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Istituzione della Giornata nazionale della vita nascente. Onorevoli Senatori. – I l tema della denatalità, nonostante sia da decenni al centro di convegni e dibattiti, è stato nella sostanza non adeguatamente valutato in Italia, in relazione sia alle crescenti dimensioni del fenomeno che alle ricadute a livello sociale, economico e territoriale. Al di là del colore dei governi e delle maggioranze parlamentari, finora è sempre mancata un'adeguata azione pubblica tesa ad affrontare le cause molteplici del calo demografico, come invece si è fatto con maggiore efficacia in altri contesti nazionali, europei e occidentali; ed è mancata una parallela consapevolezza diffusa della gravità del fenomeno. Il report dell'ISTAT su « Natalità e fecondità della popolazione residente per l'anno 2019 », titola: « Ancora un record negativo per la natalità », e continua snocciolando dati davvero preoccupanti: « Per il settimo anno consecutivo, nel 2019 c'è un nuovo superamento, al ribasso, del record di denatalità ». Dal 2008 le nascite sono diminuite di 156.575 unità (-27 per cento). Questo calo è attribuibile quasi esclusivamente alle nascite da coppie di genitori entrambi italiani (327.724 nel 2019, oltre 152.000 in meno rispetto al 2008). Si tratta di un fenomeno di rilievo, in parte dovuto agli effetti « strutturali » indotti dalle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra i quindici e i quarantanove anni. In questa fascia di popolazione le donne italiane sono sempre meno numerose: da un lato, le cosiddette baby boomers (ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva (o si stanno avviando a concluderla); dall'altro, le generazioni più giovani sono sempre meno consistenti. Queste ultime scontano, infatti, l'effetto del cosiddetto baby bust , ovvero la fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995, che ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995. A partire dagli anni duemila l'apporto dell'immigrazione, con l'ingresso di popolazione giovane, ha parzialmente contenuto gli effetti del baby bust ; tuttavia, l'apporto positivo dell'immigrazione sta lentamente perdendo efficacia man mano che invecchia anche il profilo per età della popolazione straniera residente. A diminuire sono soprattutto le nascite all'interno del matrimonio, pari a 279.744 nel 2019, 18.000 in meno rispetto al 2018 e 184.000 in meno in confronto al 2008. Ciò è dovuto anche al forte calo dei matrimoni che si è protratto fino al 2014, anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze (rispetto, ad esempio, al 2008 quando erano 246.613) per poi proseguire con un andamento altalenante. La denatalità prosegue nel 2020: secondo i dati provvisori riferiti al periodo gennaio-agosto 2020, le nascite sono state 6.400 in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Anche senza tener conto degli effetti dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, che si potranno osservare a partire dal mese di dicembre 2020, ci si può attendere una riduzione ulteriore delle nascite almeno di 10.000 unità. Il crollo delle nascite colpisce particolarmente regioni a maggior calo demografico o a più forte invecchiamento come, ad esempio, la Basilicata (-11,3 per mille), il Molise (-10,4) e la Calabria (-9,1) nel Mezzogiorno, ma anche regioni nel Nord del Paese come la Liguria (-8,7). Questi dati evidenziano senza necessità di commento l'esigenza di una rinnovata strategia destinata al sostegno e alla valorizzazione della genitorialità e della famiglia. Nonostante il clima scarsamente favorevole alla discussione trasparente e aperta su tematiche così delicate, i numeri prima riassunti permettono di affrontare in modo oggettivo la scelta di accogliere un figlio come parte di un sistema di valori. Se la dignità e la responsabilità di generare richiedono generosità, domandano anche adeguato sostegno da parte delle politiche pubbliche, oltre a una cornice culturale che sappia accompagnare il desiderio di maternità e paternità, e non, come troppo spesso accade oggi, scoraggiarlo o ridurlo a scelta esclusivamente individuale e privata. Le ricadute dell'inverno demografico non sono solo quelle immediatamente verificabili, come quelle sull'equilibrio tra contributi versati e spesa pensionistica, ma anche quelle, meno facilmente misurabili, legate più in generale all'invecchiamento della popolazione. Un Paese che non fa figli produce meno idee nuove, meno conoscenze all'avanguardia, avrà meno propensione per il rischio e l'impresa. È un Paese che tende a ripiegarsi su se stesso, a privilegiare la rendita e la sicurezza, a investire e consumare meno. Meno giovani vuol dire meno energie fresche, vuol dire non avere uno sguardo proiettato verso il futuro. Ma vuol dire anche maggiore solitudine per gli anziani, sempre meno inseriti in un tessuto familiare che può garantire calore, cura e sostegno reciproco. Un quadro come quello appena sintetizzato richiede sicuramente importanti provvedimenti, sia di rafforzamento e di incremento dei servizi, che di rafforzamento e di revisione delle misure di sostegno alle famiglie e alla genitorialità. Non è infatti ulteriormente rinviabile il completamento del percorso avviato con il cosiddetto « bonus bebè » e con il prossimo avvio, dal primo di luglio, dell'assegno unico, o con gli interventi del piano asili nido; al contrario , è necessario un vero e proprio piano strategico di interventi a favore e in sostegno della famiglia e della genitorialità, sul modello di altri Paesi europei che stanno ottenendo importanti risultati proprio in tema di natalità. Urgono anche segnali forti ed espliciti da parte delle istituzioni, sul piano culturale e normativo, per valorizzare l'accoglienza di ogni nuova vita e per incoraggiare e sostenere la scelta di diventare genitori. Il presente disegno di legge in tale ottica mira a promuovere, attraverso l'istituzione della Giornata nazionale della vita nascente, la consapevolezza del valore sociale – costituzionalmente riconosciuto – della genitorialità. La celebrazione annuale della Giornata della vita nascente rappresenta l'occasione, come è per le altre « Giornate » che richiamano l'attenzione su voci importanti della nostra vita civile quotidiana, per promuovere, nella data prescelta, manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri e momenti comuni di informazione e di riflessione, anche nelle scuole di ogni ordine e grado. Cogliere l'occasione di dedicare almeno un giorno all'anno – insieme con quelli che lo precedono, come accade per altre ricorrenze – a queste tematiche è un segno importante verso un'azione socio-educativa profonda, che aiuti le persone a costruire una società di uomini e donne aperti alla vita, alla continuità e alla solidarietà tra generazioni. L'istituzione della Giornata avviene senza oneri per la finanza pubblica, utilizzando in modo razionale le risorse già esistenti, e valorizzando le esperienze già maturate nel volontariato e nel mondo del non profit . La data proposta, il 25 marzo, ha un respiro internazionale, poiché già altri undici Stati nel mondo (Argentina, Cile, Costarica, Ecuador, El Salvador, Filippine, Honduras, Nicaragua, Repubblica Domenicana, Paraguay, Perù e Portorico) hanno istituito, per decisione dei rispettivi Parlamenti, una giornata nazionale dedicata alla vita nascente.. 1 1 La Repubblica riconosce il 25 marzo quale « Giornata nazionale della vita nascente », al fine di promuovere la consapevolezza del valore sociale della maternità, della paternità e della solidarietà tra le generazioni. 2 In occasione della ricorrenza annuale di cui al comma 1 lo Stato, le regioni e gli enti locali organizzano o promuovono, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri, momenti comuni di informazione e di riflessione, anche nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di diffondere informazioni relative alla gestazione, alla comunicazione e all'interazione relazionale precoci tra madre e figlio, alle cure da prestare al nascituro e alla donna in stato di gravidanza, ai diritti spettanti alla gestante, ai servizi sanitari e di assistenza presenti sul territorio, alla legislazione sul lavoro a sulla tutela della madre e del padre, nella prospettiva di far emergere la positività dell'esperienza genitoriale. 3 Alle iniziative di cui al comma 2 possono concorrere le associazioni del Terzo settore impegnate nel sostegno alla genitorialità e alla famiglia. 4 Con decreto del Ministro per le pari opportunità e la famiglia, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri di individuazione e le modalità di intervento delle associazioni di cui al comma 3.