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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 273 Presidenza del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,30). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 3 novembre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 7 novembre 2020 è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'interno : «Conversione in legge del decreto-legge 7 novembre 2020, n. 148, recante disposizioni urgenti per il differimento di consultazioni elettorali per l'anno 2020» (2010). Comunico che in data 9 novembre 2020 è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze : «Conversione in legge del decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese e giustizia, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19» (2013). Giunta per il Regolamento, parere PRESIDENTE . La Giunta per il Regolamento, riunitasi il 10 novembre 2020, ha espresso il seguente parere: «In via transitoria, in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica in corso, per le audizioni delle Commissioni del Senato e delle Commissioni bicamerali per le quali trova applicazione il Regolamento del Senato, è consentita la partecipazione con collegamento in videoconferenza ai lavori, ferma restando la presenza in sede almeno del Presidente o del Vice Presidente della Commissione e del capo dell'Ufficio di segreteria». Commemorazione di Giuseppe Di Vittorio PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, oggi commemoriamo Giuseppe Di Vittorio, un uomo della mia terra, un grande sindacalista, un grande politico del nostro Paese, a sessantatré anni dalla sua scomparsa. Costui ha dedicato tutta la vita agli altri, alla lotta per la giustizia sociale per assicurare un futuro migliore a chi non aveva nulla, ai braccianti, a chi era sfruttato, agli ultimi, a chi non poteva andare a scuola. Cominciò a lavorare nei campi a dieci anni a causa della prematura scomparsa del padre e a diciotto era già segretario del circolo giovanile socialista di Cerignola, la sua città natale. A ventuno anni divenne segretario della camera del lavoro di Minervino Murge e a ventinove, cioè nel 1921, fu eletto deputato mentre era in carcere a Lucera (era stato arrestato in seguito a un grande sciopero antifascista in Puglia). La sua elezione ebbe del clamoroso e avvenne nonostante il clima terribile di intimidazione che le squadracce avevano messo in atto a Cerignola e in tutta la Puglia, dove era molto forte la resistenza al nascente fascismo. Di lì a poco venne condannato a dodici anni dal cosiddetto tribunale speciale per la difesa dello Stato e si rifugiò prima in Francia e poi in Unione Sovietica, per poi tornare di nuovo in Francia, dove continuò la sua azione fino a che venne arrestato e poi estradato in Italia. Nel 1943 fu liberato e riprese la sua azione per la costituzione di quella che sognava potesse essere la casa comune di tutti i lavoratori, e cioè la Confederazione generale italiana del lavoro. Fu deputato all'Assemblea costituente e poi eletto di nuovo deputato nella I e nella II legislatura. Condusse una vita davvero intensissima, senza mai risparmiarsi e indietreggiare nemmeno di un centimetro sulle sue battaglie per l'affermazione del valore sociale e culturale del lavoro, con salari che consentissero di far uscire definitivamente dalla povertà i braccianti e gli operai e per l'affermazione dell'indipendenza del sindacato dalla politica. Lui sognava un sindacato aperto, democratico e plurale che riunisse tutti i lavoratori senza distinzione di provenienza ideologica o di partito, perché era convinto che solo l'unità poteva favorire e accelerare il progresso sociale ed economico del Paese, fondato sulla Costituzione repubblicana, e l'emancipazione delle classi più deboli. In tema di unità soleva dire - lo ripeteva davvero spesso - che i lavoratori, quando si dividono, perdono. Subito dopo la guerra capì che il Paese aveva bisogno di una visione nuova e moderna e così lanciò il piano del lavoro, che aveva come unico obiettivo l'interesse comune del Paese, e coniugava le esigenze dei lavoratori e quelle degli imprenditori, dando ai primi un salario equo e, quindi, una capacità di spesa che sostenesse la domanda di prodotti e servizi e premiasse gli investimenti e lo sforzo produttivo degli imprenditori. Oggi classificheremmo le sue politiche sotto il grande cappello delle politiche espansive; le chiameremmo politiche espansive e di sostegno alla domanda interna; politiche che troveranno però applicazione anni dopo rispetto alla loro ideazione, negli anni Sessanta, e determineranno il successo produttivo del nostro Paese negli anni del cosiddetto boom economico. Di Vittorio era uno dei pochi grandi del sindacalismo italiano che proveniva dal movimento dei braccianti agricoli e non da quello degli operai. Ha vissuto e lottato in decenni difficilissimi, segnati dalla dittatura, dalla repressione feroce, da ben due guerre mondiali, dalla contrapposizione ideologica fortissima e poi dalla guerra fredda. Ha fatto ciò senza mai rinunciare ai propri principi, ai propri sogni e a ciò che riteneva un dovere imprescindibile, cioè la difesa dei deboli, degli ultimi, di chi non aveva voce. Ricordare Giuseppe Di Vittorio oggi non è solo un giusto e doveroso tributo all'uomo e alle sue battaglie per l'emancipazione della società e per i diritti dei lavoratori; non è solo una commemorazione di maniera. Quelle lotte purtroppo sono attualissime, perché le battaglie sul cottimo, sulla precarizzazione e sulla dignità del lavoro; le lotte per un salario equo che consenta una vita dignitosa e permetta di far crescere i propri figli, farli studiare e diventare protagonisti della società sono tutti temi che, purtroppo, sono riapparsi prepotentemente negli ultimi anni, gli anni della gig economy . (Applausi). FEDELI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, è un onore per me oggi ricordare Giuseppe Di Vittorio da parlamentare, da componente della Commissione lavoro del Senato, da donna dirigente sindacale che ha trascorso la vita nella CGIL. Un grande antifascista, un Padre della Patria, un politico e un grande sindacalista, Di Vittorio è stato un protagonista della nostra storia del sindacalismo mondiale, un esempio per tante donne e uomini che si sono con lui e dopo di lui battuti per i diritti e la dignità del mondo del lavoro. Di Vittorio nasce nel 1892 in un Italia liberale e agricola, in una fase di inasprimento dei conflitti sociali e territoriali, in un contesto in cui lavoratori e braccianti non avevano alcun diritto, alcuna istruzione, alcuna rappresentanza politica, alcuna speranza e vivevano in condizioni indecenti. Quando muore, nel 1957, lascia una Repubblica democratica fondata sul lavoro alla vigilia del boom economico e industriale nella quale, anche e molto grazie al suo contributo, lavoratrici e lavoratori sono riconosciuti, hanno iniziato un percorso di progressiva affermazione dei diritti e hanno trovato rappresentanza politico-parlamentare e sindacale. Il racconto del suo funerale fatto da Pier Paolo Pasolini per «Vie Nuove» descrive perfettamente questa trasformazione, la capacità che Di Vittorio ha avuto di costruire una rappresentanza che è fatta di fisicità, fatica condivisa ma anche di emancipazione, di crescita personale e cambiamento organizzato. «Non ho mai visto gente così, a Roma. Mi sembra di essere in un'altra città» scrive Pasolini. «Migliaia e migliaia di uomini e di donne, quasi tutti vestiti con abiti che non sono di lavoro, ma neanche quelli buoni, della festa: gli abiti che indossano la sera, dopo essersi lavati dall'unto o dal fumo, per scendere in strada, sulla piazzetta». Dice ancora Pasolini «sono uomini induriti (...)», «Incalliti dappertutto. Ma come il feretro è appena passato (...) vedo dal loro atteggiamento che qualcosa accade dentro di loro. Uno, davanti a me, piega un po' la testa da una parte: vedo la guancia lunga, nera di barba e il pomello rosso. La pelle gli si contrae, come in uno spasimo: piange, come un bambino. Guardo anche gli altri. Piangono, con una smorfia di dolore disperato. Non si curano né di nascondere né di asciugare le lacrime di cui hanno pieni gli occhi». Ecco, piangevano un uomo, un sindacalista, un leader che aveva dedicato a loro - ai braccianti e ai lavoratori - tutta la propria vita, aiutandoli a prendere coscienza di sé, a diventare quello che lui chiamava il popolo lavoratore, che riteneva il senso stesso dell'Italia e della Repubblica, tanto che non c'era separazione, in lui, tra l'interesse dei lavoratori e l'interesse generale del Paese. Da questa convinzione profonda deriva anche il valore centrale che ha sempre riconosciuto all'unità dei lavoratori e, quindi, delle organizzazioni sindacali che li rappresentano, convinto che solo il sindacato e solo un sindacato unitario, non corporativo, mai subalterno e rispettoso della funzione delle imprese, potesse tenere insieme gli interessi dei lavoratori e creare una comunità popolare e nazionale. Non c'era nulla che non fosse disposto a sacrificare per l'unità dei lavoratori, a differenza di altri storici dirigenti comunisti. Per lui, la prima appartenenza restò sempre quella al mondo del lavoro, e così anche la condanna all'intervento sovietico del 1956 in Ungheria fu motivata proprio dall'assumere il punto di vista dei lavoratori e dalla convinzione che la democrazia fosse sempre la scelta da preferire per difenderne gli interessi. Di Vittorio aveva fiducia nei lavoratori, aveva fiducia nelle persone, aveva fiducia nella Repubblica e nella società italiana. Come ha scritto Bruno Trentin in una lettera alla sorella, anche in modo ingenuo Di Vittorio vedeva nella società capitalistica italiana la ricchezza che poteva essere prodotta, e che non lo era, piuttosto che la povertà esistente, ed era l'idea della ricchezza a entusiasmarlo. Anche il contributo che ha dato in Assemblea costituente ha permesso di affermare la rappresentanza sociale come pilastro dello Stato democratico, strumento di partecipazione dei lavoratori agli indirizzi politici nazionali, grazie a un sindacato libero, democratico, indipendente, orizzontale, unitario; un modello di sindacato che ha poi fatto vivere in CGIL, cui seppe dare autonomia, identità, strategia economica, sindacale e politica, voglia di stare al passo con i tempi per restare sempre in contatto con chi lavora. In questo c'è anche una proiezione sull'organizzazione dell'esperienza personale di Di Vittorio, che non si rassegna a un destino di ignoranza. Da autodidatta riesce a diventare leader sindacale e politico, stimato e riconosciuto, e si convince che conoscenza e cultura sono strumenti di emancipazione, di uguaglianza, di cambiamento, e qui c'è quella capacità di ispirare, di far identificare e di guidare al meglio. Lo dice lui stesso in un discorso al II Congresso della cultura popolare a Bologna, nel 1953: «Io credo di essere rappresentativo di quegli strati profondi delle masse popolari più umili e più povere che aspirano alla cultura, che si sforzano di studiare e cercano di raggiungere quel grado del sapere che permette loro non solo di assicurare la propria elevazione come persone singole, di sviluppare la propria personalità, ma di conquistarsi quella condizione che conferisce alle masse popolari un senso più elevato della propria funzione sociale, della propria dignità nazionale e umana». Ecco, nel ricordare oggi una figura come Di Vittorio, non possiamo non pensare a quanto possa ancora essere d'esempio e di ispirazione per tutte e tutti noi, per le lavoratrici e i lavoratori, per le nuove generazioni. Per concludere, prendo in prestito le parole di Luciano Lama, che una volta spiegò nel modo seguente cosa c'è da imparare da Di Vittorio: «Il coraggio di affrontare la realtà, anche quella che non ti piace. Lo sforzo costante di non appagarsi della superficie, ma di vedere quello che c'è sotto le cose. Infine, l'abitudine a pensarci su, a non essere frettoloso nei giudizi, ma poi ad avere il coraggio di esprimerli anche controcorrente». (Applausi) . RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, interveniamo anche noi come Gruppo Lega per ricordare la figura di un deputato eletto nel 1946 all'Assemblea costituente e, quindi, uno dei Padri costituenti. Leggendo la biografia di Giuseppe Di Vittorio non può sfuggire la grandezza della persona: di famiglia povera di braccianti, costretto a lavorare a partire dai dieci anni, ha avuto comunque la forza di studiare, di imparare a leggere, a scrivere, ma, giovanissimo, già a dodici anni, ha avuto l'intelligenza, la forza, la lungimiranza e - secondo me - proprio lo spirito interiore per organizzare una protesta, un qualcosa che andasse a tutela dei diritti dei lavoratori. Tutta la sua vita è stata una concatenazione di eventi proprio per affermare l'interesse per le classi più deboli, a partire dai contadini che rimanevano comunque emarginati nelle campagne, ma anche la classe operaia nelle città che si andavano a ingrandire. Ciò che mi ha sorpreso è proprio la visione, la lucidità e l'incredibile vita che ha vissuto tra due guerre, in un periodo incredibilmente difficile. Ha partecipato alla Prima guerra mondiale, nel corso della quale rimase anche ferito, ma anche alla Seconda, e venne incarcerato più volte: la prima volta da ragazzo e, poi, con lo scioglimento del Parlamento e dei sindacati, venne condannato a dodici anni dal regime fascista. Riuscì a scappare, andò in Francia, e comunque, ogni volta che si recava in un altro Stato, riusciva a lavorare sempre per il sindacato, a favore dei lavoratori. Lo fece in Francia, in Unione Sovietica e in Spagna, lottando per la Resistenza. Questo colpisce e fa capire come la sua dose di grandissimo coraggio e leadership - termine che, però, all'epoca non si usava comunemente come oggi - gli abbia consentito di essere riconosciuto come uno degli esponenti più importanti del sindacalismo a livello mondiale. Di Vittorio, addirittura, è riuscito a essere eletto la prima volta in Parlamento tra le fila del Partito Socialista; direttamente dalle carceri, è entrato in Parlamento. Ebbe, quindi, una vita tormentata, durante la quale ha sempre saputo lottare per le cose nelle quali credeva. Riuscì anche a tenere delle posizioni distinte da quelle del proprio partito. Egli entrò poi nel Partito Comunista, ma riuscì ad assumere delle posizioni difficili, allineate al proprio credo. Allo stesso modo, condannò le leggi razziali in Italia nel 1939 e nel 1956 si distinse dalla posizione di Togliatti rispetto all'invasione delle truppe sovietiche in Ungheria per la repressione della rivolta. Egli pronunciò delle parole che non possono che essere condivise: «L'Armata rossa che spara contro i lavoratori di un paese socialista! Questo è inaccettabile! Quelli sono regimi sanguinari! Una banda di assassini!». Per una persona del suo livello, contrapporsi al segretario del proprio partito fu veramente un atto di grandissimo coraggio. A livello di federazione sindacale mondiale fece fare un documento di condanna di questo avvenimento e fu quindi isolato completamente dal partito e costretto a seguire il parere ufficiale. Tuttavia, egli continuò nella sua grandissima azione di sindacalista e - ironia della sorte - fu colpito da infarto proprio mentre stava incontrando a Lecco, nel 1957, dei delegati sindacali. La sua fu, quindi, una vita importante. Penso che, al di là delle posizioni politiche, la sua biografia e la sua storia debbano insegnarci che, quando c'è un credo tanto importante non solo per se stessi, ma anche a difesa di categorie, si può accettare di vivere incredibili pericoli e anche la carcerazione; alla fine questo lavoro paga, come si vede anche dai diritti che i lavoratori hanno per fortuna ottenuto. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, ricordare oggi la figura di Di Vittorio non può avere solo un senso celebrativo. Si tratta di una grandissima figura del Novecento, che ha segnato la storia del nostro Paese, del movimento operaio e contadino e di quello straordinario processo storico per la conquista dei diritti, della giustizia sociale e della democrazia. Ricordarlo oggi potrebbe significare, per noi, avere consapevolezza dello spirito e della tenacia con cui egli affrontò quel periodo. Di Vittorio era un uomo del suo tempo, nato nel 1892: due guerre mondiali, il passaggio da un'economia fondata sull'agricoltura a un'economia industriale, un cambiamento radicale dal punto di vista sociale. Di Vittorio era preoccupato. Trentin dice che aveva un'angoscia sia come uomo, sia come CGIL, temeva di non svolgere un ruolo riconosciuto e riconoscibile sullo sviluppo della società contemporanea. In sintesi, è il significato del vero riformismo e in fondo è lo stesso problema che abbiamo noi oggi, colleghi e colleghe: essere all'altezza del nostro tempo, e non per registrarne le difficoltà e le contraddizioni, ma per svolgere un ruolo capace di innovare, di cambiare, di dare senso alla politica e di combattere le disuguaglianze, di dare una funzione nazionale alla classe dirigente. Questo è quello che fece Di Vittorio. Voglio ricordare solo alcuni elementi di quella grande esperienza, fra cui il Patto di Roma del 1944. Di Vittorio, con Bruno Buozzi e Achille Grandi, dà vita all'unità sindacale. Quella fu un'ispirazione che animò tutta la vita di Di Vittorio: l'idea che l'unità del mondo del lavoro fosse la chiave fondamentale della trasformazione e della funzione nazionale del sindacato, non semplicemente rivendicativa, ma generale, capace cioè di interpretare i cambiamenti. Così arriva il Piano del lavoro del 1949: il suo impegno per evitare che il movimento operaio e contadino si riducesse a una semplice funzione rivendicativa fine a sé stessa. Ci fu un famosissimo convegno, che rappresentò una grande novità per questo Paese, organizzato dalla CGIL, sul Patto del lavoro e tutti gli economisti più importanti del nostro Paese fecero riferimento e si confrontarono con quell'impostazione. Fu un modo molto innovativo per svolgere una funzione. Pensate solo all'impegno che Di Vittorio bracciante ebbe nel contrastare le posizioni contro la meccanizzazione dell'agricoltura, che venivano esattamente anche dal sindacato, anche dalla CGIL, anche dai braccianti. Voglio anche ricordare il Congresso di Napoli del 1952, quando lanciò la proposta di uno statuto dei diritti dei lavoratori. Ci si arrivò - come sappiamo - solo nel 1970, su impulso di Gino Giugni e Giacomo Brandolini, ma certamente anche quella fu una grande intuizione. Vorrei dire, colleghe e colleghi, che noi oggi siamo di fronte allo stesso problema. Il lavoro è cambiato radicalmente: abbiamo bisogno di riscrivere le basi fondamentali dei diritti dei lavori, in questo caso, e non solo dei lavoratori. Non voglio e non posso dimenticare, poi, il 1956: la sua condanna fermissima e decisa dell'invasione da parte dell'Unione sovietica dell'Ungheria, un passaggio difficilissimo per Di Vittorio. Egli si iscrisse al Partito Comunista nel 1924. Di Vittorio, a fronte di un pronunciamento unanime della direzione del Partito Comunista Italiano, si assunse la responsabilità, in qualità di segretario generale della CGIL, di prendere una posizione netta, fermissima, un giudizio complessivo sul socialismo reale e sull'idea di democrazia. Questi accenni mi servono per dire che è molto lontana dalla verità una rappresentazione di Di Vittorio solo come un capopopolo autodidatta, dall'oratoria trascinante, come una figura dalle caratteristiche neopopuliste: non è così. Di Vittorio è stato un grande riformatore: nel suo tempo ha avuto una visione avanzata, affermando un'idea di libertà di pensiero che, in una dinamica ideologica rigida e contrapposta, ha rappresentato uno straordinario contributo, una ricchezza. Se oggi si parla di autonomia del sindacato un merito grande ce l'ha certamente Di Vittorio: autonomia del sindacato, della CGIL, in rapporto, prima di tutto, con il Partito Comunista; insomma, un riformatore. Ecco cosa dobbiamo imparare noi: libertà di pensiero; anzi, prima di tutto pensiero, poi libertà di pensiero, autonomia, coraggio di vedere il cambiamento che ci riguarda e che va interpretato. (Applausi) . PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, un nostro ex collega, nipote di Benedetto Croce, che sedette tra questi banchi nella X legislatura soltanto per sette giorni, essendosi poi dimesso, è autore della voce «Giuseppe Di Vittorio» nel Dizionario biografico degli italiani. Da questa voce, redatta da Piero Craveri, desidero trarre alcuni spunti per il ricordo del grande sindacalista pugliese, politico ed esponente dell'antifascismo che fu Giuseppe Di Vittorio. La sua qualifica era quella di bracciante agricolo, con la quale accederà al Parlamento nelle elezioni del maggio 1921. Ricordiamo che siamo alla vigilia della presa del potere del fascismo, ed egli fu eletto stando in carcere per disordini e sciopero generale nella sua Puglia. «Le vicende della sua infanzia e adolescenza, riferite da lui stesso o da altri, sono già tutte cariche di significati univoci, perché precoce è la leggenda che segnerà per tutta la vita la sua figura di militante sindacale e politico, e che si forma in quell'angolo di Tavoliere tra Cerignola, Canosa e Minervino Murge. Il Di Vittorio partecipò alle agitazioni della sua lega bracciantile a dieci anni. Nel 1904 durante uno sciopero generale gli morì accanto il coetaneo e amico Ambrogio, falciato dal fuoco della truppa. Nel 1907 fondò a Cerignola il Circolo giovanile socialista e l'anno seguente entrò nel direttivo della lega che aveva Antonio Mineo per capo; nel 1911 era segretario della Camera del lavoro di Minervino Murge. In questa precocissima parabola si compiva la prima formazione propriamente sindacale del Di Vittorio, i cui connotati essenziali erano la lega, lo sciopero, il contratto, l'orario e la tariffa», secondo i valori espressi dal sindacalismo bracciantile pugliese. Sarebbe anche troppo lungo voler sintetizzare - i colleghi hanno ricordato alcuni tratti salienti della sua vita - la straordinaria parabola che ebbe inizio nel primo decennio del Novecento nelle campagne pugliesi: attraversò la storia d'Italia, orfana della democrazia, e i suoi momenti più critici e oscuri e si estese fino alla Francia e all'Unione Sovietica. Ebbe anche parte nella Guerra civile spagnola, fino alla nota non condivisione - ricordata poc'anzi dal collega Errani - delle posizioni ufficiali del Partito Comunista Italiano sull'invasione e sulla repressione della rivolta antisovietica in Ungheria nel 1956. Allo stesso modo il consolidamento dell'azione sindacale della stessa organizzazione con precisi obiettivi politici fu sicuramente uno dei punti fermi che costarono alla sua vita non solo talvolta interlocuzioni eterogenee contrapposte, ma anche il totale riconoscimento storico e sociale del legame tra soggettività umana e lavoro, tra mondo dell'essere e quello del fare, tra libertà e volontà, tra democrazia e diritto. A proposito di queste eterogenee interlocuzioni nel segno di creare e mantenere condizioni quanto più possibile ampie sulle questioni del sindacato e della legittimazione non esitò nel 1902 a dichiarare, nell'indipendenza che lo contraddistinse fino alla fine, «(...) non so portare la maschera della menzogna. Al mondo vivono migliaia di uomini lavorando alla giornata. Così lavorerò anche io (...)». Di Vittorio entrò nell'Assemblea costituente, portò i valori e la vita vissuta del mondo sindacale al quale apparteneva e per il quale aveva combattuto, come ho detto, già dall'età di dieci anni. Mi ha sempre particolarmente colpito durante la sua carriera politica una frase che egli proferì in risposta a qualcuno che gli contestava alcuni atteggiamenti politici, sostenendo che si doveva usare la zappa e non la vanga: egli rispose di sapere cosa fossero la zappa e la vanga, avendole usate tutte e due. Credo che sia un insegnamento fondamentale. In ultimo, Presidente, mi preme ricordare la sua vita che è stata sempre all'attenzione dell'unità sindacale, dell'unità del movimento dei lavoratori. Ho una lunga militanza nella CISL, un altro grande sindacato italiano, ma quando noi ragazzi in formazione sindacale realizzavamo le riunioni nella sala Di Vittorio della CGIL nazionale, consideravamo quella sede il simbolo della lotta per i diritti, per la democrazia in Italia e per l'unità del movimento dei lavoratori. Penso che la sua biografia sia testimonianza per i giovani ragazzi e le giovani ragazze di oggi. (Applausi). Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Ha facoltà di intervenire il vice presidente della 1 a Commissione permanente, senatore Garruti, per riferire sui lavori della Commissione in merito al disegno di legge n. 1970. GARRUTI (M5S) . Signor Presidente, come lei sa, in quanto membro della 1 a Commissione, non siamo riusciti a concludere l'esame del disegno di legge n. 1970 di conversione del decreto-legge n. 125 del 2020. La Commissione bilancio mi risulta convocata domani mattina, alle ore 9. Chiederemmo quindi un posticipo della convocazione di domani mattina dell'Assemblea, fra le 11 e le 11,30, per avviare la discussione. PRESIDENTE . Conoscendo le Commissioni in essere, direi 11,30, senatore Garruti, così stiamo un po' più sicuri. Se non si fanno osservazioni, così resta stabilito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo sui fatti che sono accaduti a Como negli ultimi tempi. Si tratta purtroppo di avvenimenti assai dolorosi, avvenuti indubbiamente ad opera di emarginati, indubbiamente, di clandestini, comunque di immigrati non in possesso di regolare permesso di soggiorno. Il più doloroso, senz'altro, è stato l'accoltellamento di don Roberto, che ha dedicato tutta la sua vita all'accoglienza degli emarginati e dei senzatetto, ai problemi appunto di questa comunità, comunque assistita da molte persone, che vive e dorme sotto un porticato. La scorsa settimana si è verificato un ulteriore gravissimo episodio. Una donna, all'ingresso di un supermercato, è stata avvicinata da uno straniero, che abbiamo scoperto non essere in possesso del permesso di soggiorno e che non avrebbe dovuto essere in Italia, il quale le ha chiesto dei soldi. Questa signora, all'uscita, ha avuto la sensibilità e la generosità di porgergli un panino, per dargli qualcosa da mangiare. Questo signore (ma «signore» non è proprio il termine giusto) ha seguito questa donna e, in prossimità di un posteggio, le ha usato violenza. Ci sono dei testimoni e poi è stato arrestato, così come è stato arrestato l'omicida di don Roberto. Io penso che la sicurezza dei cittadini comaschi, così come quella di tutto il resto d'Italia, sia una delle priorità. Non è possibile che ci siano delle persone che girano per il nostro Paese senza avere il permesso di soggiorno, senza avere un titolo e che, nonostante l'aiuto di tante persone, ritengano di delinquere e lo continuino a fare. Questo non ce lo possiamo permettere. Ogni volta che leggo che una donna è stata violentata o molestata è un dolore per tutti. Non è possibile che le persone non possano girare per la propria città e che addirittura un atto generoso per affermare «guarda che ci sono», venga interpretato male e che la persona debba subire un simile trauma. Non è possibile, soprattutto in questo momento, non pensare a fare qualcosa di serio e definitivo per non vedere in giro, nelle nostre città, persone che vogliono delinquere e che, a parte tutto, non sono riconoscenti. Non è possibile rimandare sempre tutto al fatto che ci sono dei problemi psicologici o psichiatrici: non esiste. I nostri cittadini hanno diritto alla sicurezza, che deve essere la prima tra le priorità che vanno perseguite. (Applausi) . LEONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, nel rinnovare i miei più sinceri auguri alla prima donna vice presidente asio e afroamericana degli Stati Uniti, Kamala Harris, voglio quest'oggi porre l'attenzione su un'altra donna, una donna saudita, al caso dell'attivista Loujain Alhathloul, trentunenne detenuta nelle prigioni saudite. Il caso è venuto alla ribalta qualche giorno fa e impone alla nostra coscienza più di un quesito e qualche perplessità. Possiamo starcene tranquille, quando milioni di donne sono private delle più elementari libertà, sottacendo a questa continua violazione dei diritti umani? Poiché con questi Paesi abbiamo relazioni commerciali intense e consolidate, continuiamo a far finta di niente? Possiamo continuare a conferire medaglie e onorificenze al re saudita Mohammad bin Salman Al Sa'ud, che ostenta ufficialmente un impegno sociale e un profondo interesse per attività culturali e umanitaria a destra e a manca, e perciò premiarlo, quando ancora ad esempio non si è chiarito il delitto del giornalista saudita dissidente Khashoggi, consumato nell'ambasciata saudita in Turchia? Re Salman nel 2018, con astuzia e certamente con mancanza di scrupoli, ha tagliato fuori tutti gli eredi al trono, relegandoli in una prigione dorata (si tratta pur sempre di alberghi a cinque stelle), ma requisendo loro un patrimonio di più di 100 miliardi di dollari, con un colpo di Stato che ricorda molto ciò che fece nel Settecento Luigi XIV, meglio noto come il Re Sole, quando eliminò l'aristocrazia francese in un sol tratto relegandola nella dimora di Versailles. Credo che non possiamo continuare così. Tanta arroganza e prepotenza deve trovare un argine e lo deve trovare in una democrazia solida come la nostra. Il nostro Governo e l'Italia tutta devono acquisire la giusta postura nei confronti di questi tiranni che ogni tanto alzano sù la testa e fanno i forti con chi protesta civilmente e pacificamente per i diritti primari, elementari, semplicemente per i diritti umani. Ce lo impone il buon senso, ancor prima che i nostri impegni internazionali. Oggi rimane la voce sempre più flebile di una donna, Loujain, un'attivista che ha affidato la sua protesta all'estrema lotta del digiuno, relegata in carcere dopo mille mortificazioni nel corpo e nell'animo, abusata sessualmente e sottoposta ad elettroshock, rea di aver richiesto per lei e per migliaia di altre donne la libertà di spostarsi senza il bisogno di una scorta maschile, dopo aver ottenuto il successo di avere la libertà di guidare un'auto grazie ad una campagna di mobilitazione generale. Dunque, la comunità internazionale e il nostro Paese non possono far finta di nulla; devono pretendere l'immediata scarcerazione di Loujain e riportarla a casa, altrimenti saranno complici di una grave ingiustizia. Così come non si può far finta di non vedere la sistematica violenza perpetrata sulle donne siriane rifugiate nei campi profughi turchi, che un' assurda guerra civile costringe a vivere in totale balia degli eventi di turno. (Applausi) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, l'inchiesta della trasmissione «Report» sulla diffusione del Covid-19 in Sardegna ha confermato in modo inequivocabile quanto già emerso nei giorni scorsi e che, come senatrice sarda del MoVimento 5 Stelle, avevo già denunciato in ques'Aula il 2 settembre davanti al ministro Speranza. Queste le mie parole all'epoca: «Quest'anno, prenditori senza scrupoli hanno anteposto il diritto al divertimento e il loro profitto al diritto alla salute dei cittadini. Il risultato è stato quello di una ripresa dei contagi» e «un attacco mediatico alla Regione Sardegna senza precedenti e immotivato». Ebbene, oggi possiamo confermare con certezza la grave situazione sanitaria che si è determinata in Sardegna, che è la conseguenza della malagestione da parte della giunta sardo-leghista, che durante l'estate ha consentito un «liberi tutti» a vacanzieri, residenti e imprenditori superficiali. Le scelte fatte si sono ripercosse a livello nazionale in modo drammatico. Ieri Angelo Cocciu, Capogruppo di Forza Italia nel Consiglio regionale, ha drammaticamente ammesso davanti alle telecamere di «Report» che il centrodestra scelse di tenere aperti i locali notturni e le discoteche fino a Ferragosto, pur essendo consapevole della diffusione del contagio, e che l'avrebbe fatto per rispondere alle pressioni che arrivavano dai locali stessi, come il Billionaire, che avevano contratti stratosferici con dj importanti. Ha detto proprio così, purtroppo. Si è quindi preferito tutelare il business di quei locali a danno della salute collettiva. Ricordiamo infatti che le discoteche sono state chiuse solo dopo Ferragosto, il 16 agosto, con ordinanza del Ministro della salute, e il presidente Conte ha ribadito, con DPCM del 7 settembre, di chiudere le discoteche. A settembre, la Giunta ha cercato di rimediare ai suoi errori varando provvedimenti improvvisati e sbagliati, come i test obbligatori per chi arrivava sull'isola, poi impugnati dal Governo e cassati dalla magistratura. Ma c'è di più. Il presidente Solinas, l'11 agosto, avrebbe prolungato l'apertura dei locali anche sulla base di un via libera del comitato tecnico-scientifico regionale. Ebbene, questo parere nessuno sembra averlo mai letto, nonostante ripetutamente richiesto dalle opposizioni in Consiglio regionale, tanto che oggi la procura ha aperto un fascicolo per indagare la Regione Sardegna per epidemia colposa. Adesso la Giunta e tutto il centrodestra sardo devono rendere pubblico questo parere; lo devono ai cittadini sardi e a tutta l'Italia, in questi giorni alle prese con una fase molto critica della pandemia che si è diffusa in autunno su tutto il territorio nazionale anche a causa di queste scelte nefaste. Auspico pertanto un immediato chiarimento da parte del Governatore della Sardegna sulle scelte politiche fatte quest'estate in merito all'apertura delle discoteche. (Applausi) . SACCONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, porto a conoscenza dell'Assemblea un caso particolare. Non è mio costume, ma vorrei che l'Assemblea traesse insegnamento da questa esperienza devastante: Elisabetta Federico è deceduta il 2 novembre scorso qui a Roma, all'Ospedale pediatrico «Bambino Gesù», ricoverata per un trapianto di midollo osseo. Non voglio entrare nel merito della vicenda che ha patito questa giovane ragazza; il mio vuole essere semplicemente il raccoglimento di uno spunto, incluso in un lungo post del padre, il dottor Maurizio Federico, responsabile del Centro nazionale per la salute globale dell'Istituto superiore di sanità: un lungo post su Facebook ripreso da tanti quotidiani nazionali, in cui - le garantisco, signor Presidente - non vi è mai un tono accusatorio, mai un'invettiva, ma solamente parole di plauso e di ringraziamento all'ospedale Bambino Gesù, consapevoli dell'autorevolezza e anche, in alcuni dei medici, dei tratti di umanità. In quel post ci sono però delle domande cui il legislatore deve dare delle risposte. Una delle domande di Maurizio Federico riguarda proprio il piano B durante un trapianto di midollo osseo. Lui purtroppo ha scoperto sulla pelle di sua figlia, una figlia adottiva, che non esiste nei protocolli internazionali un piano B, per cui se il sangue del donatore si dovesse rivelare, la notte precedente il trapianto, non compatibile o non idoneo o non altamente qualitativo, purtroppo non si può fare più niente, perché non si è preventivamente preso coscienza di questo. Con una petizione lanciata sul sito «change.org», che ha già raccolto 5.000 firme, sarà allora avanzata una richiesta al Ministro della salute che verrà tradotta in un'interrogazione parlamentare, affinché il Ministro della salute - che immagino sia pressato dalla maledetta pandemia e chissà quanti casi in specie a causa di questa non vengono presi nella massima considerazione, perché troppo stressato il sistema sanitario - si adoperi perché si possano rivedere questi protocolli. Vorrei concludere, Presidente, con un omaggio, perché l'ematologa ha detto che non esiste un piano B, perché non succede mai. Ecco, il nostro impegno come legislatori è quello di fare in modo che quel «non succede mai» che è stato un'eccezione per Lisa diventi un «non succeda più» che chi deve fare un trapianto di midollo osseo non possa disporre di un piano B. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, alla luce degli ultimi tragici episodi di neonati abbandonati nei cassonetti o purtroppo a volte uccisi, come nel caso del neonato di Trapani morto con il cranio fracassato, perché gettato da una finestra del quinto piano di un palazzo, noi tutti dobbiamo riflettere su questi avvenimenti; non pronunciare solo considerazioni o parole di circostanza, ma fare atti concreti, anche con provvedimenti legislativi. Solo in questo modo possiamo aiutare le mamme in gravi difficoltà e sostenerle in situazioni così complesse e difficili. Episodi simili (sono circa 400 in un anno in Italia) avvengono in ogni realtà della nostra penisola. I tragici eventi sono legati quasi sempre a mamme in preda a crisi depressive post partum o sconvolte dalla paura dell'isolamento e dell'abbandono, incapaci di gestire situazioni e realtà più grandi della loro età, o ancora provocati da dinamiche familiari e sociali che stravolgono l'animo e annebbiano le menti di donne o famiglie spesso già in difficoltà. Al di là dell'importanza e del ruolo fondamentale delle associazioni per la tutela delle ragazze madri o per il supporto alle famiglie in difficoltà, volevo porre l'accento sulla necessità di offrire una possibilità concreta alle mamme e ai genitori che abbandonano il neonato, non volendolo riconoscere. Questa scelta sofferta e terribile - come detto - è motivata da svariate e complesse problematiche. I neonati sono abbandonati spesso con il cordone ombelicale ancora attaccato nei luoghi più disparati, finanche nei cassonetti, esposti al freddo e alla pioggia, con forte rischio di infezioni e di stress termici, capaci in alcuni casi di provocarne la morte. Ben venga l'idea di istituire dei punti di accoglienza dei neonati ubicati nelle strutture ospedaliere, che possiamo definire «culle per la vita» o «culle sociali», in cui il neonato può essere lasciato in sicurezza e in anonimato e dove può ricevere l'adeguata assistenza e le opportune cure. Queste culle, che potremmo definire le moderne ruote degli esposti, come quella precedentemente presente nell'ospedale pediatrico Santissima Annunziata di Napoli (dove io lavoro), potrebbero essere ubicate in tutti i punti nascita. A tal proposito ho presentato un disegno di legge che prevede, oltre alla collocazione delle culle, tutta una serie di iniziative di sensibilizzazione e di informazione e l'istituzione di un numero verde nazionale. Diamo una risposta concreta di aiuto alle mamme, alle famiglie in difficoltà e ai neonati, vittime innocenti, affinché questa piaga così triste scompaia. DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, la ringrazio per un intervento che lei gentilmente mi ha concesso e che si poteva fare domani, ma che vorrei fare adesso a nome di tutti i cittadini abruzzesi alle prese con il Covid e con la crisi terribile che c'è negli ospedali e nelle strutture sanitarie. È una denuncia che a questo punto può servire per tutte le situazioni analoghe che si stanno probabilmente consumando in ogni angolo d'Italia. Signor Presidente, cari colleghi, io pensavo di aver visto il peggio nella mia vita professionale come giornalista, avendo assistito a disastri e a scene drammatiche come quelle relative per esempio alla tragedia di Sarno o al terremoto di L'Aquila, con le vittime tratte fuori a fatica dal fango o dalle macerie. Ma, a seguito di quello che ho visto in questi giorni come semplice cittadino (perché ho avuto una sfortuna, che a questo punto diventa un'opportunità) che ha potuto, per quanto poteva, mettersi a disposizione di medici e soprattutto di malati in condizioni critiche, alle prese con la morte nell'ospedale di Avezzano, credo di essere stato più utile in questi cinque giorni che in due anni di attività parlamentare. Cosa voglio dire, signor Presidente? Lo dico a lei, ma mi rivolgo al Ministro della salute e anche al Presidente del Consiglio. Nella Marsica ci sono oltre trenta Comuni e nell'ospedale di Avezzano la situazione dei contagi è fuori controllo; non solo non si riesce a fare il trattamento, ma non si riescono neanche a fare i tamponi, perché mancano le macchine per processare e mancano i reagenti. Nell'ospedale di Avezzano si è verificata questa singolare, terribile situazione, nella quale i malati Covid stanno infettando i malati degli altri reparti, perché non si è provveduto per tempo ai percorsi designati per separare le due realtà. Ci sono medici e chirurghi che escono dalle sale operatorie e sono costretti a transitare nelle zone infette. Per dire dunque alla fine che cosa? Non c'è tempo, ma mi appello al Presidente del Consiglio e al Ministro della salute, perché gettino immediatamente uno sguardo in quella struttura ospedaliera, che non solo non riesce più a fronteggiare l'emergenza, ma che è diventata un problema per se stessa, perché è diventata un centro di contagio. Ci vuole quindi immediatamente un ospedale esterno, una tensostruttura, e ci vuole personale medico e paramedico, perché la situazione è assolutamente fuori controllo. La ringrazio davvero, signor Presidente. (Applausi) . DAMIANI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, come Gruppo parlamentare Forza Italia avevamo chiesto anche noi di intervenire per ricordare e commemorare Giuseppe Di Vittorio, il politico, il sindacalista. Lo faccio ora, a fine seduta, riallacciandomi a quanto è stato detto dai colleghi di tutti i Gruppi parlamentari che mi hanno preceduto, che hanno già tracciato la biografia di Giuseppe Di Vittorio, una biografia sicuramente fuori dall'ordinario. Da bracciante poverissimo e semianalfabeta della Puglia, quindi della mia terra, nei primi anni del Novecento è diventato il fondatore del più grande sindacato dell'Italia democratica. È stato anche deputato dell'Assemblea costituente ed è diventato poi persino presidente della Federazione sindacale mondiale. Parliamo di un militante sindacale e politico, che si forma in una terra a me cara, come dicevo, in un triangolo particolare, quello del Tavoliere delle Puglie, in un territorio compreso tra Cerignola, Canosa di Puglia e Minervino Murge. Di sicuro quella di Di Vittorio è stata una vita avventurosa e intensa, che spesso sfiora anche i confini del mito, senza però mai perdere di vista i due valori più preziosi, entrambi concreti e solidi: il lavoro e la democrazia. Sempre schierato dalla parte dei lavoratori, dei ceti sociali più deboli, Di Vittorio ha dato un grande contributo alla ricostruzione dell'Italia nel dopoguerra. Non va dimenticato anche il suo impegno per la stesura della nostra Carta costituzionale. In questo momento di grande difficoltà e di disagio che il Paese sta vivendo, vorrei evidenziare di Di Vittorio soprattutto il senso di responsabilità nazionale, che in lui sempre è prevalso, anche nei momenti tragici della giovane Repubblica Italiana alla fine degli anni Quaranta e la sua capacità di rivolgersi a tutti, come se parlasse a ciascuno, la sua capacità di parlare al cuore della gente, quindi ai braccianti di Cerignola come agli impiegati di Roma e Milano, agli operai delle fabbriche di Torino come agli intellettuali. Un messaggio attuale il suo e, in conclusione, mi piace ricordare le sue stesse parole: «La nostra causa è veramente giusta, serve gli interessi di tutti, gli interessi dell'intera società, l'interesse dei nostri figliuoli. Quando la causa è così alta, merita di essere servita, anche a costo di enormi sacrifici (...). Quando si ha la piena consapevolezza di servire una grande causa, una causa giusta, ognuno può dire alla propria donna, ai propri figliuoli, affermare di fronte alla società, di avere compiuto il proprio dovere». (Applausi) . CALIGIURI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, volevo riportare all'attenzione dell'Assemblea ancora una volta il problema della sanità in Calabria. Negli ultimi giorni ne abbiamo viste e sentite anche troppe: abbiamo assistito a scoop , a notizie che un minuto prima riguardavano un ex commissario alla sanità calabrese e un minuto dopo il nuovo commissario nel frattempo nominato. Ebbene, tutte queste notizie e questi scoop non hanno fatto altro se non certificare il fallimento del Governo sulla sanità in Calabria. Riporto un pensiero dei calabresi, che oramai mal sopportano tutto ciò che riguarda il commissariamento in Calabria, che è la certificazione di dodici anni di fallimenti, di dodici anni di prese in giro verso i calabresi, verso la Calabria e verso la salute stessa dei calabresi. Come Gruppo Forza Italia abbiamo presentato un'interrogazione, firmata da tutti i senatori del Gruppo, rivolta al Presidente del Consiglio e ai ministri Speranza e Boccia per farci dare delle risposte e non ci fermeremo fino a quando queste risposte non arriveranno. Senza rubare troppo tempo, vorrei leggervi alcuni passaggi della lettera di una calabrese, l'avvocato Veltri, che secondo me, riassumendolo in maniera egregia, ci fa capire che cosa prova in questo momento il popolo calabrese: «Ore e ore trascorse nella vana speranza che voi, Ministro della salute, poteste aprire un varco di luce nella mia terra martoriata, popolata da gente fiera, laboriosa nella povertà, obbediente, quasi passiva al cospetto di regole ingiuste e impari. Vi dò del voi a simboleggiare il rispetto che noi calabresi abbiamo della cultura secolare, che ci impone civiltà, che ci frena nella razionale scelta di non agire con violenza. Ma siamo ormai sepolti da ingiustizie ataviche, che subiamo senza più avere la forza di destarci. Sono calabrese da sempre e per sempre. Voglio, devo poter sedare la mia coscienza con la giustizia, che crede nella Costituzione scritta da uomini giusti. In un giorno, in un attimo, le vostre ordinanze hanno spezzato ogni sogno, ogni speranza di risollevarci. Dodici anni di commissariamento hanno costretto noi ammalati a emigrare nonostante le eccellenze mediche; dodici anni di commissariamento hanno visto depotenziare i reparti, chiudere ospedali, negare il sacrosanto diritto alla salute; costretti a file interminabili per rientrare nei pochi aventi di fatto diritto a prestazioni che per legge dovremmo avere tutti. Diritti negati sull'effimera giustificazione di "risanamento della sanità calabrese", sempre e comunque a discapito di una terra abbandonata, sedata da promesse mai concretizzate. E mentre, fieri di essere un popolo che è riuscito a tenere a bada il Covid, almeno nel primo periodo, mentre le altre Regioni potenziavano i reparti di malattie infettive, qui si riducevano i posti letto negli stessi reparti. Quando non arrivavano le mascherine non c'è stata donna, madre o nonna che non ne abbia cucite, tagliando tessuti riposti nei bauli. Ma abbiamo obbedito, pregato e abbiamo riaperto le attività di nicchia, le nostre botteghe, non certo fabbriche. E mentre siamo in zona di nuovo rossa oggi, con i nostri figli che non vedono futuro, sono arrivati i banchi a rotelle, mentre le mascherine giunte sembravano veli di carta igienica. Ma secondo quale criterio, oltre quello formalmente adottato, avete inteso non solo prorogare il commissariamento, ma addirittura potenziarlo? Perché invece non siete intervenuti direttamente potenziando gli ospedali anziché sedarci con il bonus biciclette? A dicembre, per Natale, se saremo di nuovo liberi, le nostre tavole non saranno imbandite. Non vogliamo bonus , ma presenza concreta, giusta ed equa. Vogliamo continuare a vivere con e per la dignità che ci contraddistingue; reclamiamo parità, giustizia giusta, concretezza. Ministro, andate oltre gli scarni numeri, oltre le belle parole di voler sanare la Calabria». (Applausi). Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 11 novembre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 11 novembre, alle ore 11,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 17,36) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Barboni, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Floris, Galliani, Iori, Lupo, Malpezzi, Margiotta, Masini, Merlo, Misiani, Montevecchi, Monti, Napolitano, Nugnes, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Stabile e Turco. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Bonifazi, Briziarelli, Dell'Olio, Donno, Doria, Faggi, Laus, Magorno, Matrisciano, Nisini, Nocerino, Ortis, Romagnoli e Testor. Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza Con lettera in data 9 novembre 2020, il Presidente del Gruppo parlamentare Italia Viva - P.S.I. ha comunicato che il senatore Cucca è stato nominato Vicepresidente del Gruppo stesso, in sostituzione del senatore Nencini. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, con lettera in data 4 novembre 2020, ha comunicato che il senatore Crucioli cessa di far parte della 13 a Commissione permanente ed entra a far parte della 6ª Commissione permanente. Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati, in data 5 novembre 2020, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi la deputata Elena Maccanti in sostituzione del deputato Giancarlo Iezzi, dimissionario. Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, variazione nella composizione Il Presidente del Senato della Repubblica, in data 4 novembre 2020, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, il senatore Gianfranco Rufa in sostituzione del senatore Paolo Ripamonti, dimissionario . Insindacabilità, richieste di deliberazione. Deferimento Il Tribunale ordinario di Gela - Sezione civile, con lettera in data 29 ottobre 2020, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 3 della legge 20 giugno 2003, n. 140, e ai fini di una eventuale deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione - copia degli atti di un procedimento civile (n. 1156/2019 R.G.) nei confronti del senatore Stefano Candiani. In data 5 novembre 2020, i predetti atti sono stati deferiti alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento ( Doc . IV- ter , n. 12). Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Onn. Boldrini Laura e altri; Onn. Zan Alessandro e altri; Onn. Scalfarotto Ivan e altri; Onn. Perantoni Mario e altri; On. Bartolozzi Giusi Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità (2005) (presentato in data 05/11/2020) C.107 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.569, C.868, C.2171, C.2255); Ministro degli affari esteri e coop. inter.le Ratifica ed esecuzione degli Emendamenti all'Accordo sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mar Mediterraneo e dell'area atlantica contigua, con Annessi e Atto finale, fatto a Monaco il 24 novembre 1996, adottati a Monaco il 12 novembre 2010 (2006) (presentato in data 05/11/2020) C.1704 approvato dalla Camera dei deputati ; Onn. Di Stasio Iolanda, Fassino Piero, Migliore Gennaro, Cabras Pino, Olgiati Riccardo, De Carlo Sabrina, Romaniello Cristian, Emiliozzi Mirella, Suriano Simona, Corda Emanuela, Deiana Paola, Manca Alberto, Marino Bernardo, Perantoni Mario, Scanu Lucia, Lapia Mara, Cadeddu Luciano Istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale (2007) (presentato in data 05/11/2020) C.2313 approvato dalla Camera dei deputati ; Onn. Liuni Marzio, Viviani Lorenzo, Bubisutti Aurelia, Coin Dimitri, Gastaldi Flavio, Golinelli Guglielmo, Lolini Mario, Lo Monte Carmelo, Bazzaro Alex, Bellachioma Giuseppe Ercole, Bianchi Matteo Luigi, Bisa Ingrid, Bordonali Simona, Cavandoli Laura, Cecchetti Fabrizio, Colla Jari, Comencini Vito, Covolo Silvia, Dara Andrea, De Martini Guido, Di San Martino Lorenzato Di Ivrea Luis Roberto, Donina Giuseppe Cesare, Fantuz Marica, Ferrari Roberto Paolo, Fogliani Ketty, Foscolo Sara, Frassini Rebecca, Furgiuele Domenico, Giacometti Antonietta, Grimoldi Paolo, Locatelli Alessandra, Lorenzoni Eva, Lucchini Elena, Maccanti Elena, Maturi Filippo, Morelli Alessandro, Panizzut Massimiliano, Piastra Carlo, Piccolo Tiziana, Pretto Erik Umberto, Racchella Germano, Ribolla Alberto, Sasso Rossano, Tombolato Giovanni Battista, Tonelli Gianni, Valbusa Vania, Vallotto Sergio, Zordan Adolfo Disposizioni per la disciplina, la promozione e la valorizzazione delle attività del settore florovivaistico (2009) (presentato in data 06/11/2020) C.1824 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Conzatti Donatella Modifiche al decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139, recante costituzione dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, a norma dell'articolo 2 della legge 24 febbraio 2005, n. 34 (2003) (presentato in data 04/11/2020); senatrice Evangelista Elvira Lucia Modifiche alla legge 4 aprile 1956, n. 212, e alla legge 4 febbraio 1985, n. 10, in tema di silenzio elettorale (2004) (presentato in data 04/11/2020); senatore Presutto Vincenzo Modifica al codice civile in materia di partecipazione del socio di società per azioni alle deliberazioni assembleari con mezzi elettronici (2008) (presentato in data 05/11/2020); Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'interno Conversione in legge del decreto-legge 7 novembre 2020, n. 148, recante disposizioni urgenti per il differimento di consultazioni elettorali per l'anno 2020 (2010) (presentato in data 07/11/2020); senatrice Fedeli Valeria Disposizioni in materia di servizio pubblico radiotelevisivo (2011) (presentato in data 06/11/2020); senatori de Bertoldi Andrea, Urso Adolfo, Rauti Isabella Delega al Governo per l'istituzione dei buoni digitali di sconto fiscale, al fine di favorire la liquidità nel tessuto economico e sociale nazionale (2012) (presentato in data 09/11/2020); Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e finanze Conversione in legge del decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese e giustizia, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (2013) (presentato in data 09/11/2020); senatori Toffanin Roberta, Pichetto Fratin Gilberto, Sciascia Salvatore, Perosino Marco, Aimi Enrico, Barboni Antonio, Biasotti Sandro Mario, Caliendo Giacomo, Caligiuri Fulvia Michela, Causin Andrea, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Damiani Dario, De Poli Antonio, Ferro Massimo, Floris Emilio, Galliani Adriano, Gallone Maria Alessandra, Gasparri Maurizio, Mallegni Massimo, Masini Barbara, Modena Fiammetta, Moles Giuseppe, Pagano Nazario, Papatheu Urania Giulia Rosina, Paroli Adriano, Rizzotti Maria, Ronzulli Licia, Tiraboschi Maria Virginia, Vitali Luigi Disposizioni in materia di certificazione e di compensazione dei crediti per la pubblica amministrazione (2014) (presentato in data 09/11/2020); senatori Tosato Paolo, Candura Massimo, Fregolent Sonia, Ostellari Andrea, Pizzol Nadia, Saviane Paolo, Stefani Erika, Vallardi Gianpaolo, Zuliani Cristiano Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati all'odio anti-cristiano (2015) (presentato in data 09/11/2020); senatrice Messina Assuntela Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di reati contro gli animali (2016) (presentato in data 10/11/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede deliberante 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Piarulli Angela Anna Bruna Proroga del termine previsto dall'articolo 8, comma 1, della legge 8 marzo 2019, n. 21, per la conclusione dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità « Il Forteto » (1961) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/11/2020). In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. D'Alfonso Luciano Disposizioni per la riforma della decisione pubblica e la razionalizzazione del procedimento amministrativo (1932) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 10/11/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Puglia Sergio ed altri Modifica all'articolo 590-bis del codice penale concernente l'introduzione della punibilità a querela della persona offesa (1968) (assegnato in data 10/11/2020); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. D'Alfonso Luciano ed altri Misure per l'individuazione degli itinerari stradali abilitati al trasporto in condizioni di eccezionalità (1866) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 10/11/2020); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare Sen. Donno Daniela ed altri Disposizioni a tutela della trasparenza delle informazioni sugli alimenti vegani e vegetariani (1975) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 10/11/2020). In sede referente 2ª Commissione permanente Giustizia Dep. Boldrini Laura, Dep. Speranza Roberto Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità (2005) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) C.107 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.569, C.868, C.2171, C.2255) (assegnato in data 05/11/2020); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-II: Ministro affari esteri e coop. inter.le Di Maio ed altri Ratifica ed esecuzione del Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Senegal, fatto a Dakar il 4 gennaio 2018 (1987) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 05/11/2020); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Pres. Consiglio Conte Giuseppe (Conte-II), Ministro interno Lamorgese Luciana (Conte-II) ed altri. Conversione in legge del decreto-legge 7 novembre 2020, n. 148, recante disposizioni urgenti per il differimento di consultazioni elettorali per l'anno 2020 (2010) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 09/11/2020); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Vescovi Manuel Modifiche alla Costituzione in tema di Stato federale e forma di governo presidenziale (1869) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 10/11/2020); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Marcucci Andrea ed altri Modifiche alla parte seconda della Costituzione concernenti le competenze delle Camere e del Parlamento in seduta comune, la composizione del Senato della Repubblica, il procedimento legislativo e i procedimenti di fiducia e sfiducia (1960) (assegnato in data 10/11/2020); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Nencini Riccardo Disposizioni per l'indizione di un referendum di indirizzo per l'accesso al Meccanismo europeo di stabilità (MES) (1984) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 10/11/2020); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione degli Emendamenti all'Accordo sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mar Mediterraneo e dell'area atlantica contigua, con Annessi e Atto finale, fatto a Monaco il 24 novembre 1996, adottati a Monaco il 12 novembre 2010 (2006) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) C.1704 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 10/11/2020); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Dep. Di Stasio Iolanda ed altri Istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale (2007) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) C.2313 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 10/11/2020); Commissioni 5ª e 6ª riunite Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro economia e finanze Gualtieri Conversione in legge del decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese e giustizia, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (2013) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 10/11/2020). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 06/11/2020 la 3ª Commissione permanente Aff. esteri ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Ratifica ed esecuzione dello Scambio di note di modifica della Convenzione del 19 marzo 1986 per la pesca nelle acque italo-svizzere tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera, fatto a Roma il 10 e il 24 aprile 2017" (1222) (presentato in data 10/04/2019). Disegni di legge, ritiro La senatrice Cirinnà ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Cirinnà ed altri. - "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di reati contro gli animali" (360). Affari assegnati In data 4 novembre 2020 è stato deferito alla 7 a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50 del Regolamento, l'affare concernente l'adozione di misure di salvaguardia e tutela di piazza San Marco a Venezia, con specifico riferimento al progetto per la protezione dell'insula di piazza San Marco dalle maree fino a 110 cm (Atto n. 607). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro della difesa, con lettere in data 3 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b ), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - i seguenti atti: schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 06/2020, relativo al completamento di progettazione e qualifica del nuovo elicottero da esplorazione e scorta (N.E.E.S.) (n. 215); schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 07/2020, relativo all'approvvigionamento di 100 veicoli nuova blindo centauro per le unità dell'Esercito italiano, comprensivi di supporto logistico decennale (n. 216); schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 18/2020, relativo all'ammodernamento e rinnovamento di un sistema satellitare per le telecomunicazioni governative (SICRAL3) (n. 217). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, gli schemi di decreto sono deferiti alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà il parere su ciascuno di essi entro il termine del 20 dicembre 2020. La 5ª Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 4ª Commissione entro il 10 dicembre 2020. Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 30 ottobre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, in ordine alla notifica 2020/0651/I relativa al "Decreto ministeriale concernente la modifica dell'allegato 13 e 14 al decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75, recante «Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti, a norma dell'articolo 13 della legge 7 luglio 2009, n. 88»". La predetta documentazione è deferita alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 606). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 5 novembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 novembre 2020 recante "Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19»", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 275 del 4 novembre 2020 (Atto n. 608). Negli scorsi mesi di luglio, agosto e settembre 2020 sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione del Ministero della difesa, dell'economia e delle finanze, delle politiche agricole alimentari e forestali, del lavoro e delle politiche sociali, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per l'esercizio finanziario 2020, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa. Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti. La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 10 novembre 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarico di livello dirigenziale generale al dottor Francesco Ricciardi, nell'ambito del Ministero dell'interno. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 10 novembre 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - la comunicazione concernente la revoca di incarico di livello dirigenziale generale al dottor Vincenzo Starita, magistrato ordinario, nell'ambito del Ministero della giustizia. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Con lettere in data 2 novembre 2020 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Vigarano Mainarda (Ferrara), Pontelatone (Caserta), Montefiascone (Viterbo). Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 28 ottobre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99, la relazione concernente l'andamento del processo di liberalizzazione dei servizi a terra negli aeroporti civili, relativa al primo semestre 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . LXXI- bis , n. 3). Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 30 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5- bis , comma 1, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, le relazioni sulle attività del sistema camerale: riferita all'anno 2016 ( Doc . CXX, n. 1); riferita all'anno 2017 ( Doc . CXX, n. 2); riferita all'anno 2018 ( Doc . CXX, n. 3). I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente. Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con lettera in data 28 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, riferita all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a e alla 9 a Commissione permanente ( Doc . CLXIV, n. 26). Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 4 novembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 300, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato del trasporto pubblico locale, predisposta dall'Osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico locale, per l'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . CCXXII, n. 2). Governo, comunicazioni dell'avvio di procedure di infrazione Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 4 novembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le seguenti comunicazioni concernenti l'avvio di procedure d'infrazione ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - notificate il 30 ottobre 2020 - che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni permanenti, nonché alla 14 a Commissione permanente: comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/2299, sulla cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa, per quanto concerne i valori limite per il PM 2,5 - alla 13 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 79); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/4051, sulla non corretta attuazione dell'articolo 7, paragrafo 1, del regolamento UE n. 165/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 febbraio 2014, relativo ai tachigrafi nel settore dei trasporti su strada - alla 8 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 80); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/2266, sulla mancata osservanza da parte dell'Italia di alcune disposizioni della direttiva 2011/70/EURATOM del Consiglio con riferimento al programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi - alla 10 a e alla 13 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 81). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento. Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Regolamento del Consiglio che stabilisce, per il 2021, le possibilità di pesca per alcuni stock ittici e gruppi di stock ittici, applicabili nelle acque dell'Unione e, per i pescherecci dell'Unione, in determinate acque non dell'Unione (COM(2020) 668 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Programma di lavoro della Commissione per il 2021: "Un'Unione vitale in un mondo fragile", e annessi allegati (COM(2020) 690 definitivo), alla 14 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1 a , 2 a , 3 a , 4 a , 5 a , 6 a , 7 a , 8 a , 9 a , 10 a , 11 a , 12 a e 13 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulle garanzie che impegnano il bilancio generale - Situazione al 31 dicembre 2019 (COM(2020) 677 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma di documentazione delle catture di tonno rosso ( Thunnus thynnus ) e abroga il regolamento (UE) n. 640/2010 (COM(2020) 670 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Prezzi e costi dell'energia in Europa (COM(2020) 951 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sui progressi riguardo alla competitività dell'energia pulita (COM(2020) 953 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 13 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione: COVID-19 - Orientamenti relativi alle persone esentate dalla restrizione temporanea dei viaggi non essenziali verso l'UE con riferimento all'attuazione della raccomandazione (UE) 2020/912 del Consiglio del 30 giugno 2020 (COM(2020) 686 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione sul potenziamento delle corsie verdi per i trasporti al fine di assicurare la continuità dell'attività economica durante la fase di recrudescenza della pandemia di COVID-19 (COM(2020) 685 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 10 a e 14 a . Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 26 agosto all'11 ottobre 2020, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea. Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati. L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti. Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettere in data 3 novembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, le seguenti segnalazioni: avente ad oggetto la normativa sui limiti di utilizzo del subappalto (Atto 609); relativa alle modifiche apportate al testo dell'articolo 16 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, recante "Riordino della legislazione in materia portuale", dall'articolo 199-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, come convertito dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" (Atto 610). Le predette segnalazioni sono deferite, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente. Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, con lettera in data 28 ottobre 2020, ha inviato una segnalazione, adottata ai sensi dell'articolo 2, comma 6, della legge 14 novembre 1995, n. 481, in merito all'articolo 114- ter del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19", convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77. La predetta segnalazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 605). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la seguente sentenza, che è deferita, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 1 a Commissione permanente: sentenza n. 234 del 22 ottobre 2020, depositata il successivo 9 novembre, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 261, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), nella parte in cui stabilisce la riduzione dei trattamenti pensionistici ivi indicati "per la durata di cinque anni", anziché "per la durata di tre anni"( Doc. VII, n. 108)- alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente." Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 9 novembre 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Autorità Portuale di Gioia Tauro, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 346). Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti È pervenuto al Senato un voto della Regione Emilia-Romagna recante: "Sessione Europea 2020. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente del diritto dell'Unione europea". Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 14 a Commissione permanente (n. 45). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: in data 4 novembre 2020, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che introduce accertamenti nei confronti dei cittadini di paesi terzi alle frontiere esterne e modifica i regolamenti (CE) n. 767/2008, (UE) 2017/2226, (UE) 2018/1240 e (UE) 2019/817 (COM(2020) 612 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 20 gennaio 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a ; in data 4 novembre 2020, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a salari minimi adeguati nell'Unione europea (COM(2020) 682 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 20 gennaio 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 8 a e 14 a ; in data 4 novembre 2020, la proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda disposizioni transitorie relative all'imposta sul valore aggiunto per i vaccini contro la COVID-19 e i dispositivi medico-diagnostici in vitro di questa malattia in risposta alla pandemia di COVID-19 (COM(2020) 688 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 20 gennaio 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 12 a e 14 a ; in data 5 novembre 2020, la proposta modificata di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'«Eurodac» per il confronto delle impronte digitali per l'efficace applicazione del regolamento (UE) XXX/XXX [regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione] e del regolamento (UE) XXX/XXX [regolamento sul reinsediamento], per l'identificazione di cittadini di paesi terzi o apolidi il cui soggiorno è irregolare e per le richieste di confronto con i dati Eurodac presentate dalle autorità di contrasto degli Stati membri e da Europol a fini di contrasto, e che modifica i regolamenti (UE) 2018/1240 e (UE) 2019/818 (COM(2020) 614 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 21 gennaio 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a ; in data 9 novembre 2020, la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'ambiente dello sportello unico dell'Unione europea per le dogane e modifica il Regolamento (UE) n. 952/2013 (COM(2020) 673 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 25 gennaio 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 8 a , 10 a e 14 a . Interpellanze, apposizione di nuove firme Il senatore Trentacoste ha aggiunto la propria firma all'interpellanza 2-00073 p.a. della senatrice Mantovani ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Pacifico, Buccarella, Giarrusso e Garavini hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02057 del senatore De Falco ed altri. La senatrice Donno e il senatore Corbetta hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04336 della senatrice Guidolin ed altri. Le senatrici Pavanelli e Giannuzzi hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04357 del senatore Lannutti ed altri. Mozioni Atto n. 1-00292 CALDEROLI ROMEO AUGUSSORI BAGNAI BERGESIO PERGREFFI CANDIANI IWOBI MARTI MONTANI NISINI STEFANI - Il Senato, premesso che: la crisi pandemica si sta aggravando in tutta Europa e si rendono pertanto necessarie valutazioni accurate, onde predisporre le necessarie misure di contenimento nel rispetto dei principi di proporzionalità, gradualità e adeguatezza; la valutazione e la selezione delle misure adeguate richiede la disponibilità di una base dati accurata sulla base della quale possa esercitarsi un dibattito tecnico-scientifico quanto più ampio possibile, anche in considerazione della natura disputabile delle soluzioni tecniche da adottare, essendo astrattamente possibili più strategie, anche differenziate, di intervento (quanto alla qualità, alla quantità, alla localizzazione e al tempo di adozione) e dovendo tali strategie basarsi su un'adeguata ponderazione del rapporto tra costi e benefici in considerazione della scarsità delle risorse utilizzabili; gli interventi richiedono, altresì, delle valutazioni prognostiche sull'andamento del virus legate a numerose variabili, che possono essere prese in considerazione solo in termini probabilistici, valutando altresì l'impatto delle misure progressivamente assunte; il Presidente del Consiglio dei ministri nelle sue comunicazioni al Parlamento del 2 novembre 2020 ha esplicitamente affermato: "Riteniamo necessario pertanto assumere una decisione orientata ai principi di proporzionalità e adeguatezza, che contempli nuovi interventi restrittivi modulati e differenziati sulla base del livello di rischio concretamente rilevato nei territori"; ha aggiunto che: "In Italia è stato elaborato questo sistema di monitoraggio nel corso di questi ultimi mesi, che oggi ci pone in una condizione anche diversa rispetto ad altri Paesi, anche del continente europeo, che non lo possiedono". Ha sostenuto che: "Oggi disponiamo di una struttura di prevenzione e di monitoraggio che non si limita solo a misurare il tasso di contagiosità sui territori, attenzione, quindi non è solo questione di prendere atto e riferire l'Rt, il famoso Rt, ma è un piano che elabora il flusso dei dati provenienti dal territorio sulla base di 21 differenti parametri, di cui ricordo i più significativi: numero di casi sintomatici notificati per mese; numero dei casi con storia di ricovero ospedaliero; numero di strutture residenziali socio-sanitarie che riscontrano almeno una criticità settimanale; percentuale di tamponi positivi; tempo medio tra data di inizio dei sintomi e data di diagnosi; indice di replicabilità; numero di nuovi focolai di trasmissione; e, non ultimo ovviamente per importanza, occupazione di posti letto di area medica o terapia intensiva sulla base dell'effettiva disponibilità della singola struttura ospedaliera e del singolo territorio"; tuttavia, da più parti viene posto in dubbio che questo complesso sistema di monitoraggio, di cui non è dato conoscere nel dettaglio metodologie e base dati utilizzata, sia effettivamente basato su quantità, qualità, dettaglio di informazioni sufficienti a orientare le decisioni; a titolo di autorevole esempio, è qui utile ricordare quanto di recente scritto dal professor Giorgio Parisi, presidente dell'Accademia nazionale dei Lincei: "sarebbe necessario avere informazioni più precise di quelle che ci vengono fornite ogni giorno: servirebbe un grande database nazionale in cui fossero riversate tutte le informazioni disponibili su dove sono avvenuti i contagi, le attività lavorative dei contagiati, l'uso di mezzi pubblici, le attività svolte. Quanto influiscono sui contagi in Italia i ristoranti, le cene in famiglia, le riunioni in ufficio, le convivenze familiari e, le feste? Quali sono le attività più a rischio, oltre ovviamente quelle che già si sanno: la sanità, le celle frigorifere, la preparazione dei salumi, i centri di distribuzione postale? Servono numeri, gli articoli di giornale con casi di cronaca sono del tutto inutili. Sulla scuola, dove le ASL fanno particolari controlli, ci sono dati precisi, che permettono di escludere che fino a questo momento ci sia stata una propagazione sostenuta dell'epidemia dentro le classi, ma abbiamo informazioni molto poco precise su quello che succede in altri contesti: sappiamo il numero dei focolai o poco più. Senza dati precisi come fare a valutare gli effetti positivi o negativi di provvedimenti come la chiusura dei centri commerciali durante il weekend o delle scuole elementari?". Aggiungendo: "Io temo fortemente che in Italia non sia stata fatta una raccolta sistematica delle informazioni cruciali sulle circostanze in cui il virus si è trasmesso: la lettera di Giorgio Alleva e Alberto Zuliani (già Presidenti Istat) al Corriere del 17 ottobre mi conferma in questo timore. 'In tanti mesi - scrivono - non abbiamo investito in un sistema di raccolta di dati che consenta un monitoraggio accurato su probabilità di contagio, dimensioni delle componenti sintomatiche e asintomatiche, collegamento con i rischi successivi, ricoveri e terapie sub-intensive e intensive, letalità. (...) Non è citando insieme, giorno per giorno, il numero di casi positivi e di tamponi effettuati che possiamo capire cosa stia accadendo realmente'", impegna il Governo a mettere al più presto a disposizione del Parlamento, e attraverso di esso a disposizione di studiosi, di semplici cittadini e dell'intero Paese, anche sulla base delle piattaforme già realizzate da Ministero della salute e dal Dipartimento della protezione civile, una base dati pubblica facilmente accessibile, in formato aperto e disaggregato, in cui vengano raccolte tutte le informazioni disponibili, anche a livello di struttura sanitaria e di dati relativi all'andamento della situazione epidemiologica e al monitoraggio del rischio sanitario comunicati giornalmente dalle Regioni al Ministero della salute, all'Istituto superiore di sanità e al comitato tecnico-scientifico, con un livello di dettaglio, fatto salvo il diritto alla privacy di tutte le persone a vario titolo coinvolte, tale da consentire: 1.a) di dare trasparenza alle ragioni che determinano l'assunzione delle determinazioni di competenza e di individuare le necessarie ulteriori informazioni richieste al fine dell'adozione di nuovi provvedimenti; 1.b) la ricostruzione del processo logico che ha portato a ciascuna singola decisione; 1.c) l'individuazione dell'eventuale necessità della raccolta di informazioni ulteriori, in vario modo necessarie per l'assunzione di decisioni più consapevoli. Atto n. 1-00293 MALLEGNI PAROLI BARBONI BARACHINI MASINI BERARDI GALLONE TOFFANIN - Il Senato, premesso che: lo sviluppo infrastrutturale è fondamentale per la crescita del nostro Paese, implicando investimenti in grado, tra l'altro, di attivare tutta l'economia, attraverso l'industria e i servizi della filiera delle costruzioni e dell'indotto. Per tale motivo sono necessarie risorse pubbliche e private per nuove infrastrutture e per mantenere in efficienza quelle esistenti; gli investimenti fissi lordi della pubblica amministrazione in costruzioni (formati per la quasi totalità da spese per opere pubbliche, cioè infrastrutture) hanno mantenuto fino al 2009 un'incidenza sul PIL sostanzialmente vicina al 2 per cento, per diminuire gradualmente fino a valori di poco superiori all'1 per cento negli ultimi anni. Questo perché si sta investendo sempre meno, sia in nuove infrastrutture, che in manutenzione e ristrutturazione del patrimonio infrastrutturale; la competitività dell'Italia è strettamente legata al necessario potenziamento e alla riqualificazione del sistema infrastrutturale ferroviario, viario e aeroportuale, nonché allo sviluppo delle grandi reti di trasporto, integrate con i corridoi multimodali nazionali ed europei; uno degli obiettivi prioritari deve essere quello di connettere tutto il nostro territorio all'Europa, per favorire gli scambi commerciali e colmare i troppi divari territoriali presenti nel nostro Paese; sotto questo aspetto sarà decisivo utilizzare al meglio le risorse del "recovery plan", garantendo la necessaria rapidità nel loro utilizzo. Risorse che potranno essere utilizzate e che andranno a integrare i programmi di spesa già previsti dalla normativa vigente; sarà, altresì, importante individuare e utilizzare le suddette risorse europee distinguendo tra quelle a fondo perduto e quelle concesse come prestiti. In questo senso va messo in campo un disegno programmatico organico dell'infrastrutturazione del Paese, che risponda anche ad una logica di utilizzo delle risorse distinguendo quelle che rientrano nel "prestito" da quelle che rientrano nei sussidi a "fondo perduto" e, al tempo stesso, non interferisca con un altro programma, quello relativo al Fondo di coesione e sviluppo 2021-2027 in corso di definizione; molte sono le opere infrastrutturali che, oltre a rispondere ad un "piano strategico" già condiviso dall'Unione europea, hanno tutte le condizioni per garantire l'avanzamento reale dei lavori, oltre ad essere coerenti con il cronoprogramma definito già dalle linee guida indicate dalla UE; con queste caratteristiche, nel Centro-Nord Italia si trovano le opere ubicate sui seguenti corridoi comunitari, e che potrebbero beneficiare delle risorse in prestito previste dal "recovery plan": corridoio baltico-adriatico: a) adeguamento del valico di Tarvisio e della tratta ferroviaria Pontebbana Udine-Tarvisio; b) adeguamento del porto di Ravenna; corridoio Algeciras-Lione-Torino-Milano-Venezia-Trieste-Kiev: a) tratta in territorio italiano dell'asse ferroviario ad alta velocità e alta capacità Torino-Lione; b) asse ferroviario ad alta velocità e alta capacità Verona-Vicenza-Padova; c) asse autostradale Pedemontana lombarda e Pedemontana veneta; d) metropolitane di Torino e Milano; e) nodi logistici interportuali di Verona e Padova; f) nodo portuale di Trieste; corridoio Genova-Rotterdam: a) asse ferroviario ad alta velocità e alta capacità Genova-Milano (terzo calico dei Giovi); b) gronda autostradale di Genova; c) impianto portuale di Genova (antimurale); d) adeguamento dei nodi intermodali di Domo 2 e di Novara Boschetto; corridoio Helsinki-La Valletta: a) completamento del tunnel ferroviario del Brennero; b) asse ferroviario Fortezza-Verona; c) nodo ferroviario di Firenze; d) reti metropolitane e ferroviarie di Roma (linea metropolitana C e chiusura dell'anello ferroviario); e) asse autostradale Fiumicino-Tor de' Cenci-Latina; raccordo Cisterna-Valmontone; il citato quadro di interventi ha un costo globale di circa 40 miliardi di euro e tutte le relative opere hanno già subito una verifica, sia nella stesura delle prime reti TEN-T del 2005, sia nella stesura delle reti TEN-T del 2013. La verifica in realtà era finalizzata anche all'identificazione di un misurabile ROI ( return on investment ) e, quindi, l'intera operazione, se affrontata e gestita in modo organico, può rappresentare non un'operazione a "fondo perduto", ma un importante "investimento" e come tale dare origine ad un apposito fondo comune di investimento o a tre fondi supportati dalla quota di prestito del "recovery plan", pari a 127,4 miliardi di euro; per quanto riguarda le opere infrastrutturali riguardanti il Mezzogiorno, che potrebbero utilizzare le previste risorse a fondo perduto del "recovery fund", si evidenziano le seguenti infrastrutture collegate al corridoio Helsinki-La Valletta, nonché gli interventi nella regione Sardegna: a) completamento del sistema metropolitano di Napoli; b) completamento del nodo interportuale di Nola-Marcianise; c) completamento dell'asse ferroviario ad alta velocità e alta capacità Napoli-Bari; d) riqualificazione del nodo ferroviario di Bari; e) realizzazione dell'asse ferroviario ad alta velocità e alta capacità Battipaglia-Reggio Calabria; f) realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia ed il continente; g) completamento dell'asse viario 106 Jonica; h) realizzazione dell'asse ferroviario ad alta velocità e alta capacità Palermo-Messina-Catania; i) realizzazione dell'asse autostradale Ragusa-Catania; l) realizzazione delle reti metropolitane di Catania e Palermo; m) realizzazione dell'asse autostradale Cagliari-Porto Torres (strada "Carlo Felice"); per i suddetti interventi nel Mezzogiorno, il cui costo globale è di 38,7 miliardi di euro, andrebbe valutato di utilizzare integralmente la quota parte degli 81,4 miliardi a fondo perduto del "recovery fund" destinati all'Italia, prevedendo eventualmente lo scorporo delle risorse per il ponte sullo stretto di Messina in quanto, utilizzando quota parte del fondo delle reti TEN-T e possedendo un buon ROI, potrebbe rientrare nella quota dei prestiti; è evidente che tutte le infrastrutture citate sono integrabili con ulteriori altri interventi essenziali per l'assetto infrastrutturale del Paese; non sono ad esempio contemplati nelle reti TEN-T interventi come l'asse autostradale tirrenico o come l'asse autostradale Orte-Mestre; la scelta di finanziare parte delle infrastrutture con solo una quota delle risorse a fondo perduto messe a disposizione dal "recovery fund", utilizzando parallelamente anche parte delle risorse in prestito nell'ambito del medesimo fondo europeo, ottimizzerebbe al massimo l'uso delle disponibilità finanziarie messe a disposizione dall'Europa, consentendo di utilizzare la parte restante delle risorse per altre importanti finalità come: l'edilizia scolastica; la messa in sicurezza del territorio; la reinvenzione dell'offerta di trasporto nelle medie e piccole realtà urbane; la diffusa ed organica digitalizzazione dell'intero Paese; il riassetto funzionale del sistema agroalimentare; il riassetto dell'offerta turistica e la salvaguardia dei beni culturali, impegna il Governo: 1) ad individuare le opere infrastrutturali prioritarie fondamentali per la crescita del nostro Paese, quali quelle individuate in premessa, anche in quanto opere rapidamente cantierabili, al fine di beneficiare di quota delle risorse previste dal "recovery plan"; 2) a prevedere il finanziamento delle suddette infrastrutture con parte delle risorse a fondo perduto messe a disposizione dal "recovery fund", e parte delle risorse in prestito nell'ambito del medesimo fondo europeo, al fine di utilizzare la parte restante delle risorse per altre importanti finalità come: l'edilizia scolastica; la messa in sicurezza del territorio; la reinvenzione dell'offerta di trasporto nelle medie e piccole realtà urbane; la diffusa ed organica digitalizzazione dell'intero Paese; il riassetto funzionale del sistema agroalimentare; il riassetto dell'offerta turistica e la salvaguardia dei beni culturali. Interrogazioni Atto n. 3-02061 MIRABELLI NANNICINI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la società Alitalia ha comunicato nei mesi scorsi l'intenzione di gestire in proprio tutti i servizi relativi alla partenza e all'arrivo dei passeggeri, ivi compresi quelli di check in , imbarco e rampa, nell'ambito dell'aeroporto di Milano Linate, lasciando alla società Airport Handling SpA la gestione, in tale scalo aeroportuale, del solo servizio di carico e scarico dei bagagli; la Airport Handling SpA, controllata al 70 per cento dalla società Dnata e partecipata dal Comune di Milano, ha garantito la prestazione di tutti i suddetti servizi negli scali aeroportuali di Milano Malpensa e Milano Linate a partire dal 1° settembre 2014, occupando per tali finalità oltre 1.600 dipendenti; la decisione di Alitalia SpA, seppure di natura temporanea secondo quanto dichiarato dalla stessa società, ha immediatamente sollevato forte preoccupazione per le conseguenze occupazionali su centinaia di lavoratori della Airport Handling SpA e per le ricadute su altrettante famiglie che vedrebbero perdere la fonte di sostentamento economico in una fase di criticità connessa alla profonda crisi del settore, a seguito della pandemia COVID-19; secondo quanto sostenuto dai sindacati, la società Airport Handling SpA, in conseguenza della decisione di Alitalia SpA, sarà costretta a ricorrere alla cassa integrazione per numerosi lavoratori, in aggiunta a quelli che già da marzo 2020 lo sono, a seguito della quale, in assenza di novità sostanziali, si troverà costretta a procedere al licenziamento dei dipendenti in esubero; i sindacati, oltre a contestare la scelta, hanno recentemente evidenziato che la stessa Alitalia è stata costretta ad assicurare i suddetti servizi facendo ricorso all'assunzione di personale precario, nonché all'impiego di personale con base a Roma Fiumicino, in ragione del numero non sufficiente di personale già in servizio nello scalo aeroportuale di Milano Linate; la decisione assunta da Alitalia SpA per la gestione in proprio dei servizi relativi alla partenza e all'arrivo dei passeggeri presso l'aeroporto di Linate risulta in netta controtendenza rispetto a quanto avviene nel resto del continente europeo, dove nessuna compagnia aerea gestisce in proprio negli scali aeroportuali tali servizi, e in particolare quelli di terra, che al contrario risultano affidati, non solo per ragioni economiche, a società specializzate, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano attivare al fine di tutelare i lavoratori di Airport Handling SpA, che rischiano il licenziamento in conseguenza della decisione di Alitalia SpA di gestire in proprio tutti i servizi relativi alla partenza e all'arrivo dei passeggeri, ivi compresi quelli di check in , imbarco e rampa, nell'ambito dello scalo aeroportuale di Milano Linate; quali iniziative intendano assumere per garantire una maggiore tutela degli interessi di tutti i lavoratori degli aeroporti di Milano Linate e Malpensa, in vista della costituzione e dell'avvio operativo della nuova società Alitalia; se intendano istituire un apposito tavolo, con la partecipazione dei rappresentanti del Comune di Milano, della Regione Lombardia, di Alitalia SpA, di Airport Handling SpA e dei sindacati, finalizzato a trovare una soluzione condivisa alle problematiche esposte e per la definizione di un complessivo piano strategico per il rilancio del sistema aeroportuale di Milano. Atto n. 3-02062 LA PIETRA NASTRI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: le operazioni di svaso della diga di Pavana, situata sul fiume Limentra, al confine fra la Toscana e l'Emilia-Romagna, rese necessarie per ottemperare all'ordine di adeguamento sismico richiesto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti al gestore della diga, Enel Green Power, hanno cagionato un gravissimo danno ambientale, di incalcolabili proporzioni e di inaudita portata, a causa della fuoriuscita di tonnellate di fango sedimentate negli anni sul fondo del bacino, che hanno invaso il fiume provocando una moria di pesci e la distruzione di un ecosistema; purtroppo gli effetti devastanti non possono ritenersi esauriti, dal momento che ad oggi risultano coinvolti dal fenomeno anche 20 chilometri del fiume Reno; la causa di quanto accaduto parrebbe riconducibile ad un cedimento durante la fase conclusiva dello svuotamento di materiale sovrastante limitrofo, che avrebbe reso necessario il mantenimento della completa apertura dello scarico di fondo della diga con conseguente eccessiva fuoriuscita di sedimento lungo l'alveo a valle della diga; questo tratto fluviale non è nuovo a simili episodi, dato che già negli anni 1993 e 1997 si verificarono, sempre a causa di simili operazioni, disastri di questo tipo con danni inestimabili al patrimonio floro-faunistico della zona; già nei mesi precedenti all'inizio dei lavori alla diga di Pavana, anche le associazioni dei pescatori avevano lanciato l'allarme alle autorità competenti circa il potenziale rischio ambientale derivante dalle operazioni e la necessità di attuare tutte le misure necessarie al fine di prevenire possibili danni alla fauna ittica presente nel bacino di Pavana e nel fiume Reno, anche spostando i pesci in altri corsi d'acqua prima di aprire la diga, sottolineando la mancanza, contrariamente al passato, di una commissione ittica di zona, che avrebbe potuto occuparsi della salvaguardia del fiume monitorando costantemente la situazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non intenda attivarsi urgentemente al fine di verificare le ragioni dell'accaduto ed accertare eventuali responsabilità, constatando se siano state preventivamente adottate tutte le misure necessarie a garantire la messa in sicurezza e la tutela ambientale dell'area; se ritenga di verificare le ragioni per le quali non siano stati disposti interventi adeguati di preservazione della fauna ittica in relazione all'intervento da espletare, quali interventi ritenga che debbano essere adottati ai fini delle operazioni di rimozione e smaltimento dei pesci morti in sicurezza e conformemente alle norme igienico-sanitarie e quali interventi ritenga di adottare ai fini del risarcimento dei danni cagionati all'intero ecosistema. Atto n. 3-02063 MODENA Ai Ministri per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 3 novembre 2020, 600.000 cittadini sono rimasti ore in attesa per chiedere il contributo chiamato " bonus bici"; per l'intera giornata il sito internet "buonomobilità", progettato e realizzato da Sogei, la società informatica del Ministero dell'economia e delle finanze, è stato il simbolo dell'incompetenza digitale; ogni volta che in Italia c'è stato un clic day legato ad un'erogazione di denaro, come in precedenza per i 600 euro dei possessori di partite IVA, il caso di "ImpresaSicura", il bando ISI dell'INAIL, i siti sono crollati; ciò dipende dal meccanismo del clic day che si adopera quando le risorse sono scarse e si decide di dividerle solo fra i primi che le richiedono; il concetto di fila on line è qualcosa che solo in Italia ed in altri Paesi particolarmente arretrati si è visto; dopo varie ore di attesa gli utenti per accedere alla richiesta di bonus dovevano registrarsi con "SPID", il sistema di identità digitale pubblica già in possesso di 12 milioni di italiani e gestito da 12 aziende private (ma Poste italiane da sola gestisce oltre 10 milioni di utenze), che ovviamente non ha funzionato creando un ingolfamento digitale spaventoso, si chiede di sapere: quali provvedimenti urgenti si intenda adottare per evitare ennesime "Caporetto digitali" che mettono a dura prova la vita dei cittadini che avrebbero invece diritto, in un momento così difficile, ad essere aiutati e supportati con ogni mezzo; come mai si continui ad utilizzare il metodo del clic day , risultato poco efficace, invece di utilizzare l' app "Io", lanciata ad aprile, che dovrebbe diventare lo strumento con cui il cittadino dialoga con la pubblica amministrazione e che aveva dato buona prova con il bonus vacanze; quale fine abbia fatto la cabina di regia di tutti Ministeri sulle questioni digitali annunciata dal ministro Pisano l'11 novembre 2019 per evitare proprio ciò che è avvenuto; quali garanzie abbiano i cittadini di ricevere tutti il bonus richiesto. Atto n. 3-02064 CALIGIURI BATTISTONI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: al fine di contenere il diffondersi dell'epidemia da COVID-19, il Governo ha deciso di differenziare l'Italia in zone (gialle, arancioni e rosse) così da attuare un approccio differenziato alla gestione della crisi sanitaria in corso; nelle zone rosse, la produzione, diversamente dalla chiusura totale di marzo e aprile, non si fermerà, come nel resto d'Italia; ora come allora, però, ci sono e ci saranno problemi di reperimento della manodopera, sia per criticità pregresse, che per le imprescindibili ed inevitabili quarantene cautelari e per i casi di positività, comportando non poche difficoltà al settore agricolo, fra cui il rischio della compromissione del raccolto; Forza Italia, tramite emendamenti e diversi atti di sindacato ispettivo, da tempo, cerca di persuadere il Governo a introdurre i voucher in agricoltura, così da fornire la possibilità a studenti, disoccupati, cassaintegrati e percettori di reddito di cittadinanza di lavorare nei campi, per sopperire a questa mancanza di personale, a cui il Governo aveva risposto con l'inefficiente sanatoria, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano assumere iniziative volte ad adoperare lo strumento dei voucher in agricoltura al fine di mitigare il reale rischio da paralisi del raccolto. Atto n. 3-02065 CALIGIURI BATTISTONI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, riconosce, in via straordinaria e urgente, 100 milioni di euro per contributi a fondo perduto a favore delle imprese operanti nelle filiere agricole, della pesca e dell'acquacoltura; il comma 3 rimanda ad un successivo decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, l'individuazione della platea dei beneficiari e dei criteri per usufruire dei contributi, si chiede di sapere: secondo quale criterio il Ministro in indirizzo intenda ripartire le risorse di cui all'articolo 7, comma 1, del decreto-legge n. 137; se non ritenga opportuno incrementare tali risorse, in virtù del fatto che sono circa 740.000 le aziende agricole che subiranno ingenti perdite a seguito delle misure restrittive introdotte dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 ottobre 2020 e dai successivi. Atto n. 3-02067 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione sono divenuti nel corso degli ultimi decenni tra i più comuni problemi di salute, soprattutto nei giovani e negli adolescenti. Si tratta di disturbi che colpiscono la popolazione alle età più disparate, dall'infanzia all'età adulta, con un picco di esordio in età adolescenziale e possono colpire la popolazione femminile, così come quella maschile; secondo l'ultimo rapporto Eurispes in Italia, oltre 2 milioni di ragazzi tra i 12 e i 25 anni soffrono di disturbi del comportamento alimentare (DCA) e, secondo i dati della Società italiana dei disturbi del comportamento alimentare (SISDCA), ogni anno ci sono 8.500 nuovi casi di persone, tra uomini e donne, colpite da questi disturbi. Tali dati allarmanti hanno sollecitato la ricerca a studiare metodi di intervento sempre più adeguati e rispondenti alle richieste; il sopraggiungere dell'emergenza sanitaria da COVID-19 e le conseguenti restrizioni imposte dal Governo hanno avuto degli effetti importanti sulla salute mentale, così come riporta Brooks &Co nella ricerca sull'impatto psicologico della quarantena, e i disturbi del comportamento alimentare rientrano tra i fattori di rischio, in quanto le persone affette sono state costrette alla sospensione dei trattamenti psicologici e comportamentali; il fattore dell'isolamento sociale, una delle prime manifestazioni di questa tipologia di patologia, nel periodo di quarantena ha inciso dunque negativamente su chi soffre di questi disturbi, prospettando un ritiro dai trattamenti anche successivo alla pandemia; al fine di gestire e prevenire quadri clinici disastrosi, per tutta la popolazione italiana sono stati istituiti numeri di emergenza ai quali riferirsi in caso di crisi, e diverse associazioni del privato sociale, associazioni di professionisti e piccole realtà locali hanno messo a disposizione forze di volontari e specialistiche per la gestione dei casi sul territorio. Tali pazienti rientrano tra coloro i quali subiscono maggiori rischi a causa della difficoltà nel chiedere aiuto e nel riconoscere i segnali prodromici rispetto ai comportamenti di buona prassi; nell'ultimo aggiornamento dei LEA vi è un paragrafo dedicato all'assistenza specifica a particolari categorie, ma i DCA non sono presenti, perché ricompresi nella categoria della salute mentale; il sito del Ministero della salute ha recentemente pubblicato il rapporto SISM 2018 sui numeri dati rispetto alle persone con diagnosi psichiatriche e sui giorni di residenza nelle strutture dedicate e dal rapporto emerge la completa assenza dei dati relativi alle persone affette da DCA. Nell'attività dei servizi psichiatrici infatti viene segnalata la durata di giornate medie presso strutture residenziali per paziente, pari a 936,5 giorni, mentre nella realtà delle persone affette da DCA, che ha la "fortuna" di accedere alle cure, nelle poche strutture residenziali dedicate, tralasciando le interminabili liste d'attesa, la durata media del ricovero non supera i 90 giorni. Infine, per quello che riguarda gli accessi psichiatrici in pronto soccorso, il rapporto indica che oltre il 74 per cento degli accessi viene poi curato a casa, mentre per i DCA il Ministero stesso ha emanato delle mere raccomandazioni a tutti i punti di pronto soccorso, denominandole "codice lilla" o "percorso lilla", fatto solo di condizionali, ma che dovrebbe implicare, oltre al riconoscimento, la presa in carico con percorsi di cura dedicati; è evidente il paradosso per cui una patologia con numeri enormi, in costante crescita sia in malati che in mortalità, con una grave carenza o assenza di percorsi di cura dedicati, non venga considerata, non solo come emergenza socio-sanitaria tanto da essere scorporata dalla macro area della salute mentale, ma nemmeno evidenziata nei rapporti annuali ufficiali e pubblici del Ministero; viene dunque da ipotizzare che ancora per i livelli essenziali di assistenza venga adottato lo stesso criterio d'invisibilità che si riscontra, purtroppo, ogni qualvolta non viene data risposta alle richieste di cura, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali siano le motivazioni per le quali i disturbi del comportamento alimentare non siano stati presi in considerazione nell'analisi dei dati; se non ritenga opportuno inserire i DCA all'interno dei livelli essenziali di assistenza come una patologia indipendente, atteso che i numeri di casi in aumento ogni anno in Italia superano molte altre patologie presenti e indipendenti. Atto n. 3-02069 VERDUCCI FEDELI CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BOLDRINI D'ALFONSO D'ARIENZO FERRAZZI GIACOBBE IORI LAUS MESSINA Assuntela PITTELLA ROJC ROSSOMANDO STEFANO VALENTE Al Ministro dell'istruzione Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: il 4 novembre 2020, giorno della memoria dei caduti in guerra, il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale per le Marche avrebbe inviato "agli studenti delle scuole marchigiane" una lettera dai contenuti falsi e diseducativi, scritta su carta intestata del Ministero dell'istruzione; la lettera inneggerebbe alla guerra, quando invece la Costituzione della Repubblica la ripudia; inneggerebbe ad una "gioventù lontana dai prudenti e dai pavidi" quando invece la scuola ha il dovere di contrastare luoghi comuni che sono l'anticamera della discriminazione e del bullismo e di educare al rispetto per ogni comportamento o inclinazione quando sono liberamente scelti e rispettosi degli altri; inneggerebbe al "martirio", nei giorni segnati dalla follia e dall'orrore del terrorismo jihadista ; la lettera affermerebbe che in guerra "i giovani combatterono per dare un senso alla vita", un enorme falso storico, perché nella prima guerra mondiale, ad eccezione di un'assoluta minoranza di volontari, la quasi totalità di chi venne mandato al fronte era inconsapevole di quali fossero le ragioni: si trattava di giovani e giovanissimi (tra i quali i celebri "ragazzi del '99") che provenivano soprattutto da famiglie contadine molto povere e che vennero utilizzati spesso in modo irresponsabile in operazioni militari spregiudicate da capi ottusi e inadeguati; nella grande guerra morirono milioni di soldati, dopo stenti e sofferenze enormi patite nelle trincee, ragazzi che non volevano andare in guerra e che non amavano la guerra, ma che andarono con enorme coraggio e dignità e di cui si onora la memoria; il modo migliore per onorare i caduti e rispettare il loro sacrificio è ripudiare la guerra e trasmettere alle nuove generazioni i valori della pace e del rispetto reciproco. Questo è il valore repubblicano del 4 novembre, giornata importantissima. Questo è il compito della scuola, trasmettere i valori della Costituzione; la lettera rappresenta un grave sfregio ai valori della democrazia e alla Costituzione repubblicana scritta affinché non vi siano più guerre, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di stigmatizzare il comportamento del direttore generale dell'ufficio scolastico regionale per le Marche e quali provvedimenti intenda adottare nei suoi confronti, affinché sia chiaro che il Ministero e la scuola italiana non si riconoscono nelle parole indegne di questo dirigente e affinché sia rimosso da un ruolo per il quale ha dimostrato di non essere all'altezza, a tutela degli studenti e del compito educativo proprio della scuola. Atto n. 3-02070 BERGESIO CASOLATI FERRERO MONTANI PIANASSO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il 2 e 3 ottobre 2020 le regioni Piemonte e Liguria sono state interessate da precipitazioni di intensità eccezionale che hanno provocato vittime e ingenti danni ad edifici, infrastrutture e beni, con particolare gravità nelle province piemontesi di Biella, Cuneo, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, e nella provincia ligure di Imperia; il 3 ottobre, con prot. PG/2020/322364, i presidenti delle Regioni hanno inviato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed al capo del Dipartimento della protezione civile la richiesta per la dichiarazione dello stato di emergenza a livello nazionale, evidenziando i danni subiti da ciascun territorio; con deliberazione del 22 ottobre 2020, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per i danni causati dal maltempo, stanziando 15 milioni di euro per il Piemonte e 7 milioni di euro per la Liguria; dal comunicato stampa del Consiglio dei ministri, si apprende che tali stanziamenti sono stati fatti sulla base di una valutazione preliminare dei danni e dei fabbisogni relativi agli interventi di soccorso alle popolazioni e di ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di rete, realizzata in attesa che vengano completate dalle autorità regionali le ricognizioni analitiche di dettaglio delle ulteriori esigenze; i danni stimati dalle Regioni sono significativamente superiori alla cifra, a parere degli interroganti irrisoria, individuata dal Governo e pertanto sono necessarie al più presto risorse aggiuntive per consentire alle Regioni di intervenire in maniera decisa sulle infrastrutture, sulle opere pubbliche e private e sulla messa in sicurezza del territorio, consentendo una ripresa economico-produttiva del territorio; a tutt'oggi non risulta agli interroganti che il Governo si stia muovendo per effettuare le valutazioni tese ad individuare le necessarie integrazioni al primo stanziamento, si chiede di sapere come il Governo intenda intervenire per scongiurare ulteriori ritardi nell'integrare le risorse già stanziate, e garantire ai territori del Piemonte e della Liguria, già profondamente in sofferenza per le conseguenze della pandemia da COVID-19, una ripresa economica. Atto n. 3-02071 MAGORNO Ai Ministri della salute, dell'economia e delle finanze e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: la sanità della Regione Calabria versa in condizioni di grave crisi da molti anni: l'esperienza fallimentare derivante da più di 10 anni di gestione straordinaria si ripercuote inevitabilmente sui cittadini, ai quali non è adeguatamente garantita la tutela della salute e l'offerta dei livelli essenziali di assistenza; secondo i dati più recenti, il disavanzo della sanità calabrese ammonterebbe oggi a 160 milioni di euro, e le previsioni di rientro del debito non consentono di valutarne un imminente riequilibrio finanziario; nel 2018, il generale dell'Arma dei Carabinieri Saverio Cotticelli è stato nominato commissario ad acta per il piano di rientro sanitario dal Governo Conte I; durante una recente intervista organizzata nell'ambito di un servizio del programma "Titolo V", in onda su RAI3, il commissario Cotticelli ha ammesso che, allo stato attuale, il piano di contrasto alla pandemia da COVID-19 della Regione Calabria non è ancora stato predisposto né adottato, riconoscendo nondimeno le proprie responsabilità in merito alla questione; considerato che: la Calabria è una delle regioni definite "zona rossa" dagli ultimi provvedimenti del Governo, volti a fronteggiare la seconda ondata pandemica a cui il Paese è attualmente soggetto; la situazione è oramai fuori controllo, e la necessità di fronteggiare la pandemia con gli strumenti più consoni a garantire una stabile azione sanitaria di contrasto e prevenzione rispetto ad un'ulteriore diffusione dei contagi spinge a richiedere interventi maggiormente mirati e ingenti nei confronti delle strutture sanitarie locali, nonché una revisione della gestione complessiva sino ad ora portata avanti, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali ne siano gli orientamenti in merito; quali siano le motivazioni che hanno portato alla grave situazione di criticità in cui versa la sanità calabrese, in particolare alla luce della recente pandemia e dell'estrema carenza di posti di terapia intensiva attualmente disponibili; se non ritengano opportuno adottare iniziative idonee a predisporre il prima possibile un adeguato piano volto a fronteggiare l'emergenza epidemiologica nella regione, e se non ritengano necessario nominare altresì un nuovo commissario ad acta in grado di rispondere efficacemente alle sfide contingenti e non più rinviabili cui è chiamato l'incarico; quali interventi intendano tempestivamente mettere in atto al fine di potenziare radicalmente tutte le strutture sanitarie calabresi, nonché di aumentare i posti di terapia intensiva a livello regionale. Atto n. 3-02072 GRIMANI GINETTI Al Ministro della salute Premesso che: la regione Umbria, a differenza di quanto accaduto in occasione della prima ondata di contagi da COVID-19 durante gli scorsi mesi di marzo e aprile, sta attraversando una fase di estrema criticità nel contrasto all'emergenza epidemiologica, con punte di contagio superiori alle 700 persone giornaliere e con un totale di quasi 9.000 contagiati dall'inizio dell'epidemia; l'Umbria, infatti, si colloca oggi ai primi posti tra le regioni italiane con il più alto tasso di saturazione delle terapie intensive: nella regione il rapporto tra posti letto di rianimazione e popolazione è tra i più bassi d'Italia (7,9 letti per 100.000 abitanti), con soli 76 posti disponibili a fronte dei 70 che esistevano già prima della pandemia. Tutte le terapie intensive degli ospedali italiani sono vicinissime alla soglia del 30 per cento di posti letto occupati da pazienti COVID-19, definita "critica" dal Ministero della salute. La media italiana si attesta al 28 per cento, ma in cima alla classifica si pone la Valle d'Aosta, che ha toccato ormai il 60 per cento di saturazione dei suoi posti letto in rianimazione, seguita dall'Umbria al 47 per cento, e dalla Lombardia. È quanto emerge dai dati, aggiornati al 2 novembre, elaborati dall'AGENAS, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali; avendo contezza di una probabile recrudescenza del virus che si sarebbe verificata durante l'autunno, appare oggi inconcepibile la mancata predisposizione durante i mesi estivi di un piano di potenziamento delle strutture sanitarie da parte della Regione Umbria volto, tra l'altro, ad instaurare un tavolo di confronto tra rappresentanti degli ospedali, sindaci e presidi delle scuole, al fine poter agire in maniera organica e con l'obiettivo di una maggiore efficacia ed efficienza delle scelte assunte; considerato che: il Governo ha messo a disposizione del sistema sanitario umbro 25 milioni di euro per potenziare la rete del sostegno sanitario e per predisporre il rafforzamento della terapia intensiva, prevedendo fino a 70 posti in più per l'intero sistema regionale; tale potenziamento non solo non è stato realizzato, ma non è neanche stata costruita alcuna strategia tesa ad affrontare il rinnovato picco dei contagi, né sono state predisposte strategie di potenziamento dei reparti ospedalieri, di assunzioni stabili di personale e di formazione del personale stesso: tali criticità sono attualmente riscontrabili a partire dai principali nosocomi, come quelli, a titolo di esempio, di Perugia e Terni; il presidente della Regione, Donatella Tesei, con l'ordinanza n. 67 del 2020, ha disposto la "riconversione temporanea e parziale dell'Ospedale di Spoleto in struttura dedicata Covid": alcuni giorni dopo, è stato comunicato dal commissario della USL 2 Umbria, Massimo De Fino, il trasferimento all'ospedale di Spoleto degli anestesisti e del personale di sala operatoria degli ospedali di Narni e Amelia, vicenda motivata dalla difficoltà di reperimento del personale specializzato destinato a gestire la terapia intensiva della struttura ospedaliera spoletina; in ottemperanza all'ordinanza, si è proceduto alla dismissione e riconversione della struttura ospedaliera, con il conseguente provvedimento di chiusura del pronto soccorso e di altri reparti, adottato dal direttore sanitario dottor Camillo Giammartino; è da rilevare, a tal proposito, che il pronto soccorso dell'ospedale di Spoleto è l'unico della zona ed è al servizio anche della Valnerina e dei comuni limitrofi, prestando assistenza ad un'area importantissima dell'Umbria contenente un bacino di 60.000 persone; al fine di rafforzare l'ospedale COVID di Spoleto, si è assistito nondimeno alla trasformazione degli ospedali di Narni e Amelia in RSA, a causa del trasferimento di anestesisti e personale di sala operatoria, con la conseguente perdita delle funzioni ospedaliere residue, tra le quali quelle relative alla somministrazione di cure oncologiche; la totale riorganizzazione del nosocomio di Spoleto, con la chiusura di quasi tutti i reparti ordinari e del pronto soccorso, appare irrazionale e pericolosa per la comunità, oltre ad essere di difficile attuazione, anche in considerazione delle oggettive condizioni della struttura e per la mancanza di personale adeguato; la trasformazione in RSA degli ospedali di Narni e Amelia, inattesa e improvvisamente comunicata, appare il risultato della confusione e dell'assenza di prospettiva a cui le istituzioni regionali hanno condannato le due strutture ospedaliere: ciò rischia di determinare la perdita delle funzioni ospedaliere residue, che potevano restare invece un presidio per l'attività ordinaria, oggi gravemente pregiudicata, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia stato adeguatamente e dettagliatamente informato su ciò che si è verificato a danno della comunità spoletina e narnese-amerina in seguito all'ordinanza della presidente Tesei e ai successivi provvedimenti tesi alla riconversione dell'ospedale di Spoleto in struttura COVID, che ne hanno determinato l'interruzione dei reparti ordinari e la chiusura del pronto soccorso e la trasformazione degli ospedali di Narni e Amelia in RSA; se intenda predisporre tutte le iniziative possibili al fine di interloquire con la Regione Umbria per ripristinare un'adeguata pianificazione dei servizi sanitari volta a conservare un consono equilibrio tra la gestione dell'emergenza e il mantenimento dei servizi sanitari ordinari propri delle comunità umbre, e se non ritenga opportuno attivarsi allo scopo garantire la ripresa della normale attività dell'ospedale di Spoleto e degli ospedali di Narni e Amelia; se intenda mettere in atto specifiche attività ispettive volte a verificare la permanenza di livelli di prestazione adeguati per le comunità umbre interessate da i profondi stravolgimenti delle attività ospedaliere. Atto n. 3-02073 BINETTI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: purtroppo il COVID-19 non è scomparso e si assiste di giorno in giorno ad un aumento esponenziale dei nuovi casi di positivi sintomatici e soprattutto degli asintomatici; la ripresa della pandemia, con l'aumento significativo del numero dei pazienti COVID ricoverati in ospedale, e contestualmente dei casi positivi al tampone, anche se asintomatici, ha reso sempre più alto e problematico il rischio di contagio per i lavoratori fragili; tale categoria di lavoratori si trova in un forte disagio, paura e stress per il rientro sul posto di lavoro; si considerano fragili i lavoratori pubblici e privati in possesso del certificato medico legale ai sensi dell'art. 26, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, in cui si attesta che il lavoratore risulta in condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di terapie salvavita, come da verbale di accertamento ex art. 3, comma 1, oppure ex art. 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992; per un lavoratore fragile talvolta non sono sufficienti i giorni di malattia ordinaria per far fronte ai controlli medici, interventi e per la convalescenza a causa delle sue patologie, e, oltre a rischiare la decurtazione dello stipendio fino all'azzeramento, rischia il licenziamento; d'altra parte non tutti i lavoratori possono lavorare in " smart working "; basti pensare a tutte quelle professioni obbligate a stare a stretto contatto con il pubblico, partendo dai lavoratori degli ospedali e delle case di riposo; insegnanti e lavoratori della scuola; operatori delle varie associazioni di soccorso; ma anche coloro che lavorano nei negozi e nei supermercati, negli uffici front office , gli autisti di bus e taxi; si sa per certo che sia nel privato che nel pubblico impiego, scuola compresa, la situazione è molto confusa, mancando dei provvedimenti chiari. Nelle scuole, ad esempio, le segreterie continuano ad applicare le decurtazioni dallo stipendio, aggravando la situazione economica di famiglie monoreddito, si chiede di sapere: considerato che non tutti i lavoratori fragili possono usufruire del lavoro agile, come possano difendersi dalla pandemia da COVID-19 senza la proroga dell'ex articolo 26, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, scaduto il 15 ottobre 2020; se e quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per tutelare la loro salute; se non ritenga di prevedere che a chiunque rientri nelle condizioni presenti nell'art. 26, comma 2, o che venga dichiarato e riconosciuto lavoratore fragile dal medico competente sia applicato il suddetto articolo, in modo da non vedersi computato il periodo di malattia, né ai fini del licenziamento, né ai fini della retribuzione; se non ritenga che le citate tutele possano considerarsi valide per tutto il periodo di emergenza sanitaria e siano applicabili a tutti i lavoratori fragili, siano essi dipendenti pubblici che privati o soci di cooperative, indipendentemente dai singoli contratti collettivi del lavoro. Atto n. 3-02074 BERNINI MALAN CALIGIURI MANGIALAVORI SICLARI GALLIANI GALLONE GIAMMANCO MALLEGNI MOLES RIZZOTTI RONZULLI PICHETTO FRATIN VITALI AIMI ALDERISI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERARDI BIASOTTI BINETTI CALIENDO CANGINI CAUSIN CESARO CRAXI DAL MAS DAMIANI DE POLI DE SIANO FAZZONE FERRO FLORIS GASPARRI GHEDINI GIRO MASINI MESSINA Alfredo MINUTO MODENA PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO ROSSI SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI STABILE TIRABOSCHI TOFFANIN Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che, ad opinione degli interroganti: il 6 novembre 2020, nel corso della trasmissione di RAI3 "Titolo V", l'ex commissario straordinario per la sanità in Calabria, generale Saverio Cotticelli, nominato nel dicembre 2018 dal Ministro della salute pro tempore Grillo e confermato nell'incarico nel luglio 2019, non è stato in grado di rispondere su chi dovesse attuare il piano anti COVID nella regione, sostenendo: "Non era compito mio. La gestione dell'emergenza è stata delegata alla Regione"; nel corso dell'intervista, lo stesso, che per rispondere alle domande di Walter Molino chiedeva ausilio al vice commissario Maria Crocco e all'usciere, ha comunicato l'esistenza di 214 posti di terapia intensiva, a fronte dei 113 esistenti; tanto grave quanto surreale è stata l'ammissione dell'ex commissario di aver appreso solo nel corso della trasmissione che avrebbe dovuto elaborare il piano anti COVID, dimenticando, tra l'altro, di averlo già fatto nei mesi precedenti, firmando un programma di riordino della rete ospedaliera e di medicina territoriale, rimasto, tuttavia, inattuato; a quanto verificatosi hanno fatto seguito, nella stessa giornata del 6 novembre, le dimissioni dell'ex commissario, la contestuale rimozione dall'incarico da parte del Presidente del Consiglio dei ministri e la nomina del nuovo commissario per la sanità, dottor Giuseppe Zuccatelli; domenica 8 novembre, nel corso della trasmissione "Non è l'Arena", in onda su LA7, intervistato dal dottor Giletti, l'ex commissario ha rilasciato dichiarazioni surreali: "Quello dell'intervista sembrava la mia controfigura, non so cosa mi sia successo. Ero in uno stato confusionale su cui sto indagando, non ero lucido" e ha avanzato ipotesi di complotto evocando un pesante sospetto sul suo successore dottor Zuccatelli e riferendo di un debito di 100 milioni di euro del policlinico universitario "Mater Domini" di Catanzaro, di cui quest'ultimo era stato commissario straordinario; numerose polemiche sta suscitando la nomina del nuovo commissario Zuccatelli che in un video girato nel mese di maggio 2020, parlando alle "Femin" (gruppo di attiviste femministe di Cosenza), ha sostenuto che "contro il Covid-19 la mascherina serve a poco, perché basta il distanziamento" ritenendo necessario per il contagio addirittura un bacio di quindici minuti"; è singolare come la nomina di Zuccatelli, nonostante le rettifiche e le scuse da lui stesso avanzate, abbia provocato numerosi malumori anche all'interno della maggioranza; l'imbarazzante vicenda e la scandalosa inadeguatezza dell'ex commissario Cotticelli dimostrano l'inadeguatezza dell'Esecutivo nella gestione dell'emergenza epidemiologica, a danno di 2 milioni di cittadini calabresi che, in presenza della seconda ondata della diffusione del virus, non possono contare sul piano anti COVID; la sanità calabrese è commissariata dallo Stato da ben 12 anni, senza che il debito sanitario (168 milioni di euro circa) sia stato ridotto; al contrario, dai dati disponibili emerge che il deficit continua a crescere; dalle inchieste degli ispettori e da quelle giornalistiche condotte negli ultimi anni, sono emerse le condizioni in cui versano quasi tutti i presidi ospedalieri della Calabria ed in genere la sanità calabrese e, in particolare, le gravissime carenze relative alle strutture, al loro stato di manutenzione generale, alle condizioni igieniche e funzionali delle sale operatorie, ai livelli essenziali di assistenza sanitaria che ancora oggi, a fronte di una spesa elevata, non sono garantiti ai cittadini calabresi; in questi ultimi anni, il SSN è stato oggetto di numerosi interventi di contenimento ed efficientamento della spesa, ma è mancata la giusta attenzione all'esigenza di rinnovamento che i nuovi bisogni di salute dei cittadini e le trasformazioni della medicina richiedono; in particolare, negli anni recenti, l'imposizione del rispetto dei vincoli di finanza pubblica ha portato il sistema a una profonda sofferenza e crisi strutturale; a fronte dell'attuale grave emergenza, desta sconcerto l'intervento del Governo sia riguardo alla scelta del nuovo commissario, sia riguardo all'obiettivo di prolungare il commissariamento, si chiede di sapere: se il Governo non ritenga di accertare con la massima urgenza ogni profilo di responsabilità nella vicenda, al fine di rendere tempestiva chiarezza su quanto verificatosi nei mesi dell'emergenza in Calabria considerato che è la regione maggiormente esposta al rischio; se non si ritenga che le gravissime affermazioni rese dall'ex commissario Cotticelli nel corso della trasmissione "Non è l'Arena" abbiano rilievi penali; se a livello di Governo nazionale ci fosse un controllo sulla predisposizione dei piani regionali anti COVID; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di rivedere la nomina a commissario del dottor Zuccatelli, stanti le dichiarazioni rese nel maggio 2020 che negano la pericolosità del virus, e di creare le condizioni perché la responsabilità di gestire la sanità calabrese torni in capo alla Regione; se non si ritenga di adottare iniziative urgenti finalizzate alla ripresa delle politiche di sostegno e investimento sulla salute, alla realizzazione di un sistema sanitario efficiente in grado di rispondere alle necessità dei cittadini calabresi e a garantire loro la tutela del diritto alla salute, come avviene nel resto del Paese, attraverso il potenziamento delle strutture ospedaliere, il rafforzamento dei reparti anti COVID e di terapia intensiva, un'organizzazione capillare su tutto il territorio per assicurare i livelli essenziali di assistenza. Atto n. 3-02075 GINETTI CARBONE CUCCA MARINO SBROLLINI SUDANO VONO Al Ministro della giustizia Premesso che: la seconda e repentina ondata di diffusione del contagio da COVID-19, registrata a partire dal mese di ottobre in tutto il Paese, ha comportato l'adozione di provvedimenti contenenti misure restrittive con riguardo, in particolare, alla circolazione delle persone in diverse parti del territorio nazionale a seconda del livello di rischio; a metà ottobre erano 35 i detenuti e 61 i poliziotti penitenziari contagiati, con un raddoppio di livelli in due settimane, e con oltre 400 contagi attuali e più di 500 positivi tra il personale della Polizia penitenziaria; considerato che: appare necessario monitorare la propagazione del contagio nelle carceri, anche attraverso un puntuale sistema di tracciamento; in alcuni istituti penitenziari, come ad esempio quello di "San Vittore", sono stati predisposti appositi reparti per malati di COVID-19 con assistenza sanitaria; le rivolte e le devastazioni conseguenti alla protesta messa in atto in molti istituti nella primavera 2020 da parte di detenuti comuni sono state finalizzate, tra l'altro, ad ottenere benefici di pena, estesi anche ai regimi di alta sicurezza; il meccanismo europeo di stabilità (MES) prevede che, per far fronte alle spese connesse all'emergenza sanitaria, gli Stati membri possano richiedere un prestito pari al massimo al 2 per cento del PIL nazionale alla fine del 2019, corrispondente per l'Italia a circa 36 miliardi di euro, da erogare esclusivamente per spese sanitarie e di prevenzione dirette ed indirette legate al contrasto e alla prevenzione del virus: tale strumento risulta indispensabile anche per dare ossigeno all'implementazione dei sistemi di sicurezza sanitaria destinati al sistema carcerario, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della reale situazione di diffusione del contagio da COVID-19 negli istituti penitenziari del Paese e quali strumenti di monitoraggio siano stati istituiti per l'osservazione e l'adozione di misure per il contenimento; se sia stata raggiunta un'intesa per la condivisione di un protocollo sanitario unico per la prevenzione e il contenimento dei rischi da contagio fra il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità e le organizzazioni sindacali rappresentative del Corpo di Polizia penitenziaria, con particolare riguardo ai rapporti con l'esterno, alle modalità d'ingresso e di rientro e a quelle di svolgimento dei colloqui; quali interventi di assistenza sanitaria per malati di COVID-19 siano stati realizzati e quali misure siano state adottate per la cura e l'assistenza dei detenuti negli istituti coinvolti, nonché quale organizzazione e quali misure di protezione personale siano state previste per gli operatori e per la Polizia penitenziaria; quali altri provvedimenti intenda adottare per far fronte al dilagare dei contagi negli istituti penitenziari, e se non ritenga opportuno attivarsi per richiedere le risorse aggiuntive messe a disposizione dal MES, anche al fine di assicurare l'assistenza sanitaria ai contagiati all'interno degli istituti penitenziari. Atto n. 3-02076 RUOTOLO DE PETRIS ERRANI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il 1° novembre 2020 la multinazionale americana Whirlpool ha cessato la produzione decidendo di erogare gli stipendi fino al prossimo 31 dicembre per i 355 lavoratori di Napoli, venendo meno ad impegni presi con il Governo due anni fa. Infatti, l'accordo del 25 ottobre 2018 firmato da parti sociali e Governo prevedeva nel sito di Napoli investimenti per il triennio 2019-2021 di circa 17 milioni di euro tra prodotto, processo, ricerca e sviluppo, confermando l'intenzione di Whirlpool di mantenere una presenza di alta qualità a Napoli, a fronte dell'utilizzo di ammortizzatori sociali e di sovvenzioni da parte delle istituzioni; la dismissione del sito industriale di Napoli ha un impatto fortissimo per il Mezzogiorno e per la stessa città, attraversata, come il resto del Paese, da numerose manifestazioni di protesta a causa delle inevitabili restrizioni imposte dalla seconda ondata epidemiologica che comportano drammatiche conseguenze economiche per migliaia di famiglie, proteste, pur legittime, su cui soffiano forze eversive e criminali; a giudizio degli interroganti, la decisione della Whirlpool di chiudere Napoli è inaccettabile: proprio in questa drammatica fase del Paese, non ci si può permettere di perdere un solo posto di lavoro non solo per le ovvie conseguenze sociali con la cancellazione di quasi mille occupati tra diretti e indiretti, ma anche perché il mercato degli elettrodomestici offre dati incoraggianti, come dimostrato dagli investimenti di Whirpool e anche degli altri competitor come Candy ed Electrolux; inoltre, secondo quando risulta agli interroganti, i conti finanziari della multinazionale stanno migliorando, salgono i profitti, e l'azienda versa in salute. Pertanto la decisione di chiudere il sito di Napoli preoccupa perché c'è il rischio concreto di un disimpegno del gruppo in tutta Italia; è necessario dare una risposta concreta ai lavoratori con un nuovo e diretto impegno del management della Whirlpool al tavolo per offrire solide prospettive di occupazione produttiva; con lo sciopero generale dell'intera area metropolitana di Napoli svoltosi giovedì 5 novembre, i sindacati hanno chiesto che il tavolo ministeriale resti permanentemente aperto e hanno poi incontrato il Presidente del Consiglio dei ministri per spiegare il punto di vista dei lavoratori, si chiede di sapere: che cosa il Ministro in indirizzo stia facendo in concreto per garantire la continuità produttiva e l'occupazione di tutti i lavoratori della Whirlpool di Napoli; se non ritenga di dover riattivare un tavolo di trattative con la dirigenza della Whirlpool e le organizzazioni sindacali nel nuovo scenario determinatosi, per verificare la possibilità e le condizioni affinché la Whirlpool resti a Napoli. Atto n. 3-02077 CALANDRINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'autostrada Roma-Latina è un'opera che risponde ad interessi di carattere nazionale; per la realizzazione dell'opera il CIPE, con delibera n. 50/2004, ha stanziato 465,8 milioni di euro; l'opera ha un costo complessivo di 2,7 miliardi di euro; la gara ad evidenza pubblica è stata espletata ed aggiudicata il 19 dicembre 2016, ma è stata successivamente annullata dalla giustizia amministrativa ed è in attesa di un'ulteriore sentenza della Corte di cassazione a seguito di ricorso del consorzio SIS avverso la sentenza n. 8696/2019 del Consiglio di Stato; in data 18 giugno 2020 il Ministro in indirizzo, in risposta all'interrogazione a risposta immediata a firma dell'interrogante (3-01692), sosteneva che "la realizzazione del corridoio intermodale viario Roma-Latina, ivi compresa la bretella Cisterna-Valmontone, costituisce un'assoluta priorità per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, attesa la rilevanza economica e sociale oltre che trasportistica dell'opera"; nella medesima circostanza, veniva affermato che "per velocizzare l'iter è stato istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un tavolo di lavoro, cui partecipano la Regione Lazio, l'Anas e la società Autostrade del Lazio"; a seguito dell'emanazione del decreto-legge "semplificazione", il 24 luglio il Ministro in indirizzo e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti annunciavano investimenti per 6,3 miliardi di euro nelle infrastrutture del Lazio, tra cui la Roma-Latina e la Cisterna-Valmontone; veniva altresì annunciata la nomina di un commissario per la realizzazione dell'opera entro il mese di settembre 2020; ad oggi tale nomina non risulta avvenuta; il 20 settembre 2020 in un'intervista al quotidiano "Il Messaggero", il viceministro Giancarlo Cancelleri, dichiarava che "sul dossier della Roma-Latina è in corso una riflessione per modificare il progetto (...) perché quello originario non soddisfa noi M5S e Leu. (...) L'obiettivo è disegnare un progetto ancora meno oneroso, meno invasivo dal punto di vista ambientale e che garantisca l'intermodalità, quindi anche l'utilizzo del treno per giungere a Roma"; il 13 ottobre in un comunicato congiunto dei comitati "No corridoio" e "No bretella" a seguito dell'incontro con l'assessore regionale per i trasporti Mauro Alessandri, si sosteneva che "l'assessore ha confermato che il MIT ha elaborato un project review che modificherà sostanzialmente il progetto precedente. Prima di tutto la bretella Cisterna-Valmontone avrà un progetto autonomo, sarà costruita in house, non sarà a pedaggio. L'autostrada Roma-Latina avrà un percorso ridotto come l'eliminazione del tratto complanare alla Roma-Fiumicino dall'A12, una riduzione delle opere complementari e il tentativo di sfruttare il più possibile il tracciato della Via Pontina»; tali affermazioni lasciano intendere una modifica sostanziale del progetto e conseguentemente una riduzione dell'importo economico; le delibere del CIPE n. 25/2020 pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 264 del 24 ottobre 2020 e n. 26/2020, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 266 del 26 ottobre, entrambe sottoscritte il 25 giugno dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, confermano i costi dell'opera pari a 2,7 miliardi di euro, il finanziamento pubblico pari a 468 milioni di euro, e prorogano la dichiarazione di pubblica utilità estendendo i termini degli espropri per il completamento del corridoio tirrenico meridionale A12-Formia (Appia) sino al 10 dicembre 2022, e per il completamento del corridoio intermodale Roma-Latina, tratta autostradale Roma (Tor de' Cenci) -Latina nord (Borgo Piave), e del collegamento autostradale Cisterna-Valmontone, fino al 3 agosto 2020; la delibera n. 25/2020 del CIPE, ricostruendo le vicende relative alla gara pubblica imbrigliata in un complesso iter giudiziario, suggerisce alla stazione appaltante di ripartire dalla gara pubblica dalla lettera di invito, con ripresentazione delle offerte da parte dei soggetti interessati, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato n. 8696 del 23 dicembre 2019; nelle delibere del CIPE non appare alcuna revisione del progetto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia provveduto a modificare il progetto dell'autostrada Roma-Latina e dell'autostrada Cisterna Valmontone, ed eventualmente quali tratti siano stati rimossi o modificati; a quanto ammonterebbero i nuovi costi e risparmi e come si intenda realizzare l'opera, se in via "accelerata" con la nomina di un commissario o ripartendo dalla gara pubblica, come suggerito dal CIPE. Atto n. 3-02078 MATRISCIANO MORONESE VANIN PELLEGRINI Marco TRENTACOSTE PIRRO LANNUTTI ROMAGNOLI CRUCIOLI ANGRISANI PAVANELLI DONNO ABATE DI GIROLAMO GAUDIANO GIANNUZZI BOTTO ROMANO LUPO LA MURA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), al comma 1026 dell'art. 1 istituiva un fondo per l'anno 2019 di 2 milioni di euro da destinare alla progettazione del nuovo centro merci di Alessandria smistamento; appurato che la stessa legge assegnava al commissario straordinario per la ricostruzione la titolarità del fondo stesso; considerato che: tale fondo, secondo quanto è a conoscenza degli interroganti, parrebbe ancora inutilizzato; il nuovo centro merci di Alessandria smistamento rientra a tutti gli effetti nel progetto più ampio del terzo valico dei Giovi; il soggetto che sta seguendo il progetto è la società Uirnet SpA, società a partecipazione pubblica e organismo di diritto pubblico a seguito di apposite disposizioni normative e convenzioni con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la quale è il soggetto attuatore unico del Ministero per la realizzazione e gestione della piattaforma logistica nazionale, nonché investito della missione di realizzare infrastrutture ad elevata automazione e a ridotto impatto ambientale; visto che: è stata firmata la convenzione tra il Ministero, Uirnet e l'Autorità di sistema portuale del mar Ligure occidentale, per la progettazione, affidamento ed esecuzione dei lavori, servizi e forniture inerenti agli interventi di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2018, n.130, ed all'articolo 1, commi 1025 e 1026, della legge n. 145 del 2018; all'allegato 3 della convenzione viene descritto nel dettaglio il progetto da attuare per la "Progettazione del nuovo centro merci ferroviario di Alessandria smistamento (Art.3.1, lettera c) della convenzione)", in cui viene prevista una stima temporale di attuazione per gli anni 2019-2020; si apprende da fonti stampa che il polo di Alessandria risulta essere il luogo scelto da alcuni tra i principali terminalisti come PSA, tra i big mondiali del settore logistico, che ha espresso chiaramente il proprio interesse nel riutilizzare lo scalo ex Mercitalia come hub intermodale e logistico; si apprende anche, dal verbale del 20 settembre 2019 del consiglio generale della fondazione SLALA, nell'intervento dell'ex presidente ora direttore generale di UIRNET SpA, Rodolfo De Dominicis, che risulterebbe avviato l' iter per creare le condizioni per la progettazione del nuovo scalo di Alessandria; il 1° giugno 2020 l'assemblea di Uirnet ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2020-2023, che sarà presieduto da Lorenzo Cardo; si apprende altresì, ancora da fonte stampa, che a maggio 2020, "Uirnet e Rfi (Rete ferroviaria italiana, gruppo Fs) firmeranno l'accordo di collaborazione per la progettazione dello scalo piemontese, mettendo a fuoco tutti i particolari tecnici e finanziari dell'intervento che la società ha sposato in pieno (...) è stato messo a punto il cronoprogramma del progetto del nuovo centro merci di Alessandria Smistamento cui sono state assegnate risorse per due milioni di euro", si chiede di sapere: se effettivamente il fondo destinato alla progettazione del nuovo centro merci di Alessandria smistamento non sia stato ancora utilizzato o, in caso contrario, quale importo sia ancora a disposizione del commissario straordinario; se sia possibile conoscere il cronoprogramma dei lavori o come il commissario straordinario intenda utilizzare tali fondi a sua disposizione; se il Ministro in indirizzo non ritenga preferibile da un punto di vista gestionale, nel caso in cui il fondo fosse ancora integro, lo spostamento di tale fondo sotto la gestione del commissario straordinario per il terzo valico. Atto n. 3-02079 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: l'AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) è il principale soggetto erogatore di contributi pubblici al sistema delle imprese agricole. Coordina l'attività degli OPR (organismi pagatori regionali) e rappresenta l'Italia nei rapporti con l'Unione europea; per i suoi compiti AGEA si avvale, fra l'altro, dei CAA (centri di assistenza agricola) presso i quali le imprese agricole devono necessariamente recarsi per presentare le domande di ammissione ai contributi pubblici; i CAA, per prestare la propria attività, devono ogni anno sottoscrivere una "convenzione" con AGEA che ne regola i rapporti. Senza tale convenzione un CAA non può operare; la convenzione 2020 è stata presentata da AGEA ai CAA con ritardo (a fine gennaio 2020) ma non è stato il ritardo a preoccupare, quanto piuttosto il contenuto della bozza di convenzione, nella quale si prevedeva che, nell'arco di pochi mesi, e comunque entro l'anno, tutti gli operatori dei CAA e così pure coloro che accedono ai sistemi informativi di AGEA dovessero obbligatoriamente essere lavoratori dipendenti dei CAA o delle società con essi convenzionate (cioè le "società di servizio", tipicamente dei sindacati agricoli); la disposizione, purtroppo confermata nella convenzione definitiva, ha come effetto la chiusura e messa in liquidazione dei CAA dei liberi professionisti e l'interruzione dei rapporti lavorativi dei professionisti che collaborano con i CAA, provocando la chiusura di centinaia di studi professionali ed il depauperamento del reddito di un numero assai più elevato di liberi professionisti; si tratta non solo di un'aggressione senza precedenti ai liberi professionisti del settore agrario, ma è in evidente contrasto con l'articolo 4 della Costituzione, che tutela il diritto al lavoro e si pone in conflitto con le stesse norme che regolano il funzionamento dell'AGEA. Infatti, l'articolo 7 del decreto ministeriale 27 marzo 2008 relativo alla "riforma dei centri autorizzati di assistenza agricola", nell'indicare i requisiti che un CAA deve possedere, prevede che: "Per l'esercizio delle proprie attività il CAA e le società di cui esso si avvale devono operare attraverso dipendenti o collaboratori con comprovata esperienza ed affidabilità nella prestazione di attività di consulenza in materia agricola e per i quali adempiano agli obblighi di natura lavoristica, fiscale, previdenziale, assistenziale ed assicurativa"; in definitiva, quello che il decreto ministeriale consente ad un CAA (organizzare la propria attività valendosi, alternativamente o congiuntamente, di dipendenti oppure di collaboratori) AGEA vuole disconoscerlo; considerato che: l'interrogante ha già presentato sullo stesso argomento l'atto di sindacato ispettivo 4-02931, pubblicato il 19 febbraio 2020, che non ha ancora ricevuto risposta; la dura reazione degli iscritti all'albo degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati (a cui si sono aggiunte quelle dei dottori agronomi e forestali e dei periti agrari), mai ricevuti dall'Agenzia, che hanno firmato anche un documento congiunto di modifica della bozza di convenzione, ha impedito ad AGEA di proseguire nell'immediato all'"eliminazione" dei liberi professionisti dal settore di lavoro dei CAA; senza alcuna convocazione degli ordini professionali, nei giorni scorsi AGEA ha reso nota (ma senza ancora inviarla nemmeno agli stessi CAA che dovranno firmarla) la "nuova" convenzione 2020 (diventata anche "2021") che ripropone lo stesso meccanismo di espulsione dei liberi professionisti iscritti in albi, già proposto a gennaio. Cambiano solo le date della fuoriuscita dei liberi professionisti, che dovrà avvenire entro il 31 marzo 2021 "per almeno la metà dei soggetti" e completarsi definitivamente entro il 30 settembre, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che le previsioni contenute nella convenzione 2020-2021, volte semplicemente a ritardare la fuoriuscita dei liberi professionisti dai centri autorizzati di assistenza agricola, contrastino con l'articolo 4 della Costituzione, che tutela il diritto al lavoro, e che si pongano in conflitto con le stesse norme che regolano il funzionamento dell'AGEA (art. 7 del decreto ministeriale 27 marzo 2008); quali urgenti iniziative voglia assumere per evitare l'esclusione degli agrotecnici, agrotecnici laureati, dottori agronomi e forestali, periti agrari e liberi professionisti vari dai CAA, anche in considerazione dell'attenta campagna del Ministro rivolta alla tutela dei diritti dei lavoratori ed alla repressione di qualsiasi tipo di discriminazione Atto n. 3-02080 VERDUCCI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: il decreto di riparto del fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (FOE) per il 2020 è sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari competenti. Il fondo è articolato in 4 capitoli principali per ciascuno degli enti. All'"assegnazione ordinaria" si aggiungono quote accessorie per la "progettualità di carattere straordinario", le "attività di ricerca a valenza internazionale" e la "progettualità di carattere continuativo"; per il Consiglio nazionale delle ricerche, stante un'assegnazione ordinaria di 586.296.605 euro, le quote accessorie sono così ripartite: 12.230.000 euro per la progettualità di carattere straordinario, 31.640.000 per le attività di ricerca a valenza internazionale, 26.000.000 per la progettualità di carattere continuativo, per un totale di 69.870.000 euro. Le tabelle allegate al decreto di riparto riportano in dettaglio l'assegnazione dei fondi accessori alle singole iniziative, evidenziando le variazioni tra le quote relative al 2019 e quelle relative al 2020 e descrivendo molto brevemente la natura delle attività finanziate; considerato che: nessuna delle attività del CNR finanziate dal Ministero vigilante con tali quote accessorie risulta essere stata scelta mediante bando competitivo o altra procedura equivalente e compatibile con i migliori standard internazionali, come previsto dal decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218; nella maggior parte dei casi le attività pluriennali del CNR finanziate dal Ministero con le quote accessorie non risultano essere state sottoposte a procedure pubbliche di rendicontazione scientifica, laddove la rendicontazione amministrativa è un atto dovuto, da parte di organismi indipendenti, compatibili con gli standard internazionali di valutazione in itinere dei progetti di ricerca e doverose in tutti i casi di impiego di risorse pubbliche per attività scientifiche; da quanto risulta nessuna delle attività del CNR finanziate nel FOE 2020 è stata discussa preventivamente e pubblicamente con gli organi statutari dell'ente, con particolare riferimento al consiglio scientifico generale ed ai consigli scientifici dei dipartimenti, né tantomeno per la richiesta di un parere consultivo, così come previsto dallo statuto del CNR, sulle tematiche di ricerca che possono giovarsi di finanziamenti pubblici diretti; alcune delle attività del CNR finanziate nel FOE 2020 prevedono il trasferimento di fondi ad enti ed istituzioni di ricerca non elencati tra quelle destinatari del FOE all'articolo 1 del citato decreto legislativo; alcuni di tali beneficiari ricevono finanziamenti da molti anni rendendo pertanto auspicabile che le iniziative così finanziate abbiano da tempo raggiunto uno stato di autosostenibilità strutturale che non richieda ulteriore erogazione di finanziamenti; rilevato che in assenza delle procedure di cui sopra non sono fornite alle Commissioni parlamentari competenti tutte le valutazioni ed informazioni necessarie ad esprimere il proprio parere sul decreto di riparto del FOE, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se ritenga compatibile con la legislazione vigente, ed in particolare con l'articolo 2 del decreto legislativo n. 218 del 2016, la prassi di finanziare attività di ricerca senza bandi competitivi, senza rendicontazione scientifica, senza il controllo delle comunità scientifiche di riferimento e al di fuori dalle prassi adottate dalla comunità scientifica internazionale; se non ritenga opportuno procedere alla nomina del consiglio nazionale dei ricercatori e tecnologi così come previsto all'articolo 8, comma 7, del decreto legislativo n. 218 anche al fine di esercitare il controllo; se ritenga compatibile con la legislazione vigente il trasferimento di quote del FOE da parte di un'amministrazione pubblica propriamente destinataria del finanziamento ad entità esterne al sistema degli enti pubblici di ricerca, in mancanza di procedure competitive di assegnazione dei fondi e di specifici e motivati accordi di partecipazione ad iniziative nazionali ed internazionali; se ritenga opportuno prevedere il superamento del sistema di quote accessorie del FOE ed il loro conferimento, parziale o totale, in sede di assegnazione ordinaria degli enti di ricerca, in modo da stimolare procedure autonome che rientrino nel controllo degli organi statutari degli enti per il finanziamento di progetti di ricerca o la creazione di partenariati di ricerca. Atto n. 3-02081 DURNWALDER UNTERBERGER STEGER LANIECE Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: in attuazione dell'art. 28 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, il decreto del Ministero dello sviluppo economico 28 dicembre 2012 incentiva interventi per l'incremento dell'efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni (cosiddetto conto termico), la cui disciplina è stata aggiornata con decreto interministeriale 16 febbraio 2016; le modalità di accesso al conto termico, così come definite nel decreto interministeriale, sono molto stringenti e limitate al solo imprenditore agricolo professionale (IAP) escludendo, di fatto, numerose piccole aziende agricole e, in particolare, quelle maggiormente presenti nelle aree interne e montane; considerato che: ottiene la qualifica di IAP colui che, in possesso di conoscenze e competenze professionali, dedica all'attività agricola di impresa, direttamente o in qualità di socio, almeno il 50 per cento del proprio reddito globale da lavoro (25 per cento per le aziende ubicate in zone svantaggiate di cui all'art. 17 del regolamento (CE) n. 1257/99) e per ottenere tale qualifica, rilasciata dall'amministrazione competente (Regione o Provincia autonoma), è necessario essere iscritti alla gestione agricola dell'INPS; nei territori montani molti agricoltori non possono ottenere la qualifica di IAP perché, a causa del basso reddito agricolo, sono costretti a lavorare anche fuori della loro azienda; per le aziende agricole dei territori delle aree interne e montane, anche di piccole dimensioni, l'interesse verso l'installazione di sistemi innovativi di riscaldamento a biomasse è molto elevato visto il risparmio di costi che ne deriva; ampliare la platea dei beneficiari degli incentivi previsti dal conto termico anche alle imprese agricole il cui titolare esercita le attività di cui all'art. 2135 del codice civile sarebbe anche in perfetta sintonia con quella politica green tanto auspicata e sostenuta a livello europeo e condivisa dal Governo, si chiede se il Ministro in indirizzo condivida l'opportunità di tale ampliamento, che significa anche incrementare la percentuale d'impiego di fonti energetiche rinnovabili con ricadute positive sulla sostenibilità ambientale, e, in caso affermativo, se non intenda intervenire direttamente in tal senso apportando le necessarie modifiche al testo del decreto interministeriale 16 febbraio 2016. Atto n. 3-02082 MONTEVECCHI CIOFFI VANIN ANGRISANI LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, reca "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19"; in particolare, l'articolo 90 prevede che "la quota di cui all'articolo 71-octies, comma 3-bis, dei compensi incassati nell'anno 2019, ai sensi dell'articolo 71-septies della legge 22 aprile 1941, n. 633, per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi, è destinata al sostegno degli autori, degli artisti interpreti ed esecutori e dei lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d'autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva di cui all'articolo 180 della medesima legge", e che, "con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze sono stabiliti i requisiti per l'accesso al beneficio, anche tenendo conto del reddito dei destinatari, nonché le modalità attuative della disposizione"; l'articolo 6, comma 4, del decreto ministeriale 30 aprile 2020, adottato dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è stabilito che "i contributi di cui al presente decreto sono erogati al lordo delle ritenute di legge, applicate da ciascun organismo di gestione collettiva in relazione alle somme trasferite ai propri iscritti, autori, artisti interpreti ed esecutori o agenti mandatari"; considerato che: la mancata indicazione specifica sulla natura del contributo di cui all'articolo 90 citato ha generato un'interpretazione disomogenea delle disposizioni e, conseguentemente, a seguito un'applicazione disomogenea da parte degli organismi di gestione collettiva, si è generata una discrepanza di trattamento a danno di autori, artisti interpreti ed esecutori e lavoratori autonomi del settore; il Ministero dell'economia, a seguito di richiesta di chiarimenti formulata dal Ministero per i beni culturali, ha specificato che le misure di sostegno del reddito, come quella di cui all'art. 90, sono considerate redditi sostitutivi ai sensi dell'articolo 6, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, e, in quanto tale, assoggettabili a imposizione; valutato che, al fine di tutelare i lavoratori del settore, risulta opportuno ed urgente specificare la natura del contributo di cui all'articolo 90, nel senso di stabilire che la misura di sostegno al reddito sia esente da ogni ritenuta e non concorra alla formazione del reddito imponibile ai sensi del testo unico, si chiede di sapere, tenuto conto delle ragioni fondanti della misura di sostegno al reddito e delle previsioni contenute in altre disposizioni dello stesso decreto, quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere al fine di ristabilire, con riferimento al regime fiscale da applicare, omogenee modalità di erogazione del contributo. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02066 RICHETTI Al Ministro della giustizia Premesso che: con decreto ministeriale del 14 settembre 2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 settembre 2020, il Ministero della giustizia ha indetto lo svolgimento dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione forense, fissando per l'espletamento delle prove scritte le date del 15, 16 e 17 dicembre 2020; l'art. 8 dispone che "Con successivo decreto ministeriale, che sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale IV serie speciale del 27 novembre 2020, saranno individuate eventuali misure disciplinanti l'accesso e la permanenza alle sedi concorsuali, al fine di garantire il rispetto delle vigenti disposizioni volte a prevenire il contagio da Covid-19"; l'andamento dell'epidemia in Italia è in progressivo peggioramento, con un numero di nuovi casi segnalati che aumentano esponenzialmente di settimana in settimana; le autorità scientifiche e sanitarie confermano la necessità di un'ulteriore drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone, tanto che il Governo sta adottando misure restrittive all'esercizio delle attività economiche, della libertà di circolazione e della vita di relazione dei cittadini, non escludendo la necessità di ricorrere a un lockdown generalizzato; l'espletamento con le modalità ordinarie delle prove scritte nel corso di 3 giorni consecutivi, con la contestuale presenza di migliaia di ragazzi a distanza ravvicinata, comporterebbe inevitabilmente la formazione di assembramenti potenzialmente pericolosi per la crescita dei contagi; a fronte dell'attuale scenario e del preoccupante andamento dell'epidemia, circa 25.000 praticanti avvocati sono oggi in attesa di sapere se l'esame del 15, 16 e 17 dicembre 2020 si svolgerà e con quali modalità o se, invece, il Ministero della giustizia deciderà il rinvio delle prove scritte di abilitazione; considerato che: ai sensi dell'art. 12 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 novembre 2020, detto provvedimento avrà efficacia solo fino al 3 dicembre 2020 e, dunque, ad oggi, non è dato sapere se le prove scritte già indette per le date del 15, 16 e 17 dicembre avranno luogo o saranno rinviate; un eventuale rinvio delle prove scritte comporterebbe necessariamente il posticipo dell'abilitazione dei candidati che hanno portato a compimento il periodo di pratica durante l'anno 2020, con conseguente pregiudizievole ritardo nell'iscrizione all'albo di coloro che supereranno le prove; il richiamato decreto del 4 novembre, inoltre, nulla dispone circa la prosecuzione delle prove orali ancora in corso di svolgimento e relative all'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione forense del 2019; il Governo, ad oggi, non ha chiarito se e con quali modalità intende garantire l'espletamento dell'esame di Stato nel rispetto delle misure sanitarie, si chiede di sapere: se l'espletamento delle prove scritte dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione forense indette per il 15, 16 e 17 dicembre 2020 sia confermato o sarà rinviato; se e con quali modalità il Ministro in indirizzo intenda dare corso all'espletamento delle prove scritte dell'esame da avvocato per la sessione 2020-2021, garantendo il rispetto delle misure sanitarie di sicurezza, della parità di trattamento tra i concorrenti, dell'efficacia e della correttezza della prova selettiva; se e con quali modalità intenda garantire la prosecuzione delle prove orali ancora in corso di svolgimento e relative alla sessione di esame di Stato indetta nel 2019. Atto n. 3-02068 RICHETTI Al Ministro della salute Premesso che: il Consiglio dei ministri, con delibera del 7 dicembre 2018, nominava il dottor generale Saverio Cotticelli quale commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del SSR della Calabria secondo i programmi operativi, di cui all'art. 2, comma 88, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni ed integrazioni; il Governo adottava il decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2019, n. 60 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 1° luglio 2019, n. 152), recante le misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria, e il suddetto decreto veniva adottato "ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di prevedere, allo scopo di tutelare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza (LEA) in ambito sanitario di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, nonché di garantire il fondamentale diritto alla salute, misure eccezionali, volte anche alla risoluzione delle riscontrate, gravi inadempienze amministrative e gestionali, per la Regione Calabria, supportando l'azione commissariale di risanamento del servizio sanitario regionale"; nel corso di un servizio giornalistico andato in onda nella puntata del 6 novembre 2020, della trasmissione "Titolo V", su RAI3, un giornalista si recava negli uffici della struttura commissariale per chiedere al commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del SSR della Calabria quale fosse il piano anti COVID messo in atto dalla struttura commissariale stessa per fronteggiare l'emergenza sanitaria nel territorio della Calabria; dopo un iniziale tentennamento il commissario Cotticelli dichiarava che, accortosi nel mese di giugno 2020 dell'assenza di un piano operativo, aveva inoltrato un quesito al Ministero della salute e nel leggere il contenuto della risposta al quesito, datata 27 ottobre 2020, apprendeva solo in quel momento che, nelle regioni sottoposte a piano di rientro e commissariate, il potere-dovere di predisporre il programma operativo COVID-19 compete esclusivamente alla struttura commissariale; nel prosieguo della trasmissione, il viceministro della salute, Pierpaolo Sileri, commentando l'intervista a Cotticelli, riconosceva l'esistenza di responsabilità anche a livello ministeriale, si chiede di sapere: se la tempistica relativa alla proposizione del quesito da parte del commissario Cotticelli al Ministero della salute corrisponda a quella emersa dalla registrazione della trasmissione televisiva, ovvero se la data del quesito risalga al mese di giugno 2020 e quella della successiva risposta al 27 ottobre 2020; quali verifiche abbia posto in essere il Governo in merito all'operato del commissario straordinario Cotticelli e a quali figure dell'organigramma del Ministero della salute fosse assegnata la competenza di vigilare sull'operato del commissario straordinario; quali misure intenda assumere per fronteggiare l'emergenza COVID in Calabria, regione in cui la durata della vita media, per il mancato rispetto dei LEA e dopo 11 anni di commissariamento in sanità, è inferiore di 4 anni rispetto alla media nazionale; se siano rispettate all'interno delle strutture sanitarie del SSR della Calabria le norme sulla tutela della salute dei lavoratori, la normativa europea sui turni di lavoro; se e come siano stati impiegati i fondi assegnati alla Regione Calabria dal decreto cosiddetto salva Italia per l'emergenza COVID; se, vista la nota prot. 1621 del 2 novembre 2020, a firma del dottor Domenico Arcuri, commissario straordinario per l'emergenza COVID-19, indirizzata ai soggetti attuatori della Regione Calabria, ovvero a tutte le aziende sanitarie provinciali e le aziende ospedaliere e avente ad oggetto: piano di riorganizzazione sanitaria ex art. 2 del decreto-legge 34/2020 "procedura aperta di massima urgenza in 21 lotti per la conclusione di accordi quadro con più operatori economici ai sensi dell'art. 33 della Direttiva 2014/24/UE per l'affidamento dei lavori, servizi di ingegneria ed architettura ed altri servizi tecnici, al fine dell'attuazione dei Piani di riorganizzazione della rete ospedaliera nazionale di cui all'art. 1 del decreto-legge n. 34 del 2020, convertito in legge dall'art. 1 della legge n. 77/2020", non siano da ravvisarsi responsabilità anche in capo ai commissari straordinari delle aziende sanitarie ed ospedaliere della Calabria. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04362 FARAONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la crisi del "Giornale di Sicilia", storico quotidiano di Palermo, continua ad aggravarsi, con l'annuncio, da parte dell'editore, del licenziamento di 17 giornalisti, su un organico di 34; tale decisione, qualora confermata, determinerebbe di fatto la fine del giornale, che da oltre un secolo e mezzo racconta la vita, le luci e le ombre della Sicilia; una città come Palermo e una regione come la Sicilia richiedono, oggi più che mai, un'informazione libera e attenta, a garanzia delle libertà di tutti; la situazione è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza, si chiede di sapere se il Governo ritenga, ed in quali tempi, di attivarsi per la ricerca di una soluzione alla grave crisi aziendale, con la convocazione di un tavolo tecnico presso il Ministero dello sviluppo economico o con altre forme di intervento che possano essere utili, al fine di affrontare e superare la crisi dello storico quotidiano siciliano. Atto n. 4-04363 URSO Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: all'interrogante risultano, per averle apprese dalla stampa, una serie di criticità o anomalie nella gestione amministrativa nella FITA (Federazione italiana di taekwondo), di cui si citano le più evidenti; FITA è inserita nell'elenco Istat delle amministrazioni pubbliche che obbliga le federazioni sportive nazionali agli adempimenti previsti dalla disciplina contenuta nel codice degli appalti (decreto legislativo n. 163 del 2006 e decreto legislativo n. 50 del 2016) e alla correlata normativa in materia di obblighi sulla tracciabilità dei flussi finanziari, nonché alla legge n. 136 del 2010 e tutti i conseguenti adempimenti previsti dalle norme dello Stato; il 7 novembre 2020 è prevista l'assemblea ordinaria elettiva FITA, con due candidati: il presidente in carica, Angelo Cito, e lo sfidante, Junho Park; ancor prima dell'elezione, si sono verificati fatti gravi, descritti nei giornali e nei ricorsi presentati agli organi di giustizia del CONI e federali, correlati alla circostanza che il nuovo elenco dei candidati possa essere frutto di una manipolazione irregolare, messa in atto per sanare la carenza dell'equa rappresentanza di genere; il presidente federale uscente è ricandidato ricopre l'incarico dal 2016, dopo essere stato già segretario generale dal 1995 al 2016; ai sensi dell'articolo 44 -bis dello statuto federale della FITA, "tutte le cariche elettive sono svolte a titolo gratuito" e "possono essere previste indennità in favore del Presidente Federale"; in contrasto con tale previsione, sembrerebbe tuttavia che il presidente in carica percepisca non un'indennità, ma uno stipendio da dirigente, in qualità di segretario generale e, al contempo, dipendente della FITA, incarico al quale non ha rinunciato dopo la sua elezione alla carica di presidente, determinando così l'emersione di una condizione di conflitto d'interesse, sulla quale, a parere dell'interrogante, è opportuno effettuare i dovuti rilievi; analogamente, sono stati portati all'attenzione dell'interrogante ulteriori elementi anomali anche in merito al ruolo espletato dal vicepresidente in carica e medico federale, presente nel consiglio federale da oltre 15 anni e che avrebbe fatturato alla stessa FITA compensi per prestazioni mediche per un totale di 60.000 euro annui, senza alcun bando di gara e con una quota che eccede di oltre 20.000 euro la soglia comunitaria per gli affidamenti diretti, percependo inoltre indennità e diarie per le trasferte all'estero, contravvenendo in tal modo sia a quanto disposto dallo statuto federale, e precisamente, dall'articolo 43, comma 3, che prevede l'eleggibilità di "tutti coloro che abbiano come fonte primaria o prevalente di reddito un'attività commerciale e/o imprenditoriale, svolta a proprio nome e/o altrui, direttamente collegata alla gestione FITA", sia rispetto all'inquadramento delle prestazioni rese nell'ambito della disciplina contrattuale delle amministrazioni pubbliche, che prevedono l'indizione di gare d'appalto per importi superiori a 40.000 euro; si evidenzia inoltre come nel corso degli anni si sia assistito ad una costante riduzione del numero dei tesserati FITA, che ha registrato un significativo calo da 45.000 a 24.000 unità; ancora, con riferimento alla gestione degli affidamenti diretti, a partire dal 2019 sono stati pubblicati diversi avvisi relativi all'acquisto di materiali e servizi non urgenti o comunque non indispensabili, quali: un quadro d'arredo, il servizio drone, consulenze per arredi interni, per un importo appena sotto soglia: un'operazione legittima, ma sulla cui opportunità appare necessario quantomeno effettuare una riflessione in ordine alla congruità degli interventi disposti; nel dicembre 2019, infine, si registra un affidamento diretto, fino a 349.000 euro, per il servizio di allestimento e disallestimento di strutture e forniture di materiale audiovisivo, non giustificato dal carattere d'urgenza, visto che la programmazione degli eventi federali era già nota da almeno un anno, con termini di partecipazione alla gara di una sola settimana lasciata ai fornitori per partecipare al bando e una generica vaghezza sui servizi richiesti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non consideri opportuno verificare che i fatti esposti corrispondano al vero; se non consideri necessario avviare opportune verifiche in ordine alla conformità delle modalità di espletamento di collaborazioni, consulenze e prestazioni professionali e la vigente normativa in materia di pubblicità e affidamento di lavori; se, in particolare, con riferimento agli affidamenti diretti, risultino rispettati i principi di congruità e legittimità per gli avvisi citati e se abbia verificato o possa avviare una verifica anche in ordine al rispetto della vigente normativa in materia di rotazione dei fornitori. Atto n. 4-04364 RIVOLTA Ai Ministri dell'interno e della difesa Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il 30 ottobre 2020 una pattuglia della squadra volante della Polizia di Stato ha soccorso presso il parcheggio Ippocastano di Como una donna vittima di violenza sessuale mentre era aggredita da un uomo, successivamente risultato essere un trentunenne di nazionalità nigeriana; le circostanze dell'aggressione sono particolarmente odiose, dal momento che la donna aveva notato l'uomo all'esterno di un supermercato e per senso di umanità gli aveva appena regalato un panino appositamente acquistato, venendo inseguita e quindi violentata; l'uomo responsabile della violenza, colto in flagranza di reato, è stato identificato nei locali della questura di Como come senza fissa dimora, sprovvisto di documenti, ex richiedente asilo con permesso di soggiorno scaduto nel 2016, con precedenti di polizia e giudiziari per percosse e violazione della normativa in materia di immigrazione, irregolarmente soggiornante nel territorio nazionale ed inottemperante a ben 4 ordini di espulsione; il fatto segue altri dolorosi episodi di cronaca, che hanno avuto come protagonisti altri immigrati irregolari, come il brutale assassinio di don Roberto Malgesini, ucciso a coltellate nei pressi della chiesa di san Rocco da un tunisino destinatario di un altro provvedimento di espulsione non eseguito, e l'aggressione di cui era rimasta in precedenza vittima una guardia notturna che presidiava un supermercato nei giardini che si affacciano sul lago di Como; la circostanza dimostra quanto sia inopportuno e imprudente realizzare strutture di accoglienza per gli immigrati irregolari, come quella che si pensa di ricavare all'interno dei locali dell'ex caserma dei Carabinieri di via Borgovico a Como e quanto, di contro, sia necessario potenziare il dispositivo di presidio del territorio, incrementando gli organici delle forze dell'ordine presenti e quelli disponibili, anche nel quadro dell'operazione "Strade sicure", si chiede di sapere: quali iniziative il Governo ritenga di dover assumere per assicurare l'ordine pubblico e la sicurezza della cittadinanza a Como città e nella sua provincia, interessate da una grave recrudescenza dei crimini imputabili ad immigrati irregolari, spesso destinatari di provvedimenti di espulsione; in particolare, se e quando intenda rafforzare il dispositivo di presidio del territorio comasco, potenziando gli organici delle forze di polizia e delle forze armate impiegati a tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, garantendo inoltre presidi fissi in luoghi sensibili e a rischio, quali, ad esempio, i giardini a lago e altre zone della città di Como e di tutta la provincia. Atto n. 4-04365 CORTI Ai Ministri per gli affari regionali e le autonomie e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: in data 20 ottobre 2020 la stampa locale ha riportato la notizia che una delle tre croci che dominano Scandiano (Reggio Emilia), sulla cima del monte omonimo, è stata abbattuta; il sindaco di Scandiano ha annunciato che la scoperta è stata effettuata dalla Polizia municipale durante un sopralluogo che ha rilevato il danneggiamento di uno dei manufatti storici più simbolici di Scandiano. Un manufatto importante, riconosciuto da tutti gli scandianesi come il "balcone sulla città" e "cartolina di Scandiano", che però sorge su area privata; le autorità locali hanno immediatamente contattato la proprietà dell'area, che è privata, per chiedere di intervenire tempestivamente per effettuare il ripristino; il monte delle tre Croci o monte Calvario (349 metri sul livello del mare) deriva il suo nome dalle tre croci, simbolo della redenzione. Si presume esistessero già prima del XVII secolo. Il monte era meta di processioni da parte degli abitanti di San Ruffino durante la settimana santa. Gli abitanti delle parrocchie limitrofe si potevano unire alla processione solo con l'autorizzazione del parroco, si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza delle circostanze descritte e che tipo di iniziative intenda mettere in atto, con il coinvolgimento degli enti territoriali interessati, al fine di garantire l'avvio di tutti i lavori necessari al ripristino del manufatto. Atto n. 4-04366 AIMI BARBONI BERNINI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: una Giunta comunale, con propria deliberazione, ha approvato linee di indirizzo per l'erogazione di contributi economici una tantum a favore di talune attività di impresa del proprio territorio, soggette a chiusura durante l'emergenza sanitaria determinata dal COVID-19, stabilendo una diversificazione del contributo erogabile sulla base del danno economico subito dalle imprese stesse, sulla base di quanto disposto dall'articolo 25 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto decreto rilancio), recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19"; il Comune, con istanza di interpello rivolta all'Agenzia delle entrate, ha rappresentato che il contributo, quale intervento di carattere straordinario e sociale, secondo i fini cui è preposto, in sede di erogazione è stato assoggettato a ritenuta d'acconto del 4 per cento, ai sensi dell'articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e ha chiesto conferma se sia corretto applicare la predetta ritenuta del 4 per cento; l'Agenzia delle entrate con proprio parere (risposta n. 494), dopo aver ribadito che il contributo a fondo perduto previsto dall'articolo 25 del decreto Rilancio per espressa previsione normativa non concorre alla formazione della base imponibile, ai fini IRES ed IRAP e, pertanto, non è soggetto alla ritenuta prevista dall'articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, ha ricordato anche che le norme di esenzione in materia tributaria, per effetto della loro natura derogatoria di carattere speciale, sono di stretta interpretazione e non possono essere estese ad altre fattispecie. Pertanto, in assenza di una espressa previsione di legge che escluda la rilevanza ai fini delle imposte sui redditi dei contributi pubblici, occorre far riferimento alle ordinarie regole che ne disciplinano la tassazione diretta; i contributi disciplinati dalla norma richiamata, definiti "in conto capitale", non sono correlati a specifici fattori produttivi (siano essi di esercizio che a fecondità ripetuta), consistendo in un generico potenziamento dell'apparato produttivo dell'impresa beneficiaria e, di conseguenza, assumono rilevanza fiscale, come sopravvenienze, nel momento in cui entrano nella disponibilità materiale e giuridica del percettore; in relazione all'ambito di applicazione di tale disposizione, è stato precisato che la norma individua i soggetti su cui grava l'obbligo di operare la ritenuta, identificandoli nelle Regioni, Province, Comuni ed altri enti pubblici e privati, delimitando il proprio ambito di applicazione al rispetto di due condizioni (soggettiva e oggettiva), ovvero che: a) il destinatario del contributo sia un'impresa; b) i contributi non siano destinati all'acquisto di beni strumentali (si veda, tra l'altro, risoluzioni 17 giugno 2002, n. 193/E, e 4 agosto 2004, n. 108/E); per quanto riguarda l'ambito oggettivo di applicazione della disposizione, l'Agenzia ha osservato che la norma non individua esattamente i contributi assoggettati a ritenuta, ma si limita ad indicare quelli esclusi, dettando sostanzialmente un principio di carattere generale in forza del quale tutti i contributi corrisposti alle imprese dalle Regioni, Province e Comuni, dagli enti pubblici e privati subiscono la ritenuta alla fonte a titolo di acconto, con la sola esclusione dei contributi per l'acquisto dei beni strumentali ("Le regioni, le provincie, i comuni, gli altri enti pubblici e privati devono operare una ritenuta del quattro per cento a titolo di acconto delle imposte indicate nel comma precedente e con obbligo di rivalsa sull'ammontare dei contributi corrisposti ad imprese, esclusi quelli per l'acquisto di beni strumentali"); nel caso di specie, in relazione al contributo (deliberato dal Comune a favore delle imprese in difficoltà economica a seguito della pandemia causata dal COVID-19), non è rinvenibile nell'ordinamento una norma che ne escluda la tassazione e, pertanto, allo stesso trova applicazione il regime fiscale delineato; in particolare, è rappresentato che "il contributo deliberato dal Comune è rivolto principalmente ad imprese a conduzione familiare, la cui mancata attività economica comporta una grave crisi finanziaria e sociale. Di conseguenza tale contributo assume la caratteristica di intervento sociale a sostegno di situazioni di bisogno e non al reddito di impresa". Pertanto, detto contributo non è diretto all'acquisto di beni strumentali, bensì si sostanzia in un sostegno economico straordinario alle imprese in difficoltà a seguito della pandemia; l'Agenzia delle entrate, in assenza di disposizioni che riconoscono un regime fiscale di favore a tali erogazioni, ha ritenuto che il contributo assuma rilevanza ai fini delle imposte sui redditi e sia da assoggettare, al momento dell'erogazione, alla ritenuta a titolo d'acconto nella misura del 4 per cento, di cui al comma 2 dell'articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, si chiede di sapere se, in considerazione della grave situazione economica e sociale che sta vivendo il Paese, il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare misure volte a sottoporre i citati contributi al medesimo trattamento tributario che prevede l'esenzione per queste forme di aiuto e non siano pertanto assoggettati alla ritenuta a titolo di acconto, di cui al citato articolo 28, comma 2. Atto n. 4-04367 CORTI Al Ministro della difesa Premesso che: recentemente, a causa della perenne incuria, nove lapidi del cimitero militare monumentale di san Cataldo, a Modena, sono crollate; il cimitero di san Cataldo è composto da due parti nettamente distinte. La prima parte venne realizzata tra il 1858 e il 1876 su progetto dell'architetto modenese Cesare Costa. È un vero museo all'aperto, i cui monumenti raccontano la storia della scultura modenese tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e all'interno del cimitero si trovano le sepolture dei militari della prima guerra mondiale e il sacrario dei caduti della seconda guerra mondiale; le lapidi cadute a terra per effetto della mancata manutenzione sono solo l'ultimo atto di una situazione già ampiamente annunciata. A denunciare l'accaduto è l'Associazione studi militari Emilia-Romagna, che da ormai oltre due anni si è fatta parte diligente, promuovendo il restauro di tutte le 957 lapidi presenti nel cimitero militare, segnalandone lo stato ormai critico e la progressiva cancellazione dei nominativi dei caduti sulla parte frontale, dovuta principalmente all'incuria; all'ultimo incontro con le istituzioni comunali risalente al 30 gennaio 2020, venne anche invitato il direttore del mausoleo delle Fosse ardeatine e responsabile territoriale dei sacrari militari dell'Emilia-Romagna, il quale propose al Comune la stipula di una convenzione, come previsto dall'art. 271 del decreto legislativo n. 66 del 2010, per la partecipazione economica annuale del Ministero della difesa al fine di sostenere i costi di manutenzione ordinaria del cimitero. In occasione di quell'incontro si apprese che la convenzione era già stata proposta in diverse occasioni all'amministrazione, ma mai venne ratificata e nemmeno furono svolte le opere di manutenzione ordinaria di spettanza municipale; dalla stampa locale si apprende che "Le lapidi dei caduti di truppa (...) presentano sulla parte superficiale vaste zone colonizzate da muschi e licheni causate dall'esposizione agli eventi atmosferici, che in alcuni casi hanno provocato la scomparsa dei nominativi o delle immagini dei caduti. L'intervento sottoposto al parere della Soprintendenza, del valore di 300 mila euro, consiste in un'opera di pulitura e restauro che rappresenta un segno non solo legato al decoro dello spazio monumentale del cimitero, ma soprattutto un rendere viva, nonostante il tempo trascorso, la memoria di quanti si sono sacrificati"; da quanto appreso dall'interrogante sarebbero in corso le procedure per richiedere formalmente al commissariato generale per le onoranze ai caduti del Ministero la stipula di una convenzione, sviluppata con la collaborazione della stessa associazione, da rinnovare annualmente per ricevere un contributo alla manutenzione ordinaria e alla conservazione del decoro dell'area del sacrario, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda proporre l'introduzione, nel prossimo provvedimento normativo, di un fondo dedicato a favore dei Comuni per la manutenzione delle tombe militari all'interno dei cimiteri. Atto n. 4-04368 CORTI Al Ministro della giustizia Premesso che: in data 8 marzo 2020, nel carcere di Modena ha avuto inizio una rivolta, quasi contestualmente in più punti dell'istituto, per opera di detenuti assegnati a diverse sezioni. Taluni ristretti del nuovo padiglione, durante le fasi di immissione ai cortili dedicati alla permanenza all'aperto, arrampicandosi sulle pareti, sono infatti riusciti a raggiungere il camminamento riservato al personale di vigilanza, mentre in diverse sezioni dell'edificio principale altri gruppi di detenuti, dopo avere superato le resistenze del personale di Polizia penitenziaria, hanno preso violentemente il controllo, prima di singole sezioni e poi dell'intera area detentiva; i rivoltosi, avvalendosi di scale sottratte al deposito arnesi, hanno poi tentato di scavalcare il muro di cinta perimetrale, sono stati dissuasi solo grazie all'intervento del personale del Corpo di Polizia penitenziaria, hanno infine saccheggiato l'infermeria sottraendo la maggior parte dei farmaci ivi depositati, compresi metadone e psicofarmaci. Proprio l'abuso di tali sostanze sembra essere stato all'origine dei numerosi decessi verificatisi nell'istituto modenese. I gravi disordini sono terminati soltanto il giorno seguente, 9 marzo, alle ore 16.30 circa, dopo un'azione dissuasiva che ha consentito il rientro di tutti i detenuti all'interno delle rispettive camere di pernottamento; i tragici risultati di tale rivolta sono ormai noti. Nove detenuti hanno perso la vita, probabilmente a causa dell'inappropriata assunzione di farmaci; 5 di questi sono deceduti presso l'istituto di Modena, altri 4, invece, presso gli stabilimenti detentivi ove erano stati trasferiti a causa dell'inagibilità della struttura modenese. Fra gli appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria ben 26 uomini hanno avuto necessità di cure mediche, con prognosi variabili da 3 fino a 40 giorni. Assai gravi sono state le conseguenze materiali, tra le quali, la quasi totale, ancorché temporanea, inutilizzabilità dell'istituto modenese; alla data del 4 agosto 2020, i detenuti presenti presso la casa circondariale di Modena erano 116 (di cui 50 di nazionalità italiana e 66 stranieri), rispetto a una capienza regolamentare pari a 366 posti, di cui 224 non disponibili, rilevandosi una percentuale di affollamento pari al 81,69 per cento; il ripetersi di eventi critici e di aggressioni in danno della Polizia penitenziaria hanno indotto le sigle sindacali a manifestare in tutti i distretti e ad interessare i vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per i riflessi che questo ha in materia di "salute e sicurezza del lavoro"; da quanto risulta all'interrogante dal 2004 la casa circondariale di Modena risulta sprovvista di una sala regia funzionante, di un sistema di antintrusione ed antiscavalcamento efficienti. Tale deficit espone la struttura a seri rischi, non essendo in grado di assicurare il mantenimento dei livelli minimi di sicurezza. In più circostanze, i vari governi succedutisi alla guida del Paese avevano manifestato interesse alla soluzione dei problemi, ma in sostanza nulla è mai avvenuto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione carceraria di Modena e quali urgenti iniziative intenda adottare, al fine di garantire maggiore sicurezza e condizioni dignitose di lavoro agli agenti di Polizia penitenziaria in servizio; se, ad oggi, sia in corso un'indagine interna condotta dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, al fine di chiarire come sia stato possibile che i detenuti dell'istituto penitenziario di Modena siano riusciti ad entrare in possesso di metadone e psicofarmaci in quantità tali da risultare letali. Atto n. 4-04369 CORTI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: come riportato dal quotidiano "Gazzetta di Modena" per i ragazzi di San Pellegrino in Alpe che frequentano le scuole medie raggiungere l'istituto scolastico è una vera e propria odissea, con i genitori costretti a fare decine di chilometri per accompagnare i ragazzi a una fermata stabilita in modo arbitrario dal Comune, mentre il sabato il servizio è addirittura cancellato. Il tutto per risparmiare su un servizio primario come il trasporto scolastico. Il sindaco di Frassinoro, comune di cui San Pellegrino in Alpe è una frazione, si deve assumere la gravissima responsabilità di negare di fatto il diritto allo studio per i cittadini; l'episodio, giustamente denunciato dai genitori con una lettera inviata a Comune, Provincia e Regione, è l'ennesima dimostrazione del totale abbandono in cui è lasciata la montagna dalle istituzioni nazionali e locali. A parere dell'interrogante vivere sull'Appennino è sempre più difficile e non poter nemmeno garantire il servizio scolastico ai propri figli rappresenta per le famiglie che resistono un colpo terribile e un'ingiustizia insopportabile; la parziale riattivazione di alcune corse dalla località Imbrancamento non risolve la problematica esposta, perché comunque i genitori sono costretti a spostarsi per diversi chilometri per andare a accompagnare e riprendere i figli; appare evidente ed improcrastinabile individuare a livello nazionale un'adeguata soluzione, oltre a necessarie misure che impediscano il verificarsi di ulteriori analoghi episodi, si chiede di sapere: quali azioni possano essere adottate, al fine di addivenire all'individuazione di una doverosa soluzione; quali provvedimenti si intenda adottare affinché, nel futuro, si evitino episodi analoghi. Atto n. 4-04370 FERRAZZI GIACOBBE FEDELI LAUS PITTELLA STEFANO BOLDRINI D'ARIENZO TARICCO ROJC Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il 23 ottobre 2020 è stata data notizia della rottura delle trattative tra le organizzazioni sindacali e i vertici dell'azienda "Poligof" (ex Pansac) di Mira (Venezia) a causa del mancato coinvolgimento dei lavoratori in merito ai piani di riorganizzazione del personale dell'azienda, oltre 200 dipendenti; nel settembre scorso i vertici dell'azienda, come ha avuto modo di notare la rappresentanza sindacale unitaria, si erano dichiarati favorevoli alla concertazione per procedere alla riorganizzazione dello stabilimento di Mira. Successivamente, però, l'azienda avrebbe proceduto ad illustrare le proprie scelte ai dipendenti attraverso una semplice lettera, affissa nella bacheca della sede di Mira, nella quale si esponeva l'esigenza di una maggiore flessibilità della forza lavoro, attraverso figure professionali che fossero in grado di operare in tutto lo stabilimento e non soltanto in un solo reparto. La Poligof ha quindi comunicato i termini della riorganizzazione e la data di inizio nel 1° novembre 2020; a nulla sarebbe valso l'incontro tra le parti avvenuto il 22 ottobre, nel corso del quale i sindacati avevano chiesto nuovamente di non essere estromessi dalle decisioni in merito all'utilizzo del personale, mentre l'amministratore delegato dell'azienda avrebbe ventilato la possibilità di aumentare gli investimenti aziendali all'estero, in particolare in Russia e in India, cosa che i sindacati hanno interpretato come una vera e propria minaccia di delocalizzazione; alla rottura delle trattative, i lavoratori, attraverso la rappresentanza unitaria, hanno proclamato il blocco degli straordinari e un'astensione dal lavoro per alcuni giorni, rammentando di aver già molto pagato nel corso degli anni in termini di riduzione del personale, licenziamenti e cassa integrazione; considerato che è necessario agire quanto prima al fine di salvaguardare i livelli occupazionali di un'attività industriale di assoluto rilievo per l'economia locale e regionale; mentre risulta essenziale un coinvolgimento della Giunta e del Consiglio regionale del Veneto, perché si attivino a tali fini, nell'ambito delle loro competenze, così come richiesto in una mozione presentata presso il Consiglio regionale da parte di consiglieri dell'opposizione il 2 novembre scorso, risulta altresì urgente un'attiva iniziativa a livello statale che scongiuri anche il rischio di una possibile delocalizzazione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato e quali urgenti iniziative intendano porre in essere, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, al fine di individuare ogni possibile soluzione tesa a salvaguardare i livelli occupazionali di un'attività industriale di tale rilievo, dando altresì una prospettiva certa ai lavoratori e alle loro famiglie; in particolare, se intendano promuovere, in tempi strettissimi, l'istituzione di un tavolo di confronto con i vertici dell'azienda Poligof di Mira e le organizzazioni sindacali, finalizzato a facilitare la composizione del conflitto aperto tra lavoratori e azienda e a scongiurare i timori di delocalizzazione delle attività. Atto n. 4-04371 SBROLLINI Al Ministro dell'interno Premesso che: il diritto di accesso alle notizie e alle informazioni da parte dei consiglieri comunali e provinciali, da sempre uno dei temi di maggior rilievo per quello che attiene all'esercizio del mandato consiliare, acquisisce oggi un'importanza maggiormente marcata, non soltanto alla luce dello sviluppo e della diffusione delle tecnologie informatiche e della comunicazione, ma anche alla luce della recente pandemia, che ha reso il lavoro da remoto una delle formule ordinarie attraverso cui svolgere le proprie mansioni e, tra l'altro, il mandato elettorale; l'articolo 43 del decreto legislativo 18 agosto 200, n. 267 (testo unico degli enti locali), rubricato "Diritti dei consiglieri", al comma 2, recita: "I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge"; l'articolo 2 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (codice dell'amministrazione digitale), rubricato "Finalità e ambito di applicazione", al comma 1, recita: "Lo Stato, le Regioni e le autonomie locali assicurano la disponibilità, la gestione, l'accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell'informazione in modalità digitale e si organizzano ed agiscono a tale fine utilizzando con le modalità più appropriate e nel modo più adeguato al soddisfacimento degli interessi degli utenti le tecnologie dell'informazione e della comunicazione"; numerose, a tal riguardo, sono le sentenze aventi ad oggetto proprio l'accesso al protocollo comunale da parte dei consiglieri comunali: la giurisprudenza in materia, nello specifico, ha in più casi riconosciuto tale diritto come necessario ai fini dell'esercizio del mandato da parte dei consiglieri, e lo ha correlato al processo di digitalizzazione che permea l'organizzazione dell'intera pubblica amministrazione; la prevalente giurisprudenza amministrativa, nondimeno, ha riconosciuto l'obbligo, posto in capo alle amministrazioni pubbliche, di dotarsi delle apposite modalità organizzative e degli strumenti adatti alla corretta gestione documentale, ricomprendendo anche il protocollo informatico, al quale ogni consigliere comunale deve avere il diritto di accedere anche tramite modalità informatica da remoto, al fine di soddisfare le proprie esigenze conoscitive e di accesso agli atti; tale accesso, per parte della giurisprudenza, può essere riconosciuto anche solo per quanto attiene ai dati di sintesi ricavabili dalla consultazione del protocollo, onde evitare un eccessivo ed indiscriminato accesso alla totalità degli atti dell'ente da parte dei consiglieri; considerato che: emblematica, rispetto alla questione dell'accesso al protocollo comunale, è la vicenda che ha recentemente coinvolto un consigliere comunale di Monteforte d'Alpone (Verona); dalle segnalazioni giunte all'interrogante, infatti, risulta che, a partire da giugno 2019, il consigliere abbia fatto richiesta al Comune di ottenere le credenziali necessarie per eseguire l'accesso al protocollo comunale da remoto. Nonostante i ripetuti solleciti avanzati nei confronti dell'amministrazione, nonché le richieste di intervento presentate al difensore civico della regione Veneto ed il deposito di reclamo al prefetto di Verona e alla Procura di Verona, ancora oggi, dopo quasi 18 mesi dalla prima segnalazione, l'accesso al protocollo da remoto non sembrerebbe in alcun modo garantito da parte del Comune; episodi analoghi a quello descritto sono frequenti e interessano molti enti locali, non solo veneti (tra i quali, a titolo di esempio, si ricordano i casi dei Comuni di Velo Veronese e Brenzone), ma dell'intero Paese, come testimoniato dalla nutrita giurisprudenza in materia: in tutti questi casi, è fatto direttamente carico ai consiglieri comunali di attivarsi alacremente per vedersi riconosciuto il diritto di accesso al protocollo, e nonostante ciò, molte volte, tale esigenza non viene adeguatamente soddisfatta, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e quali siano i suoi orientamenti in merito; quali azioni intenda mettere in atto, nello specifico, al fine di consentire ai consiglieri del Comune di Monteforte d'Alpone di accedere con modalità telematiche da remoto al protocollo comunale; se non ritenga opportuno adottare, a tale scopo, adeguate iniziative volte a garantire, da parte di ciascun ente locale situato sul territorio nazionale, il tempestivo accesso al protocollo anche con modalità telematiche da remoto nei confronti dei consiglieri comunali e provinciali, al fine di rendere effettivamente riconosciuto tale diritto, nonché di consentire il corretto esercizio del mandato consiliare. Atto n. 4-04372 GARAVINI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'art. 22 della legge 21 luglio 1965, n. 903, riconosce la pensione ai superstiti, in favore ovvero dei figli che, alla data del decesso del genitore, non abbiano superato il diciottesimo anno di età, ovvero il ventunesimo, qualora frequentino una scuola media professionale e per tutta la durata del corso legale, ma non oltre il ventiseiesimo anno di età, qualora frequentino l'università; con il messaggio n. 4413 del 7 novembre 2017, l'INPS, adeguandosi alla normativa di settore, aveva sancito che, ai fini del riconoscimento della pensione ai superstiti studenti, contestualmente alla domanda di pensione, occorresse allegare esclusivamente l'attestazione di iscrizione e la frequenza del corso universitario prescelto, la dichiarazione di valore ed un recapito e-mail o postale ove ricevere il provvedimento di riconoscimento o di diniego del titolo di studio conseguito all'estero, mentre, per quanto riguarda il riconoscimento dei titoli di studio di livello non universitario, aveva recepito la nota n. 2787 del 20 aprile 2011 del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che attribuiva agli uffici scolastici regionali il compito di dichiarare a quale percorso dell'ordinamento italiano corrispondesse a quello conseguito all'estero; tuttavia l'INPS, con messaggio n. 2866 del 17 luglio 2018, ha modificato le precedenti istruzioni operative a seguito di criticità segnalate dalle strutture territoriali, disponendo che, ai fini del riconoscimento della pensione ai superstiti, sono gli stessi studenti ad assumere l'onere di acquisire da amministrazioni e istituzioni competenti la dichiarazione attestante il valore in Italia del percorso di studio frequentato all'estero; considerato che: la grave situazione di incertezza in merito alla corretta individuazione delle precise competenze in capo alle istituzioni coinvolte ha causato una condizione di svantaggio a danno sia degli studenti universitari sia degli studenti delle scuole superiori: attualmente, infatti, da una parte l'INPS non accetta le domande di pensione, perché non corredate da documentazione completa, mentre il Ministero, cui secondo l'INPS spetterebbe l'incombenza di provvedere, non fornisce risposte adeguate agli interessati; le istruzioni operative del 2018 rischiano di sollevare dubbi in merito alla loro legittimità, in quanto contrastanti con i principi generali dell'attività amministrativa, di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, che prevede che la pubblica amministrazione non possa aggravare il procedimento, se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria, casistica in cui non appare idoneo ricomprendere le disfunzioni organizzative o strutturali degli uffici dell'INPS, che gravano sugli studenti e che impediscono l'accesso a tutele costituzionalmente garantite; le istruzioni, inoltre, appaiono in contrasto anche con la normativa speciale che regola il riconoscimento dei titoli di studio conferiti all'estero, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 luglio 2009, n. 189, recante il regolamento concernente il riconoscimento dei titoli di studio accademici, a norma dell'articolo 5 della legge 11 luglio 2002, n. 148, che all'articolo 3, comma 1, attribuisce al Ministero la competenza di valutare i titoli di studio ai fini previdenziali, e al comma 2 dispone che siano le amministrazioni interessate per il riconoscimento dei titoli di studio ad inviare al Ministero l'istanza degli interessati, mentre a quest'ultimo, in base al comma 3, spetta l'adozione del provvedimento conclusivo entro 90 giorni dal ricevimento dell'istanza e la relativa comunicazione, sia all'interessato, sia all'amministrazione; il citato art. 3 indica in modo inequivocabile le modalità necessarie per acquisire dal Ministero competente il provvedimento di accoglimento o di diniego del riconoscimento del titolo di studio acquisito all'estero, identificando chiaramente le "amministrazioni interessate" con i soggetti interlocutori dello stesso Ministero; pertanto, poiché il titolo di studio risulta essere un requisito indispensabile per ottenere la pensione spettante ai figli superstiti, l'amministrazione interessata non può che essere identificata nell'INPS, ente preposto alla gestione delle prestazioni di reversibilità; considerato inoltre che: dal punto di vista operativo i soggetti interessati, ove non riescano ad ottenere il provvedimento direttamente dal Ministero, dovrebbero attivarsi in sede giudiziaria, nei termini previsti dall'art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 639, al fine di evitare la decadenza, chiedendo direttamente al giudice di accertare incidentalmente che il titolo di studio accademico conseguito all'estero sia riconoscibile in Italia, con conseguente diritto ad ottenere la prestazione di reversibilità, e tuttavia con un notevole aggravio dei tempi che non si concilia con il bisogno degli assistiti di ottenere rapidamente la prestazione richiesta, al fine di garantirsi quel sostentamento di cui godevano quando era in vita il de cuius ; la ratio della reversibilità dei trattamenti pensionistici consiste nel farne proseguire, almeno parzialmente, anche dopo la morte del loro titolare, il godimento da parte dei soggetti a lui legati da determinati vincoli familiari, garantendo così ai beneficiari la protezione dalle conseguenze che derivano dal decesso del congiunto (si vedano le sentenze della Corte costituzionale n. 70 del 1999, n. 18 del 1998, n. 495 del 1993 e n. 286 del 1987); pertanto, la funzione di tutela attribuita alla pensione ai superstiti, anche in virtù del precetto contenuto nell'articolo 38 della Costituzione, verrebbe vanificata da una normativa che impone procedure aggravate al fine di ottenere prestazioni previdenziali, ove la stessa non sia interpretata in analogia a disposizioni legali che regolano materie analoghe, si chiede di sapere: quali azioni il Ministro in indirizzo intenda porre in essere affinché l'INPS ed i Ministeri competenti provvedano autonomamente al passaggio dei documenti tra amministrazioni, senza alcun aggravio per i soggetti interessati; se non ritenga opportuno predisporre un intervento nei confronti della direzione generale dell'INPS, al fine di favorire la redazione, da parte del medesimo ente, di nuove indicazioni ai titolari del trattamento di reversibilità, nonché di evidenziare, di concerto con il Ministero dell'istruzione e con il Ministero dell'università e della ricerca, l'illegittimità delle istruzioni operative dettate nel messaggio del luglio 2018 e promuoverne la soppressione. Atto n. 4-04373 VESCOVI Al Ministro dell'interno Premesso che: in seguito all'accertata positività, alcuni migranti ospitati nella comunità di Vicofaro (Pistoia) sono stati trasferiti negli hotel sanitari della città di Montecatini Terme il 22 ottobre 2020: per la precisione 15 persone, perché risultate positive ai tamponi e 76, perché contatti diretti; il giorno 7 novembre 2020, previ accertamenti medici, termina il periodo di isolamento e gli hotel sanitari dovrebbero quindi essere liberati e messi a disposizione per la quarantena o l'isolamento di altre persone, nel rispetto delle disposizioni di contenimento del contagio; il fatto che il presidente della Regione Toscana, con l'ordinanza n. 88 del 7 ottobre 2020, abbia chiesto alla ASL Toscana di procedere "a un adeguato decongestionamento della comunità di Vicofaro, con il ricollocamento dei soggetti presso strutture di cui abbia la disponibilità o, in mancanza, presso strutture di terzi messe a disposizione a titolo di comodato gratuito" non deve in alcun modo interferire con la permanenza dei migranti nelle strutture alberghiere; in tutto il mese di ottobre dovrebbero quindi essere state fatte delle ricognizioni da parte della curia di Pistoia per individuare, d'intesa con ASL Toscana Centro, i luoghi e le strutture destinate ad ospitare, in piccoli gruppi, i rifugiati che non potranno più trovare sistemazione a Vicofaro; all'amministrazione comunale di Montecatini Terme non è dato conoscere i termini degli accordi raggiunti fra la ASL e la diocesi di Pistoia per la soluzione della problematica relativa alla struttura di accoglienza di Vicofaro, ma è dato sottolineare l'importanza di appurare nei tempi previsti le condizioni di salute dei soggetti attualmente ospiti nel comune, al fine di allontanare le persone che non richiedono isolamento e che pertanto non hanno diritto ad alloggiare nelle strutture alberghiere; il sindaco e i cittadini si dicono preoccupati dalla situazione che potrebbe verificarsi nel caso in cui non venissero rispettati i termini dell'accordo che consente ai migranti di alloggiare negli hotel sanitari per il tempo strettamente necessario, sia per le ricadute in termini di ordine pubblico e sicurezza, sia per i danni all'immagine di una città a forte vocazione turistica, si chiede di sapere quali rassicurazioni il Ministro in indirizzo intenda fornire all'amministrazione comunale di Montecatini Terme in merito al rispetto delle tempistiche relative all'accoglienza fornita ai migranti della comunità di Vicofaro presso gli hotel sanitari del comune, in particolar modo assicurando che la permanenza sarà garantita esclusivamente fino al permanere delle condizioni di necessario isolamento e che terminerà immediatamente al variare di tali condizioni. Atto n. 4-04374 BARBONI MALLEGNI PAROLI BARACHINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'ENAC, Ente nazionale per l'aviazione civile, è l'autorità unica di regolazione e vigilanza del settore del trasporto aereo in Italia. Il suo importante ruolo, svolto in condizione di terzietà, garantisce lo sviluppo del settore nel rispetto della sicurezza aerea, della concorrenza e del mercato, ma soprattutto con la garanzia della tutela del passeggero; l'attuale presidente dell'ENAC, Nicola Zaccheo, è stato di recente nominato presidente dell'Autorità di regolazione dei trasporti, altro importante organo dello Stato, fatto che apre la discussione sulla successione alla carica di presidente dell'ENAC; in data 28 ottobre 2020 Nicola Zaccheo ha rassegnato le dimissioni dall'incarico di presidente ENAC; come stabilito dal decreto istitutivo n. 250/97, l' iter di nomina del presidente prevede la designazione da parte del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; da articoli pubblicati sulla stampa nazionale è emersa l'ipotesi che possa essere indicata l'avvocato Anna Masutti, professoressa ordinaria presso l'università di Bologna, esperta di diritto della navigazione e dei trasporti e socio dello studio legale R&P Legal; il ruolo di presidente dell'ENAC deve essere ricoperto da un soggetto che possa garantire la terzietà, la trasparenza e la neutralità proprie di un'autorità di regolazione e vigilanza, e pertanto non vi possano sussistere elementi di tutela di interessi privati, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda garantire la terzietà dell'ente ed evitare che si verifichino casi di incompatibilità. Atto n. 4-04375 MAFFONI RAUTI Ai Ministri dell'interno, della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: l'attuale diffusione del virus COVID-19 nel territorio della provincia di Brescia non è assimilabile, secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie, alla circolazione dello stesso nella città di Milano ed in buona parte delle province occidentali della Lombardia; se la provincia di Brescia (1,3 milioni di abitanti circa) fosse idealmente equiparata ad una regione, sarebbe la quattordicesima per popolazione residente, davanti ad Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Umbria; non è comprensibile la ragione per la quale, al fine della corretta determinazione di misure per l'attuale situazione epidemiologica, un territorio di quasi 10 milioni di abitanti come la Lombardia viene inteso quale "corpo unico", nonostante sia composto da territori tanto eterogenei; anche volendo considerare, tra i parametri di riferimento per la definizione delle differenti zone di rischio, la capacità del sistema ospedaliero di far fronte all'emergenza, va sottolineato come i presidi sanitari del territorio bresciano possano essere considerati, a buon titolo, una vera e propria eccellenza sia in termini organizzativi che in relazione alla preparazione di medici ed infermieri, si chiede di sapere se vi sia intenzione di attuare alcuni intenti manifestati in sede di definizione dell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, lasciando in capo alla Regione Lombardia la possibilità di definire una zonizzazione su base provinciale (ovvero per ambiti sovraprovinciali omogenei) maggiormente aderente all'evoluzione del contagio. Tale misura consentirebbe di ridurre, in alcuni territori caratterizzati da minor circolazione del virus come la provincia di Brescia, le stringenti restrizioni che rischiano di compromettere in modo irreparabile il tessuto economico dell'intero territorio, dando in ogni caso il giusto valore alle esigenze legate alla tutela della salute dei cittadini. Atto n. 4-04376 DE CARLO Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che in ottemperanza delle misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 applicate sull'intero territorio nazionale e nel rispetto delle ordinanze regionali e ministeriali per la fruizione di luoghi pubblici, pubblici esercizi, musei, siti culturali, scuole, luoghi all'aperto secondo le quali vige l'obbligo di utilizzo di DPI, mascherine e talvolta guanti monouso, secondo quanto stabilito di recente anche dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 ottobre 2020 art. 5, secondo cui "come introdotta dal presente decreto, dell'obbligo di avere sempre con sé un dispositivo di protezione delle vie respiratorie, nonché dell'obbligo di indossarlo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all'aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto"; tenuto conto che tale obbligo di prevenzione, con maggiore o minore intensità, si protrae dal mese di marzo 2020 e che potrà essere prorogato anche nei mesi a venire, fino al termine dell'emergenza sanitaria ed epidemiologica; considerato che, secondo alcuni studi condotti dal Politecnico di Torino, il consumo stimato di DPI in Italia è di oltre un miliardo al mese, pari a circa 400 tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno, fra le varie criticità derivanti dall'emergenza epidemiologica è ad oggi riscontrato un pericolo di inquinamento ambientale imminente, causato dallo smaltimento improprio di mascherine usa e getta; visto che inoltre i materiali utilizzati per la produzione di guanti, che essi siano in vinile, nitrile, lattice e polietilene, e delle mascherine risultano essere particolarmente inquinanti e pericolosi da un punto di vista ambientale e sanitario e preso atto che la circolare del Ministero della salute n. 5443 del 22 febbraio 2020 specifica che "dopo l'uso, i DPI monouso vanno smaltiti come materiale potenzialmente infetto"; preso atto che: dall'inizio dell'emergenza ad oggi sono state sviluppate da aziende italiane soluzioni alternative ai dispositivi usa e getta, in particolar modo mascherine 100 per cento cotone certificato OEKO-TEX, che adempiono ai parametri di traspirabilità, anallergiche e idrorepellenti, lavabili a 60 gradi, riutilizzabili fino ad usura ed equiparate, in tutto e per tutto, alle mascherine chirurgiche usa e getta con certificazione dell'Istituto superiore di sanità; al fine di contenere i danni ambientali e sanitari legati allo smaltimento dei dispositivi di sicurezza obbligatori e in previsione dell'imminente raccomandazione di utilizzo delle mascherine chirurgiche o FFP2 anche nelle scuole per i bambini delle elementari e delle medie, come stabilito nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, art. 1, comma 9, lettera s) : "L'attività didattica ed educativa per la scuola dell'infanzia, il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l'infanzia continua a svolgersi in presenza, con uso obbligatorio di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l'uso della mascherina", si chiede di sapere: quali siano le azioni che i Ministri in indirizzo intendono mettere in atto per garantire sicurezza sanitaria circa lo smaltimento dei DPI; quali siano le attività che si intende implementare per incentivare la produzione, l'utilizzo, il consumo e lo smaltimento di mascherine certificate riutilizzabili; se abbiano previsto una strategia di utilizzo di tali dispositivi lavabili presso gli enti pubblici e le scuole, ove vige l'obbligatorietà di utilizzo del dispositivo di protezione. Atto n. 4-04377 DAL MAS Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'attuazione pratica della norma sul " superbonus 110 per cento" introdotta all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, pone delicati interrogativi in ordine alla possibilità di realizzare gli interventi e di accedere alle agevolazioni fiscali in presenza di non conformità dell'edificio sotto il profilo urbanistico; il quadro normativo che affronta la problematica è piuttosto scarno e fin troppo foriero di interpretazioni soggettive. I principali riferimenti normativi sono: l'articolo 49 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia ed il nuovo comma 13 -ter dell'articolo 119, introdotto dal comma 3 dell'articolo 51 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104; l'articolo 49 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, che nasce dalla trasposizione dell'articolo 41 -ter della legge 17 agosto 1942, n. 1150, promulgata dall'allora re d'Italia Vittorio Emanuele III, prevede che gli interventi abusivi realizzati in assenza di titolo o in contrasto con lo stesso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato, non beneficiano delle agevolazioni fiscali previste dalle norme vigenti, né di contributi o altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici, allorché il contrasto riguardi violazioni di altezza, distacchi, cubatura e superficie coperta che eccedano per singola unità immobiliare il 2 per cento delle misure prescritte, il mancato rispetto delle destinazioni e degli allineamenti indicati nel programma di fabbricazione, nel piano regolatore generale e nei piani particolareggiati di esecuzione; il nuovo comma 13 -ter dell'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, introdotto dal decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, così come modificato in sede di conversione dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, prevede che, al fine di semplificare la presentazione dei titoli abitativi relativi agli interventi sulle parti comuni che beneficiano degli incentivi disciplinati dallo stesso articolo 119, le asseverazioni dei tecnici abilitati in merito allo stato legittimo degli immobili plurifamiliari, di cui all'articolo 9 -bis del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e i relativi accertamenti dello sportello unico per l'edilizia, siano riferiti esclusivamente alle parti comuni degli edifici interessati dai medesimi interventi; da un'approfondita analisi delle menzionate norme si ritiene possibile rilevare alcuni principi di base: a) non è consentito intervenire su un immobile del tutto abusivo o realizzato con abusi parziali rilevanti ai sensi degli articoli 49 e 34 -bis del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380; b) in presenza di una difformità parziale rilevante ai sensi degli articoli 49 e 34 -bis del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, non suscettibile di regolarizzazione, al fine di realizzare uno degli interventi previsti dalla disciplina del superbonus sarà necessario procedere al ripristino della situazione legittima mediante demolizione delle opere illecite, ovvero mediante procedura di fiscalizzazione dell'abuso di cui all'articolo 34, nelle sole ipotesi in cui soltanto una parte del fabbricato risulti abusiva e nel contempo risulti obiettivamente verificato che la demolizione di tale parte esporrebbe a serio rischio la residua parte legittimamente assentita; c) in presenza di una difformità parziale rilevante ai sensi degli articoli 49 e 34 -bis del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, suscettibile di regolarizzazione mediante procedura di "accertamento di conformità" di cui all'articolo 36 ovvero di SCIA in sanatoria ai sensi dell'articolo 37, è possibile regolarizzare preventivamente la situazione per poi eseguire uno degli interventi previsti dalla disciplina del superbonus ; risulta essere particolarmente complessa la fattispecie riguardante l'esecuzione di uno degli interventi di cui al comma 1 dell'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, cosiddetto "interventi trainanti" da realizzarsi sulle parti comuni di edifici condominiali gravati da piccole difformità edilizie realizzate ad opera del singolo condomino-proprietario (quale ad esempio la realizzazione di una veranda a chiusura di un balcone con conseguente aumento della superficie e della volumetria di una singola unità immobiliare). In particolare, ci si chiede se tali piccole difformità ad opera di singole unità immobiliari, seppur impattino in qualche modo sulle parti comuni (facciata), compromettano la possibilità per l'intero condominio di usufruire delle agevolazioni previste per l'esecuzione degli interventi trainanti da eseguirsi sulle parti comuni; si ritiene che la presenza di piccole difformità eseguite dai condomini o proprietari di singole unità immobiliari, anche se impatti in qualche modo sulle parti comuni, non comprometta la realizzazione degli interventi trainanti sulle parti comuni ed il conseguente diritto all'agevolazione fiscale in favore del condominio. In tal senso, la ratio del nuovo comma 13 -ter prelude ad una semplificazione in favore del professionista tecnico, esonerando quest'ultimo, per i soli interventi che riguardino le parti comuni di edifici condominiali, dalla verifica della conformità urbanistica in ordine alle singole unità immobiliari. Da ciò ne deriva che, nella fattispecie di cui al punto precedente, ai fini dell'esecuzione di uno degli interventi trainanti, il professionista tecnico in ordine all'accertamento della conformità urbanistica degli edifici plurifamiliari potrà limitarsi ad accertare la conformità dell'edificio, senza dover, in presenza di verande a chiusure di balconi, esaminare la relativa conformità urbanistica in quanto ciò presuppone l'estensione dell'attività di accertamento alle singole unità immobiliari quali promotrici del relativo titolo abilitativo edilizio. Ne consegue che in caso di esecuzione di interventi trainati sulle singole unità immobiliari, per ciascuna di esse andrà effettuato l'accertamento della conformità urbanistica. Diversamente argomentando, si configurerebbe una grave limitazione della portata applicativa di un'agevolazione fondamentale per la ripresa economica del Paese, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo ritengano necessario fornire un chiarimento finalizzato a conseguire un inquadramento definitivo della problematica, nonché un orientamento basato sull'analisi del quadro normativo e del buonsenso. Atto n. 4-04378 DAL MAS Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, al comma 3, ai fini dell'accesso alla detrazione nella misura del 110 per cento, prevede che gli interventi di cui ai commi 1 (cosiddetti interventi trainanti) e 2 (cosiddetti interventi trainati) del medesimo articolo debbano assicurare, anche congiuntamente agli interventi di cui ai commi 5 (impianti solari fotovoltaici) e 6 (sistemi di accumulo), il miglioramento di almeno due classi energetiche dell'edificio o delle unità immobiliari situate all'interno di edifici plurifamiliari, le quali siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall'esterno, ovvero, se ciò non sia possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante l'attestato di prestazione energetica (APE); la lettera a) del citato comma 13, ai fini dell'accesso alla detrazione nella misura del 110 per cento, prevede che i tecnici abilitati debbano asseverare il rispetto dei requisiti previsti dai decreti di cui al comma 3 -ter dell'articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, e che detta asseverazione debba essere trasmessa, esclusivamente per via telematica, all'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA); il Ministro dello sviluppo economico, in ottemperanza a quanto previsto dal comma 3 -ter dell'articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, ha emanato i seguenti decreti ministeriali: a) decreto cosiddetto asseverazioni del 6 agosto 2020, recante "Requisiti tecnici per l'accesso alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici - cd. Ecobonus. (20A05394)"; b) decreto cosiddetto requisiti del 6 agosto 2020, recante "Requisiti delle asseverazioni per l'accesso alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici - cd. Ecobonus. (20A05395)", entrambi pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del 5 ottobre 2020, serie generale, n. 246; dal 27 ottobre 2020 è possibile compilare e protocollare in apposita sezione del sito le asseverazioni e i documenti previsti dalle menzionate disposizioni legislative. La procedura sviluppata dall'ENEA richiede il parametro "Risparmio di energia primaria non rinnovabile", quale dato obbligatorio, per ciascuno degli interventi trainanti e trainati. La richiesta di tale dato obbligatorio non trova alcun riscontro nel format di asseverazione di cui al decreto ministeriale del 6 agosto 2020 (cosiddetto asseverazioni) e appare foriero di complicazioni, quindi di potenziali errori, nonché di un'ulteriore ed ingiustificabile mole di lavoro a carico dei professionisti tecnici. Invero, il numero di simulazioni da eseguire risulterebbe pari a n elevato a m, dove n è pari al numero di interventi (infissi, impianti, schermature, solare termico, fotovoltaico, eccetera) e m il numero di unità immobiliari su cui vengono effettuati tali interventi. Nel merito, si precisa ulteriormente che: a) il risparmio energetico è ampiamente documentato dall'APE convenzionale pre e post intervento; b) il controllo di eventuali interventi "non congrui" può avvenire dall'analisi degli ulteriori dati presenti nell'asseverazione, e quindi, richiesti dalla procedura presente sul portale ENEA. Difatti, per ciascun intervento (ad esempio infissi, strutture opache, impianti) occorre specificare sia la prestazione del nuovo componente o prodotto (trasmittanza, rendimento, eccetera) che di quello sostituito; c) tale parametro è inspiegabilmente richiesto anche su tipologie di interventi, come ad esempio i BACS ( building automation and control system ), che secondo le metodologie di calcolo previste dalle normative vigenti (UNI / TS11300) non comportano alcuna variazione del fabbisogno energetico, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario adottare iniziative per appurare la ridondanza e la superfluità del parametro "risparmio di energia primaria non rinnovabile", quale dato obbligatorio per ciascuno degli interventi trainanti e trainati, nonché di semplificare la procedura implementata dall'ENEA, affinché con interpretazioni lasciate alla discrezionalità dei vari enti preposti non si pregiudichi la portata applicativa di un'agevolazione fondamentale per la ripresa economica del Paese. Atto n. 4-04379 URSO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: da notizie di stampa, risulta l'intenzione, come riporta il quotidiano "Il Tempo", di "allungare la vita ai manager di Stato" con un'ulteriore norma, presentata come emendamento al "decreto COVID", che prorogherebbe ulteriormente i "vertici" delle partecipate dello Stato al 31 gennaio 2021, per "evitare che il dossier delle nomine diventi oggetto di trattative deflagranti all'interno della maggioranza" durante la sessione di bilancio, già particolarmente tesa; risultano pendenti, come recentemente evidenziato, tra l'altro, da autorevoli fonti stampa, gli iter per la formalizzazione di oltre 300 nomine governative in scadenza o comunque in fase di rinnovo nelle aziende di Stato e in altri enti: dal comparto ferroviario (Trenitalia, Italferr ed altri) all'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, e ancora, a Consap, Consip, Invitalia, Leonardo, RAI, MPS; nomine già soggette a pregressi rinvii e posticipazioni, di volta in volta, di 15 giorni in 15 giorni, determinando l'emersione di un ritardo di ben 5 mesi; oltre alle nomine relative alle aziende di Stato o a comparti di rilevanza primaria per la pubblica amministrazione, ritardi di analoga portata si registrano anche in relazione ai reparti dell' intelligence e del comparto sicurezza, dove non è necessario riunire il consiglio di amministrazione o altri organismi che potrebbero avere difficoltà a svolgersi; tra le posizioni già scadute, infatti, rilevano 4 posizioni di vice direttore all'AISE, AISI e DIS; peraltro, nel prossimo mese scade anche l'incarico di direttore del DIS, conferito due anni fa al generale Gennaro Vecchione, così come l'incarico di comandante generale dei Carabinieri; ai primi di agosto 2020, con una norma introdotta in un decreto "COVID", è stata stravolta la legge di riforma del 2007, con il suo delicato equilibrio tra poteri, per consentire l'ulteriore rinnovo del mandato al direttore dell'AISI, con la giustificazione che, in fase di emergenza COVID, sarebbe stato preferibile mantenere continuità di comando, fattore che, invece, non fu considerato importante poche settimane prima, nel mese di aprile, nel pieno dell'emergenza, quando si intese anzi nominare l'allora direttore dell'AISE a presidente di Leonardo, concludendo anticipatamente il mandato conferito; questa partita di nomine è certamente ad altissima rilevanza, specie in relazione alla gravissima crisi economica e sociale in atto generata dall'inesorabile perdurare e dilagare dell'emergenza epidemiologica e in relazione agli accresciuti livelli di allerta per le dinamiche del terrorismo internazionale, alla luce dei recenti attentati di Parigi, Nizza e Vienna, nonché della gestione dei flussi migratori che hanno trasformato Lampedusa nel porto dove comincia la "rotta del terrore" in Europa; il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha recentemente affermato che i terroristi che sono entrati a Lampedusa avrebbero potuto colpire il nostro Paese, mentre il Ministro dell'interno ha ipotizzato di far avanzare la linea di difesa navale europea per poter meglio fronteggiare la recrudescenza dell'immigrazione clandestina nella consapevolezza che altri terroristi potrebbero sbarcare nel nostro Paese; la relazione recentemente approvata dal COPASIR pone l'allarme sul fatto che la crisi economica metta a rischio il sistema finanziario, bancario e assicurativo del Paese e i suoi asset strategici da scalate e acquisizioni ostili, fattore che necessita la massima attenzione dell' intelligence ; proprio il costante, inesorabile e progressivo deterioramento delle condizioni in cui versa il tessuto economico e sociale del Paese, le forti tensioni registrate anche a livello istituzionale nell'ambito della complessa gestione della crisi, con effetti potenzialmente dirompenti e disgregatori sul piano della preservazione dell'unità nazionale e della "tenuta democratica", il contestuale aggravarsi del grado di incertezza, per le sue conseguenze in termini di necessaria prevenzione e tutela della sicurezza sociale e nazionale e del suo stesso tessuto produttivi e tecnologico, determinano la massima attenzione sia sulla qualità delle nomine effettuate, che sulla tempistica per la loro formalizzazione; le ricostruzioni giornalistiche degli scorsi giorni descrivono un contesto decisionale fortemente permeato, oltre che dalle necessarie valutazioni di carattere squisitamente e preminentemente qualitativo in ordine alla formalizzazione di incarichi volti ad assicurare il massimo presidio di sicurezza nazionale e internazionale, anche dalla ricerca di equilibri e bilanciamenti interni alla maggioranza che non dovrebbero interferire in alcun modo, quando si parla di servizi di sicurezza tanto più in una situazione di emergenza; se nel caso dei vertici dei consigli di amministrazione e comunque di partecipate dello Stato, il temporeggiamento potrebbe anche giustificarsi, ancorché così in realtà non sia, dagli imprevedibili eventi degli ultimi mesi, non potrebbe in alcun modo dirsi altrettanto per il ritardo della decisione nel campo dell' intelligence che, se confermata, denoterebbe assoluto senso di irresponsabilità in un momento drammatico per la nazione, perché lascerebbe scoperei per troppo lungo tempo posizioni chiave che in alcun motivo possono essere oggetto di baratto e di equilibrio all'interno della maggioranza o tra fazioni; non si spiega perché nel caso del direttore dell'AISE si sia giunti a valutare non necessaria la continuità, mentre si era in piena emergenza COVID, concludendo anticipatamente il mandato del direttore, mentre nel caso del direttore dell'AISI si sia giunti invece alla conclusione opposta, determinandosi per le modifiche legislative pur di assicurare la proroga del mandato, con la giustificazione dell'emergenza che, peraltro, proprio in quelle settimane sembrava invece ormai conclusa; nel caso delle quattro posizioni scoperte di vice direttore di agenzie e DIS, si continua a rinviare la sostituzione, in presenza di un ritorno violento dell'emergenza, con forti tensioni sociali, che potrebbero essere strumentalizzate da chi opera contro le istituzioni, in un quadro di rinnovato terrorismo internazionale che potrebbe colpire il nostro Paese e comunque coinvolge il nostro Paese e impegna la nostra intelligence ; il dossier delle nomine sembra, quindi, gestito dal Governo con una logica di asservimento agli obiettivi politici, cosa che non può assolutamente riguardare le nomine in scadenza nei campi dell' intelligence , impegnata in prima linea a tutelare la sicurezza nazionale, tanto più nell'attuale fase di emergenza sanitaria, economica e sul fronte della sicurezza interna e internazionale, si chiede di sapere: quali siano i motivi che determinano il protrarsi del ritardo nella formalizzazione delle nomine governative, con particolare riguardo a quelle relative al comparto dell' intelligence e della sicurezza; se il Governo convenga che questa politica del rinvio, strumentale a logiche di "lottizzazione", sia assolutamente inaccettabile, soprattutto per quanto riguarda i vertici dei servizi, a fronte della necessità di assicurare, oggi più che mai, che i comparti operativi e strategici della sicurezza nazionale agiscano con pienezza e lungimiranza in un momento così difficile per la nazione; entro quale termine ritenga di intervenire per definire il quadro delle nomine, assicurando in tal modo ai comparti operativi e strategici della sicurezza nazionale di agire con pienezza e lungimiranza in un momento così difficile per la nazione. Atto n. 4-04380 VANIN ENDRIZZI GRANATO PUGLIA PRESUTTO CORRADO PAVANELLI ROMANO ANGRISANI RUSSO MAIORINO ABATE TRENTACOSTE DONNO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: si apprende da notizie di stampa ("La Nuova Venezia" del 25 settembre 2020) di una lettera inviata al commissario straordinario per il Mo.S.E. Elisabetta Spitz, al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro delle infrastrutture e trasporti e al provveditore per le opere pubbliche del Veneto, Cinzia Zincone, dagli ingegneri Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani e Paolo Vielmo, specializzati in tecnologie marine ed offshore , che da anni denunciano i rischi di un'opera che non ha avuto una certificazione internazionale del progetto; la lettera origina dalle dichiarazioni dell'architetto Spitz che annuncia di aver richiesto al Ministro dell'università l'indicazione di alcuni esperti che dovrebbero sovrintendere alle fasi di completamento ed avviamento del sistema Mo.S.E., previsto entro il 2021, quando inizierà una serie di test gestionali e manutentivi, nonché il collaudo dell'intero sistema, prima della consegna dell'opera allo Stato; nella lettera si fa presente che le opere di ingegneria marina ed offshore , come il Mo.S.E., diversamente da quanto avviene per le opere civili (come ad esempio i ponti che vengono progettati con condizioni di esercizio e carichi univocamente definiti dalla normativa vigente e che possono essere riprodotti nel collaudo), vengono progettate principalmente sulla base di condizioni meteorologiche marine (onde, vento e corrente) determinate su base statistica, con le situazioni più gravose che fanno riferimento a periodi cosiddetti di ritorno. Questi sono in funzione della vita operativa prevista per le opere, per il Mo.S.E. 100 anni; nel progetto, per sicurezza, è stato specificato un periodo di ritorno di 1.000 anni. Per dette opere non si può aspettare che tali condizioni limite si producano nella realtà e quindi per validare le analisi e i calcoli fatti ed assicurare il corretto funzionamento e garantire l'efficacia e sicurezza per l'impiego operativo, si deve fare riferimento ad una verifica progettuale indipendente da parte di qualificati istituti riconosciuti a livello internazionale. Questi possono certificare formalmente che il progetto sia fatto a regola d'arte con corretti strumenti sperimentali e analitici, di conseguenza la verifica ha il valore di un collaudo; l'aspetto più grave messo in evidenza dagli ingeneri è che il progetto Mo.S.E. è stato basato sui risultati di prove "in vasca", realizzate presso il Centro sperimentale di Voltabarozzo, a Padova, con modelli che non rappresentano le paratoie reali, con condizioni di prova che non rappresentano le condizioni di progetto e con analisi e calcoli privi del rigore tecnico-scientifico necessario, in particolare con riferimento a possibili fenomeni di instabilità dinamica, evidenziati nelle sperimentazioni preliminari fatte a Delft e successiva verifica indipendente effettuata dal Comune di Venezia; quindi secondo questi esperti, il Mo.S.E. non dispone di un progetto che possa essere validato e certificato prima dell'affidamento all'agenzia per la sua gestione operativa e messa in esercizio e non è ragionevole pensare che possa essere sottoposto in tempi certi a collaudo in condizioni ambientali limite, per le quali deve garantire la salvaguardia di Venezia. Pertanto si ribadisce che per poter essere affidato all'ente gestore il Mo.S.E. dovrebbe essere verificato indipendentemente da un qualificato istituto di certificazione internazionale, che ne valuti l'efficacia e sicurezza per tutte le condizioni di impiego; gli esperti già in precedenza hanno affermato che "in queste condizioni la sperimentazione al vero del sistema Mose per una durata di pochi anni, prima della messa in esercizio, è un azzardo, in quanto non è detto che nel periodo di prova si manifestino condizioni rappresentative dell'intera gamma delle condizioni di progetto e quindi non può essere conclusiva, oppure può essere estremamente rischiosa ove si manifestassero particolari condizioni d'onda che, come appare da rilevanti indizi emersi nelle prove su modello, possono portare il sistema al collasso con conseguenze facilmente immaginabili", come si legge nel comunicato stampa del Codacons il 10 luglio 2020; considerato infine che: nella lettera viene sottolineato come negli ultimi anni, quanto meno da dopo la nomina dei commissari straordinari, il progetto è stato definito "sperimentale" alludendo con ciò al fatto che devono essere poste in essere tutte le azioni per provare a farlo funzionare efficacemente, ma senza la garanzia, scientificamente dimostrata, che ciò possa avvenire e, quindi, sostanzialmente con la possibilità che non funzioni e sia inadeguato al suo scopo, con ogni conseguenza in ordine all'inutilità dell'opera e allo sperpero dei denari pubblici spesi; inoltre, essendo ben note tutte le criticità che l'opera ha evidenziato negli ultimi anni, ben prima della messa in esercizio, dovute a rotture, errori di progetto e costruzione e relativi ad aspetti impiantistici, di architettura di sistema, di scelta dei componenti e dei materiali, appare vieppiù opportuno che tutte le medesime criticità siano affrontate e risolte in fase di completamento dell'opera e prima dell'inizio del collaudo vero e proprio, ove necessario con la sostituzione delle parti difettose, con eventuali ri-progettazione e costruzione dei sistemi e sottosistemi inadeguati, non funzionanti, corrosi o inesistenti come nel caso dei dispositivi di rimozione della sabbia sotto le paratoie; e tanto anche al fine di assicurare che dette criticità siano risolte a spese del concessionario inadempiente e dei collaudatori (che nel frattempo hanno ricevuto incarichi per un totale di oltre 60 milioni di euro) garantendo, così, che il progetto funzioni nell'intera gamma delle condizioni previste dal contratto originario tra lo Stato e il gruppo di imprese che lo ha realizzato; in un'intervista al progettista del Mo.S.E., ingegner Scotti, pubblicata il giorno successivo alla prima reale prova "sul campo" delle barriere mobili, effettuata con esito positivo il 3 ottobre 2020 in occasione di una previsione di marea di circa 130 centimetri (con condizioni di moto ondoso che si sono rivelate relativamente blande), si accenna al fatto che prima di affermare che il sistema sia in grado di funzionare "in modo sistematico e continuativo, dovrà passare ancora molto tempo e dovranno essere fatte molte prove, in condizioni di mare sempre più pesanti, se ce ne saranno". E ancora, i collaudi "andranno avanti ancora" e per testare il sistema "bisogna provare e riprovare (...) creando la condizione estrema" ("il gazzettino", del 4 ottobre 2020), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano adottare al riguardo; come il progettista intenda "creare" le condizioni estreme di esercizio per il collaudo dell'opera; quale protocollo si ritenga di seguire per il collaudo dell'opera Mo.S.E. e altresì in quali condizioni sia stabilito che le opere si riterranno collaudate positivamente; quali siano le tempistiche previste per l'avvio e il completamento del collaudo; come si intenda procedere, una volta liquidato il consorzio Venezia nuova, con la gestione dei possibili contenziosi tra quest'ultimo e lo Stato nel caso di accertate inadempienze nel progetto e nella realizzazione dell'opera. Atto n. 4-04381 ARRIGONI BAGNAI BERGESIO DORIA RUFA CAMPARI FREGOLENT FERRERO ZULIANI STEFANI VALLARDI TOSATO PERGREFFI CANDURA URRARO RICCARDI PIROVANO CASOLATI PELLEGRINI Emanuele PUCCIARELLI TESTOR LUNESU ALESSANDRINI BRIZIARELLI PIANASSO LUCIDI MONTANI PISANI Pietro RIPAMONTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il contributo a fondo perduto ex art. 25 del "decreto rilancio" (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34) figura tra le misure poste in essere dal Governo per aiutare le imprese a fare fronte all'emergenza COVID-19; ai sensi del medesimo art. 25, i possessori di partite IVA che avessero trasmesso una specifica istanza tra il 15 giugno e il 13 agosto 2020, in presenza di determinati requisiti, avrebbero potuto beneficiare del contributo; numerose aziende, pur avendo richiesto di accedere al suddetto contributo nei tempi e nelle modalità stabiliti, a tutt'oggi ne registrano la mancata erogazione; lo stesso Ministro in indirizzo, in occasione di un'audizione presso la Commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera dei deputati, il 15 settembre 2020, ha affermato che il plafond di 5 miliardi di euro stanziati per la misura sarebbe esaurito e che sarebbe intenzione del Ministero convogliare parte delle risorse destinate ad altre misure, rimaste inutilizzate, sul contributo a fondo perduto, si chiede di sapere: se e in quali tempi sarà rifinanziato il fondo a copertura del contributo a fondo perduto ex art. 25 del decreto-legge n. 34 del 2020; se e quando sarà erogato il medesimo contributo alle aziende che ne hanno fatto richiesta nei tempi e nelle modalità previsti dalla legge. Atto n. 4-04382 DE POLI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: anche le attività commerciali danneggiate dall'introduzione del nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020 dovranno pagare la tariffa piena della TARI, poiché i Comuni non hanno potuto introdurre sconti tariffari, avendo chiuso i conti entro il 31 ottobre scorso; oltre al danno, quindi, ora gli esercenti si trovano nella condizione di dover pagare interamente la tassa rifiuti, pur non avendo utilizzato il servizio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda valutare di inserire in un nuovo provvedimento la possibilità, per quanti hanno dovuto chiudere l'attività, di non essere assoggettati alla tariffa TARI; se possa essere introdotto un fondo di ristoro ai Comuni, che consentirà di aiutare economicamente gli esercenti di attività commerciali danneggiati dall'introduzione del nuovo decreto. Atto n. 4-04383 AIMI GASPARRI CANGINI GALLIANI MALAN CALIENDO PAGANO GIRO BARBONI CAUSIN PAPATHEU PICHETTO FRATIN MODENA RIZZOTTI PEROSINO BATTISTONI TOFFANIN BERARDI FERRO CALIGIURI ROSSI CESARO DE SIANO GALLONE FLORIS ALDERISI Ai Ministri dell'interno e della difesa Premesso che: a seguito dei recenti attentati avvenuti in Francia, a Nizza (dove un tunisino, precedentemente sbarcato a Lampedusa, ha massacrato tre persone in una chiesa) e a Parigi (dove un professore è stato decapitato da un estremista islamico, poiché aveva mostrato in classe delle vignette di Charlie Hebdo), il Presidente francese Emmanuel Macron si è recato a Perthus, con lo scopo di annunciare il rafforzamento del presidio ai confini con la Spagna e con l'Italia; il numero di agenti di polizia, gendarmi e soldati francesi passerà, nello specifico, da 2.400 a 4.800. L'attività di controllo sarà finalizzata al contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di persone, alla luce dell'accertata circostanza relativa al fatto che i flussi migratori vengono usati, purtroppo, anche a fini di minaccia della sicurezza nazionale; il presidente Macron ha inoltre chiesto all'Unione europea una profonda riforma relativa alla gestione dello "spazio Schengen". Tale proposta dovrebbe essere presentata già al vertice europeo di dicembre 2020; la linea dura del presidente Macron deve necessariamente essere affiancata da una politica altrettanto severa da parte dell'Italia in fatto di respingimenti e rimpatri di irregolari, nonché da azioni mirate volte a bloccare definitivamente gli sbarchi, si chiede di sapere: quali azioni intendano intraprendere i Ministri in indirizzo a seguito degli attentati occorsi in Europa e a seguito delle dichiarazioni del Presidente francese, al fine di bloccare gli sbarchi di irregolari e attuare una politica sistematica di respingimenti e rimpatri; quali proposte si intenda avanzare al prossimo vertice europeo, atteso che il Presidente francese ha già evidenziato la necessità di una profonda riforma della gestione dello "spazio Schengen"; in che modo, con quali mezzi e con quali risorse, si intenda rafforzare i confini marittimi e terrestri del nostro Paese, al fine di garantire maggiori controlli ed impedire che pericolosi terroristi minaccino la sicurezza nazionale ed europea; se si disponga di utili e preziose informazioni dagli apparati dell' intelligence francese, in merito all'eventuale presenza di pericolosi soggetti sbarcati sulle coste italiane con intenti di terrorismo. Atto n. 4-04384 PACIFICO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: giungono numerose segnalazioni di dottori commercialisti riguardo all'impossibilità di alcuni loro studi di regolarizzare, nelle date prestabilite, i pagamenti delle tasse o imposte delle imprese o cittadini privati a causa delle necessarie chiusure dei propri studi per COVID; sovente accade che il propagarsi della pandemia all'interno degli studi di commercialisti imponga, per le indispensabili cure dei medesimi professionisti e dei loro collaboratori, l'esigenza sanitaria di chiudere, protraendo nel tempo le pratiche per il pagamento delle tasse delle imprese e cittadini; tale situazione, se non sanata, può provocare ulteriori danni a chi faticosamente concorre a tenere in piedi il sistema Paese, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, nel caso in cui suddetti studi professionali certifichino la momentanea chiusura per COVID, di differire i termini di pagamento, al fine di evitare sanzioni ai loro stessi clienti. Atto n. 4-04385 GASPARRI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che il 6 novembre 2020 il Consiglio dei ministri ha nominato il dottor Giuseppe Zuccatelli commissario della sanità per la Regione Calabria, si chiede di sapere: se si tratti dello stesso Zuccatelli che è stato candidato nel collegio di Cesena del Senato della Repubblica nel 2018, nel partito Liberi e Uguali, al quale appartiene anche il Ministro della salute Speranza; se sia lo stesso Zuccatelli che in un video presente in rete dichiarava l'assoluta inutilità delle mascherine e che per contagiarsi ci fosse bisogno di "baciarsi per 15 minuti"; se non si ritenga errata questa designazione da parte del Governo, che avendo già sbagliato la precedente nomina di Cotticelli, adesso opta per una seconda scelta che appare condizionata più da criteri politici che non da competenze o da attitudine a gestire in maniera funzionale e consapevole le strutture sanitarie calabresi. Atto n. 4-04386 GASPARRI Al Ministro della giustizia Premesso che: sabato 7 novembre 2020 circa 50 appartenenti all'area anarchica hanno manifestato nei pressi del carcere di Modena, facendo più volte riferimento ai detenuti morti a marzo nello stesso istituto; non si è trattato di una manifestazione pacifica e i manifestanti hanno lanciato petardi e fuochi d'artificio ad altezza d'uomo, colpendo due appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria, i quali hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche con prognosi di 3 e 5 giorni, si chiede di sapere: se la manifestazione nei pressi del carcere fosse stata autorizzata; se siano state rispettate le regole previste dall'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sulle manifestazioni; se non si ritenga comunque di dover individuare e punire i partecipanti a questa manifestazione. Atto n. 4-04387 ASTORRE Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze Premesso che: Rete Ferroviaria Italiana SpA è il soggetto esecutore dell'intervento infrastrutturale relativo alla realizzazione di un cavalcaferrovia strategicamente molto importante, in quanto via di comunicazione tra due quartieri della città di Frascati; l'intervento è stato oggetto di diverse interruzioni nel corso di questi recenti anni, nonostante vari soggetti interessati abbiano denunciato da un lato i gravi disagi in termini di mobilità, e dall'altro le negative ripercussioni in termini commerciali ed economici subite dalle varie attività commerciali ivi insistenti; pur essendo stati attivati servizi di mobilità alternativa, con navette bus, finalizzati a ridurre l'impatto del disagio su cittadini e pendolari, consentendo così di raggiungere più facilmente le proprie abitazioni, o soddisfare altre esigenze quotidiane, il forte disagio resta evidente; la sospensione dei lavori, protrattasi per diversi mesi, durante la fase di minori restrizioni dovute alla pandemia da COVID-19, ha generato ingenti perdite per il settore della ristorazione e del commercio in generale; allo stato attuale, pur essendo i lavori, con gravi lentezze e ritardi, ripartiti, le condizioni delle attività economiche continuano a risentire di eccessivo nocumento. Invero, non solo si ritrovano a dover fronteggiare le restrizioni e le limitazioni intervenute normativamente, a seguito dell'accelerazione della curva pandemica in questa nuova fase, ma sono costrette ad affrontare i vari e numerosi disagi dovuti ai lavori in corso. Tra questi l'interruzione della corrente elettrica, oltre alle notevoli difficoltà derivanti in termini di mobilità e circolazione; in linea generale, resta ferma l'eccessiva e insostenibile dilatazione dei tempi di realizzazione dell'opera, fonte di troppi disagi e criticità, sia per i cittadini residenti, che per le attività economiche del quartiere interessato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se e come intenda intervenire al fine sollecitare RFI, quale soggetto esecutore dell'infrastruttura pubblica, alla ripresa dei lavori secondo un cronoprogramma definito, con tempi di realizzazione e consegna dell'opera certi; se e come intenda intervenire al fine di provvedere a modalità di ristoro economico per tutte quelle attività economiche che hanno subito una diminuzione degli introiti. Atto n. 4-04388 URSO RAUTI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa Premesso che: la sera del 1° settembre 2020, 18 membri dell'equipaggio di due pescherecci di Mazara del Vallo, "Antartide" e "Medinea", venivano sequestrati dai militari del generale Khalifa Haftar a largo della Cirenaica; la controversa vicenda è rimasta ad oggi insoluta e sulla stessa si sono già registrate numerose interlocuzioni istituzionali, tra le quali il question time , d'iniziativa del Gruppo Fratelli d'Italia del Senato della Repubblica, già svolto nella seduta d'Aula del 14 ottobre 2020 (atto 3-01978), volte a sollecitare il massimo impegno per una celere liberazione e messa in sicurezza degli ostaggi e, al contempo, chiarire la dinamica e le circostanze dell'evento o la sussistenza di eventuali carenze nei protocolli di sicurezza e dunque, di profili di responsabilità; proprio riguardo alla dinamica dell'accaduto, ha generato non poche perplessità la ricostruzione, riportata da "la Repubblica" lo scorso 5 novembre e basata su quelle che il quotidiano nazionale ha definito "fonti informate", secondo cui il sequestro dei due pescherecci sarebbe avvenuto "con il mancato intervento di un elicottero di un cacciatorpediniere della Marina Militare che era a 115 miglia dall'area del sequestro"; elicottero che, prosegue l'articolo, sarebbe stato dato "per ore in avvicinamento alla zona del sequestro" e "la cui semplice presenza sarebbe bastata ad allontanare i miliziani libici", ipotizzando così che la Marina militare, non intervenendo, avrebbe di fatto abbandonato i pescatori; in reazione a tale articolo, la Marina militare ha precisato, in un comunicato stampa, che la possibilità d'intervento del cacciatorpediniere "Luigi Durand de la Penne" sarebbe stata preclusa dalla distanza e dalla dinamica dell'evento, e che "un intervento in quelle condizioni avrebbe innescato un processo escalatorio, innalzando la tensione e mettendo a rischio la sicurezza stessa dei pescatori"; permangono palesi incongruenze tra le due versioni che determinano la persistenza di gravi dubbi su quanto accaduto e su quali siano le disposizioni che la Marina abbia dovuto eseguire in quella drammatica occasione anche a fronte di precedenti simili; la ricostruzione del quotidiano, ove fosse confermata, sarebbe particolarmente grave, perché i pescatori operavano in acque internazionali nel pieno rispetto della legalità e le forze armate italiane avevano il dovere di intervenire a loro difesa, tanto più che il sequestro è stato realizzato da milizie di un'entità libica non riconosciuta dall'Italia e dalla comunità internazionale; se corrispondesse al vero, la notizia sarebbe grave anche sul piano dei rapporti di leale collaborazione tra le istituzioni, perché il Governo avrebbe fornito al Parlamento in Aula e nelle risposte alle interrogazioni una versione del tutto diversa; è un dato non trascurabile, inoltre, che poche ore prima dell'evento si era svolta un'importante missione in Libia, nell'ambito della quale il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi di Maio, accompagnato dal sottosegretario Manlio Di Stefano, incontrava vari leader libici per discutere degli ultimi sviluppi sul campo del cessate il fuoco e della cooperazione economica tra i due Paesi, incontrando, oltre al premier del Governo di accordo nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, anche il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, ma non ritenendo tuttavia di incontrare il generale Haftar; non si può pertanto escludere, senza un attento vaglio e nell'inquadramento delle circostanze dell'accaduto, tra le concause scatenanti l'azione ostile libica, l'ipotesi di una reazione di rivalsa da parte di quest'ultimo, da riconnettersi alla gestione delle relazioni diplomatiche da parte del Governo italiano; resta il fatto che ad oggi i 18 pescatori sono di fatto ostaggio a Bengasi e non si intravede una soluzione, come inizialmente era stato fatto balenare, anche a fronte di quanto accaduto in altre occasioni apparentemente simili; appare evidente che il generale Haftar voglia utilizzare gli ostaggi italiani per contrattare condizioni migliori sul tavolo delle trattative che si stanno svolgendo in queste settimane nel "dialogo libico" per iniziativa della missione UNSFIL delle Nazioni Unite; vi è chi ipotizza che gli elicotteri italiani siano stati ritirati per decisione "diplomatica" del Ministero degli affari esteri al fine proprio di non aggravare la tensione emersa proprio poche ore prima per la missione del Ministro in Libia, i cui colloqui erano stati considerati provocatori dal generale Haftar che era stato palesemente escluso dai colloqui, con il riconoscimento di altri potenziali interlocutori per la Cirenaica, si chiede di sapere: per quali motivi la Marina militare italiana non sia intervenuta e quale siano stati gli ordini, da chi impartiti e con quale sequenza; se risponda al vero che la Marina militare abbandonò i pescatori sequestrati a seguito dell'intervento del Ministero degli affari esteri e comunque su sollecitazione dell'ambasciata italiana a Tripoli; quali siano le direttive impartite alla Marina italiana impegnata in forze nella zona nel caso di episodi simili; perché il Governo non abbia fornito al Parlamento alcuna versione sul mancato intervento della Marina militare, limitandosi ad addossare la responsabilità ai pescatori, come se avessero agito con imprudenza e nello specifico, perché non abbia in alcuna occasione fatto riferimento alle modalità di intervento della Marina italiana e al dispiegarsi dei nostri elicotteri, sino a quando la vicenda è stata denunciata dal quotidiano "la Repubblica"; se sia corretta la relazione ipotizzata tra la missione in Libia del Ministro degli affari esteri, il sequestro dei pescatori, il ritiro del dispositivo militare per una scelta politico diplomatica e se la vicenda non lasci il nostro Paese in condizione di subire un ricatto proprio mentre si configurano nuovi equilibri nel teatro libico dal tavolo negoziale, condotto con tutte le fazioni, dalla missione UNSFIL. Atto n. 4-04389 TRENTACOSTE ABATE ANGRISANI DONNO FERRARA LANNUTTI MONTEVECCHI NATURALE NOCERINO PIARULLI PISANI Giuseppe PRESUTTO VANIN Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che si apprende da notizie di stampa che il 4 agosto 2020 la Regione Emilia-Romagna avrebbe mandato una lettera all'Associazione nazionale bonifiche italiane (ANBI), che ha poi provveduto a diffonderla a tutti i consorzi, in cui si spiegava che, in seguito a verifica tecnica, si è accertato che attualmente non sussistono le necessarie condizioni di sicurezza per il voto telematico, che quindi deve essere rimandato e non potrà svolgersi per le prossime elezioni 2020 per rinnovare i vertici dei consorzi di bonifica; considerato che gli statuti dei consorzi di bonifica di Piacenza, della bonifica parmense, dell'Emilia centrale, della bonifica burana, della bonifica renana, della Romagna occidentale, della Romagna e della pianura di Ferrara prescrivono che: "Con specifico regolamento consortile approvato dalla Regione, da adottare entro due anni dall'entrata in vigore del presente statuto, sono disciplinate le modalità di esercizio del diritto di voto in forma telematica e le operazioni relative alle verifiche e allo scrutinio dei voti così espressi. L'esercizio del voto in forma telematica deve garantire l'unicità del voto, la sicurezza della provenienza, la segretezza e la non modificabilità dello stesso"; considerato inoltre che: a tutt'oggi, nonostante lo statuto del consorzio di bonifica di Piacenza sia stato approvato dalla Giunta regionale il 20 settembre 2010 con deliberazione n. 1385, non risulta adottato il regolamento previsto per rendere attuabile il voto dei consorziati in forma telematica; in un decennio non è mai stata indetta e, di conseguenza, svolta alcuna consultazione in forma telematica; anche per le prossime elezioni che dovranno tenersi a dicembre 2020 è stato escluso il voto telematico nonostante in Consiglio regionale da parte delle forze politiche si fosse richiamata la necessità di prepararsi per tempo al riguardo. La stessa necessità era stata rappresentata all'unanimità dal Consiglio comunale di Piacenza; nel consiglio di amministrazione uscente del consorzio, il Comune di Piacenza è stato l'unico a esprimersi a favore della modalità di voto stabilita dallo statuto; il consorzio, in vista delle imminenti elezioni, sta predisponendo ulteriori seggi per gli elettori con la motivazione di facilitare la partecipazione al voto, così determinando un aumento di spese a carico del consorzio stesso e dei contribuenti; considerato infine che, a parere degli interroganti: tutti i consorzi di bonifica dovrebbero adottare i necessari approfondimenti per consentire ai consorziati di disporre del sistema di voto telematico, strumento indispensabile a permettere il regolare e corretto svolgimento della competizione elettorale e a favorire la partecipazione degli aventi diritto; in un momento di emergenza sanitaria come quello attuale, con l'epidemia in rapido peggioramento con progressione maggiore in alcune regioni, lo svolgimento delle elezioni consortili non può prescindere dalla preminente esigenza di tutela della salute, si chiede di sapere: quali iniziative, anche di carattere normativo, il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di giungere ad una riforma sui consorzi di bonifica che riveda l'insieme dei principi, delle regole e delle procedure riguardanti la loro gestione anche valutando un sistema elettivo che permetta agli aventi diritto di esprimere il voto per via telematica, soprattutto considerando le peculiarità del contesto emergenziale legato alla diffusione del COVID-19, per garantire un adeguato processo elettorale in sicurezza; se non ritenga che l'introduzione di tale sistema di voto, oltre ad assicurare la partecipazione democratica e la trasparenza, produrrebbe svariati benefici, tra cui la garanzia di un numero minore di errori da parte dell'elettorato nonché inferiori costi e minore impiego di risorse. Atto n. 4-04390 DE PETRIS Al Ministro dell'interno Premesso che: nel territorio di Anzio (Roma) risultano fortemente radicate associazioni di tipo mafioso, come sottolinea la relazione del procuratore generale presso la Corte di appello di Roma per l'inaugurazione dell'anno giudiziario: "Negli altri circondari, si registrano, oltre alla presenza di soggetti, gruppi, fino a vere e proprie articolazioni di cosche di 'ndrangheta, come quella dei Gallace di Guardavalle nelle zone di Anzio e Nettuno, fenomeni di transito e commercializzazione di carichi di stupefacenti, come dimostrano diversi sequestri di sostanze stupefacenti effettuati nell'ambito di attività investigative tuttora in corso"; alla luce di gravi episodi intimidatori ai danni di amministratori e politici locali tra il 2012 e il 2016, nonché di alcune importanti inchieste che riguardavano direttamente e indirettamente esponenti politici locali, nel 2016 furono presentate dai gruppi parlamentari di SEL, Movimento 5 stelle e PD diverse interrogazioni che chiedevano al Ministro dell'interno pro tempore di valutare la nomina di una commissione di accesso in seno al Comune di Anzio per verificare l'esistenza di eventuali presupposti dell'applicazione degli art. 141 e 143 del testo unico degli enti locali, decreto legislativo n. 267 del 2000; nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere del 7 febbraio 2018, si legge: "Alla luce del quadro d'insieme dei documenti e degli elementi di informazione acquisiti dalla Commissione nel corso dei lavori, nonché dalle risultanze del processo 'Mala Suerte', e dell'inchiesta 'Evergreen', appare pertanto auspicabile svolgere quanto prima una nuova valutazione, complessiva e approfondita, della situazione della legalità nel comune di Anzio, al fine di verificare compiutamente la sussistenza degli elementi di legge per nominare una commissione d'accesso in seno al comune, ai sensi dell'articolo 143 del TUEL"; nel maggio 2018 veniva distrutta da un incendio la Smart della dirigente del commissariato di Polizia di Anzio e Nettuno, il vicequestore Adele Picariello. Pochi mesi dopo viene intercettata una missiva con un proiettile e un messaggio: "stai zitta". La missiva era indirizzata al segretario generale del Comune di Anzio pro tempore Marina Inches; considerato che: in un articolo pubblicato su "la Repubblica" del 24 aprile 2018, la giornalista riportava le dichiarazioni del prefetto pro tempore Paola Basilone nel corso della presentazione del rapporto mafie nel Lazio: "Il mio grande rammarico è il non aver trovato elementi per inviare una commissione d'accesso nel comune di Anzio". Eppure, continua la giornalista, aveva dichiarato che gli elementi c'erano e che avrebbe "proceduto in fretta"; nei giorni scorsi il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, nel corso di una trasmissione televisiva locale "Young tv", in riferimento ad una questione posta telefonicamente da un telespettatore, riferiva: "Publio Razza prima ha detto una cosa, io ho sorvolato però non aveva torto perché il commissariamento era partito, la Angeli non aveva torto. Poi diciamo che le vie della politica sono infinite... Vabbè lasciamo sta'"; tale dichiarazione appare estremamente grave: il sindaco di Anzio fa riferimento ad interferenze della politica nelle decisioni del prefetto di Roma, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente di questi fatti e se sia in grado di fornire chiarimenti in merito alla vicenda del mancato commissariamento del Comune di Anzio nel 2018. Atto n. 4-04391 PERGREFFI CAMPARI CORTI RUFA NISINI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il decreto 7 agosto 2020 del Ministero dello sviluppo economico, recante "piano voucher sulle famiglie a basso reddito", ha introdotto una misura di sostegno alla domanda di connettività a banda ultra larga destinata alle famiglie con ISEE inferiore ai 20.000 euro, nella forma di un voucher di 500 euro utilizzabile per attivare servizi di connessione a banda ultra larga e l'acquisizione di un tablet o personal computer ; di prossima introduzione è invece una misura che destina analoghi voucher alle famiglie con reddito ISEE fino a 50.000 euro e alle imprese; in entrambi i casi, il voucher potrà essere ottenuto sia da famiglie che non dispongono di una connessione che da famiglie già abbonate ad un servizio internet e che sono interessate ad un upgrade tecnologico, cioè ad una connessione con performance migliori; l' upgrade o migrazione tecnologica risulta oggi già del tutto gratuito per il consumatore: l'applicazione del voucher a famiglie che già possiedono un contratto a banda larga fisso appare pertanto una misura non giustificata e utile allo scopo; la misura rischia di tradursi in un'erogazione indiscriminata di risorse pubbliche, che vengono distolte dall'obiettivo fondamentale di avvicinare alla banda ultra larga il 40 per cento di famiglie italiane che ancora non hanno adottato una linea fissa; il voucher di 500 euro, oltre che per servizi di connettività, può essere destinato anche ad elementi hardware , ossia i tablet o personal computer , purché forniti dal medesimo operatore che ha offerto il servizio e vincolati all'offerta di servizi di connettività; riservare il voucher per gli strumenti hardware unicamente agli operatori di telecomunicazioni limita la libera scelta del consumatore ed esclude indebitamente gran parte degli operatori economici attivi sul mercato della produzione, dell'importazione e della distribuzione di tali prodotti, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per assicurare che l'implementazione del piano consenta di sostenere in maniera reale ed efficace lo sviluppo della connettività in banda ultra larga, anche in previsione dell'adozione del secondo decreto che riguarderà le famiglie con ISEE fino a 50.000 euro; se sia consapevole che riservando unicamente agli operatori di telecomunicazioni l'erogazione dei voucher per i dispositivi hardware , senza peraltro svincolare l'offerta dei servizi di connettività, potrebbe provocare gravi effetti in relazione alla concorrenza tra operatori e alla tutela del consumatore, che verrebbe indebitamente limitato nella scelta. Atto n. 4-04392 CALANDRINI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: da notizie di stampa si apprende che la società "Grandi stazioni retail", che gestisce i locali commerciali della stazione Termini di Roma, ha avviato la disdetta o il non rinnovo dei contratti di diverse attività di ristoro in virtù di un complessivo restyling della stazione ferroviaria, con contestuale insediamento di nuovi marchi; la Giunta capitolina ha presentato una proposta di deliberazione all'Assemblea capitolina, con decisione n. 139 del 9 ottobre 2020 avente oggetto "Approvazione del progetto di riqualificazione del Fabbricato Viaggiatori della Stazione Ferroviaria di Roma Termini, in deroga allo Strumento Urbanistico Generale, ai sensi dell'articolo 14 del D.P.R. n. 380/2001"; entro il 30 novembre, la società che gestisce il marchio "Chef Express" dovrà abbandonare i locali della stazione Termini che fino ad ora hanno ospitato bar e ristorante; se in un primo momento sembrava che i lavoratori dovessero trovare ricollocamento in altri ristoranti dello stesso marchio, l'azienda avrebbe poi cambiato i piani, dichiarando 78 esuberi; al termine del blocco dei licenziamenti, per ora fissato al 31 gennaio 2021, come disposto dal "decreto ristori", per 78 lavoratori si apriranno le procedure di mobilità; tale situazione riguarderebbe anche altri lavoratori presso diversi punti ristoro di altri marchi operativi presso la stazione; a parere dell'interrogante le istituzioni non possono non interessarsi della sorte dei lavoratori in un momento di drammatica crisi economica aggravata dalla pandemia da COVID-19, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e come intendano intervenire per assumere iniziative di tutela nei confronti dei lavoratori della stazione Termini di Roma fortemente penalizzati dalle scelte legate alla gestione della stazione e dalla contemporanea crisi da COVID-19. Atto n. 4-04393 FAZZOLARI CIRIANI BALBONI CALANDRINI DE BERTOLDI DE CARLO GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA MAFFONI RAUTI URSO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze Premesso che: come noto la Regione Calabria dal 2010 è soggetta a commissariamento per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale; in data 7 dicembre 2018 con delibera della Presidenza del Consiglio dei ministri a firma del Presidente del Consiglio, del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro della sanità, è stato nominato il commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro il generale Saverio Cotticelli; in data 19 luglio 2020, il commissario Cotticelli è stato riconfermato nell'incarico dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro della salute; medio tempore, l'ordinanza del 7 dicembre 2018 era stata impugnata dalla Regione Calabria dinanzi alla Corte costituzionale per conflitto d'attribuzione, ricorso al quale la Presidenza del Consiglio dei ministri ha resistito sostenendo fermamente la legittimità della nomina del commissario; con la sentenza n. 200/2019 della Corte costituzionale, la Consulta si è pronunciata nel senso della legittimità della delibera, motivando in ordine al rispetto del principio di leale collaborazione e del conseguente legittimo accentramento allo Stato dei poteri in materia sanitaria, attesa la necessità di attuare il piano di rientro dai disavanzi e garantire i livelli essenziali di assistenza; da quanto emerge dai verbali dei tavoli tecnici per la verifica dell'attuazione del piano di rientro, nonostante la nomina del commissario Cotticelli, la Regione Calabria ha segnato comunque una sostanziale inerzia nel raggiungimento degli obiettivi; anche a livello politico regionale era stato segnalato uno scontento per l'accentramento dei poteri in mano statale e in una nota, a firma della presidente della Regione Calabra, Jole Santelli, era stata richiesta al Presidente del Consiglio dei ministri la cessazione del regime commissariale; in data 6 novembre 2020 la trasmissione televisiva "Titolo V", di RAI3, con servizio giornalistico e relativa intervista ha dato conto dell'inadeguatezza del commissario Cotticelli, il quale ha mostrato di non essere a conoscenza del fatto di dover adottare il piano anti COVID per la Regione Calabria, che in effetti ne è ancora priva; solo a seguito del servizio giornalistico il Presidente del Consiglio dei ministri ha rimosso dall'incarico il commissario Cotticelli, nominando in sua vece Giuseppe Zuccatelli; tuttavia espressamente la delibera della Presidenza del Consiglio dei ministri del 7 dicembre 2018 di nomina del commissario Cotticelli, al punto e), poneva in capo al commissario l'onere di redigere semestralmente una relazione sul proprio operato da presentare direttamente al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri affiancanti, disposizione che recita: "di incaricare il Commissario ad acta a relazionare, con cadenza semestrale, al Presidente del Consiglio dei Ministri ed ai ministri affiancanti in merito all'attività svolta, in esecuzione del mandato commissariale, ferme restando le verifiche trimestrali ed annuali previste dalla normativa vigente"; nel mese di giugno 2020, a ben 5 mesi dall'inizio dello stato di emergenza, Cotticelli avrebbe dovuto depositare la terza relazione sull'attività svolta; dato lo stato ormai avanzato della pandemia, nella relazione il commissario avrebbe dovuto affrontare altresì le tematiche sanitarie connesse all'emergenza; l'obbligo di relazionare direttamente al Presidente del Consiglio dei ministri, posto a carico del commissario proprio dall'ordinanza di nomina, specularmente porta con sé l'obbligo per il Presidente del Consiglio e dei Ministri affiancanti di espletamento dell'attività di controllo e verifica dell'operato del commissario, si chiede di sapere: se l'ex commissario Cotticelli abbia ottemperato all'obbligo di provvedere alla relazione semestrale nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri; se il Presidente del Consiglio dei ministri abbia visionato e preso atto delle relazioni sulle attività poste in essere dal commissario, qualora siano state depositate, soprattutto con riferimento all'attività svolta dall'inizio della pandemia e delle eventuali criticità, non ultima la carenza di un piano anti COVID per la Regione Calabria, nonché di effettuare dei rilievi soprattutto con riferimento all'ultima scadenza prevista per il giungo 2020, ponendo così in essere la necessaria e imposta attività di controllo dell'operato del commissario nominato; se i Ministri dell'economia e della salute, ciascuno per la propria competenza, abbiano preso visione delle predette relazioni, qualora siano state depositate, ed abbiano avuto modo di effettuare dei rilievi soprattutto con riferimento all'ultima scadenza prevista per il giugno 2020. Atto n. 4-04394 ACCOTO MONTEVECCHI PAVANELLI VANIN TRENTACOSTE PIRRO FERRARA PRESUTTO DONNO LANNUTTI ANGRISANI ROMANO LEONE Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: l'"atleta di Fano", statua bronzea attribuita allo scultore greco classico Lisippo, è stato rinvenuto casualmente nel 1964 da un peschereccio italiano nelle acque dell'Adriatico, portato a terra presso il porto di Fano (Pesaro Urbino) e nascosto senza essere denunciato alle autorità competenti; il bronzo è stato successivamente trasferito a Gubbio (Perugia), Londra e Monaco di Baviera, fino a ricomparire nel 1977 nella collezione del Getty museum in California; dopo un lungo e tortuoso iter giudiziario che ha reso necessario il coinvolgimento della Corte costituzionale e della Corte di cassazione, sono state emesse due ordinanze di confisca, ora passate in giudicato; risulta agli interroganti che la rogatoria internazionale promossa dal Tribunale di Pesaro sia stata inoltrata all'Ambasciata degli Stati Uniti a Roma; considerato che: a seguito di una recente interrogazione parlamentare sulla restituzione di alcuni reperti archeologici da parte dei musei stranieri, il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo Orrico ha dichiarato che "le rivendicazioni non possono essere né massive né occasionali. Privare simultaneamente i musei esteri dei reperti non porterebbe alcun vantaggio culturale e non consentirebbe di provvedere adeguatamente alla loro valorizzazione e conservazione"; non è possibile prevedere i tempi procedurali sulla rogatoria internazionale in quanto ora assoggettata alle norme dell'ordinamento giudiziario statunitense; le attività di tutela del patrimonio storico della nazione hanno natura costituzionale, si chiede di sapere quali ulteriori azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di meglio tutelare e valorizzare l'atleta di Fano. Atto n. 4-04395 BOSSI Simone CANDIANI CASOLATI Ai Ministri per gli affari europei e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'istituto di virologia di Wuhan è il più importante centro di virologia della Repubblica popolare cinese; nel 2015, al suo interno, ha aperto il primo laboratorio del Paese di livello di biosicurezza 4, il massimo grado di sicurezza necessario per lavorare con agenti pericolosi che presentano un elevato rischio di trasmissione di infezioni; considerato che: secondo quanto risulta, nel 2015 e nel 2019 la Commissione europea ha elargito rispettivamente 73.375 e 87.436 euro in favore dell'istituto nell'ambito del programma di finanziamento per promuovere la ricerca "Horizon 2020" (programma quadro europeo per la ricerca e l'innovazione); inoltre la Commissione europea starebbe finanziando con ulteriori 88.433,75 euro l'istituto di virologia di Wuhan, relativamente al progetto EVA-GLOBAL, che riunisce 43 laboratori associati alle principali organizzazioni non governative, tra cui l'OMS e l'OIE, e che mira a rendere questa rete il pilastro nella prevenzione e nel controllo delle epidemie di virus emergenti o riemergenti a livello globale; valutato infine che sono molte le richieste espresse a livello internazionale di un processo investigativo indipendente sulla mancata trasparenza delle istituzioni cinesi, politiche e sanitarie, in merito all'epidemia da COVID-19, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di loro competenza intendano intraprendere affinché la Commissione europea attui controlli più efficaci e stringenti nella fase successiva ai finanziamenti, in special modo nei confronti dell'istituto citato. Atto n. 4-04396 CANDURA FUSCO PUCCIARELLI Al Ministro della difesa Premesso che: la minaccia terroristica internazionale ha assunto nuove forme e traiettorie, ibride e con profili sempre meno riconoscibili; la crisi derivante dalla pandemia da COVID-19 ha riaperto un annoso dibattito sulla relazione tra un'epidemia, o una minaccia biologica, e la sicurezza nazionale; considerata la molteplicità delle minacce asimmetriche ascrivibili alle nuove forme di terrorismo, risulta fondamentale considerare il bioterrorismo e il biocrimine come minacce reali, che possono diventare nel breve e medio termine un perno nelle nuove modalità operative offensive di attori statuali o non statuali; in una strategia di destabilizzazione di uno Stato, o di un intero continente, il ricorso a una tattica asimmetrica basata sull'utilizzo di agenti patogeni avrebbe un notevole impatto sulla sfera sociale, politica ed economica del target scelto: una debolezza strutturale nella risposta a un eventuale attacco di questa portata sarebbe ancor più grave nel caso in cui una tale modalità operativa fosse condotta con deliberate intenzioni offensive; valutato infine che: è importante cambiare radicalmente la prospettiva con la quale analizzare, contrastare e gestire fenomeni come quelli cui si è assistito durante la pandemia da COVID-19: serve sovrapporre definitivamente il piano medico e sanitario con quello della sicurezza nazionale, e sviluppare una strategia organica e multidisciplinare di difesa; i servizi di sicurezza italiani e l'intero comparto della difesa hanno mostrato ottime capacità di resilienza e adattamento nel contrasto alla pandemia, si chiede di sapere: quali iniziative si intenda intraprendere al fine di migliorare la capacità di risposta del nostro Paese a minacce che riguardano la sfera della biosicurezza; se non si ritenga opportuno istituire un'unità di coordinamento per la biosicurezza nazionale, che svolga un ruolo di coordinamento tra diverse strutture, e che sia in grado di tenere sotto controllo ogni segnale emergenziale dentro e fuori dai nostri confini, e preallertare le strutture adibite alla gestione di situazioni che minacciano la sicurezza nazionale; se si intenda valutare l'elaborazione di un piano strategico per la produzione e lo stoccaggio di dispositivi di protezione individuale (DPI), nonché di qualsiasi materiale utile in caso di minaccia alla biosicurezza, e, al contempo, se si intenda affidare all'unità di coordinamento il compito di elaborare e aggiornare una strategia di sicurezza nazionale in materia di biosicurezza. Atto n. 4-04397 PARAGONE Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: l'acqua è un "bene comune" essenziale ed insostituibile per la vita e, pertanto, la disponibilità e l'accesso all'acqua potabile e all'acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi costituiscono, insieme, diritto inviolabile dell'uomo, universale, nella contemporaneità da ricomprendere nel quadro generale di cui all'articolo 2 della Costituzione. La gestione delle risorse idriche non dovrebbe, quindi, essere assoggettata a nessuna forma di mercato; l'esito del referendum del 12 e 13 giugno 2011 ha negato qualunque forma di privatizzazione dell'acqua, abolendo inoltre il principio dell'"adeguata remunerazione del capitale investito dai gestori". La volontà popolare si è espressa per un'acqua pubblica con gestione del sistema idrico a carico dello Stato e degli enti pubblici locali; un così chiaro orientamento dei cittadini avrebbe meritato una sollecita e adeguata risposta delle istituzioni, tuttavia, a distanza di oltre 9 anni da tale inequivocabile determinazione popolare, non solo non si è data attuazione a quanto voluto dai cittadini, ma con il famoso decreto "sblocca Italia" (decreto-legge n. 133 del 2014) insieme alla legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190 del 2014), si è proceduto a creare i presupposti al fine di rimettere in discussione l'esito referendario; considerato che: in materia di determinazione delle tariffe idriche la normativa attribuisce all'ARERA (già AEEGSI) il compito di "regolare le tariffe del servizio idrico integrato"; le autorità chiamate alla regolazione delle tariffe non regolano un mercato libero, ma un servizio pubblico; l'Autorità, nell'esplicazione della funzione di regolazione tariffaria del sistema idrico integrato, è tenuta a stabilire i parametri di determinazione delle tariffe, nel rispetto dei criteri e degli obiettivi stabiliti dalla normativa primaria e ad approvare le tariffe del SII predisposte dagli enti di governo degli ATO (ambiti territoriali ottimali), nel rispetto dei detti parametri, criteri e obiettivi; l'art. 6 della deliberazione n. 585/2012/R/IDR dell'AEEGSI stabiliva che, sino all'approvazione delle tariffe da parte dell'Autorità, i gestori del SII sarebbero stati tenuti a continuare ad applicare le tariffe in vigore nell'anno 2012, salvo il caso di predisposizione tariffaria da parte dell'ente di governo dell'ambito, in data precedente all'approvazione della delibera (28 dicembre 2012), nel qual caso soltanto si sarebbe dovuta applicare la tariffa proposta da tale ente; visto che: sul territorio nazionale vengano applicate tariffe diverse: vi sono comuni dove l'acqua viene fatturata a 0,35 euro al metro cubo ed altri dove viene fatturata 2,121845 euro al metro cubo più IVA. A Rende (Cosenza), il sistema idrico integrato, ad esempio, è gestito da una società privata denominata "Acque potabili servizi idrici integrati Srl" che, sembrerebbe, tra l'altro, gestire la rete idrica comunale attraverso una convenzione scaduta ed in violazione del codice degli appalti. In questo comune, dal giugno 2011 ad oggi, le tariffe idriche avrebbero subito un aumento ingiustificato del 130 per cento; dall'esame delle delibere dell'AEEGSI ora ARERA che si sono succedute dal 2012 ad oggi non risulterebbe che l'Autorità abbia approvato aumenti tariffari nella misura applicata dal gestore del servizio idrico integrato nel comune di Rende, si chiede di sapere: se e in che modo si intenda intervenire per rendere omogeneo sul territorio nazionale il sistema di tariffazione dell'acqua, onde rendere pienamente effettivi i principi di cui agli artt. 2 e 3 della Costituzione; in che modo si intenda dare effettivo seguito alla volontà popolare sancita con il referendum sull'acqua pubblica del giugno 2011; se e in che modo si intenda agire nei confronti di quegli enti che continuano a fare gestire le reti idriche a privati senza alcuna valida convenzione ed in palese violazione del codice degli appalti. Atto n. 4-04398 RUFA ARRIGONI FREGOLENT CAMPARI ZULIANI CANDURA DORIA RICCARDI CASOLATI PELLEGRINI Emanuele PIANASSO ALESSANDRINI CORTI SAPONARA DE VECCHIS PIZZOL BRIZIARELLI BERGESIO PUCCIARELLI Al Ministro della salute Premesso che: in occasione della prima ondata della pandemia, la cura con il plasma è stata oggetto di studi e sperimentazioni che ne hanno dimostrato la validità nelle terapie per pazienti COVID positivi, oltretutto con costi molto contenuti, in quanto in Italia la donazione del sangue è gratuita per legge; alcuni importanti ospedali italiani hanno prontamente attivato studi e programmi scientifici per sperimentare e verificare l'efficacia delle trasfusioni di plasma "iperimmune" prelevato da soggetti di recente guarigione dal COVID-19, ottenendo riscontri positivi ed incoraggianti; nel mese di maggio la Lega ha presentato, l'interrogazione 4-03361 al Ministro in indirizzo, la quale non ha ricevuto riscontro, con la quale, già ipotizzando una seconda ondata di contagi, chiedeva informazioni e dati scientifici in merito all'impiego del plasma iperimmune nella cura dei pazienti positivi e se il Ministro ritenesse opportuno ampliare e accelerare su scala nazionale i programmi sperimentali avviati da alcuni ospedali italiani, al fine di affrontare preparati la seconda ondata; considerato che: per fronteggiare la grave emergenza sanitaria, diverse aziende della "plasma-derivazione" di tutto il mondo hanno avviato progetti di ricerca sull'utilizzo del plasma da pazienti guariti da COVID-19 come trattamento curativo, tra queste la Kedrion Biopharma, un colosso dei plasmaderivati con sede in provincia di Lucca che vanta collaborazioni con molti partner anche internazionali, tra cui l'israeliana Kamada che risulta avere già da giugno la disponibilità di fiale per l'uso compassionevole in Israele e che aveva auspicato la disponibilità per la cura in Italia già da ottobre; a giugno scorso la Kamada aveva chiesto un incontro preliminare tramite la Food and drug administration, l'ente governativo americano per la regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, per ottenere il via libera al piano di sviluppo clinico del prodotto che includesse anche gli Stati Uniti; come espresso in audizione presso la 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato del 14 maggio, la Kedrion ha assicurato la fornitura gratuita del plasma iperimmune ma sul sito ufficiale della società si evince la gratuità esclusivamente per la fase di lavorazione del plasma e non per tutto il processo, inclusa la somministrazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo consideri ancora il plasma iperimmune una valida opportunità per la cura del COVID-19 e, in caso affermativo, quale sia l'effettivo stato dell'arte della sperimentazione e della definizione di protocolli nazionali e soprattutto se potrà garantire la totale gratuità della cura, in tutte le sue fasi, dalla raccolta e preparazione del plasma alla somministrazione ai fini terapeutici e curativi, anche nell'eventuale coinvolgimento della Kedrion; quale sia la strategia internazionale del Governo italiano nell'ambito dell'Organizzazione mondiale della sanità, anche in considerazione dell'incarico recentemente assunto dall'ex premier MarioMonti a capo della commissione per le politiche sanitarie europee dell'OMS. Atto n. 4-04399 LANNUTTI GALLICCHIO PUGLIA FENU VACCARO ANASTASI LEONE ACCOTO PRESUTTO EVANGELISTA CRUCIOLI PESCO BOTTO ANGRISANI LANZI PAVANELLI CROATTI PIRRO MORRA LOMUTI DI NICOLA Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: prima dell'estate la Sardegna, da regione COVID- free nella prima ondata di coronavirus, si è trasformata in poche settimane nel focolaio estivo più acceso d'Italia; il 7 agosto viene emanato dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte il decreto che chiudeva le discoteche, ma che lasciava libere le Regioni di prendere decisioni in autonomia. La sera dell'11 agosto, il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, ha adottato un'ordinanza che le teneva aperte fino al 31 agosto, per poi revocarla subito dopo ferragosto, il 16; il 9 novembre 2020 la trasmissione di RAI3 "Report" ha ricostruito i retroscena dell'ordinanza della Regione Sardegna che ha lasciato aperte le discoteche sull'isola fino al 16 agosto, una scelta che si è presto rivelata scellerata per la salute dei cittadini dell'isola, ma anche dei vacanzieri, che una volta lasciata la Sardegna hanno diffuso il virus nei luoghi di residenza; la trasmissione ha riportato le parole, a giudizio degli interroganti tanto illuminanti quanto discutibili, di Angelo Cocciu, capogruppo di Forza Italia nel Consiglio regionale: "Mi sono arrivate tante telefonate, gestori che ci chiedevano di tirare qualche giorno in più. Billionaire e Phi Beach avevano per esempio contratti stratosferici con dj importanti". E ancora: "In particolare il Phi beach aveva Sven Vath [ dj tra i più quotati] l'11 o il 12"; in una seduta del Consiglio regionale dell'11 agosto, lo stesso Cocciu aveva cercato di persuadere i consiglieri regionali affinché lasciassero aperti i locali della movida perché "ci sono attività che hanno anche 200 dipendenti e locali che hanno investito molto". In poche parole, per lui "si trattava di lasciare aperte le discoteche solo qualche giorno in più, fino a Ferragosto: lo sapevamo che i contagi stavano salendo, abbiamo rischiato". Nella trasmissione ha spiegato che non era loro intenzione tenerle aperte fino al 31 agosto, "così avremmo ammazzato la Sardegna", ma "solo" uno o due giorni, che però si sono rivelati sufficienti a fare danni irreparabili, e non solo sull'isola; in quegli stessi giorni sulla sede della presidenza della Regione è stato appeso uno striscione con su scritto: "Avete preferito il Billionaire alla nostra salute". Nelle stesse ore il noto virologo Andrea Crisanti ha lanciato l'allarme conscio di quanto sarebbe accaduto e chiesto a gran voce di chiudere le discoteche immediatamente. Invece, la movida è continuata, come pure si è continuato a ballare sulle spiagge, senza pensare al grave rischio contagio e alle terribili conseguenze; nel giro di pochi giorni, da regione COVID- free , la Sardegna si è trasformata nel focolaio estivo più acceso d'Italia. Tra coloro che si sono contagiati sull'isola vi è stato lo stesso Flavio Briatore, proprietario del "Billionaire", che più volte con le sue dichiarazioni sulla stampa aveva sollecitato la politica a mantenere aperte le discoteche, ma c'è anche l'ex premier Silvio Berlusconi, presente sull'isola per le vacanze estive; durante la trasmissione "Report" è intervenuto anche il vicesindaco di Assemini, Gianluca Mandas, il quale ha spiegato che "è stato umiliante e deprimente da sardo constatare quanto il presidente Solinas, la sua giunta e i suoi fedeli consiglieri di maggioranza, abbiano subito e ceduto alle pressioni dei predatori continentali mettendo in secondo piano la salute dei loro conterranei"; considerato, infine, che: a meno 24 ore dalla messa in onda del servizio televisivo, la Procura di Cagliari ha aperto un'inchiesta per epidemia colposa per capire se la Regione guidata da Christian Solinas abbia consentito l'apertura dei locali della Costa Smeralda nonostante fosse a conoscenza dei rischi; già il 2 settembre, la senatrice nuorese Elvira Lucia Evangelista aveva affermato in Senato: "Quest'anno prenditori senza scrupoli hanno anteposto il diritto al divertimento e il profitto al diritto alla salute dei cittadini. Il risultato è stato una ripresa dei contagi e un attacco mediatico alla regione Sardegna, immotivato", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e quindi dei contenuti della trasmissione "Report", che ha sapientemente ricostruito i passaggi che hanno portato la Sardegna da regione COVID- free a focolaio di Italia; se ritengano di dover intervenire per individuare le responsabilità di coloro che, con le loro pressioni sottotraccia o con scelte politiche, hanno deciso di ignorare le indicazioni del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020, tenendo aperti i locali, provocando in questo modo quello che si può definire un vero e proprio disastro. Atto n. 4-04400 CIOFFI MONTEVECCHI VANIN ANGRISANI LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, reca "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19"; in particolare, l'articolo 90 prevede che "la quota di cui all'articolo 71-octies, comma 3-bis, dei compensi incassati nell'anno 2019, ai sensi dell'articolo 71-septies della legge 22 aprile 1941, n. 633, per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi, è destinata al sostegno degli autori, degli artisti interpreti ed esecutori e dei lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d'autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva di cui all'articolo 180 della medesima legge", e che, "con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze sono stabiliti i requisiti per l'accesso al beneficio, anche tenendo conto del reddito dei destinatari, nonché le modalità attuative della disposizione"; l'articolo 6, comma 4, del decreto ministeriale 30 aprile 2020, adottato dal Ministero per i beni culturali di concerto con il Ministro dell'economia, è stabilito che "i contributi di cui al presente decreto sono erogati al lordo delle ritenute di legge, applicate da ciascun organismo di gestione collettiva in relazione alle somme trasferite ai propri iscritti, autori, artisti interpreti ed esecutori o agenti mandatari", considerato che: la mancata indicazione specifica sulla natura del contributo ha generato un'interpretazione disomogenea delle disposizioni e che, conseguentemente, a seguito un'applicazione disomogenea da parte degli organismi di gestione collettiva, si è generata una discrepanza di trattamento a danno di autori, artisti interpreti ed esecutori e lavoratori autonomi del settore; il Ministero dell'economia, a seguito di richiesta di chiarimenti formulata dal Ministero per i beni culturali, ha specificato che le misure di sostegno del reddito, come quella di cui all'art. 90 citato, sono considerate redditi sostitutivi ai sensi dell'articolo 6, comma 2, del testo unico sulle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, e, in quanto tale, assoggettabili ad imposizione e che la precisazione di cui all'articolo 6, comma 4, del decreto ministeriale 30 aprile 2020 sull'erogazione "al lordo delle ritenute" non significa escludere l'imponibilità in modo automatico, si chiede di sapere, tenuto conto delle ragioni straordinarie e fondanti della presente misura di sostegno al reddito, quali motivazioni conducano il Ministero dell'economia ad interpretare la disposizione di cui al citato articolo 6, comma 4, nel senso di non escludere l'imponibilità. Atto n. 4-04401 AIMI Al Ministro della salute Premesso che: con due precedenti atti di sindacato ispettivo (4-03131 dell'8 aprile e 4-03931 del 30 luglio 2020) l'interrogante ha posto all'attenzione del Ministro in indirizzo la documentazione presentata presso l'AIFA, a firma del professor Beniamino Palmieri (università di Modena e Reggio Emilia), sulla "stimolazione dell'immunità innata con vaccinazione surrogata a base di un batterio chiamato 'Corynebacterium Parvum'", capace di agire come enorme amplificatore per le difese immunitarie dell'organismo. Per immunità innata si intendono le difese naturali innate, che hanno permesso al genere umano di sopravvivere e moltiplicarsi in epoche pre vaccinali e pre antibiotiche, la medesima degli animali domestici al paragone con quelli di allevamento; tale studio, oggetto anche di numerose pubblicazioni (tra cui quella sul sito "medicoepaziente") ha evidenziato l'importanza del batterio "C. Parvum" nel contrasto al coronavirus. Il relativo farmaco, a nome "Parvulan", risulta registrato regolarmente in Brasile, con la specifica rivendicazione di immunostimolante antivirale, e presenterebbe ottime caratteristiche di qualità e sicurezza. Il farmaco potrebbe avere effetti vantaggiosi nell'innalzare la barriera dell'immunità innata individuale contro la dilagante contagiosità del COVID-19, in termini di protezione e di cura nelle fasi non estreme di malattia; in una situazione particolarmente complessa dal punto di vista sanitario come quella che il Paese sta attualmente vivendo, in cui si rischia il collasso del sistema, appare assolutamente imprescindibile e doveroso tenere in debita considerazione la stimolazione dell'immunità innata dell'organismo, resa possibile proprio attraverso l'uso del Parvulan; si ricorda, peraltro, che la legge n. 648 del 1996 consente di erogare, a carico del SSN, previo parere della CUF (ora commissione consultiva tecnico scientifica dell'AIFA), e quando non vi è alternativa terapeutica valida, medicinali innovativi in commercio in altri Stati ma non sul territorio nazionale, medicinali ancora non autorizzati ma sottoposti a sperimentazione clinica, medicinali da impiegare per un'indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata. Quando viceversa vi è un'alternativa terapeutica valida, secondo l'art. 3 della legge n. 79 del 2014, è consentito somministrare medicinali da impiegare per un'indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata, purché tale indicazione sia nota e conforme a ricerche condotte nell'ambito della comunità medico-scientifica nazionale e internazionale, secondo parametri di economicità e appropriatezza, si chiede di sapere: se sia stata presa in considerazione la possibilità di ricorrere alla stimolazione dell'immunità innata attraverso l'utilizzo del Parvulum; se il Ministro in indirizzo intenda acquisire dati e informazioni rispetto all'utilizzo del Parvulum nel contrasto al COVID-19, sperimentato in altri Paesi; se intenda avviare le iniziative di competenza al fine di verificare l'efficacia del Parvulum nel contrasto al coronavirus. Atto n. 4-04402 CAUSIN Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: il 19 febbraio 2019 un'ordinanza di custodia cautelare in carcere ha raggiunto i più alti vertici dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica (ENPAPI): a seguito di questa ordinanza il presidente dell'ente Mario Schiavon ed il direttore generale Marco Bernardini sono stati tratti in arresto accusati del reato di corruzione. A causa di questi eventi, che hanno avuto eco a livello nazionale, tutta la professione infermieristica è uscita profondamente ferita, soprattutto nell'immagine e nell'onorabilità; la grave accusa è quella di aver incassato tangenti, a seguito di un cospicuo "scambio di favori" tra l'ente e noti professionisti, di quasi 50 milioni di euro dal 2012 per compensi professionali; il successivo 20 marzo 2019 con decreto a firma del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Di Maio e del Ministro dell'economia e delle finanze Tria, è stato nominato il professor Eugenio D'Amico quale commissario straordinario dell'ENPAPI ai sensi dell'articolo 2, comma 6, del decreto legislativo n. 509 del 1994, "con il compito di salvaguardare la corretta gestione e di avviare e concludere, entro sei mesi dalla nomina, la procedura per rieleggere gli amministratori dell'Ente"; nel testo del decreto è stata indicata l'efficacia giuridica del provvedimento, limitandola al solo scioglimento del consiglio d'amministrazione; il mancato scioglimento del consiglio d'indirizzo generale, a stretta interpretazione letterale del testo del decreto, genera un'incertezza in merito ai poteri attribuiti alla figura commissariale; successivamente, il commissario straordinario ha disposto la sospensione delle operazioni di voto dell'assemblea dei delegati (cui spetta il compito di eleggere sia il consiglio di indirizzo generale che il consiglio di amministrazione) previste per il 26 marzo 2019; si ricorda altresì che l' iter interno di elezione regolato dallo statuto prevede una preliminare elezione dei delegati, avvenuta in data 7, 8 e 9 gennaio 2019, in cui sono stati votati i nuovi delegati poi proclamati membri con provvedimento n. 1/2019/PRES, adottato in data 6 febbraio 2019; a tali elezioni, tuttavia, avrebbe partecipato una sola lista denominata "Continuità con trasparenza", non essendo stata ammessa la lista "Enpapi cambia verso"; il consiglio di amministrazione da anni è stato espressione di un'unica lista elettorale, che ha nominato tutti gli organi fin dalla costituzione dell'ente; lo statuto (articolo 5) prevede per il consiglio di indirizzo generale una durata pari a 4 anni e, pertanto, sarebbe dovuto decadere il 13 marzo 2019; il mancato commissariamento del consiglio di indirizzo generale non ha consentito la sospensione delle funzioni di quest'ultimo, che non ha proceduto all'approvazione del bilancio entro il 30 aprile 2019, relativo all'esercizio 2018; le elezioni sospese, se non annullate, porterebbero all'elezione dell'unica lista che ha gestito l'ENPAPI dalla sua nascita e non si potranno attuare tutte le modifiche di governance su cui il commissario sta lavorando, necessarie per il futuro buon funzionamento dell'ente; sarebbe opportuno che i Ministeri vigilanti fornissero una corretta definizione dei poteri conferiti al commissario straordinario, in carenza della quale ogni iniziativa adottata potrebbe essere oggetto di impugnativa e successivo annullamento, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti, e se non ritengano opportuno intraprendere iniziative volte a chiarire i poteri, il perimetro d'azione e il mandato del professor Eugenio D'Amico, commissario straordinario dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica (ENPAPI). Atto n. 4-04403 MALAN PILLON Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: secondo quanto riportato da diverse fonti di stampa, il Governo starebbe finanziando corsi di formazione e seminari destinati ai giornalisti, per insegnare quali parole usare per evitare discriminazioni etnico-razziali e sessuali; il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri avrebbe raggiunto due accordi per un costo di circa 78.000 euro; con l'associazione "Carta Roma" sarebbe previsto di svolgere, in presenza e a distanza fino a maggio 2021, dieci "moduli formativi sul tema dell'uso non discriminatorio delle parole nell'ambito dell'informazione, della correttezza dell'informazione, dei principi deontologici in materia di discriminazione, razzismo, xenofobia e tutela delle minoranze"; all'associazione "Gaynet" sarebbe affidata la formazione sul tema della discriminazione nei confronti delle persone LGBTI, rivolta a giornalisti e operatori dei media dalla durata di 12 mesi, con la previsione di "tre seminari di studio e aggiornamento tenuti da formatori/formatrici e i principali riferimenti accademici italiani e internazionali su tematiche di genere e LGBT, diritti umani e non discriminazione" e 5 edizioni del corso "Informazione e persone LGBT", "sulla conoscenza del linguaggio specifico, sull'attenzione ai contesti in cui i termini vengono utilizzati e sugli strumenti critici per decodificare stereotipi e pregiudizi nei media"; l'obiettivo sarebbe "la sensibilizzazione, il contrasto e la prevenzione di fenomeni discriminatori nei confronti delle persone LGBT"; il sito internet di Gaynet esprime posizioni di totale accettazione delle posizioni delle associazioni LGBT+; nella sezione "materiale" è inclusa, ad esempio, la definizione di "omofobia" dell'istituto "A.T. Beck", in cui si sostiene che omofobi "si diventa attraverso l'educazione, i messaggi, diretti e indiretti, che la famiglia, la politica, la Chiesa (...) Molto prima, dunque, di avere una reale comprensione di cosa significhi la parola omosessualità, ereditiamo, da una cultura omofoba, la convinzione che essere gay sia qualcosa di assolutamente sbagliato, innaturale e contrario alle norme del vivere comune... Nei paesi a prevalenza cattolica come l'Italia (non a caso uno dei pochi paesi occidentali dove ancora non c'è alcun riconoscimento delle coppie dello stesso sesso), la Chiesa esercita un'alta ingerenza sulle famiglie, sulla politica e sulla capacità legislativa conseguente... Questo tipo di pressione morale, così pervasiva, non può non sfociare nell'omofobia interiorizzata al punto che l'incidenza statistica dei suicidi è elevata tra gli omosessuali adolescenti, soprattutto se credenti. Anche i media trasmettono messaggi ambigui e omofobi, attraverso la censura di scene di sesso omosessuale (anche senza nudo), o la tolleranza e lo spazio concesso a chi, cardinali o politici, promulga messaggi falsi e offensivi... Lo stesso difficile cammino parlamentare della legge contro l'omofobia è testimonianza di quanta resistenza vi sia nel prendere atto e contrastare con efficacia un fenomeno reale e consistente di pregiudizio e discriminazione a danno delle persone omosessuali... l'omofobia scaturisce da tutti quei messaggi negativi nei confronti degli omosessuali, frutto dell'educazione che abbiamo ricevuto, che dipende ovviamente non solo dalla nostra singola famiglia, ma anche dal posto antropologico in cui siamo nati e cresciuti e dalle principali istituzioni della nostra società, quali la scuola, lo Stato e la Chiesa"; nelle domande utili a capire se una persona è omofoba ci sono le seguenti: "Il comportamento omosessuale non costituisce un buon esempio per i bambini", "Mi procurerebbe disagio ospitare in casa per la notte una coppia omosessuale"; da questo estratto si comprende che la definizione di omofobia accettata da Gaynet: ha l'obiettivo di cambiare il modo di pensare degli italiani in contrasto con la famiglia e le confessioni religiose, di cui peraltro non conosce la realtà poiché definisce la confessione maggioritaria "la Chiesa", pur essendoci numerose chiese che ritengono peccato l'omosessualità; ritiene il magistero "della Chiesa", si suppone di tutte le chiese, un'ingerenza inaccettabile e da contrastare su famiglie, politica e istituzioni, sulla politica non è aggiornata; ciò è in aperto contrasto con l'articolo 2 delle modificazioni al Concordato lateranense, recepito dall'articolo 7 della Costituzione, che "riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero", con le intese con le altre confessioni religiose di cui all'articolo seguente, con la libertà religiosa garantita da, oltre che dai due articoli citati, dagli articoli 19 e 20 della nostra Carta fondamentale; nel medesimo materiale, al primo posto vi sono "10 punti per l'informazione LGBTI", presumibilmente alla base dei corsi pagati dal Governo; vi si condanna una lunga serie di espressioni verbali, come "tolleranza" e "accettazione" se riferite a omosessuali, parole come "ministro", "sindaco" o locuzioni come "il Presidente", se riferiti a donne, pur essendo queste preferite da molte donne, " lobby gay ", notoriamente usata da Papa Francesco, non certo un omofobo, "condizione omosessuale", le parole "omosessuale", " gay ", "lesbica", "bisessuale", "transessuale", " transgender " e "intersessuale" come sostantivi, "papa gay ", "mamma gay ", "mondo gay ", "gusti sessuali", "stili di vita", "scelte" sessuali, "famiglia gay ", "adozioni gay ", "utero in affitto", "bimbo con due madri" o "con due padri", "locali gay ", e perfino "diritti gay ", l'uso del maschile per una persona " transgender " che, di sesso biologico maschile, "si identifica nel genere femminile" e viceversa; i "10 punti" condannano altresì l'uso di immagini di "drag queen" per servizi sulle persone transgender , si chiede di sapere: se si ritenga che le associazioni LGBT+ debbano prevalere rispetto alle convinzioni delle famiglie; se si ritenga che i giornalisti abbiano bisogno di corsi di associazioni LGBT per imparare a scrivere; se si ritenga che la Chiesa cattolica e le famiglie abbiano un'influenza negativa sui bambini; se non si ritenga che imporre lunghe serie di definizioni e proibirne molte altre, anche quanto non costituiscono oltraggio o ingiuria, sia in contrasto con la libertà di espressione garantita dalla Costituzione; se si ritenga accettabile finanziare con denaro pubblico corsi basati su presupposti a giudizio degli interroganti contrari alla Costituzione, in particolare gli articoli 7, 8, 19 e 20. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-02082 della senatrice Montevecchi ed altri, sulle misure in sostegno degli autori, degli artisti e dei lavoratori della riscossione dei diritti d'autore; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-02080 del senatore Verducci, sulla trasparenza del riparto delle risorse del fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (FOE) da parte del CNR; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-02077 del senatore Calandrini, sulla realizzazione delle tratte autostradali tra Cisterna e Valmontone e tra Roma e Latina; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02065 della senatrice Caligiuri e del senatore Battistoni, sull'erogazione di contributi a fondo perduto per le imprese operanti nel settore agricolo, della pesca e dell'acquacoltura; 3-02079 del senatore De Bonis, sul funzionamento dei centri di assistenza agricola; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-02064 della senatrice Caligiuri e del senatore Battistoni, sull'introduzione dei voucher in agricoltura per fronteggiare la crisi legata alla pandemia da COVID-19; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02067 della senatrice Rizzotti, sull'inserimento della patologia denominata disturbi del comportamento alimentare all'interno dei LEA; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-02062 dei senatori La Pietra e Nastri, sui danni ambientali causati dalle operazioni di svaso della diga di Pavana, ai confini tra Toscana ed Emilia-Romagna. Interrogazioni, ritiro di firme La senatrice Accoto ha dichiarato di ritirare la propria firma dall'interrogazione 4-04336, della senatrice Guidolin ed altri. Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 4-02381 della senatrice Pucciarelli.