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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 164 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente TAVERNA, del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta ( ore 9,34 ). Si dia lettura del processo verbale. MONTEVECCHI , segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo M5S ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Colleghi, vi chiedo un attimo di attenzione per stabilire il prosieguo dei nostri lavori. Com'è noto, è giunta la richiesta di dedicare uno spazio per consentire interventi di cinque minuti a commemorazione dell'anniversario della caduta del muro di Berlino. Dobbiamo ora stabilire se farlo prima o dopo il primo punto previsto all'ordine del giorno della seduta odierna. Non vedendo presenti in Aula i senatori che per primi hanno avanzato tale richiesta, posticiperei questo punto a conclusione dell'esame del disegno di legge già previsto all'ordine del giorno. Non facendosi osservazioni, così resta stabilito. Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: Doc 1570 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105, recante disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1570, già approvato dalla Camera dei deputati. La relatrice, senatrice Mantovani, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale, ma non la vedo al momento presente in Aula. In attesa che arrivi, comunico che sono stati presentati, entro l'orario prestabilito, sette subemendamenti riferiti agli articoli del decreto-legge. Autorizzo pertanto la Commissione bilancio fin d'ora a riunirsi, in modo da avere al momento giusto anche i pareri su tali proposte. È un auspicio e conto anche sulla fattiva collaborazione del presidente Pesco. Non essendo ancora arrivata la relatrice, chiedo al Presidente della 1 a Commissione, senatore Borghesi, se intende rimettersi alla relazione scritta. BORGHESI, relatore . Sì, Presidente. Mi rimetto alla relazione scritta e chiedo che venga allegata al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE . La Presidenza l'autorizza in tal senso. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, avverto profondo il senso di responsabilità nell'intervenire su un argomento così importante come quello che stiamo trattando, che non investe solamente questioni di ingegneria costituzionale o provvedimenti di natura amministrativo-istituzionale, ma riguarda la sicurezza della nazione, intesa come sicurezza economica, come protezione dei dati delle nostre imprese e soprattutto come sicurezza di carattere militare. In questo momento dobbiamo discutere di un provvedimento estremamente importante e soprattutto valutare un principio, quello della sicurezza nazionale, che non è barattabile, né assoggettabile a interessi di natura economica. Mi riferisco a ragionamenti che ho sentito fare anche ieri in 1 a Commissione, relativi a questioni di carattere economico, di caduta del PIL e magari di tenuta dell'occupazione. Noi, di fronte alla sicurezza nazionale, abbiamo il dovere assoluto di guardare in faccia questo tipo di problema e fare tutto quanto è possibile per preservarla, perché oggi inevitabilmente si decidono i destini anche delle future generazioni. Oggi dobbiamo guardare con grande attenzione a quanto può avvenire, ad esempio, nella trasmissione dei dati di natura militare. Una forza politica e un movimento politico come il nostro ha sempre fatto del senso di responsabilità una bandiera, sia in politica estera - lo ricordiamo - nella vicinanza ai nostri soldati nelle missioni all'estero sia soprattutto su questo tema che riguarda la sicurezza nazionale, rispetto al quale crediamo non debbano prevalere gli interessi di parte, ma gli interessi dell'Italia e degli italiani. Pensiamo quindi di avere le carte in regola. Quale deve essere il perimetro per la difesa cibernetica del nostro Paese? Questo è uno dei primi provvedimenti del secondo Governo Conte e individua una serie di soggetti, sia pubblici sia privati, che, in base all'attività svolta e ai sistemi e alle infrastrutture utilizzate per svolgere tale attività, saranno assoggettati a una serie di procedure di sicurezza standardizzate. Come Forza Italia abbiamo presentato numerosi emendamenti, tra cui vorrei ricordare quello che caratterizza e qualifica anche la nostra battaglia politica, secondo il quale nel momento in cui si verifica un attacco cibernetico il Presidente del Consiglio dei ministri deve immediatamente comunicarlo e riferire davanti al Copasir. Questo è un aspetto estremamente importante. La situazione nazionale, ma anche quella internazionale, è aggravata oggi dalla presenza di due elementi di novità coi quali dobbiamo fare i conti: il primo è la tecnologia 5G e l'altro è rappresentato dai big data. Noi dobbiamo tenere in considerazione il fatto che si tratta di elementi di vantaggio e di sviluppo, ma possono diventare anche di criticità per i nostri dati sensibili. Ieri in 1 a Commissione, dove sono stato invitato da alcuni componenti perché, pur non facendone parte, ero interessato all'argomento, si è parlato lungamente di ciò che sta accadendo. Vorrei ricordare che gli attacchi cibernetici, che comportano dei disastri non solamente perché vengono sottratti dati personali, ma anche dati estremamente importanti come quelli militari, hanno riguardato almeno per un quarto, cioè il 24,9 per cento, gli Stati Uniti d'America, per il 9,1 per cento la Cina, per il 5 per cento la Russia e allo stesso tempo anche il Brasile, per il 4 per cento la Germania. L'Italia non è non è stata esente da questo tipo di attacchi, quindi siamo di fronte a una situazione di estremo pericolo che dobbiamo valutare con grande serietà. L'Italia non può quindi prescindere da una concreta difesa, attraverso l'individuazione di un perimetro di sicurezza nazionale. Un tempo l'attore preminente nei conflitti, quando la politica aveva esaurito le sue parole e le carte bollate della diplomazia avevano finito la propria funzione, era la forza; oggi le nazioni sono rafforzate e fortificate dall'ottenimento di dati importanti, strategici, economici e - lo ripeto ancora una volta - militari, per questo abbiamo la necessità di approntare una difesa di questo tipo. Mi permetto di ricordare, infine, che dobbiamo dotarci di difese immunitarie efficaci sotto questo profilo, contro la penetrazione di multinazionali straniere che hanno le proprie radici anche in regimi illiberali. Proprio in questo momento, in cui anche a livello planetario assistiamo alla sfida globale tra due grandi superpotenze, gli Stati Uniti e la Cina, è compito nostro effettuare una scelta. Non possiamo rimanere nel girone degli ignavi, non possiamo rimanere tra color che son sospesi; dobbiamo scegliere da che parte stare e noi lo abbiamo fatto: quella della libertà. Noi siamo con l'Europa, anche se può non piacere nel suo complesso; un'Europa che può essere migliorabile, emendabile, ma siamo eurocritici e non euroscettici. Siamo all'interno della NATO e dobbiamo proteggerla, con le responsabilità che essa stessa comporta, anche di carattere militare. Noi siamo dunque dalla parte della democrazia e soprattutto della libertà e abbiamo fatto la nostra scelta di campo decisiva una volta per tutte. Credo che queste siano le ragioni per le quali è importante dotarci di queste difese. Spiegherà meglio il collega che interverrà in dichiarazione di voto quali sono le criticità che abbiamo osservato nel provvedimento in esame, soprattutto alla luce di alcuni nostri emendamenti importanti, che non sono stati accolti. Queste sono le ragioni per le quali, signor Presidente, ritengo che il Gruppo Forza Italia abbia fatto il proprio dovere anche su questo argomento nell'interesse dell'Italia e degli italiani (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, è per tutti noi difficile oggi immaginare un mondo senza la Rete, un mondo in cui si possa prescindere dalla ricchezza dei dati che circolano nella Rete, ma anche dalla potenza con cui la stessa ci permette di controllare praticamente tutti gli aspetti della vita culturale, sociale, industriale, politica. Possiamo abbastanza realisticamente paragonare la Rete al nostro sistema nervoso, composto da un apparato centrale e da uno periferico, qualcosa che innerva totalmente e radicalmente il sistema e, in quanto tale, ne esprime la vita, analogamente a quanto accade, al contrario, con una diagnosi di morte cerebrale, nel caso vi sia un elettroencefalogramma piatto. La Rete ha bisogno di nutrirsi continuamente di dati, di informazioni e di apporti tecnologici, progressivamente più avanzati. Ma proprio la sua forza e la sua potenza definiscono, contestualmente, la sua rischiosità, la sua debolezza, la sua fragilità, dalle quali dobbiamo difenderci. La vera sfida oggi è come utilizzare tutto il potenziale della Rete e difendersi dai suoi rischi, che comportano - insisto - aggressioni a tutto campo. Penso alla grande diffusione del commercio in Rete, alla grande risorsa che rappresenta in tanti posti una struttura come Amazon, che permette di consegnare il prodotto di ultima generazione fino all'ultimo Paese in tutto il nostro universo (per lo meno occidentale e orientale). Tuttavia, ci troviamo all'interno di un sistema in cui anche la guerra che si svolge in Rete utilizza strategie, tecniche e metodologie che la cultura generale non è ancora in grado di identificare e riconoscere. Tanto è vero che, rispetto all'attacco in rete, la cyber security prima ancora di rappresentare una difesa della sicurezza nazionale, diventa uno strumento di sicurezza individuale, ad esempio rispetto ai propri conti in banca, alla propria posta elettronica, alla sfera dell'intimità di ognuno di noi, alle nostre scelte e ai desideri nel contesto apparentemente libero e liberale con cui noi utilizziamo i social . In tutto questo, trovare il punto di equilibrio richiede una rivoluzione che comincia dal recupero di una formazione, in cui la componente tecnica, umanistica, etica e dialogica diventano strumenti per una cooperazione che sia consapevole che il tradimento nella Rete può provocare danni talmente profondi da superare quelli di una guerra. Basti pensare al controllo di tutte le centrali elettriche, degli aeroporti, delle stazioni, delle ferrovie, dei treni, di tutti i trasporti. Qual è la nostra sfida in tutto questo? Sicuramente una parte della sfida è legata alla legge che stiamo per approvare, attraverso la quale dobbiamo dotarci di strumenti normativi rigorosi, forti e chiari, ma collocati nel giusto punto di equilibrio tra apertura all'innovazione e valorizzazione dell'apporto tecnologico avanzato da una parte, e, dall'altra, prudenza rispetto a una naturale discrezione e possibilità di controllare i famosi buchi neri della Rete, che fanno la fortuna degli hacker che riescono a scoprirli, inserendovisi. La cinematografia spesso ci mostra come sia teoricamente impossibile, ma di fatto diventa possibile, perché il fattore dell'intelligenza umana è in grado di vincere anche la Rete e di scavalcarne le resistenze. Questa battaglia riguarda la formazione. Credo che questa legge sia necessaria ma non sufficiente, perché trascura la dimensione della capillarità della formazione, che oggi dobbiamo portare fino alle più minute conseguenze. È di ieri l'approvazione da parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza di un documento molto importante, ossia lo schema di documento conclusivo dell'indagine conoscitiva su bullismo e cyberbullismo, che si riferisce all'uso della Rete intenso in senso negativo, come forma di aggressione e violenza che parte dal privato per dilatarsi e creare davvero un sistema di guerra che non è più privata, ma coinvolge vasti gruppi di persone. Non dobbiamo trascurare questi dati. Mi sembra che la legge non presenti sufficienti garanzie che si cominci dalla scuola primaria e media superiore. Occorre raggiungere sostanzialmente tutti i livelli della formazione superiore. Faccio un esempio. Penso ai dati che riguardano la salute di ognuno di noi e alla telemedicina, che fa viaggiare i dati e le informazioni delicate sulla salute di tutti e che diventa intercettabile, ad esempio come succede frequentemente anche negli Stati Uniti, dal sistema delle assicurazioni sanitarie, che rendono possibile l'accettazione o no di una persona a seconda del suo stato effettivo di salute. Penso anche alle banche e ai nostri conti correnti. La formazione oggi deve raggiungere questo livello di complessità. Solo un cittadino che, nel suo esercizio professionale specifico, ha raggiunto la maturità, la conoscenza e la competenza adeguata potrà essere poi capace di cogliere la dimensione della potenza dello strumento a livello nazionale e internazionale (siamo infatti all'interno di un sistema complesso) e, in quel momento e in quel luogo, essere un interlocutore responsabile e consapevole. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, grazie alla banda larga i nostri dati e le nostre informazioni viaggiano velocemente. Si tratta di una velocità che ci consente di innovare e utilizzare servizi on line pubblici e privati, migliorando, grazie a questi, le nostre vite e i nostri impegni quotidiani. Spostarsi, sentirsi al sicuro, gestire gli acquisti e i pagamenti on line o guardare un video fanno parte di un modo di vivere che viaggia sulla Rete, attraverso le connessioni che abilitano le comunicazioni elettroniche. Abitiamo un'epoca di grandi trasformazioni tecnologiche e sociali che, mentre ci permettono di proiettarci in affascinanti evoluzioni del prossimo futuro, hanno già cambiato radicalmente il nostro presente. Questo scenario, in cui tutti siamo immersi, più o meno consapevolmente, può funzionare ed essere funzionale solo se alla base delle infrastrutture, dei servizi pubblici e privati o dei dati e dei contenuti c'è un sistema affidabile e sicuro. Signor Presidente, colleghi, la sicurezza informatica è un settore cruciale sul quale urge una normativa di sistema. Non basta la banda larga a permettere alle imprese di evolversi e sviluppare nuovi business e ai cittadini di vivere appieno le opportunità del digitale. Per essere efficienti ed efficaci è fondamentale garantire un perimetro di sicurezza all'interno del quale queste informazioni e servizi viaggino in maniera affidabile. È per questo che oggi deliberiamo su come definire le regole e gli interventi per fare in modo che tale perimetro diventi efficace e abilitante per la società digitale. Il primo ostacolo da superare riguarda proprio la consapevolezza che investire in sicurezza fa la differenza per un sistema Paese al passo con le esigenze di uno Stato innovatore. Ecco perché un concetto di saldo zero è in contrasto con i concetti di digitalizzazione e innovazione. Prendiamo ad esempio Singapore, una città Stato con la densità abitativa di Roma. Negli ultimi anni ha scalato le classifiche internazionali, arrivando nel 2017 al primo posto nel Global cybersecurity index, il rapporto dell'ONU che prende in esame gli sforzi nazionali sulla sicurezza informatica di 193 Nazioni. Singapore è un esempio di come investire seriamente nelle politiche di sicurezza informatica consenta a uno Stato di supportare lo sviluppo dei mercati e dei servizi digitali della pubblica amministrazione. Si tratta di un atteggiamento efficace proprio perché nasce dalla consapevolezza delle problematiche esistenti e delle soluzioni da attuare. Traslando questa impostazione alla condizione italiana, la prima consapevolezza che dobbiamo avere è che non si risolvono i rischi legati agli attacchi informatici senza investire seriamente, così come non serve trovare soluzioni che partono da zero e che, quindi, hanno un'efficacia limitata nel breve e medio periodo. Al contrario, c'è bisogno di scelte che valorizzino ed evolvano le eccellenze già presenti nelle amministrazioni italiane, realtà che lavorano quotidianamente per garantire un perimetro di sicurezza alle infrastrutture e ai servizi su cui viaggiano i nostri dati e le informazioni sensibili. Un sistema fortemente sanzionatorio, ma che non prevede strumenti che abilitino le amministrazioni a gestire in maniera strutturata il rischio informatico, non è sicuramente in grado di tutelare le politiche di sicurezza ad ogni livello amministrativo e questa è la seconda consapevolezza che dobbiamo avere. Quello che manca non sono di certo le sanzioni, che finora, anzi, hanno gravato sulle spese delle amministrazioni, senza indurre queste ultime a cambiamenti positivi che facciano leva su strumenti di verifica e di rispondenza ai requisiti emessi dalla norma. Cosa fare, allora? Secondo noi occorre partire dalle eccellenze già presenti nelle amministrazioni italiane e predisporre, ad esempio, strumenti che consentano di valutare e affrontare i rischi legati alla sicurezza informatica per migliorare la sicurezza e l'affidabilità di sistemi, servizi e informazioni. In conclusione, signor Presidente, noi proponiamo la creazione di un national vulnerability database , un archivio nazionale delle vulnerabilità, a partire dagli strumenti di analisi del rischio già a disposizione del settore pubblico, per far crescere le azioni di rientro dai rischi di sicurezza informatica. Il national vulnerability database , l'archivio nazionale delle vulnerabilità, rappresenterebbe senza dubbio il fattore abilitante del perimetro cibernetico di cui stiamo discutendo oggi in quest'Aula e questa sarebbe una garanzia per la nostra sicurezza, per la sicurezza del Paese e di tutti i nostri cittadini. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, l'argomento che oggi curiamo nell'istruttoria di competenza dell'Aula è eminentemente politico. Ieri mi sono trovato a dare un contributo anche nella 1 a Commissione permanente, dove abbiamo cercato di fare un'analisi, un'attività di lettura istruttoria che tenesse conto, sia del profilo tecnico che di quello giuridico, all'interno di un quadro di lettura anche politica. Che cosa accade con questo decreto-legge, già istruito alla Camera dei deputati e che, per compiutezza, è rimesso anche al lavoro del Senato? Attraverso un decreto-legge abbiamo il rafforzamento dell'attività istruttoria riferita alla cibernetica, alle telecomunicazioni, stabilendo come valore, in termini naturali, il mantenimento della certezza della sicurezza nazionale informatica. Il bene da presidiare e da assicurare è dunque quello della sicurezza informatica dal punto di vista della sicurezza nazionale. Quali sono le norme a presidio, per fare in modo che la sicurezza nazionale venga garantita? Il riferimento è, innanzitutto, agli articoli 3 e 24 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in cui si configura un perimetro dello spazio nazionale, superando la categoria del perimetro statuale nazionale. È già accaduto per quanto concerne la mobilità aerea e qui viene confermato e non poteva che essere così sul piano della infrastrutturazione telematica. Dalla notte dei tempi, lo Stato ha avuto bisogno di confini (ci sarebbero voluti qui adesso illustri componenti di questa Assemblea: penso, ad esempio, al sardo Guido Melis, che ha studiato a fondo le istituzioni politiche, al presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga o, ancora, a Ettore Rotelli e a Gianfranco Miglio, che ci hanno lasciato in testimonianza autorevoli studi sul come lo Stato è nato e come si è garantito). E di quale tipo di confini ha avuto bisogno lo Stato? Di confini naturali, resi tali dalla presenza di forze umane armate in termini tradizionali. Ma basterebbe oggi assicurare la sagoma dei confini dello Stato, coniugando le risorse naturali dell'acqua, dell'altura, della difficoltà di superamento o del numero di forze fisiche umane, per rendere certa l'intangibilità del suolo e addirittura della sovranità? Assolutamente no. In ragione di quello che ha detto a tratti anche la collega Binetti, quando ha affermato che la tecnologia ha superato la forza dei confini naturali (quelli che possono essere considerati tradizionali) di confinare e di difendere. La Regione Lombardia, credo anche a seguito degli utili dibattiti al tempo della Conferenza delle Regioni retta da Vasco Errani, pose nel 2012 il tema del piano regolatore del sottosuolo. Era un piano regolatore che voleva fare ordine tra le reti che armano e arredano il sottosuolo, che conducono normali erogazioni di servizi tradizionali (acqua, elettricità e quant'altro serve alla civiltà e al funzionamento delle città). Ma basterebbe il Piano regolatore del sottosuolo del 2012 della Regione Lombardia per metterci al riparo da aggressioni e penetrazioni per via informatica e cibernetica? Assolutamente no. E allora il legislatore fa ricorso alla risorsa normativa. Cosa dice la risorsa normativa? Semplifichiamo e rendiamolo comprensibile e dicibile anche per chi non fa parte di quest'Assemblea: la norma che stiamo votando contempla un approfondimento e un rafforzamento dell'attività istruttoria nel dire sì o no a chi vuole fare investimento informatico, telematico o di cibernetica nel suolo dell'Europa e nel suolo dell'Italia. Qual è lo strumento straordinario di questa procedura rafforzata istruttoria? Il veto. All'articolo 4- bis del decreto-legge istruito alla Camera compare l'istituto del veto. In un luogo di dialogica politica e di dialogica parlamentare si pone allora la seguente domanda: è il caso di prevedere il veto come istituto per mettere al sicuro il confine nazionale dell'Europa rispetto agli investimenti della tecnologia? Certo che sì, perché può accadere il contrario della crescita economica con un uso maldestro della tecnologia. Nel 1999 Massimo Cacciari e un altro bravo intellettuale esperto nel pensiero filosofico, Emanuele Severino, ragionarono chiedendosi se la tecnologia, spinta all'estremo, porti soltanto del bene o addirittura porti il suo contrario. Mi ricordo che Cacciari, con un ragionamento implacabile, mise in evidenza che la tecnologia deve conoscere dei limiti. Qui noi stabiliamo dei limiti laddove viene messa a rischio la sicurezza nazionale. C'è un'altra domanda: chi è che stabilirà il limite e il veto, se è a rischio la sicurezza nazionale? Palazzo Chigi, la Presidenza del Consiglio dei ministri, con una procedura che è connotata dall'avvertimento del momento eccezionale. Gianfranco Miglio (non so dove sedeva) di sicuro avrà parlato, nei suoi interventi, del valore del momento eccezionale quando entra in campo lo Stato. E il momento eccezionale di cui deve avere consapevolezza lo Stato chi è che lo svela? Palazzo Chigi. E in base a quale legge? In origine in base alla legge n. 400 del 1988, che venne pensata da un altro senatore illustre, Andrea Manzella (che di sicuro frequenta e conosce il mio collega Zanda). Manzella, nel riordino della Presidenza del Consiglio, precisò qual era il punto nevralgico dello Stato, laddove c'è il rischio, il pericolo. Ma anche Cossiga fece una riflessione: in caso di guerra, dove si attiva l'avvertimento? Noi abbiamo quindi una norma che razionalizza questo aspetto. E rispetto ad esso che può fare il Parlamento, se è serio? Sviluppare la sicurezza e la consapevolezza nell'attivazione dell'informativa. Questo c'è, perché la Commissione parlamentare competente viene informata a un ritmo periodico, ogni trenta giorni, così come c'è il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Dentro questa cornice, allora - e mi avvio alla conclusione - serviva questa legge? Questa è la domanda di fondo; se fossimo in un colloquio tra privati la definiremmo la «domanda etica». Serviva questa norma? Certo che sì. Serviva in questo momento? Certo che sì, perché ci sono operatori internazionali nelle lontananze che possono mettere a rischio la sicurezza nazionale. Dentro questa cornice, allora, invito a votare sì (anche se a fare la dichiarazione di voto sarà il senatore Collina, più competente di me anche sul piano tecnologico). Serve però anche trovare un punto di convergenza, come dovrebbero fare i Parlamenti tutte le volte che si parla di sicurezza nazionale. Certo, il Muro di Berlino non ci avrebbe aiutato, in questo caso, a garantire la sicurezza nazionale. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Grimani. Congratulazioni). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti e i docenti dell'Istituto d'istruzione superiore «Pertini-Falcone», di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1570 URSO (FdI) . Signor Presidente, intervengo in questa sede sul provvedimento in esame ritenendolo non solo importante, ma fondamentale - e lo sottolineo - per lo sviluppo economico, la competitività del sistema Paese, la sicurezza e quindi la sovranità nazionale. Il provvedimento, in maniera un po' confusa, completa un iter iniziato il 7 giugno dell'anno scorso - data che non cito a caso - quando, come primo atto del Governo Conte I, fu deciso di applicare la golden power sulla Retelit, argomento di cronaca di questi giorni e ovviamente anche di polemiche politiche. Il primo provvedimento del Governo, il giorno dopo aver giurato, quando ancora il Presidente del Consiglio era in viaggio istituzionale all'estero, è stato l'applicazione della golden power . La cito perché fa parte di questo provvedimento e nel Governo Conte I prima e nel Governo Conte II poi la golden power - o meglio, l'esercizio e la legislazione ad essa inerenti - è più volte modificata in maniera confusa e abborracciata. E quando viene modificata in maniera evidente sul piano politico (e mi rivolgo a quest'Assemblea)? Con il decreto-legge emanato in maniera affrettata, quando il Presidente del Partito comunista cinese - che è anche Presidente dello Stato cinese - giunge in Italia per firmare gli accordi sulla Via della seta. In quel momento - e non a caso - vengono estese la golden power - poi riproposta in questo provvedimento - alla tecnologia 5G e soprattutto la possibilità d'intervento sulle acquisizioni societarie - cioè sulla composizione delle aziende, come fatto con Retelit - che, non a caso, viene estesa anche agli strumenti e ai sistemi, cioè alla tecnologia che verrebbe utilizzata. Anche questo Governo Conte II nasce peraltro con un provvedimento preso in occasione del suo primo Consiglio dei Ministri, inerente proprio alla golden power e al perimetro di sicurezza nazionale, cioè il provvedimento di cui oggi parliamo. Perché ritengo che esso sia non solo importante, ma fondamentale (e lo ribadisco a quest'Assemblea)? Perché interconnette tre questioni (in quanto l'una potrebbe inficiare l'altra): lo sviluppo tecnologico (del digitale e quindi della sicurezza digitale); la competitività globale; la sovranità e la sicurezza nazionale. Siamo in presenza di una quarta rivoluzione industriale. Ricordo che le rivoluzioni industriali hanno modificato negli ultimi secoli gli assetti globali e la gerarchia delle Nazioni. La prima rivoluzione globale del 1784 pone Londra capitale del mondo: in quel periodo venne sviluppata la macchina a vapore; da lì nasce il marxismo, il capitalismo e quant'altro ancora. La seconda rivoluzione globale sul piano industriale risale al 1870 ed io la localizzerei - spero siate d'accordo - a Boston, laddove viene individuata la catena di montaggio, che sposta gli assetti planetari. La capitale del mondo non è più Londra o comunque una città dell'Europa, ma si sposta a Boston e, quindi, negli Stati Uniti. Chi, per esempio, ha visitato il distretto della Riviera del Brenta sa che cosa significa perché tale distretto nasce quando un veneto emigrato a Boston scopre che la catena di montaggio si può applicare anche alle calzature. Nasce così la prima azienda a catena di montaggio nel distretto della Riviera del Brenta. La terza rivoluzione industriale è quella informatica. Si tratta di una rivoluzione dell'intelligenza e dell'automazione. Ricordo all'amico Maurizio Gasparri che in quegli anni scrivemmo il libro «L'età dell'intelligenza», prevedendo il crollo del sistema comunista come conseguenza della rivoluzione informatica, come poi avvenne. La rivoluzione informatica, ponendo infatti l'accento sull'Occidente, l'automazione e lo sviluppo economico, ha portato al crollo del sistema comunista. Con questi esempi sulle tre precedenti rivoluzioni industriali voglio dirvi che siamo affrontando una rivoluzione industriale, quella digitale, che potrebbe comportare il crollo dell'Occidente e la prevalenza dell'Oriente, di qui il conflitto, che si è misurato e si misura innanzitutto in questo Paese, tra l'Oriente e l'Occidente per il controllo dei 5G e quindi della sovranità dei dati, ma anche perché l'Italia, inevitabilmente essendo lo sbocco finale della Via della seta, è di conseguenza la nuova frontiera tra Oriente e Occidente. Noi siamo al centro di questa "faglia sismica" e, di conseguenza, il Governo tempestivamente e in maniera affrettata interviene durante la visita del presidente Xi Jinping per fare un decreto-legge sulla golden power , tentare di mettere in sicurezza il 5G e quindi soddisfare non le esigenze dell'alleato americano, ma le esigenze dell'Occidente per preservare la cultura dei diritti civili da noi conquistata rispetto alla Cina comunista e all'Oriente. Il vice ministro Di Maio, che si è scoperto Ministro degli affari esteri, in visita a Pechino qualche giorno fa, si è detto soddisfatto per la realizzazione del golden power sul 5G. Siamo quindi di fronte alla quarta rivoluzione industriale il cui prezzo in ballo concerne la nostra libertà, i nostri diritti civili, le libertà religiose, la cultura della persona, che non è soltanto un numero, come lo è nella Cina comunista, ma ha tutta la sua sfera di diritti che ne rappresentano la dimensione plurale: persona in quanto esprime la sua libertà sulla privacy , sulla politica, la sua libertà religiosa ed economica. L'evoluzione della nostra civiltà classica giudaico-romana viene cioè minacciata da chi potrebbe esercitare il potere digitale per realizzare, in qualche misura, un nuovo dominio mondiale. Ciò è tanto vero che dal 2015 in poi, cioè dall'era Xi in poi, in Cina sono avvenute diverse modifiche legislative tutte rivolte all'obiettivo secondo il quale ogni cittadino e ogni azienda cinese - scandisco le parole ogni cittadino e ogni azienda cinese - hanno il dovere di fornire informazioni e di prestare servizio alla sicurezza nazionale ove fosse chiamato a farlo e, quindi, a fornire i dati di cui viene a conoscenza. Questo è il problema che stiamo affrontando in queste ore - temo - nella disattenzione del dibattito politico nazionale. Come affronta il problema il provvedimento al nostro esame, giunto finalmente in Assemblea dopo un anno e mezzo di travaglio convulso? Ancora convulso, lo dico al Governo, perché ci è voluto un anno e mezzo per un parto davvero lungo, a cui anche il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, di cui faccio parte, ha dato evidentemente il suo contributo. Non è intervenuta a caso, infatti, l'indagine conoscitiva attivata dall'allora presidente Guerini, sul sistema di telecomunicazioni del Paese che riguarda principalmente la sicurezza nazionale. Bene, il provvedimento giunge oggi in quest'Aula e si ripresenta un emendamento che di fatto - lo voglio dire con estrema onestà - è costruito per dare un potere al Ministero dell'interno dopo che il Ministero della difesa lo aveva ottenuto nel passaggio alla Camera. Ebbene, c'è stata una "gelosia" tra Ministeri e, a causa di questa gelosia intervenuta nel frattempo, si presenta un altro emendamento che riporterà il provvedimento alla Camera, mentre nel frattempo soffiano venti di crisi che scuotono maggioranza e Governo. Presidente, non so quanto tempo ho ancora a disposizione ma voglio dire che riteniamo questo provvedimento fondamentale, ancorché realizzato in modo confuso, pasticciato e non consapevole perché la maggioranza, e soprattutto il partito di maggioranza relativa, il MoVimento 5 Stelle, non è consapevole di quanto fondamentale sia questo provvedimento per lo sviluppo della sicurezza nazionale. Noi però ci asterremo su questo provvedimento (fermo restando che lo dirà meglio di me la senatrice Petrenga): interverremo nelle altre sedi perché, pur ritenendolo fondamentale, esso è fatto in maniera abborracciata, come dimostra anche l'emendamento che qui presentate, che costringerà a un altro passaggio parlamentare. Questo è ciò che volevamo dire nella consapevolezza piena di quello che il Paese si sta giocando in questi mesi: non la sua sovranità, ma la sovranità dell'Occidente. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stefani. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, siamo di fronte a un decreto-legge che istituisce un perimetro di sicurezza nazionale cibernetica; quindi, un vero e proprio recinto per quanto riguarda la sicurezza nazionale da garantire in un ambito delicatissimo: l'elettronica, il digitale, le telecomunicazioni. Prima di ogni altra considerazione, mi sento di dire che se c'è un movimento che più di altri ha lavorato per imporre nell'agenda di Governo i temi della sicurezza e della sovranità nazionali, questa è la Lega di Matteo Salvini. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Nulla osta pertanto alla conversione in legge di un decreto-legge su questa materia, ma la partita è delicata, forse troppo. Il Consiglio europeo - lo vorrei ricordare - ci chiede di essere sovranisti (sembra strano) nella gestione delle nuove tecnologie. Ricordo le conclusioni della sua Presidenza che, proprio pochi giorni fa, dopo aver sottolineato quanto la diffusione del 5G sia cruciale, ha invitato alla sovranità tecnologica europea e a mettere in campo misure standard robuste per schermare da indebite intrusioni i più importanti fornitori di servizi. Questo Governo sta invece affrontando i temi con una certa confusione (pensiamo anche all'Alitalia). Ricordiamo - è di qualche giorno fa - che alla Camera dei deputati il Governo si è rimangiato, dopo averlo concesso, il parere favorevole su una mozione che avrebbe stoppato la sperimentazione sul 5G, con rocamboleschi lavori per cui prima il Sottosegretario ha espresso parere positivo e dopo, a seguito di grida e proteste, si è ritirato per ritornare con un esito diverso. Insomma, sempre un dominio totale di confusione, contraddizione e, fondamentalmente, di inaffidabilità. Tornando al merito del testo che abbiamo in esame, fa bene il Governo a proseguire nel solco che abbiamo tracciato noi, ma non possiamo non rilevare alcune criticità proprio sul testo, che abbiamo cercato di risolvere con proposte emendative che ripresenteremo oggi in Aula, all'esito di una discussione velocissima - se non quasi inesistente - in Commissione e un altrettanto rapido voto. Oggi arriviamo in Aula senza che sia stato approfondito sufficientemente un tema così tanto complesso. Volevamo introdurre le soluzioni cloud driven , ma la nostra proposta non è stata accettata; non è stata nemmeno accettata la proposta di definire quale sia l'incidente rilevante, tant'è che diventa anche difficile comprendere l'ambito applicativo. Abbiamo proposto anche un tavolo di coordinamento con la partecipazione di tutti i soggetti interessati per definire procedure e misure operative. Abbiamo inoltre proposto un emendamento per fare un aggiornamento annuale e non biennale. La tecnologia ha delle velocità incredibili e in due anni nemmeno i nostri telefonini ormai sopravvivono. Insomma, abbiamo cercato di dare il nostro contributo ovviamente nell'interesse del nostro Paese. Presidente, oggi ci troviamo di fronte a un altro grave problema istituzionale. Vi sono oggi degli elementi di fatto contingenti che non possono essere sottovalutati; anche se la legge dispone per l'avvenire e agisce in maniera generale e astratta, non possiamo dimenticare il contesto politico e governativo attuale. Faccio riferimento alle disposizioni che ci sono nel testo e che conferiscono al Presidente del Consiglio alcuni poteri attivabili in caso di rischio grave o di crisi cibernetica. Questi, infatti, può disporre la disattivazione di uno o più apparati o prodotti allorquando il mantenimento della loro operatività possa costituire un rischio grave e imminente per la sicurezza nazionale. Noi condividiamo lo spirito del provvedimento, ma non ci fidiamo affatto della persona alla quale lo stesso delegherà poteri straordinari e un ruolo di coordinamento che questo Presidente del Consiglio non è in grado di garantire. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dobbiamo oggi riporre la fiducia in un Presidente del Consiglio che si è consultato con la cancelliera Merkel e, quindi, con uno Stato straniero, per chiedere consigli su come limitare l'azione del suo alleato e ministro dell'interno Salvini? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dobbiamo affidare la nostra sicurezza a un Primo Ministro che è dovuto comparire davanti al Copasir per chiarire i poco trasparenti contorni della visita del ministro statunitense Barr? Vogliamo ricordare Fiber? Vogliamo ricordare alcuni passaggi che non rendono di certo l'atmosfera priva di nebbia? Signori, questa è sicurezza nazionale; non stiamo parlando di politica da palco; non stiamo parlando di proclami: stiamo parlando di sicurezza nazionale. Conferire ampi potere a una persona in un contesto come quello attuale non rassicura, ma confonde. Il profilo diventa incerto, se non pericoloso. La grande sicurezza che può dare lo Stato è la coerenza, la forza e il rispetto del popolo e del suo volere. A me pare che siamo molto in alto mare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, la materia è veramente molto complicata. Credo siano necessarie competenze non solo tecnologiche, ma che abbracciano un po' tutta la società reale. L'ha detto bene prima la collega Binetti. Non possiamo pensare che il digitale sia una disciplina a sé: il digitale rappresenta - lo dico al collega che mi ha preceduto - la quinta rivoluzione industriale (perché siamo oltre Internet , che rappresentava la quarta rivoluzione industriale) e un nuovo ecosistema mondiale. Oggi sentiamo parlare tanto di clima e di ambiente. Secondo voi, il clima e l'ambiente possono essere affrontati come temi globali da un singolo Stato? Assolutamente no. Cerco di semplificare, perché è complesso dirlo con i termini (che peraltro non mi appartengono perché non sono un tecnico), la stessa cosa si può dire sul digitale. È un ecosistema mondiale, che ibrida analogico e digitale e questa ibridazione è un processo complessissimo, che va certamente governato dalla politica. Il decreto-legge in esame è sicuramente un primo passo importante e necessario, per definire il perimetro nazionale della sicurezza cibernetica. Si tratta di un passo fondamentale, al quale l'Italia è ahimè arrivata - questo va altresì detto - con un ritardo di dieci anni rispetto ad altri Paesi, come la Francia, la Germania, il Regno Unito e all'Olanda. Invito quindi questo ramo del Parlamento e tutti noi colleghi ad osservare chi è più avanti di noi. In particolare, con riferimento all'organo denominato Centro di valutazione e certificazione nazionale (CVCN), che fa capo al Presidente del Consiglio dei ministri, invito ad osservare l'organizzazione e il modello tedesco, per cui sono state investite importanti risorse umane e finanziarie: stiamo infatti parlando di un dipartimento, all'interno del quale lavorano circa 300 persone. Noi stiamo partendo in una maniera un po' flebile, per quel che riguarda il CVCN, che pure svolgerà un ruolo cruciale e fondamentale per mettere in equilibrio i due piatti della bilancia, ovvero l'aspetto della sicurezza nazionale, che va certamente salvaguardato, e quello della competitività e dello sviluppo del nostro Paese in un sistema globale. Nel CVCN - ahimè - abbiamo infatti investito poche risorse: mi pare che siano previste solo 77 persone e vorrei anche dire che il loro stipendio sarà abbastanza basso, perché si parte da un minimo di 32.000 euro, ad un massimo di 40.000 euro. Si tratta di figure professionali altamente specializzate, che necessitano di un percorso formativo e di training e non vorrei che l'Italia affrontasse tale incombenza solo per qualche anno, con riferimento a queste risorse umane, per poi lasciarle scappare verso Paesi in cui possono essere pagate di più. Si tratta infatti di figure professionali dotate di skill e competenze, che non sono diffuse nel nostro Paese. A tal proposito vorrei aprire anche un'altra parentesi, relativa all'alfabetizzazione digitale, perché oggi il vero problema degli attacchi cibernetici non è tanto la tecnologia, ma è la collettività: siamo noi cittadini, noi esseri umani, che spesso non conosciamo i rischi della tecnologia. Sarebbe quindi estremamente importante, necessario ed indispensabile, che nel Paese venga affrontato un programma di investimento e di alfabetizzazione digitale. So che la TIM sta facendo molto in tal senso e ha avviato un programma in 108 Comuni italiani, che durerà due anni e sul quale sono state investite risorse importanti, proprio per avvicinare la comunità italiana alle tecnologie e ai servizi digitali. Passiamo dunque ad affrontare, molto sinteticamente, le principali problematiche del testo in esame. Innanzi tutto dobbiamo essere consapevoli che il percorso è estremamente complicato per l'Italia, non solo per i dieci anni di ritardo, ma anche perché va investito ancora molto in tal senso e spero che le prossime leggi di bilancio prevedano delle poste allocate specificamente per questa partita. Dobbiamo però essere anche consapevoli che per raggiungere il livello di sicurezza informatica degli altri Paesi ci vuole veramente molto. Apro una parentesi, esprimendo un mio personale pensiero: credo che la Francia si stia candidando, per l'Europa, a seguire la partita della sicurezza cibernetica. Questo fa riflettere sul fatto che il tema va portato certamente a livello europeo. Noi abbiamo fatto questo primo passo, ma dobbiamo cercare di capire che cosa stanno facendo i tedeschi sotto il profilo organizzativo (quelli sono una macchina da guerra per quanto riguarda l'organizzazione) e che cosa stanno facendo i francesi, dall'altra parte, per candidarsi a gestire questa partita che è estremamente importante. Ritornando a una problematicità che riguarda il ritardo che stiamo scontando, non possiamo metterci le fette di salame davanti agli occhi. Cerco di dirlo in termini misurati: le criticità connesse alla sicurezza informatica, cari colleghi, rappresentano una questione - questo va detto - irrisolvibile. A me ogni tanto viene in mente che, per difendersi dalla globalizzazione, nei vari Stati del mondo hanno tirato su muri, come la Grande muraglia o la linea Maginot. Poi hanno superato anche i muri, questi muri incredibili che dovevano difendere gli Stati dai rischi della globalizzazione. Guardate che nella rete non ci sono muri. Posso cercare di mettere una barriera, ma - lasciatemelo dire - questa può essere bypassata. È un altro punto che pongo all'attenzione della riflessione politica. Sulla cultura digitale - come ho già detto - bisogna assolutamente investire. Vi è poi un altro punto: essendo questo ecosistema digitale e questa infrastruttura fondamentale per la competitività del Paese, dobbiamo cercare di trovare un punto di contatto che passa anche attraverso un rapporto di collaborazione, stima e fiducia tra lo Stato, che deve governare questa partita importantissima, e gli operatori dei servizi essenziali (OSE). Questa collaborazione non passa solo attraverso la definizione delle sanzioni, che certamente devono essere contenute in un provvedimento legislativo, ma anche attraverso una collaborazione estremamente serrata e stretta. L'ultima riflessione è proprio sulle competenze che il nostro Paese non ha e che dobbiamo, alla velocità della luce, cercare di formare, perché altrimenti saremo sempre schiavi di qualcun altro. Alcuni colleghi che mi hanno preceduto l'hanno già detto, vorrei però ribadire che l'Italia deve giocare questa partita dentro l'Europa, ma cercando di stare a testa alta e di portare ai tavoli delle trattative il pezzo di questo nuovo paradigma industriale sul quale gioca la sua partita. L'ho detto prima: la Francia - pare - la vuole giocare sulla cybersicurezza, vediamo noi su che cos'altro possiamo giocarla. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Saluto ad una rappresentanza della Federazione venezuelana di calcio femminile PRESIDENTE . Saluto, a nome dell'Assemblea, atlete e tecnici della Federazione venezuelana di calcio femminile, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1570 MANTOVANI, relatrice . Gentile Presidente, rappresentanti del Governo, senatrici e senatori, dobbiamo considerare che la conversione in legge del decreto-legge in esame in materia di perimetro di sicurezza nazionale e cibernetica è un argomento molto importante perché, se vogliamo effettivamente dare un impulso per cominciare a fare in modo che il nostro Paese si evolva in ambito digitale la sicurezza deve andare di pari passo. Oggi nella classifica del Digital economy and society index (DESI), che ci monitora e che ci giudica a livello europeo, siamo al ventiquattresimo posto nell'ordine dei Paesi europei nell'ambito digitale; se vogliamo risalire questa classifica, colmare il divario digitale e investire in tale ambito, di pari passo dobbiamo investire anche in sicurezza e per questo il decreto-legge che andiamo ad approvare è molto importante. Il testo istituisce il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica al fine di assicurare la sicurezza di reti, sistemi informativi e servizi informatici necessari allo svolgimento di funzioni o alla prestazione di servizi dalla cui discontinuità possa derivare un pregiudizio alla sicurezza nazionale. In Commissione è stata sollevata un'obiezione per cui il decreto che andrà adottato da parte del Presidente del Consiglio dei ministri non sia un indirizzo autonomo di quest'ultimo, ma possa essere valutato anche dal Parlamento. Il recepimento di questa richiesta sollevata in Commissione è comunque già avvenuto nella fase di valutazione alla Camera dei deputati, quando è stata inserita la previsione che le Commissioni parlamentari competenti possano esprimere i giudizi per l'individuazione dei soggetti inclusi nel perimetro della sicurezza nazionale; pertanto, tutte le volte che il Presidente del Consiglio dei ministri adotterà propri regolamenti, questi saranno soggetti a controllo anche del Parlamento. In particolare, si fa riferimento ad amministrazioni pubbliche, enti e operatori nazionali pubblici e privati aventi una sede nel territorio nazionale (come specificato nel corso dell'esame presso la Camera), le cui reti e sistemi informativi e informatici sono necessari per l'esercizio di una funzione essenziale dello Stato, per l'assolvimento di un servizio essenziale per il mantenimento di attività civili, sociali o economiche fondamentali per gli interessi dello Stato e il cui malfunzionamento, interruzione o uso improprio possono pregiudicare la sicurezza nazionale. Quando i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri agiranno sui diversi settori di attività, i soggetti inclusi nel perimetro dovranno seguire, nel compilare l'elenco delle reti e dei sistemi, una precisa disciplina e anche in questo caso si seguirà un criterio di gradualità. Entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, gli elenchi predisposti sono inviati alla Presidenza del Consiglio dei ministri dai soggetti pubblici e dai soggetti privati, dotati delle necessarie qualifiche che intendono fornire servizi fiduciari qualificati o svolgere l'attività di gestore di posta elettronica o di gestore dell'identità digitale, oppure che intendono svolgere l'attività di conservatore di documenti informatici. La Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dello sviluppo economico inoltrano i rispettivi elenchi al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) e all'organo per la regolarità e la sicurezza dei servizi di telecomunicazione presso il Ministero dell'interno. Ancora, a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è demandata la determinazione delle procedure di notifica degli incidenti prodottisi su reti e sistemi inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e delle misure di sicurezza. Con modifica introdotta dalla Camera dei deputati, sullo schema di decreto è acquisito il parere delle Commissioni parlamentari competenti, chiamate a esprimersi entro trenta giorni. Sono inoltre individuati i compiti del Centro di valutazione e certificazione nazionale (CVCN), con riferimento all'approvvigionamento di prodotti, processi, servizi di tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) e associate infrastrutture, qualora destinati a reti, sistemi informativi, sistemi informatici ricompresi nel perimetro di sicurezza cibernetica. Sono previsti gli opportuni raccordi con il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza e con l'organo del Ministero dell'interno per la sicurezza e la regolarità dei servizi di telecomunicazione. Quindi, tutti gli organi ministeriali preposti al controllo della sicurezza saranno coinvolti e collegati tra di loro, al fine di attuare al meglio il perimetro della sicurezza. Infine, con una disposizione adottata dalla Camera dei deputati si affida al Presidente del Consiglio dei ministri il coordinamento della coerente attuazione delle disposizioni del decreto-legge, che disciplinano il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, anche avvalendosi del DIS, che assicura gli opportuni raccordi con le autorità titolari di attribuzioni e con i soggetti coinvolti. È stato sollevato il problema delle competenze: è assolutamente vero che l'attuazione della sicurezza informatica richiede determinate competenze. Per questa ragione il MISE è autorizzato ad assumere a tempo determinato la dotazione organica che si ritiene necessaria a soddisfare le esigenze di personale con le opportune competenze, in un contingente massimo di 77 unità, nel limite di spesa di 3.005.000 euro annui. Per quanto riguarda gli ultimi due articoli, che trattano specificamente della tecnologia 5G, l'obiettivo del provvedimento è che essa sia soggetta ai controlli necessari sulle tecnologie utilizzate, ma che, nello stesso tempo, si possa al più presto raggiungere quel livello di implementazione che attualmente ci consente ancora un vantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi europei. In questo ambito abbiamo tale possibilità e mediante l'attuazione del presente decreto-legge potremo portare avanti contemporaneamente e coerentemente le esigenze di implementazione della nuova tecnologia 5G con le esigenze di sicurezza nazionale. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Comunico che sono improponibili, ai sensi dell'articolo 97 del Regolamento del Senato, gli emendamenti 1.700/7 e 1.700/8. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per una brevissima illustrazione degli emendamenti presentati dal mio Gruppo all'intero provvedimento. Pertanto, non le chiederò la parola successivamente. I nostri emendamenti sono pochi e sono stati presentati in pieno spirito collaborativo, nell'intento di dare un reale contributo migliorativo al testo. Desidero anzitutto richiamare l'attenzione dell'Assemblea sulla necessità di ridurre i tempi entro cui il Governo deve dotarsi del decreto per la definizione del perimetro difensivo cibernetico, in quanto riteniamo che dieci mesi siano un termine troppo lungo. Inoltre, proponiamo di estendere non solo al sistema informativo, ma anche al sistema radiotelevisivo l'introduzione del cloud driven , una tecnologia che sicuramente può aiutare nel monitoraggio continuo. Segnaliamo soprattutto l'emendamento 1.4 - come già fatto ripetutamente in Commissione - perché mira a sanare quella che riteniamo una mancanza del provvedimento laddove si vanno a individuare e definire le motivazioni e le casistiche legate all'effettuazione delle segnalazioni. Nel provvedimento si parla genericamente di «incidenti»: i soggetti interessati, presenti nel perimetro, devono segnalare alle autorità individuate gli incidenti occorsi sugli apparati e sistemi di competenza. Non essendoci nel decreto-legge la definizione di «incidente», né di un termine entro cui questa categoria debba essere definita (ossia un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o altra norma regolamentare), crediamo si possano creare serie problematiche in fase di applicazione, perché vi sarà sicuramente incertezza nella definizione di tale casistica. Potrebbero aprirsi dei contenziosi, che è cosa assolutamente da evitare in un settore in cui è invece necessario intervenire in modo tempestivo e puntuale, senza dilazioni. Pertanto, l'invito che rivolgo al Governo e alla maggioranza è di prendere seriamente in considerazione l'emendamento 1.4. Infine, a fronte dello spirito collaborativo che dimostriamo oggi in Assemblea e che vi è stato anche in Commissione, non posso esimermi dall'esprimere dispiacere per il piccolo incidente accorso nell'ultima seduta di Commissione quando, mentre i lavori erano ancora in corso, abbiamo appreso del deposito per l'esame in Assemblea di un emendamento governativo senza che la Commissione ne fosse stata informata. Di questo fatto è rimasto incolpevolmente colpito anche il Sottosegretario, che ringrazio per la collaborazione e disponibilità, il quale si è trovato spiazzato. Comprendiamo la concitazione del momento e ci spiace che, non tanto il Sottosegretario, ma il Governo non abbia tenuto in debita considerazione il rispetto dovuto ai lavori della Commissione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. MANTOVANI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 1, ad eccezione dell'emendamento 1.700, su cui invece il parere è favorevole, così come sugli emendamenti 1.700/5 e 1.700/6. Il parere è altresì favorevole sugli ordini del giorno G1.100, G1.101, G1.102 e G1.103. Quanto, infine, all'ordine del giorno G1.104, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: nel dispositivo sostituire le parole «a valutare l'opportunità» con le seguenti: «a svolgere un monitoraggio sull'applicazione delle disposizioni richiamate in premessa, al fine di valutare la possibilità»; e dopo le parole «di prevedere», aggiungere «nel rispetto della normativa europea». CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Senatore Schifani, accetta la proposta di riformulazione avanzata dalla relatrice? SCHIFANI (FI-BP) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dai senatori Pagano e Vitali. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dalla senatrice Pirovano e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Ciriani e da altri senatori, identico all'emendamento 1.6, presentato dalla senatrice Stefani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dalla senatrice Stefani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dalla senatrice Stefani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.9, presentato dalla senatrice Pirovano e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dalla senatrice Stefani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.11, presentato dalla senatrice Pirovano e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Senatore Ciriani, accetta la riformulazione dell'emendamento 1.700/1 a cui è condizionato il parere favorevole della Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione? CIRIANI (FdI) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.700/1 (testo 2), presentato dal senatore Ciriani e da altri senatori, fino alle parole «lettera a)», formulazione che recepisce le condizioni poste dalla 5 a Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.700/2. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.700/3, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.700/4, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.700/5, presentato dalla senatrice De Petris, identico all'emendamento 1.700/6, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Gli emendamenti 1.700/7 e 1.700/8 sono improponibili. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.700, nel testo emendato, presentato dal Governo. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risultano conseguentemente preclusi gli emendamenti da 1.12 a 1.15. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.16, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.17, presentato dalla senatrice Pirovano e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.18, presentato dai senatori Pagano e Vitali. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.19, presentato dalla senatrice Stefani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.20. CALIENDO (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, il testo del decreto-legge parla solo dell'omissione. Correttamente il collega Pagano ha allora presentato un emendamento che tiene conto della necessità di introdurre anche il rifiuto, che sarebbe poi il rigetto dell'istanza, in quanto la semplice omissione significherebbe dover poi accertare i tempi necessari perché essa abbia le conseguenze del rigetto, quindi produrre un inutile allungamento dei tempi. Questo emendamento serve a dare un minimo di coerenza al sistema; se non verrà approvato, vi saranno tempi molto più lunghi per accertare il rifiuto dell'amministrazione, perché bisognerà accertare che l'omissione doveva essere invece un atto dovuto, con i tempi per avere il silenzio rifiuto da parte dell'amministrazione. Credo che una riflessione minima possa portare all'accoglimento di questo emendamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.20, presentato dai senatori Pagano e Vitali. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.21, presentato dai senatori Pagano e Vitali. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.22, presentato dai senatori Pagano e Vitali. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.100, G1.101, G1.102, G1.103 e G1.104 (testo 2) non verranno posti ai voti. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati, sui quali invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. MANTOVANI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutte le proposte emendative. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dai senatori Pagano e Vitali. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dai senatori Pagano e Vitali. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.0.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.1, presentato dai senatori Pagano e Vitali. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.2, presentato dal senatore Pagano. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.0.3, sul quale la 5 a Commissione ha espresso parere condizionato ad una riformulazione, che chiedo al presentatore se intende accogliere. PAGANO (FI-BP) . Sì, signor Presidente, l'accogliamo. PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 2.0.3 (testo 2). MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, dichiaro che il Gruppo FI-BP si esprimerà in senso favorevole all'emendamento 2.0.3 (testo 2), che ci accingiamo a votare, ricordando che anche oggi abbiamo presentato una proposta emendativa sulla questione ILVA - e non da soli, perché anche il presidente Calderoli l'ha fatto - che, benché non ammissibile nella discussione di oggi, resta un problema da risolvere. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.3 (testo 2), presentato dal senatore Pagano, formulazione che recepisce le condizioni poste dalla 5 a Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che si intendono illustrati, sui quali invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. MANTOVANI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutte le proposte emendative. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.2, presentato dai senatori Pagano e Vitali. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dalla senatrice Pirovano e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4- bis del decreto-legge, che si intendono illustrati, sui quali invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. MANTOVANI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 4- bis .1 e favorevole sul 4- bis .600. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dalla relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4- bis .1, presentato dai senatori Pagano e Vitali. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4- bis .600, presentato dalla relatrice. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge in questione rappresenta davvero un passo in avanti, prima di tutto culturale. L'auspicio è che la discussione che stiamo svolgendo nelle aule parlamentari possa articolarsi anche al di fuori dei palazzi della politica e coinvolgere la società. Il nostro obiettivo dev'essere l'aumento della consapevolezza diffusa tra i cittadini su questi temi, promuovendo una cultura della sicurezza cibernetica che ancora non possiamo dire del tutto presente nella società italiana. Eppure, ve ne è un enorme bisogno in un'epoca e in un mondo in cui ogni comportamento, ogni azione e persino ogni passo che compiamo con il nostro smartphone in tasca vengono trasformati in un dato da immagazzinare. Questa è la realtà con cui dobbiamo misurarci che impone interventi adeguati per assicurare un principio che, peraltro, come Italia Viva abbiamo inserito anche nella nostra carta fondamentale dei valori, ossia l'inviolabilità dell'identità, la tutela dei dati personali e la dignità delle persone, che sono alla base del patto di cittadinanza che lega popolo e istituzioni. Il decreto-legge oggi istituisce - come è noto - il perimetro di sicurezza nazionale; un vero e proprio recinto per quanto riguarda la sicurezza nazionale da garantire in ambito elettronico, digitale e delle telecomunicazioni in genere. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,10) ( Segue GRIMANI). All'interno di tale recinto rientrano enti e operatori pubblici e privati che saranno individuati dal Presidente del Consiglio con proprio decreto, i cui sistemi informatici sono necessari per lo Stato italiano e un loro mal malfunzionamento potrebbe pregiudicare la sicurezza nazionale. Tutti i soggetti all'interno del perimetro saranno dunque obbligati a segnalare eventuali malfunzionamenti dei loro sistemi mediante apposite procedure e dovranno seguire specifici iter per l'acquisizione dei sistemi informatici. Rispetto a quest'ultimo profilo un ruolo importante è svolto dal nuovo Centro di valutazione e certificazione nazionale, istituito presso l'Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione dal Ministero per lo sviluppo economico. Tale Centro curerà la valutazione dei rischi connessi all'acquisto o all'approvvigionamento di beni, di risorse umane e di servizi informatici da un determinato fornitore. Ovviamente, per funzionare questo Centro necessita di risorse umane e, pertanto, il decreto-legge gli attribuisce specifiche facoltà assunzionali. Attraverso il Centro di valutazione e certificazione nazionale viene stabilito un sistema di controllo delle condizioni di sicurezza e dell'assenza di pericolosità per prodotti, apparati e sistemi usati al fine di assicurare il funzionamento di reti, servizi e infrastrutture ricomprese all'interno del perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. Contestualmente a questo, si prevede un'estensione della cosiddetta golden power , per quanto riguarda i servizi di comunicazione a banda larga legati al 5G e i soggetti inclusi nel perimetro; uno degli aspetti più rilevanti del provvedimento. Tale estensione prevede che in qualche modo vengano monitorati tutti i contratti con soggetti di Paesi esterni all'Unione europea relativi al 5G e vengono estesi i poteri speciali di cui al decreto-legge n. 21 del 2012, fino a prevedere l'esercizio del potere di veto e l'imposizione di specifiche prescrizioni. Il decreto prevede l'estensione del golden power del Governo nei settori ad alta intensità tecnologica. Viene ampliato il perimetro dei beni oggetto di questo articolo: sono assoggettati a notifica al Governo gli acquisti da parte di soggetti extra-Unione europea di partecipazioni in società che detengano infrastrutture e tecnologie critiche. Quindi, si estendono anche i concetti giuridici e si mette un perimetro di protezione non solo sui singoli apparati tecnologici, ma anche sulle intere scatole societarie per difendere l'integrità delle reti. Il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica rappresenta lo strumento necessario per creare un sistema armonico di norme e di interventi comuni per garantire la sicurezza dei nostri cittadini; uno strumento fondamentale in un'epoca in cui sentiamo quotidianamente parlare di continui attacchi informatici o tentativi di attacchi informatici alle nostre istituzioni e aziende, sempre più spesso per finalità di tipo criminale, di intelligence o di sottrazione di dati. Il nostro Paese deve porsi l'obiettivo di coniugare progresso tecnologico e difesa dalle minacce esterne; che questo sia un pericolo crescente, lo dimostrano i dati. Il 2018 è stato un anno negativo per la cyber security : l'Associazione italiana per la sicurezza informatica ha registrato un aumento rilevante degli attacchi informatici. Se dal 2011 al 2017 si sono registrati mediamente 88 attacchi mensili, nel 2018 il numero è aumentato addirittura a l29, ed è stimata una media di 150 attacchi mensili nel corso del 2019. Rispetto agli anni passati, nel 2018 è stato registrato un aumento di attacchi gravi con finalità criminali del 43,8 per cento, e per quelli invece riferibili ad attività di spionaggio addirittura del 57,4 per cento. La tecnologia semplifica molti processi e aspetti della vita quotidiana dei cittadini e delle imprese, ma presenta anche una spiccata vulnerabilità, che viene sfruttata da chi vuole attaccare il nostro Paese per compiere furti di informazione e tentare di modificare alcuni processi anche decisionali o condizionare addirittura l'opinione pubblica. Lo sviluppo tecnologico - a cui non intendiamo in alcun modo rinunciare - è gravido di opportunità, ma è anche portatore di minacce, dalle quali abbiamo, invece, il dovere di difenderci. Il provvedimento al nostro esame è una prima risposta a una reale domanda di sicurezza. Ecco perché questo decreto-legge, che necessiterà di una rapida approvazione e della predisposizione di tutti i decreti attuativi - in quantità importante - è comunque un passo rilevante che dobbiamo sostenere e rendere comprensibile ai cittadini all'esterno. Soprattutto dobbiamo far intendere la portata reale in termini di aumento della sicurezza informatica. In virtù di tutto questo, annunciamo il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e del senatore Collina) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto Comprensivo «Padre Pio» di Sacrofano, in provincia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1570 PETRENGA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETRENGA (FdI) . Signor Presidente, il provvedimento sulla sicurezza cibernetica è un atto debole, considerato che viviamo nell'era digitale, nella fase del 5G, dove il rischio dei furti di dati, di identità e di creazione di fake news può essere elevatissimo per la sicurezza della nostra Nazione e delle imprese. L'attuale proposta di legge non è tesa a proteggere la sicurezza nazionale; l'Italia viene messa di fatto in una condizione di protezione passiva, ma è ancora lontana da ciò che i tempi richiederebbero. Se, da una parte, abbiamo apprezzato l'accoglimento alla Camera dei deputati di molti ordini del giorno di Fratelli d'Italia - tra cui quello per l'adozione di un piano straordinario per affrontare le carenze di competenze nel settore cibernetico attraverso specifica formazione e contrasto alla fuga dei cervelli dall'Italia - dall'altra, crediamo che l'unica urgenza nel portare in Aula una legge incompleta è forse la necessità di assegnare i 77 posti di lavoro al Ministero per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, senza criteri e senza adeguata formazione, a coloro che dovrebbero difendere la nostra Nazione. Poiché sull'argomento è intervenuto ampiamente e in maniera puntuale, precisa e scientifica, il senatore Urso, Fratelli d'Italia dichiara il proprio voto di astensione al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo FdI) . COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, arriviamo all'approvazione del provvedimento in esame dopo l'importante lavoro svolto alla Camera, dove la materia è stata approfondita sicuramente più che al Senato: bisogna dare atto che alla Camera è stato fatto un buon lavoro relativo all'approfondimento e al miglioramento del provvedimento. Pur ascoltando tutti gli interventi che ci sono stati, riconoscendone anche la puntualità nell'affrontare il tema da parte di molti, vorrei comunque parlare di quello che è il contesto nel quale il provvedimento si inserisce. Nell'agosto 2017, un importante impianto petrolchimico in Arabia Saudita ha rischiato di esplodere; due anni fa, 25 ospedali della Gran Bretagna sono rimasti offline , senza possibilità di consultare le cartelle cliniche prima di fare operazioni nelle sale operatorie. Maduro in Venezuela ha accusato un'altra potenza straniera per un grande blackout intervenuto nel Paese che ha messo fuori uso le centrali elettriche. Quando parliamo di sicurezza in un Paese dal punto di vista dei cyberattacchi, ci riferiamo essenzialmente a questo e, cioè, alla messa in sicurezza di un sistema che oggi è sicuramente interconnesso e funziona ormai in modo significativo attraverso le nuove tecnologie, ma che presenta vulnerabilità che possono metterlo in discussione e causare gravi danni per la sicurezza di quel Paese. Tutto ciò si inserisce in un contesto di grande evoluzione del sistema che, per una serie di ragioni cui accenno solo brevemente, sono intervenute nel perimetro europeo. Parlo - per esempio - dei processi di liberalizzazione e di privatizzazione. La liberalizzazione è stato uno degli elementi importanti di sviluppo dell'economia dell'Unione europea e ha interessato anche importanti servizi legati alle telecomunicazioni e allo sviluppo delle reti informatiche. Le privatizzazioni, invece, sono scelte che riguardano i Paesi. L'equilibrio tra questi due aspetti ha rappresentato la dinamica e lo sviluppo di tali tematiche in ciascun Paese europeo e così oggi ci troviamo che alcuni asset in Italia sono privati e in altri Paesi sono pubblici. Quanto abbiamo discusso nel nostro Paese se gli asset di Telecom dovessero essere lasciati in mano a una società che non ha più capitale pubblico? Pur sentendo spesso ragionamenti secondo cui quello non è un problema, altri Paesi si sono tenuti gli asset . Siffatte asimmetrie e tale contesto avanzato tumultuosamente ci fanno capire quali sono gli interessi in gioco e quale sia la delicatezza del tema che stiamo affrontando. Il decreto-legge ha, quindi, un valore strategico. Non è il primo che facciamo: il Governo Gentiloni Silveri aveva già affrontato il tema individuando una cornice che puntualizza determinati elementi; oggi con questo decreto andiamo ad affrontare in modo più significativo le questioni articolando un sistema che ha vari punti sensibili, ma che credo sia anche ben composto in termini di pesi, contrappesi e di gestione dei flussi informativi in un Paese come il nostro che è sicuramente molto complesso. Ci vorrà del tempo per implementare quanto contenuto nel decreto-legge, ma credo che l'impostazione sia positiva. Si tratta di un'impostazione strategica che consentirà di affrontare la complessità del tema, pur con i suoi tempi, ma credo possa rappresentare un'infrastruttura di controllo e verifica della sicurezza nazionale in questo campo, che flessibilmente accompagnerà anche gli sviluppi futuri. Noi, infatti, ancora non sappiamo bene come questo mondo si svilupperà e come i flussi delle informazioni e il controllo delle reti potranno rappresentare in futuro un tema che si sviluppa con delle tecnologie o con delle altre. Il confronto su questi temi è in atto, ma riguarda anche la geopolitica - è inutile che ci nascondiamo - perché ci sono aspetti che riguardano i rapporti con gli Stati Uniti o con la Cina. Sono tecnologie diverse, che si stanno confrontando e che ciascuno ovviamente cerca di imporre. La notizia di qualche mese fa, relativa al lancio, da parte di una società privata americana, di un numero significativo di nuovi satelliti per la telecomunicazione, posti ad altezze più ridotte rispetto alle attuali convenzioni, che prefigura un Internet superveloce satellitare, ci fa capire che ognuno sta sviluppando tecnologie differenti, ma l'obiettivo è sempre quello della gestione di grandi masse di dati. Altri temi sono stati affrontati, ad esempio dal collega D'Alfonso, come quello del sottosuolo. Anche in questo caso, nella logica della liberalizzazione, in Italia abbiamo visto sviluppare cose differenti. Oggi la fibra ottica, nel nostro Paese, viene stesa in modo concorrenziale da vari soggetti: mi riferisco alle infrastrutture e non ai servizi. Dunque sono tutti temi che ci fanno capire che, per quanto sia certo che stiamo intervenendo successivamente rispetto ad altri, il decreto-legge in esame affronta e ci offre gli strumenti per governare questo grado di complessità, anche nel futuro. Non sto a dire ciò che rappresenta oggi il mondo digitale, perché credo si tratti di una sfida che dobbiamo raccogliere. Come è stato detto anche da altri colleghi, attraverso tali strumenti dobbiamo immaginare la società del futuro, la società che verrà. Questa è la sfida non solo della conoscenza, ma anche della convivenza e della democrazia ed è la frontiera che ci deve interrogare tutti, perché non stiamo parlando solamente di mezzi, ma anche di linguaggi e di modalità di relazione, che sono importanti e spesso possono veicolare valori positivi. Affrontiamo dunque con fiducia tali temi, così come dobbiamo affrontare con fiducia e con grande serietà il tema della sicurezza e della cyber security . Il nostro voto sarà dunque favorevole: ritengo infatti che il Governo, con il provvedimento in esame, abbia dato prova di saper affrontare in modo competente e importante un tema complesso. Magari passerà sottotraccia e i cittadini non se ne accorgeranno o non lo riterranno importante. Credo però che, in un momento in cui leggiamo sui giornali fatti che suscitano preoccupazione, si tratta di un passaggio in grado di darci fiducia per il futuro. (Applausi dal Gruppo PD) . AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, rappresentante del Governo, finalmente il Governo ci sottopone un provvedimento utile e, per farlo - questo è il motivo del nostro apprezzamento - si è deciso ad emanare un decreto-legge sovranista, per la difesa dei nostri confini dalle illecite intrusioni extracomunitarie. Purtroppo, però, stiamo parlando solo dei confini digitali, perché, per quanto riguarda quelli fisici, siamo ritornati al colabrodo delle frontiere, che ben conoscevamo nella precedente legislatura, ai tempi dei Governi Renzi e Gentiloni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Su questo ci sarebbe molto da dire, ma non è questo l'argomento di oggi e non servirebbe comunque. Le notizie e i numeri degli sbarchi sono sotto gli occhi di tutti gli italiani, che li terranno bene in mente quando saranno chiamati a votare alle prossime elezioni regionali, a partire da quelle dell'Emilia-Romagna, fino alle prossime elezioni politiche, che speriamo arrivino il prima possibile. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non siamo, come si è detto, contrari a questo provvedimento, perché nasce da valutazioni e su input specifico dell'esperienza governativa della Lega. Anche l'intero articolo, relativo al golden power , non è altro che la riproposizione letterale del decreto non convertito la scorsa estate dal Governo Conte 1. Come vedete, a differenza dell'ex avvocato del popolo, noi la parola su questo la manteniamo. In totale spirito collaborativo abbiamo tentato di suggerire migliorie al testo, in particolare all'articolo 1: ad esempio, abbiamo proposto di accelerare i tempi in cui dotarsi del perimetro difensivo cibernetico, ma avete votato contro; abbiamo proposto di estenderlo al sistema radiotelevisivo, ma avete votato contro. Volevamo introdurre le soluzioni del cloud driven per garantire il controllo continuo, costante e sicuro delle infrastrutture, ma avete votato contro. Volevamo che ci fosse uno scambio di informazioni tra tutte le autorità al fine di contrastare il terrorismo, ma avete votato contro. Abbiamo inoltre cercato di farvi capire che c'è una falla nell'articolato del testo. I soggetti interessati sono infatti tenuti a segnalare alle autorità competenti gli incidenti che interessano i loro sistemi. Ebbene, in tutto il decreto-legge non vi è alcuna indicazione di cosa si debba intendere per incidenti. Abbiamo presentato un emendamento per chiarire la questione, ma lo avete respinto e non avete nemmeno accolto il suggerimento di demandare la cosa a un successivo provvedimento. Il rischio reale e concreto è che, se non vi è piena chiarezza, ci si troverà in futuro a brancolare nell'incertezza con il rischio di vedere aperti innumerevoli contenziosi. Non è nemmeno questo il motivo che ci spinge a non votare a favore del decreto, ma a dichiarare il nostro voto di astensione. Sebbene oggi il Governo si prodighi in aggiustamenti dell'ultimo minuto e sebbene nell'altro ramo del Parlamento siano stati inseriti alcuni contrappesi, come il coinvolgimento delle Commissioni parlamentari competenti, riteniamo che questo atto conferisca troppi poteri al Presidente del Consiglio, soprattutto visto chi è il Presidente del Consiglio in carica. Com'è possibile affidare la sicurezza delle frontiere digitali ad un Premier che è stato chiamato dal Copasir a chiarire il possibile uso distorto dei servizi segreti per fare l'interesse di una potenza straniera? Quello che ha svenduto l'Italia in cambio di una benedizione di Macron, della Merkel e della von der Leyen? Quello che chiedeva consigli al cancelliere tedesco per limitare l'azione del suo vice, nonché ministro degli interni? Quello che ha fatto tornare le frontiere del mare un colabrodo e si è chinato al volere delle ONG straniere? Quello che non batte ciglio se la Germania ci rispedisce i "dublinanti", o se la Francia ci scarica centinaia di clandestini al confine con Piemonte e Liguria? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . No, a lui io non affiderei nemmeno la difesa del salvadanaio di mio figlio, figuriamoci la sicurezza cibernetica dell'intero Paese. La Lega e la stragrande maggioranza degli italiani non si fida più di "Giuseppi" Conte. Se, come in una delle più famose massime della storia politica, ci venisse oggi chiesto «comprereste un'auto usata da quest'uomo?», noi risponderemmo anche questa volta con un forte e convinto «no». Peccato che in quest'Aula ci sia invece chi ha fatto le corse per comprare, non un'auto usata, ma una pochette di seconda mano. Vi accorgerete presto dell'affarone che avete fatto. Tanti auguri. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,34) PAGANO (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, le sfide del mondo moderno ci portano a dover considerare ambiti, come quello cyber , fino a poco fa esclusi dal dibattito sulla sicurezza nazionale. Le nuove tecnologie sono portatrici di enormi opportunità, ma anche di pericoli: dallo spionaggio al terrorismo. Abbiamo il compito di tutelare la sicurezza nazionale, la competitività delle imprese e dare un segnale forte di come l'Italia voglia avere un ruolo di tutto rispetto e non di semplice follower . Se un tempo lo scontro tra potenze si misurava sui campi di battaglia, si è poi spostato anche sullo spazio e infine nel mondo cibernetico. Il recente dibattito sul 5G tra Cina e Stati Uniti ne è un esempio e di fatto la Cina, un grande Paese che sta applicando una politica espansionistica aggressiva in ogni campo, nel mancato rispetto dei diritti umani e della privacy ci pone di fronte interrogativi nuovi e necessità di tutele maggiori da parte delle democrazie occidentali. Il provvedimento è stato accolto da Forza Italia con favore alla Camera dei deputati, consci appunto dalla necessità di un intervento in questo campo. Entrando nel merito, come giustamente sottolineato dai colleghi di Forza Italia nell'altro ramo del Parlamento, abbiamo trovato il dettato del decreto-legge condivisibile in alcuni punti e un po' meno in altri; piace però vedere come il ruolo del security manager, proposto anche da altri colleghi, sia in linea con la nostra richiesta di censire i chief information security officer (CISO). Credo sia un percorso fondamentale per mappare lo stato dell'arte, accogliere le richieste di amministrazioni, ma soprattutto programmare eventuali ingressi di figure che possano migliorare i livelli minimi di sicurezza. Non possiamo aspettare il danno per poi porvi rimedio, sarebbe irresponsabile: Forza Italia afferma convintamente che dobbiamo agire e farlo subito. In particolare troviamo importante aver individuato un perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, all'interno del quale vanno a confluire soggetti tenuti ad osservare una serie di obblighi di natura informativa nell'ambito della sicurezza delle infrastrutture tecnologiche e dei materiali utilizzati, nonché un regime particolare in caso di contratti di fornitura. Infine, anche sul tema delle cessioni di quote di capitale aziendale, riteniamo fondamentale e quindi condivisibile aver previsto specifiche disposizioni, con l'intero articolo 3 del decreto-legge, inerenti le reti di telecomunicazione elettronica a banda larga con tecnologia 5G. Abbiamo altresì condiviso nella sostanza la decisione di modificare e coordinare la normativa già vigente in materia di golden power nei settori di rilevanza strategica, contenuta nel decreto-legge n. 21 del 2012. Condividiamo altresì l'estensione, con l'articolo 4, dell'ambito operativo delle norme in tema di poteri speciali esercitabili dal Governo nei settori ad alta intensità tecnologica. Ravvisiamo tuttavia criticità all'articolo 3, ove, in merito al 5G, è previsto un periodo ancora troppo ampio di retroattività sui contratti già in essere, considerato che l'Italia si trova in una posizione di forte vantaggio su questa tecnologia, essendo stata uno dei primi Paesi a dotarsene. La stessa criticità è ravvisabile nella mancanza di una norma efficace nella formazione del personale preposto alla sicurezza cibernetica; una mancanza che lascia francamente perplessi. Confidiamo che i due appelli lanciati al Governo dai colleghi alla Camera dei deputati non restino inascoltati. In primo luogo si cerchi di coinvolgere il più possibile gli operatori del settore; in secondo luogo, sottosegretario Castaldi, sarà fondamentale che il Governo rispetti le tempistiche indicate per l'adozione dei provvedimenti attuativi. Mi raccomando. Più si sforeranno i termini e più si alimenterà incertezza nel settore; più ci sarà incertezza e più si rischia di perdere terreno fondamentale. Nonostante si siano ravvisate diverse criticità, pensiamo che la sicurezza nazionale e la difesa siano temi su cui non portare lo scontro politico, ma su cui lavorare e collaborare tra maggioranza e opposizione per il bene del Paese. In questi tempi si parla molto di sovranismo, ma il vero sovranismo significa tutelare l'interesse nazionale, anche a costo di fare un passo indietro. Avremmo certo preferito che le nostre proposte, formulate con senno e competenza e ascoltando gli esperti del settore, fossero state maggiormente tenute in considerazione; tuttavia pensiamo che la sicurezza del nostro Paese venga prima di ogni querelle politica. Concludo segnalando come riteniamo di fondamentale importanza che siano coinvolte figure (almeno una) in seno ai consigli di amministrazione delle partecipate di prossima nomina, che possano dare un contributo qualificato in tema di sicurezza cibernetica in maniera indipendente; ciò facendo, daremmo un chiaro segnale all'Italia e alle sue aziende strategiche e partecipate. Vogliamo dare rilevanza a un tema di cui troppo spesso sentiamo parlare, ma che poi non si traduce in realtà. Devo registrare, con un certo favore, un atteggiamento positivo e collaborativo da parte del sottosegretario Castaldi, per gli ordini del giorno che sono stati accolti a nome del Governo. Questo è un segnale che noi abbiamo inteso molto positivamente: su certi temi, quando c'è voglia di collaborare, il nostro movimento politico è sempre dell'avviso che i contributi, anche se provengono dall'opposizione, possano e, talvolta, devono essere tenuti in considerazione dal Governo. È un aspetto che non abbiamo dimenticato e ci fa piacere e che, insieme al collega Schifani che ha predisposto un ordine del giorno che è stato accolto dal Governo in occasione dei lavori della Commissione, tenutasi ieri, abbiamo colto con favore. È anche per questo motivo che Forza Italia annuncia il proprio voto di astensione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . GARRUTI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARRUTI (M5S) . Signor Presidente, quello che ci accingiamo a votare è un provvedimento strategico di grande importanza, che guarda al futuro e rappresenta un segno di discontinuità rispetto al modo di affrontare le questioni prioritarie per la pubblica amministrazione, le imprese e i cittadini. In questo Paese, infatti, per troppo tempo si è intervenuti a fatto compiuto; oggi, invece, ci troviamo in questa sede a votare un provvedimento che introduce una serie di misure volte a creare un perimetro di sicurezza nazionale, al fine di assicurare le reti, i sistemi informativi e i sistemi informatici necessari allo svolgimento di funzioni o alle prestazioni di servizi dalla cui discontinuità possa derivare un pregiudizio alla sicurezza nazionale. Si tratta di un provvedimento che pone, quindi, misure per prevenire possibili futuri attacchi e creare una struttura in grado di garantire maggiore sicurezza nel cyberspazio, non soltanto per le pubbliche amministrazioni, ma anche per soggetti privati che operino in settori di interesse nazionale. (Brusio. Richiami del Presidente). Quando parliamo di cyberspazio ci riferiamo a una tecnologia che coinvolge sistemi di difesa, di fornitura di servizi primari, di telecomunicazioni, servizi finanziari e dispositivi fisici in nostro possesso, tutti potenzialmente soggetti ad attacchi informatici. A tal proposito, voglio ricordare l'attacco hacker che il 12 novembre 2018 ha colpito ben 500.000 caselle di posta elettronica certificata, delle quali circa 98.000 riguardanti magistrati, militari e funzionari del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. L'episodio venne definito allarmante dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, perché aveva interessato infrastrutture fino ad allora considerate sicure. Immediata fu la risposta del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con la convocazione di una riunione tecnica del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, la quale diede vita a un gruppo di lavoro per studiare la capacità di tutti i servizi, pubblici e privati, di fronteggiare attacchi informatici. Proprio in questa direzione si muove il provvedimento illustrato dai miei colleghi, del quale voglio sottolineare, visti gli interventi riguardanti lo specifico campo 5G, l'importanza dell'introduzione dalla norma in materia di golden power , che va ad estendere a questa tecnologia l'esercizio dei poteri speciali del Governo nei settori della difesa e della sicurezza nazionale. Ancora, viene introdotta la possibilità per il Presidente del Consiglio, in caso di grave e imminente rischio per la sicurezza nazionale, di disattivare, su deliberazione del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, uno o più sistemi informatici colpiti, al fine di garantire una risposta immediata. Il provvedimento che abbiamo esaminato nel suo complesso dota il Paese di strumenti finalmente idonei per affrontare queste nuove minacce; dimostra l'attenzione del Governo verso il corretto funzionamento dei sistemi pubblici e privati, a tutela della sicurezza nazionale, dei cittadini e delle imprese da disservizi e perdite economiche. Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Commemorazione dell'anniversario della caduta del Muro di Berlino LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare la senatrice Rauti per aver chiesto che il Senato ricordasse il trentennale della caduta del Muro di Berlino. Il 9 novembre di trent'anni fa cadeva il Muro di Berlino e veniva riaperta la circolazione tra il mondo libero e il mondo comunista, cessando così una divisione imposta da quel sistema politico. Se leggiamo oggi Wikipedia (non voglio usare parole mie), vi è scritto che il nome ufficiale del Muro di Berlino (in tedesco Berliner Mauer ) è Antifaschistischer Schutzwall, che tradotto in italiano significa Barriera di protezione antifascista. Infatti, la ragione per cui era stato eretto, secondo i comunisti della Germania, era quella di proteggere il mondo comunista da assalti dall'Ovest. Esso è stato considerato simbolo della cortina di ferro, linea di confine europea tra le zone controllate da Francia, Regno Unito e Stati Uniti e quella comunista durante la Guerra fredda. Trent'anni fa, sotto la spinta di un popolo che non accettava di essere sottoposto al giogo comunista, per spinta popolare venivano riaperta la frontiera e abbattuto il Muro. Trent'anni fa l'Europa ritornava a essere libera. Per questo motivo, la giornata del 9 di questo mese è stata dichiarata festa nazionale dal Parlamento, anche se nessuno lo ricorda, nelle scuole non se ne parla e anche in quest'Aula, in questo momento, c'è una grande disattenzione, assai diversa dal clima di altre commemorazioni e celebrazioni. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az) . Forse è la foglia di fico di qualcuno per proteggere il silenzio che da molti anni copre questa data. Persino «la Repubblica» ha rievocato l'evento con un ottimo inserto. Quindi, qualcosa però si muove. Non ho bisogno di ricordare ciò che quel Muro significò: i morti, i feriti, le sofferenze e i tentativi disperati di chi voleva semplicemente attraversare quella cortina di muro, ma anche di odio. Non ho bisogno di dire che ci furono oltre 250 morti, oltre a molti imprigionati, feriti e famiglie divise per trent'anni. Non ho bisogno di ricordare che la caduta di quel muro rappresentò per tutti noi, giovani di allora, che non accettavamo la divisione di Jalta, qualcosa da abbattere spiritualmente prima che materialmente. Dal momento che la mia parte politica potrebbe essere tacciata magari di estremismo verbale nel ricordare il muro di Berlino, non mi dilungherò e utilizzerò invece le parole di una persona al di sopra di ogni sospetto, il cui nome dirò alla fine, se qualcuno di voi non dovesse riconoscerla. Sono parole pronunciate a Berlino due anni dopo che il muro era stato eretto, prima che venisse ulteriormente fortificato, prima che vi fosse un secondo muro, prima che vi fossero sbarre di cemento e di metallo, prima che ci fossero ulteriori morti. In questo discorso questo uomo di Stato dice testualmente: «Ci sono molte persone al mondo che non comprendono, o non sanno, quale sia il grande problema tra il mondo libero e il mondo comunista. Fateli venire a Berlino! Ci sono alcuni che dicono che il comunismo è l'onda del futuro. Fateli venire a Berlino! Ci sono alcuni che dicono che, in Europa e da altre parti, possiamo lavorare con i comunisti. Fateli venire a Berlino! E ci sono anche quei pochi che dicono che è vero che il comunismo è un sistema maligno, ma ci permette di fare progressi economici. Lasst sie nach Berlin kommen ! Fateli venire a Berlino! [..] Tutti gli uomini liberi, ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso di dire: Ich bin ein Berliner ! Sono un berlinese!» Jonh Fitzgerald Kennedy. (Applausi dal Gruppo FdI, della senatrice Bonino e del senatore Pittella) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, vorrei ringraziare il vice presidente La Russa per la sua idea di ricordare in quest'Aula una data molto importante per la nostra storia: trent'anni fa cadeva il muro di Berlino, la cui costruzione ha rappresentato una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea del Novecento, con la divisione tra i Paesi europei caduti sotto il giogo del Comunismo e dell'Unione Sovietica. La democrazia veniva abbattuta, con la forza delle idee. Non servirono i carri armati, non servirono manifestazioni di forza: l'unico grande elemento insopprimibile, che riuscì a scalfire quel grandissimo ignobile muro, fu la forza della democrazia. Nel confronto tra il blocco dei Paesi dell'Unione Sovietica e il blocco dei Paesi europei democratici, in quel giorno drammatico, dopo mesi e mesi di logoramento, dopo una vicenda storica che ha segnato il mondo contemporaneo, prevalse la forza della libertà e della democrazia. Ho visitato Berlino Est negli anni passati, negli anni in cui il muro c'era. Ricordo la mia prima visita nel 1973: avevo diciott'anni e partecipavo ad un corso di formazione della Fondazione Adenauer a Berlino Ovest. Con un gruppo di giovani, molti dei quali ho ritrovato poi sui banchi del Parlamento nella Democrazia Cristiana e in altri partiti, entrai in quella sorta di città spettrale che era Berlino Est. Provenendo da Berlino Ovest noi giovani eravamo stupefatti di come il mondo non potesse aver chiara la percezione della differenza che c'era. Una città spettrale e buia, in cui la gente era triste e impaurita; e, dall'altra parte, la vetrina dell'Occidente. Ho visitato diverse volte Berlino prima della caduta del Muro e invito tutti voi ad andarla a vedere oggi: una meravigliosa città del nostro mondo, una grande città in cui una classe dirigente straordinaria, capitanata da quel gigante contemporaneo che è stato Helmut Kohl, è riuscita in poco tempo a omologare la città e a far crescere anche Berlino Est come Berlino Ovest. Ricordiamoci quello che capitò dopo la caduta del muro e l'unificazione tedesca: vi ricordo la scelta drammatica di Kohl, che gli costò anche la rielezione, di stabilire la parità tra il marco dell'est e il marco dell'ovest, perché il marco dell'est era chiaro a tutti che aveva un valore praticamente insussistente rispetto al marco dell'ovest. Quella scelta pose le condizioni per creare la Repubblica federale tedesca unificata, che io credo sia anche per noi italiani un punto di riferimento e un alleato fondamentale, nella buona e nella cattiva sorte. Bene, colleghi, vorrei terminare questo brevissimo intervento rendendo omaggio alle grandi personalità della storia, di diverse visioni, che hanno consentito che quel muro cadesse. Il primo, che io ho avuto l'onore grandissimo di ricevere nel Parlamento, è stato Giovanni Paolo II. (Applausi dai Gruppi FI-BP, L-SP-PSd'Az, FdI e IV-PSI) . Senza quel grande Papa non ci sarebbe stata la possibilità di una caduta così rapida del comunismo. L'altro è Gorbaciov, che fece una scelta a prezzo di grandissime incomprensioni nel suo Paese, al punto che oggi stesso è un leader certamente non amato dai russi, anzi i russi in qualche modo lo detestano. Quella scelta di evitare di tirare fuori dalle caserme i carri armati sovietici ha consentito che il muro cadesse in pace, senza spargimento di sangue, dopo che tanti - lo ha ricordato il senatore La Russa - morirono proprio per passare quel muro da una parte e dall'altra. Infine Ronald Reagan, che, dopo il famoso discorso Ich bin ein Berliner (Anch'io sono un berlinese) di Kennedy, due anni prima della caduta del muro, con un discorso analogo, diede un grande contributo. Si tratta di personalità che sono state dei giganti della storia e che credo debbano essere ricordate, perché il Parlamento non solo deve legiferare, ma deve anche coltivare intatto il valore della memoria. (Applausi dai Gruppi FI-BP, L-SP-PSd'Az, PD, FdI e IV-PSI). DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, trent'anni fa credo che abbiamo tutti partecipato a quella festa popolare che fu la distruzione del Muro. Abbiamo condiviso la gioia dei berlinesi, che dopo ventisette anni riprendevano possesso della loro città, dei tedeschi che vivevano la fine dell'incubo, dei popoli dell'Est che vedevano finalmente la libertà a un passo. Abbiamo tutti pensato e sperato allora che il mondo stesse voltando pagina, una volta per tutte. Per coloro che, come me, militavano nei movimenti pacifisti e che negli anni '80 si erano battuti ogni giorno per allontanare la minaccia della guerra e della distruzione, quella speranza fu ancora più intensa. Quel muro era molto più alto dei suoi tre metri e mezzo e molto più lungo dei 155 chilometri. Quel muro era il simbolo della divisione del mondo, della minaccia sempre latente, della degenerazione di un sistema che, nato con l'obiettivo di liberare il genere umano, si era trasformato in un'oppressione. Diventava quasi improvvisamente possibile, o almeno così ci sembrava, immaginare un mondo senza guerre, ma anche un mondo dove fosse possibile conciliare i valori della libertà con quelli della giustizia sociale. Dopo tre decenni, senza nulla concedere alla nostalgia per sistemi che opprimevano i loro cittadini e senza alcun rimpianto per una divisione in blocchi che teneva il mondo sotto la spada di Damocle della distruzione totale, dobbiamo però dirci con franchezza e con tristezza proporzionale alla gioia di allora che le speranze si sono rivelate in larga misura illusorie. Il grande Muro è caduto, ma una miriade di piccoli muri ne ha preso il posto e continua a moltiplicarsi. (Applausi della senatrice Nugnes). Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 12,03) ( Segue DE PETRIS). Certo, non c'è più la minaccia della guerra mondiale, almeno per ora, che sembra uscita di scena; al suo posto, però, è emersa la realtà di un mondo dilaniato ovunque da guerre nazionali, etniche, razziali e religiose feroci, nel quale risorgono i fantasmi del razzismo, del nazionalismo e dell'intolleranza. L'incubo dell'olocausto nucleare non ci accompagna più quotidianamente, ma l'impero di una logica basata solo sul profitto ha fatto rapidamente crescere minacce altrettanto letali per il nostro pianeta. Nel complesso, il mondo e anche le nostre società non sono diventati più giusti, ma spesso meno liberi. Forse allora avremmo dovuto ascoltare con maggiore attenzione papa Giovanni Paolo II, il pontefice che si era impegnato come pochi altri per abbattere quel muro, ma che subito dopo aveva messo in guardia dai pericoli che quella vittoria comportava e dagli elementi di degenerazione impliciti nel sistema sociale ed economico che non conosceva più rivali e dunque neppure più freni. Oggi non possiamo non festeggiare la grande trasformazione storica che si è compiuta trent'anni fa, ma allo stesso tempo non possiamo neppure davvero festeggiarla, perché le promesse di allora non sono state mantenute e non abbiamo saputo realizzare le possibilità che quella trasformazione schiudeva. In un certo senso, quell'opera è stata lasciata a metà, come suggeriva appunto papa Wojtyła. Se non riusciremo a completarla abbattendo i nuovi muri, quelli visibili e quelli invisibili, quelli che sorgono sui confini e quello di un'ingiustizia sociale mai così profonda, ci ritroveremo - anzi, ci ritroviamo già - in una situazione tanto drammatica come quella del mondo ai tempi del Muro. La speranza per noi è in quelle centinaia di migliaia di giovani che manifestano in tutto il mondo, con altre bandiere e in apparenza per cause diverse, ma che in realtà somigliano moltissimo ai giovani che negli anni '80 manifestavano ovunque e che diedero il loro contributo fondamentale alla caduta di quel Muro e alla fine di quell'incubo. (Applausi dai Gruppi Misto, PD e IV-PSI. Congratulazioni). NENCINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la storia che ricordiamo oggi ne racconta di fatto tre, oppure nessuna: se è nessuna, basterebbe leggere il muro alla maniera di Banksy, tale per cui il muro ha due facce, una grigia, che guarda verso la vecchia Berlino Est, e una colorata, che guarda verso Berlino Ovest, quindi verso l'Occidente. Queste tre storie, però, ci sono e hanno segnato le vite di molti - se non di ciascuno di noi - a cominciare dalla prima che il muro racconta nella sua edificazione e nel suo crollo, ossia la fine di un secolo. I grandi storici, Hobsbawm in testa, hanno scritto che il '900 è il secolo più breve nella storia della civiltà umana, perché inizia con un ritardo ventennale, alla fine della Prima guerra mondiale, e finisce con la caduta del Muro, quindi undici anni prima della fine del secolo e del 2000. In verità, è un secolo straordinario e lunghissimo, quello delle ecatombi e dell'Olocausto. Questa è la ragione per la quale la fine di quel secolo, che il crollo del Muro testimonia, indica alla Banksy un inno alla felicità e il trionfo della gioia (e, non a caso, si scelse di utilizzare Beethoven la notte successiva alla caduta del Muro). La seconda storia che la caduta del Muro racconta è la lotta tra due civiltà, non la sua civiltà, senatore La Russa (Applausi ironici del senatore La Russa) , ma la storia di altre due, quella cristiana dell'Europa occidentale socialdemocratica e quella - sconfitta - del comunismo nel mondo. LA RUSSA (FdI) . Non è la mia! Qual è la mia, comunista? Vergogna, pensa alla tua! (Commenti del senatore Ferrazzi). PRESIDENTE. Presidente La Russa, la richiamo, secondo quanto compete alla Presidenza; non interrompa. Prego, senatore Nencini. NENCINI (IV-PSI) . Continuo volentieri e, addirittura, Presidente, ora spiego. La lotta tra due civiltà, la lotta fra un'Europa che nasce nell'immediato dopoguerra con due obiettivi: ricostruire se stessa, se medesima e creare un baluardo sia contro il fascismo, che l'aveva devastata per un ventennio e, naturalmente, contro il nazismo, sia contro il comunismo, che aveva occupato e stava dominando, lo stalinismo nel caso, l'Europa Orientale e non soltanto l'Unione Sovietica. L'Unione Sovietica invece quel muro lo costruisce per motivi uguali e opposti. L'Europa occidentale appena nata è la rappresentazione fisica e geografica del fascismo e, quindi, va combattuta e quel muro è la rappresentazione fisica di quella battaglia. La verità è che le due civiltà che si confrontano - e vincerà l'Europa cristiana e socialdemocratica - sconfiggono una visione del mondo che si era rivelata sbagliata e che si era rivelata soprattutto la più stupefacente illusione posta nell'animo umano. Questo apre, e concludo, il terzo racconto di quel Muro. Il terzo racconto e la terza storia è il racconto di un tradimento e di una finzione. Tutte le dittature, siano esse comuniste o su base nazionalista, nascono e fanno leva su sentimenti umani profondi, perché promettono la palingenesi e la resurrezione laica. Il Muro testimonia che non vi fu né resurrezione laica, né palingenesi, ma il dramma di un popolo moltiplicato per moltissimi popoli. Lì fu il tradimento, la finzione fu in molte case vicino alle nostre, perché chi vide non ebbe il coraggio di dire. Questa fu una colpa straordinaria di cui molti si sono macchiati anche in Occidente. Concludo citando un grande poeta che è stato senatore a vita solo per pochi mesi, Mario Luzi, che ci ha lasciato con una frase, non con una poesia perché era un poeta, ma anche un grande scrittore. Non c'è monito nella caduta di quel Muro, non c'è una morale, c'è solo un insegnamento. La libertà - dice Mario Luzi - è una palestra nella quale andare ogni giorno. Se non ci vai, inaridisce. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e Misto-LeU. Congratulazioni) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, il giorno della caduta del Muro fu il giorno della felicità, ma anche il giorno della vergogna. «Ma i giovani cancelleranno le ferite del Muro»; queste furono le parole di Helmut Kohl. Inizio da qui per dare una chiave di lettura ad un evento storico straordinario. Quel crollo fu la fine di un sistema che era destinato a crollare perché inviluppato in sé, in un circolo vizioso di assenza di libertà politica, civile e di iniziativa economica libera. Quel giorno è stato uno dei momenti più alti della nostra storia che ha portato con sé un messaggio di libertà e di ricucitura dell'Europa, di riunificazione, di ciò che la scrittrice Christa Wolf definì «Il cielo diviso». Quel giorno segnò uno spartiacque profondo, una cesura rivoluzionaria tra un prima e un dopo. Oggi, se non vogliamo ridurci ad una mera dissertazione retorica in questa Aula, dobbiamo chiederci onestamente se oltre al valore inestimabile della vittoria dei princìpi della democrazia e della libertà, l'enfasi liberista con cui da alcuni il crollo del Muro fu accompagnato e la debolezza del movimento progressista mondiale, non abbiano consentito che tutta intera la potenzialità di cambiamento si fosse realizzata. Quello che voglio dire è che, dopo il crollo del muro, non tutte le sorti sono state magnifiche e progressive. Grandi questioni ci interrogano ancora. Ne cito qualcuna: l'avvento di un turbocapitalismo finanziario vorace e immorale, l'idea ingenua e colpevole che bisognasse lasciar fare senza controlli nazionali, europei o mondiali (un'idea che ha devastato le vene del Pianeta, portandoci alla crisi dei giorni nostri); l'avanzata di una globalizzazione, preziosa per alcuni, e penosa per altri, senza che questi ultimi fossero protetti; la crescita spaventosa del tasso di iniquità e diseguaglianza. La libertà senza uguaglianza è orfana. Ancora, il declino delle democrazie liberali e rappresentative, che pure il crollo aveva suggellato come le vie maestre del mondo: anche su questo dovremmo interrogarci, sulla necessità di rinvigorire, di correggere, ma mai di smantellare l'architrave della democrazia rappresentativa, affidandoci, semmai, a miraggi che possono portare a regimi leaderistici e perfino dispotici e dittatoriali. Mi avvio alla conclusione citando altre due grandi questioni. Certamente, dopo il crollo del Muro, l'Unione europea si rafforza, e l'unione della Germania rafforza l'Unione europea. È un bene, ed è un'utilità preziosa, l'unità della Germania per l'Unione europea, ma mai cadere nel rischio di una germanizzazione dell'Unione europea. (Applausi del senatore Fazzolari). Infine, chi governa il mondo? Chi governa il mondo oggi, a trent'anni di distanza da quel dato storico? Due blocchi, allora; oggi, tanti, troppi personaggi inquietanti hanno in mano le redini del mondo; a volte non si tratta nemmeno di personaggi, ma di ombre oscure e sconosciute, ignote, senza una capacità di visione democratica, di cooperazione multipolare, di condivisione di rischi e di opportunità. Colleghe e colleghi, su tali questioni dovremmo ragionare insieme e serenamente, se vogliamo leggere la storia traendo giusti e utili suggerimenti per il futuro delle nuove generazioni. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI e del senatore Casini. Congratulazioni) . VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, trent'anni fa - immaginiamo la scena - il portavoce dell'epoca della Germania dell'Est ha dichiarato: «È stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. (...) Se sono stato informato correttamente questo ordine diventa efficace immediatamente». Da quel giorno è caduto un Muro, un Muro che ha segnato la nostra storia; un Muro che ha marcato anche il nostro destino, che ha segnato anche delle vite, uomini che sono morti lì. Ieri sera mi sono messo a leggere la storia di chi è stato ucciso mentre cercava di scavalcare il Muro, e vorrei ricordare due bambini, Jörg e Lothar, di dieci e tredici anni, che, nel tentativo di oltrepassare il muro, sono stati uccisi a pistolettate dai soldati. Ricordiamoli, perché è giusto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI) . Li ho presi ad esempio. Pensate che i soldati che li hanno trucidati sono stati addirittura promossi. Eppure, dobbiamo guardare oltre; dobbiamo guardare al futuro. Ecco che, allora, quando vedo che da una parte si riconoscono solo determinati regimi totalitari, sono dell'idea che vanno ricordati entrambi i regimi totalitari, quindi anche quello che ha fatto l'Unione Sovietica in quegli anni: pensate che sono stati stimati quasi 21 milioni di morti dal regime comunista. Se vogliamo veramente mettere fine alla parola storia dobbiamo riconoscere tutti i delitti e tutte le stragi di qualsiasi regime (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI) , come ha fatto il Parlamento europeo qualche mese fa, ricordando che entrambi i regimi devono essere puniti. Per cui, per quanto mi riguarda, dobbiamo guardare al futuro, ricordandosi però di quanto è successo. Faccio un esempio: è come quando guidiamo in macchina. Guardiamo la strada e il nostro obiettivo; vogliamo vedere il futuro davanti, però, quando facciamo un sorpasso, dobbiamo guardare lo specchietto per ricordare il passato. Questo è ciò che, a mio avviso, dobbiamo fare tutti. Mi piacerebbe che anche in questo Parlamento, per mettere fine a quanto è successo e riconoscere tutte le strade di qualsiasi tipo, venisse riconosciuto quanto fatto dal Parlamento europeo, dove è stato dichiarato che tutti i regimi, di sinistra e di destra, vanno condannati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e FI-BP) . CAUSIN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CAUSIN (FI-BP) . Signor Presidente, la giornata di oggi rappresenta un ricordo sicuramente istituzionale, ma anche personale: avevo diciotto anni e il crollo del Muro di Berlino l'ho visto, come molti, alla televisione e forse senza quelle categorie politiche di lettura che potrei avere oggi dopo anni di attività e di esperienza politica. Ho un ricordo vivido di quella notte in cui pacificamente i cittadini di Berlino iniziarono a circolare liberamente da una parte dall'altra, quasi per incanto, perché anch'io avevo studiato a scuola che il mondo era diviso a metà e che da quel Muro non si poteva passare. In modo pacifico, in un clima di festa e stappando le bottiglie, i cittadini di Berlino iniziarono ad aprire delle brecce nel Muro con dei picconi e dei martelli fortuna. Le lastre andavano giù sotto lo sguardo attonito delle terribili guardie della Repubblica Democratica dell'Est (tra l'altro io, come tanti altri, non ho mai capito perché avesse l'aggettivo «democratica»). Cadeva il simbolo fisico della divisione tra Est e Ovest, tra i Paesi liberi e democratici del blocco atlantico e i Paesi della cortina di ferro. Quella notte rappresenta simbolicamente la riunificazione di una città simbolo, che paradossalmente era stata anche la capitale del nazifascismo europeo, la riunificazione di un popolo drammaticamente e artificialmente diviso, l'inizio del percorso dell'unificazione dell'Europa che conosciamo oggi, ma soprattutto l'inizio della fine dell'ultima delle ideologie totalitarie che hanno insanguinato e oppresso l'Europa del XX secolo. Rappresenta l'inizio della caduta del totalitarismo comunista in Europa: in poco tempo il vento della democrazia e della libertà soffiò su tutta l'Europa dell'Est. In Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Ungheria, fino ad arrivare all'Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, caddero questi regimi. Il regime oppressivo della Repubblica Democratica tedesca è stato senza dubbio sconfitto dalla storia, dal desiderio di libertà delle persone, dalla capacità - lo hanno ricordato anche prima dei colleghi - dalla determinazione e dalla deterrenza militare, voluta pervicacemente da un Presidente illuminato, che voglio ricordare, come Ronald Reagan, che mise in prima fila la NATO e gli Stati Uniti in questa battaglia. Cadde soprattutto per la capacità di Giovanni Paolo II, un pontefice illuminato che seppe accendere le coscienze individuali e dei popoli sul dramma del totalitarismo comunista dei Paesi dell'Est, portando un messaggio di libertà e mondialità che la chiesa non aveva mai saputo e avuto il coraggio di dare prima. La notte del 9 novembre 1989 rappresenta, perciò, la fine di una stagione in cui il mondo era diviso a metà. Oggi è giusto ricordare tutte le persone che hanno combattuto per la libertà e per la caduta di quel Muro, in modo particolare le oltre 150 persone che hanno perso la vita e tutti coloro che sono stati oppressi da questa folle ideologia totalitaria. Oggi dobbiamo ricordare soprattutto che vivere in un'Europa libera, democratica e dove si può circolare liberamente, anche dal punto di vista economico, non è scontato. È un ricordo vivido e bello. Abbiamo soprattutto la consapevolezza che oggi, grazie a quel gesto simbolico della caduta del muro, possiamo vivere in un'Europa libera, pacifica e sicura. (Applausi dai Gruppi FI e L-SP-PSd'Az . Congratulazioni) . GRANATO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRANATO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, il 9 novembre si celebra il trentennale del Giorno della libertà, per ricordare l'abbattimento del muro di Berlino. Il Parlamento italiano, infatti, nel 2005 ha istituito la commemorazione annuale di quello che è considerato il simbolo di un passaggio epocale nella storia dell'Occidente contemporaneo. Fu la fine di un'epoca, di un mondo in cui due visioni diverse della società avevano materializzato la loro contrapposizione ideologica attraverso una barriera fisica, che rappresentava la Guerra fredda, che aveva separato materialmente cittadini della stessa nazione, uniti da valori, cultura, parentela, lingua, usi, costumi e tradizioni. Questo retaggio dell'odio, che generava sofferenza e rancore, è durato per ventotto anni e alla fine si è estinto sotto la spinta della coesione culturale e valoriale della cittadina berlinese, che aveva ormai da anni lasciato alle spalle le colpe del Terzo Reich. Non è la sconfitta di un'idea, è il passaggio epocale ad una nuova visione del mondo, che tende ad uniformarsi, è l'inizio della fine delle ideologie, che segna una fase di riformismo per tutti i partiti politici italiani, decretandone sostanzialmente l'estinzione progressiva. Da questa fase storica è uscito un solo vincitore: il pensiero unico di un mondo sostanzialmente globalizzato. Si tratta di corsi e ricorsi storici, vissuti nel mondo greco attraverso il passaggio dall'epoca di Sparta e Atene al periodo alessandrino, prima forma di globalizzazione del mondo occidentale e, nel mondo romano, nel passaggio dalle divisioni tra optimates e populares della tarda Repubblica all'Impero, che abbracciava dal Mar Nero al Marocco, dalla Britannia al Nord Africa, dalla Spagna all'area del Reno e del Danubio. Oggi, nel trentennale dell'inizio dell'abbattimento del muro di Berlino, la presenza consistente tra i banchi del Parlamento e del Governo italiano del MoVimento 5 Stelle, che costituisce il superamento dei partiti tradizionali e delle barriere ideologiche e che, volere o volare, sta segnando il passo del cambiamento anche negli altri schieramenti politici è emblematico di un bisogno, di un'esigenza avvertita dai cittadini di trovare nei valori di diritto, onestà, trasparenza, rispetto dell'ambiente e giustizia sociale quei punti di riferimento, che lentamente, in questi trent'anni in cui si è demolito un mondo, sono stati spazzati via dal berlusconismo prima e dal neoliberismo poi. È nata una nuova epoca, dalle ceneri dell'odio e dalle contrapposizioni di facciata dei partiti tradizionali odierni, che si limitano solo ad interpretare, con sensibilità diverse, il pensiero unico scandito dalle leggi del mercato. Si è avviato un nuovo rinascimento, che pone finalmente l'uomo al centro della politica e gli restituisce quei punti di riferimento, che erano spariti nel vuoto cosmico lasciato dalla progressiva scomparsa di più visioni della società, che soprattutto, dopo il passaggio alla moneta unica, avevano assunto ormai le connotazioni di stereotipi senza alcuna credibilità. Oggi i partiti tradizionali rappresentano, grazie a strumenti retorici sempre di più basso livello, la banalità dell'odio per l'inerme, ovvero l'ipocrisia delle cosiddette anime belle, come esecutori diversi di uno stesso spartito. Negli abbracci increduli e felici, nelle immagini di trent'anni fa al Checkpoint Charlie leggiamo il sollievo di un'umanità, che si ritrova nei suoi valori universali di solidarietà, di fratellanza e di giustizia. Le birre offerte gratuitamente dal proprietario del bar della frontiera ai cittadini della Germania tornata unita descrivono, con sollievo, il recupero del sentimento e della ragione persi al tavolo di Yalta, perché non esiste muro che mano umana possa erigere contro l'unità dei valori e della cultura di un popolo, che prima o poi non venga abbattuto e rimosso. A perenne ricordo della follia umana che lo ha eretto, oggi rimangono le croci dei cittadini, che hanno perso la vita nel tentativo di sorpassarlo, assassinati dalle guardie della frontiera, il Memoriale del Muro di Berlino e qualche tratto risparmiato alla demolizione, per non dimenticare. A noi che sediamo in quest'Aula i libri di geografia, disciplina che oggi ha perso autonomia e dignità nei curricoli scolastici, rappresentavano un mondo diverso, spaccato in due, come il calviniano Visconte dimezzato, Medardo di Terralba, per metà buono e desiderabile, per metà oscuro e temibile. Oggi che le nebbie della cortina di ferro si sono dissolte nell'abbraccio fraterno del popolo tedesco riunito, dopo trent'anni abbiamo una Germania che è risorta dalle sue ceneri per la seconda volta, nonostante due guerre mondiali perse e sanzioni pesanti pagate. Questa capacità di ripresa è frutto dell'operosità del suo popolo e di una consapevolezza e di una dignità civica che oggi le conferiscono un ruolo trainante in Europa. Celebrare la ricorrenza e la caduta del muro di Berlino è oggi festeggiare la nascita di una nuova cittadinanza, quella europea, con una sua identità culturale, che non è più quella che porta l' imprinting della cultura d'oltreoceano, né dei singoli Stati membri, ma è un insieme di valori e di culture, che convivono pacificamente, arricchendosi reciprocamente delle proprie diversità. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Colleghi, prima di sospendere la seduta, poiché mi sono arrivate alcune richieste di intervento su argomenti non iscritti all'ordine del giorno, fermo restando che alla fine della seduta nel pomeriggio ovviamente saranno consentiti ulteriori interventi di fine seduta, se non vi sono obiezioni da parte dei Gruppi, procederei concedendo la facoltà di intervenire a coloro che lo hanno richiesto. Non facendosi osservazioni, così rimane stabilito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno GASPARRI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FI-BP) . Signor Presidente, la ragione del mio intervento credo che sarà compresa dai colleghi. Ho appreso poco fa della scomparsa della signora Maria Pia Fanfani. Quindi ritenevo doveroso che l'Assemblea del Senato la ricordasse (se ci saranno altre iniziative, ben vengano) e non soltanto perché la signora Fanfani - che molti di noi hanno avuto l'onore e il privilegio di conoscere e di accompagnare in iniziative sociali, umanitarie e culturali - è stata la consorte di uno degli esponenti politici più importanti del dopoguerra italiano, Amintore Fanfani: più volte presidente del Senato, ministro e persona che la signora Maria Pia ha accompagnato fino agli ultimi anni della sua vita con grande dedizione. Ricordo che, nella precedente legislatura, da vicepresidente del Senato ho avuto modo di tenere alla sala Zuccari di Palazzo Giustiniani una cerimonia per la pubblicazione di un ulteriore volume sui testi di Fanfani, cui parteciparono Ettore Bernabei e altre persone che hanno condiviso con Fanfani in vari modi una lunga esperienza politica e culturale. Anche in quell'occasione la signora Fanfani fu presente in Senato. È una donna che si è distinta, non soltanto perché è stata la moglie di un protagonista della vita italiana, ma per la sua attività con la Croce Rossa, per la sua attenzione alla vita culturale e artistica e per l'attenzione al mondo politico, anche qui in Senato, dove tante volte ha avuto modo di partecipare a vari eventi (ho ricordato l'ultimo di qualche anno fa, ma in passato sicuramente ancora di più). Credevo fosse giusto quindi che il Senato dedicasse un attimo di ricordo a una protagonista della vita politica, sociale e culturale italiana che tutti ricordiamo con rimpianto, esprimendo da parte di tutta l'Assemblea le condoglianze a tutta la famiglia. (Applausi) . PRESIDENTE . L'Assemblea si unisce al cordoglio della famiglia e al ricordo della signora Maria Pia Fanfani. ROJC (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, «una persona può fare del male senza essere malvagia?» si chiedeva Hannah Arendt riflettendo sulla banalità del male. Nel 2019 una donna che ha testimoniato il male assoluto e gli orrori del Novecento, alla quale un totalitarismo ha voluto togliere la dignità dell'identità, imponendole di divenire il numero 75190, che porta tatuato sulla pelle, senatrice della Repubblica, la signora Liliana Segre, da ora in poi vivrà sotto scorta. Che Paese sta diventando l'Italia se si vuole dimenticare la storia, se si vuole imporre la politica dell'odio? Se la parola fascismo non fa più venire i brividi? Se essere antifascisti e quindi democratici non costituisce più un valore fondante della nostra società? Ci ammoniva Norberto Bobbio che abbiamo smarrito l'intransigenza, il rigore, il coraggio rivoluzionario, la visione globale dei fenomeni e il ripudio di qualsiasi forma di fascismo. Quando si perseguitano i perseguitati, solo perché testimoni; quando ci si dimentica di quelle ossa umiliate, di quelle vittime divenute cenere; quando non ci si accorge che i roghi dei libri, come quello della libreria antifascista «La pecora elettrica», data alle fiamme una seconda volta; quando non ci si accorge dunque come questi fatti riportino alla memoria altri roghi, altre incursioni squadriste, allora non ci si accorge che a essere in pericolo è il pensiero democratico: siamo noi e la nostra libertà. È nostro dovere non dimenticare mai i valori essenziali della nostra Costituzione, oggi indegnamente calpestati e trattati come arnesi inservibili - dirà ancora Bobbio - mentre, al contrario, costituiscono i capisaldi del nostro vivere civile. È dovere dello Stato essere forte e protettivo, pur garantendo a ciascuno di noi di esprimere la propria personalità, ma rispettando e accettando la legge come norma essenziale della convivenza. Ciò che succede nel nostro Paese sembra portare in modo sempre più grave verso un clima che non ha nulla a che vedere con la democrazia. Onorevoli colleghi, in conclusione, è questo il compito al quale siamo chiamati? Lo abbiamo dimenticato? Vogliamo cedere a una teoria dell'odio, della paura, del male assoluto, del più forte che vuole annientare il più debole? Odio gli indifferenti - scriveva Gramsci - chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. È una questione di libertà, di futuro, di democrazia. Non possiamo più rimanere silenti, alziamo la voce, non solo in quest'Aula, ma ovunque nel Paese. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI) . RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo anche io a nome della Lega per esprimere dispiacere e profonda rabbia nei confronti di persone violente, di ignoranti violenti e miserabili che costringono la senatrice Segre a vivere sotto scorta. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . Questa è una sconfitta del rispetto, ma soprattutto della memoria, quindi esprimiamo tristezza e profonda solidarietà nei confronti di una donna che, vivaddio, oggi è una luce nel buio dell'odio. Auguro quindi buon lavoro ai due carabinieri che scorteranno la nostra cara senatrice Liliana Segre e ringrazio di cuore tutti gli uomini e le donne che in divisa oggi e domani scortano gli uomini della nostra Patria. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo solo per ricordare in quest'Aula e anche alla Camera è stata approvata l'istituzione della Commissione di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità Il Forteto. Sono passati ormai quattro mesi da tale istituzione, la Commissione è stata convocata e sconvocata per ben due volte e oggi hanno arrestato il responsabile, perché la sentenza è passata in giudicato. Pertanto chiedo veramente a lei, signor Presidente, che si impegni per convocare questa Commissione, perché è assurdo dire ai giornali che faremo giustizia con la Commissione d'inchiesta per vedere cosa è successo all'epoca, ma, una volta approvata la norma istitutiva, non avere ancora il coraggio di convocarla. Le chiedo veramente, signor Presidente, di definire una data per dare il via ai lavori. Non riesco a capire: nella scorsa legislatura il MoVimento 5 Stelle ha cercato di portare a termine l'istituzione della Commissione d'inchiesta ma non c'è riuscito perché era in minoranza; adesso però sono maggioranza insieme al PD e a Italia Viva, quindi auspico che si decidano a convocare la Commissione di inchiesta (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Senatore Vescovi, ovviamente la Presidenza si fa carico di quanto da lei esposto, ma l'argomento è all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo già da diverse sedute. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, questa mattina c'è stata una mobilitazione importante a Montecitorio davanti alla Camera dei deputati con tantissimi rappresentanti degli agricoltori del nostro Paese a cui hanno aderito numerosi sindaci giunti da ogni parte d'Italia, Presidenti di Regione, assessori regionali e tanti altri cittadini. Hanno segnalato per l'ennesima volta un tema che io stesso, insieme ad altri, ho già portato all'attenzione dell'Assemblea. Mi riferisco alla presenza eccessiva di animali selvatici nel nostro Paese e, più specificatamente, ai danni che la fauna selvatica arreca al mondo agricolo, ma non solo. Sono stati ricordati questa mattina, e credo debbano essere ricordati anche in quest'Aula, i tredici morti che ci sono stati nel nostro Paese solo negli ultimi mesi a causa della presenza della fauna selvatica nelle strade. Tuttavia, alcuni ambienti di quest'Assemblea e delle Commissioni rimangono sordi. Non siamo riusciti a portare nel modo giusto l'attenzione necessaria ad affrontare questo problema e siamo arrivati alla mobilitazione davanti alla Camera dei deputati. Siamo arrivati ormai al limite: gli agricoltori italiani non ne possono più di vedere vanificato il loro lavoro; gli allevatori italiani non ne possono più di veder sparire i loro capi di bestiame, perché alcuni animali sono più tutelati di quelli che loro allevano e che costituiscono una parte consistente dell'economia del nostro Paese. Il richiamo lanciato questa mattina da Coldiretti credo debba essere riportato in modo forte all'attenzione del Senato nei prossimi giorni, perché l'urgenza, ormai indifferibile, e l'obbligo di intervenire su questo tema richiedono un intervento proprio nella fase di discussione del disegno di legge di bilancio, come proposto dalle associazioni. Dobbiamo affrontare tutti insieme, in modo trasversale, questo problema, altrimenti, procedendo di questo passo, credo che purtroppo andremo sempre più verso uno stato di degrado nel nostro Paese e questa politica darà un segnale di oltraggio a chi oggi lavora nei campi e chiede solo di modificare una norma del 1992, emanata quando l'ambiente e la presenza degli animali selvatici nel nostro Paese erano molto diversi rispetto ad oggi. Questa norma del 1992 deve essere aggiornata e adeguata al controllo faunistico soprattutto nel rispetto di chi percorre le strade e le stradine di questo Paese e dei nostri agricoltori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Ricordo che i senatori che vorranno intervenire ancora a fine seduta potranno farlo al termine della seduta pomeridiana, ovviamente segnalando la propria intenzione agli Uffici. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Porto a conoscenza dell'Assemblea la richiesta del Governo di anticipare dalle ore 16,30 alle ore 16 il previsto intervento del ministro Patuanelli. Faremo ovviamente le opportune modifiche alla ripresa della seduta, prevista alle ore 15, dando contezza dell'esatto orario di inizio delle comunicazioni del Governo in Assemblea, con il ministro Patuanelli. (La seduta, sospesa alle ore 12,37, è ripresa alle ore 15,01) . Presidenza del vice presidente TAVERNA La seduta è ripresa. Informo che, come richiesto dal Governo e concordato con i Gruppi, l'informativa del ministro dello sviluppo economico Patuanelli è anticipata alle ore 16. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo e il Ministro per le pari opportunità e la famiglia. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. Il senatore Steger ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01218 sul recepimento della normativa europea in materia di gas fluorurati, per tre minuti. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Ministro, il regolamento europeo n. 517 del 2014 sui gas fluorurati a effetto serra prevede controlli periodici delle perdite su impianti fissi di refrigerazione contenenti gas fluorurati a effetto serra oltre un determinato limite quantitativo, l'assegnazione di quote per l'immissione in commercio di idrofluorocarburi da parte di produttori e importatori e l'obbligo di istituzione e tenuta, per ciascuna apparecchiatura, di un apposito registro dei gas fluorurati al fine di controllare il rispetto delle quote assegnate. Il legislatore europeo ha pertanto espressamente individuato dei precisi limiti quantitativi, al superamento dei quali scatta l'obbligo di controllo delle eventuali perdite e, di conseguenza, l'obbligo di tenuta del relativo registro. Come illustrato nella mia interrogazione, il legislatore italiano ha provveduto a disciplinare le modalità di esecuzione del regolamento europeo con DPR n. 146 del 2018, introducendo il nuovo obbligo di comunicazione alla banca dati gestita dalla Camera di commercio, secondo però disposizioni che risultano di fatto più severe di quanto previsto dalla legislazione europea e che, come troppo spesso accade, comportano oneri burocratici maggiori per le imprese italiane rispetto agli obblighi vigenti, per le medesime tipologie di imprese, negli altri Paesi europei. Nel caso specifico, signor Ministro, le chiedo di sapere se non ritenga opportuno rimuovere le incongruenze illustrate nella mia interrogazione e poste in essere in sede di esecuzione del regolamento europeo, con particolare riferimento alla specifica indicazione delle soglie oltre le quali scatterebbe l'obbligo di comunicazione alla nuova banca dati e all'interpretazione difforme dell'espressione «per ogni intervento successivo», sulla base della quale le imprese attualmente sarebbero gravate da adempimenti considerevolmente maggiori rispetto a quelli previsti dalla normativa europea. PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, generale Costa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . Signor Presidente, ringrazio il senatore Steger per l'interrogazione perché mi consente di fare il punto sulla situazione. Essendo una materia estremamente tecnicistica, mi sia concesso di dare lettura di qualche passaggio scritto. Il regolamento cui si è fatto riferimento, sui gas fluorurati a effetto serra, prevede la possibilità, per gli Stati membri, di creare una banca dati nazionale per la conservazione dei registri di cui all'articolo 6 del citato regolamento. Al fine di attuare le disposizioni di cui all'articolo 6 e raccogliere, in modo omogeneo, tutte le informazioni, come previsto da un apposito decreto del Presidente della Repubblica, è stata costituita una banca dati per la raccolta e la conservazione delle informazioni relative alle vendite di gas fluorurati a effetto serra e delle apparecchiature che contengono tali gas. Nello specifico si fa presente che questo decreto del Presidente della Repubblica non introduce obblighi di controllo delle perdite differenti da quelli previsti dallo stesso regolamento europeo di riferimento, mentre l'obbligo di tenuta dei registri, come specificato dall'articolo 6 (attuato appunto dal Governo), viene ora risolto mediante una procedura di trasmissione online , quindi molto più veloce. Inoltre, tale disposizione normativa, peraltro assoggettata a un lungo negoziato, è stata accolta favorevolmente dalle principali associazioni di settore specifico e da tutti i soggetti interpellati durante la fase di consultazione, per poterlo poi approvare. Essa è stata introdotta in sostituzione di un obbligo già vigente, rappresentato dalla dichiarazione cosiddetta F-gas, la quale aveva ricadute su circa 305.000 operatori. Quindi abbiamo già provveduto con una significativa semplificazione. Con l'introduzione della banca dati e con una frequenza mensile di aggiornamento direttamente tramite questa piattaforma, si è semplificato il suddetto processo. Tale trasposizione ha permesso il passaggio da un sistema di registrazione cartaceo a uno online . Ora, rispetto a quanto lei dice, già abbiamo provveduto a una forte sburocratizzazione e semplificazione. Cionondimeno, mi permetto di aggiungere che, se c'è una necessità supplementare di semplificazione e sburocratizzazione o di migliore interpretazione rispetto al regolamento, che peraltro non è stato osservato dall'Unione europea (lei sa che, quando si applica un decreto di recepimento, questo poi chiaramente va mandato in Europa e l'Europa ci ha detto che andava bene), ma, se si può ancora fare meglio, nella semplificazione e sburocratizzazione a cui di fatto lei faceva riferimento (per diminuirne i costi), le chiedo la cortesia di stabilire un incontro tecnico presso il mio Ministero, per verificare assieme i contenuti. Credo che questo sia il modo migliore per affrontare concretamente la questione. La sua interrogazione mi dà anche agio di rappresentare con orgoglio italiano, che lei sicuramente condividerà, il fatto che proprio oggi a Roma abbiamo inaugurato MOP 31, sul buco nell'ozono. Quindi 198 Paesi al mondo oggi sono ospiti del Governo italiano, per ragionare sul buco nell'ozono e sui gas climalteranti. Noi stiamo recependo l'emendamento Kigali, che è proprio l'elemento di riferimento rispetto ai gas fluorurati a cui lei si riferiva. Lo dico con orgoglio, perché l'Italia in questo è in prima linea; in questo momento noi stiamo lavorando proprio rispetto alla questione che lei ha sollevato. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Steger, per due minuti. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . La ringrazio, signor Ministro, soprattutto per la possibilità che ci darà di vederci presso il Ministero con i suoi collaboratori. A me questa richiesta è stata posta dalla camera di commercio, che ovviamente, come lei sa, rappresenta tutte le aziende, soprattutto le tantissime piccole aziende dei diversi settori. Io seguirò questo invito e la ringrazio per questo. PRESIDENTE . Il senatore Arrigoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01222 sulle iniziative per favorire il riciclo dei materiali plastici, per tre minuti. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, l'industria che lavora la plastica rappresenta uno dei motori trainanti dell'economia del nostro Paese. Il comparto vale nel complesso 40 miliardi, conta 10.000 aziende e 150.000 occupati, di cui 50.000 solo negli imballaggi. Secondo quanto riportato dal Centro studi associazione nazionale di Confindustria, nel 2017 l'industria dei costruttori di macchine per il confezionamento e l'imballaggio di prodotti contava 228 imprese in Emilia-Romagna, 178 in Lombardia e 75 in Veneto. Su un totale di 7 miliardi di fatturato in questo specifico settore, solo l'Emilia-Romagna segna oltre 4,4 miliardi, ovvero il 62 per cento del totale, e un numero di addetti pari a 17.000 persone, quasi tre volte la Lombardia. Oggi diverse aziende perseguono vie innovative e nuove tecnologie in grado di contenere, limitare e ridurre a zero l'impatto ambientale e di creare ricchezza economica dal rifiuto potenzialmente dannoso. Nell'economia circolare, infatti, che è alla base del riciclo e del recupero dei materiali, ogni rifiuto diventa risorsa e fonte di ricchezza (se ci fossero però i decreti ministeriali sull' end of waste , che tardano ad arrivare): questo dimostra che si può fare industria allo stesso tempo tutelando l'ambiente. Molti Paesi europei sono timonieri dell'economia circolare nel campo della plastica: in Germania, ad esempio, si sono adottate da anni vie virtuose, attraverso lo sviluppo e la regolamentazione della partecipazione pubblico-privata, al fine di incentivare economicamente i comportamenti virtuosi dei cittadini nella raccolta dei materiali destinati al riciclo. Il nostro Paese, che da un lato dimostra sempre soggezione verso modelli nordeuropei imposti dalle strutture tecnocratiche di Bruxelles, spesso non adatti alla nostra cultura sociale e giuridica, dall'altro è incapace di recepire le buone pratiche, nei fatti dimostratesi efficienti e come tali riproponibili anche nel nostro ordinamento. Succede che in Italia si adotta sempre la strada più semplice, penalizzando il mondo produttivo e non incentivando i comportamenti virtuosi che i cittadini potrebbero assumere con politiche più lungimiranti. La tassa sulla plastica ne è un palese esempio: per fare cassa (2 miliardi all'anno), non penalizzate i cattivi comportamenti, ma i prodotti, dunque le nostre imprese, i lavoratori e infine i consumatori. In Germania, ad esempio, il riciclo valorizza il vuoto a rendere attraverso la raccolta fatta direttamente dai consumatori, che riconsegnano i contenitori direttamente in punti vendita della grande distribuzione, ricevendo in cambio buoni acquisto spendibili all'interno delle stesse strutture. Quanto sopra, signor Ministro, per chiederle se non ritenga opportuno intervenire per avviare in tempi rapidi uno studio di fattibilità di politiche di contrasto all'inquinamento ambientale, incentivando i comportamenti virtuosi dei cittadini, anche attraverso stipule di convenzioni di partenariato pubblico-privato, volte a mettere in campo un vero sistema che non sanzioni la nostra industria, ma allo stesso tempo sia capace di sviluppare una reale economia circolare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, generale Costa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . La ringrazio, senatore Arrigoni, perché la sua interrogazione mi consente di fare il punto della situazione su argomenti che, oltre a essere all'ordine del giorno, hanno anche una storia collegata alla precedente legge di stabilità, quindi a norme già approvate, sulle quali peraltro, come rammenterà, abbiamo lavorato assieme. Mi riferisco in particolare ai tre decreti attuativi che sono ormai in lavorazione, quota parte dei quali è stata anche lavorata assieme: il primo è sulla fruizione del credito d'imposta per le imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica; il secondo è sulle agevolazioni e i crediti d'imposta per l'uso e l'avvio di riciclo di imballaggi riutilizzabili; il terzo è sulle certificazioni idonee ad attestare la natura e le tipologie dei materiali prodotti, ai fini delle agevolazioni fiscali sui prodotti da riciclo, di cui le plastiche sono peraltro parte preponderante. Questi sono i decreti di riferimento della legge di stabilità del 2019, ai quali - come rammenterà - abbiamo lavorato insieme. Inoltre, c'è il pacchetto rifiuti, avviato nel precedente Governo come recepimento e di prossima conclusione nei mesi a venire, che riguarda le cosiddette quattro direttive europee in materia. Non le enuncio, perché sarebbe un tecnicismo che in questa sede non ha di che, ma molte riguardano la plastica, non esclusivamente ma in modo significativo. Nell'ambito del recepimento, peraltro - come rammenterà, perché ne abbiamo parlato - avevamo anche la possibilità di meccanismi di ristoro per i Comuni ospitanti impianti di queste gestioni, così come incentivazioni e premi per i Comuni che hanno una raccolta differenziata supplementare, in modo significativo per la plastica. In ordine all'ultima previsione, ossia quella della legge di stabilità, come sa, ho già avanzato proposte, in particolare sulle incentivazioni. Il credito d'imposta attuale previsto per le aziende che producono plastiche compostabili rigenerabili e recuperabili è del 10 per cento e auspico che venga ben alzato. Così come il meccanismo di aiuto per tutte le aziende che vogliono transitare nel nuovo sistema. Analogamente, per esempio, nel cosiddetto decreto clima, mi piacerebbe immaginare le macchinette mangia plastica, che aiutano anche i cittadini; e a tal proposito vi è un emendamento governativo, sul quale invito il Parlamento a riflettere. Che cosa voglio dire? In buona sostanza, vi è il pieno intento di creare meccanismi che spingono verso la transizione ecologica piuttosto che deprimerla e su questo concordo pienamente. In questo senso, secondo me, un misto di imposizione che diventa di scopo, cambia il sistema perché se è di scopo, non è più gettito, ma rientra nel sistema della transizione green , ritornando alle medesime aziende sotto forma di incentivazione. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Arrigoni, per due minuti. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, non sono molto soddisfatto della risposta che ha dato. Innanzitutto, non ha assunto un impegno in ordine all'avvio, ancorché sperimentale, del sistema del vuoto a rendere, che potrebbe certamente consentire il perseguimento dell'economia circolare. Per quanto riguarda il credito d'imposta, che voi avete introdotto in zona Cesarini, sulla norma della tassa sulla plastica, esso edulcora, ma di poco, la sostanza della norma: voi date 30 milioni di euro di credito d'imposta alle imprese, ma in realtà poi, a queste imprese, succhiate 2 miliardi di tasse a regime, a partire dal 2021. No, non si fa così. Non si persegue così l'economia circolare. La tassa sulla plastica va contro l'economia circolare, va contro i prodotti, va contro le imprese e i lavoratori, va contro anche i consumatori, che si ritroveranno costretti, dal prossimo anno, a sostenere 110 euro in più di spesa per l'acquisto di questi prodotti. Non si deve procedere in questo modo. Il recepimento delle direttive, caro Ministro, la prego, deve essere fatto in tempi congrui. Per esempio, sulla plastica monouso l'Europa ci dice che la scadenza è al 2021: non facciamo il passo più lungo della gamba. La informo che ieri abbiamo depositato un'interrogazione parlamentare sul fatto che l'introduzione sul mercato di plastiche cosiddette compostabili, non disciplinate da linee guida, sta determinando enormi problemi agli impianti di compostaggio, questione che le abbiamo esposto: i compostatori necessitano, da parte del suo Ministero, di precise risposte. Non corriamo, altrimenti rischiamo di fare solo del male all'economia circolare e soprattutto al mondo economico delle nostre imprese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . La senatrice Tiraboschi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01217 sugli investimenti per sostenere un'efficace strategia di trattamento dei rifiuti, per tre minuti. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Ministro, l'interrogazione risale ad una quindicina di mesi fa, ma non credo che i numeri siano cambiati molto. Apprendiamo da fonti autorevoli di stampa che circa il 12 per cento dei rifiuti italiani non trova destinazione, con la conseguenza che questi rifiuti si accumulano senza indirizzarsi né verso il riciclo, né verso lo smaltimento, in quanto non ci sono sufficienti impianti. Sappiamo che l'Italia è leader in Europa nel riciclo, a differenza di altri Paesi che preferiscono bruciare o avviare i rifiuti in discarica, ma non ci sono sufficienti impianti di selezione, di rigenerazione, di trattamento e di recupero energetico, che sarebbero necessari sia per raggiungere il 65 per cento del riciclo che richiede l'Unione europea, sia per scendere sotto il 10 per cento di smaltimento in discarica. Per conseguire questi obiettivi, che sono indicati dall'Unione europea, sarebbero necessari degli investimenti importanti, nuovi impianti per il riciclo di rifiuti organici per almeno 2,3 milioni di tonnellate all'anno e nuovi impianti di incenerimento per smaltire circa 1,7 milioni di tonnellate in più all'anno, 53 nuovi impianti di gestione anaerobica e almeno 4 impianti di incenerimento: uno in Campania di dimensioni più o meno uguali a quelle di Acerra, uno equivalente in Sicilia, uno di media grandezza nella zona del Centro del nostro Paese e uno in Sardegna. È evidente, tutti lo comprendiamo, che senza gli impianti si rischia di ricorrere più del dovuto alle discariche. Il Nord dell'Italia sappiamo che ha dei parametri discretamente accettabili, in sostanziale pareggio tra i rifiuti prodotti e la capacità di trattarli; il Centro è a meno del 16 per cento e il Sud a meno del 27 per cento. In Italia, se tralasciamo la Lombardia e il Friuli-Venezia Giulia, il divario tra i rifiuti e gli impianti risulta essere negativo un po' dappertutto: dal -3 per cento del Veneto al -50 per cento della Sicilia (dato preoccupante), passando per il -8 per cento del Piemonte e il -21 per cento della Liguria. Alla luce di questi dati, che non sono certo confortanti, le chiediamo quali siano gli investimenti volti a sostenere una strategia di medio-lungo periodo - ci rendiamo conto che non è che dall'oggi al domani si cambia tutto - sulla quale il nostro Paese sta registrando un fortissimo ritardo (e di questo dobbiamo essere consapevoli). Una strategia che punti alla prevenzione e al riuso ma, al tempo stesso, sostenga anche un nuovo corso industriale che serva ad avviare questa economia circolare. PRESIDENTE. Concluda, senatrice. TIRABOSCHI (FI-BP) . Poi, sul fronte della transizione energetica da fonti fossili ad energie rinnovabili, chiediamo quali siano le misure volte a sostenere gli investimenti affinché anche i fondi di investimento, che sono consapevoli dell'elevato costo che deve essere sostenuto per estrarre fonti fossili, investano in energie rinnovabili spostando una porzione dei loro flussi di cassa per sostenere questi investimenti. PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, generale Costa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . La ringrazio, senatrice Tiraboschi, per questa interrogazione, perché mi consente di fare il punto della situazione. Intanto, come Ministro dell'ambiente mi preme rappresentare che abbiamo prodotto molti bandi, recentemente, per le nuove tecnologie, aiutando anche nella direzione che lei cortesemente ha rappresentato, che sono appunto le nuove frontiere dove l'Italia è, a livello tecnologico, particolarmente avanti. Questi bandi aiutano - penso a quelli sul RAEE, per esempio - e questo fa il paio con tutto ciò che, come lei sa, in questa settimana si sta celebrando a Rimini con Ecomondo, che è la più grande manifestazione mondiale sull'economia circolare e dove molto si parla degli argomenti che lei ha tracciato poc'anzi. Ribadisco quanto detto nella risposta all'interrogazione precedente: uno degli elementi di riferimento è l'approvazione prossima delle quattro direttive del pacchetto rifiuti, poiché nel procedimento molte delle questioni che lei ha posto verranno sicuramente prese in considerazione. Fare il punto della situazione vuol dire anche un'altra cosa. L'impiantistica, come lei sicuramente sa, è una competenza delle Regioni, perché oggi il piano regionale dei rifiuti, quindi l'impiantistica, che vuol dire la tipologia e anche la collocazione (penso al compostaggio, cui lei ha fatto riferimento), nasce dal piano regionale dei rifiuti. Quindi ciascuna Regione va a verificare, secondo il principio di territorialità, che tipologia di impianto (anaerobico, aerobico), che tipo di tonnellaggio e quindi di capacità deve avere e dove collocarlo, regolandosi poi in funzione del principio di prossimità. Chiaramente, questo è un riferimento sul quale noi, come Ministero dell'ambiente, ci mettiamo al fianco delle Regioni - non le possiamo ovviamente sostituire - tant'è che ho costituito una task force di esperti per quelle Regioni che ce lo richiedono. Quindi, c'è il massimo dell'autonomia, ma se ce lo richiedono noi ci mettiamo a fianco per un surplus di progettazione e di aiuto. Aggiungo - e termino - che il principio europeo di riferimento è la riduzione dei rifiuti e l'incremento della differenziata, prima ancora di tutti gli altri riferimenti di cui si parlava. La diminuzione dei rifiuti passa per l'economia circolare: è stata approvata da poco la norma sull' end of waste , caso per caso, più i controlli sui debiti a livello nazionale e regionale (il che mi sembra una bella conquista, del Parlamento peraltro), così come l'incremento della differenziata, che tra l'altro è anche sospinto da una serie di incentivazioni. Se facciamo il paio su questo, credo riusciremo a gestire adeguatamente la transizione, per arrivare finalmente ad avvicinarci ai princìpi europei di riferimento. PRESIDENTE . Rinnovo l'invito al Governo e agli interroganti ad un rigoroso rispetto dei tempi. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Tiraboschi, per due minuti. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Ministro, le buone intenzioni ci sono, però mi lasci dire due cose. Speriamo che i bandi per le nuove tecnologie non siano così complicati, come spesso è avvenuto, al punto che alla fine le risorse rimangono sulla carta, nei bandi, e non vengono utilizzate. Faccio, quindi, una raccomandazione e lo dico anche da persona che ha lavorato nella pubblica amministrazione. Con questa task force siete a fianco delle Regioni? Ebbene, FISE-ASSOAMBIENTE recentemente ha fatto una fotografia delle tre Regioni che hanno la maglia nera dell'Italia: Lazio, Campania e Sicilia. State allora veramente a fianco di queste tre Regioni, perché sono veramente indietro. Ripeto: hanno la maglia nera, nel nostro Paese. Non mi ha detto nulla sui fondi di investimento e, quindi, invito lei a parlare con il Ministro competente, dell'economia e delle finanze, per quanto riguarda l'utilizzo finalizzato a questo settore di economia, con riferimento soprattutto ai nuovi strumenti, che non sono ancora decollati. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . La senatrice L'Abbate ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01219 sulla qualità dell'aria nella città di Monopoli, in provincia di Bari, per tre minuti. L'ABBATE (M5S) . Signor Ministro, anzitutto la ringrazio, anche a nome dei cittadini, perché sta dando voce a una realtà territoriale molto piccola, ma proprio perché parliamo di qualità dell'aria, si deve partire dal locale per arrivare al globale, come stiamo facendo nel decreto clima. Recentemente i cittadini di Monopoli, in provincia di Bari, hanno manifestato tramite raccolta firme, esposti, segnalazioni e perplessità circa la qualità dell'aria del proprio Comune. Questa è una cittadina di 50.000 abitanti a vocazione turistica, con la presenza di lidi di prestigio ambientale e colline con coltivazione di ulivi e piante mediterranee tali da far rientrare la città tra i siti di interesse comunitario (SIC). La città di Monopoli è insignita del titolo di città turistica e per diversi anni ha acquisito la nota bandiera blu. Considerato che ci sono dei venti dominanti nella zona, che provengono dai quadranti Ovest e Sud-Ovest, in ragione di questi venti quadranti di massima ricaduta attesi dovrebbero essere quelli Est e Nord-Est. Si sottolinea che l'abitato di Monopoli è situato in una zona che è sottoposta alle emissioni che provengono da una zona industriale, dove ci sono una serie di realtà imprenditoriali. Spesso sono state denunciate emissioni sgradevoli sulla città, in modo particolare con determinate condizioni atmosferiche, a tal punto che l'amministrazione è stata costretta ad attivare un'APP «odorigena» al fine di denunciare tali episodi. Esistono due centraline, già dal 2009, situate in due parti della città, ma oltre a ciò la cittadinanza richiede un eventuale altro controllo. Ultimamente sono state inserite altre centraline mobili, ma questo - a quanto pare - non basta, perché abbiamo, secondo i dati dell'ARPA Puglia, una presenza di benzopirene, che sta preoccupando fortemente i cittadini per la salute propria e dei loro familiari. Sull'applicazione predisposta dal Comune ultimamente sono state registrate oltre 120 segnalazioni. Si chiede di sapere, quindi, se il Ministro sia in possesso di ulteriori dati riguardanti il rischio ambientale per la città di Monopoli e se intenda attivare strumenti in grado di garantire un controllo dell'ambiente più stringente, oltre a quanto già previsto per la legge da parte dell'ARPA pugliese; se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti sopra citati e quali azioni intenda intraprendere per assicurare l'effettiva predisposizione di tutti i necessari controlli e monitoraggi sulla qualità dell'aria della città di Monopoli. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, generale Costa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . Signor Presidente, ringrazio la senatrice L'Abbate per la sua interrogazione perché, partendo da una città meravigliosa come Monopoli, che tra l'altro conosco, possiamo dire qualcosa in più sulla vicenda degli odorigeni e sulla qualità dell'aria. Nel caso di specie, ho appurato che tra il Comune di Monopoli e la Regione Puglia c'è - parlo di pochi giorni fa - un continuo scambio di carteggi organizzativi, che non sono distonici, ma che riguardano proprio chi fa cosa e in quali termini. L'ARPA Puglia ci conferma - e come Ministero dell'ambiente lo abbiamo appurato - che sta riorganizzando e rigenerando il sistema del piano dei controlli anche con riferimento a Monopoli, ma non soltanto. Questo mi sembra già un elemento positivo, che riguarda tutta la Puglia e, nel caso di specie, la città cui facciamo riferimento. Come detto, io trasmetto, nel senso che si tratta di un rapporto che esiste tra Regione, Comune e, nel caso di specie, il soggetto deputato, che è l'ARPA. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, attraverso il sistema agenziale, ha una visione supplementare, ma non ha una competenza diretta. Quello che è interessante dire, a beneficio non solo di Monopoli o della Puglia, ma del sistema Italia è che, recentemente, l'articolo 272- bis del testo unico in materia ambientale consente di acquisire a livello regionale le linee guida odorigene. In buona sostanza, ogni Regione può, se vuole - e in questo senso è autonoma - acquisire queste linee guida e farle diventare il livello di soglia, nelle more della norma quadro nazionale sulle sostanze odorigene. Dico questo perché è importante e perché è all'esame del Parlamento una normativa, che faccio un appello affinché sia approvata presto, a firma della deputata Ilaria Fontana, del MoVimento 5 Stelle, sulle sostanze odorigene. Allora faremo il paio: da una parte, le linee guida approvate a livello regionale e, dall'altra, la norma nazionale. A quel punto, la Regione, attraverso le autorizzazioni integrate ambientali, potrà definire, nel loro rinnovo, come deve essere il livello soglia, utilizzando il naso elettronico, che è il sistema di controllo, che tra l'altro è tecnologia italiana, ovvero un brevetto italiano che rappresenta un vanto mondiale per l'Italia. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice L'Abbate, per due minuti. L'ABBATE (M5S) . Signor Ministro, la ringrazio e mi ritengo soddisfatta della risposta. È chiaro che i cittadini sentono solo degli odori molesti, ma sappiamo anche che, a volte, sostanze molto cancerogene non hanno odore ed è quello che a me invece preoccupa maggiormente, sapendo quello che c'è in quella zona. Quindi, da competente, dico che su certe situazioni continuerò, come ho fatto finora, ad essere in contatto con l'ARPA Puglia, che devo dire è stata molto attenta e continua a tenermi aggiornata su quello che sta facendo. Signor Ministro, la ringrazio dell'interesse che ripone e che il Ministero sta riponendo sul tema e sono veramente convinta che riusciremo a trovare una soluzione, per i cittadini di questa carissima città, che avrebbero voluto ospitarla. Mi hanno detto: «Vogliamo che il Ministro venga qui» e io ho detto loro: per ora ci risponde, forse un domani: non si sa mai. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico sportivo «Alessandro Volta» di Colle di Val d'Elsa, in provincia di Siena, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . Il senatore Iannone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01221 su alcune incongruenze emerse relativamente al ritrovamento dei Bronzi di Riace, per tre minuti. IANNONE (FdI) . Signor Ministro, la recente inchiesta giornalistica della trasmissione televisiva «Le Iene» ha acceso i riflettori sulla controversa storia del ritrovamento dei celebri Bronzi di Riace e ha raccontato la storia di quella che si potrebbe rivelare una delle sparizioni più clamorose di opere d'arte dell'antichità. Come noto, le preziose statue, risalenti al V secolo avanti Cristo, sono state rinvenute nell'estate del 1972 a Riace Marina e sono attualmente esposte al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. Le sconcertanti rivelazioni, denunciate dalla trasmissione, riguardano le clamorose incongruenze tra la documentazione relativa al ritrovamento e i reperti effettivamente rinvenuti e oggi conosciuti. Nelle carte si parla di ritrovamento - cito testualmente - «di un gruppo di statue, presumibilmente di bronzo» e non solo di due. La descrizione delle statue fatta dal subacqueo, che le scoprì, non coincide con quelle a noi note. Inoltre mancherebbero, tra i reperti pervenuti, almeno uno scudo, un elmo e una lancia che sono invece citati nei documenti di ritrovamento. Dall'inchiesta televisiva sembra anche esistere un testimone oculare che parla della vendita di un terzo bronzo ad acquirenti americani. Quindi, il Gruppo di Fratelli d'Italia (e specificamente io insieme ai colleghi Ciriani e Fazzolari che firmiamo questa interrogazione), chiede se il Ministero ha elementi per fare chiarezza in questa che sarebbe una gravissima vicenda che configurerebbe un'ipotesi di trafugamento e smarrimento di parti o elementi di corredo dei reperti e quali iniziative intende realizzare in termini ispettivi per fare in modo che sui Bronzi di Riace non si allunghi questa ombra gravissima per la nostra cultura. PRESIDENTE. Il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo . Signor Presidente, come abbiamo sentito, mi sono stati richiesti dal senatore Iannone e altri colleghi elementi riferiti ad un'ipotesi circa la presenza di un'altra statua e di suppellettili in occasione del rinvenimento dei Bronzi di Riace. Mi piacerebbe, in verità, poter venire in questa sede con un annuncio spettacolare, ma permettetemi di ricordare che la possibile esistenza di un altro bronzo e di altri elementi appartenenti al gruppo scultoreo - segnatamente una lancia e uno scudo - è emersa come ipotesi più volte, dal 1972 ad oggi, ed è stata più volte portata anche all'attenzione dell'autorità giudiziaria, per via di notizie apparse sulla stampa. Gli accertamenti del caso che sono stati compiuti dal Nucleo dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Cosenza, competente per la Calabria, d'intesa con il reparto operativo per la tutela del patrimonio culturale nazionale, non hanno mai portato elementi di riscontro effettivi. Ad oggi non sono stati acquisiti mai riscontri rispetto alle notizie uscite sulla stampa. La Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio del Ministero, unitamente alla Soprintendenza e al Comando carabinieri, comunque valuteranno, con tutta l'attenzione necessaria, gli elementi che dovessero emergere in riferimento alla trasmissione andata in onda recentemente e che siano innovativi rispetto a quanto analizzato negli anni precedenti. Aggiungo che questa mattina dovrebbe esserci stato un incontro tra il suddetto Nucleo insieme ai comandanti del gruppo della Compagnia dei carabinieri del luogo con il procuratore di Locri al fine di avviare le prime indagini riferite alla trasmissione «Le Iene» e l'autorità giudiziaria ha già chiesto la consegna dei video delle puntate per procedere ad una disamina completa di quanto emerso nel corso del programma. Ovviamente, se ci fossero elementi nuovi rilevati dalle indagini, informerò immediatamente il Parlamento. (Applausi del senatore Mirabelli) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Iannone, per due minuti. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, prendo atto della cortese risposta del Ministro. Mi permetto soltanto di sottolineare come a mio parere vada dedicata la massima attenzione a questa vicenda, nonostante l'attività di indagine già svolta negli anni passati, perché credo che questi reperti rappresentino il simbolo più importante della nostra tradizione culturale e rappresentino, inoltre, non soltanto il simbolo di una grande storia ma anche, considerato il numero dei visitatori che hanno prodotto e che il Ministero certifica in crescita esponenziale presso il museo archeologico di Reggio Calabria, il simbolo di una Regione (la Calabria), del meridione d'Italia e dell'Italia intera che vuole rinascere e tornare grande. La cultura è un frammento di eternità che ci aiuta a vivere, quindi merita la massima attenzione da parte di chi rappresenta lo Stato. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . La senatrice Iori ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01220 sulle erogazioni liberali per la cultura e il patrimonio artistico italiano, per tre minuti. IORI (PD) . Signor Presidente, nel 2014 con l'introduzione dell' art bonus si è prodotta una misura di grande valore, che consente di detrarre il 65 per cento delle donazioni che le singole persone e le imprese elargiscono a favore dei beni culturali pubblici. Parliamo di una misura ispirata alle migliori pratiche europee, in particolare alla Francia, che ha l'obiettivo di favorire e potenziare il macro-mecenatismo dei grandi sponsor, ma anche il micro-mecenatismo della cittadinanza attiva e le liberalità dei privati, sia persone fisiche sia persone giuridiche, profit e no profit, per la tutela e la valorizzazione del nostro immenso patrimonio artistico. Tale misura si è rivelata efficace ed è stata poi estesa anche al sostegno allo spettacolo dal vivo, avvicinando ad esso cittadini e ricreando e rafforzando quel sentimento identitario che è alla base di un proficuo rapporto fra i beni culturali che insistono su un determinato territorio e i cittadini che lo abitano. Si tratta, dunque, di un provvedimento che ha funzionato e che è riuscito nell'impresa di conservare e tutelare molte bellezze artistiche del nostro Paese e quindi la sua identità profonda. Se esiste una criticità, forse sta nelle differenze tra il Nord e il Sud in merito alle erogazioni, nel senso che se il Nord procede con passo spedito, nel Mezzogiorno del nostro Paese si fa più fatica perché ci sono alcuni beni culturali che non hanno ancora ricevuto alcuna donazione. Certamente, infatti, non basta decidere di proporre un bene per la raccolta dei fondi, ma occorre anche stimolare i potenziali donatori e creare una strategia in questo senso. Questi aspetti positivi indicano allora che stiamo parlando di uno strumento che può essere ulteriormente migliorato, parlando della possibilità di rendere ancora più importante il suo impatto sul Paese. L'interrogazione richiede pertanto quali siano i risultati raggiunti fino a questo momento dalle erogazioni liberali e quali ulteriori iniziative il Ministro intenda adottare per potenziare il mecenatismo culturale a sostegno di quella unicità del nostro patrimonio artistico, che è davvero unico al mondo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo . Signor Presidente, la senatrice Iori, nell'illustrare l'interrogazione, ha già spiegato in modo efficace le ragioni - quindi non le riprendo - che nel 2014 hanno spinto il Parlamento in modo abbastanza condiviso a introdurre l' art bonus con un incentivo fiscale finalmente vantaggioso - invocato da anni - per chi intendesse fare donazioni per il restauro e la ristrutturazione del nostro patrimonio culturale e anche per attività culturali dei musei, delle fondazioni lirico-sinfoniche e di altri settori. Il bilancio è assolutamente positivo, come testimoniano i numeri. Con una misura che all'inizio era stata introdotta solo in forma sperimentale e poi progressivamente trasformata in definitiva ed allargata ad altri settori, ci sono stati 1.730 enti beneficiari, 12.860 mecenati (o donazioni), quasi 400 milioni di euro di donazioni erogate, oltre 3.300 interventi. Tutto è censibile e verificabile sul sito «artbonus.gov.it». Come vedete dai numeri, il bilancio è assolutamente positivo, purtroppo con delle differenze territoriali troppo forti nel nostro Paese, come capita anche in altri settori. Per darvi solo alcune indicazioni abbiamo avuto 149.000.000 euro di donazioni in Lombardia e 712.000 euro in Sicilia, 45.541.000 euro in Emilia-Romagna e 1.442.000 euro in Sardegna e potrei andare avanti. C'è un divario importante, che deve essere colmato attraverso campagne di comunicazione (che sono state fatte e che vogliamo potenziare), attraverso la pubblicità istituzionale, attraverso l'introduzione di iniziative territoriali (ne sono state fatte più di 150) per illustrare il funzionamento dell' art bonus e anche attraverso un premio, che abbiamo creato, per il miglior art bonus con un meccanismo molto partecipativo. I Paesi nel mondo che hanno una tradizione molto forte di filantropia o di mecenatismo nei confronti dei beni culturali - penso alla Francia, agli Stati Uniti, al Regno Unito - hanno un sistema di incentivazione fiscale molto forte, che dura da decenni. Noi l'abbiamo soltanto da quattro anni, non tutti i cittadini lo conoscono e non sanno che vale anche per le donazioni di 1 o 10 euro e non solo per le grandi donazioni. Non l'hanno ancora percepito fino in fondo le imprese, anzi; eppure ci si è messi molto in movimento: soprattutto i Comuni sono stati capaci di attrarre donazioni sostenute dall'incentivo dell' art bonus . Credo che dovremmo fare molta promozione, affinché anche nel nostro Paese il sistema delle imprese, e soprattutto delle grandi imprese, acquisisca la consapevolezza che i propri prodotti che vengono esportati nel mondo rendono perché il made in Italy ha alle spalle, a volte anche inconsciamente, l'enorme forza dei secoli di bellezza, di sapere, di cultura che sono dentro quei singoli prodotti. L'Italia quindi li aiuta a vendere nel mondo. Per questo credo che debba arrivare in fretta il momento in cui tutte le grandi aziende italiane saranno giudicate, nell'impatto sociale dei loro bilanci, anche in base a quanto doneranno al patrimonio culturale del proprio Paese. (Applausi dal Gruppo PD e IV-PSI) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Verducci, per due minuti. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per queste parole e per l'impegno a rilanciare e a rafforzare lo strumento dell' art bonus , che per noi è parte di un impegno più complessivo per mettere la cultura al centro di una nuova idea di sviluppo, per un Paese che sia più forte, più coeso, più solidale. Del resto, la cultura è uno straordinario moltiplicatore di socialità, di identità condivisa, di cittadinanza; è un moltiplicatore straordinario di economia, di prodotto interno lordo, capace di sostenere - come lei ha detto - le nostre manifatture sui mercati internazionali, il nostro made in Italy . L' art bonus ha saputo portare al settore nuove risorse, ha contrastato il problema di un'offerta troppo ristretta rispetto all'enorme potenzialità del nostro patrimonio culturale ed artistico e lo ha fatto introducendo una nuova mentalità: migliaia di persone, migliaia di imprese e di fondazioni bancarie hanno adottato un monumento, uno spettacolo, una piazza, un teatro del proprio territorio. Vi è stato, verso la cultura, un nuovo consenso, una nuova legittimazione diffusa, un nuovo senso di appartenenza, per cui la cultura non è qualcosa d'altro, ma è parte viva del nostro modo quotidiano di essere, di esistere. Questo strumento deve essere rafforzato, intanto facendolo conoscere di più, facendo in modo che vi sia maggiore continuità delle risorse, quindi dei progetti, non limitandolo ai soli luoghi cosiddetti carismatici, quelli più importanti, ma facendo in modo che aderisca ai nostri mille Comuni, alle nostre cento Province, sostenendo i giovani artisti, l'arte contemporanea, l'arte multimediale e permettendo loro di essere protagonisti nella cultura, di abbattere i muri attraverso la cultura, per fare del nostro un Paese più inclusivo, quindi più sicuro, un Paese con più idee, quindi più libero, un Paese con più opportunità, quindi più giusto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . La senatrice Conzatti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01223 sull'attuazione del Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne, per tre minuti. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, gentile ministro Bonetti, come Gruppo Italia Viva e come membri della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, con le colleghe vogliamo sottoporle la riflessione contenuta in questa interrogazione sul tema della violenza sulle donne. È di poche ore fa la notizia che un'altra donna è gravemente ferita perché è stata accoltellata, mentre era in viaggio su un treno italiano, da un uomo che conosceva. Purtroppo il tema della violenza sulle donne in Italia è particolarmente grave. È grave per i numeri: una donna su tre, tra i sedici e i settant'anni, ha subito nella propria vita una qualche forma di violenza. Parliamo di 8 milioni di donne. Ogni due giorni viene uccisa una donna nel nostro Paese. È un fenomeno strutturale, nel senso che non è un fenomeno emergenziale, non è un picco. Purtroppo è un fenomeno che pervade la nostra società ed è costante. Quindi, nonostante oggi si possa dire che l'ordinamento giuridico italiano ha adottato misure all'altezza, non è sufficiente reprimere; è importantissimo fare un profondo lavoro culturale affinché questo fenomeno sia definitivamente debellato. Si tratta di un fenomeno trasversale che riguarda tutti i nuclei della nostra società. L'84 per cento dei fenomeni di violenza avviene tra le mura domestiche e vede il suo cuore e la sua radice in un comportamento maschile su cui le istituzioni tutte devono lavorare. Il rapporto di subordinazione che alcuni uomini, con comportamenti violenti, pretendono è inaccettabile in uno Stato di diritto qual è l'Italia contemporanea. Siamo consapevoli che il nostro Parlamento ha fatto molto, con la ratifica della Convenzione di Istanbul nel 2013, l'adozione e il finanziamento di un Piano d'azione, nonché l'adozione del Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne. Intendiamo quindi chiedere al ministro Bonetti cos'altro possiamo fare e quali altre azioni e aree del Piano strategico possiamo implementare, anche con riferimento alla sua governance , alla cabina di regia e al piano tecnico. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. Il ministro per le pari opportunità e la famiglia Bonetti ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, desidero anzitutto esprimere la mia personale preoccupazione e la mia solidarietà per la donna che oggi è stata vittima di un ennesimo atto di atrocità e disumanità, alla quale le nostre istituzioni devono dare sostegno e solidarietà, ma - soprattutto - concretezza di impegno e scelte politiche precise. Il Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne definisce, per il triennio 2017-2020, le linee strategiche, gli obiettivi e le priorità italiane per attuare la Convenzione di Istanbul. Il Piano ha confermato la funzione di livello politico di programmazione e coordinamento, monitoraggio e verifica della cabina di regia. In data 30 ottobre ho presieduto la riunione della cabina di regia, che ha visto la partecipazione del ministro del lavoro e delle politiche sociali, senatrice Nunzia Catalfo, del ministro per la pubblica amministrazione, onorevole Fabiana Dadone, e dei rappresentanti degli altri Ministeri e delle Conferenze coinvolti. Posso assicurare la volontà mia e di tutta la cabina di regia di dare piena efficacia alle politiche antiviolenza, che il Governo considera una priorità da perseguire con ogni sforzo. È nostra intenzione lavorare subito all'attivazione del Piano operativo sulla violenza, che indica le azioni e le relative risorse in corso di realizzazione o da realizzare nel biennio 2019-2020, sulla base del quale è stato confermato lo stanziamento di 30 milioni di euro da destinare alle Regioni per il finanziamento dei servizi antiviolenza. Gli uffici del Dipartimento per le pari opportunità stanno lavorando per pervenire al riparto delle risorse tra le Regioni in tempi molto brevi. Sono già in corso contatti a livello tecnico relativi alla messa a punto del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sul quale si conta di acquisire l'intesa della Conferenza Stato-Regioni entro la fine del mese di novembre. È nostra ferma intenzione effettuare un puntuale monitoraggio sull'utilizzo dei fondi da parte delle Regioni. Abbiamo anche affermato che è necessario verificare che le modalità di erogazione siano coerenti con la progettazione politica alla base del Piano strategico nazionale. Sempre in sede di cabina di regia si intendono affrontare anche alcune criticità rilevate nel Piano operativo, su cui è in corso un rapido approfondimento per individuare gli eventuali correttivi da apportare nell'immediato. In quella sede proseguiremo il confronto per definire le strategie in tema di violenza economica e di empowerment lavorativo. Nella scorsa riunione è stata individuata come priorità la necessità di intervento per permettere l'autonomia economica delle donne e stiamo lavorando alla costituzione di uno specifico tavolo di lavoro. Il tema è strettamente connesso a quello della formazione, su cui intendiamo realizzare delle apposite linee guida. Ho inoltre richiesto alle autorità politiche coinvolte l'indicazione dei propri rappresentanti per procedere rapidamente alla ricostituzione del comitato tecnico e alla sua convocazione. Segnalo, infine, che in data 5 novembre ho sottoscritto insieme al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della giustizia, al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, al segretario della CEI e al presidente di Libera, unitamente ai vertici degli uffici giudiziari di Reggio Calabria, un protocollo d'intesa per assicurare una concreta alternativa di vita ai soggetti minorenni provenienti da famiglie inserite in contesti di criminalità organizzata, o che siano vittime della violenza mafiosa, e ai familiari che si dissociano dalle logiche criminali. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Sbrollini, per due minuti. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Ministro, la ringrazio per la risposta, della quale ci riteniamo soddisfatte, anche perché abbiamo visto fin dall'inizio una grande attenzione da parte del Governo e, in particolare, del suo Ministero, su un tema che, come giustamente sottolineato da lei e dalla collega Conzatti, è assolutamente prioritario. Serve appunto un piano strategico completo che possa riguardare davvero tutti i soggetti interessati, quindi certamente una cabina di regia tra i Ministeri, le Regioni, gli enti locali, i centri antiviolenza e tutti coloro che con professionalità ogni giorno lavorano sui nostri territori e che hanno necessità di avere quelle risorse delle quali lei ci ha confermato lo stanziamento. Serve poi, soprattutto, quello che giustamente lei ha indicato fin dall'inizio del suo percorso, vale a dire un grande piano educativo e culturale destinato ai nostri bambini e alle nostre bambine che li accompagni nel percorso di crescita all'interno delle famiglie e nelle scuole. Serve davvero un piano di pari opportunità e di rispetto tra uomo e donna, altrimenti certamente non basterà inasprire le pene, che sono necessarie e vanno assolutamente confermate. Serve però, soprattutto, un cambio culturale enorme, perché la violenza domestica in modo particolare - e lo abbiamo visto prima di tutto nelle nostre case, all'interno delle nostre famiglie - è purtroppo in continuo aumento e sempre più vediamo donne che con i loro figli devono lasciare le loro famiglie e le loro case, che dovrebbe essere invece il luogo più sicuro in cui vivere. Serve, infine, una grande emancipazione economica e lavorativa, dunque un percorso di aiuto, di sostegno e di accompagnamento delle donne, prima, durante e dopo. Signor Ministro, noi saremo dunque accanto a lei per portare avanti queste politiche di sostegno insieme al Governo e a tutte le operatrici e gli operatori che lavorano ogni giorno sui nostri territori e che mi permetto di ringraziare anche in questa sede. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Sospendo la seduta fino alle ore 16. (La seduta, sospesa alle ore 15,58, è ripresa alle ore 16,03) . Informativa del Ministro dello sviluppo economico sulla situazione dell'azienda Ilva e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dello sviluppo economico sulla situazione dell'azienda Ilva». Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti. Ha facoltà di parlare il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico . Signor Presidente, colleghi, ho ritenuto doveroso accogliere immediatamente l'invito di entrambi i rami del Parlamento per questa informativa volta a riferire in Aula sulla situazione dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Come sapete, il 4 novembre 2019 la società ArcelorMittal ha notificato ufficialmente ai commissari straordinari la volontà di recedere dal contratto stipulato in data 28 giugno 2017, divenuto successivamente efficace il 1° novembre 2018, ovvero poco più di un anno fa. Il recesso di ArcelorMittal dai propri impegni contrattuali è soltanto l'ultimo tassello di una serie di eventi risalenti nel tempo e che hanno visto il coinvolgimento a vario titolo di molti Governi e di tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Prima di arrivare a oggi e di informare quest'Assemblea sugli accadimenti recenti di queste giornate lunghe, intense e oggettivamente preoccupanti, non posso esimermi dal fare una cronologia storica oggettiva, per inquadrare esattamente le motivazioni per cui arriviamo oggi a questa situazione. Partirò ad esempio da quel 26 novembre 2012, quando la magistratura tarantina disponeva il sequestro dell'acciaieria per gravi violazioni ambientali, con conseguente sequestro dei prodotti finiti e semilavorati dello stabilimento. A seguito del sequestro, l'allora Governo Monti interveniva con il decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, dichiarando l'Ilva stabilimento d'interesse strategico nazionale e dettando specifiche misure per garantire la continuità produttiva aziendale e la commercializzazione dei prodotti, anche di quelli realizzati antecedentemente alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge. A seguito di una serie di provvedimenti successivi e dell'autorizzazione all'esecuzione del programma di cessione dei complessi aziendali dell'Ilva, predisposto dall'organo commissariale, il 5 gennaio 2016 veniva pubblicato l'invito a manifestare interesse in una gara a procedura pubblica. Pochi mesi dopo, con il decreto-legge 9 giugno 2016, n. 98, la procedura di gara veniva modificata, introducendo un subprocedimento di valutazione delle proposte di modifica del piano ambientale del 2014 - nel frattempo approvato - contenute nelle offerte. In questo modo, si voleva dare massima rilevanza alla tematica ambientale, che si inseriva nella procedura di vendita, divenendo quindi presupposto della gara stessa. Ritengo necessario informare di un fatto, che però immagino sia noto a tutti, ossia che in quella fase intervennero due società di nuova costituzione: Am InvestCo Italy Srl, cordata formata da ArcelorMittal Italy holding (al 51 per cento), ArcelorMittal SA, la casa madre (al 34 per cento) e Marcegaglia carbon steel SpA (al 15 per cento); una seconda cordata, AcciaItalia SpA, formata da Acciaieria Arvedi (al 10 per cento), Cassa depositi e prestiti (al 27,5), Delfin (al 27,5) e gruppo Jindal (al 35 per cento). Durante lo svolgimento della gara e la valutazione delle offerte, con lettera del 10 aprile 2017, la Direzione generale per la concorrenza della Commissione europea segnalava alle autorità italiane che per una delle due offerte presentate, quella di ArcelorMittal, sarebbe stato necessario l'espletamento da parte della Commissione medesima della procedura di controllo delle concentrazioni e che ciò avrebbe comportato il possibile allungamento dei tempi della procedura di vendita anche oltre il 2017. La lettera suggeriva pertanto di tener conto, nell'ambito della valutazione dell'offerta, del possibile rischio di natura regolatoria. Ai fini di superare i rilievi della Commissione, i commissari straordinari dell'Ilva, supportati da un parere dell'Avvocatura, inoltravano ai due concorrenti una comunicazione volta ad acquisire dai medesimi la disponibilità a prorogare la validità e l'efficacia delle offerte presentate, a non modificare in ogni caso il piano industriale proposto, ove l'autorizzazione all'operazione di concentrazione di dimensione comunitaria avesse richiesto all'aggiudicatario la dismissione - come poi è avvenuto - di asset relativi ai mercati interessati e la negoziazione - a valle dell'eventuale aggiudicazione - della durata delle garanzie previste, ovviamente sino al completamento degli investimenti previsti dal piano industriale con i connessi livelli occupazionali, ove questi si collocassero temporalmente in un periodo successivo alla durata delle garanzie previste dal contratto posto a base di gara. Soltanto ArcelorMittal forniva risposta positiva a tutte le richieste di disponibilità formulate dai commissari straordinari. La procedura si concludeva con l'attribuzione dei relativi punteggi, che vado a riassumere: sul piano industriale, la cordata ArcelorMittal ottenne 25,5 punti e AcciaItalia 30; sul piano ambientale, ArcelorMittal 12 punti e AcciaItalia 15; sulle minori risorse finanziarie da reperirsi tramite finanziamenti con intervento statale, a beneficio dell'Ilva in amministrazione straordinaria, le due cordate conseguirono entrambe cinque punti; sul canone prezzo d'acquisto ArcelorMittal ottenne 50 punti e AcciaItalia 30,8, per un totale complessivo di 92,5 punti su 100 per ArcelorMittal e di 80,8 punti su 100 per la cordata AcciaItalia. Quindi, nonostante AcciaItalia avesse conseguito una valutazione migliore sia relativamente al piano industriale, che relativamente al piano ambientale, ArcelorMittal risultava vincitrice di fatto solo in ragione del parametro economico legato al canone e, più in generale, al prezzo di acquisto (1,8 miliardi di euro contro 1,2 miliardi offerti da AcciaItalia), la valutazione del quale evidentemente superava da sola la sommatoria degli altri parametri di gara. Quindi, in data 29 maggio 2017, i commissari straordinari formalizzavano al Ministero dello sviluppo economico la proposta di aggiudicazione della gara alla prima classificata ArcelorMittal. A valle dell'istanza di aggiudicazione la cordata AcciaItalia - giova forse ricordare che l'amministratore delegato di allora della cordata AcciaItalia era l'attuale amministratore delegato di ArcelorMittal Italia - presentava espressa richiesta al Ministero di riaprire la procedura di gara, indicendo una seconda fase finalizzata ad ottenere offerte migliorative mediante l'esperimento di una procedura di rilanci. Non sto qui ad enunciare la serie di atti che seguirono questa richiesta con il parere dell'Avvocatura generale dello Stato, la quale espresse l'evidenza della possibilità per i commissari di riaprire i termini per la presentazione delle offerte al ribasso, ritenendo però che l'interesse complessivo di aggiudicazione fosse preminente e quindi di non consentire questa seconda fase e di consentire invece ai commissari straordinari l'affidamento definitivo al gruppo ArcelorMittal. In data 28 giugno 2017, i commissari straordinari del gruppo Ilva ArcelorMittal sottoscrivevano quindi il contratto di affitto con obbligo di acquisto di rami d'azienda. ArcelorMittal presentava quindi, in data 5 luglio 2017, apposita domanda di autorizzazione dei nuovi interventi e di modifica del piano ambientale (elemento che recupereremo anche più avanti quando parleremo della questione della tutela legale o dell'immunità), che venivano autorizzati su proposta del Ministro dell'ambiente e del Ministero dello sviluppo economico, previa delibera del Consiglio dei ministri, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 29 settembre 2017. In data 7 maggio 2018 si concludeva anche la citata procedura antitrust con la decisione della Commissione europea che approvava, ai sensi del regolamento dell'Unione europea sulle concentrazioni, l'acquisizione dell'Ilva da parte di ArcelorMittal. Questa decisione veniva però subordinata alla realizzazione di alcuni, cosiddetti, rimedi al fine di mantenere una concorrenza effettiva sui mercati siderurgici europei, a vantaggio dei consumatori e delle imprese, tra cui nel caso specifico l'eliminazione del gruppo Marcegaglia dal consorzio acquirente e numerose cessioni a carico del gruppo ArcelorMittal, tra cui gli impianti di Piombino in Italia, ma altri impianti in Belgio, Lussemburgo, Macedonia, Repubblica Ceca e Romania. In data 10 luglio 2018 perveniva al Ministero dello sviluppo economico una lettera a firma del Presidente della Regione Puglia, indirizzata al neonominato ministro Di Maio, nominato Ministro otto giorni prima, nella quale in relazione alla procedura di cessione del gruppo Ilva alla cordata capitanata da ArcelorMittal, venivano segnalate zone d'ombra che andrebbero chiarite, cito testualmente, «al fine di accertare se effettivamente tale aggiudicazione sia avvenuta in favore della migliore offerta». Anche in questo caso riassumo per punti una vicenda nota perché più recente. Rispetto al tema dell'affidamento dell'aggiudicazione definitiva e alla necessità di accertare se tale aggiudicazione sia in effetti avvenuta in favore dell'offerta migliore, fu fatto un interpello all'Autorità nazionale anticorruzione, dove si evidenziavano alcuni elementi di criticità, facendo poi una richiesta all'Avvocatura generale dello Stato. In particolare, l'Avvocatura escludeva che un'eventuale deroga alla lettera di procedura avrebbe potuto configurare una violazione della par condicio dei partecipanti e riteneva che l'eventuale decisione di aprire a rilanci - il tema era quello - avrebbe potuto trovare ragione nella clausola 9.2 della lettera di procedura medesima, che rimetteva al commissario un ampissimo potere discrezionale sia pure finalizzato agli obiettivi pubblicistici della procedura. L'Avvocatura quindi faceva presente che, nel caso di specie, la possibilità di addivenire a un legittimo esercizio del potere di annullamento deve ancorarsi a un interesse pubblico concreto e attuale particolarmente corroborato. Esprimeva poi un parere sull'effettivo, concreto e attuale interesse pubblico, evidenziando alcuni elementi, tra cui: lo scioglimento della cordata seconda classificata; gli accordi intercorsi con le parti sociali; l'assunzione da parte di ArcelorMittal di 10.700 lavoratori (quindi la miglioria rispetto alla procedura di gara); la garanzia che al termine amministrazione straordinaria tutti coloro che risultino ancora alle dipendenze della medesima riceveranno da parte di ArcelorMittal una proposta di assunzione a tempo indeterminato e quindi l'assenza di esuberi; l'impegno all'erogazione di premi di produttività ai dipendenti; la sottoscrizione di un addendum mediante il quale ArcelorMittal assumeva impegni rafforzativi, integrativi e ampliativi delle obbligazioni già contratte, prevalentemente tese a integrare e a migliorare i profili di tutela ambientale della salute dei cittadini. Come dicevo, nelle more AcciaItalia SpA era stata posta in liquidazione e successivamente cancellata dal registro delle imprese e di conseguenza un eventuale annullamento degli atti con retrocessione del procedimento alla fase di rilancio non aveva avuto a quel punto alcun effetto utile. Per tutte queste ragioni, la decisione di non procedere con l'annullamento degli atti era un atto obbligato per la mancanza di quei presupposti che citavo prima: l'interesse pubblico. Siamo dunque arrivati assieme all'accordo sindacale, al contratto che diveniva efficace tra le parti con decorrenza dal 1° novembre 2018. Il secondo elemento che volevo in qualche modo cronologizzare per arrivare al punto di oggi è la questione relativa alla cosiddetta immunità penale. Su questo mi soffermerò forse con qualche elemento in più. Con riferimento alla questione dell'immunità penale e al suo impatto sull'Ilva, occorre in primo luogo ripercorre il susseguirsi delle varie norme. Il decreto-legge n. 1 del 2015 ha previsto, all'articolo 2, comma 6, che l'osservanza del piano ambientale anzitutto non potesse dar luogo alla responsabilità amministrativa dell'ente - ex decreto legislativo n. 231 del 2001 - e in secondo luogo non integrasse responsabilità penale o amministrativa dei commissari straordinari o dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto conforme alle migliori regole in materia ambientale di tutela della salute e dell'incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro. Successivamente, il decreto-legge n. 98 del 9 giugno 2016 ha esteso la predetta disciplina anche all'affittuario o acquirente fino al 30 giugno 2017, termine poi prorogato nel milleproroghe 2017 fino a diciotto mesi, decorrenti dalla data di adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri modificativo del piano ambientale citato prima. La disposizione letteralmente prevedeva che il regime di tutela trovasse applicazione con riferimento alle condotte poste in essere in attuazione del piano fino alla scadenza del 30 giugno, ovvero per un periodo ulteriore non superiore ai diciotto mesi decorrenti dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 settembre 2017. In tale secondo caso, dunque, si sarebbe arrivati al 29 marzo 2019. Focalizzando l'attenzione solo sul primo dei due possibili termini, quello cioè del 30 giugno 2017, occorre tuttavia ricordare che il decreto n. 244 del 2016 aveva ancorato alla scadenza dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) in corso di validità, vale a dire al 23 agosto 2023, il termine ultimo per l'esecuzione dei lavori previsti dal piano ambientale. Quindi, nella sostanza, il termine ultimo per l'ultimazione del piano ambientale era stato posticipato al 23 agosto 2023 e così anche il perimetro temporale di operatività della norma relativa alla cosiddetta immunità penale. Dello stesso avviso era anche il parere reso in data 14 settembre 2017 dall'Avvocatura generale dello Stato. Anche sulla scorta di alcuni accadimenti dei primi due mesi del 2019 - il riferimento è, in primo luogo, alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 24 gennaio 2019 e, in secondo luogo, alla decisione del giudice per le indagini preliminari presso il tribunale ordinario di Taranto di sollevare, in data 8 febbraio 2019, questione di legittimità costituzionale in via incidentale con riferimento inter alia all'esimente del decreto-legge n. 1 del 2015 - il Governo ha deciso di intervenire, ancora una volta, a livello normativo sull'impianto dell'articolo 2, comma 6. Infatti, con il decreto-legge n. 34 del 2019, cosiddetto decreto crescita, è stato circoscritto l'esonero da responsabilità amministrativa dell'ente derivante da reato alle condotte connesse all'attuazione dell'AIA, nell'osservanza del piano ambientale. Soprattutto, è stato stabilito che l'esonero da responsabilità penale e amministrativa del commissario straordinario, dell'affittuario e dell'acquirente di Ilva o dei loro delegati operasse esclusivamente per le condotte poste in essere in attuazione del piano ambientale e solo fino al 6 settembre 2019, non oltre. ArcelorMittal ha fatto presente che tali modifiche normative avrebbero potuto avere un effetto dirompente sull'operazione e sul contratto, non mancando di rappresentare, altresì, che la citata esimente penale aveva rappresentato un elemento fondamentale nella determinazione a contrarre, conditio sine qua non in assenza della quale non vi sarebbe stato alcun accordo giuridicamente vincolante. Ritengo che su questo punto sia bene fare ulteriore chiarezza. Al momento della presentazione della propria offerta vincolante, irrevocabile e incondizionata (il 6 marzo 2017), ArcelorMittal aveva accluso al materiale presentato all'attenzione di commissari straordinari con l'allegato n. 15 «una nota su una questione normativa che intendiamo portare alla vostra attenzione». Ho citato le parole testuali di ArcelorMittal. Con tale documento ArcelorMittal si soffermava sulla modifica normativa che in quel momento aveva interessato l'articolo 2 del decreto-legge n. 1 del 2015. A questo riguardo - siamo al 6 marzo 2017 - notava che il milleproroghe avrebbe dovuto prevedere, altresì, che il periodo di non punibilità fosse esteso a tale nuovo termine (il 23 agosto 2023). «La modifica introdotta prevede, invece, che la durata», sto leggendo testualmente le parole di ArcelorMittal «del periodo di non punibilità applicabile ad acquirenti e affittuari non sia più allineata al termine ultimo per l'attuazione del piano ambientale e che possa terminare, al più tardi, entro il 31 marzo 2019, cioè ben prima di tale termine». Ciò appare in contrasto con la ratio della norma e della sua piena estensione, in precedenza prevista, ad acquirenti e affittuari. Concludendo che la mancata estensione del periodo di non punibilità al 23 agosto 2023 rappresenta una criticità rilevante per acquirenti e affittuari, si auspica che venga risolta quanto prima tramite un ulteriore intervento legislativo. Quindi, ArcelorMittal auspicava un intervento normativo per prolungare oltre il 31 marzo 2019 la cosiddetta immunità, mantenendo fissa e ferma, però, la propria offerta irrevocabile. Al momento della presentazione della propria offerta vincolante, irrevocabile e - cosa più importante - incondizionata, ArcelorMittal palesava di aderire a un'interpretazione cosiddetta restrittiva della novella normativa appena apportata alla norma in questione dal milleproroghe e lamentando, cioè, che l'esimente penale non fosse stata estesa al 23 agosto 2023, analogamente a quanto fatto con il termine per l'esecuzione dei lavori del piano ambientale. Pur criticando l'atteggiamento del legislatore, palesava la chiara intenzione di non voler condizionare la propria offerta a tale auspicato intervento normativo. La miglior prova di ciò si rinviene anzitutto nella qualificazione dell'offerta medesima come incondizionata e, in seconda battuta, alcuni mesi dopo, con la sottoscrizione di un contratto che non disciplinava minimamente la questione. La sottoscrizione è, pertanto, avvenuta ben prima che, sul profilo della durata temporale della medesima penale, l'Avvocatura generale dello Stato fornisse un'interpretazione di diverso avviso. Il parere - come detto - sarebbe arrivato al Ministero dello sviluppo economico nel settembre 2017, appena qualche giorno prima del varo del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di modifica del piano ambientale. Dalle considerazioni che precedono, pareva emergere come ArcelorMittal non fosse nelle condizioni di poter legittimamente invocare la risoluzione del contratto e con essa lo scioglimento del vincolo giuridico. Fermo restando quanto precede, occorreva in ogni caso prendere in considerazione la possibilità che ArcelorMittal, a fronte di detto intervento normativo, potesse ipso facto preferire sciogliersi unilateralmente e arbitrariamente dal negozio contrattuale. Quindi, con il decreto-legge n. 101 del 3 settembre 2019, si è previsto che le condotte poste in essere in attuazione del predetto piano ambientale, nel rispetto dei termini e delle modalità ivi stabiliti, non possono dare luogo a responsabilità penale e amministrativa, poiché costituiscono adempimento dei doveri imposti dal suddetto piano ambientale, operandosi quindi un chiaro richiamo al cosiddetto principio di non contraddizione, previsto dall'articolo 51 del codice penale. Nel decreto-legge n. 101 del 2019, nella formulazione uscita del Consiglio dei ministri e pubblicata in Gazzetta Ufficiale , si è previsto che, per il solo affittuario o acquirente, la disciplina delle esimenti si applica con riferimento alle condotte poste in essere in esecuzione del piano ambientale, sino alla scadenza dei termini di attuazione stabiliti dal piano stesso, per ciascuna prescrizioni ivi prevista, che venga in rilievo con riferimento alle condotte poste in essere da detti soggetti, mantenendo ferma in ogni caso la responsabilità in sede penale, civile, amministrativa eventualmente derivante dalla violazione di norme poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Come noto, il decreto in parola è stato convertito in legge lo scorso 2 novembre, da parte del Parlamento, senza l'articolo 14, con il che il dispositivo normativo è tornato a essere quello risultante a valle del decreto crescita e, conseguentemente, a partire dal momento della conversione in legge, cioè dallo scorso 2 novembre, l'esimente penale non è già più applicabile. Rammentata quindi l'evoluzione che ha portato all'affidamento e alla sottoscrizione del contratto e la parte che riguarda la tutela legale, ritengo doveroso notiziare l'Assemblea della lettera pervenuta il 4 novembre e del conseguente atto di citazione presso il tribunale di Milano. Con la lettera del 4 novembre 2019, destinata ai commissari straordinari, ArcelorMittal ha comunicato l'esercizio del diritto di recesso dal contratto di affitto, con obbligo di acquisto di rami d'azienda, sottoscritto in data 28 giugno 2017. Nella missiva viene evidenziato che la legge n. 128 del 2 novembre 2019, di conversione del decreto crisi, ha eliminato la protezione legale prevista all'articolo 2, comma 6, del decreto n.1 del 2015, che costituiva - a detta, direi esclusivamente, della società - un presupposto essenziale su cui l'affittuario aveva fatto esplicito affidamento e in mancanza del quale non avrebbe neppure accettato di partecipare all'operazione, né tantomeno di instaurare il rapporto disciplinato dal contratto. Secondo ArcelorMittal, si applicherebbe quindi l'articolo 27.5 del contratto, relativo al recesso. A valle di detta missiva, alle ore 4 del mattino di lunedì 5 novembre, è stato notificato all'organo commissariale dell'Ilva un atto di citazione presso il tribunale di Milano, con il quale ArcelorMittal domanda, in via principale, di accertare e dichiarare l'efficacia del diritto di recesso esercitato ex articolo 27.5 del contratto e, in via di gradato subordine, di pronunciare la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta, ovvero, in base ai principi in tema di presupposizione; ovvero, in via di ulteriore subordine, di annullare il contratto per dolo o di risolvere il contratto per inadempimento di Ilva in amministrazione straordinaria; ovvero per eccessiva onerosità sopravvenuta; ovvero ancora in forza delle clausole risolutive espresse contenute nei singoli contratti d'affitto attuativi. Questa non è certamente un aula di tribunale. Tuttavia, vorrei rappresentarvi, con riguardo alla principale tesi avanzata da ArcelorMittal, ovvero quella del recesso, alcune brevissime notazioni che riguardano l'articolo 27.5 del contratto d'affitto. Il contratto è stato modificato inserendo nello specifico il punto 27.5, in conseguenza diretta dell'impugnativa effettuata dinanzi al TAR di Lecce, trasferita poi al TAR del Lazio, da parte della Regione Puglia e del Comune di Taranto, che riguarda il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 settembre 2017, che ha approvato, ai sensi dell'articolo 1 del decreto n. 191 del 2015, le modifiche al piano ambientale approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2014. Quindi nel 2014 il primo piano ambientale viene approvato con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e nel 2017 viene modificato. Su queste modifiche, ovviamente concordate, interviene la richiesta di annullamento da parte del TAR. Posto che il rispetto del piano ambientale costituiva e costituisce condizione per la prosecuzione delle attività produttive e che le modifiche richieste da ArcelorMittal e consentite dalla normativa vigente erano collegate all'attuazione del piano industriale oggetto dell'offerta, ArcelorMittal ha voluto disciplinare gli effetti contrattuali derivanti dall'eventuale accoglimento, in tutto o in parte, di tali ricorsi. Alla data di sottoscrizione del contratto erano decorsi i termini per la presentazione di altri ricorsi. In sostanza ArcelorMittal, giustamente, voleva tutelarsi da eventuali successive modifiche al piano ambientale per effetto di una sentenza del TAR o per altri effetti conseguenti o per effetto di modifiche normative, dicendo che in quel caso avrebbe esercitato il diritto di recesso disciplinato dall'articolo che stiamo analizzando. La disciplina contrattuale regolamenta, quindi, il caso in cui, entro la data di esercizio - cioè entro la data in cui ArcelorMittal avrebbe dovuto esercitare l'obbligo di acquisto - sia intervenuta o una sentenza definitiva, o una sentenza esecutiva di primo grado non sospesa, o un decreto del Presidente della Repubblica, o l'accoglimento di un ricorso straordinario non sospeso, o un provvedimento amministrativo legislativo non derivante da obbligo comunitario. In questi casi - e solo per questi casi - ArcelorMittal può invocare il diritto di recesso previsto dall'articolo 27.5 e può farlo entro quindici giorni dal verificarsi di una di tali evenienze. Ulteriore previsione contenuta nell'articolo 27.5 è relativa alla sopravvenienza di un provvedimento legislativo amministrativo - come dicevo prima - non derivante da obblighi comunitari, che comporti modifiche al piano ambientale e che renda non più realizzabile, sotto il profilo tecnico-economico, il piano industriale. Quindi, l'esercizio del diritto di recesso che ArcelorMittal può invocare ai sensi articolo 27.5 del contratto è limitato alle modifiche al piano ambientale e non soltanto a esse, nel senso che devono essere tali che rendano non più realizzabile, sotto il profilo tecnico e/o economico, il piano industriale. Al verificarsi di tali condizioni scatta quindi il diritto di recesso di ArcelorMittal. Dalle previsioni contrattuali sopra richiamate, discende dunque che il diritto di recesso disciplinato in contratto consegue esclusivamente da provvedimenti giudiziari o amministrativi o legislativi che comportino l'annullamento totale o parziale del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 settembre 2017 contenente il piano ambientale, tali da rendere impossibile l'esercizio per lo stabilimento di Taranto; ovvero la modifica dello stesso decreto tale da rendere non più realizzabile - come dicevo prima - sotto il profilo tecnico e/o economico, il piano industriale. Presupposto necessario per l'applicazione dell'articolo 27.5 del contratto è dunque un intervento sul decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre del 2017 e non un qualsiasi altro intervento, anche normativo, che non impatti su tale dispositivo. Sembrerebbe dunque fuori centro l'affermazione di ArcelorMittal Italia secondo cui la legge di conversione del cosiddetto decreto crisi, eliminando la protezione legale, ha un impatto irrimediabilmente dirompente sul contratto perché, tra l'altro, cito parole di ArcelorMittal: «comporta una modifica del Piano ambientale che rende non più utilizzabile il piano industriale e pertanto dovrebbe applicarsi l'articolo 27.5», perché tale provvedimento legislativo non è intercorso. Per quanto sopra schematicamente riportato, anche in un'interpretazione sistematica e non solo letterale, le modifiche del decreto del 2017 sono un elemento necessario alla fattispecie di determina dell'insorgenza del diritto di recesso, ma - come detto - il decreto non è stato neanche minimamente intaccato. Certamente, ribadisco che questa non è un'aula di tribunale, ma ritengo doveroso, rispetto a quest'Assemblea, così come ho fatto alla Camera e anche rispetto all'opinione pubblica, dare degli elementi oggettivi di valutazione a prescindere dalle posizioni politiche che poi si potranno ovviamente esprimere. Un altro tema ricorre frequentemente, citato spesso da ArcelorMittal in tutti gli incontri che abbiamo fatto. Ho incontrato l'azienda per la prima volta il 12 settembre, dopo una settimana dall'insediamento del Governo, per parlare dell'altoforno due. Anche su questo dovete consentirmi cinque minuti di lettura di una serie di eventi che hanno portato alla situazione di oggi. Per comprendere la situazione odierna e quello che dice ArcelorMittal nella sua richiesta di recesso e in tutte le sue subordinate nell'atto di citazione, è necessario infatti avere piena contezza di quanto occorso a quella parte di impianto produttivo, a quella parte dell'area a caldo. PRESIDENTE. Onorevole Ministro, mi consenta di interromperla per un minuto. Lei avrebbe superato il limite di tempo concedibile previsto dal Regolamento. In accordo con l'Aula, le permetto di proseguire per una esaustiva rappresentazione della questione. (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP, PD e IV-PSI ) . PATUANELLI , ministro dello sviluppo economico . Signor Presidente, ringrazio lei e i colleghi per la comprensione. Lo scorso 17 settembre, la prima sezione penale del tribunale di Taranto si è pronunciata in merito all'appello presentato da Ilva SpA in amministrazione straordinaria avverso l'ordinanza del 31 luglio 2019 del giudice monocratico del medesimo tribunale, con cui era stata rigettata la concessione della facoltà d'uso di Afo2 condizionatamente all'adempimento delle prescrizioni già impartite dalla procura di Taranto per la messa in sicurezza dell'impianto medesimo nell'ambito del decreto di sequestro preventivo emesso in data 29 giugno 2015 per accadimenti che avevano portato, purtroppo, alla scomparsa di Alessandro Morricella, operaio Ilva, avvenuta in data 12 giugno 2015. Ricordo che la restituzione condizionata dell'altoforno 2 era stata disposta dalla procura di Taranto a seguito dell'emanazione del decreto-legge n. 92 del 2015, che aveva normativamente disposto la facoltà d'uso dell'impianto sottoposto a sequestro, nonostante il sequestro medesimo. Va detto che, a seguito del decreto di sequestro del giugno 2015, la procura aveva emesso nel settembre dello stesso anno il decreto di restituzione condizionata all'adempimento di specifiche prescrizioni per la messa in sicurezza dell'altoforno entro un determinato termine, come specificate nell'allegato al provvedimento medesimo. Successivamente, con nota del 27 giugno 2017 e consulenza tecnica del 1° gennaio 2019, Ilva aveva illustrato le ragioni di carattere tecnico in virtù delle quali alcune prescrizioni erano state ritenute non attuabili, mentre altre erano state eseguite come richiesto. Con provvedimento depositato il 31 luglio 2019, il giudice monocratico presso il quale era incardinato il giudizio di cognizione per l'omicidio colposo di Alessandro Morricella aveva rigettato l'istanza di concessione in uso di cui all'articolo 2 per i seguenti motivi: la restituzione non poteva dirsi perfezionata perché non tutte le prescrizioni erano state adempiute, permanendo in larga misura la pericolosità originaria dell'altoforno. La Corte costituzionale, con sentenza del 7 febbraio 2018, aveva dichiarato l'incostituzionalità dell'articolo 3 del decreto-legge n. 92 del 2015 e degli articoli 1, comma 2, e 21- octies della legge n. 123 del 2015, in base ai quali l'attività degli stabilimenti di interesse strategico quali l'Ilva poteva proseguire, nonostante i provvedimenti di sequestro preventivo riferiti a ipotesi di reato inerenti la sicurezza dei lavoratori, sempre se l'impresa avesse predisposto, entro trenta giorni dall'adozione del provvedimento di sequestro, un piano recante misure aggiuntive anche provvisorie per la tutela della sicurezza dei luoghi di lavoro. Il giudice per l'udienza preliminare aveva rigettato, in data 27 giugno 2019, l'istanza di dissequestro; pertanto, per tutte queste ragioni, il sequestro preventivo del 29 giugno 2015 (cioè di quattro anni prima) ancora in vigore doveva essere eseguito, da ciò derivando anche la necessità di iniziare la procedura di spegnimento di Afo2, che doveva iniziare dai primi giorni di ottobre di quest'anno. Il giudizio del custode giudiziario, secondo il quale il quadro complessivo - in virtù dell'adempimento solo parziale delle prescrizioni della mancata stima in ordine al superamento o meno della soglia di accettabilità del rischio (quindi mancava l'analisi del rischio) - sarebbe connotato da un miglioramento delle condizioni di fatto dell'impianto, ma non tanto da scongiurare possibili eventi incontrollati e danni irreversibili per il personale di stabilimento e per la popolazione. Il giudice monocratico riteneva inoltre che non potrebbe nemmeno valere il richiamato principio di proporzionalità tra il pregiudizio delle ragioni di Ilva derivanti dallo spegnimento dell'altoforno e le esigenze da tutelare, perché tale principio non potrebbe in ogni caso condurre ad una sostanziale vanificazione delle finalità e degli effetti della misura applicata. Pertanto - concludeva il giudice monocratico - l'eventuale concessione di un'ulteriore facoltà d'uso si sarebbe tradotta in un inammissibile surrogato del decreto-legge che era stato da poco cassato dalla Corte costituzionale. Con l'atto di appello proposto, la difesa di Ilva ha contestato al giudice monocratico alcuni profili dell'ordinanza impugnata. Il tribunale, nel decidere in merito all'impugnazione, addebita all'Ilva una colpevole condotta e un colpevole ritardo. Ma, non avendo mai impugnato il provvedimento della procura del 7 settembre 2015 (il decreto di restituzione condizionato) e nemmeno mai posto pienamente in essere le prescrizioni in esso contenute, il tribunale riconosce che attualmente c'è la volontà concreta da parte di Ilva di adeguarsi alle prescrizioni della procura senza alcuna istanza dilatoria. Il tribunale si ritiene incaricato dell'individuazione del punto di equilibrio tra la tutela della sicurezza dei lavoratori e la continuità della produzione industriale. Ritiene quindi a questo proposito che il rischio per la sicurezza dei lavoratori, come dedotto dal decreto di sequestro del 29 giugno 2015, sia non estinto ma sensibilmente attenuato. Per i motivi sopra esposti, il 17 settembre scorso, con le motivazioni depositate il 21 ottobre - quindi pochi giorni fa - accogliendo parzialmente l'appello proposto in data 2 settembre 2019 nell'interesse di Ilva in amministrazione straordinaria avverso l'ordinanza del giudice monocratico, ha concesso all'appellante la facoltà d'uso di Afo2, condizionata e subordinata all'adempimento delle prescrizioni in tutto o in parte non attuate, di cui al provvedimento del 2015, entro un termine non superiore a quello originariamente concesso con il suddetto provvedimento. Quindi entro il 13 dicembre 2019 devono essere completate le prescrizioni. È in questo momento in redazione, da parte dei commissari, la necessaria analisi del rischio e ovviamente la previsione cronologica (cronoprogramma), con un progetto di dettaglio, di tutte le operazioni necessarie a rispondere puntualmente a tutte le prescrizioni fatto dal tribunale. Questa è la cronologia degli eventi e lo stato dell'arte. Come può constatarsi, la questione è attualmente pendente presso i competenti organi giudiziari. Il tema di Afo2, così come il tema del sequestro della banchina, è presente nelle documentazioni consegnate da ArcelorMittal nelle interlocuzioni avute. Ricordo, però, che sugli elementi legati ai provvedimenti di un tribunale - posto che non mi risulta che sia venuto meno, in questo periodo, il principio di separazione dei poteri dello Stato e, quindi, il potere esecutivo e quello legislativo assumono soltanto, con rispetto, tutte le determinazioni del potere giudiziario - ovviamente il Governo non può intervenire per far sì che i provvedimenti dell'autorità giudiziaria abbiamo una sorte diversa da quella che il tribunale stesso ha stabilito. Prima di arrivare al resoconto di quanto occorso ieri nell'incontro con ArcelorMittal, vorrei dedicare un passaggio alla città di Taranto. Credo che quest'Assemblea debba farlo, per rispetto di un territorio che ha subito tanto e che deve vedere restituita, da parte di chi governa e delle istituzioni, un po' di quella dignità economica e sociale che gli è stata tolta in questi anni. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Misto) . È ovvio che non è facile affrontare una situazione articolata come quella odierna, composta da problematiche e competenze peculiari e, al contempo, molto articolate. Abbiamo comunque un'occasione, perché ci sono strutture, competenze e risorse disponibili per il perseguimento di grandi obiettivi, per riabilitare quel territorio e la dignità di quei cittadini. Mi riferisco - ad esempio - al tavolo istituzionale permanente per Taranto, la cui presidenza mi è stata affidata dal presidente Conte con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 settembre ultimo scorso, e al sottostante contratto istituzionale di sviluppo, che vede risorse già assegnate per circa 1,1 miliardi di euro. Spetta a noi il compito - lo dico senza leggere il testo del discorso - di far sì che più che tavoli si realizzino tetti per quei cittadini, per riuscire a far ricadere su quei territori le risorse assegnate. (Applausi dal Gruppo M5S) . L'azione politica intende dare continuità agli obiettivi individuati negli ultimi sei mesi, con il lavoro di monitoraggio, attualizzazione dei contenuti e sblocco delle risorse già disponibili, tracciando un nuovo quadro di sviluppo, per fare di Taranto un hub mediterraneo del cleantech , delle energie rinnovabili, dei nuovi materiali, promuovendo iniziative strutturate di ricerca e sviluppo in questi settori e innescando le tecnologie all'interno delle attività produttive a maggior impatto ambientale, grazie anche all'avvio dei lavori del Tecnopolo, affiancando un'azione strategica di valorizzazione dell'economia tradizionale. Posso confermare che il rinnovato sforzo su Taranto ha già generato alcuni risultati tangibili: sono stati sbloccati, dopo quattro anni, gli atti concessi all'avvio di numerose attività di rigenerazione urbana e di valorizzazione sull'Isola madre, il centro città e Tamburi, anche grazie a 90 milioni di euro aggiuntivi stanziati dal Mibac; è stata eseguita la bonifica delle cosiddette collinette ecologiche entro tempi compatibili con l'avvio del nuovo anno scolastico; è stata avviata l'attività di bonifica delle cosiddette aree escluse da parte dei commissari, con interventi programmati per più di 280 milioni di euro; è stato fatto un primo piano per l'internazionalizzazione dedicato a un territorio. Noi vogliamo lavorare perché Taranto possa conoscere una stagione migliore. C'è tanto ancora da fare, ma lo dobbiamo a quel territorio. Vengo ora al resoconto e all'informativa sullo stato attuale, sull'incontro avvenuto con i vertici di ArcelorMittal. Prima, però, voglio ribadire ancora una volta in quest'Aula che l'eventuale riduzione o cessazione della produzione siderurgica nel nostro Paese pone una questione fondamentale su qualsiasi piano industriale che noi vogliamo proporre per l'Italia. La produzione di acciaio diretta interna non è soltanto a sostegno dell'occupazione, o solo un modo per consentire la prosecuzione del piano ambientale e di ripristino di quel territorio sul piano ambientale, oppure soltanto la garanzia per un indotto. La produzione siderurgica ha un impatto su tutte le componenti del sistema produttivo italiano: sulla cantieristica navale, sull'edilizia, sull' automotive , su settori già profondamente in crisi. È per questo che abbiamo richiamato e richiameremo ArcelorMittal agli impegni presi quando ha sottoscritto e iniziato il contratto di lavoro e di affitto il 1° novembre 2018. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e del senatore Bressa . Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ringrazio il presidente Conte per aver immediatamente colto il momento ed essersi presentato insieme alla maggioranza dei Ministri del Governo. All'incontro di ieri con ArcelorMittal il Governo si è infatti presentato compatto e con un'unica richiesta, dicendo che era disposto, in quel momento, ad assumere tutte le iniziative necessarie al rispetto e al mantenimento degli impegni sottoscritti in merito al piano industriale, al piano ambientale, all'accordo sindacale e al contratto sottoscritti. Questo è ciò che il Governo ha proposto e chiesto a ArcelorMittal. ArcelorMittal ha risposto che, a prescindere da ogni elemento legato alla tutela legale, all'Afo2 e alla banchina, nonché alla loro risoluzione, un problema strutturale e produttivo obbliga l'azienda a una produzione di 4 milioni di tonnellate all'anno, non di più. Pertanto, sono previsti 5.000 posti di lavoro in meno. In questo Paese quando un imprenditore ha un problema industriale, di mercato - come si dice, è in rosso - si trova con le cambiali da pagare. Non consentiamo che ci sia un imprenditore con un suo problema strutturale che non è riuscito a mantenere gli impegni presi sul piano industriale e che lascia le cambiali a questo Paese. È una questione di sovranità nazionale e chi si occupa di sovranismo e sovranità nazionale deve sapere che tutelare e aiutare il Governo a trovare le soluzioni è di interesse nazionale. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)). Faccio un appello, anzitutto a me stesso. Io ci metto la faccia, come ho già detto alla Camera dei deputati. Mi prendo tutti gli insulti che vorrete dedicarmi e mi assumo la responsabilità di quello che sta succedendo. Chiedo però un gesto di responsabilità alle Assemblee parlamentari, alla politica e a tutte le forze politiche. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)). Smettiamola di discutere su elementi di contorno, non facciamoci prendere per il naso da un'azienda. La politica si fa non con i tweet , ma con delle proposte serie. Noi vogliamo proporre a quella società di mantenere gli impegni presi. (Commenti dal Gruppo FI-BP) . Infatti ho detto che parlo in primis per me e la mia forza politica. In questa fase abbiamo bisogno di unità. Occorre che le forze politiche e sociali e le istituzioni siano unite e compatte nel ritenere inaccettabile che, dopo meno di un anno, una società decida di non mantenere gli impegni presi, perché ne va della serietà del nostro Paese e della nostra industria, nonché della possibilità che si intervenga con bonifiche e ripristini ambientali, dando prospettive di sviluppo ai cittadini di quel territorio. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)). Continuerò a metterci la faccia, cercando di informare sempre, quando mi sarà richiesto, le Assemblee parlamentari e anche i singoli parlamentari. Vi chiedo però di mantenere con forza l'impegno alla responsabilità perché ne va veramente della serietà di tutto il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI, Misto e Aut (SVP-PATT, UV), i cui senatori si levano in piedi. Congratulazioni). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dello sviluppo economico. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Ministro, l'articolo 51 del codice penale recita: «L'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità esclude la punibilità». Per l'Ilva stiamo parlando della realizzazione del piano ambientale, di cui ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 2014 e del 2017. Sgombriamo quindi il campo dall'idea che sia stata l'esclusione dello scudo penale a spaventare ArcelorMittal: peraltro, è la stessa società che lo conferma, in qualche maniera confessandolo implicitamente sugli articoli di giornale. Mi domando a questo punto come possa il Presidente del Consiglio offrire per prima cosa - come egli stesso ha detto in conferenza stampa ieri sera - ciò che non possiede, vale a dire l'immunità bocciata dal Parlamento. Riavvolgiamo il nastro. Quando con Alitalia fu introdotta l'impunità amministrativa, si gridò allo scandalo. In 1 a Commissione giuristi allibiti si augurarono che mai si estendesse tale logica al penale. Ci pensò Renzi con l'Ilva nel 2015 e il MoVimento 5 Stelle si strappò giustamente le vesti, perché mai un diritto costituzionale può essere sbilanciato rispetto ad altri diritti costituzionali: verrebbe meno l'efficacia orizzontale della norma. L'Ilva ha impianti pericolosi e fuori norma che richiederebbero investimenti mai fatti e che, date le ingenti perdite, non verranno mai realizzati. Gli impianti sono in funzione a rischio e pericolo di chi li gestisce, perché sono sotto sequestro funzionale della magistratura dal 2012 e solo artifici legislativi li tengono in funzione da oltre sette anni e con oltre 13 decreti, per arrivare a dove sapevamo che saremmo arrivati, vale a dire al nulla di fatto. La verità è che ArcelorMittal non è in grado di rispettare l' ultimatum della magistratura circa la messa a norma dell'altoforno 2 - come ha detto anche lei, signor Ministro - quello nel quale morì l'operaio Alessandro Morricella. Non è in grado neppure di rispettare il cronoprogaramma del piano ambientale per l'attuazione delle prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale, che pure sono insufficienti. Lo Stato non è riuscito a difendere i cittadini di Taranto e dei piani alternativi di riconversione e ambientalizzazione, programmati negli anni scorsi, se ne è fatta carta straccia. In questi venti mesi si doveva lavorare ad un'alternativa valida di riconversione, cercando una via d'uscita attiva e non quella passiva di un contratto capestro: un'alternativa strutturata e disposta nel tempo. La verità è che non si è stati capaci di prevedere gli eventi e progettare soluzioni, visto che - come oggi - ci si lascia sorprendere dalla decisione di ArcelorMittal, solo apparentemente improvvisa, ma invece attesa e prevedibile, considerate le condizioni e le previsioni di mercato internazionale. Forse le intenzioni programmatiche di ArcelorMittal erano proprio quelle di aggredire il competitor dell'Ilva. Intanto la prima valutazione integrata dell'impatto dell'inquinamento atmosferico sull'ambiente e sulla salute (Viias) sulla popolazione di Taranto, ha confermato l'aumento di mortalità già con la produzione di 4 milioni di tonnellate, lontanissima dai 9 milioni di tonnellate con cui le aziende ritengono di poter mantenere l'attuale assetto dei lavoratori. Mi chiedo quindi - e chiediamocelo tutti - come mantenere insieme queste esigenze perché, al momento, nessuno ha portato al tavolo una soluzione che tenga insieme salute, ambiente e lavoro. Voglio vedere se questo tavolo sarà in grado di farlo. ( Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marti. Ne ha facoltà. MARTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in questi giorni sulla questione dell'ex Ilva abbiamo ascoltato di tutto e il contrario di tutto; abbiamo assistito tra l'altro, in quest'Aula, a una serie di parole spropositate, intinte nell'inchiostro del rancore, della rabbia, della retorica e soprattutto della demagogia, da parte di un ex Ministro qui ieri evidentemente da qualche tempo troppo sotto pressione, che nulla ha offerto di concreto al dibattito, se non una sterile polemica. L'acrimonia con cui ha lanciato strali nei confronti di Matteo Salvini e della Lega e le contestuali bacchettate rivolte al PD, a quel partito con cui oggi i suoi colleghi di partito governano, ricordano un modus operandi di chi, come nella fiaba «La bella addormentata nel bosco», non essendo stata invitata alla festa, invia così delle maledizioni; sappiamo tutti come poi finisce questa storia. La tutela della salute, la vita dei lavoratori e dei cittadini non sono un'esclusiva di qualcuno. La collega Lezzi si autoproclama unico difensore della vita umana, della legalità e della giustizia, come se noi non difendessimo la morte dei bambini e dei lavoratori di Taranto, come se noi non vivessimo in quella Provincia e in quel Salento, come se i nostri figli non vivessero lì e non rischiassero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Certo, per chi ha condotto una campagna elettorale promettendo la chiusura di tutte le fonti inquinanti ovvero la chiusura dell'acciaieria, come la chiusura dei cantieri della TAV e della TAP, oggi, dopo un periodo di lungo letargo e non più direttamente al Governo, diventa quasi un obbligo rimettersi i panni dell'ambientalista e parlare a ruota libera con un consumato repertorio di retorica e di demagogia, strumentalizzando così il dolore. Ma noi non cadremo in questa trappola, nella trappola di chi, come suo costume, ama buttare tutto in caciara, come ha fatto ieri. Chi ha ascoltato il suo scomposto intervento saprà poi giudicare. È nel merito invece che noi vogliamo confrontarci, signor Ministro, ammesso che sia possibile farlo. Entriamo nel merito. Abbiamo sentito dire che avete altre soluzioni, che cercate delle soluzioni e poi ancora abbiamo sentito la classica affermazione secondo cui è necessario coniugare lavoro e salute. Ma ieri la collega non ha indicato nessuna ipotesi e nessuna soluzione. Neanche lei oggi, signor Ministro, mi pare abbia indicato delle soluzioni, per attuare le quali noi possiamo darle una mano e dare una mano all'Italia, alla Puglia, al Salento, ai lavoratori, all'indotto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Allora cerchiamo di ricondurre questo dibattito su un piano di una seria valutazione dei fatti. Che la questione dello scudo penale sia stata una foglia di fico ci arriviamo anche noi. Ma, se è così, perché l'avete fornita? Perché porre le condizioni di un divorzio con un'attribuzione della colpa? Non sarà invece che alla base della drastica decisione di ArcelorMittal di mollare tutto ci siano ben altre motivazioni, addebitabili a una generale conduzione della politica industriale di questo Governo e forse alla mancanza di una politica industriale? Sono 120-130 i tavoli di crisi che il ministro Di Maio le ha lasciato in eredità, signor Ministro; un numero stimato per approssimazione, perché è impossibile avere dei dati ufficiali, e sicuramente si tratterà anche di un dato in difetto. Un dato riferito alle realtà produttive più significative, che sommano circa 210.000 addetti. Parliamo ad esempio di Alitalia, di Whirlpool, di Piaggio Aerospace, di Bombardier, dell'acciaieria di Piombino, di Mercatone Uno (solo per citarne alcune). Ma c'è una questione di fondo, che è data da una politica che disincentiva gli investimenti produttivi e crea ostacoli a chi voglia produrre, aumentando la pressione fiscale e negando la necessaria certezza del diritto. Non sfugge ad alcuno la progressiva scomparsa di capitali nazionali, che lascia alle grandi multinazionali la gestione di interi comparti produttivi. È un Governo diviso su tutto; più di tutto, però, sulla questione Ilva. In tutto questo il PD cosa fa? Cosa dice il Partito Democratico, che ha prodotto decine di decreti-legge per salvare quest' asset industriale delle acciaierie di Taranto, il nucleo portante di tutta quella politica? Quali scenari ha valutato il Governo? Quali alternative (non le abbiamo ancora sentite), quali decisioni intendete assumere? L'unica cosa che è riuscito a dire Zingaretti nelle ultime ore è che la responsabilità è del Governo precedente, dimenticando che al Governo il partito di maggioranza, allora come ora, era il MoVimento 5 Stelle e che l'intera vicenda dell'ex Ilva, dal 2012 ad oggi, è stata interamente gestita da Governi di sinistra guidati dal suo PD. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Esprimiamo solidarietà a lei, signor Ministro, perché l'abbiamo ascoltata prima alla Camera e adesso qui da noi al Senato: non può che andarle la nostra piena solidarietà per la pesantissima eredità che il suo leader Di Maio le ha consegnato; ci ha parlato di numeri di vicende ben note e alla fine ha raccolto applausi a scena aperta, sia alla Camera sia qui, ed è chiaro che dovesse essere così, affermando che il Governo non accetterà che ArcelorMittal disattenda gli impegni assunti, ben sapendo che in ogni caso farà ciò che i suoi interessi di imprenditore la porteranno a fare. Il Ministro chiede a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione un atto di responsabilità per trovare soluzioni, ma l'abbiamo sempre ampiamente dimostrata: sosterremo ogni iniziativa che serva a tutelare l'occupazione, garantendo al contempo la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini. Le soluzioni, però, deve trovarle innanzi tutto chi governa: è la drammatica verità purtroppo di chi al momento non sta realmente presentando soluzioni, quindi di Conte, del Ministro e dei capi politici dei partiti di maggioranza, che anche su questo tema appaiono chiaramente molto divisi dal punto di vista ideologico. Non potrebbe essere diversamente, visto che si trovano a governare insieme in modo innaturale forze industrializzate e forze che hanno vinto la campagna elettorale parlando della chiusura dell'Ilva e dei cantieri TAV e TAP e del blocco di ogni intervento per grandi infrastrutture. Si prenda atto di questi grandi limiti della propria incompetenza e dei propri errori. PRESIDENTE. Concluda, senatore Marti. MARTI (L-SP-PSd'Az) . È quel senso di responsabilità che oggi gli italiani attendono, un atto di responsabilità che ridia forse finalmente la parola agli elettori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, intervengo oggi sul tema Ilva, argomento che ho anche citato puntualmente in occasione del voto sul decreto-legge su rider e crisi aziendali, testo nel quale, secondo molti benpensanti, ci sarebbe la pistola fumante di un fantomatico delitto o di un'azione scellerata che il Governo e la maggioranza avrebbero perpetrato. Ringrazio il ministro Patuanelli per l'impegno che sta mettendo quotidianamente per risolvere le tante problematiche afferenti al suo Ministero e su tutte le crisi industriali che purtroppo abbiamo nel nostro Paese. Oggi inizio il mio intervento in maniera pedante, ma si spera che tutti abbiamo trovato giovamento da una bacchettata in giovane età. La nostra Costituzione all'articolo 1 recita: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». All'articolo 4 continua: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto», e basta, punto. Per chi dalle opposizioni urla e strepita su questa situazione, la nostra Carta costituzionale termina dopo quattro articoli e i nostri diritti di cittadini finiscono lì. Certamente parlare di etica o morale per queste persone è assolutamente fuori luogo, ma almeno leggete tutti gli articoli della nostra Costituzione. L'articolo 32 reca: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività». In questo giovedì 7 novembre 2019, quindi, persino una persona come me, che ha passato una vita nell'industria e ha ben presenti le questioni relative ad ogni aspetto gestionale e ogni problema che affronta chi porta avanti realtà industriali molto grandi, si deve mettere sul banco di scuola per ragionare sul testo costituzionale. Perché i nostri Padri costituenti riconobbero che la Repubblica è fondata sul lavoro e il diritto al lavoro, aggiungendo però l'aggettivo «fondamentale» solo quando si parla di salute? Non solo: aggiunsero che questo diritto fondamentale alla salute è interesse di tutta la collettività. Il lavoro, è vero, nobilita l'uomo come singola persona, ma questo afferisce alla sua sfera personale. Sapete cos'è successo fino ad oggi a Taranto? Un diritto costituzionale fondamentale e incomprimibile è stato subordinato ad ogni altro, e non lo si è fatto in maniera intermittente, ricordandosi ogni tanto che la gente di quella città moriva, ma in maniera esclusiva. Negli ultimi giorni c'è stato chi ha parlato di irresponsabilità o si è stracciato le vesti proponendo di andare a Canossa da ArcelorMittal per elemosinare un ripensamento. Finalmente abbiamo avuto chiarezza: la multinazionale meditava da tempo di svincolarsi dall'accordo con il Governo italiano e l'ha fatto alla prima occasione disponibile. Lo scudo penale, che giustamente abbiamo rimosso, non interessa a quest'azienda, che lo ha confermato subito dopo l'incontro avuto a Palazzo Chigi. L'intento è solo quello di licenziare, a fronte di un calo della domanda, senza dare seguito agli impegni presi. Ai colleghi dell'opposizione che in questi giorni su ogni provvedimento inseriscono emendamenti inammissibili su Ilva, chiederei un atteggiamento più maturo e meno propagandistico. Quindi smettiamola tutti di dare la colpa a questa maggioranza che per la prima volta ha deciso di prendere di petto l'emergenza ambientale di Taranto. Questa situazione emergenziale era già stata sanzionata a gennaio dalla sentenza della Corte europea dei diritti umani. Questa pronuncia, in riferimento alle tesi del Governo italiano sulla condizione di vittime degli abitanti di Taranto, cita testualmente «il Governo contesta la qualità di vittime dei ricorrenti e che le doglianze dei ricorrenti sono generiche e non fanno riferimento a situazioni particolari e che non forniscono alcun elemento fattuale a sostegno della tesi secondo cui gli interessati avrebbero concretamente subito un danno». Non so chi abbia elaborato questa tesi nella scorsa legislatura, ma c'è da mettersi le mani nei capelli dallo sconcerto e domandarsi se chi lo ha fatto ha agito in scienza e coscienza. Cosa avrebbe dovuto fare chi lotta ogni giorno per vedere rispettato il proprio diritto alla salute? Avrebbe dovuto portare gli ammalati qui in Parlamento o a Strasburgo? Forse sì, forse di fronte all'evidenza che già è tale in tutti gli studi medici che negli anni sono stati perfezionati, anche questi cultori dell'industrialismo a tutti i costi si sarebbero quantomeno tacitati. In tutta onestà, di fronte ad una situazione del genere, non poteva il Parlamento restare inerme e non intervenire in difesa degli abitanti di Taranto. Il Governo, chiamato a prendersi le proprie responsabilità, lo sta facendo con altissimo senso del dovere. Con una sensibilità di fronte ai più deboli, di fronte a chi perde la vita perché casa propria è in un'area inquinata, che evidentemente non hanno avuto i Governi che per decenni hanno governato il Paese. Ilva è un sito fondamentale per l'intero tessuto industriale italiano e per questo va difeso. Ma la mia idea di Paese non è quella di uno Stato che elemosina aiuti dai privati e piega le leggi per favorire speculazioni e lo spolpamento delle nostre ricchezze. Oggi sembra anacronistico parlare di nazionalizzazione; un sostantivo ormai vecchio, trapassato, ma quanto mai adatto alla situazione di Ilva: la più grande acciaieria d'Europa è il perno fondamentale attorno al quale strutturare tutto il nostro piano infrastrutturale di grandi opere. Non lasceremo che muoia, ma non lasceremo morire neanche chi per anni è stato dimenticato. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bressa. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, devo ringraziare davvero sentitamente e convintamente il Ministro per l'intervento che ha fatto. Per quanto mi riguarda lo voglio rassicurare che la sua faccia è sicuramente anche la mia faccia e dovrebbe essere la faccia di questo Parlamento, perché si è assunto la responsabilità (Applausi dal Gruppo M5S) di porre al centro dell'attenzione nazionale un problema che qualcuno vorrebbe derubricare a fatto particolare, a fatto produttivo e regionale. La questione della produzione siderurgica italiana è un fatto che ha a che fare con lo sviluppo del nostro Paese, che deve crescere mettendo assieme la produzione, il lavoro e l'ambiente come fossero, perché lo sono, un'unica cosa. Il suo intervento è estremamente importante e richiama la nostra responsabilità, che è la responsabilità di questo Parlamento. Romano Prodi in questi giorni ha fatto un intervento che io mi permetto di riprendere e citare, dicendo che abbiamo una responsabilità perché questa questione, così drammatica, possa preparare una nuova politica industriale per il nostro Paese. Il Ministro non doveva qui oggi presentare il piano industriale del futuro, ma dare il senso e la prospettiva, la direzione di un Paese; cosa che egli ha fatto in maniera puntuale e precisa e di questo dobbiamo essere orgogliosi. In un momento così drammatico non c'è nessuno scarico di responsabilità, ma ci si assume fino in fondo tutta la responsabilità. Lei lo ha fatto, noi dobbiamo farlo e lo faremo oggi e di qui in avanti sostenendo l'azione del Governo per le cose che lei poc'anzi ha detto. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), M5S e PD. Commenti del Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Ministro, lei ha ricostruito esattamente, e per questo mi associo anch'io al ringraziamento, tutta la storia che ha portato all'assegnazione ad ArcelorMittal. Dalla ricostruzione precisa ed esatta - a cui io mi permetto di aggiungere anche altro - e dalle discussioni fatte, che provocano anche tanta fibrillazione - lo voglio dire qui con molta chiarezza -, legate allo scudo penale, come se fosse quella la questione fondamentale, si capisce chiaramente che le questioni vengono molto da lontano, che lo scudo è soltanto ed unicamente un alibi strumentale e che non ha nulla a che fare con le intenzioni di ArcelorMittal. Parliamoci chiaro, partendo da quello che lei, signor Ministro, ha ricostruito anche sui punteggi dell'assegnazione. Vogliamo dirci le cose come stanno sul piano industriale? Oggi si dice di portare il piano industriale a 4 milioni, ma si capiva già da quel piano che forse non poteva stare in piedi. Invece di fare polemiche del tutto inutili e strumentali, se siamo parlamentari di questo Paese e abbiamo a cuore il suo interesse forse dovremmo chiederci per quale motivo - e chi è un po' più esperto di me sa quali potrebbero essere i motivi - ArcelorMittal è venuta a fare quell'offerta. È una multinazionale che evidentemente fin dall'inizio - di questo dobbiamo essere coscienti, non è soltanto una ricostruzione maligna - aveva soltanto un interesse non produttivo, ma legato probabilmente soltanto ad occupare e ad impedire che in questo mercato e in Italia potesse arrivare qualche altro concorrente. Questo è evidente. Se uno va a mettere insieme il piano industriale e anche i punteggi che erano stati dati sul piano industriale (già dal punto di vista tecnico si vedeva che non era certo quello il piano migliore), si capiscono molte cose. Lei, signor Ministro, ha fatto bene a spiegare nel dettaglio che, nel momento in cui viene fatta l'offerta incondizionata, la questione di un provvedimento legislativo per lo scudo penale era stata sì posta, ma era a parte. Per non citare quello che tra l'altro ha ricordato prima la senatrice Nugnes, e cioè che nella nostra legislazione chiunque è obbligato da un'autorità superiore a mettere in atto un piano non può certamente essere perseguito. Evidentemente non è stato quello il motivo principale. Forse è stato quello che ha riguardato il problema Afo2? Ma veramente pensiamo noi che questo Parlamento, o chiunque, possa in questo Paese intervenire rispetto a un'ordinanza del tribunale per impedire oppure per contraddire o per mettere in mora le determinazioni? La risposta la conosce perfettamente anche ArcelorMittal. È evidente che quello che è stato predisposto - e si è capito perché è stato subito messo in discussione comunicando il recesso dal contratto - è chiaramente un vero e proprio ricatto. Quando si dice che si vuole arrivare al dimezzamento delle unità lavorative, mettendo in cassa integrazione 5.000 addetti, andando a guardare qual era il piano industriale si capiva che i numeri erano già questi. Ribadisco un aspetto che il Ministro sa perfettamente. Quando noi abbiamo cominciato a esaminare il decreto-legge e gli emendamenti, quindi quando ancora non era stata presa alcuna decisione né in Commissione né in quest'Aula, ArcelorMittal aveva già predisposto le sue decisioni attraverso, per esempio, la nomina dell'amministratore delegato: certo è un po' strano che fosse l'amministratore delegato anche dell'altro concorrente. Quindi ci sono un po' di cose che non quadrano. Quindi, a maggior ragione, la preoccupazione del Governo e di questa maggioranza si era palesata rispetto alle intenzioni di ArcelorMittal proprio nel momento in cui si assume la decisione di indicare un amministratore delegato noto per chiudere le fabbriche e non tanto per aprirle o per tagliare teste. Queste erano le nostre preoccupazioni molto prima che si assumesse la decisione, assolutamente legittima e sovrana di quest'Aula, di intervenire sull'articolo 14 del decreto cosiddetto salva imprese. Ciò significa che l'operazione che si è tentato di fare è di mercato, di collocazione e di interessi. Ora, però, il problema davanti a noi è un altro. Per questo dovremmo evitare di buttarci gli contro gli altri o di fare operazioni strumentali. Dobbiamo rifiutare in modo chiaro e preciso - non lo deve fare solo il Governo, ma tutti e in alcuni interventi non ho sentito questa preoccupazione - il ricatto vergognoso di ArcelorMittal e mettere in evidenza quali sono stati gli elementi. Certamente il futuro non può non preoccuparci perché dovremmo prendere comunque una decisione. Noi siamo preoccupati della questione del lavoro, ma lo siamo enormemente per il fatto che c'è una bomba ambientale e sanitaria che continua a fare morti e a produrre danni. Questo non possiamo dimenticartelo ogni volta che discutiamo della vicenda di Taranto. Se diciamo che la siderurgia è strategica per il nostro Paese, sapete perfettamente cosa vuol dire la parola «strategica». Pertanto, si deve decidere se lo Stato in prima persona rinazionalizza, interviene e, quindi, si fa carico di tutto quello che ciò comporta, oppure dobbiamo essere in grado di mettere seriamente in campo, come hanno fatto altri Paesi, un progetto di riconversione. Queste sono le questioni su cui in modo unitario e serio dovremmo concentrarci e non sulla strumentalità. Torno a ripetere, la nostra preoccupazione - dovrebbe essere di tutti - è intervenire, salvare e dedicare il nostro tempo a quella città per il lavoro, per la salute e per il futuro. Questa dovrebbe essere la nostra preoccupazione. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, il mio intervento ha una premessa: noi difendiamo le lavoratrici e i lavoratori dell'Ilva di Taranto. Stiamo parlando di persone in carne e ossa. Molti hanno dato i numeri anche sui giornali: 8.200 diretti lavoratori e lavoratrici a Taranto; nel gruppo 10.700, di cui 1.273 in cassa integrazione di ArcelorMittal, in aggiunta ai 1.700 che già erano in cassa integrazione all'Ilva e oltre 5000 unità in appalto. Per noi oggi occorrono parole di verità e di rassicurazione per creare un clima di serenità e certezza per le lavoratrici e i lavoratori di Ilva, per le loro famiglie e per le cittadine e i cittadini di Taranto. Una comunità intera che dal 2012, come opportunamente ricordava il Ministro, da quando il giudice per le indagini preliminari di Taranto dispose il sequestro degli impianti Ilva per inquinamento ambientale, si trova a fare i conti con il mantenimento dell'occupazione, la tutela della salute, dell'ambiente e delle persone. Mai ci si dovrebbe trovare in una tale situazione, tra il dover scegliere tra il lavoro che ti dà la vita e il rischio per la salute che te la toglie. I dati del rapporto «Sentieri» dell'Istituto superiore di sanità, insieme a quelli dell'INAIL, ci forniscono dati allarmanti sulle malattie infantili, aumentate del 9 per cento nel territorio di Taranto rispetto alla Regione. Questo è un dilemma colossale su cui nessuno può speculare e che attiene per tutti noi in quest'Aula al grande tema del bilanciamento tra diritti costituzionalmente garantiti, il diritto al lavoro, il diritto alla salute e il diritto all'ambiente, come ci ha già ricordato la Corte costituzionale. Colleghe e colleghi, bisogna trovare un giusto equilibrio dentro di noi, nel Parlamento, nella dialettica tra Parlamento e Governo. Quindi ringrazio particolarmente il Ministro, quando ha fatto l' excursus sulla normativa contenente il cosiddetto scudo. Il tema di questa norma era quello di dare, a chi bonifica ambienti difficili e insieme rilancia la produzione, un tempo legato strettamente al piano ambientale. Probabilmente tutti noi abbiamo letto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sul piano ambientale e il legame della norma al piano ambientale è molto stringente. Ci sono degli obiettivi molto precisi, che le aziende che investono e che devono bonificare, come anche ArcelorMittal, devono mantenere. Occorre quindi una grande concordia nazionale. Sarebbe facile polemizzare con Salvini, la cui storia, a proposito di tale normativa, è detta chiaramente. Col Governo precedente, di cui Salvini era Ministro, si è stabilita la scadenza di questo tempo al 6 settembre 2019. Quindi Salvini non può usare parole difficili, parole che mettono solo ansia, come quando dice che qualcun altro ha deciso il carcere per altri. Signor Ministro, accolgo il suo appello a stare tutti insieme. Spetta a noi il compito di ricominciare a ragionare sul tema dello scudo, per dare certezza del diritto per un tempo. Chiediamo poi un giusto equilibrio all'azienda ArcelorMittal, che non può parlare di 5.000 esuberi: nessuno al mondo può reggere, socialmente ed economicamente, 5.000 esuberi. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Come diceva, signor Ministro, l'azienda ha il dovere di rispettare il contratto e gli accordi e se la strategia aziendale globale dell'azienda comprendeva la produzione dell'acciaio e l'investimento sull'acciaio nel nostro Paese, ciò non può essere cambiato da un giorno all'altro, neanche con la scusa della cancellazione dello scudo: per questo non dobbiamo dare alibi. Direi all'azienda che i dati nazionali e i dati globali rimandano a questioni molto importanti, ci dicono che la crisi della siderurgia è ciclica, e che, a fasi di depressione, si alternano fasi di espansione, nelle quali tutte le aziende del mondo recuperano quello che hanno perso. Nello stesso tempo comprendiamo i problemi del momento, il calo della domanda e le difficoltà legate ai dazi e proprio per questo l'azienda deve sentire il peso dello Stato e del Governo italiano, perché l'Ilva è sito di interesse nazionale e noi siamo col Governo in questo cammino. Quindi ci vuole un tempo: un tempo per la bonifica, in una situazione complessa, di compatibilità europea e un tempo per la ricerca in tecnologia, per produzioni non inquinanti, perché ciò è possibile, con l'evoluzione della tecnologia, che va sempre più accelerando. Non vorrei sembrare irriverente, ma voglio fare anche un appello all'amministratrice delegata Lucia Morselli, che è una delle pochissime donne che occupa un ruolo di grande responsabilità, una manager riconosciuta. La dottoressa Morselli, quando ha assunto questo incarico, affermava che: «Non esiste forse oggi in Italia una sfida industriale più grande e più complessa» di quella dell'Ilva. Quindi la sfida è esattamente questa: produzione, lavoro e ambiente. Concludendo, il presidente Conte ha rivolto un appello a tutti noi: «il Paese marci compatto». Noi ci siamo, per salvaguardare i posti di lavoro e sviluppare il sistema industriale italiano e per non mettere più l'umanità, che è in quelle vite tarantine, di fronte alla scelta tra il rischio della salute dei propri figli e il posto di lavoro dei genitori. Vogliamo trovare soluzioni concrete: probabilmente dobbiamo ragionare concretamente anche sulla questione dell'aiuto pubblico, finalizzato a nostro avviso esclusivamente alla bonifica e alla salubrità del luogo di lavoro, per salvaguardare anche la salute dei lavoratori e delle lavoratrici, delle operaie e degli operai, che lavorano tutti i giorni in quello stabilimento. In conclusione riprendo la premessa: difendiamo le lavoratrici e i lavoratori dell'Ilva, il loro posto di lavoro e la loro salute, in primis quando lavorano. Penso che, se stiamo tutti insieme, possiamo dare un grande contributo e risolvere questo problema, che riguarda Taranto, l'Italia, l'Europa e la nostra economia mondiale. (Applausi dai Gruppo IV-PSI e PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, abbiamo sentito per la prima volta, da parte di un esponente di Governo dei 5 Stelle, un appello al senso patriottico, perché il ministro Patuanelli ha concluso facendo appello a tutte le forze politiche a restare unite in questo momento così drammatico e così difficile. Poco fa un collega diceva che bisogna marciare compatti. Lo dico con senso di responsabilità, parlando a nome di Fratelli d'Italia che per sua natura è un partito patriottico e quindi ascolta sempre gli appelli al patriottismo, alla dignità, all'interesse e alla sovranità nazionale, ritenendo che essi siano al primo punto non del nostro programma ma del nostro impegno morale e politico. Però bisogna capire, Ministro, in quale direzione bisogna marciare compatti perché né lei, né gli esponenti della maggioranza che si sono qui alternati, né il presidente del Consiglio Conte in conferenza stampa, avete indicato una direzione. Lei ha esposto le vicende, in buona parte giudiziarie e politiche, dal 2012 ad oggi che legano in maniera indissolubile i Governi della sinistra a quelli dei 5 Stelle e capisco che nel ricostruire queste vicende, quindi la responsabilità dei Governi della sinistra dal 2012 in poi, tanto più con la gara e con l'appalto poi vinto dalla cordata indo-francese o franco-indiana, io credo vi sia un'assunzione di responsabilità dalla quale non si può sfuggire. Tanto più per quello che è accaduto in quest'Aula perché, signor Ministro, noi apprezziamo il suo buon senso, la sua serietà e abbiamo anche stima e rispetto nei suoi confronti, ma quest'Aula non è il tribunale internazionale cui ci è sembrato che lei si rivolgesse per il 95 per cento del suo intervento, ricostruendo in maniera minuziosa quello che evidentemente i legali del Ministero hanno ricostruito. Non siamo ancora in un'Aula di un tribunale internazionale dove verosimilmente saremo trascinati dalla multinazionale franco-indiana. In quell'Aula argomenterete a nome del Paese le nostre giuste rivendicazioni. Ma non siamo nemmeno su un palcoscenico televisivo dove si può concludere un discorso auspicando di volersi bene tutti insieme. Se non sappiamo in quale direzione marciare compatti, proprio per questo noi avevamo chiesto che non fosse un'informativa ma una comunicazione, perché la comunicazione finisce con alcune risoluzioni e con un voto. Voi siete sfuggiti alla vostra responsabilità: avete preferito l'informativa, quindi il palcoscenico televisivo, all'Aula parlamentare e quindi agli impegni che noi tutti avremmo potuto e potremmo prendere insieme. (Applausi dal Gruppo FdI) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,26) ( Segue URSO). Le faccio un esempio significativo: quando il Paese stava deragliando sul treno ad alta velocità, l'industria nazionale stava deragliando sulle mancate decisioni sugli appalti e sul proseguimento del progetto dell'alta velocità. In quel caso il Governo, forse per la condizione che l'allora alleato leghista poneva nel tentativo di arginare le follie ideologiche del MoVimento 5 Stelle, giunse in Aula e chiese un voto all'Assemblea e quel voto emarginò i 5 Stelle, consentendo al Paese di non deragliare sul treno ad alta velocità. Lo stesso avreste dovuto fare oggi e potreste fare nei prossimi giorni, chiedendo un voto chiaro e netto su un indirizzo di politica industriale e su una scelta strategica fondamentale per il nostro Paese per ritrovarci, magari, insieme in quel voto, emarginando ancora i 5 Stelle. Peraltro nei due interventi degli eletti nel MoVimento 5 Stelle che ho appena ascoltato (eletti nel MoVimento 5 Stelle, ma non so a nome di chi parlassero) c'è stata quasi soddisfazione per il profilarsi della chiusura dell'Ilva, esattamente il contrario di quello che hanno detto il Partito Democratico e lei, ministro Patuanelli, in quest'Aula. Chi parla per i 5 Stelle e quante voci ha il MoVimento 5 stelle? Per questo, se volete, noi siamo disponibili a un voto di unità nazionale in Parlamento sulla questione che riguarda la dignità e la sopravvivenza delle industrie del nostro Paese. Infatti, tutti noi sappiamo che l'industria italiana si regge nella sua competitività globale sulla produzione siderurgica nazionale: se l'Italia ha avuto un'industria metalmeccanica, automobilistica, di elettrodomestici e una cantieristica competitiva nel mondo, l'ha avuta perché qualcuno saggiamente ha voluto che il Paese investisse in tempi utili nell'industria siderurgica. Ciò a cui abbiamo assistito nei mesi e negli anni scorsi e che noi abbiamo denunciato purtroppo è accaduto, perché - e la sua ricostruzione, Ministro, non analizza questa vicenda - negli anni e nei mesi scorsi in questo Paese si è combattuta una guerra tra le multinazionali indiane che tendono a realizzare un sistema monopolistico nella produzione siderurgica sulla pelle dell'industria siderurgica italiana che era la prima in Europa. Infatti le tre grandi multinazionali indiane si sono combattute per avere gli stabilimenti dell'Ilva, di Terni e di Piombino, per poi, una volta avuto questo o aver chiuso gli stabilimenti, fare azione di dumping siderurgico mondiale e far uscire fuori dalla competitività globale l'industria italiana ed europea. Questa è la colpevole responsabilità dei Governi di sinistra, prima, e del secondo Governo Conte, dopo, nell'aver sottovalutato la guerra economica che si sta combattendo sulla pelle della tecnologia, della scienza, dell'industria italiana in questi mesi su questo territorio. Quanto sono costati gli anni di amministrazione straordinaria? Sino ad oggi sono costati 3,3 miliardi di euro; peraltro, anni nei quali si è fermato il piano ambientale, sono aumentate le morti sul lavoro e 2.000 persone erano già in cassa integrazione. Poi è arrivata la multinazionale indiana, o meglio franco-indiana, e la situazione sembrava assestarsi su un piano che - è inutile nascondercelo - si basava anche sul presupposto dello scudo penale. Signor Ministro, lei legge i giornali come fanno innanzitutto i colleghi 5 Stelle e come faccio io; il giorno stesso in cui accadde quello che accadde, qui in quest'Aula noi lo denunciammo dicendo di non fornire un alibi alla multinazionale indiana. Certo, probabilmente si sentiva rinchiusa, come chiusa a chiave in un'abitazione, ma voi cosa avete fatto? La multinazionale voleva fuggire da quell'abitazione, da quell'industria, ma voi le avete fornito la chiave con cui è potuta fuggire dalla casa in cui era rinchiusa. Quella chiave è stata l'abrogazione folle e scellerata dello scudo o del mini scudo penale, dopo che voi stessi l'avevate introdotto. Il ministro Lezzi quando era in carica ha votato in quella direzione, salvo poi pentirsene una volta aver perso il Ministero, per ripicca per tale perdita. Io avrei apprezzato se in quell'occasione Barbara Lezzi si fosse dimessa da Ministro, come fece un certo Sergio Mattarella quando non condivise le decisioni che il Governo stava prendendo sul cosiddetto decreto Mammì. Io avrei apprezzato Barbara Lezzi perché avrebbe dimostrato senso e dignità politica, ma non dopo aver cambiato posizione una volta perso il Ministero ed essendo passata tra quanti hanno chiesto di abrogare lo scudo che lo stesso Governo aveva posto in essere e che poi era stato ribadito dal secondo governo Conte. Vi è quindi assolutamente una responsabilità nell'aver fornito un alibi alla multinazionale indiana. Qual è la prospettiva? Quella da lei indicata in questa sede di andare al tribunale internazionale? Qual è la prospettiva? Quella indicata dai suoi colleghi di Gruppo in questa sede proponendo di lasciar chiudere l'Ilva? È quella, enunciata ieri sera da Conte, di presentare un altro provvedimento sullo scudo penale, salvo leggere che Di Maio si è opposto ferocemente perché non tiene i suoi? Qual è la prospettiva? Quella che Conte ha illustrato al Capo dello Stato poco fa? Conte è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica. Ci rendiamo conto di cosa significa? Tutti sanno cosa significa. Il Paese non è deragliato sulla TAV, ma sta rischiando di deragliare sull'Ilva. La chiusura dell'Ilva è per noi un triplice dramma, è la Caporetto dell'industria italiana. Bisogna rendersene conto e dirlo in quest'Aula e reagire di conseguenza, come si reagì alla disfatta di Caporetto. Chiudere l'Ilva significa sicuramente chiudere l'impianto siderurgico europeo più competitivo. I gruppi indiani avevano due strategie: appropriarsi dell'Ilva, che era comunque l'industria più competitiva, o chiuderla. Sono riusciti nella strategia per loro meno costosa: chiudere l'Ilva e stabilire, quindi, il loro monopolio produttivo anche in Italia e in Europa. Avevamo la possibilità, certo: non si è fatto. (Richiami del Presidente). L'immagine che si dà del Paese è drammatica e non soltanto perché fugge una multinazionale denunciando le inadempienze del Governo, che non riguardano solo lo scudo penale: la multinazionale indiana, come tutte le multinazionali che vorrebbero investire in questo Paese, è rimasta sconcertata da quanto accaduto in questi sedici mesi. È ovvio che fuggono o non investono in questo Paese. Ma, oltre a ciò, chi investirà mai più in futuro in questo Paese, dopo che la multinazionale indiana ci avrà portato davanti al tribunale internazionale per gli impegni non mantenuti? Chiunque vinca, l'immagine e la dignità del Paese saranno calpestate; e quello diventerà davvero un dramma nazionale. Noi ci siamo. Diteci in quale direzione e andiamo insieme. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Aimi) . PRESIDENTE. Ho lasciato concludere il suo intervento, che mi sembrava fosse un peccato interrompere, ma le ho concesso un minuto in più che darò anche ad altri, nella stessa situazione, se necessario. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, intendo confermare da subito la fiducia del Partito Democratico e mia nel lavoro del ministro Patuanelli. Analogamente, pur nelle diverse responsabilità, intendo ribadire la nostra fiducia al presidente Conte, che si sta adoperando, insieme a tutto il Governo, per disinnescare una gravissima crisi. Una crisi che non riguarda solo Taranto, ma che investe l'intero Paese. Una crisi che immaginavamo superata e che, invece, torna drammaticamente di attualità. In questo senso, l'informativa di oggi sulla situazione dell'ex Ilva in questa sede deve servire a rimuovere dal dibattito politico, dal tavolo di confronto, anche parlamentare, tutti - e sottolineo tutti - gli alibi che rischiano di continuare a condizionare le sorti della più grande acciaieria d'Europa, che è strategica per il nostro Paese, come ha ribadito lei oggi, signor Ministro. Per questo dobbiamo ringraziarla per la sua disponibilità immediata a riferire all'Assemblea e ad ascoltare i nostri interventi. Questo è il tempo di sgomberare il campo da ogni alibi, a partire da quelli paradossalmente più pericolosi, ovvero quelli politici. Oggi dobbiamo ancorarci a un approccio di serietà, che riguardi tutti, anche queste Aule, non solo chi è al Governo, ma tutti, per cominciare a scrivere, possibilmente insieme, una pagina nuova, che magari inquadri anche una norma che difenda chi decide di venire a fare investimenti in Italia. Una norma che per noi senatori del PD deve essere di carattere generale e non riguardare soltanto la drammatica crisi dell'ex Ilva, che affrontiamo, anzi riaffrontiamo in questi giorni. Una norma che resti tale nel tempo, a garanzia di serietà del sistema-Paese; serietà che investe tutti, non solo chi è al Governo in un dato momento storico. Chi oggi fa lo show sul tema dello scudo penale è la stessa persona che, giusto pochi giorni fa, ne ha votato la cancellazione, senza preoccuparsi o prevedere, diversamente da quanto abbiamo fatto noi del Partito Democratico, garanzie per il diritto al lavoro e alla salute dei cittadini di Taranto. In questo diverso approccio si palesa, ancora una volta, la differenza sostanziale tra quanto avete votato voi della Lega qualche giorno fa e quanto abbiamo votato noi in quest'Assemblea appena una settimana fa. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si tratta di un passaggio significativo; non è di poco conto per chi ha cultura parlamentare. Abbiamo chiesto e ottenuto l'impegno di tutto il Governo, siglato nell'accoglimento di un ordine del giorno strutturato, a garantire, tra le altre cose, la permanenza dell'attività produttiva del complesso siderurgico di Taranto in tempi rapidi e mediante azione opportuna. Pertanto oggi, per onestà e serietà, chi continua a battere la grancassa con ipocrite speculazioni, perché alla continua ricerca di speculare sul consenso, farebbe meglio a tacere. Infatti, proprio il capitano Salvini, solo per fare l'esempio più evidente, oggi è senza scudo e non è nemmeno in Aula, tanto per cambiare. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ho solo detto che non è in Aula, credo sia un fatto evidente a tutti. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Senatore Stefano, si rivolga alla Presidenza. Invito i colleghi a consentire al senatore Stefano di concludere l'intervento. Prego, senatore Stefano. STEFANO (PD) . Dico questo perché, sempre per stare agli alibi, per come confermato pochi minuti fa dal ministro Patuanelli, lo scudo legale non è più tale. Non è più questo il tema sul tavolo di questa crisi; non lo è più dal momento in cui la sua riofferta non copre esuberi per 5.000 unità richiesti da ArcelorMittal. Di fronte a questo stato di cose, un Paese serio, una Repubblica adulta deve serrare le file e cementarle con una condivisione tra Governo e Parlamento per riconoscere che siamo di fronte a una terribile responsabilità che investe una questione di interesse nazionale. Infatti, parlare di Ilva e di Taranto, oggi come ieri, significa parlare dell'intero Paese. Non c'è quindi tempo, né spazio perché il presente e il futuro di Ilva, il presente e il futuro di Taranto, il presente e il futuro della produzione di acciaio in Italia possano essere usati come un Gratta e Vinci del consenso elettorale, o - peggio - diventare il terreno di sperimentazione di visioni ideologiche che sono irriducibili nemici di una scelta che deve essere razionale, ma anche politica. Sappiamo tutti che l'Ilva ha una lunga e complessa storia, le cui radici affondano in un'idea di sviluppo sbagliata, perché incapace di tenere insieme crescita, ambiente e salute. Una storia lunga che, purtroppo, non ha investito solo Taranto, ma che trova proprio in quello stabilimento e in quella città le anomalie che noi siamo chiamati a rimuovere, guardando avanti e non rivendicando posizioni strumentali al consenso mediatico di oggi. In questo senso, l'avanzamento nella ricerca e le nuove tecnologie già oggi ci consentono di accompagnare un nuovo corso a questa realtà e di cambiare un destino che non possiamo scrivere ancora sulle polveri rosse dei parchi minerari (e che, proprio per questo, vogliamo si continuino a coprire). Noi siamo chiamati oggi a fare i conti con questa realtà, che ci obbliga a prendere le misure di cosa significa Ilva e cosa comporta la sua chiusura. Infatti, a poco più di quarantott'ore ore dai terribili dati dello Svimez, che parlano di un Sud già in recessione economica e sempre più lontano dalle locomotive del Paese, significherebbe rinunciare a un investimento di oltre 4 miliardi di euro in un territorio che ha bisogno di attività e iniziative; significherebbe dilatare la cogenza della bonifica ambientale a tempi e termini indeterminati e che ora però sono già in corso; significherebbe mandare a casa oltre 20.000 lavoratori, con una deflagrazione devastante del tessuto economico e sociale, su cui è arrivato anche il monito di tutte le rappresentanze territoriali; significherebbe decidere di perdere la produzione di quasi 6 milioni di tonnellate di acciaio e determinare un preoccupante squilibrio nell' import dello stesso, che è materiale di cui il nostro sistema industriale non può fare a meno, come lei, signor Ministro, ha detto bene. Significherebbe perdere di colpo l'1,4 per cento del PIL; significherebbe pagare, per chiudere l'acciaieria e non per riavviare, una cifra monstre di 24 miliardi di euro: quasi lo stesso costo, colleghe e colleghi, della Salvini tax , quella dell'aumento dell'IVA che ci trova impegnati in questi stessi giorni nella discussione della manovra, cui dovremmo aggiungere un ennesimo altro miliardo. Questa è la realtà. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . CORO DAL GRUPPO L-SP-PSD'AZ. Vi vogliamo così! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Colleghi, scusate, sta forse giocando l'Atalanta? Di che partita stiamo parlando? Vi prego di stare calmi, non siamo allo stadio. ( Applausi dal Gruppo PD . Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Stefano, devi parlare dell'Ilva, non dell'IVA! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Per cortesia, senatore Romeo. Prego, collega Stefano, concluda, ha ancora due minuti. ( Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Colleghi, adesso però basta: lasciatelo concludere. È chiaro che non condividete quanto sta dicendo e mi pare che questo lo abbiamo capito tutti, però lasciateglielo dire. STEFANO (PD) . Ripeto, signor Presidente, parliamo quasi dello stesso costo della Salvini tax , quella dell'aumento dell'IVA che noi stiamo scongiurando. (Applausi dal Gruppo PD) . VOCI DAL GRUPPO L-SP-PSD'AZ. È l'Ilva, non l'IVA! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Collega Stefano, la inviterei a non provocare ulteriori momenti di interruzione. Prego, prosegua pure. STEFANO (PD) . Questa è la realtà, quella con la quale siamo chiamati a fare i conti, non gli sconti, come quelli che chiede pretestuosamente ArcelorMittal. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. In politica c'è di peggio di un crimine: fare un errore. Non fare tutto il possibile, ad ogni costo, per salvare quella complessa questione, non solo industriale, che riassumo con l'espressione ex Ilva, è il peggior errore che l'intera classe politica italiana possa decidere di commettere oggi. Noi vogliamo voltare pagina ed è per questo che ribadiamo la fiducia nell'operato del ministro Toninelli. (Applausi dal Gruppo PD) . VOCI DAL GRUPPO L-SP-PSD'AZ. Sei il numero uno, collega Stefano! Sei il numero uno! (Applausi e commenti ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Mi dispiace, ministro Patuanelli! PRESIDENTE . Mai il collega Stefano è stato oggetto di tanta acclamazione. Per cortesia, colleghi della Lega, accomodatevi pure. (Il senatore Stefano fa cenno di voler intervenire). Per la verità, collega Stefano, lei ha concluso il suo intervento; tuttavia, poiché non abbiamo capito se ha concluso - facciamo finta di non aver capito - le concedo ulteriori venti secondi. STEFANO (PD) . Signor Presidente, stavo concludendo, ribadendo la nostra stima e fiducia nell'operato del ministro Patuanelli. (Applausi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . VOCI DAL GRUPPO L-SP-PSD'AZ. Finalmente! STEFANO (PD) . Mi fa specie, signor Presidente, che a questo clima di responsabilità, al quale tutti vogliamo fare riferimento, i colleghi della Lega si approccino con questo stile e con queste modalità. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Questo lo lasci decidere a me, senatore. Purtroppo, non credo che occasioni di contestazioni siano esclusiva pratica di un Gruppo piuttosto che di un altro, dipende dai momenti e dalle circostanze. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo soltanto per sottolineare che il Ministro qui presente non è Toninelli, ma Patuanelli e che all'ordine del giorno non c'era l'IVA, ma l'Ilva, per cui evidentemente parlavamo di un'altra seduta. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È proprio vero, signor Presidente, signor Ministro, che non ci sono più i comunisti di una volta o forse non ci sono più i comunisti se, trattando di un tema così importante che riguarda la nostra splendida Nazione e il futuro di circa 20.000 lavoratori, i banchi del Governo, nell'epoca in cui c'è l'Esecutivo più a sinistra di tutta la storia della Repubblica italiana, sono vacanti e vuoti: vediamo seduto lì desolato - e ci dispiace - solo il nuovo Ministro dello sviluppo economico. Non ci sono più i comunisti di una volta, non esistono più, se, nonostante questo dramma sociale, dai banchi sinistri di questo emiciclo sentiamo soltanto filastrocche e poesie, ma nemmeno una soluzione e nemmeno una prospettiva per venire fuori da questa drammatica situazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, ho pochi minuti a disposizione, però voglio dirle in premessa una cosa: quello che dirò non è rivolto alla sua persona, ma è rivolto al responsabile di questa situazione, che, sapendo di essere responsabile, è assente colpevole. Mi riferisco al presidente Conte, che è il vero il vero autore di questo sfascio sociale che si trova a vivere l'Italia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Come ha detto qualcuno prima, Conte deve ricordare di non essere l'avvocato, perché intentare una causa laddove ci sono i presupposti per farlo è un dovere della pubblica amministrazione ed è un dovere dello Stato. Però alla vostra osservazione e alla sua osservazione, signor Ministro, secondo cui farete causa ad ArcelorMittal, io le chiedo: e nel frattempo che fine faranno quegli stabilimenti, che fine faranno quei lavoratori che soltanto un anno fa hanno visto risplendere nei loro confronti la speranza? Essi infatti avevano visto riprendere il cammino di uno stabilimento, di un nuovo percorso, di un indotto. Io le dico con rispetto, signor Ministro: se lei fosse stato un avvocato e avesse difeso oggi un imputato nell'aula di un tribunale penale con lo stesso modo, con la stessa intensità e con la stessa strategia con la quale ha illustrato questa sua pessima relazione (me lo consenta), questo imputato avrebbe preso il massimo della pena, con tutte le aggravanti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD) . Non è possibile limitarsi a raccontare una cronistoria, senza indicare una soluzione; non è ammissibile in questo momento. Lei ci chiede di lavorare insieme. La Lega c'è: lo ha detto ieri Matteo Salvini e lo ha ribadito oggi il nostro Capogruppo. Noi faremo di tutto perché non si perda un solo posto di lavoro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il problema è che voi non ci siete, e non soltanto fisicamente; non c'è un disegno, avete distrutto il piano A, ma non si vede ancora il piano B. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . E non si dica che lo scudo penale non c'entra nulla, perché, con l'abolizione dell'articolo 14 del decreto salva imprese, che tutti voi (PD e Italia Viva) avete votato con la fiducia, avete armato ArcelorMittal e gli avete fornito l'alibi per fare tutto ciò che sta accadendo oggi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD) . Questa è la verità; diversamente, non si spiegherebbe il dietrofront di Renzi, non si spiegherebbe il dietrofront del Partito Democratico, non si spiegherebbe nemmeno l'apertura del presidente Conte fatta ieri sera, che ha detto di essere favorevole alla reintroduzione dello scudo penale. Perché questo? Se era un alibi, perché glielo avete concesso? Chi concede un alibi è un complice. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ma noi teniamo a questi lavoratori e vi diciamo: volete collaborare? L'opportunità è dietro l'angolo, subito. Votate il nostro emendamento, l'emendamento della Lega che prevede la reintroduzione dello scudo penale nel decreto clima. Ricominciamo da questo presupposto per lavorare insieme. Noi ci siamo, perché siamo convinti e siamo convinti anche perché i problemi sono gravi. Siamo noi che diciamo che non si tocca un solo posto di lavoro a che devono rispettare il piano industriale. Il vero problema è questo Governo, che è incapace, che è diviso, che è confuso e incoerente all'interno delle sue stesse posizioni. Non vedo l'ex ministro Barbara Lezzi, che ieri ha detto una falsità, ossia che, grazie a Matteo Salvini e alla Lega, hanno abrogato lo scudo penale. PRESIDENTE. Si avvii a concludere, perché è già abbondantemente fuori tempo. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Concludo, signor Presidente. La verità è che l'ex ministro Barbara Lezzi, al Consiglio dei ministri del 6 agosto, nel quale è stato approvato il decreto-legge salva imprese, era presente e ha votato favorevolmente sullo scudo penale! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). È chiaro che oggi non può cambiare idea, perché ha cambiato tante volte idea. (Scambio di apostrofi tra i Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az ). Signor Presidente, mi consenta qualche secondo. PRESIDENTE. Aveva cinque minuti, non potete dividervi in due il tempo e poi parlare tanto. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Da uomo del Sud, mi consenta un'ultima riflessione. COLLINA (PD) . Un uomo del Sud alla Lega Nord! PEPE (L-SP-PSd'Az) . Ribadisco che è un problema della nostra Nazione, dal Piemonte alla Calabria, ma da uomo del Sud rivolgo una preghiera al ministro Toninelli, lo dica al presidente Conte... (Ilarità dei senatori Laus e Stefano). Patuanelli, al ministro Patuanelli mi perdoni! PRESIDENTE. Deve proprio concludere adesso. È buona pratica saper gestire il tempo. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Tra l'altro, il senatore Stefano è un uomo del Sud come me. Ministro Patuanelli, dica al presidente Conte di non eligersi a patriota del Sud: non può farlo, perché lui è la continuazione di chi ci ha messo in ginocchio. (Vivi applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni). PRESIDENTE . Va bene, grazie, è stato molto chiaro. Ecco perché sono contrario a dividere il tempo in due: sarebbe più corretto seguire pedissequamente il Regolamento e dare la parola a un senatore per ogni Gruppo. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Ministro Patuanelli, ho ascoltato con attenzione il suo intervento e ne ho apprezzato soprattutto l'ultima parte, è per questo che mi verrebbe veramente da dire: benvenuto alla realtà! (Brusio). PRESIDENTE. I colleghi della Lega credo che vorranno ascoltare quello che dice il senatore Damiani, come lui ha ascoltato loro. DAMIANI (FI-BP) . La ringrazio, signor Presidente, per questo richiamo e riprendo il discorso sottolineando come ho apprezzato la relazione del ministro Patuanelli, soprattutto nell'ultima parte, quella delle conclusioni. Mi verrebbe veramente da dire benvenuto nella realtà e nel Paese reale, quello che il suo movimento politico non conosce né ha mai conosciuto in questa legislatura e in questo Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Tant'è che alcuni colleghi mi hanno persino scritto «Patuanelli uno di noi», apprezzandone veramente l'intervento finale. Caro Ministro, prima di lei su quella poltrona c'era un predecessore, che ha combinato disastri indescrivibili nel nostro Paese. Le voglio ricordare: era l'8 settembre 2018, quando l'allora ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio, con il suo tono trionfalistico e il sorriso a trentadue denti stampato sulla bocca, dichiarava testualmente: «Abbiamo risolto la crisi di Ilva in tre mesi, quando quelli di prima in sei anni, o meglio, in vent'anni non erano stati capaci». Sono parole agghiaccianti, se rilette oggi, alla luce di quello che è accaduto, a dimostrazione della superficialità con cui si è affrontato il problema. Ci chiediamo oggi cos'abbia da dire il ministro Di Maio: sarebbero state più utili un'ammissione di responsabilità e scuse pubbliche in quest'Aula, nei confronti dei cittadini, dei lavoratori e delle famiglie di Taranto; invece è scappato, come al solito e com'è sempre stato bravo a fare, il ministro Di Maio, che quindi non ha nulla da confessare né da dirci, perché impegnato all'estero, comunque impegnato a ridere su altri disastri che sicuramente starà combinando nel suo nuovo Ministero. Lei ha quindi ereditato una situazione veramente difficile, signor Ministro, tant'è che oggi si assume tutte le responsabilità su quello che può accadere. È una situazione difficile e dall'esito ancora incalcolabile. Una cosa che non l'ha riguardata direttamente e di cui però lei oggi è investito, frutto di una gestione che arriva da un passato recente, ma non da qualcuno lontano, arriva da qualche persona a lei molto vicina, perché quello è il suo leader di partito, che oggi ha combinato disastri non soltanto su Ilva, ma anche su Whirlpool e Alitalia, lasciando in mezzo alla strada centinaia e centinaia di famiglie. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Questa è la verità dei fatti. Il rimpallo indecente dello scudo sì, scudo no, è l'esempio plastico della mancanza di una strategia nella gestione di una fase altamente critica della politica industriale del Paese, a dimostrazione che oggi il Governo o il Movimento e il Ministero, con l'indirizzo politico che è emerso in tutti questi mesi, assolutamente non ha idea di dove si stia andando. Nel documento, che tutti quanti abbiamo richiamato anche in quest'Aula, di retrocessione ad Ilva delle aziende e dei 10.777 dipendenti si legge che il recesso dal contratto deriva proprio dall'eliminazione della protezione legale, che quindi era un presupposto di partecipazione delle aziende alla stessa gara. Sia tratta dunque di una disfatta nota, annunciata da tempo, e nonostante questo siete stati capaci di approvare la settimana scorsa il provvedimento che ha tolto la protezione legale: sapendolo, perché era già scritto nelle carte! (Applausi dal Gruppo FI-BP) .Voi lo avete fatto. Avete avuto la grande capacità di farlo. È chiaro che ci teniamo tutti e per quanto riguarda Taranto, la questione ambientale è una priorità inderogabile, ma strumentalizzarla, come avete fatto in tutti questi anni e come il MoVimento 5 Stelle ha fatto soprattutto in Puglia, facendo becera campagna elettorale, è vergognoso. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non avete la minima idea di come affrontarla, perché non si tratta soltanto di fare degli spot sull'ambiente o pensare e lanciare l'idea assolutamente sorridente di un parco giochi a Taranto: dovete assolutamente trovare gli strumenti per risolvere i problemi ambientali e comunicare ai cittadini quali siano. Nel 2019 è possibile perché lo si può fare, e è doveroso coniugare sviluppo, diritto al lavoro e tutela alla salute. È molto importante e ci possiamo sicuramente riuscire, ma come possiamo farlo? Ci possiamo riuscire soltanto togliendo dalla vostra testa la narrazione semplicistica del mostro che inquina e che manda a mare 20.000 famiglie e 20.000 lavoratori, che è soltanto una narrazione falsa e distorta. Caro Ministro, se vuole ragionare con le opposizioni e con Forza Italia si deve togliere dalla testa questa narrazione perché, come dicevo, oggi coniugare il diritto alla salute, che è prioritario, con il diritto al lavoro e lo sviluppo si può fare, ma ci dobbiamo togliere queste idee dalla testa. L'acciaio è oggi il materiale più utilizzato e più importante per l'edilizia, per l'ingegneria meccanica e per la mobilità. Pertanto, perdere questa azienda strategica per il nostro Paese è soltanto una follia, potrebbe essere veramente l'ennesimo disastro di un Governo che, come già detto in precedenza, non ha una visione del Paese. Finora, l'unica idea del Paese che ha avuto e che ha attuato - basta vedere i provvedimenti approvati - sono solo le cambiali elettorali, che avevate sottoscritto in campagna elettorale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La verità viene sempre al pettine! Il reddito di cittadinanza, come tanti altri provvedimenti, sono soldi buttati al vento, che oggi possono essere utilizzati per il risanamento ambientale di Taranto! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ricordate queste cose. Invece no, state soltanto pagando le cambiali elettorali delle promesse false che avete fatto a quei territori. Fa male, ma purtroppo questa è la verità e bisogna assolutamente dirlo, perché si è speculato elettoralmente sulla questione: avete disegnato dei mondi possibili e creato il dilemma tra lavoro e salute, per cui la salute non è il lavoro. Invece no, le due cose possono andare a braccetto. Si tratta certamente di una situazione complessa, non immediata, che si può però affrontare mettendosi tutti intorno ad un tavolo, con la buona volontà anche da parte nostra. In questi anni invece la questione dell'Ilva è stata vittima dell'eccesso di demagogia che c'è stata intorno a quello che è il diritto prioritario, che è quello alla salute. Una visione distorta che va rifiutata se veramente ne vogliamo venire a capo, perché - è inutile ricordarlo a lei, Ministro, lo sa benissimo - ci sono in gioco non soltanto i posti di lavoro, ma anche l'1,5 per cento del PIL, che in un momento di recessione conclamata, come i dati Svimez di ieri hanno dichiarato per l'Italia e per il Mezzogiorno, non ci possiamo assolutamente permettere di perdere. L'Ilva è il sistema Paese ed è per questo che oggi va tutelata, va salvata e dobbiamo andare in quella direzione. È tempo di smetterla con la contrapposizione puerile tra lavoro e salute. Bisogna chiedere a tutti gli attori della vicenda un surplus di responsabilità e di maturità, per guardare a quella che deve essere una visione che vada oltre l'orizzonte che vi siete dati voi in questo anno e mezzo di Governo, cioè esclusivamente l'orizzonte dei sondaggi elettorali. Noi dobbiamo andare oltre e dobbiamo guardare assolutamente al futuro del Paese. Noi di Forza Italia continueremo tutti i giorni la nostra battaglia nelle Aule parlamentari: lo abbiamo fatto ieri, lo abbiamo fatto oggi e lo faremo domani e dopodomani; su ogni provvedimento noi porteremo gli emendamenti per quanto riguarda il ripristino dello scudo penale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Faremo - la stiamo già mettendo in atto - un'azione politica forte. Per ultimo, abbiamo depositato proprio in questi minuti una mozione per consentire all'Ilva di continuare non soltanto a produrre, quindi salvaguardando anche i posti di lavoro, ma anche per consentire gli investimenti pubblici importanti sul piano di risanamento ambientale, che si possono assolutamente affiancare. Ecco i tarantini cosa vogliono: la presenza dello Stato, e lo vogliono in questa forma, ossia con investimenti concreti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E questo lo si può fare con la manovra finanziaria. Quindi la nostra mozione prevede anche questo e soprattutto che il polo strategico industriale di Taranto e di tutta la nostra Nazione sia e continui ad essere il più importante d'Europa. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà. PARAGONE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, vi chiedo una mano, perché devo essermi perso la parte in cui è scritto che la legge è uguale per tutti tranne per le multinazionali, che possono avere un po' meno di responsabilità penale in caso di reati ambientali. Così come devo essermi perso anche la parte in cui si dice che la legge è uguale per tutti tranne per le multinazionali, che possono ricattare i Governi minacciando di far scoppiare una bomba occupazionale. Chi pensa che qui sia in ballo soltanto una eccezione alla regola, cioè la previsione di uno scudo penale, si sbaglia; chi pensa che si tratti solo di una querelle tra ArcelorMittal e il Governo non ha capito la questione politica di fondo. Concedere a una multinazionale, che ricatta con la leva del lavoro o della produzione, una eccezione alla regola significa smontare un altro pezzo del diritto che regge una comunità. È la continua sfida che ci impone il neoliberismo: da una parte, l'anomia della globalizzazione e, dall'altra, l'armonia della Costituzione. È questo il tema di cui si parla. Vogliamo cedere a una multinazionale il diritto di vincere contro il diritto nazionale? Vogliamo che il neoliberismo sfregi un altro pezzo della sovranità nazionale? Questo è il momento di buttare giù le carte. Qui arrivo ad un altro punto dolente. Non mi aspettavo, onestamente, la difesa delle arroganti ragioni di una multinazionale da parte di chi si professa sovranista (Applausi dal Gruppo M5S) , di chi ancora oggi usa lo slogan "padroni a casa nostra", consentendo all'unico padrone della partita di comandare in casa degli italiani. Questo è un po' bizzarro, un po' strano. Dov'è quindi la difesa della sovranità del popolo? Qui in ballo c'è ancora la stessa sfida lanciata dai campioni globali al popolo sovrano: "tu, caro popolo, devi sottostare al ricatto della multinazionale". E allora quale mano scrive le regole? La mano di un altro straniero che viene con piglio predatorio. Altro che sovranismo, altro che "prima gli italiani" e "padroni a casa nostra"! ArcelorMittal non è un salvatore della Patria, ma un imprenditore con la carta d'identità neoliberista; è il player di una globalizzazione dove si rispetta solo la regola "a brigante, brigante e mezzo". Ebbene, ad ArcelorMittal diciamo - ricordandolo a noi stessi - che nessun imprenditore può pensare di passare sopra le regole che una comunità si è data per vivere nell'equilibrio dei diritti e dei doveri. Se muoiono cinque lavoratori nell'ex Ilva negli ultimi tre anni, significa che di fatto qualcuno pensa che si possano derogare le regole minime di sicurezza perché il mio signore feudale rappresenta una forza superiore alle leggi. Chi contesta che l'eliminazione dello scudo rappresenti un alibi per andarsene si mette sulla stessa scia di chi pensava che con la precarizzazione del lavoro avremmo messo gli imprenditori nella condizione di assumere. E così siamo scivolati nella progressiva consunzione delle regole minime, perché a chi si comporta da padrone le eccezioni non basteranno mai. (Applausi dal Gruppo M5S) . Per questo chiedo di riflettere bene su quest'altro ricatto, che poi è sempre lo stesso. Il lavoro presuppone il rispetto. Se la globalizzazione è terra di pirati, allora uno Stato serio si difende e lancia una seria sfida italiana con i campioni della siderurgia italiana, che ci sono ancora, e con la garanzia di un capitale pubblico che dia una prospettiva industriale non impattante né sull'ambiente e né sulla salute dei lavoratori e dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . Penso che una siderurgia ecosostenibile - ci sono anche degli ampi esempi e uno è vicino, in Austria, a Linz - sia possibile. Lo diciamo anche a quell'Europa nel cui genoma c'è la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA). Il carbone lo possiamo superare, ma l'acciaio no; lo possiamo lavorare in condizioni migliori di quelle che cattivi imprenditori vorrebbero imporre. (Applausi dal Gruppo M5S . Congratulazioni). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dello sviluppo economico, che ringrazio per la disponibilità. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 12 novembre 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 12 novembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 18,11) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1570 e sui relativi emendamenti La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, con le seguenti osservazioni: - con riferimento all'articolo 1, comma 4- bis , andrebbe valutata la trasmissione anche alle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari degli schemi di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri recanti l'individuazione dei soggetti inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale e la disciplina dei termini e delle modalità attuative della nuova normativa; - in relazione all'articolo 6, comma 1, lettera b) , si segnala il rischio di una possibile dequalificazione della spesa rappresentata dal ricorso alle risorse del fondo per il rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e lo sviluppo del Paese, al fine di finanziare quota parte delle spese di funzionamento del Centro di valutazione e certificazione nazionale. In relazione agli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulla proposta 2.0.1. Sull'emendamento 2.0.3, il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento di una clausola d'invarianza finanziaria. Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'ulteriore emendamento 1.700 e i relativi subemendamenti, riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, con riferimento ai subemendamenti 1.700/1 e 1.700/2, parere non ostativo, condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento di una clausola di invarianza finanziaria e del divieto di corrispondere compensi, gettoni di presenza, rimborsi spese, indennità o altri emolumenti comunque denominati ai componenti del tavolo di coordinamento. Il parere è non ostativo sull'emendamento 1.700 e sui restanti subemendamenti. Testo integrale dell'intervento della senatrice Mantovani nella discussione generale del disegno di legge n. 1570 Il disegno di legge in esame, già approvato dalla Camera dei deputati, reca la conversione in legge del decreto-legge n. 105 del 2019, in materia di sicurezza cibernetica. Il decreto-legge si compone di sette articoli. L'articolo 1, modificato durante l'esame presso la Camera dei deputati, istituisce il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, al fine di assicurare la sicurezza di reti, sistemi informativi e servizi informatici necessari allo svolgimento di funzioni o alla prestazione di servizi, dalla cui discontinuità possa derivare un pregiudizio alla sicurezza nazionale. È demandata a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, l'individuazione dei soggetti inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. In particolare, si fa riferimento ad amministrazioni pubbliche, nonché a enti e operatori nazionali, pubblici e privati - aventi una sede nel territorio nazionale, come specificato nel corso dell'esame presso la Camera - le cui reti e sistemi informativi e informatici sono necessari per l'esercizio di una funzione essenziale dello Stato, per l'assolvimento di un servizio essenziale per il mantenimento di attività civili, sociali o economiche fondamentali per gli interessi dello Stato e il cui malfunzionamento, interruzione o uso improprio possono pregiudicare la sicurezza nazionale. Il medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dovrà fissare, sulla base di un'analisi del rischio e di un criterio di gradualità che tenga conto delle specificità dei diversi settori di attività, i criteri che i soggetti inclusi nel perimetro dovranno seguire nel compilare l'elenco delle reti, dei sistemi e dei servizi rilevanti ai fini della presente disciplina. Tale elenco dovrà essere aggiornato con cadenza almeno annuale. Resta ferma, per gli organismi di informazione e sicurezza, la specifica disciplina di cui alla legge n. 124 del 2007 recante "Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto". Entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, gli elenchi così predisposti sono inviati alla Presidenza del Consiglio dei ministri dai soggetti pubblici e dai soggetti che intendono fornire servizi fiduciari qualificati o svolgere l'attività di gestore di posta elettronica certificata o di gestore dell'identità digitale oppure dai soggetti che intendono svolgere l'attività di conservatore di documenti informatici, rispettivamente qualificati sono invece inviati al Ministero dello sviluppo economico dai soggetti accreditati dall'AglD. Quindi, la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dello sviluppo economico inoltrano i rispettivi elenchi al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) e all'organo per la regolarità e sicurezza dei servizi di telecomunicazione presso il Ministero dell'interno. Ancora a un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è demandata la determinazione delle procedure di notifica degli incidenti prodottisi su reti, sistemi informativi e sistemi informatici inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e delle misure di sicurezza. Come specificato con modifica introdotta dalla Camera dei deputati, sullo schema di decreto è acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, da esprimere nel termine di trenta giorni. Sono poi determinati i soggetti ministeriali preposti all'elaborazione delle misure di sicurezza ed è previsto un aggiornamento - almeno biennale - di quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, anche in tal caso con l'acquisizione del parere delle competenti Commissioni parlamentari. Si rimette a un regolamento da emanarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, entro dieci mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, la definizione delle procedure, delle modalità e dei termini ai quali devono attenersi le amministrazioni pubbliche, gli enti e gli operatori nazionali, pubblici e privati, inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica che intendano procedere all'affidamento di forniture di beni, sistemi e servizi ICT, destinati a essere impiegati sulle reti, sui sistemi informativi e per l'espletamento dei servizi informatici individuati nell'elenco trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero dello sviluppo economico. A seguito di una modifica introdotta dalla Camera dei deputati, non si tratterà di tutti i beni, sistemi e servizi ICT potenzialmente oggetto di acquisto ma solo dei beni appartenenti a categorie individuate sulla base di criteri tecnici da un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Sono inoltre individuati alcuni compiti del Centro di valutazione e certificazione nazionale (CVCN), con riferimento all'approvvigionamento di prodotti, processi, servizi di tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) e associate infrastrutture, qualora destinati a reti, sistemi informativi, sistemi informatici ricompresi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. Sono previsti alcuni obblighi per gli operatori dei servizi essenziali, i fornitori di servizi digitali e le imprese che forniscono reti pubbliche di comunicazioni o servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. Ulteriori disposizioni disegnano un articolato sistema sanzionatorio per i casi di violazione degli obblighi previsti dal decreto-legge e individuano nella Presidenza del Consiglio dei ministri e nel Ministero dello sviluppo economico le autorità competenti all'accertamento delle violazioni e all'irrogazione delle sanzioni amministrative, rispettivamente per le amministrazioni, gli enti e gli operatori nazionali pubblici e per gli operatori nazionali privati. Sono previsti opportuni raccordi con il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza e con l'organo del Ministero dell'interno per la sicurezza e la regolarità dei servizi di telecomunicazione. Sono apportate due novelle al decreto legislativo n. 65 del 2018 il quale ha dato attuazione alla direttiva UE 2016/1148, recante misure per un livello elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell'Unione e si dispone che gli eventuali adeguamenti delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici, che amministrazioni pubbliche, enti pubblici ed operatori pubblici debbano intraprendere, per ottemperare alle prescrizioni di sicurezza come definite dal decreto-legge, siano effettuati con le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente. Infine, una disposizione introdotta dalla Camera dei deputati affida al Presidente del Consiglio dei ministri il coordinamento della "coerente attuazione" delle disposizioni del decreto-legge che disciplinano il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, anche avvalendosi del DIS che assicura gli opportuni raccordi con le autorità titolari delle attribuzioni e con i soggetti coinvolti. L'articolo 2 autorizza il MISE ad assumere a tempo indeterminato, con incremento della vigente dotazione organica nel limite delle unità eccedenti, in aggiunta alle ordinarie facoltà assunzionali, un contingente massimo di 77 unità di personale, di cui 67 di area terza e 10 di area seconda, nel limite di spesa di euro 3 milioni e 5.000 euro annui a decorrere dal 2020, tenuto conto dell'esigenza di disporre di personale in possesso della professionalità necessaria per lo svolgimento delle funzioni del Centro di valutazione e certificazione nazionale (CVCN). Prevede altresì che, fino al completamento delle procedure di assunzione, il MISE possa avvalersi per le esigenze del CVCN di un contingente di personale non dirigenziale appartenente alle pubbliche amministrazioni per un massimo del 40 per cento delle unità di personale da assumere. Anche la Presidenza del Consiglio è autorizzata ad assumere fino a dieci unità di personale non dirigenziale, per lo svolgimento delle funzioni in materia di digitalizzazione. La relativa autorizzazione di spesa è nel limite di 640.000 euro annui, a decorrere dall'anno 2020. Nelle more di tali assunzioni, la Presidenza del Consiglio potrà avvalersi di esperti o di personale di altre amministrazioni pubbliche. Il reclutamento del personale necessario al funzionamento del CVCN e allo svolgimento delle funzioni di digitalizzazione della Presidenza del Consiglio avviene attraverso l'espletamento di uno o più concorsi pubblici. L'articolo 3, modificato nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, detta disposizioni di raccordo tra il decreto in esame e la normativa in materia di esercizio dei poteri speciali governativi sui servizi di comunicazione a banda larga basati sulla tecnologia 5G. In particolare, si stabilisce che le disposizioni del decreto-legge si applicano ai soggetti inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, anche per i contratti o gli accordi - ove conclusi con soggetti esterni all'Unione europea - relativi ai servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G, rispetto ai quali è prevista, dall'articolo 1- bis del decreto-legge n. 21 del 2012 in materia di poteri speciali, una notifica alla Presidenza del Consiglio dei ministri al fine dell'eventuale esercizio del potere di veto o dell'imposizione di specifiche prescrizioni o condizioni. Sono poi dettate norme in materia di esercizio dei poteri speciali ed è stabilita una disciplina transitoria. L'articolo 4 è stato soppresso nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento: la materia è disciplinata in maniera più capillare all'articolo 4- bis inserito in quella sede e recante modifiche alla disciplina dei poteri speciali nei settori di rilevanza strategica dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni. Contiene norme analoghe a quelle già recate dal decreto-legge n. 64 del 2019, non convertito, con una serie di modifiche e integrazioni. Le norme in esame, come già il decreto-legge n. 64, modificano il decreto legge n. 21 del 2012 in tema di poteri speciali del Governo nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni (cd. golden power ). Sono in sintesi riproposte le seguenti modifiche: - viene in generale allungato il termine per l'esercizio dei poteri speciali da parte del Governo, con contestuale arricchimento dell'informativa resa dalle imprese detentrici degli asset strategici; - si amplia l'oggetto di alcuni poteri speciali; - sono modificati e integrati gli obblighi di notifica finalizzati all'esercizio dei poteri speciali; - viene modificata la disciplina dei poteri speciali in tema di tecnologie 5G, per rendere il procedimento sostanzialmente simmetrico rispetto a quello per l'esercizio dei poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale; - viene ridefinito il concetto di "soggetto esterno all'Unione europea" e sono precisati i criteri per determinare se un investimento estero è suscettibile di incidere sulla sicurezza o sull'ordine pubblico. Rispetto al contenuto del decreto-legge n. 64, l'articolo aggiuntivo 4- bis : - introduce ulteriori circostanze che il Governo può tenere in considerazione, per l'esercizio dei poteri speciali, nel caso in cui l'acquirente di partecipazioni rilevanti sia un soggetto esterno all'Unione europea; - sottopone all'obbligo di notifica anche l'acquisizione, a qualsiasi titolo - in luogo del solo acquisto - di beni o servizi relativi alle reti 5G, quando posti in essere con soggetti esterni all'Unione europea; - consente di aggiornare i regolamenti che individuano gli attivi di rilevanza strategica tramite decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, in luogo di decreti del Presidente della Repubblica, anche in deroga alle procedure richieste dalla legge n. 400 del 1988; viene semplificata la procedura per l'espressione del parere delle Commissioni parlamentari competenti; - disciplina la notifica riguardante delibere, atti e operazioni relativi a specifici asset di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nei settori dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni, in presenza di condizioni particolari relative alla provenienza dell'acquirente ovvero agli effetti delle operazioni compiute. L'articolo 5 dispone alcune attribuzioni emergenziali in capo alla Presidenza del Consiglio, in caso di rischio grave e imminente per la sicurezza nazionale. In particolare, prevede che il Presidente del Consiglio - su deliberazione del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR) - possa disporre la disattivazione, totale o parziale, di uno o più apparati o prodotti impiegati nelle reti, nei sistemi o per l'espletamento dei servizi interessati. Come specificato con una modifica introdotta presso la Camera dei deputati, entro trenta giorni il Presidente del Consiglio è tenuto a informare il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica delle misure disposte. Infine, l'articolo 6 reca la copertura finanziaria e l'articolo 7 dispone in ordine all'entrata in vigore del provvedimento. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1570: sull'emendamento 1.1, la senatrice De Lucia avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 1.4, il senatore Rufa avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale, il senatore Grasso avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Barboni, Berutti, Bogo Deledda, Bongiorno, Borghesi, Bossi Umberto, Candiani, Castaldi, Cattaneo, Crimi, De Poli, Di Piazza, Fedeli, Ferro, Fusco, Giacobbe, Grassi, Lezzi, Magorno, Malpezzi, Margiotta, Matrisciano, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Ortolani, Pinotti, Renzi, Ronzulli, Russo, Saccone, Salvini, Sciascia, Segre, Sileri, Siri, Tesei, Turco e Valente. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Lorefice, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Iwobi e Testor, per attività del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione; Garavini e Mallegni, per partecipare a incontri internazionali. Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione La senatrice Fattori, con lettera in data 6 novembre 2019, ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle e di aderire al Gruppo Misto. Commissioni permanenti, approvazione di documenti La 6 a Commissione permanente (Finanze e tesoro), nella seduta del 29 ottobre 2019, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sull'aliquota IVA applicabile alle prestazioni didattiche finalizzate al conseguimento delle patenti di guida ( Doc . XXIV, n. 13). Il predetto documento è stato inviato al Ministro dell'economia e delle finanze. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Conzatti Donatella Modifiche al decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, in materia di digitalizzazione e semplificazione del rapporto Fisco-contribuente (1599) (presentato in data 06/11/2019); senatore Romano Iunio Valerio Modifiche al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, in tema di certificazione dei contratti di lavoro (1600) (presentato in data 06/11/2019); senatrice Maiorino Alessandra Disposizioni in materia di formazione integrata e integrale della persona e di insegnamento dell'educazione emotiva nelle scuole di ogni ordine e grado (1601) (presentato in data 07/11/2019); senatori Campari Maurizio, Montani Enrico, Bagnai Alberto, Saviane Paolo, Siri Armando, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Centinaio Gian Marco, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Sbrana Rosellina, Stefani Erika, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Abolizione del limite per il trasferimento di denaro contante per acquisti tracciabili e introduzione della possibilità di emettere "scontrino parlante" per la vendita di beni e servizi pagati in denaro contante (1602) (presentato in data 07/11/2019); senatori Balboni Alberto, Rauti Isabella, Calandrini Nicola, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, Maffoni Gianpietro, Petrenga Giovanna, Totaro Achille, Urso Adolfo Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e al codice di procedura penale, in materia di permessi premio e di misure alternative alla detenzione (1603) (presentato in data 07/11/2019); senatori Aimi Enrico, Galliani Adriano, Minuto Anna Carmela, Fantetti Raffaele, Messina Alfredo, Papatheu Urania Giulia Rosina, De Siano Domenico, Damiani Dario, Toffanin Roberta, Tiraboschi Maria Virginia, Dal Mas Franco, Stabile Laura, Pagano Nazario, Binetti Paola Modifica alla legge 20 giugno 1952, n. 645, concernente l'introduzione del reato di apologia dei totalitarismi (1604) (presentato in data 07/11/2019); senatori De Vecchis William, Nisini Tiziana, Pizzol Nadia, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia di lavoro, occupazione e incremento della produttività (1605) (presentato in data 07/11/2019). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro dell'interno, con lettera in data 31 ottobre 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dei contributi in favore delle associazioni combattentistiche vigilate dal Ministero dell'interno a valere sulle risorse iscritte nello stato di previsione della spesa del medesimo Ministero per l'anno 2019, nel capitolo 2309 - piano gestionale 1 (n. 130). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 1 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 27 novembre 2019. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Decisione del Consiglio sulla posizione da assumere a nome dell'Unione europea in sede di Consiglio generale dell'Organizzazione mondiale del commercio (COM(2019) 563 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alle commissioni 3 a e 14 a ; Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea nell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale in riferimento alla revisione dell'annesso 17 (Sicurezza) (emendamento 17) della convenzione relativa all'aviazione civile internazionale (COM(2019) 577 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alle commissioni 3 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sul terzo riesame annuale del funzionamento dello scudo UE-USA per la privacy (COM(2019) 495 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle commissioni 2 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Qualità della benzina e del combustibile diesel utilizzati per il trasporto stradale nell'Unione europea (Anno di riferimento 2017) (COM(2019) 561 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissione 8 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione della direttiva 2009/31/CE relativa allo stoccaggio geologico di biossido di carbonio (COM(2019) 566 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Mozioni, apposizione di nuove firme La senatrice Moronese ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00185 del senatore Puglia ed altri. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 1° al 7 novembre 2019) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 45 MANGIALAVORI: sulla chiusura di un breve tratto di strada provinciale 23 in provincia di Vibo Valentia dal 2017 (4-01131) (risp. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) Mozioni Atto n. 1-00187 BERNINI MALAN VITALI DAMIANI AIMI ALDERISI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERARDI BERUTTI BIASOTTI BINETTI CALIENDO CALIGIURI CANGINI CARBONE CAUSIN CESARO CRAXI DAL MAS DE POLI DE SIANO FANTETTI FAZZONE FERRO FLORIS GALLIANI GALLONE GASPARRI GHEDINI GIAMMANCO GIRO LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MASINI MESSINA Alfredo MINUTO MODENA MOLES PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO PICHETTO FRATIN RIZZOTTI ROMANI RONZULLI ROSSI SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TESTOR TIRABOSCHI TOFFANIN - Il Senato, premesso che: l'ex Ilva, dopo la gestione della famiglia Riva e un periodo di commissariamento, è passata al gruppo indoeuropeo ArcelorMittal. Il passaggio, sottoscritto dal Ministro pro tempore dello sviluppo economico Carlo Calenda e ratificato dal suo successore Luigi Di Maio, prevede 18 mesi di affitto (a decorrere dal 1° novembre 2018) al termine dei quali ArcelorMittal rileverebbe la proprietà per 1,8 miliardi di euro. L'accordo prevede anche investimenti ambientali per 1,1 miliardi, industriali per 1,2 miliardi e il mantenimento dei livelli occupazionali; l'ex Ilva è la maggiore azienda siderurgica del Paese (per lunghi anni di proprietà pubblica) e quello di Taranto è il più grande stabilimento d'Europa. I dipendenti diretti sono 10.700 (8.200 solo a Taranto), mentre l'indotto è stimato intorno alle 3.000-3.500 persone; secondo le analisi econometriche dello Svimez, l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, l'ex Ilva rappresenta l'1,4 per cento del Pil italiano dal momento che nel 2017, secondo i dati Istat, il Pil italiano era stimato intorno ai 1.725 miliardi di euro; il polo produttivo pugliese è da anni al centro delle polemiche per gli effetti dell'inquinamento. Ad essere esposti a gravissimi rischi per la salute sono in particolare gli abitanti del quartiere "Tamburi", che si affaccia sull'acciaieria; se lo stabilimento ex Ilva venisse chiuso, con il conseguente azzeramento della produzione di acciaio (pari a 6 milioni di tonnellate a regime all'anno, sebbene, in base alle stime, nel 2019 non si raggiungeranno i 5 milioni) la perdita sarebbe di circa 24 miliardi di euro; sempre secondo l'istituto di analisi, dal sequestro dello stabilimento avvenuto a luglio 2012 a oggi, sono andati perduti «23 miliardi di euro di Pil, l'1,35 per cento cumulato della ricchezza nazionale». Lo studio ha infatti calcolato l'impatto della crisi dello stabilimento sull'andamento manifatturiero reale e fra il 2013 e il 2018, la perdita sarebbe stata ogni anno tra i 3 e i 4 miliardi di euro; la chiusura dello stabilimento annullerebbe gli investimenti da parte di ArcelorMittal in materia sia ambientale sia industriale oltre al pagamento di 1,8 miliardi di euro per i canoni di affitto al netto di quelli già versati; a ciò vanno aggiunte le gravi conseguenze occupazionali e i costi relativi alla cassa integrazione ordinaria che dal 30 settembre 2019 interessa 1.276 dipendenti; secondo Federacciai, l'Italia è la seconda realtà manifatturiera siderurgica europea. La perdita di ArcelorMittal causerebbe gravissimi disagi all'intera filiera; in Italia si producono 8,5 milioni di tonnellate all'anno di coil laminati a caldo, di cui 5 milioni a Taranto, con importazioni pari a un valore di 5,6 milioni di tonnellate; la chiusura dello stabilimento di Taranto determinerebbe, pertanto, uno squilibrio a favore dell' import di acciaio di proporzioni enormi spostando in negativo la nostra bilancia commerciale; nella giornata del 6 novembre 2019, si è arrivati a quello che già si temeva, la cessione del ramo d'azienda, con tutte le relative conseguenze; l'eliminazione voluta dall'attuale Governo dello "scudo legale", che era stato inizialmente garantito agli investitori per realizzare il loro piano ambientale a Taranto, compromette il futuro lavorativo dei dipendenti, le prospettive delle loro famiglie e il risanamento ambientale dell'area; l'Italia rischia di perdere un polo produttivo strategico a tutto vantaggio della concorrenza straniera e, come confermato da ArcelorMittal, metterà in serio rischio la prosecuzione dei piani preventivati; un inevitabile aumento delle importazioni di acciaio non sarebbe solo un danno in termini di ricchezza interna ma avrebbe anche conseguenze sul livello delle altre produzioni nazionali basate sull'acciaio poiché quello importato sarebbe generalmente di qualità inferiore; a determinare la decisione dell'azienda di ritirare i suoi piani aziendali influirà altresì l'imminente chiusura prevista per il 13 dicembre 2019 di uno degli altiforni di Taranto, imposta dalla magistratura in mancanza di una sua messa a norma; la chiusura definitiva del sito produttivo avrebbe pesanti ripercussioni ambientali trasformando l'attuale area in un "ecomostro" i cui costi di smantellamento e bonifica finirebbero per ricadere sulle finanze pubbliche locali e nazionali; la permanenza di ArcelorMittal è vieppiù necessaria considerato l'impegno assunto dai vertici aziendali, e già in parte onorato, a finalizzare gli investimenti alla riqualifica ambientale dell'intera area, impegna il Governo: 1) ad adottare con la massima urgenza ogni provvedimento utile al fine di garantire la continuità produttiva dell'impianto siderurgico; 2) ad adottare misure volte ad escludere la responsabilità penale e amministrativa del commissario straordinario, dell'affittuario o acquirente (e dei soggetti da questi delegati) dell'Ilva di Taranto in relazione alle condotte poste in essere in attuazione del piano ambientale; 3) a reperire in sede di disegno di legge di bilancio risorse per gli interventi di carattere ambientale relativi agli stabilimenti Ilva a tutela della salute della popolazione e dell'integrità del territorio; 4) a convocare un tavolo permanente di confronto presso il Ministero della giustizia, nel quale prendano parte tutti i soggetti coinvolti, al fine di valutare caso per caso tutte le eventuali implicazioni che comporterebbero ulteriori iniziative. Interrogazioni Atto n. 3-01226 D'ALFONSO VERDUCCI PITTELLA FEDELI ROJC STEFANO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: a seguito dell'ordinanza della direzione del VII tronco di Autostrade per l'Italia, dalla mezzanotte del 4 ottobre 2019 e fino a nuova disposizione dell'autorità giudiziaria, è stata disposta la chiusura della corsia regolare di marcia e di quella di emergenza nel tratto autostradale A14 compreso tra il sud delle Marche e l'Abruzzo, emessa a seguito dell'adozione di un decreto di sequestro preventivo del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avellino che ha disposto il sequestro delle barriere su 10 viadotti della A14; i viadotti con barriere sequestrate sono: Fosso San Biagio, Campofilone, Santa Giuliana, Santa Maria, Cerrano, Marinelli, Vallescura, Petronilla, Fosso Calvano, Vallelunga; come riportato anche dagli organi di stampa, nel frattempo i sequestri sulla A14 stanno causando una paralisi sulla dorsale adriatica, la seconda più importante del Paese tra Nord e Sud, in quanto aggravano una situazione già critica determinata dalle già imposte limitazioni di velocità (90 chilometri orari) e di distanziamento tra veicoli prescritte negli ultimi mesi dallo stesso concessionario nelle gallerie tra Porto Sant'Elpidio e Pescara; premesso altresì che: l'autostrada A14 Bologna-Taranto è gestita dalla società Autostrade per l'Italia SpA mediante apposita convenzione sottoscritta in data 12 ottobre 2007 con ANAS SpA ai sensi dell'art. 2, commi 82 e seguenti, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni ed integrazioni, approvata con legge 6 giugno 2008, n. 101, di conversione del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, e aggiornata con atto aggiuntivo del 24 dicembre 2013; la A14 si estende per 743 chilometri e attraversa l'Abruzzo da val Vibrata (Teramo) a Vasto (Chieti) per 134 chilometri; l'entità dei flussi di traffico per la rete autostradale passante in Abruzzo espressa in milioni di veicoli al chilometro è: 4.932,40 per la tratta Ancona-Pescara (133,8 chilometri), 1.387,50 per la tratta Pescara-Lanciano (49,7 chilometri), 2.970,20 per la tratta Lanciano-Canosa (189,6 chilometri), come riportato nel documento Aiscat informazioni 2018; considerato che: le misure operative assunte di pianificazione del traffico lungo il tratto di A14 e lungo le principali arterie collegate non sono sufficienti a mantenere il flusso veicolare al di sotto della capacità dell'infrastruttura e non sono tali da limitare o evitare che l'autostrada vada in congestione, come si rileva dai numerosi fenomeni di intasamento veicolare di questi giorni, dal gravissimo impatto in termini di incremento di emissioni inquinanti, consumi di carburante, minore sicurezza, danno economico al sistema produttivo, maggiori costi per la distribuzione delle merci, oltre il limite di sopportazione dell'utenza; gli obiettivi delle performance propri dell'infrastruttura autostradale, quali flussi elevati e velocità commerciale elevata, per avere i quali l'utente paga il pedaggio, per la A14 sono notevolmente compromessi e si attestano ben al di sotto del limite di stabilità del servizio, si chiede di sapere quali siano i provvedimenti adottati o che il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire con la massima celerità un piano operativo che contemperi, da una parte, la messa in sicurezza dell'infrastruttura autostradale e, dall'altra, una gestione ottimale del traffico che porti al rispristino della funzionalità del tratto autostradale A14 compreso tra il sud delle Marche e l'Abruzzo, in quanto, si ribadisce, non sono ulteriormente accettabili i fenomeni di congestione veicolare di questi giorni, e le gravi conseguenze che ne derivano in termini di sicurezza, di impatto ambientale e danno economico all'utenza, al sistema produttivo, turistico e distributivo delle merci. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02454 TOSATO Al Ministro della giustizia Premesso che: a seguito di una visita alla casa circondariale di Verona, a Montorio, insieme a rappresentanti sindacali regionali di USPP (Unione sindacati di Polizia penitenziaria) è stata riscontrata una condizione di lavoro degli agenti di Polizia penitenziaria, che richiede maggiori attenzioni e concretezza da parte dello Stato e del Ministero in indirizzo; gli arredi delle postazioni di sorveglianza sono vecchi e inadeguati con sedie inadatte allo svolgimento delle ore di lavoro, i servizi igienici fatiscenti nei vari reparti, gli ambienti di lavoro poco puliti e privi di manutenzione adeguata; ci sono carenze nel vestiario, con necessità del personale di Polizia penitenziaria di dover acquistare personalmente scarpe ed altri accessori adeguati alla loro funzione; è stata messa in evidenza l'esistenza di un numero crescente di detenuti, soprattutto stranieri, con gravi problemi psichici e che servirebbero strutture più adeguate per ospitare tale tipologia di ospiti; ogni settimana gli agenti subiscono aggressioni fisiche e verbali e hanno pochi mezzi per mantenere l'ordine e garantire la propria sicurezza e quella degli altri detenuti; a fronte di un alto indice di affollamento del 163,25 per cento, sono riportate casistiche che riferiscono da parte dei detenuti un elevato numero di infrazioni disciplinari, violazioni delle norme penali, autolesionismo, danneggiamenti dei beni dell'Amministrazione, oltre ai sempre più frequenti tentati suicidi che gli agenti di Polizia penitenziaria devono gestire al meglio delle loro possibilità; gli agenti garantiscono e tutelano la sicurezza in ambienti di lavoro difficili soprattutto da un punto di vista mentale ed emotivo, si chiede di sapere: in quali tempi e come il Ministro in indirizzo intenda adoperarsi per garantire interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dei luoghi di lavoro degli agenti e trasferire i detenuti con gravi disturbi psichici in luoghi più adeguati; se e quali azioni intenda adottare per risolvere le problematiche elencate, al fine di perseguire un miglioramento dei servizi della casa circondariale di Verona a Montorio. Atto n. 4-02455 ARRIGONI PAZZAGLINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: continuano i disagi per la viabilità nel fermano per la chiusura, a seguito del decreto di sequestro preventivo dei viadotti dotati di dispositivi di ritenuta analoghi a quelli presenti sul Viadotto Acqualonga emesso dal giudice per le indagini preliminari di Avellino a settembre 2919, nell'inchiesta sulla strage del 2013 di un bus che precipitò dal viadotto; i tratti del fermano interessati dalla limitazione al traffico, con restrizione della velocità massima di 40 chilometri all'ora per i tir e chilometri all'ora per le auto, e carreggiate dimezzate comprendono i viadotti Fosso San Biagio, Campofilone, Vallescura e Petronilla della A14 oltre ad altrettanti viadotti del tratto di A14 del teramano-pescarese; società Autostrade e Polizia stradale dovranno gestire le inevitabili situazioni di criticità e congestione del traffico sulla A14 e sulla strada statale 16 riguardanti il deflusso veicolare; risulta in ogni caso spezzato a metà il flusso stradale sulla dorsale adriatica dell'intera penisola portando, ogni settimana, code chilometriche con punte, durante gli esodi festivi, di circa 20 chilometri di media giornaliera; la stessa paralisi interessa tutti quei comuni costieri stretti tra autostrada e costa adriatica con identica paralisi della vita cittadina in parallelo ai picchi autostradali, ripercussioni sui distretti economico produttivi locali e sui sistemi turistici; società Autostrade e Polizia stradale si ritrovano a gestire tali disposizioni che determinano quotidianamente rallentamenti e code nelle ore di punta e soprattutto in giorni di particolare intensità di traffico sull'adiacente strada statale 16, evidentemente non idonea a sopportare volumi così elevati e con possibili criticità anche per la circolazione dei mezzi di soccorso; la situazione è stata anche oggetto di diverse riunioni dei comitato operativo viabilità a livello territoriale nonché della riunione di Viabilità Italia il 30 ottobre nell'ambito della definizione dei piani neve per la pianificazione delle attività necessarie alla gestione del traffico in caso di blocchi della circolazione autostradale; i sindaci della costa marchigiana da Porto Sant'Elpidio (Fermo) a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) hanno sottoscritto una missiva per rimodulare i sequestri stessi in modo tale da garantire la circolazione a due corsie e ristabilire i livelli di sicurezza della viabilità limitando i rallentamenti e la più alta probabilità di incidenti dovuta all'elevato traffico; ad oggi Autostrade per l'Italia ha già predisposto un progetto di sostituzione delle barriere interessate da sequestro, già approvata dalla Direzione generale di vigilanza sulle concessioni autostradali presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: tuttavia appare evidente la possibilità di una risoluzione della questione in tempi ridotti attraverso l'affidamento in house da parte della stessa società ad una propria partecipata per l'esecuzione dei lavori in luogo di una lunga procedura di appalto esterno: la differenza di tempistica sarebbe palesemente conteggiabile in mesi; l'autorizzazione a procedere a tale più rapido affidamento è in capo allo stesso Ministero che ne deve vagliare la conformità amministrativa ai sensi dell'art. 177 del codice degli appalti, di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016 e successive modificazioni ed integrazioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia valutato quest'ultima modalità di affidamento dei lavori di sostituzione da parte di Autostrade per l'Italia e, in caso di valutazione ancora non avvenuta, quali siano le reali tempistiche di riscontro; quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di tutelare la sicurezza della circolazione e la sospensione del sequestro durante il periodo delle festività in cui il volume di traffico aumenta esponenzialmente, anche assumendo le opportune iniziative affinché la società Autostrade valuti lo spostamento delle barriere verso l'interno della carreggiata, quindi isolando la corsia d'emergenza, comunque garantendo la circolazione a due corsie e assegnando priorità per la sostituzione delle barriere sulla A14, essendo tale direttrice essenziale per gli spostamenti a livello nazionale e internazionale. Atto n. 4-02456 CIOFFI GUIDOLIN SANTANGELO GAUDIANO ANGRISANI LANNUTTI PAVANELLI DONNO MOLLAME LA MURA GIANNUZZI TRENTACOSTE PUGLIA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la materia delle concessioni autostradali in Italia rappresenta ad oggi un settore estremamente complesso sotto numerosi profili: normativo, amministrativo, contabile e della trasparenza verso i cittadini; la rete autostradale italiana si sviluppa capillarmente per 6.023,20 chilometri su quasi tutto il territorio nazionale. Tale rete è affidata dai concedenti a diverse società concessionarie. I concedenti previsti dalla normativa di settore sono: Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (subentrato ad Anas), Anas SpA, società regionali; la rete di cui è concedente il Ministero rappresenta la porzione principale della rete nazionale (5.886,6 chilometri) ed è gestita da 24 società, il cui rapporto è regolato per mezzo di convenzioni; molti settori dell'economia e delle professioni hanno mostrato interesse al tema delle concessioni autostradali, coinvolgendo sia le istituzioni a diversi livelli che diversi organi di stampa; rilevato che: la società che attualmente ha in concessione più chilometri di rete (2.857,5 chilometri in esercizio per 28 tratte in gestione) è Autostrade per l'Italia SpA. Il suo capitale è così ripartito: Atlantia 88,06 per cento; Appia Investments Srl 1 6,94 per cento; Silk Road Fund 5 per cento; a seguito dell'indagine svolta dall'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) su manutenzioni e investimenti effettuati dalla società autostrade per l'Italia sul tronco dell'autostrada A10 interessata dagli eventi del 14 agosto 2018 che hanno portato al crollo del ponte Morandi, il consiglio dell'Autorità, nell'adunanza del 2 ottobre 2018, ha deliberato l'avvio di un'indagine conoscitiva estesa a tutti i concessionari autostradali per i quali, dalla relazione del Ministero 2016 sulle "Attività nel settore autostradale in concessione", si riscontrasse una percentuale di investimenti realizzati rispetto a quelli previsti inferiore al 90 per cento; l'indagine conoscitiva ha avuto lo scopo di verificare i livelli di attuazione, da parte dei concessionari autostradali, di quanto previsto dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 2003 circa l'obbligo di procedere a verifica degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, nonché degli edifici ed opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso; nel corso dell'espletamento dell'indagine conoscitiva, il Ministero ha pubblicato nel 2019 sul proprio sito istituzionale la relazione sull'anno 2017 su "Attività nel settore autostradale in concessione". Pertanto, l'indagine è stata aggiornata sulla base dei dati contenuti in tale ultima relazione ministeriale; si apprende dall'atto di segnalazione n. 6 del 17 luglio 2019 di ANAC che sono stati individuati 19 concessionari che avevano realizzato investimenti per una percentuale inferiore al 90 per cento rispetto a quelli programmati. Si è quindi proceduto a suddividerli in due gruppi, "distinguendo quelli per i quali dallo stato attuativo del programma degli investimenti del MIT risultavano investimenti complessivamente realizzati per una percentuale inferiore al 90 per cento (n. 13 concessionari) da quelli per i quali dallo stato attuativo del programma degli investimenti del MIT risultava che, relativamente a taluni singoli interventi, la percentuale degli investimenti realizzati era inferiore al 90 per cento (n. 6 concessionari), pur essendo complessivamente superiore al 90 per cento"; tra i 13 concessionari rientranti nel primo gruppo figura anche Tangenziale di Napoli SpA; considerato che: da organi di stampa si apprenderebbe che sarebbero recentemente emerse gravi carenze nei controlli sulla struttura e sulla manutenzione del viadotto Capodichino da parte di Tangenziale di Napoli SpA; dall'ultimo bilancio emergerebbe infatti che la società avrebbe avuto introiti ricavati dal pedaggio pari a circa 70 milioni di euro e che ne avrebbe investiti nella manutenzione 3 milioni, ovvero meno del 5 per cento di ciò che i cittadini pagherebbero in un anno per attraversare il viadotto. Il dato sarebbe ancora più rilevante, tenuto conto che gli automobilisti napoletani sarebbero gli unici a pagare un pedaggio per utilizzare un'arteria urbana; i cittadini che vivono o sono titolari di attività commerciali nei pressi e sotto il viadotto denuncerebbero da anni la fortemente ammalorata condizione dello stesso, presumibilmente aggravatasi quando, a seguito di presunte infiltrazioni, l'acqua avrebbe corroso, ossidato e spaccato le bullonature e le lamiere e avrebbe irrimediabilmente corroso i giunti metallici che tengono insieme il viadotto; dalle relazioni di Tangenziale SpA si apprenderebbe che nel 2018 sarebbero stati fatti interventi di ripristino del calcestruzzo e ancor prima sarebbero stati svolti lavori per l'adeguamento sismico lungo il viadotto e il cavalcavia. Parrebbe incomprensibile la ragione per cui emergerebbero solo adesso le gravi condizioni in cui versa l'infrastruttura e che, allo stato attuale, metterebbero in serio pericolo coloro che attraversano il viadotto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali provvedimenti intenda adottare nell'immediato affinché l'incolumità dei cittadini non venga compromessa; se non intenda assumere iniziative volte a disporre l'esenzione del pedaggio autostradale; quali azioni intenda avviare nei confronti del concessionario per mettere in sicurezza il viadotto Capodichino e ripristinare le normali condizioni di viabilità; se ritenga di dover svolgere un'azione sostitutiva in danno al concessionario nonché per rendere definitivamente fruibile l'arteria di importanza strategica per lo sviluppo e l'economia di tutto il comprensorio; quali azioni la Direzione sulla vigilanza dei concessionari autostradali abbia realizzato per contrastare il presumibile mancato rispetto degli obblighi concessori relativamente agli investimenti previsti nel piano economico e finanziario. Atto n. 4-02457 DI GIROLAMO DI NICOLA Al Ministro della salute Premesso che: l'articolo 1, comma 796, lettera p) , primo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), ha disposto che, a decorrere dal 1° gennaio 2007, per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale gli assistiti non esenti sono tenuti al pagamento di una quota fissa sulla ricetta di 10 euro (cosiddetto superticket ); l'art. 6 -quater del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, ha disposto la proroga delle misure previste dall'art. 1, comma 796, lettera p) della legge 27 dicembre 2006 n. 296 e ha introdotto, al medesimo comma alla lettera p -bis) la possibilità per le regioni, anziché applicare la quota fissa sulla ricetta pari a 10 euro, possono alternativamente: 1) adottare altre misure di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie, la cui entrata in vigore nella regione interessata è subordinata alla certificazione del loro effetto di equivalenza per il mantenimento dell'equilibrio economico-finanziario e per il controllo dell'appropriatezza, da parte del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti di cui all'art. 12 dell'Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005 ovvero, 2) stipulare con il Ministero della salute e il Ministero dell'economia e delle finanze un accordo per la definizione di altre misure di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie, equivalenti sotto il profilo del mantenimento dell'equilibrio economico-finanziario e del controllo dell'appropriatezza; l'articolo 1, comma 804, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per il 2018), ha disposto, al fine di conseguire una maggiore equità e agevolare l'accesso alle prestazioni sanitarie da parte di specifiche categorie di soggetti vulnerabili, l'istituzione di un fondo per la riduzione della quota fissa sulla ricetta con una dotazione di 60 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2018; il decreto del Ministro della salute 12 febbraio 2019 dispone l'assegnazione di 1.183.671 euro alla Regione Abruzzo per la riduzione della quota fissa sulla ricetta, subordinando l'effettiva erogazione del finanziamento alla concreta approvazione da parte della regione di misure volte a ridurre l'onere della quota fissa sulle categorie «vulnerabili»; considerato che: le regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata, Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e le Province Autonome di Trento e di Bolzano avevano già eliminato completamente il superticket o adottato provvedimenti per ridurre l'importo o ampliare i soggetti esenti; le Regioni Marche, Lazio, Veneto (dal 2020), Molise, Campania, Liguria, Piemonte, Toscana hanno approvato provvedimenti usufruendo del fondo (anche ampliando le misure precedenti); solo le Regioni Abruzzo, Puglia, Calabria applicano il superticket pieno; ad oggi risulta che Regione Abruzzo non abbia adottato alcuna misura per agevolare l'accesso alle prestazioni sanitarie da parte di specifiche categorie di soggetti «vulnerabili», utilizzando il fondo assegnato di 1.183.671 euro e non abbia altresì ampliato le categorie di soggetti esentati dal pagamento della quota fissa sulla ricetta di 10 euro; con atto n. 52 del 10 ottobre 2019 la capogruppo del M5S in Regione Abruzzo, Sara Marcozzi, ha presentato interpellanza presso la Presidenza del consiglio di Regione Abruzzo, per ottenere risposta a quanto rilevato; l'assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, ha risposto a detta interpellanza, dichiarando che: a) il Dipartimento Sanità abruzzese ha inteso adottare quelle misure di compartecipazione al costo delle prestazioni sanitarie assegnate il 12 febbraio 2019 alla regione Abruzzo con il citato decreto per abbattere la quota fissa sulle ricette di specialistica ambulatoriale; b) ha provveduto al calcolo di simulazione del mancato gettito ai fini del mantenimento dell'equilibrio economico finanziario, utilizzando diversi criteri di esenzione per gli assistiti considerati più vulnerabili; c) in data 5 giugno 2019 ha inviato al Ministero della salute ed al Ministero dell'economia e finanze la bozza di deliberazione di Giunta (contenente l'ipotesi di esenzione dal pagamento del superticket , per il periodo luglio/dicembre 2019, per gli assistiti appartenenti a nucleo familiare con reddito inferiore ad 13.000 euro) chiedendo la validazione per poter procedere in tempi utili; d) l'unica ragione per la quale ad oggi la Giunta regionale non ha potuto formalizzare alcun provvedimento per l'abbattimento del superticket è che la Direzione programmazione del Ministero non ha ancora riunito il Tavolo per analizzare e licenziare il provvedimento trasmesso dalla Regione; e) interpellato il pretavolo tenutosi a inizio ottobre 2019, sede in cui è stato sollecitato l'esito, avrebbe ottenuto la risposta secondo cui "nulla sarebbe stato ancora deciso e che avrebbero fatto sapere in seguito"; l'abolizione del superticket per la Regione Abruzzo risulta, di fatto, con iter bloccato a causa, come dichiarato dall'assessore regionale Verì, del suddetto mancato nulla osta da parte dei Ministeri competenti interpellati dalla Regione Abruzzo; ravvisandosi urgenza nel procedere; la questione, alla quale è stato dato ampio risalto anche dalla stampa regionale, desta preoccupazione fra gli abruzzesi che attendono indifferibile e puntuale risposta nel merito, si chiede di sapere: se vi siano, e se sì, quali siano, le cause ostative da parte del Ministero della salute e del Ministero dell'economia e delle finanze all'approvazione della delibera di abolizione del superticket per l'anno 2019 per la Regione Abruzzo; se la Regione Abruzzo abbia provveduto a compiere tutti gli atti propedeutici alla suddetta approvazione da parte dei Ministeri della salute e dell'economia e finanze; se le modalità di interlocuzione intervenute tra il Ministro in indirizzo e Regione Abruzzo, così come riportate dall'assessore alla sanità regionale Verì in data 7 novembre 2019, risultino idonee e propedeutiche all'approvazione della delibera di abbattimento del cosiddetto superticket da parte dei competenti Ministeri; in che modo e in che tempi si intenda procedere, al fine di non far perdere agli assistiti abruzzesi l'opportunità di vedersi sollevati, entro il termine del 31 dicembre 2019, dal superticket al pari di altri utenti/assistiti di altre regioni. Atto n. 4-02458 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il ponte sul fiume Brenta che collega lungo la strada provinciale 47 "Valsugana" il territorio comunale di Piazzolla sul Brenta con quello di Curtarolo, presenta notevoli problemi di staticità e necessita con urgenza di opere di manutenzione e consolidamento; la provincia di Padova, a fronte di una spesa di circa 5 milioni di euro, ha già finanziato gli interventi necessari al consolidamento della struttura sia con propri fondi, per un importo di un milione di euro, che utilizzando 3 milioni di euro facenti parte del finanziamento del programma quinquennale 2019-2023, di cui al decreto ministeriale n. 49 del 18 febbraio 2018, cifra che ha pregiudicato ogni altro pur minimo intervento, sia di sicurezza, che manutentivo nel territorio; il Presidente della Provincia, che già in passato, con propria ordinanza 28 dicembre 2018 in via cautelare, ha dovuto apportare modifiche alla viabilità sul ponte, prevedendo l'istituzione del parziale divieto di transito di mezzi pesanti, ha comunicato di dover ordinare la chiusura al traffico del ponte per tutelare la sicurezza dei cittadini e, giuridicamente, l'ente che rappresenta; tale decisione produrrà, inevitabilmente, un incisivo danno all'economia locale e del nord Italia; il tratto padovano della ex strada statale n. 47 è stato declassato a strada provinciale con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 febbraio 2000 (tutti gli altri tratti della Regione Trentino-Alto Adige e Veneto sono di ANAS). Con convenzione stipulata in data 23 settembre 2002 e fino al 31 dicembre 2016 la Provincia di Padova ha affidato la gestione della strada a Veneto Strade SpA, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga assolutamente necessario intervenire nelle sedi competente per riclassificare la strada provinciale 47 a strada statale sotto la gestione dell'ANAS, così da consentire la realizzazione del consolidamento del ponte sul fiume Brenta, in località Curtarolo, intervento non più rinviabile per questa infrastruttura, considerata essenziale per la viabilità delle migliaia di imprese, che costituiscono il sistema economico dell'alta padovana. Atto n. 4-02459 CAUSIN Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: gli uffici postali sono considerati presidi di sicurezza con una funzione sociale oltre che di servizio per i cittadini; Poste italiane nordest ha annunciato la chiusura di sportelli a Mestre e Venezia, tra i quali nello specifico Marghera Cita e Zattere, nonché nel turno pomeridiano dello sportello di lista di Spagna inseriti nel piano di riordino nazionale dell'azienda, a seguito di un progetto di innovazione tecnologica; Poste italiane nordest ha dichiarato che le chiusure sono dovute a scarso afflusso; la stessa azienda ha dimostrato con l'Amministrazione locale, una propensione a ragionare; il piano di riordino è nazionale e le scelte sono centralizzate, si chiede di sapere: quali azioni abbia intrapreso o intenda intraprendere il Ministro in indirizzo per scongiurare le chiusure citate; se sia presentato un piano da Poste italiane che tiene in considerazione altri tipi di risparmi o la riduzione del servizio per l'utenza che non implichi la chiusura degli sportelli. Atto n. 4-02460 CALANDRINI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico ha cambiato, come noto, la propria denominazione, all'inizio del 2018, in ARERA, Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, in ragione dell'attribuzione dei compiti di regolazione anche nel settore dei rifiuti; dal 2020 diverrà operativo il nuovo sistema tariffario della TARI e a tal fine il 22 ottobre 2019 si è tenuta un'audizione dell'ARERA presso la VI Commissione permanente (Finanze) della Camera, in merito alla definizione del nuovo metodo tariffario del servizio integrato dei rifiuti; in tale ambito sono state ribadite le finalità dell'Autorità volte a mettere a punto un metodo tariffario uniforme a livello nazionale, per superare le differenze riscontrate nei vari territori, pur considerando le diversità di ogni area. L'obiettivo da conseguire è di non avere ulteriori aumenti delle tariffe una volta che siano state disposte, a meno che non vengano introdotti nuovi servizi o vi siano cambiamenti migliorativi della gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti; pur risultando condivisibili tali obiettivi, la riforma ha destato preoccupazione per i Comuni, sia per la tempistica e sia per altre criticità che finirebbero per creare problemi di copertura finanziaria, peraltro evidenziati dall'Anci e dall'Anutel al termine del periodo di consultazione dei documenti n. 351/2019 e n. 352/2019 dell'ARERA; l'articolo 1, comma 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, individua nel Consiglio comunale il soggetto deputato ad approvare le tariffe della TARI elaborate sulla base del piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti elaborato dal gestore, ed eventualmente approvato dal pertinente ente di governo dell'ambito, in modo da assicurare l'equilibrio economico-finanziario della gestione; in merito alla tempistica è stato opportunamente evidenziato come l'avvio dal 2020 del nuovo sistema tariffario non sia compatibile con l'adozione del complesso di atti propedeutici per il passaggio alla nuova metodologia. L'approvazione del bilancio entro fine anno presuppone che ci sia un piano finanziario già redatto al 15 novembre 2019, termine oggettivamente molto difficile da rispettare stante la ristrettezza dei tempi. Da ciò è scaturita la richiesta di una maggiore gradualità del percorso di approdo alla nuova metodologia tariffaria, individuando come data di partenza effettiva il 1° gennaio 2021, potendo considerare il 2020 come periodo transitorio e di monitoraggio; tuttavia, ARERA sembra intenzionata a non concedere alcun rinvio al 2021, se non per i Comuni più piccoli, con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, pur ritenendo auspicabile un differimento del termine per l'adozione del piano finanziario e delle tariffe TARI, scollegandolo da quello previsto per il bilancio di previsione. Si potrebbe, ad esempio, introdurre una specifica disposizione che rinvii al 30 aprile di ciascun anno il termine previsto. Un differimento del termine legato a quest'ultima attività consentirebbe agli enti locali un più ordinato processo di deliberazione delle tariffe (preceduto da una fase di verifica e di validazione delle informazioni fornite dai gestori), comunque nel rispetto dei termini previsti dalla normativa vigente con riferimento agli adempimenti riferiti al bilancio di previsione comunale; un'ulteriore criticità attiene all'esclusione dell'Iva tra i costi rilevanti. Attualmente la maggior parte dei Comuni applica la TARI con i costi al lordo dell'Iva, per cui si determinerebbe un enorme problema di copertura in bilancio del costo relativo a tale imposta; altra novità introdotta, in ragione di un principio di tutela della finanza locale, è inerente all'inesigibilità dei crediti che si potrà accertare solo dopo aver esperito tutte le azioni giudiziarie per il recupero, cioè dopo diversi anni da quello di riferimento, anziché trascorsi infruttuosamente 6 mesi dalla notifica della cartella di pagamento o dell'ingiunzione come previsto dalle linee guida ministeriali del 2013; a parere del interrogante, dal documento consegnato in sede di audizione emergerebbe un ulteriore elemento di complessità relativamente agli oneri eventualmente non inseriti nei corrispettivi tariffari e non attinenti alle attività ricomprese nel perimetro del servizio di gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani, così come definito dall'ARERA, non risultando pertanto chiaro se l'intento sia quello di uniformare i criteri di imputazione dei costi oppure consentire ai Comuni di "personalizzare" alcune scelte; alla luce di tali considerazioni, emerge con tutta evidenza che ci sta accingendo ad affrontare la annualità TARI 2020 senza alcuna certezza sulle regole da applicare, in un contesto peraltro di rilevanti cambiamenti sul fronte della fiscalità locale (con particolare riferimento all'unificazione Imu-Tasi e alla riforma della riscossione) con il rischio di paralizzare i bilanci 2020 e di creare confusione per Comuni e contribuenti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, al fine di evitare che si creino forme di discontinuità nei fragili equilibri della finanza locale, prevedere una maggiore gradualità del percorso di approdo alla nuova metodologia tariffaria, individuando come data di partenza effettiva il 1° gennaio 2021; se non ritenga altresì opportuno attivarsi al fine di un superamento della disposizione di cui al citato articolo 1, comma 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, nella parte in cui prevede, per il Consiglio comunale, il medesimo termine per l'approvazione del bilancio di previsione e per l'approvazione delle tariffe della TARI in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Atto n. 4-02461 PESCO LANNUTTI CIOFFI LEONE ANGRISANI GALLICCHIO MOLLAME ABATE CORRADO PRESUTTO GIANNUZZI NOCERINO DE LUCIA Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: l'articolo 53, comma 7, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, prevede che "I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall'amministrazione di appartenenza. Ai fini dell'autorizzazione, l'amministrazione verifica l'insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi. (...) In caso di inosservanza del divieto, salve le più gravi sanzioni e ferma restando la responsabilità disciplinare, il compenso dovuto per le prestazioni eventualmente svolte deve essere versato, a cura dell'erogante o, in difetto, del percettore, nel conto dell'entrata del bilancio dell'amministrazione di appartenenza del dipendente per essere destinato ad incremento del fondo di produttività o di fondi equivalenti"; l'articolo 7- bis precisa che "L'omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei conti"; nell'articolo 8 si legge che "Le pubbliche amministrazioni non possono conferire incarichi retribuiti a dipendenti di altre amministrazioni pubbliche senza la previa autorizzazione dell'amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi. Salve le più gravi sanzioni, il conferimento dei predetti incarichi, senza la previa autorizzazione, costituisce in ogni caso infrazione disciplinare per il funzionario responsabile del procedimento; il relativo provvedimento è nullo di diritto"; ai commi 10, 11 e 12 sono stabiliti i termini e le modalità per l'autorizzazione al conferimento degli incarichi e della trasmissione al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri degli incarichi conferiti o autorizzati da parte delle amministrazioni pubbliche; l'articolo 20 del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, recante "Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico", prevede che all'atto del conferimento dell'incarico l'interessato presenta una dichiarazione sulla insussistenza di una delle cause di inconferibilità (comma 1); nel corso dell'incarico l'interessato presenta annualmente una dichiarazione sull'insussistenza di una delle cause di incompatibilità (comma 2); le dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 sono pubblicate nel sito della pubblica amministrazione, ente pubblico o ente di diritto privato in controllo pubblico che ha conferito l'incarico (comma 3); l'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, concernente il "Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni", poi sostituito dal decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97, prevede che con riferimento ai titolari di incarichi politici, anche se non di carattere elettivo, di livello statale regionale e locale, lo Stato, le Regioni e gli enti locali pubblicano con riferimento a tutti i propri componenti, i seguenti documenti ed informazioni, tra cui "d) i dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti; e) gli altri eventuali incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti"; ai sensi dell'articolo 18 le pubbliche amministrazioni pubblicano l'elenco degli incarichi conferiti o autorizzati a ciascuno dei propri dipendenti, con l'indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: con ordinanza del sindaco di Roma capitale del 19 febbraio 2018, n. 24, il dottor G.C. è stato nominato presidente di Risorse per Roma SpA, con un compenso lordo annuo onnicomprensivo di 49.035,90 euro, previa acquisizione dell'autorizzazione dell'ente di appartenenza; all'atto del conferimento dell'incarico il dottor C. era dipendente dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) in posizione di comando dal 6 ottobre 2016 presso l'Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo; con delibera del direttore generale dell'ISTAT n. 1269 del 30 novembre 2018, è stato revocato il comando del dottor C. presso l'Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo; con altra delibera del direttore generale n. 1288 del 4 dicembre 2018, è stato conferito al medesimo dottor C. l'incarico di dirigente del servizio "Ufficio di coordinamento del Direttore Generale"; secondo informazioni apprese dagli interroganti, sembrerebbe che il presidente dell'Istituto nazionale di statistica stia per conferire al dottor C., a seguito di interpello interno, l'incarico di direttore centrale amministrazione e patrimonio; considerato che, ad oggi, per quanto risulta agli interroganti: sul sito internet di Risorse per Roma, nella sezione società trasparente, nel capitolo relativo ai titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di Governo, la dichiarazione di assenza di cause di inconferibilità e incompatibilità di cui al decreto legislativo n. 39 del 2013 del dottor C. risale a marzo 2018, in ciò violando l'articolo 20, comma 2, e fa riferimento all'incarico allora svolto presso l'Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo; sul sito internet dell'ISTAT, invece, nella sezione amministrazione trasparente, nel capitolo relativo agli incarichi conferiti e autorizzati ai dipendenti, non c'è alcuna traccia della carica di presidente di Risorse per Roma rivestita dal dottor C., si chiede di sapere: se, nel conferimento dell'incarico di presidente di Risorse per Roma, siano state rispettate le prescrizioni previste dall'articolo 53 del decreto legislativo n. 165 del 2001, con particolare riguardo alla concessione dell'autorizzazione da parte dell'amministrazione di appartenenza; se l'Istituto nazionale di statistica sia al corrente che il dottor C. è titolare di altro incarico retribuito, quando e come ne sia venuto a conoscenza e come possa ritenersi compatibile il contemporaneo svolgimento di due siffatte attività che, come di tutta evidenza, richiedono un impegno full time ; se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di come l'Istituto nazionale di statistica intenda valutare eventuali violazioni del codice di comportamento dei dipendenti pubblici da parte del dottor C.; quali misure di competenza intenda sollecitare affinché vengano individuati e sanzionati i responsabili di eventuali irregolarità della vicenda. Atto n. 4-02462 NOCERINO PESCO DONNO LANNUTTI ANGRISANI ORTIS PISANI Giuseppe CASTELLONE ROMANO AUDDINO GUIDOLIN CAMPAGNA SANTANGELO FENU ABATE GIANNUZZI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: in Cile, dopo l'annuncio di forti aumenti sulle tariffe della metropolitana, sono scoppiate proteste, inizialmente pacifiche, che sono sfociate successivamente in violenze e gravi atti di vandalismi; i carabineros hanno risposto alle proteste con violente cariche e lanci di lacrimogeni. Si contano numerose vittime; considerato che: sui motivi della rivolta che sta attraversando il Cile e sulla brutale violenza del Governo, un artista cileno ha scritto: "In Cile si vive ancora sotto la costituzione creata durante la dittatura di Augusto Pinochet. E' in questo contesto che il governo ha annunciato l'aumento del biglietto dei mezzi pubblici di Santiago. Come risultato: il popolo ha detto basta ed è sceso in piazza" ("dinamopress" del 28 ottobre 2019); il Cile è uno dei Paesi con le maggiori diseguaglianze sociali tra i 36 membri dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico); il movimento di protesta che ha portato i cittadini del Cile in massa per le strade si è nel tempo allargato esponenzialmente e si è rafforzato andando oltre i confini nazionali, mentre venivano diffuse le notizie, le immagini, i video dei maltrattamenti, degli abusi di potere che militari e agenti di Polizia hanno compiuto sui manifestanti; inoltre un milione di persone si è riversato come un fiume in piena nel centro della capitale, Santiago del Cile, nella manifestazione più grande da quando la protesta è cominciata, per rivendicare giustizia sociale, servizi di base pubblici efficienti, in uno dei Paesi del pianeta in cui il divario tra ricchi e poveri è più profondo; lo stato di emergenza imposto il 19 ottobre 2019, con la massiccia militarizzazione delle strade, e il coprifuoco dalle 22 alle 7 del mattino, per la prima volta da quando trent'anni fa in Cile è tornata la democrazia, è stato revocato dal Presidente Sebastián Piñera, il quale ha contestualmente annunciato un rimpasto di governo; dopo l'imposizione dello stato di emergenza, l'organizzazione Amnesty International si è rivolta direttamente al Governo cileno con un appello: «Con una lettera aperta inviata al presidente Sebastián Piñera», si legge nel comunicato rilasciato da Amnesty, «abbiamo ricordato alle autorità del Cile i loro obblighi in materia di diritti umani e li abbiamo invitati ad ascoltare le richieste della popolazione e ad attuare misure concrete per darvi seguito»; il Presidente cileno Sebastián Piñera, dopo averlo annunciato, ha sostituito otto membri del suo Governo nella speranza di fermare le proteste che in Cile vanno avanti dal 18 di ottobre scorso e che hanno già causato diversi feriti e 18 morti. Il rimpasto, il terzo negli ultimi 15 mesi, ha riguardato i Ministeri più importanti del Cile; secondo l'organizzazione cilena dei diritti umani, dall'inizio degli scontri centinaia di persone sono state ferite e altre settemila arrestate. Alcune di queste hanno riferito di essere state torturate e l'opposizione incolpa il Governo di Piñera di aver violato la costituzione e i diritti umani; i quotidiani argentini raccontano di gravi violazioni dei diritti umani: detenzioni arbitrarie, bambine e bambini minori di 16 anni nelle celle senza acqua o cibo o accesso per parlare con le loro famiglie, nudità forzata nelle detenzioni e altre forme più gravi di violenza sessuale, tortura, uso eccessivo della violenza, morti e sparizioni, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti riportati; quali iniziative intenda adottare per esprimere vicinanza al popolo cileno; se non valuti vi sia un uso eccessivo della forza e se intenda fare propria la condanna di ogni violenza, repressione e violazione dei diritti umani; se ritenga di informare il Parlamento sulla situazione dei connazionali attualmente presenti in Cile per ragioni di studio, lavoro o per turismo e, comunque, di attivarsi affinché sia tutelata la loro sicurezza. Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 3-01225 della senatrice Garavini. È stata ritirata l'interrogazione 4-01023 della senatrice Tiraboschi.