in avanti: la senatrice Bonino ci ha ricordato che non esiste la statualità libica. Purtroppo lo sapevamo un po' tutti in quest'Aula che non esiste la statualità libica. Sappiamo addirittura che c'è un Governo, quello di Haftar, che con la collaborazione di statualità estere e anche europee ha lavorato in questi anni per arrivare ad una tripartizione della Libia, nonostante la comunità internazionale abbia insediato un Governo che noi sempre abbiamo appoggiato, con Letta, con Renzi, con Gentiloni Silveri oggi con il Governo Conte in uno spirito di continuità, perché era il Governo legittimato dall'ONU. Ma questo Governo controlla la Libia? Scusate, non siamo su «scherzi a parte», lo sappiamo benissimo che questo Governo non controlla la Libia. Sappiamo benissimo che non la controllano neanche gli altri due Governi. Sappiamo benissimo che ci sono dei soggetti tribali municipali che non a caso sono stati al centro del lavoro che nei mesi scorsi ha fatto il Governo Gentiloni Silveri con il ministro Minniti (e qui abbiamo in Aula la senatrice Pinotti che è stata parte di quel lavoro che oggi, in continuità, viene ripreso dal Governo Conte). Un conto allora è il mondo che vorremmo vivere, un conto è il mondo che viviamo perché la politica estera non è un pranzo di gala e noi, purtroppo, dobbiamo fare i conti con quello che c'è non con quello che vorremmo che ci fosse. Ho sentito prima alcuni colleghi che hanno detto che chi arriva non ha i documenti. Scusate, ma volete che vadano a chiedere il certificato penale a Mogadiscio quando partono da realtà che sono devastate, prive di qualsiasi statualità? (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . Allo stesso modo, non ci meravigliamo, purtroppo, di quello che la senatrice Bonino ha dichiarato che, se mi consentite, non può essere un elemento di divisione di questo Parlamento: sappiamo tutti che i diritti umani, per come noi li concepiamo, non sono adeguatamente rispettati in Libia. Sappiamo benissimo che nei campi di detenzione - a volte non sappiamo nemmeno chi detiene chi - lo standard dei diritti umani, per come noi lo interpretiamo, non è garantito. Cosa dovrebbe fare, però, il Governo di un Paese come l'Italia? Che cosa dovevano fare i Governi precedenti? Non dimentichiamo, infatti, e lo ha detto anche il ministro Salvini (avrei avuto piacere che lo dicesse di più ma comunque l'ho sentito, per cui l'ha detto), che il lavoro non parte da zero perché con la ministra Pinotti e il ministro Minniti avevamo già drasticamente ridotto gli sbarchi. È bello o brutto ridurre gli sbarchi? Colleghi, cosa volete che vi diciamo? È l'unica strada possibile oggi perché noi rischiamo, se non seguiamo la via di dare più ordine agli arrivi nel nostro Paese, di veder nascere il razzismo tra le classi popolari di questo Paese che si vedono insidiate dall'arrivo sconclusionato e scomposto dei migranti. Non è un problema di destra o di sinistra, è un problema di buon senso. Tutti noi sappiamo di essere orgogliosi di ciò che fa la Guardia costiera italiana, di quello che fanno i militari italiani, dei salvataggi che, dal Governo Letta in poi, in linea di continuità tutte le forze militari italiane hanno fatto; e vogliamo che continuino a fare. Siamo rassicurati da ciò che ha detto il ministro Moavero Milanesi ieri: vogliamo che si continuino a salvare vite umane ma, nello stesso tempo, non possiamo non porci il problema di cercare di regolare questo fenomeno. Se non lo regoliamo, infatti, ne saremo inevitabilmente sommersi e - aggiungo io - ne saranno sommerse le forme democratiche come noi le concepiamo nelle società occidentali ed europee. Dunque, lasciamo perdere queste dieci motovedette: è ovvio che noi non possiamo che dare un parere positivo. Io mi auguro veramente, però, che questo dibattito sia e voglia segnare un momento di riflessione comune su ciò che è questo fenomeno, che arriva dal Mar Mediterraneo in modo travolgente anche per le questioni demografiche. Sappiamo tutti, infatti, di aver bisogno degli extracomunitari, ma sappiamo anche di avere qui, tra i banchi del Parlamento, persone che vengono da Paesi diversi e che si sono integrate secondo un ordine e un rispetto delle regole che è esattamente quello che noi vogliamo per tutti coloro che arrivano qui come punto di unione nazionale. (Applausi della senatrice Lonardo). Io ero Presidente della Camera, eletto dal centrodestra, e mi dichiarai favorevole, quindici anni fa, allo ius soli . Nessuno disse niente, perché allora lo ius soli non era elemento divisivo come è diventato quindici anni dopo. Siamo andati avanti o siamo andati indietro? Siamo andati indietro, purtroppo. Qui bisogna cercare, piano piano, di andare avanti tutti assieme ed evitare che questi argomenti diventino i temi principe della campagna elettorale. Perché se invece lo saranno, nessuno riuscirà ad affrontarli in modo razionale. La politica si fa col cuore e con la mente. Noi dobbiamo farla col cuore, col cuore salviamo le vite umane e con il cuore cerchiamo di dare solidarietà. Io ricordo quando andai a Lampedusa e la polizia mi chiese se volevo entrare in una casetta. Entrai in una casetta dove c'erano tre somali: papà, mamma e una bambina. I genitori avevano perso tre figli nella traversata. Erano partiti da Mogadiscio con quattro figli ed erano rimasti con una bambina che, sperduta, aveva un giochino con cui si trastullava. Questi due genitori avevano gli occhi che guardavano nel vuoto. Ebbene queste tragedie sono la catena di tante tragedie che, dalla Turchia alla Grecia a Lampedusa ad altre parti dell'Europa, noi possiamo vivere tutti i giorni. Noi dobbiamo essere intrisi di senso di umanità ma, avendo il compito di guidare i nostri Paesi, dobbiamo anche essere intrisi di razionalità. Se, infatti, perdiamo il senso di razionalità, sappiate, cari amici, che di buone intenzioni sono lastricate le vie dell'inferno e noi rischieremmo, pertanto, anche per fare in buona fede delle cose buone, di produrre dei pessimi risultati. Dunque, il voto a favore e di condivisione su questo decreto-legge va oltre, per il Gruppo Per le Autonomie, il dibattito di oggi. È un modo con cui noi vogliamo affrontare il problema assieme a voi, maggioranza e opposizione, perché su questo non ci devono essere confini e ci deve essere la capacità di guardare assieme ai problemi del nostro tempo e anche ai problemi di questa nostra Italia, che vuole coniugare umanità e legalità. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berardi. Ne ha facoltà. BERARDI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, sono onorato di intervenire per la prima volta in questa Aula ed in particolar modo di farlo oggi in merito ad un provvedimento riguardante la sicurezza delle nostre coste. Va detto subito che il provvedimento in esame persegue l'idea di affidare alla Guardia costiera libica il controllo delle proprie coste e, a tal fine, prevede qualcosa di concreto per ottenere tale scopo. I libici hanno interesse ad avere il controllo delle proprie coste e delle proprie acque territoriali. L'Italia ha attenzione a che, in conseguenza di un più puntuale controllo delle coste libiche, partano meno imbarcazioni. Meno partenze significa soprattutto - che è la cosa che ci sta più a cuore - meno persone a rischio di morire. Come abbiamo visto, infatti, alcune imbarcazioni fatiscenti, ovvero preda delle condizioni del mare inclemente, ma anche, ove trattasi di scafi affidabili, con un carico smisurato di persone, finiscono ben presto in modo tragico la propria traversata. Il Mar Mediterraneo ha inghiottito 30.000 persone negli ultimi quindici anni: un'intera città deglutita da un mare incolpevole. Le speranze di una vita migliore sono finite per questi uomini, donne, ragazzi e bambini, prima ancora di mettere piede sulla terra tanto agognata. Molti scappano dai propri Paesi a causa delle guerre o di terribili condizioni che azzerano i loro diritti civili o le loro libertà. Non è giusto, tuttavia, che partano mettendosi nelle mani di mercanti di uomini a cui non interessa nulla del loro destino. Le partenze vanno fermate, ma non vanno fermati gli arrivi. Chi ha diritto a ottenere una protezione internazionale, che è disciplinata dal diritto internazionale e dal diritto europeo, deve poter raggiungere l'Europa - lo ripeto, l'Europa - in modo sicuro. I corridoi umanitari devono essere aperti per i rifugiati. Chi ha diritto a un permesso di soggiorno in quanto rifugiato deve poter raggiungere il territorio europeo in modo dignitoso e deve essere accolto come un fratello. Quello di cui non abbiamo assolutamente bisogno è una migrazione irregolare che non distingua tra chi ha diritto e chi non può accampare alcun diritto. II rispetto del diritto è alla base di ogni civiltà; se mancasse questo, verrebbe meno il nostro stesso stato di diritto. Purtroppo la migrazione irregolare, oltre a causare le 30.000 vittime stimate, che potrebbero addirittura essere di più, ha innescato nel nostro Paese un aumento della percezione dell'illegalità. Alla base dell'accoglienza ci deve essere anche il lavoro per tutti e l'idea che le persone che accogliamo possano costituire nuclei familiari nel nostro Paese. Questo modello è lo stesso che ha visto protagonisti i nostri bisnonni emigranti a inizio secolo, poi i nostri nonni e in alcuni casi i nostri padri - perché anche negli anni Sessanta ancora si emigrava - e che oggi vede protagonisti anche i nostri figli. Avvalorare l'idea che l'Italia possa, o addirittura debba, accogliere tutti è una follia; diventa una politica improponibile soprattutto per due ordini di motivi. Il primo è che ormai tutti sappiamo che le partenze sono gestite da autentici delinquenti, da mercanti di uomini dei giorni nostri. Il secondo è che non possiamo permetterci di ospitare quasi 200.000 persone ogni anno, posto che quattro su cinque tra i migranti accolti non hanno diritto a essere ospitati secondo le regole europee. Non possiamo fare finta che, una volta negato il permesso di soggiorno, i migranti non si diano alla clandestinità. Si stimano più di 600.000 clandestini, con ovvie implicazioni sulla sicurezza e sull'ordine pubblico. Non possiamo nemmeno fare finta che l'Italia possa sostenere da sola l'integrazione di tutti coloro che ne hanno diritto. In termini di bilancio pubblico, non possiamo distogliere quasi 5 miliardi annui per la gestione dei migranti, quando dobbiamo fare i conti coi saldi di bilancio e abbiamo innescato politiche di austerità nei confronti dei nostri cittadini. Ecco perché la politica deve innanzi tutto porsi il problema di fermare le partenze dalla Libia, per smaltire nel migliore dei modi le pratiche relative ai migranti già presenti. Il decreto-legge al nostro esame è certamente rispettoso delle prerogative del Parlamento. Non è il primo provvedimento in tema, ma va relazionato alle politiche di amicizia, partenariato e cooperazione con la Libia, già intraprese dal Governo Berlusconi nel 2009 per arginare i flussi migratori e tutelare gli interessi italiani in Libia. Sto rammentando il cosiddetto Trattato di Bengasi, cioè il Trattato di amicizia e cooperazione tra Italia e Libia, sottoscritto dal presidente Berlusconi e da Gheddafi il 30 agosto 2008, che fu ratificato dall'Italia il 6 febbraio 2009. Con il Trattato di Bengasi si raggiunse un risultato storico tra i due Paesi e si chiuse un contenzioso che si trascinava dagli anni del Dopoguerra. Va ricordato che, dopo quell'accordo del 2008, in Libia cessò la celebrazione del giorno della vendetta, indetto da Gheddafi il 7 ottobre del 1970 in ricordo della ritorsione anti-italiana. Sul tema del contenzioso Italia-Libia, Forza Italia ha presentato un ordine del giorno, accolto dal Governo in Commissione esteri, con il quale impegna l'Esecutivo ad affrontare l'irrisolta questione dei crediti storici vantati da oltre vent'anni da oltre 100 imprese italiane nei confronti di enti e amministrazioni libiche, per un importo complessivo di più di 200 milioni di euro. Questi crediti erano stati riconosciuti dal Governo libico nel 2013 e 2014 sulla base del negoziato avviato nell'ambito del Comitato crediti, come previsto dal Trattato di amicizia. Ma, per tornare al tema del decreto-legge, non è la prima cessione di motovedette alla Guardia costiera libica. Così come i nostri ufficiali e sottufficiali si sono già adoperati per addestrare e formare gli addetti libici. Nel 2009 furono cedute tre motovedette, tre nel 2010, altre le abbiamo riparate. Due motovedette sono state affondate nel 2011, durante l'attacco francese (noto come attacco della coalizione occidentale). Poi, più di recente, nell'aprile 2017, il ministro Minniti aveva consegnato altre quattro motovedette, investendo nella formazione della Guardia costiera e della Marina libica. Quindi la cessione di dodici unità navali prevista dal provvedimento in esame, a titolo gratuito, va nel senso auspicato di un più puntuale intervento libico nella propria area SAR. Sono assicurate, altresì, le risorse finanziarie necessarie per garantire la manutenzione e l'addestramento del personale. Del resto, si tratta di somme irrisorie rispetto agli enormi oneri affrontati in questi anni per gestire il complesso fenomeno migratorio. Lo scopo è quello di incrementare la capacità operativa della Guardia costiera e della Marina libiche per contrastare i traffici di esseri umani e per le attività di soccorso in mare. Le controversie sul ruolo delle ONG non possono che diminuire se aumenta il controllo delle aree di soccorso e salvataggio in mare da parte dei libici. Le frontiere italiane del Mediterraneo sono quelle europee, di questo deve farsi persuasa la Commissione europea. Ma se l'Italia, se noi dimostriamo concretezza e serietà nel gestire il fenomeno migratorio illegale e al tempo stesso la volontà a non fermare l'accoglienza di chi ne ha diritto, anche l'Europa dovrà farsene carico. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pacifico. Ne ha facoltà. PACIFICO (M5S) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, Governo, le donazioni di imbarcazioni per il pattugliamento e il salvataggio in mare alla Guardia costiera e alla Marina libiche sembrano giocare specularmente la battaglia politica italiana. Circa venti giorni fa, il portavoce della Guardia costiera libica asseriva a un'agenzia giornalistica italiana, forse suggestionato da qualche politico oggi all'opposizione, che il nostro Governo non sarebbe stato in grado di offrire alle autorità libiche alcuna imbarcazione idonea ad affrontare i natanti degli scafisti. Anzi, con sarcasmo affermava che al massimo il nostro Governo avrebbe fornito alla Guardia costiera nordafricana solo qualche gommone. Probabilmente, la fonte del portavoce della Guardia costiera libica sperava in un rifiuto aprioristico delle autorità libiche. Oggi leggiamo, invece, che le imbarcazioni offerte sono di tutto riguardo e ve ne sono un paio che superano abbondantemente i 20 metri. Cosa significa ciò? Significa che, dopo aver addestrato le forze libiche, le stesse potranno controllare le loro acque territoriali, avranno la forza di interdizione nei confronti di scafisti e contrabbandieri in generale, iniziando così a considerarsi uno Stato sovrano. È chiaro che, in questo ordine regionale, alcuni Paesi cerchino di non emancipare le Forze armate libiche, così come risulta limpido il gioco di alcune opposizioni parlamentari italiane che, trascurando gli affari italiani e dei migranti e facendo sponda con pezzi dell'Esercito e dei guardacoste libici, cerchino di impedire qualsivoglia cambiamento in quello scacchiere. Per quanto riguarda le spese, si può tranquillamente affermare che la missione dei militari italiani costi meno della missione delle Forze dell'ordine in un qualsiasi centro di identificazione ed espulsione (CIE) o in un centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA), siti in territorio italiano. Per esempio il CARA di Mineo, in provincia di Catania, impiega ogni giorno 100 poliziotti, che provengono da tutte le questure d'Italia e dai vari reparti mobili sparsi sul territorio. Ad ognuno di questi operatori viene garantito alloggio e pasto in hotel , più lo straordinario giornaliero e il trattamento di missione. Mediamente per un singolo poliziotto si spendono 200 euro al giorno oltre lo stipendio. Se si moltiplica questo importo per il numero dei poliziotti impegnati, la spesa risulta di 20.000 euro al giorno, che vanno moltiplicati per 365 giorni. Vi rendete conto? Basterebbe chiudere uno degli innumerevoli CIE o CARA italiani per pagare l'intera missione in Libia. (Commenti dal Gruppo PD) . In sostanza, per garantire la sicurezza al CARA di Mineo si spendono complessivamente circa 9 milioni di euro l'anno. Se l'invio di queste motovedette riesce a ridurre gli sbarchi e a portare alla chiusura di un solo centro in Italia, il Governo italiano può tranquillamente affermare che questa operazione è a costo zero. Inoltre è bene ricordare che qualche giorno fa il Consiglio europeo ha accettato la proposta del Governo libico di estendere la zona di search and rescue (SAR) per le autorità marittime della Libia. Ormai si va oltre le fatidiche 12 miglia. Quindi, se da una parte concordiamo con i libici il controllo di uno specchio di mare, che va ben oltre le acque nazionali, dall'altro non possiamo esimerci dal fornire loro le motovedette d'altura. In ogni caso, la fornitura prospettata è un primo significativo passo in questa direzione. Un passo al quale, spero, ne seguano altri, magari con la fornitura di ulteriori motovedette classe 300, più consone per il salvataggio in mare, oltre che provviste di sistema di raddrizzamento. Inoltre, vi vorrei segnalare che nel SAR, come definito precedentemente, lo Stato di Malta, nonostante si sia fatto accordare un tratto di mare corrispondente a 650 volte l'estensione dell'isola, quasi sempre ha delegato altri ad effettuare i salvataggi e quasi mai ha accettato l'arrivo dei naufraghi nei propri porti. L'invio di motovedette italiane rappresenta un atto di fiducia e di speranza per il giovane Governo libico... (Commenti dei senatori Faraone e Laus). PRESIDENTE. Colleghi, i richiami valgono per entrambi i lati dell'Aula. (Commenti del senatore Airola). PACIFICO (M5S) . Quindi spero che il prossimo passo sia squisitamente politico, per portare quel Governo a firmare tutti gli accordi per la tutela dei diritti umani, primi fra tutti quelli dei migranti. Abbiamo degli obblighi verso quel Paese: dobbiamo aiutarlo a rientrare fra i Paesi stabilizzati. Per quanto riguarda gli accordi tra l'Italia e la Libia, è bene ricordare che la prima bozza di Trattato fu sottoscritta dal Governo Prodi, con il comunicato congiunto, nel 1998, con Gheddafi, proprio per impegnare il colonnello a contrastare il nascituro terrorismo integralista e, soprattutto, per favorire le estrazioni dell'ENI. Nel 2008, con il Trattato di Bengasi, il Governo Berlusconi chiuse l'accordo sostanzialmente in tre punti: oltre al punto già citato, si impegnava il Governo libico a contrastare il fenomeno dell'immigrazione, che già mostrava la fisionomia di un vero e proprio esodo. Torniamo però al primo punto dell'accordo del 2008, in cui si impone ai contraenti di non ricorrere alla minaccia o all'impiego della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica della parte opposta. Cosa che noi, anzi voi che stavate seduti tra questi banchi avete disatteso nel 2011, prima votando a favore dell'uso delle basi NATO per bombardare la Libia, poi entrando direttamente nel conflitto. (Commenti dal Gruppo PD). Potrei dilungarmi per ore nel contestarvi i danni che avete prodotto nell'inseguire il folle progetto francese. PRESIDENTE. Senatrice, si rivolga alla Presidenza, che garantirà che lei possa svolgere il suo intervento. PACIFICO (M5S) . Invece vorrei rammentarvi quali furono i partiti che votarono a favore della guerra in Libia. Votarono a favore il PdL, partiti minori e il PD; votarono contro la guerra la Lega e l'Italia dei Valori. Dico questo per ribadire che lo spirito di collaborazione del nostro Governo con il riconosciuto Governo libico non intende proseguire, come alcuni colleghi affermano, la vecchia politica bilaterale con la Libia. Di quella politica dovremmo solo vergognarci. Solo affermare che ci sia continuità tra noi e voi vi conferirebbe uno status che voi non meritate. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP. Applausi ironici dal Gruppo PD). FARAONE (PD) . Brava! Brava! PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. PETROCELLI, relatore . Signor Presidente, io intendo replicare per un motivo molto semplice. Io stesso ammetto di essermi abbastanza annoiato durante la mia relazione introduttiva sul provvedimento, ma fortunatamente il dibattito poi si è sviluppato su toni politici che apprezzo molto. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,58) ( Segue PETROCELLI, relatore ). Vorrei iniziare, per replicare ad alcune delle posizioni espresse in maniera squisitamente politica in quest'Aula, da uno degli ultimi interventi, quello del senatore Casini. Senatore Casini, ascoltare la sua citazione di Mao Tse-tung, quando ha detto che la politica estera non è un pranzo di gala, non ha davvero prezzo, ma per il resto il suo intervento è completamente da condividere nel metodo e anche nei contenuti, soprattutto quando ha detto che non c'è da meravigliarsi per una questione che tutti quanti noi conoscevamo e conosciamo. Mi riferisco cioè al fatto che la Libia è divisa in tre unità statuali, che ci sono parti della Libia controllate da milizie, come ricordava anche la senatrice Bonino, che non è con una iniziativa come quella che il decreto-legge in esame sta proponendo che risolveremo le complesse e intricate questioni che ci portiamo dietro da molti anni. Peraltro, come ricordava anche il senatore Fazzolari, qualcuno ha delle responsabilità se ce le portiamo dietro da molti anni, quantomeno dal 2011, quando i nostri alleati, soprattutto la Francia ma anche altri alleati NATO, probabilmente non si sono comportati proprio come se fossero nostri alleati (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) e hanno dato il via a un'operazione che poi ha pagato soprattutto il nostro Paese in termini di flussi migratori incontrollati. Anche la senatrice Bonino ha sollevato delle questioni rilevanti. Mi dispiace soprattutto che abbia paragonato questo intervento all'attività di un secchio che non può svuotare l'oceano. A me sembra ingeneroso nei confronti del provvedimento in esame che - lo ripeto - non ha alcuna ambizione di controllare situazioni molto più grandi, ma è come la marea e se non la contrasti non la puoi fermare. È come se potessimo dire che con l'innalzamento di un grado della temperatura globale non si alzasse il livello del mare e non si debba intervenire. Anche l'intervento di un secchio ha un suo effetto sull'Oceano e soprattutto sul Mediterraneo, mi permetto di dirlo. Vorrei altresì ricordare al collega De Falco, che pure ha sottolineato in maniera giusta, che si danno motovedette e si formano persone per intervenire in una parte della Libia dimenticandosi dell'altra parte: la parte controllata da Haftar, come ricordava la senatrice Bonino. Possiamo dire tranquillamente che non partono barconi da Tobruk; non partono barconi dalla parte controllata da Haftar. Se partono dalle coste libiche controllate dal Governo di Tripoli, è a quest'ultimo che dobbiamo fornire anche un solo secchio per controllare quelle partenze. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Da ultimo, faccio un richiamo alla corretta interpretazione fatta da senatori e senatrici sull'utilizzo di queste imbarcazioni, che vengono sottratte ad alcune Capitanerie di porto. Già in Commissione il sottosegretario Molteni si è espresso su questo argomento, ma io voglio sottolineare un piccolo particolare: da sinistra, con la senatrice Boldrini, fino a destra, con un senatore di Forza Italia, è stato detto che queste imbarcazioni andrebbero ripristinate per il normale uso che se ne faceva. In sintesi, si sostiene - ed è giusto sostenerlo - che bisogna pensare prima e soprattutto alle esigenze e ai bisogni degli italiani: lo diceva la senatrice Boldrini. Però questo messaggio e questo slogan , ossia pensiamo prima alle vongole di Goro e Gorino, cioè pensiamo prima agli italiani, non mi pare che sia proprio uno slogan del Partito Democratico; «prima gli italiani» è lo slogan di un'altra parte politica, senatrice Boldrini. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Per quanto possa essere giusto - ed è giusto e corretto - che si pensi prima agli interessi degli italiani, dare anche solo con un secchio la possibilità di fermare ondate migratorie e il traffico di esseri umani significa pensare prima di tutto agli italiani. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, non intendo intervenire in sede di replica. PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. URSO (FdI) . Signor Presidente, intervengo solo per ricordare che con l'emendamento 1.1 noi ci limitiamo ad inserire nel decreto-legge, peraltro in prima lettura, quello che il Governo assicura in modo verbale. Non comprendiamo perché il Governo non debba assicurarlo nel decreto-legge attraverso l'accoglimento del nostro emendamento che si limita a dire che devono essere salvaguardati i livelli di efficienza e di capacità operativa delle Capitanerie di porto, Guardia costiera e Guardia di finanza interessate. Se il Governo è d'accordo con questo principio, inseriamolo nel testo del provvedimento e tutti saremo più tranquilli. PRESIDENTE . I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. PETROCELLI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.1 e 1.2. Esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G1.100 e G1.101 (che recepisce la riformulazione proposta dal Governo in sede di Commissione). MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Chiedo ai presentatori se insistono per la votazione degli ordini del giorno. BOLDRINI (PD) . Sì, signor Presidente, insisto per la votazione dell'ordine del giorno. Ovviamente vigilerò affinché l'impegno assunto venga rispettato nei tempi predefiniti. Inoltre, tengo a precisare che mi riferivo al fatto che ci fosse una sicurezza anche per un'altra comunità. Non ho detto prima noi e poi loro, perché altrimenti non avremmo neanche ceduto la nostra motonave. ALFIERI (PD) . Anche io insisto per la votazione del mio ordine del giorno. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Urso. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Urso. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.101, presentato dai senatori Boldrini e Alfieri. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, come era immaginabile, il dibattito si è molto ampliato ed è andato molto oltre quanto previsto nel decreto‑legge, toccando temi assai complessi. Esso ha inoltre dimostrato la forza che la democrazia ha di automigliorarsi, se si vuole. Penso agli interventi da parte delle opposizioni e soprattutto, a quelli che hanno consentito all'Assemblea di affrontare nella loro complessità i tanti temi riguardanti i diritti umani, la sicurezza e i migranti, contenuti in un provvedimento specifico e al contempo complesso come quello in esame. Anche in ragione del fatto che oggi l'Assemblea ha lavorato meglio di altre volte, rispettando posizioni diverse anche quando queste hanno espresso sensibilità molto distanti, io intervengo in questa fase del dibattito per porre una questione, con grande rispetto nei confronti della Presidenza (altrimenti sarei ricorso all'articolo 97 del Regolamento del Senato), riguardo all'ammissibilità dell'emendamento 2.0.500, presentato dal relatore. Come si sa, il provvedimento in esame dispone di cedere, come conseguenza di un accordo internazionale, a un altro Paese alcune unità navali. L'emendamento 2.0.500 interviene su una materia che noi riteniamo estranea al contenuto del provvedimento, proponendo, sostanzialmente, di arricchire la nostra dotazione navale di droni. Ciò non ha ovviamente nulla a che fare con la cessione di unità navali a un altro Paese, come previsto da un accordo internazionale. Diciamo questo con grande rispetto nei confronti dell'insindacabilità delle decisioni assunte dalla Presidenza ed è per questo motivo - lo ribadisco - che non sono intervenuto richiamandomi all'articolo 97 del Regolamento del Senato. Ci tenevo però che rimanesse agli atti, per il proseguo dei nostri lavori e per l'ordine e il rispetto delle regole che determinano il lavoro di quest'Assemblea. In occasioni come queste serve da parte di tutti una maggiore attenzione in quanto continuo a ribadire che l'argomento trattato nell'emendamento è estraneo al contenuto del provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Senatore Ferrari, ho fatto una riflessione rispetto alla sua segnalazione. Non solo nella relazione di accompagnamento, ma nello stesso articolo 1 si dice: «per incrementare la capacità operativa della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno»; se il testo si fosse fermato qui, avrei potuto anche dire che c'è fondatezza in quello che lei ha testé citato. Si aggiunge però anche: «nelle attività di controllo e di sicurezza rivolte al contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di essere umani, nonché nelle attività di soccorso in mare». Pertanto, con queste finalità, ritengo l'emendamento del relatore ammissibile. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. PETROCELLI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 2.100 e favorevole sull'emendamento 2.0.500. PRESIDENTE . Sugli emendamenti 2.0.100 e 2.0.101 la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.100. ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, l'emendamento 2.100 intende rafforzare il concetto di formazione e adeguata preparazione della Guardia costiera libica anche alla luce degli ultimi eventi di cui tutti siamo a conoscenza. Abbiamo voluto inserire, proprio per quello che diceva poc'anzi il Presidente sul tema della sicurezza e della salvaguardia in mare, un'adeguata preparazione in materia di primo soccorso e tutela dei diritti umani. Non si capisce allora perché si possa andare avanti con l'emendamento in cui si prevede di dotare delle unità navali nostre e, quindi, non oggetto del Memorandum internazionale sulla cui base noi oggi andiamo ad individuare il decreto-legge in cui cediamo dodici unità navali libiche, e invece per noi che chiediamo di rafforzare uno degli elementi qualificanti di quell'accordo e, cioè la formazione del personale libico in un scenario come quello che stiamo vivendo, non sia possibile inserire il rafforzamento del concetto del primo soccorso e della tutela dei diritti umani, che ha a che fare proprio con la salvaguarda della sicurezza in mare. Insistiamo quindi per votare a favore di questo emendamento. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.500, presentato dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.0.100 (testo 2), su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. FERRARI (PD) . Ne chiediamo la votazione. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.100 (testo 2), presentato dal senatore Alfieri e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Passiamo all'emendamento 2.0.101, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. LAFORGIA (Misto-LeU) . Ne chiediamo la votazione. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.101, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, ribadisco soltanto che il Gruppo per le Autonomie voterà a favore del decreto-legge al nostro esame. Per il resto mi rifaccio all'intervento che ho appena reso nel corso della discussione generale, nel corso del quale credo di essere stato abbastanza chiaro. LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, noi voteremo contro il provvedimento al nostro esame perché pensiamo che sia una decisione sbagliata quella che assume il Parlamento oggi rispetto alla concessione di unità navali alla Guardia costiera libica. Sono di pochi giorni fa le immagini del salvataggio di una donna - non lo diciamo in ragione di una categoria di cui ormai si abusa nel commento della politica, cioè il buonismo, ma perché riportiamo la realtà dei fatti per come si sta configurando - Josefa, da parte della nave della ONG Proactiva Open Arms, aggrappata ai resti di un gommone in mare, in procinto di morire per ipotermia accanto ai cadaveri di un'altra donna e del suo bambino. Con il passare dei giorni, la ricostruzione di quanto avvenuto, testimoniata anche dalla presenza di un nostro deputato, l'onorevole Palazzotto, che è stato su quella nave, diventa sempre più chiara e conduce a una diretta responsabilità della Guardia costiera libica, nonostante gli evidenti tentativi di manipolazione della realtà che hanno seguito le ore successive al salvataggio. Sembrerebbe, infatti, che la Guardia costiera libica, intervenuta per il recupero di 158 persone a bordo di un gommone, abbia abbandonato in mare le due donne e il bambino a causa del loro probabile rifiuto di interfacciarsi con un soggetto riconosciuto come pericoloso, la Guardia costiera libica, appunto. C'è poi da chiedersi in quale modo il gommone sia stato distrutto e se anche su questo profilo l'intervento della Guardia costiera della Libia sia stato determinante. Ricordiamo come lo scorso anno la ONG Proactiva abbia divulgato un video in cui venivano mostrati agenti della Guardia costiera libica sparare in aria per intimidire l'equipaggio di una delle due navi della ONG spagnola. Ecco, di fronte a tutto questo, di fronte alle immagini e alle denunce di organismi indipendenti come l'UNHCR o Amnesty International, che da mesi riportano le inaccettabili condizioni delle persone migranti in Libia, le violenze, le torture, gli stupri quotidiani, nonostante questo patrimonio di informazioni, i nostri Governi - l'attuale, ma anche quelli che lo hanno preceduto - si ostinano a considerare la Libia come un interlocutore cui affidare la vita di centinaia di migliaia di persone. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità sarebbero più di 10.000 le persone individuate dalla Guardia costiera libica e rinchiuse in circa 20 centri di detenzione, e circa 662.000 i migranti, come riportato dal ministro Salvini qualche settimana fa durante un'informativa al Senato. Il nostro Governo vuol far passare il messaggio secondo cui la drammatica carenza di navi che consentono il salvataggio di migranti nel Mediterraneo possa essere risolta regalando unità navali alla Guardia costiera libica. Sappiamo bene, invece, come tale carenza sia da imputare principalmente alla decisione dei Governi europei, in primo luogo di quello italiano, di ostacolare il sistema di assistenza cui provvedevano proprio le organizzazioni non governative, ostacolando al contempo l'attivazione di canali di immigrazione regolari e di corridoi umanitari che consentano di salvare realmente la vita di migliaia di persone. È evidente come il fine ultimo di questo Governo, che si muove in sostanziale continuità con le scelte dei Governi precedenti, forse è quello non di salvare vite umane, ma piuttosto di scongiurare in qualsiasi modo l'eventualità che le persone che fuggono da guerre, da persecuzioni, dalla fame possano lasciare il continente africano e raggiungere condizioni di vita dignitose. È questo l'unico profilo di necessità e urgenza che risulterebbe accettabile per un decreto-legge in materia di immigrazione, il salvataggio delle persone, non l'affidamento a soggetti che finora non hanno dimostrato alcuna attenzione non solo verso le norme internazionali ma nemmeno verso il più basilare rispetto di diritti umani. Dovrebbero forse risuonare con maggiore impatto le parole del Segretario Generale dell'ONU anche in quest'Aula, il quale ha definito le condizioni dei migranti in Libia come crimini contro l'umanità. La Libia - sembra pleonastico doverlo ricordare, ma, a quanto pare, non lo è - non ha un vero Governo, istituzioni stabili con cui interfacciarsi senza ambiguità; gran parte del territorio è infatti in mano a trafficanti di esseri umani, spesso in combutta con milizie, tribù e funzionari governativi. Lo Stato libico è totalmente depotenziato dai conflitti interni, con intere zone controllate da fazioni diverse che trattano direttamente con i trafficanti di esseri umani: non è chiara, dunque, la motivazione con cui ci apprestiamo ad affidargli la gestione di un fenomeno complesso come quello migratorio. La Libia - ricordiamo ancora - non riconosce nemmeno la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. In questo contesto, ci sembra d'obbligo ricordare la decisione del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che appena qualche mese fa ha sanzionato sei trafficanti di uomini libici, tra cui proprio l' ex capo della Guardia costiera al-Milad: i rapporti dell'ONU lo accusano infatti di "aver sparato sui barconi dei migranti per affondarli", aggredendoli in mare e vendendoli ai miliziani che controllano i centri di detenzione; un individuo che, al pari di questo Governo, ha mostrato una profonda avversione per le ONG, definite come braccio di servizi segreti stranieri. Con il provvedimento in esame ci sembra dunque di assecondare l'inaccettabile ricatto promosso dalle autorità libiche, che sembrano aver voluto testare - questa è la nostra impressione - la disponibilità del nuovo Governo, così come di quelli che lo hanno preceduto, alla concessione di risorse e mezzi in cambio del blocco delle partenze. Ma questo - come sta dimostrando una lunga serie di reportage - sta facendo pagare il prezzo di questo braccio di ferro a centinaia di uomini, donne e bambini disperati. Tra l'altro, ciò è in palese contrasto con quanto affermato all'articolo 1 del decreto-legge in cui si parla di finalità di soccorso in mare; le unità fornite sono molto piccole: l'associazione Diritti e Frontiere ha segnalato, in tal senso, come le navi sembrino molto più indicate per intercettare e bloccare i barconi carichi di migranti sotto minaccia delle armi, piuttosto che per procedere a operazioni che garantiscano il salvataggio e il trasferimento verso un porto di sbarco sicuro. Proprio su quest'ultimo punto, inoltre, ricordiamo come l'ONU abbia dichiarato la Libia porto non sicuro ai sensi della Convenzione di Amburgo del 1979, un'affermazione confermata da recenti decisioni dei giudici di Ragusa e Palermo. Noi pensiamo che sia giusto votare contro questo provvedimento, che va esattamente nella direzione che ho descritto. E ci permettiamo di dire che, forse, bisognerebbe ripartire da alcune scelte che hanno caratterizzato il passato e che poi sono state drammaticamente e colpevolmente abbandonate. Penso a Mare Nostrum. Bisognerebbe ripartire dall'attivazione - come dicevo prima - di canali di immigrazione regolare ma, soprattutto, bisognerebbe ripartire dalla nostra umanità. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Marcucci) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, noi abbiamo sostenuto sin dal dibattito sul voto di fiducia che avremmo tenuto un atteggiamento da opposizione propositiva, che è qualcosa di più rispetto all'opposizione costruttiva che ci veniva chiesta. E lo stiamo dimostrando anche nei confronti del provvedimento in esame, un provvedimento che abbiamo discusso in maniera significativa nelle Commissioni per sopperire ad alcune carenze che erano emerse in merito al valore patrimoniale dei mezzi che venivano ceduti, alle coperture finanziarie, alle discrepanze, alle contraddizioni e alla confusione contenute sulle stime delle spese. Il Governo, in sede di Commissione, ha risposto con una relazione tecnica molto esauriente che ha integrato - e in alcuni casi corretto - le note tecniche precedenti, tra l'altro sopperendo - per esempio - per quanto riguarda la valutazione del patrimonio, alla mancata stima. Quindi, abbiamo dato il nostro contributo affinché il provvedimento fosse fatto al meglio. Avremmo voluto fare di più, con gli emendamenti presentati prima in Commissione e poi in questa Assemblea, per rassicurare gli operatori della sicurezza (delle Capitanerie di porto e della Guardia di finanza) a cui vengono sottratti loro mezzi - in alcuni casi, gli esclusivi mezzi - senza avere la certezza che quegli stessi vengano sostituiti ove ve ne fosse la necessità. Questo riguarda certamente alcune Regioni particolarmente impegnate anche nella lotta all'immigrazione clandestina - ma non solo - come la Sicilia e la Puglia. E ci dispiace che il Governo non voglia dare questa rassicurazione nel testo del provvedimento. Peraltro, nello stesso testo abbiamo condiviso che fosse inserito un emendamento con cui si forniscono di droni i mezzi della Capitaneria di porto e della Guardia costiera. Riteniamo che anche questo sia un elemento aggiuntivo importante per meglio contrastare l'immigrazione clandestina e, eventualmente, soccorrere coloro che si trovassero in difficoltà nelle acque territoriali italiane o in quelle internazionali. Quindi, il nostro atteggiamento è di un'opposizione propositiva, tesa a migliorare i provvedimenti in questa sede o a contrastarli quando non li condividiamo, come - per esempio - sta accadendo con il decreto-legge disoccupazione, falsamente chiamato decreto-legge dignità, all'esame della Camera dei deputati. E questo è il nostro atteggiamento nei confronti del Governo, tanto più sul provvedimento al nostro esame, che sarà votato anche dai Gruppi della sinistra, perché certamente discende da accordi internazionali condivisi dal precedente Governo. Voglio, però, far notare che siffatto provvedimento oggi è inserito in un contesto politico di contrasto all'immigrazione ben diverso da quello che si è realizzato nel precedente Governo: un contrasto all'immigrazione che, soprattutto per impulso del Ministro dell'interno, sta vedendo il nostro Paese in prima fila in Europa, teso a svegliare tutti i Paesi affinché contrastino un fenomeno particolarmente grave che mette a repentaglio - lo ha sottolineato anche oggi, in questa sede, il presidente Casini - la sicurezza sociale, la tranquillità, la serenità, sostanzialmente la nostra società. Crediamo che questa svolta sia importante e la sosteniamo sotto ogni aspetto perché - a nostro avviso - il fenomeno è certamente globale. Riteniamo che l'Italia da sola non possa contrastarlo, ma crediamo anche nel fatto che non è ineluttabile e che l'Italia possa e debba dare il suo contributo per porre fine al fenomeno. Mi rivolgo alla senatrice Bonino: le persone in questione, i migranti che fuggono dalla disperazione e dalla miseria, in qualche caso anche i profughi che fuggono dalla guerra, non fuggono dalla Libia; non sono libici. Fuggono da altre aree dell'Africa attraverso la Libia. Se il fenomeno si è creato, lo si è creato e lo si è ingigantito proprio perché la percezione che quelle popolazioni avevano, in Nigeria come in Corno d'Africa, era quella di una navigazione attraverso il Mediterraneo supportata poi dalle navi delle organizzazioni non governative. Mi ha colpito, cari colleghi, qualche anno fa la dichiarazione di alcune persone che portavano l'esempio molto semplice, e chiaro a tutti noi, secondo il quale qualunque pastore del Centro Africa, del Niger piuttosto che dell'Etiopia, attraverso il proprio telefonino cellulare - e il 70 per cento degli africani possiede un telefonino cellulare - ha oggi le stesse conoscenze e informazioni sul mondo di cui venticinque anni fa era in possesso solo il Presidente della Repubblica americana. Voglio dire che attraverso quel telefonino il pastore del Mali o della Nigeria è consapevole che esiste un mondo diverso e altresì che delle navi raccolgono i profughi nelle acque territoriali della Libia per poi portarli in Europa, e quindi si muovono sulla base di questa illusione. Il telefonino trasmette siffatta speranza e centinaia di migliaia di persone, sulla base di quella immagine, spesso di quella illusione, finiscono in Libia nelle mani sanguinarie dei trafficanti di uomini, che sono peggiori dei trafficanti di droga. Questa illusione noi dobbiamo eliminare o se eliminiamo questa illusione e quelle immagini, noi freniamo alla fonte la migrazione che parte dall'Africa centrale. Questo ci pone il problema anche di cosa fare per quei popoli e lo dico con grande responsabilità. Mi dispiace che nel dibattito molto politico, che si è aperto per alcune ore, nessuno abbia citato ad esempio,- come abbiamo già fatto in Commissione e in quest'Aula in altra sede e per pochi secondi - il capitolo di pace che si è aperto nel Corno d'Africa. Lo sottolinea il Governo, lo sottolinea l'Europa e lo sottolinea questa Assemblea: se vogliamo fermare la migrazione biblica che viene da quelle terre - e almeno un terzo dei migranti che cercano di giungere in Europa attraverso l'Italia parte da quelle terre - vorrei che il Governo, l'Italia e l'Unione europea cogliessero quei segnali di pace e di stabilizzazione che riguardano l'Etiopia, l'Eritrea, la Somalia citata in quest'Aula, il Sud Sudan e anche il Sudan e il Kenya, tutta un'area geografica particolarmente fondamentale per noi perché fonte del flusso di migrazione, talvolta di profughi che migrano e di disperati che cercano soluzioni di benessere nel nostro territorio. Una politica volta a fronteggiare questa migrazione che possa dirsi completa deve da una parte, certamente - come stanno facendo il Governo e soprattutto il Ministro dell'interno - bloccare, per quanto ci riguarda, la migrazione clandestina che sbarca nei porti italiani; dall'altra parte, certamente con questo provvedimento, che non è piccolo, perché non si limita a fornire dodici navi all'autorità libica, dà un segnale importante all'autorità libica di legittimazione di quelle istituzioni, e le istituzioni libiche hanno bisogno di essere legittimate; e dà il segnale importante all'Unione europea e alla Francia che l'Italia punta a stabilizzare quel Governo e quel Paese. Noi sappiamo, infatti, da chi è venuto l'attacco che ha destabilizzato il Governo di Gheddafi e ha portato alla sua morte, per questioni non soltanto petrolifere, ma anche monetarie, perché Gheddafi si stava liberando dalla sudditanza monetaria alla Francia ed era una minaccia per tutti i Paesi del Centro Africa che subiscono siffatta dominazione. Io credo che questo segnale sia molto più importante delle dodici motovedette concesse alle autorità libiche: è un segnale alle istituzioni libiche, è un segnale all'Unione europea, è un segnale alla Francia, è un segnale all'Italia che deve sviluppare una politica complessiva e che noi dobbiamo realizzare laddove possiamo. (Applausi dal Gruppo FdI) . La Libia è certamente importante, ma il Corno d'Africa forse è ancora più importante, perché è la fonte di tanti guai e di tanta immigrazione. Anche su questo il Governo prenda una iniziativa significativa ed avrà il nostro consenso. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Fantetti) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, quello al nostro esame è un provvedimento certamente limitato e relativamente semplice dal punto di vista tecnico. È però evidente che si inserisce in un contesto geopolitico difficile e complesso, dentro il quale matura la scelta del Partito Democratico che - come spesso accade quando si parla di politica estera - non matura a cuor leggero. In queste scelte, infatti, si mescolano ragionamenti e valutazioni di tipo politico, diplomatico, a volte economico e commerciale, che si mischiano con questioni che hanno a che fare con la sfera etica, con i convincimenti personali, con i principi e i valori alla base della nostra cultura. Ed è evidente che, quando ci si confronta con contesti diversi, esse creano anche conflitti identitari. È dunque complicato e difficile maturare queste scelte. Siamo consapevoli anche noi - come ha sottolineato la senatrice Bonino nel suo intervento - della situazione maledettamente complicata in Libia, di una statualità che non esiste, ma che non esiste oggi così come non esisteva prima. Era originale infatti anche la statualità ai tempi del rais , quando le diverse tribù - le stesse tribù che adesso si organizzano in maniera diversa - erano unificate in una sorta di sistema feudale, dove egli era il feudatario e i capi tribù erano i vassalli e i valvassori: già allora c'era un meccanismo di scambio. Lo stesso vale anche per il concetto stesso di diritti umani e per la concezione di dignità umana, che là è diversa. Dunque, per questo motivo, non dovremmo avere rapporti e non dovremmo tentare di costruire dei ponti con un Paese che è di fronte a noi, la cui relazione è strategica, non fosse altro per il fatto che siamo immersi nel Mediterraneo e, anche non volendo, subiamo gli effetti negativi di un contesto non stabilizzato? Penso che dobbiamo tornare indietro. È stato citato più volte il Trattato di Bengasi. La verità è che il vero spartiacque è stata l'intuizione di Romano Prodi nel 1997: lì sì che sono cambiati i rapporti con la Libia. Per anni ci fu quasi un embargo, anzi un vero e proprio embargo nei confronti di quello che gli Stati Uniti definivano un rogue State , con il quale non dovevamo avere rapporti, tanto che c'erano sanzioni unilaterali degli Stati Uniti e sanzioni multilaterali del sistema delle Nazioni Unite. L'intuizione di Prodi, prima da Presidente del Consiglio e poi da Presidente della Commissione europea, fu di portare quello Stato, che poteva diventare la palestra del terrorismo islamico, il luogo in cui cresceva la proliferazione di armi di distruzione di massa, dentro un dialogo multilaterale, provando a risolvere anche problemi commerciali ed economici, che da anni gli italiani e le nostre stesse imprese chiedevano di risolvere. Diplomazia economica, politica, capacità di riportare la Libia dentro la comunità internazionale e di superare l'episodio tragico di Lockerbie: fu quella l'intuizione vincente. Su quella scia si innestò anche la diplomazia di Berlusconi, certamente con un'impronta più economica. L'errore fu il dissennato intervento in Libia. Pedagogicamente e didatticamente si potrebbe spiegare alla senatrice che è intervenuta prima che esso fu appoggiato dal Governo di centrodestra. Noi allora eravamo all'opposizione ed è bene magari ogni tanto ricordare anche questi passaggi. Poi fu difficile portare avanti questo tipo di lavoro, che fu ripreso dai Governi di centrosinistra, in particolare con il Memorandum Gentiloni Silveri, firmato il 2 febbraio del 2017. Ecco, lì dentro c'è una strategia complessiva e proprio questo è il limite del provvedimento al nostro esame. Si tratta infatti di un provvedimento condivisibile su cui voteremo a favore, ma il suo il limite è il fatto di affrontare solo una parte di un tema più complesso. È evidente che ci vuole una strategia complessiva nei confronti della Libia, che affronti tutti i temi di quel Memorandum. Qui se ne affronta uno: quindi si è parlato di continuità, ma non c'è continuità. Se ci fosse vera continuità, adottereste l'intero Memorandum (Applausi dal Gruppo PD) ,che prevede interventi di cooperazione e di aiuto a quelle comunità che pagano un prezzo altissimo alla tratta di esseri umani. Qui ci soffermiamo solo sulla parte finale, sul pattugliamento delle coste, sull'intervento nel Mediterraneo, ma non sulla cooperazione allo sviluppo e non su una collaborazione per sigillare i confini sud della Libia, che sono maledettamente difficili, perché c'è il deserto. E ricordo ancora una volta che, quando noi abbiamo proposto la missione in Niger, chi oggi sta sui banchi della maggioranza votò contro, mentre al contrario bisognava dare il segnale che quello era il primo momento in cui si affrontava anche il tema della tratta degli esseri umani. Vi è poi la condizione precaria in cui si trovano i centri permanenti in Libia. Nell'ordine del giorno G1.100 - e mi dispiace che abbiano votato contro il nostro emendamento - noi abbiamo chiesto anche un'attenzione alla collaborazione con l'Organizzazione internazionale delle migrazioni e con l'Alto commissariato per i rifugiati, decisivo perché non solo il centro che sta costruendo l'UNHCR ma anche gli altri gestiti dai libici abbiano un controllo delle organizzazioni internazionali, per alzare lo standard e il livello minimo dei diritti umani. È a tal riguardo che manca l'approccio di questo Governo. Diamo le motovedette, e va bene, ci siamo. Tuttavia, nel momento in cui si danno le motovedette, chiediamo che in tutti i centri ci siano anche i rappresentanti delle organizzazioni internazionali legate alle Nazioni Unite. È così che si fa, è una regola semplice. La diplomazia prevede questo: motovedette, ma anche la capacità di innalzare il livello dei diritti umani, la capacità di costruire istituzioni democratiche. È questo il motivo per cui noi voteremo a favore del provvedimento in esame, ma non saremo più disposti in futuro - come abbiamo scritto nel nostro ordine del giorno e nell'emendamento - ad approvare ulteriori provvedimenti che si limitino solo al contrasto dell'immigrazione nel Mediterraneo e non affrontino i temi centrali di come affossare la tratta degli esseri umani, controllare i confini del Sud della Libia e attuare un grande piano complessivo di aiuti alla cooperazione allo sviluppo. Solo se faremo così vinceremo la nostra battaglia in Libia. (Applausi dal Gruppo PD) . SOLINAS (L-SP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SOLINAS (L-SP) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi senatori, il nostro Gruppo voterà convintamente a favore della conversione in legge del decreto-legge n. 84 del 2018 per almeno tre ordini di ragioni che mi accingo a declinare: sotto il profilo della coerenza programmatica, della ricostruzione di una linea chiara di relazioni internazionali, diplomazia e politica estera del Paese nel quadrante Mediterraneo e non solo, dell'interesse nazionale a ristabilire il ruolo di partner principale politico della Libia nella sua interezza. Il contratto di Governo, su impulso determinante della Lega di Matteo Salvini, ha posto con fermezza l'esigenza di affrontare la gestione dei flussi migratori clandestini con una prospettiva nuova che ponga fine al traffico di esseri umani e al riprovevole business che si è sviluppato attorno allo stesso, senza dimenticare che gli ingenti fondi pubblici stanziati per il sistema della sedicente accoglienza, unitamente ai meccanismi poco trasparenti previsti per la loro gestione, hanno costituito un elemento sicuramente attrattivo per la criminalità organizzata. (Applausi dei Gruppi L-SP e M5S). Non è civilmente né tantomeno umanamente tollerabile assistere passivamente all'azione criminale di scafisti che quotidianamente alimentano una vera e propria tratta, lucrando sulla pelle dei migranti e seminando disordine e morte nei nostri mari. Per andare alla radice del problema, non si può prescindere da una strategia condivisa con la Libia, che in questi anni è stata scelleratamente sprofondata nel caos dall'improvvida decisione di bombardare e destituire il regime al potere senza una seria e concreta alternativa unitaria (Applausi dal Gruppo L-SP) , divenendo così il principale collettore di questi fenomeni. Osservatori indipendenti accreditati hanno stimato che oramai il business del traffico migratorio rappresenta il 30 per cento del PIL, dal quale sempre più ampie porzioni della società libica traggono sostentamento, con il rischio reale che questo modello di economia illegale diventi strutturale e difficilmente riconvertibile in quei territori. Oggi il nostro impegno deve essere il supporto alle ricostituite autorità libiche per sviluppare un'efficace politica di difesa delle proprie frontiere a Sud, specialmente mediante accordi bilaterali con i Paesi centroafricani e del Sahel, ma soprattutto un controllo puntuale del proprio confine lungo la costa settentrionale che guarda all'Italia. Attualmente la Guardia costiera libica dispone di appena quattro motovedette piuttosto vetuste e operativamente limitate, sia sotto il profilo delle dotazioni di bordo che di personale, dismesse a suo tempo della Guardia di finanza italiana e successivamente donate dai Governi Berlusconi e Gentiloni Silveri nell'ambito dei numerosi accordi bilaterali di cooperazione sottoscritti tra i due Paesi. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 18,45) ( Segue SOLINAS). In questa cornice si inserisce il provvedimento in trattazione che, nel solco della collaborazione bilaterale, si pone sul piano della concretezza dell'azione offrendo alle autorità libiche una flotta che va a quadruplicare l'attuale disponibilità di unità navali e, dunque, degli addetti al pattugliamento e al controllo delle acque territoriali, unitamente alla indispensabile attività addestrativa e di formazione del personale degli organi per la sicurezza costiera. Queste misure concorrono, per altro verso, a dare effettività all'azione del Governo libico. Infatti, non appare realistica una soluzione complessiva dei molteplici problemi connessi all'attuale condizione del territorio libico senza un consolidamento del Governo di al-Sarraj che lo elevi a uno status compiuto, emancipato dalla percezione di ente fiduciario della comunità internazionale. Mi dispiace che la collega Bonino sia assente ora dall'Aula. Noi sappiamo bene quale sia la fondazione della Libia, ma lei non può fingere di non sapere perché è così e chi ha destabilizzato il Paese. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Quel Paese è stato destabilizzato dalle scelte e dagli interessi di gruppi di potere internazionali coi quali voi avete consuetudine di rapporti, Se l'ex provincia ottomana del Fezzan è segnata dalla lotta tra le minoranze tuareg, i tebu e le tribù arabe come gli awlad suleiman, forse c'è una relazione con le politiche dell'amministrazione Obama, finalizzate a favorire la nascita di Governi tribali e islamisti. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Oggi noi seguiamo la linea della legittimità internazionale dialogando con l'unico interlocutore riconosciuto. Lei, senatrice Bonino, si è detta legalitaria, ma temo che stia declinando questo concetto nel senso di legalizzare ciò che legale non è, cominciando a praticarlo anche prima che lo diventi. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). I suoi canali legali di ingresso a chi sarebbero rivolti, a quanti e con quali requisiti? Già esistono forme legali per entrare nel Paese, ma qui stiamo parlando di immigrazione clandestina e quindi illegale. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Dal mio Gruppo può essere stata contestata per questo, ma mai è giunta da questi banchi un'offesa, mai una minaccia o un insulto: non è un modo che ci appartiene. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Quale sarebbe l'alternativa? L'alternativa a non dialogare con al-Sarraj è il rischio esiziale che, sotto la spinta delle diverse forze insurrezionali ivi operanti, si giunga alla definitiva dissoluzione di uno Stato libico. Il Consiglio di sicurezza ha sempre espresso risoluzioni per l'unità della Libia e contro ogni ipotesi di secessione. Ma, se la situazione dovesse precipitare, non vi sarebbero grandi margini di recupero. Sotto un ulteriore profilo, con questo provvedimento auspichiamo che il Governo riprenda complessivamente e con una più ampia prospettiva il ruolo di iniziativa politica e diplomatica che il Paese aveva smarrito negli anni, soprattutto riguardo alla Libia. Da troppo tempo, infatti, l'Italia ha rinunciato al proprio ruolo naturale di leader di riferimento per la regione, accettando supinamente che la Francia guadagnasse talmente terreno da porsi, a maggio di quest'anno, come unico e privilegiato mediatore tra le diverse fazioni in conflitto, nella chiara ricerca di aprire un nuovo mercato per gli interessi francesi, nuove commesse per le proprie aziende e per l'industria bellica d'Oltralpe. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Per parte nostra, invece, dobbiamo tutelare la presenza - ad esempio - dell'ENI sulla sponda mediterranea dell'Africa, difendendo gli investimenti fatti negli anni per la ricerca di giacimenti di gas e petrolio, ai quali punta con forza la Total Elf. Ciò significa restituire senso e dignità al concetto di interesse nazionale, troppo spesso obnubilato dall'esigenza di assecondare scelte ideologiche globaliste e radical chic . (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Per tutte queste ragioni, confermando il voto favorevole del Gruppo, auspichiamo un'analoga espressione da tutto il Senato. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Congratulazioni) . AIMI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governi, colleghe e colleghi, noi del Gruppo Forza Italia andremmo in rotta di collisione con noi stessi se solo lontanamente pensassimo di votare contro il provvedimento in esame, perché la nostra politica, che negli anni è stata equilibrata, lungimirante, razionale, solidale, ferma e responsabile, ce lo impone. Vorrei chiarire immediatamente un punto. Ho detto solidale perché siamo stati un grande Paese e nel nostro programma c'è anzitutto la difesa della vita di coloro che si lanciano in mare nella speranza di trovare non solamente approdi sicuri, ma anche un tipo di vita diverso. Difendere la vita significa effettuare operazioni di salvataggio. Tuttavia, siamo al tempo stesso fermi nel comprendere che la situazione reale dell'Italia - e noi dobbiamo confrontarci con il mondo reale - non è tale da consentire l'arrivo di chicchessia, di tutti coloro che avrebbero il desiderio di partire dall'Africa per venire in Italia. Sappiamo che l'Africa ha 1.200 milioni di abitanti. Si tratta di un continente immenso. L'Austria ha chiuso i suoi confini e la Francia ha fatto la stessa cosa. I confini degli Stati non sono cessati; la politica internazionale non ha decretato la cessazione dei confini dell'Italia. Per questo motivo, riteniamo che il primo fronte di intervento per le operazioni sia umanitarie che di contrasto all'immigrazione clandestina debba essere proprio a ridosso delle coste libiche, nel Mediterraneo. Questo è il nostro intendimento. Ecco il motivo della cessione di dodici natanti di questa portata, alcuni dei quali - come ho già detto in discussione generale - hanno un'alta capacità tecnologica. Mi riferisco - ad esempio - all'utilizzo di radar che possono intercettare quelle imbarcazioni fin dalla loro partenza. Quindi, ben venga la preparazione delle marinerie libiche e, soprattutto, di quelle imbarcazioni, con l'auspicio che possano entrare in servizio in tempi rapidi. Credo che questo sia il regalo più bello che possiamo fare non solamente alla Libia, ma all'Italia e all'Europa e - mi permetto di dire - anche a quegli immigrati che sperano di arrivare, ma che non si rendono conto delle tragedie che hanno trasformato il Mediterraneo in un grande cimitero. Ci sono 30.000 morti che gridano vendetta. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E ciò è avvenuto per scellerate politiche di accoglienza, perché si è raccontato che qui si poteva fare di tutto. Porto un esempio. Ho qui un amico di una località della Sardegna, Porto Pozzo, dove 180 immigrati sono stati ospitati in hotel a quattro stelle. A me può andare benissimo che soggiornino in hotel a quattro stelle persone che magari sono fuggite da una guerra. Ma non possiamo accettare che vi soggiornino anche coloro che vengono qui per altre ragioni e che molto spesso finiscono per riempire le patrie galere. (Applausi dai Gruppi L-SP e FI-BP) . Riteniamo che l'operazione che abbiamo fatto sia molto semplice. Cediamo dodici motovedette e due imbarcazioni particolari, ma ciò deve far parte di un progetto organico molto più ampio. Deve esserci un vero e proprio piano Marshall per l'Africa. Dobbiamo investire in quelle terre con l'aiuto e l'intervento anche di altre nazioni. Dobbiamo sicuramente presidiare il confine sud della Libia. Dobbiamo cominciare a pensare anche noi - lo avevamo indicato nel nostro programma - a un pattugliamento dell'area Sud del Mediterraneo, con un blocco navale per disincentivare le partenze. A questo punto mi chiedo, in effetti, dove è l'Organizzazione delle Nazioni Unite e che cosa ha fatto per l'Africa negli ultimi anni? Come mai ci siamo ridotti in queste condizioni? Realizziamo, laddove possibile, con investimenti, degli hotspot al confine Sud della Libia. Prima il senatore Casini mi ha rimproverato di aver detto che è necessario avere un documento quando si entra in un Paese, così come avviene normalmente quando si va in America, negli Stati Uniti, in Russia, in Cina, in Inghilterra e in qualsiasi altro Paese. È chiaro che non lo posso chiedere a colui che fa la traversata. È necessario quindi aprire questi hotspot , rafforzare la nostra ambasciata in Libia, riuscire a normalizzare la realtà libica. Tutto questo credo sia dovuto all'Italia per rispetto soprattutto agli italiani. Vorremmo infatti sapere chi arriva da noi; vorremmo sapere quali precedenti penali hanno molti di coloro che arrivano in Italia. Sono troppi, infatti, i reati commessi. Ecco perché, signor Presidente, riteniamo che questa operazione debba essere solo l'inizio di un grande progetto per l'Africa, un grande progetto di protezione anche per la nostra Nazione. Mi limito a ricordare che è stato approvato e accolto anche dal Governo un ordine del giorno molto importante, che va nella direzione di aiutare gli imprenditori, le nostre imprese, le 100 imprese che ho citato anche in discussione generale. Speriamo che il Governo lo accolga definitivamente, anche stanziando i fondi per la restituzione di quasi 234 miliardi. Era un conflitto irrisolto e anche per questo debbo ringraziare per aver accolto l'ordine del giorno. Voglio concludere ricordando un'ultima cosa; quando nel 2008 il Governo Berlusconi aveva realizzato, insieme alla Libia e a Gheddafi, il Trattato di Bengasi, aveva visto avanti. Quando il ministro Moavero Milanesi è andato in Libia qualche giorno fa, il suo omologo Ministro degli esteri gli ha chiesto di tirare fuori per cortesia dal cassetto quel Trattato. Io ho piacere che in quest'Aula si sia affrontato anche questo argomento, che si sia reso merito ed onore a coloro che hanno realizzato quel Trattato e, segnatamente, al presidente Berlusconi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Di questo dobbiamo essere grati: è stato davvero lungimirante in politica estera. Per queste ragioni esprimeremo un voto favorevole sul provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . LUCIDI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, è un onore per me fare la mia prima dichiarazione di voto in questa legislatura su un tema importante, che è di grande attualità in questi giorni e in questi mesi. Devo però notare che in discussione generale siamo rimasti su temi veramente generali; ho sentito infatti parlare di molte cose. In realtà il decreto-legge è molto importante, ma semplice e, nella sua perimetrazione politica, parla di qualcosa di veramente specifico, di dodici motovedette che noi stiamo fornendo, dopo una sistemazione opportuna per la messa in mare, a supporto della Guardia costiera libica. È questo il perimetro del provvedimento. In quest'Aula abbiamo invece ascoltato molte altre parole. Vorrei fare invece una dichiarazione di voto nel merito del provvedimento, non come è stato fatto sia in discussione generale che in dichiarazione di voto. Scadremmo altrimenti in quello che a me piace definire contro populismo; voi ci accusate di essere dei populisti, ma probabilmente è peggio il contropopulismo, cioè dire sempre ed ostinatamente delle falsità nella speranza che diventino vere. Ho sentito citare una parola che forse è una sorta di speranza. Questa parola è continuità. Vorrei rassicurarvi che di continuità non c'è proprio niente. (Applausi dal Gruppo M5S) . Non c'è proprio nessuna continuità; mettetevi l'anima in pace. Se c'è una continuità con qualcosa che era esistito nel passato, è con i principi costituzionali. Tra gli obiettivi del provvedimento troviamo infatti parole quali contrasto alla tratta degli esseri umani e salvataggio di vite umane. Questi sono principi costituzionali e qui, sì, c'è continuità. Non possiamo però con questo regalarvi una sorta di ancora di salvataggio, per restare in tema. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ho ascoltato anche parole che sinceramente vorrei rigettare al mittente. La nostra collega, senatrice Bonino, ha parlato di colore della pelle, di pacchia, di rispetto e di insulti. Ma cara Presidente, in questo decreto-legge queste parole non ci sono. Non contiene insulti, non c'è scritto "pacchia", non c'è scritto "colore della pelle". Nel decreto-legge è scritta semplicemente una parola che è "motovedette" che noi stiamo fornendo alla Guardia costiera libica. Ora, dico questo perché è inutile continuare a dire che è veramente difficile fornire questi oggetti a un Governo che non esiste, ad uno Stato che non esiste. Dobbiamo anche essere obiettivi, perché quando si tratta di rapporti commerciali, quando si parla di fare export in Paesi che sono completamente destabilizzati, guarda caso, l'interlocutore siete riusciti a trovarlo sempre. Allora probabilmente dovremmo fare uno sforzo e riuscire a trovarlo anche in questi ambiti. Gli obiettivi di questo decreto-legge erano tre sostanzialmente: il controllo dei flussi migratori, un tentativo di stabilizzare la Libia e, ripeto, il contrasto al traffico di esseri umani. Anche su questo va chiarito un punto. In passato c'è stata raccontata una Libia che in realtà non esisteva. Quando il segretario generale della NATO Stoltenberg veniva qui in Senato a raccontarci la sua Libia, quella che lui aveva conosciuto scarponi a terra, la sua visione era completamente differente dalla Libia che ci raccontavano Gentiloni Silveri e Alfano. Dico questo perché Gentiloni Silveri e Alfano parlavano di stabilizzare e di creare, per esempio, una Tripoli stabile politicamente mentre contemporaneamente Stoltenberg ci parlava di una Tripoli in cui c'erano 87 fazioni in combattimento, cioè una dietro ogni angolo. Quindi, credo che nel corso della scorsa legislatura sia stato troppo piccolo lo sforzo di essere veramente realisti su un tema che è diventato davvero drammatico. A questo proposito mi riallaccio alle parole del presidente Casini: il pericolo non è che questi temi possano degenerare in una prossima campagna elettorale. Questi temi hanno segnato la campagna elettorale passata, quella che voi avete perso. (Applausi dal Gruppo M5S) . Quindi cerchiamo di avere anche una giusta dose di realismo. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 19,03) ( Segue LUCIDI). Il nostro ministro Moavero Milanesi ha detto che alcuni di quei Trattati, che sono sostanzialmente congelati, vanno riaperti per un giusto dialogo con un Paese che è vicino a noi, che è sostanzialmente confinante perché è il primo Paese che troviamo al di sotto del nostro mare. Ma c'è un altro punto importante che ci spinge a votare a favore di questo provvedimento. Nel corso della discussione e anche nei contenuti della relazione, sono emerse delle criticità. Proprio ad avvalorare il fatto che non c'è continuità con il passato, lo stesso Governo, nella persona del sottosegretario Molteni, che ringrazio per il suo lavoro, ha prontamente chiarito nelle sedute di Commissione, tutti quei punti che erano stati segnalati come criticità. Allora, io ho una brevissima esperienza parlamentare. Ho svolto già un mandato e sono orgogliosamente al mio secondo mandato e a me non era mai capitato di vedere un rappresentante del Governo che a domanda rispondesse. Il Governo del cambiamento l'ha fatto. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Questo è un ulteriore segnale di discontinuità con il passato ed è sicuramente una nota nuova, una nota unica. ( Commenti della senatrice Bellanova) . Allora, cara senatrice Bellanova, da dove viene il problema della Libia? PRESIDENTE. Senatore Lucidi, io sono qua. Si rivolga a me. LUCIDI (M5S) . Uno dei problemi di quelle aree è che sono state per molti anni governate da entità anche dittatoriali. Addirittura molti anni fa c'era il faraone. Fortunatamente il faraone ora non c'è più. Ce n'è qualcuno ancora in giro e purtroppo ce lo teniamo. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo PD) . MALPEZZI (PD) . Ma cosa stai dicendo? Rivolgiti alla Presidenza! BELLANOVA (PD) . Ma cosa dici? PRESIDENTE. Senatrice Bellanova, lasci intervenire il senatore Lucidi. LUCIDI (M5S) . Credo sia giusto che si divertano perché hanno pagato per stare qua. (Applausi dal Gruppo M5S. Proteste dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Senatore Lucidi, siamo in fase di dichiarazione di voto finale. Non facciamo polemiche. LUCIDI (M5S) . Ha ragione, Presidente, mi scuso, però è la verità. MALPEZZI (PD) . Sei un gran maleducato. Ricordatelo! Presidente, non può rivolgersi ad altri! LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, tra qualche istante noi proveremo la soddisfazione e assaporeremo il gusto di approvare un decreto-legge senza la fiducia, a testimonianza del fatto che si può fare e che si poteva fare anche prima. (Applausi dal Gruppo M5S) . MALPEZZI (PD) . Non dirlo troppo presto! LUCIDI (M5S) . Prima di questo momento, però, dichiaro il voto favorevole del Gruppo del MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni. Commenti della senatrice Malpezzi) . PRESIDENTE . Senatrice Malpezzi, lei però non ha il diritto di replica su ogni intervento che viene fatto. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, recante disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo M5S) . Discussione del disegno di legge: DDL 675 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 giugno 2018, n. 73, recante misure urgenti e indifferibili per assicurare il regolare e ordinato svolgimento dei procedimenti e dei processi penali nel periodo necessario a consentire interventi di edilizia giudiziaria per il Tribunale di Bari e la Procura della Repubblica presso il medesimo tribunale (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 675, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Pillon, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PILLON, relatore . Signor Presidente, il Senato oggi è chiamato ad esaminare il disegno di legge - già approvato dall'altro ramo del Parlamento - di conversione in legge del decreto-legge 22 giugno 2018, n. 73, recante disposizioni straordinarie e urgenti volte a garantire il corretto esercizio della giurisdizione del tribunale penale e della procura della Repubblica di Bari, a seguito della dichiarata inagibilità da parte del comune di Bari degli immobili adibiti a tali uffici giudiziari. Il testo all'esame non è stato oggetto di modifica da parte della Commissione giustizia. Nessuno degli emendamenti presentati, infatti, è stato approvato. Nel corso della discussione non sono mancati rilievi critici sul provvedimento, il cui contenuto tenterò di riassumere nella illustrazione che mi appresto a svolgere. Nel merito il decreto-legge in conversione consta di tre articoli. L'articolo 1, comma 1, stabilisce fino al 30 settembre 2018, la sospensione dei processi penali pendenti, in qualunque fase e grado, davanti al tribunale di Bari e del corso della prescrizione. Per i procedimenti penali pendenti (il provvedimento non chiarisce espressamente a quale data tali procedimenti debbano risultare pendenti, ma per questa ragione sarà presentato un ordine del giorno ad hoc che mi riservo di illustrare meglio nel prosieguo) il decreto-legge sospende i termini di durata delle indagini preliminari; i termini previsti dal codice processuale penale, a pena di inammissibilità e di decadenza; i termini per la presentazione di reclami e impugnazioni. Si tratta di sospensioni che, a differenza di quanto denunciato da alcuni colleghi dell'opposizione, non minano affatto il diritto alla difesa; anzi, per larga parte ne sono a garanzia. Parliamo peraltro di una sospensione che non opera per tutti i procedimenti. A ben vedere, infatti, il comma 2 dell'articolo 1 contempla alcune eccezioni. In particolare, la sospensione non opera per il giudizio direttissimo, per la convalida dei sequestri. Analogamente, a tutela del diritto costituzionalmente garantito alla libertà personale, la sospensione non opera in relazione all'udienza di convalida di arresto e fermo, nei procedimenti con imputati in stato di custodia cautelare. Tale sospensione, inoltre, non opera con riguardo ai processi con imputati sottoposti ad altra misura cautelare personale, in presenza di profili di urgenza valutati dal giudice procedente. Quest'ultima previsione - mi permetto di ricordare - è stata inserita dalla Camera nel corso dell'esame in sede di conversione e non è stata modificata dalla Commissione giustizia del Senato. L'articolo 2 del decreto-legge reca, poi, la clausola di invarianza finanziaria, che ritengo opportuno leggervi testualmente: «Dall'attuazione delle disposizioni di cui al presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti dal presente decreto con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente». Mi pare evidente che tale articolo fughi ogni dubbio circa la presunta eccessiva onerosità delle misure contenute nel decreto-legge in conversione. In merito alla congruità della clausola d'invarianza finanziaria, mi permetto di segnalare all'Assemblea che, proprio nella giornata di ieri, si è espressa favorevolmente - approvando un parere non ostativo sul testo del decreto-legge - anche la Commissione bilancio. L'articolo 3 contiene infine la norma relativa all'entrata in vigore. Prima di concludere il mio intervento, vorrei svolgere alcune brevi considerazioni su una questione particolarmente discussa sia alla Camera sia al Senato. Vorrei precisare, per conto di tutti, che l'individuazione dell'immobile da destinare alla nuova sede del tribunale pugliese è una questione che esula completamente dal decreto-legge in conversione. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Il provvedimento - lo ribadisco - si propone di affrontare responsabilmente danni che altri hanno compiuto negli anni e, attraverso la misura straordinaria della sospensione, che, come ribadisco, opera per un lasso di tempo estremamente limitato - stiamo parlando di tre mesi - fronteggia una situazione emergenziale, che vede impossibile lo svolgimento dell'attività giurisdizionale nella città di Bari. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà. MISIANI (PD) . Signor Presidente, il relatore ha ricordato l'oggetto del provvedimento al nostro esame. La vicenda ha dominato parte della cronaca di queste settimane, e vale la pena riepilogarla: la condizione fortemente critica degli edifici del tribunale e della procura di Bari, la dichiarazione di inagibilità (con l'agibilità revocata dal Comune di Bari in data al 31 maggio), la ricerca di soluzioni alternative, con la sede della soppressa sezione distaccata del tribunale di Modugno, le tensostrutture, che tanta discussione hanno legittimamente prodotto. Infine, il provvedimento oggetto di questa discussione, sospende i termini stabiliti dal codice di procedura penale per la durata della fase delle indagini preliminari e della relativa udienza preliminare, i termini in materia di inammissibilità e decadenza e quelli fissati per la proposizione di impugnazione o reclami fino al 30 settembre 2018, come ricorda il relatore. In qualità di membro della Commissione bilancio, Presidente, vorrei intervenire in merito ai profili finanziari di questo provvedimento, alla quantificazione degli oneri e alla copertura dei medesimi. Il Governo al Ministero della giustizia ha depositato, su richiesta del relatore in Commissione bilancio, un aggiornamento della relazione tecnica che specifica, come richiesto dal relatore stesso, alcuni elementi informativi in merito alla possibile quantificazione degli oneri relativamente ad un aspetto particolare, cioè la notifica degli atti penali che, secondo questa relazione tecnica prodotta dal Ministero della giustizia - parliamo di decine di migliaia di notifiche, 60.000 se non ricordo male - avverrebbero per la maggior parte, per il 90 per cento secondo questi dati, attraverso le nuove modalità telematiche, sostanzialmente per posta elettronica, senza aggravio di oneri per la finanza pubblica, mentre solo una piccola parte, secondo il Ministero della giustizia, avverrebbe con posta ordinaria o a mano, tramite ufficiale giudiziario: procedura che in questo caso avrebbe un costo molto superiore quantificato in 11 euro a notifica. Sulla base di queste stime, il Ministero quantifica in 60.000 euro il costo complessivo delle notifiche non telematiche, un onere, secondo il Ministero, che può essere coperto sostanzialmente dai risparmi sulle spese di giustizia derivanti dalla temporanea sospensione delle attività processuali negli uffici giudiziari di Bari e, nel caso in cui questi risparmi non fossero sufficienti, comunque attingendo al capitolo 1550 (Spese relative al funzionamento degli uffici giudiziari). Queste stime e queste valutazioni noi le abbiamo contestate in sede di Commissione bilancio e torniamo a contestarle in Aula. Contestiamo la quantificazione degli oneri di questo provvedimento, perché ci sembra non realistica la stima del 90 per cento delle notifiche effettuate per via telematica. È vero che nel rapporto con gli avvocati ormai tutto avviene secondo procedure telematiche, ma molte di queste notifiche devono essere fatte agli imputati e, nella stragrande maggioranza dei casi, gli imputati non hanno posta elettronica certificata per cui le notifiche vanno fatte secondo posta ordinaria o a mano, con un costo - come ricordavo in precedenza - di 11 euro a notifica. Noi, quindi, riteniamo che i costi rischino di essere notevolmente superiori rispetto alla stima di 60.000 euro fatta dal Ministero della giustizia e portata in Commissione bilancio del Senato, riteniamo che vi sia il concreto rischio che i risparmi derivanti dalla sospensione dell'attività del tribunale non siano affatto sufficienti a coprire questi oneri, che potrebbero essere molto superiori ai 60.000 euro e riteniamo che rischino di compromettere la clausola di invarianza finanziaria che, come ricordava il relatore, sostiene che non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che questi oneri debbano essere fronteggiati con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. Ricordo, però, che lo stesso capitolo 1550 («Spese relative al funzionamento degli uffici giudiziari») si riferisce alle spese ordinariamente programmate degli uffici giudiziari. Siamo nel mese di luglio ed è ragionevole immaginare che la stragrande maggioranza delle spese finanziate attraverso questo capitolo siano già state impegnate dagli uffici giudiziari di tutta Italia e che vi sia il concreto rischio che questo provvedimento sia scoperto. Abbiamo sollevato questo tema in Commissione bilancio, torniamo a sollevarlo in Aula per un provvedimento che ha le motivazioni ricordate dal relatore nel suo intervento, ma che dal punto di vista finanziario, per quanto concerne l'articolo 81 della Costituzione, a nostro parere presenta numerose criticità di cui il Senato non può non tenere conto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, vorrei prendere le mosse del mio intervento citando inizialmente alcune delle definizioni che in queste settimane sono state utilizzate per giudicare il decreto-legge in questione, quello che avrebbe dovuto avere parte decisiva per risolvere la questione del tribunale di Bari: fallimentare, irragionevole, incompetente, in malafede, una mostruosità e, per concludere, incostituzionale. È evidente, quindi, che tali giudizi unanimi, la maggior parte dei quali provenienti da giuristi addetti ai lavori, non possono essere certo ascritti a una rivalità politica o a consueta dialettica tra maggioranza e opposizione. Si tratta, infatti, di obiezioni tecniche e severe prese di posizione indicative di una criticità, sostanziale e formale, che il Governo non può ignorare e che abbiamo il dovere, in sede di conversione del decreto-legge, di valutare nell'interesse particolare della situazione oggetto del provvedimento, ma soprattutto nell'interesse generale di alcuni principi fondamentali dell'ordinamento giuridico, che non possono essere bypassati a cuor leggero, senza tener conto delle conseguenze disastrose per la realtà giudiziaria. Infatti, Forza Italia ha presentato questa mattina una pregiudiziale di costituzionalità, che è stata ahimè respinta a maggioranza dall'Assemblea, poiché, qualora il decreto-legge venisse convertito, le conseguenze delle eccezioni di costituzionalità, che verranno sicuramente sollevate nel corso dei processi, saranno incalcolabili. Il ministro della giustizia Bonafede, incontrando ai primi di giugno avvocati, magistrati e personale del tribunale barese, aveva assicurato una soluzione rapida per ripristinare le condizioni di sicurezza per gli operatori della giustizia e riavviare tutti i servizi all'utenza: il risultato è stato diametralmente opposto, al punto che le camere penali di Bari affermano oggi di preferire i processi nella tendopoli in piena estate, con i disagi già sperimentati nelle scorse settimane, rispetto alla sospensione dei termini. Come chiesto poc'anzi dal relatore, eviterò di entrare nel merito della scelta dell'immobile, di cui si è già occupata la stampa nei giorni scorsi, ma si tratta comunque di elementi di valutazione, che incidono sul giudizio negativo complessivo, che purtroppo l'intera vicenda suscita, frutto di superficialità o anche di scarsa conoscenza del territorio. Di fatto, purtroppo, il rischio di complicare una situazione già gravissima è palese. Bisogna comunque, a onor del vero, riconoscere che l'attuale dramma del tribunale di Bari ha radici sicuramente risalenti nel tempo, trattandosi di una situazione già nota da moltissimi anni, ma purtroppo ignorata dalle amministrazioni locali del tempo (il sindaco Emiliano in testa), fino al prevedibile collasso degli ultimi mesi. Addossare però responsabilità pregresse sarebbe solo un mero esercizio di stile e quindi, come tale, inutile. La vicenda è senza dubbio complessa, per cui tanto più inadeguata appare oggi la soluzione semplicistica proposta, sia dal punto di vista giuridico, attraverso la sospensione dei termini processuali, che dal punto di vista logistico, con la scelta appunto dell'edificio provvisorio che deve ospitare le aule giudiziarie. Bisogna purtroppo riconoscere che, anche in questo caso, l'approccio del Governo appare in linea con una generalizzata tendenza ad offrire soluzioni semplici a problemi complessi; soluzioni che, chiaramente, non tardano a rivelarsi inadeguate, manifestando tutta la loro debolezza. Ciò sarebbe anche il male minore, se non fosse che intervenire con un provvedimento inadatto in una materia dalle innumerevoli implicazioni e ripercussioni sulle realtà professionali di tantissimi operatori del diritto e sulle vite di tantissimi cittadini, già penalizzati dai tempi biblici della giustizia italiana, comporta una pluralità di ricadute negative, che rischiano di aggravare sine die la situazione generale, piuttosto che risolverla. Dopo i mesi di sospensione sarà infatti necessario notificare migliaia di avvisi alle parti e ai difensori per fissare nuovamente le udienze, paralizzando a tempo indeterminato i processi. Soprattutto, il Ministro dovrebbe spiegare perché questa pseudo-emergenza, che reale emergenza non è, poiché ampiamente prevista, giustifica la sospensione dei diritti dei cittadini, ma non procedure d'urgenza e finanziamenti straordinari. I numeri confermano il caos : si parla di circa 72.000 procedimenti per almeno 100.000 notifiche: a quale costo? Il Ministero dice soltanto 60.000 euro, ma assolutamente esprimo i miei forti dubbi. Per farlo gli uffici impiegheranno mesi, se non anni, e intanto la prescrizione comincerà di nuovo a correre. Quale è il senso, dunque, di questa sospensione, nel quadro generale della situazione giudiziaria? Forza Italia rifiuta la soluzione temporanea, parziale e incostituzionale contenuta nel decreto-legge e indica invece la via della procedura d'urgenza, attraverso una norma che conferisca allo stesso Ministro poteri straordinari, in modo da poter derogare ai vincoli urbanistici e procedere al trasloco nell'immobile definitivo che sarà ritenuto idoneo. Se di reale emergenza si tratta, si abbia il coraggio di affrontarla con gli strumenti più incisivi a disposizione, piuttosto che ricorrere a rimedi di basso cabotaggio, apparentemente risolutivi, ma dagli effetti disastrosi nel lungo termine. A tutto questo non ci stiamo, nell'esclusivo interesse dei cittadini. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, nell'intervento che ho svolto stamani, illustrando la questione pregiudiziale di costituzionalità al decreto-legge in esame, ho inteso, come previsto, ribadire che con esso si vanno a ledere diversi fondamentali diritti sanciti dalla nostra Costituzione, innescando per giunta uno scellerato effetto domino. Tutto ciò, peraltro, in un quadro politico dove residua, in modo sempre più evidente ed imbarazzante, quella che mi viene spontaneo definire come schizofrenia. (Brusio). Signor Presidente, potrebbe consentire di intervenire senza questo fastidioso brusio? PRESIDENTE. Colleghi, consentiamo al senatore di svolgere il suo intervento. STEFANO (PD) . Dapprima, infatti, abbiamo avuto una furia cieca, ossessa, che ha spinto il Ministro della giustizia a emanare con urgenza il decreto-legge in esame; una furia che paga subito il suo limite, dal momento che le condizioni riportate in premessa del decreto-legge e a giustificazione della sua necessità ed urgenza oggi non sussistono più: le tende sono state smontate. Allo stesso tempo, stiamo assistendo ad una vera e propria ritirata, ad una eclissi del ministro Bonafede; una eclissi solo parziale perché se da un lato continua a dimostrare, anche con l'assenza di questi giorni, il suo non voler continuare a metterci la faccia su questa vicenda, lo stesso non può dirsi per il provvedimento che per questioni meramente numeriche purtroppo sarà comunque approvato; forse anche perché, absit iniuria verbis , la congiunzione astrale di questo inizio legislatura sta inficiando negativamente il rapporto tra il MoVimento 5 Stelle e la decretazione d'urgenza; un rapporto che, alla luce anche della sortita del decreto-legge dignità, mette un po' in difficoltà, un po' troppo in affanno. Il vero, tragico problema, tuttavia, è che mette in difficoltà anche molti, troppi italiani. Tale difficoltà si ritrova già nel titolo di questo provvedimento, dal momento che il ministro Bonafede ha deciso di conferire nuovo significato alla parola «svolgimento» dei procedimenti e processi penali, perché a Bari la giustizia è stata di fatto sospesa, bloccata, senza avere, però, la conseguente capacità di portare a fondo questa scelta drastica per gestire, così, in modo maturo e responsabile, gli effetti scaturenti da tale determinazione. Per questo, in mille modi abbiamo chiesto al Guardasigilli di assumere il ruolo di commissario straordinario; lo abbiamo chiesto noi e lo hanno fatto in tanti, soprattutto tra gli operatori. Si tratta di una scelta forte, forse l'unica capace di calmierare la forza degli effetti negativi del decreto-legge da lui voluto. Invece, al signor Ministro è mancato il coraggio. D'altronde si sa che, come scriveva Manzoni: «il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare». L'Assemblea si accinge quindi ad approvare un provvedimento che è un colpo di spugna: cancella diritti costituzionali, annacqua procedimenti, affoga distinzioni di rilievo, come quella tra istituto sostanziale e processuale della prescrizione; serve aceto alla bocca di quegli avvocati ai quali avete deciso di non sospendere i termini di scadenza delle rate degli oneri previdenziali e di quelli fiscali. Tutto questo per non ingarbugliare ulteriormente le acque con la clausola dell'invarianza finanziaria, ma - sia ben chiaro - va ancora chiarito chi pagherà le notifiche, dal momento che continuiamo a credere come impossibile la copertura tramite posta elettronica di almeno 60.000 notificazioni. Ciò che più duole e rammarica nel commento al provvedimento in discussione è la cocciutaggine, la chiusura totale al confronto che ha avuto il ministro Bonafede. È riuscito in un'opera titanica di ricomposizione di un fronte storicamente molto frastagliato. È riuscito a compattare, scontentandoli, magistrati, avvocati, amministrativi del tribunale di Bari: tutti concordi nel contestare aspramente il decreto-legge ed i relativi contenuti. Possibile che tutti sbagliano? Possibile che non vi sia venuto il dubbio che forse l'atto in esame oggi è perfettibile, come da sempre si insegna? È possibile che non c'era spazio per accogliere anche qualche minima levigatura, lasciando così indicativamente aperta da parte del Governo la disponibilità al confronto e alla dialettica? La risposta è tanto semplice quanto perentoria: un secco «no». Il ministro Bonafede ha preferito semmai anticipare, in modo preoccupante e distopico, la concezione che il MoVimento 5 Stelle sembra nutrire del Parlamento, dei suoi nobili luoghi e dei suoi autorevoli rappresentanti, e che il CEO, Casaleggio, ha vaticinato in un'intervista di un paio di giorni fa. Al confronto schietto e diretto con i rappresentanti votati dal popolo in modo democratico, egli ha preferito la comunicazione monodirezionale della diretta Facebook, salvo poi capitolare e tornare a Canossa di fronte alle preoccupanti ombre che incombono sull'individuazione della nuova sede del tribunale di Bari. Nel mancato ripensamento e quindi correzione di rotta, propria di chi dispone di quel senno del poi che non è indice di debolezza, ma al contrario dimostrazione di intelligenza, si radica quindi non solo il convincimento che la soluzione prodotta da questo Esecutivo è completamente sbagliata, ma anche il giudizio su una ostentata sordità a qualsiasi permeabilità volta alla ricerca di una saggia sintesi, e non invece l'ostinata chiusura in un fazioso oltranzismo, inopportuno e dannoso. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà. MINUTO (FI-BP) . Signor Presidente, la questione del Palagiustizia di Bari affonda le proprie radici, non come è stato detto qualche minuto fa, nel 2010, ma nel lontano 2005, quando l'allora sindaco impedì di fatto la realizzazione del progetto della ditta Pizzarotti di Parma, di realizzare un polo unico della giustizia, quello che la città di Bari voleva già tempo. In quel progetto, vincitore di una ricerca di mercato, vi sarebbe stata certamente la soluzione all'annosa questione dell'edilizia giudiziaria a Bari. Essa avrebbe evitato, inoltre, il verificarsi dell'assurdo ed ignobile quadro delineatosi in questi giorni. Infatti, è tristemente noto a tutti che, a seguito dell'indagine tecnica affidata dal procuratore della Repubblica di Bari, dottor Giuseppe Volpe, all'ingegner Vitone, il cui esito si traduceva nel potenziale pericolo di crollo della struttura ove veniva amministrata la giustizia penale a Bari, seguiva la sospensione dell'agibilità del palazzo, a firma del sindaco Decaro. Così, tra l'incredulità e la piena emergenza, il 26 maggio venivano montate nel parcheggio sterrato dinanzi al tribunale tre tende con bagni chimici all'esterno, per consentire, in un'atmosfera surreale, la formale celebrazione delle udienze in calendario, al sol fine di disporre il rinvio di tutti i processi penali ordinari; un rinvio concesso senza una visione del futuro e solo per tamponare l'emergenza. Non sto ad aggiungere cosa è successo nella nostra città a Bari: immaginate tre tende con il caldo e gli insetti; addirittura c'è stato un diluvio estivo a seguito del quale una delle tende è stata resa inagibile e smantellata. Questa situazione drammatica si è protratta per quasi un mese, dal 28 maggio al 22 giugno, durante il quale magistrati, cancellieri ed avvocati sono stati costretti ad esercitare il proprio lavoro in condizioni indegne ed indecorose, ben lontane dall'idea di un Paese civile. A porre fine a questa pagliacciata (perché, signori, di pagliacciata si è trattato), il decreto-legge del Governo che ha sospeso l'attività penale ordinaria nel capoluogo pugliese sino al 30 settembre prossimo. Così, a distanza di un mese, dal 1° luglio 2018, è stata smantellata la tendopoli nel parcheggio sterrato del Palagiustizia di Bari, ma purtroppo ciò non ha affatto risolto alcun problema. Non bisogna sottacere che la permanenza per oltre dodici anni degli uffici giudiziari all'interno dello stabile a rischio crollo, ben nota alle forze politiche di governo a livello sia locale, che nazionale, va senza dubbio alcuno ricondotta nella miope azione di chi ha ostacolato in ogni modo la realizzazione del progetto Pizzarotti. Quei signori hanno costretto gli operatori del diritto a esercitare la giustizia e i cittadini a fruirne in un palazzo dichiarato abusivo sin dal 2005, del quale erano note le gravi problematiche strutturali, con la promessa che sarebbe stata una soluzione temporanea: per poco tempo - dicevano - giusto quello che serve per trovare un'alternativa valida e definitiva. Bene, miei cari signori, da allora sono passati ben dodici lunghi anni. Ripeto: dodici lunghi anni. Ebbene, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e si traducono nel più assoluto svilimento dell'immagine della giustizia, nella svilente considerazione che nel capoluogo pugliese la giustizia penale, tra i capisaldi di ogni democrazia, è negata. Di fatto, non solo l'azione di questo qualcuno non è stata volta alla risoluzione della problematica relativa all'edilizia giudiziaria, ma anzi è stata causa determinante di quanto sta ancora accadendo a Bari. Per rimediare agli errori, imperdonabili, commessi in passato, sono necessarie delle misure importanti, non ultima la presa di coscienza che la soluzione alla questione edilizia giudiziaria la si può rinvenire solo in un intervento serio e importante. Non è più tempo di trasferimenti temporanei che poi diventano soluzioni definitive, come accaduto in passato. Lo stesso dicasi per la sospensione della prescrizione prevista dal decreto-legge emanato dal Governo per fronteggiare l'emergenza. Questa, signori miei, non è la soluzione al problema del Palagiustizia, ma anzi significa scaricare sui cittadini (indagato e imputato) gli evidenti errori della politica. Al centro di tutto - e qui mi rivolgo alla maggioranza - avrebbero infatti dovuto esserci loro, i cittadini indagati o imputati, che sono indagati e messi sotto processo pur essendo assolutamente innocenti o che, comunque, attendono di vedere definita la propria posizione. È a queste persone che abbiamo il dovere di dare delle risposte concrete, che non si possono tradurre nell'ulteriore dilatazione dei tempi del processo. Queste persone hanno il diritto di essere giudicate nel più breve tempo possibile ed è impensabile che, per un deficit dello Stato, debbano pagare i cittadini. In uno Stato civile e democratico ciò non dovrebbe mai accadere, mai, per nessun motivo ed è la nostra Carta costituzionale, sono i principi fondanti del nostro sistema processuale a imporcelo. Questo Governo - è innegabile - si è ritrovato a dover fronteggiare una situazione difficile e complicata ed apprezzabile è il tentativo, seppur a tratti maldestro, di porre un argine a quanto di assurdo è stato fatto, o non è stato fatto, negli anni passati. Non può sottacersi, però, come tutto ciò che verrà fatto da adesso in poi sarà - questo sì - di responsabilità di chi governa. Voi oggi avete la possibilità di mettere finalmente la parola fine a una delle pagine più becere e vergognose dell'edilizia giudiziaria nel nostro Paese, dando risposte certe e definitive e avendo il coraggio di scegliere al di là degli interessi dei singoli. Tutto questo tenendo bene a mente, però, i valori della nostra Costituzione, infranti di fronte alla scelta di sospendere la prescrizione e ascoltando le grida, le preoccupazioni e i suggerimenti dell'avvocatura barese, soprattutto dei più giovani, che, avvicinatisi a una così nobile e antica professione, si trovano oggi nell'impossibilità di lavorare e, nel contempo, sottoposti regolarmente agli obblighi contributivi e fiscali. Anche in tal senso è auspicabile, direi doveroso, un intervento in loro favore. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno COMINCINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, oggi è il 25 luglio. Il 25 luglio del 1943, esattamente settantacinque anni fa, il fascismo cadeva a seguito della votazione da parte del Gran consiglio dell'ordine del giorno presentato da Dino Grandi. Un fatto storico, apparentemente lontano, ma che invece parla ancora oggi alla nostra vita democratica: fu quella la data che segnò il primo passo verso il recupero del percorso democratico per il nostro Paese. Sembrava che finalmente fosse finito tutto, il fascismo, la guerra. Quel giorno molti italiani scesero in piazza per festeggiare. Invece il Paese doveva ancora vivere molti mesi cupi di guerra civile e di scontro con il nazifascismo. Ci fu la grande campagna partigiana, che portò al 25 aprile del 1945 e alla definitiva liberazione del nostro Paese. Ecco, questa è una data fondante del percorso per la democrazia nel nostro Paese. Benito Mussolini quando divenne capo del Governo fece alla Camera dei deputati alcune affermazioni pesantissime; disse: «potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli; potevo sprangare il Parlamento e costruire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo; ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto». Sappiamo come proseguì la vicenda del nostro Paese. In questi giorni - e lo dico davvero senza nessun intento di associare storicamente i due passaggi - c'è stato chi ha detto che il Parlamento potrebbe anche essere abolito un domani. Allora io dico che dobbiamo fare molta attenzione, ricordando anche il percorso storico del nostro Paese, perché la democrazia rappresentativa forse necessita di alcune ristrutturazioni e di alcuni aggiustamenti, ma un conto è aggiustare un processo e un percorso che nascono da una storia importante, altra cosa è pensare di abolirlo addirittura. In quest'Aula, sopra la Presidenza, c'è un cartello che ci ricorda come la Repubblica italiana sia stata proclamata a presidio di pubbliche libertà e a certezza del progresso civile. La data del 25 aprile, la data della caduta del fascismo, continui a dirci che quella è la strada che dobbiamo proseguire, aggiustando, se necessario, il percorso della democrazia. Accanto a quell'avvenimento ci fu da parte della famiglia Cervi un'iniziativa incredibile: l'offerta di una pastasciutta in piazza per festeggiare la caduta del fascismo, nella consapevolezza o, meglio, nella speranza, che davvero fascismo e guerra fossero terminati. Quell'iniziativa, da circa vent'anni, viene ripetuta non solo nella sede dell'Istituto Cervi, ma in molte piazze e città italiane. Accadrà questa sera in tante parti d'Italia che molti cittadini si riuniranno per rivivere lo spirito dell'antifascismo e della Resistenza. Credo che sia bello poterlo ricordare in quest'Aula e in questa giornata speciale, a settantacinque anni dalla caduta del fascismo. (Applausi dal Gruppo PD) . DI MICCO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI MICCO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è di poche ore fa la notizia di un incendio, l'ennesimo, ancora in corso tra l'altro, che ha investito un sito industriale di stoccaggio e trattamento dei rifiuti nella zona industriale di Pascarola, in provincia di Napoli. Le immagini che sono state diffuse sono impressionanti; c'è una nube nera altissima che sta ricoprendo i Comuni di Caivano, di Orta di Atella, di Crispano, che è visibile a chilometri di distanza. È una nuova sciagura ecologica, l'ennesima, a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, in una delle zone urbane più densamente popolate della Campania e che ricade in quel territorio oramai tristemente conosciuto come Terra dei Fuochi. Le istituzioni sono state allertate e sul posto sono intervenute le forze di polizia e i Vigili del fuoco, eroi silenziosi in una guerra impari che dura ormai da troppi anni e ai quali va tutto il nostro sostegno e il nostro ringraziamento. Si tratta dell'ennesimo rogo che in poco tempo ha investito anche diversi siti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti solidi urbani e questo pone un grosso interrogativo anche rispetto alle misure di sicurezza impiegate dagli operatori autorizzati al trattamento dei rifiuti in Campania. Ciò che è preoccupante, però, è che dai primi riscontri l'incendio di oggi, ancora una volta, sembrerebbe avere un'origine dolosa. Le autorità competenti sono già al lavoro per fare luce su questo aspetto che, se confermato, assumerebbe un carattere di una gravità inaudita a riprova, qualora ancora ce ne fosse bisogno, dell'esistenza di un disegno criminoso ormai consolidato che investe l'intero comparto di trattamento e smaltimento dei rifiuti in Campania. È un disegno criminoso che interessa direttamente la salute di un popolo campano sempre più esasperato, sempre più stanco. Non è più rinviabile l'introduzione di misure di sicurezza specifiche, stringenti e anche, perché no, si potrebbe pensare alla militarizzazione di quei siti di stoccaggio che insistono in quest'area ad alto rischio di azioni criminose e scellerate, a tutela sia dell'integrità dei siti stessi, sia della salute, o quel che ne rimane insomma, dei cittadini campani. (Applausi dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 26 luglio 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 26 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,48) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 giugno 2018, n. 73, recante misure urgenti e indifferibili per assicurare il regolare e ordinato svolgimento dei procedimenti e dei processi penali nel periodo necessario a consentire interventi di edilizia giudiziaria per il Tribunale di Bari e la Procura della Repubblica presso il medesimo tribunale (675) PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, recante disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici (624) () ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE Art. 1. 1. È convertito in legge il decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, recante disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici. 2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . ________________ N.B. Approvato, con modificazioni al testo del decreto-legge, il disegno di legge composto del solo articolo 1. ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 1. (Cessione di unità navali alla Libia) 1. Per incrementare la capacità operativa della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici nelle attività di controllo e di sicurezza rivolte al contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, nonché nelle attività di soccorso in mare, è autorizzata, conformemente a specifiche intese con le competenti autorità dello Stato di Libia, nel rispetto delle vigenti disposizioni internazionali ed europee in materia di sanzioni, la cessione a titolo gratuito al Governo dello Stato di Libia, con contestuale cancellazione dai registri inventariali e dai ruoli speciali del naviglio militare dello Stato: a) fino a un massimo di n. 10 «unità navali CP», classe 500, in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera; b) fino a un massimo di n. 2 unità navali, da 27 metri, classe Corrubia, in dotazione alla Guardia di finanza. 2. Per il ripristino in efficienza e il trasferimento delle unità navali di cui al comma 1 dall'Italia alla Libia, sono autorizzate le seguenti spese: a) euro 695.000 per l'anno 2018 in favore del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in relazione alle unità di cui al comma 1, lettera a) ; b) euro 455.000 per l'anno 2018 in favore del Ministero dell'economia e delle finanze in relazione alle unità di cui al comma 1, lettera b) . EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 2. (Manutenzione delle unità navali e formazione del personale) 1. Per la manutenzione delle unità navali cedute dal Governo italiano al Governo libico, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, per lo svolgimento di attività addestrativa e di formazione del personale della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici ai fini di potenziarne la capacità operativa nel contrasto all'immigrazione illegale e alla tratta di esseri umani, è autorizzata, per l'anno 2018, la spesa di euro 800.000 per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la spesa di euro 570.000 per il Ministero dell'economia e delle finanze. EMENDAMENTO EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 2 ARTICOLI 3 E 4 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 3. (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dagli articoli 1 e 2, pari complessivamente a euro 2.520.000 per l'anno 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'interno per 900.000 euro, l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per 389.000 euro, l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per 1.231.000 euro. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio. Articolo 4. (Entrata in vigore) 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge Pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 624 e sui relativi emendamenti La Commissione programmazione economica, bilancio esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, alla luce dei chiarimenti forniti dal Governo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo sul testo. In merito agli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 2.0.100 (testo 2) e 2.0.101. Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti, ad eccezione della proposta 2.0.500, il cui esame è sospeso. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminata la proposta emendativa 2.0.500, precedentemente accantonata, trasmessa dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Borgonzoni, Caliendo, Candiani, Cattaneo, Causin, Cioffi, Cirinna', Crimi, De Poli, Giacobbe, Merlo, Messina Alfredo, Napolitano, Ronzulli, Santangelo, Saviane, Sciascia, Siri e Vanin. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Rossomando Anna Modifiche alla legge 24 marzo 1958, n. 195, in materia di equilibrio tra i sessi nella rappresentanza dei magistrati presso il Consiglio superiore della magistratura (708) (presentato in data 24/07/2018); senatori Donno Daniela, Marinello Gaspare Antonio, Endrizzi Giovanni, Castellone Maria Domenica, Romagnoli Sergio, Mautone Raffaele, Di Marzio Luigi, Puglia Sergio, Romano Iunio Valerio, Mininno Cataldo, Morra Nicola, Giarrusso Mario Michele, Lannutti Elio, Perilli Gianluca Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, in materia di assistenza sanitaria alle persone senza fissa dimora (709) (presentato in data 24/07/2018); senatori Sudano Valeria, Faraone Davide, Bellanova Teresa, Magorno Ernesto Disposizioni per il riconoscimento della condizione di regione insulare e per l'accesso della Sicilia ai relativi regimi derogatori comunitari (710) (presentato in data 24/07/2018); senatori Testor Elena, Solinas Christian, Floris Emilio, Serafini Giancarlo, Cesaro Luigi, Lonardo Alessandrina, Malan Lucio, Moles Giuseppe, Pichetto Fratin Gilberto, Conzatti Donatella Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 (711) (presentato in data 24/07/2018); senatrice Rossomando Anna Modifiche alla legge 8 ottobre 2010, n. 170, e altre disposizioni per favorire l'inserimento lavorativo delle persone con disturbi specifici di apprendimento (712) (presentato in data 25/07/2018); senatori Bernini Anna Maria, Pichetto Fratin Gilberto, Mallegni Massimo, Lonardo Alessandrina, Schifani Renato, Berutti Massimo Vittorio, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, Gasparri Maurizio, Perosino Marco, Conzatti Donatella, Galliani Adriano, Rizzotti Maria, Cangini Andrea, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Papatheu Urania Giulia Rosina, Damiani Dario, Modena Fiammetta, Berardi Roberto, Battistoni Francesco, Tiraboschi Maria Virginia, Giammanco Gabriella Modifica al decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, in materia di deducibilità dell'imposta municipale propria (IMU) (713) (presentato in data 25/07/2018); senatori Caliendo Giacomo, Modena Fiammetta, Dal Mas Franco, Sciascia Salvatore, Conzatti Donatella, Perosino Marco, Rossi Mariarosaria, Messina Alfredo Codice del processo tributario (714) (presentato in data 25/07/2018); senatrice Donno Daniela Promozione di iniziative locali per il recupero di terreni abbandonati e la creazione di orti sociali (715) (presentato in data 25/07/2018); senatori Errani Vasco, De Petris Loredana Disposizioni concernenti la piena cittadinanza delle persone con epilessia (716) (presentato in data 25/07/2018). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Quagliariello Gaetano Disposizioni in materia di regolamentazione, trasparenza e classificazione delle fondazioni e delle associazioni politiche (67) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Quagliariello Gaetano Norme in materia di indipendenza, trasparenza e terzietà delle Autorità indipendenti (89) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Lannutti Elio ed altri Disposizioni in materia di incompatibilità con la partecipazione ad associazioni che comportano vincolo di obbedienza come richiesto da logge massoniche o ad associazioni fondate su giuramenti o vincoli di appartenenza (364) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Causin Andrea ed altri Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sullo stato della sicurezza e del degrado delle città italiane e delle loro periferie (430) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Gallone Maria Alessandra ed altri Disposizioni in materia di riqualificazione delle aree urbane degradate (438) previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Nastri Gaetano Disposizioni concernenti le caratteristiche degli impianti di allarme dotati di telecamere con trasmissione diretta audio-video e agevolazioni fiscali per la loro installazione (451) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Nastri Gaetano Disposizioni per la sicurezza nella regione Piemonte (468) previ pareri delle Commissioni 4° (Difesa), 5° (Bilancio) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Alderisi Francesca Modifica alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di diritto al riacquisto della cittadinanza italiana persa a seguito dell'espatrio (482) previ pareri delle Commissioni 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Moronese Vilma Modifica al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, in materia di consultazione delle rappresentanze del personale del Corpo dei vigili del fuoco (491) previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Tiraboschi Maria Virginia ed altri Istituzione del Ministero della promozione del made in Italy (562) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Marti Roberto ed altri Modifica all'articolo 2043 del codice civile, in materia di risarcimento per fatto illecito (293) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali) (assegnato in data 25/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Caliendo Giacomo ed altri Istituzione e funzionamento delle camere arbitrali dell'avvocatura (311) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 10° (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 25/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Iannone Antonio, Sen. La Pietra Patrizio Giacomo Modifiche all'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, e all'articolo 380 del codice di procedura penale, concernenti il delitto di travisamento in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico (381) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali) (assegnato in data 25/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Pellegrini Emanuele ed altri Modifica all'articolo 47 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, in materia di blocco delle procedure esecutive in caso di crediti verso la pubblica amministrazione da parte del fallito (395) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 25/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Ginetti Nadia ed altri Modifiche agli articoli 624-bis e 628 del codice penale in materia di furto in abitazione e rapina (412) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali) (assegnato in data 25/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Giammanco Gabriella Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, per favorire l'adozione nazionale dei minori da parte delle persone affidatarie (414) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 25/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Causin Andrea Modifiche al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, in materia di sanzioni applicabili dal giudice di pace per comportamenti lesivi della sicurezza e del decoro urbano (433) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 25/07/2018); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. D'Arienzo Vincenzo, Sen. Valente Valeria Sen. D'Arienzo Vincenzo, Sen. Valente Valeria Modificazioni al codice civile per migliorare il rapporto tra soci e dirigenti del sistema bancario (486) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro) (assegnato in data 25/07/2018); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Sen. Causin Andrea Istituzione dell'Osservatorio euro-mediterraneo - Mar Nero sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale per il rafforzamento della cooperazione regionale e dei processi di pace (432) ; previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Quagliariello Gaetano Modifiche al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, nonché in materia di responsabilità degli amministratori (88) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Garavini Laura Modifica all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di equiparazione dell'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia dai cittadini italiani residenti all'estero alle abitazioni principali, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso (292) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 25/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Urso Adolfo ed altri Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa a prestazioni rese in strutture recettive (384) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita') (assegnato in data 25/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Urso Adolfo Introduzione dell'articolo 24-ter del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di regime fiscale agevolato per i pensionati che trasferiscono la loro residenza in Italia, in uno dei comuni delle regioni dell'ex obiettivo "Convergenza" (407) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Nastri Gaetano Introduzione dell'articolo 117-ter del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, concernente il divieto di imporre oneri a carico dei clienti per le operazioni bancarie effettuate tramite servizi bancari telematici (467) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Conzatti Donatella ed altri Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota IVA sui prodotti di prima necessità per l'infanzia, per le donne e per le persone affette da incontinenza (475) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Taverna Paola ed altri Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa alle bevande sostitutive del latte a base vegetale (506) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Malpezzi Simona Flavia Disposizioni in materia di contrasto alla povertà educativa e di reclutamento per la scuola dell'infanzia e per la scuola primaria (285) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 25/07/2018); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. Arrigoni Paolo ed altri Misure urgenti per accelerare le procedure amministrative al verificarsi di calamità naturali (217) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 25/07/2018); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. Rampi Roberto Iniziative a sostegno della mobilità ciclistica (423) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo Sen. Garavini Laura Disposizioni relative all'obbligo di dotare i locali pubblici di fasciatoi accessibili a entrambi i sessi (275) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio) (assegnato in data 25/07/2018); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Nastri Gaetano Disposizioni concernenti l'estensione del beneficio della carta acquisti in favore dei soggetti incapienti (469) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 25/07/2018); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Nannicini Tommaso, Sen. Marcucci Andrea Misure urgenti per il potenziamento e l'estensione del reddito di inclusione e per favorire l'occupabilità dei suoi beneficiari (473) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 25/07/2018); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Rauti Isabella ed altri Disposizioni per il riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante (485) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 25/07/2018); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Quagliariello Gaetano Modifiche alla legge quadro 6 dicembre 1991, n. 394, per la valorizzazione e lo sviluppo delle aree protette (162) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Moronese Vilma Disposizioni per il divieto di utilizzo di stoviglie e contenitori di plastica destinati alla ristorazione collettiva (487) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); Commissioni 1° e 12° riunite Sen. Rizzotti Maria Disposizioni per garantire la sicurezza, l'ordine pubblico e l'incolumità di cittadini ed operatori medico sanitari presso le strutture ospedaliere (471) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio) (assegnato in data 25/07/2018); Commissioni 3° e 7° riunite Sen. Garavini Laura Disposizioni per il sostegno dello sport italiano nel mondo e la promozione della pratica sportiva tra gli italiani all'estero (274) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio) (assegnato in data 25/07/2018); Commissioni 7° e 11° riunite Sen. Malpezzi Simona Flavia Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza degli edifici scolastici (479) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 25/07/2018); In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Quagliariello Gaetano Introduzione della clausola di sovranità rispetto al diritto dell'Unione Europea (44) previ pareri delle Commissioni 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Quagliariello Gaetano Modifiche all'articolo 70 della Costituzione in materia di semplificazione del processo di formazione delle leggi e superamento del meccanismo della navette (213) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Quagliariello Gaetano Modifiche alla Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari (214) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Ginetti Nadia Modifica dell'articolo 68 della Costituzione in materia di intercettazioni (236) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Vitali Luigi Modifiche agli articoli 107 e 110 della Costituzione, in materia di esercizio dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati (352) previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia) (assegnato in data 25/07/2018); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Nencini Riccardo Istituzione dell'Assemblea redigente per la riforma della parte seconda della Costituzione (483) previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio) (assegnato in data 25/07/2018); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. D'Arienzo Vincenzo ed altri Delega al Governo per la modifica della disciplina del periodo di comporto per i lavoratori affetti da malattie oncologiche e cronico-ingravescenti (474) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 12° (Igiene e sanita') (assegnato in data 25/07/2018); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Quagliariello Gaetano Disposizioni per la prevenzione del rischio sismico, per la ricostruzione post terremoto e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare, nonché per l'adozione di un Piano antisismico nazionale (61) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/07/2018). Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte È stata presentata la seguente proposta di modificazione del Regolamento d'iniziativa dei senatori: Siclari, Galliani, Vitali, Cesaro, Damiani, Minuto, Mangialavori, Quagliariello, Papatheu, Toffanin, Craxi, Pagano, Berardi, Stabile, De Siano, Lonardo, Barachini, Moles, Ronzulli, Mallegni, Giammanco, Rizzotti, Aimi. - «Istituzione della 15 a Commissione permanente "Politiche per il Sud e le isole"» ( Doc. II, n. 1). Affari assegnati È deferito alla 6 a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare relativo al coordinamento delle scadenze dei versamenti delle imposte da pagarsi nel 2018 (Atto n. 41). Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 7 giugno 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, e dell'articolo 6, comma 4, concernente l'esercizio di poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 giugno 2018, recante imposizione di prescrizioni e condizioni in relazione all'acquisizione del capitale sociale della società NEXT Ingegneria dei Sistemi S.p.a da parte della società Defence Tech holding S.r.l. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 42). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 24 luglio 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, i commenti formulati, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535, dalla Commissione europea, sulla reazione dell'Italia al parere circostanziato relativamente allo schema di regolamento recante "Disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto della gomma vulcanizzata derivante da pneumatici fuori uso, ai sensi e per gli effetti dell'art. 184- ter , comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152". La predetta documentazione è deferita alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 43). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 6 luglio 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le osservazioni formulate, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535, dalla Commissione europea, relativamente al "Progetto di Linee Guida", approvato con deliberazione n. 140 del 28 marzo 2018 dalla Giunta regionale della Regione Siciliana. La predetta documentazione è deferita alla 9 a Commissione permanente (Atto n. 44). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 6 luglio, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, relativamente allo schema di decreto ministeriale recante "Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività commerciali, ove sia prevista la vendita e l'esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 mq comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti, ai sensi dell'articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139". La predetta documentazione è deferita alla 1 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 45). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 26 giugno 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, i commenti sulla reazione dell'Italia al parere circostanziato emesso, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535, dalla Commissione europea, relativamente allo schema di regolamento recante "Disciplina della coltivazione, della raccolta e della prima trasformazione delle piante officinali, in attuazione dell'articolo 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154". La predetta documentazione è deferita alla 9 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 46). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Pinotti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00116 del senatore Taricco ed altri. Mozioni Atto n. 1-00030 RIZZOTTI BINETTI STABILE DAL MAS GALLONE MASINI LONARDO AIMI BERUTTI MALLEGNI Il Senato, premesso che: la sindrome di Sjogren è una malattia autoimmune, sistemica, degenerativa ed inguaribile, che coinvolge le ghiandole esocrine, caratterizzata da un infiltrato linfoplasmocellulare, che conduce alla perdita progressiva della funzionalità ghiandolare e colpisce, pur nella sua rarità, centinaia di migliaia di persone nel mondo; nella sindrome di Sjogren il sistema immunitario, non riconoscendo le proprie cellule, tessuti ed organi, attacca soprattutto le ghiandole esocrine (salivari, lacrimali) distruggendole e creando notevoli disturbi di bocca secca (xerostomia) ed occhio secco (cheratocongiuntivite secca), che possono portare alla perdita della saliva con difficoltà ad alimentarsi e perdita del visus . Come altre malattie autoimmuni, essa può danneggiare organi vitali e presentare una sintomatologia tipica caratterizzata da livelli di intensità variabile: alcuni pazienti possono avere solo dei sintomi di xerostomia e xeroftalmia, mentre altri possono alternare periodi di sintomatologia dolorosa accettabile seguiti da periodi di acuzie (tumefazione parotidea, artralgie, febbre); si tratta di una patologia molto invalidante, che colpisce per lo più le donne (in un rapporto di 9 a uno rispetto agli uomini); il tutto è aggravato dal fatto che si tratta di una malattia ancora non riconosciuta come rara, grave e degenerativa; gli ammalati spendono cifre ingenti per l'acquisto dei farmaci e per le cure fisiche riabilitative, podologiche ed odontoiatriche e spesso devono inoltre affrontare un complesso percorso per giungere alla diagnosi della patologia, talvolta spostandosi anche dalla propria regione di residenza, considerato che la patologia si presenta inizialmente con sintomatologie comuni ad altre patologie, rendendo difficoltoso l' iter diagnostico, con gravi difformità sul territorio nazionale; secondo le stime fornite dalle associazioni di settore, in Italia, le persone affette dalla sindrome sarebbero 16.211; nel luglio 2009, l'Istituto superiore di sanità ha elaborato ed inviato al Ministro della salute una relazione tecnica sulla sindrome di Sjogren primaria e sulla sua epidemiologia. In tale occasione è stata svolta un'accurata revisione della letteratura esistente a livello nazionale ed internazionale, con lo scopo di analizzare le stime di prevalenza per la sindrome di Sjogren primaria nei diversi studi pubblicati. Le stime di prevalenza variano da un minimo di 9 casi per 10.000 abitanti nel nord ovest della Grecia nel 2006, ad un massimo di 200 casi per 10.000 abitanti nella popolazione di Nagasaki, sopravvissuta alle radiazioni della bomba atomica; come rilevato anche dal dipartimento di Biologia dell'università degli studi di Napoli "Federico II", dalla Società italiana di allergologia e di immunologia, dall'unità operativa complessa di Oculistica della seconda università degli studi di Napoli, dall'Associazione medici endocrinologi, ad oggi non esistono dati epidemiologici estesi su tutto il territorio italiano, ma dai dati di alcune regioni e dai dati epidemiologici europei si evince che la prevalenza della sindrome di Sjogren nella nostra popolazione si aggira su un caso ogni 5.000 abitanti, con una stima di circa 10.000-12.000 pazienti; la problematica degli ammalati di questa patologia risulta essere aggravata dalla circostanza che alcuni sanitari assegnerebbero ai malati la classificazione "sindrome di Sjogren - Larsonn" o "connettivite indifferenziata", con ciò ottenendo per i soggetti così classificati i benefici di legge ma falsando le statistiche sull'effettiva incidenza della malattia, fermi i riflessi sul piano giuridico-amministrativo di un simile comportamento; considerato che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 definisce i nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA) e sostituisce integralmente il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, con cui sono stati definiti per la prima volta le attività, i servizi e le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione ( ticket ), con le risorse raccolte attraverso la fiscalità generale; in particolare, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 aggiorna gli elenchi di malattie rare, croniche e invalidanti, che danno diritto all'esenzione dal ticket . Inserisce più di 110 entità, tra malattie rare singole e gruppi, e 6 nuove patologie croniche; preso atto che: affinché i livelli essenziali di assistenza possano essere aggiornati in modo continuo, sistematico, basandosi su regole chiare e criteri scientificamente validi, la legge di stabilità per il 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 556) ha previsto l'istituzione della commissione nazionale per l'aggiornamento dei LEA e la promozione dell'appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale, presieduta dal Ministero della salute, con la partecipazione delle Regioni e il coinvolgimento dei soggetti con competenze tecnico-scientifiche disponibili a livello centrale e regionale (Istituto superiore di sanità, CSS, società scientifiche, Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Società italiana di medicina generale e delle cure primarie, eccetera); i pazienti affetti da sindrome di Sjogren risultano vittime di una disparità di trattamento che li esclude dal diritto alla salute sancito e tutelato dall'articolo 32 della Costituzione; il riconoscimento della sindrome di Sjogren come malattia rara potrebbe generare un risparmio in termini di costi legati alla spesa sociosanitaria, impegna il Governo: 1) a riconoscere alla sindrome di Sjogren lo status di malattia rara, secondo la definizione ai sensi del regolamento (CE) n. 141/2000; 2) ad inserire, in sede di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, la sindrome di Sjogren nell'elenco delle malattie rare, garantendo a tutte le persone affette da tale patologia i farmaci necessari alla cura, con diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa per le prestazioni sanitarie. Atto n. 1-00031 MALLEGNI BINETTI GALLIANI GASPARRI RIZZOTTI PAPATHEU BARBONI DAMIANI BERARDI BATTISTONI Il Senato, premesso che: il Parlamento italiano ha approvato nella XVII Legislatura la legge n. 242 2016, recante "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa"; reca norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L); la canapa industriale (Cannabis sativa L) è una pianta da fibra tessile o coltivata a scopo alimentare che, per essere piantata, deve avere per legge un contenuto complessivo di THC (principio attivo ad azione psicotropa) compreso tra lo 0,2 e lo 0,6 per cento; la canapa, utilizzata per scopi industriali, appartiene tuttavia alla Cannabis, specie di cui fa parte la canapa stupefacente, dalla quale la canapa industriale differisce per alcune caratteristiche morfologiche e per un basso tenore di tetraidrocannabinolo (THC), l'agente psicotropo della Cannabis; la coltivazione della canapa industriale è pertanto soggetta in ogni caso ad una regolamentazione restrittiva; la coltivazione di tali piante da parte di istituti universitari e laboratori pubblici aventi fini istituzionali di ricerca, può essere tuttavia autorizzata dal Ministro della sanità per scopi scientifici, sperimentali o didattici; la sentenza n. 360 del 1995 della Corte costituzionale ha sancito che "la condotta di coltivazione di piante da cui sono estraibili i principi attivi di sostanze stupefacenti integra un tipico reato di pericolo presunto, connotato dalla necessaria offensività della fattispecie criminosa astratta"; la sentenza della Corte di cassazione, sezioni unite, n. 28605 del 2008, ha precisato che: 1) costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale; 2) ai fini della punibilità della coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, spetta al giudice verificare in concreto l'offensività della condotta ovvero l'idoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rilevabile; partendo dalla premessa della Corte costituzionale, la sentenza della Corte di cassazione n.28605, in ossequio al principio di offensività, ha stabilito che spetta al giudice verificare se la condotta, di volta in volta contestata all'agente ed accertata, sia assolutamente idonea a porre a repentaglio il bene giuridico protetto. Pertanto, con riferimento allo specifico caso della coltivazione delle piante, l'offensività non ricorre soltanto se la sostanza ricavabile non è idonea a produrre un effetto stupefacente in concreto rilevabile; le sentenze della Corte di cassazione n. 22459 e n. 23082 del 2013 hanno affrontato la questione egualmente con riferimento ai caratteri specifici della piantagione, affermando, ai fini della punibilità della coltivazione, l'irrilevanza della quantità di principio ricavabile nell'immediatezza, e la rilevanza, invece, della conformità della pianta al tipo botanico previsto e della sua attitudine a giungere a maturazione ed a produrre la sostanza stupefacente; se è vero che alcune sentenze della Cassazione del 2013 e 2014 hanno seguito un diverso e meno rigoroso percorso sulla concreta offensività della condotta quando il numero di piante è esiguo, le pronunzie di legittimità più recenti si pongono agevolmente nel solco dell'orientamento più restrittivo, espresso dalle sezioni unite nel 2008 (n. 28605 del 2008 citato), sulla base dei dettami della Corte costituzionale n. 360 del 1995 (si vedano le sentenze della Cassazione n. 3177 del 2015 e n. 38364 del 2015); ancor più di recente la Corte costituzionale, con sentenza n. 109 del 2016, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 75 del testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica, n. 309 del 1990, riguardo alla parte in cui non include tra le condotte punibili con le sole sanzioni amministrative la coltivazione di piante di cannabis finalizzata in via esclusiva all'uso personale della sostanza stupefacente, non raccogliendo l'invito della Corte remittente a considerare in tal modo violato il principio di eguaglianza (art. 3 della Costituzione) sotto il profilo della disparità di trattamento, nonché il principio della necessaria offensività del reato (artt.13, comma secondo, 25, comma secondo, e 27, comma terzo, della Costituzione); la decisione del Consiglio Giustizia e affari interni europeo n. 2004/757/GAI ha individuato anche la mera coltivazione tra le condotte per le quali la normativa europea consente ai singoli Stati membri l'applicazione di sanzioni penali, pur prevedendo le sole norme "minime"; la legge n. 242 del 2016 sembrerebbe contraddire per molti aspetti la citata giurisprudenza sia della suprema Corte sia della Consulta, prevedendo norme indirizzate alla legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della filiera della canapa e dei suoi derivati in quanto depenalizzano alcune parti dell'impianto normativo vigente che, al contrario, si basa sulla consolidata previsione di fattispecie di natura penale; considerato che: la stessa legge all'articolo 5 demanda a un decreto del Ministro della salute, da adottare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore, la definizione dei livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti; ad oggi il decreto ministeriale non è stato emanato, consentendo di fatto una libera gestione da parte degli operatori del settore; l'articolo 6, comma 1, dispone che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, annualmente destini risorse economiche nel limite massimo di 700.000 euro, per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa; secondo l'ultimo rapporto dell'agenzia europea delle droghe OEDT (Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze), l'Italia è al terzo posto per uso di cannabis tra i Paesi dell'Unione europea; il Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri ha stimato, nella relazione annuale 2017 sullo stato delle tossicodipendenze, che gli italiani spendono ogni anno 14,2 miliardi di euro per le sostanze stupefacenti, di cui più di un quarto del totale in derivati della cannabis; lo stesso Dipartimento ha, altresì, stimato che circa una persona su 3, di età compresa tra i 15 e i 64 anni, ha utilizzato almeno una sostanza stupefacente illegale nell'arco della vita; detta percentuale aumenta al 43 per cento analizzando il campione dei giovani italiani tra i 15 ed i 34 anni; il primato di consumo va alla cannabis, utilizzata almeno una volta nella vita dal 33,1 per cento della popolazione e dal 42,5 per cento dei giovani adulti; in un parere richiesto il 19 febbraio 2018 dal Ministero della salute e recentemente reso pubblico, il Consiglio superiore di sanità ha raccomandato al Governo che "siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti"; il Consiglio superiore di sanità infatti ha evidenziato che "non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti", e va evitato che "l'assunzione inconsapevolmente percepita come 'sicura' e 'priva di effetti collaterali' si traduca in un danno per se stessi o per altri"; ha rilevato anche che degli effetti di tali sostanze su alcuni soggetti si sappia ancora troppo poco perché "non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l'assunzione inconsapevolmente percepita come sicura e priva di effetti collaterali si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)"; ha ritenuto inoltre che "tra le finalità della coltivazione della canapa industriale" previste dalla legge n. 242 del 2016 "non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di 'cannabis' o 'cannabis light' o 'cannabis leggera', in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione"; la droga esercita un'azione distruttiva sia sull'organismo sia sul sistema nervoso, agendo direttamente sui neurotrasmettitori, altera la trasmissione degli impulsi nervosi determinando gravissime conseguenze quali: perdita della capacità di reagire agli stimoli, incapacità di valutare e controllare le proprie azioni, sdoppiamento della personalità, alterazioni mentali, distorta percezione dello spazio e del tempo e alterazione di tutte le funzioni fondamentali. Sull'organismo, la droga è in grado di arrecare danni irreversibili a diversi e molteplici organi ed è, in taluni casi, causa di tumori o patologie similari e ovviamente di morte; secondo numerosi studi ed analisi, la quasi totalità dei fruitori abituali di eroina o cocaina ha in precedenza fatto uso di marijuana. Appare quanto mai evidente una stretta correlazione tra l'uso delle droghe leggere ed il successivo approccio alle droghe pesanti, dove la cannabis può essere facilmente individuata quale anticamera, nella stragrande maggioranza dei casi, alla tossicodipendenza; secondo la SITD (Società italiana tossicodipendenze), in Italia nel 2017 sono morte 196 persone per overdose : l'età media dei deceduti si attesta sui 38 anni circa; le rilevazioni sugli esiti nefasti per abuso di droga hanno avuto inizio in Italia a partire dal 1973 con l'unico caso segnalato in quell'anno e nei successivi 44 anni i morti sono stati complessivamente più di 25.000; secondo i dati forniti dal Ministero dell'interno, nel 2017 gli incidenti stradali rilevati da Carabinieri e Polizia stradale, nei quali sono state riportate lesioni a persone e almeno uno dei conducenti dei veicoli coinvolti era sotto l'effetto di sostanze stupefacenti sono stati 1.355, pari al 2,3 per cento degli incidenti complessivamente rilevati; attualmente, in Italia, secondo i dati diffusi da "Magica Italia", la guida dedicata al mondo della cannabis, i negozi " grow shop " dediti alla libera vendita, anche online , della canapa con bassi livelli di THC e prodotti derivati sono più di 400, almeno uno in ogni capoluogo di provincia, per un giro d'affari complessivo annuo di 40 milioni di euro; l'associazione culturale "Comunicazione e legalizzazione", con sede in piazzale Picelli a Parma, ha dato vita alla prima scuola di alta formazione sul mondo della Cannabis denominata "Cannabis businnes school", impegna il Governo: 1) ad emanare urgentemente, a seguito del parere espresso dal Consiglio superiore di sanità, un provvedimento per la sospensione della commercializzazione di tutti i prodotti della "Cannabis light "; 2) ad attivarsi con urgenza prevedendo una regolamentazione più stringente delle modalità di coltivazione e commercializzazione della canapa; 3) a valutare l'opportunità di destinare in altro modo le risorse economiche di cui al comma 1 dell'articolo 6 della legge n. 242 del 2016; 4) ad emanare urgentemente il decreto ministeriale come prescritto dall'art. 5, comma 1, della legge per definire i livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti; 5) a verificare se le condotte della "Cannabis businnes school" siano conformi alle prescrizioni di legge. Interrogazioni Atto n. 3-00120 RUSSO MONTEVECCHI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta alle interroganti: prima dell'entrata in vigore della legge n. 124 del 1999, recante "Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico", che ha previsto il passaggio nei ruoli dello Stato del personale degli enti locali in servizio nelle istituzioni scolastiche, sia il Comune di Palermo, sia la Provincia decidevano di riqualificare il personale che svolgeva nelle scuole elementari le mansioni di bidello (591 unità), che veniva inquadrato nel IV livello senza mutarne le mansioni; alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 1999 il personale ha continuato a svolgere le mansioni di bidello, pur se retribuito come "esecutore" (ex IV livello funzionale); tuttavia, il nuovo contratto collettivo nazionale lavoro degli enti locali inquadrava gli esecutori nell'area B e non prevedeva per questa qualifica mansioni che attengono alla pulizia dei locali; appena il Comune e la Provincia hanno manifestato l'intenzione di trasferire allo Stato il personale, questo si sarebbe rifiutato di svolgere le mansioni di pulizia; il decreto prot. n. 13068 del 9 ottobre 2006 dell'Ufficio scolastico provinciale di Palermo, in esecuzione della sentenza n. 2110/04 del Tribunale di Palermo, avverso cui è stato presentato ricorso tardivo, e quindi nullo, da parte del Centro servizi amministrativi di Palermo, ha riconosciuto al personale transitato dagli enti locali (Comune di Palermo, nello Stato, scuola) l'inquadramento nel livello B2 del contratto collettivo con il profilo di ausiliario tecnico amministrativo; gli ausiliari tecnici amministravi (personale ATA) si occupano a diverso titolo del funzionamento della scuola pubblica, tramite l'affiancamento dei professori nell'attività di insegnamento all'interno dei laboratori e la manutenzione degli strumenti; come specificato dalle norme vigenti e dal contratto collettivo, per ottenere l'inquadramento in aree specifiche come assistente tecnico è necessario il diploma di maturità tecnica compatibile con una o più aree di laboratorio; dunque, i lavoratori ex enti locali, privi dei titoli di studio necessari, dal 1° settembre 2007 ricoprono il ruolo di ATA presso le istituzioni scolastiche di Palermo e Provincia; inoltre, il Tribunale di Palermo, sezione lavoro, all'esito di un contenzioso instaurato nel 2011 da parte di alcuni ex lavoratori degli enti locali, che chiedevano la predisposizione da parte della pubblica amministrazione di appositi percorsi di qualificazione e di riconversione professionale finalizzati all'acquisizione delle competenze, con la sentenza n. 1230/2016 ha espressamente sancito che "L'effettuazione di corsi di formazione non permetterebbe comunque l'assegnazione delle mansioni a coloro che non sono in possesso del titolo di studio, diploma di scuola media superiore, che i ricorrenti già inseriti nell'area non possiedono, né hanno nelle more conseguito, poiché la dizione della norma dell'art. 48 del CCNL è assolutamente chiara in tal senso"; pertanto, tali lavoratori ricevono la retribuzione dovuta in base al loro inquadramento professionale, ma non vengono affidate loro le relative mansioni, in quanto privi del titolo di studio necessario per legge; gli istituti scolastici di Palermo e provincia suppliscono a tale vacuum tramite la conclusione di contratti a tempo determinato, rinnovati di anno in anno, con il personale ATA qualificato, ossia 200 precari di Palermo e provincia, inseriti in posizione utile nelle graduatorie permanenti, ai sensi dell'art. 554 del decreto legislativo n. 297 del 1994; di conseguenza, ogni anno questi istituti sono costretti a concludere contratti a tempo determinato per garantire per tutto l'anno scolastico l'espletamento delle mansioni ATA, che dovrebbero essere svolte dai lavoratori ex enti locali e a cui, però, non possono essere assegnate, poiché sprovvisti delle qualifiche ex lege previste; considerato che, secondo quanto risulta alle interroganti: a causa di tale situazione, da 10 anni (dall'anno scolastico 2009/2010 all'anno scolastico 2017/2018) negli istituti scolastici di Palermo si è verificata la quasi totale assenza di posti per l'immissione in ruolo del personale ATA; i precari ATA operano presso gli stessi istituti anno per anno senza che la loro posizione venga mai regolata; si è creata una forma di precariato di lunga durata, senza che venissero riconosciuti a questa fascia di lavoratori gli stessi diritti derivanti dall'assunzione a tempo indeterminato, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, considerato che tale situazione opera un vulnus sulla qualità dei percorsi scolastici, con grave danno per l'immagine e il prestigio della scuola pubblica, intenda attivarsi con iniziative di competenza, affinché sia previsto un ruolo specifico per gli ex lavoratori degli enti locali, che si adatti alle loro qualifiche, in modo tale che i posti divenuti vacanti relativi ai tecnici di laboratorio possano eventualmente essere stabilizzati. Atto n. 3-00123 RAUTI CIRIANI Al Ministro dell'interno Premesso che: la protezione delle frontiere esterne dell'Unione europea è un compito di fondamentale importanza per fronteggiare l'immigrazione clandestina e per gestire in modo efficace il fenomeno delle ondate migratorie, nonché per garantire la sicurezza interna; il nodo del controllo delle frontiere marittime e del contrasto alle attività dei trafficanti di migranti è stato tra l'altro al centro del dibattito svolto dal Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018; nell'accordo conclusivo approvato, è stato espressamente ribadito l'impegno dell'Unione europea a proseguire e rafforzare la politica di contrasto intrapresa per evitare un ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e per contenere ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti; sono state, altresì, sottolineate la necessità, per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, di intensificare maggiormente gli sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri Paesi nordafricani, nonché l'urgenza di compiere maggiori sforzi per assicurare rapidi ed effettivi rimpatri dei migranti irregolari; in quest'ottica Fratelli d'Italia ha sempre coerentemente sostenuto e continua a ritenere che lo strumento più efficace per contrastare l'immigrazione irregolare e conseguire i risultati auspicati sul versante della sicurezza interna del nostro Paese sia il "blocco navale", sostanzialmente una missione da effettuare in accordo con le autorità libiche, volta ad impedire le partenze dalle coste africane; un intervento, peraltro, ritenuto efficace da alte autorità militari e, in passato, anche da autorevoli esponenti dell'attuale maggioranza parlamentare; a tal fine, per assicurare il necessario supporto operativo, l'Unione europea dovrebbe destinare adeguate risorse economiche come già fatto, ad esempio, per la rotta del Mediterraneo orientale, stanziando 6 miliardi di euro nell'ambito dello strumento per i rifugiati in Turchia; è altresì necessario, a parere degli interroganti, contestualmente, promuovere e attuare strategie di rimpatrio eque ed efficaci anche incrementando le risorse economiche europee destinate all'attivazione di tali misure; tali proposte erano dettagliatamente indicate nella risoluzione n. 2 (6-00007) presentata al Senato dal gruppo Fratelli d'Italia in sede di discussione sulle "Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018", il 27 giugno 2018, che il Governo e la maggioranza hanno respinto; il ministro Savona, intervenendo in quell'occasione, aveva espressamente assicurato che tutti i punti trattati nelle risoluzioni non accolte e quelli comunque emersi nel corso del dibattito sarebbero stati in ogni caso "oggetto di seria considerazione"; a rendere maggiormente complicata la gestione dei flussi migratori per il nostro Paese sono le farraginose procedure in materia di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, nonché quelle di revoca e concessione dello status di rifugiato (protezione sussidiaria), tanto più se si considera l'applicazione parziale ed insufficiente, da parte delle commissioni territoriali competenti, della recente circolare dello stesso Ministro in indirizzo, concernente la riduzione dei tempi per l'esame delle domande e l'interpretazione dei requisiti richiesti per una corretta applicazione della normativa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente adottare ogni opportuna iniziativa di competenza per promuovere in sede europea l'attivazione di una specifica missione, in accordo e collaborazione con le autorità di governo presenti sul territorio libico, volta ad un "blocco navale" al largo delle coste libiche, finalizzato al contrasto di flussi migratori irregolari nonché l'istituzione, nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale, di un apposito fondo europeo per la realizzazione di accordi con i Paesi di origine e di potenziamento delle operazioni di rimpatrio dei migranti irregolari. Atto n. 3-00124 DAL MAS MALAN STABILE PAROLI FERRO BERUTTI PAGANO BERARDI CRAXI TOFFANIN MALLEGNI VITALI ROSSI TIRABOSCHI MODENA GALLONE Al Ministro dell'interno Premesso che: il diffuso e crescente fenomeno delle occupazioni abusive di immobili ha raggiunto livelli preoccupanti su tutto il territorio nazionale; il capo della Polizia, Franco Gabrielli, il 10 gennaio 2017 nel corso di un'audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, istituita nella XVII Legislatura, ha riferito che a Catania sono un centinaio le unità immobiliari occupate; 200 immobili a Genova; 3.000 appartamenti a Palermo; 110 alloggi a Reggio Calabria; 101 edifici a Roma; 24 stabili a Torino; a Venezia 19 immobili occupati e 14 invasioni di terreni; a seguito di occupazioni abusive di immobili siti in Roma, nell'arco degli ultimi 8 mesi, il Tribunale di Roma, con due distinte pronunce (sentenza n. 21347 del 14 novembre 2017 e n. 13719 del 4 luglio 2018) ha condannato lo Stato italiano, nella persona del Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore e il Ministero dell'interno, a pagare immediatamente a titolo di risarcimento del danno ai proprietari degli immobili oggetto di occupazione, rispettivamente, l'importo di 266.672 euro al mese, a decorrere dal mese di settembre 2014 fino al momento della liberazione dell'immobile, oltre ad interessi, e l'importo di 27.914.635 euro, oltre ad interessi; in particolare, nella sentenza n. 13719/2018 la responsabilità dell'autorità pubblica è stata individuata dal giudice, "nella mancata prevenzione dell'occupazione" e nella "sua mancata repressione (sgombero)" e che il danno risarcibile, quanto al diritto di proprietà, è stato determinato dall'oggettiva impossibilità di disporre del bene e commisurato al valore locatizio del bene stesso e, quanto al diritto di iniziativa economica, il pregiudizio è stato invece determinato dall'impossibilità di concludere positivamente l'investimento programmato e commisurato al profitto non introitato; i magistrati hanno altresì evidenziato che "l'occupazione abusiva di un intero compendio immobiliare non lede i soli interessi della parte proprietaria ma lede anche il generale interesse dei consociati alla convivenza ordinata e pacifica e assume un'inequivoca valenza eversiva"; ha, inoltre, posto in rilievo il Tribunale che "la tutela della proprietà e dell'iniziativa economica privata non è alternativa alla tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica ma ne costituisce una delle manifestazioni più significative unitamente alla tutela della sicurezza e della libertà delle persone" e che "l'esecuzione degli sgomberi forzati può certamente determinare immediati, ma evidenti e limitati, turbamenti dell'ordine pubblico; la tolleranza delle occupazioni abusive, al contrario, può determinare situazioni di pericolo meno evidenti, a decisamente più gravi nel medio e nel lungo periodo; tollerare simili occupazioni abusive può consentire il formarsi di zone franche utili per ogni genere di traffico illecito", si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di quanto indicato in premessa e quali iniziative abbia promosso o intenda promuovere al fine di risolvere il grave problema delle occupazioni abusive di edifici; se non ritenga opportuno, al fine di ristabilire le opportune condizioni di legalità e sicurezza, assumere ogni iniziativa di competenza per procedere all'immediato sgombero degli immobili occupati. Atto n. 3-00125 MONTEVECCHI DE LUCIA CORRADO FLORIDIA GRANATO MARILOTTI RUSSO VANIN Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: in Italia esiste un patrimonio edilizio scolastico vetusto e che necessita di continui interventi di messa in sicurezza degli edifici; nonostante gli investimenti del Governo pro tempore Gentiloni, i dati sinora pubblicati non consentono di considerare, nel complesso, migliorato il quadro generale di riferimento; di fatto, ancora il 40 per cento degli edifici non risulta possedere la relativa certificazione di agibilità; nonostante l'istituzione di una Struttura di missione per il coordinamento e l'impulso nell'attuazione di interventi di riqualificazione dell'edilizia scolastica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, resta una frammentazione eccessiva delle linee di finanziamento, con diversi interlocutori istituzionali, che non consente una visione e gestione unitaria dell'edilizia scolastica in Italia; considerato che: a tal riguardo il Governo Conte non ha riconfermato la Struttura di missione; la suddetta Struttura non era operativa già da tempo e da mesi non aveva più un coordinatore e la stessa gestiva solo le procedure per lo sblocco del patto degli enti locali in materia di edilizia scolastica; risultano allo stato già stanziate risorse per 7 miliardi di euro, ma non ancora autorizzate, in considerazione della complessità delle procedure, che ne ritardano l'assegnazione agli enti locali; ad oggi ancora non vi è la necessaria pubblicità e fruibilità dei dati contenuti nell'anagrafe dell'edilizia scolastica, si chiede di sapere quali nuove iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per migliorare la qualità del patrimonio edilizio scolastico, garantirne la riqualificazione e rendere effettiva la fruibilità e pubblicità dei dati contenuti nell'anagrafe dell'edilizia scolastica, al fine di pianificare al meglio gli interventi necessari e gestire in modo oculato ed efficace le risorse a disposizione. Atto n. 3-00126 MARCUCCI PARRINI MISIANI ZANDA MALPEZZI MIRABELLI VALENTE FERRARI COLLINA BINI CIRINNA' Al Ministro dell'interno Premesso che: il 3 aprile 2018, sul settimanale "L'Espresso", un articolo a firma di Giovanni Tizian e Stefano Vergine ha rivelato come la Lega negli ultimi anni abbia aggirato il sequestro di quasi 49 milioni di euro (48.969.617 euro) disposto dal Tribunale di Genova a seguito della condanna di Umberto Bossi a due anni e sei mesi per truffa in danno dello Stato ed abbia investito illegalmente milioni di euro in violazione di quanto disposto dalla legge 6 luglio 2012, n. 96, recante "Norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici, nonché misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi", a conferma di una gestione economica delle risorse del partito, ad avviso degli interroganti, quantomeno opaca; secondo la ricostruzione de "L'Espresso", l'aggiramento del sequestro di circa 49 milioni di euro sarebbe avvenuto mediante la costituzione di un'associazione senza scopo di lucro, la onlus "Più Voci", creata nell'autunno del 2015 da tre commercialisti, Giulio Centemero, tesoriere del partito, Alberto Di Rubba ed Andrea Manzoni. Questa associazione sarebbe stata usata dalla Lega per ricevere finanziamenti da destinare a società controllate dalla stessa Lega, evitando così il deposito dei soldi sui conti correnti intestati al partito; oggi sui conti correnti della Lega non è rimasto quasi più nulla ed è per questo motivo che il Tribunale di Genova ha potuto sequestrare solo 3 milioni di euro a fronte dei 49 posti sotto sequestro e che la Corte di cassazione, nelle motivazioni della decisione del 12 aprile scorso con cui ha ordinato il sequestro di tutti i fondi della Lega, fino al raggiungimento dell'importo dovuto, ha stabilito che ogni somma di denaro riferibile al partito guidato dal Ministro dell'interno, Matteo Salvini, debba essere sequestrata "ovunque venga rinvenuta"; con la predetta sentenza, la Corte di cassazione ha stabilito che la Guardia di finanza, su ordine dei giudici, blocchi qualsiasi nuova somma dovesse arrivare sui conti della Lega o su conti ad essa riferibili in futuro; il 17 luglio 2018 si è appreso che il Tribunale del riesame di Genova ha disposto il sequestro da parte della Guardia di finanza di una somma pari a 16.000 euro ai danni della Lega Toscana, riconoscendo la continuità patrimoniale della stessa con la Lega Federale e riaffermando, pertanto, nei fatti il contrasto a qualsiasi tentativo di elusione degli effetti della predetta sentenza di condanna; premesso inoltre che: secondo quanto riportato dal "Corriere della sera" del 5 luglio 2018 e da altri quotidiani, alcuni esponenti della Lega avrebbero reso sconcertanti dichiarazioni in merito alle motivazioni della sentenza della Corte di cassazione sul sequestro di circa 49 milioni di euro, dicendo che questa sentenza "costituisce un gravissimo attacco alla democrazia, una sentenza politica senza senso giuridico per mettere fuori gioco per via giudiziaria il primo partito italiano"; tali dichiarazioni rappresentano a giudizio degli interroganti un attacco pesante, inaccettabile e inaudito al principio di indipendenza della magistratura dai condizionamenti del potere politico; fra l'altro, la sentenza della Cassazione non può essere ritenuta una sentenza "politica", come sostenuto, non solo in quanto "ossimoro", ma in quanto risale al 12 aprile scorso, quando la formazione del Governo Conte era ancora molto lontana; con queste dichiarazioni si è tentato di macchiare l'onorabilità dei giudici della Corte di cassazione, attribuendo loro moventi politici, in assoluto e improvvido dispregio della funzione della magistratura e della sua indipendenza; considerato che: secondo una successiva ricostruzione del settimanale "L'Espresso" del 3 giugno 2018, a firma degli stessi autori della precedente, l'associazione "Più voci" ha sede a Bergamo all'interno dello studio Dea Consulting , di proprietà di Alberto Di Rubba ed Andrea Manzoni, e sul suo conto corrente, tra l'ottobre del 2015 e l'agosto del 2016, sarebbero stati versati, con diversi bonifici, centinaia di migliaia di euro; secondo "L'Espresso", i fondi raccolti da "Più voci" sarebbero stati girati successivamente a società della Lega: Radio Padania e Mc srl, società che controlla il quotidiano on line "Il Populista"; l'amministratore unico della Mc e di Radio Padania è Giulio Centemero, tesoriere del partito, nonché creatore della onlus , mentre le azioni della Mc appartengono alla Pontida Fin, il cui 1 per cento continua a essere in mano a Umberto Bossi; in merito ai soldi ricevuti dall'associazione "Più voci", Centemero ha dichiarato a "L'Espresso" che "I soldi ricevuti non sono stati trasferiti al partito o utilizzati in attività di carattere politico, come ad esempio la campagna elettorale (...) l'associazione, come da ragione sociale, stimola il pluralismo dell'informazione, perciò i progetti di sostegno sono stati indirizzati su Radio Padania e su Il Populista"; come fanno notare i giornalisti del settimanale non è facile cogliere la distinzione fatta da Centemero tra il finanziamento della campagna elettorale della Lega, che lui esclude sia avvenuto usando questi soldi, e il finanziamento dell'informazione realizzata dai suoi media . "Radio Padania" e "Il Populista" sono, infatti, testate attraverso cui la Lega fa campagna elettorale e non si capisce per quale strano motivo, a voler credere a Centemero, Esselunga e Parnasi non sono stati invitati a donare soldi direttamente a "Radio Padania" e a "Il Populista"; considerato inoltre che: "È indagando sugli affari dei tre commercialisti, scrive "L'Espresso", che si scopre una lista infinita di società. Una ragnatela che nasconde parecchie sorprese. Ci sono ad esempio sette imprese registrate presso lo studio Dea Consulting, di cui però è impossibile conoscere il reale proprietario"; Centemero, tesoriere della Lega e fratello di Elena Centemero, più volte deputata di Forza Italia, è recentemente diventato deputato, mentre Manzoni e Di Rubba sono stati nominati, rispettivamente, direttore amministrativo e revisore contabile dei Gruppi parlamentari della Lega della Camera dei deputati e del Senato; risalendo la "catena di controllo" delle 7 imprese, fondate tra il 2014 e il 2016, si arriva a una fiduciaria italiana, a sua volta controllata da una holding del Lussemburgo dietro la quale si trova un'altra fiduciaria. Un complesso meccanismo, secondo la ricostruzione de "L'Espresso", finalizzato a nascondere l'identità dei proprietari; considerato altresì che da quanto risulta dalla ricostruzione del settimanale del 3 aprile 2018, anche Salvini ha continuato a investire i soldi del partito in obbligazioni societarie: 1,2 milioni di euro in Mediobanca, Arcelor Mittal e Gas Natural, agendo così in palese violazione del divieto, stabilito dall'articolo 9, comma 22, della legge 6 luglio 2012, n. 96, per i partiti e per i movimenti politici di "investire la propria liquidità derivante dalla disponibilità di risorse pubbliche in strumenti finanziari diversi dai titoli emessi da Stati membri dell'Unione europea"; rilevato che: in data 11 luglio 2018, l'ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito, ha rilasciato al quotidiano "La Stampa" un'intervista, nella quale sostiene che "Quando ho lasciato il Carroccio, nel 2012, la Lega Nord era un partito ricchissimo. Ricordo che sui conti c'erano più di 40 milioni di euro di cui dieci solo di riserva legale (...). Ma non solo: c'erano immobili di proprietà prestigiosi come la sede in via Bellerio e le frequenze di radio Padania"; inoltre, nella predetta intervista l'ex tesoriere afferma anche che, mentre con il ministro pro tempore Maroni, i rapporti erano limitati, con il Ministro dell'interno Matteo Salvini i rapporti erano più frequenti, poiché "come europarlamentare si occupava di Radio Padania ed era molto attento a ricevere i fondi per pagare i giornalisti o i collaboratori"; si aggiunga che, nella suddetta intervista, alla domanda del cronista riguardo i versamenti in nero ai collaboratori, Belsito, afferma che: "In via Bellerio tutti sapevano che i collaboratori erano pagati in nero. Ogni fine del mese mi recavo in banca e ritiravo contanti (...) per circa 600 mila euro all'anno. Era una prassi da tempo. E tutti lo sapevano, proprio tutti." Inoltre, all'esplicita domanda se anche il ministro Salvini sapesse dei versamenti in nero, Belsito risponde affermativamente, aggiungendo che anche il sottosegretario Giorgetti, il senatore Calderoli e il senatore Bossi ne fossero a conoscenza; infine, alla domanda del cronista sugli investimenti all'estero Francesco Belsito afferma che: "tutti i vertici sapevano perché erano cose che si discutevano nel consiglio federale. Dopo l'esplosione dello scandalo in tanti mi hanno rinnegato prendendo le distanze. E però quasi tutti i parlamentari hanno fatto investimenti personali identici a quelli della Lega. C'era la fila per chiedermi consigli"; rilevato inoltre che come riportato dal predetto settimanale del 15 luglio scorso, sempre in merito alla condanna dei vertici della Lega per truffa ai danni dello Stato, nella memoria depositata dall'Avvocatura dello Stato nel giudizio di primo grado sarebbe definito "inqualificabile e scellerato" il comportamento dei protagonisti della truffa, soprattutto alla luce del drammatico periodo che l'Italia si trovava a vivere in quegli stessi anni. Infatti, come si leggerebbe nella memoria dell'Avvocatura di Stato: "i vertici del Paese sono stati costretti ad emanare disposizioni di rigido contenimento della spesa pubblica, tra le quali il blocco della contrattazione e l'aumento dell'età pensionabile con la riforma Fornero (...). Si rimane, pertanto, sbalorditi, nel sapere che negli stessi anni venivano distribuiti migliaia di euro in nero a dipendenti della Lega"; rilevato altresì che: "L'Espresso" del 15 luglio scorso sottolinea come, sebbene rimanga la facoltà di devolvere il 2 per mille alla Lega Nord per l'indipendenza della Padania, il codice pubblicizzato sul sito della Lega è D43, che fa capo alla "nuova" Lega per Salvini Premier, fondata pochi mesi dopo la sentenza di condanna del 24 luglio 2017; tuttavia, come rivelato dal quotidiano "il Fatto Quotidiano" in data 5 luglio 2018, la sede legale del nuovo partito, sita in via Privata delle Stelline 1, come indicato nello statuto, e riportato nella Gazzetta Ufficiale , è deserta; il domicilio, infatti, risulterebbe registrato presso uno studio di commercialisti sito nella medesima via. Da qui il sospetto, avanzato dal settimanale "L'Espresso", che il "vecchio" e il "nuovo" partito, ove confluiscono le donazioni di esponenti storici quali ad esempio il senatore Calderoli, siano uniti da un obiettivo comune, salvare le finanze del partito dal provvedimento di sequestro emesso dalla magistratura; rilevato infine che: secondo quanto riportato da "L'Espresso" del 2 ottobre 2017, Matteo Salvini avrebbe affermato di essere estraneo ai fatti che hanno portato alla sentenza di condanna, ma secondo documenti pubblicati e da nessuno contestati, avrebbe incassato e utilizzato centinaia di migliaia di euro appartenenti ai finanziamenti contestati; secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Giornale" dell'8 novembre 2014, il senatore Calderoli avrebbe sostenuto che in questa vicenda giudiziaria la Lega è parte lesa, dichiarazione in palese contrasto con la volontà di non costituirsi di parte civile nel processo nei confronti di Umberto Bossi; la stessa Procura che ha coordinato l'inchiesta sfociata nelle sentenze di condanna del 2017 ha aperto, ad inizio del 2018, un'inchiesta sulle ipotesi di riciclaggio di fondi riferibili alla Lega, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo riconosca e intenda rispettare, nello svolgimento del suo ruolo, il principio della divisione dei poteri sancito dalla Costituzione, fondamento dell'ordinamento del nostro Paese e salvaguardia della sfera di competenza assegnata ai tre distinti complessi di organi e, poiché la definizione di una sentenza della magistratura quale "sentenza politica" rappresenta una gravissima lesione al principio di indipendenza della magistratura dai condizionamenti del potere politico, se sia a conoscenza di fatti che giustifichino tale dichiarazione e se, pertanto, non ritenga, nel rispetto del suo ruolo e della sua funzione, vista la gravità della portata e delle possibili conseguenze delle sue parole pronunciate come Ministro dell'interno, informarne immediatamente il Parlamento; se non ritenga doveroso, nel rispetto sue prerogative, adottare tutte le iniziative necessarie, per quanto di sua competenza in qualità di Ministro dell'interno, per dare puntuale applicazione alla sentenza della Corte di cassazione del 12 aprile scorso; se, infine, non ritenga che il suo ruolo di Ministro dell'interno, tutore della legalità e garante della sicurezza dei cittadini, sia assolutamente incompatibile con il ruolo di segretario federale del partito Lega Nord, alla luce dei molti fatti riportati in premessa che, in quanti passibili di rilevanza penale, sono in palese contrasto con l'importante compito che è chiamato ad assolvere con onore e disciplina, nel massimo rispetto del prestigio dell'istituzione che presiede. Atto n. 3-00127 DE PETRIS Al Ministro dell'interno Premesso che: una nota formale del 16 luglio 2018 inviata dalla presidente della Commissione nazionale per il diritto d'asilo, il prefetto dottoressa Sandra Sarti, ai presidenti delle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, ha individuato in modo molto puntuale l'orientamento cui i commissari devono attenersi nelle procedure di valutazione delle domande di protezione internazionale, in particolare in merito alle domande il cui esito sia la protezione umanitaria (art. 5, comma 6, del testo unico immigrazione di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, e successive modificazioni e integrazioni); nella lettera della presidente appare del tutto evidente un indirizzo di natura prettamente politica: è presente, infatti, un esplicito riferimento alla circolare del Ministro dell'interno del 4 luglio 2018, che impone, secondo il prefetto Sarti, una modifica improrogabile e doverosa al trend del riconoscimento protezione umanitaria, su cui "si gioca il nostro livello di produttività ed efficacia"; la dottoressa Sarti stigmatizza dunque la mancata flessione nel riconoscimento della protezione umanitaria richiesto dalla circolare ministeriale, che diviene in tal modo prevalente sui fondamenti costituzionali (tra cui artt. 2, 3, 10 e 117), e sulle norme di legge nazionale (ad esempio l'art. 5, comma, 6, citato) e sovranazionale (tra cui la Convenzione europea dei diritti umani e delle libertà fondamentali) su cui si fonda la protezione umanitaria; le commissioni territoriali devono tuttavia operare in totale autonomia, come previsto dal decreto legislativo n. 25 del 2008, che parla di "indipendenza di giudizio e di valutazione", e dal codice di condotta: è dunque estremamente grave, a giudizio dell'interrogante, che un prefetto della Repubblica imponga una flessione nel riconoscimento della protezione internazionale, le cui richieste dovrebbero essere esaminate su base individuale in considerazione delle dichiarazioni del richiedente e delle specifiche informazioni sul suo Paese di origine, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda ritirare la citata nota formale, verificando altresì se sussistano le condizioni per una celere rimozione del prefetto Sarti dal suo incarico di presidente della Commissione nazionale per il diritto d'asilo. Atto n. 3-00128 PARENTE MARGIOTTA GIACOBBE ALFIERI CUCCA GARAVINI ASTORRE Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno Premesso che: il 29 maggio 2018 è entrato nel mercato italiano il quarto gestore di telefonia mobile, "Iliad", società francese proprietaria dell'operatore Free Mobile, con sede a Parigi, che fornisce servizi di telefonia fissa e mobile, accesso a internet e servizi di hosting ; Iliad è presente in Italia con due sedi principali a Roma e Milano, con solo 200 dipendenti in 12 regioni italiane, come comunicato dall'azienda stessa; la società francese offre i propri prodotti attraverso appositi distributori automatici (cosiddetto Simbox), presenti principalmente nei centri commerciali, oppure on line ; tenuto conto che le disposizioni per il contrasto del terrorismo internazionale contenute nel decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, prevedono che i gestori che operano nel territorio italiano, prima dell'attivazione del servizio, al momento della consegna o messa a disposizione della occorrente scheda elettronica (SIM) devono adottare tutte le necessarie misure affinché venga garantita l'acquisizione dei dati anagrafici riportati su un documento di identità, nonché del tipo, del numero e della riproduzione del documento presentato dall'acquirente ed assicurano il corretto trattamento dei dati acquisiti; rilevato che: secondo il rapporto Asstel 2018 il settore delle telecomunicazioni si è confermato motore della trasformazione digitale dell'economia e della società italiana, registrando una forte accelerazione degli investimenti degli operatori: nel 2017 gli investimenti sono cresciuti del 10 per cento, per un ammontare di 7,2 miliardi di euro, con un incremento del 35 per cento rispetto all'anno precedente; tali investimenti hanno avuto impatti notevoli anche sulla filiera. I ricavi lordi da rete fissa sono cresciuti del 3 per cento mentre i ricavi da rete mobile continuano a diminuire con un decremento complessivo negli ultimi 10 anni di circa 5 miliardi di euro; sempre secondo il rapporto Asstel 2018 sul fronte della rete mobile, la copertura con tecnologia LTE (4G) ha raggiunto nel primo trimestre 2018 il 98 per cento della popolazione, traguardo che colloca l'Italia tra i primi Paesi nella UE, davanti a Francia (97 per cento) e Germania (95 per cento) e subito dopo Inghilterra (99 per cento) e Spagna (100 per cento); infine, il rapporto evidenzia come il mercato del lavoro della filiera delle telecomunicazioni nel 2017 ha registrato una flessione del 5 per cento, su base annua, per quanto riguarda gli operatori, ma ha visto crescere, grazie agli investimenti degli operatori, del 4 per cento i lavoratori e le lavoratrici dei contact center e del 10 per cento i fornitori; considerato che: il sistema di vendita del gestore telefonico Iliad ha sollevato molti dubbi circa la conformità di tale modello rispetto all'attuale normativa che impone specifiche misure per l'attivazione delle SIM al fine di contrastare il terrorismo internazionale; il settore delle telecomunicazioni è al centro di una profonda trasformazione che richiederà lo sviluppo e la cura di nuove competenze professionali e la diffusione di una cultura digitale. Questo processo dovrà essere accompagnato da investimenti rilevanti nella formazione delle lavoratrici e dei lavoratori da parte delle imprese per la salvaguardia del tessuto occupazionale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del piano di investimenti che l'azienda Iliad Italia SpA intenda mettere in campo per assicurare sia un proficuo sviluppo occupazionale sia un sistema formativo che accompagni le lavoratrici e i lavoratori in questa fase di profondi cambiamenti che stanno interessando il settore delle telecomunicazioni; quali iniziative, per quanto di competenza, intendano intraprendere per garantire il rispetto della legge italiana nei propri processi di identificazione e acquisizione del cliente, anche al fine di assicurare regole certe e uniformi per tutti gli operatori delle telecomunicazioni, in un ambito concorrenziale corretto e leale. Atto n. 3-00129 VALENTE MARCUCCI PATRIARCA LAUS PARENTE NANNICINI MIRABELLI MALPEZZI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il 4 ottobre 2017, presso il Ministero dello sviluppo economico si è tenuto un incontro per affrontare lo stato di crisi dell'area industriale ex Montefibre di Acerra (Napoli). A tale incontro hanno partecipato rappresentanti del Ministero, l'assessore per il lavoro e l'assessore per le attività produttive della Regione Campania, presenti le confederazioni nazionali di CGIL, CISL e UIL e i rappresentanti delle segreterie nazionali e territoriali di Filtem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil; l'incontro è avvenuto a seguito della presentazione al Ministero, da parte della Regione Campania dell'istanza di riconoscimento di area di crisi complessa ai sensi della legge n. 181 del 1989, dell'area industriale, in cui si trovano gli stabilimenti della ex Montefibre; nelle more del riconoscimento di area di crisi complessa, la stessa Regione Campania ha comunque richiesto la conferma del riconoscimento di area di crisi non complessa, già ottenuto in precedenza dal Ministero, per dare seguito ai bandi già pubblicati che prevedono agevolazioni a sostegno di progetti di investimento dedicati allo sviluppo dell'area industriale; a seguito dell'incontro sono state avviate iniziative per il rilancio dell'area industriale ex Montefibre di Acerra, che tuttavia hanno subito un forte rallentamento a causa del lungo periodo intercorso tra le elezioni e l'insediamento del nuovo Esecutivo; considerato che: i lavoratori coinvolti dallo stato di crisi sono 350, di cui soltanto 120 allo stato attuale usufruiscono di ammortizzatori sociali che termineranno il 31 dicembre 2018; il decreto già approvato per le aree di crisi complessa non prevede la copertura degli stessi; le organizzazioni sindacali hanno richiesto un intervento urgente da parte di tutte le istituzioni per mettere in atto interventi di sostegno di progetti imprenditoriali di riconversione dell'area e di proroga degli ammortizzatori sociali in favore dei lavoratori coinvolti; rilevato che, per quanto risulta agli interroganti: da notizie raccolte, in data 26 luglio 2018, sarebbe prevista la convocazione presso il Ministero di un tavolo di crisi per la vertenza riguardante l'ex Montefibre di Acerra; a tale tavolo, oltre ai rappresentanti del Ministero, delle organizzazioni sindacali e della Regione, sarebbero stati invitati, in modo del tutto irrituale rispetto a quanto finora avvenuto per tali situazioni, anche tre rappresentanti del Movimento 5 Stelle, tra i quali un senatore in carica, il capogruppo al Consiglio regionale della Campania Gennaro Saiello e la consigliera regionale Valeria Ciarambino, si chiede di sapere: quali siano le motivazioni che hanno indotto il Ministero dello sviluppo economico a convocare al tavolo di crisi sull'ex Montefibre di Acerra, oltre a coloro che hanno responsabilità formali nella vicenda, i tre rappresentanti politici del Movimento 5 stelle; se il Ministro in indirizzo ritenga necessaria e indispensabile la partecipazione dei rappresentanti Movimento 5 stelle al tavolo di crisi e quali siano le ragioni dell'esclusione dal tavolo dei rappresentanti di altre forze politiche di maggioranza ed opposizione; se intenda attuare tale metodo di gestione anche in altri tavoli di crisi. Atto n. 3-00130 LANNUTTI TAVERNA PATUANELLI BOTTICI PESCO DI NICOLA CASTIELLO TURCO DRAGO DI PIAZZA BUCCARELLA FENU FATTORI PERILLI BOTTO PUGLIA MORRA SILERI LUCIDI FERRARA PARAGONE ROMAGNOLI MAUTONE GRASSI LOMUTI URRARO GIARRUSSO ACCOTO DELL'OLIO LANZI PIRRO Marco PELLEGRINI PRESUTTO GIROTTO TRENTACOSTE RICCARDI EVANGELISTA AUDDINO MAIORINO Giuseppe PISANI FLORIDIA MANTERO DE BONIS NOCERINO DE FALCO VACCARO CASTALDI DONNO GUIDOLIN MOLLAME Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: durante l'audizione informale, tenutasi il 17 luglio 2018 dinanzi alle Commissioni riunite Giustizia e Finanze della Camera dei deputati, nell'ambito dell'esame dello schema di decreto legislativo recante norme di adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) n. 596/2014, relativo agli abusi di mercato, il presidente Giuseppe Maria Berruti, commissario della Consob, a seguito della domanda dell'on. Raphael Raduzzi, ha dichiarato che la Consob ha compiuto le verifiche, previste dagli artt. 3 e 4 del suo regolamento di organizzazione e funzionamento, sulla legittimità della nomina a presidente di Mario Nava. Di tali verifiche vi sono gli esiti, che il presidente Berruti, per lealtà verso l'istituto di cui è commissario, ha dichiarato di non poter rendere noti, ma che, ovviamente, possono essere acquisiti dal Parlamento e dal Governo; già con gli atti di sindacato ispettivo del Senato della Repubblica 4-00077 e 4-00167 e dell'Europarlamento 003015, erano stati sollevati dubbi relativamente all'ipotesi che il presidente Nava fosse stato nominato in violazione della legge n. 216 del 1974, istitutiva della Consob. Infatti, la Consob (Commissione per le società e la borsa), regolata attraverso la legge n. 216 del 1974 e la legge n. 281 del 1985, ha il compito di svolgere attività di tutela degli investitori, per l'efficienza, trasparenza e lo sviluppo del mercato mobiliare italiano. Essa è governata da un organo collegiale composto da un presidente e da quattro membri, nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri (previa deliberazione del Consiglio stesso), i cui membri, oltre ai normali requisiti richiesti per ogni ufficio pubblico, per la nomina a componente della Commissione, devono anche possedere una "specifica e comprovata competenza ed esperienza" e una "indiscussa moralità ed indipendenza". Al requisito dell'indipendenza sono collegate le ipotesi di incompatibilità previste tassativamente: i componenti della Commissione non possono rivestire, a pena di decadenza dall'ufficio, alcuna delle seguenti qualifiche: liberi professionisti, ivi compresi i consulenti; amministratori, ovvero soci a responsabilità illimitata di società commerciali; sindaci, revisori o dipendenti di imprese commerciali o di enti pubblici o privati; titolari di uffici pubblici di qualsiasi natura; imprenditori commerciali; considerato che: il 22 dicembre 2017, Mario Nava, funzionario della Commissione europea, dirigente della vigilanza sul sistema finanziario, è stato designato quale nuovo presidente della Consob, con ratifica del Consiglio dei ministri il 22 febbraio 2018 per motivi di carattere procedurale, riferiti alla posizione lavorativa presso la Commissione europea: Nava ha richiesto il distacco e non l'aspettativa dal suo precedente incarico di direttore per il monitoraggio del sistema finanziario e di gestione delle crisi alla Direzione generale per la stabilità finanziaria e dei mercati dei capitali (Fisma); in generale, in un "distacco", il dipendente viene distaccato "nell'interesse" del soggetto distaccante e resta in essere il rapporto di dipendenza con l'amministrazione di origine, senza perdita dell'avanzamento di carriera e dello stipendio. Nel caso del distacco, infatti, resta in essere il sostanziale rapporto di dipendenza con l'amministrazione di origine, senza perdita dell'avanzamento di carriera e dello stipendio da funzionario europeo. Inoltre, la retribuzione corrisposta dalla Consob, circa 240.000 euro lordi annui, beneficerebbe dei vantaggi fiscali riservati al personale europeo; il distacco risulta essere stato richiesto (o comunque disposto) per soli 3 anni, quando invece il mandato alla Consob è di 7 anni, il cui termine andrebbe a coincidere con il rinnovo delle nomine ai vertici delle direzioni generali della Commissione europea, creando in tal modo un vulnus ai criteri di indipendenza stabiliti dalla legge di istituzione dell' authority (decreto-legge n. 95 del 1974, convertito, con modificazioni, dalla citata legge n. 216 del 1974); inoltre, in quanto distaccato, al presidente Nava si continuerebbe ad applicare la disciplina prevista per i funzionari della Commissione europea e, in particolare, in ragione dello statuto dei funzionari dell'Unione europea e del protocollo sui privilegi e sulle immunità, non solo l'operato del presidente Nava non sarebbe soggetto al controllo dell'autorità giudiziaria italiana, ma, addirittura, ove nell'esercizio delle sue funzioni di presidente della Consob venisse a conoscenza di fatti che possano lasciar presumere una possibile attività illecita (come ad esempio un abuso di mercato), pregiudizievole per gli interessi dell'Unione, Nava avrebbe il dovere di informare immediatamente i propri superiori gerarchici europei; considerato che: al fine di accertare l'idoneità di Nava a tutelare gli interessi dei risparmiatori italiani e dell'industria nazionale del risparmio, risulta che lo stesso Nava avrebbe lavorato alla stesura della direttiva sul bail in , lavorando all'ipotesi "dell'Europa a due velocità"; nell'ordinamento della Consob è prevista tra la dirigenza apicale, la figura del segretario generale che, ex art. 26- bis , comma 1, del regolamento di organizzazione e funzionamento della Consob, è destinata a svolgere una funzione a supporto del presidente ed i componenti del collegio "di indirizzo e controllo", tanto che con tale dirigente si deve coordinare il direttore generale e che esso assiste il presidente nelle funzioni a quest'ultimo riservate dall'art. 5 del medesimo regolamento (tra le quali, mantenere i rapporti con gli organi di Governo e il Parlamento, sovrintendere all'attività istruttoria, ricevere e conservare comunicazioni riservate, dandone solo sommaria comunicazione agli altri componenti del collegio); il presidente Nava, anch'egli dipendente della Commissione europea, presso la quale ricopriva l'incarico di direttore per il monitoraggio del sistema finanziario e di gestione delle crisi alla direzione generale per la stabilità finanziaria e dei mercati dei capitali (Fisma), ha giustificato il fatto che egli avrebbe richiesto il distacco e non l'aspettativa dal suo precedente incarico, in quanto quest'ultimo istituto non sarebbe previsto per i dipendenti della Commissione (distacco che, evidentemente, è "nell'interesse" del soggetto distaccante, dato che resta in essere il sostanziale rapporto di dipendenza con l'amministrazione di origine, senza perdita dell'avanzamento di carriera e dello stipendio); il presidente Nava, all'atto del suo insediamento, avrebbe dichiarato che, in ragione del suo distacco, non esisterebbero incompatibilità, poiché, in quanto dipendente della Commissione europea, a lui non si applicherebbe la legge italiana, ma quella comunitaria; sia il presidente Nava che l'avvocato Bertozzolo sono dipendenti della Commissione europea ed è pertanto ragionevole ritenere che ad entrambi si applichino le medesime norme regolanti il rapporto di lavoro dei dipendenti della Commissione europea; la figura del segretario generale è di altissima dirigenza, tanto che l'ordinamento della Consob prevede che esso, per lo svolgimento dei suoi compiti, si avvalga di un segretariato generale a sua volta articolato in uffici, retti da dirigenti ( ex art. 26- bis , comma 5, del regolamento di organizzazione e funzionamento della Consob); da indiscrezioni della stampa, sembrerebbe che Nava sia intenzionato a nominare quale segretario generale della Consob l'avvocato Giulia Bertozzolo che sarebbe un semplice funzionario della Commissione europea (livello AD6). L'avvocato Bertozzolo, secondo quanto appreso, verrebbe assunta in Consob dopo che la Commissione europea le ha concesso di essere posta in aspettativa. Aspettativa che decorrerebbe dal 1° settembre 2018, si chiede di sapere: se il Governo ritenga compatibile che Nava, distaccato "nell'interesse" della Commissione europea, possa garantire l'indipendenza della Consob e gli interessi dei risparmiatori italiani, anche in considerazione di alcuni importanti dossier sul tavolo della Consob, che vedrebbero soggetti esteri tentare di acquisire il controllo di società italiane, operanti anche in settori strategici; come ritenga che Nava, distaccato dalla Commissione europea presso la Consob, possa assicurare il rispetto, nei confronti dell'organismo europeo, del segreto d'ufficio, cui è tenuto relativamente a ciò che apprende in Consob, ai sensi dell'art. 16 del regolamento di organizzazione e funzionamento, e, soprattutto, come il rispetto del vincolo del segreto d'ufficio sia compatibile con il contemporaneo obbligo, incombente sui funzionari europei, di informare i loro superiori di possibili attività illecite di cui si viene a conoscenza; se non ritenga che l'immunità giurisdizionale garantita al presidente Nava dal suo status di funzionario europeo, implicando la non perseguibilità del presidente da parte della giustizia italiana, ponga problemi di legittimità amministrativa e giuridica dell'operatività della Consob sotto la sua guida e quali rassicurazioni abbiano fornito Nava e la Commissione europea, circa il rinnovo del suo distacco per tutta la durata del mandato che gli è stato conferito (7 anni); se, dato che il distacco in Consob è stato al momento assicurato solo per 3 anni, si intenda limitare a tale periodo temporale il conferimento degli incarichi fiduciari di direttore generale, vice direttore generale e segretario generale, proprio per il legame fiduciario con il presidente, che viene nominato per un periodo più lungo in base al regolamento Consob; se corrispondano al vero le indiscrezioni secondo le quali il presidente Nava avrebbe intenzione di affidare all'avvocato Bertozzolo, in qualità di segretario generale, anche compiti ultronei a quelli tassativamente elencati per il segretario generale dall'art. 26- bis del regolamento di organizzazione e funzionamento della Consob; se risponda al vero che il presidente Nava abbia fatto approvare a fine maggio l'assunzione di un segretario generale, il cui incarico partirebbe dopo 4 mesi e se, prima di procedere a quest'assunzione, Nava abbia esperito le procedure idonee a verificare che "sia necessario" ricorrere a personale esterno alla Consob, come previsto art. 26- bis , comma 3, del regolamento di organizzazione e funzionamento della Consob; se sia ammissibile l'assunzione di una persona che, sebbene distaccata dalla Commissione europea, mantiene con quest'ultima un rapporto di lavoro che si pone in contrasto con quanto previsto dall'art. 2, comma 6, della legge n. 216 del 1974, in base alla quale "Al personale in servizio presso la Commissione è in ogni caso fatto divieto di assumere altro impiego o incarico o esercitare attività professionali, commerciali o industriali" e se ora sia possibile ottenere quell'aspettativa che, a suo dire, non era possibile che venisse riconosciuta al presidente Nava, ovvero se, nel sostenere quest'impossibilità, il presidente Nava non abbia mentito, al Parlamento, al Governo, alla Corte dei conti e ai componenti del collegio della Consob; se sia coerente con l'ordinamento della Consob che un semplice funzionario della Commissione europea possa essere designato ad un ruolo apicale come quello di segretario generale, per il quale è prevista un'indennità di posizione funzionale in misura corrispondente alla retribuzione complessiva del vice direttore generale; se il Governo non debba acquisire le risultanze degli approfondimenti svolti su impulso della Commissione, in base a quanto previsto dagli artt. 3 e 4 del regolamento di organizzazione e funzionamento della Consob, come riferito dal presidente Berruti, da cui si desume una decisione a maggioranza in seno al collegio della Consob, relativa alla necessità di verificare la sussistenza di ipotesi di incompatibilità, e quindi di nullità della nomina, a carico del presidente Nava; se non abbia il dovere di attivarsi, sia per i doverosi approfondimenti, sia per riconsiderare la scelta dell'incarico di presidente della Consob affidato a Mario Nava. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00121 MOLES MANGIALAVORI SICLARI BATTISTONI VITALI DAMIANI MINUTO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: il 19 luglio 2018, a conclusione di indagini condotte dal nucleo Noe (Nucleo operativo ecologico) dei Carabinieri, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Potenza, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo lucano, ha disposto il sequestro degli impianti di messa in sicurezza e bonifica dello stabilimento Rendina Ambiente, ex Fenice, di Melfi (Potenza); con l'ordinanza è stato, altresì, disposto il divieto di dimora in Basilicata per l'amministratore delegato e legale rappresentante della Rendina Ambiente, Luca Alifano, indagato per inquinamento ambientale; il danno ambientale era stato già accertato nel 2009 e, secondo le motivazioni alla base del sequestro, nel corso degli anni, la "mancata bonifica" ha compromesso ulteriormente la situazione delle acque potabili, creando un grave pericolo per la salute pubblica; negli ultimi tempi, infatti, le notizie di inquinamento, non solo dell'aria, ma anche del terreno e delle falde acquifere, sono diventate sempre più frequenti; qualche settimana fa il sindaco di Melfi aveva dichiarato di aver presentato un esposto, in quanto erano state segnalate delle anomalie; per gli inquirenti la mancata bonifica del sito inquinato avrebbe provocato "la diffusione di inquinanti all'esterno con la compromissione delle acque potabili con grave pericolo per la salute pubblica"; nelle falde acquifere sarebbero finiti, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Potenza e condotte dai Carabinieri del Noe, elementi pericolosi e cancerogeni tra cui nichel, mercurio, floruri, nitriti, tricloroetilene, e bromodiclorometano; il reato contestato è di inquinamento ambientale per non aver provveduto alla bonifica del sito, in particolare per aver omesso di predisporre un modello di bonifica adeguato; come riportato da diversi quotidiani, anche on line , molteplici verifiche avevano evidenziato che le misure di messa in sicurezza adottate si erano rivelate inefficaci. Vi sarebbe stata, infatti, la diffusione di inquinanti all'esterno del sito di Fenice Ambiente nelle aree circostanti, nonché la contaminazione dell'acqua industriale e dell'acqua destinata al consumo umano, causando la grave compromissione della matrice ambientale delle acque sotterranee nelle aree circostanti il sito di Rendina Ambiente e la compromissione delle acque potabili con grave pericolo per la salute pubblica, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, non intendano disporre con urgenza ogni azione concreta per verificare il reale stato di contaminazione e di inquinamento delle matrici ambientali; se non ritengano indispensabile informare la popolazione interessata circa il reale stato di inquinamento e di compromissione ambientale, a cominciare dalla verifica sulle acque potabili; quali iniziative immediate intendano adottare al fine di tutelare la salute pubblica. Atto n. 3-00122 LONARDO BATTISTONI BERUTTI SERAFINI MASINI CONZATTI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: con l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 149 del 2015, recante "Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell'attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183", in attuazione della legge delega n. 183 del 2014, si è proceduto all'istituzione dell'agenzia unica per le ispezioni del lavoro, denominata "Ispettorato nazionale del lavoro" (INL), di cui, in successiva data, sono stati approvati lo statuto e le normative di organizzazione; l'INL ha una propria autonomia organizzativa e contabile ed è posto sotto la vigilanza del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, a cui spetta il monitoraggio periodico sugli obiettivi e sulla corretta gestione delle risorse finanziarie, deve svolgere le attività ispettive già esercitate dal Ministero, dall'INPS e dall'INAIL; in base alle direttive emanate dal Ministero, l'Ispettorato esercita e coordina sul territorio nazionale la funzione di vigilanza in materia di lavoro, contribuzione, assicurazione obbligatoria e di legislazione sociale, nonché in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, nei limiti delle competenze attribuite al personale ispettivo del Ministero, come stabilito dal decreto legislativo n. 81 del 2008; il legislatore, con l'istituzione dell'Ispettorato, ha voluto la progressiva integrazione dei servizi ispettivi del Ministero e di quelli di INPS ed INAIL, rafforzando, inizialmente, i poteri di coordinamento dell'attività ispettiva già riconosciuti al Ministero dal decreto legislativo n. 124 del 2004, per poi giungere alla creazione della figura dell'ispettore unico di vigilanza, al fine di razionalizzare l'attività di controllo sulle imprese, anche a tutela del principio della libera concorrenza e di garantire maggiore efficacia dei controlli; il personale ispettivo di INPS e di INAIL continua a svolgere sempre e solo i compiti che già svolgeva precedentemente alla nascita dell'INL, non essendo avvenuta la reale integrazione voluta dal legislatore della riforma del 2015; in alcune realtà territoriali i servizi ispettivi dell'INPS programmano autonomamente le ispezioni in azienda, senza la preventiva approvazione delle commissioni di programmazione della vigilanza presso gli ispettorati interregionali del lavoro, con evidente violazione del dettato normativo ed eludendo la finalità di evitare duplicazioni di interventi ispettivi nella medesima realtà imprenditoriale; l'ultima circolare dell'INL a firma del direttore centrale vigilanza, avente ad oggetto la vigilanza straordinaria per il contrasto al caporalato in agricoltura (nota prot. 6346 del 19 luglio 2018), mira all'intensificazione, in particolare durante il periodo estivo, della vigilanza in agricoltura finalizzata a contrastare il fenomeno del caporalato attraverso la creazione di specifiche task force anche a livello interregionale, si chiede di sapere: per quale ragione si vada in direzione opposta rispetto alla creazione della figura di un ispettore unico del lavoro, dato che il personale INPS ed INAIL non è impegnato nell'attività ispettiva, che pone al centro la tutela delle condizioni di lavoro, sacrificando in questo modo il contrasto al caporalato e alla lotta del sommerso; per quale ragione non vi sia un reale coordinamento da parte dell'INL con i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali, così come previsto dal decreto istitutivo dell'INL, che hanno competenza generale in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Ne deriva che in assenza di tale coordinamento da parte della nuova agenzia INL, le verifiche non si effettuano in modo omogeneo; giova evidenziare, inoltre, che in alcune regioni il sistema sanitario è più efficiente e vi è anche un maggior controllo della normativa della sicurezza, in altre meno, ciò determinando una tutela disomogenea dei lavoratori, con il conseguente aumento degli infortuni sul lavoro; come il Ministro in indirizzo intenda garantire il contrasto al fenomeno del caporalato, così come indicato anche dalla circolare INL, vista la drastica riduzione del personale ispettivo dell'INL e il mancato utilizzo degli ispettori INPS e INAIL, che dovrebbero essere utilizzati anche per questa finalità, così come voluto dal legislatore della riforma; come intenda garantire la reale collaborazione con i reparti territoriali dell'Arma dei Carabinieri (così come indicato nella circolare) per la programmazione degli interventi mirati al contrasto del caporalato; come intenda potenziare i servizi ispettivi dell'INL, che hanno visto ridursi drasticamente il numero di ispettori (l'ultimo concorso risale al 2006) con evidente ricadute di minori controlli sul territorio e con il conseguente dilatarsi dei fenomeni di sfruttamento dei lavoratori e il dilagare di tutti i fenomeni illegali legati al mondo del lavoro; come intenda garantire una reale programmazione unica dell'attività ispettiva sul territorio, anche attraverso l'eliminazione delle a parere degli interroganti inutili commissioni territoriali di programmazione e attraverso l'accentramento della programmazione delle attività ispettive presso gli ispettorati territoriali del lavoro, che dovrebbero essere deputati a tale compito. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00407 PAROLI MALAN URSO GALLONE TOFFANIN ALDERISI FANTETTI MAFFONI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la sicurezza aerea trascende i confini nazionali e, per conseguire un ordinato sviluppo globale dell'aviazione civile e operare verso una maggiore inclusione delle parti interessate, l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO) ha frequentemente invitato Paesi non contraenti, organizzazioni non governative e imprese private a partecipare a propri meeting di vario livello; l'amministrazione dell'Aeronautica civile (CAA) di Taiwan è stata invitata a prendere parte alla 38ª Assemblea dell'ICAO nel 2013, e tale apprezzata partecipazione ha rappresentato un importante precedente; la Taipei FIR (Fligth information region) confina con altre quattro FIR, specificatamente Fukuoka, Manila, Hong Kong e Shanghai. Essa è situata oltre la costa orientale della Cina continentale e tra il Giappone e le Filippine. Nel 2017, la Taipei FIR ha fornito servizi agli oltre 1,66 milioni di voli controllati (il 30 per cento dei quali erano voli di transito con un incremento dell'1,4 per cento rispetto al 2016), e a oltre 66 milioni di viaggiatori in ingresso, in uscita o in transito attraverso Taiwan (di cui circa l'83 per cento, quasi 55 milioni, erano passeggeri internazionali e in volo attraverso lo Stretto, e circa il 17 per cento, 11 milioni, erano passeggeri domestici); alla fine del 2017, 88 linee aeree hanno offerto servizi da e per Taiwan, operando voli passeggeri e commerciali su 296 rotte e collegando 141 città in tutto il mondo. Inoltre, la principale porta della Taipei FIR, l'aeroporto internazionale di Taoyuan a nord della capitale Taipei, ha servito più di 44,8 milioni di passeggeri internazionali o in volo attraverso lo stretto di Taiwan nel 2017. Esso è stato classificato 10° e 6° a livello globale nel 2016, rispettivamente per numero di passeggeri internazionali e per traffico merci, e 5° nell'Asia-Pacifico, sia per numero di passeggeri, che per traffico merci, secondo le statistiche del 2016 del Consiglio internazionale degli aeroporti (ACI); i due principali vettori di Taiwan, EVA Air e China Airlines, sono stati classificati 30° e 33° per volume di passeggeri nel 2016, secondo le statistiche dell'Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA); la Taipei FIR è una parte inseparabile del network globale delle FIR. La CAA di Taiwan, che è responsabile della gestione degli ampi volumi di traffico nella Taipei FIR, dovrebbe avere accesso diretto all'ICAO al fine di fornire servizi aerei che ne incontrino gli standard e garantire un sicuro trasporto di passeggeri e merci. Negare l'accesso diretto della CAA contravviene all'obiettivo statutario dell'ICAO di salvaguardare la sicurezza dell'aviazione globale e di raggiungere l'obiettivo di un cielo senza interruzioni; in qualità di agenzia specializzata dell'ONU per l'aviazione civile internazionale, l'ICAO dovrebbe permettere alla CAA di Taiwan, l'unico ente che gestisce la FIR di Taipei, di partecipare alle sue sessioni assembleari, ai meeting regionali e tecnici, ai seminari, così come ottenere informazioni correlate attraverso i canali appropriati; Taiwan, situata in una posizione chiave nell'Asia-Pacifico, rappresenta la 22ª economia del Pianeta, 18ª per volume di esportazioni ed ha statistiche del turismo che rivelano, nel 2017, la presenza di 9,69 milioni di passeggeri provenienti dalla regione e oltre 14,44 milioni di passeggeri che, da Taiwan, hanno visitato Paesi o zone della regione. Gli obiettivi raggiunti da Taiwan nello sviluppo del trasporto aereo sono evidenti a tutte le parti interessate, consapevoli di quanto la sicurezza aerea nella Taipei FIR sia strettamente collegata allo sviluppo del trasporto aereo nell'Asia-Pacifico e, pertanto, l'inclusione di Taiwan nell'ICAO sia di primario interesse per l'intera regione e per il mondo intero; Taiwan è stato il primo Paese dell'Asia-Pacifico a stabilire un sistema CNS/ATM in accordo con le direttive del comitato speciale dell'ICAO sui futuri sistemi di navigazione aerea. Taiwan ha anche studiato attentamente l' aviation system block upgrades (ASBU), auspicando lo sviluppo di un piano complessivo di gestione manageriale dei voli, per accrescere la cooperazione regionale e interna. Se Taiwan fosse invitata a partecipare agli incontri dell'ICAO, a vari livelli, potrebbe condividere le proprie esperienze con particolare attenzione alle sfide nell'applicazione di tecnologie e procedure avanzate, migliorando così l'efficacia della gestione dei voli in tutta l'Asia-Pacifico. Taiwan potrebbe anche fornire altre professionalità in aree quali la gestione dei voli e la sicurezza aerea verso altre nazioni, dando vita a una più stretta ed efficace collaborazione nel settore dell'aviazione civile; per mitigare le minacce del terrorismo, il 1° luglio 2017, l'ICAO ha annunciato nuovi requisiti di sicurezza per il controllo dei bagagli con apparecchiature elettroniche portatili (PED). Se i bagagli hanno al loro interno PED con batterie agli ioni di litio, i PED dovranno essere spenti e adeguatamente protetti prima del controllo. Siccome Taiwan, attualmente, non può, né partecipare ai meeting sui requisiti di sicurezza, né ottenere informazioni ad essi collegate in modo tempestivo, ha potuto solamente apprendere questi nuovi requisiti attraverso i media poco prima della loro applicazione. A causa dei limiti di tempo, la sola cosa che Taiwan ha potuto fare è stata chiedere alle proprie compagnie aeree di ricordare ai passeggeri di rispettare questi requisiti; sebbene sia stata a lungo esclusa dall'ICAO, Taiwan ha compiuto tutti gli sforzi possibili per rivedere prontamente le norme e i regolamenti in linea con gli sviluppi internazionali, in modo da rafforzare la sicurezza aerea e i servizi nella Taipei FIR. Con informazioni incomplete e premature, Taiwan deve dedicare notevoli risorse umane e tempo per comprendere e applicare correttamente i nuovi regolamenti. L'esempio menzionato non è infatti un'eccezione; dalla 39ª Assemblea dell'ICAO, nel settembre 2016, i Paesi di tutto il mondo si sono focalizzati su temi, quali lo schema per la riduzione e la compensazione del carbonio nell'aviazione internazionale, gestione del tracciamento delle rotte globali e del sistema aeronautico senza pilota, e la stesura di un piano globale per la sicurezza aerea. Sono state tenute discussioni, incontri e seminari a vari livelli all'interno della sede centrale e degli uffici regionali dell'ICAO per formulare dettagliati piani di implementazione e proporre soluzioni, ma Taiwan non ha potuto prendere parte a nessuno di questi eventi e, dunque, con ritardo e con modalità inappropriate ha ricevuto le informazioni necessarie per mettere i regolamenti domestici in linea con le norme internazionali; la richiesta della partecipazione di Taiwan all'ICAO è essenziale per evidenti ragioni tecniche, indispensabili a garantire i più alti standard di sicurezza aerea. Solo attraverso la partecipazione diretta all'ICAO, la CAA di Taiwan potrà aggiornarsi sugli ultimi sviluppi riguardanti i temi chiave inerenti all'aviazione civile internazionale, superare le difficoltà derivanti da una mancanza di trasparenza e mantenere adeguati livelli di sicurezza e di qualità dei servizi nella Taipei FIR, contribuendo allo sviluppo dell'aviazione e dell'economia globali; in data 27 giugno 2017, il Senato della Repubblica, nella seduta n. 805, ha approvato la mozione 1-00705 (Testo 2) che impegnava "il Governo a continuare a considerare attivamente, insieme ai partner della UE, modalità compatibili con la "One China Policy" per consentire la partecipazione come Osservatore di Taiwan nei contesti multilaterali (ICAO, UNFCC, Interpol) in cui la sua presenza corrisponda all'interesse della popolazione taiwanese e della comunità internazionale"; è evidente come la sicurezza aerea sia tra i temi più importanti, prioritari e delicati che riguardano tutti i popoli, a Taiwan e nel mondo intero, temi nei quali le valutazioni strettamente inerenti alle polemiche politiche non dovrebbero interferire con imposizioni discriminatorie come ancora avviene con la perdurante esclusione di Taiwan dall'ICAO, nonostante la sua partecipazione alla 38ª Assemblea del 2013 poi non ripetuta, appunto, per motivi esclusivamente politici, si chiede di sapere quali passi il Governo abbia compiuto, e intenda compiere, in tutte le sedi competenti, per ottenere che Taiwan, nell'interesse preminente della sicurezza aerea internazionale, e quindi della sicurezza e della vita di milioni di passeggeri, possa partecipare a tutti i livelli delle riunioni, di area regionale e mondiale, dell'ICAO. Atto n. 4-00408 BERUTTI MALLEGNI FERRO SACCONE BERARDI PAROLI Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo indiscrezioni di stampa riportate dall'Agenzia nazionale stampa associata (ANSA), sarebbe all'attenzione del Governo una bozza di decreto-legge concernente proroga di termini previsti da disposizioni legislative; in particolare, risulta che uno degli articoli del decreto-legge riguarderebbe la proroga di termini in materia di enti territoriali e del mandato dei presidenti di Provincia e dei consiglieri provinciali in scadenza fino al 31 ottobre 2018; se confermate, le proroghe non sarebbero sufficienti per un intervento organico sugli enti Provincia, così come auspicato anche dall'Unione Province d'Italia (UPI) per restituire dignità, autonomia e autorevolezza alle Province stesse; in ogni caso, tali proroghe non appaiono a giudizio degli interroganti adeguate, alla luce delle numerose scadenze di mandato di presidenti di Provincia e Consigli provinciali previste tra il settembre 2018 e il gennaio 2019, in ragione delle quali sarebbe opportuno prevedere un intervento tale da consentire, quanto meno, rinnovi che rispecchino in maniera corretta la composizione dell'elettorato attivo e della rappresentanza democratica sul medio periodo, si chiede di sapere: quale sia la ratio della previsione normativa attualmente all'attenzione del Governo in merito alla proroga di termini relativi al mandato dei presidenti di Provincia e dei consiglieri provinciali; se sia intenzione del Ministro in indirizzo intervenire, ed eventualmente in che modo, sulla grave carenza di risorse che attualmente impedisce a molte delle Province italiane di assicurare i servizi ai cittadini; se sia all'attenzione del Governo un intervento organico concernente le Province, avente l'obiettivo di far fronte alle gravi carenze provocate dalla legge 7 aprile 2014, n. 56, relativamente a modalità di elezione degli organi politici, risorse, funzioni e personale. Atto n. 4-00409 DE POLI Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'accordo sottoscritto il 21 dicembre 2017 dal presidente della Regione Veneto e dal sindaco di Padova ha impegnato lo stesso Comune a cedere gratuitamente le aree di Padova est alla Regione e, allo stesso tempo, la Regione a riqualificare l'attuale ospedale di via Giustiniani; l'accordo ha previsto anche il mantenimento della qualificazione di struttura pubblica dell'attuale sede dell'Istituto oncologico veneto e, al fine di evitare eventuali manovre speculative, l'impegno a non realizzare strutture con funzioni sanitarie sovrapposte; il costo complessivo di questo progetto è stato stimato in 400 milioni di euro; il Ministero della salute, nell'ambito del programma straordinario di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico, ha impegnato 76 milioni di euro, ex art. 20 della legge n. 67 del 1988; la legge regionale n. 32 del 2016 ha previsto, per il triennio 2017-2019, uno stanziamento annuo di 50 milioni di euro; il 23 luglio 2018 è stata approvata dal Consiglio comunale di Padova la delibera che dispone la cessione gratuita di una superficie complessiva di 52 ettari alla Regione Veneto; dalla valutazione effettuata nel 2017 dall'Agenzia sanitaria nazionale (Agenas), per conto del Ministero della salute, è emerso che il Veneto ha uno dei migliori sistemi sanitari d'Italia e si confronta certamente alla pari con i risultati di salute rilevabili nei Paesi del nord Europa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa attivarsi per promuovere la concessione di un ulteriore finanziamento di circa 100 milioni di euro, ex art. 20 della legge n. 67 del 1988, a sostegno delle necessità economiche evidenziate per la realizzazione del progetto, finanziamento che premierebbe la Regione Veneto, estremamente virtuosa nella gestione delle proprie risorse e in grado di garantire ottimi servizi sanitari. Atto n. 4-00410 MAFFONI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'articolo 12 della Costituzione dispone che "La bandiera della Repubblica e? il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni"; la legge n. 22 del 1998, recante "Disposizioni generali sull'uso della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell'Unione europea", e il decreto del Presidente della Repubblica n. 121 del 2000, recante "Regolamento recante disciplina dell'uso delle bandiere della Repubblica italiana e dell'Unione europea da parte delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici", disciplinano puntualmente e tassativamente l'impiego e le modalità di esposizione della bandiera della Repubblica italiana e dell'Unione europea presso gli uffici pubblici, ivi incluse le rappresentanze diplomatico-consolari; l'art. 20 della Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche recita che "La missione e il suo Capo hanno il diritto di porre la bandiera e l'emblema dello Stato accreditante sulle stanze della missione, compresa la residenza e sui mezzi di trasporto del Capo Missione"; sulla base del citato art. 20 l'esposizione della bandiera nazionale presso la residenza del capo missione e? in tutto e per tutto assimilata a quella posta in essere presso la cancelleria, rappresentando egli lo Stato accreditato; considerato che, secondo quanto risulta all'interrogante: secondo testimonianze oculari documentate da fotografie, in data giovedì 5 luglio 2018, presso la residenza dell'ambasciatore d'Italia a Madrid, Stefano Sannino, garriva accanto al tricolore e alla bandiera dell'Unione europea la bandiera "arcobaleno", simbolo delle manifestazioni dell'orgoglio omosessuale, in corso in quei giorni nella capitale iberica (28 giugno-2 luglio 2018); in merito alla possibilità da parte di Comuni di esibire le bandiere arcobaleno, l'Ufficio del cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei ministri ha statuito, in forma puntuale, sul suo sito internet che "non si può? esporre il vessillo rappresentativo del movimento omosessuale al fianco della bandiera nazionale o europea perché? i vessilli e le bandiere dei movimenti non hanno il rango istituzionale che compete alle bandiere ufficiali e quindi non si possono mescolare senza ledere la dignità? della bandiera nazionale tutelata dalle norme" (articolo 12 della Costituzione, legge n. 22 del 1998, decreto del Presidente della Repubblica n. 121 del 2000, art. 292 del codice penale, principi generali del protocollo di Stato); la Presidenza del Consiglio dei ministri ha indicato in una circolare inviata ai prefetti che la normativa in materia di esposizione della bandiera nazionale "non prevede che su edifici pubblici possano essere esposti simboli privati (ad esempio insegne di partito, simboli di associazioni e organismi vari) ed ogni altra possibilità? rappresenta un uso improprio della bandiera dello Stato", dunque sanzionabile penalmente come vilipendio alla bandiera (art. 292 del codice penale); le disposizioni della Presidenza del Consiglio dei ministri si devono a maggior ragione intendere valide anche per le rappresentanze diplomatico-consolari, si chiede di sapere: se corrisponda al vero che il 5 luglio 2018 il capo missione a Madrid, unanimemente riconosciuto e apprezzato come tra i diplomatici più preparati, abbia esposto la bandiera dell'orgoglio omosessuale presso la residenza, accanto alle bandiere ufficiali durante le giornate dell'orgoglio omosessuale tenutesi nella capitale iberica; in caso affermativo e stante i divieti menzionati, se tale esibizione sia stata formalmente autorizzata e per quali motivi da parte dell'amministrazione degli esteri e, del caso, da quale organo; nel palesato caso di violazione delle disposizioni di legge, quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per sanzionare la condotta dell'ambasciatore a Madrid, fortemente lesivo dell'immagine e della dignità? della bandiera italiana, tanto più? tenuto conto che i fatti si sono svolti in un Paese estero e sono ascrivibili ad un funzionario di altissimo livello; se, in caso di esibizione illegittima della bandiera arcobaleno da parte del capo missione a Madrid, si sia già? proceduto all'obbligatoria segnalazione di tale condotta alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, potendosi configurare il reato di vilipendio alla bandiera. Atto n. 4-00411 LANNUTTI ACCOTO ANGRISANI AUDDINO BOTTO CAMPAGNA CASTELLONE CORRADO CROATTI DE LUCIA DESSI' DI GIROLAMO DI NICOLA DONNO DRAGO ENDRIZZI GALLICCHIO GAUDIANO GIANNUZZI GUIDOLIN LANZI LUPO MAIORINO MARINELLO MAUTONE MOLLAME MONTEVECCHI MORONESE MORRA NOCERINO PARAGONE PERILLI PESCO PIRRO Giuseppe PISANI PUGLIA RICCIARDI ROMANO TAVERNA TRENTACOSTE VONO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: il 2 luglio 2018 avrebbe dovuto celebrarsi l'udienza preliminare che vede imputato il rettore dell'università di Tor Vergata, Giuseppe Novelli, per tentata concussione ai danni di Giuliano Grüner e per istigazione alla corruzione ai danni di Pierpaolo Sileri, i due professori aggregati che presentarono ricorsi al Tribunale amministrativo regionale contro le nomine di professori a loro avviso illegittime; l'udienza è stata rinviata, per la terza volta, al 10 dicembre 2018, a causa di assenza del giudice dell'udienza preliminare; nel capo di imputazione formulato dal pubblico ministero Mario Palazzi è scritto, tra l'altro, che il rettore avrebbe utilizzato, come strumento di minaccia nei confronti di Grüner, affinché rinunciasse al ricorso (vinto in appello cautelare con la significativa ordinanza del Consiglio di Stato, sezione VI, 1° febbraio 2018, n. 428, e con udienza definitiva fissata per il 19 novembre 2018), l'avvio di un procedimento disciplinare, con il quale gli avrebbe contestato addebiti per presunti illeciti risalenti all'anno 2012; il rettore avrebbe dichiarato al pubblico ministero, in sede di interrogatorio reso in data 27 luglio 2016: "Tengo a precisare che nel mese di febbraio 2016 l'Avv. Bruno mi parlò della possibilità di valutare il fatto che il Prof. Grüner durante il periodo in cui era nella fase di conferma in ruolo da ricercatore aveva comunque esercitato la libera professione. In tale contesto mandai letteralmente a quel paese l'Avv. Bruno perché non avevo alcuna voglia di parlare ancora della vicenda del Prof. Grüner"; in base alla legge n. 240 del 2010 (cosiddetta riforma Gelmini), l'unico organo competente ad avviare i procedimenti disciplinari nei confronti dei docenti universitari è il rettore (art. 10, comma 2); in base all'art. 6, comma 2, lett. g) , dello statuto dell'università di Tor Vergata, il pro rettore vicario (nella fattispecie, il professor Claudio Franchini, "maestro" di Marco Macchia, la cui nomina è proprio quella impugnata da Grüner) sostituisce il rettore in ogni caso di suo "impedimento", compreso quello per "conflitto di interessi"; presso l'università di Tor Vergata, il 4 aprile 2018, quindi in un solo giorno, sarebbe accaduto quanto segue: 1) sarebbe stato modificato il regolamento sui procedimenti disciplinari a carico dei docenti, attraverso l'introduzione di un nuovo comma 16 all'art. 5, secondo cui, in caso di "impedimento" del rettore, anche per "conflitto di interessi", l'avvio del procedimento disciplinare spetta non più al pro rettore vicario, bensì al "decano" (si tratta di una figura, quest'ultima, non prevista dalla legge, che corrisponde al docente più anziano in ruolo); 2) il direttore generale dell'ateneo, Giuseppe Colpani, avrebbe scritto una nota al rettore, nella quale avrebbe rappresentato che, da un articolo pubblicato su "Il Messaggero", edizione locale di Civitavecchia, il giorno 19 gennaio 2018, si desumerebbe che Grüner, nell'anno 2012, avrebbe esercitato la professione di avvocato, a favore del Comune di Civitavecchia, quando era necessariamente in regime di impegno universitario a tempo pieno (perché nel primo triennio di conferma), e che sarebbe stato opportuno avviare nei suoi confronti un procedimento disciplinare; 3) il rettore Novelli avrebbe risposto al direttore generale che, in base alla nuova norma regolamentare (quella introdotta lo stesso 4 aprile), e trovandosi lui in conflitto di interessi, la competenza doveva essere del decano; 4) il decano, professor Mauro Nacinovich (che insegna geometria), avrebbe avviato il procedimento disciplinare a carico di Grüner, delegando il professor Enrico Gabrielli (che insegna diritto civile); considerato che, a quanto risulta: quello avviato nei confronti di Grüner sarebbe lo stesso identico procedimento disciplinare a cui si è riferito il rettore in sede di interrogatorio davanti al pubblico ministero, e che è riportato nel capo di imputazione; la riforma Gelmini afferma perentoriamente che, in materia di procedimenti disciplinari riguardanti i docenti universitari, la contestazione degli addebiti deve avvenire, a pena di decadenza del procedimento stesso, entro 30 giorni dal momento della conoscenza dei fatti; come esposto, il rettore, lo ha affermato egli stesso al pubblico ministero, era già venuto a conoscenza dei presunti illeciti disciplinari ascrivibili a Grüner nel mese di febbraio 2016, su specifica "informativa" dell'avvocato Bruno, e in un momento in cui non si trovava in alcuna ipotesi di conflitto di interessi con Grüner stesso, giacché quest'ultimo avrebbe depositato in Procura la denuncia soltanto il 7 aprile 2016; il procedimento disciplinare nei confronti di Grüner, dunque, avrebbe dovuto necessariamente avviarsi entro 30 giorni a partire dal mese di febbraio 2016, ma ciò non è stato fatto, nonostante l'ateneo sapesse bene di essere decaduto, iuris et de iure , dal potere di avviare nei confronti di Grüner quel procedimento disciplinare. Grüner avrebbe presentato all'ateneo delle controdeduzioni scritte, nelle quali, tra l'altro, afferma quanto segue: "il sottoscritto non può oggettivamente escludere - anzi: ogni elemento sembrerebbe deporre in tal senso - che l'intera vicenda altro non integri se non un goffo e malriuscito tentativo di 'rimettere' in termini, vale a dire nel termine perentorio di trenta giorni dalla 'conoscenza dei fatti', in realtà avvenuta, da parte del Rettore, nel mese di febbraio del 2016, un 'nuovo' ed 'immacolato' soggetto, cioè il Decano (…), diverso dal Rettore (evidentemente impedito per conflitto di interessi), per avviare comunque, e a tutti i costi, nei confronti del sottoscritto, quello stesso procedimento disciplinare che, nel capo di imputazione formulato dal p.m. a carico del Rettore, quest'ultimo ha utilizzato come strumento di minaccia ai danni del sottoscritto medesimo affinché ritirasse il ricorso (prima paragiurisdizionale, e poi) giurisdizionale, diretto all'annullamento della chiamata come professore associato di Marco Macchia, allievo diretto del Pro Rettore Vicario"; lo stesso Grüner avrebbe aggiunto che "Il sottoscritto non può fare a meno di rilevare come la nota inviata dal Direttore generale dell'Ateneo al Rettore in data 4 aprile 2018, e con essa l'atto di contestazione degli addebiti, risultino affetti da una oggettiva ed evidente falsità ideologica", in quanto dall'articolo pubblicato su "Il Messaggero" non si può oggettivamente evincere in alcun modo che egli avrebbe esercitato la professione di avvocato a favore del Comune di Civitavecchia nell'anno 2012; dall'articolo, al massimo, si può desumere che Grüner avrebbe esercitato la professione di avvocato nei riguardi del Comune di Civitavecchia nel mese di giugno 2014, ma lo stesso Grüner si sarebbe collocato in regime di impegno a tempo definito, potendo liberamente esercitare la professione di avvocato, a far data dal 21 novembre 2012; Grüner sarebbe stato ascoltato dal delegato del decano, professor Enrico Gabrielli, in data 23 aprile 2018, e lo stesso professor Gabrielli, appena 3 giorni dopo, avrebbe archiviato il procedimento disciplinare a carico di Grüner, motivando tale archiviazione con una sorta di "insufficienza di prove"; Grüner ha, poi, denunciato il tutto all'autorità giudiziaria; considerato altresì che: in data 19 aprile 2018, Grüner e Sileri avrebbero inoltrato una istanza di accesso ai documenti amministrativi all'università, chiedendo di prendere visione e di estrarre copia di tutti gli atti concernenti il procedimento disciplinare che l'ateneo avrebbe dovuto attivare nei confronti del rettore, in quanto imputato di tentata concussione ai danni di Grüner e di istigazione alla corruzione ai danni di Sileri; la Procura ha trasmesso la richiesta di rinvio a giudizio al direttore generale dell'ateneo; il direttore generale ha risposto a Grüner e a Sileri che non risultano atti al riguardo. In sintesi: è stato avviato nei confronti di Grüner, fuori tempo massimo di 2 anni, quello stesso procedimento disciplinare che, in base all'atto di imputazione del pubblico ministero, quest'ultimo ha contestato al rettore come strumento di minaccia, affinché Grüner ritirasse il ricorso contro la nomina di Marco Macchia, l'allievo diretto del pro rettore vicario, professor Claudio Franchini; nei confronti del rettore, invece, ancorché imputato di tentata concussione ai danni di Grüner e di istigazione alla corruzione ai danni di Sileri, non è mai stato avviato alcun procedimento disciplinare; nella vicenda avrebbe giocato un ruolo centrale il pro rettore vicario, Claudio Franchini; ancorché ad avviso degli interroganti in patente conflitto di interessi, in quanto avrebbe reso a sommarie informazioni testimoniali dichiarazioni a carico di Grüner nel procedimento che vede imputato il rettore Novelli, e che Grüner ritiene non corrispondenti al vero, è stato il primo a chiedere al Comune di Civitavecchia la documentazione che, secondo lui, sulla base del predetto articolo de "Il Messaggero", avrebbe incastrato Grüner sul piano disciplinare, ma che, poi, contrariamente ai suoi desiderata , ha determinato l'archiviazione del procedimento disciplinare a carico dello stesso Grüner; considerato inoltre che qualora si configurino casi come quello descritto, ai sensi dell'art. 2 del decreto legislativo luogotenenziale 7 settembre 1944, n. 264, "il Ministro può, per gravi motivi, sentito il Consiglio dei Ministri, revocare il rettore o direttore, invitando il Corpo accademico a provvedere ad una nuova elezione. Nel frattempo il professore più anziano del Corpo accademico assume le funzioni di rettore o direttore"; considerato infine che: si apprende da notizie di stampa che da alcuni mesi si sono costituite le associazioni "Osservatorio indipendente" e "Trasparenza e merito" che dal basso contestano il clientelismo nel sistema di reclutamento. Le associazioni hanno registrato immediatamente un record di adesioni a conferma delle numerose denunce che riguardano per più aspetti la "malauniversità"; in particolare, l'associazione "Trasparenza e merito" (L'università che vogliamo) "ha registrato 1.087 sostenitori e segnalato 27 nuovi casi che si aggiungono ai dieci già denunciati. Gli ultimi chiamano in causa l'università Statale e la Bicocca di Milano, Cagliari, Messina. Da questo alveo sono uscite storie universitarie che stanno facendo letteratura oltreché giurisprudenza. Il processo al rettore dell'università di Tor Vergata, Giuseppe Novelli, per esempio, avviato sulle intercettazioni fatte dall'avvocato Giuliano Gruner e dal chirurgo Pierpaolo Sileri. O la mancata assegnazione di un posto da ricercatore a Giambattista Scirè da parte dell'Università di Catania. Scirè, ora, è il portavoce di "Trasparenza e merito" e dice: "Le segnalazioni preventive rimbalzano sui muri di gomma dei rettorati italiani. L'unico modo per ottenere giustizia e provare a cambiare l'abito culturale dei nostri atenei è quello di far emergere pubblicamente i singoli casi e rivolgersi alle magistrature", come si legge su "la Repubblica" del 17 luglio 2018, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non ritenga che i fatti narrati gettino discredito su tutto il mondo accademico; se, nell'ambito delle proprie attribuzioni, non ritenga di adottare le opportune iniziative, anche di carattere normativo, al fine di dare un forte segnale di discontinuità rispetto alle vicende descritte, scongiurando il ripetersi di situazioni che si profilano di grave danno per tutto il sistema universitario e ripristinando serenità nell'ambiente accademico; quali iniziative intenda assumere al fine di assicurare la piena regolarità dei concorsi e riportare nelle università italiane la meritocrazia, evitando rischi di paralisi del sistema e restituendo fiducia nella necessaria attività di valutazione. Atto n. 4-00412 BERARDI MASINI MALLEGNI Al Ministro della giustizia Premesso che: da anticipazioni pervenute agli interroganti, risulta che il decreto-legge recante proroga di termini di disposizioni legislative, approvato nel Consiglio dei ministri il 24 luglio 2018, conterrebbe, con riferimento al processo di razionalizzazione delle sedi giudiziarie, la proroga del termine per la cessazione del temporaneo ripristino della sezione distaccata di Ischia nel Tribunale di Napoli, facendo salva solo la sede distaccata di Ischia e non anche quella della sezione distaccata del Tribunale di Livorno, a Portoferraio; giova ricordare che il processo di razionalizzazione e concentrazione delle sedi giudiziarie, avviato dai precedenti governi con la soppressione di sedi distaccate di tribunali, ha tenuto in giusta considerazione le sedi delle isole minori, con una serie di proroghe; la natura insulare del territorio è una realtà insopprimibile, al pari di quella di Ischia, della cui sezione distaccata si dispone, al contrario, fino al 2021; se ciò rispondesse al vero, si perpetrerebbe un'evidente ed irragionevole ingiustizia ai danni di un territorio che conta più di 30.000 abitanti, sottraendo allo stesso un servizio già radicato e importante; sarebbe opportuno a parere degli interroganti garantire il giusto diritto della popolazione isolana a godere della tutela giudiziaria, senza dover affrontare i costi e i disagi dei quotidiani collegamenti marittimi; se confermata, una siffatta decisione discriminatoria smentirebbe l'obiettivo, più volte enunciato dall'attuale maggioranza di Governo, di rendere il servizio della tutela giudiziaria più vicina ai cittadini, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, tenuto conto anche delle possibili conseguenze negative, in termini di economicità ed efficienza del sistema giudiziario, non ritenga di dover rivedere la decisione assunta, garantendo il mantenimento della sezione distaccata del Tribunale di Livorno a Portoferraio, al fine di rappresentare le esigenze di continuità territoriale dell'isola d'Elba. Atto n. 4-00413 LANZI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo quanto riportato da fonti di stampa nelle ultime settimane, Fabrizio Pagani si è dimesso dal Ministero dell'economia e delle finanze ed è "approdato" al fondo newyorchese Muzinich & Co, presso il quale ricopre il ruolo di head of economics and capital market strategy, come si legge online su "la Repubblica" del 19 giugno 2018; inoltre, Pagani è stato proposto come consigliere d'amministrazione di ENI SpA nella lista presentata dal Ministero (titolare in via diretta del 4,34 per cento del capitale sociale della stessa) e votata dalla maggioranza degli azionisti che hanno partecipato all'assemblea; considerato che tra i requisiti per l'eleggibilità sanciti dalla direttiva del Ministero per la procedura di selezione e valutazione dei diversi profili di soggetti idonei a ricoprire le cariche negli organi societari nelle società direttamente controllate è considerata l'assenza di conflitto di interessi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga, essendo il fondo Muzinich specializzato in investimenti ad alto rendimento per il settore pubblico e privato, possano configurarsi profili di conflitto di interessi in capo a Fabrizio Pagani per il ruolo di consigliere di ENI; se intenda attivare le opportune iniziative affinché si giunga a rivedere la nomina di Pagani quale consigliere di amministrazione, vista la sussistenza di situazioni potenzialmente conflittuali tra loro, al fine di procedere alla cooptazione di un nuovo consigliere. Atto n. 4-00414 BARBARO Al Ministro della giustizia Premesso che: l'intervento normativo derivante dai decreti legislativi 7 settembre 2012, n. 155 e n. 156, in attuazione della delega conferita al Governo dall'art. 1 della legge 14 settembre 2011, n. 148, ha comportato la riorganizzazione degli uffici giudiziari di primo grado "ordinari'' esistenti (165 tribunali, con relative procure, 220 sezioni distaccate di tribunale e 667 uffici del giudice di pace), con la conseguente drastica riduzione degli uffici del giudice di pace, nonché della soppressione di 30 tribunali e relative procure, tra i quali il Tribunale di Rossano Calabro, accorpato al Tribunale di Castrovillari, entrambi in provincia di Cosenza; le Commissioni Giustizia di Camera e Senato, in sede di discussione della ''riforma'', chiedevano al Governo di esonerare dalla soppressione quei ''presidi'' che operano in zone ad alta intensità di criminalità organizzata e, nello specifico, si chiedeva che non venisse soppresso alcuno dei 4 tribunali calabresi (Rossano, Castrovillari, Paola e Lamezia) e, in subordine, si chiedeva di salvaguardare prioritariamente quei tribunali, come Rossano, allocati in territori con una maggiore distanza dal capoluogo di provincia; il Ministro pro tempore , in data 7 giugno 2016, in risposta ad un'interrogazione del sen. Raffaele Volpi (Lega Nord), riguardante le criticità emerse dopo la riforma della ''geografia giudiziaria'' del 2012, ed in particolare, le conseguenze sull'amministrazione della giustizia in Calabria, derivanti dalla soppressione del Tribunale di Rossano, assicurava che: 1) ''gli effetti della riforma della "geografia giudiziaria" riguardante i Tribunali di primo grado sono oggetto di continuo monitoraggio'' anche al fine di ''individuare possibili rimedi correttivi alle criticità evidenziate nella fase attuativa''; 2) ''il processo di revisione della geografia giudiziaria è sottoposto ad una verifica progressiva ed è ulteriormente orientato alla ridefinizione degli Uffici di secondo grado''; sembra ormai indifferibile la necessità di una rivisitazione della geografia giudiziaria, in quanto, a parere dell'interrogante, occorre riorganizzare gli uffici giudiziari di primo livello secondo criteri oggettivi ed omogenei che tengano conto di parametri che nel tempo spesso sono mutati: l'estensione del territorio, il numero degli abitanti, i carichi di lavoro e l'indice delle sopravvenienze, la specificità territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale e al tasso d'impatto della criminalità organizzata; si auspica la modifica della riforma del 2012 sulla base della quale si sono operati i ''tagli'' ai tribunali, per conseguire l'obiettivo di riportare tribunali, procure ed uffici del giudice di pace vicino ai cittadini ed alle imprese', si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di apportare, con ogni provvedimento utile, rimedi correttivi al decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, al fine di ripristinare il Tribunale di Rossano per assicurare ad un territorio, profondamente mutato nella sua estensione, nel numero di abitanti, nella sua situazione infrastrutturale, ma anche con un accresciuto impatto della criminalità organizzata, la presenza di uffici giudiziari di primo livello. Atto n. 4-00415 ERRANI DE PETRIS LAFORGIA GRASSO Al Ministro della salute Premesso che: sulla base di una prescrizione dell'Organizzazione mondiale della sanità, in Italia vanno chiusi i punti nascita che non raggiungono i volumi di attività previsti dai parametri di sicurezza per la tutela delle puerpere e dei neonati; la sicurezza delle cure per la gestante è garantita dal buon funzionamento della struttura che la ospita e dalla disponibilità dei servizi (rianimazione, laboratorio, neonatologia) qualificanti la prestazione sanitaria; l'accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010 e il decreto ministeriale 11 novembre 2015, all'articolo 1, disciplinano anche il percorso per eventuali deroghe alla norma, sulla base del protocollo metodologico, per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orogeografiche difficili; ognuno dei 6 ambiti dell'ATS (Agenzia di tutela della salute) Valpadana è dotato di un ospedale per acuti con punti nascita; considerato che: per il punto nascita dell'ospedale Oglio-Po (Cremona), pur non totalizzando la soglia minima dei 500 parti all'anno, la Regione Lombardia, nel 2016, ha proposto al Ministero della salute una richiesta di deroga, visto il progetto di sicurezza e di standard operativi e tecnologici proposti e garantiti dall'ASST (Azienda socio-sanitaria territoriale) di Cremona; il punto nascita dell'ospedale Oglio-Po (Cremona) rappresenta un servizio irrinunciabile per i cittadini che vivono in una zona periferica rispetto ai capoluoghi e in zona di confine con altra regione; dai numeri forniti dall'Anaao Assomed, in uno studio pubblicato il 16 marzo 2018 da Adnkronos Salute, è previsto un calo dei medici specialisti. Più in dettaglio, entro il 2023 raggiungeranno i requisiti per andare in pensione 5.189 pediatri, si faranno contratti di formazione per 2.900 specialisti e dunque ne mancheranno all'appello circa 2.289. Altro dato allarmante riguarda la ginecologia: tra addii (3.674) e ingressi (2.160) il saldo negativo è pari a 1.514; considerato che: sono andati deserti in oltre un anno 6 diversi concorsi indetti dell'ASST Cremona per l'assunzione a tempo determinato o indeterminato di nuovi ginecologi; in caso di chiusura del punto nascita dell'ospedale Oglio-Po l'ospedale lombardo più vicino è a circa 50 chilometri; considerato inoltre che: dal 2008 il tasso di natalità del nostro Paese è sempre più in calo: secondo quanto riferito dall'Istat, per il terzo anno consecutivo a partire dal 2015, i nati sono meno di mezzo milione (458.151, con un calo di 15.000 unità rispetto al 2016), di cui 68.000 stranieri (14,8 per cento del totale), anch'essi in diminuzione; a causa di tali motivi, sono in previsione di chiusura diversi punti nascita in Lombardia e in diverse altre regioni, come da cronache recenti, dove rappresentano, per condizioni geografiche e sociali, presidi sanitari indispensabili e unici, si chiede di sapere: se, alla luce delle dinamiche demografiche rilevate oramai strutturali, il Ministro in indirizzo ritenga opportuno, sulla base di valutazioni scientifiche, riconsiderare, anche a livello normativo, le linee di indirizzo per l'assistenza materno-neonatale, prevedendo un intervento di riorganizzazione e di investimento sui punti nascita finalizzato ad aumentare il livello di sicurezza nei presidi territoriali, migliorare la qualità dei servizi, promuovere l'appropriatezza delle prestazioni e assicurare l'unitarietà del sistema nazionale, comprese le aree svantaggiate e in difficoltà; quali iniziative intenda adottare, come da richiesta della stessa Regione, al fine di garantire il presidio territoriale del punto nascita dell'ospedale Oglio-Po (Cremona), in modo da preservare un servizio necessario e strategico per l'area. Atto n. 4-00416 PEPE BERGESIO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che: l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) è stata inserita nell'elenco ISTAT, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 luglio 2010, n. 171, recante l'indicazione delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato e individuale, ai sensi dell'art. 1, comma 3, della legge 3 dicembre 2009, n. 196; con ricorso notificato in data 8 novembre 2010 e depositato il successivo 22 novembre, l'ANCI ha impugnato presso il Tribunale amministrativo regionale del Lazio tale elenco di amministrazioni pubbliche; il Tar Lazio (sezione terza quater ), pronunciandosi in via definitiva, ha respinto il ricorso con sentenza n. 3048 del 30 marzo 2012; nel 2006 l'ANCI ha istituito, ai sensi del combinato disposto dell'art. 10, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e del decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 22 novembre 2005, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 17 gennaio 2006, n. 13, la fondazione denominata "Istituto per la finanza e l'economia locale - IFEL"; il fondo di gestione della fondazione IFEL è costituito dai contributi di cui al citato art. 10, comma 5, versati dai concessionari del servizio nazionale della riscossione e dagli altri soggetti previsti dall'art. 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e dagli importi dell'ICI non attribuiti, di cui al decreto del Ministero dell'economia 22 novembre 2005; Ancitel SpA è una società di servizi per i Comuni controllata dall'ANCI in quanto proprietaria del 57,27 per cento delle azioni; nell'azionariato di Ancitel sono presenti altri soggetti pubblici, in particolare Formez con il 9,98 per cento, Istat con il 2,58 per cento e ANCI Informatica con il 14,52 per cento; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: in data 5 agosto 2015 "il Fatto Quotidiano" ha pubblicato un articolo a firma del giornalista Carlo Di Foggia nel quale era scritto: «Emblematico è il caso della SkyMedia, una misteriosa Srl abruzzese con capitale di 1,8 milioni. Come anticipato da Dagospia, un accordo quadro tra Ifel, Anci e Ancitel, affidava a SkyMedia il compito di fornire ai comuni un software per la gestione dei contenziosi sull'Ici. Software che i comuni non hanno mai voluto. La convenzione viene firmata per i comuni da Angelo Rughetti, renziano della prima ora e oggi sottosegretario alla Pa, ma per anni segretario generale di Anci e con un passato in Ancitel. La prima commessa è del 2012: 210.000 euro per 100 licenze. Vendute? Zero. Eppure nel giugno 2013 la scena si ripete. Mentre Anci è scossa da faide interne, la nuova segretaria generale, Veronica Nicotra, firma un altro accordo: da Ancitel arrivano altri 400.000 euro per 400 licenze. Le faide si quietano e SkyMedia incassa, mentre Ancitel non vede nulla". All'epoca del primo accordo la commessa valeva circa un milione. "Da quando sono arrivato ho bloccato tutto - spiega Stefano De Capitani, il nuovo a.d. inviato tre mesi fa da Fassino - quel software non è stato venduto"»; in data 8 settembre 2015 "La Notizia" ha pubblicato un articolo, a firma della giornalista Carola Olmi, nel quale si legge: «Il software - secondo alcuni sindaci sentiti da La Notizia molto oneroso in termini di ore lavoro necessarie per il caricamento dei dati - era stato ordinato nel 2012 da Ancitel a una società abruzzese, la SkyMedia, per 210.000 euro. Nonostante nessun comune abbia chiesto il servizio, nel 2013 Nicotra versa ad Ancitel altri 400.000 euro che vengono poi girati sempre a SkyMedia per acquistare altri software identici. L'operazione è chiaramente sospetta e l'amministratore delegato di Ancitel insediato pochi mesi fa da Fassino, Stefano De Capitani, ha fermato tutto, ma che si sappia senza avviare alcuna azione di responsabilità o denuncia all'autorità giudiziaria»; in data 14 ottobre 2014 "Italia Oggi" ha pubblica un articolo, a firma del giornalista Francesco Cerisano, nel quale si legge: «Un clamoroso autogol, un'operazione masochistica, un esempio di "tafazzismo" aziendale. A metterlo a segno è l'Anci, accusata di farsi concorrenza in casa propria e di pagare all'esterno servizi che produce attraverso la controllata Ancitel". E ancora: «sono le lettere che in questi giorni l'Anci sta inviando a tutti i comuni per promuovere un accordo editoriale concluso con il quotidiano Il Sole 24 Ore. Un accordo che prevede l'accesso gratuito per i municipi a un quotidiano on line realizzato in partnership tra l'associazione e il giornale di Confindustria. Fin qui nulla di strano, se non fosse che, accusano i sindacati, i prodotti editoriali oggetto dell'accordo, si sovrappongono "quasi totalmente a parte dei servizi erogati da Ancitel da oltre un ventennio, servizi che contribuiscono al fatturato dell'azienda per oltre 2,5 milioni di euro". In pratica, un accordo di concorrenza sleale in casa propria, aggravato dal fatto, denunciano in un comunicato le segreterie nazionali della Uilm e della Fiom che stanno seguendo la vertenza, che per concludere l'intesa l'Anci ha pagato al Sole 24 Ore una cifra intorno ai 500.000 euro»; il giorno successivo, "La Notizia" ha pubblicato un nuovo articolo, a firma del giornalista Sergio Patti, nel quale si legge: «Nonostante l'Associazione dei comuni pianga miseria, il segretario generale Veronica Nicotra ha acquistato una serie di servizi dal giornale della Confindustria per un importo vicino ai 500.000 euro». E ancora: «A dimostrazione di un preciso disegno da parte di Anci, i sindacati ricordano le 400 licenze di un software per gestire i contenziosi sull'ICI fatto comprare da Ancitel per 400.000 euro, nonostante nessun sindaco ne avesse in precedenza ordinato uno. Ma la spoliazione non finisce qui. Mentre si attende di capire se una delle due società in corsa per entrare nel capitale di Ancitel riuscirà nell'impresa (i gruppi sono Lutech e Data management e l'investimento si aggira sui 2 milioni di euro) il bilancio dell'azienda dei servizi è tornato in profondo rosso. Colpa anche della decisione del consiglio di amministrazione di nominare un consulente con mansioni di fatto dirigenziali, con la promessa dell'assunzione il prossimo novembre», si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno attivare tutte le procedure di rispettiva competenza atte a verificare se quanto asserito dagli organi di stampa citati risponda al vero; se ritengano opportuno verificare se siano state adottate le procedure previste per le pubbliche amministrazioni per l'acquisizione dei beni e servizi; se ritengano opportuno attivare tutte le procedure di competenza atte a verificare se siano stati arrecati danni allo Stato. Atto n. 4-00417 CORBETTA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nel mese di gennaio 2018 Autostrada pedemontana lombarda SpA ha rescisso il contratto stipulato con l'associazione temporanea di imprese Strabag per la realizzazione dell'intero tracciato dell'opera; nelle "Linee guida per l'aggiornamento del progetto definitivo da porre a base della gara di appalto 2018 tratte B2-C-D, TRVA13-14, Greenway" del 20 marzo 2018, Autostrada pedemontana lombarda SpA ha dichiarato al punto 3.1: "Per il Progetto Definitivo 2018 verranno mantenute le medesime normative utilizzate per il progetto definitivo 2010 relativamente alla progettazione delle strade (DM 05/11/2001), alla progettazione delle intersezioni stradali e degli svincoli (DM 18/04/06 non cogente). Le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni - revisione 2018, approvate dal Ministero delle Infrastrutture con DM 17/01/2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 febbraio 2018, non risultano cogenti dal momento che tali norme entrano in vigore trenta giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (22 marzo 2018) ed è consentita l'applicazione delle norme previgenti per le opere pubbliche per le quali il progetto definitivo sia già stato affidato, secondo quanto disciplinato dall'art. 2 ("Ambito di applicazione e disposizioni transitorie"), comma 1 del DM 17/01/2018: "Nell'ambito di applicazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, per le opere pubbliche o di pubblica utilità in corso di esecuzione, per i contratti pubblici di lavori già affidati, nonché per i progetti definitivi o esecutivi già affidati prima della data di entrata in vigore delle norme tecniche per le costruzioni di cui all'art. 1, si possono continuare ad applicare le previgenti norme tecniche per le costruzioni fino all'ultimazione dei lavori ed al collaudo statico degli stessi"; le linee guida per la revisione del progetto prevedono anche diverse modifiche in riduzione, concordate tra Autostrada pedemontana lombarda e Concessioni autostradali lombarde SpA: in particolare, l'eliminazione del ramo sud della variante alla Varesina, il "congelamento" della tratta D e "una verifica generale delle soluzioni progettuali, al fine di mantenere l'importo delle opere all'interno del Quadro Economico approvato e al fine di verificare l'effettiva necessità e attualità delle richieste presentate, anche a fronte dei cambiamenti che sono intervenuti negli anni trascorsi nei territori attraversati dall'infrastruttura"; inoltre Autostrada pedemontana lombarda ha dichiarato la volontà di rimettere immediatamente a gara l'opera non appena completata la revisione del progetto definitivo e, solo in un secondo momento, cercare la copertura finanziaria; considerato che, a parere dell'interrogante: la decisione della società di derogare alle nuove norme tecniche per le costruzioni risulta illegittima perché il decreto ministeriale 17 gennaio 2018 prevede che le nuove norme non si applichino alle opere già affidate, ossia con affidamento in corso, ma nel caso di Pedemontana non è in corso alcun affidamento perché il contratto affidato all'associazione temporanea di imprese Strabag è stato rescisso prima della decisione di rivedere il progetto. Dunque il nuovo progetto definitivo deve necessariamente essere realizzato in conformità alle nuove norme tecniche per le costruzioni; relativamente alla modalità di revisione del progetto si ritiene che la concessionaria e la concedente non possono autonomamente rimettere in discussione un progetto consolidato approvato dagli enti coinvolti e dal CIPE sulla base di un preciso piano economico finanziario; altresì non è possibile rivedere il progetto se non applicando le nuove norme tecniche e ottenendo una nuova approvazione del progetto e del piano economico finanziario da parte del CIPE e, in secondo luogo, non è possibile mettere a gara un'opera senza la necessaria copertura finanziaria, si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in merito a quanto sopra e quali provvedimenti intenda eventualmente assumere riguardo alle criticità rappresentate. Atto n. 4-00418 MISIANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il 26 giugno 2016 una "bomba d'acqua" ha sommerso il quartiere di Longuelo e altre zone della città e dell' hinterland di Bergamo, provocando danni per oltre 2 milioni e mezzo di euro a 250 tra famiglie e commercianti; dopo una prima richiesta di documentazione, che il Comune di Bergamo ha raccolto e trasmesso alla Regione, quest'ultima nell'estate 2017 ha comunicato il cambiamento dei parametri di riferimento e una nuova richiesta di presentazione della documentazione, esclusivamente on line . Di conseguenza, delle oltre 200 richieste presentate nell'autunno 2016 le domande si sono ridotte a 77; il Governo, che a maggio 2017 aveva riconosciuto per gli enti pubblici lo stato di emergenza per gli eventi alluvionali di Bergamo e Sondrio, ha fatto rientrare i fondi per il rimborso dei danni a privati ed attività produttive all'interno di uno stanziamento di 170 milioni di euro relativo ad una serie di emergenze nazionali verificatesi tra il 2013 e il 2017; lo schema di ripartizione dei fondi da parte del Dipartimento nazionale per la protezione civile non ha ancora ricevuto il via libera di tutte le Regioni; a due anni di distanza dal nubifragio, non si conoscono né i tempi, né l'importo che la Regione Lombardia avrà a disposizione per risarcire chi ha subito danni, si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Governo per sbloccare il riparto del fondo per le emergenze nazionali, accelerando le pratiche di rimborso dei danni subiti dai privati e dalle attività produttive bergamasche a causa del nubifragio del giugno 2016. Atto n. 4-00419 FATTORI GIARRUSSO ANGRISANI TRENTACOSTE SILERI RICCIARDI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: il riconoscimento di legittimità di debiti fuori bilancio dei Comuni è regolato dall''articolo 194 del testo unico degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267); il parere espresso con deliberazione n. 173/2014/PAR dalla Corte dei conti, sezione regionale di controllo per il Molise, nell'adunanza del 30 settembre 2014 ha ribadito che: "L'art. 194 co. 3 TUEL prevede che, per il finanziamento dei debiti fuori bilancio, deve provvedersi a norma dell'articolo 193, co. 3" e solo ove "non possa documentalmente provvedersi" in tal modo, è previsto il ricorso alla contrazione di mutui; in questo caso "nella relativa deliberazione consiliare viene dettagliatamente motivata l'impossibilità di utilizzare altre risorse"; a seguito della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione", che ha consentito agli enti locali di indebitarsi esclusivamente per le spese di investimento (art. 119 della Costituzione), l'art. 41, comma 4, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, ha chiarito che il ricorso ai mutui per la copertura dei debiti fuori bilancio è ammesso solo per quei debiti maturati anteriormente alla data di entrata in vigore (8 novembre 2001) della predetta legge costituzionale; pertanto agli enti locali non è concesso indebitarsi con la Cassa depositi e prestiti se non per debiti maturati anteriormente all'8 novembre 2001; il parere espresso dalla Corte dei conti sezione regionale di controllo per la Puglia, nella camera di consiglio del 29 settembre 2010, con deliberazione n. 93/PAR/2010 cita: «Sussiste, pertanto, ad avviso della Sezione, in presenza di una sentenza munita della formula esecutiva, l'obbligo di procedere con tempestività alla convocazione del Consiglio Comunale per provvedere al riconoscimento del debito al fine di impedire il maturare di interessi, rivalutazione monetaria ed ulteriori spese legali generate da eventuali azioni esecutive. D'altronde, come precisato dal successivo punto 102 del su richiamato principio contabile n. 2: "il riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio derivante da sentenza esecutiva non costituisce acquiescenza alla stessa e pertanto non esclude l'ammissibilità dell'impugnazione. Il medesimo riconoscimento, pertanto, deve essere accompagnato dalla riserva di ulteriori impugnazioni ove possibili e opportune". Con il provvedimento consiliare di riconoscimento del debito fuori bilancio devono necessariamente individuarsi, ad avviso del Collegio, le fonti di finanziamento rilevata la sussistenza dell'obbligo di copertura finanziaria gravante sui provvedimenti di spesa sancita dall'art. 191 del decreto legislativo n. 267/2000. Infatti, come noto, la fattispecie del debito fuori bilancio costituisce un'obbligazione pecuniaria dell'Ente locale perfezionatasi giuridicamente ma assunta in violazione delle norme giuscontabili che regolano l'assunzione di impegni di spesa ed il provvedimento del Consiglio Comunale di riconoscimento del debito consente di ricondurre l'obbligazione nell'osservanza delle norme di contabilità mediante la individuazione delle risorse per farvi fronte. Come precisato dalla Sezione Regionale di Controllo per l'Emilia Romagna con la deliberazione n. 20/2007 depositata in data 3/04/2007, deve dedursi dalla ratio del sistema normativo nel suo insieme che il debito, una volta riconosciuto dall'Ente, deve essere finanziato ed adempiuto con necessaria celerità nel rispetto degli equilibri di bilancio anche al fine di evitare ulteriore aggravio per le finanze pubbliche. Deve, inoltre, aggiungersi che le linee guida per la predisposizione delle relazioni ai bilanci di previsione 2010 a cui devono attenersi gli Organi di Revisione Contabile degli Enti locali, approvate con la deliberazione della Sezione Autonomie n. 9/AUT/2010 depositata il 16/04/2010, richiedono, alla domanda preliminare n. 13), se sono previsti stanziamenti per il finanziamento di debiti fuori bilancio ancora non riconosciuti dal Consiglio Comunale manifestando particolare attenzione anche alle potenziali passività affinché gli Enti predispongano adeguati accantonamenti che permettano la copertura dei futuri debiti. La Sezione ritiene, quindi, opportuno precisare che qualora il Giudice di Appello disponesse la sospensione dell'esecutività della sentenza con il conseguente venire meno dell'obbligo di provvedere al riconoscimento del debito da parte del Consiglio Comunale, l'Ente potrebbe accantonare in via prudenziale e nel rispetto dei principi di una sana e corretta gestione finanziaria, idonee risorse atte a garantire la copertura del debito in caso di eventuale soccombenza», considerato che si apprende da notizie di stampa che il Comune di Aprilia (Latina) avrebbe omesso di indicare nel bilancio i 14.631.007,97 euro di debiti relativi al lodo arbitrale ASER. In particolare l'articolo di "mondoreale" pubblicato nel mese di ottobre 2017 riporta che: «La sentenza n.665/2016 del 2 febbraio 2016 della Corte d'Appello, ha rigettato il ricorso del Comune di Aprilia, ed ha reso esecutiva la decisione arbitrale, seguita all'addendum contrattuale del 2007, che ha dato luogo alla condanna del Comune di Aprilia ed al risarcimento dei danni nei confronti dell'Aser. Grazie alle dichiarazioni dell'assessore al bilancio, i cittadini sono venuti a conoscenza di un'altra pagina legata alla scandalosa vicenda ASER; ossia, del ricorso in Cassazione sul citato lodo arbitrale da parte del Comune di Aprilia." Presumiamo che detto ricorso debba contenere la richiesta, durante la pendenza del giudizio, della sospensione dell'efficacia esecutiva del lodo impugnato che può essere attesa dalla Corte per il "grave ed irreparabile danno" come eccezionale inibitoria della sentenza di appello (ex art. 373, comma 1, c.p.c.). Ciò in considerazione del fatto che, in caso contrario, il Comune sarebbe già stato chiamato a pagare l'importo della sentenza di appello»; considerato infine che risulta agli interroganti che non sarebbe stato rispettato il principio dell'accantonamento in via prudenziale delle somme necessarie al riconoscimento dei debiti fuori bilancio con conseguente nocumento sulle reali voci ascritte nel bilancio stesso, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione descritta; quali strumenti di competenza intendano porre in essere al fine di garantire il rispetto della normativa vigente, sia relativamente a quanto sancito per i bilanci degli enti locali che per gli affidamenti a società partecipate pubbliche. Atto n. 4-00420 FATTORI GIARRUSSO ANGRISANI TRENTACOSTE SILERI RICCIARDI Ai Ministri dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: negli anni '50, a Latina, nei pressi dell'idrovora di Capo Portiere, durante i sondaggi promossi dell'ENI per la ricerca di idrocarburi, a circa 100 metri dalla spiaggia e 1.100 metri di profondità, viene individuata una sorgente d'acqua solforosa bollente ad alta pressione; il primo embrione di sviluppo termale riconducibile alla società SIAM del commendator Cimaglia ebbe vita breve, ovvero solo un anno (dal 1955 al 1956). In seguito ad un'azione legale propugnata dalla maggioranza politica parlamentare del Comune di Latina, che riteneva di poter sviluppare un progetto termale pubblico con il supporto tecnico ed economico, sia della Provincia, sia della Regione, fu revocata la concessione mineraria che la SIAM aveva ottenuto per un periodo di 50 anni; il 15 giugno 1981, il professor Bono pubblica una "Valutazione preliminare del potenziale geotermico della regione laziale"; nella parte dedicata alla "Zona B - Settore 2 - Area costiera Anzio/Circeo", si fa riferimento ai sondaggi effettuati nei pozzi denominati "Fogliano 1 e 2" i quali unitamente alla interpretazione dei dati geofisici, gravimetrici e geoelettrici, noti in letteratura, indicano che il tetto del serbatoio carbonatico sepolto (riferibile alla formazione della Scaglia creatica, in facies sabina) si trovi a profondità variabili comprese verosimilmente tra i valori di 750/1250 metri, dal piano di campagna (profondità media considerata pari a 1.000 metri). La temperatura dei fluidi rilevata nei citati sondaggi, che, come noto, raggiungono il tetto del serbatoio più epidermico alla profondità di circa 900 metri, risulta di circa 65 gradi centigradi; il 22 settembre 1987 il Comune di Latina acquista l'intero pacchetto azionario della società Terme di Fogliano SpA, fino ad allora detenuto dal Comune di Roma attraverso la sua controllata Società mineraria del Trasimeno SpA, diventando proprietario di 72 ettari di terreno agricolo con sovrastanti fabbricati rurali; il 25 settembre 1990 il Comune di Latina, attraverso la sua partecipata Società Terme di Fogliano (STF), stipula una convenzione con la Società Condotte d'Acqua SpA (SCA), attiva dal 1880 nell'ambito di imponenti opere idrauliche, sia in ambito nazionale che internazionale, al fine di verificare la possibilità di sfruttare la fonte termale rinvenuta nei pressi del lago di Fogliano. Tra le due società vengono sottoscritti degli accordi, in cui la SCA si impegna nella progettazione, realizzazione e gestione di strutture termali da realizzare su circa 24 ettari di terreno della STF, riservando il diritto di superficie in favore del Comune di Latina per un periodo di 99 anni; nel gennaio 1991 il Comune di Latina cede alla Provincia di Latina una quota della STF, pari al 14,08 per cento del capitale sociale, restando socio di maggioranza con una quota dell'85,92 per cento; l'8 agosto del 1996 STF e SCA stipulano un atto integrativo alla Convenzione del 1990 con il quale le due società, verificato che i vecchi pozzi "Fogliano 1 e 2" non sono utilizzabili ai fini di un valido sfruttamento termale, convengono nel procedere alla prospezione e alla ricerca delle acque termali mediante la realizzazione di 2 nuovi pozzi, nonché all'accertamento della qualità e quantità delle acque così ricaptate (il tutto a spese della società Condotte); nel suddetto atto viene previsto che all'eventuale ottenimento di riscontri positivi, che garantiscano l'ottimale funzionamento di un centro termale, la concessionaria Condotte provvederà alla redazione della progettazione esecutiva definitiva, da inviare alla Regione, per l'approvazione e la conseguente concessione del finanziamento di 10 milioni di euro già accantonati per il progetto Terme di Fogliano. Di contro la STF si impegna a rifondere la SCA, con una cifra d'importo non superiore ai 2,5 milioni di euro (circa) per la realizzazione dei pozzi, qualora: a) siano negative le risultanze delle attività di prospezione e ricerca in relazione alla qualità e quantità delle acque idonee ad assicurare l'ottimale funzionamento del complesso termale turistico e la gestione iniziale della concessionaria e successiva del Comune, ex art. 11 della convenzione; b) la Regione non approvi la progettazione esecutiva definitiva dei predetti pozzi o neghi le autorizzazioni, i permessi o le concessioni necessarie alla realizzazione e gestione dell'opera; c) si determini un qualsiasi impedimento da parte di terzi preclusivo alla realizzazione e gestione dell'opera; d) non siano reperiti i finanziamenti necessari per la realizzazione dell'intera opera o di uno stralcio funzionale approvato dalla Regione; nel novembre 1997 viene dato inizio alle opere di ricaptazione delle falde termo-minerali che hanno termine il 22 giugno 1999 con il ritrovamento delle acque provenienti dai due nuovi pozzi denominati, rispettivamente, Fogliano A e B; campioni delle acque termali dei due pozzi vengono inviate alle Università di Roma e Napoli per le analisi microbiologiche, chimiche, chimico-fisiche e farmatossicologiche che attestano l'acqua: microbiologicamente pura; priva di effetti tossici locali e generali dunque utilizzabile per cure termali esterne; di tipo minerale ipertermale sulfurea, ricca di sali minerali bicarbonato salso solfato alcalino terrosi; a seguito di tali positivi risultati, l'amministrazione Comunale di Latina avvia la procedura per ottenere il riconoscimento ufficiale delle proprietà terapeutiche delle acque termo-minerali presentando richiesta al Ministero della salute che, tuttavia, al fine del rilascio della certificazione da parte del Consiglio superiore di sanità, richiede ulteriori relazioni tecniche ad integrazione della documentazione presentata; il 26 maggio del 2000 il Comune di Latina richiede alla società SCA la predisposizione della documentazione integrativa prevista dalla convenzione che, tuttavia, non viene prodotta. Non presentando né la documentazione richiesta dal Comune di Latina né la progettazione esecutiva, la SCA viene meno alle sue obbligazioni per ottenere l'erogazione del finanziamento della Regione Lazio per i 10 milioni di euro destinati al progetto Terme di Fogliano che, successivamente, vengono dalla Regione eliminati dai residui passivi del proprio bilancio; considerato che, secondo quanto risulta agli interroganti: a fine gennaio 2004 la STF viene a conoscenza che il 22 ottobre 2003 era stato notificato un decreto ingiuntivo (n. 1291/03), concesso dal Tribunale di Latina alla SCA nei confronti della Società Terme di Fogliano. Come sarà successivamente appurato il suddetto decreto era stato correttamente notificato presso il Comune di Latina dove era domiciliata la STF; in tale circostanza nessuno dell'amministrazione comunale ha portato a conoscenza la STF dell'avvenuta notifica. Secondo la SCA, il fallimento del progetto Terme di Fogliano è da addebitarsi alla controparte che viene, dunque, chiamata a saldare un presunto debito quantificabile in circa 4,5 milioni di euro (comprensivo di interessi legali e moratori); il 3 febbraio 2004, a causa della scomparsa dagli uffici del Comune del citato decreto ingiuntivo, la Società Terme di Fogliano, tramite il proprio rappresentate legale, presenta un atto di citazione in opposizione tardiva al citato decreto ingiuntivo, ormai divenuto esecutivo. Il giudizio di opposizione tardiva si conclude con sentenza del 31 gennaio 2007 che ritiene regolari le modalità di notifica del decreto e sancisce l'inammissibilità dell'opposizione tardiva; a seguito di questi accadimenti, nel 2004, la Procura della Repubblica di Latina indaga per truffa e falso il presidente del consiglio di amministrazione di Terme di Fogliano SpA, Salvatore Apostolico, il quale, il 21 maggio 2015, viene riconosciuto colpevole dalla Corte dei conti del Lazio di danno erariale e condannato al risarcimento di 100.000 euro. Per la stessa vicenda, ma sul fronte penale, Apostolico viene invece assolto dalle accuse di falso e truffa; il 30 marzo 2007 la SCA propone la definizione delle posizioni creditorie con il pagamento, da parte della STF, di una somma individuata nell'importo di circa 3 milioni di euro. Detta cifra, riportata all'attualità, viene ritenuta, sia dal liquidatore della STF, sia dal suo consulente legale, congrua e favorevole. Nonostante il parere favorevole alla transazione espresso sia dal socio Comune che dal socio Provincia, nell'assemblea dei soci del 27 aprile 2007, entrambi concedono relativo mandato al liquidatore previa approvazione dei competenti organi istituzionali dei medesimi (Consiglio comunale e Consiglio provinciale) e coinvolgimento degli esperti degli uffici tecnici degli enti soci al fine di valutare la congruità dell'opera rispetto al valore della transazione; pertanto, pur essendoci un parere favorevole alla transazione, la medesima viene, di fatto, resa inattuabile dall'eccessiva farraginosità della macchina burocratica delle due amministrazioni (Comune e Provincia); il 22 luglio 2008, il liquidatore della STF, preso atto della mancata transazione con la SCA, che nel frattempo si è vista riconoscere dal Tribunale di Latina la validità del decreto ingiuntivo (divenuto esecutivo) e la nomina di un professionista delegato alla vendita dei beni pignorati, chiede ai relativi soci specifica ratifica nonché manleva per l'opera prestata, sollecitando deliberazioni nel merito; il 4 novembre 2008, presso lo studio del liquidatore della STF, perviene lettera da parte del legale della Società Condotte, nella quale la stessa società, nel riepilogare le ragioni di credito e le iniziative giudiziarie, fissa il corrispettivo dovuto dalla STF per un'ipotesi transattiva nell'importo di circa 4,7 milioni di euro; il 6 novembre 2008, nell'ambito dell'assemblea dei soci (Comune e Provincia), il liquidatore della STF riferisce circa la comunicazione ricevuta, evidenziando che l'eventuale adesione alla suddetta proposta impone ai soci la preventiva sottoposizione della stessa ai rispettivi organi deliberanti, al fine di ottenere espressa accettazione con lo stanziamento dei mezzi finanziari da somministrare alla società partecipata, mezzi indispensabili per onorare l'obbligazione. In caso contrario, la procedura esecutiva avrebbe seguito il suo corso; il 9 dicembre 2008 il liquidatore della STF comunica ai soci (Comune e Provincia) che l'udienza fissata per il 26 novembre, per la nomina di un professionista delegato alla vendita dei beni pignorati, è rinviata al 27 maggio 2009. Nella medesima comunicazione si invitavano i soci a ben utilizzare il tempo a loro disposizione per procedere all'attuazione di quanto da essi deliberato nell'assemblea del 6 novembre; il Tribunale di Latina, con provvedimento intervenuto a seguito dell'udienza 27 maggio 2009, in accoglimento delle doglianze di parte, conferma la sospensione del giudizio di esecuzione, rinviando però ad altra udienza da tenersi il 24 giugno 2009; considerato altresì che, secondo quanto risulta agli interroganti: dal giugno 2009 nessuna decisione viene assunta dagli organi deliberanti dei soci (Comune di Latina e Provincia). Il procedimento di esecuzione resta dunque instaurato. Le diverse proposte transattive a suo tempo presentate non hanno avuto alcun seguito e, perciò, sul debito della STF nei confronti della Società Condotte sono continuati a maturare gli interessi previsti per legge; nel frattempo, il decreto ingiuntivo ottenuto dalla Società Condotte, avendo la Società Terme di Fogliano perso il ricorso sia in primo che secondo grado (aprile 2014) e avendo rinunciato a ricorrere in Cassazione, è divenuto esecutivo; in sintesi, un decreto ingiuntivo scomparso dagli uffici comunali e incomprensibili ritardi e omissioni politico amministrative hanno condotto il Tribunale di Latina presieduto dal giudice Linda Vaccarella a dichiarare, in data 20 dicembre 2017, il fallimento della società partecipata Terme di Fogliano SpA, il cui debito, nei confronti della Società Condotte SpA, è stato quantificato in circa 9 milioni di euro contro i 7 milioni di valore stimato dei beni (ovvero circa 72 ettari di terreno urbanisticamente dotati di una volumetria pari a circa 300.000 metri cubi) della Società Terme di Fogliano; considerato infine che a oggi un centro termale benefico per la cittadinanza risulta in disuso, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda esposta e quali iniziative di competenza intendano assumere al fine di verificare eventuali responsabilità al riguardo; quali provvedimenti ritengano di adottare per la riqualificazione del sito. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-00130, del senatore Lannutti ed altri, sulla nomina di Mario Nava a presidente della Consob; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00120, delle senatrici Russo e Montevecchi, sull'inquadramento del personale nelle istituzioni scolastiche di Palermo e provincia.