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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 329 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,31). Si dia lettura del processo verbale. MONTEVECCHI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sulla scomparsa di Franco Battiato PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, vorrei intervenire in ricordo di Franco Battiato. PRESIDENTE. Ne approfitto per dire che il Presidente del Senato ha autorizzato, per chi lo desidera, brevi interventi in ricordo di Franco Battiato. Prego, senatore Pellegrini. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, sarò davvero breve. Oggi ricordiamo Franco Battiato, un artista grandissimo, un genio assoluto che ha accompagnato le nostre vite con le sue canzoni e opere. In queste ore tutti noi che amavamo la sua arte cerchiamo di descriverlo nel modo più fedele e rigoroso possibile. A me colpiva e colpisce quella descrizione minimalista che lui faceva di se stesso in un blog che teneva su un noto quotidiano on line ; si definiva compositore, cantante e regista. Negli anni Settanta, con la sua musica di ricerca, ha attraversato le avanguardie europee e alla fine degli anni Settanta è passato alla musica di larga comunicazione, alternandola a opere classiche. Diceva questo di se stesso. Era un artista davvero poliedrico, che spaziava dalla musica, al cinema (regista di diversi film), alla pittura. Amava muoversi tra i generi musicali più diversi: dalla musica sperimentale e di avanguardia a quella colta, al pop, alla musica elettronica ed etnica, all'opera lirica. Il grande successo e la notorietà arrivarono quasi per scommessa - come raccontava lui stesso - per aver raccolto una specie di sfida lanciatagli da alcuni giornalisti musicali, secondo i quali non sarebbe stato capace di scrivere canzoni popolari. Mai previsione fu più sbagliata, ovviamente, perché Franco Battiato cominciò a scrivere delle canzoni popolarissime, ma mai banali, ognuna delle quali era un gioiello fatto di note che si intrecciavano con parole, pensieri e concetti coltissimi, come mai nessuno prima aveva fatto, segnando una strada compositiva assolutamente nuova. I suoi testi erano assolutamente originali e complessi, impossibili da dimenticare e nei quali mescolava tutta la sua cultura, il gusto per la ricercatezza, il misticismo e l'esoterismo. Arrivarono i successi de «L'era del cinghiale bianco» e, poi, quello fragoroso de «La voce del padrone»: un successo talmente grande che, oltre a lusingarlo per aver vinto pienamente la sfida a cui facevo accenno poc'anzi, in qualche modo lo imbarazzava. Negli anni a seguire continuò la sua ricerca musicale e artistica verso atmosfere diverse e introspettive, donandoci altri capolavori assoluti che hanno segnato la storia della musica italiana e mondiale. Amava coltivare anche collaborazioni con altri artisti, ad alcuni dei quali (specie importanti voci femminili italiane) ha regalato sue canzoni indimenticabili e ha sostenuto e aiutato con la sua generosità altri giovani musicisti. Oltre agli ambiti musicali, Battiato - come dicevo poc'anzi - ha percorso altre vie artistiche. È stato regista di diversi film, tra cui uno su un celebre compositore - Beethoven - e anche pittore di opere figurative su tele e tavole, che nel corso degli anni sono state esposte in diverse mostre personali in Italia e all'estero. È davvero difficile ricordare un genio simile in pochi minuti, ma le esigenze dei lavori dell'Assemblea ce lo impongono. Voglio concludere affermando che Battiato, in tutta la sua vita, ha coltivato l'arte e la spiritualità, senza abbassarsi a compromessi e rimanendo coerente e rigoroso con se stesso e con i propri principi. Addio maestro, addio compagno delle nostre vite. Eri sofferente da tempo, ma adesso, come cantavi ne «La cura», ti solleverai dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore e guarirai da tutte le malattie. (Applausi) . FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, decidere di essere musicista come Franco Battiato mette di fronte a tante responsabilità, perché è come stipulare un contratto dove vengono elencate tutte le condizioni. Farlo significa avere anche una straordinaria passione, che è la forza motrice per avviare la propria carriera musicale. È un fuoco che arde dentro e non si spegne mai. È voler intraprendere con fermezza un percorso di cui se ne ha consapevolezza già nei primi anni della propria vita. Significa perseverare anche nelle difficoltà, perché si vuole arrivare a un traguardo che ci si è prefissi. E soprattutto vuol dire saper valorizzare il proprio talento, che è fondamentale, anche se non è l'unico fattore determinante. Anche l'essere fortemente motivati nasce dentro in modo naturale e non si affievolisce mai nella vita, come pure la determinazione, che è un'arma potente che si deve saper usare non a discapito degli altri, ma per un uso personale. Essere musicisti, come lo è stato Franco Battiato, significa lavorare sodo ogni giorno; essere produttivi ogni giorno; alternare la teoria della musica alla pratica; prepararsi, dedicarsi appieno alle attività che servono per far sì che la musica diventi tua per sempre, con costanza. E la differenza la fanno i singoli giorni. Pochi minuti, mezz'ora o un'ora al giorno possono sembrare niente, ma nella somma di mesi e anni fanno una grande differenza. Franco Battiato raccoglieva in sé tutte queste necessarie qualità: passione, perseveranza, talento, motivazione, determinazione, preparazione e dedizione. Con innata sobrietà, ma anche con forza ed estrosità ha amato la musica in tutte le sue curve e spigolature, con dolcezza e asprezza, ma sempre con eleganza. È stato il musicista di tante età, abbracciando con le sue creazioni intere generazioni, rigenerando se stesso e la sua musica a tempi ed esigenze diverse. Grazie Franco per aver dato pienezza e senso alla difficile vita dei musicisti; per avere colorato con la tua musica tanti dei nostri giorni; per aver amato e curato fino all'ultimo istante di vita il tuo raro talento. Adesso hai trovato il tuo centro di gravità permanente. Riposa. (Applausi) . GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il modo migliore per commemorare Franco Battiato probabilmente sarebbe quello di riascoltare le sue canzoni e rivedere le sue esibizioni. È impossibile inquadrarlo in uno stile: ha combinato musica leggera e canzone d'autore, pop e avanguardia, rock e opera lirica, musica etnica ed elettronica. Ha raccontato che reagiva all'omologazione. «Non c'è nulla che mi interessi meno del pregiudizio altrui» ha detto. Era eclettico e sorprendente: ha fatto dell'estro la sua nota distintiva. È stato un genio che ha vissuto nella costante ricerca di forme artistiche nuove da sperimentare. «Sono sempre in cammino» spiegava e cantava «l'animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai. Si prende tutto, anche il caffè. Mi rende schiavo delle mie passioni». Ha avuto sempre un pizzico di autoironia e una tensione creativa costante, che lo ha reso autore di quella musica che è stata colonna sonora dei nostri anni più belli. «La stagione dell'amore viene e va. All'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà. Ne abbiamo avute di occasioni. Perdendole, non rimpiangerle, non rimpiangerle mai». Amava cantare danzando sul palco in un inno alla vita e all'amore, motore di tutte le cose. La passione carnale è raccontata in «Sentimiento nuevo» e il desiderio di spiritualità per comprendere appieno l'essenza dell'essere umano è cantato nella celebre «E ti vengo a cercare». Racconti lirici, riferimenti filosofici e letterari dal sapore antico inseriti in brani dal gusto pop hanno conquistato intere generazioni grate a questo artista unico. In lui si ritrovano il mondo classico e le filosofie orientali, la curiosità verso culture lontane, l'esotismo e poi la Sicilia - la sua e la mia Sicilia - l'amore e il dolore per una terra complicata e intensa, ricca di storia e cultura, coraggio e contraddizioni, il mare e il fuoco in un'esplosione di emozioni. L'attrazione verso il mondo della natura si percepisce nella celebre «Gli uccelli», che ha la potenza di farci sentire la libertà e l'emozione di voli imprevedibili ed ascese velocissime «nello spazio, tra le nuvole, con le regole assegnate, a questa parte di universo». E poi la speranza in una società più attenta alle ragioni dell'altro: «Sogno il dialogo con chi la pensa diversamente da me», confidava. Non mi soffermerò sulla breve parentesi del suo impegno politico: oggi voglio ricordare il cantautore, il compositore, il direttore d'orchestra che ha scandito i miei anni magici e irripetibili; anni che probabilmente non sarebbero stati così speciali senza la sua musica. Per sempre grazie di tutto questo, maestro. (Applausi) . BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, chissà se a Franco Battiato avrebbe fatto piacere la commemorazione in suo onore e memoria che stiamo svolgendo qui, in quest'Aula parlamentare, schivo e riservato com'era. Lui che pare non gradisse neanche essere chiamato maestro. La sua parola più eloquente il silenzio: «Dovremmo metterci tutti in cammino come lui, per trovare la bellezza», sono state le parole del sacerdote che ha celebrato ieri i suoi funerali. In un mondo di eccessi, soprattutto di eccessi di parole, di chiacchiere a profusione, Battiato ha insegnato che ciò che conta è l'essenziale. Lo ha fatto nel corso di decenni di attività artistica, passando dalla ricerca musicale sperimentale fino al progressive rock , dal pop commerciale alla lirica, con la particolare alchimia dei suoi testi, tra suggestioni linguistiche, echi dell'anima, viaggi a volte quasi onirici che ci hanno trasportato nei suoi mondi immaginifici. E poi Franco Battiato ha portato nella canzone il misticismo, la spiritualità, l'idea di un alto, di una linea verticale che, opponendosi alla sola orizzontalità della vita terrena, ci spinge verso lo spirito. In un momento per l'intera umanità come questo, intriso di dubbi e incertezze sul futuro, e con un presente che cerca di scrollarsi di dosso il peso di un evento assurdo e imprevedibile nella sua gravità come la pandemia che stiamo attraversando, il messaggio che ci lascia in eredità Franco Battiato ci arriva forte come un testamento e lieve come una carezza; forte nella spiritualità che Franco Battiato ha coltivato fino alla fine, con la sua fede solida e viva come l'Etna della sua terra, la Sicilia, dove scelse di vivere e di morire; e lieve, come la carezza de «La cura», uno dei suoi brani più significativi, espressione della sua umanità generosa e responsabile del bene verso gli altri. Ed è proprio questo, in questo momento, il testimone da cogliere per le nostre vite, nel nostro operare, nel rapporto con gli altri, con chi incontriamo nelle nostre giornate. Ricordiamoci di togliere la maschera, non quella della protezione dal virus, ma quella che crediamo debba proteggerci dal nemico che temiamo esserci nell'altro, e abbiamone invece cura, per quanto possiamo. Grazie, Franco Battiato! (Applausi) . RAMPI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, signori colleghi e colleghe, credo che Franco Battiato avrebbe sorriso molto delle nostre parole, di questa commemorazione in Aula perché la traccia dell'ironia è stata la chiave di tutto il suo percorso artistico. Lo è stata perché i grandi intellettuali, i grandi artisti, i grandi uomini di cultura riescono a compiere un cerchio e padroneggiano talmente tanto l'enormità delle letture e delle riflessioni che hanno affrontato nella vita che, a un certo punto, sono in grado di trasformarle in quella parola, in quella musica, in quella nota che possono sembrare di una semplicità inaudita, che possono sembrare uno scherzo, un gioco per qualcuno, quando in realtà sono esattamente quel ponte che permette a chiunque di arrivare a qualsiasi punto dell'arricchimento culturale e spirituale, a una sola condizione però: volerlo. Io credo che la relazione tra la dimensione aristocratica, snob, di Franco Battiato e la straordinaria dimensione popolare stia proprio qui, in una continua sfida innanzitutto con sé stesso, ma anche con il suo lettore, con il suo ascoltatore, dal punto di vista sia musicale sia della scelta dei termini, come in un continuo e straordinario gioco intellettuale fatto gli stimoli, per provare a vedere se dentro a quella parola, a quella citazione, a quella evocazione c'era qualcuno che stava al gioco e provava ad andare a vedere che cosa si voleva raccontare davvero. Così, nelle parole di Battiato, si attraversavano le epoche e i territori. Ha portato l'Estremo Oriente; oggi questo è molto più consueto, ma l'ho fatto molto prima; ha portato la nostra fondamentale relazione con l'altra sponda del Mediterraneo e con il mondo arabo. Del resto chi, se non uno straordinario siciliano, avrebbe potuto fare questo. Ci ha portato le culture e le religioni diverse: l'induismo, il buddismo, i mistici, la filosofia, la grande filosofia greca; ci ha fatto cantare versi di Eraclito andando ad approfondirli e a coglierli con una profondità che gran parte delle letture filosofiche scolastiche magari non affronta nemmeno, perché, certo, tutto scorre, ma soprattutto a passare invano è il vero senso della vita. Questa è la grande lezione di Eraclito ed è anche la grande lezione di passaggio in quell'album meraviglioso che è «L'imboscata». Poi ha detto molto alla politica. Lo ha fatto in prima persona come cittadino impegnato, ma anche attraverso le sue canzoni e ha sempre tenuto insieme questi due elementi, perché tutti ricordano gli anni de «La voce del padrone», la scelta di diventare pop e di quegli anni ricordano «Bandiera bianca», ricordano quel suo razzismo che lo teneva lontano da programmi demenziali con tribune elettorali. Beh, quei programmi demenziali sono cresciuti molto nella nostra società e le tribune elettorali oggi noi le rimpiangiamo, perché erano dei luoghi di approfondimento rispetto a quella che è la politica in televisione oggi. Questo Battiato ce lo ha ricordato tante volte, ma non per tenersi lontano dall'impegno politico, ma per avvicinarsi con profondità, per non essere quelli che cambiano le maglie ogni volta che cambia la stagione; per non essere quelli che si innamorano del potere; per essere quelli che invece si appassionano della sofferenza degli uomini e delle donne in ogni parte del mondo, che si ricordano dei migranti che cercano una speranza per la propria vita, come nell'ultimo meraviglioso pezzo che incrociava insieme il senso della vita e l'avvicinarsi della fine della vita con le avventure di chi cerca un approdo. Tutto questo è stato Franco Battiato. Io credo che oggi non si sia trasformato: lui, infatti, credeva nella reincarnazione, temeva di potersi incrociare in una formica o in un serpente. Credo che non sia così e tornerà in tante forme e sarà presente in mezzo a noi con le sue parole, con le sue note, con le sue musiche e noi dovremmo saperlo ricordare con le nostre azioni in quest'Aula. (Applausi) . DRAGO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, oggi ricordiamo la figura di Franco Battiato, catanese, cantautore eclettico, artista dal linguaggio emotivo capace di evocare, senza mediazioni, le voci del cuore. È questo ciò che rimpiangiamo oggi: non il personaggio che si avvicinò alla politica, bensì l'artista, il genio musicale, il filosofo sempre all'avanguardia, alla ricerca di una stabilità che influenzasse l'essere umano, senza far cambiare idea sulle cose e sulla gente, un centro di gravità di cui tutti in questo periodo abbiamo sentito un'enorme necessità. Aveva scelto di stabilirsi a Milo, paese etneo, mantenendo una riservatezza e una semplicità assoluta, partecipando e organizzando numerose manifestazioni musicali durante le estati milesi. Le sue opere rimarranno con noi negli anni a venire e l'omaggio che gli vogliamo rendere è l'impegno a non dimenticare la cura che ci ha donato, attraverso la sua musica, definendoci esseri speciali. Mi preme evidenziare come alla Camera il collega Mollicone abbia avanzato la proposta di dedicare un istituto culturale a Franco Battiato e come già anche a Catania il sindaco Pogliese abbia proposto e poi deciso di intitolare il lungomare della città al nostro artista catanese. Era necessario intestargli un luogo che ne ricordasse la grandezza artistica, così riferisce il sindaco. Nella mia introduzione ho detto come fosse un artista eclettico per l'attenzione rivolta anche alla pittura. Era capace di sollevare le emozioni e di catalizzarle in una direzione sicuramente positiva, e il testo de «La cura» ne è l'esempio. Anche il senso di appartenenza al territorio italiano, il senso patriottico, che potrebbe sembrare un po' dicotomico rispetto al suo orientamento politico, in realtà non è assolutamente tale. Battiato nacque a Riposto, in provincia di Catania - come sapete, quello è anche il mio territorio - ed era visto con molto rispetto. Studiò filosofia all'Università di Catania ed effettivamente il contenuto dei suoi testi esprime in pieno la sua formazione e l'attenzione culturale anche al territorio siciliano, che è stato un crocevia di culture. Non a caso, alcuni testi e video che riprendono le sue creazioni riportano dei collegamenti con la realtà culturale araba. Il Gruppo Fratelli d'Italia - come ho esposto - ha già avanzato delle proposte concrete e speriamo che la proposta avanzata anche dalla Camera possa trovare rapido compimento. (Applausi) . PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . In occasione del suo settantesimo compleanno, Franco Battiato aveva detto: «Ho scritto delle cose più o meno buone e alle quali sono più o meno affezionato. Qua e là, ci sono canzoni a cui qualcuno ha avuto la generosità di riconoscere un valore letterario. Erano riconoscimenti liberi dall'invidia e dal livore. Telefonate che facevano piacere». Ma non di solo valore letterario si tratta per le sue canzoni, bensì anche di ricerca esistenziale e direi filosofica e del lascito profondo che hanno donato ad intere generazioni. Sperimentazioni musicali e testi importanti rappresentano il contrassegno della sua opera, come la frase emblematica del «Centro di gravità permanente»: «Gesuiti euclidei Vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori Della dinastia dei Ming», che si riferiva al gesuita Matteo Ricci. Le sue opere, infatti, sono intrise dell'incontro tra culture diverse, di contaminazione tra Oriente e Occidente. Dalla sua terra alle pendici dell'Etna, una terra vulcanica, ha tratto l'energia necessaria per aprirsi al mondo e alle differenze, ma ha radici ben salde nella sua Sicilia, al punto da portarlo anche a una sperimentazione politica, proprio lui che aveva speso parole durissime all'indirizzo della classe politica. Proprio dalla comunanza tra terre vulcaniche angoscianti, energetiche e vitali nello stesso tempo, qualche anno fa a piazza Plebiscito il popolo napoletano, generalmente geloso delle sue canzoni, ha applaudito commosso alle note di «Era di maggio» cantate da Franco Battiato. Uomo del Sud, dunque, se n'è andato proprio nel mese di maggio e come recita la bellissima canzone del poeta Salvatore Di Giacomo che Battiato aveva interpretato in maniera dolcissima, fuori dai canoni classici: «Si stu sciore torna a maggio Pure a maggio io stonco ccá» (Se questo fiore torna a maggio anche a maggio io sto qua). Del resto, nella sua ultima opera «Torneremo ancora», dal silenzio delle sue apparizioni pubbliche, egli stesso ha gridato: «La vita non finisce!». (Applausi) . BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, «squisitamente enigmatico non per vizio di vanità, ma per instancabile curiosità, studio e sperimentazione». Così è stato scritto di Franco Battiato e così è stata la sua vita di uomo e di artista. Consentitemi una citazione dai suoi testi sferzanti e poetici: «E ti vengo a cercare Con la scusa di doverti parlare Perché mi piace ciò che pensi e che dici Perché in te vedo le mie radici. Questo secolo oramai alla fine Saturo di parassiti senza dignità Mi spinge solo ad essere migliore Con più volontà. Emanciparmi dall'incubo delle passioni». Forse riflettere su queste parole è per ciascuno di noi il migliore atto di omaggio che, come parlamentari della Repubblica, possiamo dedicare a Franco Battiato, al suo essere speciale. Grazie Franco Battiato! (Applausi). PRESIDENTE . Abbiamo esaurito gli interventi in ricordo di Franco Battiato. Mi unisco all'elogio della sua musica, dei suoi testi. È stato forse l'unico che è riuscito a citare un filosofo come Guénon in una canzone Sull'uomo, avete detto voi. Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: Doc 988 Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico Deputato GADDA ed altri. - (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Gadda ed altri; Cenni e Incerti; Parentela ed altri; Golinelli ed altri) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 988, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Gadda ed altri; Cenni e Incerti; Parentela ed altri; Golinelli ed altri. Il relatore, senatore Taricco, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. TARICCO, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghi, senatore Battistoni in rappresentanza del Governo, noi siamo qui oggi per un passaggio importante per l'agricoltura e per molti territori del nostro Paese. Credo sia una cosa bella il fatto che siamo qui ad approvare al Senato la legge sull'agricoltura biologica a pochi giorni dalla Giornata mondiale sulla biodiversità. Il settore dell'agricoltura biologica è infatti un settore importante, lo è in Europa con oltre 16,5 milioni di ettari coltivati; lo è in Italia con oltre 2 milioni di ettari coltivati; con un 3 per cento di crescita negli ultimi due anni; con una crescita che supera i 50.000 ettari all'anno di coltivazione biologica; con il 16 per cento della superficie agricola utilizzata in Italia ad agricoltura biologica; con una crescita sul mercato e nei consumi dei cittadini del 105 per cento negli ultimi otto anni. Nel solo 2020, anche a causa delle vicende legate al Covid-19, il consumo del biologico è cresciuto nella grande distribuzione organizzata (GDO) e nei discount di oltre il 20 per cento; 3 miliardi di valore del comparto, la crescita continua della produzione dell'Italia e dell' export e paradossalmente - finalmente - grazie alla crescita del mercato interno, una riduzione dell' import di biologico che avevamo fino a qualche anno fa. Tutto questo avviene in un contesto nel quale l'Unione europea, con il green deal europeo e come farm to fork , si pone l'obiettivo di arrivare nei prossimi anni al 25 per cento di superficie coltivata ad agricoltura biologica. L'Unione europea conta di investire a partire dall'anno prossimo oltre 40 milioni di euro nella promozione del metodo dell'agricoltura biologica, perché ravvede in questa tipologia di agricoltura uno strumento per la lotta ai cambiamenti climatici, per la tutela e la salvaguardia della biodiversità e per un'agricoltura più sostenibile. E lo farà con un piano d'azione che punta a sostenere i consumi e ad aumentare la produzione e la conversione sul territorio di tutta l'Europa. Tra l'altro, prevede anche, a partire dal 2022, un nuovo regolamento che introdurrà semplificazioni procedurali, un'ulteriore rivisitazione dei controlli, un rafforzamento forte dei controlli del biologico che arriva da Paesi terzi e una semplificazione delle procedure per la certificazione dell'agricoltura biologica. Questo si inserisce all'interno di un quadro più generale di politiche agricole e ambientali europee che punta alla riduzione del 50 per cento dell'utilizzo di fitofarmaci, del 50 per cento della perdita di nutrienti per un miglioramento della qualità dei suoli e del 50 per cento dell'utilizzo di antimicrobici nella cura degli animali. Come dicevo prima, esso punta anche al raggiungimento del 25 per cento di agricoltura biologica, avendo chiaro che per molti territori del nostro Paese questo modello agricolo è la loro prospettiva, perché senza questo metodo di agricoltura biologica molti territori, soprattutto quelli marginali di collina povera e pedemontana, non avrebbero nei fatti una prospettiva economicamente sostenibile. Venendo al testo che oggi discuteremo, l'articolo 1 tratta dell'oggetto e della finalità della norma, sostanzialmente definendo il concetto di agricoltura biologica, in gran parte mutuandolo dai regolamenti comunitari. All'articolo 2 sono contenute le definizioni. All'articolo 3 si attribuisce al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo il ruolo di autorità nazionale di indirizzo e coordinamento. All'articolo 4 si definisce il ruolo delle Province e delle Regioni nel governo di questo importante settore. All'articolo 5 si prevede l'istituzione di un tavolo tecnico che sovrintenderà all'agricoltura biologica. All'articolo 6 si prevede l'istituzione di un marchio dell'agricoltura biologica nel nostro Paese. All'articolo 7 si prevede un Piano d'azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici, adottato a cadenza triennale, che ha l'obiettivo di favorire la conversione al metodo biologico e sostenere la costituzione di forme associative che aiutino le imprese agricole; incentivare il consumo di prodotti biologici; monitorare l'andamento del settore, correlando l'effettiva produzione alle superfici che vengono utilizzate per realizzarla; sostenere e promuovere i distretti del biologico; favorire l'insediamento di nuove aziende, soprattutto in quelle aree marginali e montane a cui facevo riferimento prima; migliorare il sistema di certificazione e di controllo; incentivare e sostenere la ricerca promuovendo progetti di tracciabilità, in modo da dare garanzie ai consumatori. All'articolo 8 è previsto un Piano nazionale delle sementi biologiche, sapendo che il tema delle sementi è cruciale per questo tipo di agricoltura. All'articolo 9 è prevista l'attivazione di un Fondo per lo sviluppo della produzione biologica, che trae le risorse da quel fondo, che già esisteva, sull'utilizzo della chimica in agricoltura. All'articolo 10 vi è la previsione di strumenti di integrazione per aiutare la filiera biologica nel suo complesso. All'articolo 11 è affrontato il tema della ricerca proprio nel settore dell'agricoltura biologica. L'articolo 12 reca misure a sostegno della formazione professionale. L'articolo 13 affronta il tema complessivo dei distretti biologici per promuovere la conversione all'agricoltura biologica e per stimolare un approccio territoriale. È fondamentale per l'agricoltura biologica che non sia un tema di singole aziende, ma un tema di territori. I distretti biologici sono istituiti al fine di semplificare l'applicazione delle norme della certificazione proprio a livello di territorio; favorire lo sviluppo e la valorizzazione e la promozione dei processi di preparazione, lavorazione e trasformazione dell'agricoltura biologica; promuovere l'attività multifunzionale delle aziende agricole connesse all'agricoltura biologica; promuovere e realizzare progetti di ricerca che abbiano l'obiettivo della diffusione di pratiche innovative. Il Ministero e le Regioni sono impegnate in tal senso a rafforzare e promuovere questo sistema di agricoltura. L'articolo 14 disciplina le organizzazioni interprofessionali nella filiera biologica, tenendo conto dello specifico dell'agricoltura biologica in termini di dimensione e struttura delle organizzazioni professionali. All'articolo 15, parliamo di accordi quadro proprio per rafforzare il tema della filiera. L'articolo 16, disciplina le intese di filiera per l'agricoltura biologica. L'articolo 17 affronta il tema delle organizzazioni dei produttori agricoli. Viene affrontato tutto il tema del riconoscimento e della disciplina di queste organizzazioni, ridefinendone e caratterizzandole proprio su questo tipo di aziende. All'articolo 18 viene normato tutto il tema della certificazione delle sementi, che ripeto essere un tema fondamentale, proprio perché dentro il mondo dell'agricoltura biologica vi è il tema dello scambio e della valorizzazione di piccole nicchie di sementi particolari, legate al contesto in cui vengono prodotte, che qui viene normato. L'articolo 19 reca la delega al Governo per la revisione, l'armonizzazione e la razionalizzazione delle normative sui controlli per la produzione agricola biologica, richiesto a gran voce proprio alla luce dell'esperienza maturata in questi anni con il decreto legislativo attualmente in vigore. Abbiamo nelle nostre mani una vera e propria legge quadro e noi crediamo che possa mettere in condizione il settore di raggiungere obiettivi ambiziosi, che sono quelli assegnati a questo settore dall'Unione europea, ma che sono anche obiettivi presenti nel cuore del nostro Paese. Su questa realizzazione ci giocheremo una fetta importante, proprio per il rilevante ruolo di crescita nell'agricoltura che questo settore sta rivestendo. Voglio chiudere con alcune considerazioni per chiarire talune questioni e certi aspetti di cui si è parlato in questi giorni, a volte anche in modo improprio. La prima questione riguarda il fatto che si tende a raccontare l'agricoltura biologica come qualcosa di vecchio, antico e arretrato. L'agricoltura biologica oggi si gioca, invece, su una frontiera diversa, quella dell'innovazione, per ridurre i fitofarmaci, per aumentare la resistenza delle colture agricole e la fertilità del suolo e per una maggiore resilienza. Sono molte le esperienze che, in questo senso, stanno emergendo sulle scelte agronomiche da utilizzare, legate all'agricoltura di precisione, legate ai metodi di intervento meccanici e fisici, al recupero di un benessere complessivo dell'ambiente, delle colture e degli animali. Parlo dell'agricoltura simbiotica, dell'utilizzo del biochar , dei distillati di legno e di tanti altri prodotti che si stanno sperimentando. Un'ultima considerazione è legata alla questione del biodinamico. Noi in questa legge ci siamo attenuti ai fatti e i fatti dicono che il 90 per cento della produzione biodinamica è legata all' export in Paesi ad alta remunerazione, come Germania, i Paesi scandinavi, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, il Giappone. 4500 aziende con un fatturato medio ad ettaro che supera i 13.000 euro e che, in piena pandemia, è cresciuto. Il rapporto tra l'agricoltura biologica e biodinamica... PRESIDENTE. Senatore Taricco, la invito a concludere. Il suo tempo è finito da due minuti. TARICCO, relatore . Signor Presidente, chiedo ancora un minuto. Voglio solo chiarire tale questione. Sulla definizione del rapporto tra agricoltura biologica e biodinamica, voglio leggere questo testo, che credo sia importantissimo ... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Senatore Taricco, mi spiace doverla interrompere, ma ripeto che il suo tempo è scaduto da più di due minuti. Potrà senz'altro intervenire in sede di replica e concludere il suo lungo intervento. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, oggi è la Giornata mondiale delle api, che si celebra il 20 maggio di ogni anno, volta a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza degli impollinatori, sulle minacce che affrontano le api e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile. Vorrei oggi ricordare in questa sede insieme a voi, cari colleghi, tutti i nostri apicoltori italiani, che sono oltre 60.000. Si contano un milione e mezzo di alveari, che producono 23 varietà di miele, per un valore per il nostro Paese che supera i due miliardi di euro. (Applausi) . In modo particolare, permettetemi di citare in quest'Aula un giovane apicoltore piemontese, Mattia Landra, vittima la scorsa settimana di un atto vandalico che gli ha distrutto 70 arnie e ucciso milioni di api. Mattia, non mollare, noi siamo tutti con te. Vivano tutti gli apicoltori italiani! (Applausi) . Veniamo al provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea, importantissimo, come diceva il relatore, che ringrazio anche per il lavoro fatto in Commissione, come ringrazio il Governo e i colleghi. Questo disegno di legge, già approvato alla Camera dei deputati, risponde alla richiesta sempre più pressante di un'agricoltura compatibile con l'ambiente, sostenibile, sana e salubre. I dati hanno rilevato una crescita dei terreni agricoli coltivati con il metodo dell'agricoltura biologica e delle vendite al dettaglio dei prodotti biologici. Noi cerchiamo non solo di inquadrare bene dove si inserisce il provvedimento e cosa andrà a regolamentare, ma soprattutto di proteggere e tutelare le produzioni italiane, che sono sempre sotto attacco (ve lo ricordo, cari colleghi). Nel mondo, come è stato detto in precedenza, 72 milioni di ettari sono coltivati con sistemi biologici, comprese le aree in conversione. L'Europa coltiva il 23 per cento di questi territori, circa 16 milioni di ettari. I primi tre mercati globali per vendite sono gli Stati Uniti, con 44 miliardi di euro, l'Unione europea, con 41 miliardi, e la Cina, con 8 miliardi. Il più alto consumo di prodotti biologici pro capite avviene, in Europa, in tre Paesi, con una spesa di 344 euro pro capite in Danimarca, in Svizzera e in Austria. L'Italia è al vertice; è infatti il primo Paese dell'Unione europea, con 80.000 aziende e oltre 2 milioni di ettari coltivati. Come ettari coltivati siamo dietro solo alla Spagna e alla Francia. È anche il terzo Paese dell'Unione europea per mercato interno, con 3,6 miliardi di euro. Un ulteriore fattore in grado di accrescere il settore è rappresentato dalle politiche europee, che si stanno avviando proprio in questi mesi e negli anni a venire: il green deal ,il farm to fork . L'Europa, infatti, si è posta come obiettivo quello di aumentare il numero di terreni agricoli condotti in regime biologico del 25 per cento entro il 2030. Questo è un dato strategico, perché rileva anche l'importanza di questo disegno di legge. Si tratta di un settore in grande crescita, per quanto riguarda sia i consumi sia la produzione, ed è in grado di attivare imprenditoria giovanile (oltre il 20 per cento dei giovani si sta avvicinando a questo settore) e generare nuova occupazione. È stato varato anche il Piano d'azione europeo per il biologico 2021-2027, che supporta con iniziative concrete gli obiettivi del green deal europeo, delle strategie della biodiversità. Si prevedono, infatti, investimenti importanti per il 2021, per oltre 49 milioni di euro, e l'istituzione di appalti green , che prevedono l'integrazione dei prodotti biologici nei criteri minimi obbligatori per gli appalti sostenibili, ad esempio nelle mense scolastiche e negli ospedali. Tra le novità normative presenti nel disegno di legge sull'agricoltura biologica vi è l'introduzione di un marchio "bio" italiano, così da distinguere tutti i prodotti biologici realizzati con materie prime coltivate e allevate nel nostro Paese: è un modo per garantire la massima trasparenza sull'origine e sulla filiera dei prodotti e per rendere maggiormente consapevoli i consumatori. Viene istituito inoltre un tavolo tecnico presso il Ministero delle politiche agricole, che coinvolgerà gli esperti del settore. Viene rafforzata la filiera biologica, attraverso la promozione dell'aggregazione tra produttori. Per migliorare il testo abbiamo inserito un nuovo articolo in Senato, l'articolo 19: in particolare, attraverso lo strumento della delega legislativa, il Governo dovrà provvedere, con l'introduzione di un sistema più trasparente, a risolvere il conflitto di interesse che c'è tra controllori e controllati, a beneficio del mercato e della concorrenza; rafforzare le tutele nei confronti dei consumatori; riordinare la disciplina delle lotte contro le frodi alimentari. Onorevoli colleghi, è stato fatto un ottimo lavoro; probabilmente non è il migliore in assoluto, però tutti abbiamo contribuito con il nostro lavoro di confronto con le organizzazioni di categoria, con il settore, con i produttori, con i trasformatori, con i consumatori (che sono importantissimi), a renderlo più efficiente ed efficace possibile. Basta chiacchiere, ci vogliono i fatti. L'agricoltura biologica italiana è tra le eccellenze europee e mondiali. Difendiamo le nostre produzioni con un concetto fondamentale che ci deve guidare sempre, in ogni istante: il consumatore finale è il vero datore di lavoro di tutta la filiera agroalimentare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Leone. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, oggi stiamo discutendo un provvedimento che affronto un tema atteso e di grande rilevanza: si parla di disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico. Il metodo biologico, legato all'agroalimentare e all'agricoltura soprattutto nella mia Regione, la Sicilia, che punta soprattutto ad un'agricoltura biologica, è sicuramente urgente e necessario. Molti sono i prodotti che presentano caratteristiche organolettiche che risultano un toccasana per la salute umana: ad esempio, l'olio d'oliva, ma anche il succo d'arancia (da noi, soprattutto il tarocco), il pomodoro, ricchissimi di antiossidanti in grado di allontanare i radicali liberi presenti nel nostro organismo. Dare importanza ad alcuni prodotti dotati di una capacità biologica positiva sul nostro organismo e di straordinarie caratteristiche significa rispetto per sé, per l'ambiente e per la salute al cento per cento. Secondo i dati del SINAB del 2019, l'Italia concede una superficie coltivata con agricoltura biologica del 15,8 per cento, rispetto ad una media europea dell'8 per cento nel 2018. Con il biologico si riesce a produrre senza prodotti chimici. La lotta biologica e l'uso di prodotti organici si traduce con metodo bio, che si sposa perfettamente con il concetto di salute legato al prodotto. La produzione biologica ha però dei costi sicuramente maggiori rispetto all'agricoltura tradizionale e deve essere sostenuta da misure in grado di integrare il reddito degli agricoltori. Il nostro territorio è senza dubbio una fabbrica naturale di salute da Nord a Sud. Il biologico è l'unica alternativa per un'alimentazione sana, soprattutto per quanto riguarda la lotta ai pesticidi come il glifosato. A tale riguardo, la Sicilia attesta il suo primato in Italia, secondo il rapporto SINAB. I dati ci fanno ben sperare anche sull'acquacoltura, ponendosi come nuovo baluardo. L'Italia è uno dei principali attori nel comparto biologico grazie all'enorme biodiversità del nostro territorio. Tuttavia, è un valore da custodire e da proteggere con estrema cura e attenzione, a causa della sua fragilità. Per questo motivo bisogna sempre adoperarsi premiando le aziende che garantiscono prodotti freschi e salubri, rispettando il giusto costo del lavoro, lo sforzo e l'impegno di ogni giorno a protezione dell'ambiente, della salute alimentare e della trasparenza. Fatta questa premessa, voglio concentrarmi sugli aspetti importanti che l'Atto Senato 988 sul metodo biologico contiene. Si tratta di un provvedimento che si compone di venti articoli, ma vorrei concentrarmi su alcuni di essi in modo particolare, a partire dall'articolo 7, in cui si fa riferimento al fatto che il Ministro presenta alle Camere una relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano e sulle modalità di ripartizione del Fondo di cui all'articolo 9. Proprio l'articolo prevede l'istituzione del Fondo per lo sviluppo della produzione biologica, con una dotazione parametrata a una quota parte delle entrate derivanti dal contributo annuale dovuto dalle imprese titolari delle autorizzazioni all'immissione in commercio di determinati prodotti fitosanitari considerati nocivi per l'ambiente. Tra questi prodotti sono inclusi quelli di cui il codice indica un pericolo di inquinamento per l'ambiente acquatico. Innovativa risulta altresì l'introduzione di sanzioni in caso di mancato pagamento del contributo. Le risorse finanziarie del fondo sono destinate alla copertura delle spese derivanti dal finanziamento del Piano d'azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici e del Piano nazionale delle sementi biologiche, per l'istituzione del marchio italiano, per il finanziamento dei progetti di ricerca, inclusi quelli in materia di sicurezza e salubrità degli alimenti, per i percorsi formativi e per l'aggiornamento di docenti, previsto già all'articolo 11, in cui si prevede, di operare con un sostegno alla ricerca tecnologica applicata nel settore. È altresì interessante l'articolo 12, volto proprio alla formazione professionale del settore, dettando nuove ed innovative disposizioni in materia di organizzazione della produzione e del mercato, fornendo una definizione di distretto biologico, di organizzazioni interprofessionali, di accordi quadro, di intese di filiera e organizzazioni di produttori biologici. L'articolo 18 prevede che gli agricoltori che producono varietà di sementi biologiche iscritte nel registro nazionale delle varietà da conservazione hanno diritto alla vendita in ambito locale e possono procedere al libero scambio delle stesse. Ritengo si debba ribadire che il numero di regole approvate in sede europea per il settore non risulta in linea anche con i livelli e gli standard di qualità applicati in Italia. Avviandomi alle conclusioni, ribadisco l'importanza della manutenzione dei territori, come valida salvaguardia per la prevenzione dei dissesti idrogeologici e per la prevenzione degli incendi, che solo il mantenimento di un'agricoltura ecosostenibile può garantire. Se ci si ferma solo alla produttività in agricoltura, certamente non si tratta di un'attività redditizia, ma se solo allarghiamo lo zoom e ne valutiamo gli effetti nell'ampio raggio e nel corso del tempo, l'agricoltura biologica è un saggio investimento. Dobbiamo imparare a considerare le cose in modo sistemico e, come mi piace ripetere da qualche tempo, olistico, giacché tutto è economia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lunesu. Ne ha facoltà. LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Daniela Ducato, l'imprenditrice sarda di Guspini che utilizza gli scarti organici per realizzare materiali edili ad alta prestazione tecnologica, è una bioimprenditrice, cavaliere della Repubblica e campionessa mondiale di innovazione. Il suo filo conduttore è la lana delle pecore sarde, trasformata in risorsa speciale per l'edilizia e l'agricoltura sostenibili. È sua l'invenzione di un prodotto, costituito da lana di pecora, olio d'oliva e ingredienti di scarto di lavorazioni vinicole, residui di pulizia delle arnie, propoli e miele, riutilizzati a vantaggio dell'ambiente, in sostituzione di diserbanti chimici, che alterano il pH del terreno. Nessun additivo chimico, glifosato o veleni sono contenuti nei diserbanti della Ducato. La funzione erbicida è svolta sfruttando il vapore e il calore. Così proteggiamo gli orti, i vigneti, i frutteti e anche il verde urbano. Così garantiamo la sicurezza ai consumatori e agli agricoltori, assicurando il rispetto del suolo e non ne alteriamo il pH, così introduciamo il biologico. Pensiamo ai piccoli appezzamenti di terreno che si ereditano da padre in figlio, coltivati a vigneto e oliveto, e lavorati da mani sapienti, da chi con passione e sacrificio semina, pota, raccoglie e protegge dagli incendi, diventando custode di quel territorio. La produzione biologica è diventata un'attività con funzione sociale e ambientale, i cui prodotti devono essere accessibili a tutti, perché tutelano la nostra salute e quella degli animali, preservandone l'ambiente. Per questo il disegno di legge in esame individuerà le strategie per favorire le aziende agricole, che si potranno facilmente convertire al metodo biologico, delineando indirizzi e priorità e migliorerà il sistema di controllo e di certificazione per garantire la qualità dei prodotti biologici, attraverso la semplificazione della normativa. Come previsto dalla normativa europea, la certificazione biologica garantisce tutti i livelli della filiera produttiva. Il consumatore si sentirà tutelato, se chi produce e chi vende sarà sottoposto a controllo, con ispezioni serie in loco . È da notare come, per la prima volta, una regolamentazione europea consideri la produzione biologica, accostandola alla promozione della qualità alimentare. Punto sostanziale: deve essere osservato ciò che entra nel cibo, dalla coltivazione alla produzione e alla trasformazione, fino ai mangimi destinati agli animali d'allevamento che producono la carne e il latte. Il cibo biologico di qualità per noi sarà sempre quello italiano, di nostra produzione, perché amiamo la cultura e il rispetto delle nostre tradizioni. Noi consumatori italiani vogliamo probabilmente nutrirci soltanto con cibo italiano di qualità, che arrivi sulle nostre tavole dalle nostre coltivazioni e dai nostri allevamenti. Non ci interessano gli alimenti sintetici, modificati, stravaganti; mi riferisco all'Unione europea, che considera le tarme della farina un nuovo alimento da consumarsi essiccato. Anche se non dovesse rappresentare un rischio per la salute e si lasciasse libera scelta al consumatore, credo che il consumo dei cibi legati alla qualità, alla tradizione e al nostro territorio ci garantirà prima di tutto la salute e la longevità. (Applausi) . Il disegno di legge prevede l'istituzione di un tavolo tecnico presso il Ministero delle politiche agricole, che coinvolgerà esperti, ricercatori e rappresentanti della produzione bio, per individuare le criticità e offrire delle nuove soluzioni. L'obiettivo della legge sarà anche quello di rafforzare la filiera del biologico incentivando le organizzazioni interprofessionali e le aggregazioni fra i produttori; ma soprattutto si chiede al Governo di rivedere e riordinare le norme sui controlli e sulle frodi alimentari. Infatti sono le frodi e i pochi controlli che mettono a rischio un mercato in grande crescita. L'Italia è il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico; quindi ricognizioni di norme e revisione della disciplina sanzionatoria sono indispensabili, qualora si utilizzasse impropriamente il marchio biologico italiano che caratterizza i prodotti bio italiani. Si dia quindi sostegno alla ricerca in agricoltura biologica, per garantire la qualità dei prodotti e la tutela dell'ambiente a salvaguardia della biodiversità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cattaneo. Ne ha facoltà. CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, gentili colleghi, membri del Governo, come primo commento generale mi viene da dire che forse ci si poteva o doveva aspettare una legge sull'agricoltura tutta, che coinvolge 500.000 aziende, e non su un'agricoltura di nicchia, i cui numeri andrebbero veramente spiegati in modo proprio, perché sostenere che il 16 per cento del terreno italiano è dedicato all'agricoltura biologica non spiega quanta di quella percentuale è dedicata a prati e pascoli, che ricevono sussidi, ma non producono alcunché. Quindi bisogna veramente spiegare. Torniamo alla legge. Noto con piacere - lo voglio riconoscere al relatore e alla Commissione - alcune migliorie al testo, che hanno almeno in parte recepito indicazioni e rilievi provenienti dal mondo produttivo e dagli studiosi in ambito agricolo. Sottolineo due migliorie: l'introduzione del nodo dei controlli all'articolo 19 e l'eliminazione del riferimento all'interesse nazionale dall'articolo 1. Rispetto a questo aspetto, ho espresso in più occasioni come non vi sia alcun interesse nazionale in un protocollo produttivo di nicchia i cui prodotti non offrono alcuna garanzia di maggiore salubrità e alcun maggiore apporto nutrizionale significativo, come è scientificamente accertato e come è anche indicato nelle linee guida alla ristorazione del nostro Ministero della salute. In sintesi, si tratta di prodotti che si trovano nei supermercati a prezzi doppi o tripli rispetto a quelli privi di certificazione biologica, ma che non hanno nulla di più se non il prezzo. Ecco perché mi spaventa, seguendo le parole del relatore, che si voglia incentivare il consumo del biologico. Perché? Se anche viene ristabilito un principio di realtà, rimuovendo il riferimento all'interesse nazionale, ho comunque molti motivi di dissenso su questo disegno di legge. Oggi ne tratto uno, che reputo essere un'abnormità normativa e che in primo luogo, se non affrontato da noi oggi con una meditata riduzione del danno, esporrà quest'Assemblea al ridicolo scientifico. Ho presentato tre emendamenti volti a eliminare almeno il richiamo esplicito e il riconoscimento in via preferenziale a pratiche non solo antiscientifiche, ma schiettamente esoteriche e stregonesche. Mi riferisco all'equiparazione, ai fini del presente provvedimento, tra l'agricoltura biologica e quella biodinamica, una pratica agricola i cui disciplinari internazionali comprendono l'uso di preparati a base - cito testualmente - di letame infilato nel cavo di un corno di una vacca che abbia partorito almeno una volta. (Applausi) . Il corno, una volta riempito, viene sotterrato per fermentare durante l'inverno e recuperato nei giorni prossimi alla Pasqua per essere sottoposto alla - cito - fondamentale operazione di miscelazione e dinamizzazione con acqua tiepida di sorgente, pozzo o piovana, che ha una durata di circa un'ora e può essere effettuata manualmente, ma anche tramite macchine speciali. Vi ricordo che i bovini non perdono le corna come i cervi; le corna vanno segate dai crani, ma il disegno di legge n. 988 (né - mi sembra - alcun disciplinare) non ci spiega purtroppo se si deve prima macellare l'animale e tagliare le corna, oppure se queste vanno potate dall'animale ancora vivo. (Applausi) . Sarebbe meglio disciplinare questa pratica per evitare abusi. Questo che vi ho appena segnalato si chiama preparato 500 dell'agricoltura biodinamica (detto anche cornoletame). Ascoltate come funziona. Secondo il disciplinare, le corna di vacca catturano, quando la vacca è in vita, i raggi cosmici affinché, quando sarà morta o a corna espiantate, il letame in quei corni, seppelliti e diseppelliti in funzione di combinazioni astrali, riceverà le forze eteriche astrali catturate dalla punta del corno, aumentando così il potere di quel letame quando è disseminato sul campo. (Applausi) . Mi sono sempre chiesta quale sarà la dose di raggi cosmici che le corna devono catturare (le vacche devono essere primipare) affinché tutto ciò risulti efficace. Nei preparati dell'agricoltura biodinamica c'è anche il preparato 502, ossia una vescica di cervo maschio riempita di fiori di achillea, lasciata essiccare al sole per tutta l'estate, sotterrata a 30 centimetri di profondità (non un centimetro in più) in autunno e dissotterrata sempre nel periodo di Pasqua. Nello stesso disciplinare del marchio registrato Demeter, una multinazionale con sede all'estero alla quale si pagano royalty , si specifica che ogni preparato biodinamico sviluppa una forza potente e sottile, il cui effetto può essere comparato con quello dei rimedi omeopatici, ossia è assolutamente nullo e indimostrabile dal punto di vista scientifico. (Applausi) . Anche qui mi pongo delle domande. Per le vesciche, di quanti cervi maschi ci sarà bisogno? Una vescica per ogni azienda biodinamica? Esiste una deroga alla pratica venatoria che consenta l'abbattimento di tanti splendidi animali dai nostri parchi nazionali, oppure si pensa di importare dall'estero vesciche urinarie estirpate in altre Nazioni o continenti? Colleghi, rimuovere la parola biodinamica dal disegno di legge, come chiedono i miei emendamenti, non impedisce ai produttori di perseguire queste pratiche e ottenere la certificazione di prodotto biologico (per averla basta rispettare i protocolli), ma esplicitare il riferimento al biodinamico in questo testo di legge avrà l'effetto di dare dignità al cornoletame. Aggiungo anche che si tratta non di equiparazioni tra biologico e biodinamico solo per la parte nella quale il biodinamico mima le pratiche biologiche, ma di una totale equivalenza, al punto che il disegno di legge in discussione prevede che una quota di fondi pubblici venga dedicata specificamente alla ricerca scientifica, alla formazione nel settore biologico e, quindi, all'equiparato biodinamico. Se quest'equiparazione restasse esplicita (non ci può essere alcun fraintendimento sul suo significato), enti e portatori di interesse potrebbero organizzare corsi e progetti incentrati sull'esoterismo biodinamico con i soldi dei cittadini italiani. Grazie ai fondi previsti dalla legge si potrebbero creare attività e istituire insegnamenti, con tanto di crediti formativi, sulla profondità migliore a cui sotterrare le vesciche di cervo, sulla direzione giusta con cui mescolare il letame o su come meglio orientare la vacca al pascolo perché catturi raggi cosmici. (Applausi) . Credo che l'errore nel sostenere tutto ciò derivi da una cattiva lettura di un regolamento UE del 2018, relativo alla produzione biologica, dove compare la parola «biodinamica», ma non per un'equiparazione. È una mera citazione. Due citazioni danno la definizione di preparati biodinamici come miscele tradizionalmente utilizzate nell'agricoltura biodinamica. La terza citazione si limita a dire che è consentito l'uso dei preparati biodinamici. Questa citazione è sufficiente a sdoganare l'esoteria biodinamica nelle leggi italiane. Naturalmente il fine ultimo è creare mercato per prodotti che non hanno alcuna caratteristica superiore scientificamente accertata rispetto a quelli da agricoltura integrata, se non i costi. Continuerò, pertanto, a fare la mia doverosa parte per segnalare in ogni occasione che i prodotti biodinamici, come i prodotti da agricoltura biologica che si trovano nella grande distribuzione, non hanno migliori caratteristiche nutrizionali, né hanno miglior cura dell'ambiente, prevedendo entrambi i disciplinari, biologico e biodinamico, ampie deroghe che consentono loro di utilizzare pesticidi di sintesi, che salvano le nostre colture dagli attacchi dei parassiti, consentendo a tutti di avere buoni e salutari prodotti. Presidente, rimarco che abbiamo bisogno di prodotti sani per tutti e di fatto li abbiamo. Lo certifica la European food safety authority (ESFA). I nostri prodotti integrati bioconvenzionali sono tra i più sicuri al mondo ed è questo il messaggio di interesse nazionale che vorrei tutelato da una politica basata sulle evidenze. Concludo senza nascondervi che da cittadina, prima ancora che da studiosa di scienze della vita, con esperienza ormai trentennale, provo sconcerto, sconforto e, quindi, dissento di fronte alla legittimazione per via parlamentare nell'ordinamento di uno dei Paesi più avanzati al mondo di pratiche antiscientifiche, esoteriche e stregonesche, specialmente se penso che, a sancire la superiorità del cornoletame sulle evidenze scientifiche, è la Camera alta del Paese che guida il G20, proprio nell'anno in cui per combattere la pandemia da Covid-19 il ruolo indispensabile della scienza è stato universalmente riconosciuto, celebrato e, anche in quest'Aula, osannato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, il verbo colere , che deriva dal latino, non significa solamente coltivare, ma anche abitare e venerare non certo i corni di vacca o le vesciche di cervo - ha ragione la senatrice Cattaneo - però ci dà la dimensione dell'importanza che l'agricoltura ha sempre rivestito nella nostra civiltà, che nasce proprio con l'agricoltura e, anzi, con la cerealicoltura all'inizio della nostra storia millenaria. Per diecimila anni l'agricoltura è stata il settore primario, da cui deriva anche il suo nome. Negli ultimi settant'anni, però, il suo ruolo è stato oggetto quasi di una mistificazione. La narrazione dell'agricoltura è totalmente cambiata. Diecimila anni di storia sono stati messi in un cassetto e dell'agricoltura si è data una lettura bucolica (quasi fosse un retaggio del passato, una tradizione che non si rinnovava) oppure l'agricoltura è stata vista come un qualcosa da demonizzare, come accaduto in tante trasmissioni, non ultima quella della Rai di pochi giorni fa, dove si criminalizzano gli agricoltori e gli allevatori come se fossero la causa assoluta di tutti i mali dell'ambiente. In realtà, non è così e lo vedremo. Gli agricoltori in Italia rappresentano soprattutto esempi di sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica e, a volte, sociale. La nostra agricoltura è la sesta nel mondo per sostenibilità ambientale. Credo che dovremmo partire da questo per avere una corretta analisi di ciò che stiamo trattando anche oggi. Esaminiamo un provvedimento importante sul biologico, ma sicuramente limitato a determinate aree e produzioni. Ha ragione anche in questo caso la senatrice Cattaneo, quando dice che, del 15 per cento di terreni coltivati, la maggior parte è coltivata a foraggio o a pascoli, quindi non a produzioni antropiche importanti. Finiremo con il credere quello che un professor teorizza come la sindrome di Heidi, e cioè che l'agricoltura sia solamente le caprette che «ti fanno ciao» e non industrie e aziende agricole che negli anni hanno sviluppato una vera e propria capacità imprenditoriale che oggi le pone quale base di quel grande agroalimentare che fa della nostra Nazione una delle più importanti al mondo, se non la più importante. (Applausi) . Sono quasi 800 i nostri prodotti DOP e IGP riconosciuti universalmente in tutto il mondo, tanto che l' italian sounding vale 100 miliardi. Ciò vuol dire che ci riconoscono come talmente bravi da copiarci per 100 miliardi all'anno: quattro manovre finanziarie di questa Camera alta. Diamo quindi a Cesare quel che è di Cesare e leviamoci questa visione di un'agricoltura bucolica, fatta di sola tradizione e che non si rinnova mai. Storicamente, in questa Nazione, specialmente nel secolo scorso, ma anche nell'Ottocento, quando nascevano le grandi case agroalimentari (la Buitoni, la De Cecco, la Barilla), tutte a cavallo tra il 1850 e il 1870, ma anche dopo, la politica agricola è stata oggetto di forte intervento pubblico. Come non citare Strampelli, il genetista agrario che rivoluzionò il frumento e portò le nostre produzioni per ettaro superiori a quelle di qualsiasi altro Paese nel mondo? Anche solo nel 1984, quando qualcuno prendeva in giro l'agricoltura attraverso i film - ne cito uno su tutti, «Il ragazzo di campagna» - in cui la campagna era descritta come qualcosa di antiquato, in quello stesso anno avevamo le rese per ettaro per il mais superiori a quelle degli Stati Uniti. Questo, però, non ce l'ha raccontato nessuno. Faceva comodo far credere che il boom industriale avesse convertito questa Nazione da povera e agricola in una industriale. E non è un caso che la maggior parte degli agglomerati urbani sia nata durante quel periodo, perché, finché davamo una lettura dell'agricoltura di quel tipo, ne abbiamo assecondato il depauperamento; abbiamo fatto sì che ci fosse quel travaso di forze e di capacità, anche intellettive e scientifiche, dalla campagna alla città. Nessuno può scordare il ruolo che hanno avuto negli anni agronomi come Draghetti, Gibertini o Edoardo Bassi, che batté le campagne a spiegare quali fossero le evoluzioni dell'agricoltura o la riforma agraria degli anni Cinquanta e Sessanta, con gli espropri, i fertilizzanti e i fitofarmaci, che dettero un impulso grandissimo alle rese, se usati debitamente. A 7 miliardi di persone qualcuno dovrà pur dar da mangiare e, se la farm to fork dice che il 25 per cento delle superfici dev'essere dedicato all'agricoltura biologica, quel 75 per cento dovrà avere rese tali da consentirci non di fare la carne sintetico-scientifica, né di chiamare carne le polpette di soia, ma di avere una produzione tale da aumentare la nostra rendita per ettaro. Gli altri Paesi del mondo non stanno a dormire sull'agricoltura, fanno politica nazionale. Gli Stati Uniti hanno capito che il predominio dell'economia non esiste solo attraverso le armi, ma esiste anche attraverso la loro indipendenza alimentare. Lo sanno in Israele e perfino in Spagna; lo sanno in Cina, il cui leader , quando la scure del Partito Comunista si abbatté sul padre, andò a lavorare in una fattoria, quindi conosce i problemi dell'agricoltura e sa anche che è soddisfacendo il fabbisogno alimentare che si rendono indipendenti i popoli. Lo sa la Russia, dopo che le abbiamo irrogato inique sanzioni, per cui si è strutturata per avere la propria indipendenza economica. In Italia, invece, abbiamo abbandonato tutto e lo abbiamo fatto anche a causa di qualche scandalo per il quale hanno pagato più gli agricoltori che i politici, e mi riferisco all'ammasso del grano. Ripeto che se oggi vogliamo dare da mangiare a 7 miliardi di persone, dobbiamo investire sull'innovazione, perché la tradizione non è un mazzo di catene che ci lega, ma è la bellezza da conservare. Conosciamo la tradizione, ma siamo sempre stati per un'innovazione che consenta di essere al passo coi tempi, com'è stato nei tanti periodi della politica agricola italiana, prima della guerra o nel dopoguerra, riportando al centro le istanze per la crescita e l'innovazione del Paese. Concentriamoci quindi sull'innovazione, sul recupero degli scarti, sulla depurazione delle acque contaminate, sui macchinari con sensori per rilevare le piante infestanti, sulle nanotecnologie, sulle serre automatizzate e su tutto ciò che ci riporta con i piedi ben ancorati alla tradizione, ma sicuramente proiettati verso un futuro di competitività con tutte le altre Nazioni, che però garantisca anche all'Italia di giocare il suo ruolo e di chiudere quella filiera del made in Italy che oggi sta schiacciando solo i produttori agricoli. Infatti, la grande distribuzione oggi paga un prezzo ed è su questo che dobbiamo lavorare all'interno della Camera alta, non su leggi che sono importanti, ma si traducono in un interesse per pochi. Dobbiamo garantire agli agricoltori un reddito equo che dia loro dignità, altrimenti li costringiamo, come spesso accade, a convertire i loro campi da agricoli in fotovoltaici. Questa non è l'agricoltura che vogliamo, né il modernismo che vogliamo. Vogliamo che l'agricoltore sia messo nelle condizioni di fare imprenditoria in maniera seria, utilizzando l'innovazione, la banda larga e tutti quegli di strumenti che il secolo moderno gli mette a disposizione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, i sistemi alimentari in tutto il mondo si stanno muovendo per promuovere il cambiamento verso stili di vita più sani e sostenibili. In questo contesto, l'agricoltura biologica è l'unica via praticabile, se vogliamo davvero intraprendere la strada del green deal e del farm to fork europei, insomma se vogliamo davvero realizzare quella rivoluzione verde di cui tutti a parole ci facciamo promotori. Una reale transizione ecologica nello spirito europeo del green deal e del recovery fund passerà solo da una maggiore consapevolezza nelle scelte alimentari dei consumatori a favore di prodotti rispettosi dell'ambiente, della salute e del lavoro dell'uomo. Peraltro, l'agricoltura biologica ha un valore alto di mercato. Si consideri, infatti, l'incremento dei consumi registrato un anno fa, quando ebbe punte del 20 per cento in più a marzo-aprile, grazie proprio a una crescita nel valore tendenziale dello 0,2 per cento nel primo trimestre 2021. L'Italia vanta inoltre una delle maggiori quote nazionali di superficie agricola utilizzata nel biologico in Europa, con il 15,8 per cento, come hanno ribadito anche gli altri colleghi che mi hanno preceduto. Il nostro è il primo Paese in Europa e il secondo al mondo nell'esportazione di prodotti biologici, con oltre 2,6 miliardi di euro, circa il 6 per cento di tutto l' export agroalimentare nazionale. Tuttavia, per potenziare questo settore non basta dichiararsi genericamente a favore del bio, ma bisogna essere concretamente accanto ai produttori biologici, garantendone la redditività e assicurando la più ampia partecipazione possibile a questo settore. Da qui è nata l'esigenza dei miei emendamenti, che poi illustrerò qui in Aula. C'è però un altro punto che mi preme sottolineare, che nasce dall'esigenza di confutare le verità molto parziali diffuse in questi giorni sulla stampa dalla senatrice Elena Cattaneo, che mi ha preceduto, la quale ha presentato tre emendamenti per escludere dalla legge la parola «biodinamica», facendola passare per una cosa passatista e nemica dall'agricoltura, un ridicolo scientifico, come abbiamo sentito. Questo è assolutamente falso e, tra l'altro, penso che sia molto meglio il cornoletame del glifosato tanto caro alla senatrice Cattaneo, un contaminante estremamente nocivo di cui ella sembra farsi paladina, insieme al resto della chimica. Lo dimostra anche il fatto che lo scorso anno votò contro la mia mozione, approvata da tutta l'Assemblea, volta a escludere tale sostanza pericolosa dagli alimenti. L'agricoltura biodinamica dev'essere considerata un'evoluzione di quella biologica, alla quale è assolutamente complementare, ma ha peculiarità e caratteristiche distintive. È importante far comprendere alla senatrice Cattaneo che, quanto alla definizione e all'uso dei preparati, vi sono regolamenti comunitari che riconoscono questi disciplinari proprio per una lunga tradizione di applicazione e che caratterizzano la gestione aziendale agroecologica a ciclo chiuso. Il richiamo necessario alla tradizione è coerente con la normativa UE (regolamento n. 848 del 2018), che in tema di biodinamica richiama proprio la tradizione. Anche la normativa italiana contempla già l'agricoltura biodinamica e la individua letteralmente come tale e la cita a fianco di altre due, quella convenzionale e quella biologica. Dalla prima regolamentazione dell'agricoltura biologica in Europa, avvenuta nel 1991, i regolamenti comunitari in materia di bioagricoltura includono sempre l'agricoltura biodinamica (si veda il regolamento CEE n. 2092 del 1991, in cui le preparazioni biodinamiche, tanto criticate dalla senatrice Cattaneo, sono definite appropriate per l'attivazione dei compost ). Infine, il nuovo regolamento in materia di bioagricoltura (il n. 848, approvato il 30 maggio 2018) conferma la precedente giurisprudenza, ma inserisce l'agricoltura biodinamica nell'ambito di quella biologica, nominandola esplicitamente, e all'articolo 3 definisce le sostanze che vi vengono tradizionalmente usate e include i preparati biodinamici nell'elenco delle sostanze dell'agricoltura biologica. È rilevante il riferimento alla tradizione: questo è un termine che ha una valenza peculiare in diritto e ha un pregio in chiave di diritto consuetudinario, proprio perché il legislatore ha inteso riconoscerlo. Non siamo di fronte a pratiche antiscientifiche, infatti la review delle pubblicazioni scientifiche sull'agricoltura biodinamica su riviste scientifiche soggette a referaggio, pubblicate per la Cambridge University Press nel 2009, evidenzia la consistenza della ricerca scientifica in agricoltura biodinamica, affermando che una buona parte dei risultati della ricerca dimostra gli effetti dei preparati sulla resa, sulla qualità del suolo e sulla biodiversità. La più recente review sul tema, nel 2018, ha esaminato 147 pubblicazioni su riviste scientifiche sottoposte a peerreview e ha evidenziato i risultati positivi emersi dall'analisi della letteratura. Il professor Pacini ha affermato che i sistemi biodinamici hanno dimostrato di avere il potenziale per essere superiori in date condizioni, sia quelli convenzionali, sia gli stessi biologici, per quanto riguarda la stabilità degli aggregati del suolo. Questi preparati, in determinate circostanze, hanno un impatto positivo sulla biodiversità. I sistemi biodinamici hanno un impatto positivo sull'utilizzo e sull'efficienza dell'energia, e allo stato dell'arte, nessuno è stato capace di rilevare quale principio scientifico sia alla base del funzionamento di questi preparati, né di dimostrare la loro supposta inconsistenza scientifica. Rudolf Steiner, che fu il fondatore dell'agricoltura biodinamica, studiò chimica presso il Politecnico di Vienna e conseguì il dottorato di ricerca in filosofia a indirizzo epistemologico, ebbe prestigiosi incarichi accademici, formulò una rigorosa teoria epistemologica, fu fondatore della corrente di pensiero denominata «scienza dello spirito» e fu uno dei padri della fenomenologia, insieme a Husserl, un suo collega di Vienna. A sviluppare sperimentalmente la biodinamica furono i più celebri scienziati, docenti universitari, allievi di Steiner. La prima formalizzazione matematica dei principi che sono alla base della biodinamica fu di un altro allievo di Steiner, il matematico George Adams, con laurea ad honorem in chimica a Cambridge. In quali istituti scientifici e università si ricerca e si insegna la biodinamica? Qualche esempio prestigioso: in Olanda l'Università di Wageningen e il Louis Bolk Institut sorto nel 1976 a Driebergen; in Germania, in tutte le facoltà di agraria viene introdotta la biodinamica e in particolare si insegna all'Università di Kassel, all'università di Bonn e all'università di Hohenheim; nel Regno Unito vi è l'Università di Coventry e vi sono molti altri istituti in Danimarca, in Australia, negli Stati Uniti e in tanti Paesi del mondo. Negli Stati Uniti, dal 2005 è stato costituito il Biodynamic Research Network, che federa diversi centri di ricerca operanti nella biodinamica in tutto il mondo. La biodinamica è quindi una pratica agricola non soggetta a restrizioni o brevetti e non consiste in una certificazione privata. La certificazione volontaria Demeter ha il fine di garantire in modo trasparente al consumatore l'applicazione del metodo agroecologico a ciclo chiuso. La Demeter in Italia è un'associazione non lucrativa di agricoltori italiani fondata nel 1984 per tutelare i frutti del lavoro agricolo e la trasparenza ai consumatori, fine nobile di un'agricoltura certificata. È una di quelle organizzazioni tipo che la dichiarazione ONU sui diritti degli agricoltori indica quale presidio per gli Stati che si impegnano a sostenere e a garantire i diritti contadini. Per non parlare della valutazione di impatto economico: i dati del bioreport, riportati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (MIPAAF), attestano che nel 2018, per ogni ettaro in agricoltura italiana coltivato in modo generale e convenzionale, c'è stato un reddito di 3.207; ogni ettaro coltivato ad agricoltura biodinamica ha prodotto un reddito per i nostri agricoltori di 13.309 euro. Il dato testimonia che le aziende biodinamiche sono indirizzate su colture di qualità, fortemente remunerative e pertanto costituiscono un modello con carattere di esemplarità di un'agricoltura italiana che vuol essere vocata alla qualità e all'alta remunerazione per ettaro: altro che ridicolo scientifico! PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, mi soffermerò solo su alcuni punti che ritengo peculiari della norma oggi in discussione. La norma recita che la produzione biologica è attività di interesse nazionale con funzione sociale ed ambientale per lo sviluppo rurale, la tutela dell'ambiente, la salvaguardia della biodiversità e lo sviluppo sostenibile. Cari colleghi e Governo, grazie alla posizione e alla conformazione della nostra penisola con le sue isole, la varietà di climi, la diversità di altitudini e latitudini, la biodiversità in Italia esiste per natura. Quella biodiversità che va assolutamente tutelata e che occorre contrapporre all'appiattimento della più forsennata globalizzazione. (Applausi). Se aggiungiamo anche la nostra storia, la nostra grande cultura, unica al mondo in fatto di cibo e di cucina, il fatto che l'UNESCO abbia inserito la dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, definendola un insieme di competenze, conoscenze, riti, simboli e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, possiamo comprendere perché abbiamo il maggior numero di aziende di produzione e trasformazione con metodo biologico in Europa. Siamo fra i primi Paesi al mondo in termini di export , siamo fra i primi Paesi in Europa per superfici dedicate alla produzione biologica con circa due milioni di ettari, abbiamo avuto negli ultimi anni i maggiori indici di crescita in Europa con i nostri agrumi, i nostri oli, i frumenti, i vini, gli ortaggi e quant'altro. Tutto ciò con un e-commerce in continua crescita, che facilita la diffusione dei prodotti anche delle più piccole aziende che creano tipicità, qualità e specialità. È infatti proprio su questa dimensione, sul parametro della botte piccola, che riusciamo a distinguerci trovando e creando mercato. In questo settore operano tante piccole e medie aziende, tante di quelle partite IVA presenti in tutti i settori dell'economia, sovente tartassate su tanti fronti che costituiscono il nerbo portante dell'economia italiana. Quelle aziende dove dipendenti, responsabile e titolare ogni mattina si devono armare di scudi, spade ed elmi per iniziare a combattere e ciò solo per produrre, creare e costruire in tutti i settori dell'economia italiana. Tornando però al tema dell'agroalimentare, mi vengono in mente, ad esempio, i fancy food show , dove gli stand dei produttori italiani sono sempre fra i più visitati e affollati. In questo contesto, ecco che prevedere il marchio del biologico italiano, che contraddistingue i prodotti ottenuti con metodo biologico con materie prime coltivate o allevate in Italia, diventa una garanzia in più per i consumatori e i produttori, soprattutto nell'ambito dell' export , dove tutti i prodotti del settore agroalimentare italiano, non solo quelli che seguono il metodo dell'agricoltura biologica, sono assai apprezzati e anche imitati - ahinoi - spesso in modo non lecito. Aggiungiamo anche che le normative, i regolamenti e i sistemi di controllo che abbiamo in Italia sono fra i più rigorosi al mondo e abbiamo il dovere di affermarlo e ribadirlo, anche contro un costume che ci vede spesso autocritici e finanche - mi sia consentito il termine crudo - autolesionisti. Questo disegno di legge, per rispondere anche a quello che ho sentito, stabilisce che ci possono essere anche altri metodi, che solo se rispettano quelli dell'agricoltura biologica possono essere dichiarati biologici. Poi, con una puntina di orgoglio, posso dire che il settore ha un grandissimo sviluppo nel Meridione d'Italia (quindi in Sicilia, in Calabria, in Campania e in Basilicata) e questo - mi dispiace dirlo - va anche contro certe operazioni di qualche Ministero che ha tagliato i fondi verso il Sud. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Trentacoste. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'agricoltura con metodo biologico è un sistema globale di gestione dell'azienda agricola e di produzione alimentare basato sull'interazione tra le migliori prassi in materia ambientale e azioni per il clima e di salvaguardia delle risorse naturali. Grazie all'applicazione di norme rigorose, il metodo biologico contribuisce alla qualità dei prodotti, alla sicurezza alimentare, al benessere degli animali, allo sviluppo rurale, alla tutela dell'ecosistema, alla salvaguardia della biodiversità e al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei gas a effetto serra stabiliti dall'Unione europea, contribuendo al raggiungimento dei propositi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Il settore del biologico è in costante crescita e rappresenta una fetta importante del made in Italy , ponendoci tra i Paesi all'avanguardia in Europa. Le superfici agricole dedicate al biologico sono pari a due milioni di ettari, il 15 per cento della superficie agricola nazionale, localizzata soprattutto in Emilia-Romagna, Puglia, Calabria e Sicilia, con oltre 80.000 operatori impiegati nella filiera. Alla luce di questi numeri, lo Stato ha l'obbligo morale di promuovere e sostenere la produzione con metodo biologico, anche attraverso interventi volti a incentivare la costituzione di organismi e piattaforme di aggregazione del prodotto e delle filiere. La recente emanazione del bando per la ricerca sul biologico, con uno stanziamento di 5 milioni di euro a partire da quest'anno e già previsto nella legge di bilancio del 2020, per la promozione del settore, dimostra quanto si stia puntando sulla sostenibilità ambientale dell'agricoltura. Tuttavia, non è ancora sufficiente e molto dev'essere ancora fatto. Tra gli obiettivi principali indicati dalla Commissione europea, vi sono il raggiungimento del 25 per cento delle superfici coltivate a metodo biologico e la riduzione di almeno il 50 per cento dei pesticidi: due assi strategici in cui l'Italia avrà un ruolo fondamentale. A nostro avviso, solo una visione agroecologica, ecosistemica e attenta alla qualità ambientale potrà ricreare un giusto rapporto tra uomo e ambiente. Auspico pertanto che le sensibilità presenti in quest'Aula possano contribuire, in un prossimo futuro, all'esito di un provvedimento legislativo più ampio sull'agroecologia, riconoscendo all'agricoltura il suo ruolo cruciale tra salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e qualità della vita. Lo sviluppo dell'agricoltura biologica assume grande rilevanza, tanto da rientrare tra gli obiettivi prioritari da perseguire, assieme alla riduzione della chimica utilizzata in agricoltura e nella zootecnia, al miglioramento del benessere animale e al contrasto della perdita di biodiversità. La realtà agricola organizzata secondo criteri di ecocompatibilità costituisce, dunque, il campo di indagine più appropriato per dare avvio a un rinnovamento culturale nella direzione dello sviluppo sostenibile. In questo contesto, l'agricoltura biologica ha un ruolo rilevante. Secondo il Rodale Institute, tale metodo impiega il 45 per cento in meno di energia rispetto a quello convenzionale e fa un uso più efficiente dell'energia stessa, al contrario dei sistemi agricoli convenzionali, che producono il 40 per cento in più di gas serra. I suoli biologici, inoltre, hanno una funzione di carbon sink , che è mediamente quantificabile in mezza tonnellata per ettaro l'anno. In questo senso, l'agricoltura biologica offre agli agricoltori opzioni significative sia nelle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici sia in quelle di adattamento ai citati mutamenti. All'inizio del terzo millennio, dunque, ogni sforzo dev'essere dedicato a riorientare il comune patrimonio di conoscenze nella direzione di un umanesimo agroecologico ed ecocompatibile. Per incrementare questa tendenza, occorre organizzare al meglio i distretti biologici e la filiera produttiva, con un supporto sia tecnico sia commerciale. Bisogna puntare sulla transizione digitale, utilizzando ad esempio la tecnologia blockchain per tracciare i prodotti agroalimentari. I dati elaborati dal Sistema di informazione nazionale sull'agricoltura biologica (SINAB) lo dimostrano: dal 2010 gli ettari destinati alle colture biologiche sono aumentati di oltre il 75 per cento e il numero degli operatori del settore di oltre il 65, mentre i consumi di prodotti bio sono più che raddoppiati dal 2013 ad oggi. Si tenga presente che il biologico è il solo metodo agricolo chiaramente regolato e riconoscibile agli occhi dei consumatori grazie alla sua certificazione, che è stata fondamentale per l'espansione del mercato, dando un'identità a quei prodotti. A tal riguardo, tra le novità più interessanti contenute nel disegno di legge in discussione vi è la creazione di un marchio bioitaliano, che garantirà ai consumatori la possibilità di identificare i prodotti che provengono dalle filiere biologiche completamente italiane. Sono previsti anche piani di azione per il settore e per le sementi, un fondo di sostegno alla ricerca, alla formazione e alla promozione di accordi quadro e alle intese di filiera. I cibi biologici prodotti senza l'impiego della chimica sono più sani e garantiscono standard di salute più elevati. Lo ha affermato con chiarezza il commissario europeo all'agricoltura Janusz Wojciechowski durante la presentazione del Piano d'azione biologica dell'Unione europea, aggiungendo che, nella sua visione ideale, tutta l'agricoltura europea dovrebbe essere bio. Concludendo, l'agricoltura biologica ha un impatto ambientale inferiore rispetto alla produzione convenzionale e c'è una crescente domanda di cibo biologico, sia per l'Europa sia a livello globale, poiché sempre più persone cercano cibo sano. A conferma di quanto detto, nei giorni scorsi è stato presentato dalla Commissione europea il nuovo Piano d'azione 2021-2027 per la transizione agroecologica dell'agricoltura europea. Gli obiettivi sono individuati dal green deal , dalle strategie comunitarie farm to fork e a difesa della biodiversità: triplicare le superfici agricole coltivate a biologico e dimezzare l'uso di pesticidi e antibiotici entro il 2030. Il Piano sostiene i consumi, puntando a una maggiore diffusione dei prodotti biologici nelle mense pubbliche e scolastiche. Al tempo stesso, il miglioramento della tracciabilità dei prodotti biologici contribuirà a prevenire le frodi e aumentare la fiducia dei consumatori. Sul fronte della produzione, è necessario incentivare gli agricoltori al passaggio dal convenzionale al biologico, attraverso azioni di sostegno. Attualmente, infatti, solo l'1,8 per cento (pari a 7,5 miliardi di euro) della politica agricola comune è utilizzato per l'agricoltura biologica, mentre per la sostenibilità del settore i distretti bio potrebbero unire il tema dell'agricoltura a quello del turismo e della valorizzazione territoriale. L'Italia su questi fronti può giocare un ruolo da protagonista. Su questo percorso dobbiamo quindi continuare a lavorare per andare in questa direzione. Infine, voglio citare le parole dell'ex premier Giuseppe Conte, che nel giorno del voto di fiducia al suo secondo Governo, oltre a considerare centrale e decisivo il comparto agricolo, si è espresso con favore nei confronti dell'approccio biologico in un passaggio del suo discorso, affermando: «È necessario sviluppare la filiera agricola biologica, le migliori pratiche agronomiche, accrescere la qualità del territorio, sostenere le aziende, investire nella ricerca sulle coltivazioni, con particolare attenzione all'uso efficiente della risorsa idrica». (Applausi) . Colleghi, oggi è un giorno che, inevitabilmente, potrà restare nella storia del nostro Paese quale punto di svolta verso un futuro nettamente diverso e distinto dalle abitudini nocive del passato, secondo quella svolta verde, amica dell'ambiente, che ci chiedono da tempo i giovani del movimento Fridays for future, che garantisca a tutti noi di vivere in un pianeta più sano ed equilibrato, scevro da pratiche intensive e inquinanti. Con questo provvedimento legislativo l'Italia potrà rivestire un ruolo da protagonista in Europa, rafforzando la leadership di produttore nel settore agroalimentare e, in particolare, in quello biologico. Questo disegno di legge rappresenta un nuovo modo di approcciarsi alle prossime sfide globali, in cui pensiero e azione sono conformi al paradigma ecologico. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. TARICCO, relatore . Signor Presidente, ringrazio tutti i colleghi che nei loro interventi hanno reso evidente l'importanza di questo settore per molti territori e per l'economia agricola del Paese. Venendo alla questione che avevo tralasciato prima e che credo abbia necessità di un maggiore approfondimento, proprio alla luce delle dichiarazioni della senatrice Cattaneo, prego tutti i colleghi, se hanno voglia, di prendere visione del disciplinare generale di Agribiodinamica in vigore sul prodotto biodinamico, nel quale sono contemplate decine di prassi produttive su quanto dev'essere maturato il letame, sul tipo di pratiche di sovescio che dovrebbero essere seguite e altre questioni, che costituiscono pratiche agronomiche di grande buon senso. Credo che la realtà debba essere rappresentata non macchiettisticamente, com'è stato fatto, ma per quello che è. Nel merito, poi, voglio chiarire due cose. La prima riguarda ciò che abbiamo scritto nel testo, proprio alla luce di alcune procedure e pratiche. Guardate, sono un agricoltore: mio nonno ha sempre imbottigliato il vino seguendo le fasi lunari e ha sempre piantato secondo determinati principi. Non entriamo nel merito se sia giusto o no seguire le lune; ragioniamo sui fatti, che sono scritti nel testo. Nel testo noi abbiamo scritto: «Ai fini della presente legge, i metodi di produzione basati su preparati e specifici disciplinari applicati nel rispetto delle disposizioni dei regolamenti dell'Unione europea e delle norme nazionali in materia di agricoltura biologica sono equiparati al metodo di agricoltura biologica». Quindi tutti coloro che rispettano l'agricoltura biologica sono equiparati. Abbiamo scritto anche: «Sono a tal fine equiparati il metodo dell'agricoltura biodinamica ed i metodi che, avendone fatta richiesta secondo le procedure fissate dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali con apposito decreto, prevedano il rispetto delle disposizioni di cui al primo periodo». Questo perché l'agricoltura biologica ha già fatto questa scelta e nei suoi disciplinari è già previsto il pieno rispetto delle disposizioni in materia di agricoltura biologica. Sappiamo che l'agricoltura simbiotica, la permacultura ed altri sistemi stanno andando in questa direzione; quando avranno maturato tale convinzione e faranno richiesta al Ministero, riceveranno lo stesso identico trattamento previsto per l'agricoltura biologica. Di questo stiamo parlando, non di altre questioni. Per quel che ci riguarda, a noi interessa che gli alimenti che vengono prodotti per i nostri consumatori rientrino nel pieno rispetto delle regole previste per la salute e la salubrità dei prodotti e nel rispetto di tutti i regolamenti previsti. Dopodiché, se qualcuno vuole farlo con le lune che ritiene o convinto che ci siamo preparati che aiutano, purché non siano tossici, a noi non crea nessun problema. Perché dobbiamo azzoppare un sistema che vale centinaia di milioni di euro, esporta il 95 per cento del prodotto e garantisce agli agricoltori un reddito di 13.000 euro ad ettaro? Credo sia nell'interesse nostro, come legislatori, attenerci ai fatti e i fatti sono questi. Da questo punto di vista, quindi, mi sento di dire che non è com'è stata raccontata. Faccio un'ultima considerazione. Anche qui e sui giornali è stato fatto sovente riferimento a un'associazione tedesca che si chiama Demeter, la quale quindici anni fa era l'unica a occuparsi di agricoltura biodinamica, ma non è più questa la realtà. Oggi abbiamo in Italia quattro organismi certificatori: uno è Demeter, ma ci sono anche l'associazione italiana Agribiodinamica; Vini Biodinamici, che si occupa solo di enologia, ma è sempre un'associazione italiana di certificazione; e Verdèa - Agricoltura Biodinamica, un altro organismo di certificazione. Non siamo più dentro lo schema nel quale eravamo trent'anni fa, ma ve n'è uno nuovo, nel quale stanno credendo e investendo moltissime aziende agricole. Non costringiamo nessuno a fare nulla, ma riteniamo che, se qualcuno opta per questa soluzione, debba avere il rispetto e la dignità che questo tipo di agricoltura merita, per la credibilità internazionale che ha ricevuto oggi. Credo che, quando parliamo di orientamento europeo verso un'agricoltura più sostenibile, non dobbiamo fingere che su questi temi l'agricoltura e l'Unione europea abbiano preso un abbaglio. La scelta che l'Unione europea ha fatto è di grande buon senso, molto rispettosa della qualità dei nostri suoli e della nostra agricoltura, e credo che abbia fatto bene a intraprendere questo tipo di strada. È legittimo che qualcuno la pensi in modo radicalmente diverso; non voglio né convertire né convincere nessuno. Credo però che abbia piena dignità in questa stagione e in questo Paese l'approvazione di una legge sull'agricoltura biologica, perché - lo ripeto - si tratta di un fenomeno crescente e migliaia di aziende legano a questa tipologia di agricoltura le loro prospettive di futuro. Credo che abbiamo fatto e facciamo oggi un passo molto importante, dando la possibilità al nostro Paese di dotarsi di questo strumento e di crescere in tale comparto. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. BATTISTONI, sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, intervengo innanzitutto per ringraziare tutti i colleghi che sono intervenuti e i membri della Commissione agricoltura che hanno lavorato al testo, ai fini della sua approvazione. Mi preme sottolineare che questo è un settore in cui l'Italia è prima in Europa non soltanto per la produzione, ma anche per la superficie dedicata (16 per cento). Credo che, quando si parla il biologico, dobbiamo fare una certa differenza rispetto agli altri prodotti. Sinceramente, condivido il 99 per cento degli interventi che sono stati fatti, perché poi tutti si sono pronunciati a favore del disegno di legge, e questo è un dato importante. Non voglio entrare in polemica, perché ognuno è libero di pensare quello che vuole, però credo che nella sua replica il relatore, senatore Taricco, l'abbia spiegato molto bene. Vorrei soltanto ricordare che le aziende biodinamiche attualmente in Italia sono 4.500 e rappresentano una realtà importante, della quale l'agricoltura in generale deve tener conto. Vi ringrazio ancora e vi auguro buon lavoro, anche perché era da tempo, come ha dichiarato il relatore, che questo settore si aspettava una legge per regolare anche il biologico. PRESIDENTE . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge, nel testo proposto dalla Commissione. Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale è stato presentato un emendamento, che invito la presentatrice ad illustrare. CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, credo che, nell'illustrare gli emendamenti da me presentati troverete anche le risposte a quanto espresso nella replica dal relatore. In particolare, l'emendamento 1.200 elimina dal comma 3 dell'articolo 1 il riferimento specifico all'agricoltura biodinamica che trovate nel testo, poiché si tratta di una pratica priva di riferimenti scientifici, fondata su principi esoterici e stregoneschi. In ogni caso, poiché, come è specificato nello stesso comma 3, esiste una procedura di equiparazione fissata dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, a cui ogni metodo rispettoso dei disciplinari biologici può provvedere a conformarsi, è irragionevole citare esplicitamente solo quello specifico tipo di agricoltura, come possibile sottoinsieme di metodi equiparabili al bio. Ritengo che questo regime di eccezione e di tassonomia esplicita per la sola biodinamica sia un elemento di confusione per il cittadino consumatore e anche una discriminazione verso le altre pratiche agricole, comunque rispettose già oggi dei disciplinari del biologico, che non godranno di esplicito riconoscimento, e che segnali anche un evidente bias cognitivo del legislatore, cioè un malcelato favore preconcetto verso la pratica esoterica del biodinamico. Come vedremo, questo preconcetto trova compiuta esplicitazione all'articolo 5, che prevede che solo il sottoinsieme della pratica biodinamica abbia diritto ad una rappresentanza specifica di propri portatori di interesse al tavolo tecnico per la produzione biologica. Per questi motivi, colleghi, vi chiedo di valutare attentamente l'emendamento e di considerare di votare in suo favore. Infine, voglio ribadire che, se questo emendamento fosse approvato, non vi sarebbe assolutamente nessuna conseguenza per i coltivatori biodinamici che rispettino i limiti e le regole del biologico e il legislatore si risparmierebbe di dare dignità di legge a idee che, per quanto suggestive, si rapportano alla realtà delle cose tanto quanto possono farlo gli oroscopi. PRESIDENTE . Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame. TARICCO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento in esame. BATTISTONI, sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.200. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, l'agricoltura biologica è una grande opportunità per il nostro Paese e, con il disegno di legge in esame si stabiliscono regole certe, a tutela della salute dei cittadini e dei prodotti. Credo che il disegno di legge in esame sia molto importante, proprio perché, ponendo delle regole, si potranno evitare casi drammatici come, ad esempio, quello avvenuto qualche anno fa in Germania, in cui ci sono stati 70 morti per escherichia coli. Prima hanno accusato i cetrioli spagnoli, poi i pomodori italiani e poi è saltato fuori che il problema erano i prodotti biologici di un'azienda tedesca che non rispettava le regole per la preparazione degli stessi. Stiamo parlando di ben 70 morti. Cosa del tutto diversa è invece l'agricoltura biodinamica, che è un insieme di pratiche pseudo-scientifiche, basate sulla visione spirituale del mondo, elaborata dal teosofo ed esoterista Rudolf Steiner, nato nel 1861. Vorrei correggere il collega senatore intervenuto in precedenza: Rudolf Steiner non si è mai laureato in chimica o in ingegneria, ma ha frequentato qualche corso all'Università di Vienna e poi si è laureato in filosofia. Gli studi scientifici effettuati non hanno rilevato incremento di qualità tra i prodotti biodinamici e quelli coltivati con i consueti metodi biologici. In compenso, una camomilla preparata mettendola all'interno dell'intestino di bue e sotterrata per qualche mese potrebbe poi diventare, sul tavolo del consumatore, una bomba, ad esempio a causa dell'escherichia coli. Questo professore ha fatto otto lezioni sull'agricoltura nel 1925; da qui è nata questa teoria biodinamica. Io sono molto aperta a qualsiasi teoria innovativa; questa non è innovativa, ma comunque è saltata fuori, forse perché questo metodo olistico fa molto piacere al giorno d'oggi a qualcuno. Nel pieno rispetto di tutte le 4.000 aziende che hanno prodotti biodinamici, penso che esse meriterebbero un occhio di riguardo a sé e che non dovrebbero essere equiparate attualmente alla verità, alla profondità e all'importanza dell'agricoltura biologica. Voterò pertanto a favore dell'emendamento Cattaneo. ABATE (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ABATE (Misto) . Signor Presidente, intervengo sull'emendamento della collega Cattaneo. Sicuramente stiamo per approvare questo importante e atteso provvedimento, che non prevede solo la produzione agricola e agroalimentare, ma anche l'acquacoltura biologica, con tutto quello che ne deriva. Vorrei ringraziare il senatore Mollame per l'egregio lavoro svolto in Commissione e per il lavoro e la discussione che sono stati fatti in merito a questo provvedimento sia in Commissione che anche al Ministero. In merito proprio a questo emendamento, mi preme precisare con fermezza che la questione del metodo biodinamico da inserire in questo provvedimento ha visto una grande discussione in Commissione, perché tutti gli interrogativi posti dalla collega Cattaneo sono stati abbondantemente affrontati. Noi abbiamo risolto il problema inserendo in seconda lettura, presso la Commissione competente del Senato, la previsione all'articolo 1 che tutti i metodi che vengono utilizzati nella produzione agroalimentare che rispettano il disciplinare dell'agricoltura biologica sono equiparati. L'equiparazione non è pertanto automatica, ma è sottoposta alla richiesta dell'interessato, previo il rispetto del metodo biologico così come previsto dalle norme europee e dalla norma nazionale. Naturalmente c'è la discrasia della rappresentanza ai tavoli. Ma, nel momento in cui qualsiasi metodo che viene utilizzato per produrre del cibo rispetta il disciplinare del biologico nazionale, perde la sua prima caratteristica (che potrebbe essere biodinamico o qualsiasi altra forma) e diventa a tutti gli effetti biologico, sia per il regolamento europeo che per il regolamento nazionale. Ecco perché io dico che, rispettando tutte le eccezioni sollevate dalla senatrice Cattaneo, questi interrogativi sono stati già risolti con l'aggiunta che la Commissione agricoltura del Senato ha fatto al testo che ci è arrivato dalla Camera. LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, intervengo in dichiarazione di voto sugli emendamenti. Inizio dicendo che Fratelli d'Italia fin dall'inizio, all'interno delle discussioni che abbiamo avuto nelle varie fasi in Commissione agricoltura, ha sempre cercato di portare il suo apporto per tentare di migliorare questo importante provvedimento rispetto al testo uscito dalla Camera. Sicuramente abbiamo fatto un buon lavoro. Nello specifico, noi di Fratelli d'Italia avevamo già sollevato la questione dell'equiparazione fra il biologico e il biodinamico. Infatti avevamo presentato l'emendamento 1.10, con il quale chiedevamo addirittura la soppressione del comma 3, che equipara l'agricoltura biologica all'agricoltura biodinamica. Ora, non entro nel merito delle varie pratiche e dei principi; il nostro è un ragionamento puramente legislativo e tecnico. Infatti qui si indicava in maniera generica il rispetto delle disposizioni del regolamento UE in materia di agricoltura biologica, senza definire il metodo dell'agricoltura biodinamica, limitandosi a prevedere solo l'uso di preparati biodinamici e specifici disciplinari. In assenza pertanto di specifiche indicazioni normative nell'articolo 1 del disegno di legge si proponeva, con il nostro emendamento, la soppressione del comma, in quanto l'agricoltura biodinamica è frutto solamente di autoregolamentazione privata e non risponde a regolamentazioni normative europee, né nazionali. In sostanza, l'agricoltura biologica è regolata dai regolamenti europei n. 834 del 2007 e n. 848 del 2018, mentre non sussistono disposizioni legislative con le quali poter procedere a un'equiparazione. Per questi motivi, in coerenza con quanto da noi sostenuto in Commissione, dichiaro sin da adesso, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, il voto favorevole agli emendamenti 1.200, 5.200 e 8.200. (Applausi) . FATTORI (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FATTORI (Misto) . Signor Presidente, intervengo in Aula perché ho provato in Commissione agricoltura e produzione agroalimentare a correggere questo aspetto. L'agricoltura biologica è una cosa seria, in quanto mira a ridurre i pesticidi e dare cibi sani agli utenti finali. L'agricoltura biodinamica attiene invece all'ambito dei processi spirituali, i quali non devono essere normati dalla legge nazionale. Ciò che mi sorprende è la caparbietà con cui si è voluto introdurre l'agricoltura biodinamica nel disegno di legge in esame. Il mio sospetto è che avere tanti enti regolatori, incluso quello del biodinamico, possa far comodo a molte associazioni di categoria. Non vi è alcun motivo per introdurre il termine biodinamico in un disegno di legge sull'agricoltura biologica. Con il massimo rispetto per tutte le discipline spirituali che caratterizzano il mondo agricolo (ci sono non solo la biodinamica, ma tante altre discipline anche di nostra tradizione e ricordiamo che un tempo si benedivano gli ortaggi in chiesa), esse non vanno però inserite all'interno delle leggi. La biodinamica ha un'origine che non è propria della cultura Mediterranea e non capisco perché il Senato italiano debba darle tanto spazio. Presentiamo allora un disegno di legge sulle discipline spirituali in agricoltura e lasciamo alla scienza lo studio su come ridurre i pesticidi nell'agricoltura biologica. Nonostante dissenta su molte posizioni della senatrice Cattaneo, ho presentato degli emendamenti analoghi che sono stati bocciati e quindi annuncio il voto favorevole all'emendamento presentato dalla collega. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.200, presentato dalla senatrice Cattaneo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Il senatore Ferrazzi mi fa cenno di non essere riuscito a votare e che il suo voto intendeva essere contrario. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori a illustrare. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, l'emendamento 5.100 da me presentato è finalizzato a ripristinare il numero dei rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole, che oggi nel comitato sono cinque, mentre il comma che andiamo a emendare ne prevede quattro. Così come congegnato, se approviamo il testo in questo modo, il provvedimento affiderà nelle mani di un solo soggetto la gestione vera e propria dell'intero comparto biologico. È per questo che in Commissione avevo presentato due emendamenti utili a rendere più democratico il provvedimento. Gli emendamenti, ammessi in Commissione bilancio, sono decaduti poi in Commissione agricoltura, in considerazione del parere contrario del Governo e del relatore. L'importanza che assumerà questo comparto nei prossimi anni e l'imponente massa di finanziamenti che sarà destinata al settore ci fa ritenere che la platea da coinvolgere debba essere la più vasta possibile e che vada raggiunto il coinvolgimento del maggior numero di strutture operanti da anni nel settore. Dobbiamo, quindi, puntare a rendere più democratica la gestione economica di questo comparto, che oggi assume un'importanza strategica per le prossime scelte anche a livello comunitario. Secondo la visione riportata nel testo, non è pensabile che la platea da coinvolgere nel tavolo tecnico presso il Ministero debba essere ridotta rispetto a quella che è già attualmente prevista nel tavolo compartecipato. CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, l'emendamento 5.200, come ho anticipato poc'anzi, mira a rimuovere dall'articolo 5 il riferimento specifico alla presenza nel tavolo tecnico di un portatore di interesse del cosiddetto metodo biodinamico. Faccio questo per due motivi. Di fatto, tutti i metodi equiparati all'agricoltura biologica, in quanto a essa equiparati, come da articolo 1, comma 3, trovano già i propri rappresentanti nei membri che partecipano al tavolo per conto delle associazioni maggiormente rappresentative della produzione biologica. In secondo luogo, citare esplicitamente la presenza di un rappresentante del metodo biodinamico significa privilegiare nella rappresentanza i portatori di interesse di tale agricoltura esoterica rispetto a quelli degli altri metodi equiparabili al biologico. La previsione di una rappresentanza esclusiva dedicata a una sola delle possibili sottocategorie della coltivazione biologica, cioè la biodinamica, crea davvero una discriminazione rispetto ad altri metodi. Discriminazione, peraltro, fatta per legge, quindi destinata a durare nel tempo, che, per essere superata, necessiterebbe di un altro intervento legislativo volto a eliminare la disparità o a riservare ulteriori scranni alle nuove sottocategorie del biologico. Chiedo quindi come sia possibile che questo sia il tipo di rappresentazione degli interessi del settore che davvero ritenete che debba esser presente al tavolo tecnico istituito da questo articolo. Per queste ragioni chiedo di valutare l'opportunità di votare a favore dell'emendamento 5.200. PRESIDENTE . Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. TARICCO, relatore . Esprimo parere contrario su entrambi gli emendamenti. BATTISTONI, sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali . Il parere del Governo è conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.100, presentato dal senatore De Bonis. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.200. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia è contrario a questo come al prossimo emendamento della senatrice Cattaneo. Sicuramente ci saranno interventi in dissenso, però ribadiamo quanto si voglia far passare la biodinamica solo ed esclusivamente come un qualcosa di particolare. A me sembra che invece ci sia un atteggiamento esoterico contro la biodinamica: chi vuole fare qualcosa all'interno della propria azienda lo può fare a prescindere e lo potrà fare anche se dovessimo togliere il termine «biodinamico» da questo provvedimento. A questo punto, dovremmo anche chiedere come mai, alla fine delle operazioni di trebbiatura, quando si raccoglie il grano, si fanno le feste per ringraziare il Signore. Ribadiamo pertanto il nostro voto contrario sugli emendamenti al nostro esame. PRESIDENTE. Certo, anche se le feste non si fanno per legge. BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, l'emendamento in questione si inserisce in un articolo che a mio avviso tocca un tema particolarmente importante, anche in questa terza fase della legislatura: quello della transizione ecologica. Abbiamo un super Ministero che si impegna a lavorare sulla transizione ecologica, ossia per una modernizzazione dei metodi e per una visione e una valutazione scientifica del fondamento delle decisioni che si prendono. Non a caso, nel tavolo tecnico che viene istituito con questo articolo, ci sono rappresentanti anche di alto profilo culturale. Penso, per esempio, a quelli del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea), ai rappresentanti del CNR, a gente che ragiona e riflette sull'agricoltura in termini di aggiornamento. Ora si pensa di contemplare allo stesso tavolo e con lo stesso significato determinate metodologie. Non voglio definirle stregonesche, anche se la descrizione che ne ha dato la collega Cattaneo è molto succosa, se volete, per fare dell'ironia su ciò che è stato, ma che comunque appartiene a un passato culturale, quando le metodologie erano puramente improvvisate, quando ci si disponeva ad affrontare un problema senza averne la soluzione, ma senza averne nemmeno capito l'esatta natura, per cui qualunque cosa poteva essere fatta, perché qualunque cosa forse avrebbe potuto intercettare o il consenso degli Dei o quello delle stelle. A me sembra che mescolare, in un tavolo che vuole davvero guardare alla modernizzazione dei processi, persone che sono portatrici di interessi di categoria, ma anche di microcategoria, ma soprattutto di una cultura che stiamo in qualche modo cercando di superare per andare oltre proprio con la transizione ecologica, mi sembra francamente un po' ridicolo. Pertanto io voterò in dissenso dal Gruppo e a favore dell'emendamento 5.200 della collega Cattaneo. FATTORI (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Non posso dire se interviene in dissenso dal Gruppo perché la posizione del Gruppo Misto è un po' variegata. Ne ha facoltà. FATTORI (Misto) . Signor Presidente, lo deciderò io se intervengo in dissenso. Non esiste un capo padrone che dice cosa deve votare il Gruppo Misto, perché è un Gruppo misto, altrimenti si chiamerebbe Gruppo della senatrice De Petris. PRESIDENTE. Collega, la pregherei di essere rispettosa verso la Capogruppo del Gruppo Misto. FATTORI (Misto) . Certo, però siccome intervengo io, vorrei essere io a dichiarare come voto e non permetto a nessuno di farlo al mio posto, se permette, signor Presidente. Io vengo da una zona agricola; l'agricoltura è fatica, l'agricoltura è quello che è e in questa sede si sta cercando di inserire nel disegno di legge l'esoterico o comunque le lobby, perché di questo stiamo parlando, come ha giustamente detto il senatore De Bonis. Stanno arrivando i soldi del recovery plan e c'è la necessità di categorizzare dove andranno i fondi dell'agricoltura. Ci sono tanti modi di fare agricoltura; gli agricoltori italiani la fanno in tanti modi cercando di ridurre i pesticidi; alcuni guardano la luna, mio suocero guardava le fasi lunari, io stessa mi impegno in agricoltura e faccio delle pratiche che sono anche propiziatorie. Tuttavia, inserirle in un disegno di legge è veramente inopportuno e lo si fa perché questo è un disegno di legge lobbistico, dove l'estrema destra si connette esotericamente con il radical chic dell'esoterismo e della spiritualità agricola, in cui nessuno sa cosa significa vivere di agricoltura. Io lo so perché vengo da una famiglia che è vissuta di agricoltura e non posso tollerare che si facciano queste stranezze nei disegni di legge che devono sostenere l'agricoltura in un periodo difficilissimo e lo devono fare rispettando l'ambiente, riducendo al minimo l'uso dei pesticidi, ma non cedendo alle lobby di tutti i generi che piacciono tanto a quest'Assemblea. Pertanto voterò a favore dell'emendamento 5.200 della senatrice Cattaneo, con cui in genere non condivido quasi niente, ma questa volta lo faccio, così come ho votato a favore dell'emendamento 5.100 del senatore De Bonis, che ha ben spiegato come si restringono i portatori di interesse che si occuperanno di un settore innovativo che dovrebbe essere aperto a tutti e non solo a quattro soggetti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.200, presentato dalla senatrice Cattaneo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale è stato presentato un emendamento che invito la presentatrice ad illustrare. CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, questo emendamento all'articolo 8, che tratta del Piano nazionale delle sementi biologiche, mira ad eliminare la parola «biodinamica» alla fine del primo comma e la ragione è evidente: si tratta di una specifica non necessaria, essendo di per sé evidente che se la biodinamica è equiparata al biologico, essendone una sorta di sottocategoria con aggiunte esoteriche e stregonesche, beneficerà comunque della disciplina di questo articolo dedicato al Piano nazionale delle sementi biologiche. Ancora una volta, il riconoscimento espresso è una operazione di marketing del brand biodinamico e delle sue attività inserito in un contesto legislativo a cui confido questa Assemblea non voglia prestarsi. Chiedo quindi che voi consideriate con favore questo emendamento e siccome questo è l'ultimo emendamento dei tre che ho presentato, tutti volti alla stessa finalità, vorrei aggiungere qualche riflessione. La finalità dei tre emendamenti è risparmiare a questa Camera la responsabilità di inquinare l'ordinamento italiano con qualcosa che con le prove, la realtà e la scienza non ha nulla a che fare, tra l'altro in un settore importantissimo; evitare a questa Camera di fare lo stesso errore commesso nella conversione del decreto della sperimentazione su Stamina e cioè aprire a una forma di legittimazione di attività esoteriche e stregonesche che lucrano sull'ignoranza dei consumatori. Tenete conto, poi, che tali organizzazioni da domani potranno farsi forte della Gazzetta Ufficiale per rivendicare una loro solidità. Così da domani con questo provvedimento si alimenterà la confusione nei cittadini, perché alla domanda se sia sicuro che la biodinamica sia una pratica utile, migliorativa dei prodotti, qualcuno potrà rispondere che lo è certamente, in quanto è riconosciuta anche dalla legge. È esattamente la confusione che si creò con Stamina e voi tutti - perché alcuni di voi c'erano - conoscete la fatica e il dolore che costò smascherare Stamina, farla riconoscere per quello che a chi aveva un minimo di conoscenza della materia era evidente che fosse: una truffa fondata sulla credulità popolare, alimentata dai media , avallata da alcuni tribunali del Paese, a cui il Parlamento aveva risposto supinamente, aggravando quel che invece andava fermato. Vi ricordo, infatti, che fu proprio questa Assemblea, nell'aprile 2013, ad abbracciare Stamina quasi all'unanimità, sviata dalla discussione in Aula e fu proprio questa Assemblea poi a porre rimedio. Costò mesi e un'indagine conoscitiva voluta dalla collega precocemente scomparsa senatrice Emilia De Biasi, che disse, terminata all'indagine conoscitiva, alla conferenza stampa, senza mezzi termini, che il Parlamento aveva sbagliato. Spererei che non si voglia sbagliare ancora così platealmente. Nella vicenda Stamina la Camera, grazie all'attivismo di alcuni, limitando i danni potenzialmente in grado di far saltare il Servizio sanitario nazionale, corresse quanto approvato dal Senato. Confido che la dinamica virtuosa del bicameralismo si ripeta anche per questo disegno di legge. Concludo ponendovi qui in Aula, pubblicamente, la domanda che decine di eminenti studiosi e imprenditori contrari a questa legge hanno posto in una lettera inviata ieri a tutti i senatori. È una domanda essenziale per decidere dei temi in discussione, che potrà orientarci nel voto di quest'ultimo emendamento. La domanda è se può il Paese di Galileo Galilei sostenere economicamente, con denaro pubblico, pratiche magiche, peraltro facenti capo ad un marchio registrato estero. Personalmente, tra Galileo Galilei e i novelli alchimisti, ho ben chiaro chi e cosa sostenere nell'interesse dei cittadini: il metodo scientifico. Spero che in queste settimane, in cui grazie alle vaccinazioni il Paese comincia a rivedere la luce dopo più di un anno di buio, la risposta possa essere chiara e univoca anche per ciascuno di voi. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 12) PRESIDENTE . Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame. TARICCO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 8.200. BATTISTONI, sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.200. FATTORI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FATTORI (Misto) . Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole sull'emendamento 8.200. Ricordo, in particolare a quest'angolo dell'emiciclo che tanto ama i vegan e animal free , che a parte l'agricoltura biodinamica, esistono tante agricolture. Esiste la sinergica che è scientificamente comprovata e non usa pesticidi perché usa una combinazione di piante che si autotutelano a vicenda. Esiste la permacultura. Esistono delle sperimentazioni sul nostro territorio che sono splendide, non usano pesticidi e non sono citate nella legge al nostro esame. Ricordo a chi si proclama vegano, vegetariano e no animal che questa è l'unica forma di agricoltura che prevede che per fecondare la terra serva uccidere una vacca vergine. Questo vorrei ricordare. Allora chi mangerà vegano biodinamico sappia che comunque ha ucciso una vacca, giusto per smascherare l'ipocrisia di chi vede in questa roba esoterica la soluzione per i mali del mondo. Non lo sono, esistono pratiche molto più scientifiche, molto più legittime e molto più importanti - che dovevano essere citate nella legge e che io ho cercato di proporre - che sono appannaggio dei giovani, dei ragazzi, senza marchio registrato, a differenza di questa che è un marchio tedesco e che invece non sono state prese in considerazione. Voterò a favore dell'emendamento 8.200 perché l'Assemblea sta facendo di nuovo un errore, come nell'epoca Stamina; i falsi buoni non hanno mai portato nulla di buono e quella al nostro esame non è una cosa buona. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, voterò a favore dell'emendamento 8.200, presentato dalla senatrice Cattaneo, perché mi sembra che equiparare l'agricoltura biologica, dietro la quale ci sono ricerca, innovazione, formazione e tecnologie, all'agricoltura biodinamica, significhi veramente svilire l'importanza dell'agricoltura biologica e delle possibilità di sviluppo nel nostro Paese. Ho esaminato i pareri espressi dalle varie Commissioni. Sul tema è stato chiesto il parere della 1 a , della 2 a , della 5 a , della 14 a , e della Commissione parlamentare per le questioni regionali, ma non è stato chiesto il parere alla 12 a Commissione: ciò mi preoccupa molto. Propongo pertanto di riportare il testo in Commissione, fare le audizioni dovute, con le associazioni e i comitati scientifici, e poi riportare il disegno di legge in Assemblea. DE CARLO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, intervengo per ribadire il voto favorevole di Fratelli d'Italia allo stralcio della parola biodinamico dal provvedimento al nostro esame. Qualcuno definisce di nicchia questa legge quadro, che si occupa del 15 per cento dei terreni coltivati in Italia. Ricordo a tutti che c'è un'altra percentuale, quella dei terreni tradizionali o dei terreni industriali, su cui si potrà lavorare con l'innovazione, con le tecnologie e la tecnica a disposizione in questo millennio per riuscire ad aumentare la redditività e la produttività, soprattutto dei nostri terreni. Come dobbiamo fare? Dobbiamo farlo con quel concetto di sostenibilità che oggi l'Europa ci impone, ma che gli agricoltori - ripeto - si sono autoimposti da anni ormai. L'Italia è la sesta Nazione più sostenibile in tema agricolo al mondo. Gli agricoltori non si sono svegliati oggi perché la strategia farm to fork ci impone determinate percentuali. Gli agricoltori italiani, nonostante uno Stato cieco e quest'Aula spesso sorda, sono avanti anni luce rispetto a quello che delibera l'Europa. Quindi, cerchiamo non dico di sostenerli, perché mi sembra evidente il disinteresse con il quale si trattano temi come quelli in esame, ma almeno di non ostacolarli, facendo questa aggiunta ad una norma legittima, come quella che si occupa di biologico, in alcuni settori e in alcune aree, come l'area montana da cui provengo. L'area di Belluno ha fortissime implicazioni sul biologico: penso al latte, che nella parte a nord è biologico al 100 per cento. Ripeto che è una pratica di nicchia, una pratica importante. Non è tutta l'agricoltura, ma è una delle tante agricolture che fanno grande questa Nazione, ma che non hanno nulla a che vedere con pratiche e riti come quello delle corna delle vacche o delle vesciche dei cervi, che invece l'agricoltura biodinamica purtroppo introduce. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.200, presentato dalla senatrice Cattaneo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Siccome nella confusione non avevamo sentito bene, noi abbiamo appena votato l'emendamento 8.200, a firma della senatrice Cattaneo. Giusto? PRESIDENTE. Esatto. LA PIETRA (FdI) . Come Gruppo avevamo fatto una dichiarazione di voto favorevole sull'emendamento 8.200, ma poi ci siamo sbagliati e abbiamo espresso un voto di astensione. Vorremmo correggere, per il Gruppo Fratelli d'Italia, la nostra indicazione di voto, che è quindi favorevole e non di astensione. Diversamente, sull'articolo 8, a nome del Gruppo annuncio il voto di astensione. Purtroppo, Presidente, nella confusione dell'Aula, si sente davvero male e quindi abbiamo commesso questo errore. PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto. È il motivo per cui delle volte cerco di non andare velocissima, per dare a tutti la possibilità di comprendere. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 9, sul quale è stato presentato un emendamento che invito il presentatore ad illustrare. TARICCO, relatore . Signor Presidente, prima di illustrare l'emendamento 9.200, vorrei dire solo poche cose. La prima, per chiarezza e trasparenza, è quando parliamo di biodinamico parliamo non di un marchio registrato all'estero, ma di un marchio che è certificato da quattro società, di cui una estera, la Demeter Associazione Italia, mentre le altre tre sono società autorizzate ufficialmente a farlo in Italia e fanno certificazione. La seconda questione è la seguente. Molti hanno posto il tema del perché l'agricoltura biologica sia presente nei vari tavoli. Ad oggi l'unica forma di agricoltura formalmente e giuridicamente equiparata a quella biologica è quella biodinamica. Quando avremo altre agricolture, valuteremo le implicazioni su tavoli e Commissioni. L'emendamento 9.200 coinvolge semplicemente su alcuni aspetti delle decisioni e del funzionamento il Ministero dell'università e della ricerca. Quindi, è un emendamento quasi tecnico che, oltre al Ministero dell'agricoltura, coinvolge anche quello dell'università e della ricerca. PRESIDENTE . Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame. BATTISTONI, sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, il parere sull'emendamento è favorevole. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.200, presentato dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'articolo 14, sul quale è stato presentato un emendamento che invito il presentatore ad illustrare. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, l'emendamento è finalizzato al riconoscimento di più organizzazioni professionali, laddove nel testo del provvedimento viene riconosciuta, di fatto, una sola organizzazione, e sappiamo tutti qual è. Chiedo, quindi, vivamente all'Aula di votare a favore della democrazia economica e della partecipazione. Quanto previsto all'articolo 14 è un modo inconcepibile di concentrare tutto il business nelle mani di un solo soggetto, creando un vero e proprio gruppo di potere cui verrebbe consegnato l'intero settore nei prossimi anni. La preoccupazione, pressoché certezza, è che si possa arrivare a una politica di monopolio, considerando le percentuali del 30 per cento richieste; percentuali che sembrano favorire un solo gruppo a scapito di quell'universo, cioè del 70 per cento rimanente, che resterebbe fuori, ma pesantemente condizionato dall'unico soggetto riconoscibile per legge dal Ministero, che tutti conoscono. Così come scritto, l'articolo 14 avrebbe ripercussioni anche sui biodistretti che abbiamo approvato nell'articolo 13. Invito, quindi, vivamente l'Aula a riconoscere il valore e la funzione della democrazia nel nostro Paese e ad approvare questo emendamento. PRESIDENTE . Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame. TARICCO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario. BATTISTONI, sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.100, presentato dal senatore De Bonis. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 15. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 16. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 17. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Propongo all'Assemblea di procedere celermente con i lavori fino alle ore 13. Non facendosi osservazioni, così rimane stabilito. Passiamo all'esame dell'articolo 18, sul quale è stato presentato un emendamento che invito il presentatore ad illustrare. TARICCO, relatore . Signor Presidente, l'emendamento 18.200 (testo 2) è solo un adeguamento a un intervenuto regolamento comunitario che all'origine non c'era. PRESIDENTE . Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame. BATTISTONI, sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, esprimo parere favorevole. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 18.200 (testo 2), presentato dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Essendo stato approvato l'emendamento 18.200 (testo 2), l'articolo 18 non verrà posto in votazione. TARICCO, relatore . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO, relatore . Signor Presidente, chiedo un chiarimento procedurale sull'emendamento 18.200 (testo 2). Abbiamo sostituito solo il comma 1, e non l'articolo 18, che quindi credo debba essere votato. PRESIDENTE . Dalle nostre verifiche ci risulta il contrario, dal momento che l'articolo consta di un solo comma, per cui l'emendamento lo sostituisce interamente. Comunque, è sempre meglio verificare. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 19. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 20. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 21. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione finale. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, Lorenzo coltiva mele senza uso di pesticidi e, attraverso un progetto di economia circolare, dagli scarti recupera una pasta che può essere utilizzata sia in pasticceria che nella cosmesi per le creme di bellezza. Elisabetta invece, dopo la laurea in tecnologie alimentari, produce confetture e succhi biologici con la frutta che lei stessa coltiva, attraverso un metodo sostenibile senza anticrittogamici. Queste sono solo alcune delle storie di tanti giovani produttori che in modo pionieristico hanno deciso di scegliere un tipo di coltivazione con minor impatto sull'ambiente e sulla salute. Con il disegno di legge che stiamo per votare, diamo alcune certezze e una cornice legislativa di riferimento ai tanti agricoltori che, come Elisabetta e Lorenzo, hanno avuto il coraggio e l'intraprendenza di dedicarsi con metodo biologico alla produzione agricola, agroalimentare o all'acquacoltura. Con il disegno di legge in esame, scritto a più mani dalla collega Maria Chiara Gadda con alcune associazioni di categoria e con la filiera agroalimentare, il Parlamento offre uno strumento utile a un settore che si ritrova a essere centrale in una fase di particolare attenzione per l'ambiente e l'ecologia. Quello della produzione biologica è un comparto importante e competitivo, che è stato anche più capace, rispetto ad altri settori, di resistere alla crisi di questi anni; è un comparto che ha ancora grandi potenzialità e che attende da anni una normativa compiuta. Nel testo la produzione biologica viene riconosciuta come attività di interesse nazionale, con una funzione sociale e ambientale. La produzione biologica viene definita come un sistema globale di gestione dell'azienda agricola e di produzione alimentare basato sull'interazione tra le migliori prassi in materia di ambiente e azione per il clima e la salvaguardia delle risorse naturali. Grazie all'applicazione di norme rigorose di produzione, contribuisce alla qualità dei prodotti e alla sicurezza alimentare, al benessere degli animali, allo sviluppo rurale, alla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, come pure alla salvaguardia della biodiversità e al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Credo che non sia utile scatenare battaglie ideologiche tra produzioni con metodo biologico e convenzionale, perché oggi per tutti l'obiettivo è ridurre l'impatto della chimica nel suolo. Quello del biologico è un comparto regolamentato anche a livello di Unione europea, e per l'Italia rappresenta un settore importante in termini di PIL, di occupazione e di export . Il disegno di legge, insieme al Piano strategico e a un adeguato sistema di controlli, serve a rendere più strutturato un settore che può crescere ulteriormente perché, tra l'altro, intercetta anche i bisogni di acquisto e di consumo dei cittadini. Il biologico italiano ha inoltre una storia di successo e lo dicono i numeri anche in termini di fatturato. L'Italia è uno dei principali produttori europei di questo tipo di coltivazione. Secondo le ultime stime, sono oltre 76.000 le aziende del comparto biologico nel nostro Paese; coltivano attorno ai due milioni di ettari, con un fatturato di circa 3,5 miliardi di euro l'anno. Pertanto, il bio non è più settore di nicchia, ma è sempre più spesso il frutto delle scelte di impresa che rappresentano una quota rilevante del made in Italy . Con questo provvedimento si istituisce anche un marchio biologico italiano che valorizza le coltivazioni agricole del nostro Paese, rendendo riconoscibile ai consumatori l'origine della materia prima agricola. Viene inoltre fornita una regolamentazione ai distretti biologici, che possono rivelarsi uno strumento utile nell'ottica delle politiche del territorio, affinché non vi siano solo i singoli agricoltori, ma si possano anche costruire dei distretti con il compito di adottare politiche di tutela delle produzioni biologiche, di difesa dell'ambiente e di conservazione del suolo agricolo. Questa regolamentazione potrà incidere positivamente sui territori creando dei cicli virtuosi che possono coinvolgere anche il settore enogastronomico. Le aziende agricole biologiche in Italia sono localizzate principalmente in aree collinari e montane, soprattutto in Sicilia, Calabria, Puglia. Da analisi recenti dei dati, emerge che spesso l'attività da agricoltura biologica si accompagna a un ritorno dei giovani all'imprenditoria giovanile proprio in quelle zone; il che può essere strategico in una fase in cui puntare sui giovani può aiutare a risollevarci da un'emergenza pandemica che ha messo in ginocchio moltissime attività, proprio e soprattutto anche in aree limitrofe come quelle. Intanto, il consumo di prodotti biologici, da alcuni anni a questa parte, sta riscontrando una crescita costante, che prende sempre più piede anche nella grande distribuzione con ottimi risultati. Molti consumatori sempre più spesso fanno attenzione alla qualità dell'alimentazione, privilegiando l'acquisto di prodotti meno trattati chimicamente e quindi più sani. Si tratta di una tendenza che è aumentata, tra l'altro, anche durante la pandemia da Covid-19. Dietro a ogni singolo frutto che mangiamo, dietro a ogni verdura e a ogni pietanza, c'è un mondo, una filiera di passaggi, di persone e di aziende. Credo che ciò sia una grande sfida per la nostra agricoltura nel suo complesso e, al suo interno, proprio per l'agricoltura biologica. La consapevolezza di un numero crescente di consumatori finali di volersi nutrire con prodotti di qualità, salubri e ottenuti con modalità sostenibili, è un grande valore aggiunto per la qualità dei prodotti e per la tutela dei terreni e dell'ambiente. Questa consapevolezza e la conseguente richiesta possono rivelarsi uno straordinario volano di sostegno economico proprio per le terre agricole con maggiori difficoltà. Credo che questa sia una bella pagina dell'attività legislativa nei confronti dei tanti coltivatori che, come Elisabetta e Lorenzo, scelgono la strada dell'agricoltura biologica con coraggio e dedizione e anche nei confronti di quei consumatori che decidono di prestare maggiore attenzione a ciò che consumano. Verso queste persone e verso quegli imprenditori abbiamo il dovere oggi di approvare il decreto-legge in esame. Ringrazio dunque il relatore, senatore Taricco, e i colleghi della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare che, con un lavoro costruttivo, hanno aggiunto elementi di ulteriore trasparenza al provvedimento ed esprimo convintamente il voto favorevole del nostro Gruppo. (Applausi) . LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, siamo arrivati finalmente in Assemblea per votare il disegno di legge in esame. Ho usato il termine «finalmente» per alcuni motivi: il primo di essi è legato ad un iter un po' confuso, derivante dal fatto che il testo, approvato alla Camera dei deputati, e affidato alla Commissione agricoltura e produzione agroalimentare, competente in materia, doveva essere in un primo momento discusso, emendato e poi approvato, prima in sede redigente, poi in sede deliberante e infine, per procedure di natura tecnica, praticamente a lavoro concluso, è stato rimandato ancora in Commissione, in sede referente, per venire finalmente in Assemblea per il voto finale. Niente di male, anzi penso che il disegno di legge in esame, per l'importanza del tema, aveva ed ha il diritto e la dignità di essere discusso e approvato in Assemblea. Il secondo motivo che mi ha portato ad usare il termine "finalmente" è legato a un tema più generale: finalmente discutiamo di nuovo di un provvedimento di iniziativa parlamentare. Finalmente - lo ripeto - ridiamo il giusto significato al ruolo del Parlamento: dopo mesi di decreti governativi, torniamo, almeno oggi, a discutere un disegno di legge di iniziativa parlamentare. Onorevoli colleghi, quella che dico non è una banalità, ma è semplicemente quanto tutti i Gruppi parlamentari hanno detto, di certo in momenti e con ruoli diversi dal presente, lamentandosi del fatto che il Parlamento è stato scippato dalle sue prerogative, diventando solo un passacarte del Governo di turno. Allo stesso modo tutti hanno detto - e tutti se ne sono lamentati - che di fatto è stato abolito il bicameralismo perfetto, riducendo il lavoro di una delle due Camere a semplice attività di ratifica di quanto fatto dall'altra. Tutti lo hanno detto, ma Fratelli d'Italia è l'unico partito che lo ha sempre detto e che può dirlo anche oggi con la stessa coerenza di ieri. (Applausi) . Signor Presidente, tornando al provvedimento in esame, il Gruppo Fratelli d'Italia esprimerà il suo voto favorevole, così come abbiamo fatto in prima lettura alla Camera dei deputati, ma con alcune osservazioni. Il settore del biologico del nostro Paese ha registrato, negli ultimi anni, una crescita esponenziale, come confermato dai dati diffusi dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Infatti, dal 2010 ad oggi, sono oltre 800.000 gli ettari che in Italia sono stati convertiti al biologico, con una crescita percentuale, negli ultimi anni, di oltre il 70 per cento. Si tratta comunque di un dato che, già da solo, rende perfettamente l'idea di come si stia orientando il mercato, che deve spingerci tutti ad un'attenta analisi e all'adozione di misure adeguate, per stare al passo con la spinta impressa a questo settore. Il biologico in Italia viene coltivato su un numero importante di ettari da oltre 75.000 imprese. L'Italia conferma di essere quindi uno dei principali Paesi in Europa per questo tipo di coltivazione. Anche i dati sui consumi di biologico in Italia segnalano importanti indici di crescita, con un incremento generalizzato per tutte le referenze biologiche vendute sia nella grande distribuzione, sia nei negozi specializzati. L'Italia è inoltre ai primi posti in Europa per l' export di prodotti di origine biologica e - secondo una ricerca condotta dall'ISPRA - il fatturato oltre frontiera è superiore a un miliardo di euro, un importo che rappresenta più di un terzo del giro d'affari complessivo del biologico italiano. Proprio per queste ragioni ritengo, e tutti noi di Fratelli d'Italia riteniamo, che il provvedimento oggi in esame sia di estrema importanza, anche in base ai numeri che ho appena elencato, in quanto ha la funzione di disciplinare un settore in forte espansione, quale è appunto quello dell'agricoltura biologica. Il provvedimento ha l'obiettivo - come si dice anche nel testo - di favorire e promuovere iniziative volte all'incremento delle superfici agricole condotte con il metodo biologico, anche attraverso interventi volti a incentivare la costituzione di organismi, punti e piattaforme di aggregazione delle filiere e dei prodotti biologici, perfettamente in linea con gli obiettivi europei per la realizzazione del PNRR. Vorrei accennare brevemente a quelle che sono per noi le disposizioni più importanti dell'atto in esame. Riteniamo importante l'istituzione, presso il Ministero delle politiche agricole, di un tavolo tecnico per la produzione biologica, il quale avrà il compito di delineare le priorità del Piano di azione nazionale, con particolare attenzione alla ricerca. Importante è quindi l'aver previsto anche un Piano d'azione nazionale per la produzione biologica; come riteniamo importante citare le misure previste dall'articolo 6 del testo, che noi di Fratelli d'Italia sposiamo in pieno, cioè il fatto che si istituisca il marchio biologico italiano che caratterizza i nostri prodotti. Così come riteniamo importante la costituzione di distretti per la valorizzazione di zone vocate al biologico. In particolare, crediamo che questo passaggio possa aiutare le zone montane e le zone periferiche, di per sé indirizzate a pratiche di coltivazione o di allevamento naturali già per vocazione biologica (se così la possiamo definire), grazie però alla scarsa industrializzazione e al basso inquinamento presenti in quelle zone. Per noi tutto quello che può valorizzare e aiutare le zone montane è positivo. Le misure che ho appena elencato sono solamente alcune nell'insieme degli interventi dell'intero provvedimento, ma sono un esempio di come il testo in esame oggi in quest'Aula vada nella giusta direzione. Il lavoro in Commissione ha profondamente mutato il testo approvato alla Camera; siamo però convinti che si poteva e si doveva fare meglio. Proprio con questo obiettivo - ad esempio - siamo intervenuti in Commissione affinché l'agricoltura biologica non fosse equiparata all'agricoltura biodinamica. Peccato per la bocciatura del nostro emendamento che chiedeva l'abolizione del comma 3 dell'articolo 1, in quanto in esso si vuole equiparare l'agricoltura biologica all'agricoltura biodinamica, indicando solo genericamente il rispetto delle disposizioni del regolamento UE in materia di agricoltura biologica, senza definire il metodo dell'agricoltura biodinamica, che - come sappiamo - è frutto solamente di autoregolazione privata e non risponde a regolamentazioni normative né europee, né nazionali. Coerentemente, abbiamo votato gli emendamenti della senatrice Cattaneo, che andavano nella stessa direzione, e ci siamo conseguentemente astenuti sugli articoli 1, 5 e 8. Abbiamo comunque dato il nostro contributo. Nella discussione in Commissione abbiamo proposto un nostro emendamento per aiutare gli agricoltori che subiscono perdite a causa della decertificazione di prodotto biologico a seguito di contaminazione durante la filiera. Come sappiamo, i prodotti agricoli italiani non possono essere venduti come biologici se presentano contaminazioni di prodotti non ammessi al sistema produttivo. Purtroppo questa contaminazione può avvenire anche durante le fasi di commercializzazione che portano il prodotto sui banchi di vendita e, quindi, dovevamo prevedere una qualche forma di ristoro. Abbiamo ritirato l'emendamento e abbiamo presentato un ordine del giorno condiviso che impegna il Governo ad adottare misure per compensare le eventuali perdite dei produttori. Detto tutto ciò - mi avvio alle conclusioni - credo che dobbiamo anche fare una profonda riflessione su quale potrà essere il futuro dell'agricoltura. Nei prossimi decenni la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi e il tema dell'alimentazione umana sarà al centro della discussione politica. Senza però andare in ambiti mondiali, noi abbiamo il dovere non solo di puntare sulla qualità, ma anche di garantire un minimo di autonomia alimentare alla nostra Nazione. Già al momento abbiamo grosse difficoltà nell'essere autosufficienti in molti settori agroalimentari e nel futuro la situazione potrebbe essere ancora più critica. Non possiamo certo pensare di poter risolvere il problema puntando solo sull'incremento del biologico, senza contare poi che, sul piano sociale, rischiamo di creare anche delle discriminazioni fra cittadini che non potranno permettersi di consumare prodotti di qualità biologica a causa del loro maggior costo. Tali elementi devono portarci a trovare soluzioni sempre più all'avanguardia per l'agricoltura e a coniugare produzione, modernità e qualità. (Applausi) . Con queste considerazioni finali fornite come spunto di riflessione per tutti noi, ribadisco il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia al disegno di legge in esame, perché riteniamo opportuno dare - sì - una regolamentazione al settore tramite questo provvedimento, ma, nonostante l'enfatizzazione data al biologico, riteniamo che questa non possa essere l'unica via per la nostra agricoltura. (Applausi) . PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, senza la pretesa di coartare gli interventi, rilevo però che, se i Gruppi sono disponibili a ridurre i tempi di parola, eventualmente consegnando il testo scritto, riusciamo forse a concludere l'esame del provvedimento prima di procedere alla sanificazione dell'Aula. STEFANO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, proverò a contenere i tempi, ma ho necessità di dire alcune cose con chiarezza, motivo per cui ho accettato di buon grado l'invito del mio Gruppo a svolgere la dichiarazione di voto sul disegno di legge in esame, recante disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico. La mia ormai nota passione per il mondo agricolo ha condizionato e piacevolmente rivoluzionato una parte della mia vita. Quello in esame è un provvedimento importante che - lo dico subito - conferma già nella finalità la piena aderenza al sistema di regole che sono alla base del modello di produzione biologica nazionale. Non vi è alcun equivoco. L'impianto è concreto e si attribuisce all'agricoltura biologica lo status di agricoltura non privilegiata, ma complementare a quella che, non più definibile convenzionale, è declinata ormai come agricoltura integrata. La norma, piuttosto, entra pienamente nel solco dell'indicazione europea che vede nell'agricoltura biologica uno dei pilastri della nuova PAC, tanto che il 25 marzo scorso la Commissione europea ha presentato un piano d'azione per lo sviluppo della produzione biologica, con l'obiettivo di aumentare produzione e consumo e raggiungere il 25 per cento dei terreni agricoli coltivati con metodo bio entro il 2030, nonché aumentare significativamente l'acquacoltura biologica. In sostanza, la norma di cui oggi discutiamo contribuisce a migliorare un metodo di coltivazione - quello biologico - con mezzi che mirano a mettere in piedi un'offerta diversa. Non spetta a me, né a noi giudicare se sarà migliore o peggiore, ma è un'offerta alternativa a quella classica derivante dalla produzione agricola con protocolli integrati. E si vuole fare ciò attraverso la realizzazione di un marchio italiano di produzione biologica, la costituzione di distretti e organizzazioni di produttori e la formazione continua che guardi a veri e propri corsi di laurea; insomma, un'alternativa che tenderà a crescere e a professionalizzare nuove figure occupazionali. Non ho difficoltà ad ammettere, però, che forse la criticità del disegno di legge, soprattutto per chi lo vuole leggere solo in una direzione, è nell'iniziale enunciazione del principio di equiparazione di metodi di produzione basati su preparati e specifici disciplinari con il metodo dell'agricoltura biologica, definendo espressamente tra questi quello dell'agricoltura biodinamica. Questo principio, tuttavia, non può estrinsecarsi nel concreto in modalità equivoche, poiché il regime della produzione biologica in Italia è rigidamente ancorato a regolamenti che ne disciplinano tutti gli aspetti, da quello delle sementi, ai metodi di produzione, fino all'etichettatura. A conferma di ciò, nel disegno di legge non si riportano mai - né potrebbe essere altrimenti - elementi specifici di applicazione concreta a tali metodi, tranne che un generico richiamo all'articolo 8 su sementi di varietà adatte anche all'agricoltura biodinamica. Gli stessi obiettivi del Piano d'azione nazionale, di cui all'articolo 7 del disegno di legge, lasciano poco spazio a elementi diversi da quelli su cui si fonda la realtà dell'agricoltura biologica in Italia. Anzi, lo specifico obiettivo di incentivare e sostenere la ricerca e l'innovazione in materia di produzione biologica, specificato nell'articolo 11, conferma la direzione della norma verso un approccio inequivocabilmente scientifico. Il nuovo regolamento UE n. 848 del 2018 entrerà in applicazione tra pochi mesi e occorre da subito accelerare sulla riforma dei relativi provvedimenti nazionali o applicativi, dalla non conformità ai sistemi di controllo, all'adeguamento di acquacoltura, vino e sementi, ai sistemi di notifica, alla banca dati vigilanza, alle registrazioni obbligatorie per il sistema di controllo della produzione biologica. Tali norme applicative, con cui la nuova legge deve essere in sintonia, rafforzeranno ancora di più l'attuale impianto dell'agricoltura basato su metodi validati scientificamente, vigilati e rigidamente controllati, a garanzia del consumatore nazionale, che sta dimostrando - lo si voglia o no - una crescente fiducia verso il prodotto bio a marchio UE e che domani incrocerà il marchio nazionale a migliore presidio di un'identità produttiva, quella italiana, che tutti ci invidiano. Sarebbe un errore assistere o, peggio ancora, partecipare alla disputa biologico versus integrato. Io non ho le competenze per valutare le oltre 140 pubblicazioni sulla biodinamica sottoposte a referaggio su riviste scientifiche a impact factor , ma ho certamente il diritto-dovere da parlamentare di misurarmi con le differenti posizioni ideologiche sul modello agricolo e sugli indirizzi di sviluppo del Paese. L'approccio, però, non deve mai mettere in contrapposizione i modelli di produzione, né porre in competizione i disciplinari fitosanitari. Viceversa, nel rispetto anche del rischio di impresa che resta in capo all'imprenditore, si consente libertà di scelta al produttore, che autonomamente decide cosa e come produrre, ma anche al consumatore di scegliere. Ormai sappiamo bene - mi ripeto - che vi è sempre una maggiore attenzione nella scelta degli acquisti alimentari. Una volta si guardava velocemente solo la data di scadenza; oggi, invece, il consumatore è molto più attento: cerca i valori nutrizionali, l'origine e ogni elemento che inquadra una più sana e consapevole scelta alimentare, che è la sua. Tutto ciò avviene nel solco di una sempre più ricercata sostenibilità ambientale, tenendo bene a mente i rischi di erosione dei suoli, l'impoverimento degli stessi per la perdita costante di sostanza organica e il rischio idrogeologico. Presidente, ho letto anch'io i recenti articoli di stampa e ho ascoltato con attenzione - come sempre faccio - l'intervento della senatrice Cattaneo, che rispetto. Proprio per questo voglio dare qui una risposta secca. Nel nostro caso l'esoterismo non c'entra nulla e la scienza non è minimamente messa in discussione. Dico questo perché sinceramente ho visto eccessivo il richiamo al ruolo della scienza nella gestione della pandemia e la contrapposizione quasi ideologica a questo disegno di legge. Perdonatemi il parallelo che vado a fare per dire che sono tanto dalla parte della scienza che abbiamo tutti sostenuto e poi gioito per la rapidità con cui siamo arrivati al vaccino per il Covid, e con lo stesso impegno io personalmente continuo a sostenere la scienza in ogni campo, anche quando le soluzioni - ahimè - non sono così rapide e tempestive come tutti immagineremmo. Penso alla mia terra, il Salento, la Puglia, dove piangiamo ancora milioni e milioni di alberi di olivo morti a causa di un batterio da quarantena. Qui, purtroppo, la scienza non è ancora arrivata a una soluzione, ma, ciononostante, non abbiamo mai smesso di avere fiducia nella ricerca e nei ricercatori, nella scienza e nelle istituzioni, e mai abbiamo creduto ai santoni come Partito Democratico. La nostra forza sarà quella di riuscire a restare insieme per affrontare le sfide che abbiamo davanti, tenendo bene a mente i valori e gli obiettivi dell'Unione europea: solidarietà e responsabilità, promozione del benessere dei cittadini, sviluppo sostenibile e protezione dell'ambiente. È per queste motivazioni che annuncio convinto il voto del mio Gruppo Partito Democratico al provvedimento. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, voglio ringraziare anzitutto il relatore e la Commissione perché credo abbiano fatto un ottimo lavoro su un provvedimento molto importante per il nostro Paese e per l'agricoltura italiana. Colleghi, abbiamo approvato il Piano nazionale di ripresa e resilienza, abbiamo intrapreso - e penso che il percorso sarà sempre più rapido, ovviamente con i provvedimenti giusti - la transizione ecologica, che è diventata un punto di riferimento per la ripresa del Paese. Stiamo capendo una volta per tutte - lo spero - che ci troviamo di fronte alla necessità assoluta, per fronteggiare emergenze e ai cambiamenti climatici, di adattare, quindi trasformare e accompagnare nella trasformazione i settori produttivi. In questo, l'agricoltura è un campo cruciale. L'agricoltura può dare benefici enormi sulla strada della lotta ai cambiamenti climatici, della transizione verde, oppure può dare risultati negativi se non si fa una grande operazione di accompagnamento e trasformazione. Sapete meglio di me che anche l'agricoltura, non solo i trasporti o altre attività inquinanti, contribuisce a produrre emissioni; quindi, è fondamentale capire - in questo senso i decisori politici hanno un ruolo cruciale - che bisogna mettere in campo provvedimenti che accompagnino, che sostengano, che incentivino questa trasformazione. L'agricoltura inoltre per il nostro Paese è un elemento centrale, colleghi; lo è stato dal punto di vista economico; ma tutto il settore agroalimentare è un asse portante dell'identità del nostro Paese. È quindi necessario avere le idee chiare e mettere in campo la strumentazione giusta, le iniziative, gli incentivi. Il provvedimento all'esame va in questo senso. Colleghi, l'agricoltura biologica ha già avuto un ruolo importante in questi anni, e vorrei dire anche con chiarezza che l'agricoltura biologica non è, come qualcuno ancora si ostina a pensare, questione che potremmo definire da figli dei fiori. In tutti questi anni ha ottenuto risultati molto importanti perché si è basata sulla ricerca continua e costante e ha prodotto risultati eccellenti dal punto di vista ambientale, sul fronte economico, dal punto di vista del gradimento dei consumatori e quindi della loro propensione ad acquistarli. Noi abbiamo il record in Europa da questo punto di vista, non lo dobbiamo mai dimenticare. Siamo il primo Paese produttore e anche per le superfici coltivate. Quindi, si attendeva da molto tempo un intervento complessivo che rendesse questo settore in grado di progredire ancor di più e di riuscire a essere una punta di diamante di tutta la produzione agricola. La crescita della produzione biologica nel nostro Paese ha spinto in avanti anche il resto dell'agricoltura convenzionale, non solo per via delle norme, ma proprio per il gradimento dei risultati dell'agricoltura biologica e questo è un bene dal punto di vista ambientale e della salute dei cittadini, perché l'ha spinta a raggiungere degli obiettivi di sostenibilità molto più ampi. Per questo il provvedimento in esame è assolutamente cruciale. Inoltre, il relatore ha fatto bene a richiamare la circostanza per cui il metodo biologico, in alcune Regioni, in alcune parti del nostro Paese, che non sono affatto poche, è l'unica possibilità di poter avere un'agricoltura produttiva e quindi di sviluppo. Questo non lo dobbiamo dimenticare, con tutto quello che comporta, come la valorizzazione dell'identità del territorio stesso. Dico anche che è un passo avanti molto importante nella direzione indicata dall'Unione europea. Dobbiamo infatti ricordare che dopo la comunicazione della presidente von der Leyen sul green new deal è arrivata la strategia farm to fork, quella sulla biodiversità, dunque con il provvedimento in esame ci mettiamo sulla scia di quelle indicazioni. Pertanto, tutti gli articoli e le parti contenute nel provvedimento vanno in questa direzione. Certamente gli obiettivi che dobbiamo raggiungere sono ambiziosi e puntano a triplicare nel 2030 le superfici bio, a ridurre del 50 per cento l'uso dei pesticidi per tutta l'agricoltura europea. Sono obiettivi in linea con il green new deal e con gli obiettivi che ci siamo dati per l'agenda 2030 anche nei confronti dei cambiamenti climatici; una questione, quest'ultima, che ha reso impellente assumere queste decisioni da parte dei singoli Paesi. Pertanto, essendo noi i primi in Europa nel settore biologico, dobbiamo assolutamente essere i primi a raggiungere tali obiettivi. Tutto questo aiuterà ancor di più il mondo agricolo a fare passi avanti da gigante sul terreno della sostenibilità, degli allevamenti, del benessere animale. Noi possiamo fare un grande lavoro, assolutamente importante. In questa sede si è discusso molto, con affermazioni assolutamente improprie, perché quanto fatto dalla Commissione all'articolo 1 è, non solo condivisibile, ma assolutamente giusto. L'agricoltura biodinamica è stata rappresentata come qualcosa in cui operano streghe, stregoni, improntata all'esoterismo. Semplicemente si dice che anche all'interno di questo comparto, come in tutti, ci si deve attenere ai disciplinari e ai regolamenti europei e nazionali. Anche in quel caso stiamo parlando comunque di un settore importante, che esporta moltissimo in Europa, non dimentichiamolo mai. So che da molto tempo - scusate se pongo di nuovo la questione - è in atto da parte di qualcuno, che ha molti interessi, una campagna diffamatoria contro tutto il mondo del biologico. Questo provvedimento invece è volto ad affermare che investire in questo settore è fondamentale ed assolutamente cruciale per tutta l'agricoltura e per il nostro Paese. Ancora una volta, con gli articoli che adesso citerò, si fa un'operazione importante ad esempio con riguardo alla questione della delega per la razionalizzazione del sistema dei controlli, del fondo, del piano strategico. Questa campagna era evidentemente finalizzata a coltivare altri interessi, ma è una campagna contro l'interesse del nostro Paese e la nostra agricoltura. I punti cruciali li ho citati, fra questi certamente rientra il piano sementiero, che può raccogliere anche la ricerca e la sapienza contadina, che in tutti questi anni ha continuato a selezionare sementi. Lo voglio ricordare perché è patrimonio del nostro Paese, frutto di secoli di elaborazione da parte di tanti contadini, e oggi la ricerca ci permette di mettere a punto un piano sementiero. Ribadisco quindi che questa delega è fondamentale per tutta l'agricoltura ed è cruciale per mantenere il nostro primato in Europa per l'agricoltura biologica. (Applausi) . PRESIDENTE . Abbiamo avuto l'autorizzazione a proseguire, ma vi chiedo veramente di contenere la durata dei vostri interventi e, se ritenete, di consegnarne il testo. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ritorna, con mio grande piacere, per la seconda volta in questa settimana al centro dell'attenzione e del dibattito il settore agricolo e il modo in cui questo possa svilupparsi sempre più e diventare maggiormente competitivo all'interno del mercato globale. Che cos'è il biologico? È in primis un metodo di produzione secondo un modello di sviluppo rurale e tutela ambientale e della salute. Il metodo biologico, infatti, è sempre più centrale anche alla luce della nuova politica agricola comune, che pone come punto nevralgico il rispetto dell'ambiente e della sua sostenibilità. È stato ricordato dai colleghi che nel 2019 l'Italia si è confermata primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico, con oltre 80.000 operatori coinvolti, con ben due milioni di ettari di superficie coltivata che rappresentano il 16 per cento della superficie agricola utilizzata. Il reddito netto delle aziende bio rispetto a quelle convenzionali fa registrare un incremento del 15 per cento, con il 31 per cento dei lavoratori in più. La lungimiranza dei nostri agricoltori è stata premiata da consumi da record , con introiti pari a tre miliardi e questo senza tenere conto del comparto Horeca. Il bio costa di più ai consumatori perché - sia chiaro - costa di più al produttore agricolo, inoltre il disciplinare del bio - ricordiamolo - ha dei paletti molto stringenti entro i quali si dovranno muovere tutte le altre metodologie e produzioni, ad esempio quella della biodinamica. È necessario, però, uno sforzo maggiore, bisogna infatti anche segnalare l'incremento delle importazioni di prodotti biologici da Paesi extracomunitari, pari al più 13 per cento. Dovremmo quindi cercare di ridurre la nostra dipendenza e sostenere le produzioni di materia prima italiana certificata, garantendo al consumatore la qualità del prodotto e puntando così al raggiungimento di un obiettivo fondamentale della strategia farm to fork : il 25 per cento di superficie coltivata con metodo biologico. La questione delle materie prime oggi in particolare è il punto nodale del discorso, incidendo su ogni comparto economico-produttivo e di consumo. Assistiamo ad un incremento smisurato del costo delle materie prime, del trasporto, dei container , che finisce per incidere sull'aumento dei costi generali, creando serie difficoltà. Bisogna quindi lavorare per ridurre l'impatto di ciò sul sistema. Per farlo bisogna stanziare, ad esempio, le risorse necessarie anche ai nostri agricoltori, tramite il fondo per lo sviluppo della produzione biologica di cui all'articolo 9 del disegno di legge che stiamo discutendo. Riguardo al sostegno pubblico e al comparto agricolo ciò risulta oggi più che mai vitale, visto il periodo di estrema criticità che lo stesso vive. Già prima del Covid, che ha visto la riduzione della manodopera, mettendo a rischio i raccolti, il comparto ha dovuto fronteggiare una serie di eventi: calamità naturali, diffusione di patogeni batterici, frutto anche dei cambiamenti climatici, come la xylella fastidiosa, tanto per citarne uno, che hanno prodotto danni ingenti. Tutto ciò ha costretto gli operatori, che non hanno mai interrotto la loro attività, anche a contrarre nuovi prestiti per poter garantire il prosieguo delle produzioni. Chiediamo quindi un ulteriore sforzo al Governo, oltre a quelli già effettuati - e lo faccio per il tramite del nostro sottosegretario Battistoni, che ringrazio per l'impegno e la sensibilità nei confronti del comparto dimostrati costantemente - al fine di garantire ad esempio un aiuto concreto agli imprenditori per l'accesso al credito, ad esempio rifinanziando la cambiale agraria che si è confermato un valido strumento di liquidità per le imprese del settore, soprattutto a fronte del periodo di emergenza vissuta. Suggerisco anche lo snellimento delle procedure che per via della loro complessità scoraggiano molti, come un aiuto per l'accesso alle garanzie necessarie per ottenere i finanziamenti. All'interno del disegno di legge n. 988 troviamo dei riferimenti e dei rimandi che sono la sintesi perfetta di ciò che serve al comparto agricolo in generale: rafforzamento filiera, marchio biologico unico, favorire i contratti di rete, distretti biologici, monitoraggio del settore, tracciabilità. Credo sia abbastanza chiara l'importanza di ciascuna delle suddette argomentazioni. Alla Camera dei deputati il Gruppo Forza Italia aveva espresso un voto contrario sul disegno di legge al nostro esame non perché contrario al metodo biologico che, come ho precedentemente affermato, è fondamentale per lo sviluppo della filiera, ma bensì perché il provvedimento si presentava incompleto. Mancava una parte fondamentale e imprescindibile per Forza Italia, il tema dei controlli, che non veniva in alcun modo affrontato e, così facendo, si sarebbe fatto un danno proprio al biologico. Permettetemi un ringraziamento al relatore, senatore Taricco, e a tutti i colleghi della 9 a Commissione per il lavoro svolto in assoluta armonia e rispetto perché è proprio sui controlli che in Commissione si è svolto un ruolo importante con l'introduzione dell'articolo 19, che delega al Governo la revisione, l'armonizzazione e la razionalizzazione della normativa sui controlli. In conclusione, investire nel biologico è un approccio win-win , vincono le attività agricole e le attività economiche, ma vinciamo anche tutti noi, vedendo l'adozione di migliori prassi, meno impattanti da un punto di vista ambientale, per una maggiore salvaguardia delle risorse naturali. Da parte nostra però impegniamoci a tutelare il comparto, non dimenticando che l'agricoltore è anche il custode delle terre, le quali producono prodotti sani e di qualità, che tutto il mondo ci invidia. Facciamolo controllando l'operato delle aziende per tutelare chi rispetta le regole, finanziandone le attività. Alla luce dell'introduzione della normativa sui controlli, nonché del miglioramento del testo, annuncio il voto favorevole di Forza Italia. (Applausi) . ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori e senatrici, rappresentante del Governo, il provvedimento in esame oggi, che ci accingiamo a votare, ha il compito di fare chiarezza relativamente alla produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico. Ringrazio il presidente della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare, mio conterraneo veneto, senatore Gianpaolo Vallardi, insieme ai colleghi di Commissione per il lavoro svolto, che ho seguito solo sul finale in quanto da poco membro. Un lavoro svolto in un clima costruttivo, dove ciascuno ha cercato di dare il meglio di sé per sostenere la nostra agricoltura. Tornando al provvedimento, all'articolo 1 viene definita la produzione biologica quale sistema globale di gestione dell'azienda agricola e di produzione alimentare, basato sull'interazione tra le migliori prassi in materia di ambiente, azione per il clima e salvaguardia delle risorse naturali. Un esempio concreto, che può far meglio capire, lo posso portare dalla mia Verona, riportando un articolo apparso sul quotidiano «la Repubblica»: Il colore simbolo è quello del rosso Amarone, ma nei 19 Comuni della Doc Valpolicella si fa sempre più largo il verde, quello della sostenibilità. È quanto emerge - alla vigilia di Anteprima Amarone - dalle rilevazioni Avepa (l'Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura), che registra una repentina rivoluzione verde nelle aree enologiche simbolo del veronese. In pochi anni (dal 2012 a fine 2019) il biologico in vigna è infatti cresciuto del 152 per cento in termini di superficie, con un'impennata solo nell'ultimo anno di circa il 14 per cento a fronte di una media nazionale ferma nel 2019 a più uno per cento. Una tendenza bio cominciata forse un po' tardi, ma che ora non accenna a rallentare, se si considera che anche gli ettari in conversione sono cresciuti nell'ultimo anno del 10,5 per cento. Ma a trainare i vigneti green Valpolicella è soprattutto il progetto RRR (riduci, risparmia, rispetta), la certificazione voluta per le aziende del consorzio a tutela dell'ambiente, che prevede l'adozione di tecniche innovative in vigneto, ma anche la sostenibilità sociale e la tutela del paesaggio. Ricordo che è la prima certificazione di questo tipo in Italia. Anche qui la crescita è in doppia cifra: più 31 per cento gli ettari RRR dall'inizio della certificazione, dal 2017 a oggi. Complessivamente, in un'area di poco meno di 8.300 ettari DOP, poco meno di un quarto sono green o lo stanno per diventare ufficialmente dopo il periodo in conversione. Possiamo dedurre, con questo esempio, come poter tradurre gli articoli del provvedimento che stiamo discutendo. L'azione ambientale e quella per il clima vengono completamente assolte. Per quel che riguarda la salvaguardia delle risorse naturali, un importante lavoro di territorio, anche col consorzio di tutela sopracitato, si svolge in collaborazione con l'ausilio del consorzio di bonifica veronese, ente nel quale sono onorato di essere stato il rappresentante dei sindaci. Ente virtuoso, a stretto contatto con tutta la filiera agricola, al fine di preservare un bene prezioso, una risorsa naturale: l'acqua. Sia chiaro però che alimentarsi e nutrirsi con prodotti biologici è una scelta. Lo è pure produrre biologico: è una scelta di principio, ma anche un'opportunità economica, vista la richiesta di consumatori sia in Italia che nel mondo. Non diventi però l'agricoltura biologica l'antitesi dell'agricoltura con metodi convenzionali. Sono due realtà che possono e devono coesistere. (Applausi) . Ricordo che l'agricoltura convenzionale, vista la carenza di alcuni prodotti, come il grano, che talvolta dobbiamo importare, garantisce una produttività necessaria al nostro Paese. Sottolineo come il biologico sia una scelta, piuttosto che un'opportunità, come afferma il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Christian Marchesini: «un driver strategico sui mercati internazionali, dove continua a crescere la domanda di vini sostenibili bio». Le parole biologico, agricoltura biologica e ambiente non diventino una religione; devono essere parole legate a un contesto culturale. Una cultura che in alcuni territori del nostro Paese, anche del mio Veneto, fa raggiungere elevatissime percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti; cultura che porta sempre più a un maggior rispetto per l'ambiente. Tornando al testo del provvedimento, l'articolo 6 istituisce il marchio biologico italiano per caratterizzare i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana, contraddistinti dall'indicazione «biologico italiano»: una tutela per gli agricoltori e i produttori e una garanzia per i consumatori, visto che certificherà prodotti biologici realizzati con materie prime 100 per cento italiane. Tutela e difesa, nonché promozione della dieta mediterranea, del made in italy , in questo caso anche del marchio biologico italiano: sono questioni importantissime per il nostro Paese (Applausi) . Questioni che ci devono accomunare, consapevoli che i nostri prodotti sono eccellenze che tutto il mondo ci invidia; coltivate, lavorate e conservate in contesti territoriali, da Nord a Sud, caratterizzati da una miriade di situazioni di microclima diversi. E non vi è prodotto che risulti uguale, spostandosi nei nostri meravigliosi territori; sapori, profumi e gusti invidiati in tutto il mondo. Da qui si deduce il motivo per il quale vi sono proposte, pratiche o leggi calate dal contesto europeo atte a depotenziare un'agricoltura e una produzione agroalimentare italiana, pietre miliari della nostra economia. Mi è piaciuta molto la reazione e la compattezza di fronte alla promozione del vino annacquato, che qualcuno vuole far passare come messaggio. Allungare il vino con l'acqua è un danno economico incalcolabile per la nostra economia agricola. (Applausi) . È un affronto alla qualità dei nostri vini: così, all'unanimità, i componenti della Commissione agricoltura del Senato. Queste levate di scudi rendono onore alla politica italiana. Mi piacerebbe fosse sempre così ogni volta che c'è un tentativo di sabotare o scimmiottare la nostra dieta mediterranea e il made in Italy . È significativo che oggi ci troviamo a votare il provvedimento sull'agricoltura biologica, per coincidenza in occasione della Giornata mondiale delle api, giornata istituita per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul ruolo fondamentale di questi insetti per l'equilibrio degli ecosistemi, la tutela dei territori e la sicurezza alimentare. Importante è la mozione presentata dal Gruppo della Lega, che impegna il Governo ad adottare interventi per la salvaguardia dell'apicoltura italiana. Quindi, sotto l'auspicio della Giornata mondiale delle api, il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà favorevolmente al provvedimento relativo all'agricoltura biologica. (Applausi) . NATURALE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NATURALE (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, una legge di riferimento per l'agricoltura biologica era invocata da diverso tempo. Oggi, finalmente, siamo arrivati al traguardo, almeno in questo passaggio al Senato, in cui abbiamo inserito dei cambiamenti al testo unificato approvato alla Camera nel dicembre 2018. L'Italia occupa posti di rilievo, in Europa e nel mondo, per superficie coltivata a biologico e siamo i primi per numero di operatori coinvolti nel settore. Numeri che si traducono in un vantaggio rispetto al raggiungimento del 25 per cento di superficie agricola prevista dalla strategia europea, che ora è di circa l'8,5 per cento. Visto l'incremento di superficie dedicata al biologico, l'ampia e crescente diffusione dei relativi prodotti, insieme alla necessità di adeguarsi ai regolamenti europei del 2007 e del 2018, questo disegno di legge rende necessari, per un efficace sistema di controlli e per una migliore identificazione del settore, interventi volti a incentivare la costituzione di organismi, punti e piattaforme di aggregazione del prodotto e di filiere biologiche. Ormai è universalmente richiesto il massimo rispetto dell'ambiente e la produzione biologica è attenta proprio a questo, per la salvaguardia del clima, della biodiversità, delle risorse naturali e di servizi ecosistemici in vista del raggiungimento degli obiettivi dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Voglio chiarire, viste le polemiche giunte da vari fronti, che sono equiparati al metodo dell'agricoltura biologica solo i metodi di produzione basati su preparati e specifici disciplinari applicati nel rispetto delle disposizioni dei regolamenti dell'Unione europea e delle norme nazionali in materia di agricoltura biologica. Da qui anche la biodinamica e i metodi che, avendone fatta richiesta secondo le procedure fissate dal MIPAAF con apposito decreto, prevedano il rispetto delle disposizioni che ordinano anche il biologico. Sono i consumatori a decidere sui loro acquisti, noi condanniamo soltanto cosa è dannoso e indichiamo corrette pratiche. Certamente i vegani non accetterebbero questa pratica, il biodinamico, visto che si usano parti animali. Ma questa è un'altra storia. Lavorare la terra con il metodo biologico significa utilizzare una tecnica di coltivazione e un modo di produrre cibo che rispettano i cicli di vita naturali. Dopo anni di utilizzo di sostanze chimiche di sintesi, ci troviamo con pochissima sostanza organica nei suoli e con una preoccupante presenza di residui di fitofarmaci nelle acque. Indispensabili, quindi, queste norme rigorose di produzione che contribuiscono innanzitutto al rispetto dell'ambiente. Da qui l'attenzione alla qualità dei prodotti e alla sicurezza alimentare, nonché al benessere degli animali. Sono previste e considerate anche pratiche virtuose, che consentano la riduzione dell'intensità delle emissioni di gas a effetto serra, come stabilito dalla direttiva europea n. 98/70/CE. Grandi sfide, dunque; per affrontarle al meglio è previsto un tavolo tecnico al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali come punto di riferimento per l'evoluzione di queste pratiche e di questi metodi, in continuo cambiamento. Il tavolo è propedeutico alla stesura di un piano triennale, che ha l'obiettivo di espandere la produzione biologica, convertire piccole aziende, magari in zone svantaggiate e montane, offrire assistenza e formazione professionale, incentivare la ricerca. Il tutto con risorse attinte da un fondo già destinato. Molto importante è il riconoscimento dei distretti biologici, che vanno oltre la coltivazione genuina e l'idea di sostenibilità nel suo complesso e indirizzano tutte le attività umane verso un quadro inteso a valorizzare la bellezza del paesaggio in tutti i suoi aspetti e la conservazione dei siti naturali protetti. Centrale è l'introduzione del marchio biologico italiano, che, sulla scia dell'eccellenza che caratterizza i nostri prodotti, aggiunge valore anche in termini di economia, per un mercato contemporaneo sempre più esigente e attento. Il consumatore vuol mangiare bene e in modo etico. È un valore anche l'italianità sottolineata dal marchio, per una maggiore trasparenza sull'origine. (Applausi) . Tutto il mondo invidia la nostra cucina e le materie prime che crescono nei nostri campi, maggiormente se contraddistinte da marchi di garanzia e di qualità a tutela del consumatore. Un marchio per un messaggio chiaro, che genera valore ed economia, che parla di rispetto della natura e della salute, di semplicità, di ritorno alla genuinità e alle tradizioni, di attenzione agli ingredienti e a ogni fase della lavorazione. In questo percorso la redditività di chi produce e chi trasforma deve essere garantita. In questo senso va la regolamentazione degli accordi di filiera e delle organizzazioni dei produttori biologici e delle sementi. A proposito di queste ultime, gli agricoltori possono produrre varietà di sementi biologiche e hanno diritto alla vendita in ambito locale e di procedere al libero scambio. Dal lungo lavoro condotto in Senato con i colleghi della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare si è giunti alla definizione dell'articolo 19, in cui si delega al Governo la revisione della normativa sui controlli per la produzione biologica, in ordine a una maggiore trasparenza delle procedure. Tra queste abbiamo inserito l'obbligo di informazione circa la provenienza, la qualità e la tracciabilità dei prodotti biologici, anche mediante l'impiego di piattaforme digitali. (Applausi) . Abbiamo poi introdotto la garanzia di terzietà dei controlli, una migliore tutela dei consumatori e la revisione del sistema sanzionatorio. In conclusione, dato che, nei fatti, la coltivazione con metodo biologico riduce la produttività fino al 25 per cento rispetto alle coltivazioni convenzionali e che, d'altro canto, è stato rilevato che il 30 per cento del cibo che produciamo viene sprecato, è giusto che venga valorizzata la sostenibilità, sia ambientale che economica, del biologico, considerando il grande contributo che garantisce alla fertilità e alla biodiversità dei suoli. Fortunatamente le popolazioni stanno apprezzando sempre più il prodotto bio, tanto che negli ultimi dieci anni il consumo è più che raddoppiato. A fronte di tutto questo, pensare di continuare a consumare suolo, che sia agricolo o naturale, per cementificazioni varie, oppure di utilizzare terreni vocati all'agricoltura per sovrastarli di pannelli fotovoltaici o, ancora, di dedicare campi a coltivazioni destinate a biomassa per impianti di produzione elettrica è pura follia. (Applausi) . Se c'è davvero una nuova consapevolezza sull'importanza del suolo agricolo e del suolo naturale, oltre che di un ambiente vivo e nel suo complesso non inquinato, è ora di dimostrarlo con politiche indirizzate a questi scopi. L'agricoltura biologica è una delle possibilità concrete che noi abbiamo. Per questo e per le ragioni che ho detto in premessa, esprimo convintamente il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . TARICCO, relatore . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO , relatore . Signor Presidente, vorrei fare un ringraziamento per il modo con il quale siamo arrivati a questo risultato. Credo di poter dire grazie a tutti i colleghi. Il fatto che in Commissione non ci siano stati voti contrari è segno della collaborazione che c'è stata. Voglio ringraziare il sottosegretario Battistoni e il suo predecessore L'Abbate, con cui abbiamo collaborato molto bene. Voglio altresì ringraziare il mio predecessore, il senatore Mollame, che ha fatto gran parte del lavoro in Commissione. Grazie di cuore a tutti. Penso che il risultato sia qualcosa di buono per l'agricoltura del nostro Paese. PRESIDENTE . Senatore Taricco, trattandosi di un disegno di legge di iniziativa parlamentare, credo fosse più che opportuno anche questo ringraziamento. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato. (Segue la votazione). Il Senato approva. ( v. Allegato B ). È immediatamente convocata la Conferenza dei Capigruppo. In attesa delle determinazioni della Conferenza, sospendo i lavori, che riprenderanno alle ore 14,30. (La seduta, sospesa alle ore 13,21, è ripresa alle ore 14,31) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Riferisco l'esito della Conferenza dei Capigruppo, che ha stabilito che nella seduta di martedì 25 maggio, alle ore 16,30, l'Assemblea tratterà i seguenti argomenti: disegno di legge sul distacco dei Comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla Regione Marche; seguito dell'esame delle relazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari concernenti l'articolo 68 della Costituzione, non concluse nella giornata di ieri; infine, ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri. La Conferenza dei Capigruppo tornerà a riunirsi nella stessa giornata di martedì 25 maggio, alle ore 14,30. GRANATO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) . Signor Presidente, vorrei sapere se la Conferenza dei Capigruppo ha deliberato in merito all'assegnazione dei minuti per gli interventi in dissenso, come d'intesa con la presidente Casellati. Vorrei sapere se ci sono state una discussione e una delibera in merito. PRESIDENTE . Senatrice Granato, se n'è discusso e il tema è stato trattato, ma non c'è ancora una decisione definita in tutte le sue articolazioni e determinazioni. I lavori della Conferenza dei Capigruppo sono stati molto intensi, perché molte erano le questioni da trattare. Ovviamente, riferirò alla Presidente questa sua richiesta di avere un esito certo. Sospendo di nuovo i lavori, che riprenderanno alle ore 15 per il question time . (La seduta, sospesa alle ore 14,34, è ripresa alle ore 15) . Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e il Ministro della cultura. Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. La senatrice Unterberger ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02527 sul sostegno alle pratiche di allevamento che favoriscono il benessere animale, per tre minuti. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Ministro, in questo momento si parla molto di rispetto degli animali, tanto che è in discussione in 1 a Commissione l'inserimento della tutela animale tra i principi fondamentali della Costituzione. È un fatto di grande importanza se si pensa che gli animali sono ancora oggi per il nostro ordinamento giuridico dei beni mobili e che l'oggetto della tutela penale non è l'animale in quanto tale, ma solo il sentimento che ha l'uomo nei suoi confronti. È di altrettanto grande importanza l'iniziativa di Paesi come Francia e Germania per mettere fine a due pratiche inaccettabili dal punto di vista della protezione animale. Mi riferisco alla triturazione dei pulcini maschi e alla castrazione senza narcosi dei suinetti. I due Paesi hanno preso un impegno comune per sviluppare nel biennio 2020-2021 un quadro di interventi per proibire tali pratiche e individuare strade alternative, coerentemente con quanto sancito dal Regolamento europeo sull'abbattimento degli animali previo stordimento. In particolare, per i pulcini si sta lavorando alla condivisione di conoscenze scientifiche per la determinazione preventiva del sesso già in uovo. Per i suini si ragiona sull'obbligo di anestesia durante la castrazione, seguita dall'uso di analgesici per ridurre il dolore o, in alternativa, sull'immunocastrazione tramite vaccino. I Ministri dell'agricoltura dei due Paesi hanno invitato, inoltre, la Commissione europea a sostenere tale approccio, nonché gli Stati a prendere parte all'iniziativa associandosi al partenariato franco-tedesco. Si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga utile associarsi all'iniziativa intrapresa dalla Francia e dalla Germania o quali siano, in alternativa, le misure che intende promuovere per mettere fine a queste cruenti pratiche ancora ampiamente diffuse negli allevamenti italiani. PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti. Credo che all'espressione «benessere animale» non debbano corrispondere soltanto parole vuote, ma vi debba essere un concreto obiettivo primario di ogni singolo Paese. Ben vengano, pertanto, tutte le iniziative, anche congiunte, con gli altri Ministeri e Ministri degli altri Paesi europei per addivenire a pratiche che tutelino veramente in profondità il benessere animale nel reparto zootecnico. Nel nostro Paese c'è una preminente competenza del Ministero della salute. Risponderò, per quanto di mia competenza, dicendo che il benessere animale rappresenta il presupposto fondamentale per la produzione zootecnica sempre più sostenibile a cui concorrono una serie di fattori da presidiare contemporaneamente attraverso un approccio integrato come lo stato sanitario degli animali, gli spazi vitali a disposizione, la biosicurezza, il miglioramento genetico, le emissioni nell'ambiente e una corretta gestione dei farmaci veterinari. Il tema del benessere animale è talmente importante che entrerà a pieno titolo nella programmazione della Politica agricola comune, la nuova PAC post 2020. Infatti, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, permangono ancora numerosi elementi di criticità da affrontare con decisione, sia attraverso sanzioni appropriate - a fronte di comportamenti non in linea con i più elementari principi del benessere definiti a livello internazionale - sia attraverso politiche incentivanti dei processi produttivi più rispettosi dell'etologia degli animali e di interesse zootecnico. Per migliorare in modo concreto e duraturo le condizioni di benessere degli animali è necessario definire standard minimi significativamente superiori ai requisiti minimi stabiliti dalla legge, basati su criteri oggettivi e misurabili, in modo da indirizzare il comportamento dei vari operatori che avranno la possibilità di ottenere produzioni in grado di distinguersi sul mercato. È proprio sull'integrazione degli aspetti sanitari e zootecnici che occorre intervenire per valutare, quindi migliorare la sostenibilità delle produzioni zootecniche in linea anche con gli obiettivi della strategia farm to fork . Quanto ai casi specifici sollevati dagli onorevoli interroganti, si precisa che il Ministero sostiene ogni metodologia innovativa volta a permettere il sessaggio delle uova da cova in modo da destinare al ciclo riproduttivo solo i soggetti femmine precocemente individuati. La metodologia oggi disponibile messa a punto da una joint venture tra l'Università di Lipsia e una catena di supermercati tedesca, oltre ad essere molto costosa, ha, però, bisogno di essere ulteriormente testata prima di essere applicata su vasta scala. Per quanto concerne, invece, la pratica della castrazione dei suinetti, sono in fase di definizione disciplinari produttivi contenenti impegni concreti, come comunicatoci dal Ministero della salute, al fine di superare definitivamente il problema sollevato dagli onorevoli interroganti. Il sistema unitario di certificazione del benessere animale a cui stiamo lavorando accelererà la fase di transizione del sistema produttivo. In ogni caso, assicuro che sarà seguita con la massima attenzione l'evoluzione della sperimentazione, anche al fine di definire specifici strumenti di supporto da mettere a disposizione del sistema produttivo. Stiamo inoltre valutando di inserire - nei vari incentivi per il settore zootecnico erogati dal Ministero - delle premialità per le imprese che operano nel rispetto del benessere animale. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Unterberger, per due minuti. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Ministro, apprezzo la sua sensibilità nei confronti di questa tematica ma, come lei stesso ha detto, ci vogliono misure concrete. Come forse sa, al vaglio della Commissione giustizia al momento ci sono nove proposte per la tutela degli animali, tra le quali una mia proposta nella quale ho previsto espressamente che queste pratiche vengano semplicemente vietate. Spero che il Governo possa appoggiare questo mio disegno di legge. PRESIDENTE . Il senatore Carbone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02529 sui criteri di riparto del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per gli anni 2021 e 2022, per tre minuti. CARBONE (IV-PSI) . Gentile Ministro, oggi, grazie al question time , ho l'occasione di rappresentarle una questione molto delicata che riguarda, sì, l'agricoltura, ma anche il rilancio del dialogo per la definizione di una prospettiva più ampia del sistema Paese. Con una sua nota del 23 marzo 2021 indirizzata alla Conferenza Stato-Regioni, al fine di acquisire l'intesa ai sensi dell'articolo 3, del decreto legislativo n. 281 del 28 agosto 1997, è stata avanzata la proposta di ripartizione dei fondi assegnati all'Italia nel settore dello sviluppo rurale: il cosiddetto FEASR per gli anni 2021 e 2022, periodo transitorio determinato dallo slittamento della programmazione 2021-2027, che sarà avviata a partire dal 2023 a causa del Covid. In particolare, si propone di cambiare i criteri di ripartizione del FEASR per gli anni 2021 e 2022, passando quindi dai criteri storici a criteri oggettivi in quanto in grado di allocare le risorse in maniera equa, paragonati all'applicazione delle risorse assegnate per il de minimis . Signor Ministro, mi permetta di dirle che la proposta di rimodulare con nuovi criteri i fondi europei per lo sviluppo rurale, già destinati alle Regioni del Mezzogiorno, è inaccettabile sia dal punto di vista sociale che economico. Se venisse confermata questa rimodulazione, saremmo davanti ad una penalizzazione mortificante per Regioni già svantaggiate che, paradossalmente, sarebbero private proprio dei fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale, a tutto vantaggio di zone già di per sé meglio attrezzate. L'agricoltura è un settore strategico per le Regioni meridionali e vanno sostenute le imprese e i fondi dei programmi di sviluppo rurale (PSR). Signor Ministro, le chiedo se intende trovare una soluzione condivisa con le Regioni del Sud sui criteri di ripartizione dei fondi europei per l'agricoltura e se inoltre non ritenga opportuno insediare un tavolo tecnico a cui demandare la definizione, entro sessanta giorni, dei parametri da applicare dal 2023, cercando di applicare criteri coerenti allo spirito e alle finalità del PSR. PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, ringrazio l'onorevole interrogante perché mi dà modo di chiarire alcuni aspetti che non sono esattamente nella misura in cui sono stati esposti anche nella domanda dell'interrogante. Alla proposta che abbiamo fatto a marzo ha fatto seguito poi una proposta del 21 aprile, che recava un'ulteriore rimodulazione rispetto al rapporto tra criteri oggettivi, nuovi criteri e criteri storici. Posto questo, vorrei fare alcune considerazioni sia di metodo che di merito, partendo dal 16 gennaio 2014 quando, dopo una discussione accesa (parliamo di sette anni fa), le Regioni avevano concordemente definito il settennato 2014-2020 come l'ultimo di applicazione dei criteri cosiddetti storici, per poi arrivare nel 2021 alla definizione di nuovi criteri. Il dibattito è nato alla fine dell'anno scorso e non ha portato a una condivisione da parte delle Regioni. C'è un blocco di sei Regioni del Centro-Sud (perché l'Umbria non è certamente del Sud, non c'è una divisione Nord-Sud in questo senso) che ripropone per il biennio 2021-2022 i criteri storici, mentre le altre 13 Regioni e due Province autonome hanno individuato in cinque criteri cosiddetti oggettivi i nuovi parametri di distribuzione del FEASR. La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome ha decretato la mancata intesa ventinove giorni fa, quindi ci sarà un percorso in Consiglio dei ministri in cui bisognerà sciogliere il nodo. L'intesa non c'è stata. La proposta fatta dal Ministero a marzo e poi quella riproposta nel rinnovo ad aprile intendeva stimolare alla ricerca di un'intesa tra le varie Regioni, perché ovviamente il Ministero deve guardare all'interesse di tutte le Regioni del territorio nazionale. Sul merito posso dire che sono girate cifre assolutamente errate rispetto all'incidenza del passaggio dalla suddivisione tra 90 per cento dei criteri storici e 10 per cento dei criteri oggettivi per il 2021 e il 70 per cento dei criteri storici e 30 per cento di quelli oggettivi per il 2022, che complessivamente ha un impatto sulla spesa pubblica di circa 6 miliardi di euro nel biennio, pari a 105 milioni per il complesso di tutte le Regioni (per l'esattezza 105.282.527 euro nel biennio). Tuttavia, se guardiamo limitatamente alla parte non cofinanziata del FEASR di 3.472 milioni di euro, lo spostamento complessivo è di 61.212.930 euro, di cui 45.553.000 euro per le sei Regioni coinvolte. Pertanto parliamo di 45 milioni in sei Regioni in totale in un biennio, su un importo complessivo del fondo di 3,5 miliardi. Credo quindi che occorra anche dare il giusto peso alle cifre. Ovviamente è evidente che il FEASR è uno strumento molto importante per l'agricoltura italiana, in particolare per le aree in via di sviluppo agricolo, che hanno bisogno di sviluppo agricolo, ma non è l'unico strumento. Dobbiamo lavorare sulle percentuali di cofinanziamento, dobbiamo lavorare fortemente sul primo pilastro con il percorso di convergenza interna; dobbiamo dare anche molti altri strumenti a quelle Regioni per sviluppare l'agricoltura nelle aree rurali e credo che complessivamente gli strumenti che mettiamo a disposizione, anche e soprattutto delle Regioni del Sud, saranno sufficienti ad approcciare anche la sfida della nuova politica agricola comune (PAC), dove peraltro lo spostamento degli ecoschemi sulla parte del primo pilastro consentirà di liberare risorse, ad esempio, sul biologico dal secondo pilastro; rilevo che si tratta di risorse molto importanti in una scala da 1 a 10 rispetto a quelle di cui stiamo parlando oggi. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Carbone, per due minuti. CARBONE (IV-PSI) . Signor Ministro, prendo atto della sua risposta e rimango fiducioso, essendo ottimista per natura. Mi permetta, tuttavia, di rimanere preoccupato, perché le cifre cui lei alludeva e che sono circolate erano davvero preoccupanti per l'agricoltura delle Regioni del Meridione, se è vero che applicando questi nuovi criteri addirittura alla Sicilia sarebbero stati decurtati circa 100 milioni di euro, mentre alla Campania, alla Puglia, alla Basilicata, alla Calabria e all'Umbria altri 300-400 milioni di euro. Mi rendo conto che sono cifre davvero preoccupanti. Tra l'altro, signor Ministro, stiamo cercando di uscire faticosamente da una crisi che è prima di tutto sanitaria e poi economica, ma che ormai è diventata una crisi sociale a tutti gli effetti. Decurtare ancora di più le cifre a favore dell'agricoltura del Mezzogiorno sarebbe stato un suicidio. Ritengo che l'agricoltura sia uno dei motori che servono a far rinascere il Sud, quindi chiedo a lei, signor Ministro, e al Governo che tutti appoggiamo uno sforzo in tale senso, per non diminuire i fondi all'agricoltura in Italia, ma per aumentarli. PRESIDENTE . Il senatore Collina ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02512 sulle misure per favorire la compensazione e l'assicurazione contro i danni atmosferici all'agricoltura, per tre minuti. COLLINA (PD) . Signor Ministro, la ringrazio per la sua presenza. Riassumo sinteticamente l'interrogazione che ho presentato, che penso nel testo scritto sia ampiamente documentata e circostanziata. Sta di fatto che tra la seconda metà di marzo e la prima metà di aprile di quest'anno l'intero territorio nazionale è stato colpito duramente da gelate tardive che hanno causato ingenti danni alla produzione agricola. Questa frase si potrebbe ugualmente riferire all'anno 2021 come all'anno 2020. È evidente che ci sono dei cambiamenti climatici che stanno rendendo ricorsivi questi danni, che non rientrano nel fondo di solidarietà nazionale di cui all'articolo 1 del decreto legislativo del 29 marzo 2004, n. 102. Tutti gli anni, quindi, come parlamentari, cerchiamo di recuperare le risorse per far fronte a questi danni e dare ristoro agli agricoltori che li hanno subiti. Credo che questo non sia il modo giusto per affrontare il problema, dobbiamo trovare una soluzione strutturale. Siamo qui non solo per recuperare le risorse nei casi di emergenza, ma per valutare quali sono le misure che dobbiamo mettere in campo affinché a fronte di eventi che possono capitare tutti gli anni, ci siano gli strumenti che pongono dei rimedi. Credo che il tema delle assicurazioni c'entri con questo tipo di problema e che debba essere preso in considerazione per trovare delle forme strutturali per affrontarle. È evidente che in agricoltura non pensiamo solamente al ristoro dei danni, ma c'è tutta una filiera che ha necessità del prodotto da lavorare, quindi la difesa attiva è un fatto importante ed è sicuramente un'esigenza che va soddisfatta, ma la questione delle assicurazioni credo sia centrale. Desidero infine ricordare un ulteriore aspetto. È indispensabile introdurre clausole di salvaguardia che limitino la riduzione della VPC e delle risorse comunitarie dei programmi operativi negli anni successivi a quelli in cui si sono verificati tali eventi: chi lavora i prodotti e ha fatto programmi operativi, necessariamente messi in difficoltà dagli eventi climatici negli anni successivi, rischia di non godere delle agevolazioni alle quali aveva avuto accesso. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti anche perché nel testo scritto, ma anche nell'esposizione, hanno colto il segno del problema. Credo peraltro che nessun produttore voglia buttar via il raccolto e avere un rimborso. Bisogna stimolare quindi la capacità di protezione ex ante , posto che rispetto ai cambiamenti climatici, anche se le nostre misure di transizione ecologica avranno effetto, avremo effetti fra molti anni. Purtroppo temo che gli effetti dei cambiamenti climatici ci saranno ancora per un po' in agricoltura. È chiaro poi che la questione assicurativa è centrale, nel senso che è un po' un cane che si morde la coda, se vogliamo dirla così. Poche aziende si assicurano, i prodotti delle compagnie sono quindi più rischiosi e meno attrattivi, con premi più alti e fatti in campagne assicurative nei periodi sbagliati dell'anno. Il prodotto non è quindi eccezionale e le aziende continuano a non assicurarsi. In tutto questo si inserisce poi la deroga al decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, che in qualche modo dà quella garanzia di ristoro; forse bisognerebbe trovare il modo per interrompere questo circuito vizioso. Stiamo lavorando per aumentare il prelievo dall'1 al 3 per cento per la gestione del rischio, come abbiamo proposto in sede europea a tutti gli altri Stati membri. Speriamo di ottenere un risultato proprio per aumentare la dotazione del fondo di mutualizzazione così da poter garantire la copertura delle spese assicurative in modo più proficuo per l'azienda, anche se i limiti di percentuale oggi non ci consentono di arrivare, come proposto dagli interroganti, all'80 per cento, essendo al limite massimo del 70 per cento. Per quanto riguarda la possibilità di incrementare lo stanziamento di risorse del Fondo di solidarietà nazionale, utilizzando anche le risorse della PAC relativa al prossimo periodo di programmazione, rammento che i nuovi fondi unionali relativi entrambi ai pilastri della PAC saranno gestiti in modo integrato attraverso un unico piano strategico nazionale e questo sarà anche un vantaggio. L'obiettivo è di perseguire un maggiore coordinamento tra i diversi tipi di interventi che concorrono alla fase di prevenzione e mitigazione dei rischi, al fine di minimizzare la probabilità del verificarsi di eventi che possano determinare la necessità di successivi interventi per ripristino ad indennizzo ex post . Per quanto concerne la necessità di rafforzare e promuovere i fondi mutualistici in grado di compensare finanziariamente gli agricoltori e gli allevatori per le perdite, come ad esempio inquinamento, contaminazione, malattie e qualità dell'ambiente connessa ad un determinato evento di portata geografica limitata, evidenzio che nel corrente periodo di programmazione è stata data priorità ai soli fondi per rischi climatici e sanitari, escludendo nella fase iniziale di attivazione i fondi per le emergenze ambientali. Al riguardo sono già stati riconosciuti ufficialmente quattro fondi di mutualità contro le fitopatie, le infestazioni parassitarie e, al contempo, per agevolare la fase di riconoscimento, sono state emanate apposite linee guida dedicate a possibili proponenti e fondi di mutualità. Entro l'anno è prevista l'adozione del preavviso pubblico per la corresponsione del sostegno nell'ambito della sottomisura 17.2 del Programma di sviluppo rurale nazionale. Pertanto, anche nel nuovo periodo di programmazione, è stato confermato il sostegno ai fondi di mutualizzazione. Inoltre si fa anche un lavoro di informazione presso le aziende agricole, proprio per stimolare le assicurazioni. Concludo dicendo che nel disegno di legge che abbiamo approvato pochi minuti fa è previsto il finanziamento in base al decreto legislativo n. 102 per 105 milioni di euro, un importo oggettivamente importante, uno dei più grandi importi che siano mai stati incardinati in un provvedimento in un'unica tranche . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Taricco, per due minuti. TARICCO (PD) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per la risposta e soprattutto per l'informazione del rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale. Con l'interrogazione intendevamo porre la questione nella sua compiutezza, proprio alla luce della considerazione da cui è partito il Ministro; non possiamo immaginare un'agricoltura che ogni due o tre anni perde di fatto un raccolto; soprattutto nelle realtà dove il tasso di assicurati sul totale degli agricoltori è molto basso, ciò rischia di essere devastante per l'agricoltura. Tra i tanti punti che abbiamo posto nell'interrogazione, mi permetto di riprenderne uno: credo sia arrivato il momento di aprire una seria riflessione (farlo tramite assicurazioni al posto dei fondi mutualistici sarebbe meglio) e di proporre il tema di una certa percentuale di copertura assicurativa o mutualistica obbligatoria. Non è pensabile infatti che noi abbiamo intere Regioni che, in presenza di una gelata, un ritorno tardivo del freddo o una forte grandinata, di fatto, come succede adesso anche due o tre volte in un decennio, perdono completamente un raccolto. Non è sostenibile in questa stagione. Quindi, piuttosto che mettere ogni due o tre anni 100 o 200 milioni sul Fondo di solidarietà nazionale, ove riuscissimo ad ottenere la possibilità di attingere dal primo pilastro una maggior mole di risorse e a metterle a copertura di una parte di assicurazione o di un fondo mutualistico generalizzato, lasciando poi a chi vuole di aggiungere la differenza, credo varrebbe la pena aprire una riflessione in termini di modifica del decreto legislativo n. 102 del 2004; penso, infatti, che sia in gioco il futuro della nostra agricoltura. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore La Russa ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02528 sulle attuali criticità della rete autostradale della Liguria, per tre minuti. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, sono passati tre anni dal crollo del ponte Morandi e, dopo il miracolo compiuto dalla Regione Liguria e dai genovesi - saluto il sindaco di Genova che ha avuto un incidente in questi giorni e gli auguro pronta e immediata guarigione - di ricostruire in fretta quel ponte, la situazione autostradale e stradale, non solo non è migliorata, ma, se possibile, è peggiorata. Da ultimo, giusto per non andare lontano nel tempo, il viadotto di Valle Ragone sull'autostrada A12 tra i caselli di Lavagna e Sestri Levante, da poco rimesso in funzione, improvvisamente è stato chiuso, creando un disastro incredibile, con tir da tutte le direzioni. La cosa ancora più grave è che nel complesso le strade e le autostrade sono piene di inversioni di marcia, di canali a senso unico, con incidenti a ripetizione, di cui ben quattro mortali negli ultimi mesi. È incredibile! Ciò avviene perché non vi è nessuna vera capacità di preordinare i lavori, quando necessari per la sicurezza, secondo le priorità e con l'accordo dei Comuni. La situazione è veramente drammatica perché, ai disagi del Covid, si sta aggiungendo questo dramma per il turismo, un dramma che ormai c'è da diversi anni. Da Milano normalmente per arrivare a Genova ci vuole un'ora; ora i tempi si sono moltiplicati a dismisura. Arrivare nel Tigullio è come attraversare il deserto. Cosa intende fare il Governo per stabilire una vera priorità delle cose necessarie, un accordo con i Comuni per limitare gli incidenti, le difficoltà, i disagi dei cittadini, delle aziende turistiche, dei turisti, dei genovesi e dei liguri? La Liguria è terzo mondo in fatto di viabilità in questo momento. Ripetutamente, con un atto di sindacato ispettivo del 7 luglio e con varie manifestazioni - l'ultima a Chiavari di pochi giorni fa del nostro Gruppo consiliare, con i consiglieri del Comune di Genova, con Campanella in testa - abbiamo chiesto risposte, ma non abbiamo ancora ottenuto risposta neanche alla prima interrogazione di più di un anno fa. Chiediamo sia considerata prioritaria la situazione della viabilità in Liguria e che il Governo ci metta la testa e dia risposte, non solo a parole. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, professor Giovannini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. GIOVANNINI, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili . Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti. Questo Governo ha già avviato, attraverso le strutture ministeriali competenti, un monitoraggio molto attento dello stato dei ponti e dei viadotti, non solo in Liguria, ma anche in altre parti del Paese, definendo le linee di azione e programmando interventi manutentivi. In particolare, sono state impartite specifiche indicazioni ai gestori stradali e autostradali, finalizzate a innalzare gli standard di sicurezza delle infrastrutture e a rafforzare la qualità e la quantità dei controlli. Al contempo, al fine di rafforzare i controlli in materia di sicurezza, sono in corso nuove iniziative, anche di natura legislativa, per definire in modo compiuto le attività e le funzioni dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (ANSFISA), alla cui direzione proprio oggi, dopo la decisione del Consiglio dei ministri, è stato preposto l'ingegnere Domenico De Bartolomeo. Relativamente alle ispezioni e agli interventi di riqualificazione e adeguamento in corso lungo la rete autostradale della Liguria, che certamente anche per noi è una priorità importante nella discussione con la competente Commissione, anche in vista di futuri commissariamenti, evidenzio che si tratta di attività necessarie per la cui effettuazione il Ministero intrattiene costanti interlocuzioni con il concessionario per individuare, d'intesa con la Regione e gli enti locali, le modalità più idonee a garantire la massima riduzione dei disagi per l'utenza. Proprio a seguito della situazione del viadotto Valle Ragone è stato creato un luogo di coordinamento con gli enti territoriali e le principali associazioni di categoria, nell'ambito del quale periodicamente si condividono i programmi di intervento e le misure di ottimizzazione del traffico. Con specifico riguardo proprio al viadotto citato, evidenzio che il 12 maggio scorso, a seguito di una verifica straordinaria eseguita sull'autostrada A12, il concessionario ha disposto in via prudenziale il divieto di circolazione in entrambi i sensi di marcia dei mezzi superiori alle 3,5 tonnellate. Detta limitazione è stata eliminata in data 15 maggio, a seguito dell'effettuazione di interventi di ripristino. Quindi vorrei confermare che il Governo sta seguendo con molta attenzione questa tematica, in particolare per ciò che riguarda la Regione Liguria. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore La Russa, per due minuti. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, mi dichiaro del tutto insoddisfatto, perché parole simili sono state assicurate formalmente e informalmente anche l'anno scorso quando, per tutta la stagione turistica, il traffico sulle autostrade, ma persino sulla via Aurelia dove ci sono piccole frane che non vengono aggiustate e si procede a senso unico alternato con alcuni semafori posticci che vengono messi all'uopo, è rimasto lo stesso. Le parole non ci convincono. Vorremmo i fatti. Vorremmo, per esempio, che il Governo dicesse che, come ristoro, per tutta l'estate non si pagherà il pedaggio per autostrade che non sono autostrade ma strade a senso unico, con entrate e uscite da un lato all'altro, con tir che sfrecciano a pochi centimetri dalle macchine, con incidenti e tamponamenti continui. Le parole lasciano il tempo che trovano. I liguri e i cittadini italiani e stranieri che vogliono raggiungere la Liguria hanno bisogno di fatti, non di parole e di coordinamento delle autostrade e delle autorità preposte con i sindaci della Liguria, cosa che non avviene. Me lo conferma il sindaco di Rapallo con cui ho parlato poco tempo fa. La ringrazio per la sua cortesia, ma sono comunque assolutamente scontento delle iniziative che il Governo non prende per ovviare all'enorme disagio della viabilità in Liguria. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Malan ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02531 sulla realizzazione dei progetti di alta velocità ferroviaria e sulla costruzione di un ponte sullo Stretto di Messina, per tre minuti. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, la costruzione di infrastrutture è indispensabile ad ogni Paese moderno per progredire e per essere competitivo con gli altri Paesi in tutti i settori produttivi. PRESIDENTE. Le chiedo scusa, senatore Malan. Prego il Gruppo Fratelli d'Italia di consentire al senatore Malan di svolgere il proprio intervento. MALAN (FIBP-UDC) . È assolutamente indispensabile lo sviluppo delle infrastrutture per essere competitivi in tutti i settori economici, nell'industria, nell'agricoltura, nel turismo e in tutti i settori economici del nostro Paese. In questo, lo sviluppo dei treni ad alta velocità che oggi consentono di spostarsi con grande rapidità in molta parte del Paese, non in tutto, è stata sicuramente un'iniziativa per la quale nutriamo particolare orgoglio, essendo stata portata avanti dal Governo Berlusconi, in particolare dal secondo e dal terzo. Ora vengono impegnate grandi somme del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) in questo settore. Tuttavia, abbiamo letto con una certa preoccupazione alcune sue dichiarazioni riguardanti il ponte sullo Stretto di Messina, che è vero che non risolve evidentemente i problemi di viabilità generali della Sicilia, ma indubbiamente, se non c'è modo di arrivare rapidamente in Sicilia, è molto difficile pensare a un miglioramento delle autostrade di quella Regione. Allo stesso tempo abbiamo letto delle dichiarazioni, da lei rilasciate alla stampa il 12 maggio, sulla linea ad alta capacità, sebbene oggi sia ancora conosciuta come linea ad alta velocità, Torino-Lione. Si dice che è ancora necessario un dibattito sul tracciato e sulle opere compensative, ma sono vent'anni che queste cose vanno avanti. Vorrei pertanto delle rassicurazioni, che chiedo a nome del Gruppo Forza Italia, su cosa intende fare al riguardo del ponte sullo Stretto di Messina, della linea ad alta velocità Torino-Lione e anche delle altre linee che ho elencato: Liguria-Alpi, Palermo- Catania-Messina, Napoli-Bari, Verona-Brennero, Roma-Pescara, Orte-Falconara, Taranto-Battipaglia e Salerno-Reggio Calabria. Non avendolo scritto nel testo dell'interrogazione non posso farlo, perché avrei dovuto depositarlo prima, ma essendo qui presente il collega Floris, che è sardo, le chiederei anche qualcosa sui treni, anche non ad alta velocità, ma solo a media velocità, per la Sardegna, che ne è davvero sprovvista. PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, professor Giovannini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. GIOVANNINI, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili . Signor Presidente, come è stato ricordato, l'interrogazione riguarda tre diversi aspetti. Sul primo aspetto, riguardante l'attraversamento stabile dello Stretto di Messina, dopo la trasmissione al Parlamento della relazione finale del gruppo di lavoro tecnico per la valutazione di soluzioni alternative, il Governo considera assolutamente fondamentale il confronto con il Parlamento, con le altre istituzioni e con la società civile, in modo da poter avere l'adozione di una decisione, che consenta di rispondere al meglio alla domanda di mobilità da e per la Sicilia, con infrastrutture e mezzi di trasporto adeguati e sostenibili sotto il profilo economico, sociale e ambientale. Vorrei ricordare - ciò non vuol dire che la discussione si chiude, tutt'altro - che nel PNRR sono comunque inseriti importanti investimenti, che riguardano l'alta velocità Salerno-Reggio Calabria, la Palermo-Catania-Messina e l'attraversamento dinamico dello Stretto, in maniera tale da migliorare, nel frattempo, la situazione dei cittadini e, naturalmente, delle imprese. In merito alla tratta europea della TAV, l'opera è in esecuzione, in virtù di un accordo internazionale approvato dal Parlamento e, con la sottoscrizione, nell'aprile 2020, dell' amendment al contratto di sovvenzione europea, il finanziamento comunitario è stato integralmente conservato, con un'estensione temporale a tutto il 2022. Per la tratta nazionale sottolineo assolutamente l'importanza dell'opera, ma sappiamo anche che, visto che RFI non ha effettuato la progettazione di una parte della tratta nazionale, serve un confronto con i territori e di questo ho parlato anche nella mia intervista, in maniera tale da poter procedere prima possibile alla progettazione della tratta nazionale. Segnalo infine che sono in via di definizione le nuove nomine di competenza del Governo italiano nel consiglio di amministrazione della TELT-Tunnel Euralpin Lyon Turin, nel comitato di controllo e nella commissione contratti. Quanto ai progetti ad alta velocità e alta capacità Liguria-Alpi, Palermo-Catania-Messina, Napoli-Bari, Verona-Brennero, Roma-Pescara, Orte-Falconara e Taranto-Battipaglia, evidenzio che sono tutti interventi inclusi nel PNRR, la cui realizzazione avverrà secondo il cronoprogramma inserito nel piano, che, come noto, è ora all'attenzione della Commissione europea, per l'approvazione definitiva. In ogni caso, gli interventi citati dovranno essere completati entro il 2026, come previsto dal Next generation EU. Naturalmente, per ciò che concerne invece la Salerno-Reggio Calabria e la Brescia-Vicenza-Padova, visto che sono interventi finanziati al di fuori del PNRR, si tratta di realizzazioni, il cui completamento è previsto entro il 2030. Anche nel PNRR, però, ci sono interventi per alcune tratte della Salerno-Reggio Calabria, come sappiamo, e una parte della Brescia-Vicenza-Padova è già in esecuzione, come ricordato recentemente anche da Ferrovie dello Stato. Per ciò che concerne la Sardegna, che pure non è oggetto dell'interrogazione, le stiamo prestando un'attenzione particolare nel PNRR; ci sono alcuni interventi sui cosiddetti treni storici, ma evidentemente non sono quelli di cui si voleva parlare. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Malan, per due minuti. MALAN (FIBP-UDC) . La ringrazio, signor Ministro, per le rassicurazioni e i tempi di cui ci ha parlato. Ha aggiunto anche il tema delle nomine per determinate società, che sono fondamentali per la realizzazione di quanto il nostro Paese necessita. Conto che tali nomine siano fatte con il criterio della competenza e della condivisione della necessità, per il nostro Paese, di completare queste opere, che - come ho detto - sono indispensabili per crescere in tutti i settori economici e anche per una politica dei trasporti più razionale e più rispettosa dell'ambiente. Per quanto riguarda l'attraversamento dello Stretto di Messina, lei ha parlato di attraversamento stabile e di attraversamento dinamico. Sarei stato più rassicurato se avesse detto la parola "ponte"; però, se la sostanza è quella, va bene. Sappia che su questo dovrebbe esserci una grande convergenza nel Paese, perché sono opere che interessano a tutti. Sappiamo bene com'è cambiato il modo di muoversi e siamo consapevoli del miglioramento delle possibilità economiche, degli scambi e degli spostamenti nelle zone del nostro Paese che sono state toccate dall'alta velocità ferroviaria, oltre naturalmente alla necessità di provvedere anche negli altri settori delle infrastrutture. PRESIDENTE . Il senatore Corti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02530 sulla programmazione dell'attività di sorveglianza e ispezione dei viadotti autostradali, per tre minuti. CORTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per l'attenzione. Come noto, nell'aprile 2020 sono state emanate le linee guida del Consiglio superiore dei lavori pubblici in materia di sorveglianza di ponti e viadotti, che costituiscono il riferimento per l'adozione, da parte di Anas e dei concessionari autostradali, delle azioni da porre in essere in ordine all'approfondimento e alla frequenza delle ispezioni, alla programmazione temporale degli interventi, nonché agli eventuali provvedimenti di limitazione del traffico. Tuttavia, sappiamo che i ritardi burocratici incidono molto sulla programmazione e sull'esecuzione degli interventi di manutenzione obbligatoria a cui devono essere sottoposti i viadotti in base ai parametri stabiliti dalle linee guida in questione. Quindi, considerato che le ispezioni da parte del personale del Ministero possono determinare la chiusura immediata di intere tratte autostradali che presentano criticità a causa di ritardi nella manutenzione - come citato poc'anzi - e che questo meccanismo può creare vere e proprie distorsioni, anche con l'adozione improvvisa di provvedimenti di limitazione del traffico in seguito a sopralluoghi da parte del Ministero e di Aspi (com'è accaduto nel caso del viadotto di Valle Ragone, che abbiamo sentito esporre poc'anzi da un altro senatore interrogante), dobbiamo tuttavia ricordare in quest'ambito che i sindaci dell'area inerente al viadotto di Valle Ragone avevano già chiesto e segnalato più volte ad Autostrade per l'Italia la necessità di un controllo della zona relativa. Questo è avvenuto anche nel febbraio 2021. È stato risposto a questi sindaci, che lavoravano in sinergia, che i controlli sono trimestrali e quindi non è stato seguito un approccio costruttivo nei confronti dei sindaci del territorio (questo è motivo di rammarico). Considerato che ormai sono passati tre anni dalla tragedia del ponte Morandi, purtroppo non esiste ancora un piano che garantisca una compatibilità tra gli interventi di messa in sicurezza delle opere e le esigenze di imprese e cittadini. Queste misure di blocco improvviso penalizzano infatti soprattutto i trasporti eccezionali, creando grandi danni economici a tutti gli operatori del settore. Tale situazione però rischia soprattutto di sfavorire tutti i cittadini e le imprese che usufruiscono del trasporto su gomma, causando code e rallentamenti dovuti allo spostamento obbligato dei mezzi pesanti sulla viabilità ordinaria. Tutto ciò premesso, con quest'interrogazione sollecitiamo il Governo per sapere quali iniziative di propria competenza intenda adottare per modificare questo meccanismo di chiusura improvvisa di autostrade importanti, chiarendo anche il criterio in base al quale sono scelte le arterie oggetto di ispezione, al fine di garantire una compatibilità tra gli interventi di messa in sicurezza delle infrastrutture e l'esercizio di tutte le attività economiche, compresa quella dei trasporti eccezionali. PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, professor Giovannini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. GIOVANNINI, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili . Signor Presidente, l'interrogazione certamente tratta un tema molto rilevante, come abbiamo sentito anche poco fa. Dobbiamo però renderci conto che nei prossimi anni l'Italia dovrà impegnare rilevantissime risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture, in un'ottica di prevenzione dei rischi, considerati il prevedibile impatto dei cambiamenti climatici, ma soprattutto la vetustà di alcune opere. Personalmente nel 2009 guidai, all'OCSE, un gruppo di ricerca che mostrò come, intorno agli anni 2020-2030, tutti i Paesi industrializzati che avevano costruito le proprie infrastrutture nel Secondo dopoguerra avrebbero dovuto fronteggiare problemi e soprattutto spese molto rilevanti per metterle in sicurezza. Ovviamente, una delle iniziative fondamentali per lo sviluppo economico e sociale del Paese, ma anche in chiave di sostenibilità, è la messa in sicurezza delle nostre infrastrutture, che devono corrispondere ai bisogni delle imprese e dei cittadini. Non a caso, il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede, proprio per questo settore, un investimento senza precedenti, a cui si sommano anche gli investimenti sui fondi nazionali. Naturalmente, nel breve termine i disagi ci sono. Venendo alla rete stradale e autostradale ligure, sono in corso diversi interventi di riqualificazione e adeguamento, incentrati particolarmente su viadotti, ponti, gallerie, barriere e protezioni acustiche. È su questi temi che il Ministero ha fornito linee guida molto rilevanti e verifica che i concessionari le mettano in pratica. Su specifica richiesta del Ministero, i gestori hanno avviato indagini per accrescere la conoscenza dello stato delle singole infrastrutture e per una migliore programmazione degli interventi di manutenzione, così da ridurre al massimo il disagio all'utenza. Proprio per questo, dopo l'evento che lei ha citato, è stato attivato un tavolo di coordinamento con gli enti territoriali e le principali associazioni di categoria, nell'ambito del quale si condividono i programmi di intervento e le misure di ottimizzazione del traffico. Visti l'orientamento al turismo della Liguria e la prossima stagione estiva, bisognerà contemperare le diverse esigenze con grande attenzione. In merito al meccanismo di scelta delle arterie oggetto di ispezione, gli interventi vengono effettuati sulla base dei criteri indicati nelle linee guida. Da questo punto di vista, il Ministero ne segue attentamente l'attuazione. Con la circolare del Ministero del 9 aprile ultimo scorso è stato inoltre predisposto un piano di sorveglianza da applicare a ciascuna galleria, in modo tale da realizzare interventi programmati in anticipo. Le nuove linee guida adottate, nonché la citata circolare impongono ai gestori (ivi compresa Anas) di effettuare un'attività di vigilanza secondo modalità stringenti, che consentano di acquisire un profondo stato di conoscenza delle infrastrutture e riducano al minimo il rischio di rilevare criticità improvvise, il cui superamento potrebbe imporre l'adozione di misure straordinarie sulla circolazione. In conclusione, proprio per ciò che concerne le attività di manutenzione delle strade statali, Anas esegue procedure standardizzate di controllo su tutte le opere d'arte, con quattro ispezioni ricorrenti trimestrali e una più approfondita una volta l'anno. All'esito di tali attività di ispezione e controllo, la società elabora il piano degli interventi di manutenzione, che naturalmente tiene conto delle esigenze già richiamate. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Corti, per due minuti. CORTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per la sua esauriente replica. Tengo a precisare che il caso dell'autostrada A12 è emblematico, ma la situazione riguarda purtroppo tutta la nostra rete autostradale e non solo. Le aziende e i poli industriali soffrono alcune criticità quando non c'è la possibilità di accedere a sbocchi marittimi. Pertanto, le criticità logistiche e industriali si sommano a quelle che speriamo si possano a breve superare con il rilancio e la ripresa del turismo, sì da consentire una boccata d'ossigeno alla nostra ripresa economica. La Lega ha sempre creduto e sostiene veramente il settore del turismo, come ha dimostrato sul campo anche nelle ultime settimane. Credo che servano comunicazione e pianificazione e, soprattutto, che vada consentito e agevolato il transito dei trasporti eccezionali. Sono molto contento che prima abbia citato la nomina del nuovo presidente dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali, perché purtroppo è rimasta silente per circa per quasi due anni, da quando venne lanciata dall'allora ministro Toninelli. Di sicuro, auspico che il nuovo presidente riesca a rilanciare e strutturare quest'agenzia per riuscire a ottenere dei risultati a breve tangibili e misurabili. Oggi abbiamo la Liguria come punto di riferimento, che ha sofferto in prima persona e sta soffrendo un grande disagio, però, da montanaro dell'Appennino modenese, devo dire che il problema della viabilità è sentito in maniera trasversale in tutto l'Appennino e non solo. Mi auguro che si possa fare un buon lavoro insieme. Siamo sempre a disposizione - lo abbiamo dimostrato - per essere di aiuto al suo Ministero e collaborare in maniera fattiva. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Corrado ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02532 sulle procedure di reclutamento di personale per il settore della cultura, per tre minuti. CORRADO (Misto) . Signor Presidente, signor Ministro, la gestione del personale in seno al Ministero della cultura è da tempo un punto molto dolente. La pianta organica è stata tagliata da circa 25.000 a 19.000 unità. Per la combinazione dei pensionamenti massivi e il blocco del turnover restano in servizio effettivo poco più di 12.000 dipendenti, con lacune gravissime in tutti i ruoli. I concorsi sono rarissimi e l'amministrazione creativa vigente al Collegio romano sembra capace, a mio avviso, solo di architettare selezioni che ignorano titoli, esperienze e meriti per basarsi, senza alcuna trasparenza, su criteri opinabili. Limitatamente alle procedure in atto, il concorso bandito nel 2019 per 1.052 posti di addetti alla fruizione, accoglienza e sorveglianza è fermo da quasi due anni. Svolta ante emergenza Covid la preselezione degli oltre 200.000 candidati e pubblicati gli esiti, gli 8.414 potenziali interessati non sanno quando si svolgerà lo scritto - per accelerare, invece che in modalità decentrata, si potrebbe pensare di tenerlo a Roma in simultanea - né sanno se, superato quello, saranno chiamati a sostenere la prova orale, come previsto nel bando. A quest'ultima si potrebbe rinunciare, in verità, in tempo di pandemia, tanto più che conoscenza di computer-aided drafting (CAD) e information and communications technology (ITC) e padronanza della lingua inglese saranno accertate nello scritto, e soprattutto in considerazione della drammatica carenza di personale del MIC. La selezione indetta invece il 29 dicembre 2020 per le collaborazioni a contratto con le soprintendenze, ex articolo 7, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, di 500 professionisti tra archeologi, architetti, storici dell'arte, ingegneri, assistenti di cantiere e tecnici contabili tocca, a parere dell'interrogante, vertici di scorrettezza senza precedenti. Anomalie si rinvengono già nell'avviso di selezione e poi nelle liste provvisorie dei vincitori e degli idonei, ricavate dalle 2.138 istanze pervenute, nella comunicazione che procrastina l'ostensione degli atti per i moltissimi presunti non idonei che hanno fatto istanza, nella mancata richiesta del curriculum , nella ripartizione dei punteggi e potrei continuare. Si chiede quindi di sapere, a proposito del concorso per i 1.052 addetti alla fruizione, accoglienza e vigilanza (AFAV), se il Ministro sia in grado di indicare una data certa per lo svolgimento della prova scritta, confermare o meno la prova orale e illustrare un cronoprogramma ragionevolmente preciso in ordine alla tempistica dell'intera procedura. A proposito della selezione dei 500 collaboratori delle soprintendenze, si chiede se il Ministro non ravvisi l'opportunità di un'immediata sospensione e revoca di detta selezione, anche per i profili di danno erariale prevedibili in ragione dei contenziosi ai quali si apre la strada, nonché la necessità del contestuale avvio di una più rapida, coerente ed economicamente vantaggiosa procedura di internalizzazione delle figure professionali dipendenti dalla società in house ALES Arte lavoro e servizi SpA, posto che dette risorse risulterebbero già al servizio del bene pubblico, ma sotto il giogo dell'interesse privatistico. PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro della cultura . Signor Presidente, in relazione al concorso per 1.052 AFAV, la prova scritta è stata procrastinata, come per tutti i concorsi in itinere , a seguito dell'emergenza sanitaria. Già nel corso del 2020 il Ministero, ferma restando l'esigenza primaria di salvaguardare la tutela della salute dei candidati, come per tutti gli altri concorsi, e del personale impegnato nelle attività di vigilanza, ha chiesto al Formez, del cui supporto si avvale la commissione interministeriale per l'attivazione del progetto di riqualificazione delle pubbliche amministrazioni (Ripam) per l'organizzazione di questo concorso, di procedere al riavvio della procedura concorsuale con la calendarizzazione della prova scritta, anche avvalendosi delle modalità di svolgimento delle nuove prove previste dall'articolo 248 del decreto-legge n. 34 del 2020, che prevede l'utilizzo di strumenti informatici e digitali per la prova scritta e modalità in videoconferenza per le prove orali. Di questo stiamo concludendo - con il competente Dipartimento della funzione pubblica - le modalità di svolgimento. Relativamente alla cosiddetta selezione dei 500, la direzione generale competente ha avviato - nel dicembre 2020 - la procedura comparativa per soli titoli e requisiti professionali per il conferimento di incarichi di collaborazione, ai sensi della norma di legge. Non si tratta - voglio specificarlo, perché ho letto qualcosa sui giornali - di un concorso pubblico, ma di una procedura da espletarsi in tempi rapidi, tenendo conto della scadenza per lo svolgimento degli incarichi, attraverso cui individuare non dipendenti nuovi, ma professionisti di supporto agli uffici e non reclutare quindi personale interno. Si è dunque deciso che la domanda di partecipazione, redatta secondo il format messo a disposizione del Ministero sulla piattaforma informatica, dovesse essere corredata da una sintetica presentazione personale, con l'indicazione dei titoli di studio conseguiti e delle esperienze professionali maturate, autodichiarati dal candidato, sufficienti a rappresentare in maniera efficace la formazione acquisita con corsi di alta formazione, perfezionamento scientifico e aggiornamento, nonché le esperienze professionali ritenute rilevanti e qualificanti per una competenza peculiare nel settore della tutela e valorizzazione del patrimonio. Sono arrivate 2.138 istanze, che sono state valutate da una commissione composta esclusivamente da dirigenti del Ministero, così come riportato nell'avviso di selezione, che ha considerato per ciascun candidato l'esperienza professionale maturata, la specifica formazione e la lettera motivazionale presentata. La verifica di quanto autocertificato dai candidati vincitori, a seguito della pubblicazione della graduatoria provvisoria, è sul sito della direzione generale e sono in corso le verifiche presso le sovrintendenze a cui gli stessi sono assegnati. Voglio ulteriormente sottolineare che l'efficacia dei contratti di collaborazione è subordinata all'esito del controllo preventivo della Corte dei conti. Quindi, per tutti questi motivi e proprio per l'esigenza di personale che lei stessa ha giustamente sottolineato, non abbiamo alcuna intenzione di sospendere o revocare la selezione. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Corrado, per due minuti. CORRADO (Misto) . Signor Ministro, sa, non mi aspettavo di vederla qui oggi. Ero convinta di dover replicare alla sua ombra, al suo cenere muto, quindi averla in presenza mi permette invece di correggere un errore che ho commesso nell'ultima occasione in cui ci siamo trovati nelle stesse circostanze, quando le dissi che sarebbe stato ricordato come il peggiore Ministro dei beni culturali della storia della Repubblica. Nel frattempo, ha cancellato i beni culturali persino dalla denominazione del suo Ministero, quindi questo mi ha aiutato a riflettere e mi ha fatto capire l'errore, e cioè che l'ho sottovalutata e ho sottovalutato la sua ambizione, ben più alta: evidentemente, aspira a salire al Colle, nell'una o nell'altra veste, proprio grazie a quei demeriti che, in ogni caso, le consentiranno di essere ricordato semplicemente come il peggiore Ministro della storia della Repubblica e punto, (e questa palma credo non gliela tolga nessuno). Mi riesce veramente difficile capire come abbia potuto - anche presso i media - accreditarsi come un fine politico. In realtà, solo in un Paese soggiogato da un provincialismo e da una mediocrità costanti è possibile un ribaltamento dei valori tale per cui la politica, invece che essere servizio, diventa una sorta di tessitura di trame e di scambio di favori personali con portatori di interessi. Lei ha risposto sui 1.052 AFAV, dando una risposta che, a mio avviso, è un vero e proprio gioco di prestigio, mentre, a proposito della risposta sui 500... PRESIDENTE. La pregherei di attenersi all'oggetto dell'interrogazione, quindi esattamente all'argomento, senatrice Corrado, perché questo non è un dibattito tra lei e il Ministro. CORRADO (Misto) . È quello che sto facendo, signor Presidente: parlavo della procedura dei 500. La risposta è un affronto all'intelligenza collettiva e vorrei accennare alla lettera che alcuni di costoro - come sa, signor Ministro - hanno mandato al Presidente della Repubblica, mantenendola però riservata, per pudore, il che non significa che abbiano timore di ritorsioni, ma che si vergognano, di lei e della situazione. Parliamo di professionisti plurititolati che collaborano da anni con la burocrazia creativa del suo Ministero e che però sono stati per l'ennesima volta, presi in giro e maltrattati. Oggi... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . La senatrice Montevecchi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02533 sulle prossime iniziative in materia di vincoli e di organizzazione nella tutela dei beni culturali, per tre minuti. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Ministro, come sa, oltre all'emergenza pandemica che stiamo affrontando da un anno, sullo sfondo, sempre più incombente, ce n'è una climatica, che necessita di un vero cambio di paradigma, che ponga al centro delle decisioni politiche il benessere del pianeta e delle persone. La cultura può favorire lo sviluppo di nuovi modelli partecipati, ed è importante in questo contesto anche la tutela del paesaggio. Anche il documento dell'International council on monuments and sites (Icomos), presentato a Baku nel 2019, ci ricorda come il ruolo della cultura in questo senso sia importante e possa essere fondamentale. Come ben sa, quando parliamo di paesaggio non parliamo solo di estetica, ma si entra anche in relazione con l'ambiente, quindi con i temi legati ai cambiamenti climatici, se è vero che entro il 2050 ci dobbiamo aspettare un innalzamento dei mari di 20 centimetri e se pensiamo anche a tutti i fenomeni di dissesto idrogeologico che si vanno aggravando nelle parti interne del nostro Paese. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) abbiamo destinato a questo solo il 3 per cento delle risorse; mi lasci dire che potevamo fare di più, soprattutto riguardo alle attività di manutenzione programmata, preventiva e ordinaria. Sa bene che sono numerose le critiche mosse dai professionisti del comparto rispetto agli annosi problemi del settore: non si tratta solo di un'assenza di pianificazione e di fondi per la gestione ordinaria, ma di carenza di personale, prospettata sospensione delle attività di archeologia preventiva, come denunciano alcuni professionisti in un articolo de «il Fatto Quotidiano» del 19 maggio (quindi è recentissimo), perenne esternalizzazione dei servizi e assenza di un'attività di mappatura completa. Sa bene che lo stringente cronoprogramma del Governo per mettere in campo gli appalti green rischia di mettere in difficoltà gli organismi che già si trovano sotto organico e sono colpiti da una riforma della loro organizzazione (quella del 2014) che ha fortemente penalizzato la loro efficienza e la loro efficacia. Non si tratta quindi di fare barricate, tuttavia, signor Ministro, le chiedo quali iniziative intenda assumere in merito al prossimo decreto-legge semplificazioni, tenuto conto del principio costituzionale della tutela del patrimonio, e quali iniziative intenda intraprendere al fine di risolvere queste annose criticità e i gravi problemi riferiti all'organizzazione e alla carenza di organico, soprattutto all'interno delle sovrintendenze. PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro della cultura . Signor Presidente, ringrazio la senatrice Montevecchi perché ha posto i temi veri del personale senza bisogno di aggressioni di o di insulti e questo credo sia già un fatto positivo. È evidente che, in riferimento all'esigenza che il PNRR comporta di rispettare i tempi per non perdere i finanziamenti, in questi giorni stiamo discutendo di procedure di velocizzazione e semplificazione che saranno oggetto di un provvedimento che il Consiglio dei ministri approverà in un tempo sufficientemente breve. In quella discussione ho ben chiaro - e ringrazio la senatrice Montevecchi per averlo ricordato in questa sede - che i principi della tutela sono scritti e stabiliti all'articolo 9 della Costituzione: siamo l'unico Paese ad avere tra i principi fondamentali la tutela del patrimonio storico e artistico e del paesaggio della Nazione. Pensiamo alla lungimiranza dei Padri costituenti, che scrissero più di settant'anni fa il principio della tutela del paesaggio. In nome di quel principio e in forza anche di una legislazione italiana molto forte che risale agli Stati preunitari, poi a quella del 1939 e poi appunto alla Costituzione, dal punto di vista sia delle norme sia della presenza capillare sul territorio attraverso le soprintendenze, si è fatta un'operazione importante di tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. È chiaro che poi il Parlamento potrà discutere, perché ovviamente il decreto-legge verrà sottoposto alla discussione parlamentare. Sono assolutamente disponibile e sto collaborando perché ci sono procedure che velocizzano, rendono più agevole e tolgono gli intoppi per rispettare i tempi, ma in generale, perché bisogna dare risposte alle istanze del mondo produttivo e dei cittadini, senza però indebolire i principi di tutela. Su questo credo che all'interno del Governo stiamo raggiungendo un equilibrio che il Parlamento potrà valutare. Stiamo ragionando anche di misure straordinarie, come ad esempio l'ipotesi che per le opere del PNRR ci sia una soprintendenza unica nazionale che vale per le opere che attraversano le competenze territoriali di più soprintendenze, come capita per una grande infrastruttura o per quelle che superano un determinato valore, sempre nell'idea di rendere più veloce senza indebolire i principi di tutela. Esiste naturalmente il problema del personale. So che su questo abbiamo opinioni diverse, ma credo che la riforma delle sovrintendenze ne abbia agevolato il lavoro, perché prima ne esistevano tre (per i beni archeologici, per i beni architettonici e per i beni artistici) che intervenivano sullo stesso bene, spesso con sedi in città diverse e con pareri diversi, mentre a seguito della riforma c'è un'unica sovrintendenza che dà un'unica risposta al cittadino e alle imprese che fanno domanda, avendo al proprio interno le competenze in tutti questi settori. C'è poi un problema di personale: ha parlato del concorso per 500 funzionari, il Dipartimento della funzione pubblica bandirà a breve una selezione per 250 funzionari di area terza per questo Ministero e soprattutto è stato introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento il principio del corso-concorso per i dirigenti tecnici del Ministero, che è già stato bandito dalla Scuola nazionale dell'amministrazione e dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali. Esistono quindi un tema di personale e uno di regole: li affronteremo tutti, cercando di difendere il principio costituzionale di tutela cui tutti siamo tenuti. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Montevecchi, per due minuti. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, mi dichiaro parzialmente soddisfatta. Sono lieta che il Ministro stia dichiarando pubblicamente di avere a cuore i temi della tutela e che farà tutto il possibile per trovare una sintesi tra questa esigenza, garantita dalla nostra Carta costituzionale, e quella di un cambio di paradigma e di una transizione ecologica. Non sono soddisfatta, signor Ministro, perché non sono assolutamente convinta che la riforma delle sovrintendenze abbia portato aspetti positivi, ma non sono io a dirlo, bensì gli operatori stessi che operano ogni giorno in tutti i cantieri all'interno delle sovrintendenze. Le chiedo quindi di fare un ulteriore sforzo e di leggere con attenzione l'articolo che richiamavo de «il Fatto Quotidiano», ma anche quanto scrive oggi Andrea Carandini, presidente del FAI, in un intervento in cui le pone in modo molto chiaro, sintetico, ma incisivo, alcune questioni, tra cui anche quella della sovrintendenza nazionale. Più ci si allontana dal territorio, più a mio avviso si perdono i poteri di controllo su di esso. Non c'è bisogno di barricate, ma di trovare con animo sereno, pensando al bene di questo Paese e del suo patrimonio artistico e paesaggistico, una quadra tra le esigenze di un cambio di paradigma in una direzione di ecologia e di decarbonizzazione e la tutela della nostra bellezza, perché anche quello è un diritto. PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, nel ringraziarla per essere intervenuta prontamente, tuttavia vorrei rinforzare le motivazioni che l'hanno indotta ad intervenire durante l'esposizione della senatrice Corrado, perché voglio che sia lasciato agli atti che non è possibile utilizzare in quest'Aula le espressioni che la senatrice ha usato, che vanno assolutamente al di fuori del contenuto dell'interrogazione formulata al ministro Franceschini, ma soprattutto sono accuse infamanti, a mio avviso gravi, che voglio stigmatizzare. È stato detto, infatti, che il ministro Franceschini avrebbe costruito tutta la sua carriera politica su uno scambio di favori, in relazione a scambi di interessi personali. Penso che questa cosa sia grave: non è una giustificazione il fatto che questo avvenga quando le telecamere possono dare più risalto; resta comunque e sempre, sia quando ci sono le telecamere, sia quando non ci sono, il limite da non travalicare in quest'Aula, che è quello di fare offese diffamatorie, come in questo caso. La prego quindi, signor Presidente, di estendere questa mia richiesta di stigmatizzazione alla Presidente del Senato. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Ferrari, sicuramente sarà informata la Presidenza. CORRADO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (Misto) . Signor Presidente, desidero semplicemente far presente che non ho associato, come dice il collega, la carriera del Ministro a quella situazione. Ho detto che solo un Paese in cui ci sono una cronica mediocrità e un cronico provincialismo può ribaltare i valori al punto di trasformare la politica da servizio a una questione di rapporti personali e di scambio di favori. Era un'affermazione di ordine generale, non accetto l'interpretazione distorta che ne dà il collega. PRESIDENTE . Senatrice Corrado, in ogni caso ha chiarito il suo pensiero. Ricordo comunque che, come sempre, ciascuno poi si assume la responsabilità di quanto afferma in Aula o fuori da essa. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (Misto) . Signor Presidente, da alcune settimane i viticoltori di Cirò, nel crotonese, territorio di antichissima tradizione vitivinicola, hanno lanciato l'allarme riguardo al Parco eolico denominato Timpe di Muzzunetti, che dovrebbe prevedere pale alte 200 metri nel cuore dei vigneti della DOC Cirò, a pochi passi dal mare, con impatto gravissimo sulla pianura del Fego e sulla valle del Lipuda, dove la bellezza del paesaggio viticolo è ormai da anni meta di appassionati enoturisti. Dal 2003 ad oggi il progetto è stato modificato più volte e ha ottenuto diverse proroghe dalla Regione Calabria; l'ultima, nel 2018, permette di installare quattro aerogeneratori entro il 2021. Orbene, i tre parchi eolici già esistenti hanno inferto una grave ferita al territorio a Nord del Neto, punteggiato anche da pale isolate, sparse senza regole, e da mostri generati da un'edilizia incontrollata che suggella con il non finito il disordine urbanistico e l'incapacità di immaginare modelli di sviluppo che non prevedano l'utilizzo del cemento e il consumo di suolo. A fronte dell'ennesimo attentato al territorio, però, c'è stata una sollevazione della comunità cirotana, solidale con i viticoltori, perché conscia dei gravi rischi per le 50 cantine attive e per la fiorente economia del territorio, dove la crescente attività enoturistica nella qualità del paesaggio è un fondamentale elemento di attrazione, oltre alla qualità organolettica dei vini. I viticoltori non chiedono che il rispetto delle leggi già esistenti, signor Presidente: il quadro territoriale regionale paesaggistico (QTRP) del 2016, le linee guida nazionali sulle energie rinnovabili, l'articolo 9 della Costituzione e dunque il codice dei beni culturali del paesaggio, la normativa nazionale e regionale che regolamenta l'energia eolica in contesti riconosciuti di agricoltura di pregio, di paesaggi agrari consolidati e di produzioni agroalimentari di qualità. Proprio ieri il Consiglio regionale calabrese e quello comunale di Cirò Marina hanno preso posizione contro la realizzazione del parco eolico. Mi compiaccio per queste prese di posizione, ma l'attenzione deve restare massima e gli orientamenti espressi devono tradursi in atti concreti per la definitiva tutela dei distretti di pregio. In un territorio che vede ancora oggi tanti giovani emigrare, lo slancio di fiducia di chi vuole restare, pur tra mille difficoltà, per amore della propria terra, non sia umiliato da interessi privati che, oltre a una irrimediabile devastazione, null'altro lasceranno al territorio. FLORIS (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei tornare sulla questione della continuità territoriale. Come avevo già illustrato in un precedente intervento sul decreto-legge n. 45 del 2021 sui trasporti e le grandi navi, il bando di gara svolto per garantire i collegamenti tra Arbatax e la terraferma, nella linea Civitavecchia-Arbatax-Cagliari, è andato deserto. Il collegamento con l'Ogliastra è garantito per il mese di giugno e, da notizie stampa, apprendiamo che a luglio non ci sarà più. Invito pertanto la Presidenza a sollecitare una risposta all'interrogazione n. 4-05288 che abbiamo presentato per capire quali siano le reali intenzioni del Governo, se davvero intende tenere parte della Sardegna isolata dall'Italia, oppure se pensa che il collegamento con Cagliari sia sufficiente per assicurare la continuità territoriale navale nella linea Civitavecchia-Arbatax-Cagliari, che, saltando Arbatax, diventerebbe Civitavecchia-Cagliari. Il Porto di Arbatax verrebbe tagliato fuori dai collegamenti marittimi di continuità territoriale, con la perdita di un'importante attività portuale e di posti di lavoro che attualmente vengono occupati. Credo che non interessi, ai sardi perlomeno, se a garantirlo sia la compagnia Tirrenia o altra. Sono convinto che il servizio debba essere garantito, anche se rappresenta un onere per lo Stato. Peraltro, è una spesa che va messa a regime per un servizio continuativo di continuità territoriale. Confido in una pronta risposta dal Governo per trovare una soluzione definitiva al problema. TRENTACOSTE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, la Sicilia soffre un problema gravissimo nella gestione dei rifiuti, aggravato dall'imminente chiusura della discarica di Lentini, in provincia di Siracusa, che resta in esercizio solo grazie a continue proroghe. Eppure il presidente Musumeci era stato avvisato del rischio saturazione di quel sito e della necessità di conferire fuori dall'isola, come da avviso pubblico bandito dal Dipartimento acqua e rifiuti, a conferma del fallimento delle politiche della sua Giunta, che verrà pagato a caro prezzo dai siciliani. La discarica di Lentini, oggi in amministrazione controllata, è stata gestita da Antonino e Salvatore Leonardi, rinviati a giudizio lo scorso 21 dicembre con l'accusa di aver creato un sistema di illecito smaltimento di rifiuti provenienti da oltre duecento Comuni siciliani, finalizzato all'esclusivo perseguimento di utili attraverso convenzioni con gli enti locali. Nessuna emergenza improvvisa, quindi, nessuna crisi delle ultime settimane. Il tanto decantato piano dei rifiuti non è servito a nulla. Basti pensare che, per ovviare all'attuale situazione, il Presidente della Regione Sicilia nei giorni scorsi avrebbe rispolverato l'idea dannosa e obsoleta di ricorrere agli inceneritori. Al contempo, si insiste sull'utilizzo delle discariche già esistenti, come quella di Cozzo Vuturo, nell'ennese, un impianto che, come denunciamo da anni, ha già mostrato i suoi limiti, dai rischi per l'ambiente a quelli per la salute dei cittadini di Enna e Calascibetta, causati dagli sversamenti di percolato che, inquinando i corsi d'acqua e la falda idrica a valle, compromettono il buon nome di un comprensorio agricolo di qualità. In questo scenario si inquadra la surreale vicenda dell'impianto di compostaggio di Dittaino, sempre nell'ennese, su cui ho presentato una specifica interrogazione per capire come mai un impianto di proprietà pubblica, finanziato interamente con risorse pubbliche, che risolverebbe i problemi del trattamento dei rifiuti organici di un'intera provincia, possa essere stato svenduto per ripianare i debiti dell'Ambito territoriale ottimale (ATO) di Enna, che ammontano a oltre 200 milioni, risultato di una scellerata gestione clientelare da parte della politica locale. Il caso ennese è solo l'esempio a me più vicino di come la questione rifiuti sia stata affrontata senza una visione di insieme. In Sicilia non occorrono inceneritori, ma piuttosto puntare all'obiettivo europeo del 65 per cento di raccolta differenziata e del 10 per cento come soglia massima da inviare in discarica. Vanno incentivati sempre più i comportamenti virtuosi in linea con i principi dell'economia circolare. Infine, occorre potenziare la rete di raccolta differenziata attraverso la creazione di hub dedicati al recupero dei rifiuti plastici e tessili, come previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, trasformando un problema in un'occasione di sviluppo, creando posti di lavoro e ponendo la Sicilia all'avanguardia nel settore del recupero. La transizione ecologica passa anche attraverso queste buone pratiche. (Applausi) . DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il mio intervento di oggi vuole portare all'attenzione di quest'Assemblea un danno ambientale causato dai fenomeni di piena e dalle correnti del Tevere, che hanno riversato alla foce di quello che era il biondo fiume tonnellate di rifiuti, che trasformano un paesaggio unico e suggestivo in un ambiente di degrado e pericoloso. Nonostante i periodici interventi di polizia a carico delle amministrazioni locali, i risultati sono veramente limitati, sia nel tempo sia nella quantità di rifiuti smaltiti. Vorrei sensibilizzare il Ministro della transizione ecologica per tutelare il delicato equilibrio di tutto quell'ambiente naturale che è la foce del Tevere, fra il X Municipio, Ostia e Fiumicino, un ambiente che ovviamente, come tutti sappiamo, è anche una risorsa per il turismo locale. Vorrei quindi semplicemente conoscere - e su questo ho presentato anche un'interrogazione qualche giorno fa - quali sono le intenzioni del Ministro, ribadendo in quest'Aula questo dramma ambientale, perché la foce del Tevere è davvero un ambiente molto delicato. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 25 maggio 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 25 maggio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 16,19) . Allegato A Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 988 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 988: sugli articoli 2, 3 e 4, il senatore Totaro avrebbe voluto esprimere un voto di astensione; sugli articoli 10 e 11, il senatore D'Alfonso avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale, la senatrice Nugnes avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Airola, Alderisi, Balboni, Barachini, Battistoni, Bellanova, Berutti, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Simone, Bossi Umberto, Bottici, Botto, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Donno, Evangelista, Floridia, Galliani, Gallone, Giacobbe, Iori, Iwobi, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Ortis, Petrocelli, Pichetto Fratin, Pinotti, Pucciarelli, Quagliariello, Ronzulli, Rossomando, Segre, Sileri, Sudano, Vaccaro, Vallardi, Vono e Zaffini. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Sbrollini, per attività della 7ª Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Morra, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Biti, Endrizzi e Tosato. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Sbrollini, per attività della 7ª Commissione permanente; Morra, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Biti, Endrizzi e Tosato. Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza la senatrice Garavini, in sostituzione del senatore Faraone, dimissionario. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori De Petris Loredana, Errani Vasco, Grasso Pietro, Laforgia Francesco, Ruotolo Sandro, Buccarella Maurizio Modifica all'articolo 49 del testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in materia di organizzazione della società concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale (2232) (presentato in data 18/05/2021); senatori Mallegni Massimo, Caliendo Giacomo, Dal Mas Franco, Vitali Luigi, Modena Fiammetta Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di tutela del diritto di proprietà sulla casa (2233) (presentato in data 18/05/2021); senatore Mallegni Massimo Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in materia di servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale (2234) (presentato in data 18/05/2021); senatori Fedeli Valeria, D'Alfonso Luciano, Astorre Bruno, Boldrini Paola, Ferrazzi Andrea, Iori Vanna, Laus Mauro Antonio Donato, Manca Daniele, Pinotti Roberta, Rojc Tatjana, Rossomando Anna, Stefano Dario, Vattuone Vito Modifica del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, in materia di superamento del precariato nelle amministrazioni pubbliche (2235) (presentato in data 18/05/2021); senatori L'Abbate Patty, Santillo Agostino, Pesco Daniele, Licheri Ettore Antonio, Fenu Emiliano, Turco Mario, Castellone Maria Domenica, De Lucia Danila, Lanzi Gabriele, Naturale Gisella, Puglia Sergio, Lupo Giulia, Di Girolamo Gabriella, Mautone Raffaele, D'Angelo Grazia, Lomuti Arnaldo, Gaudiano Felicia, Pellegrini Marco, Perilli Gianluca, Santangelo Vincenzo, Castiello Francesco, Pirro Elisa, Airola Alberto, Presutto Vincenzo, Mantovani Maria Laura, Pavanelli Emma, Leone Cinzia, Evangelista Elvira Lucia, Ricciardi Sabrina, Lorefice Pietro, Trentacoste Fabrizio, Gallicchio Agnese, Vanin Orietta, Corbetta Gianmarco, Pisani Giuseppe Disposizioni in materia di transizione ecologica, per il contrasto all'aumento dei gas serra fluorurati, provenienti dalla refrigerazione commerciale (2236) (presentato in data 19/05/2021); senatori Montevecchi Michela, Airola Alberto, Corbetta Gianmarco, De Lucia Danila, Donno Daniela, Lanzi Gabriele, Maiorino Alessandra, Nocerino Simona Nunzia, Pavanelli Emma, Pisani Giuseppe, Romagnoli Sergio, Trentacoste Fabrizio, Vanin Orietta, Mantero Matteo, Di Girolamo Gabriella, Bottici Laura Disposizioni in materia di assistenza sanitaria nella fase finale della vita (2237) (presentato in data 19/05/2021); senatori Binetti Paola, Saccone Antonio, Minuto Anna Carmela, Stabile Laura, Papatheu Urania Giulia Rosina, Mallegni Massimo, Aimi Enrico, Ferro Massimo, Tiraboschi Maria Virginia, Malan Lucio, Serafini Giancarlo, Rizzotti Maria, Riccardi Alessandra, Marin Raffaella Fiormaria, Doria Carlo, Lunesu Michelina, Rivolta Erica, Floris Emilio, De Poli Antonio Istituzione della Giornata nazionale per i Rare Sibling (2238) (presentato in data 19/05/2021); senatori Paroli Adriano, Mallegni Massimo Disposizioni in favore della mobilità sostenibile stradale e ferroviaria a zero emissioni, attraverso lo sviluppo dell'idrogeno (2239) (presentato in data 19/05/2021); senatori Candura Massimo, Augussori Luigi, Calderoli Roberto, Casolati Marzia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Pepe Pasquale, Pirovano Daisy, Riccardi Alessandra Delega al Governo per la disciplina della normativa pensionistica del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico (2240) (presentato in data 20/05/2021); senatori Vallardi Gianpaolo, Doria Carlo, Bergesio Giorgio Maria, Sbrana Rosellina, Rufa Gianfranco, Zuliani Cristiano Disposizioni sulla promozione e valorizzazione della dieta mediterranea (2241) (presentato in data 20/05/2021); senatore Augussori Luigi Modifica alla legge 9 gennaio 2019, n. 3, in materia di rilascio e pubblicazione dei certificati penali dei candidati alle competizioni elettorali (2242) (presentato in data 20/05/2021). Inchieste parlamentari, deferimento E' stata deferita, in sede redigente, la seguente proposta d'inchiesta parlamentare: alla 6 a Commissione permanente ( Finanze e tesoro ) : Marino, Faraone, Garavini, Cucca, Sbrollini, Bonifazi, Carbone, Conzatti, Ginetti, Grimani, Magorno, Nencini, Parente, Renzi, Sudano e Vono - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore del gioco pubblico in Italia e sul contrasto del gioco illegale", previ pareri della 1 a , della 2 a , della 5 a e della 12 a Commissione permanente ( Doc . XXII, n. 32). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro della cultura, con lettera in data 17 maggio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto del Ministro della cultura, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, relativo alla ripartizione per l'anno 2021 dello stanziamento iscritto nel capitolo 2570 della Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali nello stato di previsione del Ministero della cultura (n. 259). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione. Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, con lettere in data 17 maggio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina dell'avvocato Ugo Patroni Griffi a Presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale (n. 86) e la proposta di nomina del dottor Andrea Agostinelli a Presidente dell'Autorità di sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio (n. 87) Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, le proposte di nomina sono deferite alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà i rispettivi pareri entro 20 giorni dall'assegnazione. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento. Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Orientamenti strategici per un'acquacoltura dell'UE più sostenibile e competitiva per il periodo 2021 - 2030 (COM(2021) 236 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 19 maggio 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il Regolamento (UE) 2016/1628 per quanto riguarda le disposizioni transitorie per alcune macchine munite di motori nell'intervallo di potenza tra 56 kW e 130 kW e superiore a 300 kW al fine di far fronte agli effetti della crisi della COVID-19 (COM(2021) 254 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 14 luglio 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 10 a e 14 a . Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 14 al 20 maggio 2021) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 106 AIMI ed altri: sulla distruzione di monumenti progettati da architetti italiani degli anni '30 in Albania (4-05129) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) BARBARO: sulla morte dell'ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci in Congo (4-04967) (risp. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ) BARBARO, RAUTI: sulla morte del procuratore militare che indagava sull'omicidio dell'ambasciatore italiano Attanasio e sui rischi per il personale diplomatico in Congo (4-05052) (risp. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ) BORGONZONI ed altri: sui mancati investimenti nelle officine di manutenzione rotabili di Trenitalia di Bologna e Rimini (4-04838) (risp. GIOVANNINI, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ) D'ARIENZO ed altri: sul congedo di paternità per i dipendenti pubblici (4-05365) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione ) DI MICCO ed altri: sull'esito del concorso interno per marescialli delle forze armate bandito nel 2018 (4-02490) (risp. GIOVANNINI, ministro della difesa ) IWOBI ed altri: sulla morte del procuratore militare che indagava sull'omicidio dell'ambasciatore italiano Attanasio (4-05040) (risp. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ) LANNUTTI ed altri: sulla morte in Colombia di Mario Carmine Paciolla (4-05193) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) Mozioni Atto n. 1-00369 MARIN BINETTI SAPONARA LUNESU DORIA BERGESIO PIANASSO CANTU' ALESSANDRINI TESTOR FERRERO PISANI Pietro FREGOLENT ZAFFINI RAUTI MARINELLO RIZZOTTI STABILE SICLARI PISANI Giuseppe BARBARO FLORIS MAUTONE - Il Senato, premesso che: il lockdown e, in generale, le restrizioni della libertà e la situazione di emergenza hanno fortemente inciso sul benessere psichico della popolazione. In quest'ultimo anno, secondo i dati riportati dall'ISTAT, i disturbi mentali sono aumentati sensibilmente, la percentuale di popolazione che ha presentato patologie depressive è passata dal 6 per cento nel 2019 al 17,3 per cento nel 2020, così come la percentuale di popolazione che ha riferito di soffrire di ansia, passata dall'11,1 per cento nel 2019 al 20,8 per cento nel 2020. L'AIFA riporta che durante la pandemia la vendita di antidepressivi è aumentata del 18 per cento. Tra i soggetti maggiormente colpiti ci sono sicuramente i bambini ed in particolare gli adolescenti, dai dati emersi dall'indagine "I giovani ai tempi del Coronavirus", condotta da IPSOS per "Save the Children" gli adolescenti dicono di sentirsi stanchi (31 per cento), incerti (17 per cento), preoccupati (17 per cento), irritabili (16 per cento), ansiosi (15 per cento), disorientati (14 per cento), nervosi (14 per cento), apatici (13 per cento), scoraggiati (13 per cento); secondo uno studio della Società Italiana di Psichiatria (SIP), pubblicato su "Bmc Psychiatry", nella prima ondata della pandemia COVID-19 nel nostro Paese sono state ridotte le attività dei Servizi di salute mentale, per cui il 20 per cento dei centri ambulatoriali è rimasto chiuso e il 25 per cento ha ridotto gli orari di accesso. Tutte le attività hanno avuto una significativa diminuzione, come i consulti psichiatrici ospedalieri (meno 30 per cento), le psicoterapie individuali (meno 60 per cento), le psicoterapie di gruppo e gli interventi psicosociali (meno 90/95 per cento), il monitoraggio di casi in strutture residenziali (meno 40 per cento). E ancora, il numero dei posti letto negli SPDC degli ospedali è sceso del 12 per cento, a causa della conversione in unità per pazienti positivi al COVID, o per garantire una maggiore distanza fisica per i pazienti; tale situazione mostra chiaramente come il problema della salute mentale si sia acuito nell'ultimo periodo, comportando un netto aumento delle richieste di aiuto e di supporto e come la risposta a tale situazione sia stata chiaramente inadeguata; secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) la depressione rappresenta la principale causa di malattie e disabilità a livello globale. In Europa, i cittadini affetti da tale problematica di salute mentale sono più di 35 milioni. In Italia la situazione riflette il medesimo trend . Gli effetti di questa situazione non ricadono unicamente sull'individuo, ma sull'intera comunità. I disturbi psichici, infatti, hanno un impatto pesante sulla durata della vita e sulla sua qualità, con gravi ripercussioni sul piano personale, affettivo-familiare, socio-relazionale e lavorativo; l'OMS ritiene che la prevenzione e la tutela della salute mentale siano strettamente correlate alla capacità di comprendere e riconoscere i sintomi e i segni premonitori dei disturbi. Questo soprattutto alla luce del fatto che, secondo l'Organizzazione, il 10-20 per cento di bambini e adolescenti nel mondo soffre di problemi mentali e che la metà di questi comincia all'età di 14 anni; a livello mondiale, il suicidio è diventato la seconda causa di morte tra i 15 e i 29 anni e lo stesso vale per l'Italia, dove interessa soprattutto i giovani tra i 15 e i 24 anni, come riportava l'ospedale pediatrico "Bambino Gesù" di Roma nel 2019; in Italia, la salute viene riconosciuta come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. È un diritto riconosciuto dalla Carta costituzionale (articolo 32, primo comma, della Costituzione) ed in questo senso il contenuto del diritto alla salute appare come diritto sociale fondamentale, essendo intimamente connesso al valore della dignità umana: diritto a un'esistenza degna e rientra nella previsione dell'articolo 3 della Costituzione; nella Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (CRC), il termine salute ricorre in diversi passaggi del testo, dal Preambolo agli articoli specifici (artt. 18, 23, 24, 25, 26, 27), in cui si evincono i diritti da garantire alle persone di minore età sul piano del loro pieno sviluppo e benessere psico-fisico, della promozione della salute fisica e mentale, della parità di accesso ai servizi, della garanzia di adeguati sistemi di assistenza e protezione e in definitiva del riconoscimento del diritto di ogni fanciullo a raggiungere un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale; la salute mentale ha le sue radici nell'infanzia, a partire dal concepimento, si svolge lungo tutto l'arco dell'età evolutiva. Invero, la ricerca scientifica mostra come la maggior parte dei disturbi psichiatrici che si evidenziano in età evolutiva, se non sono adeguatamente e tempestivamente individuati e trattati, permangano anche in età adulta, con evidenti conseguenze sulla salute dei soggetti affetti e delle loro famiglie, con inevitabili ricadute sulla società nel suo complesso; è indispensabile, quindi, programmare interventi di promozione della salute mentale degli adolescenti coinvolgendo contesti scolastici, educativi e sociali, in modo da contenere la fase di disagio psicologico che può essere considerato fisiologico, ma che potrebbe evolvere, a seconda di una serie di fattori concatenati, in disturbi; caposaldo della legislazione nazionale in tema di salute mentale è la legge 13 maggio 1978, n. 180, nota anche come «legge Basaglia», dal nome del suo promotore, lo psichiatra Franco Basaglia. Tale legge ha disposto la chiusura degli ospedali psichiatrici (cosiddetti manicomi); a completamento di tale percorso sono state poi emanate le leggi n. 9 del 2012 e n. 81 del 2014, che hanno decretato il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG). Nel 2017 si è completata la chiusura di tutti e 6 gli OPG italiani. Gli OPG sono stati sostituiti dalle REMS (Residenze per le misure di sicurezza), strutture sanitarie residenziali con non più di 20 posti letto; a tutt'oggi, però, la legge Basaglia non ha avuto integrale applicazione, poiché presenta diverse criticità. Invero, tale legge si è limitata a trasferire alle regioni le funzioni amministrative concernenti l'assistenza psichiatrica, non fornendo alcuna precisa indicazione operativa, non avendo fissato modi e tempi di applicazione e, soprattutto, non avendo previsto sanzioni in caso di inadempimento. Tutto ciò ha comportato la disapplicazione della legge e l'applicazione difforme del dettato normativo e, dunque, un quadro assolutamente disomogeneo tra regione e regione. Ancora oggi, a 43 anni dall'entrata in vigore della presente legge, l'attuazione rimane disomogenea; il fulcro dell'organizzazione territoriale è rappresentato dal Dipartimento di salute mentale (DSM), che include tutte le strutture e i servizi adibiti alla cura, all'assistenza e alla tutela della salute mentale nel territorio. I servizi compresi nel DSM sono: i centri di salute mentale (CSM), i servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC), le strutture semiresidenziali, le strutture residenziali di lungo-assistenza e residenzialità; come riportato da uno studio della Società italiana di psichiatria, le risorse riservate alla malattia mentale non sono sufficienti rispetto ai numeri del fabbisogno. L'Italia risulta al ventesimo posto in Europa come numero di psichiatri che lavorano nel comparto pubblico e come spesa per la salute mentale. In Italia si investe solo il 3,5 per cento del budget della sanità per il settore della salute mentale, a fronte di medie del 10-15 per cento di altri grandi Paesi europei. Questo significa lasciare i servizi privi di personale: attualmente si riscontra un deficit di operatori che va dal 25 al 75 per cento in meno dello standard ; i centri di salute mentale non sono equamente distribuiti. In alcune regioni, per via delle razionalizzazioni e degli accorpamenti, vanno ulteriormente riducendosi di numero, insistendo su aree estese e popolazioni sempre più numerose. Molte volte sono aperti per fasce orarie ridotte, ad eccezione di alcune realtà regionali, 8-12 ore al giorno per 5 giorni alla settimana. Frequente è la riduzione alle sole visite ambulatoriali, limitatamente a mere prescrizioni farmacologiche; per quanto concerne la dotazione dei posti letto nel sistema pubblico di salute mentale, l'effetto della legge n. 180 e del «Progetto Obiettivo per la tutela della Salute Mentale 1994-96» (decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile del 1994), con il quale veniva fissato per le regioni italiane il parametro di riferimento di 10 letti per 100.000 abitanti, è stato quello di collocare il nostro Paese all'ultimo posto per dotazione di posti letto psichiatrici per 100.000 abitanti, a fronte di un livello medio europeo quasi 7 volte maggiore (66). Detta distribuzione di posti letto risulta poi fortemente disomogenea tra Regione e Regione: si va da un minimo di 3.5 posti letti per la Basilicata a 16.9 posti letto nella Provincia di Bolzano; il servizio sanitario per la salute mentale è poi completato da una rete di circa 2.000 strutture residenziali e 850 semi residenziali, che offrono rispettivamente 50 e 30 posti letto per 100.000 abitanti sul territorio: si tratta di strutture generalmente piccole di 13 e 18 posti per struttura. Anche per queste strutture si ha una forte diseguaglianza nella distribuzione regionale: si va da un minimo di 30 posti per 100.000 abitanti in regioni come la Campania e la Calabria, ad un massimo di 180/200 posti in regioni come la Liguria e la Valle d'Aosta; un dato allarmante riguarda anche l'assistenza ai più giovani: in Italia ci sono solo 325 posti letto di neuropsichiatria infantile. Dunque, solo un terzo dei bambini e degli adolescenti che hanno bisogno di un ricovero in neuropsichiatria infantile per un disturbo psichiatrico acuto riescono ad essere ricoverati effettivamente in questo reparto; il comparto pubblico di salute mentale, dunque, è incapace di soddisfare la domanda di coloro che sono affetti da tali disturbi, e che sono dunque costretti, se ne hanno le possibilità economiche, a rivolgersi a strutture private, sobbarcandosi l'intero costo delle cure; la questione maggiormente rilevante è quella relativa alla mancanza di un'adeguata assistenza alle famiglie e ai pazienti, quando il malato non è consenziente. In questa situazione, la persona non riconosce di avere bisogno di cure e, di fatto, le famiglie non hanno gli strumenti per costringerla a farlo, in quanto si tratterebbe di una violazione della libertà del soggetto. La conseguenza diretta è che il malato spesso non viene sottoposto ad alcun tipo di psicoterapia, né di terapia farmacologica, andando incontro a una cronicizzazione del problema; tutto ciò causa una situazione insostenibile per le famiglie, che devono far fronte a tutte le conseguenze legate alla convivenza con la persona affetta dal disturbo, che non riguardano soltanto l'ambito sanitario, ma anche la sfera sociale, giudiziaria e legislativa. A ciò si aggiunge l'incolumità personale: in presenza di un disturbo di personalità grave, oppure schizofrenia, il malato, infatti, può avere delle reazioni violente nei confronti dei familiari stessi; tale inadeguatezza desta particolare preoccupazione nell'ambito della salute mentale in adolescenza, ove dovrebbe esserci un'attenzione specifica, con risposte rapide ed efficaci. In questa fase di sviluppo è particolarmente rilevante prevedere una diagnosi tempestiva e una presa in carico multidisciplinare e continuativa nel tempo, con servizi adeguati e coordinati; nel mese di gennaio 2019, è stato istituito un tavolo tecnico sulla salute mentale presso il Ministero della salute; nel mese di aprile 2019, è stato presentato alla Camera dei deputati, a cura di Fondazione "Onda", un Manifesto dal titolo «Uscire dall'ombra della depressione», patrocinato dalla Società italiana di psichiatria e dalla società italiana di neuropsicofarmacologia, da Progetto Itaca e Cittadinanza attiva alla presenza di parlamentari di Camera e Senato, appartenenti a tutti gli schieramenti; nel 2020 a cura della Fondazione Onda hanno avuto luogo 11 incontri regionali con l'obiettivo di declinare i punti del Manifesto a livello locale sensibilizzando le Autorità regionali; il Ministro della salute con la circolare del 23 aprile 2020, n. 14314, è intervenuto sul tema delle attività assistenziali e le misure di prevenzione e controllo nei Dipartimenti di salute mentale e nei Servizi di neuropsichiatria infantile dell'infanzia e dell'adolescenza, fornendo indicazioni da utilizzare nella fase 1 dell'emergenza sanitaria. La circolare è un segno di attenzione del Ministero alle tematiche della salute mentale, ma necessita di essere seguita da altre e più incisive azioni in questo campo; il problema dell'inadeguatezza del sistema di assistenza psichiatrica in Italia c'è, ed è stato ampiamente dibattuto, in diverse sedi, come dimostrato dal susseguirsi di incontri istituzionali sul tema. Si riscontra l'inidoneità del vigente sistema sotto diversi profili: quello delle risorse, del sottodimensionamento delle strutture pubbliche, della diseguaglianza nella distribuzione di posti letto tra le regioni, impegna il Governo: 1) ad adottare iniziative volte a prevenire qualsiasi forma di discriminazione ed esclusione nei confronti delle persone con disagio e disturbo mentali, con particolare riferimento a determinanti contesti sociali, come l'ambito familiare, la scuola, gli ambienti di lavoro, promuovendo campagne di sensibilizzazione della popolazione, volte ad aumentare il livello di consapevolezza e di corretta informazione della collettività in materia; 2) ad adottare iniziative per potenziare la ricerca scientifica, in modo da individuare le cure e le combinazioni terapeutiche più efficaci e innovative per il trattamento delle patologie in esame; 3) ad adottare iniziative volte a garantire strutture adeguate per i malati che hanno bisogno di trattamenti a lungo termine, in un'ottica di diritto alla cura e alla protezione del malato; 3) ad aggiornare il Piano nazionale salute mentale (PANSM) prevedendo un approccio che sia in grado di garantire: accessibilità, presa in carico, continuità delle cure, personalizzazione del progetto, percorsi a differente intensità assistenziale, in rapporto ai bisogni di cura; 4) ad adottare iniziative per potenziare, in collaborazione con le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, la rete dei servizi sanitari dedicati alla salute mentale, territoriali e della medicina generale e specialistica, nell'ambito della programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali; 5) a considerare la salute mentale quale obiettivo prioritario nell'ambito del PNRR prevedendo, inoltre, adeguate risorse per i Dipartimenti di salute mentale, in sede di riparto della disponibilità finanziarie per il servizio sanitario nazionale; 6) ad assumere iniziative, per quanto di competenza, per implementare i servizi territoriali in un'ottica di prevenzione del disagio, che evidenzi i bisogni e gli strumenti, con il coinvolgimento di tutti gli interlocutori, specialisti, psichiatri, neuropsichiatri, psicologi, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, e anche insegnati e famiglie nonché associazioni di pazienti. Interrogazioni Atto n. 3-02534 DE FALCO Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il comma 1 dell'art. 133 del codice dell'ordinamento militare (decreto legislativo n. 66 del 2010) prevede che: "Il Comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto è nominato tra gli ufficiali in servizio permanente effettivo appartenenti al Corpo delle capitanerie di porto con il grado di ammiraglio ispettore, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della difesa, sentito il Capo di stato maggiore della difesa, e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti"; il comma 2 prevede, inoltre, che: "Al Comandante generale del Corpo delle capitanerie di porto, a decorrere dalla data di assunzione dell'incarico, è conferito il grado di Ammiraglio Ispettore Capo, in sovrannumero rispetto alle dotazioni organiche, e senza determinare vacanza organica nel grado inferiore. Il Comandante Generale rimane in carica per almeno due anni e, ove raggiunto dal limite di età, è richiamato in servizio d'Autorità fino al termine del mandato"; nel febbraio 2021, il primo reparto del comando generale ha diramato il ruolo degli ufficiali delle Capitanerie di porto dal quale si evince che sono in servizio permanente effettivo 6 ammiragli ispettori, mentre la tabella 2 dell'art. 1136- bis , comma 1, del codice dell'ordinamento militare ne prevede 4; in data 16 maggio 2021 sul sito internet "sassate" è stato pubblicato l'articolo di Guido Paglia dal titolo "Difesa, non si trova il Capo di Gabinetto, in compenso c'è bagarre su chi dovrà guidare le Capitanerie di Porto"; relativamente all'imminente nomina del nuovo comandante generale delle Capitanerie di porto, si legge che al Ministro in indirizzo sarebbe stata inviata una terna di nomi di ammiragli ispettori del Corpo, per scegliere il successore dell'ammiraglio ispettore capo, Giovanni Pettorino, il quale, compiendo 65 anni, andrà tra poco in pensione; considerato che: il criterio di scelta dovrebbe basarsi su elementi obiettivi e predeterminati come l'aver svolto incarichi di comando nel grado richiesto, aver acquisito esperienze nella direzione di uffici centrali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti o della difesa; la norma non prevede che venga predisposta alcuna elencazione di nomi, né tantomeno che siano esclusi coloro che pure hanno i requisiti di grado, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della notizia riportata dal sito "sassate", se questa corrisponda al vero, e in caso positivo chi abbia fornito la rosa dei nomi, a quale titolo e in base a quali criteri siano stati scelti i tre indicati ed esclusi tutti gli altri; quali siano i motivi per i quali, a fronte di 4 ammiragli ispettori previsti dalla tabella 2 dell'articolo 1136- bis del codice dell'ordinamento militare, attualmente vi siano 6 ammiragli ispettori, oltre il comandante generale che, quando assume il grado di ammiraglio ispettore capo, non determina una vacanza organica nel grado inferiore; per quali motivi non si sia fatto ricorso all'istituto della riduzione quadri al fine di contenere il ruolo nei limiti previsti dalla tabella; quale vantaggio ricavi l'amministrazione dal tenere 2 ammiragli ispettori in sovrannumero, tenuto conto che il Corpo conta non più di 8.000 militari in servizio permanente, con un rapporto, non ideale, di meno di 1.300 uomini per ogni ammiraglio ispettore, ovvero meno di 500 uomini (e donne) per ognuno dei 23 ammiragli in forza al Corpo. Atto n. 3-02535 GRANATO ANGRISANI ABATE CRUCIOLI DI MICCO MARILOTTI MORONESE MININNO ORTIS Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che, in sede di conversione in legge al Senato del decreto-legge n. 44 del 2021, è stato approvato un emendamento del Partito democratico (10.27 nel fascicolo della Commissione), a prima firma del senatore Rampi, che parifica ai fini legali, per l'accesso ai concorsi nelle amministrazioni pubbliche, la laurea in scienze delle religioni (LM-64) con scienze storiche, scienze filosofiche e antropologia culturale ed etnologia; valutato che: in questo modo, dunque, si consente ai laureati in scienze delle religioni di insegnare le discipline italiano, storia e geografia nelle scuole secondarie di primo grado, e le discipline storia e filosofia nei licei e italiano e storia negli istituti tecnici e professionali; a parere degli interroganti, l'equiparazione legale è la conclusione di un percorso determinato, grazie al quale si rendono più "invitanti" le iscrizioni degli studenti, attualmente in calo, nei corsi di laurea presso le facoltà delle università pontificie: difatti, frequentando il biennio in scienze delle religioni in un'università statale italiana, si può legittimamente ambire ad entrare nella scuola statale come insegnante di italiano, storia o filosofia; il passaggio da un corso di laurea universitario riconosciuto dalla Santa Sede ad un corso di laurea magistrale statale in scienze delle religioni sembra essere, infatti, piuttosto semplice: ad esempio, l'università "Roma Tre", nel regolamento didattico, prevede che i laureati in facoltà approvate dal Vaticano debbano siano sottoposti, per l'accesso alla frequenza, ad "una valutazione globale del titolo universitario posseduto e del relativo curriculum di studi", rispettando comunque il possesso dei minimi crediti formativi nei settori scientifico-disciplinari (art. 4 del regolamento didattico del dipartimento degli studi umanistici per l'anno accademico 2019/2020, in relazione al corso di laurea magistrale in scienza delle religioni classe LM-64); dalla normativa, dunque, sembra che con un semplice colloquio si possa essere ammessi al corso di laurea magistrale; combinando, dunque, questa ipotesi con la parificazione legale del titolo di studio ex lege , a parere degli interroganti, si sta creando una pericolosissima commistione tra ordinamento universitario statale ed ecclesiastico, che ha come fine ultimo il favorire l'accesso di questi laureati, necessariamente vicini agli ambiti ecclesiastici, nell'organico dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fornire il numero complessivo dei candidati ammessi alla frequenza del corso di laurea magistrale in scienze delle religioni già in possesso di titoli di studio universitari rilasciati da facoltà approvate dalla Santa Sede presso l'università "Roma Tre", a partire dall'anno accademico di istituzione del corso di laurea magistrale LM-64 presso tale ateneo, nonché di eventuali altri casi analoghi negli atenei pubblici in cui siano stati attivati analoghi corsi di laurea, onde avere contezza circa il "peso" percentuale di tale provenienza sul totale degli studenti iscritti. Atto n. 3-02537 CORRADO GRANATO ANGRISANI LANNUTTI Ai Ministri della cultura e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: un articolo di Luca Monaco pubblicato su "la Repubblica" il 14 maggio 2021 ("Colpo grosso alla Rai, quadri falsi al posto di opere di Guttuso, Carrà, e Rosai. Dipendenti infedeli nel mirino degli inquirenti") e ripreso il giorno seguente da varie testate nazionali ("Alla Rai rubano i quadri di Guttuso e Rosai: dipinti spariti nel nulla dalla sede di viale Mazzini e sostituiti con copie" su "Infosannio", e "I dipinti spariti nel nulla dalla sede di viale Mazzini (e sostituiti con copie)" su "lanotiziagiornale"), ha diffuso la notizia della scomparsa, dalla sede romana della RAI in viale Mazzini, di almeno una decina di dipinti di quotati artisti contemporanei (Carrà, De Chirico, Guttuso, Rosai); la Procura avrebbe aperto un'inchiesta, al riguardo, a marzo 2021, nell'ipotesi che dipendenti infedeli abbiano sostituito copie agli originali per potersene impossessare e poi venderli, arrivando al punto di sottrarre anche la riproduzione di "Vita nei campi" di Giorgio De Chirico, già rubato e sostituito da una copia anni addietro; la RAI, che vanterebbe un patrimonio di dipinti, litografie, arazzi e sculture del valore di circa 100 milioni di euro, affidato alle cure del direttore canone e beni artistici, Nicola Sinisi, avrebbe costituito un comitato tecnico-scientifico proprio allo scopo di procedere alla catalogazione delle opere, evidentemente mancante. Consta agli interroganti, però, che questo comitato esista già dal 2020, indizio di una comunque tardiva presa di coscienza del rischio corso; considerato che: il coinvolgimento di alcuni direttori di musei pubblici nel citato comitato ha origine, verosimilmente, dalla competenza professionale loro riconosciuta ma soprattutto dall'essere responsabili di prestigiosi spazi espositivi, spesso essi stessi qualificabili come musei (si pensi ad esempio agli Uffizi), ospitanti le principali collezioni pubbliche di manufatti di interesse artistico; lo Stato possiede, tuttavia, moltissime opere d'arte di tipologia e cronologia disparate che, invece di essere allestite in musei e gallerie o custodite nei loro depositi, sono allocate nei palazzi di rappresentanza distribuiti in Italia e nel mondo: edifici governativi, sedi di ministeri, ambasciate, istituti italiani di cultura eccetera; grazie ad una cessione temporanea in comodato, decine di opere d'arte statali furono esposte, nel terzo quarto del Novecento, sui transatlantici italiani che all'epoca solcavano i mari di tutto il mondo; dopo la dismissione e lo smantellamento delle grandi navi, quelle opere sono state restituite al competente Ministero per i beni e le attività culturali e depositate, pare, nei depositi sotterranei del complesso di San Michele a Ripa grande, sede di molta parte degli uffici centrali del Ministero della cultura; considerato inoltre che: il 9 febbraio 2020, sulla scia di quanto segnalato nel saggio di Dania Mondini e Claudio Lojodice "L'affare Modigliani" e dopo aver chiesto l'attivazione di un registro nazionale dei falsi attribuiti all'artista livornese (istanza rimasta inevasa), la prima firmataria del presente atto chiese ufficialmente a tre direzioni generali del Ministero "se esistano, da chi siano stati redatti, da chi siano tenuti e aggiornati gli elenchi delle opere d'arte di proprietà statale presenti negli uffici di rappresentanza sul territorio nazionale e all'estero"; a distanza di 15 mesi, la Direzione generale musei, la Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio e la Direzione generale educazione e ricerca non hanno ancora riscontrato l'istanza e la seconda ha tenuto lo stesso contegno anche rispetto alla richiesta del 12 febbraio 2020 di: "informazioni circa l'elenco dei manufatti artistici custoditi nel deposito (...) dove sono riuniti gli oggetti a suo tempo ceduti in comodato ai transatlantici italiani attivi intorno alla metà del XX secolo e negli anni successivi"; dell'esistenza di "elenchi", presso il Ministero della cultura, e di verifiche periodiche della consistenza e delle condizioni di conservazione di questo cospicuo patrimonio "diffuso", gli interroganti hanno, ad oggi, solo notizie informali. Desta tuttavia grande preoccupazione il fatto che l'ultimo controllo puntuale risalirebbe a circa 20 anni fa e avrebbe rivelato ammanchi significativi, specialmente in capo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; se così fosse, l'aggiornamento degli "elenchi", la loro corretta tenuta, la verifica ad intervalli regolari e ragionevolmente ravvicinati della sussistenza dei singoli elementi di quel patrimonio e del loro stato costituirebbe una priorità assoluta per il Ministero della cultura, un compito da assolvere ben prima di assecondare mediante il "prestito" dei propri dirigenti museali le tardive preoccupazioni della RAI nei confronti del trascurato compendio di manufatti artistici di proprietà dell'azienda, si chiede di sapere: se il Ministro della cultura possa confermare la partecipazione dei direttori di alcuni tra i maggiori musei statali italiani al comitato tecnico-scientifico istituito in RAI a causa dei furti richiamati e precisare a che titolo costoro, designati da chi e se remunerati o meno, siano stati autorizzati a diventare membri di quel consesso; se, inoltre, non colga un problema di opportunità nel vedere quei nomi accostati ad un soggetto rinviato a giudizio per falso, nel 2020, per certe "temerarie" autentiche di opere di Gino De Dominicis; se sia in grado di riferire in merito all'esistenza dei citati "elenchi" e alle loro caratteristiche, circa la periodica verifica di eventuali ammanchi e l'aggiornamento delle liste (in Italia e all'estero), circa le condizioni di conservazione delle opere esistenti e i fondi impiegati per la loro manutenzione e restauro, ove necessari; circa i numeri e la natura degli ammanchi accertati nel tempo, le conseguenti denunce, le risultanze delle indagini e l'eventuale recupero dei manufatti scomparsi, nonché le precauzioni assunte per abbattere il rischio di sottrazioni ulteriori; se negli "elenchi" figurino manufatti artistici nei quali, posteriormente all'acquisizione al patrimonio pubblico, siano stati riconosciuti falsi, copie contraffatte o riproduzioni di opere originali; se i Ministri in indirizzo siano in grado di confermare che in occasione degli accertamenti condotti una ventina di anni fa risultarono mancanti molte opere d'arte di proprietà pubblica in capo al Ministero degli affari esteri, specificando di quante e quali opere d'arte si tratti e che cosa sia stato fatto per favorirne il recupero; se negli eventuali successivi controlli svolti presso lo stesso dicastero siano stati ugualmente riscontrati ammanchi e in quale misura. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02536 VERDUCCI ROSSOMANDO PARRINI STEFANO D'ALFONSO FEDELI PITTELLA RAMPI MARILOTTI D'ARIENZO ASTORRE BOLDRINI COLLINA COMINCINI FERRAZZI IORI ROJC TARICCO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: in occasione del 25 aprile 2021, anniversario della liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista e dal regime fascista, il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale per le Marche, come risulta dal sito internet istituzionale, ha inviato "agli studenti delle scuole marchigiane" una lettera scritta su carta intestata del Ministero dell'istruzione; la lettera afferma testualmente che la guerra civile di liberazione ha visto "un'Italia che si è fronteggiata per le rispettive ragioni, per i rispettivi sogni di cui era carica", mettendo asetticamente sullo stesso piano gli oppressori nazifascisti e i partigiani e i cittadini che hanno lottato per riconquistare la democrazia e la libertà; la missiva rivolta agli studenti invita, inoltre, al "superamento delle antitesi disperate, delle demonizzazioni reciproche, il riconoscimento per tutti nella propria storia", a giudizio degli interroganti distorcendo in modo esplicito, provocatorio e diseducativo la storia della liberazione italiana dal nazifascismo, in un tentativo inaccettabile di equiparare torti e ragioni storiche; tenuto conto che: i valori democratici e antifascisti, espressi dalla Costituzione della Repubblica italiana, sono a fondamento della scuola pubblica italiana e hanno le loro radici storiche nella Resistenza; il rispetto della Costituzione e dei suoi valori democratici e antifascisti è richiesto a tutti coloro che, in particolare chi ha ruoli di responsabilità, lavorano nella scuola pubblica e, in generale, nelle articolazioni dello Stato; lo studio della storia insegna il male intrinseco del fascismo e di ogni forma di totalitarismo, che si caratterizza per le violenze e le discriminazioni perpetrate; tra i compiti della scuola vi sono, tra gli altri, l'educazione al rispetto, alla pace, alla solidarietà; la conoscenza della libertà e della democrazia odierne ovvero delle relative origini storiche e civili; la trasmissione dei valori della Costituzione, così come previsto anche dalla legge 20 agosto 2019, n. 92, sull'insegnamento scolastico dell'educazione civica, in particolare di Costituzione e cittadinanza di cui all'articolo 4; considerato che: già in una precedente occasione relativa alla commemorazione dell'unità nazionale e delle forze armate del 4 novembre, il direttore dell'USR Marche si rese promotore di una lettera altrettanto grave e in contrasto con lo spirito dei valori costituzionali; per tale fatto, ebbe seguito l'atto di sindacato ispettivo 3-02069 del 10 novembre 2020 e un richiamo formale da parte del Ministro pro tempore dell'istruzione attraverso la richiesta di una relazione in merito; considerato inoltre che a giudizio degli interroganti la lettera rappresenta un grave sfregio ai valori della democrazia e alla Costituzione repubblicana per l'uso di una retorica ambigua, fuorviante, diseducativa rispetto alla memoria della liberazione, che non può presentare incertezze nella condanna del fascismo, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro intenda adottare al fine di stigmatizzare il comportamento negativo e reiterato del direttore generale dell'ufficio scolastico regionale per le Marche e quali provvedimenti intenda adottare nei suoi confronti, affinché sia rimosso da un ruolo per il quale, anche in questa occasione, ha dimostrato di non essere all'altezza, a tutela degli studenti e del compito educativo proprio della scuola. Atto n. 3-02538 ALFIERI ROJC ZANDA BITI CIRINNA' D'ARIENZO ROSSOMANDO BOLDRINI CERNO COMINCINI D'ALFONSO FEDELI FERRAZZI GIACOBBE IORI MANCA MARGIOTTA PINOTTI PITTELLA STEFANO TARICCO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, circa trenta cittadini europei, in particolare italiani, spagnoli e greci, sarebbero stati trattenuti per ore e anche diversi giorni in istituti di detenzione e poi espulsi dalle autorità di frontiera britanniche, perché non autorizzati a varcare la frontiera del Regno Unito; in particolare, il quotidiano "la Repubblica" intervista una giovane italiana, Marta Lomartire, recatasi a Londra per lavorare come ragazza alla pari presso suo cugino. La ragazza, poiché priva di visto lavorativo, è stata traportata in un centro di detenzione nelle vicinanze dell'aeroporto internazionale di Heathrow, dove, dopo averle sequestrato tutti gli effetti personali compresi i telefoni cellulari, è stata detenuta per cinque giorni, senza poter chiedere assistenza legale e poi espulsa. Nell'intervista la giovane Lomartire riferisce di essere stata detenuta con altri cittadini europei, tra cui un'altra giovane donna italiana; racconti analoghi sono stati riportati dal sito "Politico.eu" e dal quotidiano britannico "The Guardian" che parla della "drammatica ed umiliante esperienza subita negli ultimi mesi da cittadini europei". Secondo il predetto quotidiano, infatti, sarebbero stati detenuti e poi espulsi anche coloro che avevano un colloquio di lavoro. Inoltre, sempre secondo quanto riportato dai citati organi di stampa, tra il 10 e il 13 maggio, oltre dieci cittadini europei, non appena atterrati all'aeroporto di Gatwick, sarebbero stati trasportati nel centro di detenzione Yarl's Wood Immigration Removal Centre , un istituto situato nel Bedfordshire a due ore di macchina dallo scalo, dove si sarebbero verificati anche diversi contagi dovuti al virus da COVID-19; i racconti riportati destano particolare preoccupazione, basti solo pensare al caso di una giovane donna spagnola, che nonostante si fosse dichiarata pronta a prendere il primo aereo disponibile per fare ritorno nel suo Paese, sarebbe stata comunque trasportata e detenuta nel predetto centro Yarl's Wood , privata di documenti e cellulari, impossibilitata, dunque, a richiedere assistenza legale; il Premier britannico Boris Johnson, contattato dal quotidiano "la Repubblica", avrebbe dichiarato che "i cittadini europei sono nostri amici e vicini", ma si sarebbe rifiutato di commentare i diversi casi riportati dagli organi di stampa; sebbene il Regno Unito non faccia più parte dell'UE, quanto accaduto appare preoccupante, tanto più perché in controtendenza rispetto ad altri Paesi extra-UE, che hanno in genere relazioni diplomatiche meno fitte con i Paesi dell'Unione rispetto a quelle intrattenute dalla Gran Bretagna e che solitamente non richiedono l'obbligo del visto e spesso neanche il passaporto, ma semplicemente una carta d'identità valida per l'espatrio, si chiede di sapere: quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di chiarire con le competenti autorità britanniche i fatti esposti in premessa, nonché al fine di verificare se vi siano altri cittadini italiani detenuti in Gran Bretagna; se non ritenga, altresì, necessario ed urgente attivarsi presso le competenti sedi comunitarie, perché attraverso una comune iniziativa si avvii con il Governo britannico un percorso, che garantisca il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini europei, che si recano in Gran Bretagna e perché si ponga urgentemente fine alle detenzioni citate in premessa. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05498 ALESSANDRINI RUFA DE VECCHIS Ai Ministri dell'istruzione e della salute Premesso che: nei giorni scorsi la Regione Lazio ha inviato all'ufficio scolastico regionale (USR) le "linee guida per il benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere" e un webinar per il personale scolastico del Lazio sul tema delle "diverse sfumature dell'identità di genere e l'orientamento sessuale"; questa sorta di vademecum risultava essere stato redatto dagli specialisti psicologi dell'ospedale "San Camillo" di Roma; a seguito di ciò, il sottosegretario per l'istruzione Rossano Sasso ha chiesto conto dell'accaduto l'USR: "si è prodotto in una inaccettabile apertura sulla questione relativa all'identità di genere. Quello che si configurava come un semplice webinar, tra l'altro promosso da associazioni che hanno una smaccata connotazione politica, è stato trasformato in un evento-faro per tutti gli istituti del territorio, una sorta di base di riferimento da cui partire per poi magari declinare il tema con sfumature ancora più oltranziste"; in seguito, per lo scalpore destato, il documento è stato ritirato e il corso di formazione sospeso; l'azienda ospedaliera San Camillo ha subito negato ogni coinvolgimento e responsabilità. "Non esiste alcuna linea guida regionale sulla varianza di genere. L'Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, in accordo con l'Assessorato alla Sanità e Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, ha diffidato l'Istituto Metafora (SAIFIP) per avere inviato all'Ufficio Scolastico Regionale, senza alcuna autorizzazione e con il logo dell'Azienda Ospedaliera, il documento diffuso nel corso di un webinar", ha spiegato in serata l'assessore per la sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, e, conseguentemente il direttore dell'USR, Rocco Pinneri, ha sospeso il corso di formazione previsto per settembre; l'associazione "Family Day", tramite il suo leader Massimo Gandolfini, aveva già chiesto di "ritirare subito le linee guida inviate dalla Regione Lazio all'Ufficio scolastico regionale" trattandosi "di un documento intriso di ideologia, che dà per scontate controverse teorie sulla fluidità dell'identità", si chiede di sapere: come sia stata possibile l'ampia diffusione di documenti che dovevano unicamente costituire materiale di approfondimento per i docenti; se i Ministri in indirizzo intendano accertare le responsabilità dell'accaduto e quali iniziative si intendano adottare nei confronti dei responsabili e, soprattutto, quali misure verranno stabilite per evitare che in futuro vengano diffusi documenti delicati che devono rimanere riservati. Atto n. 4-05499 GASPARRI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: l'Accademia di belle arti di Roma è una delle maggiori istituzioni storiche del comparto dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica; nel mese di gennaio 2021 il Ministro in indirizzo ha provveduto a nominare nuovi membri del consiglio di amministrazione dell'Accademia di Roma: il dottor Giuseppe Carmine Soriero in qualità di "esperto" del Ministero dell'università e della ricerca; Soriero, già deputato del Partito democratico (nella XI, XII e XIII legislatura), è attualmente presidente in scadenza dell'Accademia di belle arti di Catanzaro; nel triennio 2019-2021 l'operato di Soriero all'Accademia di belle arti di Catanzaro è stato caratterizzato da un disordine interno senza precedenti, varie inadempienze del presidente, dai ritardi dei pagamenti per la didattica e degli emolumenti accessori del personale, a quelli per l'istruzione del bilancio d'esercizio degli ultimi due anni, fino all'assenteismo, all'ingerenza nei programmi didattici, e al mancato sostegno ai docenti riguardo l'acquisto di attrezzature utili alla didattica, che gli stessi docenti avrebbero provveduto a comprare di tasca propria per non arrecare pregiudizio agli studenti; sono, inoltre, numerosi gli ostacoli amministrativi e di governance che sono stati causati dal presidente Soriero, insieme al consiglio di amministrazione dell'Accademia di Catanzaro, che non ha adempiuto nei tempi ai pagamenti per la didattica aggiuntiva e agli emolumenti accessori per il personale tutto e che non ha espletato gli atti necessari all'istruzione del bilancio per tempo. Sembra dunque che il presidente Soriero non sia stato in grado di fornire, più in generale, risposte adeguate alle richieste dell'istituzione; la stampa locale ha dato grande risalto alla situazione di grave disagio e conflittualità, culminata nella sfiducia al presidente Soriero da parte di tutto il corpo docente nel mese di gennaio 2020 e nella conseguente richiesta di destituzione del presidente Soriero al Ministro dell'università; nel consiglio di amministrazione dell'Accademia di belle arti di Roma, inoltre, il rappresentante degli studenti è una studentessa che non risulta iscritta all'anno accademico in corso e che al momento della nomina da parte del Ministro in indirizzo aveva già perso la qualifica di "studente", mancando quindi il requisito necessario per la sua designazione in seno al consiglio, ossia la regolare iscrizione all'anno accademico in corso. La "studentessa" e una docente hanno inoltre partecipato in qualità di uditrici a numerosi consigli di amministrazione nell'accademia di Roma, senza averne titolo, precedentemente alla nomina del Ministro, influenzando con la loro presenza le deliberazioni del consiglio stesso, si chiede di sapere: quali siano state le ragioni per designare Soriero quale "esperto" del Ministero nel consiglio di amministrazione dell'Accademia di belle arti di Roma, prestigiosissima istituzione dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, nel mese di febbraio 2021, visto il pregresso di grave conflittualità con tutto il corpo docente dell'Accademia di belle arti di Catanzaro culminata in più denunce per grave diffamazione e per atti di grave abuso sporta da un docente di detta accademia nei confronti sia di Soriero, sia del suo legale, sia del consiglio di amministrazione dell'accademia nella sua totalità, indagini tuttora in corso; se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover annullare, in autotutela, il decreto di nomina del consiglio di amministrazione dell'Accademia di belle arti di Roma, individuando una personalità di comprovata autorevolezza e competenza in qualità di "esperto" del Ministero e di voler ripristinare la legalità chiedendo all'accademia di segnalare come rappresentante degli studenti uno studente regolarmente iscritto e di vigilare che ogni componente designato sia esente da ogni eventuale incompatibilità determinata da ragioni di grave inimicizia nei confronti dell'istituzione e dei colleghi che è chiamato a rappresentare. Atto n. 4-05500 AUDDINO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atto n. 4-05501 SANTANGELO FERRARA PRESUTTO TRENTACOSTE MONTEVECCHI PAVANELLI PELLEGRINI Marco CROATTI PIRRO RUSSO LOMUTI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: nel novembre 2020 la società Renexia (del gruppo Toto) ha presentato il progetto denominato Medwind Italia volto a realizzare una piattaforma eolica offshore al largo delle isole Egadi (Trapani). In particolare, il progetto prevede un grande parco eolico galleggiante formato da 190 turbine eoliche su piattaforme ancorate sul fondale dalle quali dovrebbero partire i cavi necessari per il trasporto dell'energia prodotta, per un'estensione totale di circa 18 milioni di metri quadrati di mare; sempre nel novembre scorso la società ha presentato apposita richiesta di concessione del demanio marittimo; attualmente l' iter progettuale, già posto all'attenzione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, si trova in fase preliminare in attesa della valutazione di impatto ambientale; a breve la società avvierà l'installazione di una boa ( flidar ), che consentirà le misurazioni necessarie, e provvederà all'effettuazione di rilievi geofisici ( survey ); considerato che, a fronte delle numerose rassicurazioni della società Renexia sulla bontà del progetto e del plauso di talune associazioni ambientaliste, diversi esperti e amministratori locali lamentano l'inadeguatezza della documentazione finora fornita sulla base della quale sono state espresse stime e previsioni sull'impatto ambientale del parco eolico, manifestando la necessità di procedere a studi più approfonditi a supporto dei dati divulgati; rilevato che: l'eolico rappresenta un fondamentale mezzo di produzione di energia rinnovabile. Tuttavia la realizzazione di ogni impianto, soprattutto di così ampia dimensione, deve tenere necessariamente in considerazione l'aspetto dell'impatto ambientale e le conseguenze per il territorio coinvolto; la collocazione geografica prescelta per la realizzazione di uno dei più grandi parchi eolici al mondo, segnatamente tra le isole Egadi e la Tunisia, rappresenta un tratto di mare dove si concentrano le maggiori attività del settore ittico. Sarebbe dunque necessario valutare con massima attenzione la concessione di questa smisurata porzione marina, per scongiurare il fatto che la realizzazione di questo impianto possa avere effetti devastanti per l'ecosistema, condizionare le rotte delle imbarcazioni civili e commerciali nonché restringere notevolmente il tratto di pesca disponibile; è noto agli interroganti che il graduale passaggio alle fonti rinnovabili rappresenta un obiettivo fondamentale per l'Italia, anche in virtù dell'accordo adottato alla conferenza di Parigi sul clima (Cop21) nel dicembre 2015. In taluni casi, però, le caratteristiche morfologiche e il settore economico prevalente di un determinato territorio potrebbero rendere preferibile una capillare realizzazione di impianti diffusi in luogo di grandi impianti eolici o fotovoltaici che impatterebbero in maniera decisiva sulle peculiari e uniche caratteristiche dei luoghi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, in sede di valutazione del progetto, intenda considerare le argomentazioni addotte dalle amministrazioni locali e dalle associazioni interessate; se non ritenga, nell'indefettibile percorso di transizione ecologica, di dover salvaguardare le caratteristiche e le peculiarità di ciascun territorio, preferendo una diffusione capillare degli impianti eolici, in luogo del maggiore impatto potenzialmente generabile da quelli di grande dimensione. Atto n. 4-05502 GASPARRI MALLEGNI Al Ministro dell'interno Premesso che: in questi giorni stanno aumentando i flussi di immigrati verso il nostro Paese e le organizzazioni non governative si stanno rendendo protagoniste, attraverso le loro navi, di numerosi trasporti di clandestini; nella scorsa Legislatura la 4a Commissione permanente (Difesa) del Senato approvò, all'esito di un'indagine conoscitiva, un testo (Doc. XVII, n. 9) che intendeva regolamentare l'azione delle organizzazioni non governative in merito al trasporto di clandestini nelle acque territoriali italiane e agli sbarchi nei porti e sulle nostre coste; l'applicazione di queste indicazioni aveva sensibilmente ridotto il flusso di clandestini e, con esso, i naufragi e le tragedie nel Mediterraneo; è stato più volte sollevato il problema che troppo spesso i trafficanti di persone approfittino della presenza delle imbarcazioni delle organizzazioni non governative per aumentare i loro trasporti certi che i clandestini vengano poi soccorsi e portati nei porti europei, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda ripristinare, da parte delle organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo, l'obbligo di condotte conformi alle prescrizioni varate dalla Commissione Difesa del Senato nel 2017. Atto n. 4-05503 GASPARRI Al Ministro della giustizia Premesso che: la dottoressa Lia Staropoli si occupa da sempre di operare per la diffusione di valori come la legalità, la giustizia ed il senso del dovere, a Limbadi in provincia di Vibo Valentia, roccaforte di una delle 'ndrine più potenti ed efferate d'Europa, fin da giovanissima componente del più grande movimento antimafia giovanile d'Italia "Ammazzateci Tutti", attualmente presidente dell'associazione nazionale "ConDivisa - Sicurezza e Giustizia", nonché autore del libro "La Santa Setta - Il potere della 'ndrangheta sugli affiliati e il consenso sociale sul territorio", già alla terza edizione, dedicato ai sacrifici delle donne e degli uomini delle forze dell'ordine, delle forze armate e dell' intelligence . Inoltre, è autrice di proposte di legge importanti contro la mafia, e cofondatore dell'Osservatorio per monitorare la mafia sui social network ; la dottoressa Staropoli ha sempre ricevuto gravissime minacce per la sua attività gratuita di sensibilizzazione su un territorio particolarmente difficile, ma dal 2016 è diventata costante bersaglio di minacce, insulti e atti persecutori da parte di persone che appartengono o sono vicine ad una particolare 'ndrina; l'interrogante si è occupato dell'esistenza di alcuni gruppi social contro di lei, fondati e gestiti da veri e propri componenti di famiglie della 'ndrangheta, autori di gravissimi reati, e della presenza su questi gruppi di minacce gravissime come "serve la sedia elettrica per la Staropoli", "Una palla conficcata nella nuca come in Cina", "La Staropoli vive tappata in casa, ha paura", "questa pazza (...) appena apre bocca la paliamo" (la massacriamo con una pala), "dovrebbe stare in paradiso". Ma anche insulti gravi, volgari e costanti: "lurida da caserma", affermazioni gravissime, che si protraggono ancora oggi e oggetto anche di una querela depositata in data 20 aprile 2021, che provengono, peraltro, da una persona già identificata e raggiunta da un decreto di ammonimento da parte del Questore di Vibo Valentia, pertanto perseguibili d'ufficio; la Procura di Vibo Valentia continua a proporre l'archiviazione, non ravvisando reati nelle condotte persecutorie, e, nonostante l'opposizione alla proposta di archiviazione con richiesta di prosecuzione delle indagini preliminari da parte dei legali della dottoressa Staropoli, dopo oltre un anno, non è stata ancora fissata l'udienza dal giudice per le indagini preliminari; anche il padre della dottoressa Staropoli, preso di mira dagli stessi soggetti, ha sporto querela, con successiva proposta di archiviazione da parte della Procura; anche in questo caso, nonostante l'opposizione all'archiviazione e la richiesta di prosecuzione delle indagini preliminari da parte dei propri legali, dopo oltre 4 anni, ancora per il procedimento penale che lo vede come parte offesa non vi è stata alcuna fissazione di udienza da parte del giudice per le indagini preliminari; nel dicembre 2016 il comitato per l'ordine e la sicurezza di Vibo Valentia ha disposto la vigilanza radiocollegata nei pressi dell'abitazione della dottoressa Staropoli; il 21 dicembre 2017 il questore di Vibo Valentia ha identificato e ammonito tre persone per atti persecutori ai danni della dottoressa Staropoli e del marito, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda e se non intenda attivare i propri poteri ispettivi per verifiche rispetto alla situazione descritta. Atto n. 4-05504 GARAVINI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: diversi organi di stampa, tra i quali "la Repubblica" e "la Nazione", hanno reso pubblico la tragica storia del capitano Angelo Andrea Capurro, morto per infezione da virus COVID-19 il 13 aprile 2021. Il capitano era responsabile della nave che partì il 2 aprile da Durban, Sud Africa, in direzione Singapore. Prima della sua partenza da Fiumicino, il signor Capurro, non vaccinato, effettuò due tamponi con esito negativo; il mercantile, che fa parte della compagnia "Italia Marittima" di Trieste del gruppo Evergreen, ovvero lo stesso gruppo della nave coinvolta nell'incidente nel canale di Suez nel marzo 2021. Data la mancata autorizzazione all'attracco, risulta all'interrogante che il porta container si troverebbe ad oggi ancora bloccato a poche miglia dal porto di Jakarta; secondo quanto riportato della figlia, il corpo del capitano sarebbe detenuto in una cella frigorifera "tra pezzi di carne e scarti di pesce"; egli non avrebbe ricevuto adeguate cure e tutele rispetto al contagio, alla luce dei fatti, avvenuto molto probabilmente sulla nave. Tale circostanza viene riferita dagli organi di stampa secondo i quali alle richieste di soccorso del signor Capurro non seguirono adeguate cure mediche e le lamentele circa il proprio stato di salute furono "minimizzate, se non ignorate". I fatti descritti pongono degli interrogativi sui comportamenti e sulle azioni posti in essere sulla nave a tutela della salute del capitano; la notizia appare essere ancor più drammatica se si considera che, sulla base delle informazioni fornite dai legali, non è possibile risalire neanche alla data precisa della morte, comunicata unicamente alla famiglia in data 13 aprile, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se abbiano già formulato le adeguate azioni per garantire la restituzione immediata del corpo ai familiari; se abbiano verificato le cause che portarono alla morte del signor Capurro e se sulla nave siano state apportate tutte le misure di assistenza indispensabili per scongiurarne la morte. Atto n. 4-05505 PRESUTTO RUOTOLO MORRA TRENTACOSTE DI PIAZZA PUGLIA MAUTONE ROMANO MONTEVECCHI VACCARO FERRARA CROATTI LANZI Al Ministro dell'interno Premesso che: l' escalation criminale che colpisce, in particolare, i quartieri della periferia orientale di Napoli con attentati dinamitardi, agguati, omicidi e ferimenti, rappresenta un'emergenza nazionale; l'11 maggio 2021, alle ore 23, come riportato da giornali e siti web , un ordigno lanciato dal cavalcavia della SS 162-Dir indirizzato verso la sottostante via Esopo, nel quartiere Ponticelli, feudo del clan XX, retto dai fratelli De Martino, ha danneggiato otto auto e solo casualmente non ha ferito o ucciso qualcuno; episodio analogo a quello avvenuto la notte tra il 9 ed il 10 maggio, sempre nel quartiere Ponticelli, quando l'esplosione di una bomba distrugge due auto nel cosiddetto Parco Topolino, così soprannominato perché era lì che viveva Carmine Sarno, fratello del boss dell'omonimo clan non più egemone dopo il pentimento del capo; nei quartieri Ponticelli, San Giovanni e Barra c'è paura tra abitanti, educatori e titolari di attività produttive: la sensazione è quella di una strategia di aggressione da parte dei clan per conquistare il territorio. I provvedimenti di lockdown hanno solo rimandato gli affari di chi con "stese" ed attentati esplosivi vuole imporre il controllo di strade, piazze e rioni per affermare la propria egemonia e accaparrarsi le attività illecite: spaccio di droga, estorsione e usura; considerato che: il 14 maggio 2021, associazioni, cooperative, educatori, formatori, chiesa, università, società civile, esponenti delle istituzioni e parlamentari si sono incontrati presso il Centro polifunzionale intitolato al 19enne Ciro Colonna (vittima innocente di camorra ucciso il 7 giugno 2016 in via Decio Mure Console Romano, ex Lotto 0 Ponticelli) ed hanno costituito il "Comitato di liberazione dalla Camorra". Si tratta di un tavolo permanente di consultazione per avviare una serie di iniziative di cittadinanza attiva; il Comitato chiede: 1) presenza quotidiana delle forze dell'ordine sul territorio; 2) attivazione delle telecamere di videosorveglianza; 3) scuole aperte d'estate e allestimento di campi per il contrasto alla povertà educativa per bambini e adolescenti; 4) recupero, riapertura ed attivazione di spazi sociali, culturali e sportivi; 5) varo del "Piano per il futuro", guardando al recente "Recovery Plan" con l'obiettivo di garantire un rilancio economico, sociale e culturale attraverso investimenti, nonché l'implementazione di un piano straordinario per il lavoro per arginare la deindustrializzazione, come nel caso dello stabilimento Whirpool; nonostante i numerosi blitz messi a segno dalle forze dell'ordine, ultimi in ordine di tempo quello del 17 maggio 2021, che ha determinato l'arresto di 37 esponenti del clan Rinaldi - Reale - Formicola e Silenzio, operanti proprio nella periferia est di Napoli, e quello che ha riguardato il centro storico con l'arresto di dodici esponenti del clan Sibillo, resta un clima di paura: i residenti non possono e non devono essere lasciati soli; l'emergenza criminalità non riguarda tuttavia soltanto la periferia di Napoli, ma anche altre aree della città nonché i comuni dell' hinterland . Basti ricordare quanto accaduto nel quartiere Fuorigrotta: il 15 marzo 2021 viene ucciso in via Leopardi il 77enne Antonio Volpe; il 26 marzo 2021 ulteriore omicidio in via Caio Duilio; il 30 aprile 2021 inseguimento tra scooter ed esplosione di numerosi colpi di arma da fuoco; il 19 aprile 2021 distruzione di un negozio in via dei Colli Aminei; considerato inoltre che, a parere degli interroganti: appare non procrastinabile l'esigenza di porre la massima attenzione su questi episodi per dare un'adeguata risposta agli abitanti sempre più provati ed impauriti; seppur importante non sembra sufficiente il progetto avviato con fondi regionali ed inerente l'installazione di un sistema di videosorveglianza su Napoli est: dodici telecamere, controllate dalle forze dell'ordine, che vigileranno sul territorio; si ritiene necessario avviare un'azione mirata sui territori delle periferie napoletane che deve concretizzarsi, oltre che con un aumento del presidio da parte delle forze dell'ordine, anche con un'azione di conoscenza e sensibilizzazione da condursi tra i giovani di quelle aree, oltre alla creazione di centri di aggregazione sportiva, culturale, eccetera, in grado di dare una valida alternativa ai ragazzi dei suddetti quartieri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda intervenire, in modo concreto e tempestivo, allo scopo di porre fine all' escalation di violenza che ormai da mesi logora le popolazioni delle aree periferiche di Napoli, generando un clima di paura e rendendo, quindi, invivibili dette zone. Atto n. 4-05506 MALAN Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: Autostrade per l'Italia S.p.A. (AspI) è di gran lunga il più grande concessionario autostradale d'Italia e tra i più grandi del mondo, essendo titolare nel nostro Paese della concessione, assegnata senza gara, di una rete di ben 2.857,5 chilometri e ricavi, nel 2017, di oltre 3.809 milioni di euro, assai più della metà del totale dei ricavi di tutto il settore in Italia; il margine operativo lordo (EBITDA) ha superato i 1.974 milioni con un risultato operativo di 1.279 milioni; per tali spettacolari risultati finanziari è stato determinante il calo degli investimenti e delle spese per manutenzione e controlli, in particolare dopo il 2011; ciò anche grazie all'aumento delle tariffe dal 2007 al 2019 del 30,9 per cento a fronte di un'inflazione che nello stesso periodo è stata del 14 per cento; durante i Governi Renzi e Gentiloni era stata ipotizzata una grande operazione, denominata road map , che avrebbe comportato un'ulteriore proroga ( contra legem ) della scadenza della concessione dal 2038 al 2042, un incremento annuo dei pedaggi del 2,5 per cento annuo, un valore di subentro da pagare a AspI nel 2042 di 5,7 miliardi di euro; il tutto con un incameramento di circa 23 miliardi di euro da parte del concessionario, giustificati principalmente dalla realizzazione della gronda di Genova, il cui costo era stimato dalla stessa AspI in poco più di 4 miliardi; a seguito del tragico crollo del "ponte Morandi", sul quale sono emerse in vari modi le gravi responsabilità del concessionario in merito al calo di manutenzione e controlli, gli Esecutivi che si sono succeduti hanno delineato una nuova strategia che esclude un'ulteriore proroga, peraltro esplicitamente vietata dalla legge, nessun valore di subentro, un risarcimento di 3,4 miliardi di euro per i danni determinati dal crollo di Genova, nuovi investimenti per circa 13,5 miliardi, revisione del piano economico-finanziario e vendita della società AspI, ora controllata da Atlantia, a Cassa depositi e prestiti; l'offerta presentata da CDP valuta che nel residuo periodo della concessione i flussi di cassa siano in grado di ammortizzare e remunerare un prezzo di acquisto di 9 miliardi di euro, il rientro da un debito pregresso di 10 miliardi, erogare il risarcimento di 3,4 miliardi per il ponte Morandi ed effettuare investimenti per 13,5 miliardi in nuove opere, oltre a coprire il rischio di causa per contenziosi in essere, per un totale di 35,9 miliardi di euro; rilevato che: andrebbe considerata la possibilità che lo Stato, invece di acquisire AspI attraverso CDP, revochi la concessione, come dal 2018 più e più volte auspicato da molti, anche esponenti di recenti governi e parte dell'attuale maggioranza, alla luce delle gravi inadempienze da parte della società concessionaria; in tale caso andrebbe corrisposto ad AspI un indennizzo, che, alla luce dell'articolo 35 del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, dovrebbe essere di circa 7 miliardi di euro, mentre applicando alla lettera la convenzione (dando per legittime tutte le sue parti nonostante le autorevoli opinioni contrarie e attribuendo allo Stato stesso la colpa del recesso nonostante le evidenze contrarie) ammonterebbe a circa 17 miliardi; in quest'ultimo caso, resterebbero a carico di AspI i danni provocati dal crollo del ponte Morandi e i relativi indennizzi; la stessa valutazione di CDP attesta che la residua durata della concessione, circa 18 anni, è in grado di garantire l'ammortamento e la remunerazione di 35,9 miliardi; pertanto, se lo Stato lanciasse una nuova gara per una nuova concessione della durata di 30 anni, la più comune per questo tipo di strumenti, cioè fino al 2051 o 2052, i flussi di cassa previsti potrebbero coprire investimenti vicini ai 50 miliardi di euro; la suddivisione, ad esempio in tre parti, Nord, Centro e Sud, della concessione attuale con AspI, le cui dimensioni sono irrazionali poiché assorbono oltre metà degli incassi del settore in Italia e costituiscono un ostacolo alla concorrenza, aprirebbe la partecipazione a un numero maggiore di concorrenti garantendo condizioni migliori per lo Stato e per gli utenti; ulteriori benefici potrebbero essere ottenuti con il metodo del canone di disponibilità, in cui il capitolato prevede le prestazioni che il concessionario deve garantire in cambio del canone che deve ricevere e le penali da pagare in caso di inadempienza, mentre gli incassi dei pedaggi vanno allo Stato ovvero a una sua agenzia che li può utilizzare per investimenti infrastrutturali nella stessa concessione, o in altre, o in altri modi ancora, ciò che consentirebbe una politica dei pedaggi e degli investimenti basata sul bene comune e non sulla, pur legittima, ricerca di profitto da parte del soggetto concessionario privato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda prendere in considerazione l'operazione, che comporterebbe la rescissione della convenzione in essere con AspI sulla rete attualmente gestita, e una gara d'appalto; in caso negativo, come possa giustificare uno svantaggio per lo Stato di una somma non inferiore a 12,9 miliardi di euro, ma che può superare i 30 miliardi, che in parte consistente va a beneficio di una società privata titolare di una concessione ottenuta senza mai aver dovuto passare per una procedura competitiva e che ha evidenziato una gestione estremamente insoddisfacente di un importante bene pubblico, nell'ambito della quale il solo crollo del "ponte Morandi" ha causato 43 vittime, l'evacuazione di 566 persone dalle proprie case, la chiusura di decine di attività economiche per un danno complessivo stimato da CDP in 3,4 miliardi, ma che potrebbe risultare ancora più ampio a consuntivo. Atto n. 4-05507 SANTILLO TRENTACOSTE CATALFO CAMPAGNA SANTANGELO PAVANELLI FERRARA NATURALE PELLEGRINI Marco LEONE ANASTASI CASTELLONE L'ABBATE PRESUTTO DELL'OLIO DI GIROLAMO MAUTONE MARINELLO PIARULLI ROMANO RUSSO DE LUCIA CASTIELLO LOREFICE CIOFFI QUARTO GARRUTI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: con il regolamento (UE) n. 1305/2013 del parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, fu stabilito che le risorse finanziarie del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il periodo 2014-2020 fossero ripartite tra uno Stato membro presentando un unico programma di sviluppo rurale (PSR) per l'intero territorio, oppure presentando una serie di programmi regionali, senza stabilire le modalità di ripartizione della dotazione nazionale del FEASR trai PSR regionali. Pertanto nel periodo 2014-2020, come per gli anni precedenti, le ripartizioni del FEASR degli Stati membri con i PSR delle Regioni sono state decise dagli stessi Stati; il successivo "regolamento transitorio", ossia il regolamento (UE) n. 2020/2220, che modifica il regolamento (UE) n. 1305/2013, ha stabilito la ripartizione per Stato membro delle risorse finanziarie del FEASR per gli anni 2021 e 2022. Il regolamento (UE) n. 2020/2220 non ha modificato le disposizioni del regolamento (UE) n. 1305/2013, relative alla ripartizione della dotazione nazionale del FEASR tra i programmi regionali, e pertanto le disposizioni del regolamento (UE) n. 2020/2220 si applicano anche durante il periodo di transizione, ovvero gli anni 2020-2021 (risposta n. P-000457/2021 di Juanusz Wojciechowski a nome della Commissione europea del 3 marzo 2021). Per assegnare le risorse relative al 2021 e 2022 gli Stati membri dovranno modificare i propri PSR e presentarli alla Commissione; considerato che: da un articolo pubblicato su "L'Informatore Agrario", n. 13/2021, dal titolo "Fondi per i PSR, scontro tra regioni sulla proposta del Mipaaf", si apprende che la ripartizione dello stanziamento attribuito all'Italia per il funzionamento della politica di sviluppo rurale nel corso del biennio 2021-2022 non sarebbe stata ancora presentata alla Commissione europea dopo oltre quattro mesi di lavori tra il Ministero, le Regioni e le Province autonome; il mancato accordo sarebbe dovuto all'interpretazione di una disposizione sancita nell'intesa raggiunta nella Conferenza Stato-Regioni del 16 gennaio 2014, dove si stabilì la divisione dei fondi PSR per il per il settennio a venire secondo il seguente modo: "i predetti criteri di riparto, si applicano unicamente alla programmazione 2014-2020"; le Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria considererebbero il biennio di transizione 2021-2022 come estensione della programmazione già sancita e non ci sarebbe la necessità di passare ai nuovi criteri; le rimanenti Regioni sono dell'opinione contraria e proporrebbero di abbandonare il metodo precedente e ripartire i fondi a disposizione riferendosi a "parametri oggettivi e quantificabili che rispecchiano il potenziale economico, ambientale, e socio-rurale del sistema agricolo"; poiché si tratterebbe di dividere in 22 quote (una al Ministero e 21 alle Regioni e alle Province autonome) ben 7 miliardi di euro tra fondi comunitari e nazionali, l'utilizzo di una scelta di ripartizione piuttosto che un'altra comporterebbe delle differenze economiche di diverse decine di milioni di euro tra le Regioni; dalle notizie ampiamente divulgate attraverso i media sembrerebbe che il Ministero avrebbe trovato una soluzione di compromesso tra le due posizioni, prevedendo l'applicazione di un criterio misto su base storica e oggettiva per il 2021- 2022 per poi partire con il 2023 con l'utilizzo dei soli criteri oggettivi; considerato inoltre che: la Commissione europea dovrebbe approvare entro il 1° maggio le richieste di modifica dei PSR e procedere poi all'assegnazione dei Fondi; se prevalesse la posizione del metodo proposto sarebbero penalizzate le regioni del Sud, che vivono già una situazione economica molto deficitaria a danno di numerose piccole e medie aziende agricole, soprattutto in un periodo così complesso come quello che stiamo vivendo, in cui la crisi pandemica sta colpendo fortemente l'economia del comparto agricolo, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per tutelare le Regioni in cui il riparto dei fondi con il metodo oggettivo andrebbe a causare danni, con particolare riferimento al Sud, dove l'economia è fortemente basata sull'agricoltura e sulla filiera agroalimentare; se intenda valutare la possibilità di aggiornare le quote di riparto dei fondi a partire almeno dall'anno 2022, preservando in questo modo la filiera di investimento e di processo del comparto agricolo già avviata per il biennio 2020-2021. Atto n. 4-05508 PAVANELLI LANZI ROMAGNOLI DE LUCIA PRESUTTO CROATTI QUARTO VANIN MAUTONE PELLEGRINI Marco MARINELLO FERRARA MONTEVECCHI TRENTACOSTE Ai Ministri della transizione ecologica e della salute Premesso che: il Comune di Terni ha inserito nel documento unico di programmazione l'intenzione di sviluppare il polo e il campus universitario nell'area di Pentima; parimenti, la Regione Umbria, nelle proposte presentate al Governo per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha inserito il progetto che prevede "la realizzazione di un Campus universitario" in località Pentima, a Terni, strettamente collegato con la realtà della grande impresa industriale nel campo della siderurgia; considerato che: Pentima è al centro di un sito di interesse nazionale per le bonifiche, cosiddetto "SIN Terni-Papigno", che ricopre un'area di circa 655 ettari, a circa tre chilometri dall'area di interesse ambientale delle Cascate delle Marmore ed è suddiviso in aree a rischio di contaminazione passiva e aree produttive sede di attività inquinanti, interessate da un rilevantissimo inquinamento da metalli pesanti, amianto in stato polverulento, idrocarburi, calciocianamide; il SIN Terni-Papigno rientra tra i 44 siti analizzati da "SENTIERI", lo Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio inquinamento curato dall'Istituto superiore di Sanità, che ha già ripetutamente osservato un eccesso di mortalità per tutte le cause e per tutti i tumori rispetto all'atteso per gli uomini e un eccesso di mortalità per tutti i tumori e per le patologie dell'apparato digerente per le donne; il campus universitario da realizzare si troverebbe, dunque, in una sorta di "Triangolo delle Bermuda" dell'inquinamento, perché a ridotta distanza dai forni elettrici e dagli altri impianti del polo siderurgico di Acciai Speciali Terni-TK, con il metal recovery accanto e le mega discariche sovrastanti di scorie, fanghi industriali e altri rifiuti speciali, qui con altre connesse e note gravissime questioni, tra cui il cromo esavalente (CrVI) pure nelle acque di falda; ARPA Umbria, anche se ufficialmente richiesto da alcune associazioni di tutela ambientale, non ha mai collocato a Pentima stazioni di rilevamento e deposimetri (che, per la salvaguardia degli oltre 2.000 dipendenti, dovrebbero essere permanentemente installati anche all'interno degli stabilimenti TK); nel quartiere residenziale di Prisciano, similarmente collocato alle stesse distanze di Pentima rispetto ai citati processi industriali, ARPA Umbria ha viceversa installato stazione e deposimetri, rilevando come sia elevata e talora insostenibile l'incidenza nell'aria e nei suoli di metalli pesanti, tipici marker dell'industria siderurgica locale (quali arsenico, cadmio, cromo, nichel, piombo); inoltre, è stata già accertata la contaminazione alimentare, con l'interdizione delle coltivazioni su tutta l'area di Prisciano, presumibilmente da estendere anche ad altre aree del "SIN Terni-Papigno", se gli organi di controllo vi attivassero le stesse indagini; la contaminazione da PCB- policlorobifenili (tipicamente emesso anche dai processi della siderurgia) costituisce un'altra grave criticità locale, emersa a circa 400 metri dal polo universitario; la presenza di tassi elevatissimi di alcuni metalli pesanti nelle deposizioni al suolo (deposimetri) rappresenta un fenomeno parimenti acclarato, si chiede di sapere se, alla luce di tale controversa pianificazione, i Ministri in indirizzo intendano avviare i necessari approfondimenti al fine di tutelare, oltre ogni ragionevole dubbio, la salute di docenti, discenti e personale universitario, persone che sarebbero evidentemente costrette a operare in area SIN certificata, ossia in una zona già fortemente ammorbata su ogni matrice interessata (aria, suolo, acqua), vista la progettualità di Comune e Regione. Atto n. 4-05509 VANIN PAVANELLI LANZI TRENTACOSTE GAUDIANO ENDRIZZI COLTORTI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: si apprende da notizie di stampa di questi giorni delle dichiarazioni del commissario uscente dell'Autorità dei sistemi portuali di Venezia in merito alle caratteristiche che dovrà avere il progettando terminal al di fuori della laguna di Venezia per accogliere le grandi navi ("Il Gazzettino Venezia", edizione di Mestre, 1° maggio 2021); in particolare le dichiarazioni della dottoressa Zincone sottolineano che il "nuovo porto di Venezia" dovrà avere "finalmente una veste dignitosa", dovrà essere un unico hub dove potranno attraccare nave di enormi dimensioni come "quelle cinesi pari o superiori a 8.500 teu (l'unità di misura dei container) sfuggite anni fa proprio per la difficoltà di arrivare a Marghera attraverso la bocca di porto e successivo canale per la riduzione del pescaggio. Con una perdita di fatturato drastica"; la dottoressa Zincone si spinge a dichiarare che "l'intenzione è quella di pensare a una struttura simile al canale di Suez. 24 metri di profondità che permette il transito a navi che pescano fino 20 metri. Ovviamente questo non lo si può fare che fuori dalla laguna", con il conseguente tema dei confini della laguna stessa; la dottoressa Zincone scandisce le fasi del percorso annoverando una prima fase, quella della presentazione delle ipotesi progettuali, che potrebbe concludersi entro fine anno; poi ci vorrà un altro anno per la presentazione dei progetti di fattibilità tecnica ed economica; a seguire la realizzazione, per cui, conclude, ci vorranno anni per avere un'opera funzionante; si tratterebbe, a parere degli interroganti, di affermazioni e dichiarazioni molto gravi, posta la delicatezza di un tema che è destinato a cambiare le sorti e il futuro di Venezia e della sua laguna, nonché le scelte a tutt'oggi in discussione e l'imminente gara prevista dal decreto-legge 1° aprile 2021, n. 45, recante "Misure urgenti in materia di trasporti e per la disciplina del traffico crocieristico e del trasporto marittimo delle merci nella laguna di Venezia", in corso di esame presso la Camera dei deputati; l'articolo di stampa prosegue riferendo che "Al Porto si inizia a pensare alle linee guida che dovrà avere il concorso internazionale di idee per la realizzazione di attracchi fuori dalla laguna"; riporta anche che è già "partito il bando per la progettazione di fattibilità tecnico economica per la realizzazione di un nuovo terminal crociere nel canale industriale nord, sponda nord di Porto Marghera, indetto dal Porto in febbraio, in ottemperanza a quanto stabilito dal Comitatone nel 2017, per il quale sono già stati stanziati oltre 936.000 euro e che prevede l'impegno di 41 milioni di euro". In merito occorre tuttavia precisare che nel corso del "comitatone" del 2017 si è svolta solo la discussione ma non vi è stata alcuna delibera in merito; inoltre, solleva il dubbio che quanto riferito sia in contrasto con il citato decreto-legge n. 45 del 2021, considerato che tale progetto su Marghera era previsto in un'ottica definitiva e non transitoria; sul punto la dottoressa Zincone risponde facendo riferimento ad una necessità di "ordine a Marghera" e sostiene che in Marittima vada fatto anche un ridisegno per l'accoglienza delle navi piccole e degli yacht di lusso; considerato che a breve riprenderà la stagione delle crociere e vi è il rischio che si faccia un passo indietro di 9 anni, prima del "decreto Passera-Clini", quando si ipotizzavano soluzioni transitorie, in attesa delle definitive, come lo scavo del canale Contorta, si chiede di sapere se quanto riportato dalla stampa corrisponda al vero e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per dare corso alle necessarie verifiche. Atto n. 4-05510 FLORIS LUNESU TOFFANIN Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il recente decreto-legge n. 45 del 2021, appena convertito in legge alla Camera e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale , ha affrontato temporaneamente anche il tema della continuità territoriale con la Sardegna, e altre isole; si tratta di servizi che lo Stato deve garantire, sostenendone l'onere, proprio per dimostrare che quei territori, le persone che vi vivono e quelle che intendono raggiungerli non sono discriminati rispetto al resto del territorio italiano raggiungibile da tutti, in alcuni casi anche in modo veloce; quello che risulta adesso è che dal 1° luglio non ci sarà il collegamento marittimo Civitavecchia-Arbatax, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda porre in atto per garantire il collegamento con tutta la Sardegna, posto che esso non può essere garantito ovunque in servizio di libero mercato, ma solo in regime di convenzione, con il sostegno economico dello Stato. Atto n. 4-05511 CORRADO GRANATO ANGRISANI LANNUTTI Ai Ministri della transizione ecologica, della cultura e del turismo Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: sussiste, ormai da tempo, un conflitto di interessi tra la maggior parte dei cittadini dell'Elba (Livorno), spalleggiati dalle amministrazioni locali in almeno tre Comuni su sette, e l'Autorità idrica toscana (AIT), la quale ha conferito all'Azienda servizi acquedotti (ASA) l'incarico di integrare le necessità idriche dell'isola, malamente servita dall'acquedotto esistente, con un dissalatore di grandi dimensioni, del costo stimato di oltre 15 milioni di euro, da farsi in località Pian di Mola di Capoliveri; la zona prescelta, che è l'unica apprezzabile pianura del territorio, nonché prestigiosa meta di turismo balneare stagionale conosciuta in tutto il mondo, si trova immediatamente a ridosso di uno dei tre siti della rete ecologica regionale (di cui alla deliberazione di Giunta regionale n. 34/2011) ricadenti parzialmente in territorio comunale: la zona umida di Mola, posta a livello del mare, dove molte specie di uccelli migratori e stanziali hanno trovato un ambiente ideale di riproduzione, tanto che essa è stata dichiarata area protetta e assoggettata alla normativa specifica (sito di interesse regionale IT5160101 "zone umide del golfo di Mola e di Schiopparello"); la zona umida protetta è affidata alla tutela dell'ente parco nazionale "Arcipelago toscano", che ha anche lo scopo statutario di "promuovere nuove attività produttive compatibili in settori innovativi a salvaguardia dei valori culturali tradizionali presenti nelle attività turistiche agro silvo pastorali zootecniche forestali nella pesca e nell'artigianato anche attraverso specifiche misure di incentivazione per le popolazioni residenti"; per evitare forzature "industriali" di varia natura, il Consiglio di Stato, con sentenza n. 4327/17, ha tuttavia esplicitato che la protezione deve essere estesa anche alle aree limitrofe a quelle dichiarate protette, qualora l'integrità di queste ultime possa essere pregiudicata dalle condizioni di quelle; considerato che: la sensibilità ecologica ha assunto negli anni, in Italia, un posto importante nelle decisioni della pubblica amministrazione e il Paese ha recepito nell'ordinamento nazionale, tra le altre, la direttiva 92/43/CEE "Habitat", finalizzata a "salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato"; la tutela degli interessi richiamati si fonda anche sul "principio di precauzione", stabilito dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e riconfermato dal decreto legislativo n. 152 del 2006, che deve trovare applicazione qualora un ente pubblico preposto alla certificazione di assenza di danno ambientale non possa escludere con certezza che questo non si verificherà in futuro; l'art. 6, par. 3, della direttiva "Habitat" indica infatti chiaramente che, sussistendo la probabilità o il rischio di effetti negativi su ecosistemi protetti, deve essere applicato il principio di precauzione (art. 191 del TFUE, in combinato disposto con l'art. 3- ter del decreto legislativo n. 152), ragione per cui le autorità nazionali competenti possono autorizzare qualsivoglia progetto "soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa"; valutato che: è diffusa la preoccupazione che l'installazione di un dissalatore ad appena qualche centinaio di metri dalla zona umida protetta comporti di per sé, oltre al pericolo concreto di inquinamento salino nelle immediate adiacenze e nei fondali più prossimi, dove sarebbe smaltita la salamoia (benché si tratti di un'area marina protetta e le correnti non siano in grado di assicurare la dispersione dei reflui fuori dal golfo di Mola), anche quello del trasferimento di sale nelle falde artesiane delle zone agricole interessate; in aggiunta, si paventa che il disturbo acustico continuo e di entità non trascurabile (dell'ordine di 70 decibel) causato dal funzionamento dell'impianto sarà non solo fonte di disagio per residenti e turisti ma soprattutto per la fauna fin qui indisturbata di quell' habitat , con la prevedibile conseguenza che la stessa verrà indotta ad abbandonarlo; sembra che a dispetto della normativa richiamata, dei compiti statutari di tutela dell'area affidatagli e del coinvolgimento negli interventi di recupero avviati a gennaio 2021 proprio nella zona umida di Mola, rientranti in un più ampio progetto di valorizzazione (si veda l'articolo "Avviata la riqualificazione e la conservazione della zona umida di Mola" su "Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile"), il parco nazionale abbia rilasciato alla Regione e all'ASA, nei mesi scorsi, dopo un iniziale parere contrario, un documento di asseverazione di assenza di danno ecologico alla fauna e alla vegetazione tipiche della zona, ritenendo che nel prossimo futuro non avverrà alcun deterioramento ambientale causato direttamente o indirettamente dal dissalatore e dalle opere accessorie (terrestri e marine) connesse; unito ai repentini nulla osta della Provincia, ad esempio, ma anche della competente Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio, l'atto in questione, rimuovendo l'ostacolo ecologico vincolante all'installazione dell'impianto di dissalazione, potrebbe risultare lesivo dell'interesse pubblico di salvaguardia dell'ecosistema, messo a rischio dai lavori di costruzione dell'impianto che la diffida presentata di recente dal Comune per difformità inerenti alla procedura di VIA (anche la VINCA sarebbe stata necessaria, in presenza di un'area marina protetta) non è riuscita a fermare, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non siano finalmente disposti a riconoscere inopportuna, oltre che basata su illiceità di ordine paesaggistico-ambientale e tecnico-amministrativo, la scelta, caldeggiata dalla Regione Toscana ma contestata da gran parte della popolazione dell'Elba, di costruire un mega dissalatore alle spalle di una delle più belle spiagge dell'isola, compromettendo il turismo stagionale che è la risorsa economica e occupazionale primaria degli elbani, l'agricoltura e l'ecosistema della limitrofa zona umida protetta e dei fondali di cala di Mola; se il Ministro della transizione ecologica non voglia, di concerto con la Regione, rivedere la strategia in atto per far fronte alle carenze idriche dell'isola, ripensando la rinuncia ad imbrigliare il cospicuo volume annuo di acqua piovana, risorsa che si aggiunge al quantitativo assicurato dalla condotta sottomarina che, partendo dal litorale toscano, serve l'Elba per circa metà del suo fabbisogno totale, o valutando l'ipotesi di noleggiare (nei soli mesi estivi) una nave provvista di dissalatore; se, in rapporto al costruendo dissalatore, evidentemente un "ecomostro" ingombrante, rumoroso, costosissimo e tuttavia mal concepito, perché del tipo a permeazione (o osmosi inversa) oggi superato da tecnologie più raffinate, non ritenga di voler sollecitare l'accertamento della paventata violazione del principio di precauzione e dei compiti di tutela del patrimonio ambientale in capo alle istituzioni nel territorio dell'isola d'Elba. Atto n. 4-05512 PARAGONE Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto-legge n. 34 del 2020, all'art. 195, ha stanziato 50 milioni di euro, integrati di altri 20 milioni di euro dall'art. 6- ter decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, corrente sotto la voce di "fondo per emergenze relative alle emittenti locali", per l'erogazione di un contributo straordinario in favore delle emittenti radiotelevisive locali, che si impegnano a trasmettere messaggi di comunicazione istituzionale relativi all'emergenza sanitaria all'interno dei propri spazi informativi; il contributo è erogato secondo i criteri previsti con decreti del Ministro dello sviluppo economico, contenenti modalità di verifica dell'effettivo adempimento degli oneri informativi, in base alle graduatorie per l'anno 2019 approvate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 2017, n. 146, "Regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali". I contributi del fondo vengono concessi sulla base di criteri che tengono conto del sostegno all'occupazione, dell'innovazione tecnologica e della qualità dei programmi e dell'informazione anche sulla base dei dati di ascolto; tali criteri, però, come rilevato anche nella segnalazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato Rif. n. S4073, inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ai Presidenti di Camera e Senato a al Ministro dello sviluppo economico, a seguito di un'istanza circostanziata dell'associazione REA (Radiotelevisioni europee associate), causerebbero una distorsione nella distribuzione delle risorse. Per effetto dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2017 è assegnato l'85 per cento dei contributi alle emittenti televisive, di cui il 5 per cento riservato alle comunitarie. L'80 per cento del fondo è ripartito per il 95 per cento alle prime 100 televisioni commerciali in graduatoria e appena il restante 5 per cento è assegnato dalla centunesima in poi. Alle radio è riservato il 15 per cento del fondo, di cui il 5 per cento alle radio comunitarie. Risultato di tale farraginoso calcolo è che: delle 1.000 emittenti che mediamente partecipano al bando, alle prime 100 spetta il 76 per cento delle risorse complessive, mentre il 24 per cento viene ripartito fra le restanti 900, con diverse percentuali. A ciò si aggiunga che oltre 400 emittenti sono escluse dal bando per insufficienza dei requisiti o per volontaria rinuncia risultando escluse anche da qualsiasi ristoro o sostegno economico, in un periodo di grave crisi economica causato dalla pandemia da COVID-19. L'AGCM rileva una violazione delle norme sulla corretta concorrenza del mercato che determinerebbe "una sperequazione nella distribuzione delle risorse tra emittenti che, nel caso delle imprese televisive commerciali, posizionandosi nella medesima zona della graduatoria (intorno alla centesima posizione), devono ritenersi caratterizzate da livelli di efficienza confrontabili. (...) Al fine di eliminare tale ingiustificata disparità di trattamento, garantendo al contempo una più efficace tutela del pluralismo dell'informazione, che la Legge n. 208/2015 espressamente richiama tra gli obiettivi di pubblico interesse da perseguire nella ripartizione delle risorse complessive del Fondo, l'Autorità ha auspicato che potrebbero prevedersi due porzioni da assegnare: l'una tra tutte le emittenti in possesso dei requisiti di ammissibilità, in misura proporzionale al rispettivo punteggio nella graduatoria complessiva, l'altra, in parti uguali tra le emittenti, avendo cura di assicurare a quest'ultima porzione di risorse un ammontare sufficiente a garantire un adeguato sovvenzionamento alle emittenti minori". Nella medesima segnalazione, l'AGCM auspica "una revisione delle disposizioni in materia di ripartizione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione in favore delle emittenti televisive dettate dal Decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 2017, n. 146" da cui discenderebbero le distorsioni nell'assegnazione dei contributi; considerato che: le graduatorie approvate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2017, dunque, essendo mirate all'occupazione e all'innovazione tecnologica, non avrebbero attinenza con la gravissima situazione pandemica per la quale è stata prevista l'istituzione del "fondo per emergenze relative alle emittenti locali"; il decreto attuativo del Ministero dello sviluppo economico 12 ottobre 2020, relativo al primo stanziamento di 50 milioni, è stato impugnato innanzi al TAR del Lazio, sia dall'associazione REA che dal sindacato di settore Libersind ConfSal, per la negativa ricaduta riscontrata sullo stato occupazionale, che ha registrato circa 1.500 cassintegrati e altrettanti potenziali licenziamenti per lo stato prefallimentare di 1.200 piccole e medie emittenti locali rimaste senza sostegno per la perdita del 90 per cento dei contratti pubblicità tra il 2020 e il 2021; nonostante numerose emittenti abbiano chiesto un intervento del Capo dello Stato e presentato un ricorso straordinario, ora all'esame del TAR e del Consiglio di Stato, il Ministero dello sviluppo economico continuerebbe a costituirsi in opposizione senza, evidentemente, tenere conto delle reali motivazioni etiche, morali, occupazionali ed economiche delle piccole e medie aziende e dei lavoratori occupati; non sarebbe chiara la ragione per cui non si sia intervenuti subito per evitare che centinaia di emittenti, benché abbiano svolto e svolgano, in costanza di emergenza sanitaria, il ruolo di pubblica assistenza informativa, fossero escluse interamente dal riparto dei fondi, o ammesse marginalmente, pur versando in stato di sofferenza economica per via della pandemia, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non reputino necessario prevedere un congruo sostegno straordinario per le emittenti radiotelevisive locali di piccole e medie dimensioni escluse dai contributi o che abbiano ricevuto somme risibili rispetto ai milioni di euro erogati alle prime cento emittenti per i requisiti di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2017; se il Ministro dello sviluppo economico intenda procedere con urgenza, come raccomandato in ultima istanza dall'AGCM, a una revisione delle disposizioni in materia di ripartizione delle risorse del fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione in favore delle emittenti radio e televisive. Atto n. 4-05513 LANNUTTI ANGRISANI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: sono più di due anni che imperversa in Italia il fenomeno delle truffe nel trading on line . Centinaia di casi sono passati al vaglio delle associazioni di consumatori. Sicuramente la pandemia ha contribuito a una maggiore diffusione del fenomeno che ha costretto le persone in casa con un maggiore utilizzo di internet . Il fenomeno, a prescindere dalle situazioni di costrizione, colpisce spesso i soggetti più deboli, quali le persone sole, donne, anziani, pensionati. Pertanto, il fenomeno ha raggiunto le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale, da combattere e da prevenire; tra le società che fanno trading on line vi sono anche quelle extracomunitarie prive di licenza, e quindi ree di abusivismo finanziario. Sono anche le più pericolose perché diventa arduo, se non impossibile, recuperare le somme perdute, anche se si ricorre ad azioni legali. Anche le società che possiedono una regolare licenza e che operano sul territorio europeo operano in realtà ai margini della legalità; tutte queste società agiscono allo stesso modo, tramite telefonate o attraverso pubblicità su internet , dove personaggi famosi (spesso a loro insaputa) tessono le lodi della piattaforma on line che gli ha permesso con il trading on line di moltiplicare i propri guadagni. Una volta registrati ed effettuati i primi versamenti, ai clienti vengono assegnati gli account manager , che ogni giorno segnalano gli investimenti da effettuare, senza mai però ricorrere agli stop loss , le chiusure automatiche, per evitare perdite oltre un certo prezzo, e che chiedono nuovi versamenti nell'illusione di recuperare le perdite, che invece si moltiplicheranno; considerato che: le società che si occupano di trading on line devono avvalersi per legge di personale qualificato, ovvero di consulenti finanziari, come previsto dal regolamento di attuazione della CONSOB n. 11522/98. Unica eccezione, quella prevista nella comunicazione n. DI/99052838 del 7 luglio 1999: "Se la promozione del collocamento avviene tramite un sito - che non ha dei referenti individualizzati, ma si rivolge alla generalità dei potenziali investitori - non sarà necessario l'utilizzo di promotori. Se al contrario l'attività suddetta - da parte della società d'intermediazione - avviene tramite posta elettronica e ha un referente individualizzato, sarà necessario avvalersi di promotori salvo che l'iniziativa parta dall'investitore". Nei casi di condotte truffaldine, le società si avvalgono di semplici venditori, affabulatori che devono convincere i malcapitati clienti ad investire quanto più denaro possibile sulla piattaforma; quando il cliente decide di ritirare le somme versate, in toto o in parte, scattano spesso nuove iniziative truffaldine per evitare la restituzione del denaro: viene chiesto il pagamento del 26 per cento per abilitare l'opzione di prelevamento, il che rappresenta un raggiro in quanto i broker non sono sostituti d'imposta, o si chiede la restituzione di un bonus di 5.000 euro; considerato infine che: ci sono società che hanno ottenuto un particolare credito nei confronti dei propri clienti. Una di queste, la "24Option", collabora con una società di calcio blasonata come la Juventus, di cui è sponsor . Ebbene, nel dicembre 2019 la CONSOB ha sospeso le attività in Italia della società cipriota Rodeler Limited, che opera nel nostro Paese anche con il brand 24Option. Il provvedimento della CONSOB ha evidenziato di aver "ricevuto esposti/segnalazioni da parte di investitori italiani nei confronti della Rodeler Limited, che lamentano specifiche circostanze relative all'operatività dell'impresa in contract for difference ('CFD'), quali pratiche commerciali aggressive, attraverso anche l'offerta di bonus o altri incentivi similari; mancata informativa sugli effettivi rischi degli investimenti effettuati; mancata profilatura della clientela; perdite, talora fino all'intero capitale investito, registrate a fronte di 'pressioni' e 'consigli' da parte di addetti (c.d. 'account manager') dell'impresa; anomalie nella gestione dei rimborsi richiesti dalla clientela; malfunzionamenti della piattaforma di trading; effettuazione di operazioni non autorizzate dai clienti"; in Italia c'è anche chi è stato già condannato per truffa. È il caso del trader Fabio Gaiatto, accusato di avere raggirato 2.700 risparmiatori del Nordest raccogliendo con la sua Venice Investment group risparmi per 67 milioni di euro e restituendo soltanto 28 milioni. In primo grado il Tribunale di Pordenone, con sentenza depositata il 1° ottobre 2019, ha condannato Gaiatto a 15 anni e 4 mesi. In appello la condanna è stata ridotta a 10 anni (10 settembre 2020). I reati contestati: associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, abusivismo finanziario e autoriciclaggio, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati; quali interventi immediati e quali opportuni provvedimenti, anche normativi, intendano promuovere a tutela dei consumatori. Atto n. 4-05514 PILLON Al Ministro dell'istruzione Premesso che: con nota dell'ufficio scolastico regionale per il Lazio del 14 maggio 2021 sono state diffuse ai dirigenti scolastici delle scuole statali e delle istituzioni scolastiche paritarie del Lazio delle linee guida recanti "Strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere"; le linee guida sono elaborate dal servizio per l'adeguamento tra identità fisica e identità psichica (SAIFIP), e nel documento risulta, inoltre, oltre al logo della Regione Lazio, anche il logo dell'azienda ospedaliera "San Camillo-Forlanini"; considerato che, a giudizio dell'interrogante: nel documento si rinviene un orientamento che appare dare per scontate teorie sulla fluidità dell'identità controverse e comunque contestate da buona parte della comunità medico-scientifica, parlando di "spettro di genere (...) con infinita varietà di forme"; nel testo si parla, infatti, di "genere assegnato dalla nascita", di "costrutti binari", di "carriera alias", di "modulistica non binaria", di "uso del nome e dei pronomi scelti" e di bagni e spogliatoi alternativi alla divisione per genere; l'identità di genere è poi definita come "sensazione di appartenere al genere maschile, femminile, entrambi o nessuno dei due" che "si sviluppa già intorno ai 3 anni di età", senza peraltro alcuna menzione dei rischi e delle problematiche legate a processi di "transizione di genere" tra i giovanissimi; il documento appare permeato da un approccio ideologico che disconosce la realtà biologica e dà per scontato il superamento del concetto di "binarismo sessuale", che prevede l'esistenza di soli 2 generi; diverse associazioni di genitori hanno contestato il carattere ideologico del documento non solo evidenziando come lo stesso sia stato redatto con l'ausilio di realtà come "Genderlens" e "Agedo", che hanno posizioni apertamente sostenitrici della fluidità sessuale, ma soprattutto lamentando il mancato coinvolgimento dei genitori e di esperti del mondo medico-scientifico che nelle loro ricerche hanno evidenziato i rischi della relativizzazione del dato biologico in un'età in cui avviene la strutturazione della personalità di bambini e adolescenti; considerato, peraltro, che l'azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini, con comunicato del 18 maggio, ha tenuto a prendere le distanze dal documento, precisando di non essere responsabile né dei contenuti, né delle modalità di diffusione delle linee guida, ma, anzi, lamentando il fatto che il logo dell'azienda fosse stato utilizzato senza alcuna autorizzazione; considerato, infine, che l'ufficio scolastico regionale del Lazio con una circolare del 18 maggio, ha ritirato le linee guida, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fornire opportuni chiarimenti su tutti gli aspetti della vicenda, per evitare che si verifichino nuovamente episodi simili. Atto n. 4-05515 LANNUTTI ANGRISANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che, ai fini di accelerare la conclusione delle opere di difesa dalle alte maree eccezionali della città e della laguna di Venezia, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha nominato nel 2019 un commissario "sblocca cantieri" nella persona dell'architetto in pensione Elisabetta Spitz. Dopo due anni i cantieri di salvaguardia risultano ancora drammaticamente bloccati e la stessa commissaria si sarebbe limitata ad ingaggiare, quali costosi consulenti, rispettivamente l'ex amministratore straordinario provvisorio del concessionario Consorzio Venezia nuova, ingegner Francesco Ossola, e l'avvocato Vincenzo Fortunato, già Capo di gabinetto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e soprattutto collaudatore del MOSE stesso; considerando inoltre che, nel contempo, il commissario liquidatore del concessionario dei lavori Consorzio Venezia nuova, dottor Massimo Miani, anziché valorizzare le risorse interne e concludere l'opera, ha affidato allo studio legale esterno Ambrosini una procedura di ristrutturazione del debito, a giudizio degli interroganti spregiudicata, in danno alle piccole imprese realmente esecutrici ed operative, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di quanto descritto; se le suddette consulenze risultino opportune e compatibili, nonché quali eventuali iniziative intenda assumere per ovviare a tali presunte distorsioni, garantendo il funzionamento del sistema MOSE a tutela della città e dei lavoratori; se, come avvenuto nel caso Arcuri-Figliuolo, sia ritenuto opportuno un eventuale avvicendamento dei soggetti commissariali attualmente coinvolti. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-02360, 3-02361 e 3-02519 del senatore De Bertoldi ed altri, rispettivamente sugli avvisi di accertamento catastali inviati dall'Agenzia delle entrate, sulle criticità legate alla conservazione delle fatture elettroniche per l'anno d'imposta 2019 e sull'istituzione del fondo necessario al riversamento delle somme dovute alle casse di previdenza; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-02535 della senatrice Granato ed altri, sull'equiparazione della laurea in scienze delle religioni ottenuta in facoltà pontificie.