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Previdenza e assistenza - Pensioni, indennità e assegni corrisposti dall’inps - Pignorabilità per crediti tributari, entro i limiti consentiti per i dipendenti pubblici (dall’art. 2 del d.p.r. 5 gennaio 1950, n. 180) - Esclusione - Ingiustificato trattamento di privilegio, rispetto ai titolari di altre pensioni o rendite - Illegittimità costituzionale 'in parte qua'.. E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 128 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827, convertito, con modificazioni, nella legge 6 aprile 1936, n. 1155, nella parte in cui non consente – entro i limiti stabiliti dall’art. 2, comma primo, numero 3, del d.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180 – la pignorabilità per crediti tributari di pensioni, indennità che ne tengano luogo ed assegni corrisposti dall’INPS, fino alla concorrenza di un quinto, valutato al netto di ritenute. Così come per i crediti alimentari, non sussiste, infatti, ragione alcuna – riguardo a tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, e facenti carico, fin dalla loro origine, al pensionato – perché i titolari di pensioni INPS godano, in punto di pignorabilità o di sequestrabilità, di un trattamento di favore – restando assorbito ogni ulteriore rilievo relativamente all’invocato art. 53 della Costituzione – rispetto ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni e, conseguentemente, ai professionisti che percepiscono assegni dalle rispettive Casse di previdenza. – Su analogo principio, con riguardo ai crediti alimentari, citata la sentenza n. 1041/1988. – Sul d.P.R. n. 180 del 1950 come “norma di carattere generale” rinvio alla sentenza n. 209/1984. – Sull’estensione dell’area di applicazione dell’art. 2, comma primo, numero 1, del d.P.R. n. 180 del 1950 citate: la sentenza n. 209/1984 (per le pensioni erogate ai giornalisti dall’INPGI); la sentenza n. 155/1987 (per le pensioni ai notai erogate dalla relativa Cassa); la sentenza n. 572/1989 (per le rendite corrisposte dall’INAIL).