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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª) 245 STEFANO La seduta inizia alle ore 14,30 SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE In riferimento all'esame del disegno di legge europea 2019-2020 (AS 2169), il PRESIDENTE comunica che la senatrice Cantù ha presentato la riformulazione 17.0.4 (testo 2). Comunica inoltre che in data 1° luglio sono state deferite alla 14ª Commissione, ai sensi dell'articolo 144 -bis del Regolamento, in sede referente, la relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2021 ( Doc . LXXXVI, n. 4) e la relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2020 ( Doc . LXXXVII, n. 4). A tale riguardo, il Presidente si riserva di sottoporre alla Commissione la proposta di congiungere l'esame delle due Relazioni con il disegno di legge europea AS 2169, tenendo conto dell'esigenza complessiva di speditezza dei lavori di quest'ultima. La Commissione prende atto. IN SEDE CONSULTIVA AS 878 Norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, a chilometro zero o utile DDL 878 Norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, a chilometro zero o utile (Parere alla 9 a Commissione su emendamenti. Esame. Parere non ostativo) Il senatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, dà conto degli emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo, che reca norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta e da produzioni a chilometro zero o utile. Si sofferma, in particolare sugli emendamenti riferiti all'articolo 2, con riferimento alle definizioni di chilometro zero e di filiera corta. Ribadisce, al riguardo, l'opportunità, già espressa nell'ambito del parere sul testo del disegno di legge, di uniformare le definizioni di cui all'articolo 2 a quelle di cui al regolamento (UE) n. 1305/2013 e agli Orientamenti dell'Unione europea per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali 2014-2020 (prorogati fino al 31 dicembre 2022), che definiscono i "mercati locali" come quei mercati situati a un raggio di 75 chilometri dall'azienda agricola d'origine del prodotto ovvero il cui rispettivo programma di sviluppo rurale stabilisce una "definizione alternativa convincente", e i prodotti da "filiera corta" come quei prodotti agricoli e alimentari provenienti da una filiera di approvvigionamento formata da un numero limitato di operatori economici che si impegnano a promuovere la cooperazione, lo sviluppo economico locale e stretti rapporti socio-territoriali tra produttori, trasformatori e consumatori, incentivabili solo se la filiera corta non comporta più di un intermediario tra agricoltore e consumatore. Propone pertanto di esprimere un parere non ostativo sugli emendamenti. Il PRESIDENTE , previa verifica della presenza del prescritto numero di senatori, pone ai voti lo schema di parere presentato dal Relatore e allegato al resoconto di seduta. La Commissione approva. (1921, 2087) Disciplina della professione di guida turistica DDL 1921 Disciplina della professione di guida turistica DDL 2087 Disciplina della professione di guida turistica (Parere alla 10 a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto. Parere non ostativo con osservazioni) Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta dell'11 maggio. La senatrice CASOLATI ( L-SP-PSd'Az ), relatrice, presenta uno schema di parere sui provvedimenti in titolo, finalizzati a disciplinare la professione di guida turistica. Ricorda, al riguardo, che l'articolo 3 della legge 6 agosto 2013, n. 97 (legge europea 2013) ha permesso di archiviare la procedura EU-Pilot 4277/12/MARK, per violazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, avendo stabilito che l'abilitazione alla professione di guida turistica è valida sull'intero territorio nazionale e prevedendo l'applicazione di tale principio sia alle guide turistiche italiane, sia a quelle abilitate in altri Stati membri, senza necessità di ulteriori autorizzazioni o abilitazioni. Ciò ha, tuttavia, comportato una dequalificazione della professione di guida turistica, a scapito della migliore valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Pertanto propone di esprimere un parere non ostativo sui disegni di legge in esame, volti a tutelare la professione di guida turistica e la qualità del servizio da questi reso, ritenendo compatibile con l'ordinamento dell'UE una disciplina sui requisiti di formazione e di accesso alla professione, ai fini di una maggiore tutela della qualità del servizio di guida turistica e di una maggiore valorizzazione del patrimonio culturale italiano. In base a tale disciplina, una guida turistica di un altro Stato membro, potrà accedere all'esercizio della professione sull'intero territorio italiano, al pari della guida italiana, in seguito al riconoscimento del titolo professionale conseguito nello Stato membro di provenienza, nel rispetto della direttiva 2005/36/CE, come modificata dalla direttiva 2013/55/UE, e dei rispettivi decreti legislativi di attuazione 9 novembre 2007, n. 206, e 28 gennaio 2016, n. 15, con l'eventuale necessità di integrazione della formazione professionale mediante misure compensative. La Relatrice propone inoltre di osservare che con il decreto ministeriale 15 aprile 2015 sono stati individuati 3.187 siti italiani di particolare interesse storico, artistico o archeologico, per i quali occorre una specifica abilitazione per lo svolgimento della professione di guida turistica, in attuazione dell'articolo 3, comma 3, della legge europea 2013 (legge 6 agosto 2013, n. 97), e che, per tali siti, il decreto ministeriale 11 dicembre 2015 prevede i requisiti necessari per l'abilitazione allo svolgimento della professione di guida turistica e le procedure per il rilascio dell'abilitazione, tra cui il diploma di laurea triennale, anche per le guide provenienti dagli altri Stati membri. Al riguardo, rileva tuttavia che nel database europeo delle professioni regolamentate, non vi è alcuna menzione dei citati decreti ministeriali del 2015 e la professione di guida turistica risulta regolata dal decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, recante il Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, che non tratta specificamente della professione di guida turistica. Nel database europeo risulta inoltre come unico requisito per l'accesso alla professione, quello del diploma di scuola superiore di secondo grado, della durata di 5 anni. Cita, quindi, ad titolo di paragone, la scheda relativa alla Francia, in cui per l'accesso alla professione di guida turistica è prevista la laurea triennale. Il PRESIDENTE , in assenza di richieste di intervento, previa verifica della presenza del numero legale, pone ai voti lo schema di parere, pubblicato in allegato al resoconto di seduta. La Commissione approva. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA COM (2021) 89 Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla partecipazione dell'Unione al partenariato europeo sulla metrologia avviato congiuntamente da più Stati membri Doc n. COM(2021) 89 definitivo Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla partecipazione dell'Unione al partenariato europeo sulla metrologia avviato congiuntamente da più Stati membri (Seguito e conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea ) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 15 giugno. Il senatore DE SIANO ( FIBP-UDC ), relatore, ricorda che la proposta di decisione in esame mira alla realizzazione di un partenariato europeo sulla metrologia, da avviarsi con la partecipazione dell'UE e della gran parte degli Stati membri, al fine di sviluppare soluzioni metrologiche destinate alle tecnologie emergenti e coerenti con lo sviluppo di nuovi prodotti. La metrologia rappresenta un fattore chiave per l'attività economica e sociale, ed è pertanto stato riconosciuto dai Colegislatori europei come prioritario nell'ambito del programma Orizzonte Europa, che mira a conseguire un maggior impatto sulla ricerca e sull'innovazione mobilitando fondi pubblici e privati supplementari grazie al coinvestimento attraverso i partenariati europei. Sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, la quale fornisce una valutazione complessivamente positiva della proposta, ritenuta conforme all'interesse nazionale, e ne auspica l'approvazione entro il 2021. In particolare, il Governo ricorda che il testo della proposta è frutto di un lavoro preparatorio a cui ha partecipato anche l'Italia, sul quale vi è quindi una sostanziale valutazione positiva. Infine, si osserva che la proposta è oggetto di analisi da parte di 11 Camere dei Parlamenti nazioni degli Stati membri dell'UE, in cui, allo stato, non sono state sollevate criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità. Il Relatore ribadisce, quindi, l'orientamento favorevole circa il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità da parte della proposta in esame. La Commissione prende atto. COMs (2021) 206 Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del C77onsiglio che stabilisce regole armonizzate sull'intelligenza artificiale (legge sull'intelligenza artificiale) e modifica alcuni atti legislativi dell'Unione Doc n. COM(2021) 206 definitivo Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce regole armonizzate sull'intelligenza artificiale (legge sull'intelligenza artificiale) e modifica alcuni atti legislativi dell'Unione (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) Il relatore LOREFICE ( M5S ) introduce l'esame della proposta di regolamento in titolo, che stabilisce un quadro giuridico armonizzato concernente l'immissione sul mercato, la messa in servizio e l'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale (IA), con l'obiettivo generale di assicurare il buon funzionamento del mercato unico digitale. Con il termine intelligenza artificiale si indica una famiglia di tecnologie in rapida evoluzione in grado di apportare una vasta gamma di benefici economici e sociali in tutto lo spettro delle attività industriali e sociali. L'uso dell'IA, garantendo un miglioramento delle previsioni, l'ottimizzazione delle operazioni e dell'assegnazione delle risorse e la personalizzazione dell'erogazione di servizi, può contribuire al conseguimento di risultati vantaggiosi dal punto di vista sociale e ambientale nonché fornire vantaggi competitivi fondamentali alle imprese e all'economia europea. Il quadro normativo che il provvedimento in esame intende istituire mira in primo luogo ad assicurare che i sistemi di IA immessi sul mercato dell'Unione e utilizzati siano sicuri e rispettino la normativa vigente in materia di diritti fondamentali e i valori dell'Unione, salvaguardando allo stesso tempo la certezza del diritto, al fine di facilitare gli investimenti e l'innovazione nell'IA. In secondo luogo, vuole migliorare la governance e l'applicazione effettiva della normativa esistente in materia di diritti fondamentali e requisiti di sicurezza applicabili ai sistemi di IA. Inoltre, intende facilitare lo sviluppo di un mercato unico per applicazioni di IA lecite, sicure e affidabili, nonché prevenire la frammentazione del mercato. La proposta si presenta in linea con le iniziative avanzate dall'Unione europea relative alle tendenze emergenti in materia di IA ed in particolare, tiene fede all'impegno politico della presidente Von der Leyen che, nei suoi orientamenti politici per la Commissione 2019-2024 "Un'Unione più ambiziosa", ha annunciato che la Commissione avrebbe presentato una normativa per un approccio europeo coordinato alle implicazioni umane ed etiche dell'IA. In seguito, nel febbraio 2020 la Commissione ha pubblicato il Libro bianco sull'intelligenza artificiale "Un approccio europeo all'eccellenza e alla fiducia" nel quale definisce le opzioni strategiche su come conseguire il duplice obiettivo di promuovere l'adozione dell'IA e affrontare i rischi associati a determinati utilizzi di tale tecnologia. Anche il Parlamento europeo ha adottato una serie di risoluzioni riguardanti l'IA, in particolare la proposta fa riferimento alla risoluzione, del 20 ottobre 2020, concernente un quadro relativo agli aspetti etici dell'intelligenza artificiale, della robotica e delle tecnologie correlate (2020/2012(INL)) con la quale il Parlamento europeo raccomanda alla Commissione di proporre una misura legislativa per sfruttare le opportunità e i benefici dell'IA, ma anche per assicurare la tutela dei principi etici. Al fine di raggiungere gli obiettivi preposti, il provvedimento  che si compone di 85 articoli, suddivisi in 12 titoli  stabilisce, al titolo II, un elenco di pratiche di IA vietate, ritenute dannose e in contrasto con i valori dell'Unione. L'approccio seguito è basato sul rischio per la salute e la sicurezza o per i diritti fondamentali delle persone fisiche. Vengono differenziati tre tipi di rischi correlati all'uso dell'IA: rischio inaccettabile, rischio alto e rischio basso o minimo. I divieti imposti riguardano pratiche che presentano un elevato potenziale in termini di manipolazione delle persone attraverso tecniche subliminali, senza che tali persone ne siano consapevoli, oppure di sfruttamento delle vulnerabilità di specifici gruppi vulnerabili, quali i minori o le persone con disabilità, al fine di distorcerne materialmente il comportamento in maniera tale da provocare loro o a un'altra persona un danno psicologico o fisico. Il titolo III è dedicato specificamente ai sistemi ad alto rischio per la salute e la sicurezza o per i diritti fondamentali delle persone, mentre il titolo IV si concentra su determinati rischi di manipolazione. Il titolo V contribuisce all'obiettivo di creare un quadro giuridico favorevole all'innovazione, adeguato alle esigenze future e resiliente alle possibili perturbazioni. I titoli VI, VII e VIII disciplinano le procedure e le strutture di governance a livello dell'Unione e a livello nazionale, compresi meccanismi di monitoraggio successivamente all'immissione sul mercato dei sistemi di IA. Il titolo IX istituisce un quadro per la creazione di codici di condotta che mira a incoraggiare i fornitori di sistemi di IA non ad alto rischio ad applicare volontariamente i requisiti obbligatori previsti per i sistemi di IA ad alto rischio. Infine, tra le disposizioni finali, è previsto un periodo transitorio di due anni per la data iniziale di applicabilità del regolamento al fine di facilitare la corretta attuazione da parte di tutte le parti interessate. Tuttavia, viene anticipata a tre mesi dall'entrata in vigore del regolamento l'applicazione delle norme relative alla designazione del Comitato europeo per l'intelligenza artificiale e delle autorità nazionali competenti, nonché a 12 mesi l'obbligo di stabilire disposizioni sanzionatorie a livello nazionale. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, si osserva che la base giuridica della proposta è individuata nell'articolo 114 del TFUE, il quale prevede l'adozione di misure per il ravvicinamento delle legislazioni nazionali, destinate ad assicurare l'instaurazione e il funzionamento del mercato interno. Inoltre, dato il riferimento della proposta ad alcune regole riguardanti il trattamento di dati personali, in particolare restrizioni sull'utilizzo di sistemi di IA per l'identificazione biometrica remota "in tempo reale" in spazi accessibili al pubblico a fini di attività di contrasto, la proposta si basa anche sull'articolo 16 del TFUE, relativo alla protezione dei dati personali della persona. La proposta risulta conforme al principio di sussidiarietà dal momento che la vastità e la varietà del campo di applicazione dell'IA possono essere integrate in qualsiasi prodotto o servizio che circola liberamente nel mercato interno, implicando in questo modo il conseguimento degli obiettivi solo tramite un approccio condiviso da tutti gli Stati membri. Regole nazionali divergenti potrebbero ostacolare la circolazione senza soluzione di continuità di prodotti e servizi collegati ai sistemi di IA in tutta l'UE e potrebbero dimostrarsi inefficaci nel garantire la sicurezza e la protezione dei diritti fondamentali e dei valori dell'Unione nei diversi Stati membri. La proposta risulta altresì conforme al principio di proporzionalità in quanto si basa sui quadri giuridici esistenti e dispone soltanto in difesa dei diritti fondamentali e della sicurezza, messi a repentaglio da sistemi di IA ad alto rischio. Per altri sistemi di IA non ad alto rischio sono imposti soltanto obblighi di trasparenza limitati, ad esempio in termini di fornitura di informazioni per segnalare l'utilizzo di un sistema di IA nelle interazioni con esseri umani. Sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, la quale fornisce una valutazione complessivamente positiva della proposta, ritenuta conforme all'interesse nazionale, in quanto l'introduzione di regole chiare sull'intelligenza artificiale è fondamentale per lo sviluppo della tecnologia in un contesto europeo sicuro e globale. Il Governo, tuttavia, rileva alcuni ambiti in cui in sede negoziale andrebbero apportate modifiche. In particolare, raccomanda di attribuire alla Commissione europea il ruolo di definire in concreto i sistemi di intelligenza artificiale, di modificarne l'elenco e di adattare obblighi e divieti, riservando agli Stati membri un ruolo consultivo rispetto al processo. La centralità dei poteri della Commissione deve essere valutata rispetto al ruolo degli Stati membri, allo stato limitato e di tipo essenzialmente consultivo. Il Governo ritiene necessario, inoltre, specificare in modo chiaro, in primo luogo il sistema di regole, eccezioni ed esenzioni in materia di security e in secondo luogo concetti chiave laschi (rischio inaccettabile, alto rischio etc.) suscettibili di applicazione frammentata e indesiderata. L'Esecutivo ritiene opportuno graduare gli interessi coinvolti (uniformazione delle regole, innovazione, sviluppo, concorrenza, diritti) rispetto alla priorità strategica che si intende sostenere (per esempio: se è prioritaria l'uniformazione giuridica, appare opportuno insistere per norme "blindate"; se si vogliano controllare i processi, appare opportuno insistere su un allargamento degli ambiti di autorizzazione; se si vuole allentare il controllo, appare opportuno rivedere il perimetro dei divieti e degli obblighi). Da ultimo, il Governo esprime perplessità sul meccanismo di governance , il quale appare complesso e sposta sulle autorità nazionali una serie di responsabilità e competenze al momento difficilmente rilevabili negli Stati membri. Infine, il Relatore osserva che la proposta è oggetto di analisi da parte di dieci Parlamenti nazionali degli Stati membri dell'Unione, in cui, allo stato, non sono state sollevate criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. COM(2021) 223 Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle sovvenzioni estere distorsive del mercato interno Doc n. COM(2021) 223 definitivo Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle sovvenzioni estere distorsive del mercato interno (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) Il relatore CORBETTA ( M5S ) introduce l'esame della proposta di regolamento in titolo, che intende stabilire norme e procedure per disciplinare le sovvenzioni estere concesse a un'impresa che esercita un'attività economica nel mercato interno, al fine di garantire condizioni di parità con le altre imprese. L'iniziativa legislativa si basa sul Libro bianco della Commissione europea sulle sovvenzioni estere, del 17 giugno 2020, in cui è stata individuata una lacuna nelle norme europee in materia di concorrenza, commercio e appalti pubblici, che di fatto impediscono all'Unione di intervenire quando le sovvenzioni estere causano distorsioni sul mercato interno anche attraverso il finanziamento di concentrazioni o di offerte nelle gare di appalto. Il Libro bianco rileva che, mentre la concessione di aiuti da parte delle autorità degli Stati membri è soggetta alla normativa sul controllo degli aiuti di Stato, per il sostegno concesso dai Paesi terzi non esiste un sistema analogo. Ciò crea una situazione di svantaggio per le imprese che esercitano un'attività economica non sovvenzionata nell'Unione europea, rispetto alle imprese che invece beneficiano di sovvenzioni estere. Il Libro bianco ha inoltre individuato problemi legati all'accesso ai finanziamenti europei da parte degli operatori che ricevono sovvenzioni estere, che potrebbero causare distorsioni della concorrenza per l'accesso ai fondi UE. La Commissione valuterà la possibilità di proporre ai colegislatori modifiche del regolamento finanziario nel quadro della prossima revisione per tenere conto dell'incidenza delle sovvenzioni estere. Tuttavia, nella misura in cui i finanziamenti europei sono distribuiti mediante appalti pubblici in regime di gestione concorrente, eventuali distorsioni in tale ambito sarebbero affrontate mediante le disposizioni della proposta in esame. La presente proposta  che si compone di 48 articoli, suddivisi in 7 capi  definisce, pertanto, gli elementi di un nuovo strumento per colmare la lacuna normativa e garantire condizioni di parità nel mercato interno. In particolare, il capo 2 della proposta disciplina l'esame delle sovvenzioni, avviato d'ufficio, stabilendo che la Commissione può, di propria iniziativa, esaminare informazioni provenienti da qualsiasi fonte in merito a presunte sovvenzioni estere distorsive (articolo 7). In tale contesto, la Commissione può adottare misure provvisorie (articolo 10) e presentare richieste di informazioni (articolo 11), condurre ispezioni in loco (articoli 12 e 13) e, in caso di mancanza di collaborazione da parte dell'impresa interessata, può infliggere ammende e penalità di mora (articolo 15) per violazioni procedurali, tra cui la presentazione di informazioni inesatte, incomplete o fuorvianti nel quadro di un'indagine e per il mancato rispetto di decisioni della Commissione che impongono misure di riparazione, misure provvisorie o impegni. Il capo 3 contiene norme specifiche relative alle concentrazioni, mentre il capo 4 contiene disposizioni specifiche sulle procedure relative agli appalti pubblici. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, si osserva che la base giuridica della proposta è individuata nell'articolo 207, paragrafo 1, del TFUE, il quale definisce l'ambito di applicazione della politica commerciale comune dell'Unione ricomprendendovi le misure da adottare nei casi di sovvenzioni, investimenti esteri diretti e scambi di merci e servizi. La proposta si basa anche sull'articolo 114 del TFUE, il quale prevede l'adozione di misure relative al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che hanno per oggetto l'instaurazione ed il funzionamento del mercato interno. La proposta risulta conforme al principio di sussidiarietà dal momento che l'obiettivo di assicurare una leale concorrenza tra le imprese anche in presenza di sovvenzioni estere non può essere conseguito in maniera sufficiente mediante iniziative normative nazionali, eventuali e non coordinate, adottate dagli Stati membri singolarmente, che rischierebbero di creare aggiuntive condizioni di perturbazione del mercato interno, derivanti dalle disparità normative tra gli Stati membri. La proposta in esame risulta altresì conforme al principio di proporzionalità in quanto mira unicamente a individuare le sovvenzioni estere distorsive e a porre rimedio alle distorsioni da esse causate. Secondo la Commissione europea, le misure contenute nella proposta sono proporzionate, in quanto raggiungono l'obiettivo perseguito in modo mirato, imponendo un onere unicamente alle imprese che esercitano un'attività economica nel mercato interno e che ricevono sovvenzioni estere. La proposta richiede la collaborazione delle società oggetto dell'indagine, ma i costi amministrativi saranno ragionevoli e proporzionati. I costi saranno legati alle risorse necessarie per preparare le notifiche riguardanti le procedure di appalto pubblico o le concentrazioni sovvenzionate di maggiore entità, nonché alla comunicazione con la Commissione e all'esigenza di rispondere alle richieste di informazioni. Sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, la quale fornisce una valutazione complessivamente positiva, ritenendo la proposta conforme all'interesse nazionale, nella misura in cui tende ad arginare l'effetto distorsivo della concorrenza di talune sovvenzioni estere, senza precludere la possibilità di ammettere sovvenzioni estere che producono benefici nel mercato unico europeo. Il Governo, al momento, non ritiene necessario apportare modifiche alla proposta, riservandosi, tuttavia, la possibilità di intervenire in un momento successivo tenendo conto dell'andamento dei negoziati. Infine, il Relatore osserva che la proposta è oggetto di analisi da parte di otto Parlamenti nazionali degli Stati membri. Allo stato, non sono state sollevate criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 15. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUGLI EMENDAMENTI RELATIVI AL DISEGNO DI LEGGE N. 878 La Commissione, esaminati gli emendamenti riferiti al provvedimento in titolo, che reca norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta e da produzioni a chilometro zero o utile; considerati in particolare gli emendamenti riferiti all'articolo 2; ribadita l'opportunità di uniformare le definizioni di cui all'articolo 2 a quelle di cui al regolamento (UE) n. 1305/2013 e agli Orientamenti dell'Unione europea per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali 2014-2020 (prorogati fino al 31 dicembre 2022), che definiscono i "mercati locali" come quei mercati situati a un raggio di 75 chilometri dall'azienda agricola d'origine del prodotto ovvero il cui rispettivo programma di sviluppo rurale stabilisce una "definizione alternativa convincente", e i prodotti da "filiera corta" come quei prodotti agricoli e alimentari provenienti da una filiera di approvvigionamento formata da un numero limitato di operatori economici che si impegnano a promuovere la cooperazione, lo sviluppo economico locale e stretti rapporti socio-territoriali tra produttori, trasformatori e consumatori, incentivabili solo se la filiera corta non comporta più di un intermediario tra agricoltore e consumatore, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUI DISEGNI DI LEGGE CONGIUNTI NN. 1921 E 2087 La Commissione, esaminati i provvedimenti in titolo, finalizzati a disciplinare la professione di guida turistica, rafforzando le politiche di formazione della professione e attivando le necessarie misure di tutela verso le guide turistiche italiane; ricordato che: - la Commissione europea, il 6 settembre 2012, aveva avviato la procedura EU-Pilot 4277/12/MARK, contestando la compatibilità della legislazione nazionale relativa alle guide turistiche, con la normativa dell'Unione europea, nella misura in cui si prevedeva la validità dell'abilitazione all'esercizio della professione di guida turistica solo nella regione o provincia di rilascio, in violazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno; - l'articolo 3 della legge 6 agosto 2013, n. 97 (legge europea 2013) ha permesso di archiviare la predetta procedura, avendo stabilito che l'abilitazione alla professione di guida turistica è valida sull'intero territorio nazionale e prevedendo l'applicazione di tale principio sia alle guide turistiche italiane, sia a quelle abilitate in altri Stati membri, senza necessità di ulteriori autorizzazioni o abilitazioni; ritenuto che ciò ha comportato una dequalificazione della professione di guida turistica, a scapito della migliore valorizzazione del patrimonio culturale italiano, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, con le seguenti osservazioni: come ribadito dall'allora Commissario europeo Barnier, in risposta all'interrogazione presso il Parlamento europeo E-000901-14 (GUUE 2014/C 353/01, del 07/10/2014), "Per quanto riguarda l'accesso alla professione, le guide turistiche rientrano nell'ambito di applicazione della direttiva 2005/36/CE sulle qualifiche professionali, mentre le questioni relative all'esercizio della professione sono disciplinate dalla direttiva 2006/123/CE (direttiva sui servizi)". Appare, pertanto, compatibile con l'ordinamento dell'UE una disciplina come quella prefigurata nei disegni di legge in titolo, che riguarda i requisiti di formazione e di accesso alla professione di guida turistica, ai fini di una maggiore tutela della qualità del servizio di guida turistica e di una maggiore valorizzazione del patrimonio culturale italiano, requisiti che, ai sensi della direttiva 2005/36/CE devono valere egualmente per i professionisti italiani come per quelli provenienti da altri Stati membri dell'UE. Per l'accesso alla professione di guida turistica può quindi essere previsto un requisito formativo superiore rispetto a quello necessario all'esercizio di altre attività, come l'attività di accompagnatore turistico. In tal modo, una guida turistica di un altro Stato membro, potrà accedere all'esercizio della professione sull'intero territorio italiano, al pari della guida italiana, in seguito al riconoscimento del titolo professionale conseguito nello Stato membro di provenienza, nel rispetto della direttiva 2005/36/CE, come modificata dalla direttiva 2013/55/UE, e dei rispettivi decreti legislativi di attuazione 9 novembre 2007, n. 206, e 28 gennaio 2016, n. 15, con l'eventuale necessità di integrazione della formazione professionale mediante misure compensative. A tale riguardo si ricorda che con il decreto ministeriale 15 aprile 2015 sono stati individuati 3.187 siti italiani di particolare interesse storico, artistico o archeologico, per i quali occorre una specifica abilitazione per lo svolgimento della professione di guida turistica, in attuazione dell'articolo 3, comma 3, della legge europea 2013 (legge 6 agosto 2013, n. 97), e che, per tali siti, il decreto ministeriale 11 dicembre 2015 prevede i requisiti necessari per l'abilitazione allo svolgimento della professione di guida turistica e le procedure per il rilascio dell'abilitazione, tra cui il diploma di laurea triennale, anche per le guide provenienti dagli altri Stati membri. Tuttavia, nel database europeo delle professioni regolamentate, non vi è alcuna menzione dei citati decreti ministeriali del 2015 e la professione di guida turistica risulta regolata dal decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, recante il Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, che non tratta specificamente della professione di guida turistica. Nel database europeo risulta inoltre come unico requisito per l'accesso alla professione, quello del diploma di scuola superiore di secondo grado, della durata di 5 anni. A titolo di paragone, per l'accesso alla professione in Francia è prevista la laurea triennale.