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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONE SPECIALE PER L'ESAME DEGLI ATTI URGENTI PRESENTATI DAL GOVERNO 10 CRIMI, RIVOLTA La seduta inizia alle ore 10,30. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il PRESIDENTE riferisce l'esito della riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentati dei Gruppi parlamentari, appena conclusa. Informa la Commissione che l'indagine conoscitiva relativa al disegno di legge n. 297 (d-l 28/2018 - misure urgenti Alitalia) è stata autorizzata dalla Presidente del Senato. Si è deciso di svolgere le relative audizioni in sedute che saranno convocate per la prossima settimana. Inoltre, il termine di presentazione degli emendamenti al decreto-legge, già previsto per martedì 15 maggio alle ore 20, è prorogato ad una data che sarà definita in base all'andamento dei lavori. È stato, inoltre, assegnato alla Commissione il disegno di legge n. 349 (d-l 30/2018 - misure urgenti ARERA), il cui esame avrà inizio presumibilmente in una seduta da convocare per mercoledì 16 maggio. Con riguardo all'esame del Doc. LVII, n. 1 (documento di economia e finanza 2018), ricorda che, nella giornata di martedì 15 maggio, si concluderà il ciclo di audizioni dinanzi alle Commissioni speciali congiunte dei due rami del Parlamento. L'esame in Commissione proseguirà mercoledì 16 maggio, per concludersi, presumibilmente, giovedì 17 maggio. Nelle sedute che saranno convocate per la prossima settimana, si è altresì convenuto di proseguire l'esame in sede consultiva degli atti del Governo n. 2, n. 15 e n. 19. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO (AG 7) Distribuzione assicurativa Doc n. 7 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/97 sulla distribuzione assicurativa (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1 e 5 della legge 25 ottobre 2017, n. 163. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con condizioni) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 9 maggio. Il relatore PESCO ( M5S ) modifica la proposta di parere, al fine di recepire ulteriori segnalazioni. In primo luogo, propone di integrare i requisiti richiesti ai distributori di prodotti assicurativi, prevedendo - nella condizione riferita all'articolo 1, comma 21, capoverso «Art. 119- bis » - che essi operino non solo con onestà, professionalità, correttezza e trasparenza, ma anche con equità. In tal modo, si potrebbe evitare che l'operatore proponga il prodotto più redditizio per sé e non per il cliente. In secondo luogo, nel caso delle vendite di prodotti a distanza, si potrebbe stabilire che l'invio della documentazione prima della conclusione del contratto di assicurazione avvenga solo su espressa richiesta del contraente, lasciando così al cliente la possibilità di scegliere se visionare la documentazione prima che si perfezioni il contratto di vendita. In tal senso, si deve intendere la modifica proposta alla condizione relativa all'articolo 1, comma 23, capoverso «Art. 121». Per evitare sovrapposizioni fra le disposizioni in materia di incentivi tra intermediari assicurativi e intermediari finanziari, sarebbe opportuno precisare che i regolamenti dell'IVASS devono essere adottati in modo prioritario conformemente alla disciplina prevista in materia dalla direttiva 2014/65/UE e dalle relative disposizioni di attuazione, nonché ad ogni altra disposizione vigente in materia. Propone, quindi, di modificare la condizione di cui all'articolo 1, comma 24, capoverso «Art. 121- sexies ». Propone, inoltre, di inserire una condizione riferita all'articolo 2, comma 1, lettera a) , che modifica la lettera w- bis ) del comma 1 dell'articolo 1 del decreto legislativo n. 58 del 1998, al fine di precisare che i soggetti abilitati alla distribuzione assicurativa sono anche tutti i soggetti dell'Unione europea iscritti nell'apposito elenco, quali le banche, le società di intermediazione mobiliare e le imprese di investimento. In tal modo, si comprendono quei soggetti con sede all'estero, ma autorizzati a esercitare l'attività in Italia. Riguardo alla condizione riferita all'articolo 2, comma 6, ritiene necessario precisare - per maggiore chiarezza - che l'attività di vigilanza della Consob è esercitata anche sui soggetti abilitati alla distribuzione assicurativa di cui alla lettera w -bis ). Infine, propone di modificare la condizione relativa all'articolo 2, in merito al riparto delle competenze tra IVASS e Consob, prevedendo espressamente che, in caso di incertezza interpretativa, sia applicata la disciplina più restrittiva a tutela del consumatore e in conformità alla normativa vigente. Il senatore MARINO ( PD ) ringrazia sia il Presidente, per aver consentito un così ampio dibattito sullo schema di decreto in esame, sia il relatore, per la disponibilità al confronto. Ritiene condivisibile l'inserimento del termine "equità", soprattutto perché riferito ad agenti plurimandatari, che sono tenuti a garantire la massima trasparenza del loro operato. A suo avviso, sarebbe preferibile espungere dalla proposta di parere la condizione riferita all'articolo 1, comma 22, capoverso «Art. 120- bis ». Ritiene, infatti, difficilmente applicabile la previsione che gli intermediari assicurativi debbano specificare non solo la natura dei compensi percepiti, ma anche gli importi relativi a ciascuna voce, seppure corrisposti indirettamente. Tra l'altro, la misura potrebbe avere effetti a livello concorrenziale, in quanto potrebbe svelare eventuali strategie di mercato. Quanto alla modifica della condizione circa l'informazione precontrattuale, sottolinea che il consumatore - se anche optasse per l'invio della documentazione dopo la conclusione del contratto - avrebbe comunque la possibilità di esercitare il diritto di recesso. Propone, quindi, di modificare la condizione relativa all'articolo 2, sul riparto di competenze tra IVASS e Consob, in modo che in sede interpretativa si applichi comunque la disciplina finalizzata alla tutela del consumatore, in luogo di quella più restrittiva. Infine, in merito alla condizione riferita all'articolo 1, comma 24, capoverso «Art. 121- sexies », ritiene preferibile sopprimere l'espressione "in modo prioritario". A suo avviso, infatti, potrebbe risultare contraddittoria con il principio in base al quale i regolamenti dell'IVASS in materia di incentivi tra intermediari assicurativi e intermediari finanziari, in sede applicativa, devono essere conformi alla direttiva 2014/65/UE e a ogni altra disposizione vigente in materia. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) ritiene che il concetto di equità risulti attenuato, se affiancato ad altri principi quali onestà, professionalità, correttezza e trasparenza. Sarebbe stato forse sufficiente un richiamo ai doveri professionali del broker assicurativo, che dovrebbe mettere a disposizione del cliente tutte le informazioni con oggettività. Il senatore DE BERTOLDI ( FdI ) ritiene che la previsione dell'obbligo di precisare anche gli importi di ciascuna voce dei compensi degli intermediari non possa che accrescere le difficoltà applicative, per cui sarebbe preferibile espungerla dalla condizione riferita all'articolo 1, comma 22, capoverso «Art. 120- bis ». Per il resto, nel ritenere pienamente condivisibile la proposta di parere del relatore, esprime apprezzamento per il lavoro svolto dalla Commissione, volto a modificare il testo del provvedimento, che altrimenti avrebbe finito per penalizzare i piccoli agenti assicurativi. Il senatore FAZZOLARI ( FdI ) ritiene preferibile selezionare i principi che dovrebbero qualificare l'attività degli intermediari assicurativi, per evitare che un elenco eccessivamente ampio finisca per attenuarne il valore. A suo avviso, dovrebbe emergere con chiarezza che i distributori di prodotti assicurativi non possono garantire una posizione di terzietà, in quanto sono parti nel contratto posto in essere con il cliente. Il senatore VALLARDI ( L-SP ) concorda con il senatore Fazzolari, ritenendo che sia sufficiente un richiamo alla deontologia professionale dell'agente assicurativo. Il relatore PESCO ( M5S ), replicando al senatore Marino, ritiene preferibile mantenere l'espressione "in modo prioritario", proprio al fine di indicare con precisione il criterio da applicare in caso di incertezza nell'interpretazione dei regolamenti dell'IVASS. Accoglie invece la proposta di modificare la condizione riferita all'articolo 2, precisando che si dovrà assicurare l'applicazione di una disciplina che favorisca maggiori garanzie a tutela del consumatore e in conformità alla normativa. In materia di trasparenza delle remunerazioni, ritiene che, oltre alla provvigione, debbano essere indicati in modo chiaro anche i premi aggiuntivi. Pertanto, si potrebbe prevedere l'obbligo di indicare gli importi corrisposti anche indirettamente, sopprimendo invece il riferimento alla indicazione dettagliata dell'importo di ciascuna voce del compenso percepito. Il senatore PICHETTO FRATIN ( FI-BP ) sottolinea la difficoltà di applicazione di una norma di questo tenore, soprattutto qualora tra gli importi indirettamente percepiti siano considerati anche eventuali premi conseguiti dall'agente a fine anno. Il PRESIDENTE propone di prevedere soltanto l'obbligo di precisare la presenza - e non la quantificazione - di eventuali compensi anche indirettamente corrisposti, in modo che emerga almeno l'interesse dell'intermediario a proporre un determinato prodotto. Il vice ministro MORANDO osserva che sarebbe sufficiente prevedere che ogni componente del compenso sia resa nota al cliente, senza precisarne l'importo, anche perché spesso la quantificazione non è possibile al momento della conclusione del contratto. Il relatore PESCO ( M5S ), accogliendo la proposta di modifica del Presidente, riformula la condizione relativa al capoverso «Art. 120- bis » dell'articolo 1, comma 22, precisando che "l'intermediario assicurativo, l'intermediario assicurativo a titolo accessorio, nonché le imprese di assicurazione devono comunicare al cliente la natura del compenso ricevuto in relazione al contratto distribuito e i relativi importi, nonché la presenza di compensi, anche indirettamente corrisposti". Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni avanzata dal relatore, pubblicata in allegato. (AG 13) Incompatibilità degli amministratori giudiziari, dei loro coadiutori, dei curatori fallimentari, e degli altri organi delle procedure concorsuali Doc n. 13 Schema di decreto legislativo recante disposizioni per disciplinare il regime di incompatibilità degli amministratori giudiziari, dei loro coadiutori, dei curatori fallimentari, e degli altri organi delle procedure concorsuali (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 33, commi 2 e 3, della legge 17 ottobre 2017, n. 161. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con condizioni e osservazioni) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta pomeridiana del 3 maggio. La relatrice STEFANI ( L-SP ), propone di esprimere parere favorevole con condizioni e osservazioni. Innanzitutto, riguardo all'articolo 1, comma 1, lettera a) , volto a modificare l'articolo 35 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione con l'inserimento di un comma 4- bis , rileva la necessità di sostituire il requisito della stabile convivenza con il riferimento alla convivenza di fatto, di cui alla legge n. 76 del 2016, al fine di evitare incertezze interpretative in relazione alla verifica delle cause di incompatibilità introdotte. Non risulterebbero in ogni caso escluse dalla disposizione le persone che non possono stipulare un'unione civile, a causa della sussistenza - per una delle parti - di un vincolo matrimoniale o di un'unione civile tra persone dello stesso sesso. In questi casi, infatti, potrebbe applicarsi la norma prevista dal secondo periodo del nuovo comma 4- bis , che fa riferimento a coloro che hanno un rapporto di assidua frequentazione con i magistrati addetti all'ufficio giudiziario al quale appartiene il magistrato che conferisce l'incarico di amministratore giudiziario, intendendosi per assidua frequentazione quella derivante da una relazione sentimentale o da un rapporto di amicizia stabilmente protrattosi nel tempo. Riguardo all'articolo 35.1 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione - inserito dall'articolo 1, comma 1, lettera b) -, occorre precisare che, in caso di dichiarazione di circostanze non corrispondenti al vero effettuata da un soggetto iscritto ad un albo professionale, il tribunale dovrebbe segnalare la circostanza al consiglio dell'ordine competente, ai fini della valutazione di competenza in ordine all'esercizio dell'azione disciplinare e al presidente della corte di appello, affinché ne dia notizia a tutti i giudici del distretto, prevedendo altresì, ove possibile, simili disposizioni per i casi di incompatibilità diretta tra magistrato conferente l'incarico ed il professionista. Anche al comma 2 del nuovo articolo 35.1, nelle dichiarazioni che il soggetto incaricato deve rendere, bisognerebbe fare riferimento alla convivenza di fatto, di cui alla citata legge n. 76, anziché alla stabile convivenza. Inoltre, si dovrebbe indicare l'esistenza di rapporti di parentela entro il terzo grado, anziché entro il secondo grado, coerentemente con quanto previsto dal comma 4- bis dell'articolo 35 del codice delle leggi antimafia, inserito dall'articolo 1, comma 1, lettera a) , del testo all'esame. Propone, quindi, una condizione riferita al nuovo articolo 35.2 del codice delle leggi antimafia, inserito dall'articolo 1, comma 1, lettera b) , dello schema di decreto, volta a sostituire il comma 2 con il seguente: "2. Il presidente della corte di appello tiene conto delle risultanze delle dichiarazioni ai fini dell'esercizio, su tutti gli incarichi conferiti, del potere di sorveglianza di cui al regio decreto 31 maggio 1946, n. 511". Formula, altresì, alcune osservazioni. In primo luogo, con riferimento all'ipotesi di incompatibilità tra il singolo professionista in rapporti di amicizia, parentali ovvero di altro tipo con il magistrato addetto all'ufficio giudiziario al quale appartiene il magistrato che conferisce l'incarico, si potrebbe invitare il Governo a valutare l'opportunità - non essendo contemplata nella legge delega una norma di questo tenore - di precisare che l'incompatibilità valga anche in caso del conferimento dell'incarico al collega di studio o al socio del professionista che intrattiene i suddetti rapporti. Infine, appare opportuno sopprimere il comma 4- ter , di cui si propone l'inserimento nell'articolo 35 del codice delle leggi antimafia, in quanto non appare ragionevole diversificare il regime di incompatibilità di cui al comma 4- bis in base all'organizzazione dell'ufficio giudiziario. Infatti, mentre al comma 4- bis si considerano i magistrati addetti all'ufficio giudiziario, al comma 4- ter si fa riferimento alle singole sezioni. Il vice ministro MORANDO precisa che il provvedimento non presenta criticità sotto il profilo della copertura finanziaria. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) ritiene superfluo il riferimento alle convivenze di fatto, in quanto la legge n. 76 del 2016 già richiama il concetto di stabile convivenza. Per quanto riguarda il regime di incompatibilità, ritiene che debba farsi riferimento alla parentela entro il quarto grado, e non entro il terzo, altrimenti rileverebbe il rapporto tra zio e nipote e non anche quello tra cugini. Infine, invita a valutare se sia sufficiente la soppressione del comma 4- ter o non si debba precisare che occorre valutare l'incompatibilità in rapporto ai magistrati dell'ufficio giudiziario nel suo complesso. Il senatore MALAN ( FI-BP ) ritiene preferibile fare riferimento al concetto di stabile convivenza, che risulta già ben definito. Si potrebbe quindi espungere il riferimento alla legge n. 76 del 2016, una norma peraltro molto contrastata dalla sua parte politica, nella scorsa legislatura. Del resto, a suo avviso, la citata legge n. 76 introduce un concetto piuttosto vago di convivenza, riservando al giudice - in assenza di un patto stipulato dal notaio - la possibilità di stabilire ex post i benefici derivanti dalla relazione. Il senatore GRASSI ( M5S ) concorda con la proposta della relatrice. Per una questione di ordine sistematico, appare opportuno il riferimento alla legge n. 76 del 2016, che istituisce le unioni civili e disciplina le convivenze di fatto. Il senatore PITTELLA ( PD ) esprime apprezzamento per la proposta di parere formulata dalla relatrice e annuncia, a nome del proprio Gruppo, un voto favorevole. La relatrice STEFANI ( L-SP ), accogliendo i rilievi dei senatori Caliendo e Malan, ritiene preferibile sopprimere - ovunque ricorra nella proposta di parere - il riferimento alla legge n. 76 del 2016, nella quale comunque è richiamato il concetto di stabile convivenza. Pertanto, propone di espungere la condizione riferita all'articolo 1, comma 1, lettera a) , e di modificare la condizione relativa all'articolo 1, comma 1, lettera b) . Quanto al rilievo circa la valutazione della incompatibilità nel rapporto di parentela entro il quarto grado, osserva che tale considerazione dovrebbe essere rimessa all'apprezzamento del Governo, in quanto il criterio non è incluso tra quelli stabiliti dalla legge delega. La condizione proposta, invece, è volta semplicemente ad armonizzare il contenuto di due norme distinte. Infine, formula come condizione l'osservazione relativa alla soppressione del comma 4- ter , che introduce il riferimento alle sezioni dell'ufficio giudiziario. Il senatore DE BERTOLDI ( FdI ) ritiene opportuno formulare come condizione anche l'osservazione sulla ipotesi di incompatibilità in caso del conferimento dell'incarico al collega di studio o al socio del professionista. La relatrice STEFANI ( L-SP ) sottolinea che anche questa disposizione non è compresa tra i principi e criteri direttivi della legge delega, per cui è preferibile che sia formulata come mera osservazione. Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni e osservazioni avanzata dal relatore, pubblicata in allegato. (AG 14) Tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate Doc n. 14 Schema di decreto legislativo recante disposizioni per la tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 34 della legge 17 ottobre 2017, n. 161. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con condizioni e osservazioni) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta pomeridiana del 3 maggio. Il relatore GIARRUSSO ( M5S ) sottolinea, preliminarmente, che sulla materia sono intervenute, anche recentemente, diverse disposizioni di legge, per cui si rende necessario correggere alcuni riferimenti normativi. Si sofferma, quindi, sulle disposizioni più significative che presentano alcune criticità. Il comma 1 dell'articolo 1 prevede la possibilità di richiedere un sostegno al reddito per determinate categorie di soggetti. A tale proposito, appare opportuno chiarire se il riferimento a coniugi, parti dell'unione civile, parenti, affini e conviventi concerna il proposto alle misure di prevenzione o anche i lavoratori indagati, imputati o condannati, di cui al comma 5, lettera a) , del medesimo articolo. L'articolo 2 introduce un'indennità mensile temporanea senza copertura figurativa a favore dei lavoratori dipendenti per i quali il datore di lavoro non abbia adempiuto agli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale, il cui rapporto di lavoro sia stato risolto e che non abbiano i requisiti di anzianità contributiva e lavorativa per accedere al trattamento della Nuova assicurazione sociale per l'impiego, di cui al decreto legislativo n. 22 del 2015. Segnala, tuttavia, che anche i dipendenti per i quali il datore di lavoro abbia adempiuto tutti gli obblighi in materia di lavoro e di legislazione sociale ben possono rientrare nella fattispecie di risoluzione del rapporto di lavoro e di mancanza dei requisiti per il trattamento NASpI. Appare comunque ragionevole e necessario estendere da subito la misura ai casi in cui la risoluzione del rapporto sia operata - anziché dal solo amministratore giudiziario - anche dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e riconoscere l'indennità ai lavoratori in stato di disoccupazione. L'articolo 7 richiama, per la copertura delle misure introdotte, il limite degli stanziamenti già disposti dalla legge di delega, prevedendone la ripartizione tra i vari interventi mediante il successivo decreto. Si stabilisce che le risorse siano gestite secondo l'ordine cronologico di presentazione delle domande o di fruizione del beneficio. Esaurite le risorse assegnate, ulteriori domande non verrebbero prese in considerazione e solo ciò garantirebbe - secondo la relazione tecnica - la sostenibilità finanziaria del meccanismo. Tali previsioni non si applicano alla concessione delle misure di sostegno alle imprese, di cui all'articolo 3, per i quali si provvede con le risorse già stanziate dalla legge n. 208 del 2015, mantenute in bilancio come residui. Sotto questo profilo, rileva la necessità, a regime, di disporre di fondi adeguati, per consentire l'attuazione delle norme in esame. In ogni caso, ritiene necessario correggere il riferimento al duplice sistema di limitazione, in base all'ordine cronologico di presentazione delle domande o di fruizione del beneficio. Inoltre, occorre dare conto che l'autorizzazione di spesa ex articolo 1, commi 195 e 196, della legge n. 208 del 2015, è stata incrementata, in misura pari a 10 milioni di euro per l'anno 2019, dalla legge di bilancio per il 2017. Pertanto, propone di esprimere parere favorevole con le seguenti condizioni. Innanzitutto, occorre correggere, alla luce dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 21 del 2018, i riferimenti normativi contenuti nell'articolo 1, comma 5, lettera a) , e nell'articolo 3, comma 1, lettera a) . All'articolo 2, comma 1, occorre aggiungere il riferimento all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, oltre all'amministratore giudiziario, nonché alla ripresa dell'attività, di cui all'articolo 41 del decreto legislativo n. 159 del 2011, oltre alla prosecuzione dell'attività stessa. Ancora con riferimento al comma 1 dell'articolo 2, occorre sostituire il riferimento al comma 1 dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 22 del 2015 con il richiamo al comma 2 del medesimo articolo; inoltre, si dovrebbe disporre che l'indennità sia riconosciuta ai lavoratori in stato di disoccupazione ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 150 del 2015. Con riferimento all'articolo 7, comma 2, ritiene necessario prevedere la trasmissione al Parlamento dello schema di decreto ministeriale di ripartizione delle risorse finanziarie. Al comma 3 del medesimo articolo, si dovrebbe sopprimere il criterio della fruizione del beneficio, mentre al comma 4 bisognerebbe introdurre un espresso richiamo all'incremento di risorse, disposto dall'articolo 1, comma 612, della legge n. 232 del 2016. Formula, altresì, alcune osservazioni. In primo luogo, ritiene opportuno prevedere, all'articolo 1, comma 5, che l'esclusione dai benefici di cui agli articoli 1 e 2 opera anche nei confronti del coniuge di uno dei soggetti di cui alla lettera a) del medesimo comma 5, nonché della parte dell'unione civile, dei parenti, degli affini e delle persone con essi conviventi, ove risulti che il loro rapporto di lavoro sia fittizio o che gli stessi si siano concretamente ingeriti nella gestione dell'azienda. In secondo luogo, propone di valutare l'opportunità di estendere progressivamente il riconoscimento del sostegno di cui all'articolo 2, comma 1, anche ai lavoratori per i quali il datore di lavoro sia in regola con gli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale, il cui rapporto di lavoro sia stato risolto e che non abbiano i requisiti per accedere alla Nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego. Alla luce della necessità di verificare l'efficacia e l'adeguatezza delle misure di cui agli articoli 1, 2 e 3, con riferimento alla durata e alla entità dei trattamenti, delle diverse dimensioni e tipologie di imprese interessate, delle categorie di lavoratori interessati, dei tempi e delle modalità di trattazione delle procedure, ritiene opportuno valutare idonei meccanismi, nell'ambito della disposizione di cui al comma 2 dell'articolo 7, volti a facilitare il monitoraggio degli oneri del provvedimento e la congruità delle risorse stanziate nella legge di stabilità per il 2016. Infine, con riferimento all'articolo 6, comma 1, appare opportuno adottare meccanismi idonei a consentire che dell'istanza volta ad ottenere i benefici di cui agli articoli 1, 2 e 3 siano posti a conoscenza anche il pubblico ministero procedente e il giudice che ha disposto il sequestro o la confisca. La senatrice MALPEZZI ( PD ), pur concordando con lo schema di parere nel suo complesso, esprime alcune perplessità in relazione alla proposta di introdurre ulteriori forme di controllo, in quanto si rischia di aggiungere oneri burocratici che finirebbero per ostacolare la procedura per il riconoscimento di misure di tutela ai lavoratori delle imprese sequestrate e confiscate sottoposte ad amministrazione giudiziaria. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) esprime perplessità in merito alla condizione proposta dal relatore all'articolo 2, comma 1, dello schema di decreto, segnalando che l'amministratore giudiziario è propriamente quello dell'Azienda confiscata o sequestrata. Vanno pertanto attentamente valutate le conseguenze di un eventuale riferimento anche all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Segnala, inoltre, la necessità di approfondire ulteriormente quanto proposto dall'articolo 1, comma 5, in merito ai soggetti esclusi dai benefici di cui agli articoli 1 e 2. Il relatore GIARRUSSO ( M5S ) insiste sull'opportunità di mantenere la condizione riferita all'articolo 2, comma 1. Ritiene necessario, al riguardo, richiamare espressamente l'esigenza di far riferimento anche ai casi in cui la risoluzione del rapporto sia operata - anziché dall'amministratore giudiziario - dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Il senatore FAZZOLARI ( FdI ) esprime perplessità sull'opportunità di prevedere forme di tutela per i lavoratori delle imprese sequestrate e confiscate in assenza di analoghe forme di tutela nei confronti dei lavoratori delle altre aziende. Chiede, inoltre, di conoscere quale sia la casistica dei lavoratori che, non in regola con gli obblighi in materia di lavoro e di legislazione sociale, accedono comunque alla NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego). Il PRESIDENTE propone di introdurre, all'articolo 7, comma 2, dello schema di parere, un'ulteriore condizione volta a prevedere che il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche e sociali di ripartizione delle risorse finanziarie sia trasmesso, per opportuna conoscenza, alle Camere. Propone, altresì, che quanto posto in premessa dal relatore con riferimento all'articolo 6, comma 1 - riguardo alla progressiva adozione dei meccanismi idonei a consentire che dell'istanza volta ad ottenere i benefici di cui agli articoli 1, 2 e 3 siano posti a conoscenza anche il Pubblico Ministero procedente e il giudice - venga inserito nel parere sotto forma di osservazione. Il relatore GIARRUSSO ( M5S ) ritiene condivisibili i suggerimenti avanzati dal presidente Crimi. Quanto alle perplessità manifestate dal senatore Fazzolari, fa presente che il tema sollevato riveste particolare delicatezza, dal momento che, se da un lato si tratta di prevedere tutele per i lavoratori coinvolti, dall'altro le imprese interessate, in mano alla criminalità organizzata, svolgono un'attività che turba il mercato del lavoro e la concorrenza. Ne è risultato pertanto un complesso lavoro di bilanciamento, in quanto è stato necessario considerare i differenti interessi dei lavoratori, delle imprese, nonché le esigenze di ordine pubblico e di tutela della concorrenza. Il senatore FAZZOLARI ( FdI ) ritiene condivisibile l'opportunità di estendere il pieno riconoscimento del sostegno ai lavoratori per i quali il datore di lavoro sia in regola con gli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale. Al contrario, andrebbero attentamente valutati gli elementi in base ai quali è possibile accedere alla NASpI, per evitare, in particolare, che vengano a crearsi situazioni di disparità rispetto a lavoratori di aziende non in regola. Il PRESIDENTE , pur riconoscendo che le questioni sollevate dal senatore Fazzolari rivestono particolare rilevanza e andrebbero opportunamente regolate, ritiene tuttavia che l'individuazione di elementi quali la durata e le qualificazioni necessarie per l'accesso alla NASpI esulino dal contenuto dello schema di decreto in esame e debbano essere più opportunamente affrontati in altra sede e con altri strumenti. Il sottosegretario BOBBA condivide le condizioni poste dal relatore. Per quanto riguarda le osservazioni, mentre manifesta un orientamento negativo su quelle riferite all'articolo 1, comma 5, e all'articolo 2, comma 1, ritiene ultroneo il rilievo relativo all'individuazione di idonei meccanismi per il monitoraggio degli oneri e la congruità delle risorse stanziate. Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni avanzata dal relatore, pubblicata in allegato. (AG 19) Revisione della disciplina in materia di impresa sociale Doc n. 19 Schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1, commi 2, lettera c) , 3, 5 e 7, 2 e 6 della legge 6 giugno 2016, n. 106. Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta pomeridiana del 3 maggio. Il relatore DI PIAZZA ( M5S ) illustra la proposta di parere relativa allo schema di decreto legislativo in esame, pubblicata in allegato. Si sofferma, innanzitutto, sull'articolo 2 dello schema in esame che, modificando l'articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 112 del 2017, dispone l'aggiornamento del calcolo della quota di lavoratori qualificati come molto svantaggiati dipendenti dell'impresa sociale. In merito a tale articolo, la norma vigente prevede che, ai fini della possibilità di acquisire la qualifica di impresa sociale, si considera comunque di interesse generale l'impresa che impiega alle sue dipendenze una percentuale non inferiore al 30 per cento di lavoratori molto svantaggiati e di persone svantaggiate o con disabilità, beneficiarie di protezione internazionale e persone senza fissa dimora iscritte nell'apposito registro dell'anagrafe. La formulazione della disposizione introdotta potrebbe comportare il rischio che l'impresa sociale, allo spirare del termine di 24 mesi, provveda semplicemente al licenziamento delle persone che hanno perso la qualifica di lavoratori molto svantaggiati, al fine di mantenere inalterata la percentuale della richiesta. Auspica, pertanto, una diversa formulazione dell'articolo 2, volta ad evitare che le disposizioni introdotte dal medesimo articolo possano comportare il licenziamento, da parte delle imprese, dei lavoratori svantaggiati in conseguenza della scadenza del termine ivi previsto. L'articolo 3, nell'introdurre il comma 2- bis all'articolo 3 del decreto legislativo n. 112 del 2017, precisa che i ristorni, correlati ad attività di interesse generale e assegnati ai soci di una impresa sociale costituita in forma di società cooperativa, non costituiscono distribuzione vietata di utili e avanzi di gestione, neanche indiretta. Al riguardo, segnala che nell'ordinamento italiano non esiste una definizione di ristorno. Sulla base dei riferimenti presenti nella legislazione vigente, è in linea generale possibile definire il ristorno come l'attribuzione ai soci di trattamenti a ristoro degli scambi realizzati nel corso dell'esercizio e in misura proporzionale agli stessi. In proposito, ritiene auspicabile precisare che i ristorni non costituiscono distribuzione vietata di utili e avanzi di gestione, neanche indiretta, a condizione che lo statuto o l'atto costitutivo indichi i criteri di ripartizione dei ristorni ai soci proporzionalmente alla quantità e qualità degli scambi mutualistici e che si registri un avanzo della gestione mutualistica. L'articolo 4 integra l'articolo 4 del decreto legislativo n. 112 del 2017, prevedendo, in capo alle ex IPAB privatizzate, una deroga alla disposizione in base alla quale le amministrazioni pubbliche non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale. Al riguardo, segnala che, tra i principi e criteri direttivi della legge di delega, vi è la possibilità, nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo n. 39 del 2013, per le imprese private e per le amministrazioni pubbliche, di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione, la presidenza e il controllo. Non vi sarebbe dunque, a suo avviso, alcun riferimento alle deleghe gestionali dirette, né al potere di rappresentanza legale. Propone pertanto di sopprimere la deroga prevista all'articolo 4, ovvero, in subordine, prevedere che tale deroga sia possibile solo qualora i componenti del consiglio di amministrazione di nomina pubblica siano la minoranza e non ricoprano comunque né la carica di Presidente, né, in ogni caso, partecipino ad organismi di controllo, coordinamento o direzione. L'articolo 6 modifica l'articolo 13 del decreto legislativo n.112 del 2017, specificando che il computo della differenza retributiva tra lavoratori dipendenti dell'impresa sociale, che non può essere superiore al rapporto 1 a 8, non è applicabile per particolari categorie di lavoratori, ossia per coloro che abbiano specifiche competenze nell'ambito di particolari attività. A suo avviso, la fissazione, nella misura di 1 a 8, del divario salariale massimo tra i lavoratori di una stessa impresa sociale appare una norma di buon senso. Propone, pertanto, la soppressione della deroga contenuta all'articolo 6. L'articolo 8 novella l'articolo 18 del decreto legislativo n. 112 del 2017, apportando modificazioni al regime delle misure fiscali di sostegno dell'impresa sociale. Al riguardo, ricorda che già in sede di esame del decreto legislativo n. 112 del 2017, in riferimento alle agevolazioni fiscali, erano state espresse talune perplessità, poiché tali agevolazioni dispensano le imprese sociali da vincoli fissati da norme di carattere antielusivo, che potrebbero celare aiuti di Stato. Benché le modifiche integrative e correttive introdotte sembrino parzialmente ovviare a tali perplessità, a suo avviso sarebbe importante verificare se esse siano coerenti con le valutazioni che saranno compiute in sede europea. Reputa auspicabile, inoltre, precisare che il sistema dei controlli, da parte dell'amministrazione finanziaria, non è comunque subordinato a quello dell'amministrazione vigilante. Infine, a livello generale, in considerazione dell'importanza delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite dalle imprese sociali, ritiene auspicabile che sia posto in essere un intervento normativo, volto alla costituzione di uno specifico fondo di garanzia a copertura del rischio derivante da eventuale insolvenza delle amministrazioni pubbliche verso le imprese sociali, che vantano crediti certi ed esigibili e derivanti da prestazioni di servizi. Il senatore PITTELLA ( PD ), nel ringraziare il relatore per la proposta di parere presentata, che ritiene in larga parte condivisibile, chiede di rinviare il seguito dell'esame del provvedimento, al fine di poter compiere gli opportuni approfondimenti, in ragione della rilevanza della materia trattata. Il sottosegretario BOBBA si sofferma sulle criticità evidenziate dal relatore. Con riguardo alla richiesta di una diversa formulazione dell'articolo 2, diretta ad evitare che le nuove disposizioni possano comportare il licenziamento dei lavoratori svantaggiati in conseguenza della scadenza del termine ivi previsto, rileva che l'intenzione del Governo non può considerarsi punitiva rispetto a tali categorie di lavoratori ed è comunque diretta ad individuare un opportuno punto di equilibrio nell'ambito della normativa vigente. In relazione all'osservazione riferita all'articolo 3 - che precisa gli ambiti di attribuzione di somme a titolo di ristorno, specificando che queste non costituiscono distribuzione vietata di utili e avanzi di gestione - dopo aver ricordato la natura civilistica dei concetti di ristorno, utile ed avanzo di gestione ivi considerati, fa presente che la ratio della norma introdotta ha finalità prevalentemente esplicativa. In merito alla deroga, prevista all'articolo 4 in favore delle ex IPAB privatizzate, di cui il relatore propone la soppressione, fa presente che tale esenzione è stata concepita al fine di ricondurre nell'ambito delle imprese sociali di soggetti che si trovano attualmente in una situazione intermedia di difficile collocazione. Fa riferimento, in particolare, ad alcune ex IPAB non pubblicizzate a cui si è inteso consentire l'accesso a strumenti operativi che sarebbero altrimenti preclusi. Con riguardo alla richiesta di soppressione, all'articolo 6, della deroga alla fissazione del divario salariale massimo tra i lavoratori di una stessa impresa sociale, evidenzia che tale disposizione ha una funzione di coordinamento con quanto previsto dall'articolo 3 del decreto legislativo n. 117 del 3 luglio 2017 (Codice del Terzo settore). Riguardo, infine, a quanto proposto dal relatore all'articolo 8, segnala che l'intento del Governo è stato quello di realizzare maggiore chiarezza rispetto a quanto previsto dalla norma originaria. La proposta di modifica, pertanto, riveste carattere prevalentemente formale. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SCONVOCAZIONE DELLA SEDUTA POMERIDIANA La PRESIDENTE avverte che l'odierna seduta pomeridiana, già convocata per le ore 14,30, non avrà luogo. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 12,50. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 7 La Commissione, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, premesso che: - il provvedimento, in attuazione del criterio di delega di cui agli articoli 1 e 5 della legge 25 ottobre 2017, n. 163 (legge di delegazione europea 2016-2017), introduce significative novità nella vigente disciplina in materia di distribuzione assicurativa, ampliandone l'ambito di applicazione al fine di prevedere che la stessa sia rivolta non solo agli intermediari assicurativi, ma a tutti i soggetti che distribuiscono prodotti assicurativi; - la direttiva (UE) 2016/97 del Parlamento e del Consiglio, al considerando 3, precisa espressamente che la stessa mira ad un'armonizzazione minima e "non dovrebbe pertanto impedire agli Stati membri di mantenere o adottare disposizioni più rigorose per tutelare i consumatori" , a condizione che tali disposizioni siano coerenti con il diritto dell'Unione, valutati: - l'obiettivo del provvedimento di garantire uniformità di tutela dei consumatori indipendentemente dal soggetto che propone l'acquisto dei prodotti assicurativi; - la conformità del contenuto dello schema di decreto in titolo con la direttiva cui si dà attuazione; - quanto emerso nel corso delle audizioni di esperti in materia dinanzi agli Uffici di Presidenza congiunti delle Commissioni speciali del Senato e della Camera dei deputati, considerato che: - l'articolo 1, comma 6, nel modificare l'articolo 106 del Codice delle Assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, definisce l'attività di distribuzione assicurativa e riassicurativa come quella consistente "nel proporre prodotti assicurativi e riassicurativi o nel prestare assistenza e consulenza o compiere altri atti preparatori relativi alla conclusione dei relativi contratti, ovvero nella collaborazione alla gestione o all'esecuzione, segnatamente in caso di sinistri, dei contratti stipulati". Al riguardo, tale definizione appare poco chiara circa la possibilità per tali soggetti di procedere altresì con la conclusione dei relativi contratti, considerato invece che la direttiva 2016/97, nel testo in inglese, fa un chiaro riferimento anche a tale fattispecie; - l'articolo 1, comma 10, inserisce nel Codice delle Assicurazioni Private l'articolo 108- bis , che istituisce l'Organismo per la registrazione degli intermediari assicurativi, anche a titolo accessorio, e riassicurativi. Il procedimento di nomina dei componenti di tale Organismo è rimesso ad un decreto del Presidente della Repubblica, mentre le modalità con cui lo stesso esercita la propria attività sono demandate ad un regolamento dell'IVASS; - l'articolo 1, comma 19, inserire un nuovo comma 1- bis all'articolo 117 del Codice delle Assicurazioni, prevedendo che, per le imprese di assicurazione e gli intermediari, il versamento dei premi e le somme destinate ai risarcimenti o ai pagamenti dovuti dall'impresa di assicurazione siano effettuati direttamente sul conto dell'impresa di assicurazione per conto della quale è svolta l'attività di distribuzione, con conseguente carenza di liquidità per gli intermediari; - l'articolo 1, comma 23, riformula l'articolo 121 del Codice delle Assicurazioni Private in materia di informazione precontrattuale in caso di vendita a distanza. La disciplina della promozione e del collocamento dei contratti di assicurazione a distanza è rimessa ad un regolamento dell'IVASS, senza alcun rimando alle previsioni del Codice del Consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206; - l'articolo 1, comma 24, capoverso «Art. 121- septies », in materia di valutazione dell'idoneità e dell'adeguatezza del prodotto assicurativo, al comma 7, precisa che, qualora il contraente non fornisca le informazioni necessarie in base al tipo di investimento, l'intermediario è tenuto solo ad informarlo che tale rifiuto pregiudica la possibilità per lo stesso di valutare se il prodotto sia idoneo alle esigenze del contraente stesso, rilevate: - la duplice esigenza di tutelare non solo i consumatori, ma anche i lavoratori del settore, evitando che un'applicazione distorta possa pregiudicarne l'operato, soprattutto avuto riguardo alle imprese di assicurazione di minori dimensioni; - l'esigenza di garantire una miglior tutela del cliente rispetto alla difficoltà di una chiara comprensione del prodotto finanziario assicurativo, non solo tramite la valutazione dell'idoneità e dell'adeguatezza dello stesso rispetto al cliente, eseguita dal distributore, come previsto nello schema di decreto, ma anche, ad esempio, tramite un sistema che qualifichi con scale numeriche la rischiosità del prodotto e la complessità del contratto offerto, permettendo, pertanto, una scelta maggiormente consapevole del cliente stesso, con conseguente diminuzione dei contenziosi e dei costi di giustizia; - l'esigenza di circoscrivere le modalità con le quali il nuovo Organismo per la registrazione degli intermediari assicurativi andrà ad operare e secondo quali modalità lo stesso dovrà rapportarsi all'IVASS; - la previsione, nello schema di decreto, in linea con le norme assicurative europee sulla distribuzione, di numerosi momenti di raccordo regolamentare tra CONSOB e IVASS, che tuttavia non sembrano delimitare con chiarezza il campo di operatività dell'una autorità rispetto all'altra; - l'opportunità che l'informativa al cliente relativa ai costi e agli oneri, che lo stesso deve sostenere, sia resa in maniera sempre chiara e non fuorviante, in forma sia analitica che aggregata; - l'assenza, nello schema di decreto, di un esplicito richiamo alle previsioni del Codice del Consumo, necessario per una maggiore tutela del cliente, soprattutto nella delicata fattispecie della vendita abbinata; - la necessità di coordinare i diversi sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie e i rispettivi ambiti di applicazione, al fine di evitare sovrapposizioni e rendere più agevole per il cliente l'individuazione dell'autorità alla quale rivolgersi, esprime parere favorevole, a condizione che: - all'articolo 1, comma 3, capoverso «Art. 30- decies (Requisiti di governo e controllo del prodotto applicabili alle imprese di assicurazione e agli intermediari che realizzano prodotti assicurativi da vendere ai clienti) », al comma 3, sia previsto che l'impresa, nel corso del processo di approvazione del prodotto assicurativo, sulla base del profilo di rischio del prodotto medesimo, individui altresì le categorie di clientela alle quali il nuovo prodotto non potrà essere distribuito; - all'articolo 1, comma 6, capoverso «Art. 106 (Attività di distribuzione assicurativa e riassicurativa) », sia esplicitato, in conformità con il testo in lingua inglese della direttiva 2016/97, che l'attività di distribuzione assicurativa e riassicurativa consiste non solo nell'attività istruttoria e prodromica alla conclusione del contratto, ma altresì nella conclusione dello stesso; - all'articolo 1, comma 10, capoverso «Art. 108- bis (Organismo per la registrazione degli intermediari assicurativi, anche a titolo accessorio, e riassicurativi) », al comma 1, lettera b) , sia specificato che il procedimento di nomina dei componenti dell'Organismo deve garantire l'imparzialità e la terzietà, rispetto agli operatori del settore, dell'Organismo stesso; - all'articolo 1, comma 19, sia soppressa la disposizione di cui alla lettera a) , che, di fatto, prevedendo il versamento dei premi direttamente sul conto corrente dell'impresa, porta ad una carenza di liquidità per gli intermediari e, contestualmente, la lettera b) sia sostituita dalla seguente: « b) il comma 3- bis è sostituito dal seguente: "3- bis . Sono esenti dagli obblighi previsti dal comma 1 gli intermediari di cui all'articolo 109, comma 2, lettere a) , b) e d) , che possano documentare in modo permanente con fideiussione bancaria una capacità finanziaria pari al 4 per cento dei premi incassati, con un minimo di euro 18.750. Il limite minimo è aggiornato mediante disposizioni dell'Unione europea direttamente applicabili per tener conto delle variazioni dell'indice europeo dei prezzi al consumo pubblicato da Eurostat"»; - all'articolo 1, comma 21, capoverso «Art. 119- bis (Regole di comportamento e conflitti d'interesse) , il comma 1 sia sostituito con il seguente: "1. I distributori di prodotti assicurativi operano con equità, onestà, professionalità, correttezza e trasparenza nel miglior interesse dei contraenti", secondo una formulazione più aderente al disposto della direttiva 2016/97, in modo da garantire una migliore e più efficace tutela dei consumatori; sia precisato, inoltre, che le informazioni relative alla distribuzione assicurativa ai contraenti o ai potenziali contraenti devono essere non solo corrette, chiare e non fuorvianti, ma anche imparziali e complete; infine, con riferimento al comma 8, nel rimandare all'IVASS la disciplina di dettaglio delle regole di comportamento dei distributori assicurativi, sia precisato che tale regolamento deve essere adottato sentite le rappresentanze maggiormente rappresentative degli intermediari assicurativi, delle imprese assicuratrici e dei consumatori; - all'articolo 1, comma 21, capoverso «Art. 119- ter (Consulenza e norme per le vendite senza consulenza) », al comma 4, le parole: "Qualora un intermediario assicurativo comunichi al contraente di fornire" siano sostituite dalle seguenti: "Quando un intermediario assicurativo fornisce"; al medesimo comma 4, la parola: "idoneo" sia sostituita dalla parola: "adeguato"; - all'articolo 1, comma 22, al capoverso «Art. 120- bis (Trasparenza sulle remunerazioni) », sia precisato, ai commi 1 e 4, che l'intermediario assicurativo, l'intermediario assicurativo a titolo accessorio, nonché le imprese di assicurazione devono comunicare al cliente la natura del compenso ricevuto in relazione al contratto distribuito e i relativi importi, nonché la presenza di compensi, anche indirettamente corrisposti; - all'articolo 1, comma 22, capoverso «Art. 120- quinquies (Vendita abbinata) », sia precisato, a tutela del cliente, che, nell'attuazione della disposizione, sono fatte salve, ad ogni modo, le previsioni del Codice del Consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206; - all'articolo 1, comma 23, capoverso «Art. 121 (Informazione precontrattuale in caso di vendita a distanza) , al comma 2, al secondo periodo, dopo le parole: "sono adempiuti", siano aggiunte le seguenti: "solo su espressa richiesta del contraente" e, alla fine del periodo, siano aggiunte le seguenti parole: "; in mancanza della predetta richiesta, gli obblighi di trasmissione della documentazione sono adempiuti prima della conclusione del contratto di assicurazione"; - all'articolo 1, comma 23, capoverso «Art. 121 (Informazione precontrattuale in caso di vendita a distanza) , al comma 3, sia precisato che il regolamento dell'IVASS, con il quale saranno disciplinate la promozione e il collocamento dei contratti di assicurazione a distanza, è adottato in conformità alle disposizioni dell'Unione europea direttamente applicabili e nel rispetto del Codice del Consumo, e preveda altresì l'obbligo di inviare la documentazione contrattuale prima della conclusione del contratto; - all'articolo 1, comma 24, capoverso «Art. 121- quater (Vigilanza sulla distribuzione dei prodotti di investimento assicurativi) », al comma 1, le parole: "l'IVASS esercita i poteri di vigilanza in relazione alla distribuzione del prodotto di investimento assicurativo direttamente da parte delle imprese di assicurazione o per il tramite degli intermediari" siano sostituite dalle seguenti: "l'IVASS esercita i poteri di vigilanza in relazione alla distribuzione del prodotto di investimento assicurativo svolta da parte delle imprese di assicurazione o per il tramite degli intermediari"; - all'articolo 1, comma 24, capoverso «Art. 121- sexies (Informativa al contraente e incentivi) », al fine di garantire l'allineamento delle disposizioni in materia di incentivi tra intermediari assicurativi e intermediari finanziari, sia precisato che i regolamenti dell'IVASS - di cui all'articolo 121- quater - devono essere adottati in modo prioritario conformemente alla disciplina prevista in materia dalla direttiva 2014/65/UE e dalle relative disposizioni di attuazione, nonché ad ogni altra disposizione vigente in materia; - all'articolo 1, comma 24, capoverso «Art. 121- sexies (Informativa al contraente e incentivi) », sia precisato che le informazioni su tutti i costi e gli oneri sono sempre comunicate al cliente non solo in forma aggregata, ma anche in forma analitica, al fine di mettere il medesimo cliente nelle condizioni di poter avere contezza della natura e dell'importo delle voci di costo del prodotto; - all'articolo 1, comma 24, capoverso «Art. 121- sexies (Informativa al contraente e incentivi) », al comma 1, lettera a) , le parole: "dell'idoneità" siano sostituite dalle parole: "dell'adeguatezza"; inoltre, al comma 3, al fine di garantire una maggiore chiarezza delle informazioni relative ai costi e agli oneri da sostenere, il secondo periodo sia sostituito dal seguente: "Le informazioni di cui ai commi 1 e 2 sono fornite con modalità uniformi, individuate dall'IVASS, sentita la CONSOB, con il regolamento di cui all'articolo 121-quater, in modo che le medesime informazioni risultino chiare e comprensibili"; - all'articolo 1, comma 24, capoverso «Art. 121- septies (Valutazione dell'idoneità e dell'adeguatezza del prodotto assicurativo e comunicazione ai clienti) », sia precisato che la consulenza resa nell'ambito della distribuzione assicurativa del prodotto di investimento assicurativo, quando è obbligatoria o quando è svolta su iniziativa del distributore, non deve gravare economicamente sui clienti; - all'articolo 1, comma 24, capoverso «Art. 121- septies (Valutazione dell'idoneità e dell'adeguatezza del prodotto assicurativo e comunicazione ai clienti) », al comma 2, le parole da: "siano adatti" fino a: " alla sua tolleranza" siano sostituite dalle seguenti: "siano a lui adeguati, con particolare riferimento alla sua tolleranza"; al comma 3, la parola: "idoneità" sia sostituita dalla parola: "adeguatezza"; ai commi 4, 5, 6 e 7, ovunque ricorra, la parola: "adeguato" sia sostituita dalla parola: "appropriato"; sempre al comma 7, le parole: " comma 2" siano sostituite con le seguenti: "ai commi 2 e 4"; ancora al comma 7, in analogia a quanto previsto in ambito finanziario, sia precisato che, nel caso in cui il contraente non fornisca le informazioni necessarie per la valutazione dell'adeguatezza al cliente del prodotto proposto, l'intermediario deve informare il medesimo contraente che tale circostanza potrebbe pregiudicare la conclusione del contratto; ai commi 10, 11 e 12, ovunque ricorra, la parola: "idoneità" sia sostituita dalla parola: "adeguatezza"; nella rubrica dell'articolo, le parole: "dell'idoneità e dell'adeguatezza" siano sostituite dalle parole: "dell'adeguatezza e dell'appropriatezza"; - all'articolo 1, comma 24, capoverso «Art. 121- septies (Valutazione dell'idoneità e dell'adeguatezza del prodotto assicurativo e comunicazione ai clienti) », al comma 6, sia precisato che l'intermediario assicurativo o l'impresa di assicurazione informano altresì il cliente, ai sensi dalla valutazione di cui all'articolo 30- decies , della fascia di clientela alla quale il prodotto non può essere distribuito; - all'articolo 1, sia soppresso il comma 28, che, nel modificare l'articolo 182 in materia di pubblicità dei prodotti assicurativi, potrebbe di fatto impedire agli intermediari autonome iniziative pubblicitarie riguardanti i prodotti assicurativi offerti; - all'articolo 1, sia soppresso il comma 29, il quale, nell'apportare modifiche all'articolo 183 in materia di regole di comportamento, seppur nell'ottica di coordinamento con l'attuale articolo 119- bis , sembra tuttavia portare ad una minore trasparenza a danno del cliente; - all'articolo 1, comma 34, capoverso «Capo II bis - Controversie, Art. 187- ter (Sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie) », al comma 1, siano premesse le seguenti parole: "Fermo restando quanto previsto dall'articolo 32-ter del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58". Tale previsione si rende necessaria per meglio precisare la definizione delle competenze svolte dall'arbitro finanziario e dal nuovo arbitro in materia assicurativa; - all'articolo 1, comma 34, capoverso «Capo II bis - Controversie, Art. 187- ter (Sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie) », sia precisato che tale strumento si applica, ad ogni modo, a tutti i contratti assicurativi, senza alcuna esclusione; inoltre, al comma 2, sia precisato che le garanzie di rapidità, economicità e effettività della tutela siano garantite soprattutto nella fase del contraddittorio; - all'articolo 2, sia esplicitato, con maggiore chiarezza e dettaglio, il riparto delle competenze tra IVASS e CONSOB, in linea con quanto già definito nella legge 25 ottobre 2017, n. 163 (legge di delegazione europea) e siano previste espressamente, anche attraverso un protocollo d'intesa, forme di coordinamento operativo tra le due Autorità, al fine di assicurare l'applicazione di una disciplina che favorisca maggiori garanzie a tutela del consumatore e in conformità alla normativa vigente; - all'articolo 2, comma 1, lettera a), paragrafo w- bis ), le parole da: "e le banche," fino alla fine della lettera siano sostituite dalle seguenti: "i soggetti dell'Unione Europea iscritti nell'elenco annesso di cui all'articolo 116- quinquies , comma 5, del decreto legislativo n. 209 del 2005, quali le banche, le società di intermediazione mobiliare e le imprese di investimento, anche quando operano con i collaboratori di cui alla sezione E del registro unico degli intermediari assicurativi di cui all'articolo 109 del decreto legislativo n. 209 del 2005"; - all'articolo 2, comma 6, al fine di garantire una maggiore chiarezza anche in relazione all'attività di vigilanza esercitata da CONSOB sui prodotti di investimento assicurativo, la lettera b) sia sostituita dalla seguente: « b) il comma 1 è sostituito dal seguente: "1. La distribuzione dei prodotti d'investimento assicurativi è disciplinata dalle disposizioni di cui al Titolo IX del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 e dalla normativa europea direttamente applicabile"»; la lettera c) sia sostituita dalla seguente: « c) il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. In relazione ai prodotti di cui al comma 1 e nel perseguimento delle finalità di cui all'articolo 5, comma 3, la CONSOB esercita sui soggetti abilitati alla distribuzione assicurativa di cui alla lettera w- bis ) i poteri di cui all'articolo 6, comma 2, ad eccezione della lettera b- bis ); all'articolo 6- bis , commi 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10; all'articolo 6- ter , commi 1, 2, 3 e 4; all'articolo 7, commi 1, 1- bis , 1- ter e 3- bis "»; infine, alla lettera d) , sia precisato che i regolamenti sulla vigilanza devono essere adottati nel rispetto della normativa europea direttamente applicabile; - all'articolo 4, comma 4, sia previsto un sistema di copertura dei costi dei sistemi di risoluzione stragiudiziale che gravi il minimo possibile sugli utenti; - in conformità a quanto già disposto da vigenti regolamenti dell'IVASS, ed in particolare dal Regolamento ISVAP n. 5/2006, sia previsto che gli intermediari possono incassare i premi esclusivamente con mezzi di pagamento che assicurino la tracciabilità dell'operazione, secondo soglie definite dall'IVASS; - al fine di porre un argine al problema delle profilature non aderenti alle caratteristiche del cliente e superare il rischio di valutazioni difformi tra operatori che incidano sullo stesso cliente, sia previsto che IVASS e CONSOB, sentite le rappresentanze maggiormente rappresentative degli intermediari assicurativi, delle imprese assicuratrici e dei consumatori, realizzino procedure standard per garantire una profilatura del cliente più sicura anche nell'ottica di prevedere, nel breve periodo, un sistema che garantisca una univocità della profilatura stessa, al fine di una sempre maggiore tutela del cliente, identificando un grado di rischiosità tollerabile per il cliente medesimo, direttamente riferito alla scala di rischio dei prodotti così come riportata nei prospetti KID. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 13 La Commissione, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, premesso che: - lo schema di decreto legislativo in titolo - adottato in attuazione della delega contenuta nell'articolo 33, commi 2 e 3, della legge n. 161 del 2017 di riforma del Codice antimafia (decreto legislativo n.159 del 2011) - è volto a disciplinare il regime delle incompatibilità relative agli uffici di amministratore giudiziario e di coadiutore dell'amministrazione giudiziaria, nonché di curatore nelle procedure fallimentari e figure affini delle altre procedure concorsuali; - nell'esercizio della delega l'articolo 33 stabilisce che il Governo debba prevedere, in primo luogo, l'incompatibilità per rapporti di parentela, affinità, convivenza e, comunque, assidua frequentazione con magistrati addetti all'ufficio giudiziario al quale appartiene il magistrato che conferisce l'incarico; e, in secondo luogo, l'esercizio della vigilanza del presidente della corte di appello sulle nomine ai predetti incarichi conferite a soggetti che abbiano con i magistrati del distretto giudiziario, in cui ha sede l'ufficio titolare del procedimento, gli indicati rapporti di parentela, affinità, coniugio o frequentazione assidua, in modo tale da evitare indebite commistioni e compromissione della credibilità della funzione giudiziaria, considerato che: - lo schema di decreto legislativo si compone di 6 articoli; - l'articolo 1, lettera a) , integra, con due nuovi commi (4- bis e 4- ter ), il contenuto dell'articolo 35 del Codice antimafia che - nei procedimenti di prevenzione patrimoniale antimafia - prevede la nomina da parte del tribunale che dispone il sequestro, oltre che del giudice delegato alla procedura, anche di un amministratore giudiziario dei beni oggetto della misura. Il nuovo comma 4- bis ) introduce nei citati procedimenti di prevenzione un sistema di incompatibilità alla nomina di amministratore giudiziario (o di suo coadiutore), derivante da legami di parentela o da rapporti amicali o di natura affettiva con magistrati addetti all'ufficio giudiziario cui appartiene il giudice che conferisce l'incarico. Secondo il nuovo comma 4- bis dell'articolo 35 del Codice, risultano ostativi alla nomina ad amministratore giudiziario (e coadiutore dello stesso) i seguenti legami o rapporti tra il professionista e il magistrato addetto all'ufficio giudiziario che conferisce l'incarico: il rapporto di coniugio, di unione civile o stabile convivenza; la parentela entro il terzo grado; l'affinità entro il secondo grado; il rapporto di assidua frequentazione. Tale ultimo rapporto è specificamente definito dallo stesso comma 4- bis come quello derivante: da una relazione sentimentale; da un rapporto di amicizia consolidato ("stabilmente protrattosi nel tempo") e connotato da "reciproca confidenza", nonché il rapporto e frequentazione tra commensali abituali. Il nuovo comma 4- ter dell'articolo 35 del Codice fornisce la definizione di ufficio giudiziario ai sensi del precedente comma 4- bis : mentre l'incompatibilità sussiste sempre in presenza di ufficio organizzato in sezione unica, nel caso di più sezioni, il riferimento all'ufficio va inteso alla sezione alla quale appartengono i componenti del collegio. Con specifico riferimento ai destinatari delle disposizioni introdotte, si segnala che le stesse si applicano anche in relazione alla nomina degli stessi professionisti in altri procedimenti previsti dallo stesso codice antimafia e, in particolare, nell'amministrazione giudiziaria di beni personali (articolo 33) e aziendali (articolo 34); ciò, rispettivamente, in forza del rinvio alla disciplina dell'articolo 35 e a quella del capo I del titolo III del libro primo del Codice (in cui lo stesso articolo 35 è contenuto); - l'articolo 1, lettera b) aggiunge, poi, al Codice antimafia i nuovi articoli 35.1 e 35.2. In particolare, l'articolo 35.1 dispone l'obbligo per l'amministratore giudiziario di depositare entro due giorni dalla nomina nella cancelleria del giudice (che lo ha nominato) una dichiarazione che attesti l'assenza delle situazioni di incompatibilità previste dal comma 4- bis dell'articolo 35. Al mancato deposito o alla successiva emersione di profili di incompatibilità consegue la sostituzione del professionista da parte del tribunale in via d'urgenza. Viene, inoltre stabilito - ai fini della prescritta vigilanza del presidente della corte d'appello di cui al successivo articolo 35.2 - che l'amministratore giudiziario debba indicare l'esistenza dei legami o rapporti previsti dal nuovo comma 4- bis con magistrati che esercitano la funzione nel distretto di corte d'appello ove pende il procedimento nel cui ambito è stato conferito l'incarico. Analoga dichiarazione del coadiutore attestante l'assenza delle incompatibilità deve essere consegnata da questi all'amministratore giudiziario entro due giorni dalla nomina (e, comunque, prima di iniziare la sua attività). Quest'ultimo, nelle successive 48 ore, la deposita nella cancelleria del giudice; in assenza di consegna della dichiarazione da parte del coadiutore o in caso di incompatibilità sopravvenuta, consegue anche qui l'impossibilità per l'amministratore giudiziario di avvalersi dell'apporto del coadiutore. L'articolo 35.2 del Codice antimafia dà attuazione al criterio di delega che prevede la vigilanza del presidente della corte d'appello sugli incarichi affidati ai professionisti. Tale vigilanza si concreta nella possibilità, per il presidente, di estrarre per via informatica i dati più rilevanti sulle incompatibilità contenute nelle dichiarazioni depositate dagli amministratori giudiziari ai sensi dell'articolo 35.1. Si tratta in particolare dei dati concernenti il nome del giudice che ha assegnato l'incarico; i dati riferiti all'ausiliario; la data di conferimento dell'incarico; il nome del magistrato con il quale il professionista incaricato ha dichiarato di essere legato da uno dei rapporti di cui alla nuova disciplina delle incompatibilità. Quanto alla vigenza di tale disciplina, l'articolo 5, comma 2, dello schema prevede che la stessa decorra dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del provvedimento del responsabile dei sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia, da adottarsi entro un anno dall'entrata in vigore del presente decreto, attestante la piena funzionalità dei sistemi di estrazione, con modalità informatiche ed in forma massiva dei dati necessari all'esercizio della funzione di sorveglianza; - l'articolo 2 aggiunge un comma all'articolo 28 della legge fallimentare (regio decreto n. 267 del 1942) per prevedere - anche per le nomine dei curatori fallimentari e dei loro coadiutori - l'applicazione della disciplina dell'incompatibilità, della dichiarazione e della vigilanza, introdotte dall'articolo 1 dello schema in esame. La modifica dell'articolo 28 consente l'analoga estensione della disciplina in oggetto anche alle nomine dei commissari e liquidatori giudiziali nominati nell'ambito di procedimenti di concordato preventivo; - l'articolo 3 aggiunge un comma 3- bis all'articolo 8 della legge n. 270 del 1999, relativa alla disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza. Il nuovo comma stabilisce l'applicazione della disciplina dell'incompatibilità prevista dalle nuove disposizioni introdotte dall'articolo 1 dello schema in esame, anche per la nomina - da parte del tribunale - del commissario giudiziale a seguito della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza dell'impresa; - l'articolo 4 estende anche al gestore della liquidazione e ai liquidatori nelle procedure per la composizione delle crisi da sovraindebitamento, la nuova disciplina dell'incompatibilità, della dichiarazione e della vigilanza; sono a tal fine novellati gli articoli 7 e 14- quinquies della legge n. 3 del 2012 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento). Inoltre, in virtù dell'espresso rinvio all'articolo 28 della legge fallimentare fatto dall'articolo 13 della stessa legge n. 3 del 2012, la nuova disciplina si applica anche per la nomina del liquidatore nominato dal giudice (su proposta dell'organismo di composizione della crisi) quando per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni pignorati ovvero se così è previsto dall'accordo o dal piano del consumatore; - gli articoli 5 e 6 recano infine la clausola di invarianza finanziaria e l'entrata in vigore del provvedimento, esprime parere favorevole, a condizione che: - con riferimento all'articolo 35 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, come modificato dall'articolo 1, comma 1, lettera a) , del presente schema di decreto, sia soppresso il comma 4- ter , in quanto non appare ragionevole diversificare il regime di incompatibilità di cui al comma 4- bis in base all'organizzazione dell'ufficio giudiziario. - all'articolo 35.1 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, inserito dall'articolo 1, comma 1, lettera b) , del presente schema di decreto, al comma 1 si precisi che, in caso di dichiarazione di circostanze non corrispondenti al vero effettuata da un soggetto iscritto ad un albo professionale, il tribunale segnali la circostanza al consiglio dell'ordine competente ai fini della valutazione di competenza in ordine all'esercizio dell'azione disciplinare e al presidente della corte di appello affinché ne dia notizia a tutti i giudici del distretto, prevedendo altresì, ove possibile, simili disposizioni per i casi di incompatibilità diretta tra magistrato conferente l'incarico ed il professionista, di cui all'articolo 35, comma 3, del predetto codice; - all'articolo 35.1 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, inserito dall'articolo 1, comma 1, lettera b) , del presente schema di decreto, al comma 2, tra le dichiarazioni che il soggetto incaricato deve rendere, si indichi l'esistenza di rapporti di parentela entro il terzo grado, anziché entro il secondo grado, coerentemente con quanto previsto dal comma 4- bis dell'articolo 35 del predetto codice, inserito dall'articolo 1, comma 1, lettera a) del presente schema di decreto; - all'articolo 35.2 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, inserito dall'articolo 1, comma 1, lettera b) , del presente schema di decreto, sia sostituito il comma 2 con il seguente: «2. Il Presidente della corte di appello tiene conto delle risultanze delle dichiarazioni ai fini dell'esercizio, su tutti gli incarichi conferiti, del potere di sorveglianza di cui al regio decreto 31 maggio 1946, n. 511». Formula, altresì, la seguente osservazione: - con riferimento all'ipotesi di incompatibilità tra il singolo professionista in rapporti di amicizia, parentali ovvero di altro tipo, con il magistrato addetto all'ufficio giudiziario al quale appartiene il magistrato che conferisce l'incarico, si valuti l'opportunità di precisare che l'incompatibilità valga anche in caso del conferimento dell'incarico al collega di studio o al socio del professionista che intrattiene i suddetti rapporti. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 14 La Commissione, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, considerate le finalità del provvedimento in esame, volto a dare attuazione alla delega di cui all'articolo 34 della legge n. 161 del 2017, e la situazione di molte delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata, per le quali, nonostante sia stato approvato il programma di prosecuzione o ripresa dell'attività di cui all'articolo 41 del decreto legislativo n.159 del 2011, sussiste un grave rischio di fallimento, con gravi ripercussioni sui lavoratori e sulle loro famiglie, premesso che: - lo schema in esame, alla luce dei principi e criteri direttivi contenuti nella delega, introduce misure di sostegno al reddito dei lavoratori sia in costanza di rapporto di lavoro che in caso di sua cessazione, nonché misure di agevolazione volte a facilitare la valorizzazione delle aziende sottratte alla criminalità organizzata; - un chiaro, trasparente e monitorato sistema di supporto economico è essenziale per rendere competitive - e quindi far sopravvivere - le aziende sottoposte a sequestro o confisca. Non è infatti pensabile che vi siano tra esse aziende fittiziamente mantenute in attività ed è parimenti necessaria grande accortezza nelle verifiche dei meccanismi atti a garantire che soggetti non meritevoli beneficino delle agevolazioni in questione, a tutto detrimento di quanti invece dovrebbero utilmente disporne, considerato che: - sulla materia de qua sono intervenute, anche recentemente, diverse disposizioni di legge. Nel testo in esame, alcuni adempimenti vengono rinviati a decreti attuativi di natura non regolamentare, così affidando ambiti di disciplina a fonti secondarie. Analogamente si deve rilevare il rinvio a norma di rango secondario del sistema concreto di garanzia del rispetto della copertura; - con riferimento all'articolo 1, laddove si esclude che il trattamento di cui al comma 1 possa essere richiesto per determinate categorie di soggetti, appare opportuno chiarire - tenendo conto della disciplina di delega - se il riferimento a coniugi, parti dell'unione civile, parenti, affini e conviventi concerna il proposto o anche i lavoratori indagati, imputati o condannati, di cui al comma 5, lettera a ), del medesimo articolo; - con riferimento all'articolo 2 - che introduce un'indennità mensile temporanea senza copertura figurativa a favore dei lavoratori dipendenti per i quali il datore di lavoro non abbia adempiuto agli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale, il cui rapporto di lavoro sia stato risolto e che non abbiano i requisiti di anzianità contributiva e lavorativa per accedere al trattamento della Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego di cui al decreto legislativo n. 22 del 2015 - sembra opportuno intervenire, in prospettiva, sulla limitazione dell'indennità ai soli lavoratori di cui al precedente articolo 1, comma 2, considerato che anche i dipendenti per i quali il datore di lavoro abbia adempiuto tutti gli obblighi in materia di lavoro e di legislazione sociale ben possono rientrare nella fattispecie di risoluzione del rapporto di lavoro e di mancanza dei requisiti per il trattamento NASpI. Appare comunque ragionevole e necessario estendere da subito la misura ai casi in cui la risoluzione del rapporto sia operata - anziché dal solo amministratore giudiziario - anche dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e riconoscere l'indennità ai lavoratori in stato di disoccupazione. Dal punto di vista del drafting , occorre, nel complesso, aggiornare in più punti il testo, alla luce delle abrogazioni e delle modifiche legislative introdotte medio tempore e correggere i refusi che esso reca in taluni richiami normativi; - l'articolo 7 richiama, per la copertura delle misure introdotte, il limite degli stanziamenti già disposti dalla legge di delega, prevedendone la ripartizione tra i vari interventi mediante il successivo decreto. Il meccanismo prevede che le risorse siano gestite secondo l'ordine cronologico di presentazione delle domande o di fruizione del beneficio. Esaurite le risorse assegnate, ulteriori domande non verrebbero prese in considerazione e solo ciò garantirebbe - secondo la relazione tecnica - la sostenibilità finanziaria del meccanismo. Tali previsioni non si applicano alla concessione dei benefici di cui all'articolo 3, per i quali si provvede con le risorse già stanziate dalla legge n. 208 del 2015, mantenute in bilancio come residui. Sotto tale profilo - fermo il vincolo di procedere in questa fase nel rispetto della legge di delega - va rilevato, in generale, come sia necessario, a regime, disporre di fondi congrui a dare sostanza alle norme in esame; - con riferimento all'articolo 6, comma 1, si auspica che siano progressivamente adottati meccanismi idonei a consentire che dell'istanza volta ad ottenere i benefici di cui agli articoli 1, 2 e 3 siano posti a conoscenza anche il pubblico ministero procedente e il giudice che ha disposto il sequestro o la confisca; - in merito ai profili di quantificazione dell'articolo 7, va corretto il riferimento al duplice sistema di limitazione, in base all'ordine cronologico di presentazione delle domande o di fruizione del beneficio, e dato conto che l'autorizzazione di spesa di cui al richiamato articolo 1, commi 195 e 196, della legge n. 208 del 2015, è stata incrementata, in misura pari a 10 milioni di euro per l'anno 2019, dalla legge di bilancio per il 2017, esprime parere favorevole con le seguenti condizioni: - siano corretti, alla luce dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 21 del 2018, i riferimenti normativi contenuti nell'articolo 1, comma 5, lettera a) , e nell'articolo 3, comma 1, lettera a); - all'articolo 2, comma 1, laddove si fa riferimento all'amministratore giudiziario, siano aggiunti i riferimenti all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; - all'articolo 2, comma 1, oltre alla prosecuzione, sia introdotto il riferimento alla ripresa dell'attività di cui all'articolo 41 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159; - all'articolo 2, comma 1, il riferimento all'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo n. 22 del 2015, sia sostituito con il riferimento all'articolo 4, comma 2; - all' articolo 2, comma 1, sia disposto che l'indennità ivi prevista sia riconosciuta ai lavoratori in stato di disoccupazione ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 150 del 2015; - all'articolo 7, comma 2, sia previsto che lo schema di decreto ministeriale di ripartizione delle risorse finanziarie sia trasmesso alle Camere; - all'articolo 7, comma 3, sia soppresso il criterio della fruizione del beneficio; - all'articolo 7, comma 4, sia introdotto un espresso richiamo all'incremento di risorse disposto dall'articolo 1, comma 612, della legge n. 232 del 2016. Formula, altresì, le seguenti osservazioni: - si valuti l'opportunità di prevedere, all'articolo 1, comma 5, che l'esclusione dai benefici di cui agli articoli 1 e 2 opera anche nei confronti del coniuge di uno dei soggetti di cui alla lettera a) del medesimo comma 5, nonché della parte dell'unione civile, dei parenti, degli affini e delle persone con essi conviventi, ove risulti che il loro rapporto di lavoro sia fittizio o che gli stessi si siano concretamente ingeriti nella gestione dell'azienda; - si valuti l'opportunità di estendere progressivamente il riconoscimento del sostegno di cui all'articolo 2, comma 1, anche ai lavoratori per i quali il datore di lavoro sia in regola con gli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale, il cui rapporto di lavoro sia stato risolto e che non abbiano i requisiti per accedere alla Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego; - alla luce della necessità di verificare l'efficacia e l'adeguatezza delle misure di cui agli articoli 1, 2 e 3, con riferimento alla durata e alla entità dei trattamenti, delle diverse dimensioni e tipologie di imprese interessate, delle categorie di lavoratori interessati, dei tempi e delle modalità di trattazione delle procedure, si valutino idonei meccanismi, nell'ambito del decreto di cui all'articolo 7, comma 2, volti a facilitare il monitoraggio degli oneri del provvedimento e la congruità delle risorse stanziate nella legge di stabilità per il 2016, in una prospettiva di integrazione effettiva con l'economia sana delle imprese confiscate; - con riferimento all'articolo 6, comma 1, appare opportuno adottare meccanismi idonei a consentire che dell'istanza volta ad ottenere i benefici di cui agli articoli 1, 2 e 3 siano posti a conoscenza anche il pubblico ministero procedente e il giudice che ha disposto il sequestro o la confisca. Allegato SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 19 La Commissione, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, premesso che: - l'articolo 2 dello schema di decreto in esame, modificando l'articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 112 del 2017, dispone l'aggiornamento del calcolo della quota di lavoratori qualificati come molto svantaggiati dipendenti dell'impresa sociale, prevedendo che, ai fini del computo della percentuale, i lavoratori molto svantaggiati non possano essere valutati come tali per più di 24 mesi dall'assunzione; - l'articolo 3 dello schema di decreto in esame introduce il comma 2- bis all'articolo 3 del decreto legislativo n. 112 del 2017 e precisa che i ristorni, correlati ad attività di interesse generale e assegnati ai soci di una impresa sociale costituita in forma di società cooperativa non costituiscono distribuzione vietata di utili e avanzi di gestione, neanche indiretta; - l'articolo 4 dello schema di decreto in esame integra l'articolo 4 del decreto legislativo n. 112 del 2017, introducendo, in favore delle ex IPAB privatizzate, una deroga alla disposizione, prevista all'articolo 4, in base alla quale le amministrazioni pubbliche non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale; - l'articolo 6 dello schema di decreto in esame modifica l'articolo 13 del decreto legislativo n.112 del 2017, specificando che il computo della differenza retributiva tra lavoratori dipendenti dell'impresa sociale, che non può essere superiore al rapporto 1 ad 8, non è applicabile per particolari categorie di lavoratori ossia per coloro che abbiano specifiche competenze nell'ambito delle seguenti attività: interventi e prestazioni sanitarie, formazione universitaria e post-universitaria, ricerca scientifica di particolare interesse sociale; - l'articolo 8 dello schema di decreto in esame modifica l'articolo 18 del decreto legislativo n. 112 del 2017, apportando modificazioni al regime delle misure fiscali di sostegno dell'impresa sociale, considerato che: - in merito all'articolo 2, la norma vigente prevede che, ai fini della possibilità di acquisire la qualifica di impresa sociale, si considera comunque di interesse generale l'impresa che impieghi alle sue dipendenze una percentuale non inferiore al 30 per cento di lavoratori molto svantaggiati e di persone svantaggiate o con disabilità, beneficiarie di protezione internazionale e persone senza fissa dimora iscritte nell'apposito registro dell'anagrafe. La formulazione della disposizione introdotta, non rivolta esplicitamente solo a quelle imprese sociali la cui attività abbia ad oggetto servizi finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui all'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo n. 112 del 2017, potrebbe comportare il rischio che l'impresa sociale provveda semplicemente, allo spirare del termine di 24 mesi, al licenziamento delle persone che hanno perso la qualifica di lavoratori molto svantaggiati, al fine di mantenere inalterata la percentuale del richiesta; - in merito all'articolo 3, nell'ordinamento italiano non esiste una definizione di ristorno e gli unici riferimenti sono nell'articolo 2511 del codice civile, ove si prevede che le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per la ripartizione dei ristorni siano contenute nell'atto costitutivo, nell'articolo 2545- sexies del codice civile, in cui sono indicate le modalità e le condizioni di ripartizione, nonché nell'articolo 3 della legge n. 142 del 2001. Sulla base di tali riferimenti, pertanto, si è creato un dibattito in dottrina proprio al fine di delineare l'esatto distinguo tra ristorni e utili. Al riguardo, è in linea generale possibile definire il ristorno come l'attribuzione ai soci di trattamenti a ristoro degli scambi realizzati nel corso dell'esercizio e in misura proporzionale agli stessi; - la distribuzione di somme a titolo di ristorno è subordinata a precise condizioni. Tra le prime, rientra la necessità che lo statuto o l'atto costitutivo indichi i criteri di ripartizione dei ristorni ai soci proporzionalmente alla quantità e qualità degli scambi mutualistici e che si registri un avanzo della gestione mutualistica, in quanto è possibile distribuire quali ristorni soltanto i risultati derivanti dall'attività posta in essere dai soci; - in merito all'articolo 4, con la sigla IPAB, si identificano le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza che, da organismi di diritto pubblico, istituiti nel 1923, hanno poi subìto numerosi interventi legislativi, che ne hanno modificato la natura pubblica. A partire dagli anni 60 è iniziato, infatti, un lungo percorso di de-pubblicizzazione. Dopo la nascita delle Regioni e il trasferimento ad esse delle IPAB e dopo una pronuncia della Corte costituzionale, nel 1990 si è consentito alle Regioni di riconoscere la personalità giuridica di diritto privato a quelle istituzioni che avessero talune caratteristiche proprie delle associazioni. Dal lungo processo di trasformazione e di riordino, le ex IPAB possono oggi configurarsi come ASP (enti di diritto pubblico con autonomia gestionale e amministrativa), oppure come fondazioni e associazioni (enti di diritto privato senza finalità di lucro) e che la maggior parte delle ex IPAB sono operanti nel campo dei servizi assistenziali o socio-sanitari; - la relazione illustrativa allo schema di decreto in esame ritiene ammissibile tale deroga, trattandosi di mera designazione e non di mandato fiduciario con rappresentanza, sicché i componenti dell'organo di amministrazione rappresentano la comunità territoriale e non il Comune quale ente pubblico istituzionale, dotato di un proprio indirizzo politico-amministrativo. L'insussistenza del rapporto di strumentalità tra le pubbliche amministrazioni e il soggetto ex IPAB privatizzato trova ulteriore conferma nell'assenza, al di là del potere di nomina, di ulteriori indici pubblicistici (revoca degli amministratori, sottoposizione del bilancio all'approvazione della pubblica amministrazione); - la medesima relazione, altresì, afferma che si introduce una deroga per le amministrazioni pubbliche, le quali possono nominare il presidente dell'organo di amministrazione di una impresa sociale, purché questi non abbia deleghe gestionali dirette o potere di rappresentanza legale; - tali enti, per la maggior parte e a prescindere dalla configurazione giuridica assunta, hanno comunque mantenuto nomine pubbliche degli amministratori, soprattutto da parte degli enti locali; ciò perché l'organo di amministrazione di una ex IPAB continua ad essere disciplinato dalle tavole di fondazione e dallo statuto, cui la legge (articoli 4 e 9 della legge n. 6972 del 1890) espressamente demanda ogni facoltà dispositiva; - ciascuna istituzione è dunque autonoma nella scelta della propria amministrazione e direzione, secondo le proprie disposizioni statutarie, e il caso più frequente è che alcuni (o tutti) i membri dell'organo di amministrazione, in special modo il presidente, di una ex IPAB sono di nomina comunale o regionale; - tra i principi e criteri direttivi della legge di delega vi è la possibilità, nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo n. 39 del 2013, per le imprese private e per le amministrazioni pubbliche, di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione, la presidenza e il controllo; - nella legge di delega non vi è alcun riferimento alle deleghe gestionali dirette, né al potere di rappresentanza legale e il presidente o il consiglio di amministrazione di numerose ex IPAB privatizzate hanno invece un ruolo innegabile di direzione; - sussiste un'inevitabile eterogeneità delle ex IPAB privatizzate, strettamente correlata a statuti per loro natura diversi e comunque caratterizzati da diversificate facoltà dispositive, incluso, ad esempio, anche il potere di revoca che invece, per statuto, ben può essere rimesso anche all'amministrazione pubblica; - in merito all'articolo 6, la fissazione, nella misura di 1 a 8, del divario salariale massimo tra i lavoratori di una stessa impresa sociale appare una norma di buon senso e la relazione illustrativa allo schema di decreto in esame non chiarisce la motivazione sottesa alla deroga; - in merito all'articolo 8, già in sede di esame del decreto legislativo n. 112 del 2017, in riferimento alle agevolazioni fiscali indicate all'articolo 18 del medesimo decreto, erano state espresse talune perplessità, poiché di fatto tali agevolazioni dispensano le imprese sociali da tutta una serie di vincoli fissati da norme di carattere antielusivo e quindi potrebbero celare veri e propri aiuti di Stato. Non a caso, infatti, l'efficacia di tali norme è stata comunque prudenzialmente subordinata alla autorizzazione della Commissione europea, richiesta dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea; - le modifiche integrative e correttive introdotte sembrano parzialmente ovviare a tali perplessità, quantunque sarebbe importante chiarire se siano in qualche misura susseguenti o correlate ad un'eventuale valutazione, da parte della Commissione europea, soprattutto laddove si modifichino le agevolazioni sugli investimenti; - il medesimo articolo 8, nel disciplinare il sistema dei controlli, sembra, in qualche misura, subordinare il controllo dell'amministrazione finanziaria a quello dell'amministrazione vigilante, esprime parere favorevole, con le seguenti condizioni: - all'articolo 4, sia soppressa la deroga, in favore delle ex IPAB privatizzate, alla disposizione in base alla quale le amministrazioni pubbliche non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale, oppure, in subordine, sia previsto che tale deroga sia possibile solo qualora i componenti del consiglio di amministrazione di nomina pubblica siano la minoranza e non ricoprano comunque né la carica di Presidente, né, in ogni caso, partecipino ad organismi di controllo, coordinamento o direzione; - all'articolo 6, sia soppressa la deroga alla norma che fissa, nella misura di 1 a 8, il divario salariale massimo tra i lavoratori di una stessa impresa sociale, tenuto conto che essa appare una norma di buon senso e che la relazione illustrativa al provvedimento non chiarisce la motivazione sottesa nella deroga. Formula, altresì, le seguenti osservazioni: - appare auspicabile una diversa formulazione dell'articolo 2, volta ad evitare che le disposizioni introdotte dal medesimo articolo possano comportare il licenziamento, da parte delle imprese, dei lavoratori svantaggiati, in conseguenza della scadenza del termine ivi previsto; - all'articolo 3, appare auspicabile precisare che i ristorni non costituiscono distribuzione vietata di utili e avanzi di gestione, neanche indiretta, a condizione che lo statuto o l'atto costitutivo indichi i criteri di ripartizione dei ristorni ai soci proporzionalmente alla quantità e qualità degli scambi mutualistici e che si registri un avanzo della gestione mutualistica, in quanto è possibile distribuire quali ristorni soltanto i risultati derivanti dall'attività posta in essere dai soci; - all'articolo 8, appare auspicabile precisare che il sistema dei controlli, da parte dell'amministrazione finanziaria, non sia comunque subordinato a quello dell'amministrazione vigilante; - sempre con riferimento all'articolo 8, appare necessario chiarire se le modifiche all'articolo 18 del decreto legislativo n. 112 del 2017 rispondano all'esigenza di escludere che talune misure agevolative si configurino come aiuti di Stato, passibili di valutazione negativa da parte della Commissione europea; - a livello generale, in considerazione dell'importanza delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite dalle imprese sociali, fermo restando quanto previsto dalle disposizioni di delega, appare auspicabile che sia posto in essere un intervento normativo volto alla costituzione di uno specifico fondo di garanzia, a copertura del rischio derivante da eventuale insolvenza delle amministrazioni pubbliche verso le imprese sociali, che vantano crediti certi ed esigibili e derivanti da prestazioni di servizi.