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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 229 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,49). Si dia lettura del processo verbale. NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell'11 giugno. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico che, in data 15 giugno 2020, è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020» (1845). Sulla scomparsa di Stefano Bertacco PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi) . Signori senatori, è con profonda commozione che desidero esprimere il mio cordoglio e la mia vicinanza ai familiari, ai parenti e agli amici del senatore Stefano Bertacco, scomparso domenica scorsa nella sua Verona a soli cinquantasette anni. Persona di profonda intelligenza e sempre aperta al confronto costruttivo, era entrato per la prima volta in Senato nel 2014 come senatore subentrante, proprio in seguito alla mia elezione al Consiglio superiore della magistratura. Nel corso della sua esperienza parlamentare, protrattasi anche in questa legislatura, Stefano Bertacco si è più volte fatto apprezzare dai colleghi e da tutto il personale per impegno, professionalità e grande correttezza, doti che gli hanno consentito di interpretare al meglio il mandato elettorale e di essere uno tra i principali protagonisti anche di questa legislatura, in cui ha guidato con grandi meriti il Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia in alcuni dei momenti più delicati e complessi della vita politica nazionale. La sua costante partecipazione attiva ai lavori di quest'Assemblea e delle Commissioni non gli ha mai impedito di occuparsi con la stessa dedizione dell'amministrazione del territorio e, in particolare, di Verona, la sua città, dove ricopriva l'incarico di assessore ai servizi sociali. Un settore, quest'ultimo, a cui Stefano Bertacco ha sempre guardato con forte interesse e passione, dedicandosi tanto come politico, quanto come semplice cittadino alle tante difficoltà di chi vive situazioni di particolare fragilità. Stefano Bertacco lascia a tutti noi il ricordo di un politico mite e dialogante, ma non per questo meno risoluto e determinato nel portare avanti le proprie idee e le proprie battaglie, con senso civico e incrollabile forza morale. La terribile malattia che lo ha colpito poco più di sei mesi fa non è mai riuscita a sconfiggerne lo spirito e la forza morale. Anzi, fino all'ultimo giorno, fino a quando ne ha avuto le forze il senatore Bertacco ha continuato a lavorare nell'interesse dell'Assemblea e di tutti gli italiani. In ricordo del senatore Stefano Bertacco, invito pertanto quest'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi). CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, devo confessare che, tra i tanti interventi che ho fatto in quest'Aula, e anche fuori di quest'Aula, questo è uno dei più difficili, se non il più difficile in assoluto, perché devo portare il mio ricordo e il ricordo dei miei colleghi di Fratelli d'Italia a un caro collega, di un grande amico, un uomo che ci ha lasciato a soli cinquantasette anni. Non ricordiamo, quindi, una persona che aveva abbandonato la politica o che era lontano dal Parlamento, ma una persona che è stata con noi fino a poche settimane fa, a pochi mesi fa, in quei banchi sui quali adesso è posato un mazzo di fiori. E su quei banchi Stefano voleva tornare con tutte le forze. Fino all'ultimo ha lottato per poter ritornare tra di noi. Purtroppo, non ce l'ha fatta. È stato attivo in quest'Aula, con noi, fino a quel giorno di novembre, un maledetto giorno in cui ci ha comunicato che doveva rientrare in fretta a Verona per accertamenti. Purtroppo, da quel giorno è iniziato un percorso di malattia che è apparso subito molto grave. Durante quella malattia, però, è successa una cosa strana. È come se la malattia avesse fatto brillare di più e risaltare di più le doti e le qualità umane che Stefano aveva e che tutti quanti gli hanno riconosciuto, anche gli avversari politici: il sorriso, la cordialità, la disponibilità al confronto con tutti, una naturale bonomia e la voglia di fare, di continuare a impegnarsi per se stesso, per i propri cari, naturalmente, ma anche per noi, per il Gruppo, seppure a distanza, seppure con tutte le difficoltà che potete immaginare, e anche, soprattutto, per la sua città, la città di Verona, che amava moltissimo. Il presidente Giorgia Meloni e chi, come me, lo ha sentito negli ultimi giorni, può testimoniare il fatto che, ancora il 2 giugno, ma ancora sabato scorso, raccontava agli amici di come preparare le elezioni, di come prepararsi alle nuove sfide. In questa occasione, così difficile e così drammatica, vorrei che fosse chiara una cosa: Stefano era un uomo di destra e lo era dalla testa ai piedi. Ma era, appunto, un uomo, non era uno stereotipo e non amava le etichette appiccicate da chi ci vorrebbe delle caricature ridicole, di chi pensa che essere di destra voglia dire automaticamente essere delle persone poco intelligenti o poco sensibili. Stefano, invece, è stato un uomo di destra ed un amministratore di una destra che si è sempre occupata del sociale. Stefano si è occupato, nella sua militanza politica, quasi sempre di infanzia, di disagio giovanile, di emarginazione, di anziani, di disabilità, di dipendenza: insomma, di tutte le persone più fragili e delle situazioni più complicate. Il sindaco di Verona, Federico Sboarina, ha detto che sicuramente Stefano è stato il migliore assessore alle politiche sociali che abbia avuto la città. Noi possiamo aggiungere che è stato un ottimo, straordinario, componente della Commissione parlamentare lavoro e previdenza sociale e di quella per l'infanzia e l'adolescenza. Questo ci manca molto, soprattutto in questi momenti. Stefano è stato il Capogruppo mio e di tanti colleghi che, per la prima volta, varcavano il portone del Senato senza alcuna esperienza parlamentare e assolutamente a digiuno di Regolamenti, logistica e funzionamenti. Ha sempre avuto una grandissima pazienza nel raccontarci, nello spiegarci, nel rinfrancarci e rincuorarci sulle cose da fare e su ciò che non dovevamo fare, perché era molto facile entrare subito in empatia e simpatia con Stefano. Noi, che ci sforziamo di essere non solo una comunità politica, ma anche una comunità umana, di amici e di persone che hanno il piacere di stare insieme lo ricordiamo anche per questo, per i tanti momenti belli che abbiamo vissuto con lui, magari a cena o prendendo un caffè alla fine dei lavori, e in cui ci si confrontava sulle speranze, le delusioni e i tanti momenti di amarezza, ma anche sulle piccole e grandi vittorie che il nostro movimento, Fratelli d'Italia, un'avventura per alcuni versi romantica e anche un po' folle, registrava giorno dopo giorno. Adesso che sembra che raccogliamo i frutti di quanto abbiamo seminato in anni difficili Stefano non c'è e ci mancano molto i suoi consigli, la sua presenza e la sua capacità di vedere lontano. Noi abbiamo un rimpianto, l'ho io personalmente e tanti di noi, perché stavamo organizzando una visita a Verona dopo il blocco, il lockdown e tutte le difficoltà del coronavirus per poterlo incontrare, ma la malattia è stata terribile e più veloce di noi e ci ha anticipato e questo ci provoca davvero tanta amarezza perché avremmo voluto salutarlo un'ultima volta. (Applausi). Con Stefano condivido un percorso politico per molti aspetti molto simile, di politica giovanile e non solo, negli anni e ho pensato che a lui sarebbe piaciuta una poesia, che è anche una preghiera e una benedizione irlandese, di san Patrizio, che lui sicuramente apprezzerebbe, se potesse sentirci, ma sicuramente ci sentirà. È una poesia benedizione che si recita quando qualcuno parte per un viaggio, anche per uno da cui purtroppo non si ritorna. L'ultima parte dice: «Finché non ci incontreremo di nuovo, fratello, possa Dio custodirti nel palmo della sua mano». Ciao Stefano, grazie per tutto ciò che ci hai insegnato. Con la tua vita hai onorato il Senato e hai onorato l'Italia. (Prolungati applausi) . PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, sono personalmente provata dalla notizia della morte di Stefano Bertacco. Abbiamo condiviso la presenza in Commissione lavoro per due legislature, a cominciare dalla passata legislatura. Era un uomo gentile, sorridente, generoso, tranquillizzante e saggio e oggi piangiamo il senatore Bertacco, perché figura costantemente dialogante, come sappiamo noi, componenti della Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale. Il dialogo tra le persone è sempre importante quando arricchisce e ancora di più lo è il dialogo istituzionale, perché tutti noi, qui, dobbiamo decidere della sorte e, spesso, della vita dei nostri concittadini e concittadine. Il senatore Bertacco ne era perfettamente consapevole, quando portava sempre in questa sede, quotidianamente, la sua esperienza politica sul territorio, vicino alla vita reale. Come ricordava il suo Capogruppo, anche noi spesso ci confrontavamo in momenti informali, al bar, alla buvette , fuori dall'Aula. Spesso mi raccontava dei suoi progetti a favore delle persone con autismo, della Giornata in blu, che organizzava sul suo territorio, della sua esperienza di amministratore di sostegno. Ricordo che una volta mi ha raccontato, in maniera profondamente umana, la sua esperienza al fianco di un ragazzo con disabilità. Per questo profondo confronto, pur appartenendo a famiglie politiche diverse, abbiamo anche condiviso battaglie politiche e parlamentari importanti, dalla legge sul dopo di noi, nella passata legislatura, a quella odierna sui caregiver , alla stabilizzazione dei precari Anpal, l'ultima normativa sulla quale ci siamo impegnati assieme. Ieri sera ho avuto occasione di rivedere un suo intervento a proposito di questa normativa e, in maniera sempre dialogante, ha fatto riferimento a un mio emendamento, pur appartenendo a partiti politici diversi. Anche quel suo ultimo video, in cui richiamava l'attenzione sul Covid-19, era carico della sua umanità. Pertanto, io e tutto il Gruppo Italia Viva ci stringiamo al cordoglio della sua famiglia, dei suoi amici, al Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia, alla sua leader Giorgia Meloni e a tutta la comunità di Verona. Sono convinta che oggi perdiamo un uomo delle istituzioni, profondamente umano, nel senso alto del termine. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, è difficile intervenire, perché la notizia della morte di Stefano Bertacco ha colpito tutti quanti, chi l'aveva conosciuto nella scorsa legislatura e chi aveva avuto modo di conoscerlo in questa. È stato nel mio Gruppo per qualche mese, siamo stati colleghi di Gruppo nella scorsa legislatura, quando decise, insieme a un altro senatore, di far parte del Gruppo Misto per costituire la componente Fratelli d'Italia, con grande impegno e con grande entusiasmo. Noi avevamo, come ben sapete, opinioni politiche diverse, ma vi posso assicurare che è stata per me quella l'occasione di conoscerlo abbastanza bene. Era una persona così gentile, così garbata; il dialogo non era soltanto un modo di atteggiarsi nelle istituzioni, come spesso si dice, ma era proprio un tratto profondo della sua persona. È sempre stato collaborativo. Ci siamo incontrati nella scorsa legislatura non solo nel Gruppo, ma anche in alcune battaglie, che io vorrei ricordare in questa sede (alcune le ha ricordate adesso la senatrice Parente). Era una persona che aveva molto a cuore le persone più deboli e più fragili e questo forse si rifletteva profondamente in quel suo tratto della personalità, che lo faceva così umano. Io insisto molto sul suo garbo, sulla sua educazione, sulla sua gentilezza: sapete che in politica non è una caratteristica così facile da trovare, soprattutto tra avversari politici. Credo quindi che mancherà molto; mancherà alla sua Commissione e mancherà a quest'Assemblea. Io sono profondamente addolorata per la sua prematura scomparsa e anche per quanto ha lottato; ha lottato così profondamente fino alla fine, pensando fino in fondo di poter sconfiggere quella malattia terribile. Per questo siamo vicini - lo dico a nome mio, dei senatori di Liberi e Uguali e di tutto il Gruppo Misto - ai suoi cari, ai suoi familiari, ai suoi amici, a tutti i senatori del suo Gruppo e al partito Fratelli d'Italia. Addio Stefano, che la terra ti sia lieve. (Applausi) . D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Partito Democratico esprimo cordoglio e vicinanza alla famiglia di Stefano Bertacco, alla città di Verona e al suo Gruppo di appartenenza, Fratelli d'Italia. Il ricordo che ho di Stefano è legato ovviamente al territorio e alla città, più che all'attività parlamentare; una conoscenza lunga negli anni, in cui ci siamo sempre trovati su fronti opposti, ma il fatto di essere dalla parte opposta non mi impedisce di riconoscere le qualità politiche ed umane che Stefano ha espresso nel corso della sua attività politica. Egli ha saputo coniugare con intelligenza la politica (spesso umanizzandola) con diverse qualità che ha saputo esprimere, innanzitutto la serietà nel suo comportamento. Credeva molto in quello che faceva e lo faceva sempre con dignità ed onore. Non trascendeva mai, anche nelle situazioni più difficili, ma agiva sempre con dignità ed onore. Lo faceva con competenza; aveva questa innata propensione verso le difficoltà delle fasce più deboli della popolazione e non è un caso che, nonostante gli impegni romani, avesse voluto assumere a sé l'assessorato ai servizi sociali del Comune di Verona, com'è stato ricordato. Avendolo conosciuto bene in più occasioni e viaggiato con lui, ma anche essendomi confrontato con lui nell'attività politica, era quella la sua vera e propria missione sulla terra: dare una mano a coloro che erano più deboli. Aveva un forte senso e rispetto delle istituzioni e lo faceva valere (ho parlato prima di dignità ed onore) in ogni sua azione quotidiana. Ha quindi esercitato una politica molto attenta ai bisogni e alle difficoltà degli ultimi, ma anche alle dinamiche territoriali. Verona era per lui ragione d'essere del suo impegno e il fatto che abbia mantenuto l'assessorato ne è ulteriore dimostrazione. La sua attività, nei vari ruoli che ha rivestito (non mi riferisco ovviamente solo all'incarico prestigioso di senatore) ha certamente contribuito a far crescere e sviluppare la città di Verona e il suo territorio. Oggi non solo il Senato, ma anche la politica e soprattutto Verona perde la voce autorevole di chi si è sempre impegnato per far crescere e sviluppare questa città, soprattutto dalla parte dei più deboli. Spero che Verona accolga il suo nome all'interno del Pantheon Ingenio Claris (chi è di Verona sa di cosa parlo), questo luogo all'interno del cimitero monumentale in cui vengono riconosciute le personalità che hanno creato favore e sviluppo per la città. Di nuovo sentite condoglianze al Gruppo, alla famiglia e alla città di Verona. Ciao Stefano, buon viaggio. (Applausi) . FERRO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, è con un certo imbarazzo che prendo la parola, a nome del Gruppo Forza Italia, per esprimere alla moglie Nicoletta, al fratello Luigi, ai tre nipoti e al Gruppo Fratelli d'Italia la vicinanza di tutto il Gruppo Forza Italia e dei nostri colleghi. Conoscevo personalmente Stefano, essendo di Verona, e i Bertacco a Verona hanno rappresentato molto nel sociale. A febbraio è mancata la mamma Anna Maria, fondatrice di Agaras (Associazione genitori amici ragazzi S. Patrignano); il fratello Luigi è stato per anni direttore della sede della casa di San Patrignano in Valsugana, in provincia di Trento. Famiglia e persone, i Bertacco Stefano, sempre impegnati nel sociale: questa loro caratteristica li ha fatti diventare importanti e anche riscattare magari da qualche errore commesso in gioventù. Stefano era buono e mite: ci si poteva trovare anche su sponde opposte, però era uno con il quale si riusciva a parlare e dialogare; era uomo del dialogo e della costruzione dei rapporti. Lui ed io - mi si perdoni questo passaggio personale - siamo stati toccati entrambi da questa maledetta malattia: ci interrogavamo spessissimo su questo; quando ero ricoverato, mi mandò una bellissima poesia di Pablo Neruda, «Ode alla vita», che ricorderete sicuramente; mi diceva: «Quando sei giù di corda, leggitela, perché lì trovi la forza per andare avanti». Altro aspetto del rapporto con lui che ho fatto mio - e i colleghi di Forza Italia lo sanno - era quello di dire, ogni volta che ci vedevamo, « Mai molar, mai molar, mai molar !». (Applausi). Ci siamo visti l'ultima volta a Verona in un incontro con tutti i parlamentari veronesi nel vallo dell'Arena per sollecitare il Governo a consentire una deroga al limite degli spettatori negli spazi all'aperto, problema che è stato risolto (credo forse sia stato un piccolo regalo che ci ha fatto lui). Ci siamo scritti la settimana scorsa, qualche giorno prima che mancasse: gli ho chiesto come andasse, perché sapevo che doveva fare un accertamento (una PET), e mi ha detto «Bene, da un lato, e male, dall'altro». Che dire? Era un uomo di speranza, fiducioso: fino all'ultimo ci ha creduto e sperato e ha combattuto con dignità. Durante le prime domeniche di lockdown si arrabbiò molto - per non dire una brutta parola - per un video postato su Facebook, perché la gente, incurante del pericolo, continuava a frequentare il Lungadige e il lago. Fece un video, in cui si vede che la malattia già lo colpiva (appare completamente calvo e sofferente), nel quale disse: «È da novembre che combatto contro un cancro... e voi, cosa fate? Andate in giro... mi fate schifo». È stato un appello fortissimo, ripreso anche dalla stampa nazionale. Cinquantasette anni: troppo giovane, non ci sono commenti, né si possono trovare parole. Credo che la città di Verona e, se me lo permettete, anche la nostra Assemblea perdano una persona che, con i suoi ideali e valori, dava un contributo al dialogo, alla crescita e allo sviluppo. Mancherà molto al Senato, al Gruppo Forza Italia e alla città di Verona. Stefano, mai molar e sempre avanti! (Applausi). TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, è difficile intervenire per un ricordo dedicato a Stefano Bertacco in quest'Aula in pochi minuti e mai avrei voluto e pensato di doverlo fare a nome del Gruppo di cui faccio parte, la Lega, ma spetta me non solo in quanto veronese, ma anche in quanto sento di definirmi suo amico. Conoscevo Stefano Bertacco da tredici anni: abbiamo condiviso un percorso politico parallelo, prima come assessori del Comune di Verona, poi come senatori. Stefano Bertacco è sempre stato un uomo e un politico disponibile all'ascolto e al confronto, com'è stato detto, ma, quando si convinceva di un'idea, non si smuoveva dalle sue convinzioni: nessuno riusciva a smuoverlo. Non era mai prevenuto con nessuno, era corretto con tutti, ma maturata un'opinione, diventava irremovibile nel difenderla e nel difendere le sue ragioni. Non era quindi un uomo da facili compromessi. Era poi un uomo di grande ironia, un'ironia tagliente nel confronto politico, un'ironia che divertiva e metteva buonumore quando ci si confrontava con lui, in qualsiasi situazione: una caratteristica, quella dell'ironia, tutta veronese, perché Stefano Bertacco era un tipico cittadino veronese. Ha sempre amato la sua città e Verona ha sempre amato e rispettato Stefano Bertacco. Come dicevo, difendeva con convinzione le sue idee, ma sapeva sdrammatizzare con ironia e divertimento ogni situazione difficile. Stefano Bertacco è sempre stato un protagonista della politica veronese, ma lo è sempre stato senza manie di protagonismo. C'è sempre stato per tutti, fino all'ultimo; dava sicurezza a chi lo aveva a fianco: una spalla perfetta per affrontare qualsiasi battaglia. Un carattere forte, solido, una roccia: questo era Stefano Bertacco sia nei rapporti interpersonali sia nel gioco di squadra della politica. Su di lui potevi sempre contare, c'era sempre e in prima fila. Ha affrontato anche la sua ultima prova, il brutto male che ce lo ha portato via, con grande ottimismo, coraggio e determinazione, lavorando per la sua comunità, senza mai risparmiarsi fino all'ultimo. Mi sento fortunato ad aver conosciuto Stefano, ad aver condiviso con lui una parte della nostra vita politica e umana. Stefano Bertacco mancherà a molti, ovviamente ai suoi cari (soprattutto a sua moglie, a suo fratello e ai suoi nipoti) e a Fratelli d'Italia, ma mancherà anche a tante persone che hanno avuto semplicemente occasione di conoscerlo. Mancherà anche a me e ai colleghi del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione che lo hanno conosciuto, che hanno avuto questa possibilità e questa fortuna. Ci mancherà certamente, ma Stefano ci accompagnerà sempre e, quando lo penseremo, lo faremo sempre con un sorriso, con quello stesso sorriso che ci ha sempre donato e non ha mai perso, anche nei momenti più difficili della sua vita. Grazie, Stefano. Hai vissuto una vita intensa, impegnata, ma anche colma di curiosità e divertimento. Non ti dimenticheremo, Stefano. Un abbraccio da tutti noi. (Applausi) . ENDRIZZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ENDRIZZI (M5S) . Signor Presidente, cari colleghi, contribuisco volentieri al ricordo del nostro stimato collega Stefano Bertacco, che ci ha lasciati dopo una battaglia contro una grave malattia a soli cinquantasette anni. Di lui nel MoVimento 5 Stelle abbiamo una nitida immagine: prima arrivava il suo sorriso, poi l'uomo, poi il politico ed è un fatto prezioso e apprezzato. Il lutto cittadino e la bandiera a mezz'asta nella sua città testimoniano anche il suo lungo impegno come assessore ai servizi sociali e all'istruzione del Comune di Verona. Impegno, determinazione e spirito di abnegazione lo hanno contraddistinto anche qui in Aula, come in Commissione, dove abbiamo avuto l'opportunità di confrontarci con un'opposizione seria e incisiva. Particolarmente toccante l'ultimo messaggio che ha lasciato proprio negli ultimi giorni della malattia: ci ricorda che egoismo e disinteresse sono i peggiori nemici della collettività e i migliori alleati dell'indifferenza, un virus forse molto peggiore della pandemia. Il rispetto per le persone e per le vite altrui sono stati gli ultimi insegnamenti che ha voluto trasmettere. Ecco, questa sua voce certamente si unisce e si deve unire alla nostra e auspico che ora si diffonda al di fuori di quest'Aula e di questi palazzi per alimentare quell'idea di collettività e di bene comune che, ora più che mai, servono all'Italia per uscire da questa situazione veramente molto difficile. Ricordiamo così una persona che nella sua vita ha fatto della parola «responsabilità» una parola vera e concreta, perché il nostro collega Stefano Bertacco aveva la necessità e l'urgenza che la responsabilità verso il prossimo fosse un esempio da cogliere e da trasmettere. Esprimo dunque, a nome di tutto il MoVimento 5 Stelle, profondo cordoglio e vicinanza ai familiari e anche ai colleghi del suo Gruppo, che lo hanno accompagnato in questi ultimi mesi così difficili. Possa essere di conforto il limpido esempio che ci ha lasciato. (Applausi). Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 25 giugno. Nella seduta di oggi sarà discusso il decreto-legge concernente proroga intercettazioni e sospensioni processuali. Nel corso della discussione generale, la Commissione affari costituzionali è autorizzata a riunirsi per la discussione del decreto-legge concernente le consultazioni elettorali per l'anno 2020. Poiché il Governo ha preannunciato l'intenzione di porre la questione di fiducia sul decreto-legge proroga intercettazioni, la Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione della relativa discussione. La discussione sulla fiducia, per la quale sono stati ripartiti trenta minuti in base a specifiche richieste dei Gruppi, avrà luogo nella seduta di questa sera. Nella seduta di domattina, con inizio alle ore 8,30, si svolgeranno le dichiarazione di voto e la chiama, per la quale ciascun senatore voterà dal proprio posto. L'ordine del giorno della seduta di domani prevede inoltre alle ore 11,30, con trasmissione diretta televisiva, un'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della videoconferenza dei membri del Consiglio europeo prevista per il 19 giugno 2020. I Gruppi potranno intervenire per dieci minuti. Al termine dell'informativa la seduta sarà tolta per consentire ai senatori la partecipazione ai funerali del compianto senatore Bertacco. Domani pomeriggio potranno convocarsi le sole Commissioni impegnate nell'esame del decreto-legge in materia elettorale, salvo dalle ore 16 alle ore 17 in concomitanza con la riunione di un Gruppo parlamentare. L'ordine del giorno della seduta di giovedì 18 giugno prevede la discussione del decreto-legge sulle consultazioni elettorali per l'anno 2020. Alle ore 15 si terrà il question time , con la presenza dei Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture. Il calendario della prossima settimana prevede la discussione del decreto-legge concernente ulteriori misure per l'emergenza epidemiologica Covid-19 e la deliberazione per la costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione. Nella giornata di giovedì 25 giugno è previsto il sindacato ispettivo e, alle ore 15, il question time. Calendario dei lavori dell'Assemblea Discussione e reiezione di proposta di modifica PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 25 giugno: Martedì 16 giugno h. 16,30 - Disegno di legge n. 1786 - Decreto-legge n. 28, Proroga intercettazioni e sospensioni processuali (scade il 29 giugno) - Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della videoconferenza dei membri del Consiglio europeo prevista per il 19 giugno 2020 (mercoledì 17, ore 11,30) - Disegno di legge n. 1845 - Decreto-legge n. 26, Consultazioni elettorali anno 2020 (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 19 giugno) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 18, ore 15) Mercoledì 17 " h. 8,30 Giovedì 18 " h. 9,30 Venerdì 19 " h. 9,30 (se necessaria) Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1845 (Decreto-legge n. 26, Consultazioni elettorali anno 2020) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione. Martedì 23 giugno h. 16,30 - Disegno di legge n. 1812 - Decreto-legge n. 33, Ulteriori misure emergenza epidemiologica COVID-19 (scade il 15 luglio) - Deliberazione per la costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 25 giugno, ore 15) - Sindacato ispettivo Mercoledì 24 " h. 9,30 Giovedì 25 " h. 9,30 Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1786 (Decreto-legge n. 28, Proroga intercettazioni e sospensioni processuali) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 60' Governo 60' Votazioni 60' Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1 h 30' L-SP-PSd'Az 1 h 7' FI-BP 1 h 6' PD 49' Misto 41' FdI 38' IV-PSI 38' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1845 (Decreto-legge n. 26, Consultazioni elettorali anno 2020) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h 4' L-SP-PSd'Az 48' FI-BP 47' PD 35' Misto 29' FdI 27' IV-PSI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1812 (Decreto-legge n. 33, Ulteriori misure emergenza epidemiologica COVID-19) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 60' Governo 60' Votazioni 60' Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1 h 30' L-SP-PSd'Az 1 h 7' FI-BP 1 h 6' PD 49' Misto 41' FdI 38' IV-PSI 38' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' BONINO (Misto-PEcEB) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signori colleghi, in realtà sul sito del Senato fino a stamattina ancora era riportato «comunicazioni del Governo», ma è da lunedì che, in un turbinio di sms, siamo stati tutti avvertiti, via messaggio telefonico, che invece ci sarebbe stata una sola informativa. È quello che lei ha confermato. Io non posso davvero accettare questa deminutio, per una serie di motivi che riguardano - credo - il ruolo di quest'Assemblea e del Parlamento. Colleghi, l'ultima volta che quest'Assemblea ha espresso con un voto un documento di indirizzo su tematiche europee risale al 20 febbraio 2020 (Applausi), ovvero quattro mesi fa, in un'altra "era geologica" rispetto a tutto quello che è successo dopo. Ovviamente si sono espressi tutti, buon ultimo il Parlamento. Mi lasci anche dire che, in base alla legge, la giustificazione del Governo mi pare burocraticamente risibile e povera, perché quattro sono stati i Consigli europei per via telematica, in particolare il 10 marzo, il 17 marzo, il 26 marzo e il 23 aprile, sempre senza che questo Parlamento potesse esprimere un voto di indirizzo. Non credo che possiamo continuare così. Non credo che il Senato o il Parlamento possano continuare ad accettare l'esautoramento delle loro competenze e dei loro obblighi. (Applausi). Non è solo un dato di diritto, è un dato di obbligo nella direzione in cui deve andare in nostro Paese. In questi quattro mesi e in questi "x" Consigli si è discusso di cose fondamentali, senza che il Governo avesse un minimo di mandato. Non si è discusso solo del Meccanismo europeo di stabilità (MES) - e va bene - ma del new generation fund, di scostamento di bilancio, del ruolo della Banca centrale europea (BCE) nonché di quello della Banca europea per gli investimenti (BEI); si è discusso sullo strumento europeo denominato Support to mitigate unemployment risks in an emergency (Sure), di tutto e di più. L'Europa ha passato - felicemente a mio avviso - una vera rivoluzione su cui non c'è stato consentito di aprire bocca (indipendentemente da come la si pensi, non sto dicendo questo). Se poi aggiungete a questo decreti-legge a iosa, con voti di fiducia a iosa, il decreto-legge elettorale in arrivo con voto di fiducia, io non mi stupirei che arrivasse un sms in cui ci fosse comunicato davvero che il Parlamento è sciolto o meglio ibernato. Non è così che io intendo le istituzioni (Applausi) e non è neanche così, cari colleghi Capigruppo, che lo dovreste intendere voi. Non è solo un'umiliazione della minoranza (che c'entra?), è un'umiliazione della istituzione ed è ciò che secondo me fa più male a qualcuno che crede fortemente alla democrazia liberale, perché il tempo della decisione è adesso e il luogo congruo è il Parlamento, con tutto il rispetto di ville altolocate e attività varie. Credo quindi che bisogna dire basta. Basta, il Governo deve venire e dovrebbe esso stesso chiedere un mandato, perché lo renderebbe più forte. Io non sono una marziana: so benissimo perché non si vota. Il problema non è l'interesse del Paese: non si vota perché non siete certi che questa maggioranza tenga. (Applausi). Ormai ce l'hanno detto e scritto tutti: i retroscenisti, gli antescenisti; tutti, tranne noi, buoni ultimi arriviamo adesso. Concludo, Presidente. Io non intendevo tendere alcuna trappola. Si sa, le trappole preannunciate tre giorni prima non mi pare si possano definire tali. Avevo solamente preteso, in base alla comunicazione del calendario, di esercitare un diritto-dovere di dare un indirizzo al Governo. Signor Presidente, lo ripeto: il tempo della decisione è adesso. Il problema è il MES, ed è un problema tra PD e MoVimento 5 Stelle. Questa è la verità. Diciamoci almeno questo, diciamocelo. (Applausi). Anche alla luce delle comunicazioni del ministro Speranza della scorsa settimana, che ci ha fatto il riepilogo delle necessità dei settori sanità e istruzione, davvero dire che questi 36 miliardi di euro non li usiamo, a tasso zero eccetera, è irresponsabile. Per questo motivo torno a chiedere che il Parlamento si possa esprimere perché non è solo un suo diritto, ma un suo preciso dovere. Le chiedo pertanto, Presidente, di insistere nuovamente con il Governo affinché ci consenta di esercitare questo nostro dovere. (Applausi). ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, anche da parte del Gruppo Lega-Salvini Premier - Partito sardo d'azione c'è la richiesta che venga ripristinata la versione originale del calendario, quella che ci era stata comunicata la settimana scorsa, quindi con la previsione delle comunicazioni del Presidente del Consiglio proprio in occasione del Consiglio europeo. Ciò che ci ha lasciati molto esterrefatti è il fatto di aver prima dato disponibilità a rendere comunicazioni, che poi, evidentemente - almeno questa è l'impressione - verificando che la maggioranza non aveva un indirizzo chiaro su ciò che si voleva fare, sono state derubricate a informativa. Questo è un fatto che ci preoccupa, e tanto, perché giustamente, come diceva la collega Bonino, è giusto che il Parlamento e le istituzioni possano intervenire su questo argomento. Lascia anche abbastanza esterrefatti il fatto che, mentre la senatrice Bonino parlava, c'era un disinteresse totale da parte di molti esponenti di quest'Assemblea. Lo rimarco per far notare che sembra proprio che questi temi non interessino a nessuno. Ciò soprattutto alla luce di quello che è stato detto, con tutti i cambiamenti che molti autorevoli esponenti mettono in evidenza proprio sulla politica dell'Unione europea, senza che si sia mai potuto esprimere un indirizzo politico in quest'Aula con le varie posizioni che si possono avere tra maggioranza e minoranza, prendendosi anche precise responsabilità rispetto alle scelte che vengono prese. È stato ben ricordato: durante tutto il periodo della pandemia non c'è stata una volta in cui sul tema dell'Unione europea quest'Assemblea si sia potuta esprimere e dare un indirizzo. (Applausi). È davvero incredibile rispetto a una tematica del genere. Poi, possiamo stare qua a discutere, a dire che magari il Governo non è stato capace di interpretare le esigenze che arrivano dai cittadini, possiamo fare la parte politica, litigare, mettere in evidenza tutte le questioni. È giusto che l'opposizione faccia l'opposizione, però su una cosa davvero siamo rimasti molto allarmati e siamo preoccupati. Mi riferisco al fatto che questo Governo, il Presidente del Consiglio e la sua maggioranza (perché non è solo il Governo, ma la stessa maggioranza parlamentare che lo sostiene), sono stati certamente capaci di fare una cosa: mortificare il Parlamento. (Applausi). Su questo siete stati assolutamente bravissimi. Avete portato alla mortificazione del Parlamento. Tra l'altro, lo diciamo, abbiamo fatto diverse volte anche appello: ci siamo rivolti a lei come Presidente del Senato e anche al presidente Mattarella. Davvero, di fronte a una situazione del genere, ad una crisi, ad un'emergenza come questa, il fatto di non coinvolgere il Parlamento rischia di passare alla storia come un tentativo, in qualche modo, di passare da una democrazia parlamentare ad una nuova forma di dittatura, fatta solo di conferenze stampa, di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, di iniziative come gli Stati generali. Poi ci viene rimproverato di non aver partecipato agli Stati generali, che l'opposizione non è costruttiva e non fa quello che dovrebbe fare, che non propone. È quasi come se la storia o la narrazione - questa nuova parola che qualcuno ama usare - fosse quella di un Governo tutto impegnato a risolvere i problemi dei cittadini e, dall'altra parte, di un'opposizione che invece vuole solo strumentalizzare e non capisce la portata del momento. Che sia chiaro, visto che siamo in democrazia, che in realtà l'opposizione ha fatto davvero l'opposizione, ma in modo costruttivo e ricordo - giusto per citarle - alcune questioni che abbiamo posto all'attenzione del Parlamento, perché questo è il luogo, non sono le informative di Conte, tantomeno le questioni legate agli Stati generali. Tra l'altro, qualcuno ha fatto notare che gli Stati generali del passato, in cui si sono ritrovati nobiltà, clero e quant'altro, hanno preceduto sostanzialmente la Rivoluzione francese: quindi non porta neanche particolarmente bene fare queste iniziative in un momento anche un po' di rivolta sociale, che può davvero nascere alla luce della mancanza di alcuni provvedimenti. (Applausi). Visto, però, che dobbiamo dircele tutte sul ruolo dell' opposizione costruttiva, ricordate quando all'inizio della crisi Matteo Salvini aveva detto che ci volevano 70 miliardi di euro? Ricordo tutta una serie di insulti, «Ma cosa dice? Da dove li va a prendere? Ma che cosa state proponendo?» e quant'altro. Alla fine poi, anche rispetto alle nostre richieste di scostamento molto più ampio di quello che inizialmente avevate previsto, avete fatto prima 25 miliardi di euro di scostamento, più 55, che diventano 80; non basteranno e ne farete altri, quindi avete fatto sostanzialmente quello che noi avevamo invitato, in modo costruttivo, a fare già nel mese di marzo. (Applausi). Non potete dire, quindi, che non abbiamo fatto queste proposte. Così come sul decreto liquidità abbiamo detto di inserire la norma sull'esenzione penale per quanto riguarda i direttori delle banche altrimenti non verranno erogati questi prestiti e questo non l'avete fatto. Ricordo l'emendamento che chiedeva di togliere l'IVA sulle mascherine e il risultato finale è che non l'avete fatto e l'avete fatto dopo, rincorrendo, dopo tutti i pasticci che sono stati fatti dal commissario Arcuri. Abbiamo chiesto sostanzialmente di approfittare della situazione dell'emergenza per fare una riforma fiscale reintroducendo la flat tax , adesso ci sono degli emendamenti al decreto rilancio e forse qualche proposta della minoranza sarà ascoltata. Abbiamo comunque chiesto un piano delle opere pubbliche ed infrastrutture con i soldi che già ci sono, quindi non andando a prenderne degli altri, sbloccando le opere i cui accantonamenti ci sono già. Abbiamo chiesto la detassazione degli straordinari per aumentare la produttività. Abbiamo chiesto di inserire di fatto delle politiche industriali in questo Paese che è tanto tempo che non si fanno, cercando anche di creare strategie per il settore manifatturiero. Abbiamo chiesto di emettere dei buoni del Tesoro agevolati per i cittadini e anche lì siete arrivati un po' in ritardo. Come fate a dire - e ho citato solo alcuni esempi - che l'opposizione non sia stata in questo periodo costruttiva? Questa è la verità. Noi costruttivi lo siamo stati, siamo venuti in Parlamento e attraverso il Parlamento abbiamo fatto proposte e presentato emendamenti. Dall'altra parte, c'è una maggioranza che non vuole l'opposizione, altro che fare l'opposizione costruttiva. Non volete l'opposizione, questa è la verità, proprio perché non avete i numeri per garantire una maggioranza. (Applausi) . Non si può più continuare su questa strada. Presidente, noi siamo davvero preoccupati. Tutte le volte che c'è da dare un atto di indirizzo, c'è da lavorare, c'è da votare gli emendamenti, altro che emendamenti: si sono votati solo decreti-legge a colpi di fiducia. Bastava accettare qualche emendamento delle minoranze, lavorare insieme, essere costruttivi e da questo punto di vista probabilmente si sarebbe rinunciato a mettere la fiducia come avete fatto. Invece tutto va avanti con decretazioni d'urgenza e a colpi di fiducia, senza nessun voto da parte del Parlamento e solo accuse all'opposizione di non essere in grado di fare l'opposizione. Mi sembra davvero che tutto questo faccia parte di un reality che non ha nulla a che vedere con la realtà vera che stiamo vivendo e che viviamo noi in Parlamento tutti i giorni. Vogliamo un atto di responsabilità. Siete in tempo a farlo: votate perché ci siano le comunicazioni, come ha chiesto anche la senatrice Bonino e come penso chiederanno anche i nostri i nostri colleghi di Forza Italia e di Fratelli d'Italia che in questo momento rappresentano la minoranza (in questo Parlamento, perché in realtà nel Paese siamo maggioranza). (Applausi) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, sappiamo tutti che prima di un Consiglio europeo ci sono delle comunicazioni del Governo, a seguito delle quali si possono proporre delle risoluzioni da parte dei Gruppi parlamentari in modo che ognuno possa esprimere la propria idea, l'Assemblea possa votare e il Governo avere un mandato per andare a trattare in sede di Consiglio europeo la posizione dell'Italia espressa nelle giuste sedi, cioè in ambito parlamentare. Sappiamo tutti che questa è la corretta dinamica che si sarebbe dovuta porre in essere. Il Governo invece, ormai da qualche mese, scappa dal dialogo in Parlamento, ma non si può continuare in eterno a scappare perché prima o poi si dovranno fare i conti con le decisioni prese in Parlamento. Come ha ricordato giustamente la senatrice Bonino, non è allora pensabile che fin da febbraio, da quando in sostanza la linea delle forze di maggioranza rischia di essere non pienamente coincidente su determinati dossier , il Governo abbia deciso di non far esprimere il Parlamento. È una dinamica che non può essere tollerata. Se ci sono divergenze tra le forze di maggioranza sull'utilizzo del MES le si risolve o in Aula o in altra sede. Non si può pensare che il problema si risolva semplicemente scappando dal Parlamento, perché questo è un atteggiamento che insulta le istituzioni, insulta il Governo e insulta il Parlamento. Sappiamo tutti poi come finirà; già lo leggiamo su tutti i giornali. Mi scuso per il termine crudo ma quello che si legge è che alla fine il MoVimento 5 Stelle farà «pippa». Questo è ciò che scrivono i giornali e quindi, alla fine, si accederà al MES perché sappiamo bene che il grande burattinaio del Governo è il PD e che il grande burattinaio del PD sono le Cancellerie europee che vogliono che l'Italia acceda al MES perché è il "cavallo di Troika". Noi, per avere i pochi miliardi del MES (perché non sono 37) metteremmo sotto vigilanza l'Italia. Non sono 37 miliardi di euro intanto perché questi soldi il MES non li ha. Se qualcuno si prende la briga di studiarsi cos'è il MES vedrà che è un trattato internazionale che prevede la facoltà di raccogliere fondi sui mercati. Dovranno quindi essere emesse obbligazioni - chiamiamole così - per reperire risorse che, in base a come verranno reperite, potranno poi essere messe a disposizione degli Stati membri. Ad oggi, le risorse presenti nelle casse del MES - lo ricordo a tutti noi - sono pari a zero, o meglio qualcuno dice che forse ci sono 400 milioni di euro complessivi. Questo vuol dire che il MES dovrà andare sul mercato e reperire risorse; dopodiché gli Stati membri dovranno richiedere la possibilità di accedere al MES con specifici progetti, il MES li dovrà ammettere e poi potranno arrivare i soldi. Ciò vuol dire che dal MES non arriveranno soldi nel giro di un anno, oppure arriveranno pochi spicci. E, allora, perché c'è questa insistenza? C'è semplicemente perché - lo sappiamo tutti - il MES diventa il mezzo per far entrare un vincolo europeo nelle dinamiche politiche italiane. C'è ancora qualcuno del MoVimento 5 Stelle che si ricorda le promesse fatte in campagna elettorale e, quindi, è restio ad attivare questo meccanismo; c'è chi, invece, vuole che questo meccanismo sia attivato proprio perché ha sempre dichiarato che l'obiettivo è vincolare l'Italia alle decisioni europee. Ci guadagniamo con il MES? No. Anche in questo caso, sarebbe utile che chi si pronuncia su determinati dossier almeno li approfondisca. Perché non è utile neanche economicamente accedere al MES? Il MES - se vogliamo dirlo in termini semplici - emette obbligazioni che rientrano in una categoria senior , ossia vengono restituiti dallo Stato prima di tutti gli altri titoli di Stato. Ciò significa che una volta che l'Italia ammette che ci sia un debito senior , tutto il resto del debito (ossia tutti i nostri titoli di Stato) è di secondo livello. Pertanto, per acquistare un titolo di Stato di secondo livello, l'investitore richiederà un tasso di interesse maggiore. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, vi invito ad abbassare il tono di voce. Io non riesco a sentire nulla dal mio posto. Prego, senatore Fazzolari. FAZZOLARI (FdI) . Chiedendo un tasso di interesse maggiore sull'intero debito italiano, il risparmio è tutto da vedere. Noi avremmo voluto parlare di tutto questo con il premier Conte che, invece - bontà sua - viene qui a fare una informativa. Per usare i suoi termini, viene a rendere edotto il Parlamento. Il Parlamento, però, non ha bisogno di essere edotto, in quanto ha la presunzione - ogni tanto - di saperne molto più sia di Conte, che dei suoi Ministri, su questi argomenti. Vorremmo pertanto confrontarci con lui in modo franco, ponendo alcune questioni e votandole; il premier Conte, in base al voto che ha ottenuto, si recherà al Consiglio europeo. Noi, invece, abbiamo un Governo che istituisce gli Stati generali a Villa Doria Pamphili, perché ha deciso di fare lo show con «La villa dei famosi». Alla villa dei famosi una serie di auto blu entrano in una cornice molto elegante; gli intervenuti discutono tra loro a porte chiuse, senza streaming e giornalisti, e ascoltano un po' di persone, per poi uscire nel gradevole giardino di Villa Pamphili a dire qualche banalità. E poi è l'opposizione che è irresponsabile perché non si presta a queste pagliacciate! No, non ci prestiamo a queste pagliacciate. Noi reputiamo che gli Stati generali si debbano fare in Parlamento - al Senato e alla Camera dei deputati - con le regole di ingaggio stabilite dalla nostra Costituzione e dai nostri Regolamenti parlamentari e non con le regole stabilite da Conte e Casalino. (Applausi). Nel restante tempo a mia disposizione cercherò di rispondere a una questione puntuale. Credo che chiunque abbia un minimo di conoscenza storica e politica si sia sentito imbarazzato quando Conte ha detto in conferenza, davanti ai giornalisti, che Fratelli d'Italia e Lega dovrebbero convincere gli Stati del gruppo di Visegrád a essere più morbidi nelle trattative. Questa è veramente un'affermazione grottesca. Quando ci si relaziona tra Stati non lo si fa sulla base delle amicizie. Conte crede che l'amicizia, gli stuzzichini o le battute scambiate con la Merkel possono avere un'influenza sulle dinamiche europee, ma non è così. Le dinamiche tra Stati non sono dinamiche di amicizia. E poi tutto diventa anche imbarazzante, perché corre l'obbligo di ricordare al premier Conte che, dei quattro Stati di Visegrád, uno, la Polonia, fa parte del gruppo ECR (European conservatives and reformists) insieme a Fratelli d'Italia, due fanno parte del Partito Popolare insieme alla sua amica Merkel, e che la forza di Governo della Repubblica Ceca è nel gruppo Rinnovare l'Europa di Macron e del suo alleato di Governo Matteo Renzi. Allora, diventa veramente imbarazzante per noi doverci relazionare su tematiche importanti con gente che veramente non sa di che cosa sta parlando. Rinnoviamo, allora, proprio perché noi vogliamo parlare in modo serio di dette questioni, la richiesta che il Governo venga domani qui al Senato a fare le sue comunicazioni, a darci la possibilità di presentare le nostre risoluzioni e di votarle, perché il Governo non può continuare a scappare da quest'Aula. (Applausi). ROMANI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, io sono sorpreso, anche se cerco di capire, alle volte, quali sono i motivi che sovrintendono a determinate decisioni. È successo spesso nel passato, ed è successo con molti Governi, che, alla vigilia di un incontro internazionale molto importante, il Governo chiedesse al Parlamento un certo tasso di cautela. È una trattativa difficile, quella in corso. È forse impossibile, improbabile, poter consegnare anche al Parlamento tutti gli elementi di tale trattativa: questo per non pregiudicare il suo esito, che noi speriamo sempre, qualsivoglia sia il Governo, sia favorevole. Noi, però, già sappiamo che l'incontro del Consiglio europeo, dei Capi di Stato e di Governo, del 18 giugno, non sarà definitivo, non sarà conclusivo e vi sarà, probabilmente, bisogno di un altro e forse anche di un altro ancora. La diversità, però, rispetto al passato, del prossimo Consiglio europeo è che in Europa - checché se ne dica -c'è stato un cambio di paradigma. Si è passati dai prestiti, che venivano concessi in base a condizionalità di sistema, a un meccanismo che consente di verificare, da parte dell'Europa, la capacità e la qualità della spesa e dei danari, sia in prestito sia come contributi a fondo perduto, che vengono concessi. Il problema del Governo italiano oggi non è solo portare a casa una buona trattativa in sede europea, ma anche spiegare al Paese - visto che è un dato assodato e definitivo - come intende spendere i danari, tenuto conto che l'unico strumento che è sempre esistito per il Governo è stato quel famoso PNR, del quale forse pochi conoscono o riconoscono l'esistenza. È quel documento che si allega alla legge di bilancio ogni anno, che è stato spesso definito un libro dei sogni e che viene scritto con la mano sinistra dei funzionari dei vari Ministeri. Questa volta, però, l'Europa ci chiederà conto di quello che verrà scritto non nel PNR, ma in questo programma. E questo programma deve essere in linea con le condizionalità, già richieste e già definite dalla Commissione europea, per un'Europa più verde e più digitale. Al di là del fatto che si voglia o non voglia utilizzare il MES, i soldi che saranno concessi dalla next generation EU (i famosi 170 miliardi, di cui 90 di prestiti e 80 di contributi a fondo perduto) saranno dati solo a patto che il Governo sia nelle condizioni di spiegare con esattezza che destinazione e che finalità essi avranno. Se questo è il problema, è un problema che riguarda ancora di più il Parlamento. Non siamo di fronte a una semplice trattativa in sede europea, complicata com'è sempre stata: si tratta di definire, per il nostro Paese, quali sono gli investimenti che dovranno essere fatti, perché di investimenti e di riforme parliamo; investimenti che dovranno essere effettuati con i soldi che l'Europa ci potrebbe concedere. Sembrava che il Governo ci avesse pensato: ha chiesto a Colao di fare un piano. Colao è arrivato e, addirittura, sembrava il prossimo Presidente del Consiglio. Quando ha presentato il piano, è stato derubricato a suggerimento. Il piano Colao, che non è stato più preso seriamente, è stato sostituito dagli Stati generali, una passerella al chiuso. Nemmeno i giornalisti avevano accesso; è stata una riunione fra pochi: molti grillini e - se non ho capito male - molto pochi del Partito Democratico hanno assistito a una passerella di rappresentanti delle istituzioni, personaggi ed esponenti del mondo economico in base al quale il Governo dovrebbe preparare quel famoso piano che dovrebbe consentire all'Europa di dire che questa volta i danari all'Italia vengono dati più volentieri rispetto al passato perché sanno quali finalizzazioni potranno avere. Allora, il problema si pone perché il Parlamento non può non avere idea di quale sia la destinazione di tali soldi. Se è vero che il sistema Italia nel suo complesso annualmente fattura - uso un termine improprio - 1.800 miliardi, ovvero 150 miliardi al mese; che con un lockdown di due mesi e mezzo abbiamo perso dal 9 al 15 per cento di PIL (ossia circa 350 miliardi) e che lo scostamento di bilancio votato da questo Parlamento vale 75 miliardi, mancano all'appello circa 300 miliardi, che dovrebbero venire dall'Europa. Potrebbero arrivare 36 miliardi con il MES; potrebbero arrivare 170 miliardi dalla next generation EU e 20 miliardi da Sure. Forse potrebbero arrivarne anche dal progetto misterioso chiamato Banca europea per gli investimenti (BEI), che non è mai stato compreso dal mondo economico italiano, anche se dovrebbe aiutare le piccole e medie imprese. Ribadisco che tutti questi danari arrivano solo se il Governo è in grado e nelle condizioni di dare spiegazioni con esattezza e con degli esami che verranno fatti mensilmente. Non ci sarà la Troika o il Fondo monetario internazionale, ma ci saranno funzionari europei che chiederanno conto delle promesse che abbiamo fatto, del libro di sogni che abbiamo scritto e delle cose che nel frattempo avremo veramente attuato rispetto alle destinazioni di soldi che ci sono stati concessi. È, pertanto, un tema tipicamente parlamentare e su cui il Parlamento si dovrebbe ritrovare a dibattere e discutere non negli Stati generali a Villa Pamphili, non con una lettura distratta del piano Colao, ma con un approfondimento vero di quali siano effettivamente gli investimenti strategici che attende questo Paese per uscire dalla gravissima crisi economica generata dalla pandemia. Presidente, l'unico risultato è che ci saranno un'informativa e dieci minuti riservati ai Capigruppo. Questo è il livello di dibattito che ci attende domani ed è vergognoso che l'Italia abbia un Governo che non abbia ancora spiegato agli italiani quali sono le possibilità di avere accesso in Europa a determinati fondi, ma che all'Europa dovrà spiegare quali destinazioni e quali finalizzazioni avranno i denari che, nel caso, ci verranno concessi. (Applausi). È incredibile che accada e, purtroppo, cara collega Bonino, sta accadendo. (Applausi). PRESIDENTE. Senatore Romani, la sua proposta è che ci siano comunicazioni? ROMANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ovviamente è che ci siano delle comunicazioni, un ampio dibattito e un voto su delle risoluzioni. LOREFICE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LOREFICE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, abbiamo assistito a un dibattito abbastanza animato e chiaramente le varie anime, non solo delle opposizioni, si sono espresse. Stiamo dibattendo se votare per lo svolgimento di comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri o di un'informativa e come mai, rispetto al precedente calendario che prevedeva comunicazioni, si sia passati a un'informativa. Perciò bisogna soltanto dire in maniera chiara che non è per precisa volontà o colpa del Presidente del Consiglio dei ministri o del Gruppo di maggioranza aver cambiato rotta; il presidente Michel ha detto chiaramente che si tratterà di una sezione informale del Consiglio europeo, in videoconferenza, e sarà un'ulteriore tappa di avvicinamento alla discussione che avverrà ai primi di luglio, presumibilmente intorno al 3 luglio. Ciò si evince anche dalla lettura dei documenti messi a disposizione di tutti i colleghi dal Servizio studi. Io mi limito a leggere quello che hanno scritto e leggo di una «videoconferenza dei membri del Consiglio europeo del 19 giugno 2020». Ho sentito nuovamente alcuni colleghi tirare fuori delle discussioni in maniera pretestuosa, parlando di altre linee di finanziamento - evito anche di nominare quali -già previste da trattati internazionali, che possono essere attivate dai singoli Stati membri; previo che cosa? (Applausi) . Se qualcuno - tipo il nostro Governo - volesse attivare una linea prevista - e ribadisco prevista - già dai trattati internazionali - non è una novità - deve passare da questo Parlamento, che si esprimerà in maniera chiara. (Applausi). Voglio aggiungere che questo Parlamento ha già dato indicazioni chiare in precedenti risoluzioni al Presidente del Consiglio dei ministri e non ha cambiato idea. Torniamo a un argomento più tecnico. Cosa prevede la videoconferenza dei membri del Consiglio europeo del 19 giugno prossimo? Di cosa si andrà a parlare? Sarà un tema molto tecnico, una ulteriore tappa avvicinamento all'approvazione del quadro finanziario pluriennale (QFP), che è stato aggiornato a causa dell'emergenza pandemica. Perciò non è sicuramente un vezzo del Presidente del Consiglio dei ministri o di questa maggioranza o del Governo. (Applausi). È stato dettato da necessità contingenti: nessuna volontà di delegittimare il Parlamento. Io ho sentito parole senza ritegno, dette in maniera risibile, povera; sono stati utilizzati dei termini - secondo me - non appropriati e non aderenti al percorso intrapreso e allo stato dei fatti. Il Presidente del Consiglio dei ministri verrà, quindi, a dare un'informativa chiara, come è giusto che sia. Tra l'altro, se non erro, non dovrebbe essere neanche dovuta. Il Presidente non si sottrae all'Assemblea: farà l'informativa e ognuno dei Gruppi, in dichiarazione di voto, potrà esprimere la propria posizione. (Applausi). Aggiungiamo qualche dettaglio. Perché questa evoluzione? Si continua, con grande difficoltà, ad andare avanti, perché il quadro è talmente complesso e in evoluzione costante, dal momento che si è passati da un quadro finanziario pluriennale originariamente di circa 1.100 miliardi di euro; con la crisi pandemica e con l'aggiunta delle nuove misure (il next generation UE ) si parla di aggiungere altri 750 miliardi di euro, da mettere a disposizione degli Stati membri e, in particolar modo, di quegli Stati, come l'Italia, che hanno subito per primi e con grande impatto un rallentamento della propria economia. Devo comunque ringraziare la pacatezza di alcuni interventi. Il senatore Romani è rimasto sul tecnico e ha avuto almeno l'onestà di esplicitare dei dati, più o meno coerenti con i documenti forniti dall'Unione europea. Signor Presidente, siccome secondo me c'è poco da dire o da aggiungere, mi chiedo e chiedo a quest'Assemblea se è il caso di continuare ad attaccare il proprio Presidente del Consiglio e di indebolire la posizione della nostra Nazione nei confronti degli altri Stati membri. (Applausi) . Noi dobbiamo fare fronte comune. E invito nuovamente tutti i colleghi, anche quelli delle opposizioni, al senso di responsabilità, non a parole, ma con i fatti. (Applausi) . Indebolire il nostro Presidente e la posizione dell'Italia in un Consiglio europeo è un atto di grave irresponsabilità. Perciò il MoVimento 5 Stelle rimane fermo sulla proposta di un'informativa e non di una comunicazione, che avremo modo di sentire nei primi di luglio, e in quell'occasione ci potremo esprimere con le apposite risoluzioni. (Applausi) . PRESIDENTE. Passiamo alla votazione. BERNINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, molto è stato detto prima del mio intervento e molte delle cose che sono state affermate dai colleghi dell'opposizione noi le condividiamo. Vedo qui davanti il Governo, che ringrazio di essere qui, visto che comunque il Parlamento è un luogo dove il Governo deve interagire con i rappresentanti del popolo. (Applausi) . Non vorrei che si confondesse la sede di rappresentanza, che è un'altra cosa (Villa Doria Pamphili, sede di rappresentanza), con i rappresentanti del popolo che siamo noi. (Applausi) . Siamo noi e ci troviamo in un luogo da cui è imprescindibilmente necessario passare per avere forza. Signor Presidente, colleghi, sarò molto breve, perché tante delle cose che vorrei dire e abbiamo già detto al Governo - ne è testimone il collega D'Incà - e tutto quello che ora sto affermando, e ho già esplicitato alla riunione dei Capigruppo, stiamo chiedendo da mesi. Signori Vice Ministri, signor Ministro, non dovete avere paura del Parlamento. (Applausi) . Non dovete avere paura di voi stessi. Non dovete avere paura della vostra maggioranza, perché non si può andare in Europa sovrastati da una cappa di paura. Non si riesce a ottenere nulla in Europa se si ha paura. (Applausi) . Tutti i Capi di Stato e di Governo, tutti i Premier , tutti i Presidenti del Consiglio di ogni Stato membro dell'Unione europea si recano in Parlamento per rafforzare la loro legittimazione politica. (Applausi) . Non hanno paura del voto. Non hanno paura di chiedere forza e legittimazione alla loro task force , perché questa è la task force nella Repubblica italiana, l'unica veramente autorizzata a dare al Governo forza e contenuti. (Applausi) . Voi penserete che stiamo dicendo cose banali. Ma le cose banali non vengono fatte. Fino a oggi pomeriggio - ho visto sul sito del Senato della Repubblica - era scritto «Comunicazioni del Presidente del Consiglio», con risoluzione finale, voto e ventotto minuti di discussione generale dedicati a ciascun Gruppo parlamentare. Che cosa è successo? Come possiamo spiegarlo a chi ci guarda da fuori? E non illudiamoci che non ci guardino da fuori; ci guardano eccome e ci chiedono spiegazione. Vi dirò di più: la responsabilità è condivisa dalle opposizioni, perché quando vengo fermata per la strada - come capita a tutti noi - mi viene chiesta ragione di quello che non è stato dato ed è stato promesso, a noi in maggioranza, come all'opposizione. Ci chiedono perché non paghiamo loro la cassa integrazione; perché non paghiamo il bonus di 600 euro. (Applausi) . Ci chiedono perché non manteniamo quello che abbiamo promesso. Ci chiedono per quale motivo, mentre nella sede di rappresentanza Villa Pamphili si fanno gli Stati generali dell'economia, l'Agenzia delle entrate celebra gli Stati generali del fisco e chiede a 25 milioni di italiani di pagare l'IMU. (Applausi) . E a breve chiederà 33 miliardi di Irpef, di Ires, di Tari - mamma mia quanto sono brutti questi acronimi - con tanto di addizionali regionali e comunali. Ma è questo il modo di governare? E noi, come opposizione, possiamo stare a guardare senza dire nulla? Possiamo mandare il nostro Presidente del Consiglio in Europa senza chiedergli ragione di tutto questo? Vogliamo, pretendiamo ed esigiamo un voto del Parlamento, perché è l'unico modo per dare a questo Governo la forza in Europa di portare a casa i veri risultati per uscire dalla crisi Covid. Sappiamo benissimo di cosa c'è bisogno, e l'hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto. Non vogliamo nemmeno sentire parlare di opposizione non collaborante od ostruzionistica: sul decreto-legge cura Italia, che è l'unico che tutti abbiamo avuto il privilegio di discutere ed emendare - purtroppo sui contenuti non ci avete dato neanche la soddisfazione di un emendamento, se non qualche miserrimo ordine del giorno - e che era un mare magnum , non abbiamo presentato nemmeno 200 emendamenti. Tra l'altro, li abbiamo sublimati su contenuti per noi fondamentali, come la moratoria fiscale, e cioè la necessità di pagare le tasse solamente al 31 gennaio 2021, per gli imprenditori che sono in ginocchio e si possono rialzare solo se il 2020 sarà un anno bianco sotto il profilo fiscale (Applausi) , e per gli operatori economici del settore turismo, che non stanno riuscendo a partire e che il 20 settembre si ritroveranno con una stagione che non è ancora iniziata e la necessità di andare a votare, perché questo faranno. (Applausi) . Nel momento in cui forse qualche barbaglio di stagione turistica starà per comunicare, inizieranno la campagna elettorale e l' election day , ma di questo parleremo nei prossimi giorni. Abbiamo chiesto misure di detrazione, deduzione ed esenzione fiscale, ma soprattutto contributi a fondo perduto per l'impresa artigiana, commerciale e industriale. Abbiamo chiesto lavoro, lavoro e ancora lavoro e a questo Governo di non perdersi in rivoli inutilmente assistenziali, perché i redditi di cittadinanza dati a persone che non li meritano e non ne hanno diritto impoveriscono le persone che devono riceverli. (Applausi). Mi rendo conto che si tratta di argomenti dolorosi, ma credo che una maggioranza che voglia veramente bene al nostro Paese, ami la nostra Nazione e sia veramente patriottica possa rendersi conto dei propri errori e togliere 800 euro a evasori fiscali, spacciatori, 'ndranghetisti e persone che non devono avere (Applausi) , per dare a chi veramente deve avere, ma soprattutto all'impresa, perché l'unico modo per uscire dalla crisi è il lavoro, non l'assistenza. E l'unico modo per creare lavoro è aiutare l'impresa a risollevarsi e far ripartire il ciclo dei consumi. Tutto questo avremmo voluto dire al Presidente del Consiglio e certamente glielo diremo in dieci striminzitissimi minuti. Cercheremo di parlare velocemente, per fare in modo di dire il maggior numero di cose possibili, di attirare la sua attenzione, se qualcuno starà parlando con lui, e comunque, nonostante e malgrado lui; di dargli la forza per andare in Europa e portare a casa qualcosa, perché il vento dell'Europa non può non essere intercettato, soprattutto in questo momento. Non si può chiedere nulla di più, però, di quello che si ha il diritto di avere, che nasce da una vera, profonda legittimazione dell'unico organo da cui il Governo può trarre forza. (Applausi). Ricordiamocelo tutti, colleghi: il Governo e il Presidente del Consiglio stanno portando via pezzi di potere e di autorevolezza, anche e soprattutto alla propria maggioranza. So perfettamente quali sono i problemi che vi muovono, vi tengono e non rendono possibile un voto, perché sarebbe assolutamente divisivo, ma potremmo averli anche noi. Abbiamo però la forza e il coraggio di assumerci la nostra responsabilità e di affrontare con forza il valore delle nostre idee. (Applausi). È su questo presupposto, signor Presidente, e su un'esigenza profonda e profondamente avvertita, che diciamo di smetterla di esaminare provvedimenti a scatola chiusa, in quindici minuti in Commissione e venti minuti in Aula (Applausi) , come se il Senato fosse una stazione di posta (Applausi) , dove nessuno di noi ha diritto di entrare nel merito, ma ha il dovere di votare come se fosse cieco, oscurato. Non è questo quello che noi chiamiamo democrazia. Non è questo quello che noi chiamiamo rappresentanza del popolo. Questo è un modo indegno, per una Nazione che si voglia definire democratica, di chiedere ai suoi rappresentanti di essere protagonisti del processo legislativo. Noi ci rivolgiamo quindi ancora una volta al Governo, al ministro D'Incà - lo vedo legittimamente impegnato in ben più elevate discussioni - e la ringrazio, signor Presidente, per tutte le volte in cui ha esortato il Governo a essere meno lassista e meno permissivo sulla concessione della fiducia. Il periodo di emergenza si sta fortunatamente avviando a conclusione: quello che tutti noi chiediamo è normalizzazione. Consentite al Parlamento di esprimere con processi democratici le proprie giuste legittimazione e autorevolezza. (Applausi) . Non mi stancherò mai di ripeterlo: consentite al Parlamento di non votare bovinamente su questioni di fiducia - lo dico alla maggioranza, non certamente all'opposizione - di cui non siamo messi in condizione di conoscere i contenuti per mancanza di tempo. (Applausi). Abbiamo rispetto di noi stessi e, avendo rispetto di noi stessi, avremo rispetto del Paese. (Applausi). LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, cercherò di rimanere assolutamente in tema: questo è un voto sul calendario ed è del calendario che mi voglio occupare. L'onorevole senatore Fazzolari, con convinzione e dovizia di particolari, ha esposto le ragioni sulle quali noi fondiamo la nostra richiesta di trasformare quella che vuole essere l'informativa del Presidente del Consiglio in una comunicazione che consenta il voto del Senato. Siamo assolutamente convinti - aspetto che esca il Ministro - che non ci sia molto da discutere, signor Presidente, e mi appello a lei. Il fondamento della trasformazione all'ultima ora della comunicazione in informativa, infatti, trova un riferimento non normativo, ma soggettivo, nella dichiarazione del Presidente del Consiglio che la riunione del Consiglio europeo sarebbe informale. Ha informato i colleghi degli altri Stati che è informale? Non lo abbiamo letto da nessuna parte: confonde forse "informale" col fatto che la riunione si svolgerà online ? La legge impone che, prima della riunione del Consiglio europeo, vi sia il voto del Parlamento al termine di una comunicazione. Come ho già detto, mi appello dunque a lei, signor Presidente, affinché, al di là del voto sul calendario, verifichi se davvero quella riunione è informale o se, invece, è a tutti gli effetti una riunione che presuppone che il Parlamento si esprima con un voto: non possiamo violare la legge a colpi di maggioranza, anche se la maggioranza e il Governo di prassi innovative ne stanno già introducendo molte. La cosa che ormai è diventata stucchevole, onorevole senatore Presidente, è che da parte della maggioranza - lo abbiamo sentito prima dal collega del MoVimento 5 Stelle - si ha la presunzione addirittura di bacchettarci tutte le volte che non siamo d'accordo. Ormai c'è un assioma: siccome c'è stato il coronavirus, guai se l'opposizione non è d'accordo con le sciocchezze che tante volte dice il Governo e con le nefandezze che ci ha propinato nelle passate settimane. Il collega ha detto testualmente che quello che stiamo facendo qui come opposizione indebolisce il ruolo del Presidente del Consiglio in Europa. Onorevole collega, perché non prova a ragionare al contrario? Perché non prova a guardare le cose con occhio sereno? Lei sa che, se un Presidente del Consiglio ha il voto del Parlamento, è molto più forte che se va con il voto di Villa Pamphili? (Applausi). Ha mai pensato a questo? In tutti gli altri Paesi non vanno a Villa Pamphili prima di andare in Europa; si confrontano, hanno un mandato. O forse c'è un problema e non con l'opposizione, bensì tra di voi, su che mandato dare a Conte. E il presidente Conte preferisce non averne nessuno e giocare sul fatto che, se poi non approvate quello che dice, si va a rompere il giocattolo, cioè la maggioranza e il Governo. E Dio non voglia che si corra il rischio di chiamare gli italiani a votare! Questo è il rischio che deve essere respinto in ogni caso. Vade retro Satana; vade retro elezioni libere e democratiche. Pertanto, signor Presidente, noi chiediamo con forza che sia rispettato il ruolo dell'opposizione, che ha un solo obiettivo: fare sì che gli interessi degli italiani non siano affidati alla soggettiva valutazione di un Presidente del Consiglio senza alcun mandato popolare e addirittura anche senza mandato parlamentare. Noi vogliamo che gli interessi dell'Italia siano veramente sostenuti in forza di un ragionamento condiviso, che non c'è. Sul MES qual è la verità? Per uscirne - ripeto, signor Presidente, che le affido questo compito - stanno dicendo che quella riunione è informale. Troviamo una fonte esterna che dica che è veramente informale; ce lo dicano anche gli altri Paesi. A noi non risulta, mentre invece ci risulta che in questi giorni e nelle ultime ore nel resto del calendario c'è una corsa a fare a meno di qualunque contrapposizione. Ma lo sa bene, l'Italia, che ci faranno votare il 20 settembre danneggiando il turismo e le famiglie, costringendo a una campagna elettorale ad agosto, sotto l'ombrellone, perché non si discuta, e mischiando addirittura il voto referendario col voto regionale, cosa che non c'entra assolutamente niente. È nel calendario di adesso, e anche su questo, signor Presidente, abbiamo discusso nella riunione dei Capigruppo. La maggioranza e il Governo pensano che la soluzione dei nostri problemi sia negli Stati generali. Ma anche qui tradisce un po' di ignoranza storica, perché gli Stati generali - me lo insegnate - durante e prima della Rivoluzione francese non furono esattamente qualcosa che portò bene a chi li aveva promossi. Non vorrei che tutto finisse - questa volta in maniera incruenta - con una sonora ghigliottina politica. (Applausi). PRESIDENTE . Prima di dar luogo alla votazione, vorrei fare una correzione del calendario dei lavori. Prima ho detto che domani pomeriggio potranno convocarsi le sole Commissioni impegnate nell'esame del decreto-legge in materia elettorale «salvo dalle ore 16 alle ore 17». In realtà, è dalle ore 15 alle ore 16. Chiedo scusa per questo errore. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea volta a sostituire l'informativa del Presidente del Consiglio con le comunicazioni, avanzata dai senatori Bonino, Romeo, Fazzolari e Romani. Non è approvata. Dispongo comunque la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata. Proclamo il risultato della votazione: Senatori presenti 259 Senatori votanti 258 Favorevoli 119 Contrari 138 Astenuti 1 Il Senato non approva. (v. Allegato B). Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea. Discussione del disegno di legge: Doc 1786 Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19 (Relazione orale) Discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1786. La relatrice, senatrice Piarulli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. PIARULLI, relatrice . Signor Presidente, il provvedimento all'esame di questa Assemblea consta di otto articoli e introduce norme che si rendono necessarie in relazione all'emergenza Covid. Voglio premettere che questo provvedimento è frutto delle risultanze di tutte le componenti politiche. Dopo un attento e acceso confronto, sono stati accolti molti emendamenti delle opposizioni. L'articolo 1 indica il termine di decorrenza della riforma della disciplina delle intercettazioni. In particolare, al comma 1, lettera a) , si prevede che la riforma introdotta dal decreto legislativo n. 216 del 2017 sulle intercettazioni si applicherà ai provvedimenti penali scritti dopo il 31 ago 2020. La lettera b) del comma 1 proroga al 1° settembre 2020 il termine a partire da cui decorrerà l'efficacia della disposizione che introduce un'eccezione al generale divieto di pubblicazione degli atti. Il comma 2 proroga l'entrata in vigore delle disposizioni di cui al decreto-legge n. 161 del 2019, stabilendo che anche le nuove disposizioni recate dal decreto-legge medesimo si applicano ai procedimenti iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad eccezione di quelle relative all'adozione del decreto del Ministro della giustizia con cui vengono stabilite le modalità da seguire per il deposito, in forma telematica, degli atti e dei provvedimenti riguardanti le intercettazioni nonché i termini a decorrere dai quali il deposito in forma telematica sarà l'unico consentito. L'articolo 1 -bis , con emendamento proposto dalla sottoscritta e dal correlatore, senatore Mirabelli, approvato all'unanimità dalla Commissione, consente alla polizia penitenziaria l'utilizzo di droni, ai sensi della legge n. 395 del 1990, per assicurare una più efficace vigilanza sugli istituti penitenziari e garantire la sicurezza all'interno degli stessi. L'articolo 2 apporta alcune modifiche alla disciplina procedimentale dei permessi cosiddetti di necessità e della detenzione domiciliare in deroga per il differimento dell'esecuzione della pena, ai sensi degli articoli 146 e 147 del codice penale. Per entrambe le misure la modifica consiste nella previsione di un parere obbligatorio che i giudici di sorveglianza dovranno richiedere al procuratore nazionale antimafia o al procuratore distrettuale, a seconda che si tratti di detenuti di cui all'articolo 4 -bis o di detenuti sottoposti al regime del 41 -bis dell'ordinamento penitenziario. L'emendamento 2.0.1, approvato dalla Commissione, riproduce i contenuti degli articoli 1, 2, 3, 4 e 5 del decreto-legge n. 29 del 10 maggio 2020, la cui abrogazione viene conseguentemente recepita dalla medesima proposta emendativa. L'articolo 2 -bis stabilisce, per i giudici di sorveglianza che abbiano adottato o adottino provvedimenti di ammissione alla detenzione domiciliare ovvero di differimento dell'esecuzione della pena per motivi connessi all'emergenza sanitaria da Covid-19 nei confronti di persone condannate o internate per una serie specifica di gravi delitti, l'obbligo di valutare l'effettiva permanenza dei motivi legati all'emergenza sanitaria che abbiano determinato la collocazione extra-muraria del detenuto a causa delle sue condizioni di salute. La valutazione deve essere effettuata entro il termine di quindici giorni dall'adozione del provvedimento e successivamente con cadenza mensile. L'articolo 2 -ter , in analogia a quanto disposto dall'articolo 2 -bis , prevede l'obbligo di una revisione periodica relativa all'effettiva permanenza dei motivi legati all'emergenza in corso, che hanno determinato la sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari nei confronti di imputati per i medesimi reati. L'articolo 2 -quater interviene sulla disciplina relativa ai colloqui in carcere limitatamente al periodo compreso tra il 19 maggio e 30 giugno 2020: oltre a essere prevista la possibilità di svolgere tali colloqui a distanza mediante apparecchiature e collegamenti, è reintrodotta la possibilità di effettuare un colloquio in presenza. L'emendamento dei relatori 2.0.12, accolto dalla Commissione, interviene in tema di accesso ai colloqui con il garante nazionale e con i garanti territoriali per i detenuti sottoposti al regime ex articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario, confermando in capo al garante nazionale dei detenuti la prerogativa del colloquio riservato così come prevista dalla normativa europea e internazionale, dando la possibilità ai garanti regionali nell'ambito del territorio di propria competenza di effettuare i colloqui visivi videoregistrati con il vincolo della riservatezza e infine prevede un esplicito divieto per i garanti locali ad effettuare i colloqui riservati con i detenuti sottoposti al regime speciale, salvo la possibilità di effettuare visite accompagnate all'interno dell'istituto e della sezione di cui all'articolo 41- bis per verificare le condizioni di vita dei detenuti. L'emendamento dei relatori 2.0.11 (testo 3) interviene sulla disciplina relativa alla corrispondenza telefonica delle persone detenute, ampliandone la frequenza fino ad una volta al giorno nei casi di contatti o con figli minori ovvero con familiari ricoverati in ospedale o disabili. Nei casi di detenuti per reati di cui all'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario resta invece la possibilità di effettuarne uno a settimana, ferma restando la registrazione del colloquio. L'articolo 3 modifica l'articolo 83 del decreto-legge cura Italia, che rappresenta la disposizione principale in tema di misure di contenimento degli effetti dell'epidemia sul sistema giudiziario nazionale. Il decreto-legge innanzitutto prolunga fino al 31 luglio 2020, rispetto al termine originario del 30 giugno 2020, la fase emergenziale caratterizzata da specifiche misure organizzative adottate dai capi degli uffici giudiziari. Tale fase ha preso avvio il 12 maggio, quando sono venuti meno il rinvio d'ufficio dell'udienza e la sospensione legale dei termini processuali. Inoltre, il provvedimento d'urgenza integra il catalogo delle udienze civili e penali che non possono essere rinviate, specifica alcune modalità per lo svolgimento da remoto di tali udienze, escludendo espressamente che nei procedimenti penali possano svolgersi a distanza le udienze di discussione finale e di esame di testimoni e consente il deposito telematico di atti presso gli uffici del pubblico ministero. Restano altresì importanti altre modifiche e integrazioni al testo, tra le quali le principali sono quelle volte a ripristinare il termine originario del 30 giugno per la fine della fase emergenziale negli uffici giudiziari, fatti salvi gli effetti prodotti e i rapporti giuridici e quella relativa alla disciplina del cambiamento delle generalità per la protezione dei cosiddetti collaboratori di giustizia. Tale modifica ha lo scopo di consentire a coloro che siano legati ad una persona nei cui confronti è stata disposta la revoca di un provvedimento di cambiamento delle generalità per effetto di un rapporto di matrimonio, unione civile o filiazione instauratosi successivamente all'emanazione del predetto provvedimento, di evitare che la revoca produca effetti anche nei loro confronti. L'articolo 4, con riguardo alla giustizia amministrativa, prevede la possibilità di svolgere la discussione orale nelle udienze camerali o pubbliche con modalità di collegamento da remoto, a richiesta di tutte le parti costituite o su disposizione del giudice d'ufficio. Conseguentemente all'introduzione dell'udienza telematica, la disposizione demanda l'adozione delle modifiche delle regole tecnico-operative del processo amministrativo a un decreto del Presidente del Consiglio di Stato. Tra gli emendamenti approvati, figura il 4.3, che dispone la soppressione del deposito della copia cartacea di cortesia nel processo amministrativo telematico. L'articolo 5 interviene sulla composizione del collegio delle sezioni riunite della Corte dei conti in sede di controllo. Si attribuisce, inoltre, la possibilità per il pubblico ministero contabile di avvalersi di collegamenti da remoto nell'ambito dell'attività istruttoria posta in essere. L'articolo 6, identico rispetto al testo proposto, istituisce una piattaforma volta a consentire la gestione di un sistema di allerta in relazione alle persone che siano entrate in contatto stretto con i soggetti risultati positivi al virus Covid-19 al fine di prevenire rischi di contagio e adottare le misure necessarie tempestivamente. L'articolo 7 reca disposizioni finanziarie. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 18,45) ( Segue PIARULLI, relatrice ). Nel corso dell'esame in Commissione è stato, infine, approvato l'emendamento 7.0.3, che interviene in materia di sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyber spazio imponendo agli operatori di telefonia di reti televisive di comunicazioni elettroniche di prevedere gratuitamente, fra i servizi preattivati e disattivabili solo su richiesta dell'utenza, l'attivazione di filtri, blocchi alla navigazione e di altri sistemi di parental control . Infine, l'articolo 8 disciplina l'entrata in vigore del decreto-legge. (Applausi). PRESIDENTE. I relatori di minoranza, senatori Modena e Pillon, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Modena. MODENA, relatrice di minoranza . Signor Presidente, colleghi, la seduta della Commissione nella quale si è approvato questo decreto-legge, che praticamente ha riunito i decreti-legge Bonafede (il n. 28 del 30 aprile 2020 e il n. 29 del 10 maggio 2020), è stata una riunione abbastanza convulsa e caratterizzata anche da fortissime proteste, in modo particolare di un Gruppo, Forza Italia, in quanto la maggioranza non ha ritenuto di prendere in esame alcuni emendamenti, a nostro avviso sostanziali, e relativi, nello specifico, al diritto di difesa. La costruzione che è stata immaginata, con riferimento ai pareri nell'ambito dei giudici e dei tribunali di sorveglianza, è fatta in modo tale che un avvocato non possa neanche prendere gli atti. Questo l'ho voluto dire in premessa, ma non mi ci soffermo perché, sicuramente, sulla questione il nostro Capogruppo in Commissione, il senatore Caliendo, spiegherà all'Aula in modo chiaro e preciso, perché deve rimanere agli atti un fatto di questo genere, quanto è accaduto con riferimento alla negazione del diritto di difesa nell'ambito di questa particolare fase processuale. Io vorrei, invece, fondare la relazione di minoranza su alcuni aspetti che non devono essere, a mio avviso, dimenticati. Intanto, qui noi abbiamo una proroga del tempo in cui dovrebbe entrare in vigore la famosa riforma delle intercettazioni. Noi abbiamo fatto delle audizioni molto approfondite e abbiamo registrato, ancora una volta, in questo specifico settore, una contrarietà corale a questa riforma delle intercettazioni, per la mancanza della tecnologia. I magistrati, di fori piccoli e grandi, hanno riportato questo tipo di problematiche, dicendo chiaramente che le connessioni non funzionano, che gli archivi digitali non ci sono. La situazione è talmente seria che questa è una riforma che rischia sicuramente di non essere attuata per la mancanza complessiva di strumenti. Allora, qui si parla solo di una proroga, che è dettata dalla necessità del Covid-19, ma è l'occasione per ribadire l'importanza di questo argomento, che vede, tra l'altro, su una posizione uniforme sia la magistratura che l'avvocatura, cosa che dovrebbe comunque colpire. C'è un altro aspetto, che ritengo sia opportuno mettere in evidenza, perché, tra gli emendamenti che sono stati approvati, ce n'è uno che riguarda anche i droni e che va a rafforzare una modifica già introdotta, in virtù della quale l'uso dei droni, come sapete, è possibile in capo alla guardia costiera, ai corpi di polizia giudiziaria e a vari corpi. Ora, noi vorremmo ribadire in questa sede (e non ci stancheremo mai di farlo) che la previsione fatta con le modifiche al decreto-legge del 18 febbraio 2015, n. 7, successivamente convertito in legge, che consente per l'attività ordinaria della guardia di finanza la possibilità di utilizzare i droni, rappresenta un sistema invasivo della libertà di ognuno di noi, che probabilmente supera di gran lunga le problematiche che attengono e che riguardano la app Immuni sulla quale tornerò dopo. Questo utilizzo di droni (soprattutto quando è fatto senza alcun controllo, o quantomeno uno straccio di autorizzazione da parte di un magistrato) disposto non per reati legati al terrorismo o alla mafia, ma per gli accertamenti normali rappresenta un vulnus non indifferente (per quel che mi riguarda, al pari di quello al diritto alla difesa). Un altro aspetto che vorrei sottolineare, perché magari è sfuggita all'attenzione (in quanto soprattutto la prima parte della normativa ha natura penale e quindi attrae di più l'attenzione), riguarda la Corte dei conti. Su questo tema abbiamo presentati degli emendamenti che la Commissione ha respinto. A tal proposito, vorrei attirare l'attenzione dell'Assemblea, di chi ci ascolta e del Governo (che magari vuole aprire una riflessione, in quanto si tratta di andare a incidere sul danno erariale). Non si può riconoscere ai procuratori della Corti dei conti la possibilità di continuare a fare le indagini ascoltando le persone informate sui fatti attraverso il procedimento da remoto (cioè, per capirci, tramite il telefonino, con il poliziotto che ascolta e il procuratore della Corte dei conti che acquisisce così degli elementi). Dico questo - e ve lo sottolineo - perché uno dei motivi per cui questo Paese è imballato (e mi pare che nel Governo sia entrata quest'impostazione) non è solo l'abuso d'ufficio, ma deriva anche dal fatto che nessuno firma più niente perché ha il timore che la Corte dei conti gli si scateni addosso non tanto con la questione del dolo, ma con l'interpretazione giurisprudenziale della colpa grave. La Corte dei conti va potenziata, ma - a mio avviso - non come si è fatto anche con l'ultima modifica apportata al codice sempre da questo Governo, ossia nella parte punitiva. La Corte dei conti, nella sua funzione giurisdizionale, svolge un'attività di supporto fondamentale nei confronti di chi opera nelle amministrazioni pubbliche di ogni genere e livello. Allora lì sì, ma non si può introdurre con una normativa d'urgenza come quella in esame la possibilità, che è stata esclusa per il settore penale, di fare indagini da remoto da parte procuratore della Corte dei conti di turno. Voi capite che, anche in questo caso, si cercheranno delle inchieste di natura carattere inevitabilmente mediatico. Un'altra questione che vorrei sottoporre all'attenzione dell'Assemblea riguarda la app Immuni. Durante le audizioni svolte abbiamo ascoltato delle pregevolissimi relazioni di docenti, professori e altri auditi che hanno detto una cosa fondamentale: sì, voi potete creare l' app (pur dovendo fare, con riferimento alla privacy , delle correzioni che tuttavia non sono state prese in esame), però badate che non funzionerà mai se non è supportata da un sistema con il quale si garantisce una mappatura sia dei tamponi, che dei test sierologici. E questo ci è stato proprio detto in modo unanime dai nostri auditi. Anche su questo tema avevamo presentato degli emendamenti che potevano quantomeno essere presi in esame. C'è poi un'altra questione che riguarda la parte più civilistica, ossia le modifiche all'articolo 83. Su questo tema la Commissione si è orientata, all'unanimità, nell'immaginare che il magistrato deve stare in aula (ossia, per capirci, non può seguire il procedimento da casa, mentre cucina le pennette, come qualcuno ha detto brillantemente). Però, su questo le camere civili, in modo particolare, avevano presentato degli emendamenti, che poi sono stati bocciati, che sono erano più precisi con riferimento ai problemi che concretamente si vengono a trovare nei tribunali. Penso, ad esempio, al problema del coordinamento per i termini o al problema del diritto di difesa e, quindi, invito anche su questi aspetti - perché è importante la riapertura dei tribunali, ma anche l'ordine - a riaprire una riflessione seria. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Pillon. PILLON, relatore di minoranza . Signor Presidente, i decreti nn. 28 e 29 sono in buona sostanza il frutto di errori commessi dal Governo nel periodo precedente. Noi abbiamo realmente collaborato con l'opposizione e debbo dire che questa collaborazione ha portato anche a qualche miglioramento del testo, di cui dobbiamo certamente rendere grazie al lavoro anche dei relatori. Il provvedimento si innesta su un problema di fondo e, cioè, sul fatto che stiamo cercando di mettere pezze a una situazione che poteva essere affrontata in modo diverso fin dall'inizio. In altre parole, se aveste fin dall'inizio ascoltato ciò che avevamo segnalato sulle questioni relative alla giustizia, penso che non sarebbe stato necessario procedere con la decretazione di urgenza. Cari colleghi, resta molto da fare sul tema della giustizia e mi rivolgo sia alla maggioranza che all'opposizione. Abbiamo una situazione della giustizia che nel nostro Paese ormai rasenta la difficoltà cronica. Anche questa mattina ero in un'aula di tribunale e in quella sede sia giudici, che cancellieri e avvocati hanno colto l'occasione per rappresentarmi nuovamente la sussistenza di problemi che ormai non possiamo più ignorare. Ecco perché, sullo sfondo di questa riforma, restano i grandi problemi della giustizia che ancora non sono stati risolti, né si vede come saranno risolti. Spero che finalmente nel Paese e, soprattutto, in questo Parlamento si apra un dibattito serio che porti l'Italia ad avere una giustizia al livello di quella degli altri Paesi civili e democratici dell'Occidente. (Applausi). Signor Presidente, signori del Governo, signori relatori, venendo al merito, sull'articolo 1 (che riguarda il rinvio dell'entrata in vigore delle intercettazioni mediante trojan ) mi limito a dire quanto già detto in Commissione e, cioè, che ve l'avevamo detto. Vi avevano detto, nel momento in cui si era approvato quel decreto, che non sarebbe bastato il tempo per consentire alle procure, soprattutto a quelle più piccole, di adeguarsi alla nuova normativa, di nominare un responsabile, di organizzare la custodia dei dati sensibili ricavati tramite le intercettazioni tramite trojan . Vi avevamo anche detto che questa era una riforma impossibile da fare a costo zero. Avete voluto lasciare la clausola di invarianza finanziaria in particolare sull'articolo 1 e, quindi, sulla riforma delle intercettazioni, ma non vi sarà sufficiente. Vedrete che tornerete in questa stessa Aula a chiedere due cose al Parlamento e, cioè, di autorizzare prima un nuovo rinvio - vedrete che non mancherà molto perché questo accada - e poi un finanziamento perché siano liberati fondi. Infatti è materialmente impossibile per le procure, soprattutto per quelle più piccole, organizzare la gestione dei dati derivati dalle intercettazioni senza assumere personale specializzato oppure senza formare il personale al loro interno con evidente aumento di costi. Tornerete sull'articolo 1; ne siamo sicuri. Su questo mi permetto di porre una domanda alla maggioranza: per quale ragione avete deciso, ancora una volta, di votare contro il nostro emendamento 1.0.3, che avrebbe permesso di utilizzare le intercettazioni mediante trojan contro i pedofili? (Applausi). Per quale ragione continuate ostinatamente a proteggere la posizione di pedofili che, viceversa, a norma dell'articolo 600- quater del codice penale, potrebbero essere meglio individuati e meglio puniti utilizzando le intercettazioni? È una impuntatura che avete già assunto al momento dell'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge sulle intercettazioni e che continuate a reiterare. Vi dico una cosa: ripresenteremo questo emendamento ossessivamente, fino alla fine della legislatura, finché non cederete, finché non permetterete alla magistratura di utilizzare l'arma delle intercettazioni per individuare, colpire, punire e sanzionare i pedofili. L'articolo 2 verte sulla delicata vicenda che riguarda le scarcerazioni. Noi ci siamo trovati dalla sera alla mattina con centinaia di detenuti messi a casa, in alcuni casi addirittura senza che i legali avessero presentato la richiesta. Anche su questo spero che prima o poi qualcuno avrà il coraggio di mettere finalmente in luce le precise responsabilità, che sono da attribuirsi al Ministro. Noi abbiamo presentato su questo tema una mozione di sfiducia e il Parlamento ha deciso di salvare la poltrona del Ministro. Voi avete deciso di fare questo, ma resta comunque aperta la questione. Riguardo alle scarcerazioni facili, vi avevamo posto alcune questioni che avete deciso di ignorare. Una prima questione riguarda un automatismo. A questo proposito devo veramente ringraziare il collega Caliendo che, con sapiente mano e sapiente penna, ha individuato, con l'emendamento 2.0.1/10/1, il punto chiave in cui avrebbe dovuto essere soppresso il testo. In buona sostanza, secondo la formulazione attuale, che a quanto abbiamo capito sarà quella definitiva, visto che sarà posta la fiducia sul provvedimento, ci troveremo con il giudice che potrà tranquillamente ignorare la richiesta di rimettere in galera il delinquente condannato e lasciato a casa, semplicemente sulla scorta del pericolo della sussistenza del virus. Infatti, la sua negligenza, cioè la mancata risposta del giudice, sarà motivo sufficiente non per confermare la detenzione, ma per confermare gli arresti domiciliari, ossia il fatto che il detenuto stia fuori di galera. Non stiamo parlando di una custodia cautelare, in cui il soggetto ancora non è considerato colpevole dalla legge, ma anzi è considerato innocente; in quest'ultimo caso sarebbe giusto che la mancata decisione della magistratura portasse al collocamento del soggetto in custodia cautelare immediatamente in libertà. Noi stiamo invece parlando di persone che sono già state condannate in via definitiva, con sentenza passata in giudicato, il cui posto, quindi, è la galera. E voi, tramite questa riforma pasticciata, permettete che la magistratura, o con il silenzio, o peggio ancora con un eventuale ritardo dovuto agli uffici, nella trasmissione di atti o altro, anziché restare in galera se ne stia allegramente a casa. Vi abbiamo sottolineato la questione, vi abbiamo pregato di porvi rimedio e non è stato fatto e di questo non possiamo che dolercene. La seconda questione riguarda un altro emendamento che noi avevamo presentato, il 2.10: avevamo chiesto che vi fosse l'impossibilità per il magistrato di sorveglianza di procedere alla reimmissione in libertà in assenza dei pareri. Noi pensiamo che i pareri della procura antimafia, sia nazionale che distrettuale, debbano essere indispensabili, obbligatori, ovviamente non vincolanti, ma che debbano essere espressi. Viceversa, oggi sono stati fissati termini, peraltro anche molto ristretti, per cui è molto facile che questi pareri non vengano rilasciati, non vengano trasmessi, si perdano nei meandri delle cancellerie e che, quindi, i tribunali possano decidere senza avere avuto il parere della procura nazionale antimafia. Questo, a nostro modo di vedere, è un grave pericolo, che permetterà probabilmente il reiterarsi di episodi come quelli di cui purtroppo ci siamo dovuti occupare in questo periodo. Viceversa, oggi dobbiamo assolutamente plaudere a una riforma che è stata concordata, cioè quella di autorizzare le telefonate da parte dei detenuti. (Richiami del Presidente) . Grazie, Presidente. Poi, se mi permette qualche minuto in più, rinuncerei alle repliche da relatore. PRESIDENTE. Rinunci pure a quello che vuole, ma si attenga ai tempi di questo intervento. PILLON, relatore di minoranza . Allora non rinuncio alla replica. PRESIDENTE. Ancora un minuto glielo do. PILLON, relatore di minoranza . Grazie Presidente. Allora dicevo: bene alle telefonate dal carcere con i figli minori; sarebbe bello che ora la maggioranza decidesse di autorizzare anche le telefonate dei papà liberi con i loro figli in situazione di separazione o di divorzio. (Applausi) . Abbiamo avuto infatti casi, durante il lockdown , in cui i bambini sono stati privati della figura genitoriale (sia essa il padre o la madre non ci interessa) per periodi anche di tre mesi. Secondo noi i poteri del Garante dei detenuti sono stati allargati un po' troppo e mi permetto di dire che forse sarebbe ora di istituire anche un garante della polizia penitenziaria, visto che otto agenti sono stati feriti anche questa settimana nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. (Applausi) . Allora va bene tutelare i detenuti - siamo tutti d'accordo - però teniamo presente che ci sono anche gli agenti di polizia penitenziaria, che là dentro passano la giornata. Sull'articolo 3 mi riporto sostanzialmente ad alcuni aspetti positivi: è stato bene specificare meglio che le cause relative alla tutela dei minori e agli alimenti sono in realtà quelle che riguardano i diritti delle persone minorenni, come pure è stato bene anticipare, con un emendamento nostro e di Fratelli d'Italia... PRESIDENTE. Le do ancora qualche secondo, ma è già un minuto oltre. PILLON, relatore di minoranza . Grazie, vado rapidamente alla chiusura. È stato un bene anticipare la riapertura dei tribunali al 1°luglio. Bene anche ampliare gli spazi della negoziazione assistita. Male invece, molto male - e concludo, riservandomi di parlare ancora nella replica - il processo penale da remoto: non è possibile fare una discussione penale da remoto, non è possibile ascoltare testimoni da remoto. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo del mio intervento, affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna, visto che sono previsti in discussione generale anche gli interventi dei colleghi Rossomando e D'Alfonso del Gruppo Partito Democratico. PRESIDENTE . La Presidenza l'autorizza in tal senso. Anzi, vi comunico, nell'occasione, che i tempi previsti per tutti gli interventi, oltre che per la discussione sulla questione di fiducia, laddove venisse apposta, portano la chiusura dei nostri lavori intorno alle ore 22,30-23, forse anche dopo. Quindi, se qualcun altro volesse seguire l'esempio della senatrice Cirinnà, può farlo liberamente. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, intervengo nel merito dell'articolo 6, Capo II, ovvero quello che introduce la app Immuni. Voglio precisare che si tratta della conversione di un decreto-legge che per brevità definiamo «proroga delle intercettazioni e sospensioni processuali» e pongo subito la prima questione che è di metodo, poi verrò a quelle di merito. La questione di metodo che sottolineo è la seguente: abbiamo un decreto-legge n. 28 del 30 aprile 2020 che si sovrappone ad atti amministrativi già adottati, ovvero il decreto-legge è stato varato dopo gli atti amministrativi che dovrebbe disciplinare. Quindi, sostanzialmente, con l'introduzione dell'articolo 6, il Governo cerca di dare una copertura legislativa ad atti amministrativi fondamentalmente illegittimi. Mi pare che questa sia una prassi che si va consolidando e che abbiamo già denunciato, ovvero quella di DPCM abusivi. Nell' incipit del citato articolo, si legge: «Al solo fine di allertare le persone che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi e tutelarne la salute»; questa quindi è la funzione dell' app Immuni. Faccio notare come la prima persona da allertare debba essere il ministro Di Maio, che ai microfoni di Sky TG24 ha commesso una nota gaffe , dicendo: «Immuni ci avviserà se ci avviciniamo a persone infette». Sostanzialmente, quindi, il Ministro ha una visione quasi di preveggenza dell' app , che infatti è stata ironicamente ribattezzata "Immunerò". Come tutti sanno, serve esattamente al contrario, cioè a dichiarare se nei giorni precedenti si è entrati in contatto con una persona poi risultata positiva. Torniamo alle cose serie e vengo a qualche merito. Vi sono molti dubbi tecnici e anche perplessità - che abbiamo scritto nelle nostre interrogazioni presentate sia alla Camera sia al Senato - sulle procedure, sulla criticità rispetto alle violazioni della privacy , sui problemi di cybersicurezza, sul conflitto di interessi, sul family office cinese e quant'altro. Cominciamo delle procedure: durante la fast call for contribution adottata per individuare soluzioni tecnologiche per il monitoraggio (il cosiddetto contact tracing ) non sono stati indicati né un criterio di selezione né le caratteristiche dell' app . Il gruppo di lavoro data-driven , nonostante questo, tra le 319 proposte pervenute, ha selezionato l' app Immuni della società Bending Spoons SpA, che peraltro non aveva ancora realizzato il prodotto (chi era l'unico criterio di selezione adottato in questa gara). Tuttavia, si è svolta una gara d'appalto informale, con una deroga al codice degli appalti, dettata da motivi di urgenza, che per altri casi invece, purtroppo, non è stata adottata. Il commissario straordinario ha quindi dato alla predetta società questo contratto di concessione gratuita della licenza d'uso, senza che la Bending Spoons spa abbia fornito alcun report in merito ai test di sicurezza sulle applicazioni. Potremmo continuare sulle difformità e irregolarità procedurali. Restano comunque sul tappeto problemi sul rilascio aggiornato, fatto da Bending Spoons SpA, nonché - lo sottolineo - la potenziale dipendenza dell' app da una società privata. Ma andiamo avanti, passiamo alle criticità tecniche mi riferisco al tracciamento tramite bluetooth , che - come dicono gli studiosi e gli esperti - potrebbe compromettere la stessa efficacia dell' app . Vi sono quindi dubbi sulla sua sicurezza e sulla vulnerabilità dei sistemi bluetooth , rischi di hackeraggio, di diffusione di falsi allarmi e di reidentificazione dei dati. La domanda allora è: come si ritiene di garantire la sicurezza dell'applicazione e dei server , la conservazione dei dati memorizzati e gli scambi tra le app e il server remoto e come si concilia tutto questo potenziale rischio con la tutela della libertà e dei diritti costituzionali dei cittadini e della privacy ? In sintesi, non avete chiarito perplessità sulla sicurezza, sulla tutela della privacy e sulla stessa efficacia di derivazione e di tracciamento dell' app . Insieme a questo, quindi, si pone sostanzialmente anche un altro problema, perché l' app funziona se è diffusa, altrimenti non serve. La domanda è quale percentuale di popolazione l' app potrà raggiungere: sicuramente non il 50-60 per cento, che sarebbe un campione utile di diffusione; forse il 10 o il 20 per cento? Ci sarà sempre una porzione di persone senza connessione ad Internet o semplicemente refrattaria o che non ha il telefonino adatto. Insomma, in una parola, quest' app è una forma di propaganda del Governo, perché ha difetti tecnici, anche di funzionamento, che sono stati denunciati da esperti, non da Fratelli d'Italia. Qual è il punto politico che invece sottolineiamo? Stanti così le cose, l' app Immuni può diventare uno strumento di sorveglianza di massa, che rischia di privare i cittadini italiani delle libertà fondamentali costituzionalmente garantite e di compromettere il diritto alla riservatezza dei dati personali. È altrettanto evidente che tale app - così esposta e vulnerabile - sia un forte richiamo per cybercriminali, servizi segreti stranieri, attacchi cibernetici, hackeraggi e società che potrebbero commercializzare i famosi dati. Per ora siamo in una fase sperimentale (quattro Regioni), che poi diventerà operativa, ma dobbiamo ricordare a tutti che questa app parte in ritardo. Perché parte in ritardo? Perché si è dovuti passare, o meglio siete dovuti passare, a un certo punto, da un modello centralizzato a un modello decentralizzato e avete dovuto aspettare la fine di maggio per la piattaforma di Google e di Apple. Sono tutte questioni che noi avevamo posto con le nostre interrogazioni e che erano facilmente prevedibili, per cui si doveva, o meglio dovevate, correre ai ripari prima. Facendo un'altra notazione di colore - lo dico per inciso, siamo in pochi, ma magari può interessare - non è stato certo rassicurante l'inizio. Non so se ricordate la tragicommedia che si è consumata per l'immagine scelta per l' app Immuni sul sito istituzionale: all'inizio, erano rappresentati la mamma col bambino e il papà al computer; dopo le polemiche di tutti contro tutti - non entro nel merito - che cosa è stato fatto? Si è invertito l'ordine degli addendi, ma la somma non è cambiata, ovvero la mamma è stata rappresentata al computer e il papà col bambino in braccio. Verrebbe da dire che i creativi della Bending Spoons sono veramente di poca, scarsa e risibile fantasia. Torniamo però all'altro aspetto centrale, ovvero alla vulnerabilità della tecnologia bluetooth . Senza bluetooth è altrettanto vero che l' app è inefficace. Ancora, chi usa l' app deve tenere la connessione sempre accesa, altrimenti il sistema non funziona e quella bluetooth non è una tecnologia di precisione; come tutti sanno, il segnale può subire interferenze ed essere indebolito da variabili e fattori diversi. In sintesi - e concludo, signor Presidente - l'elenco delle criticità potrebbe essere ulteriore e lo lasciamo agli esperti che le hanno esposte, ma un dato va sottolineato. Noi stiamo, anzi, voi state affidando il famoso e importante tracciamento dei positivi ad un'app - con tutti i difetti e la vulnerabilità che abbiamo detto, con una connettività instabile - e ad un algoritmo: questa non è la soluzione migliore, né è rassicurante per la nostra salute. Servirebbe almeno, parallelamente, un sistema di tracciamento analogico a tappeto sul territorio, come peraltro hanno fatto altri Paesi (lo hanno fatto la Francia e gli Stati Uniti), mentre da noi questo sistema non è mai partito e neanche se ne è mai parlato. Resta poi la questione dei tamponi a tappeto e dei test sierologici, sulla quale Fratelli d'Italia ha fatto moltissimo. Benissimo: non avete fatto niente di tutto questo e si affida la materia ad algoritmi e alla propaganda. In bocca al lupo! (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, sarò assolutamente veloce per consentire al collega Aimi di intervenire in modo più efficace e più puntuale del mio. Con il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire - sostanzialmente convertiremo due decreti-legge, il n. 28 e il n. 29, anche se il n. 29 viene recepito con un emendamento che va dentro il decreto-legge n. 28 - siamo davanti a quello che a me pare un intervento frutto di una sorta di furore normativo in parte ingiustificato e anche infondato. È ingiustificato perché, secondo me, la materia è ampiamente regolata dal legislatore: la materia della detenzione e delle difficoltà connesse alla detenzione e quindi del rinvio della detenzione per motivi di salute - mi riferisco in modo particolare agli articoli più importanti, vale a dire all'articolo 2 del decreto n. 28 e all'articolo 2 del n. 29 - è regolamentata negli articoli 146 e 147 del codice penale e 47- ter , comma 1- ter, dell'ordinamento penitenziario per quanto riguarda la detenzione domiciliare. Perché siete intervenuti su questo? Perché c'è stato un combinato disposto di situazioni politiche che non siete stati in grado di controllare. In primo luogo, il caso Di Matteo, entrato prepotentemente nella questione politica dopo una trasmissione televisiva in cui un magistrato del CSM attacca il Ministro della giustizia dicendo: tu non hai mantenuto ciò che in qualche modo mi avevi promesso. Cosa che ha creato un'accelerazione nel corto circuito politica-magistratura e soprattutto si inseriva nell'ambito della battaglia che i magistrati stanno conducendo al loro interno. Davanti a questo c'è stato poi il clamore dovuto ai cosiddetti trecento casi di 41- bis - così ha riportato qualche giornale - in detenzione domiciliare, praticamente e di fatto in libertà, cosa praticamente non vera o, meglio, parzialmente vera, perché i condannati al 41- bis non erano trecento, bensì tre o al massimo quattro (questa è la relazione del Garante dei detenuti). Complessivamente, stiamo parlando di una questione che la magistratura di sorveglianza in questo Paese svolge quotidianamente in modo assolutamente rigoroso. E voi siete intervenuti nell'ambito di un procedimento perché vi è sfuggita, o è sfuggito all'interno del DAP, una circolare che ha attivato, il 23 marzo, una serie di revisioni delle situazioni di coloro che sono in una condizione di difficoltà dal punto di vista sanitario, cioè in una situazione di comorbilità rispetto alla quale si richiede la valutazione. Il magistrato di sorveglianza sa benissimo che, a norma dell'articolo 684, secondo comma, del codice di procedura penale, d'urgenza, quando ritiene che il tribunale di sorveglianza adotterà quella decisione, inaudita altera parte , può disporre un provvedimento di detenzione quando ritiene che le condizioni di salute del detenuto non siano conciliabili con la detenzione. Ma questa è cosa diversa. Sostanzialmente lo giudico un provvedimento frutto del furore normativo, ma nello stesso tempo frutto anche di un atteggiamento pavido da parte di questo Governo, che non sa mantenere i piedi per terra e non sa governare con la testa processi difficili, quali certamente quelli che abbiamo vissuto e stiamo vivendo in questi giorni. L'aspetto singolare è che con l'articolo 2 voi avete introdotto essenzialmente un termine giugulatorio, perché non è pensabile che in quindici giorni ci sia una rivalutazione delle decisioni prese dal magistrato. In quindici giorni non è possibile che il magistrato riesca ad avere il parere della procura distrettuale antimafia sul locus commissi delicti ; nel caso dell'articolo 41- bis , della procura nazionale antimafia; il parere della Regione. Ma quale Regione? Non lo specificate. La Regione dove c'è la detenzione del detenuto o la Regione dove eventualmente il DAP dice che può riprendere la detenzione perché individua una struttura? In quindici giorni tutto questo non è possibile. Vi ricordo che non c'è il coordinamento con l'altra norma del decreto-legge n. 18 del 2020 che prevede che nell'udienza davanti al tribunale di sorveglianza, che deve essere fissata garantendo il termine libero di dieci giorni a norma dell'articolo 666 del codice di procedura penale (quello ve lo siete dimenticati), il difensore ha diritto ad essere informato almeno dieci giorni prima dell'udienza. Ebbene, rispetto a questo non avete pensato che comunque c'è un'ulteriore incombenza per il magistrato di sorveglianza, che è quella di assicurare al detenuto la partecipazione da remoto, a norma del decreto-legge cura Italia. Oltre a questo, per di più, c'è anche l'altro tipo di parere, che si interseca e che ha finalità diverse, cioè quello che non è fondato sull'attualità delle condizioni di salute, ma sull'accordo, anzi sul mantenimento dei rapporti con la criminalità organizzata. Ebbene, questi pareri si intersecano dentro questo provvedimento creando un problema di conflitto di norme e di conflitto all'interno dei vari procedimenti. Tutto questo è la logica conseguenza di ciò che fa questo Governo. Quando c'è stato il caso Di Matteo, francamente ho pensato che l'unico motivo per cui Bonafede dovesse restare lì dov'era è proprio il modo in cui, in quel momento, è stato attaccato da un magistrato; tuttavia, Bonafede dovrebbe teoricamente prendere atto dell'incapacità di gestire un Ministero difficile qual è quello della giustizia in questo momento e cedere, con l'onore delle armi che si può certamente dare, questa funzione ad altri, in un momento difficile come questo. Infatti stanno emergendo particolari molto inquietanti nella gestione di tutta questa vicenda, nella gestione del DAP e di ciò che c'è stato. La mia posizione, tuttavia, è quella di chi ritiene che questo sia un intervento assolutamente pericoloso, inutile, tant'è che è già stato oggetto, in ben tre occasioni, a impugnazione davanti alla Corte costituzionale, di cui è già stato sollecitato l'intervento per violazione degli articoli 24 e 111 della Costituzione, cioè il diritto di difesa e per violazione del diritto alla salute. Forse qualcuno non la pensa esattamente come me, però io ritengo che l'articolo 27 sia assolutamente chiaro: la pena non può consistere in un trattamento contrario all'umanità. Ma veniamo alla fine del mio intervento, perché ho anche abusato della pazienza dei pochi rimasti qui: fondamentalmente, non credo che questo Governo possa umanamente pensare di elencare chissà quali successi nel proprio curriculum, perché effettivamente, dopo l'approvazione della legge n. 3 del 2019, cosiddetta spazzacorrotti, voi avete festeggiato pensando di aver vinto la corruzione e sappiamo che non è vero; avete festeggiato quando avete introdotto il trojan anche per controllare l'uso improprio del fotocopiatore: l'ufficiale delle poste che usa impropriamente il fotocopiatore per un'esigenza personale, se magari sta antipatico a qualcuno può anche essere intercettato e può vedersi avviata un'indagine di questo tipo. L'intercettazione tramite trojan è consentita anche tra non presenti, perché è sufficiente disporre il sequestro preventivo del mezzo. La riforma del processo penale per fortuna - dico io - non si è vista e un processo penale ha mediamente 30 udienze. In conclusione, mi dispiace per gli amici della Lega che purtroppo portano il retaggio di un'alleanza innaturale che è stata fatta nella prima parte della legislatura e mi rivolgo anche oggi alla parte garantista del Partito Democratico, per dire che non potete pensare di confondere gli interventi che avete svolto come operazioni di giustizia sociale; i vostri sono interventi di vendetta sotto il profilo sociale, che è una cosa assolutamente diversa: una lotta al privilegio degli altri, non una lotta ai... (Il microfono si disattiva automaticamente) . (Applausi). PRESIDENTE. Prego tutti i colleghi di attenersi ai tempi assegnati, perché ci sono davvero molti iscritti a parlare. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, cercherò di rispettare i tempi concessi. Francamente, sono estremamente preoccupato per la situazione nella quale si dibatte la giustizia italiana e non da oggi. È da qualche tempo che questa Camera assume provvedimenti contrari ai principi generali del nostro ordinamento. Mi rivolgerò oggi in special modo non tanto e non soltanto a coloro che sono presenti in quest'Aula, ma ai tanti che ci stanno ascoltando, in particolare - proprio da quest'Aula - all'ultima pattuglia di garantisti, o meglio di coloro che ancora garantiscono il buon funzionamento, il giusto funzionamento del processo. Ormai siamo, purtroppo, una minoranza. Mi auguro che nel futuro non sarà così e cercherò di spiegare le ragioni per le quali, quando si assumono certi provvedimenti, magari anche con boria, con soddisfazione, non ci si rende conto che nella vita possono capitare anche cose spiacevoli. È il paradosso della vita stessa, perché si pensa che possa capitare il peggio solo agli altri e non pensiamo, invece, che il peggio può capitare anche a ciascuno di noi. E allora partirei proprio da questa riflessione. Il problema riguarda ovviamente tutti; come diceva la saggezza latina omnes et simulati : tutti quelli che anche oggi pensano di avere più che nel proprio telefonino, nel proprio DNA, non una app Immuni, ma una sorta di processo immuni e che, invece, per un equivoco o una frase detta in maniera sbagliata, si trovano a dover rispondere di fatti particolarmente gravi. Avrete già compreso che mi riferisco al termine di decorrenza dell'entrate in vigore - il mio intervento sarà su questo - della disciplina delle intercettazioni. Anche qui mi domando davvero chi abbia potuto partorire un simile obbrobrio: non certamente un giurista, sicuramente un politico di basso calibro. Basterebbe solo pensare alle conseguenze terribili che possono capitare, perché si sono aperte le maglie di questo provvedimento. Oggi tutti sono a rischio, quindi entriamo davvero - do il benvenuto - nell'ordine del totalitarismo senza confini di orwelliana memoria. Anzi, siete stati capaci - lo dico alla maggioranza - di superare persino Orwell. Lo avete superato nella realtà; in particolare, lo avete fatto di gran lunga superando le distopie da lui stesso immaginate. Siamo, quindi, in una situazione particolarmente delicata. Avete varato provvedimenti spot, provvedimenti réclame , come la legge spazza corrotti: bellissimo il titolo; poi andiamo a vedere esattamente che cos'è avvenuto, cosa è nel concreto, e ci rendiamo conto che gli effetti non sono quelli. In quest'Aula abbiamo avuto il provvedimento sulla prescrizione, un istituto millenario, conosciuto nella Grecia antica; lo lodavano persino i greci, Demostene stesso. Erano imprescrittibili solamente l'omicidio e i reati di natura costituzionale, gli altri si prescrivevano in cinque anni. Era prevista nell'ordinamento romanistico, nel diritto medievale. Potrei continuare anche ricordando il codice di fine Settecento di Leopoldo di Toscana o della nostra terra (mi rivolgo all'ex consigliere con cui eravamo insieme in Regione, oggi senatore come me, Alberto Balboni): il codice criminale estense, che prevedeva la prescrizione. Ma c'era un solo ordinamento che non la prevedeva: l'ordinamento barbarico. È questa la strada che si è imboccata. Ora abbiamo il provvedimento sulle intercettazioni, o meglio ancora sui trojan , sistemi di captazione dal telefonino o dai computer. Siamo, quindi, in una situazione davvero difficile, forse partorita anche dall'immaginazione di un Ministro che non distingue il reato colposo da quello doloso, che è riuscito a attirarsi le antipatie di mezzo ordine degli avvocati italiani. Un Ministro che ha dichiarato addirittura che non esistono innocenti in galera, dimenticando un dato molto preciso e cioè che dal 1992 al 2018 abbiamo avuto non 27, ma 27.000 innocenti in galera. Se proprio questo buco etico non fa breccia nel cuore e nell'animo di nessuno, sarà sufficiente pensare al danno erariale, economico: 700 milioni di euro. Il sistema del trojan inserito sul telefonino o nel computer è un sistema assolutamente vigliacco, un sistema di ricognizione, di esplorazione, di ricerca di condotte di vita di ciascuno di noi che poi verranno tutte sistemate all'interno degli archivi della procura della Repubblica. Oggi magari non servono, ma domani o dopodomani sì. C'è addirittura un vulnus per la difesa, perché a volte il difensore parla con il proprio cliente che è intercettato e il pubblico ministero saprà perfettamente quale sarà la condotta difensiva dell'avvocato. Siete riusciti anche nella straordinaria impresa di allargare le maglie a questa applicazione, non più solamente ai pubblici ufficiali, quindi, ma anche agli incaricati di pubblico servizio ex articolo 358 del codice penale. Qui c'è tutta una serie di persone che forse non lo sanno, ma che potranno essere anche loro oggetto di questa particolare attenzione, dai custodi dei cimiteri fino ai bidelli, passando naturalmente per i pubblici impiegati, i farmacisti, i portalettere, tutta una serie di conduttori televisivi, addirittura, con la sentenza n. 12 della Corte di cassazione del 2009, i parroci. Tutte queste categorie verranno intercettate, meno una (lo voglio ricordare, senatore Pillon): quella dei pedofili. Che strana Italia! Invito allora ad una seria riflessione su questi temi. Avremo, peraltro, una pubblica amministrazione spiata, che avrà le mani legate, che dovrà affiggere ai muri delle proprie stanze una riedizione rielaborata di quel vecchio manifesto di Boccasile che circolava durante la guerra, che diceva «Taci, il nemico ti ascolta», che diventerà «Taci, la procura ti ascolta». Si dice: male non fare, paura non avere. Ma non è così, perché le interpretazioni che si possono dare anche ad una intercettazione sono le più svariate: «Confessa lei, avvocato Balboni, il reato che le stiamo contestando?». «Sì sì», potrebbe rispondere lui, come per dire «Figurati!»; se poi andiamo a rileggere questa frase decontestualizzata, ci troviamo di fronte quasi ad una duplice confessione. A proposito del trojan horse , il cavallo di Troia, questo strumento incredibile, visto che si parla sempre di storia è bello citarla anche noi: nel 1250 avanti Cristo cade Troia grazie alla penetrazione del cavallo, la città è in fiamme. Non vorrei che ci ritrovassimo nell'anno del Signore 2020 ad aver fatto coriandoli del nostro codice di procedura penale e dei nostri principi e magari a dare loro fuoco, perché questa è la situazione nella quale si dibatte oggi la giustizia e che è presente ed evidente sotto gli occhi di tutti. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urraro. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, la grande preoccupazione indotta dalle polemiche mediatiche ha spinto il ministro Bonafede a predisporre con urgenza - si può dire ad horas - ben due decreti-legge, entrambi miranti all'obiettivo politico di confermare, con effetto di rassicurazione dei fronti più allarmati, che la tutela della sicurezza collettiva dovrebbe rimanere ai primi posti nell'agenda di Governo. Mi soffermerò su alcuni aspetti in particolare dell'articolo 2 del provvedimento normativo in esame, che a mio avviso ha un carattere prevalentemente politico. La risposta dell'Esecutivo passa per l'introduzione di alcune modifiche di carattere procedurale. Con riguardo alla prima, si prevede che, nel caso in cui la richiesta di concessione di permesso sia avanzata da detenuti per uno dei delitti previsti dall'articolo 51 del codice di procedura penale, l'autorità competente, prima di pronunciarsi, è tenuta a chiedere il parere del procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto ove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza e, nel caso di detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis , anche quello del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata e alla pericolosità del soggetto. In entrambi i casi, salvo che ricorrano esigenze di motivata eccezionale urgenza, il permesso non può essere concesso prima delle ventiquattr'ore dalla richiesta dei predetti pareri. Non si può pertanto sottacere più di qualche perplessità al riguardo. Anzitutto, sul piano normativo sarebbe stato preferibile configurare il parere come motivato e dettagliato. In tal modo, si sarebbe prescritto al rappresentante dell'accusa di giustificare il proprio convincimento su elementi informativi reali ed effettivamente aggiornati, sulla falsariga di quanto previsto, teoricamente, dall'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario per la concessione dei benefici. In assenza di tale obbligo di motivazione, il rischio è che il procuratore distrettuale e quello nazionale si limitino a esprimere pareri negativi, anche immotivati, che non possono aggiungere nulla sul piano cognitivo, ma possono finire per aggravare l'onere motivazionale del giudice di sorveglianza. Vanno peraltro segnalati potenziali problemi di coordinamento con la norma dell'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario, che prevede che la concessione di benefici sia addirittura vietata ai detenuti e internati per delitti dolosi, quando il procuratore nazionale antimafia o il procuratore distrettuale comunica, di iniziativa o su segnalazione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica competente in relazione al luogo di detenzione, l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata. Come noto, si tratta di una norma discutibile sul piano del principio e non proprio chiara nella sua formulazione sia perché non è chiaro l'ambito di applicazione, sia perché sembra attribuire un potere di veto al procuratore distrettuale o al procuratore nazionale antimafia, sia, infine, nella parte in cui affida l'attivazione dell'informativa sull'attualità del collegamento con la criminalità organizzata allo stesso organo dell'accusa. È evidente che, in concreto, costoro non possono conoscere le singole vicende attinenti le richieste di applicazione di benefici o misure alternative da parte di detenuti. Quindi, è sostanzialmente impossibile che si attivino in relazione alle singole istanze. È difficile pertanto ipotizzare che prima dell'intervento normativo il procuratore antimafia fosse nelle condizioni di far arrivare l'informativa al giudice di sorveglianza, ma ciò non è impossibile soprattutto se si considera che potrebbe essere chiamato in causa dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Non sfuggirà, dunque, che in relazione ai reati di criminalità organizzata resta un potenziale conflitto tra disposizioni. Sembrerebbe comunque doversi ritenere che nei soli casi contemplati espressamente dal nuovo articolo 30- bis non possa trovare applicazione la norma più stringente contemplata dall'articolo 4- bis , comma 3. Sarebbe auspicabile che tale potenziale problema di coordinamento venisse superato e che, soprattutto, fosse esteso l'obbligo del parere anche all'ipotesi di applicazione della misura del rinvio dell'esecuzione. Si potrebbe assistere, altrimenti, al paradosso di un giudice di sorveglianza che è obbligato a chiedere il parere al procuratore antimafia quando è in gioco l'applicazione della detenzione domiciliare surrogatoria e può invece prescinderne quando si tratta di disporre il differimento dell'esecuzione. Il decreto-legge del 30 aprile 2020 ha inteso diffondere il messaggio che i magistrati di sorveglianza vanno comunque sottoposti alla vigilanza delle procure. È per questo che si è prevista l'obbligatorietà di un parere, a seconda dei casi, della procura nazionale e delle procure distrettuali, ai fini della concessione di misure extra detentive ad autori di reati di criminalità organizzata. Con altro decreto-legge (quello del 10 maggio scorso), concepito in maniera ancora più affrettata, è palese ed evidente il volto di un provvedimento ad efficacia soprattutto simbolico-comunicativa. Mentre è chiaro l'obiettivo di autosalvataggio politico perseguito dal ministro Bonafede, è scarsissimo invece il contributo normativo che questo decreto-legge dovrebbe recare in termini di vera e sostanziale innovazione. Si tratta, infatti, di un provvedimento che non va molto al di là del ribadire forme di controllo giudiziario sui soggetti sottoposti a misure extracarcerarie, che l'ordinamento già in precedenza consentiva, aggiungendo però la previsione di una nuova tempistica irrealistica, in quanto poco compatibile con i carichi di lavoro degli uffici giudiziari che dovrebbero osservarla. Rispetto, innanzitutto, alla previsione del parere obbligatorio delle procure, si tratta di una scelta normativa che non ha contribuito a realizzare un più ragionevole equilibrio tra istanze contrapposte di prevenzione e tutela dei diritti fondamentali della persona, ma che rivela il suo vero significato politico: dimostrare all'opinione pubblica la capacità dell'Esecutivo - eventualmente - di frenare i giudici, sul cui operato è bene sorvegliare; se ne può altresì desumere l'implicita sollecitazione, rivolta sempre ai giudici, a far prevalere la bilancia più sul lato della sicurezza. Nel recente decreto ciò che di nuovo viene introdotto è costituito dalla previsione che i giudici dovranno rivalutare la permanenza dei motivi di salute connessi all'emergenza sanitaria in tempi molto ravvicinati. Nel contempo, si esplicita che, prima di emettere nuovi provvedimenti, la magistratura chiedere alle autorità competenti se vi siano posti disponibili nelle strutture sanitarie penitenziarie o nei reparti protetti degli ospedali ove il condannato possa proseguire lo stato detentivo senza pregiudizio per le condizioni di salute. Il messaggio politico è evidente, ancorché implicito. La magistratura viene invitata a far rientrare al più presto possibile in cella i detenuti mafiosi già scarcerati, ma, a parte la quantomeno dubbia legittimità di tale sollecitazione - e ne sono prova gli ultimi accadimenti giudiziari - e la non meno dubbia sua idoneità a condizionare effettivamente la produzione giudiziaria, un effetto certo delle verifiche ripetute entro scadenze temporali brevi sarà quello di ingolfare ulteriormente gli uffici interessati, che avranno pertanto bisogno di un ampliamento delle risorse di personale, peraltro insufficienti da anni. C'è altresì da prevedere che le verifiche periodiche sulle condizioni di salute individuale dei soggetti scarcerati e, nel contempo, sull'andamento generale di rischio contagio, nonché sulla possibilità di collocazione in strutture sanitarie intramurarie o esterne protette siano destinate ad incrementare informazioni trasmesse per via prevalentemente cartacea e a rendere ancor più complicate le interlocuzioni tra uffici di differente natura e competenza. Insomma, c'è da temere che appesantimenti burocratici possano, alla fine, risultare di ulteriore ostacolo a giudizi di bilanciamento basati su una effettiva conoscenza dell'insieme dei dati fattuali rilevanti nei diversi casi concreti. Espressa è la finalità del provvedimento di iniziativa ministeriale di revisionare i provvedimenti di sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per gli imputati di reati di criminalità organizzata, terroristica o eversiva in regime di 41- bis , nell'evidente logica della re peius perpensa . Palese appare una sorta di presunzione di inadeguatezza di provvedimenti già emessi, posto che si richiamano elementi di valutazione che, già precedentemente al decreto-legge, costituivano oggetto di ponderato esame del giudice. Manifesta la logica carcero-centrica ed accusatoria, laddove si demanda al pubblico ministero una verifica che una parte dovrebbe effettuare inaudita altera parte , in palese violazione del contraddittorio sul provvedimento emesso dal giudice. Evidente criticità, laddove trattasi di norma processuale che dispone solo per i provvedimenti già adottati, dimenticando quelli da adottare. Singolare l'interlocuzione del giudice con il Presidente della Giunta regionale al fine di ponderare situazioni sanitarie locali, nel mentre le informazioni provenienti dal DAP costituiscono un ulteriore elemento ridondante, ove già acquisite dal pubblico ministero nella fase di verifica preliminare alla richiesta di ripristino. Superfluo il richiamo alla possibilità per il giudice di disporre accertamenti sulle condizioni di salute dell'imputato, eventualmente anche con perizia, primo eventuale e possibile momento processuale di confronto certo nel contraddittorio con la difesa, fino a questo momento pretermesso. Un Ministro della giustizia silente nel periodo di massima espansione del virus e in piena emergenza epidemiologica, nel concreto rischio di diffusione con effetti devastanti negli istituti penitenziari, ad oggi evitati proprio grazie alle scelte ponderate ed equilibrate di giudici di sorveglianza e di cognizione, destatosi dal torpore al solo fine di cavalcare un'onda alimentata fortuitamente da una trasmissione televisiva . (Applausi). PRESIDENTE. Ricordo che chi ha il testo scritto del proprio intervento, che a quel punto può essere anche più lungo dei dieci minuti, può anche lasciarlo agli atti. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, leggo il titolo del decreto-legge recante «misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario...». A mio avviso, di urgente c'è solo il cambio del Ministro della giustizia. Andrebbe mandato a casa subito. (Applausi). Vi spiego perché. Di urgente c'è questo per il Paese. A mio avviso, ci rendiamo conto di un sistema fallimentare. È sotto gli occhi di tutti: abbiamo visto le rivolte nelle carceri con quasi 6.000 detenuti coinvolti, 40 agenti feriti, molti evasi, che poi per fortuna sono stati ripresi. È una delle pagine più buie del nostro Paese. Sapete come sarà ricordato il Ministro della giustizia? Come il Ministro delle scarcerazioni! (Applausi). Anni e anni di lavoro per poi? Voi eravate quelli che dicevate: «Onestà! Onestà!» Oggi, invece, sarete ricordati come quelli che hanno fatto scarcerare i boss mafiosi, punto. (Applausi). Vengo al dunque. Mi sono preso come riferimento le intercettazioni, la lunghezza dei processi e, soprattutto, l' app di cui all'articolo 6 del decreto. Si è partiti con l'idea geniale di provarla in quattro Regioni strategiche (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia) che hanno pochi contagi rispetto a tutto il resto d'Italia. Il test si fa in queste quattro Regioni. In secondo luogo, c'è la paura che qualche hacker possa entrare. Ricordiamo che, ad oggi, ci sono 2,5 milioni di dati in quella app; secondo i vostri conti, perché questa app possa funzionare ci vogliono almeno 25-30 milioni di cittadini che si registrano, vedremo cosa succederà. La società cui è stata affidata questa app è privata e ci sono anche dei fondi attraverso un contatto di una partecipazione cinese. A me farebbe un po' paura. Per fortuna, non è venezuelana, ma è cinese. C'è poi un motivo geopolitico perché sono dati dei nostri cittadini. La cosa che mi ha stupito di più di questa app , a parte l'aspetto tecnico e la paura di cosa si possa fare di questi dati, della privacy e di come saranno conservati, è che il Ministro degli affari esteri ha detto in una trasmissione che è un' app che serve per capire se chi ti viene vicino è positivo al Covid. Già su questo non vi siete messi d'accordo. Ricordiamo a tutti che l' app non ha questa funzione. Dovreste essere voi come Governo a ricordarlo e non dovreste dare false informazioni ai cittadini. Speriamo veramente - me lo auguro - in un cambio del Ministro della giustizia perché questo Paese si merita ben altro. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, ringrazio i rappresentanti del Governo e anche chi mi ha preceduto rispetto al lavoro istruttorio che stiamo facendo in quest'Aula. Li vorrei ringraziare perché ho colto uno sforzo, anche se a tratti lo sforzo è come se avesse preso di mira un altro argomento e non quello rubricato nel testo del decreto-legge n. 30 del 2020. Sono stato attento a ogni parola usata e a ogni ragionamento sviluppato e mi voglio aiutare con un'immagine che mi regalò un mio bravo professore di scienza della politica. Il professore era il milanese Lorenzo Ornaghi, che è stato a suo tempo Ministro, e ci spiegò la distinzione tra laici e clericali nel dibattito pubblico: si è clericali quando si tiene a mente solo la propria appartenenza ideale, ideologica e culturale, che poi ti porta fuori strada rispetto alla lettura della realtà; si è laici quando si riesce a distinguere, conservando il merito, penetrando le questioni che sono all'ordine del giorno. Noi oggi non abbiamo un dibattito riguardante la riforma della giustizia. Noi oggi abbiamo all'ordine del giorno una questione che, se affrontata con onestà culturale, ci fa capire che dobbiamo consentire la reazione del nostro ordinamento nei confronti della pandemia. Siamo stati colpiti da una rottura di civiltà che non ha escluso nessun settore del vivere individuale e collettivo; tra i settori della vita collettiva c'è la giustizia, che fa riferimento non a un qualsiasi diritto, come sanno gli esperti competenti che hanno parlato prima di me, ma appunto ad aspetti riguardanti i diritti fondamentali del procedere individuale e collettivo nell'economia, nei rapporti con la pubblica amministrazione, nei confronti di questo titano che è la responsabilità contabile. Ma non è questa la sede per scansare e proporzionalizzare la grandezza della responsabilità contabile o gius-penalistica. Adesso noi dobbiamo dare copertura e legittimazione al bisogno dell'ordinamento di reagire rispetto a questa rottura imprevedibile e imprevista. Ci sono aspetti che io vorrei valorizzare, in un rapporto dialogico e onesto culturalmente con quelli che hanno già parlato, con quelli che parleranno e anche con coloro i quali non sono in questo momento impegnati sul punto, che torneranno ad esserlo magari quando avremo bisogno di rimetterci le mani e di "fare manutenzione"; non credo infatti che siamo arrivati alla fine delle necessità di intervento su questa materia, convocata e pretesa dalla pandemia. Ci sono alcuni aspetti che a me interessano molto, come ad esempio quello riguardante la riforma di dettaglio intervenuta sul funzionamento della Corte dei conti quanto alle sezioni riunite di controllo. Io parlo dinanzi a personalità, magistrati, avvocati di lungo corso e anche di successo nelle aule di tribunale: ma vi pare che sia una cosa di poco conto lo sforzo che ha fatto, anche al suo interno, la Corte dei conti nel fertilizzare e alimentare l'idea che le sezioni riunite centrali di controllo potessero essere anche capaci di comporsi non solo con il giudice relatore o con il giudice del controllo centrale, ma anche con la presenza del giudice del controllo periferico, stabilendo così una capienza di esperienza e di consapevolezza di giurisprudenza, che viene anche incontro all'esigenza che l'ordinamento ha della cosiddetta nomofilachia? Io non credo che portare da 10 a 15 le magistrature che compongono questa sezione riunita centrale di controllo sia soltanto un fatto di organizzazione; è anche un fatto di qualità del prodotto finale, se è vero - come è stato detto - che nei confronti della Corte dei conti dobbiamo avere anche un atteggiamento di attesa, di ausilio e di controllo collaborativo: è lo specifico delle sezioni di controllo. Noi abbiamo audito per anni in Parlamento un gigante della Corte dei conti, Manin Carabba: attraverso le sue relazioni al Parlamento aiutava, suggeriva, indicava, indirizzava, in un momento nel quale l'utilizzo delle risorse finanziarie richiedeva una cultura del controllo circa, ad esempio, il riordino dei documenti contabili, la rendicontazione. È questo che noi incasseremo, se daremo luogo all'insediamento della legge deliberata oggi, che poi diventerà norma, così come l'altra parte, aggiunta con un emendamento del quale io voglio ringraziare la Commissione e i suoi componenti, che si sono dedicati con impegno nella lettura del contenuto dell'emendamento 5.1, che ha fatto sì che in capo a questa sezione speciale, arricchita con l'arrivo di competenze dai territori, si determini la competenza a giudicare dei contratti secretati per quanto riguarda l'approvvigionamento di beni e servizi strategici. Non mi pare che questo sia secondario e mi sembra che debba essere letto nella sua specificità, non in ordine al fatto che in questo testo manchi la riforma organica della giustizia. Anch'io vorrei partecipare al prossimo - spero in cantiere - dibattito sulla riforma organica della giustizia, sollevando una questione della quale da anni mi vado informando. Io mi vado informando - lo sanno i senatori Mirabelli e Cucca, la senatrice Rossomando, il Presidente della Commissione e i colleghi con i quali scambio opinioni - e mi piacerebbe che presto l'ordinamento italiano si dotasse di una riforma che stabilisca l'obbligatorietà delle videoregistrazioni durante le indagini preliminari quando vengono sentite le persone informate dei fatti, perché lì a volte si genera un "safari" tra alcune aliquote di polizia giudiziaria e cittadini che magari si sono trovati o a sapere o a fare e non è giusto che perdano dignità, cittadinanza e compiutezza della persona umana. Stiamo lavorando a far sì che un disegno di legge guadagni la maturità delle opinioni favorevoli di tutti, ma non è oggi il momento per insediare quest'altro elemento all'interno del lavoro che stiamo facendo. Così come ho apprezzato molto quanto si è fino adesso scritto, ma non escludo che debba di nuovo essere sottoposto a scrittura innovativa, quell'articolo 6, dove si contempera e si porta a ponderazione equilibrata il bisogno che ha l'ordinamento, quando si convoca rispetto al tema della sicurezza sanitaria (il cosiddetto tracciamento di posizione e non di geolocalizzazione attraverso l'allerta del Covid-19) e, dall'altra parte, alla tutela, quasi una custodia tutelante, nei confronti del nucleo essenziale della dignità della persona. È un punto avanzato. Certo, ci sono ancora delle imprecisioni da affrontare, come il processo sanzionatorio, ma non è detto che non si possa, strada facendo, rimetterci le mani. Qual è la preghiera laica che vorrei fare? Siamo tutti convinti che siamo capitati in un'emergenza straordinaria, un'emergenza che addirittura non conosce confini e che ha attaccato il pianeta. C'è bisogno del punto di vista collaborativo, però sezionando questo tema, questo momento e questa emergenza rispetto a quanto di altro dovremmo fare. Con queste parole ho provato a dare il mio contributo, ringraziando la Commissione per il lavoro fatto e per il lavoro che farà anche in seguito. (Applausi) . PRESIDENTE. Grazie, senatore D'Alfonso. Così ha dimostrato che quando si parla a braccio si riesce a stare meglio nei tempi. Complimenti. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, svolgo il mio intervento con un filo di tristezza, perché la discussione di questo decreto-legge, nonostante non sia esaustiva come avrebbe dovuto essere, credo avrebbe meritato maggiore attenzione da parte di tutte le forze politiche. Non credo che rendiamo onore a quelle rose lassù, svolgendo una discussione a mio dire abbastanza sterile, al di là di alcuni interventi, come quello del senatore d'Alfonso che mi ha poc'anzi preceduto. Credo infatti che la funzione stessa del Parlamento debba essere, come giustamente è stato detto, di portare qualcosa di più e di dare il proprio apporto ai testi legislativi. Con questa tristezza di fondo mi viene anche da chiedere con un filo di polemica - me lo concederete - dove sia il ministro Bonafede. Ringrazio il sottosegretario Giorgis, che è stato presente anche durante tutti i lavori di Commissione, ma dov'è il ministro Bonafede? È forse con il Presidente del Consiglio agli Stati generali? La stessa predisposizione di questi Stati generali, in concomitanza dei lavori parlamentari, a mio parere rappresenta uno sgarbo istituzionale senza precedenti. (Applausi) . Perché se è vero quello che dice il presidente Conte in più occasioni che il Parlamento è sovrano, che il Parlamento decide e che lui deve rendere conto al Parlamento, noi siamo qui a fare una discussione su un provvedimento legislativo importante senza il Ministro e senza il Presidente del Consiglio. Per parlare di che cosa? Per parlare di comparto giustizia? Più volte ho detto - e continuo a farlo - che il comparto giustizia rappresenta il primo punto che uno Stato deve curare: parlando di giustizia, infatti, parliamo di libertà e, se non seguiamo né curiamo il comparto, evidentemente non ci interessa la libertà dei nostri cittadini e del nostro Stato, quindi ci riempiamo solo la bocca di tante belle parole e di tanti bei crismi, ma poi alla fine ci riduciamo a votare la fiducia (e la prossima, se non ricordo male, sarà la ventiduesima). Non credo che facciamo onore a tutti i padri del diritto e del Parlamento continuando a delegittimare quest'Assemblea: lo dico sempre in tutti i miei interventi, perché credo fortemente nella funzione parlamentare. In Commissione credo che tutto sommato abbiamo fatto anche un bel lavoro, perché comunque sia, pur mantenendo le distanze su determinati argomenti, abbiamo comunque discusso, anche animatamente, portando avanti i reciproci temi. Credo che, tutto sommato, abbiamo svolto un buon lavoro. Nella discussione in Commissione ero partito con il proposito, espresso da parte di qualcuno della maggioranza, di non mettere la fiducia: ho capito, colleghi, ma alla fine la fiducia l'avete messa; stiamo parlando di cose importanti e di giustizia, come dicevo prima. Partiamo dall'inizio: utilizziamo un decreto-legge, che essendo questo un periodo emergenziale - come mi si dice e lo sento tanto anche in televisione - va bene; allora però, se proprio si doveva utilizzare il decreto-legge, avremmo potuto evitare di mettere la fiducia, tanto non sarebbe cambiato nulla, a meno che non ci sia sotto qualcos'altro, magari qualche mal di pancia. Questo non lo so e lo scopriremo solo vivendo, probabilmente. Nel merito, questo decreto-legge, che avrebbe potuto essere serenamente portato in votazione, di cosa parla? Innanzitutto, rinviamo il decreto-legge sulle intercettazioni: si era detto - io stesso presi la parola durante la discussione generale - che non avevate ascoltato i procuratori della Repubblica, che vi avevano detto di fermarvi e di aspettare, perché non si era pronti; guarda caso, come giustamente ha più volte ripetuto senatore Pillon in Commissione e anche durante la sua relazione, ve l'avevamo detto. Anche in questo caso, non avete ascoltato: non l'avete fatto in Commissione, né in occasione dell'esame dell'altro provvedimento, né adesso; evidentemente, facciamo queste discussioni soltanto perché dobbiamo segnare un registro. Dovremmo fare gli Stati generali della giustizia, ma evidentemente non possiamo fare neanche questo, perché all'interno di questo provvedimento vedo un testo di legge fatto in qualche stanza del Ministero, nella quale chi si trova non ha la minima cognizione di cosa succede realmente nel mondo e nelle aule dei tribunali; altrimenti non si spiegherebbe come mai su questo provvedimento e in generale sull'azione di Governo in materia di giustizia il ministro Bonafede e il Governo in generale siano riusciti ad accomunare la posizione di tutti. Gli avvocati e le camere penali e civili hanno già espresso - e lo faranno anche prossimamente - la loro contrarietà rispetto non solo a questo provvedimento, ma a tutte le attività procedimentali che sono state introdotte da questo Governo. Non solo: magicamente anche i magistrati hanno lamentato questa cosa e io stesso ho potuto vedere nei vari tribunali, visto il totale caos che regna nelle loro aule, comunque una presa di posizione. Sappiamo bene che giustamente il magistrato deve parlare attentamente e ponderare le proprie parole, perché rappresenta la terzietà e il giudizio. Anche in questo caso, però, abbiamo visto più volte magistrati schierarsi, denunciando la totale inadeguatezza legislativa delle singole norme. Quindi, non andiamo a parlare di polemiche; d'altro canto, però, se proprio vogliamo farlo, parliamo anche delle famose scarcerazioni. Arriviamo così a fare un provvedimento che cerca di mettere toppe, laddove tecnicamente non c'era nulla da rattoppare: se stiamo a sentire le parole del ministro Bonafede, infatti, egli non c'entra nulla, perché non c'entra nulla il Ministero della giustizia e si tratta di decisioni di altri. Scusatemi, ma, se la giustizia non funziona, la colpa di chi è? È forse del Ministro delle politiche agricole? Sinceramente, se non è colpa del Ministro che comunque ha l'onere di vigilare sull'esecuzione della giustizia e sul funzionamento degli apparati della giustizia, chi li deve vigilare? D'altro canto, in tanti altri provvedimenti abbiamo avuto modo di vedere qual è il sistema normativo portato avanti dall'attuale Ministro, dall'attuale Ministero e dall'attuale Governo. Se davvero dobbiamo andare a votare una legge delega sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura, se davvero dobbiamo andare a votare dei pacchetti chiusi e blindati sulla riforma dei processi - per fare solo alcuni rapidi esempi - evidentemente, aggiungo io, c'è un problema anche di ordine democratico, e mi assumo la responsabilità di quello che dico. Quanto al problema delle scarcerazioni - come abbiamo qui detto e ripetuto più e più volte - prima abbiamo visto che ci sono state le rivolte nelle carceri (e piena solidarietà una volta di più a tutti gli agenti della polizia penitenziaria che lavorano e che cercano di tutelare, sostanzialmente reclusi per lavoro), poi sono arrivate le polemiche e poi si arriverà alla sfiducia. Abbiamo cercato di portare all'attenzione del Parlamento un'azione ministeriale che per noi è totalmente inadeguata. Ecco, anche in quel caso la ragione politica è prevalsa sulla ragione di diritto e anche qui abbiamo messo un rattoppo. Insomma, andiamo avanti a rattoppi, ma non credo che questa sia un'azione coerente, fluida e pienamente condivisa, come sia il Ministro sia il Presidente del Consiglio continuano a ribadire, altrimenti avremmo avuto altre risposte. Ricordo velocemente che ho presentato un emendamento in Commissione, suggerito tra l'altro dagli operatori del diritto, chiedendo che i cancellieri, coloro che sostanzialmente portano avanti gli atti e permettono ai magistrati di svolgere la loro attività, di lavorare in smart working . Non ci sono le competenze tecniche nel Ministero: questa è stata la risposta. Sinceramente, di fronte ad un'amministrazione della giustizia all'interno della quale viene data questa giustificazione il problema rimane. (Commenti) . La motivazione è stata assolutamente questa, senatore Mirabelli, andremo a rivedere il resoconto stenografico. Mi accingo a concludere. Non voglio giudicare, attaccare o fare polemica con nessuno ma, in sintesi, al netto dei miglioramenti che possono essere stati apportati in Commissione, all'interno del decreto-legge che stiamo per convertire io leggo tanto un: «Vorrei, ma non posso». L'alunno si è impegnato, ma non è riuscito ad arrivare alla promozione piena. Chiedo dunque al Ministro di applicarsi un po' di più, non tanto dal punto di vista del diritto, perché ha a fianco chi probabilmente ne sa più di lui, ma politicamente. Ascolti di più e non soltanto quelli che sono all'interno delle stanze del Ministero, ma coloro che praticano il diritto, "mangiano" il diritto tutti i santi giorni: mi riferisco a tutti gli operatori del diritto (avvocati, magistrati). È lì che bisogna andare ad ascoltare, perché lì ci sono veramente i bisogni ed è lì che viene praticata la vera giustizia, non nelle stanze segrete del Ministero. (Applausi) . PRESIDENTE. Colleghi, invito tutti per cortesia ad un più preciso rispetto dei tempi. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, interverrò solo su un aspetto del decreto-legge, che poi è sostanzialmente quello su cui si è soffermata anche la senatrice Isabella Rauti, ma da un altro punto di vista. Mi soffermerò, quindi, sull'articolo che riguarda in modo specifico l' app Immuni e quindi il contrasto al Covid-19. Potrebbe apparire un aspetto incongruo rispetto al decreto-legge, che reca misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazione. Potrebbe apparire come un'aggiunta e forse era concepita come tale. Infatti, nel testo del decreto-legge è indicata quale misura ulteriore, alla fine. Non è un'aggiunta - forse non lo si è compreso sino a fondo - ma è il cuore del problema, perché la app Immuni riguarda ciò che per noi è fondamentale, ossia la sfera dei diritti della persona. Non la riguarda soltanto nello strumento che utilizziamo, ma per lo scenario che apre. Si apre infatti lo scenario delle intercettazioni collettive, delle intercettazioni globali, dello Stato che controlla le persone in maniera più o meno efficace e degli Stati che controllano gli Stati. Tale problema riguarda la sfera dei diritti della persona e della privacy rispetto all'organizzazione statuale, ma riguarda anche la sfera dei valori, degli interessi e della sicurezza nazionale rispetto al controllo che altri Paesi e che altre organizzazioni possono realizzare nel nostro territorio nei confronti dei nostri cittadini e, in generale, della nostra istituzione statuale. Lo scenario che si apre è di estrema importanza ed intervengo qui, non a caso, anche alla luce del documento che il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha inviato al Parlamento in merito alla app Immuni. Lo dico ai colleghi parlamentari: io ed altri cinque senatori in quest'Aula siamo stati delegati a rappresentarvi nel Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che, come voi sapete, agisce in un ambito legislativo molto particolare, tra l'altro con l'obbligo della segretezza sugli atti e sulle audizioni che esso realizza. Ebbene, non sfugge ad alcuno che il secondo documento che il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha realizzato in questa legislatura sia quello relativo alla app Immuni. Il primo documento, la prima relazione nell'arco degli anni precedenti di questa legislatura riguarda una tematica simile, quella del 5G e quindi dell'infrastruttura delle telecomunicazioni. Credo che sia doveroso evidenziare in quest'Aula e, attraverso di essa, anche ai nostri cittadini che se il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha approvato due documenti predisposti per il Parlamento (il primo sul 5G e il secondo sulla app Immuni) in due anni di attività legislativa, vuol dire che annette molta importanza a queste tematiche per la sicurezza nazionale. Perché sono importanti queste tematiche? Quella del 5G ormai è chiara a tutti, verosimilmente, anche alla nostra opinione pubblica. La app Immuni può apparire una piccola cosa, ma apre uno scenario enorme. Lo apre non soltanto per quanto riguarda l'efficacia dello strumento - e non voglio fare alcuna polemica - che tra l'altro credo entri in vigore sul territorio nazionale proprio oggi. L'efficacia dello strumento dipende da quanti cittadini la utilizzeranno; purtroppo, allo stato, un numero estremamente ridotto. L'efficacia dello strumento non riguarda solo il numero dei tamponi che vengono realizzati: è necessario che sia ampio il numero di cittadini che scaricano la app , che siano tanti i tamponi e i rilievi fatti e che il sistema sia interoperativo con quello delle altre app europee. Se esso non è interoperativo, se apriamo giustamente le frontiere (e ci auguriamo che giungano in massa nuovamente ed immediatamente milioni di turisti europei nella prossima stagione balneare praticamente iniziata), se non si sviluppano e non vengono realizzati i tamponi di massa e se gli italiani non la scaricano in misura congrua (30, 40, 50 per cento), la app è inefficace, anzi è controproducente. C'è sempre un equilibrio tra garantire la privacy e fronteggiare il fenomeno del Covid-19. Se questo equilibrio è raggiunto, l'efficacia della misura è realizzata; ma se questo equilibrio non viene raggiunto, l'efficacia della misura è molto limitata, a fronte di una rilevante cessione di dati personali. Peraltro, questa cessione di dati personali apre un problema che riguarda non soltanto la privacy e la persona, ma la sicurezza nazionale. L'altro giorno la Cancelliera tedesca, che si è fatta paladina dei valori della persona e della civiltà europea, ci ha detto che probabilmente nella nostra civiltà europea, a fronte delle nuove minacce, dovremo ridurre i diritti della libertà della persona. Non ha parlato a caso. Si tratta, quindi, di una frontiera e di un equilibrio molto delicato. Vale la pena realizzare un' app di questo tipo se poi essa, a fronte di una cessione di dati personali molto rilevante, non ha una reale efficacia perché in pochi la scaricano, perché i tamponi sono troppo limitati e perché non c'è un sistema di interoperabilità con le altre app europee? Probabilmente non vale la pena. Tuttavia lo scenario che si è aperto è straordinariamente importante e lo porto all'attenzione del nostro Parlamento. Non riguarda soltanto, come noi abbiamo evidenziato nella relazione al Parlamento sul 5G, per esempio l'utilizzo della tecnologia cinese; cioè non riguarda soltanto il controllo che alcuni sistemi autoritari sviluppano al loro interno, perché la Cina può realizzare l' app che vuole e controllare sotto ogni misura i propri cittadini, anzi verisimilmente in questo modo ha trovato l'arma di massa per il controllo sociale interno del Paese (quell'arma di massa che va sempre provata e questa è l'occasione per farlo e per affinarla) e finalmente sa come controllare un miliardo e mezzo di persone e non soltanto loro. In questo caso però la questione riguarda anche l'altra frontiera, quella occidentale. Desidero infatti evidenziare a tutti che noi ci stiamo adeguando alle scelte fatte da due multinazionali occidentali americane che, realizzando un cartello (Apple e Google), hanno detto agli Stati cosa dovevano fare. L'Europa si stava orientando verso un sistema verticalizzato, così la Germania, così la Francia, così anche l'Italia. Google e Apple, che hanno il monopolio, hanno fatto cartello e hanno detto agli Stati il sistema che dovevano attuare; due multinazionali private, di cui non si conoscono le proprietà, hanno detto agli Stati che invece non doveva più essere attuato un sistema verticalizzato, ma uno decentralizzato, apparentemente sicuramente più a garanzia dei cittadini, ma anche meno efficace. La Germania si è adeguata, noi ci siamo adeguati, ma la Francia non lo ha fatto perché è avanti rispetto a noi e sta tentando di realizzare un proprio sistema. Signor Presidente, desidero completare questo concetto affinché resti in quest'aula e ai cittadini italiani. La Francia non si è adeguata e ha detto che avrebbe fatto un sistema nazionale, semmai verticalizzato. Vediamo se vi riesce. Tuttavia intendo dire che l'Italia si è dovuta adeguare perché, come gli altri Paesi europei, non dispone ancora di una tecnologia sovranazionale tale da affrancarci dalle multinazionali private che gestiscono questa materia. Inoltre, ancor di più, come altri Paesi europei, l'Italia non ha un suo sistema di cloud nazionale, di memoria collettiva, di nuvola collettiva che garantisca la sovranità dei dati nazionali delle persone come oggi è assolutamente necessario di fronte alle nuove frontiere e nei conflitti globali che passano attraverso le reti immateriali e il controllo dei dati, perché chi conosce e controlla i dati controlla le Nazioni. Noi abbiamo quindi il dovere, una volta aperto questo scenario, di aprire una discussione nel nostro Paese e di realizzare una normativa che consenta all'Italia di realizzare un sistema di cloud nazionale e di avere anche un sistema tecnologico che ci affranchi dal dominio straniero, magari insieme alle altre Nazioni europee, perché il sistema di cloud nazionale va integrato con un sistema di cloud europei. Questa è la frontiera del futuro, questa è la frontiera della sovranità, questa è la frontiera della sicurezza nazionale. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, in premessa, in questo mio intervento, trattandosi di giustizia e alla luce dei tristi accadimenti che si sono verificati al carcere di Santa Maria Capua Vetere, e non solo, non posso non esprimere vicinanza e solidarietà alla polizia penitenziaria : onore agli uomini e alle donne dei baschi azzurri! (Applausi). Con una battuta, che magari qualcuno potrebbe apostrofare come una battutaccia, potrei dire che dove non poté il coronavirus poté il Governo. In tanti contesti, infatti, il Governo ha fatto molto peggio di questa maledetta pandemia rispetto alle risposte che avrebbe dovuto dare all'Italia e agli italiani. Lo ha fatto nella gestione dell'emergenza sanitaria; lo ha fatto nella gestione della faccenda economica e sociale. Non ha dato risposte concrete, efficaci e celeri agli imprenditori, ai professionisti, alle famiglie, al turismo, e a tanti altri settori, e, purtroppo, è riuscito a fare malissimo anche nel settore della giustizia. Un emblema: ha addirittura indotto nei tribunali alla guerra tra «poveri». In tanti tribunali hanno dovuto litigare avvocati e cancellieri perché il caos la faceva da padrone e lo Stato era completamente assente. Non voglio ripetermi rispetto a quanto hanno già detto i colleghi. Vorrei fare un intervento molto sintetico, ma di contesto, perché ritengo possa aiutare ciascuno di noi per i lavori futuri, ma soprattutto possa essere d'ausilio agli italiani a comprendere che cosa sta accadendo in questo momento nel sistema giustizia. Che cosa è successo? Stiamo esaminando adesso un decreto-legge in un contesto che - come ha detto prima qualche collega - è triste, preoccupante, tetro. Veniamo dalla vicenda del DAP, che parte dalla nomina del capo che poi si è dimesso, per arrivare alle rivolte nelle carceri, alle scarcerazioni allegre. A proposito, diciamo in quest'Aula che cosa è emerso oggi in Commissione antimafia durante l'audizione del dottor Romano del DAP? Sono state sottolineate due vicende - una nota, l'altra meno - che devono portarci ad andare fino in fondo alla questione. Qual è quella più nota? L'abbiamo rilevata in quest'Aula durante la discussione della mozione di sfiducia nei confronti del ministro Bonafede, ovvero che la scarcerazione più clamorosa del boss dei casalesi Pasquale Zagaria è stata causata da un errore del DAP. Lo ha ammesso il dottor Romano: un errore di quell'ufficio che non ha riscontrato la sollecitazione che è stata rivolta dal tribunale di sorveglianza di Sassari. La vicenda meno nota, che oggi con molta chiarezza ha ammesso il dottor Romano, è che la famosa nota del DAP del 21 marzo non è stata partorita da una manina degli uffici del DAP. È una nota che è stata condivisa a più mani - lo ripeto, la nota che ha dato il via alle scarcerazioni dei boss mafiosi - e accettata dal ministro Bonafede. (Applausi). Questo è quanto emerso oggi durante l'audizione del dottor Romano. La vicenda si è svolta in un contesto nel quale ci sono state le dimissioni di tutti, tranne quelle del ministro Bonafede. Tutti quanti si sono dimessi: dal capo del DAP ai collaboratori del ministro Bonafede, ma il Ministro resta lì, pur consapevole dei suoi fallimenti. Si è parlato del decreto-legge scarcerazioni, che è stato subito censurato tanto dal Consiglio superiore della magistratura quanto dal tribunale di sorveglianza di Sassari, dal tribunale di sorveglianza di Spoleto. Tutti quanti hanno ammesso che quello in atto è un metodo che non garantisce né la magistratura né tantomeno i diritti dei cittadini. Attenzione, cari colleghi: rispetto al rapporto tra politica e magistratura - lo abbiamo detto più volte in quest'Aula e non solo - la politica fallisce quando abdica verso la magistratura, ma la politica fallisce anche quando scarica sulla magistratura e ciò è avvenuto in questo momento, rispetto sia alla nota del 21 marzo del DAP, che al decreto anti-scarcerazioni. Abbiamo già detto della polizia penitenziaria, ma altri due appunti vanno sottolineati. Ricordiamo che in questo contesto è venuta alla luce anche quella brutta vicenda che ha riguardato le dichiarazioni del giudice Palamara, in cui è emersa una verità che per tanto tempo si è tenuta nascosta: attacchiamo Matteo Salvini anche se ha ragione. (Applausi). Anche su questo il ministro Bonafede è rimasto latitante. Io, a differenza del mio collega senatore Emanuele Pellegrini, non mi stupisco che oggi sia assente durante questa discussione. È stato assente durante tutta la gestione dell'emergenza e durante tutti gli episodi gravissimi che si sono verificati nel nostro Paese. Non ha speso una sola parola nei confronti della polizia penitenziaria e oggi cosa è successo? Il ministro Bonafede ci aveva promesso che avrebbe garantito le sentenze definitive entro quattro anni e il regalo di oggi è che Carminati, un pericolosissimo criminale, è stato scarcerato per decorrenza dei termini della custodia cautelare. È quanto sta succedendo oggi. Ho visto, in questi frangenti, quale Italia le forze di maggioranza hanno promesso agli italiani. Il MoVimento 5 Stelle ha promesso l'Italia a cinque stelle; poi qualcun altro ha promesso l'Italia bella e forte ed è diventato un movimento, Italia Viva. Il Partito Democratico ha promesso un'Italia invece più forte e più giusta. Diciamo con grande senso di responsabilità, con serenità, ma anche con convinzione di tenervi questa Italia: non è l'Italia che noi vogliamo. A noi basta l'Italia senza aggettivi e senza descrizioni. A noi basta quell'Italia che conosciamo, gloriosa, grande, forte, perché da sola è così bella e non si arrende e non permetteremo che voi, con i vostri provvedimenti sciagurati in qualsiasi settore e anche nel settore della giustizia, le facciate del male. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (IV-PSI) . Signor Presidente, senatori, rappresentanti del Governo, a distanza di pochissimo tempo dai decreti cura Italia e liquidità, è intervenuto il Governo per fronteggiare l'emergenza Covid sul comparto giustizia, con precise disposizioni che, pur cercando di rinnovare in qualche modo i contenuti, in alcune parti si sovrappongono alle disposizioni dei decreti citati, ormai convertiti in legge, e in altre introducendo nuove disposizioni in materia di riforma delle intercettazioni, di ordinamento penitenziario, di svolgimento delle attività giudiziarie nel periodo di emergenza, in materia di contact tracing , per dotare il nostro ordinamento di una sorta di sistema di allerta dei contatti dei soggetti con individui risultati positivi al virus. Il provvedimento di cui discutiamo per la conversione in legge, pur constando di soli otto articoli, in realtà comprende disposizioni che interessano il settore giustizia e che avrebbero avuto bisogno di un tempo diverso per le materie trattate e i contenuti complessi da esaminare. Si interviene sulla nuova disciplina delle intercettazioni, di cui alla riforma Bonafede, per differirne, in questo momento causa l'emergenza epidemiologica, l'entrata in vigore. Ma sarebbe stato opportuno - e mi auguro lo si possa fare non appena ripresa la graduale normalità della vita e del lavoro - riflettere non solo sulla necessità di adeguare le strutture degli uffici giudiziari, con tutto quello che comporta, ma anche sull'impossibilità oggettiva di realizzare una riforma complicata come quella sulle intercettazioni, per cambiare tutto senza in realtà intervenire nei modi e nei tempi dovuti in un sistema quanto mai complesso come quello giudiziario. Il decreto-legge interviene anche sull'ordinamento penitenziario per cercare di attutire le aspre polemiche, politiche e non, collegate alle discusse scarcerazioni avvenute nei giorni scorsi e connesse solo indirettamente all'emergenza coronavirus, di esponenti autorevoli di associazioni di stampo mafioso sottoposti al regime detentivo speciale di cui all'articolo 41- bis . È prevista l'integrazione della disciplina procedurale delle disposizioni di cui agli articoli 30- bis e 47- ter dell'ordinamento penitenziario, con una specie di parificazione - almeno sotto il profilo della modalità di concessione del beneficio - dei cosiddetti permessi di necessità ai permessi premio, operando una significativa unificazione del regime di tutti i permessi - che siano di necessità o premiali - con un intervento dell'autorità competente che deve pronunciarsi sulla loro concessione e dovendo tener conto, anche per i permessi di necessità, delle indicazioni provenienti dal procuratore distrettuale e dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Il decreto-legge in esame si occupa anche dell'attività giudiziaria nel periodo di emergenza, introducendo misure significative della trattazione sui procedimenti civili e penali in tale periodo, innovando anche alcune disposizioni introdotte dai cosiddetti decreto cura Italia e decreto liquidità. Forse l'articolo 3 - proprio questo articolo che interviene a gamba tesa in tema di misure di contenimento del virus nel sistema giudiziario nazionale - avrebbe avuto bisogno, nella formulazione, di una maggiore attenzione. Senza alcuna critica, ma come avvocato quale sono, penso sia utile, anche per un agire politico condiviso, che quando si dispone sulle modalità operative e lavorative di ampie e ben rappresentate anche in Parlamento categorie professionali, seppure in clima di emergenza, sia opportuno ascoltare soprattutto i professionisti del settore. E dico ascoltare nel senso di intendere e recepire le istanze legittime. Mi soffermo poi brevemente, a solo titolo informativo per indicare qualcosa di contenuto di questo decreto-legge, sulla specifica dell'articolo 3, che tra i procedimenti a trattazione obbligatoria da celebrarsi durante la fase di sospensione d'ufficio dell'attività giurisdizionale fa rientrare, per quanto riguarda quelli con soggetti cautelati, solo quelli per cui, nel periodo di sospensione o nei sei mesi successivi, scadano i termini di cui all'articolo 304, comma 6, del codice di procedura penale (i cosiddetti termini finali di fase o termini finali complessivi, più noti come massimo dei massimi). Per quanto riguarda, invece, la celebrazione delle udienze da remoto e delle relative camere di consiglio, il decreto-legge, al fine di salvaguardare il necessario principio di oralità del processo penale, è intervenuto in senso più restrittivo - in questo caso forse ascoltando le voci degli operatori del diritto - per non smaterializzare completamente il processo, rischiando la lesione dei principi costituzionali, in particolare del diritto di difesa e del contraddittorio, e introducendo così un espresso limite alla celebrazione da remoto delle udienze penali, prevedendosi che è rimessa a un accordo delle parti la celebrazione da remoto delle udienze penali in cui dovranno essere esaminati test, parti, consulenti tecnici e periti e di quelle in cui dovrà procedersi alla discussione finale dei procedimenti. In mancanza, tali udienze non potranno che essere trattate in aula, oppure rinviate a una data successiva. Pur tuttavia, è da apprezzare che la norma intervenga per favorire una implementazione del processo penale telematico da inquadrare, però, nell'ottica di una riforma di sistema e che costituisce, quindi, seppur nascente dall'emergenza, una visione innovativa e auspicabile di una vera informatizzazione del processo. Infine, viene introdotto nel testo del provvedimento un inedito sistema di allerta Covid-19, con uno stanziamento di 1,5 milioni di euro proprio in materia di prevenzione dei contagi da coronavirus. Questa è una tra le previsioni più importanti dell'atto in esame, mediante la quale il Governo ha finalmente dettato, proprio in punto di applicazione di tracciamento, una base normativa chiara finalizzata ad allertare le persone che siano entrate in stretto contatto con soggetti positivi al Covid-19. È previsto, infatti, all'articolo 6, che, al solo fine di allertare le persone che siano entrate in contatto diretto con soggetti risultati positivi e tutelarne la salute, attraverso le previste misure di profilassi nell'ambito delle misure di sanità pubblica legate all'emergenza Covid-19, presso il Ministero della salute - ricordiamo che è il titolare del trattamento - sia istituita una piattaforma unica nazionale per la gestione del sistema di allerta dei soggetti che, a tal fine, hanno installato, su base volontaria, un'apposita applicazione sui dispositivi di telefonia mobile. Quindi, da un lato, si sancisce un divieto generale di trattamento dei dati personali raccolti con l'applicazione di tracciamento per finalità diverse da quella di avvisare le persone di essere entrate in contatto con un malato; dall'altro lato, si stabilisce, però, che è consentito, comunque, utilizzare siffatte informazioni per soli fini di sanità pubblica, profilassi, statistici o di ricerca scientifica, introducendo così una serie di eccezioni, seppur ridotta, ma abbastanza rigorosa. Dato positivo della norma pare essere, però, che le autorità di contrasto non possano richiedere la trasmissione dei dati personali raccolti dalle applicazioni di tracciamento al fine di reprimere i reati di qualsiasi genere. Ciò dovrebbe servire a eliminare i dubbi verso il timore di un utilizzo arbitrario e ingiustificato delle applicazioni di tracciamento anti Covid-19 per motivi di contrasto alla criminalità, pur non essendo, però, questo fatto, obiettivamente, del tutto scontato. È proprio per tali motivi che spero che il Governo accolga l'invito, che - ripeto - serve solo come adiuvante all'attività dell'esecutivo. In altri tempi e fuori dall'emergenza Covid-19, questo lo avrebbe fatto il Parlamento; adesso, però, invito il Governo di valutare anche la possibilità di un divieto normativo, esplicitamente rivolto al processo penale, che valga a togliere ogni possibilità di dubbio circa l'inutilizzabilità processuale dei dati personali raccolti per scopi legati alla tutela della salute degli individui. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, il provvedimento che ci accingiamo a votare contiene diversi aspetti, alcuni dei quali sono stati già illustrati. Io partirei dalla questione, che abbiamo già sottolineato più volte, dell'importanza del funzionamento del servizio giustizia, che è un grande valore sociale, se possibile accresciuto dall'emergenza Covid-19. Io intendo dire che l'emergenza Covid-19 - quello che ha scatenato e i suoi effetti, che ancora permarranno e penso al disagio sociale e agli effetti economici - ci pone l'obbligo di essere molto attenti a non lasciare soli proprio quei cittadini che più hanno bisogno di tutela e che chiedono al sistema giustizia, sotto varie forme, l'accesso alla tutela di diritti. Questo riguarda il campo sia civile che penale, sia che rivesta la qualità di persona offesa, che, ovviamente, di indagato o imputato. Il provvedimento mette un certo ordine e si preoccupa di assicurare gli effetti dei provvedimenti presi nelle udienze e dei provvedimenti giudiziari assunti in emergenza e con particolari modalità e si occupa, giustamente, di garantire la transizione e l'uscita dalla fase emergenziale. Da questo punto di vista, voglio dire subito che, con molta convinzione, ho votato un emendamento, che è stato accolto e sul quale anche noi abbiamo insistito, per anticipare la chiusura dell'emergenza, a ragione dell'urgenza di riportare i tribunali a un loro pieno e completo funzionamento. Si apre, ora, una serie di riflessioni, riflessioni che non rimarranno, però, chiuse e non si esauriscono con la fine dell'emergenza Covid-19. Qualcuno, infatti, ha toccato l'argomento relativo al fatto che utilizzare mezzi tecnologici in maniera più spinta rispetto al passato ci pone l'interrogativo di cosa rimarrà dopo il Covid-19. Ovviamente, qui bisogna mantenere la barra dritta, nel senso che, per una serie di procedimenti, è utile e, in una fase ancora non esaurita - penso a tutte le udienze del civile - consente di fare più udienze e, quindi, di garantire più accesso ai diritti. Per quanto riguarda il penale, invece, giustamente ci devono essere delle limitazioni e ciò non può che riguardare l'erogazione del servizio e, quindi, tutto quanto ha a che vedere con il deposito degli atti; ma si fa molta attenzione a garantire l'effettività del contraddittorio. Ciò viene fatto nel provvedimento in esame perché, indipendentemente dall'anticipazione della fine dell'emergenza, si è fatto cenno alla possibilità di sentire testimoni. Non era già più così e, anzi, il provvedimento limita in misura ancora maggiore, perché non è possibile sentire parti e periti nel processo penale utilizzando il remoto. Faccio un appunto sulla questione delle intercettazioni. Bisogna che ci mettiamo d'accordo, al di là delle polemiche. Ovviamente per chi vi parla il testo preferito era quello della riforma Orlando nella sua interezza. L'estensione dell'uso del trojan anche a non reati di mafia e terrorismo è stato votato vigente la precedente maggioranza e, quindi, anche dalla Lega. Ciò che è importante sottolineare è l'urgenza che venga in vigore quella garanzia sulla non pubblicazione di tutto ciò che non ha rilevanza penale. Penso che basta questo titolo per capirci. Mettiamoci d'accordo. Se questa è un'urgenza di cultura giuridica, dovremo fare di tutto perché avvenga il prima possibile. L'ulteriore rinvio non può che essere legato ovviamente all'emergenza Covid; è la concretezza con cui si fanno i conti. Faccio una battuta solo per chi ci ascolta. È ovvio che siamo tutti molto reattivi sui reati che riguardano la pedofilia, la detenzione di materiale pedopornografico, e via dicendo. In questo caso, però, mettiamoci d'accordo su cos'è un sistema di garanzia o di garantismo, altrimenti usiamo a vuoto questo termine. È già prevista l'intercettazione con tutte le modalità per i reati di pedopornografia; non è prevista per il residuale reato di detenzione per il quale esiste, comunque, la perquisizione che consente di accertare il reato, che è punito con una pena massima di tre anni alternativa alla multa. C'è un problema di sistema che va assolutamente tutelato. Il contrario del garantismo è anche scassare il sistema per singole ipotesi di reato senza preoccuparsi di una coerenza di sistema. Dirò ora qualche parola sull'intervento per le cosiddette scarcerazioni. Faccio tre flash per fare chiarezza a chi ci ascolta anche fuori da quest'Aula. Il Governo ha stabilito che per i reati comuni, escludendo espressamente i reati di allarme sociale, fosse possibile applicare un qualcosa che era già stato applicato in precedenza, e cioè a chi aveva una pena residuale di diciotto mesi, a causa dell'emergenza Covid, poteva essere concessa la pena alternativa della detenzione domiciliare, previa un'istruttoria seppure sommaria. L'ordinamento già prevedeva e già prevede per alcuni reati di allarme sociale, per i quali normalmente queste misure sono escluse, in casi eccezionali, di cui già la magistratura si faceva carico in un'ottica di bilanciamento, la cosiddetta concessione in deroga. Una rilevante quantità di giurisprudenza si preoccupa del bilanciamento tra pericolosità sociale, tutela della sicurezza e tutela della salute, cui ha diritto anche il detenuto. È un norma che già esisteva, in virtù della quale sono state effettuate scarcerazioni in merito alle quali abbiamo tutti detto che si è creata una falla. Il provvedimento in esame, quindi, interviene su qualcosa che non era stabilito dai decreti riferiti all'emergenza da Covid-19 e si preoccupa - credo correttamente e in modo molto equilibrato - di intervenire per ovviare alla falla che si era creata, tutelando, al contempo, l'autonomia della magistratura di sorveglianza, che rimane l'unica a poter rivedere una serie di decisioni in relazione alla mutazione della situazione. Si prevede l'obbligatorietà del parere della procura antimafia, distrettuale o nazionale, proprio per avere l'aderenza alla situazione. C'è quindi un obbligo di rivalutazione di quei casi di cosiddetta scarcerazione - stiamo parlando non di libertà, ma di detenzione domiciliare e bisognerebbe sempre ricordarselo - che sono avvenuti in relazione nell'emergenza da Covid-19. E ricordiamoci che è un qualcosa di inedito, e non solo per le dimensioni, ma anche - in relazione a ciò di cui stiamo discutendo oggi - per il giudizio che dobbiamo esprimere. In fondo, noi valutiamo - e qui ci sono molti giuristi - il cosiddetto pericolo in concreto (resterei sul pericolo in concreto e non parlerei di pericolo in astratto). Si prevede quindi una serie di interventi in relazione a una situazione di pericolo, con riferimento alla tutela della salute che comunque ogni cittadino ha diritto di avere e anche - vorrei ricordarlo - alla tutela della salute della polizia penitenziaria. (Richiami del Presidente). Mi avvio a terminare e vedo che dopo di me interverrà il collega Caliendo, che si è molto impegnato. Con riferimento specifico a questo tipo di intervento, è fissata anche una norma procedurale, che prevede un intervento immediato di revoca del provvedimento, qualora non ne sussistano più i presupposti, e l'instaurazione del contraddittorio davanti al tribunale di sorveglianza nei trenta giorni successivi. A questo proposito si apre uno scontro titanico tra chi ritiene che non ci sia tutela del contraddittorio e chi ritiene che, se perde efficacia il provvedimento, allora è minacciata la sicurezza dei cittadini. Si poteva scegliere di tutelare il contraddittorio nella fase ex ante o nella fase successiva e si è scelta la fase successiva, mantenendo fermo un intervento cautelare. Non c'è alcuna falla per quanto riguarda la sicurezza dei cittadini, perché rimane fermo il fatto che ogni trenta giorni il magistrato di sorveglianza valuta e può comunque reiterare il provvedimento di revoca. Questo lo dico per fare chiarezza. (Richiami del Presidente). Concludo, Presidente, non volendo abusare della sua cortesia. Che cosa rimarrà? Rimarrà sicuramente il fatto che forse sarebbe stata opportuna una riflessione su che cosa deve essere il carcere, soprattutto per i detenuti comuni, e sulle modalità di espiazione alternativa della pena, che non vuol dire non espiazione, ma modalità alternativa. Probabilmente, se si fosse avuto più coraggio, non ci si sarebbe trovati in questa situazione. Era altresì opportuna una riflessione su una modernizzazione strutturale, che non è - come non lo è mai la tecnologia - neutra: un incremento del livello tecnologico non è di per sé una soluzione. Abbiamo - e per fortuna li abbiamo - i principi della Costituzione, che ci consentono di avere una guida e di non perdere la direzione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei innanzitutto tenere conto di quanto ha detto il senatore Pellegrini, che si meravigliava della mancata partecipazione, negli ultimi tempi, a dibattiti sulla giustizia. Credo che tutti possiamo registrare una differenza tra la XVI legislatura e le due ultime legislature. La differenza sta nel fatto che nel nostro Paese si è introdotta la cultura del sospetto, mentre è venuta meno la cultura delle regole del giudizio, per cui si privilegia sempre l'individuazione del responsabile, di chi ha la colpa. Così anche nella vicenda ultima si è voluta veicolare l'idea non espressa, ma suggerita, che una circolare del Ministero, con responsabilità colposa o dolosa - non si capiva - era stata la causa delle scarcerazioni degli imputati. È una falsità, la più assoluta di questo mondo, per una sola ragione: innanzitutto oggi abbiamo non solo appreso - come è stato già ricordato - della consapevolezza del Ministro e di tutti in ordine a quella cosiddetta nota, più che circolare; ma la cosa essenziale è che - badate - sono decine e decine i provvedimenti ad essa precedenti. Ciò è tanto vero che mi sono chiesto: perché il 22 febbraio? In effetti, l'emergenza sanitaria è stata programmata il 31 gennaio; allora avrebbe dovuto essere il 31 gennaio. Vice Ministro, pur conoscendo la magistratura, qui la conoscenza del reale e l'esperienza mi fanno dire che certamente ci sono provvedimenti precedenti al 22 febbraio che sono uguali agli altri e hanno tenuto conto di un dato fondamentale della nostra Costituzione: il diritto alla salute. Basterebbe che lei e i relatori andaste a leggere le relazioni dei Presidenti dei tribunali di sorveglianza, che oggi sono state lette in Commissione antimafia, che sollecitavano determinati provvedimenti. Allora perché fare un provvedimento che non ha fondamento giuridico sotto il profilo della diritto di difesa? Le voglio ricordare - e lo ricorderà la senatrice Rossomando che ha parlato prima di me - che nella XVI legislatura abbiamo insieme riscritto il 41- bis e votato all'unanimità, perché abbiamo lavorato insieme con un solo obiettivo: assicurare le garanzie, cioè essere coerenti sul fatto che a una pena severa corrispondono altrettanti diritto e garanzia dell'imputato o del condannato. Non si deve mai deflettere su questa linea. E questa linea è tale che avevamo presentato un emendamento chiaro e preciso: non potete non prevedere - e guarda caso cominciano ad arrivare varie ordinanze di rimessione alla Corte costituzionale - il diritto di difesa. Erano tre giorni quelli che avevamo chiesto: dare al difensore tutti quei giorni che sono di ferie di modo che potesse fare le sue osservazioni. Qual era la paura? Eventualmente poteva convincere il tribunale di un'effettività del diritto di salute? Credo che non facciamo i legislatori se ci preoccupiamo di questo. Un legislatore serio si preoccupa dei diritti prima e poi della necessità che "tizio" deve stare in carcere, e ci deve stare dopo essere stato condannato; ma, se per ipotesi, un diritto alla salute gli impedisce di stare in carcere, non deve starci: questa è la regola e sulle regole non possiamo venir meno, così come a quelli che sono i principi costituzionali. Per questa ragione mi dava fastidio quell'ulteriore norma, riguardante il tribunale di sorveglianza e tutti i magistrati di sorveglianza, in cui, addirittura contraddittoriamente, si inseriscono tre cose insieme: un primo comma, correttissimo, secondo cui si prevedeva che il magistrato di sorveglianza, dopo aver raccolto tutti gli elementi, li trasmettesse al tribunale di sorveglianza; un secondo comma, altrettanto corretto, che stabiliva che il tribunale di sorveglianza valutasse la ricorrenza o meno dei presupposti; ma gli si assegnavano trenta giorni di tempo, dopo aver costruito quell'ipotesi quindici giorni o un mese, e ciò vuol dire, né più e né meno, che poi alla fine, ove fosse solo un decreto di revoca, per quanto riguarda il decreto di accoglimento, non c'è. Una delle questioni di costituzionalità sollevate pone in evidenza proprio questo. Quando c'è l'accoglimento, non c'è; quando c'è il decreto di revoca, allora si procede eventualmente a dire che, se non si pronuncia il tribunale di sorveglianza, decade. Siamo alla follia, perché tutto questo sistema sembra quello di uno Stato che non ha fiducia in se stesso né nella giurisdizione né negli strumenti regolari e legali per arrivare a un risultato. Pensare a mettere insieme un architrave di elementi tali da poter dire che Tizio, Caio e Sempronio, che sono usciti in ragione della salute, devono ritornare in carcere, qualunque sia la ragione: questa è la logica di un bambino di seconda media, che la ricava leggendo tutte le norme insieme. È corretto? Ci dobbiamo sempre preoccupare delle garanzie. Ho vissuto il Consiglio superiore durante gli anni del terrorismo e il presidente La Russa ricorderà che abbiamo combattuto la lotta al terrorismo senza leggi speciali, introducendo solo un'aggravante nel nostro ordinamento; eppure abbiamo vinto, perché non è possibile pensare di alterare gli equilibri costituzionali per raggiungere un determinato scopo. Lo scopo è estraneo alla giustizia: nessun giudice si porrà mai il problema di qual è il risultato o a cosa deve tendere il suo giudizio, che si basa sull'equilibrio, sul rispetto dei diritti e su quello che si è detto oggi, che ha richiamato la collega Rossomando. L'affermazione di un diritto è l'affermazione di qualcosa che evita che sia pretermesso o negato da altri: è questa la grande sfida di uno Stato democratico. In uno Stato che non è democratico, certo, quei sistemi si raggiungono e in quei sistemi mettiamo dentro di nuovo, ma non è così. Dobbiamo fare una battaglia che è perdente, per un certo periodo, ma poi diventerà vincente e deve mirare sempre all'eguaglianza e alla non previsione, al non sospetto e alla non affermazione del diritto del sospetto. Vado alla conclusione. Ora, stiamo svolgendo la discussione generale sapendo che già è prevista l'apposizione della fiducia, ed tutto è un po' alterato, ma voglio dire solo una cosa: cerchiamo di ricostruire lo stato della giustizia, eliminando i processi da remoto e garantendo la camera di consiglio in un solo contesto, perché è l'unico strumento di verifica effettiva. Il processo telematico è quello che garantisce l'accelerazione; ma, quando c'è da valutare un tizio o sentire un testimone - e il presidente La Russa ci potrà dire quanto il controesame nell'aula di udienza abbia determinato molte volte il raggiungimento della verità - è per questa ragione che... (Il microfono si disattiva automaticamente) . Ma tutti i sistemi di ADR (Alternative dispute resolution) - li privilegio, perché possono accelerare i tempi della giustizia - non sono condivisi dai cittadini. Provate a verificare con i cittadini se condividono tutti quei sistemi di ADR oppure preferiscono un anno o sei mesi in più, e avere un giudice che dia loro una sentenza. (Applausi). PRESIDENTE . Mi veniva in mente - essendo il senatore Caliendo magistrato, prima di essere parlamentare, ed essendo io avvocato - che di solito erano i magistrati, quando facevo le arringhe, a farmi un gesto con la mano per invitarmi a concludere: mi è venuto da ridere al pensiero che adesso sia toccato a me farlo a un magistrato. (Ilarità) . È iscritta a parlare la senatrice Stefani. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, siamo forse all'ultimo atto della tragedia della giustizia al tempo del coronavirus. Forse, potrebbe essere una commedia se si potesse ridere su quanto accaduto alla giustizia e allo Stato in questi ultimi mesi. Un ultimo atto di una sequenza che parte con i noti decreti che, coperti dall'eleganza dei modi del presidente Conte, hanno quasi in sordina violato in un solo colpo tutti i presupposti per l'emanazione di decreti-legge, la gerarchia delle fonti, i diritti costituzionali e la funzione stessa del Parlamento. Abbiamo visto trasformare un'emergenza pandemica in una sorta di stato di eccezione, un istituto che è sconosciuto alla nostra Carta costituzionale. E se l'eccezione nel momento della paura ha giustificato i modi e le azioni, ora quell'eccezione solleva dei dubbi sull'esistenza stessa della necessità e dubbi e perplessità se questa eccezione possa permanere e sopravvivere alla paura diventando legge e diventando una procedura e una nuova regola. Occorre riconoscere, per quanto qui ci compete in materia di giustizia, che le norme inserite nei vari decreti adottati in questo periodo sono riuscite veramente d' un colpo a cancellare il rito processuale penale, l'unità di tempo, di luogo e di azione nel giudizio penale, i principi di oralità, di immediatezza e di concentrazione, i canoni del giusto processo, il diritto di difesa e il principio della inviolabilità della libertà personale. Se il processo a distanza ha trovato posto in questo panorama confuso di norme e di concetti, occorre pensare se questo ora ha trovato una dimora stabile nel nostro ordinamento. La preoccupazione è che in Italia tutto ciò che è provvisorio diventa definitivo, e vediamo se questa normativa emergenziale sarà limitata all'emergenza o se produrrà contraccolpi e incrinature nel nostro sistema e nel nostro ordinamento. Il problema è che nessuno si è veramente scandalizzato per questo modo di procedere, dei rinvii delle udienze, della sospensione della prescrizione e della funzione giurisdizionale. Gli affanni protocollari di cui ciascun ufficio giudiziario si è fatto pesantemente carico sono restati alla fine un onere per gli avvocati, per i magistrati, per il personale di cancelleria. Onorevoli colleghi, quando si paralizza il sistema della giustizia, si nega la giustizia ai cittadini. (Applausi). Il problema è che il sistema giudiziario si è paralizzato e che dove si è mosso ha creato danni. Ci sono state terribili rivolte in carcere che, a detta di alcuni attenti osservatori, non si ritrovano nemmeno nella storia della Colombia. A quegli episodi non si è risposto con fermezza e determinazione, ma con un provvedimento svuota-carceri che costituisce, tra l'altro, un precedente pericoloso. Se fosse stato fermo, forse sarebbe stato meglio. In questa pesante tragedia della giustizia vi è anche un altro passaggio. Il problema degli italiani è che dimenticano. Vi è stato un contraddittorio fra il Ministro della giustizia e un noto e stimato magistrato. Il tema del contendere è nientemeno che la nomina a capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (quindi non a presidente della bocciofila), e questo non in un'aula di giustizia o in una sede istituzionale, ma in una trasmissione televisiva. C'è stato un disordine al CSM ed intercettazioni dove sono emersi patti scellerati, e siamo arrivati ad un avvitamento istituzionale dove chi ha creato e voluto una norma o ha cercato di affrontare questo periodo non ha saputo prevedere le conseguenze delle norme applicate. Il responsabile non ha saputo affrontare queste conseguenze. Vi è stato così un sistema di scarcerazioni, spero non volute, sfuggite da una logica procedimentale che si è inceppata e che è stata confusa, ma che non è mai stata orientata. Il risultato è stato che dei detenuti per crimini gravissimi, tra cui aderenti anche ad organizzazioni di stampo mafioso, hanno goduto di benefici penitenziari insperati. Quindi anni di indagine, di aule giudiziarie, di lavori di persone e Forze dell'ordine sono andati in fumo in pochi istanti. Allora ci troviamo oggi con il decreto-legge n. 28 del 2020 (il decreto-legge n. 29 del 2020 è rientrato con le sembianze di un emendamento) che alla fine non fa altro che cercare di intervenire su questa normativa, sugli errori commessi per aggiustare, per correggere, per mitigare gli effetti, per sopperire a mancanze, a vuoti legislativi e anche a delle confusioni; esso cerca inoltre di intervenire per cercare di eliminare gli effetti dell'avvitamento giudiziario sulle scarcerazioni, perciò in realtà confermando il grave errore commesso. Tuttavia, quello che abbiamo notato e che abbiamo raccolto in tutte le eccezioni di illegittimità costituzionale che sono state sollevate, è che di certo una soluzione si è ottenuta, cioè si arriva a interessare i giudici della Corte. Non è stata presentata una pregiudiziale di costituzionalità perché forse la norma è già all'esame della Corte costituzionale, quindi per certi versi forse non occorre la pregiudiziale perché la legge in sé forse è già pregiudicata. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, rappresentanti del Governo, il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea reca, tra le altre misure urgenti, disposizioni per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19. Su questo sistema, noto ormai come app Immuni, dal primo giugno disponibile per l'installazione sui nostri smartphone, sono state dette molte cose, sia da esperti qualificati, cui oggi vorrei replicare, sia da esperti dell'ultimo momento di non chiara competenza. Tali aspetti meritano di essere approfonditi e spiegati, per fare luce e chiarezza sulla questione di fronte a tutti i cittadini italiani. Mi permetto di dare il mio contributo a tale dibattito perché mi sono occupata per una vita di digitalizzazione e sono stata responsabile della sicurezza per una università italiana. Attualmente, come senatrice, ho seguito da vicino tutto il percorso della app Immuni, studiandone i relativi risvolti, e per questo ritengo che si debba fare un plauso e rivolgere un ringraziamento al ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione Pisano, a Paolo De Rosa, direttore tecnico, e a tutto lo staff tecnico presso il Ministero, che ha condotto e portato a termine con massima professionalità questo progetto. Il Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione è stata criticata con l'accusa che l' app Immuni dovesse essere una questione di competenza del Ministro della salute e che non sarebbe così. Invece lo è: è evidenziato da Play Store e da Apple Store che, prima di procedere all'installazione, ci indicano chiaramente che Immuni è rilasciata dal Ministero della salute. Inoltre, l'articolo 6 del provvedimento oggi in esame afferma che il Ministro della salute è l'unico responsabile del trattamento dei dati raccolti da Immuni ed è responsabile per gli ulteriori adempimenti necessari alla gestione del sistema di allerta e per l'adozione di correlate misure di sanità pubblica e cura, in coordinamento con le strutture pubbliche e private accreditate che operano nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. Un plauso quindi alla fattiva collaborazione tra salute e innovazione tecnologica e digitalizzazione, che ha permesso di giungere alla realizzazione di una validissima soluzione tecnica per supportare le procedure sanitarie ed epidemiologiche. Si è sostenuto, inoltre, che non sia chiaro cosa succeda dopo la ricezione del messaggio che avvisa di aver avuto un contatto con un soggetto infetto. È falso: in diverse circolari, tra cui ultimamente quella del 29 maggio 2020, il Ministero della salute ha specificato in maniera chiara il percorso che deve essere seguito. La persona (tecnicamente il contatto) verrà invitato a rivolgersi al proprio medico di famiglia, che subito potrà prendere in carico la persona dal punto di vista sanitario e attivare tutto il sistema necessario per diagnosticare se effettivamente ci sia stato o meno il contagio. È proprio questo il modo più efficace di procedere da parte del Servizio sanitario nazionale per analizzare i casi sospetti di Covid-19. Si capisce, quindi, che l' app Immuni fa proprio parte di un sistema di allerta e sicurezza sanitaria a favore del cittadino. Si è discusso anche sul concetto di contatto stretto, e anche su questo c'è poco da discutere. La sua definizione la troviamo anch'essa nell'ultima circolare che ho citato, ed è indipendente dall'esistenza o meno di una app . Il sistema di prevenzione sanitaria cerca i contatti in qualsiasi modo, sia con i normali sistemi di contact tracing manuali sia, come in questo caso, con quelli digitali, perché la ricerca dei contatti è l'unico modo per fermare, o almeno frenare, l'epidemia. Il vaiolo, ad esempio, è stato ridotto con il vaccino, ma è stato eradicato con il contact tracing. L' app , registrando il contatto avvenuto per almeno quindici minuti a meno di due metri di distanza, rileva un'esposizione ad alto rischio. Non tutte le esposizioni ad alto rischio vengono registrate dall' app , ma sicuramente quelle rilevate sono esposizioni ad alto rischio che, se si riferiscono a incontri casuali, non riescono a venire intercettate dal contact tracing manuale. Immuni permette di allertare i contatti occasionali, difficili da ricostruire a posteriori con il contact tracing manuale. Quindi, il contact tracing digitale va effettivamente a migliorare e completare il contact tracing manuale. Una grossa polemica è stata sollevata al riguardo della privacy e del trattamento dei dati. Si è detto che non sarebbe rispettata la riservatezza e che ci sarebbero state ripetute retromarce e notizie confuse su temi come il trattamento dei dati e i server centralizzati o diffusi. Anche qui è bene chiarire. Il Garante per la protezione dei dati personali è stato sentito e coinvolto in tutte le fasi della realizzazione dell' app ,e continuerà a essere sentito nelle fasi di utilizzo. Il Garante garantisce che, come espresso in questo provvedimento, il livello di sicurezza sia adeguato ai rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati, e che gli utenti ricevano, prima dell'attivazione dell'applicazione, informazioni chiare e trasparenti al fine di raggiungere una piena consapevolezza, in particolare sulle finalità e sulle operazioni di trattamento, sulle tecniche di pseudonimizzazione utilizzate e sui tempi di conservazione dei dati. È rispettato il principio di minimizzazione, per cui i dati personali raccolti dall'applicazione sono esclusivamente quelli necessari. C'è una data di termine del trattamento, il 31 dicembre 2020. Per chi vuole accertarsi di persona e conoscere i dati che effettivamente l' app trasferisce al server centrale è stato messo a disposizione di tutti anche il codice sorgente dell' app . Inoltre, l'informativa privacy è molto dettagliata. Per la prima volta, penso si possa dire che l'amministrazione pubblica ha messo a disposizione dei cittadini un servizio che, dal punto di vista della privacy , è stato certificato dal Garante dall'inizio alla fine del processo di realizzazione. Eppure, avvocati e professori continuano a giudicare Immuni parlando di cose che a loro sono ignote. È raro, infatti, trovare un avvocato che sappia anche cosa sia un payload JSON. Chi, invece, ha a che fare con la tecnologia tutti i giorni tesse elogi per le soluzioni informatiche scelte proprio per tutelare la privacy degli utenti. Mai si sono scatenate tante polemiche sulla privacy come in questa occasione; unica volta in cui veramente non ce n'era alcun motivo, contrariamente a quanto accade con molti altri servizi dove occorrerebbe una seria critica alle piattaforme, come, ad esempio, per la didattica a distanza, dove l'abuso di utilizzo dei dati personali da parte delle piattaforme commerciali è elevatissimo. Ma ritorniamo alla app Immuni. Se quindi confusione c'è stata, essa è stata causata da interferenze dovute alla disinformazione, che fa parte della lotta politica, ma dal punto di vista tecnico e implementativo non c'è stata alcuna confusione. Il progetto è stato elaborato a livello europeo ed è stato via via affinato. Il lavoro in team è stato costruttivo, sono state ascoltate tutte le esigenze ed è stato trovato il modo di soddisfarle tutte. Abbiamo così una soluzione che è interoperabile a livello mondiale, nonostante i diversi sistemi sanitari e le diverse implementazioni dell' app da Paese a Paese. Per quanto riguarda l'Italia e l' app Immuni, se siamo stati i primi a implementarla possiamo finalmente dire che non dobbiamo considerarci inferiori a nessuno. Le recensioni dell'app da parte degli esperti sono ottime, come quelle di Roberto Pezzali, giornalista e sviluppatore di applicazioni web , di Giorgio Bonfiglio, ingegnere e cloud architect e persino Matteo Flora, solitamente molto critico, ha aggiudicato Immuni la migliore applicazione degli ultimi cinque anni: è bella perché anche un' app può essere un'opera d'arte, fatta bene oltre qualsiasi tipo di aspettativa ed è a codice... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Le do ancora un minuto. Se ha ancora tanto da leggere, può anche consegnare il testo, se ritiene, altrimenti prosegua pure, le do un minuto aggiuntivo, ma non oltre. MANTOVANI (M5S) . Ed è a codice sorgente aperto, come dovrebbe essere qualsiasi programma informatico della pubblica amministrazione. È stata infine sostenuta un'ultima provocazione: secondo alcuni, uno Stato serio avrebbe messo per sei mesi la privacy in secondo piano. Presidente, colleghe e colleghi, chiariamo bene questo aspetto: la privacy è uno dei concetti cardine in Occidente e specialmente in Europa e dimostrare che si può essere rispettosi della privacy anche in un momento come questo è sicuramente un plus che ci fa capire che siamo veramente in un Paese democratico. Per concludere, non si deve certo considerare questa app una soluzione salvifica, piuttosto un accessorio di civiltà che, insieme alla mascherina, ci permetterà una convivenza civile più rispettosa gli uni verso gli altri. Invito tutte le colleghe senatrici e i colleghi senatori a installare e testare l' app Immuni. (Applausi). PRESIDENTE . La ringrazio, faremo tesoro del suo invito. Dichiaro chiusa la discussione generale. Onorevoli colleghi, prima di passare alle repliche, la Presidenza dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma primo del Regolamento, gli emendamenti 1.0.1, 1.0.2, 1.0.4, 2.1, 2.0.2, 2.0.3, 2.0.4, 2.0.5, 2.0.6, 2.0.7, 2.0.8, 2.0.9, 3.56, 3.0.1, 5.6, 7.0.1, 7.0.2 (testo 2) e 7.04, in quanto estranei all'oggetto del decreto-legge. La Presidenza dichiara inoltre improponibili, ai sensi della medesima norma regolamentare, gli ordini del giorno G2.10 e G5.1, che riproducono il contenuto di emendamenti estranei all'oggetto del decreto-legge, già dichiarati improponibili in Commissione, nonché l'ordine del giorno G5.201. Con riferimento ai subemendamenti presentati, infine, la Presidenza dichiara inammissibili le proposte 3.5 (testo 3)/200 e 5.1 (testo 3)/200, in quanto non incidono sul testo dell'emendamento al quale si riferiscono, ovvero aggiungono disposizioni estranee per materia. Ho avuto segni da parte di tutti i relatori, sia di maggioranza che di opposizione, di rinunciare alla replica, mentre per pochi minuti mi ha chiesto di intervenire il Ministro competente, a cui do volentieri la parola. PISANO, ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, ho ascoltato con grande interesse il confronto sul testo del provvedimento e le vostre valutazioni sui passi compiuti lungo il percorso che ho relazionato durante le scorse settimane presso le competenti Commissioni di Senato e Camera dei deputati. L'obiettivo era ed è quello di contribuire insieme a contenere la diffusione del Covid-19, ricorrendo più di prima a strumenti di innovazione. In più occasioni ho affermato che l'adozione del sistema di notifica delle esposizioni al virus e ai potenziali rischi connessi sarebbe dipesa dall'approvazione di una norma primaria, di una legge, a mio avviso, indispensabile per delimitare il campo e le modalità di azione, oltre che per fornire ai cittadini e agli utenti il necessario quadro di garanzie anche sotto il profilo della privacy. Ai vostri timori ci sono delle risposte all'interno dell'articolo 6, per quanto riguarda i dati che si scambiano le applicazioni, che sono dei codici alfanumerici attraverso i quali non è possibile risalire all'identità dei cittadini. I dati vengono conservati in un cloud della pubblica amministrazione e in Italia; non c'è stata alcuna gara d'appalto, il codice è stato ceduto in licenza d'uso gratuito e perpetuo. Che per l' app Immuni siano state volute modalità e che scaricarla sul proprio telefono cellulare sia una scelta volontaria indica la volontà mia e del Governo di porre la tecnologia al servizio della tutela della salute, senza rinunciare alla protezione della libertà individuale e in un quadro di sicurezza. Tengo a sottolineare che sulla norma oggi in discussione il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole e ha ritenuto il sistema di notifiche di esposizioni coerente con i principi e le disposizioni in materia di protezione dei dati personali. Immuni è uno strumento particolarmente utile in questa fase di progressiva ripresa di tante attività: permetterà di notificare agli utenti se sono stati esposti a rischi di possibile contagio della forma di coronavirus a causa della quale sono cambiate molte delle nostre abitudini. Dopo il periodo dei movimenti limitati questo strumento è e sarà uno dei mezzi che consentirà a ciascuno di noi di ampliare in condizioni di maggiore sicurezza il proprio raggio di azione, seppure con le dovute cautele che conosciamo: lavarci le mani, rispettare le distanze di sicurezza e tenere la mascherina. Ci sarà utile perché più siamo e più saremo a dotarcene, più Immuni spezzerà la catena del contagio. Chi saprà di essere entrato in contagio con il virus potrà rivolgersi al Servizio sanitario per sottoporsi a esami e - se necessario - ricorrere a cure la cui efficacia può trarre beneficio dalla tempestività. Come ho avuto modo di dire in passato, non sarà la soluzione di tutti i problemi; è parte di una strategia più complessa, per la quale dobbiamo dire grazie innanzitutto ai medici e all'insieme del personale sanitario che, con sacrificio e costi anche di vite umane, ha lavorato ammirevolmente in questi mesi al servizio della collettività. (Applausi). Colgo quest'occasione per ricordare che il sistema di notifiche deriva dal lavoro e dalla leale collaborazione tra organi centrali e non centrali dello Stato. A ognuno di essi va il mio ringraziamento e, in particolare, ringrazio il Parlamento che, tramite le Commissioni, ha fornito valutazioni, espresso pareri e offerto spunti di riflessione che hanno arricchito l'attività svolta e consentito il rapido procedere. È una collaborazione che ha visto lavorare con impegno parti della società e tecnici dell'innovazione e che ci ha tenuto e ci tiene oggi in contatto con l'Europa per l'interoperabilità delle applicazioni. Siamo uno dei primi Stati europei di grandi dimensioni a mettere a disposizione degli utenti di cellulare uno strumento del genere a livello nazionale. Lo sottolineo perché è uno dei tanti - numerosi - segni della determinata volontà degli italiani di reagire alle difficoltà della situazione che hanno contraddistinto questa parte del 2020. Per il progetto la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero della salute, il Dipartimento della trasformazione digitale che ho l'onore di dirigere, le Regioni, il Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19, le società pubbliche PagoPA SpA e Sogei... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Prego, ministro Pisano. PISANO , ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione . Tra queste rientrano la verifica del codice sorgente, il fatto che il codice sorgente sia pubblico e open source e che tutti possano controllare le ulteriori implementazioni dell' app , la gestione dei dati, la diffusione dell'applicazione negli store , la gestione del backend e tutte le informazioni sull'applicazione che trovate pubbliche sul sito del dipartimento della trasformazione digitale. Il 1° giugno l'applicazione è arrivata negli store di Google e di Apple. Il 2 giugno è stata la prima applicazione scaricata in Italia. Stando agli ultimi aggiornamenti il download è stato eseguito fino ad oggi da 2 milioni e 780 utenti. Da ieri, 15 giugno, dopo un periodo di sperimentazione, tutte le Regioni partecipano all'applicazione Immuni. Attualmente, il Governo è impegnato a favorire la diffusione dell' app grazie a un sito che spiega il funzionamento, a un call center e a una campagna di comunicazione. Il Covid-19 è un nemico di tutti noi. Non è un nemico unicamente o in misura diversa della sola maggioranza che in questo Parlamento appoggia il Governo o più della sola opposizione. È un nemico di tutti. Per quanto mi riguarda, ho ritenuto, nelle mie possibilità, di dover far da raccordo, nelle forme dovute e nel rispetto dei ruoli e delle autonomie, tra competenze tecniche, che caratterizzano i nostri tempi, e la pubblica amministrazione, che può trarne vantaggio. Ho agito con l'obiettivo di determinare vantaggio per la comunità nazionale e per la comunità europea, alla quale ci onoriamo di partecipare. Contribuire a contenere la diffusione del Covid-19, affinché la ripresa delle attività avvenga nel nostro Paese in sicurezza e nel modo migliore, è una responsabilità che ci accomuna al di là di ogni diversità di opinione politica e di collocazione all'interno di quest'Aula. Grazie, per quanto in questo senso avete fatto e farete. (Applausi). PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento del Senato, il testo di un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, che recepisce integralmente le proposte emendative approvate dalla Commissione, sul quale, previa autorizzazione del Consiglio dei ministri, intende porre la questione di fiducia. PRESIDENTE . Alla luce dell'intervento del Ministro, la Presidenza valuta l'emendamento ammissibile ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento. Ha chiesto di intervenire nuovamente il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 1786, di conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28. (Brusio) . PRESIDENTE . Pregherei i senatori di non invadere l'Emiciclo e di avere un minimo di rispetto. Al momento i lavori non sono ancora conclusi. È stata appena apposta la fiducia, il che non mi sembra un fatto del tutto marginale e neanche così allegro. La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo. Conformemente alla prassi, trasmette il testo dell'emendamento alla 5 a Commissione permanente perché, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e nel rispetto delle prerogative costituzionali del Governo, informi l'Assemblea circa i profili di copertura finanziaria. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sono costretto a darle pienamente ragione. Il fatto che sia stata apposta la questione di fiducia a quest'ora, in questa Aula, con quindici senatori, su una questione tanto delicata e importante che impatta sul sistema giustizia del nostro Paese ci dice con estrema chiarezza plastica quali sono le conseguenze della sistematica depauperazione dei ruoli di questo Parlamento. (Applausi). Scusatemi, ma non posso esimermi dal lamentare quanto appena detto. Abbiamo un problema serio, come dicevo, che andrà a impattare in modo traumatico sul processo penale. I penalisti ce lo stanno ricordando continuamente. Assistiamo a un progressivo svuotamento del processo penale che viene trasformato in una pantomima televisiva nella quale gli avvocati non hanno più nessun contatto con i testimoni, con le parti e neanche con il giudice, visto che addirittura anche la discussione potrà avvenire per via telematica. Su questo non posso che manifestare tutta la preoccupazione della forza politica che rappresento, ma anche - consentitemi - non posso che riportare in questa stessa Aula la preoccupazione della categoria degli avvocati penalisti che ci è stata più e più volte rappresentata. Agli amici e colleghi che ci raccomandano di continuare sulla strada del processo telematico perché è molto meglio, molto più semplice e rapido, mi limito a chiedere come sarà possibile fare il controesame di un testimone ostile, come sarà possibile verificare che un testimone non venga imboccato, subornato o minacciato se il tutto avviene per via telematica. Mi chiedo se ancora crediamo nel processo penale perché, a questo punto, se continuiamo sulla strada del processo telematico, possiamo trasformare l'esame dei testi in un semplice questionario con le crocette e le domande prestampate, con vero o falso, e comunicare direttamente con il modulo, così forse facciamo prima. Dell' app Immuni hanno già parlato i miei colleghi e, quindi, non mi dilungo, vista anche l'ora tarda. Tuttavia, per quanto riguarda le sanzioni, siamo seriamente preoccupati. Non sappiamo chi avrà la responsabilità diretta dei dati raccolti dall' app Immuni e, soprattutto, non crediamo che il sistema sanzionatorio per la dispersione dei dati oppure per il loro utilizzo contro la legge sia adeguato e funzionale. Avevamo presentato degli emendamenti in questo senso, ma sono stati tutti cancellati. Debbo, invece, dare atto del passaggio nella discussione di due provvedimenti che, a nostro avviso, andranno a migliorare in modo significativo la situazione, soprattutto con riguardo ai minori. Presidente, mi spiego meglio. In questo tempo di coronavirus i bambini sono stati costretti a seguire la scuola tramite la didattica a distanza. I minori anche di tenerissima età hanno avuto accesso a computer, tablet , telefonini per il contatto con la scuola. Sappiamo tutti, però, perfettamente che, attraverso i device , si ha un accesso diretto indiscriminato a Internet, dove sono presenti contenuti molto pericolosi per i nostri bambini. Mi sto riferendo a contenuti di natura violenta o pornografica. Grazie all'emendamento 7.0.3 della Lega, approvato durante l'esame della legge di conversione di questo decreto, milioni di minori che hanno accesso al cyberspazio oggi potranno farlo in maniera più sicura in quanto tutte le contrattualistiche aventi a oggetto la somministrazione di servizi providing e, quindi, di accesso a Internet dovranno avere come clausola obbligatoria e gratuita il fatto che siano preinstallati su tutti gli apparati dei sistemi di parental control disattivabili solo da un adulto. Credo che questo sia un grande punto di arrivo. Ringraziamo tutte le forze politiche per l'unanimità raggiunta su questo tema tanto importante e speriamo sia utile ad arginare il triste fenomeno della cosificazione delle persone e, in particolare, della donna. Mi fermo qua. Domani ci saranno le dichiarazioni di voto. Resto comunque su quanto ho detto all'inizio: questo era un provvedimento su cui potevamo davvero risparmiarci di mettere la fiducia. (Applausi). Avremmo potuto discutere in Aula e votare gli emendamenti, che non erano tanti e non erano ostruzionistici. Si poteva davvero coronare il provvedimento con un dibattito, senza umiliare il Parlamento con una conclusione con quindici senatori in Aula. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 17 giugno 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 17 giugno, alle ore 8,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 21,41) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta COVID-19 (1786) EMENDAMENTO 1.900 SU CUI IL GOVERNO HA POSTO LA QUESTIONE DI FIDUCIA, INTERAMENTE SOSTITUTIVO DELL'ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE Art. 1. 1. È convertito in legge il decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19. 2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . ARTICOLI DA 1 A 8 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 1. (Proroga del termine di entrata in vigore della disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni) 1. All'articolo 9 del decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole «30 aprile 2020» sono sostituite dalle seguenti: «31 agosto 2020»; b) al comma 2, le parole «1° maggio 2020» sono sostituite dalle seguenti: «1° settembre 2020». 2. All'articolo 2 del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 7, il comma 8 è sostituito dal seguente: «8. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata applicazione.». Articolo 2. (Disposizioni urgenti in materia di detenzione domiciliare e permessi) 1. Alla legge 26 luglio 1975, n. 354, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 30- bis : 1) al primo comma sono aggiunti infine i seguenti periodi: «Nel caso di detenuti per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater , del codice di procedura penale, l'autorità competente, prima di pronunciarsi, chiede altresì il parere del procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto ove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza e, nel caso di detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis , anche quello del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata ed alla pericolosità del soggetto. Salvo ricorrano esigenze di motivata eccezionale urgenza, il permesso non può essere concesso prima di ventiquattro ore dalla richiesta dei predetti pareri.»; 2) il nono comma è sostituito dal seguente: «Il procuratore generale presso la corte d'appello è informato dei permessi concessi e del relativo esito con relazione trimestrale degli organi che li hanno rilasciati e, nel caso, di permessi concessi a detenuti per delitti previsti dall'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater, del codice di procedura penale o a detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis , ne dà comunicazione, rispettivamente, al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto ove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza e al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.»; b) all'articolo 47- ter , dopo il comma 1- quater , è aggiunto il seguente: «1- quinquies . Nei confronti dei detenuti per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, comma 3- bis e 3- quater del codice di procedura penale o sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis , il tribunale o il magistrato di sorveglianza, prima di provvedere in ordine al rinvio dell'esecuzione della pena ai sensi degli articoli 146 o 147 del codice penale con applicazione della detenzione domiciliare, ai sensi del comma l- ter , o alla sua proroga, chiede il parere del procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto ove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza e, nel caso di detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis , anche quello del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata ed alla pericolosità del soggetto. I pareri sono resi al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza nel termine, rispettivamente, di due giorni e di quindici giorni dalla richiesta. Salvo che ricorrano esigenze di motivata eccezionale urgenza, decorsi detti termini, il magistrato o il tribunale di sorveglianza procedono comunque anche in assenza dei pareri.». Articolo 3. (Disposizioni di coordinamento e integrative riguardanti la disciplina sulla sospensione dei termini processuali di cui al decreto-legge n. 18 del 2020) 1. All'articolo 83 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 3: 1) alla lettera a) le parole «cause relative ad alimenti» sono sostituite dalle seguenti: «cause relative alla tutela dei minori, ad alimenti» e le parole «procedimenti di cui agli articoli 283, 351 e 373 del codice di procedura civile e, in genere, tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti; procedimenti elettorali di cui agli articoli 22, 23 e 24 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150» sono sostituite dalle seguenti «procedimenti di cui agli articoli 283, 351 e 373 del codice di procedura civile, procedimenti elettorali di cui agli articoli 22, 23 e 24 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 e, in genere, tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti»; 2) alla lettera b) , le parole «procedimenti nei quali nel periodo di sospensione scadono i termini di cui all'articolo 304 del codice di procedura penale» sono sostituite dalle seguenti: «procedimenti nei quali nel periodo di sospensione o nei sei mesi successivi scadono i termini di cui all'articolo 304, comma 6, del codice di procedura penale»; b) al comma 6, primo periodo, le parole «16 aprile» sono sostituite dalle seguenti: «12 maggio»; c) al comma 7, lettera f) , dopo le parole «deve in ogni caso avvenire» sono aggiunte le seguenti: «con la presenza del giudice nell'ufficio giudiziario e»; d) al comma 12- bis è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Fermo quanto previsto dal comma 12, le disposizioni di cui al presente comma non si applicano, salvo che le parti vi acconsentano, alle udienze di discussione finale, in pubblica udienza o in camera di consiglio e a quelle nelle quali devono essere esaminati testimoni, parti, consulenti o periti.»; e) al comma 12- ter sono apportate le seguenti modificazioni: 1) al primo periodo, le parole «salvo che la parte ricorrente faccia richiesta di discussione orale» sono sostituite dalle seguenti: «salvo che una delle parti private o il procuratore generale faccia richiesta di discussione orale»; 2) al quinto periodo, dopo le parole «è formulata per iscritto» sono inserite le seguenti: «dal procuratore generale o» e le parole «del ricorrente» sono soppresse; f) dopo il comma 12- quater sono aggiunti i seguenti: «12- quater .1 - Sino al 31 luglio 2020, con uno o più decreti del Ministro della giustizia non aventi natura regolamentare, presso ciascun ufficio del pubblico ministero che ne faccia richiesta a norma del terzo periodo, è autorizzato il deposito con modalità telematica di memorie, documenti, richieste e istanze indicate dall'articolo 415- bis , comma 3, del codice di procedura penale, secondo le disposizioni stabilite con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia, anche in deroga alle previsioni del decreto emanato ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2010, n. 24. Il deposito degli atti si intende eseguito al momento del rilascio della ricevuta di accettazione da parte dei sistemi ministeriali, secondo le modalità stabilite dal provvedimento direttoriale di cui al primo periodo. I decreti di cui al primo periodo sono adottati su richiesta degli uffici del pubblico ministero, previo accertamento da parte del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia della funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici. 12- quater .2 - Sino al 31 luglio 2020, con uno o più decreti del Ministro della giustizia non aventi natura regolamentare, presso ciascun ufficio del pubblico ministero che ne faccia richiesta a norma del terzo periodo, gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria sono autorizzati a comunicare agli uffici del pubblico ministero atti e documenti in modalità telematica, secondo le disposizioni stabilite con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia, anche in deroga alle previsioni del decreto emanato ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2010, n. 24. La comunicazione di cui al periodo che precede si intende eseguita al momento del rilascio della ricevuta di accettazione da parte dei sistemi ministeriali, secondo le modalità stabilite dal provvedimento direttoriale di cui al periodo che precede. I decreti di cui al primo periodo sono adottati su richiesta degli uffici del pubblico ministero, previo accertamento da parte del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia della funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici.»; g) al comma 12- quinquies è aggiunto infine il seguente periodo: «Nei procedimenti penali, le disposizioni di cui al presente comma non si applicano alle deliberazioni conseguenti alle udienze di discussione finale, in pubblica udienza o in camera di consiglio, svolte senza il ricorso a collegamento da remoto»; h) al comma 20, ovunque ricorrano, le parole «15 aprile 2020» sono sostituite dalle seguenti: «11 maggio 2020»; i) ovunque ricorrano nell'articolo, le parole «30 giugno 2020» sono sostituite dalle seguenti: «31 luglio 2020». Articolo 4. (Disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia amministrativa) 1. All'articolo 84, commi 3, 4, lettera e) , 5, 9, e 10 del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, le parole «30 giugno 2020» sono sostituite con «31 luglio 2020». A decorrere dal 30 maggio e fino al 31 luglio 2020 può essere chiesta discussione orale con istanza depositata entro il termine per il deposito delle memorie di replica ovvero, per gli affari cautelari, fino a cinque giorni liberi prima dell'udienza in qualunque rito, mediante collegamento da remoto con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva partecipazione dei difensori all'udienza, assicurando in ogni caso la sicurezza e la funzionalità del sistema informatico della giustizia amministrativa e dei relativi apparati e comunque nei limiti delle risorse attualmente assegnate ai singoli uffici. L'istanza è accolta dal presidente del collegio se presentata congiuntamente da tutte le parti costituite. Negli altri casi, il presidente del collegio valuta l'istanza, anche sulla base delle eventuali opposizioni espresse dalle altre parti alla discussione da remoto. Se il presidente ritiene necessaria, anche in assenza di istanza di parte, la discussione della causa con modalità da remoto, la dispone con decreto. In tutti i casi in cui sia disposta la discussione da remoto, la segreteria comunica, almeno un giorno prima della trattazione, l'avviso dell'ora e delle modalità di collegamento. Si dà atto a verbale delle modalità con cui si accerta l'identità dei soggetti partecipanti e la libera volontà delle parti, anche ai fini della disciplina sulla protezione dei dati personali. Il luogo da cui si collegano i magistrati, gli avvocati e il personale addetto è considerato udienza a tutti gli effetti di legge. In alternativa alla discussione possono essere depositate note di udienza fino alle ore 9 antimeridiane del giorno dell'udienza stessa o richiesta di passaggio in decisione e il difensore che deposita tali note o tale richiesta è considerato presente a ogni effetto in udienza. Il decreto di cui al comma 2 stabilisce i tempi massimi di discussione e replica. 2. Il comma 1 dell'articolo 13 dell'allegato 2 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, recante le norme di attuazione al codice del processo amministrativo, è sostituito dal seguente: «1. Con decreto del Presidente del Consiglio di Stato, sentiti il Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri competente in materia di trasformazione digitale e gli altri soggetti indicati dalla legge, che si esprimono nel termine perentorio di trenta giorni dalla trasmissione dello schema di decreto, sono stabilite, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, le regole tecnico-operative per la sperimentazione e la graduale applicazione degli aggiornamenti del processo amministrativo telematico, anche relativamente ai procedimenti connessi attualmente non informatizzati, ivi incluso il procedimento per ricorso straordinario. Il decreto si applica a partire dalla data nello stesso indicata, comunque non anteriore al quinto giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.». 3. A decorrere dal quinto giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del primo decreto adottato dal Presidente del Consiglio di Stato di cui al comma 1 dell'articolo 13 dell'allegato 2 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, come modificato dal comma 2 del presente articolo, è abrogato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 febbraio 2016, n. 40. È abrogato il comma 2- quater dell'articolo 136 dell'allegato l al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, recante il codice del processo amministrativo. Articolo 5. (Disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia contabile) 1. All'articolo 85 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, sono apportate le seguenti modificazioni: a) ai commi 2, 3, lettera f) , 4, 5, 6, 7 e 8- bis le parole: «30 giugno 2020» sono sostituite dalle seguenti: «31 luglio 2020». b) al comma 6, terzo periodo, le parole «dieci» e «nove» sono sostituite, rispettivamente, dalle parole «quindici» e «dodici», ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Alla individuazione di cui al periodo precedente si provvede secondo criteri, fissati dal presidente della Corte dei conti, sentito il Consiglio di presidenza, che assicurino adeguata proporzione fra magistrati relatori, magistrati in servizio presso gli uffici centrali e magistrati operanti negli uffici territoriali.»; c) dopo il comma 8- bis è inserito il seguente: «8- ter . Ai fini del contenimento della diffusione del Covid-19, il pubblico ministero può avvalersi di collegamenti da remoto, individuati e regolati con decreto del presidente della Corte dei conti da emanarsi ai sensi dell'articolo 20- bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, nel rispetto delle garanzie di verbalizzazione in contraddittorio, per audire, al fine di acquisire elementi utili alla ricostruzione dei fatti e alla individuazione delle personali responsabilità, i soggetti informati di cui all'articolo 60 del codice di giustizia contabile, approvato con decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174 e il presunto responsabile che ne abbia fatta richiesta ai sensi dell'articolo 67 del codice medesimo. Il decreto del presidente della Corte dei conti disciplinante le regole tecniche entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .». Capo II MISURE URGENTI PER L'INTRODUZIONE DEL SISTEMA DI ALLERTA COVID-19 Articolo 6. (Sistema di allerta Covid-19) 1. Al solo fine di allertare le persone che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi e tutelarne la salute attraverso le previste misure di prevenzione nell'ambito delle misure di sanità pubblica legate all'emergenza COVID-19, è istituita una piattaforma unica nazionale per la gestione del sistema di allerta dei soggetti che, a tal fine, hanno installato, su base volontaria, un'apposita applicazione sui dispositivi di telefonia mobile. Il Ministero della salute, in qualità di titolare del trattamento, si coordina, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, anche ai sensi dell'articolo 28 del Regolamento (UE) 2016/679, con i soggetti operanti nel Servizio nazionale della protezione civile, di cui agli articoli 4 e 13 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, e con i soggetti attuatori di cui all'articolo 1 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 630 del 3 febbraio 2020, nonché con l'Istituto superiore di sanità e, anche per il tramite del Sistema Tessera Sanitaria, con le strutture pubbliche e private accreditate che operano nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, nel rispetto delle relative competenze istituzionali in materia sanitaria connessa all'emergenza epidemiologica da COVID 19, per gli ulteriori adempimenti necessari alla gestione del sistema di allerta e per l'adozione di correlate misure di sanità pubblica e di cura. Le modalità operative del sistema di allerta tramite la piattaforma informatica di cui al presente comma sono complementari alle ordinarie modalità in uso nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. Il Ministro della salute e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie informano periodicamente la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sullo stato di avanzamento del progetto. 2. Il Ministero della salute, all'esito di una valutazione di impatto, costantemente aggiornata, effettuata ai sensi dell'articolo 35 del Regolamento (UE) 2016/679, adotta misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato ai rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati, sentito il Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell'articolo 36, paragrafo 5, del medesimo Regolamento (UE) 2016/679 e dell'articolo 2- quinquiesdecies del Codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, assicurando, in particolare, che: a) gli utenti ricevano, prima dell'attivazione dell'applicazione, ai sensi degli articoli 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679, informazioni chiare e trasparenti al fine di raggiungere una piena consapevolezza, in particolare, sulle finalità e sulle operazioni di trattamento, sulle tecniche di pseudonimizzazione utilizzate e sui tempi di conservazione dei dati; b) per impostazione predefinita, in conformità all'articolo 25 del Regolamento (UE) 2016/679, i dati personali raccolti dall'applicazione di cui al comma 1 siano esclusivamente quelli necessari ad avvisare gli utenti dell'applicazione di rientrare tra i contatti stretti di altri utenti accertati positivi al COVID-19, individuati secondo criteri stabiliti dal Ministero della salute e specificati nell'ambito delle misure di cui al presente comma, nonché ad agevolare l'eventuale adozione di misure di assistenza sanitaria in favore degli stessi soggetti; c) il trattamento effettuato per allertare i contatti sia basato sul trattamento di dati di prossimità dei dispositivi, resi anonimi oppure, ove ciò non sia possibile, pseudonimizzati; è esclusa in ogni caso la geolocalizzazione dei singoli utenti; d) siano garantite su base permanente la riservatezza, l'integrità, la disponibilità e la resilienza dei sistemi e dei servizi di trattamento nonché misure adeguate ad evitare il rischio di reidentificazione degli interessati cui si riferiscono i dati pseudonimizzati oggetto di trattamento; e) i dati relativi ai contatti stretti siano conservati, anche nei dispositivi mobili degli utenti, per il periodo strettamente necessario al trattamento, la cui durata è stabilita dal Ministero della salute e specificata nell'ambito delle misure di cui al presente comma; i dati sono cancellati in modo automatico alla scadenza del termine; f) i diritti degli interessati di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento (UE) 2016/679 possano essere esercitati anche con modalità semplificate. 3. I dati raccolti attraverso l'applicazione di cui al comma 1 non possono essere trattati per finalità diverse da quella di cui al medesimo comma 1, salva la possibilità di utilizzo in forma aggregata o comunque anonima, per soli fini di sanità pubblica, profilassi, statistici o di ricerca scientifica, ai sensi degli articoli 5, paragrafo 1, lettera a) e 9, paragrafo 2, lettere i) e j) , del Regolamento (UE) 2016/679. 4. Il mancato utilizzo dell'applicazione di cui al comma 1 non comporta alcuna conseguenza pregiudizievole ed è assicurato il rispetto del principio di parità di trattamento. 5. La piattaforma di cui al comma 1 è di titolarità pubblica ed è realizzata dal Commissario di cui all'articolo 122 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, esclusivamente con infrastrutture localizzate sul territorio nazionale e gestite dalla società di cui all'articolo 83, comma 15, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. I programmi informatici di titolarità pubblica sviluppati per la realizzazione della piattaforma e l'utilizzo dell'applicazione di cui al medesimo comma 1 sono resi disponibili e rilasciati sotto licenza aperta ai sensi dell'articolo 69 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. 6. L'utilizzo dell'applicazione e della piattaforma, nonché ogni trattamento di dati personali effettuato ai sensi al presente articolo sono interrotti alla data di cessazione dello stato di emergenza disposto con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, ed entro la medesima data tutti i dati personali trattati devono essere cancellati o resi definitivamente anonimi. 7. Agli oneri derivanti dall'implementazione della piattaforma di cui al presente articolo, nel limite massimo di 1.500.000 euro per l'anno 2020, si provvede mediante utilizzo delle risorse assegnate per il medesimo anno al Commissario straordinario di cui all'articolo 122 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 con delibera del Consiglio dei Ministri a valere sul Fondo emergenze nazionali di cui all'articolo 44 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1. Capo III DISPOSIZIONI FINANZIARIE E FINALI Articolo 7. (Disposizioni finanziarie) 1. Dall'attuazione degli articoli del presente decreto, ad eccezione di quanto previsto all'articolo 6, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le Amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti connessi mediante l'utilizzazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Articolo 8. (Entrata in vigore) 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1786 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. Esaminati quindi i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e preso atto degli elementi informativi trasmessi dal Governo, secondo cui: - in relazione all'articolo 2, che dispone l'adeguamento della disciplina dell'ordinamento penitenziario di cui alla legge n. 354 del 1975, inerente alla materia della concessione di permessi e dell'applicazione della misura della detenzione domiciliare, si assicura che le attività degli organi preposti al rilascio dei predetti pareri si concretizzano in attività rientranti nei compiti e nelle funzioni istituzionali ordinarie, senza aggravio di oneri per la finanza pubblica; - con riferimento all'articolo 3, recante previsioni normative sul deposito e sulla comunicazione in forma telematica di atti e documenti giudiziari, viene confermata la sostenibilità degli interventi di informatizzazione in ambito penale attraverso le risorse finanziarie indicate nella relazione tecnica per le spese di funzionamento e di investimento per l'innovazione tecnologica in materia informatica e telematica dell'intera amministrazione della giustizia; - con riguardo all'articolo 6 sugli oneri per il tracciamento informatico dei contatti ravvicinati dei soggetti contagiati dal coronavirus, si rappresenta che è stata stipulata una specifica convenzione tra il Commissario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza, il Ministero della salute, il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio e la SOGLI Spa volta ad istituire un piattaforma unica nazionale per la gestione del sistema di allerta Covid-19. Al riguardo, viene specificato che la SOGEI si è impegnata a provvedere alle attività connesse alla convenzione con le risorse umane e tecniche nella propria disponibilità e a operare a titolo gratuito; - sempre in merito all'articolo 6, si fa presente che all'acquisizione, per conto della SOGEI, dei beni e servizi eventualmente occorrenti per lo svolgimento delle predette attività provvedere il Commissario straordinario sostenendo i relativi oneri nei limiti della dotazione individuata dal comma 7 del medesimo articolo 6; - nel presupposto che le risorse di cui all'articolo 6, comma 7 (1,5 milioni di euro per il 2020) già versate sull'apposita contabilità speciale intestata al Commissario siano ancora disponibili e che il loro utilizzo non pregiudichi interventi già avviati o programmati a valere sulle medesime somme, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti e subemendamenti trasmessi dall'Assemblea, riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.3, 2.0.10, 3.56, 3.60, 3.61, 3.62, 4.13, 5.0.1, 5.0.3, 6.2, 6.7, 6.8, 6.10, 6.26, 6.31, 6.0.1, 7.0.2, 7.0.5 e 5.1 (testo 3)/200. Sull'emendamento 5.1, si ribadisce il parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento, al comma 1-to, dopo il primo periodo, del seguente: "La predetta Sezione centrale si avvale di una struttura di supporto di livello non dirigenziale, nell'ambito della vigente dotazione organica del personale amministrativo e deliba magistratura contabile.". Sull'emendamento 5.4, si ribadisce il parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento, al comma 1-bis, dopo il primo periodo, del seguente: "La precetta Sezione centrale si avvale di una struttura di supporto di livello non dirigenziale, nell'ambito della vigente dotazione organica del personale amministrativo e della magistratura contabile.". Sull'emendamento 5.5, si ribadisce il parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento, al comma 1- bis , dopo il primo periodo, del seguente: "La predetta Sezione centrale si avvale di una struttura di supporto di livello non dirigenziale, nell'ambito della vigente dotazione organica del personale amministrativo e della magistratura contabile.". Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti e subemendamenti. Intervento della senatrice Cirinnà nella discussione generale del disegno di legge n. 1786 Presidente, colleghi! Il decreto-legge in conversione interviene in materia di giustizia, un settore colpito non meno di altri dall'emergenza sanitaria e che ha bisogno di essere messo nelle condizioni di ripartire al più presto. Sappiamo infatti che un'efficiente amministrazione della giustizia non contribuisce soltanto a garantire l'effettività dei diritti fondamentali dei cittadini, ma in ambito civile è un fattore essenziale per la ripresa economica. Per questo, sono felice che i lavori della Commissione giustizia siano stati caratterizzati da un clima di collaborazione tra maggioranza e opposizione, con la presentazione e l'approvazione di emendamenti sui quali c'è stata una significativa convergenza. Emendamenti che, peraltro, rispondono a preoccupazioni manifestate dagli operatori della giustizia, e in particolare dagli avvocati. Sono segnali importanti, proprio perché stiamo parlando di un settore strategico per i diritti dei cittadini e per la ripresa economica. Il decreto-legge è caratterizzato da un elevato tasso di complessità tecnica. Non mi soffermerò nel dettaglio su tutti i suoi contenuti, ma mi limiterò a richiamare alcuni aspetti che - secondo me - sono particolarmente importanti: soprattutto nella prospettiva dei diritti e delle garanzie, ma anche in relazione alla costruzione di un sistema più efficiente. In modo particolare, vorrei soffermarmi su alcune innovazioni relative alla condizione delle detenute e dei detenuti nelle nostre carceri. Persone dimenticate, perché troppo spesso si pensa che la colpa e la condanna penale cancellino addirittura la dignità. E troppo spesso si dimentica - lasciatemelo dire, ricordando il mio maestro Franco Cordero a poche settimane dalla sua scomparsa - che la Costituzione impone al legislatore e alla politica di disciplinare il regime di detenzione proprio salvaguardando quella dignità, attraverso - cito l'articolo 27 - pene che "non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del reo". L'emergenza sanitaria ha colpito le nostre carceri in modo duro, durissimo: ricordiamo i disordini. Ecco, in quegli eccessi io non posso non scorgere, però, anche il segno di una sofferenza profonda, della quale ci dobbiamo fare carico. In questo senso, il decreto-legge in conversione muove alcuni passi importanti. Penso alla disciplina dei colloqui, che aggiunge garanzie significative, anche per i detenuti minorenni. Ma penso soprattutto a un emendamento dei relatori, approvato in Commissione, che disciplina il diritto/dovere dei Garanti dei detenuti - a tutti i livelli: nazionale, regionale, locale - di essere ammessi senza restrizioni in carcere, per verificare le condizioni di vita dei detenuti e avere, in alcuni casi, colloqui con loro. Mi sembra un segnale importante che diamo, di trasparenza e umanità. In questo stesso spirito - permettetemelo - devo però rilevare alcune criticità, relative al meccanismo di controllo periodico delle misure alternative alla detenzione, disposte in conseguenza dell'emergenza sanitaria. L'intento che ha mosso il Governo nell'adozione del decreto n. 29 - ora confluito nel decreto-legge in conversione - può essere condivisibile: esso mira infatti a compensare alcuni "effetti collaterali" dell'emergenza, consentendo di tornare su decisioni magari prese in fretta o con urgenza. Conosciamo il clima in cui è maturata l'adozione di quel decreto - il clamore mediatico su alcune scarcerazioni - ma non è su quello che voglio tornare. Mi preoccupa, piuttosto, la mancata previsione di una garanzia dei diritti della difesa, che non è chiamata a partecipare al procedimento di revisione delle misure. Un profilo già evidenziato dalla dottrina, dagli avvocati ma anche dai magistrati, che in alcuni casi hanno già investito la Corte costituzionale della decisione sulla legittimità di questa soluzione normativa. Ecco, mi permetto di dire - sommessamente - che su questo avremmo potuto e dovuto fare uno sforzo ulteriore. Sempre su questa materia, mi permetto di segnalare un ordine del giorno - da me promosso assieme alle colleghe Rossomando e Valente - e approvato dalla Commissione, in materia di case famiglia protette per detenute madri. Ecco, colleghi, è questo un altro dei settori nei quali lo Stato e la politica devono far sentire la propria presenza. Dal 2011 esiste una legge - la n. 62 - che consente alle detenute con prole di scontare la pena in case famiglia protette. Ad oggi, tuttavia, le strutture che garantiscono questa forma alternativa di detenzione sul territorio nazionale sono pochissime. E questo è inaccettabile. Inaccettabile, quando invece si parla continuamente di tutela della maternità, dell'infanzia e della famiglia. Inaccettabile e, consentitemelo, anche un po' ipocrita. Non si può più rinviare un rifinanziamento serio della legge n. 62 del 2011, per favorire l'istituzione di case famiglia protette in tutto il territorio nazionale. Non vogliamo più vedere un bambino varcare la soglia di un carcere. Questo chiede il nostro ordine del giorno, come approvato dalla Commissione. Lo richiamo all'attenzione dei rappresentanti del Governo, affinché si attivino immediatamente in questo senso. Davvero non possiamo più attendere. Il decreto-legge in conversione contiene molte altre disposizioni, che riguardano soprattutto il potenziamento degli strumenti telematici nello svolgimento del processo dinanzi alle diverse giurisdizioni, comprese quelle speciali, così come in sede di mediazione e conciliazione. Si tratta di innovazioni importanti, da tempo sollecitate dall'avvocatura, e che abbiamo accolto con convinzione. Mi auguro davvero che la conversione del decreto-legge segni soltanto il primo passo verso una giustizia più efficiente, più moderna, più umana. La ripartenza passa anche e soprattutto da qui. Grazie. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Abate, Barachini, Bongiorno, Bossi Umberto, Castaldi, Cattaneo, Comincini, Crimi, De Poli, Di Piazza, Giacobbe, Magorno, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Renzi, Rojc, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Turco e Zanda. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti: 1 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Corbetta; 2 a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Corbetta. Regolamento del Senato, proposte di modificazione In data 11 giugno 2020 è statapresentata la seguente proposta di modificazione del Regolamento d'iniziativa della senatrice: Botto. - "Introduzione dell'articolo 120- bis del Regolamento del Senato, in materia di voto a distanza" ( Doc. II, n. 5). Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'interno Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020 (1845) (presentato in data 15/06/2020) C.2471 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, annunzio di presentazione DDL Costituzionale senatore Fazzolari Giovanbattista Modifiche agli articoli 67 e 92 della Costituzione, concernenti l'introduzione dei princìpi di coerenza e lealtà elettorale nella formazione delle alleanze di Governo (1846) (presentato in data 11/06/2020); senatori Puglia Sergio, Vaccaro Sergio, Trentacoste Fabrizio, Angrisani Luisa, Anastasi Cristiano, Pavanelli Emma, Giannuzzi Silvana, Lanzi Gabriele, Donno Daniela, Croatti Marco Misure in materia di trattenute sindacali degli appartenenti alle Forze di polizia di Stato (1847) (presentato in data 16/06/2020); senatori Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, Mallegni Massimo Modifiche al nuovo codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di lancio di cose dai veicoli in movimento e di divieto di utilizzo di strutture per la circolazione e la sosta dei veicoli al servizio di persone invalide (1848) (presentato in data 11/06/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro interno Lamorgese ed altri Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020 (1845) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali C.2471 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 15/06/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Ginetti Nadia Modifica del termine di proponibilità della querela per i reati previsti dall'articolo 609-septies e dall'articolo 612-bis del codice penale (229) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali) Ai sensi dell'articolo 35, comma 2, del Regolamento, già deferito in sede redigente, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 26/06/2019). Governo, trasmissione di atti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 12 giugno 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la seguente documentazione: la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, concernente la notifica 2020/0344/I relativa al "Decreto ministeriale concernente la modifica della Tabella 1 «Elenco dei fertilizzanti consentiti in agricoltura biologica» dell'allegato 13 al decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75 recante "Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti, a norma dell'articolo 13 della legge 7 luglio 2009, n. 88". La predetta documentazione è deferita alla 9 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 487); la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, concernente la notifica 2020/0340/I relativa al "Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto da carta e cartone ai sensi dell'articolo 184- ter , comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 52". La predetta documentazione è deferita alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 503). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 12 giugno 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2020, concernente ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 148 del 12 giugno 2020 (Atto n. 466- ter ). Governo, trasmissione di atti per il parere. Ulteriore deferimento Lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in materia di poteri speciali, adottato in attuazione dell'articolo 2, comma 1- ter , del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, (n. 178), già assegnato - in data 4 giugno 2020 - alla 5ª Commissione permanente, con osservazioni delle Commissioni 1ª, 2ª, 3ª, 4ª, 6ª, 8ª, 9ª, 10ª, 12ª e 13ª, è assegnato altresì alla 14ª Commissione permanente, che potrà formulare le proprie osservazioni alla 5ª Commissione entro il 24 giugno 2020. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Decisione del Consiglio relativa ai contributi finanziari che gli Stati membri devono versare per finanziare il Fondo europeo di sviluppo, compresa la seconda quota per il 2020 (COM(2020) 234 definitivo), alla 5 a , alla 6 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Consiglio - Informazioni finanziarie sul Fondo europeo di sviluppo Fondo europeo di sviluppo (FES): stima degli impegni, dei pagamenti e dei contributi (COM(2020) 235 definitivo), alla 3 a , alla 5 a , alla 6 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio. Terza valutazione dell'applicazione della restrizione temporanea dei viaggi non essenziali verso l'UE (COM(2020) 399 definitivo), alla 1 a , alla 3 a , alla 8 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente. Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento In data 9 giugno 2020 è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13- bis , della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nel 2019 dal Garante del contribuente dell'Abruzzo. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente (Atto n. 502). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 12 giugno 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Autorità portuale di Marina di Carrara, per l'esercizio 2016. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 290). Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti È pervenuto al Senato un voto della Regione Puglia concernente la "Risoluzione ai sensi degli articoli 24, comma 3 e 25, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 e del protocollo n. 2, allegato al Trattato sull'Unione europea e sul funzionamento dell'Unione europea, relativa alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il quadro per il conseguimento della neutralità climatica e che modifica il regolamento (UE) 2018/1999 (Legge europea sul clima - 4 marzo 2020) COM (2020) 80 final". Tale voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 10 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente (n. 41). Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di atti. Deferimento La Banca d'Italia, in data 5 giugno 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 2, della legge 29 luglio 2003, n. 229, la relazione di analisi di impatto della regolamentazione (AIR) concernente "Modifiche alle Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sullꞌusura" (n. 15). Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente. Interrogazioni Atto n. 3-01684 PARAGONE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto ministeriale 10 maggio 2019, recante "Modalità di accesso alle prestazioni del Fondo indennizzo risparmiatori (FIR)", all'art 6, comma 2, stabiliva che "La Commissione tecnica acquisisce dalle Banche, dal FITD e dal FGD.BCC nonché dagli enti pubblici rispettivamente interessati i dati, le informazioni e i documenti inerenti alla richiesta da parte degli istanti. I soggetti di cui al presente comma collaborano secondo diligenza entro sessanta giorni con la Commissione tecnica, la quale, scaduto detto termine, procede in base agli atti acquisiti e non è responsabile per erronei pagamenti dovuti ad errori o omissioni imputabili ad altri soggetti"; appena due mesi dopo l'articolo 6 è stato modificato introducendo una strettissima correlazione fra controlli ex post e documentazione da acquisire, necessaria a riscontrare quanto dichiarato nella domanda e introducendo, inoltre, un'ulteriore disposizione: "a richiesta della Commissione tecnica, l'Agenzia delle Entrate conferma, sulla base dei dati di cui dispone, il rispetto o meno del requisito previsto dall'articolo 4, comma 3, lettera a), del presente decreto, dichiarato nella istanza di indennizzo previsto dal comma 502-bis dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 e successive modificazioni, con le modalità concordate con la Commissione stessa"; l'art. 4, comma 3, lettera a) , stabilisce che: "nel caso di richiesta di indennizzo forfettario previsto dal comma 502-bis dell'art. 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, l'istanza è formulata secondo quanto previsto dai commi 1 e 2 del presente articolo, con esclusione degli atti indicati nella lettera c) del medesimo comma 2. All'istanza deve essere allegata dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, resa ai sensi dell'art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, recante firma autenticata, attestante: a) la consistenza del patrimonio mobiliare di proprietà del risparmiatore di valore inferiore a 100.000 euro, oppure l'ammontare del reddito complessivo dell'avente diritto ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche inferiore a 35.000 euro nell'anno 2018"; il 22 maggio 2020 il sottosegretario di Stato Villarosa ha dichiarato in una nota stampa: "La commissione tecnica per il FIR ha deliberato all'unanimità l'invio dei dati all'Agenzia delle entrate. Con il decreto ministeriale del 10 maggio 2019 il ministero dell'Economia ha stabilito che l'ADE dovrà confermare il rispetto o meno dei requisiti di reddito e patrimonio previsti dalla normativa. Sono certo che il direttore Ruffini procederà ad un rapido riscontro dei dati, senza ulteriori lungaggini burocratiche, consentendo finalmente ai risparmiatori di ricevere l'indennizzo per i pregiudizi economici ricevuti dalle procedure di risoluzione delle crisi delle banche"; a tutt'oggi, per quanto consta all'interrogante, non sarebbero ancora state raggiunte "modalità concordate" fra commissione tecnica e Agenzia delle entrate in ordine ai tempi e ai contenuti delle verifiche sui presupposti reddituali e patrimoniali, pertanto in assenza di un preciso disposto normativo il termine finale per tali adempimenti risulterebbe quello ordinario previsto per gli accertamenti tributari di 5 anni, il che non risulterebbe conforme alle esigenze dei risparmiatori attendono da anni gli indennizzi promessi; considerato che: il termine per la presentazione delle domande già fissato al 18 aprile 2020 è stato prorogato, a causa dell'emergenza COVID-19, al 18 giugno 2020 nel cosiddetto decreto "cura Italia" (di cui al decreto-legge n. 18 del 2020) e sembrerebbe in discussione l'ipotesi di prevedere un ulteriore allungamento dei termini di scadenza, con grave pregiudizio per quanti attendono il risarcimento dovuto; in queste settimane si sono registrate numerose anomalie nel funzionamento del portale CONSAP, da più parti denunciate dalle associazioni di risparmiatori truffati; visto quanto riportato nel dossier del Servizio bilancio del Senato relativo alla conversione in legge del decreto-legge n. 18 del 2020, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19", relativamente all'articolo 50, rubricato "Modifiche alla disciplina FIR - Fondo indennizzo risparmiatori": "si fa presente che sul capitolo 7604 dello stato di previsione del MEF, nel quale è iscritto il FIR, non sono stanziati oltre 1,5 miliardi di euro, come asserito dalla RT, bensì 523,8 milioni per ciascuno degli anni 2020 e 2021. Tale circostanza appare meritevole di chiarimento", si chiede di sapere: quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere per garantire tempi certi e celeri nell'erogazione degli indennizzi ai risparmiatori, che ne hanno fatto domanda, particolarmente preoccupati per il dilatarsi dei tempi delle procedure di indennizzo; se intenda chiarire l'esatto ammontare dell'importo attualmente a disposizione nel Fondo istituito con legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019) con datazione di 525 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Atto n. 3-01685 BERUTTI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: secondo quanto documentato anche da recenti articoli di stampa, l'ultimo dei quali apparso sabato 13 giugno 2020 sull'edizione di Alessandria e provincia del quotidiano "La Stampa", gli spostamenti stradali e ferroviari tra Piemonte e Liguria risultano particolarmente difficoltosi; tali difficoltà sono riconducibili alla presenza di innumerevoli cantieri sulle tratte appenniniche dell'autostrada, con la presenza di nove gallerie chiuse tra i caselli di Ovada (Alessandria) e Genova, che causano cambi di carreggiata e velocità intorno ai 30 chilometri orari con la formazione di molte code, problematiche alle quali si sommano la presenza di più di una decina di cantieri sui viadotti della medesima tratta e il susseguirsi di chiusure notturne per interventi di manutenzione nelle gallerie; le eventuali alternative alla percorrenza dei tratti autostradali tra Piemonte e Liguria non sono meno complesse in ragione di ulteriori cantieri di ripristino presenti da diversi mesi, che nel caso della strada 456 "del Turchino" sono sovente accompagnati da chiusure temporanee in ragione delle allerte meteo che riguardano il territorio; a tali difficoltà, dal mese di luglio 2020, si affiancheranno ulteriori criticità sulle tratte ferroviarie, che vedranno una riduzione dei treni passeggeri sulla linea Acqui-Ovada-Alessandria e la chiusura della tratta Acqui-Prasco sulla Genova-Acqui per la sistemazione del ponte ferroviario di Visone (Alessandria); in regione di tale complesso quadro, il prefetto di Alessandria, Iginio Olita, ha convocato per martedì 16 giugno una videoconferenza con sindaci, enti, forze dell'ordine e Autostrade per l'Italia; in un'intervista rilasciata sabato 13 giugno al quotidiano "la Repubblica", il Ministro in indirizzo ha indicato come priorità in tema di infrastrutture per i prossimi 15 anni l'alta velocità e il potenziamento della mobilità urbana, non facendo alcun riferimento alla manutenzione delle infrastrutture stradali e ferroviarie esistenti, si chiede di sapere: se vi siano, e quali siano, nell'ambito della programmazione del Ministro in indirizzo, eventuali interventi di manutenzione relativi alle infrastrutture stradali e ferroviarie esistenti e se esista una strategia complessiva per evitare che interventi di manutenzione implementati senza un coordinamento abbiano conseguenze gravose per cittadini e imprese; se, nell'ambito delle attività che paiono in fase di definizione a livello ministeriale, sia previsto un programma di ricognizione degli interventi, semplificazione delle procedure, coinvolgimento del mercato, una maggiore autonomia regionale nella progettazione, costruzione, gestione e controlli sulle attività, nonché una declinazione integrata degli interventi; se tale programma comprenda iniziative puntuali e concrete per la viabilità tra le regioni Piemonte e Liguria, che, nonostante la loro centralità infrastrutturale per il Paese, vengono troppo di sovente considerate come ancillari nella programmazione di interventi fondamentali, specie nelle tratte stradali e ferroviarie appenniniche. Atto n. 3-01686 LANZI ANGRISANI CASTELLONE CROATTI GRANATO LANNUTTI PAVANELLI PRESUTTO VACCARO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: domenica 14 giungo 2020 la piattaforma di condivisione e fruizione video "Youtube" ha sospeso l' account dell'emittente radiofonica "Radio Radio", inviando una e-mail che recita: "A causa di ripetute violazioni delle regole della Community. Per il team di Youtube, la sicurezza dei minorenni è una questione di primaria importanza. I video contenenti minorenni in situazioni sessualmente allusive non saranno tollerati. Secondo quanto stabilito dalle norme della community, Youtube non è luogo per comportamenti predatori. Tale comportamento non ha giustificazioni e non sarà accettato su nostro sito". Il canale è stato ripristinato dalla piattaforma dopo più di 24 ore senza alcuna scusante o comunicazione; all'interno del messaggio inviato da Youtube per la sospensione si avverte l'emittente della presenza di quello che in Italia è un reato penale. Data l'inesistenza di video contenenti immagini di bambini, come invece riferito dalla suddetta e-mail , si configura un reato di calunnia da parte del social network e, cosa assai più grave, si metterebbe in atto una forma di censura verso una testata giornalistica registrata e riconosciuta; il canale "Youtube" dell'emittente Radio Radio conteneva estratti delle trasmissioni radiofoniche regolarmente andate in onda. Radio Radio è titolare di licenze radiofoniche pubbliche rilasciate dal Ministero dello sviluppo economico e dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni; le stesse autorità che per legge vigilano sul contenuto delle trasmissioni che, tra l'altro, devono rispettare le regole deontologiche a cui tutti i giornalisti professionisti e pubblicisti in Italia sono soggetti; l'oscuramento di un canale "Youtube" effettuato con queste dinamiche, nei confronti di una testata giornalistica riconosciuta, danneggia economicamente l'emittente radiofonica e emotivamente le centinaia di migliaia di ascoltatori che quotidianamente si informano attraverso questo canale che, in poche settimane, aveva quasi raggiunto la cifra di 200.000 follower , si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati; se intenda attivare iniziative per chiarire la policy relativa all'algoritmo che avvia l'oscuramento di canali e pagine messo in atto da social network e da piattaforme per la condivisione e fruizione di video, che possa ledere il diritto all'informazione, soprattutto di testate giornalistiche riconosciute e registrate, in contrasto con la legislazione italiana. Atto n. 3-01687 RUOTOLO DE PETRIS Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: con riferimento al fenomeno della delocalizzazione, il legislatore è intervenuto nell'ambito della legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013) attraverso alcune disposizioni, e segnatamente i commi 60 e 61 dell'articolo 1, ove si dispone sulla decadenza dai benefìci ricevuti per le imprese che delocalizzano all'estero la propria produzione; tali disposizioni prevedono che qualora le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di contributi pubblici in conto capitale, entro tre anni dalla concessione degli stessi, delocalizzino la propria produzione dal sito incentivato in un Paese non appartenente all'Unione europea, con conseguente riduzione del personale di almeno il 50 per cento, decadono dal beneficio stesso e hanno l'obbligo di restituire i contributi in conto capitale ricevuti. La disposizione è efficace per i contributi erogati a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge; infine, si prevede che i soggetti erogatori dei contributi disciplinano le modalità e i tempi di restituzione dei contributi; per l'attuazione di tali disposizioni il Ministero dello sviluppo economico ha emanato il 25 novembre 2015 una direttiva sulle "Modalità e i tempi di restituzione dei contributi in conto capitale erogati alle imprese in caso di delocalizzazione della produzione in uno Stato non appartenente all'Unione europea"; l'articolo 6 prevede che: "in caso di delocalizzazione, gli uffici del Ministero provvedono tempestivamente a notificare al soggetto beneficiario delle agevolazioni, con le procedure previste dalla vigente normativa in materia di procedimento amministrativo, il provvedimento di revoca totale del solo contributo in conto capitale, specificando le modalità di restituzione delle eventuali quote del contributo medesimo già erogate, che sono maggiorate di un interesse pari al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data dell'ordinativo di pagamento, maggiorato di cinque punti percentuali", si chiede di sapere quanti e quali provvedimenti di revoca di agevolazioni in conto capitale il Ministero dello sviluppo economico abbia notificato dal 1° gennaio 2014 ad oggi ai soggetti beneficiari ai sensi dell'articolo 1, commi 60 e 61, della legge n. 147 del 2013. Atto n. 3-01688 PEROSINO Al Ministro della giustizia Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03656 DE POLI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: nel 2008 la Provincia, il Comune e l'università degli studi di Padova, la Regione Veneto, l'Azienda ospedaliera e l'Azienda unità locale sociosanitaria n. 16 hanno costituito la "fondazione museo di Storia della medicina e della salute" per raccogliere, custodire e valorizzare le testimonianze di una cultura medica e scientifica padovana che, ieri come oggi, rappresenta un'eccellenza a livello internazionale. Nobile scopo che ha visto dare i natali al museo di Storia della medicina (MUSME), inaugurato nel giugno 2015, con sede nella città di Padova presso l'ospedale di "San Francesco Grande", noto per essere stato la sede del primo ospedale padovano in cui nella prima metà del '500, per la prima volta al mondo, gli studenti di medicina iniziarono a imparare la pratica clinica direttamente al letto dei malati, gettando le basi del moderno approccio didattico in medicina; il MUSME è museo di nuova generazione che utilizza sistemi tecnologici all'avanguardia tali da raccontare la medicina da disciplina antica a scienza moderna; vincitore del premio "eContent Award Italy" per i migliori contenuti e servizi in formato digitale nella sezione "eLearning & Science"; polo di eccellenza in Italia per la cultura e punto di riferimento per le scolaresche, registra circa 50.000 visitatori all'anno; tenuto conto che: si apprende da fonti giornalistiche l'ipotesi di non riapertura del museo a causa dei disagi sofferti a seguito dell'emergenza COVID-19; emergenza che, se ha visto la medicina padovana dimostrare di aver raggiunto il più alto grado di eccellenza, ha contemporaneamente minato l'esistenza del polo museale che della stessa può definirsi emblema. La chiusura del MUSME è un danno per la cultura, per la città di Padova, per i giovani appassionati di scienza e medicina, nonché per i lavoratori del museo e le loro famiglie; quanto previsto dall'articolo 183, comma 3, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, "decreto rilancio", relativamente agli enti museali e ai danni da essi subiti per le mancate entrate da bigliettazione per l'adozione delle misure di contenimento del COVID-19, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa prevedere un aumento significativo e adeguato delle risorse già previste nel "decreto rilancio", al fine di assicurare realmente il funzionamento dei musei e dei luoghi di cultura e di impedirne la chiusura, in modo particolare del MUSME, in quanto emblema dell'eccellenza della medicina padovana in Italia ed in Europa. Atto n. 4-03657 BERGESIO CASOLATI FERRERO MONTANI PIANASSO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la strada statale 28 del colle di Nava, da Fossano (Cuneo) a Imperia, è spesso interessata da incidenti stradali (4 soltanto nelle ultime settimane) e da anni richiederebbe importanti interventi di manutenzione al fine di migliorarne la fruibilità e la sicurezza per gli utenti della strada; tra i principali progetti di ammodernamento, di cui si parla dagli inizi degli anni '90 del secolo scorso, vi è quello che riguarda la variante fra Pieve di Teco (Imperia) e Ormea (Cuneo), quale tratto di maggiore asperità dell'intero tracciato. Si tratta, in particolare, di 8 tunnel e 7 viadotti da realizzare, per circa 9,2 chilometri, che consentirebbero di tagliare 144 curve e di ridurre a una decina di minuti il tempo di percorrenza fra Pieve di Teco e Ormea; tra gli interventi da realizzare spicca quello per il traforo tra Armo (Imperia) e Cantarana (Cuneo) di 2.970 metri di lunghezza; il costo complessivo degli interventi per la variante ammonta a 300 milioni di euro; nel gennaio 2020 è stato approvato il progetto definitivo di ANAS per i lavori sulla variante e serve ora che siano stanziate le risorse necessarie affinché possano prendere avvio i lavori previsti; a tal proposito, la Regione Piemonte e la Regione Liguria hanno chiesto che tali interventi siano inclusi tra quelli prioritari di ANAS; considerato che: la strada statale 28 del colle di Nava è un'arteria strategica di collegamento tra i territori e le economie liguri e piemontesi, il cui ammodernamento e messa in sicurezza sono da tempo attesi da popolazione, imprenditori e operatori economici; la realizzazione dei lavori previsti per la variante fra Pieve di Teco e Ormea porterà un sostanziale miglioramento dei collegamenti tra il basso Piemonte, l'imperiese, il savonese, tutto il ponente ligure e la vicina Costa azzurra, incrementando considerevolmente potenzialità e funzionalità di un corridoio strategico che collega l'Europa al Mediterraneo; i lavori previsti per la variante sono frutto di un'attenta progettazione, che garantirà riduzione dei tempi di percorrenza, aumento della sicurezza e della capacità dei flussi di traffico di persone e merci, riduzione dei consumi e tutela della naturalità del paesaggio e dell'ambiente idrico, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adoperarsi, con sollecitudine, affinché siano stanziate le risorse necessarie alla realizzazione degli interventi per la variante fra Pieve di Teco e Ormea; se e quali azioni di sua competenza intenda attivare per l'ammodernamento e la messa in sicurezza della strada statale 28 del colle di Nava. Atto n. 4-03658 CAMPARI Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: sono stati segnalati casi in cui un privato cittadino si è visto notificare sanzioni pecuniarie per aver usufruito di prestazioni occasionali da parte di un dipendente pubblico, senza la previa autorizzazione dell'amministrazione di appartenenza, nonostante il pagamento della prestazione dietro presentazione di regolare fattura; l'obbligo di esclusività è disposto dal testo unico di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001, recante le norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, in particolare dall'articolo 53, in tema di disciplina l'incompatibilità, il cumulo di impieghi e gli incarichi; il comma 7 stabilisce che i pubblici dipendenti non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall'amministrazione di appartenenza, indicando, al comma 6, le condizioni in cui non rientrano tali incompatibilità, tra cui la situazione di dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno, dei docenti universitari a tempo definito, e altre categorie di dipendenti pubblici ai quali è consentito da disposizioni speciali lo svolgimento di attività libero-professionali; il comma 9 stabilisce che gli enti pubblici economici e i soggetti privati non possono conferire incarichi retribuiti a dipendenti pubblici senza la previa autorizzazione dell'amministrazione di appartenenza; al comma 10 è stabilito che la suddetta autorizzazione deve essere richiesta all'amministrazione di appartenenza del dipendente dai soggetti pubblici e privati che intendono conferire l'incarico; considerato che non è possibile verificare da parte del soggetto privato, in particolare di un privato cittadino, l'esistenza delle condizioni di pubblico impiegato del soggetto al quale si richiede prestazione lavorativa, che come tale determina la necessità di autorizzazione da parte dell'amministrazione di appartenenza, e a seguito di ciò sono state presentate sanzioni pecuniarie a privati cittadini, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale problematico quadro normativo e che cosa intenda fare per superare le difficoltà descritte. Atto n. 4-03659 MODENA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: è stato reso noto alla stampa che Trenitalia, la società dei servizi commerciali del gruppo Ferrovie dello Stato italiane, si prepara ad investire 2,6 miliardi di euro per la fornitura di nuovi convogli regionali che potranno viaggiare alle massime prestazioni anche sulle linee ad alta velocità; la fornitura riguarderà l'ordine di 150 treni con velocità massima di 160 chilometri orari, con un contratto del valore di 1,6 miliardi di euro, e di 100 treni con velocità massima di 200 chilometri orari, per un valore di un miliardo di euro, si chiede di sapere se l'investimento descritto sia previsto anche nella regione Umbria e con quali modalità e tempi. Atto n. 4-03660 LAFORGIA DE PETRIS Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: a partire dal 3 giugno 2020, Trenord ha introdotto il "divieto generalizzato di trasporto delle biciclette su tutti i treni del servizio regionale", come si legge in una comunicazione da parte dell'azienda che ha chiarito, inoltre, che "Rimane consentito solo il trasporto di biciclette pieghevoli e monopattini"; l'azienda in una nota ha spiegato che "durante il periodo dell'emergenza sanitaria, in particolare negli ultimi giorni dopo il lockdown, il fenomeno dei riders metropolitani ha raggiunto livelli numerici insostenibili a ogni ora del giorno. Si verificano veri e propri 'assalti ai treni' con centinaia di biciclette, che pregiudicano la sicurezza dell'esercizio ferroviario e rendono impossibile il mantenimento delle distanze imposte per il post-Covid19 fra i posti disponibili (il 50% di quelli a sedere, il 15% di quelli in piedi) durante la corsa, la salita e la discesa dai convogli e gli spostamenti in carrozza"; da qui la decisione di vietare il trasporto delle bici, perché "la mancanza di rispetto delle regole (non più di cinque bici a carrozza nel periodo pre emergenza) non può essere contrastata dal solo personale ferroviario. Il fenomeno è in espansione e non può essere scaricato sull'ultimo segmento di mobilità che collega la periferia al centro". L'azienda garantisce inoltre che "nei prossimi giorni saranno comunicati i treni su cui sarà possibile portare biciclette a bordo"; appare del tutto evidente che questa decisione di Trenord danneggia i rider che, dopo aver lavorato coi propri mezzi di locomozione, le biciclette, hanno la necessità di utilizzare un mezzo pubblico per il rientro a casa; si segnala come nei giorni scorsi i rider abbiano organizzato delle proteste nelle stazioni di Lambrate e Porta Genova, dove è intervenuta la Polizia; nella notte fra il 13 ed il 14 giugno, come riportato da svariati organi di informazione, alla stazione di Greco Pirelli, un giovane rider di 28 anni, nigeriano con regolare permesso di soggiorno, a causa delle proteste perché non poteva prendere il treno con la sua bicicletta, è stato fermato dalle forze dell'ordine presenti in stazione; l'episodio è stato raccontato dettagliatamente nella pagina "Facebook" di "Deliverance Milano", l'associazione che tutela i fattorini su due ruote, che denuncia: "un rider pendolare con permesso di soggiorno e che paga regolarmente l'abbonamento, che ha protestato perché voleva salire sull'ultimo treno con la bicicletta per tornare a casa invece di essere costretto ad abbandonarla in stazione o a dormire su una panchina. Tutto questo è semplicemente assurdo. La mobilità è un diritto, la risposta di Trenord e di Regione Lombardia non può essere la repressione poliziesca"; "Emma, insieme ad altri ragazzi, trovandosi in stazione, dopo aver passato tutto il giorno in strada e aver consegnato per molte ore, voleva solo tornare a casa. È stata questa la sua unica colpa. Ha protestato con il capotreno, detto che si trattava di un'ingiustizia e che non voleva lasciare la bici in stazione incustodita rischiando di subire un furto, perché non poteva permetterselo"; il racconto continua, così sostenendo: "Di fronte ad un ragazzo di 28 anni nigeriano, titolare di un regolare permesso di soggiorno (ma non è questo il punto per noi) la polizia cosa ha fatto? Per sedare la discussione che si faceva animata e spaventare gli altri (che avrebbero dormito in strada) ha deciso di portare via Emma in Questura, dove è stato trattenuto per più di 6 ore, interrogato, intimidito e picchiato con calci e pugni lungo tutto il corpo. Calci nelle parti intime, botte sulla schiena, sulle gambe (un rider ci lavora con le gambe), sulle braccia!"; si segnala che la denuncia dell'associazione è accompagnata da un video che ha catturato i momenti del fermo del giovane e il video sta facendo il giro del web ; il post dell'associazione continua: "La Polizia ha dichiarato all'Ansa che gli hanno trovato addosso 43 g di hashish, facendolo passare per uno spacciatore, in modo tale che l'equazione fosse perfetta, rider nero, drogato e spacciatore che protesta perché è pericoloso socialmente. Non è così. (?) Aveva con sé (abbiamo il verbale della questura) 0,43 grammi di hashish per uso personale, meno di una sigaretta"; continua: "Diffamazione, violenze. Gli hanno rotto il telefono, altro strumento di lavoro per un rider"; ancora: "Emma si è dovuto trascinare su una gamba all'ospedale più vicino. Lo hanno dimesso dal Pronto Soccorso, dopo qualche esame, ancora dolorante". Sarebbe stato ricoverato, "ancora sotto shock per le violenze subite"; la Questura smentisce ogni ipotesi di violenza fisica o sugli effetti personali del 28enne, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati; se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed il Ministro del lavoro e delle politiche sociali siano a conoscenza dei devastanti effetti che possono avere le decisioni assunte da Trenord su dei lavoratori già abbastanza provati dalle scarse tutele occupazionali ed in quale modo intendano intervenire, per quanto di rispettiva competenza; se il Ministro dell'interno non intenda procedere con delle verifiche per meglio comprendere che cosa sia realmente accaduto nella notte fra il 13 ed il 14 giugno, poiché le versioni dei fatti non coincidono. Atto n. 4-03661 BRIZIARELLI CANDIANI PERGREFFI PAZZAGLINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: con l'articolo 47 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (cosiddetto decreto "crescita") è stato istituito il fondo "salva opere", alimentato dal versamento di un contributo pari allo 0,5 per cento del valore del ribasso offerto dall'aggiudicatario delle gare di appalti pubblici di lavori, nel caso di importo a base d'appalto pari o superiore a 200.000 euro, e di servizi e forniture, nel caso di importo a base d'appalto pari o superiore a 100.000 euro; le risorse di questo fondo sono destinate a soddisfare i crediti insoddisfatti dei subappaltatori, dei subaffidatari e dei subfornitori nei confronti dell'appaltatore, così da garantire il rapido completamento delle opere pubbliche e di tutelare i lavoratori; la disposizione stanzia complessivi 45,5 milioni di euro (12 milioni per l'anno 2019 e 33,5 milioni per l'anno 2020) per quei crediti insoddisfatti formatisi prima dell'istituzione del fondo "salva opere", in relazione a procedure concorsuali aperte dal 1° gennaio 2018 alla data di entrata in vigore della disposizione, demandando al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il compito di erogare tali risorse ai creditori che ne abbiano fatto richiesta; i criteri di assegnazione delle risorse e le modalità operative del fondo sono state definite con il decreto del Ministro delle infrastrutture 12 novembre 2019, n. 144; il decreto direttoriale n. 168164 del 19 dicembre 2019 ha individuato il 24 gennaio 2020 come termine entro il quale i creditori insoddisfatti prima dell'istituzione del fondo potessero presentare domanda di accesso al fondo, nonché il 6 marzo 2020 come termine per la predisposizione del piano di riparto delle risorse; al Ministero sono tuttavia pervenute domande di accesso al fondo per complessivi 82 milioni di euro a fronte dei 45,5 milioni disponibili a legislazione vigente; così, l'articolo 201 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto decreto "rilancio") prevede un incremento della dotazione del fondo "salva opere" pari a 40 milioni di euro; considerato che agli interroganti giungono numerose e insistenti segnalazioni da parte di imprese che hanno fatto richiesta di accesso al fondo per la soddisfazione di crediti formatisi nei termini prescritti dalle disposizioni citate, imprese per le quali poter beneficiare di tali risorse in tempi brevi costituirebbe una vera e propria "boccata d'ossigeno", vista la situazione di difficoltà economica in cui versano anche per l'emergenza sanitaria da COVID-19, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa fornire informazioni circa i tempi di erogazione delle risorse del fondo destinate al soddisfacimento dei creditori insoddisfatti prima della sua istituzione, anche alla luce dei recenti stanziamenti predisposti allo scopo. Atto n. 4-03662 BRIZIARELLI ALESSANDRINI LUCIDI PILLON Al Ministro della salute Premesso che: il documento di sintesi nazionale sorveglianza integrata COVID-19 diffuso il 16 maggio 2020 evidenzia che in Umbria, in riferimento ai dati 4-10 maggio 2020, la classificazione è passata da bassa a moderata (livello 3), stesso livello della Lombardia, "per un aumento nel numero di casi ed un Rt maggiore di 1 seppur in un contesto ancora con una ridotta numerosità di casi segnalati e che pertanto non desta una particolare allerta"; l'ampio intervallo di confidenza che include valori sotto e sopra ad uno evidenzia un'ampia incertezza sul valore del parametro "Rt" e un risultato ampiamente non significativo dal punto di vista statistico, che non consente in nessun modo di concludere che il valore di Rt in Umbria fosse maggiore di uno e tanto meno può essere utilizzato per assegnare un livello di rischio; lo sfasamento temporale tra la data a cui si riferisce l'indicatore (26 aprile) e la settimana di valutazione (4-10 maggio) rende quasi paradossale l'interpretazione dell'indicatore, dato che l'indicatore sembrerebbe servire a scongiurare attraverso misure di lockdown rischi ormai scongiurati, non piu? esistenti; mettere sullo stesso livello nell'algoritmo di assegnazione il valore dell'indicatore Rt per regioni con un numero esiguo o nullo di casi attivi sintomatici, come l'Umbria, con regioni con un gran numero di soggetti attivi risulta essere poco appropriato. La stima di un Rt determinato da pochi casi e? soggetta a forti oscillazioni in quanto media pochi valori e non implica l'attribuzione del rischio di ripresa per l'intero territorio regionale; in questo particolare periodo in cui le persone hanno bisogno di avere certezze sui rischi che corrono, l'informazione diffusa il 16 maggio attraverso il documento di sintesi, oltre a creare confusione non fotografando il dato reale immediato, crea anche un danno di immagine all'intera regione, che sta invece cercando di risollevarsi, puntando su una promozione del territorio anche in vista della stagione estiva; destano perplessità le dichiarazioni rese dal ministro Boccia sull'argomento, laddove etichetta la contrarietà motivata con dati scientifici espressa ufficialmente dalla Regione Umbria, come "nervosismo", confermando comunque che i dati espressi non sono riferiti alla situazione effettivamente presente sul territorio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso, al fine di evitare l'uso distorto dell'informazione diffusa e migliorare il sistema di monitoraggio nella qualità, tempestività ed utilizzabilità in termini di controllo dell'evoluzione della pandemia, riemettere il rapporto rappresentando le situazioni delle Regioni, nel caso specifico dell'Umbria, con una valutazione completa degli indicatori, in particolare l'interpretazione del Rt combinata con la bassa incidenza; se sia al vaglio del Governo una revisione dell'algoritmo per la sorveglianza integrata COVID-19 nazionale nelle aree a basso contagio, al fine evitare risultati distorti come quello verificatosi per la Regione Umbria e realmente utilizzabile ai fini del controllo dell'epidemia; se non reputi opportuno condividere il codice utilizzato per il calcolo dell'Rt fruibile tramite una piattaforma pubblica di condivisione, analogamente a quanto accade per i dati del Dipartimento della protezione civile, oltre alla formulazione teorica del modello utilizzato per calcolare Rt, per consentire alle Regioni stesse di effettuare un controllo incrociato e stimare l'indicatore con le stesse modalità utilizzate dall'Istituto superiore di sanità. Atto n. 4-03663 MARTI Al Ministro dell'interno Premesso che: recentemente sono stati trasferiti all'interno dell' hotspot di Taranto 120 cittadini extracomunitari di nazionalità tunisina, sbarcati illegalmente sulle coste dell'agrigentino, e gli stessi, su decisione del Ministero dell'interno, sono stati messi in quarantena nell' hub per 14 giorni; secondo i dati ufficiali del Ministero, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, gli sbarchi clandestini sono passati da 1.878 a ben 5.461 e dunque, a causa dell'aumento del flusso migratorio illegale e dell'accoglienza degli stranieri nei vari centri, nel nostro Paese si registrano forti criticità legate alla pandemia; in particolare, riguardo alla situazione all'interno dell' hotspot di Taranto, e? stata anche inviata una nota del cartello dei sindacati di Polizia composto da SIULP-SAP- SIAP-FSP, al Ministro dell'interno, al direttore generale della pubblica sicurezza, al prefetto e al questore di Taranto, nonché alla Direzione centrale dell'immigrazione del Ministero, nella quale sono state evidenziate gravissime criticità correlate alla gestione della struttura e agli ambiti operativi delle forze di polizia ivi impiegate, con particolare riguardo sia agli aspetti sanitari che della sicurezza e salute sul posto di lavoro (tutelata dal decreto legislativo n. 81 del 2008) anche collegata all'emergenza da COVID-19; difatti, ad oggi, sul sito dell'ambasciata d'Italia a Tunisi si osserva che l'autorità di governo, pur stabilendo drastiche misure di distanziamento sociale e di confinamento, non e? riuscita a contenere i contagi da coronavirus e non e? stata decretata la fine della pandemia; già al questore di Taranto sono state ribadite tali osservazioni e chiesto di individuare i livelli di responsabilità e ridefinire i ruoli e le competenze in ordine alla gestione dell' hotspot , necessita? da lui ampiamente condivisa; l' hotspot e? stato realizzato nel 2016 per ospitare temporaneamente gli immigrati sbarcati, pertanto la struttura e? stata realizzata in maniera tale da consentire una loro rapida identificazione, registrazione e fotosegnalamento e per un trattenimento nel centro di massimo 72 ore; pertanto, la struttura non e? dotata di tutti i servizi e non e? idonea per sostenere una permanenza cosi? lunga di un numero significativo di persone, a maggior ragione se poi si considerano le ragioni di ordine sanitario esposte; inoltre, rispetto ad altre classificate come hotspot , la struttura di Taranto sin dalla sua apertura ha rivelato numerosi problemi ed e? diversa, poiche? si compone di tensostrutture e di moduli prefabbricati in uso al personale della Polizia di Stato ed e? perimetrata da una recinzione la cui altezza e? pressoché pari a due metri, facilmente valicabile, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare in merito all' hotspot di Taranto ed in particolare se intenda istituire al suo interno un presidio medico permanente, e quali garanzie intenda assicurare anche al personale del XV reparto mobile di Taranto e di altri reparti aggregati che concorrono nei servizi al suo interno relativamente alla dotazione di dispositivi di protezione individuale (tute, mascherine FFP3, mascherine chirurgiche, guanti e visiere). Atto n. 4-03664 DE VECCHIS Al Ministro dell'interno Premesso che: il deposito dell'ATAC adiacente al campo rom di via Candoni, a Roma, è spesso preso d'assalto da alcuni nomadi del campo che, con i loro atti delinquenziali, hanno provocato danni per centinaia di migliaia di euro con furti di gasolio e di batterie delle vetture, sottrazione della corrente elettrica e solo pochi giorni fa sono stati incendiati 7 autobus; i responsabili di tutto questo sarebbero stati identificati dagli stessi nomadi del campo in alcuni ragazzi che appartengono a famiglie ricche e che stanno mettendo a rischio tutta la comunità, che non denuncia per paura di ritorsioni; è intollerabile che esistano luoghi della capitale (in questo caso un deposito di un'azienda di trasporto pubblico) completamente abbandonati dalle istituzioni e lasciati in balia di vandali e delinquenti che agiscono nell'indifferenza generale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fatto che il deposito dell'ATAC è sistematicamente scenario di atti vandalici ed episodi di microcriminalità, che sembrerebbero essere commessi sempre per mano delle stesse persone, e come intenda intervenire prontamente per ripristinare la sicurezza e l'ordine pubblico in questa zona periferica della capitale. Atto n. 4-03665 DE VECCHIS Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'ex colonia "Vittorio Emanuele" di Ostia (Roma) è una struttura occupata abusivamente da anni, in cui i problemi legati alle condizioni igienico-sanitarie e dell'ambiente si sommano ai problemi di ordine pubblico e sicurezza riconducibili ad episodi di spaccio di droga e alla presenza di soggetti con precedenti penali e ragazzi minori, già segnalati al Tribunale per i minorenni; l'emergenza sociale, sanitaria e di pubblica sicurezza che persiste nell'ex colonia rende improcrastinabile un intervento risoluto per sgomberare in modo definitivo la struttura ed offrire assistenza ai nuclei familiari presenti, si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere nell'immediato per mettere fine ad una situazione abusiva, che si protrae da anni, al fine di riportare la legalità e la sicurezza nel quartiere e per restituire il bene alla pubblica utilità della cittadinanza. Atto n. 4-03666 VALLARDI Ai Ministri dell'università e della ricerca, della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: il Governo ha impugnato la legge della Regione Veneto che istituisce il corso di laurea in Medicina e chirurgia a Treviso, frutto della collaborazione tra ULSS 2 Marca trevigiana e università di Padova; il presidente della Regione ha annunciato che intende proporre ricorso contro questa decisione del Governo, per difendere la legge regionale; anche il sindaco di Treviso è critico con la decisione del Governo, visto che la normativa è stata adottata nel pieno rispetto della legge nazionale e delle competenze, al fine di creare nuove opportunità per il territorio; il progetto è stato portato avanti e definito in totale collaborazione con l'università e il rettore Rizzuto e con la sua prestigiosa scuola di Medicina, presieduta dal professor Merigliano. Un'operazione, tra l'altro, in linea perfetta con l'importante intento di rafforzare la formazione in sanità, emersa con tanta evidenza nel corso dell'emergenza COVID-19; appare inspiegabile che l'impugnativa sia stata chiesta dai Ministeri della salute e dell'economia e delle finanze, si chiede di sapere se il Governo intenda riconsiderare la decisione ed istituire un tavolo di confronto con la Regione Veneto, evitando così l'impugnativa e il ricorso conseguente annunciato dalla Regione medesima, il tutto al fine di scongiurare che venga negato, ad un intero comprensorio, un polo universitario d'eccellenza, che si tradurrà in maggiori cure per i cittadini. Atto n. 4-03667 BARBARO Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: con la riapertura, dopo mesi di lockdown , sabato 13 giugno 2020 del museo del Tesoro di san Gennaro, si riaffaccia il tema del decoro urbano e del degrado nel centro di Napoli; il museo è un progetto finanziato da aziende private, da fondi europei e dalle istituzioni locali, completato sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica e realizzato anche attraverso l'impegno della deputazione della reale cappella del tesoro, istituzione fondata nel 1601; l'area museale consta di oltre 700 metri quadrati, ed espone opere, collezioni d'arte, statue, busti, tessuti pregiati, ori, argenti, pietre preziosi e dipinti per un valore enorme, che rendono tale museo uno dei più significativi del Paese, e si stima che il tesoro di san Gennaro si stima essere il più prezioso del mondo, anche più di quello della Corona d'Inghilterra; l'ingresso del museo, come noto, è situato accanto al duomo e alla cappella del Tesoro, nel cuore del centro storico della città di Napoli, ed è meta di visitatori da tutto il mondo. Resta, quindi, assurda ed inconcepibile, a giudizio dell'interrogante, la presenza massiva ed impattante di giacigli e letti di fortuna, ricovero di senzatetto e clochard , che causano intralcio all'ingresso e impediscono il passaggio dei visitatori, comportando oltretutto la presenza di rifiuti e degrado nel colonnato e negli spazi adiacenti; il comandante della Polizia municipale di Napoli ha pubblicamente evidenziato che il problema dei clochard riguarda anche altri luoghi storici e che inesorabilmente la città non riesce a fronteggiare questa situazione, che non rende giustizia allo sconfinato patrimonio artistico, architettonico e culturale di Napoli. In particolare, anche il direttore dello stesso museo ha più volte denunciato alle preposte autorità la gravissima situazione, che senza dubbio comporta insostenibili disagi per il museo, come per tutta l'area monumentale, compresi residenti e commercianti. Nessuna attività culturale, ricettiva e turistica può esprimere il suo potenziale in un contesto di sporcizia, spazzatura, masserizie e deiezioni, e ciò comporta naturalmente un patimento insostenibile ed ingiusto; la gravità della circostanza si riverbera nell'insicurezza per la tenuta economica del sito, visto che il museo ha registrato perdite notevoli a causa dell'emergenza sanitaria, subendo un calo di presenze pari a 25.000 visitatori in meno e che, per di più, secondo le linee guida ministeriali, dovrà ridurre la capienza contestuale delle presenze, oltretutto dovendo provvedere in proprio a garantire che chi vi accede indossi le mascherine e osservi le distanze, abbia a disposizione distributori di disinfettanti, oltre all'obbligo delle prenotazioni e della costante sanificazione degli spazi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di restituire il necessario decoro all'area adiacente all'ingresso del museo del Tesoro di san Gennaro, che altrimenti rischia l'assoluta dissipazione e dissoluzione, risultando impraticabile per visitatori e turisti accedervi in ordine e sicurezza. Atto n. 4-03668 D'ALFONSO D'ARIENZO CIRINNA' FEDELI FERRAZZI GIACOBBE LAUS PINOTTI PITTELLA ROJC TARICCO VERDUCCI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo economico Premesso che: i trasporti eccezionali, di cui all'art. 10 del codice della strada, costituiscono un settore specialistico del trasporto stradale di merci eccedente i limiti ordinari di sagoma o di peso, per il quale la normativa vigente riserva una specifica regolamentazione ad alcune categorie merceologiche; il crollo del "ponte Morandi", i cedimenti di diversi cavalcavia sul territorio nazionale e l'obsolescenza strutturale in cui versa la rete viaria hanno rallentato ancora di più l' iter di rilascio delle autorizzazioni per i trasporti eccezionali da parte degli enti gestori delle strade, penalizzando e paralizzando così le aziende interessate che si trovano in estrema difficoltà ad evadere gli ordini ricevuti nei tempi prestabiliti; come evidenziato a più riprese da rappresentanti del settore industriale "per i carichi superiori alle 100 tonnellate, le imprese devono effettuare verifiche sulla stabilità e sulle condizioni dei ponti a proprie spese. Una volta comunicato il percorso ed effettuate le verifiche, queste vengono sottoposte alle Province, che impiegano ulteriore tempo per effettuare i dovuti controlli, oltre 15 giorni", come riporta "Il Sole-24 ore" il 1° marzo 2018; nonostante la contrazione dei livelli di attività subita negli anni della crisi e il crescente diffondersi dello sviluppo industriale verso nuove aree economiche, l'Italia non è soltanto la seconda industria manifatturiera d'Europa per valore aggiunto, ma anche la quinta potenza mondiale per più alto surplus commerciale con l'estero nei manufatti e, dunque, il trasporto eccezionale rappresenta una colonna portante nell'architettura economica del nostro Paese; la crescente lentezza con cui le merci rischiano di uscire dalle fabbriche, i manufatti venduti e non consegnati, le penali per i ritardi da parte dei clienti stanno creando al tessuto industriale di settore seri danni d'immagine e la perdita di competitività rispetto ai concorrenti internazionali; premesso altresì che il citato articolo 10 del codice della strada distingue tra "veicoli eccezionali", che in base alla propria configurazione di marcia superano i limiti di dimensione e di massa stabiliti dagli articoli 61 e 62 del codice, e "trasporto in condizioni di eccezionalità"; la Direzione generale per la sicurezza stradale con nota n. 4051 del 1° giugno 2020 ha emanato una circolare, con l'obiettivo di superare le criticità derivanti dall'attuale emergenza sanitaria in cui si legge che, poiché le "condizioni, necessarie al rilascio, rinnovo o proroga, sono variabili in funzione di una serie di fattori contingenti, che solo gli enti proprietari e/o gestori delle strade possono conoscere, e di una serie di elementi variabili che potrebbero non sussistere per un tempo indeterminato, la ratio ricavabile dalle norme di settore è quella che, al fine di garantire la sicurezza sia del trasporto eccezionale sia delle infrastrutture stradali attraversate, risulti in ogni caso necessario un provvedimento espresso che ne legittimi l'effettuazione in un determinato periodo di tempo con precise date di scadenza"; alla crescente richiesta di trasporto eccezionale si accompagna, da tempo, un'esponenziale criticità nelle procedure del rilascio per le aziende, oltre che nella regolamentazione normativa del settore, ulteriormente aggravata dall'emergenza epidemiologica da COVID-19; considerato che: nel mese di maggio l'assemblea generale del Consiglio superiore dei lavori pubblici ha approvato le "linee guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio dei ponti esistenti", che saranno oggetto di un'applicazione sperimentale in relazione al sistema di monitoraggio anche dinamico dei ponti e viadotti e costituiranno il riferimento per l'adozione, da parte di ANAS e dei concessionari autostradali, delle azioni da porre in essere per l'approfondimento e la frequenza delle ispezioni, la programmazione temporale degli interventi e gli eventuali provvedimenti di limitazione del traffico; le linee guida disciplinano, al paragrafo 6.3.5.4, le verifiche di sicurezza per il transito di mezzi eccezionali, considerando i fattori parziali per azioni e materiali con un tempo di riferimento pari a 5 anni (condizione di transitabilità); considerato, altresì, che: l'attuale quadro normativo e, da ultimo, le linee guida non consentono di contribuire efficacemente al superamento delle criticità emerse rispetto alla procedura autorizzativa dei trasporti eccezionali da parte delle industrie manifatturiere in relazione alla transitabilità di sovrappassi autostradali data la diffusa obsolescenza strutturale della rete viaria; il mondo industriale chiede da tempo autorizzazioni più flessibili e lo studio di reti di soluzioni emergenziali, con percorsi alternativi che nell'immediato diano le possibilità di circolare in totale sicurezza e maggiore celerità nonché la condivisione della normativa di settore e un coordinamento attivo tra Regioni, Province ed enti gestori delle strade; la questione prioritaria e risolutiva di ogni criticità per la sicurezza, oltre che per lo svolgimento dei trasporti eccezionali, risiede nel monitoraggio dello stato delle reti stradali, che comporta l'individuazione e la manutenzione in efficienza di "itinerari abilitati" al trasporto eccezionale, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di individuare una specifica viabilità certificata per i trasporti eccezionali, che le aziende potranno utilizzare per percorsi contrassegnati come sicuri; quali iniziative intendano adottare per migliorare la competitività del settore industriale operante nel campo dei trasporti eccezionali nel nostro Paese già messo a dura prova dal COVID-19, attraverso la programmazione di investimenti mirati al mantenimento inalterato del livello di sicurezza necessario al transito di carichi eccezionali; se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti intenda realizzare un ulteriore strumento per la semplificazione e omogeneizzazione delle procedure autorizzative, compresa la redazione delle cartografie o elenchi di strade da pubblicare da parte dei gestori ed enti proprietari su un portale nazionale appositamente dedicato al settore, organizzando la circolazione in base a criteri unitari di classificazione, sull'esempio di quanto già previsto nell'ambito della mobilità militare; se intenda ripensare l'attuale sistema normativo in materia sulla base di un coordinamento attivo tra Regioni, Province ed enti gestori delle strade che tenga conto, insieme, dell'esigenza di conferire rinnovata competitività al tessuto industriale operante nel settore dei trasporti eccezionali e della necessità di garantire la sicurezza, il monitoraggio e lo stato di efficienza delle reti stradali anche tramite l'individuazione e la manutenzione in efficienza di "itinerari abilitati". Atto n. 4-03669 MALLEGNI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: secondo l'ultimo rapporto ISTAT "Una stagione mancata: impatto del Covid-19 sul turismo", uno degli effetti economici più immediati della crisi associata al COVID-19 è stato il blocco dei flussi turistici. I primi effetti sono già emersi a febbraio, con il diffondersi dell'epidemia in molti Paesi, mentre agli inizi di marzo si è giunti all'azzeramento dell'attività in corrispondenza dei provvedimenti generalizzati di distanziamento sociale; secondo l'ISTAT, nel trimestre marzo-maggio, senza il COVID-19 ci sarebbero state 81 milioni di presenze (18 per cento del totale annuale), il 23 per cento delle presenze annuali di stranieri, nonché il 20,3 per cento delle presenze annuali in strutture alberghiere; i soli turisti stranieri avrebbero speso circa 9,4 miliardi di euro; a decorrere da lunedì 15 giugno 2020, nella maggior parte dell'Europa, vi sono meno restrizioni sugli spostamenti, introdotti da metà marzo in poi a causa dell'emergenza sanitaria; si potrà, quindi, ricominciare a circolare liberamente tra i vari Paesi; l'Italia è stata tra i primi a riaprire le proprie frontiere ai cittadini del resto d'Europa, già dal 3 giugno, e, come ha sottolineato il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale in un post del 15 giugno: "Ci siamo. C'erano Stati esteri che inizialmente avevano chiuso all'Italia e agli italiani, ma il nostro Paese è sempre stato trasparente, abbiamo mostrato i dati epidemiologici, ci siamo impegnati e alla fine hanno cambiato idea. Sbloccare i flussi turistici significa far arrivare turisti stranieri in Italia e dare un ulteriore supporto alla nostra economia, ai nostri artigiani e alle nostre famiglie durante la stagione estiva"; sono giunti all'interrogante segnali di preoccupazione da parte di operatori turistici che si trovano nella situazione in cui, pur non essendovi ufficialmente particolari restrizioni all'arrivo dei turisti dalla Germania e dall'Olanda, continuano a ricevere cancellazioni; pare infatti che la Germania stia sconsigliando i viaggi verso l'Italia almeno fino alla data del prossimo 20 giugno (data che parrebbe essere in corso di aggiornamento). Questo comporta un grave blocco per la ripartenza delle prenotazioni, nonché un corto circuito anche nella gestione dei rapporti commerciali, dove da un lato gli hotel hanno diritto di chiedere le penali di cancellazione e dall'altro il tour operator rimborsa il cliente e non le paga al fornitore; è evidente che più a lungo l'Italia rimane tra i Paesi sconsigliati, più ci saranno perdite per gli operatori del settore, poiché i turisti opteranno per altre destinazioni dove tali restrizioni non sono attive; inoltre vi è il rischio maggiore che gli operatori dovranno accollarsi il costo di penali che non incasseranno, si chiede di sapere se in Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali urgenti iniziative intendano intraprendere in sede europea, ciascuno per le proprie competenze, al fine di porre fine a tale atteggiamento discriminatorio e facilitare l'arrivo dei turisti nel nostro Paese. Atto n. 4-03670 ALESSANDRINI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la Treofan Italy SpA è una società specializzata nella produzione di film in polipropilene (bopp) utilizzato per imballaggi alimentari, ha due stabilimenti in Italia (Battipaglia e Terni) e fa parte della Treofan holdings GmbH che ha sede in Germania; il 24 ottobre 2018 il gruppo Treofan è stato acquisito dalla Jindal films Europe, suo principale concorrente; il 10 dicembre 2018 (dopo meno di 2 mesi dall'acquisizione), la Jindal ha interrotto la produzione nello stabilimento di Battipaglia, trasferendo la lavorazione delle numerose commesse ancora da evadere presso altri stabilimenti del gruppo; sempre intorno alla fine del 2018, a fronte di una normale contrazione degli ordini, venivano privilegiati lo stabilimento tedesco di Treofan e quello brindisino di Jindal, bloccando una linea di produzione allo stabilimento di Terni. Quest'ultimo rappresenta un sito strategico per la Treofan, in quanto può produrre un'ampia gamma di prodotti che coprono la quasi totalità del portafoglio aziendale. Negli ultimi 10 anni, peraltro, tale stabilimento è stato interessato da tre ristrutturazioni che hanno migliorato gli standard produttivi, consentendo la chiusura in attivo dei bilanci consolidati degli ultimi 4 anni della Treofan Italy; in data 25 gennaio 2019 il gruppo Jindal ha comunicato la decisione di chiudere lo stabilimento di Battipaglia, con contestuale attivazione della procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori; a tal fine, presso il Ministero dello sviluppo economico è stato attivato il tavolo di crisi "Treofan"; negli ultimi mesi è tuttavia continuato il depauperamento produttivo dello stabilimento di Terni, con ordini di film speciali, nati e prodotti da sempre a Terni, che vengono dirottati all'estero, incidendo sull'equilibrio della bilancia commerciale italiana, in un settore strategico come quello degli imballaggi plastici alimentari; il depauperamento dello stabilimento ternano trova conferma nelle incertezze che avvolgono il piano industriale del gruppo, tuttora tenuto all'oscuro dei lavoratori, i quali hanno scioperato (da ultimo l'11 giugno 2020) di fronte allo stabilimento per ottenere risposte dai vertici aziendali; considerato che la difficile situazione che interessa lo stabilimento di Terni paventa il rischio di una possibile chiusura del medesimo sito produttivo, con contestuale licenziamento di 150 lavoratori, si chiede di sapere se e quali azioni di sua competenza, anche nell'ambito del tavolo di crisi già attivato, il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per la tutela dello stabilimento Treofan di Terni e dei lavoratori ivi impiegati. Atto n. 4-03671 TOSATO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: gli uffici della motorizzazione civile di tutta Italia soffrono da tempo una gravissima mancanza di personale, nel senso che il numero di funzionari per l'espletamento delle pratiche cui gli uffici sono preposti (patenti, revisioni, rinnovi, collaudi) non è sufficiente a coprire le richieste che provengono dal territorio e dalle autoscuole; su tale situazione di disagio, già ampiamente e ripetutamente significata al Ministro in indirizzo in numerosi atti parlamentari, si è innestato il fermo delle attività a causa dell'emergenza sanitaria da COVID-19; il caso di Verona è emblematico: dall'inizio del 2018 alla fine del 2019 i tempi di attesa nella città scaligera sono passati da 2 a 4-5 mesi (in media) per gli esami di guida, e fino a 6 mesi per l'emissione del duplicato della patente o per la revisione dei mezzi; con la sospensione delle attività dovuta al COVID-19 è stimabile un ulteriore aumento dei tempi di attesa oltre le più ragionevoli aspettative; nel 2019 a Verona sono stati effettuati oltre 34.000 esami (tra prove di teoria e prove pratiche), molti dei quali effettuati fuori dal normale orario di lavoro (e quindi in straordinario), sulla base della disponibilità concessa dagli stessi esaminatori; considerata l'elevata età media degli esaminatori e il rischio di contagio, è prevedibile che molti esaminatori si rifiuteranno di dare nuovamente la loro disponibilità oltre il normale orario di lavoro; nei mesi precedenti al diffondersi dell'epidemia, per sopperire alle carenze di organico degli uffici delle motorizzazioni, si è operato attingendo al personale degli uffici delle motorizzazioni delle province confinanti; tale soluzione appare del tutto impraticabile all'indomani dell'emergenza sanitaria; i protocolli per la sicurezza, adottati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per quanto concerne lo svolgimento degli esami di guida durante la "fase 2" dell'emergenza sanitaria, renderanno sicuramente più lente le operazioni degli esaminatori, con conseguenti e ulteriori ritardi per le autoscuole e per gli utenti finali; i ritardi accumulatisi nell'evasione delle pratiche presso gli uffici delle motorizzazioni civili si riflettono sulle autoscuole, le quali sono state già pesantemente colpite dalla sospensione delle attività dovuta al COVID-19, e che hanno pertanto necessità di lavorare il numero più elevato possibile di pratiche per compensare i mancati introiti patiti nel periodo di chiusura forzata; una soluzione straordinaria alla situazione potrebbe essere quella di coinvolgere, seppur temporaneamente, personale qualificato proveniente da altre istituzioni, magari dai corpi armati o dalle forze di polizia, per smaltire buona parte delle pratiche arretrate, specie quelle relative agli esami pratici di guida, si chiede di sapere quali azioni di sua competenza il Ministro in indirizzo intenda attivare, con la massima sollecitudine, per porre fine ai disagi che interessano i cittadini, soprattutto quelli veronesi, che intendono usufruire dei servizi della motorizzazione civile, la cui erogazione è eccessivamente lenta o tardiva a causa della cronica carenza di organico. Atto n. 4-03672 VANIN ANGRISANI TRENTACOSTE PAVANELLI LANNUTTI MANTERO LOREFICE GIANNUZZI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: si apprende dalla stampa che nel comune di Casale sul Sile (Treviso) è in progetto la costruzione di un mega polo logistico su cui sorgerà un centro "Amazon", nella vasta area interstiziale tra le zone industriali di Quarto d'Altino e Casale sul Sile, vicino al passante all'altezza della barriera autostradale di Venezia est; la Giunta comunale di Casale sul Sile avrebbe già adottato il piano urbanistico attuativo per la realizzazione del polo logistico, che sorgerà su terreni che originariamente avevano una vocazione agricola (secondo "La Tribuna di Treviso" del 3 maggio 2020); tale progetto cementificherà 500.000 metri quadri di campagna, con edifici anche di 25 metri di altezza e sorgerà a pochi passi dal parco regionale del fiume Sile, in un'area ad alta vocazione naturalistica e limitrofa all'area archeologica vincolata di Altino; si tratta sostanzialmente di una superficie pari a circa 100 campi da calcio in una zona a rischio idrogeologico, che comporterà, tra l'altro: un ulteriore processo di cementificazione, insostenibile in tale zona a rischio idrogeologico; l'incremento del traffico già di per sé problematico per il territorio coinvolto; l'incremento dell'inquinamento dell'aria da polveri sottili; lo sfregio di un paesaggio fluviale unico nella sua specie, il fiume Sile, che è il più lungo fiume di risorgiva in Europa; non da ultimo, l'indebolimento della fragile economia locale a vantaggio di un colosso commerciale di fama internazionale; la realizzazione di questo ennesimo ecomostro avviene in Veneto, Regione che si è dotata di una legge sul consumo del suolo, tuttavia costellata di deroghe che ne rendono inefficaci gli obiettivi generali; a ciò si aggiunga che il Veneto, sul quale insiste un grave inquinamento dell'aria da particolato, oggetto di una procedura di infrazione della Commissione europea, da due anni risulta primo nell'annuale rapporto sul consumo di suolo redatto dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA); a giudizio degli interroganti appare, pertanto, illogico, irrazionale ed irragionevole che in Veneto, con oltre 11.000 capannoni vuoti e con il primato per la distruzione dei campi, si voglia continuare a cementificare, sacrificando un'area da 500.000 metri quadri per costruirvi 3 enormi capannoni che supereranno i 2 milioni di metri cubi. Il tutto a due passi dal parco regionale dei fiume Sile; il progetto, che tocca interessi qualificati e sensibili (ambiente e paesaggio), verrebbe realizzato senza un adeguato e opportuno processo partecipativo, mancando il coinvolgimento dei cittadini che si vedranno investiti, senza poter portare la propria "voce" nel procedimento decisionale, dalle conseguenze che comporterà una tale opera, a discapito peraltro del commercio di prossimità già in grossa sofferenza; l'associazione "Italia nostra" ha lanciato una petizione on line , per dire no al progetto, che ha raggiunto in poche ore un record di adesioni da tutto il Veneto; ma dalle notizie di stampa si apprende che anche altre associazioni, in particolare "Ascom", hanno manifestato forti perplessità sull'opera e sottolineato la necessità di approfondire i temi e i termini del maxi insediamento che impatta su un'area strategica, già fortemente sfruttata. Ad avviso di Ascom parlare di polo Amazon è una semplificazione ad hoc , essendo in gioco un ampio polo logistico ed economico, con impatto intercomunale in un'area vasta tra comuni contermini (Preganziol, Casier, Roncade, Quarto d'Altino, Mogliano e non solo) e per questo motivo servirebbe una valutazione complessiva da parte della Regione e su più livelli; gli impatti territoriali e lo scempio ambientale che questo progetto porta con sé dovrebbero essere, ad avviso dei sostenitori del progetto e del colosso dell' e-commerce , giustificati dall'aumento dei posti di lavoro che sarebbero pari a 1.200, ma sul punto, ovviamente, non vi sono certezze, anzi vi è il rischio, conoscendo l'organizzazione di Amazon, che nel futuro i processi lavorativi saranno sempre più robotizzati; di certo vi è, invece, che si concretizzerà uno spreco di territorio inaccettabile, giustificato da una prospettiva di sviluppo insostenibile per il tessuto sociale, economico e urbano di riferimento; considerato che, di recente, anche la Corte dei conti (con la deliberazione del 31 ottobre 2019) ha invitato a ridurre il consumo di suolo, evidenziando il rapporto con i fenomeni di dissesto idrogeologico che comportano un grave impegno finanziario per il Paese. Per non parlare delle conseguenze sul cambiamento climatico, evidenziate nel rapporto ISPRA, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative, di propria competenza, intenda adottare per dare corso alle opportune verifiche; se il progetto sia compatibile con le prospettive di contenimento del consumo di suolo, nonché se, e in quale misura, sussistano le condizioni, nel caso di specie, per applicare le deroghe previste dalla legge. Atto n. 4-03673 RUOTOLO DE PETRIS NUGNES Al Ministro dell'interno Premesso che: le infiltrazioni criminali nel territorio di Fondi (Latina) sono state oggetto negli anni di molteplici attenzioni della Direzione investigativa antimafia, della Guardia di finanza, delle forze dell'ordine e della magistratura, a causa del radicamento che varie organizzazioni mafiose esercitano sul settore agroalimentare, uno dei comparti produttivi più importanti del Paese, al fine di monopolizzare i trasporti da e per il mercato ortofrutticolo (MOF) del comune dell'agro pontino; il mercato ortofrutticolo di Fondi, tra i più importanti in Europa, movimenta oltre 1,1 miliardi di chili di ortaggi e frutta provenienti da oltre 4.000 imprese agricole, soddisfacendo il fabbisogno annuale negli approvvigionamenti alimentari di oltre 4 milioni di italiani; già dall'inchiesta condotta dalla DIA di Roma e dal comando provinciale dei Carabinieri di Latina nel 2009 risulta l'influenza pervasiva nella gestione del mercato ortofrutticolo di Fondi esercitata dagli uomini della 'ndrangheta calabrese appartenenti alla nota cosca Tripodo di Reggio Calabria, la cui mediazione per l'accesso al MOF era stata svelata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nel 2007; dalle informazioni in possesso degli interroganti, altre operazioni dell'antimafia, "Sud pontino", "Store", "Gea" e "La Paganese", hanno evidenziato successivamente il controllo del trasporto ortofrutticolo attuato da un cartello di clan della camorra, della mafia e della 'ndrangheta che imponevano, di fatto, regole e tariffe a vettori e produttori nel mercato di Fondi; le indagini hanno fatto emergere un ruolo chiave nel condizionamento criminale da parte di Giuseppe D'Alterio per i suoi rapporti con la mafia calabrese e clan camorristici, in particolare quello dei Casalesi, utili per garantire che i mezzi di trasporto, oltre ai prodotti ortofrutticoli, potessero essere utilizzati anche per trasportare sostanze stupefacenti; in base a quanto risulta agli interroganti per via di un articolo pubblicato dal sociologo Marco Omizzolo per il quotidiano "il manifesto" in data 2 giugno 2020, le ultime indagini hanno fatto emergere l'isolamento in cui ha lavorato l'amministratore giudiziario de "La Suprema Srl", ex società di trasporto di D'Alterio, per mandare avanti l'azienda posta sotto sequestro, allo scopo di dare continuità al lavoro e alle commesse, prima di essere obbligato a metterla in liquidazione, mentre sarebbe stata agevolata la neonata società intestata alla moglie di D'Alterio; da quanto descritto, si evidenzia che la criminalità riesce ad insinuarsi perfettamente nella filiera del cibo, dalla produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, assicurando il riciclaggio di patrimoni illeciti che provengono dal traffico di stupefacenti, assumendo il controllo del mercato attraverso intimidazioni, estorsione, impiego di denaro illecito, concorrenza con minaccia o violenza e reati commessi con l'aggravante del metodo mafioso, come risulta emblematicamente dalle vicende giudiziarie attorno al mercato ortofrutticolo di Fondi; secondo il dossier sulle agromafie di Eurispes il volume d'affari annuale delle mafie nel settore agroalimentare arriva a 24,5 miliardi di euro, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di valorizzare il prezioso lavoro degli inquirenti e delle forze dell'ordine nel territorio di Fondi e di assicurare una bonifica radicale della filiera agroalimentare da ogni condizionamento mafioso, perché si assicuri legalità e trasparenza. Atto n. 4-03674 LANNUTTI CORRADO TRENTACOSTE NATURALE ROMANO PRESUTTO GIANNUZZI Al Ministro della giustizia Premesso che: nel dicembre 2019 è stata portata a termine una maxi operazione contro la criminalità organizzata nel vibonese, in Calabria, che ha disarticolato la potente cosca dei Mancuso. La vastità dell'inchiesta, condotta dalla Procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, ha messo insieme un puzzle con 416 indagati e persone fermate in 11 regioni italiane, dalla Lombardia alla Sicilia, oltre che in Germania, Bulgaria e Svizzera. Tre anni e mezzo di lavoro condotto dalla magistratura e dai carabinieri, compreso il Ros, per la "più grande operazione dopo quella che portò al maxi processo di Palermo Cosa Nostra", come l'ha definita lo stesso Gratteri, il cui processo, denominato "Rinascita Scott", potrebbe infliggere un duro colpo alla 'ndrangheta e svelare i loschi rapporti tra mafia e politica; tra gli indagati e gli arrestati ci sono diversi imprenditori, uomini delle forze dell'ordine e politici. Tra questi c'è Giancarlo Pittelli, ex senatore di Forza Italia, passato nel 2017 a Fratelli d'Italia e membro della Loggia massonica "Grande Oriente d'Italia", ritenuto l'uomo "cerniera" tra la cosca Mancuso e il mondo della politica e dell'imprenditoria, e che secondo gli investigatori "avrebbe messo sistematicamente a disposizione dei criminali il proprio rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati con esponenti di primo piano a livello politico-istituzionale, del mondo imprenditoriale e delle professioni, anche per acquisire informazioni coperte dal segreto d'ufficio e per garantirne lo sviluppo nel settore imprenditoriale". Tra gli indagati c'è anche il sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo, del PD. L'ex comandante del reparto operativo di Catanzaro e, fino a ottobre 2019, comandante provinciale a Teramo, Giorgio Naselli. C'è l'ex consigliere regionale della Calabria, sempre del PD, Pietro Giamborino. Ci sono il segretario del PSI calabrese, Luigi Incarnato, il comandante della Polizia municipale di Vibo Valentia, Filippo Nesci, l'ex comandante della Polizia locale di Pizzo, Enrico Caria. C'è Nicola Adamo, ex vicepresidente della Regione, fedelissimo del presidente della Regione Mario Oliverio; la Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Catanzaro si appresterebbe a chiedere il rinvio a giudizio. Tuttavia, è emerso che a Vibo, come pure nel resto della Calabria, non è disponibile un'aula di tribunale in grado di ospitare 475 imputati e 230 avvocati, a cui si aggiungono i legali delle 205 parti offese, e che tenga anche conto delle restrizioni dovute all'emergenza COVID-19, che impongono al momento il distanziamento sociale; considerato, inoltre, che, a quanto risulta agli interroganti: per lo svolgimento regolare e in sicurezza di quello che si preannuncia già come il nuovo maxi processo contro la mafia, non basta solo costruire una struttura sufficientemente grande, ma andrebbe creata anche in tempi rapidi perché, come ha fatto notare lo stesso Gratteri ascoltato l'11 giugno 2020 dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, il processo "Rinascita Scott" inizierà a fine luglio e dovrà concludersi entro il 19 dicembre 2020 "altrimenti in molti usciranno". Pertanto al momento, dopo aver scartato l'ipotesi di celebrare il processo fuori dalla Calabria, è stato deciso che il Dipartimento della protezione civile costruirà una tendostruttura nel carcere di Catanzaro Siano, dove si svolgerà l'udienza preliminare; in realtà, come riferito dal procuratore Gratteri ai membri della Commissione antimafia, sarebbe stato individuato un luogo dove eventualmente costruire l'aula bunker definitiva. Si tratta di una zona dietro al Tribunale dei minori di Catanzaro, dove c'è un campo da calcio abbandonato e un edificio di proprietà del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria; nella stessa audizione il procuratore Gratteri ha esortato maggioranza ed opposizione a mettersi insieme per proporre l'edificazione di 4 strutture penitenziarie, ognuna della capienza di 5.000 posti, per risolvere definitivamente l'annoso problema dell'affollamento carcerario. "Con quattro carceri da 5mila posti si risolve il problema del sovra affollamento (...) È possibile che non si possano costruire quattro carceri? Così si finisce di parlare di affollamento, di amnistia, di indulto. Quando saremo un Paese che non vive ogni giorno di emergenza?", si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire la costruzione in tempi rapidi di una nuova aula bunker , affinché il processo "Rinascita Scott" possa svolgersi in tutta sicurezza in Calabria, dove sono stati commessi i reati, anche per dare un segnale forte della presenza dello Stato proprio alle organizzazioni criminali che vivono di codici e di simboli, così come avvenne per lo storico maxi processo contro Cosa nostra, svoltosi tra il 1986 e il 1987 nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, appositamente costruita in pochi mesi; se non abbia il dovere di accogliere la proposta del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, per progettare ed edificare in tempi rapidi quattro complessi di edilizia carceraria, ognuno da 5.000 posti per risolvere l'annoso problema di sovraffollamento carcerario, di amnistia e di indulto, superando così la decennale emergenza della vivibilità dei detenuti. Atto n. 4-03675 CANDURA Ai Ministri dell'interno, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della salute Premesso che: negli ultimi giorni è esplosa una rivolta nell'ex caserma "Serena", sita in una zona residenziale tra i comuni di Casier e Treviso, che oggi ospita 300 richiedenti asilo; la rivolta è nata dopo il riscontro all'interno dei primi due casi di coronavirus in data 11 giugno: tale episodio ha comportato l'isolamento della struttura e il confinamento degli ospiti, che devono essere sottoposti a tampone e quarantena; i richiedenti asilo, al fine di impedire l'inizio dei test che li avrebbero costretti alla quarantena dentro la struttura, hanno dato inizio alla rivolta sequestrando gli addetti della cooperativa e gli infermieri arrivati per fare i controlli, chiudendo le porte al resto del personale e alle forze dell'ordine; solo l'intervento delle forze dell'ordine è riuscito a riportare la situazione sotto controllo; considerato che, secondo quanto riportano diversi organi di stampa, il virus sarebbe stato portato dentro la caserma da un operatore culturale pakistano, tornato in Italia il 28 maggio dopo una vacanza nel proprio Paese, atterrato all'aeroporto di Milano con un volo di linea tedesco, e che non avrebbe rispettato le misure di quarantena volontaria, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle violenze descritte, e quali iniziative intendano intraprendere per risolvere la potenziale grave crisi securitaria e sanitaria nell'area di Treviso, derivante dai fatti accaduti nell'ex caserma Serena e dalla presenza di immigrati irregolari nella struttura; se il focolaio nell'ex caserma sia effettivamente derivante dal rientro dell'operatore pakistano, e, nel caso in cui fosse confermata tale informazione, se i controlli alle dogane per chi rientra da Paesi extraeuropei a rischio siano ritenuti sufficienti. Atto n. 4-03676 GIARRUSSO Al Ministro della giustizia Premesso che: nel corso della trasmissione "Non è l'Arena" del 14 giugno 2020, è stata mostrata e commentata la nota del precedente 4 giugno della Direzione generale dei detenuti e del trattamento, Ufficio V (Detenuti alta sicurezza), del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia in cui si afferma testualmente che "dai riscontri effettuati si evince che ben tredici Istituti penitenziari attuano la custodia aperta nelle sezioni di alta sicurezza"; nella nota, inoltre, si afferma che "la circolare n. 3663/6113 del 23 ottobre 2015 esclude, per ovvi motivi legati alla particolare tipologia dei detenuti iscritti al circuito A.S. la possibilità di adottare la custodia aperta presso le sezioni dedicate al circuito dell'alta sicurezza"; nel cosiddetto circuito di alta sicurezza sono ristretti detenuti molto pericolosi, responsabili di gravi delitti e per la maggior parte legati alla criminalità organizzata e che per tale motivo era stata esclusa per tali circuiti la "custodia aperta", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente del fatto che negli istituti penitenziari che attuano la "custodia aperta" i detenuti siano liberi di circolare nei bracci del carcere dalle ore 8.00 di mattina alle ore 20.00 di sera, senza la presenza fisica, nei suddetti bracci, di personale di Polizia penitenziaria, determinando, di fatto, un controllo da parte dei detenuti sulle suddette strutture almeno nel periodo diurno; se ritenga opportuno continuare a lasciare per non meno di 12 ore al giorno nelle mani dei detenuti appartenenti alla criminalità organizzata parti consistenti del sistema penitenziario e cioè, come riporta la nota citata, parti di ben 13 diversi istituti di pena dove sarebbero collocati detenuti "in alta sicurezza"; se non ritenga di disporre l'immediato ripristino delle regole di sicurezza e trattamentali previste per tutte le strutture in cui sono ristretti detenuti del circuito di alta sicurezza; se non ritenga che quello che l'interrogante reputa un evidente negligente lassismo ed il mancato rispetto delle norme che presiedono al trattamento dei detenuti in alta sicurezza sia stato alla base delle sanguinose e coordinate rivolte scoppiate contemporaneamente in molte carceri; se gli istituti in cui i detenuti in regime di alta sicurezza venivano lasciati in "custodia aperta" siano stati interessati dalle rivolte scoppiate durante gli ultimi mesi; se intenda riportare ordine e sicurezza nelle strutture carcerarie italiane, abolendo la "custodia aperta" in tutte le suddette strutture, a giudizio dell'interrogante visti i pessimi risultati in termini di pericolosità ed insicurezza che ha determinato questo regime, che non può essere considerato estraneo o ininfluente rispetto sia all'aumento esponenziale del tasso di violenza carcerario, sia alle ultime rivolte scoppiate nelle carceri che hanno causato 14 morti, oltre 70 evasioni e danni per decine di milioni di euro; quali provvedimenti intenda adottare nei confronti delle direzioni degli istituti che avrebbero violato le regole previste per il regime di alta sicurezza. Atto n. 4-03677 DAL MAS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: secondo alcuni studi, solo tra il 2007 e il 2017, lo Stato italiano avrebbe speso ben 10 miliardi e 650 milioni di euro nei ripetuti tentativi di salvare Alitalia e di preservarne l'italianità; dal 2017 ad oggi, la somma è salita, con i vari prestiti ponte concessi e con l'ultimo intervento da 3 miliardi di euro contenuto nel cosiddetto decreto "rilancio"; il dossier , recentemente varato dal Governo italiano, che prevede di irrorare 3 miliardi di euro di capitale iniziale per avviare il nuovo corso, è approdato a Bruxelles, dove i tempi di valutazione potrebbero non essere brevi. La commissaria UE alla concorrenza, Margrethe Vestager, avrebbe infatti fatto intendere che un semplice affitto di rami d'azienda dall'amministrazione straordinaria alla newco non sarebbe sufficiente per garantire la discontinuità, condizione essenziale affinché i 3 miliardi di euro non vengano considerati come aiuti di Stato; del futuro di Alitalia non v'è quindi ancora certezza, mentre resta chiaro come il traffico aereo sia fondamentale per lo sviluppo economico; è quindi necessario che la nuova Alitalia contribuisca al ripristino dei livelli di traffico aerei pre COVID-19 al fine di far ripartire sia il mercato interno dei voli che quello internazionale; a preoccupare, in particolare, nelle ultime settimane sono state le voci inerenti ad un possibile disimpegno di Alitalia dallo scalo di Trieste, tanto che negli ultimi giorni è stato annunciato il "congelamento" delle trattative tra la compagnia e la società che gestisce l'aeroporto; l'importante aeroporto del Friuli-Venezia Giulia, fondamentale per i collegamenti dell'intera penisola con l'Europa centrale e per la presenza nella città giuliana della sede delle assicurazioni Generali, non può essere penalizzato dalla difficile situazione del vettore italiano; è necessario verificare che la gestione commissariale di Alitalia, così come della futura newco , non penalizzi i collegamenti dell'aeroporto a Ronchi dei Legionari con il resto della penisola, collegamenti che risultano essenziali per garantire il rilancio economico nell'era post COVID-19, si chiede di sapere: se corrisponda al vero che Alitalia sarebbe intenzionata a ridurre i voli in partenza e in arrivo dall'aeroporto di Trieste; come il Ministro in indirizzo sia intenzionato ad operare affinché tale eventualità sia scongiurata. Atto n. 4-03678 GRANATO Al Ministro dell'interno Premesso che: un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 13 giugno 2020 a firma di Lucio Musolino riporta la vicenda delle pesanti intimidazioni che la giornalista Rai Erika Crispo avrebbe subito a seguito di un servizio fatto per il telegiornale regionale della Calabria sulla gestione di una struttura comunale di Rende (Cosenza), attualmente affidata alla società "Parco Acquatico 4.0»", da parte di Antonio Vivacqua responsabile tecnico della stessa società; a seguito dei filmati "andati in onda sul tg regionale e sui social", si legge, "in cui il figlio di un assessore, in pieno 'lockdown', ha festeggiato indisturbato consumando un aperitivo a bordo piscina con la fidanzata", Erika Crispo è andata sul posto "per verificare le condizioni del Parco Acquatico" accompagnata dal responsabile tecnico Vivacqua, riscontrando anomalie di gestione, mancanza di licenze "oltre ai dipendenti e i fornitori non pagati da mesi". Il servizio si chiude "con l'intervista al sindaco di Rende Marcello Manna che, però alle domande della Crispo risponde solo con un generico 'Stiamo facendo delle verifiche. È stato sollecitato l'amministratore'"; subito dopo la messa in onda del servizio sul telegiornale regionale Rai della Calabria "la giornalista è stata raggiunta telefonicamente da Vivacqua che l'ha minacciata di morte, come si può sentire nell'audio incorporato nel citato articolo; a seguito di queste pesanti minacce, secondo l'autore dell'articolo, "Crispo ha sporto denuncia ai carabinieri e la Procura di Cosenza ha avviato le indagini", ha ricevuto inoltre la "solidarietà dell'Usigrai, del sindacato giornalisti della Calabria e dell'unione cronisti regionale", si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per garantire l'incolumità e la sicurezza personale della giornalista Erika Crispo. Atto n. 4-03679 NENCINI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: ogni anno in tutto il mondo, stando ai dati forniti da AEFI, "Associazione esposizioni e fiere italiane", vengono svolti 32.000 eventi fieristici che coinvolgono oltre 300 milioni di visitatori e 4 milioni e mezzo di imprese espositrici; il comparto relativo alle fiere e ai congressi genera circa 60 miliardi di euro di fatturato all'anno ed è responsabile del 50 per cento delle esportazioni delle imprese che vi partecipano; in Italia il settore fieristico conta 200.000 espositori e più di 20.000 player a livello globale; secondo i dati UFI, la "Global association of the exhibition industry", le fiere generano valore per l'occupazione e i territori e a livello mondiale, e solo nel 2019 sono stati 116 i miliardi di euro di spesa di espositori e visitatori; le persone occupate nel settore sono 1,3 milioni, che salgono a 3,2 milioni considerando l'indotto di trasporti, ricettività e ristorazione; considerato che: a causa della diffusione del COVID-19, sono stati rinviati, o in alcuni casi addirittura cancellati, tutti gli eventi che erano stati pianificati per la primavera e l'estate 2020; l'AEFI ha predisposto e trasmesso alle varie task force governative un protocollo di sicurezza dettagliato per la ripartenza delle fiere italiane, prevedendo misure di sicurezza che rispettino le prescrizioni del legislatore e le indicazioni dell'autorità sanitaria; il Governo non ha attualmente stabilito, in nessun provvedimento, una data precisa per il riavvio degli eventi fieristici e congressuali, si chiede di sapere: se non si ritenga doveroso predisporre un tavolo tecnico con le varie organizzazioni rappresentative del settore fieristico-congressuale al fine di definire un piano di rilancio dell'intero settore; se non si ritenga doveroso definire quanto prima una data certa per la ripresa delle attività del settore, in linea con i protocolli di sicurezza e le linee guida internazionali. Atto n. 4-03680 QUAGLIARIELLO Al Ministro della giustizia Premesso che: nel 2016, a seguito di un?indagine avviata dai Carabinieri veniva aperto un fascicolo presso la Procura di Civitavecchia avente per oggetto presunti illeciti riferibili ad un intreccio di rapporti tra un imprenditore edile e alcuni componenti degli uffici e della Giunta del Comune di Cerveteri (Roma); alla fine dello stesso anno il sostituto procuratore affidatario dell?indagine, basata anche su una cospicua attività di intercettazione, veniva destinato, con il suo consenso, a un ufficio di diretta collaborazione con il Ministro della giustizia, nel gabinetto del Ministro; nel 2017 la Procura della Repubblica provvedeva dunque a riassegnare i procedimenti di cui il magistrato era titolare, fra le quali l?indagine citata; rilevato che: da quanto risulta, a distanza di 4 anni l?inchiesta su Cerveteri non sarebbe ancora approdata alla chiusura delle indagini; l?indagine è stata oggetto, tra il 28 novembre 2019 e il 18 febbraio 2020, di sei articoli pubblicati sul quotidiano ?La Provincia?, riportanti anche numerosi stralci di intercettazioni telefoniche inerenti all?ipotesi accusatoria di un pericoloso intreccio tra interessi imprenditoriali e decisioni politiche assunte dalla Giunta di Cerveteri, con una posizione particolarmente esposta dell?ex vicesindaco, dimessosi dall?incarico dopo che le risultanze investigative sono state rese pubbliche; buona parte delle personalità citate nel materiale di indagine, e segnatamente nelle conversazioni registrate dai Carabinieri, si trovano ancora ai vertici dell?amministrazione cerveterana con importanti ruoli decisionali, circostanza che renderebbe di pubblico interesse una definizione del procedimento, la cui pendenza da ormai 4 anni può essere spiegata solo in parte dal cambio del magistrato titolare intervenuto nel 2017, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivare gli strumenti di propria competenza, non escluse le prerogative ispettive previste dall'ordinamento, al fine di assumere notizie aggiornate e spiegazioni convincenti riguardo ai ritardi nella definizione del procedimento in oggetto. Atto n. 4-03681 ROMEO FREGOLENT Al Ministro della salute Premesso che: è notizia di pochi giorni fa che la capogruppo spagnola delle cliniche dentali lowcost "Dentix" ha presentato istanza prefallimentare in tribunale. Tale notizia assume rilevante importanza alla luce delle centinaia di denunce che sono contestualmente emerse in Italia, provenienti dai pazienti della controllata italiana Dentix Italia, la quale, a seguito della chiusura delle attività economiche disposta dal Governo per contrastare e contenere l'emergenza epidemiologica da COVID-19, non ha ancora ripreso la normale attività delle sue 57 cliniche distribuite in ben 12 regioni italiane, chiuse a tutt'oggi e senza alcuna indicazione sui possibili sviluppi futuri; si stima che siano diverse migliaia i pazienti coinvolti da questa incresciosa vicenda, la maggior parte dei quali si trova con i piani di cura interrotti, in alcuni casi ancora non iniziati, eppure intestatari di onerosi finanziamenti per migliaia di euro. Molte associazioni dei consumatori si stanno già mobilitando per garantire loro le dovute tutele, soprattutto nei confronti di coloro che hanno sostenuto le spese con denaro contante, e come tali fuori dal perimetro di applicazione dell'articolo 125- quinquies del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, che tutela i consumatori che hanno acceso prestiti finanziari connessi alla prestazione di beni e servizi per i quali il fornitore sia inadempiente; considerato che: il caso della Dentix non è purtroppo isolato nel settore delle cliniche odontoiatriche lowcost , che anzi da diversi anni si sono rese protagoniste di vicende del tutto similari. Nel 2014 il fallimento della clinica "Dental&Beauty" ha colpito centinaia di pazienti delle filiali di Bolzano, Trento, Lonato e Parma; nel 2016 la dirigenza spagnola della "Vitaldent" è stata investita da procedimenti penali connessi a reati finanziari e fiscali; nel 2018 sono fallite le cliniche "In-Dent" e "iDental", mentre lo scorso anno è stato il turno della "Idea Sorriso", e delle sue 15 filiali distribuite in 5 regioni italiane; la questione riporta prepotentemente sul tavolo il tema delle catene odontoiatriche lowcost , e dei problemi connessi, dalla loro forma giuridica, al coinvolgimento dei fondi di investimento nella loro governance , dall'utilizzo strumentale dell' overtreatment , cioè delle prescrizioni di cure non necessarie, utilizzato proprio per sostenere i loro bilanci, alla cattiva qualità delle cure, spesso denunciata dai pazienti, fino ai numerosi casi di fallimento intervenuti con centinaia di cure e finanziamenti in corso, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della questione e quali siano le iniziative che intenda predisporre, sia per garantire la continuità di cure e l'integrità delle finanze dei pazienti coinvolti nella vicenda specifica, che, più in generale, per garantire finalmente regole certe e trasparenti per un settore tanto importante per la salute dei cittadini. Atto n. 4-03682 DE BONIS Al Ministro della salute Premesso che: la sieroterapia, l'impiego terapeutico di sieri di origine animale o umana, ricchi di anticorpi specifici e in grado di neutralizzare una tossina batterica, un veleno o un virus, è la terapia più accreditata per la cura del coronavirus. Il plasma dei guariti è una risorsa terapeutica con una lunga storia alle spalle, collaudata in svariate condizioni mediche e che adesso i medici stanno provando ad usare contro la malattia COVID-19; tra i primi centri ad avviarsi su questa strada figurano l'Azienda socio-sanitaria territoriale di Mantova e il policlinico "San Matteo" di Pavia, centro, quest'ultimo, presso cui è già partito uno studio clinico per valutare l'efficacia terapeutica delle infusioni del "plasma iperimmune" negli individui colpiti da COVID-19 con gravi difficoltà respiratorie; lo studio, condotto congiuntamente al policlinico San Matteo di Pavia a partire dal mese di marzo 2020, ha visto il coinvolgimento di varie strutture dell'ospedale di Mantova quali immunoematologia e medicina trasfusionale, pneumologia, medicina di laboratorio, malattie infettive. Attualmente è in corso l'analisi dei dati raccolti dagli specialisti nell'ambito del progetto e la successiva pubblicazione. Al servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale del "Carlo Poma" di Mantova si è proceduto a pieno regime alla raccolta del plasma da pazienti guariti, con un ritmo di 6-7 prelievi al giorno; i decessi con questa terapia non si verificano più da qualche mese e il coronavirus sparisce dopo un trattamento che va dalle 2 alle 48 ore, eliminando ogni traccia di sintomo. Sono ormai un centinaio i pazienti dell'ospedale di Mantova curati con successo; eppure, nonostante il successo ottenuto dagli ospedali di Mantova e Pavia nell?utilizzo di questa terapia, la guida della sperimentazione italiana della cura con il plasma donato dai convalescenti di coronavirus è stata assegnata all'Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa; sulla pagina "Facebook" del regista e blogger Massimo Mazzucco si legge: "Qualcuno ha subito suggerito che Pisa non fosse affatto una scelta casuale, visto che è il feudo del virologo Lo Palco. In altre parole, si voleva togliere a De Donno il controllo della sperimentazione, per assegnarlo ad un altro ospedale"; Mazzucco riferisce di "un?ipotesi molto più complessa, che tira in ballo la famiglia Marcucci". Si tratta di un'azienda fondata nel 2001 e specializzata in produzione e distribuzione di prodotti medicinali derivati da plasma umano. L?amministratore delegato è oggi Paolo Marcucci, si chiede di sapere: quali siano i motivi che hanno portato a strappare la guida della sperimentazione italiana della cura del coronavirus all'Azienda socio-sanitaria territoriale di Mantova e al policlinico San Matteo di Pavia, per assegnarla all'azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, visto che Mantova e Pavia avevano avviato già nel mese di marzo un protocollo sperimentale per trattare i pazienti affetti da COVID-19 con il plasma iperimmune dei pazienti guariti; se il Ministro in indirizzo non ritenga che vi possano essere eventuali conflitti d'interesse nella famiglia Marcucci.