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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 126 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,04). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge: Doc 1354 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. 1354, già approvato dalla Camera dei deputati. Ha facoltà di parlare il senatore Vitali per illustrare la questione pregiudiziale QP1. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, verrebbe da dire: «Siamo alle solite, Calimero», citando un'antica pubblicità televisiva. Infatti, il decreto-legge in esame è stato approvato dalla Camera dei deputati con numerose modifiche che disciplinano settori tematici tra loro eterogenei. L'effetto omnibus del testo e la farraginosità di numerosi articoli di non immediata applicazione rischiano di avere un impatto negativo sull'obiettivo originario che questo decreto-legge voleva raggiungere, cioè far crescere il PIL, sia pure dello 0,1 per cento. Ci troviamo infatti di fronte al solito rinvio a decreti attuativi dei quali abbiamo perso le tracce, né il Governo ha ripreso a rispettare l'obbligo di informare il Parlamento sullo stato di emanazione dei decreti attuativi. L'ultima volta che mi sono messo a contare i decreti attuativi in sospeso sono arrivato a più di duecento. Non sappiamo oggi a quanto ammontano i decreti attuativi che il Governo deve emanare. Non è la prima volta che vi segnaliamo che l'eterogeneità delle materie in un decreto-legge finisce per depauperare le prerogative legislative del Parlamento, abusando di fatto della decretazione d'urgenza. La sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012 ha ritenuto illegittimo il decreto-legge il cui contenuto sia privo del vincolo dell'omogeneità. Meriteremmo un premio per l'ostinazione con la quale cerchiamo di portarvi sulla retta via legislativa e voi una sanzione doppia per la reiterata recidiva con la quale bypassate le norme costituzionali. Non vi è chi non veda la necessità del Governo di realizzare il proprio programma e di rendere operative con immediatezza alcune decisioni, ma, di contro, questa esigenza non può prevalere sulla natura peculiare del decreto-legge e le storture di questo provvedimento sono ravvisabili già nel suo titolo vago, generico e tale da non comprenderne lo specifico ambito di applicazione. È vostra consuetudine ritenere che l'inserimento nel titolo del termine «urgenti» sia motivo sufficiente per rendere emanabile un decreto-legge, mentre, violando la Costituzione, avete reso la decretazione d'urgenza un modo ordinario di legiferare. A ciò si aggiunga che avete violato le esigenze di stabilità, certezza e semplificazione della legislazione. Va inoltre considerato come la Corte costituzionale più volte abbia ricondotto le disposizioni volte ad accelerare il processo di circolazione della conoscenza ed accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese a materie spettanti alla competenza legislativa concorrente delle Regioni. Ciò posto, l'attrazione al centro delle funzioni amministrative mediante la chiamata in sussidiarietà richiede che l'intervento legislativo preveda forme di leale collaborazione con le Regioni. Gli articoli 28 e 29 di questo provvedimento disattendono tali previsioni. Per essere chiari, l'articolo 28 prevede l'introduzione di semplificazioni per la definizione dei patti territoriali e dei contratti d'area, con l'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni invece che in sede di Conferenza unificata, come pure in sede di audizione da più parti era stato richiesto. L'articolo 29, che riguarda le nuove imprese a tasso zero, le smart start e le digital transformation , al comma 3 demanda a decreti del Ministro dello sviluppo economico la revisione degli incentivi per le attività imprenditoriali, senza alcun coinvolgimento delle autonomie locali. Per non parlare degli articoli dall'1 al 22, comprendenti numerosi articoli aggiuntivi inseriti dalla Camera dei deputati, i quali, pur concernenti disposizioni riconducibili alla materia fiscale, affrontano questioni tra loro diverse. Non solo, ma a seguito di modifiche introdotte nell'altro ramo del Parlamento è anche difficile rinvenire quel soddisfacimento del principio di necessità e urgenza proprio del decreto-legge. Non voglio fare la disamina di tutti gli articoli, perché questo è demandato alla discussione nel merito, però è necessario segnalare come rimangano irrisolte problematiche di notevole portata, come la questione di Alitalia, contenuta nell'articolo 37. Infatti, al di là di una generica autorizzazione per il MEF ad entrare nel capitale della compagnia, cancellando al contempo il termine per la restituzione del prestito ponte di 900 milioni, di cui 650 milioni coperti con un aggravio sulle bollette elettriche, è facile immaginare come tale espediente sarà ritenuto aiuto di Stato dall'Unione europea. E che dire dell'articolo 38, che doveva contribuire a chiudere definitivamente la gestione commissariale del Comune di Roma? Anche qui, in maniera poco elegante e trasparente, con emendamenti inseriti in prima lettura, si sono favorite solo sei città, a discapito di tutte le altre. Altra marchiana violazione è quella inserita nella seduta del 20 giugno presso la Camera dei deputati, dove si è fatto passare per mero drafting una questione ben più rilevante come il cosiddetto emendamento Sud, che di fatto ha sottratto la gestione delle risorse 2021-2027 al Ministro per il Sud e per la coesione. Infine, va decisamente denunciata la consuetudine di trasformare il nostro ordinamento bicamerale in ordinamento monocamerale. Infatti, questa maggioranza, approfittando di numeri più ampi alla Camera dei deputati, presenta lì tutti i decreti-legge, che arrivano in Senato con tempi contingentati e tali da non permettere alcun serio esame, in violazione dell'articolo 70 della Costituzione. In definitiva, la consuetudo contra legem da parte di questo legislatore di produrre decreti-legge in contrasto con sentenze della Corte, con dettami costituzionali e disposizioni legislative indebolisce la credibilità degli organi legislativi, dei loro componenti e del valore della forza delle leggi e della Costituzione. Desta infine perplessità che un decreto-legge formalmente viziato possa essere emanato e successivamente convertito. Per questi motivi noi insistiamo nella pregiudiziale di costituzionalità presentata. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CALIENDO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, io sono arrivato un po' in ritardo, quando l'illustrazione della questione pregiudiziale era già iniziata, e mi meraviglio del fatto che non sia presente il Governo. Stiamo discutendo di un disegno di legge e il Governo è assente. Mi rimetto alla sua decisione. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD e della senatrice De Petris) . PRESIDENTE . Sospendo brevemente la seduta in attesa di verificare se il Governo sarà presente o meno in Aula. (La seduta, sospesa alle ore 16,16, è ripresa alle ore 16,17) . Il Governo è presente in Aula e possiamo procedere. Ha facoltà di parlare il senatore D'Alfonso per illustrare la questione pregiudiziale QP2. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, io non avrei manifestato meraviglia laddove avessi riscontrato l'assenza del Governo, perché una delle caratteristiche del decreto-legge in esame è che svela una forma di odio nei confronti del Senato. Dico questo solo a giudicare dal lasso di tempo che è stato investito dalla Camera dei deputati, alla quale è stato anche consentito di condurre un'idonea attività istruttoria: su sessanta giorni, quarantacinque giorni abbondanti sono stati riservati alla Camera dei deputati, mentre al Senato della Repubblica, materialmente, da quando la documentazione ci è pervenuta, io ho contato, in termini di tempo idoneo di lavoro, grosso modo sessanta ore. Noi siamo davanti all'illustrazione di una questione pregiudiziale non solo perché a volte accade che le opposizioni facciano ricorso a questo strumento, ma in questo caso c'è davvero bisogno di organizzare l'espressione di un pre-giudizio per cercare di ritrovare lo spazio di un giudizio di merito. Siamo in un momento in cui il quadro economico italiano è caratterizzato dagli elementi riferiti per esempio all'Istat che, fotografando la realtà, ci svela come i numeri della nostra economia reale ci dicono ad alta voce che la pressione fiscale è aumentata rispetto all'anno scorso, che nei fatti la produttività industriale manifesta difficoltà, così come la capacità di collocare forza lavoro; aumentano gli inoccupati, diminuisce la quantità dell'energia elettrica industriale che viene domandata e utilizzata, così come il numero dei trasporti eccezionali riferiti alla produzione industriale; aumenta il numero delle ore della cassa integrazione. All'interno di questo quadro, il Governo del Paese, vincolato anche da contratti molto promettenti, di sicuro doveva mettere in campo un provvedimento necessitato e urgente capace di produrre crescita. Sul piano della denominazione abbiamo una consistenza cartacea che parla di crescita, ma nei fatti il decreto-legge in discussione non ha neanche le caratteristiche per essere concepito, sul piano dell'ordinamento, come decreto-legge. Non ha capacità di effettività nel tempo immediato che ci serve, perché rinvia i suoi effetti nel futuro, per la sua efficacia dà luogo alla richiesta di circa 45 provvedimenti attuativi ed è nei fatti un decreto-legge bazar, altro che omnibus : al suo interno c'è tutto e il contrario di tutto. Siamo davvero davanti alla difficoltà, anche per gli organi di verifica e di rilettura, di giudicare come idoneo e coerente il prodotto di questo decreto-legge per l'eccessiva eterogeneità. La sentenza della Corte costituzionale del 2012 è implacabile. Ciononostante si va avanti e noi mettiamo in evidenza come questo decreto crescita soltanto di denominazione, dentro di sé, per esempio, porta un riconoscimento oggettivo di errori fatti nell'immediato passato. Pensate, ad esempio, alla legge di bilancio e all'opera di negazione contenuta in tale legge rispetto a strumenti fondamentali dell'economia reale, quando, cioè, avete messo nel dimenticatoio, soffocandolo, lo strumento del superammortamento. Nella legge di bilancio lo avete scansato come strumento, adesso lo riutilizzate. Questo non significa fare sì che poi la macchina dello Stato, l'ordinamento, l'economia reale sappiano con immediatezza rimettersi in cammino perché l'ordinamento tributario e fiscale ha bisogno di trovare pacificazione, normalità di funzionamento, non questo strapazzamento normativo, su e giù, prima demolire per poi ricostruire. È successo anche con l'istituto della cosiddetta mini-Ires così come è successo per quanto riguarda la patent box e altri strumenti provenienti dal passato che voi avete voluto portare ad una specie di sepoltura per poi riportarli in vita. Che modo è di governare la cosa pubblica, quando si procede così? Nel decreto-legge al nostro esame, per esempio, cercate di affrontare i temi delle città in sofferenza finanziaria, che sono in predissesto o dissesto e cercate di affrontare la grande questione capitolare di Roma. L'errore non è l'attenzione su Roma o su altri comuni come Catania che vengono da questo affanno, da questa difficoltà finanziaria; è l'approvvigionamento finanziario che è sbagliato. Non si possono togliere le risorse dall'economia innovativa, dall'economia competitiva, dall'economia 4.0 che tanto serve all'Italia per vincere la sfida internazionale, per utilizzarle per far sì che una città o l'altra possano ripartire. Servono prodotti omogenei riferiti alle città che devono svolgere il proprio ruolo. Per Roma serve una legge speciale, recuperando lo spirito che attivò Legnini da sottosegretario al Ministero dell'economia e delle finanze delegato a questo, o anche il lavoro che ha provato ad impostare Calenda, o anche quello che ha balbettato il vice premier Di Maio quando, per mezz'ora, si è interessato ai temi di Roma. Serve una legge che faciliti il suo funzionamento come città capitale dello Stato, com'e è accaduto a Berlino - dove una legge c'è e funziona - o a Bruxelles, o a Londra. Non si tolgono risorse da settori vitali dall'economia per cercare di provare a tamponare. Un altro errore gigantesco è quello che è stato fatto sul grande nodo di Alitalia. Anche in questo caso è stata presa un'iniziativa sbagliata sul piano dell'approvvigionamento finanziario. Si fa coprire il fabbisogno momentaneo straordinario dalla fiscalità dei cittadini riferita ai servizi di energia elettrica e si scavalca l'onere obbligatorio, anche per l'Europa, di restituzione del prestito-ponte. Serve trovare un partner idoneamente individuato e serve fare una scelta strategica per il futuro, non una scelta estemporanea e immediata. Qual è l'anima di questo decreto-legge? Sembra il tentativo di uno studente che non vuole studiare e che per cercare di ingannare si fa vedere sepolto dai libri e l'unica cosa che riesce a mettere in campo è l'applicazione sulla parte teorica dell'educazione fisica. Nei fatti è un inganno. (Applausi dal Gruppo PD) . È una specie di rospo che dal lavoro del Consiglio dei ministri, adottato due volte, va alle Commissioni competenti della Camera, poi in Assemblea e raddoppia, per cui 50 articoli diventano il doppio. Molta roba introdotta alla Camera, che è davvero il luogo della confidenza normativa di questo Governo, si raddoppia e produce anche norme senza senso, ultronee, come il rinvio al contraddittorio nei rapporti tra amministrazione finanziaria e contribuente. È un dato già acclarato e pacifico, ma si riscrive la norma per invitare al contraddittorio in sede amministrativa. Andando avanti, rispetto alle fantasie di questo decreto-legge, c'è addirittura una norma che stabilisce che, per il recupero di coloro i quali hanno dato luogo a debiti fuori bilancio nelle Regioni, il debito fuori bilancio si potrebbe riconoscere alternativamente in Consiglio regionale oppure in Giunta. L'ordinamento però stabilisce competenze precipue e precise, per cui non si può dire che o si fa in un modo o si fa nell'altro; è così che si comincia a demolire l'ordinamento nella sua terzietà, neutralità e fissità di competenze. Questo decreto-legge va dunque ripensato. C'è un'azienda in Abruzzo che si chiama ICO, Industria cartone ondulato: perché non affidiamo a quest'industria cartaria la rilettura del decreto-legge in esame, che nei fatti è un malloppo di carte che non ha anima né capacità di fronteggiare il fabbisogno dell'economia in questo lasso di tempo? Per questo vi diciamo di fermarvi e di fare in modo che il lavoro degli organi ausiliari del Parlamento, ossia le Commissioni, possa produrre significato. Abbiamo provato a correggerlo qui al Senato, davanti alle Commissioni riunite. Abbiamo anche lavorato sugli ordini del giorno, che non sono le ali degli angeli, ma fissano le priorità tematiche e aggiornano l'agenda. Novanta ordini del giorno sono stati approvati, a rivelare l'inconsistenza della qualità del prodotto lavorato in sede di decreto-legge. Per questo chiediamo di votare la questione pregiudiziale e di tornare ad un giudizio di merito del prodotto di questa norma. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Errani). Saluto ad amministratori locali e ad una rappresentanza di una associazione culturale PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea Giovanni Dal Cero, sindaco del Comune di Castelnuovo del Garda, e Marco Franzoni, sindaco del Comune di Cerea, e una rappresentanza dell'associazione Attivamente di Stornarella, in provincia di Foggia. (Applausi) . Ripresa della discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. Doc 1354 PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare la senatrice De Petris per illustrare la questione pregiudiziale QP3. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, mi rivolgo anche a lei e alla sua sensibilità: cercherei di far ragionare tutti i colleghi sul fatto che il momento della presentazione di una questione pregiudiziale di costituzionalità non può più essere interpretato come una specie di rito stanco. Evidentemente, se non si dà il giusto peso alle questioni molto serie che poniamo, insieme ai colleghi che mi hanno preceduto, si continua a non comprendere la situazione grave in cui ci troviamo. Devo ricordare ancora una volta che non è più possibile continuare a presentare, confezionare e approvare decreti-legge in modo continuo e reiterato? Si tratta di reati contro la Costituzione che si continuano a perpetrare nel tempo, e che si aggravano di volta in volta, mentre la Corte costituzionale, com'è noto, varie volte ha sanzionato questo comportamento. La violazione è continua e costante. Qui siamo arrivati davvero ad una sorta di manifesto e di elenco delle violazioni e dei reati contro la Costituzione. Il collega d'Alfonso ha parlato di una sorta di odio verso il Senato; forse è un odio antico, ma evidentemente anche qui viene reiterato. In realtà, si mette costantemente in discussione il bicameralismo. Ho sentito colleghi, autorevoli senatori anche della maggioranza, proprio ieri in Commissione affari costituzionali in sede di discussione generale sul provvedimento per la riduzione del numero dei parlamentari, affermare con convinzione che il bicameralismo perfetto - penso al senatore Grassi che ne è iperconvinto (nonostante adesso sia occupato con il computer) - è importante, perché è garanzia per una buona legislazione. Mentre noi siamo qui in presenza continua e costante - perché non è la prima volta, ma oggi lo si fa in maniera palese - di una violazione del bicameralismo. In più vorrei ricordare che la Camera ha tenuto questo decreto-legge per ben cinquantuno giorni. Oggi è mercoledì e forse tra qualche ora voteremo la fiducia, ma vorrei ricordare a tutti che abbiamo trascorso queste ore in Commissione per cercare di fare una valutazione, di provare a conoscere tutti gli elementi contenuti all'interno di questo decreto-legge. Inoltre, vorrei ricordare ancora una volta che tra i criteri fondamentali per ricorrere al decreto-legge ci sono la necessità, l'urgenza e l'omogeneità. Questo è invece un decreto iperomnibus . Il decreto-legge in discussione infatti nasce con 51 articoli originali, ma poi in modo caotico, con una discussione confusa all'interno della maggioranza, con emendamenti su emendamenti dei relatori, alla Camera si è dato vita ad una mostruosità. Ci troviamo infatti di fronte a un decreto-legge con 120 articoli che arriva qui in Senato per una nostra blindata valutazione e approvazione. C'è di tutto e di più. Torno altresì a ripetere: io continuo a non comprendere perché bisogna dare i nomi ai provvedimenti. Non l'avete inventato voi, ma si continua a reiterare questa cattivissima abitudine. Capisco l'ansia di comunicazione e di propaganda, ma chiamare tale decreto "crescita" - l'hanno già fatto altri Governi - quando esso contiene una serie di misure - alcune magari condivisibili e giuste, altre iperdannose - in cui la crescita è assolutamente marginale. Quindi si continua ad andare avanti cercando di mettere toppe, pensando di spingere senza avere un'idea chiara e precisa di quale sia l'asse strategico su cui tentare di far ripartire questo Paese. Questo perché siete divisi su tutto. In questo provvedimento abbiamo la mini-Ires, l'Imu, la Tasi, i redditi fondiari, l'IVA, la cedolare secca, la fatturazione elettronica, la valorizzazione edilizia, l'efficienza energetica. Potrei fare un lunghissimo elenco. Quindi per quanto riguarda l'omogeneità non ci siamo proprio. Anche su questo punto come fate a non comprendere che la giurisprudenza della Corte costituzionale è stata assolutamente chiara? Vogliamo poi parlare dell'urgenza? Le disposizioni contenute nell'articolo 3- quinquies , a proposito dei contratti di locazione, riguardano tutti i contratti stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2020. Ancora, l'articolo 3- sexies estende il regime della revisione delle tariffe INAIL a decorrere dall'anno 2023. E questa è l'urgenza? Un meccanismo di riduzione dei premi e contributi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, che certamente non è una bella cosa per quanto riguarda l'INAIL. Posso continuare: l'articolo 7- bis esenta dal pagamento del tributo per i servizi indivisibili i fabbricati costruiti e destinati alla vendita a decorrere dal 1° gennaio 2022. Si tratta quindi di un elenco di norme che avranno poi bisogno di decreti attuativi, di cui perderemo traccia. Molti di questi entreranno in vigore tra qualche anno e non so se ci sarà ancora questa legislatura. Davvero i presupposti di necessità e urgenza previsti dall'articolo 77 della Costituzione sono sistematicamente violati. Per non parlare del fatto che il provvedimento è blindato. Il Presidente adesso ci dirà quale splendido lavoro abbiamo fatto. Certamente non potrete accusare l'opposizione di avervi impedito di arrivare in Assemblea con i relatori: credo che siamo stati anche fin troppo gentiluomini e gentildonne nel lavorare in Commissione, perché in altri tempi magari vi sarebbero potuti essere trattamenti diversi. Come dicevo, si tratta di un insieme di norme il cui effetto, alla fine, sarà del tutto marginale. I nodi sono molto seri, e non solo per motivi indoor , ma anche per motivi outdoor : ci troviamo di fronte a un quadro macroeconomico che perdura da molto tempo, particolarmente grave in Italia per quanto riguarda la deflazione e la svalutazione del lavoro, su cui queste norme non produrranno certamente effetti. Vi sono, però, anche norme molto gravi. Alcune sono inutili, alcune marginalmente utili, alcune molto gravi. Ne cito una per tutte, all'articolo 24, e mi rivolgo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle. Vi ricordate il referendum del 2011 per la pubblicizzazione dell'acqua? Si fa esattamente il contrario: con l'articolo 24 si interviene sull'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria, su cui era già intervenuto il decreto-legge n. 201 del 2011, che avviava la liquidazione. Voi lo trasformate in SpA e poi vi volete mettere l'anima in pace facendo approvare un emendamento alla Camera che vieta la vendita di quote ai privati. Ci state prendendo in giro oppure volete prendere in giro voi stessi. Ancora una volta la trasformazione in SpA, e quindi in un regime privatistico, sarà il presupposto per consentire a breve - e si è visto cosa è accaduto alla Camera con i fondi per il Mezzogiorno - un'operazione molto grave e pericolosa: la privatizzazione del sistema di adduzione, e quindi delle fonti e delle sorgenti, al Sud. Voi vi rendete conto di quale sia la gravità? Non avete neppure accolto ordini del giorno capaci di attenuare la norma e di darvi l'opportunità di riconsiderarla, magari immaginando un consorzio di Comuni o un'azienda pubblica. Neanche quelli avete voluto accettare. Arriviamo a Roma Capitale. Avete il coraggio di chiamarlo salva Roma? Quello che si risparmia per la rinegoziazione dei mutui, comprese le addizionali che derivano dall'Irpef, con l'aliquota più alta pagata dai cittadini residenti a Roma, viene utilizzato nel fondo «salva altri Comuni». Invece che salva Roma è Roma che salva i Comuni. Anche in questo caso c'è una questione istituzionale di fondo: ma che Paese è quello che non sa dare uno status giuridico speciale serio alla propria capitale? Certamente io non posso essere accusata di favoritismi verso la sindaca Raggi, ma qui si pone un problema istituzionale molto serio, che riguarda la dignità, anche costituzionale, di un Paese rispetto alla propria capitale. Invece di affrontare una volta per tutte e seriamente il problema, addirittura utilizzate il salva Roma per fare un'operazione che sottrarrà, ancora una volta, risorse alla nostra città. Per tutti questi motivi chiedo ai colleghi senatori di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1354, per palese e manifesta incostituzionalità. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e del senatore Nencini) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, le colleghe e i colleghi che mi hanno preceduto hanno già motivato con grande chiarezza le ragioni di incostituzionalità del decreto-legge in esame. Mettiamo da parte le cose ridicole, come - ad esempio - il fatto che ci sono norme tanto urgenti da entrare in vigore nel 2023. Per essere poi coerenti con il processo di autonomia delle Regioni, c'è un ulteriore processo di accentramento. Il problema è però più complessivo. Ieri il Capogruppo della Lega, nella discussione sul calendario dei lavori, ci ha spiegato che la ragione per cui il Senato non può discutere il decreto-legge in esame - non lo stiamo discutendo - risiede nel fatto che i Regolamenti della Camera dei deputati e del Senato sono differenti e il Regolamento della Camera fa sì che quel ramo del Parlamento possa trattenere in discussione un decreto-legge per parecchio tempo. È del tutto evidente, almeno da questo punto di vista, che possiamo prendere atto con chiarezza di come stanno le cose. Il problema sta non nei Regolamenti parlamentari, ma nel fatto che tra le due forze di maggioranza, su qualsiasi atto, non c'è mai un accordo; dopodiché si usa tutto il tempo per discutere all'interno della maggioranza e si arriva di fatto a un dato drammatico, espropriando il Senato - caro Presidente del Senato - della possibilità di discutere. Signor Presidente, lei è pienamente consapevole del fatto che l'Assemblea, le Commissioni e la nostra istituzione sono espropriate anche della possibilità di dare un contributo positivo al Governo. La prego dunque di trovare la forma per tutelarci di più e per tutelare meglio questa Assemblea. Diversamente non ci sono le condizioni per discutere: è successo per il bilancio e succede per ogni provvedimento. Non siete d'accordo su niente, colleghi della maggioranza: dovete discutere cosa va all'uno e cosa va all'altro e alla fine non c'è tempo per fare niente. Questa è la cosa più grave. Sul merito del provvedimento voglio dire solo due cose. Parlate di crescita, ma non c'è uno straccio di strategia. Nel testo in esame ci sono tanti provvedimenti, uno a fianco dell'altro, molti sbagliati e alcuni inutili, ma non c'è uno straccio di strategia. Paghiamo più tasse, e non solo non c'è la crescita e l'anno non è stato finora bellissimo, ma l'Istat dice anche che per il prossimo trimestre saremo in difficoltà e aumenta il differenziale di produttività tra noi e i Paesi europei (in negativo per noi). Avete un'idea? Avete una proposta? Avete una politica industriale che affronti i problemi del Paese? È di questo, infatti, che dobbiamo parlare? Assolutamente no. Voglio concludere ponendo un problema e spero, colleghi, che mi possiate ascoltare. Alla Camera dei deputati, è stato approvato un piccolo emendamento all'articolo 14, con cui si estende agli enti associativi assistenziali la defiscalizzazione. Non so se lo avete fatto consapevolmente o inconsapevolmente, ma si estende la defiscalizzazione - per esempio - ai fondi sanitari. Attenzione: si tratta di uno dei provvedimenti più gravi contro il Sistema sanitario nazionale e contro i principi di equità e uguaglianza all'accesso. Con quell'articolo come Stato andiamo a finanziare chi fa concorrenza diretta al Sistema sanitario nazionale, già enormemente in crisi. I fondi sanitari - vi prego di andare a verificare: trovate l'elenco al Ministero della salute - per i quattro quinti sono gestiti direttamente dalle assicurazioni. Possiamo dire che non hanno un effetto commerciale? Vi prego di riflettere su questo punto. Chi ha cuore il Sistema sanitario nazionale, a fronte della crisi drammatica che sta vivendo, alzi la voce; fermi questa scelta sbagliata e pericolosa di cui non si ha nemmeno il coraggio di parlare esplicitamente. Il modo più negativo e pericoloso per procedere alla privatizzazione della sanità è farlo senza dirlo; farlo nascondendo la faccia. Cari colleghi, ciò è molto grave. Se qualcuno ha a cuore il nostro Sistema sanitario nazionale, fermi questo intervento magari attraverso il voto sull'incostituzionalità. (Applausi dal Gruppo Misto e dei senatori Di Marzio e Rojc) . RICHETTI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RICHETTI (PD) . Signor Presidente, colleghi, credo sia il giorno giusto per parlare di crescita. Presidente, tutte le notizie odierne sul nostro Paese parlano di crescita: la prima ha riguardato la crescita delle tasse. Aumentiamo come non mai la pressione fiscale sui cittadini e sulle imprese del nostro Paese, con tanti saluti a flat tax , accise, riduzione delle tasse e a tutto ciò che si era promesso a questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . C'è una seconda notizia più drammatica sui temi della crescita: la crescita degli infortuni mortali in questo Paese. Il Presidente dell'INAIL oggi denuncia anche parte dei contenuti del provvedimento in esame. A mettere un titolo a un decreto ci vuole un attimo; fare reazioni conseguenti è più complesso e i risultati sono quelli che ci raccontano la giornata di oggi. La terza notizia della giornata di oggi viene dalla Corte dei conti: cresce il debito e la sua crescita può annullare qualunque beneficio portato sempre dai provvedimenti mirabolanti riguardanti flat tax e riduzione delle tasse. C'è una sola notizia in controtendenza rispetto alla crescita che racconta di una tendenza al calo: è quella relativa alle stime di crescita del Paese. È vero che le hanno fatte Standard and Poor's e, pertanto, a una parte di questo Parlamento non toccano, ma le stime riguardanti la crescita del nostro Paese sono al ribasso. Presidente, farò una dichiarazione di voto relativa alla pregiudiziale, premesso che la nostra è di incostituzionalità, ma anche di coerenza, di decenza, di logica e di ragionevolezza che questo provvedimento non incrocia. Lo dico perché sull'incostituzionalità mi aspetterei dai colleghi del MoVimento 5 Stelle solidarietà nella battaglia che stiamo conducendo, e non solo circa l'abuso della decretazione d'urgenza. L'ha spiegato molto bene la collega Teresa Bellanova in Commissione e so di trovarvi sensibili al tema, perché - diciamo la verità - siete saliti sui tetti per molto meno cinque anni fa. (Applausi dal Gruppo PD) . Siete saliti sui tetti per molto meno, quando allora ci rimproveravate sul tema dell'urgenza. Lo ricordava il collega Errani: come fa un provvedimento che sprigiona i propri effetti nel 2023 ad avere ragioni di urgenza? Come si fa a non cogliere il tema dell'eterogeneità di materia, quando nello stesso provvedimento si parla di lampade votive nei cimiteri, del commissario per la Valtellina, dell'acquedotto pugliese e del rientro degli sportivi in Italia? Da 50 articoli il provvedimento arriva ad averne più di 100. Eppure, va tutto bene. Va tutto bene anche quando un elemento che poteva avere le caratteristiche di eccezionalità, come il provvedimento su Roma, diventa un provvedimento ergo omnes per Comuni in dissesto e in predissesto, perdendo le uniche ragioni di straordinarietà del provvedimento. Ho detto che la nostra obiezione non è solo sul tema della costituzionalità, ma è dentro a un tema di coerenza che sta nella necessità di un impianto legislativo. Non consentiamo più di chiamare un provvedimento «sicurezza», «dignità» e «crescita» quando produce esattamente il contrario. Non vi consentiamo di parlare di crescita ai cittadini quando questo è un provvedimento che riduce di 490 milioni un fondo che recita la seguente dicitura: «Fondo per interventi volti a favorire lo sviluppo del capitale immateriale, della competitività e della produttività». Ebbene, tagliare questo fondo vuol dire accompagnare la crescita: ora c'è un limite a tutto. So cos'è accaduto, Presidente, e quest'Assemblea è in grado di ricostruire la dinamica del provvedimento, perché non è affatto vero che i colleghi della maggioranza vivono sulla luna o su un altro pianeta. Anche voi parlate con il Paese. Andate dagli imprenditori, andate dagli artigiani e dai commercianti, i quali vi dicono che l'ultima cosa buona che la politica ha fatto per loro sono stati i superammortamenti del Governo Renzi e del ministro Calenda dentro Industria 4.0 e quei provvedimenti hanno consentito loro di fare investimenti. Guardate che chi vota MoVimento 5 Stelle e Lega non perde l'interesse sul Paese, sull'azienda e sulla sua competitività. Allora giustamente voi cosa fate, se anche i vostri imprenditori raccontano questo? Reintroduce i superammortamenti: corretto. C'è solo un problema, anzi ce ne sono due: reintroducete i superammortamenti, riducendone l'impatto in maniera significativa, ma soprattutto vi siete dimenticati di chiedere all'imprenditore che vi ha chiesto di reintrodurli che tempi di programmazione abbia nei suoi investimenti. Reintroducete i super ammortamenti a giugno che valgono per il 2019 e hanno davanti sei mesi di orizzonte di programmazione. Sapete come funziona un'azienda? Lo avete chiesto alle imprese? Avete chiesto come pianificano e studiano il mercato? Questo è quanto manca al provvedimento. Il fatto che la pregiudiziale vada oltre l'incostituzionalità, colleghi, sta dentro al fatto che, quando si vuole discutere di crescita di un Paese, non lo si può fare senza prevedere un grande piano per la manifattura, un grande piano industriale, un grande piano di transizione ecologica, un grande piano di investimenti pubblici e privati sul green . Perché queste cose mancano? Perché ancora dieci minuti fa il capitano era in diretta Facebook a dire che manderà bacioni all'Europa se non ci vuole far ridurre le tasse e che ci penseranno loro? In questo provvedimento non dite agli italiani che prendete i soldi dell'Alitalia: 650 milioni su 900 milioni dentro le bollette elettriche. Quando noi abbiamo messo una prelievo nelle bollette elettriche è stato per ridurre il canone e far pagare meno agli italiani. Eppure, avete il coraggio di raccontare che con questo provvedimento si accompagna la crescita e si riducono le tasse. Sul decreto crescita l'Europa non ha alcuna responsabilità e non pone alcun vincolo. Si potevano trovare i soldi diversamente e invece sapete cosa si fa? Si riducono i soldi di Industria 4.0 e li si mettono a favore dei Comuni in dissesto e predissesto. Questo produrrà la crescita che state raccontando al Paese, quando non c'è minimamente traccia delle richieste del mondo produttivo del Paese? Non c'è un provvedimento su una semplificazione. Guardate - lo dico anche ai colleghi della Lega Nord - che, quando partecipate alle iniziative e alle assemblee del mondo produttivo e vi chiedono di competere in mare aperto, si riferiscono non ai navigator , ma a misure per aumentare la competitività delle imprese, altrimenti non vi capite. (Applausi dal Gruppo PD) . Ieri qualcuno, durante i nostri lavori, ha avuto l'ardire - e anche l'ardore - di annoverare una bella conquista del nostro Paese come le Olimpiadi del 2026 fra i provvedimenti per la crescita. Io non scomoderò e non mi permetterò di fare ironia sui commenti dei sindaci di Roma e di Torino che hanno accompagnato quell'accadimento; anzi, voglio difendere chi in queste ore accusa il MoVimento 5 Stelle di perdere la propria identità: no, sono nati da un comico e i piedi nella comicità mantengono con forza, senza ambiguità. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo M5S) . Guardate, noi fin qui - ed è il motivo per cui voteremo questa questione pregiudiziale - vi abbiamo preso sul serio e abbiamo cercato nei provvedimenti il contenuto dei loro titoli. Abbiamo cercato nel decreto sicurezza misure per una maggiore sicurezza per gli italiani; abbiamo cercato nel decreto crescita misure che accompagnassero le imprese, lo sviluppo e l'occupazione; abbiamo cercato nel decreto dignità qualcosa che parlasse alla dignità dei lavoratori. Abbiamo fatto, Presidente, una ricerca in verticale e invece oggi, che è una giornata molto triste e non solo per le vicende che riguardano questa Assemblea, ma per ciò che sta accadendo sulle coste italiane e vicino alle coste italiane, abbiamo compreso che quei decreti si leggono non in verticale, ma in orizzontale. C'è sicurezza nella crescita della dignità di questa maggioranza? Temo che la risposta sia ancora no. (Applausi dal Gruppo PD) . PAGANO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta siamo qui costretti a porre questioni pregiudiziali sulla costituzionalità dei provvedimenti che vengono posti all'attenzione di questa Assemblea. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 16,58) ( Segue PAGANO). Ci spiace dirlo, ma è divenuta una prassi per noi. La verità è che purtroppo questo Governo giallo-verde, che doveva rappresentare quello che mi pare abbiate definito il cambiamento, purtroppo non cambia un bel nulla. Se vi erano delle cattive abitudini nelle passate legislature, per cui i provvedimenti legislativi, in particolare i decreti-legge, diventavano di fatto omnibus , questo vizietto purtroppo voi non lo avete perso; anzi, lo avete - se vogliamo dircela tutta - persino aggravato. Il provvedimento che oggi è all'esame di questa Assemblea, purtroppo, ancora una volta risulta essere viziato da profili di incostituzionalità. Lo hanno già detto altri prima di me, ma è giusto sottolineare ancora una volta i difetti e i contrasti con la nostra Carta costituzionale, che sono evidenti anche in questo provvedimento. Il carattere omnibus del provvedimento è evidente: è stato inserito all'interno del cosiddetto decreto crescita di tutto e di più. La farraginosità di numerosi articoli di non immediata applicazione certifica, ancora una volta, il fatto che un decreto-legge di siffatta fattura non può essere portato con questo tipo di soluzione legislativa. La eterogeneità, quindi, delle materie in un decreto-legge determina certamente un utilizzo improprio della decretazione d'urgenza e soprattutto genera - ed è questo l'aspetto che da noi senatori deve essere considerato importante e fondamentale - di fatto il depauperamento della competenza legislativa propria delle Camere. La volontà del Governo di realizzare il proprio programma o il cosiddetto contratto - come lo avete definito voi - e di rendere operative con immediatezza le proprie decisioni non può diventare prevalente sulla natura peculiare del decreto-legge. Giova, infatti, ricordare che la verifica del criterio di omogeneità costituisce uno dei perni fondamentali sui quali la Corte costituzionale - quindi, non il sottoscritto o i senatori che hanno posto la questione pregiudiziale - ha da sempre fondato i percorsi argomentativi legati alla presenza o all'assenza del rispetto degli indispensabili requisiti di straordinaria necessità e urgenza richiesti dal summenzionato articolo costituzionale per la legittima adozione dei decreti-legge. Ebbene, nel provvedimento in esame, ancora una volta, non cambiando assolutamente le cattive abitudini del passato ma - come spiegavo prima - aggravandole, tutto questo non si rinviene. Gli articoli, in particolare, dall'1 al 22 - ad esempio - con riguardo al principio e alla questione della eterogeneità, pur concernenti disposizioni riconducibili alla materia fiscale che viene presa in considerazione nel provvedimento, affrontano questioni tra loro completamente diverse. In taluni casi, nelle norme del decreto-legge è anche difficile rinvenire quel soddisfacimento del principio di necessità e urgenza proprio del decreto-legge. Considerato, inoltre, che durante il voto dell'esame dell'Assemblea presso la Camera dei deputati, nella seduta del 20 giugno, il relatore di maggioranza per la 5 a Commissione ha comunicato l'esigenza, segnalata dal Governo, di apportare alcune modifiche al testo del decreto-legge ai fini della successiva bollinatura e - come evidenziato dai rappresentanti delle opposizioni nel corso della seduta - si è trattato non di semplici correzioni di drafting , ma di questioni ben più rilevanti, come il cosiddetto emendamento Sud, che, di fatto, crea le condizioni affinché alcuni provvedimenti, che si riteneva fossero di competenza del Ministero del Sud, venissero invece attribuiti alle Regioni. A tal proposito, giova ancora evidenziare che la prassi che si è andata consolidando in questo anno di Governo giallo-verde fa registrare una pericolosa deriva del nostro ordinamento in senso monocamerale. È questo l'aspetto di cui parlavo prima e che rileva, in modo evidente, man mano che si va avanti in questa esperienza legislativa, in aperta violazione dell'articolo 70 della Costituzione, che recita che la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere, mortificando di volta in volta - come nel caso specifico - il ruolo di uno dei due rami del Parlamento. In questo caso, il Senato non esprime alcun ruolo; di fatto, ratifica esclusivamente quel che è già avvenuto alla Camera e che qui non può essere minimamente modificato. Lo scarso livello di considerazione riservato al Parlamento dalle forze di maggioranza, risultando al contempo incomprensibile la compressione dei tempi dell' iter del decreto legge da parte del Senato, ancora una volta non offre la possibilità di svolgere un esame approfondito e di apportare le modifiche al testo trasmesso dalla Camera. In questo caso ai senatori, quelli sia di opposizione che di maggioranza, è preclusa la possibilità di intervenire su di un testo. Quindi, è evidente che in questo caso non è possibile definire quello in esame un provvedimento conforme alla Costituzione. La consuetudo contra legem da parte del legislatore di produrre decreti-legge in contrasto con le sentenze della suprema Corte costituzionale, con dettami costituzionali e disposizioni legislative, indebolisce la credibilità degli organi legislativi, delle loro componenti, del valore e della forza delle leggi e della Costituzione. Desta, inoltre, perplessità che un decreto legge formalmente viziato possa essere emanato e successivamente convertito. Allora, cari, colleghi a nome del Gruppo Forza Italia devo dire che, ancora una volta - mio malgrado o, meglio, nostro malgrado - siamo costretti a dire che questo decreto-legge non è conforme con la Costituzione. Pertanto, essendo in evidente contrasto con la nostra Carta costituzionale, il Gruppo Forza Italia chiede di votare favorevolmente la questione pregiudiziale presentata. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . GRASSI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare necessario fare alcune osservazioni su quanto prima detto dalla collega De Petris. In questi giorni si ripete la falsa notizia secondo la quale noi avremmo permesso la privatizzazione dell'acqua. In estrema sintesi, nel 2017 - non eravamo noi alla maggioranza - con la legge di stabilità è stata disposta la chiusura dell'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI), un ente risalente al 1937, che ha la gestione delle riserve idriche e degli impianti delle Regioni Puglia, Basilicata e Campania. Questo ente è commissariato da trentacinque anni ed è in perdita, anche perché Acquedotto Pugliese SpA non paga la quota che dovrebbe versare per l'erogazione del servizio. Si tratta quindi di un ente ormai in chiara difficoltà. Non è stato deciso da noi di chiudere l'ente e di trasformarlo in società per azioni. Tuttavia, noi siamo intervenuti su una norma già esistente, stabilendo - quindi per legge - che i privati non possono entrare nel capitale. La SpA che è in corso di costituzione e sarà costituita può avere come soci esclusivamente il Ministero dell'economia e delle finanze, la Regione Puglia, la Regione Campania e la Regione Basilicata. Non siamo di fronte a un ente di diritto privato in ordine ai contenuti. Va detto con grande chiarezza che queste SpA, che sono società partecipate, sono ormai disciplinate anche e non solo dal decreto legislativo n. 175 del 2016, il quale impone una serie di regole tali da trasfigurare in modo profondo la natura privatistica delle stesse. Qual è il carattere dell'ente pubblico al di là dell'abito? È la mancata divisione degli utili. L'ente pubblico economico, l'azienda speciale non ha lo scopo tipico delle SpA della divisione degli utili. Ebbene, andando al dunque, queste società per azioni, che assumono la configurazione di società in house , se nello statuto si prevede il cosiddetto controllo analogo, non sono compatibili in concreto con la divisione degli utili. Sono rinvenibili on line molti statuti di tali società in house nei quali è detto con chiarezza che gli utili vengono impiegati per la manutenzione e l'ammodernamento degli impianti. L'attività della società in totale mano pubblica, che persegue non la divisione degli utili, ma il cosiddetto lucro oggettivo, che viene destinato alla manutenzione degli impianti e le cui tariffe sono previste da una pubblica autorità, non fa parte del mercato in senso concorrenziale, perché le tariffe sono oggetto di un provvedimento autoritativo. Una società di questo genere prevede il controllo analogo, che è quel controllo secondo il quale l'ente pubblico di riferimento svolge sulla società un controllo di eguale intensità rispetto ai controlli che svolge sui propri organi. Bene: una società che presenta tutte queste caratteristiche, al di là del nomen iuris - lo dovreste sapere e lo sapete, anche perché il decreto legislativo n. 175 del 2016 è testo voluto dalla precedente maggioranza - ha la sostanza, ancorché non l'abito, dell'ente pubblico. Va chiarito che l'elemento decisivo non è il contenitore, che ormai per opinione diffusa è diventato un contenitore neutro; la differenza è data dallo statuto. Anche un'azienda speciale, formalmente ente pubblico, può presentare cointeressenze di gruppi privati e di banche, se - per esempio - si apre all'erogazione di finanziamenti. La partita - vi prego - sulla natura pubblica della gestione dell'acqua si gioca sui contenuti. L'acqua è rimasta pubblica: le fonti, i laghi, i torrenti, i fiumi sono parte del patrimonio indisponibile dello Stato e questi beni sono rimasti dello Stato. Ciò deve essere detto con chiarezza. (Applausi dal Gruppo M5S) . La gestione degli impianti è passata a una SpA che, per opinione ormai diffusa, è radicalmente diversa, norme alla mano, dalle SpA di diritto strettamente privatistico. (Applausi dal Gruppo M5S) . E allora chi continua a ripetere che abbiamo dato vita a una SpA - perdonatemi - dimostra di non aver studiato un manuale recente di diritto amministrativo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Quindi, io rimando ai mittenti l'accusa che abbiamo abbandonato la nostra prima stella. Non è così, per l'amor di Dio! (Applausi dal Gruppo M5S) . Al MoVimento 5 Stelle è ben chiaro che alcuni beni primari, per ragioni etiche e tecniche, vanno sottratti al concetto di privatizzazione. Attenti: la privatizzazione - parola tanto usata - ha senso laddove si apre a un sistema di concorrenza, perché il privato può essere meglio del pubblico se c'è concorrenza, dal momento che la concorrenza permette una migliore allocazione delle risorse. Ma ci sono dei settori dove la privatizzazione è incompatibile con la concorrenza. L'esempio paradigmatico è dato dalla concessione delle strade, la concessione autostradale. Quando noi diamo a un privato la gestione delle strade, lì non c'è concorrenza, perché, quando arriviamo al casello, non possiamo scegliere con quale operatore percorrere l'autostrada. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lì siamo di fronte a una privatizzazione che in realtà non è tale, perché viene a mancare l'elemento della concorrenza; ed è la concorrenza che dà al privato quel quid pluris che talvolta lo rende più efficiente rispetto al pubblico. L'acqua è uno di quei beni per i quali non ci può essere concorrenza, perché la conduttura è unica. Quindi, l'acqua non può essere privatizzata per ragioni tecniche - come non possono essere privatizzate le strade - e per ragioni etiche, perché è un bene primario, sul quale è immorale fare profitti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1), dalla senatrice Bellanova e da altri senatori (QP2) e dalla senatrice De Petris e da altri senatori (QP3), riferita al disegno di legge n. 1354. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Saluto a esponenti dell'opposizione venezuelana CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Sono presenti in tribuna delle persone che io intendevo salutare. LUPO (M5S) . Ma questo non è un intervento sull'ordine dei lavori. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Anzitutto vorrei salutare il collega Jesus Yanez del Venezuela e la famiglia del primo vice presidente Zambrano, che è stato arrestato l'8 maggio e che è detenuto illegalmente nelle carceri venezuelane. (Applausi dai Gruppi FI-BP, PD, Misto e Aut (SVP-PATT, UV)) . Vorrei inoltre che l'Assemblea indirizzasse a questa famiglia, che sta soffrendo e che è stata ricevuta oggi in Vaticano, un applauso in segno della solidarietà italiana verso la battaglia dei democratici venezuelani. (Applausi). PRESIDENTE . La Presidenza si associa con uguale forza al suo saluto, anche se sarebbe bastato che lei ce lo comunicasse e l'annuncio lo avremmo dato noi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Discussione del disegno di legge: Doc 1354 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1354, già approvato dalla Camera dei deputati. Ha facoltà di intervenire il presidente della 6 a Commissione permanente, senatore Bagnai, per riferire sui lavori delle Commissioni riunite 6 a e 10 a . BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, le Commissioni 6 a e 10 a si sono riunite in una prima seduta lunedì, per esaminare in sede referente il decreto-legge all'ordine del giorno. Le osservazioni svolte, in particolare dai colleghi dell'opposizione, dall'inizio della seduta fino ad oggi lasciano intuire quale sia stato l'esito di questo esame. Abbiamo dato come termine per il deposito degli emendamenti il giorno successivo, cioè martedì alle ore 11; sono stati depositati 1.203 emendamenti (che mi sembra una misura congrua data la complessità del provvedimento) e 90 ordini del giorno. Si è quindi deciso, dopo aver proceduto alla fascicolazione e all'illustrazione degli emendamenti, di terminare la discussione generale, come da Regolamento, con l'illustrazione e la votazione degli ordini del giorno. Ai 90 ordini del giorno iniziali se ne sono aggiunti degli altri, che sono derivati dalla trasformazione in ordini del giorno di alcune delle proposte emendative. Devo dare atto all'opposizione di aver contribuito a creare un clima di discussione sereno e leale. Abbiamo cercato, nella misura del possibile, di valorizzarne il contributo in un contesto nel quale oggettivamente, se vogliamo interpretare il ruolo della maggioranza in un modo diverso da quello di dare comunque torto alla minoranza, era già complesso valorizzare il ruolo di questo ramo del Parlamento. Credo di poterlo dire senza essere interpretato come polemico. È nei fatti, era nelle cose: ad impossibilia nemo tenetur. Quindi il provvedimento arriva in Aula - non la sorprenderò - senza relatore. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Bagnai, il disegno di legge n. 1354, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, quindi senza relatore, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento. MANCA (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, come abbiamo più volte evidenziato anche in quest'Aula oggi pomeriggio, siamo nuovamente in presenza di una ennesima, reiterata e grave forzatura istituzionale. (Brusio) . PRESIDENTE . Mi scusi, collega. Capisco che la discussione generale può non interessare tutti ma chi rimane in Aula è pregato di seguirla, altrimenti, anziché stare nella parte dell'emiciclo vicina all'uscita (lo dico ai colleghi che si attardano), prendete una decisione: o vi sedete o uscite. Non è una decisione difficile. Prego, senatore Manca. MANCA (PD) . Il presidente Bagnai ha dato atto all'opposizione del lavoro e della responsabilità con la quale abbiamo seguito i lavori nelle Commissioni. Tuttavia - lo voglio dire con forza, perché qui c'è una mancata capacità di programmazione in capo a tutta la maggioranza - state impedendo al Senato della Repubblica di contribuire, nel pieno rispetto delle nostre prerogative di parlamentari, ai necessari miglioramenti di un decreto-legge, peraltro largamente rivisto e stravolto dalla Camera dei deputati in prima lettura. Il decreto-legge, infatti, produrrà una crescita per l'ennesima volta al di sotto delle seppur basse previsioni contenute nel DEF. Era previsto uno 0,1 per cento di crescita, dunque un DEF senza ambizioni e senza proposte per il futuro e per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Il decreto-legge al nostro esame introdurrà molte ambiguità, incertezze e lacune che ad una lettura di merito andrebbero superate e purtroppo vano ed inutile è stato il nostro lavoro, non solo nella predisposizione degli emendamenti ma anche nella predisposizione di diversi ordini del giorno poiché mancano i tempi necessari per il loro approfondimento. Avete perfino rinunciato all'istruttoria dei nostri emendamenti. Sì, perché le divisioni della maggioranza, cui vanno sommati i dispetti e i litigi di basso profilo con calcoli elettorali, finalizzati agli annunci per le elezioni europee, hanno tenuto non sono in ostaggio - a mio avviso - questo ramo del Parlamento ma, cosa ancor più grave per le famiglie e le imprese, tengono in ostaggio lo sviluppo economico dell'intera Italia. Per governare l'Italia non bastano buoni titoli ai decreti se non si dispone di un progetto per il futuro. Oggi parlate di crescita, una narrazione pensata dalle agenzie di comunicazione ma che si scontra frontalmente con la realtà e le reali ricadute di questi provvedimenti. Oggi, ad esempio, mentre parlate di crescita, l'Istat certifica, nel primo trimestre dell'anno, l'unica crescita reale che purtroppo è quella dell'aumento delle tasse per le famiglie e le imprese, mentre il Paese è parcheggiato in recessione e, cosa ancora più grave, senza progetti per il lavoro e lo sviluppo economico. Infatti, senza attrarre investimenti industriali non si genera lavoro, senza un equilibrato controllo sulle politiche e sul debito non si garantisce solidità e credibilità al nostro Paese nella dimensione europea. Com'era evidente fin dalla legge di bilancio, liberare il blocco delle addizionali Irpef per gli enti territoriali insieme ad altri provvedimenti errati, avrebbe certamente determinato questo effetto. Lo abbiamo denunciato più volte nella discussione di bilancio: liberare il blocco delle addizionali Irpef nella dimensione territoriale avrebbe prodotto un inevitabile incremento della pressione fiscale. Il risultato è che, dopo un anno, siamo al 38 per cento della pressione fiscale, ai massimi, al top dal 2015. Ma tutte le nostre sollecitazioni e proposte, ovviamente, sono state rifiutate, nell'ideologia stravagante di una volontà di fare opposizione al passato senza tener conto del presente e del futuro dell'economia e della società del nostro Paese. Volendomi soffermare prevalentemente sui provvedimenti che producono ricadute sulle Regioni e sugli enti territoriali, non possiamo non rilevare anche in questo contesto l'avvio di nuove iniziative forti nella comunicazione, ma come sempre deboli, inutili e in molti casi perfino dannose nell'attuazione. Senza un progetto per riformare le istituzioni a partire dagli enti territoriali, non si va da nessuna parte. Con provvedimenti estemporanei si mettono pezze, ma non si individua il futuro. In un Paese normale, la capitale ne è il volto intero e, pur nella dimensione territoriale, determina l'immagine della Nazione: ecco perché l'articolo 38, il cosiddetto salva Roma, che affronta i debiti degli enti locali, sembra una camomilla calda per curare una malattia grave. Serviva una legge speciale per Roma Capitale: questo era il modo serio per affrontare il futuro del nostro Paese, non all'interno di un provvedimento omnibus . Altro non è che uno spostamento del costo del debito da una gestione commissariale allo Stato italiano, senza misure strutturali per bloccarne l'incremento né per generare le risorse di cassa necessarie per un miglior funzionamento dei servizi. Serve e serviva una capacità di Governo, che nel Comune di Roma appare insufficiente e inadeguata ad affrontare la complessità di una capitale tra le più importanti e preziose al mondo. D'altronde, se servono otto mesi per riaprire una stazione della metropolitana, è evidente che non occorrono parole aggiuntive per determinare lo stato di crisi e degrado nel quale versa la nostra Capitale. PRESIDENTE. La ringrazio, è già andato un minuto oltre, senatore Manca. MANCA (PD). Finisco, signor Presidente. Non disponete di un disegno per riconnettere gli enti locali alle Province e alle Regioni. Occorre cambiare strada: il costo del fallimento delle vostre politiche economiche a consuntivo, doppio un anno di Governo, è enorme e purtroppo si scarica sugli italiani. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, signor Vice Ministro, cari colleghi, se sarà posta la questione di fiducia, com'è prevedibile, Forza Italia evidentemente esprimerà voto contrario. Dato che in un argomento come il decreto-legge sulla crescita c'entra tutto quello che riguarda l'economia del Paese, prima ho sentito parlare di gestione delle acque. Ogni tanto bisogna dire quello che si pensa e che pensano tanti amministratori locali, anche se non tutti, nella differenziazione politica: credo che la strada intrapresa sia l'inizio della sovietizzazione del sistema, per cui cominciamo dalle acque e torniamo al pubblico e al deficit. Premesso che l'acqua è pubblica, com'è di tutta evidenza, la gestione va fatta in altro modo. Si è detto da parte di diverse forze politiche che si tratta di un decretone omnibus : a mio avviso, è un duemila o un tremila proroghe e un italiano medio che legge un provvedimento di questo tipo pensa che ci sia semplificazione. Forse lo si può fare in modo diverso: ci sono momenti e stagioni della politica in cui occorre intervenire su molti provvedimenti. È vero, la crescita - il decreto-legge è stato intitolato così - è il problema di questi mesi, rispetto al PIL e perciò rispetto al deficit 2019 e, in previsione, 2020. Il secondo grande problema è il debito: non lo accenniamo, lo diamo per scontato, ne parla qualche giornale. Il terzo è il federalismo differenziato: ne abbiamo parlato stamattina in Commissione, è attuale, ma può essere una bomba in grado di scardinare il sistema. Penso che in economia i numeri non siano una variabile indipendente o un optional , perciò, se parliamo di pagare i debiti commerciali della pubblica amministrazione con i mini-BOT (poi lo smentiamo e lo riaffermiamo il giorno dopo), parliamo chiaramente di debito che non è stato contabilizzato prima per un disguido, per una norma che non torna nel sistema della contabilità pubblica; ma se paghiamo con i mini-BOT nel giro di uno, due o tre mesi, mini-BOT poi usati per pagare eventualmente contributi e tasse, questi vanno a debito e bisogna fronteggiarli. Se fosse così facile e nessuno intervenisse a dire che non si può fare tutto a debito, ci candideremmo tutti a Presidente del Consiglio o Ministro dell'economia. Sarebbe troppo facile: promettiamo di più (e in parte è stato fatto). Ora, qualcuno, prima o dopo, interverrà per fermare questo sistema. Nel bilancio pubblico occorre una visione d'insieme: tutto il quadro del bilancio, i saldi. Io resto dell'idea che il bilancio dello Stato possa essere trasposto in un foglio A4, perché per macrosaldi, macrospese e macroricavi si può vedere dove si può andare attraverso alcune scelte, che vengono sempre rinviate per il sistema della politica in generale e, in particolare, della politica degli ultimi mesi. Ci vuole anche una prospettiva temporale: gli annunci per il 2023 possono avere un effetto psicologico, ma non hanno un effetto pratico. C'è poi l'importante questione del rapporto di ogni tipo di scelta economica con l'Europa, che ha iniziato la procedura di infrazione. Come tanti politici di maggioranza, spero tutti, penso che i commissari sconfitti fruiscano di una procedura iperburocratica per cui restano in carica per diversi mesi, a mio avviso, a fare danni. Su questi si può alzare tranquillamente la voce, ma forse conviene lavorare di diplomazia all'interno della struttura dell'Europa, eventualmente cercando alleanze con altri Stati. C'è poi un rapporto del decreto-legge crescita con il DEF che è stato approvato nelle settimane scorse, sempre per i saldi: se parliamo di economia, le clausole di salvaguardia e l'annuncio della flat tax per l'impatto di miliardi sul bilancio hanno un'attinenza che fa parte del quadro d'insieme. Ho esaminato riassuntivamente gli argomenti del decreto-legge in discussione. Penso che su alcune questioni, come Alitalia e Roma Capitale, l'italiano medio di una cittadina o di un paesino che legge i quotidiani, da tempo, da anni pensi che si debbano prendere certe decisioni. Per me, Alitalia - mi dispiace - è fallita a suo tempo. Swissair è stata lasciata fallire, ma l'indomani è ripartita ed oggi è gestita; la Svizzera ha fatto fallire la propria compagnia di bandiera. L'ipertutela sindacale in ambito Alitalia e le difficoltà che ha sempre avuto, essendo dislocata come hub in un certo punto geografico, fanno sì che Alitalia non potrà mai rendere per come viene gestita. Io butterei via la chiave o la cederei a qualcuno. Per quanto riguarda Roma Capitale, è vero che è una questione di dignità da un lato, ma è anche vero che chi ha gestito Roma l'ha gestita male. È disdicevole e pazzesco pensare che anche i turisti si abituino alla sporcizia, alle strade rotte e che il bilancio della città sia fatto di poste che vengono nascoste sotto il tappeto da anni. Credo che non piaccia all'italiano medio che si continui a pagare per Roma Capitale, anche con il fondo per il concorso al pagamento dei debiti delle altre Città metropolitane, attraverso l'intervento pubblico. Mi sono perso due argomenti che credo siano stati espunti. Sarà una mia ignoranza ma li cito: l'Ilva e le concessioni autostradali. Stiamo attenti a toccare certi argomenti, perché poi bisogna pagare. Ci sono alcune norme, come ad esempio la detassazione dal 2020 dei canoni non percepiti sui contratti di locazione, che sono una scelta ragionevole. La riduzione dei premi INAIL, purtroppo dal 2023, può avere un effetto psicologico. La deducibilità Imu sui beni strumentali, per gradi, fino al cento per cento nel 2023, può avere effetti benefici. È poi previsto il contraddittorio con il contribuente. L'esenzione Tasi - molto richiesta dai costruttori, ma a ragione - dal 2022 per i fabbricati costruiti e destinati alla vendita è una cosa buona. Il contrasto dell'evasione nel settore turistico per locazione breve è da perseguire anche rispetto ai principi della concorrenza per chi è in regola. A riguardo degli enti locali, c'è una norma che è da valorizzare: il subordinare alla verifica del pagamento dei tributi locali il rilascio delle licenze a cura dei Comuni. Credo sia un esame che possa essere svolto. In un articolo è poi previsto che gli enti territoriali possano cedere immobili pubblici: credo che questo faccia parte del Fondo salva Italia, che può essere costituito su base regionale, come dicono Panerai su «Milano Finanza» e Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che è disposto a investire miliardi su questo. Questo è lo shock per l'economia. (Richiami del Presidente). Mi avvio a concludere. Buono è l'articolo 30 e buone sono le norme sulla legge Sabatini, che era un deputato della mia Provincia. I risparmi da reddito di cittadinanza e quota 100 teneteli da parte, perché potrete averne bisogno. Noi siamo troppo deboli sul mercato finanziario internazionale. Se la bolla finanziaria europea - causa Germania, derivati, perdita della Deutsche Bank e della Commerzbank - scattasse, possiamo accendere le candele. Comunque attacchiamo il debito pubblico, altrimenti il debito pubblico attaccherà noi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, la prima volta che il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge crescita, lo scorso 4 aprile, lo ha fatto con la formula «salvo intese», riservandosi così la possibilità di ritoccare il testo in un secondo momento, dopo l'entrata in vigore, che poi è avvenuta effettivamente il 1° maggio, dopo l'approvazione di un nuovo testo da parte del Consiglio dei ministri, avvenuta il 23 aprile. Da quel momento in poi, sappiamo che si sono susseguiti una miriade di emendamenti, proposti da Lega e MoVimento 5 Stelle, che hanno tenuto bloccato il provvedimento per circa un mese in Commissione, alla Camera dei deputati. Ora si arriva in Senato contando i minuti con l'orologio, perché il 29 giugno il decreto-legge scade e, se non viene convertito, decade. L'urgenza di un nuovo pacchetto crescita italiano, oltre che dalla minaccia della procedura di infrazione da parte dell'Unione europea, è evidenziata anche dai dati dell'Istat e dalle stime sull'andamento economico del Paese. Nel primo trimestre dell'anno i dati sulla crescita economica si sono aggirati attorno a percentuali irrisorie. Stando alle nuove stime, l'Italia chiuderà l'anno toccando un più 0,3 per cento del PIL, la metà di quanto raggiunto nel 2018, circa un sesto del risultato del 2017. A fine marzo è stato sancito che l'1 per cento di crescita del PIL previsto dal Governo per il 2019 non aveva alcun fondamento. Ciò ha dimostrato che le più importanti misure bandiera del Governo Lega-5 Stelle, a cominciare da quota 100 e reddito di cittadinanza, non avrebbero prodotto effetti sulla situazione di stallo nella quale versa il Paese da quando questo Governo è in carica. La situazione economica credo sia chiara a tutti: la vediamo quasi ogni settimana, con i dati di Istat e di altri agenzie internazionali. Proprio quest'oggi l'Istat ha certificato, ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, il totale fallimento dell'azione di questo Governo. Di fronte a tante promesse arrivano i dati, i numeri, la realtà. La pressione fiscale - è stato sancito - è cresciuta nel primo trimestre di 0,3 punti rispetto al primo trimestre dello scorso anno: siamo al 38 per cento, non accadeva dal 2015. L'Istat ha registrato anche che nei primi tre mesi del 2019 la quota di profitto è al 40,7 per cento, in calo di 0,6 punti percentuali, rispetto al trimestre precedente. Si tratta, in questo caso, del valore più basso registrato nell'attuale serie storica di riferimento, avviata nel 1999. Da che l'orientamento iniziale del provvedimento in esame esprimeva la volontà di avere un focus ben preciso sulle strategie di crescita economica, il disegno di legge è ora arrivato a racchiudere le soluzioni più urgenti per i problemi che affliggono Comuni, Regioni, istituti ed enti: una sorta di decreto omnibus , che poco o nulla ha a che fare con la necessità del Paese di crescere. Salva Roma, salva Comuni, salva banche, salva Mercatone Uno, salva INPGI, scivolo aziendale per i prepensionamenti, taglio dell'Ires, questione degli scontrini elettronici. Fatemi dire che questo mi sembra uno degli elementi più eclatanti: non riesco proprio a comprendere che cosa possa avere a che fare con la crescita il differimento da dieci a dodici giorni della trasmissione della ricevuta fiscale all'Agenzia delle entrate. Una misura del genere non ha nessun tipo di impatto sulla vita economica del Paese e come questa misura, ce ne sono tante altre nel provvedimento, che nulla hanno a che vedere con la crescita. Non accadrà, ma se fossi il Presidente della Repubblica, questo provvedimento non ve lo fermerei, anzi, ve lo straccerei in faccia, perché nulla ha a che fare con misure che devono avere al centro la crescita, il più grande bisogno che il nostro Paese ha in questa fase storica. Il decreto-legge in esame si è rivelato alla fine per quello che è, ovvero un grande bluff . Avrebbe dovuto avere lo stesso potere taumaturgico di altri provvedimenti solo per il nome che gli avete dato, ma questo, ahimè, non basta. Non basta dire che la povertà è abolita, per produrre un effetto. Non basta dire «porti chiusi!», quando solo nell'ultima settimana sono arrivate 200 persone a Lampedusa e oggi si stanno facendo sceneggiate incredibili su 43 disgraziati, che sono al largo, in mare, da due settimane. Non basta l'etichetta fuori da una scatola per definirne il contenuto. Il decreto-legge in esame non produrrà nessun tipo di crescita. Del resto, è lo stesso Governo che, in una delle relazioni iniziali, sanciva che l'effetto del provvedimento sul PIL sarebbe stato pari allo 0,05 per cento - cioè zero - salvo poi ritoccare, dicendo che, per il combinato disposto tra il decreto-legge crescita e il decreto-legge sblocca cantieri, la misura avrebbe inciso per lo 0,2 per cento sul PIL. Stiamo comunque parlando di 400 milioni di euro, ovvero di una cifra irrisoria. Per far davvero crescere il nostro e qualsiasi tipo di Paese sono necessari gli investimenti e noi vi avevamo lasciato 90 miliardi di euro, che in massima parte non siete ancora riusciti a sbloccare. (Applausi dal Gruppo PD) . È necessario un piano industriale che rilanci la nostra economia e soprattutto mettere al centro delle politiche attive chi il lavora lo crea, cioè le aziende. Non ripeto le parole che già il collega Richetti ha detto per quanto riguarda il Piano industria 4.0, perché al riguardo avete fatto veramente un disastro ed è indecente pensare di poter ridare agli imprenditori una misura per soli sei mesi. Quello che vi manca è il coraggio: per poter far crescere un Paese serve coraggio. Vi pregherei di non rispondermi, dicendo «E allora il PD?», «Voi cosa avete fatto?» perché i dati, non solo dell'Istat, ma di tutte le principali agenzie internazionali, dicono che quando noi abbiamo governato il PIL è cresciuto, l'occupazione è cresciuta ed è diminuita la pressione fiscale, mentre oggi sta avvenendo esattamente il contrario. Signor Presidente, in conclusione vorrei condividere una breve riflessione. In queste ore siamo stati molto coinvolti, anche emotivamente, per l'assegnazione da parte del CIO, a Milano e a Cortina d'Ampezzo, delle Olimpiadi invernali del 2026. Si tratta di un evento importantissimo, che sono certo sarà un'ulteriore occasione per dimostrare al mondo di cosa è capace il nostro Paese. Colleghi, è stato stimato che le olimpiadi produrranno un effetto sul PIL pari a +2,3 miliardi di euro, una cifra importante e significativa, decisamente superiore a quella che il decreto-legge crescita ha stabilito o permetterà di ottenere. PRESIDENTE.La prego di concludere, senatore Comincini. COMINCINI (PD) . Concludo, signor Presidente. Questa vicenda è la dimostrazione che avere una visione sul domani, guardare avanti, progettare, costruire e immaginare il futuro, cooperare fra diverse istituzioni è l'unica strada per portare il Paese a crescere e ad aumentare la propria ricchezza. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Colleghi, poiché avete deciso con i vostri Gruppi la divisione del tempo a disposizione tra più oratori, vi pregherei di attenervi ai tempi prefissati. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, stiamo per approvare un provvedimento molto importante per lo sviluppo del Paese, per le sue piccole e medie imprese e per i lavoratori. È un decreto-legge ambizioso, che cerca di coniugare l'esigenza di crescita del Paese con quella della salvaguardia dell'ambiente, della valorizzazione del merito e delle capacità, dell'investimento nelle trasformazioni tecnologiche delle imprese. Possiamo quindi parlare di un decreto-legge crescita a tutti gli effetti, non soltanto dal punto di vista dei meccanismi amministrativi della vita delle imprese, la cui semplificazione riceve ulteriore impulso, ma anche dal punto di vista dell'investimento nelle persone, nel loro talento, nella loro capacità di inventare e innovare. Inventare e innovare sono due concetti che, mai come in questo momento, sarebbe fondamentale affermare in Europa, in quella stessa Europa che, da malato economico del mondo, ha un disperato bisogno di recuperare la via della crescita puntando sui suoi cittadini e le sue imprese. Il motivo per il quale ci accingiamo a convertire un decreto-legge ribattezzato decreto crescita, in tal senso, deriva anche dalla consapevolezza e dalla voglia di reagire a un contesto europeo di rallentamento economico per certi aspetti autoindotto. Si tratta di quella stessa Europa in cui la locomotiva economica, ovvero la Germania, si dibatte in una crescita da "zero virgola", esattamente come l'Italia. Quella stessa Europa che, applicando le sue regole in modo frammentato e, direi, polverizzato, ha prodotto squilibri interni sotto gli occhi di tutti. Ha consentito, senza colpo ferire, alla stessa Germania di alimentare la bulimia di esportazioni, violando sistematicamente ogni parametro in materia e di mettere in difficoltà i suoi partner , fino all'esito, per certi versi scontato, degli ultimi mesi: schermaglie commerciali e guerre di dazi, indotte soprattutto dagli Stati Uniti che, in un modo o nell'altro, hanno voluto lanciare un segnale. Dico questo per mettere a fuoco il contesto di bassa crescita in Europa, per il quale la stessa Unione europea ha colpe non indifferenti. Tale contesto ha penalizzato l'Italia e ci ha spinto con la massima convinzione a elaborare questo decreto crescita. In esso ci sono misure fiscali molto importanti per le imprese, che corrispondono in parte a richieste storiche per troppo tempo rimaste senza risposta: penso all'ulteriore aumento della deducibilità dell'Imu pagata sui beni strumentali delle imprese, che fra qualche anno diventerà integrale; all'abbattimento progressivo dal 24 al 20 per cento dell'Ires sugli utili delle aziende accantonati; alla previsione che rende strutturale il taglio delle tariffe INAIL per abbassare il costo del lavoro delle imprese; al recupero di uno strumento importante per incentivare gli investimenti in beni strumentali come il superammortamento. Un capitolo molto importante riguarda gli investimenti, per le imprese e per le persone. Non soltanto abbiamo incrementato il Fondo di garanzia per le medie imprese, così da assicurare l'accesso al credito per investimenti di lungo periodo, ma abbiamo anche rifinanziato il Fondo di garanzia prima casa, per aiutare tante giovani coppie a contrarre un mutuo per acquistare un immobile e cominciare così a investire nel proprio futuro. Grazie al MoVimento 5 Stelle, grazie alla maggioranza che sostiene questo Governo, nel decreto crescita è stata garantita la massima concentrazione sui temi dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile. Non mi soffermo nuovamente sulla questione dell'acqua pubblica, principio identitario del MoVimento, perché ha già spiegato tutto in maniera esemplare il collega Grassi poco fa. Dico solo che il tentativo di privatizzare l'acqua al Sud, costruito sotto traccia dai precedenti Governi sino a poco prima delle elezioni politiche del marzo 2018, è stato così sventato. Sempre in tema di ambiente abbiamo stanziato 140 milioni per incentivare lo sviluppo dell'economia circolare. Queste risorse hanno lo scopo di aiutare a realizzare nuovi prodotti, processi o servizi, fornendo sostegno alle attività economiche che desiderano ripensare o riconvertire il modello produttivo. Pensiamo solo all'utilizzo efficiente delle risorse e al riuso e trasformazione dei rifiuti; pensiamo alla riduzione, riciclo e riuso degli scarti alimentari; allo sviluppo di sistemi di ciclo integrato delle acque; alla fornitura, all'uso razionale e alla sanificazione dell'acqua; alle tecnologie in grado di aumentare il tempo di vita dei prodotti e di efficientare il ciclo produttivo; pensiamo, infine, alla sperimentazione e allo sviluppo di nuovi modelli di packaging intelligente. Tutto ciò ha nel decreto crescita una sponda economica non indifferente. Ci sono, poi, gli interventi a favore dei Comuni, martoriati negli anni scorsi da tagli e patti di stabilità vari. Nel decreto-legge vengono stanziati ulteriori 500 milioni per aiutare i sindaci a realizzare progetti di investimento nel campo dell'efficientamento energetico - si pensi, tanto per fare un esempio, all'illuminazione pubblica - e dello sviluppo territoriale sostenibile (per esempio, la messa in sicurezza delle scuole). Tale intervento si aggiunge ai 400 milioni che erano già stati stanziati in manovra per aiutare i Comuni nella realizzazione di investimenti contro il rischio idrogeologico. Per non parlare del segnale che diamo agli stessi Comuni sul fronte delle assunzioni: abbiamo legato le capacità di assunzione dei Comuni e delle Regioni non più alla spesa storica e al turn over , ma a un valore standard di sostenibilità finanziaria riferito a entrate dell'anno precedente. Si stima che, grazie a questo intervento, riusciremo a sbloccare nei Comuni oltre 40.000 assunzioni. Sarà aria fresca e personale fondamentale anche per implementare con più rapidità ed efficienza gli investimenti pubblici che abbiamo rilanciato attraverso la manovra. Da ultimo, Presidente, ma solo a titolo di esempio, voglio dedicare un passaggio all'innovazione. Nel decreto crescita, tra le tante misure, abbiamo inserito una norma molto importante che fluidifica il cosiddetto patent box , ovvero il regime fiscale agevolato che esclude dall'imponibile il 50 per cento dei redditi derivanti dall'utilizzo di brevetti o software protetti da copyright . Con la nostra modifica non sarà più necessario aspettare i tempi lunghi dell'interpello all'Agenzia delle entrate, ma si potrà indicare il reddito agevolabile direttamente all'interno della dichiarazione dei redditi. Un aiuto non indifferente a tutte quelle imprese che scommettono sulla propria capacità di innovare e inventare soluzioni per crescere ed essere competitive sui mercati domestici e internazionali. In conclusione, Presidente, ci accingiamo ad approvare un decreto che intende reagire alla situazione di rallentamento economico dotando finalmente l'Italia di strumenti per cominciare a imprimere un'inversione di tendenza. Il tutto valorizzando l'anima e il corpo del Paese, le sue piccole imprese, i suoi talenti, i suoi giovani e le sue eccellenze. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, siamo arrivati alle battute finali di una storia lunga e travagliatissima. Due mesi fa, il Governo ha emanato il decreto-legge detto «crescita», una tipologia di provvedimento che il Governo può adottare solo in caso di necessità e urgenza. Ebbene, tanto era necessario e urgente il contenuto di questo decreto (che penso di poter definire insieme agli altri colleghi omnibus ) che ci sono voluti mesi di attesa per vederlo arrivare all'approvazione finale. Un'attesa che non solo smentisce i requisiti della necessità e dell'urgenza, ma che rivela profondissime perplessità tra le forze di Governo, che si dimostrano ogni giorno più in affanno nel perseguire gli interessi del Paese. Sì, perché i tempi dell' iter parlamentare non si possono che spiegare con i tentativi, alternati e continui, di soddisfare varie esigenze elettorali, ciascuno le proprie. Ma se almeno tutta quest'attesa avesse portato a misure concrete di crescita dell'economia nazionale, ne avremmo volentieri sopportato il peso. Nostro malgrado, non solo stiamo assistendo all'ennesimo atto di estromissione del ruolo e della funzione di questo Parlamento, essendo stati privati di uno spazio ampio, concreto e reale di intervento, ma dobbiamo arrenderci al fatto che, come al solito, siamo costretti a prendere atto, anche di un'eterogeneità disorganica che allontana dal principio stesso e dal valore della crescita. Non basta affiggere il cartello «crescita» affinché un provvedimento generi davvero effetti positivi sull'economia reale del Paese. Sarà un ottimo modo per comunicare a mezzo social , attraverso un impatto mediatico forte e immediato, ma non pensato, non ragionato e soprattutto in maniera del tutto inefficace per ottenere risultati tangibili. Non c'è crescita, non c'è strategia che definisca tempi certi e scelte mature, all'altezza dei bisogni reali del Paese. Si sarebbe potuto e dovuto fare molto, molto di più, soprattutto in termini di stanziamento di risorse per rilanciare gli investimenti pubblici e privati, vero volano di una ripresa economica solida, strutturata e sostenibile. Si sarebbe dovuto intervenire con coraggio sulle politiche industriali e invece il decreto quasi le dimentica. E a pagarne le conseguenze saranno proprio la piccola e media industria italiana, che non viene sostenuta a sufficienza in un momento in cui, al contrario, avrebbe bisogno di condizioni migliori per rafforzarsi e riprendere a correre. Si sarebbe dovuto agire in maniera strutturale per incentivare i consumi, adeguare i salari e accrescere l'occupazione. Mancano politiche realmente attive. Poco, quasi nulla è stato fatto a tal proposito. E anche lì dove sono condivisibili le finalità di alcuni provvedimenti - come nel caso delle agevolazioni per l'efficientamento energetico o dei contributi ai Comuni per lo sviluppo sostenibile del territorio - resta la perplessità: nel primo caso, allo scopo di incentivare ancora di più gli interventi di rigenerazione del patrimonio esistente, anche nell'ottica di una consistente riduzione del consumo di nuovo suolo, senza recare danno a piccole e medie imprese; nel secondo caso - cioè i contributi in favore dei Comuni - per dare alla misura una logica di sistema, indispensabile per evitare che risorse utili a finanziare gli interventi di efficientamento energetico e di sviluppo sostenibile diventino una banale ed inefficiente contribuzione a pioggia. Ma il grande assente di questo provvedimento resta proprio quella parte d'Italia che più di tutte meriterebbe e necessiterebbe di crescita e investimenti: il Mezzogiorno d'Italia, nemmeno sfiorato dalla traiettoria del decreto-legge, se non per l'articolo 44- bis , recante incentivo fiscale per promuovere la crescita dell'Italia meridionale, che altro non è se non un intervento anche per salvare, giustamente, la Banca popolare di Bari, proprio quel tipo di interventi - utili e giusti - che voi tutti avete demonizzato fino a pochi mesi fa. Abbiamo cercato, nel pochissimo tempo concesso, di proporre modifiche utili a integrare e migliorare queste ed altre norme, attraverso sollecitazioni e ordini del giorno, che per noi non sono soltanto metodo di dilatazione dei tempi, ma una concreta espressione per rendere più efficaci i contenuti del decreto-legge. Tra questi, ce n'è uno di grande importanza, che interviene nel circuito tra economia e ambiente, richiedendo al Governo un impegno serio sull'economia circolare, sulla transizione ecologica e solidale. Concludo rimarcando che la vera forza e la credibilità di una proposta politica risiedono nella qualità, non solo della pronuncia, ma del percorso di dialogo e confronto. La cifra della qualità deve connotare in modo netto e incontrovertibile finalità, obiettivi e metodi. Il nostro impegno sarà sempre convintamente in questa direzione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, questo decreto-legge ha avuto un parto molto lungo e travagliato. Noi lo esaminiamo a poche ore dalla sua scadenza, quindi è da quasi due mesi in vigore, ma è stato preceduto da un ampio dibattito nel Consiglio dei ministri e anche da testi che erano stati approvati in precedenza. Quindi, è da quasi tre mesi che si parla di questo decreto crescita e da due mesi esso è in vigore, per la gran parte, nella sua versione originale. Nel contempo la situazione economica del Paese è ulteriormente, drammaticamente peggiorata, come dimostrano i dati anche di questa mattina, sia rispetto all'aumento della pressione fiscale, sia rispetto alla perdita di controllo dei conti pubblici, sia rispetto alle previsioni (sostanzialmente sempre sbagliate) contenute nei provvedimenti bandiera della maggioranza (quota 100 e reddito di cittadinanza), sia, infine, rispetto alla grave crisi industriale e sociale del Paese che si aggrava di giorno in giorno. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,58) ( Segue URSO). Colgo però questa occasione - mi rivolgo, ovviamente, innanzitutto alla Presidenza e ai banchi del Governo, poi ai parlamentari della maggioranza - per esaminare e parlare di un solo caso, che riguarda appena 1,2 milioni di famiglie, 1,2 milioni di italiani (imprenditori, artigiani, professionisti e famiglie) che, secondo il sindacato dei bancari italiani (la FABI) sono a rischio usura. Non so se l'usura sia la prima, la seconda, la terza, la quarta o la quinta stella del MoVimento 5 Stelle, ma ho l'impressione che vi siate rinchiusi nel Palazzo e non vediate più la sofferenza degli italiani. Sono a rischio usura 1,2 milioni di persone, perché in questo momento la loro vita, la loro storia, spesso la loro casa (parlate di mutui ai giovani e non vi accorgete che centinaia di migliaia di case stanno per essere sottratte ai cittadini e alle famiglie italiane) sono legati alla massiccia vendita di crediti in sofferenza e di crediti deteriorati da parte delle banche italiane. Lo dico anche e soprattutto alla Lega, che dovrebbe rappresentare il mondo produttivo del Nord: nell'allarme al Paese e al Parlamento, lanciato l'altro giorno dal sindacato dei bancari (110.000 iscritti), la gran parte di questi italiani e di queste imprese, ormai ridotti in condizioni tali da essere sottoposti a ricatto degli usurai, si trova in Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, e rappresenta una buona parte del sistema produttivo del Paese, che è in una situazione di impasse . Ebbene, noi ci siamo accorti della vicenda e l'11 settembre dello scorso anno presentammo un provvedimento che consentiva a questo milione e duecentomila famiglie italiane di riscattarsi, di liberarsi dalla schiavitù del debito. Abbiamo presentato il provvedimento come disegno di legge ed è stato assegnato alla Commissione finanze. Il presidente Bagnai, che qui è assente e me ne dispiaccio, ci assicurò che avrebbe subito posto all'ordine del giorno della Commissione il provvedimento. Il Governo, in quella sede, ci disse di condividerlo. Abbiamo ripresentato il provvedimento, sotto forma di emendamento, prima al decreto semplificazione: nulla da fare; poi al decreto Carige: nulla da fare. Ma in quella sede il sottosegretario Villarosa disse di condividere il provvedimento e lo accolse come ordine del giorno, impegnandosi ad esaminarlo. Poi, il silenzio. Peccato che l'altro giorno un signore in mutande si affaccia da un balcone di Napoli e riesce a rivolgersi al presidente del Consiglio Conte, che era sull'altro balcone col suo codazzo di funzionari. Il presidente del Consiglio Conte, ritenendo di essere l'avvocato del popolo, accoglie anche le istanze di questo signore in mutande che, accorato, si rivolge a lui dicendo: altro che reddito di cittadinanza, altro che quota 100. C'è un provvedimento, dice il signore in mutande a Conte, che, se il Parlamento lo approvasse, potrebbe rimettere in moto l'Italia. Conte chiede: ma quale? E il signore gli riferisce il numero e il proponente del provvedimento. Conte dice che lo esaminerà subito. Lo avete già esaminato tre volte in quest'Aula. Avete respinto gli emendamenti e vi siete impegnati, in marzo, a realizzarlo con un ordine del giorno. Perché ne parlo in questo decreto-legge? Perché il decreto crescita, che parla di tutto, parla anche di questo. Anche nel decreto crescita avete posto un articolo che riguarda le agevolazioni fiscali delle società veicolo per la gestione degli NPL. Guarda caso, affrontate l'argomento non dalla parte delle vittime, ma dalla parte delle società che cartolarizzano, affinché siano facilitate nella loro operazione di riscossione del denaro delle vittime. Parliamo di 360 miliardi di euro, che sono l'ammontare dei prestiti non rimborsati dalle banche. Parliamo di 170 miliardi ceduti a poche società di recupero dei crediti. Parliamo, come dice il sindacato dei bancari italiani, che se ne intende, dei soliti noti, dei soliti personaggi che si arricchiscono a tasso di usura. Lo dicono i bancari, cioè i dipendenti, perché sanno quanto si sta verificando, sanno che il loro cliente, la sua famiglia, cui hanno ceduto il proprio debito deteriorato, è sottoposto a operazioni di strozzinaggio. I 110.000 iscritti al sindacato ci dicono di fare attenzione a quanto sta accadendo, perché è una bomba sociale. (Applausi dal Gruppo FdI) . A fronte di questo, voi cosa fate? Intervenite dalla parte di chi innesca la bomba sociale e non dalla parte di chi è vittima della bomba sociale: un milione e duecentomila famiglie, in gran parte imprenditori, artigiani, commercianti del Nord produttivo, che sono finiti nella centrale rischio della Banca d'Italia e non possono più operare. Io vi prego, come ha fatto l'avvocato in mutande (che poi è un noto docente di diritto civile) di esaminare il nostro provvedimento e di non chiudervi nel vostro Palazzo. Noi proponevamo una soluzione: la possibilità di riscattare il debito da parte di colui che, ovviamente, non era riuscito a pagarne le rate. Era, perché ovviamente il provvedimento lo limitiamo ai crediti deteriorati già dichiarati tali il 31 dicembre dello scorso anno. È un fenomeno che riguarda la crisi sociale, finanziaria e bancaria degli ultimi cinque anni e non pensiamo, ovviamente, che possa essere un provvedimento a regime. Serve a sanare il grande scandalo delle banche. Dov'è finita la Commissione banche? Dov'è finita la Commissione di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, che doveva esaminare anche questo? Ieri lo abbiamo denunciato pubblicamente e oggi si è svegliato il Presidente della Camera, chiedendo finalmente i nominativi ai Gruppi. BOTTICI (M5S) . Chiedeteli al Partito Democratico e a Forza Italia i nomi. URSO (FdI) . Avete bisogno ogni volta del nostro allarme? Dove dormite, tra i guanciali del potere? Ebbene, noi proponevamo e proponiamo che, quando vengono ceduti i crediti deteriorati, la banca informi il debitore, che avrà tre mesi di tempo per riscattarli, pagando di più rispetto a quanto gli sono stati venduti, ma in maniera congrua, così da non essere sottoposto, come succede ogni giorno, allo stalking bancario, che costituisce reato, e da non essere alla mercé degli usurai, sempre secondo quanto denunciato dai bancari italiani. Questo permetterebbe anche di riportare in bonus , perché verrebbero cancellati dalla centrale rischi della Banca d'Italia, 1,2 milioni di artigiani, imprenditori, commercianti e famiglie, presenti in gran parte nel Nord del nostro Paese, ma anche al Sud ovviamente. È possibile che la Lega abbia dimenticato questo? È possibile che il MoVimento 5 Stelle abbia cancellato dalle cinque stelle innanzitutto la lotta agli oligopoli finanziari che stanno speculando sul dramma sociale del nostro Paese? Noi ve lo diciamo ancora una volta e pretendiamo che il presidente Conte risponda non a noi, ma all'avvocato in mutande di Napoli: è lui che ha detto - non noi - che questa è «la legge delle mutande», che consentirà all'Italia di non finire in mutande. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Galliani. Ne ha facoltà. GALLIANI (FI-BP) . Signor Presidente, signor membri del Governo, colleghi senatori, il provvedimento al nostro esame, con le tante modifiche introdotte durante la discussione alla Camera dei deputati, ha trovato anche un discreto apprezzamento da parte delle organizzazioni degli imprenditori. Va riconosciuto che, rispetto alle norme contenute nel decreto-legge emanato alla fine di aprile, il testo cerca di porre rimedio a quanto non si è fatto finora, in un lungo anno di Governo. Gli imprenditori hanno bisogno di norme che sostengano la propria azione, non perché non siano capaci di intraprendere iniziative da soli, ma perché, sulla base delle regole, prendono le decisioni conseguenti. Chi fa impresa tiene conto del quadro complessivo delle regole, confrontando l'insieme delle condizioni del proprio Paese con quello che possono offrirgli gli altri Paesi, in un mondo ormai sempre più globalizzato, non solo nel settore industriale, ma anche in quello dei servizi. In questo contesto ci sono grandi Paesi, come ad esempio la Cina, che hanno improntato la propria economia su un quadro di politica industriale che ha una programmazione pluriennale e i cui target sono incredibilmente ambiziosi, quanto precisi. Ci sono però anche Paesi più piccoli, al confine con l'Italia o quasi, nell'Est dell'Europa e nel Sud del Mediterraneo, che offrono condizioni di favore. Quindi, nel valutare dove avviare un'attività, dove portare i propri capitali o dove chiedere credito, l'imprenditore italiano tiene certamente presente il quadro complessivo di regole e di opportunità. Per questo l'introduzione di agevolazioni ad investire nel nostro Paese deve essere sempre accolta favorevolmente. Questo però è solo un piccolo passo che introduce misure nuove e ne replica alcune che hanno già funzionato in passato. L'obiettivo deve essere quello di scongiurare la fuga di imprese italiane all'estero e, al contempo, di creare un tessuto di disposizioni di favore per chi voglia fare impresa in Italia, con un quadro di regole che sia però organico e duraturo. Ben venga, quindi, la reintroduzione del super ammortamento al 130 per cento che, con il limite ai 2,5 milioni, è mirato soprattutto alle medie e piccole imprese che vogliano investire in beni strumentali. Benvenuta alla cosiddetta mini-Ires, un regime fiscale che fa scendere gradualmente l'aliquota al 20 per cento per i piccoli imprenditori, che sarà a regime dal 2023. Può essere considerata un'aliquota accettabile, tenuto conto del fatto che una piccola azienda coincide quasi sempre con la persona che la guida, che le dedica tutta la propria vita e che ha tutta la voglia di reinvestire i propri utili nell'attività in cui crede. Altra norma di buon senso è quella che prevede la deducibilità dell'Imu dalle imposte sui redditi. Va premesso che una tassa sugli immobili strumentali sarebbe meglio che non ci fosse; ma arrivare a una deduzione che gradualmente diventa del 100 per cento dal 2023 è comunque un fatto positivo. Mentre passavo in rassegna le misure di questo decreto-legge, ho rilevato che molte delle misure, anche di buon senso, entrano però a regime fra tre o quattro anni. È mancato quindi il coraggio di inserire previsioni più generose da subito, che avessero un effetto a partire da quest'anno sulla crescita, la quale invece resterà molto bassa, poco sopra lo "zero virgola". Sono mancate le coperture finanziarie che dovrebbero sostenere le buone misure a sostegno degli imprenditori; ci sono poco più di 400 milioni di euro. È ancora poco, se paragonato con quanto stanziato per altre misure di bandiera, reddito di cittadinanza e quota 100, che costeranno poco meno di 8 miliardi rispetto agli 11 preventivati e che avranno un impatto molto basso sulla crescita, ma elevato sulla spesa pubblica. È apprezzabile anche il primo passo verso le norme che rimettono in moto i cantieri, peraltro abbellendo le città attraverso piani di rigenerazione urbana; ma è solo un piccolissimo passo. Non è concepibile che non ci siano interventi per modernizzare le infrastrutture della penisola, che in molti casi sono ferme agli anni Sessanta, così come non è pensabile che ci siano opere come il TAV, i cui bandi vanno avanti nonostante la contrarietà del Ministro delle infrastrutture e di uno dei partiti di Governo. Un Ministro che si occupa di lavori pubblici dovrebbe essere felice se partono nuovi cantieri o se si sbloccano quelli fermi, spesso interrotti per motivi burocratici, e dovrebbe fare tutto quanto è nelle sue possibilità per sbloccare gli stanziamenti fermi. Invece sembra che non sia così. Questa è la grande contraddizione di questo Esecutivo, che purtroppo emerge nelle scelte di politica economica, con i troppi no scanditi da parte di uno dei contraenti, in un innaturale patto di Governo. Peraltro, nell'eterna disputa autonomia o no riferita alle Regioni, in cui è impegnata la maggioranza in questi giorni, non ci si è accorti che l'Italia già oggi viaggia a due velocità; ce lo dicono i dati appena diffusi dall'Istat, che fotografano un Paese a due velocità, con un Mezzogiorno che cresce meno della metà del Centro-Nord, costituendo un fattore di freno alla crescita complessiva dell'Italia, che a sua volta cresce la metà della media dei Paesi europei. Pertanto torna centrale il tema delle infrastrutture, senza le quali il Sud è ancora più lontano dal cuore del mondo produttivo, soprattutto quello delle subforniture, e non riesce ad agganciarne i modelli produttivi. Fatte queste considerazioni, viene inoltre da chiedersi che cosa manchi alla nostra economia per poter tornare a crescere con i ritmi che hanno caratterizzato gli anni del boom economico. Innanzitutto manca ciò che muove le economie di tutto il mondo e, se mi consentite, anche i rapporti umani di tutto il mondo e che si concretizza in una sola parola: fiducia. La mancanza di fiducia è la costante di questi ultimi sei o sette anni, in cui la gente comune ha paura di comprare e tiene fermi i propri risparmi e le imprese hanno paura di investire, perché non si fidano delle decisioni della politica. È necessario quindi adottare regole che creino un clima di maggiore certezza, un quadro che sia largamente condiviso e quindi sia espressione della maggioranza degli italiani, mentre la somma dei parlamentari che sostiene questo Esecutivo non può esserlo, perché, nonostante il contratto di Governo, i programmi dei due contraenti sono troppo distanti fra loro. Crediamo quindi sia necessario allontanare i quotidiani teatrini della politica che spaventano gli investitori; bisogna fare in modo che si guardi all'Italia come a una nazione affidabile, in cui sia bello e conveniente venire a investire il proprio tempo e i propri soldi. Al contempo, bisogna creare le condizioni per fermare l'emorragia di investimenti che, al contrario, prendono le vie dell'estero. In sostanza, un quadro di certezze che può derivare solo dalla volontà di adottare le misure da sempre chieste dalle imprese: semplificazione, tempi rapidi di risoluzione delle dispute, accesso conveniente al mercato dei capitali e, su tutti, un fisco più equo. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Casini) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, vorrei porre all'attenzione dell'Assemblea una parte del decreto-legge in esame che riguarda i risparmiatori traditi, truffati dalle banche. È interessante perché siamo di fronte a un indicibile balletto che dura dalla nascita di questo Governo, anzi anche da prima, a dire il vero. Insomma, le forze di maggioranza di questo Governo, i suoi leader, in particolare Salvini e Di Maio, avevano promesso che nel provvedimento in discussione avrebbero risolto ogni cosa. Io desidero semplicemente ricordare i fatti. Sono stati truffati da un sistema di banche - cosa ben evidente all'opinione pubblica, grazie a Dio - centinaia di migliaia di cittadini nel nostro Paese; certamente l'epicentro è stato il Veneto, ma non soltanto quella Regione è stata colpita da questa triste vicenda. Sono stati colpiti non solo grandi professionisti, imprenditori, industriali, quindi persone che sanno difendersi e hanno comunque i soldi necessari per concedersi una vita dignitosa, ma anche centinaia di migliaia di famiglie che avevano riposto in queste banche i risparmi di una vita. Personalmente ho conosciuto lavoratori che avevano messo tutto il TFR, tutto il loro risparmio nelle azioni di queste banche; lo avevano fatto per loro stessi e per le loro famiglie: ho conosciuto un papà che aveva messo i risparmi di una vita per il figlio disabile. Attenzione, non si trattava di banche qualsiasi, ma di banche del territorio, con le quali i cittadini di quell'area avevano instaurato un rapporto di fiducia, spesso da generazioni. Si tratta, quindi, di un tradimento non da una banca con sede a Londra, Bruxelles o a Shanghai, ma di istituti di credito con sede a Vicenza o a Montebelluna. Signor Presidente, finalmente i precedenti Governi di centrosinistra - al di là delle sciocchezze generali lanciate attraverso un memorabile sistema di fake news con cui sono state consolidate in parti non secondarie dell'opinione pubblica - hanno preso in mano la vicenda e hanno salvato i correntisti, i dipendenti, la base, la struttura di queste banche, in modo tale che la devastazione non ricadesse a catena sulle famiglie, i risparmiatori e su tutto il tessuto produttivo che con queste banche aveva costruito una ramificazione e una crescita nel territorio di competenza. Da ultimo il Governo di centrosinistra uscente, il Governo Gentiloni Silveri, con la legge di bilancio 2018, dunque nel dicembre 2017, per la prima volta in un Paese europeo stabilisce che anche gli azionisti possono essere ristorati nel momento in cui si dimostra il cosiddetto misselling , cioè la truffa. In questo caso proprio di truffa stiamo parlando, perché centinaia di migliaia di persone sono state raggirate per la loro ignoranza in senso tecnico, cioè ignoravano i fondamentali della finanza. Signor Presidente, è necessario accelerare, perché dopo che il Governo di centrosinistra con la legge di bilancio 2018 aveva posto i fondamenti su cui redigere i decreti, questo Esecutivo doveva immediatamente vararli e lo poteva fare molto velocemente; non ha voluto farlo - desidero ricordarlo ai colleghi - nonostante in quest'Aula, nell'agosto del 2018, si sia votato all'unanimità un mio emendamento che poneva alla fine di ottobre il termine per scrivere i decreti. Non è stato fatto nulla; il Governo ha voluto varare una nuova norma nella legge di bilancio 2019; vi abbiamo detto che era sbagliata, infatti lo era e avete dovuto riportare la norma primaria in questa sede. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, chiedo che almeno sia inserita la possibilità del ristoro totale e non parziale, senza il limite dei 100.000 euro. Infatti Di Maio, in campagna elettorale, è venuto a dire in Veneto - l'ho ascoltato con le mie orecchie durante una conferenza stampa - che tutto quanto fosse stato meno del 100 per cento del ristoro, sarebbe stato considerato elemosina. E non è l'Europa che pone un limite del 30 per cento, perché la Commissione europea ha detto in maniera ufficiale che è una scelta del Governo che può ristorare fino al 100 per cento. Ristorate fino al 100 per cento, ristorate oltre i 100.000 euro. Fate giustizia, Presidente, perché qui di "balle" (chiedo scusa per il termine) ne abbiamo sentite anche troppe. PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (Misto-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, che si tratti di un decreto-legge omnibus è nei fatti. Ne ho spulciato l'indice e già nella sua primissima parte registro: le questioni legate alla casa, le imprese radiofoniche, il rientro dei cervelli, l'assunzione di personale nella pubblica amministrazione, la manutenzione delle strade del Friuli, l'indennizzo per i risparmiatori, i trapianti pediatrici e quant'altro. Registro anche che servono, per l'applicazione completa del decreto-legge, per lo meno 39-40 norme attuative, il che fa decadere la caratteristica dell'urgenza per il provvedimento che stiamo discutendo. Quello che non capisco è la ratio politica di un decreto-legge di questa natura perché è più un provvedimento di fine legislatura che non di metà legislatura ed ha due caratteristiche che si manifestano e che svettano in maniera assolutamente palese: manca di una visione organica della crescita di un grande Paese manifatturiero quale è l'Italia (la seconda potenza europea e tra le prime nel mondo), e manca di una risposta altrettanto puntuale, efficace ed organica sulle quattro questioni che travagliano l'Italia contemporanea; bassa produttività, asfissia del mercato interno, un ruolo decisamente debole in Europa, eccesso di debito. Se andiamo a scalare nell'articolato, non troviamo nessuna risposta sulle quattro tematiche che travagliano questo straordinario Paese. Molte sono misure bandiera, che però non servono, non sono di nessuna utilità quando devi affrontare i tornanti della storia. Non vi è dubbio che il tempo che stiamo vivendo - non da soli, non l'Italia da sola - sia un tornante in qualche modo decisivo che andrebbe affrontato, invece, con provvedimenti che dovrebbero avere natura progettuale. Io non appartengo alla categoria di chi sostiene che tutto è negativo. Registro un recupero, ad esempio, dei superammortamenti (e questo va bene), la deducibilità dell'Imu (e questo va bene), il potenziamento del fondo per aziende vittime di mancati pagamenti (e questo va bene); ma se vado a vedere gli investimenti che si fanno per far fronte a queste misure (penso al mini recupero dell'Industria 4.0, all'articolo 49- bis e all'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro), vedo che i capitoli sono giusti ma i fondi messi a disposizione di buone idee non ci sono o sono così carenti da apparire del tutto insufficienti per affrontare nodi decisivi per l'economia e per la crescita italiana. Non parlo di Alitalia che conosco bene. Si prevede un intervento del MEF con diverse decine di milioni che si aggiungono alle diverse centinaia di milioni già spesi in favore di tale compagnia. Registro che tutte le posizioni assunte dal Governo, da quando è in carica - ormai viaggiamo per il tredicesimo mese - sono state completamente smentite. Dov'è, allora, il punto politico, se manca un provvedimento organico, se manca una visione efficace per tamponare le ragioni del dissesto di questa Italia? La mia lettura è che il provvedimento nasca morto, perché una parte della maggioranza - e mi riferisco alla componente che fa capo al vice presidente Salvini - ha già la testa orientata altrove e l'orientamento altrove che fa nascere morto questo decreto-legge è la flat tax , da una parte, e la legge di stabilità, dall'altra, che si propone di portare in discussione già nel cuore dell'estate. Ora, lei comprenderà bene, signor Presidente, che se oggi approvo il decreto-legge crescita, che nella sua presentazione è già decisamente sgangherato, ma contestualmente metto i riflettori accessi su flat tax e legge di stabilità, è come dire che questo provvedimento, se va bene, lascerà il tempo che trova. Non solo manca di una visione di progetto per affrontare i grandi nodi irrisolti dell'Italia, ma soprattutto di due risposte efficaci a due questioni specifiche (che non possono esserci, perché nel contratto fra Lega e 5 Stelle non sono previste). Cosa facciamo per aumentare la torta della ricchezza e consentire che venga equamente suddivisa? Cosa facciamo per sostenere il rientro dei cervelli, non con misure bandiera molto deboli e senza mettervi accanto un efficace fondo per farli rientrare? Non c'è alcuna misura che riguardi l'aumento delle borse di studio per studenti meritevoli che si trovano in condizioni di bisogno né si parla in alcun modo di abbattimento del nucleo fiscale, che serve a rendere il mercato interno più frizzante rispetto allo stato attuale. Vorrei muovere un'ultima considerazione, in conclusione: spostando sempre più avanti la risoluzione dei problemi - quindi flat tax e legge di stabilità e, più che mancanza di un progetto, decisione di non presentarne uno organico per affrontare i nodi di quest'Italia - temo si voglia continuare a grattare la pancia del rancore e della rabbia che dilagano nel Paese, facendo perno soprattutto sulle straordinarie difficoltà e paure del ceto medio italiano. Attenzione, però: ricorre in questi giorni non un grande anniversario, ma il ricordo del mito della vittoria mutilata; anche allora un Governo vinse le elezioni, ma portò l'Italia sull'orlo del baratro. La mia opinione è che provvedimenti come questi avvicinano l'Italia al salto nel buio, perché solo con le promesse, alla fine, non si vive. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Margiotta. Ne ha facoltà. MARGIOTTA (PD) . Signor Presidente, anche in questo caso il Governo ha la capacità di dare un bel nome ad un decreto-legge: crescita. Abbiamo avuto i decreti-legge dignità, sicurezza e ora il duo crescita-sblocca cantieri. Non c'è che dire, sono bravi nel dare nomi: il problema è che questo decreto-legge nessun effetto avrà sulla crescita, così come lo sblocca cantieri nessun effetto avrà sui cantieri, e questo è il problema massimo. D'altra parte, le stesse relazioni tecniche che accompagnano entrambi i decreti stimano in pochissimo l'aumento del PIL che ne potrebbe derivare. Ho la sensazione che anche quella stima sia assolutamente ottimistica. Si tratta di un decreto-legge omnibus , com'è già stato detto. Certo, contiene alcune cose positive, prima tra tutte - per me - l'emendamento che salva Radio Radicale (su forte azione del Partito Democratico), una voce di democrazia. Ne contiene però moltissime altre negative o quantomeno inconcludenti e comunque quasi tutti interventi spot , senza alcuna capacità di guardare al futuro né alcuna visione (si tratta di un Governo che non ha visione, infatti). Tra queste misure ci sono anche quelle su Alitalia, com'è stato ricordato un attimo fa. Cosa prevede il decreto-legge crescita su Alitalia? Intanto il MEF entra nella nuova società come socio, con tutto ciò che comporta, e poi si cancella l'obbligo di restituzione del finanziamento di 900 milioni di euro. Ha detto bene poco fa il collega Manca: questo significa di fatto mettere le mani nelle tasche degli italiani. Io ricordo bene che il primo atto della presente legislatura è stato esattamente l'approvazione di un decreto-legge su Alitalia. In quella sede, un anno fa, ascoltammo i commissari della compagnia, che ci vennero a dire: «si faccia presto, mentre discutete rischia di esaurirsi il carburante e gli aerei rischiano di rimanere a terra», con conseguenze mortali, perché le compagnie aeree si reggono essenzialmente sulla fiducia. Basta che una sola volta chi ha comprato un biglietto non riesca a partire, perché il volo è stato cancellato o perché non c'è il carburante, che gli effetti siano letali sulla compagnia. Invece è trascorso un anno e si è ancora alla ricerca di un socio per la newCo che ci metta il 40 per cento dei capitali (qualcosa come 300 milioni). Abbiamo sentito anche qualche autocandidatura un po' estemporanea, ma questo socio non si trova. Socio - lo dico al Governo - che dovrebbe essere in grado di presentare richiesta secondo le regole del mercato; non socio che debba essere pregato dal Governo per entrare nella newCo . Ma anche in questo campo, come sugli altri, siete pieni di contraddizioni e vi arrampicate sugli specchi. In primo luogo, costringete Ferrovie dello Stato - perché il termine forte è «costringete» - a entrare nel capitale di Alitalia mettendo a rischio la tenuta finanziaria di una società in attivo, uno dei veri fiori all'occhiello di questo Paese. Speriamo che sia una scelta giusta e che non porti con sé invece Ferrovie dello Stato nel baratro. Poi dite sì ad Atlantia in Alitalia, nonostante riteniate Benetton e Atlantia il male assoluto e nonostante abbiate immesso nello sblocca cantieri un comma - un po' migliorato da un emendamento del Partito Democratico, a mia prima firma - che va contro le regole basilari del diritto, esattamente per favorire la rescissione di Autostrade da Atlantia. Quindi Atlantia è un socio affidabile da far entrare in Alitalia o è il male assoluto da cacciare da Autostrade? Decidete. Uguale contraddizione c'è sulla discussione in atto sul TAV. Il ministro Toninelli ancora oggi prova a spiegare che c'è una differenza basilare tra bandi e manifestazioni di interesse. Non è vero, entrambi sono revocabili senza costi per lo Stato. No TAV-Sì TAV: abbiamo sentito il viceministro Castelli parlare di TAV leggera. Qui - ahimè - devo dare ragione al ministro Salvini, il quale dice che non esiste in natura un TAV che non sia un treno veloce, perché la contraddizione è nei termini stessi. Il rischio è che, mentre vi attardate in discussioni di questo tipo, non solo non arrivi il carburante agli aerei di Alitalia, ma non arrivi qualsiasi propellente alla macchina Paese e il Paese si blocchi. Noi proveremo a non consentirvelo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà. RONZULLI (FI-BP) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli senatori, come definire altrimenti questo decreto-legge se non il vostro esame di riparazione nel tentativo di porre rimedio al fallimento di una legge di bilancio che non ha sortito gli effetti sperati? Una speranza, la vostra, che era ampiamente prevedibile sarebbe stata disattesa: perché avete scommesso tutto, tutti i soldi degli italiani, su due misure che nulla avevano a che fare con la crescita. Mi riferisco ovviamente al reddito di cittadinanza e a quota 100, due misure bandiera di questo Governo, che dovevano garantire, secondo le vostre stime, una crescita dell'1,5 per cento del PIL. Purtroppo, oggi invece anche i sassi sanno che la crescita del Paese non solo non rispetterà quella delirante previsione, ma sarà nulla o pari allo 0-0,1 per cento. I conti si fanno alla fine, direte voi, ma di sicuro fin da adesso possiamo affermare senza timore di smentita che né è stata abolita la povertà, nonostante il mirabolante annuncio dal balcone, e neppure si è realizzato quel turnover fra lavoratori anziani che sono andati in pensione e lavoratori più giovani che, secondo le vostre promesse, avrebbero dovuto sostituirli. Non è stato e non poteva essere così. Il reddito di cittadinanza è stato un tale fallimento che addirittura soltanto uno su tre dei navigator ammessi alle prove di selezione si è poi presentato al concorso per sostenerle. Lo abbiamo già chiesto con atti di sindacato ispettivo e continueremo a chiederlo al Governo, in modo particolare al Ministro del lavoro e dello sviluppo economico: quanti italiani in povertà hanno ricevuto veramente il reddito di cittadinanza? Di quanto è stato l'importo effettivo? Quanti hanno restituito la card perché si sono sentiti presi in giro dal Governo, non ricevendo affatto la cifra di 780 euro promessa, ma talvolta addirittura soltanto un'elemosina di 45-50 euro mensili? Quanti sono i furbetti scoperti ad incassare il reddito di cittadinanza senza averne diritto, essendo magari lavoratori in nero? Sono stati condannati alla pena detentiva di sei anni, come avevate minacciato e propagandato? Quanti immigrati hanno ricevuto il reddito di cittadinanza? (Commenti del senatore Pellegrini Marco). Al momento a queste domande non sapete o probabilmente non volete rispondere, ma prima o poi dovrete farlo e noi vi incalzeremo affinché gli italiani sappiano la verità. Riepilogando: il Governo non è riuscito a portare crescita al Paese con la legge di bilancio e ci riprova ora con un apposito decreto crescita, con il fiato sul collo della minaccia della procedura di infrazione e purtroppo dei drammatici dati Istat. Ma come si può pensare che, laddove non si è stati capaci di dare impulso alla crescita con le somme ingenti di cui disponevate nella legge di bilancio, si centrerà invece l'obiettivo con le poche risorse del decreto crescita? Sono cifre assolutamente insufficienti a far ripartire il Paese, tanto più che sono suddivise in svariate piccole misure settoriali, che hanno trasformato questo decreto-legge in una sorta di omnibus , senza né capo né coda, senza un progetto per l'Italia. Siete partiti dai 51 articoli del decreto-legge e siete arrivati ai 120 articoli del testo che discutiamo oggi; soltanto 27 di questi, però, recano impegni di spesa concreti e addirittura non sono neppure impegni di spesa immediati ma scatteranno nel 2023, quando forse, come speriamo, non ci sarà neppure più questo Governo. Un decreto-legge deve avere i requisiti di necessità ed urgenza, ma se poi le decisioni che prendete oggi avranno effetto soltanto fra quattro anni, allora vengono meno questi requisiti, quindi si tratta di una truffa. Ciò che purtroppo non viene meno, però, è la ghigliottina che le famiglie e le imprese hanno sul loro collo, rappresentata dai 23 miliardi di euro nel 2020 e i 28 miliardi di euro nel 2021 che il Governo dovrà trovare per evitare che scattino le clausole di salvaguardia e quindi l'aumento dell'IVA. Dove troverete le risorse per scongiurare l'aumento dell'IVA e le risorse per evitare la procedura di infrazione per debito eccessivo? Come dicevo, le vostre due misure bandiera, reddito di cittadinanza e quota 100, anche in termini del numero dei destinatari che ne hanno beneficiato, non hanno avuto l'impatto positivo che voi speravate e credevate. Questo dovrebbe comportare una somma di circa 2 miliardi di euro di oneri in meno; si tratta comunque di risorse in deficit rispetto a quelle preventivate, soldi che si dovevano investire nella crescita, mentre i partiti di Governo vorrebbero metterci le mani per finanziarie probabilmente altre misure elettoralistiche che non faranno aumentare né il PIL, né l'occupazione. È evidente che si tratta, nel caso di questa come delle altre misure, solo di fumo gettato negli occhi degli italiani per tentare di distrarli dalla questione di fondo: la totale mancanza di una visione univoca e coerente di sviluppo da parte dei due azionisti del Governo; due forze politiche fra loro inconciliabili, che hanno programmi completamente diversi. Infatti, l'obiettivo dichiarato del MoVimento 5 Stelle è la decrescita felice, mentre il programma della Lega è - o dovrebbe essere - quello che ha sottoscritto insieme agli altri partiti del centrodestra prima delle elezioni politiche, ma che purtroppo non vede la luce, se non in qualche misura in tema di sicurezza e di immigrazione, e che è totalmente oscurato dalla preminenza grillina sui provvedimenti di natura economica. Sulla mancanza di crescita e di politiche per il lavoro il Governo è riuscito a mettere d'accordo addirittura Confindustria e sindacati, unanimi nel denunciare l'inadeguatezza delle misure messe in campo. Del resto, l'atteggiamento dei grillini nei confronti del mondo delle imprese e del lavoro è di carattere punitivo, perché i 5 Stelle preferiscono cittadini poveri e disoccupati, da poter facilmente illudere con misure assistenzialistiche come il reddito di cittadinanza, piuttosto che cittadini che, avendo una indipendenza economica, abbiano anche una indipendenza politica, non essendo ricattabili con l'elemosina dello Stato. L'Italia ha bisogno di crescere ma ci vogliono idee e persone giuste; idee come il rilancio delle infrastrutture, delle grandi opere, non come il blocco del TAV; idee come la defiscalizzazione per i nuovi assunti, specie nelle aree svantaggiate del Sud, non come il reddito di nullafacenza; idee come gli investimenti nella sanità, con la cancellazione del numero chiuso per l'accesso alle facoltà di medicina e chirurgia e l'assunzione di medici e infermieri, non i tagli alla salute. Lo domando a voi, signori del Governo: vi siete accorti che ogni volta che escono dati statistici è una Caporetto per le vostre politiche? Ed è una Caporetto, purtroppo, per tutta l'Italia. Noi di Forza Italia, nel programma elettorale condiviso da tutto il centrodestra, abbiamo insistito sull'introduzione della flat tax . Purtroppo, però, come oggi ha certificato l'Istat, le tasse stanno aumentando addirittura più del PIL, perché nel primo trimestre dell'anno la pressione fiscale è salita dello 0,3 per cento, mentre se tutto va bene il PIL aumenterà dello 0,1 per cento nel corso dell'intero anno. In conclusione, per crescere non servono soltanto i decreti-legge, ma servono innanzitutto capacità e volontà, qualità che purtroppo scarseggiano in questo Governo. Sono sicura che anche molti colleghi della maggioranza la pensano in questo modo, ma tra poco il Governo si accingerà a chiedere la fiducia: volete quindi un voto a scatola chiusa. L'esame di riparazione che avete tentato, per rimediare ad una legge di bilancio sbagliata, purtroppo per l'Italia ha avuto esito negativo e siete stati bocciati. Di conseguenza, voteremo contro il provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saviane. Ne ha facoltà. SAVIANE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi e colleghe del Senato, rappresentanti del Governo, intervengo in questa discussione con grande piacere per commentare il decreto-legge recante misure urgenti per la crescita economica; insieme al decreto sblocca cantieri, già approvato, sono i due provvedimenti con cui la maggioranza intende rilanciare il percorso di sviluppo economico del nostro Paese. Noi della Lega abbiamo ben chiaro cosa serve al nostro Paese per un vero rilancio economico, ossia una riforma fiscale coraggiosa che preveda un taglio delle tasse serio e che permetta la ripresa dei consumi interni in modo da rianimare l'economia, rimettendo i soldi in circolazione. La recessione che più ci preoccupa è quella demografica: il blocco delle nascite è il vero dramma del nostro Paese. Proprio perché il futuro dei nostri figli e dell'Italia viene prima dei vincoli decisi da altri, la riduzione delle tasse sarà il nostro obiettivo finale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Intanto con il decreto crescita interveniamo sulle direttrici d'azione che riguardano, da un lato, il potenziamento degli investimenti pubblici e privati e, dall'altro, l'implementazione degli incentivi e degli sgravi fiscali alle imprese e ai cittadini, compreso il potenziamento della tutela del made in Italy . Tra le altre, voglio ricordare alcune misure cardine del decreto-legge, come la reintroduzione del maggior ammortamento per i beni strumentali nuovi: un'agevolazione che consente di aumentare del 30 per cento il costo di acquisizione, ai fini fiscali, degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi. C'è poi l'aumento della deducibilità dell'Imu per le imprese, che riduce la pressione fiscale sulle imprese stesse: la deducibilità raggiungerà il 70 per cento nel 2022 e arriverà al 100 per cento nel 2023. Un intervento degno di nota è rappresentato anche dalla definizione della mini-Ires. Infatti, al fine di favorire la patrimonializzazione delle imprese, è stato semplificato il meccanismo di fruizione del beneficio attraverso l'applicazione di un'aliquota ridotta sugli utili non distribuiti. A differenza della normativa attuale, che prevede una riduzione del 9 per cento su specifici investimenti incrementali rispetto al passato, la modifica prevede una semplice riduzione di aliquota su utili non distribuiti - nei limiti dell'incremento di patrimonio netto, ad esclusione delle banche - collegata al solo reimpiego degli stessi. Ugualmente importante è la previsione a regime - perché ora prevista per gli anni 2019 e 2020 - della riduzione dei premi e dei contributi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, ossia i contributi INAIL. Riguardo agli investimenti pubblici, agiamo accelerando l'utilizzo di risorse già stanziate su investimenti privati, rimuovendo i vincoli di carattere regolatorio, rimodulando gli stanziamenti e incentivando l'attività di ricerca pubblica e privata. L'obiettivo sul fronte degli investimenti pubblici è rilanciare la spesa delle amministrazioni pubbliche, che da oltre dieci anni si è progressivamente ridotta. Per questo sono previsti interventi sulle procedure di realizzazione delle opere volte a utilizzare risorse già destinate e lo stanziamento a favore dei Comuni di 500 milioni di euro per piccoli investimenti di rapida esecuzione finalizzati alla messa in sicurezza delle infrastrutture, degli edifici e dell'efficientamento energetico. L'articolo 7- ter è molto importante per le piccole e medie imprese del settore edile perché prevede specifiche condizioni di accesso alla sezione speciale del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. La crisi del settore edile ha ridotto il rating da parte delle banche per queste aziende, mettendole in difficoltà per l'accesso al credito. Una delle misure più importanti è poi il sisma bonus , per favorire gli interventi antisismici anche per gli immobili posseduti da soggetti che non hanno la liquidità necessaria per anticipare tali spese, viene esteso alle zone 2 e 3 di rischio sismico, mentre oggi è previsto solo per gli edifici di zona 1. Questo beneficio consente la detrazione fiscale del 75 per cento in caso di miglioramento di una classe della classificazione energetica e dell'85 per cento del prezzo di acquisto dell'unità immobiliare in caso di passaggio di due classi. Il decreto crescita favorisce una serie di sgravi e incentivi fiscali e di rilancio di investimenti privati, prevede norme per la tutela del made in Italy e altre misure per il sostegno della crescita. Sono tutte misure che sono sempre state auspicate da questa maggioranza e che finalmente oggi si concretizzano. Il decreto-legge rappresenta per noi un'opportunità di crescita e di rilancio dell'economia. Prima di concludere, Presidente, in termini di crescita vorrei ricordare la bella vittoria dell'assegnazione delle Olimpiadi 2026 a Milano-Cortina. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È il risultato del grande lavoro fatto da chi a questo obiettivo ha sempre creduto. Le amministrazioni regionali di Veneto e Lombardia, guidate da Zaia e Fontana, hanno ricevuto il giusto riconoscimento del grande lavoro svolto e per averci creduto fino in fondo. I complimenti vanno anche ai due sindaci delle città Ghedina e Sala per aver condiviso sforzi e entusiasmo, ma fondamentale è stato il contributo di Giancarlo Giorgetti nell'essere riuscito a coinvolgere il Governo in questa meravigliosa avventura, che ha permesso di gridare alla vittoria tutta l'Italia, che da questo evento può trovare lo spunto e l'entusiasmo per far ripartire tutto il Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non posso che manifestare tutta la mia gioia per la grande opportunità che questo evento può dare al nostro Paese. Le manifestazioni sportive di respiro internazionale sono una possibilità di sviluppo e di crescita per il Paese se pensate e pianificate come opportunità di costruzione e potenziamento di infrastrutture rimpiegabili e riqualificabili ad uso civile quotidiano. È stata proprio questa la marcia in più che ha reso possibile la vittoria del nostro Paese. Non si tratta, dunque, soltanto di un evento che porta ancora una volta lustro e prestigio all'Italia, ma anche di una possibilità di sviluppo di un piano sostenibile che accrescerà l'occupazione e i consumi, non soltanto fino alla realizzazione dell'evento lasciando buoni frutti usufruibili e tangibili a tutti i cittadini. Concludo sottolineando l'attenzione che la Lega ha nei confronti dei cittadini e delle imprese. Il provvedimento ne è la prova perché ci permetterà di raggiungere l'obiettivo di andare incontro alle esigenze degli italiani e delle nostre imprese, nella speranza che si possa ricreare un rapporto di fiducia tra lo Stato e i cittadini. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az . Congratulazioni) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, continuo a manifestare disagio nell'intervenire in Aula su provvedimenti che non riusciamo a trattare e approfondire in Commissione. Questo è un provvedimento, Presidente, che è stato pensato dal Governo ad aprile, è in vigore da maggio e arriva in Aula senza relatori: è un fatto che non trova alcuna spiegazione, alcuna logica procedurale e neanche di buon senso. Continuo a sorprendermi da neoeletto: avverto questo rito stanco di lamentarsi di cose scontate. È un provvedimento che stiamo discutendo qui in Aula, ma non nei suoi contenuti. Alcuni interventi ne magnificano i risultati, ma il titolo ci lascia assolutamente perplessi, increduli. Il decreto-legge è definito «crescita», ma non lo definirebbe così neanche il dizionario dei sinonimi e dei contrari, posto che la stessa maggioranza ha elaborato un Documento di economia e finanza, con cui attribuisce al provvedimento in esame, in congiuntura con il decreto sblocca cantieri (non da solo), lo 0,1 per cento di crescita. Quindi, Presidente, mi perdoni, ma credo che chiamarlo «crescita» sia una sorta di appropriazione indebita di un termine che userei per altri e ben più motivati provvedimenti. E Dio solo sa se avevamo bisogno di un provvedimento veramente di crescita e che mettesse veramente mano ai fondamentali della nostra economia secondo un disegno condiviso. Vorrei dire una cosa sui mini-BOT, essendomi occupato di economia praticamente sempre, anche se - sia chiaro - a bassissimi livelli (non mi iscrivo alla categoria dei fenomeni; sono altri i fenomeni qui). Sembra una follia e sembra assurdo, ma dal mio punto di vista l'idea dei mini-BOT, nella sua straordinaria semplicità, è più intelligente, perché almeno, qualora attuata, rimetterebbe in circolo un po' di denaro, un po' di liquidità e di presunta o reale ricchezza. Gran parte della moneta che circola è moneta elettronica, quindi è moneta finta. Pertanto, nella sua assurdità, per come è proposta, lanciata e pensata, l'idea dei mini-BOT comunque ha un senso. Racconta una storia e dice: rimettiamo in tasca degli italiani un po' di denaro con riferimento ai debiti della pubblica amministrazione non pagati e ai crediti che le imprese aspettano di incassare dalla pubblica amministrazione e che tardano a essere incassati. Ma non c'è niente in questo provvedimento che riguarda questo aspetto. C'è un mix , un minestrone, un pot-pourri di cose: sembra quasi che qualcuno la mattina dopo il caffè al bar passa a Palazzo Chigi e dice «c'è bisogno di questo o di quello»; poi c'è qualche buon segretario che prende nota, mette giù qualcosa e magari ogni dieci o quindici giorni al Consiglio dei ministri arriva la lista della spesa e mettono in piedi un provvedimento. Scusate, è proprio quello che accade in questo provvedimento. La scorsa settimana abbiamo discusso del decreto Calabria ed è successa la stessa cosa: solo per un breve tratto del provvedimento parlavamo della Calabria, ma per il resto ci abbiamo messo dentro tutto (il solito segretario ha annotato provvedimenti che probabilmente servivano). Dentro questo provvedimento ci sono norme condivisibili e norme che non sono condivisibili, ma non è crescita. Non è quello che recita il titolo: forse sono io che sono fuori luogo, non lo metto in dubbio, ma sento come se stessi procedendo contromano in una strada in cui tutti gli altri procedono in direzione opposta. A che serve però titolare un provvedimento con un termine che non c'entra assolutamente niente? A che serve applaudire interventi che non dicono niente e che affermano in modo apodittico che questo provvedimento favorirà la crescita, quando il Governo stesso vara un DEF e dice che, insieme allo sblocca cantieri, questo decreto-legge farà crescere dello 0,1 per cento l'economia? Lo dite voi, lo dicono i rappresentanti al Governo dei fenomeni. Ma come si fa a leggere, oltretutto, interventi scritti che in qualche misura affermano l'impossibile? Ricordo a tutti che quello che diciamo qui dentro viene registrato e filmato, che resterà ai posteri. L'altro giorno per curiosità sono andato a vedere la storia del senatore cui è intestata la via in cui abito. È un senatore di fine Ottocento che si chiama Felice Napoleone Canevaro e nell'archivio del Senato ci sono i suoi discorsi; quindi, colleghi, tutte le fregnacce che dite resteranno lì. Ai posteri resteranno quelle. Ai posteri resterà che voi e il vostro Governo raccontate che questo è un decreto che fa crescere, insieme a un altro decreto, il PIL dell'Italia dello 0,1 per cento! Fatela finita, siate onesti con voi stessi. Quando vi scrivono i discorsi, leggeteli prima di venirli a leggere in Aula. Io mi occupo di sanità, sono membro della Commissione sanità, Presidente, dove abbiamo trattato questo decreto-legge... PELLEGRINI Marco (M5S) . Cambia mestiere! ZAFFINI (FdI) . Sì, leggeteli. PRESIDENTE.Senatore, non ripeta quello che ha detto prima, perché sono termini che non si devono usare. ZAFFINI (FdI) . Ha ragione, Presidente. Io mi occupo di sanità e sa che cosa fa questo decreto-legge con le risorse da destinare all'edilizia sanitaria? E non è che non serva l'ammodernamento degli ospedali di questa Nazione, non è che non serva rifare gran parte dei nosocomi del Sud o acquistare impiantistica sanitaria. Non è che non sapete, colleghi fenomeni, che al Sud si vive cinque anni in meno rispetto al Nord. Voi siete stati eletti tutti al Sud, avete vinto in tutti i collegi del Sud. Lo sapete che la gente che voi rappresentate campa cinque anni in meno rispetto a quelli che abitano in Lombardia? Lo sapete? (Applausi dal Gruppo FdI) . Lo sapete che il sistema industriale italiano sta tutto al Nord e inquina tutto il Nord? No, non lo sapete. PELLEGRINI Marco (M5S) . Rivolgiti al Presidente! ZAFFINI (FdI) . Ebbene, Presidente, lo sa che cosa fa questo provvedimento? Questo provvedimento prende i soldi - ma tanti soldi - che erano destinati agli anni 2019, 2020 e 2021 e che cosa fa, amici miei, colleghi senatori? Li sposta, allungando i termini, per spenderli non adesso, ma nel 2022, 2023, 2024 e 2025. A casa mia, non vi dico come si chiama una cosa del genere, perché mi vergogno, perché resta agli atti del Senato e io non le dico tutte le cose fino in fondo, perché poi qualcuno domani andrà a leggerle. Prima di venire al Senato, prima di diventare consigliere regionale, lavoravo in banca e a volte arrivano quelli che dicevano di avere un assegno che scadeva dopo due giorni e mi chiedevano di portare la scadenza a una settimana o a quindici giorni dopo. Voi fate lo stesso: buffettari. Così si chiamano quelli che fanno così. PRESIDENTE.Basta senatore, si rivolga a me e non usi certi termini. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). ZAFFINI (FdI) . Ma io mi rivolgo a chi ha scritto il provvedimento, Presidente. A casa mia si definisce così chi prende i soldi di oggi - anzi i debiti di oggi, perché si tratta di promesse di soldi - e li porta al 2024, 2025 e 2026. Non so, Presidente, io forse ho usato un termine colorito, ha ragione, resta agli atti e va bene, ma rimane la sostanza: questo non è un provvedimento che determina alcuna crescita. Questo è un provvedimento che non determina niente: è un insieme di provvedimenti di cui qualcuno - ripeto - è condivisibile perché è necessario e perché di minimo buonsenso ma che non ha nessuna logica organica, non ha niente da regalare agli italiani. Qualcuno poco fa ha detto che sembra un provvedimento di fine legislatura. Sì, alla fine, quando uno fa gli scatoloni per andare via, scopre di avere dimenticato una cosa e poi un'altra e la mette negli scatoloni prima di portarla via. Io spero, mi auguro, che questo sia veramente, signor Presidente, un provvedimento di fine legislatura. Me lo auguro per tutti gli italiani. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, già a fine marzo era chiaro a tutti o - meglio, quasi a tutti - che il più 1 per cento di crescita del PIL previsto dal Governo per il 2019 non si sarebbe mai realizzato: le stime più ottimistiche davano, al massimo, lo 0,2 per cento. Questo significava però, già a marzo, il crollo di tutte le storie raccontate fino a quel momento. Questo significava che le misure salvifiche, tanto sbandierate, a cominciare da quota 100 e reddito di cittadinanza, non avrebbero smosso il Paese dalla stagnazione - se fosse andata bene - o dalla recessione - più probabile - nel quale era precipitato. Questo Governo, tutto propaganda e distintivo, allora cosa fa? Sforna una nuova ricetta, una soluzione acchiappa- like , e la chiama decreto-legge crescita. Un'iniziativa legislativa che, nei fatti - ed è lo stesso Governo a dirlo e non io - si fa pesare con estrema facilità, perché ammette di incrementare il tasso di crescita del PIL - pensate un po' - dello 0,05 per cento. E lo mettete, nero su bianco, nel DEF: lo 0,05 per cento! A tal proposito, è illuminante la proporzione di questa vostra iniziativa, prendendo come esempio una cosa comune: una moneta da un euro. Il vostro 0,05 per cento di crescita sono quei cinque centesimi di rame, quelle piccole monete che neanche ci permettono di prendere il caffè dalla macchinetta. Mi domando, allora, quale idea di crescita abbia questo Governo e come possa definirla crescita? Potrà mai, il vostro maquillage comunicativo fare miracoli su quello che, nei fatti, è un decreto-legge nato senza idee? Un decreto-legge che si è trascinato, sin dall'inizio, tra Palazzo Chigi e MEF in modo così stanco da rendere necessario farlo deliberare due volte dal Consiglio dei ministri, perché, dopo il suo annuncio, era maturato troppo in ritardo rispetto alla sua pubblicazione in Gazzetta. Oggi, questo ritardo è avvilente. Il decreto-legge scade, infatti, il prossimo 29 giugno, poco più di dopodomani, ed il Senato è chiamato ad esprimersi in un tempo rapidissimo, in barba agli oltre ottantatré giorni dal suo battesimo in conferenza stampa. Questo modo di procedere - che non è la prima volta che registriamo, in particolar modo qui al Senato - proprio da chi urlava al rischio di dittatura per la compressione dei processi parlamentari, è a dir poco incoerente. E se passiamo ai contenuti il giudizio si aggrava ulteriormente. Tra tutti, mi preme riportare alla nostra attenzione, all'attenzione di quest'Assemblea, quella vergognosa rapina, quel truffaldino furto con destrezza, operato sui fondi di sviluppo e coesione, e l'altrettanto disonorevole pagamento di una sorta di riscatto. Entrambi fatti che si sono compiuti alla Camera; il tutto ad uso e consumo di un Ministro per il Sud che, prima, ha ben pensato di non presentarsi ai lavori della Commissione e poi si è incapricciata perché, di fatto, sentiva la sua poltrona da Ministro commissariata. È stato uno scambio di equilibri e di interessi, tutti sulla pelle dei cittadini del nostro Mezzogiorno, che ha piegato le istituzioni verso un livello imbarazzante e veramente inaccettabile ed è stato, ad oggi, forse il punto di maggiore esposizione della inadeguatezza e della sciatteria a 5 stelle, da una parte, e della logica predatoria che la Lega continua ad avere nei riguardi del Sud, dall'altra. Il Governo, infatti, non ha inteso accogliere in Commissione il nostro ordine del giorno, che prevedeva l'impegno da parte del Governo a chiarire che le risorse dei patti territoriali debbono essere utilizzate per finanziare progetti che ricadano negli stessi territori in cui sono stati attivati tali patti. Era un semplice ordine del giorno, per il quale non stanno in piedi, vice ministro Garavaglia, le motivazioni relative ai tempi troppo brevi per esprimersi sull'argomento. In fin dei conti «il lupo perde il pelo ma non il vizio» e non è poi così lontano il ricordo di una Lega che ha dissipato i fondi FAS del Mezzogiorno, utilizzandoli come bancomat. Potrei continuare, ma concludo, visto che il Presidente mi richiama al rispetto dei tempi. Credo che questo Governo anche su questo provvedimento misuri e dimostri la sua inadeguatezza. Penso che, per il bene del Paese, quanto prima la smetterete di fare danni, tanto prima probabilmente come Paese ne guadagneremo in termini di fiducia, ma anche di credibilità internazionale. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatori, non voglio ripetere cose che sono state già dette in precedenza dai miei colleghi, in modo particolare dal senatore Galliani e anche in parte dal senatore Perosino sui vari articoli di questo decreto-legge, che sono per certi aspetti anche condivisibili. Vorrei fare alcune riflessioni di carattere più politico che spero ci facciano ragionare insieme, anche in vista della prossima manovra finanziaria. Mi sarei aspettata già in questo decreto crescita un atto di maggiore coraggio. Non ho ritrovato invece in questo provvedimento, che ha un nome molto evocativo nella parola «crescita», nulla che vada nella direzione di sostenere veramente la crescita del PIL del nostro Paese. Ci stiamo arrabattando praticamente dal 2007, dall'anno della bolla finanziaria, e non stiamo assolutamente crescendo. Gli ultimi decenni di vera crescita sono stati quelli Cinquanta-Sessanta e Ottanta-Novanta; da allora in poi il nostro Paese sostanzialmente non è più cresciuto. Siamo in ritardo perché già avremmo dovuto mettere in campo una serie di misure proprio dopo la bolla finanziaria, dopo il 2007-2008, però non ci perdiamo di coraggio. Sapete cosa manca a questo decreto? Manca proprio una cornice nella quale con coraggio, ripeto, avremmo dovuto inserire una serie di misure che veramente sostenessero in termini concreti la crescita e che vado ad elencare molto rapidamente. Risparmio e investimenti sono due parametri che in economia devono essere correlati. Sappiamo perfettamente quanto stia crescendo il risparmio nel nostro Paese: come testimoniato peraltro dagli ultimi dati Istat, gli investimenti non sono correlati al risparmio. Proviamo allora a ragionare su degli strumenti di democratizzazione della finanza, sul cosiddetto private banking, che può essere inserito in questa riflessione. Mi riferisco al venture capital , al private equity , al club deal, ai piani individuali di risparmio (PIR). In questo senso non vedo assolutamente nulla. Si sta discutendo molto dei PIR, ma non si sta avanzando nessuna proposta concreta che serva a mettere la finanza a sostegno dell'economia reale. C'è tuttavia una parte importante di patrimoni finanziari in Italia che sarebbe pronta - proprio perché oggi le gestioni non rendono nulla - ad essere indirizzata ai cosiddetti investimenti produttivi e quindi a sostenere l'economia reale. Ho letto in questi giorni che Cassa depositi e prestiti sta ridisegnando la sua architettura finanziaria. Certamente le azioni che ha sempre fatto a sostegno del private equity e del venture capital continueranno ad esserci: se ho ben letto, si parla di circa un miliardo di euro. Ci sarà poi il nuovo fondo per l'innovazione di 700 milioni di euro, che speriamo sia indirizzato veramente ad un settore dell'economia sul quale possiamo scommettere una crescita del nostro Paese che si attesti attorno all'1 per cento e non allo 0,1 o 0,2 per cento (non si sa se sarà lo 0,3, ma ha poca importanza). Noi dobbiamo ripensare di crescere intorno all'uno per cento. Crediamo allora veramente di investire senza disperdere le risorse su tanti investimenti che non siano strategici? Dobbiamo puntare tutto sulla quinta rivoluzione industriale, sulle tecnologie di quinta generazione e sull'intelligenza artificiale, che è centrale nell'economia reale. Mi auguro che si faccia una riflessione approfondita in questo senso. Ahimè vedo qui di nuovo, in questo decreto-legge, degli annunci («sosteniamo il made in Italy », «sosteniamo il turismo»), peraltro con delle formule rocambolesche che enfatizzano ulteriormente la burocrazia, quella che ha penalizzato nel corso degli ultimi trent'anni la crescita dell'impresa, l'unico vero ascensore sociale sul quale dobbiamo scommettere. Infatti, lì dentro capitale, lavoro e oggi anche il dato alimentato dalla finanza come generatore di ricchezza possono sostenere una crescita importante. Dico importante, perché oggi pensare all'1 per cento di crescita significa pensare che il PIL possa crescere in maniera importante e significativa. L'impresa è quel luogo dove il lavoro, l'innovazione, il benessere e l'inclusione possono di nuovo tornare ad essere quattro parole unite, mentre nell'opinione pubblica esse oramai sono totalmente disgiunte e non riescono a essere pronunciate insieme. Invece devono ritornare ad essere pronunciate insieme all'interno dell'organizzazione aziendale e all'interno della piccola e media impresa, quella che ha fatto grande il nostro Paese. Questa impresa, è vero, ha anche qualche limite; questo va detto e lo dico da imprenditore. Noi spesso non pensiamo al ricambio generazionale e non abbiamo neanche una particolare cultura per gli strumenti finanziari. Invece questa cultura dovrebbe maturare, proprio perché non dobbiamo essere totalmente dipendenti dal credito, ma dobbiamo iniziare a pensare che la finanza può sostenere la produzione di ricchezza che noi generiamo all'interno delle nostre imprese. Cosa dovrebbe fare secondo me il Governo, insieme all'opposizione? Pensiamo a quello che è stato il successo delle olimpiadi: quando lavoriamo insieme sui grandi progetti siamo vincenti e dimostriamo che il nostro Paese è ambizioso, è grande e ce la può fare. Noi dobbiamo convintamente sostenere il made in Italy e le piccole e medie imprese; quelle che ho definito un anno fa, in un intervento che avevo fatto proprio sul turismo e il made in Italy , l'industria creativa italiana. Come le sosteniamo queste imprese? Le sosteniamo con le tecnologie, che dobbiamo sviluppare con un progetto Paese, perché la singola impresa non ce la fa. Vorrei dire a coloro che hanno sostenuto tantissimo il 4.0 che esso è superato: siamo già al 5.0. Va bene, abbiamo inserito di nuovo queste misure; però guardate che quelle misure andavano bene per le grandi imprese, non per le piccole e medie imprese. PRESIDENTE.Concluda, senatrice Tiraboschi. TIRABOSCHI (FI-BP) . Concludo con un'ultimissima riflessione: guardiamo all'Oriente, perché gli asiatici sono 4,5 miliardi, mentre gli americani sono solo 350 milioni. Il mercato al quale sta guardando la classe imprenditoriale è quindi quello là. È un mercato difficile da penetrare, ma è un mercato che possiamo penetrare se sosteniamo veramente e in maniera convinta ciò di cui si sta parlando da tanto tempo e su cui adesso si sta polemizzando: mi riferisco alla Belt and road initiative , dove altri Paesi (la Francia e la Germania) si sono insinuati e hanno cavalcato in silenzio (facendo i cavoli loro, per essere molto chiari). Adesso è il momento, visto questo rapporto privilegiato che abbiamo con la Cina (il fatto che il Premier cinese sia venuto qua ce lo dimostra)... PRESIDENTE. Concluda. TIRABOSCHI (FI-BP) . Concludo, Presidente. In una visione strategica, valutiamo questo mercato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, prima di passare al tema del mio intervento, che sarà l'articolo 24 sull'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia, vorrei solo far notare, proprio al livello matematico-statistico, che un decreto che parla di crescita e che, abbinato a un altro, promette una crescita dichiarata dello 0,1 per cento si chiama errore statistico, cioè è irrilevante: scrivere +0,1 o -0,1 per cento avrebbe avuto precisamente lo stesso significato. (Commenti della senatrice Matrisciano) . Ciò detto, la seconda osservazione riguarda la vicenda della privatizzazione o non privatizzazione dell'ente di irrigazione. La prima considerazione che va fatta per correggere alcune delle affermazioni fatte è che non è vero che non si possa fare concorrenza relativamente alla distribuzione dell'acqua perché il tubo è unico: gli stessi consorzi di irrigazione e bonifica lo fanno costantemente sulle opere di derivazione, di captazione e di adduzione stipulando quelle che si chiamano convenzioni di couso del manufatto: couso della traversa, couso delle paratoie, couso del canale stesso, couso della condotta chiusa, atteso che poi, ai fini idraulici, che sia un canale a pelo libero o che sia una condotta chiusa è del tutto irrilevante. L'altro esempio è relativo al flusso ordinato di elettroni nella condotta elettrica: nessun elettrone ha l'etichetta, eppure esiste una perfetta concorrenza per cui tanti gestori possono utilizzare la stessa infrastruttura, lo stesso condotto elettrico o elettrodotto. Pertanto, purtroppo neppure questo è vero, però io non voglio fare il professorino da quattro soldi che va a correggere quello che ha detto qualcun altro e poi quell'altro andrà correggere ciò che ho detto io. Vorrei far notare che tra tutto ciò che si poteva fare in sede di revisione della situazione dell'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia (EIPLI), si poteva per esempio prevedere una società totalmente in house, senza lo spezzatino che era stato fatto ai tempi, perché l'ente per i servizi che eroga doveva rimanere un ente unico, sottratto al singolo controllo delle Regioni. In secondo luogo doveva rimanere un ente di diritto pubblico, invece diventa una SpA, ricadente proprio nel libro V, titolo V, del codice civile, per il quale l'emendamento Daga prevedrebbe l'impossibilità da parte di soci privati di rilevare azioni del capitale di questa SpA; parlo di azioni e non di quote perché nel caso di una SpA si parla di azioni e non di quote. A tal proposito vorrei far notare che questo emendamento non esclude la possibilità di nuove emissioni azionarie, quindi che un altro soggetto possa entrare a far parte del capitale senza rilevare neanche un'azione in possesso degli azionisti previsti, che saranno le Regioni ( lo dico giusto per chiarire questo punto). Inoltre, se è pur vero che una SpA pubblica può non avere come unico scopo la remunerazione del capitale, faccio osservare che, come insegnano i professori di matematica, qualunque affermazione che chiamiamo proposizione o teorema per la quale si trova almeno un controesempio è destituita di fondamento, non vale niente, è fuffa. Di conseguenza, nel momento in cui trovo un controesempio che smonta l'affermazione precedente ho stabilito matematicamente che quell'affermazione diventa falsa: a Cassa depositi e prestiti, che ricade nella fattispecie considerata, è stata chiesta un'erogazione straordinaria di 959 milioni di euro a far valere dalle riserve, quindi in qualunque momento i partecipatori possono chiedere un dividendo straordinario, che posso chiamare come vogliono, e il principio per cui non si distribuisce utile viene a cadere. Ricordo che Banca d'Italia, che è un ente di diritto pubblico, ha utilizzato su mandato legislativo le sue riserve per rivalutare le quote, quindi in qualunque momento è possibile scavalcare questa norma. Per concludere, lo spirito dei quesiti referendari che parlavano di acqua pubblica faceva riferimento a due punti: il primo era abrogare la norma che consentiva di far entrare il privato nella gestione, il secondo era abolire la remunerazione del capitale. Nel momento in cui si crea la possibilità di remunerare il capitale perché si è costituita una SpA, si è violato materialmente uno dei due quesiti referendari che sono stati votati solo da 25 milioni di persone. Pertanto questa non è una privatizzazione, ma rappresenta una serie di portoni aperti all'ingresso del privato nella gestione. Anche qui c'è la solita distinzione tra proprietà e gestione: l'acqua è un bene demaniale e la gestione viene distinta. No: se lo scopo è che sull'acqua non si deve fare profitto, cioè deve essere dichiarata bene privo di rilevanza economica come dicevamo tutti noi una volta, allora questo principio è totalmente violato ed è questa la cosa che va assolutamente rigettata e per la quale tutto il resto del decreto-legge, ovviamente, non va neanche più considerato, al di là della carta che ha impegnato, perché basta l'articolo 24 per dire che è irricevibile. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, prima di iniziare, dato che, giustamente, lei fa rispettare i tempi in maniera pedissequa, chiedo la possibilità di consegnare il testo integrale del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna. Gentili colleghi, crescita economica e infrastrutture: sono questi i due pilastri attorno ai quali il Governo e questa maggioranza hanno costruito la visione di un Paese. Una indicazione chiara di come la ripresa economica possa essere realmente attivata solo da un intervento incisivo su questi due ambiti. Il decreto cosiddetto sblocca cantieri è stato il primo passo. Ora è il momento di agire su una serie di elementi che comporteranno una crescita sostanziale in diversi ambiti e settori. Prima di tutto, la crescita economica non può essere divisa da quella industriale, da sempre motore della nostra economia. Ovviamente non ho citato a caso il decreto sblocca cantieri perché i due provvedimenti sono necessariamente due tasselli dello stesso mosaico. La ripresa industriale passa anche e soprattutto attraverso il rilancio delle grandi opere utili. Non serve solo questo, però. Un meccanismo, seppur ben oliato, ha bisogno di tutti gli ingranaggi per funzionare. Per questo, oggi, arriva in Senato il testo al nostro esame. Sono molti gli interventi a favore delle imprese italiane: proroga del superammortamento al 130 per cento per l'acquisto di beni strumentali materiali, revisione della mini-Ires e progressiva riduzione dell'aliquota nei prossimi anni, riduzione della pressione fiscale sulle imprese dotate di immobili strumentali grazie ad un incremento progressivo della percentuale deducibile dal reddito d'impresa e dal reddito professionale dell'Imu dovuta sui beni strumentali. Abbiamo bonus per l'efficientamento energetico, agevoliamo l'aggregazione tra le imprese, incrementiamo il fondo per le piccole e medie imprese. Potrei proseguire a lungo, ma preferisco soffermarmi di più su due norme a me care. Voglio fare, in questo intervento, un ringraziamento al Governo e al Ministero dello sviluppo economico perché ha recepito, in alcuni articoli di questo decreto-legge, alcune istanze e problematiche su cui lavoro dallo scorso anno. Tutto questo a testimonianza della grande utilità del nostro lavoro quotidiano di parlamentari, perché le buone idee e le proposte positive, in questa maggioranza, non hanno preclusioni preconcette. Il primo esempio in questo senso è contenuto in una piccola, ma incisiva norma sulla quale mi sono impegnato da tempo, presentando anche emendamenti nella scorsa legge di stabilità. Finalmente si introduce un credito di imposta per tutte quelle aziende italiane che vogliono partecipare a manifestazioni fieristiche extra UE. È un primo ma fondamentale passo su questo tema. Ora sarà necessario identificare, nella prossima legge di stabilità, altre risorse per incrementare il fondo destinato a questo incentivo. Allargare la platea delle aziende che riusciranno a beneficiarne è basilare: ricordo che l' export ha sorretto l'intera economia italiana negli anni della crisi e consente, tutt'oggi, la sopravvivenza di tante imprese. Costantemente in crescita, secondo i dati Istat raggiungerà la cifra di 540 miliardi nel 2021. Se guardo ai dati di un settore a me caro, quello dell'industria della ceramica, fiore all'occhiello del tessuto produttivo italiano, l'85 per cento del fatturato annuo deriva da esportazione. Proprio per questo la crescita di questo settore, come di altri, va supportata per permettere alle aziende italiane di imporsi in difficili mercati internazionali. È necessario fare quanto è in nostro potere per valorizzare e aiutare ad esprimere al meglio le potenzialità delle nostre eccellenze che vanno supportate con detrazioni e sostegno economico. Non solo: i nostri prodotti sono unici al mondo in tantissimi settori produttivi e troppo spesso, nel recente passato, abbiamo assistito a degli abusi se non a degli autentici atteggiamenti predatori. Con questo decreto-legge diamo il via alla prima concreta serie di misure mirate alla salvaguardia dei nostri marchi storici e al contrasto alle delocalizzazioni selvagge. Le aziende che realizzano prodotti o servizi in Italia in presenza di tutti i requisiti necessari potranno finalmente ottenere l'iscrizione del proprio marchio nel registro speciale dei marchi storici d'interesse nazionale. Tra l'altro, viene istituito il logo «Marchio storico d'interesse nazionale», che le imprese iscritte nel registro possono utilizzare per finalità commerciali, distributive e promozionali. In questo modo, ci sarà più prevenzione su chiusure, licenziamenti collettivi e delocalizzazioni. Nessuno potrà mantenere il marchio storico se il sito produttivo viene trasferito fuori dall'Italia e oltretutto l'azienda, in caso di chiusura per cessazione dell'attività o delocalizzazione, sarà obbligata a notificare al Mise tutte le informazioni relative al progetto aziendale, a individuare tutte le soluzioni possibili per tutelare i posti di lavoro. A tal proposito, poi, istituiamo un fondo per la tutela dei marchi storici d'interesse nazionale presso il Ministero dello sviluppo economico con una dotazione di 30 milioni. L'aspetto più importante di questo segmento del provvedimento, però, è sicuramente la battaglia per difendere dalle barbare imitazioni i prodotti che rendono l'Italia famosa nel mondo. Sempre più spesso, le imprese italiane per tutelarsi devono agire per via giudiziaria sostenendo imponenti costi, che a volte rendono difficile seguire questa strada. Per questo, per i consorzi nazionali e le organizzazioni collettive delle aziende che operano nei mercati esteri introduciamo un credito d'imposta pari al 50 per cento delle spese sostenute per la tutela legale dei propri prodotti, inclusi quelli agroalimentari. Certe volte il confine tra imitazione e contraffazione è sin troppo labile. Il caso del Parmesan, del resto, è noto a tutti e a noi emiliani in particolar modo. Per tale motivo, è un dovere difendere i prodotti che del made in Italy fanno la loro grandezza. È un anno che questa maggioranza viene dipinta a tinte fosche dagli scranni dei burocrati di Bruxelles. Lasciamo le parole a questi mestieranti della politica del rigore e rispondiamo con fatti concreti. Certo, sarebbe facile chinare il capo e allinearsi alle prescrizioni e ai Diktat europei, ma poi cosa diremmo ai tanti concittadini e alle imprese italiane che ci chiedono riforme per snellire le procedure, sburocratizzare la macchina pubblica e rilanciare il sistema Paese? La nostra ricetta quindi, per concludere, è la seguente: crescita valoriale, crescita industriale, crescita professionale e crescita del mercato del lavoro; insomma, crescita. Sono tutti punti sui quali lavoriamo da un anno, e sui quali continueremo a lavorare a testa bassa; punti sui quali abbiamo ben chiara quale sia la strada da seguire. Al centro poniamo sempre i cittadini e le imprese, che, invece della parola crescita, con i passati Governi hanno solo sentito parlare di sacrifici, lacrime e sangue e recessione. Oggi diradiamo quella cappa di austerità che ha oscurato e appiattito le potenzialità del Paese negli ultimi anni. Dalla maggior parte dei media il nostro lavoro non ci viene riconosciuto, ma proseguiamo decisamente e convintamente, anteponendo a tutto l'interesse generale del Paese. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, onorevoli membri del Governo, l'analisi di questo decreto-legge avrebbe meritato un'attenzione maggiore da parte della nostra Assemblea e delle Commissioni di merito. Abbiamo visto invece che il dibattito su questo provvedimento è stato oggetto di una compressione molto forte, com'è stato ricordato da alcuni miei colleghi, e di una trattazione limitata nelle Commissioni riunite, che non ha consentito un'analisi degli emendamenti. Questo è un problema, perché avremmo potuto dare un contributo al miglioramento di un provvedimento che, invece di stimolare la crescita, probabilmente non introdurrà elementi in grado di dare profondità a una manovra di rilancio dell'economia del nostro Paese. Si tratta di un provvedimento che ha una portata limitata, parziale e per certi versi confusa, con norme che non determineranno alcuna svolta per il sistema economico e produttivo del nostro Paese. Tra l'altro, il Paese meritava altro, in virtù anche di indicatori che mettono in evidenza la difficoltà della nostra economia: il crollo degli investimenti (meno 0,3 per cento) e dell'occupazione, il peggioramento del rapporto deficit -PIL (al 2,5 per cento) e del rapporto debito-PIL (al 133,7 per cento). Il nostro è un Paese che avrebbe bisogno di stimoli veri, mentre notiamo l'assenza della definizione di una strategia sia dal punto di vista economico che di politica industriale. Questo è un provvedimento che ha avuto una gestazione molto lunga, come veniva ricordato da alcuni miei colleghi. Il 4 e il 23 aprile il Consiglio dei ministri con due deliberazioni lo ha di fatto licenziato. Un provvedimento frutto della contraddizione molto forte tra i due principali attori di Governo, Lega e 5 Stelle, con una visione contrastante dell'idea di sviluppo che caratterizza queste due forze politiche. Il risultato è un provvedimento che, come evidenzia la relazione tecnica allegata, produrrà una spinta all'economia molto debole: lo 0,1 per cento per il 2019 e lo 0,3 per cento per il 2020. Esso impegna una quantità molto bassa di risorse: 400 milioni. Soprattutto, ci sono una serie di norme spostate molto in avanti dal punto di vista dell'entrata a regime delle stesse. Vengono ripresi alcuni provvedimenti degli anni passati (e direi meno male). Mi riferisco al rilancio di alcune norme riguardanti Industria 4.0 e alla riproposizione del superammortamento, peggiorato rispetto al provvedimento dei Governi di centrosinistra perché viene introdotto un limite di 2,5 milioni agli investimenti. Ma anche qui direi: meglio tardi che mai. È stato miope non pensare di rilanciare questo provvedimento prima della legge di stabilità, perché avrebbe consentito alle imprese di avere un anno di tempo su cui dispiegare investimenti incentivati. È stata modificata l'Ires. Anche qui avete dovuto cancellare alcuni provvedimenti che aveva messo in campo il centrosinistra - mi riferisco all'IRI e all'ACE - che favorivano la patrimonializzazione delle società e una migliore tassazione per il reddito di impresa. Avete dovuto cancellare quei provvedimenti per cancellare la nostra esperienza di Governo e avete messo un Ires a dicembre che poi oggi cambiate, introducendo un meccanismo per cui la nuova aliquota Ires andrà a regime nel 2023, di fatto non dando uno slancio attuale all'economia con una devastazione per il reddito di impresa. Inserite all'interno di questo provvedimento alcune norme che non hanno assolutamente nulla a che vedere con lo sviluppo del Paese. Mi riferisco ad esempio all'articolo 38, conosciuto da tutti noi come salva Roma. In realtà, in quell'articolo non si mette fine alla gestione commissariale della città di Roma, ma si apre una sorta di salvacondotto per i Comuni in dissesto delle città che hanno fino a 65.000 abitanti. Da questo punto di vista, credo che sia un provvedimento sbagliato, e lo dico anche da ex sindaco. Non c'è dubbio che i Comuni hanno delle difficoltà oggettive dovute anche alle modifiche della contabilità degli enti locali sopraggiunte in questi ultimi anni. Però non c'è dubbio che, a mio avviso, andava prodotta una riforma delle questioni che riguardano gli enti locali, a partire dalla contabilità e dal Fondo crediti di dubbia esigibilità, che è una tagliola per gli enti locali, costretti ad accantonare delle poste negative relative alle difficoltà nell'incasso dei tributi. Allora facciamo una riforma organica che coniughi autonomia e responsabilità ed evitiamo questo tipo di salvagenti postumi. Questo provvedimento è ancora più grave perché vengono attinte risorse dai fondi di Industria 4.0. Lo dice bene il comma 1 dell'articolo 38, in cui si evidenzia che i fondi per coprire le rate di mutui in scadenza di Comuni capoluogo delle città metropolitane in dissesto vengono presi dai fondi di Industria 4.0. Parliamo di 35 milioni per ogni anno dal 2020 al 2033: fate il conto di quante risorse vengono sottratte a questo importante provvedimento. Per non parlare della vicenda Alitalia. Anche qui si autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze ad entrare genericamente nel capitale della società, si va a cancellare il termine per la restituzione del prestito di 900 milioni che lo Stato ha fatto ad Alitalia e si copre parte di questo prestito (650 milioni) praticamente prelevando i soldi dalla cassa servizi energetici ambientali. Sostanzialmente è un balzello che andrà nella bolletta dei cittadini italiani. C'è poi il provvedimento che riguarda la riduzione dei premi INAIL; si tratta di un provvedimento gravissimo perché a regime, nel 2023, verrà fatto un taglio di 600 milioni di euro, che non è un taglio del costo del lavoro, ma una riduzione delle risorse impiegate per la sicurezza sul lavoro e la formazione che deve proteggere i lavoratori. Non è un taglio del costo del lavoro. Il taglio del costo del lavoro si fa tagliando l'Irpef. Noi lo abbiamo fatto, ad esempio, con gli 80 euro, che non sono stati una mancia, ma sono andati nelle tasche dei lavoratori italiani. (Applausi dal Gruppo PD) . Un provvedimento strutturale, che dura da cinque anni e che non avrete mai il coraggio di cancellare, perché non sapreste come spiegarlo ai cittadini. PRESIDENTE.Concluda davvero, senatore. GRIMANI (PD) . Credo che un provvedimento di questo tipo non serva al Paese; al Paese serviva uno shock molto più forte. Non è questo provvedimento che può dare una prospettiva al nostro Paese e alla sua economia. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, tutti noi vogliamo crescere, tutti noi vogliamo che l'Italia esca da questo momento di stagnazione, tutti noi vogliamo che l'Italia non rischi la procedura di infrazione, anzi la scongiuri. Certo è che stagnazione e infrazione hanno anche un nome e un cognome, un responsabile. Qui c'è stata un'influenza dominante. La crescita non basta sognarla, non basta propagandarla, ma deve essere costruita con metodo. Se noi stessimo allenando un atleta, un corridore che deve fare una corsa a ostacoli o una staffetta, non ci meraviglieremmo di dovergli dare dei fondamentali, allenarlo, tenerlo in forma con un fisico atletico non appesantito, facendogli seguire i consigli del medico sportivo, di dovergli dire di non litigare con i compagni di squadra, altrimenti la staffetta cade, e magari di fare performance adeguate, se ci sono osservatori esterni e vuole fare un upgrade in una squadra migliore. Questi fondamentali, che diamo per scontati nello sport, pare non valgano per l'Italia, perché mangiamo malissimo, cibi tossici come il reddito di cittadinanza e quota 100, che intasano il bilancio dello Stato, con un debito sempre più alto e fuori controllo, che appesantisce il fisico del nostro atleta. I consigli degli osservatori, istituzionali e non, interni ed esterni, sono carta straccia. Spagna, Portogallo e Irlanda, che li hanno seguiti e hanno conseguito dei risultati, non sono considerati esempi virtuosi; voi dovete ispirarvi a teorie economiche di minoranza quali quelle del denominatore, mai applicate perché già sulla carta sembravano non essere efficaci. Tutto questo, in metafora, è veramente paradossale. Dobbiamo dirci qual è la realtà, fotografarla. Non siamo performanti: una disoccupazione oltre il 10 per cento, quella giovanile oltre il 33, il debito al 133 per cento del Pil, la crescita a 0,2 per cento, lo spread oltre 280 punti base, ormai stabile. Non ci basta più la propaganda di chi dice «ma prima». Prima si faceva meglio di così, ora si sta facendo peggio; e quandanche non fosse così, voi vi siete candidati per cambiare in meglio. Questo non è un cambiamento in meglio, non lo è. Si parla di decreto crescita. Chi crede nella crescita, crede in un provvedimento con cui bisogna investire; in questo caso sono stati investiti 400 milioni di euro, che sono pochini. Giusto per fare dei termini di paragone, sono la quota che Veneto e Lombardia investono sulle Olimpiadi: due Regioni, sì, virtuose, ma sempre due Regioni. 400 milioni per la crescita, contro i 7 miliardi per la decrescita del reddito di cittadinanza. Questo è l'investimento che si fa sulla crescita e si sa già che sarà improduttivo, perché è scritto nella relazione tecnica e nel DEF che il decreto crescita e il provvedimento sblocca cantieri valgono lo 0,1 per cento del PIL. Quindi zero. Abbiamo detto: va bene, non hanno investito, ma almeno hanno disegnato un framework , una visione per il futuro, hanno investito sulla tecnologia, sul 5.0, sulle infrastrutture, sui giovani e quindi sulla formazione, su un nuovo rapporto tra impresa e fisco. Non abbiamo trovato niente di tutto questo. Sul 4.0 si è solo ripristinato ciò che c'era, senza aggiungere un centesimo. Sulle infrastrutture siamo ancora nel dilemma tra TAV sì e TAV no. Non solo: si privatizza ciò che il Governo voleva pubblico, come l'acqua, e si nazionalizza ciò che si voleva privato, come Alitalia. Sulle infrastrutture autostradali c'è una grandissima confusione, perché non si vuole recepire nemmeno la direttiva europea che consiglia di mantenere nella società, per renderla virtuosa, una quota parte di soci privati (e infatti un ordine del giorno è stato accolto). Il massimo della visione è tamponare le falle. Carige, Alitalia, salva Roma, Banca popolare: sono toppe su situazioni di grave difficoltà. Per i giovani si fa pochissimo, al di là dei quattro articoli, che prevedono contributi di nicchia. Tutti sappiamo che un cervello che all'estero guadagna tre volte quello che guadagnerebbe qui, certamente non torna in Italia per avere una decontribuzione fiscale di 250 euro al mese. Questa cosa non interessa, ma a tutti i giovani interessa avere delle opportunità in Italia, che siano pari allo sforzo, in capacità e in formazione, proprio, della propria famiglia e dello Stato. Quindi l'investimento va fatto sulle imprese, perché sono coloro che creano quella crescita, quel PIL e quelle risorse, che poi possono essere redistribuite. Si parla molto di semplificazione e dunque si sarebbe potuto investire sul dato. Adesso la pubblica amministrazione ha milioni di dati, a spese dei professionisti e delle imprese: 941 milioni di fatture elettroniche, 750 milioni di dati sulle spese sanitarie, 21 milioni di versamenti unificati, 16 milioni di ristrutturazione edilizie. Questi dati vanno usati per fare compliance , cioè far fare alle imprese ciò che sanno fare: stimolare la crescita, creare lavoro, produrre, ricercare ed esportare. Tutto il resto deve farlo la pubblica amministrazione: adesso può e non ha più alibi. Ammettiamo allora che anche la parte di semplificazione che è stata introdotta non è una vera semplificazione, perché abbiamo solo oliato delle cose che erano palesi errori e non funzionavano. Facciamo degli esempi: abbiamo caricato le imprese dei costi per i software , per la formazione, per la fatturazione elettronica e per lo scontrino elettronico e abbiamo dato sei mesi di sanatoria per le sanzioni. Va bene, vivaddio che ci sono. Ci sono due giorni in più per l'emissione della fattura: avremmo potuto tenerci i dieci giorni e sarebbe stato uguale. Quanto alla norma sui redditi da locazione, il fatto che essi non debbano essere tassati, se non percepiti, almeno per le persone fisiche sembrava un principio basilare, ma abbiamo dovuto scriverlo. Quanto al fatto che, in caso di accertamento, si debba fare un contraddittorio, direi che sarebbe stato contro-intuitivo il contrario. Che, dal professionista, mi vengano date le istruzioni per fare i modelli di dichiarazione dei redditi nei tempi utili perché siano compilati, anche in questo caso forse non occorreva un decreto crescita per stabilirlo. Per stabilire che gli indici sintetici di affidabilità (ISA) dovessero essere prorogati, visto che la pubblica amministrazione non mi ha dato i dati, non ho l'accesso e non ho il software , forse non occorreva far insorgere tutte le categorie d'Italia. In questo provvedimento di crescita purtroppo - dico veramente: purtroppo - c'è pochissimo, ma la cosa grave è che le imprese sono state anche illuse, perché le misure fiscali, che sono state semplicemente reintrodotte, non solo contraddicono la propaganda politica, ma non hanno aggiunto un centesimo in favore delle imprese stesse. Le imprese sono state illuse, perché vogliono i quasi 11 miliardi di euro di crediti che hanno verso la pubblica amministrazione e vogliono pagare meno tasse. Raccontare loro la bufala dei mini-BOT e che la flat tax si può fare con il risparmio del sommerso, è come dire che si vuole fare la flat tax in deficit . Tutto questo per le imprese è un danno infinito e, se le imprese non crescono, non cresce l'Italia e se l'Italia non cresce, il Governo non redistribuisce. PRESIDENTE.La invito a concludere, senatrice Conzatti. È finito il tempo a sua disposizione. CONZATTI (FI-BP) . Chi vuole la crescita non può darvi fiducia. Richiederete però la fiducia: siamo alla nona fiducia alla Camera dei deputati e alla quarta al Senato, in omaggio alla propaganda della scorsa legislatura. Chi vuole la crescita sa fare solo una cosa, ovvero lavorare per tempi migliori e noi stiamo lavorando. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi senatori, il decreto-legge n. 34 del 2019 reca misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi attraverso interventi fiscali per la crescita, norme per il rilancio degli investimenti privati, disposizioni per la tutela del made in Italy e ulteriori interventi per la crescita. Il provvedimento è stato all'esame della Camera dei deputati per quasi due mesi ed è adesso all'attenzione del Senato per un tempo insufficiente ad assicurare una corretta dialettica tra Parlamento ed Esecutivo. Rispetto all'esigenza di coniugare le istanze di sviluppo economico con quelle del lavoro e alla necessità di favorire uno sviluppo industriale compatibile con le esigenze territoriali diversificate, le aspettative generate dal presente decreto rimangono ampiamente disattese, in particolare, per la scarsa crescita economica per l'anno in corso e l'assenza di una visione globale sulle misure da adottare. È mancato, inoltre, un reale confronto su come sostenere i consumi interni, incrementare i salari, creare nuovi posti di lavoro, investire sulla formazione e sulle nuove competenze. Ho presentato degli emendamenti e degli ordini del giorno in materia di Imu agricola, trivellazioni, tecnologia 5G, eolico e in materia di privatizzazione delle acque pubbliche. Sono stati accolti solo alcuni ordini del giorno, altri come raccomandazioni e altri ancora non sono stati presi in considerazione perché ormai il vero e proprio esame dei provvedimenti governativi è lasciato, ahimè, a un solo ramo del Parlamento. Mi voglio soffermare - come ha fatto il collega - su un importante emendamento e su alcuni ordini del giorno non accolti che riguardano l'acqua quale bene pubblico. Nel 2011 26 milioni di italiani, fra cui 270.000 lucani, si dichiarano a favore dell'acqua pubblica vincendo un referendum . Cosa significa, però, acqua pubblica sembra essere ben poco chiaro in quest'Aula. Ai rappresentanti istituzionali che sostengono che l'acqua resta dei cittadini voglio ricordare che non ha alcun senso parlare di acqua pubblica se il gestore diventa un privato e in qualsiasi momento può addirittura cedere ad altri soggetti la sua funzione di gestione dell'acqua, della risorsa idrica e delle fonti. La gestione dell'acqua, infatti, si configura di per sé come monopolio naturale in quanto sia le riserve che forniscono il bene che le opere che ne consentono l'utilizzo sono strettamente legati a uno specifico territorio e, se il gestore locale opera in regime monopolistico e non concorrenziale, va da sé che privatizzare il gestore equivale, di fatto, a privatizzare anche l'acqua. E se, come in questo caso, il gestore opera su un'area di grande estensione territoriale come la Puglia, la Basilicata e parte della Campania, la situazione diventa ancora più grave. Questa disposizione realizza il fenomeno fraudolento della privatizzazione e, cioè, il trasferimento di un bene demaniale di assoluta e primaria importanza come l'acqua da un ente pubblico (anche se SpA da più di un anno), tenuto a perseguire interessi pubblici, ad una società che adesso sarà privata, sia pur con partecipazione statale, che è tenuta secondo il codice civile a perseguire gli interessi dei soci e non quelli del popolo italiano. Non bisogna dimenticare che, ai sensi dell'articolo 144 del codice dell'ambiente, ovvero del decreto legislativo n. 152 del 2006, l'acqua è considerata un bene demaniale che appartiene al popolo sovrano e che, essendo fuori commercio, non può essere ceduto a una società privata. Anche la distribuzione dell'acqua, secondo la Costituzione, deve essere in mano pubblica. Non esiste, infatti, società privata, anche se partecipata da enti territoriali o da Ministeri, che sia in grado di attuare la disciplina che il citato articolo 144 del codice dell'ambiente sancisce per la gestione dell'acqua. Se l'ente gestore è costituito da una società il cui fine è solo il profitto economico, il perseguimento degli obiettivi di interesse generale diventerà via via sempre più impossibile e, comunque, certamente recessivo rispetto all'interesse economico privato. Se è vero che l'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia (EIPLI) è una SpA già da più di un anno, l'emendamento Daga non mira a chiudere una falla, ma introduce una cornice giuridica che apre un'autostrada ai privati. Non si comprende altrimenti perché sia arenato il suo disegno di legge voluto dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua dell'acqua che giace nei cassetti della Camera. Nell'articolo 24 si confermano tutte le previsioni precedenti, a dimostrazione della completa subalternità a logiche di mercato che hanno un po' contraddistinto gli ultimi venticinque anni di politiche sui servizi pubblici locali e, in particolare, sulla gestione dell'acqua. L'entrata del sistema gestionale nel campo minato delle società per azioni, dove si opera in pieno regime di mercato a prescindere dalla proprietà delle quote, creerà per la gestione di un bene pubblico come l'acqua un vulnus per la sopravvivenza dell'uomo. Di conseguenza questa privatizzazione si pone in contrasto con diversi articoli della Costituzione, anche con l'articolo 1, secondo il quale «la sovranità spetta al popolo». Vorrei anche ricordare che il Santo Padre in diverse occasioni ha affermato il riconoscimento dell'accesso all'acqua potabile come un diritto che scaturisce dalla dignità umana, dunque incompatibile con la concezione dell'acqua come una qualsiasi merce. Tale emendamento ha quindi poco senso. Sembra che l'intento sia più quello di introdurre il divieto per alleggerire un passaggio dal pubblico al privato e poi un domani, con un primo provvedimento utile, rendere possibile l'estensione all'ingresso dei privati. Ciò che occorrerebbe, invece, più che la definizione rigorosa degli aspetti statutari, è prevedere la costituzionalizzazione del divieto di passaggio ai privati delle quote della SpA, al fine di impedire che perda di significato prioritario la citata proposta di legge Daga, oltre che per mettere in sicurezza il concetto che l'acqua è un bene demaniale e quindi pubblico, con finalità pubblica e non lucrative che sono proprie di una SpA. Occorre quindi una disposizione che impedisca ai privati di entrare nella SpA e questo è possibile solo con una norma di rango costituzionale. Il concetto di acqua quale bene pubblico deve essere inserito nella Costituzione, in modo che valga per tutti gli enti di gestione delle acque. Mi riprometto a breve di presentare un disegno di legge costituzionale in tal senso. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE.È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, quando è arrivata la notizia che il Governo voleva presentare il cosiddetto decreto crescita, l'abbiamo accolta con grande soddisfazione, perché la nostra esigenza è proprio di intervenire sulla crescita di questo Paese. Purtroppo poi è arrivato in forma scritta e abbiamo potuto leggere i 110 articoli del quale è composto e ci siamo resi conto che, fatta eccezione per il titolo che sicuramente incarna i bisogni degli italiani e dell'Italia, di crescita non c'era assolutamente niente. Oltretutto abbiamo fatto un'altra considerazione: il Governo, presentando questo decreto crescita, di fatto smentisce se stesso, perché - ricordo a quest'Assemblea, ma credo che tutti i colleghi lo abbiano ben presente - il Governo fino a un mese fa ha sostenuto che tutte le misure previste nella legge di bilancio e che sono state difese da tutto l'Esecutivo, direi con ancora maggiore passione dal Ministro competente, garantivano una crescita pari all'1 per cento del PIL. Noi di Fratelli d'Italia abbiamo sempre saputo che questo non era possibile. Nessuno di noi credeva che le misure contenute nella legge di bilancio potessero far crescere la nostra Nazione dell'1 per cento. Adesso con il decreto crescita - come vi dicevo prima - il Governo si è smentito, perché ha capito che aveva bisogno di fare ben altro per sostenere la crescita, ma anche questa volta ha perso una grande occasione. Infatti, che il decreto crescita sia deludente non lo diciamo soltanto noi di Fratelli d'Italia o altre opposizioni, ma è lo stesso DEF che lo certifica, prevedendo che il provvedimento, insieme al decreto sblocca cantieri, contribuirà alla crescita del PIL per l'anno in corso per lo 0,1 per cento. Che cosa significa questo? Significa che, sommato alle previsioni di crescita a legislazione vigente che sono dello 0,1, l'Italia nel 2019 dovrebbe registrare un incremento complessivo del PIL pari appena allo 0,2 per cento del PIL. Questo vuol dire che le previsioni che aveva fatto il Governo e la magnifica - come ci hanno raccontato - legge di bilancio portano a una crescita dello 0,2 per cento. Che cosa comporterà questo per la nostra Nazione? Continuerà a far rimanere l'Italia fanalino di coda di crescita di tutta l'Europa. Il grande Governo del cambiamento dunque ha di fatto riprodotto nelle sembianze le ricette economiche del passato: fare più spesa corrente e soprattutto farla in deficit . Noi abbiamo sempre detto che il deficit non ci preoccupa così tanto, ma ci preoccupa per quale motivo i soldi si spendono in deficit. Faccio un paragone da madre di famiglia: se io domani mi indebito perché voglio mandare mio figlio in un'università a seguire un master , quello che contraggo è un giusto debito; se invece mi indebitassi per mandare mio figlio in vacanza, credo che non sarei una buona madre. È un paragone semplice, che mi serve però per far capire l'atteggiamento che ha questo Governo. L'Italia avrebbe bisogno di tutt'altro per ripartire, perché nel decreto-legge in esame non c'è niente di quello che servirebbe. Fratelli d'Italia ha sempre detto di che cosa c'è bisogno per far ripartire questa Nazione: prima di tutto ha bisogno di un grande choc fiscale, cosa di cui per adesso non vediamo traccia. Oggi siamo soddisfatti perché è stato accolto un ordine del giorno di Fratelli d'Italia, di cui mi auguro il Governo tenga conto, sulla flat tax incrementale. Si tratta di un ordine del giorno che non comporta costi perché prevede, per chi l'anno scorso ha presentato una dichiarazione dei redditi di 50.000 euro e quest'anno una di 70.000 euro, di pagare sui 20.000 euro la tassa piatta del 15 per cento. Di questo siamo contenti, anche se non si tratta di quello choc fiscale che - ricordo - era il primo punto del programma elettorale di tutto il centrodestra, compresa la Lega, per le elezioni politiche. Non c'era differenza tra noi e la Lega, perché anche per la Lega era uno dei punti qualificanti con i quali si è presentata di fronte agli italiani per poter avere i voti. Vedremo se prima o poi la flat tax o tassa piatta arriverà e se sarà deludente come questo decreto crescita. Mancano assolutamente, in questo provvedimento, anche tutti quegli investimenti materiali e immateriali per modernizzare l'Italia. Ricordo che a tutti noi e a tutti i cittadini italiani il fatto di avere infrastrutture antiquate e di non averle ammodernate comporta un costo di circa 70 miliardi di euro all'anno. Nel decreto crescita, che invece avrebbe contribuito veramente alla crescita della nostra Nazione, non c'è alcuna misura volta alla riduzione della burocrazia e sappiamo bene che essa è uno di quegli elementi che bloccano più di altri proprio la crescita dell'Italia e, oltretutto, scoraggia moltissimo tutti coloro che vogliono fare impresa nel nostro Paese. Vorrei poi fare riferimento oggi a un tema che ha visto una grande discussione nelle Commissioni riunite 6 a e 10 a , ovvero l'Ilva. Voglio tirare fuori nuovamente questo argomento perché dimostra la mancanza di visione di una politica industriale della nostra Nazione. L'Ilva è la rappresentazione plastica del perché imprenditori, imprese, aziende importanti del resto del mondo non possono venire a investire nella nostra Nazione. Ricordo che non c'è solo l'Ilva: in Commissione industria abbiamo circa 180 crisi industriali aperte e qual è la visione del ministro Di Maio? È una visione che fa cadere le braccia, una visione assistenzialista come quella del reddito di cittadinanza. La sua ricetta per risolvere le crisi industriali si chiama ammortizzatori sociali. Questo lascia basito chi appartiene al Paese reale. Come può un Ministro avere la visione di un piano industriale se parla solo ed esclusivamente di ammortizzatori sociali? Questo ci preoccupa moltissimo, ma un altro fatto ci desta preoccupazioni nella stessa misura. Ieri abbiamo visto che il motivo per il quale molte aziende non investono nella nostra Nazione è la mancanza della certezza del diritto: i contratti che firmano le aziende che vengono nel nostro Paese per portare i soldi, per investire, diventano carta straccia. Quindi, tutto quello che è in un contratto viene smentito. Si fanno delle leggi retroattive. Si toglie ciò che era importante nella definizione dell'acquisizione di quell'industria come se nulla fosse. Io credo che chi se ne intenda, chi fa impresa o ha studiato tali materie, sa che la certezza del diritto è assolutamente fondamentale. Vorrei chiudere, signor Presidente, dicendo che quello in esame dovrebbe chiamarsi decreto retromarcia, perché si torna indietro su un sacco di punti. Si torna indietro su Alitalia. Si torna indietro sull'acqua. Ricordo che era stato promosso un referendum per non privatizzare l'acqua. Invece, in questo decreto-legge della retromarcia, si apre di nuovo alla privatizzazione. Io credo sia veramente niente, sia acqua fresca. Capisco che per questo Governo, per stare insieme - immagino sempre sulla questione dell'Ilva - il fatto di dover digerire un boccone come quello che il MoVimento 5 Stelle immaginava essere un parco giochi, mentre invece è un'acciaieria, rappresenti un passo molto lungo. Questo decreto crescita ci lascia, quindi, sicuramente basiti, come italiani, come Fratelli d'Italia, perché, purtroppo, non vediamo futuro dal punto di vista della crescita e delle politiche industriali. Concludo dicendo che noi siamo nella crisi economica che fa male all'Italia e agli italiani da dodici anni, e che è peggio di una guerra perché, dopo un evento drammatico, c'è sempre una ricostruzione. Qui siamo al dodicesimo anno di crisi e non sappiamo dare un futuro né alle aziende, né ai lavoratori. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, non si può non cogliere l'occasione per fare delle sottolineature rispetto al grande lavoro compiuto, sia dai miei colleghi che da altri colleghi dell'opposizione. Sono almeno tre le norme che, per quanto mi riguarda, devono essere rese oggetto di ulteriore luce dialettica, le quali fanno capire che si è fatto un lavoro quasi alla rovescia. C'è - per esempio - la norma riguardante i premi e i contributi INAIL a proposito delle risorse umane impiegate nel nostro sistema del lavoro. Essa è inconcepibile in un momento come quello attuale nel quale aumentano gli incidenti sul lavoro e abbiamo un costituito di voti, a partire da quelli del bilancio dell'anno passato per l'esercizio attuale, quando si è votato - per esempio - di defiscalizzare le rendite INAIL, che sono davvero rendite derivanti da lavori usuranti. Pensate ai minatori di Marcinelle, ai superstiti o alle vedove di quei minatori. La rendita INAIL allo stato, con una norma assurda intervenuta, determina la responsabilità fiscale, e cioè l'onere davanti al nostro sistema fiscale. Noi abbiamo assunto l'impegno all'unanimità, durante la legge di bilancio, di recuperare questa situazione, attraverso quella defiscalizzazione che, per oltre cinquant'anni, ha rappresentato un regime di tutela particolare nei confronti di coloro i quali, lavorando, hanno perso quote di salute si sono avvicinati all'esperienza durissima della morte. Non è possibile andare a intaccare e attaccare la consistenza di risorse spettanti a INAIL. C'è poi un'altra norma scritta alla rovescia, che riguarda la richiesta, da parte del Ministero per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, diventata poi norma nel decreto-legge attraverso il lavoro emendativo, di porre l'esigenza di un documento unico di programmazione per quanto riguarda il Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC). Cinquanta miliardi sono in pancia del sistema delle Regioni per fare in modo che infrastrutture e potenziamenti del territorio diventino un fatto, un accaduto. Adesso dal Ministero per la coesione territoriale e il Mezzogiorno arriva l'esigenza di ridiscutere tutti i documenti di programmazione, sfasciando tutto e ricominciando daccapo. Se c'è un problema nella nostra inettitudine a fare sviluppo, determinando più uno, è che troppe volte ricominciamo dall'inizio: facciamo in modo che si ricominci sempre da zero. È sbagliato. Il problema della capacità di spesa non si risolve se ogni volta si scompone per ricomporre, magari facendo prevalere i desideri della momentanea classe dirigente. Permettetemi poi di rilevare un'altra assurdità: la norma sul rientro dei cervelli. Anche in questo caso c'è un abuso di dicitura: si scrive norma sul rientro dei cervelli e, anziché i cervelli, ciò che rientra in grande parte sono i piedi dei calciatori o le braccia di una manodopera non qualificata, non specializzata, non segnata da quella straordinaria esperienza formativa e cognitiva derivante dal lavoro fatto nei centri di eccellenza all'estero. Nasce così la norma ab origine , per fare in modo che l'Italia possa guadagnarci in termini di esperienza straordinaria cognitiva, elaborativa e financo teorica nei centri che noi abbiamo ricercato, sia dentro che fuori il sistema europeo. La norma invece adesso che cosa fa? Addirittura genera involontariamente una specie di competizione impari tra coloro i quali di qui usano risorse umane italiane e le imprese che invece si troverebbero avvantaggiate con le risorse umane non specializzate e non professionalizzate dell'esterno. Se questo accade, però, con una forza politica traino che si presenta e si qualifica dicendo: «Prima di tutti gli italiani», mi sembra che ci sia un dato di contraddizione. Allora la normativa per la crescita e sulla crescita dovrebbe - per esempio - fare ordine, assegnare risorse, far ripartire la capacità di attrattiva di investimenti anche internazionali. Sulla vicenda dell'Ilva, ad esempio - a parte l'Ilva, di cui dirà meglio di me la collega Bellanova - nel momento in cui c'è una intermittenza di continuità e serietà della classe dirigente, si determina una caduta verticale di capacità di attrattiva per gli imprenditori che devono venire da lontano, fuori confine. Mi aspetto dunque che si continui a fare un lavoro di onestà, che determini davvero un potenziamento di risorse finanziarie, normative e amministrative per facilitare la nuova natalità imprenditoriale, per fare in modo che chi investe venga premiato. Quando noi abbiamo ereditato e concepito la norma sulla valorizzazione di coloro i quali investivano gli utili di impresa sull'innovatività produttiva, lo spirito era di aiutare, premiare e mettere avanti coloro i quali detengono la ricchezza non per fare rendita, ma per fare in modo che si generi reddito ed è su questo che noi organizziamo la critica. Si sarebbe inoltre potuto condividere il miglioramento del testo originario, se ci fosse stato dato tempo. Non è un elemento di estetica l'esistenza della doppia Camera, ma è un fattore di miglioramento del contenuto. Per questo mi auguro che, con onestà, coloro i quali parleranno e voteranno potranno essere lineari e miglioratori. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, il decreto-legge crescita arriva in quest'Aula per la sua conversione dopo un lungo iter di lavori alla Camera dei deputati, che ha consentito di portare in discussione un testo più completo e articolato rispetto alla sua stesura originaria. Nel provvedimento sono contenute tante misure utili e di buon senso finalizzate alla semplificazione della vita delle imprese e dei contribuenti e volte a incoraggiare gli investimenti. Tra le varie misure previste, mi preme evidenziare quelle che, seppure ancora in forma embrionale, facilitano la cessione dei crediti fiscali e la loro circolazione. Mi riferisco alla possibilità di cedere i crediti IVA trimestrali, oltre a quelli annuali, e alla possibilità di cedere il credito da detrazione per sisma bonus ed ecobonus. La libera circolazione dei crediti, sia fiscali che commerciali, vantati dai cittadini e dalle imprese nei confronti dello Stato, deve essere promossa e sviluppata, perché potrebbe costituire un metodo semplice ed efficace per sbloccare la grave e persistente situazione di ritardo dei pagamenti e ridurre i tempi di rimborso dei crediti di imposta. Essa consentirebbe maggiori disponibilità liquide per le imprese, evitando allo Stato e alla pubblica amministrazione esborsi diretti. Occorre consentire a chi vanta crediti nei confronti dello Stato di poterli utilizzare come fossero titoli di pagamento, cedendoli - ad esempio - ai propri fornitori per saldare un debito commerciale, così come previsto dall'articolo 10 del decreto crescita relativamente ai crediti derivanti da ecobonus e sisma bonus . Ormai esistono le tecnologie idonee a rendere più semplice e sicura la cessione dei crediti. L'amministrazione finanziaria è in possesso di tutti i dati che le consentano di verificare e certificare i crediti, impedendo frodi e abusi. Queste - come altre non meno importanti disposizioni contenute nel provvedimento e negli emendamenti approvati dalla Camera - fanno parte delle misure che in qualche modo cercano di dare ossigeno all'economia. Le misure che stiamo adottando sono molteplici, importanti e utili. In quest'Aula possiamo avere posizioni discordanti sulle migliori proposte da adottare per riattivare l'economia del Paese, ma credo che dovremmo convergere sull'individuazione delle cause profonde del nostro declino economico, che perdura ormai da decenni. Dovremmo partire dal loro riconoscimento condiviso proprio per poter arrivare alle soluzioni più efficaci e per evitare di limitarci a curare i sintomi, andando invece ad aggredire la malattia. Dobbiamo farlo in modo responsabile, certo, ma dobbiamo parlare apertamente del fatto che il nostro declino è legato al quadro macroeconomico e che la moneta unica funziona attraverso la svalutazione del lavoro, assecondata dalle politiche del lavoro portate avanti dagli ultimi Governi, dalla precarizzazione e dalla flessibilità, che altro non è se non lo strumento utilizzato per moderare le pretese salariali e per svalutare i redditi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Purtroppo, l'aumento della flessibilità nel mercato del lavoro è opera soprattutto di una parte del Parlamento, del centrosinistra in particolare, che ha sostenuto i Governi degli ultimi anni. Oggi il senatore Richetti ironizzava sul fatto che il MoVimento 5 Stelle è nato da un comico e ha mantenuto i piedi ben saldi nella comicità. Signor Presidente, uno dei padri della sinistra italiana è certamente Enrico Berlinguer, un mio conterraneo, un politico impegnato anche e soprattutto nella difesa del valore del lavoro. Io sinceramente non riesco a ironizzare - come ha fatto il senatore Richetti - sul fatto che alcuni esponenti della sinistra italiana, quelli che più di tutti hanno portato avanti politiche scellerate di svilimento del lavoro, possano rappresentare gli eredi di Enrico Berlinguer. (Applausi dal Gruppo M5S) . Non ci riesco semplicemente perché mi dispiace. Dobbiamo parlare apertamente della politica mercantilistica estrema, che ha sacrificato redditi e investimenti, che ha impoverito gli italiani e ha distrutto la classe media, consentendo la concentrazione di redditi e ricchezza nelle mani di pochi e a volte promuovendo il crollo della domanda interna. Questo Governo e questa maggioranza, dopo anni di conformismo economico, hanno avuto il merito di puntare i piedi e di approvare misure che vanno in direzione opposta rispetto a quella erroneamente seguita finora. Il decreto crescita che ci accingiamo a votare tenta, in tutte le direzioni possibili, di dare respiro alla domanda interna, soffocata dall'estremismo mercantilista che ha caratterizzato il mercato unico e l'eurozona. Per questo è necessario partire da un'analisi profonda della crisi, attraverso l'utilizzo di seri e affidabili modelli economici. Tale analisi non può e non deve essere riservata esclusivamente ai pur competenti economisti presenti in Parlamento. Tutti abbiamo il dovere di studiare e capire qualcosa che ci riguarda così da vicino e che condiziona il futuro delle nostre vite e di quelle dei nostri figli. Solo così potremo coglierne meglio il senso e individuare le soluzioni migliori per dare una vera speranza di rinascita all'Italia e all'Europa. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Bossi Simone) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CUCCA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (PD) . Signor Presidente, prendo la parola per ricordare in quest'Aula la figura di un uomo di grande spessore e levatura che, assai silenziosamente, ha offerto un grande contributo sia al Senato che al mondo giudiziario. Il 16 giugno scorso è deceduto a Prato il dottor Salvatore Senese, magistrato, deputato dell'XI legislatura e senatore nella XII e nella XIII legislatura. Difficile se non impossibile è riassumere nei pochi minuti che ho a disposizione quanto egli ha fatto nel corso della sua attività politica e lavorativa, sempre caratterizzata da un impegno profondo nella difesa dei diritti e del ruolo garantista della giurisdizione. Fu il fondatore di Magistratura Democratica, di cui fu segretario durante il periodo più buio, quello degli anni di piombo, e successivamente nel 1992 venne eletto al Parlamento, dove restò sino al 2002. Fu uno studioso profondo dei temi inerenti il costituzionalismo democratico, come l'indipendenza del giudice e la separazione dei poteri, la deontologia giudiziaria, il garantismo e la giurisdizione, le garanzie dei diritti sociali e del lavoro. Fu uno strenuo difensore dei valori della pace e dei diritti dei popoli, denunciando pesantemente tutti i crimini contro l'umanità. Fu un grande magistrato, sempre legato ai temi più pregnanti della deontologia giudiziaria, come l'incertezza della verità processuale, la necessità di disponibilità all'ascolto delle opposte ragioni, l'attitudine al dubbio e soprattutto l'indipendenza da qualsiasi ingerenza interna o esterna al magistrato; temi che oggi sono di grandissima importanza, soprattutto nell'ultimo periodo. La figura di Salvatore Senese costituisce uno degli esempi più luminosi a cui tutti i magistrati, ma anche tutti gli operatori del diritto, dovrebbero indirizzare il proprio sguardo per comprendere come dovrebbe essere svolta l'attività di ciascuno di loro, di ciascun magistrato. All'affermazione e alla difesa dei principi che caratterizzavano l'attività di magistrato egli si dedicò anche nella sua attività parlamentare. Mi sento di affermare che i suoi insegnamenti dovrebbero essere sempre tenuti presente da tutti coloro che operano nell'ambito del mondo giudiziario, ma in particolare dai magistrati, per la serietà con cui ha svolto il suo ruolo. Esprimo quindi cordoglio e sentimenti di vicinanza a tutti i familiari del senatore Senese. (Applausi dal Gruppo PD) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 27 giugno 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 27 giugno, alle ore 9, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 20,18) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi (1354) PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE Testo integrale dell'intervento del senatore Lanzi nella discussione generale del disegno di legge n. 1354 Signor Presidente, gentili colleghi, crescita economica e infrastrutture: sono questi i due pilastri attorno ai quali il Governo e questa maggioranza hanno costruito la visione di un Paese. Una indicazione chiara di come la ripresa economica possa essere realmente attivata solo da un intervento incisivo su questi due ambiti. Il decreto sblocca cantieri è stato il primo passo, ora è il momento di agire su una serie di elementi che comporteranno una crescita sostanziale in diversi ambiti e settori. Prima di tutto, la crescita economica non può essere divisa da quella industriale, da sempre motore della nostra economia. Ovviamente non ho citato a caso il decreto sblocca cantieri perché i due provvedimenti sono necessariamente due tasselli dello stesso mosaico. La ripresa industriale passa anche, e soprattutto, attraverso il rilancio delle grandi opere utili. Non solo questo, però. Un meccanismo, seppur ben oliato, ha bisogno di tutti gli ingranaggi per funzionare, per questo, oggi, arriva in Senato questo testo. Sono molti gli interventi a favore delle imprese italiane: proroga del superammortamento al 130 per cento per l'acquisto di beni strumentali materiali, revisione della mini-Ires e progressiva riduzione dell'aliquota nei prossimi anni, riduzione della pressione fiscale sulle imprese dotate di immobili strumentali, grazie ad un incremento progressivo della percentuale deducibile dal reddito d'impresa e dal reddito professionale dell'Imu dovuta sui beni strumentali. Abbiamo bonus per l'efficientamento energetico, agevoliamo l'aggregazione tra le imprese, incrementiamo il fondo per le piccole e medie imprese. Potrei proseguire a lungo, ma preferisco soffermarmi di più su due norme a me care. Voglio fare, in questo intervento, un ringraziamento al Governo e al Ministero dello sviluppo economico perché ha recepito, in alcuni articoli di questo decreto-legge, alcune istanze e problematiche su cui lavoro dallo scorso anno. Tutto questo a testimonianza della grande utilità del nostro lavoro quotidiano di parlamentari, perché le buone idee e le proposte positive, in questa maggioranza, non hanno preclusioni preconcette. Il primo esempio, in questo senso, è contenuto in una piccola, ma incisiva norma sulla quale mi sono impegnato da tempo, presentando anche emendamenti nella scorsa legge di stabilità. Finalmente si introduce un credito di imposta per tutte quelle aziende italiane che vogliono partecipare a manifestazioni fieristiche extra UE. È un primo ma fondamentale passo su questo tema. Ora sarà necessario identificare, nella prossima legge di stabilità, altre risorse per incrementare il fondo destinato a questo incentivo. Allargare la platea delle aziende che riusciranno a beneficiarne è basilare. Ricordo che l' export ha sorretto l'intera economia italiana negli anni della crisi e consente, tutt'oggi, la sopravvivenza di tante imprese. Costantemente in crescita, secondo i dati Istat raggiungerà la cifra di 540 miliardi nel 2021. Se guardo ai dati di un settore a me caro, quello dell'industria della ceramica, fiore all'occhiello del tessuto produttivo italiano, l'85 per cento del fatturato annuo deriva da esportazione. Proprio per questo la crescita di questo settore, come di altri, va supportata per permettere alle aziende italiane di imporsi in difficili mercati internazionali. È necessario fare quanto è in nostro potere per valorizzare e aiutare ad esprimere al meglio le potenzialità delle nostre eccellenze che vanno supportate con detrazioni e sostegno economico. E non solo. I nostri prodotti sono unici al mondo, in tantissimi settori produttivi e troppo spesso, nel recente passato, abbiamo assistito a degli abusi, se non a degli autentici atteggiamenti predatori. Con questo decreto-legge diamo il via alla prima concreta serie di misure mirate alla salvaguardia dei nostri marchi storici e al contrasto alle delocalizzazioni selvagge. Le aziende che realizzano prodotti o servizi in Italia in presenza di tutti i requisiti necessari potranno finalmente ottenere l'iscrizione del proprio marchio nel registro speciale dei marchi storici d'interesse nazionale. Tra l'altro, viene istituito il logo «Marchio storico d'interesse nazionale», che le imprese iscritte nel registro possono utilizzare per finalità commerciali, distributive e promozionali. In questo modo, ci sarà più prevenzione su chiusure, licenziamenti collettivi e delocalizzazioni: nessuno potrà mantenere il marchio storico se il sito produttivo viene trasferito fuori dall'Italia. E oltretutto l'azienda, in caso di chiusura per cessazione dell'attività o delocalizzazione, sarà obbligata a notificare al Mise tutte le informazioni relative al progetto aziendale, a individuare tutte le soluzioni possibili per tutelare i posti di lavoro. A tal proposito, poi, istituiamo un fondo per la tutela dei marchi storici d'interesse nazionale presso il Ministero dello sviluppo economico con una dotazione di 30 milioni. Ma l'aspetto più importante di questo segmento del provvedimento è sicuramente la battaglia per difendere i prodotti che rendono l'Italia famosa nel mondo dalle barbare imitazioni. Sempre più spesso, le imprese italiane, per tutelarsi, devono agire per via giudiziaria con imponenti costi da sostenere, che a volte rendono difficile seguire questa strada. Per questo introduciamo per i consorzi nazionali e le organizzazioni collettive delle aziende che operano nei mercati esteri un credito d'imposta pari al 50 per cento delle spese sostenute per la tutela legale dei propri prodotti, inclusi quelli agroalimentari. Certe volte il confine tra imitazione e contraffazione è sin troppo labile. Il caso del "Parmesan", del resto, è noto a tutti, e a noi emiliani in particolar modo. Per tale motivo difendere dei prodotti che fanno del made in Italy la loro grandezza è un dovere. Ma questo decreto porta anche crescita del nostro patrimonio umano. Su questo punto sono particolarmente soddisfatto di come il Governo abbia recepito le istanze, provenienti da più parti, relative alla necessità di riportare nel nostro Paese quei tanti italiani che, sfiduciati, sono dovuti emigrare all'estero alla ricerca di lavoro e di soddisfazione professionale. Tanti di noi hanno figli o nipoti che si trovano all'estero per lavorare e credo che sarebbero felici di vederli tornare, ovviamente con opportunità professionali adeguate. È compito del legislatore fornire a questi ragazzi e a tutti i lavoratori emigrati per necessità, l'incentivo a tornare in patria, magari in quelle Regioni del Sud che più sono state colpite da questo esodo. A tal fine è stato previsto uno sconto ulteriore. Personalmente negli ultimi mesi mi sono fatto promotore di iniziative legislative che miravano proprio all'obiettivo di riportare in Patria questo enorme patrimonio di esperienze. Non solo rivolgendo la mia attenzione a quanti sono all'estero e hanno un titolo di studio universitario, ma anche a tutti coloro che hanno faticato nell'imporsi lavorativamente in altri Paesi e ora hanno maturato esperienze consolidate in ogni settore del mercato del lavoro. Credo che la politica italiana non possa fare a meno di mantenere un occhio attento a tutto ciò che avviene al di fuori del nostro Paese e alle opportunità di crescita che provengono da fuori dei nostri confini sia che esse arrivino da investimenti esteri e sviluppo del nostro export , sia che siano costituite dall'attrazione di forza lavoro qualificata. È da plaudire quindi l'inserimento di uno sgravio fiscale per tutti i lavoratori che rientrano nel nostro Paese dopo essere stati all'estero per almeno due anni e si fermano in Italia altrettanto. Questi pagheranno le tasse solamente sul 30 per cento del loro reddito e se torneranno in tutte le Regioni del Sud Italia, isole comprese, si conterà solo il 10 per cento del reddito. Una iniezione di attrattività per tutti i nostri ragazzi che si sono rimboccati le maniche in questi anni e che fino ad oggi erano stati dimenticati. È un anno che questa maggioranza viene dipinta a tinte fosche, dagli scranni dei burocrati di Bruxelles. Lasciamo le parole a questi mestieranti della politica del rigore e rispondiamo con i fatti concreti. Certo, sarebbe facile chinare il capo e allinearsi alle prescrizioni e ai Diktat europei ma poi cosa diremmo ai tanti concittadini e alle imprese italiane che invece ci chiedono riforme per snellire le procedure, per sburocratizzare la macchina pubblica, per rilanciare il sistema Paese? La nostra ricetta quindi, per concludere, è crescita valoriale, crescita industriale, crescita professionale, crescita del mercato del lavoro. Crescita! Tutti punti su cui lavoriamo da un anno e sui quali continueremo a lavorare a testa bassa. Punti sui quali abbiamo ben chiara quale sia la strada da seguire: al centro poniamo sempre i cittadini e le imprese che, invece della parola crescita, con i passati Governi, hanno solo sentito parlare di sacrifici, di lacrime e sangue, di recessione. Oggi diradiamo quella cappa di austerità che ha oscurato e appiattito le potenzialità del Paese negli ultimi anni. Dalla maggior parte dei media il nostro lavoro non ci viene riconosciuto ma noi proseguiamo decisamente e convintamente anteponendo a tutto l'interesse generale del Paese. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1354: sulla questione pregiudiziale, il senatore Bonifazi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole mentre il senatore Crucioli avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Bogo Deledda, Bonfrisco, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Bressa, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Cirinna', Collina, Crimi, De Poli, Di Girolamo, Di Micco, Faraone, Fattori, Fedeli, Ferro, Giacobbe, Merlo, Monti, Napolitano, Pittella, Ronzulli, Santangelo, Sbrollini, Tesei, Vaccaro e Zanda. .Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Rossomando e Taverna, per attività di rappresentanza del Senato; Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Buccarella, Fazzone, Rampi e Rizzotti, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Fantetti e Montevecchi, per partecipare a incontri internazionali. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dell'Accordo rafforzato di partenariato e di cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Kazakhstan, dall'altra, con allegati, fatto ad Astana il 21 dicembre 2015, e Protocollo sull'assistenza amministrativa reciproca nel settore doganale (1361) (presentato in data 26/06/2019) C.1648 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione del Protocollo al Trattato del Nord Atlantico sull'adesione della Repubblica di Macedonia del Nord, fatto a Bruxelles il 6 febbraio 2019 (1362) (presentato in data 26/06/2019) C.1660 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Lonardo Alessandrina, Gallone Maria Alessandra, Berardi Roberto, Cangini Andrea, Giro Francesco Maria, Moles Giuseppe, Serafini Giancarlo, Ferro Massimo, Vitali Luigi, Binetti Paola, Saccone Antonio, Battistoni Francesco, Malan Lucio, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, De Poli Antonio, Modena Fiammetta, Causin Andrea, Toffanin Roberta, Bernini Anna Maria, Floris Emilio, Cesaro Luigi, Caliendo Giacomo, Conzatti Donatella, Masini Barbara, Damiani Dario, Pichetto Fratin Gilberto, Biasotti Sandro Mario, Minuto Anna Carmela, Aimi Enrico, Rossi Mariarosaria, Sciascia Salvatore, Stabile Laura, Dal Mas Franco, Mallegni Massimo, Romani Paolo, Pagano Nazario, Tiraboschi Maria Virginia, Berutti Massimo Vittorio, Perosino Marco Modifiche alla legge 10 marzo 2000, n. 62, in materia di finanziamento del sistema integrato scolastico (1363) (presentato in data 26/06/2019); senatore de Bertoldi Andrea Misure fiscali per fronteggiare la crisi del settore automobilistico (1364) (presentato in data 26/06/2019); senatore de Bertoldi Andrea Agevolazioni fiscali in favore del settore automobilistico (1365) (presentato in data 26/06/2019); senatore Nastri Gaetano Disposizioni per l'introduzione della Carta di identità del territorio (1366) (presentato in data 26/06/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Lannutti Elio Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (1253) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 26/06/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Zuliani Cristiano ed altri Disposizioni in tema di obbligo di esposizione del numero telefonico nazionale anti violenza e stalking (1318) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 26/06/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Romeo Massimiliano ed altri Disposizioni per la promozione dell'utilizzo della lingua dei segni italiana (LIS) e della lingua dei segni italiana tattile (LIS tattile) nei rapporti con le pubbliche amministrazioni (1351) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 26/06/2019); 5ª Commissione permanente Bilancio sen. Verducci Francesco Disposizioni in materia di interventi per accelerare e semplificare il processo di ricostruzione a seguito degli eventi sismici verificatisi nel Centro Italia negli anni 2016 e 2017 (1182) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 26/06/2019); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Drago Tiziana Carmela Rosaria Modifica all'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per l'introduzione della detrazione dall'imposta sul reddito delle persone fisiche delle spese sostenute per l'acquisto di alcuni prodotti destinati alla prima infanzia (1167) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 26/06/2019); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo sen. Pisani Pietro Norma per favorire l'occupazione giovanile e la registrazione di brevetti (1311) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 26/06/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Toffanin Roberta ed altri Modifica della legge 11 febbraio 1980, n. 18, in materia di indennità di accompagnamento per gli invalidi civili ricoverati in ospedale (1181) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 26/06/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. De Petris Loredana, Sen. Laforgia Francesco Disposizioni per favorire la riduzione degli orari di lavoro (1245) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 26/06/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Binetti Paola Disposizioni in materia di lavoro domestico (1327) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) (assegnato in data 26/06/2019); Commissioni 9ª e 10ª riunite sen. Gasparri Maurizio ed altri Modifiche alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, in materia di divieto dell'impiego di prodotti costituiti da infiorescenze di cannabis sativa L., o contenenti tali infiorescenze, per uso ricreativo (1289) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 26/06/2019). In sede referente 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni sen. Gaudiano Felicia ed altri Delega al Governo per la revisione della disciplina del finanziamento pubblico della RAI-Radiotelevisione italiana Spa e per il coordinamento e l'integrazione della normativa in materia di testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (1290) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 26/06/2019). Disegni di legge, rimessione in Assemblea Su richiesta di un quinto dei componenti la 2 a Commissione permanente - a norma dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento - i seguenti disegni di legge, già assegnati alla medesima Commissione in sede redigente, sono stati rimessi alla discussione e alla votazione dell'Assemblea: Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, approvato dalla Camera dei deputati (1200); Nadia Ginetti ed altri. - Introduzione nel codice penale degli articoli 609- terdecies , 609- quaterdecies e 609- quindecies , nonché disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno dei matrimoni forzati (174); Nadia Ginetti ed altri. - Modifica del termine di proponibilità della querela per i reati previsti dall'articolo 609- septies e dall'articolo 612- bis del codice penale (229); Gabriella Giammanco ed altri. - Modifica dell'articolo 609- septies del codice penale in materia di querela della persona offesa per i delitti previsti dagli articoli 609- bis , 609- ter e 609- quater del medesimo codice (295); Bertacco ed altri. - Istituzione di un fondo per la solidarietà alle vittime dei reati intenzionali violenti (335); Valeria Fedeli ed altri. - Modifiche all'articolo 609- septies del codice penale, concernenti il regime di procedibilità del delitto di atti sessuali con minorenne (548); Stefania Pucciarelli ed altri. - Introduzione nel codice penale dei reati di costrizione al matrimonio o all'unione civile, induzione al viaggio finalizzato al matrimonio e costrizione al matrimonio di persona minorenne (662). Governo, trasmissione di atti Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 20 giugno 2019, ha inviato - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la comunicazione concernente la nomina del signor Ennio Vigne a Commissario Straordinario dell'Ente Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (n. 14). Tale comunicazione è deferita, per competenza, alla 13 a Commissione permanente. Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 24 giugno 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 nonché dell'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479 - la proposta di nomina di Franco Bettoni a Presidente dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) (n. 24). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 11 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 16 luglio 2019. Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), con lettera in data 20 giugno 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 13, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, la relazione sull'attività svolta dal medesimo Istituto nell'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CXCVII, n. 2). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 13, 18, 19 e 20 giugno 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: dell'Ente Nazionale per il Mediocredito, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 164); dell'Istituto Italiano di Studi Germanici (IISG), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 165); dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, per gli esercizi dal 2016 al 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 166); di CONSIP S.p.A., per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 167); delle Fondazioni lirico-sinfoniche, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 168); dell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 169); della Fondazione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, per gli esercizi dal 2016 al 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 170). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 20 giugno 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, comma 9, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione, approvata dalla Corte stessa a Sezioni riunite con delibera n. 10/SSRRCO/RQ/19, sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relativamente alle leggi pubblicate nel quadrimestre gennaio-aprile 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XLVIII, n. 5). Interrogazioni Atto n. 3-00950 MARCUCCI MALPEZZI STEFANO ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GINETTI LAUS MANCA MARGIOTTA MARINO PATRIARCA PINOTTI PITTELLA ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI SUDANO TARICCO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: in un'intervista a "la Repubblica" del 22 giugno 2019, il sottosegretario per l'economia e le finanze Laura Castelli ha rilasciato dichiarazioni in merito alla TAV, che sono state interpretate come un'apertura al progetto di alta velocità nella soluzione di compromesso della "Tav leggera" proposta alcuni mesi or sono dall'ex sindaco di Venaus Durbiano al Presidente del Consiglio dei ministri Conte, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Toninelli e ai due vicepremier Salvini e Di Maio; Matteo Salvini, intervenendo in merito alla medesima vicenda, ha di fatto risposto alla proposta di "Tav leggera", respingendola in maniera netta e dichiarando che esiste un unico progetto in itinere cui dare risposta; la medesima posizione è stata tenuta, del resto, dal neo-eletto presidente della Regione Piemonte, Cirio; tale posizione è stata espressa, tra l'altro, poco dopo le decisioni del consiglio di amministrazione di Telt, la società che gestisce gli appalti della Torino-Lione, che hanno dato il via libera a bandi della Tav per un valore di 1,3 miliardi che si aggiungono a quelli sul versante francese; la posizione dei due partiti al Governo, ed in particolare dei due vicepremier Salvini e Di Maio, appare sulla questione Tav, come d'altronde su tanti altri progetti di investimento e di sviluppo, dal Tap, all'ILVA alle olimpiadi invernali, del tutto divaricata e senza possibilità di compromesso, cosa che rende la posizione italiana sempre più contraddittoria, debole e pericolosa; considerato che: la Commissione europea, a seguito dei colloqui svoltisi nei giorni scorsi tra la commissaria responsabile per i trasporti, Violeta Bulc, e il Ministro Toninelli, ha richiesto al nostro Paese di definire, in tempi rapidi e con chiarezza, se e come intenda portare avanti il progetto Tav; il rischio per i Paesi interessati, Italia e Francia, è quello di perdere i fondi ancora a disposizione e di dover restituire, per sovrappiù, i 120 milioni di euro (degli oltre 800 allocati sul progetto Tav) che sono stati già erogati e che dovevano essere destinati a lavori da completare entro l'anno; la scelta non è dunque tra realizzare la "Tav leggera" e la "Tav pesante", ma si riduce più semplicemente alla questione se realizzare o meno il progetto Tav già approvato; questo senza possibilità di ulteriori torsioni e impossibili ulteriori rimandi, dato che l'Unione europea attende dall'Italia una risposta entro luglio, pena la restituzione di ingenti risorse, si chiede di sapere quale sia la posizione che il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo intendono rappresentare in sede europea in merito alla realizzazione del progetto dell'alta velocità Torino-Lione e quali siano i tempi, considerata l'urgenza, entro cui intendono fornire tale risposta, non solo all'Europa, ma anche al nostro Paese, alle imprese che vi hanno investito e ai cittadini ad avviso degli interroganti tenuti in ostaggio dalle contraddizioni dell'Esecutivo e della maggioranza che lo sostiene. Atto n. 3-00951 VALENTE Ai Ministri dell'interno, del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: dal 3 al 15 luglio 2019 si svolgerà a Napoli ed in Campania la trentesima "Summer Universiade Napoli 2019"; tale iniziativa, che coinvolge ben 170 nazioni, si svolge con il coinvolgimento di varie istituzioni nazionali, regionali e locali; tenuto conto che: in vista di tale evento le Prefetture di Napoli, Avellino e Benevento hanno riunito i comitati per l'ordine e la sicurezza per il coordinamento delle misure da adottare per lo svolgimento delle iniziative programmate; in tali sedi sono state assunte decisioni anche in merito allo svolgimento dei mercati settimanali che si svolgono ad Avellino, Benevento, Torre Annunziata e Nocera Inferiore, che si tengono nelle vicinanze delle strutture sportive; il commissario straordinario del Comune di Avellino ed il sindaco di Benevento hanno già emesso delle ordinanze di sospensione dei mercati settimanali che si svolgono dal sabato 29 giugno al 15 luglio; tali ordinanze di sospensione riguardano circa 400 ambulanti nel mercato settimanale di Avellino e circa 300 ambulanti nella città di Benevento che verrebbero privati per ben 8 mercati settimanali della loro fonte di reddito con la quale sostengono le loro attività e le loro famiglie; valutato che è assolutamente necessario assumere iniziative tempestive affinché i circa 1.000 operatori ambulanti della Campania non vengano privati della loro attività di lavoro in un periodo di enorme difficoltà economica dovuta al calo dei consumi ed alla difficile congiuntura economica, si chiede di sapere: quali indicazioni e direttive siano state impartite alle Prefetture per consentire il regolare svolgimento dei mercati anche in siti alternativi a quelli tradizionali, che consentano di non intralciare le iniziative della la trentesima Summer Universiade Napoli 2019; quali misure i Ministri in indirizzo intendano prendere per predisporre forme di equo indennizzo per gli operatori ambulanti che, nel caso di una mancata individuazione di siti alternativi, vedranno gravemente danneggiata la propria attività economica e fortemente ridotti i proventi del loro lavoro. Atto n. 3-00952 NATURALE ABATE AGOSTINELLI DELL'OLIO ACCOTO CRUCIOLI GARRUTI PELLEGRINI Marco MOLLAME MININNO GALLICCHIO ROMANO MORONESE ANGRISANI LA MURA L'ABBATE DONNO PIRRO CORRADO ORTOLANI VANIN TRENTACOSTE PRESUTTO GAUDIANO LEONE FENU LANNUTTI GIANNUZZI CASTALDI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: con legge n. 426 del 1998, l'ex area industriale di Manfredonia (Foggia) è stata dichiarata sito di interesse nazionale (SIN). Successivamente con decreto del 10 gennaio 2000 è stata disposta la sua perimetrazione; il sito è stato suddiviso in tre principali sotto aree: un'area nella quale le attività di bonifica devono essere svolte da parte di soggetti privati, nello specifico la Syndial; un'area nella quale con ordinanza del capo del Dipartimento della protezione civile n. 67 del 27 marzo 2013 la Regione Puglia è stata individuata quale amministrazione competente al coordinamento delle attività rappresentata dalle discariche Pariti I (RSU), Conte di Troia, Pariti liquami, ricadenti nel territorio comunale di Manfredonia, a sud-ovest della località Siponto; un'area a mare, antistante al sito ex Enichem; l'area della zona industriale è suddivisa in 17 isole. All'interno delle isole, a seguito di caratterizzazione, è emersa la necessità di bonificare le zone precedentemente destinate a discariche e i suoli superficiali con rimozione e smaltimento in siti esterni dei rifiuti stoccati nelle discariche e dei terreni contaminati. Nonostante le numerose conferenze dei servizi svoltesi non vi è certezza che le attività di bonifica siano state portate a termine dalla società Syndial; ancor più grave appare la problematica relativa alla percolazione degli inquinanti nella falda acquifera. Queste attività iniziate nel 2006 a seguito della procedura d'infrazione comunitaria e della sentenza della Corte di giustizia della Comunità europea del 25 novembre 2004 prevedono l'estrazione di acque sotterranee e la successiva reimmissione in falda previo trattamento in impianto. Numerose associazioni e liberi cittadini hanno segnalato più volte la presenza di acque di scarico contraddistinte da odori nauseabondi e da colorazioni insolite, specialmente nei pressi della zona denominata "Bacco a mare" al confine tra i territori appartenenti ai comuni di Manfredonia e Monte Sant'Angelo, segno che evidentemente le attività poste in essere dalla Syndial per evitare il riversamento sulle coste delle acque di falda contaminate non può essere considerato pienamente corrispondente alle esigenze di salubrità e incolumità pubblica; per quanto riguarda le aree nelle quali il coordinamento è affidato alla Regione Puglia, il Comune di Manfredonia, già con deliberazione della Giunta comunale n. 188 del 30 novembre 2017, intendeva farsi parte attiva nell'avvio delle procedure di messa in sicurezza e bonifica delle aree pubbliche del sito di interesse nazionale di Manfredonia, quale soggetto territoriale interessato non responsabile, ai sensi di quanto disposto dall'art. 245, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006, e di svolgere il ruolo di soggetto attuatore degli interventi proposti, comunicando alla Regione tale disponibilità e richiedendo di finanziare i suddetti interventi; con determina dirigenziale n. 325 del 12 dicembre 2018, la sezione rifiuti e bonifiche della Regione ha disposto l'impegno dell'importo di 6.182.352,88 euro in favore del Comune di Manfredonia per attività di completamento delle bonifiche, dando atto che l'utilizzo delle risorse restava subordinato alla sottoscrizione dell'accordo di programma quadro; con nota acquisita al prot. n. 4579 del 6 febbraio 2019, la Regione Puglia ha trasmesso la bozza di accordo per l'utilizzo delle risorse del piano operativo ambiente - FSC 2014-2020, tra Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Regione Puglia e Comuni di Manfredonia e Monte Sant'Angelo; per l'ex discarica Pariti II, con determina dirigenziale della Regione Puglia n. 325/18 sono già state parzialmente finanziate le operazioni di messa in sicurezza; in ultimo, la Giunta del Comune di Manfredonia, alcuni giorni prima dell'azzeramento della stessa a causa delle dimissioni del sindaco, adottava la deliberazione n. 74 del 10 aprile 2019, con la quale approvava lo schema di accordo di programma quadro per la definizione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree comprese nel SIN di Manfredonia, e si impegnava ad avviare le attività preliminari e propedeutiche di competenza dell'amministrazione comunale nel ruolo di soggetto attuatore degli interventi, relative all'intervento di messa in sicurezza di emergenza dell'ex discarica Pariti II, già oggetto di parziale finanziamento con determina dirigenziale della Regione Puglia n. 325/18 e di costituire un pool di professionisti di comprovata esperienza in tema di bonifiche dei siti inquinati; per quanto riguarda la parte più estesa del sito d'interesse nazionale di Manfredonia, non si è avuto modo di comprendere appieno quali siano le misure adottate nel corso degli anni per la caratterizzazione e l'eventuale messa in sicurezza dell'area da eventuali rischi ambientali e sanitari; considerato che: nelle aree perimetrate del SIN di Manfredonia e nelle immediate vicinanze, sia a terra che a mare, si svolgono attività economiche con finalità turistiche (stabilimenti balneari) e con finalità di approvvigionamento alimentare (stabilimenti di mitilicoltura e itticoltura); la situazione di emergenza ambientale non è stata ancora definitivamente risolta e il concreto svolgimento di tali attività potrebbe esporre a un grave pericolo sia l'utenza turistica che gli stessi consumatori; il completamento della bonifica risulta necessario per il rilancio industriale della zona ex Enichem e per la valorizzazione turistica delle aree circostanti, si chiede di sapere quale sia lo stato di avanzamento delle bonifiche del SIN di Manfredonia in area privata, in area pubblica e nella zona perimetrata a mare, e quali provvedimenti di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per accelerare il completamento delle operazioni di bonifica. Atto n. 3-00953 VERDUCCI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il 13 gennaio 2017 veniva sottoscritto un protocollo d'intesa tra la Provincia di Fermo, il Comune di Amandola, altri 8 Comuni dell'area montana dei Sibillini, l'istituto d'istruzione superiore omnicomprensivo di Amandola e due associazioni di promozione locale, al fine di sostenere e condividere il progetto di istituzione dell'indirizzo "servizi per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera" e della qualifica professionale "operatore della ristorazione - indirizzo preparazione pasti" ad Amandola presso l'istituto citato, con la finalità di frenare i processi di spopolamento dei piccoli centri urbani delle aree interne, considerata la vocazione agricola e turistica di quelle aree e rientrando nelle politiche di sviluppo socio-economiche a seguito degli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016; nello specifico, la Provincia di Fermo si è impegnata a sostenere la fase di attivazione dell'indirizzo alberghiero e il Comune di Amandola ha messo a disposizione mezzi e strutture di proprietà, quali ad esempio la "Casa per ferie", l'ex scuola elementare, comprensive di spese di funzionamento; il 23 maggio 2018, il Comune di Amandola trasmetteva al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e all'ufficio scolastico regionale delle Marche richiesta ufficiale di attivazione della classe prima, alla quale, in data 11 giugno 2018, veniva opposto diniego dall'USR in quanto la presenza di soli 6 alunni iscritti all'indirizzo enogastronomia ed ospitalità alberghiera era di gran lunga inferiore al numero minimo ai sensi dell'articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009; successivamente, il 13 marzo il Comune di Amandola e il 20 marzo 2019 la Regione Marche hanno reiterato la richiesta all'USR, sottolineando l'aumento a 14 del numero di richieste di iscrizione, con 3 alunni diversamente abili; considerato che: con delibera di Giunta n. 21 del 14 gennaio 2019 la Regione Marche ha approvato il programma regionale di razionalizzazione della rete scolastica 2019-2020 autorizzando, tra l'altro, l'istituzione dell'indirizzo servizi per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera presso l'istituto omnicomprensivo di Amandola, e nel medesimo programma tale nuova istituzione risulta unica all'interno dei comuni ricompresi nel cratere sismico del territorio marchigiano, di cui agli allegati 1, 2 e 2- bis del decreto-legge n. 189 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 229 del 2016; la nuova classe è già prevista nel piano triennale dell'offerta formativa dell'istituto e non richiederebbe un aumento di organico, rientrando quindi nelle specifiche della nota dell'USR Marche n. 59 del 31 gennaio 2018 che prevedeva l'istituzione del nuovo corso di studi senza variazione di organico; l'insediamento del nuovo corso di studi avverrebbe al centro di un territorio fortemente provato dagli eventi sismici del 2016 e 2017, che necessita di un sostegno vasto ed articolato per concorrere non solo a una ricostruzione delle strutture edilizie, ma anche e soprattutto al suo rilancio sociale, economico e comunitario, favorendo la rivalutazione di un territorio ad alta vocazione turistica, enogastronomica e agricola; tenuto conto che: all'USR Marche è stata sottoposta anche la possibilità di valutare l'istituzione di una classe articolata, la quale avrebbe potuto avvalersi dell'organico già consolidato presso l'istituto tecnico economico afferente all'istituto comprensivo; il comma 5 dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009 reca la necessità di prendere in considerazione, da parte dei dirigenti preposti agli uffici scolastici regionali e, quindi, in ultima istanza al Ministero, delle condizioni di disagio legate a specifiche situazioni locali, con particolare riferimento ai comuni montani, nel caso specifico anche terremotati, si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché possa attivarsi la classe prima dell'indirizzo servizi per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera presso l'istituto d'istruzione superiore omnicomprensivo di Amandola. Atto n. 3-00954 PATRIARCA SBROLLINI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la famiglia e le disabilità Premesso che: ciascun cittadino non deve essere discriminato, ma avere pari opportunità; le condizioni di vita materiale delle persone con disabilità e dei loro familiari risultano difficili perché ancora oggi molte leggi non sono concretamente attuate in modo puntuale, omogeneo e capillare sull'intero territorio nazionale; i fondi statali sono del tutto insufficienti a garantire l'esigibilità dei diritti e anche le risorse, laddove messe a disposizione dalle Regioni e dagli enti locali, non risultano sufficienti; gli attuali strumenti di protezione giuridica (interdizione, inabilitazione ed amministrazione di sostegno) risultano difformi alle previsioni della Convenzione ONU e, nella loro pratica attuazione, molto spesso, si assiste ad abnormi distorsioni e gravosi adempimenti, che nulla hanno a che vedere con i veri interessi delle persone con disabilità e delle loro famiglie; considerato che: le associazioni che seguono le problematiche realtà delle famiglie con figli colpiti da situazioni particolari hanno recentemente lanciato l'ennesimo grido di allarme, convinte dai fatti che si stia via via impoverendo il sistema di welfare attorno a queste realtà; le Regioni manifestano carenze di risorse e organici insufficienti; i percorsi burocratici, invece di snellirsi, tendono a diventare più complessi; le famiglie si sentono sempre più sole e spesso impotenti rispetto ai tempi richiesti dagli apparati pubblici preposti, si chiede di sapere: come i Ministri in indirizzo intendano affrontare e garantire in tempi ragionevoli le visite specialistiche per i bambini che entrano nei percorsi scolastici; se ritengano possibile trovare forme di semplificazione dei percorsi burocratici che mettono in estrema difficoltà le famiglie coinvolte; come intendano garantire uniformità di servizi in ogni regione, anche alla luce dei prossimi percorsi di autonomia che si profilano nel nostro Paese; se ritengano opportuno un intervento normativo alla luce delle nuove necessità che le famiglie manifestano. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00955 PATRIARCA SBROLLINI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il terzo settore svolge un ruolo importante all'interno della società italiana; il complesso sistema di welfare si avvale della collaborazione essenziale di molte associazioni di volontariato, che suppliscono o sostituiscono funzioni altrimenti demandate ad un sistema sociosanitario pubblico, che non sarebbe in grado di svolgere azioni di sostegno fondamentali per molte fasce di popolazione; molti cittadini trovano nel volontariato organizzato una forma nobile di aiuto verso il prossimo; il senso civico che anima queste persone organizzate in associazioni no profit dà un senso alla loro esistenza personale; il volontariato si avvale di risorse economiche raccolte da donazioni, ma spesso anche da iniziative svolte in modo profittevole, ancorché non a scopo di lucro; con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante "Codice del terzo settore", è entrata in vigore la parte della riforma del terzo settore, di cui alla legge 6 giugno 2016, n. 106, più corposa, una riforma del Terzo settore che per essere pienamente avviata ha richiesto l'emanazione di 20 decreti ministeriali, che ad oggi non sono ancora completamente attuativi; considerato che: le associazioni di volontariato e le no profit in generale hanno la necessità di mantenersi all'interno delle regole sotto l'aspetto fiscale e delle responsabilità civili e penali degli amministratori, che svolgono questa funzione in modo gratuito; i ritardi nell'emanazione degli strumenti attuativi generano incertezze e mettono in grave difficoltà gli amministratori ed i soci che manifestano sconcerto e in molti casi abbandonano l'associazionismo per mancanza di riferimenti giuridici chiari; questa situazione mette le onlus in difficoltà per continuare la loro preziosa ed insostituibile attività, si chiede di sapere: a che punto stiano i decreti attuativi che definiscono il quadro degli obblighi cui le onlus devono ottemperare, negli statuti e nelle azioni quotidiane; se risponda al vero che la Regione Veneto ha posto una scadenza ravvicinata ai primi giorni di agosto 2019 per la modifica degli statuti di fondazioni ed associazioni, pena la decadenza dall'iscrizione agli albi; se si ritenga possibile che le società di mutuo soccorso rimangano in una situazione di totale confusione a seconda della regione in cui operano, mettendo a repentaglio soci, amministratori e, alla fine, il servizio che svolgono. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01838 GAUDIANO CASTELLONE CASTIELLO SILERI ROMANO PISANI Giuseppe DI MARZIO GIANNUZZI MATRISCIANO CAMPAGNA NOCERINO GUIDOLIN BOTTO AUDDINO MININNO NATURALE LANNUTTI FENU MOLLAME ROMAGNOLI CORBETTA PRESUTTO ABATE LANZI CROATTI ORTOLANI DE LUCIA RICCIARDI DI NICOLA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la stazione ferroviaria di Capaccio-Paestum-Roccadaspide, in provincia di Salerno, riveste un'importanza strategica non solo per i residenti che ogni giorno si recano a lavoro a Salerno e a Napoli, ma, soprattutto nel periodo estivo, come punto di riferimento di migliaia di turisti e villeggianti che affollano i lidi del litorale paestano; Paestum è custode e depositaria di un patrimonio artistico culturale di interesse mondiale. Basti fare riferimento alle sue vestigia, al polo museale, ove sembra che la storia abbia voluto consegnare ai posteri un indelebile e imperituro messaggio di tradizioni, di cultura e di modernità; nonostante la stazione ferroviaria sia frequentata da un numero di viaggiatori considerevole e sempre in continuo aumento, a parere degli interroganti non è comprensibile che alcuni servizi essenziali e qualificanti per uno snodo ferroviario di tale portata e importanza siano tuttora assenti; sono giunte agli interroganti numerose segnalazioni e lamentele da parte degli utenti circa i continui disservizi che si registrano quotidianamente; la stazione è anche priva di un punto di informazione e i turisti, soprattutto stranieri, non hanno alcuna possibilità di attingere notizie afferenti ai servizi ferroviari, né tantomeno relative alla possibilità di usufruire di un percorso turistico adeguato alla magnificenza del patrimonio archeologico, che insiste a pochi metri dalla stazione stessa; l'accesso ai binari è consentito solo attraverso rampe e passaggi pedonali privi di ascensori o scale mobili funzionanti; per i diversamente abili l'accesso ai binari rappresenta una vera e propria " via crucis " potendo solo affidarsi a parenti o accompagnatori occasionali. Inoltre, una volta raggiunto il binario, si presenta il problema di come fare a salire a bordo, in quanto la maggior parte dei treni non è dotata della pedana che consente l'accesso alla carrozza; questa incresciosa situazione comporta non solo difficoltà per i diversamente abili, ma anche per tante mamme con i passeggini e tanti anziani e loro accompagnatori, costretti a utilizzare una lunga rampa di scale con valigie e borse pesanti; considerato che, a parere degli interroganti: tali disservizi non dovrebbero verificarsi in una cittadina con flussi turistici sempre in crescita, dove i servizi e le infrastrutture devono essere in grado di concorrere con le indifferibili necessità che i tempi moderni impongono; è arduo accettare che l'uso di un mezzo pubblico e storico come il treno debba essere, ancora oggi, costellato di impedimenti e disagi di varia natura, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se intenda assumere le opportune iniziative di competenza affinché le criticità possano essere al più presto eliminate e si provveda a un congruo e organico intervento di ristrutturazione della stazione che versa in condizione di assoluta inadeguatezza, con l'assenza dei servizi indispensabili. Atto n. 4-01839 CASINI URSO ALFIERI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: da oltre 80 giorni, il cittadino italo-venezuelano Juan Planchart risulta essere sotto sequestro del Sebin, i servizi segreti venezuelani, il braccio armato del regime di Nicolas Maduro; sebbene non vi siano notizie ufficiali, Planchart sarebbe ritenuto colpevole dalle autorità venezuelane di riciclaggio, per aver finanziato suo cugino Juan Guaidò, e di terrorismo, in quanto accusato di far parte di un'organizzazione terroristica guidata da Roberto Marrero, capo dello staff di Guaidò e anch'egli sequestrato dal Sebin; finora, le autorità venezuelane si sono rifiutate di fornire chiarimenti e il concittadino continua ad essere privato dei suoi diritti; ai suoi familiari è stato concesso di vederlo una sola volta dopo settimane di detenzione, mentre i suoi avvocati, in quasi tre mesi, lo hanno potuto vedere solo in due occasioni, si chiede di sapere se e in che modo il Governo italiano intenda intervenire a tutela e in difesa del cittadino italo-venezuelano Juan Planchart, al fine di ottenere informazioni ufficiali da parte del Governo venezuelano relativamente ai capi d'accusa contestatigli e agli elementi di prova connessi, senza la formalizzazione dei quali la sua detenzione è da ritenersi del tutto illegittima, ma anche per garantirgli ogni forma necessaria di assistenza consolare, nonché l'esercizio del proprio diritto alla difesa. Atto n. 4-01840 LANNUTTI LEONE DONNO Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nei territori del basso Lazio, in particolare a Formia, Gaeta, Minturno, Itri, Fondi, Terracina, Sperlonga, la camorra domina incontrastata con la presenza dei clan Bardellino, Esposito-Giuliano, Mallardo, Moccia, Bidognetti, Fabbrocino, Gaglione, Ascione, Nuvoletta, Zagaria, Maiale. Già nell'udienza del 3 marzo 2003 del processo "Spartacus", il boss di Mondragone, Augusto La Torre, confermò la presenza criminale nei territori sud-pontini: "Nella zona di Formia, oltre a Guido Coppola, il clan dei casalesi poteva utilizzare Gennaro De Angelis e Armando Puoti. Che in passato aveva appoggiato il clan Bardellino". L'appartenenza al clan dei Casalesi degli operanti nel basso Lazio era stata già confermata da Carmine Schiavone nell'interrogatorio davanti al pubblico ministero Luigi De Ficchy il 22 marzo 1996 presso la Direzione nazionale antimafia a Roma; come riporta diffusamente un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 27 aprile 2019, l'illegalità è presente anche nel Comune di Sperlonga. Il sindaco Cusani, plurinquisito per gravi reati, già arrestato, è stato coinvolto nella nuova operazione "Tiberio 2" del settembre 2018, che coinvolge gli imprenditori Pietro Ruggeri ed il figlio Francesco, titolari della società "Dr Costruzioni", che è riuscita a vincere numerosi appalti pubblici corrompendo un tecnico comunale. Il sindaco Cusani, nonostante i precedenti, risulta essere tuttora al suo posto. L'associazione nazionale antimafia "A. Caponnetto" ha denunciato il profilarsi di un nuovo caso "Fondi bis". In particolare, un'informativa dei Carabinieri di Latina inviata nel 2016 alla Direzione distrettuale antimafia di Roma, a seguito di un esposto dell'associazione, dimostrerebbe come la Direzione distrettuale antimafia ritenga evidente l'interesse speculativo nel "piano integrato" della cittadina da parte di soggetti collegati alla criminalità organizzata campana. Informativa che la Procura di Latina ha chiesto di depositare agli atti del processo in corso contro Cusani + 2 per lottizzazione abusiva (proc. n. 3529/15). Nell'informativa risulterebbero decine di nomi di imprenditori, alcuni collegati al boss Carmine Alfieri, altre legate a Gabriele Brusciano, legato al pluripregiudicato Giuseppe Setola, affiliato al clan dei Casalesi o società direttamente legate al clan Moccia. La criminalità organizzata ha beneficiato dei collegamenti locali con l'imprenditore immobiliare Pierluigi Faiola, che realizzava e commerciava immobili nell'ambito del piano integrato, in affari con l'imprenditore Gaetano Salzillo, vicino al clan "Belforte". L'infiltrazione criminale si è avvalsa anche di Nicola Pagano, personaggio accostato al clan Zagaria, che tramite la società "Kronos Srl" ed altre campane è riuscito ad acquistare preventivamente terreni necessari per realizzare la speculazione edilizia. L'operazione ha visto impegnati i vertici della Banca popolare di Fondi con investimenti di 60 milioni di euro, mentre le indagini della Procura di Latina si sono concentrate sui reati edilizi, trascurando eventuali collusioni di politici, affaristi e speculatori locali, ovvero la sussistenza di reati associativi (ordinanza del giudice per le indagini preliminari Mattioli del 4 maggio 2018 proc. n. 288/16 mod. 44 gip n. 1814/17 R.G.), benché l'informativa della Direzione distrettuale antimafia faccia emergere un disegno criminale attorno al piano integrato, con una conseguente ipotesi di riciclaggio dei proventi illeciti dei clan campani; anche il Comune di Gaeta desta seria preoccupazione, con politici, funzionari, tecnici locali attualmente sotto la lente della magistratura, e con la presenza della criminalità organizzata campana, nel settore dei rifiuti dove opera la società Ecocar colpita da interdittive antimafia. La Direzione distrettuale antimafia di Roma, dopo un esposto dell'associazione Caponnetto, ha aperto il procedimento penale n. 56190/14/21 RGNR, trasferito per competenza alla Procura di Cassino, con accuse che vanno dall'associazione a delinquere, a concussione, corruzione, turbativa d'asta. Si adombra la presenza della criminalità organizzata anche nello scandalo delle sanatorie edilizie, con 11 persone indagate tra politici, amministratori, funzionari e personaggi accostati o sospettati di essere prestanomi del clan dei Casalesi nel basso Lazio. Un caso esplicito, riportato dall'associazione "Caponnetto" sul sito "comitato-antimafia", ha riguardato la realizzazione di una struttura edilizia da parte dell'imprenditore Arcangelo Purgato, titolare della A&PP Group Srl; azienda con sede a Itri, paese in cui Purgato vanterebbe amicizia con un graduato dei Carabinieri del locale comando, che risulterebbe imparentato con l'ingegnere di Casapesenna, Antonio Magliulo, finito in inchieste di camorra, perché considerato organico agli interessi del boss Zagaria; l'infiltrazione malavitosa non ha risparmiato il Comune di Formia, come riporta un articolo di "Temporale.info" del 5 dicembre 2018, dove la gestione di appalti e consulenze sono finiti nel mirino della Procura di Cassino che, tramite la Direzione investigativa antimafia, ha acquisito documenti e delibere riguardanti tre sospetti incarichi avvenuti tra il 24 dicembre 2015 ed il 27 novembre 2017, per l'approvazione dei progetti d'incarico e determine di liquidazione, relative sia a un appalto vinto nel giugno 2005 dalla ditta casertana "Garofalo costruzioni" di Casapesenna per il rifacimento della pubblica illuminazione, sia per la consulenza attribuita nel 2016 alla società "Prometeo Srl" di Fondi per realizzare " smart city ", finanziato dalla Regione Lazio, denominato "Plus Appia via del mare". L'accertamento della DIA di Roma è proseguita negli uffici Anas di Roma con l'acquisizione di documenti su un altro progetto per la realizzazione della Pedemontana, presentato dal Comune di Formia. Si sospetta che dietro all'opera possano esserci interessi della malavita campana, poiché risulterebbe coinvolto anche l'ex sindaco di un paese del casertano, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa; nel Comune di Itri si adombra la presenza di appartenenti al clan camorristico del salernitano Maiale, attivo nei settori dei rifiuti e lattiero-caseario, che, tramite emissari e prestanomi, sarebbe riuscito ad instaurare rapporti d'affari con imprenditori locali. Relazione comprovata da un'operazione della Guardia di finanza di Salerno, nelle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia salernitana, con sequestro di beni per 40 milioni di euro. Nell'inchiesta denominata "Amorzinha" figurerebbe quale prestanome un imprenditore di Itri per ipotesi di associazione a delinquere e intestazione fittizia di beni, intestatario di fabbricati e terreni acquisiti anche ricorrendo a pagamenti in nero; nel mirino della magistratura è finito anche il Comune di Fondi. Si ipotizza, secondo quanto riportato da un articolo di "H24 Notizie" del 6 luglio 2018, che l'agriturismo "Tenuta Vento di Mare" si sia "allargato" grazie a lottizzazioni abusive. Nel giugno 2018 sono stati notificati avvisi di deferimenti all'autorità giudiziaria a carico di sei persone, tra cui il geometra che ha svolto i lavori e l'architetto Martino Di Marco, in quiescenza dal 30 aprile 2018 dal ruolo di dirigente del comparto urbanistica del Comune di Fondi, ruolo per il quale ha ricevuto l'accusa di abuso di ufficio per aver concesso autorizzazioni edilizie illegittime. L'agriturismo sarebbe stato polo di frequentazione di politici, generali e magistrati, con la presenza di personaggi appartenenti al clan Gaglione di Frattamaggiore; i Comuni che risultano più infiltrati dal malaffare, come Gaeta e Sperlonga, minacciano le vie legali per danno di immagine contro giornalisti, associazioni ed un deputato del M5S, Raffaele Trano, che ha presentato un'interrogazione alla Camera dei deputati (4-02679) chiedendo lo scioglimento per infiltrazioni dei due Comuni, si chiede di sapere: se il Ministro dell'interno sia a conoscenza di fatti descritti e se ritenga utile disporre con urgenza verifiche sugli atti dei Comuni di Sperlonga e Gaeta, e quali controlli intenda avviare, anche patrimoniali, in relazione alle vicende segnalate, compreso l'anomalo investimento di circa 60 milioni di euro operato dalla Banca popolare di Fondi nel piano integrato di Sperlonga; se il Ministro della giustizia intenda disporre le verifiche ispettive di propria competenza sugli uffici giudiziari coinvolti che hanno agito, ad avviso degli interroganti, in maniera inconsueta nelle vicende indicate. Atto n. 4-01841 IANNONE Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: negli ultimi 5 mesi, le autorità italiane, nell'ambito di un'operazione internazionale, hanno sequestrato 1.867 tonnellate e 30 milioni di litri di alimenti vari, vino contraffatto, falso olio evo e riso contaminato risultati irregolari, tra cui anche prodotti che favoriscono l'anoressia; una "galleria degli orrori" da 60 milioni di euro; nell'operazione "Opson", coordinata in 78 Paesi da Europol e Interpol, iniziata nel dicembre 2018 per concludersi lo scorso aprile, i Carabinieri dei NAS, che hanno condotto le indagini in Italia, sono riusciti a scoprire e sequestrare 16.000 tonnellate e 33 milioni di litri di prodotti alimentari irregolari e pericolosi; i NAS di Torino e Cremona hanno sequestrato, presso 5 distinte aziende agricole, oltre 600 tonnellate di riso contaminato da escrementi di roditori, piume di volatili e, in una circostanza, conservato in promiscuità con materiale di risulta; i NAS di Foggia hanno concluso un'indagine, denominata "Oro giallo", che ha consentito di eseguire 20 misure cautelari (14 in carcere e 6 agli arresti domiciliari) di cui 2 in Germania, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di aver costituito un'associazione per delinquere dedita alla produzione, al confezionamento e alla vendita di olio extra vergine di oliva sofisticato. L'organizzazione ha prodotto e commercializzato, mediante la creazione di aziende fittizie, enormi quantitativi di olio extra vergine di oliva realizzato con olio di semi, addizionato con clorofilla e betacarotene. L'olio contraffatto veniva poi commercializzato nel comparto della ristorazione in Italia e nella grande distribuzione in Germania; a Udine è stato scoperto un vasto fenomeno di produzione di vino Dop e Igp ottenuto da uve di varietà diverse da quelle consentite dal disciplinare o prodotte oltre le quantità massime autorizzate; i NAS di Firenze nell'indagine denominata "Surface" hanno eseguito 3 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di aver realizzato un circuito di vendita illegale dedito all'immissione sul mercato nazionale e internazionale di vino contraffatto, in quanto imbottigliato con etichette false riferite a vitigni pregiati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che la difesa del made in Italy di qualità debba essere una priorità da perseguire sempre con maggior tenacia; quali iniziative intenda realizzare per rafforzare i controlli anche sulle vendite on line , per tutelare la salute dei cittadini ed i produttori onesti che fanno dell'Italia la nazione delle eccellenze enogastronomiche. Atto n. 4-01842 IANNONE Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in data 25 giugno 2019 sono stati scoperti in un blitz dei Carabinieri dei reparti tutela agroalimentare (RAC) di Salerno 12.096 barattoli di pomodoro San Marzano DOP dell'agro sarnese-nocerino (Salerno) pari a 6.048 chilogrammi, confezionati con etichette non approvate dal consorzio; i Carabinieri a tutela dei consumatori e degli operatori del comparto, all'esito di controlli nel settore dei prodotti a denominazione e indicazione di origine protetta, hanno eseguito il sequestro dei prodotti non conformi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga che il monitoraggio per la tutela della salute e il rispetto delle norme in materia, considerata la meritoria azione dei Carabinieri preposti alla tutela agroalimentare, sia sufficiente a garantire la sicurezza dei consumatori e quella dei produttori onesti che rispettano le norme vigenti. Atto n. 4-01843 IANNONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: mancano più di tre mesi alla preventivata chiusura del termovalorizzatore di Acerra e l'immobilismo politico la fa da padrone; una continua "emergenza programmata" a danno delle comunità, mentre il presidente De Luca "scarica" le responsabilità sui sindaci; ancora una volta si registra l'incapacità politica di gestire il ciclo integrato dei rifiuti; l'unico ciclo che funziona sembra essere quello delle chiacchiere, dei proclami e dello "scaricabarile": solo in Campania, se da un lato non si riesce a gestire una chiusura programmata dell'inceneritore, dall'altra è ancora più grave che non si riescano a portare avanti politiche che permettano al ciclo di rifiuti di chiudersi, favorendo la realizzazione degli impianti; la Regione avrebbe dovuto mettersi in gioco, accompagnando i processi, coordinando le iniziative e mettendo in campo strumenti efficaci per la loro realizzazione non solo lanciando appelli, perché la Campania è sotto l'incalzante sequela di sanzioni della Commissione europea per le inadempienze in materia di gestione dei rifiuti, che attinge alle tasche dei cittadini ad una velocità pari a ben 120.000 euro al giorno; al 31 dicembre 2018 per tale motivo l'Italia ha pagato 151,64 milioni di euro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del profilarsi di una grave emergenza; se ritenga che la mancata chiusura del ciclo dei rifiuti in Campania non rappresenti un fallimento politico di cui non si possono accettare più passivamente gli effetti; se intenda assumere un'iniziativa politica a livello centrale, attesa l'incapacità della Regione Campania. Atto n. 4-01844 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: l'edizione salernitana del quotidiano "Il Mattino" in data 23 giugno 2019 riferisce di un atto intimidatorio nei confronti del sindaco di Roscigno (Salerno), Pino Palmieri; una busta con due proiettili, senza biglietto, è stata ritrovata a casa del primo cittadino. Sono sotto osservazione i video delle telecamere di sorveglianza e sulla vicenda vige il più stretto riserbo; Pino Palmieri è un sindaco legato al centrodestra, è stato anche consigliere regionale del Lazio con la Giunta Polverini ed è maresciallo della Guardia di finanza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo grave episodio e quali iniziative intenda realizzare per tutelare l'incolumità del sindaco e la tranquillità della comunità di Roscigno. Atto n. 4-01845 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 28 maggio 2019 l'amministrazione comunale di Napoli pubblicava sul proprio sito internet nella sezione "altre tipologie di avvisi" una procedura di evidenza pubblica, mediante un "Avviso Pubblico per l'assegnazione in concessione d'uso a titolo gratuito e per finalità sociali di n. 7 beni immobili confiscati alle mafie e trasferiti al patrimonio indisponibile del Comune di Napoli, ai sensi dell'art. 48 del Decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159 e ss.mm.ii."; tale avviso recepisce tra l'altro le nuove "Linee guida per l'acquisizione e l'assegnazione dei beni confiscati alle mafie trasferiti al patrimonio indisponibile del Comune di Napoli" secondo le aree di intervento individuate, per finalità sociali, con deliberazione di Giunta comunale n. 239 del 24 maggio 2019; l'avviso è da ritenersi una manifestazione selettiva, in quanto aperta ai soggetti in possesso dei requisiti soggettivi e oggettivi, per ognuno dei soggetti individuati all'art. 48, comma 3, lettera c) , del decreto legislativo n. 159 del 2011, ma anche ai consorzi, le associazioni temporanee di scopo (ATS) e le associazioni temporanee d'impresa (ATI); l'amministrazione di Napoli, a seguito di tale avviso, assegna gli immobili confiscati, così come previsto all'art. 12 delle Linee guida citate, a titolo gratuito, per un periodo di 7 anni per i beni con metratura complessiva fino a 150 metri quadri; di 10 anni per i beni con metratura complessiva superiore a 150 metri quadri; di 15 anni per i fondi agricoli; la scadenza di tale avviso era alle ore 12.00 del 12 giugno 2019, ben al di sotto degli usuali 30 giorni di tempo; requisito obbligatorio per partecipare all'avviso pubblico era aver effettuato il sopralluogo agli immobili. Sopralluoghi calendarizzati dall'amministrazione comunale in tempi brevi e per una sola volta per tutta la durata dell'avviso, creando in questo modo, a parere dell'interrogante, un meccanismo di esclusione, anziché di inclusione; tale meccanismo di esclusione verrebbe ben rappresentato per l'immobile confiscato di vico Zuroli n. 10, nella seconda municipalità di Napoli, calendarizzato per la visita obbligatoria il giorno 3 giugno 2019, riducendo in questo modo a soli due giorni utili la pubblicità dell'avviso pubblico; come previsto dall'art. 48, comma 3, lettera c) , del citato decreto legislativo, gli enti territoriali che intendono assegnare gli immobili confiscati in concessione d'uso gratuito lo fanno in conformità al principio di concorrenza, nonché ai principi di trasparenza, adeguata pubblicità e parità di trattamento; tali principi di concorrenza, di trasparenza, di adeguata pubblicità e parità di trattamento non venivano garantiti dall'avviso pubblico secondo l'interrogante, a causa dei tempi ristretti e dei vincoli aggiuntivi, contraddicendo con ogni evidenza la conclamata volontà alla massima partecipazione dei soggetti alla condivisione delle azioni per l'utilizzo dei beni confiscati, e rappresentando anche un atteggiamento non legittimo nell'utilizzo dei beni confiscati e trasferiti al patrimonio indisponibile del Comune di Napoli; tale formulazione dell'avviso pubblico maggiormente restrittiva rispetto a quanto indicato dal legislatore tenderebbe a favorire a parere dell'interrogante i soggetti già operanti negli immobili stessi. Tale constatazione verrebbe confermata dalla presenza di soli 9 soggetti partecipanti all'avviso di cui 7 rappresentati dai vecchi concessionari, si chiede di sapere: quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda promuovere affinché vengano a cessare comportamenti ad avviso dell'interrogante discriminatori volti ad escludere soggetti dalla condivisione e dall'utilizzo dei beni confiscati; quali iniziative intenda promuovere per il ripristino della volontà legislativa improntata alla massima partecipazione, eliminando azioni non legittime sull'utilizzo e la concessione dei beni confiscati. Atto n. 4-01846 IANNONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nel 2018 il mare campano ha subito un vero e proprio attacco frontale, con 3.483 infrazioni, il 34 per cento in più rispetto all'anno precedente. Aumento che si ripercuote anche sul dato delle persone arrestate o denunciate, 4.141 (45,6 per cento in più rispetto al 2017) e su quello dei beni sequestrati 1.397 (45,6 per cento in più); in Campania, come denuncia Legambiente, i reati più contestati sono quelli relativi al ciclo dei rifiuti, inteso soprattutto come scarichi illegali e cattiva depurazione, e legati al ciclo del cemento e all'abusivismo edilizio. I primi valgono il 45,6 per cento del totale, i secondi il 40,7 per cento. A seguire, si trova la pesca illegale, con l'8,5 per cento, e le infrazioni legate alla nautica da diporto, con il 5 per cento; anche per quanto riguarda le infrazioni legate al "ciclo dei rifiuti", in particolare scarichi inquinanti e cattiva depurazione, la Campania non teme rivali: sono 1.589 le infrazioni accertate (18 per cento in più rispetto al 2018) e con un incremento del 20 per cento per quanto riguarda le persone denunciate o arrestate, ben 1.703, mentre sono 887 i sequestri; l'edilizia senza regole è una piaga di cui il nostro Paese stenta a liberarsi e che fa orribile mostra di sé lungo i litorali più belli: la politica clientelare cerca ancora di sanare le case abusive, si demolisce poco o nulla e si condannano all'isolamento e alla sconfitta elettorale i pochi sindaci che lo fanno; la Campania detiene anche il primato specifico del cemento illegale sulle coste, con il 20,4 per cento dei reati accertati in Italia. Qui si registra un vero e proprio record di infrazioni, 1.419, con un allarmante aumento del 102 per cento rispetto allo scorso anno, con 1.930 persone denunciate e arrestate e 320 sequestri effettuati. Un'impennata dovuta anche all'inserimento, per la prima volta, dei dati forniti dai Carabinieri per la tutela del lavoro, sui cantieri, in materia di abusivismo e caporalato edile; il dossier di Legambiente evidenzia anche altre forme di illegalità che colpiscono il mare campano: sul fronte della pesca di frodo, una pratica molto diffusa e che produce effetti nefasti, non solo sull'ecosistema e la biodiversità, ma anche sulla salute dei consumatori e sull'economia del Paese: la Campania si assesta a metà classifica con 299 infrazioni e 299 persone denunciate e arrestate e 53 sequestri; esiste, infine, un altro, non trascurabile, nemico del mare. Ci sono i diportisti incapaci e ci sono i pirati del mare, che viaggiano sui propri natanti sprezzanti delle regole e della vita delle persone che incrociano lungo la loro rotta, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questi preoccupanti dati e quali concrete iniziative intende realizzare per tutelare la risorsa mare in Campania. Atto n. 4-01847 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: il centro nazionale sportivo "Fiamma" è un'organizzazione associativa tra le più longeve nel panorama associativo italiano; con 70 anni di attività ha rappresentato una continuità nell'offrire assistenza e servizi ai propri associati, sia nel mondo sportivo da dove nasce e continua ad operare, sia nelle attività ricreative e assistenziali per i propri iscritti, così come nel mondo della promozione sociale a favore delle fasce più deboli; il centro nazionale sportivo Fiamma è riconosciuto come ente assistenziale dal Ministero dell'interno, come associazione di promozione sociale e sportiva è iscritta nei registri della Regione Campania, ha sottoscritto una convenzione con il Ministero della giustizia per l'avvio di percorsi alternativi per soggetti messi alla prova o condannati; da anni gestisce alcuni beni sequestrati o confiscati nel territorio campano, azioni considerate comunemente come buone prassi da valorizzare e sostenere, anche attraverso il riconoscimento di sostegni economici da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; negli anni hanno fatto visita ai beni gestiti dal centro nazionale sportivo Fiamma vari esponenti istituzionali, compreso il Ministro dell'interno Salvini e l'on. Meloni; da tempo stanno verificandosi episodi di vandalizzazione delle strutture in modo particolare, presso il "centro polifunzionale Villa Nestore" sito a Napoli, in via Luigi Compagnone n. 27, nell'ottava municipalità Scampia e da ultimo presso la tenuta "Fondo Italia", sita a Giugliano in viale dei Pini Nord n. 59, in località Varcaturo; negli ultimi mesi questi episodi hanno visto interessato per ben 3 volte in 10 giorni il centro polifunzionale Villa Nestore, mentre il 10 giugno è stata colpita la tenuta "Fondo Italia". Si evidenzia che tale fenomeno prosegue da anni anche con eventi di maggiore intensità, incluso un attentato dinamitardo avvenuto sempre a Villa Nestore il 7 marzo 2016; nonostante le intimidazioni e gli episodi di danneggiamento siano sempre stati regolarmente denunciati, nessuna svolta si è avuta nello sviluppo dell'indagini; a quanto risulta all'interrogante le istituzioni politiche vicino al sindaco di Napoli De Magistris non solo non avrebbero mai espresso solidarietà nei confronti del centro nazionale sportivo Fiamma, ma avrebbero anzi dimostrato un'aperta ostilità verso l'associazione stessa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questi gravi fatti e quali iniziative urgenti intenda promuovere, affinché vengano a cessare odiosi e speciosi comportamenti intimidatori volti a danneggiare l'ottimo operato del centro nazionale sportivo Fiamma sul riutilizzo a scopo sociale dei beni confiscati. Atto n. 4-01848 IANNONE Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la Lega navale italiana dal 1975 (legge n. 70 del 1975) è ente di interesse pubblico e, in quanto tale, assoggettata all'evidenza pubblica e sottoposta alla vigilanza del Ministero della difesa e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ai quali compete il potere di approvazione dei bilanci e rendiconti, fermo restando ogni ulteriore adempimento delle normative vigenti; è associazione di promozione sociale ai sensi della legge n. 383 del 2000 e, in quanto tale, iscritta al registro nazionale tenuto dal Dipartimento per gli affari sociali della Presidenza del Consiglio dei ministri, e, quindi, tenuta a rispettare tutti gli obblighi sanciti per tale forma associativa; redige il bilancio che viene approvato dal Ministero dell'economia e delle finanze; opera sotto la vigilanza dei Ministeri della difesa e dei trasporti e sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica; sabato 29 giugno 2019 a Napoli si tiene una manifestazione che si svolge con un corteo in mare con i rappresentanti di organizzazioni non governative, centri sociali e di associazioni, dal titolo "Napoli, un mare di pace", con il dichiarato scopo di contestare le politiche del Governo in tema di controllo delle frontiere e di immigrazione; il punto di incontro delle imbarcazioni è fissato per le ore 10:30 nello specchio d'acqua antistante la sede della Lega navale al Molosiglio che, così come si rileva dal sito del Comune di Napoli, fornisce il supporto tecnico all'iniziativa; la Lega navale italiana, sezione periferica di Napoli, inoltre, metterà a disposizione dell'organizzazione dell'iniziativa la barca di sua proprietà "Italia", otto metri di stazza internazionale che nel 1936 conquistò l'oro alle olimpiadi disputate a Kiel e che dal 2002 è stata dichiarata dal Ministero per i beni e le attività culturali "monumento nazionale", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano inopportuno che la Lega nazionale italiana partecipi ad una manifestazione politica contro lo stesso Governo; se non si ritenga contrario all'interesse pubblico, al quale si dovrebbe ispirare ogni azione di un ente come la Lega navale, impegnare per la manifestazione uomini, mezzi e risorse per garantire il supporto tecnico all'iniziativa; se non si ritenga opportuno intervenire per impedire l'utilizzo della barca "Italia" per questa iniziativa, attesa anche la sua natura di "monumento nazionale", che andrebbe preservato nel suo utilizzo esclusivamente per iniziative coerenti con i fini istituzionali della Lega navale. Atto n. 4-01849 LAFORGIA Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: Almaviva è un'azienda italiana che opera nella tecnologia dell'informazione e nei servizi di outsourcing (CRM Customer Experience) a livello globale; Almaviva si occupa dei seguenti mercati: cybersecurity , difesa e sicurezza, banche e assicurazioni, trasporti e logistica, agricoltura, sanità, telecomunicazioni, energia e servizi, pubblica amministrazione centrale e locale; il presidente del gruppo Almaviva è delegato di Confindustria per la cybersecurity ; Almaviva è inoltre attiva sui sistemi di monitoraggio e gestione delle transazioni di business e protezione dei dati di privacy , come sancito dal Global data protection regulation (Gdpr); il gruppo Almaviva è presente nel settore dei contact center , che già dal 2016 ha presentato grandi criticità sul mercato italiano, in ragione del calo della domanda e dell'impegno di operatori esteri; in data 24 giugno 2019, a Palermo, dalle ore 9 alle ore 13, i lavoratori del call center hanno organizzato un sit-in di protesta davanti ai punti di Wind e Tim di via della Libertà contro il rischio di dimezzamento degli stipendi e, a partire da settembre, di licenziamenti per il crollo dei volumi di traffico; la crisi strutturale, in Sicilia, mette a rischio circa 20.000 posti di lavoro di cui 3.200 in Almaviva Palermo, in un contesto in cui "i volumi di traffico delocalizzato all'estero hanno percentuali che superano il 60 per cento"; in Italia circa 80.000 persone lavorano nei call center e di queste la metà risponde alle chiamate dei clienti ( inbound ) e l'altra metà si occupa di outbound , ovvero propone agli utenti nuovi piani tariffari o prodotti da acquistare; per molti di loro il posto di lavoro, che da anni rappresenta l'emblema della precarizzazione, è più a rischio che mai; considerato che: un tavolo è stato fissato presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali; nel 2012 con l'articolo 24- bis del "decreto sviluppo" (di cui al decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012) si è previsto che chiunque si rivolga o sia contattato da call center debba sapere se sta parlando con qualcuno all'estero; il Governo è intervenuto nel complesso sistema delle delocalizzazioni che ha caratterizzato e continua a caratterizzare il problema centrale del sistema produttivo italiano, generando nel caso italiano una concorrenza impari, considerando che altrove i costi sono minori e causando quindi fenomeni di dumping , si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda intervenire per garantire, come da legge, il rispetto delle tariffe minime; come pensi di agire per scongiurare i licenziamenti e per garantire la tutela del salario per le lavoratrici e per i lavoratori. Atto n. 4-01850 LAFORGIA Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nella notte sul 25 giugno 2019, a Brescello, in provincia di Reggio Emilia (Comune già sciolto per infiltrazioni mafiose con decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 2016), nell'ambito dell'operazione "Grimilde", sono stati eseguiti diversi arresti per associazione mafiosa a carico del clan Grande Aracri. Sono stati tratti in arresto Francesco Grande Aracri di 65 anni, fratello di Nicolino, già condannato e detenuto con il regime del 41- bis , e i due figli di lui, Salvatore e Paolo; nell'ambito dell'operazione "Grimilde", che è una gemmazione della più nota e giudizialmente verificata "Aemilia", è stato altresì arrestato Giuseppe Caruso, esponente di Fratelli d'Italia e presidente del Consiglio comunale di Piacenza; Caruso, cosentino di nascita, come emerge dalla stampa quotidiana del 26 giugno 2019 (ad esempio "il Resto del Carlino", edizione Bologna), risulta un ex dipendente dell'Agenzia delle dogane, in stretto contatto con Salvatore Grande Aracri; l'art. 143, comma 1, del decreto legislativo n. 267 del 2000 reca che i Consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell'articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all'articolo 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi loro affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica; a sua volta, il comma 2 riporta che, al fine di verificare la sussistenza degli elementi di cui al comma 1, anche con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti ed ai dipendenti dell'ente locale, il prefetto competente per territorio dispone ogni opportuno accertamento, di norma promuovendo l'accesso presso l'ente interessato. In tal caso, il prefetto nomina una commissione d'indagine, composta da tre funzionari della pubblica amministrazione, attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di accertamento. Entro tre mesi dalla data di accesso, rinnovabili una volta per un ulteriore periodo massimo di tre mesi, la commissione termina gli accertamenti e rassegna al prefetto le proprie conclusioni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda nominare immediatamente la commissione d'accesso per verificare i presupposti dello scioglimento del Consiglio comunale di Piacenza per condizionamento mafioso. Atto n. 4-01851 LAFORGIA Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: la circolare del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca prot. 5259/MGM del 27 luglio 2012 prescrive che le istituzioni dell'alta formazione artistica e musicale (Afam) devono provvedere alla redazione di graduatorie permanenti aggiornabili di anno in anno, così da mantenere in servizio il personale che senza demerito ha svolto il servizio; tali graduatorie sono finalizzate all'assunzione a tempo indeterminato ovvero al rinnovo annuale del contratto, quando richiesto, nel conservatorio di appartenenza ovvero in altra istituzione dell'alta formazione artistica e musicale. Esse, tra l'altro, consentono di non creare nuovo precariato; alla stessa prassi si era attenuto anche il conservatorio "Santa Cecilia" di Roma che, con decreto del presidente prot. 9566/PR13 del 25 ottobre 2016, aveva bandito la relativa procedura di redazione delle graduatorie, rispettivamente per collaboratori di biblioteca, assistenti e coadiutori. L'articolo 8 del citato bando disponeva che "le graduatorie sono permanenti. Il conservatorio provvede annualmente all'aggiornamento delle stesse, verificando mediante procedura - il maturare dei requisiti previsti"; improvvisamente, il conservatorio, anziché procedere, come dovuto, all'aggiornamento delle graduatorie, in data 3 ottobre 2017 ha emanato un bando pubblico per l'assunzione di personale del profilo di assistente, con l'evidente rischio di escludere chi aveva già maturato l'anzianità prevista dalle vigenti normative per l'immissione in ruolo (24 mesi di servizio); la conseguenza di tale modus operandi è stata che 3 persone, in servizio nel 2017 nel profilo di assistente, di elevatissima qualificazione e che avevano già svolto servizio con apprezzamento dei conservatori e delle accademie di tutta Italia, sono state licenziate. Una tra queste persone ha adito le vie legali ed è risultata vittoriosa (sentenza TAR Lazio, sezione terza bis , del 3 giugno 2019). Contro la colpevole inerzia della direzione del conservatorio nel dar seguito alla sentenza, la persona interessata per quanto risulta all'interrogante si è vista costretta ad agire in ottemperanza, anche qui risultando vittoriosa, tuttavia, con grave danno per la parte lavoratrice e per le casse del conservatorio, il direttore non ha eseguito il giudicato; altro profilo di pesante illegittimità sta nella gestione del "contratto decentrato di istituto" sottoscritto dal direttore Giuliani, che è stato oggetto di rilievi contabili e gestionali molto penetranti da parte dei revisori contabili: il direttore aveva infatti ottenuto dal consiglio d'amministrazione l'approvazione di una delibera che aveva destinato al fondo per il contratto decentrato più di 326.000 euro, proponendo alle organizzazioni sindacali un contratto dimensionato su tale cifra. Senonché i revisori, già il 7 dicembre 2017, avevano espresso su quella determinazione un parere contrario per patente violazione di norma di legge, in particolare dell'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo n. 75 del 2017; nonostante tale parere negativo, senza il dovuto nuovo passaggio con i sindacati per definire il contratto secondo le indicazioni ricevute dai revisori, il consiglio di amministrazione nella seduta dell'11 dicembre 2018, di cui il direttore è componente di diritto, ha unilateralmente determinato il nuovo montante contrattuale; questa anomalia gestionale è stata poi rilevata in sede di ispezione del Ministero dell'economia e delle finanze; i revisori hanno infatti imputato al conservatorio, di cui il direttore è rappresentante legale, di non aver dato riscontro agli altri rilevi precedentemente resi. In seguito a questi fatti, il Ministro dell'economia ha ordinato un'ispezione; la relazione redatta all'esito dell'ispezione è assai pesante per il direttore Giuliani. Vi si legge infatti che: il rendiconto per il 2017 è stato approvato con grave ritardo; il conservatorio non ha fatto accantonamenti per il cospicuo contenzioso nel quale è spesso soccombente; esso non impone in modo uniforme ai docenti, come dovrebbe, l'obbligo dell'uso del cartellino marcatempo; ha gestito i fondi della contrattazione integrativa in modo contrastante con la normativa vigente; non ha adeguato il sito web istituzionale alle norme anticorruzione; appare urgentissimo ristabilire il buon andamento e l'imparzialità nell'azione amministrativa del conservatorio, visto che questo tipo di gestione espone l'erario ad azioni risarcitorie che potrebbero finire per danneggiare il patrimonio pubblico, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda verificare immediatamente se sussistano i presupposti per la rimozione del direttore e il commissariamento del conservatorio Santa Cecilia di Roma. Atto n. 4-01852 NASTRI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nell'ambito del programma pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico, stabilito dall'articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67, e successive modificazioni, è prevista la realizzazione del polo ospedaliero della città della salute e della scienza di Novara, attraverso un contratto di partenariato pubblico-privato, dell'importo complessivo di 320.290.000 euro, di cui 219,6 investiti da privati e 100,6 di contributo pubblico; nel corso degli anni passati, numerose delibere approvate della Giunta regionale piemontese hanno stabilito le linee d'indirizzo per la realizzazione dell'infrastruttura sanitaria, attraverso l'attivazione di un nuovo accordo di programma tra Stato e Regione, anche tramite l'approvazione del documento programmatico sugli investimenti straordinari per l'ammodernamento strutturale dell'ospedale novarese; al riguardo l'interrogante evidenzia come, lo scorso 14 febbraio 2018, sia stato sottoscritto un ulteriore accordo di programma integrativo tra i Ministeri dell'economia e delle finanze e della salute e la Regione Piemonte, al fine di consentire l'attivazione delle procedure di competenza regionale relative al settore degli investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie, finalizzate alla realizzazione del polo ospedaliero per l'importo complessivo indicato; la delibera della Giunta regionale piemontese dello scorso 22 maggio 2019 ha confermato il partenariato pubblico-privato quale modalità organizzativa della città della salute e della scienza di Novara, come definito negli atti amministrativi, in attesa del finanziamento deliberato negli anni scorsi da parte del Ministero dell'economia, la cui richiesta di erogazione era stata peraltro già inoltrata dalla Regione Piemonte, senza esito affermativo; risulta pertanto urgente ed indifferibile, a giudizio dell'interrogante, emanare il decreto di ammissione al finanziamento, per la realizzazione del progetto relativo al polo ospedaliero novarese, in considerazione sia dell'evidente ritardo nell'erogazione, che l'esigenza di incrementare a livello locale lo sviluppo per l'intero territorio e il sistema economico piemontese nel suo insieme collegato al mondo della salute e della ricerca medico-scientifica, si chiede di sapere: quali siano le motivazioni del ritardo nell'erogazione prevista dalla legge n. 67 del 1988, in favore della città della salute e della scienza di Novara; se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano opportuno prevedere di conseguenza iniziative volte ad accelerare le procedure previste per l'erogazione dell'importo complessivo, per la parte di competenza pubblica, in considerazione delle ricadute altamente positive che l'opera infrastrutturale determinerà per il tessuto socioeconomico piemontese, derivanti dall'indotto produttivo e finanziario a livello locale. Atto n. 4-01853 FARAONE Al Ministro della salute Premesso che: i microinfusori 670G sono strumenti avanzati in grado di regolare la glicemia, riducendo al minimo sia le ipoglicemie sia le iperglicemie attraverso una continua attività di monitoraggio; senza tale monitoraggio effettuato per 24 ore, il paziente si trova uno strumento con un'efficacia ridotta dell'80 per cento, pertanto inadeguato a garantire il suo ruolo di salvavita, riducendosi ad una semplice penna per insulina automatizzata; in queste ore, i diabetici siciliani, ed in special modo quelli di tipo 1 residenti nella provincia di Palermo con in dotazione un microinfusore, stanno vivendo un momento di grande apprensione, determinato dal fatto che nel meccanismo di distribuzione dei presidi medici, a cominciare dal nuovo sensore collegato al microinfusore 670G dei tipi "Guardian" e "Freestyle Libre", si è bloccato e le farmacie non risultano fornite di detti sensori; la discontinuità terapeutica in un paziente con diabete di tipo 1 compromette gli sforzi del paziente realizzati in precedenza, poiché quest'ultimo impiega mesi per raggiungere un equilibrio accettabile, sebbene precario; come denunciato dalle associazioni dei pazienti diabetici, tale incertezza sta provocando profondo sconforto e paura tra i diabetici siciliani, con il rischio che alcuni possano intraprendere forme di protesta estreme, come la sospensione dell'assunzione di insulina, mettendo, quindi, a rischio la propria salute; le ragioni di tali disfunzioni non sono chiare, ma appare evidente l'urgenza di risolvere definitivamente il problema venutosi a creare, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di accertare le cause che hanno impedito la regolare distribuzione dei sensori, nonché al fine di garantire il ripristino di una loro regolare fornitura. Atto n. 4-01854 DE BERTOLDI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il sito internet "escapologia fiscale" riporta una serie dichiarazioni del signor Gianluca Massini Rosati di Orvieto, che si definisce un "escapologo fiscale": il sedicente commercialista sostiene, proprio grazie al suo corso di "escapologia fiscale", di aver aiutato circa 15.000 imprenditori e professionisti a risparmiare sulle imposte in modo onesto; Massini Rosati, che ha peraltro scritto un libro pubblicato da un'importante casa editrice, appare spesso su alcune trasmissioni d'intrattenimento di canali televisivi nazionali, in cui spiega come "l'escapologia" in sostanza sia la capacità di un mago di liberarsi dalle costrizioni, aggiungendo inoltre come tale condotta possa essere tradotta fiscalmente per pagare meno tasse, non più del dovuto, sempre nel rispetto delle leggi, e vincere pertanto la burocrazia; Massini Rosati è attualmente accusato di alcuni reati e pertanto, come riportato da un articolo di "la Repubblica" del 24 maggio 2018, è "imputato a Firenze in un processo per truffa ai danni di un altro noto imprenditore", Salvatore Leggiero, "immobiliarista che negli scorsi giorni ha venduto a un gruppo di investitori israeliani il prestigioso Palazzo degli Angeli di via Calimala, nel centro di Firenze, per 11,5 milioni di euro. Leggiero, nel procedimento in corso davanti al giudice Rosa Valotta del Tribunale di Firenze, è parte civile" e, secondo l'accusa, lo stesso Massini Rosati, "in concorso con la compagna Elisabetta Bonomi e il fiorentino Luca Miris, avrebbero truffato Salvatore Leggiero con cui erano entrati in società nel 2012 per la costruzione di nove impianti fotovoltaici in Umbria. La truffa, secondo l'accusa, riguarda l'ultimo degli impianti fotovoltaici, quello denominato "Sigillo". Per la procura con 'artifizi e raggiri' societari Massini Rosati e Bonomi (...) e Miris (...) si procuravano 'l'ingiusto profitto costituito dall'avvenuta realizzazione dell'impianto fotovoltaico e dalla riscossione del prezzo di vendita delle quote sociali, con corrispondente danno per Leggiero'. In sintesi, per la pm, i tre avevano convinto Leggiero a sostenere costi per 303.750 euro, nel corso del 2013, per costruire l'impianto fotovoltaico garantendo 'falsamente' che fosse di proprietà della società Eg Solar One. Leggiero infatti nell'agosto 2013 comprò le quote della Eg Solar One che erano ancora in possesso di Massini Rosati. (...) in realtà la società, per l'accusa, era vuota. L'impianto "Sigillo", infatti, sarebbe stato precedentemente ceduto dalla Eg Solar One alla società Energy Cash, altra società sempre riconducibile a Massini Rosati tramite un accordo del 21 maggio 2013. Leggiero, nella denuncia presentata a giugno 2015, sostiene di non essere stato messo al corrente di quell'accordo e di essere stato indotto in errore", rivendicando "i frutti annuali dell'impianto di Sigillo, stimati tra i 50 e i 100 mila euro l'anno per almeno 20 anni di contratto"; ancora si legge che l'esperienza "nel settore delle energie rinnovabili Massini Rosati l'aveva accennata anche in un post su Facebook nel 2016, quando il suo nome - con la qualifica di fiscalista - era comparso nella lista dell'Espresso dei cento italiani coinvolti nel caso Panama Papers sui conti e le società offshore". Egli in sintesi spiegò: "'Era il 2011, ero nel settore delle energie rinnovabili e le prospettive di sviluppo internazionale erano decisamente importanti. Mi fidai di un super- professionista fiscale e creai una società offshore . Per fortuna di lì a poco mi resi conto che quello che stavo per fare sarebbe stato inutile e soprattutto illegale'"; tali osservazioni, a giudizio dell'interrogante, ove confermate, desterebbero sconcerto e preoccupazione in relazione alla condotta di Massini Rosati, evidentemente scorretta e illegale, le cui attività in ambito pubblico, in considerazione della sua presenza sia nei mass media , che attraverso i social network , rischiano di essere emulate a livello nazionale; a parere dell'interrogante, la necessità di misure urgenti e indifferibili, finalizzate a sospendere l'attività di Massini Rosati, attraverso la chiusura del sito web citato risulta conseguentemente indispensabile, anche poiché, ove accertati, i fatti rischiano di arrecare evidenti danni anche all'amministrazione fiscale, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; quali iniziative di competenza intendano intraprendere, al fine di prevedere l'immediata chiusura del sito web richiamato. Atto n. 4-01855 DE BERTOLDI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno e dello sviluppo economico Premesso che: a partire dal 18 ottobre 2015, si è concluso il processo di dematerializzazione del contrassegno RC auto (come stabilito dal decreto ministeriale n. 110 del 2013, attuativo del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27) che consente di evitare l'obbligatorietà di esposizione del "tagliando assicurativo", in quanto il controllo dell'assicurazione obbligatoria è attualmente effettuato tramite la motorizzazione civile; l'interrogante evidenzia come il Sindacato nazionale agenti di assicurazione (SNA) rilevò a partire dall'introduzione della disposizione legislativa la propria contrarietà, in considerazione del fatto che tale decisione, anziché rappresentare la soluzione al problema dei veicoli circolanti sprovvisti di assicurazione obbligatoria, in realtà costituiva un'ulteriore difficoltà da affrontare e pertanto un nuovo stimolo alla diffusione dell'evasione assicurativa; il medesimo sindacato ha sostenuto ripetutamente, nel corso di numerosi convegni in materia, la pericolosità dell'impatto normativo, specie in assenza di adeguate misure di controllo e di efficaci strumenti d'intervento nei confronti dei proprietari di veicoli circolanti senza copertura RCA; a tal fine, lo stesso SNA, a seguito dell'intensa attività di controllo e di monitoraggio delle forze di polizia svolta nel corso degli anni (che hanno accertato un numero rilevanti di violazioni), ha rilevato la necessità da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di emanare una circolare, secondo la quale l'esibizione degli originali contrattuali (certificati di assicurazione) attesta l'esistenza della copertura RCA, anche quando ciò non risulti dalla banca dati nazionale; l'interrogante evidenzia che il Governo si è nuovamente interessato del fenomeno a seguito dei dati diffusi dall'Associazione nazionale imprese assicuratrici (ANIA), in cui è emerso che i veicoli circolanti non regolarmente assicurati risultano in Italia circa 2,8 milioni, pari al 6,3 per cento dell'intero parco circolante, e pertanto in costante aumento rispetto agli anni precedenti; a tal fine, con la circolare n. 300/A/1223/19/105/2 dell'8 febbraio 2019, il Ministero dell'interno ha precisato che: "nei casi di impossibilità della contestazione immediata, l'utilizzo del dispositivo Targa System, che è collegato con la banca dati del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, serve solo per segnalare la presenza di un veicolo che potrebbe non essere in regola con la revisione o con l'assicurazione (l'apparecchio dunque non accerta l'infrazione) e, quindi, il dispositivo costituisce un semplice supporto per l'Operatore"; la circolare ministeriale, in termini più espliciti, intende specificare che, anche laddove si avvale di dispositivi tecnologici, quali telecamere, tutor o autovelox , per constatare l'illecito dell'automobilista che circola senza assicurazione si dovrà comunque dare seguito alla procedura di tipo tradizionale, ovvero il pubblico ufficiale dovrà contestare l'irregolarità fermando il veicolo e redigendo apposito verbale, eludendo pertanto la normativa in materia di dematerializzazione del contrassegno; a giudizio dell'interrogante, le osservazioni critiche dello SNA risultano condivisibili e pertinenti, in relazione all'impatto effettivo che la normativa attuale in materia di dematerializzazione del contrassegno assicurativo RCA, che nel corso degli anni, nonostante le elevate sanzioni previste per i trasgressori, non sembra aver apportato i benefici auspicati, in relazione alla diminuzione del numero dei veicoli circolanti senza assicurazione sull'intero territorio nazionale; appare pertanto urgente e necessario, a parere dell'interrogante, un intervento legislativo, finalizzato alla reintroduzione dell'obbligo di esposizione del documento cartaceo e del possesso del certificato di assicurazione, in originale, da parte dell'automobilista, attraverso l'apposizione del "Q-R code" o codice a barre, si chiede di sapere: quali valutazioni i Ministri in indirizzo intendano esprimere, nell'ambito delle rispettive competenze, con riferimento a quanto esposto; se condividano le criticità espresse da parte del sindacato SNA, con particolare riferimento all'impatto negativo che la vigente normativa in materia di dematerializzazione del contrassegno assicurativo RCA ha determinato in relazione al crescente numero dei veicoli circolanti senza assicurazione, nel corso degli anni; quali iniziative di competenza intendano intraprendere, al fine di: a) ridimensionare il fenomeno dell'evasione assicurativa RCA in Italia che ha raggiunto livelli allarmanti, nonché le evidenti sperequazioni tariffarie esistenti tra le zone diverse del Paese, che in alcuni casi rende impossibile l'adempimento all'obbligo assicurativo da parte dei cittadini residenti nelle zone che le compagnie considerano più a rischio; b) evitare che il fenomeno delle assicurazioni false, soprattutto attraverso internet , possa ulteriormente diffondersi, penalizzando fortemente il mercato del settore; c) garantire un efficace controllo da parte delle forze dell'ordine sull'esistenza delle coperture RCA per ciascun veicolo circolante, attraverso la reintroduzione dell'obbligo di conservazione tra i documenti del veicolo da esibire in caso di controllo del contrassegno e certificato di assicurazione e di esposizione del contrassegno sul parabrezza del veicolo, al fine di facilitare l'immediata verifica da parte degli operatori di sicurezza preposti al controllo. Atto n. 4-01856 RAUTI ZAFFINI Al Ministro della salute Premesso che: l'articolo 1, comma 537, della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019) ha aggiunto all'articolo 4 della legge n. 42 del 1999 (recante "Disposizioni in materia di professioni sanitarie") il comma 4 -bis , che ha previsto la possibilità, per coloro che nell'ambito delle professioni sanitarie svolgono o abbiano svolto (per un periodo minimo di 36 mesi anche non continuativi e negli ultimi 10 anni) un'attività professionale in regime di lavoro dipendente o autonomo, di continuare a svolgere le attività professionali previste dal profilo della professione di riferimento a condizione che si iscrivano, entro il 31 dicembre 2019, agli elenchi speciali ad esaurimento istituiti presso gli ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione; a tale scopo, il successivo comma 538 ha disposto che, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della medesima legge, con decreto del Ministro della salute fossero istituiti gli elenchi speciali; gli interroganti, sulla base di segnalazioni delle categorie professionali interessate, rilevano che ad oggi il decreto attuativo istitutivo degli elenchi speciali non risulta adottato; alla luce di ulteriori rilievi, la mancata attuazione sarebbe da ascrivere, tra l'altro, all'emersione di divergenze interpretative e di pareri non concordi relativamente alla specificazione delle categorie legittimate ad essere ricomprese negli elenchi speciali e dunque alla definizione della platea soggettiva da includere negli elenchi; questa incertezza, tra le categorie professionali interessate, riguarda in particolar modo quella dei massofisioterapisti, figura professionale sanitaria che risulterebbe fortemente penalizzata dalla mancata attuazione del decreto e dall'adozione dell'elenco speciale di riferimento; la figura professionale dei massofisioterapisti, prevista dalla legge n. 403 del 1971 quale "professione sanitaria ausiliaria", ha ricevuto una profonda trasformazione per effetto della legge n. 42 del 1999, che ha stabilito l'equipollenza o equivalenza tra i corsi regionali acquisiti prima del 17 marzo 1999 alla laurea del fisioterapista. al riguardo risulta agli interroganti che non sarebbe condivisa, tra le varie associazioni di categoria, la collocazione del massofisioterapista in possesso di un titolo acquisito successivamente al 1999 tra le figure che possono iscriversi agli elenchi speciali, generando ulteriori elementi di incertezza e preoccupazione tra gli operatori del settore che svolgono tale professione; questa situazione, secondo quanto rappresentato agli interroganti, riguarderebbe allo stato attuale circa 18.000 soggetti in possesso di partite Iva, che dall'entrata in vigore della legge n. 3 del 2018 (anche ricordata come "legge Lorenzin") lamentano una forte penalizzazione sia sul piano del danno reputazionale della categoria, che del decremento della loro attività, con il duplice impatto negativo sia sul versante dell'esercizio dell'attività professionale, che della conseguente contrazione dei volumi di attività e della corrispondente riduzione gettito fiscale; considerando che la ratio della disciplina (cioè i commi da 537 a 542 dell'articolo 1 della legge n. 145) è, o dovrebbe essere, quella di eliminare l'indeterminatezza del quadro giuridico che si è venuto a delineare con la legge n. 3 del 2018, è evidente come ancor di più risulti indispensabile addivenire ad una soluzione che favorisca in modo chiaro e definitivo una celere e regolare ripresa delle attività di una categoria dei professionisti che operano in questo settore, si chiede di sapere: entro quale termine urgente il Ministro in indirizzo ritenga di dare attuazione ai commi 537 e 538 citati, istituendo gli elenchi speciali ad esaurimento; quali provvedimenti ritenga di adottare, al fine di tutelare la categoria professionale dei massofisioterapisti che risente del grave stato di incertezza che si è venuto a determinare, consentendo ai professionisti di questo settore di continuare ad esercitare con regolarità la loro attività. Atto n. 4-01857 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: secondo quanto risulta da articoli di stampa pubblicati il 26 giugno 2019, il Ministro in indirizzo avrebbe emanato un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (in attesa della firma dello stesso Presidente) relativamente alla proroga di 20 giorni (dal 1° luglio al 22 luglio) per i versamenti relativi agli ISA (indici sintetici di affidabilità fiscale), a causa del ritardo nella diffusione del software ufficiale per la compilazione delle "nuove pagelle fiscali" (che dal 2019 prendono il posto degli studi di settore) nonché degli ulteriori dati che, per ciascun contribuente, devono preventivamente essere scaricati dal sito dell'Agenzia delle entrate indispensabili per il funzionamento degli stessi software ; tuttavia, tale intervento, ove fosse confermato, risulta ad avviso dell'interrogante (ma anche del consiglio nazionale dei commercialisti, che peraltro il 7 giugno ha chiesto un intervento normativo che disponga con urgenza il carattere meramente facoltativo dell'applicazione degli ISA per il corrente anno) tardivo e inutile, in relazione ai termini così ravvicinati dell'eventuale proroga, in considerazione del fatto che il differimento soltanto di 20 giorni dei versamenti unicamente per le maggiori imposte correlate al miglioramento del punteggio di affidabilità fiscale (avendo i nuovi ISA riflessi anche sulle imposte ordinariamente dovute) rischia di alimentare confusione ed errori, a prescindere da quanto eventualmente corrisposto; lo stesso consiglio nazionale dei commercialisti, attraverso una lettera inviata al Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, ha rilevato le gravi ed evidenti difficoltà in cui si trovano gli operatori del settore, provocati dalla lentezza nella messa a disposizione degli strumenti necessari all'applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale, in relazione alla nuova disciplina, che prevede che i contribuenti interessati, per migliorare il proprio profilo di affidabilità (nonché per accedere al regime premiale), possano indicare nelle dichiarazioni fiscali ulteriori componenti positivi, non risultanti dalle scritture contabili, rilevanti ai fini delle imposte sui redditi, dell'imposta regionale sulle attività produttive e dell'imposta sul valore aggiunto, versando le relative maggiori imposte entro il termine previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi; evidenziano anche che, a poco più di 20 giorni dalla scadenza del termine attualmente previsto per adempiere all'ennesima scadenza fiscale, emerge ancora una volta uno scenario di netta confusione e indecisione da parte dell'amministrazione fiscale, il cui ritardo, in questo caso relativamente all'applicazione di tale nuovo ed ennesimo strumento di misurazione fiscale (che peraltro avrebbe dovuto trovare la prima applicazione già lo scorso anno e che a due anni di distanza dalla previsione normativa risulta ancora indisponibile), accresce sconforto e incertezza nella caterogia professionale interessata; a giudizio dell'interrogante, tali criticità confermano una situazione di estremo disagio nel rapporto tra il contribuente e il fisco, che si è accentuata in particolare dall'insediamento del Governo in carica, a causa di un'impostazione superficiale e ambigua che ha alimentato disorientamento e sconcerto non solo tra i contribuenti, ma anche per gli addetti ai lavori, come i commercialisti, i centri di assistenza fiscale e gli esperti delle associazioni di categoria; ad avviso dell'interrogante, risulta pertanto urgente e indifferibile sostenere le categorie professionali del settore, anche e soprattutto nei confronti delle enormi difficoltà operative nel gestire l'imponente mole di adempimenti tributari, i cui disagi applicativi, (causati da un fisco arcaico e spesso indecifrabile) hanno fatto aumentare in misura esponenziale il rischio di commettere errori formali a seguito di un ingorgo normativo che non ha eguali nel resto del mondo; la richiesta del consiglio nazionale dei commercialisti di rendere opzionale l'applicazione degli ISA e la compilazione dei relativi modelli per il 2019 appare a giudizio dell'interrogante necessaria ed inevitabile, al fine di stabilire un intervento risolutore in grado di garantire ai contribuenti e ai professionisti che li assistono di effettuare gli adempimenti fiscali in modo serio, con la dovuta serenità e diligenza professionale, senza essere costretti a estenuanti straordinari, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se intenda confermare l'intenzione di prorogare il termine per i versamenti relativi agli ISA al prossimo 22 luglio 2019; se non ritenga tale decisione inutile e insufficiente, in considerazione delle criticità evidenziate dal consiglio nazionale dei commercialisti; quali iniziative di competenza intenda infine intraprendere, al fine di garantire un'applicazione adeguata e più corrispondente alle esigenze professionali degli operatori del settore, alla luce della situazione di intollerabilità e di incertezza a cui tutti i commercialisti sono costretti, per l'ennesima volta, a far fronte, in totale spregio delle più elementari regole di garanzia e di rispetto del lavoro dei professionisti, nonché dei fondamentali diritti sanciti dallo statuto del contribuente. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00953 del senatore Verducci, sull'attivazione dell'indirizzo per enogastronomia e l'ospitalità alberghiera presso l'istituto omnicomprensivo di Amandola (Fermo); 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-00954 del senatore Patriarca e della senatrice Sbrollini, sulle politiche di sostegno alle persone con disabilità.