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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 67 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,32). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione delle mozioni nn. 57, 61 e 62 sulla tutela del settore agroalimentare italiano (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00057 , presentata dal senatore Romeo e da altri senatori, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, 1-00061 , presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, e 1-00062 , presentata dal senatore Taricco e da altri senatori, sulla tutela del settore agroalimentare italiano. Ha facoltà di parlare il senatore Vallardi per illustrare la mozione n. 57. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, quella che mi appresto ad illustrare è una mozione che, a parer mio e del Gruppo della Lega, è sicuramente di grandissimo valore e va nell'interesse di tutta l'agricoltura del nostro Paese e di tutte quelle persone che dall'agricoltura ottengono un sostegno. Nel dettaglio, per raccontare i fatti che ci hanno portato a questa mozione, do lettura del percorso che parte dal luglio 2018, quando l'Organizzazione mondiale della sanità e l'ONU avevano dichiarato che nelle diete era necessario ridurre i grassi saturi, il sale, gli zuccheri e l'alcol, il cui consumo oltre misura potrebbe avere effetti dannosi per la salute. Questo al fine di ridurre di un terzo, entro l'anno 2030, i casi di morte per diabete, cancro e malattie cardiovascolari. L'obiettivo lo si voleva raggiungere inserendo sui suddetti prodotti, da un lato, una tassazione simile a quella dell'alcol e del tabacco e su altre sostanze nocive, e dall'altro apponendo sulle confezioni avvisi di pericolo, disincentivando l'uso di questi prodotti. A settembre di quest'anno, durante l'incontro ad alto livello delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili, venne discussa una bozza preliminare di risoluzione che prevedeva misure fiscali penalizzanti ed etichettature per disincentivare l'acquisto di alcuni prodotti del settore agroalimentare. Dopo un lungo negoziato, i Capi di Stato e di Governo dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite hanno approvato una dichiarazione politica in un testo che alla fine era molto più bilanciato, asciutto, di ampia portata e senza toni prescrittivi, in linea con gli interessi del nostro Paese di tutela della salute e delle eccellenze del made in Italy nel settore agroalimentare. Tuttavia, a novembre scorso il principio che era stato appena approvato e chiarito ai massimi livelli dei capi di Stato e di Governo all'ONU è stato rimesso in discussione, a causa della presentazione, alla seconda commissione dell'Assemblea generale dell'ONU, di una risoluzione da parte di sette Paesi, guidati da Brasile e Francia, contenente sostanzialmente misure punitive già proposte nella bozza preliminare di settembre. Queste misure - stiamo bene attenti a questo passaggio - se approvate, danneggerebbero pesantemente il made in Italy agroalimentare, le nostre tradizioni gastronomiche, il nostro export , la nostra agricoltura e, soprattutto - questo penso sia la cosa più importante, perché è il vero valore aggiunto della nostra agricoltura - la reputazione dei prodotti tipici italiani. Va detto che nel 2017 l' export agroalimentare italiano ha superato la cifra record di 40 miliardi di euro (quindi un valore notevolissimo), trainato soprattutto da prodotti della nostra tradizione quali vino, formaggio e salumi, vale a dire le categorie merceologiche che verrebbero colpite dai provvedimenti proposti dal gruppo guidato da Francia e Brasile. L'applicazione a livello globale dei provvedimenti proposti nella risoluzione condurrebbe a una forte contrazione delle vendite dei prodotti agroalimentari italiani all'estero (il che sarebbe inevitabile perché, se ne danneggiamo l'immagine, questa sarebbe la ricaduta attesa), con la conseguenza di ridurre i margini positivi della bilancia commerciale, nonché di mettere a serio rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro e la stessa sopravvivenza di tantissime piccole e medie imprese. Le produzioni italiane, per la loro intrinseca peculiarità, sono poste alla base della dieta mediterranea, riconosciuta dall'Unesco «patrimonio immateriale dell'umanità» quale modello alimentare sano ed equilibrato fondato su un consumo diversificato e bilanciato. Ma, soprattutto, le produzioni del nostro Paese hanno una tradizione che fonda le proprie radici nella storia. Conosciamo benissimo la storia millenaria dell'olio di oliva di cui se ne ha traccia fin dall'antichità (700-800 avanti Cristo). Mi riferisco anche al parmigiano di cui si hanno riscontri storici dal primo Medioevo. Quindi questi prodotti fanno parte della storia del nostro Paese e intere generazioni, a partire dai nostri antenati, sono cresciute alimentandosi con essi e sono sempre state benissimo. Quello che non capiamo è come mai oggi questi prodotti non vadano più bene. Mi riferisco in particolar modo alla Francia, che si è messa a capo di questa cordata. Mi viene da pensare alla favola della volpe e dell'uva: quando la volpe dice che l'uva non è buona, è perché non ci arriva. Probabilmente i francesi non sono capaci di fare i prodotti come i nostri e quindi tendono a denigrarli. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Torno dunque all'obiettivo della mozione, che si è resa necessaria e che, spero possa essere condivisa. Ho avuto notizia che ci sono altre due mozioni sull'argomento ma credo che nell'ottica comune di raggiungere gli interessi dei nostri agricoltori, si possa individuare una soluzione su cui convergere tutti. Lo scopo della mozione n. 57 è in primis quello di difendere, con la massima determinazione, il settore agroalimentare italiano in tutte le sedi politiche e diplomatiche internazionali, in particolare all'ONU (e nelle sue agenzie, come l'Organizzazione mondiale della sanità e la FAO) e nell'ambito dell'Unione europea. Il secondo obiettivo è di porre in essere una pronta e decisa azione diplomatica volta a cancellare o a modificare fortemente la risoluzione presentata nell'ambito dell'iniziativa «Global Health and Foreign Politics» in discussione all'Assemblea dell'ONU, al fine di scongiurare le inique conseguenze che l'approvazione di tale documento avrebbe per il settore agroalimentare italiano e in particolare per le esportazioni italiane. Il terzo obiettivo è di avviare un confronto, nelle opportune sedi, al fine di chiarire quali siano le finalità che hanno portato la Francia a promuovere questa iniziativa in collaborazione con Paesi extraeuropei senza un preventivo accordo con gli altri Stati membri europei, nonostante sia un Paese che, in maniera del tutto analoga all'Italia, vanta numerosi prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica (simili a quelli italiani, ma sicuramente meno buoni), riconosciuti dall'Unione europea e che con l'approvazione senza modifiche di questo documento rischia di essere essa stessa pesantemente penalizzata. (Applausi dal Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Berutti per illustrare la mozione n. 61. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella dichiarazione politica "Time to deliver", approvata il 27 settembre 2018 dai Capi di Stato e di Governo dei 193 Paesi membri delle Nazioni unite, non vi è alcun riferimento specifico a cibi o bevande che possono essere dannosi per la salute. Al contrario, il testo parla di regimi alimentari che possono esserlo nel loro complesso, rapportati comunque allo stile di vita che si conduce. Credo che questo sia un elemento portante di questa riflessione, ma soprattutto dell'azione che poniamo in essere e che naturalmente auspichiamo possa portare il nostro Governo, nelle dovute sedi, ad intervenire in modo pesante. È stata presentata una risoluzione dai sette Paesi del gruppo Foreign policy and global health (Brasile, Francia, Norvegia, Indonesia, Sudafrica, Thailandia e Senegal): di questi sette Paesi almeno sei probabilmente hanno uno dei prodotti agroalimentari indicati (non voglio allargarmi, ma effettivamente la realtà è questa). E qui mi associo a quello che diceva il presidente Vallardi in merito ai francesi la cui posizione ci stupisce quando si vantano di essere un grande Paese a vocazione agroalimentare, ma probabilmente si rendono conto che, rispetto all'Italia, sono veramente poca cosa. Ebbene, la risoluzione, presentata per l'esame della seconda commissione dell'ONU, nell'ambito dell'iniziativa Global health and foreign politics, mira a creare un legame tra alcune malattie e alcune tipologie di alimenti o bevande. Appare una forzatura ridiscutere sugli alimenti, dopo solo sette settimane (quindi dal 27 settembre) dalla presentazione del principio sugli stili di vita, che è stato approvato ai massimi livelli dai Capi di Stato e di Governo. Ribadisco: 193 Paesi membri. La risoluzione tratta di cibi salutari e non salutari, introducendo un'indicazione non supportata dalla scienza, che invece si riferisce a diete salutari o a diete non salutari. L'obiettivo dei proponenti la risoluzione sembra quello di evidenziare che i prodotti messi all'indice debbano essere colpiti da restrizioni, dazi e regolamentazioni stringenti sulla loro commercializzazione. Va evidenziato che già il solo legame tra malattie e alimenti rappresenta un'estrema banalizzazione dei problemi legati alla salute, posto che la salute e le malattie sono certamente e principalmente legate anche all'attività fisica, lavorativa, sportiva, oltre che allo stile di vita, all'età anagrafica e all'ambiente in cui si vive. Ove fosse approvata la risoluzione, tutti i Paesi sarebbero autorizzati ad apporre etichette con ben visibili bollini su cibi e bevande, come quelle, ad esempio, in uso sulle sigarette, che danneggerebbero l' export dell'industria della trasformazione agroalimentare italiana. Voglio soffermarmi per far capire quanto questa azione che con i colleghi stiamo cercando di portare avanti sia estremamente delicata e importante perché vorrebbe dire devastare una delle più importanti economie del nostro Paese. Vale, al contrario, ricordare l'impatto straordinario che ha quotidianamente - vado nello specifico - un cubetto di formaggio grana ovvero mezzo litro di latte intero sulla crescita di un bambino. Gli stessi alimenti, se mangiati da un soggetto adulto, magari in sovrappeso, possono avere impatti diversi, proprio per evidenziare che si tratta di una questione legata alla dieta e non agli alimenti o alle bevande. Va evidenziato, peraltro, come la Food and drugs administration (FDA) statunitense abbia pubblicato un invito a indicare sulle confezioni degli olii contenenti il 70 per cento di acido oleico (olio extravergine di oliva italiano) che il loro consumo porta benefici cardiovascolari, quando sostituisce grasso saturo dannoso per il cuore. Una risoluzione, quindi, che imponesse di scrivere su un prodotto alimentare sano, come il formaggio grana o come il latte intero, ovvero sull'olio extravergine di oliva, che nuoce alla salute sarebbe non solo sbagliata, ma da un punto di vista scientifico completamente priva di fondamento. In particolare, vengono incriminati cibi italiani contenenti sali, grassi e zuccheri. Viene da pensare che ci sia una crociata strategica e ben definita contro il made in Italy , uno dei pilastri più importanti della nostra economia. La stessa maggioranza, per iniziativa di alcuni suoi deputati, ha tentato di criminalizzare l'utilizzo degli zuccheri, paventando l'introduzione di una sugar tax sulle bevande alcoliche e su altri alimenti contenenti zucchero, peraltro attaccando pesantemente l'industria italiana della trasformazione della barbabietola da zucchero, già in crisi perché colpita dalle nefaste politiche europee. Molti territori l'hanno vissuta sulla loro pelle. Ricordo che qualche anno fa la chiusura di parecchi centri di lavorazione creò notevoli ripercussioni a livello agricolo e di produzione territoriale perché dovettero cambiare tutti gli equilibri produttivi di zone molto importanti. Consideriamo che le esportazioni italiane nel settore alimentare hanno superato i 41 miliardi di euro nel 2017, il 7 per cento in più rispetto al 2016. Per questo diamo fastidio. La mozione impegna, pertanto, il Governo a portare in sede ONU delle evidenze scientifiche sulla qualità e sulle caratteristiche nutrizionali positive dei prodotti italiani derivanti dalla trasformazione agroalimentare, tali da supportare l'azione diplomatica italiana, che porti al ritiro o alla bocciatura in sede ONU della risoluzione citata o di eventuali risoluzioni simili, verificando anche i vizi formali presenti nella risoluzione e ricordando che le Nazioni Unite non possono approvare indicazioni prescrittive. La mozione in esame impegna altresì il Governo a intervenire in ogni sede europea per ripristinare il volume dei trasferimenti alla politica agricola nazionale italiana, che sarebbe penalizzata dalla recente approvazione dell'ipotesi di bilancio dell'Unione europea 2021-2017, che purtroppo prevede tagli al settore agricolo e ai fondi alla coesione che coinvolgono le Regioni italiane a forte vocazione agricola, che potrebbero avere pesanti ripercussioni sulla produzione italiana che si stima ammonterebbe, ad oggi, al 15 per cento; un valore iperbolico. Nella mozione si impegna ancora l'Esecutivo a valorizzare in ogni sede, medianti i più opportuni investimenti e le strutture più adeguate allo scopo, gli alimenti e le bevande che caratterizzano il made in Italy e la cosiddetta dieta mediterranea, considerata patrimonio immateriale dell'umanità dell'Unesco, proponendo un'importante campagna di pubblicizzazione e valorizzazione dei nostri prodotti all'estero e agevolando con iniziative concrete, anche di carattere fiscale, i nostri esportatori di prodotti agroalimentari, affinché possano essere i nostri stessi prodotti i migliori ambasciatori nel mondo. Si impegna infine il Governo a promuovere campagne per incoraggiare regimi alimentari equilibrati in Italia, nei quali siano presenti tutti gli alimenti salutari della dieta italiana. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Biti per illustrare la mozione n. 62. BITI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signor Ministro, siamo qua per affrontare una serie di mozioni che trattano tutte dello stesso argomento, ben illustrato e presentato dai miei colleghi e or ora anche dal presidente Vallardi. Di cosa stiamo parlando? Lo ripeto anch'io, perché ritengo importante fare il punto su quanto chiediamo di fare al Governo con queste mozioni: intervenire presso sedi importanti, quali l'ONU, non soltanto per preservare i prodotti italiani del settore agroalimentare, delle filiere agricola e zootecnica, ma anche per far comprendere in quella sede e agli altri Paesi, tramite l'aiuto dell'Organizzazione mondiale della sanità, cosa intendiamo per cultura del cibo in Italia. Non mi dilungherò su quanto è già stato detto, sulla dichiarazione approvata dai 193 Paesi membri dell'ONU nel mese di settembre e sul fatto che sette Paesi (tra i quali, com'è stato già detto, figura la Francia, ma ve ne sono anche altri e per me non fa differenza che tra essi ve ne siano alcuni che fanno parte della Comunità europea e altri no) vogliano etichettare alcuni alimenti come cattivi. Le mozioni oggi al nostro esame, che, a quanto comprendo, potrebbero trovare una convergenza arrivando a votare un testo condiviso, devono essere a mio avviso, affrontate sotto due profili: quello culturale e quello economico. Il profilo culturale ci induce a rappresentare, nelle sedi che ho prima citato, quanto l'Italia sostiene da sempre: il fatto di possedere una tradizione agroalimentare antichissima, al punto che la dieta mediterranea, anche negli anni passati, è stata riconosciuta da tantissimi Paesi come un pilastro fondamentale nei regimi alimentari fino ad essere dichiarata, da parte dell'UNESCO, nel 2010, patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Abbiamo quindi dalla nostra parte tale antichissima tradizione, in base alla quale la dieta non è fatta da cibi sani o meno tout court , ma da uno stile di vita corretto, composto dall'assunzione di una varietà di alimenti di grande qualità - e questi li abbiamo - e dall'attenzione verso l'attività fisica nel tentativo di limitare - se non di eliminare - sostanze o abitudini in grado di causare patologie che la risoluzione dell'ONU si propone di sconfiggere. Mi riferisco al diabete, al cancro e alle malattie cardiovascolari, che non sono trasmissibili, ma che nell'alimentazione possono trovare un elemento facilitatore e un fattore di predisposizione. Vanno quindi formati, dal punto di vista culturale, soprattutto i giovani, che dovranno essere capaci di mediare nel loro stile di vita, abbandonando comportamenti sedentari, limitando l'uso del tabacco - che auspicherei non ci fosse affatto, smettendo quindi di fumare - e dell'alcol. Noi non siamo mai per un atteggiamento di chiusura, per punire, per vietare, bensì per educare e indirizzare a corretti stili di vita. A tutto ciò, come ho detto, va aggiunto l'aspetto economico. C'è una sfida culturale che deve essere portata a livello internazionale. È già stato ricordato l'impatto che in Italia ha il settore agroalimentare sull'economia del nostro Paese, anche con riferimento all' export . Il nostro export è infatti molto forte da questo punto di vista, in quanto la qualità e la bontà dei nostri prodotti (anche dal punto di vista oligoalimentare e degli equilibri che ogni prodotto ha in sé) sono riconosciute a livello mondiale. I comparti agroalimentare e zootecnico devono essere preservati, perché fondamentali per la nostra economia e con elementi eccellenti e di qualità riconosciuti. Da questo punto di vista noi vogliamo - lo sapete, il Partito Democratico ha questa posizione - che venga fatto tutto il necessario affinché il nostro export abbia il maggior slancio possibile e questo comparto possa continuare a crescere. Per questi motivi, signor Ministro, le chiedo pertanto, senza fare alcun tipo di polemica, qual è la posizione del Governo su un trattato importante come il CETA, secondo noi fondamentale. Vorremmo vedere, almeno per una volta, una visione univoca da parte del Governo. Signor Ministro, lei si è espresso in un certo modo; altri Ministri di questo Governo la settimana scorsa, in quest'Assemblea, si sono espressi in un altro modo, di chiusura molto netta nei confronti del CETA. Noi vorremmo da lei, che è il Ministro pro tempore deputato a questo, una risposta e una linea nel più breve tempo possibile. Dico ciò davvero senza polemica, ma solo perché credo che il comparto si aspetti una risposta. L'incertezza e il fatto di non capire da che parte si deve andare creano soltanto problemi. Una risposta è sempre meglio dell'incertezza. Credo pertanto che la mozione in esame debba servire anche per costruire una vera e propria diplomazia dell'agroalimentare e che debba essere condivisa da tutti i vari partiti - di maggioranza e minoranza - delle Assemblee parlamentari, così come - spero - sarà condiviso il testo che verrà approvato stamattina. Sarebbe bello se, a prescindere dalle maggioranze che si alterneranno da qui ai prossimi anni, ci possa essere una diplomazia dell'agroalimentare che abbia sempre come priorità quella di portare avanti la qualità dei prodotti agroalimentari italiani e del sistema economico italiano che da questi dipende. Spero che tutti insieme potremo fare questo lavoro. A lei, signor Ministro, e al vostro Governo, spetta anche il compito di far sì che la diplomazia dell'agroalimentare (voglio continuare a chiamarla così) sia condivisa da chi siede nelle Aule parlamentari in rappresentanza di tutto il comparto e dei cittadini che ogni giorno assumono questi alimenti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Bergesio) . PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno G1, già stampato e distribuito, che la senatrice De Petris ha chiesto di illustrare. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, il tema oggetto delle mozioni e dell'ordine del giorno G1 è fondamentale per il nostro sistema agroalimentare. Non è un caso che quasi tutte le mozioni e l'ordine del giorno contengano lo stesso tipo di impegni e finalità, tesi a sottolineare la questione critica della vicenda delle cosiddette etichettature a semaforo. Credo che l'Italia sia stata la prima in Europa, anche in sede di Commissione europea, a porre con forza - da anni - la questione dell'etichettatura. Vorrei ricordarlo perché questo è stato uno degli elementi su cui storicamente anche la posizione del nostro Paese, al di là dei Governi che si sono succeduti, è stata fondamentale. Il motivo, ovviamente, è che un sistema di etichettatura chiara, di informazione seria ai consumatori, una etichettatura che indichi con chiarezza l'origine dei prodotti per le nostre agricolture (perché noi abbiamo un sistema fatto di tante agricolture) è cruciale. Esso significa riconoscere il valore nella catena della filiera, dare la possibilità all'agricoltura e agli agricoltori e non solo all'industria, di ottenere il giusto riconoscimento; significa dare valore ai territori, perché l'agricoltura è soprattutto identità dei territori con il loro valore aggiunto, cioè il paesaggio, le capacità e la sapienza antica dei contadini e del loro lavoro. Quindi, è paradossale che oggi noi ci troviamo di fronte ad un'ipotesi, che in Gran Bretagna ed in Irlanda, purtroppo, è già passata ed è entrata in funzione, e che utilizza quella che è da sempre una nostra battaglia storica: mi riferisco alla questione dell'etichettatura per arrivare a fare un'operazione che, alla fine, si ritorcerà contro il sistema agroalimentare italiano e contro i consumatori. Ecco, io vorrei concentrarmi proprio su questo, che è il contrario di quello che dovrebbe essere fatto per tutelare la salute dei cittadini e, soprattutto, dei ragazzi per una corretta educazione alimentare. Con questo sistema di etichettatura a semaforo che cosa accade, infatti? Mentre passa un'informazione che, paradossalmente, sembra neutra, nel senso che viene fatto il conto di determinati nutrienti considerati critici, come appunto i grassi, per cui, invece, ci troviamo di fronte al paradosso di prodotti, magari provenienti da grassi animali, che hanno un bollino meno penalizzante (rosa, magari, invece che rosso) di quello dell'olio. Infatti uno dei nostri prodotti che rischia di subire l'impatto più negativo con questo tipo di etichettatura è proprio, ad esempio, l'olio d'oliva, vale a dire uno dei brand principali del nostro Paese. E soprattutto, noi siamo preoccupati per l'accelerazione che la questione sta avendo a livello internazionale. È per questi motivi che bisogna adoperarsi in tutti i modi - e il nostro ordine del giorno va in questa direzione - per fare in modo che nei negoziati avviati in sede ONU questa misura sia fermata. Non soltanto perché difendiamo - come è giusto che sia - gli interessi del nostro settore, ma perché si tratta di una misura assolutamente sbagliata dal punto di vista della tutela della salute dei cittadini. È paradossale, infatti, che alla fine i grassi idrogenati possano avere il semaforo verde, o quasi, e che, invece, altri nostri prodotti, che sono già considerati a livello internazionale e a giudizio dei maggiori esperti come prodotti più sani, debbano avere il semaforo rosso. Da questo punto di vista, chiediamo dunque l'impegno del Governo. Faccio, però, una osservazione critica. Anche noi dobbiamo usare la leva fiscale, all'interno del nostro Paese per compiere un'operazione tesa a tutelare la salute dei cittadini e, soprattutto, dei ragazzi. È noto (io lo faccio da molto tempo, ma senza alcun beneficio) il meccanismo di modulare l'IVA per penalizzare, ad esempio, le bibite ad alto contenuto di grassi e gassose, che, tra l'altro, non tutelano il nostro sistema italiano. Quest'ultimo, infatti, verrebbe aiutato da un maggior consumo di prodotto fresco (penso, ad esempio, alle aranciate). Quindi, dobbiamo utilizzare la leva fiscale agevolando l'IVA soprattutto dove è necessario farlo per la salute dei ragazzi, aumentandola invece ed eliminando le agevolazioni per tutti quei prodotti che, invece, sono dannosi per la salute dei cittadini. Credo poi che dovremmo promuovere una grande campagna di educazione alimentare nelle scuole. Si è fatto molto in questo senso, ma bisogna assolutamente continuare. Penso, per esempio, alla questione delle mense scolastiche per favorire ancor di più l'utilizzo di prodotti italiani anche biologici. La cosa più importante, secondo me, è che dobbiamo rilanciare con forza il senso del riconoscimento della dieta mediterranea e quindi, in sede di trattativa, consiglio al Ministro di mettere in campo una serie di iniziative con gli esperti perché la dieta mediterranea sia riconosciuta a livello internazionale come la dieta, e quindi lo stile di vita, più favorevole e adeguato a tutelare la salute dei cittadini. (Applausi del senatore Errani) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, chi mi ha preceduto nell'illustrazione delle varie mozioni ha già detto molto, quindi cercherò di non ripetere molti concetti che sono già stati espressi dai miei colleghi. Cercherò invece di soffermarmi su un altro aspetto più generale: noi siamo fortemente e profondamente convinti che il settore dell'agricoltura e dell'agroalimentare italiano sia da tempo sotto un attacco continuo e su più fronti. Questo comparto, oggi, non è più solo una rappresentanza folcloristica della produzione italiana ma ha delle grandi potenzialità economiche che sono già state sottolineate. Basti pensare che l' export genera circa 40 miliardi di euro di valore e l'intera filiera è stimata intorno ai 130 miliardi di euro. Cifre così alte iniziano a dare fastidio e a rappresentare un problema per molti in campo economico nel settore alimentare: questa è ormai una realtà che non è replicabile e non è esportabile e quindi si cerca semplicemente di ridimensionarla e, se possibile, anche di eliminarla. Ecco perché siamo convinti che siamo sotto attacco. Siamo sotto attacco da parte dell'Europa, e lei credo che sia ben conscio di questo, che continua con le sue norme a decidere quale sia la cosa migliore per la nostra Nazione, senza tener conto delle singole specificità territoriali. Va da sé che le direttive europee, sempre più stringenti, mettono in difficoltà i nostri agricoltori e i nostri produttori che non riescono sempre ad adeguarsi a leggi, divieti e paletti che strangolano la creatività e la specificità dei nostri prodotti; norme basate su una concezione massiva dell'agricoltura, non sulla molteplicità di prodotti tipici come quelli della nostra Nazione. Pensiamo - faccio un esempio, signor Ministro - al settore della pesca che da anni fornisce un contributo importante alle produzioni agroalimentari. Pensiamo alla quantità di leggi europee che hanno reso l'attività della pesca quasi impossibile. Noi viviamo in un Paese che ha più di 8.000 chilometri di coste e solo il 20 per cento del pesce consumato in Italia è pescato nei nostri mari e dai nostri pescatori. Abbiamo una flotta peschereccia tra le più vecchie d'Europa, con pescherecci ormai vecchi di quasi trent'anni. È necessario rinnovarsi ma in questi anni, a parte queste direttive europee, non è mai stato messo in atto alcun piano strutturale per la pesca che potesse prevedere piani di investimento per il rinnovo della flotta, per renderla più competitiva, per poterla quindi rendere più remunerativa, permettendo anche ai giovani, perché questo del ricambio generazionale è un altro problema che abbiamo in agricoltura, di poter intraprendere questa attività sperando in un lavoro che potesse garantire loro perlomeno una vita dignitosa. Sempre e solo direttive che limitano in maniera troppo stringente l'attività della pesca senza però alcuna tutela per i nostri pescatori rispetto a quelli di altri paesi del Mediterraneo, che invece spesso eludono le norme europee. In un Paese circondato dal mare - è una riflessione che propongo, Ministro, a lei e al Governo - non esiste un Ministero del mare e della pesca: una lacuna che andrebbe colmata per dare una prospettiva ad un settore che ha grandi potenzialità di crescita. Senza poi ricordare tutte le direttive e le politiche europee che hanno distrutto la nostra produzione dello zucchero, ridimensionato la produzione del latte o le direttive che vorrebbero che smettessimo di produrre formaggi con il latte fresco, a vantaggio di chi, come la Germania, è uno dei maggiori produttori di latte in polvere. Potremmo continuare, sottolineando ancora come le norme europee ci stiano penalizzando. Siamo però sotto attacco anche dal punto di vista finanziario sempre da un'Europa che vuole diminuire le risorse dell'agricoltura per la prossima Politica agricola comune (PAC), ma in particolare vuole attuare un sistema iniquo di distribuzione delle risorse tra i Paesi membri, penalizzando ancora di più il nostro Paese. Parametri basati solo sulla quantità di ettari coltivati, senza tener conto dei sistemi di tassazione, del costo del lavoro, dell'energia e della vita, nonché della qualità delle tutele per i lavoratori, che devono essere parametri da considerare per distribuire correttamente le risorse da assegnare. Siamo sotto attacco, Ministro, lo sa benissimo, e sottolineiamo ancora questo aspetto, da una globalizzazione che vuole il livellamento dei prodotti per ottimizzare i costi di produzione abbassando anche i livelli di sicurezza e salvaguardia dei lavoratori, dove le grandi multinazionali dell'alimentare possono fare da padroni ed aumentare i loro profitti. Siamo sotto attacco da una globalizzazione che non è solo economica e finanziaria, ma che permette una circolazione delle persone e delle merci spesso senza controllo e mai, come in questi ultimi anni, le nostre coltivazioni hanno subìto danni enormi prodotti da organismi provenienti da altre zone del pianeta. Ricordo solo l'emergenza più attuale, quella della cimice asiatica che sta distruggendo tutte le culture di frutta del Nord-Est o quella della Xylella, che ha abbattuto pesantemente la produzione dell'olio in Puglia. Ricordo ancora quella che è in corso su noci e nocciole del Piemonte che va ad incidere profondamente su questa produzione. Pensiamo in ultimo - ma non sarà sicuramente l'ultimo - al documento in discussione alle Nazioni Unite il prossimo 13 dicembre. Sotto la copertura della salute umana si vogliono colpire un'agricoltura e una filiera agroalimentare che sono le migliori del mondo. Paradossalmente, da una parte, organismi mondiali, come l'UNESCO, riconoscono la dieta mediterranea come la migliore alimentazione al mondo e, dall'altra, gli stessi organismi internazionali vorrebbero dichiarare nocivi gli elementi che sono alla base di questa stessa dieta. Per queste ragioni siamo convinti che siamo sotto attacco, signor Ministro, e ne siamo consapevoli perché queste sono le battaglie che Fratelli d'Italia ha sempre posto al centro della sua politica; da sempre la destra italiana ha considerato la difesa del made in Italy alimentare un settore strategico da difendere. Per questo abbiamo sempre, prima di molti altri, difeso la nostra agricoltura dagli OGM, da un sistema costruito dalle multinazionali che sotto il vessillo della salvezza dell'umanità dalla fame hanno invece impoverito molti agricoltori nel mondo, livellando al ribasso la qualità dei prodotti ma alzando i propri profitti. Siamo quindi soddisfatti oggi del fatto che anche la maggioranza e tutta l'Assemblea abbiano preso coscienza di queste problematiche, confermando come le nostre posizioni siano ampiamente condivisibili. Auspichiamo perciò che ci sia una condivisione totale di queste battaglie anche all'interno dell'Assemblea. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berardi. Ne ha facoltà. BERARDI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, ci troviamo oggi a discutere di mozioni sull'agricoltura. Sono agricoltore da una vita, è la mia materia; sono agricoltore e, come ho sempre dichiarato, morirò come tale. L'agricoltura è infatti una missione, ma sopratutto una passione. Pensavo però di poter discuter di altro, di soluzioni e aiuti per i nostri agricoltori. Possiamo, ad esempio, ricordare l'ultima ondata di maltempo che ha distrutto mezza Italia, coinvolgendo oltre ai privati cittadini e all'industria, anche la nostra agricoltura. Ritrovarsi, però, a parlare di un bollino da apporre sui nostri prodotti mi sembra sia indice del fatto che siamo arrivati all'assurdo. Io sono agricoltore: coltivo la vite, produco olio, cereali, frutta e verdura, e pensare di dover mettere un bollino su un succo di frutta che realizzo con un chilo di pesche, dove viene scritto «nuoce alla salute» mi sembra francamente incredibile. Mi verrebbe da dire un'idiozia, se lo si può dire in quest'Aula; non voglio mancare ovviamente di rispetto. Il bollino «nuoce gravemente alla salute» lo si dovrebbe mettere magari su quei prodotti che vengono trasformati e venduti per prodotti agricoli italiani laddove sono frutto esclusivamente di chimica e non di lavoro, di sudore e di natura come nel caso dei prodotti naturali italiani. Dobbiamo difendere il nostro prodotto italiano in ogni dove, perché è la nostra eccellenza. Abbiamo milioni di operatori nel settore, milioni di addetti; centinaia di migliaia di aziende che ogni giorno portano avanti la nostra agricoltura, che ha bisogno di altro: deve essere difesa davvero in ogni istituzione. Questo è l'appello che come Forza Italia facciamo al Governo affinché ne prenda atto. Già il nostro vice presidente Antonio Tajani sta portando avanti una battaglia per cercare di portare a casa un risultato sulle politiche agricole europee, che ci vedono ancora una volta deficitari come contributi e come programmazione. Questo bisognerebbe andare a combattere, non certo il bollino secondo cui i nostri prodotti nuocciono alla salute. Questa sì che è una idiozia vera e propria, lo ripeto. In agricoltura abbiamo diversi momenti di sconforto: nella mia Maremma abbiamo subìto un'alluvione nel 2014 e una prima, nel 2012, molto grave, che ha interessato tutto il nostro territorio; nel 2016 la siccità, nel 2018 il maltempo. Ogni anno subiamo purtroppo danni al nostro settore. Eppure, ci rimbocchiamo le maniche e andiamo avanti. Ora ci ritroviamo ancora una volta davanti a perplessità: si passa dai centimetri di qualche anno fa di uno zucchino o di un cetriolo, a un bollino da apporre sui nostri prodotti. I nostri prodotti sono l'eccellenza, frutto di oltre 300 denominazioni di origine controllata. Su questo dobbiamo essere uniti - mi rivolgo a tutta l'Assemblea - nel portare avanti il nome della nostra agricoltura. Mi piacerebbe sentir parlare di altro, magari, per esempio della predazione, degli attacchi quotidiani che i nostri allevatori di ovini subiscono; anche in questo momento sicuramente ci sarà un attacco in un gregge, e magari un pastore sarà disperato e vedrà un futuro tutto nero davanti a sé. Su questo dobbiamo provare a intervenire subito; sui danni che gli ungulati, che costituiscono anch'essi un problema serio per agricoltura, producono a tutte le nostre attività. Questo era il momento di parlare, di incentivare il ripopolamento delle nostre zone montane abbandonate; di incentivare i nostri giovani a credere in un futuro dell'agricoltura italiana, perché, purtroppo, i nostri giovani non riescono a vedere un futuro e non sono propensi a mettersi in gioco in agricoltura. Certamente è faticoso, non ci sono periodi di festa, si lavora h24; magari a volte il maltempo ci porta danni gravi; ma l'agricoltura è innanzi tutto passione e amore per il proprio territorio. Noi agricoltori siamo i primi a voler bene al nostro territorio e teniamo a realizzare un prodotto agricolo di eccellenza. Non vogliamo davvero vedere questo bollino, che per noi sarebbe davvero una mistificazione, non ci sono altre parole. Come Forza Italia siamo contrari a tutto questo e chiediamo al Governo di portare la voce degli agricoltori in tutte le istituzioni possibili. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Largo San Pio V» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 57, 61 e 62 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, credo che se c'è una maggioranza pressoché totalizzante in quest'Aula ma anche, in modo traslato, nel Paese è quella che ci unisce nel considerare positivi gli impegni utili a contrastare le malattie croniche (quali il diabete), le patologie cardiovascolari e respiratorie, il cancro. Non solo: lo stesso slancio e la stessa condivisione li otterremmo nel caso, tutto italiano, della difesa della straordinarietà delle nostre eccellenze agroalimentari. Due sono i temi: il contrasto alle malattie non trasmissibili, meglio conosciute con l'acronimo NCD (Non Communicable Diseases), e la difesa dei nostri prodotti che, a mio avviso, condividono e devono continuare a condividere un percorso di positiva influenza che il secondo esercita in modo vincente sul primo. Il riconoscimento dell'UNESCO alla dieta mediterranea come patrimonio dell'umanità è infatti, il punto più alto per la valorizzazione e la nobilitazione di autentiche espressioni di saperi e cultura: un traguardo culturale, corroborato da evidenti dati statistici, che riconoscono all'Italia una speranza di vita tra le più alte a livello mondiale, che non nasconde le numerose e positive ricadute che una determinata alimentazione, basata su certi prodotti, ha nell'ambito della salute. È questo il perimetro, quindi, che affrontiamo oggi con la mozione in esame. Il primato nelle biodiversità, unito all'ancora più nobilitante capacità di trasformazione e lavorazione degli alimenti maturata nel corso dei secoli, è la base su cui si fonda il nostro sconfinato made in Italy agroalimentare. L'appuntamento dei prossimi giorni per questo diventa particolarmente importante. Più e più volte ci è capitato di constatare come il perseguimento di fini nobili possa poi in realtà tradursi in decisioni e iniziative paradossalmente penalizzanti e mortificanti dei fini preposti e purtroppo la questione oggi in esame rischia di rientrare in questa cerchia, rischia cioè di essere passibile di questo paradosso. La decisione dell'Organizzazione mondiale della sanità di impegnare gli Stati nella riduzione dell'impatto negativo di alimenti ricchi di grassi saturi, sale e zuccheri, al fine di contrastare diabete, cancro e malattie cardiovascolari, è tema che ci trova concordi, perché i numeri sono da brividi: ogni anno 15 milioni di morti in tutto il mondo per queste patologie. Pertanto, l'obiettivo di ridurre di un terzo la mortalità prematura da NCD entro il 2030 è senza dubbio un impegno da assumere e condividere. Purtroppo, però, questa unione di intenti rischia di venir meno dal momento che questo organismo ha cominciato a prodursi in documenti e in raccomandazioni che fanno ricorso ad espressioni eccessivamente generiche, come «cibi non salutari», che radicalizzano l'approccio di queste finalità con l'utilizzo di etichette su alcuni determinati alimenti e con segnali di allarme che scoraggiano il consumo. Questa modalità binaria, quasi manichea, non è in grado di comprendere, contemplare e quindi rispettare il vasto patrimonio agroalimentare italiano. È un approccio fortemente contestato, che sembrava superato in un primo momento. Invece, lo scorso novembre, sette Paesi, tra cui la Francia, hanno nuovamente presentato una risoluzione che contiene misure che non esagero nel definire "talebane", perché prodotti come il parmigiano e il prosciutto, solo per fare due esempi noti, verrebbero messi all'indice e in modo del tutto irragionevole. La soluzione, che non esito a proporre e che auspico il Governo faccia sua, è quella quindi di far valere il principio secondo cui esistono stili alimentari più o meno sani e non cibi in sé e per sé insalubri, anche perché la contraddizione della metodologia dell'etichetta a semaforo non tarderebbe a manifestarsi, dal momento che assegnerebbe - paradosso dei paradossi - un segnale verde alla Diet Coke e un cartellino rosso, invece, ad una fetta di prosciutto. Se non riusciamo a far passare questo messaggio, il danno che ci attende è veramente di enorme portata. Possiamo infatti ritenere quanto sta accadendo in Cile solo un piccolo anticipo di quello che dobbiamo continuare a scongiurare. Il Cile ha adottato all'inizio di questo anno l'uso del bollino nero su alimenti ritenuti insalubri, come ad esempio gli gnocchi, il prosciutto, il gorgonzola; ebbene, le nostre esportazioni sono crollate del 12 per cento nei primi sette mesi del 2018 rispetto all'anno precedente. Se mettiamo insieme questa reazione emotiva ma anche economica con valore di esportazioni di ben 41 miliardi del 2017 abbiamo modo di comprendere l'importanza del prossimo e imminente appuntamento e l'obbligo che il Governo ha di prodursi in una strategia volta alla difesa della nostra cultura alimentare, che peraltro - vale la pena di aggiungere - rappresenta un elemento di appeal anche in chiave turistica, rappresentando la fonte di ispirazione principale del turismo enogastronomico. La nostra enogastronomia - ricordo anche in questa circostanza - rappresenta la seconda attrattiva turistica dell'Italia dopo l'arte ed il primo motivo di apprezzamento dei turisti stranieri dopo una vacanza nel nostro Paese. Il patrimonio agroalimentare italiano, quello che viene minacciato da questa scellerata metodologia, è oggi un elemento in grado di influenzare le scelte di viaggio, che appaga i bisogni del turista contemporaneo, il suo desiderio di conoscere la cultura e le tradizioni locali, la voglia di ritrovare il benessere psicofisico attraverso il cibo, l'esigenza di vivere esperienze uniche e indimenticabili. Sembrerà ripetitivo ricordare come il nostro agroalimentare tiene insieme salute, cultura, storia, tradizioni ed economia. Queste realtà si combinano, ricombinano, si influenzano e si condizionano senza alcuna possibilità di separazione Per questo è forte l'invito al Governo ad adoperarsi al fine di evitare iniziative basate su un approccio errato e dalle conseguenze nefaste per l'economia del nostro Paese, ma anche per il nostro patrimonio materiale e culturale che affonda le sue radici nel nobile terreno della sapienza, della tradizione e della dedizione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pisani Pietro. Ne ha facoltà. PISANI Pietro (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, la discussione di queste mozioni, quindi il fatto di dover discutere e approvare una mozione a supporto e a difesa dei nostri prodotti dell'agroalimentare made in Italy, ha veramente un che di paradossale. Alcuni Paesi, capitanati da Francia e Brasile, mettono in discussione la salubrità dei nostri prodotti. Stiamo discutendo del fatto che ad essere messi in dubbio sono alimenti come i nostri formaggi, i nostri salumi, il nostro olio di oliva; tradizioni culinarie di oltre 3.000 anni, se si pensa alle origini dell'olio di oliva, al formaggio Grana che risale al primo Medioevo attorno all'anno 1000 e tanti altri alimenti che per secoli hanno fatto parte della dieta dei nostri antenati ed oggi rischiano di essere etichettati come pericolosi, magari con un bollino rosso come succede già in Francia e in Gran Bretagna. C'è effettivamente qualcosa che non va in tutto questo. Ricordo con piacere il primo ministro inglese Tony Blair che nel 2006, per combattere l'obesità infantile nelle scuole, disse basta ai cibi grassi nelle aule scolastiche e mise al bando, giustamente, i distributori automatici di patatine e bevande gassate. Questi sono i cibi che fanno male alla salute. Iniziò un percorso di educazione alimentare basato in maniera specifica sulla dieta mediterranea, una dieta che funziona bene. La dieta mediterranea è da diversi anni patrimonio immateriale dell'umanità, ma è basata su tutta una serie di comportamenti alimentari che contengono principalmente prodotti del nostro Paese. Un po' di questo oggi, un po' di quell'altro domani, un po' di movimento e tutto funziona. La dieta mediterranea è il giusto equilibrio. È chiaro che se mi mangio salsicce a colazione, pranzo e cena dal lunedì alla domenica qualche problema di obesità nel tempo posso anche riscontrarlo, anzi certamente lo riscontro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ma da questo a pensare di mettere un bollino rosso alle salsicce, ai salumi, o ai formaggi, ne passa! Dobbiamo tutelare l'industria agroalimentare italiana e difendere il nostro modello alimentare dagli attacchi di chi propone l'introduzione di politiche e normative restrittive che colpiscono specifici prodotti alimentari per rispondere al crescente problema dell'obesità - anche se queste cose fanno bene solamente al dio denaro, che ormai si è imposto in tutto il mondo - e di altre malattie connesse agli stili di vita, rifacendosi alla pratica dei cosiddetti semafori alimentari, degli avvertimenti di pericolo sulle confezioni e alla tassazione mirata contro la commercializzazione dei nostri prodotti. Tali misure non sempre godono di solide evidenze scientifiche, ma rischiano di fuorviare il consumatore attraverso un giudizio sintetico sulla cosiddetta qualità nutrizionale del singolo alimento, catalogandolo come sano, non sano o dannoso per la salute. Infatti i consumatori guardano innanzitutto al colore del semaforo e vengono orientati da questo sull'acquisto del prodotto, senza guardare effettivamente alla bontà del cibo. Sono le diete e i regimi alimentari che devono essere salutari ed equilibrati, non il giudizio attribuito arbitrariamente ai singoli prodotti. Questo ci dicono le evidenze scientifiche e la ricerca; questo ripetono in tutte le sedi i nostri Ministeri competenti in materia di agroalimentare, nutrizione e salute. Continueremo con convinzione l'azione per tutelare nella sede dell'ONU e negli altri fori internazionali la straordinaria qualità dei nostri prodotti tipici, alla base della dieta mediterranea. È importante promuovere l'educazione alimentare e la corretta informazione dei consumatori, tutelando al contempo gli interessi degli operatori del settore. È importante la corretta informazione dei consumatori, escludendo la classificazione dei cibi tra salutari e insalubri. È necessario bilanciare la tutela della salute dei consumatori con gli interessi dell'industria italiana di settore, specie di quella dei prodotti di qualità, dei prodotti a denominazione di origine protetta (DOP) e ad indicazione geografica protetta (IGP), legati a disciplinari che non consentono di modificare la composizione di tali prodotti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serafini. Ne ha facoltà. SERAFINI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, il patrimonio alimentare e culturale italiano comprende due settori indispensabili per la crescita economica del nostro Paese. Si tratta di settori che non sono in crisi come gradimento e che continuano ad essere motivo di interesse internazionale, con esportazione di prodotti di qualità verso i mercati, e di flussi turistici, che apprezzano non solo le opere d'arte, ma anche i nostri prodotti ad origine e indicazione geografica protetta e a specialità tradizionale garantita. Nel 2017 si sono registrati 41 miliardi di euro di vendite all'estero. Questi prodotti di elevata qualità rappresentano un elemento non solamente di competitività, ma anche di rafforzamento delle economie locali. Tramite questi prodotti possono essere riscoperti borghi e si può evitare il loro spopolamento. Può fare quindi piacere constatare che nel 2017 il trend positivo dei prodotti agroalimentari di qualità si è rafforzato, in particolare di quelli ortofrutticoli, dei cereali e degli oli extravergine di oliva. Naturalmente è necessario sostenere la qualità dei nostri prodotti con specifiche politiche nazionali e con richieste di intervento in sede europea, come nel caso del riso, per il quale l'Italia sin dal 2014 ha chiesto l'introduzione di misure per tutelare le aziende risicole da importazioni di riso a dazio zero da Paesi terzi, e ciò non solamente per evitare un crollo del mercato italiano ed europeo - che è avvenuto - ma anche per tutelare la salute del consumatore. Reputo importante il riconoscimento che il Senato sta dando attraverso norme specifiche che incidono sulla tutela dell'agroalimentare italiano e sulla valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale, la cui finalità è quella di promuovere la produzione, la trasformazione e la vendita di piccoli quantitativi di prodotti alimentari primari e trasformati, di origine animale o vegetale, ottenuti a partire da produzioni aziendali riconoscibili da una specifica indicazione in etichetta. Un'etichetta che per il consumatore offre garanzia di qualità, bontà, genuinità e di sicurezza del prodotto acquistato. Questo potrà migliorare la qualità e la percezione internazionale del prodotto agroalimentare italiano nel suo complesso e potrà accrescere la quota di PIL che esso rappresenta, andando ben oltre l'attuale 17 per cento. Una tutela di questo settore è essenziale anche in termini occupazionali: vi sono oltre 800.000 lavoratori solo nel settore primario ed oltre 70.000 imprese rette da imprenditori con meno di quarant'anni. Una tutela che deve trovare nell'innovazione dell'agricoltura e nelle politiche nazionali un ulteriore sostegno alla promozione delle nostre eccellenze. Concordo con il principio che la tutela dell'identità e della reputazione del cibo italiano può essere garantita attraverso un sistema di controlli qualitativi e sanitari efficienti, funzionali a combattere quella piaga per le imprese e il consumatore meno attento che è l' italian sounding e le sue pratiche sleali. Con riferimento alla tutela dell'agroalimentare italiano non va sottovalutato il problema del cambiamento climatico, che determinerà, se non avrà soluzione, un fortissimo impatto sulle abitudini alimentari e sulle produzioni agricole. Per i 9 miliardi di cittadini che popoleranno il mondo entro il 2050 gli agricoltori dovranno produrre cibo sufficiente, producendo di più con probabilmente meno terra fertile. Credo, infine, che la tutela dell'agroalimentare italiano non possa affermarsi senza che vi sia un sostegno alla produzione made in Italy , nonché una politica internazionale per le imprese agroalimentari (con iniziative anche di accompagnamento di aziende all'estero), una semplificazione burocratica ed amministrativa; il reperimento di manodopera specializzata e qualificata, il riconoscimento del ruolo fondamentale che assumono la ricerca e l'innovazione nel miglioramento dei settore agroalimentare (dalla produzione alla trasformazione, al commercio e alla distribuzione) e, infine, una particolare attenzione alla prevenzione degli infortuni. Concludendo, l'agroalimentare, che rappresenta la storia del nostro Paese, si accompagna necessariamente ad efficaci politiche sulla salute della persona; due elementi, cibo e salute, che determinano la qualità del nostro vivere quotidiano. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, è chiaro che c'è la massima allerta per il made in Italy agroalimentare. Il 12 novembre, alla seconda commissione dell'Assemblea generale dell'ONU, è stata presentata dai sette Paesi del gruppo Foreign policy and global health una risoluzione che contiene tra le altre cose il contestato paragrafo "ammazza-prodotti". Uscita dalla porta, come già è stata mitigata dal vertice ONU del 27 settembre, si vorrebbe far entrare dalla finestra la proposta dell'Organizzazione mondiale della sanità di introdurre tasse, semafori rossi, etichette penalizzanti con grandi bollini neri su cibi e bevande definite non salutari. Cibi non salutari che, secondo i tecnici dell'Organizzazione mondiale della sanità, sono quelli che superano determinate soglie di sali, grassi e zuccheri; un'indicazione che, se approvata, penalizzerebbe in maniera grave ed irreparabile tutte le nostre eccellenze alimentari (olio extravergine d'oliva, prosciutto, formaggio, pasta, vini e dolci). I negoziati sulla risoluzione, per cercare di individuare una posizione comune, sono già in atto e sono portati avanti dai sette Paesi firmatari, ed esattamente Brasile, Francia, Norvegia, Indonesia, Sudafrica, Thailandia e Senegal, che discutono separatamente con l'Unione europea, con gli Stati Uniti, con il G7, con un gruppo di Paesi composti da 134 piccoli Paesi in via di sviluppo e con altri membri dell'ONU. Se dovesse essere approvata la risoluzione, tutti i Paesi sarebbero autorizzati ad apporre etichette con giganteschi bollini neri o semafori rossi sui nostri cibi e bevande - che voglio ancora una volta a definire le nostre eccellenze - con conseguenza grave per il nostro made in Italy , una voce importantissima della nostra economia che, come più volte detto in quest'Aula, vale 41 miliardi di euro all'anno ed è anche in espansione. Quindi, sintetizzando, questo nuovo attacco (perché di attacco si tratta) punta a colpire gli alimenti che contengono zuccheri, grassi e sale, chiedendo di predisporre un'apposita etichetta nutrizionale e di riformulare le ricette - ascoltate bene - sulla base di un modello alimentare artificiale ispirato dalle multinazionali e che mette di fatto in pericolo il futuro dei prodotti made in Italy dalle tradizioni plurisecolari, trasmesse da generazioni di agricoltori, che con molti sacrifici si sono impegnati per mantenere tutto inalterato nel tempo. Un patrimonio che è alla base della dieta mediterranea e che ha consentito all'Italia il primato della percentuale più alta di ottantenni in Europa (il 7 per cento della popolazione), ma anche una speranza e una qualità di vita che è tra le più alte a livello mondiale ed è pari a 80,6 anni per gli uomini e a 85 per le donne. Questa ricaduta della qualità dei nostri prodotti sulla salute è stata riconosciuta anche con l'iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'UNESCO il 16 novembre 2010. Fatto non trascurabile sono tutte le eccezioni, a livello formale, che la risoluzione presenta, insieme a forti criticità. Non si può anzitutto riproporre un argomento che - com'è stato richiamato benissimo dai colleghi che mi hanno preceduto - è stato già chiarito ai massimi livelli politici dell'ONU. La risoluzione, inoltre, parla di cibi salutari e non salutari, indicazione non supportata dalla scienza e questo è un passaggio che ci deve molto far riflettere. La scienza infatti parla di diete salutari e non salutari, non di alimenti. La terza criticità, che è quella che ancora di più deve farci riflettere, è la posizione della Francia, Paese che ha firmato la risoluzione senza però averla minimamente concordata con i Paesi dell'Unione europea. Concludo allora dicendo: difendiamoci da questo assalto mortale alla nostra economia e alla nostra salute, attacco che non ha alcun riscontro scientifico ed è quindi irrazionale ed immotivato. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dopo aver ascoltato l'illustrazione delle altre mozioni presentate dai colleghi, prendo atto del fatto che vi sia una forte convergenza, se non al 100 per cento, al 98 per cento. Chiederei pertanto una sospensione di alcuni minuti. PRESIDENTE. È il 2 per cento che mi preoccupa. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Siamo ottimisti. Credo che, nell'interesse degli agricoltori, in una quindicina di minuti riusciremo a trovare una convergenza. PRESIDENTE . Non facendosi osservazioni, sospendo la seduta fino alle ore 11. (La seduta, sospesa alle ore 10,45, è ripresa alle ore 11,04) . Comunico che è pervenuto un ordine del giorno, il cui testo sarà distribuito, che invito i presentatori ad illustrare. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, poiché siamo addivenuti a una convergenza in merito all'impegno al Governo, sul quale tutti quanti abbiamo espresso parere favorevole, darò lettura dell'ordine del giorno. Con il punto 1 impegniamo il Governo a difendere, con la massima determinazione, il settore agroalimentare italiano in tutte le sedi politiche e diplomatiche internazionali, in particolare all'ONU (e nelle sue agenzie come OMS e FAO) e nell'ambito dell'Unione europea. Con il punto 2 impegniamo il Governo ad attivarsi con tutti gli strumenti a sua disposizione nella trattativa in corso in sede ONU per contrastare l'ulteriore diffusione dell'etichettatura a semaforo sui prodotti alimentari, al fine di promuovere invece l'utilizzo di sistemi di etichettatura che diano corrette informazioni nutrizionali e indichino l'origine dei principali ingredienti utilizzati. Al punto 3 impegniamo il Governo a porre in essere e continuare a svolgere una pronta e decisa azione diplomatica sul piano internazionale volta a cancellare o a modificare fortemente la risoluzione presentata nell'ambito dell'iniziativa "Global health and foreign politics" in discussione all'Assemblea dell'ONU, al fine di scongiurare le inique conseguenze che l'approvazione di tale documento avrebbe per il settore agroalimentare italiano e in particolare per le esportazioni italiane. Al punto 4 impegniamo il Governo ad avviare un confronto, nelle opportune sedi, al fine di chiarire le finalità che hanno portato la Francia e i sette Paesi proponenti a promuovere quest'iniziativa in collaborazione con Paesi extra europei senza un preventivo accordo con gli altri Stati membri europei. La Francia, nonostante sia un Paese che, in maniera del tutto analoga all'Italia, vanta numerosi prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica, riconosciuti dall'Unione europea, potrebbe danneggiare tali prodotti e, ove questo documento venisse approvato senza modifiche, si espone essa stessa ad essere pesantemente penalizzata. Al punto 5, che è l'ultimo, impegniamo il Governo a promuovere campagne per incoraggiare regimi alimentari equilibrati in Italia, dove siano presenti tutti gli alimenti salutari della dieta italiana. PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle ritiro la mozione n. 57 e sottoscrivo l'ordine del giorno G100. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, a nome del Gruppo ritiro la mozione n. 61 e sottoscrivo l'ordine del giorno G100. TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, a nome del Gruppo ritiro la mozione n. 62 e sottoscrivo l'ordine del giorno G100. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ritiriamo l'ordine del giorno G1 e sottoscriviamo l'ordine del giorno G100 che, con i suoi vari impegni, rappresenta l'esatta sintesi della discussione svolta e anche del nostro ordine del giorno. PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sull'ordine del giorno presentato. CENTINAIO, ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo . Signor Presidente, nella mia relazione farò il punto della situazione e descriverò lo stato dell'arte di quello che sta succedendo al di fuori dei nostri confini. Ogni fattivo contributo di questo Ministero al dibattito in atto in Europa sulla tematica è finalizzato a raggiungere un sistema comune di etichettatura nutrizionale front of pack chiara, comprensibile, realmente informativa e - soprattutto - non discriminatoria del made in Italy , nella piena convinzione di dover difendere e garantire le eccellenze italiane nel settore agroalimentare. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Da sempre l'Italia ha promosso, promuove e promuoverà la dieta mediterranea, un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo che l'UNESCO - come detto da molti colleghi e come è noto - ha dichiarato patrimonio immateriale dell'umanità. In linea con i più consolidati orientamenti scientifici, il Ministero della salute e questo Ministero hanno sempre ritenuto fondamentale la totalità della dieta e non il singolo alimento, evitando di classificare gli alimenti in buoni e cattivi, poiché essi devono essere commisurati alle esigenze del singolo individuo e non giudicati nell'ambito di una semplice valutazione standardizzata. La riduzione di particolari nutrienti (come, ad esempio, zuccheri e grassi), attraverso l'individuazione di semplici target numerici, non può essere accettata perché risulta non solo di difficile realizzazione, ma anche di dubbia efficacia. Negli ultimi anni vi è stata una crescente tendenza a utilizzare indicatori che non sempre hanno una base scientifica e a demonizzare i singoli ingredienti come grassi o zuccheri, ma senza considerare che ci sono tecniche di cottura che possono incidere sulla composizione degli alimenti e modificare la qualità nutrizionale degli alimenti stessi. Tale tendenza, inoltre, potrebbe indurre a eliminare taluni alimenti che fanno parte della dieta mediterranea e che sono ormai apprezzati in tutto il mondo, provocando pericolosi squilibri nutrizionali. La strategia adottata attualmente dal Ministero della salute prevede misure di ampia portata, nel tentativo di contrastare anche le conseguenze negative di sovrappeso e obesità, soprattutto tra i bambini. Seguendo la linea d'azione europea, si sostengono iniziative che, tramite interventi efficaci e il coinvolgimento di partner selezionati, possano muoversi nella direzione dell'intersettorialità, affrontando non solo l'aspetto nutrizionale, ma anche l'ampia gamma dei fattori di salute del bambino, prima, e dell'adulto, poi. Infatti, coerentemente con gli orientamenti suggeriti dall'Unione europea, che ha sollecitato gli Stati membri a impegnarsi per un approccio globale alla riduzione di grassi saturi, grassi trans e zuccheri aggiunti nelle bevande zuccherate e nei cibi solidi, il Ministero della salute è pervenuto alla stesura di due documenti finalizzati, da un lato, a regolamentare la promozione di alimenti per l'infanzia e, dall'altro, a condividere alcuni obiettivi di miglioramento della qualità nutrizionale dei prodotti consumati dai bambini tra i tre e i dodici anni. Ecco perché si devono evitare sistemi di valutazione basati sui profili nutrizionali, o tanto meno rappresentazioni grafiche che pongono ingiustamente l'accento sulla composizione del singolo prodotto, a prescindere dalle modalità e frequenze di consumo. Tali tematiche rivestono una rilevanza strategica per questo Ministero, in quanto l'applicazione dei sistemi quali il traffic light inglese (ossia l'etichettatura a semaforo) e il nutri-score francese, qualora fosse scelta a modello dalla Commissione europea potrebbe procurare effetti discriminatori soprattutto nei confronti di quei prodotti italiani riconosciuti a livello europeo come patrimonio nazionale (Denominazione di origine protetta, Indicazione geografica protetta, Specialità tradizionale garantita), che sono obbligati per legge a mantenere determinati tenori di nutrienti, previsti dai disciplinari di produzione a tutela delle tradizioni e soprattutto dei consumatori. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Per quanto sopra, l'Italia, relativamente alla prevenzione e al controllo delle patologie non trasmissibili, considera prioritario contrastare i fattori di rischio e promuovere i determinanti di salute attraverso un approccio olistico che privilegi la prevenzione delle malattie croniche e interventi multisettoriali, che coinvolgano più amministrazioni pubbliche e la società civile, e incentivi stili di vita salutari, attività fisica regolare e diete sane, equilibrate e sostenibili. Proprio la prevenzione e il controllo delle Noncommunicable diseases (NCDs)hanno costituito oggetto di recente trattazione all'interno del terzo High-level meeting durante la settantatreesima Assemblea generale dell'ONU il 27 settembre ultimo scorso dove, grazie all'incisiva azione del Ministro degli esteri e della cooperazione internazionale, è stata approvata la versione definitiva della dichiarazione politica sulle NCDs, contenente un testo molto bilanciato, di ampia portata politica, in linea con gli interessi italiani di tutela della salute e delle eccellenze del made in Italy nel settore agroalimentare. Tale documento finale è stato poi adottato formalmente dall'Assemblea generale con una risoluzione in data 10 ottobre 2018. Come previsto dalla dichiarazione politica, il Segretario generale delle Nazioni Unite sarà poi tenuto a produrre un rapporto di consultazione con la membership in collaborazione con la World health organization sui progressi nella lotta alle patologie non trasmissibili e sull'attuazione del documento finale entro il 2024, in vista di un evento politico di alto livello di revisione complessiva nel 2025. Tuttavia, nell'ambito di più recenti sviluppi in sede di Organizzazione mondiale della sanità, alcuni Paesi si sono fatti promotori di una risoluzione che tenta di reintrodurre il concetto di cibi insalubri e l'esortazione ai Governi ad adottare misure restrittive sul piano commerciale - questo è ciò che ci lascia perplessi: misure restrittive sul piano commerciale - potenzialmente lesive sui mercati esteri delle eccellenze e delle tipicità dell'agroalimentare made in Italy e 100 per cento italiano. Successivamente, il rappresentante permanente dell'Italia a Ginevra è intervenuto alla riunione del Meccanismo globale di coordinamento per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili, tenutasi il 5 e il 6 novembre ultimo scorso, cui hanno preso parte anche il Ministero della salute e il presidente di Federalimentare. Nel suo intervento il rappresentante permanente dell'Italia a Ginevra ha ricordato il positivo esito del vertice succitato tenutosi a New York il 27 settembre e la relativa dichiarazione conclusiva, dai contenuti bilanciati e costruttivi, grazie al ruolo di primo piano dei negoziatori italiani. L'ambasciatore ha stigmatizzato diversi tentativi di andare oltre il consenso raggiunto con la succitata dichiarazione politica del 27 settembre, reinterpretando la volontà degli Stati membri, fraintendendo gli impegni presi dallo Stato e citando misure che sono state respinte nel corso dei negoziati. Ha citato il contenuto di un comunicato stampa rilasciato dall'Organizzazione mondiale della sanità immediatamente dopo l'evento di alto livello, che richiamava i concetti di cibi nocivi per la salute e altri prodotti dannosi, che non trovavano riscontro nel testo della dichiarazione politica, che si riferisce unicamente alle diete e agli stili di vita non salutari. L'azione della diplomazia italiana ha indotto il Segretario dell'Organizzazione mondiale della sanità a rettificare il comunicato stampa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Il 12 novembre scorso, nell'ambito dell'iniziativa "Global health and foreign policy" (GHFP), che vede coinvolti sette Paesi (Brasile, Francia, Norvegia, Senegal, Sudafrica, Thailandia e Indonesia), il Brasile ha presentato all'Assemblea generale delle Nazioni Unite un progetto di risoluzione che affronta diverse tematiche relative alla salute con un focus sulla nutrizione. Se il testo è largamente condivisibile da parte italiana, la Farnesina ha subito rilevato le serie criticità relative alla formulazione del paragrafo operativo 7. In particolare, abbiamo denunciato il tentativo di far passare il concetto che alcuni cibi sarebbero di per sé nocivi per la salute e criticato l'esortazione agli Stati membri ad adottare politiche restrittive finalizzate a ridurne i consumi, inclusa l'imposizione di tasse, di sistemi di etichettatura a semaforo fronte-pacco e di altre restrizioni alla commercializzazione e al marketing di determinati alimenti. Come avete detto giustamente voi, cari colleghi, siamo sotto attacco. La risoluzione proposta dal Gruppo rischiava pertanto di nuocere seriamente al nostro agroalimentare, alla sua reputazione e immagine di qualità sui mercati esteri, compromettendo, in definitiva, gli ottimi risultati ottenuti il 27 settembre. In quell'occasione, l'impegno dell'Italia come cofacilitatore ha consentito di negoziare un documento conclusivo molto equilibrato, di taglio politico e senza raccomandazioni prescrittive sulle politiche nutrizionali nazionali. Come indicato dalle nostre amministrazioni, in tutti i fori europei e internazionali, le classificazioni astratte dei singoli alimenti non hanno un adeguato fondamento scientifico ma sono, viceversa, passibili di danneggiare il nostro agroalimentare in molti mercati rilevanti per l' export . Inoltre, la posizione italiana è che le politiche che pretendono e che prendono di mira singoli nutrienti siano fuorvianti per i consumatori, i quali dovrebbero invece essere educati a una dieta variata e salutare. Per questo l'Italia ha sempre osteggiato i sistemi di etichettatura cosiddetti a semaforo, dentro e fuori l'Europa. Con riguardo alla nuova risoluzione presentata dal Brasile sulla nutrizione, la Farnesina si è pertanto immediatamente adoperata per cercare di bilanciarne i contenuti. Fin dall'inizio della discussione alle Nazioni unite in questi giorni, tanto in plenaria come nelle riunioni di concertazione europea, l'obiettivo del MAECI è stato quello di eliminare l'esortazione ad adottare politiche restrittive sugli alimenti, che finirebbero per colpire le diete tradizionali e salutari, favorendo l'acquisto di prodotti riformulati a scapito degli alimenti naturali realizzati da agricoltori e produttori locali. Dopo oltre due settimane di intensi confronti, i negoziati sono tutt'ora in corso, in queste stesse ore. Secondo quanto anticipato dal Brasile, se ne dovrebbe prevedere la conclusione entro venerdì 7 dicembre con la finalizzazione di un documento da sottoporre all'approvazione dell'Assemblea generale intorno a metà dicembre. L'azione italiana non si è concentrata solo sui negoziatori direttamente impegnati alle Nazioni unite, con la rappresentanza permanente italiana in prima linea e l'invio di un funzionario appositamente incaricato da Roma. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha voluto coinvolgere direttamente la rappresentanza italiana a Ginevra, che è efficacemente intervenuta nei confronti dell'Organizzazione mondiale della salute, ottenendo che venissero rettificati alcuni comunicati e rapporti del segretariato, fattualmente inesatti e che rischiavano di fuorviare gli Stati membri, reinterpretando la volontà dei Capi di Stato e di Governo in merito alle decisioni assunte consensualmente il 27 settembre scorso. È gravissimo quello che sta succedendo contro il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Inoltre, su precise istruzioni ministeriali, gli ambasciatori italiani nelle capitali dei Paesi proponenti hanno tempestivamente effettuato una serie di passi mirati con le autorità locali per indurre a riconsiderare la propria posizione iniziale. Parallelamente, un'ulteriore azione di sensibilizzazione è stata effettuata al fine di ricercare alleanze tra i Paesi aderenti alla dieta mediterranea, tradizionalmente vicini alla posizione italiana. Grazie alla ferma e articolata azione della diplomazia italiana, possiamo esprimere soddisfazione per essere riusciti a espungere preliminarmente dal testo, ancora in fase di discussione, i linguaggi più estremi e a ricondurre il confronto su una proposta di possibile compromesso. Secondo le informazioni che giungono in queste ore da New York, tale testo dovrebbe corrispondere pienamente alle aspettative italiane in quanto inclusivo di un riferimento generale alla dichiarazione politica adottata dei Capi di Stato e di Governo lo scorso 27 settembre e alla sua piena attuazione. L'azione sinergica con le altre amministrazioni direttamente interessate si è svolta in costante dialogo con la rappresentanza delle organizzazioni imprenditoriali e professionali di categoria, al fine di meglio tutelare i legittimi interessi del nostro Paese. Per quanto sopra, ribadisco la massima incisività e determinazione nel difendere il ruolo dell'Italia in tutti gli ambiti in cui vengono definite le politiche della salute con potenziale impatto sulla produzione e commercializzazione dei prodotti alimentari italiani di qualità e all'estero. Quanto sopra non esaurisce l'azione di tutela degli interessi italiani, per la quale si continuerà a mantenere alta l'attenzione nei fori internazionali, in cui si discute di temi nutrizionali, con il sostegno di tutte le amministrazioni competenti che voglio ringraziare tutte una per una: il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministero che rappresento, il Ministero della salute e il Ministero dello sviluppo economico. Cari colleghi, voglio ringraziarvi perché dalle parole che ho ascoltato oggi emergono davvero la voglia e l'intenzione di lavorare tutti insieme, indipendentemente dai Gruppi parlamentari di appartenenza, per riuscire a tutelare i nostri prodotti, la nostra agricoltura e il nostro made in Italy . Il fatto che il Senato sia riuscito a ottenere un documento comune, che ha messo d'accordo tutti gli interessi e soprattutto le sensibilità dei senatori presenti, penso ci possa riempire d'orgoglio. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione dell'ordine del giorno. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, come già anticipato, voteremo a favore dell'ordine del giorno comune e unitario. È davvero importante essere riusciti a comporre una presa di posizione unitaria. Torno a ripetere - come ho già detto illustrando l'ordine del giorno che avevo presentato - che quanto sta accadendo è molto grave. Ci sono in ballo non soltanto gli interessi del nostro Paese e del nostro sistema agroalimentare, certamente non secondari: la questione è assolutamente cruciale perché riguarda la salute dei cittadini. Per quanto ci riguarda, se passa questa parte di risoluzione all'ONU, il danno dal punto di vista economico sarà notevole. Vorrei ricordare a tutti noi che il settore agroalimentare negli anni passati ha garantito cifre molto importanti dal punto di vista dell'esportazione, persino nei momenti di crisi. È assolutamente paradossale che, da una parte, un organismo dell'ONU, come l'UNESCO, riconosca la dieta mediterranea come valore e patrimonio dell'umanità e, dall'altra, si proceda con un'interpretazione molto strana dei cibi ritenuti deleteri per la salute dei cittadini, a detrimento della produzione locale, delle produzioni agricole e dei prodotti a denominazione di origine. Dobbiamo continuare a contrastare la risoluzione e la presa di posizione all'ONU e altresì combattere, anche a livello europeo e internazionale, per la trasparenza dei sistemi di etichettatura, affinché essi forniscano le corrette informazioni nutrizionali e soprattutto l'origine dei principali ingredienti utilizzati. Gli interessi sono evidenti e davvero chiari. Se pensiamo che alcune bibite che nessuno di noi darebbe ai propri figli avranno il semaforo verde, e altre di nostra produzione, come - ad esempio - i succhi di frutta avrebbero il semaforo rosso, capiamo perfettamente chi sta lavorando per far passare questa strana interpretazione dell'etichetta. Si tratta ancora una volta dei grandi sistemi industriali di trasformazione del cibo, delle multinazionali che vogliono uccidere i prodotti dell'agricoltura legata al territorio e che rappresentano insieme non solo la storia del Paese, ma anche il grande valore aggiunto dei saperi tradizionali e del cibo buono legato a tutte le interpretazioni, anche le più incredibili, persino dal punto vista scientifico, sano per tutti i cittadini. Per questo motivo vi invito - ed è importante che sia presente nell'ordine il giorno - a continuare la campagna di educazione alimentare perché ciò rafforza fortemente i valori della dieta mediterranea e, quindi, del made in Italy e del nostro sistema agroalimentare. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e dei senatori Buccarella e Martelli). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti e i docenti dell'Istituto statale di istruzione superiore «Giuseppe Di Vittorio» di Ladispoli, in provincia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 57, 61 e 62 UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, siamo convinti che il Governo debba adoperarsi per tutelare gli interessi dell'agroalimentare italiano, anche perché non dobbiamo dimenticarci che questo settore sconta già il danno economico inferto dalla contraffazione, con una perdita di svariati miliardi di euro l'anno. D'altro canto, credo che bisogna lavorare per promuovere la cultura del cibo sano e di qualità. E ritengo che una maggiore informazione sulla composizione degli alimenti sia sempre un fatto positivo, la quale deve essere di facile comprensione da parte del consumatore per fargli capire subito la composizione, soprattutto degli alimenti composti. Il semaforo non è una brutta idea, ma non si possono far passare come uguali alimenti come l'olio extravergine e una confezione di merendine dell' hard discount. Un sistema di etichettatura che mette sullo stesso piano questi due prodotti è certamente falso e nocivo per i consumatori. Tutti quanti abbiamo letto quello che succede in Gran Bretagna, dove l'adozione di un simile sistema ha fatto sì che dalle tavole scomparissero alimenti sani per essere sostituiti da altri dove gli edulcoranti hanno preso il posto degli zuccheri, e di cui non si conosce la composizione. Le istituzioni internazionali, invece, dovrebbero fare di più per tutelare i prodotti a denominazione d'origine e una dieta come quella mediterranea che i nutrizionisti riconoscono come la più efficace nel prevenire tutta una serie di malattie. Crediamo che l'Italia non possa restare ferma davanti a questo rischio, che non è solamente di carattere economico, ma riguarda soprattutto la salute dei cittadini. Per questo ben venga ogni iniziativa volta a tutelare l'agroalimentare e i consumatori, sottolineando, però, che l'atteggiamento deve essere non quello del muro contro muro, ma quello della forza delle argomentazioni. Tutelare il diritto al cibo di qualità è giusto e lecito. Non vorremmo, però, che la tutela dell'agroalimentare venga utilizzata strumentalmente per screditare l'ONU in vista della discussione sul global compact. Di scontri con le istituzioni internazionali d'Italia in questi mesi ne ha avuti fin troppi, e non ci sembra ci abbia guadagnato un granché, anzi. Detto questo, il nostro Gruppo esprimerà voto favorevole sull'ordine del giorno unitario. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e della senatrice Rojc) . LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, esprimo piena soddisfazione per il fatto che quest'Assemblea sia intervenuta su un tema così importante, che va anche al di là della difesa dei nostri prodotti agroalimentari. Difendere i nostri prodotti significa, infatti, difendere anche la nostra identità, la nostra cultura. I nostri prodotti derivano proprio da questo e, quindi, significa anche difendere la nostra sovranità nazionale. Siamo quindi soddisfatti, come Gruppo Fratelli d'Italia, di aver raggiunto un'unità di intenti all'interno di quest'Assemblea, dove - con un ordine del giorno unitario - diamo mandato al Governo di difendere in tutte le sedi istituzionali la nostra identità, la nostra cultura, la nostra sovranità, attraverso proprio la difesa dei nostri prodotti agricoli. Esprimiamo pertanto piena soddisfazione e condivisione del lavoro che abbiamo fatto. Al riguardo non voglio aggiungere molto, signor Ministro, limitandomi solo a una riflessione molto breve su quello che è, in particolare, il nostro rapporto con i cugini d'Oltralpe e, quindi, all'interno dell'Unione europea. È chiaro infatti che, se siamo all'interno di un sistema che ci dovrebbe vedere come comunità, non si capiscono oggettivamente i motivi di un attacco così forte, se è vero com'è vero - secondo quanto risulta dalle carte - che la Francia è stata promotrice dell'iniziativa insieme a Paesi del Sud America come il Brasile. Non si comprende, allora, quale possa essere il senso di questa unità, di questa comunità perché, al contrario, dovremmo difendere tutti insieme il comparto agricolo europeo. È chiaro che attaccare il nostro comparto agricolo per interessi «di bottega», cercando di far sì che i nostri prodotti siano considerati nocivi per la salute, può danneggiare anche tanti prodotti francesi, ma, soprattutto, danneggia tutto il sistema agricolo europeo. Su questo credo che il Governo debba fare una riflessione profonda e, soprattutto, capire quali sono i rapporti che ci legano con i nostri i cugini d'Oltralpe, anche perché devo dire, signor Ministro, che non è il primo caso di un attacco così forte da parte della Francia. Non è la prima volta che dobbiamo subire, anche in altri contesti, la morale di chi si erge a professore nei nostri confronti e spesso si comporta in maniera differente. Detto questo spero che il Governo possa chiarire queste posizioni in maniera forte e determinata nelle giuste sedi istituzionali, che penso siano importanti anche per il prosieguo dei rapporti commerciali internazionali. Da parte del Gruppo Fratelli d'Italia c'è dunque massima soddisfazione e voteremo a favore dell'ordine del giorno G100, anche perché - come ormai è risaputo - quando si parla di interessi nazionali, Fratelli d'Italia è sempre presente. (Applausi dal Gruppo FdI e L-SP-PSd'Az). TARICCO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, sappiamo quanto ciò che stiamo per approvare potrebbe incidere sul nostro export , se si dovesse andare avanti con le versioni più estreme annunciate. Siamo consapevoli di quanto tutto questo andrebbero a impattare sulle nostre produzioni tradizionali, sulle nostre IGP e, dunque, sui prodotti tipici che abbiamo. Sappiamo quanto la nostra dieta, la dieta mediterranea, sia fondamentalmente alla base del successo, sia turistico che ricettivo, e dell'apprezzamento che il mondo ha per i nostri prodotti. Sappiamo quanto la nostra agricoltura tipica, nei suoi formaggi, nei salumi, nei trasformati vegetali, di frutta e nei dolci, sia fondamentale per la tenuta dei nostri territori, quale strumento straordinario di salvaguardia delle nostre aree in molti casi più marginali. Sappiamo bene che tutto questo è importantissimo e dobbiamo tenerlo ben presente. Crediamo, però, che questa sia una battaglia da portare avanti in modo unitario e anch'io voglio esprimere il pieno apprezzamento per l'ordine del giorno unitario che è stato presentato, che sicuramente dà maggiore forza al Governo nelle azioni che andrà a intraprendere poi concretamente. Vogliamo portare avanti questa battaglia perché siamo convinti che sia il modo migliore per tutelare la salute dei cittadini, per salvaguardare le prospettive di qualità di vita dei cittadini, e non soltanto nel nostro Paese, ma in tutto il mondo. Non per nulla siamo convinti che il riconoscimento UNESCO conferito alla dieta mediterranea sia non una sorta di bollino da attaccare su qualche prodotto, ma il riconoscimento di uno stile alimentare, di uno stile di vita, che produce nel concreto risultati importanti sulla qualità e la salute di vita dei cittadini. Sarà un caso, ma il fatto che l'aspettativa di vita nel nostro Paese sia tra le più alte al mondo, sia in termini di longevità che di qualità, credo stia a testimoniare sul tappeto tutto questo. Condurremo dunque questa battaglia esattamente nella direzione delle finalità annunciate da quanto abbiamo messo in campo e di cui stiamo discutendo. Stiamo parlando della tutela dei cittadini nei confronti delle malattie cardiocircolatorie, del diabete, del cancro; stiamo parlando di modalità attraverso le quali dare realmente contezza e trasparenza del contenuto dei prodotti. Noi siamo assolutamente favorevoli al fatto che il cittadino debba avere il massimo di informazione e siamo convinti che non sia dando dati sulla concentrazione di sali, di zuccheri e di grassi sul singolo prodotto che noi facciamo lo sforzo e che dà questo tipo di risultato. Crediamo fermamente che il tema sia quello degli stili alimentari e degli stili di vita ed è per questo motivo che chiediamo al Governo di fare il massimo sforzo possibile in questa direzione, nella convinzione che sia fondamentale lavorare su questi temi operando su due fronti: da una parte, fornendo dati, con studi che vadano a testimoniare ciò che stiamo dicendo e, dall'altra, creando alleanze. Solo se questo tema sarà un tema condiviso in modo ampio, riusciremo a portare a casa i risultati che la salute dei nostri cittadini e le prospettive della nostra agricoltura, che in direzione della salute sta lavorando, richiedono. È per questo che il Partito Democratico esprimerà voto favorevole a questo ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Laniece). BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, ho cercato di capire da cosa nasce l'idea di discriminare i migliori prodotti italiani attraverso quelle che possiamo definire delle pratiche sleali a livello mondiale, attraverso la tassazione, le etichette discriminanti, le restrizioni, se non addirittura i divieti, al marketing e alla commercializzazione. Sono giunto alla conclusione che si tratta di una conseguenza dell'adozione da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità e di diversi Paesi, dei cosiddetti profili nutrizionali. Per chi non lo sapesse, i profili nutrizionali sono un metodo di classificazione dei cibi, che punisce i cibi con maggiori quantità di grassi, di sali e di zuccheri, a prescindere dalla qualità generale del prodotto e dal resto dei suoi ingredienti. Non possiamo e non dobbiamo consentire che motivazioni di tipo commerciale e industriale arrivino ad imporre agli italiani una banalizzazione della dieta come componenti chimiche. Questo concetto, che non è proprio della medicina, non solo risulta estraneo alla nostra cultura, alla nostra tradizione e alla nostra storia enogastronomica, come ha detto bene il Ministro, ma finirebbe certamente per danneggiare anche la salute dei nostri cittadini. La scienza dell'alimentazione, infatti, dice chiaramente che i profili nutrizionali sono un concetto marcatamente ideologico e non scientifico. In sostanza, non sono suffragati da alcuna evidenza scientifica. Non a caso, nel 2016, per ben due volte, ad aprile e a luglio, il Parlamento europeo si è schierato a larga maggioranza contro i profili nutrizionali. Anche l'Autorità europea sulla sicurezza alimentare, l'EFSA, in un'opinione del 2008, ha espresso tutti i limiti intrinseci dei profili nutrizionali come metodo di classificazione dei cibi, soprattutto perché ogni alimento viene modificato durante la preparazione e l'interazione con altri alimenti. Nel complesso, penso che siano importanti due considerazioni su tutte: la prima è che i profili nutrizionali finiscono per classificare tutti i cibi come buoni o cattivi e questo è profondamente sbagliato. La scienza della nutrizione ci dice che non esistono cibi buoni o cattivi, ma diete, cioè combinazioni di cibi, buone o cattive. Qualsiasi cibo può far parte di una dieta bilanciata, purché ingerito in quantità appropriata. La seconda è che le recenti scoperte del prestigiosissimo istituto Weizmann sul valore della dieta personalizzata hanno mostrato in tutta evidenza che uno stesso alimento può avere e ha un effetto sulla salute buono o cattivo a seconda di chi se ne nutre. Questo perché non bisogna concentrarsi unicamente sul cibo, ma sull'individuo che lo assume. Ogni persona ha una sua conformazione fisica, ha un suo metabolismo, una sua risposta glicemica e il proprio sistema intestinale, da cui deriva la risposta del corpo al cibo. Indicare dei cibi come buoni o cattivi, a prescindere e per chiunque, è un approccio non solo fallimentare, ma potenzialmente controproducente, perché potrebbe indurre qualcuno a preferire cibi, che addirittura non fanno bene a chi li ingerisce. A queste considerazioni, concernenti la salute, vanno aggiunte quelle di ordine economico e ampiamente condivise da tutta l'Assemblea. Se le proposte lanciate dai sette Paesi guidati da Brasile e Francia venissero accolte, i danni per il nostro Paese sarebbero devastanti. Tutto il comparto alimentare italiano costituisce quasi un decimo del nostro prodotto interno lordo e occupa più di 3 milioni di lavoratori. Ci sono oltre 1.300.000 aziende in questo settore, tra piccole, medie e grandi. Un gran numero dei nostri prodotti di esportazione verrebbe etichettato subito come nocivo per la salute, causando non solo una sicura contrazione delle vendite delle nostre eccellenze, ma anche un gravissimo danno alla reputazione del made in Italy , che è invece apprezzatissimo in tutto il mondo e di cui piuttosto dobbiamo combattere la contraffazione. Il fatto che tutta l'Assemblea del Senato abbia sottoscritto convintamente l'ordine del giorno in esame - e di questo ringrazio i colleghi - deve rappresentare un monito importante per quanti nutrono il proposito di attentare ogni giorno alle abitudini alimentari, simboleggiate dalla nostra dieta mediterranea, ormai riconosciuta dall'UNESCO - come è stato detto bene prima - come un patrimonio immateriale dell'umanità. Guardate, non voglio più citare l'assurda situazione per la quale ci ha chiamato in causa il Governo francese, guidato dall'incomprensibile azione del presidente Macron, il quale credo che in questi giorni, invece di pensare alle mozioni dell'ONU, probabilmente ha altri problemi a cui pensare all'interno del suo Paese, ovvero ai gravissimi problemi economici e sociali e ad una protesta civile, che è stata attivata. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non consentiremo a nessuno di attentare alla qualità delle nostre produzioni, alla nostra crescita economica e alla salute dei nostri cittadini. Signor Presidente, siamo per il diritto alla salute, ma per una vera salute e per tutti i cittadini. Non sarà certo facendoci imporre una classificazione superficiale per i nostri prodotti agroalimentari, non suffragata da dati scientifici, che si favorirà il benessere della popolazione. Siamo attenti al progresso e anche agli studi, che stanno procedendo bene, sulla nostra amata dieta mediterranea, che ogni giorno concorre alla salute di tutti noi. Abbiamo dunque il dovere di opporci a qualsiasi mozione contro i nostri prodotti e contro i prodotti sani e salubri. Votando convintamente l'ordine del giorno in esame, abbiamo il dovere di difendere la nostra salute, le nostre tradizioni e la nostra economia: prima gli italiani, sempre! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). BATTISTONI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BATTISTONI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, prendo la parola con soddisfazione su un argomento così importante per il nostro Paese e per la nostra economia. Leggere questi attacchi da parte di sette nazioni ci deve far riflettere e ci deve portare a ragionare in maniera unitaria di fronte a tali problematiche, perché non è la prima volta che il nostro regime alimentare e in particolare la dieta mediterranea si trovano sotto attacco. Nel novembre 2010 abbiamo avuto il riconoscimento da parte dell'UNESCO della dieta mediterranea quale patrimonio culturale immateriale. Vi leggo solo il primo periodo della motivazione, che recita: «La dieta mediterranea comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni» e vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui «la coltivazione, la raccolta, la pesca, l'allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo». Tutte queste cose, messe insieme, di fatto fanno una sorta di identità nazionale e noi dobbiamo difendere i nostri prodotti e le nostre tradizioni proprio come se dovessimo difendere la nostra identità nazionale. Recentemente, a fine ottobre, delegato dalla Commissione, ho partecipato insieme al collega Mollame ad un summit internazionale dei Parlamenti per affrontare le problematiche dell'obesità e la malnutrizione nel mondo. Vedete, siamo usciti da quell'incontro un po' preoccupati, perché - per non far nomi - il senatore Girardi, del Cile, nella sua relazione ha svolto un attacco contro il nostro regime alimentare di una violenza inaudita, citando anche dei prodotti. Mi sono allora andato a documentare. Siccome lui attribuiva a nostri prodotti, soprattutto quelli derivanti dalle nocciole (e il Ministro sa quanto sia importante la nocciola per la nostra economia agricola), la causa dell'obesità che esiste nel mondo, sono andato a vedere la tabella dell'obesità fatta dall'Organizzazione mondiale la sanità e ho scoperto che il Cile, che già ha messo questi segnali di pericolo su alcuni nostri prodotti, è al terzo posto, anzi al secondo, secondo gli ultimi calcoli, mentre l'Italia, che invece fa molto e buon uso di questi prodotti, è al terz'ultimo posto. Quindi è un problema non di dieta, ma del giusto consumo. Nel nostro Paese, infatti, anche grazie alla grande attenzione che è stata posta all'etichettatura dei prodotti, il consumatore attua una sorta di consumo consapevole: i nostri consumatori sempre più spesso vanno a vedere gli ingredienti e, a seconda degli ingredienti presenti, procedono agli acquisti. Questo è uno dei tanti esempi per dimostrare che veramente il nostro regime alimentare è sotto attacco, anche perché probabilmente la nostra sana dieta mediterranea a qualche grande gruppo internazionale dà fastidio. Sono convinto che l'unità trovata oggi su questo ordine del giorno dovrebbe essere una unità da manifestare sempre all'esterno, soprattutto in altri consessi internazionali, anche perché, recentemente, in Parlamento europeo vi è stata la dimostrazione che, quando i nostri parlamentari riescono a far fronte unitario, poi arrivano i risultati. Uno su tutti: pochi giorni fa è stata votata la risoluzione sui dazi che riguardano il riso. I dazi che saranno messi sul riso soprattutto asiatico, garantiranno i nostri produttori e coltivatori di riso, anche perché era un settore che, a causa di questa importazione, stava correndo un grosso pericolo. Ma non solo questo: dieci giorni fa il Parlamento europeo - e questo credo che vada accolto da tutti con estrema soddisfazione - ha votato contro i tagli alla PAC e sappiamo benissimo che il settore agroalimentare rischiava di essere forse quello più penalizzato dalla Brexit, che ormai di fatto è alle tappe finali. Considerato che il settore agroalimentare ha registrato, per quanto riguarda le esportazioni, un valore di oltre 41 miliardi nel 2017 e c'è stato un aumento del 6 per cento rispetto al 2016, signor Ministro, credo che tutte le azioni che sono auspicate in questo ordine del giorno vadano portate avanti con forza e convinzione. Ecco perché sono convinto che un settore come l'agricoltura che purtroppo - come abbiamo ricordato la scorsa settimana nel corso del question time - non solo ha subìto gravi danni a causa degli eventi atmosferici, ma è sottoposto ormai anche ad altri pericoli, come ha ricordato il collega Berardi questa mattina, quali i danni da fauna selvatica, debba essere tutelato al meglio delle nostre possibilità. Quando faremo questo tipo di battaglie, saremo in prima linea per difendere l'agricoltura, i nostri agricoltori e tutta la produzione agroalimentare. È per questo che con soddisfazione annuncio il voto favorevole del Gruppo di Forza Italia all'ordine del giorno G100. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az . Congratulazioni ). MOLLAME (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MOLLAME (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, senatori e senatrici, cittadini, l'Italia nella sua straordinaria eterogeneità di suoli, di isole, di climi, cultura e costumi è da sempre sinonimo di eccellenza nel comparto agroalimentare mondiale ed è per questo che la nostra azione ha puntato e deve continuare a puntare sulla tutela della qualità delle tradizioni e tipicità. Più in generale, alla salvaguardia di quel marchio noto e preso spesso anche a modello: il made in Italy , cultura di base del nostro popolo. Nei primi otto mesi del 2018 le esportazioni del settore hanno segnalato un incremento del 3,4 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Nel 2017, l' export italiano ha registrato la cifra record di oltre 40 miliardi di euro e in alcuni ambiti, come quello del vino, gli acquisti dei consumatori all'estero hanno superato quelli di noi stessi italiani. Un andamento, questo, che è testimone non solo di un'inestimabile potenzialità, ma anche e soprattutto del fatto che la ripresa dell'economia e la crescita di quel famigerato denominatore di cui al rapporto deficit -PIL può e deve iniziare soprattutto da questo comparto primario e di base. Quanto sta accadendo a livello internazionale può però rivelarsi poco confortante e lo abbiamo ribadito in tanti in quest'Aula. Mi riferisco, nello specifico, alla riproposizione presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite di un documento (promosso da sette Paesi: Francia, Brasile, Norvegia, Indonesia, Sudafrica, Thailandia e Senegal), che è stato da taluni infelicemente battezzato come risoluzione «ammazza made in Italy ». Parliamo di un testo che si dovrebbe discutere il prossimo 14 dicembre nell'ambito dell'assemblea dell'ONU di fine anno, che potrebbe sicuramente arrecare un serio pregiudizio e un notevole danno al comparto a un comparto primario della nostra economia, a uno dei settori trainanti della stessa economia. Tale provvedimento potrebbe influire sull'apprezzamento, sulla fama e sul buon nome dei nostri prodotti tipici e unici, incidendo finanche in modo grave sulle esportazioni. Se questa traccia dovesse trovare approvazione, infatti, le conseguenze sarebbero certamente impattanti: tantissimi prodotti alimentari tipici verrebbero impropriamente classificati come nocivi per la salute, al pari delle sigarette. Verrebbe messa in discussione la produzione di migliaia di piccole e medie imprese agricole, che sono la struttura di base di questo comparto, che dalla Valle d'Aosta all'isola di Lampedusa danno lustro al nostro Paese con i prodotti di un'agricoltura millenaria diffusi su tutto il pianeta. Tanti posti di lavoro potrebbero essere messi in discussione e oggi, più che mai, non possiamo permettercelo. Marco Porcio Catone, il censore che calpestò questi suoli circa ventidue secoli fa, diceva: «Dall'agricoltura consegue il profitto più onesto, più stabile, meno sospetto: chi è occupato in quella attività non nutre pensieri malevoli». (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Berardi) . Tutto ciò nasce da un'aberrante e bizzarra classificazione degli alimenti basata sui cosiddetti semafori alimentari, che distingue i cibi salutari da quelli non salutari attraverso l'apposizione di un bollino che, a seconda del contenuto in termini esclusivamente quantitativi e, quindi, non qualitativi, di grassi, zucchero o sale può essere di colore verde, giallo o rosso. Con questa semplicistica e impropria classificazione circa l'ottanta per cento dei prodotti agroalimentari italiani a denominazione di origine protetta potrebbero essere soggetti a riportare il bollino rosso, mentre, per assurdo, succhi e bevande contenenti edulcoranti al posto degli zuccheri verrebbero classificati come salutari, con un bel bollino verde. In un contesto così delineato, i nostri prosciutti, la nostra coppa piacentina, il grana padano, il pecorino sardo, l'olio extravergine di oliva Nocellara del Belice, fiori all'occhiello della nostra produzione gastronomica, verrebbero riconosciuti come prodotti potenzialmente dannosi per la salute. Se ne è già parlato a Madrid qualche settimana fa al convegno internazionale della FAO dove, a seguito di qualche intervento che definisco anche folkloristico, ho replicato, in rappresentanza dell'Italia, con un asserto, che fu quello di Ludwig Feuerbach, «Siamo quello che mangiamo». Pertanto, siamo grassi, sali, acqua e tanto altro, naturalmente nelle giuste proporzioni. È del tutto lapalissiano che questa irragionevole schedatura o catalogazione, non seguendo alcuna regola di buonsenso, inficia i pregi della dieta mediterranea che, come tanti altri hanno già avuto modo di evidenziare, è diventata patrimonio UNESCO dal 2010 e modello alimentare riconosciuto a livello planetario. È patrimonio culturale immateriale dell'umanità, dal paesaggio alla tavola. Appare un principio più che legittimo prevedere che le etichette debbano riportare indicazioni esaustive, trasparenti e dettagliate e noi, come MoVimento 5 Stelle, ne abbiamo fatto un obiettivo primario. Altrettanto legittimo è che i consumatori siano messi nella condizione di scegliere consapevolmente cosa bere o mangiare. Ciò deve avvenire attraverso parametri analitici e obiettivi, certamente non con metodi faziosi, fuorvianti o sistemi dissuasivi, deterrenti o, peggio, con spauracchi. Utilizzare tre colori per codificare la peculiarità di un prodotto destinato alla nostra alimentazione equivale a mortificare, oserei dire perfino a truffare centinaia di milioni di consumatori che apprezzano le nostre tipicità. È solo su una corretta informazione e formazione che dobbiamo puntare, non su liste di proscrizione e messe al bando, che diventerebbero certamente fuorvianti. Per queste ragioni, con l'ordine del giorno che congiuntamente ci apprestiamo ad approvare, intendiamo impegnare il Governo su alcuni punti, ai quali non si può e non si deve derogare. Innanzi tutto, è necessario tutelare con la massima determinazione l'intero comparto agroalimentare italiano in tutte le sedi politiche e diplomatiche internazionali (presso l'ONU, le sue agenzie, l'Organizzazione mondiale della sanità e la FAO, ma anche nell'ambito dell'Unione europea). Va inoltre posta in essere una pronta e decisa azione diplomatica volta a cancellare, ovvero a modificare sostanzialmente la risoluzione presentata nell'ambito dell'iniziativa «Salute mondiale e politica estera» in discussione presso l'Assemblea dell'ONU: tutto questo ha la finalità di scongiurare le pericolose e incontrollate conseguenze che l'approvazione di un simile documento potrebbe causare per il settore agroalimentare italiano e le nostre esportazioni. Sarà necessario infine avviare un confronto nelle sedi opportune, in modo da chiarire quali siano state le finalità che hanno condotto gli inquilini dell'Eliseo a promuovere un'iniziativa certamente lesiva per un comparto primario europeo, che si potrebbe anche rivelare un boomerang per loro stessi. Concludo il mio intervento aggiungendo, altresì, che abbiamo il più alto numero di aziende certificate per produzione biologica e di marchi per tipicità geografica d'Europa. Pertanto, la difesa dei prodotti italiani dalla minaccia di iniziative internazionali spesso penalizzanti per la qualità - e, in generale, lesive per le nostre imprese, per i lavoratori del settore e per i consumatori - rappresenta e dovrà rappresentare una priorità d'azione. Sarà nostra cura lavorare affinché l'essenza del patrimonio più autentico del nostro Paese, quello «dell'agri-cultura» (lo dico appositamente con la «u»), venga difeso in ogni sede. Il made in Italy è la storia, la tradizione e il sudore dei nostri avi e rappresenta il lavoro di tutti noi italiani. Votiamo quindi con forza l'ordine del giorno al quale congiuntamente abbiamo aderito tutti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G100, presentato dai senatori Vallardi, Patuanelli, Bergesio, Battistoni, Taricco, La Pietra e De Petris. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Discussione congiunta del disegno di legge: Doc 822 Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018 Doc Doc. LXXXVI, n. 1 Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2018 Doc Doc. LXXXVII, n. 1 Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2017 Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 822 Approvazione, con modificazioni, della proposta di risoluzione n. 1 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione congiunta del disegno di legge n. 822 e dei documenti LXXXVI, n. 1, e LXXXVII, n. 1. La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore sul disegno di legge n. 822, senatore Licheri, se intende integrarla. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghe e colleghi, al termine di un percorso di interessanti spunti di riflessione e di interventi anche di forte spessore intellettuale, che hanno comunque mostrato una sensibilità per quanto concerne quel sentimento di appartenenza alla comunità europea, sento il dovere di ringraziare ogni singolo componente della 14 a Commissione, perché insieme abbiamo effettivamente portato avanti un lavoro che ci ha visti divisi in alcuni punti e in altri ci ha visto concordi e questo è sicuramente segno di una intelligenza politica che mi sento di riconoscere in questa sede. Il disegno di legge europea 2018 è stato presentato dal Governo, adempiendo alla legge n. 234 del 2012, al fine di pervenire all'archiviazione di due procedure di infrazione e di tre casi EU-Pilot, nonché al fine di prevenire l'apertura di nuove procedure, garantendo la piena attuazione di due regolamenti, di un accordo internazionale concluso nel quadro delle relazioni esterne dell'Unione europea e di altra normativa dell'Unione. Durante l'esame nella 14 a Commissione, ai tredici articoli della proposta originaria del Governo - relativi alle materie di: libera circolazione, giustizia e sicurezza, trasporti, fiscalità e dogane, diritto d'autore, tutela della salute e ambiente - sono stati aggiunti altri sei articoli, finalizzati a dirimere due procedure di infrazione sui ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione (articolo 4 del testo proposto dalla Commissione) e sui diritti aeroportuali (articolo 8 del testo proposto), un caso EU-Pilot sulla disciplina dei prodotti in cuoio e pelle (articolo 5 del testo proposto) e due procedure per aiuti di Stato relative a un contributo all'istituto Isiamed e ad agevolazioni per gli impianti a biomasse (articolo 18 del testo proposto), nonché a prevenire l'apertura di un'ulteriore procedura relativa alla nuova normativa per la sorveglianza sui dispositivi medici. In Commissione sono stati poi accolti dal Governo otto ordini del giorno in materia di: riconoscimento delle qualifiche professionali; contratti a tempo determinato; ripristino di infrastrutture danneggiate da eventi climatici; sfalci e potature, per prevederne l'utilizzo prioritario nella produzione di compost , per chiarire che tale utilizzo non solleva problemi di compatibilità con la direttiva rifiuti e per agevolare l'acquisto di macchinari necessari alla loro trasformazione; infine, di intermediazione per la gestione collettiva dei diritti d'autore. Ritengo che sia stato compiuto un lavoro meritorio dall'intera Commissione, con la proficua collaborazione del Governo e in particolare del Dipartimento per le politiche europee diretto dal ministro Paolo Savona e dal sottosegretario, professor Barra Caracciolo, ai fini dell'ulteriore riduzione del numero delle procedure di infrazione aperte. Attualmente, esse ammontano complessivamente a sessantotto, di cui otto per ritardo nell'attuazione di direttive e sessanta per la presenza di norme nazionali in contrasto con direttive o regolamenti europei. Il testo si compone, quindi, attualmente di diciannove articoli. L'articolo 1, modificato durante l'esame in Commissione, reca modifiche alla disciplina in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali, di cui al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, al fine di definire le questioni oggetto della procedura europea di infrazione n. 2018/2175. In particolare, la novella di cui alla lettera a) del comma 1 interviene sulla nozione di cittadino dell'Unione europea «legalmente stabilito», per sopprimere il riferimento alla residenza, che non è previsto dalla normativa europea e ha dato problemi in fase di applicazione. La successiva lettera b) estende le competenze dell'Ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, già previste con riferimento al riconoscimento delle guide alpine, a tutti i profili professionali di guide montane. La lettera c) prevede che l'autorità competente per il rilascio della tessera professionale europea (istituto previsto per le professioni di infermiere responsabile dell'assistenza generale, farmacista, fisioterapista, guida alpina, agente immobiliare) rilasci ogni certificato di supporto richiesto dalla normativa europea e non solo quelli di cui è già in possesso. Anche la lettera d) riguarda la tessera professionale europea, spostando di una settimana il termine di un mese per la verifica dei documenti presentati per il suo rilascio e prevedendo un'ulteriore proroga di due settimane del termine entro cui dover decidere sul rilascio medesimo. La novella di cui alla lettera e) specifica che le autorità interne competenti devono prestare piena collaborazione ai centri di assistenza degli Stati membri ospitanti. La lettera f) concerne alcune ipotesi relative alle misure compensative richieste nell'ambito del regime generale di riconoscimento di titoli di formazione, quando la formazione svolta nell'altro Stato membro preveda materie sostanzialmente diverse da quelle previste in Italia per la professione in questione, rimettendo, per tali casi, all'autorità competente la scelta tra prova attitudinale e tirocinio di adattamento. L'emendamento approvato in Commissione estende anche a tali ultimi casi l'obbligo di sottoporre l'interessato a una successiva verifica finale. Le lettere g) e h) integrano le norme speciali sul riconoscimento automatico di alcune qualifiche per le professioni sanitarie, con riferimento all'adesione della Croazia all'Unione europea. L'articolo 2, modificato durante l'esame in Commissione, reca disposizioni in materia di professione di agente d'affari in mediazione, tra cui la professione di agente immobiliare, ed è anch'esso mirante a definire la procedura di infrazione n. 2018/2175. In particolare, la norma limita le incompatibilità previste per l'attività di mediazione alle ipotesi di attività imprenditoriale di produzione, vendita, rappresentanza o promozione dei beni afferenti al medesimo settore merceologico per il quale si esercita l'attività di mediazione, nonché all'attività svolta in qualità di dipendente di ente pubblico o privato, o di dipendente di istituto bancario, finanziario o assicurativo (ad esclusione delle imprese di mediazione) e all'esercizio di professioni intellettuali afferenti al medesimo settore merceologico per cui si esercita l'attività di mediazione e comunque in situazioni di conflitto di interessi, novellando a tal fine il comma 3 dell'articolo 5 della legge 3 febbraio 1989, n. 39. Veniamo adesso all'articolo 3, anch'esso modificato durante l'esame in Commissione, il quale concerne i criteri di rilascio delle concessioni relative alle rivendite di tabacchi e si riferisce al caso EU-Pilot 8002/15/GROW. Esso modifica i requisiti in base ai quali si procede all'istituzione di rivendite ordinarie e speciali di generi di monopolio, nonché al rilascio e al rinnovo del patentino, novellando il comma 42 dell'articolo 24 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sostituendo - questo è il punto - il criterio della produttività minima con quello della popolazione. L'articolo 4, introdotto durante l'esame in Commissione, è finalizzato a porre fine alla procedura di infrazione n. 2017/2090, aperta per violazione della direttiva 2011/7/UE, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. In particolare, l'articolo 4 prevede la sostituzione dell'articolo 113- bis del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, per ricondurre a trenta giorni il termine per il pagamento degli acconti su corrispettivo di appalto, come indicato dalla direttiva, calcolato a partire dalla data di emissione del documento sullo stato di avanzamento dei lavori, cioè il cosiddetto SAL, e non da quella del certificato di pagamento che comunque deve essere emesso contestualmente o entro sette giorni. Si prevede anche la possibilità di concordare nel contratto un termine comunque non superiore a sessanta giorni, purché oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche. Si chiarisce, inoltre, che la fattura finale emessa dall'appaltatore deve essere saldata nel termine di trenta giorni decorrenti dal collaudo o dalla verifica di conformità, salvo che sia espressamente concordato nel contratto un termine comunque non superiore a sessanta giorni oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto e da talune sue caratteristiche. L'articolo 5, introdotto durante l'esame in Commissione, delega al Governo l'adozione di un decreto legislativo per la regolamentazione della disciplina relativa all'utilizzo dei termini «cuoio» e «pelle» e di quelli da essi derivati o loro sinonimi. La delega riprende quella già scaduta, cioè una precedente delega che era andata a scadenza, contenuta nell'articolo 26 della legge europea 2013- bis , la legge n. 161 del 2014. Il citato articolo 26, infine, al fine di chiudere il caso EU-Pilot 4971/13/ENTR, aveva provveduto ad abrogare la legge n. 8 del 2013 facendo rivivere la precedente legge n. 1112 del 1966. Tale modifica normativa richiedeva un riordino della materia al cui scopo fu prevista una delega al Governo che tuttavia non fu esercitata. Ritenendo opportuno colmare la lacuna normativa al fine di tutelare i consumatori e i produttori anche artigianali di prodotti in cuoio, l'articolo 5 ripropone la delega legislativa esattamente negli stessi termini. In particolare, il decreto legislativo deve essere adottato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentite le Commissioni parlamentari competenti, ed è sottoposto alla procedura di informazione comunitaria prima della definitiva adozione ai sensi della direttiva UE 2015/1535 sulle regolamentazioni tecniche. L'articolo 6, già articolo 4 del disegno di legge, estende l'ambito di applicazione delle disposizioni della legge 22 aprile 2005 n. 69 in materia di mandato di arresto europeo e procedure di consegna tra Stati membri, anche ai rapporti tra l'Italia e il regno di Norvegia e a quelli tra l'Italia e la Repubblica d'Islanda. L'articolo 7, già articolo 5, interviene in materia di requisiti richiesti agli esaminatori di patenti di guida diverse da quelle per gli autoveicoli, cioè la cosiddetta patente B. La disposizione modifica la lettera a ) del punto 2.2 dell'allegato IV del decreto legislativo n. 59 del 2011, prevedendo quale requisito alternativo alla titolarità di una patente di categoria corrispondente a quella per il quale l'esaminatore è chiamato a svolgere la propria attività, il possesso di un diploma di laurea in ingegneria del vecchio ordinamento oppure di laurea specialistica o magistrale in ingegneria. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 12,21) ( Segue LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 ). L'articolo 8, che è stato introdotto durante l'esame in Commissione, è finalizzato invece a risolvere la procedura di infrazione 2014/4187 con cui la Commissione europea ha rilevato che agli utenti degli aeroporti di Milano, di Roma e di Venezia, regolati dai cosiddetti contratti di programma in deroga, non viene garantita la possibilità di ricorrere contro le decisioni riguardanti i diritti aeroportuali e che l'ENAC non sarebbe in possesso dell'indipendenza necessaria per svolgere le funzioni di Autorità di vigilanza su tali scali aeroportuali. L'articolo 8 pertanto attribuisce in via definitiva le funzioni di autorità di vigilanza all'Autorità di regolazione dei trasporti, ormai pienamente operativa, anche con riferimento ai contratti di programma in deroga, previsti per i tre citati aeroporti. L'articolo 9 disciplina il regime IVA applicabile ai servizi di trasporto e spedizione dei beni in franchigia, allo scopo di archiviare la procedura di infrazione n. 2018/4000. Con le modifiche proposte si esentano da IVA le predette prestazioni, a condizione che il loro valore sia compreso nella base imponibile dell'operazione esentata, anche qualora non sia stata scontata l'IVA in dogana. L'articolo 10 novella l'articolo 84 del testo unico in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, con particolare riferimento ai termini di prescrizione dell'obbligazione doganale, al fine di garantire piena attuazione al nuovo codice doganale dell'Unione, di cui al Regolamento dell'Unione europea n. 952/2013, che si applica dal 1° maggio 2016. In particolare nessuna obbligazione doganale può essere notificata al debitore dopo la scadenza di tre anni dalla data in cui è sorta, mentre qualora l'obbligazione doganale sorga a seguito di un comportamento penalmente perseguibile, il termine per la notifica dell'obbligazione doganale è stabilito in sette anni. L'articolo 11, modificato durante l'esame in Commissione, contiene disposizioni volte alla piena attuazione del Regolamento dell'Unione europea n. 1031/2010, che disciplina i tempi, la gestione e altri aspetti della vendita all'asta delle quote di emissioni dei gas a effetto serra. Il comma 1, lettera a) , introduce, nell'ambito della disciplina degli intermediari di cui alla parte II del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, il nuovo articolo 20- ter sull'autorizzazione e la vigilanza dei soggetti legittimati a presentare domanda di partecipazione al mercato delle aste, ai sensi del regolamento europeo. L'articolo 12, introdotto durante l'esame in Commissione, abroga il contributo annuo di un milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, assegnato dalla legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017), in favore dell'istituto Isiamed, per la promozione di un modello digitale italiano nei settori del turismo, dell'agroalimentare, dello sport e delle smart city . Tale contributo, ancora non erogato, è stato dichiarato incompatibile con la normativa europea sugli aiuti di Stato, nell'ambito della procedura SA 50464 (2018/N). L'articolo 13 reca disposizioni attuative della direttiva dell'Unione europea 2017/1564, che ha dato attuazione agli obblighi imposti all'Unione dal Trattato di Marrakech e alla quale gli Stati membri devono conformarsi entro l'11 ottobre 2018. La normativa mira a garantire che le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa abbiano accesso ai libri e ad altri tipi di pubblicazioni, compresi gli spartiti musicali, su qualsiasi supporto, anche in formato audio e digitale. PRESIDENTE. Senatore Licheri, la invito a concludere. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822. Signor Presidente, a questo punto direi che potrei rimettermi al contenuto della relazione inserita nel fascicolo del disegno di legge e dare per letta l'esposizione degli articoli 13, 14, 15, 16, 17 e 18. Rimango ovviamente a disposizione dei colleghi per qualunque altro tipo di chiarimento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Chiedo alla relatrice di minoranza sul disegno di legge n. 822, senatrice Testor, se intende integrare la relazione scritta. TESTOR, relatrice di minoranza sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, il 26 settembre 2018 il Governo ha presentato al Senato il disegno di legge recante «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea», in ottemperanza alle disposizioni di cui alla legge n. 234 del 24 dicembre 2012, recante le norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea. Come da prassi procedurale, invece, l'altro ramo del Parlamento ha esaminato e approvato la legge di delegazione europea che, insieme alla legge europea, rappresenta un ulteriore strumento di adeguamento all'ordinamento dell'Unione europea. L'importanza di questi provvedimenti è quindi sostanziale, non formale. Si tratta di strumenti normativi con i quali il nostro Paese si mette in regola rispetto a quelli che sono i suoi obblighi di appartenenza all'Europa, con particolare riguardo ai casi di non corretto recepimento della normativa comunitaria. Nella legge europea, in particolare, sono inserite non solo quelle disposizioni che consentono un riallineamento periodico dell'ordinamento nazionale all'ordinamento dell'Unione europea, in seguito a rilievi specifici mossi dalla Commissione europea attraverso procedure di infrazione, ma sono inserite anche quelle modifiche mirate a prevenire possibili procedure di infrazione. Soprattutto a questo proposito, è dirimente sottolineare l'assoluta volontà del Governo e del Parlamento di farsi carico delle proprie responsabilità di fronte a violazioni acclarate, ma soprattutto di adottare ogni misura necessaria, con un atteggiamento attivo e propositivo, dinanzi al rischio di un contenzioso. Allo stato attuale, il numero delle procedure a carico dell'Italia ha raggiunto quota 64, di cui 56 per violazione del diritto dell'Unione e otto per mancato recepimento delle direttive. Il disegno di legge europea per l'anno 2018, in particolare, mira ad affrontare due procedure di infrazione e tre casi di pre-contenzioso avviati tramite il sistema di comunicazione cosiddetto EU Pilot; dare attuazione a due direttive; garantire la piena attuazione di due regolamenti; dare concreta esecuzione a un accordo internazionale nonché a una specifica direttiva dell'Unione. Gli argomenti trattati nel provvedimento di quest'anno hanno, come di consueto, una natura molto eterogenea. Le disposizioni che stiamo per adottare riguardano settori come la libera circolazione di persone, merci e servizi; la sicurezza; la tutela della salute umana sulle buone prassi di fabbricazione dei medicinali a uso umano; il diritto d'autore a beneficio delle persone non vedenti; la tutela dell'ambiente. L'impatto che questi provvedimenti avranno sulla nostra legislazione è dunque notevole. Recependo le direttive europee, il Governo e il legislatore non devono mai dimenticare che i primi soggetti direttamente coinvolti e che subiranno effetti positivi o negativi dall'assunzione di certe disposizioni sono i cittadini e le imprese italiane. Sarebbe pertanto un errore gravissimo considerare la legge europea come un mero atto burocratico da espletare al solo fine di evitare contenziosi o sanare irregolarità. La legislazione europea influisce direttamente sulla vita quotidiana di tutti noi. Sta a noi, al nostro compito di interpreti delle istanze dei cittadini, garantire la massima armonizzazione tra le regole europee e quelle del nostro ordinamento. Sta a noi fare in modo che non ci sia una supremazia del diritto europeo in contrasto con l'interesse nazionale. Va rilevato che tra le cause principali del diffuso sentimento di euroscetticismo vi è proprio l'accettazione obbligatoria delle disposizioni comunitarie. Accettazione doverosa, certamente, ma troppo spesso privata di forme di contraddittorio, laddove l'appartenenza all'Unione europea non può essere in alcun modo sinonimo di sudditanza. Il nostro diritto va difeso e tutelato. L'emanazione di leggi nazionali risponde a specifiche esigenze del Paese, e il nostro compito è quello di far rispettare queste leggi perché crediamo nella loro importanza. L'Europa tante volte ci offre indirizzi per migliorare la nostra normativa, ma troppo spesso interviene senza considerare la specificità del nostro Stato, le nostre caratteristiche, i nostri usi e le nostre tipicità. La tecnocrazia va combattuta attraverso il contraddittorio. L'emanazione della legge europea nonché della legge di delegazione europea possono e devono avere questo scopo. Ottemperiamo ai nostri doveri, ma non in maniera passiva, avendo sempre ben chiaro che le conseguenze di quello che si decide a Bruxelles hanno ricadute sulla vita di tutti noi. Troppo spesso, invece, questi provvedimenti hanno assolto alla primaria esigenza di rispondere a un richiamo: si è proceduto, quindi, più per evitare sanzioni che non per analizzare l'effettivo impatto che direttive comunitarie avrebbero avuto sul nostro ordinamento. Un errore grave, laddove il recepimento delle norme comunitarie dovrebbe comportare sempre un significativo miglioramento delle nostre condizioni di vita, un vantaggio per le imprese italiane, risultati che si conseguono, non attraverso l'accettazione pedissequa del dettato europeo, ma intervenendo noi stessi nel processo decisionale, facendo prevalere la politica sulla burocrazia, difendendo l'interesse nazionale attraverso l'armonizzazione delle norme. Va comunque sottolineato che, nella stesura di questo testo, il Governo ha assunto un atteggiamento che potremmo definire di cauta osservanza degli obblighi imposti dall'Unione. Anche la trattazione in Commissione del provvedimento si è svolta all'insegna del confronto democratico. A tal proposito, è positivo che si sia voluto dare parere favorevole a un ordine del giorno presentato da Forza Italia relativamente alla procedura di infrazione n. 2175 del 2018 in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali. I cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, dei Paesi dello spazio economico europeo e della Svizzera, possono esercitare una «professione regolamentata» in Italia, dopo aver ottenuto il riconoscimento del proprio titolo o della propria qualifica professionale dalle autorità competenti. Il riconoscimento delle qualifiche professionali in Italia è regolamentato dal decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 206, che ha recepito la direttiva comunitaria 2005/36. Attraverso il nostro ordine del giorno abbiamo impegnato il Governo a valutare l'opportunità di rendere più stringenti i percorsi di riconoscimento dei titoli di formazione di categorie quali i medici, gli infermieri, gli odontoiatri e i farmacisti. L'Italia, infatti, ha il dovere di favorire la libera circolazione dei lavoratori, ma allo stesso tempo ha l'obbligo di affrontare e gestire due gravi realtà che interessano il settore sanitario. Da una parte, infatti, vi è una cronica carenza di personale sanitario, alla quale si deve far fronte favorendo l'ingresso nel mondo del lavoro di nuovi professionisti della sanità; dall'altra è indispensabile arrestare la crescente fuga di medici che decidono di lasciare l'Italia, dopo aver svolto un lungo periodo di formazione, e di andare all'estero, mettendo a disposizione il proprio sapere - che in questo, come in altri settori, è da sempre all'avanguardia - per il solo fatto che trovano un impiego in tempi più rapidi e con retribuzioni di gran lunga più soddisfacenti di quelle offerte nel nostro Paese. Ebbene, anche approfittando di queste lacune, assistiamo troppo spesso a un proliferare di medici o pseudo tali, che in tutta Italia aprono studi senza avere le dovute qualifiche. Nessuna preclusione, ma chiediamo più controlli e verifiche sui titoli ottenuti, soprattutto quando ci troviamo di fronte a professionisti ai quali affidiamo la nostra salute. Allo stesso modo è apprezzabile che il Governo abbia voluto accogliere il nostro ordine del giorno, seppure riformulato, impegnandosi ad attivare con immediatezza la richiesta del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per le zone colpite dalle straordinarie alluvioni che hanno interessato nell'ultimo anno la nostra penisola. Non si può dire però lo stesso laddove abbiamo proposto al Governo di fare uno sforzo aggiuntivo, impegnandosi a dare risposta alla procedura di infrazione tuttora pendente n. 2143 del 2014, ex articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, opportunamente promossa dall'allora commissario all'industria e vice presidente della Commissione europea, Tajani, relativa ai ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione italiana. In seguito all'avvio di questa procedura, il Governo italiano nel 2014 fu costretto ad inserire una serie di disposizioni nel decreto-legge n. 66, dedicando l'intero Titolo III al pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni. La problematica dei ritardati pagamenti, tuttavia, è di gran lunga lontana dall'essere risolta. I tempi medi di pagamento dei debiti da parte delle pubbliche amministrazioni italiane sono migliorati, ma restano comunque lontani dal rispetto dei vincoli di trenta-sessanta giorni imposti dalla legge. Secondo uno studio recente basato su dati ISTAT, Banca d'Italia e Ministero dell'economia e delle finanze, si riscontrano situazioni gravissime in alcuni Comuni e Province, con picchi di ritardi che arrivano a 540 giorni. Per far fronte a questa situazione incresciosa che danneggia le nostre imprese e la nostra economia, avevamo chiesto di utilizzare, in via prioritaria rispetto all'introduzione di una misura assistenziale quale è il reddito di cittadinanza - che ora sta cambiando natura - una parte del maggior deficit previsto dalla legge di bilancio per pagare i debiti pregressi già certificati delle pubbliche amministrazioni nei confronti di imprese e liberi professionisti. Spiace sottolineare che il rappresentante del Governo abbia giustificato la bocciatura della nostra proposta adducendo come motivazione il deficit in più che si creerebbe pagando questi debiti. Un deficit , quindi, che sarebbe giustificato per misure assistenzialistiche e non per iniettare liquidità pagando le imprese italiane, garantendo loro continuità lavorativa e occupazionale. Del lavoro svolto in Commissione 14 a ha già illustrato ampiamente e in modo dettagliato il presidente Licheri che ringrazio per il lavoro svolto, insieme a tutti i membri della Commissione. In conclusione, Forza Italia ritiene questo provvedimento unitamente alla legge di delegazione europea strumenti normativi di estrema importanza, con particolare riguardo alla esigenza di sanare le procedure di infrazione aperte ma soprattutto di chiudere con celerità i casi di pre-contenzioso. Auspichiamo tuttavia che nel prosieguo dei lavori si possa adottare un atteggiamento più attivo finalizzato a prevenire infrazioni, in particolare laddove la nostra normativa penalizza i nostri cittadini e le nostre imprese rispetto alle disposizioni europee. Auspichiamo insomma un maggiore equilibrio tra le diverse fasi che caratterizzano i rapporti Italia-Unione europea e maggiore autorevolezza nel difendere i nostri interessi in Europa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Salvatore Quasimodo» di Crispano, in provincia di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione congiunta del disegno di legge n. Doc 822 Doc Doc. LXXXVI, n. 1 Doc Doc. LXXXVII, n. 1 PRESIDENTE . Chiedo al relatore sui documenti LXXXVI, n. 1 e LXXXVII, n. 1, senatore Bossi Simone, se intende integrare la relazione scritta. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) , relatore sui documenti LXXXVI, n. 1 e LXXXVII, n. 1. Signor Presidente, anch'io come il Presidente vorrei ringraziare tutti i membri della Commissione per l'ottimo lavoro svolto, per l'impegno profuso e per l'esperienza apportata. La relazione consuntiva per il 2017 e la relazione programmatica per il 2018 sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea sono state presentate al Parlamento rispettivamente il 19 marzo e il 22 gennaio 2018, in base a quanto prescritto dall'articolo 13, comma 2, della legge n. 234 del 2012, e sono state deferite in data 2 ottobre 2018 per l'esame in Commissione. La relazione consuntiva rappresenta il principale strumento per l'esercizio della funzione di controllo ex post del Parlamento sulla condotta del Governo nelle sedi decisionali dell'Unione europea durante l'anno precedente, mentre la relazione programmatica assume una valenza maggiormente politica, poiché riflette la visione generale del Governo in carica sulle prospettive future dell'Unione europea e indica le sue intenzioni politiche sui singoli dossier europei. Poiché entrambe le relazioni sono state prodotte dal precedente Governo, l'esame da parte della 14 a Commissione permanente in sede referente e da parte delle altre Commissioni permanenti in sede consultiva si è limitato ai profili formali, al fine di dare atto del pregresso, consentendo al contempo alle forze politiche, attualmente presenti in Parlamento, di compiere una riflessione programmatica e fornire indicazioni di indirizzo al Governo in carica. Durante l'esame in 14 a Commissione, si è tenuto conto anche di altri documenti programmatici concernenti la partecipazione dell'Italia all'Unione europea, riferiti all'attuale legislatura, tra cui le risoluzioni adottate dal Senato il 27 giugno scorso, in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, e il 16 ottobre scorso, in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre. Ai fini di una ricognizione formale dei due documenti, si evidenzia che il testo della relazione consuntiva relativa al 2017 presenta una struttura complessivamente coerente con le previsioni legislative della legge n. 234 del 2012. Essa è articolata in quattro parti: la prima parte è dedicata agli sviluppi del processo di integrazione europea e alle questioni istituzionali e si divide, a sua volta, in tre capitoli. Il primo riguarda le priorità generali delle Presidenze del Consiglio dell'Unione europea nel 2017, il secondo concerne le questioni istituzionali, con particolare riferimento ai negoziati sulla Brexit, alla legge elettorale europea e alla tutela della Rule of Law nell'Unione; il terzo capitolo riguarda il coordinamento delle politiche macroeconomiche e tratta i temi della crescita economica, delle politiche monetarie e di bilancio, dell'attuazione del Piano Juncker, dell'Unione bancaria e servizi finanziari, e delle questioni fiscali. La seconda parte è dedicata alle misure adottate nel quadro delle politiche orizzontali, tra cui le politiche per il mercato unico e la competitività, il mercato unico digitale, l'energia, il mercato dei capitali e delle politiche settoriali, come le politiche di natura sociale, quelle rivolte al rafforzamento di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia o quelle sulla dimensione esterna dell'Unione. La terza parte, sulla politica di coesione territoriale, dà conto dei risultati raggiunti nel 2017 e dell'avvio dei progetti per il ciclo settennale fino al 2020, con uno sguardo sul rafforzamento della struttura amministrativa. La quarta parte, infine, è dedicata alle attività di coordinamento nazionale delle politiche europee, con un particolare riguardo alle attività del Comitato interministeriale per gli affari dell'Unione europea, nonché agli adempimenti di natura informativa del Governo al Parlamento e agli enti territoriali, tra cui l'attività di "informazione qualificata" sulle proposte legislative europee. Infine, si dà conto anche del contenzioso dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea e di quanto fatto per dare soluzione alle procedure di infrazione. Nell'ambito degli sforzi volti a dare attuazione al diritto dell'Unione europea nell'ordinamento italiano, il numero delle procedure di infrazione aperte, a fine 2017, era pari a 62, un dato in linea con gli altri Stati membri. Attualmente, a novembre 2018, il numero delle procedure a carico del nostro Paese è pari a 68, di cui 60 per violazione del diritto dell'Unione e solo 8 per mancato recepimento di direttive. L'Italia resta dunque lo Stato membro con il minor numero di procedure di infrazione aperte per mancato recepimento rispetto a tutti gli Stati membri, anche se il dato delle procedure per violazione del diritto europeo ci riporta ad una posizione intorno alla media europea. Preoccupazione destano le 10 procedure aperte ai sensi dell'articolo 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), ovvero quelle per la mancata attuazione di una precedente sentenza di condanna, che sono quelle suscettibili di infliggere al nostro Paese sanzioni pecuniarie. La Relazione consuntiva, infine, è completata da cinque allegati. I primi tre concernono il Consiglio dell'Unione europea e i Consigli europei, i flussi finanziari dall'Unione europea all'Italia nel 2017 e il recepimento delle direttive nell'anno di riferimento. Il quarto allegato, come per l'anno precedente, contiene un elenco delle risoluzioni adottate dal Senato e dalla Camera dei deputati nel 2017 su proposte legislative europee e, per ognuna di esse, vi è il rimando alla parte del testo della Relazione, che tratta del seguito dato dal Governo all'atto di indirizzo. L'ultimo allegato reca l'elenco degli acronimi. Per quanto riguarda invece la Relazione programmatica per l'anno 2018, essa è strutturata in cinque parti. La prima parte, che riguarda lo sviluppo del processo di integrazione europea e le questioni istituzionali, riporta l'azione che il Governo intendeva assumere per un rilancio dell'integrazione politica europea e un rilancio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, nonché in merito al futuro quadro finanziano pluriennale, alle problematiche inerenti alla Brexit e al coordinamento delle politiche macroeconomiche. La seconda parte è dedicata alle priorità da adottare nel quadro delle politiche orizzontali e settoriali dell'Unione, tra cui le politiche per il mercato unico, le strategie in materia di migrazione, le politiche per l'impresa, o le politiche sulla giustizia e affari interni. La terza parte, rivolta al tema della dimensione esterna dell'Unione, illustra gli orientamenti governativi in materia di politica estera e di sicurezza comune, nonché in materia di allargamento e politica di vicinato e di collaborazione con i Paesi terzi. La quarta parte è dedicata alle strategie di comunicazione e di formazione del Governo in merito all'attività dell'Unione europea e alla partecipazione dell'Italia all'Unione europea. Infine, la quinta parte è dedicata al ruolo di coordinamento delle politiche europee, svolto dal Comitato interministeriale per gli affari europei e al tema dell'adeguamento del diritto interno al diritto dell'Unione europea, con la consueta finestra sulle attività di prevenzione e soluzione delle procedure di infrazione. Completano il testo quattro appendici, con specifici riferimenti al Programma di lavoro della Commissione europea per il 2018, al Programma del trio di Presidenze del Consiglio dell'Unione europea, estone, bulgara e austriaca, e a un prospetto dedicato alle risorse del bilancio dell'Unione europea per il 2017. Della relazione programmatica per l'anno 2018 si prende atto, soprattutto quanto ai suoi contenuti politici, che sono espressione del precedente Governo. Oggi quindi presenteremo una risoluzione di maggioranza, che rifletta il nuovo contesto politico nazionale e contenga indicazioni di indirizzo politico concordi con i nuovi orientamenti, propri dell'attuale Governo in carica, nei confronti della partecipazione dell'Italia all'Unione europea. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE . Le proposte di risoluzione alle relazioni programmatica e consuntiva potranno essere presentate prima della conclusione della discussione generale. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, il disegno di legge in esame è nient'altro che la risposta che questo Parlamento deve dare alle varie procedure di infrazione, di un'Unione europea che è troppo spesso matrigna e quasi mai madre; di un'Unione europea che guarda all'Italia solamente per criticarla, per insegnare al nostro Paese e ai nostri pescatori magari come coltivare le vongole, che vuole insegnare ai nostri casali di montagna come si fa il formaggio, che vuole limitare la professionalità dei nostri professionisti e che raramente è invece un punto di supporto e di partenza per lo sviluppo di questo Paese. Chiariamo innanzitutto questo quando ci accingiamo a commentare questo disegno di legge. Il disegno di legge al nostro esame, come vediamo nell'impianto, non tende a far altro che appiattire le qualificazioni delle nostre professioni. Lo vediamo in particolare in alcuni articoli che riguardano gli infermieri, piuttosto che altre professioni sanitarie, dove il tutto viene visto come un appiattimento: poiché in altri Paesi basta una minor cultura e una minore formazione per arrivare a svolgere la professione, allora dobbiamo adeguarci e limitare verso il basso anche noi la professione e la professionalità. Nello specifico, questa caratterizzazione somatica, questa caratterizzazione qualitativa del disegno di legge si esprime in un articolo che voglio brevemente commentare, l'articolo 2, che riguarda gli agenti d'affari in mediazione: una categoria che noi di Fratelli d'Italia stiamo cercando di aiutare, perché già da un punto di vista interno e tributario è vessata ed oggetto di un trattamento di differenziazione negativa rispetto a figure omologhe come, ad esempio, gli agenti di commercio. Lo abbiamo fatto in sede di decreto-legge fiscale: abbiamo convenuto con il Governo, dal quale ci aspettiamo coerenza, l'impegno di rivedere il trattamento tributario di queste figure professionali, cioè degli agenti mediatori rispetto agli omologhi agenti di commercio, che hanno vantaggi tributari - lo ribadisco - molto maggiori. Anche dal punto di vista normativo, la figura dell'agente mediatore, se questo disegno di legge verrà approvato, verrà ulteriormente dequalificata: di fatto, la figura dell'agente d'affari in mediazione verrà vista sempre di più come una figura di secondo piano, come una professione che potrà essere di fatto svolta come secondo lavoro. Che cosa fa infatti questo disegno di legge? Va ad eliminare le limitazioni di accesso alla professione: in sostanza, se verrà approvato, permetterà a chiunque non svolga un'attività di lavoro dipendente piuttosto che imprenditoriale, ma anche di lavoro professionale, quindi a chiunque non svolga un'attività di questo tipo nello stesso settore merceologico, di diventare un mediatore. In sostanza, la segretaria di un avvocato piuttosto che di un commercialista, il venditore di frutta al mercato, cioè colui che non fa un'attività specifica nel settore dell'intermediazione, domani con un piccolo esame potrà diventare agente d'affari in mediazione. Da un primo punto di vista, verrà svilita la professione, che verrà aperta quasi a tutti, e soprattutto verrà anche tolta quella tutela del cliente-utente che fino ad oggi grazie alla legge italiana, che è appunto una legge di qualità, consente di individuare nel mediatore una funzione e un ruolo davvero super partes , davvero imparziale, cioè il mediatore immobiliare come colui al quale ci si rivolge, nella speranza, ma anche con una certa certezza, che sia davvero una figura autonoma e professionale sopra le parti. A questo disegno di legge invece corrisponderà un mediatore che potrà essere magari il dipendente di uno studio professionale che si occupa di fallimenti, ed è quindi all'interno di certe logiche di mercato della compravendita di immobili, che magari fa il mediatore come secondo lavoro, e pertanto ha una preparazione e un'autonomia assolutamente differente. Questo è il DNA, che riguarda nello specifico l'articolo 2 sulla figura del mediatore, ma purtroppo è anche il DNA che contraddistingue e caratterizza l'intero disegno di legge, l'intero appiattimento qualitativo che l'Italia deve subire per l'ennesima volta da questa unità europea, unità - ribadisco - più matrigna che madre. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Casolati. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, oltre sessant'anni fa, a un paio di chilometri da qui, è stato firmato il trattato che ha istituito la Comunità economica europea, il primo passo, dopo i trattati di Parigi (che ne erano il preludio), di un percorso di integrazione europea, che per primo probabilmente aveva ipotizzato il più concreto tra i visionari, Winston Churchil, nell'immediato dopoguerra. Curioso che proprio il Regno Unito non fu tra i fondatori della CEE e che ora stia per uscire dall'Unione Europea, Quella era un'unione di Stati nazionali, ma nel cuore degli europeisti veri, il sogno di un'Europa dei popoli era già presente. Il percorso di integrazione è gradualmente proseguito, superando traguardi inimmaginabili solo cinquant'anni fa, come la libera circolazione delle persone e delle merci. Purtroppo, sono le idee che non sono circolate abbastanza. Ma è stata la moneta unica a obbligare gli Stati nazionali, per la prima volta, a cedere una parte importante di sovranità. Quella "parte di sovranità", però, non è mai stata data ai popoli, ma è stata gestita dall'unione degli Stati nazionali, perché l'unione dei popoli continua a essere il sogno irrealizzato dei primi veri visionari. Le mie non sono parole di un'antieuropeista, ma, anzi, sono figlie della rabbia e della sofferenza di un'europeista convinta, ma delusa da questa Europa caratterizzata perlopiù dall'egoismo di chi promuove l'altruismo. I nodi sono venuti al pettine man mano che si è acutizzata la crisi economica, perché un mercato dove devono competere imprese che operano con regole diverse, che scontano una differente fiscalità, ma che utilizzano la stessa moneta, non è un mercato in equilibrio. Non è solo responsabilità dell'Europa, ma è anche colpa nostra. È colpa nostra se i tempi e i costi della burocrazia e delle carenze infrastrutturali, che devono sopportare le nostre imprese, sono molto maggiori di quelli della media dei loro competitor europei. È colpa della lentezza dello Stato e dei territori nel dare risposte rapide alle esigenze dei settori produttivi. Non è Unione europea, se il controllo dei flussi migratori è un problema solo di chi si affaccia sul Mediterraneo. Non è Unione europea, se gli Stati membri possono fare dumping fiscale. Non è Unione europea, se in nome di un processo di globalizzazione, che è oggettivamente ineludibile, si dimenticano le tradizioni dei popoli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il provvedimento che oggi la 14 a Commissione consegna all'Assemblea ci ricorda annualmente gli obblighi derivanti dalla nostra partecipazione all'Unione europea nell'armonizzazione delle legislazioni nelle diverse materie. La Commissione ha svolto un approfondito lavoro di valutazione sul testo e sugli emendamenti presentati, perché tutti i temi affrontati sono particolarmente significativi per la vita economica e professionale del nostro Paese. Consegnando le riflessioni dell'altro ramo del Parlamento, i miglioramenti del testo e gli eventuali correttivi, impegniamo il Governo a contribuire al processo di democratizzazione dell'Unione europea, rafforzando e rendendo più tempestiva, efficace e incisiva la partecipazione attiva del Parlamento italiano alla definizione delle politiche dell'Unione, sia direttamente attraverso gli strumenti esistenti e da promuovere, sia attraverso un dialogo rinforzato con il Governo che comprenda la fase ascendente. In vista della prossima presentazione della relazione programmatica 2019, lo impegniamo ad adoperarsi affinché si delinei una strategia europea strutturata su politiche comuni sull'immigrazione, in particolare sul contrasto alla tratta degli esseri umani, con una condivisione, da parte degli Stati membri, sia nella protezione dei confini esterni, sia nell'accoglienza, per un'equa ripartizione delle pressioni derivanti dai flussi migratori, in particolare dei salvati in mare, e nell'adozione di misure anche comuni per l'effettivo rimpatrio dei migranti il cui ingresso o soggiorno sia irregolare. Invitiamo il Governo a garantire, nell'accordo sull'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, adeguata protezione degli interessi e la piena reciprocità dei diritti dei cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, a tutela anche dell'ampia comunità italiana residente nelle diverse città britanniche, e a negoziare una ridefinizione degli stanziamenti destinati ai fondi di coesione e alla politica agricola comune, così da consentire quantomeno il mantenimento dei livelli di finanziamento, per una prospettiva di sviluppo dell'agricoltura italiana, considerata la centralità del settore primario nelle sfide della sicurezza alimentare globale e rispetto ai cambiamenti climatici, anche essi a tutela della ricca biodiversità agricola nazionale e dei prodotti enogastronomici di eccellenza. Lo invitiamo inoltre ad assicurare massima priorità all'attuazione del pacchetto normativo cosiddetto economia circolare, rafforzando il sistema di raccolta differenziata dei materiali con tempistiche certe per la dismissione delle discariche, per il progressivo superamento degli impianti di recupero energetico, qualora non alimentati esclusivamente da rifiuti residuali di raccolta differenziata e lo impegniamo, infine, a farsi promotore affinché l'Unione europea si ponga obiettivi ambiziosi nel contrasto ai cambiamenti climatici con impegni vincolanti e stringenti per la riduzione delle emissioni inquinanti e l'avvio di una nuova politica industriale che punti alla decarbonizzazione e defossilizzazione. Noi crediamo ancora in questa Europa, ma siamo convinti che debba cambiare profondamente il rapporto tra Unione e cittadini europei, tra gli austeri palazzi di Bruxelles e la vera Europa dei popoli. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, intervengo brevemente. Ringrazio la Commissione nel suo insieme e, in modo particolare, le colleghe che operano nella Commissione delle politiche dell'Unione europea, che è una delle più complesse, e la Capogruppo, nonché oggi relatrice di minoranza. Su questa normativa, infatti, che poteva essere ipoteticamente trascurata, è stata posta attenzione grazie al lavoro che hanno fatto e che ci hanno trasmesso. Ho fatto questa premessa perché mi ha colpito la mancanza di attenzione non tanto della Commissione, ma del Governo e delle forze di maggioranza sul provvedimento che consente al Parlamento di fare il punto sulla situazione dei rapporti con l'Europa. Noi oggi parliamo di documenti dove c'è tutto, dalle procedure di infrazione ai conti. Negli allegati - lo diceva prima il relatore di maggioranza, mi pare - troverete i vari milioni che vengono dati all'Italia (che è argomento di cui si parla quotidianamente) e che vanno rapportati a ciò che l'Italia dà. Io da osservatrice esterna devo notare che, forse, un impegno leggermente maggiore da parte del Governo (senza limitarsi alla risoluzione da parte delle forze di maggioranza), soprattutto per mettere a posto questa legge europea (tenuto conto che è vero che sono appena arrivati, ma è anche vero che ormai ci stanno da sei mesi e questo è un tema centrale), ce l'avrei comunque messo. Si tratta, infatti, del solito problema di cui si parla in televisione, ma quando arrivano gli atti che vanno seguiti c'è invece un po' più di distrazione. Per quello che attiene invece ai due concetti brevissimi che volevo riprendere, già illustrati dalla relatrice di minoranza, senatrice Testor, la cosa è semplice. C'è un invito a prendere in serio esame quello che ha fatto colui che oggi è Presidente del Parlamento Europeo, quando era commissario, per costringere il nostro Paese a pagare i debiti che ha nei confronti delle imprese. Parliamo di cose concrete: decine di centinaia di imprese saltano per aria perché la pubblica amministrazione non paga i debiti. Su questo si è mosso sempre con molta lentezza, prima come commissario, e anche oggi nel ruolo che ricopre, l'onorevole Tajani. Credo che tutti a parole parliamo delle imprese e sappiamo benissimo che uno dei motivi per cui falliscono è che lo Stato chiede i soldi, ma quando deve pagare non li dà. È opportuno quindi, a nostro avviso, che tale questione venga presa in esame con maggiore fermezza. In secondo luogo, al di là della natura dei contenziosi che l'Italia può avere, cioè di come si ripartiscono i 64 attuali, la relatrice di minoranza ha lanciato due concetti che vorrei riprendere. Al momento, dobbiamo riacquistare autorevolezza nei confronti dell'Europa, perché ovviamente questo è lo strumento attraverso il quale vengono fatte le opportune azioni di prevenzione per evitare procedure d'infrazione o, comunque sia, contenziosi di carattere giudiziario. È un invito che ho sentito anche profondamente mio e che quindi ritengo debba essere nuovamente sottolineato, perché è la strada attraverso la quale, al di là di tanti proclami, si può trovare il giusto equilibrio per affrontare le difficoltà dei tempi di oggi. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, vorrei iniziare il mio intervento riconducendo l'attenzione dell'Assemblea e di chi ascolta alla natura di questo provvedimento, che forse è stato un po' sottovalutato. Stiamo infatti discutendo - e probabilmente lo approveremo - un disegno di legge che reca disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti all'Italia dall'appartenenza all'Unione europea. La discussione che si è avuta oggi su questo disegno di legge, di fatto, è la testimonianza quasi plastica del grande conflitto politico di questi anni, settimane, mesi, tra la legislazione europea e quella del Parlamento, nonché tra l'Italia e l'Europa. Siamo qui a prendere atto di alcune correzioni obbligatorie che le direttive comunitarie impongono al Parlamento italiano. Ci troviamo quindi a legiferare avendo una possibilità e una libertà di voto e di decisione alquanto limitate. Non c'è chi non comprenda che questo, in sostanza, è il conflitto che si è generato tra la Costituzione italiana, che è nata come parlamentare e rappresentativa delle categorie e delle difficoltà della storia di questo Paese, e un potere sovranazionale europeo, tanto potente quanto difettoso di legittimazione democratica. Questo è il problema vero che, a mio avviso, dovrebbe interessare l'Assemblea, al di là degli aspetti tecnici sui quali sicuramente pure interverremo. Le procedure d'infrazione, infatti, sono spesso bacchettate incomprensibili, non solo nei confronti del Senato e della Camera, ma del buonsenso e dell'attività economica di questo Paese. Sono talvolta princìpi di natura astratta o complicazioni inutili nell'attività e nella vita di ogni giorno. Se prendete anche semplicemente l'elenco dei temi all'ordine del giorno, vedrete che dobbiamo adeguare la normativa italiana alla libera circolazione delle persone, alla giustizia, alla sicurezza, ai trasporti, alla fiscalità, ai diritti d'autore, eccetera. La domanda allora è cosa rimane della Costituzione e della libertà assegnata ai rappresentanti del popolo, ai senatori e ai deputati rispetto a quello che l'Europa ci chiede e che in questi giorni ci ha chiesto rispetto alla procedura d'infrazione di cui ci ha riferito il ministro Tria in ordine alla manovra economica, su cui personalmente ho molti dubbi e contrarietà, che ho espresso, come il Gruppo Fratelli d'Italia, in quest'Assemblea. Rimane però il problema vero: mi riferisco al conflitto, di fatto, tra quanto il Parlamento può determinare e quanto i trattati europei ci impongono. Si tratta naturalmente di trattati che abbiamo sottoscritto senza imposizione di alcuno, ma il problema comunque rimane. Rispetto a questo, i problemi che abbiamo di fronte sono la diretta conseguenza. Penso, ad esempio, ai problemi della pubblica amministrazione e dei pagamenti che non fa. La normativa europea ci richiede - è una cosa giusta - di accelerare il pagamento, però si dimentica del fatto che spesso le pubbliche amministrazioni non riescono a pagare i loro fornitori perché sono vincolate da una camicia di forza, rappresentata dal Patto di stabilità o da altre ragnatele giuridico-economiche, che impediscono ai Comuni, pur avendo i soldi, di pagare. (Applausi dal Gruppo FdI) . Questo è il problema che dobbiamo rilevare in questa sede. C'è una contraddizione tra quanto l'Unione europea chiede con una mano e quanto impone con l'altra: trattati internazionali e austerity, che hanno imposto rigidità di bilancio insopportabili alle amministrazioni locali e anche alle amministrazioni dello Stato, e - poi - inviti pressanti a pagare presto e bene. Abbiamo presentato degli emendamenti e degli ordini del giorno che spero la maggioranza vorrà, non dico condividere, ma per lo meno leggere. Sicuramente quello del pagamento delle pubbliche amministrazioni è un tema fondamentale, perché le aziende muoiono per mancanza di liquidità e credito e si trovano in difficoltà enormi in quanto alcune amministrazioni pubbliche pagano con ritardi di anni, non mesi. Non possiamo definirci un Paese civile se non consentiamo alle aziende che hanno lavorato con la pubblica amministrazione di essere pagate in tempi rapidi e accettabili. Una soluzione sarebbe potuta essere quella che ho avanzato insieme ai colleghi, volta a consentire alle aziende e ai privati di bilanciare i crediti con i debiti. Tuttavia, questa soluzione, che è di buon senso, è stata rigettata dall'Assemblea - dalla maggioranza soltanto - la settimana scorsa. Poteva essere la soluzione più semplice, al di là di quello che ci chiede l'Unione europea. Visto che il tempo a disposizione è molto poco, faccio un breve cenno alla questione dei tabacchi. Non ho ben compreso se la norma serva a difendere i gestori dei monopoli di Stato rispetto al fatto che la cosiddetta produttività minima inserita dal legislatore precedentemente è stata espunta. Tuttavia, temo - al contrario - che questa nuova norma esponga gli attuali gestori dei monopoli di Stato - tabaccai e tabacchini - a una concorrenza eccessiva. Infatti, prevedere come riferimento soltanto le distanze di 200 metri e il numero minimo di 1.500 abitanti per poter esercitare l'attività significa aggiungere nuove attività in un mercato che è già asfittico e il cui giro d'affari diminuisce di anno in anno. Anche su questo tema vorrei che ci fossero uno sforzo e un coraggio maggiori da parte del Senato. Passo rapidamente a un altro tema, visto che è presente in Aula il sottosegretario Barra Caracciolo, che si è molto speso sull'argomento. Credo che anche sul regime de minimis il Governo dovrebbe impegnarsi un po' di più. Infatti, l'attuale regime de minimis di cui si parla in alcuni articoli, che è limitato a 200.000 euro in tre anni, è insufficiente rispetto alla possibilità che il Governo può dare a un'azienda di beneficiare di aiuti di Stato talvolta indispensabili per poter risollevarsi in momenti di crisi. Credo che su questo tema il Governo dovrebbe impegnarsi nelle sedi più adatte. Se il tempo me lo consente, vorrei fare un'ultima notazione curiosa e simpatica, a dimostrazione di come la legislazione europea ogni giorno ci riservi sorprese anche divertenti, forse a sua insaputa. All'articolo 5 del disegno di legge n. 822 per esempio si introduce una nuova disposizione in forza della quale gli esaminatori delle patenti di guida non dovranno più essere, a loro volta, titolari delle patenti per cui fanno gli esami, in quanto basta che siano laureati in ingegneria (non è specificato quale ramo). Pertanto, per fare l'esame per le patenti C o D non sarà più necessario saper guidare il camion o il pullman, ma sarà sufficiente essere laureati. Io speravo che per fare questo esame occorresse saper guidare il camion e il pullman. (Applausi dal Gruppo FdI) . Tale requisito non serve più in Europa. Servono la distinzione tra cuoio e pellami e altre stupidaggini, ma da domani mattina l'esame della patente per il pullman su cui viaggiano i nostri bambini o per i camion che trasportano merci pericolose verrà fatto da una persona che non è mai salita su un pullman e non ha mai guidato un camion e un autoarticolato. Questa è la novità che l'Unione europea ci impone e che voi vi apprestate a votare. Noi sicuramente no. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (PD) . Signor Presidente, la legge europea rappresenta un passaggio politico importante e non può essere di certo considerata come mero adempimento formale di attuazione della normativa europea. Ancor più significativa è la presentazione della relazione programmatica 2018, perché indica l'orizzonte verso il quale vogliamo andare; indica in che modo il nostro Paese vuole stare in Europa e quale Europa si intende costruire, anche in vista dell'appuntamento della primavera del prossimo anno con le elezioni del Parlamento europeo. Appuntamento importante soprattutto oggi, con la presentazione della legge di bilancio, di fronte ai richiami dell'Unione europea, in attesa del prossimo vertice di dicembre e in attesa delle raccomandazioni che verranno indirizzate al nostro Paese. La domanda è come questa maggioranza vuole stare in Europa e se è interessata a svolgere un ruolo di indirizzo, anche nell'ambito di quei consessi internazionali dove si stanno determinando scelte fondamentali che riguardano molto da vicino il nostro destino. Basti pensare alla questione delle migrazioni: decidere di non esserci a Marrakech per discutere del Global compact significa, infatti, isolarsi e subire le conseguenze di fenomeni che inevitabilmente ci toccheranno. Con le elezioni del Parlamento europeo, infatti, ci potremmo trovare davanti a una ripartenza verso una nuova Europa o, al contrario, assistere al progressivo dissolvimento di un progetto di integrazione, di democrazia e di crescita condivisa per sessant'anni verso pericolosi neonazionalismi. Un'Europa che non potete ridurre a un mero scontro tra sovranità nazionale ed europea. È dal trattato di Maastricht che il principio di sussidiarietà regola e disciplina il rapporto tra i diversi livelli di potere e mette in relazione sovranità nazionale ed europea; un principio di sussidiarietà che già fa convivere identità, storie e sovranità territoriale, nazionale ed europea: senza escludersi ma, anzi, rafforzando la propria rispettiva capacità ed efficacia di azione. Mai l'Europa ha voluto standardizzare e appiattire verso il basso. Al contrario, ha sempre ritenuto che sulla bellezza della diversità di lingua, di cultura e di tradizioni si generasse il valore aggiunto europeo. Signor Presidente, è l'Europa che non raccontiamo, di cui dovremmo parlare di più, a partire dalle scuole. L'Europa che non è soltanto il secondo mercato mondiale ma è l'Europa che garantisce oggi la legislazione più avanzata al mondo nel campo della concorrenza e della protezione dei consumatori, per la sicurezza alimentare e per la ricerca e lo sviluppo, a tutela dell'ambiente e per la tutela della salute. Anche noi riteniamo che l'Europa della mera austerità, dei conti e degli algoritmi vada cambiata per recuperare maggior legittimazione del processo decisionale, maggior legittimazione da parte dei cittadini e rispetto delle priorità trattate, a partire dagli obiettivi dell'orizzonte 2020 e 2030, per una crescita intelligente perché inclusiva, capace di generare occupazione e sostenibile. Una Europa che esca dalla narrazione del vincolo esterno. È stata la nostra battaglia, quella che ci ha consentito, negli scorsi cinque anni, di ottenere una flessibilità, pur nel rispetto delle regole di bilancio, per il sostegno a riforme e investimenti per la crescita. Rispetto che i nostri Governi hanno garantito anche per gli obiettivi di medio periodo sul debito, come certificato fino a tutto il 2017. Un nuovo racconto dell'Europa è necessario, dunque, un racconto che non è ancora stato fatto nei sessant'anni di pace, di diritti e di progresso. Un patrimonio di vantaggi che i nostri ragazzi danno quasi per scontato, ma che oggi sono gravemente minacciati. Un sistema che senz'altro è da aggiornare, in relazione alle nuove sfide, di fronte a una crescente domanda di protezione, verso un'Europa che sia più forte, più equa e più sicura. Per questo è necessario e non rinviabile recuperare un ruolo determinante dell'Italia in Europa e dell'Europa nel mondo. Noi, nello scorso mandato, abbiamo lavorato per ridare maggior credibilità al nostro Paese, come testimoniato nella relazione consuntiva 2017, rimettendo l'Italia sulla strada della ripresa economica, ma anche dimezzando le procedure di infrazione. Abbiamo voluto dare un contributo positivo anche in questa occasione per l'approvazione della legge europea su temi che riguardano la libera circolazione delle professioni, dei lavoratori, in materia di giustizia, sicurezza, fiscalità, diritto d'autore, salute, ambiente e debiti della pubblica amministrazione con le imprese. Ci sono però oggi scelte da compiere, in modo coerente, che mettono in relazione le misure che questo Governo sta adottando. Non basta provare a rispondere a procedure di infrazione se contemporaneamente, con il cosiddetto decreto sicurezza, violate ben tre direttive europee in materia di immigrazione, di accoglienza, status e procedure, provvedimenti (come la vostra proposta assistenzialista del reddito di cittadinanza) con i quali andate nella direzione opposta a quella indicata dalle raccomandazioni europee importanti indirizzate al sostegno del lavoro e dell'occupazione. La vostra potrebbe apparire come un'avversione quasi ideologica agli investimenti, avversione rinvenibile in ogni provvedimento sin qui approvato dalla vostra maggioranza che arriva oggi a togliere risorse anche alla parte più importante su cui investire: la scuola, la formazione dei nostri giovani. Mettete soldi sulle tecnologie e dimenticate il fattore più importante del progresso: l'uomo e la conoscenza. Con la vostra legge di bilancio rischiate di farci scivolare nel vortice reversibile dell'infrazione e della crisi. Violando le regole del debito mettete fuori l'Italia dal processo in corso di rafforzamento dell'eurozona, fuori dalla possibilità di attingere a risorse importanti a sostegno degli investimenti e per le riforme. Avremmo voluto l'Italia nel gruppo di testa degli Stati membri per orientare il dibattito sulle sfide della crescita economica e delle migrazioni con il rafforzamento del Fondo per l'Africa, dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, di Frontex, per le politiche della sicurezza e sull'assetto istituzionale dell'Unione, a partire dalla riforma del quadro finanziario pluriennale. Nulla di tutto questo è rinvenibile nella vostra relazione programmatica o nella vostra risoluzione. Attenzione allora a non far scivolare l'Italia in fondo verso uno stato di sorveglianza, subordinazione e isolamento. Troppo spesso l'impressione è che con ogni vostra scelta, soprattutto quelle contenute nella manovra di bilancio, il Governo e la maggioranza stiano cercando di provocare l'incidente con Bruxelles, il vostro nemico esterno, probabilmente per un mero calcolo elettorale. Ma il conto è salato e lo potrebbero pagare i nostri figli. Per noi, Presidente, l'Europa resta il nostro orizzonte, l'Europa per noi non è la causa del problema ma è una delle soluzioni alle grandi sfide del nostro tempo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, gli altri colleghi di Fratelli d'Italia hanno già illustrato in maniera pertinente, appropriata e documentata la nostra posizione sul disegno di legge europea che deriva da impegni precedentemente presi dal nostro Governo in sede europea perché noi siamo tra gli attori principali, come gli altri, delle direttive, dei regolamenti e dei provvedimenti presi in sede europea di cui oggi ci occupiamo come conseguenza. Con questo breve intervento mi permetto di far rilevare al rappresentante del Governo presente e agli altri colleghi parlamentari, non quello che è già accaduto e su cui stiamo cercando di mettere, in qualche caso, una toppa a valle, ma quello che sta accadendo in queste ore in Europa e di cui, evidentemente, il Parlamento, o i Parlamenti, nelle successive sedute, magari nei prossimi anni, dovranno occuparsi, cioè di quello che sta accadendo in Europa in questo momento nell'insipienza del Governo, talvolta con la connivenza del Governo - lo dico soprattutto ai parlamentari della Lega che sono presenti e che dovrebbero e potrebbero più di noi intervenire - in merito ad altri impegni che il Governo sta varando in sede europea di cui magari si dovrà occupare chi sarà in quest'Aula tra qualche anno per tentare di mettere una toppa. I problemi infatti sono a monte e i parlamentari della Lega dovrebbero ricordare quello che accade ancora oggi come conseguenza di fatti accaduti trent'anni fa in sede europea, per esempio, per quanto riguarda le quote latte, un caso emblematico di cui ancora ci dobbiamo occupare, o ancora di quello che accade e di cui dovremmo occuparci come conseguenza della Direttiva Bolkestein o di quello che accade o è accaduto già nelle banche italiane come conseguenza di Basilea 3. Ebbene cosa sta accadendo in sede europea e voi potreste intervenire senza bisogno di denunciare, magari tra qualche mese, la matrigna europea? In sede europea in queste ore verrà deciso il regolamento di riduzione di CO 2 per auto e veicoli commerciali. Ieri il presidente del Consiglio Conte, inconsapevole ed ignavo, è intervenuto all'assemblea dell'Associazione nazionale filiera industria automobilistica (ANFIA), l'assemblea dei costruttori e del settore dell' automotive , assicurando un impegno. Di che tipo di impegno si tratta se però poi in sede europea il nostro Governo è tra quelli più incalzanti - mi chiedo allora se la mano destra sa quello che sta facendo la mano sinistra - per un regolamento europeo che penalizza il nostro settore produttivo? Il regolamento europeo è un'illusione irraggiungibile per l'industria automobilistica italiana, così come loro stessi ci dicono, perché pone degli obiettivi talmente elevati che il nostro sistema produttivo non può realizzare in tempo debito. (Brusio) . PRESIDENTE. Senatore, mi scusi se la interrompo, ma c'è un brusìo assolutamente sproporzionato al numero dei senatori in Aula. Il collega ha una voce stentorea, ma vi prego di abbassare il volume. URSO (FdI) . Mi rivolgo allora ai colleghi della Lega che dovrebbero avere a cuore il destino del settore produttivo italiano e soprattutto dell' automotive , una parte portante del nostro sistema produttivo. Il Governo si sta impegnando in Europa affinché gli obiettivi che la Commissione ha portato all'attenzione del Parlamento europeo siano ancora più penalizzanti per la nostra impresa. È inutile lamentarci poi in questa sede, tra qualche anno, dicendo che l'Europa è matrigna se ora che siete al Governo non intervenite affinché l'Europa sia benigna. Questo riguarda il Regolamento europeo sulla CO 2 , che in queste ore si sta realizzando e in cui il Governo italiano è contro l'impresa italiana, ben oltre quelle che sono già le dichiarazioni del commissario europeo e ciò che gli altri Stati chiedono di applicare. Il Governo è addirittura più pervicace nel pulire e penalizzare la nostra impresa. Parlo quindi della direttiva europea che sta per essere approvata che riguarda un altro settore produttivo: il settore dei prodotti plastici monouso. Anche in tal caso per obiettivi ambientali che tutti noi condividiamo, viene realizzata una direttiva fatta su misura per punire le imprese italiane. Riguarda infatti in maniera specifica i prodotti fatti dalle imprese italiane che impiegano 3.000 addetti, che saranno costrette a chiudere da qui al primo gennaio 2021. No, scusate, il Governo sta chiedendo di anticipare al primo gennaio 2020, cioè il Governo italiano sta intervenendo ancora una volta contro l'impresa italiana perché gli obiettivi europei, già gravi per le nostre imprese, siano anticipati ancor più in maniera penalizzante per le nostre industrie in modo tale che non abbiano nemmeno il tempo di riconvertirsi. Ma di cosa parliamo? Denunciate l'Europa matrigna e poi concorrete perché l'Europa sia ancora più matrigna contro le nostre imprese! La Lega in sede di Parlamento europeo denuncia la Direttiva e in sede di Governo chiede che sia anticipata. Ma che lingua parlate? Come mai dite una cosa all'interno di quest'Aula, dite una cosa a un'impresa, e agite esattamente in senso contrario? Credo che di questo occorra parlare e di ciò che sta accadendo in queste ore: l'Eurogruppo sulle finanze sta approvando nuove normative sul Fondo salva Stati. Ebbene, tanto ci adoperiamo per evitare un'infrazione europea e per creare le condizioni per cui i titoli di Stato italiano siano comprati dai risparmiatori e altrettanto in sede europea - con il nostro concorso - state approvando una nuova regola sul Fondo salva Stati, che è fatta su misura, tra codicilli, postille e quant'altro, per condannare l'Italia. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. URSO (FdI) . Signor Presidente, chiedo che questo Governo parli con una sola lingua, sia che il Ministro sia di 5 Stelle o della Lega: che agisca in maniera chiara, trasparente e coerente, ovvero che non faccia come coloro che giocano alle tre carte, che purtroppo è un gioco molto diffuso non soltanto nel nostro Mezzogiorno. Vi chiedo di intervenire per evitare che altri casi, come la quota latte che avete denunciato per trent'anni, con il vostro concorso - a questo punto consapevole - siano realizzati a danno del nostro Paese, delle nostre imprese e dei giovani che verranno. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pucciarelli. Ne ha facoltà. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quanto sia un passaggio parlamentare obbligato, parlare di legge europea in questa congiuntura politica non è semplicemente un atto dovuto, bensì rappresenta per tutti noi l'occasione di un'approfondita serie di riflessioni su questo meccanismo europeo di limitazione della sovranità nazionale e di imposizione di normative sovrastatali, che da tempo è al centro del dibattito pubblico europeo, e sicuramente lo sarà ancora di più nei primi mesi dell'anno nuovo. Lasciando da parte per un attimo le costruzioni teoriche e gli scontri ideologici, dovremmo guardare in modo pragmatico agli effetti, sia economici che sociali, oltreché politici, causati dall'attuale assetto dell'Unione europea e dai meccanismi di integrazione comunitaria e uniformazione legislativa di cui stiamo discutendo anche oggi. Gli effetti, rispetto alle intenzioni e alle speranze dei padri ispiratori dell'Ue, sono stati completamente negativi: nel torno di pochi anni, il popolo inglese ha lasciato l'Unione; in tutta Europa è montata un'ondata imperante di malcontento; ai suoi confini sono tornati a soffiare venti di guerra; in molti Paesi, prostrati dalle politiche di austerity , la disaffezione verso le politiche europee è diventata disaffezione verso la stessa idea di Europa, e in alcuni casi persino di democrazia; i conflitti nazionali non vengono più mediati ma incanalati inconsapevolmente nelle fitte maglie della burocrazia europea, che è diventata portavoce di specifici interessi economici e nazionali. La nave Europa sta affondando, e chi ha portato l'Unione europea sull'orlo del baratro rifiuta di assumersene la responsabilità e demonizza chi, invece, rappresenta, in forme democratiche e costruttive, un malcontento popolare che altrimenti si tradurrebbe in fenomeni tutt'altro che pacifici. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Le politiche di austerity sono le principali responsabili di quanto accaduto, ma non possiamo fingere di ignorare che se quelle politiche sono state applicate è perché un asse internazionale franco-tedesco ha fino ad oggi monopolizzato, con grande vantaggio suo e altrettanto grande svantaggio altrui, qualsiasi azione concreta dell'Unione europea, trovando negli altri Paesi classi politiche subalterne, prive di una visione d'insieme che sapesse dimostrarsi costruttiva, o troppo deboli per imporre sulla scacchiera internazionale le giuste rivendicazioni di un popolo sovrano. Pensare che un apparato burocratico in mano ai tedeschi e ai francesi faccia gli interessi degli italiani, degli spagnoli o dei greci è una illusione che solamente chi è in malafede o sprovveduto può coltivare. Questo è il grande problema dell'Europa: ridefinire, nell'interesse di tutti, una struttura che conviene soltanto a pochi. I popoli chiedono un cambiamento, la politica deve saperlo interpretare e portare a compimento, garantendo la democrazia e la pacificazione dei contrasti. Soprattutto, la politica non può negare la necessità di un cambiamento dell'Unione perché chi, al contrario, si arrocca su posizioni di retroguardia, pretendendo di dare le brioche al popolo privo di pane, contribuisce a minare alle fondamenta le garanzie democratiche degli Stati di diritto europei. Basti osservare che cosa sta accadendo in Francia con la rivolta dei gilet gialli: Macron ha festeggiato la vittoria alle presidenziali con l'Inno alla gioia e ora si trova delegittimato da una rivolta popolare che mette a ferro e fuoco l'intero Paese. Anche noi, nel giorno in cui discutiamo due procedure di infrazione e tre EU Pilot, ci troviamo immersi nella grande contraddizione europea: ci sono commissari europei che nel loro Paese hanno attualmente meno voti di quanti ne possiede qualsiasi sindaco di un Comune italiano di medie dimensioni, ma pretendono di incarnare il rigore e l'austerità, imponendo a milioni di italiani un programma politico rifiutato nelle urne del marzo scorso. Lo fanno in nome di regole sovranazionali, come quelle mediate dalla legge europea oppure rappresentate dall'obiettivo dell'equilibrio di bilancio o dal fiscal compact , che non hanno più alcuna legittimità, che hanno dimostrato di essere dannose per l'Italia e per la maggior parte dei Paesi dell'Eurozona e che i popoli chiedono fortemente di cambiare. Sono regole e normative che devono essere scardinate con la più grande rivoluzione possibile, quella che i cittadini fanno dentro le urne con il proprio voto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Fino a quel momento ci troveremo costretti a muoverci dentro di esse, battendoci per ottenere il massimo per l'Italia e pronunciando sonori «no», in risposta a quelle istituzioni che in passato hanno trovato un'Italia rassegnata a dire soltanto «sì». Anche in questo disegno di legge europea abbiamo saputo dire molti no, pur rimanendo all'interno del perimetro legislativo che abbiamo ereditato e che solamente un'importante azione futura nelle sedi europee potrà modificare di concerto con gli altri popoli. Siamo fiduciosi che le nostre istanze mirate a un cambio di rotta economico, contrassegnato dall'espansione e dal sostegno alle fasce deboli, vengano accolte nel loro impianto fondamentale dall'Unione europea. Sarebbe però preferibile che tutto il Parlamento italiano, e non soltanto la sua parte maggioritaria, si battesse con forza in nome dell'interesse nazionale, rivendicando il ruolo italiano di seconda manifattura d'Europa, di Paese contributore netto dell'Unione, di principale detentore di patrimonio artistico e culturale, che non può accettare ingerenze immotivate o pregiudiziali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Purtroppo l'interesse nazionale, per alcuni, è ormai fuori moda e rattrista vedere partiti politici che in passato hanno subìto sulla loro pelle l'arroganza internazionale essere oggi più realisti del re. Forse la convenienza porta da quella parte, ma dovrebbe esserci qualcosa di più grande del campanilismo a tenerci uniti. Concludendo Presidente, non dobbiamo rinunciare all'idea di Europa, della grande casa al cui interno possiamo meglio affrontare le sfide e le competizioni del futuro, ma dobbiamo riconoscere che questa Europa dei cavilli, dello spread , delle ingerenze straniere, delle sudditanze ideologiche, non è la nostra Europa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La nostra Europa affonda le sue radici indietro nei secoli ed è fonte di ispirazione per una ricostruzione dell'edificio comunitario, mentre la loro è diventata l'incubo di un sogno che tutti noi nutriamo ancora. Abbiamo dunque la responsabilità di riformarla, di preservare quel sogno e il voto sulla legge europea 2018 non fa che aumentare ulteriormente il senso di quella responsabilità. La maggioranza parlamentare ha le idee chiare a tal proposito: ci vuole un'Europa politica, una Banca centrale che sia prestatore di ultima istanza, una deregolamentazione negli ambiti meno importanti e una maggiore integrazione in quelli fondamentali. Non siamo il malato d'Europa, Presidente, siamo l'esempio che gli altri popoli seguiranno presto per dare alla luce una nuova Europa con meno diseguaglianze, più economia reale, e una forte ripresa valoriale. Grazie. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FI-BP) . Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia ha presentato una risoluzione sui documenti oggi in discussione, con l'intenzione di introdurre dei paletti fermi su quella che dovrebbe essere la relazione del nostro Paese con l'Europa e, quindi, la politica di Governo in sede comunitaria. È di tutta evidenza che l'Unione europea è ormai un punto di riferimento, una realtà consolidata da cui è impensabile uscire per vari motivi che non starò qui ad elencare. Non si può, però, non ricordare il fatto che, pur con i suoi limiti, sicuramente l'Unione europea ha garantito settant'anni di pace al nostro Continente. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È quindi impensabile non fare delle riflessioni su questo e dare per scontata la pace nel nostro Continente, perché appunto non lo è. Servono sicuramente meno burocrazia e meno rigidi paletti. Sicuramente serve più politica e l'Unione europea non può e non deve più rappresentare semplicemente una mera unione monetaria ed economica. Bisogna andare oltre vincoli troppo rigidi e paletti, regolamenti e direttive che spesso e volentieri dimostrano di essere sterili e incapaci di dare delle risposte ai cittadini. Le nuove sfide che l'Europa si approssima ad affrontare sicuramente sono dirimenti per la sua stessa sopravvivenza e non possono quindi essere trascurate. Penso - ad esempio - alla globalizzazione, all'innovazione digitale, alla rivoluzione industriale che stiamo vivendo, all'immigrazione, al terrorismo, ai cambiamenti climatici, alla tutela dell'ambiente. Mai come in questo momento storico è davvero difficile non dire che l'Unione europea ha bisogno di un restyling profondo; ha bisogno di un cambio di passo sostanziale e sicuramente di ridare fiducia ai suoi cittadini e nuovo slancio alle sue stesse istituzioni, che dovrebbero essere caratterizzate da una maggiore democrazia, a scapito di un'Europa di pochi ed elitaria, con un Presidente della Commissione europea - ad esempio - eletto direttamente dal popolo e con un Parlamento europeo con la facoltà di esercitare l'iniziativa legislativa in quanto unico Parlamento che non la possiede. Per cambiare l'Europa, Forza Italia considera necessario però essere in Europa, senza arroganza e con ragionevolezza - lo dico al Governo - senza insolenza ma con buonsenso, con lungimiranza e con la capacità di vedere oltre. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il rapporto con l'Europa - lo stiamo vedendo anche nell'attuale trattativa per la legge di bilancio - va preservato e soprattutto va coltivato giorno dopo giorno, summit dopo summit , con la giusta dose di diplomazia, con la giusta dose di fermezza, con la credibilità e con l'indispensabile esperienza politica che serve in siffatti contesti. Consentitemi di dire, colleghi, che ciò che invece abbiamo visto in questi mesi da parte del Governo, nel rapporto con l'Europa, è stata solo tanta approssimazione, tanta superbia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Forza Italia è fermamente convinta che compito dell'Europa sia rinnovarsi e garantire il benessere dei suoi cittadini, ma con i toni usati e con il modo di fare adottato non andremo sicuramente lontano e sarà molto difficile ottenere risultati concreti. Le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo saranno storiche, perché ci offriranno la possibilità di restituire l'Europa ai cittadini e di migliorare le loro condizioni di vita. Il Governo, quindi, non può non sfruttare questa enorme occasione. Per questo oggi chiediamo al Governo di attivarsi per sostenere da subito un vero cambio di passo in Europa. Il collante dell'Unione europea non possono più essere solo il bilancio comune o la burocrazia: l'Unione europea deve snellire e semplificare le regole dello stare insieme; deve alleggerire il peso della sua burocrazia ed essere vicina ai cittadini, soprattutto ai più giovani, perché - lo voglio ricordare - il problema comune dei giovani, non solo italiani, ma di tutti i Paesi dell'Unione europea, è sicuramente la disoccupazione. Con la nostra risoluzione, impegniamo quindi il Governo a proporre in ogni sede europea di rivedere le politiche di austerità e i vincoli di bilancio qualora il nostro Paese presenti piani di investimento finalizzati alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro, piani di investimento che purtroppo ancora non vediamo. Sono tante le nostre critiche alla legge di bilancio, perché manca di un piano che davvero guardi al futuro del nostro Paese e rilanci seriamente il suo sistema infrastrutturale, rendendolo più vicino al resto d'Europa. Il Governo deve inoltre sollecitare politiche a favore della famiglia: in un Paese come il nostro, dove nascono sempre meno bambini, è necessario sostenere la natalità e la famiglia anche con politiche comunitarie. L'Europa deve rendere anche più competitivo il proprio mercato e favorire la crescita delle imprese; deve limitare la regolamentazione eccessiva e semplificare la sua sterminata normativa, che spesso - come ho già detto - si dimostra sterile, nella realtà dei fatti. Il Governo deve inoltre proporre una revisione di quei trattati che si sono dimostrati inefficaci, anzi penalizzanti nei confronti del nostro Paese: in primis mi riferisco, tra tutti, al Trattato di Dublino. Dobbiamo chiederne con forza la revisione; non dobbiamo arrenderci e stare fermi, ma dobbiamo rivendicare con forza la revisione di questo Trattato, penalizzante per il nostro Paese. Il Governo ha il dovere di lavorare in sede europea affinché si tutelino gli interessi italiani, in primis il nostro made in Italy , e deve lavorare affinché si possa rivedere il bilancio 2021-2027, eliminando i tagli fatti all'agricoltura e ai fondi di coesione. Vedete, colleghi, questi tagli non faranno altro che colpire la filiera della produzione agroalimentare e l'industria della trasformazione e naturalmente penalizzerebbero le Regioni che sono rimaste più indietro, come quelle del Mezzogiorno, che ancora devono colmare l'enorme gap che le divide dal resto d'Italia e, quindi, non possono e non devono essere lasciate sole. Per concludere, signor Presidente, Forza Italia chiede al Governo di lavorare in Europa in modo serio e concreto, senza tanti annunci. Servono meno passerelle e più sostanza, meno propaganda e più soluzioni ai problemi quotidiani della gente. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Al Governo chiediamo questo: chiediamo di contribuire a far sì che l'Europa diventi davvero l'Europa dei popoli, l'Europa del benessere e dello sviluppo, l'Europa dell'occupazione e, soprattutto, l'Europa della solidarietà. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, gentili senatrici e senatori, membri del Governo, innanzitutto desidero associarmi al ringraziamento fatto dal relatore all'indirizzo dell'intera 14ª Commissione. A mio e a nostro parere, infatti, quello dimostrato è l'approccio che deve esserci e che deve far parte del nostro comune sentimento di adesione all'Unione europea, non dimenticando mai che tale adesione deve tendere al miglioramento della vita dei cittadini italiani ed europei e non al suo peggioramento. Ci stiamo occupando della legge europea 2018, e cioè di quello strumento che si utilizza, ai sensi della legge n. 234 del 2012, per adeguare periodicamente l'ordinamento nazionale a quello dell'Unione europea e, quindi, per adempiere agli obblighi derivanti dall'appartenenza ad essa. In questo caso specifico - come ci ha ben illustrato il relatore - il Governo pone riparo a due procedure di infrazione e a tre casi di pre-contenzioso. Ovviamente gli inviti che i colleghi poc'anzi hanno fatto all'intero Parlamento, al Senato, ai nostri colleghi della Camera dei deputati e al Governo, a riacquisire autorevolezza in Europa, onde evitare o limitare le procedure di infrazione ed evitare o lenire la disattenzione agli interessi nazionali, sono ovviamente condivisibili, ma possono riguardare il futuro, da oggi in poi, visto che nel passato il nostro Paese purtroppo non ha mostrato tale sensibilità e volontà politica. Quindi, mi si consenta dire che sono ben strane le accuse che qualche esponente politico oggi ha rivolto al presente Governo. Ciò detto, il disegno di legge in esame recepisce due direttive, dà attuazione a due regolamenti dell'Unione europea: uno riguardante le aste delle quote di emissioni dei gas ad effetto serra - di cui vorrei brevemente parlare - e l'altro riguardante i diritti doganali. Inoltre, esso assicura concreta esecuzione a un accordo internazionale concluso nel quadro delle relazioni esterne dell'Unione europea e dà attuazione alle linee guida della Commissione europea relative alla direttiva n. 36 del 2005 sulle qualifiche professionali. Desidero soffermarmi - come appena detto - sulle previsioni dell'articolo 11, ex articolo 8 del disegno di legge in esame, che contiene disposizioni volte alla piena attuazione del regolamento dell'Unione europea n. 1031 del 2010, che disciplina la materia concernente la vendita all'asta delle quote di emissione dei gas a effetto serra. Il sistema utilizzato per lo scambio di quote di questi gas serra è lo European Union emission trading scheme, che è stato introdotto dall'Unione europea con l'obiettivo importante di ridurre le emissioni in maniera economicamente efficiente e proprio su tale riduzione si basa una parte consistente delle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici dell'Unione. Questo sistema ha creato sostanzialmente il primo e il più esteso mercato mondiale dell'anidride carbonica (CO 2 ), è attivo in 31 Paesi - ossia i 28 dell'Unione europea, a cui si aggiungono l'Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia - e ha lo scopo di limitare le emissioni prodotte da oltre 11.000 impianti ad alto consumo di energia, nonché limitare le emissioni prodotte dalle compagnie aeree che collegano questi Paesi. Tale sistema interessa circa il 45 per cento delle emissioni di gas a effetto serra dell'Unione europea e, quindi, è molto importante. In pratica viene fissato un limite alla quantità totale di alcuni gas serra che possono essere emessi dagli impianti che rientrano nel sistema e questo tetto si riduce nel tempo, in modo che le emissioni totali tenderanno sperabilmente a diminuire. Entro questo limite, le imprese ricevono o acquistano quote di emissione di gas che, se necessario, possono scambiare; poi possono anche acquistare quantità limitate di crediti internazionali da progetti di riduzione delle emissioni di tutti il mondo, e anche questo garantisce che le quote abbiano un valore e, pertanto, siano scambiabili in un mercato. Alla fine di ogni anno le società devono restituire un numero di quote sufficiente a coprire le loro emissioni se non vogliono subire multe. Il sistema in questo momento si trova nella sua terza fase e i cambiamenti rispetto alle fasi precedenti riguardano sostanzialmente il tetto alle emissioni (ora si sta applicando un unico tetto per tutta l'Unione, anziché i limiti nazionali). La vendita all'asta delle quote è ormai il metodo più comune di assegnazione delle quote stesse, mentre quello a titolo gratuito sta diventando residuale. È inoltre contemplato un numero maggiore di settori e di gas serra. La possibilità di comprare o di vendere queste quote, e quindi il fatto che abbia un prezzo non trascurabile, ha come conseguenza quella di favorire gli investimenti in tecnologie pulite e a basso rilascio di CO 2 . I dati sembrano confermare gli auspici iniziali e, infatti, le emissioni degli impianti che partecipano al sistema stanno diminuendo di poco più del 5 per cento rispetto all'inizio della fase 3. Nel 2020 si attende una diminuzione di circa il 21 per cento rispetto al 2005; nel 2030 si stima che le diminuzioni saranno di circa il 43 per cento. Speriamo che sia così. Dal 2013 - come ho accennato - l'assegnazione avviene a titolo oneroso attraverso piattaforme d'aste gestite da mercati regolamentati, ai sensi del regolamento n. 1031 del 2010. Queste aste si svolgono su due mercati: uno ha sede a Lipsia e l'altro a Londra. Il numero di quote che ciascun Stato - per l'Italia se ne occupa il GSE - mette all'asta è determinato prevalentemente sulla base delle emissioni storiche delle installazioni rientranti nello schema e presenti sul proprio territorio nazionale. Almeno la metà dei proventi di queste aste deve essere utilizzata con l'obiettivo di contrastare o ridurre il cambiamento climatico e i suoi effetti. Questo è in breve il meccanismo di funzionamento del sistema. Una novità recente è che dal 3 gennaio 2018 la quota di emissione dei gas serra è classificata come strumento finanziario. Il regolamento a cui facevo cenno prima, il n. 1031 del 2010, all'articolo 18, paragrafo 3, precisa che le banche e le imprese di investimento possono chiedere di essere ammesse a partecipare direttamente all'asta per conto dei loro clienti, purché lo Stato membro in cui essi sono stabiliti abbia adottato una normativa che consenta alle autorità nazionali regolatrici di autorizzare tali soggetti a presentare offerte per conto dei loro clienti. Proprio per dare piena attuazione a tali previsioni, l'articolo 11 disciplina queste previsioni e, al comma 1, lettera a) , introduce nel TUF (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria) il nuovo articolo 20- ter, che verte sulla autorizzazione e sulla vigilanza dei soggetti legittimati a presentare domanda di partecipazione al mercato delle aste. Il nuovo comma 1 del nuovo articolo 20- ter attribuisce alla Consob la competenza ad autorizzare i soggetti che beneficiano dell'esenzione prevista dall'articolo 4- terdecies , comma 1, lettera l) , del TUF a presentare offerte nel mercato delle quote di emissioni di gas serra, con conseguente attribuzione alla Consob anche del compito di vigilare sul rispetto, da parte di questi ultimi, delle regole di comportamento stabilite dall'articolo 59 del suddetto regolamento europeo. Il comma 2 dell'articolo 4 attribuisce alla Consob tutti i poteri di vigilanza (informativi, di indagine, ispettivi e di intervento, nonché la potestà di adottare provvedimenti ingiuntivi) nei confronti degli intermediari abilitati. Il comma 3 sancisce che le banche e le imprese di investimento, autorizzate a norma della disciplina bancaria e finanziaria vigente e iscritte nei rispettivi albi, sono altresì autorizzate di diritto a operare nel mercato delle aste delle quote di emissione per conto dei loro clienti, qualora risultino già autorizzate alla prestazione dei servizi di investimento di negoziazione per conto proprio e/o esecuzione di ordini. Il comma 4 specifica che la Consob può dettare disposizioni sia in merito alla procedura di autorizzazione dei soggetti intermediari, sia in merito all'eventuale revoca dell'autorizzazione. È prevista la possibilità di comminare sanzioni amministrative «efficaci, proporzionali e dissuasive» in caso di violazione dei regolamenti. Il nostro auspicio è che la Consob possa esercitare compiutamente queste funzioni, anche al fine di consentire il raggiungimento degli obiettivi dell'Unione europea di diminuzione di emissioni di gas serra e di contrasto al cambio climatico. Infine, l'auspicio ulteriore è che l'Europa torni a essere la casa accogliente per i cittadini italiani ed europei e che non venga percepita come un insieme di istituzioni vessatorie e burocratiche, contrarie agli interessi nazionali di alcuni Stati in particolare, tra cui il nostro. Sta a noi legislatori modificare questa percezione dei cittadini e cambiare il modo di rapportarsi con le istituzioni europee. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta. Le repliche dei relatori e del rappresentante del Governo avranno luogo a partire dalle ore 16. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Comunico che, acquisito per le vie brevi il consenso dei Gruppi parlamentari, l'ordine del giorno della seduta odierna è integrato con la discussione del disegno di legge n. 920, collegato alla manovra di finanza pubblica, in materia di concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni. Sospendo la seduta fino alle ore 16. (La seduta, sospesa alle ore 13,53, è ripresa alle ore 16,02) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Sulle dichiarazioni rese da Oliviero Toscani nei confronti di una parlamentare GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto d'intervenire alla ripresa della seduta su una questione avvenuta ieri e mi riferisco alle parole che Oliviero Toscani ha pronunciato nei confronti di Giorgia Meloni. Ho preso la parola perché vorrei ricordare all'Assemblea e a me stessa che una settimana fa eravamo qua tutti insieme, uniti, a presentare e a votare delle mozioni per combattere la violenza contro le donne. E tutti gli interventi svolti in quest'Aula avevano qualcosa di buono, perché contenevano non soltanto la presa di coscienza della serietà e gravità del problema, ma anche la consapevolezza che non dovevano esserci differenze, che bisognava essere un sol uomo. Ricordo le parole pronunciate dalla senatrice Valente, quando ha ricordato che il Parlamento non può che essere un'alleanza, che noi tutti dobbiamo compiere uno sforzo unitario e coeso per stanare i tentativi espliciti, per difendere e soprattutto costruire modelli diversi di società, che non devono essere maschilisti o sessisti. Credo che tutti abbiate letto come Oliviero Toscani si è espresso ieri nei confronti di Giorgia Meloni, parlando di caratteristiche estetiche e di categorie che dovrebbero essere molto lontane dalle valutazioni di noi donne nel nostro ruolo politico, professionale, imprenditoriale. Non ho mai sentito dire di colleghi uomini che sono brutti o belli, bassi o alti; invece, quando si parla di noi donne, purtroppo ancora oggi nel terzo millennio, veniamo valutate sulla base di considerazioni estetiche. Io trovo che le parole di Oliverio Toscani sono non solo pesanti, ma anche pericolose. E io considero questa persona un mandante intellettuale della violenza contro le donne, un cattivo maestro, un uomo pericoloso perché fomenta la violenza sulle donne. Ringrazio alcune college del Partito Democratico, di Forza Italia e anche il Presidente del Consiglio che si è espresso al riguardo e ha chiamato Georgia Meloni. Sono rimasta male degli amici della Lega, che riconosco essere amici e alleati importanti, da cui non ho sentito una sola parola di condanna per quello che è successo. Sono rimasta male anche di come certe volte le parole si sprecano e i fatti poi non sono consequenziali. Il 25 novembre non era un anno fa, ma pochi giorni fa e oggi in quest'Aula, se non avessi preso io la parola, probabilmente nessuno avrebbe voluto mettere l'accento su questo grave episodio. Mi aspetto dal Partito Democratico che prenda delle decisioni nei confronti di un suo iscritto, oltretutto di uno pseudointellettuale; un uomo che frequenta il gotha , che dovrebbe essere un riformista e dovrebbe alimentare il rispetto per le donne, un uomo che dovrebbe essere illuminato. E invece è un poveretto, una persona che, ancora, nel terzo millennio, usa questa categoria per definire le donne. Concludo il mio intervento dicendo che, se non combattiamo i cattivi maestri, i mandanti intellettuali, non possiamo poi versare lacrime di coccodrillo quando le donne vengono ammazzate. Ricordiamoci delle parole di Oliviero Toscani. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in realtà io avevo già intenzione di intervenire per esprimere solidarietà a Giorgia Meloni per gli insulti che ha ricevuto. Del resto, non è la prima volta che Oliviero Toscani dispensa insulti un po' a tutti. Certo, in questa sede, in più di un'occasione, abbiamo detto che bisogna tutelare e salvaguardare le donne; poi, però, quando vengono insultate alcune donne, a seconda dell'appartenenza politica, non si alzano voci a sostegno. Noi non abbiamo fatto una dichiarazione pubblica proprio perché volevamo intervenire in Assemblea sapendo che lei, senatrice Garnero Santanche', sarebbe intervenuta. Ci uniamo assolutamente alle parole di solidarietà e auspichiamo che tutta l'Assemblea lavorerà per fare in modo che la continua politica dell'insulto venga messa un po' da parte e che, nel rispetto delle idee di ciascuno, ci sia un confronto sereno, come diciamo spesso in Assemblea. Ribadisco, in conclusione, tutta la solidarietà da parte del Gruppo della Lega non solo del Senato, ma anche della Camera dei deputati, visto che ho sentito il collega Molinari. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FdI) . FEDELI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, desidero fare una riflessione a voce alta. Ringrazio la senatrice Garnero Santanchè che, su un terreno importante come quello della violenza del linguaggio, in particolare sessista verso le donne, ha scelto di parlare dell'episodio di ieri, grave e inaccettabile, con le parole rivolte da Oliviero toscani alla deputata Meloni, che noi conosciamo. Nonostante le parti politiche ci dividano in tante cose, ieri, a nome di tutto il Partito Democratico, sono intervenuta immediatamente, come facciamo sempre a sostengo di qualunque persona offesa. Quando si usa un linguaggio contro noi interveniamo sempre, senza fare distinzioni da questo punto di vista. Sappiamo bene infatti che, quando si usa un linguaggio violento, sessista, razzista e omofobo - la radice è la stessa, di violenza e discriminazione verso la persona - noi dobbiamo contrastarlo. (Applausi dai Gruppi PD, FI-BP e FdI) . Mi permetto di dire solo questo. Senatrice Garnero Santanchè, la ringrazio per essere intervenuta. Vorrei vedere altre volte altri senatori e senatrici prendere posizione, come avviene su altri temi. Su questo dobbiamo metterci d'accordo. Noi, che in questa sede (come alla Camera dei deputati) rappresentiamo il Paese, dobbiamo sapere che il linguaggio violento e discriminatorio è fatto esattamente di frasi che non discutono dei contenuti politici, ma offendono la persona, sempre. Quando si offendono le persone per genere, sesso, colore della pelle, razza, lingua, religione e condizioni economiche (quindi in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione), si sta facendo una cosa impropria. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi auguro che in quest'Assemblea altre volte, per altre situazioni, condanneremo gli stessi linguaggi violenti e discriminatori di ieri di Toscani. (Applausi dai Gruppi PD e FdI). PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, anche da parte del Gruppo MoVimento 5 Stelle, voglio esprimere la solidarietà alla collega Meloni per l'attacco ricevuto, anche sul piano personale, che ha a che fare con le cose ricordate poc'anzi in quest'Assemblea. Abbiamo dedicato una seduta a ricordare gravi fatti di violenza che si realizzano non solo quando una persona mette le mani addosso a un'altra, ma anche - anzi, sono peggio - con gli attacchi verbali. Spesso la violenza verbale è la precondizione che porta a un' escalation di violenza che, dopo, diventa anche fisica. Quindi, credo sia giusto esprimere solidarietà e vicinanza alla collega Meloni, che continueremo a contrastare politicamente ma che non merita certamente le parole che le sono state rivolte da Oliviero Toscani. Pertanto, a nome del Gruppo del MoVimento 5 Stelle, compattamente, esprimiamo la nostra solidarietà alla presidente Meloni. (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP, L-SP-PSd'Az e FdI). DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, io non posso che associarmi nell'esprimere la solidarietà all'onorevole Meloni. Vorrei, però, anche qui stigmatizzare ancora una volta che è bene ricordare sempre che la violenza nei confronti delle donne non è soltanto una violenza fisica. Molto spesso, continuamente, è anche una violenza verbale, sessista e omofoba, in quanto le stesse frasi non sarebbero mai state rivolte a un uomo, anche nel dissenso più totale. Questo fatto ci offende gravemente e, ancora una volta, noi che siamo qui, tra l'altro elette dai cittadini, dovremmo sempre ricordarlo in Aula. É un fatto gravemente lesivo della dignità, del rispetto e della libertà femminile che è stata conquistata in tutti questi anni. Come si vede, però, la battaglia politica e culturale non può cessare mai; quindi, bene facciamo in quest'Aula a stigmatizzare ogni volta che accadono episodi gravissimi. Io spero che ciò accada ogni volta che siano rivolte offese omofobe e sessiste come quelle che sono state rivolte all'onorevole Meloni, augurandomi che, appunto, quest'Assemblea sia sempre disponibile a stigmatizzare. (Applausi dai Gruppi Misto, M5S, FI-BP, L-SP-PSd'Az e FdI). MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, mi associo a nome del Gruppo Forza Italia a quanto già detto da altri colleghi, esprimendo cioè la piena solidarietà all'onorevole Giorgia Meloni, che non deve sentirsi personalmente offesa dalle parole che le sono state rivolte. Il modo in cui sono state dette, infatti, qualifica chi le ha pronunciate molto più evidentemente e, anzi, non intacca minimamente la personalità dell'onorevole Giorgia Meloni. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S, L-SP-PSd'Az e FdI). Purtroppo, Oliviero Toscani si è già distinto nel passato in campagne che offendono il sentimento di molti nel nostro Paese: ad esempio, offendono il sentimento religioso di molti. È bene, giustamente, denunciare questa ultima sua uscita, che è particolarmente vergognosa; non si può, invece, applaudirlo quando va in direzione opposta e quando, anziché offendere una donna, offende magari qualcun altro. Io trovo questo suo atto particolarmente esecrabile, in quanto un uomo che offende una donna ha una sensibilità forse un po' conservatrice e peggiore di qualunque altro tipo di offesa. Sono comunque da esecrare, in tutti i casi, le offese ai danni delle donne e degli uomini. Purtroppo, non è vero che gli uomini non vengono attaccati per il loro aspetto fisico, e potremmo fare una lunga lista al riguardo. Pertanto, credo che bisogna tenersi lontani dal linguaggio violento che - e ho apprezzato chi l'ha detto - può spesso portare dalla violenza verbale alla violenza fisica. Vediamo troppo spesso, in questi giorni, inneggiare a chi devasta città, a chi dà fuoco e a chi si dà ad attività distruttive e violente. Lo spazio politico deve essere libero dalla violenza verbale e, naturalmente, ancora di più dalla violenza fisica. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S, L-SP-PSd'Az e FdI). UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il Gruppo per le Autonomie ovviamente esprime solidarietà alla collega Meloni. Quelle pronunciate sono tipiche parole sessiste usate per degradare una avversaria femminile politica e la violenza verbale è l'inizio della violenza che poi si trasforma in violenza fisica grave o anche in femminicidio. Pertanto, dobbiamo combatterla già alle radici. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), M5S, FI-BP, L-SP-PSd'Az e FdI). Ripresa della discussione congiunta del disegno di legge n. Doc 822 Doc Doc. LXXXVI, n. 1 Doc Doc. LXXXVII, n. 1 PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il senatore Licheri, relatore sul disegno di legge n. 822. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, all'insegna della massima sintesi, ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi di tutte le forze politiche di quest'Aula e se potessi metterli in controluce per trovare un comune denominatore sarebbe questo: così com'è l'Europa non ci piace. (Applausi dal Gruppo M5S) . Vogliamo un'Europa più libera, più moderna, più veloce, più snella, più attenta, più sensibile, più vicina. Ho sentito la senatrice Giammanco che diceva che vorremmo poter avere un Presidente di Commissione eletto dal popolo. Il MoVimento 5 Stelle propugna da sempre la democrazia partecipata, quindi è ovvio che questa idea non possa che trovare naturalmente la mia personale condivisione. Siamo però in fase di discussione di una legge europea che, come voi sapete, ha uno scopo precipuo, quello di evitare all'Italia le procedure di infrazione che portano oneri finanziari che incidono poi sui nostri bilanci. Ed è vero, come diceva un senatore di Fratelli d'Italia, che talvolta dobbiamo inghiottire bocconi amari, per esempio in tema di accesso alle professioni. É vero, spesso gli standard qualitativi per l'accesso alle professioni all'estero sono veramente molto più scadenti e più bassi dei nostri e non è giusto; non è corretto che si debba noi abbassare gli standard per l'accesso alle professioni e poi, allo stesso tempo, per il principio della libera circolazione delle persone, accettare coloro che invece arrivano alle professioni attraverso altri canali di accesso veramente molto più tenui, più blandi e più morbidi. Sono d'accordo, così come sono d'accordo anche nel ritenere che la professione del mediatore debba essere tutelata con un novero di incompatibilità che sia più stringente. Le direttive - ahimè - ci dicono che invece siamo stati troppo stringenti. Ecco perché, all'inizio della mia relazione, ho ringraziato tutti i commissari della Commissione che ho l'onore di presiedere, perché abbiamo cercato un punto di contemperamento, da una parte cercando di tutelare il consumatore e il produttore e dall'altra, naturalmente, cercando di evitare la contestazione che l'Europa ci ha mosso. Non ritengo di dover aggiungere altro e quindi, Presidente, concludo la mia replica in questi termini. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . La relatrice di minoranza sul disegno di legge n. 822 e il relatore sui documenti LXXXVI, n. 1 e LXXXVII, n. 1, rinunciano ad intervenire in sede di replica. Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Romeo e Patuanelli, n. 2, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, n. 3, dal senatore Ciriani e da altri senatori, e n. 4, dal senatore Pittella e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il Governo accetta la proposta di risoluzione n. 1. PRESIDENTE . Ricordo che, ai sensi dell'articolo 144- bis , comma 7, del Regolamento, a fronte di più proposte di risoluzione, si vota per prima quella accettata dal Governo, alla quale ciascun senatore può proporre emendamenti. Poiché il Governo ha dichiarato di accettare la proposta di risoluzione n. 1, decorre da questo momento il termine di trenta minuti per la presentazione di eventuali emendamenti ad essa riferiti. Comunico altresì che il voto finale sul disegno di legge europea, la votazione degli eventuali emendamenti cui abbiamo accennato presentati alla proposta di risoluzione n. 1, nonché il voto finale sulla proposta di risoluzione stessa avranno luogo al termine delle dichiarazioni di voto congiunte. Avverto altresì che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. PARENTE (PD) . Signor Presidente, l'emendamento 1.2 (testo 2) interviene sul delicato tema relativo alle misure compensative che possono essere prescritte dall'autorità competente dello Stato membro ospitante in caso vi siano discordanze tra la formazione seguita dal professionista e quella richiesta dallo Stato ospitante, andando a prevedere la possibilità di subordinare il riconoscimento al superamento in alternativa di una prova attitudinale o di un tirocinio di adattamento. L'intento dell'emendamento è quello di prevedere, in merito alle misure compensative previste per il riconoscimento delle competenze, che nel caso in cui la scelta ricada su un tirocinio compensativo questo preveda comunque una prova finale che attesti la compensazione delle competenze. L'emendamento va quindi nella direzione della necessità che i parametri di certificazione delle competenze debbano essere comuni a tutti gli Stati membri. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, l'ordine del giorno G1.200 è presentato dal Gruppo Fratelli d'Italia in relazione all'articolo 1 del disegno di legge in esame. Credo infatti che da tale articolo si possa evincere chiaramente come ciò che l'Europa considera vincoli noi invece consideriamo garanzie per i consumatori, per i pazienti e per i clienti di chi esercita un'attività professionale. Ad esempio, noi non comprendiamo per quale ragione nel provvedimento si debba escludere la prova attitudinale come misura compensativa per coloro che, medici, infermieri, odontoiatri, veterinari, ostetriche, farmacisti, architetti, chiedono di esercitare la professione nel nostro Paese, avendo conseguito un titolo abilitativo in altro Paese dove il curriculum degli studi, gli esami e la durata degli stessi sono molto meno approfonditi dei nostri. Arriviamo al paradosso, cari colleghi, che in Italia mancano medici, quelli presenti sono particolarmente qualificati e vengono assunti all'estero e noi, invece, importiamo professionisti, tra i quali anche medici o comunque delle professioni sanitarie, che hanno conseguito in altri Paesi titoli abilitativi molto meno qualificati dei nostri. Almeno, fino a oggi, c'era la prova attitudinale prima di poter acquisire il titolo all'attività professionale nel nostro Paese; adesso derubrichiamo ulteriormente e lasciamo che sia l'autorità competente a decidere se sia meglio la misura compensativa della prova attitudinale o sia sufficiente anche un mero tirocinio. Insomma, cari colleghi, una gara al ribasso, che non va nella direzione della libera concorrenza, come vorrebbe far credere l'Europa, ma penalizza i più deboli, appunto i cittadini, che trovano servizi sempre meno adeguati ai loro bisogni. Questa è la realtà che ci impone la volontà dell'Europa ed è l'esempio, di cui molti parlavamo prima, di un'Europa che è sempre più matrigna e che non tutela gli interessi nazionali, in particolare gli interessi dell'Italia. Non comprendiamo, ad esempio, perché si debba eliminare il requisito della residenza per chi vuole esercitare una professione in Italia. Al primo comma dell'articolo 1 togliamo anche il requisito della residenza per essere ritenuti legalmente stabiliti in Italia. Non comprendiamo nemmeno - e concludo, cari colleghi - per quale ragione si debba sempre subire queste imposizioni, che danneggiano tra l'altro i nostri stessi giovani, che in Italia seguono corsi di studio molto più lunghi, molto più complessi, molto più approfonditi e poi si trovano - loro sì - svantaggiati nei confronti dei colleghi di altri Paesi, che vengono a esercitare in Italia, meno preparati ma più giovani e che, essendo meno preparati, offrono anche le loro prestazioni a corrispettivi molto più competitivi; come si sa, quando non c'è la qualità anche il prezzo segue di conseguenza. Questa è la realtà che ci sta imponendo l'Europa e questa la ragione che ci ha portato a presentare l'ordine il giorno G1.200. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Papatheu) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti e i docenti dell'Istituto «Da Vinci-Nitti», della sede di Brienza, in provincia di Potenza, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione congiunta del disegno di legge n. Doc 822 Doc Doc. LXXXVI, n. 1 Doc Doc. LXXXVII, n. 1 PRESIDENTE . Il restante emendamento si intende illustrato. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 1.1. Invito poi la senatrice Parente a riformulare ulteriormente l'emendamento 1.2, espungendo la lettera a) e lasciando solo la lettera b) . La normativa italiana, infatti, già prevede il superamento di una prova finale. Qualora il mio invito non dovesse essere accolto, esprimo parere contrario. PRESIDENTE. Anche la 5 a Commissione ha espresso un parere contrario limitatamente alla lettera a) . LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822. Per quanto riguarda poi l'ordine del giorno G1.200 esprimo parere favorevole al suo accoglimento come raccomandazione, altrimenti esprimo parere contrario. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 1.1.Sull'emendamento 1.2, allineandoci a quanto testé detto dal relatore, salvo la riformulazione appena suggerita, noi avremmo espresso parere contrario sulla lettera a) e parere favorevole sulla lettera b) . L'ordine del giorno G1.200 pone sul campo una serie di problemi sistemici in merito all'ordinamento delle professioni. Vi sono, indubbiamente, delle segnalazioni molto positive in ciò che viene fatto presente. Nondimeno, noi tutti sappiamo che la ponderazione o la calibratura di una riforma delle varie professioni che ci allinei esclusivamente sul benchmark più soft nell'ambito dei Paesi europei potrebbe avere degli effetti i cui costi sarebbero superiori ai benefici, in termini di professionalità che l'Italia ha sempre preservato. Il nostro parere di Governo, pertanto, è di accogliere l'ordine del giorno come raccomandazione, in maniera tale che si possa avere non un impegno a realizzare un parametro di benchmark più soft - sfavorevole all'attuale assetto - ma a porre in essere una calibratura più elastica, caso per caso. PRESIDENTE . Senatrice Parente, accoglie la proposta di riformulazione dell'emendamento 1.2 (testo 2)? PARENTE (PD) . Signor Presidente, la accolgo, anche in ragione del fatto che la lettera a) , su cui la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, è stata parzialmente accolta da un emendamento approvato in Commissione. Quindi accolgo la proposta del relatore e del Governo. PRESIDENTE. Senatore Balboni, è d'accordo all'accoglimento come raccomandazione dell'ordine del giorno G1.200? BALBONI (FdI) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2 (testo 3), presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G1.200 è accolto come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 2, su cui sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, l'emendamento 2.2 tiene conto della terzietà tipica del mediatore e delle relative incompatibilità. Questo emendamento, però, intende dare valore anche alla necessità di offrire i servizi ed è stato presentato proprio in quest'ottica. PRESIDENTE . Il restante emendamento si intende illustrato. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 2.2 (perché, se accolto, non ci sottrarrebbe dalla procedura di infrazione) e 2.200. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dalla senatrice Testor e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.200, presentato dalla senatrice Ginetti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'articolo 3. D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, questo articolo, come è stato notato e istruito anche nella Commissione competente, dispone della parità di opportunità per quanto riguarda l'apertura di attività riferite alle concessioni governative di sali e tabacchi. Permettetemi di definire strumentale tale articolo. È un articolo contenuto nella così definita legge europea, che ci permette, recependo le disposizioni del quadro comunitario, di evitare le infrazioni. Naturalmente, però, l'adempimento non è soltanto per evitare le infrazioni, ma per dare ulteriore corso alla politica e alla consistenza giuridica della parità di opportunità e della libertà di concorrenza. Sono senza dubbio importanti le attività di rivendita di sali e tabacchi ed è necessario consentire queste attività anche nei piccoli Comuni, nelle terre alte, in corrispondenza dei luoghi di montagna, provando ad esempio a fare sì che accanto alla rivendita di sali e tabacchi vi sia la possibilità anche di vendere giornali, ma noi vorremmo lavorare e avremmo voluto lavorare rispetto al recepimento del quadro comunitario di sostegno nei confronti di un'altra idea delle pari opportunità. Il 31 dicembre di quest'anno scade il termine ultimo per far sì che l'Italia si faccia carico per l'estensione della copertura delle reti TEN-T per la trasportistica delle persone e delle merci sulla dorsale adriatica: non c'è stata una iniziativa del Governo italiano rispetto a questo tipo di parità di opportunità. Io ho chiesto al Capogruppo e al segretario del Gruppo di consentirmi di parlare in Aula, poiché ho presentato un'apposita interrogazione su questo fronte. Oggi do un contributo sulla parità di opportunità nella rivendita di sigarette e di sali e tabacchi come da concessione governativa, ma avremmo bisogno di attivare un altro tipo di dialogo competitivo, di "tiro alla fune" per fare in modo che con l'Europa si realizzi a favore dell'Italia la parità di accesso ai territori e nella copertura delle distanze attraverso l'ingrandimento delle infrastrutture e della trasportistica delle reti TEN-T. La nostra è un'astensione riferita al tema della possibilità di estendere la gestione di sali e tabacchi anche nelle terre alte, pur rispettando il principio della densità demografica di 1.500 abitanti, ma c'è veramente molto di più da fare e da instaurare in termini di dialogo competitivo sulla base di contenuti e di patrimonio conoscitivo, sapendo che lo spirito dell'adeguamento al quadro comunitario di sostegno è quello di costruire uno spazio europeo comune dove c'è la libertà della circolazione, della concorrenza, dell'intrapresa economica, ma anche la capacità di avere parità di opportunità rispetto ad altri territori. Per questo noi ci asteniamo sul punto e ci auguriamo che si apra un dibattito, una vertenza che riguardi la qualità della vita di imprese, persone e città. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati un emendamento e un ordine del giorno che invito i presentatori ad illustrare. TESTOR (FI-BP) . L'ordine del giorno G4.1 prevede il pagamento dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese e dei liberi professionisti. Come già detto questa mattina nella mia relazione di minoranza, questa è una delle direttive europee che non sono state recepite e che sarebbe da rivedere. Sappiamo benissimo quanto siano importanti i pagamenti verso le imprese da parte delle amministrazioni, anche perché si tratta di imprese che per potersi avvicinare agli appalti dell'amministrazione devono essere in regola con il DURC, ma dobbiamo essere noi stessi a permetterlo. Il pagamento, in Italia, è all'incirca a centoquattro giorni, mentre la direttiva europea ne definisce circa trenta/sessanta. Noi abbiamo chiesto che con le risorse che in questo momento sono previste per il reddito di cittadinanza si faccia fronte invece a questa necessità. Penso sia molto importante riuscire a retribuire le persone che hanno lavorato per le nostre amministrazioni, per dare servizi ai nostri cittadini. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, naturalmente condividiamo l'ordine del giorno testé illustrato e lo abbiamo anche sottoscritto. Da parte nostra ne abbiamo presentato un altro che prevede proprio, a fronte del problema del mancato pagamento da parte della pubblica amministrazione dei contratti commerciali di altra natura, l'istituzione di un fondo a favore dei Comuni più piccoli, una specie di fondo di rotazione con il quale i Comuni che non sono in dissesto ma che hanno semplicemente una temporanea indisponibilità di cassa possano far fronte velocemente alle diverse esigenze. Questo è un problema fondamentale per la sopravvivenza di molte imprese: molti Comuni vorrebbero pagare, ma non sono nelle condizioni di poterlo fare, anche per la rigidità degli obblighi di carattere contabile cui sono sottoposti e di cui abbiamo parlato nel corso della discussione generale. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento e sull'ordine del giorno in esame. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, invito a ritirare l'emendamento 4.200 e a trasformarlo in ordine del giorno, altrimenti il parere è contrario. Sull'ordine del giorno G4.1, a firma della senatrice Testor e di altri senatori, ricordo che è già stato trattato in Commissione, che c'è stato un invito alla riformulazione, che non è stato accolto e che quindi l'ordine del giorno in quella sede è stato respinto. Ribadisco però anche in questa sede le condizioni che erano già state proposte in Commissione per la sua accettazione e propongo dunque di eliminare dalla premessa, dopo le parole «valutato che:», il successivo paragrafo, dalle parole «il Governo intende disciplinare con un apposito disegno di legge l'introduzione» fino alle parole «nel 2019». Propongo questa modifica perché l'integrale pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, che è un problema che flagella il nostro Paese e un fatto doveroso, non può essere posto in contrapposizione ad un altro fatto doveroso, che pone rimedio ad un altro flagello, come la disciplina del reddito di cittadinanza (Applausi dal Gruppo M5S) . Non si può dunque fare una guerra tra poveri: sono tutti e due temi che devono avere lo stesso riconoscimento e che hanno la stessa dignità. Per questa ragione, quindi, se il mio invito alla riformulazione dovesse essere accolto, il parere sarà favorevole. Diversamente, il parere sarà contrario. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, anche il Governo invita alla trasformazione in ordine del giorno dell'emendamento 4.200, perché un meccanismo analogo, riguardante la possibilità di pagare i debiti arretrati delle pubbliche amministrazioni, per le amministrazioni locali virtuose, in modo più organico e più ampio e anche più finanziato, è in corso di approvazione nell'ambito del disegno di legge di semplificazione. Quindi invitiamo a trasformare l'emendamento in un ordine il giorno, perché esso è sinergico a questa direzione già intrapresa dal Governo Per quanto riguarda l'ordine il giorno G4.1, esprimo parere conforme a quello del relatore. Abbiamo infatti proposto la citata riformulazione, che è agli atti e che ne condiziona l'accoglimento. PRESIDENTE . Senatore Ciriani, accetta di trasformare l'emendamento 4.200 in un ordine del giorno, come proposto dal relatore e dal rappresentante del Governo? CIRIANI (FdI) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.200 non verrà posto ai voti. Senatrice Testor, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G4.1, proposta dal relatore e dal rappresentante del Governo? TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, è evidente che avevamo individuato questo capitolo di spesa, ma penso che il Governo possa indicarci dove intenderanno recuperare queste risorse e in che tempi verranno attuati questi pagamenti. PRESIDENTE . Senatrice Testor, c'è una proposta di riformulazione illustrata dal relatore: accetta tale riformulazione? TESTOR (FI-BP) . Sì, signor Presidente. L'importante è che il Governo si impegni a provvedere. PRESIDENTE . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.1 (testo 2) non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 5.200. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.200, presentato dai senatori Bonfrisco e Pucciarelli. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 8.500. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.500, presentato dal relatore, che ottempera ad una condizione posta dalla Commissione bilancio. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, guardi come suonano il piano! Sono cinque minuti che sui banchi di Forza Italia votano dalla postazione di un senatore assente. PRESIDENTE . Allerto i senatori Segretari affinché controllino. (Commenti dal Gruppo FI-BP). Colleghi, il Regolamento prevede che ciascuno voti personalmente. Non è ammesso il voto per delega. Se la senatrice vuole votare, deve recarsi alla sua postazione. MIRABELLI (PD) . Il senatore Di Nicola sta riprendendo col telefonino! PRESIDENTE. Chi è che sta riprendendo? Senatore, non si può riprendere. Le riprese le facciamo noi. Inizierò a sequestrare tutti i telefonini usati per riprendere. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ne ho già uno sottocchio: non il suo, senatore, ma di chi le siede dietro, che minacciava di usarlo. Passiamo all'esame dell'articolo 13, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, sull'emendamento 13.200 esprimo parere contrario. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.200, presentato dalla senatrice Ginetti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 15. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 16, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 16. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.100, presentato dal senatore Ferrazzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.101, presentato dalla senatrice Messina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.102, presentato dal senatore Mirabelli e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.103, identico all'emendamento 16.104. FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, sull'emendamento 16.103 davvero facciamo fatica a capire il significato del parere contrario del Governo e del relatore, perché in realtà attraverso il provvedimento che stiamo votando, proposto dal Governo ed esaminato in Commissione, non rispondiamo assolutamente al problema opposto. La conseguenza che si pone è che non solo ricadremo senz'altro nella procedura di infrazione, ma soprattutto che non interveniamo su una gestione sana dei rifiuti e in particolare dei rifiuti di cui stiamo parlando, cioè dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche). Qual è il problema molto brevemente, perché forse c'è un malinteso e non ci capiamo? Il monitoraggio dei dati è affidato all'ISPRA e naturalmente anche per quanto riguarda questi rifiuti si deve cercare a livello europeo - e dunque anche a livello nazionale - di aumentare il tasso di raccolta differenziata. È evidente che per aumentare il tasso di raccolta differenziata bisogna avere un sistema di monitoraggio, e dunque di comunicazione dati, adeguato. Qual è il problema che viene posto dall'Unione europea e che non viene assolutamente affrontato con questo provvedimento? Viene accentrato solamente sui produttori e sui terzi che agiscono in loro nome l'onere del trasferimento dei dati all'ISPRA e in Commissione gli stessi produttori e gli stessi consorzi, coloro che poi gestiscono i RAEE, hanno detto che loro non hanno i dati completi da poter trasmettere all'ISPRA, perché è evidente che mancano i dati dei distributori, dei centri di raccolta e degli impianti di raccolta e di trattamento. D'altronde, colleghi e colleghe, la segnalazione è stata fatta anche in modo terzo da un dossier di Camera e Senato dell'8 ottobre scorso. Se volete andare a verificare, a pagina 54 del dossier , i funzionari ci dicono di fare attenzione, perché per rispondere adeguatamente e creare un sistema che funziona davvero nella gestione dei rifiuti RAEE bisogna intervenire. L'emendamento che proponiamo è allora molto semplice: aggiungere, al comma 1, lettera a) , dopo le parole «A tal fine, i produttori e i terzi che agiscono in loro nome» le seguenti: «i distributori, i centri di raccolta, gli impianti di raccolta e trattamento» e via di seguito «trasmettono annualmente e gratuitamente all'ISPRA i dati relativi ai RAEE. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.103, presentato dal senatore Pittella e da altri senatori, identico all'emendamento 16.104, presentato dalla senatrice Testor e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.105, presentato dal senatore Sudano e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 16.106, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, limitatamente al numero 2). Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.106, presentato dalla senatrice Messina e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 16. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 17, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare. TARICCO (PD) . Signor Presidente, abbiamo presentato su questo testo due emendamenti, il primo dei quali soppressivo, per segnalare che, in realtà, la soluzione trovata non risolve il problema, perché di fatto dice che sono esclusi dalla considerazione di rifiuto la paglia e le potature, ma a condizione che siano produzioni agricole. Mi chiedo allora: quale differenza sostanziale c'è tra una potatura di una pianta che è in un giardino pubblico o privato e quella di una pianta che è presso un agricoltore? Il materiale è identico. Possiamo cogliere l'osservazione che è stata fatta a proposito di uno sfalcio fatto a bordo della strada invece che in un campo, perché ovviamente quello sul bordo della strada ha un impatto diverso - ha accumulato idrocarburi e altro - ma sulle potature questo tema non esiste. La riformulazione che proponiamo con l'emendamento 17.200 mira a escludere dalla considerazione di rifiuto le paglie, le potature e i materiali agricoli perché sono paglie e potature in generale. Diversamente, il rischio è oggettivamente di considerare rifiuto del materiale che non lo è. Non stiamo parlando di numerini, ma di milioni di tonnellate di materiale di cui sarà obbligatorio lo smaltimento considerandolo rifiuto, mentre potrebbe essere nella disponibilità del possessore, sia esso un privato o un ente pubblico, che potrebbe disporne come meglio crede. Si tratta di un materiale che ha un valore e noi lo trasformiamo in un costo per lo smaltimento. Chiedo al relatore di rivedere e ripensare questa posizione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. LICHERI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 17, perché su questo tema è stato trovato un punto di sintesi in Commissione. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 17.100. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, anch'io intervengo a favore dell'emendamento soppressivo e ringrazio il senatore Taricco per averlo presentato e spiegato. Io provo a dirlo in un altro modo, ma è la stessa cosa. Con questo provvedimento si applica, senza che ci sia una procedura di infrazione, in modo molto particolare e burocratico una norma per la quale, da quando entrerà in vigore (cioè tra pochi giorni o settimane), tutti gli sfalci e le potature che ammontano a milioni di tonnellate, come ha ricordato il senatore Taricco, derivanti da lavoro privato di un giardino e non di un campo, perché altrimenti sarebbero agricoli (ma solo se il lavoro fosse svolto da un agricoltore o da chi è classificato come tale, mentre se fosse svolto da un operaio o un impiegato, che lo fa nei ritagli di tempo e non è iscritto come agricoltore, il campo sarebbe equiparato a un giardino) nonché da attività effettuata per conto delle pubbliche amministrazioni devono essere trattati come rifiuti speciali, con tutte le limitazioni e i costi - non so se la Commissione bilancio ha valutato questo aspetto - per conferire questa enorme quantità di materiale nelle apposite discariche, con gli enormi problemi di cui dovremmo essere tutti coscienti, anche per i drammi e le tragedie avvenute di questi tempi (e non solo di questi tempi) nello smaltimento dei rifiuti. Votando l'emendamento soppressivo vogliamo evitare che si spendano decine di milioni di euro per una burocratizzazione dell'erba falciata e del ramo tagliato, perché questi sono uguali sia che vengano da un campo coltivato da un contadino, sia che vengano da un giardino o che vengano da un parco comunale, la cui manutenzione è affidata al Comune. Qui carichiamo dei costi sui privati e sulle pubbliche amministrazioni per fare un trattamento falsamente e burocraticamente ecologico. In realtà, è proprio l'opposto: cosa c'è di più naturale che l'erba secca stia dove è oppure venga gestita in altro modo, ma senza il conferimento in discarica insieme ai rifiuti pericolosi o, comunque, ai rifiuti propriamente tali? Cerchiamo di non andare contro ai cittadini in modo feroce, inutile e stupido, come purtroppo questo articolo, senza che ce ne sia probabilmente l'intenzione, sta facendo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Questo articolo contiene davvero una perla e mi piacerebbe che l'emendamento soppressivo la togliesse, perché «le materie fecali» «non contemplate» in una legge è la prima volta che le vedo. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.100, presentato dal senatore Taricco. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 17.200. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, ricordo che quando le amministrazioni comunali, di tutti i colori politici, vi chiederanno perché avete votato in questo modo, non so se apprezzeranno la scusa: ci ha detto così il Capogruppo, ci ha detto così il Governo. Noi voteremo a favore dell'emendamento 17.200, che estende in modo chiaro la norma anche alle potature che non vengano da attività agricola, che, come diceva il senatore Taricco, sono per definizione identiche a tutti gli effetti alle potature agricole, per evitare che milioni di tonnellate di rami, rametti e foglie debbano essere conferiti in discarica come rifiuti speciali. Gli oneri ricadono sui cittadini, direttamente per chi ha un giardino e indirettamente su tutti attraverso le tasse comunali, le spese per lo smaltimento dei rifiuti e per gestire le discariche presso cui questo materiale sarà stato inutilmente conferito. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LICHERI, relatore sul disegno di legge n. 822 . Signor Presidente, vorrei intervenire per dovere di chiarezza. La Commissione europea ha segnalato nel caso EU-Pilot che ho citato il non corretto recepimento nel nostro ordinamento nazionale della norma europea che definisce tassativamente i materiali agricoli esclusi dalla definizione di rifiuto. Non avevamo grandi spazi di manovra: o dentro o fuori. Noi abbiamo trovato un punto di condivisione, ma certamente se andiamo troppo in avanti poi ricadiamo nuovamente nell'infrazione. (Commenti dal Gruppo FI-BP) . Questo l'ho voluto dire. Noi abbiamo lavorato e lo abbiamo fatto con il contributo di tutte le forze politiche, ma purtroppo dobbiamo fare i conti con la rigidità della norma europea. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.200, presentato dal senatore Taricco. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'articolo 17. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, sarò ancora più breve di prima, ma adesso c'è ancora l'occasione di bocciare questa norma assurda votando contro l'articolo: si può fare, poi si vota tutto il resto. Il relatore ci ha sorpreso per il suo europeismo: ce lo chiede l'Europa, dunque è giusto dire che un ramo tagliato da un giardino pubblico è diverso da quello tagliato da un pesco da un contadino. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sarebbe questa la grande lotta contro i soprusi, contro il burocratismo dell'Unione europea? Sarebbe questo il sovranismo? Ce lo chiede l'Europa e dunque votiamo un'assurdità scientifica, pratica e che costa milioni e milioni ai contribuenti italiani! (Prolungati applausi dai Gruppi FI-BP, FdI e PD) . TARICCO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, vorrei chiarire tecnicamente la questione. Innanzitutto, le produzioni agricole sono già oggetto di una deroga contemplata in legge, quindi di fatto sono già escluse dalla considerazione di rifiuto, quindi non stiamo parlando di questo; stiamo parlando della possibilità di considerare equiparate alle produzioni agricole quelle di privati non agricoltori o di enti pubblici. Da questo punto di vista, è vero che il caso EU-Pilot chiedeva di rivedere il testo, ma il vecchio testo, se andate a rivedere quello attuale, faceva riferimento in modo puntuale, per tutte le produzioni, a quelle fatte da enti pubblici. Con l'emendamento 17.200 proponevamo una semplificazione che va nella direzione del recepimento di quanto sostenuto dall'EU-Pilot, ma tenendo in considerazione le situazioni concrete. Ritengo che approvando l'articolo 17 così com'è creeremo un danno non indifferente agli enti pubblici. Cito solo un dato: le stime fatte su questo materiale parlano di 2 milioni di tonnellate; fate il conto dell'impatto che questo avrà, in particolare sugli enti pubblici, ma anche sui privati, in termini economici, di necessità di pagare per lo smaltimento di un prodotto che potrebbe essere una risorsa da utilizzare in positivo. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 17. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 17.0.100, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevole colleghi, con l'emendamento 17.0.100, proposto dal Gruppo Fratelli d'Italia, continuiamo la nostra battaglia a favore dei precari della scuola. La scuola italiana è il settore della vita pubblica con il maggior numero di precari, più del doppio rispetto ad altri settori. Noi abbiamo oggi la possibilità, con l'emendamento in esame, di evitare che l'Italia venga certamente condannata dall'Unione europea e che subisca condanne dai nostri stessi tribunali per il riconoscimento del diritto ad essere stabilizzato di quel personale che ha conseguito trentasei mesi di impiego. Inoltre, con l'approvazione dell'emendamento in esame daremmo la possibilità ai nostri ragazzi di avere una continuità didattica, superando tutte le difficoltà di carattere funzionale e organizzativo di 8.000 istituiti scolastici che sono alla perenne ricerca di personale, sposando una battaglia e rispondendo a un'attesa di migliaia di docenti e personale non docente. Oggi abbiamo la possibilità, nelle more di una legge che non sappiamo che tempi possa avere, con un semplice emendamento, di realizzare realmente il cambiamento, anziché soltanto declamarlo. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.0.100, presentato dai senatori Iannone e Fazzolari. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 17.0.101. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, prendo atto che con l'emendamento 17.0.101 la collega De Petris, agganciandosi a una procedura piuttosto dubbiosa (che comunque è un EU-Pilot), intende modificare la legge nazionale sulla caccia. Come molti sanno, piacerebbe anche a me, ma ritengo che un argomento forte per votare contro l'emendamento sia rappresentato dalla proposta di rendere vincolanti i pareri ISPRA sui calendari venatori regionali. Questo proprio in un momento in cui il nostro Paese si sta distinguendo a livello europeo per un parere ISPRA difforme, sui tempi e sui calendari venatori, da quelli di tutti gli analoghi istituti scientifici europei e anche di almeno 12 istituti scientifici italiani. Tra l'altro, sono tra quelli che sono convinti che ISPRA sia ente autonomo e non assoggettato a influenze politiche, però, negli ultimi mesi, lo stesso ISPRA ha ulteriormente cambiato parere, non si sa perché, rispetto ai pareri precedentemente espressi. Quindi, per quanto mi riguarda, questo è proprio il momento opportuno per esprimere tanti punti interrogativi sui pareri dell'ISPRA e non è certo il momento per mettere nelle mani di ISPRA qualcosa che, invece, il legislatore affida nelle mani delle Regioni. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, devo innanzitutto rilevare che questa è una procedura strana: adesso facciamo le dichiarazioni di voto dopo il voto! BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Non abbiamo ancora votato! PRESIDENTE. Non si sente niente, senatrice. DE PETRIS (Misto-LeU) . Ma va bene, io sono aperta a tutte le novità e, a quanto pare, è diventata una pratica anche questa. Vorrei dare una risposta al senatore Bruzzone, così che rimanga agli atti. Poi potremo discutere sull'ISPRA e sui pareri vincolanti quanto vuole, ma io ci tengo a ribadire, così che appunto rimanga a verbale, che la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato. Quindi, è giusto che sul prelievo e sui calendari venatori vi sia il parere obbligatorio dell'ISPRA. È patrimonio indisponibile dello Stato! (Applausi del senatore Buccarella). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.0.101, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 18. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 19. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . BONINO (Misto-PEcEB) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, a nome mio personale e degli altri colleghi del Gruppo Misto, io esprimo un voto di astensione sulla legge comunitaria: non perché abbiamo grandi dissensi nel merito delle singole direttive, ma per altro motivo che spiegherò. Avendo seguito con grande interesse tutto il dibattito, in realtà quello che non è venuto fuori, ma che è la nostra realtà da tanto tempo, è la fragilità della presenza italiana nella fase ascendente delle direttive e dei regolamenti, cioè quando si comincia a discutere di direttive e regolamenti prima che vengano approvati. Normalmente, da anni è così ed è sempre stato così, la fragilità sia di strutture che di finanziamenti del Ministero degli affari europei fa sì che l'Italia sia poco presente in questa fase in cui si inventano le direttive o le proposte di legge e arrivi sempre all'ultimo minuto. Questo non perché i nostri diplomatici siano meno bravi di altri o perché l'Europa ci sia matrigna, ma semplicemente perché, molto spesso, ai nostri diplomatici o non arrivano indicazioni dal Governo, oppure ne arrivano di contraddittorie, nel senso che molti Ministri danno indicazioni diverse. Si era provato, nel 2006, a formare un Comitato interministeriale che riuscisse a dare indicazioni tempestive e univoche ai nostri rappresentanti del Governo, nonché ai nostri parlamentari. Tutto questo è caduto e fa sì che molto spesso arriviamo all'ultimo minuto, quando già l'accordo è stato fatto, anche in situazioni che avremmo potuto raddrizzare prima. Quindi, se posso dare un suggerimento per il futuro occorre un rafforzamento delle capacità di coordinamento del Ministero degli affari europei rispetto agli altri Ministeri, in modo da essere più efficace. Il secondo motivo per cui esprimerò un voto di astensione è per sottolineare, signori colleghi, un dissenso serio, grave, profondo sia nel merito delle ultime proposte portate dal Governo a Bruxelles, sia nella modalità e nel metodo di relazione con i partner europei che è spesso, cari colleghi, un misto di arroganza, di derisione, di strafottenza, quando non di vera e propria ignoranza, con relative bugie a reti unificate dalla mattina alla sera. Un autorevole Vice Ministro, per esempio, ha sostenuto senza battere ciglio che il contributo italiano al bilancio dell'Unione europea ammonta a 20 miliardi. Non è vero: il contributo netto dell'Italia al bilancio dell'Unione europea varia tra i tre e i quattro miliardi perché 14 ne dà e 11 tornano come sussidi all'agricoltura, tra l'altro, o ai fondi strutturali. Un altro autorevole personaggio politico, pretendendo di non occuparsi di numerini, dichiara con grande sufficienza di aspettare con ansia molte letterine di Babbo Natale. Il tutto accompagnato da promesse di pugni sbattuti sul tavolo o dichiarazioni altisonanti e a volte un po' trucide, che fortunatamente nella stragrande maggioranza dei casi rimangono senza seguito. Come vediamo in questi giorni, il risultato di questa tecnica di relazione, o politica, non sono proprio brillanti. Adesso si tratta di capire a chi viene lasciato il cerino in mano per andare a fare delle grandi marce indietro a Bruxelles. Non so se sarà lasciato al Presidente del Consiglio, l'avvocato del popolo, oppure se sarà lasciato in mano al ministro Tria, ma la marcia indietro qualcuno se la dovrà evidentemente sobbarcare. Cari colleghi, non è così che in ambito né internazionale, né europeo si gestiscono i rapporti. Non si può vincere sempre, ovviamente: si negozia e si negozia tanto più fortemente quanto più il Paese è credibile e se voi continuate a distruggere ogni giorno la credibilità di questo Paese dal punto di vista istituzionale e dal punto di vista economico, certamente non state facendo un grande servizio ai cittadini italiani. Può riuscirvi, diciamo, nella vostra campagna elettorale presente, ma state attenti quando sarete costretti, come già lo siete adesso sulla legge di bilancio, ad un bagno di realtà. Questa realtà farà male a tutti noi. Temo che farà male anche a voi. Maggiore attenzione all'Europa, maggiore serietà, meno bufale, meno fake news e un po' più di impegno credo sia quello che serve a noi tutti. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Unterberger) . STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, anche se so che parliamo di una legge che adempie a normative europee, io mi permetterò di inserire tale legge in un quadro più generale. Per noi del Gruppo per le Autonomie l'Europa rappresenta un punto di riferimento imprescindibile. I territori che rappresentiamo credono nel valore dell'Europa, i nostri concittadini sentono di appartenere a quella casa comune che ha voluto dire abbattimento delle frontiere e ricongiungimento con le storie e le culture dalle quali proveniamo. Per questo abbiamo criticato il Governo per le parole spesso ostili e le offese verso l'Europa, un atteggiamento che non ha portato, secondo noi, ad un beneficio. Siamo i primi a dire che in Europa ci sono tante cose che non hanno funzionato e che devono cambiare, che la stagione di mera austerità dopo la grande crisi non ha fatto altro che aggravare i problemi, che occorreva ed occorre dare un'altra immagine rispetto a quella di burocrati distanti dalla vita concreta delle persone. Condividiamo tutto questo, ma vorremmo un'Italia che sia in prima fila in Europa per ribadirne l'unità rispetto alle grandi sfide mondiali, il ruolo dei Paesi emergenti, quello della Russia e dell'America di Trump. Un'Italia che chieda all'Europa di farsi carico della questione dell'immigrazione in maniera intelligente e collettiva, sapendo che ci vogliono politiche articolate di governo di un fenomeno che sarà il grande tema dei prossimi dieci anni. Un'Italia che incoraggi l'Europa ad andare avanti sui nuovi diritti di cittadinanza, il diritto all'ambiente e alla qualità della vita, la tutela dei dati personali e quella dei consumatori dalle pratiche commerciali sleali. Crediamo che sia questo il ruolo di un Paese fondatore, un Paese che ha sicuramente delle ragioni rispetto al quadro europeo, ma che senza l'Europa sarebbe condannato alla marginalità internazionale. Auspichiamo un'Italia che intervenga attivamente già nella fase ascendente della creazione della legislazione europea. L'articolato del provvedimento fotografa esattamente il ruolo dell'Europa. Una lettura pigra è quella dell'adeguamento degli ordinamenti, ma la verità è che invece l'Europa, così facendo, sollecita gli Stati membri a misurarsi su tutta una serie di misure e di temi, dalla giustizia, all'ambiente, alla salute. Consideriamo positiva la norma sui rivenditori di tabacchi, per la semplice ragione che questi punti vendita, soprattutto nei piccoli territori di montagna, sono centri multifunzionali in zone a rischio spopolamento proprio per l'assenza di servizi. Così come l'impegno, ribadito in Commissione, per tempi di pagamento più rapidi all'emissione delle fatture. Sono solo piccoli esempi, ma credo rendano bene quello che dicevo prima, ossia il modo con cui l'Europa può sollecitare interventi e misure positive. Speriamo allora che la stagione dello scontro sia archiviata e che si possa aprire invece una nuova fase. Già in estate, col vertice nel quale si decise la ricollocazione facoltativa dei richiedenti asilo, si comprese che i Paesi di Visegrád non erano interessati all'Italia. Se ne è avuta la riprova anche sulla manovra economica, quando si sono detti favorevoli all'apertura della procedura. Per questo motivo, la nuova pagina non può che vedere l'Italia al centro del processo europeo, così come lo è sempre stata nella storia: un Paese che lavora per la sua unità e per aprire una fase nuova, di profonde riforme. Questo è il nostro auspicio e questo è l'invito che facciamo al Governo. Annuncio pertanto il voto di astensione del Gruppo per le Autonomie al provvedimento. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, come ogni anno, cominciamo questo rito di sottomissione dell'Italia all'Unione europea. È un po' come l'omaggio feudale che sussisteva nei rapporti tra signori e vassalli e anche noi, oggi, in quest'Aula, compiamo questo rito nel quale ci diciamo assoggettati alla volontà dell'Unione europea e dobbiamo compiere questo atto dovuto. Non siamo nemmeno a «ce lo chiede l'Europa», ma proprio a «ce lo ordina l'Europa». Purtroppo, ne abbiamo avuto un esempio nel dibattito di oggi. Non è però scontato che debba essere così. Ci hanno raccontato che la normativa europea, per una nostra cessione di sovranità è posta in una condizione superiore alla normativa interna, financo alla Costituzione, e pertanto, laddove ci sono norme che contrastano col nostro ordinamento, noi annualmente facciamo atto di sottomissione e ci adeguiamo. Perfino nel nome della legge europea, abbiamo usato i termini: «adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea»: avremmo potuto usare un titolo meno servile che non quello che abbiamo scelto, ma questo purtroppo é perché la legge è del 2012, un periodo nel quale abbiamo, con il Governo Monti, sancito la perdita della sovranità dell'Italia in ogni suo ambito. È proprio del 2012 la riforma costituzionale che ha creato questa situazione gravissima, di fatto, dell'assoggettamento dell'Italia a una non meglio precisata sovranità dell'Unione europea. Sono stati rivisti gli articoli 97, 117 e 119, dove, in sostanza, si crea un automatismo della necessità per l'Italia di adeguarsi alla normativa europea, il tutto in un sistema che prevede anche l'articolo 75 della nostra Costituzione, che vieta la possibilità di referendum popolare per esprimersi riguardo ai trattati internazionali. Questa mostruosità è stata creata, non a caso, da un Governo voluto e imposto dalle cancellerie straniere e dall'Unione europea contro il Governo legittimamente eletto dal popolo italiano, col colpo di Stato del 2011 e non la denunciamo solamente noi, che siamo pericolosi sovranisti e patrioti, ma anche tutti i giuristi, che di queste materie sanno sicuramente di più di noi. Vale la pena citare, ad esempio, Calamandrei, padre costituente e uno dei principali giuristi italiani, il quale scrive: «Quando i padri costituenti hanno pesato, parola per parola, periodo per periodo, il testo della Costituzione, la immaginavano come la legge fondamentale della Repubblica, come la (sola) fonte della convivenza civile degli italiani, come l'unico pilastro della vita istituzionale del Paese, ma anche delle libertà e dei diritti dei cittadini». Poi qualcuno, bravo, arriva e ci dice che l'articolo 10 e l'articolo 11 della Costituzione impongono all'Italia di assoggettarsi alla volontà dell'Unione europea. Anche su questo, Benedetto Conforti (molti di noi hanno studiato sui suoi libri all'università) ci dice: «È vero che, agli articoli 10 e 11, era prevista un'apertura a fonti del diritto sovranazionali, ma è anche vero che quelle previsioni restavano confinate nell'ambito di un fisiologico riconoscimento degli effetti giuridici del diritto internazionale pattizio e alle limitazioni imposte dalla necessità di assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni». L'articolo 10 della nostra Costituzione non stabilisce la possibilità di sottoporre la nostra normativa nazionale, la nostra Costituzione, alla normativa europea. E, ancora, il consigliere Carlo Deodato, il presidente emerito della Corte costituzionale Paolo Maddalena e tutti quelli che hanno una onestà intellettuale. Tutto questo per la banalità che la nostra Costituzione, che continuiamo a definire la più bella del mondo, all'articolo 1 dice che «La sovranità appartiene al popolo». Se la sovranità appartiene al popolo, solamente queste Assemblee parlamentari hanno la possibilità di decidere e di emettere norme vincolanti per il popolo. Sembra quasi che non abbiamo la contezza di ciò che sta succedendo, un po' come i violinisti sul Titanic. Nel 2010 la popolarità dell'Unione europea era al 74 per cento in Italia; nel 2018 è crollata al 38 per cento. Nel frattempo, il Regno Unito ha abbandonato l'Unione europea e in tutta l'Europa la popolarità dell'Unione europea ha toccato i suoi minimi: che qualcosa non vada, ce lo dovremmo chiedere tutti. Il presidente Calderoli, poc'anzi, voleva far notare una cosa oggettivamente simpatica: questa Assemblea ha normato riguardo le materie fecali (all'articolo 17 della legge europea), perché l'Unione europea stabilisce pure come dobbiamo trattare le materie fecali; ma nella stessa Unione europea ognuno, invece, si fa la politica estera come vuole. Quindi, se a un certo punto la Francia decide di bombardare la Libia, va bene, perché non c'è un vincolo europeo che impedisca di muovere guerra contro gli interessi di un altro Stato membro dell'Unione europea; in compenso, ci dicono se le materie fecali le dobbiamo trattare come rifiuti oppure no. (Applausi dal Gruppo FdI) . Cosa sosteniamo allora? Fratelli d'Italia vuole ricondurre il rapporto tra Italia e Unione europea a quello immaginato addirittura dai nostri Padri costituenti e che qualunque sovranista riconosce. Quindi, che non ci può essere nessun automatismo di imposizione della normativa europea sulla normativa italiana e che debba sempre prevalere l'interesse nazionale. Lo abbiamo formalizzato con le riforme costituzionali degli articoli che ho citato, il 97, il 117 e il 119, e anche oggi, nella proposta di risoluzione che abbiamo presentato e che ho appreso con piacere che il Governo recepirà come emendamento alla proposta di risoluzione della maggioranza. Chiediamo che d'ora in poi, oltre a valutare l'impatto della legge europea sulla normativa italiana, venga introdotto anche un principio molto caro all'attuale maggioranza parlamentare e di Governo, cioè la valutazione di impatto e lo studio dei costi e dei benefici, perché noi annualmente approviamo legge europea e poi scopriamo che questa ha conseguenze molto gravi per la nostra normativa, per i cittadini e per le imprese. Siamo felici se il Governo confermerà di voler recepire il nostro emendamento 1.7 alla proposta di risoluzione n.1, con il quale chiediamo di riportare su un giusto piano il rapporto tra le fonti comunitarie e quelle nazionali, restituendo al Parlamento, che rappresenta il popolo sovrano, la titolarità del pieno potere legislativo, oggi sottomesso ai vincoli dell'ordinamento europeo, impropriamente ritenuto superiore e preminente rispetto alla Costituzione. Spero che tutti comprendano l'importanza dell'emendamento che abbiamo presentato. Nonostante questo, noi non voteremo a favore del provvedimento; avremmo votato contro la legge europea, ma con il recepimento di questo emendamento, dichiariamo il nostro voto di astensione, augurandoci che questa innovazione, fondamentale per la nostra nazione, abbia poi effettivamente seguito. (Applausi dal Gruppo FdI) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD). Signor Presidente, noi del Partito Democratico ci asterremo, con le motivazioni che sono già state annunciate dalla collega Ginetti, soprattutto per il profilo di ambiguità che il Governo italiano ha nei confronti delle politiche europee e delle istituzioni comunitarie. Penso che la legge europea sia un momento importante, non di sottomissione del Parlamento nazionale alle istituzioni europee, ma di verifica dell'incorporazione nel diritto nazionale della legislazione europea. La legge comunitaria va sempre accompagnata alla considerazione delle novità introdotte dal Trattato di Lisbona, che ha dato ai Parlamenti nazionali la facoltà di intervenire sui profili della proporzionalità e della sussidiarietà. Allora si pensò che questo dovesse essere una sorta di grimaldello in mano ai Parlamenti nazionali, per ostacolare l'attività europea; invece si è verificato essere una leva importante di coinvolgimento. Noi lo sappiamo. Il Presidente della Commissione politiche dell'Unione europea e la Commissione stessa sanno quanto lavoro stiamo facendo per esprimere i pareri su tutti i provvedimenti e credo sia necessario un potenziamento sia del Dipartimento per le politiche europee, sia della Commissione politiche dell'Unione europea. Lo dico da una posizione di opposizione, ma sono assolutamente convinto che sia utile che la Commissione faccia il suo lavoro e possa dare risposta a quei due principi. Ma la legge comunitaria è anche l'occasione per una discussione sui temi politici. Qui abbiamo di fronte a noi due grandi temi, che devono ricevere una maggiore attenzione da parte di questo consesso. Il primo tema, che sembra essere quasi rimasto nel dimenticatoio, è la Brexit. Si sta consumando una realtà assai diversa da quella che avevano immaginato i sostenitori della Brexit. Ricordate il sorriso beffardo di Nigel Farage, quando diceva che con la Brexit i britannici avrebbero recuperato tutta la loro autonomia e libertà, assicurando a se stessi e ai loro figli sorti magnifiche e progressive? Dovremmo confrontare quel sorriso e quella arroganza alla realtà cruda che oggi presenta ai britannici un accordo per il quale se va bene, se lo accettano, se lo votano in Parlamento, avranno un'unione doganale che durerà per vari decenni. Mi domando quali vantaggi ha avuto il popolo britannico dalla Brexit. (Applausi dal Gruppo PD) . Lo dico perché errare è umano, ma perseverare è diabolico. Lo dico ancora a chi parla o ha parlato nel passato di Grexit o a chi ha parlato finanche di Italexit: attenzione a misurare le parole, perché quando poi si cavalcano battaglie e si stuzzicano l'emozione e i sentimenti delle persone, si possono portare i propri cittadini verso il burrone. L'altro tema è la legge di bilancio. Vedo che ora c'è, almeno nei toni e nelle forme, una maggiore levità, una maggiore leggerezza, ma nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un atteggiamento di contrasto durissimo del Governo italiano, attraverso una proposta di bilancio che creava notevoli problemi e preoccupazioni, agli italiani innanzitutto, per lo sforamento del deficit e soprattutto per le conseguenze sul debito. Noi non ci possiamo permettere che si apra una procedura di infrazione sul debito, che è cosa diversa dalla procedura di infrazione sul deficit. Colleghe senatrici e colleghi senatori, attenzione a questo passaggio cruciale: non siamo qui per accettare i Diktat di un'Europa che ci vuole imporre l'austerità, perché quest'ultima è stata archiviata già da alcuni anni, grazie anche alle nostre battaglie e anche alle battaglie che hanno fatto i Governi italiani di centrosinistra. (Applausi dal Gruppo PD) . Il problema oggi, quindi, non è alzare il muro nei confronti di una presunta austerità. Il problema oggi è fare tutti insieme una battaglia perché l'Europa si doti di strumenti nuovi, di un bilancio che sia davvero all'altezza delle sfide europee, che abbia una capacità fiscale in grado di produrre investimenti su scala europea. Altro che sottomissione dell'Italia: abbiamo bisogno che l'Europa realizzi un grande piano europeo per il lavoro e gli investimenti, per la creazione di nuovi, buoni posti di lavoro all'insegna della sostenibilità. (Applausi dal Gruppo PD) . Tutto questo lo possiamo fare se insieme facciamo un'azione non per distruggere, non per usare l'Europa come un manifesto elettorale per guadagnare qualche consenso (e io dubito che su questo terreno si guadagnino consensi), ma per lavorare insieme per difendere ciò che va difeso e per cambiare ciò che va cambiato. C'è tanto da cambiare e lo possiamo fare insieme: le politiche di governo dei flussi migratori dei richiedenti asilo, l'impalcatura e la governance economica e finanziaria dell'Unione europea, le politiche sociali. Possiamo farlo insieme. Dunque, il nostro dubbio amletico è se questo Governo e questa maggioranza vorranno continuare nella strada dell'antitesi e dell'uso dell'Europa come strumento di propaganda elettorale, rischiando di portare i cittadini italiani verso lo stesso burrone a cui sono stati portati i britannici da coloro i quali hanno sostenuto la Brexit, oppure vorranno fare insieme a noi battaglie per rafforzare l'Europa, per difendere ciò che va difeso e per cambiare ciò che va cambiato. Se questa seconda sarà la scelta, noi non faremo mancare il nostro contributo. (Applausi dal Gruppo PD) . BONFRISCO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONFRISCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, non solo il mondo accademico e il mondo politico, ma persino gli storici, collega Pittella, cominciano a registrare la grande crisi europea. Guardando la curva storica in cui ci troviamo, essi si domandano infatti come sia possibile che il continente che da anni costruisce un progetto politico che coinvolge 27 Stati e 500 milioni di abitanti - contro, ad esempio, i 300 milioni degli Stati Uniti - con un PIL pari o superiore a quello degli Stati Uniti, pari a circa 20 trilioni di dollari, e con una centralità geopolitica primaria rispetto al Mediterraneo, ai Balcani a all'Atlantico, sia oggi in questa profonda crisi. Nascondere i limiti e gli errori del progetto europeo non fa però un buon servizio all'Europa, collega Pittella. Per dirla con Angelo Panebianco, occuparsi dell'Europa significa anche occuparsi dei limiti e dei difetti della costruzione europea e di quel processo di armonizzazione, che tanto armonioso evidentemente non deve essere stato. Se, a dispetto del fatto che da contributore netto l'Italia abbia versato 50 miliardi di euro per banche e Stati membri, dopo manovre di tagli alla spesa pubblica di oltre 200 miliardi di euro in dieci anni, i poveri in Italia sono raddoppiati, i ricchi milionari sono aumentati del 10 per cento e - beffa delle beffe, collega Pittella - il debito pubblico è aumentato - udite udite - del 30 per cento, ciò vuol dire che qualche errore è stato fatto (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) e non c'era il Governo che questa maggioranza sostiene, ma c'erano altri Governi. Lo abbiamo già detto in altre occasioni: se le regole valgono per qualcuno a seconda delle stagioni politiche, si fa un cattivo servizio all'Europa. Se la Francia ha potuto stare in procedura di infrazione per eccesso di deficit per nove lunghi anni ed esercitare una grande leadership politica nel suo asse con la Germania; se la Germania può utilizzare, ad esempio, il 3,1 per cento del suo prodotto interno lordo in aiuti di Stato - sottolineo questo dato - e noi solo lo 0,22 per cento, ciò vuol dire che non solo l'Europa ha sbagliato, ma che abbiamo sbagliato anche noi (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) e sbagliamo anche noi quando, volendo a tutti i costi solo ricordare le grandi conquiste dell'Europa (che noi difendiamo con i denti) ci dimentichiamo della fine che hanno fatto fare alla Grecia, per pagare i debiti delle banche tedesche e francesi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Sonosoldi arrivati da tutti gli Stati membri, andati verso la Grecia formalmente ed entrati rapidamente nelle casse delle banche francesi e tedesche. Oppure quando ci dimentichiamo di quel dumping fiscale di alcuni Paesi, come il Lussemburgo, ai danni di altri Paesi, soprattutto di quelli con economie forti come la nostra. La nostra è infatti un'economia forte, se riusciamo ancora ad essere la seconda manifattura d'Europa, nonostante la crisi e nonostante le regole italiane e europee contro le imprese. Abbiamo bisogno di un regime fiscale che ci aiuti a mantenere le nostre imprese in Italia e ad accogliere nel nostro territorio le imprese dall'Europa, e non solo da lì, per continuare a crescere, perché non c'è alcuna possibile crescita senza le imprese. È una follia europea pensare di ridurre per decreto l'inquinamento mondiale, al quale peraltro partecipiamo per una percentuale minima, mortificando e impedendo alle imprese dell'economia tradizionale europea di stare al passo con i tempi, con le innovazioni e anche con le ristrutturazioni. Due direttive sono state citate ad esempio: quella della plastica, come ha fatto benissimo il collega Urso, e ancor di più quella risultante dalle decisioni del trilogo. Nonostante la Commissione europea indicasse una strada e un punto di arrivo per poter ridurre le nostre emissioni di CO 2 , noi abbiamo visto il Parlamento europeo all'opera per poter anticipare ancora quel termine e mettere nelle condizioni più drammatiche, quasi disperate l'impresa dell'auto e delle sue componenti, che è italiana oltre che tedesca. E dello scaricabarile sull'Italia della tragedia migratoria nel Mediterraneo ne vogliamo parlare? Conta di più lo spread o la più potente e rapida speculazione sul prezzo del petrolio, che sta cambiando i connotati all'economia mondiale? E l'infrazione chi se la merita se non si guarda al nuovo accordo dell'ex NAFTA, appena riformato da quei Paesi, che costituirà il più efficiente e importante mercato e libero scambio commerciale - verso il quale peraltro, collega Pittella, guarderà la Brexit con particolare attenzione - che introduce per la prima volta, prima della definizione di mercato libero e di commercio libero, anche e prima ancora la definizione di «giusto»? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Dove per «giusto» si intende che il lavoro delle persone e dei popoli sta nella crescita economica, che è cosa diversa dallo sviluppo, in modo imprescindibile. Non può esserci crescita se non c'è rispetto del lavoro e della capacità delle persone di conquistare, solo attraverso il lavoro, i loro diritti, la loro dignità e le loro conquiste. Pertanto concludo, signor Presidente, riprendendo una citazione che ha fatto la collega Casolati questa mattina, ricordando le parole di Churchill. In questa legge europea, di nostro ci abbiamo visto poco. Peraltro, i tempi - è stato spiegato benissimo dai relatori - non potevano che consentire questo. È la prossima legge europea quella sulla quale noi ci faremo giudicare e porteremo agli italiani il risultato del nostro lavoro. È la prossima legge europea quella nella quale vorremmo scrivere quelle linee programmatiche per l'Europa, per una armonizzazione dei popoli europei, dove l'Italia sta tra i Paesi fondatori; dove l'Italia, in quanto Paese fondatore - ho già avuto modo di dirlo - si farà carico di ricostruire quest'Europa, di ridarle forza, valore e dignità. Quindi, continuando a citare Churchill, i successi e i fallimenti vanno e vengono, sono passeggeri; quello che conta è continuare a credere nella nostra capacità di cambiare le cose e di migliorarle. E anche da questo nostro voto favorevole noi facciamo discendere la nostra precisa volontà di cambiare il futuro dell'Europa e quindi del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FdI) . MASINI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MASINI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, dopo l'intervento della collega che mi ha preceduto, vorrei tornare nel merito di quello che stiamo per votare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sappiamo, come ci ha ricordato il relatore, che l'approvazione della legge europea consente di sanare o di evitare procedure di infrazione mosse dall'Unione europea contro l'Italia. È un atto non solo formale, ma effettivamente anche sostanziale, attraverso il quale il nostro Paese si mette in regola rispetto al recepimento della normativa europea. Sottolineo questo aspetto per un motivo sul quale vorrei richiamare la vostra attenzione, e per questo consentitemi una piccola premessa. Forza Italia è chiaramente e convintamente europeista. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non abbiamo mai messo in discussione l'appartenenza a una casa comune europea, che anzi riteniamo debba essere ancor più puntellata oggi nelle sue fondamenta per rispondere alla concorrenza che giunge soprattutto dai Paesi asiatici. Tuttavia, non possiamo non ammettere - concordiamo con molti interventi - che nel corso degli anni il sogno europeo non si è realizzato così come avremmo voluto e sperato. Ma oggi non vorremmo si infrangesse completamente. Laddove è prevalsa la burocrazia sulla politica e sono prevalse rigidità e atteggiamenti di chiusura, effettivamente l'Unione ha vacillato. Ebbene, riteniamo che proprio l'approvazione della legge europea possa essere un'occasione importante per far sentire la nostra voce, per scrivere anche noi un pezzetto di regole e non subirle supinamente. Dobbiamo e vogliamo metterci in regola, ma tenendo presente l'interesse nazionale e recuperando una parte della nostra autonomia che altrimenti finirebbe col rimanere schiacciata. Con la legge di quest'anno il Governo ha affrontato temi diversi: due procedure di infrazione e tre casi di precontenzioso. Ha poi inteso dare attuazione a due direttive molto importanti sulle migliori procedure di fabbricazione dei medicinali ad uso umano e un'altra, di grande valore sociale, relativa alle limitazioni del diritto d'autore a beneficio delle persone non vedenti. Si è inteso, inoltre, recepire pienamente i regolamenti sulle aste delle quote di emissione dei gas a effetto serra e dei diritti doganali. Infine, si è voluto dare attuazione a un accordo internazionale che regola i rapporti tra l'Italia e il Regno di Norvegia e l'Islanda in materia di mandato di arresto europeo. È evidente che la maggior parte delle tematiche affrontate ha una ricaduta concreta nella vita di ciascuno di noi, come le tematiche che riguardano la salute, oppure quelle che hanno ripercussioni sulle attività delle nostre aziende, e sulle quali abbiamo chiesto un maggiore impegno da parte del Governo. Penso a quanto proposto da Forza Italia, intervenendo sul decreto legislativo n. 206 del 2007, per dare piena attuazione alla direttiva comunitaria 36 del 2005 relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Proprio su questo abbiamo presentato un ordine del giorno cui tenevamo moltissimo: si tratta di un punto dirimente, perché una cosa è favorire la libera circolazione dei lavoratori, altra è svendere le nostre competenze, non riconoscere il valore della nostra formazione e non tutelare le nostre professioni e il nostro patrimonio di conoscenze. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La direttiva comunitaria, in relazione alle professioni di medico-chirurgo, infermiere, odontoiatra, veterinario, ostetrica e farmacista, in deroga rispetto ad altre professioni, prevede che sia lo Stato membro - questo è importante - che ospita il professionista a individuare la misura compensativa ai fini del riconoscimento della professione stessa, qualora vi siano discordanze nella formazione. La cronaca è piena di casi di medici non così idonei all'esercizio di una professione così delicata e attraverso la nostra proposta abbiamo inteso dire basta ai medici improvvisati. Va reso più stringente il percorso di riconoscimento dell'esercizio di tale professione e per questo abbiamo proposto che accanto alla prova attitudinale vi fosse un tirocinio di adattamento obbligatorio. Ci sembra dunque evidente che il nostro è un atteggiamento propositivo, proattivo che chiediamo al Governo di assumere, non solo per evitare che poi l'Italia subisca altre procedure di infrazione, ma soprattutto per riaffermare il principio del recupero della nostra sovranità attraverso azioni concrete e non slogan . Questo vale per l'ordine del giorno presentato sul Fondo di solidarietà dell'Unione europea, attraverso il quale avevamo chiesto che il Governo attivasse con immediatezza le procedure per la richiesta di tali risorse da destinare alle zone colpite dalle alluvioni dell'ultimo anno, nonché al ripristino delle infrastrutture danneggiate. Ma avevamo anche chiesto al Governo di destinare le risorse previste per finanziare interventi, tra cui il reddito di cittadinanza, volti alla ricostruzione, in primis , delle infrastrutture danneggiate. Proposta che non è stata accolta nella maniera da noi richiesta. Lo stesso atteggiamento è stato adottato anche in risposta a un altro importante ordine del giorno. Come è noto, l'Italia ha subito una procedura di infrazione per i ritardati pagamenti da parte della pubblica amministrazione; procedura, tra l'altro, promossa su impulso dell'allora Commissario all'industria e Vice Presidente della Commissione europea, il nostro Antonio Tajani. A causa della crisi di liquidità, determinata proprio dai ritardati, se non dai mancati, pagamenti delle pubbliche amministrazioni, molti imprenditori sono stati costretti a interrompere la produzione, a non pagare più i dipendenti e a chiudere definitivamente la propria attività. Nel 2014, il Governo di centrosinistra adottò misure urgenti per sanare questi debiti, impegnandosi e addirittura indicando una data precisa - se non ricordo male era San Matteo - entro la quale questo risultato sarebbe stato raggiunto. Ovviamente, la storia è andata in tutt'altra direzione. Cercheremo altri santi ai quali appellarci. In ogni caso, a Forza Italia preme sottolineare che abbiamo perso una grandissima occasione di rendere la legge europea non un mero compitino. Avremmo, infatti, potuto rispondere alla procedura di infrazione, comunque già aperta, impegnandoci con coraggio e convinzione a subordinare l'adozione di una misura assistenzialistica, qual è il reddito di cittadinanza, all'integrale pagamento dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La risposta rispetto a questa nostra posizione - non me ne voglia il rappresentante del Governo - che abbiamo ascoltato in Commissione è stata francamente un po' imbarazzante: non si pagano le nostre imprese perché altrimenti si produce nuovo deficit . Però, al tempo stesso, il Governo è disposto a creare deficit ulteriore per continuare con la sua propaganda elettorale dispensando mancette agli italiani. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ben venga il timido ravvedimento operoso cui abbiamo assistito in Aula oggi, ma non è sufficiente ai nostri occhi e alle nostre richieste. Manca, quindi, anche - e sottolineo l'anche - in questa legge una visione del futuro. Visto che tutti hanno fatto citazioni, citerò Victor Hugo: «L'avvenire è la porta, il passato ne è la chiave». Guardiamo, quindi, in avanti con una visione del futuro che vada, comunque, al di là della correzione di norme italiane in conseguenza di procedure già avviate o in fase di avvio in sede europea. È un dato politico non di secondo piano, perché non possiamo lamentare perdita di sovranità - una parola cara a molti - se poi noi per primi non facciamo nulla per riacquistare credibilità, autorevolezza, incisività anche facendo proposte, anticipando rilievi e non solo provando a difendere l'indifendibile o combattendo per ottenere clausole di flessibilità che generano altro deficit . E non possiamo neppure andare avanti a slogan - lo ripeto - per poi bocciare emendamenti, come quello respinto in Aula oggi sugli sfalci sulle potature, o proporre politiche - mi permetto di leggere un passo dalla risoluzione del Governo - «comuni sull'immigrazione con una condivisione da parte degli Stati membri sia nella protezione dei confini esterni sia nell'accoglienza per un'equa ripartizione delle pressioni derivanti dai flussi migratori». C'è qualcosa che stride visti i rapporti con gli amici di Visegrád. Serviva anche - e sottolineo l'anche - attraverso questa legge europea uno sforzo in più per difendere l'interesse nazionale, soprattutto tutelando il nostro tessuto produttivo che è di eccellenza assoluta e che è l'ossatura di questo Paese. Il rischio di perdere le nostre conquiste è sempre dietro l'angolo. È compito nostro difendere ogni giorno queste conquiste in Italia e in Europa. Dovremmo imparare a sfruttare ogni occasione che ci viene fornita per difenderle in Italia e in Europa. Per questa ragione annuncio, non senza un po' di amarezza per l'occasione perduta, il voto di astensione del Gruppo Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . LOREFICE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LOREFICE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, membro del Governo, ho ascoltato con attenzione i tanti interventi. Avevo preparato un testo scritto, ma buona parte delle mie considerazioni sono state anticipate. Andrò, pertanto, a braccio. Mi volevo agganciare ad alcune affermazioni partendo da Fratelli d'Italia, che ha sottolineato che il Governo giallo-verde ha un atteggiamento di sottomissione e servile verso l'Europa. Il Governo del cambiamento ha chiaro il ruolo dell'Italia in Europa, ma ha anche chiaro che l'Europa è fondamentale per il prosieguo delle attività della nostra Nazione. La nostra azione politica è all'interno dell'Unione europea. Agganciandomi anche a quanto detto dalla collega Bonfrisco, il Governo giallo-verde del cambiamento vuole fugare ogni titubanza. Noi siamo convinti europeisti; perciò, chi dice il contrario non so su che base possa fare queste affermazioni. Anche il collega Pittella parlava di ambiguità dell'attuale Governo nei confronti dell'Europa; perciò, a maggior ragione e con sempre maggior vigore, voglio dire che il nostro Governo non ha nessuna ambiguità. Noi siamo convinti europeisti, ma vogliamo dire in modo chiaro che il Governo del MoVimento 5 Stelle e della Lega vuole cambiare approccio. Sappiamo perfettamente che l'Italia senza l'Europa non può contrastare i colossi mondiali, quindi dobbiamo stare all'interno dell'Europa, ma avendo chiaro che alcune regole interne vanno approcciate adeguatamente e cambiate. Pertanto dobbiamo sempre avere chiari, in maniera attenta, puntuale e precisa, gli obiettivi fondamentali. Dobbiamo sempre mettere al centro i bisogni dei cittadini, degli ultimi, di tutti coloro che finora hanno subito passivamente le decisioni di Governi che negli anni, con le loro politiche, hanno costretto alla fame milioni di italiani. (Applausi dal Gruppo M5S) . Non possiamo più permetterci le cosiddette politiche di contenimento del debito, che però vanno ulteriormente a penalizzare quelle categorie, quindi le piccole e medie imprese e i piccoli lavoratori vanno supportati con politiche attente. Noi del MoVimento 5 Stelle questo lo sappiamo e ora lo dobbiamo declinare con politiche all'interno delle azioni del Governo e di questo Parlamento. Dalla puntuale dichiarazione di voto sulla legge europea che avevo preparato ho capito che essa si muove all'interno di ambiti precisi, declinando i vari passaggi, e tramite la legge n. 234 del 2012 ci permette di utilizzare al meglio questo strumento. Con la legge europea mettiamo fine a delle procedure d'infrazione, oppure, come abbiamo scritto nel testo del disegno di legge in esame, abbiamo posto rimedio a casi EU-Pilot, al mancato recepimento di direttive, che non abbiamo sicuramente causato noi. Come giustamente detto dalla collega Bonfrisco, questa legge europea in parte ce la siamo ritrovata e in un momento di transizione tra il vecchio e il nuovo Governo non ci è stato permesso di affrontare in maniera adeguata, inserendo all'interno della relazione programmatica i nostri veri temi, contenuti anche nel contratto di Governo (se volete posso anche leggerne parte). Come è indicato in questo contratto vincolante tra le parti, noi metteremo mano, tramite azioni politiche, a delle nuove proposte, a temi che consideriamo fondamentali portare in Europa. Ci sono limiti all'attuale normativa europea, quindi dobbiamo essere bravi, ma assieme agli altri, perché da soli o cercando di imporre il nostro pensiero senza dialogo non avremo la possibilità di incidere da grande Paese quale siamo, insieme a francesi e tedeschi. Questi ultimi finora hanno fatto la parte del leone, ma anche la locomotiva tedesca si è fermata, quindi anche tedeschi e francesi devono riflettere sull'approccio e l'importanza dell'Italia nel panorama dell'Unione europea. Questo non lo dobbiamo dimenticare, ma dobbiamo dirlo chiaramente nelle sedi opportune. Il nostro Presidente del Consiglio nelle due precedenti risoluzioni ha già dato indirizzi abbastanza chiari e precisi; a breve tornerà in quelle aule a portare il nostro pensiero. All'interno del disegno di legge europea in esame siamo riusciti - sia noi del MoVimento 5 Stelle, che i colleghi della Lega - a inserire dei temi importantissimi, che hanno sempre visto al centro l'aspetto umano e sociale. Siamo riusciti a sanare problemi legati a norme che andavano a ridurre l'ambito di categorie già sfortunate, vale a dire i non vedenti o gli ipovedenti. Abbiamo quindi avuto la possibilità di sanare problemi legati alle questioni ambientali e al recupero di materia. Ricordo a me stesso che una delle cinque stelle del MoVimento rappresenta l'ambiente. Sulla tutela dell'ambiente abbiamo da sempre costruito e continueremo a farlo. Pertanto, il recupero di materia e l'economica circolare sono tutti temi che faranno parte del nostro cammino e staremo insieme ai nostri compagni di viaggio, attenti a varie tematiche e, in particolare, a questa. (Applausi dal Gruppo M5S). La collega Bonfrisco ha detto di aspettare un anno (quindi fino alla prossima legge europea) per dare un giudizio. Io rilancio: penso a un percorso che deve durare cinque anni, perché noi staremo insieme cinque anni. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo FI-BP) . Solo alla fine di un percorso di cinque anni avremo e avrete la possibilità di giudicare, così come abbiamo fatto noi e come hanno fatto gli italiani, perché il giudizio finale è solo ed esclusivamente di chi ci vota e ci permette di stare qui. (Commenti dal Gruppo FI-BP) . Ricordo ancora il primo giorno, quando sono entrato in Aula e ho preso posto tra questi scranni, con un timore quasi reverenziale. Devo dire che i rapporti, anche con le opposizioni (specialmente all'interno della Commissione politiche dell'Unione europea, di cui sono membro), sono stati fin dal primo momento piacevolmente costruttivi, al di là delle diverse posizioni e opinioni. Pertanto, ringrazio, oltre al mio Presidente, tutti i componenti della Commissione politiche dell'Unione europea. È importante capire che, solo uniti nella diversità di posizioni tra maggioranza e opposizioni, potremo incidere e il tema europeo non può essere sottovalutato. Noi non lo stiamo facendo. Mi permetto di invitare tutti - specie l'opposizione, perché la maggioranza non serve - a una riflessione. Ricordiamoci che le nostre parole riportate all'esterno hanno un peso. Non ho voluto nominare lo spread , ma lo faccio adesso. Stiamo attenti a come usiamo certe parole, perché il nostro uso maldestro di determinate parole incide sulla vita degli italiani. Signor Presidente, per tutti questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. Ringrazio tutti e mi scuso per l'abbassamento di voce. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato. (Segue la votazione). Il Senato approva. ( v. Allegato B ). Passiamo all'esame della proposta di risoluzione n. 1, accolta dal Governo, su cui sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, sui quali invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BOSSI Simone, relatore sui documenti LXXXVI, n. 1 e LXXXVII, n. 1 . Il parere è contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 1.7, su cui il parere è favorevole. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Pittella e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Pittella e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Pittella e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Pittella e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Pittella e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dal senatore Pittella e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.7. PITTELLA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, sono molto sorpreso del parere favorevole che si dà su questo emendamento alla proposta di risoluzione n. 1. Ho appena ascoltato l'intervento del collega Lorefice, che ha rimarcato (e io sono molto felice di questo) una posizione francamente europeista del MoVimento 5 Stelle. Tra l'altro, io so che anche in altre parti della maggioranza vi è una medesima posizione. In questo emendamento si sostiene che si debba affidare ai Parlamenti nazionali una sorta di primazia rispetto alle fonti comunitarie. Questa è una cosa che non esiste, nel senso che la legislazione nazionale deve occuparsi di alcune materie e la situazione europea deve occuparsi di altre materie. I Parlamenti hanno il potere di esprimere, come stiamo facendo, il loro giudizio sulla proporzionalità e sulla sussidiarietà. E quando un certo numero di Parlamenti esprime una valutazione negativa, la proposta della Commissione europea viene ritirata. Ora, invece, assumere che vi sia una sorta di veto preventivo dei Parlamenti nazionali rispetto alla legislazione europea significa non conoscere il funzionamento dell'insieme dei trattati, sia quello europeo che quello italiano sia i trattati nazionali, e significa esprimere una posizione che sarà inutile, innocua, ma che, sul piano simbolico, è fortemente dannosa. (Applausi dal Gruppo PD) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, ringrazio il senatore Pittella per l'intervento, perché è vero che l'emendamento presentato da Fratelli d'Italia è un emendamento rivoluzionario per quest'Aula. Quindi, il fatto che sia stato dato parere favorevole fa grande piacere ma è giusto che l'Assemblea abbia piena contezza di che cosa stiamo votando. Noi stiamo votando un decreto sovranista che sancisce la supremazia della Costituzione italiana e della norma italiana rispetto alla norma europea. Noi abbiamo sempre detto in questi anni, ed è stato detto anche dalle massime cariche dello Stato, che il fatto che la normativa europea sia posta in posizione di supremazia rispetto alla normativa italiana è una mostruosità che, grazie a questo emendamento, oggi dichiariamo come tale. Il fatto che questa che oggi andiamo ad approvare sia, come ha ricordato il senatore Pittella, una questione molto forte è verissimo. Non è però vero che questa sia una cosa fuori dal mondo. E lo affermo non con le mie parole ma con quelle di qualcuno che è molto più preparato di me, cioè il presidente emerito della Corte costituzionale Paolo Maddalena (che so essere gradito anche al MoVimento 5 Stelle, visto che a un certo punto lo avevano proposto anche tra i possibili nomi per la carica di Presidente della Repubblica). Egli dice, testualmente: «Occorre far prevalere sui trattati la nostra Costituzione, esattamente come hanno fatto Germania e Francia, tenendo presente che la nostra Corte costituzionale ha sempre sancito che non possono avere ingresso nel nostro ordinamento le norme europee che violano i diritti fondamentali come il diritto al lavoro, alla salute, all'ambiente». Continua così, con posizioni che possiamo definire a tutti gli effetti sovraniste perché dice: «La sovranità è nella sostanza la potestà di porre norme giuridiche cogenti per tutto il popolo. Allo stato attuale questa potestà è riservata esclusivamente agli Stati nazionali o federali». Questo lo dice un Presidente emerito della Corte costituzionale che ci dice che finora, quando abbiamo dichiarato che c'è una supremazia del diritto comunitario su quello nazionale, stavamo di fatto dichiarando una cosa contraria all'interpretazione legittima della nostra Costituzione. Siamo felicissimi che oggi ci sia questo voto rivoluzionario del Parlamento che sancisce una volta per tutte la sovranità della normativa italiana rispetto a quella europea. (Applausi dal Gruppo FdI) . MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia voterà a favore dell'emendamento 1.7, che è molto simile al punto 7 della risoluzione che avevamo presentato e che non è stata accettata dal Governo perché, giustamente, ha accettato quella della maggioranza. Il nostro punto 7 chiedeva di introdurre la prevalenza delle disposizioni della nostra Costituzione sul diritto comunitario attraverso un graduale ma deciso recupero di sovranità sul modello tedesco. Noi sappiamo che la Corte costituzionale tedesca si è espressa in questo senso, ovviamente ai sensi della loro Costituzione. La Costituzione Italiana non è certamente meno degna di quella tedesca, anche perché noi possiamo chiamarla Costituzione mentre la Germania, per motivi storici, non la può chiamare esattamente così, dunque siamo favorevoli all'emendamento in esame. Riteniamo che le due cose debbano andare avanti entrambe: noi siamo a favore dell'Unione europea ma non così com'è fatta adesso; siamo a favore di un forte cambiamento, per renderla più vicina ai cittadini, e siamo naturalmente in primo luogo per la difesa della Costituzione italiana. Il nostro cammino in Europa deve essere assolutamente nel solco, nel rispetto e nel mantenimento della sovranità della Costituzione italiana. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Senatore Ferrari, vuole parlare in dissenso rispetto al collega Pittella? FERRARI (PD) . No, Presidente, sull'ordine dei lavori. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, di norma prendo la parola quando penso di poterlo fare. Volevo semplicemente chiedere un quarto d'ora di sospensione affinché il Governo, assieme alle forze di maggioranza, valutino con tutta l'attenzione necessaria questo emendamento perché state per assumere nella risoluzione a cui voi darete voto favorevole che accompagna la legge europea, quella legge che annualmente tiene insieme... PRESIDENTE . Senatore Ferrari, non sta parlando dell'ordine dei lavori. Se lei chiede una sospensione è corretto. (Commenti dai Gruppi FI-BP e FdI) . I primi segnali che vengono dai Capigruppo sono di contrarietà, quindi mi sembra che non sia possibile sospendere. FERRARI (PD) . Non abbiamo messo agli atti che il Governo, oltre a dare i pareri, usava molto tempo anche per giustificare i propri pareri in maniera anche un po' anomala. Io stavo spiegando in un minuto quello che stava accadendo e, in ragione di questo, chiedevo una sospensione affinché il Governo valutasse davvero fino in fondo la portata e l'incoerenza formale di questo atto. PRESIDENTE . Senatore Ferrari, non stiamo parlando di un emendamento che modifica una legge, ma di una parte di una risoluzione che implica non solo un intervento sulla legislazione ordinaria ma anche, a mio parere, un intervento su almeno due articoli della Costituzione perché diversamente sarebbe un principio di intenti che non può trovare immediata esecuzione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi dal Gruppo FdI). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Romeo e Patuanelli, nel testo emendato. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Commenti del senatore Mirabelli) . Risultano pertanto precluse le proposte di risoluzione nn. 2, 3 e 4. Sull'esplosione di un distributore di carburante sulla via Salaria PARENTE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (PD) . Signor Presidente, purtroppo mentre noi eravamo impegnati nella discussione del provvedimento, come è nostro dovere, a pochi chilometri da qui, al chilometro 39 della Salaria, si è verificato un incidente gravissimo a Borgo Quinzio, dove due persone hanno perso la vita e diciassette sono rimaste ferite, a causa di un incendio provocato in un distributore di benzina da un'autocisterna di GPL. Dalle notizie abbiamo appreso che sono accorsi immediatamente sul posto i Vigili del fuoco di Poggio Mirteto e Montelibretti e il 118. Purtroppo è avvenuta una seconda esplosione mentre i soccorritori erano già lì e, tra i due morti, c'è un vigile del fuoco. Ci sono delle immagini veramente toccanti del camion dei Vigili del fuoco incendiato. Credo che dobbiamo esprimere il nostro cordoglio e stringerci in un abbraccio alle famiglie. Dobbiamo esprimere soprattutto il cordoglio al Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Penso che noi dobbiamo solo inchinarci rispetto al lavoro che fanno i Vigili del fuoco e al servizio che rendono al Paese. Ritengo che dopo episodi e sciagure del genere il Paese si dovrebbe fermare per un giorno. Certo non possiamo restituire le vittime alla vita né ai loro familiari, ma sicuramente dovremmo portare attenzione alle condizioni di sicurezza con cui lavorano questi servitori dello Stato. Ci stringiamo attorno alle famiglie, esprimendo il nostro cordoglio. (Applausi. Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio). PRESIDENTE . Ringrazio la senatrice Parente della segnalazione. La Presidenza si associa al cordoglio espresso dalla senatrice ed è vicina al dolore di chi ha avuto delle perdite in famiglia, augurandosi una pronta guarigione di coloro che sono stati comunque offesi, ancorché feriti. Dobbiamo sperare che certe cose non accadano più; purtroppo anche la fatalità e il destino ci mettono la loro parte. Discussione del disegno di legge: Doc 920 Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 920. La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore, senatore De Vecchis, se intende integrarla. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,26) DE VECCHIS, relatore . Signor Presidente, onorevoli senatori, il disegno di legge in esame, collegato alla legge di bilancio per il 2019, costituisce un testo ambizioso e rappresenta il simbolo dell'impegno del Governo del cambiamento per favorire il mutamento profondo del nostro Paese. La finalità è innanzitutto quella di modernizzare profondamente la nostra amministrazione pubblica circoscrivendo le aree di improduttività quando non di abuso e valorizzando le numerose figure professionali della nostra pubblica amministrazione. A questo scopo il testo contiene misure per il miglioramento dell'efficienza delle pubbliche amministrazioni e gli strumenti di verifica dell'osservanza dell'orario di lavoro nelle stesse amministrazioni nonché per la rimodulazione delle risorse destinate al trattamento economico accessorio dei dipendenti pubblici e di quelle destinate alle nuove assunzioni, con la determinazione a questo scopo di modalità semplificate. Inoltre, norme specifiche riguardano i problemi posti dall'avvenuta risoluzione di alcune convenzioni di fornitura di buoni pasto per i pubblici dipendenti. Questo lo considero un vero atto di giustizia nei confronti dei dipendenti della pubblica amministrazione. Più in particolare, il disegno di legge introduce nell'ordinamento, con l'articolo 1, il Piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni e istituisce, presso il Dipartimento della funzione pubblica, il Nucleo della concretezza, preposto alla verifica della realizzazione delle azioni concrete - indicate nel medesimo piano - per il miglioramento dell'efficienza delle pubbliche amministrazioni. Il Piano triennale è predisposto con cadenza annuale dal Dipartimento della funzione pubblica ed è emanato mediante decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con quello dell'interno, previa intesa - per la parte inerente agli enti territoriali, agli enti strumentali regionali ed agli enti ed aziende del Servizio sanitario regionale - in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni-Province autonome-Città ed autonomie locali. Il Piano concerne le azioni per la corretta applicazione delle disposizioni in materia di organizzazione e funzionamento delle pubbliche amministrazioni e per la conformità dell'attività amministrativa ai princìpi di imparzialità e buon andamento; le azioni per l'implementazione dell'efficienza delle pubbliche amministrazioni, con l'indicazione dei tempi per la realizzazione delle azioni correttive; le modalità di svolgimento delle attività del Nucleo della concretezza nei confronti degli enti territoriali, degli enti strumentali regionali e degli enti ed aziende del Servizio sanitario regionale. Il Nucleo della concretezza assicura la realizzazione delle misure previste dal Piano triennale, mediante sopralluoghi e visite, intesi a rilevare lo stato di attuazione delle disposizioni da parte delle pubbliche amministrazioni e le modalità organizzative e gestionali, con l'eventuale indicazione di misure correttive. Per le amministrazioni statali e le agenzie e gli enti pubblici non economici nazionali, il Nucleo indica altresì i termini temporali entro cui devono essere attuate tali misure; la riformulazione operata dalla 11 a Commissione ha chiarito, modificando i commi 3, 4 e 6 del capoverso articolo 60- bis , che l'indicazione dei termini temporali concerne solo le suddette amministrazioni, fermo restando che l'indicazione delle misure correttive concerne anche le altre amministrazioni. Di ogni sopralluogo e visita è redatto un processo verbale. L'amministrazione, nei tre giorni successivi, può formulare osservazioni e fornire ulteriori documenti. I verbali redatti in occasione di sopralluoghi e visite effettuati in Comuni o in altri enti locali sono trasmessi anche al prefetto territorialmente competente. Le pubbliche amministrazioni provvedono alla tempestiva comunicazione al Nucleo della concretezza dell'avvenuta attuazione delle misure correttive. L'inosservanza del termine per l'attuazione delle misure correttive - da parte delle amministrazioni statali e delle agenzie e degli enti pubblici non economici nazionali - rileva ai fini della responsabilità disciplinare e dirigenziale e determina l'iscrizione della pubblica amministrazione inadempiente in un elenco pubblicato sul sito del Dipartimento della funzione pubblica. Entro il 30 giugno di ogni anno, il medesimo Dipartimento trasmette una relazione sugli esiti dei sopralluoghi e delle visite, con la segnalazione dei casi di mancato adeguamento, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'interno e alla Corte dei conti. Si prevede, inoltre, che il prefetto possa segnalare al Nucleo della concretezza eventuali irregolarità dell'azione amministrativa degli enti locali e chiederne l'intervento; in tal caso, può partecipare ai sopralluoghi e alle visite anche personale della prefettura-ufficio territoriale del Governo richiedente. Per lo svolgimento delle attività del Nucleo, il Dipartimento della funzione pubblica si avvale di 53 unità di personale. Gli oneri finanziari derivanti dall'istituzione del Nucleo sono quantificati in circa 4,15 milioni di euro annui a decorrere dal 2019. Il comma 2, inserito dalla 11 a Commissione, è frutto - ci tengo a sottolineare - di una proficua collaborazione anche con l'opposizione e specifica che le norme introdotte dall'articolo 1 si applicano, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con l'utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, agli istituti e scuole di ogni ordine e grado e alle istituzioni educative, tenendo conto delle loro specificità organizzative e funzionali e nel rispetto dell'autonomia organizzativa, didattica, di ricerca e di sviluppo ad essi riconosciuta dalle vigenti disposizioni. L'articolo 2 del disegno di legge prevede l'introduzione di sistemi di verifica biometrica dell'identità e di videosorveglianza degli accessi per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche, ai fini della verifica dell'osservanza dell'orario di lavoro, e reca un principio generale sullo svolgimento della prestazione nella sede di lavoro da parte dei dirigenti delle amministrazioni pubbliche. L'introduzione di tali sistemi è prevista in sostituzione di quelli di rilevazione automatica attualmente in uso (comma 1); una modifica approvata dalla 11 a Commissione ha specificato che i sistemi si riferiscono agli accessi. Sono esclusi dalla previsione dei nuovi sistemi: il personale in regime di diritto pubblico e i dipendenti titolari di un rapporto agile (rapporto di lavoro subordinato che, secondo la definizione di cui all'articolo 18 della legge 22 maggio 2017, n. 81, si svolge senza precisi vincoli di orario o di luogo, con svolgimento della prestazione in parte all'interno di locali aziendali e in parte all'esterno, senza una postazione fissa). Una modifica approvata dalla 11 a Commissione ha inoltre introdotto il richiamo ai principi di proporzionalità, non eccedenza e gradualità nell'adozione dei nuovi sistemi, richiamati in particolare nel corso dell'audizione dinanzi alla Commissione dal Garante per la protezione dei dati personali. Per quanto riguarda i dirigenti delle amministrazioni pubbliche, il comma 2 specifica che essi adeguano la propria prestazione nella sede di lavoro alle esigenze dell'organizzazione e dell'incarico dirigenziale svolto, nonché a quelle connesse con la corretta gestione e il necessario coordinamento delle risorse umane. Una modifica approvata dalla 11 a Commissione ha esplicitato che i dirigenti, per le finalità di cui al comma 2, sono inclusi nell'ambito di applicazione dei nuovi sistemi di cui al precedente comma 1 (fatta salva la summenzionata esclusione per le categorie in regime di diritto pubblico). La definizione delle modalità attuative della sostituzione dei sistemi di rilevazione automatica attualmente in uso con quelli di verifica biometrica dell'identità e di videosorveglianza è demandata a un decreto, avente natura regolamentare, del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, previa intesa sancita in sede di Conferenza unificata Stato, Regioni, Province autonome, città e autonomie locali, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali sulle modalità di trattamento dei dati biometrici. Per il personale docente ed educativo si prevede un distinto regolamento, emanato dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione, previo parere del suddetto Garante. Resta fermo, in ogni caso, il rispetto delle norme europee sul trattamento dei dati biometrici, di cui all'articolo 9 del Regolamento UE 2016/679. Nell'apprestarmi alla chiusura del mio intervento, vorrei solamente dire che era ora che arrivasse questo importante provvedimento, che parla anche di turn over e di assunzioni. Erano anni che ciò non avveniva. Per questo voglio ringraziare il ministro Bongiorno e, insieme a lei, tutti i senatori, in particolare il Presidente dell'11 a Commissione, per l'ottimo lavoro che abbiamo svolto; un lavoro che è stato regolarmente portato avanti con entusiasmo e con quella passione che contraddistingue questo Governo del cambiamento, un Governo che vuole puntare a risolvere i problemi dei cittadini, partendo dalla pubblica amministrazione. Abbiamo avuto il coraggio di farlo, lo faremo e continueremo con il Governo del cambiamento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Parente. PARENTE, relatrice di minoranza . Signor Presidente, i lavori della Commissione sono terminati ieri, intorno all'una di notte, senza che sia stato accolto nessun suggerimento tra le principali osservazioni avanzate dai soggetti ascoltati in Commissione, a cominciare da Comuni e Regioni; né sono stati approvati emendamenti presentati dal Gruppo Partito Democratico, che in parte recepivano quelle osservazioni. Essi erano finalizzati a introdurre cambiamenti e aggiustamenti in un provvedimento in molte parti confuso, contraddittorio e soprattutto, a nostro avviso, non rispettoso delle professionalità e della vita amministrativa di migliaia di dipendenti e dirigenti pubblici. Il disegno di legge non rappresenta per noi uno strumento per realizzare la concretezza delle azioni, come il ministro Bongiorno (della cui presenza in Aula sono molto felice) ha affermato. «Il Nucleo della concretezza ha il compito» - recita l'articolato - «di attuare un piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni». Noi qui vediamo una prima contraddizione tra la relazione di accompagnamento, che usa una bellissima espressione («il Nucleo della concretezza deve essere di supporto») e quello che prescrive il disegno di legge, ovvero di garantire l'attuazione, di fare sopralluoghi, di inviare addirittura i verbali al prefetto e addirittura sono stabiliti dei tempi in cui le pubbliche amministrazioni devono adeguarsi alle azioni correttive con una lista nera delle amministrazioni che non lo fanno. Il Nucleo ha 53 unità di personale. Magari, ministro Bongiorno, lei avesse fatto un nucleo a supporto della pubblica amministrazione: noi l'avremmo appoggiato, sostenuto e aiutato nella sua definizione. Questo non lo è: lei sceglie di aggiungere un nuovo meta-organo amministrativo a quelli già esistenti, senza peraltro aggiungere nessuna misura di portata innovativa - mi rivolgo al relatore - altro che Governo del cambiamento! Il nuovo nucleo entrerà in uno scenario che mantiene intatti gli organismi indipendenti di valutazione, finendo per assomigliare a una duplicazione dell'Ispettorato (o per alcuni aspetti all'ANAC), rappresentando una sovrapposizione di organismi. Sembra prevalere, purtroppo, ancora una volta la tendenza ad aggiungere, moltiplicare organismi, nuclei e commissioni, in un sistema aggrovigliato, frutto di bulimia normativa e di una forte quanto sterile propensione al nuovismo, che non riesce a dotarsi di quei giusti incentivi positivi che sono essenziali per il raggiungimento degli obiettivi. Questo viene inserito in un contesto caratterizzato da stratificazione normativa e disomogeneità interpretativa, che si traduce nel rallentamento dell'azione amministrativa, rappresentando quest'ulteriore organismo uno spreco di risorse pubbliche, come evidenziato dalla Conferenza delle Regioni. Noi abbiamo proposto in Commissione almeno un rinnovamento, qualcosa di nuovo, che ci potesse essere prima della definizione del piano triennale una consultazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici, le risorse umane sulle cui gambe camminano le azioni concrete. Solo così, a nostro avviso, potevamo migliorare l'efficienza e l'efficacia dell'azione amministrativa. Un'altra proposta emendativa - magari l'Assemblea l'accogliesse, perché è molto importante per noi - riguarda la semplificazione dei controlli sulle amministrazioni territoriali. C'è stata l'audizione dell'ANCI, di tutti i Comuni italiani, che ci hanno elencato tutti gli adempimenti di controllo che hanno i Comuni italiani. Questo provvedimento - lo diceva il relatore prima - è stato inoltre presentato come uno strumento indispensabile per realizzare lo sblocco del turnover dal 2019. Siamo contenti, è importante, ma è una legge già esistente: anche se questa normativa fosse approvata entro la fine dell'anno, lo sblocco del turnover era già previsto dall'ordinamento vigente, sulla base di una norma del Governo Renzi, all'articolo 3 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90. Del resto, anche il Servizio del bilancio del Senato afferma che gli effetti finanziari derivanti dalle disposizioni in esame si iscrivono nell'ambito dei soli effetti già contemplati nei tendenziali di spesa; quindi è una previsione già esistente. L'articolo 4 prevede assunzioni per il ricambio generazionale. Bene, questo è molto importante, peccato però che questa norma, con la fretta con la quale volete approvarla, non si coordina con una non definizione ancora della quota 100 e quindi noi non sappiamo quali saranno le uscite dal pubblico impiego (si presume molte) e quindi dovremo rifare un'altra norma. Non basta assumere (questo è il cuore della nostra intenzione di cercare di migliorare questo provvedimento). I nuovi fabbisogni organizzativi del capitale umano richiederebbero un grande piano di formazione, di riqualificazione e di aggiornamento del personale in servizio e anche per l'accesso alle selezioni c'è bisogno di valorizzare i dipendenti interni. Noi abbiamo proposto con un emendamento che i 35 milioni che destinate a questa misura siano dedicati a questo: ad un grande piano di formazione. Noi dobbiamo far crescere la cultura del valore del servizio pubblico, rafforzare cultura amministrativa, spirito di corpo, educare al culto della dimensione pubblica, all'integrità. Quindi è indispensabile un investimento forte, sistematico e consapevole sulle singole persone al lavoro, che formano la burocrazia e consentono di trasformare le affermazioni di principio in fatti concreti, come voi dite. La pubblica amministrazione deve porsi un obiettivo strategico, sfidante, di alto profilo e di lungo periodo, che impone di dotarsi di funzionari qualificati e corretti. La pubblica amministrazione deve dotarsi di buoni funzionari, che agiscono il valore dell'integrità nella pratica professionale e dovrebbe prevedere processi di selezione del personale basati su competenze e merito e assicurare una formazione continua. Insomma, è necessaria una formazione mirata al senso di appartenenza per tutti e, per i dirigenti, al senso del progetto. Di questa cura del personale della pubblica amministrazione non c'è traccia nel provvedimento in esame. Al contrario, nell'articolo 2, che si intitola «Misure per il contrasto all'assenteismo», si preferisce controllare piuttosto che motivare. La motivazione, a mio avviso, sarebbe l'unico potente antidoto anche contro l'insoddisfazione e la frustrazione che provocano l'assenteismo. Nella relazione di accompagnamento, anche qui senza giustificazioni, si parla di gravità e di diffusione del fenomeno dell'assenteismo e si introducono sistemi di verifica biometrica e di videosorveglianza, in sostituzione di quelli di rilevazione automatica già presenti adesso. Riteniamo che questo sia un intervento sbagliato, fondato sul presupposto che milioni di lavoratrici e lavoratori - più di tre milioni - impiegati su tutto il territorio nazionale, dai piccoli Comuni ai grandi, dalle scuole ai Ministeri, siano potenzialmente dei fannulloni. Con un emendamento approvato ieri dalla maggioranza, persino i dirigenti, la cui attività professionale è vincolata al risultato e all'obiettivo, rientreranno nelle misure di sorveglianza. Non è bastato e non è servito a nulla anche il monito del Garante per la protezione della privacy , che invitava e incitava noi legislatori al rispetto del criterio della proporzionalità, in ossequio alla normativa europea e alla nostra Costituzione. Si tratta di un principio che dovrebbe essere accompagnato anche dal buon senso: mi chiedo come si fa a decidere di impiegare in tal modo queste risorse, che non basteranno, perché 35 milioni di euro per tutti gli uffici pubblici non basteranno. Ma, anche se bastassero, come si fa a pensare che bisogna introdurre questi doppi controlli - videosorveglianza e controllo digitale o con l'iride - che sono sistemi invasivi della nostra delicata identità personale? Concludendo, signor Ministro, lei è una donna di legge. A questo punto, visto che abbiamo aumentato la platea di chi deve essere sottoposto a controlli, perché escludiamo dalla verifica dell'orario il personale contrattualizzato in regime di diritto pubblico? Non si può aumentare ancora di più la distanza tra classi sociali e lavorative. Lo potevamo tollerare quando c'era il badge , ma non possiamo continuare con questa disparità, se entriamo in un sistema biometrico, che interviene così pesantemente sui dati personali e sull'identità. Penso che quello in esame non sia un buon provvedimento, soprattutto per il mancato coinvolgimento delle persone che prestano il loro servizio nell'amministrazione pubblica. Signor Ministro, lei è a capo di tutto questo, in questo momento della storia repubblicana e il personale dell'amministrazione pubblica è il bene più prezioso che abbiamo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Floris) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, il lavoro dell'Assemblea oggi è dedicato ad un argomento importante e da tempo atteso, ma che proprio per la sua complessità e la sua rilevanza avrebbe necessitato di un lavoro più approfondito della Commissione e del Parlamento. Invece, anche in questa occasione il lavoro dell'opposizione è stato reso superfluo ed è netta la sensazione di voler andare nella direzione di svilire e di annichilire la democrazia, considerate appunto le modalità con cui sono stati votati finora tutti i provvedimenti. È velleitario poi pretendere di sviscerare efficacemente questo disegno di legge dedicato al lavoro della pubblica amministrazione - ripeto, pubblica amministrazione - in poco più di una settimana di tempo. Si tratta di un provvedimento che - lo ricordo - riguarda lo sblocco del turnover delle assunzioni, l'obbligo di implementazione di strumenti di videosorveglianza e di biometria, pure lo sblocco dei salari accessori, ed ancora il rimborso dei buoni pasto ai dipendenti pubblici della società emettitrice fallita Qui Ticket, ma anche - lo cito per ultimo, ma è il punto principale di tutto il provvedimento - la costituzione di un Nucleo di controllo per la pubblica amministrazione. L'articolato del disegno di legge in oggetto si estrinseca quindi in un insieme eterogeneo di disposizioni, per di più applicabili solo ad una parte limitata del vasto complesso della pubblica amministrazione, a prescindere dai diversi contesti. Non si intravede una visione organica, che pure sarebbe doverosa visto che ci è stata disegnata come primo tassello di un più ampio piano di riforma di tutta la pubblica amministrazione. Prima di parlare di assunzioni, signor Ministro, forse si dovrebbe definire la riorganizzazione del lavoro, la semplificazione, la sburocratizzazione, da cui poi si capiscono le competenze e le risorse necessarie per la sua realizzazione. Qui invece si va a ritroso: si parte dal tetto per poi arrivare, forse, alle fondamenta. Signor Ministro, lei stessa, dopo aver prodotto questo disegno di legge, ha annunciato il prossimo che riguarda la semplificazione della pubblica amministrazione. Ma forse sarebbe stato logico fare esattamente il contrario, e adesso magari ne parliamo e lo dimostriamo anche. L'articolo 1 prevede l'istituzione di un piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza della pubblica amministrazione, predisposto annualmente per la parte relativa alle azioni da effettuare nelle Regioni, negli enti strumentali e negli enti locali. Tale articolo concerne la costituzione di un Nucleo cosiddetto di concretezza che il Governo vuol fare passare come un tutor , ossia uno strumento che aiuti e accompagni le pubbliche amministrazioni in difficoltà, ma in realtà proprio dal testo di legge si evince che si tratta di uno strumento di controllo e di vigilanza. Tant'è che la Corte dei conti ha evidenziato la possibilità di ambiti di sovrapposizione di attività tra il Nucleo di nuova istituzione ed altri organismi già esistenti. Ricordo semplicemente il SIFIP, presso il Ministero dell'economia e delle finanze, l'Ispettorato del dipartimento della funzione pubblica, le sezioni regionali della Corte dei conti, la commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali presso il Ministero dell'interno e non dimentichiamoci quelli rappresentati dai segretari comunali e provinciali, quindi organi interni di controllo. Il Sottosegretario, in sede di replica, ha negato totalmente questa funzione di soggetto controllore, senza però motivarne la ragione. Allora io vorrei citato il testo dell'articolato, perché si esplicita che il Nucleo «effettua sopralluoghi e visite finalizzate a rilevare lo stato di attuazione delle disposizioni da parte della pubblica amministrazione, nonché le modalità di organizzazione e di gestione dell'attività amministrativa»; inoltre di ogni sopralluogo è redatto processo verbale, contenente anche l'indicazione delle eventuali misure correttive e del termine entro il quale le stesse devono essere attuate. Poi c'è la ciliegina sulla torta. Tali verbali, effettuati in Comuni o in altri enti locali, sono trasmessi anche al prefetto competente. Dunque, se non è questo un organo di controllo, non sappiamo cosa pensare. E quel che è peggio è che si dà il potere di controllo sulle pubbliche amministrazioni alle prefetture. Ricordo al Gruppo del MoVimento 5 Stelle che le prefetture sono emanazione del Ministero dell'interno, giusto per capirci e di fatto si evidenzia la volontà del Governo di demandare dette competenze e potere allo Stato centrale. Allora, altro che autonomia! E chiedo agli amici leghisti se, dopo questo provvedimento, si possono ancora permettere di dire che l'autonomia sarà realizzata, ma che per ora è nel cassetto dei 5 Stelle. Il ministro Bongiorno è leghista. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Allora per eseguire questi controlli e fare da navigator (ci adattiamo ai termini di questo Governo del cambiamento), il Nucleo prevede un organico di 53 persone, di cui 23 reclutate anche tra il personale delle altre amministrazioni pubbliche e 30 a seguito di concorso pubblico. Ci chiediamo come 53 persone possano seguire 10.000 e oltre pubbliche amministrazioni. Questo è veramente l'ennesimo carrozzone che si viene a creare. E siccome questa era il Governo del cambiamento, cambia creando un altro carrozzone. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Poi ci dovete spiegare come faranno a fare questi controlli, visto che è arrivato un emendamento che impedisce di attingere alle risorse della finanza pubblica per spese dei sopralluoghi. Ci sono innumerevoli paradossi in questo disegno di legge. L'articolo 2 prevede il contrasto all'assenteismo nella pubblica amministrazione, obiettivo assolutamente condivisibile. Il fenomeno purtroppo continua a essere di grande attualità, ma per fortuna il numero dei fannulloni rispetto a chi lavora onestamente resta una minoranza, anche se comunque danneggia non solo l'intera categoria, ma anche l'immagine del Paese. Occorre senza dubbio provvedere a contrastare questo fenomeno. Forza Italia - lo ricordo - ha già dimostrato per primo di volerlo fare, attraverso l'introduzione, tra l'altro, della sanzione penale per false attestazioni di malattia. In questo disegno di legge sono previsti strumenti come la videosorveglianza e la rilevazione biometrica per verificare l'effettiva presenza nei luoghi di lavoro del personale, imponendo entrambi i dispositivi, senza tener conto del principio di proporzionalità. Ne sono esenti i dipendenti del lavoro agile, i casi di cui all'articolo 18, di cui ha già parlato il relatore, e anche quelle amministrazioni che fanno uso del portale NoiPA, che devono avvalersi dei servizi di rilevazione delle presenze forniti dal sistema stesso. Anche le altre amministrazioni (non si capisce a chi si faccia riferimento), che non possono usufruire delle risorse della finanza pubblica, eventualmente possono avvalersi del portale NoiPA. Allora di cosa stiamo parlando? Ci sono o non ci sono le risorse per tutti? Si impongono contemporaneamente sistemi di rilevazione biometrica e di videosorveglianza, in più si smantellano i dispositivi che sono già presenti nelle pubbliche amministrazioni, prevedendo con questo provvedimento che gli enti locali debbano farlo con risorse proprie e comunque senza superare il fondo messo a disposizione, che è già considerato insufficiente dalla Corte dei conti: ci sembra che si voglia semplicemente fare propaganda e creare un grosso fardello per le pubbliche amministrazioni. Lo sblocco del turnover è assolutamente condivisibile, ma non prima di aver provveduto a una riorganizzazione del sistema, come annunciato chiaramente dal ministro Bongiorno in sede di Commissioni congiunte. Sono rimasta veramente basita nel constatare che prima si provvede alle assunzioni e poi alla semplificazione. Dovrebbe essere esattamente il contrario, perché prima si deve fare una verifica delle risorse e delle competenze necessarie e semmai poi provvedere allo sblocco delle assunzioni. Questo è un modo di procedere che ci sembra dia il segnale di saper discernere quali sono le priorità. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Solo due parole per dire, sull'articolo 5, che con il fondo messo a disposizione e con la fideiussione escussa da Consip sulla società emettitrice fallita, che ha lasciato in mano a molti dipendenti pubblici un sacco di buoni pasto ormai carta straccia, si è provveduto a rimborsare i buoni pasti ai dipendenti pubblici. Non si è però fatto nulla per i pubblici esercizi che hanno fornito il materiale, preparato i pasti, pagato il personale, l'IVA e i costi di gestione. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Laus) . Si sono lasciati lì. Il Sottosegretario ha semplicemente detto che si possono insinuare al passivo del fallimento della ditta. Sottosegretario, mi scusi ma ciò vuol dire non prendere nulla. Non si può sempre girare la testa alle piccole imprese e alle nostre aziende che danno lavoro e che sono la nostra struttura. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . Lei lo ha detto in sede di replica. Ci dispiace che, anche per un simile provvedimento, non sia stato possibile incidere con almeno qualche modifica, segno di capacità di ascolto della voce del popolo che rappresentiamo - non parlo della voce di noi senatori - e di un dialogo democratico che non smetteremo mai di cercare in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Congratulazioni). PRESIDENTE . Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali. Ha chiesto di intervenire il senatore Malan per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, non mi dilungherò perché le ragioni della nostra richiesta di non procedere con l'esame di questo provvedimento le ha illustrate la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin e lo ha fatto molto bene; pertanto, mi rimetto a quanto da lei detto per quanto riguarda le argomentazioni. Apprezziamo la presenza del ministro Bongiorno, alla quale mi permetto di dire che sono sicuro che i suoi intendimenti mostrati nelle dichiarazioni pubbliche, che abbiamo in parti importanti condiviso, sono molto migliori di questo provvedimento. Non ci deve essere fretta nel presentare a tutti i costi qualcosa entro l'anno. Noi, soprattutto per la realtà delle cose, possiamo avere la pazienza di aspettare uno o due mesi per avere un provvedimento migliore che abbia una visione più complessiva della pubblica amministrazione, un settore importantissimo per il nostro Paese. Ci sono sicuramente dei furbi che cercano di aggirare gli obblighi materiali e morali che hanno di lavorare per chi paga loro lo stipendio, cioè per i cittadini italiani, ma soprattutto ci sono tante professionalità da valorizzare e da mettere in condizione di lavorare meglio. Pensiamo francamente che ciò non si possa fare con un Nucleo che, per quanto abbia il bel nome di «interventi per la concretezza», non sembra molto in grado di incidere positivamente mentre si sovrappone a molti altri organismi. Credo, quindi, che i lavoratori della pubblica amministrazione debbano essere messi in grado di fare bene il loro lavoro e di farlo in modo più efficace. Dovrebbero essere fatti meno controlli, ma in maniera più efficace e non solo formalmente. Ci interessa poco se stanno fino all'ultimo minuto in ufficio; l'importante è cosa fanno nelle ore in cui sono in ufficio. Queste sono le cose che dovremmo fare. Dovremmo vedere se i lavori che fanno non sono inutili; se devono passare più tempo a rispondere a continui obblighi di relazioni e di rendicontazioni per spiegare che non sono lì per rubare o per farsi corrompere e a redigere tutte le relazioni antimafia e anticorruzione per poi magari lavorare per il bene dei cittadini negli eventuali pochi minuti residui. Noi pensiamo che bisogna valorizzare le professionalità e controllare per evitare gli abusi, ma che occorre un provvedimento organico, che non vediamo nel testo al nostro esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Patriarca per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà. PATRIARCA (PD) . Signor Presidente, ministro Bongiorno, continua la sequenza di provvedimenti battezzati - lo dico con molto rispetto - con parole piuttosto impegnative, ma che nulla hanno a che fare con il contenuto del testo: «concretezza» oggi; «dignità» e «sicurezza» nei mesi scorsi. Si tratta di provvedimenti slogan che non muovono alcun cambiamento e, anzi, producono complicazioni e danni al Paese. Il decreto-legge dignità ha innescato precarietà e disoccupazione. Ministro, i dati Istat ce lo confermano. Il decreto-legge sicurezza aumenterà il numero degli irregolari e produrrà più insicurezza sui nostri territori e questo ragionamento vale anche per il disegno di legge concretezza. Signor Ministro, in questi mesi l'abbiamo seguita e abbiamo notato che ha fatto annunci piuttosto impegnativi, direi roboanti: 450.000 nuove assunzioni, turnover , attenzione ai giovani, contrasto alla precarietà. In realtà, come ricordava la collega Parente, non cambia alcunché rispetto alla normativa vigente, bisognerebbe riconoscerlo. Nessuna delle nuove assunzioni nel pubblico impiego nel 2019 potrà determinarsi per merito del disegno di legge concretezza; lo sblocco totale del turnover è già previsto dall'ordinamento vigente, sulla base di una norma del Governo Renzi, con decorrenza addirittura dal 2018. Dico con un po' di ironia e con estrema chiarezza che le due norme innovative, cioè il Nucleo della concretezza e l'introduzione di sistemi di verifica biometrici dell'identità nonché di strumenti di videosorveglianza, propongono in filigrana (ma è abbastanza evidente) un progetto accentratore, autoritario (mi si consenta questo termine, signor Ministro), un ritorno inquietante a forme di neocentralismo statale. Più di tutto, però, si nega il principio di realtà, quel principio che sta alla base di ogni azione politica, che ci aiuta a dire quali sono le cose giuste e buone da fare. Il Paese, infatti, va conosciuto, così come va conosciuta la pubblica amministrazione prima di intervenire su questo corpo complesso, fatto da 20.000 enti e 3 milioni di dipendenti, altrimenti si rischia davvero di fare pasticci, oppure di non produrre alcunché. Parlavo del principio di realtà e vado a citare il vostro testo in riferimento al Nucleo della concretezza, cui sono affidati compiti improbabili, che mi permetto solo di leggere per dire come siamo lontani da questo principio di realtà. Si dice che il Nucleo della concretezza assicura la concreta realizzazione del piano triennale (evoca i piani quinquennali di vecchia stagione, quelli dell'Unione Sovietica), effettua sopralluoghi e visite ispettive, interviene sulle modalità di organizzazione e gestione dell'attività amministrativa; propone misure correttive, redige verbali e chiede il riscontro entro tre giorni alle pubbliche amministrazioni ispezionate (tre giorni). Si tratta, signor Ministro, di un nucleo improbabile: parliamo di 53 persone che dovrebbero svolgere quest'attività. Tra l'altro, tale organismo rischia la sovrapposizione con l'Ispettorato per la funzione pubblica e questo lo si deduce anche dal vostro testo: di fatto dichiarate tra le righe che c'è una sovrapposizione, salvo poi fare finta di non vederla. L'organismo non è neppure immediatamente operativo perché nel vostro testo si afferma che il piano triennale cui è affidata la concretezza verrà attivato soltanto con un decreto del Ministro per la pubblica amministrazione. Mi avvio alla conclusione dicendo che noi in realtà avevamo proposto un altro progetto. La legge n. 124 del 2015 indicava altre parole, usava un altro lessico; mi permetto di rileggerla per dire che c'era una visione, una prospettiva, un'idea di cambiamento. Leggo i titoli per dire della differenza, della distanza tra quello che voi avete scritto e quello che questa legge propone e sul quale si poteva lavorare insieme. Il cambiamento prevede anche questo, il Paese si cambia così: assumere quello che è stato fatto, cercando di migliorarlo. Si parlava di criteri di premialità, di merito, di processi di sburocratizzazione, di misurazione delle performance individuali e organizzative, di digitalizzazione, di vicinanza ai cittadini, di responsabilità dei dirigenti, di concorsi, di stabilizzazione, di lotta all'assenteismo. Questa era la prospettiva sulla quale noi abbiamo lavorato e che voi non perseguite e neanche provate a farlo con il disegno di legge in argomento, affrettato e scritto male. Avevamo chiesto che se ne potesse parlare assieme in Commissione con più calma, ma ci è stato detto che bisognava esaminarlo presto e quindi ribadiamo la nostra contrarietà al disegno di legge in esame, che rimane centralistico e autoritario. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, sulla necessità di dare piena efficienza ed efficacia alla pubblica amministrazione, naturalmente a cominciare dai convegni, siamo tutti d'accordo, così come siamo d'accordo nel perseguire e colpire forme di assenteismo che pure ci sono all'interno della pubblica amministrazione. Fatta tale premessa, nel provvedimento in esame sembra quasi, però, che si voglia ignorare quali sono i problemi reali della pubblica amministrazione ed è per questo che noi sosteniamo le questioni pregiudiziali presentate. Il primo problema della pubblica amministrazione è la motivazione. Negli ultimi anni abbiamo costruito un clima di così grande sfiducia nei confronti della pubblica amministrazione che i suoi operatori non trovano più corrispondenza rispetto alle loro funzioni. Da questo punto di vista, il provvedimento va esattamente nella direzione opposta rispetto alle necessità. Peraltro, esso è stato discusso, come ormai siamo abituati a fare, senza lasciare alcun termine di dibattito reale per affrontare, discutere, verificare e capire quasi sono i problemi che stiamo discutendo. No, si è fatto tutto in tempi rapidissimi. C'è una cosa che mi interessa sottolineare ed è questo un aspetto sostanziale che è stato sottolineato anche dalle relatrici di minoranza e negli interventi che mi hanno preceduto. Il Nucleo della concretezza è qualcosa di assolutamente astratto che si va a sovrapporre a tanti altri strumenti di controllo e non potrà che essere inefficace. Soprattutto - lo dico ai colleghi e a coloro che hanno a cuore l'autonomia - si prevede che tale Nucleo andrà a controllare e intervenire anche in livelli - dagli enti locali, alle Regioni, al Servizio sanitario nazionale - che hanno piena autonomia organizzativa. Voi parlate sempre dell'articolo 116 della Costituzione, ma le due cose non stanno insieme in quanto sono in netta contraddizione. C'è poi l'intervento dei prefetti. Io non sono mai stato d'accordo, ma ricordo che il più partito più vecchio presente nell'attuale Assemblea parlamentare pensava qualche anno fa all'abolizione dei prefetti. (Applausi dal Gruppo PD) . Ora siamo all'arrivo dei prefetti nelle funzioni che spettano alla politica e agli amministratori. È la confusione più totale. Se vogliamo lavorare sull'efficienza della pubblica amministrazione - sappiamo tutti che ce ne è tanto bisogno - bisogna avere l'umiltà di non pensare che con una norma si riesca a risolvere il problema e che occorre partire dal basso, dai problemi reali. Leggo che si intende presentare un emendamento per un Nucleo unico di progettazione. No, bisogna fare un piano per far assumere ingegneri e architetti nei Comuni per progettare e bisogna assumere chi ricopre la carica di responsabile unico del procedimento (RUP) e si occupa di direzione dei lavori. Queste sono le ragioni che bloccano gli investimenti. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . Invece di fare chiacchiere e fare propaganda, per la verità adesso siamo ai titoli: «legge concretezza», «decreto sicurezza» (quello sulla sicurezza vediamo già in questi giorni i problemi che sta creando), «decreto dignità». Tutti grandi titoli, la pratica, però, andrà esattamente nella direzione opposta. Mi piacerebbe capire come questo Nucleo possa entrare in un ospedale a spiegare come riorganizzarlo! Sono cose che non esistono e lo sapete anche voi! Per questo, noi voteremo a favore di queste questioni pregiudiziali! (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1) e dal senatore Marcucci e da altri senatori (QP2). (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Avendo avuto conferma dagli Uffici che, inevitabilmente, il fascicolo degli emendamenti non potrà essere fisicamente sistemato e, quindi, distribuito ai Gruppi questa sera, ma solo domattina, io chiederei di convenire sul fatto di concludere qui i lavori questa sera, rimandando tutti gli interventi in discussione generale a domattina. In tal modo si darà il tempo utile a tutti i Gruppi, una volta recuperati i fascicoli, di poterli valutare e, quindi, arrivare pronti alla fase di valutazione dei vari emendamenti. Avanzo, dunque, agli altri Gruppi la proposta di chiudere ora i lavori, soprattutto per essere posti nelle condizioni di poter lavorare meglio di quanto non sia accaduto la scorsa settimana sul decreto fiscale. FLORIS (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FI-BP) . Signor Presidente, penso di dover sostenere quanto richiesto dal senatore Ferrari a nome del Gruppo del PD e spero di poterlo fare anche a nome del Gruppo Forza Italia. Devo, però, rilevare che ormai questa prassi si è invalidata a livello di discussione di questo disegno di legge. In Commissione è successo lo stesso. Non avevamo i pareri sugli emendamenti delle altre Commissioni e abbiamo lavorato, sotto questo aspetto, in fretta e male. Soprattutto, non siamo stati neanche presi in considerazione per la portata degli emendamenti. In questo momento, però, anche per chi deve intervenire, è corretto avere tutte le carte a disposizione prima di poter fare il proprio intervento. PRESIDENTE . Poiché non vi sono osservazioni, così resta stabilito. Il seguito dell'esame del disegno di legge in titolo è rinviato ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno LONARDO (FI-BP) . Domando di parlare. (Brusio) . PRESIDENTE. Colleghi, se non siete interessati, vi prego di lasciare l'Aula in modo non eccessivamente rumoroso. Ne ha facoltà, senatrice Lonardo. LONARDO (FI-BP) . Signor Presidente, prendo la parola perché vorrei far giungere al ministro Grillo la mia voce forte e chiara per un appello accorato che le rivolgo. Più volte le ho presentato interrogazioni e mai, dico mai, ho ricevuto un benché minimo cenno di risposta. Sarà frutto del cambiamento che questo Governo predica. Mi viene voglia di chiedere: ma il cambiamento sarebbe non dare ascolto ai cittadini attraverso la voce di chi li rappresenta qui nelle istituzioni? Non so darmi altra spiegazione. La prima interrogazione, la 4-00022 , rivolta al Ministro - udite, udite - risale all'11 aprile 2018, a pochi giorni dall'insediamento di questo Senato. La seconda interrogazione, la 4-00199 , risale al 5 giugno, la terza interrogazione, la 3-00179 , risale al 7 agosto e la quarta, la 4-00821 al 7 novembre. Tutte le interrogazioni vertono sulla gravissima situazione sanitaria della provincia di Benevento. Ho chiesto l'aiuto e l'intervento del Ministro perché l'intera comunità di Sant'Agata dei Goti in provincia di Benevento è stata privata di un Pronto soccorso e non solo. I cittadini sono insorti e sono nati alcuni comitati che hanno interagito con tutte le forze politiche del territorio - e sottolineo tutte le forze politiche - a difesa di ciò che era stato loro tolto. Tutta la protesta ha portato il Presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, a fare un passo indietro e a chiedere al Ministro della salute di istituire un presidio a Sant'Agata dei Goti, un Pronto soccorso in deroga in quanto zona disagiata, solo che questo decreto commissariale, il n. 87 del 5 novembre 2018, aveva fatto sì che il presidente De Luca, il giorno prima della richiesta al Ministro, approvasse un nuovo piano regionale di programmazione della rete ospedaliera ai sensi del decreto ministeriale n. 70 del 2015, lasciando l'ospedale di Sant'Agata dei Goti senza Pronto soccorso e l'azienda ospedaliera di Benevento con 66 posti in meno. Ancor più, quindi, oggi dipende tutto dal Ministro. Mi auguro che ascolti la voce di questo territorio e - perché no - venga a rendersi conto anche della situazione dell'ospedale civile di Benevento, un ospedale che sta riducendosi al lumicino, dove ci sono tantissime difficoltà. Avevo chiesto anche altre cose al Ministro ma mi riservo di fare un altro intervento domani a fine seduta. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . MODENA (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo brevemente perché non penso avremo molte occasioni in quest'Aula - e quindi approfitto degli interventi di fine seduta - per fare una valutazione relativa al rapporto tra il mondo imprenditoriale e il Governo e i risultati che si stanno ottenendo. Quindi prendo spunto, attraverso questo intervento di fine seduta, per ricordare che proprio oggi sono usciti i dati di Federmeccanica e di Assolavoro relativi ai posti di lavoro persi a seguito dell'approvazione del cosiddetto decreto dignità. (Applausi della senatrice Rizzotti) . Mentre siamo dinanzi al problema delle continue discussioni che il Governo decide di fare nei confronti degli industriali o, comunque, di categorie, non ci si interroga invece sul danno veramente netto e chiaro che è stato fatto al tessuto produttivo con un decreto manifesto, fatto solo per motivi comunicativi. A chi è interessato è allora bene ricordare - perché ce lo dovremo ricordare a lungo - che il 50 per cento delle aziende, secondo Federmeccanica, non riscontra i profili che ricerca per trovare occupati, il 30 per cento non procederà al rinnovo dei contratti, non delle aziende, ma dei lavoratori. Questo numero è stato calcolato oggi, da notizie di Assolavoro, in 53.000 persone, come stima prudenziale. A questo punto ritengo che, al di là dei caffè, delle battute e degli scontri con le categorie, forse sarebbe ora, dopo sei mesi, che la maggioranza cominciasse un po' a riflettere su quello che sta provocando nel Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . FANTETTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, egregi colleghi, colgo l'occasione per segnalare che circa cinque mesi fa è stata presentata una mozione per la ricostituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero, a firma mia e degli eletti della circoscrizione estero in questo ramo del Parlamento e di circa un'ottantina di colleghi parlamentari, quindi un quarto dell'Assemblea. Al momento però non abbiamo ancora sviluppi. È molto importante che anche questa XVIII legislatura onori con gli italiani all'estero l'impegno a riservare in un comitato specifico l'attenzione su questa materia specifica, che riguarda ormai il 10 per cento della popolazione italiana. Circa 5 milioni e mezzo di concittadini sono iscritti ufficialmente nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), anche se in realtà sono molti di più. Non è una materia di piccolo interesse, ma riguarda tutti noi e che noi all'estero verifichiamo essere un po' sottomessa al dibattito italiano, laddove invece le comunità italiane all'estero guardano con estremo interesse agli sviluppi istituzionali e ambirebbero ad avere nel Comitato per le questioni degli italiani all'estero un riferimento costante. È già stato fatto nelle quattro ultime legislature. Sollecitiamo gli organi preposti all'approvazione di questa mozione in modo da essere attivi e pronti, ricordando che tra l'altro non riguarderà naturalmente solo gli eletti all'estero, ma tutti coloro che saranno interessati a partecipare ai suoi lavori. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CASTIELLO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTIELLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi senatori, il significato di questo mio breve intervento è quello di mettere in evidenza l'estrema problematicità degli ultimi dati sulla dinamica economica e demografica, in particolare per quanto riguarda il Mezzogiorno. Sono dati per certi versi catastrofici. Negli ultimi quindici anni abbiamo avuto la perdita di un milione di abitanti e di 200.000 laureati; secondo gli indicatori OCSE questa perdita in termini finanziari ha significato 34 miliardi di euro. Quindi il Mezzogiorno si è trovato nella paradossale situazione di avere perduto il meglio del capitale umano ed ingenti risorse finanziarie. È accaduto, in particolare, che durante il periodo della lunga recessione 2008-2015, quando più il Mezzogiorno, come area debole, avrebbe avuto bisogno di iniezioni di liquidità, il Governo Berlusconi-Tremonti abbandonò la cosiddetta quota 34, che si ridusse a 27. Secondo i calcoli di un osservatorio qualificato, qual è Svimez, questo ha provocato il raddoppio dei disoccupati nel Mezzogiorno; ne avremmo avuti 250.000 in più se fosse stata conservata quota 34; ne abbiamo avuti, invece, 500.000, il doppio. Oggi nel Mezzogiorno - non solo, ma soprattutto nel Mezzogiorno - si concentrano la maggior parte delle famiglie in povertà assoluta (5 milioni) e la maggior parte delle famiglie in povertà relativa (10 milioni). Nei prossimi quarant'anni, secondo le proiezioni demografiche dell'Istat, se non si inverte radicalmente questo trend , il Mezzogiorno perderà altri 5 o 6 milioni di abitanti. Signor Presidente, noi stiamo per inaugurare un grande evento internazionale e saremo sotto i riflettori di tutto il mondo: Matera capitale europea della cultura 2019. Ebbene, Matera è l'unico capoluogo di provincia senza collegamenti ferroviari: non offriremo certamente una bella immagine. Concludo dicendo che la questione meridionale è una grande questione sociale, che merita di essere ricentralizzata all'interno del dibattito politico. Ricordo il monito di due grandi Presidenti della Repubblica, Sandro Pertini e Carlo Azeglio Ciampi: la questione meridionale non è una questione territoriale, ma è la più grande e la più importante delle questioni nazionali. (Applausi dal Gruppo M5S) . DRAGO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DRAGO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il fine settimana appena trascorso a Catania è stato di lutto, purtroppo. Voglio raccontarvi brevemente l'evento, per arrivare a una conclusione e una proposta positiva, a partire dall'esperienza tragica di un ragazzo sedicenne, quasi diciassettenne, di un liceo scientifico di Catania, il «Principe Umberto». Il ragazzo si chiamava Raffaele Barresi ed è deceduto durante l'attività didattica per un improvviso arresto cardiaco. Come al solito, la stampa ha speculato sulla presenza o meno del defibrillatore a scuola, sul suo funzionamento, sul pronto intervento da parte del 118 (che tra l'altro è stato tempestivo), sulla presenza del pubblico ministero e di una squadra di carabinieri. Vorrei mettere in risalto, intanto, la compostezza dei ragazzi il giorno dopo, che mi ha colpito profondamente: a scuola, in religioso silenzio, questi ragazzi, in processione, si sono avvicinati al banco del loro compagno deponendo una rosa, con la sorella accanto, distrutta, come potete immaginare. Ho conosciuto anche i familiari, e, come dicevo in premessa, ho pensato che ogni esperienza dolorosa può magari portare in sé un frutto di bene (questa è la speranza). La proposta, pertanto, è quella di non lasciare alla discrezionalità del dirigente scolastico la scelta di dotarsi di un defibrillatore in una scuola, in un plesso, in una sede associata o in una succursale, ma di stabilirlo proprio da un punto di vista normativo. Io vorrei che la memoria di Raffaele non si perdesse nel nulla. Vorrei pregare insieme a voi per lui, per la sua anima, per la sua famiglia e per tutti i giovani che all'interno delle scuole (come del resto ha anche detto il nostro Ministro) devono essere al sicuro. Il Ministro ha affermato che, in queste occasioni, il primo luogo dove i nostri figli devono sentirsi al sicuro e dove le istituzioni hanno il dovere di garantire le misure di primo soccorso è proprio la scuola. (Applausi) . Non so se è il caso - lascio a lei la scelta, signor Presidente - di dedicare un minuto di riflessione e di silenzio proprio per la morte di Raffaele Barresi. PRESIDENTE . Sì, assolutamente, non c'è nessun problema; l'argomento è stato trattato anche in altre occasioni. Invito l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio). FERRARA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, vorrei manifestare la mia soddisfazione per l'incontro tra il presidente della Palestina Abu Mazen e il presidente del Consiglio Conte. Un incontro che è già un riconoscimento dell'esistenza dello Stato palestinese, nonostante oggi, purtroppo, in molti vorrebbero che non fosse così. Un incontro non facile, in questo particolare momento storico, che testimonia la vicinanza del nostro Paese verso un'area martoriata del Medio Oriente come la Palestina, da decenni sotto occupazione militare. Non staremmo a parlare di Palestina se non fosse per il coraggio di un popolo che, dall'indomani della fine della Seconda guerra mondiale, lotta per la libertà, lotta per diventare uno Stato, nonostante quasi settant'anni di occupazione militare, cominciata con la Nakba, ovvero con la cacciata di decine di migliaia di palestinesi dall'odierno Stato di Israele. Da allora è iniziato un calvario per entrambi i popoli, che però vivono un conflitto asimmetrico, in cui i palestinesi pagano un alto prezzo in termini di vite umane. Una spirale che va fermata, a partire dalla repressione dei palestinesi in ogni singolo aspetto della vita sociale e privata, che costringe milioni di persone in due enormi carceri a cielo aperto, chiamati Gaza e West Bank. Questo, sia chiaro, non giustifica in alcun modo azioni di ripercussione che colpiscono civili israeliani, che vanno condannate. Ma qui il problema è proprio l'asimmetria: da una parte ci sono razzi artigianali e fionde con cui vengono lanciate pietre, dall'altra aerei da guerra e carri armati di ultima generazione. Ci sono le colonie e i check point israeliani dentro il territorio palestinese, le politiche discriminatorie sulla gestione di risorse fondamentali come l'acqua, l'appropriazione dei giacimenti petroliferi in mare palestinese, l'abbattimento di migliaia di abitazioni palestinesi in territorio palestinese, lo sradicamento di ulivi e così via. Negli ultimi diciassette anni 2.022 bambini palestinesi sono stati assassinati dall'esercito israeliano. Queste brutali risposte non possono portare la pace, ma alimentano solo odio e violenza. Il popolo israeliano e quello palestinese hanno il diritto di vivere in pace, ma entrambi si devono liberare degli estremismi, a partire dal sionismo, che è l'origine di tante sofferenze e ingiustizie. (Applausi dal Gruppo M5S) . In conclusione, la soluzione di due popoli in due Stati capaci di coesistere è la via più giusta e concreta per portare la pace in tutto il Medio Oriente. Io voglio continuare a sperare che nel prossimo futuro ciò che è successo tra Eritrea e Etiopia possa accadere anche tra Israele e Palestina e mi auguro, altresì, che grazie al cambiamento in atto in Italia noi potremo contribuire a questo storico obiettivo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Senatore Ferrara, questa Assemblea si è espressa più volte, con preoccupazione, sul tema della pace in Medio Oriente, un argomento che sicuramente merita un approfondimento e una serietà maggiori di quelli consentiti dagli interventi di fine seduta. BITI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, intervengo solamente per pochi minuti, che però spero trovino la partecipazione da parte di tutti i colleghi e le colleghe in Aula. Mi sembrava doveroso ricordare oggi, in quest'Aula, che cinque anni fa scompariva Nelson Mandela. Si tratta di una figura conosciuta da tutti, in questa sede, per la sua storia e per la sua campagna non violenta di disobbedienza civile contro le leggi discriminatorie del suo Paese, il Sudafrica. Egli è conosciuto per il suo continuo impegno per i diritti, per la parità, per la giustizia, per i quali si è fatto 27 anni di carcere, di duro carcere Quando è uscito, è diventato Presidente di quel Paese e non ha mai smesso, nemmeno per un giorno, di lottare e lavorare con la stessa determinazione, la stessa forza e lo stesso stile non violento per i diritti che ha sempre difeso nella sua vita. Intervengo perché Firenze ha un rapporto speciale, Presidente e colleghi, con Mandela. Nel 1985, quando Madiba era ancora in carcere, il Consiglio comunale di allora decise di conferirgli la cittadinanza onoraria, che gli è stata consegnata 20 anni dopo, quando un nostro assessore, Tea Albini, è andato a consegnargliela di persona, perché mai poi era potuto venire nel nostro Paese. Da quel momento, il rapporto con la città non si è mai interrotto, ma si è intensificato. Abbiamo un palazzetto dello sport che non porta il nome di uno sponsor (e di questo andiamo molto fieri), ma porta il nome di Nelson Mandela, il Nelson Mandela Forum. Nel 2012 il sindaco di allora Matteo Renzi decise di onorare Nelson Mandela con uno dei riconoscimenti più importanti per Firenze, il fiorino d'oro, che andò a consegnare a Nelson Mandela, ormai ammalato, ma con la testa sempre presente e che ha sempre sentito di appartenere a Firenze. Ancora non è finito, questo rapporto: proprio oggi è stato inaugurato un grande murales su una casa di edilizia residenziale pubblica, un bellissimo volto sorridente di Madiba che ricorda alla sua città, alla nostra Firenze, perla del mondo, città dell'accoglienza, dell'integrazione, della pace e della tolleranza, quali sono i valori che Nelson Mandela ha portato nel mondo, che l'ha perso cinque anni fa e tutti noi, con lui, abbiamo perso moltissimo. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . BATTISTONI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BATTISTONI (FI-BP) . Signor Presidente, ringrazio i colleghi che sono rimasti in Aula. Io ho aspettato correttamente la fine della seduta, anche per avere un quadro più completo della situazione e vorrei porre l'attenzione sul grave fatto successo oggi pomeriggio intorno alle ore 15 sulla Salaria, in provincia di Rieti, vicino al centro abitato di Borgo Quinzio e vicino a Passo Corese, dove è esplosa una cisterna di GPL, provocando purtroppo due vittime. La cosa grave è che alla prima esplosione ne è seguita una seconda, che ha visto coinvolti già i Vigili del fuoco che erano accorsi sul luogo per cercare di sedare le fiamme e, dato che con tempestività erano accorsi anche dei soccorritori del 118, anche diversi di questi soccorritori purtroppo sono stati feriti. Il bilancio, ancora adesso provvisorio, è di due vittime e diciassette feriti. Desidero esprimere la totale vicinanza ai civili, ai Vigili del fuoco (proprio ieri ricorreva la festa della loro patrona) e naturalmente ai soccorritori del 118 che, come sempre con tempestività, sono accorsi e hanno messo a rischio la propria vita. (Applausi dai Gruppi FI-BP e M5S) . PRESIDENTE . Senatore Battistoni, nel corso della seduta è intervenuta su questo argomento anche la senatrice Parente e l'Assemblea, in questa sede, rinnova la vicinanza e il cordoglio per le due vittime e per i feriti. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 6 dicembre 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 6 dicembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,43) . Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 822 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il testo proposto all'Assemblea dalla Commissione di merito per il disegno di legge in titolo, nonché gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione dell'ultimo periodo dell'articolo 8, comma 1, capoverso "Articolo 73.", con il seguente: "L'Autorità suddetta attua le funzioni trasferite con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili nel proprio bilancio, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.", e con i seguenti presupposti: - che, in relazione all'articolo 1, dal riconoscimento delle qualifiche professionali ivi previsto non derivino effetti onerosi correlati a progressioni di carriera, a contenziosi giudiziari ovvero all'organizzazione di tirocini di adattamento; - che, in merito all'articolo 9, l'Amministrazione doganale adotti già, per prassi, la non imponibilità ai fini IVA dei servizi di trasporto e spedizione di beni in franchigia secondo quanto previsto dall'articolo 144 della direttiva 2006/112/CE, nonché, con riguardo al comma 1, lettera c ) della medesima disposizione, l'ampliamento del regime di non imponibilità IVA a tutti i servizi accessori concernenti le spedizioni risulti neutrale dal punto di vista finanziario. In relazione agli emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.2 (testo 2), limitatamente alla lettera a ), 16.106 (già 11.8), limitatamente al numero 2), e 17.0.100 (già 12.0.3). Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti, fatta eccezione per la proposta 4.200, su cui l'esame resta sospeso. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'emendamento 4.200, precedentemente sospeso, riferito al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: MOZIONI SULLA TUTELA DEL SETTORE AGROALIMENTARE ITALIANO: sulla votazione n. 1, si segnala che il senatore Iwobi è in missione, per incarico ricevuto dal Senato, e non assente come risulta dal prospetto della votazione; sull'ordine del giorno G100, la senatrice Unterberger avrebbe voluto esprimere un voto favorevole DISEGNO DI LEGGE N. 822 sull'emendamento 1.2 (testo 3), i senatori Stefano e Marco Pellegrini avrebbero voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 17 il senatore Rufa avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 17 e sull'emendamento 17.0.101, i senatori Berutti e Mallegni avrebbero voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barbaro, Bogo Deledda, Borgonzoni, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Cirinna', Crimi, De Poli, Faraone, Giacobbe, Maffoni, Marsilio, Merlo, Monti, Napolitano, Nugnes, Rauti, Ronzulli, Santangelo, Sbrollini, Siri, Solinas e Vitali. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Rossomando, per attività di rappresentanza del Senato (fino alle ore 12.30) ; Arrigoni, Castiello, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza pubblica; Castaldi, Taverna e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); Di Micco, Fazzone, Marinello e Vescovi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Iwobi, per attività della 3ª Commissione permanente; Castaldi, Taverna e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); Di Micco, Fazzone, Marinello e Vescovi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Nannicini Tommaso, Patriarca Edoardo Modifiche alla legge 11 febbraio 1980, n. 18, ed introduzione di un ulteriore assegno personale di cura per le persone con disabilità (973) (presentato in data 03/12/2018); senatori Taricco Mino, Pittella Gianni, Iori Vanna, Serafini Giancarlo, Fedeli Valeria, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Stefano Dario, Ferrazzi Andrea Istituzione della giornata dell'attesa resiliente (974) (presentato in data 04/12/2018). Disegni di legge, presentazione di relazioni A nome della 11ª Commissione permanente Lavoro in data 05/12/2018 la senatrice Parente Annamaria ha presentato la relazione 920-A/bis di minoranza sul disegno di legge: "Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo" (920) (presentato in data 06/11/2018); A nome della 11ª Commissione permanente Lavoro in data 05/12/2018 la senatrice Toffanin Roberta ha presentato la relazione 920-A/ter di minoranza sul disegno di legge: "Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo" (920) (presentato in data 06/11/2018). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 05/12/2018 la 11ª Commissione permanente Lavoro ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo" (920) (presentato in data 06/11/2018). Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 28 novembre 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 29 gennaio 1998, n. 20, e successive modificazioni - la proposta di nomina della dottoressa Mariarita Sgarlata a componente, in qualità di consigliere delegato, del Consiglio di amministrazione della Fondazione "Istituto nazionale per il dramma antico (n. 11). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 7 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 25 dicembre 2018. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 30 novembre 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina della dottor Giorgio Palmucci a Presidente dell'ENIT - Agenzia nazionale del turismo (n. 12). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 10 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 25 dicembre 2018. Interrogazioni Atto n. 3-00448 DE PETRIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Atto n. 3-00449 FLORIDIA MONTEVECCHI CASTELLONE CORRADO GRANATO RUSSO VANIN MORONESE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Atto n. 3-00450 ROMEO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atto n. 3-00451 RUSPANDINI CIRIANI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il procuratore capo di Frosinone, in queste ore, ha aperto un fascicolo per "disastro ambientale plurimo" dopo i recentissimi episodi di inquinamento che si sono registrati nella valle del Sacco, in seguito ai quali il fiume Sacco è totalmente ricoperto da una schiuma bianca e maleodorante; come è noto, il corso d'acqua, che attraversa tutta la valle del Sacco e la provincia di Frosinone, risulta essere uno tra i fiumi più inquinati d'Europa, con un'elevata presenza di beta-esaclorocicloesano, uno scarto di lavorazione della produzione dell'insetticida chiamato "lindano"; i continui sversamenti illegali nelle acque del fiume hanno determinato il suo avvelenamento e anche quello dei terreni agricoli limitrofi, allagati dalle frequenti esondazioni, inducendo all'abbattimento del bestiame e all'abbandono dei pascoli e alla distruzione dei prodotti agricoli contaminati, oltre alla chiusura di alcune aziende agricole; recenti studi dimostrano come queste sostanze inquinanti siano entrate nella catena alimentare e quindi nelle case e negli abitanti della zona, rilevando evidenti connessioni tra l'inquinamento ambientale dei comuni limitrofi alla valle del Sacco e la frequenza di patologie tumorali dei residenti; la valle del Sacco vive ormai, fin dal 2006, in "stato di emergenza socio-economico-ambientale" permanente e i residenti sono sempre più colpiti da questa piaga ambientale, che mette a rischio la salute e la sicurezza; il fiume Sacco è ormai un veleno che scorre nel cuore di un'area che è sito d'interesse nazionale, dove, purtroppo, si teme che nei decenni passati industrie e criminalità abbiano anche interrato rifiuti tossici, si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per la bonifica e la salvaguardia dell'ambiente e la tutela della qualità della vita dei cittadini residenti nei comuni della valle del Sacco e se non ritenga necessario investire maggiori risorse, umane ed economiche, nell'attività di monitoraggio, coordinamento e controllo di tutti i processi che regolano il meccanismo di gestione degli scarichi delle numerose aziende della zona industriale ed in particolare sul funzionamento del depuratore Asi. Atto n. 3-00452 DURNWALDER UNTERBERGER STEGER Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: tra gli obiettivi chiave dell'azione di Governo riportati nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018, presentata il 4 ottobre in Parlamento, vi è la semplificazione delle procedure nel settore agricolo "per liberare risorse da destinare a progetti di eccellenza e di qualità", e, "per rendere più agevole e meno onerosa la conduzione delle imprese agricole nonché più snello ed efficace il sistema dei controlli", il Governo ha altresì annunciato che sarà istituito un patto per la semplificazione, da sancire in sede di Conferenza Stato-Regioni; il Governo ha dichiarato che tra i vari provvedimenti collegati alla manovra di bilancio sarà presentato anche il disegno di legge recante disposizioni per la modernizzazione e l'innovazione dei settori dell'agricoltura, del turismo e dell'ippica; considerato che ad oggi non risulta ancora presentato in Parlamento il disegno di legge citato, fortemente atteso dalle categorie interessate, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia riferire in merito allo stato di elaborazione del disegno di legge annunciato, fornendo anticipazioni più dettagliate sul relativo contenuto rispetto a quanto dichiarato nella nota di aggiornamento, nonché ai tempi di presentazione dello stesso. Atto n. 3-00453 MARGIOTTA MARCUCCI MARINO LAUS ASTORRE D'ARIENZO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: in data 30 novembre 2018, l'Istat ha diffuso un comunicato stampa nel quale ha evidenziato una diminuzione del prodotto interno lordo nel terzo trimestre del corrente anno rispetto a quello precedente. A questo dato particolarmente preoccupante, si aggiunge la contemporanea diminuzione dell'occupazione dello 0,2 per cento nel terzo trimestre rispetto a quello precedente. Si tratta di dati che riflettono la difficoltà del nostro sistema economico di fronte alle scelte e alle politiche adottate dal Governo negli scorsi mesi e da ultimo nella manovra di bilancio per il 2019; l'arresto della crescita nazionale avviene dopo tre anni e mezzo contrassegnati da risultati positivi, sia sul fronte dei conti pubblici, sia per quanto riguarda la crescita economica e il mercato del lavoro. Le misure introdotte nella manovra di bilancio costituiscono, pertanto, un pericoloso passo indietro rispetto alle scelte adottate nella XVII Legislatura; con la manovra di bilancio il Governo intende accrescere l'indebitamento netto, rispetto ai suoi valori tendenziali, in media di 1,3 punti percentuali del PIL all'anno nel triennio 2019-2021 e per il prossimo anno programma di attuare interventi espansivi per circa 34 miliardi di euro, coperti da aumenti delle entrate e riduzioni della spesa per poco più di un terzo, con un aumento del disavanzo di quasi 22 miliardi, ponendosi degli obiettivi di crescita particolarmente ambiziosi, definiti nei fatti più che ottimistici dai più autorevoli osservatori nazionali e internazionali. L'espansione di bilancio, tuttavia, non è determinata dalle spese per investimenti pubblici e privati, ma piuttosto da voci di spesa corrente. Tale scelta non garantisce la crescita nel medio termine e può anzi metterla in pericolo a lungo andare, e con essa la stabilità del Paese, quando ci si troverà a dover fronteggiare fasi cicliche avverse; il quadro macroeconomico e di finanza pubblica che si delinea a seguito della presentazione della manovra di bilancio è a giudizio degli interroganti imprudente e difficilmente sostenibile, e per tali ragioni il nostro Paese soffre un isolamento senza precedenti in Europa. La Commissione europea, dopo aver più volte segnalato al Governo italiano la pericolosità della manovra di bilancio, in data 21 novembre 2018 ha deciso di confermare la bocciatura del progetto di bilancio italiano, ritenendo che l'Italia violi la regola di riduzione del debito; considerato che: la velocità della ripresa economica e la competitività del nostro Paese dipende in buona misura anche dalla realizzazione di importanti investimenti pubblici e privati. Sulle grandi opere infrastrutturali si misura la capacità del Governo di guardare al futuro e di dotare il Paese di un sistema connesso, integrato con il resto dell'Europa e capace di creare crescita; nel Paese si è ormai diffusa una grave preoccupazione, come dimostrano la recente manifestazione organizzata spontaneamente da cittadini nella città di Torino, le conclusioni della manifestazione degli industriali sempre nella città di Torino dello scorso 3 dicembre e la manifestazione di metà dicembre nella città di Verona, in relazione alla decisione dell'Esecutivo di sottoporre, in linea con quanto previsto nel programma di Governo, alcune grandi opere infrastrutturali di rilevanza nazionale ed internazionale ad un'analisi del rapporto tra costi e benefici che di fatto determinerebbe il blocco dei lavori in corso o l'allungamento dei tempi della loro realizzazione. Tale situazione si aggiunge alla crisi strutturale del comparto che ha messo in grave difficoltà le principali imprese operanti del settore; nel caso della Tav Torino-Lione, il Governo ha addirittura deciso di congelare gli appalti già finanziati, chiedendo alla Telt, la società italo-francese che coordina la costruzione dell'opera, di rinviare al 2019 i bandi degli appalti già previsti e finanziati, in ragione della necessità di dare tempo per le conclusioni delle analisi costi-benefici; la decisione assunta dal Governo sulla Tav Torino-Lione, in corso di realizzazione o già finanziate, per le quali sono state impegnate e spese ingenti risorse economiche, oltre a bloccare il Paese e mettere in difficoltà un rilevante numero di imprese e di lavoratori impegnati nella loro realizzazione, rischia di compromettere il pieno rispetto di accordi internazionali assunti dal nostro Paese per le grandi opere della rete TEN-T; la conclusione dell'analisi costi-benefici da parte della struttura dei tecnici incaricati dal Ministero delle infrastrutture e trasporti era stata inizialmente prevista dal Governo tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre 2018, ma è stata ulteriormente posticipata senza fissare una data certa. Ciò, di fatto, oltre a provocare il blocco di un'importante opera infrastrutturale per il Paese come la Tav, allunga i tempi della realizzazione dell'opera, nonché quelli relativi alle opere connesse di compensazione territoriale; la Francia si appresta ad interdire il traforo autostradale del Frejus ai mezzi pesanti con motori Euro 4 e a proporre l'applicazione di un sovra-pedaggio del 5 per cento sul tratto in questione. Il combinato disposto tra il blocco della Tav Torino-Lione e le nuove condizioni di utilizzo del traforo autostradale del Frejus rischia di isolare ulteriormente il nostro Paese rispetto al contesto europeo, si chiede di sapere: quale sia la data certa di conclusione dei lavori da parte della struttura tecnica del Ministero delle infrastrutture incaricata di effettuare l'analisi del rapporto tra costi e benefici sulle grandi opere infrastrutturali; se, in attesa dei risultati di tali valutazioni, i cui tempi sono ancora ignoti, il Ministro in indirizzo intenda rivedere la decisione assunta sulla Tav Torino-Lione, garantendo lo svolgimento dei relativi bandi di appalto già finanziati entro le scadenze inizialmente previste, nonché la prosecuzione dei lavori in corso su tutte le opere infrastrutturali oggetto di valutazione; se le conclusioni del lavoro svolto dalla struttura di tecnici incaricati saranno rese note al Parlamento e ai cittadini, con un apposito e dettagliato documento su tutte le opere oggetto d'indagine; se intenda rendere noto, in ragione della trasparenza, a quanto ammontino gli oneri a carico del bilancio pubblico in caso di blocco delle opere infrastrutturali ed in particolare per quelle su cui esistono accordi internazionali, che impongono, in caso di mancata realizzazione, il pagamento di tutte le somme spese dall'Unione europea e dagli altri Stati; se il Governo sia intenzionato a rivedere la composizione della manovra di bilancio per il 2019 trasferendo al capitolo infrastrutture e opere pubbliche una parte della spesa corrente inizialmente prevista per misure, come il reddito di cittadinanza e "quota 100"; quali iniziative intenda adottare nei confronti del Governo francese, al fine di evitare che il transito nel traforo autostradale del Frejus sia interdetto ai mezzi pesanti con motori Euro 4 e che sia apposto un sovra-pedaggio sulla medesima tratta. Atto n. 3-00454 BERNINI MALAN GALLONE TIRABOSCHI PAPATHEU MESSINA Alfredo SICLARI GIAMMANCO TOFFANIN BATTISTONI DAL MAS BERUTTI FERRO GALLIANI LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: com'è noto il territorio italiano presenta caratteristiche di elevato rischio idrogeologico, anche a causa dei processi di antropizzazione incontrollata che hanno danneggiato il naturale equilibrio degli ecosistemi e del territorio, soprattutto a partire dalla metà del XX secolo; l'Italia, secondo i dati dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), è uno dei Paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi, gli ultimi dati contano infatti 620.808 frane nel corso del solo 2017, che hanno interessano un'area di 23.700 chilometri quadrati, pari al 7,9 per cento del territorio nazionale; per ciò che concerne le alluvioni, le aree a pericolosità idraulica elevata in Italia, risultano pari a 12.405 chilometri quadrati, le aree a pericolosità media ammontano a 25.398 chilometri quadrati, quelle a pericolosità bassa (scenario massimo atteso) a 32.961 chilometri quadrati. Le regioni con i valori più elevati di superficie a pericolosità idraulica media, sulla base dei dati forniti dalle autorità di bacino distrettuali, risultano essere Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto; sono attualmente nove le regioni con il 100 per cento di comuni a rischio idrogeologico: Valle d'Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria; a queste si aggiungono l'Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento, con percentuali tra il 90 e il 100 per cento; il 91 per cento dei comuni italiani sono abitati da oltre 3 milioni di nuclei familiari che vivono in territori classificati ad alta pericolosità; quasi il 4 per cento degli edifici italiani (oltre 550.000) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9 per cento (oltre un milione) in zone alluvionabili nello scenario medio (ovvero alluvionabili per eventi che si verificano in media ogni 100-200 anni); anche il patrimonio culturale è esposto a rischi elevati: i dati dell'ISPRA infatti individuano nelle aree franabili quasi 38.000 beni, oltre 11.000 dei quali ubicati in zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, mentre sfiorano i 40.000 i monumenti a rischio inondazione nello scenario a scarsa probabilità di accadimento o relativo a eventi estremi; alcune delle cause che hanno contribuito nel tempo a peggiorare il rischio idrogeologico del nostro Paese sono ascrivibili alle opere di urbanizzazione estrema in contrasto con i vincoli previsti dalle norme in materia, alla mancata manutenzione dei fiumi, al disboscamento e a ogni azione contraria al rispetto del territorio; per ridurre il rischio che si verifichino fenomeni franosi e alluvionali non bisogna agire nell'emergenza, ma è estremamente importante gestire il territorio in modo corretto, attraverso un'attenta pianificazione ambientale organica e strutturale che tenga in considerazione il cambiamento climatico in atto e il mutamento dell'assetto dell'intero territorio nazionale, compresi gli indicatori di rischio riguardanti popolazione, famiglie, edifici e opere infrastrutturali; a tal fine, è in via di presentazione un disegno di legge, di iniziativa del Gruppo di Forza Italia, per l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio nazionale; gli eventi calamitosi avvenuti nel corso degli ultimi anni e quelli meteorologici intensi, verificatisi anche durante i mesi appena passati, rappresentano la conferma di come le politiche relative al cambiamento climatico necessitino di essere rafforzate, in particolare sotto il profilo della prevenzione per la messa in sicurezza del territorio, della difesa del suolo, della realizzazione di sistemi di protezione, attraverso un coordinamento di tutti i soggetti coinvolti, a livello centrale e periferico, al fine di evitare il ripetersi di eventi tragici, derivanti dalla devastazione dei territori; nel disegno di legge di bilancio per il 2019, in discussione presso la Camera dei deputati, vi è l'istituzione del fondo per gli investimenti degli enti territoriali, in parte destinato ad interventi contro il dissesto idrogeologico, le cui modalità di utilizzo sono demandata ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; oltre a sostenere i Comuni nella realizzazione di interventi di messa in sicurezza del territorio, occorre coinvolgere i privati cittadini, incentivandoli ad investire in opere per fronteggiare episodi quali fenomeni di dissesto idrogeologico con origine in terreni di proprietà privata; a tale fine si potrebbero prevedere detrazioni fiscali per interventi di messa in sicurezza e di manutenzione idrogeologica, come avvenuto con il cosiddetto sisma bonus , si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda gestire le risorse del citato fondo riguardo al contrasto del dissesto idrogeologico, affinché ci sia un corretto ed efficace utilizzo di tali risorse mediante il coinvolgimento delle singole autorità competenti, e se non intenda attivarsi al fine di introdurre detrazioni fiscali per privati cittadini, agricoltori e piccole imprese che effettuano interventi per fronteggiare eventi di dissesto idrogeologico con origine in terreni di proprietà privata. Atto n. 3-00456 LAFORGIA Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 5 dicembre 2018 è apparsa la notizia della conclusione di un'importante operazione della Direzione distrettuale antimafia di Bari in materia di riduzione e mantenimento in stato di schiavitù e di sequestro di persona, consumati ai danni di giovani minorenni da destinare al mercato della prostituzione; da quello che risulta dalle indagini, in un campo nomadi di Foggia, in via San Severo, risiedevano delle minorenni, vittime di una famiglia rom, che venivano costrette a prostituirsi, vivendo segregate nelle baracche, e venivano continuamente picchiate perché non tentassero di fuggire e non parlassero con alcuno; quando si spostavano per raggiungere le strade dove venivano accompagnate in auto, fornite di preservativi e costrette a prostituirsi, erano controllate costantemente con alcuni degli aguzzini nascosti tra i cespugli; da quello che emerge, le vittime venivano costantemente e brutalmente minacciate e picchiate e gli aguzzini approfittavano delle condizioni di inferiorità fisica e psichica delle vittime connesse alla loro minore età e alla loro condizione di cittadine straniere, sole sul territorio italiano e prive di qualcuno che reclamasse la loro scomparsa, e per di più senza mezzi; le indagini hanno accertato che il capo famiglia gestiva l'intero giro, intascando almeno la metà dei proventi dell'attività di prostituzione, la cui organizzazione logistica era delegata ai figli e alle donne della famiglia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e quali urgenti misure intenda adottare per evitare il ripetersi di simili episodi quali la segregazione, la violenza e lo sfruttamento della prostituzione minorile. Atto n. 3-00458 GIARRUSSO Ai Ministri della giustizia e dell'interno Premesso che: sul sito "La Spia", in data 1° dicembre 2018, è stato pubblicato un articolo a firma del giornalista Paolo Borrometi, da cui si apprende che Franco Mormina detto "u Trinchiti" avrebbe inaugurato una sala scommesse, la "Genius win", a Scicli (Ragusa); è opportuno precisare che Franco Mormina, boss e capomafia sciclitano (così definito dalle relazioni della Direzione nazionale antimafia e della Direzione investigativa antimafia), è stato condannato, con sentenza, a 7 anni di reclusione, sottoposto a detenzione e rimesso in libertà, per incompatibilità con le condizioni carcerarie, per problemi d'ipertensione; tale gravissima incompatibilità non sembra aver impedito a Mormina di partecipare all'inaugurazione del locale, in cui si svolgerà l'attività aziendale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano avviare le opportune interlocuzioni con la Direzione investigativa antimafia competente per territorio, al fine di valutare la regolarità delle modalità di assegnazione delle concessioni, nonché l'eventuale presenza di interposizioni personali dietro la "Genius win"; se non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, al fine di verificare l' iter istruttorio che ha portato alla concessione della scarcerazione di Franco Mormina. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00455 GIARRUSSO Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: un articolo pubblicato il 26 novembre 2018 sul sito on line "Cronache della Campania", a firma di Antonia Blasetti, riporta quanto accade relativamente alla gestione del patrimonio edilizio del Comune di Arzano (Napoli). In particolare le case di proprietà del Comune risulterebbero occupate da soggetti che non ne hanno titolo o, peggio, sospettati di appartenere alla criminalità organizzata, i quali, approfittando della lentezza burocratica nella gestione delle stesse, riuscirebbero a imporre la propria volontà nei confronti della cittadinanza tutta e, addirittura, dello stesso Comune di Arzano; nell'articolo vengono descritti numerosi abusi edilizi commessi a difesa delle proprie, non certo legali, attività, come si sarebbe verificato nel rione di via Colombo, dove sono sorti nella più tragica indifferenza muri, recinzioni, aperture di vani, e, addirittura, accorpamenti di unità immobiliari in pregiudizio della normale circolazione e fruibilità dei beni, che dovrebbe essere la caratteristica degli spazi comuni a disposizione della cittadinanza; detta situazione risulta simile nei diversi agglomerati urbani di Arzano; addirittura, nel rione di via Colombo, il solo avvicinarsi scatena l'interesse di "pali" e vedette, appostati ai lati delle due vie che intersecano l'agglomerato delle case popolari, che agirebbero incontrollati e con la totale indifferenza delle istituzioni, si chiede di sapere: se corrisponda a verità quanto riportato nel suddetto articolo e, in caso positivo, se non si intenda promuovere un'ispezione presso il citato Comune, al fine di ristabilire la legalità quanto meno nella gestione del patrimonio abitativo comunale; se non si intenda rafforzare le misure di contrasto alla criminalità che, come evidenziato dall'articolo, in quelle zone starebbe assumendo il totale controllo del territorio. Atto n. 3-00457 LAFORGIA DE PETRIS ERRANI GRASSO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: da un'analisi dei dati Istat da gennaio a settembre 2018 circa le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale, si rileva come nei primi nove mesi del 2018 i decessi sul lavoro siano aumentati; il numero complessivo delle morti sul lavoro risulta essere 834, ossia 65 in più rispetto alle 769 denunciate nello stesso periodo del 2017 (con un aumento dell'8,5 per cento); da un'analisi approfondita appare evidente come l'aumento dei casi mortali sia dovuto soprattutto all'elevato numero di decessi avvenuti lo scorso mese di agosto rispetto all'agosto 2017 (109 contro 65), alcuni dei quali causati da incidenti "plurimi", ovvero quelli che causano contemporaneamente la morte di due o più lavoratori; i casi di infortunio denunciati all'Inail, invece, sono stati 469.008, in diminuzione dello 0,5 per cento rispetto all'analogo periodo del 2017; i dati rilevati al 30 settembre evidenziano, a livello nazionale, un incremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, che sono passati da 551 a 581 (con un aumento del 5,4 per cento), sia di quelli occorsi in itinere , in aumento del 16,1 per cento (da 218 a 253); nei primi nove mesi di quest'anno si è registrato un incremento di 67 casi mortali (da 648 a 715) nella gestione industria e servizi e di cinque casi in agricoltura (da 100 a 105), a fronte di un decremento di sette casi nel conto Stato (da 21 a 14); l'aumento dei casi mortali è dovuto soprattutto all'elevato numero di decessi avvenuti lo scorso mese di agosto rispetto all'agosto 2017 (109 contro 65), alcuni dei quali causati da incidenti plurimi; nel solo mese di agosto, infatti, si è contato lo stesso numero di vittime (36) in incidenti plurimi dell'intero periodo gennaio-settembre 2017; tra gli eventi del 2018 con il bilancio più tragico si ricordano, in particolare, il crollo del "ponte Morandi" a Genova e gli incidenti stradali avvenuti a Lesina e a Foggia, in cui hanno perso la vita numerosi braccianti; allargando l'analisi dei dati ai primi nove mesi, nel 2018 tra gennaio e settembre si sono verificati in totale 18 incidenti plurimi che sono costati la vita a 66 lavoratori, rispetto ai 12 incidenti plurimi del 2017, che hanno causato 36 morti; l'analisi territoriale evidenzia un incremento di 40 casi mortali nel Nordovest (da 183 a 223), di 15 nel Nordest (da 196 a 211) e di 14 al Sud (da 165 a 179); modeste diminuzioni si riscontrano, invece, al Centro (da 158 a 156) e nelle isole (da 67 a 65); a livello regionale spiccano i 20 casi in più del Veneto (da 70 a 90) e i 19 in più della Lombardia (da 94 a 113). Cali significativi si registrano, invece, in Abruzzo (da 38 a 22) e nelle Marche (da 28 a 15); l'aumento rilevato nel confronto tra i primi nove mesi del 2017 e del 2018 è legato prevalentemente alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono stati 64 in più (da 696 a 760), mentre quella femminile ha registrato un decesso in più (da 73 a 74); l'incremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani (da 649 a 698), sia quelle dei lavoratori extracomunitari (da 84 a 97) e comunitari (da 36 a 39), si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e quali azioni urgenti intendano promuovere affinché il lavoro sicuro possa tornare ad essere un diritto, per evitare che vi siano ulteriori vittime sul luogo di lavoro. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00971 MARSILIO Al Ministro dell'interno Premesso che: il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (decreto legislativo n. 267 del 2000), all'articolo 43, dispone che i consiglieri comunali hanno diritto di ottenere dagli uffici del Comune, nonché dalle aziende ed enti dipendenti "tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del proprio mandato"; tale previsione normativa garantisce il "diritto di accesso" e il "diritto di informazione" dei consiglieri in ordine agli atti in possesso dell'amministrazione comunale, estendendo tali diritti a qualsiasi atto ritenuto utile per espletare il mandato ricevuto a tutto tondo e senza limitazione alcuna, financo quella legata all'eventuale natura riservata delle informazioni richieste, essendo il consigliere vincolato al segreto d'ufficio, come ricordato da pronuncia del Consiglio di Stato (sez. V., 4 magio 2004, n. 2716); la commissione per l'accesso ai documenti amministrativi, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri dalla legge n. 241 del 1990, ovvero l'organismo preposto alla vigilanza sull'attuazione del principio della piena conoscibilità e trasparenza dell'attività della pubblica amministrazione, con parere fornito il 9 aprile 2014 che riprende un pronunciamento del Consiglio di Stato (sentenza n. 846 del 2013), ha inoltre sottolineato come l'accesso agli atti da parte di un consigliere non possa essere soggetto ad alcun onere motivazionale, atteso che "diversamente opinando sarebbe introdotto una sorta di controllo dell'ente, attraverso i propri uffici, sull'esercizio del mandato del consigliere comunale"; sempre il Consiglio di Stato, nelle sentenza richiamata, dopo aver ribadito la mancanza di limitazioni alla richiesta di accesso agli atti dei consiglieri comunali, sottolinea come "dette conclusioni si appalesano stringenti ove ad azionare l'istituto siano consiglieri di minoranza, cui i principi fondanti delle democrazie e la legge attribuiscono compiti di controllo dell'operato della maggioranza e, quindi, dell'esecutivo, qui inteso nella sua più larga accezione di apparato politico ed apparato amministrativo"; inoltre, l'articolo 2, comma 9- bis , della legge n. 241 del 1990, così come modificato, dispone che l'organo di governo individui "nell'ambito delle figure apicali dell'amministrazione, il soggetto cui attribuire il potere sostitutivo in caso di inerzia", attribuendolo, in caso di mancata individuazione, a specifiche figure amministrative; non di meno, lo stesso articolo richiama la responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente o del funzionario inadempiente, nel caso di mancata o tardiva emanazione del provvedimento nei termini di legge; risulta all'interrogante che Andrea Marchiella, consigliere comunale di Latina, in data 2 agosto 2018 abbia fatto richiesta di accesso agli atti per ottenere la documentazione relativa alla gestione degli impianti sportivi e delle antenne telefoniche, esercitando in tal modo un suo diritto, come ricordato particolarmente tutelato in quanto consigliere di minoranza; successivamente, in data 19 ottobre 2018, non avendo vista soddisfatta la sua richiesta, lo stesso avrebbe provveduto ad inoltrare richiesta di attivazione dei poteri sostitutivi all'avvocato Iovinella, responsabile anticorruzione del Comune, chiedendo al contempo di sapere se i dirigenti interessati dalla richiesta l'avessero avvisata, a tutela dei suoi diritti e come financo previsto da delibera di Giunta municipale n. 326/2017; ad oggi, a quasi 4 mesi dalla richiesta di accesso agli atti, non è stato ancora consentito al consigliere di minoranza di vedere riconosciute le sue ragioni, in spregio di qualsiasi principio di legalità e con grave lesione dei propri diritti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi per verificare l'operato dell'amministrazione comunale di Latina in merito al caso descritto; quali iniziative, per quanto di sua competenza, intenda adottare per ristabilire il primato delle regole, il rispetto del diritto e la legalità nel Comune di Latina. Atto n. 4-00972 IANNONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 15 di novembre 2018 la Giunta del Comune di Napoli, con la delibera n. 516, ha approvato lo studio di fattibilità, realizzato dall'Asia Napoli SpA, per la creazione di un ecodistretto in via Provinciale Casoria, nel quartiere di San Pietro a Patierno, ai confini con il territorio della città di Casoria; gli ecodistretti rappresentano impianti che mirano all'efficientamento del ciclo dei rifiuti, al fine della trasformazione della frazione secca, del cartone e del multimateriale; in sé e per sé, dunque, sembrerebbe opportuno un atteggiamento non ostile a questo tipo di impianti; tuttavia, il previsto ecoditretto sta generando un forte allarme presso la cittadinanza di Casoria, oltre che presso quella di San Pietro a Patierno, in quanto l'area individuata insisterà su un territorio densamente abitato: si tratta quasi del centro della città, in prossimità di scuole ed uffici pubblici; i timori riguardano, quindi, l'intensificarsi della circolazione di mezzi pesanti da e verso l'impianto e soprattutto le perplessità riguardano la reale natura dei rifiuti trattati, e l'impatto ambientale dell'impianto, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e se risulti che il nuovo impianto non graverà sulla qualità della vita delle popolazioni residenti già afflitte da molte problematiche. Atto n. 4-00973 NASTRI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in un articolo pubblicato dal quotidiano "Il Sole-24 ore" il 5 dicembre 2018, il responsabile commerciale di una società italiana, leader nel mondo dei trasporti eccezionali, evidenzia le molteplici difficoltà infrastrutturali esistenti sul territorio italiano, in relazione alla mobilità dei mezzi di trasporto di grandi dimensioni, causate dall'eccessiva burocrazia e dal peggioramento strutturale dei manufatti stradali e autostradali, anche alla luce delle recenti tragedie, quali il cedimento strutturale del ponte di Annone Brianza nell'ottobre 2016 sulla superstrada 36 Milano-Lecco (causato immediatamente dopo il passaggio di un tir con un peso di oltre 107,5 tonnellate che ha provocato una vittima) unitamente al recente crollo del ponte Morandi di Genova, che ha causato 43 morti; le verifiche strutturali e preventive sui manufatti stradali, quali ponti e viadotti (in fase di autorizzazione), rileva l'articolo, hanno infatti portato alla luce una situazione delle infrastrutture indubbiamente critica negli ultimi 18 mesi, che non si era mai verificata in 20 anni, considerato come numerosi ponti e viadotti siano al limite della sicurezza stradale, altri siano stati declassati, altri ancora risultano chiusi (in quanto l'ente proprietario era conscio che la portata non era più adeguata); le inevitabili conseguenze per le imprese di trasporto eccezionale, prosegue ancora il quotidiano economico, a causa delle condizioni di estrema gravità delle infrastrutture legate alla mobilità, hanno determinato, fra l'altro, un deciso aumento dei tempi di autorizzazione per movimentare (almeno 5 o 6 settimane, rispetto a 3 o 4 settimane nell'autunno 2016) e per raggiungere luoghi di consegna, a causa dei nuovi limiti concordati, i cui effetti economici negativi e penalizzanti per il settore si configurano come una tassa occulta causata dal deficit infrastrutturale; ad avviso dell'interrogante tali criticità destano sconcerto e preoccupazione, in relazione all'evidente assenza, da parte del Ministro in indirizzo e più in generale del Governo, di un piano d'azione complessivo di monitoraggio e salvaguardia sull'intero sistema stradale e autostradale del territorio nazionale, in grado di verificare lo stato di sicurezza delle infrastrutture viarie di collegamento, che appaiono in condizioni evidentemente gravi e pericolose per la tutela dei viaggiatori, oltre che dei mezzi di trasporto; la necessità di rapidi interventi finalizzati a potenziare il sistema dei controlli e dell'ammodernamento dei collegamenti stradali, dai ponti ai viadotti al manto stradale, risulta all'interrogante urgente, al fine di evitare ulteriori tragedie, come quelle di recente accadute, oltre a sostenere economicamente il comparto degli autotrasportatori italiano, vessato da continui aggravi di oneri fiscali e costi aggiuntivi, oltre che dal deficit infrastrutturale legato alla mobilità, il cui gap aumenta con il passare degli anni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle criticità provenienti dal settore dei trasporti eccezionali esposte in premessa, in relazione alla sicurezza attuale delle infrastrutture della mobilità, oltre che da un aumento delle restrizioni dei vincoli per la movimentazione dei mezzi pesanti; quali iniziative di propria competenza urgenti e necessarie, anche di iniziativa normativa, intenda intraprendere, al fine di incrementare i livelli di sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali sull'intero territorio nazionale, che, come evidenziato, risultano essere in condizioni allarmanti e pericolose; se intenda predisporre, infine, in tempi rapidi, una mappatura generale dei manufatti stradali, quali ponti e viadotti, alla luce degli allarmi provenienti dal settore dei trasporti e degli autotrasportatori, che evidenziano le gravissime condizioni legate alla sicurezza e che purtroppo seguono a gravi tragedie avvenute nel nostro Paese. Atto n. 4-00974 PAPATHEU Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e per il Sud Premesso che: l'articolo 244 del testo unico degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, stabilisce che un Comune perviene al dissesto finanziario quando non è più in grado di assolvere alle funzioni ed ai servizi indispensabili, oppure quando nei confronti dell'ente esistono crediti terzi, ai quali non si riesce a far fronte con il mezzo ordinario del ripristino del riequilibrio di bilancio, né con lo strumento del debito fuori bilancio. Il dissesto finanziario non può, altresì, esser equiparato al fallimento di un'impresa privata, poiché per l'ente locale non può esservi una forzata cessazione della sua attività, e gli oneri pregressi (compresi i residui attivi e passivi non vincolati) vengono estrapolati dal bilancio comunale e passano alla gestione straordinaria. In tal caso, le imposte e le tasse locali vengono innalzate nella misura massima consentita e la deliberazione di dissesto, non revocabile, ha efficacia per cinque anni; attualmente 63 Comuni della Sicilia risultano a rischio fallimento. Nel corso di questi ultimi 6 anni 35 municipalità hanno dichiarato lo stato di predissesto, mentre 28 quello di dissesto. La problematica concerne sia i grandi che i piccoli centri e nel complesso coinvolge 1,4 milioni di cittadini. Tra i Comuni a rischio default rientrano le città di Catania e Messina; i Comuni in predissesto sono: Campobello di Licata, in provincia di Agrigento; San Cataldo, in provincia di Caltanissetta; Adrano, Catania, Linguaglossa, Mazzarrone, Randazzo, Riposto, Tremestieri Etneo, in provincia di Catania; Centuripe e Leonforte, in provincia di Enna; Barcellona Pozzo di Gotto, Ficarra, Galati Mamertino, Giardini Naxos, Itala, Messina, Motta Camastra, Santa Domenica Vittoria, Sant'Alessio Siculo, Taormina, Terme Vigliatore, Villafranca Tirrena, in provincia di Messina; Belmonete Mezzagno, Caccamo, Partinico, Piana degli Albanesi e Ustica, in provincia di Palermo; Modica, Monterosso Almo, Pozzallo e Scicli, in provincia di Ragusa; Avola, Pachino, Rosolini in provincia di Siracusa; risultano, invece, in dissesto i Comuni di: Aragona, Casteltermini, Favara e Porto Empedocle (Agrigento); Mussomeli, Sommatino, Giarre, Mirabella Imbaccari, Palgonia, Scordia e Vizzini (Catania); Barrafranca (Enna); Brolo, Mazzarà Sant'Andrea, Milazzo, Scaletta Zanclea, Tortorici (Messina); Bolognetta, Borgetto, Carini, Casteldaccia, Cefalù, Cerda, Monreale (Palermo); Agate (Ragusa); Augusta, Cassaro e Lentini (Siracusa); se le citate municipalità non riusciranno a ridurre drasticamente le uscite e a rispettare i piani di riequilibrio, per loro si attiveranno le procedure di fallimento, con conseguenze nefaste per il personale, i cittadini e i creditori e con riflessi altamente negativi sulla popolazione residente, che sarà costretta a subire un incremento delle imposte e dunque della già gravosa tassazione a proprio carico; la Regione Siciliana sta facendo la propria parte e, anche a seguito di un confronto con una delegazione di sindaci, l'Esecutivo regionale ha inteso procedere alla creazione di un apposito fondo, che mobilita 20 milioni di euro a favore dei Comuni in dissesto. La finanza locale, tuttavia, è materia di competenza dello Stato e pertanto non è più rinviabile anche un intervento del Governo centrale per evitare che gli enti siciliani vadano in default . Ad aggravare ulteriormente la situazione, nel corso degli ultimi anni, la drastica riduzione dei trasferimenti statali verso i Comuni e un prelievo forzoso per le ex Province regionali che quest'anno è stato quantificato in 277 milioni di euro. Pertanto, soltanto con un valido e collaborativo concorso dell'Esecutivo nazionale il problema può essere affrontato e risolto; nella condizione di grave sofferenza economico-finanziaria in cui versa la quasi totalità degli enti locali siciliani, si ravvisa a parere dell'interrogante l'esigenza non rimandabile di misure correttive e provvedimenti urgenti atti a porre rimedio ad una condizione alla quale concorre l'insostenibilità per i Comuni di far fronte ad imposizione di tasse elevate ad aliquote massime, servizi ormai ridotti all'osso, perduranti ritardi nel pagamento degli stipendi del personale e centinaia di migliaia di euro di debiti nei confronti di altri enti ed imprese fornitrici di beni e servizi, si chiede di sapere: se il Governo intenda convocare con urgenza un tavolo di confronto con il Governo regionale siciliano, al fine di concorrere alla previsione immediata di misure finalizzate a consentire e sostenere il risanamento dei Comuni in predissesto e dissesto, determinando in tal modo le condizioni essenziali per il riequilibrio ed il rilancio del tessuto economico della Sicilia; se, nella redigenda legge di bilancio per il 2019, intenda individuare nell'ambito delle misure per il Sud un apposito fondo "salva Comuni" con un sostegno economico per la salvaguardia ed il consolidamento degli equilibri di bilancio degli enti locali siciliani. Atto n. 4-00975 ZAFFINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: i dirigenti scolastici dell'Umbria si sono visti recapitare, in questi giorni, una lettera a firma del dirigente dell'Ufficio scolastico regionale che, facendo riferimento al "Progetto di ricerca sul bullismo omofobico", invita i dirigenti scolastici a somministrare agli studenti delle classi III e IV della scuola secondaria di secondo grado un questionario che dovrebbe fornire dati utili all'indagine sul bullismo omofobico promossa con il progetto medesimo; il progetto è nato dalla collaborazione tra "Omphalos", associazione LGBTI di riferimento per la comunità lesbica, gay , bisessuale, trans e intersex a Perugia e in Umbria, la Regione Umbria, l'Ufficio scolastico regionale e il dipartimento FISSUF dell'università di Perugia, e pertanto si teme che fra gli autori del questionario ci siano, in realtà, anche soggetti non titolati alla redazione di un questionario che, visto l'impatto drammatico del problema sulle vite degli adolescenti e delle loro famiglie, ci si aspetta che sia stato redatto da un pool altamente specializzato di pedagogisti e psicanalisti dell'adolescenza; il questionario, che nelle intenzioni dichiarate dovrebbe rilevare il livello di bullismo omofobico nelle scuole, oltre che di altre forme di bullismo e discriminazione nella popolazione studentesca umbra, sembra all'interrogante in realtà avere tutt'altra finalità: la totale assenza di domande aperte mostra la pari assenza di qualsiasi reale intento conoscitivo del fenomeno del bullismo e dei problemi degli studenti rispetto ad esso; l'esclusiva presenza di domande a scala, di cui ben 98 su orientamento politico, orientamento religioso, orientamento sessuale, uomini gay , donne lesbiche, adozioni da parte di persone dello stesso sesso, matrimoni gay e soltanto 18 sui fenomeni di bullismo, a giudizio dell'interrogante la dice lunga sulle reali intenzioni di chi ha stilato il questionario, con la volontà, piuttosto, di dimostrare non si capisce bene quale semplicistico e riduttivo teorema religione-politica-discriminazione cercando di incasellare il sentire degli adolescenti in risposte già date e alimentando proprio i pregiudizi; a giudizio dell'interrogante si pretende di chiedere ad adolescenti anche di 13 anni di pronunciarsi su questioni come i matrimoni omosessuali e le adozioni omosessuali che hanno lacerato e tuttora lacerano il dibattito non solo politico, con una crocetta su risposte già scritte a domande estremamente complesse, cosa che oltretutto non consente nemmeno di verificare se l'intervistato abbia compreso correttamente la domanda; stessa cosa si dica per il sistema riduttivo e semplicistico con cui adolescenti anche di 13 anni vengono chiamati a esprimersi sul fenomeno dei migranti cui sono dedicate soltanto 21 domande; il modulo per il consenso informato che i genitori dovrebbero sottoscrivere non fa riferimento alcuno ai contenuti del questionario, con la volontà, quindi, a parere dell'interrogante, di "estorcerlo" a genitori ignari di che cosa si chieda ai loro figli con lo stesso questionario. A tal proposito si rammenta che la nota n. 19534 del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca del 20 novembre 2018 prevede tra l'altro che "la partecipazione a tutte le attività che non rientrano nel curricolo obbligatorio (…) è, per sua natura, facoltativa e prevede la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni (…) al fine del consenso, è necessario che l'informazione alle famiglie sia esaustiva e tempestiva"; appare all'interrogante quantomeno discutibile l'"operazione" posta in essere dal dirigente dell'Ufficio scolastico regionale alla quale ci si augura che il Ministro in indirizzo vorrà chiedere i dovuti e necessari chiarimenti, prendendo tutte le misure utili ad evitare il reiterarsi di simili iniziative; la vicenda appare ancora più grave perché in tutto simile, nelle dinamiche e negli intenti, a quanto già accaduto sempre in Umbria nel mese di settembre, nell'ambito di un protocollo d'intesa per il contrasto delle discriminazioni di genere e del bullismo omofobico, la cui firma ha creato un pesante scontro tra istituzioni, consumatosi anche a mezzo stampa, in quanto il protocollo conteneva la previsione di interventi "informativi" da attuare sugli studenti ad opera di associazioni LGBT, previsione che non trova copertura alcuna nel quadro normativo vigente in Umbria (legge regionale 11 aprile 2017, n. 3, "Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere"), tanto che né i prefetti i Perugia e Terni, né i sindaci di Perugia e Terni, come quelli di altri Comuni, né il rettore dell'università degli studi di Perugia, hanno inteso sottoscriverlo, si chiede di sapere: se il questionario sia stato fornito dalle strutture del Ministero o, in caso contrario, quale pool di esperti abbia provveduto alla sua redazione; se il Ministro in indirizzo non ritenga di doversi attivare affinché il questionario venga immediatamente ritirato e riformulato da un' équipe specializzata, composta anche da psicologi, oltre che da pedagogisti esperti del fenomeno, dando spazio a domande legate al fenomeno del bullismo nella sua complessità e finalizzate a far emergere le situazioni di disagio presenti fra gli adolescenti; se non ritenga di dover attivare i propri poteri ispettivi presso l'Ufficio scolastico regionale dell'Umbria, visto il reiterarsi di azioni che non hanno la terzietà necessaria per garantire famiglie e studenti. Atto n. 4-00976 LANNUTTI DI NICOLA Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: il testo unico sull'ambiente (di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006) prevede una specifica disciplina per gli imballaggi ed i rifiuti di imballaggi, di qualunque materiale costituiti, già introdotto con il decreto legislativo n. 22 del 1997, in particolare l'articolo 234 ha la finalità di razionalizzare, organizzare e gestire la raccolta ed il trattamento dei rifiuti di beni in polietilene destinati allo smaltimento e l'istituzione del Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene, esclusi gli imballaggi di cui all'articolo 218, comma 1, lettere a) , b) , c) , d) , e) ; in attuazione delle suddette previsioni normative, nel 1998 sono stati costituiti il Conai (dedicato alle imprese produttrici ed utilizzatrici di imballaggi) ed il Polieco (dedicato ai produttori, distributori ed importatori di beni a base di polietilene); le aziende produttrici di film adesivo in polietilene hanno aderito al consorzio obbligatorio Polieco ed hanno provveduto a versare ad esso il contributo ambientale; ad un decennio dall'istituzione di tali consorzi, il Conai ha invocato nei riguardi dei produttori del film in polietilene l'obbligo degli stessi di aderire al Conai con una decisione arbitraria ed unilaterale, qualificando 11 prodotti quali imballaggi, ed ha attivato dal 2015 plurime procedure giudiziali, con la richiesta di accertamento dell'obbligo di iscrizione dei ricordati produttori al Conai, accompagnata da ingenti pretese economiche (decine di milioni di euro), i cui costi sono insostenibili per le aziende le quali, in base alle vigenti norme riferite al contributo ambientale, operano quali soggetti preposti alla riscossione dello stesso, provvedendo quindi a girare al consorzio di appartenenza (Polieco) le somme riscosse; gli importi richiesti dal Conai corrispondono a cifre mai incassate e neppure trattenute dai produttori, i quali, nell'ipotesi di soccombenza, quanto alla pretesa economica avanzata, si troverebbero, data l'incertezza circa la prosecuzione dell'attività d'impresa, a dover intraprendere in danno dei propri clienti iniziative finalizzate a conseguire il reintegro postumo di quanto eventualmente versato dai medesimi, in esecuzione della pronuncia giudiziale; la situazione di incertezza ed il potenziale grave danno economico in capo alle aziende o a talune di esse, laddove non via sia uniformità di giudizio, mettono a rischio la sopravvivenza stessa del settore, con ricadute sociali per forzature interpretative che vedono le aziende del settore ad un potenziale contenzioso tra i due consorzi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della descritta forzatura interpretativa di chiare norme vigenti dal 1998, che definiscono di organizzare e gestire la raccolta ed il trattamento dei rifiuti per le imprese produttrici ed utilizzatrici di imballaggi al Conai, mentre a Polieco lo smaltimento ed il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene, esclusi gli imballaggi; se, nonostante la chiarezza della norma, intendano offrire definitivamente le corrette interpretazioni, per dare certezza ad un settore di nicchia molto considerato ed evitare un contenzioso dannoso per entrambi i consorzi impegnati nella raccolta e nel trattamento dei rifiuti; se non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento che potrebbero indebolire la comune battaglia per una più puntuale tutela dell'ambiente, del territorio e del mare.