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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 187 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 10,03). Si dia lettura del processo verbale. NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 30 gennaio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi ieri, ha approvato all'unanimità integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 27 febbraio. Nella seduta di oggi saranno discussi: mozioni sui viaggi della memoria; documento di proroga della Commissione sul femminicidio; seguito della discussione della ratifica ed esecuzione della Convenzione di Minamata sul mercurio; dalla sede redigente, disegno di legge sulla promozione e il sostegno della lettura. L'ordine del giorno sarà integrato di conseguenza. La seduta odierna sarà sospesa dalle ore 15 alle ore 17 in seguito alla richiesta di un Gruppo parlamentare. I lavori della settimana proseguiranno con la discussione del decreto-legge sul sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno, ove concluso dalla Commissione. Giovedì 6 febbraio, alle ore 9,30, si terrà la votazione a scrutinio segreto mediante schede per l'elezione di un senatore Segretario. Dopo la chiama, le urne rimarranno aperte fino alle ore 13. Alle ore 15 è previsto il Premier question time . Il seguito della seduta potrà proseguire con votazioni - senza orario di chiusura - fino al termine dell'esame del decreto-legge sul sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno. Nella settimana dall'11 al 13 febbraio, oltre all'eventuale seguito degli argomenti non conclusi, saranno discussi i decreti-legge sulle intercettazioni e sull'istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca, ove terminato il rispettivo esame in Commissione. Mercoledì 12, alle ore 9,30, sarà discusso il documento IV- bis , n. 2, definito dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Dopo l'eventuale votazione elettronica, sarà consentita comunque la possibilità di dichiarare il voto ai senatori Segretari fino alle ore 19. Nella settimana dal 18 al 20 febbraio, oltre al seguito di argomenti non conclusi, alle ore 18 di martedì 18 febbraio si terrà la votazione a scrutinio segreto mediante schede per l'elezione di due componenti del Garante per la protezione dei dati personali e di due componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Dopo la chiama, le urne rimarranno aperte fino alle ore 20. Nella settimana dal 25 al 27 febbraio, oltre al seguito di argomenti non conclusi, si discuterà il decreto-legge di proroga dei termini, attualmente all'esame della Camera dei deputati. Sono inoltre previsti, nelle sedute di giovedì 13, 20 e 27 febbraio, il sindacato ispettivo e - alle ore 15 - il question time . Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 4 febbraio 2020 con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di gennaio e febbraio 2020: - Disegno di legge n. 1421 - Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 27 febbraio: Mercoledì 5 febbraio h. 10 - Mozioni sui «viaggi della memoria» - Doc. XXII, n. 9- bis - Proroga della Commissione d'inchiesta sul femminicidio (dalla sede redigente) - Seguito disegno di legge 1171 - Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Minamata sul mercurio - Disegno di legge n. 1421 - Promozione e sostegno della lettura (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Votazione per l'elezione di un Senatore Segretario (votazione a scrutinio segreto mediante schede) (giovedì 6, ore 9,30) * - Disegno di legge n. 1672 - Decreto-legge n. 142, Sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) (scade il 14 febbraio) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, al Presidente del Consiglio dei Ministri (giovedì 6, ore 15) Giovedì 6 " h. 9,30 * Dopo la chiama le urne rimarranno aperte fino alle ore 13. Martedì 11 febbraio h. 16,30 - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. 1659 - Decreto-legge n. 161, Intercettazioni (ove concluso dalla Commissione) (scade il 29 febbraio) - Disegno di legge n. 1664 - Decreto-legge n. 1, Istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca (ove concluso dalla Commissione) (scade il 9 marzo) - Doc. IV- bis , n. 2, definito dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (mercoledì 12, ore 9,30) * - Sindacato ispettivo - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 13, ore 15) Mercoledì 12 " h. 9,30 Giovedì 13 " h. 9,30 Gli emendamenti al disegno di legge n. 1659 (Decreto-legge n. 161, Intercettazioni) dovranno essere presentati entro le ore 15 di lunedì 10 febbraio. * In caso di proposte di diniego dell'autorizzazione, dopo la votazione elettronica, sarà consentita comunque la possibilità di dichiarare il voto ai Senatori Segretari fino alle ore 19. Martedì 18 febbraio h. 16,30 - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Votazione per l'elezione di due componenti del Garante per la protezione dei dati personali e di due componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (votazione a scrutinio segreto mediante schede) (martedì 18, ore 18) * - Sindacato ispettivo - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 20, ore 15) Mercoledì 19 " h. 9,30 Giovedì 20 " h. 9,30 * Dopo la chiama le urne rimarranno aperte fino alle ore 20. Martedì 25 febbraio h. 16,30 - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 162, Proroga termini (ove trasmesso dalla Camera dei deputati) (scade il 29 febbraio) - Sindacato ispettivo - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 27, ore 15) Mercoledì 26 " h. 9,30 Giovedì 27 " h. 9,30 Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 162, Proroga termini) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1672 (Decreto-legge n. 142, Sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1h 6' FI-BP 48' L-SP-PSd'Az 47' PD 36' FdI 27' Misto 27' IV-PSI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1659 (Decreto-legge n. 161, Intercettazioni) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 60' Governo 60' Votazioni 60' Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1h 32' FI-BP 1h 7' L-SP-PSd'Az 1 h 6' PD 50' FdI 38' Misto 38' IV-PSI 38' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1664 (Decreto-legge n. 1, Istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 60' Governo 60' Votazioni 60' Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1h 32' FI-BP 1h 7' L-SP-PSd'Az 1 h 6' PD 50' FdI 38' Misto 38' IV-PSI 38' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 162, Proroga termini) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1h 6' FI-BP 48' L-SP-PSd'Az 47' PD 36' FdI 27' Misto 27' IV-PSI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del ddl n. 1672 (Decreto-legge n. 142, Sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: MoVimento 5 Stelle 1h 06' Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC 48' Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione 47' Partito Democratico 36' Fratelli d'Italia 27' Misto 27' Italia Viva-PSI 27' Per le Autonomie (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' * * * Ripartizione dei tempi per la discussione del ddl n. 1659 (Decreto-legge n. 161, Intercettazioni) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 60' Governo 60' Votazioni 60' Gruppi 7 ore, di cui: MoVimento 5 Stelle 1h 32' Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC 1h 07' Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione 1h 06' Partito Democratico 50' Fratelli d'Italia 38' Misto 38' Italia Viva-PSI 38' Per le Autonomie (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del ddl n. 1664 (Decreto-legge n. 1, Istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 60' Governo 60' Votazioni 60' Gruppi 7 ore, di cui: MoVimento 5 Stelle 1h 32' Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC 1h 07' Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione 1h 06' Partito Democratico 50' Fratelli d'Italia 38' Misto 38' Italia Viva-PSI 38' Per le Autonomie (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' * * * Ripartizione dei tempi per la discussione del ddl n. ... (Decreto-legge n. 162, Proroga termini) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: MoVimento 5 Stelle 1h 06' Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC 48' Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione 47' Partito Democratico 36' Fratelli d'Italia 27' Misto 27' Italia Viva-PSI 27' Per le Autonomie (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' Discussione delle mozioni nn. 208, 211 e 212 sui viaggi della memoria PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00208 , presentata dal senatore Salvini e da altri senatori, 1-00211 , presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, e 1-00212 , presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori, sui viaggi della memoria. Ha facoltà di parlare la senatrice Pirovano per illustrare la mozione n. 208. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, cari colleghi, innanzi tutto voglio ringraziare tutti i Gruppi per aver accettato di calendarizzare così velocemente la mozione della Lega, a prima firma Salvini, che è nata in modo molto spontaneo, durante uno scambio fra amici e colleghi, proprio nei giorni precedenti il giorno della memoria. In particolare, con la senatrice Rivolta abbiamo parlato delle nostre rispettive esperienze nei campi di Mauthausen, dove sono stata da giovane con la scuola, e di Auschwitz, dove la senatrice Rivolta è stata da adulta. Discutendo e ricordando in giorni particolari, ho pensato che ognuno nella vita dovrebbe fare quel viaggio almeno una volta nella vita, possibilmente da giovane, per capire veramente, per quanto possibile, la tragedia dell'Olocausto e della Shoah. Per questo motivo, proprio nel Giorno della Memoria, il 27 gennaio, con la senatrice Rivolta e il senatore Romeo abbiamo depositato un disegno di legge che va nella stessa direzione della mozione che ne è seguita, con cui proponiamo di incentivare i viaggi della memoria per gli studenti delle scuole superiori affinché il maggior numero possibile di ragazzi possa farlo. Per fare ciò servono ovviamente dei fondi. Nel disegno di legge presentato abbiamo ipotizzato una cifra pari a 5 milioni di euro annui, da inserire però come misura strutturale all'interno della legge del 2000 che ha istituito il Giorno della Memoria. Tali fondi non sono sicuramente sufficienti, ma rappresentano un passo in avanti per far sì che più studenti rispetto a quelli di oggi possano fare i viaggi nei campi di concentramento e sterminio. Sarei molto lieta se, oltre alla mozione in discussione oggi, tutti i colleghi qui presenti sottoscrivessero questo disegno di legge, lavorando con noi per migliorare il testo e magari convincere il Governo a impegnare più di 5 milioni di euro. Da anni sappiamo che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca collabora con l'Unione delle comunità ebraiche italiane su un progetto denominato «I giovani ricordano la Shoah», che prevede un concorso a cui partecipa però solo una parte delle scuole italiane. (Brusio) . Scusate, colleghi, sto parlando della Shoah. (Richiami del Presidente). Magari avete cose più importanti da fare, non so. Stiamo parlando della Shoah. Vi chiedo un po' di rispetto, e non per me. PRESIDENTE. Vada avanti, senatrice Pirovano. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . La ringrazio, signor Presidente. Come dicevo, si tratta di un contributo annuo di qualche centinaia di migliaia di euro per premiare gli studenti che partecipano al concorso e che garantisce ogni anno, oltre alle iniziative promosse in autonomia dalle scuole, un viaggio nei campi di concentramento e nei luoghi della memoria, ma solo a un centinaio di studenti. Noi vogliamo che vengano garantiti molti più viaggi per gli studenti di questo Paese, affinché ciascuno possa farlo almeno una volta nel proprio percorso di studi. Sapevo della Shoah fin da piccola, perché ho avuto la fortuna di avere una mamma che a casa guardava tutti i documentari e i film sul tema. Da grande ho poi approfondito e studiato, ma finché non sono stata a Mauthausen, della Shoah e dell'Olocausto non sapevo niente. Tante cose che ho studiato le ho dimenticate negli anni e di quella gita scolastica in Austria ho dei vaghi ricordi. Ricordo uno scorcio di Salisburgo, la bellissima Casa delle Farfalle di Vienna, una torta Sacher che ho portato a casa ai miei genitori e gli splendidi quadri di Klimt al Belvedere. Ho vaghi ricordi e delle immagini impresse nella mente. Ma della giornata al campo di concentramento di Mauthausen non ho mai dimenticato e mai dimenticherò una sola immagine. Faceva freddo, nevischiava, ma io avevo i vestiti. Era un posto orribile. Provavo il sentimento di voler uscire da lì il prima possibile, e sapevo che sarei uscita da lì. Abbiamo fatto un giro nei cortili, nelle baracche, ai forni crematori e nella piccola camera a gas. Sì, perché Mauthausen era un finto campo di concentramento: non c'erano grandi camere a gas come magari ad Auschwitz, perché lo sterminio avveniva in altro modo, in particolare attraverso il lavoro forzato nella vicina cava di granito. Non solo: lo sterminio dei deportati avveniva attraverso condanne a morte per inedia, per fame e sete nei blocchi della morte. Si provocava lo sfracellamento dei portatori di pietre sulla scala della morte, nel precipizio della cava; i prigionieri venivano sospinti dalla rupe, chiamata parete dei paracadutisti, e i suicidi venivano indotti dalla disperazione. C'erano colpi d'ascia o di armi bianche su folle di deportati; percosse, frustate, torture, strangolamenti e sbranamenti da parte dei cani delle SS; soppressione della quasi totalità degli ammalati, con iniezioni al cuore; introduzione nei forni crematori di soggetti ancora vivi; annegamenti forzati in secchi d'acqua o nella fogna; suicidi per una morte svelta e dolce, tramite il filo spinato elettrificato; colpi di rivoltella alla nuca durante false misurazioni dell'altezza; camere a gas mobili, mediante un camion con il tubo di scappamento rivolto all'interno del vano posteriore del veicolo; getto di idranti gelati in inverno, su prigionieri nudi, per tutta la notte; fucilazioni di massa; promiscuità in ambienti senza igiene con portatori di malattie infettive gravi; morte per assideramento, a causa del vestiario troppo leggero; esperimenti medici su cavie umane. Ricordo poi la raccolta dei lamponi: la farsa macabra di dotare i detenuti di cestini e obbligarli alla raccolta dei lamponi, che si trovavano fuori dai reticolati elettrici del campo, a cui seguiva la fucilazione da parte delle sentinelle per tentata fuga. Ricordo, ancora, il dissanguamento per le trasfusioni ai soldati tedeschi sul fronte orientale; le iniezioni letali nel cuore, con fenolo, benzina o altre sostanze venefiche; le impiccagioni e le autoimpiccagioni comandate; sterminio con regime alimentare volutamente ipocalorico e scarso per il pesante lavoro, appositamente studiato per far durare pochi mesi il deportato. Circa 200.000 persone, di diverse nazionalità, furono deportate a Mauthausen: dagli oppositori politici a persone perseguitate per motivi religiosi, a omosessuali, ebrei, zingari, prigionieri di guerra e criminali comuni e la metà dei deportati fu uccisa o trovò la morte per condizioni di vita e di lavoro disumane. Alla fine del giro nel campo, davvero difficile, i miei compagni e io siamo stati portati in una stanza dove ci hanno mostrato i filmati originali dell'epoca, girati in particolare dalle forze alleate, dagli americani, che hanno liberato il campo e hanno mostrato quale era la condizione al loro arrivo. Io ero lì, proprio lì, dove era accaduto tutto questo. Quando sono uscita dal campo che, a mano a mano che il bus si allontanava lo vedevo rimpicciolirsi all'orizzonte, piangevo come una bambina, perché ero triste, ma ero soprattutto davvero molto arrabbiata. Ero là, forse venticinque anni fa o qualcosa in più, e oggi sono qui. Ho avuto la fortuna di essere eletta in Senato, faccio parte delle istituzioni e - così come è capitato a me e a voi, colleghi - i giovani di oggi saranno un domani su questi banchi o in posti importanti per la vita pubblica del Paese. Nell'illustrare oggi la presente mozione, rappresento un piccolo tassello della memoria, che dovrà aggiungersi ad altri tasselli di un puzzle che non sarà mai completo. La presente mozione e il disegno di legge ad essa collegato sono stati depositati prima che uscissero i dati, preoccupanti, dell'Eurispes, riferiti allo scorso anno, il 2019, secondo cui il 15,6 per cento del popolo italiano nega che la Shoah sia mai esistita, o non ne conosce l'esistenza: probabilmente è un misto delle due cose. Questo è allarmante perché, se pensiamo che nel 2004 il dato era di 2,7, non stiamo andando nella giusta direzione. Ricordo anche che il nostro impegno è importante, ma non è necessario avere un ruolo pubblico per fare la differenza, per combattere l'antisemitismo e ogni forma di discriminazione basata sulla razza, sul colore della pelle, sull'orientamento sessuale e sul credo religioso. Vorrei ricordare non solo i quasi sei milioni di ebrei morti nella Shoah, ma anche i 27.362 Giusti tra le Nazioni, di cui 714 italiani, perché sono la prova che allora qualcosa si poteva fare e che il singolo può fare la differenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Saccone) . Sommando uno più uno, più uno, più uno e così via, si arriva a 27.362, ed è un dato non ufficiale perché tanti non sono noti. Ho cercato un dato che non ho trovato ieri: quanti sono gli ebrei che sono stati salvati dai Giusti, conosciuti e non conosciuti? Quanti se ne sarebbero aggiunti a quei sei milioni se singole persone non li avessero aiutati? Io oggi indosso una camicia gialla - come vedete - per due motivi: in primo luogo, ho pensato a un bellissimo messaggio che ha lanciato la senatrice Segre - mi spiace non abbia potuto essere qui oggi proprio nei giorni della commemorazione della Shoah - con cui ricordava un disegno fatto da una bimba di Terezin: una farfalla gialla che volava sopra un filo spinato. Diceva la senatrice Segre di essere come la farfalla gialla che vola sopra i fili spinati. Questo dovremmo fare, noi uomini delle istituzioni: volare alto, almeno quando trattiamo temi così importanti, senza manipolazioni, senza retro pensieri, in alto sopra tutte le nostre differenze. Il secondo motivo è che questa camicia era di mia mamma e, l'ha confezionata lei stessa. Mia mamma era un'artista nel lavoro e nella vita. Lei mi ha insegnato la differenza tra giusto e sbagliato, a non essere né di destra, né di sinistra. Mi ha insegnato a trattare le persone con rispetto, a prescindere che fossero un re o la persona più umile che incontravo sul mio cammino. Mi ha insegnato a non accettare mai qualcosa che ritenessi profondamente sbagliato, né per paura, né per convenienza. Mi ha insegnato a difendere sempre i più deboli perché - mi diceva - se non lo avessi fatto io, forse non lo avrebbe fatto nessun altro. Onore ai Giusti, di ieri, di oggi e di domani. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC, PD e IV-P.S.I. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Mallegni per illustrare la mozione n. 211. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, innanzitutto sono particolarmente felice che l'Assemblea abbia ritrovato - almeno apparentemente, e poi vedremo quando avanzerò una proposta - l'afflato nei confronti di una questione così delicata che il Parlamento decise di stigmatizzare nel 2000 con l'approvazione della legge che istituiva, il 27 gennaio, il Giorno della Memoria. Sono particolarmente felice perché è vero che il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, ma ci sono anche altre date durante l'anno. Una di queste è il 12 agosto, il giorno in cui avvenne la strage nel Comune di Sant'Anna di Stazzema. Io sono ancora amministratore del Comune di Pietrasanta, decorato con la medaglia d'oro al valore civile per la strage di Stazzema: in un solo giorno furono uccise 563 persone che, ovviamente, non risiedevano tutte nella frazione di Sant'Anna di Stazzema (non ci sarebbero stati neanche fisicamente) ma erano scappate dai vari comuni della Versilia e si erano rifugiate sulle montagne, appunto a Sant'Anna di Stazzema. Il 12 agosto, ogni anno, senza l'istituzione del Giorno della Memoria, le comunità della Versilia - e non solo della Versilia - si riuniscono per ricordare quei tragici eventi, in cui perse la vita il parroco don Innocenzo Lazzeri, che tentò di offrire la propria vita per risparmiare quella dei propri parrocchiani. Non c'è il grande afflusso dei tanti soggetti che oggi si agitano al sostegno del Giorno della Memoria; non è facile incontrare tante persone che, nel Giorno della Memoria, partecipano a iniziative e manifestazioni, e poi a Sant'Anna di Stazzema siamo sempre gli stessi. Apprezzo, però, che ci sia un ritorno di interesse nei confronti di un momento così tragico. La frase « Arbeit macht frei » (il lavoro rende liberi), scritta non soltanto sul cancello di Auschwitz, era una delle menzogne usate non soltanto lì, ma ovunque, per fare i rastrellamenti, per riunire i bambini nelle classi, per deportare qualcuno da un campo all'altro. A cosa serve il Giorno della Memoria? Serve per ricordare complessivamente i 15 milioni di vittime, quasi tutte ebree, o serve per tentare, in funzione di quel tragico momento, di spiegare ai nostri ragazzi che situazioni analoghe in qualche modo potrebbero tornare a verificarsi? Qui c'è l'ipocrisia del tempo moderno: i campi di concentramento (dove si concentrano le persone), se facciamo uno studio approfondito sul territorio nazionale, sui territori europei e del Medio Oriente, oppure nel Nord Africa, ancora esistono, non sono stati cancellati; sono uno strumento logistico - qualcuno dice necessario e indispensabile - per individuare e contenere un certo tipo di fenomeno. È evidente che i presupposti che portarono alla realizzazione dei campi di concentramento tedeschi e polacchi erano diversi da quelli che portano alla realizzazione dei campi di concentramento di oggi. Ma spero che da quest'Aula, oltre ai vari impegni - tutti importanti - che ho letto nelle varie mozioni, nascano una riflessione e una sensibilità rispetto a una situazione della gestione dei popoli in generale. Chi vi parla - badate bene - è uno che nel proprio Comune ha orgogliosamente istituito la regola immigrati zero non perché non li voglia, ma perché, avendo un 25 per cento della popolazione immigrata proveniente da tutta l'Europa e non solo, ha da sistemare le persone che già sono lì e fa fatica a sistemarne altre. Deve quindi entrare in gioco una sensibilità che non deve dividere questa Assemblea. È per questo che auspico che le tre mozioni in esame diventino una sola, perché non ci si deve dividere su argomenti di questo tipo. Anzi, dobbiamo arrivare a fare un ordine del giorno congiunto, perché tutto quello che è scritto nelle tre mozioni è completamente condivisibile, almeno dal nostro punto di vista. Dobbiamo, però, istituire una sensibilità nazionale non sulla primazia della razza italiana piuttosto che un'altra, ma sulla primazia della necessità di andare in direzione e incontro alle persone che non vivono adeguatamente, che non stanno bene, che vivono nella povertà, che hanno delle grosse problematiche. È evidente che prima guardiamo a quelli che abbiamo intorno e poi, piano piano, più risorse abbiamo a disposizione, più allarghiamo il raggio. Questa si chiama civiltà. È quanto noi dobbiamo fare. Ho contato 31 centri di accoglienza e non accoglienza sul territorio nazionale, in tutto il Paese. Dobbiamo metterci l'occhio e metterci il naso. Bisogna verificare cosa si fa. Bisogna svolgere una funzione premiale dello Stato nei confronti di coloro che frequentano e vivono nel nostro Paese, che rispettano le regole, i princìpi, i valori, mandano i figli a scuola. Noi dobbiamo sostenerli, perché è l'integrazione che evita quello che qualcuno chiama razzismo; razzismo che credo che non ci sia, o auspico sempre che non esista, almeno nei cuori delle persone che conosco, e sicuramente nel mio nel nostro. Il Giorno della Memoria deve servire a questo e noi dobbiamo svolgere una funzione. Mi rivolgo al Governo - non a questo Governo, perché sarebbe facile - a tutti i Governi che, dal 2000 in avanti, hanno deciso, dopo averlo stabilito normativamente, di prestare attenzione agli investimenti fatti per far visitare ai ragazzi quegli spazi, in Germania e in tutto il territorio europeo, dove esistono ancora oggi i campi di concentramento. Dobbiamo investire, dunque. E qual è l'avamposto che decide dove vanno indirizzate e spese quelle risorse? Sono i Comuni; i Comuni che hanno una stretta relazione con gli istituti delle scuole medie e superiori e possono consentire ai ragazzi, sempre di più, di vivere una tale esperienza. Noi abbiamo delle limitazioni, infatti. Come Comune di Pietrasanta, abbiamo iniziato ventitré anni fa, a far fare ai ragazzi quei viaggi con l'autobus. Ma c'è sempre la selezione delle selezioni, perché le risorse non sono sufficienti. Istituiamo, allora, coralmente questo tipo di opportunità e facciamo in modo che il 27 gennaio, Giorno della Memoria, serva non soltanto a ricordare la Shoah, ma anche a far sì che quell'evento sia un monito per tutto ciò che oggi accade nel nostro Paese, in Europa e nel mondo, perché le situazioni, purtroppo, non sono cambiate come qualcuno pensa. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico industriale «Giuseppe Armellini» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 208, 211 e 212 PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare la senatrice Fedeli per illustrare la mozione n. 212. FEDELI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, dobbiamo riflettere. Tra le funzioni di un'Assemblea parlamentare c'è anche quella di far vivere i valori di convivenza, di rispetto e di libertà, che sono a fondamento di ogni democrazia. Occuparsi di antisemitismo nel 2020 in Italia è, allora, stare esattamente nel solco dei nostri doveri e delle nostre responsabilità, che ci derivano esattamente dall'essere rappresentanti dei cittadini all'interno delle istituzioni, a rispetto dei valori costituzionali. Noi abbiamo una responsabilità grande. Abbiamo bisogno di rinsaldare in cittadine e cittadini la memoria, il ricordo e la piena consapevolezza non solo di ciò che è successo nel passato, ma anche di come ci si è arrivati a quei tragici crimini contro la dignità di donne e uomini. Questa è infatti la condizione perché quei fenomeni non tornino e abbiano tutto il contrasto necessario. Non dobbiamo pensare di essere distanti da quella furia dissennata che ha permesso a degli esseri umani di costruire una fabbrica della morte per altri esseri umani. C'era una strategia: si è pensato, si è ragionato, si è costruito; non è stato un episodio semplice. Soprattutto, dobbiamo essere consapevoli, in un momento in cui i rigurgiti di odio, di antisemitismo e di violenza tornano a macchiare pesantemente le nostre comunità nei contesti sociali, sul web ed anche - lo voglio sottolineare - nelle interrelazioni politiche. È un momento nel quale l'opinione pubblica stessa segna un preoccupante calo di consapevolezza, come dimostra quel 15,5 per cento di italiane e italiani convinti che la Shoah non sia mai esistita - come emerge dal Rapporto Italia 2020 di Eurispes - con una crescita, tra l'altro, drammaticamente esponenziale rispetto al 2,7 per cento di negazionisti del 2004. Quello che sta accadendo quotidianamente alla senatrice Segre, che non ringrazieremo mai abbastanza per aver voluto concedere la sua storia, il suo dolore e la sua vita per insegnare qualcosa a tutte a tutti noi in quest'Aula come in ogni luogo che ha visitato in questi mesi, a partire dalle scuole, è l'esempio più vivibile e sconvolgente di antisemitismo che abbiamo potuto osservare. Purtroppo, di episodi gravi ce ne sono stati tanti, decisamente troppi, per non accendere una luce di allarme vero e serio rispetto alla nostra comunità. Bene dunque - lo voglio dire in quest'Aula - che lo scorso 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, il Consiglio dei ministri abbia ribadito l'impegno a promuovere e a rafforzare la memoria dell'Olocausto e a contrastare l'antisemitismo in tutte le sue forme, indicando la professoressa Milena Santerini come coordinatrice per la lotta contro l'antisemitismo ed assumendo (anche questo è un punto politico rilevante), in coerenza con la risoluzione sulla lotta contro l'antisemitismo adottata dal Parlamento europeo il 1° giugno 2017 e con le conclusioni del Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2018, la definizione di antisemitismo formulata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto: «L'antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Manifestazioni verbali, scritte o materiali di antisemitismo sono dirette contro i singoli ebrei o la loro collettività o le loro proprietà, ovvero contro le istituzioni o le strutture religiose ebraiche». Stiamo dicendo che nessuno è immune se non ragiona su questo. Dobbiamo sapere che ciò che è accaduto è replicabile, e lo stiamo purtroppo vedendo. Gli unici vaccini in grado di contrastarlo sono la conoscenza, la cultura, l'educazione, l'istruzione. È su questi aspetti che dobbiamo puntare sostenendo tutto il sistema di istruzione, educazione e formazione. Il Ministero ha fatto già molto in questi anni, come è stato ricordato anche negli interventi precedenti. Dobbiamo sapere che la memoria e visitare quei luoghi è assolutamente un'esperienza potente, che dimostra come il contatto diretto con la memoria sia prezioso per alimentare non solo la conoscenza e la consapevolezza, ma per far tornare le nostre ragazze e i nostri ragazzi da quei viaggi con una cultura e un atteggiamento verso la vita quotidiana molto differenti. L'importanza della memoria è testimoniata dalle parole di Primo Levi: «L'Olocausto è una pagina del libro dell'umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria». A questo deve però accompagnarsi il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo ed istigazione all'odio e alla violenza. Serve allora che tutto il Paese, a partire dalle istituzioni nazionali ma - certo - anche quelle regionali e comunali (vale a dire tutte le istituzioni ad ogni livello), mostrino su questo fronte il massimo impegno e la massima responsabilità. In tal senso trovo che in questi mesi ci siano stati - lo voglio dire perché anche questo è un elemento di riflessione fra di noi - troppi distinguo da alcune parti politiche e con grande convinzione vorrei precisare che sarebbe importante che oggi in quest'Aula il nostro dibattito terminasse con l'assunzione unitaria di tutte le forze politiche dell'insieme degli impegni proposti dalle mozioni: questa è la serietà che occorre quando si affronta il tema della memoria e della Shoah (Applausi dai Gruppi PD e IV- P.S.I.). Non bisogna sottrarsi dal fare questo, dal mettere insieme le proposte che abbiamo avanzato, perché quello che chiedono, in qualità di firmatari della nostra mozione tutti i Capigruppo, e non solo della maggioranza, è che il Governo prosegua e rafforzi l'impegno contro ogni forma di antisemitismo. Su tale questione l'insieme degli impegni presi in questa sede non si limita soltanto e giustamente a chiedere più risorse per i viaggi della memoria, ma anche - lo sottolineo - a guardare in faccia il fenomeno e a contrastarlo nella sua complessità. Fondamentale e non più procrastinabile è anche la verifica del quadro normativo in materia di negazionismo, di apologia del fascismo, di requisiti e prove per la benemerenza da parte dei perseguitati dal regime nazifascista e dei reati commessi con l'aggravante dell'odio razziale. Lo dico perché c'è una complessità e se non si conoscono i processi per cui si è arrivati alla Shoah, non avremo tutti gli strumenti per contrastare il fenomeno. Mi permetta di concludere il mio intervento, signor Presidente, con una citazione, che credo condividiamo tutti, di Hannah Arendt: «Quel che ora penso veramente è che il male non è mai "radicale", ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla sua superficie come un fungo. Esso "sfida" […] il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e, nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua "banalità". Solo il bene è profondo e può essere radicale». Questo è ciò che vogliamo rafforzare nel pensiero, nella conoscenza e nell'istruzione; per questo chiedo all'Assemblea di riflettere ancora sulla possibilità che oggi, nel merito di tutti i temi posti in questa sede, la seduta possa concludersi con una scelta politica che dia onore a questo Senato. Questo è il segnale che le ragazze e i ragazzi che ci stanno osservando si aspettano, perché siamo dentro all'attuazione dei valori della nostra Costituzione; uscire divisi, con voti divisi, sarebbe ancora una volta un segnale pessimo di questo Senato e di alcune forze politiche rispetto alle ragazze e ai ragazzi del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi PD, IV-P.S.I., FIBP-UDC e della senatrice Rivolta) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. Colleghi, nel rispetto della possibilità di ognuno di svolgere il proprio intervento, vi chiedo la gentilezza di rispettare i tempi assegnati, perché in quest'occasione per me sarebbe assolutamente sgradevole richiamarvi o addirittura togliervi la parola. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, in questi giorni è stato diffuso il secondo Rapporto Italia 2020 dell'Istituto di studi politici economici e sociali Eurispes, le cui conclusioni lasciano esterrefatti. Chiunque abbia a cuore la democrazia non può che rimanere stordito dai risultati: per un italiano su sei praticamente la Shoah non è mai esistita, se consideriamo il 15,6 per cento dei cittadini del nostro Paese che nega lo sterminio del popolo ebraico e un altro 16,1 per cento secondo il quale la Shoah c'è stata, ma non è stata poi così grave. Ebbene, sommando questi due dati arriviamo al 30 per cento degli italiani che negano o conferiscono poca importanza a uno degli eventi più tragici e inauditi che abbia dovuto affrontare il genere umano. Per capire l'entità di questo terrificante dato, è sufficiente ricordare che solo quindici anni fa il negazionismo riguardava per gli italiani il 2,7 per cento: si è passati dal 2,7 al 30 per cento in quindici anni. Al negazionismo si aggiunga l'aumento inquietante dei fenomeni di antisemitismo che si fondano su un linguaggio d'odio e di violenza ormai sdoganato e mai abbastanza condannato. Lo dico a tutti noi colleghi: non bisogna essere indulgenti o indifferenti nei confronti di chi pratica la violenza e di chi sostiene queste teorie aberranti. Bisogna unirsi in una sola voce e questa voce deve dire «no», perché chi pronuncia quelle parole è un eversore che attenta alla nostra democrazia. Qualche mese fa in quest'Aula, grazie all'iniziativa della senatrice Segre, abbiamo approvato l'istituzione di una Commissione contro i reati d'odio. Il nostro Paese - non dobbiamo mai dimenticarlo - ha costruito la sua identità proprio sul ripudio della violenza, sul rifiuto dell'antisemitismo, combattendo e sacrificandosi contro chi ha compiuto quei crimini abominevoli. Oggi, come ieri, non siamo immuni da quell'odio. E debellarlo riguarda il destino stesso del genere umano. Dobbiamo sapere che quell'odio è replicabile e che gli unici vaccini in grado di contrastarlo sono la conoscenza storica, la cultura e l'educazione. Sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per combattere le più vili discriminazioni e non far cadere in un imperdonabile oblio uno dei punti più bui della storia dell'umanità. Guardare alle cose per attraversarle ed esserne attraversati. Conoscere la storia serve a maturare una presa di coscienza collettiva anche sulla gravità dei tempi che stiamo attraversando. Quella storia che troppi nostri ragazzi, purtroppo, dimostrano di non conoscere e che rappresenta invece lo strumento di trasmissione principale della nostra identità collettiva. La memoria è responsabilità, riscatto contro l'indifferenza. Il luogo deputato a proteggere come un primo avamposto questa memoria è la scuola. Educazione, formazione e istruzione sono strumenti prioritari, ma per fare davvero i conti con quello che ha significato la Shoah dobbiamo insegnare ai ragazzi anche a guardare al presente, come ha ricordato il presidente Mattarella pochi giorni fa nelle celebrazioni del Giorno della Memoria. Questo significa insegnare ai giovani il valore della cittadinanza, della partecipazione con coscienza alla vita civile, perché la libertà ha un prezzo ed è costata un sacrificio e per mantenerla bisogna lottare ogni giorno. In questo senso, allora, i viaggi della memoria sono attraversamenti della storia in cui si coglie l'abisso della disumanità. Quando gli esseri umani diventano Stücken (perché così erano chiamati nei campi di concentramento), cioè "pezzi" da stoccare, nelle baracche, nelle camere a gas, nei lavori sfibranti e nel degrado della violenza fisica e verbale che ancora oggi percepiamo quando ci rechiamo in quei luoghi, nei silenzi e negli spazi che percorriamo attoniti e sgomenti, il valore formativo di quei viaggi, che non sono gite, è al tempo stesso un'esperienza emotiva indimenticabile che insegna a combattere atrocità e odio razziale, ma anche conoscenza concreta che - come dice Primo Levi - «questo è stato» e non deve accadere mai più. L'importanza della storia diventa perciò un passaggio formativo importantissimo, ma ancor più importante è cogliere quelle occasioni per farli riflettere su quella "banalità del male" che Hannah Arendt denunciava perché si accompagnava alle origini del totalitarismo. Quando il ruolo della propaganda e l'uso del terrore hanno ridotto l'essere umano a un oggetto, su cui è possibile esercitare un dominio totale, perché non è più considerato un essere umano, ma è totalmente annichilito come persona giuridica, come persona morale e come individualità. Nella Shoah ogni pezzo è uguale all'altro e abbiamo bisogno di coscienze vigili, non di burattini ubbidienti, perché questo non accada più. Chiudo proprio con le parole di Primo Levi, che dice «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre». (Applausi dal Gruppo PD) . RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, volevo chiedere, per cortesia, a tutti i colleghi che hanno altro da fare, magari con le motivazioni più nobili, di andare a chiacchierare o a confrontarsi altrove. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e dei senatori Comincini e Puglia) . Mi sembra che dobbiamo rispetto per l'argomento che stiamo trattando. Stiamo facendo una cosa importante per il futuro e lo stiamo facendo davanti a degli studenti. È solo una cortesia, nessun obbligo, ma penso sia una dimostrazione del fatto che non stiamo parlando a vanvera, ma stiamo parlando di una cosa importante. PRESIDENTE . Senatrice, sono d'accordo e la ringrazio. Ho più volte rivolto la stessa sollecitazione e mi affido all'educazione dei colleghi. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, soltanto un breve intervento, per puntualizzare alcune cose. I campi di concentramento nell'età contemporanea sono nati con la Prima guerra mondiale. I campi di concentramento di cui parliamo hanno invece una specificità, perché non servivano solo a limitare un fenomeno, ma avevano come obiettivo lo sterminio. Di questi campi di concentramento non ci sono soltanto quelli nazisti; quelli nazisti e quelli della Shoah hanno una unicità e una particolarità, perché l'ebreo era perseguitato e ricercato indipendentemente dalla sua collocazione geopolitica, in quanto si tendeva alla soluzione finale. La diversità non è nei numeri, perché i campi di concentramento sovietici, i campi di concentramento comunisti, hanno causato molte più vittime. La specificità sta nel fatto che se un kulako si allontanava dalla sua ubicazione geografica non era ricercato; un ebreo era invece ricercato per essere sterminato in qualsiasi parte del mondo si trovasse. Ora, questa specificità non deve essere dimenticata, ma non deve essere dimenticato nemmeno tutto il fenomeno, che è figlio di un secolo che ha conosciuto il male; l'ha conosciuto e l'ha declinato nelle differenti gradazioni e con le differenti situazioni, determinate dai diversi e opposti totalitarismi, che avevano una radice comune nella negazione della libertà. C'è un libro che dovrebbe essere fatto leggere a tutti gli studenti: «Prigioniera di Stalin e Hitler» della Buber Neumann. È una donna che ha conosciuto i lager e i gulag e ha descritto le atrocità vissute in un universo concentrazionario e nell'altro. E allora, se i viaggi della memoria devono essere incentivati, dovrebbero essere viaggi attraverso il Novecento e far conoscere tutte le tragedie di quel secolo, perché si può andare ad Auschwitz, ma si può proseguire e arrivare a Katyn e in Bielorussia e far conoscere quelle che sono state le tragedie dei lager e quelle che sono state le tragedie dei gulag. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, intervengo oggi per ricordare la giornata di venerdì 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Celebriamo questa giornata come Giorno della Memoria, istituito dalla legge n. 211 del 2000 per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte. Sono andata di recente ad Auschwitz e a Birkenau, il più grande cimitero di Europa; un campo di concentramento e un campo di sterminio. In questi luoghi di sterminio del popolo ebraico ho visto le baracche dove i perseguitati dai nazisti e dai fascisti, ebrei, dissidenti politici, rom, disabili e omosessuali, venivano rinchiusi come topi, abusati e torturati, costretti a lavori estenuanti fino alla morte, al freddo e al gelo di quel territorio. Ho visto celle buie con un punto luce grande quanto una mano; ho visto le docce e quel che è rimasto della camera a gas prima che la distruggessero per cercare di cancellare le prove dello sterminio. Ho visto le canne fumarie dalle quali usciva il fumo dei cadaveri, trasformati poi in saponette. È possibile vedere i capelli delle donne che venivano accumulati e poi inviati alle fabbriche per farne dei tessuti. Soprattutto però ho visto le foto dei deportati da ogni Nazione dell'Europa e persino da fuori l'Europa, con la data di arrivo e la data di decesso registrata neanche un anno o un anno e mezzo dopo. La cosa che mi ha colpito di più sono stati i visi di sofferenza dei bambini e, in particolare, degli adolescenti di tredici-quattordici anni. Le foto degli adulti avevano invece tutte un unico comune denominatore; gli occhi sbarrati dei rappresentati, come se poco prima avessero visto l'orrore. Sono uscita diversa da questo viaggio e credo che tutti debbano andare ad Auschwitz e a Birkenau almeno una volta nella vita. Gli ebrei sopravvissuti a questi lager e campi di sterminio oramai hanno più di ottanta anni e la loro memoria, tra un po', non basterà più. La memoria di per sé non basta più. La Giornata della Memoria non può essere però solo retorica. Dobbiamo tradurre in fatti concreti questi atroci ricordi. Consiglio i viaggi della Memoria ad Auschwitz e Birkenau a tutti gli studenti delle scuole italiane in quanto costituiscono il migliore antidoto contro la rinascita del razzismo, dell'odio e dell'intolleranza. Il Giorno della Memoria ci impone di combattere ogni forma di indifferenza e di negazionismo, inclusa quella di chi sminuisce la portata delle leggi razziali o il ruolo delle autorità italiane di allora nell'Olocausto. C'è infatti una responsabilità collettiva che non è solo dei tedeschi, ma anche dell'allora governo Mussolini e degli italiani. L'Italia è stata pienamente responsabile di quanto è accaduto con le leggi razziali del 1938 e con tutte le leggi che hanno tolto diritti e beni alle persone - penso ad esempio ai bambini ebrei privati della possibilità di andare a scuola - fino a consentire l'allestimento di campi di concentramento anche in Italia (circa 40), e la deportazione degli italiani nei campi di sterminio tedeschi in Europa. Tutti oggi urlano a gran voce «Mai più questa atrocità». Ricordiamo anche le parole pronunciate dal Papa poche settimane fa. Siamo sicuri però che stiamo facendo abbastanza per contrastare l'odierno razzismo? Tutti, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo fermare e opporci ad ogni manifestazione di razzismo, antisemitismo, odio o intolleranza; fenomeni purtroppo in aumento soprattutto attraverso gli strumenti informatici. L'unico baluardo è rappresentato dalla conoscenza e dallo studio della storia, perché è la storia che insegna e conduce alla consapevolezza del fenomeno dell'odio razziale e consente ad una società civile di contrastarlo in modo efficace. Perché in realtà, quello degli ebrei non è l'unico genocidio del Novecento: pensiamo al popolo armeno, al Ruanda, alla dittatura di Videla e al Cile di Pinochet. Anche i lager non sono un lontano ricordo. Pensiamo ai lager in Libia: ci sono circa 700 campi di concentramento dove le persone sono sottoposte a violenza e tortura. Di questo abbiamo dati oggettivi: un medico italiano cura le mani dei migranti che arrivano dalla Libia; sono mani schiacciate con un martello, con fratture in tutte le dita e bruciate. Il 15 per cento della popolazione ancora nega la Shoah, il 16,5 la minimizza e coltiva pregiudizi antisemiti. Abbiamo una grossa responsabilità politica in tutto questo. Invito, pertanto, tutti i colleghi e tutta la classe politica a dare l'esempio. (Applausi dal Gruppo M5S . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia si è fatto promotore di questa discussione, insieme agli altri Gruppi che hanno presentato le mozioni che sono state illustrate. Non ho, quindi, particolari considerazioni da aggiungere sulla vicenda in sé perché parla da sola. La tragedia della Shoah e il dovere delle comunità di ogni parte del mondo di ricordarla sono ben presenti nella mente di ciascuno di noi. Facciamo questo dibattito paradossalmente qualche giorno dopo la giornata della memoria del 27 gennaio e alla vigilia di altre scadenze; tuttavia, il tema ha una sua rilevanza perenne e, secondo me, le giornate dedicate, da un lato, sono importanti perché suscitano iniziative, discussioni e comunicazione e, dall'altro, non ci devono far considerare esaurite nelle ventiquattro ore della celebrazione la sensibilità e la consapevolezza sul tema. Queste mozioni - la nostra in particolare - parlano, infatti, dei viaggi organizzati dalle scuole nei luoghi della memoria e dell'assegnazione di risorse annuali. Non mi è sfuggito l'errore o l'idiozia - potrei dire - di alcuni amministratori locali che hanno cancellato, per ragioni di bilancio (e, in alcuni casi, di ottusità) viaggi che lodevolmente le scuole promuovevano con il sostegno degli enti locali in luoghi come Auschwitz o in altri posti dell'orrore. Mi è ben presente l'unicità della Shoah, che per la sua gravità non ha eguali; né vale la pena fare la classifica dell'orrore perché è difficile. Anche una singola persona trucidata merita la stessa attenzione e solidarietà di altre vicende più drammatiche. Tuttavia, la Shoah ha un'unicità per l'orrore, la dimensione e per tutte le cose di cui non ho necessità di parlare perché è ovvio che sono nella consapevolezza di tutti. Io, però, mi pongo anche un problema. Lo dico con chiarezza: ci deve essere una sorta di indignometro da introdurre in Italia. Cos'è l'indignometro? Quand'è che ci si indigna? A volte, è capitato anche a noi di andare dietro una fake news e di essere lapidati. L'altro giorno, il presidente della Regione Zingaretti ha inveito contro dei giovani di Frosinone, che avrebbero fatto una sassaiola contro dei ragazzi cinesi per via delle preoccupazioni (che è un gesto orribile, se fosse stato vero), ma si trattava di una notizia falsa e nessuno poi ha vituperato Zingaretti che aveva solidarizzato per l'episodio falso. C'è anche il giorno del ricordo (10 febbraio) per le vittime delle Foibe e per l'esodo forzato degli italiani per la furia slavo-comunista titina dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Ieri presso la Sala degli atti parlamentari della biblioteca del Senato si è svolto un convegno che non è stato negazionista, ma giustificazionista: li hanno ammazzati, però prima cosa era successo? (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Cari colleghi, non va bene, e lo dico con rispetto all'Associazione nazionale partigiani d'Italia (ANPI), che ha promosso il convegno e ai Gruppi parlamentari che se ne sono fatti tramite. L'altro giorno, a Lecce, colleghi, l'Associazione nazionale partigiani ha promosso un convegno in cui, a proposito di Norma Cossetto, infoibata e onorata di medaglia d'oro, si è parlato di «presunte foibe»: è una vergogna che si sia pronunciata quest'espressione a Lecce da parte dell'ANPI. Non vedo la collega Segre - anzi, senatrice, perché non vorrei peccare di presunzione, dato che è un onore - senatrice a vita, donna che ha vissuto in prima persona le sofferenze del '900. Si sta facendo una Commissione contro l'odio, che vorrei si istituisse subito e condannasse tutti gli episodi di odio e disinformazione che si registrano ogni giorno in Italia nelle scuole, nei viaggi che vengono fatti o nei mancati viaggi (perché altri vengono anche annullati, ad esempio se si deve andare a Basovizza o altrove). In conclusione, signor Presidente, la nostra mozione richiama la memoria della shoah , i viaggi e le varie iniziative che devono essere fatti. Dico però a quelli dell'ANPI, che fanno giustificazionismo o parlano di «cosiddette foibe», che il 10 febbraio quest'Assemblea celebrerà il giorno del ricordo, per la quale ringrazio il presidente Alberti Casellati e alla quale sarà presente anche il presidente Fico; al Quirinale avrà luogo un concerto il giorno prima e, come altri colleghi, quel giorno sarò non qui in Aula, ma a Basovizza: ci sono tante ricorrenze, ma basta con l'ipocrisia; si dia onore alle tragedie del '900, ma che vengano ricordate tutte e da tutti; che le scuole organizzino i viaggi nei campi di sterminio e dell'orrore, ma non strappino pagine di storia che fanno parte della sofferenza dell'Italia e del '900. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, chi ha avuto l'occasione di partecipare ad un viaggio della memoria sa quanto quest'esperienza segni, soprattutto se si è ancora in giovane età e si ha la fortuna di confrontarsi con i testimoni del tempo, ossia quelle persone - che sono sempre meno - che hanno vissuto quei luoghi e la tragedia dello sterminio e delle persecuzioni. Abbiamo la fortuna di avere qui, come senatrice a vita, Liliana Segre, che in tante delle sue manifestazioni e iniziative proprio con i giovani ha testimoniato, anche in tempi recenti, la fatica del ricordo, della memoria e della sofferenza che si rinnova ancora una volta nel raccontare ai ragazzi, quindi soprattutto alle nuove generazioni - cosa assolutamente necessaria - la drammaticità di quegli eventi di cui, da bambina, fu testimone. Il Parlamento ha avuto il merito di istituire il Giorno della Memoria nel 2000. Credo sia positivo che oggi qui il Senato ponga nuovamente all'attenzione del legislatore e anche del Governo quanto sia necessario potenziare iniziative di questo tipo, come i viaggi della memoria, che danno la possibilità in particolare a giovani generazioni di confrontarsi con la realtà di quei fatti e la crudezza di quegli eventi. Proprio in tempi nei quali la memoria è ancora più necessaria che mai - come purtroppo ci evidenzia un'indagine recente dell'Eurispes, che ha quantificato il numero degli italiani che non credono che la Shoah sia esistita e quindi negano quelle vicende - ritengo auspicabile che il Parlamento adotti un ordine del giorno condiviso da tutte le forze politiche qui raccolte in modo unanime, senza fare distinguo sulla natura dei campi di concentramento dell'una o dell'altra tipologia, ma che lanci al Paese un messaggio chiaro: oggi più che mai c'è bisogno di memoria e di mettere i nostri giovani, ragazzi e studenti a confronto con i testimoni che ci possono ancora dire, con la fatica del loro ricordo, quanto quei fatti vadano evitati e quanto il legislatore e il Parlamento si debbano impegnare in questo senso. (Applausi dal Gruppo IV-P.S.I.). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, signori colleghi, confesso di avere l'anima divisa in due in questo momento: da un lato, sono molto contento di quello che potrà riuscire a compiere oggi quest'Assemblea, se saremo capaci di uscire unitariamente da queste porte e dire, forse per la prima volta, che tutto il Senato italiano e tutte le forze politiche ritengono fondamentale - perché questo è l'obiettivo delle mozioni - che esistano i viaggi della memoria e siano un fatto nazionale, non più limitato alla volontà e alla capacità delle singole realtà organizzative. Devo ricordare in quest'Aula come, ad esempio, questi viaggi nacquero su iniziativa dell'allora sindaco di Roma Walter Veltroni e quanto fu fondamentale quell'esperienza con i primi testimoni della memoria, che trovarono la forza di accompagnare i ragazzi in quei luoghi. Da parlamentare ho avuto la fortuna, insieme a tanti colleghi, di essere ad Auschwitz con Sami Modiano e le sorelle Bucci, che lì erano state. È qualche cosa che non dimenticherò mai. C'ero stato anche da ragazzino e l'esperienza era già stata fondamentale, ma essere lì con loro (cosa che purtroppo non capiterà ancora per molto) è stato qualcosa di indimenticabile. Ho il dovere di ricordare l'impegno di tanti Comuni che hanno promosso queste iniziative quando ancora non erano esperienze diffuse. Ricordo altresì l'impegno delle Regioni che le hanno sostenute e dei sindacati che hanno finanziato molti di questi viaggi. È importante e fondamentale che questo diventi patrimonio collettivo di tutti, come ad esempio è accaduto quando la collega Fedeli si recò in quel campo da Ministro. Dall'altro lato, la mia anima divisa in due dice: benvenuto a chi è arrivato, quando torna il figliol prodigo si uccide il vitello grasso. Ripeto, benvenuto a chi è arrivato. Occorre però coerenza con quello che ogni giorno diciamo in quest'Aula. La vicenda della Shoah ha una dimensione ontologicamente incomparabile con qualsiasi altra vicenda, perché figlia di un pensiero filosofico e scientifico che voleva sterminare industrialmente e completamente dalla faccia della terra un popolo. Nessun altro massacro ha non solo questa dimensione, ma anche finalità, perché si tratta - appunto - di una finalità diversa. Ricordiamo quello che ci hanno insegnato i testimoni, i sopravvissuti e chi ha avuto la forza di uscire vivo e a testa alta da quella vicenda, smettendo di essere il pezzo in cui era stato trasformato e tornando a essere uomo o donna. Queste persone sono andate a testimoniare nelle scuole affinché questo non accada più. Noi violiamo questa memoria ogni giorno in cui, con qualsiasi nostro gesto o parola, prendiamo una donna e un uomo e proviamo a trasformarlo in un pezzo e a discriminarlo per quello che pensa, che è, in cui crede e per il Dio che professa. Oggi dobbiamo quindi impegnarci affinché questi viaggi diventino più diffusi, sostenendo le azioni di tutti quegli artisti che costruiscono memoria. Oggi questa memoria va infatti costruita, perché la memoria, quella vissuta e vera, finirà, ma si può ricostruire con la meta-esperienza dell'arte. Da questo punto di vista, ci sono esperienze straordinarie. Penso a tutti i ragazzi e le ragazze che nelle scuole hanno incarnato e fatto loro questa memoria. Nella mia città ho assistito qualche giorno fa a un'esperienza meravigliosa, con i bambini che si sono immedesimati nelle persone che venivano portate via e hanno urlato la loro sofferenza perché in quel momento la sentivano davvero. Questa diventa memoria. Se tutto questo è vero, colleghe e colleghi, dobbiamo assumerci un impegno in quest'Aula, tutti - ognuno e ciascuno - e che sia giudice di ognuno la propria coscienza, perché nessuno di noi può giudicare e alzare il dito dicendo: tu non sei coerente con quello che stai votando tra pochi minuti. Ognuno di noi e di voi è responsabile, con la propria coscienza, di pensare se quando sta schiacciando il pulsante del voto sta facendo un gesto scontato e facile oppure un gesto impegnativo che cambia i propri comportamenti da domani e per i giorni a venire. Quando si pronunceranno certe parole e si faranno certi gesti che, purtroppo, abbiamo visto negli anni, mesi, settimane e giorni scorsi, bisognerà ricordare e riflettere nella propria coscienza se sono coerenti e compatibili con il voto che tra pochi minuti esprimeremo in quest'Aula. Ognuno ci pensi nel silenzio della propria coscienza e faccia memoria. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, inizio il mio intervento citando, dal blog "ildialogodimonza.it", l'intervento di un amico, che è stato preside di una scuola di Monza, di cui sono stato anche collega in Consiglio comunale, che non fa parte della mia "parrocchia politica", né tantomeno di quella di centrodestra (così ci chiariamo). Egli scrive: «Ancora la Shoah? Qualcuno pone oggi questa domanda, come se il continuo racconto della vicenda potesse quasi "normalizzarla", inducendo un sentimento di "già sentito" nocivo alla consapevolezza critica. Non sono d'accordo, per almeno tre motivi. Il primo è che ristudiare quel che è stato non finisce mai di chiarire alla nostra coscienza la necessità di ricordare perché non si ripeta. Ogni anno un nuovo racconto, una nuova testimonianza, un nuovo confronto storico ci aiutano a renderci più consapevoli. Il secondo motivo è che noi abbiamo il dovere di raccontare alle nuove generazioni, sempre più lontane cronologicamente e psicologicamente dai quei fatti terribili. Dobbiamo conservare e trasmettere il ricordo, sempre più prezioso quanto meno numerosi diventano i testimoni diretti. Ciò che ci è stato raccontato deve diventare patrimonio di tutti i giovani. Il terzo motivo è che non sono ancora terminati, anzi riprendono vigore, i tentativi di minimizzare, se non eliminare, la consapevolezza circa la veridicità di quei fatti. Sentir dire dopo tanti anni che le camere a gas e i forni crematori sono una montatura o quanto meno un'esagerazione, ci fa capire che il lavoro educativo non potrà terminare mai». Ci tenevo a citare queste parole, perché mi riconosco e mi ritrovo in una persona che stimo, che ha scritto delle parole molto belle su questo tema. Una volta letto l'intervento pubblicato su questo blog , mi sono trovato di fronte alla sensibilità mostrata dalle senatrici Pirovano e Rivolta, che hanno convinto il Gruppo a presentare la mozione oggi in discussione. Penso che l'antisemitismo, visto che qualche mozione, oltre a parlare dei viaggi della memoria, è entrata più nel merito di questo tema, sia presente a destra, come a sinistra. C'è anche un terzo tipo di antisemitismo, come scrive qualche autorevole esperto, importato dalle migrazioni musulmane in Europa. Fu proprio una Commissione dell'Unione europea, incaricata nel 2002 da Romano Prodi, a svelare verità abbastanza imbarazzanti, confermate da rilevazioni ulteriori, che si sono susseguite nel tempo. Ad esempio, in Belgio, secondo un'analisi del 2015, il 68 per cento degli immigrati musulmani mostrava questo elemento di antisemitismo, contro il 21 per cento degli altri cittadini, in Francia era il 49 per cento, contro il 17 per cento, in Germania il 56 per cento contro il 16 per cento, in Inghilterra il 57 per cento, contro il 12 per cento. La nostra opinione è che, forse, quando la smetteremo di dire che l'antisemitismo sta solo da una parte, oppure di dividere il mondo tra i buoni, che stanno sempre da una parte, e i cattivi, che stanno sempre dall'altra, riusciremo a fare un servizio migliore alle future generazioni e faremo in modo che gli studenti sappiano cosa bisogna fare per contrastare certe tematiche e per evitare che certi fenomeni si ripetano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Perosino) . È quindi questa la strada che dobbiamo percorrere tutti. Tra l'altro c'è la volontà - mi sembra che il presidente del Senato lo abbia detto alla Conferenza dei Capigruppo - di organizzare un viaggio, con i rappresentanti di ciascun Gruppo, per visitare i campi di sterminio, con un atto che offre un ulteriore significato politico importante, da parte di tutto il Senato. Non siamo contrari ad elaborare una mozione unitaria, visto che ne sono state presentate tante, ma crediamo che oggi sia più significativo, proprio per il ragionamento che ho fatto, che la Lega voti la mozione della maggioranza, che la maggioranza voti la mozione della Lega, che la maggioranza voti la mozione di Forza Italia e che Forza Italia voti la mozione della maggioranza, visto che le mozioni al nostro esame sono tre. Forse sarebbe più significativo un simile gesto, perché il documento unico spesso è figlio di un compromesso e su questi temi, a mio giudizio, non deve esistere alcun compromesso. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, mi permetta di cominciare con un bilancio: sono quindici anni che in Italia è stata introdotta la giornata della memoria per iniziativa di un collega, il giornalista Furio Colombo. Dopo quindici anni credo sia opportuno fare un piccolo bilancio. Indubbiamente è un bilancio positivo perché ha raggiunto alcuni dei suoi obiettivi, cioè sensibilizzare l'opinione pubblica e cancellare l'ignoranza che è forse il vulnus principale quando si tratta di difendere valori umanitari. Ci sono, però, anche aspetti negativi, Presidente, e lo dicono anche alcuni giornalisti e intellettuali. Proprio a ridosso di questa data, si concentrano gli atti più violenti contro Israele, gli atti antisemiti più violenti, gli atti più violenti contro gli ebrei. Paradossalmente, è proprio a ridosso del 27 gennaio che nelle cronache, purtroppo, risalta questa violenza. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,21) ( Segue SACCONE). Dunque penso che non possiamo non partire da questo dato perché è utile volgere lo sguardo al passato, ma è assolutamente insignificante se non lo facciamo per costruire un futuro in cui non prevalga l'odio. Mi permetta di dire, Presidente, che nel processo di nazionalizzazione delle masse, era importante e utile trovare un nemico. Il totalitarismo italiano fascista lo individuò negli ebrei, per cui, dalla notte al giorno, si è iniziato a perseguirli, a cacciarli e a mandarli a morire. Ritengo quindi che la politica debba fare qualcosa di più, perché purtroppo ciò che si è fatto fino ad oggi è insufficiente. Voglio dirlo con molta chiarezza: non si può non legare il giorno della memoria alla nostra considerazione dello Stato di Israele. Ancora oggi in tanta opinione pubblica vi è chi supporta l'idea che Israele non debba esistere. Non possiamo scollegare questi due principi: è inutile ricordare le atrocità commesse contro gli ebrei se allo stesso tempo non sosteniamo le ragioni di chi vuole esistere. Israele è una democrazia, l'unica in quel quadrante geopolitico e a tutt'oggi qualcuno ancora non lo riconosce. Ancora oggi non si riconosce che in una democrazia i principi cardine solo la prosperità e la pace del popolo. E allora, se ancora, anche in quest'Aula, vi è chi non riconosce questa proiezione del popolo e del governo israeliano, ciò vuol dire non avere rispetto della memoria di quei sei milioni di ebrei. Questa ipocrisia dobbiamo superarla perché Israele è un Paese democratico, chiunque di noi vi si reca lo può tranquillamente vedere, e quando c'è stata la possibilità di avere rispetto reciproco con l'Egitto, con i Trattati di pace di Camp David, Israele si è seduta e ha fatto la pace. Se noi non partiamo da questo presupposto, queste giornate non servono. Proprio per quel processo, la storia serve per poter costruire un futuro migliore. Mi permetta di concludere con un brano del libro di Primo Levi, «la tregua», che parla di un giovane ragazzo riuscito a sopravvivere ai campi di sterminio: «sentii l'onda calda del sentirsi libero, del sentirsi uomo fa gli uomini, del sentirsi vivo, rifluire lontano da me. Mi trovai ad un tratto vecchio, esangue, stanco al di là di ogni misura umana: la guerra non è finita, la guerra è sempre». (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico «Sandro Pertini» di Ladispoli, in provincia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 208, 211 e 212 PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signore Presidente, in quest'Aula sono stati ricordati i dati dell'ultimo rapporto Eurispes Italia 2020, che ci rimandano una fotografia preoccupante sul grave aumento del negazionismo sia nel senso di negare con consapevolezza, ma anche di ignorare l'esistenza di fatti. Recentemente le cronache hanno riportato atti di antisemitismo con la apposizione del simbolo della stella di David in prossimità di abitazioni o a segnalare abitazioni di famiglie ebree. Abbiamo parlato anche dell'importanza della scuola e dell'insegnamento della storia. È vero, i nostri manuali di storia risultano aggiornati, e quindi contengono informazioni rispetto al Novecento, quel secolo che Eric Hobsbawm definì un secolo breve, che lui faceva iniziare nel 1914 e terminare nel 1991, un secolo denso, pregno di fatti, in cui hanno origine molte delle dinamiche che oggi ci aiutano o meglio ci aiuterebbero a capire i fenomeni in corso, se fossimo a conoscenza di quei fatti storici e avessimo approfondito e metabolizzato la conoscenza di quelle esperienze. L'insegnamento della storia, però, se vede manuali aggiornati, fatica ancora a trovare il tempo da dedicare allo studio di questo secolo così importante. Forse allora, senza chiamare in causa aneliti del passato, dovremmo tutti interrogarci su come distribuire l'insegnamento e quindi l'apprendimento della storia e dei fatti che costruiscono la nostra storia come Nazione, ma anche come Paese in un contesto internazionale, nell'arco dell'insegnamento della scuola dell'obbligo. È chiaro, infatti, che se il problema è la mancanza di tempo, il primo interrogativo che dobbiamo porci è come fare economia di questo tempo e come utilizzarlo al meglio. Mi piacerebbe, quindi, che da questa giornata nascesse anche un impulso ad agire proprio in questa direzione per chi si occupa di scuola, per chi quotidianamente si impegna a dibattere su come migliorare la scuola italiana, che tanto dà già ai nostri studenti. Strettamente legata alla conoscenza dei fatti e quindi alla ricostruzione storica, c'è sicuramente la memoria. A tal proposito vorrei citare Marcus Garvey, una figura molto importante del movimento panafricanista di inizio Novecento, che si è occupato di un'altra grande, dimenticata diaspora, quella del popolo africano, deportato in massa verso Paesi stranieri nel periodo della tratta degli schiavi. Riferendosi a quella diaspora, che ha interessato 11 milioni di persone, Marcus Garvey ci ricordava - mi piacerebbe parafrasarlo con una mia aggiunta - che un popolo, senza la conoscenza della propria storia, delle proprie origini e della propria cultura, è come un albero senza radici. Anche un popolo senza memoria, quindi, è come un albero senza radici. (Applausi dal Gruppo M5S) . In Italia, però, fatichiamo ad esercitare la nostra memoria. Rimangono infatti ancora da sciogliere non solo i nodi che riguardano il ventennio fascista, ma anche altri nodi storici, come ad esempio quello della nostra esperienza coloniale in Africa. Ritengo quindi che da questa giornata debba nascere anche l'impulso per interrogarci e per dare vita, all'interno delle scuole, ad una riflessione che non porti a una rimozione della memoria collettiva rispetto a capitoli della nostra storia che sono stati tragici e che abbiamo metabolizzato o rimosso dando vita a delle narrative che quietavano e ci aiutavano a fare i conti con un passato con il quale, appunto, facciamo fatica a fare i conti. Vorrei che invece affrontassimo di petto e con grande coraggio quei nodi e che li sciogliessimo definitivamente. Solo così, infatti, noi potremo ripartire, come collettività, per quel viaggio della memoria che, attraverso un'esperienza di conoscenze e un'esperienza individuale, ci farà affrontare, anche in modo più obiettivo, più critico e più consapevole, le sfide che oggi il presente ci impone quando parliamo di flussi migratori e di altre questioni che, gioco forza, ci mettono a confronto con la storia di altri popoli, che magari si interseca con la nostra, e neanche lo sappiamo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate. DE CRISTOFARO, sottosegretario di Stato per l'istruzione . Signor Presidente, prima di esprimere i pareri, faccio soltanto qualche considerazione, sulla base delle mozioni e del dibattito che c'è stato, semplicemente per dire che, anche da parte mia e del Governo, c'è molta condivisione rispetto ai contenuti e ai toni ascoltati in quest'Aula. Io condivido, naturalmente, molte delle cose che ho ascoltato e, al di là, naturalmente, delle posizioni politiche, delle differenze e delle sfumature, sul punto di fondo c'è, da parte dell'Assemblea, un coro molto positivo, a mio avviso, e la necessità condivisa di valorizzare il più possibile questa giornata della memoria e, quindi, anche tutto quanto la scuola può fare, nel corso dei mesi e degli anni che verranno, per incentivare quanto più possibile i viaggi, trasmettendo la memoria come elemento decisivo e imprescindibile della nostra azione. È vero, sono stati ricordati i dati della ricerca dell'Eurispes, che sono molto preoccupanti. Effettivamente, abbiamo avuto, nel corso degli anni, una crescita molto significativa di persone che o negano addirittura l'esistenza di Auschwitz e dei campi di sterminio o non ne sono a conoscenza. Circostanza questa che, naturalmente, come capite bene, rappresenta un grande problema per chi si occupa, come noi, di istruzione e di formazione in questo Paese. Condivido molto anche la riflessione di chi sostiene che la conoscenza sia l'unica possibilità che probabilmente ha il nostro Paese, attraverso l'azione di Governo e Parlamento, per cercare di aggredire questo dato drammatico che le ricerche dell'Eurispes hanno dimostrato. Chi mi conosce sa che, non da oggi, io penso che la scuola italiana, che nonostante tutto è ancora un grande pilastro democratico ed è ancora una grande infrastruttura civile, come mi piace definirla, non debba semplicemente formare lavoratrici e lavoratori (deve fare, ovviamente, anche quello, perché deve immettere i nostri studenti nel mercato del lavoro), ma debba innanzitutto formare cittadini, debba formare pensiero critico, debba formare spiriti liberi. Quindi, come è ben evidente, è del tutto decisivo un approccio come quello di cui stiamo discutendo stamattina. La cosa è ancora più vera anche alla luce di un'altra considerazione, che mi sento di fare e che pure ho ascoltato in molto interventi stamattina. Anche a me è capitato, una ventina di giorni fa, di essere ad Auschwitz, nel viaggio della memoria organizzato dal MIUR, e di essere in compagnia, in quel viaggio, di questa donna straordinaria, citata in questa Aula, che si chiama Tatiana Bucci, che è una sopravvissuta, una testimone oculare di quei giorni e di quelle drammatiche vicende. Un importante storico israeliano dice che contano di più 5 minuti di testimonianza visiva di chi nei campi di sterminio c'è stato, che migliaia e migliaia di pagine scritte da tutti gli storici del mondo. Ora, forse la sua è una esagerazione, forse è una provocazione, ma c'è tanto di vero in quella frase. Naturalmente, vi è una grande questione. Lunga vita, ovviamente, a Tatiana Bucci, lunga vita a Liliana Segre e lunga vita a tutti coloro che sono stati nei campi di sterminio, ma, inevitabilmente, verrà il giorno in cui queste persone non ci saranno più. Avremo, e avranno le giovani generazioni che verranno dopo di noi, ancora di più allora il dovere morale di trasmettere questa memoria, quando i testimoni oculari non saranno più tra di noi e quando, tra venti o cinquanta o cento anni, il ricordo della Shoah, di quanto successo nell'Europa occidentale negli anni Venti e negli anni Trenta, rischia di essere coperto da un oblio che sarebbe ovviamente inaccettabile, come per l'appunto dicono gli stessi testimoni oculari, che sono preoccupatissimi, come ben si capisce, di questo aspetto. Rispetto a tale oblio, io penso si debba, invece, lavorare molto sul tema grande della trasmissione della conoscenza. Dobbiamo cercare di fare questo lavoro nelle nostre scuole; dobbiamo molto favorire momenti di discussione. Anche a me è capitato in questi giorni di partecipare in diverse scuole d'Italia ad iniziative che hanno voluto ricordare la Shoah. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,35) ( Segue DE CRISTOFARO). Non dobbiamo mai smettere, come se fosse proprio un grande assillo, di porci la stessa domanda, che è poi la domanda decisiva: perché è potuto succedere? Perché è potuto accadere che nell'Europa degli anni Trenta si sviluppasse, attorno a concetti che avevano una storia pregressa, quello che poi è stato lo sterminio di massa e la Shoah? Ricordo sempre, anche in questo caso, citando i testimoni sopravvissuti e la frase di un testimone che diceva: non sono stati soltanto Hitler e Himmler a mandarmi nei campi di sterminio, ma sono stati il vicino di casa, il panettiere, il fornaio, il professore di scuola. Che cosa è successo negli anni Trenta nella civile Europa per determinare tutto questo? Credo che a questa domanda purtroppo non si sfugge; è l'assillo e la domanda di fondo che dovremmo porci sempre. Penso che la scuola italiana debba fare, da questo punto di vista, un grande lavoro. In questi anni è stato sviluppato il programma dei viaggi della memoria; sono stati coinvolti diversi studenti; penso di poter dire che è stato fatto un buon lavoro, ma è vero che va incentivato, migliorato e sostenuto. Questa considerazione riguarda la necessità più generale di investire maggiormente sulla scuola e sulla pubblica istruzione, e riguarda la necessità di poter avere un investimento maggiore. Da questo punto di vista, ritengo che questa iniziativa parlamentare possa essere molto importante e positiva. Concludo esprimendo i pareri sulle mozioni presentate. Esprimo parere favorevole sulla mozione n. 208, a prima firma del senatore Salvini. Sulla mozione n. 211, a prima firma della senatrice Bernini, esprimo parere favorevole sul primo impegno e favorevole con riformulazione sul secondo impegno, semplicemente aggiungendo, dopo la parola «assegnazione» e prima delle parole «risorse annuali ai Comuni», le seguenti parole: «nel rispetto dei vincoli di bilancio». Sulla mozione n. 212, a prima firma del senatore Marcucci, esprimo parere favorevole sui primi due impegni. Sul terzo impegno esprimo parere favorevole con riformulazione, inserendo, dopo la parola «integrare» e prima delle parole «i corsi di studio universitari», le parole: «nel rispetto dell'autonomia universitaria e in coerenza con gli obiettivi formativi». Esprimo parere favorevole sul quarto impegno se accolta la seguente riformulazione: «a promuovere le iniziative delle università che, nell'esercizio della loro autonomia, intendano inserire, tra gli altri, anche la lotta all'antisemitismo negli obiettivi della cosiddetta terza missione, da realizzare in modo interdisciplinare». Esprimo parere favorevole sul quinto e sul sesto impegno. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione delle mozioni. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, nazismo e fascismo non sono opinioni, sono crimini. Questo concetto dovrebbe essere chiaro a tutti, ma purtroppo non lo è. Sempre più si registrano casi di apologia del fascismo e del nazismo, purtroppo anche da parte di persone che dovrebbero trasmettere un messaggio diverso. Un professore di filosofia del diritto dell'università di Siena elogia il Führer spiegando a chi lo contesta che, pur non essendo mai stato un santo, «in quel momento difendeva l'Europa dai veri mostri, quelli che oggi governano il mondo». Penso però anche alle bottiglie di vino con i volti di Hitler e Mussolini vendute come se fossero innocui souvenir, ai cori, agli striscioni e ai saluti romani negli stadi, ai post sui social network che inneggiano ai due regimi autoritari, alla propaganda di estrema Destra con teorie cospirazioniste sull'ordine mondiale o di negazione dell'esistenza stessa dell'Olocausto. Davanti a questo veleno, la memoria è un antidoto di fondamentale importanza. L'Olocausto è stato il punto finale di un percorso cominciato con le discriminazioni, con le leggi razziali, con una segregazione fisica e culturale. Per questo non bisogna mai sottovalutare certi segnali, non bisogna mai abbassare la guardia, ma occorre bloccarli sempre sul nascere. È sconvolgente il sondaggio in base al quale 15 italiani su 100 dicono di non credere all'olocausto. Anche questo dimostra l'importanza della memoria da trasmettere, un testimone da passare a ogni generazione per custodire e affermare il valore della democrazia, dello Stato di diritto, della sacralità della vita umana. Sono importanti i viaggi della memoria, il toccare con mano l'orrore dei campi di concentramento. Sarebbe importante che tutti i ragazzi italiani potessero fare, almeno una volta nella loro vita, un viaggio del genere, perché è un momento di crescita esistenziale, un'esperienza che non si dimentica per tutta la vita. Sappiamo che è decisivo il ruolo della scuola e dell'istruzione per trasmettere ai ragazzi i giusti valori, per dotarli di strumenti di esercizio critico: sono fondamentali in un'epoca pericolosamente attraversata da false informazioni e dalla propaganda negazionista. Io credo però che, assieme alla memoria, occorra rivedere i reati di apologia del fascismo, vietando ogni forma di propaganda. A inizio legislatura abbiamo ripresentato anche in questo ramo del Parlamento il disegno di legge con cui si punta a rafforzare la legge Mancino, perseguendo non solo i comportamenti collettivi, ma anche quelli individuali di apologia del fascismo. Non ci possono essere margini di tolleranza per certi comportamenti; anche la responsabilità individuale va perseguita, così come occorre spezzare la dinamica propagandistica che sta dietro alla vendita di gadget e di altri strumenti, che non sono affatto innocui ma sono un'offesa per la memoria e per la sofferenza che in troppi hanno patito. Come prevede la mozione n. 212, occorre un'azione complessiva, sia sul fronte culturale sia su quello normativo, se davvero vogliamo trasmettere fino in fondo i valori della sacralità della vita umana, della libertà e dell'uguaglianza (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-P.S.I. e Misto-LeU). CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, nel giorno della memoria è importante ricordare il più grave dei genocidi e tutti quelli che si sono susseguiti nell'arco della storia dell'umanità. È importante farlo per la dinamica umana che si ripropone quando alcuni esseri umani decidono di sterminare una razza in quanto tale, alcune persone in quanto appartenenti ad una religione, quando si sterminano gli individui, si vuole cancellare la loro storia, il ricordo al mondo di ciò che hanno costruito. Oggi mi preme quindi ricordare ciò che è successo nel secolo scorso con l'olocausto degli armeni, con la Shoah che ricordiamo oggi, ma anche il genocidio cambogiano, quello dei tutsi in Ruanda, quello dei musulmani bosniaci ad opera dell'esercito della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina. Questo per dire che l'essere umano è capace di atrocità, di distruggere i suoi simili, mosso da odio fanatico. Lo fa quando dimentica; lo fa a distanza di pochi anni, dimentica velocemente. Per questo continuare a ricordare ha un valore immenso, inestimabile. Serve continuare a ricordare gli errori commessi, perché l'essere umano può essere molto pericoloso. Quando i dati dell'Eurispes ci dicono che il 30 per cento degli italiani oggi nega, non sa, non vuole sapere o non vuole ricordare ciò che è successo ottant'anni fa e a pochissimi chilometri da qui, a cittadini italiani ebrei, mette il seme per una rinascita dell'odio tra i popoli. Questo è molto pericoloso. Con il giorno della memoria oggi abbiamo quindi il privilegio di sentire la voce di chi quelle atrocità le ha vissute sulla propria pelle e abbiamo la responsabilità, domani più di oggi, di continuare a ricordare, perché dobbiamo essere testimoni e a nostra volta raccontare ciò che altri, come la senatrice Segre, stanno raccontando a noi. Tutto è infatti nato discriminando; tutto è nato negando a dei bambini di giocare con altri bambini, senza nessuna apparente motivazione, senza alcuna reale e umana motivazione. Sono state estromesse delle persone dai propri lavori, dalle scuole, dai luoghi pubblici, dall'esercito; è stato impedito loro di andare nei luoghi di villeggiatura, di possedere una radio, di appartenere ad associazioni culturali e sportive. Tutto questo ha generato un' escalation di violenza, perché dalla discriminazione dell'essere umano si è arrivati a dividere famiglie, a saccheggiare le loro case, ad arrestare, a deportare e a sterminare. Quindi, il filo rosso tra le leggi razziali e ciò che il nazismo ha compiuto è evidente e deve essere chiaro a tutti noi. Distruggere le persone, negando la dignità umana, con camere a gas, torture ed esperimenti medici è un qualcosa che i nostri ragazzi devono sapere e vedere con i loro occhi. Quando uomini e donne perpetrano una tale violenza devono essere fermati. In Italia e in Europa abbiamo deciso di imporci delle regole che ci impongono un modo di convivenza civile e rispettoso, ma quando gli esseri umani degenerano è fondamentale fermarli. Anche l'ONU dovrebbe avere la possibilità di intervenire molto più energicamente di quanto può fare oggi. Oggi ricordiamo e lo sgomento e la paura che proviamo ci permette di rivivere. E rivivere ci rende immuni e più al sicuro. Per questo ci impegniamo a farlo ogni anno e ci impegniamo affinché le istituzioni siano sempre pronte a testimoniare quanto accaduto. Invitiamo le scuole a far sì che i nostri ragazzi possano immedesimarsi, visitare quei luoghi, possano leggere e studiare e provare lo stesso sgomento e la stessa paura che proviamo oggi e vogliamo provare ancora. L'essere umano può scegliere di non dare il peggio di sé. Noi oggi votiamo convintamente a favore di queste mozioni, perché scegliamo la parte migliore dell'essere umano. (Applausi dal Gruppo IV-P.S.I.) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, oggi è una giornata importante e può dare un segnale altrettanto importante, soprattutto dopo la pubblicazione dei dati sconvolgenti dell'Eurispes - da tutti citati - che ci dicono che, sommando coloro che negano la Shoah (il 15,6 per cento) e coloro che la ridimensionano molto (il 16,1 per cento), più del 30 per cento di italiani di fatto negano quanto è accaduto. A maggior ragione oggi il dibattito su queste mozioni e il voto che seguirà rappresentano un segnale molto importante. Non può, però, essere solo una discussione retorica, che dimentichiamo il giorno dopo la votazione sulle mozioni. La crudezza dei dati è a mio avviso assolutamente sconvolgente e purtroppo, in questi ultimi tempi, è accompagnata da episodi altrettanto sconvolgenti. Pensate, ad esempio, a quanto accaduto qualche giorno fa a Mondovì, dove è stata segnata la casa di una persona, figlia di un ex deportato. Noi abbiamo certamente fatto un lavoro importante con i viaggi della memoria, ma in qualche modo nella nostra società si è abbassata la guardia. Liliana Segre, con il suo bellissimo discorso al Parlamento europeo, nel portare ancora una volta la sua testimonianza, ci ha ricordato alcune cose. Innanzitutto, ci ha ricordato il primo dovere, che è quello di combattere il razzismo; ci ha poi ricordato come veniva utilizzata la parola "razza". È un monito che deve accompagnare l'impegno che oggi assumiamo, perché troppi sono stati negli ultimi tempi, nel nostro Paese e non solo, in tutta Europa, gli episodi di odio razziale. Quei dati dimostrano che l'antisemitismo continua a tornare sempre nella storia. Voglio citare Primo Levi, che ci ricordava che è accaduto e può ancora accadere. È accaduto nella civile Europa, nel cuore della civiltà occidentale, ed è accaduto nell'indifferenza della maggior parte delle persone, anche dopo. Il 27 gennaio celebriamo la giornata della memoria, quando l'Armata rossa è entrata ad Auschwitz; ma per molto tempo i sopravvissuti hanno avuto difficoltà a parlare, perché vi è stata per anni una rimozione di ciò che era accaduto, di quell'orrore. Il nostro dovere oggi non solo è quello di non abbassare la guardia, ma è anche quello di impegnarci nei viaggi della memoria e nella conoscenza. Come giustamente ha affermato il Sottosegretario, solo chi sa, chi ha veramente conoscenza dell'orrore vissuto, può scegliere di essere un uomo libero o una donna libera e di opporsi a tutti i tentativi subdoli, magari sottovalutati, di spinta all'odio. Nella storia di questa civile Europa, come ricordava prima la collega, sono tornati gli orrori. Certamente la Shoah ha la sua unicità, perché in quel caso era stato organizzato lo sterminio, la soluzione finale. Ma la cosa più importante, torno a ripetere, è la conoscenza. Noi dobbiamo fare in modo che vi sia davvero una forte iniziativa all'interno delle scuole, non solo con i viaggi della memoria, ma anche con la formazione dagli insegnanti. Il negazionismo a livello storico era un fatto assolutamente residuale e secondario; oggi anche quello è cambiato. Anche nel mondo della ricerca storiografica, quindi, bisogna fare un lavoro molto importante ed è tra gli impegni delle mozioni. La memoria non può infatti essere custodita e trasmessa soltanto dai sopravvissuti, che purtroppo con gli anni sono sempre meno, ma siamo noi che dobbiamo impegnarci affinché all'interno della società siano i nostri ragazzi, i giovani, gli elementi che portano avanti questa memoria. Quindi noi trasmettiamo la memoria, ma in loro, come in tutta la società, devono crescere gli anticorpi. Questa è la cosa più importante: a un virus maledetto, come quello del razzismo e dell'antisemitismo, si deve rispondere con un vaccino che faccia crescere gli anticorpi all'interno della società. Questo è l'impegno più importante che dobbiamo portare avanti. Ha detto bene nel suo intervento - che condivido parola per parola - il collega Rampi; l'atto che facciamo con le mozioni è importante, ma non ci possiamo soltanto lavare la coscienza. Ognuno di noi ha una responsabilità: siamo parlamentari, siamo senatori, qualsiasi cosa diciamo e facciamo ha un peso. E, quindi, ancor di più noi dobbiamo essere portatori, nella nostra coscienza e nel modo in cui svolgiamo il nostro lavoro politico, non solo di questa memoria ma anche degli anticorpi contro ogni forma di razzismo e di antisemitismo. Credo che questa sia la cosa più importante. Vorrei concludere con una frase del discorso che la nostra collega Liliana Segre ha tenuto a Bruxelles, che è un messaggio per i giovani, un messaggio di amore per la vita e un augurio. Liliana Segre in questa sua fatica, in questo suo dolore, ma anche in questo suo dovere di testimonianza del ricordo ha auspicato «che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati». È il messaggio della vita, il messaggio che dobbiamo cercare di trasmettere ai nostri ragazzi. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, M5S e PD) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio e chiaramente ringrazio tutti i colleghi. Intervengo con grande senso di responsabilità a nome del Gruppo Fratelli d'Italia sulle mozioni che stiamo discutendo. Oggi è il 5 febbraio, una data che si pone - non so se casualmente - a cavallo tra due giornate altrettanto importanti per la nostra memoria storica: il Giorno della Memoria del 27 gennaio e il Giorno del Ricordo del 10 febbraio. Sono due date che ricordano momenti tragici della nostra storia europea; due date che ricordano delle atrocità che vanno certamente al di là della politica e della storia. Momenti che devono ricordare a ciascuno di noi, da sinistra a destra, come l'uomo in troppe occasioni non ha saputo essere all'altezza di quella umanità che dovrebbe invece caratterizzarci. E, quindi, se così è, non posso che accogliere con piacere l'invito che ci è stato rivolto in alcuni interventi che mi hanno preceduto a voler votare trasversalmente e unitariamente sulle mozioni che sono state presentate. Credo, cari colleghi, che Fratelli d'Italia abbia dimostrato e dimostri la propria coerenza: infatti noi non abbiamo voluto presentare un'ulteriore mozione sul tema specifico, proprio perché riteniamo, nei fatti, che si debba arrivare a votare una mozione unitaria. Vorremmo invece - e in tal senso rivolgiamo un invito e un auspicio all'Assemblea e alla Presidenza - che ben presto potesse essere posta in discussione una mozione più ampia sull'antisemitismo, come quella che Fratelli d'Italia ha depositato fin dallo scorso anno che vuole far sì che di tale fenomeno storico si ragioni e discuta in una dimensione più ampia, valutando i pericoli che purtroppo oggi - e non ieri - riguardano questa situazione. Mi riferisco in particolare all'antiebraismo, che purtroppo pervade oggi non solamente le frange più estreme e reazionarie della destra e della sinistra ma anche - ahimè - quel mondo islamico che oggi viene vissuto come un grave pericolo per l'esistenza stessa di un popolo e anche di un Paese quale Israele. Auspichiamo quindi che ben presto si possa ampliare il ragionamento sul tema. Nel merito, come detto, siamo assolutamente favorevoli. Presidente, riteniamo che riflettere sul giorno della memoria voglia dire riflettere su come tutelare oggi le libertà individuali e l'essere umano, al di là di ogni caratterizzazione di razza, di religione e di ideologia politica. Ben vengano quindi tutte le iniziative che vogliono portare maggiore cultura e conoscenza. Quando si parla di cultura e di conoscenza, si deve parlare di trasversale cultura e conoscenza e ovviamente nessuno deve avere paura di aprire i propri armadi e di fare i conti con il proprio passato. Io lo dico onestamente e fieramente da destra e sono certo che altrettanto si saprà fare anche dall'altra parte politica. Certamente le atrocità non possono avere un colore e vanno condannate a prescindere, da qualunque parte storica, politica o temporale possono essere provenute. Bisogna quindi tutelare il ricordo e rendere consapevoli soprattutto i nostri giovani delle atrocità del passato su popoli che - ahimè - hanno dovuto scontare la cattiveria umana. Mi riferisco ovviamente in primis al popolo ebraico e a quanto successo agli armeni, ai curdi, agli ucraini e ai tanti oppositori politici che nelle varie realtà del nostro mondo, ieri ed oggi, vengono purtroppo discriminati, vessati e uccisi per le proprie idee. Non è un ricordo del passato, ma è una perpetrazione nel presente delle atrocità umane che dobbiamo condannare proprio ricordandoci che la storia è davvero magistra vitae (maestra di vita) o, almeno, lo dovrebbe essere. Non possiamo che fare riferimento, come sintesi politica, alla risoluzione dell'Unione europea che ha condannato ovviamente tutti i totalitarismi e che facendo così vuole condannare, senza barriere e steccati, le atrocità del passato e le situazioni del presente in cui purtroppo si continua a denigrare l'essere umano in quanto uomo e persona. Per quanto riguarda i viaggi della conoscenza, certamente è un bene che si possa apprendere non solamente dai libri di testo. È un bene che utilizzando i sensi di cui la natura ci ha dotato (la vista, il tatto), ma anche le sensazioni e i sentimenti, i nostri giovani possano recarsi nei posti dove si sono consumati questi tragici eventi. Naturalmente il finanziamento e il supporto economico che noi chiediamo, insieme a voi, trasversalmente al Governo perché possano essere attuati questi viaggi, vanno in parallelo con un maggiore interesse complessivo verso il sistema scolastico. Ricordiamoci che non possiamo lavarci la coscienza prendendo solamente una parte: se vogliamo davvero creare dei giovani che rappresentino il futuro democratico di questo Paese dobbiamo investire nella scuola e nelle istituzioni scolastiche. È quindi un appello che rivolgo al Governo in questo senso: ben venga per Fratelli d'Italia - e lo ribadisco a voce alta - il sostegno a questi viaggi, ma ben venga, anche e soprattutto, un sostegno a tutte le nostre scuole e istituti formativi. Signor Presidente, c'è una riflessione che voglio fare per chiarire un equivoco sorto negli scorsi mesi, allorquando noi e parte del centrodestra venimmo accusati di non aver applaudito la nostra collega senatrice Liliana Segre. Proprio perché non è questo il momento delle partigianerie e delle parzialità, ci tengo a chiarire che in quel momento il voto di astensione di Fratelli d'Italia era legato al fatto che volevamo una Commissione che avesse maggiore valenza antisemita e fosse meno strumentalmente utilizzabile, come abbiamo chiaramente detto, magari per fini di censura. Il voto quindi era specifico sulla Commissione e non aveva assolutamente alcun riferimento alla figura della nostra collega Liliana Segre, alla quale anzi ribadisco qui tutta la nostra vicinanza e il più caloroso e fraterno abbraccio da parte della comunità di Fratelli d'Italia. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC e della senatrice Lunesu). Colgo l'occasione, anche a nome della nostra presidente Giorgia Meloni, per rinnovarle l'invito ad essere presente alla nostra prossima festa nazionale di Atreju. Alla luce di questo chiarimento, concludo davvero ribadendo il voto di Fratelli d'Italia a favore alle mozioni, che, a nostro giudizio, dovrebbero ricompattarsi in una mozione unitaria e rappresentare, al di là di ogni steccato, la volontà di una Camera del Parlamento di essere una Camera della libertà e della dignità dell'essere umano. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni). CIRINNA' (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, è sempre importante quando un Parlamento viene chiamato a discutere sulla memoria. Il collega che ha parlato prima di me li ha definiti viaggi della conoscenza o semplicemente viaggi: sono viaggi della memoria. Dentro a quest'ultima parola c'è un contenuto fondamentale: la memoria porta con sé la volontà di essere conservata e la costruzione di una visione condivisa del passato. Per noi quindi è importante parlare e definire questi viaggi come «viaggi della memoria», proprio perché per noi la memoria ha questo valore. Prendere la parola su queste mozioni è molto importante e per me è motivo di orgoglio, perché tali viaggi vanno realmente potenziati: ci vuole un impegno economico molto forte, ma anche di sensibilizzazione di tutto il corpo docente e dei direttori scolastici per far sì che sempre più classi e scuole partecipino a questi eventi. Ho sentito un intervento in apertura di questo dibattito pieno di «io»: la memoria è di tutti e condivisa; ognuno di noi parla per il proprio Gruppo e per una comunità, ma tutti noi che abbiamo avuto l'immensa fortuna di partecipare a un viaggio della memoria - a me è capitato quando ero consigliere comunale con il sindaco Veltroni - dobbiamo mantenere tale dimensione di pluralità. L'idea di condividere una memoria, insegnarla e trasmetterla ai nostri ragazzi è fondamentale, non è una fortuna personale. A me capita spesso di dire che ho fatto tanti viaggi in giro per il mondo, ma il più bello e profondo che mi è capitato di fare e che ricordo perché maggiormente mi ha lasciato un segno è stato proprio ad Auschwitz. Fatemi ricordare l'onore che tanti di noi hanno avuto nel fare questi viaggi: a me è capitato di viaggiare con l'amico Terracina, da poco scomparso. Quante volte capiterà ancora di poter mandare una classe con uno dei sopravvissuti? Manca poco tempo, colleghi, manca davvero poco tempo e sono sempre di meno questi eroici anziani che ripercorrono il dolore del tatuaggio che hanno sulla pelle e parlano in prima persona. Ecco la ragione di queste mozioni e di questo impegno nella condivisione della memoria di una comunità, che non va banalizzata, ma condivisa, includendo al suo interno tutti gli orrori e non parlandone al passato perché, oggi, ora, in questo minuto, c'è un luogo del mondo in cui quell'orrore che oggi intendiamo sigillare dentro i viaggi della memoria esiste e si sta perpetrando. Non crediamo che, in questo momento, non ci siano orrori in qualche campo o persone torturate, sfruttate e rinchiuse solo per ciò che liberamente pensano. Mi rivolgo all'unico rappresentante del Governo presente in Aula, il sottosegretario De Cristofaro, di cui conosco la sensibilità: attenzione anche nel rinnovo di atti relativi alla nostra politica internazionale, perché alcuni orrori stanno avvenendo sotto i nostri occhi e forse siamo troppo distratti. Vado avanti proprio sul concetto di memoria da non calpestare, negare e banalizzare, proprio perché esistono fatti che avvengono tutti i giorni. Quante Pietre d'inciampo, anche nella nostra Roma, sono state offese, danneggiate, devastate? Quanti Comuni, anche qui intorno, banalizzano la memoria affidando in modo scomposto (uso questo termine perché voglio essere educata) convegni e atti ad associazioni o personaggi chiacchierati? La memoria è un valore e la sua banalizzazione è, secondo me, un dramma. Cosa ci resta da fare allora? Cosa vogliamo fare con queste mozioni? Vogliamo affermare la nostra resistenza (non uso a caso questa parola) ad ogni rigurgito di antisemitismo, razzismo e odio verso il diverso. Gira e rigira, in questi ultimi tempi e mesi - mi viene da dire nell'ultimo anno - torniamo sempre lì, alla parola odio per il diverso. Perché? È esattamente qui che si gioca la costruzione del nostro vivere insieme, del senso della coesione sociale più profonda e della conservazione dei valori di rispetto e inclusione cui si ispira la nostra Costituzione. Colleghi, i viaggi della memoria sono importanti e - ve l'ho detto - saranno presto l'unico strumento per far sopravvivere quella memoria man mano che i nostri eroi sopravvissuti si spengeranno. Quindi, la consapevolezza delle nostre radici e la capacità di camminare insieme verso un futuro conosciuto e condiviso stanno alla nostra volontà. Concludo, signor Presidente, nel dire che quando non ci sarà più nessuno che potrà narrare ciò che ha visto con i propri occhi, toccato e subito sulla propria pelle - in questo, rivolgo alla collega Segre l'augurio di diventare ultracentenaria - starà a noi il dovere di trasferire la memoria. Sarà però un dovere anche della formazione, della scuola e dell'educazione. Chiedete ai nostri figli e nipoti dove si ferma il programma di storia nelle nostre scuole e licei. A quale anno del secolo breve si ferma? Si arriva al 1915-1918? Forse. Si arriva al ventennio? Forse. L'approfondimento vero sugli anni dell'orrore è spesso veloce, fugace e superficiale alla fine dell'ultimo anno di scuola. Qui occorre un impegno vero, educativo, formativo, culturale e scolastico, a partire anche dai nostri insegnanti. Signor Presidente, con un po' di rammarico vedo che la nostra richiesta di un lavoro condiviso per l'elaborazione di un'unica mozione da votare tutti insieme non è stata accolta. Mi viene da dire che si tratta di un'occasione persa, cari colleghi. Tante belle parole ma - poi - un'occasione persa. Spero non ci siano altri retropensieri. Ad ogni modo, noi voteremo convintamente a favore di questi testi. (Applausi dai Gruppi PD e Misto, e dei senatori Bressa e Sbrollini. Congratulazioni) . RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo io; dico «io» ma si tratta di un «io» di testimonianza e non, evidentemente, di egocentrismo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Intervengo, come ha fatto la senatrice Pirovano, a dimostrazione del fatto che la visita in un campo di concentramento e di sterminio cambia la vita, come molti colleghi hanno riportato. Voglio dunque condividere due ricordi con i colleghi. Quando ero molto piccola, rimasi sconvolta da quanto mio padre, un uomo molto forte, fosse sconvolto nel leggere un libro sui campi di concentramento. Ricordo poi la potenza formativa, interiore e di crescita, che ha generato in me e in mio marito la scelta di andare a visitare il campo di Auschwitz-Birkenau, insieme a un gruppo di parlamentari, durante la XVI legislatura, con Walter Veltroni e i testimoni, che ci hanno voluto accompagnare: Nedo Fiano, Andra e Tatiana Bucci, Piero Terracina, Sami Modiano. Si tratta effettivamente di un momento indimenticabile: la vita cambia e ti rendi conto sulla tua pelle, emozionandoti e patendo allo stesso modo, di cosa è successo in quel luogo. È davvero un'esperienza indimenticabile, ma non si ferma lì. La senatrice Pirovano ha chiesto di volare alto oggi ed è quello che dobbiamo fare, perché rivestiamo un ruolo fondamentale per il nostro Paese. Cerchiamo allora di volare alto. Da altri colleghi è arrivata la richiesta di essere coerenti, di testimoniare tutti i giorni ed è esattamente questo il punto. Penso che per fare questo occorre innanzitutto una dote, che spesso in questo luogo è dimenticata: l'umiltà, che è spazio per capire gli altri, per crescere, per formarsi e per dare; questo è un aspetto importante. C'è poi la testimonianza, che anche noi possiamo fare: è vero che i superstiti scompariranno tra uno, due o dieci anni e noi, che abbiamo visitato questi luoghi di sterminio, potremo diventare testimoni a nostra volta. È lo stesso principio contenuto nella mozione che proponiamo: tutti i giovani e agli studenti che potranno fare questa visita a loro volta diventeranno dei testimoni potenti. Porto un esempio, molto importante, che ho visto nella mia città, in cui sono assessore all'istruzione. Per un progetto sul bullismo, gli insegnanti del liceo scientifico «Galileo Galilei» hanno formato i ragazzi, che a loro volta formeranno altri ragazzi. Nel momento in cui si riesce ad insegnare e a trasmettere, vuol dire che si possiede quel concetto, quell'emozione e quella potenza e che sono stati interiorizzati. Questo dobbiamo fare: è l'unica ricetta. Quindi, nella sua semplicità, la nostra mozione propone di stanziare ulteriori somme importanti - meglio se saranno il doppio, il triplo o dieci volte tanto - perché più giovani e più studenti possibile possano fare questa esperienza. Aggiungo anche, visto che ho fatto questa esperienza proprio in ambito parlamentare, che sarebbe auspicabile che anche noi parlamentari organizzassimo dei viaggi nei campi di prigionia e di sterminio, perché ci si accorge quando le persone non ci sono state e non hanno toccato con mano: il pathos è completamente diverso. Possiamo fare tanto anche nelle scuole, ricordando anche l'incredibile storia di tutti i Giusti, anche italiani. Ricordo Giorgio Perlasca, comasco come me, che ha salvato più di 5.000 ebrei fingendosi un diplomatico spagnolo. Incredibile! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e PD) . Abbiamo anche un'aula dedicata a lui nel Palazzo dei beni spagnoli. Era una persona straordinaria, come Carlo Angela, come Gino Bartali, come tanti sacerdoti o assicuratori; c'è di tutto: ci sono persone che magari hanno salvato solo una vita o persone che ne hanno salvate migliaia. Onore a loro. Con questi momenti, noi diamo riconoscenza, rispetto e onore a tutti quei superstiti che hanno vissuto sulla propria pelle l'orrore di quell'inferno e riconosciamo anche il valore della loro testimonianza. Una collega, in un intervento precedente, ricordava come ci sia stato tanto silenzio, come il desiderio di rinascita alla fine la guerra abbia portato tanti a non dire ciò che avevano vissuto, da una parte perché il mondo andava verso un futuro che doveva essere migliore, dall'altra, secondo me, per l'orrore incontenibile che andava fermato con una grossa pietra. In seguito però, quasi tutti, dopo molti anni, hanno trovato il coraggio di riaprire quel cassetto pieno di orrore e di dolore e di diventare testimoni, nelle scuole, nella vita, con scritti, film e quant'altro. Questo ha una potenza incredibile, veramente troppo importante. Ricordo, ad esempio, che alla Camera dei deputati ci fu la visita di Elie Wiesel, premio Nobel per la pace, e ricordo ancora, come se fosse oggi, i tre perché, quando chiese perché tutto ciò era successo: « why, why, why ?». Nessuno, ancora oggi, può dare una spiegazione comprensibile sul perché tutto ciò sia accaduto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Come però scriveva Primo Levi: «È accaduto, quindi potrebbe accadere di nuovo». Ciò vuol dire che tutti noi ci dobbiamo impegnare. E allora ben vengano tutte le mozioni: non penso non ci sia la volontà di arrivare ad una mozione unitaria, semplicemente ritengo ci possa essere un momento successivo, con maggior tempo, per fare anche ulteriori passi e presentare ulteriori documenti insieme. Oggi prendiamo l'impegno, con grande onestà intellettuale e al di là degli schieramenti politici perché questa è una battaglia di civiltà, di votare a favore di tutte e tre le mozioni presentate. È importante, però, come anche qualche altro collega ha detto, che si costruisca un percorso che non si interrompa. Se fondiamo le nostre vite sul rispetto, sull'umiltà, sulla testimonianza e sulla coerenza, possiamo migliorare il mondo (certo, nella quotidianità e nelle piccole cose). Soprattutto dobbiamo cercare di arrivare a quelle "sacche" di giovani più indifferenti, perché nati e cresciuti in contesti più fragili, più violenti, di maggiore ignoranza, e insegnare loro che ci si può scontrare sulle regole ma sulla dignità delle persone non si può mai venire a compromessi. Penso che su questo sia necessario lavorare molto e noi - io, Daisy Pirovano e tutto il Gruppo della Lega con Matteo Salvini e il nostro Capogruppo - siamo pronti a fare questo percorso. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e PD) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti del Liceo economico-sociale «Regina Margherita» di Torino, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 208, 211 e 212 MOLES (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MOLES (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il 27 gennaio, come è stato detto in tutti gli altri interventi, è il giorno scelto per onorare il ricordo dell'Olocausto, che ha portato lo sterminio di milioni di innocenti durante la Seconda guerra mondiale; il ricordo di questa tragedia storica non può e non deve rivivere però solo durante il Giorno della Memoria, ma ogni giorno e attraverso ogni strumento possibile affinché non si dimentichi. Ben vengano i viaggi, ma anche diari, documenti, testimonianze dei sopravvissuti a questa orribile pagina della storia dell'uomo. Leggiamo e rileggiamo queste testimonianze, andiamo ad ascoltarle dal vivo se possiamo, perché un giorno queste persone non ci saranno più e starà a noi tenere vive le loro verità e le loro storie e ricordiamo che dei pochi sopravvissuti sono stati liberati dai campi i loro corpi ma le loro anime sono rimaste e rimarranno prigioniere dei ricordi dei loro strazi Non è un bel Paese quello dove quasi il 16 per cento crede che la Shoah non sia mai esistita. Conoscere la storia, studiare la storia, ricordare e tramandare la storia nelle scuole e non solo, dovunque sia possibile: solo le cose che si dimenticano possono ritornare. (Brusio). PRESIDENTE. Rinnovo l'invito a mantenere il silenzio durante gli interventi dei colleghi, maggiormente in questa giornata. MOLES (FIBP-UDC) . Ci sono differenti modi di vivere questa memoria: guardando al passato, al presente o al futuro. Secondo me, l'unico modo onesto e costruttivo è farne occasione di riflessione a tutto campo: un'occasione per studiare la storia, ma anche per riflettere sul male, sull'indifferenza verso il destino dell'altro, affinché ciò che è accaduto non capiti più. Trovare la frase giusta e dedicare un pensiero particolare al Giorno della Memoria richiede sensibilità e un tatto delicato per una tragedia di tale portata, perché talmente immane è stato ciò che è accaduto che spesso le parole possono non avere la capacità di rappresentarne il senso. È tremendamente difficile ricordare l'Olocausto e la Shoah senza rischiare di scivolare in riflessioni banali, in ragionamenti ordinari, in parole cariche di retorica. Da un po' temo che si sia indebolita la cognizione del perché sia così importante la ricorrenza del ricordo dell'Olocausto, ma è un obbligo morale ed etico ricordare, perché non si può e non si deve dimenticare. Ricordare è un dovere: noi non dobbiamo e non vogliamo dimenticare e soprattutto non vogliamo che il mondo dimentichi. I lager non sono stati un incidente, ciò che è accaduto non è stato un fortuito avvenimento della storia. Ricordo Hannah Arendt: «Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso». La memoria dell'Olocausto e dei campi di concentramento deve rimanere nella mente di tutti, affinché nessuno possa dimenticarla, ma soprattutto affinché nessuno possa contestarla. Questo è un tema che deve accomunare tutti, senza se e senza ma. Non ci possono essere distinzioni di parte, perché sull'Olocausto, che è stato il male assoluto, non sono in alcun modo tollerabili revisionismo, ambiguità, negazionismo o sottovalutazione. I campi di concentramento devono rimanere come luogo di riflessione e di monito per tutti coloro i quali verranno dopo, affinché si sappia e si ricordi in eterno che uomini hanno fatto sì che altri uomini fossero ridotti a non essere più esseri umani ma solo dei malefici numeri tatuati, senza più nome, identità, ricordi, sentimenti e dignità e tutto per la programmata soluzione finale. Pochi anni ci separano dal più spaventoso crimine di massa della storia moderna, un crimine che mostra fino a che punto possa regredire la coscienza morale dell'umanità; l'Olocausto è giunto a definire la disumanità nel nostro tempo, tanto da essere la campana a morto dell'Illuminismo, uno sprofondare negli abissi dell'umanità, impensabile per chi considera la storia un crescente cammino di progresso e di civiltà. Se c'è oggi ancora un'etica ed una moralità post -Olocausto, ad ogni individuo è ora richiesto il dovere di ricordare e lo sforzo di intervenire contro qualsiasi Olocausto, perché è bene tener presente che alla discriminazione di massa e all'Olocausto ci si è arrivati e ci si arriva poco per volta, con il silenzio e con la noncuranza. Se c'è una propensione umana alla comoda dimenticanza, allora è ancora più importante oggi riflettere su quanto successo, per evitare che si ripeta un tale atto criminale. Oggi è ancora più importante ricordare: ricordare quanti hanno perso la vita e quanti sono sopravvissuti all'orrore dei campi di concentramento, per evitare che ci si dimentichi quanto successo in quegli anni bui per la storia dell'umanità. Colleghi senatori, la memoria storica dell'Olocausto e di tutti gli stermini di massa del secolo scorso riguarda l'intera umanità: gulag , Cuba, Ruanda, ex Jugoslavia, ancora e ancora. Se la verità è il solo riscatto che può esserci, la memoria è l'unico modo per custodirla intatta. Confutare il disastro razziale avvenuto durante la Seconda guerra mondiale è un reato, senza il dubbio del giudizio, sia perché è impossibile annientare una verità storica colma di evidenze inconfutabili sia perché sarebbe cecità pericolosa, potenziale preludio di altre, in cui l'uomo, non solo non comprende il peso di una realtà storica ma si dispone alla disattenzione circa l'ipotesi che essa possa ripresentarsi. È questa una distrazione che nessuno può permettersi, perché ciò significherebbe non comprendere quale sia stata e quale sia la gravità di un'epoca recente e tragica ove l'uomo ha mostrato la sua parte peggiore. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,30) ( Segue MOLES). Contestare qualunque testimonianza di un evento di questa portata significa mitigare la realtà della storia, sottraendole il suo significato istruttivo, voltando ancora la testa di fronte ad una sofferenza che è avvenuta, che si è ripetuta e potrebbe ripetersi. Negoziare o svalutare la storia equivale a mentire sull'uomo e su un disastro, tanto tremendo ma non sconosciuto, che l'umanità deve continuare a riconoscere, conservandone la memoria. Primo Levi diceva: «Il lager [...] è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo». Di fronte al peso della testimonianza, non solo della Shoah, ma del limite umano che essa testimonia, tutti, e soprattutto le nuove generazioni, devono allora avere la possibilità di visitare quei luoghi dell'orrore, affinché quei luoghi li aiutino a mantenere vivo il ricordo o facciano loro conoscere quella infamia e quella follia, per non rischiare di ignorare che, talvolta, è possibile perdere la ragione e dar voce ad odio folle ed insensato. Chi non conosce il passato è condannato a ripeterlo. Quindi, il ricordo dell'Olocausto deve rappresentare un monito per il presente e il futuro. Gli stermini, tutti gli stermini, sono pagine nere di una fase storica che mai più deve ripetersi. La memoria deve allora servire come vaccino per le aberrazioni. I figli di questa memoria sono i figli che non potranno odiare. In conclusione, signor Presidente, se non si vuol perdere la memoria di quando l'uomo rinunciò alla sua umanità, allora meditare su quanto è avvenuto spetta a tutti. Ricordare quanto è avvenuto è dovere di tutti! Per tutto questo e senza banali distinguo, annuncio il voto favorevole di Forza Italia, non sono alla nostra mozione, ma a tutte le altre mozioni presentate. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . MAIORINO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . «La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei [...]. Questa scarsa affidabilità dei nostri ricordi sarà spiegata in modo soddisfacente solo quando sapremo in quale linguaggio, in quale alfabeto essi sono scritti, su quale materiale, con quale penna; a tutt'oggi, è questa una meta da cui siamo lontani». Così, signor Presidente, onorevoli colleghi, mette in guardia Primo Levi, al principio del primo capitolo, dal titolo «La memoria dell'offesa», nel suo libro «I sommersi e i salvati», scritto nel 1986, a ormai quaranta anni di distanza dalla sua esperienza nel lager di Auschwitz. Con toni pacati ma sguardo fermo, Levi ha scrutato i recessi più purulenti della "banalità del male", mostrandone il suo volto familiare, qualunque, camuffato da normalità e dovere. Timido testimone dell'orrore, egli ci ammonisce: commemorare la Shoah è necessario, ma non è sufficiente. Anche in condizioni normali... (Brusio). Signor Presidente, è possibile avere un po' di silenzio in Aula? PRESIDENTE. Colleghi, vi pregherei di fare silenzio perché la collega non riesce ad andare avanti. Quanto meno, non date la schiena. Prego, senatrice Maiorino, continui. MAIORINO (M5S) . La ringrazio. «Anche in condizioni normali» - continua Levi - «è all'opera una lenta degradazione, un offuscamento dei contorni, un oblio per così dire fisiologico, a cui pochi ricordi resistono. È probabile che si possa riconoscere qui una delle grandi forze della natura, quella stessa che degrada l'ordine in disordine, la giovinezza in vecchiaia, e spegne la vita nella morte. È certo che l'esercizio (in questo caso, la frequente rievocazione) mantiene il ricordo fresco e vivo». «Ma è anche vero che un ricordo troppo spesso evocato, ed espresso in forma di racconto, tende a fissarsi in uno stereotipo, in una forma collaudata dall'esperienza, cristallizzata, perfezionata, adorna, che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese». È forse questa la causa della recrudescenza, certificata da diversi enti ed agenzie di monitoraggio, del fenomeno dell'antisemitismo, e più in generale del linguaggio e dei crimini d'odio ai danni delle minoranze e dei soggetti più deboli della società, cui assistiamo nel nostro tempo. Tendiamo a pensare che è sempre in altri luoghi e in altri tempi che si verificano i fatti più atroci; mai qui, mai ora. (Brusìo). PRESIDENTE. Vada avanti, senatrice. A volte c'è qualche interruzione. MAIORINO (M5S) . Ci provo. PRESIDENTE. Colleghi della Lega! Presidente Calderoli, può invitare i colleghi accanto a lei a fare silenzio? La senatrice Maiorino non riesce ad andare avanti. MAIORINO (M5S) . La nostra sensibilità è dotata di una vista siffatta che non sempre riesce a mettere a fuoco quel che è molto vicino a noi. Tenendo gli occhi fissi su quel punto, che si fa sempre più lontano nella storia, tendiamo a perdere di vista, o a sottovalutare, i segni che l'oggi ci manda. Eppure, è proprio oggi, è in questo particolare frangente storico che ripercorrere le tappe che portarono agli orrori della Shoah appare assolutamente necessario, forse salvifico. È solo mantenendo viva la memoria, non come esercizio retorico, ma innestandola davvero nel presente, che si può sperare di allontanare la iattura di una tragica profezia: «Si affaccia all'età adulta una generazione scettica» - scrive ancora Levi, e badate che qui sta parlando di noi, di noi che siamo adulti oggi - «priva non di ideali ma di certezze, anzi, diffidente delle grandi verità rivelate; disposta invece ad accettare le verità piccole, mutevoli di mese in mese sull'onda convulsa delle mode culturali, pilotate o selvagge». Ancora: «Per noi, parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perché inaspettato, non previsto da nessuno». Continua Levi: «È avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa; incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire». Questo è l'inquietante messaggio che ci consegnano i testimoni della Shoah: è avvenuto, quindi può avvenire ancora. «Attende solo il nuovo istrione» - continua Levi - «(non mancano i candidati) che la organizzi» - si riferisce alla violenza - «la legalizzi, la dichiari necessaria e dovuta e infetti il mondo». Io ho avuto la fortuna di poter insegnare storia là dove la follia nazista nacque, in Germania, nelle scuole pubbliche tedesche, e non potrò mai dimenticare lo sguardo sgomento sul volto delle ragazze e dei ragazzi mentre approfondivamo quella folle ideologia che guidò le scelte di un intero Paese e che, in realtà, rischiò di infettare l'intera Europa e il mondo occidentale. Non dimentichiamo infatti che l'ideologia nazista della superiorità di una razza su un'altra e della sopravvivenza del migliore non nasce dal nulla, è mutuata da una distorta interpretazione delle teorie darwiniane e si faceva forte di tesi pseudoscientifiche molto in voga all'epoca, tanto che entrarono nei libri di scuola dei bambini tedeschi ed italiani. In base a queste teorie pseudoscientifiche si affermava (presunti dati alla mano) che vi fossero razze geneticamente inferiori e razze geneticamente superiori, individui costituzionalmente inferiori e altri superiori e che pertanto coloro che erano superiori avevano il diritto, anzi il dovere, di eliminare o soggiogare gli altri, i cosiddetti untermenschen, ossia gli ebrei in primis , ma anche tutti coloro che questo folle schema indicava come un ostacolo allo sviluppo della società: e allora via gli omosessuali, via i nomadi, via i malati psichiatrici, via anche i malati cronici. Il programma denominato Aktion T4 prevedeva infatti la soppressione delle persone affette da malattie genetiche inguaribili e dei portatori di handicap mentali veri o presunti. Queste vite venivano apertamente definite come indegne di essere vissute. È per questo che Auschwitz e tutti i campi degli orrori della persecuzione nazifascista non sono dei luoghi fisici e la Shoah non è un capitolo su un libro di storia. La Shoah è una categoria mentale: quella della sopraffazione accettata, sostenuta o elevata a sistema, dell'indifferenza di fronte alla negazione dei diritti delle minoranze di qualunque genere, dell'insensibilità davanti al dolore di un altro che non è dei nostri. Quando l'odio diventa normale, l'insulto e la discriminazione derubricati a scherzo, il saluto romano una bravata per cui darsi di gomito, o addirittura quando l'idea che vi sia una superiorità o una maggiore dignità di alcuni gruppi umani su altri viene giustificata come legittima opinione personale, ecco che rischia di ricominciare la Shoah. La commemorazione della Shoah e degli eccidi compiuti nel furore di una pretesa superiorità identitaria non può e non deve avere la scialba parvenza di un doveroso quanto stanco rituale che ricorda un avvenimento lontano, cristallizzato in un'epoca remota e irripetibile che non ci riguarda. Sappiamo dov'è Auschwitz e cosa accadde dentro quei recinti di filo spinato: non può mai più ripetersi. Levi però ha capovolto completamente questo rassicurante teorema e ha affermato il contrario: è già accaduto, quindi può accadere ancora. La Storia è piena di lezioni non imparate o dimenticate. Ben vengano, quindi, iniziative di questo genere, mozioni che impegnano il Governo a promuovere i viaggi della memoria, a sostenere le istituzioni e i luoghi della memoria, a compiere ogni altra azione utile a far sì che le nostre ragazze e i nostri ragazzi conoscano sempre meglio la tragedia della Shoah e sappiano ciò che l'uomo, con fredda e calcolata pianificazione, è stato capace di fare all'uomo. Ci sembra altresì opportuno auspicare che oggi, attraverso la fattiva e reale collaborazione di tutti i Gruppi politici, le buone intenzioni espresse in quest'Aula possano trovare un concreto riscontro nel pronto avvio dei lavori della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, voluta dalla senatrice Segre. Avviandomi alla conclusione, ricordo infatti che l'esempio che diamo con il nostro comportamento, con le nostre azioni e con il linguaggio che scegliamo di utilizzare, è l'insegnamento più grande e duraturo che possiamo trasmettere ai giovani. Facciamo sì che le nostre buone intenzioni trovino corrispondenza sempre nei nostri comportamenti e nelle parole che scegliamo di usare, come legislatori e come rappresentanti delle istituzioni. Con questo auspicio e con questa esortazione annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi dai Gruppi M5S, Misto e (Aut (SVP-PATT, UV)) ) . PRESIDENTE . Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 208, presentata dal senatore Salvini e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Passiamo alla votazione della mozione n. 211. PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, prima di richiedere la votazione per parti separate della mozione n. 211, vorrei rivolgermi molto sommessamente al presidente Bernini, che è la proponente della mozione, e quindi al Gruppo Forza Italia perché stiamo condividendo le linee generali e gli impegni... PRESIDENTE. Le ricordo che siamo in fase di votazione. PERILLI (M5S) . Sì, Presidente, vorrei motivare la mia richiesta. Se è possibile, vorrei che fosse accolta la proposta di eliminare dalle premesse quanto contenuto dal nono paragrafo in poi, fino agli impegni. Vi spiego perché: qui si cita un sondaggio che non deriva da una fonte istituzionale, su un campione, tra l'altro, non rappresentativo di tutte le scuole medie e superiori, che contano 15.000 alunni. Peraltro, in un altro paragrafo, ci sono dati confusi e secondo me anche alcune contraddizioni, là dove ci si riferisce un 47 per cento di alunni, senza meglio specificare. Adesso non entro, Presidente, nello specifico, ma penso che sia comunque accettabile per i proponenti non richiedere un voto di adesione e la cristallizzazione del sondaggio del portale «Skuola.net» (che fa comunque un doveroso lavoro) e lasciare che la mozione sia impostata su linee più generali, come le altre. PRESIDENTE. Qual è la proposta? PERILLI (M5S) . Signor Presidente, la proposta è sopprimere questa parte e votare la mozione per intero, nel testo modificato, oppure votare per parti separate prima le premesse e poi gli impegni. BERNINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo molto velocemente, perché - come ha giustamente ricordato - siamo in fase di votazione. Noi abbiamo dichiarato ab origine - me lo ricordava ora il vice presidente Mallegni - la nostra disponibilità a fare anche una mozione unitaria. Però ognuno ha le sue premesse, che conserva giustamente, anche perché queste premesse non sono alla base di quello che chiediamo con questa mozione, ma sono uno degli elementi che compongono la mozione, di cui non abbiamo intenzione di privarci. Quindi, va bene se vogliamo votare per parti separate, ma noi conserviamo unitariamente il testo della nostra mozione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE . Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate della mozione n. 211. È approvata. Direi che non c'è bisogno di controprova. Mi pare che la proposta sia accolta all'unanimità. Ricordo ai proponenti della mozione n. 211 che il Governo aveva avanzato una proposta di riformulazione del secondo impegno, nel senso di aggiungere la frase «nel rispetto dei vincoli di bilancio». BERNINI (FIBP-UDC) . Accolgo la proposta di riformulazione. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 211 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo degli impegni della mozione n. 211 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Anche sulla mozione n. 212 il rappresentante del Governo ha proposto una riformulazione, che risulta accolta dai proponenti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 212 (testo 2), presentata dai senatori Marcucci, Faraone, Perilli, De Petris, Unterberger e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B) . Discussione dalla sede redigente e approvazione del documento: Doc Doc. XXII, n. 9-bis Proroga del termine di cui all'articolo 1, comma 2, della deliberazione del 16 ottobre 2018, recante "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere" VALENTE ed altri. - (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del documento XXII, n. 9- bis . La relatrice, senatrice Maiorino, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. MAIORINO, relatrice . Signor Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere, sulla cui proroga è chiamata ad esprimersi la Commissione affari costituzionali, ha esaminato la relazione sull'attività finora svolta. Vorrei darvi brevemente conto del contenuto di essa, ma soprattutto delle ragioni per le quali una proroga si rende necessaria. Sul piano organizzativo, la Commissione di inchiesta ha regolato la propria attività costituendo tre sottogruppi di lavoro, coordinati dalla Presidente e dalle due Vice Presidenti in carica, dedicati rispettivamente ai nodi della prevenzione, della protezione e della punizione, così come previsto dalla Convenzione di Istanbul, che indica in queste tre "P" le strade strategiche per aggredire il fenomeno della violenza nei confronti delle donne. In questo primo anno di lavori la Commissione ha svolto una lunga e approfondita attività conoscitiva, che si è sostanziata nell'audizione di oltre una sessantina di soggetti in quasi quaranta sedute plenarie e in una prima serie di sopralluoghi sul territorio (in Basilicata, in Trentino, in Sicilia e in Campania). Per poter fotografare con puntualità e precisione i passaggi più a rischio nei processi per violenza, passaggi che talvolta diventano veri e propri vulnus , anche con riguardo ai casi di separazione, in presenza di problemi legati all'affido di minori, la Commissione ha predisposto sette distinti questionari rivolti ai presidenti dei tribunali ordinari e dei tribunali di sorveglianza; alle procure della Repubblica; alla Scuola superiore e al Consiglio superiore della magistratura; agli ordini regionali degli psicologi e al Consiglio nazionale forense. Questi questionari sono stati inoltrati il 20 dicembre 2019 e alcune risposte sono già pervenute, mentre siamo ancora in attesa della risposta di molti altri organismi. Al di là del questionario, ritengo che una proroga della Commissione per tutta la durata della legislatura sia necessaria. (Brusio). PRESIDENTE. È un destino: quando parla la collega vi è un po' di movimento nella parte destra dell'emiciclo. Vi pregherei di lasciarle svolgere con serenità il suo - peraltro breve, mi auguro - intervento. MAIORINO, relatrice . Grazie, Presidente. Si rende necessaria sia per ragioni oggettive, legate al fatto che il fenomeno della violenza ai danni delle donne e dei femminicidi sembra ben lontano dall'essere in diminuzione (il 2020 si è aperto con un vero e proprio eccidio di donne), sia per ragioni legate alla stessa attività di inchiesta e alla esigenza di approfondire alcuni aspetti non ancora adeguatamente trattati nel corso di questo primo anno. Più nel dettaglio, un primo aspetto oggetto di analisi ha riguardato i criteri e le modalità di scelta dei consulenti tecnici nell'ambito dei procedimenti per reati di violenza di genere, su cui è necessario indagare più a fondo. Un ulteriore profilo che la Commissione ha approfondito e deve aver modo di approfondire ulteriormente, anche attraverso l'acquisizione degli atti relativi ad alcune vicende processuali giunte alla ribalta della cronaca, riguarda la questione della disciplina processuale dei giudizi per reati di violenza di genere (soprattutto dei femminicidi), con particolare attenzione ai limiti alla discrezionalità del giudicante in ordine all'applicazione delle circostanze attenuanti nei casi in cui il fatto sia commesso ai danni di donne vulnerabili o nei casi in cui ricorrano circostanze aggravanti. PRESIDENTE. Senatrice, devo ancora provare ad eliminare il rumore di sottofondo: dal momento che per circa mezzora non si voterà, se qualcuno non è interessato ad ascoltare la relazione, può accomodarsi alla buvette o dove ritiene più opportuno. Mi rivolgo soprattutto al Gruppo di fronte a me, a destra. MAIORINO, relatrice . La ringrazio, signor Presidente. Per quanto concerne la prevenzione, un primo importante aspetto del quale la Commissione si è occupata è stato rappresentato dalla promozione a livello di comunicazione di una cultura rispettosa del genere e della necessità di un superamento di ogni stereotipo e forma di hate speech . In fatto di prevenzione c'è però ancora moltissimo da fare. La Commissione ha già avviato l'interlocuzione con le associazioni che si occupano di ascolto degli uomini maltrattanti, ma l'aspetto resta ancora da approfondire per verificare come questi percorsi possano essere inseriti nei programmi di recupero, evitando l' escalation della violenza finale. Un aspetto sul quale la Commissione ha avviato un approfondimento è legato alla formazione, da intendersi sotto un duplice profilo: da un lato, come formazione universitaria di coloro che per professione nella loro successiva esperienza lavorativa potrebbero doversi confrontare con le vittime di violenza e, dall'altro lato, come formazione scolastica in senso stretto e quindi coloro che, da educatori, dovranno promuovere e costruire modelli culturali ed educativi orientati ad una corretta e sana gestione delle relazioni e al riconoscimento e al rispetto delle differenze. Anche in questo senso la Commissione si riserva di continuare ad approfondire e fornire indirizzi anche normativi per introdurre questi percorsi educativi nelle scuole di ogni ordine e grado. Si rende necessaria una proroga, preferibilmente per il corso della legislatura, così come stabilito anche nella prima Commissione: avere una prospettiva pluriennale consentirà infatti alla Commissione di realizzare tutti quegli obiettivi ambiziosi che si è proposta e di sviscerare in modo adeguato tutti gli aspetti che connotano il fenomeno della violenza contro le donne e dei femminicidi, anche, eventualmente, attraverso uno studio di diritto comparato degli altri sistemi europei. (Applausi dai Gruppi M5S e IV-P.S.I.) . PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il fatto che solo la scorsa settimana sono state uccise sei donne dimostra che la Commissione che si occupa di questo fenomeno è più necessaria che mai. E questo con buona pace di chi nega il fenomeno, come il quotidiano «Libero», che confronta gli uomini uccisi con le donne uccise, ma dimentica di dire che i primi non sono stati fatti fuori dalle loro fidanzate, compagne, mogli, amiche: sono morti durante sparatorie, regolamenti di conti, incidenti di caccia. Non sono cioè «maschicidi», ma omicidi. I femminicidi invece avvengono dalla mano del partner e le vittime sono donne. Queste sono in pericolo soprattutto nel contesto di una separazione, quando vogliono iniziare una nuova vita autonoma. Purtroppo, la concezione maschilista, secondo la quale la donna è considerata un possesso, è ancora nella testa di troppi uomini, per i quali una separazione rappresenta una lesione di quell'onore maschile che fino al 1981 trovava copertura in un'infame norma del codice penale, quella che prevedeva una riduzione della pena nei casi di femminicidio susseguente ad un tradimento da parte della donna. La domanda da farsi è: cosa si deve fare per contrastare il fenomeno? Il codice rosso è stato un passo avanti, perché questi reati devono avere la massima attenzione, con l'obbligo per il pubblico ministero di ascoltare personalmente la vittima entro tre giorni. I reati di percosse, lesioni personali e di maltrattamento in famiglia devono essere presi più sul serio dalle Forze dell'ordine, perché spesso sono i primi segnali di violenza in una spirale che può portare al femminicidio. Non è più tollerabile che a tante donne che decidono di denunciare la violenza venga risposto che devono risolvere il litigio in famiglia. Con il codice rosso si è rafforzata la tutela preventiva introdotta con la legge del 2001 perché il pubblico ministero che parla subito con la vittima può capire meglio la situazione e decidere di chiedere una misura di protezione e si nota già che aumentano le misure di protezione, ma purtroppo non basta. Sappiamo che troppe vittime sono state uccise da uomini che erano sottoposti a una misura di divieto d'avvicinamento. Questo è un vero e proprio fallimento dello Stato, che non è stato in grado di garantire l'adeguata protezione. Pertanto, i provvedimenti cautelari del non avvicinamento all'ex coniuge e ai figli devono essere controllati meglio e in questo senso il braccialetto elettronico proposto con il primo decreto sicurezza è una misura efficiente, ovviamente sempre a condizione che lo Stato se li procuri, dato che oggi mancano dove ce n'è bisogno. La condanna sociale nei confronti di chi commette violenza deve essere assoluta e generalizzata, senza attenuanti di alcun genere. Questo vale anche per la violenza verbale di chi consiglia alle donne di stare sempre alcuni passi dietro rispetto all'uomo o di chi mette nel suo bar un water a forma di bocca femminile. Forse si dovrebbe introdurre una nuova fattispecie di reato, l'offesa alla dignità della donna. Dobbiamo anche sensibilizzare le donne per una forte presa di consapevolezza della propria autonomia e della propria libertà da ogni forma di sopruso psicologico, materiale o sociale che sia. Solo così troveranno sempre più la forza di denunciare e di prendere le distanze, perché sentiranno attorno a sé una rete di protezione e solidarietà sociale. Soprattutto, tutti dobbiamo lavorare per raggiungere una società dove uomini e donne sono sullo stesso livello perché il femminicidio è il punto estremo di degenerazione di quella odiosa cultura che nega pari opportunità e dignità a uomini e donne. Purtroppo, nei posti di potere le donne sono ancora sottorappresentate; la pubblicità le ritrae prevalentemente come oggetto sessuale e per le posizioni importanti nella lingua italiana si fa ancora ricorso al maschile. Pertanto, c'è ancora tanto lavoro per una Commissione sul femminicidio e per questo ben venga la sua proroga. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e della senatrice Maiorino) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, nel ringraziare il Presidente della Commissione, la senatrice Valente, i commissari e i funzionari per il lavoro svolto finora, ci sentiamo di confermare con tutta la determinazione possibile la proroga dei lavori della Commissione. I numeri che ho appena ascoltato e che citava la senatrice Unterberger non sono semplicemente una fredda contabilità che abbiamo il dovere di riportare - ahimè - quasi quotidianamente, ma danno il senso della dimensione reale e, vorrei dire, endemica del fenomeno di cui abbiamo bisogno di occuparci con maggiore forza, se fosse possibile. Naturalmente non replico le cose già dette in modo esaustivo dalla relatrice, senatrice Maiorino. La Commissione si è mossa lungo i binari già descritti e costruiti dalla Convenzione di Istanbul, con le famose tre "P" della prevenzione, protezione e punizione. Bisogna dirlo, anche con un elemento di chiarezza: non siamo all'anno zero, molte cose sono state fatte, anche e soprattutto sul piano legislativo e normativo; penso, ad esempio, a tutto il terreno della repressione e della punizione, dalla ratifica della Convenzione di Istanbul al codice rosso, per parlare di due momenti che hanno caratterizzato una riflessione che ha informato tutto il Parlamento, con ricadute di tipo legislativo in termini di iniziativa legislativa. Tutto quel percorso ha avuto una sua importanza e una sua determinazione: molto si è fatto sul terreno della repressione e anche nell'articolare un meccanismo che ha costruito le condizioni perché quella repressione contro gli atti di violenza di genere nel contrasto al femminicidio avesse la sua efficacia. Penso ad esempio alla specializzazione dei tribunali, un percorso avviato già da diversi anni; penso alle buone pratiche messe in campo dai tribunali e dal sistema sanitario (alcune delle quali abbiamo toccato con mano e incontrato nelle missioni a cui si faceva riferimento); penso a tutta la grande questione della protezione: c'è una condizione da cui non si può prescindere, se vogliamo contrastare efficacemente questo fenomeno, cioè bisogna mettere le vittime nelle condizioni di fare il grande passo della denuncia, che trasforma la vita delle donne vittime di violenza tanto quanto la violenza già subita, facendole entrare in un nuovo mondo dagli esiti totalmente incerti e gli esiti sono tanto più incerti quanto più è precaria la condizione della vittima sul piano materiale e della sua autonomia. C'è poco da fare: se non mettiamo in campo quel sistema di protezione, dalla presa in carico della vittima a tutto ciò che viene dopo, con tutta l'incertezza che consegue alla decisione di denunciare finalmente e definitivamente l'aguzzino, anche la repressione perde notevolmente la propria efficacia. Fatemi dire qui - lo dico ai colleghi che ne sono membri - che la Commissione d'inchiesta sul femminicidio non è un elemento estraneo alla dinamica del Parlamento tutto: anzi, tutto il Parlamento dovrebbe sentire la responsabilità di osservare con molta attenzione ciò che fa la Commissione e quindi di evitare quello che è stato fatto nel corso degli anni, non per insipienza o responsabilità specifiche, ma perché c'è un meccanismo farraginoso da superare. A proposito di protezione e presa in carico, facciamo in modo - e credo che ci siano le condizioni perché questo accada - che, a fronte dei finanziamenti - che, per fortuna, esistono - per i centri antiviolenza, il ritardo con cui vengono erogati non renda poco efficace tale investimento, perché manca l'elemento della programmabilità e della programmazione delle attività e dei lavori per enti così importanti. I centri antiviolenza rappresentano infatti un terminale fondamentale per raccogliere quest'istanza e questo disagio, che vorrei definire sociale, e prendere in carico le vittime di violenza. Infine, veniamo alla prevenzione, che ritengo sia il tema centrale alla base delle nostre discussioni e quindi anche delle nostre eventuali ulteriori iniziative legislative. C'è poco da fare, l'hanno ricordato le colleghe che mi hanno preceduto: dobbiamo metterci in testa - e lo dico innanzi tutto ai colleghi uomini - che questo mondo è ancora troppo al maschile nelle sue declinazioni, che vuol dire nel lavoro, nelle pieghe della società, nel dibattito e nel discorso pubblico. Se non invertiamo questa rotta e ci mettiamo in testa che questa declinazione va completamente ribaltata, le nostre rimarranno parole al vento. La mia impressione - lo dico con una certa preoccupazione - è che quelle che vengono definite le più grandi democrazie del mondo, cioè quei Paesi che dovrebbero fare un po' da apripista sul terreno del rispetto dei diritti delle persone, nella fase storica che attraversiamo sembra, ahimè, che stiano facendo passi indietro significativi. Penso, ad esempio, a proposito di responsabilità della politica, a quanto il discorso pubblico, a partire da quello dei leader dei più grandi Paesi, sia informato di questo elemento machista e a quanto ci sia di questa declinazione al maschile nel linguaggio, nei comportamenti e, quindi, anche nella possibilità di disegnare una società che evidentemente non può essere quella in cui viviamo e che deve essere cambiata. Ciò ha un impatto enorme. Non bastano - lo dico così - una pubblicità progresso in più o una campagna di sensibilizzazione, che pure abbiamo il dovere di fare. C'è bisogno di ricostruire dalle radici e le radici, naturalmente, attengono anzitutto alla sfera della formazione e dell'educazione delle persone. I momenti forse più belli che abbiamo avuto il piacere di vivere con i colleghi commissari sono stati quelli in cui abbiamo avuto la possibilità di un contatto con gli studenti nelle scuole. La scuola, la scuola pubblica anzitutto, è un grande antidoto a quest'idea del mondo che non ci piace. Permettetemi di immaginare una cosa che mi piacerebbe che accadesse entro la fine di questa legislatura, anche con uno spirito trasversale alle forze politiche. Si parla tanto di sostenibilità ambientale (che è uno dei temi centrali, pena la non sopravvivenza della specie umana) e, quindi, di impatto delle politiche in termini di sostenibilità. Ebbene, mi piacerebbe molto che immaginassimo la costruzione di un indice di impatto di genere (non perché siamo dei contabili, ma sto parlando di una cosa molto reale) per tutti i provvedimenti che adottiamo. (Applausi delle senatrici Conzatti e Maiorino) . Infatti, ogni legge che scriviamo e adottiamo (noi siamo legislatori e questo facciamo di mestiere in questo momento) ha un impatto diretto o indiretto proprio sui rapporti di equilibrio tra il mondo delle donne e quello degli uomini, se mi è permesso usare quest'espressione. Misurare quest'impatto può pertanto avere un valore non solo simbolico, ma materiale per ridisegnare una società che non ci piace perché anche così, anche da questo, si misura il tasso di civiltà di un Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, PD, IV-P.S.I. e Aut (SVP-PATT, UV) e della senatrice Maiorino) . GINETTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GINETTI (IV-PSI) . Signor Presidente, anche io voglio unirmi al ringraziamento alla presidente della Commissione sul femminicidio, senatrice Valeria Valente. La Commissione ha iniziato la sua attività giusto un anno fa, ereditando peraltro un importante lavoro svolto dalla prima Commissione di inchiesta, istituita nella XVII legislatura, durante la quale abbiamo ratificato l'importante Convenzione di Istanbul, con cui la violenza contro le donne è stata finalmente qualificata come una violazione dei diritti umani. Abbiamo poi introdotto nuove norme, punitive, repressive e a tutela degli orfani di femminicidio e, poi, nell'estate scorsa, con il codice rosso abbiamo introdotto disposizioni per l'accelerazione dei tempi di intervento della magistratura dalla notizia di reato, nonché nuove fattispecie quali il revenge porn , il matrimonio forzato e le lesioni permanenti al viso. La Commissione della XVII legislatura ci aveva già consegnato delle evidenze. La violenza si esprime in modo e forme diverse, intaccando però l'identità e l'esistenza delle donne tra violenze psicologiche, forme di persecuzione, controllo, intimidazione e ricatti anche economici. È possibile intravedere aspetti comuni a tali violenze: la trasversalità della classe sociale e il silenzio che spesso le circonda. Nel confermare come in oltre il 75 dei casi le donne muoiono nell'ambito familiare per mano di coniugi, conviventi, fidanzati o ex, tutti noi legislatori, accanto a un'opinione pubblica sempre più attenta al fenomeno, ci siamo sentiti chiamati in causa per indagare ulteriormente con il lavoro della Commissione di fronte a dati incontrovertibili. Mentre negli ultimi anni il numero dei reati contro la persona è in diminuzione, così come il numero degli omicidi, non diminuisce, anzi aumenta, il numero dei femminicidi, ovvero le uccisioni di donne per mano di uomini: sei donne sono state uccise solo nella scorsa settimana. Da qui la difficoltà a inserire il femminicidio in un contesto o nelle politiche di sicurezza, spingendoci piuttosto a riflettere sul fronte della prevenzione, per la costruzione di modelli culturali basati sulla parità di genere e per il superamento degli stereotipi sociali. La prevenzione è basata sul riconoscimento tempestivo delle situazioni di rischio e sul successivo e tempestivo intervento di messa in sicurezza della donna e dei figli dalle violenze e maltrattamenti, che spesso, purtroppo, si acuiscono proprio nel momento della denuncia e nella fase della separazione e dell'allontanamento. Il compito della Commissione è quindi, innanzitutto, indagare sull'efficacia delle norme che abbiamo introdotto, per poi proporre delle modifiche, e verificare l'efficacia o i ritardi nella catena amministrativa, che abbiamo rilevato, nel sostegno delle strutture, dai centri violenza alle case di accoglienza e di rifugio, nei tempi di finanziamento, dal piano nazionale a quello regionale, al riparto negli ambiti territoriali e nei centri operativi. Una delle questioni da esaminare è stata proprio quella relativa al dato di partenza: verificare cioè l'esistenza, per poi chiederne l'istituzione, di una modalità di registrazione di tali uccisioni e violenze, che possano nell'immediatezza essere registrati come reati di genere. Per questo è stato predisposto, con il contributo dei consulenti, un questionario puntuale, che abbiamo sottoposto alle procure. La Commissione ha lavorato molto con l'audizione di oltre 60 esperti, ma anche con sopralluoghi in diverse Regioni, dalla Basilicata al Trentino, dalla Sicilia alla Campania. Abbiamo audito i rappresentanti del mondo accademico e i magistrati, anche per valutare l'esistenza di prassi processuali volte alla protezione delle vittime, al fine di evitare quel fenomeno che viene definito vittimizzazione secondaria. Abbiamo valutato tutte le proposte di integrazione delle norme penali a completamento del sistema attuale, che diventeranno probabilmente proposte concrete, dall'arresto differito del responsabile di violenza all'introduzione di una fattispecie che tuteli i figli, costretti ad assistere a tali maltrattamenti, come dirette vittime di tali condotte, oggi considerate solo aggravanti di reato. Occorre tutelare i figli proprio nel momento della separazione e del divorzio, in relazione alle problematiche del rapporto ancora esistente tra i contesti giurisdizionali, civili e penali, nella connessione tra i processi per reati di violenza e i giudizi civili per l'affidamento dei minori, nella valutazione della potestà genitoriale. L'ambito su cui molto rimane da indagare è quello della prevenzione e della rilevazione del rischio e la conseguente pronta messa in sicurezza della donna. Fattori culturali, omertà, ma anche la formazione degli operatori costituiscono ancora delle barriere importanti. Occorre la formazione dei magistrati, forse con sezioni specializzate, che in alcuni casi esistono, soprattutto nei grandi tribunali, ma anche la formazione degli operatori dei centri di ascolto. Molto interessante può essere la proposta di un confronto con le normative e le prassi instaurate a livello di Unione europea. La Commissione europea ha una banca dati importante, grazie ai programmi pluriennali che già esistono, ovvero Daphne e Rights, equality and citizenship (REC). Purtroppo non siamo soli in questa triste classifica e, anzi, molti Paesi registrano dati ancora più tragici. Di certo gli stereotipi educativi, insieme a un linguaggio denigratorio e offensivo della dignità della donna, rappresentano quantomeno dei sintomi, per cui è necessario un lavoro che richiede ancora impegno. Mi riferisco al linguaggio della strada, ma anche al linguaggio giornalistico, che arriva purtroppo a contaminare persino le motivazioni delle sentenze, rispetto alle circostanze attenuanti, in riferimento a stati emozionali e psicologici del reo. La violenza contro le donne è una questione che richiede dunque un serio intervento culturale per rendere concreta la parità di diritti tra uomo e donna, garantendo il superamento di ostacoli che ancora si frappongono nel rendere i principi costituzionali attuati, dalla parità sul posto di lavoro alla parità negli impegni di cura familiare, alla parità nella rappresentanza politica e societaria privata; parità nelle differenze per modelli culturali ed educativi orientati a una corretta e sana gestione delle relazioni, al riconoscimento e al rispetto reciproco. Per questo il Gruppo Italia Viva-P.S.I. è favorevole alla proposta di proroga dell'attività della Commissione, per poter consegnare riflessioni su cui costruire proposte nelle mani della ministra Bonetti e della sottosegretaria Francesca Puglisi, che ha la specifica delega alle pari opportunità. Tra l'altro, va riconosciuto il lavoro che sta svolgendo la ministra Bonetti che è importante, a partire dallo sblocco dei fondi per gli orfani e dall'avvio della ripartizione delle risorse per il 2020, e soprattutto per aver già lanciato il primo piano strategico nazionale per la parità di genere. È un fenomeno, in conclusione, che chiaramente non può essere un tema di divisione ma, al contrario, deve essere di intervento condiviso; un fenomeno tragico ma anche molto complesso, nella consapevolezza - come ha detto il collega che mi ha preceduto - che le politiche di genere devono essere analizzate e valutate sempre più in modo trasversale. Ogni politica deve avere una valutazione di impatto di genere, in tutte le competenze dei diversi Ministeri, ma senz'altro a partire dalle competenze del Ministero dell'istruzione per l'educazione scolastica. (Applausi dai Gruppi IV-P.S.I., PD e M5S) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal 7 febbraio 2019 la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, ha svolto la sua attività attraverso indagini, approfondimenti e audizioni. Non voglio sottolineare l'analisi della dimensione quantitativa del fenomeno del femminicidio. Quello che durante i lavori, e anche in questa sede, vorrei evidenziare è l'aspetto direi quasi ontologico, qualitativo che è dietro questo fenomeno diffuso e sommerso. Il femminicidio è l'atto ultimo, finale ed estremo, di una serie reiterata di atti di violenza, perché raramente non è preceduto da una catena ininterrotta di atti violenti. Non voglio parlare solo di dati perché il fenomeno è sommerso e noi ne conosciamo soltanto la punta del classico iceberg , ma soprattutto perché dietro ogni donna che viene uccisa c'è la sua famiglia, ci sono i suoi parenti, ci sono i suoi figli. E proprio su questo aspetto vorrei attirare l'attenzione, ovvero sui cosiddetti orfani di femminicidio e di crimini domestici cui una legge specifica ha destinato un fondo. Voglio rivendicare - lo faccio con orgoglio - che, grazie ad un emendamento di Fratelli d'Italia che è stato accolto dalla maggioranza e dalle opposizioni, quindi da tutti, tale fondo è stato incrementato di un milione di euro. Si tratta di un fondo da destinare in favore degli orfani del femminicidio e delle famiglie affidatarie, spesso lasciate sole nel sostenere quei bambini negli studi e nel ritorno - se è possibile - alla normalità. Dico anche che siamo stati costretti a denunciare l'assenza dei decreti attuativi della legge sugli orfani del femminicidio. Lo abbiamo fatto per mesi, finché nel novembre scorso si è preso l'impegno da parte della maggioranza di arrivare finalmente a tali decreti; prima purtroppo anche questa legge è rimasta inapplicata e i suoi fondi non sono stati distribuiti. Ha fatto bene, quindi, la nostra Commissione a insistere, attraverso i suoi sottogruppi, sulle cosiddette tre P (prevenzione, protezione e punizione) che ci ha indicato la Convenzione di Istanbul, e che l'Italia tra i primi Paesi ha voluto ratificare. Ed è una piattaforma contro le violenze domestiche, contro le violenze di genere e contro il femminicidio. E mentre noi lavoravamo, attraverso la nostra organizzazione interna, voglio ricordare che c'è stata anche l'approvazione del codice rosso, con l'introduzione di nuove fattispecie di reato come il revenge porn , come il delitto di costrizione al matrimonio (i cosiddetti matrimoni forzati e precoci), nonché le lesioni, le deformazioni al corpo e al viso. Mentre noi lavoravamo c'era però anche un cambiamento più generale, sia pure con le criticità di applicazione del codice rosso. Ci siamo posti la domanda - lo voglio dire con sincerità - se si dovesse prorogare questa Commissione per l'intera legislatura, come ci apprestiamo a fare, o se - lo abbiamo fatto attraverso alcuni emendamenti che abbiamo proposto come opposizione in Commissione affari costituzionali, ma che sono stati bocciati - dare un anno di proroga. È inutile stare qui a discutere: la stiamo prorogando fino a fine legislatura, ma nel rispetto del perimetro stabilito dalla delibera istitutiva possiamo e dobbiamo darci anche altri obiettivi, allargare lo sguardo e concentrare la nostra attenzione su argomenti che nel primo anno di attività non abbiamo potuto - per colpa di nessuno - affrontare. È vero che ci confrontiamo con una questione strutturale, quella della violenza di genere, che l'Organizzazione mondiale della sanità definisce un flagello sociale globale. E lo è perché le violenze restano la prima causa di morte per le donne. Ma soprattutto ci stiamo confrontando con un fenomeno che è a tutte le latitudini, in tutte le geografie sociali: è un mondo che attraversa il mondo, attraversa le etnie, le fedi religiose, i ceti sociali, le età e, quindi, è un qualcosa di molto profondo. Direi che è una malattia antica, un male secolare ed è inutile confrontarsi sui neologismi e sui termini, perché la sostanza non cambia. Se usiamo il termine femminicidio, lo facciamo perché se ne è occupata prima la criminologia attraverso il lavoro di Diana Russell, che così ha definito l'omicidio volontario di donna in quanto donna. Usiamo questo termine perché se n'è occupata la politica: penso al Parlamento messicano, al lavoro dell'antropologa Lagarde che, con una commissione d'inchiesta, ha fatto introdurre nel codice penale di quel Paese una fattispecie di reato nuova, appunto quella del femminicidio. Non c'è in Europa e non c'è in Italia, ma abbiamo comunque molte norme per oggettivare questo fenomeno e punirlo. Quelle norme vanno applicate. Gli sconti di pena che ancora vediamo sono inaccettabili per chi si macchia di reati del genere. È quindi evidente che dobbiamo rafforzare il concetto, la politica, la percezione della questione. Proprio perché dobbiamo lavorare più a lungo, per un'intera legislatura, il Gruppo Fratelli d'Italia torna a chiedere - come feci già io un anno fa, quando discutemmo della nascita della Commissione - che, tra i vari temi all'attenzione della nostra Commissione, si inserisca anche quello dell'utero in affitto, che deve diventare reato universale, di cui non sentiamo più parlare e che è una forma di sfruttamento del corpo femminile e della condizione di povertà delle donne e non c'è una pratica più turpe di questa. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC) . Attribuiamo a questa Commissione anche una funzione di monitoraggio, di statistiche, di raccolta di dati. C'è ancora un tema, che voglio proporre veramente con passione e con slancio, sul quale tutti dobbiamo fare di più ed è quello delle coppie adolescenti. La violenza all'interno delle coppie adolescenti, che è in aumento, non è indagata e non ce ne curiamo abbastanza, dimenticando che la strada verso il femminicidio e i gravi episodi di violenza inizia proprio nei primi rapporti di coppia, quelli tra adolescenti, segnati da dinamiche aggressive, svalutative, prevaricatorie, in cui le ragazzine subiscono senza dirlo a nessuno, né alla famiglia né alla scuola né alle autorità competenti. Non devo citare poi i casi, anzi lo voglio fare, di Desirèe Mariottini, violentata e uccisa; di Pamela Mastronardi e della piccola Noemi: bambine vittime di violenza e di femminicidio. Non dimentichiamo, poi, che le coppie adolescenti sono quelle più immerse nel mondo digitale, con tutto quello che esso comporta. Voglio anche dire che ci dobbiamo impegnare per un aumento dei centri antiviolenza, il cui numero è al di sotto della domanda. Dobbiamo impegnarci anche per centri per il recupero del violento e maltrattante. Desidero affermare con il cuore, augurando a noi tutte e noi tutti buon lavoro, che, finché ci sarà un cantante di successo che diventa famoso come rapper inneggiando alla violenza contro le donne e al femminicidio, vuol dire che per tutti noi ci sarà ancora molta strada da fare. (Applausi dai Gruppi FdI, PD e FIBP-UDC) . PINOTTI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, dal 1993 in India si è stabilito, attraverso una legge, l'obbligo delle quote di genere nelle elezioni dei consigli di villaggio. Che cosa ha comportato questa scelta? Innanzitutto, ha comportato un aumento numerico. Le donne capo di villaggio sono aumentate dal 5 al 40 per cento. Una economista francese, recentemente premio Nobel, Esther Duflo, ha condotto uno studio, in particolare sui villaggi del Bengala occidentale, quelli nei quali un terzo era obbligatoriamente governato da donne. Che cosa è successo? Le bambine e i loro genitori hanno cambiato le loro aspettative. Se prima le bambine immaginavano di finire la scuola a quindici anni e poi di dedicarsi ad altro, vedendo delle donne capo villaggio hanno cominciato a pensare che anche loro potevano studiare come i maschi e anche i loro genitori hanno cominciato a farlo. Questo fatto è successo e, quindi, in molti villaggi la capacità di leggere e scrivere non era più soltanto dei maschi, ma è diventata anche delle ragazze. E, quindi, non solo si sono diversificati i desideri, ma si sono visti i loro effetti. Anche nelle questioni più pratiche - sempre nello studio dell'economista francese - si rileva che la differenza nel dedicare il tempo al lavoro domestico, fra ragazzini e ragazzine, era di circa di settantanove minuti. Ebbene, nei villaggi in cui vi erano state capo villaggio donne, questa differenza continuava a esistere, ma era di diciotto minuti in meno. Era diminuita e, quindi, le ragazzine avevano anche più tempo per studiare. Si è innescato un effetto modello in positivo. Il fatto di vedere delle donne che non guidavano soltanto la loro casa, ma sapevano guidare anche un villaggio, ha innescato una capacità e una voglia di realizzarsi in quelle ragazze. Potreste chiedere: cosa c'entra questo con il prolungamento, che stiamo discutendo, della Commissione sul femminicidio? Credo c'entri molto, perché questa è una Commissione che - come è stato già detto - lavorando anche con tre gruppi sulle cosiddette tre P (prevenzione della punizione e della protezione), si è dedicata a tutto. Certamente, però, sul tema della prevenzione e della protezione, la centralità di un cambio culturale rispetto al vissuto degli uomini e delle donne del nostro Paese è centrale. Come dicevo, il fulcro del lavoro della Commissione - per il quale, tra l'altro, ringrazio il presidente Valeria Valente, che ci ha illustrato in una relazione le molte cose fatte - non è quindi solo agire sulla logica repressiva; c'è anche la punizione, ma non solo. La logica repressiva spetta in particolare alle Forze dell'ordine e alla magistratura. Poi è compito del Parlamento tutto mettere a punto una legislazione atta a dare ai soggetti competenti tutti gli strumenti. Devo dire che negli ultimi dieci anni, dopo tante titubanze, il Parlamento ha finalmente messo in moto una serie di decisioni su temi importanti: la legge contro gli atti persecutori, la cosiddetta legge sullo stalking del 2009; la ratifica della Convenzione di Istanbul nel 2013; il cosiddetto decreto contro il femminicidio, inserito in una serie di altre misure sulla sicurezza; nel 2018 la norma per gli orfani del femminicidio, che ha appena ricordato la collega Rauti; nel 2019 il codice rosso. Proprio su questo tema, vorrei ricordare in quest'Aula le parole di un uomo che ha un ruolo importante in Italia nell'ambito delle politiche della sicurezza, il capo della Polizia Gabrielli, pronunciate proprio in merito a un femminicidio; parole che mi sembra importante ricordare qui per il ruolo che egli riveste, ma anche perché pronunciate da un uomo. Gabrielli ci ricorda che il fenomeno è molto più preoccupante di quanto dice la statistica: il problema è culturale perché, fino a quando le donne vengono considerate come una proprietà, fenomeni del genere continueranno ad esserci. E poi ricorda - ad esempio - l'importante lavoro dei centri antiviolenza, su cui molto ha lavorato questa Commissione. Gabrielli stesso, che ha un ruolo attraverso la Polizia, dice però che è fondamentale che si accompagni la denuncia con una protezione. E tale protezione può essere data dal lavoro di tali centri, proprio perché le difficoltà più grandi per una donna che denuncia spesso si incontrano proprio dopo la fase di denuncia. E molte colleghe hanno parlato proprio di dette difficoltà. Una donna uccisa è una sconfitta per tutti: lo ha detto il Capo della Polizia, ma anche tutte le colleghe intervenute in questa sede. Il tema è che, quando le donne denunciano, dobbiamo credere alle donne, dobbiamo dare loro sostegno e fiducia, perché quello - come ci è stato ricordato - è il momento più difficile. Ritengo importante il lavoro fatto dalla Commissione, che ha visto tre sottogruppi lavorare sulle cosiddette tre P (prevenzione, protezione, punizione), ma anche attraverso dei questionari - i cui esiti devono ancora giungere ai tribunali, alle procure e agli ordini degli psicologi, ma è un lavoro molto interessante dato che le donne raccontano le difficoltà che incontrano nel momento della denuncia - per comprendere quali sono i punti su cui possono essere apportate delle modifiche. Occorre, quindi, una lettura delle fasi delicate del percorso giudiziario. È stata poi anche aperta una finestra, che ritengo importantissima, sulla formazione di tutti gli operatori. Lavorando con le università, con chi si occupa di educazione, con le Forze dell'ordine e con chi ha a che fare con il tema, diventa fondamentale anche un'educazione all'approccio nei confronti della donna. Serve dunque una proroga, perché tutto questo lavoro è immenso. Il tema in esame è la Commissione femminicidio. Ma, se la questione non è solo la punizione - rimane pure fondamentale - ma anche prevenzione e protezione, la sfida è immensa. E, purtroppo, il fatto che aumentino gli episodi di femminicidio ci sta dimostrando come non la stiamo vincendo. Dobbiamo pertanto approfondire l'elemento di risposta per capire quali possono essere le politiche da mettere in atto perché questa terribile strage che avviene nel nostro Paese abbia fine. Noi diciamo spesso che gli uomini e le donne devono avere gli stessi diritti, le stesse possibilità, ma anche gli stessi doveri. Sapete, però, che nella pratica della vita vissuta questo non avviene. Se andiamo a vedere il tempo dedicato al lavoro di cura dagli uomini e dalle donne in Italia, vedrete come la differenza, pur tra donne e uomini che lavorano entrambi, pesa molto sulle donne. Vorrei ricordare solo un dato in riferimento a quell'indagine che ho citato prima sul Bengala occidentale, in tema di cambiamento culturale, per quanto riguarda - ad esempio - anche i giochi e i testi scolastici. Ho letto la notizia su un giornale, ma posso parlarne in base a un fatto accadutomi personalmente: il sussidiario della mia figlia più piccola conteneva un esercizio in cui i bambini dovevano indicare con una freccetta i mestieri delle mamme e quelli dei papà. In casa nostra, essendo molto impegnata e spesso lontana da Genova, un compito specifico di mio marito è cucinare; pertanto mia figlia, piccina, indicò che era il papà a cucinare, perché aveva sempre visto lui farlo. A scuola, questo le fu segnato come errore; lei non capì e, a casa, quasi piangente si chiedeva perché fosse quello un errore, dato che aveva sempre visto il padre cucinare. Racconto questo episodio perché è di vita vissuta e mi ha molto colpito. Non voglio, però, inserire elementi che fanno troppo sorridere su un tema molto complicato. Occorre pensare al messaggio in famiglia, all'attenzione al linguaggio, alle immagini, alla pubblicità. Ho sentito pronunciare parole importantissime dalle colleghe intervenute rispetto a questo e vorrei concludere il mio intervento augurando buon lavoro e pensando che esso debba essere un lievito per l'Assemblea del Senato e per tutto il Parlamento. Negli stessi giorni in cui abbiamo letto la tragedia di sei donne assassinate, le pagine dei giornali riportavano anche i casi di donne che avevano ottenuto importanti successi: penso alla cosiddetta valanga rosa con Sofia Goggia, Federica Brignone, Marta Bassino e tutte le altre; penso alle tre ricercatrici dell'ospedale Spallanzani che hanno svolto un lavoro importantissimo scoprendo il virus che sta preoccupando tutti. Io spero davvero che questi messaggi in positivo possano sempre più aiutare a cambiare il modo in cui gli uomini e le donne guardano a loro stessi nel mondo. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Bressa, Maiorino e Marino) . CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, oggi è il 5 febbraio e ormai è passato quasi un anno dall'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere e sembra non sia cambiato nulla. Le statistiche riferiscono infatti di un femminicidio ogni tre giorni, ma nell'ultima settimana i delitti sono stati ben sei: sei femminicidi in cinque giorni, una donna uccisa ogni venti ore. È un amaro bilancio che deve farci fermare, riflettere e ripartire. Tanto si è fatto e si sta facendo per arginare questo fenomeno, ma i numeri continuano a tornare indietro travolgendoci. L'85 per cento dei femminicidi avviene in famiglia; nel 63 per cento dei casi è un fenomeno compiuto da recidivi, ma il fatto più sconcertante è che, nel 28 per cento dei casi noti, le vittime avevano subito maltrattamenti noti a terzi, terze persone che sapevano e hanno taciuto. Occorre quindi una presa di coscienza una volta per tutte. Bisogna compiere una rivoluzione culturale. Bisogna tornare a mettere il rispetto al centro di tutto; rispetto come primo valore; rispetto per il genere umano, si tratti di uomini, donne, bianchi, neri, gialli, alti, bassi, grassi, magri, eterosessuali, omosessuali. Per il ruolo che rivestiamo abbiamo una grandissima responsabilità: fungiamo da cassa di risonanza. Tale responsabilità probabilmente è sfuggita agli organizzatori del settantesimo Festival della canzone italiana e ai selezionatori dei cantanti in gara (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Martelli) . Ieri sera c'è stato un toccantissimo intervento della giornalista Rula Jebreal, da pelle d'oca, e stasera si darà spazio a uno pseudo cantante, tale Junior Cally. Personalmente non discuto la sua arte, se così si può chiamare: discuto l'opportunità di far comparire su un palco così prestigioso e seguito un essere che, nelle sue performance canore, istiga proprio al femminicidio. È una vergogna. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI e dei senatori Fedeli, Martelli e Unterberger) . L'educazione al rispetto per la persona deve essere introdotta a partire dalle scuole primarie. È una rivoluzione che certamente darà i suoi frutti, se nelle prossime generazioni questi valori si caricheranno nei futuri adulti. Bisogna interrogarsi per capire quale direzione prendere. È evidente che i provvedimenti adottati da noi legislatori fino ad oggi si sono rivelati insufficienti: l'inasprimento delle pene del codice rosso non è servito da deterrente e sono i numeri a dirlo. Occorre aumentare la paura della certezza della pena: pene certe. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) Questo è quello di cui si ha bisogno. Un condannato per femminicidio difficilmente sconterà i suoi venticinque anni di reclusione. Per i femminicidi le attenuanti sono veramente tante, si sprecano: «lei (la vittima) ha provocato»; «lui era un depresso»; «è stato un impeto di gelosia» o «un raptus d'ira»; «eh, però lei aveva un altro». In caso di uxoricidio, poi, «mancato pericolo di reiterazione del reato»; grazie al tubo: ormai è vedovo. Basta con le attenuanti di genere. La risposta deve essere ferma, dura e certa. È un reato trasversale rispetto al contesto sociale e proprio per questo motivo è più che mai fondamentale radicare la cultura del rispetto. I dati ci mostrano che non c'è un Nord e non c'è un Sud. Le donne vengono ammazzate in quanto donne dal Trentino Alto Adige alla Sicilia, passando per tutte le regioni italiane, non dimenticandone nemmeno una: sorrisi spenti da chi un tempo diceva di amarle. A tal proposito, bisogna avere il coraggio di deplorare la condizione di inferiorità in cui talune religioni relegano la figura femminile, senza nascondersi dietro l'affermazione «è la loro cultura». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . A tal riguardo, sono particolarmente orgogliosa di quanto il Governo giallo-verde ha fatto approvando il codice rosso, che ha istituito il reato di costrizione e induzione al matrimonio, anche se commesso all'estero da cittadini italiani o stranieri residenti in Italia, e il revenge porn , che è il reato di deformazione dell'aspetto con lesioni permanenti del viso. Proprio in virtù di quanto detto poc'anzi, la Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione non può che trovarsi favorevole alla proroga della Commissione, ma con l'auspicio, dopo un anno di sole audizioni - colgo qui l'occasione per ringraziare tutte le associazioni, le forze di polizia, i giudici, i sindacati e tutte le persone che si sono succedute nelle nostre audizioni, fornendo materiale di studio e di riflessione a noi commissari - che parta al più presto il benedetto tavolo di consulenza e analisi sulle sentenze. Questo tavolo deve aiutare il Parlamento a capire dove sono i vulnus nella legge per porvi rimedio. Devo dire poi che siamo rimasti delusi, anche se non proprio stupiti, del fatto che nessuno dei nostri emendamenti proposti in 1 a Commissione sia stato accettato. Erano emendamenti, dal nostro punto di vista, di buon senso: relazione annuale dei lavori; rendicontazione contabile annuale; rinnovo dell'Ufficio di Presidenza, con l'elezione di un Presidente di minoranza, come la prassi parlamentare prevede, generalmente per le Commissioni di inchiesta, tant'è che la presidente Valente era stata eletta dall'allora maggioranza giallo-verde. Su quest'ultimo punto è stato candidamente dichiarato dalla senatrice Maiorino che la maggioranza ha cambiato idea. Ne prendiamo atto; solo gli stupidi non cambiano idea. Ma mi è sorto un dubbio: non è che, vista la difficile situazione di spartizione di posti vacanti e l'alta litigiosità delle componenti della maggioranza, la conferma della senatrice Valente alla Presidenza risolve almeno in parte il problema? Non sarà invece che andate talmente d'accordo da non sentire l'esigenza di rivolgervi alla minoranza, visto e considerato che l'opposizione l'avete già al vostro interno? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Delle due l'una, o probabilmente sono vere entrambe. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FdI) . RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, quando lo scorso anno Forza Italia ha votato convintamente a favore dell'istituzione della Commissione d'inchiesta sul femminicidio, è perché, senza ombra di dubbio, credevamo - e crediamo - fosse fondamentale continuare ad approfondire quanto nella scorsa legislatura, nei sei mesi precedenti, si era riusciti a fare, producendo un documento conclusivo con grandi proposte. Io stessa presentai, proprio il 24 marzo 2018, il documento di richiesta per le Commissioni d'inchiesta sul femminicidio e sui fatti accaduti al Forteto. I femminicidi e i maltrattamenti familiari continuano a essere all'ordine del giorno e sappiamo che, a parte rari casi, un pronto intervento delle Forze dell'ordine, ma soprattutto della tutela giudiziaria, può fare la differenza nella vita delle vittime. L'allarme lanciato pochi giorni fa dal procuratore generale della Corte di cassazione Giovanni Salvi, nella relazione, in occasione dell'avvio dell'anno giudiziario, parlando di femminicidi come emergenza nazionale, ci deve portare a pensare che quanto fatto fino adesso evidentemente non è abbastanza. Certamente si è fatto molto sul fronte della violenza contro le donne; sono già stati elencati i vari provvedimenti, a partire dal codice rosso, cui Forza Italia non ha fatto mancare il proprio contributo, anche attraverso l'introduzione del reato di revenge porn . Purtroppo non sono stati accettati emendamenti, determinando alcune carenze nel codice stesso, che ora la Commissione metterà in evidenza. Sono stati stanziati 12 milioni di euro, una cifra considerata ancora esigua dalle associazioni. Su questo fronte, un emendamento alla manovra di bilancio ha stabilito una cosa sacrosanta, dopo i fatti di cronaca accaduti, in cui si chiedeva il risarcimento agli orfani di femminicidio: nessuna richiesta di risarcimento per crediti vantati dallo Stato sarà più a carico degli orfani di femminicidio, né minorenni, né maggiorenni non economicamente sufficienti, purché estranei ai delitti in famiglia. Naturalmente è il caso di proseguire con fermezza, per recuperare i ritardi che abbiamo accumulato rispetto ad altri Paesi europei; ritardi che ci hanno fatto scivolare, secondo il rapporto Grevio, al settantesimo posto nella classifica stilata dal World Economic Forum. In quest'anno la Commissione ha lavorato abbastanza bene, ma serve fare di più. A cosa mi riferisco? Mi riferisco al fatto che - secondo l'ultimo rapporto di Grevio sulla Convenzione di Istanbul - pur riconoscendo i progressi compiuti per promuovere i diritti delle donne in Italia, il fenomeno incontra ancora resistenze nel Paese e sta emergendo una tendenza a reinterpretare e riorientare la nozione di parità di genere in termini di politiche per la famiglia e la maternità. Cosa può fare la Commissione? Può e deve approfondire e proporre misure complementari per colmare le lacune nei servizi di supporto specializzati per le vittime di violenza sessuale e promuovere, con il Governo e le Regioni, l'istituzione di centri di accoglienza per le vittime di stupro o di violenza, che devono ricevere i giusti finanziamenti. A questo proposito, chiedo che la Commissione possa stilare un protocollo per punti basilari per la richiesta di accreditamento dei centri antiviolenza, univoco in tutta Italia, per un monitoraggio dei centri stessi. Bisogna avere contezza di come vengono accreditate le strutture, per poter dare successivamente il giusto apporto economico che necessitano. Con riferimento al codice rosso, la Commissione, anche attraverso le audizioni che si sono svolte, deve rimarcare tutte le lacune legislative, come - ad esempio - l'assenza di mezzi di ricorso civili efficaci nei confronti delle autorità statali che abbiano mancato al loro dovere di adottare necessarie misure di prevenzione o protezione nell'ambito delle loro competenze. È sul tema della prevenzione che vorrei soffermarmi un attimo. Ricordo ancora quando, nel 2009, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Dipartimento per le pari opportunità (i ministri di allora Gelmini e Carfagna) stilarono il protocollo per la settimana antiviolenza nelle scuole. Dal 2011 in poi questa settimana non si è praticamente più ricordata. Poiché la prevenzione e il rispetto dell'essere umano iniziano dai banchi di scuola, si potrebbe magari riprendere in considerazione questa iniziativa per sensibilizzare i ragazzi. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . A novembre del 2016 il Dipartimento per le pari opportunità, in collaborazione con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ha pubblicato un bando di presentazione di iniziative educative scolastiche sulla prevenzione e la lotta alla violenza sessuale. Questo bando incoraggiava la creazione di una collaborazione tra le scuole e le organizzazioni non governative che lavorano nel settore. Abbiamo saputo ora - perché per diversi anni era sparito anche il bando - che l'importo stanziato è stato di 5 milioni di euro e che i progetti selezionati hanno recentemente iniziato la loro attività, precisamente nel 2017. Dopo quella data buio totale. Mi hanno rincuorato le parole dette ieri ad un'agenzia a proposito degli attacchi che il ministro Bonetti ha subito da parte di altri partiti della sua maggioranza e il fatto di sapere che ha intenzione di proporre un nuovo bando molto presto. Se non fosse per le singole scuole o Regioni che ogni anno in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne provvedono a organizzare manifestazioni utili anche a far fare magari passerelle al capo del Governo in vista ad un centro antiviolenza, sembra non vi sia traccia di un interesse serio da parte di questa maggioranza per sensibilizzare, attraverso lo stanziamento di specifici fondi, le scuole, i ragazzi ed anche la formazione degli operatori. La Commissione deve lanciare un segnale in tal senso promuovendo iniziative di questo genere che esulino dalle singole verifiche. Credo infatti che il ruolo della Commissione d'inchiesta debba essere quello di verificare e bacchettare chi non fa il proprio dovere. Passiamo ora alle proposte, altrimenti non avrebbe senso andare avanti. Cosa si deve verificare dettagliatamente? Si deve garantire l'applicazione delle disposizioni legali sul reato di maltrattamenti in famiglia, tenendo presente lo specifico carattere di genere della violenza domestica perpetrata contro le donne. Occorre garantire che le politiche e i provvedimenti affrontino ugualmente la prevenzione, la protezione, le indagini e le sanzioni conformemente all'obbligo di dovuta diligenza enunciato nell'articolo 5 della Convenzione. Occorre adottare misure supplementari per garantire che le politiche di lotta contro la violenza contro le donne siano globali e integrate e siano attuate e monitorate attraverso un coordinamento efficace tra autorità nazionali, regionali e locali. Si devono inoltre prevedere risorse finanziarie e umane adeguate per le misure e le politiche; rafforzare il sostegno alle organizzazioni femminili indipendenti che operano a favore delle donne e del riconoscimento. Si deve infine rafforzare l'attività di prevenzione nel campo della sensibilizzazione, dell'educazione e della formazione dei professionisti e i programmi rivolti agli autori di violenze nel settore dell'occupazione, proseguendo l'attuazione di misure proattive e durevoli destinate a promuovere veri cambiamenti dei comportamenti sessisti nel contesto sociale e culturale, basati sull'idea dell'inferiorità delle donne. Per gli uomini maltrattanti so che ci sono dei fondi, forse mai abbastanza sufficienti. La coperta purtroppo è corta; ci sono famiglie che non ricevono ancora, a causa dei ritardi, il giusto risarcimento affinché i nonni possano mantenere i nipoti orfani per femminicidio e magari, al contempo, hanno anche una patologia oncologica e non hanno i soldi per i farmaci oncologici. Sappiamo che è un problema anche questo. Vedremo. Molto resta da fare, non serve molto tempo; quello che serve è la volontà, la convinzione di fare qualcosa di buono per le donne e per il nostro Paese. Le risorse finanziarie devono essere spese bene. Proporrei meno sopralluoghi e meno audizioni, perché abbiamo un'importante documentazione da esaminare. Ringrazio molto tutto il personale della Commissione; personale sottostimato che lavora veramente moltissimo per esaminare con noi tutti gli atti. Credo che tutti noi commissari non dobbiamo basarci solo sull'apporto che ci fornisce il personale, ma essere noi, in prima persona, a fare la nostra parte. Avevamo presentato degli emendamenti per prolungare la Commissione di un anno, visto che comunque nella precedente Commissione in sei mesi avevamo prodotto una relazione che è stata presentata alle Nazioni Unite, è stata utilizzata in Italia per la predisposizione del codice rosso e presa come esempio per molti spunti dalla Spagna che però ha investito un miliardo di euro sulla violenza. Credo che la Commissione debba produrre al più presto proposte legislative. Mi sono veramente dispiaciuta quando una collega del MoVimento 5 Stelle ha detto che non potevano prorogare la Commissione solo di un anno per la figura che avremmo fatto con l'opinione pubblica. Credo che la brutta figura con l'opinione pubblica la faremo se non dimostreremo che la Commissione ha senso solo se produce atti di indirizzo. Mi auguro, dunque, avendo la fortuna di avere una brava Presidente come la senatrice Valente, che fa parte della maggioranza di Governo, che le istanze condivise da tutte noi della Commissione, come è sempre accaduto, possano essere rapidamente accolte dal Governo, presentate alla Conferenza Stato-Regioni e attuate. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e della senatrice Valente) . LEONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, ringrazio la presidente Valente e i funzionari della Commissione, che ha dato avvio ai lavori un anno fa, esattamente il 7 febbraio del 2019. Sin da subito, dato il carattere di urgenza della problematica affidatale, ha inteso raccogliere le informazioni necessarie per un'azione il più possibile efficace innanzitutto valorizzando quanto già fatto dalla precedente Commissione, raccogliendo dati preziosi forniti da vari soggetti che già da tempo operano nel contrastare il fenomeno o lenirne gli effetti in modo adeguato in campo sanitario, educativo e giudiziario, avvalendosi spesso della consulenza di esperti. Al fine di avere maggiore contezza del fenomeno, sono stati effettuati vari sopralluoghi e constatato in modo diretto e autoptico lo stato attuale delle cose visitando centri antiviolenza e organizzando convegni. La Commissione ha constatato che non siamo all'anno zero, ma al contempo la stessa ha rilevato le varie criticità che ancora ostano un'azione di Governo visibilmente incisiva. Per esempio, sono emerse delle incongruità negli strumenti normativi per la tutela delle vittime già in vigore e delle manchevolezze per la tutela dei minori coinvolti e sono emerse pure delle difformità territoriali per cui alcune realtà territoriali ad oggi risultano più arretrate rispetto ad altre. Si è constatato che alcune pastoie burocratiche rallentano un pronto intervento troppo spesso letali per le vittime. La delibera che autorizza questa Commissione a dispiegare la propria prerogativa sul versante normativo-finanziario e su quello legislativo-amministrativo ci impone, dunque, l'urgenza di redigere e approvare testi unici e organici attenti a dare organicità agli assetti normativi disparati e disomogenei che ne fiaccano la reale efficacia, nonostante ne esprimano la bontà di intento. Per dare maggiore impulso al proprio compito e per velocizzare i tempi, questa Commissione ha organizzato la propria attività tripartendola in sottogruppi specifici coordinati dalla Presidente e dalle due Vice Presidenti, assegnandosi un segmento specifico dei tre suggeriti già dalla Convenzione di Istanbul e, cioè, la prevenzione, la protezione e la punizione. Nell'intervallo tra la prevenzione e la protezione la Commissione si è occupata degli uomini maltrattanti. Questi sottogruppi hanno operato autonomamente, ma si sono riservati frequenti momenti di condivisione formali, ma anche informali per verificare passo a passo il buon andamento dei lavori e per non disperdere preziose energie e per evitare inutili perdite di tempo. Inoltre, per comprendere un fenomeno così complesso e cangiante è stata necessaria un'attenta e scrupolosa opera conoscitiva preferendo acquisire informazioni e suggerimenti dalla viva voce degli attori in campo, operatori e vittime. Perciò sono state effettuate più di 60 audizioni in 40 sedute plenarie, ma gli incontri informali e le acquisizioni di informazioni sono state molto di più. Come Vice Presidente della Commissione ho avuto l'onore di occuparmi della «p» della prevenzione, la quale si attua con un serio intervento culturale ed è qui che la prevenzione ha necessità ed urgenza di intervenire poiché la prevenzione la si attua attraverso i due filoni della comunicazione e della formazione. La Commissione si è occupata a livello di comunicazione andando nella direzione di una cultura rispettosa del genere e della necessità di un superamento di ogni stereotipo e forma di hate speech . Sul punto la Commissione ha già svolto alcune importanti audizioni ascoltando la Presidente della Commissione per le pari opportunità dell'Unione sindacale giornalisti RAI (Usigrai), la Presidente dell'ordine dei giornalisti del Lazio, la Presidente dell'associazione giornaliste unite libere autonome (Giulia) e i vertici della RAI e dell'AGCOM, nonché alcuni esperti in materia di comunicazioni. Attraverso queste audizioni la Commissione ha potuto approfondire, da un lato, la questione connessa alla narrazione della violenza contro le donne e la sua rappresentazione in televisione e sui social network al fine di evitare possibili incitamenti ed emulazioni e, dall'altro, il tema della rappresentazione femminile nel vasto mondo della comunicazione, del web , della televisione e della pubblicità. Sempre a questo riguardo, assai utili si sono rivelate le audizioni delle professoresse Elisa Giomi e Federica Giardini, entrambe insegnanti presso l'Università degli studi di Roma Tre, nonché, per i profili riguardanti la discriminazione di genere nel linguaggio pubblicitario, della dottoressa Annamaria Arlotta, esperta di comunicazione mediatica. Il tema della narrazione della violenza non può dirsi però ancora del tutto esaurito. Un particolare approfondimento merita ancora la questione della violenza contro le donne nelle aule di giustizia. Si tratta di un argomento che per certi aspetti si interseca con la repressione, ma per altri se ne caratterizza. È compito della Commissione dunque verificare, anche attraverso l'analisi empirica delle sentenze - rectius , di una o più sentenze - come venga narrata la violenza nelle decisioni che riguardano casi di maltrattamento o abusi ai danni di donne. Un secondo aspetto sul quale la Commissione ha avviato un approfondimento è legato alla formazione, da intendersi sotto un duplice profilo: da un lato, come formazione universitaria di coloro che per professione nella loro successiva esperienza lavorativa potrebbero doversi confrontare con vittime di violenza di genere; dall'altro, come formazione scolastica in senso stretto, quindi di coloro che, da educatori, dovranno promuovere e costruire modelli culturali ed educativi orientati ad una corretta e sana gestione delle relazioni e al riconoscimento e al rispetto delle differenze. Più nel dettaglio, con riguardo alla realtà universitaria, già nella relazione conclusiva della prima inchiesta sul fenomeno si riconosceva il crescente interesse degli atenei per la tematica del contrasto alla violenza di genere. La Commissione d'inchiesta infatti ha svolto interessanti sopralluoghi presso alcuni atenei, tra cui quello di Palermo, valida testimonianza di un percorso di disciplina del rispetto di genere, oltre ad audizioni che hanno stimolato interessanti spunti: fra le altre, quelle della professoressa Arcidiacono, dell'Università degli Studi di Napoli Federico II; della professoressa Marina Calloni, ordinario di filosofia politica e sociale presso il Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell'Università degli studi di Milano Bicocca; del professor Michele Nicoletti, ordinario di filosofia politica presso la facoltà di lettere e filosofia dell'università di Trento; del professor Gaetano Manfredi, allora Presidente della CRUI, oggi Ministro dell'università, sull'aspetto legato all'esistenza all'interno delle università di percorsi di valorizzazione degli studi di genere e di conoscenza del fenomeno della violenza contro le donne, anche al fine di formare le figure professionali coinvolte nella prevenzione e nel contrasto al fenomeno. Sul tema della formazione scolastica, nella settimana dedicata alle iniziative contro la violenza sulle donne, la Commissione, insieme al Presidente del Consiglio, ha inoltre visitato un istituto d'istruzione superiore situato in un quartiere dell'area est di Roma, incontrando studenti e docenti che hanno illustrato i progetti svolti dalla scuola su questo argomento, e si è sviluppato un proficuo confronto tra gli studenti. Con riguardo invece al secondo aspetto, ovvero la formazione scolastica, la Commissione si riserva di affrontare la questione relativa all'educazione, alle differenze e ai sentimenti oggi esistenti nelle scuole e nei piani formativi. In questo contesto, un ruolo essenziale è giocato proprio dai docenti, i quali possono lavorare «alla decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi ... nella relazione educativa». Una particolare attenzione merita la questione dei libri di testo, nella parte in cui ad oggi in molti di essi sembrano permanere inaccettabili stereotipi sessisti. E come già detto, parallelamente alle audizioni, si è inteso procedere con la constatazione autoptica delle varie realtà regionali, constatandone le difformità: ci siamo pertanto impegnate a parificare tali differenze verso modelli migliori. La ristrettezza dei tempi e le peculiarità regionali, purtroppo, non hanno permesso di avere un quadro chiaro e completo della situazione globale; cionondimeno, questo non ha potuto impedire di scoprire uno sterminato campo euristico su cui dispiegare la nostra attenzione futura. Ci si è inoltre resi conto che, a latere del problema della violenza sulle donne, ne sussiste uno parimente importante: la gestione dell'affido ai minori, che va senz'altro attenzionata e perfezionata, soprattutto armonizzando le parti penali con quelle civili nel rispetto delle reciproche competenze. Dalla nostra indagine conoscitiva abbiamo inoltre appreso che l'entrata in vigore del codice rosso gode di un giudizio favorevole da parte degli operatori, ma anche delle vittime, cosa da non sottovalutare. Particolare attenzione è stata riservata per evitare la vittimizzazione secondaria e con piacere abbiamo appreso che, già a partire dal 2010, il CSM ha emesso una serie di delibere mostrando sensibilità al riguardo. L'ambizione di questa Commissione è stata e resta quella di contrastare il fenomeno in modo decisivo e strutturale e, una volta configuratolo come fenomeno squisitamente culturale, di aggredirlo con mezzi e strumenti culturali, scomodando la didattica, la pubblicità, la pedagogia e persino l'antropologia culturale. Pertanto, sempre nel solco di quanto suggerito dalla Convenzione di Istanbul, consideriamo le misure repressive solo come uno strumento temporaneo e ci apprestiamo a coordinare le risorse intellettuali della nostra Nazione, ma non sono esclusi i suggerimenti esteri, per compiere quella svolta culturale che agirà - ne siamo sicure - ad un livello più profondo. La Commissione vuole pertanto continuare a focalizzare il proprio impegno al fine di rendere effettivo quanto stabilito dalla Convenzione di Istanbul, secondo cui i Paesi dovrebbero esercitare la dovuta diligenza nel prevenire la violenza, proteggere le vittime e perseguire i colpevoli. Questo è l'arduo compito di cui ci sentiamo investite, prima di tutto come istituzioni al servizio dei cittadini e, poi, come quella generazione di madri e padri che devono assolutamente porre rimedio a questa mattanza e sofferenza attualmente troppo diffuse. Consapevole dell'alto obiettivo che ci siamo preposti, sono certa che non sprecheremo questa rara opportunità offerta a noi e alla nostra generazione affinché si possa compiere la svolta epocale per un'effettiva parità di genere tra i sessi. Ci sono ancora troppi stereotipi che vanno smontati e che non sono più tollerabili nella nostra epoca e per i nostri standard di Nazione civile. Pertanto il Gruppo MoVimento 5 Stelle esprime voto favorevole alla proroga dell'attività della Commissione. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del documento XXII, n. 9- bis , composto del solo articolo 1. (Segue la votazione). Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo: Senatori presenti 244 Senatori votanti 243 Maggioranza 122 Favorevoli 243 Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi). Il provvedimento è stato approvato all'unanimità. Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1171 Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Minamata sul mercurio, con Allegati, fatta a Kumamoto il 10 ottobre 2013 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1171. Ricordo che nella seduta del 30 gennaio il relatore ha svolto la relazione orale. Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, intervengo solo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo Italia Viva - P.S.I., perché il disegno di legge di ratifica inerisce a una serie di regolamentazioni, atte a garantire il più sicuro stoccaggio di un materiale fortemente inquinante, come il mercurio. Ecco perché serve uno strumento normativo globale, giuridicamente vincolante a livello internazionale, e questo è il motivo per il quale è importante che anche l'Italia approvi il provvedimento al nostro esame. GALLONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo velocissimamente, soltanto per dichiarare il voto favorevole di Forza Italia a un provvedimento che, di fatto, favorirà maggiori controlli per fronteggiare un problema grave, come quello del metilmercurio, che ha provocato tantissimi decessi. Sono infatti 1.784 i morti a causa del morbo di Minamata. Chiedo di poter consegnare il testo scritto del mio intervento, affinché sia pubblicato nel Resoconto della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, ho intenzione di utilizzare tutto il tempo a mia disposizione per la mia dichiarazione di voto, perché la Convenzione in esame è particolarmente importante. L'obiettivo è infatti quello della protezione della salute e dell'ambiente dalle emissioni e dai rilasci antropogenici di mercurio e dei suoi composti. Come sappiamo, il mercurio è un minerale altamente inquinante, che trova applicazione in diversi ambiti, dalla medicina, all'elettronica, alla chimica. A causa della pericolosità per la salute e per l'ambiente, l'uso di questo minerale è stato sottoposto a rigide regole di sicurezza, nell'Unione europea e in Italia. I criteri restrittivi e i protocolli di sicurezza sono all'avanguardia, ma ci sono molti Paesi in cui queste regole non sono seguite e da ciò deriva la necessità di stabilire norme comuni a tutti i Paesi. La Convenzione che ci apprestiamo ad approvare, infatti, rappresenta un passo in avanti per uniformare la legislazione a livello internazionale, affrontando così i pericoli derivanti dal rilascio di questa sostanza nell'ambiente, ovunque nel mondo. Il MoVimente 5 Stelle è da sempre attento all'ambiente, che del resto costituisce una delle nostre stelle. Le politiche di sostenibilità ambientale fanno parte della nostra cultura e della nostra identità e in questi anni di Governo lo abbiamo dimostrato più volte. L'inquinamento non conosce confini. Per questo siamo particolarmente convinti che questa ratifica costituisca un passo avanti nella salvaguardia dell'ambiente a livello globale e un atto dovuto per le prossime generazioni, che, grazie anche a questa Convenzione, riceveranno un mondo più pulito e sano. Annuncio, quindi, il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle, qui in Senato. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Senatore Ferrara, vedo che è riuscito a restringere la sua dichiarazione di voto in due minuti di tempo: complimenti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Il disegno di legge è stato approvato all'unanimità. Colleghi, dovremmo ora passare all'esame del disegno di legge recante «Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura», ma visto che non riusciremmo comunque a terminarne l'esame prima della pausa, su proposta del Gruppo Partito Democratico, credo con l'adesione degli altri Gruppi, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 17 con l'esame di tale punto all'ordine del giorno. (La seduta, sospesa alle ore 14,19, è ripresa alle ore 17,02) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Su atti intimidatori nei confronti di soggetti politici ZANDA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, vorrei informare l'Assemblea di due episodi che considero particolarmente gravi e che credo dovrebbero interessarci ed allarmarci tutti. Questa mattina è stato consegnato nella sede del Partito Democratico un plico proveniente dalla Germania e contenente delle polveri che sono state consegnate alle forze di polizia per esaminarne il contenuto. Questo plico ha la stessa natura di altri cinque plichi analoghi, sempre pervenuti nella sede del Partito Democratico nelle ultime settimane. Contemporaneamente, dobbiamo anche tener presente che da due mesi il quotidiano «la Repubblica» sta ricevendo analoghe forme di minaccia e di pressione, lettere minatorie di cui adesso non sto a descrivere minutamente il contenuto, ma molto gravi e anche in quel caso plichi contenenti polveri, minacce a redattori, minacce al direttore e minacce al fondatore del giornale. Credo che dobbiamo aver presente che, in una condizione di debolezza come quella della democrazia italiana, il nostro tessuto sociale è molto fragile e di questa fragilità vedo i rischi ed i pericoli e vedo anche - devo dirvi con molta franchezza - un disegno. Sappiamo sempre, che ogni qualvolta nella storia recente l'eversione, il terrorismo, la violenza politica hanno cercato di attaccare le comunità nazionali, lo hanno fatto soprattutto mirando a indebolire quelli che sono i baluardi di una democrazia moderna. Questi sono soprattutto i partiti politici e la libera stampa, che sono le due grandi forze che difendono e portano sulle loro spalle la responsabilità della difesa del sistema democratico. Io ho molta fiducia nel lavoro che stanno facendo polizia e carabinieri per individuare l'origine di questi fatti dei quali ho voluto informare l'Assemblea del Senato. Ma devo dirvi che, anche da parte nostra, serve molta consapevolezza della gravità della situazione. Credo che noi si debba avere, per quanto sia possibile, una vista un po' più lunga di quella che siamo abituati ad avere. Noi dobbiamo certamente curare l'attività quotidiana del Parlamento, lavorare sui provvedimenti che abbiamo all'ordine del giorno, ma dobbiamo anche avere presente che è nostro dovere garantire la continuità della tenuta democratica del nostro sistema. Mi sembra che il ripetersi di questi episodi ci debba mettere in allarme e io chiedo veramente alla Presidenza del Senato, che ringrazio per avermi dato la parola, di aiutarci a tenere informata l'Assemblea dell'evoluzione di fatti che, oggi come oggi, sono soltanto degli annunci, ma sui quali noi dobbiamo vigilare perché non si trasformino in qualcosa di più grave. (Applausi dai Gruppi PD e IV-P.S.I) . PRESIDENTE . Senatore Zanda, proprio a completamento della richiesta di informazioni da lei avanzata, le posso comunicare che un'analoga missiva, fatta specificamente di quattro buste, una sopra l'altra, con un contenuto molto simile a quello che lei ha menzionato e sempre proveniente dalla Germania, è stata recapitata presso la sede del partito che io ho l'onore di rappresentare. BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, intervengo in relazione alla notizia che lei ha appena dato all'Assemblea e mi unisco alle parole di preoccupazione e di impegno a salvaguardia della democrazia e della sovranità popolare appena pronunciate dal senatore Zanda. Tutti noi, tutte le forze politiche non devono abbassare mai la guardia nei confronti di azioni che hanno il chiaro intento di inquinare la vita democratica, il chiaro intento di intimidire chi, legittimamente e democraticamente, esercita la democrazia e la critica, attraverso l'impegno in un partito politico piuttosto che attraverso l'impegno nell'attività editoriale di giornalisti e di scrittori. Caro collega Zanda, noi dobbiamo, però, essere consapevoli che questa denuncia e questa condanna debbano essere sempre fatte, a 360 gradi. Mi dispiace ricordare in quest'Aula che, troppe volte, aggressioni, minacce e insulti nei confronti di militanti di destra sono stati ignorati o, addirittura, presi quasi come una sorta di fatto naturale, in quanto rivolti nei confronti di chi, a dire di qualcuno, istigherebbe all'odio. Ebbene, cari colleghi l'istigazione all'odio viene da ogni parte, viene da chiunque ha paura del giudizio popolare, viene da chiunque nega il principio della democrazia. Almeno in quest'Aula, io credo che noi dobbiamo essere tutti uniti nel condannare queste provocazioni e queste minacce. (Applausi dal Gruppo FdI) . TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, anche il Gruppo Lega-Salvini Premier si associa, naturalmente, alla solidarietà per queste intimidazioni nei confronti del segretario Zingaretti e del Partito Democratico e nei confronti di tutti coloro che sono vittime di questo atteggiamento. Ahimè, anche il nostro movimento e il nostro leader , Matteo Salvini sono quotidianamente vittime di intimidazioni e di minacce. I nostri stessi militanti sono oggetto di violenza nelle piazze quando esercitano la libertà di manifestare e di aderire alle idee che il nostro movimento esprime. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Credo quindi che la condanna della violenza debba essere generalizzata. Dobbiamo credere in una democrazia che permetta a ognuno di esprimere le proprie idee da parti contrapposte e che non consenta a nessuno di imporre le proprie idee agli altri. Ricordiamo chi effettivamente è fautore di intimidazioni, di violenza, di danneggiamenti, di invio anche di minacce ben concrete, come quelle che abbiamo ricevuto noi, il vostro partito e tanti altri. Noi crediamo nella democrazia, nelle libere elezioni, e non crediamo che le idee vadano imposte con questi atti, che debbono essere tutti condannati allo stesso modo. Non ci sono politici e movimenti politici di serie A e di serie B; la violenza e l'intimidazione vanno condannate sempre, a chiunque vengano rivolte. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non si può distinguere tra esponenti di un partito e altri, tra idee espresse da un movimento e altre. L'atteggiamento deve essere univoco. Troppo spesso si ha la sensazione che passi nell'opinione di alcuni rappresentanti della politica che alcuni atti intimidatori e alcune espressioni verbali accese o minacce molto palesi siano giustificate perché, in un certo qual modo, gli esponenti che ne sono vittima se le cercano e altri invece non le meritano e solo a loro deve essere garantita la solidarietà. Ognuno ha diritto di esprimere la propria opinione, di farlo democraticamente e di non essere soggetto a minacce. Non è distinguendo tra idee e rappresentanti di diversi partiti che si ottiene questo risultato, ma con una condanna comune, che deve essere assicurata sempre e comunque. Noi lo facciamo oggi e ci aspettiamo lo stesso trattamento nei confronti del nostro movimento e del nostro leader quando avviene uno dei suddetti atti; purtroppo avviene quotidianamente e non sempre si levano parole di condanna da parte di altri esponenti della politica italiana. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo non ci sia occasione migliore, soprattutto in momenti come questi, rispetto a un tema così delicato come la tutela della libertà di stampa e dell'agibilità di svolgere fino in fondo la propria professione per tutti i cronisti e i giornalisti, per fare un richiamo unitario: la libertà di stampa è un bene supremo che dobbiamo tutelare in ogni circostanza, a prescindere dai bersagli. Le minacce ai giornalisti, come tutti sapete, non sono purtroppo casi isolati nel nostro Paese. Voglio ricordare a tutti il sacrificio di giornalisti che hanno pagato con la propria vita l'impegno professionale per informare i cittadini, un impegno che nel nostro Paese ha anche significato un avanzamento in termini di democrazia. Tutti conoscete Eugenio Scalfari, non tocca a me ricordarlo. Un grande giornalista di cui si possono anche non condividere le opinioni, ma gli episodi di questi giorni sono particolarmente gravi anche per il tipo di minaccia. Riaffermando dal Parlamento la tutela e la difesa della libertà di stampa, noi intendiamo ripetere, come MoVimento 5 Stelle, che i diritti all'informazione in questo Paese non si toccano, non si guarda né a destra né a sinistra e non si guardano neanche le testate dei giornalisti minacciati. Queste minacce al quotidiano «la Repubblica» e a Scalfari sono anche l'occasione per ricordare che dobbiamo impegnarci sino in fondo per tutelare anche tutti quei cronisti che operano sul fronte dell'informazione sulla mafia, sui servizi deviati, sulla grande delinquenza e anche nel rapporto dialettico che ci deve essere col potere. Rispetto a questi professionisti dobbiamo esprimere il massimo della solidarietà in ogni momento e in ogni circostanza, perché, al di là delle persone e delle testate, c'è il bene supremo della difesa del buon giornalismo e dei diritti e della libertà di informazione. (Applausi dal Gruppo M5S) . SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, intervengo per esprimere anche da parte del Gruppo Italia Viva-PSI la nostra piena solidarietà al segretario nazionale Zingaretti e a tutto il Partito Democratico. Inoltre, vorrei esprimere una condanna netta nei confronti di un clima avvelenato fatto di minacce e di un linguaggio violento e veramente tutte le forze politiche devono essere unite, non solo nella condanna verso questi atti vili e vergognosi, ma anche nell'abbassare i toni. Mi rivolgo anche al collega della Lega che è intervenuto prima, per dire che ha ragione quando dice che la condanna ci deve essere sempre e deve essere senza se e senza ma. Dobbiamo tuttavia essere i primi a tenere toni adeguati e attenti, perché in un momento così complesso e difficile per questo Paese, dobbiamo dare sempre il buon esempio ed essere i primi ad avere un linguaggio attento, perché siamo prima di tutto persone che hanno un ruolo pubblico, istituzionale e responsabile. Pertanto, da parte nostra non faremo mai mancare un comportamento consono a questa istituzione che noi tutti rappresentiamo. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . MALLEGNI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, dobbiamo condannare senza se e senza ma i gesti di cui il collega Zanda ci ha voluto informare, perché il principio di intimidazione dei sistemi democratici non può avere concambi, come mi ha giustamente suggerito il senatore Pichetto Fratin. Il Gruppo Forza Italia offre al Partito Democratico la sua solidarietà incondizionata e non lo fa perché si aspetta in cambio qualcosa, ma perché il servizio della democrazia non ha prezzo e non ha colore. Ciascuno si deve sentire nelle condizioni di poterlo offrire, se ritiene che questo sia inalienabile ed inviolabile. Forza Italia è stata oggetto più volte, nei vari territori, di azioni anche violente; è chiaro che avveniva quando eravamo al Governo (è accaduto anche su territori dove io vivo e lavoro) e devo dire che non è mai mancata la solidarietà di nessuno. Non ci debbono essere, in assoluto, tentennamenti da questo punto di vista, né si può gioire perché qualche quotidiano, magari avversario, è oggetto di questo tipo di azioni. Questo appartiene ad una politica del passato che non fa parte del nostro modo di essere e sono sicuro che non farà parte nemmeno del nostro modo di essere da qui in avanti. Quindi, noi teniamo, come Gruppo Forza Italia, a chiarire la nostra posizione e a tendere una mano nei confronti di coloro che subiscono queste azioni e a condannare, senza alcun equivoco, azioni di questo tipo o altre di cui sono stati oggetto movimenti o partiti politici che siedono in questa Aula. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, intervengo non solo per associarmi, a nome del Gruppo, alle parole di solidarietà e alla condanna verso atti che sono di vera e propria intimidazione, ma anche per dire con molta chiarezza che non abbiamo mai avuto dubbi nel condannare ed esprimere tutta la solidarietà quando questo è accaduto a forze, persone e leader che non sono certo della nostra parte politica, com'è accaduto anche recentemente nei confronti dell'onorevole Meloni. Negli ultimi tempi si sta delineando - e questo è molto pericoloso - un contesto in cui sono sempre più frequenti simili atti di intimidazione e minacce tramite social e anche, purtroppo, tramite la forma classica delle lettere e credo sia fondamentale essere compatti nell'esprimere solidarietà e essere poi coerenti nella condanna e chiari nell'esprimere cosa non può essere accettato. La questione dei giornalisti non è nuova purtroppo, perché attentati e intimidazioni verso il diritto e la libertà di stampa - ahimè - si sono ripetuti frequentemente anche nel nostro Paese, ma vediamo con preoccupazione il ripetersi continuo di questi episodi. Per questo motivo dobbiamo sempre vigilare e la nostra solidarietà è totale, così come la nostra condanna. (Applausi dal Gruppo Misto) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo delle scienze umane «Regina Margherita» di Torino, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Sull'autodichia delle Assemblee parlamentari CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo a difesa del Parlamento, di quest'Aula e di questo Senato. Ormai da alcuni giorni, l'incompetenza di alcune persone, di alcuni parlamentari e di alcuni rappresentanti politici mi inducono a fare alcune dichiarazioni. La prima: stamattina ho rilasciato una dichiarazione alla stampa per ricordare quali sono i compiti degli organi di autodichia che esistono alla Camera e al Senato. Innanzitutto, vi deve essere la garanzia che la politica ne resti fuori e deve essere assolutamente estranea la valutazione dell'opportunità nella decisione e nell'applicazione del diritto, perché altrimenti l'autodichia non è giustificata né per la Camera, né per il Senato. L'autodichia si giustifica solo se la giustizia è amministrata non solo con imparzialità e indipendenza, ma in base alle regole e le regole non appartengono alla politica. La politica valuta l'opportunità, che non può essere valutata dal giudice. Il giudice deve svolgere la sua funzione. Tuttavia, ho visto che vi è un coacervo di iniziative per distruggere l'immagine del Senato e l'autodichia. Si è ricorso, prima, a un falso, dicendo che la decisione era già stata assunta: non è così. Si trattava di una proposta, addirittura precedente alle dimissioni della collega Evangelista; una proposta, come ce n'erano altre, ben diverse, quella sì formulata da me, ma accantonata. È quindi completamente diverso. Leggo ora addirittura di un conflitto di interessi. Anche in questo caso, senatore Di Nicola, mi dispiace per lei, ma pensi alla giustizia del nostro Paese: ora c'è stato il taglio delle pensioni e chi decide sul taglio delle pensioni? La Corte dei conti, che si esprime nei confronti dei dipendenti pubblici, anche se il taglio riguarda pure i consiglieri della Corte dei conti. AIROLA (M5S) . E come è finita? PRESIDENTE. Senatore Caliendo, si rivolga a me. CALIENDO (FIBP-UDC) . Ha ragione, signor Presidente. Dicevo che anche la Corte dei conti subirà il taglio, ma nessuno ha mai dubitato della sua imparzialità e della sua correttezza, sia quando ha dato ragione, sia quando ha dato torto ai ricorrenti magistrati. E così il TAR. Nella vicenda specifica, pur non avendo alcun problema di conflitto di interessi, Presidente, ho raggiunto nella giornata di oggi la decisione di astenermi da quel processo e ciò ha una ragione specifica: quella di difendere il Senato e i principi della autodichia, che sarebbero messi in forse da iniziative che man mano vanno a salire, per impedire che sia assunta una decisione corretta, con le regole del diritto e non con la forza della maggioranza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . TAVERNA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TAVERNA (M5S) . Senatore Caliendo, lei ha iniziato il suo intervento dicendo che avrebbe difeso il Parlamento. Io inizio questo mio intervento dicendo che difendo i cittadini italiani. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lei ha fatto un preambolo per dire tutto, senza nominare mai quale fosse l'oggetto del suo intendere. Lo dico io: i vitalizi. Allora, senatore Caliendo, apro una breve parentesi, che non concerne l'aspetto giuridico, del quale lei sicuramente ha più competenza di me, ma riguarda un aspetto morale ed etico, sul quale io, come rappresentante dei cittadini italiani, sento di potermi esprimere in quest'Assemblea. Sa quanto ci vuole per un cittadino italiano per andare in pensione? Minimo quarant'anni di contributi; sa quant'è servito ad alcuni dei suoi colleghi per vedersi riconosciuto il privilegio del vitalizio? Anche un solo giorno di Parlamento. (Applausi dal Gruppo M5S) . Allora, senatore Caliendo, ci consenta di ribadire fortemente la nostra idea e lo faremo anche in piazza, nonostante qui si tenti di difendere un privilegio e di affossare un diritto, quello di manifestare legittimamente nelle piazze contro il privilegio, che abbiamo già tagliato. Ciò che noi stiamo sostenendo in questi giorni è che probabilmente, considerando che lei, senatore Caliendo, prenderà il vitalizio, non sarebbe la persona più adatta a giudicare se quel vitalizio dovrebbe essere tagliato o meno. (Applausi dal Gruppo M5S) . Fuori da tanti populismi, che ci avete voluto attribuire, oggi le chiedo cortesemente, per il bene di questo Parlamento, di ritirare la sua presenza all'interno di quell'organo, per consentire che qualunque sentenza venga prodotta non abbia quel velo di opacità che purtroppo oggi ci sentiamo nel diritto di dover ricordare ai cittadini italiani. Ricordatevi anche che questo è un privilegio che noi non consentiremo che venga reintrodotto; è stato tagliato e gli italiani vi ricorderanno che tanto tempo serve per contribuire ad avere una pensione, e che il metodo retributivo che voi avete chiesto a loro di dimenticare è il caso che lo dimentichiate anche voi. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . DAL MAS (FIBP-UDC) . Rinuncia al tuo! CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, ho il dubbio di non aver capito bene l'intervento della senatrice Taverna; o non ho capito io, visto che questo dibattito è avvenuto in Assemblea, o non ha capito lei. (Commenti della senatrice Taverna). Però, mi scusi, mi lasci... Anche per un fatto di... PRESIDENTE. Senatore Casini, sono qui. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Allora lei può essere anche garante. PRESIDENTE. Io rifletto. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Dato che la senatrice Taverna ha appena finito di dire che - sostanzialmente questo è il suo ragionamento - poiché il senatore Caliendo è in qualche modo parte in causa di questo procedimento, sarebbe meglio che lasciasse il passo in questo processo decisionale. Ha detto così o no? TAVERNA (M5S) . Sì, ha capito e ne sono contenta. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Non ha capito: aveva già detto che si asteneva un minuto fa, per cui la notizia di questo pomeriggio è che la sua richiesta è stata accettata preventivamente dal senatore Caliendo. TAVERNA (M5S) . Allora non ha capito. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Perché il senatore Caliendo... Scusate, ma le parole hanno un senso! TAVERNA (M5S) . E lei non lo ha capito. PRESIDENTE. Colleghi! CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Posso star qua delle ore: il senatore Caliendo è venuto in questa sede spiegando che non c'è motivazione razionale e ha fatto l'esempio del presidente o dei membri della Corte dei conti che decidono in ordine a quello che è un tema che li riguarda, esattamente come era nella fattispecie che lo riguardava. Però ha anche aggiunto che, per evitare che ci siano fraintendimenti sul punto, ha deciso formalmente l'astensione da questo esame. Credo quindi che una volta tanto dovremmo elogiare il senatore Caliendo ed essere tutti d'accordo che il lodo Taverna è stato accettato preventivamente, prima ancora della manifestazione che voi farete, legittimamente, quando la vorrete fare. Dopodiché vi dico, colleghi, che mettere in contrapposizione il diritto dei cittadini e il diritto dei parlamentari è, a mio parere, una cosa sbagliata in termini sostanziali. Comunque, è un procedimento incardinato in sede di Commissione in base a un principio di autodichia che esiste, che possiamo cambiare , ma che c'è dal momento in cui si è fatta la Costituzione e l'ordinamento democratico del Paese. (Commenti dal Gruppo M5S) . Io non sto esprimendo un giudizio sul merito, per cui non capisco tutta questa eccitazione. Sto semplicemente dicendo che questo pomeriggio non vedo ragione di polemica poiché, prima ancora che lei parlasse, il senatore Caliendo ha detto che si sarebbe astenuto. Per me, senatore Caliendo, se vuole che le dica il mio parere, fa bene. Ha fatto bene a fare questo atto, proprio per evitare che ci siano fraintendimenti. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e FdI) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Salutiamo studenti e docenti, che questa volta sono nella tribuna di primo ordine, dell'Istituto tecnico commerciale «Terra di lavoro» di Caserta, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi). Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge: Doc 1421 Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura Deputato PICCOLI NARDELLI ed altri. - (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 1421, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Verducci, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. *VERDUCCI, relatore . Signor Presidente, le dico in premessa che depositerò il testo integrale della relazione, soffermandomi nel mio intervento su alcune considerazioni e sottolineando alcuni passaggi del disegno di legge al nostro esame, molto atteso dai soggetti del settore del libro, dell'editoria libraria e di chi si occupa di lettura. Un provvedimento quindi molto urgente. Voglio ringraziare il ministro Franceschini per la sua presenza, che sottolinea l'importanza del disegno di legge sulla lettura. Si tratta di un provvedimento, come dicevo, molto urgente, che tiene in apprensione da molti mesi i soggetti del settore, da quando alla Camera dei deputati è stato approvato la scorsa estate, a larghissima maggioranza, con la sola esclusione del voto di astensione dei colleghi di Forza Italia e di un componente del Gruppo Misto. Voglio ringraziare i colleghi del Senato e della Camera, la prima firmataria, l'onorevole Piccoli Nardelli. Noi abbiamo inteso qui procedere a un voto affinché il testo non dovesse ritornare alla Camera con il rischio che i tempi si allungassero enormemente. Ringrazio di questo tutti i colleghi e, in particolare, quelli dell'opposizione. Non è uno sgarbo nei loro confronti. Il fatto di aver approvato alcuni loro ordini del giorno - penso ai due proposti dalla senatrice Saponara che ringrazio, oltre a quello proposto dal collega Marilotti - dice di un voto comune che spero ci possa essere in quest'Aula oggi. Presidente, Ministro, colleghi, dicevo che si tratta di un provvedimento molto atteso da chi tra mille difficoltà, con la testardaggine, la passione per un progetto e impegno civile fa vivere una libreria, magari in un territorio difficile. Le difficoltà sono anche dovute al fatto che in Italia si legge troppo poco, nonostante la nostra sia una grande potenza culturale e nonostante la nostra lingua e la nostra scrittura siano tra le più amate e studiate al mondo. In questi anni è come se si fosse spezzato un legame, un riconoscimento e una legittimazione tra il libro, la lettura e la nostra società. Questo è molto pericoloso perché un Paese che non legge è più povero, è più impaurito, non ha consapevolezza di se stesso, del proprio ruolo individuale e collettivo; un Paese che non legge è più fragile, non ha anticorpi verso il rischio di un oscurantismo di ritorno, che si alimenta di chiusura mentale e molto spesso di false notizie, manipolazioni e discriminazioni, che sovente viaggiano sui social network che occupano gran parte del nostro tempo e, soprattutto, del tempo delle generazioni più giovani in un incessante ingaggio emotivo che si autoalimenta e diventa un contesto unico e colpisce la lettura e la sua potenzialità. A non leggere sono soprattutto i più giovani, ma anche persone che vivono maggiori difficoltà economiche e sociali. C'è, quindi, un grande problema di diseguaglianza sociale e di mancato protagonismo perché leggere significa pensiero critico, emancipazione, pluralismo e democrazia. L'abisso del Novecento che abbiamo alle spalle ha avuto proprio una delle pagine più nere nel rogo dei libri da parte dei nazisti nel 1933, cui è seguito lo sterminio degli ebrei. La legge vuole provare a invertire questa tendenza di scollamento e a rovesciare questa situazione. È un pezzo di una battaglia politica e culturale di grande valore democratico e - poi lo dirò - di grande valore economico. Quando chiude una libreria si spengono alcune luci, uno scambio di pensieri, il luogo in cui un pezzo di comunità si incontra e siamo tutti più soli, in particolare se la libreria è in un quartiere complicato di una città o in un centro minore dell'entroterra, dove ci sono meno servizi. Tra il 2012 e il 2017 sono scomparsi oltre 2.300 punti vendita di libri; si sono persi oltre 4.500 posti di lavoro e le maggiori difficoltà sono quelle delle librerie indipendenti e più piccole, per una sovraesposizione, una potenzialità maggiore della grande distribuzione, per l'offensiva continua del commercio su Internet. Questa legge non è contro la grande distribuzione, né contro l' on line ; anzi, il sostegno alla lettura porterà più lettori e più benefici per tutti, ma riteniamo che il mercato debba avere regole più stringenti per permettere alle voci indipendenti, autoriali, territoriali e di comunità di vivere e di dire la propria. Riteniamo giusto un riequilibrio nella concorrenza tra le librerie degli editori e quelle indipendenti e non è vero che con questa legge i libri costeranno di più; non è vero che scompariranno gli sconti, ma saranno regolamentati, per permettere a tutti di stare sul mercato. Questa legge, che, come chiarisce un ordine del giorno del sottoscritto, del relatore, accolto dal Governo, può essere approvata oggi senza tornare alla Camera, all'articolo 8, che riguarda la disciplina dei prezzi, dice che non ci sarà incidenza retroattiva, cioè sugli sconti e sulle promozioni, essendo quelle compravendite già effettuate. Quindi non altererà i contratti commerciali già in atto e gli editori avranno il modo e il tempo di riorganizzarsi in base a questa legge. Si tratta di un provvedimento che rimette al centro dei riflettori il tema della lettura e la sua dimensione sociale e prevede un piano d'azione nazionale, con un fondo apposito di finanziamento, che si compone di patti locali per la lettura, e quindi rimette insieme sul territorio - e questo è importantissimo - soggetti pubblici e privati: biblioteche comunali, librerie, gruppi di volontari - e quindi il civismo che si organizza - e biblioteche scolastiche, che si dedicano a strumenti per la lettura dei bambini, perché chi comincia a leggere da bambino non smetterà più, e in un libro ritroverà sempre se stesso e una storia più grande in cui identificarsi, un'ambizione, un progetto e un sogno. Questa legge sostiene la lettura per chi è più debole, contrasta la povertà educativa, raddoppia il finanziamento per il tax credit alle librerie e istituisce l'albo delle librerie di qualità, perché un marchio di riconoscibilità è fondamentale sul mercato, dà al libro, inserendolo nella filiera del dono, anche la valorizzazione della cessione gratuita e solidale ed istituisce ogni anno una capitale italiana del libro. Per questo è una legge che supporta il nostro sistema Paese. La lettura e il libro sono un presidio di democrazia, come ha detto il presidente Mattarella, e un volano economico. I libri italiani rafforzano la riconoscibilità della nostra cultura e della nostra identità nel mondo. C'è una forza emotiva e sentimentale legata all'Italia e al brand Italia che si deve alla forza dei nostri libri e dei nostri scrittori, oltre che del cinema, della moda e del nostro modo di vivere. C'è una filiera economica che aspetta da troppo tempo questa legge (autori, editori, distributori, bibliotecari, librai e lettori). In conclusione, signor Presidente, questa legge dà forza al valore del lavoro sul libro e stoppa una svendita di valore che penalizza tutti, a partire dai lettori: può contribuire a invertire una tendenza di declino che non è solamente del libro, ma della nostra società; parla di noi, dell'Italia, di chi vogliamo essere, di quale ruolo vogliamo avere nel mondo e di quale comunità vogliamo costruire, perché parla di crescita e inclusione, legate insieme attraverso la lettura. Per questi motivi, onorevoli colleghi e signor Presidente, spero che, come già avvenuto alla Camera e ancora di più, questo voto oggi avvenga a larghissima maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. FRANCESCHINI, ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo . Signor Presidente, grazie davvero: mi fa particolarmente piacere che su un argomento così importante possa prevalere il merito - com'è avvenuto nel voto alla Camera e anche nel percorso che ha accompagnato l'approvazione della legge - e che per una volta, dato che tradizionalmente è sempre merce rara, possa prevalere la valutazione sulla bontà del provvedimento rispetto alla normale e fisiologica dialettica e allo scontro tra maggioranza e opposizione. In effetti, tutti sappiamo che l'Italia registra un divario molto forte - di cui ha parlato molto bene il relatore adesso - rispetto al tasso di lettura di altri Paesi, anche europei, che hanno una popolazione simile alla nostra: c'è molto da recuperare. È un lavoro lungo e difficile che parte dalle scuole e da una serie di politiche a sostegno della lettura e del libro. Va colmato un ritardo storico e quindi tutte le misure che vanno in questa direzione sono utili. A questo tema strategico si aggiunge un tema diventato urgente negli ultimi anni: quello di salvaguardare le piccole librerie, che sono non soltanto luoghi in cui si vendono libri ma, molto spesso, spazi che tengono vive e animate zone della città che non hanno luoghi di incontro sociale, o paesi, che hanno nella libreria un punto di riferimento culturale. (Applausi dal Gruppo PD) . Per questo motivo, sono importanti le misure contenute nel provvedimento: dallo sconto del 5 per cento alle misure per la promozione della lettura, oltre all'aumento del tax credit per le librerie, che è stato introdotto due anni fa nel nostro ordinamento e ha portato un vantaggio consistente per più di 700 librerie, che hanno usufruito di questa agevolazione in una situazione di grande difficoltà. Quindi, aumentano le risorse a disposizione e aumenterà la possibilità per le piccole librerie di restare sul mercato anche in condizioni molto difficili. Aggiungo che si tratta di un passo importante, cui devono però seguirne altri. Nel nostro ordinamento c'è da decenni una legge molto importante, modificata e integrata qualche anno fa, sul cinema. In applicazione dell'articolo 9 della Costituzione, si è ritenuto che i film siano un prodotto culturale talmente importante da giustificare un aiuto all'intera filiera del cinema, dato che la legge aiuta da sempre i distributori, i produttori, gli autori, i cinema, i giovani autori: tutta la filiera. Se ciò è valido per il film, non può non essere altrettanto valido per il libro. Quindi, credo che il passo successivo sia lavorare in Parlamento, spero con una condivisione larga come quella registrata su questo provvedimento, su una legge che riguardi l'intera filiera dell'editoria e che, sul modello del cinema, sostenga tutti coloro che aiutano a produrre, scrivere e vendere libri nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, questa mattina nell'ambito della discussione sulle mozioni riguardanti l'Olocausto abbiamo sottolineato come il sapere e la conoscenza rappresentino gli antidoti contro il veleno negazionista, quello che fa oggi dire a 15 italiani su 100 di non credere all'Olocausto. In questi giorni abbiamo dovuto invece fare appello al senso critico rispetto alle false informazioni sul coronavirus che rischiano di ridurre l'efficacia delle misure protettive. C'è un filo rosso nell'età della conoscenza e dell'accesso infinito alle informazioni ed è quello dello sviluppo del senso critico, della capacità di saper discernere il vero dal falso, di verificare la correttezza delle informazioni ma anche di saper comprendere correttamente un testo. Ha fatto molto rumore l'ultima indagine dell'Università di Pisa sulla capacità di lettura dei ragazzi italiani: c'è un analfabetismo di ritorno che va affrontato come una minaccia per la società. Ben venga allora questo provvedimento, con cui si punta ad incentivare la lettura, un settore che deve trovare strade nuove e innovative. L'Italia, infatti, è anche quella delle fiere del libro, di comunità di lettori che si incontrano, di scrittori emergenti e di talento, di piccole librerie che svolgono una vera e propria funzione di presidio culturale sui nostri territori. E allora è necessario difendere queste esperienze imprenditoriali e incentivarne la nascita di nuove, soprattutto in quelle realtà che ne sono completamente sprovviste, per far apprezzare ai nostri ragazzi la profondità di pensiero che solo la lettura di un libro può regalare, la sua capacità di dischiudere nuovi pensieri, sensazioni e conoscenze. Quindi è necessario sostenere con forza, oltre agli autori, le case editrici ed i librai, a cominciare da quelle aziende più piccole che ogni giorno combattono per riaffermare il valore sociale e civile della produzione e della diffusione delle idee. Il provvedimento al nostro esame tocca tutti questi temi; è un'importante cornice normativa che andrà riempita di contenuti, perché serve un'azione costante nel tempo che dia alla questione una valenza strategica rispetto alla qualità stessa della nostra democrazia, quella di persone informate e consapevoli, in grado di maneggiare correttamente tutti gli strumenti per poter concorrere alla costruzione dell'interesse generale. Dobbiamo farlo non con un atteggiamento pedante ma spiegando ai nostri ragazzi che: «Se vogliamo conoscere il senso dell'esistenza, dobbiamo aprire un libro: là in fondo, nell'angolo più oscuro del capitolo, c'è una frase scritta apposta per noi». Sono parole di Cartesio, lo stesso che con il dubbio costruì il metodo scientifico e nel dubbio trovò la certezza filosofica della propria esistenza. Quel dubbio che solo la lettura e la cultura possono diradare. Annuncio pertanto il voto favorevole a questo provvedimento del Gruppo per le Autonomie. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio. Richiami del Presidente) . SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, considero questo provvedimento davvero molto importante per le ragioni che abbiamo appena ascoltato, sia dal Ministro che dal relatore, il collega Verducci, perché questo è un Paese che ha bisogno davvero di tornare ad essere la culla della cultura. Oggi i dati Istat ci dicono che il 60 per cento degli italiani non legge libri ma neanche un giornale. È un dato allarmante che si aggiunge ad altri dati che ci preoccupano moltissimo, soprattutto se guardiamo alla fascia tra i diciotto e ventiquattro anni, in cui ci sono ben 600.000 ragazzi che hanno abbandonato la scuola - alcuni di loro addirittura negli anni dell'obbligo scolastico - e 62.000 cervelli andati all'estero. Questi sono dati che, in un Paese in cui il patrimonio culturale è straordinariamente grande e importante, ci devono davvero allarmare. Come diceva prima il Ministro, c'è anche una differenza, un divario enorme anche all'interno del nostro Paese, tra Nord e Sud. Quello che emerge quindi è il ritratto di un Paese molto fragile e povero non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista educativo (addirittura più del doppio rispetto alla media europea). Le cause sono molteplici. Sicuramente negli ultimi anni abbiamo investito molte risorse sulla cultura ma non sono ancora sufficienti. In modo particolare, con questo provvedimento dobbiamo fare in modo che la promozione della lettura possa diventare davvero un patrimonio della società, dell'intera comunità, perché questa non è una legge sul libro, ma una legge sulla promozione della lettura. Troppo spesso abbiamo considerato questo aspetto soltanto un fatto privato, affidato ai singoli e non invece come patrimonio di un'intera società. Anche la nostra Costituzione ci dice, attraverso gli articoli 2, 3 e 9, che si deve favorire e sostenere la lettura come uno degli strumenti di sviluppo della conoscenza e della crescita di ogni individuo. Una società cresce e si sviluppa insieme e noi abbiamo bisogno soprattutto di preparare le nuove generazioni, delle persone competenti e libere con un pensiero proprio, autonomo e critico. Questa è una generazione che spesso è stata definita molto social ma poco sociale e quindi pensiamo che anche attraverso questo provvedimento si possa fare una promozione anche per ritrovare i luoghi di aggregazione dove socializzare, dove stare insieme. Provvedimenti importanti come il bonus cultura e 18app sono tutti strumenti che possono aiutare la promozione della lettura e della cultura nel nostro Paese. La lettura è un mezzo per diffondere e aiutare soprattutto chi magari ha difficoltà economiche o vive in una famiglia dove ci sono difficoltà anche in termini di disagio sociale. C'è bisogno in sostanza, colleghe e colleghi, di ritrovare e di creare un nuovo benessere culturale per avere poi un benessere sociale ed economico. I libri cartacei, soprattutto per le nostre generazioni, rappresentano anche il frutto di una crescita nella nostra vita quotidiana. Il libro spesso è frutto di un innamoramento: un libro magari ci ha cambiato la vita e noi lo portiamo nel nostro cuore, negli anni, nella nostra formazione e nella nostra identità. Non c'è nessuna contrapposizione tra libri digitali e libri cartacei, le due cose devono stare insieme, sono complementari. Bisogna aiutare sicuramente tutta l'editoria e bisogna aiutare le librerie, valorizzare le biblioteche. Pensate a quante piccole librerie sono state chiuse in questi anni. Diceva bene prima il Ministro: una libreria in un territorio, in un Comune, è un presidio di sicurezza, di aggregazione, è un presidio culturale fondamentale per la crescita di una comunità. Occorre pertanto favorire provvedimenti che abbiano la capacità e la forza di fare quello che vogliamo fare con questa legge, pensando anche alle detrazioni fiscali per le famiglie nell'acquisto dei libri, alla carta del docente, alla 18app, all'implementazione del tax credit per le librerie e a un mercato che, inevitabilmente, sempre più complesso e complicato, necessita del mantenimento di un pluralismo distributivo. Leggere, quindi, è tutto questo e, soprattutto, non ci rende soli. Non porta alla solitudine; non porta all'individualismo. È un patto anche generazionale. Ci sono poi anche delle bellissime buone pratiche e iniziative, che stanno nascendo in tanti piccoli Comuni. Di qualche settimana fa è l'iniziativa di quel sindaco che ha pensato, per esempio, di non far pagare le tasse comunali a chi apre una libreria nel suo Comune; penso che questa sia una delle tante belle iniziative, proprio perché la lettura e il libro sono cura della mente. Bene, quindi, un piano nazionale di azione per la promozione della lettura anche nella scuola. Incentivi fiscali, dunque, e patti locali per la lettura; ogni anno una Capitale del libro per incentivare i nostri Comuni; digitalizzazione per assicurare l'accesso più ampio possibile al patrimonio culturale e alla sua libera fruizione: sono solo alcuni punti principali, che però riteniamo davvero importanti anche nelle modifiche che necessariamente si devono adottare alla legge Levi, che ormai è del 2011, perché evidentemente il Paese e soprattutto il mercato sono cambiati. C'è poi un altro aspetto non secondario: così come abbiamo fatto con la donazione del cibo, possiamo fare, attraverso questa legge, anche la donazione dei libri. Penso, ad esempio, a donare i testi alle biblioteche delle carceri - anche questo è un modo di fare inclusione sociale - e a tante altre promozioni importanti che si adotteranno con questo piano, come per esempio la scontistica, ovviamente non nel mese di dicembre, ma negli altri mesi, allorquando le case editrici potranno offrire degli sconti sui libri. Insomma, è un primo passo che noi consideriamo importante, in una società che ha bisogno di ritrovare unità e ha bisogno di essere meno divisa, meno frammentata; soprattutto, ha bisogno di buona cultura e di memoria storica, perché questo è un Paese che necessita di ritrovare le sue radici, che lo hanno fatto sempre essere grande nel mondo. Quindi, ben venga questa legge e ben venga che, anche dal Senato, possa esserci un voto unitario su una legge che davvero può aiutare tutti nella promozione della lettura e, quindi, della cultura. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e del senatore Steger) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, noi di Fratelli d'Italia siamo sempre stati particolarmente sensibili e preoccupati dalla disoccupazione intellettuale che, purtroppo, attanaglia soprattutto i nostri giovani. Non vorrei scomodare monsieur Lapalisse dicendo che la lettura è uno strumento straordinario per conseguire la conoscenza, ma i dati che ci vengono dall'indagine Istat ci forniscono un quadro assolutamente disastroso, molto preoccupante, che ci lascia pensare che sconteremo gravi danni, soprattutto per il futuro, in termini di qualità della nostra società. Per questi motivi, sin dall'inizio della legislatura abbiamo depositato una proposta di legge. Voglio in merito ringraziare i colleghi della Camera, gli onorevoli Paola Frassinetti e Federico Mollicone, perché molti dei contenuti che oggi noi ritroviamo in questo testo erano già presenti in quanto auspicato in quella proposta di legge. Lo dicevano i colleghi che mi hanno preceduto: i dati sono veramente molto preoccupanti, perché tradiscono un ritardo della nostra Nazione rispetto alle altre realtà europee. Addirittura, negli ultimi vent'anni abbiamo conosciuto un ulteriore arretramento giungendo al dato del 60 per cento di italiani che non legge libri. Se andiamo ad approfondire questo rapporto, troviamo ulteriori motivi di preoccupazione, come il fatto che anche per quanto riguarda questo aspetto c'è un divario notevole tra il Mezzogiorno (dove legge libri appena un cittadino su tre) rispetto al Nord-Est del Paese (dove legge libri un cittadino su due). Il dato che il consumo culturale è appannaggio principalmente dei ceti abbienti è un altro motivo che deve porre all'attenzione di chi si ritiene classe dirigente di una Nazione il tema dell'accesso al consumo culturale. I lettori che dichiarano di leggere più di tre libri all'anno sono appena l'85 per cento, mentre soltanto il 13 per cento legge più di un libro al mese, i cosiddetti lettori forti, che sono rappresentati principalmente dagli uomini con un'età superiore ai cinquantacinque anni e - ulteriore nota di merito per le donne - dalle donne di tutte le età. L'Italia vive quindi questa situazione che crea mancanza di consapevolezza nel vivere le sfide della contemporaneità, circostanza che si ripercuote anche nella qualità della nostra democrazia. Necessita fortemente una politica culturale per allargare il perimetro sociale dei lettori ampliando un mercato in cui editori e librai possano prosperare. Nel 2017 gli editori attivi erano 1.459, divisi in piccoli, medi e grandi: l'85 per cento di tali editori pubblica meno di 85 opere all'anno; il 31 per cento sono medi editori, cioè coloro che pubblicano dalle undici alle cinquanta opere l'anno; appena il 15 per cento è costituito da grandi editori. Noi di Fratelli d'Italia ci sentiamo particolarmente vicini ai piccoli e medi editori, alle librerie indipendenti, ai librai, cioè a tutti quei soggetti il cui fatturato è soprattutto il risultato di una passione: passione per la cultura, che è quel frammento di eternità che ci aiuta a vivere. Pertanto, così come abbiamo fatto nelle votazioni che riguardavano gli articoli del provvedimento, ci riteniamo particolarmente soddisfatti delle misure che vengono individuate. Penso per esempio al Piano nazionale di azione per la promozione della lettura, ai patti locali per la lettura, al conferimento del titolo di Capitale italiana del libro ogni anno ad una città, alla promozione della lettura nelle scuole, alle misure per il contrasto alla povertà educativa e culturale, all'esclusione dell'IVA dalle cessioni gratuite di libri, a quanto previsto in materia di prezzi e alla creazione dell'albo delle librerie di qualità. Nutriamo tuttavia severi dubbi sulle risorse destinate all'attuazione del provvedimento, ma dobbiamo, possiamo e vogliamo esprimere un voto favorevole a questo provvedimento, perché siamo profondamente convinti di quell'affermazione che fu fatta dal poeta Ezra Pound secondo cui i libri costituiscono un fondamento e un tesoro (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, noi siamo assolutamente convinti che il provvedimento in esame vada nella direzione giusta, quindi lo voteremo convintamente. La lettura è una questione fondamentale e giustamente è stata al centro dell'attenzione della Commissione, che ha prodotto un disegno di legge che considero abbastanza convincente e adeguato. Vi è oggi una questione fondamentale su cui si devono concentrare gli sforzi innanzitutto del Governo, ma anche di tutte le istituzioni: secondo i dati che emergono da vari report, nel nostro Paese vi è una vera e propria emergenza lettura, chiamiamola così. Da oltre quindici anni, al di là di qualche oscillazione di breve termine, la popolazione dei non lettori è praticamente fissa, pari a circa il 60 per cento delle persone, e non si vedono ahimè segnali di ripresa. Anche le caratteristiche costitutive dei non lettori per fascia sociale appaiono assolutamente persistenti e confermano purtroppo i fattori di disuguaglianza e di svantaggio di natura strutturale. Ovviamente questo produce automaticamente difficoltà anche nel linguaggio ed è solo la lingua che ci fa uguali: «eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui», come recita una delle frasi fondamentali che si leggono in «Lettera a una professoressa» di don Milani. Ritornando ai dati, proprio nel 2015 (dati elaborazione Istat del 2016) il 42 per cento dei cittadini intervistati dichiara di aver letto almeno un libro nei dodici mesi, ma se andiamo a guardare i fattori discriminanti rispetto ai fenomeni legati alla lettura, il contesto territoriale di appartenenza è purtroppo molto indicativo: almeno il 48 per cento dei residenti al Nord ha letto almeno un libro, contro il 28,8 per cento del Sud e il 33,21 per cento delle isole. Non sono solo soltanto freddi dati, ma ci descrivono una situazione di grande diversità nel Paese. Un ulteriore elemento che condiziona in modo determinante l'esperienza della lettura e il rapporto con i libri è l'ambiente familiare. La lettura si conferma quindi fortemente influenzata delle abitudini familiari: la propensione alla lettura dei bambini e dei ragazzi si dimostra direttamente correlata alla presenza di genitori che hanno l'abitudine di leggere i libri. La quota di lettori di chi ha madre e padre lettori è più che doppia rispetto a quella di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori. Ben venga quindi il disegno di legge. Ad esempio, anche se le risorse finanziarie sono sempre non ingenti (quindi servirebbero molti più investimenti), la promozione della lettura a scuola sancita dall'articolo 5 del provvedimento è fondamentale, perché diventa un ulteriore strumento a disposizione della scuola per continuare la sua stessa missione, quella di formare i cittadini e di combattere le disuguaglianze economiche, sociali e culturali. E proprio mentre assistiamo al permanere di dati inaccettabili, relativi appunto alla lettura, ma anche alla dispersione scolastica e alla dimensione abnorme del fenomeno, anche in relazione ai giovani che non studiano e non lavorano, cresciuti in famiglie svantaggiate, registriamo allo stesso tempo una vera e propria crisi della parola e del discorso. In particolare, ci preoccupa molto il fatto che la comunicazione tra le persone stia assumendo forme di riduzione e semplificazione, in evidente contrasto con la complessità del mondo contemporaneo. Un linguaggio più povero non solo segnala un pensiero più povero ma - ahimè - è un ulteriore elemento di disuguaglianza. Non pensiamo che questa proposta di legge possa risolvere tutto, ma è certamente un grande passo in avanti. Faccio parte della Commissione di vigilanza Rai, così come il relatore del provvedimento, e credo che bisognerebbe richiamare con forza anche la Rai, che già ha qualche trasmissione nel proprio palinsesto dedicata alla lettura, ad attivarsi molto di più, perché come servizio pubblico bisognerebbe richiamarla a una missione che sia ancor più dedicata alla promozione della lettura e dei libri, così come faceva in passato, quando è stata uno strumento fondamentale in tal senso. Vi è poi la questione, di cui si è parlato molto durante l' iter di esame di questa proposta di legge, ma anche in passato, che riguarda il prezzo della distribuzione. È una vexata quaestio su cui ci sono posizioni differenti sia tra gli editori che tra i distributori. C'è un punto però che a noi convince: bisogna mettere un argine alla concorrenza sleale posta in essere soprattutto dai grandi soggetti che, nel caso delle vendite online , sono praticamente monopolisti (o quasi) e creano di fatto, con lo sconto sistematico del 15 per cento, un problema ai piccoli distributori e ai librai indipendenti. Vi è anche un'altra questione: promuovere la lettura e sostenere le librerie nei quartieri, soprattutto nelle periferie, sono strumenti fondamentali, perché le librerie sono un presidio della cultura, un presidio di aggregazione e un elemento di sicurezza. Non possiamo parlare di sicurezza solo e unicamente pensando al giusto presidio del territorio da parte delle Forze dell'ordine, ma dobbiamo fare uno sforzo enorme (e questo disegno di legge va in tal senso) per far sì che, per esempio, le librerie diventino i nostri presidi cultura, così come i teatri, i cinema e i luoghi di aggregazione, dove si fa il contrasto vero alla disgregazione sociale, alla solitudine e all'ignoranza. Questa è la potenzialità che affidiamo al disegno di legge al nostro esame. Il presidio delle librerie e della cultura ci richiama a quello che diceva Tullio De Mauro, che ci ha insegnato che un popolo non istruito è quello più esposto alle sirene dei media e più soggetto a errori quando dovrà scegliere; voglio ricordarlo qualche giorno prima della sua morte, in un incontro all'Istituto Gramsci di Roma, quando scuoteva la testa nel momento in cui venivano ricordati i dati della lettura in Italia. Alla fine il suo messaggio è stato questo: la cultura in una società democratica è bene comune per tutti e non si può tenere chiusa solo nelle aule universitarie. Per questo è ancora più centrale fare in modo che le esperienze delle librerie e l'invito e il sostegno alla lettura diventino uno strumento potentissimo, uno strumento democratico di lotta alle disuguaglianze e alla disgregazione sociale. Per questo motivo votiamo convintamente a favore del provvedimento. (Applausi dai Gruppi Misto, PD e IV-PSI) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto economico professionale «Don Milani-Sandro Pertini» di Taranto, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. Doc 1421 IORI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei iniziare il mio intervento con un'immagine che a mio avviso diventerà indelebile ed è già per molti aspetti iconica, quella di un bambino che, nel giorno dello sgombero della casa dove abitava con la famiglia a Primavalle, ha portato con sé i libri di scuola e quelli che suo padre vendeva in un banchetto di antichità a Porta Portese; nient'altro che libri, carta, ma per lui molto preziosa. Tra le tante cose che poteva decidere di portare con sé, ha voluto semplicemente dei libri. Credo che si tratti di un'immagine di grande bellezza, di grande speranza e di grande umanità. Quel bambino sceglie di avere delle opportunità e probabilmente l'unica possibilità per emanciparsi dall'indigenza e dalla marginalità gli è apparsa quella di studiare, di conoscere e di attraversare altri mondi con la mente. Leggere è infatti uno degli strumenti più importanti che fin dall'infanzia i bambini hanno a disposizione per crescere, sviluppare un senso di sé, maturare senso critico, conoscersi e aprirsi all'altro, al nuovo, all'impensato, all'inatteso. Credo che in questa epoca di grande disintermediazione, in cui tutto si svolge sul web , in un eterno presente in cui le informazioni semplificate, e a volte false, ci vengono imposte in rapida successione senza che la dimensione del tempo ci consenta di approfondire (costringendoci invece alla superficie, alla piattezza, piuttosto che alla profondità), leggere, conoscere, pensare siano elementi fondamentali, non solo per lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei singoli ma anche per lo sviluppo sociale, economico e politico, per non consegnare il Paese a chi lo vorrebbe schiavo e silente; un Paese di cittadini tutti uguali. Ecco, quel ragazzo, economicamente più fragile degli altri e debole socialmente, sembra mostrare volontà, curiosità, progetti. Ebbene, il senso di quella fotografia restituisce il senso anche del lavoro che abbiamo svolto su questa proposta di legge, quello di mettere in risalto il valore della lettura, la promozione del libro come strumento di libertà. Chiunque può sfogliare pagine ed è proprio per queste ragioni che il Partito Democratico ha sostenuto questa proposta, come prosecuzione di una serie di misure volte a investire sulla cultura e sulla conoscenza. Penso all'applicazione 18app, ai nuovi meccanismi di erogazione del Fondo unico per lo spettacolo, alla riforma del cinema, all'autonomia gestionale dei musei. Abbiamo sostenuto questo lavoro perché purtroppo il nostro è un Paese che non legge. Dopo la Seconda guerra mondiale - chi non è più giovanissimo lo ricorderà - gli italiani non conoscevano ancora la nostra lingua; un grave problema, che spinse la Rai ad ideare un programma televisivo condotto dal maestro Manzi, che si intitolava «Non è mai troppo tardi», in cui si proponeva di insegnare a leggere e a scrivere; lo scopo era quello di uscire dall'ignoranza, per contribuire alla costruzione del Paese. Anche se oggi il tasso di analfabetismo è di gran lunga diminuito, gli italiani non sono tanto abituati a prendere in mano un libro e a leggerlo. Sono solo 60 su 100 gli italiani che leggono almeno un libro all'anno. Siamo ultimi in Europa e questo rappresenta in tutta la sua evidenza un'emergenza nazionale. Se a ciò si aggiungono gli ultimi dati registrati dalle prove Invalsi che certificano l'analfabetismo funzionale di molti studenti, l'incapacità cioè di comprendere un testo semplice (che evidentemente descrivono un quadro di profondo impoverimento culturale delle fasce più giovani e più deboli della popolazione), ci rendiamo conto di quanto è urgente intervenire su saperi e conoscenze. Per contrastare la povertà materiale dobbiamo iniziare dal contrasto alla povertà educativa, promuovendo la lettura per i bambini, secondo l'esempio virtuoso di «Nati per leggere», o intervenendo sulle biblioteche scolastiche. In questa proposta di legge è inserito un intervento mirato, una carta della cultura, per aiutare le famiglie con ISEE bassi ad acquistare libri e a fruire di cultura per promuovere la diffusione della lettura in tutte le possibili circostanze; lo dico con forza perché vorrei chiarire che questa non è una legge sul prezzo dei libri, ma cerca di mettere ordine nel sistema delle promozioni. Le ragioni di questa scelta stanno nel tentativo di aiutare le librerie più piccole, sempre più penalizzate dalla concorrenza delle grandi multinazionali (reali o virtuali), a sopravvivere. Negli ultimi cinque anni sono state chiuse, secondo Confcommercio, ben 2.332 librerie e, per ognuna che scompare, si perde un luogo che è un presidio di cultura e di pensiero, un deposito di idee e di linguaggio. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice De Petris) . È quindi sicuramente una legge che contiene tante misure positive che, da un lato, cercano di bilanciare l'interesse del lettore, sia dei cosiddetti lettori forti, sia dei lettori da acquisire, e dall'altro, di tutelare le piccole librerie e, in generale, tutta la filiera della produzione e della distribuzione del libro, soprattutto nelle aree del Paese più disagiate, dove spesso le librerie svolgono anche la funzione di sviluppo di comunità. Con questa legge si rilanciano buone pratiche già attive nel Paese, cercando di mettere a sistema gli interventi più urgenti per affrontare le emergenze del settore. Cito solo alcuni esempi: i patti locali per la lettura (che uniscono in modo virtuoso soggetti pubblici e soggetti privati), biblioteche, comunali, librerie, biblioteche scolastiche, gruppi di volontari; si raddoppia il finanziamento previsto per il tax credit per le librerie; si prevede l'albo delle librerie di qualità; si istituisce la Capitale italiana del libro; si prevede che il libro venga considerato all'interno della filiera del dono, consentendo le cessioni gratuite di libri e si incentiva così anche lo sviluppo dell'economia circolare e il recupero di beni a fini di solidarietà sociale. È evidente che avremmo sperato in uno sforzo ancora più significativo dal punto di vista finanziario, tuttavia è un inizio e un segnale importante per stanziare fondi pubblici a sostegno dell'intera filiera del libro, come si fa per la cultura. In questo quadro, però, un compito importante deve svolgerlo la scuola che deve avere la capacità di diffondere e incentivare l'abitudine e la passione per la lettura, perché non esistono solo i libri di testo ma anche il sistema mediatico può e deve fare la sua parte. Concludo con una brevissima riflessione: questa è per molti, purtroppo, un'epoca di rabbia, di solitudine, di smarrimento e di vuoto esistenziale. Esiste un antidoto per incanalare e comprendere queste condizioni esistenziali e si chiama cultura, si chiama istruzione. In questa epoca dove tutto corre veloce sul web , sembra così difficile pensare, riflettere, stare in dialogo silenzioso con un testo. Ebbene sostenere la lettura è un messaggio importante. L'unico modo forse che abbiamo per resistere a questa ondata di neo-analfabetismo. Chi è curioso, chi guarda al di fuori dell'oblò, può attenuare i suoi timori e arricchire il suo sguardo sul mondo. Per tutte queste ragioni esprimo, Presidente, il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD) . SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Ministro, membri del Governo, onorevoli colleghi, il disegno di legge in discussione oggi in Senato, approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati, reca una serie di norme volte a promuovere la lettura a livello di scuole, amministrazioni pubbliche, enti locali e altre istituzioni ed è tesa a contrastare la povertà educativa e culturale, nonché a stabilire disposizioni sul prezzo dei libri e sugli incentivi alle librerie. Il disegno di legge è, in sintesi, dal contenuto assolutamente apprezzabile e meritevole. Infatti, alla Camera ha incontrato la massima condivisione da parte di tutti i Gruppi parlamentari ed è stato approvato con voto quasi unanime il 16 luglio scorso, approdando qui in Senato il 18 luglio. Proprio per la bontà degli obiettivi che il provvedimento in esame porta con sé, questo ramo del Parlamento, che noi senatori rappresentiamo, avrebbe potuto apportare un contributo e un arricchimento significativi, dandogli un valore aggiunto e imprimendogli anche il nostro apporto. La maggioranza di Governo ha, però, deciso che tale provvedimento doveva essere approvato con urgenza e che, nel caso di proposte emendative durante l'esame in Commissione, non si sarebbero potuti aspettare i tempi per una terza lettura. Voglio premettere che la Lega ha ampiamente caldeggiato il contenuto e, quindi, l'emanazione di questo disegno di legge per i motivi sopra esposti, ma ciò premesso, insieme ai senatori del Gruppo Lega e agli altri colleghi dei Gruppi di opposizione, in Commissione non abbiamo rinunciato a presentare, pur nella consapevolezza che sarebbero state cassate, alcune proposte emendative, al solo scopo - lo sottolineo - di migliorarne e arricchirne il contenuto e non certo per intralciarne l' iter e la sua approvazione definitiva. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Tengo a sottolineare, in presenza del Ministro, che è nostra responsabilità, nonché diritto, dare un contributo ai disegni di legge, oltre che ai decreti, che arrivano in Commissione e in quest'Aula. Seppure siano stati accolti solo gli ordini del giorno - quelli della Lega riguardavano, da una parte, l'esigenza di aumentare il numero dei bibliotecari perché qualcuno che accompagni i ragazzi nella lettura ci deve essere e, dall'altra, mettevano in evidenza la difficoltà delle edicole, che nel loro piccolo fanno sempre delle proposte librarie - e non gli emendamenti, per l'importanza del provvedimento, che i colleghi che mi hanno preceduto hanno sottolineato, concludo annunciando il voto favorevole al disegno di legge per la promozione e il sostegno della lettura anche da parte del Gruppo Lega-Salvini Premier- PSdAz, con il rammarico che tutti i componenti di quest'Aula - sottolineo tutti - non abbiano potuto apportare alcun contributo significativo al disegno di legge. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . CANGINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, nelle scorse settimane abbiamo letto sui giornali una notizia triste. La seconda libreria più antica d'Italia, la Paravia di Torino, fondata nei primi dell'Ottocento, ha chiuso i battenti: evidentemente i costi erano superiori ai benefici. Negli ultimi cinque anni, come molti colleghi hanno ricordato, quasi 2.500 librerie hanno vissuto lo stesso destino. Non è un periodo facile per la carta stampata, da giornalista lo so per esperienza diretta: negli ultimi otto anni le vendite dei giornali sono calate del 60 per cento e i luoghi dove i giornali vengono venduti ne hanno risentito di conseguenza. Negli ultimi quindici anni le edicole si sono quasi dimezzate e 16.000 hanno chiuso. Non c'è solo questo, ci sono i dati sulla cultura generale, sulla coscienza e sul livello di conoscenza dei giovani ( test Invalsi, il rapporto PISA - Programme for international student assessment, i sondaggi d'opinione e i periodici allarmi lanciati dall'Accademia della Crusca): la lingua italiana si sta impoverendo; i nostri giovani la padroneggiano sempre meno e parlare male, con tutta evidenza, vuol dire pensare male; stanno perdendo la capacità di esercitare lo spirito critico, nonché di sostenere la lettura di un testo sufficientemente articolato. Questo problema evidentemente riguarda tutti quanti noi. È stato ricordato che il 40 per cento degli italiani legge un libro l'anno, ma temo che, di quel 40 per cento, un 50 abbia mentito; di sicuro, il 60 per cento dei nostri connazionali non legge neanche un libro l'anno. È quindi evidente che un provvedimento come questo ha una sua funzione e una sua urgenza, pertanto è benemerito ed è bene che quest'Assemblea lo accolga all'unisono. Naturalmente, il fine è condivisibile e l'abbiamo condiviso: i mezzi forse avrebbero potuto essere diversi; del resto, se ci fosse la stessa sensibilità sulle priorità e la stessa tendenza ad affrontare i problemi indicando le stesse soluzioni, saremmo tutti nello stesso partito e al Governo, quindi la democrazia non avrebbe più senso. Per quanto ci riguarda, meglio sarebbe stato indirizzare risorse con provvedimenti ad hoc per sostenere direttamente almeno le piccole librerie, se non tutte; si è preferito intervenire sui prezzi e sulla scontistica, intervenendo quindi sul libero mercato. Il provvedimento ha un modo di affrontare un problema reale che non corrisponde alla nostra cultura politica, ma comunque è diretto verso un obiettivo senz'altro condivisibile. Colleghi, non possiamo però nasconderci dietro un dito né far finta di pensare che questo sia un problema e questa la soluzione al problema; questa è invece la conseguenza di un problema molto più ampio e credo che chi come noi fa politica e ricopre la funzione legislativa abbia il dovere di inquadrare i problemi in tutta la loro ampiezza e possibilmente anche di intervenire non soltanto sugli effetti, ma sulle cause delle malattie sociali che travolgono l'economia e interi settori della società. La causa di ciò di cui stiamo parlando oggi si chiama digitale, ed è bene mettere a fuoco il problema una volta per tutte. Stiamo assistendo più o meno passivamente al più grande furto di proprietà intellettuale della storia dell'umanità: i colossi del web , che giustamente vengono indicati oggi come i nuovi poteri forti e che hanno importanti alfieri e lobbisti anche in quest'Aula, stanno sistematicamente svalutando la conoscenza. Parlo di svalutazione riferendomi al significato letterale di questa parola: stanno facendo perdere di valore la conoscenza, per farne commercio gratuitamente sui social , creare flussi di traffico, vendere dati e offrirli agli inserzionisti pubblicitari. Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, quando cominciò la sua straordinaria impresa imprenditoriale, disse che avrebbero fatto con piccoli editori quello che fa il ghepardo con la gazzella ferita. Mi pare evidente che stia riuscendo nella sua impresa, che, oltre a devastare un settore importante della nostra economia e a far perdere posti di lavoro, ha ricadute che forse vanno ben oltre anche alle intenzioni sue e dei grandi guru del web . In 7ª Commissione, che si occupa di cultura e istruzione in questo ramo del Parlamento, con il consenso di tutti i colleghi - e mi pare di capire anche con una certa partecipazione e interesse, indipendentemente dai partiti e dai Gruppi parlamentari di cui sono espressione - ho promosso un'indagine conoscitiva sugli effetti del digitale sui giovani e in modo particolare sul processo cognitivo. Il primo esperto che abbiamo audito si chiama Manfred Spitzer, un neuropsichiatra tedesco che ha scritto diversi libri su questo argomento, il più famoso dei quali si intitola «Demenza digitale». Il titolo chiarisce l'approccio e la tesi. Non si tratta di ideologismo. Tutti gli esperti intervenuti dopo Spitzer - neurologi, psicologi, psichiatri, pedagogisti, sociologi e grafologi - hanno detto la stessa identica cosa: i nostri giovani stanno progressivamente e velocemente perdendo tutte quelle facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente abbiamo chiamato l'intelligenza: la memoria, lo spirito critico, la capacità di concentrazione. Colleghi, questo è un danno irreparabile che interroga tutti quanti noi, perché ha a che vedere con il futuro della nostra nazione. Tutti gli esperti hanno detto che studiare attraverso dispositivi digitali è dannoso e non utile. Non esiste un solo studio scientifico che dimostri che una lavagna elettronica, piuttosto che un compito fatto su un iPad migliorino l'apprendimento e la conoscenza degli studenti. Esistono invece molti studi che dimostrano esattamente il contrario. Tutti gli esperti ci hanno detto che l'uso dei dispositivi elettronici - smartphone , social , videogiochi - non può che prevedere l'abuso, perché scatena nel cervello umano le stesse identiche reazioni chimiche scatenate dalla cocaina: si rilascia dopamina, si prova piacere, si crea dipendenza. Non a caso, oggi ci dobbiamo confrontare su questo tipo di problema - che è il problema di quest'epoca - non più con gli Stati Uniti, ma con la Corea del Sud, il Giappone e la Cina, dove milioni di giovani sono in cura per essere disintossicati dall'abuso di digitale. Colleghi, non si tratta di una battaglia ideologica. Questo è il grande tema che tutti quanti, prima o poi, dovremo affrontare, altrimenti il problema non sarà che i nostri giovani non compreranno più i libri, ma che non riusciranno più a leggerli e non avranno la capacità mentale di soffermarsi su un testo che sia più lungo di 30 righe, comprendendone il significato. Pertanto, va benissimo il provvedimento in esame, peccato non sia stato inquadrato nell'ambito di un tema oggettivamente molto più ampio rispetto a quello di cui abbiamo dibattuto in quest'Assemblea. Ma, come si dice, meglio che niente. In ragione di ciò, Forza Italia esprimerà il proprio voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, mi accingo a esprimere una dichiarazione di voto che mi sta particolarmente a cuore sia come appassionata di lettura, sia in qualità di componente della Commissione istruzione pubblica, beni culturali del Senato. Così come mi è già capitato di affermare in passato in quest'Assemblea, sono convinta che un Paese come il nostro debba, più che mai in questo momento storico, investire sulla cultura. E oggi, in termini più concreti rispetto ad altre occasioni, parliamo proprio di questo. Mi preme innanzitutto ricordare che il disegno di legge in esame è volto, attraverso interventi di diversa natura, alla promozione e al sostegno della lettura; obiettivo al quale contribuiscono lo Stato, le Regioni e gli altri enti territoriali, secondo il principio di leale collaborazione. È inutile snocciolare qui dati, perché se il settore non fosse stato in crisi probabilmente non ci sarebbe stata la necessità di adottare un'apposita legge a sostegno non solo degli editori, ma soprattutto dei lettori, che devono essere gli usufruitori principali della normativa che ci apprestiamo ad approvare. Passo a illustrare rapidamente i punti principali del provvedimento. La misura cardine del disegno di legge prevede una modifica alla cosiddetta legge Levi del 2011 sugli sconti applicabili ai libri, che da oggi in poi potranno essere al massimo del 5 per cento, anziché arrivare fino al 15 per cento. Tale discorso vale anche per i libri venduti tramite Internet e per posta. Fanno eccezione, rispetto a questa nuova scelta, i libri adottati dalle istituzioni scolastiche come libri di testo, con uno sconto massimo che passa dal 20 al 15 per cento. Nessun limite di sconto, invece, è imposto per i testi venduti alle biblioteche. Sempre in tema di sconti, ci sarà la possibilità per le case editrici, solo per un mese all'anno e secondo specifici periodi stabiliti dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, di offrire, per ciascun marchio, uno sconto sul prezzo di vendita dei propri libri, arrivando fino al 20 per cento. Da tale scontistica saranno esclusi i libri pubblicati nei sei mesi precedenti a quelli in cui si svolgerà la promozione. Viene poi istituito il fondo carta della cultura con una dotazione di un milione di euro annui. Al fondo afferiscono donazioni, lasciti, disposizioni testamentarie di soggetti privati destinati alle finalità dello stesso fondo. Viene disposto che lo Stato contribuisca alle spese per l'acquisto di libri, prodotti e servizi culturali da parte di cittadini italiani e stranieri residenti nel territorio nazionale, appartenenti a nuclei familiari economicamente svantaggiati. Questo proprio mediante la carta della cultura che sarà elettronica e avrà un valore nominale di 100 euro, utilizzabile dal titolare entro un anno dal rilascio per l'acquisto di libri, anche digitali, muniti di codice ISBN. È molto importante sottolineare che devono essere muniti di tale codice. Viene istituito anche l'albo delle librerie di qualità, sempre presso il Mibact, al quale possono iscriversi, su loro domanda, le librerie che hanno dei requisiti indicati con decreto del Ministro che definisce anche le modalità di formazione e tenuta dell'albo stesso. Le librerie che possono iscriversi sono quelle che esercitano in modo prevalente l'attività di vendita al dettaglio di libri in locali accessibili al pubblico e che assicurano un servizio innovativo e caratterizzato da continuità, diversificazione dell'offerta libraria e realizzazione di iniziative di promozione culturale del territorio. La legge prevede anche la definizione, da parte del Presidente del Consiglio, di un Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura. Il Mibact, di concerto con il MIUR, previa intesa in conferenza unificata, avrà il compito di adottare, ogni tre anni, con proprio decreto il Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura, la cui predisposizione è affidata al centro per il libro. Le finalità di questo Piano sono molteplici: dalla valorizzazione della lingua italiana alla promozione della frequentazione di biblioteche e librerie, dalla diffusione della lettura da parte di persone con disabilità o con disturbi del linguaggio e dell'apprendimento, alla promozione della lettura nelle carceri, nella scuola dell'infanzia, negli ospedali o presso i teatri. Per consentire agli enti territoriali la partecipazione al piano d'azione si dispone che Comuni e Regione aderiscano al piano medesimo attraverso la stipula di patti locali per la lettura, volti a coinvolgere biblioteche e altri soggetti pubblici come le scuole, nonché i soggetti privati operanti sul territorio. Tali patti prevedono interventi per aumentare il numero di lettori abituali nelle aree di riferimento. Gli enti e gli altri soggetti che stipulano i patti locali possono prevedere specifici finanziamenti per l'attuazione degli interventi, compatibilmente con l'attuazione dei rispettivi bilanci. Fondamentale rimane quindi il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado che si propongono di promuovere la lettura nell'ambito della loro autonomia. A tale scopo gli uffici scolastici regionali individuano, con appositi bandi, la scuola polo, responsabile del servizio bibliotecario scolastico di ogni ordine e grado. La scuola polo, con le risorse eventualmente disponibili per l'attuazione dei patti locali per la lettura, può promuovere collaborazioni tra le istituzioni scolastiche della rete e quelle del territorio, con particolare riferimento alle biblioteche di pubblica lettura o ad altre istituzioni o associazioni culturali, al fine di promuovere la lettura tra i giovani. I relativi progetti possono essere realizzati anche con l'utilizzo dei materiali delle teche della Rai. Entra poi in vigore il conferimento del titolo di capitale italiana del libro ad una città italiana, al fine di favorire progetti, iniziative e attività per la promozione della lettura. Il titolo è conferito annualmente dal Consiglio dei ministri, all'esito di un'apposita selezione sulla base dei progetti delle città che si candidano. I progetti delle città designate capitale italiana del libro saranno finanziati nel limite di spesa di 500.000 euro annui. Concludo parafrasando quanto scriveva Marguerite Yourcenar: «I libri sono riserve di grano da ammassare per l'inverno dello spirito». Con questo disegno di legge ritengo che abbiamo accantonato un bel po' di sementi. Pertanto, con convinzione, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle, dichiaro il nostro voto favorevole. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 6 febbraio 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 6 febbraio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 18,51) . Allegato A Mozioni sui "viaggi della memoria" DOCUMENTO Proroga del termine di cui all'articolo 1, comma 2, della deliberazione del 16 ottobre 2018, recante "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere" (Doc. XXII, n. 9-bis) ARTICOLO 1 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE Art. 1. 1. Il termine per l'ultimazione dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, di cui all'articolo 1, comma 2, della deliberazione del Senato del 16 ottobre 2018, è prorogato fino alla conclusione della XVIII legislatura. 2. Le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite massimo di euro 45.000 per ciascuno degli anni sino al termine della legislatura e sono poste a carico del bilancio interno del Senato. Il Presidente del Senato può autorizzare un incremento delle spese, comunque in misura non superiore al 30 per cento, a seguito di richiesta formulata dal presidente della Commissione per motivate esigenze connesse allo svolgimento dell'inchiesta. 3. La Commissione dispone dei documenti acquisiti e prodotti dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, istituita dal Senato nella XVII legislatura. ________________ N.B. Approvato il documento composto del solo articolo 1. DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Minamata sul mercurio, con Allegati, fatta a Kumamoto il 10 ottobre 2013 (1171) ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione di Minamata sul mercurio, con Allegati, fatta a Kumamoto il 10 ottobre 2013. Art. 2. (Ordine di esecuzione) (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione di cui all'articolo 1, a decorrere dalla sua entrata in vigore, in conformità con quanto disposto dall'articolo 31 della Convenzione medesima. Art. 3. (Designazione dell'autorità nazionale competente e del punto di contatto nazionale) (Designazione dell'autorità nazionale competente e del punto di contatto nazionale) 1. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è designato quale autorità nazionale competente per l'attuazione delle disposizioni stabilite dalla Convenzione di cui all'articolo 1, nonché quale punto di contatto nazionale per lo scambio delle informazioni, ai sensi dell'articolo 17, paragrafo 4, della Convenzione medesima. 2. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stabilite le modalità per assicurare il coordinamento delle attività di raccolta dei dati di monitoraggio, ai fini della piena ed efficace attuazione della Convenzione di cui all'articolo 1. Art. 4. (Disposizioni finanziarie) (Disposizioni finanziarie) 1. Agli oneri derivanti dalla presente legge, pari a euro 482.660 per l'anno 2020, a euro 440.000 ad anni alterni a decorrere dall'anno 2021 e a euro 452.660 ad anni alterni a decorrere dall'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2020-2022, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 3. Le eventuali risorse a beneficio dei Paesi in via di sviluppo ai sensi e per l'attuazione dell'articolo 14, paragrafo 3, della Convenzione di cui all'articolo 1, sono destinate nei limiti di quanto disponibile a legislazione vigente sul pertinente capitolo di spesa del bilancio del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale finalizzato ad iniziative di cooperazione allo sviluppo. 4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 1, le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione della presente legge nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Art. 5. (Entrata in vigore) (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . DISEGNO DI LEGGE Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura (1421) ARTICOLI DA 1 A 13 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE, IDENTICO AL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. (Princìpi e finalità) 1. La Repubblica, in attuazione degli articoli 2, 3 e 9 della Costituzione, favorisce e sostiene la lettura quale mezzo per lo sviluppo della conoscenza, la diffusione della cultura, la promozione del progresso civile, sociale ed economico della Nazione, la formazione e il benessere dei cittadini. 2. La Repubblica promuove interventi volti a sostenere e a incentivare la produzione, la conservazione, la circolazione e la fruizione dei libri come strumenti preferenziali per l'accesso ai contenuti e per la loro diffusione, nonché per il miglioramento degli indicatori del benessere equo e sostenibile (BES). 3. Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, secondo il principio di leale collaborazione e nell'ambito delle rispettive competenze, contribuiscono alla piena attuazione dei princìpi della presente legge. Art. 2. (Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura) 1. Il Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, adotta ogni tre anni, con proprio decreto, il Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura, di seguito denominato «Piano d'azione», da attuare nei limiti della dotazione del Fondo di cui al comma 6. Il primo Piano d'azione è adottato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. 2. Lo schema del decreto di cui al comma 1 è trasmesso alle Camere per l'espressione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, le quali si pronunciano entro trenta giorni dalla data dell'assegnazione. Decorso tale termine, il decreto può essere adottato anche in mancanza del predetto parere. 3. Nell'individuazione delle priorità e degli obiettivi generali del Piano d'azione si tiene conto delle seguenti finalità: a) diffondere l'abitudine alla lettura, come strumento per la crescita individuale e per lo sviluppo civile, sociale ed economico della Nazione, e favorire l'aumento del numero dei lettori, valorizzando l'immagine sociale del libro e della lettura nel quadro delle pratiche di consumo culturale, anche attraverso attività programmate di lettura comune; b) promuovere la frequentazione delle biblioteche e delle librerie e la conoscenza della produzione libraria italiana, incentivandone la diffusione e la fruizione; c) valorizzare e sostenere le buone pratiche di promozione della lettura realizzate da soggetti pubblici e privati, anche in collaborazione fra loro, favorendone la diffusione nel territorio nazionale e, in particolar modo, tra le istituzioni pubbliche e le associazioni professionali del settore librario; d) valorizzare e sostenere la lingua italiana, favorendo la conoscenza delle opere degli autori italiani e la loro diffusione all'estero, anche tramite le biblioteche; e) valorizzare la diversità della produzione editoriale, nel rispetto delle logiche di mercato e della concorrenza; f) promuovere la formazione continua e specifica degli operatori di tutte le istituzioni partecipanti alla realizzazione del Piano d'azione; g) promuovere la dimensione interculturale e plurilingue della lettura nelle istituzioni scolastiche e nelle biblioteche; h) prevedere interventi mirati per specifiche fasce di lettori e per i territori con più alto tasso di povertà educativa e culturale, anche al fine di prevenire o di contrastare fenomeni di esclusione sociale; i) favorire la lettura da parte delle persone con disabilità o con disturbi del linguaggio e dell'apprendimento, anche mediante la promozione dell'utilizzo degli audiolibri e delle tecniche del libro parlato nonché di ogni altra metodologia necessaria alla compensazione dei bisogni educativi speciali; l) promuovere la dimensione sociale della lettura mediante pratiche fondate sulla condivisione dei testi e sulla partecipazione attiva dei lettori; m) promuovere un approccio alla lettura in riferimento alla valorizzazione delle competenze richieste dall'ecosistema digitale, connesse alla lettura ipertestuale, alla lettura condivisa, all'ascolto di testi registrati e alla postproduzione di contenuti, come integrazione alla lettura su supporti cartacei. 4. Le amministrazioni pubbliche, in collaborazione con l'industria editoriale, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, promuovono, per le pubblicazioni, l'utilizzo di carta con origine forestale ecologicamente sostenibile. 5. Il Piano d'azione contiene altresì indicazioni per azioni volte a: a) favorire la lettura nella prima infanzia anche attraverso il coinvolgimento dei consultori, della pediatria di famiglia e delle ludoteche; b) promuovere la lettura presso le strutture socio-assistenziali per anziani e negli ospedali mediante iniziative a favore delle persone ricoverate per lunga degenza; c) promuovere la lettura negli istituti penitenziari mediante apposite iniziative a favore della popolazione detenuta, con particolare attenzione agli istituti penali per minorenni; d) promuovere la parità di accesso alla produzione editoriale in favore delle persone con difficoltà di lettura o con disabilità fisiche e sensoriali, in coerenza con i princìpi e le regole dell'Unione europea e dell'ordinamento internazionale; e) promuovere la lettura presso i teatri, anche in collaborazione con le librerie, all'interno delle programmazioni artistiche e culturali e durante i festival ; f) promuovere l'istituzione di un circuito culturale integrato per la promozione della lettura, denominato «Ad alta voce», con la partecipazione delle istituzioni scolastiche, delle biblioteche di pubblica lettura e delle altre istituzioni o associazioni culturali presenti nel medesimo territorio di riferimento. 6. Ai fini dell'attuazione del Piano d'azione, nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali è istituito il Fondo per l'attuazione del Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura, con una dotazione di 4.350.000 euro annui a decorrere dall'anno 2020. Il Fondo, gestito dal Centro per il libro e la lettura, è ripartito annualmente secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 7. La predisposizione della proposta del Piano d'azione, il coordinamento e l'attuazione delle attività del Piano d'azione nonché il monitoraggio delle attività pianificate e la valutazione dei risultati sono affidati al Centro per il libro e la lettura previsto dall'articolo 30, comma 2, lettera b) , numero 5), del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 agosto 2014, n. 171. Il Centro per il libro e la lettura dà conto, ogni due anni, in un apposito documento, degli esiti del monitoraggio e della valutazione dei risultati di cui al periodo precedente. Il documento è trasmesso alle Camere. Per le attività preliminari e successive all'adozione del Piano d'azione, il Centro per il libro e la lettura, in deroga ai limiti finanziari previsti dalla legislazione vigente, può avvalersi di collaboratori esterni, conferendo, entro il limite di spesa di 150.000 euro annui a decorrere dall'anno 2020, fino a tre incarichi di collaborazione, ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a persone di comprovata qualificazione professionale, per la durata massima di trentasei mesi. Art. 3. (Patti locali per la lettura) 1. I comuni e le regioni, nell'esercizio della propria autonomia, compatibilmente con l'equilibrio dei rispettivi bilanci, aderiscono al Piano d'azione attraverso la stipulazione di patti locali per la lettura intesi a coinvolgere le biblioteche e altri soggetti pubblici, in particolare le scuole, nonché soggetti privati operanti sul territorio interessati alla promozione della lettura. 2. I patti locali per la lettura, sulla base degli obiettivi generali individuati dal Piano d'azione e in ragione delle specificità territoriali, prevedono interventi finalizzati ad aumentare il numero dei lettori abituali nelle aree di riferimento, per l'attuazione dei quali gli enti e gli altri soggetti pubblici di cui al comma 1, compatibilmente con l'equilibrio dei rispettivi bilanci, possono prevedere specifici finanziamenti. 3. Il Centro per il libro e la lettura, nell'ambito delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, provvede al censimento periodico e alla raccolta di dati statistici relativi all'attuazione dei patti locali per la lettura. Art. 4. (Capitale italiana del libro) 1. Al fine di favorire progetti, iniziative e attività per la promozione della lettura, il Consiglio dei ministri assegna annualmente ad una città italiana il titolo di «Capitale italiana del libro». Il titolo è conferito all'esito di un'apposita selezione, svolta secondo modalità definite, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. La selezione avviene sulla base dei progetti presentati dalle città che si candidano al titolo di «Capitale italiana del libro». I progetti della città assegnataria del titolo sono finanziati entro il limite di spesa di 500.000 euro annui a decorrere dall'anno 2020. Il titolo di «Capitale italiana del libro» è conferito a partire dall'anno 2020. Art. 5. (Promozione della lettura a scuola) 1. Le scuole statali e non statali di ogni ordine e grado, nell'ambito dell'autonomia loro riconosciuta, promuovono la lettura come momento qualificante del percorso didattico ed educativo degli studenti e quale strumento di base per l'esercizio del diritto all'istruzione e alla cultura nell'ambito della società della conoscenza. 2. Al fine di promuovere la lettura a scuola, gli uffici scolastici regionali individuano, attraverso appositi bandi, nelle reti tra istituzioni scolastiche del medesimo ambito territoriale, di cui all'articolo 1, comma 70, della legge 13 luglio 2015, n. 107, la scuola che opera quale «polo responsabile del servizio bibliotecario scolastico di ogni ordine e grado», di seguito denominata «scuola polo». 3. Salvo quanto previsto dal comma 4, ciascuna scuola polo, avvalendosi delle eventuali risorse rese disponibili per l'attuazione dei patti locali per la lettura ai sensi dell'articolo 3, comma 2, nonché di quelle già disponibili a legislazione vigente, ivi comprese quelle concernenti l'organico dell'autonomia di cui all'articolo 1, comma 65, della legge 13 luglio 2015, n. 107, può: a) promuovere la collaborazione tra le istituzioni scolastiche della rete e quelle del territorio, con particolare riferimento alle biblioteche di pubblica lettura e alle altre istituzioni o associazioni culturali, al fine di promuovere la lettura tra i giovani. I relativi progetti possono essere realizzati anche con l'utilizzo dei materiali delle Teche della società RAI - Radiotelevisione italiana Spa; b) organizzare la formazione per il personale delle scuole della rete impegnato nella gestione delle biblioteche scolastiche. 4. Ai fini dell'attuazione della lettera b) del comma 3 è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021. Art. 6. (Misure per il contrasto della povertà educativa e culturale) 1. Per contrastare la povertà educativa e promuovere la diffusione della lettura, lo Stato, con le modalità di cui al comma 2, contribuisce alle spese per l'acquisto di libri, prodotti e servizi culturali da parte di cittadini italiani e stranieri residenti nel territorio nazionale appartenenti a nuclei familiari economicamente svantaggiati, attraverso l'istituzione della «Carta della cultura». I libri acquistati con il contributo statale sono destinati all'uso personale dei soggetti di cui al presente comma e non ne è permessa la rivendita. Le somme assegnate con la Carta non costituiscono reddito imponibile del beneficiario e non rilevano ai fini del computo del valore dell'indicatore della situazione economica equivalente. 2. La Carta della cultura di cui al comma 1 è una carta elettronica di importo nominale pari a euro 100, utilizzabile dal titolare, entro un anno dal suo rilascio, nei pagamenti per l'acquisto di libri, anche digitali, muniti di codice ISBN. Ai fini dell'assegnazione della Carta di cui al comma 1, nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali è istituito il Fondo «Carta della cultura», con una dotazione di 1 milione di euro annui a decorrere dall'anno 2020, da integrare con gli importi ad esso destinati ai sensi dei commi 3 e 4 del presente articolo. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i requisiti per l'assegnazione della Carta e le modalità di rilascio e di utilizzo della stessa, nei limiti della dotazione del Fondo di cui al periodo precedente. 3. Sono conferiti al Fondo di cui al comma 2 i proventi derivanti da donazioni, lasciti o disposizioni testamentarie di soggetti privati, comunque destinati allo Stato per il conseguimento delle finalità del Fondo. 4. Per i fini di cui al presente articolo, le imprese possono destinare alle finalità del Fondo di cui al comma 2 parte del proprio volume di affari, senza effetti ai fini delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive. Le imprese che destinano alle finalità del Fondo almeno l'1 per cento del loro volume di affari sono autorizzate ad utilizzare un logo del Ministero per i beni e le attività culturali che certifica il loro impegno nella lotta contro la povertà educativa e culturale. 5. Gli importi destinati alle finalità del Fondo di cui al comma 2 ai sensi dei commi 3 e 4 sono versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati al Fondo medesimo. Art. 7. (Donazioni librarie) 1. All'articolo 16, comma 1, della legge 19 agosto 2016, n. 166, dopo la lettera d) è inserita la seguente: « d-bis) dei libri e dei relativi supporti integrativi non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per imperfezioni, alterazioni, danni o vizi che non ne modificano l'idoneità all'utilizzo o per altri motivi similari». Art. 8. (Modifiche alla legge 27 luglio 2011, n. 128, in materia di sconti sul prezzo di vendita dei libri. Relazione alle Camere) 1. Il comma 2 dell'articolo 1 della legge 27 luglio 2011, n. 128, è sostituito dal seguente: « 2. Tale disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura e, anche attraverso il contrasto di pratiche limitative della concorrenza, alla tutela del pluralismo dell'informazione e dell'offerta editoriale». 2. I commi 2, 3 e 4 dell'articolo 2 della legge 27 luglio 2011, n. 128, sono sostituiti dai seguenti: « 2. La vendita di libri ai consumatori finali, da chiunque e con qualsiasi modalità effettuata, è consentita con uno sconto fino al 5 per cento del prezzo apposto ai sensi del comma 1. Il limite massimo di sconto di cui al primo periodo è elevato al 15 per cento per i libri adottati dalle istituzioni scolastiche come libri di testo. I limiti massimi di sconto di cui al primo e al secondo periodo si applicano anche alle vendite di libri effettuate per corrispondenza o tramite piattaforme digitali nella rete internet . I limiti massimi di sconto di cui al primo e al secondo periodo non si applicano alle vendite di libri alle biblioteche, purché i libri siano destinati all'uso dell'istituzione, restando esclusa la loro rivendita. 3. Per un solo mese all'anno, per ciascun marchio editoriale, le case editrici possono offrire sul prezzo di vendita dei propri libri uno sconto maggiore del limite di cui al comma 2, primo periodo, ma comunque non superiore al 20 per cento del prezzo apposto ai sensi del comma 1. L'offerta è consentita nei soli mesi dell'anno, con esclusione del mese di dicembre, stabiliti con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, da adottare, in sede di prima attuazione, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. L'offerta non può riguardare titoli pubblicati nei sei mesi precedenti a quello in cui si svolge la promozione. È fatta salva la facoltà dei venditori al dettaglio, che devono in ogni caso essere informati e messi in grado di partecipare alle medesime condizioni, di non aderire a tali campagne promozionali. 3-bis . In uno dei mesi individuati ai sensi del comma 3, una sola volta all'anno, i punti di vendita possono offrire sconti sui libri con la percentuale massima del 15 per cento. 4. Sono vietate iniziative commerciali, da chiunque promosse, che accordino sconti superiori ai limiti previsti dal comma 2, anche nel caso in cui prevedano la sostituzione dello sconto diretto con la consegna di buoni spesa utilizzabili contestualmente o successivamente all'acquisto dei libri sui quali sono riconosciuti». 3. Decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con l'autorità di Governo competente in materia di informazione e di editoria, con riguardo alle rispettive competenze, predispone e trasmette alle Camere una relazione sugli effetti dell'applicazione delle disposizioni dell'articolo 2 della legge 27 luglio 2011, n. 128, come modificato dal presente articolo, sul settore del libro. 4. All'articolo 3 della legge 27 luglio 2011, n. 128, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 3 è abrogato; b) alla rubrica, le parole: «Relazione al Parlamento» sono soppresse. Art. 9. (Qualifica di «libreria di qualità») 1. Al fine di promuovere un ampio pluralismo culturale ed economico nonché di accrescere la qualità della lettura, è istituito, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, l'Albo delle librerie di qualità. 2. Nell'Albo delle librerie di qualità sono iscritte, su loro domanda, le librerie aventi i requisiti stabiliti dal decreto del Ministro per i beni e le attività culturali di cui al comma 4. L'iscrizione nell'Albo dà alla libreria il diritto di utilizzare il marchio di «libreria di qualità». 3. Il marchio di «libreria di qualità» è concesso al punto di vendita e non all'impresa. Esso ha validità di tre anni, rinnovabile, a domanda, per il successivo triennio, previa verifica della permanenza dei requisiti per l'iscrizione nell'Albo. 4. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinate, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, le modalità di formazione e tenuta dell'Albo delle librerie e sono stabiliti i requisiti per l'iscrizione nell'Albo. L'iscrizione è riservata alle librerie che esercitano in modo prevalente l'attività di vendita al dettaglio di libri in locali accessibili al pubblico e che assicurano un servizio innovativo e caratterizzato da continuità, diversificazione dell'offerta libraria e realizzazione di iniziative di promozione culturale nel territorio. Nella definizione dei requisiti, si tiene conto dell'assortimento diversificato di titoli offerti in vendita, della qualità del servizio, delle attività di proposta di eventi culturali, dell'adesione ai patti locali per la lettura di cui all'articolo 3, ove attivati, e della specificità del territorio. 5. Il Ministero per i beni e le attività culturali provvede all'attuazione del presente articolo nell'ambito delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il Ministero per i beni e le attività culturali pubblica l'Albo delle librerie di qualità in una pagina dedicata e facilmente accessibile nell'ambito del proprio sito internet istituzionale. Art. 10. (Incentivi fiscali per le librerie) 1. Al fine di potenziare le attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri, l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 319, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, è incrementata di 3.250.000 euro annui a decorrere dall'anno 2020. Ai fini dell'attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di 3.250.000 euro annui a decorrere dall'anno 2020. Art. 11. (Abrogazioni) 1. A decorrere dal 1° gennaio 2020, sono abrogati: a) il comma 318 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205; b) il decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo n. 227 del 3 maggio 2018. Art. 12. (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dagli articoli 2, commi 6 e 7, 4, comma 1, 5, comma 4, 6, comma 2, e 10, comma 1, pari a 10.250.000 euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 e a 9.250.000 euro annui a decorrere dall'anno 2022, si provvede: a) quanto a 5.250.000 euro annui a decorrere dall'anno 2020, mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero per i beni e le attività culturali; b) quanto a 4 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020, mediante corrispondente utilizzo delle risorse derivanti dall'abrogazione disposta dall'articolo 11, comma 1, lettera a) ; c) quanto a 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 763, della legge 30 dicembre 2018, n. 145. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 13. (Decorrenza dell'efficacia) 1. Le disposizioni della presente legge si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2020 Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1171 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1421 e sui relativi emendamenti La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisiti gli elementi informativi contenuti nella relazione tecnica aggiornata presentata ai sensi dell'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, rilevato che: - in ordine alla copertura di cui all'articolo 12, comma 1, lettera a) , mediante riduzione del fondo speciale di parte corrente riferito al triennio 2019-2021, allo scopo utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero per i beni e le attività culturali, occorrerebbe formalmente aggiornare la copertura finanziaria al triennio 2020-2022. Tuttavia, tenuto conto che il provvedimento in esame reca oneri che comunque decorrono dal 2020, si ritiene che la copertura finanziaria possa considerarsi correttamente formulata, nel presupposto che la riduzione del fondo speciale per il triennio 2019-2021 sia da intendersi riferita al bilancio per il triennio 2020-2022; - in merito all'articolo 6, comma 4, la previsione che consente alle imprese di destinare alle finalità del fondo "Carta della cultura" parte del proprio volume di affari è "senza effetti ai fini delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive"; - la norma di cui all'articolo 8 in materia di sconti sul prezzo di vendita dei libri non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo, nel presupposto che, con riferimento al suddetto articolo 12, comma 1, lettera a) , la riduzione del fondo speciale per il triennio 2019-2021 sia da intendersi riferita al bilancio triennale 2020- 2022. Integrazione alla dichiarazione di voto della senatrice Gallone sul disegno di legge n. 1171 La cittadina costiera giapponese di Minamata dove tra il 1932 e il 1968 si realizzò un vero e proprio disastro ambientale con il metilmercurio contaminando i fondali della baia antistante e l'intera fauna marina locale, dà oggi il nome a questa Convenzione anche per ricordare i 1.784 morti a causa del morbo di Minamata, cioè la malattia neurologica causata dall'esposizione cronica al mercurio. Con questa Convenzione ONU, nell'ambito del Programma delle Nazioni Unite sull'ambiente (UNEP), sottoscritta da 107 Paesi, tra cui Italia e Paesi europei, si propone un ulteriore passo avanti per proteggere la salute umana e l'ambiente dalle emissioni e dai rilasci antropogenici di mercurio e dei composti di mercurio. E quindi Forza Italia è favorevole al provvedimento per sostenere il sistema di regolamenti che prevedono maggiori controlli. Testo integrale della relazione orale del senatore Verducci sul disegno di legge n. 1421 Colleghi, esaminiamo oggi un'iniziativa, già approvata dalla Camera dei deputati nel luglio scorso con un'amplissima maggioranza: fatta eccezione infatti per il Gruppo Forza Italia e per una componente del Gruppo Misto, che si sono astenuti, il testo ha avuto il voto favorevole di tutti i Gruppi parlamentari. Il disegno di legge n. 1421 reca norme per promuovere la lettura a livello di scuole, amministrazioni pubbliche, enti locali e di altre istituzioni, per contrastare la povertà educativa e culturale; dispone inoltre in merito al prezzo dei libri e agli incentivi alle librerie. L'articolo 1 detta i principi e le finalità della legge, attribuendo alla Repubblica il compito di favorire e sostenere la lettura quale mezzo per lo sviluppo della conoscenza, la diffusione della cultura, la promozione del progresso civile, sociale ed economico della Nazione, la formazione e il benessere dei cittadini. La Repubblica sostiene e incentiva inoltre la produzione, la conservazione, la circolazione e la fruizione di libri. Stato, Regioni e gli altri enti pubblici territoriali contribuiscono all'attuazione di tali principi. L'articolo 2 attribuisce al MIBAC, di concerto con il MIUR, previa intesa in Conferenza unificata, il compito di adottare ogni tre anni, con proprio decreto, il Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura, denominato "Piano d'azione". Il primo Piano d'azione è adottato entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge. La predisposizione della proposta del Piano d'azione, il coordinamento e l'attuazione delle attività nonché il monitoraggio e la valutazione sono affidati al Centro per il libro e la lettura (CEPELL). Prima della sua approvazione, è richiesto il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari. Per individuare priorità e obiettivi del Piano d'azione, si tiene conto delle seguenti finalità: - diffondere l'abitudine alla lettura; - promuovere la frequentazione delle biblioteche e delle librerie e la conoscenza della produzione libraria italiana; - valorizzare le buone pratiche di promozione della lettura realizzate tra soggetti pubblici e privati; - valorizzare la lingua italiana; - valorizzare la diversità della produzione editoriale; - promuovere la formazione continua degli operatori partecipanti al Piano d'azione; - promuovere la dimensione interculturale e plurilingue della lettura nelle scuole e nelle biblioteche; - prevedere interventi mirati per specifiche fasce di lettori e per i territori con più alto tasso di povertà educativa e culturale; - favorire la lettura da parte delle persone con disabilità o con disturbi del linguaggio e dell'apprendimento; - promuovere la dimensione sociale della lettura; - promuovere un approccio alla lettura in riferimento alla valorizzazione delle competenze richieste dall'ecosistema digitale. Il Piano d'azione contiene altresì indicazioni per azionivolte a: a) favorire la lettura nella prima infanzia; b) promuovere la lettura presso le strutture socioassistenziali per anziani e negli ospedali; c) promuovere la lettura negli istituti penitenziari; d) promuovere la parità di accesso alla produzione editoriale in favore delle persone con difficoltà di lettura o con disabilità fisiche e sensoriali; e) promuovere la lettura presso i teatri; f) promuovere l'istituzione di un circuito culturale integrato per la promozione della lettura, denominato «Ad alta voce», con la partecipazione delle istituzioni scolastiche, delle biblioteche di pubblica lettura e delle altre istituzioni o associazioni culturali presenti nel medesimo territorio di riferimento. Si stabilisce altresì che le amministrazioni pubbliche promuovono per le pubblicazioni l'utilizzo di carta ecologicamente sostenibile. Quanto alle risorse, è prevista l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali, di un apposito Fondo, gestito dal Centro per il libro e la lettura e ripartito annualmente, con una dotazione di 4.350.000 euro annui dal 2020. Per consentire agli enti territoriali la partecipazione al Piano d'azione, l'articolo 3 dispone che Comuni e Regioni aderiscono al Piano medesimo attraverso la stipula di patti locali per la lettura volti a coinvolgere le biblioteche e altri soggetti pubblici, come le scuole, nonché soggetti privati operanti sul territorio. Tali patti prevedono interventi per aumentare il numero di lettori abituali nelle aree di riferimento. Gli enti e gli altri soggetti che stipulano i patti locali possono prevedere specifici finanziamenti per l'attuazione degli interventi, compatibilmente con l'attuazione dei rispettivi bilanci. Il CEPELL censisce periodicamente e raccoglie i dati statistici relativi all'attuazione dei patti locali per la lettura. L'articolo 4 disciplina le modalità per il conferimento del titolo di "Capitale italiana del libro" - a partire dall'anno 2020 - a una città italiana, al fine di favorire progetti, iniziative e attività per la promozione della lettura. L'articolo 5 dispone che le scuole statali e non statali di ogni ordine e grado promuovano la lettura nell'ambito della loro autonomia. A tale scopo gli uffici scolastici regionali individuano, con appositi bandi, la "scuola polo responsabile del servizio bibliotecario scolastico di ogni ordine e grado" all'interno delle reti tra le istituzioni scolastiche del medesimo ambito territoriale. La scuola polo, con le risorse eventualmente disponibili per l'attuazione dei patti locali per la lettura, può promuovere collaborazioni tra le istituzioni scolastiche della rete e quelle del territorio con particolare riferimento alle biblioteche di pubblica lettura e alle altre istituzioni o associazioni culturali, al fine di promuovere la lettura tra i giovani. I relativi progetti possono essere realizzati anche con l'utilizzo dei materiali delle Teche della società RAI - Radiotelevisione italiana SpA. La scuola polo può inoltre organizzare la formazione per il personale delle scuole della rete impegnato nella gestione delle biblioteche scolastiche. Per tale scopo è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021. A norma dell'articolo 6, lo Stato contribuisce alle spese per l'acquisto di libri, prodotti e servizi culturali da parte di cittadini italiani e stranieri residenti nel territorio nazionale appartenenti a nuclei familiari economicamente svantaggiati mediante la "Carta della cultura". I requisiti per l'assegnazione della Carta e le relative modalità di rilascio sono stabiliti con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare antro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge. La Carta della cultura è una carta elettronica del valore nominale di 100 euro, utilizzabile dal titolare entro un anno dal rilascio per l'acquisito di libri, anche digitali. I libri acquistati sono destinati ad uso personale e non sono rivendibili. Si prevede l'istituzione di un apposito Fondo con una dotazione di 1 milione di euro annui a decorrere dal 2020. Al Fondo afferiscono donazioni, lasciti, disposizioni testamentarie di soggetti privati, destinati alle finalità dello stesso Fondo. Al Fondo può, inoltre, essere conferito parte del volume di affari delle imprese, "senza effetti ai fini delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive"; le imprese che destinano almeno l'1 per cento del loro volume di affari sono autorizzate ad usare un logo del MIBAC che certifica il loro impegno nella lotta contro la povertà educativa e culturale. L'articolo 7 esclude dal campo di applicazione dell'IVA le cessioni gratuite di libri e relativi supporti integrativi non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per imperfezioni o danni, che non ne modificano l'idoneità all'utilizzo, effettuate a favore di enti pubblici o privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche. L'articolo 8 novella la legge n. 128 del 2011 in materia di prezzo dei libri. Le modifiche incidono anzitutto sulle finalità generali della legge n. 128, aggiungendo la tutela dell'offerta editoriale che si affianca alla tutela del pluralismo dell'informazione e viene raggiunta anche attraverso il contrasto di pratiche limitative della concorrenza. La legge n. 128 è poi modificata riducendo lo sconto massimo, che passa dal 15 al 5 per cento e, solo per i libri adottati dalle scuole come libri di testo, dal 20 al 15 per cento. Detti limiti massimi di sconto si applicano anche alle vendite di libri effettuate per corrispondenza o tramite piattaforme digitali nella rete internet mentre non si applicano alle vendite di libri alle biblioteche, purché i libri siano destinati all'uso dell'istituzione, restando esclusa la loro rivendita. A legislazione vigente, è prevista inoltre la possibilità, per gli editori, di realizzare campagne promozionali di un mese, non reiterabili, con sconti sul prezzo dei libri superiori a quelli stabiliti e comunque non superiori ad un quarto del prezzo già fissato (pari perciò al 25 per cento). Tali campagne non possono essere svolte nel mese di dicembre. Con le novelle che si intendono apportare, si mantiene la possibilità per le case editrici di offrire sconti maggiori di quelli fissati per un mese all'anno, tranne dicembre, per ciascun marchio editoriale. Le differenze rispetto alla normativa in vigore stanno nell'abbassamento del limite massimo di sconto applicabile, pari al 20 per cento del prezzo apposto, e nella individuazione con decreto ministeriale dei mesi in cui è possibile effettuare tali sconti maggiorati, fermo restando che ciascuna casa editrice può scegliere un solo mese all'anno. In prima applicazione, tale decreto ministeriale deve essere adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Si pone altresì una nuova condizione, consistente nel fatto che l'offerta non può riguardare titoli pubblicati nei sei mesi precedenti a quello in cui si svolge la promozione. Resta ferma poi, come previsto attualmente, la possibilità per i venditori al dettaglio, che devono in ogni caso essere informati e messi in grado di partecipare alle medesime condizioni, di non aderire a tali campagne promozionali. Si introduce inoltre la possibilità anche per i punti vendita di effettuare, in uno dei mesi individuati dal decreto ministeriale, una sola volta l'anno, sconti sui libri fino ad un massimo del 15 per cento. Infine, si prevede il divieto, nei confronti di chiunque, di promuovere iniziative commerciali che accordino sconti superiori ai suddetti limiti, anche nel caso in cui prevedano la sostituzione dello sconto diretto con la consegna di buoni spesa, utilizzabili contestualmente o successivamente all'acquisto dei libri sui quali sono riconosciuti. L'articolo 8 modifica poi la normativa della legge n. 128 che disciplina la relazione al Parlamento sugli effetti delle sue disposizioni sul settore del libro; tale relazione non è stata mai presentata. Le modifiche prevedono ora l'attribuzione della competenza al Ministro per i beni e le attività culturali, mentre non vi è più il filtro della Presidenza del Consiglio. Gli articolo 9 e 10 introducono disposizioni riguardanti le librerie. L'articolo 9 istituisce l'Albo delle librerie di qualità presso il MIBAC, a cui possono iscriversi su loro domanda le librerie che hanno i requisiti indicati con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, che definisce anche le modalità di formazione e tenuta dell'Albo, da adottare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge; alcuni requisiti sono già indicati nel comma 4 dell'articolo 9: le librerie che possono iscriversi sono quelle che esercitano in modo prevalente l'attività di vendita al dettaglio di libri in locali accessibili al pubblico e che assicurano un servizio innovativo e caratterizzato da continuità, diversificazione dell'offerta libraria e realizzazione di iniziative di promozione culturale nel territorio. Nella definizione dei requisiti, si tiene conto: - dell'assortimento diversificato di titoli offerti in vendita; - della qualità del servizio; - delle attività di proposta di eventi culturali; - dell'adesione ai patti locali per la lettura, ove attivati; - della specificità del territorio. L'iscrizione nell'Albo dà alla libreria il diritto di utilizzare il marchio di «libreria di qualità». Il marchio di «libreria di qualità» è concesso al punto di vendita e non all'impresa. Esso ha validità di tre anni, rinnovabile, a domanda, per il successivo triennio, previa verifica della permanenza dei requisiti per l'iscrizione nell'Albo. L'articolo 10 incrementa di 3.250.000 euro annui, a decorrere dal 2020, il limite di spesa relativo al credito di imposta di cui possono usufruire gli esercenti di attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri in esercizi specializzati, o nel settore di vendita al dettaglio di libri di seconda mano. L'articolo 11 reca le abrogazioni, mentre l'articolo 12 reca la copertura finanziaria degli oneri. In base all'articolo 13, le disposizioni della legge si applicano dal 1° gennaio 2020. Quest'ultimo articolo fa quindi decorrere l'efficacia della nuova legge dal 1° gennaio 2020, dunque da una data che precede la prossima entrata in vigore, non diversamente da quanto dispone - con riferimento alle abrogazioni - l'articolo 11. Proprio alla luce di queste disposizioni ho presentato in Commissione, in qualità di relatore, un ordine del giorno, accolto dal Governo, al fine di fugare ogni dubbio circa la possibilità di approvare in via definitiva il testo già approvato dalla Camera dei deputati, senza dunque modificare gli articoli 11 e 13. Preciso per completezza che il Governo ha accolto anche gli altri 3 ordini del giorno presentati in Commissione, due dei quali proposti da un Gruppo di opposizione (quello della Lega). Tornando all'ordine del giorno G/1421/4/7 che ho presentato come relatore e che è stato accolto dal Governo, esso chiarisce e delimita la portata dell'articolo 13, che fa decorrere l'efficacia della nuova legge dal 1° gennaio 2020, dunque da una data che precede la prossima entrata in vigore. In proposito è appena il caso di precisare che quell'atto d'indirizzo si riferisce, come indicato nelle sue premesse, solo alle disposizioni del testo suscettibili di un'applicazione retroattiva. Ve ne sono altre, infatti, che invece troveranno applicazione solo in seguito agli adempimenti esecutivi previsti da ciascuna di esse o, per la natura loro propria, solo per i casi che si realizzeranno dopo la stessa data di entrata in vigore. La prima fattispecie comprende - ad esempio - le misure previste dagli articoli 2, 3 e 4 che, come alcune altre, comportano e presuppongono la realizzazione di adempimenti propedeutici alla loro efficacia e possibili solo una volta in vigore le stesse disposizioni di legge. Allo stesso modo, ma per altro verso, le norme introdotte dall'articolo 8 in materia di sconti sul prezzo di vendita dei libri, non potranno che disporre per l'avvenire, ovvero solo per le transazioni successive all'entrata in vigore della nuova legge. Ciò è nella natura stessa delle norme in questione, dato che le compravendite concluse prima di quella data costituiscono rapporti giuridici esauriti. Pertanto, in ragione di un principio generale dell'ordinamento giuridico e della specifica qualità delle transazioni inerenti ai contratti di compravendita in qualsiasi modalità di libri in qualsiasi formato, come pure all'indole delle relative prestazioni e controprestazioni, per gli acquisti realizzati fino alla data di entrata in vigore della nuova legge continua ad applicarsi la normativa attualmente vigente. Quanto agli sconti e alle campagne promozionali successivi alla data di entrata in vigore, a me pare che i tempi che intercorrono tra l'approvazione in quest'Aula e la data di entrata in vigore consentano a tutti gli operatori di tenere conto della nuova disciplina, se si considera che non è prevista clausola di immediata entrata in vigore, che la promulgazione interviene entro un mese dall'approvazione, che entro il mese successivo si procede alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e che, in forza della vacatio legis , la legge entra in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione stessa. Avendo riguardo all'efficacia retroattiva di altre disposizioni, citate nelle sue premesse, l'ordine del giorno impegna il Governo a considerare le situazioni di fatto realizzate o intraprese dal 1° gennaio e fino alla data di entrata in vigore della disciplina medesima. Quanto alle abrogazioni indicate dall'articolo 11, si tratta di norme sostanzialmente assorbite e superate da quelle, corrispondenti, contenute nello stesso disegno di legge ed efficaci dalla stessa data, cosicché non vi saranno sovrapposizioni normative per lo stesso periodo in riferimento a casi rilevanti ai fini dell'applicazione di tali normative. Inoltre, in applicazione delle norme abrogate, non vi sono casi pendenti di applicazione della normativa in questione, dovendosi escludere, pertanto, la possibilità di violare ogni forma di legittimo affidamento. Nel senso di consentire l'approvazione in via definitiva, senza necessità di modifiche è anche il parere della Commissione bilancio, la quale ha espresso parere non ostativo sul disegno di legge n. 1421, nel presupposto che, con riferimento all'articolo 12, comma 1, lettera a) , la riduzione del fondo speciale per il triennio 2019-2021 sia da intendersi riferita al bilancio triennale 2020-2022. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Mozioni sui viaggi della memoria: sulla mozione n. 1-00208, il senatore Errani avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla mozione n. 1-00211 (testo 2), relativamente al dispositivo, il senatore Stefano avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla mozione n. 1-00212 (testo 2), i senatori Briziarelli, Calderoli e Candiani avrebbero voluto esprimere un voto favorevole. Disegno di legge n. 1171: sull'articolo 4, il senatore Verducci avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Astorre, Auddino, Bagnai, Barachini, Barbaro, Bertacco, Bogo Deledda, Bongiorno, Bossi Umberto, Campagna, Castaldi, Cattaneo, Crimi, Crucioli, De Poli, Di Piazza, Giacobbe, Lezzi, Malan, Malpezzi, Margiotta, Mautone, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Pepe, Ronzulli, Santangelo, Sciascia, Segre, Sileri e Turco. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione Con lettera in data 4 febbraio 2020, il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato che il senatore Ciampolillo cessa di far parte del Gruppo medesimo. Pertanto il senatore Ciampolillo è componente del Gruppo Misto. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, con lettera in data 3 febbraio 2020, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 1 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Santangelo; 3 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Castaldi, sostituito, in quanto membro del Governo, dal senatore Lanzi; entra a farne parte il senatore Patuanelli, sostituito, in quanto membro del Governo, dalla senatrice Maiorino; 5 a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice Pirro; 7 a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice Angrisani; 8 a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Santangelo; 12 a Commissione permanente: il senatore Sileri cessa di essere sostituito, in quanto membro del Governo, dalla senatrice Pirro ed è sostituito dalla senatrice De Lucia; entra a farne parte la senatrice Pirro; 14 a Commissione permanente: cessano di farne parte i senatori Castaldi e Patuanelli, sostituiti, in quanto membri del Governo, rispettivamente dalle senatrici Angrisani e Pacifico; entra a farne parte la senatrice Angrisani. Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, Ufficio di Presidenza La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha proceduto alla elezione di un Vice Presidente e di un Segretario. Sono risultati eletti: Vice Presidente: senatrice Rizzotti; Segretario: senatrice Conzatti. Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto", variazioni nella composizione Il Presidente del Senato, in data 31 gennaio 2020, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" la senatrice Elena Botto in sostituzione della senatrice Daniela Donno, dimissionaria. Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, Ufficio di Presidenza La Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ha proceduto all'elezione di un Segretario. E' risultata eletta la senatrice Orietta Vanin. Domande di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, trasmissione e deferimento Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, con lettera del 31 gennaio 2020, pervenuta il 1° febbraio, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1 - gli atti del procedimento penale n. 1/2019 RG - Sezione reati ministeriali (iscritto al n. 18138/19 R.G.N.R.) avviato nei confronti del senatore Matteo Salvini, in qualità di Ministro dell'interno pro tempore all'epoca dei fatti, unitamente alla richiesta di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, formulata nella relazione del Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Palermo ( Doc . IV- bis n. 3). in data 3 febbraio 2020, la predetta richiesta di autorizzazione a procedere è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 9, comma 1, della citata legge costituzionale e dell'articolo 135- bis , comma 1, del Regolamento. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Onn. Dori Devis, D'Orso Valentina, Aiello Piera, Ascari Stefania, Barbuto Elisabetta Maria, Businarolo Francesca, Cataldi Roberto, Di Sarno Gianfranco, Di Stasio Iolanda, Giuliano Carla, Palmisano Valentina, Perantoni Mario, Saitta Eugenio, Salafia Angela, Sarti Giulia, Scutella' Elisa, Nesci Dalila, Rossini Emanuela Modifiche al codice penale, alla legge 29 maggio 2017, n. 71, e al regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e di misure rieducative dei minori (1690) (presentato in data 31/01/2020) C.1524 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.1834). Disegni di legge, annunzio di presentazione Regione Sicilia Modifica all'articolo 3 del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39 (1691) (presentato in data 31/01/2020); senatori Pillon Simone, Saponara Maria, Marin Raffaella Fiormaria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni per il contrasto della diffusione di bullismo, cyberbullismo, pornografia e violenza tra i minori (1692) (presentato in data 03/02/2020); senatori Vallardi Gianpaolo, Montani Enrico, Bergesio Giorgio Maria, Ripamonti Paolo, Sbrana Rosellina, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Centinaio Gian Marco, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Siri Armando, Stefani Erika, Tosato Paolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni concernenti la produzione artigianale e senza fini di lucro di grappe e di acquaviti di frutta (1693) (presentato in data 05/02/2020); DDL Costituzionale senatrice Taverna Paola Modifica all'articolo 31, secondo comma, della Costituzione (1694) (presentato in data 05/02/2020); senatrice Taverna Paola Delega al Governo in materia di protezione e valorizzazione degli anziani a livello nazionale (1695) (presentato in data 05/02/2020); senatori Petrenga Giovanna, La Russa Ignazio, Ciriani Luca, Calandrini Nicola, Garnero Santanche' Daniela, Rauti Isabella, Urso Adolfo, Iannone Antonio Ripristino della celebrazione della festa nazionale dell'unità nazionale per il giorno 4 novembre (1696) (presentato in data 05/02/2020); senatori Mirabelli Franco, Riccardi Alessandra, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Grasso Pietro Modifiche all'articolo 39 del regolamento recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, in materia di corrispondenza telefonica delle persone detenute (1697) (presentato in data 05/02/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Conzatti Donatella, Sen. Mallegni Massimo Modifiche al decreto legislativo 4 marzo 2010. n. 28, in materia di mediazione civile e commerciale (1473) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 05/02/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Donno Daniela ed altri Introduzione dell'articolo 572-bis del codice penale (1572) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 05/02/2020); 4ª Commissione permanente Difesa sen. Rauti Isabella ed altri Norme in materia di indennità supplementare per il personale militare delle Forze speciali dell'Esercito "acquisitore obiettivi" e "ranger" (1433) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 05/02/2020); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Naturale Gisella Disposizioni per la riduzione dell'utilizzo di prodotti in plastica (1574) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 05/02/2020); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali sen. Nencini Riccardo ed altri Disposizioni per la creazione e la valorizzazione di una rete delle regioni storiche italiane (1636) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/02/2020); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare sen. Angrisani Luisa ed altri Disposizioni per la salvaguardia del pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino a denominazione di origine protetta (DOP) (1563) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/02/2020); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' sen. Rossi Mariarosaria Disposizioni in materia di educazione alla salute attraverso la promozione di corretti stili di vita (1514) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/02/2020); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' sen. Binetti Paola, Sen. Rizzotti Maria Disposizioni in materia di medicina di precisione e diagnostica molecolare per la definizione del percorso terapeutico nei pazienti oncologici (1515) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/02/2020); Commissioni 1ª e 4ª riunite sen. Donno Daniela ed altri Disposizioni in materia di concorso delle Forze armate nel controllo del territorio (1575) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/02/2020); Commissioni 1ª e 5ª riunite sen. Fedeli Valeria, Sen. Cirinna' Monica Disposizioni per la redazione del bilancio di genere da parte degli enti territoriali (1539) previ pareri delle Commissioni 6ª (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/02/2020). Inchieste parlamentari, presentazione di testo proposto dalla Commissione In data 4 febbraio 2020, la 1 a Commissione permanente (Affari Costituzionali), ha presentato il testo degli articoli, formulato in sede redigente dalla Commissione stessa, per il documento: "Proroga del termine di cui all'articolo 1, comma 2, della deliberazione del 16 ottobre 2018, recante «Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere»" ( Doc . XXII, n. 9- bis -A). Affari assegnati In data 30 gennaio 2020, è stato deferito alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sul tema dei risvolti, sul piano della tutela dei diritti fondamentali della persona, dell'assassinio di Jamal Khashoggi (Atto n. 407). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 31 gennaio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/822 del Consiglio, del 25 maggio 2018, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all'obbligo di notifica (n. 152). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 31 gennaio 2020 - alla 6ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'11 marzo 2020. Le Commissioni 5ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione entro il 1° marzo 2020. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 31 gennaio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni durante il lavoro (n. 153). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 31 gennaio 2020 - alle Commissioni riunite 11ª e 12ª, che esprimeranno il parere entro il termine dell'11 marzo 2020. Le Commissioni 5ª, 10ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alle Commissioni riunite entro il 1° marzo 2020. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 31 gennaio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 26 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2017/159 del Consiglio, del 19 dicembre 2016, attuativa dell'accordo relativo all'attuazione della Convenzione sul lavoro nel settore della pesca del 2007 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, concluso il 21 maggio 2012, tra la Confederazione generale delle cooperative agricole nell'Unione europe (Cogeca), la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti e l'Associazione delle organizzazioni nazionali delle imprese di pesca dell'Unione europea (Europêche) (n. 154). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 31 gennaio 2020 - alla 11ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'11 marzo 2020. Le Commissioni 5ª, 9ª, 10ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 11ª Commissione entro il 1° marzo 2020. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 31 gennaio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione dell'articolo 7 della legge 4 ottobre 2019, n. 117, per quanto riguarda l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti e la disciplina del sistema di governo societario (n. 155). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 31 gennaio 2020 - alle Commissioni riunite 2ª e 6ª, che esprimeranno il parere entro il termine dell'11 marzo 2020. Le Commissioni 5ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alle Commissioni riunite entro il 1° marzo 2020. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 31 gennaio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 13 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/410 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2018, che modifica la direttiva 2003/87/CE per sostenere una riduzione delle emissioni più efficace sotto il profilo dei costi e promuovere investimenti a favore di basse emissioni di carbonio per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/2392 relativo alle attività di trasporto aereo e alla decisione (UE) 2015/1814 del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 ottobre 2015 relativa all'istituzione e al funzionamento di una riserva stabilizzatrice del mercato (n. 156). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 31 gennaio 2020 - alla 13ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'11 marzo 2020. Le Commissioni 5ª, 8ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 13ª Commissione entro il 1° marzo 2020. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 31 gennaio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 20 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2013/59/EURATOM, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti, e che abroga le direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 97/43/Euratom e 2003/122/Euratom e riordino della normativa di settore in attuazione dell'articolo 20, comma 1, lettera a), della legge 4 ottobre 2019, n. 117 (n. 157). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 31 gennaio 2020 - alla 12ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'11 marzo 2020. Le Commissioni 2ª, 5ª, 10ª, 11ª, 13ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 12ª Commissione entro il 1° marzo 2020. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 31 gennaio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 23 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/844 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell'edilizia e la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica (n. 158). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 31 gennaio 2020 - alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'11 marzo 2020. Le Commissioni 5ª, 8ª, 13ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 10ª Commissione entro il 1° marzo 2020. Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, con lettera in data 31 gennaio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 8, del decreto legislativo 29 gennaio 1998, n. 19 - la proposta di nomina di Roberto Cicutto a Presidente della Fondazione "la Biennale di Venezia" (n. 44). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 25 febbraio 2020. Governo, trasmissione di atti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 28 gennaio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, in ordine alla notifica 2020/022/I relativa allo "schema di regolamento per la disciplina delle smart road e delle sperimentazioni di veicoli automatici e connessi". La predetta documentazione è deferita alla 1 a , alla 8 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 409). La Presidenza del Consiglio dei ministri - Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), negli scorsi mesi di novembre e dicembre 2019 e gennaio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, le seguenti delibere adottate dallo stesso Comitato, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 5 a Commissione permanente: Delibera CIPE, n. 43/2018, alle Commissioni 1 a , 8 a , 13 a ; Delibera CIPE, n. 36/2019, alle Commissioni 8 a ; Delibera CIPE, n. 37/2019, alle Commissioni 8 a ; Delibera CIPE, n. 39/2019, alle Commissioni 8 a ; Delibera CIPE, n. 40/2019, alle Commissioni 1 a , 4 a , 7 a , 8 a 13 a ; Delibera CIPE, n. 43/2019, alle Commissioni 1 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 50/2019, alle Commissioni 1 a ; Delibera CIPE, n. 51/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a 12 a ; Delibera CIPE, n. 53/2019, alle Commissioni 1 a , 8 a , 10 a , 13 a ; Delibera CIPE, n. 54/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a , 10 a , 13 a ; Delibera CIPE, n. 56/2019, alle Commissioni 8 a , 10 a , 14 a ; Delibera CIPE, n. 57/2019, alle Commissioni 8 a , 14 a ; Delibera CIPE, n. 58/2019, alle Commissioni 1 a , 8 a , 10 a ; Delibera CIPE, n. 61/2019, alle Commissioni 8 a , 10 a , 13 a ; Delibera CIPE, n. 62/2019, alle Commissioni 8 a , 9 a , 10 a 13 a ; Delibera CIPE, n. 63/2019, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a , 10 a . Governo, comunicazioni dell'avvio di procedure di infrazione Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 29 gennaio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le seguenti comunicazioni concernenti l'avvio di procedure d'infrazione ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - notificate il 24 gennaio 2020 - che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni permanenti, nonché alla 14 a Commissione permanente: comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0065, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2018/822 del Consiglio, del 25 maggio 2018, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all'obbligo di notifica - alla 6 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 51); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0066, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2017/159 del Consiglio, del 19 dicembre 2016, recante attuazione dell'accordo relativo all'attuazione della Convenzione sul lavoro nel settore della pesca del 2007 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, concluso il 21 maggio 2012, tra la Confederazione generale delle cooperative agricole nell'Unione europea (Cogeca), la Federazione europea del lavoratori dei trasporti e l'Associazione delle organizzazioni nazionali delle imprese di pesca dell'Unione europea (Europeche) (Testo rilevante ai fini del SEE) - alla 9 a , alla 10 a e alla 11 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 52); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0067, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2017/2110 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2017, relativa a un sistema di ispezioni per l'esercizio in condizioni di sicurezza di navi ro-ro da passeggeri e di unità veloci da passeggeri adibite a servizi di linea e che modifica la direttiva 2009/16/CE e abrogala direttiva 1999/35/CE del Consiglio (Testo rilevante ai fini SEE) - alla 8 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 53); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0068, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2017/2108 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2017, che modifica la direttiva 2009/45/CE, relativa alle disposizioni e norme di sicurezza per le navi da passeggeri - alla 8 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 54); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0067, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2017/2109 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2017, che modifica la direttiva 98/41/CE del Consiglio, relativa alla registrazione delle persone a bordo delle navi da passeggeri che effettuano viaggi da e verso i porti degli Stati membri della Comunità, e la direttiva 2010/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alla formalità di dichiarazione delle navi in arrivo e/o in partenza da porti degli Stati membri - alla 8 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 55); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0070, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2018/1910 del Consiglio, del 4 dicembre 2018, che modifica 2006/112/CE per quanto concerne l'armonizzazione e la semplificazione di determinate norme nel sistema d'imposta sul valore aggiunto di imposizione degli scambi tra Stati membri - alla 6 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 56). Governo, ulteriore deferimento di atti La Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio: Dare forma alla Conferenza sul futuro dell'Europa (COM(2020) 27 definitivo), già deferita in data 29 gennaio 2020 alla 1 a , alla 3 a , alla 5 a , alla 11 a e alla 13 a Commissione permanente, è altresì deferita, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 14 a Commissione permanente. Corte Costituzionale, trasmissione di sentenze relative a richieste di referendum popolare Il Presidente della Corte Costituzionale, con lettera in data 31 gennaio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 33, ultimo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, copia della sentenza n. 10 del 16 gennaio 2020, depositata il successivo 31 gennaio in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum popolare abrogativo, promossa dai Consigli regionali delle regioni Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna e Veneto. La richiesta era stata dichiarata legittima con ordinanza del 20 novembre 2019, pronunciata dall'Ufficio Centrale per il referendum , costituito presso la Corte di Cassazione, che aveva attribuito al quesito il seguente titolo: "Abolizione del metodo proporzionale nell'attribuzione dei seggi in collegi plurinominali nel sistema elettorale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica". La predetta sentenza è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli Senatori. Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 23 gennaio 2020, ha trasmesso il testo di una risoluzione, assunta dal Consiglio di Presidenza della Corte nell'adunanza del 19 novembre 2019, in materia di rafforzamento del presidio di legalità a tutela dell'intero sistema di finanza pubblica, centrale e territoriale, in capo alle Sezioni della Corte dei conti, quale proposta emendativa all'Atto Camera n. 2325, recante "Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 20196, n. 162, recante disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 408). Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. Il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede misure per agevolare l'accesso alle cure odontoiatriche presso le strutture sanitarie pubbliche (Petizione n. 480, assegnata alla 12 a Commissione permanente); il signor Maurizio Capitanelli ed altri cittadini chiedono disposizioni a tutela della figura dei caregiver (Petizione n. 481, assegnata alla 12 a Commissione permanente); Ai sensi del comma 3 del testo coordinato delle delibere n. 31 del 18 dicembre e n. 62 del 7 maggio 2015 sul diritto all'oblio la citazione della petizione n. 482 è stata rimossa dagli allegati al resoconto. La scheda del'atto è consultabile al seguente link il signor Renato Lelli da Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona) chiede: l'attivazione delle opportune procedure di indirizzo parlamentare finalizzate ad impegnare il Governo ai fini della revisione dei trattati di Maastricht e Lisbona nonché del Patto di stabilità e crescita (PSC) (Petizione n. 483, assegnata alla 14 a Commissione permanente); la soppressione dei trattamenti previdenziali di reversibilità relativi ai vitalizi parlamentari (Petizione n. 484, assegnata alla 1 a Commissione permanente); modifiche all'articolo n. 180, comma 1, della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di Enti di diritto pubblico per la protezione e l'esercizio dei diritti di autore (Petizione n. 485, assegnata alla 7 a Commissione permanente); abolizione del canone di abbonamento alle radioaudizioni e alla televisione (Petizione n. 486, assegnata alla 8 a Commissione permanente); la revoca della concessione a privati della rete autostradale e la conseguente attribuzione in capo alle Regioni (Petizione n. 487, assegnata alla 8 a Commissione permanente); il signor Luigi Di Fonzo da Pescara chiede l'introduzione nel codice penale del reato di "spreco alimentare" (Petizione n. 488, assegnata alla 2 a Commissione permanente); la signora Stefania Miceli da Montescaglioso (Milano) chiede disposizioni finalizzate a rendere più stringenti i controlli sull'attività di produzione delle aziende farmaceutiche (Petizione n. 489, assegnata alla 12 a Commissione permanente); il signor Alessandro Riolo da Londra chiede l'adozione di misure urgenti per limitare il rischio di contagio dal virus 2019-NCOV (Petizione n. 490, assegnata alla 12 a Commissione permanente); la signora Filomena Gallo da Roma, a nome dell'Associazione Luca Coscioni, chiede: nuove disposizioni in materia di ricerca scientifica (Petizione n. 491, assegnata alla 7 a Commissione permanente); modifiche alla normativa in materia di ricerca e utilizzo di prodotti a base di cannabis (Petizione n. 492, assegnata alla 12 a Commissione permanente); disposizioni in materia di ricerca sulle sostanze narcotiche e psicotropiche sotto controllo internazionale (Petizione n. 493, assegnata alla 12 a Commissione permanente); disposizioni in materia di nuove tecniche di coltura e biotecnologie vegetali (Petizione n. 494, assegnata alla 9 a Commissione permanente); modifiche alla normativa in materia di interruzione volontaria della gravidanza e in tema di contraccezione (Petizione n. 495, assegnata alla 12 a Commissione permanente); disposizioni in favore delle persone con disabilità (Petizione n. 496, assegnata alla 1 a Commissione permanente); interventi nel settore della sanità pubblica (Petizione n. 497, assegnata alla 12 a Commissione permanente); il signor Dario Bossi da Montegrino Valtravaglia (Varese) chiede che nella Relazione annuale sullo stato della giustizia si dia conto dei casi di errore giudiziario e di ingiusta detenzione (Petizione n. 498, assegnata alla 2 a Commissione permanente); il signor Ettore Maria Bartolucci da Pesaro chiede la modifica dell'articolo 33, comma 5, della Costituzione, in materia di abilitazione all'esercizio professionale (Petizione n. 499, assegnata alla 1 a Commissione permanente). Mozioni, apposizione di nuove firme Il senatore Briziarelli ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00197 del senatore Candiani ed altri. Mozioni Atto n. 1-00212 MARCUCCI FARAONE PERILLI DE PETRIS UNTERBERGER FEDELI CIRINNA' IORI MESSINA Assuntela CUCCA CONZATTI GARAVINI GINETTI MAIORINO GRASSO ERRANI FATTORI LAFORGIA NUGNES BONINO BRESSA LANIECE - Il Senato, premesso che: il 17 gennaio 2020 il Consiglio dei ministri, in coerenza con la risoluzione sulla lotta contro l'antisemitismo adottata dal Parlamento europeo il 1° giugno 2017 e con le conclusioni del Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2018, ha accolto la definizione di antisemitismo formulata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA - International Holocaust Remembrance Alliance ): "L'antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto"; la citata risoluzione del Parlamento europeo invitava gli Stati membri e le istituzioni ed agenzie dell'Unione europea ad adottare e applicare la definizione operativa di antisemitismo utilizzata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA), al fine di sostenere le autorità giudiziarie e di contrasto nei loro sforzi volti a identificare e perseguire con maggiore efficienza ed efficacia le aggressioni antisemite sottolineando come l'incitamento all'odio e ogni forma di violenza contro i cittadini europei di religione ebraica siano "incompatibili con i valori dell'Unione europea". Invitava, inoltre, gli Stati membri a nominare coordinatori nazionali per la lotta contro l'antisemitismo; il 27 gennaio 2020 il Consiglio dei ministri, in occasione della Giornata della Memoria, ha ribadito l'impegno a promuovere e a rafforzare la memoria dell'Olocausto e a contrastare l'antisemitismo in tutte le sue forme. A tale scopo il Governo, si legge nel comunicato del 27 gennaio scorso, "fa riferimento al documento IHRA sull'antisemitismo, di cui si è già approvata la definizione, quale punto di partenza per un percorso di ricognizione delle espressioni e delle condotte di antisemitismo, che ha chiesto di avviare alla coordinatrice nazionale per la lotta contro l'antisemitismo, professoressa Milena Santerini"; la celebrazione del "Giorno della memoria", in occasione della ricorrenza della data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz nel 1945, il 27 gennaio, in Italia è stata istituita con la legge 20 luglio 2000, n. 211, contribuendo in questo modo alla promozione di una serie di iniziative al livello delle istituzioni regionali e locali, che nel corso degli anni si è consolidata, grazie al supporto di Regioni e Comuni; premesso, inoltre, che: secondo il Rapporto Italia 2020 dell'Eurispes presentato il 30 gennaio 2020, nel nostro Paese è aumentato il negazionismo: per un italiano su sei (pari al 15,5 per cento della popolazione) la "Shoah" non è mai esistita, mentre per un altro 16,1 per cento non è stata un fenomeno importante; si tratta di un dato molto inquietante, considerato che nel 2004 la percentuale degli italiani negazionisti era pari al 2,7 per cento; secondo il Rapporto Eurispes, per la maggioranza degli italiani i recenti episodi di antisemitismo sono casi isolati e non sono indicativi di un aumento del fenomeno nel nostro Paese (61,7 per cento). Il 60,6 per cento degli italiani ritiene che questi episodi siano la conseguenza di un diffuso linguaggio basato su odio e razzismo, per il 47,5 per cento gli atti di antisemitismo sono il segnale di una pericolosa recrudescenza del fenomeno, mentre per il 37,2 per cento sono bravate messe in atto per provocazione o per scherzo; nel Rapporto della SWG "Gli italiani e il "«Giorno della Memoria» L'evoluzione della percezione tra il 2014 e il 2020", presentato il 27 gennaio, si evidenzia come la seconda metà del 2019 si sia caratterizzata per due fenomeni significativi che hanno riguardato i temi dell'antisemitismo e della memoria dell'Olocausto: una crescita dei fenomeni di intolleranza e di negazionismo che ha portato il Governo ad istituire la figura del coordinatore per la lotta all'antisemitismo e il dibattito politico, che ha gravitato attorno alla figura della senatrice Liliana Segre. A fronte dell'aumento di questi fenomeni, il Rapporto ha evidenziato come "il «Giorno della Memoria» sia interpretato molto più che in passato come un simbolo vivo, utile non solo per non dimenticare, ma ancor più per agire nel presente, contrastando nel qui ed ora un ritorno di atteggiamenti antisemiti e più in generale di chiusura ed esclusione (...). Il «Giorno della Memoria» sembra quindi fungere da antidoto che la sensibilità collettiva riattiva nel momento in cui ha la percezione di un ritorno di modelli di pensiero attorno ai quali il giudizio prevalente rimane negativo e la paura di una loro nuova affermazione rimane forte"; considerato che: il ruolo dell'educazione, della formazione e dell'istruzione è prioritario nell'insegnamento di cosa sia l'antisemitismo e di cosa sia stato l'Olocausto: solo riconoscendo le tracce dell'odio, dell'ignoranza e dell'indifferenza presenti purtroppo ancora nella realtà odierna, sarà possibile rendere consapevoli i giovani e le nuove generazioni del fenomeno dell'antisemitismo e dare loro gli strumenti per contrastarlo; rivolgendosi meno di due mesi fa al presidente pro tempore della Conferenza dei rettori delle università italiane, Gaetano Manfredi, oggi Ministro dell'università e della ricerca, Noemi Di Segni, Presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, scriveva: "Se desideriamo investire sulle giovani generazioni riteniamo che un contesto universitario debba adottare programmi, iniziative e un codice di condotta per orientare la conoscenza e formare persone affinché domani sappiano partecipare alla vita civile di questo Paese, affermando i principi costituzionali e comprendendo che le libertà di cui oggi beneficiano sono state la ragione di lotta al nazifascismo, vissuto amaramente da altri, giovani come loro"; sono molte le iniziative che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha organizzato in questi anni in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico nei campi nazisti; ogni anno il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in collaborazione con l'Unione delle comunità ebraiche italiane (UCEI), organizza il viaggio della Memoria per commemorare l'anniversario della Liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau. L'idea del treno della Memoria è nata nel 2004 per non dimenticare e per testimoniare; Regioni e Comuni hanno aderito secondo diverse modalità alle iniziative legate ai "viaggi della Memoria"; il Protocollo di cooperazione tra Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e UCEI sui temi della memoria è stato recentemente esteso anche alla magistratura (CSM e ANM) per integrare nella didattica altresì il concetto di legalità; inoltre, per supportare i docenti nello studio e soprattutto nell'insegnamento di una tematica complessa e delicata come la Shoah, con il supporto degli esperti della Delegazione italiana presso l'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA), il Ministero ha emanato per gli Uffici Scolastici Regionali e le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado le "Linee guida nazionali per una didattica della Shoah a scuola", finalizzate a fornire agli insegnanti un utile strumento informativo e di orientamento per affrontare la materia con correttezza storica ed efficacia didattica; con l'intento, poi, di fornire ai docenti, ai formatori e agli studenti uno strumento utile di informazione e formazione in merito alla tematica della Shoah, il Ministero, in collaborazione con l'UCEI, ha realizzato il portale "Scuola e Memoria" per sensibilizzare gli studenti e gli insegnanti sul tema della Shoah, dell'antisemitismo, dell'indifferenza nei confronti delle discriminazioni attraverso la fruizione di testi, percorsi e modalità pedagogiche che trattano la Shoah, le leggi razziali e l'antisemitismo; si tratta di iniziative fondamentali, ma non ancora sufficienti considerato che secondo il sito "Skuola.net", che ha svolto un'indagine che ha coinvolto più di 3.000 studenti, uno studente su dieci sostiene che non sia così importante continuare a ricordare; le percentuali sulla non conoscenza dei fatti storici da parte degli studenti intervistati destano forte preoccupazione, ma, se è vero che solo il sapere può rendere consapevoli, è anche vero che occorre interrogarsi su quali siano stati i meccanismi che hanno portato alla Shoah e se esiste la possibilità che possano ripetersi; a tale proposito, il 17 gennaio scorso, in occasione dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri della citata definizione di antisemitismo, la professoressa Milena Santerini ha ricordatocome con il passare del tempo sia cambiata la percezione della memoria e come occorra sempre ricordare le parole di Primo Levi "è accaduto, potrebbe accadere". Da ciò l'importanza di cercare di capire i meccanismi che hanno "provocato un'esclusione morale di una parte dell'umanità"; all'importanza della memoria, testimoniata dalle parole di Primo Levi, "l'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria", deve accompagnarsi il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza. A tal fine, il 30 ottobre 2019, è stata istituita un'apposita Commissione dall'Assemblea del Senato a seguito dell'approvazione di una mozione a prima firma della senatrice Segre (1-00136); la citata mozione ricorda come negli ultimi anni si stia assistendo "ad una crescente spirale dei fenomeni di odio, intolleranza, razzismo, antisemitismo e neofascismo, che pervadono la scena pubblica accompagnandosi sia con atti e manifestazioni di esplicito odio e persecuzione contro singoli e intere comunità, sia con una capillare diffusione attraverso vari mezzi di comunicazione e in particolare sul web . Parole, atti, gesti e comportamenti offensivi e di disprezzo di persone o di gruppi assumono la forma di un incitamento all'odio, in particolare verso le minoranze; essi, anche se non sempre sono perseguibili sul piano penale, comunque costituiscono un pericolo per la democrazia e la convivenza civile"; nella relazione annuale del 2018 a cura dell'Osservatorio antisemitismo del CDEC si sottolinea come il numero effettivo degli episodi di antisemitismo sia superiore rispetto a quello registrato, poiché la denuncia o la visibilità degli episodi varia da categoria a categoria ed è più facile avere notizia degli atti più gravi mentre le offese verbali o scritte vengono più raramente denunciate. Inoltre, si legge nella relazione, "le specificità della comunicazione su Internet (anonimato, reciprocità, partecipazione, condivisione, velocità, accesso libero, multimodalità) e la crescente rilevanza dei social media come fonte d'informazione, hanno prodotto una crescente diffusione dell'antisemitismo. La digitalizzazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione permette all'antisemitismo 2.0 di riprodursi in modo rapido e multimediale. La reiterazione di stereotipi giudeofobici e di teorie cospirative si evidenzia quotidianamente in migliaia di esempi su Internet"; è importante capire come il web abbia permesso "la formazione di una cultura dove l'antisemitismo assume accettabilità sociale, particolarmente tra i giovani." In tale ambiente, la promozione delle teorie cospirative, la demonizzazione degli ebrei/sionisti e dello stato ebraico, e l'uso degli ebrei/sionisti come capro espiatorio diventano norma e possono quindi condurre ad una violenza reale contro gli ebrei. Il tentativo concertato di legittimare l'antisemitismo (punto chiave dell'antisemitismo 2.0) colpisce le difese che la società ha eretto contro il razzismo; considerato, altresì, che: il documento dell'IHRA fa riferimento in modo preciso, nelle esemplificazioni di comportamenti che costituiscono atti di antisemitismo, a una serie di situazioni tra cui il negazionismo e la banalizzazione della Shoah; il fenomeno dell'odio antisemita e la didattica della Shoah vanno affrontati con un approccio che tenga conto della complessità del fenomeno, che non sia focalizzato su una singola iniziativa, per quanto importante; fondamentale e non più procrastinabile è la verifica del quadro normativo in materia di negazionismo, di apologia del fascismo, di requisiti e prove per la benemerenza da parte dei perseguitati del regime nazifascista e dei reati commessi con l'aggravante dell'odio razziale, impegna il Governo: 1) a sostenere, anche mediante assegnazione di risorse, le istituzioni e i luoghi dedicati alla memoria, nel loro compito di conservazione e trasmissione del ricordo, al fine di prevenire e contrastare i fenomeni di antisemitismo; 2) a sostenere e promuovere la digitalizzazione degli archivi contenenti i documenti originali relativi alle leggi razziali, alla discriminazione e alla deportazione e la mappatura di tutti i campi di prigionia e sterminio in Italia; 3) a elaborare e aggiornare, di concerto con la coordinatrice per la lotta contro l'antisemitismo e con le società scientifiche degli storici, linee guida per le scuole di ogni ordine e grado e le università sui contenuti e i percorsi educativi specificatamente dedicati all'antisemitismo e alla memoria della Shoah, al fine di integrare i corsi di studio universitari e l'insegnamento dell'educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado; 4) ad adottare le iniziative necessarie affinché le università inseriscano la lotta all'antisemitismo negli obiettivi della cosiddetta terza missione, da realizzare in modo interdisciplinare; 5) a promuovere, di concerto con la coordinatrice per la lotta contro l'antisemitismo, le iniziative legate alla lotta all'antisemitismo, anche attraverso il coinvolgimento di tutte le istituzioni territoriali, a livello regionale, provinciale e comunale, in modo che sulle stesse iniziative possano instaurarsi forme di coordinamento utili alla moltiplicazione della diffusione dei loro contenuti; 6) a continuare a promuovere e sostenere, anche mediante assegnazione di risorse, i viaggi della memoria. Atto n. 1-00213 FARAONE SBROLLINI GINETTI BONIFAZI COMINCINI CONZATTI CUCCA GARAVINI GRIMANI MAGORNO MARINO NENCINI PARENTE RENZI SUDANO VONO - Il Senato, premesso che: le cifre presentate dall'Associazione italiana registro tumori (AIRTUM) dimostrano quanto il tumore al seno sia una malattia socialmente rilevante. È, infatti, la neoplasia più frequente in assoluto nella popolazione femminile, che colpisce una donna ogni 8 nell'arco della vita; si stima che in Italia nel 2018 abbia colpito 52.000 donne con un tasso di crescita costante dal 2003 e che tale malattia si confermi la prima causa di decesso per patologia oncologica nella popolazione femminile con 12.000 vittime all'anno, secondo dati Istat, e che secondo gli ultimi rilevamenti il 2019 ha registrato in Italia circa 53.500 nuovi casi di carcinomi della mammella (53.000 donne e 500 uomini), in lieve aumento rispetto all'anno precedente; in particolare il cancro al seno è la causa del 29 per cento dei decessi nelle donne prima dei 50 anni, del 21 per cento di quelle tra i 50 e i 69 e del 16 per cento di chi ha oltre 70 anni; è accertato che, grazie alla diagnosi precoce basata sulla mammografia ripetuta ogni due anni, le donne di età compresa dai 50 ai 69 anni possano prevenire e quindi affrontare più efficacemente l'insorgere della malattia. La diagnosi precoce, difatti, costituisce ad oggi il miglior sistema di lotta nei confronti della malattia; in Italia, oltre allo screening gratuito per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, ogni donna di qualsiasi età, su prescrizione del medico, in relazione anche a rischi per familiarità di tumori al seno, può accedere all'esame mammografico; è in corso l'ampliamento della fascia di età dello screening gratuito, dall'anno 2017, in riferimento alle donne fino a 74 anni e che alcune Regioni, su indicazione del Ministero della salute, stanno provvedendo ad estendere la diagnosi precoce alle donne tra i 45 e i 49 anni, anche in relazione all'aumento dell'incidenza del tumore dello 0,6 per cento registrata negli ultimi anni; considerato che, grazie alla diagnosi precoce e al miglioramento delle cure, quasi 3 milioni e mezzo di italiani (3.460.025, il 5,3 per cento dell'intera popolazione) vivono dopo la diagnosi di cancro, e che la cifra è in costante crescita (erano 2 milioni e 244.000 nel 2006, 2 milioni e 587.000 nel 2010, circa 3 milioni nel 2015), grazie ad armi sempre più efficaci e alla maggiore adesione ai programmi di screening ; rilevato che, in ogni ambulatorio medico, e in particolare presso i medici di famiglia, ogni donna dovrebbe ricevere materiale informativo rispetto all'importanza di una diagnosi precoce e ogni altra informazione utile al fine di rendere consapevole la popolazione a rischio, impegna il Governo: 1) a rivedere l'attuale sistema di screening gratuito della mammografia per estendere l'invito a tale esame precoce gratuito ad una fascia di popolazione femminile più ampia, ovvero a partire dai 45 anni di età, ed a cadenza biennale; 2) a valutare l'avvio di un parallelo sistema di diagnosi precoce su base individuale, valutati i casi specifici, e su prescrizione del medico di base; 3) a rafforzare la comunicazione istituzionale pubblica di sensibilizzazione della popolazione femminile a tale problema, a partire da campagne informative ed educative nelle scuole. Interpellanze Atto n. 2-00057 MALAN Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la Società italiana per il traforo autostradale del Frejus per azioni (SITAF SpA) nacque nel 1960 a Torino per iniziativa della Camera di commercio, dell'Unione Industriale, della Provincia e del Comune, nonché di alcune compagnie di assicurazione, istituti di credito e complessi industriali; ad essa nel 1965 il Governo italiano affidò i lavori di progettazione, realizzazione e gestione di traforo e autostrada; nel 1980 venne inaugurato il traforo del Frejus; nel 1984 iniziarono i lavori per l'autostrada, lavori che proseguiranno per circa 10 anni, grazie soprattutto ai finanziamenti dello Stato cadenzati nel tempo, come indicato nel sito internet della stessa SITAF; nonostante l'articolo 3, comma 2, della legge 21 maggio 1955, n. 463, recante "Provvedimenti per la costruzione di autostrade e strade e modifiche alle tasse automobilistiche", tuttora in vigore, ponga un limite massimo di 30 anni alla durata delle concessioni, nel 2009 è stato sottoscritto lo schema di convenzione unica tra ANAS e SITAF, ed è stata fissata la scadenza della concessione al 31 dicembre 2050; la SITAF ha dunque la concessione da 40 anni, contando solo il periodo dall'apertura al traffico della prima tratta, e ce l'avrà per altri 30, senza che sia mai stata attuata alcuna gara pubblica, in virtù della propria natura pubblica; la società è infatti stata inserita nell'elenco delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle amministrazioni pubbliche, di cui alla Gazzetta Ufficiale del 30 settembre 2019; negli anni immediatamente precedenti al 2014, il 31,75 per cento delle azioni della SITAF era dell'ANAS, il 10,65 per cento della società finanziaria del Comune di Torino denominata FCT Holding, l'8,69 per cento della Provincia di Torino, per un totale di 51,09 per cento in mano pubblica; il restante 48,91 per cento era di società del gruppo Gavio, e altri privati; le acquisizioni da soggetti pubblici da parte di quelli privati erano sempre avvenute senza gara pubblica; con delibera di Giunta del 30 settembre 2014, n. 4356, il Comune di Torino, in ottemperanza all'articolo 3, commi 27 e 29, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), si determinò nel dismettere la propria partecipazione in quanto società esercente "attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessaria per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali", come definita dal comma 27; tale dismissione veniva attuata mediante procedura negoziata di vendita in favore di ANAS SpA onde far conseguire a questa, grazie ad analoga procedura parallela da parte della Provincia di Torino nel frattempo ridenominata Città metropolitana, la maggioranza assoluta; il Consiglio di Stato, con sentenza pubblicata il 28 ottobre 2019, ha dichiarato nulla la citata delibera comunale e l'inefficacia della cessione azionaria dal Comune di Torino a ANAS SpA e ha ordinato al Comune stesso, "previa l'adozione delle formalità necessarie, di indire una procedura ad evidenza pubblica per la dismissione delle relative partecipazioni", procedura non seguita nella citata cessione; nell'articolo "Un'alleanza tra gli enti locali per il futuro delle autostrade" del 17 dicembre 2019 del quotidiano "La Stampa" si riferisce che la Città metropolitana di Torino accetterebbe l'offerta di acquisto delle proprie azioni in SITAF formulata da Astm, società del gruppo Gavio, in cambio di un pacchetto di azioni della nuova società che, in caso di vittoria della gara pubblica, gestirà il sistema tangenziale e la Torino-Piacenza, accordo che scatterebbe solo in caso di vittoria nella gara; in tale nuova società la Provincia avrebbe diritto a un membro del consiglio di amministrazione, un sindaco effettivo e uno supplente; le azioni oggi della Città metropolitana sarebbero valutate 16 milioni di euro, cifra che lascia perplessi per l'8,69 per cento di una società che nel solo 2017 ha avuto un margine operativo lordo di 86,5 milioni di euro; sarebbe poi in programma un ulteriore passaggio riguardante il Comune di Torino; se questa manovra fosse completata, il 31,75 per cento di Sitaf posseduto da ANAS, oggi incorporata nelle Ferrovie dello Stato, verrebbe fortemente svalutato essendo condannato per sempre a una posizione di minoranza, nonostante l'infrastruttura in concessione sia stata costruita in gran parte con fondi pubblici, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda tutelare il valore delle azioni in SITAF, già di ANAS SpA, ora incorporata nel gruppo Ferrovie dello Stato italiane; se non intenda promuovere un accordo con il Comune e la Città di metropolitana di Torino per la vendita congiunta dell'intero pacchetto di maggioranza di SITAF allo scopo di tutelare il suo valore a beneficio di tutti e tre i soggetti interessati. Atto n. 2-00058 DE PETRIS NUGNES FATTORI DI MARZIO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Interrogazioni Atto n. 3-01343 CONZATTI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: da molti anni ormai si protrae il contenzioso tra lo Stato e le associazioni di medici che hanno promosso azioni collettive per far riconoscere un'adeguata retribuzione a tutti quegli specializzandi che si sono specializzati tra il 1982 e il 1992 e nei confronti dei quali non è stato riconosciuto il corretto trattamento economico; lo Stato italiano, infatti, ha recepito la direttiva europea 82/76/CEE, che ha introdotto l'obbligo per gli Stati membri di quantificare, con propria legge, l'entità della retribuzione per gli specializzandi entro la fine del 1982, nel 1993, prevedendo solamente a partire da quell'anno una borsa di studio annuale per i dottorandi delle scuole di specializzazione, non riconoscendo così lo stesso trattamento per i medici che si erano specializzati tra il 1982 e il 1992; la giurisprudenza in materia è vastissima e variegata: plurime sono state le pronunce dei giudici aditi nei diversi gradi di giudizio, che hanno espresso orientamenti di volta in volta differenti tra loro; tra le più recenti, vi è da segnalare la pronuncia della Corte di cassazione del 2019 che ha rigettato il ricorso di 35 medici i quali, circa 13 anni fa, avevano adito il tribunale del lavoro contestando il pagamento delle prestazioni sotto forma di mero rimborso spese. La Corte, in questo caso, ha confermato il giudizio che era stato espresso già in appello, definendo il regime del medico specializzando non inquadrabile nel contesto del lavoro autonomo, configurandosi invece come una "particolare ipotesi di contratto formazione-lavoro oggetto di una specifica disciplina", e riservando conseguentemente alle singole manovre economiche di governo la decisione circa l'aspetto economico degli specializzandi; tale decisione si pone in contrasto, tra l'altro, con l'orientamento espresso nel 2018 da una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, nella quale viene riconosciuto in capo agli specializzandi il diritto alla giusta remunerazione per la durata dei corsi di formazione specialistica, a partire da quelli iniziati nel 1982, ed in capo allo Stato l'obbligo di remunerazione sancito nella direttiva a partire proprio dal 1982; considerato che: secondo le stime delle associazioni impegnate nel settore, i rimborsi complessivamente versati dallo Stato a seguito di cause vinte dai ricorrenti medici ammonterebbero ad oggi a più di 500 milioni di euro e, solo nel 2018, lo Stato avrebbe effettuato rimborsi per la cifra di 48 milioni di euro a favore di più di 1.500 medici; le stime parlano, inoltre, di 56.000 medici coinvolti nelle cause in corso, per un rischio di esborso pubblico pari a circa 10 miliardi di euro; negli ultimi anni non sono mancate iniziative parlamentari per dirimere la questione, essendo stati presentati sia disegni di legge sia, da ultimo, emendamenti alla legge di bilancio per il 2020 (legge n. 160 del 2019) finalizzati proprio ad assicurare un indennizzo monetario per i medici che non hanno ricevuto alcun compenso per l'attività di specializzazione nel periodo indicato, si chiede di sapere: quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere in riferimento alla questione; se non ritenga opportuno adottare misure concrete finalizzate a porre fine a questa contesa pluriennale, che investe decine di migliaia di medici e che comporta una grave incertezza normativa. Atto n. 3-01344 NISINI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che la Whirlpool corporation è un'azienda multinazionale statunitense leader mondiale nella produzione di elettrodomestici con 5 stabilimenti presenti nel nostro Paese; considerato che: già nel 2013 l'azienda chiuse lo stabilimento di Trento, lasciando senza lavoro 500 dipendenti diretti e altri 150 dell'indotto; da 8 anni i lavoratori italiani dell'azienda hanno dovuto convivere con gli ammortizzatori sociali, fino ad accettare, loro malgrado, il contratto di solidarietà con una riduzione oraria del turno di lavoro fino al 50 per cento, così da andare incontro alle esigenze dell'azienda, che giudica alcuni siti produttivi, come quello di Napoli, non sostenibili per gli elevati costi di produzione, tra i quali il costo del lavoro; secondo l'azienda lo stabilimento di Napoli sarebbe in perdita per circa 20 milioni di euro all'anno e a fronte di ciò l'azienda aveva comunicato alle parti sociali la volontà di cedere lo stabilimento, generando proteste e scioperi dei sindacati, crisi conclusasi il 25 ottobre 2018 con l'intervento di mediazione del Ministero dello sviluppo economico, che si era sostanziata in un accordo firmato tra le parti; il piano industriale 2019-2021 prevedeva investimenti sui siti italiani per circa 250 milioni di euro, 17 dei quali destinati al sito di Napoli, ed il trasferimento della produzione delle lavatrici e lavasciugatrici da incasso di alta gamma dalla Polonia; nonostante gli impegni sottoscritti però, in un incontro del 31 maggio 2019 tenutosi a Roma tra azienda e sindacati, è emersa nuovamente la volontà dell'azienda di procedere con la "riconversione" dello stabilimento di Napoli. Ne è derivata l'apertura di un nuovo tavolo al Ministero che si è concluso con la richiesta di revoca dei finanziamenti concessi a Whirlpool nel corso di questi anni, qualora la multinazionale non avesse mantenuto gli impegni sottoscritti nel 2018. A fine mese, il 25 giugno, Governo e sindacati hanno ottenuto dall'azienda che non vi fossero nessuna chiusura e nessun disimpegno e che fosse assicurata la piena occupazione dei lavoratori; a fine luglio l'azienda ha ipotizzato la prosecuzione del confronto sugli investimenti nei prodotti di alta gamma, lo spostamento in Italia di alcune produzioni realizzate all'estero e l'individuazione di una nuova mission per il sito di Napoli, attraverso la realizzazione di un nuovo prodotto. Ipotesi che hanno spinto il Ministro del lavoro e delle politiche sociali pro tempore Luigi Di Maio ad annunciare la presentazione di un decreto che avrebbe permesso a Whirlpool di accedere a una decontribuzione nei successivi 15 mesi, con sgravi fiscali sugli oneri relativi ai contratti di solidarietà, mettendo a disposizione 10 milioni di euro per il 2019 e 6,9 milioni per il 2020. Nonostante ciò, l'azienda ha continuato a ribadire come la riconversione sia l'unica soluzione per lo stabilimento di Napoli; a settembre 2019 l'azienda ha annunciato di voler cedere il ramo di azienda di Napoli alla società svizzera PSR, produttrice di container refrigeranti, proposta che ha scatenato nuovamente le proteste dei sindacati che hanno proclamato due settimane di mobilitazione in tutti gli stabilimenti; da quel momento in poi, non sono stati fatti significativi passi avanti nella trattativa tra istituzioni, parti sociali ed azienda, nonostante lo spostamento del tavolo di crisi a palazzo Chigi e l'intervento diretto del Presidente del Consiglio dei ministri Conte; l'ultimo atto della vicenda ha riguardato lo spostamento temporale al 31 ottobre 2020 della chiusura dello stabilimento di Napoli, inizialmente previsto per il 31 marzo; attualmente lavorano nel sito di Napoli circa 450 persone, mentre lo stabilimento di Siena conta 350 lavoratori, ai quali scadrà il contratto di solidarietà il prossimo mese di aprile 2020, si chiede di sapere: come i Ministri in indirizzo intendano salvaguardare il sito produttivo di Napoli e l'occupazione dei lavoratori; quali siano gli esiti dei rapporti trimestrali di monitoraggio del piano industriale previsti dagli accordi sottoscritti tra Ministero dello sviluppo economico e azienda; come proceda il resto del piano che riguarda gli altri stabilimenti italiani; che cosa succederà ai contratti di solidarietà in scadenza nel prossimo mese di aprile 2020. Atto n. 3-01345 BERUTTI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la protezione della fauna selvatica omeoterma e il prelievo venatorio sono disciplinati a livello nazionale dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157, che estende a tutta la fauna selvatica il regime di protezione, salvo per un limitato numero di specie espressamente indicate che possono essere "cacciate" nei tempi e nei modi previsti; tale normativa, definita agli inizi degli anni '90, quando per alcune specie che vivevano nei nostri boschi, al limitare di campi e coltivazioni, c'era il rischio di un'eccessiva rarefazione ed in alcuni casi anche di estinzione, oggi risulta per molti aspetti superata e inadeguata per far fronte al proliferare incontrastato di animali, quali gli ungulati, che causano danni insostenibili all'agricoltura e mettono in pericolo i cittadini; a fronte delle continue iniziative avanzate dalle associazioni di categoria cui si sono accompagnate proposte legislative volte a prevenire, contrastare e risarcire i danni causati dalla fauna selvatica, il Governo non ha dimostrato ad avviso dell'interrogante alcuna intenzione di intervenire; in recenti dichiarazioni riportate da organi di stampa, l'assessore per agricoltura, cibo, caccia e pesca della Giunta regionale del Piemonte ha affermato che "il Ministero dell'ambiente ci sta ostacolando sul cambio dell'articolo 19 della legge 11 febbraio 1992, n. 157", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo voglia impedire qualsiasi modifica alla vetusta normativa che disciplina la protezione della fauna selvatica omeoterma e il prelievo venatorio, oppure se intenda adottare per quanto di competenza ogni intervento possibile con l'obiettivo di implementare strumenti utili a contrastare lo sviluppo incontrollato della fauna selvatica; quali siano, dunque, le misure sin qui adottate con questo obiettivo, quanti i danni all'agricoltura siano stati quantificati e risarciti e quali siano le prospettive di intervento per il futuro. Atto n. 3-01347 DE PETRIS Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: sia nel bilancio europeo che in quello italiano sono previsti fondi per la realizzazione del "Green New Deal", ossia di un programma che accompagni la transizione ecologica dei settori produttivi, l'utilizzo di energie rinnovabili non climalteranti, la creazione di milioni di posti di lavoro volti all'efficientamento energetico degli edifici ad iniziare da quelli pubblici, il sostegno a politiche per una mobilità meno inquinante, all'agricoltura bio dinamica, alle politiche di "rifiuti zero" e più in generale a favore dell'economia circolare; ma le risorse stanziate, peraltro spalmate in tempi medio-lunghi, sono sufficienti solo ad iniziare la messa in opera di tale conversione ecologica degli apparati produttivi e dei servizi; per quanto concerne il bilancio europeo i fondi sono limitati e questo è da collegare alle ridotte dimensioni del medesimo; per quanto concerne il bilancio italiano, e più in generale quelli degli Stati nazionali che compongono l'Unione europea, tale limitatezza va attribuita ai vincoli del patto di stabilità e crescita, che impediscono di tener fuori dal computo di tali criteri le spese per gli investimenti "verdi"; a tale possibile "regola d'oro" verde si oppongono la Germania ed alcuni Paesi del nord Europa, nonché la stessa Commissione europea, si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Governo per ottenere in sede europea l'adozione, almeno parziale e graduale, di tale regola, per poter escludere dai calcoli per il rispetto dei criteri del patto di stabilità e crescita gli investimenti volti a proseguire le stesse politiche in difesa del clima, decisi dalla Cop21 nel 2015. Atto n. 3-01348 UNTERBERGER STEGER DURNWALDER LANIECE BRESSA Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il corridoio del Brennero costituisce attualmente una delle vie di collegamento più significative e strategiche del nostro Paese; basti pensare che il volume di merci che passa per il Brennero rappresenta il 30 per cento di tutto il traffico nord-sud nell'arco alpino, pari a circa 45 milioni di tonnellate nette all'anno: la straordinaria importanza del corridoio per l'intero sistema economico, nonché per l'efficace funzionamento del mercato interno, risulta pertanto indiscutibile; l'infrastruttura sta vivendo però, ormai da diversi anni, una grave situazione di collasso che, da un lato, non permette di garantirne la sostenibilità e lo sviluppo delle potenzialità e, dall'altro lato, determina notevoli conseguenze negative sull'ambiente e, più in generale, sulla qualità di vita delle popolazioni coinvolte; tale situazione di collasso è dovuta soprattutto al crescente e costante aumento del numero di tir (attualmente, transitano per il passo del Brennero più di 2 milioni di mezzi pesanti all'anno) e al conseguente aumento dei livelli di anidride carbonica e di biossido di azoto nell'aria, nonché ai problemi infrastrutturali che interessano l'intero asse stradale e ferroviario; per far fronte a questa grave situazione, il Tirolo ha deciso di introdurre un pacchetto di misure, quali il divieto di transito notturno o l'aumento del pedaggio, con l'obiettivo di limitare il transito di mezzi pesanti lungo l'asse del Brennero, ma è chiaro che iniziative di questo tipo da parte di un singolo Paese non sono sufficienti o risolutive; risulta, pertanto, urgente e non più procrastinabile l'adozione di misure congiunte che permettano di rispondere prontamente a queste problematiche, con l'obiettivo di spostare gran parte del trasporto merci dalla gomma alla rotaia (oggi, circa il 70 per cento del trasporto merci è effettuato su gomma), di tutelare la qualità dell'ambiente e di salvaguardare la salute pubblica; la strategia per realizzare quanto detto non può che essere comune: Italia, Austria e Germania devono lavorare insieme, in stretta collaborazione con le istituzioni europee, coinvolgendo attivamente tutti i territori interessati, mentre, dal punto di vista politico, la soluzione non può che essere quella di promuovere strumenti che riconoscano i costi ambientali e che permettano di perseguire una politica tariffaria di corridoio, anche valorizzando le possibilità che la normativa europea già prevede, si chiede di sapere quali siano le iniziative che il Governo intende intraprendere, al fine di rispondere prontamente alla grave situazione che interessa il corridoio del Brennero, nonché per sviluppare una strategia condivisa anche a livello europeo e con l'attivo coinvolgimento dei territori interessati. Atto n. 3-01349 BAGNAI ROMEO MONTANI SAVIANE SIRI BOSSI Simone CANDIANI CASOLATI TOSATO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: a seguito del vertice euro del 21 giugno 2019, in data 27 novembre 2019, presso le Commissioni riunite 6ª e 14ª del Senato, il Ministro dell'economia e delle finanze Roberto Gualtieri in relazione alle questioni di competenza connesse alla "bozza di riforma del Trattato istitutivo del meccanismo europeo di stabilità - MES" dichiarava: "Il testo è concordato e se chiedete se è possibile riaprire il negoziato vi dico che secondo me no, il testo del trattato è chiuso"; a margine dell'eurogruppo che si è svolto il 4 dicembre, il ministro Gualtieri ha invece dichiarato che l'Italia ha ottenuto al rinvio all'anno successivo della chiusura dell'accordo; inoltre, nella lettera inviata il 5 dicembre dal presidente dell'eurogruppo, Mario Centeno, al presidente del vertice euro Charles Michel, viene però specificato che durante l'eurogruppo, sul nuovo testo del MES, si è "giunti ad un accordo di massima", sconfessando quindi la "logica di pacchetto" portata avanti dal Governo italiano e inserita nella risoluzione votata dall'attuale maggioranza l'11 dicembre 2019; analoga ambiguità si rinviene rispetto a un altro elemento del "pacchetto bancario", l'European deposit insurance scheme (EDIS): nelle comunicazioni del 19 dicembre 2019 sugli esiti dell'Ecofin in Commissione 6ª del Senato il ministro Gualtieri ha dichiarato che la posizione dell'Italia "è estremamente netta nel negare il consenso alla modifica del trattamento prudenziale dei titoli di Stato", proposta dal Ministro delle finanze tedesco Scholz nel suo "Position paper on the goals of the banking union"; tuttavia, l'esigenza di simili modifiche era stata ribadita nella lettera indirizzata il 3 dicembre 2019 dal presidente dello high level working group (HLWG) sull'EDIS al presidente dell'eurogruppo, e nelle sue comunicazioni del 19 dicembre il ministro Gualtieri dichiarava che su questo tema stanno lavorando dei sottogruppi dell'HLWG, senza chiarire chi vi partecipasse per l'Italia e con quale mandato politico; considerato che: per risolvere gli equivoci causati dal diverso tenore delle dichiarazioni rilasciate al margine dell'eurogruppo e del vertice euro, sarebbe sufficiente visionare verbali e note di discussione sulla riforma del MES stilati durante i due summit citati; tuttavia, intervenendo nelle comunicazioni del 19 dicembre 2019 il ministro Gualtieri, riconoscendo che l'eurogruppo "soprattutto con la costituzione del MES, assume anche una funzione, per alcuni aspetti, decisionale", ha dichiarato che esistono "vincoli specifici di riservatezza di alcuni suoi documenti di lavoro"; inoltre, secondo un'inchiesta apparsa sul quotidiano "La Verità", in data 30 gennaio 2020, alla richiesta inoltrata tramite il portale "asktheeu" di visionare i verbali relativi all'eurogruppo del 4 dicembre e del vertice euro del 13 dicembre, per valutare l'effettiva posizione del Governo italiano in tali sedi, il segretariato generale del Consiglio della UE ha comunicato che la procedura di accessibilità agli atti non è applicabile per l'eurogruppo, in quanto organo informale, né per il vertice euro, in quanto le deliberazioni sono coperte dal segreto professionale; valutato infine che: la questione è stata al centro di una diatriba tra l' ombudsman della UE e le istituzioni UE, dando vita a una intensa corrispondenza tra l' ombudsman (Emily O'Reilly) e l'allora presidente dell'eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem; è importante sottolineare che in questa fase l'OBM dà per scontato che i documenti dell'eurogruppo siano accessibili ai sensi del regolamento (CE) n. 1049/2001; la trasparenza e l' accountability di un organismo centrale nel meccanismo decisionale della UE, come sottolineato dallo stesso ministro Gualtieri nelle sue comunicazioni, rimane quindi questione aperta, si chiede di sapere a quali fonti normative specifiche il Governo faccia riferimento per motivare l'opposizione di un vincolo di riservatezza sui lavori dell'eurogruppo e del vertice euro. Atto n. 3-01350 MARCUCCI VERDUCCI MIRABELLI STEFANO COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' IORI BOLDRINI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: l'università e la ricerca sono motore fondamentale della crescita e dello sviluppo di un Paese, della formazione e costruzione continua di capitale umano, di saperi e conoscenze, materiali e immateriali. La ricerca universitaria è un settore strategico per migliorare le condizioni della società. A questo hanno concorso nel tempo, e continuano a concorrere oggi, l'accademia e la ricerca italiana, mantenendo elevati nel tempo la qualità, i contributi e il livello dei risultati apportati dagli scienziati italiani alla ricerca scientifica europea e mondiale; i numeri dicono con chiarezza che quantità e qualità della produzione scientifica italiana si collocano nelle primissime posizioni nel mondo, dando lustro al Paese e svolgendo le funzioni di un volano indispensabile per la competitività in ogni settore. Nei prossimi anni, le grandi economie del pianeta, a partire dalla Cina e dall'India, moltiplicheranno le risorse investite in conoscenza, ricerca e sviluppo, allargando enormemente l'accesso di fasce di popolazione finora escluse dall'istruzione e dalla formazione di terzo e quarto livello. Per essere all'altezza delle nuove sfide il nostro Paese non può rimanere indietro; al contrario, deve fare dell'innovazione l'asse portante di tutti i settori economici, sociali, culturali, tecnologici; la crescita dell'Italia passerà necessariamente attraverso nuovi e massicci investimenti nel capitale costituito da giovani, studiosi, innovatori, che nelle università dovranno trovare un legame strategico, uno snodo centrale di dialogo tra il mondo della ricerca e la società che la circonda, fatta di imprese, territori, pubbliche amministrazioni, che insieme possono concorrere a uno sviluppo solido e governato; tuttavia, come noto e come più volte rilevato anche in autorevoli pubblicazioni internazionali, la ricerca italiana è in sofferenza. Uno dei problemi emersi negli ultimi anni è l'aumento esponenziale della condizione di precarietà dei ricercatori. Il nostro Paese forma ricercatori di alto livello, che il sistema sottodimensionato non riesce ad assorbire nei ruoli pubblici, a causa soprattutto dei vincoli di bilancio e dell'assenza di un piano di reclutamento programmato, stabile e certo. La rapida evoluzione socio-economica fa già immaginare, per la prossima decade, un enorme cambiamento nel mondo del lavoro, che necessiterà di figure professionali altamente qualificate e che dovranno essere formate. Tale esigenza deve rappresentare una spinta per arrestare l'emorragia verso l'estero di tanti, troppi giovani ricercatori, che in Italia non trovano una prospettiva alla propria carriera né validi accessi ai fondi; sono notizie di questi giorni le statistiche di "AlmaLaurea" che confermano purtroppo il trend della "fuga dei cervelli". Solo nell'ultimo triennio 2016-2018 si è tentata un'inversione di rotta, attraverso l'adozione di politiche specifiche e investimenti rinnovati volti a recuperare un divario iniziato con la legge 30 dicembre 2010, n. 240, e con i drastici tagli di finanziamento al comparto adottati congiuntamente alla riforma. L'intervento, infatti, di piani straordinari a valere su fondi aggiuntivi sia ordinari sia europei per favorire l'assunzione a vari livelli dei ricercatori è stata una prima, anche se ancora insufficiente, risposta; premesso inoltre che: la legge di bilancio per il 2020 ha previsto lo stanziamento di ulteriori 31 milioni di euro, per l'anno 2020, del fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio, continuando nel percorso avviato nella XVII Legislatura: si tratta di risorse che consentiranno a tanti ragazzi che ne hanno i requisiti e l'idoneità di avere la borsa di studio; la legge di bilancio per il 2020 ha previsto altresì un notevole incremento del numero dei contratti di formazione specialistica dei medici, aumentando ulteriormente le risorse dell'autorizzazione di spesa prevista a legislazione vigente; il 2 febbraio all'istituto "Spallanzani" di Roma, tre ricercatrici, le dottoresse Concetta Castilletti, Maria Capobianchi e Francesca Colavita, a meno di 48 ore dalla diagnosi di positività per i primi due pazienti affetti dal coronavirus in Italia, sono riuscite ad isolare il virus, a riprova dell'eccellenza della ricerca italiana; in un'intervista rilasciata al quotidiano "la Repubblica", il 4 febbraio 2020, il Ministro dell'università e della ricerca, professor Gaetano Manfredi, ha annunciato un nuovo piano di reclutamento dei ricercatori universitari, rappresentando altresì l'eccessiva durata del loro stato di precarietà; è necessario offrire ai giovani che investono la propria vita e il proprio percorso lavorativo nella ricerca universitaria prospettive di carriera in tempi certi, regolate e lineari, interrompendo il sistema di sfruttamento nel quale spesso finiscono, semplificando il groviglio contrattuale esistente, per rimettere l'università italiana nelle condizioni di crescere e di offrire opportunità di studio ai migliori ricercatori, si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda porre in essere per corrispondere alle aspettative del mondo dell'università e della ricerca, al fine di dare ai giovani una prospettiva professionale di crescita all'interno del nostro sistema Paese, di evitare che le eccellenze possano disperdersi all'estero e di apportare un concreto e duraturo sviluppo all'intera comunità. Atto n. 3-01351 BERNINI MALAN FANTETTI GALLIANI GALLONE GIAMMANCO LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI PICHETTO FRATIN AIMI CRAXI ROMANI BATTISTONI CALIGIURI SERAFINI BIASOTTI PAROLI TIRABOSCHI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: l'organizzazione mondiale del commercio (WTO) è un'organizzazione intergovernativa, attiva dal 1995, che riunisce 164 Stati e ha il compito di regolare il commercio internazionale, con l'obiettivo di facilitare il più possibile gli scambi commerciali; in base ai trattati che l'istituiscono, il WTO regola e difende i principi del libero scambio; il 2 ottobre 2019, il WTO ha autorizzato gli Stati Uniti ad imporre dazi doganali per circa 7,5 miliardi di dollari di import dall'Unione europea, accusata di aver aiutato negli anni in modo illegale Airbus nello sviluppo e lancio di alcuni suoi modelli (A380 e A350). L'Italia si ritrova ad essere punita dai dazi Usa nonostante l'Airbus sia essenzialmente un progetto franco-tedesco al quale si sono aggiunti Spagna e Regno Unito; nel 2018 l' export complessivo dell'Italia verso gli Stati Uniti è stato pari a 42,45 miliardi di euro; secondo le elaborazioni su fonti ISTAT dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE), dal mese di gennaio al mese di settembre 2019, il volume dell' export italiano verso gli Stati Uniti d'America è stato di 33.173,86 milioni di euro; i nuovi dazi colpiscono un'ampia varietà di merci europee; con la conclusione, il 13 gennaio 2020, della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del commercio americano (USTR) ed in previsione di una possibile nuova estensione delle tariffe doganali paventata entro il 15 febbraio, sembrerebbero ricompresi al suo interno importanti prodotti made in Italy tra cui vino, olio e pasta, oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè, per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro; nel mese di ottobre 2019, il consorzio del parmigiano reggiano (per il quale il mercato americano è uno dei mercati più importanti con 10.000 tonnellate di forme esportate ogni anno, pari al 20 per cento delle esportazioni complessive) ha evidenziato che l'entrata in vigore delle misure restrittive contro il " made in Europe " e su prodotti simbolo del made in Italy decise dall'amministrazione americana costerà, in dazi aggiuntivi, 30 milioni di euro facendone il prodotto italiano più penalizzato, subendo il 26 per cento dei 117 milioni dei costi affrontati dall'Italia; ciò comporterebbe il rischio di un aumento del parmigiano reggiano di 60 dollari al chilo; secondo l'allarme lanciato da Coldiretti "la nuova lista ora interessa i 2/3 del valore dell'export del Made in Italy agroalimentare in Usa che è risultato pari a 4,5 miliardi in crescita del 13% nei primi nove mesi del 2019. Il vino con un valore delle esportazioni di quasi 1,5 miliardi di euro in aumento del 5% nel 2019 è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States, mentre le esportazioni di olio di oliva sono state pari a 436 milioni anch'esse in aumento del 5% nel 2019 ma a rischio è anche la pasta con 305 milioni di valore delle esportazioni con un aumento record del 19% nel 2019 su dati Istat relativi ai primi nove mesi dell'anno"; il prosecco è il vino italiano più esportato all'estero e ha visto gli Stati Uniti diventare nel primo semestre 2019 il principale mercato davanti al Regno Unito; sempre secondo Coldiretti, se entrassero in vigore dazi del 100 per cento ad valorem sul vino italiano, una bottiglia di prosecco, venduta in media oggi al dettaglio in Usa a 10 dollari, ne verrebbe a costare 15, con una rilevante perdita di competitività; l'imposizione di dazi comporterà anche un rafforzamento del mercato dei prodotti che sfruttano in modo inveritiero il collegamento con l'origine italiana ("italian sounding") con il proliferare di finti prosecchi, finte fontine, finto parmigiano e finte paste italiane; per evitare l'imposizione di dazi che mettono a rischio il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari italiani oltre i confini comunitari, occorre rafforzare gli sforzi diretti a tutelare, anche a livello diplomatico, le nostre imprese attive nell'esportazione e importazione e formalizzare accordi e livello diplomatico a tutela delle imprese che esportano, ma anche di quelle che importano; il 14 gennaio 2020 il commissario europeo al commercio Phil Hogan ha incontrato a Washington il rappresentante del commercio degli Stati Uniti Robert Lighthizer e il Ministro giapponese Hiroshi Kajiyama per affrontare la questione dei dazi; i tre esponenti, che rappresentano circa un terzo degli scambi globali, hanno siglato una dichiarazione unitaria con due punti centrali: rendere più severe le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio sui sussidi che i Paesi possono dare alle aziende e contrastare le pratiche di trasferimento forzato di tecnologia e proprietà intellettuale; il 15 gennaio il presidente americano Donald Trump e il vice premier cinese Liu He hanno firmato alla Casa Bianca la " Phase one " (fase uno), un accordo che consente alla parte asiatica di ottenere il blocco dei nuovi dazi che sarebbero dovuti scattare il 15 dicembre 2019 e anche l'eliminazione dell'etichetta di "manipolatore di valuta" dai documenti del Dipartimento del tesoro americano, e alla parte statunitense di aumentare nel giro di due anni le esportazioni di manufatti per un valore complessivo di 80 miliardi di dollari e la fornitura di gas naturale liquefatto e petrolio per un totale stimato di 50 miliardi di dollari; tuttavia, alla luce della recente epidemia di coronavirus che ha colpito pesantemente il Paese asiatico e stando ai primi dati diffusi dal Fondo monetario internazionale (FMI) che evidenzierebbe un rallentamento dell'economia cinese nel primo semestre 2020, tale volume di affari sembrerebbe ottimistico; in questo quadro l'Italia, data la natura " export led " della propria economia, ha un interesse precipuo a svolgere un'attività negoziale anche all'interno dell'Unione europea, per tutelare in specifico le proprie produzioni di eccellenza, si chiede di sapere: se, nell'ambito dei negoziati relativi all'imposizione dei dati, sia stata rappresentata l'eccessiva penalizzazione dei prodotti italiani e se siano in atto interventi di sostegno delle imprese e per evitare che le conseguenze delle misure restrittive ricadano indistintamente su tutti gli Stati membri dell'Unione europea piuttosto che sui soli Paesi coinvolti nel contenzioso Airbus; se siano allo studio iniziative volte a scongiurare le perdite economiche che inevitabilmente deriverebbero dall'imposizione di ulteriori dazi, in particolare sulle produzioni dell'eccellenza agroalimentare italiana. Atto n. 3-01352 FARAONE BONIFAZI COMINCINI CONZATTI CUCCA GARAVINI GINETTI GRIMANI MAGORNO MARINO NENCINI PARENTE RENZI SBROLLINI SUDANO VONO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il reddito di cittadinanza, conosciuto anche con la sigla RdC, è il sostegno economico riconosciuto dal mese di aprile 2019 ai nuclei familiari con ISEE inferiore a 9.360 euro e che soddisfano altri requisiti legati a reddito e patrimonio, che consiste in un'integrazione al reddito familiare erogata mensilmente su una carta elettronica di Poste italiane; per mantenere il diritto al reddito di cittadinanza è necessario siglare un "patto" con il centro per l'impiego che, a seconda della condizione dell'interessato, può essere "per il lavoro", "per l'inclusione sociale" o "per la formazione"; tale patto da gennaio 2020 prevede il coinvolgimento delle amministrazioni locali, tramite il coinvolgimento obbligatorio nei cosiddetti Puc, ovvero i progetti di pubblica utilità; considerato che: il reddito di cittadinanza distribuisce denaro in 891.000 casi appunto come reddito (assegno medio 522 euro) e in 124.000 casi in forma di "pensione di cittadinanza" (219 euro); tale misura inizialmente di sostegno risulta efficace solo se nel medio-lungo periodo riesce a innescare una dinamica virtuosa, cioè se quella platea di beneficiari inizia a diminuire, come risultato delle politiche attive del lavoro connesse all'erogazione del contributo; l'applicazione concreta ha mostrato le difficoltà di attuazione del provvedimento, dovute alla circostanza per la quale per la gran parte le persone prese in carico dai centri per l'impiego sono da anni disoccupate o con livelli di professionalità basse, chi è in regola con i requisiti e ha legittimamente ottenuto il sussidio mensile non riesce ad accedere al mondo del lavoro perché spesso non ha una specializzazione, non ha un'adeguata formazione garantita ed efficace, e non è impiegabile in breve tempo; gli ultimi dati disponibili di fonte Inps indicano che i nuclei destinatari del reddito di cittadinanza sono pari a 915.600, con 2.370.938 persone coinvolte. Altri 125.862 nuclei comprendono i percettori della pensione di cittadinanza, con 142.987 persone interessate; a fronte dei 915.600 nuclei richiedenti il sussidio e dei circa 2,4 milioni di persone che rientrano in quelle famiglie, sono state individuate (a dicembre 2019) circa 791.000 persone che possono essere avviate al lavoro, stimabili in poco meno di 815.000 a gennaio. Questo numero rappresenta il bacino potenziale di soggetti (direttamente richiedenti o comunque beneficiari del reddito nell'ambito del nucleo interessato) che risultano occupabili; nel complesso, risulta che il 70 per cento dei beneficiari del reddito non è ancora arrivato a stipulare il patto di servizio, che è il momento a partire dal quale si dovrebbe cominciare ad attivare tutte le misure per favorire l'accesso al lavoro; al 18 dicembre risulta dall'Anpal che tra i beneficiari del sussidio solo 28.700 persone risultavano aver trovato un'occupazione; si stima che a gennaio si sia arrivati a circa 30.000. Su una platea di 815.000 soggetti avviabili al lavoro, il dato, a giudizio degli interroganti impietoso, è di circa il 3,6 per cento per cento; nel contempo, a dicembre 2019, l'occupazione è calata di 75.000 unità rispetto a novembre, attestandosi a 23,3 milioni. Sono scesi i posti di lavoro tra i dipendenti con contratto a tempo indeterminato (75.000 in meno) e tra gli autonomi (16.000 in meno) mentre sono aumentati i contratti a termine (circa 17.000 in più); in particolare, i lavoratori a tempo determinato, cioè i precari, hanno raggiunto il nuovo record di 3,1 milioni, con un incremento di 45.000 unità rispetto a dicembre 2018, mentre quelli autonomi scendono al minimo storico di 5,2 milioni (71.000 occupati in meno in un anno), si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga le misure adottate relativamente alle politiche del lavoro, in particolare attraverso il reddito di cittadinanza, non congrue allo scopo che si erano prefissate, e se non intenda attivarsi per destinare le somme attualmente utilizzate per il reddito di cittadinanza per incentivi alle assunzioni da parte delle imprese, quali l'ulteriore riduzione del cuneo fiscale, la stabilizzazione e il superamento del precariato, specialmente nei settori di maggiore impatto innovativo e con maggiore capacità di moltiplicazione e distribuzione di opportunità di lavoro. Atto n. 3-01353 URSO LA RUSSA CIRIANI RAUTI BALBONI CALANDRINI DE BERTOLDI GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA PETRENGA Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il nostro ordinamento, a garanzia di un corretto svolgimento delle competizioni elettorali (politiche, europee ed amministrative) e di un esercizio imparziale del conseguente mandato, prevede una serie di cause di incandidabilità, incompatibilità e ineleggibilità; in particolare, la normativa vigente stabilisce che, per essere candidabili, i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, i capi di gabinetto dei ministri, i commissari del Governo e tutti gli altri soggetti ineleggibili ai sensi dell'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 debbano cessare dalle loro funzioni almeno 180 giorni prima della data di scadenza del quinquennio di durata della Legislatura (in caso di elezioni anticipate, bisogna dimettersi comunque entro i 7 giorni successivi alla data di pubblicazione del decreto di scioglimento delle camere); a ciò si aggiunga tutta una serie di disposizioni che sanciscono il divieto di cumulo del mandato (elettivo) parlamentare con altre cariche; benché si tratti di istituti giuridici sostanzialmente differenti (sia nei presupposti che negli effetti), la ratio complessiva delle disposizioni in materia è, in generale, quella di evitare eccessive concentrazioni di potere, assicurare parità di condizioni nello svolgimento delle competizioni elettorali e, in definitiva, quella di garantire una efficace "rappresentanza" e una maggiore "rappresentatività"; in sostanza, il fondamento della disciplina sulle incompatibilità e ineleggibilità risiede in motivazioni di carattere funzionale, morale o più propriamente tecnico, che rendono per il legislatore inconciliabile l'esercizio contemporaneo di una determinata carica e del mandato parlamentare nonché nel timore dell'influenza che determinate posizioni individuali hanno (o anche solo potrebbero avere) sul corpo elettorale; in questo quadro, e sempre a garanzia della legalità, trasparenza, imparzialità ed efficacia di ogni processo decisionale e partecipativo, val la pena richiamare tutta la normativa vigente in materia di conflitto di interessi, voto di scambio, traffico di influenze illecite, campagna elettorale nonché par condicio che, inevitabilmente, in una lettura organica e sistematica, non può non entrare in gioco (anche solo potenzialmente) nello scenario che si va delineando per le prossime elezioni suppletive del 1° marzo 2020 nel collegio di Roma 1 per la Camera dei deputati; considerato che: il Ministro dell'economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, è il candidato designato dall'intero centrosinistra per le suppletive del collegio uninominale Roma 1; lunedì 3 febbraio, già ufficialmente candidato alle elezioni suppletive a Roma, egli ha partecipato, per oltre un'ora e 30 minuti, ad un importante talk show televisivo su una rete nazionale; la sua candidatura, oltre a rappresentare una grave e incomprensibile anomalia per il nostro consolidato sistema democratico-rappresentativo, costituisce un grave vulnus per l'intero assetto istituzionale delineato dal legislatore e sopra sinteticamente richiamato; peraltro, nelle prossime settimane il Governo dovrà procedere ad oltre 400 nomine (tra multinazionali, SpA controllate dai ministeri, organismi indipendenti, enti economici e I) e proprio il Ministero dell'economia si troverà a dover svolgere un ruolo delicato e cruciale in questa fase di riassetto della complessa governance economico-produttiva del nostro Paese; è evidente che, tanto più in tale scenario, la candidatura di un Ministro in carica rischia di alterare la competizione elettorale, creando seri squilibri in termini di competitività, concorrenza, parità di accesso e di condizioni rispetto agli altri candidati, stante la sua acclarata posizione "dominante" e "privilegiata"; è del resto di palese evidenza che, trattandosi di elezione suppletiva, oltretutto in un collegio uninominale (cosa assai diversa da una competizione proporzionale e non suppletiva), il ruolo di Ministro, nelle possibili influenze sugli elettori, è tanto più incisivo e importante di quanto possa essere quello di un sindaco candidato nel collegio del suo Comune o del capo di Gabinetto dello stesso Ministero, per i quali la legge non a caso prevede espressamente le dimissioni prima della accettazione della candidatura; a tutto ciò si aggiunge che, mentre nel corso delle campagne elettorali per il rinnovo del Parlamento l'attività del Governo si limita all'ordinaria amministrazione per non influire sulla stessa, in tal caso, invece, si verifica il paradosso che il Ministero dell'economia e delle finanze, il cui titolare è candidato, continua a svolgere la sua attività complessiva nella pienezza dei poteri con il rischio di sostanziali violazioni del complesso di norme richiamate (e, nello specifico, quelle in materia di conflitto di interessi, traffico di influenze illecite e par condicio ), si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga che la candidatura del ministro Gualtieri alle imminenti elezioni suppletive del 1° marzo per il collegio uninominale Roma 1 per la Camera dei deputati contrasti con l'intero assetto normativo-istituzionale vigente e che sia necessario procedere alla sostituzione del Ministro in carica con altra persona, per fugare ogni ipotesi di incandidabilità o comunque di inopportunità, stante il concreto pericolo che lo stesso non si attenga alle regole della par condicio e che tutti gli altri candidati (Maurizio Leo, Rossella Rendina, Elisabetta Canitano, Marco Rizzo, Mario Adinolfi, Luca Maria Lo Muzio) non abbiano i suoi stessi spazi di comunicazione e propaganda, ovvero quantomeno assumere ad interim il ruolo oggi ricoperto dal ministro Gualtieri. Atto n. 3-01354 MALAN Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la Società italiana per il traforo autostradale del Frejus per azioni (SITAF SpA) nacque nel 1960 a Torino per iniziativa della Camera di commercio, dell'Unione industriale, della Provincia e del Comune, nonché di alcune compagnie di assicurazione, istituti di credito e complessi industriali; ad essa nel 1965 il Governo italiano affidò i lavori di progettazione, realizzazione e gestione di traforo e autostrada; nel 1980 venne inaugurato il traforo del Frejus; nel 1984 iniziarono i lavori per l'autostrada, lavori che proseguiranno per circa 10 anni, grazie soprattutto ai finanziamenti dello Stato cadenzati nel tempo, come indicato nel sito internet della stessa SITAF; nonostante l'articolo 3, comma 2, della legge 21 maggio 1955, n. 463, recante "Provvedimenti per la costruzione di autostrade e strade e modifiche alle tasse automobilistiche", tuttora in vigore, ponga un limite massimo di 30 anni alla durata delle concessioni, nel 2009 è stato sottoscritto lo schema di convenzione unica tra ANAS e SITAF, ed è stata fissata la scadenza della concessione al 31 dicembre 2050; la SITAF ha dunque la concessione da 40 anni, contando solo il periodo dall'apertura al traffico della prima tratta, e ce l'avrà per altri 30, senza che sia mai stata attuata alcuna gara pubblica, in virtù della propria natura pubblica; la società è infatti stata inserita nell'elenco delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle amministrazioni pubbliche, di cui alla Gazzetta Ufficiale del 30 settembre 2019; negli anni immediatamente precedenti al 2014, il 31,75 per cento delle azioni della SITAF era dell'ANAS, il 10,65 per cento della società finanziaria del Comune di Torino denominata FCT Holding, l'8,69 per cento della Provincia di Torino, per un totale di 51,09 per cento in mano pubblica; il restante 48,91 per cento era di società del gruppo Gavio, e altri privati; le acquisizioni da soggetti pubblici da parte di quelli privati erano sempre avvenute senza gara pubblica; con delibera di Giunta del 30 settembre 2014, n. 4356, il Comune di Torino, in ottemperanza all'articolo 3, commi 27 e 29, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), si determinò nel dismettere la propria partecipazione in quanto società esercente "attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessaria per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali", come definita dal comma 27; tale dismissione veniva attuata mediante procedura negoziata di vendita in favore di ANAS SpA onde far conseguire a questa, grazie ad analoga procedura parallela da parte della Provincia di Torino nel frattempo ridenominata Città metropolitana, la maggioranza assoluta; il Consiglio di Stato, con sentenza pubblicata il 28 ottobre 2019, ha dichiarato nulla la citata delibera comunale e l'inefficacia della cessione azionaria dal Comune di Torino a ANAS SpA e ha ordinato al Comune stesso, "previa l'adozione delle formalità necessarie, di indire una procedura ad evidenza pubblica per la dismissione delle relative partecipazioni", procedura non seguita nella citata cessione; nell'articolo "Un'alleanza tra gli enti locali per il futuro delle autostrade" del 17 dicembre 2019 del quotidiano "La Stampa" si riferisce che la Città metropolitana di Torino accetterebbe l'offerta di acquisto delle proprie azioni in SITAF formulata da Astm, società del gruppo Gavio, in cambio di un pacchetto di azioni della nuova società che, in caso di vittoria della gara pubblica, gestirà il sistema tangenziale e la Torino-Piacenza, accordo che scatterebbe solo in caso di vittoria nella suddetta gara; in tale nuova società la Provincia avrebbe diritto a un membro del consiglio di amministrazione, un sindaco effettivo e uno supplente; le azioni oggi della Città metropolitana sarebbero valutate 16 milioni di euro, cifra che lascia perplessi per l'8,69 per cento di una società, che nel solo 2017 ha avuto un margine operativo lordo di 86,5 milioni; sarebbe poi in programma un ulteriore passaggio riguardante il Comune di Torino; se questa manovra fosse completata, il 31,75 per cento di SITAF posseduto da ANAS, oggi incorporata nelle Ferrovie dello Stato, verrebbe fortemente svalutato essendo condannato per sempre a una posizione di minoranza, nonostante l'infrastruttura in concessione sia stata costruita in gran parte con fondi pubblici, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che la prospettazione dell'ingresso di Comune e Città metropolitana di Torino in una società privata partecipante alla gara pubblica per la concessione della Rete Ativa e della Torino-Piacenza non turbi l'andamento della gara stessa, tanto più che il gruppo Gavio non ha neppure superato la prequalifica e partecipa gravato di una pesante riserva. Atto n. 3-01355 CASTELLONE MARINELLO PISANI Giuseppe PIRRO ENDRIZZI DE LUCIA ANGRISANI Al Ministro della salute Premesso che: il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 (codice del terzo settore), al comma 2 dell'articolo 17 inquadra giuridicamente la figura di volontario: "Il volontario è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà"; ben definisce la prestazione volontaria come personale e assolutamente spontanea, dunque scevra da indicazioni o richieste di terzi, e implica il tassativo divieto di percezione di ogni forma di retribuzione per l'attività svolta, analogamente al divieto consequenziale, per qualunque soggetto terzo, di elargire retribuzione in ogni forma per qualsivoglia attività di volontariato; in virtù della norma si consente unicamente il rimborso delle spese sostenute per esercitare attività di volontariato, laddove esse siano documentate e comunque rispondenti ai criteri ed entro i limiti stabiliti dall'ente, escludendo in ogni caso il rimborso spese di tipo forfetario; ove le spese si quantifichino entro i 10 euro giornalieri o per un totale di 150 euro mensili, e solo in tal casi, il rimborso viene elargito in presenza di autocertificazione, redatta in piena e personale responsabilità; si evince dunque che la figura e l'attività del volontario non sono compatibili con lavori di tipo subordinato o autonomi né con altre prestazioni di lavoro retribuito con l'ente di cui il volontario è socio o associato e tramite il quale svolge la propria attività di volontariato, la quale sempre si colloca come prestazione definita da un assoluto canone di gratuità; considerato che: sono numerose le segnalazioni degli operatori del servizio di emergenza e urgenza (SEU) territoriale 118 circa un'anomala attività di volontariato in talune associazioni affidatarie in convenzione di postazione del SEU; il nostro Paese non è nuovo a tali anomale attività; basti citare lo scalpore sollevato da un servizio andato in onda il 10 aprile 2016 sul canale televisivo "Italia 1", nel corso del programma "Le Iene", che già allora denunciava l'esistenza di intere organizzazioni di volontariato fittizie operanti in ambito sanitario. In seguito a quel servizio, si rese noto un sistema ben collaudato di contratti anomali tra ARES 118 e società esterne, dove il volontariato si trasformava a tutti gli effetti in lavoro in nero, legalizzato da fantomatici rimborsi; le segnalazioni denunciano diverse modalità di rimborsi fittizi e un ricorso ai volontari che sopperisca alla mancanza di organico e che dunque diventi funzionale alla copertura dei turni di servizio degli infermieri, con orari di lavoro di 24-36 ore consecutive, per un ammontare di rimborsi per 170 euro mensili; oppure un ammontare di 200 ore, senza copertura assicurativa e, talvolta, con assenza di iscrizione all'OPI (ordine professioni infermieristiche), a fronte di rimborsi spese forfettari che in molti casi rappresentano l'unica fonte di sostentamento di interi nuclei familiari, delineando un quadro di sfruttamento illegale; in Campania, nella ASL di Caserta, nelle scorse settimane i volontari hanno cessato le loro prestazioni, in forma di protesta alla mancata percezione del rimborso mensile negli ultimi 5 mesi, lasciando scoperte le postazioni e costringendo la ASL a misure emergenziali, pur in costanza di rapporto di convenzione con la confraternita di misericordia di Caivano; rilevato che: il SEU campano, così come accade anche in altre regioni italiane, da Nord a Sud, versa in una condizione di evidente caos , in completa assenza di una governance regionale. Le condizioni contrattuali di operatori che svolgono le medesime mansioni sono del tutto difformi; in Campania le postazioni direttamente gestite dalle ASL ormai rappresentano una percentuale irrisoria; le postazioni affidate in convenzione hanno, in alcuni casi, come quello della ASL di Benevento, personale indipendente, in altri casi operatori liberi professionisti con partita IVA, ma molto più frequentemente coprono i turni col personale volontario, che invece dovrebbe operare in affiancamento ad operatori contrattualizzati, in grado di assumere la responsabilità delle prestazioni rese; la condizione di completa disomogeneità determinata dalla gestione dei volontari e degli operatori non consente uniformità nella formazione continua né la condivisione di procedure e protocolli, influendo negativamente sulla qualità del servizio di soccorso in emergenza e urgenza; l'affidamento alle varie onlus , che poi si avvicendano continuamente nelle postazioni col fine di distribuire le risorse tra associazioni del settore, avviene spesso con procedure occasionali e per periodi molto brevi; è il caso della ASL di Salerno, dove, a fronte di un fabbisogno di 19 postazioni programmate, ne sono attive invece 69; le condizioni di lavoro dei volontari sono impietose e drammatiche; gli infermieri hanno turni di lavoro e corrispettivi economici che in caso di contrattualizzazione sarebbero vietati dalla normativa europea; non hanno diritti contrattuali; sono esposti a rischio biologico e alle aggressioni, che continuano a ripetersi, in misura sempre maggiore. Purtuttavia rappresentano l'organico che eroga a tutti gli effetti prestazioni riferibili ai LEA (livelli essenziali di assistenza) per il servizio pubblico; il Servizio sanitario regionale (SSR) è tenuto a garantire l'erogazione dei LEA in emergenza urgenza e l'uniformità della qualità delle prestazioni; nonostante siano programmate da anni e nonostante i ripetuti solleciti dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle della Campania per l'attuazione della risoluzione della commissione competente sulla riorganizzazione del servizio regionale emergenza urgenza, sono ferme e del tutto inattuate la riorganizzazione complessiva del SEU regionale e l'istituzione di un dipartimento regionale a presidio dell'uniformità del medesimo SEU; malgrado il riconoscimento innegabile del prezioso contributo dei volontari, si rende necessario ridimensionare e regolamentare il loro impiego, riportando il volontariato alla sua funzione di attività filantropica fornita a supporto del servizio offerto dal personale competente, così da garantire il rispetto dei profili professionali e delle norme sul lavoro; il quadro illustrato evidenzia un ricorso anomalo ai volontari, i quali nella realtà agiscono come lavoratori in nero pagati con rimborsi forfettari che divengono il loro sostentamento; ciò espone le aziende del SSR a verifiche e sanzioni da parte delle istituzioni di controllo e, dato incisivamente preoccupante, espone i cittadini a prestazioni approssimative, non appropriate e non riconducibili a professionisti incaricati di pubblico servizio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi nelle sedi di competenza affinché, in attesa di una più ampia e complessiva riorganizzazione del SEU regionale, sia disposto che, laddove le postazioni vengano affidate in convenzione, tutti i bandi relativi debbano prevedere l'obbligo, per ciascuna onlus affidataria del servizio, di garantire la fornitura di equipaggi di soccorso composti da professionisti contrattualizzati, e dunque incaricati di servizio pubblico, e che la presenza dei volontari venga consentita se e qualora si definisca come "affiancamento e supporto" al personale formato da professionisti incaricati. Atto n. 3-01356 TARICCO FEDELI LAUS VALENTE PITTELLA FERRAZZI D'ALFONSO STEFANO IORI VATTUONE ASTORRE PARRINI ROJC CIRINNA' BOLDRINI BITI GIACOBBE MANCA Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: nel gennaio 2018, Leonardo Motera, un ragazzo italiano di origine monregalese, terminati gli studi in Italia, non intravedendo possibilità di lavoro nel nostro Paese, è emigrato in Inghilterra, in cerca di un'occupazione dignitosa, con l'appoggio di un cugino da tempo già residente a Londra, trovando in breve tempo occupazione presso un'impresa edile in qualità di operaio, regolarmente assunto e retribuito per oltre un anno; rimasto senza occupazione e nella ricerca di un nuovo impiego il 30 giugno 2019 ha ricevuto un'offerta di lavoro in una non meglio precisata località fuori Londra, nel settore delle costruzioni. Al giovane era stato assicurato regolare contratto oltre a vitto ed alloggio. Una volta recatosi nel nuovo luogo di lavoro, il cantiere si è rivelato essere un opificio illegale a Lenwade nel Norfolk, nella costa inglese orientale; qui Motera afferma di essere stato privato della propria libertà personale e della capacità di autodeterminarsi e di essere stato costretto contro la sua volontà a lavorare nell'attività illecita di coltivazione di cannabis allestita all'interno di un edificio industriale di innaffiatura; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: risulta che il giovane, consapevole di essere sotto sequestro in un luogo chiuso, con le porte e le finestre sbarrate, abbia tentato la fuga, purtroppo senza riuscirci, rimanendo di fatto dal 30 giugno 2019 in stato di segregazione; il 16 luglio 2019, la Polizia inglese ha effettuato un blitz presso l'opificio illegale di Norfolk, liberando anche il giovane Motera dallo stato di costrizione fisica e psichica in cui era stato tenuto; il giorno dopo le autorità di polizia hanno arrestato Motera e lo hanno trasferito presso il carcere di Norwick dove è rimasto in stato di detenzione in attesa del processo, pur essendo invece, sulla base della ricostruzione più accreditata, vittima di un sequestro di persona; il 29 ottobre 2019 il giudice della Crown Court of Norwick ha disposto la libertà provvisoria del giovane italiano, in attesa del dibattimento volto all'accertamento definitivo di quanto realmente accaduto, una libertà che gli permette di uscire dalle ore 6 alle ore 19 dall'abitazione impostagli come obbligo di dimora a Londra, e che gli impone il braccialetto elettronico alla caviglia, oltre al pagamento di un canone di locazione di 1.300 sterline al mese per la residenza scelta dalla Polizia inglese; rilevato che: le autorità di polizia e giudiziarie inglesi, che fino ad oggi si sono occupate del caso, non hanno ancora riconosciuto Motera quale vittima di gravi reati commessi da una banda criminale in suo pregiudizio, mantenendo a suo carico l'accusa di aver prodotto un quantitativo di cannabis, droga di classe B, in violazione della legge (Section 4 (2) (a) of the Misuse of drugs act 1971); nel nostro ordinamento penalistico, il giovane italiano (ai sensi delle disposizioni di cui agli artt. 46, costringimento fisico, e 54, stato di necessità, del codice penale) non sarebbe certamente punibile, ma sarebbe invece da considerare vittima del grave reato di cui all'art. 630 del codice penale (sequestro di persona a scopo di estorsione), atteso che il suo lavoro forzato costituiva l'ingiusto profitto come prezzo della sua liberazione; rilevato inoltre che: il 13 gennaio 2020, giorno della prima udienza relativa al caso, è stata rinviata d'ufficio al prossimo 6 luglio 2020; il legale della famiglia Motera parrebbe aver già provveduto ad informare del caso di illegittima detenzione del nostro connazionale il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della giustizia, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e l'ambasciata italiana a Londra, senza avere ancora avuto riscontro; tenuto conto che da quanto diffuso dagli organi di informazione risulterebbero evidenti e di facile constatazione le prove dell'innocenza del giovane e il suo ruolo di vittima in tutta la vicenda, al punto da rendere inaccettabile che un concittadino, incensurato e in assenza di altre pendenze di sorta sia in Italia, sia in Inghilterra, sia altrove, possa essere indebitamente trattenuto e limitato nella propria libertà personale da parte delle autorità inglesi dal 16 luglio 2019, in attesa del processo che, a quanto consta, non verrà celebrato prima del mese di luglio 2020, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza degli eventi che hanno condotto il giovane Leonardo Motera all'ingiusta limitazione della propria libertà personale, prima con il gravissimo sequestro del quale è stato vittima dal 30 giugno 2019 e successivamente, a partire dal 16 luglio 2019, con il trattenimento in attesa del giudizio; se il Ministro della giustizia stia seguendo la questione in modo da permettere al giovane italiano, anche grazie alla collaborazione delle autorità inglesi, di dimostrare nel più breve tempo possibile e senza ulteriori pregiudizi alla sua libertà personale, la propria innocenza di fronte alla Corte di Giustizia inglese e la sua estraneità al gruppo criminale che gestiva la produzione ed il traffico di sostanze stupefacenti; se non ritengano utile assumere con urgenza tutte le iniziative di loro reciproca competenza, in base a quanto previsto dalla "Decisione Quadro 2009/829/GAI del Consiglio del 23 ottobre 2009 sull'Applicazione tra gli Stati Membri dell'Unione europea del principio del reciproco riconoscimento alle decisioni sulle misure alternative alla detenzione cautelare", per consentire a Leonardo Motera di essere sottoposto alla misura cautelare alternativa in Italia. Atto n. 3-01358 CORRADO LA MURA GUIDOLIN PRESUTTO MONTEVECCHI LEONE ROMANO VANIN ABATE ANGRISANI LANNUTTI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta agli interroganti che il programma di rifacimento di molte strade del centro storico di Roma, deciso sia dall'amministrazione comunale, sia dalla amministrazione del 1° municipio, preveda la sostituzione con asfalto della tradizionale pavimentazione; le motivazioni addotte sono di ordine tecnico: si asserisce che i sanpietrini non sarebbero idonei né a garantire la sicurezza pedonale e veicolare, né a sostenere il traffico veicolare pesante nelle vie ad alto scorrimento; molti esperti di fama internazionale, come Paolo Portoghesi e Giorgio Muratore, hanno difeso la pavimentazione tradizionale a sanpietrini che, se realizzata e montata a regola d'arte, è molto resistente al traffico, e comunque in misura pari a quella della pavimentazione in asfalto; l'ammaloramento delle strade a sanpietrini della città di Roma è da ricondurre, a parere degli interroganti, alla mancata manutenzione o a lavori non eseguiti a regola d'arte; considerato che: il centro storico di Roma è inserito nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1980, e dal 2014 ne fanno parte tutti i rioni storici della città, dentro e fuori le mura Aureliane; l'articolo 9 della Costituzione riconosce il paesaggio come parte integrante e costitutiva del patrimonio storico e artistico della nazione; la legge 1° giugno 1939, n. 1089, già prevedeva la conservazione nei centri storici delle pavimentazioni originarie; il codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, successive modificazioni e integrazioni), nato nell'ambito della Convenzione europea del paesaggio (Firenze 2000), considera bene culturale anche il paesaggio, sia naturale sia derivato dall'azione umana; l'art. 135, comma 4, lettera a) , del codice, ai fini della tutela del patrimonio culturale, prevede che per "il mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costitutivi e delle morfologie" si tenga conto anche delle "tipologie architettoniche, nonché delle tecniche e dei materiali costruttivi"; nella sentenza n. 59347/2004, la VI sezione del Consiglio di Stato rafforza l'orientamento secondo cui le pubbliche piazze, le vie, le strade e gli altri spazi urbani di interesse artistico o storico sono qualificabili come beni culturali indipendentemente da una specifica dichiarazione di interesse storico artistico; le strade lastricate a sanpietrini sono in strettissima correlazione con i basoli delle antiche strade romane e, rappresentando in modo caratterizzante la città di Roma, sono da considerarsi parte integrante ed elemento insostituibile del suo paesaggio architettonico e storico, valorizzato dal tappeto a mosaico da loro costituito; la lavorazione artigianale dei sanpietrini ha sviluppato nel tempo diverse tipologie di forma, di tecniche di posa in opera e di disposizione che garantiscono l'appropriatezza del manufatto in termini di funzionalità, di resistenza e di rispetto per l'ambiente; le diverse disposizioni dei selci sulle sedi stradali e i disegni che essi compongono non sono soluzioni estetiche, ma risultato della sapienza tecnica e artigianale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non reputi censurabile lo smantellamento di manufatti pregiati per materiali e per sapienza artigianale, come pure lo snaturamento della peculiarità donata al paesaggio storico e architettonico romano dal particolare tessuto a mosaico della sua pavimentazione tradizionale a sanpietrini, a fronte di rese tecniche indiscutibili, anche alla prova del traffico veicolare moderno; se non ritenga che i sanpietrini forniscano, per colore, luminosità ed estetica, un valore aggiunto al decoro di cui Roma ha diritto; se non creda doveroso intervenire perché la caratteristica pavimentazione romana in sanpietrino sia restituita alla capitale nella sua verità filologica, senza interventi che, in nome di una falsa modernità intesa come valore primario, snaturino quei disegni frutto di sapienza artigianale che sapeva rispondere alle necessità pratiche in funzione della viabilità, mescolando tecnica e bellezza; se non giudichi opportuno agire, perché non sia sottratta alla città millenaria la testimonianza di una stratificazione storica che la rende unica e, contestualmente, siano evitate le proposte di inutili "ricami" che rispondono al solo canone di un'estetica fine a se stessa, funzionali tutt'al più a sottolineare leziosamente i percorsi commerciali e turistici di una città che viene così destinata primariamente al servizio di attività commerciali. Atto n. 3-01359 CORRADO LA MURA TRENTACOSTE LEONE ROMANO VANIN ABATE ANGRISANI DE LUCIA LANNUTTI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: come reso noto dal primo firmatario del presente atto l'11 dicembre 2019 con un comunicato stampa, risulta che il 9 dicembre 2019 la Direzione generale musei del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha richiamato il direttore del museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, architetto Carmelo Malacrino, al rispetto delle diverse norme violate con la nomina di un portavoce; notizia oggetto del comunicato stampa dello stesso direttore, datato 1° novembre 2019, a cui è seguita la presentazione dell'atto di sindacato ispettivo 3-01278; la Direzione generale, che svolge anche compiti di indirizzo e controllo nei confronti degli istituti dotati, come il museo reggino, di autonomia speciale, ha imposto all'architetto Carmelo Malacrino la rescissione del contratto indebitamente stipulato e l'impegno a farsi carico pecunia sua della spesa per il servizio prestato dal professionista esterno nel periodo 1° novembre 2019-10 dicembre 2019; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: nei giorni successivi all'annullamento in autotutela del contratto, i media reggini hanno dato spazio alla "difesa" di Malacrino, affidata ad un ulteriore comunicato stampa che le testate locali hanno arricchito, talvolta, con considerazioni personali degli autori degli articoli; il giornalista Claudio Labate, in particolare, volendo dare sostanza a quanto asserito con studiata vaghezza da Malacrino, cioè di avere agito "sulla base di procedure già istruite da alcuni colleghi", ha scritto che "la figura del portavoce esiste in almeno un Museo di Italia e anche a Statuto Speciale: il Museo Real Bosco di Capodimonte", come riportato da "citynow" il 16 dicembre 2019; la difesa d'ufficio dell'architetto Malacrino assunta dal dottor Labate indica espressamente in Sylvain Bellenger, direttore del museo Real Bosco di Capodimonte, altro istituto autonomo del Ministero, colui che, essendosi dotato di un portavoce, dimostrerebbe la legittimità della decisione del collega calabrese, salvo, altrimenti, indicarne la corresponsabilità; il lungo comunicato stampa scritto dall'architetto Malacrino a metà dicembre interpreta la contestazione mossagli dalla Direzione generale come "uno scandalo tutto reggino", dove scandalo ha il senso etimologico di inciampo (dal greco skandalon ); il testo prosegue tessendo lungamente le lodi dei suoi 4 anni di direzione del museo, punteggiati di ostacoli (stessa etimologia) che egli lascia intendere generati dagli altri uffici del Ministero, come riportato dallo stesso articolo; si legge anche come il "rosario" delle lamentele è sgranato con cadenza annuale (2015-2019) e dà spazio soprattutto alla denuncia delle responsabilità altrui per il mancato funzionamento di alcuni impianti; circa il 2019, poi, le rimostranze del direttore sono argomentate come segue: "Si giunge al 2019, anno in cui si resta ancora in attesa, quattro anni dopo l'inizio della direzione, degli elenchi del patrimonio archeologico di competenza, sul quale si è dovuta avviare una nuova inventariazione per 'fare la conta' dei reperti presenti"; Labate rafforzerebbe l'idea di una fantomatica "congiura" della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio ai danni del direttore chiosando: "Secondo i più informati all'atto della riapertura del museo risultarono mancanti diversi pezzi di collezione che non si sa dove siano andati a finire"; risulta ben noto ai vertici del Ministero che la realtà sarebbe tutt'altra: per cominciare, Malacrino trattiene nel museo, senza averne titolo, l'archivio storico fotografico dell'ex Soprintendenza archeologica della Calabria, la cui eredità documentale, grafica e fotografica spetta all'odierna Soprintendenza archeologica delle belle arti e paesaggio, perché prodotta dall'ufficio di tutela regionale dal 1945 in poi e tuttora strumento essenziale di lavoro per i dipendenti; a dispetto di quanto sopra e del ruolo di custode spettante alla Soprintendenza, Malacrino rivendica per sé quel materiale senza che gli sia stato consegnato ufficialmente, ne dispone ad libitum e in pubblico etichetta le immagini come patrimonio dell'archivio fotografico del museo di Reggio, causando alla Soprintendenza erede anche un cospicuo danno erariale; peggior sorte hanno avuto i reperti archeologici ascritti al patrimonio del museo, specialmente i più piccoli e fragili, la cui integrità materiale ed estetica è stata messa in forse dalla nuova numerazione che il direttore ha ordinato di apporvi, per "fare la conta dei reperti presenti", senza che ricorressero le condizioni di assoluta necessità richieste dalla normativa (art. 6 del regio decreto n. 363 del 1913, e successive modificazioni ed integrazioni) e senza tener conto delle disposizioni catalografiche né delle regole per le nuove inventariazioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di fugare il dubbio insinuato da Labate in merito al comportamento del direttore del museo Real Bosco di Capodimonte ignorando, o fingendo di ignorare, quanto previsto dalla legge n. 150 del 2000 in materia di competenze necessarie per svolgere attività di ufficio stampa; se non ritenga indispensabile smentire, perché non rispondente al vero, l'asserita scomparsa di diversi pezzi di collezione dal museo di Reggio Calabria; se non reputi necessario e urgente chiarire le responsabilità del museo e della Soprintendenza di Reggio Calabria sul patrimonio archeologico presente nel museo ed esplicitare chi abbia fin qui disatteso le disposizioni delle direzioni generali competenti, agendo per amore di verità e per rispetto della popolazione locale, altrimenti costretta ad ascoltare sempre e solo la voce del direttore Malacrino, per il quale evidentemente non vale il decreto ministeriale 23 dicembre 2015 benché sia anch'egli un dipendente ministeriale; se non ritenga necessario e urgente stigmatizzare il comportamento dell'architetto Malacrino in ordine alle mancate autorizzazioni all'accesso all'archivio fotografico per il personale della Soprintendenza e ai depositi del museo, nonostante le ripetute richieste, per lo svolgimento di attività istituzionali da parte della Soprintendenza stessa e dell'Istituto centrale catalogo e documentazione; se non ritenga opportuno sollecitare il segretariato generale del Ministero ad avviare una nuova ispezione in tema di impianti, spazi e depositi del museo, dopo quella condotta dalla dottoressa Barbera (per come risulta dal documento al prot. n. 4298 del 24 marzo 2017) che, nonostante le gravi risultanze, inspiegabilmente non ha avuto conseguenze per il direttore; se non pensi di ricorrere ad un'indagine interna anche per chiarire le ragioni della riconferma dell'architetto Malacrino alla guida del museo, avvenuta nonostante i vertici ministeriali fossero perfettamente a conoscenza del contegno del professionista durante il primo mandato, inappropriato al ruolo dirigenziale rivestito e ostile nei confronti degli altri uffici del Ministero, e dunque dell'inattendibilità della sua scheda di valutazione della performance . Atto n. 3-01360 PILLON Al Ministro della giustizia Premesso che: da notizie di stampa si apprende che, in data 1° febbraio 2020, il signor Emilio Vincioni, un genitore separato di Sassoferrato (Ancona), recatosi ad Atene per il quarto compleanno della figlia, è stato prelevato dalla Polizia greca ed arrestato. Trasferito in vari posti di polizia durante la notte, solo il giorno dopo ha saputo che il suo arresto era stato provocato da una denuncia della moglie. Lo accusava di versare solo 400 dei 550 euro stabiliti dal giudice greco per il mantenimento della figlia; è stato liberato dopo un giorno e dovrà presentarsi in tribunale nella capitale greca per essere processato senza avere avuto accesso, né lui, né il suo avvocato greco, alla denuncia e alla documentazione; il signor Vincioni ha quindi lanciato un appello alle autorità italiane, al fine di essere supportato nel far rispettare i suoi diritti di padre e tutelare i minori italiani portati all'estero da genitori stranieri; una storia finita male, quella del signor Vincioni, volato in Grecia per festeggiare il compleanno della figlia, e di una donna greca, incontrata nel 2012 ad un meeting aziendale su un'isola nel Peloponneso. Il colpo di fulmine si concretizzò in un matrimonio il 1° dicembre 2013 e nella decisione della coppia di vivere a Sassoferrato. Dopo quasi due anni di matrimonio viene concepita la loro figlia, che la moglie decide di far nascere in Grecia, per condividere il parto con la sua famiglia, da dove, però, non rientreranno più, né lei, né la neonata. A nulla sono valsi i tentativi bonari del padre di far tornare mamma e bambina in Italia; così il signor Vincioni ha chiesto il rimpatrio della minore ai sensi della Convenzione de L'Aja del 1980 dinanzi al giudice greco che però, in procinto di accogliere il ricorso, ha sospeso la decisione rimettendosi alla Corte di giustizia dell'Unione europea per l'interpretazione del concetto di "residenza abituale" del neonato; e la Corte lo ha interpretato affermando che il centro degli interessi della minore, proprio perché nata in Grecia, fosse quel Paese, a prescindere dall'intento e dal preciso accordo tra i coniugi di vivere in Italia; di conseguenza, il tribunale greco ha negato il rimpatrio della bambina e, mentre il Tribunale di Ancona si dichiarava competente per la separazione tra coniugi, ha affermato che, per difetto di giurisdizione, non poteva decidere sull'affidamento e il mantenimento del minore; la moglie ha ottenuto pertanto dalle autorità giudiziarie greche l'affidamento della figlia e l'obbligo per il padre del suo mantenimento; nonostante a maggio 2019 sia iniziato un processo penale per sottrazione di minore presso il Tribunale di Ancona, la madre è libera di circolare ovunque, anche in Italia, invece il padre è stato arrestato come un soggetto pericoloso; considerato che ad oggi sono 454 i bambini italiani portati all'estero senza il consenso dell'altro genitore, ovvero 454 vittime innocenti della sottrazione internazionale di minori, si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di tutelare i genitori separati e quali soluzioni concrete e definitive ritenga opportuno porre in essere per risolvere la problematica della sottrazione internazionale di minori. Atto n. 3-01361 D'ALFONSO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: nel territorio di Lettomanoppello (Pescara), ubicato sul bordo pedemontano nord occidentale del massiccio della Majella, risultano presenti sia movimenti franosi quali crolli e ribaltamento, dovuti ad una tettonica che ha determinato forti dislivelli topografici e generalizzati incrementi dell'energia predisposti da diffusi sistemi di fratture, joint e clivaggi che interessano i litotipi calcarei, sia scorrimenti e colate in corrispondenza di alternanze di materiali con caratteristiche litoteniche ed idrogeologiche diversificate; il territorio è stato da sempre considerato tra quelli più a rischio non solo dell'Abruzzo, ma dell'Italia intera; numerose sono infatti le segnalazioni di fenomeni franosi verificatisi nel corso degli anni e altrettanto numerosi sono stati gli interventi effettuati; in particolare, l'area del centro storico di Lettomanoppello è interessata da una frana complessa con movimenti di tipo rotazionale e traslativo e con colamenti, più recenti, che hanno interessato la porzione di versante immediatamente a valle del centro abitato fino al sottostante fiume Lavino, come verificabile nella cartografia del piano di assetto idrogeologico e nell'inventario dei fenomeni franosi in Italia (IFFI) con codici 0680008800 - 06800024200, cui deve essere rivolta una doverosa attenzione; già il regio decreto n. 908 del 1921, poi abrogato con decreto legislativo n. 212 del 2010, indicava il comune di Lettomanoppello, allora in provincia di Chieti, come territorio da sottoporre a consolidamento; il successivo decreto del Presidente della Repubblica n. 1285 del 1954, recante "Inclusione dell'abitato di Lettomanoppello, in Provincia di Pescara, fra quelli da trasferire parzialmente a cura ed a spese dello Stato", è stato soltanto in minima parte concretamente eseguito; un'estesa area del territorio comunale di Lettomanoppello ricade oggi, secondo il piano di assetto idrogeologico, in zona a pericolosità idrogeologica molto elevata; l'intero territorio è inoltre classificato, secondo l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 2003, recepita dalla delibera della Giunta regionale dell'Abruzzo n. 438 del 29 marzo 2003, come zona sismica 1; considerato che: l'originario progetto del 1989 finalizzato alla risoluzione del rischio prevedeva la realizzazione di una galleria a ferro di cavallo che, partendo dalle due incisioni, a circa 50-60 metri sotto il centro abitato, avrebbe tagliato le acque provenienti dalla Majella per non rifornire i vari depositi a valle, procedendo contestualmente al riutilizzo dell'acqua captata per fini idroelettrici o irrigui, per un totale complessivo di investimento di circa 36 miliardi di lire; unitamente al principale intervento del tunnel , ritenuto da solo insufficiente ad escludere il rischio di dissesto idrogeologico, vennero previste anche opere di sostegno a ridosso della strada statale finalizzate a proteggere la strada stessa e gli edifici del centro storico dagli effetti prodotti dalla frana, opere di drenaggio efficaci a medio-lungo termine, opere di protezione dall'erosione al piede delle piene del torrente Lavino e opere di regimazione delle acque superficiali; nel corso degli anni, i micro interventi finanziati non hanno consentito di arrestare il pericoloso movimento franoso tanto che, attualmente, gran parte del territorio comunale è esposto a dissesto; considerato, altresì, che: gli ultimi dati elaborati sulla frana si riferiscono a quelli raccolti dai satelliti ERS 1992-2000 e ENVISAT 2002-2010, come affermato dagli studiosi e dai tecnici che se ne sono occupati; dunque, i dati riferiti al lasso di tempo 2010-2020, ad oggi, non risultano ancora essere stati acquisiti, elaborati e interpretati; appare dunque indispensabile procedere quanto prima a tale analisi, per comprendere come il movimento franoso si sia sviluppato nel tempo; le condizioni di grave pericolosità idrogeologica e idraulica del territorio di Lettomanoppello sono state evidenziate da molteplici studiosi, oltre che da numerose e recenti segnalazioni provenienti direttamente dal territorio, mostrando come la frana quotidianamente costituisca un profondo pericolo all'incolumità dei residenti; il fenomeno franoso, quando lo si osservi da vicino, risulta aggressivamente in salute; tanto più necessarie ed urgenti risultano le elaborazioni scientifiche adeguate in grado di sostenere progetti di cantiere proporzionati alla gravità del problema; appare indispensabile individuare un progetto che garantisca soluzioni capaci di mitigare i rischi attualmente esistenti, anche attraverso l'audizione di autorevoli studiosi in grado di fornire nuovi e attendibili elementi e la realizzazione di una valutazione complessiva e approfondita sulle diverse, ormai stratificate, criticità esistenti, si chiede di conoscere: quali provvedimenti urgenti, attesa l'evidente e improcrastinabile necessità, si intenda adottare al fine di garantire con la massima celerità la totale esecuzione di quanto stabilito nel decreto del Presidente della Repubblica n. 1285 del 1954, non essendo in alcun modo venuta meno l'urgenza e la pericolosità allora già evidenziate; quali siano le ragioni dell' impasse nella realizzazione dell'impegno assunto con l'ordinanza del Ministero per il coordinamento della protezione civile n. 1433/FPC del 1988 che portava con sé l'approvazione del complessivo organico progetto del 1989 pari a circa 30 miliardi di lire e la cantierizzazione del primo lotto funzionale per un importo pari a 2 miliardi di lire, determinando la prosecuzione degli interventi nel seguito degli esercizi finanziari, anche in ragione di quanto previsto dalla norma contenuta nella legge n. 500 del 1992, con la quale è stata garantita la necessità di portare a completamento le opere poste a presidio della sicurezza; quali ulteriori azioni ed interventi di stabilizzazione e risoluzione si intenda adottare, al fine di scongiurare i rischi che interessano l'area e che comportano potenzialmente conseguenze molto gravi. Atto n. 3-01363 PILLON Al Ministro della giustizia Premesso che: da troppo tempo ormai le associazioni che si occupano di sottrazioni internazionali di minori, ma soprattutto le vittime di sottrazioni internazionali di minori residenti sul territorio italiano, chiedono la rapida approvazione di una legge che risolva in maniera definitiva tale problematica; nelle precedenti Legislature sono state presentate diverse proposte di legge, il cui iter non si è mai concluso con un'approvazione definitiva; attualmente al Senato della Repubblica è stato depositato un disegno di legge, a prima firma dell'interrogante (AS 692), che prevede "Abrogazione degli articoli 574 e 574- bis , nonché introduzione dell'articolo 605- bis del codice penale in materia di sottrazione o trattenimento anche all'estero di persone minori o incapaci"; l'auspicio delle associazioni è quello di vedere approvata una legge che tuteli i genitori dalla sottrazione internazionale di minori nel più breve tempo possibile, e che potrebbe risolvere in maniera decisiva la maggior parte dei casi di sottrazione internazionale di minori; ad oggi solo la Procura di Vicenza ha risolto il 90 per cento dei casi di sottrazione internazionale di minori, diversamente la maggior parte dei casi in Italia rimane irrisolta; nella XVII Legislatura venne presentata una risoluzione nelle Commissioni permanenti II e III della Camera dei deputati (C. 7-00927 del 24 febbraio 2016) nella seduta n. 576, proposta da Emanuele Scagliusi, secondo firmatario Alfonso Bonafede, che impegnava il Governo, tra l'altro, "ad adottare le opportune iniziative normative volte ad abrogare l'articolo 574-bis del codice penale relativo ai reati di sottrazione internazionale di minori e a introdurre un nuovo reato di sequestro di persona di minore di anni dodici; ad assumere iniziative per prevedere l'istituzione di una procura generale nazionale per le sottrazioni internazionali di minori specializzata con personale di maggiore esperienza, senza oneri aggiuntivi, ovvero senza assumere nuovo personale; ad agire in ambito europeo e internazionale affinché siano previste sanzioni verso i Paesi inadempienti agli obblighi derivanti dalle convenzioni, e siano studiate e messe in atto iniziative diplomatiche e politiche adeguate in modo che tali Stati abbiano un atteggiamento più collaborativo nell'esclusivo interesse dei bambini coinvolti, e a tutela di una vera garanzia dell'esercizio del diritto di visita da parte del genitore italiano all'estero; ad adottare iniziative che permettano l'immediata individuazione, la segnalazione e il divieto di espatrio del minore sottratto già ai terminal di porti e aeroporti, facilitando così l'applicazione dell'articolo 97 della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985", si chiede di sapere quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di provvedere nel più breve tempo possibile a dare delle soluzioni concrete al problema della sottrazione internazionale dei minori. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01341 FERRO MALLEGNI VITALI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: il 29 gennaio 2020 è stato approvato definitivamente il decreto-legge 2 dicembre 2019, n. 137, cosiddetto decreto Alitalia, che prevede il finanziamento di 400 milioni di euro in favore della compagnia, della durata di 6 mesi; con questa erogazione sale a circa 1,5 miliardi di euro il totale dei soldi versati dallo Stato ad Alitalia da quando è stata commissariata: oltre ai 400 milioni previsti dal decreto, sono stati stanziati 900 milioni dal Governo pro tempore Gentiloni, e ammontano a 145 milioni gli interessi maturati fino al 31 maggio, che non sono stati rimborsati; sul nuovo finanziamento è previsto un tasso d'interesse di quasi il 10 per cento, perché anche questo formalmente è un "prestito". Ma di fatto Alitalia non ha rimborsato né il prestito precedente, né appare in grado di restituire i soldi ricevuti un mese fa; il costo totale di Alitalia per lo Stato e per la collettività sale a 9,2 miliardi di euro in 45 anni; nel 2019 la compagnia ha perso circa 600 milioni di euro, 100 in più dell'anno precedente, anche se c'è scarsa trasparenza sull'andamento economico-finanziario della società. Un bilancio non è mai stato presentato dai commissari che finora si sono avvicendati a partire dal 2 maggio 2017; dei 400 milioni di euro previsti, 21 risultano essere il compenso da assegnare ai tre commissari; non vi sarebbe nulla di male nel premiare i dirigenti di un'azienda per gli ottimi risultati ottenuti. Nel caso di Alitalia si tratta, però, di un compenso di 7 milioni di euro per ogni commissario per non aver portato alcun risultato alla compagnia; non si tratta infatti di un salvataggio, ma di un'operazione dannosa per le finanze pubbliche e per le tasche dei cittadini; è un vantaggio economico di cui nessuno parla. Quello che era uno strumento pensato per la conservazione del patrimonio delle grandi imprese in stato di insolvenza si è trasformato, salvo alcuni casi virtuosi, in un'anomala gestione a vantaggio di pochi e abili uomini d'affari, si chiede di sapere: quale sia l'esatto ammontare dei compensi dei commissari; quali siano i criteri di pagamento, ovvero i risultati conseguiti per l'ottenimento e gli eventuali premi di produttività; se non si ritenga opportuno rideterminare i compensi adeguandoli a cifre più consone alla realtà dell'azienda e soprattutto alla situazione economica degli italiani. Atto n. 3-01342 MODENA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il sottosegretario Puglisi, in risposta all'interrogazione 5-03354 presso l'XI Commissione parlamentare (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati il 21 gennaio 2020, ha dichiarato che in ordine all'obbligo di assunzione dei disabili ex legge n. 68 del 1999 "non si dispone di un dato certo, in quanto è possibile fornire soltanto il numero dei posti 'scoperti' per i datori di lavoro che hanno presentato il prospetto informativo riferito alla situazione occupazionale al 31 dicembre" e "A ciò va aggiunto che l'ispettorato del lavoro, espressamente interpellato, ha chiarito che non dispone del dato relativo al numero di datori di lavoro inadempienti all'obbligo di assunzione dei disabili, in quanto l'Agenzia, a livello statistico, effettua un'indagine esclusivamente sul numero delle posizioni lavorative non coperte e per le quali sono stati adottati i conseguenziali provvedimenti sanzionatori"; si evidenzia, quindi, che tale dato non coincide necessariamente con il numero dei datori di lavoro sanzionati, in quanto al singolo datore di lavoro potrebbero essere ricondotte più posizioni lavorative non coperte; ad oggi esistono solo i dati desumibili dalle ultime relazioni al Parlamento sullo stato di attuazione della legge n. 68 relative al biennio 2010-2011, al biennio 2012-2013 e al biennio 2014-2015. Non è ancora fruibile una relazione aggiornata; è particolarmente grave che la situazione sia nebulosa sul fronte delle amministrazioni pubbliche, come attestato dal Sottosegretario, nonostante le novità introdotte dal decreto legislativo n. 75 del 2017. In particolare, l'articolo 10, nel recare modifiche all'articolo 39 del decreto legislativo n. 165 del 2001, ha inserito una serie di previsioni normative tra cui l'articolo 39- quater in materia di "monitoraggio sull'applicazione della legge n. 68 del 1999", si chiede di sapere: per quali motivi il Ministro in indirizzo non abbia ancora predisposto la relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge n. 68 del 99; per quali motivi non sia disponibile il monitoraggio con riferimento alle pubbliche amministrazioni in tema di assunzioni dei soggetti disabili; quali provvedimenti intenda assumere il Governo nei confronti delle amministrazioni pubbliche non adempienti alla legge n. 68 del 1999, considerata la violazione dei principi di solidarietà sociale. Atto n. 3-01346 VITALI Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: a partire dall'anno 2016 il presidente del Tribunale di Taranto ed il procuratore della Repubblica, nell'ambito delle riunioni della locale conferenza permanente, hanno segnalato le gravissime condizioni di inadeguatezza della struttura del palazzo di giustizia di via Marche, che ospita gli uffici del Tribunale di Taranto e della Procura della Repubblica; in data 3 dicembre 2018 è stata convocata la conferenza permanente del circondario di Taranto, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 agosto 2015, n. 133, in seduta straordinaria e monotematica, per discutere le modifiche del progetto di recupero, destinazione ed utilizzo dell'immobile di viale Cannata, concesso in comodato gratuito al Comune di Taranto con il contratto n. 958 del 1° giugno 1994, che ha ospitato la Corte di appello di Lecce-sezione distaccata di Taranto, la Procura generale della Repubblica, il Tribunale di sorveglianza e l'UNEP fino all'anno 2009; attualmente tale sede, che ospita l'aula bunker ed alcuni archivi del Tribunale di Taranto, versa in condizioni carenti e pericolose, relativamente a tutti gli impianti (elettrico, di riscaldamento e raffrescamento, idraulico e fognario); con missiva del 25 gennaio 2019 il capo di gabinetto del Ministro della giustizia, dottor Fulvio Baldi, forniva rassicurazioni, inevase, in ordine alla fattibilità del progetto "cittadella della giustizia" di Taranto, ma ad oggi nessuna iniziativa è stata assunta, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di rispondere all'esigenza di ricollocare gli uffici del palazzo di giustizia; se ritenga necessario procedere allo stanziamento di fondi necessari per il recupero degli edifici e degli immobili. Atto n. 3-01357 NATURALE AGOSTINELLI CROATTI VACCARO DELL'OLIO ABATE FLORIDIA PAVANELLI PELLEGRINI Marco PISANI Giuseppe CORRADO LA MURA MANTERO MORONESE GARRUTI ORTIS CASTELLONE MININNO DONNO DE LUCIA ANGRISANI GRANATO MOLLAME QUARTO L'ABBATE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: in località Giardinetto, sul territorio del comune di Troia, in provincia di Foggia, la società I.A.O. Srl del gruppo Fantini, che opera principalmente nel settore della produzione di laterizi, ha acquisito nel 1998 uno stabilimento di laterizi ivi ubicato per operare nel recupero dei rifiuti, ma nella realtà svolgeva soltanto funzione di deposito, perché i rifiuti arrivavano e venivano messi in capannoni e su aree scoperte, su un'area di 70 ettari; successivamente, a partire da marzo 1999, alla società sono state contestate una serie di irregolarità che hanno condotto al sequestro dell'area da parte dei Carabinieri del Nucleo operativo ecologico; dal 2008 in poi è seguita una serie di controlli da parte degli enti e autorità competenti per rilevare la composizione dei rifiuti depositati e l'inquinamento prodotto; nel dicembre 2009 l'area è ancora oggetto di indagine per via del ritrovamento di 250.000 tonnellate di fanghi tossici altamente cancerogeni interrati per 13 metri di profondità scoperti dalla Guardia di finanza, oltre ai cumuli di rifiuti in superficie, dentro e fuori dai capannoni; nel 2015 la I.A.O. Srl ha comunicato di essere in perdita finanziaria a seguito del lungo lasso di tempo intercorso senza attività e che quindi non era più in grado di assolvere all'obbligo di bonifica; seguono tavoli tecnici alla Regione Puglia con il coinvolgimento del Comune di Troia, l'ARPA e i tecnici regionali per eseguire attività investigative ambientali per avviare il piano di caratterizzazione e quindi le bonifiche; la Sezione ciclo rifiuti e bonifiche della Regione Puglia con determina dirigenziale n. 231 del 24 settembre 2018 ha approvato il piano di caratterizzazione dell'area; sulla base di questi studi e del piano approvato, con determina dirigenziale n. 326 del 12 dicembre 2018 della Sezione ciclo rifiuti e bonifiche della Regione Puglia, si stanziano 29.000.000 euro per la realizzazione dell'intervento, di cui alla tipologia A "MISE ex discarica I.A.O. S.r.l. in località Giardinetto"; il 15 febbraio 2019, la Sezione ciclo dei rifiuti e bonifiche della Regione emana il disciplinare in cui sono statuiti i rapporti tra la Regione Puglia e il Comune di Troia, soggetto beneficiario del contributo finanziario a valere sul POR Puglia 2014-2020, Asse 6, sottoscritto dal responsabile della misura e dal sindaco di Troia ed impegna il Comune alla realizzazione del processo di rimozione definitiva dei rifiuti, con cronoprogramma e data di conclusione delle attività prevista per il 10 dicembre 2020; dalla centrale unica di committenza Colline dei monti Dauni, il 5 marzo 2019 viene pubblicato il bando per l'"affidamento servizi tecnici attinenti l'architettura e l'ingegneria inerenti i lavori di MISE ex discarica IAO srl alla loc. Giardinetto"; nel Bollettino ufficiale della Regione Puglia n. 134 del 21 novembre 2019 viene ufficializzato l'esito della gara del bando citato, che aveva base d'asta 1.606.915,51 euro ed aggiudicata ad Arcadis Italia Srl con sede in via Monte Rosa n. 93 Milano, per un importo di 923.976,42 euro oltre oneri previdenziali ed assistenziali ed IVA come per legge; il responsabile unico del procedimento del Comune di Troia, con determinazione n. 248 del 31 dicembre 2019, prende atto dell'efficacia dell'aggiudicazione definitiva dell'appalto per l'"affidamento servizi tecnici attinenti l'architettura e l'ingegneria inerenti i lavori di MISE ex discarica IAO srl alla loc. Giardinetto" per un importo complessivo di 1.172.341,29 euro ed è stata accertata in entrata la spesa di 29.000.000 euro quale importo definitivo del finanziamento messo a disposizione dalla Regione Puglia; considerato che: l'unico appalto finora completato riguarda i servizi di progettazione citato, aggiudicato definitivamente a fine dicembre, pubblicato in albo pretorio del Comune di Troia il 20 gennaio 2020 (atto non ancora consolidato); al comma 1 dell'articolo 4 del disciplinare che regola i rapporti tra la Regione Puglia e il Comune di Troia è contemplato il cronoprogramma dell'intervento di bonifica, in cui si prescrive che entro la data del 1° settembre 2019 deve avviarsi la procedura per l'affidamento di tutti i lavori, poiché come termine ultimo di conclusione delle attività (fine esecuzione lavori) abbiamo la data del 10 dicembre 2020; come accaduto l' iter di affidamento dei servizi tecnici attinenti all'architettura e all'ingegneria (bando del 15 marzo, aggiudicazione definitiva il 31 dicembre), i tempi risultano essere lunghi prima di avviare i lavori sul campo, i quali richiederanno altri mesi vista la complessità dell'intervento; il ritardo accumulato dal Comune di Troia, soggetto beneficiario del contributo finanziario a valere sul POR Puglia 2014-2020, ormai è irrecuperabile, il che protrarrà il completamento dei lavori ben oltre la fine del 2020, nonostante la severa impostazione data al disciplinare sul rispetto dei tempi previsti, con annesso rischio di perdita del contributo finanziario concesso e la restituzione di quanto già erogato; tenuto conto che ogni ulteriore ritardo di tutte le attività previste per la bonifica di quell'area significa esporre la popolazione circostante ad un alto rischio per la propria salute, oltre alla cattiva immagine che se ne trae dalla permanenza dello status quo , deleteria sia per la produzione agricola, sia per il turismo della provincia di Foggia, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se non intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, attivarsi con immediatezza affinché le autorità territoriali coinvolte in questo processo adottino, senza ulteriore indugio, le iniziative necessarie al fine della più rapida esecuzione delle attività di bonifica, vista l'alta pericolosità di un sito così fortemente inquinato; se, sulla base della pericolosità del sito ormai ultra ventennale, non intendano effettuare indagini sanitarie sugli abitanti situati in un'area congrua, per stabilire gli effetti che tale inquinamento possa aver causato alla popolazione, insieme ad esami specifici per la contaminazione delle falde acquifere e di tutte le matrici ambientali del territorio. Atto n. 3-01362 DE PETRIS Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo quanto risulta all'interrogante, l'organizzazione dell'evento per le celebrazioni del "giorno del ricordo" del 10 febbraio, promosso dall'amministrazione comunale di Ciampino, prevede la partecipazione come relatore di Pietro Cappellari, scrittore nostalgico del fascismo e dichiaratamente revisionista nel luogo istituzionale della sala consiliare della città; lo stesso Cappellari, responsabile culturale del comitato pro 90° anniversario della marcia su Roma, già un anno fa, in prossimità delle manifestazioni celebrative del 75° anniversario dello sbarco delle forze alleate sul litorale laziale nel comune di Nettuno, si rendeva autore di dichiarazioni ispirate da una visione revisionistica, fino a farsi fotografare di fronte ad un carro armato, pubblicando poi la foto accompagnata dalla dichiarazione "Arrivano i camerati germanici a liberarci"; considerato che: con legge 30 marzo 2004, n. 92, al termine di un faticoso percorso di ricostruzione storica, il Parlamento ha approvato la legge istitutiva del "giorno del ricordo", al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani, giuliani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale; il ricordo di quegli avvenimenti, se affrontato con rigore e serietà storiografica senza alcuna forma propagandistica, può contribuire ad affrontare in maniera condivisa le barriere di odio e discriminazione presenti nella società contemporanea; a giudizio dell'interrogante, per comporre una memoria finalmente condivisa di quei fatti, è inaccettabile che la celebrazione del giorno del ricordo sia affidata ad un personaggio vicino a organizzazioni neofasciste, che non si riconoscono nei valori scritti nella Costituzione e portatore di una visione revisionista della storia, come denunciato dalla locale sezione dell'ANPI; l'apologia del fascismo, nell'ordinamento giuridico italiano, è un reato previsto dall'articolo 4 della legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, affinché il Comune di Ciampino receda dall'invito a Pietro Cappellari per onorare le vittime di quelle stragi e non offendere la memoria comune della complessa vicenda delle foibe; quali misure intenda assumere per assicurare che, in futuro, l'organizzazione di questa e simili manifestazioni venga messa al riparo da ogni rischio di strumentalizzazione revisionistica nel rispetto della verità storica. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02822 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il piano industriale 2018-2022, approvato dal consiglio di amministrazione di ENAV SpA il 12 marzo 2018, è declinato su tre linee principali: lo sviluppo di future piattaforme tecnologiche e sistemi innovativi per il controllo del traffico aereo, in linea con i requisiti del "single European sky", diretti a garantire elevate performance mantenendo massimi livelli di sicurezza; l'espansione nel mercato non regolato sia in Italia che all'estero; un nuovo modello operativo che prevede entro il 2022 il consolidamento a regime dei 4 centri di controllo sulle sedi di Roma e Milano (che già gestiscono l'avvicinamento sui maggiori aeroporti nazionali), che assorbiranno le attività dei centri di avvicinamento dislocati sulle torri di controllo; l'avvio del secondo ciclo per il periodo 2018-2020, deliberato dal consiglio di amministrazione del 13 novembre 2018, prevede, inoltre, la trasformazione di alcune infrastrutture propedeutiche alla transizione al nuovo modello operativo, tra cui l'avvio dei lavori del nuovo centro di controllo di Milano, la graduale riconversione del centro di Brindisi, e successivamente Padova, in hub per la gestione delle torri remote e la realizzazione delle stesse torri remote presso gli aeroporti, oltre allo sviluppo delle tecnologie loro pertinenti; considerato che: con l'aggregazione degli apparati di gestione dei protocolli di sicurezza presenti attualmente in Veneto al polo di controllo di Milano si verrebbe a creare una situazione, secondo quanto espresso dagli stessi operatori di servizio, di depauperamento dell'attuale assetto di controllo con prevedibili conseguenze sulla qualità del servizio, gestito attualmente da personale altamente specializzato; quanto esposto contrasta con quanto enunciato nella relazione finanziaria annuale 2018 dell'ENAV, secondo cui il piano industriale "delinea un'importante evoluzione tecnologica e operativa che consentirà di gestire il traffico aereo mediante la strutturazione di un nuovo modello organizzativo, migliorandone performance, produttività e competitività. Il Gruppo beneficerà di una semplificazione organizzativa e di una struttura a procedure più agili favorendo, al contempo, la crescita professionale delle proprie risorse e la valorizzazione del capitale umano", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda valutare l'opportunità di prevedere un confronto tra le parti interessate al cambiamento sostanziale che inevitabilmente porterà l'attuazione del piano industriale di Enav in Veneto, al fine di evitare ricadute sulla qualità del servizio e sui livelli occupazionali. Atto n. 4-02823 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: i veicoli a motore e i loro rimorchi devono essere tenuti in condizioni di massima efficienza, comunque tale da garantire la sicurezza e da contenere il rumore e l'inquinamento entro i limiti stabiliti dalla legge, come previsto dall'articolo 79 del codice della strada (di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992, e successive modificazioni e integrazioni); la revisione può essere effettuata presso gli uffici della motorizzazione civile (per tutti i veicoli ) e presso i centri di controllo autorizzati (solo per talune categorie); prima dell'autorizzazione concessa ai centri di controllo privati, le revisioni sui veicoli erano effettuate con cadenza decennale ed erano demandate esclusivamente agli uffici della motorizzazione civile. A seguito della concessione prima e dell'autorizzazione poi ai centri di controllo privati da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la pubblica amministrazione ha tratto evidente vantaggio sia in termini di numero dei veicoli controllati che di frequenza del controllo, nonché per il sensibile incremento del grado di sicurezza garantito; considerato che: le innumerevoli attribuzioni degli uffici delle motorizzazioni civili non risultano proporzionali ad adeguati organici e la carenza di personale è stata più volte evidenziata dalla stampa, soprattutto nell'area Nordest del Paese; l'attuale normativa non consente di effettuare le revisioni periodiche dei mezzi pesanti presso i centri di controllo privati, riservandole solo agli uffici della motorizzazione civile, con conseguenti attese di natura burocratica che rischiano di danneggiare quelle aziende che si avvalgono di questa categoria di veicoli; la circolazione di un veicolo non sottoposto a revisione è oggetto di sanzione amministrativa; le imprese artigiane operanti nel settore, come evidenziato dalla confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa del Veneto (CNA) ammontano a circa 9.000 (per la quasi totalità micro imprese), con oltre 25.000 occupati, 16 milioni di revisioni annue ed un fatturato complessivo superiore al miliardo di euro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo reputi opportuno adottare iniziative volte ad estendere l'efficacia dell'autorizzazione ai centri di controllo privati sia alla revisione che al collaudo dei mezzi pesanti (compresi i rimorchi), al fine di ridurre le attese di natura burocratica, e a rendere più efficienti le operazioni di controllo necessarie al rilascio delle autorizzazioni per l'esecuzione delle revisioni rafforzando il ruolo di supervisore generale degli uffici territoriali della motorizzazione. Atto n. 4-02824 LAFORGIA Al Ministro dell'istruzione Premesso che: i quotidiani di informazione locale riportano la notizia in base alla quale una docente della scuola media "Mazzanti" di Firenze, nel quartiere di Coverciano, in occasione della giornata delle memoria, ha affermato: "Liliana Segre non la sopporto. E anche voi, ragazzi, non vi fate fregare da questi personaggi che cercano solo pubblicità"; stando a quanto riportato dagli organi di informazione l'indignazione di ragazzi e genitori sarebbe stata palesata in una chat di "Whatsapp" utilizzata da genitori degli alunni; secondo quanto afferma una mamma al quotidiano "Il Messaggero", sembra che la docente abbia anche tessuto le lodi di Mussolini; considerato che: la senatrice è una superstite dell'olocausto ed attiva testimone della Shoah italiana e in data 19 gennaio 2018, anno in cui ricadeva l'80º anniversario delle leggi razziali fasciste, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in base all'articolo 59 della Costituzione, ha nominato Liliana Segre senatrice a vita "per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale"; nel recente rapporto Eurispes è emerso un dato tanto grave quanto allarmante: secondo il 15,6 per cento degli italiani la Shoah non sarebbe mai esistita e un italiano su 5 rivaluterebbe Benito Mussolini; le dichiarazioni dell'insegnante appaiono ancor più gravi nella misura in cui sono state rivolte all'interno di una scuola pubblica, il cui dovere non è trasmettere alle adolescenti e agli adolescenti le amenità del negazionismo, bensì lo studio della storia, semmai con un richiamo costante ai valori della nostra Costituzione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e quali azioni intenda intraprendere affinché all'interno delle scuole pubbliche e statali non si faccia del negazionismo rispetto a crimini perpetrati ai danni dell'umanità come lo sterminio di massa. Atto n. 4-02825 CASTIELLO Al Ministro dell'interno Premesso che: nella relazione sull'amministrazione della giustizia nel distretto della Corte d'appello di Salerno pubblicata negli scorsi giorni viene denunciata la "latente presenza di organizzazioni criminali attive nel settore degli appalti pubblici" nel Cilento e nel Vallo di Diano. Inoltre questi territori sono rappresentati come "luoghi preferiti di latitanza di camorristi napoletani e casertani", dove lo spaccio di droga è gestito da "consorterie 'ndranghetiste"; anche dalle ultime relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia emerge la circostanza che il Cilento e il Vallo di Diano sono divenuti zone di interesse per il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, concentrandosi in questi territori le attenzioni di organizzazioni criminali interessate all'espansione delle zone di influenza; già nella relazione del Ministro dell'interno al Parlamento (gennaio-giugno 2017, pag. 37) si rappresenta che il territorio cilentano e valdianese "risulta esposto agli interessi dei clan napoletani", così come pure subisce le infiltrazioni delle cosche dell'alto Ionio e Tirreno cosentino; la decisione di aprire un commissariato di Polizia di Stato nel comune di Agropoli risulta sospesa a causa della ritenuta inadeguatezza dell'immobile originariamente messo a disposizione dall'amministrazione comunale, la quale, però, ha reperito un altro immobile più adatto, in grado di ospitare il commissariato in modo da consentire l'efficiente esplicazione delle sue funzioni istituzionali; il Comune di Sala Consilina alcuni anni fa ha presentato richiesta di istituzione di un commissariato di Polizia di Stato, resa necessaria anche dalla considerevole distanza dal commissariato di Battipaglia; distanza da ritenere tanto più rilevante considerate le critiche condizioni di viabilità, anche per l'assenza di collegamenti ferroviari: a giudizio dell'interrogante inspiegabilmente l'istanza non ha avuto seguito; le recenti relazioni della DIA e le preoccupanti affermazioni presenti nella relazione sull'amministrazione della giustizia nel distretto della Corte d'appello di Salerno rendono attuale ed improrogabile l'attivazione del commissariato di Polizia di Stato ad Agropoli e l'avvio del procedimento per l'apertura del commissariato a Sala Consilina, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché con l'apertura dei commissariati ad Agropoli e a Sala Consilina si possano finalmente munire i territori cilentano e valdianese di necessari e infungibili presidi della legalità e di tutela dell'ordine pubblico. Atto n. 4-02826 PARRINI BITI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: lunedì 27 gennaio 2020, giornata della memoria della Shoah, una professoressa di inglese, che insegna alla scuola media "Mazzanti" di Firenze, nel quartiere di Coverciano, avrebbe espresso giudizi fortemente offensivi nei confronti della senatrice a vita Liliana Segre, durante una sua lezione in una classe seconda; secondo quanto riportato dagli alunni della classe ai propri genitori e non smentiti dall'interessata, la professoressa avrebbe detto: "Liliana Segre non la sopporto. E anche voi, ragazzi, non fatevi fregare da questi personaggi che cercano solo pubblicità". "Anche mio nonno è stato in un campo di concentramento, ma non è certo andato in giro a dirlo a tutti". Quindi ha ammonito i ragazzi: "e ora non andate a casa a dire ai vostri genitori che sono nazista e antisemita"; preso atto che il preside della scuola media Mazzanti, anche per la forte indignazione espressa da gran parte del corpo docente dell'istituto, ha annunciato che consegnerà all'ufficio scolastico regionale una relazione sull'intera vicenda, con la quale chiederà di avviare un'istruttoria per la sospensione urgente della professoressa di inglese; valutato che: risultano inaccettabili le dichiarazioni di un'insegnante di scuola media che, nell'esercizio delle sue funzioni di docente, si lascia andare ad affermazioni volte a screditare l'opera di chi, come Liliana Segre, tiene vivo tra le nuove generazioni il ricordo della Shoah e dei crimini nazifascisti di cui è stata testimone e vittima diretta; si stanno diffondendo nel nostro Paese, in modo sempre più preoccupante, idee volte a negare la tragedia della Shoah e i crimini perpetrati dal nazifascismo in Italia e in tutta Europa, come pure sentimenti apertamente antisemiti, razzisti e xenofobi, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prendere nel caso specifico della scuola media di Firenze e, più in generale, quali misure intenda adottare per contrastare la circolazione nel mondo della scuola di idee antisemite, razziste o volte a negare la tragedia della Shoah. Atto n. 4-02827 DE PETRIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: in data 28 gennaio 2020 il nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale della stazione Carabinieri forestali di Anagni (Frosinone) ha eseguito un'ordinanza di applicazione di misure cautelari emanata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Roma, consistente in 2 custodie cautelari in carcere, 3 arresti domiciliari, nonché il sequestro di un sito adibito a cava, 29 sequestri di automezzi, per i reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, smaltimento illecito di rifiuti, gestione di discarica abusiva, combustione illecita di rifiuti; tali attività illecite si riferiscono alla gestione di un sito adibito a cava nel comune di Ferentino (Frosinone) che veniva utilizzato non solo per attività estrattive, bensì anche come enorme discarica abusiva di rifiuti prevalentemente derivanti da attività edilizie, e alla gestione di una società avente sede nel comune di Morolo (Frosinone), attraverso la quale veniva gestita una parte dei traffici illegali; dai primi rilievi effettuati dai tecnici dell'ARPA Lazio è stata accertata la presenza nella cava anche di rifiuti pericolosi, e sono state riscontrate evidenti tracce di combustione; gli sversamenti illeciti hanno inoltre consentito di violare le normative concernenti la classificazione e la caratterizzazione dei rifiuti, così come è stato accertato che avveniva in violazione delle disposizioni vigenti anche il trasporto dei materiali; l'ingente quantità di rifiuti depositati illegalmente e la loro mancata caratterizzazione desta grave preoccupazione nella popolazione residente nell'area e richiede urgenti accertamenti delle autorità competenti, si chiede di conoscere: quale risulti essere l'esito dei primi accertamenti effettuati dal nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Anagni e da ARPA Lazio in ordine alla quantità e alla caratterizzazione dei rifiuti illecitamente depositati nella cava di Ferentino, sottoposta a sequestro il 28 gennaio 2020; quali ulteriori accertamenti si intendano disporre per assicurare che non sussistano pericoli imminenti per la salute della popolazione residente nell'area e per l'esercizio delle attività agricole e zootecniche; quali misure intendano assumere le autorità competenti al fine di procedere alla bonifica dei terreni interessati dagli scarichi illeciti. Atto n. 4-02828 DE PETRIS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: nubi si starebbero addensando sulla Direzione generale della condizione abitativa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: sembrerebbe che sia in itinere una profonda riorganizzazione interna del Ministero, anticipata a giugno 2019 da una bozza di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; nel giugno 2019, Unione Inquilini, Sunia, Sicet, Uniat inviarono al Ministro pro tempore Danilo Toninelli una lettera in merito alla bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nella quale si esprimeva un netto dissenso nella decisione di inserire la Direzione generale della condizione abitativa all'interno di un nuovo dipartimento nel quale la condizione abitativa diventerebbe un intervento tra altri, il nuovo "Dipartimento per lo sviluppo delle costruzioni edili e idriche, le risorse umane"; nel Dipartimento, la prima Direzione, quella generale, dovrebbe svolgere le funzioni di un considerevole numero di attività, tra le quali anche le politiche abitative, che andrebbero, quindi, a sommarsi ad altre attività quali l'edilizia giudiziaria, l'edilizia per le forze armate, i servizi idrici, le zone sismiche, l'abusivismo; di fatto si passerebbe da una direzione di settore esclusivamente dedicata alla marginalizzazione di un tema, quello abitativo, che dovrebbe rappresentare un intervento centrale, tenuto conto del disagio abitativo. Le politiche abitative sarebbero, in questo modo, derubricate a questione non prioritaria nell'agenda politica del Governo; lo stesso Governo Conte II nel programma, al punto 8, cita l'impegno ad affrontare la precarietà abitativa con l'aumento dell'offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica: un punto che aveva sollevato speranze e aspettative; con la direttiva dipartimentale 24 gennaio 2020, n. 1, il programma innovativo "Qualità dell'abitare" da 853 milioni di euro è stato attribuito alla Direzione generale per l'edilizia statale, che si occupa di carceri e caserme, sottraendolo alla Direzione generale della condizione abitativa; la direttiva dipartimentale sembra confermare la bozza di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del giugno 2019, anzi sembrerebbe anticiparlo con il passaggio del piano di "rinascita urbana" alla Direzione edilizia statale e non alla Direzione della condizione abitativa, a giudizio dell'interrogante un brutto segnale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno chiarire quanto riportato in materia di riorganizzazione del Ministero e valutare la necessità di mantenere l'attuale collocazione della Direzione della condizione abitativa, necessaria e centrale per sostenere ed attuare quanto previsto dal programma di Governo e, contestualmente, di rivedere la decisione di dare la gestione delle risorse previste per il piano di rinascita urbana alla Direzione generale edilizia statale per ridestinarle alla Direzione generale della condizione abitativa. Atto n. 4-02829 QUAGLIARIELLO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 gennaio 2018 è stato disposto il commissariamento dell'Aero Club d'Italia (AeCI), su conforme parere reso dall'Avvocatura dello Stato, atteso che l'architetto Giuseppe Leoni, presidente designato dall'assemblea il 10 giugno 2017, aveva superato il limite di tre mandati elettivi; il Tar Lazio, con sentenza depositata il 4 gennaio 2019, accoglieva parzialmente il ricorso di Giuseppe Leoni, ritenendo che i periodi di commissariamento dell'ente affidati, per diversi anni e in più occasioni, allo stesso Leoni non possono sommarsi ai periodi di effettiva presidenza, statuendo, pertanto, che egli non ha ancora superato il limite dei tre mandati elettivi; la medesima sentenza disponeva che il Presidente del Consiglio dei ministri, entro 30 giorni, riprendesse il procedimento avviato a seguito delle elezioni del 10 giugno 2017 e si pronunciasse sulla nomina del ricorrente a presidente dell'AeCI per il quadriennio 2017-2021; prescindendo dalla riportata decisione, Giuseppe Leoni risulta essere stato condannato, con sentenza del Tribunale di Roma (gravata di appello) del 14 dicembre 2016 alla pena di 3 anni di reclusione e all'interdizione perpetua dei pubblici uffici per il delitto di peculato commesso in danno dello stesso AeCI; a seguito di tale vicenda processuale egli ha perduto i "requisiti di onorabilità" previsti dallo statuto del CONI (del quale AeCI è federazione) necessari per rivestire la carica di presidente di federazione, ed è stato interdetto anche dall'autorità sportiva; la Corte dei conti, sezione contabile, con relazione al Parlamento sul controllo della gestione finanziaria dell'Aero Club d'Italia per l'anno 2017, ha evidenziato gravi anomalie gestionali imputabili all'ex presidente Leoni, il quale aveva conferito l'incarico di direttore generale (il cui emolumento annuo era pari a 127.721 euro) a soggetto già collocato in quiescenza dall'amministrazione di appartenenza, quindi incorrendo nel divieto previsto dalla legge n. 124 del 2015 sull'attribuzione di incarichi dirigenziali retribuiti; il commissario straordinario dell'AeCI, appena insediatosi, ha prontamente rimosso il precedente direttore generale su conforme parere del Dipartimento della funzione pubblica e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sospendendo ogni erogazione in suo favore, e sospendendo, altresì, altre erogazioni non dovute in favore di personale dipendente; durante la gestione commissariale risultano essere stati rilevati ulteriori fatti gestionali, che hanno condotto al depauperamento economico dell'ente, quale l'assenza di idonee procedure per il recupero di crediti per valori prossimi al milione di euro, o la concessione in comodato gratuito ad alcuni Aero Club federati di aeromobili della flotta in proprietà ad AeCI; a seguito del cambio del commissario nel mese di febbraio 2019, Giuseppe Leoni avrebbe intentato un ricorso al Tar sugli atti di nomina di entrambi i commissari; il Tribunale amministrativo nell'ambito del giudizio sulla richiesta di annullamento degli atti, nella sentenza del 23 dicembre 2019, avrebbe obiettato che "va ordinato alle amministrazioni ministeriali appellanti di nominare l'architetto Leoni Presidente dell'Aeroclub d'Italia" laddove non ricorrano le circostanze ostative evidenziate; sempre il Tar, su richiesta di Leoni, avrebbe bloccato le elezioni indette dal commissario in carica tramite provvedimenti cautelare del 20 giugno 2019 e in data 20 ottobre 2019 rigettava il ricorso al secondo atto di nomina a commissario effettuato dal Governo Conte I, rinviando al 20 marzo 2020 l'udienza sulle richieste di annullamento subordinate, si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere affinché venga evitato che la funzione di presidente dell'ente pubblico AeCI, al quale competono importanti attività certificative, di controllo e di gestione dell'aviazione leggera diportistica e degli sport aeronautici, venga assunta da soggetto carente dei requisiti di onorabilità, le cui condotte (e per fatti di gestione dello stesso ente) sono attualmente sottoposte al giudizio della magistratura penale e contabile, e affinché venga proseguita l'azione riformatrice e di riordino intrapresa dal commissario straordinario, anche con la predisposizione di un nuovo statuto conforme alla normativa e alle pronunce dell'autorità giudiziaria amministrativa. Atto n. 4-02830 PEROSINO Ai Ministri per la pubblica amministrazione e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: in data 20 dicembre 2019 l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) ha rilasciato un parere prot. n. 0008787/2019 in merito al finanziamento del salario accessorio e retribuzioni per posizioni organizzative per i dipendenti con contratto ai sensi dell'art. 1, comma 557, della legge n. 311 del 2004; il parere chiarisce che tale personale è ritenuto come personale a tempo determinato con contratto individuale separato e distinto da quello dell'ente di appartenenza, che esso debba essere assunto con il trattamento economico iniziale di categoria, come previsto dall'art. 12, comma 7, del contratto collettivo nazionale di lavoro delle funzioni locali del 21 maggio 2018, che conseguentemente si esclude che eventuali riconoscimenti di progressioni economiche orizzontali presso l'amministrazione di appartenenza possano avere effetti nei confronti dell'ente che li ha assunti con tali norme; tale parere però contrasta con altri precedenti di organi giurisdizionali ed in particolare il parere n. 2141/2005 della sezione I del Consiglio di Stato che ha previsto la possibilità di derogare al limite dell'orario di lavoro fissato nel 50 per cento per gli incarichi di posizione organizzativa oggi fissata dall'art. 53, comma 3, del contratto collettivo; anche il parere n. 109/2017/PAR della Sezione di controllo regionale della Corte dei conti per il Molise ha ritenuto possibile lo scavalco condiviso unitamente allo scavalco di eccedenza, per cui sarebbe inverosimile che lo stesso dipendente conservasse il proprio inquadramento economico nel primo istituto e non nel secondo istituto; è di tutta evidenza il contrasto tra il parere espresso dall'ARAN e pareri espressi in precedenza dal Consiglio di Stato e della Corte dei conti; il parere dell'ARAN rischia di paralizzare l'attività amministrativa dei piccoli Comuni che ricorrono spesso a questo istituto per far fronte all'impossibilità di ampliare il proprio organico di dipendenti a tempo indeterminato con conseguente grave danno alle attività istituzionali demandate agli enti locali, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo con riferimento al finanziamento del salario accessorio e retribuzioni per posizioni organizzative per i dipendenti a contratto vogliano intervenire a chiarire l'ambito di applicazione del suddetto istituto. Atto n. 4-02831 PAPATHEU VITALI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'Istat ha diffuso la stima provvisoria su occupati e disoccupati in Italia, con riferimento al dicembre 2019. I dipendenti a termine, ovvero i precari, a dicembre risultano in aumento di 17.000 unità su novembre, arrivando a toccare quota 3 milioni e 123.000, mentre il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni) si attesta al 28,9 per cento; il tasso di disoccupazione in Italia risulta al 9,8 per cento, ma il numero delle persone in cerca di lavoro segna un aumento su base mensile (pari a 2.000) e, nel dettaglio, i disoccupati crescono tra gli uomini (pari a 28.000 in più) e tra gli under 50, a fronte di una diminuzione tra le donne (27.000 in meno) e gli ultracinquantenni; preoccupa, in particolare, che siano in calo gli occupati, che nel dicembre 2019 segnano una diminuzione di 75.000 unità e secondo l'Istat si tratta della "contrazione più forte in termini assoluti da febbraio del 2016". A scendere, con un'inversione di rotta, è il numero di lavoratori dipendenti permanenti (75.000 in meno), ovvero coloro che hanno il posto "fisso". Calano anche gli indipendenti (16.000 in meno), mentre gli occupati aumentano tra i dipendenti a termine (17.000 in più); il numero di lavoratori autonomi a dicembre scende di 16.000 unità su base mensile, con il totale che tocca il minimo storico dal 1977. Ormai in Italia gli indipendenti si fermano a 5 milioni e 255.000. Il Fondo monetario internazionale ha stimato la crescita per l'Italia a intorno allo 0,5 per cento per il 2020, la più bassa tra tutti i Paesi dell'Unione europea; insomma, si tratta di un quadro allarmante della situazione occupazionale in Italia con un'involuzione in termini di lavoratori occupati ed un incremento del precariato, da cui si evince l'inefficacia delle politiche sociali e del lavoro di questo Governo, a fronte di misure dispendiose intraprese, come in particolare il reddito di cittadinanza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali stime Istat e per quali motivazioni si stia verificando una tangibile contrazione delle stime occupazionali, con l'avvenuta rilevazione di un massimo storico di oltre 3 milioni i contratti a tempo. Atto n. 4-02832 BERARDI Al Ministro dell'interno Premesso che: la legge n. 124 del 2015, recante "Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", all'articolo 8, comma 1, lettera a) , detta principi e criteri direttivi relativi al complessivo riordino delle forze di polizia, alla razionalizzazione, al potenziamento dell'efficacia delle funzioni, al transito del personale del Corpo forestale dello Stato nella forza di polizia che assorbe il medesimo Corpo; l'articolo 4 del decreto legislativo n. 177 del 2016, recante "Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato", adottato al fine di dare attuazione del citato articolo 8, comma 1, lettera a) , reca la soppressione delle squadre nautiche della Polizia di Stato e dei siti navali dell'Arma dei Carabinieri, fatto salvo il mantenimento delle moto d'acqua per la vigilanza dei litorali e delle unità navali impiegate nella laguna di Venezia, nelle acque interne e nelle isole minori, ove, per esigenze di ordine e sicurezza pubblica, è già dislocata un'unità navale, nonché dei siti navali del Corpo di Polizia penitenziaria, ad eccezione di quelli dislocati a Venezia e Livorno; in data 17 settembre 2019, è stata inviata alle rappresentanze sindacali una bozza dello schema di decreto da parte del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno che disciplina: 1) la soppressione delle squadre nautiche della Polizia di Stato, nonché l'assegnazione alle questure ed ai commissariati di pubblica sicurezza dei seguenti natanti, già in dotazione alle medesime squadre nautiche: moto d'acqua per la vigilanza dei litorali; unità navali nella laguna di Venezia, nonché nelle acque interne e nelle isole minori, ove alla data di soppressione delle squadre nautiche è già dislocata un'unità navale; 2) l'assegnazione e l'impiego di personale qualificato già in servizio presso le squadre nautiche; 3) l'impiego delle moto d'acqua delle unità navali; 4) il mantenimento nella disponibilità della questura degli ormeggi e delle altre installazioni logistiche già in uso alle squadre nautiche della Polizia di Stato; le squadre nautiche della Polizia di Stato svolgono importanti funzioni di prevenzione e repressione nei settori della sicurezza della navigazione, della ricerca e del salvataggio marittimo, della protezione dell'ambiente marino e della pesca, con un campo di azione sostanzialmente limitato alla fascia costiera delle acque interne e delle acque territoriali; con decreto del Ministero dell'interno il 10 ottobre 2001 è stata istituita la squadra nautica della Questura di Grosseto, con sede nel comune di Orbetello, precisamente a Talamone; la squadra nautica rappresenta l'unico presidio di Polizia distaccato dalla Questura presente nella provincia grossetana, la seconda in Italia come grandezza del territorio, e svolge fondamentale ed efficace funzione di vigilanza sul mare lungo tutta la costa sud della Toscana, sul litorale che territorialmente si estende dal comune di Follonica fino alla foce del Chiarone, ricomprendendo anche le isole facenti parte dell'arcipelago toscano; nel corso degli anni, la squadra nautica di Talamone ha prestato un grande numero di interventi in ausilio a natanti, imbarcazioni e bagnanti in difficoltà, e l'unità navale d'altura in forza all'ufficio fu tra le prime motovedette ad intervenire in occasione del naufragio della Costa "Concordia", riuscendo a portare in salvo un enorme numero di persone, con riconoscimenti al merito civile agli operatori dell'ufficio intervenuti nell'occasione; le competenze dell'ufficio sono molteplici ed estese a tutto l'ambito costiero della provincia grossetana, nonché a tutto l'arco temporale annuale (e non solo estivo). Il presidio si occupa infatti di vigilanza costiera ordinaria, assistenza ed ordine pubblico alle manifestazioni sportive di tutto il circondario, contrasto dell'abusivismo commerciale, vigilanza ad operazioni di movimentazione di imbarco o sbarco di materiale sensibile, anche con l'ausilio di sommozzatori della Polizia di Stato, che provvedono ad ispezionare e bonificare le carene delle navi militarizzate, considerate a rischio; vigilanza automontata, specie nel periodo invernale; controllo dell'ambiente ed effettuazioni di operazioni mirate (pulizia dei fondali dell'isola di Giannutri e di Porto Ercole); indagini su sversamenti ed inquinamenti fognari abusivi, smaltimento e distruzione, nelle dovute sedi, di razzi da diporto scaduti; vigilanza in area portuale ed assistenza ai diportisti; la soppressione della squadra nautica, quindi, priverebbe l'intera provincia di Grosseto di un presidio di polizia strategico, di uffici e di mezzi nautici per l'espletamento del servizio; altri importanti presidi di polizia di estrema rilevanza per le attività di controllo saranno a breve soppressi anche in altre regioni italiane. È il caso della squadra nautica di Pescara, avamposto di frontiera marittima che dista soltanto 200 chilometri dalle coste slave, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quale sia la sua valutazione in merito; se non ritenga opportuno intervenire, indicando al questore di Grosseto la possibilità di tenere attivo il presidio di polizia nautica di Talamone come presidio fisso e non solo attivo nei mesi estivi; se non ritenga, anzi, che il presidio debba considerarsi un avamposto fisso da potenziare anche in vista dell'ormai prossima apertura del porto di Talamone. Atto n. 4-02833 PAPATHEU Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: il 28 gennaio 2020 si è svolta a Palermo una manifestazione ieri di protesta di migliaia di lavoratori dei call center operanti in Sicilia, contro la drammatica crisi di un settore interessato da centinaia di licenziamenti negli ultimi mesi; hanno protestato gli addetti delle aziende di outsourcing per lo sciopero regionale dei call center (con iniziativa indetta dalle segreterie regionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc), per chiedere "norme più stringenti per la regolamentazione del settore, il rispetto delle tariffe e contro le delocalizzazioni selvagge". Alla manifestazione hanno partecipato alcune centinaia di operatori delle principali aziende che operano nell'Isola: tra queste Almaviva, Abramo, Exprivia e Comdata; sono emblematici gli slogan esposti nella circostanza dai lavoratori, tra i quali: "Il lavoro non si tocca","regole certe per i lavoratori, dignità per chi lavora", "più lavoro più diritti", "Sky accende la tecnologia e spegne i lavoratori", che sintetizzano il malessere di un comparto vicino al collasso; "Chiediamo delle politiche certe contro le delocalizzazioni. Il lavoro c'è ma il problema è che va all'estero. Il lavoro deve tornare in Italia", è il grido di protesta dei lavoratori che vivono una condizione a dir poco drammatica; si intrecciano i destini di lavoratori a tempo indeterminato a rischio di licenziamento, operatori con contratti atipici, collaboratori coordinati e continuativi e sottoposti anche a contratti non sottoscritti dalle maggiori organizzazioni sindacali nazionali. Ma soprattutto si parla di numerose persone che già faticano a sopravvivere con un impiego precario e rischiano di vedersi preclusa qualsiasi prospettiva occupazionale, non soltanto non venendo stabilizzati ma rischiando adesso il licenziamento. "Una terra come la Sicilia non si può permettere di perdere nel giro di pochi mesi 20 mila lavoratori, impiegati nei call center", ha rilevato Almaviva Slc-Cgil; la vertenza non riguarda una singola azienda ma un intero settore da riformare e migliaia di lavoratori (e famiglie) da salvaguardare attraverso un'improcrastinabile riforma organica e strutturale finalizzata alla disciplina del settore con regole certe ed in grado di impedire situazioni inique o speculative; non si tratta più di lavori "occasionali" per giovanissimi ma di un contesto nel quale operano persone che attraverso il salario mandano avanti le proprie famiglie, con tutti gli aspetti economici e sociali connessi a questa emergenza, che interessa la Sicilia e tutte le altre regioni italiane, si chiede di sapere quali iniziative siano state assunte sinora e se siano state previste misure urgenti a tutela dei lavoratori dei call center . Atto n. 4-02834 PAPATHEU Al Ministro della giustizia Premesso che: il Comune di Messina ha intrapreso 35 anni fa l' iter per la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia, che sino a questo momento è rimasto incompiuto. L'attuale sindaco, Cateno de Luca, ha espresso a più riprese la necessità di una soluzione definitiva, avendo scritto in particolare il 21 ottobre 2019 ai Ministeri della giustizia e della difesa, all'Agenzia del demanio e per conoscenza alla Prefettura, alla Corte d'appello di Messina e al procuratore generale una nota avente ad oggetto "Il nuovo palazzo di giustizia e l'avvio del procedimento di revoca del protocollo d'intesa del 9 febbraio 2017"; nel luglio 2019, risulta, infatti, che l'Agenzia del demanio si era impegnata a produrre il cronoprogramma e l'analisi dei costi del progetto previsto da un protocollo d'intesa firmato nel 2017 tra Comune, Agenzia del demanio e Ministeri della giustizia e della difesa per la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia nell'ex caserma "Giuseppe Scagliosi". I sottosegretari interessati si erano detti disponibili a valutare una diversa proposta avanzata dall'attuale amministrazione comunale, che ha palesato le perplessità sull'opportunità di portare avanti un precedente progetto da 17 milioni di euro, in parte destinati alla realizzazione del nuovo ospedale militare; si è, altresì, evidenziata la disponibilità da parte dell'università di Messina a fornire al personale di sanità dell'ospedale militare adeguata sistemazione nei locali del policlinico, anche se "in via provvisoria": una disponibilità valutata il 3 ottobre 2019 durante la Conferenza permanente che ha rilevato la condizione di criticità dei locali degli uffici giudiziari; va inoltre evidenziato che avvocati e il personale che lavorano negli scantinati dell'attuale sede giudiziaria di palazzo Piacentini hanno protestato per le condizioni igienico-sanitarie precarie e anche per la presenza di ratti: chi passa negli scantinati legge cartelli di protesta sulla presenza dei roditori, emblema delle carenze del palazzo; in data 1° febbraio 2020 il primo presidente della Corte d'appello Michele Galluccio, intervenuto sul problema dell'edilizia giudiziaria all'apertura dell'anno giudiziario nel distretto di Messina, ha dichiarato: "Nell'impotenza di incidere sulla situazione, dopo sterili manifestazioni di buone intenzioni, senza che assolutamente nulla sia stato fatto, la misura può dirsi colma". Il primo presidente ipotizza il danno all'erario, tanto da dichiarare che trasmetterà la relazione alla Corte dei conti, affinché valuti eventuali responsabilità nei ritardi, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per risolvere la problematica ed avviare la funzionalizzazione del nuovo palazzo di giustizia ed affinché, nel frattempo, non si debba chiudere gran parte degli attuali uffici giudiziari per assenza di agibilità e sicurezza. Atto n. 4-02835 PAPATHEU Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la strada provinciale 21, arteria di notevole importanza strategica nella viabilità in Sicilia, per tutta la zona nord della provincia di Enna, che da Agira conduce allo svincolo dell'autostrada A19 per un totale di circa 18 chilometri, ha fatto registrare nella serata del 30 gennaio 2020 un incidente mortale in cui ha perso la vita un cittadino di 81 anni di Catenanuova ed è rimasto ferito un 73enne. Il 28 aprile 2019, la strada è stata tragico scenario di un altro incidente in cui ha perso la vita un 24enne ed è rimasto ferito un cittadino con la figlia 13enne. La sera del 5 maggio 2019 due giovani sono rimasti contusi dopo uno scontro in zona con un bovino. Nella stessa arteria si sono verificati negli anni numerosi incidenti, alcuni dei quali mortali come nel 2009, quando perse la vita anche un insegnante originario di Siracusa; l'arteria stradale assicura il collegamento della cittadina di Nicosia, sede di servizi primari essenziali a bacino d'utenza sovracomunale, e costituisce il tronco principale per la connessione viaria dei comuni di Nicosia, Sperlinga, Capizzi, Cerami, Troina, Gagliano Castelferrato, Nissoria, Agira e Dittaino con l'autostrada A19. Si tratta di un collegamento strategico della viabilità rurale a servizio di numerose contrade del comune di Agira che sono sedi di attività agricole e zootecniche, nonché sedi di residenza stabile di numerose famiglie. Tuttavia, nonostante risulti caratterizzata sia da un traffico di scorrimento intercomunale ed interprovinciale che da un traffico locale a servizio delle attività economiche esercitate nelle zone attraversate, la strada provinciale 21 è da tanti anni interessata da frequenti incidenti e mai risolte problematiche di sicurezza; il libero consorzio comunale di Enna ha indetto bandi di gara per lavori di messa in sicurezza di alcuni tratti con maggiore criticità della strada provinciale 21 Agira-stazione di Raddusa e, a seguito di apposito sopralluogo effettuato, la Provincia regionale di Enna ha riscontrato "precarie condizioni di transitabilità per il cui sufficiente ripristino necessitano urgenti interventi atti a ristabilire le minimali condizioni di sicurezza per la tutela della pubblica e della privata incolumità". Ma ad oggi i problemi rimangono irrisolti con gravi rischi per l'incolumità dell'utenza, e per risolvere le criticità non bastano interventi tampone; le condizioni del manto stradale vengono "ciclicamente aggravate dalle piogge intense e persistenti quasi alluvionali che hanno interessato la strada" ed è stata rilevata "l'usura del manto stradale dovuta al traffico automobilistico sostenuto". Molti sono stati gli incidenti causati proprio dall'asfalto viscido che, talvolta abbinato a fogliame e a detriti alluvionali presenti sui bordi della strada, la trasforma "in un'autentica pista insaponata pregiudicando l'aderenza del veicolo sul piano viario", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente di tale problematica e se intenda disporre le opportune iniziative atte ad accertare la situazione, affinché si ponga rimedio al più presto ai gravi pericoli in essere. Atto n. 4-02836 PAPATHEU VITALI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'agricoltura italiana versa ormai da tempo in una condizione di crisi, connessa alle problematiche non soltanto economiche e sociali, ma anche per i fenomeni riguardanti il clima. Ciò con riferimento all'inverno anomalo, con frequenti sbalzi di temperatura e repentini cambiamenti tra caldo e freddo, ma anche la proliferazione della cimice asiatica che ha messo in difficoltà diverse aree del Paese e soprattutto il Nordest; ciò è quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti meteorologici: l'agricoltura è l'attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro nel corso del decennio tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali; in particolare preoccupa l'incidenza negativa sui raccolti della presenza della cimice asiatica ( Halyomorpha halys ). L'insetto killer dei raccolti arrivato dall'Asia orientale (Cina, Corea, Giappone, Taiwan) è diventato uno dei maggiori problemi dei frutticoltori italiani e, a detta di Coldiretti, "ha devastato i campi e i frutteti di 48mila aziende in Italia con un danno che supera i 740 milioni di euro a livello nazionale, con gravissimi effetti sul piano ambientale, paesaggistico ed economico". Il rapporto Coldiretti su "Clima: la strage provocata dalle specie aliene nelle campagne italiane" ha tracciato un quadro a dir poco allarmante sull'incidenza di un insetto che rovina tutto quello che trova nelle zone dove si riproduce, e che ha colpito pere, mele, pesche e nettarine, kiwi, ciliegi e piccoli frutti, albicocche, susine, nocciole, olive, soia, mais e ortaggi; "questo insetto alieno favorito dai cambiamenti climatici rappresenta ormai una vera emergenza per il nostro sistema produttivo, è capace di colpire oltre 300 specie coltivate e spontanee e la sua diffusione interessa tutto il territorio nazionale, con danni particolarmente rilevanti nelle aree del Nord Italia dai 180 milioni del Piemonte agli oltre 160 del Veneto, dai 32 milioni della Lombardia ai 270 dell'Emilia Romagna, dai 40 milioni del Friuli ai 40 del Trentino Alto Adige fino ai 16 milioni della Liguria"; l'insetto asiatico ha raggiunto anche il Sud e la Sicilia, ed è stato segnalato con la presenza di colonie numerose e moleste nelle aree di Palermo, Catania e Ragusa; le specie aliene sono arrivate in Italia con le alte temperature e hanno fatto strage nei campi coltivati, e per questo si è già registrata una prima mobilitazione di migliaia di agricoltori italiani con i trattori per fermare la strage senza precedenti provocata dalla cimice killer , si chiede di sapere quali iniziative siano state poste in essere per il necessario contrasto del fitofago asiatico nel territorio italiano e quali sistemi di monitoraggio e strategie di controllo ecocompatibili siano stati assunti, al fine di tutelare l'agricoltura nazionale colpita dalle devastazioni prodotte dall'insetto. Atto n. 4-02837 URSO RAUTI BALBONI DE BERTOLDI CALANDRINI GARNERO SANTANCHE' LA PIETRA IANNONE PETRENGA Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il nostro ordinamento, a garanzia di un corretto svolgimento delle competizioni elettorali (politiche, europee ed amministrative) e di un esercizio imparziale del conseguente mandato, prevede una serie di cause di incandidabilità, incompatibilità e ineleggibilità; in particolare, la normativa vigente stabilisce che, per essere candidabili, i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, i capi di gabinetto dei ministri, i commissari del Governo e tutti gli altri soggetti ineleggibili ai sensi dell'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 debbano cessare dalle loro funzioni almeno 180 giorni prima della data di scadenza del quinquennio di durata della Legislatura (in caso di elezioni anticipate, bisogna dimettersi comunque entro i 7 giorni successivi alla data di pubblicazione del decreto di scioglimento delle Camere); a ciò si aggiunge tutta una serie di disposizioni che sanciscono il divieto di cumulo del mandato (elettivo) parlamentare con altre cariche; benché si tratti di istituti giuridici sostanzialmente differenti (sia nei presupposti che negli effetti), la ratio complessiva delle disposizioni è quella di evitare eccessive concentrazioni di potere, assicurare parità di condizioni nello svolgimento delle competizioni elettorali e, in definitiva, quella di garantire un'efficace "rappresentanza" e una maggiore "rappresentatività"; in sostanza, il fondamento della disciplina sulle incompatibilità e ineleggibilità risiede in motivazioni di carattere funzionale, morale o più propriamente tecnico, che rendono per il legislatore inconciliabile l'esercizio contemporaneo di una determinata carica e del mandato parlamentare nonché nel timore dell'influenza che determinate posizioni individuali hanno (o anche solo potrebbero avere) sul corpo elettorale; in ossequio al principio generale della separazione dei poteri, inoltre, vige un generale principio di incompatibilità tra organo esecutivo e organo assembleare elettivo; in sostanza si ritiene che la possibilità che una medesima persona faccia parte dell'organo di indirizzo politico-amministrativo e al contempo di quello di governo esponga maggiormente al rischio di potenziali conflitti di interesse nonché di un'eccessiva concentrazione di poteri che potrebbe determinare indebite interferenze; in questo quadro, e sempre a garanzia della legalità, trasparenza, imparzialità ed efficacia di ogni processo decisionale e partecipativo, val la pena richiamare tutta la normativa vigente in materia di conflitto di interessi, voto di scambio, traffico di influenze illecite, campagna elettorale e par condicio che, inevitabilmente, in una lettura organica e sistematica, non può non entrare in gioco (anche solo potenzialmente) nello scenario che si va delineando per le prossime elezioni suppletive del 1° marzo nel collegio di Roma 1 per la Camera dei deputati; considerato che: il Ministro dell'economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, è il candidato designato dall'intero centrosinistra per le suppletive del collegio uninominale Roma 1; ciò, oltre a rappresentare una grave e incomprensibile anomalia per il nostro consolidato sistema democratico-rappresentativo, costituisce un grave vulnus per l'intero assetto istituzionale delineato dal legislatore e sopra sinteticamente richiamato; il Ministro, in una recente intervista, nell'esprimere tutta la sua soddisfazione per la candidatura in quanto "figlio di questa città e di questo territorio sin dai tempi del liceo Visconti" ha dichiarato di "considerare un onore rappresentarli, come pure poter sostituire in Parlamento Paolo Gentiloni"; tali dichiarazioni stridono con la realtà considerato che, una volta eletto, egli non potrà pienamente corrispondere a quell'"etica del lavoro e della responsabilità" che "fa parte della mia formazione", stante l'impossibilità di un esercizio contestuale dell'incarico parlamentare e di quello governativo; da questo punto di vista, dunque, il collegio uninominale interessato si troverà, di fatto, a non avere un'effettiva e adeguata rappresentanza parlamentare, per lo più immotivatamente dato che, a legislatura già avviata e con un Governo nel pieno dei suoi poteri, ben potevano essere effettuate altre scelte, anche al fine di tutelare e promuovere una più ampia e diffusa partecipazione alla competizione elettorale; a fronte di ciò, il Ministro-deputato percepirà quindi anche l'indennità di parlamentare per una funzione che, di fatto, non potrà esercitare; peraltro, nelle prossime settimane il Governo dovrà procedere ad oltre 400 nomine (tra multinazionali, società per azioni controllate dai ministeri, organismi indipendenti, enti economici e authority ) e proprio il Ministero dell'economia si troverà a dover svolgere un ruolo delicato e cruciale in questa fase di riassetto della complessa governance economico-produttiva del nostro Paese; né va sottovalutato che il collegio interessato è sede dei Ministeri, delle Autorità e delle principali società su cui il Ministro stesso esercita un potere diretto di nomina, di indirizzo e di vigilanza; è evidente che, tanto più in tale scenario, la candidatura di un Ministro in carica rischia di alterare la competizione elettorale, creando seri squilibri in termini di competitività, concorrenza, parità di accesso e di condizioni rispetto agli altri candidati, stante la sua acclarata posizione "dominante" e "privilegiata"; è, del resto, di palese evidenza che il ruolo di Ministro, nelle possibili influenze sugli elettori, è tanto più incisivo e importante di quanto possa essere quello di un sindaco candidato nel collegio del suo Comune o del capo di gabinetto dello stesso Ministero, per i quali la legge non a caso prevede espressamente le dimissioni prima dell'accettazione della candidatura; d'altronde, in un Governo nato proprio con l'obiettivo di fare la legge di bilancio e tutti i provvedimenti conseguenti per far fronte alla difficile congiuntura economico-finanziaria che sta attraversando il nostro Paese, il responsabile del Dicastero dell'Economia ha, di fatto, oggi più che mai, assunto un ruolo dominante nell'Esecutivo, privo di vice presidenti e con un Presidente del Consiglio dei ministri che si definisce "tecnico": in questo quadro il Ministro dell'economia e delle finanze interviene come proponente di provvedimenti legislativi, direttive e nomine amministrative, indicazioni di nomine di diverso livello che, tra l'altro, ne fanno oggetto di presenza costante e rilevante in Parlamento e sui mezzi di comunicazione, tali da violare le norme basilari in materia di par condicio rispetto agli altri candidati; a tutto ciò si aggiunge che, mentre nel corso delle campagne elettorali per il rinnovo del Parlamento l'attività del Governo si limita all'ordinaria amministrazione per non influire sulla stessa, in tal caso, invece, si verifica il paradosso che il Ministero dell'economia e delle finanze, il cui titolare è candidato, continua a svolgere la sua attività complessiva nella pienezza dei poteri con il rischio di sostanziali violazioni del complesso di norme richiamate (e, nello specifico, quelle in materia di conflitto di interessi, traffico di influenze illecite e par condicio ), si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga che la candidatura del ministro Gualtieri alle imminenti elezioni suppletive del 1° marzo per il collegio uninominale Roma 1 per la Camera dei deputati contrasti con l'intero assetto normativo-istituzionale vigente e, in ogni caso, se non ritenga doveroso assumere l'incarico ad interim della reggenza del medesimo Dicastero almeno per l'intera durata della campagna elettorale, al fine di fugare ogni dubbio in merito alle finalità degli atti che il Ministero è chiamato ad assumere, e in merito al mancato rispetto della par condicio , elemento fondamentale di ogni sana democrazia. Atto n. 4-02838 FATTORI DI MARZIO NUGNES DE FALCO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: da fonti di stampa si apprendono le dichiarazioni del Ministro in indirizzo in sede di incontro bilaterale con il segretario per l'agricoltura Usa, nelle quali vi sarebbe un terreno fertile tra UE e Usa per l'armonizzazione delle regole e degli standard fitosanitari; attualmente il nostro Paese sta subendo l'imposizione dei dazi da parte degli Usa che rischiano di dare una perdita pari a 500 milioni di euro, andando a intaccare le produzioni agricole di eccellenza del made in Italy ; i dati della bilancia commerciale degli Stati Uniti registrano un deficit verso la UE di circa 12 miliardi di euro che il presidente Trump, sia con dichiarazioni che con una politica protezionistica, ha detto di voler colmare; considerato che: mentre in UE vige il principio di precauzione, che tutela per i consumatori, negli Usa le agenzie pubbliche di controllo intervengono solo nel caso di istanza da parte di consumatori e cittadini colpiti dagli effetti negativi dei prodotti commercializzati e immessi nel mercato sulla base di autovalutazioni da parte delle imprese; le dichiarazioni del Ministro in indirizzo partono dal settore delle mele e delle pere e sembrano, a giudizio degli interroganti, allargarsi a tutto il comparto agroalimentare; il Parlamento europeo ha già negato il mandato alla Commissione europea di negoziare i prodotti agricoli; per il Congresso statunitense quello dell'agricoltura è invece un settore fondamentale per portare avanti il TTIP, come si legge da fonte "Reuters" in un articolo di gennaio 2019; a dimostrazione di quanto affermato, gli attuali dazi Usa colpiscono soprattutto il settore agricolo; considerato inoltre che: il presidente Trump ha ritirato la sottoscrizione degli Usa all'accordo sul clima di Parigi siglato il 12 dicembre 2015; il 24 gennaio 2020 anche il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte ha sottoscritto il "manifesto di Assisi" ispirato all'enciclica di papa Francesco "Laudato sii", il cui obiettivo è quello di avere un'economia basata sulla convivenza sociale, la circolarità, la salvaguardia ambientale e climatica, l'umanesimo fraterno e la sostenibilità; il 22 marzo 2017 è stata approvata la risoluzione all'affare assegnato n. 440 in 14ª Commissione permanente del Senato (Politiche dell'Unione europea), "Attuazione delle iniziative della Commissione europea connesse agli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell'Unione europea" di iniziativa dei senatori Fattori e Cociancich (con risoluzione Doc. XXIV, n. 75); in particolare il secondo e il terzo punto del dispositivo della risoluzione riportavano: "a promuovere efficaci e specifiche modalità di ascolto e rappresentanza degli interessi economici, sociali e ambientali diffusi, attraverso il coinvolgimento delle associazioni di cittadini e consumatori europei, dei rappresentanti delle categorie professionali, industriali, sindacali e dei lavoratori; a favorire, mediante la propria azione in ambito europeo, il raggiungimento di accordi commerciali che tutelino il Made in Italy e più in generale le produzioni d'eccellenza italiane ed europee, in particolare dell'agro-alimentare, prevedendo un sistema di controlli, vigilanza e sicurezza e con la possibilità di invocare clausole di salvaguardia di temporanea sospensione in caso di criticità nazionale", si chiede di sapere: quali azioni di coinvolgimento del Parlamento, delle parti sociali, delle associazioni e in generale di tutti gli stakeholder del settore agricolo il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto su armonizzazione di standard e regole fitosanitarie; come intenda conciliare l'invocazione del principio di precauzione vigente nella UE con il principio di "solida scienza" attuato negli Stati Uniti; se e quale protocollo intenda attuare per la salvaguardia, in tema di tutele fitosanitarie, del mercato di pere e mele e se non ritenga che questo rischi di essere un punto di partenza per poi estendere le trattative a tutto il comparto; se e quale protocollo intenda adottare per evitare che vi sia un tentativo di abbassamento degli standard di qualità e controllo in cambio dell'eliminazione dei dazi sui prodotti agroalimentari italiani. Atto n. 4-02839 BOSSI Simone Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per gli affari europei Premesso che: su disposizione delle autorità sanitarie nazionali, e previa deliberazione del Consiglio dei ministri, l'Enac ha provveduto, in data 31 gennaio 2020, a sospendere tutti i collegamenti aerei tra l'Italia e la Cina, al fine di limitare i rischi di contagio da coronavirus 2019-nCoV; al momento, i voli diretti dall'Italia alla Cina restano sospesi in una misura che dovrebbe durare fino al 28 aprile; considerato che: come si apprende da diversi organi di stampa, non viene presa nessuna misura di controllo e precauzione nei confronti di passeggeri provenienti dalla Cina che hanno effettuato uno o più scali prima dell'arrivo in Italia; questi ultimi non vengono sottoposti a nessun tipo di indagine sanitaria; valutato, inoltre, che: l'Italia è l'unico Paese nell'Unione europea ad aver sospeso i voli diretti da e per la Cina; questo significa che turisti provenienti dalla Cina, con destinazione un Paese membro dell'Unione europea, ai sensi degli accordi di Schengen, sono liberi di circolare nello spazio europeo per 90 giorni, si chiede di sapere quali azioni di loro competenza i Ministri in indirizzo intendano porre in essere al fine di limitare i rischi derivanti dalla situazione. Atto n. 4-02840 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: il fenomeno della contraffazione dei medicinali, unitamente a quello dell'importazione illegale di prodotti non autorizzati, registra oggi un trend in crescita, che coinvolge, sebbene con caratteristiche diverse, Paesi in via di sviluppo e Paesi industrializzati; secondo una stima dell'Onu, il traffico mondiale di farmaci contraffatti, rubati o irregolari varrebbe circa 200 miliardi di dollari all'anno per la criminalità organizzata; in Italia l'incidenza del fenomeno è inferiore rispetto ad altri Paesi europei, grazie a tutta una serie di misure di prevenzione e contrasto alla diffusione di farmaci potenzialmente pericolosi per la salute, messi in campo in questi anni dall'AIFA e dal Ministero della salute; le diverse disposizioni normative che regolano il settore sono contenute in molteplici decreti legislativi e ministeriali (ivi incluso il codice penale per le fattispecie criminose) e ciò genera un sistema non uniforme e frammentario, con evidenti difficoltà di coordinamento e applicative. Un'ulteriore difficoltà nell'ottimizzazione delle attività di coordinamento nello specifico settore consiste inoltre nell'assenza di riferimenti, nella normativa vigente, rispetto all'obbligo di comunicazione ad AIFA relativamente a casi di rinvenimento, fermo o sequestro di farmaci sospetti; la Convenzione "Medicrime", siglata a Mosca nell'ottobre 2011, a cui hanno aderito 26 Paesi tra cui l'Italia, prevede per gli Stati aderenti l'obbligo di introduzione nella propria legislazione del reato di contraffazione nei farmaci, relativamente alla fabbricazione e alla distribuzione di medicinali immessi sul mercato senza autorizzazione o in violazione delle norme di sicurezza; la convenzione per la prima volta nel settore prevede l'introduzione di un reato di contraffazione nei farmaci relativamente alla fabbricazione e alla distribuzione di medicinali messi sul mercato senza autorizzazione o in violazione delle norme di sicurezza; oltre alle fattispecie penali, che necessitano evidentemente del recepimento nelle legislazioni nazionali, si prevedono molte e qualificate misure di prevenzione e per la tutela delle vittime dei reati e dei consumatori; particolare attenzione è data al coordinamento dei sistemi nazionali di contrasto al fine di consentire un efficace rapido scambio delle informazioni a livello nazionale, prevedendo, tra l'altro, l'istituzione di punti di contatto all'interno di ciascun Paese per raccordare i referenti delle varie amministrazioni interessate (nei settori della giustizia, della sanità, i laboratori medici accreditati, le forze di polizia e le autorità doganali), al fine di consentire un rapido scambio di informazioni ed una maggiore agilità delle fasi procedurali connesse alle attivazioni sul territorio; anche in tema di internet la Convenzione consentirebbe di fornire una maggiore risposta, con la previsione di sanzioni per gli acquirenti che utilizzino illegalmente i siti internet per approvvigionarsi di farmaci non autorizzati e la creazione di avvisi mirati agli utenti che visitano i siti di e-pharmacy non autorizzate circa l'illegalità dell'acquisto che si intenda effettuare; ad oggi l'Italia non ha ancora ratificato la Convenzione; uno studio del Consiglio d'Europa condotto nell'ambito della Convenzione Medicrime del Consiglio d'Europa ha messo in luce le carenze degli attuali approcci legislativi in materia di protezione dei pazienti contro i medicinali falsificati in Europa. Lo studio, derivante dall'operazione "Vulcano" del 2014, che ha visto medicinali anticancro rubati dagli ospedali italiani e reintrodotti nelle catene di distribuzione per essere venduti in tutta Europa, ha mostrato come la Convenzione Medicrime, se fosse stata ratificata in Italia, avrebbe sostenuto il procedimento giudiziario e portato a sanzioni efficaci contro gli autori, sostenendo la corretta attuazione della convenzione; in particolare, lo studio ha mostrato che le accuse penali applicabili sono rimaste per lo più generiche e non erano adatte alle implicazioni specifiche per la salute pubblica derivanti dalla falsificazione di medicinali. Dal furto di merci o dalla manipolazione di beni rubati all'associazione criminale, che attualmente può essere punita solo in base alle disposizioni per le associazioni mafiose (Italia) o per cospirazione (Regno Unito), la maggior parte dei quadri normativi non prende in considerazione il fatto che reintrodurre i medicinali rubati sui mercati rappresenta un rischio molto maggiore per i pazienti rispetto ai furti ordinari; preso atto che vi è un'evidente inadeguatezza della legislazione esistente in materia di reati farmaceutici alla luce delle loro potenziali ripercussioni sulla salute pubblica, si chiede di sapere quali siano le motivazioni che continuano a ritardare la ratifica della Convenzione Medicrime e quali tempi siano previsti affinché si completi l' iter di ratifica per l'Italia, al fine di colmare le carenze nei sistemi di tracciabilità, nella frammentazione dei procedimenti relativi a reati farmaceutici e nelle opzioni insufficienti per le sanzioni accessorie. Atto n. 4-02841 CIRINNA' ASTORRE Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 3 febbraio 2020, numerosi organi di stampa hanno diffuso la notizia che l'amministrazione comunale di Ciampino avrebbe affidato a Pietro Cappellari, scrittore nostalgico del fascismo e dichiaratamente revisionista, la cura dell'evento organizzato per la giornata del ricordo delle vittime delle foibe e dell'esodo delle comunità giuliano-dalmate; la notizia è stata accolta con sgomento da numerose associazioni, tra cui l'ANPI; considerato che: l'articolo 1 della legge 30 marzo 2004, n. 92, ha riconosciuto il 10 febbraio di ogni anno quale "giorno del ricordo", al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale; la stessa disposizione, al comma 2, prevede che nella giornata del ricordo "sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado" e che "è altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende"; pertanto, la giornata del ricordo è patrimonio comune di tutta la comunità nazionale e non può essere inquinata dalla presenza di un personaggio vicino a organizzazioni neofasciste e portatore di una visione revisionista della storia, che degrada la memoria comune a propaganda di una parte, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti; quali iniziative intenda assumere per impedire che l'evento organizzato dal Comune di Ciampino si svolga secondo modalità tali da offendere la comune memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo delle comunità giuliano-dalmate; quali iniziative intenda assumere per evitare che la costruzione e la conservazione della comune memoria nazionale di eventi dolorosi possa essere strumentalizzata a fini politici da parte di amministrazioni locali della Repubblica. Atto n. 4-02842 PAPATHEU Al Ministro dell'interno Premesso che: il Comune di Leonforte (Enna), con apposito iter procedurale formalizzato dall'amministrazione comunale ed istanza autorizzativa trasmessa al Ministero della giustizia in data 11 agosto 2016, ha richiesto l'autorizzazione al trasferimento nei locali di proprietà comunale del commissariato di Polizia di Stato di Leonforte sito in largo Melvin Jones; l'immobile inizialmente costruito come sede per l'ex pretura ed utilizzato come sede del giudice di pace è un fabbricato realizzato dall'ente locale con fondi propri, finanziato in parte con un mutuo acceso presso la Cassa depositi e prestiti, regolarmente pagato ed interamente restituito, pertanto svincolato da qualsiasi obbligazione economica e finanziaria; l'amministrazione di Leonforte ha, altresì, dato piena disponibilità, comprovata dai relativi adempimenti ed atti consequenziali, di assegnare l'immobile come sede per il commissariato di Polizia di Stato, al fine di migliorare le condizioni logistiche e strutturali rispetto alla condizione del commissariato in una struttura in locazione presso un immobile di proprietà privata. Si precisa, inoltre, che la presidenza del Tribunale di Enna ha in data 19 giugno 2017 espresso parere favorevole al trasferimento della sede del giudice di pace in un altro edificio in via Granfonte 69 (ex scuola elementare), al fine di consentire l'utilizzo dell'immobile di largo Melvin Jones per la sede del commissariato; in data 25 settembre 2017, con nota trasmessa alla Prefettura di Enna e all'Agenzia del demanio, l'amministrazione comunale ha precisato che l'immobile occupato dal giudice di pace è da destinare a nuova sede del commissariato, rendendo nota la nuova ubicazione degli uffici giudiziari, e che le spese di trasferimento sono da addebitare a totale carico di questo ente; ad oggi, il Comune attende il nulla osta della Prefettura di Enna al trasferimento del commissariato nell'immobile di largo Melvin Jones e ciò rende impossibile procedere all'attivazione di una nuova sede più funzionale alle esigenze logistiche e di sicurezza nel territorio di Leonforte. Appare anche opportuno evidenziare che l'attuale struttura del commissariato è del 1700 e risulta essere priva di piano di stabilità, inoltre il canone attuale d'affitto dei locali di 16.000 euro annui potrebbe essere evitato nel nuovo edificio comunale, così da comportare un risparmio pari ad oltre il 50 per cento dell'importo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di chiarire i ritardi riscontrati nell'espletamento dell' iter e quali iniziative intenda assumere al fine di consentire il completamento in tempi brevi della procedura. Atto n. 4-02843 MIRABELLI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: l'articolo 14, comma 2- septies , del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, stabilisce che le detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica sono fruibili anche dagli istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati, nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali degli istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di in house providing e che siano costituiti e operanti alla data del 31 dicembre 2013, per interventi di efficienza energetica realizzati su immobili di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei Comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica, nonché dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci; l'articolo, tuttavia, non richiama, fra i soggetti titolari della detrazione fiscale per interventi di efficientamento energetico, il complesso degli enti titolari della gestione in house di immobili del patrimonio dell'edilizia residenziale pubblica, limitando altresì la fruibilità delle detrazioni ai soli soggetti operanti (e conseguentemente già gestori) alla data del 31 dicembre 2013; l'articolo 16, comma 1- sexies .1, del decreto-legge stabilisce altresì che le detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia ai fini del miglioramento, o dell'adeguamento, antisismico degli edifici situati nelle zone a rischio sismico 1, 2 e 3, come regolamentate dallo stesso articolo 16, sono fruibili anche dagli istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati, nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di in house providing e che siano costituiti e operanti alla data del 31 dicembre 2013, per interventi realizzati su immobili, di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica, nonché dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci; anche in questo caso, nell'articolo non viene richiamato il complesso degli enti titolari della gestione in house di immobili del patrimonio dell'edilizia residenziale pubblica, i quali pertanto, pur svolgendo in affidamento in house un'attività di gestione del patrimonio, risultano esclusi dai soggetti titolari della detrazione fiscale per interventi di ristrutturazione edilizia ai fini del miglioramento, o dell'adeguamento, antisismico degli edifici; di nuovo viene limitata la fruibilità delle detrazioni ai soli soggetti operanti (e conseguentemente già gestori) alla data del 31 dicembre 2013; considerato che, a parere dell'interrogante: la situazione penalizza in modo ingiustificato: le altre tipologie di enti titolari della gestione in house di immobili del patrimonio dell'edilizia residenziale pubblica; i soggetti, comprese le citate altre tipologie di enti titolari della gestione in house di immobili del patrimonio dell'edilizia residenziale pubblica, divenuti gestori in data successiva al 31 dicembre 2013; impedisce ai citati soggetti di fruire delle detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica e delle detrazioni fiscali previste per gli interventi di miglioramento ed adeguamento sismico degli immobili in gestione e creando una potenziale disparità nei livelli di servizio offerti agli inquilini beneficiari dell'edilizia residenziale pubblica, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sui fatti descritti; se non ritengano opportuno ricomprendere, anche per via interpretativa, tra i beneficiari delle detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica e per gli interventi di miglioramento ed adeguamento sismico degli immobili, previste rispettivamente dagli articoli 14, comma 2- septies , e dall'articolo 16, comma 1- sexies .1, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, anche le altre tipologie di enti titolari della gestione in house di immobili del patrimonio dell'edilizia residenziale pubblica, compresi quelli tra loro divenuti gestori in data successiva al 31 dicembre 2013. Atto n. 4-02844 VALENTE D'ARIENZO FERRAZZI GIACOBBE ROJC TARICCO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'istituto Crédit Agricole Italia SpA risulta attualmente interessato da un processo di riorganizzazione e razionalizzazione della propria rete territoriale, in particolare in Campania; tale processo sembra venire puntualmente anticipato da indagini di stabilità e idoneità, abitativa e funzionale, delle sedi che poi deliberano la chiusura delle filiali, senza peraltro offrire loro nuova ricollocazione nello stesso ambito territoriale; da ultimo il provvedimento ha riguardato la filiale di Napoli di corso Secondigliano-via Ziviello, soppressa per essere accorpata a quella di Capodichino, via De Pinedo, la cui presenza già serviva le utenze di altre municipalità come San Carlo e San Pietro, oltre a comuni quali Casavatore e Casoria; da questo processo di riorganizzazione sono interessati i comuni della provincia di Caserta e, in particolare, di Roccamonfina e Macerata Campana, con la conseguente possibile cessazione dei servizi bancari da parte di sedi che coprono un territorio non solo comunale ma esteso all'intero circondario, servizi che la stessa banca esercita da tempo attraverso le trasformazioni societarie che nel corso degli anni ha subito; considerato che: pur nel dovuto rispetto dell'autonomia funzionale e delle prerogative proprie degli istituti finanziari, non si può non evidenziare il fatto che queste scelte sembrano assunte con un'ingiustificata disinvoltura rispetto alle esigenze territoriali e alla funzione sociale che la stessa banca è chiamata a svolgere in un così importante territorio, ancorché sottoutilizzato; la chiusura delle sedi bancarie è destinata a penalizzare vaste fasce di imprenditori, in particolare del settore agroalimentare e della lavorazione del tabacco, ai quali verrebbe a mancare un fondamentale punto di riferimento in materia di credito e funzioni bancarie, oltre a colpire numerose e considerevoli fasce di pensionati, lavoratori e utenti residenti in un'area che non può certamente privarsi di servizi bancari primari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza che la Crédit Agricole Italia SpA è interessata da un processo riorganizzativo che, di fatto, è destinato a penalizzare interi territori che saranno costretti a privarsi dei servizi dell'istituto bancario; se, in riferimento alle proprie prerogative, intenda approfondire e verificare la fondatezza delle scelte che la banca si appresta a compiere; se e come intenda intervenire, per quanto possibile, onde verificare la possibilità di evitare che si adottino provvedimenti che finirebbero per penalizzare un così vasto territorio e una così ampia platea di popolazione attiva. Atto n. 4-02845 DE POLI Al Ministro della salute Premesso che: dal 1998 molteplici sono stati gli interventi normativi, sia di rango nazionale, che europeo, allo scopo di garantire a tutte le donne affette da carcinoma della mammella il diritto ad essere curate in una rete di centri di senologia certificati e interdisciplinari che soddisfino standard di qualità ed efficacia della cura; importanti sono stati i risultati conseguiti presso i centri di senologia specializzati relativamente alla prevenzione e all'aumento della sopravvivenza e della qualità della vita delle donne con diagnosi di cancro della mammella; considerato che: la ricostruzione mammaria post mastectomia risulta essere uno degli elementi più incisivi sulla qualità della vita della donna, sia dal punto di vista psicologico, che dal punto di vista estetico-funzionale, tale da prevedere che l'impianto protesico sia a carico del Servizio sanitario nazionale; seppur riconosciuto al paziente il diritto della scelta e del luogo di cura, la mobilità sanitaria, oggetto di studi condotti dal Governo in accordo con la Conferenza Stato-Regioni, parrebbe risultare disincentivata da talune Regioni per esigenze sanitarie; tenuto conto che: attualmente la ricostruzione mammaria non viene considerata parte integrante della cura oncologica, bensì eseguita soltanto su pazienti con pregressa patologia tumorale "in anamnesi", limitando di fatto il diritto del paziente di migrare e scegliere il metodo chirurgico e l'istituto di cura più vicino alle proprie esigenze; la ricostruzione mammaria con innesto di tessuto adiposo, nonostante abbia già ottenuto riconoscimento dal Centro nazionale trapianti dell'Istituto superiore di sanità, non ha una sua identificazione nosologica precisa e l'atto operatorio viene classificato genericamente come "innesto di tessuto", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno adottare iniziative volte a includere la ricostruzione mammaria nel percorso di "cura del tumore", riconoscendo altresì la ricostruzione con innesto di tessuto adiposo, al fine di garantire un'elevata qualità della vita delle pazienti sottoposte a mastectomia e uno snellimento delle pratiche burocratiche connesse alla richiesta delle autorizzazioni per accedere alle prestazioni di assistenza protesica. Atto n. 4-02846 DE BONIS Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: nel maggio 2010 il tenente Giuseppe Di Bello, dopo esser stato denunciato per violazione del segreto d'ufficio, veniva trasferito al museo archeologico di Potenza; in particolare, nell'ambito della lotta all'inquinamento petrolifero in Basilicata, lo stesso tenente Di Bello aveva realizzato, a proprie spese e con propri mezzi, durante le giornate di ferie, i campionamenti di acque destinate al consumo umano per milioni di cittadini del Sud Italia al fine di verificare se la qualità fosse buona. Egli aveva svolto i controlli di natura ambientale e la sua iniziativa contribuì ad evidenziare uno scandalo di grandi proporzioni in ordine all'inquinamento delle acque potabili, destinate al consumo di milioni di persone in diverse regioni del sud Italia; dopo un lungo processo, il tenente Di Bello fu assolto. Più precisamente, la sentenza di assoluzione è stata emessa dopo un complesso iter processuale, che dal 2012 al 2018 ha visto protagonisti il Tribunale di Potenza e la relativa Corte di appello, la Corte di cassazione, la Corte di appello di Salerno, fino a giungere al 6 dicembre 2018, quando la prima sezione penale della Corte di appello di Napoli ha annullato la sentenza di condanna emessa in primo grado; ciononostante, il tenente Di Bello continua a svolgere il ruolo di guardiano al museo e le sue richieste di reintegro nelle mansioni, svolte prima della denuncia, sono rimaste prive di riscontro; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: il tenente Di Bello risulta l'unico appartenente al corpo di Polizia provinciale assegnato alle funzioni non fondamentali della vigilanza sul territorio di caccia e pesca, in aggiunta alla vigilanza del museo provinciale. Tanto si evince dal decreto presidenziale n. 104 del 9 novembre 2015 che, appunto, indica il tenente Di Bello in tali mansioni; decisione che sembra discutibile per un ufficiale addetto al controllo della caccia e della pesca piuttosto che al settore dell'ambiente, per il quale, tra l'altro, può vantare la nomina di consulente della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti ed i reati ad essi connessi nella XVII Legislatura, oltre ad una lunga serie di atti realizzati nel corso della propria attività lavorativa; risulta, pertanto, inaccettabile l'inutilizzo completo del tenente Di Bello. Tale inutilizzo rappresenta, di fatto, anche un grave danno alle casse della Regione Basilicata, in quanto lo stipendio viene coperto dietro rendicontazione dell'Ufficio risorse umane della Provincia di Potenza dalla tesoreria della Regione Basilicata, così come indicato nell'articolo 5 del decreto presidenziale n. 00040/2018 del 5 luglio 2018 che cita testualmente "Il costo del personale della Polizia Provinciale, addetto alle funzioni non fondamentali è rimborsato dalla Regione Basilicata sulla base del rendiconto annualmente predisposto dall'Ufficio Risorse umane della Provincia", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti; quali iniziative intendano adottare per rendere esecutivi i provvedimenti giudiziari in modo da garantire i diritti soggettivi del tenente Giuseppe Di Bello, in conformità al dettato costituzionale e alla normativa europea. Atto n. 4-02847 DE BONIS MARTELLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: numerosi articoli di stampa hanno riportato notizie circa la presenza in Italia del Ministro dell'agricoltura americano, Sonny Perdue, venuto per "chiedere l'azzeramento del principio di precauzione e il via libera al cibo ai pesticidi e agli OGM"; la richiesta degli USA sarebbe quella di chiudere, in breve tempo, un accordo commerciale che andrà ad infrangere le regole e i principi più preziosi per la nostra sicurezza alimentare: il principio di precauzione. In totale assenza di un dibattito pubblico e del coinvolgimento dei Parlamenti, sotto il ricatto di nuovi dazi, grazie alla pressione decisiva del settore dell'auto tedesca, si chiede di sottoscrivere il TTIP ("Transatlantic trade and investment partnership"), già rigettato da milioni di cittadini europei e centinaia di sindacati, produttori, organizzazioni della società civile e ambientaliste; in merito ai dazi, si sa che essi tolgono risorse economiche a chi sta investendo, che non sono solo i produttori ma anche i distributori e le reti di agenti commerciali. Nuovi dazi su prodotti food and wine italiani, dopo quelli addizionali del 25 per cento applicati dal 18 ottobre 2019 su formaggi, salumi e liquori, in previsione di una possibile nuova estensione delle tariffe doganali, paventata entro il 15 febbraio, sarebbero deleteri per l'economia. Tali dazi, peraltro, potrebbero essere rivisti al rialzo, persino del 100 per cento. Inoltre, l'estensione delle tariffe a bestseller come vino, pasta e olio d'oliva sarebbe veramente devastante, visto che valgono quasi la metà di tutto l' export agroalimentare italiano: 2,86 miliardi nel 2018; per quanto riguarda il principio di precauzione, l'articolo on line , del 29 gennaio scorso, "Stop Ttip Italia" riportava che il "Ministro americano per l'Agricoltura ha incontrato la stampa internazionale a Bruxelles dopo un meeting con i commissari europei Janusz Wojciechowski (Agricoltura), Stella Kyriakides (Salute) e Phil Hogan (Commercio). A Davos, le parti hanno concordato poche settimane per chiudere un accordo, secondo cui Hogan deve convincere gli altri Commissari e il Parlamento. La conferenza stampa è stata occasione per mettere in chiaro i paletti che gli Stati Uniti vogliono sradicare con il nuovo TTIP: per Washington l'approccio vigente in Europa non è accettabile e la nuova Commissione von der Leyen deve abbandonare il principio di precauzione per basarsi su una solida scienza"; ad avvalorare la tesi che negli Stati Uniti il principio di precauzione non viene considerato, anzi viene avversato, basti pensare che nuovi prodotti e sostanze vengono messi in commercio sulla base di valutazioni fatte dalle sole imprese ed i controlli delle agenzie pubbliche scattano soltanto su ricorsi o denunce dei cittadini e consumatori, vittime degli eventuali impatti negativi. In Europa, invece, si adotta la precauzione per evitare che l'onere della prova, nei casi in cui ci siano forti preoccupazioni sulla nocività di una sostanza o di un prodotto, ricada sui cittadini a tragedia già avvenuta. La differenza di approccio ha tenuto finora fuori dal mercato europeo pesticidi, organismi geneticamente modificati e alimenti trattati con sostanze pericolose per la salute e attualmente vietate, provenienti dagli Stati Uniti; in definitiva, secondo il Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, il principio di precauzione deve essere neutralizzato. Viene richiesto un indebolimento delle norme sanitarie e fitosanitarie, così come dei limiti massimi consentiti di residui di pesticidi e di altre sostanze chimiche nel cibo, oltre al cambio della legislazione europea sugli organismi geneticamente modificati per consentire il commercio di alimenti geneticamente manipolati, soprattutto se prodotti con le nuove tecniche di creazione varietale (in particolare quella denominata CRISPR). Si ricorda, a questo proposito, che vi è una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (pubblicata il 25 luglio 2018 nella causa C-528/16, dove si impone il rispetto della direttiva 2001/18/CE sugli OGM) che obbliga i prodotti di queste nuove tecniche a sottostare alle normative vigenti in tema di organismi geneticamente modificati; nonostante questo, le lobby dell' agribusiness continuano a chiedere un cambio di regime, supportate da una parte del mondo scientifico che sottovaluta i rischi ambientali e guarda con favore all'estensione della proprietà intellettuale su piante e sementi; considerato che il Parlamento europeo ha negato alla Commissione europea il mandato di negoziare il commercio dei prodotti agricoli e quello di svendere le regole che proteggono la sicurezza alimentare. Inoltre, va ricordato che Trump non ha sottoscritto l'accordo di Parigi sul clima, sostenendo una concorrenza sleale nei confronti di Paesi come l'Italia, che rispettano a caro prezzo gli impegni europei. Il nuovo TTIP non potrà che far lievitare la produzione di emissioni climalteranti, in contrasto con gli indirizzi verso una maggiore sostenibilità contenuti nel "green deal" europeo di cui l'Italia si è dichiarata paladina, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri in indirizzo non ritengano di dovere dichiarare immediatamente la loro indisponibilità e, quindi, l'indisponibilità dell'Italia a supportare il nuovo TTIP, respingendo al mittente l'imposizione di nuovi dazi in risposta alla vertenza Boeing-Airbus di cui l'Italia non è assolutamente responsabile; se non ritengano che pesticidi e organismi geneticamente modificati debbano essere messi al bando e che occorra tutelare, invece, il principio di precauzione, fondamentale e prezioso per la sicurezza alimentare; se non siano del parere, infine, che vada pienamente rispettato il manifesto ispirato da papa Francesco e sottoscritto dal Presidente del Consiglio dei ministri ad Assisi sul "green new deal". Atto n. 4-02848 BRESSA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la variante di Cles è un'opera attesa da oltre 20 anni dagli abitanti delle valli del Noce, la cui realizzazione ha subito numerosi rallentamenti, anche a causa dei ricorsi presentati nell'ambito della procedura d'appalto; attualmente, tutto il traffico, anche pesante, continua a transitare lungo la strada statale 43 e, quindi, in pieno centro abitato, creando non pochi disagi all'intera cittadina; dopo un iter alquanto tormentato, caratterizzato dai numerosi ricorsi presentati tra il 2013 e il 2015, a distanza di quasi due anni dalla pubblicazione del nuovo bando d'appalto (era il dicembre 2016), il 4 ottobre 2018 la realizzazione dell'opera veniva definitivamente aggiudicata, con un ribasso dell'11,171 per cento e per un importo di 38.252.545,60 euro; il bando di gara per l'affidamento, pubblicato nel dicembre 2016 dall'Agenzia provinciale per gli appalti e contratti della Provincia autonoma di Trento, prevedeva i seguenti interventi: la rotatoria in località Campazzi, la galleria artificiale, la nuova rotatoria in località Cassina, la bretella di collegamento tra la rotatoria in località Cassina e la strada statale 43, quindi il viadotto di attraversamento della valle del rio Dres, la galleria artificiale per la nuova variante di Dres e il nuovo svincolo in corrispondenza dell'innesto tra la strada statale 43 e la strada per il Castellaz: in tutto, non dovrebbero trascorrere più di 1.200 giorni, ossia circa 3 anni e mezzo, dall'apertura del cantiere alla sua chiusura definitiva; ad oggi però, a causa della mancata assegnazione dei lavori entro i termini previsti ed essendo ormai scaduti i 180 giorni relativi alla validità dell'offerta dalla data di aggiudicazione definitiva, l'impresa aggiudicataria associazione temporanea di imprese (composta da E.MA.PRI.CE. SpA con sede legale a Bolzano e Collini Lavori SpA di Trento) Technik Bau Srl (Bolzano) ha manifestato alla stazione appaltante la decisione di non sottoscrivere il contratto, in quanto i valori indicati nella procedura di appalto (con riferimento, in particolare, al costo del cemento e del ferro) non sarebbero più attuali, trattandosi dei prezzi di mercato relativi ormai a 3 anni fa; l'esercizio delle funzioni in materia di viabilità stradale da parte della Provincia di Trento avviene per delega da parte dello Stato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 381, recante "Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di urbanistica ed opere pubbliche", per cui spetta allo Stato la piena titolarità di tale funzione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno un intervento al fine di accertare quali siano i reali motivi che hanno definitivamente portato alla mancata assegnazione dei lavori da parte della Provincia di Trento nei tempi stabiliti e, quindi, ad un inevitabile fallimento dell'intera procedura di aggiudicazione dell'appalto, con conseguenti ingenti perdite sia in termini di risorse economiche pubbliche, sia di vantaggi per l'intera comunità. Atto n. 4-02849 BRESSA Ai Ministri per gli affari regionali e le autonomie e dell'interno Premesso che: la valle di Non e la val di Sole, che occupano la parte nord occidentale della provincia autonoma di Trento, costituiscono l'unica "isola" in Italia in cui sono ancora insediati consistenti nuclei di popolazioni ladino-retiche, testimoni dell'innesto della lingua e della civiltà romane su quelle dei popoli retici insediati, da mezzo millennio a.C., sui due versanti delle Alpi centrali; l'unico altro gruppo linguistico dello stesso ceppo esistente in Europa è costituito dalle popolazioni retoromanze insediate nel cantone dei Grigioni, all'interno della Confederazione elvetica, la cui identità e la cui lingua sono espressamente riconosciute dalla Costituzione svizzera; l'identità linguistico-culturale ladino-retica, fattori identitari perdurati anche dopo la caduta dell'Impero romano e nel corso del Medioevo, fu oggetto di studio di uno dei più grandi linguisti italiani dell'Ottocento, Graziadio Isaia Ascoli, così come anche di altri linguisti, fra cui insigni personalità della cultura tedesca: esiste ormai da 4 secoli una cospicua letteratura scritta in nònes e importanti pubblicazioni sulla storia, sulla toponomastica della valle e sulla grammatica della lingua locale; con l'avvento dell'autonomia speciale, le popolazioni che abitavano la valle, considerando come definitivamente acquisito il loro patrimonio culturale e identitario, diversamente dai ladini dolomitici, non rivendicarono subito il riconoscimento della loro specifica identità ladino-retica all'interno delle norme di attuazione dello statuto di autonomia, per cui esso è stato progressivamente intaccato dalle grandi trasformazioni economiche e sociali intervenute nel tempo, specie con riferimento all'avvento dei mezzi di comunicazione di massa; in ogni caso, sebbene con un po' di ritardo, le popolazioni delle due valli hanno deciso di mobilitarsi in difesa della loro specificità storico-identitaria: nel censimento linguistico del 2001, diverse migliaia di cittadini si sono ufficialmente dichiarati ladini ed in quello del 2011, i dichiaranti hanno superato le 10.000 unità, mentre quasi tutti i Comuni della val di Non, con apposite deliberazioni dei Consigli comunali, si sono dichiarati ladini-retici; i censimenti hanno avuto, tuttavia, esiti paradossali per i due gruppi, in quanto la norma di attuazione statutaria (di cui al decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592, e successive modificazioni) prevede il censimento dei soli appartenenti al gruppo linguistico dolomitico di Fassa, per cui i dichiaranti ladini di identità retica delle valli del Noce sono stati considerati ladini fassani del gruppo dolomitico, sebbene le lingue siano profondamente diverse, come diverse sono la storia e la dislocazione geografica delle due entità: mentre la valle del Noce ha fatto parte del municipio romano di Trento fin dalla sua costituzione, la val di Fassa ha avuto un percorso storico del tutto diverso, entrando a far parte del Trentino solo durante il periodo napoleonico, poco più di due secoli fa; peraltro, stando ai dati dell'ultimo censimento del 2011, il gruppo ladino-retico risulta essere quello maggioritario in Trentino, avendo raccolto 10.103 dichiarazioni di appartenenza, contro le 8.447 del gruppo ladino-dolomitico di Fassa, divario destinato ad accrescersi ulteriormente, posto che i ladini-retici costituiscono ormai più di un quarto del totale dei ladini censiti nell'intero Trentino-Alto Adige e che, attualmente, la popolazione complessiva delle due valli ammonta all'incirca a 55.000 unità, comprensive anche di una quota di persone che non sono native del territorio, ma che si sono dichiarate, soprattutto nella val di Non, appartenenti al gruppo linguistico, considerando anche le maggiori dimensioni assunte dal movimento nel corso degli ultimi anni; l'assenza di due differenti opzioni di scelta, in relazione ai gruppi linguistici della val di Non ed a quello della val di Sole, in sede di dichiarazione di appartenenza al gruppo linguistico ladino si pone in contrasto con i principi fondamentali dello statuto di autonomia della Regione e, in particolare, con l'articolo 2, che garantisce la tutela e il ruolo paritari dei gruppi linguistici nel Trentino-Alto Adige, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano assumere, secondo le procedure previste dall'articolo 107 dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige, le opportune iniziative legislative affinché, in vista del prossimo censimento linguistico previsto per il 2021, sia consentito a ciascun appartenente al gruppo linguistico della val di Non ed a quello della val di Sole, entrambi facenti parte del ceppo ladino-retico, di optare per il rispettivo gruppo di appartenenza, mediante l'adozione di apposite schede sulle quali siano indicati entrambi i gruppi linguistici. Atto n. 4-02850 LICHERI PETROCELLI PERILLI LOREFICE FERRARA EVANGELISTA MARILOTTI FENU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 20 marzo 2018 il Presidente della Repubblica algerina Abdelaziz Bouteflika ha emanato il decreto presidenziale n. 18-96 concernente l'istituzione di una zona economica esclusiva (ZEE) algerina; il 4 aprile 2018 l'Algeria ha depositato presso il segretario generale delle Nazioni Unite la lista di coordinate geografiche dei punti delimitanti la propria zona economica esclusiva, poi diramata con comunicato del segretario generale ONU del 17 aprile 2018; la zona economica esclusiva delineata unilateralmente da Algeri è delimitata ad est da alcuni punti paralleli alla Sardegna, taluni situati a circa 30 chilometri dalle coste dell'isola. I limiti esterni della ZEE lambiscono le acque territoriali italiane per un tratto di oltre 70 miglia nautiche, coinvolgendo le aree marittime antistanti a Sant'Antioco, Carloforte, Portovesme, Oristano, Bosa e Alghero. La ZEE algerina va a sovrapporsi, a ovest della Sardegna, con la zona di protezione ecologica italiana, istituita con decreto del Presidente della Repubblica 27 ottobre 2011, n. 209, e, a sud-ovest dell'isola, scavalca la linea mediana o linea di equidistanza, includendo un'ampia porzione di mare teoricamente rientrante tra le aree marittime di esclusivo interesse italiano, sebbene su di esse l'Italia non abbia ancora proclamato diritti di sovranità o istituito una propria ZEE. La zona economica esclusiva algerina si sovrappone, altresì, a una porzione della ZEE spagnola, istituita da Madrid nel 2013; l'articolo 2 del decreto del presidente Bouteflika ammette la possibilità di modificare la delimitazione della zona "nel quadro di accordi bilaterali con gli Stati le cui coste sono adiacenti o opposte alle coste algerine" in conformità a quanto stabilito dall'articolo 74 della Convenzione ONU sul diritto del mare del 1982, che determina che la delimitazione delle zone economiche esclusive di Stati con coste adiacenti o opposte sia decisa tramite accordo e che, in assenza di esso, gli Stati coinvolti debbano "in uno spirito di comprensione e cooperazione, compiere ogni sforzo per attuare accordi provvisori di natura pratica e, durante il periodo di transizione, non mettere in pericolo o ostacolare il raggiungimento di un accordo definitivo"; il 26 novembre 2018 l'Italia ha inviato una nota verbale all'ambasciata algerina a Roma per esprimere la propria opposizione all'atto unilaterale algerino. La contestazione è stata ribadita in un'ulteriore comunicazione, inviata il 28 novembre dalla rappresentanza permanente d'Italia alle Nazioni Unite, nella quale si puntualizza che la decisione di Algeri produce una "indebita sovrapposizione su zone di legittimo ed esclusivo interesse nazionale italiano". L'Italia ha quindi proposto di intavolare un negoziato con l'Algeria per raggiungere un accordo soddisfacente per entrambe le parti; il 20 giugno 2019 il Ministero degli affari esteri algerino ha inviato una nota verbale all'ambasciata italiana ad Algeri, nella quale ribadiva la liceità della determinazione della ZEE ai sensi del diritto internazionale vigente, ma apriva al dialogo con l'Italia con l'obiettivo di raggiungere "una soluzione equa e mutualmente accettabile" sui limiti esterni della ZEE algerina, si chiede di sapere: quale sia l'avanzamento dei negoziati con l'Algeria sul tema; se e quali ulteriori misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per assicurare la tutela di zone marittime di elevato interesse per il nostro Paese. Atto n. 4-02851 PRESUTTO ANGRISANI CASTELLONE CORRADO DONNO GIANNUZZI LANNUTTI LEONE PAVANELLI ROMANO TRENTACOSTE VACCARO VANIN DELL'OLIO GUIDOLIN MOLLAME DI MICCO LOMUTI PESCO MININNO ABATE PELLEGRINI Marco GALLICCHIO CASTIELLO DE LUCIA LANZI LOREFICE ORTIS MANTOVANI PISANI Giuseppe MARINELLO ACCOTO PIRRO GARRUTI RICCIARDI DI GIROLAMO Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: la situazione che riguarda il Comune di Napoli desta non poca preoccupazione. L'amministrazione partenopea potrebbe trovarsi a breve, infatti, a dover recuperare oltre un miliardo di euro in più di disavanzo che si sommerebbero agli 1,7 miliardi già accertati, per un totale di 2,8 miliardi di euro per sanare il proprio deficit di bilancio, in caso contrario sarà default ; con la recente sentenza n. 4 del 2020 la Corte costituzionale, infatti, intervenuta per sanare la disputa tra il Comune di Napoli, guidato da Luigi de Magistris, e la Corte dei conti della Campania, sezione di controllo, ha deliberato che utilizzare le anticipazioni di liquidità dello Stato o di altri enti, come Cassa depositi e prestiti, per coprire disavanzi nascosti dei Comuni o per liberare risorse per fare altre spese, è illegittimo; andando più nello specifico, la Consulta ha censurato l'uso da parte di palazzo San Giacomo delle anticipazioni di liquidità per 1,1 miliardi di euro (il FAL, fondo anticipazioni di liquidità), cioè i prestiti avuti dal Governo dal 2013 in poi, per andare ad azzerare il fondo crediti di dubbia esigibilità (FDCE), ossia i crediti che il Comune riteneva difficili da riscuotere. Tale sistema, secondo i giudici costituzionali, ha consentito di abbassare il disavanzo in maniera "fittizia", liberando risorse per fare altre spese, "in tal modo incrementando di fatto, senza che ciò appaia dalle scritture ufficiali, il disavanzo di amministrazione già maturato negli esercizi precedenti". La spesa del Comune, insomma, negli ultimi 3 anni pare sia stata "sovradimensionata" generando di fatto un extradeficit ; tale criticità ha origini lontane. A chiedere l'intervento della Corte costituzionale sulla questione dell'anticipazione di liquidità erano state le sezioni riunite della Corte dei conti, a febbraio 2019, intervenute su ricorso del Comune contro la delibera n. 107/2018 della Corte dei conti della Campania, che aveva disposto appunto il blocco della spesa. Le sezioni riunite con sentenza non definitiva n. 5/2019 avevano respinto in parte le contestazioni del Comune e per la restante parte, relativa all'anticipazione di liquidità, avevano rinviato la questione alla Consulta appunto. Nell'attesa della decisione, però, le stesse sezioni riunite avevano consentito al Comune di continuare a spendere; il Comune, dal canto suo, ha persistito nella sua condotta senza preoccuparsi delle possibili conseguenze; lo scenario attuale, a seguito della pronuncia della Consulta, prevede un nuovo intervento delle sezioni riunite della Corte dei conti, che potranno così emettere la sentenza definitiva sul ricorso presentato dal Comune nel 2018, in parte già respinto, come detto, e in parte basato su un assunto dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza citata; la situazione che si profila, in base a quanto espresso dalla sentenza e in base ai probabili sviluppi futuri, appare comunque molto preoccupante per l'amministrazione e per i cittadini napoletani: blocco della spesa e delle assunzioni, tasse al massimo e un piano di rientro fino al 2045 per recuperare 2,8 miliardi di euro di disavanzo (come già riportato sopra, 1,1 miliardi di euro in più di disavanzo, in aggiunta a 1,7 miliardi già accertati, per un totale di 2,8 miliardi) oltre a un extradeficit ancora da calcolare per tutte le spese fatte e non coperte dal 2017 ad oggi. L'alternativa sarà il dissesto, che potrà essere dichiarato dal Comune, per evitare il blocco della spesa, oppure potrà essere disposto dalla Corte dei conti della Campania e dichiarato dal prefetto a mezzo di un commissario ad acta ; secondo il parere della Consulta, il Comune di Napoli sarebbe giunto ad una situazione talmente compromessa a causa di una gestione amministrativa che ha consentito di effettuare spese superiori a quelle costituzionalmente permesse, determinando un peggioramento significativo dei conti. Tale gestione ha prodotto una serie di impegni e pagamenti, ed ora è auspicabile che i soggetti venuti in contatto a vario titolo con l'amministrazione comunale e i progetti posti in essere da quest'ultima non vengano travolti dalla dichiarazione di illegittimità di norme che hanno consentito, durante la loro vigenza, il sovradimensionamento della spesa; l'amministrazione comunale nel pronunciarsi sull'argomento aveva già in passato addotto giustificazioni riguardo alla propria pessima gestione dei conti facendo appello alla necessità di ricorrere alle anticipazioni di liquidità per ridurre il disavanzo a causa dell'enorme difficoltà riscontrata nella riscossione dei tributi locali, in particolare in un territorio considerato a "ridotta capacità fiscale" dalla stessa amministrazione; occorre sottolineare come anche in merito a quest'ultimo aspetto la stessa Consulta si sia espressa evidenziando come la capacità di escutere i debitori non dipenda solo dalla situazione economica dei membri della collettività, ma anche e soprattutto dall'efficienza amministrativa dell'ente locale e dei propri uffici preposti alla riscossione, aggiungendo inoltre come un conto sia la quantificazione della misura del gettito, effettivamente legata alle condizioni socio-economiche del territorio, un altro la capacità di riscuotere i tributi, consistente in una percentuale di realizzazione del gettito stesso e strettamente collegata all'efficienza del sistema di riscossione; per la Corte costituzionale, inoltre, l'incapacità di riscuotere le tasse locali rappresenterebbe, nel caso di Napoli, un problema strettamente organizzativo e non di carattere socio-economico imputabile al territorio; il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo ha precedentemente portato all'attenzione del Governo la situazione critica sul piano gestionale, amministrativo e contabile del Comune di Napoli, presentando due interrogazioni al Ministro dell'economia e delle finanze e al Ministro dell'interno (4-01774 e 4-01773); le due interrogazioni, alle quali ad oggi non è stata data risposta, evidenziavano che da anni la ridotta programmazione di spesa, l'incapacità di riscuotere, la dismissione degli asset della città, l'inattendibilità del bilancio delineassero una gestione del Comune caratterizzata da disorganizzazione e inefficienze gravi, tali da compromettere un'adeguata erogazione dei servizi pubblici essenziali, in grado di venire incontro ai bisogni ed alle esigenze dei cittadini napoletani; per tali ragioni, si chiedeva l'intervento degli organi di governo per ripristinare il corretto funzionamento amministrativo dell'ente, e gli opportuni controlli della Corte dei conti nella valutazione dei danni perpetrati dall'amministrazione locale; allo stato attuale, vista la recente sentenza della Corte costituzionale, con gli effetti contabili che ne deriveranno, le inefficienze dell'amministrazione e i disservizi potranno solo aggravarsi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di propria competenza, ritengano di intervenire in maniera tempestiva adottando le opportune misure per porre rimedio alle conseguenze prodotte dalla cattiva gestione amministrativa e contabile del Comune di Napoli; quali iniziative, nei limiti delle rispettive attribuzioni, intendano assumere affinché le ricadute di un tale stato di cose non si protraggano ulteriormente nel tempo, continuando a produrre effetti dirompenti sulla qualità della vita dei cittadini napoletani. Atto n. 4-02852 DE PETRIS Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: l'indicazione del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca (circolare prot. 5259/MGM del 27 luglio 2012) stabilisce che le istituzioni dell'alta formazione artistica e musicale (Afam) devono provvedere alla redazione di graduatorie permanenti aggiornabili di anno in anno; tali graduatorie sono finalizzate all'assunzione a tempo indeterminato ovvero al rinnovo annuale del contratto quando richiesto, nel conservatorio di appartenenza ovvero in altra istituzione dell'alta formazione artistica e musicale. Tra l'altro, esse consentono di non creare nuovo precariato; alla stessa prassi si era attenuto anche il conservatorio di "Santa Cecilia" che, con decreto del presidente prot. n. 9566/PR13 del 25 ottobre 2016, aveva bandito la procedura di redazione delle graduatorie, rispettivamente per collaboratori di biblioteca, assistenti e coadiutori. L'articolo 8 del bando dispone che "le graduatorie sono permanenti. Il conservatorio provvede annualmente all'aggiornamento delle stesse, verificando - mediante procedura il maturare dei requisiti previsti"; il conservatorio, anziché procedere all'aggiornamento delle graduatorie, in data 3 ottobre 2017 ha emanato un bando pubblico per l'assunzione di personale del profilo di assistente, con l'evidente rischio di escludere chi ha già maturato l'anzianità prevista dalle vigenti normative e ha di fatto licenziato tre persone in servizio nel 2017. Una tra queste persone ha adito le vie legali ed è risultata vittoriosa (sentenza TAR Lazio, sezione terza- bis , del 3 giugno 2019); considerato che, per quanto risulta all'interrogante: in data 14 dicembre 2017, i revisori dei conti hanno dato un giudizio assai pesante sul "contratto decentrato di istituto" sottoscritto dal direttore e dal presidente per la parte pubblica, da due organizzazioni sindacali non rappresentative in conservatorio e dalla minoranza della rappresentanza sindacale unitaria, muovendo rilievi contabili e gestionali molto penetranti; i revisori hanno imputato al conservatorio, di cui il direttore è rappresentante legale, di non aver dato riscontro agli altri rilevi precedentemente resi; in seguito a questi fatti, il Ministro dell'economia e delle finanze ha ordinato un'ispezione e la relazione redatta all'esito dell'ispezione risulta assai pesante nei confronti della direzione, tanto da evidenziare che il rendiconto per il 2017 è stato approvato con grave ritardo; il conservatorio non ha fatto accantonamenti per il cospicuo contenzioso nel quale è spesso soccombente; non si impone in modo uniforme ai docenti l'obbligo dell'uso del cartellino marcatempo; la gestione dei fondi della contrattazione integrativa è svolta in modo contrastante con la normativa vigente; non è stato adeguato il sito web istituzionale alle norme anticorruzione; nel dicembre 2019, il capo dipartimento pro tempore Valditara ha inviato due ispettori, il maestro Carioti e il dottor Mancino, per verificare la gestione del conservatorio. L'ispezione doveva concludersi il 17 gennaio 2020, ma gli ispettori hanno chiesto una proroga; da organi di stampa si apprende che il direttore ha arbitrariamente dapprima escluso gli studenti cinesi del conservatorio in ragione del coronavirus e poi ha revocato il provvedimento per la sua evidente infondatezza, poiché quegli studenti erano in Italia da molti mesi prima che emergesse il problema, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e se non voglia valutare la possibilità di proroga dell'ispezione; se non ritenga inoltre opportuno adottare adeguate iniziative per ristabilire il buon andamento e l'imparzialità nell'azione amministrativa del conservatorio, visto che questo tipo di gestione favorisce discriminazioni ed espone l'erario pubblico ad azioni risarcitorie che potrebbero finire per danneggiare il patrimonio pubblico. Atto n. 4-02853 RUSPANDINI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nel luglio 2019, nelle primissime ore della giornata, il centro storico della città di Casoria, Comune di circa 80.000 abitanti a nord di Napoli, è stato scosso da un profondo smottamento della sede stradale; la voragine, larga 8 metri e profonda 12, è stata preceduta da un forte boato e da un intenso odore di gas, e ha inghiottito un compattatore di rifiuti dell'azienda di igiene urbana "Casoria-Ambiente"; solo il caso ha evitato un esito tragico per il conducente del mezzo: il veicolo infatti è precipitato con la parte posteriore e non con la cabina di guida; a seguito dell'evento franoso, circa 50 famiglie, residenti in palazzi adiacenti all'area interessata, sono state evacuate in via precauzionale; a fronte di un forte risalto che la vicenda ha avuto sui principali organi di stampa, locali e nazionali, il sindaco della città, Raffaele Bene, ha affermato che nulla "poteva far pensare a quello che poi è successo, nei giorni scorsi non ci è pervenuta alcuna segnalazione da parte dei cittadini", come si legge su un articolo de "Il Messaggero"; la dichiarazione del sindaco, tuttavia, stride con la realtà; da tempo, infatti, è stata riconosciuta la particolare conformazione geomorfologica del sottosuolo, caratterizzato da profonde cavità (circa 300 censite al 2002), causate dagli innumerevoli scavi effettuati nel tempo per ricavare materiale utile in edilizia: tuttavia, non è mai stato fatto uno studio approfondito, attraverso indagini geofisiche, per conoscere la reale natura di tali cavità; tale situazione, peraltro, era stata descritta in una relazione geologica, a firma del dottor Giovanni De Falco, nel luglio 2013, redatta per il piano urbanistico del Comune di Casoria, e reperibile facilmente in rete; si affermava, tra l'altro, che "malgrado il censimento effettuato negli anni 1986 e 1987 ed il relativo aggiornamento effettuato dall'Amministrazione Provinciale di Napoli, a tutt'oggi manca una banca dati razionale delle cavità; esse nel corso del tempo sono state rilevate solo in parte e in molti casi solo riempite allorquando venivano rinvenute o nel corso dell'attività edilizia connessa allo sviluppo urbanistico della città o in occasione di sprofondamenti e dissesti"; inoltre, "fenomeni di dissesto possono evolvere sino al crollo quando si determinano più concause contemporaneamente. Tra i fenomeni scatenanti possono essere considerate le infiltrazioni d'acqua, le pareti dei pozzi non rivestite, la scarsa litificazione del tufo, le fratture del tufo in volta e la presenza di tane di lapillo nel materiale sciolto sovrastante il banco di tufo laddove è localizzata la cavità"; soprattutto, "il mancato censimento e rilevamento delle cavità, il riempimento delle cavità talvolta non eseguito a regola d'arte, la dissennata eliminazione in superficie dei manufatti e morfologie riconducibili alla presenza di cavità stesse (discenderie, occhi di monte, piscine, pozzi isolati, ecc.), la perdita della memoria storica e l'assenza diiniziative pubbliche volte allo studio puntuale del problema hanno determinato una situazione di obbiettivo impedimento al necessario risanamento del sottosuolo cavato nonché hanno di fatto aggravato le condizioni di potenziale instabilità del territorio. La predetta situazione impone la necessità e l'urgenza" di approfondire la conoscenza delle cavità per programmare il risanamento del sottosuolo; considerato che: oltre al centro storico della città, anche altre zone del territorio comunale sono interessate da criticità geologiche e morfologiche, come la frazione di Arpino di Casoria, dove la falda freatica del fiume tombato Lufrano sta risalendo, causando notevoli disagi e allagamenti; sebbene la situazione complessiva fosse ufficialmente nota dal 2013 grazie alla citata relazione, nulla è stato fatto in tutti questi anni: non è stato predisposto alcun piano strategico di prevenzione e manutenzione, non è stato previsto alcun adeguato intervento né, a quanto risulta all'interrogante, sono stati attivati tavoli tecnici istituzionali; la situazione emergenziale richiederebbe, invece, un'attenzione particolare, attraverso una costante attività di monitoraggio, prevenzione e tutela, si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda attivare al fine di fronteggiare le criticità evidenziate e, in ogni caso, un problema che, estremamente diffuso sul territorio nazionale, determina talvolta effetti catastrofici. Atto n. 4-02854 CORRADO PAVANELLI PRESUTTO TRENTACOSTE LEONE GALLICCHIO VANIN ANGRISANI DE LUCIA GIANNUZZI LOMUTI ABATE LANNUTTI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: negli ultimi anni alcune associazioni lucane, come Cova Contro, Mediterraneo No Triv, No Scorie Trisaia ed Isde Basilicata, hanno denunciato decine di anomalie e violazioni sul decomissioning operato dalla Società gestione impianti nucleari (So.Gi.N.) nel sito lucano dell'impianto di trattamento e rifabbricazione elementi di combustibile (Itrec) di Trisaia di Rotondella (Matera); tale sito risulta ufficialmente contaminato, almeno dal 2015, nella matrice acque sotterranee, per i seguenti parametri: trielina, cromo esavalente, cloroformio, manganese; altre contaminazioni nella matrice suoli si riscontrano sia all'interno, sia all'esterno del sito; considerato che: nel mese di dicembre 2019 è stato smantellato il monolite radioattivo presente nella fossa irreversibile 7.1, operazione svolta senza informare la popolazione locale come previsto dall'art. 8 della direttiva Euratom n. 2014/87; l'associazione Cova Contro chiede dal 2017 dati su tutta una serie di dinamiche e strutture presenti nel sito di Trisaia, senza ricevere mai risposte esaustive, al punto da essere stata costretta a denunciare i silenzi di So.Gi.N. anche all'autorità giudiziaria; le stesse associazioni hanno rilevato, nel gennaio 2018, la presenza di cromo esavalente a ridosso della soglia di legge fino ad oltre un chilometro di distanza dalla recinzione dell'impianto; risulta, inoltre, che siano state messe al corrente dagli enti locali che So.Gi.N. starebbe abusando del segreto di Stato, negando anche le planimetrie relative alla condotta di scarico a mare, che attraversa terreni agricoli privati, e i dati relativi ai circuiti delle acque di drenaggio e antincendio dell'impianto Itrec; la popolazione locale teme che l'asserito deposito temporaneo sia in realtà un alibi per nascondere stoccaggi a lungo termine di sostanze nocive; in merito al monolite smantellato, si rileva che nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti del 2009 (pp. 111 e 112) i monoliti interrati risultavano essere 4 e non uno soltanto; in un cablogramma di "WikiLeaks" è pubblicato un elenco di materiale nucleare di proprietà americana custodito presso l'impianto Itrec; dai verbali delle conferenze dei servizi emerge che la locale azienda sanitaria non aveva e non avrebbe ancora oggi attivato alcuna convenzione con l'Istituto zooprofilattico di Foggia per le analisi sugli alimenti dell'areadella , nonostante vi ricadano aziende agricole biologiche e di pregio, inclusa un'oasi Plasmon; da uno studio statistico sulla mortalità svolto dall'Istituto superiore di sanità sui comuni ospitanti siti nucleari emergono criticità per la contrada Trisaia meritevoli di approfondimento, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle ragioni per cui So.Gi.N. non abbia informato le popolazioni locali circa i progetti di taglio del monolite radioattivo della fossa 7.1, e se abbiano contezza del suo contenuto, nonché dei risultati delle analisi radiochimiche dei liquidi persi dal monolite tra il 2014 ed il 2019; se siano a conoscenza di che cosa sia previsto per la fossa radioattiva 7.2, ufficialmente esclusa dai piani di bonifica; se, per avere un conteggio definitivo sulle cavità ospitanti rifiuti o materiale radioattivo, sia stata svolta un'indagine sulle strutture o sorgenti interrate ad oggi non ufficialmente censite nel sito di Trisaia e se dunque esista un elenco comprendente il serbatoio, le condotte interrate e le fosse con rifiuti (anche per sapere se la numerazione usata da So.Gi.N. -7.1, 7.2- sia da intendere in maniera seriale); quanto materiale nucleare ospitato nel sito sia di proprietà straniera, a quale tipologia appartenga e con quale destinazione d'uso, e se la sua presenza non rappresenti una violazione alle norme internazionali e delle leggi nazionali relative al transito e allo stoccaggio di materiale nucleare a potenziale uso bellico; perché la carta di individuazione dei siti italiani idonei al sito unico di stoccaggio nazionale (CNAPI) non sia stata ancora pubblicata; quali siano i motivi per cui durante i lavori di costruzione dell'impianto per il condizionamento del prodotto finito (ICPF) di Trisaia la realizzazione delle palificazioni sia proseguita, benché So.Gi.N. avesse inoltrato l'avviso di contaminazione della falda da sostanze tossiche e cancerogene come il cromo esavalente e la trielina; per quale ragione non sia stato attivato, negli ultimi 5 anni, un piano di monitoraggio sugli alimenti specifico per la ricerca degli inquinanti censiti in falda; se vi sia l'intenzione di estendere l'indagine statistica sulla mortalità a tutti i Comuni beneficiari delle compensazioni ambientali per il sito Itrec di Trisaia. Atto n. 4-02855 STEFANI OSTELLARI Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario tenutasi in data 1° febbraio 2020 presso la Corte d'appello di Venezia, la presidente della medesima Corte, dottoressa Ines Maria Luisa Marini, nel corso della sua prolusione, ha espressamente dichiarato in sede di analisi della composizione qualitativa del contenzioso che "in significativo e preoccupante aumento sono stati inoltre i procedimenti per reati di associazione per delinquere con infiltrazione di criminalità proveniente da altre regioni d'Italia che hanno determinato anche l'incremento delle misure di prevenzione reali e personali emesse"; il procuratore generale della Repubblica, dottor Antonio Mura, nella medesima occasione, ha relazionato, fra le altre, anche sulla situazione carceraria del territorio veneto evidenziando "la presenza sempre più consistente (soprattutto da settembre 2019) di reclusi in vario modo rapportabili all'area mafiosa configura un'indubbia criticità per le strutture carcerarie e, indirettamente, per il territorio"; da settembre 2019 in effetti sono stati disposti trasferimenti di detenuti, soprattutto presso la casa circondariale di Vicenza e quella di Rovigo, tutti reclusi per reati legati alla criminalità organizzata; i posti previsti a livello regolamentare nei vari padiglioni delle carceri venete potrebbero infatti giungere a prevedere alcune centinaia di detenuti a titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso; sono tante le emergenze delle attuali case circondariali: sovraffollamento, sistema di sorveglianza insufficiente, personale insufficiente, pochi blindati, carenza di personale di Polizia penitenziaria; considerato che: il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, ex art. 416- bis del codice penale, si configura nel momento in cui, tra gli altri, il soggetto mira ad acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali; a seguito dei detenuti, verosimilmente, si radicheranno sul territorio le loro famiglie, di origine e acquisite, rischiando di compromettere il tessuto economico-sociale vicentino, attraverso i traffici illeciti che i detenuti, condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso, ex art. 416- bis del codice penale, ma non in isolamento, ex art. 41- bis dell'ordinamento penitenziario, potenzialmente potranno gestire dalla stessa struttura carceraria; la presenza di criminalità organizzata in territorio veneto risulta già dalla pendenza di procedure giudiziarie a loro carico; lo stesso procuratore generale della Repubblica lamenta che la presenza di detenuti mafiosi determina un'indubbia criticità per le strutture carcerarie e per il territorio, si chiede di sapere quale sia il sistema di sicurezza predisposto dal Ministero della giustizia per il controllo del territorio veneto da infiltrazioni mafiose e quali mezzi il Ministro in indirizzo, per quanto di sua competenza, ritenga opportuno approntare affinché non si sviluppi il fenomeno mafioso e affinché i detenuti, che spesso nei due carceri non si trovano in isolamento, non siano in condizione, anche solo potenzialmente, attraverso i contatti con l'esterno, di continuare a gestire traffici illeciti, che compromettano il tessuto economico-sociale del Veneto. Atto n. 4-02856 BATTISTONI Al Ministro della difesa Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'ex magazzino materiali per la difesa nucleare, batteriologica, chimica (Nbc) di Ronciglione (Viterbo) è una struttura realizzata durante gli anni '30 per la produzione, lo stoccaggio e il caricamento di gas fosgene e per il caricamento di ordigni bellici con iprite proveniente dagli impianti di Cesano; al termine del secondo conflitto mondiale, l'impianto è stato dismesso dalla destinazione stabilita ed è utilizzato per il caricamento di artifizi nebbiogeni, per cessare definitivamente ogni tipo di attività negli anni '70; a metà degli anni '90 è iniziata la prima opera di bonifica condotta dal Ministero della difesa e da una ditta specializzata; nel 2007 la struttura è stata inserita nell'elenco dei beni dismissibili della difesa; nel 2011 è partito il progetto di bonifica definitiva dell'intera area, che prevedeva due lotti di finanziamento. Il primo lotto è stato eseguito dai primi di ottobre 2012 e concluso a gennaio 2013. Il secondo lotto, iniziato subito a seguire, ha visto la sua conclusione nel luglio 2015; negli ultimi anni l'area versa nel più totale abbandono con le reti di recinzione fatiscenti e solo parzialmente presenti; nell'ultimo mese sono stati realizzati reportage fotografici che testimoniano l'incuria dei luoghi e la pericolosità degli edifici rimasti, ma soprattutto il rischio derivante da alcune scorie rimaste all'aria aperta ed accessibili ai cittadini; il sito è frequentato regolarmente anche oggi, viste le numerose scritte sui muri che citano il contesto politico attuale, si chiede di sapere: se la bonifica sia stata eseguita correttamente e se i materiali rimasti nell'area e fotografati da numerosi fotoamatori non siano pericolosi per la pubblica incolumità; se ci sia l'intenzione, ancora oggi, di alienare l'area o sia previsto un piano di recupero da parte del Ministero con diverse finalità; se sia intenzione del Ministro in indirizzo di ripristinare le misure di sicurezza al fine di impedire l'accesso ai non addetti all'area. Atto n. 4-02857 PILLON PELLEGRINI Emanuele IWOBI CANDURA Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della giustizia Premesso che: su segnalazione dell'associazione internazionale ICASK (International child abduction Slovakia), composta esclusivamente da genitori vittime di sottrazioni internazionali di minori in Slovacchia, ma a prevalenza di padri italiani, è stato reso noto che il Parlamento slovacco recentemente ha votato una legge nazionale che prevede la revisione del processo nel caso in cui il genitore sottrattore slovacco perda la causa di "sottrazione di minore" ai sensi della Convenzione de L'Aja del 1980 e quindi sia costretto a rimpatriare il minore sottratto; l'ambasciata italiana di Bratislava, unitamente ad altre 12 ambasciate di altri Paesi, si è opposta a questa legge; anche l'europarlamentare slovacca Lucia Duris Nicholsonova ha protestato presso la Commissione europea contro il suo stesso Paese per la nuova legge; la Slovacchia è stata condannata 4 volte presso la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per non aver restituito il minore sottratto dal genitore slovacco al Paese di origine; stando alle informazioni pervenute dalla deputata slovacca Natàlia Blahovà del partito slovacco SaS, attualmente vi sono 700 casi annui di minori sottratti; in data 4 maggio 2017 l'associazione internazionale ICASK si rivolse all'ambasciatore slovacco Jan Soth a Roma per chiedere aiuto ed un incontro con il Presidente della Repubblica slovacca Andrej Kiska: fu promesso loro sostegno, anche in presenza dell'ex mediatore europeo per le sottrazioni internazionali Roberta Angelilli, ma non ci fu alcun fattivo seguito; in data 9 gennaio 2019 anche il primo firmatario del presente atto è intervenuto sul tema, interpellando il Presidente del Senato per l'intervento della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della giustizia al fine di ottenere un intervento diplomatico per risolvere i casi di sottrazione internazionale di minori e del diniego del diritto di visita in Slovacchia; allo stato attuale, stando all'annuario statistico del Ministero degli affari esteri del 2018, ci sono ancora 5 casi di sottrazione internazionale di minori irrisolti con la Slovacchia; dai dati illustrati emerge che da parte della giustizia e del Ggoverno slovacco vi è la volontà di tutelare in maniera "sistematica" le sottrazioni internazionali di minori italiani e di negare il diritto di visita al genitore italiano, trasformando di fatto i minori italiani "orfani di genitore italiano vivo", si chiede di sapere quali azioni i Ministri in indirizzo ritengano opportuno intraprendere gli interrogati, per quanto di loro competenza, al fine di pervenire ad una soluzione definitiva dei casi irrisolti di rimpatrio dei minori italiani e dei mancati diritti di visita per i genitori italiani. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-01356 del senatore Taricco ed altri, sul caso di un italiano detenuto a Londra; 3-01360, del senatore Pillon, su un caso di sottrazione internazionale di minore; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-01354 del senatore Malan, sulla gara pubblica per la realizzazione dell'autostrada Torino-Piacenza; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-01355 della senatrice Castellone ed altri, sul volontariato nel servizio di emergenza urgenza, specie in Campania.