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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 113 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 12,10. IN SEDE CONSULTIVA ddl 1437 - d.l. 53/2019 Ordine e sicurezza pubblica DDL 1437 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 giugno 2019, n. 53, recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica (Parere alla 1 a Commissione. Esame e rinvio) Il PRESIDENTE relatore, illustra il provvedimento in titolo, già approvato dalla Camera dei deputati, che prevede la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 giugno 2019, n. 53, recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica. Su tale provvedimento la Commissione giustizia è chiamata a rendere parere alla Commissione affari costituzionali. Passando al merito, illustra l'intero decreto-legge, come modificato nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, dando conto, in modo più approfondito, del contenuto delle disposizioni di diretta competenza della nostra Commissione. Più nel dettaglio l'articolo 1, integrando l'articolo 11 del testo unico sull'immigrazione, prevede che il Ministero dell'interno possa limitare o vietare l'ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica, e in caso di violazione della Convenzione di Montego Bay del 1982, ossia in caso di inosservanza delle leggi vigenti in uno Stato in materia di immigrazione; il provvedimento è adottato di concerto con il Ministro della Difesa e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, e ne viene informato il Presidente del Consiglio. L'articolo 2, invece, interviene sull'articolo 12 del testo unico sull'immigrazione, prevedendo che: in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane, al comandante della nave si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di euro da 150 mila a un milione (rispetto al testo vigente del decreto legge la Camera ha inasprito la sanzione, originariamente fissata in una somma da 10 a 50 mila euro); è disposta la responsabilità solidale dell'armatore (si tratta di una modifica apportata dalla Camera, a ben vedere, nel testo vigente del decreto-legge la sanzione è imputata al comandante, all'armatore e al proprietario); è prevista sempre la sanzione accessoria della confisca della nave mediante immediato sequestro cautelare del natante (nel testo vigente del decreto-legge la confisca è limitata alle ipotesi di reiterazione del reato). Nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento sono state introdotte ulteriori modifiche all'articolo 2. In particolare si è previsto che il prefetto possa affidare le navi sequestrate, su richiesta, agli organi di polizia, alle Capitanerie di porto e alla Marina o ad altre amministrazioni per usi istituzionali. Divenuto inoppugnabile il provvedimento di confisca, la nave diventa patrimonio dello Stato e può essere assegnata all'amministrazione che la ha già in uso oppure, su richiesta, può essere affidata a pubbliche amministrazioni, oppure venduta anche per parti separate. Le navi invendute e impiegabili dopo due anni vengono distrutte. I proventi derivanti dalle sanzioni amministrative su richiamate e dalla vendita delle navi confiscate confluiscono in un apposito fondo da istituire nello stato di previsione del Ministero dell'interno per essere utilizzate, su richiesta delle amministrazioni interessate, quale concorso agli oneri di custodia e gestione delle navi assegnate o delle spese di distruzione. L'articolo 3 interviene sull'articolo 51 del codice di procedura penale, relativo alle indagini di competenza della procura distrettuale per estenderne l'applicazione anche alle fattispecie associative realizzate al fine di commettere il reato di favoreggiamento non aggravato dell'immigrazione clandestina. Conseguentemente, sarà inoltre possibile svolgere intercettazioni preventive per l'acquisizione di notizie utili alla prevenzione di tale delitto. Nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento è stato introdotto l'articolo 3- bis , che modifica la disciplina dell'arresto obbligatorio in flagranza di reato, per prevederlo anche nei confronti di chiunque sia colto in flagranza di un delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra, in base all'articolo 1100 del codice della navigazione. L'articolo 1100 punisce con la reclusione da 3 a 10 anni il comandante o l'ufficiale della nave che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale. La stessa disposizione riduce la pena da un terzo alla metà per coloro che sono concorsi nel reato. L'articolo 4, poi, reca la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'implementazione dell'utilizzo delle operazioni di polizia sotto copertura, quale strumento investigativo delle forze di polizia, anche con riferimento al contrasto del delitto di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'articolo 5, nel testo modificato dalla Camera dei deputati, prevede che per i soggiorni non superiori alle ventiquattro ore la comunicazione delle generalità delle persone alloggiate da parte dei gestori di alberghi e strutture ricettive, alle questure debba avvenire, entro 6 ore dall'arrivo. L'articolo 6 interviene sulla legge del 22 maggio 1975, n. 152, la cosiddetta legge Reale, con particolare riguardo al regolare svolgimento delle manifestazioni in luogo pubblico e aperto al pubblico. In particolare, la lettera a) del comma 1 interviene sull'articolo 5 della citata legge, che vieta l'uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo e, in ogni caso, in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico. In particolare, se l'uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona avviene in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, la pena è inasprita ed è determinata nell'arresto da 2 a 3 anni e nell'ammenda da 2 mila a 6 mila euro. La lettera b) del comma 1 dell'articolo 6 inserisce un nuovo articolo, il 5- bis , ai sensi del quale è punito con la reclusione da 1 a 4 anni chi, nel corso della manifestazione in luogo pubblico o aperto al pubblico, lancia o utilizza illegittimamente, in modo da creare un concreto pericolo per l'incolumità delle persone, razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l'emissione di fumo o di gas visibile o in grado di nebulizzare gas contenenti principi attivi urticanti, ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti ad offendere. Nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento è stato aggiunto un ulteriore periodo all'articolo 5- bis , in base al quale, quando il fatto è commesso in modo da creare un concreto pericolo per l'integrità delle cose, la pena è della reclusione da 6 mesi a 2 anni. L'articolo 7 reca modifiche al codice penale volte a rafforzare il quadro normativo posto a presidio del regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico. In particolare, vengono introdotte circostanze aggravanti per i reati di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, di resistenza a un pubblico ufficiale, di violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario e ai suoi singoli componenti, per l'interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità, devastazione e saccheggio, questi se commessi in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico. Durante l'esame alla Camera è stata, inoltre, introdotta un'ulteriore modifica che riguarda l'oltraggio a pubblico ufficiale e al magistrato in udienza, al fine di introdurre il minimo edittale dei sei mesi della pena della reclusione (a legislazione è previsto solo il massimo edittale "fino a tre anni"). Il medesimo articolo 7 interviene, infine, sull'articolo 635 del codice penale, prevedendo un'ipotesi aggravata del reato di danneggiamento che viene ad operare qualora i fatti siano commessi in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico. L'articolo 8 introduce misure straordinarie per l'eliminazione dell'arretrato relativo ai procedimenti di esecuzione delle sentenze penali di condanna. Tali misure straordinarie sono volte a neutralizzare i riflessi negativi sull'ordine pubblico derivanti dalla ritardata esecuzione di sentenze di condanna per reati anche gravi, i cui effetti risultano pregiudizievoli per l'ordine e la sicurezza pubblica, anche in relazione alla mancata iscrizione della sentenza di condanna nel casellario giudiziale, grazie alla quale i condannati risultano incensurati e, quindi, possono, di fatto, in caso di reiterazione, ottenere il beneficio della sospensione condizionale della pena, pur non avendone titolo. Dette misure straordinarie consistono nell'assunzione a tempo determinato di durata annuale fino ad un massimo di 800 unità di personale amministrativo non dirigenziale, anche in sovrannumero, in aggiunta alle facoltà assunzionali ordinarie e straordinarie previste a legislazione vigente, nello scorrimento delle graduatorie vigenti alla data di entrata in vigore del decreto e mediante l'avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento. La Camera dei deputati ha poi introdotto l'articolo 8- bis che reca disposizioni per agevolare la destinazione di immobili pubblici a presidi di forze di polizia e prevede che, per la progettazione necessaria agli enti previdenziali pubblici, per la valutazione degli investimenti immobiliari da adibire a presidi di forze di polizia, siano utilizzate le risorse disponibili a legislazione vigente iscritte nei pertinenti capitoli dello stato di previsione. Sempre nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento sono stati aggiunti, altresì, l'articolo 8- ter che riguarda l'incremento del monte ore di lavoro straordinario per il personale operativo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e l'articolo 8- quater che dispone in merito alla dotazione organica del Ministero dell'interno. L'articolo 9 reca disposizioni per la fissazione di nuovi termini in materia di protezione di dati personali e per la proroga di termini in tema di intercettazioni. Viene prorogato al 1° gennaio 2020 il termine a partire dal quale acquista efficacia la riforma della disciplina delle intercettazioni; inoltre, è sempre prorogato al 1° gennaio 2020 il termine a partire dal quale acquista efficacia la disposizione che introduce un'eccezione al generale divieto di pubblicazione degli atti, tale da consentire la pubblicità dell'ordinanza di custodia cautelare di cui all'articolo 292 del codice di procedura penale. L'articolo 10 prevede, dal 20 giugno 2019 fino al 14 luglio 2019, l'impiego di 500 militari per l'Universiade Napoli 2019. Nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati sono stati poi inseriti l'articolo 10- bis , che reca misure per l'approvvigionamento dei pasti del personale di polizia qualora impiegato fuori sede in servizi in località ove non siano disponibili strutture adibite a mensa o esercizi privati convenzionati e l'articolo 10- ter , che istituisce l'ispettorato scuole della Polizia di Stato con i compiti di coordinamento delle attività di formazione e addestramento della Polizia di Stato. Ulteriori misure in favore del personale delle Forze di polizia, del Corpo dei vigili del fuoco, della carriera prefettizia e del personale dell'Amministrazione dell'interno sono poi previsti dagli articoli 12- bis e 12- ter introdotti anche questi nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento. L'articolo 11 introduce una triplice fattispecie di ingresso in Italia per missione, per gara sportiva e ricerca scientifica tra quelle per cui il permesso di soggiorno non è necessario, in caso di soggiorni non superiori a tre mesi, salvo comunque l'obbligo di acquisire il visto d'ingresso. Con l'articolo 12 viene istituito nello stato di previsione del Ministero degli Affari esteri un fondo per le politiche di rimpatrio, volto a sostenere iniziative di cooperazione o intese bilaterali per la riammissione degli stranieri irregolari presenti nel territorio nazionale e provenienti da Paesi extra UE. Il Capo III, che comprende gli articoli da 13 a 17- bis , detta disposizioni urgenti per il contrasto dei fenomeni di violenza connessi a manifestazioni sportive. L'articolo 13 interviene sulla legge n. 401 del 1989, relativa a Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive. e in particolare sulla disciplina del c.d. DASPO. Rispetto alla normativa previgente, il decreto-legge: aggiunge il reato di rissa (articolo 588 del codice penale) tra quelli che, in caso di denuncia o di condanna anche non definitiva, possono comportare l'applicazione del DASPO; specifica che i fatti che determinano il questore o l'autorità giudiziaria ad emettere il divieto di accesso alle competizioni sportive possono essere stati commessi anche non in occasione o a causa di manifestazioni sportive; precisa che il DASPO per fatti commessi all'estero può essere disposto a seguito di accertamenti svolti, non solo dall'autorità straniera competente, ma anche dalle forze di polizia italiane che cooperano con detta autorità in relazione alla specifica manifestazione sportiva;aumenta la durata della misura di prevenzione applicabile ai recidivi ed a coloro che abbiano violato un precedente DASPO; interviene sulla disciplina relativa al DASPO comminato dal giudice a seguito di sentenza di condanna per violazione di un precedente provvedimento di divieto di accesso a manifestazioni sportive; subordina il provvedimento di riabilitazione, che il destinatario può chiedere trascorsi 3 anni dalla cessazione del divieto, a condotte di ravvedimento operoso consistenti, a seguito delle modifiche approvate dalla Camera dei deputati, alternativamente, nella riparazione dei danni causati mediante risarcimento anche in forma specifica; nella collaborazione con le autorità ai fini dell'individuazione di altri autori o partecipanti ai fatti che hanno determinato il DASPO; nello svolgimento di lavori di pubblica utilità, consistente nella prestazione di un'attività non retribuita a favore della collettività; consente al questore, quando il DASPO è destinato a soggetti definitivamente condannati per delitti non colposi, di aggiungere al divieto di partecipazione alle manifestazioni sportive anche i divieti normalmente impartiti ai destinatari dell'avviso orale. L'articolo 14 interviene sull'articolo 77 del codice antimafia per consentire il fermo di indiziato di delitto in deroga ai limiti di pena previsti dal codice di procedura penale anche per coloro che risultino gravemente indiziati di un delitto commesso in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Per procedere al fermo sarà comunque richiesto che il reato per il quale si procede sia contemplato tra quelli per i quali è consentito l'arresto facoltativo in flagranza. L'articolo 15 rende permanente la disciplina dell'arresto in flagranza differita nei seguenti casi: per reati violenti commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive per i quali è obbligatorio o facoltativo l'arresto e per i reati commessi con violenza alle persone o alle cose compiute alla presenza di più persone anche in occasioni pubbliche per il quale è obbligatorio l'atto d'arresto. L'articolo 16, come modificato dalla Camera dei deputati, interviene sugli articoli 61 e 131- bis del codice penale ed è volto al rafforzamento delle misure di contrasto ai fenomeni di violenza nelle competizioni sportive. In particolare, il comma 1, lettera a ) integra la formulazione dell'articolo 61, primo comma, del codice penale con l'introduzione di una nuova aggravante comune (nuovo numero 11- septies) , consistente nell'aver commesso il fatto-reato in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o durante i trasferimenti da o verso i luoghi in cui si svolgono dette manifestazioni. Con le stesse finalità, il comma 1, lettera b ), novella l'articolo 131- bis del codice penale relativo all'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.Nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, è stata inserita l'esclusione della particolare tenuità del fatto anche quando si procede per i delitti di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (articolo 336 del codice penale), di resistenza a pubblico ufficiale (articolo 337 del codice penale) e di oltraggio a pubblico ufficiale (articolo 341- bis del codice penale) commessi nei confronti di un pubblico ufficiale nell'esercizio delle proprie funzioni. L'articolo 16- bis , introdotto nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, prevede la possibilità per il sindaco di ordinare l'allontanamento dalle stazioni ferroviarie e marittime, dagli aeroporti e dalle banchine degli autobus per coloro che in tali luoghi commettono atti di bagarinaggio. L'articolo 17 amplia l'ambito applicativo della disciplina sanzionatoria della vendita non autorizzata di biglietti per le competizioni sportive e del cd. bagarinaggio, ossia la stessa vendita a prezzi maggiorati. L'articolo 17- bis , introdotto nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, riduce da tre mesi a cinque settimane la durata del corso di formazione per l'accesso alla qualifica di capo squadra del Corpo nazionale dei vigili del fuoco esclusivamente per la procedura concorsuale con decorrenza 1° gennaio 2019. L'articolo 18 reca, infine, disposizioni concernenti l'entrata in vigore del decreto-legge. Preannuncia quindi sin d'ora una proposta di parere favorevole. La senatrice MODENA ( FI-BP ) preannuncia la presentazione presso la Commissione di merito di emendamenti sulla disciplina del braccialetto elettronico, segnalando l'importanza del tema. Il senatore CRUCIOLI ( M5S ) chiede chiarimenti circa la portata dell'articolo 7 del disegno di legge quanto all'inasprimento sanzionatorio per l'oltraggio al pubblico ufficiale e a un magistrato in udienza, nonché circa la circostanza aggravante ivi introdotta. La senatrice MODENA ( FI-BP ) e il senatore CALIENDO ( FI-BP ) si associano a tali considerazioni. Il PRESIDENTE relatore chiarisce che la novella interviene sui massimi edittali e sull'ambito di applicazione delle circostanze aggravanti. Il senatore CUCCA ( PD ) esprime una valutazione fortemente critica del provvedimento nel suo complesso. Rappresenta come le misure ivi recate, ispirate ad un inasprimento delle misure volte a contrastare il fenomeno migratorio, si pongano in discontinuità rispetto alle politiche del Governo medesimo di rigore quanto agli ingressi. Evidenzia inoltre la necessità di non violare le norme di diritto internazionale quanto ai salvataggi in mare. Non condivide inoltre gli aggravi di pena recati dal decreto-legge. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) chiede chiarimenti circa l'articolo 9 del provvedimento. Il PRESIDENTE relatore sottolinea come tale norma rechi una duplice proroga rispetto all'efficacia della riforma della disciplina delle intercettazioni approvata nella scorsa legislatura e quanto alla disciplina della pubblicabilità dell'ordinanza di custodia cautelare. Il senatore GRASSO ( Misto-LeU ) svolge a sua volta considerazioni critiche sul provvedimento, lamentando peraltro in premessa l'assegnazione in via esclusiva in sede di merito alla Commissione affari costituzionali, stante la pregnanza dei profili di competenza della Commissione giustizia. Ritiene che il decreto-legge non integri inoltre i presupposti costituzionali di necessità e urgenza e non condivide il contenuto dello stesso, richiamando altresì la problematica delle competenze delle procure antimafia. La senatrice CIRINNA' ( PD ) si riserva di intervenire sul provvedimento nella prossima seduta. Il senatore CRUCIOLI ( M5S ) chiede chiarimenti quanto ai criteri di assegnazione del provvedimento alle Commissioni in sede primaria e in sede consultiva. La senatrice MODENA ( FI-BP ) si associa ai rilievi del senatore Grasso. Il PRESIDENTE relatore fa presente che l'assegnazione dei disegni di legge da parte della Presidenza del Senato è ispirata al criterio di prevalenza delle materie trattate. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. Schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174, recante codice di giustizia contabile Doc n. 99 Schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174, recante codice di giustizia contabile (Osservazioni alla 1 a Commissione. Esame e rinvio) Il relatore CRUCIOLI ( M5S ) illustra lo schema in esame che apporta disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo n. 174/2016, con cui è stato approvato il Codice di giustizia contabile in attuazione della delega prevista dall'articolo 20, comma 6, della legge n. 124/2015. Gli articoli da 1 a 17 dello schema modificano la Parte I del Codice della giustizia contabile, la quale reca disposizioni generali circa gli organi, la giurisdizione, il processo contabile. Gli articoli 1 e 2 dello schema intervengono sul Capo I - relativo ai princìpi generali - del Titolo I (Princìpi generali e organi della giurisdizione) della ricordata Parte I del Codice. Per questo riguardo, con la novellazione dettata dallo schema: si incide in materia di digitalizzazione ed informatizzazione, aggiungendo la sottoscrizione in forma digitale degli atti e dei provvedimenti del giudice tra gli elementi che le specifiche tecniche stabilite con decreti del Presidente della Corte dei conti disciplinano; nonché prevedendo che anche le parti (non più solo il pubblico ministero contabile) possano effettuare le notificazioni degli atti direttamente a indirizzi di posta elettronica certificata risultanti da pubblici elenchi o registri (articolo 1 che modifica l'articolo 6, commi 3 e 4 del Codice). Si estende inoltre al giudizio pensionistico l'applicazione del rito ordinario del giudizio di responsabilità contabile (ossia le norme processuali generali recate dalla Parte II, Titolo III del Codice), beninteso se non espressamente derogato (articolo 2 che modifica l'articolo 7 del Codice). Gli articoli 3, 4 e 5 dello schema intervengono sul Capo II - relativo agli organi - del Titolo I della Parte I. In particolare, riguardo le sezioni giurisdizionali regionali, sono apportate alcune modifiche di carattere formale. L'articolo 6 dello schema incide sul Capo III - relativo alla giurisdizione - del Titolo I della Parte I. In particolare ne modifica l'articolo 17, relativo alla decisione su questioni di giurisdizione. Gli articoli 7 e 8 dello schema intervengono sul Capo IV - relativo alla competenza - del Titolo I della Parte I. L'articolo 7 (modificativo dell'articolo 18 del Codice) peraltro reca un intervento di mero drafting , giacché rimane comunque fermo che in presenza di una pluralità di condotte poste in essere in più ambiti regionali, il criterio della individuazione della sezione giurisdizionale competente sia quello della condotta causalmente prevalente. L'articolo 8 (modificativo dell'articolo 20, co. 1, 3 e 4 del Codice) verte sul rilievo dell'incompetenza. Gli articoli 9 e 10 dello schema intervengono sul Capo V - relativo all'astensione e ricusazione del giudice - L'articolo 11 dello schema incide sul Capo VI - relativo agli ausiliari del giudice - del Titolo I della Parte I. In particolare ne modifica l'articolo 25, relativo al commissario ad acta . Gli articoli 12 e 13 dello schema intervengono sul Titolo II - costituito da un unico capo e relativo a parti e difensori - della Parte I. In particolare: sono introdotte precisazioni circa il luogo (articolo 12 che modifica l'articolo 28, co. 2 del Codice); circa la procura alle liti, si prevede che per la fase pre-processuale essa rechi comunque l'elezione di domicilio e sia rilasciata in calce o a margine dell'invito a dedurre o delle deduzioni, con effetti che valgono anche per la fase del giudizio instaurato (articolo 13 che introduce nell'articolo 29 del Codice un novello co. 1- bis ). Gli articoli 14 e 15 dello schema intervengono sul Titolo III - costituito da un unico capo e relativo agli atti processuali - della Parte I. Gli articoli 16 e 17 dello schema intervengono sul Titolo IV - costituito da un unico capo e relativo ai provvedimenti - della Parte I. Gli articoli da 18 a 55 dello schema modificano la disciplina del giudizio di responsabilità, di cui alla Parte II del Codice. Gli articoli da 18 a 33 dello schema intervengono sul Titolo I della Parte II, relativo alla fase preprocessuale. Relativamente alla denuncia di danno (la cui disciplina è dettata dal Capo I, dagli articoli 51-54, del Codice) lo schema: assicura la riservatezza del soggetto denunciante anche nell'ipotesi di actio nullitatis proposta prima dell'esercizio dell'azione di responsabilità (articolo 18 che modifica l'articolo 51, co. 4 del Codice); con riguardo all'obbligo di denuncia del danno erariale oltre ad ampliare la platea dei soggetti obbligati alla denuncia di danno, ricomprendendo i liquidatori di società a partecipazione pubblica, introduce misure volte a garantire la riservatezza dei soggetti che segnalano al procuratore regionale eventi di danno (articolo 19 che modifica l'articolo 52 del Codice); Con riguardo alla disciplina sulla conclusione della fase istruttoria (la cui disciplina è prevista dal Capo III (artt. 66-70) del Titolo I della Parte II, del Codice) lo schema modifica la disciplina dell'invito a dedurre correggendo un errore materiale (nel comma 5 dell'articolo 67 del Codice è richiamato erroneamente l'articolo 86 invece del - corretto- articolo 68) e riconoscendo al PM la possibilità di compiere attività istruttoria dopo l'emissione dell'invito a dedurre nel caso in cui ricorrano situazioni nuove, diverse da quelle evincibili dalle controdeduzioni. Lo schema interviene poi sulla disciplina delle azioni a tutela del credito erariale, di cui al Titolo II della Parte II, del Codice (artt. 73 - 82). Il Titolo IV della Parte II del Codice (artt. 114-129) disciplina i giudizi presso le sezioni riunite con particolare riferimento alle questioni di massima, al regolamento di competenza e ai giudizi in unico grado. Gli articoli da 56 a 63 dello schema modificano la Parte III del Codice della giustizia contabile, relativa al giudizio sui conti. L'articolo 56 modifica solo la rubrica del Capo I del Titolo I della Parte III del codice, sostituendo "Generalità" con "Disposizioni generali". Il Capo II - relativo al giudizio per la resa del conto - è inciso dagli articoli da 56 a 59 dello schema. Il Capo III - relativo al giudizio sul conto - è inciso dagli articoli da 60 a 63 dello schema. L'articolo 60 modifica l'articolo 145 - che ha per oggetto l'istruzione e la relazione del giudizio sul conto - co. 3 e 4 del Codice, L'articolo 61 modifica l'articolo 147 del Codice - che ha per oggetto l'iscrizione a ruolo d'udienza - per il riguardo della comunicazione da parte della segreteria della sezione. Ebbene: la segreteria è tenuta a comunicare (oltre che il decreto di fissazione dell'udienza, com'è già previsto) altresì la relazione del giudice designato per l'esame del conto - a fini di maggior compiutezza di contraddittorio. L'articolo 62 modifica l'articolo 148 del Codice - che ha per oggetto l'udienza di discussione L'articolo 63 modifica l'articolo 149 del Codice - che ha per oggetto la decisione del giudizio sul conto - inserendo, tra i suoi possibili esiti e contenuti, la declaratoria di irregolarità della gestione contabile. Gli articoli da 64 a 76 dello schema modificano la Parte IV del Codice della giustizia contabile, relativa ai giudizi pensionistici. L'articolo 64 modifica (analogamente all'articolo 56) solo la rubrica del Capo I del Titolo I della Parte IV del Codice, sostituendo "Generalità" con "Disposizioni generali". L'articolo 65 modifica l'articolo 151 del Codice - che ha per oggetto il giudice competente - sopprimendo la qualificazione " in funzione di giudice unico" - riferita alla sezione giurisdizionale regionale competente per territorio in composizione monocratica, quale giudice in primo grado dei ricorsi pensionistici civili, militari e di guerra. Gli articoli da 77 a 79 dello schema modificano la Parte V del Codice della giustizia contabile, relativa agli altri giudizi ad istanza di parte. L'articolo 77 modifica l'articolo 173 del Codice, che disciplina la forma della domanda per ampliare, dagli attuali 60 giorni a 90 giorni, il termine massimo che può intercorrere tra il deposito del ricorso e l'udienza di discussione. Lo stesso termine è portato dagli attuali 80 giorni a 120 giorni nel caso in cui la notificazione del ricorso debba essere effettuata all'estero. In questo senso interviene la modifica dell'articolo 78 all'articolo 174 del Codice, in tema di comunicazioni e notificazioni. L'articolo 79 interviene sull'articolo 175 del Codice, che disciplina l'intervento del pubblico ministero "negli altri giudizi ad istanza di parte", per semplificarne il contenuto. Gli articoli da 80 a 88 dello schema modificano la Parte VI del Codice della giustizia contabile, relativa alle impugnazioni. Gli articoli da 89 a 91 dello schema apportano alcune correzioni alla Parte VII del Codice della giustizia contabile, relativa all'Interpretazione del titolo giudiziale e all'esecuzione. L'articolo 89 modifica l'articolo 212 del Codice, in base al quale le decisioni definitive di condanna possono rappresentare un titolo esecutivo solo quando munite della specifica formula esecutiva. L'articolo 90 interviene sull'articolo 214 del Codice, relativo all'attività esecutiva dell'amministrazione o dell'ente danneggiato. Gli articoli da 92 a 94 dello schema modificano le norme di attuazione del Codice della giustizia contabile (allegato n. 2 del d.lgs. n. 174 del 2016). Gli articoli 95 e 96 dello schema modificano le norme transitorie del Codice della giustizia contabile di cui all'allegato n. 3 del d.lgs. n. 174 del 2016. L'articolo 96, invece, novella le abrogazioni previste dall'articolo 4, per prevedere l'abrogazione espressa dell'articolo 5 della legge n. 205 del 2000. L'articolo 97 contiene invece un elenco di novelle formali al Codice, prevalentemente di drafting , mentre l'articolo 98 prevede la clausola di invarianza finanziaria. Il senatore GRASSO ( Misto-LeU ) si sofferma in particolare su due disposizioni contenute nello schema di decreto, richiamate anche nel parere reso dalle sezioni unite della Corte dei conti. Si tratta dell'articolo 5, del quale paventa un vizio di eccesso di delega, nonché dell'articolo 62, lettera b ), dello schema, quanto alla composizione dei collegi giudicanti. Auspica che entrambe le disposizioni siano espunte dal provvedimento. La senatrice MODENA ( FI-BP ) si associa alle considerazioni del senatore Grasso quanto ai rilievi sull'articolo 62 dello schema. Esprime inoltre perplessità per quanto riguarda ulteriori disposizioni interessate dallo schema di decreto in esame, in materia di funzioni direttive, di raccolta delle prove, di secretazione delle generalità del pubblico dipendente denunciante, di deleghe istruttorie, di segreto investigativo, di attività di indagine, di costi del processo. Fa presente come, in generale, il giudizio di conto rappresenti un istituto di grande importanza poiché incide sull'intera attività delle pubbliche amministrazioni, stante l'immediato rilievo di tale verifica rispetto all'attività dei pubblici dipendenti, sovente assicurati con una copertura apposita. Non condivide quindi i correttivi apportati dal provvedimento in esame, il quale non appresta alcuna soluzione idonea rispetto alle problematiche che si sono effettivamente riscontrate nella concreta applicazione della riforma: il processo continua ad essere estremamente oneroso e farraginoso. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) rappresenta a sua volta l'importanza e la delicatezza del processo contabile, auspicando che l'intervento normativo muova, in un'ottica di positiva riforma. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) richiama l'importanza delle funzioni della Corte dei conti dal punto di vista giurisdizionale ma anche da quello consultivo, nonché l'esigenza di una velocizzazione e semplificazione del giudizio di responsabilità contabile. Il relatore CRUCIOLI ( M5S ) si riserva di presentare una proposta di osservazioni per la prossima seduta. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE REFERENTE Delega al Governo per la revisione del codice civile DDL 1151 Delega al Governo per la revisione del codice civile (Esame e rinvio) I relatori Emanuele PELLEGRINI ( L-SP-PSd'Az ) e URRARO ( M5S ) illustrano il disegno di legge in titolo, di iniziativa governativa, che consta di un articolo unico e reca una delega al Governo per la revisione ed integrazione del codice civile con riguardo a vari istituti. Il provvedimento delega il Governo ad adottare, entro 12 mesi dalla data di entrata della legge, su proposta dal Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro della giustizia, uno o più decreti legislativi per la revisione ed integrazione del codice civile. Il disegno di legge prevede che sugli schemi si esprimano entro 45 giorni dalla data di trasmissione alle Camere, le Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque emanati. Se il termine per l'espressione dei pareri parlamentari scade nei 30 giorni che precedono il termine per l'adozione dei decreti legislativi, o successivamente, il termine per l'adozione è prorogato di 90 giorni (cd. "tecnica dello scorrimento"). Nel caso in cui il Governo non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, gli schemi devono essere nuovamente trasmessi alle Camere, con le proprie osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Sulle osservazioni del Governo le Commissioni possono esprimersi entro il termine di 10 giorni dalla nuova trasmissione, decorso il quale i decreti possono comunque essere adottati (comma 2). Entro un anno dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi è possibile adottare decreti integrativi e correttivi, con la stessa procedura e nel rispetto dei medesimi principi e criteri direttivi (comma 3). Dall'attuazione della delega non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica (comma 4). Nell'esercizio della delega il Governo deve attenersi ad una serie di principi e criteri direttivi i quali sono indicati dalle lettere da a) a p) del comma 1 dell'articolo unico del disegno di legge. Ai sensi della lettera a ) il Governo è chiamato a integrare la disciplina delle associazioni e fondazioni, ad esclusione delle fondazioni di origine bancaria, apportando i necessari coordinamenti con la disciplina del terzo settore e nel rispetto della libertà associativa, con particolare riferimento alle procedure per il riconoscimento, ai limiti allo svolgimento di attività lucrative e alle procedure di liquidazione degli enti. Si tratta di un intervento, la cui necessità consegue alla parziale attuazione della delega contenuta nella legge n. 106 del 2016 e in particolare alla mancata attuazione della delega ivi contenuta "per la revisione della disciplina del titolo II del libro I del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute". Il criterio di delega di cui alla lettera b ) riguarda la stipulazione di accordi tra nubendi, coniugi nonché parti di una programmata o costituita unione civile, volti a regolamentare i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell'eventuale crisi del rapporto, nonché i criteri per l'indirizzo della vita familiare e per l'educazione dei figli, salvaguardando comunque le norme imperative, i diritti fondamentali della persona umana, l'ordine pubblico e il buon costume. Attraverso la stipulazione di tali accordi si intende ampliare pertanto il contenuto delle convenzioni matrimoniali già disciplinate dal codice civile. La possibilità di stipulare accordi in previsione dell'eventuale crisi del rapporto consente di colmare una lacuna - molto sentita sul piano sociale - del nostro ordinamento, nel quale tali tipologie di accordi, sia patrimoniali che personali, sono reputati nulli. La delega fissa il criterio direttivo del rispetto, oltre che delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell'ordine pubblico e del buon costume, così consentendo di preservare in primo luogo l'indisponibilità dello status coniugale o di parte di unione civile e di limitare la regolamentazione convenzionale ai diritti disponibili, escludendo altresì limitazioni dei diritti fondamentali della persona, una volta venuto meno detto status , per lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dell'unione civile. Puntuali criteri di delega sono dettati poi, dalle lettere da c ) a e ) con riguardo alla materia delle successioni. In base al principio di delega di cui alla lettera c ) il Governo è chiamato ad intervenire nell'ambito dei diritti riservati ai legittimari, nel senso di consentire la trasformazione della quota del patrimonio ereditario riservata ai legittimari in una quota del valore del patrimonio ereditario al momento dell'apertura della successione, garantita da privilegio speciale sugli immobili che ne fanno parte o da privilegio generale sui beni mobili che costituiscono l'asse ereditario in caso di mancanza di beni immobili. L'intento legislativo è quello di trasformare l'attuale legittima in natura in "legittima in valore": il relativo diritto è configurato come diritto di credito, assistito da garanzia reale. Si vuole in tal modo agevolare la circolazione degli immobili e in particolare di quelli di provenienza donativa assoggettabili all'azione di riduzione e di favorire l'accesso al credito garantito da ipoteca su tali immobili. Il criterio di delega di cui alla lettera d ) riguarda i patti successori; in base ad esso il legislatore delegato è chiamato a modificare la normativa vigente, prevedendo la possibilità di stipulare patti sulle successioni future che consentano di devolvere specifici beni del patrimonio ereditario a determinati successori specificamente indicati, nonché di rinunciare irrevocabilmente, da parte di soggetti successibili, alla successione generale o a particolari beni, ferma restando l'inderogabilità della quota di riserva prevista dal codice civile. Si vuole quindi, da un lato, consentire la conclusione di patti successori istitutivi (pur se limitatamente alla devoluzione di beni del patrimonio ereditario specificamente individuati e in favore di successori indicati) e, dall'altro, eliminare il divieto di patti successori rinunciativi (anche in questo caso facendo però salva l'inderogabilità della quota di riserva). La lettera e ) delega il Governo ad introdurre misure di semplificazione ereditaria, in conformità al certificato successorio europeo. E' appena il caso di ricordare che il Certificato successorio europeo, di cui al Regolamento (UE) n. 650/2012 , è nato con lo scopo di armonizzare le regole delle successioni transfrontaliere, data la disomogeneità di norme che regolano la competenza, le leggi applicabili e la varietà delle autorità coinvolte; esso è destinato a essere utilizzato dagli eredi, dai legatari che vantano diritti sulla successione e dagli esecutori testamentari o amministratori dell'eredità che, in un altro Stato membro, hanno necessità di far valere la loro qualità o di esercitare, rispettivamente, i loro diritti di eredi o legatari e/o i loro poteri come esecutori testamentari o amministratori dell'eredità. In Italia tale Regolamento ha trovato concreta applicazione in virtù dell'art. 32 della legge 30 ottobre 2014, n. 161 , il quale, in particolare, individua nel notaio l'organo competente a rilasciare il Certificato successorio europeo. In base al principio di delega di cui alla lettera f ) il Governo è chiamato ad intervenire in materia di contratti, per quanto riguarda in particolare l'obbligo della parte di comunicare nel corso delle trattative per la conclusione del contratto, informazioni di cui sia venuta a conoscenza e che siano determinanti per il consenso. Tale previsione è volta a colmare una riconosciuta lacuna dell'attuale sistema codicistico della responsabilità precontrattuale. Inoltre la tipizzazione normativa dell'obbligo inderogabile di comunicare un'informazione di rilievo determinante per il consenso, quando la controparte la ignori e abbia fatto necessario affidamento sulla lealtà della controparte consentirebbe di superare, rispetto allo scambio di informazioni tipico della fase prodromica alla formazione del contratto, le permanenti incertezze, dottrinali e giurisprudenziali, sull'ampiezza interpretativa e applicativa dell'articolo 1337 del codice civile, nel doveroso bilanciamento dell'obbligo di informare e dell'onere di informarsi. Ad un'ulteriore lacuna è chiamato a porre rimedio il Governo in base al criterio di delega di cui alla lettera g ). In base ad esso il Governo è delegato a disciplinare i casi in cui le pratiche commerciali ingannevoli, aggressive o scorrette determinano l'invalidità del contratto concluso, colmando una lacuna dell'apparato rimediale risultante dall'attuale rapporto tra la disciplina del codice civile e la disciplina del codice del consumo. Quest'ultima disciplina non dispone in merito ai rimedi contrattuali esperibili dal singolo consumatore, vittima di una pratica commerciale scorretta. Il criterio di delega si propone quindi di fornire al consumatore o comunque alla parte contrattuale che si trovi in una situazione di asimmetria " di fatto" un rimedio di natura contrattuale per reagire alla pratica negoziale scorretta. Tale rimedio è individuato nella invalidità del contratto concluso. Restano salvi gli strumenti già contemplati a legislazione vigente: dagli strumenti preventivi di tutela affidati all'Autorità garante della concorrenza e del mercato alle forme di tutela collettiva di cui agli articoli 139 e seguenti del codice del consumo, ai rimedi civilistici ordinari. In base al principio dettato dalla lettera h ) il Governo è chiamato a prevedere l'invalidità delle clausole, dei patti o degli accordi che risultino in contrasto con la tutela dei diritti della persona aventi rango costituzionale, operante soltanto a vantaggio del titolare dei predetti diritti, con salvezza quando possibile delle altre clausole del contratto. Tale principio mira ad ampliare le tutele contrattuali estendendo il meccanismo delle nullità di protezione oltre l'ambito delle specifiche previsioni variamente presenti nell'ordinamento, per farne un istituto di generalizzata applicazione a clausole, patti o accordi. Il principio di cui alla lettera i ) affronta il delicato tema delle sopravvenienze nella fase esecutiva dei contratti ad esecuzione continuata o periodica ovvero ad esecuzione differita. A tale materia, limitatamente ai contratti con prestazioni corrispettive, è dedicata - a legislazione vigente - soltanto la disposizione di cui all'articolo 1467 del codice civile. Il Governo, in sede di esercizio della delega è chiamato a prevedere il diritto delle parti di contratti divenuti eccessivamente onerosi per cause eccezionali e imprevedibili di pretendere la loro rinegoziazione secondo buona fede o, in caso di mancato accordo, di chiedere in giudizio l'adeguamento delle condizioni contrattuali in modo che sia ripristinata la proporzione tra le prestazioni originariamente convenuta dalle parti. In base al criterio successivo (lettera l ) il Governo è delegato a disciplinare nuovi schemi contrattuali che vantino una sufficiente tipizzazione sul piano sociale. Si vuole in tal modo adeguare il codice civile alle nuove esigenze dei rapporti personali ed economici di maggiore diffusione. In base al criterio direttivo di cui alla lettera m ) il legislatore delegato è chiamato ad intervenire sulla disciplina relativa alle diverse forme di responsabilità contrattuale, extracontrattuale e precontrattuale, al fine di realizzare un coordinamento funzionale delle eventuali ipotesi di concorso, cumulo o sovrapposizione delle stesse. La lettera n ) introduce un criterio di delega, strettamente collegato a quello della lettera precedente, concernente la razionalizzazione delle ipotesi di risarcibilità del danno non patrimoniale. L'obiettivo del principio è l'introduzione di criteri di "selezione" delle ipotesi di risarcibilità dei danni non patrimoniali che siano direttamente correlati al rango costituzionale degli interessi lesi. Esclusa la necessità di una tipizzazione legislativa è demandato al legislatore delegato il compito di dettare i criteri per l'identificazione delle situazioni soggettive corrispondenti a quelle protette a livello costituzionale, senza direttamente incidere sui criteri e sull'entità della liquidazione dei danni risarcibili. Si vuole in tal modo perseguire al contempo il duplice obiettivo di evitare duplicazioni risarcitorie e di prevenire la risarcibilità di pregiudizi cosiddetti bagatellari, pur conservando l'integralità del ristoro della sfera patrimoniale del soggetto che ha subìto la lesione e garantendo la funzione di deterrenza interna al sistema di responsabilità civile. In base al criterio di cui alla lettera o ) il Governo è chiamato a disciplinare le nuove forme di garanzia del credito, anche in considerazione delle prassi contrattuali in ambito bancario e finanziario. In altri termini il criterio direttivo è quello del recepimento normativo di prassi o schemi negoziali che si siano già consolidati «nell'uso bancario e finanziario». Il criterio di cui alla lettera p ) prevede che il Governo, in sede di attuazione della delega, disciplini le modalità di costituzione e di funzionamento del trust e degli altri contratti di affidamento fiduciario, al fine di assicurare adeguate forme di tutela dei beneficiari. Tale principio risponde all'esigenza di introdurre una disciplina interna sulla costituzione e sul funzionamento del trust , che vada oltre le isolate disposizioni di legge attualmente vigenti in materia fiscale, consentendo di superare sia i residui dubbi di ammissibilità dell'istituto che quelli concernenti i suoi rapporti con l'articolo 2645- ter del codice civile. La previsione del disegno di legge risponde altresì all'esigenza, di carattere più generale, di introdurre una disciplina sistematica della fiducia e delle sue applicazioni contrattuali, che garantisca in primo luogo un'adeguata tutela dei beneficiari; disciplina sistematica assente nel codice civile, cui pure non sono estranee figure settoriali di negozi fiduciari. La Commissione conviene quindi di svolgere sul provvedimento un ciclo di audizioni. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. diffamazione mezzo stampa DDL 812 Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale, al codice di procedura penale, al codice di procedura civile e al codice civile, in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante nonché di segreto professionale, e disposizioni a tutela del soggetto diffamato (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 9 luglio. Il presidente OSTELLARI , nessuno chiedendo di intervenire, propone di fissare il termine per la presentazione degli ordini del giorno e degli emendamenti per giovedì 12 settembre alle ore 10. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il senatore CUCCA ( PD ) richiama all'attenzione della Commissione la gravità degli episodi che si sono verificati in Sardegna, e precisamente a Dorgali, e che hanno riguardato la sede locale del Partito democratico. Fa presente che si tratta di un'aggressione che ha investito un edificio storicamente simbolico e auspica che il comitato per la sicurezza locale si riunisca al più presto con la partecipazione del Ministro dell'interno. La Commissione prende atto e si associa nella solidarietà al senatore Cucca. La seduta termina alle ore 13,20.