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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 156 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,32). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Vice Presidente vicario del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1362 Ratifica ed esecuzione del Protocollo al Trattato del Nord Atlantico sull'adesione della Repubblica di Macedonia del Nord, fatto a Bruxelles il 6 febbraio 2019 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1362, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore facente funzioni, senatore Alfieri, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore facente funzioni. ALFIERI, relatore . Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata oggi a esaminare il disegno di legge peraltro già approvato dalla Camera dei deputati, recante la ratifica del Protocollo al Trattato del Nord Atlantico sull'adesione della Macedonia del Nord; provvedimento atteso da tempo e per il quale si aspettava la chiusura di una discussione decennale fra la Grecia e la Macedonia, oggi Macedonia del Nord. L'accordo firmato nel 2018, e poi ratificato dal Parlamento di Skopje, ha recepito il nuovo nome di Macedonia del Nord e ha spalancato la strada verso la piena integrazione della Macedonia del Nord nell'ambito delle organizzazioni europee e atlantiche. Rappresenta, quindi, un passo positivo. Su 29 Paesi, 22 hanno già ha ratificato e, quindi, è opportuno che lo faccia anche l'Italia. Il Protocollo prevede, per ora, che la Macedonia del Nord venga invitata come osservatrice alle riunioni ministeriali della NATO, in attesa che si completi l' iter delle ratifiche. Esso è composto di tre articoli. Il primo prevede, appunto, le modalità attraverso cui la Macedonia del Nord viene invitata come osservatrice alle riunioni ministeriali; il secondo stabilisce, una volta conclusi l' iter e la ratifica da parte di tutti i Paesi, che il Segretario Generale della NATO, ma prima ancora il Governo degli Stati Uniti, inviti formalmente la Macedonia del Nord a diventare membro a tutti gli effetti dell'Alleanza Atlantica. Dall'altra parte, lo strumento di ratifica, analogamente, è composto di soli tre articoli che ricalcano, di fatto, i contenuti del Protocollo, il quale ha un valore simbolico in questo momento. Ne parleremo successivamente, quando sarà qui presente il Presidente del Consiglio. Nel momento in cui ci sono tensioni all'interno dell'Alleanza Atlantica con uno dei partner principali, la Turchia, dare il segnale di procedere alla piena integrazione dei Paesi balcanici all'interno delle istituzioni europee e atlantiche è il modo migliore di rispondere dal punto di vista della garanzia di stabilità e di sicurezza dell'area. Quindi, ci permettiamo di proporre l'approvazione del disegno di legge di ratifica, tenendo conto del fatto che non comporta maggiori oneri per la finanza pubblica e rispetta sia i vincoli costituzionali che gli obblighi internazionali. PRESIDENTE . Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SCALFAROTTO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale . Signor Presidente, intervengo solo per richiamare l'attenzione dell'Assemblea sull'importanza della ratifica del Protocollo in esame, che prevede l'ingresso della Macedonia del Nord nell'Alleanza atlantica. È un provvedimento che auspichiamo venga oggi approvato dall'Assemblea affinché sia ratificato definitivamente dall'Italia. Il Protocollo al Trattato del Nord Atlantico sull'adesione della Repubblica di Macedonia del Nord rappresenta un momento di avvicinamento e di rafforzamento del legame dell'Italia con Skopje, ma credo sia anche un gesto da parte italiana che ribadisce la nostra adesione al legame transatlantico, che oggi più che mai deve essere preservato, valorizzato e rafforzato. Con l'entrata in vigore di questo Protocollo, una volta ratificato dai 29 membri dell'Alleanza atlantica, la Macedonia del Nord diventerà il trentesimo Stato membro della più longeva alleanza politico-militare dal secondo dopoguerra. Naturalmente il nostro auspicio è che l'adesione si formalizzi in tempo per l'incontro dei Capi di Stato e di Governo dell'Alleanza, in programma a Londra il 3 e il 4 dicembre prossimi. È un Protocollo coerente e funzionale al consolidamento dei risultati che la Macedonia del Nord ha ottenuto in termini di riforme. Mi riferisco al controllo democratico delle Forze armate e di sicurezza, alla lotta alla corruzione e al rafforzamento dello Stato di diritto. Si tratta di riforme che hanno reso possibile, anche a seguito dell'Accordo di Prespa del 2018, firmato con la Grecia, l'avvicinamento della Macedonia del Nord alla comunità euroatlantica; sviluppi che rappresentano progressi nel campo della politica della porta aperta della NATO nella regione dei Balcani occidentali, che costituisce, nella visione italiana, un fattore di complementarità con il percorso di avvicinamento all'Unione europea dei Paesi della regione dei Balcani occidentali, che noi sosteniamo fermamente. Il Protocollo, inoltre, è funzionale al rafforzamento della proiezione di stabilità dell'Alleanza atlantica nella regione balcanica, che è un tradizionale obiettivo italiano in seno alla NATO. Per tutte queste ragioni, auspichiamo con convinzione l'approvazione del disegno di legge di ratifica del Protocollo da parte dell'Assemblea del Senato; in questo modo diventa definitiva la ratifica italiana del processo di adesione della Macedonia del Nord alla NATO. PRESIDENTE . In attesa che decorra il termine di venti minuti dall'inizio della seduta di cui all'articolo 119 del Regolamento, sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 9,43, è ripresa alle ore 9,56) . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, il passaggio che curiamo oggi dal punto di vista della competenza parlamentare è atteso da parte non solo della Macedonia del Nord, ma dall'intero scacchiere di questa parte dei Balcani dal febbraio di quest'anno, e cioè dal momento nel quale, presso il quartier generale della NATO a Bruxelles, si è dato luogo al documento che attiva il procedimento per arrivare all'ingresso della Macedonia del Nord all'interno della speciale cooperazione atlantica che ha il nome di Patto Atlantico. È un atto neutro quello che noi stiamo facendo? Ha significato di rilievo? Il suo contrario cosa sarebbe? Qui mi aiuto con le parole di un grande studioso di trattati internazionali e di diplomazia che ha fondato addirittura una scuola in Italia - ed è la scuola che forma la grande parte della diplomazia non solo nazionale - il professor Pietro Pastorelli, il quale ha insegnato a una generazione di diplomatici come la solitudine di un Paese che si è messo in cammino è esattamente la condizione problematica che può far esplodere il conflitto in un'area che tra l'altro, come in questo caso, è strategica per i Balcani complessivamente intesi, ma anche per il centro della nuova Europa che noi vogliamo insediare e ingrandire. Quindi, serve una condizione di collaborazione e cooperazione, che è l'unica che fa sì che si superi la cultura del confinismo, cioè di confini eretti all'insegna della cultura del sovranismo, che poi genera le realtà fondamentaliste e le realtà che sono in competizione inutile circa le vicinanze e le prossimità. Qual è stata a oggi la condizione di questa procedura? Hanno aderito da subito al riconoscimento del Protocollo le realtà nazionali vicine e confinanti? PRESIDENTE. Senatori, cortesemente abbassate il tono della voce, perché non riesco a sentire il senatore d'Alfonso che sta parlando. D'ALFONSO (PD) . Il brusio copre la mia voce, che di solito si impone, al di là dell'aiuto della tecnologia. I Paesi che hanno dato luogo con facilità di istruttoria e di riconoscimento sono stati i Paesi prossimi e confinanti come la Bulgaria, la Romania, l'Albania, la Croazia, la Slovenia e poi 22 su 29 Paesi. Noi dobbiamo determinare questo pronunciamento in maniera tale che, al termine anche della nostra ratifica, si possa arrivare alla compiutezza delle notifiche di tutti i Paesi aderenti al Patto atlantico e poi partirà l'invito del Segretario generale dell'ONU al pieno e protagonista ingresso da parte della Macedonia del Nord. Il fatto nuovo verificatosi nel 2018 è stato l'Accordo di Prespa che ha consentito di superare decenni di conflitto tra la Grecia e quella parte della Macedonia e di arrivare a un'intesa addirittura sulla grande questione della denominazione. È molto significativo che si sia risolto il tema della denominazione, perché da quel momento è cominciata un'altra stagione relazionale. Noi crediamo, come Paese Italia, che tutto l'investimento sul piano delle attenzioni, delle accortezze e delle premure internazionali sia nei confronti dell'Albania - un altro soggetto fondamentale dello scacchiere - che nei confronti della Macedonia del Nord ci aiuterà anche a confermare la consistenza economica che, per noi, significa la Macedonia del Nord. Siamo tra i principali interlocutori sia per le esportazioni che per le importazioni. Per queste ragioni, il Gruppo Partito Democratico vota a favore, consapevole che dopo questo passaggio aiuteremo la Macedonia del Nord anche per quanto riguarda l'ingresso nello spazio europeo, superata la fase della candidatura. Il Gruppo Partito Democratico vota quindi convintamente e argomentatamente a favore. (Applausi dal Gruppo PD) . GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, anche da parte del Gruppo Italia Viva-PSI c'è apprezzamento per il fatto che questo Parlamento si appresti a ratificare il Protocollo in esame, dando il via all'approvazione da parte dei 29 Paesi membri, in modo tale che quelle modalità e quelle tempistiche previste dal Protocollo stesso che consentiranno alla Repubblica della Macedonia del Nord di aderire alla NATO possano iniziare. Si tratta di un Protocollo importante, anche perché giunge dopo la bellezza di venticinque anni di contrasti e di conflitti tra quel territorio della ex Jugoslavia e la Grecia; conflitti a cui si è riusciti a porre fine alla luce del cambio di compagine governativa in quel territorio, che ha poi portato all'Accordo di Prespa. È importante che, in contemporanea, proprio quest'anno si dia avvio al processo di adesione della Repubblica di Macedonia all'Unione europea. È un passo importante per il quale, quindi, esprimiamo voto favorevole. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, a nome del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione esprimiamo un voto favorevole alla ratifica in esame, che ha un'importanza sotto almeno due aspetti. Il primo aspetto evidente è il rafforzamento della NATO in area balcanica caratterizzata da una storia, una cronaca e una geopolitica tormentata; una nuova democrazia entra nella NATO e, quindi, benvenuta la Repubblica di Macedonia del Nord. D'altronde, sappiamo dalla cronaca che quel territorio è uno dei crocevia dei traffici illeciti di droga, armi ed esseri umani verso l'Europa occidentale. Quindi, si rileva un aspetto di security , oltre che di defence . C'è una cosa di cui sono molto felice. La NATO è stata creata nel 1949 per tutelare le democrazie dal comunismo. Oggi il comunismo è crollato per tutelare le democrazie. Sono contento che una nuova democrazia faccia parte della NATO e si metta a disposizione per la protezione del bene e dei valori comuni. Visto che sono presenti in Aula dei rappresentanti del Governo, chiedo loro, in qualità appunto di membri dell'Esecutivo, di portare in seno alla NATO il seguente quesito: il concetto di pulizia etnica è compatibile con quello di democrazia e con i suoi valori? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Oltre a parlare di area di crisi tra Turchia e Siria, chiedo loro di parlare anche di quello che sta succedendo in Turchia e nell'area del Nord della Siria; mi riferisco alla pulizia etnica nei confronti del popolo curdo per aumentare e consolidare la politica di potenza di un dittatore in Turchia, poiché mister Erdoğan tale è: un dittatore fondamentalista. Al collega che ha parlato di sovranismo voglio dire che esso è compatibile con la democrazia, perché la difende se è il sovranismo di un Paese democratico. Se invece parliamo di un Paese che mette la propria visione teologica musulmana al centro per giustificare ogni genere di orrore nei confronti di civili inermi, allora si tratta non di sovranismo, ma di un incubo e non è decente che da parte della NATO e dell'Unione europea si parli non di pulizia etnica, ma di area di crisi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Anche il relatore ha parlato di area di crisi. Certamente questa è una crisi, tanto quanto quella che abbiamo vissuto negli Anni Novanta in Bosnia. In quel caso, però, si parlava di pulizia etnica, e c'era il coraggio di usare questo termine. Come mai oggi manca il coraggio di dire che il popolo curdo viene sterminato? Come mai manca il coraggio di parlare di Kurdistan e popolo curdo? Questi vocaboli sono stati eliminati anche nella recentissima seduta dell'Assemblea parlamentare della NATO, in cui anche il segretario generale Jens Stoltenberg ha parlato di area di crisi e di preoccupazioni per la sicurezza della Turchia. Le parole «curdo» e «Kurdistan» non sono state pronunciate dagli esponenti della NATO in inglese, né in alcuna altra lingua. Il Ministro della difesa inglese, di fronte a tutti i parlamentari della Commissione difesa e sicurezza, ha detto che la Turchia sta operando un rischieramento per la propria sicurezza oltre confine. Non so se sapete cosa ciò voglia dire: significa che lì c'è non una guerra, un conflitto, ma un rischieramento strategico per motivi di sicurezza. Di conseguenza, se i siriani e, soprattutto, i russi, appoggiati i curdi - come di recente è avvenuto secondo notizie di cronaca - attaccassero o si trovassero a essere attaccati dai turchi, la Turchia potrebbe forse invocare l'articolo 5 del Trattato di alleanza la Turchia non è infatti in guerra e viene aggredita da Paesi terzi, perché la NATO non riconosce lo stato di guerra o di conflitto in quella zona. Siamo esposti a un rischio di escalation gravissima. Pertanto, prima che sia tardi, occorre che l'Esecutivo intervenga nella NATO e nelle sedi appropriate per far dichiarare che quello che la Turchia compie nel Nord della Siria è una chiara violazione dei diritti umanitari e che è in atto un'operazione di pulizia etnica nei confronti dell'etnia curda. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Che non si voglia riconoscere il Kurdistan per motivi di stabilità posso capirlo, ma esistono il popolo curdo e l'innocenza di persone che vengono massacrate. Pertanto, nell'esprimere a nome di tutto il mio Gruppo il voto favorevole al disegno di legge di ratifica in esame, chiedo al Governo e a tutti i parlamentari di prendere una posizione netta, perché non si può stare in silenzio, né parlare utilizzando eufemismi, come ho sentito troppo spesso fare in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . AIMI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, dopo una disputa durata quasi trent'anni sulla denominazione da attribuire allo Stato della Macedonia, tra la Macedonia stessa (la ex Repubblica jugoslava di Macedonia) e la Grecia, si è arrivati finalmente ad una positiva conclusione. Gli accordi di Prespa hanno consentito di cambiare il nome in Repubblica di Macedonia del Nord e ciò ha consentito ai rappresentanti dei 29 Stati membri della NATO di firmare, il 6 febbraio di quest'anno, il Protocollo di adesione della Repubblica di Macedonia del Nord, che diventerà il trentesimo Stato aderente alla NATO. In attesa che la procedura di ratifica venga ultimata, presumibilmente entro il prossimo anno, la firma del Protocollo consente alla Macedonia di partecipare alle riunioni della NATO come osservatore. Il Protocollo, come gli atti aventi la stessa natura, utilizzati in occasione dei recenti allargamenti dell'Alleanza, regola i tempi e le modalità dell'adesione di Skopje. A norma dell'articolo 10 del Trattato del Nord Atlantico, però, la Repubblica di Macedonia del Nord diventerà parte dell'Alleanza solo al momento del deposito del suo strumento di adesione presso il Governo degli Stati Uniti d'America. In particolare, il Protocollo ha lo scopo di favorire un ulteriore rafforzamento della cooperazione militare tra gli Stati firmatari e di contribuire allo sviluppo dell'identità europea e di sicurezza e di difesa, accrescendo la stabilità dell'area euro-atlantica. Vorrei però ricordare che già dal 1995 il Paese balcanico aveva aderito al programma NATO di Partnership for peace, che ha poi preso parte a varie missioni internazionali. Vorrei ricordare anche che la NATO è un organismo estremamente importante, che ha delle regole, e che - agganciandomi anche a quanto sostenuto dal collega della Lega - appartenervi non garantisce esclusivamente gli aderenti con un patto di mutua difesa, ma li obbliga anche a comportamenti rispettosi dell'ordine internazionale. Proprio per far comprendere ciò che è accaduto in questi ultimi giorni e ore, con l'aggressione violentissima da parte della Turchia nei confronti della Siria, ricordo che l'articolo 1 del Trattato del Nord Atlantico recita: «Le parti si impegnano, come stabilito nello Statuto delle Nazioni Unite, a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale in cui potrebbero essere coinvolte, in modo che la pace e la sicurezza internazionali e la giustizia non vengano messe in pericolo, e ad astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all'uso della forza assolutamente incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite». Ritengo che la Turchia abbia violato questo principio e che il Governo italiano debba assumere conseguentemente le proprie responsabilità e denunciare, laddove opportuno, questo fatto. Ho l'impressione che il provvedimento che stiamo per approvare oggi sia di particolare importanza: per questo motivo, annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia, ma sollecito il Governo a fare riferimento e a guardare con grande attenzione all'articolo 1 che ho citato, perché credo che non ci siano più le condizioni perché la Turchia rimanga all'interno dell'Alleanza del Nord Atlantico. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . MAIORINO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, il Protocollo di adesione alla NATO è stato ratificato finora da 22 dei 29 Stati membri. La Macedonia del Nord diventerà dunque il trentesimo membro della NATO e contribuirà sicuramente a migliorare l'ambiente di sicurezza nella regione dei Balcani. Ricordiamo infatti i drammatici mesi dell'insurrezione armata della minoranza albanese nel Nord del Paese nel 2001, che causarono centinaia di morti e circa 140.000 sfollati, rischiando di far sprofondare il Paese nell'ennesimo conflitto etnico dei Balcani. La Macedonia del Nord ha già partecipato a missioni militari NATO, come quella in Afghanistan. Ricordiamo però che la NATO è un'organizzazione non solo di cooperazione militare, bensì di collaborazione politica, fondata sui princìpi della democrazia e della lealtà tra i Paesi che ne fanno parte. Salutiamo dunque con favore l'entrata della Macedonia del Nord nell'Alleanza e auspichiamo che in questo suo settantesimo anniversario di vita anche alla luce dei drammatici eventi che stiamo vivendo in questi giorni al confine tra la Turchia e la Siria, l'Alleanza possa ritrovare il vigore necessario per affrontare le sfide che la contemporaneità ci pone dinanzi, nel pieno e rinnovato rispetto dei valori su cui è fondata. È con questo forte auspicio che annuncio il voto favorevole del mio Gruppo, il MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Sospendo quindi la seduta, che riprenderà alle ore 10,30. (La seduta sospesa alle ore 10,18, è ripresa alle ore 10,35). Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2019 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2019 e conseguente discussione». Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte. CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, gentili senatrici, gentili senatori, il prossimo Consiglio europeo ha una duplice valenza politica, in chiave europea, ma anche italiana. È il primo dopo la nomina dei vertici delle istituzioni dell'Unione europea e si svolge poche settimane prima dell'avvio del mandato del Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e del nuovo Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Questo Consiglio europeo è inoltre il primo al quale partecipo come Presidente del Consiglio di un nuovo Governo che vede nell'Europa un pilastro della collocazione internazionale dell'Italia e che è pronto a impegnarsi affinché il nuovo ciclo europeo dia finalmente ai cittadini dell'Unione le risposte che da tempo attendono. Ho avuto già modo di affermare, in occasione del mio discorso per il voto di fiducia, che è dentro il perimetro dell'Unione europea e non fuori da esso che si deve operare alla ricerca del benessere dei cittadini italiani, aggiornando, ma anche rivitalizzando, un progetto che ha assicurato per decenni pace, prosperità e sempre maggiori opportunità per tutti, a partire dai più giovani. Il futuro che intendiamo assicurare al nostro Continente caratterizza i temi in agenda nel prossimo Consiglio europeo, dalla discussione sulla Turchia alla Brexit, dal quadro finanziario pluriennale all'allargamento dell'Unione europea, fino ai cambiamenti climatici. Su questi temi l'Italia intende fare la sua parte, affinché l'Europa agisca con piena coesione ed assuma, anche nel medio-lungo termine, decisioni efficaci e sostenibili. Reputo essenziale - a maggior ragione in questa fase, che prelude all'entrata in carica dei nuovi vertici istituzionali europei - che si lavori con spirito costruttivo e unitario. Quanto l'unità e la coesione siano imprescindibili per la sicurezza stessa dell'Europa ce lo ricorda, ove mai ce ne fosse bisogno, l'intervento militare turco nel Nord-Est della Siria, che mette a rischio la stabilità e la sicurezza dell'intera regione, causando nuove sofferenze ai civili e ulteriori sfollati e ostacolando l'accesso dell'assistenza umanitaria, al punto da mettere a serio rischio le prospettive del processo politico in corso, guidato dalle Nazioni Unite, per la pace in Siria e i progressi finora raggiunti dalla coalizione globale anti-Daesh. Questo scenario è tristemente simboleggiato dall'uccisione dell'attivista curda Hevrin Khalaf. La decisione turca ripropone dunque l'esigenza improcrastinabile di una posizione comune, ferma e risoluta da parte dell'Unione europea. L'Italia, da subito orientata, anche unilateralmente, verso la moratoria nella vendita di armi alla Turchia, ha fermamente voluto, fin dalla fine della scorsa settimana, farne oggetto di un dibattito in sede europea. Dopo le conclusioni del Consiglio Affari esteri di lunedì scorso, tale moratoria assume maggiore valore politico e maggiore efficacia. Il Governo italiano, che ha subito dato seguito al provvedimento di sospensione dell' export di armi alla Turchia, è convinto che si debba agire con la massima determinazione, per evitare ulteriori sofferenze al popolo siriano e a quello curdo in particolare e per contrastare iniziative destabilizzanti della regione. Questi obiettivi saranno tanto più efficaci, se raggiunti attraverso il coordinamento europeo e in sede multilaterale. Va inoltre ribadito come le preoccupazioni di sicurezza turche, relative al Nord-Est della Siria, debbano essere affrontate con strumenti politici e diplomatici, certamente mai con l'azione militare e sempre in ossequio al diritto internazionale. Di Turchia al Consiglio europeo si parlerà anche in relazione alla questione delle interferenze di Ankara nella zona economica esclusiva di Cipro. L'Italia continua a seguire con grande attenzione la situazione e a partecipare alla concreta solidarietà europea, che nei giorni scorsi ho anche espresso personalmente, nel corso di un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica di Cipro Anastasiadis. L'Italia invita la Turchia - come evidenziato dalla Farnesina nel comunicato del 5 ottobre scorso - ad astenersi da azioni illegali. L'Unione europea ha proseguito compatta nel sostegno a Cipro, tenendosi pronta a dare seguito all'opzione di targeted measures decisa al Consiglio europeo già nello scorso giugno. È essenziale al contempo evitare qualsiasi forma di escalation . Alla Turchia diversi Stati membri continuano a guardare, anche dopo le dichiarazioni non condivisibili del presidente turco sui rifugiati. Ho definito simili dichiarazioni del tutto assolutamente inaccettabili. Sul tema migratorio continuo a rivendicare la priorità di un approccio equilibrato dell'Unione europea. Le conclusioni del Consiglio europeo non devono inviare segnali sbilanciati su singole rotte migratorie: si farebbe infatti il gioco di chi organizza i traffici di esseri umani e si accrescerebbero le divisioni tra gli Stati membri su come attuare quella responsabilità condivisa, che anche in base alle previsioni dei trattati deve caratterizzare l'azione europea nel campo della migrazione. Nel suo complesso, la discussione sarà l'occasione per sottolineare ai miei omologhi europei che il meccanismo concordato il 23 settembre scorso a Malta e discusso successivamente al Consiglio giustizia e affari interni del 7 e dell'8 ottobre rappresenta una tappa significativa - ma non risolutiva, ne siamo consapevoli - in un percorso che l'Italia inquadra nella costruzione di un sistema europeo sostenibile ed efficace, sia nella redistribuzione, sia, con pari priorità, nei rimpatri. È un tema, quest'ultimo, su cui il Governo italiano è intensamente impegnato, come dimostra il decreto Paesi sicuri adottato di recente. Dobbiamo continuare a lavorare affinché l'Europa intraprenda una decisa e coordinata azione sui rimpatri, rivolta ad accordi europei di riammissione e con una lista europea di Paesi di origine sicura. Dobbiamo evitare inoltre fenomeni di pull factor: si tratta di un primario interesse del nostro Paese, che alcuni Stati membri dell'Unione europea utilizzano purtroppo per giustificare la loro mancata solidarietà. Un altro tema nell'agenda del Consiglio europeo, cruciale anch'esso per il futuro dell'Europa, è la Brexit. La scadenza del 31 ottobre 2019, come sapete, e il rischio di un no-deal si avvicinano, mentre i negoziati sulla revisione del cosiddetto backstop sul confine irlandese hanno registrato, negli ultimi recentissimi tempi, alcuni progressi in avanti, senza tuttavia arrivare ancora a una svolta decisiva. In questo quadro l'Italia è impegnata su due principali obiettivi: il primo è proteggere i nostri cittadini e le imprese dall'incertezza dovuta alle conseguenze del no-deal in caso di mancato accordo; il secondo è lavorare fino all'ultimo istante utile per trovare un'intesa con i britannici, sostenendo il lavoro svolto dal capo negoziatore per l'Unione europea Barnier, che dobbiamo riconoscere essere stato encomiabile, ed evitando sterili rimpalli di responsabilità. In questa fase dobbiamo ribadire l'unità tra i 27 Stati membri dell'Unione europea e sostenere un approccio negoziale pragmatico, senza condizionamenti ideologici. Al momento, due appaiono i maggiori ostacoli al raggiungimento di un'intesa: la governance del backstop , con un diritto di veto nordirlandese; il confine doganale tra le due Irlande, che rimane in piedi e la cui invisibilità resterà tutta da costruire durante il periodo di transizione senza adeguate garanzie giuridiche. Se entro il 31 ottobre riusciremo a superare questi problemi (ma attenzione: ci aspettiamo anche aggiornamenti su questi temi da un momento all'altro), avremo un accordo; altrimenti, dovremo prepararci allo scenario di una nuova proroga, se il Governo britannico la chiederà, oppure di un'uscita - ahimè - senza accordo. In tale ultima evenienza, vorrei ricordare che qui in Italia abbiamo già messo in sicurezza il Paese adottando un decreto-legge Brexit, il n. 22 del 2019, che il Parlamento ha convertito nella legge n. 41 del 2019. Abbiamo anche adottato vari piani operativi su dogane, assistenza alle imprese, servizi finanziari e diritti dei cittadini, coordinati da una task force che ho istituito a Palazzo Chigi. Passando al quadro finanziario pluriennale, questo Consiglio europeo può e deve rappresentare un progresso in un negoziato che, all'apparenza, si mostra solo tecnico, ma che invece - ne siamo tutti consapevoli - ha una forte valenza politica, perché definisce obiettivi e modalità dei fondi europei per il prossimo decennio, dal 2021 al 2027, la loro adeguatezza e le ambizioni che l'Unione europea intende perseguire. Solo apparentemente procedurale, perché non ancora riferita a decisioni concludenti, la discussione a questo Consiglio europeo mira a identificare i principali nodi del negoziato e a facilitarne i prossimi passi, in vista del Consiglio europeo di dicembre, che deve auspicabilmente consentire di giungere quantomeno in prossimità delle battute finali del negoziato stesso. Il carattere generale della discussione e delle conclusioni non deve però trarre in inganno: riflettere su questioni come il livello complessivo del quadro finanziario pluriennale, le entrate, la ripartizione delle risorse tra le diverse politiche e la condizionalità per l'accesso e l'uso dei fondi non è un esercizio teorico e tocca settori in cui la sensibilità dei singoli Stati membri dell'Unione - e quindi dei nostri cittadini - è assolutamente elevata e purtroppo non è affatto uniforme. È noto che tale negoziato è soggetto a complesse procedure di approvazione e a diversi passaggi tra istituzioni europee (Commissione, Parlamento e Consiglio), la cui durata è da contemperare con l'esigenza di chiudere in tempi utili un accordo e avviare la programmazione del prossimo anno per un utilizzo tempestivo dei fondi sin dal 2021. Le pressioni sulla tempistica del negoziato non devono però far premio sulla qualità dell'intesa che dovremo raggiungere: come avvenuto nei precedenti Consigli europei, considero essenziale riaffermare con forza le priorità e quelle che definirei le linee rosse della posizione italiana. Nella sostanza, riteniamo che la proposta originale della Commissione, sebbene non ambiziosa, rispetto a quanto auspicato da noi e dal Parlamento europeo, rappresenti un compromesso sufficientemente equilibrato, sia per la dimensione complessiva delle risorse sia per la loro distribuzione tra le varie rubriche. La Commissione europea ha proposto un tetto alla spesa pari all'1,11 per cento del reddito nazionale lordo dei 27 Stati membri. Secondo i dati forniti dalla stessa Commissione, nel tener conto delle conseguenze della Brexit, il volume proposto è sostanzialmente analogo a quello del bilancio in vigore (diviso tra 27, ovviamente); inoltre, lo stato complessivo per il nostro Paese migliora. A fronte di questi elementi positivi che riguardano i volumi di spesa, vi sono alcune criticità relative ai criteri di distribuzione, alle modalità di spesa e al funzionamento di alcune condizionalità. Mi riferisco in particolare al criterio della convergenza esterna per la politica agricola comune, all'indice di prosperità relativa per la coesione, ai meccanismi di flessibilità, alle condizionalità macroeconomiche relative allo stato di diritto, alle nuove risorse proprie e a qualche altro profilo minore. La proposta formulata nei giorni scorsi dalla Presidenza finlandese è apparentemente equidistante fra quella della Commissione e quella degli Stati che definirei minimalisti, che vogliono cioè limitare la spesa complessiva all'uno per cento del reddito nazionale lordo dei 27 Paesi. Tuttavia, il segnale che proviene dalla proposta della Presidenza di turno è negativo, perché finisce per diminuire l'ambizione del bilancio stesso e renderlo inadeguato alla posta in gioco. Un'ulteriore riduzione del bilancio comporterebbe infatti gravi difficoltà per l'Unione nel perseguire direttamente o nel sostenere gli Stati membri nel raggiungimento di obiettivi di eccellenza, nella ricerca, nell'innovazione, nell'azione a protezione del pianeta, negli investimenti indispensabili a costruire un'Europa migliore per i nostri giovani e nella stessa gestione dei flussi migratori. D'altro canto, la discussione in Consiglio europeo dovrà tenere conto delle indicazioni ricevute dal Parlamento europeo per un bilancio ancora più ambizioso, all'1,3 per cento. Per quanto riguarda le entrate, il nostro Paese ha sempre sostenuto la fondamentale, ma purtroppo ancora non condivisa, esigenza di modernizzare il modo in cui l'Unione europea finanzia il proprio bilancio, in primis attraverso l'introduzione di nuove risorse proprie, che non solo allentino la dipendenza del bilancio europeo dai contributi degli Stati membri, ma contribuiscano anche a promuovere priorità politiche dell'Unione, quali un migliore e più efficace funzionamento del mercato interno e anche il suo finanziamento e la progressiva armonizzazione del quadro fiscale in chiave antielusione e antidumping . Negli ultimi mesi abbiamo proseguito il confronto e il dialogo con le istituzioni europee e gli Stati membri. Sul piano nazionale questo Governo può contare su un coordinamento rafforzato, che fa capo al Ministero per gli affari europei, in stretto accordo col Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e col Ministero dell'economia e delle finanze e col Comitato interministeriale per gli affari europei, con l'obiettivo di identificare le reali capacità nazionali di attrazione dei fondi europei e di spesa e di individuare appropriate strategie negoziali. La prospettiva temporale del prossimo quadro finanziario pluriennale è decisiva anche per la lotta al cambiamento climatico. Dopo la complessa discussione in quello di giugno, il confronto in questo Consiglio europeo sarà orientato in chiave internazionale, dunque sui seguiti del Climate action summit delle Nazioni Unite dello scorso settembre, nel quale a nome del Governo ho sostenuto l'obiettivo della decarbonizzazione al 2050, ho illustrato i cardini del nostro percorso di transizione energetica e ho confermato il nostro impegno in vista della COP25 e soprattutto della COP26, in cui, come sapete, abbiamo in programma di attuare una partnership con il Regno Unito. Rimane essenziale per l'Italia giungere a un consenso superando le divisioni, che sono emerse anche al Consiglio europeo di giugno rispetto a un'ambizione europea che per il Governo italiano è ineludibile anche sul piano nazionale. Come sapete, abbiamo lanciato un green new deal per riorientare l'intero sistema produttivo verso uno sviluppo sostenibile e incentivare i comportamenti socialmente responsabili di tutti gli attori economici. Giovedì 10 ottobre abbiamo approvato in Consiglio dei ministri il decreto-legge sul clima, uno dei tasselli fondamentali di questo più ampio patto per l'ambiente che il Governo, in maniera corale, intende perseguire. Questa notte, fino a qualche ora fa, abbiamo lavorato anche per approvare il decreto-legge fiscale e il disegno di legge di bilancio, in cui continueremo, con altre misure, a perseguire il green new deal . Si tratta, nel complesso, di misure attraverso le quali abbiamo intenzione di rafforzare sensibilmente l'azione di contrasto all'emergenza climatica. Mi aspetto che il tema dell'ambiente alimenti una discussione proficua sul prossimo ciclo istituzionale e sull'attuazione dell'agenda strategica 2019-2024, approvata nel corso del Consiglio europeo dello scorso giugno. Questa discussione avverrà, infatti, alla presenza della presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che mai come in precedenza ha posto il tema ambientale e i suoi risvolti, anche sociali, al centro delle priorità e della visione per il futuro dell'Europa. Senza un'azione rapida e incisiva verso gli obiettivi ambientali e sociali, senza un impulso decisivo, coraggioso, delle istituzioni europee, l'Europa potrà infatti alimentare solo delusione nei cittadini del Continente - in particolare nei giovani - e sfiducia tra gli Stati membri. La sfida ambientale, così come quella sociale, suggerisce, infatti, inevitabilmente, di scommettere sulla collaborazione tra Stati e su un rinnovato multilateralismo, fondato su un'agenda condivisa che rifiuti istanze e impulsi isolazionisti e autoreferenziali. Il Consiglio europeo affronterà inoltre il tema dell'allargamento sulla base delle conclusioni raggiunte al riguardo ieri, 15 ottobre, dal Consiglio affari generali. L'Italia continua a sostenere le conclusioni favorevoli all'avvio dei negoziati di adesione per Albania e Macedonia del Nord. Ieri sono stato in Albania: ho voluto dare un segno tangibile dell'attenzione del nostro Paese, del nostro Governo, verso questo Paese tradizionalmente amico. Rimaniamo inoltre contrari a una decisione di decoupling rispetto ai due Paesi perché essa invierebbe un segnale negativo all'intera regione. Quindi, già nei lavori preparatori ci siamo opposti alla differenziazione delle sorti dei due Paesi che era stata prospettata. La mia visita ieri a Tirana è stata proprio caratterizzata dalla riaffermazione del pieno e convinto sostegno italiano a una decisione positiva affinché il percorso europeo di Tirana e di Skopje prosegua con un approccio responsabilmente riformatore della leadership di quei Paesi. Sarebbe infatti miope, da parte europea - e cercheremo di evitarlo - decidere un ulteriore rinvio dopo quello del Consiglio europeo di giugno scorso rispetto a una tappa che, comunque, come detto, non attenua di certo i doveri dei due Paesi balcanici nei confronti dell'Unione europea. È una tappa che da anni viene prospettata ma poi sempre differita. Si tratta in sostanza di comprendere che una bocciatura, senza dare neppure l'occasione di svolgere i compiti a casa, allontanerebbe quei Paesi dall'orizzonte europeo e frustrerebbe notevolmente le loro popolazioni che, per la maggior parte, chiedono di poter aderire a questa prospettiva. Non c'è da augurarselo, tanto più considerando che l'allargamento è un processo che consente agli Stati membri controlli ben più efficaci, una volta avviati i negoziati di adesione, come sapete, perché il tema all'ordine del giorno non è la decisione sull'adesione ma sull'avvio di negoziati di adesione. Questa sarebbe ovviamente una prospettiva ben più favorevole rispetto a un'esclusione che inviterebbe Tirana e Skopje a dinamiche di instabilità politica, con conseguenze anche sul piano regionale. C'è poi l'eventualità che, tra i vari temi prefigurati, si possa discutere la questione dei dazi USA. Come sapete, il Governo italiano segue con la massima attenzione questo tema, con l'obiettivo di evitare che ci possa essere un impatto negativo sul made in Italy . Insieme a tutti i Ministri, intendo favorire un approccio costruttivo sul tema, nel quadro di un negoziato bilaterale con Washington. La linea dell'Europa deve non solo tenere conto delle nostre sensibilità nazionali, ma riconoscere e perseguire la necessità di evitare una spirale di guerra commerciale, che sarebbe deleteria per tutti. Anche alla luce del forte declino del commercio internazionale e delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, una spirale protezionistica è, infatti, la strada meno consigliabile per due partner strategici come l'Unione europea e gli Stati Uniti, che dovrebbero piuttosto lavorare assieme per sviluppare un sistema di commercio equo, con parità di accesso al mercato, attenzione agli esclusi, agli emarginati della globalizzazione, attenzione alla sicurezza, lotta nei confronti del dumping sociale, ambientale e - aggiungo - anche fiscale. È inoltre essenziale una riflessione a Bruxelles - intendiamo continuare a esserne attivi promotori - per l'individuazione di misure compensative interne, volte a tutelare le filiere più colpite dai dazi americani, non ultime, come sappiamo, quelle agricole. L'Italia continuerà a far valere con convinzione la sua posizione, come ha fatto finora, nelle interlocuzioni con gli alleati americani per proteggere i nostri prodotti e tutelare gli interessi italiani. Signor Presidente, gentili senatrici e gentili senatori, dal nostro Paese può e deve giungere un contributo di alto profilo a quel lavoro comune per il futuro dell'Europa che i Governi europei, insieme alla nuova Commissione europea e al Parlamento europeo, sono chiamati a svolgere. Al riguardo è essenziale una piena e approfondita condivisione di intenti e di visione tra Governo e Parlamento sulle priorità europee e sulle posizioni dell'Italia nei vari Consigli europei. È solo in questo sistema integrato e con l'Europa che possiamo costruire per le nuove generazioni un futuro migliore e sostenibile, e possiamo sperare di tutelare con efficacia la sicurezza e il benessere del Continente di fronte alle crescenti sfide e tensioni globali che giungono a minacciare la stabilità dello scacchiere mediterraneo e, pertanto, dell'intero Continente. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI, Aut (SVP-PATT, UV) e Misto-LeU) . PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Vincenzo Arangio Ruiz» di Roma. (Applausi). Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, questo Consiglio europeo ha assunto un valore ancora più importante alla luce degli eventi che hanno interessato il confine turco-siriano e non solo, quindi per flash vorrei provare a riprendere alcuni punti che ha sollevato il Presidente del Consiglio. Sul quadro finanziario pluriennale, penso che si stia lavorando per un buon compromesso; si possono ancora apportare dei miglioramenti. Ho apprezzato in particolare il passaggio sulle risorse proprie. Penso che non si debba valere ancora sulle finanze dei singoli Stati, ma si debba fare uno sforzo anche di innovazione, ad esempio sul tema della web tax e della digital tax , per costruire risposte straordinarie rispetto all'appello che arriva dalle opinioni pubbliche, ad esempio sul tema della lotta ai cambiamenti climatici. Per quanto riguarda l'allargamento, la nostra posizione storica, uno dei nostri punti cardinali, è l'attenzione ai Balcani e quindi l'avvio dei negoziati, rassicurando anche alcune legittime preoccupazioni del partner francese, deve essere portato avanti. Ci eravamo presi a giugno l'impegno di avviare i negoziati di adesione con l'Albania e la Macedonia del Nord: penso che questo vada fatto e vadano costruite le alleanze perché si possa partire. Bene la visita di ieri a Tirana. Questa mattina abbiamo dato un segnale anche noi, come Senato, approvando la ratifica per l'ingresso della Macedonia del Nord nella NATO, dopo aver risolto il problema del nome. Con la Francia la collaborazione è essenziale per quanto riguarda il quadro pluriennale per vedere se sulla PAC c'è ancora spazio per recuperare qualche risorsa in più, visto che quel versante è stato penalizzato. Poi c'è il tema delle migrazioni. Alla luce soprattutto di quanto sta accadendo in Turchia, occorre rafforzare le proposte della nuova presidente designata Ursula von der Leyen. Sul tema di Frontex, le 10.000 guardie di frontiera e costiera in più; anticipare al 2024 la data di entrata in vigore darebbe un primo segnale importante anche in Italia sottolineando l'esigenza di far diventare europea la difesa delle nostre coste e il pattugliamento nel Mediterraneo. Allo stesso modo è importante il superamento del Trattato di Dublino. Non vorrei che l'attenzione spostata verso la Turchia, verso la rotta balcanica, fermasse i progressi che si sono aperti a La Valletta e l'idea della ricollocazione obbligatoria: quello è un punto fondamentale dell'azione del nostro Governo, lo chiediamo come Parlamento e lo inseriamo nella risoluzione di maggioranza. Proviamo a ragionare anche se non sia il caso di aprire una riflessione sul superamento del tabù per cui l'Europa a 28 deve decidere sempre a 28 su ogni cosa. Se sul problema della migrazione ci sono alcuni Paesi che si rendono conto che su quel tema si gioca anche la sostenibilità di molte politiche all'interno dell'Europa è ora di fare un salto di qualità e, quindi, di colpire anche quei Paesi che in passato sono stati aiutati, a cui sono state aperte le porte dell'Europa - li abbiamo aiutati con i fondi per le Regioni del Sud del nostro Paese, del Sud della Spagna e del Sud della Grecia - e che oggi ci dicono di no. Penso che qualche meccanismo sanzionatorio per chi non ci sta debba essere messo in campo e bene fa il Governo se agisce in questa direzione. Per quanto riguarda la Brexit, vanno bene le rassicurazioni ai nostri cittadini italiani e apprezziamo il lavoro che il Governo sta facendo. Aggiungo però che dobbiamo rimanere fermi; mi fa piacere ascoltare dei progressi, ad esempio, sulla clausola del backstop , ma attenzione a coniugare le diverse esigenze di un'economia ormai unica all'interno dell'isola irlandese, l'esigenza di rispettare gli accordi del Venerdì Santo e le regole del nostro mercato unico. Questi sono i punti dentro i quali deve esserci la nostra azione di Governo; non dobbiamo dare un segnale di debolezza nei confronti di un Governo che ha pasticciato. Infine, c'è il tema della Turchia. Penso sia giusto recepire le conclusioni del Consiglio affari esteri dell'altro giorno e dare un segnale immediato sul blocco della vendita delle armi alla Turchia e sulla salvaguarda del principio di integrità territoriale. Mi fa piacere che l'attenzione sia estesa anche alle trivellazioni nel Mediterraneo orientale e alle acque territoriali di Cipro. È un segnale importante alla Turchia, che è un nostro partner militare e economico importante, ma ciò non ci impedisce di dire che siamo estremamente preoccupati. Bisogna agire in tutte le sedi internazionali (Europa e NATO) per far sì che ci siano un cessate il fuoco immediato, il rispetto dell'integrità territoriale e la salvaguardia della popolazione civile. Da questo punto di vista, va dato un segnale forte, che è già partito dall'opinione pubblica; da noi in Parlamento lo abbiamo sollevato la settimana scorsa e lo metteremo nelle nostre risoluzioni. Serve un segnale forte anche da parte del Governo affinché non si limiti a recepire ciò che è già stato definito in Europa. Non sia ipocrita: dobbiamo dire in maniera chiara che la Turchia rimane un nostro partner , ma allo stesso tempo dobbiamo costruire le condizioni perché ci siano una risposta ferma con il pieno rispetto del principio dell'integrità territoriale e sanzioni immediate con lo stop della vendita delle armi. Penso che questo sia un contributo affinché anche l'Europa possa parlare a una voce sola. Mi fa piacere che la Presidente della Commissione scriva nel suo documento di dover superare l'idea che si debba decidere sempre all'unanimità su questi temi. È una riflessione che anche questo Governo deve fare; non possiamo più rimanere bloccati. Se l'Europa vuole parlare con una voce sola nelle sfide principali deve porsi il tema di come affrontare anche una riforma della governance dell'Unione europea. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in effetti ci sarebbe poco da dire non avendo avuto grandi comunicazioni da parte del Presidente. Anzi, se possiamo dirlo, non ha detto assolutamente nulla. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Anche ciò dà la misura di quello che - citando - è un po' la supercazzola di questo Governo: mettere parole senza contenuto. (Commenti dal Gruppo PD) . Non abbiatene a male perché potevate dimostrare il vostro entusiasmo applaudendo, ma non c'è stato un applauso sull'intervento del Presidente Conte neanche da parte degli aspiranti Capigruppo Perilli e Toninelli, che sono stati a farsi gli affari loro, pur essendo ben disposti rispetto all'intervento del Presidente avvocato Conte. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È evidente che su questo ci sono distacco e poca fiducia. Presidente Conte, domani e dopodomani andrà al Consiglio europeo a fare il pavone. Aprirà la sua ruota, però si guardi intorno e noti chi la guarda che tipo di atteggiamento avrà nei suoi confronti e nei confronti del nostro Paese. È cambiato qualcosa: non c'è più l'emergenza; non è più il campione da sostenere perché bisogna fare qualcosa per non mandare il Paese al voto. Adesso fa un po' quello che - citando - farebbe l'utile idiota, quello che è mantenuto lì per tenere una posizione, ma senza alcun valore aggiunto. PRESIDENTE. Per favore, moderi il linguaggio. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Presidente, sono citazioni; non sono parole mie. È un luogo comune. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Non mi sembra che vada bene. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Basterebbe passare per strada e ascoltare le riflessioni della gente. Appare bene con il nodo alla cravattina ben fatta, come magari le ha insegnato il professor Alpa. Fare discorsi vuoti non è un valore aggiunto da portare in politica e, soprattutto, all'interno del consesso di Governo. Presidente Conte, noi vorremmo vedere qualcosa di più concreto perché quanto abbiamo dimostrato nell'anno di Governo insieme è oggi totalmente trascurato. Anzi, pezzo per pezzo, sempre per ossequio all'Unione europea che ve lo chiede, state cercando di smontare ciò che è stato fatto, a partire da quota 100, per arrivare al cosiddetto decreto immigrazione. Ma Malta non era quel grande successo che avete ottenuto in pochi giorni, dopo che con Salvini non si era fatto nulla in un anno? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Voi non siete quelli che, in qualche ora, avete risolto tutti i problemi dell'immigrazione? Voi siete quelli che hanno preso in giro gli italiani. Siete andati a farvi prendere in giro da Francia e Germania, dalla Merkel e da Macron. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . E lei non se ne è neppure avveduto, tanto che adesso ben si guarda dallo stigmatizzare quelle parole, perché sa benissimo che ciò che sta accadendo è l'esatto opposto. Noi oggi stiamo ritornando a essere il campo profughi dell'Europa, abbandonati a noi stessi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questo è quanto avete fatto con le vostre sciagurate politiche di «re-immigrazione» a favore degli scafisti. Quanto alla gestione dei conti e al rigore, siete tutti statisti salvo intese. Dica anche questo domani in Consiglio europeo, ossia che andate salvo intese. Infatti, le intese tra di voi sono ancora ben lontane dall'essere trovate e non le troverete se non per la volontà di restare al Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Presidente Conte, magari lei sta cercando oggi di trovare nuovo sostegno, ma deve andare ad Avellino - lo ha fatto l'altro giorno - da ottuagenari e novantenni come De Mita, Mancino e Bianco, a prendere la laurea ad honorem di democristiano. Se questa è la cifra del nuovo Governo Conte 2, complimenti. Non solamente avete resuscitato le vecchie regole della prima Repubblica, che tanto dovevate sostituire (penso alla scatola del tonno e delle sardine), ma avete addirittura un Presidente del Consiglio che va ad ossequiare quel democristianesimo che ci ha portato agli anni Novanta e a tutto quello che ben sappiamo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Lei è ben lontano anche dall'avere un minimo di figura di statista. Presidente Conte, nei prossimi giorni incontrerà ancora l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Mogherini? Credo di sì, ma se non la dovesse incontrare si rivolga al suo azionista di maggioranza Renzi. Infatti, anche negli ultimi giorni abbiamo visto la vacuità dell'Unione europea, che fa l'esatto paio con il suo discorso di oggi (totalmente vacuo, appunto) e - addirittura - abbiamo da cinque anni in Unione europea un rappresentante che adesso, alla fine del suo mandato, dice di non voler neppure tornare in Italia perché si sente totalmente discosta da questo Paese. Ma come, il suo schieramento politico è tornato al Governo di questo Paese e lei neppure vuole tornare? È un po' paradossale. È evidente che questo è il Governo dei paradossi, che lei - purtroppo - porterà in Consiglio europeo. Pertanto, gli sguardi che si ritroverà saranno non più quelli della Merkel quando beveva un sorso di birra al bar sussurandole all'orecchio, bensì quelli di una Merkel che ormai ha fatto il suo servizio e per la quale lei oggi, ripeto, è l'utile idiota. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Io credo che non sia utile a nessuno adoperare un certo tipo di linguaggio per esprimere anche il proprio dissenso. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-PSI) . È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Cari colleghi, io avevo trovato un dato positivo nel dibattito, ossia che fossero finalmente finiti i cori da stadio a cui eravamo abituati nei quindici mesi precedenti. FEDELI (PD) . Brava! BONINO (Misto-PEcEB) . Mi piacerebbe che questo rispetto reciproco, senza insulti per nessuno, diventasse il modo normale e corretto di confrontarsi in una democrazia liberale. (Applausi dai Gruppi Misto-PEcEB, PD e IV-PSI) . Signor Presidente del Consiglio, inizio il mio intervento augurandole sul serio buon lavoro in questo vertice che affronterà dei temi essenziali, come quelli che lei ci ha elencato. Parto da quello forse meno appariscente. Mi ha veramente delusa, ieri, il comportamento di alcuni partner europei, nell'ennesimo rinvio dell'apertura dei negoziati con l'Albania e la Macedonia. Credo che in effetti non sia utile alimentare delusioni e frustrazioni in una regione complessivamente così vicina all'Europa e così importante per noi. Vorrei davvero che non ripetessimo l'errore che abbiamo commesso con la Turchia nel lontano 2004. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . In effetti, quando il Consiglio europeo diede avvio ai negoziati all'unanimità, durante i primi anni delle riforme di Erdoğan, tutti sapevamo che quei negoziati sarebbero durati almeno vent'anni, ma era importante ancorare la Turchia in Europa, e come lei ricorda questi impegni furono disattesi pochissimi mesi dopo da Sarkozy e anche dalla signora Merkel, quando tornarono indietro sulla proposta lontana di adesione, proponendo invece la special partnership che nessuno, nemmeno i turchi, ha mai capito cosa fosse. Da lì si susseguì una serie di impegni presi e disattesi, di errori, di speranze, di reciproche delusioni e frustrazioni. Oggi lo scenario è completamente cambiato, ma ricordiamoci sempre che Erdoğan non è eterno e che alcuni segnali anche di opposizione, come la recente sconfitta elettorale nelle più grandi e importanti città turche, persino in Anatolia, che è feudo di provenienza, devono perlomeno attirare la nostra attenzione, perché non c'è niente di più fragile della politica, ma non c'è niente di più stabile della geografia. Questo è un Paese che oggi si comporta in modo inaccettabile con i curdi, che li abbandona dopo che sono stati i nostri più affidabili alleati nel Medioriente nella lotta contro il terrorismo (contro Daesh e altri), che oggi sono vittime anche di un imprevedibile quanto irruente e anche irresponsabile, a mio parere, Presidente degli Stati Uniti d'America, oltre che di una incapacità, che lei ha ben sottolineato, da parte dell'Europa di muoversi più decisamente verso una politica estera e di difesa comune. Da questo punto di vista, le volevo solo segnalare alcuni temi. In primo luogo, vediamo che l'attenzione sulla Siria non faccia venir meno l'attenzione sulla Libia. Noi dobbiamo assolutamente affrontare questo coacervo di conflitti e super-conflitti che si intersecano. In secondo luogo, le chiedo di chiarirci se la moratoria italiana sull' export di armi vale per le prossime commesse o anche sulle commesse in corso. Infine, che senso ha la presenza della missione NATO «Active Fence»? È una missione in cui sono impegnati 130 uomini, tra italiani e spagnoli, voluta per proteggere i turchi da eventuali attacchi curdi. Le chiedo se si può rivedere almeno il mandato, non solo per non incorrere in facili ironie, ma anche perché lei capisce bene che avere una missione NATO per proteggere i turchi dagli eventuali attacchi curdi in questa situazione non è francamente molto credibile. Le ribadisco, comunque, il mio augurio di buon lavoro. (Applausi dai Gruppi Misto-PEcEB, PD e IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, componenti del Governo, onorevoli colleghi, le immagini che ci arrivano dalla Siria da giorni, a seguito dei bombardamenti della Turchia di Erdoğan, sono devastanti: corpi dilaniati, bambini, donne e uomini sfollati, un intero popolo sotto attacco. L'ONU parla di oltre 100.000 sfollati, ma sono probabilmente già molti di più e soprattutto sono destinati ad aumentare ancora, dal momento che nell'area risiedono oltre mezzo milione di persone. Si tratta di quel popolo e di quei soldati curdi che si sono resi artefici, con il loro coraggio e la loro lotta, della sconfitta della formazione jihadista, che si era profilata attraverso l'uso del terrore e della violenza. È una situazione strettamente legata al destino della stessa Europa, Presidente, e dobbiamo prenderla molto sul serio, non soltanto perché è probabile che, se non si procede a un immediato cessate il fuoco, quegli sfollati possano arrivare, con numeri anche importanti, come profughi in Europa, ma anche perché si pone il problema dei miliziani dell'ISIS, tenuti prigionieri nei campi profughi e finora controllati dai curdi. Si parla di oltre 12.000 miliziani che sarebbero un pericolo concreto, se, approfittando del caos in atto, arrivassero in Europa, magari mischiati agli altri profughi, e rimettessero in moto quegli attentati terroristici di cui purtroppo abbiamo conosciuto bene l'orrore e le conseguenze negli anni passati. Pertanto, anche alla luce del fatto che si sono già verificate violente sommosse in alcuni campi ed è già nota la fuga di centinaia di questi miliziani, è assolutamente importante che il Consiglio d'Europa prenda decisioni il più possibile univoche e soprattutto vincolanti. Serve il cessate il fuoco immediato, ordinato con la massima urgenza dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Dopodiché è auspicabile che i componenti europei del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel corso dello stesso Consiglio, chiedano una delega attraverso cui attivare azioni di peace enforcement , peacekeeping e peacebuilding , anche ricorrendo a una forza posta sotto il controllo militare dell'Unione europea, sul modello UNIFIL, nel quadro della Cooperazione strutturata permanente (PESCO): tutti strumenti già in atto, nel rispetto dello statuto della stessa NATO, che possono dare un contributo concreto. Allo stesso modo, la Turchia non può sentirsi libera di proseguire le sue attività di perforazione di petrolio al largo di Cipro. Anche su questo è opportuno che vengano imposte sanzioni europee alla Turchia. Poi vi è tutta la partita dei profughi, su cui già nel pre-vertice di Malta, in effetti, si è giunti a indicazioni importanti che vanno ribadite anche a livello europeo. Abbiamo bisogno che l'Italia torni a parlare in Europa con voce forte e chiara. Noi la sosteniamo, Presidente, quando nelle sue dichiarazioni pubbliche dice che l'Europa non deve lasciarsi intimorire dalle minacce di Erdoğan. Abbiamo ascoltato le dichiarazioni dei colleghi della Lega, che apparentemente parlano di politica, ma in realtà non affrontano i temi, non portano soluzioni e non danno risposte. Questo tipo di politica, quella che l'Italia rappresentava in Europa soltanto pochi mesi fa, non dà alcuna risposta e soprattutto non ci consente di essere protagonisti in Europa. Invece noi, Presidente, chiediamo - e siamo al suo fianco - che l'Italia torni a essere protagonista e dia indicazioni anche rispetto a questioni così drammatiche come quelle che stanno interessando la Siria e le aree a noi limitrofe. (Applausi dal Gruppo IV-PSI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, illustri membri del Governo, onorevoli colleghi, oggi ricorre l'anniversario della deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma. Come non pensare a quell'orrore, che costituisce uno dei peccati più gravi, uno dei germogli più pericolosi del percorso tragico dell'Europa, allora come oggi? Signor Presidente del Consiglio, quest'anno stiamo celebrando il trentennale della caduta del muro di Berlino. Nel 1989 tutti eravamo convinti che l'Europa sarebbe stata invincibile, perché da quel momento si costituiva non più come mera identità economica, ma come progetto politico preciso, come futuro comune. A trent'anni di distanza rimane il sogno, ma ci dobbiamo interrogare su quanto esso sia ancora perseguibile. Non è più condiviso dal Regno Unito, che non si pone il problema se la Brexit potrà danneggiare i suoi cittadini; di quanto grave disagio porti agli scozzesi, che già avevano manifestato l'anelito indipendentista; di quanto squilibrio porterà all'Europa, delle conseguenze imprevedibili che potrà avere il temuto confine rigido con l'Irlanda del Nord. Una questione determinante in questo momento è anche quella catalana. È difficile accettare le violenze che si stanno perpetrando in queste ore in Catalogna, così come quelle inflitte dalle Forze dell'ordine durante il referendum ; difficile rimanere indifferenti alle condanne a cento anni di carcere a nove politici catalani profondamente europei; difficile non sottolineare come non sia permesso a europarlamentari eletti democraticamente di onorare il proprio mandato; difficile anche però assecondare senza remore una volontà di secessione all'interno dell'Unione europea. È doveroso che il mio Paese contribuisca a livello comunitario alla definizione di un assetto che contemperi richiesta di più autogoverno e rispetto delle leggi e del diritto. Il diritto all'autodeterminazione dei popoli ha seguito molti passaggi dell'Europa nell'ultimo squarcio del Novecento e in questi primi decenni del nuovo millennio, ridefinendo i confini interni del nostro continente: da appartenente alla minoranza slovena del Friuli-Venezia Giulia, ne sono testimone io stessa, avendo seguito con dolore e trepidazione il processo di indipendenza della Repubblica di Slovenia, ora membro a tutti gli effetti dell'Unione europea e dell'Accordo di Schengen. Oggi ci troviamo, dunque, di fronte a una crisi del tradizionale quadro dei principi regolatori del sistema internazionale e in questo scenario il Consiglio europeo deve assumersi la responsabilità di prendere decisioni. In questo quadro il metodo dell'unanimità mostra tutti i suoi limiti e la conseguenza necessaria è che sia superato. Il nostro Paese non si è mai sottratto al dovere di assumersi le responsabilità del dialogo e del concreto perseguimento dello stesso anche sul campo. La guerra in Siria è il più pericoloso e disgregante evento cui siamo chiamati a rispondere. Ripetiamo che l'Europa, non soltanto i singoli Stati membri, deve intraprendere una propria iniziativa politica; però non basta dirlo, occorre iniziare a farlo (Applausi dal Gruppo PD) . Assumersi la responsabilità di prendere un'iniziativa è un onere cui non possiamo rinunciare, se occorre offrendo anche una capacità militare a garanzia della pace e della sicurezza nell'area, chiedendo all'ONU e agli Stati Uniti di fare altrettanto. Sembrava che ogni equivoco potesse essere scongiurato dall'appartenenza della Turchia alla NATO; sono state già elencate tutte le opzioni dissuasive che possiamo e dobbiamo porre in atto per fermare una tragedia umanitaria capace di destabilizzare l'Europa e l'Italia. Non dimentichiamo cosa è stata la rotta balcanica solo pochi anni fa, le conseguenze che ha avuto. Intervenire significa prevenire; per questo chiedo che l'Italia al Consiglio europeo parli con tutti e con ognuno, affinché si crei il più largo consenso a efficaci azioni dissuasive che possano essere segno di un protagonismo schiettamente europeo. Signor Presidente del Consiglio, le chiediamo di portare questa iniziativa in Europa, di adoperarsi agendo su un ampio orizzonte e a più livelli. L'auspicio è che riesca a tornare con l'accordo per una risposta forte, concisa e corale; ciò che non potrebbe essere compreso (e sarebbe fuori dalle aspirazioni che hanno propiziato la nascita di questo Governo) sarebbe il rinvio, l'inerzia e la burocratica rassegnazione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, ho ascoltato con estrema curiosità il suo di intervento. Nei prossimi giorni lei avrà il compito di rappresentare il Governo in carica nel Consiglio europeo e lo farà in modo da cercare di portare a casa - mi perdoni il gergo popolano o populista - gli obiettivi che lei, e solo lei, ritiene prioritari. (Brusio) . Il Presidente del Consiglio ha giustamente chiesto un minimo di attenzione, quindi chiedo ai colleghi di ascoltare. Credo che tutti quanti abbiamo il dovere di ascoltare. Le devo fare una confidenza: seduto nel Consiglio lei sarà solo. Mentre in passato aveva un'intesa di popolo alle spalle, oggi lei alle spalle ha Renzi e Zingaretti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si discuterà delle politiche europee e si dirà che tutto cambierà affinché nulla cambi. Si parlerà delle linee programmatiche della von der Leyen, del suo Presidente. Linee che la vedranno nella sua ultima versione, quella più influente come direbbe qualcuno. Mi permetta, Presidente: lei e il suo Governo non siete diventati più influenti ma semplicemente compiacenti e accondiscendenti. Credo che ci sia molta differenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Tra le altre cose, potrà chiedere riscontro e chiarimento - e credo lo debba fare - sulla tanto decantata nuova linea innovativa sull'immigrazione. Quella linea che ha portato enormi risultati, linea che ha citato in modo etereo nel suo discorso, forse perché è sconfessato dai fatti, dai dati. Nell'occasione informi e chieda delucidazione ai suoi colleghi europei perché non credo siano così convinti. Non si parla di Visegrád. Parliamo di altri Paesi. Un altro argomento importante all'ordine del giorno, trattato in modo ampio nel suo discorso ma anche in modo un po' soffuso, me lo consenta, è quello dei cambiamenti climatici, tema importante, ce ne rendiamo conto ma, mi consenta ancora, iperabusato, soprattutto oggi e in questa sede, anche solo per cercare di cementare una maggioranza in corsa. Oggi il suo citato e tanto decantato green new deal appare privo di contenuti concreti a vantaggio dei cittadini, perché è questo l'obiettivo cui dobbiamo guardare. Vedremo se le vostre norme saranno a vantaggio di qualcuno o di qualcosa. Oggi nel vostro bilancio non mi pare ci siano misure così epocali ma forse bisogna fare i rivoluzionari solo a parole, sempre che il concetto di neutralità climatica, citato nel suo discorso a New York (io c'ero, Presidente, quindi ho avuto la possibilità di ascoltarlo in prima persona) non equivalga ad un concetto di neutralità di azione. In sostanza, dire tutto per non fare nulla. Riferendosi poi alle questioni che ritengo più urgenti e più reali, perché si tratta di vite umane, non posso non evidenziare il tema della Turchia. Fonti di ieri, non so se ne è a conoscenza, affermavano che non sarebbe di primo interesse all'interno del Consiglio europeo la discussione sulle responsabilità della Turchia e sulla sua scellerata condotta, al di là di tutti gli ordini del giorno che possono essere accolti. Solo poche settimane fa, in occasione dell'incontro bilaterale durante l'Assemblea generale delle Nazioni unite, come delegazione italiana abbiamo avuto la possibilità di incontrare il rappresentante del Governo turco. Io ero presente e il rappresentante del Governo turco ha detto che l'occupazione da parte della Turchia di una fascia di 25 chilometri in territorio siriano sarebbe servita semplicemente per garantire la postazione dei profughi e per garantire la sicurezza della Siria. Le dico di più: questo rappresentante ci ha detto che in questa fascia di 25 chilometri sarebbero stati insediati dei campi profughi. Lui non ha utilizzato questo termine, ma ha parlato di una serie di villettine con degli orticelli, affinché tutti possano mantenersi e coltivare il proprio cibo per il proprio fabbisogno. Poi ha aggiunto che ovviamente questo sarebbe stato fatto a spese dell'Europa. Mi permetta, Presidente: se è vero che all'interno del Consiglio europeo non è di prioritario interesse parlare di quanto sta succedendo, o meglio non è di prioritario interesse adottare le azioni concrete tanto richieste in quest'Aula, mi perdoni, ma in Europa cosa ci stiamo a fare? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sono un europeista convinto anch'io - la dico grossa - ma se nelle sedi ufficiali non facciamo valere il nostro peso e non facciamo veramente qualcosa di concreto, davvero l'Europa non serve a nulla. Non parliamo di azioni militari, parliamo di qualcosa su cui siamo tutti concordi e che sia a vantaggio del popolo curdo. Stiamo parlando di persone che stanno morendo e che sono oggetto di un genocidio. Ce lo vogliamo dire o no? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . All'Assemblea della NATO, qualche giorno fa, i rappresentanti del Governo turco hanno detto che, sostanzialmente, loro garantiscono la sicurezza. Ma sappiamo di cosa stiamo parlando? Qualcuno, il rappresentante del Governo armeno, ha provato ad esprimere il proprio disaccordo, ma non gli è stata data la parola per la replica. Questo è il clima internazionale in cui ci muoviamo. Concludo, signor Presidente del Consiglio, e le dico semplicemente una cosa. Lei una volta ha detto di essere l'avvocato del popolo e allora contestava il termine populista, perché lo si sarebbe dovuto intendere in maniera più corretta, ovvero quella che anche noi riteniamo tale. Oggi probabilmente queste cose sono passate di moda: va bene, ne prendiamo atto. Comunque, se lei vuole recarsi al Consiglio europeo da mero funzionario di una maggioranza senza sentimento, vada sereno, però sia consapevole della sua precarietà. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il prossimo Consiglio europeo rappresenta un momento di fondamentale importanza, per l'Unione tutta e in particolare per il nostro Paese. È innegabile che molte questioni irrisolte, che affliggono il Paese, possano trovare soluzione solo se affrontate in sede europea: questo glielo dobbiamo, signor Presidente del Consiglio. Nonostante i proclami, le prove di forza e gli spot propagandistici del suo precedente Governo, tra le questioni da affrontare vi è ancora, ahimè, quella della gestione dei flussi migratori incontrollati. Da troppo tempo siamo costretti a fronteggiare, in quasi totale solitudine, le conseguenze legate all'acuirsi delle ondate migratorie, anche in seguito alla scellerata scelta di destabilizzare la Libia, decisione sulla quale Forza Italia - lo ricordo - ha sin da subito mostrato tutte le sue perplessità. Più volte, anche in quest'Aula, ho sostenuto la necessità di rivendicare in modo più efficace, in sede europea, una soluzione comunitaria vera e non solamente di facciata. Purtroppo però, alla prova dei fatti, abbiamo assistito, da parte dei Governi che si sono succeduti in questi anni, compreso il suo, presidente Conte, a pallide acquiescenze su accordi vuoti, privi di contenuto, o a inutili bracci di ferro e a diserzioni degli appuntamenti europei, che hanno contribuito, tra l'altro, ad aumentare la distanza fra cittadini e istituzioni europee, nonché a soffiare sul fuoco della propaganda euroscettica. Da ultimo, sull'accordo di Malta, lei ha parlato adesso, in quest'Aula - uso le sue parole - di «tappa significativa». Ebbene, il suo Governo ha presentato questo accordo con toni trionfalistici, come una grande conquista, ma a noi appare come l'ennesimo palliativo, che presenta numerose criticità, su cui è necessario discutere al prossimo Consiglio, signor Presidente. Innanzitutto, i destinatari dell'accordo saranno solamente i migranti soccorsi dalle navi che chiederanno un porto sicuro, non quelli che arrivano autonomamente, vale a dire la maggioranza. I numeri parlano chiaro: quest'anno, su 6.500 approdi, più di 5.000 fanno parte della seconda categoria. Questo accordo, quindi, rischia di incentivare i rapporti sottobanco fra scafisti e ONG, che realisticamente inizieranno a fare il pieno di migranti. Un altro punto critico importante è il meccanismo di rotazione dei porti, che non avviene su base obbligatoria, bensì volontaria. Lo stesso principio della volontarietà costituisce il vero nodo di tutti i più recenti tentativi di risolvere la questione migratoria. Anche per ciò che riguarda l'accordo di Malta, è bene sottolineare - avrebbe dovuto farlo lei, signor Presidente del Consiglio, poc'anzi, in quest'Aula - che l'adesione avviene solo su base volontaria. Questo fa sì che i singoli Paesi si pieghino a logiche egoistiche. Appare evidente infatti come gli Stati di Visegrád siano europeisti quando si tratta di ricevere fondi per costruire infrastrutture, scuole e ospedali, ma diventino euroscettici e autoreferenziali quando si tratta di fare la propria parte nell'accogliere i migranti. Non solo; anche i Paesi più apparentemente solidali a parole si sono tirati indietro alla prova dei fatti e lei lo sa bene. Come dimenticare i respingimenti operati dalla Francia di Macron al confine con l'Italia o ancora il recente comportamento della Spagna del socialista Sanchez, il cui Governo ha prima criticato Roma per la cattiva gestione del fenomeno migratorio e poi si è deciso ad accogliere solo quindici - ripeto: quindici - dei centodieci migranti presenti sulla Open Arms in seguito all'operazione di salvataggio avvenuta in agosto? Open Arms che, giova ricordarlo, batte proprio bandiera spagnola. Proprio per questo, presidente Conte, è assolutamente necessario che l'Italia si faccia promotrice di una soluzione che superi il meccanismo dell'adesione volontaria: fino ad allora non avremo fatto nulla. Se ciò non fosse possibile, serviranno perlomeno meccanismi sanzionatori - lei ne dovrebbe convenire con noi - per i Paesi che si rifiuteranno di aderire a questo accordo. Ad ogni modo, serve un'organica riforma dell'asilo europeo e il superamento del regolamento di Dublino. Una via percorribile potrebbe essere quella della cosiddetta cooperazione rafforzata, un meccanismo previsto dai Trattati che contempla la possibilità di approvare una riforma superando il meccanismo di approvazione all'unanimità e coinvolgendo un numero pari ad almeno nove Paesi membri. Una procedura che permette ai Paesi di muoversi a velocità differenti e grazie alla quale si è arrivati in passato ad approvare il Trattato di Schengen o a introdurre l'euro. Ebbene, se ne faccia promotore, presidente Conte, si faccia promotore di questa procedura di cooperazione rafforzata, lo faccia con coraggio e con convinzione! Un'altra questione che mi auguro lei vorrà affrontare in Consiglio, signor Presidente, è proprio quella del nostro Mezzogiorno. Occorre andare oltre le zone economiche speciali. Perché non proporre quindi di valutare l'istituzione a tempo di zone a fiscalità e burocrazia zero? Anche il suo Governo sull'argomento dovrebbe dare risposte all'Unione, stanziando le risorse che l'Italia si è impegnata a destinare agli investimenti nel Mezzogiorno. Proprio la Commissione europea infatti nei giorni scorsi - l'avrà seguito - ha lanciato un monito al nostro Paese, perché non investe quanto concordato nel Meridione. Se le cose non cambieranno, subiremo un taglio dei fondi strutturali. Presidente Conte, si attivi per dare un riscontro positivo al richiamo dell'Europa e della Commissione europea. Come intende agire su questo punto? Il Governo precedente, che lei stesso guidava, ha totalmente dimenticato il Meridione. Mi auguro che oggi lei, con questo suo nuovo Governo, voglia cambiare rotta. Sono lieta di apprendere che leader antieuropeisti e antieuro si siano in questi giorni ravveduti e abbiano rimarcato che l'appartenenza dell'Italia alla moneta unica e all'Unione Europea non è in discussione. Bene, adesso è il momento di muoversi compatti (siamo tutti d'accordo), perché essere patrioti e sovranisti non significa isolare il Paese ed ergere muri, bensì portare avanti gli interessi nazionali con l'arte della diplomazia. Di sovranismo illuminato ha infatti parlato, a ragion veduta, il nostro presidente Berlusconi. Infine, mi fa piacere che le sue idee siano chiare sulla Turchia. Lei mi è sembrato molto chiaro poc'anzi: l'attacco al popolo curdo è un'inaccettabile violazione del diritto internazionale. Esso va a destabilizzare ancora di più una regione già tormentata dalla guerra e a colpire il popolo protagonista della lotta - non dimentichiamolo mai - ai terroristi dell'Isis. Vogliamo forse dimenticare che, prima ancora dell'intervento di russi e americani, in Siria erano i soli curdi a combattere lo Stato islamico? Per non parlare della questione Cipro, che da anni non vede una soluzione. Signor Presidente, vogliamo che l'Italia prenda una posizione forte e decisa nei confronti dell'Unione europea. Vogliamo delle sanzioni severe alla Turchia del dittatore Erdoğan, che tanti passi indietro ha fatto compiere al suo Paese sul fronte della laicizzazione, dei diritti e della libertà. Ci auguriamo quindi che ai suoi buoni propositi seguano azioni concrete: lei è molto bravo con le parole, ma noi vogliamo i fatti; solo così potrà convincerci. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Luigi Angeloni» di Frosinone, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente del Consiglio, oggi intervengo in vista della sua partecipazione al Consiglio europeo per portare alla sua attenzione, e all'attenzione di tutti i colleghi senatori, un tema diverso da quelli finora trattati, ma ugualmente importante. Si tratta del problema delle organizzazioni criminali mafiose in Europa. Secondo studi recenti e dati di Europol e Eurojust, ossia la polizia e la magistratura europea, nei 28 Paesi membri dell'Unione europea sono sotto indagine circa 5.000 organizzazioni mafiose oltre a quelle italiane. Si tratta della mafia russa, della mafia turca, del clan degli albanesi, del clan dei vietnamiti, della mafia siriana ed altre. Ciò ci consente di affermare che nessun angolo d'Europa è esente dalla mafia e che la mafia italiana, operando a livello transnazionale, non è più soltanto un problema italiano. Ebbene, nonostante questo sia un dato inquietante, devo evidenziarle la quasi totale carenza di una legislazione antimafia europea, capace di punire chi ne fa parte, di scoprire e bloccare traffici illeciti e profitti derivanti dal traffico di droga, dalla tratta di esseri umani destinati allo sfruttamento sul lavoro o sessuale, dalla contraffazione, che spesso vede l'alleanza tra camorra e gruppi cinesi. Pensiamo anche alle agromafie, al riciclaggio dello stesso denaro sporco. Penso all'inchiesta olandese sul mercato dei fiori e, infine, al traffico dei migranti. Quasi tutti i migranti irregolari arrivati nell'Unione europea, via terra o via mare, hanno pagato un'organizzazione criminale. Tutte attività illecite, che non uccidono, ma che sono fonte di guadagni ingenti, che vengono poi riciclati nei circuiti legali, condizionando la vita economica e sociale di pezzi del territorio, con ingenti danni all'economia sana, al mercato e alla libera concorrenza. Pensiamo agli stessi grandi appalti europei, presi d'assalto dalla mafia italiana, che, però, fuori dalla nostra giurisdizione, non ha più controlli, perché in Europa non esiste la certificazione antimafia. Bisogna, allora, che anche il legislatore europeo emani norme per escludere dagli appalti chi è in odore di mafia e che i Paesi membri dell'Unione europea, così come richiesto tante volte dal Parlamento europeo, con relazioni, direttive e risoluzioni, adottino tutti i mezzi necessari di contrasto alle mafie, ispirandosi alla più avanzata legislazione italiana, l'unica, ripeto: l'unica, che prevede il reato di associazione mafiosa, di cui all'articolo 416- bis del codice penale, e la possibilità di confiscare beni alla criminalità organizzata anche in assenza di una condanna penale definitiva, qualora l'imputato o l'indagato non sia in grado di giustificare la provenienza lecita dei beni. Per non parlare della avanzatissima legislazione che prevede il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alla mafia. Così come occorrono procedure più snelle e una maggiore cooperazione internazionale per far lavorare davvero al meglio la procura europea. È in questo quadro, di certo non edificante, che voglio ribadire che l'Italia ha una normativa in materia di contrasto alle mafie davvero all'avanguardia, che non esiste altrove e che, lungi dall'essere modificata o cancellata, deve essere presa ad esempio da tutti gli Stati membri dell'Unione europea. Mi riferisco anche a quanto è accaduto di recente con la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che, seppure emessa da un organismo estraneo all'Unione europea, dimostra proprio la scarsa conoscenza della nostra legislazione antimafia a livello europeo. La Corte di Strasburgo ha respinto il ricorso dello Stato italiano contro la decisione emessa sul caso del boss della 'ndrangheta Marcello Viola, un pluriomicida, noto per aver fatto decapitare il suo nemico e aver giocato al tiro al bersaglio in una piazza con la sua testa. Ebbene, la gran Corte, la Corte di Strasburgo, ha definito l'ergastolo ostativo previsto dal nostro ordinamento penitenziario all'articolo 4- bis come un trattamento inumano e degradante, con ciò cancellando anni e anni di straordinari risultati nella lotta contro la mafia, per mezzo di coloro che, anche dopo la condanna, hanno collaborato con la giustizia, compresi - ricordo - i due affiliati che hanno permesso la condanna di Marcello Viola; in conseguenza, cancellando la stessa memoria dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutte le innumerevoli vittime innocenti per mano della mafia e dei suoi efferati criminali. Ricordiamo che l'articolo 4 -bis dell'ordinamento penitenziario è stato introdotto proprio dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio. La Corte di Strasburgo afferma che lo Stato italiano viola l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in quanto impone il carcere a vita ai condannati mafiosi che decidono di non collaborare, perché i giudici ritengono che, anche in assenza della collaborazione con la giustizia, non è detto che il condannato non si sia pentito dei suoi atti, che non sia dissociato dai gruppi criminali o che costituisca un pericolo per la società. Pertanto, concludono che anche in assenza di collaborazione del condannato all'ergastolo per reati di mafia si dovrebbero riconoscere i benefici di legge. Ma, signor Presidente, mi chiedo: se nel nostro ordinamento sopprimessimo l'articolo 4 -bis ed estendessimo i benefici penitenziari anche al condannato all'ergastolo che non collabora concretamente, chi mai più collaborerà con la giustizia italiana? La risposta è disarmante: nessuno. Ma la mafia non si combatte senza armi, signor Presidente, perché la mafia è una struttura solida, stratificata, organizzata. Come può la Corte di Strasburgo affermare che la non collaborazione non implichi necessariamente che il mafioso condannato all'ergastolo non sia pentito? In base a quali elementi, allora, il magistrato dovrebbe valutare l'avvenuto e certo pentimento, distinguendolo da un comportamento strategico posto in essere per arrivare al risultato di utilizzare i benefici premiali e, grazie ad essi, rinsaldare il legame con le associazioni criminali di appartenenza? Non dimentichiamo che i magistrati antimafia hanno reso noto un dato sconcertante, secondo il quale i più ligi alle regole imposte dal carcere sono proprio i boss mafiosi. Il nostro ordinamento è stato lungimirante e ha creato un equilibrio, secondo il quale lo Stato concede benefici qualora vi sia un ravvedimento e la collaborazione con la giustizia rappresenta con certezza la garanzia che il condannato decida di far prevalere la legalità. La collaborazione, dunque, non tradisce ma conferma la finalità rieducativa della pena, di cui all'articolo 27 della nostra Costituzione, perché solo colui che, da condannato all'ergastolo per crimini di mafia, collabora con la giustizia dà prova di una rieducazione in atto, perché spezza il legame con l'associazione criminale per far prevalere il rispetto delle regole del vivere civile. Dunque, lungi dal prevedere un trattamento disumano, l'articolo 4 -bis dell'ordinamento penitenziario prevede una legittima richiesta di assunzione di responsabilità rispetto alla commissione dei crimini, in nome del preminente interesse di tutela della collettività. In attesa della pronuncia della Corte costituzionale sul tema, signor Presidente del Consiglio, concludo con l'auspicio che lei possa farsi portavoce nel Consiglio europeo di tutte queste problematiche e della necessità urgente di una legislazione antimafia a livello europeo, oltre che garante della nostra eccellente e all'avanguardia legislazione antimafia, alla quale anche gli altri Stati membri dell'Unione europea dovrebbero conformarsi. Le auguro davvero buon lavoro, anche per i temi da lei trattati. (Applausi dal Gruppo M5S. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente del Consiglio, le sue dichiarazioni in relazione al prossimo Consiglio europeo, in merito alla chiarezza della collocazione dell'Italia in Europa, vanno nella direzione giusta, che noi apprezziamo. Ascoltando anche i colleghi della Lega, penso che dovremmo fare chiarezza su qualche punto; anche i colleghi della Lega dovrebbero farla. Se capisco bene, si è preso atto che la politica cosiddetta sovranista in Europa è fallita. Si è preso atto che, per esempio, i Paesi di Visegrad sono i primi avversari di quelle politiche, per esempio sull'immigrazione, che sono essenziali per il nostro Paese. D'altra parte, non si può non constatare che le politiche restrittive messe in atto in questi anni dall'Europa sono a loro volta fallite. Mi chiedo, allora, anche considerando il merito delle comunicazioni rese dal Presidente del Consiglio, perché non sia possibile a questo Parlamento, su alcuni punti fondamentali, fare un passo in avanti. Guardiamo alla concretezza, alla quale ci avete richiamato. Anzitutto, siamo di fronte a una situazione molto critica: i dati del Fondo monetario parlano da sé. Il rischio di un rallentamento è un dato concreto a livello mondiale e la guerra dei dazi crea problemi enormi in primo luogo a Paesi come il nostro, o come la Germania, che della loro filiera industriale e della loro capacità di esportazione fanno un elemento fondamentale. Su questo credo siamo d'accordo. In secondo luogo, i cambiamenti climatici, come ho già detto in un altro intervento, non sono una demagogica espressione di qualcuno, sono un problema reale: esiste. Siamo di fronte a un cambio strutturale del modello di sviluppo che richiede nuove politiche industriali, nuove politiche di sistema (italiano, europeo e mondiale) senza le quali non andremo da nessuna parte. Sulla Siria l'attacco irresponsabile e gravissimo della Turchia, Paese membro della NATO, al popolo curdo - lo dico con chiarezza - ripropone un grande tema che riguarda la politica internazionale: il diritto degli Stati e dei popoli, tema sul quale non è possibile alcuna contrattazione, né economica, né sull'immigrazione. Ho apprezzato la sua scelta chiara, netta e puntuale su questo punto, Presidente: non è accettabile - lo dico esplicitamente, lo posso dire più chiaramente di lei - alcun tipo di ricatto nei confronti dell'Europa da parte della Turchia. Dovremmo allora mettere in atto politiche precise. Anzitutto, la governance economica europea: questo è il primo punto. Nel merito, vorrei fosse chiaro che per noi, per le scelte fatte da questo Governo, aprire un nuovo capitolo per rilanciare i consumi interni in Europa e in Italia è essenziale. Ciò riguarda, in primo luogo, anche il nostro rapporto con la Germania e su questo punto potremmo trovare un rapporto, una relazione. Non dobbiamo fare un accordo politico, ma su questo punto è interesse dell'Italia tutta avere una forza più significativa da parte del Paese e del Parlamento che spinga in questa direzione. Così come è fondamentale che si apra a nuove politiche, collocando gli investimenti green fuori dal Patto di stabilità. Siete d'accordo, vero? Noi ne siamo convinti, lo proponiamo da tempo e credo siate d'accordo anche voi. In secondo luogo, cambiare la governance vuol dire che si deve decidere non solo ed esclusivamente col principio dell'unanimità. È una scelta sulla quale dobbiamo cominciare a muoverci, magari costruendo un'alleanza senza bombardare e senza offendere, senza andare allo scontro, che non ha portato niente. Ve lo ricordo sempre, scrivetelo: dal 2,4 per cento al 2,04 per cento; quella politica lì non porta da nessuna parte. È essenziale stringere alleanze per affrontare il doppio tema della redistribuzione obbligatoria, dei rimpatri e dell'elenco dei Paesi sicuri e su questo penso che potremmo provare a fare almeno un pezzo di strada insieme, più che andare allo scontro con il Presidente del Consiglio. Voglio aggiungere anche un'altra cosa e penso che anche su questo saremo d'accordo. Se non si trova un'intesa, se ci sono Paesi in Europa che non accettano la solidarietà e non rispettano i principi fondamentali, allora usiamo la leva dell'intervento sulle questioni economiche: debbono pagare un prezzo. Dobbiamo riuscire ad ottenere questo risultato, perché allora il discorso e il confronto sarebbe più paritario tra i diversi Paesi dell'Unione. In questo modo nessuno si potrebbe nascondere dietro all'unanimità - un giochino abbastanza semplice - ma dovrebbe invece fare i conti con i problemi suoi e nostri, perché questa è l'Europa. O si fa una sintesi, o non si va da nessuna parte. Faccio due sole brevissime sollecitazioni, perché per il resto sono d'accordo. Vorrei sottolineare che sulla parte che riguarda le politiche di coesione e la PAC, c'è il problema di discutere, non solo - come lei giustamente ha dichiarato - delle quote rispettive per le diverse politiche. Ci sono le condizionalità e le regole. Su questo punto l'Italia ha sempre subìto un colpo di competenza e di subordinazione, che hanno un segno che va tutto a favore di alcuni Paesi: questo è un problema che ci dobbiamo porre. Quando andiamo discutere della PAC, quando andiamo discutere delle regole... PRESIDENTE. Senatore Errani, deve concludere il suo intervento. ERRANI (Misto-LeU) . Un'ultima cosa. Sulla Siria ho già detto quello che penso e che condivido: su questo punto occorre una forza di interposizione, un cessate il fuoco e noi le chiediamo, signor Presidente del Consiglio, di interrompere ora i contratti e il commercio sulle armi. Ora. Intendiamoci: loro non ne hanno bisogno ora, le hanno già. E questa sarebbe una riflessione doverosa per tutti i Paesi europei ed anche degli Stati Uniti. Tuttavia, sarebbe un segnale politico: non puoi fare quello che ti pare e non puoi portarci al rischio di un nuovo conflitto ampio in Medio Oriente e a pagare il prezzo anche della liberazione di tanti terroristi. Dobbiamo essere netti, chiari e coerenti al riguardo e credo che questa posizione ci pagherà. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (IV-PSI) . Signor Presidente, Presidente del Consiglio, membri del Governo, sembra non bastare il nuovo quadro istituzionale europeo, uscito dalle elezioni del maggio scorso, per mettere in comune e al sicuro il futuro degli europei, ora che, comunque, le spinte sovraniste, soprattutto quelle fomentate dalla Lega, sono state sconfitte da quanti, come noi, pur chiedendo un nuovo inizio, intendono però lavorare per l'Europa, per rinnovarla rispetto a nuove e più tradizionali sfide di politica interna e di relazione con il mondo esterno caratterizzato da evoluzioni continue e continue tensioni, dove i confini tradizionali - questa è la caratteristica dell'oggi - tra Oriente e Occidente sembrano non bastare più a definire i nuovi rapporti. Bene allora l'avvio dei negoziati di preadesione con l'Albania e la Macedonia del Nord. Oggi è il tempo del coraggio per l'Unione europea ed è tempo che l'Italia torni a credere nel ruolo che la storia ci assegna nell'indicare un processo possibile di un'Unione che offre già in questo momento la legislazione più avanzata in materia di protezione sociale, salute umana e di sostenibilità ambientale. Di fronte a sfide cruciali quali la minaccia del cambiamento climatico, le disuguaglianze sociali, di genere, intergenerazionali, di fronte ai nuovi protezionismi, alla contrazione del commercio internazionale, ma anche di fronte alla sfida demografica, di trasformazione del lavoro con le nuove competenze digitali e tecnologiche, sembra questo il tempo delle decisioni importanti, di scelte che abbiano un orizzonte lungo. Il nuovo umanesimo per l'Europa passa, dunque, da questa sua capacità di consegnare alle future generazioni e ai nostri figli una realtà giuridica arricchita di nuove forme di governance istituzionale, ma anche di governance economica, di capacità di programmazione oltre una legislatura. Signor Presidente, l'Europa è chiamata non soltanto a migliorare ciò che già riesce a fare, ma ad avere più forza per realizzare ciò che ancora non riesce a compiere. Per un'Europa più verde, più giusta e più forte non basterà difendere lo stato di diritto, ma sarà necessario procedere verso un più esteso welfare comunitario, il cosiddetto pilastro sociale. Nuove sfide e nuove priorità dovranno trovare soluzioni di copertura finanziaria nel nuovo quadro pluriennale con il previsto aumento delle risorse proprie, a partire - speriamo - da un'unica web tax o carbon tax , ma anche con la ridefinizione degli indicatori di stabilità e crescita nell'ambito del processo del semestre europeo. Siamo assolutamente d'accordo: è necessario scomputare dai parametri del pareggio di bilancio gli investimenti green , come indicato già nel summit del 23 settembre scorso sul clima a New York. Siamo, altresì, favorevoli a una comune politica di armonizzazione fiscale. Per la politica di sicurezza sarà necessario rafforzare la cooperazione in politica estera, la difesa comune e, soprattutto, condividere la necessità che l'Europa parli a una sola voce nei consessi internazionali di fronte ai nuovi conflitti, come quello in Turchia, di fronte alla politica del laissez-faire degli Stati Uniti, di fronte al ricatto inaccettabile di Erdoğan. Non basterà l'embargo alle armi, ma saranno necessarie sanzioni esemplari. Infine, c'è bisogno di una politica migratoria comune, che non può prescindere da una politica per l'Africa, di un controllo della frontiera esterna, che rafforzi il sistema dei corridoi umanitari, ma con un comune sistema del diritto di asilo, di rimpatri e di ricollocamenti obbligatori per superare i limiti dell'accordo di Dublino. Signor Presidente, l'Italia ha abbandonato la politica isolazionista del precedente Governo e, in particolare, della Lega (lo ripeto). Ci sono, pertanto, tutte le condizioni perché possiamo concorrere con il nostro patrimonio di valori a disegnare l'orizzonte di un processo di integrazione che non dobbiamo mai dare per scontato e la Brexit ne è l'emblema. Il rischio di hard Brexit va scongiurato, perché andrebbe a danno di oltre mezzo milione di cittadini italiani e di tante imprese. L'Europa deve dunque considerarsi sempre a un bivio, ma deve altresì sempre considerare se stessa come mezzo unico e possibile di un comune destino. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente del Consiglio, lei è in quest'Aula perché domani parteciperà al Consiglio europeo in cui prenderà forma la nuova politica della Commissione europea. Si tratta di una nuova Commissione che vedrà l'Italia più debole, come dimostrato anche dalla sua composizione, che vede la presenza addirittura di otto Vice Presidenti (come a dire che un Vice Presidente non si nega a nessuno, si nega solo all'Italia). Una Commissione in cui la Germania ha preso il pieno controllo: prima agiva per procura, oggi assume direttamente nelle sue mani la guida della Commissione europea. È come se la capitale si sia trasferita da Bruxelles a Berlino. In questa Commissione lei si presenta ormai come un veterano, perché credo che questo sia il quarto o quinto dibattito in cui lei presenta gli indirizzi del suo Governo - il primo Governo Conte e ora il secondo Governo Conte - in vista del Consiglio europeo. Ma lei si presenta più debole, come dimostrano i dati di ieri del Fondo monetario internazionale, che attestano come l'Italia sia l'unico Paese dell'Unione europea in stagnazione. In quest'ultimo anno il Governo Conte uno e il nuovo Governo Conte due hanno notevolmente indebolito l'Italia per quanto riguarda sia la composizione della Commissione europea (aggiungo che alla Banca centrale europea ci sarà non più il governatore Draghi, ma un governatore francese), sia la postura del nostro Paese, che è più debole e piegato su se stesso, a crescita zero e con il debito pubblico in aumento. In questo contesto vorrei concentrare il mio intervento solo su due aspetti, che rappresentano due emergenze, in quanto del resto abbiamo già discusso ampiamente in questo Parlamento nei sedici mesi scorsi e lei sa, signor Presidente del Consiglio, che le nostre posizioni non cambiano, anche se noi sappiamo che le sue cambiano e anche molto spesso. Desidero concentrarmi su due aspetti, quelli dei dazi e quello della Turchia, che sono due concrete minacce per l'Italia. Mi soffermo anzitutto sui dazi punitivi che il presidente Trump ha ottenuto dalla World trade organization, anche se - per la verità - li hanno ottenuti i precedenti Presidenti, perché quest'azione punitiva è stata chiesta dal presidente Bush e avvalorata dal presidente Obama, non c'entra nulla il cattivo Trump, che ha ottenuto dal tribunale dei dazi di ritorsione punitiva. Ebbene, già ci sono stati dei colloqui qui a Roma e sappiamo che non siete riusciti a ottenere quello che lei, presidente Conte, giustamente chiede, attraverso un rapporto bilaterale, oltre che multilaterale, cioè l'esenzione delle aziende italiane. Del resto, noi non c'entriamo proprio nulla con le misure di sovvenzione che Francia e Germania hanno adottato per Airbus e anche in tante altre occasioni siamo riusciti a far escludere le aziende italiane da misure ritorsive. È accaduto nei primi anni Duemila - eravamo noi al Governo - quando siamo riusciti a far escludere le aziende italiane dai dazi sull'acciaio introdotti allora illegalmente dal Governo americano. Le cinque aziende italiane che erano nella prima lista (noi eravamo i primi produttori in Europa) sono state escluse grazie all'azione bilaterale del Governo italiano. È accaduto altrettanto nel 2008, quando i prodotti italiani che erano inclusi nel carosello punitivo daziario furono esclusi grazie all'azione bilaterale. Avete quindi dei buoni esempi e modelli da seguire se davvero siete ascoltati oltreoceano e noi ci auguriamo che così sia. La seconda questione è quella della Turchia, signor Presidente del Consiglio, e le chiedo ciò che le ha già chiesto di sapere qualche collega prima di me: non abbiamo ben compreso se il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale abbiano adottato un provvedimento per sospendere l' export di armi nei confronti della Turchia e a valere da che data. Le chiedo, in modo particolare, se il cannone di ultima generazione che sta uscendo da un deposito di Affile, di cui leggo su un giornale - mi rivolgo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, che su questi argomenti dovrebbero avere un minimo di sensibilità: anche se il Governo è cambiato, spero che non siano cambiate le loro idee - sarà consegnato alle armate turche o sarà bloccato sulle strade italiane. Su questo ne va della credibilità del Governo, ma temo che anche su questo agli annunci non seguiranno delle effettive e conseguenziali azioni. Ci chiediamo soprattutto qual è la posizione che il Governo esprimerà al Consiglio europeo sulla Turchia, perché dobbiamo dire con chiarezza che le misure che l'Europa sta prendendo in merito a Cipro Nord riguardano un'azienda italiana che è stata minacciata nei suoi interessi dal sultano Erdoğan, perché quei pozzi da trivellare sono stati dati in concessione all'ENI. Aggiungo che le misure che l'Unione europea dovrebbe assumere devono essere ben più significative in relazione a quanto di tragico e di drammatico sta accadendo, peraltro già annunciato da tempo, nel territorio siriano, dove sono in corso un genocidio e una pulizia etnica da parte di un Governo che all'interno pratica una politica totalitaria di islamizzazione del Paese e all'esterno una politica imperiale di islamizzazione crescente, con minacce significative nei Balcani, nel cuore d'Europa e in ogni territorio confinante con la Turchia e non solo; infatti non a caso il Governo turco sta sobillando e armando le fazioni persino in Libia. Ebbene, in questo contesto di islamizzazione crescente del Paese e di minaccia imperiale nei confronti dei vicini e, direttamente, nei confronti dell'Italia (perché le aree minacciate, da Cipro sul piano economico in Libia, nei Balcani e persino nel grande Medioriente, sono di prioritario interesse strategico dell'Italia, che era - lo ricordo a me stesso - il principale partner commerciale della Siria, oggi disastrata), mi chiedo cosa il Governo stia facendo. Pertanto, signor Presidente del Consiglio, la invitiamo ad agire subito affinché l'Europa realizzi prima di tutto delle sanzioni selettive nei confronti di Erdoğan e della sua cricca di potere, a cominciare dalla sua famiglia, che è coinvolta direttamente nella islamizzazione e nel sostegno all'Isis. (Applausi dal Gruppo FdI) . Lo dimostrano anche 58.000 mail da parte di Wikileaks che dimostrano come il figlio di Erdoğan sia a sostegno del mercato illegale del petrolio dell'Isis in combutta con il califfato. Possibile che il MoVimento 5 Stelle sia fuori da quest'Aula quando si discute di questi argomenti? Noi chiediamo quindi sanzioni selettive nei confronti di Erdoğan, della sua famiglia, del gruppo di generali e di Ministri coinvolti, con il blocco dei loro beni in Italia e all'estero. Chiediamo inoltre che l'Unione europea sospenda ogni forma d'aiuto, annullando e non meramente sospendendo il negoziato con la Turchia, perché se si annulla il negoziato, come chiede ad esempio l'Austria, nel contempo si annullano le risorse che ancora oggi vengono destinate alla Turchia in forza di quel negoziato di accessione e che servono al Governo turco per mantenere la dittatura di Erdoğan e per distruggere, con l'invasione, il popolo curdo, perché noi lo stiamo rifornendo non soltanto di armi, ma anche di denaro. Chiediamo anche di sospendere gli aiuti riferiti alla questione dell'immigrazione, perché non si può accettare questa minaccia di utilizzare come bombe demografiche i poveri profughi siriani scaraventandoli contro la frontiera europea e magari servendosi di questo per far passare come su autostrade del terrore anche i miliziani dell'Isis per colpire nel cuore d'Europa. Sappiamo tutti che la Turchia è dietro l'Isis e chiediamo misure urgenti per bloccare tutto questo e salvare il popolo curdo. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, non c'è dubbio alcuno - l'abbiamo già sottolineato la scorsa settimana - che questo Governo, a confronto con il precedente, ha fatto un grande salto di qualità nella consapevolezza della crisi climatica. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . D'altro canto, basta leggere il programma di Governo, che ai punti 7, 8 e 9, ma anche al punto 20, dove si parla di città, sottolinea questa consapevolezza e definisce per la prima volta in maniera organica politiche che vanno in questa direzione. È altrettanto evidente però che le politiche in generale e in particolare quelle contro il cambiamento climatico, se lasciate ai singoli Stati nazionali, risultano e risulteranno del tutto inefficaci, perché è molto evidente che i singoli Paesi, pur magari agguerriti contro il cambiamento climatico, potranno produrre un'utilità marginale e sicuramente inefficace nell'obiettivo di modificare strutturalmente la condizione del nostro pianeta, presente e futura. È quindi molto positivo, Presidente, che in Europa abbiano vinto quelle forze che vogliono una forte Unione europea, e non i nazionalisti che con la loro azione, anche sul clima, avrebbero prodotto un disastro ambientale di scala mondiale, con ricadute negative anche nel nostro Paese. Molto bene quindi, presidente Conte, che la futura Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, abbia posto al nostro Continente, alla nostra Unione e all'Europa unita, l'obiettivo di essere il primo Continente neutrale dal punto di vista carbonico entro il 2050. Gli obiettivi che sono stati definiti sono molto concreti, perché si parla di un investimento di 1.000 miliardi dal 2021 al 2027. Si parla di una carbon border tax per contrastare la rilocalizzazione delle emissioni; si parla di strategia di decarbonizzazione dei settori a grandi intensità energetica; si parla del sostegno all'economia circolare; della creazione di fondi e, in particolare, di un « just transition fund », per supportare i territori e i settori più deboli. È del tutto evidente infatti che la transizione energetica e tutte le politiche correlate devono tenere insieme i tre capisaldi che sono la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Si parla di sostenibilità, in particolare per i lavoratori, le persone più esposte e i territori più fragili. L'obiettivo della sostenibilità, oltretutto, non è definito solo a livello generale dalla Commissione, ma è anche declinato, al punto 1, per ogni membro della Commissione. Vi è poi l'obiettivo di dedicare il 25 per cento dell'investimento della Commissione, nei prossimi cinque anni, alle politiche ambientali. Da ultimo, ma non ultimo, vi è la definizione di un grande patto per il clima che metta insieme, a livello sussidiario, tutta la rete della sussidiarietà verticale e orizzontale (quindi con tutti gli enti, anche nazionali, compresi i Comuni, le Città metropolitane e le Regioni, ma anche le associazioni di categoria, i singoli cittadini e le imprese); un grande patto che veda politiche coordinate e unitarie in questa direzione. È un intervento noto come Green New Deal. Ormai sta diventando un refrain , una frase forte che però va riempita di contenuto. Ricordo quando è nata l'espressione New Deal: sappiamo tutti che il termine è stato coniato circa cento anni fa, quando Franklin Roosevelt decise di uscire dalla Grande depressione. Una grande depressione che aveva determinato una crisi economica finanziaria stratosferica e dunque la necessità di intervenire radicalmente con riforme economiche e sociali radicali. Ebbene, siamo esattamente nella stessa condizione oggi, a distanza di circa un secolo, per quanto riguarda il cambiamento climatico. Ho sentito prima un senatore della Lega dire, passando dal tema del cambiamento climatico ad altro tema, "passiamo ora alle cose urgenti e più reali", come se la questione del cambiamento climatico non fosse urgente. Allora vorrei invitare il senatore a fare un giro con il sottoscritto, essendo di Venezia, per le Dolomiti per verificare i danni causati dalla tempesta Vaia solo dodici mesi fa: interi boschi e foreste distrutte, una tempesta mai verificatasi nella storia di quelle montagne, con punte di 217 km all'ora. Evidentemente si tratta di fenomeni determinati dal cambiamento climatico. D'altro canto, grazie a Dio, abbiamo anche un Presidente della Repubblica che proprio il 23 settembre del 2019 ha firmato con tutti i Capi di Stato e di Governo un impegno preciso, un'iniziativa per una maggiore ambizione climatica, nel quale si afferma al primo punto che il cambiamento climatico è la sfida chiave del nostro tempo. Signor Presidente, concludo il mio intervento dicendo che tutti gli obiettivi che sono stati inseriti nell'agenda strategica 2019-2024 sono fondamentali, ma mi permetto di sottolineare, a nome del Gruppo PD, che dicendo che il mutamento climatico è uno di questi quattro obiettivi, troverà la nostra totale approvazione e il nostro sostegno, in particolare quando tra queste quattro tematiche generali si parla di Europa verde, equa e sociale e a impatto zero. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, ho chiesto di parlare per dire qualcosa specifico sulla questione dell'attacco turco nel territorio nord-occidentale della Siria, in particolare nella zona abitata dai curdi. Questo intervento sta mettendo in ulteriore pericolo le minoranze cristiane della zona, già colpite gravemente negli scorsi anni a causa della guerra in Siria; in questo caso c'è un ulteriore aggravio della loro situazione per via di questo intervento. C'è inoltre un pericolo di arrivo in Europa da quella zona di foreign fighters in fuga dalle carceri; apprendiamo infatti che a causa dell'arrivo dei turchi e delle milizie che li fiancheggiano diverse carceri sono state aperte, per cui ne vengono fuori dei combattenti che spesso provengono dall'Europa e c'è il rischio che, a questo punto, tornino in Europa per continuare la loro battaglia di fanatismo e di estremismo. Vi è, quindi, anche un interesse specifico da parte da parte nostra rispetto a questa incresciosa vicenda. Inoltre vi è la doverosa solidarietà nei confronti dei curdi, che negli scorsi anni si sono battuti contro l'estremismo islamista di Daesh, dell'ISIS, perdendo molti combattenti uomini e donne e non possiamo pensare di lasciarli al loro destino senza azioni concrete. Purtroppo ho sentito da lei, signor Presidente del Consiglio, delle parole di preoccupazione - sì - per la situazione in cui si trova la popolazione di quelle aree, ma lei ha specificato che devono essere azioni senza alcun carattere militare. Ebbene, noi riteniamo che la proposta di una forza d'interposizione internazionale in quell'area sia l'unica che oggi può avere una qualche efficacia, perché l'embargo sulle armi (supponendo anche che si faccia, poiché vediamo che non abbiamo grandi prospettive neanche questo senso) in questo momento è del tutto inefficace atteso che la Turchia è ampiamente fornita di armi; inoltre le sanzioni economiche, pur doverose, nell'immediato non hanno efficacia. Invece, nell'immediato ci sono centinaia di persone che vengono uccise, per cui chiediamo una proposta dell'Italia per una forza d'interposizione simile a quella che non molto lontano da quelle aree ha avuto un'ottima riuscita. Mi riferisco a quella Forza di interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL), in cui l'Italia ha avuto un grande ruolo, con ottimi comandanti, e che ha dato risultati straordinari al confine sud del Libano (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bossi Simone. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, svegliarsi all'alba, seminare, lavorare e curare la terra: questa è l'arte di saper attendere. Diversamente la nostra terra non darà mai buoni frutti. Le chiediamo, presidente Conte, di andare in Europa a testa alta e difendere la sovranità agroalimentare del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La nostra è un'agricoltura di qualità e lo sarà per sempre. È sbagliato pensare che la nostra competitività si possa e debba basarsi sulla quantità. Sono infatti le nostre eccellenze che ci rendono unici nel mondo. Lo dimostra il fatto che i nostri prodotti sono quelli più contraffatti e che soltanto i nomi utilizzati per commercializzarli evocano la storia, la tradizione e la cultura del nostro Paese. L'agricoltura è un settore strategico che nell'ultimo anno ha visto, in controtendenza con una crisi generalizzata e diffusa, una crescita economica importante. Il nostro mangiare e il nostro bere sono il nostro orgoglio, sono la salute, la ricchezza e il lavoro del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Io sono un giovane senatore di campagna, come amo definirmi, e così tanti miei colleghi. Vengo da un paesino, da San Bassano in provincia di Cremona, nella bella pianura Padana, una piccola provincia che vive di agricoltura, dove quelli che lavorano sodo nei campi e nelle stalle li chiamiamo e li chiamo con grande rispetto agricoltori e, con amicizia, contadini. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non li chiamiamo come alcuni suoi colleghi - anche se colleghi è una parola impegnativa visto che lei di voti non ne ha mai presi, non si è mai candidato e non è mai stato eletto da nessuno - che chiamano i nostri agricoltori (e li ho sentiti con le mie orecchie in Commissione) "quelli delle mucche". Ci vuole rispetto, signori, ci vuole rispetto e riconoscenza per chi ancora in questo Paese lavora. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vede, Presidente, non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Nel lavoro onesto risiede solo la dignità, la dignità, e bisogna ricordarselo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vede, io vivo in una provincia dove i dazi americani sul grana o sul parmigiano metterebbero in ginocchio tutte le latterie e le nostre aziende agricole. Vivo in quella piccola provincia dove se mi chiedono di difendere un pezzo di grana sarei anche capace di andare di fronte al Padreterno, perché dietro quel semplice pezzo di formaggio c'è tutto il sudore e il sacrificio di persone, di famiglie e di un territorio che non conosce sabati e domeniche, che non conosce Pasqua, Natale e Ferragosto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dietro quel semplice pezzo di formaggio c'è il sacrificio di chi lavora. Mi ha fatto male vederla rinnegare con arroganza, supponenza e superficialità il nostro territorio, il nostro lavoro e la nostra cultura contadina della quale io, a differenza sua, non mi vergogno e non me ne vergognerò mai. Io sono fiero della nostra cultura contadina. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . L'arroganza con la quale ha liquidato una giornalista di inchiesta che voleva denunciare i rischi per la nostra agricoltura con l'introduzione dei dazi è inaccettabile. Vede, presidente Conte, non basta portare la pochette a due o più punte e parlare di educazione costituzionale. Lo stile è un'altra cosa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . E mi permetto di dirle anche che quella pochette elegante su di lei non è altro che un cencio sbiadito. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . ABATE (M5S) . Ma come si permette! BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . L'agroalimentare italiano vale 215 miliardi, quasi il 13 per cento del PIL. L' export agroalimentare italiano vale 42 miliardi, perciò se difende le nostre produzioni lei non sta difendendo il nulla, lei le deve difendere. È un suo dovere farlo. Lei deve difendere milioni di aziende e di posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az.) AIROLA (M5S) . Come avete fatto con la canapa! BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Come hai fatto tu con la TAV! PRESIDENTE. Prosegua, per favore. Senatore Airola, lo lasci concludere. (Commenti dei senatori Airola e Montevecchi) . BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . I dazi che saranno applicati a partire dal 18 ottobre dagli USA saranno a rotazione, cioè colpiranno molti prodotti simbolo del nostro Made in Italy e peseranno sul nostro export per un miliardo di euro all'anno così come sono stati impostati. Le ricordo che sul nostro agroalimentare grava il CETA e lei sa benissimo quale sia il suo impatto diretto sull'importazione, per non parlare del Mercosur con il quale l'Unione europea ha svenduto i prodotti simbolo in cambio di produzioni francesi e tedesche. Le dice niente la parola automotive ? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Collina) . Mi permetta di concludere, dicendo che la sua goffa reazione di fronte a chi le consegnava il nostro prodotto non mi ha stupito, anzi, il suo volto visibilmente irritato me lo aspettavo, perché lei, in fondo, è come quel prodotto, che, dall'altra parte del mondo, ci penalizza: lei è falso con gli italiani, presidente Conte, come il parmesan . Come questo parmesan ! (Il senatore Campari mostra una confezione di falso parmigiano). Lei è falso. Lei è un falso! (I senatori del Gruppo L-SP-PSd'Az espongono cartelli recanti la scritta «FALSO») . VOCI DAL GRUPPO L-SP-PSd'Az. Falso! Falso! PRESIDENTE. Sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 12,36, è ripresa alle ore 12,37) . È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente (Brusio) , neanche io ho simpatia per il parmesan , ma sono qua, grazie. Il Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2019 discuterà tematiche fondamentali per la stabilità e il futuro dell'Unione (Brusio) . Colleghi, potreste gentilmente lasciarmi proseguire? PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo di fare silenzio. Prosegua, senatrice Testor. TESTOR (FI-BP) . Grazie, signor Presidente. Come membro della 14 a Commissione inizio col dire che i media e, più in generale, l'opinione pubblica nazionale, dovrebbero prestare una maggiore attenzione a tali incontri perché, di fatto, è in queste occasioni che si prendono le decisioni più importanti e si decide buona parte del nostro futuro. Venendo ai punti all'ordine del giorno del Consiglio, una parte preminente dello stesso sarà occupato dalle discussioni sulle risorse da assegnare alle diverse politiche comunitarie, in vista del prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Si tratta di una discussione che, come è noto, sta incontrando molte difficoltà e i consueti veti incrociati tra gli Stati membri. La mancanza di accordo rischia di rinviare le decisioni al 2020, mettendo a rischio il corretto inizio della programmazione finanziaria. L'auspicio è che il Governo riesca a tutelare l'interesse nazionale, non solo a parole, come purtroppo è accaduto con l'Accordo di Malta, che ha lasciato l'Italia da sola. Occorre mettere al centro del nostro dibattito e soprattutto delle nostre azioni la tutela dell'interesse nazionale. L'Europa, signor Presidente, viene percepita dai cittadini italiani come molto distante e non vorrei che la stessa Italia fosse percepita come distante, perché stiamo parlando delle persone, delle nostre aziende e di tutti coloro che devono vivere sul nostro territorio e che vanno tutelati a 360 gradi. Interesse nazionale significa fondi certi per le politiche agricole, che sono già stati menzionati dai colleghi della Lega, per le aree meno sviluppate del nostro Paese e per le nostre imprese. Per farlo è indispensabile costruire una rete di alleanze, specialmente con i Paesi con un tessuto socio-economico simile al nostro. Due temi di drammatica attualità condizioneranno poi il dibattito: la Brexit e la questione siriana. Il Governo del Regno Unito, nel recente discorso pronunciato dalla regina Elisabetta II davanti al Parlamento, ha ribadito l'assoluta priorità di completare il processo di uscita dall'Unione nella data stabilita del 31 ottobre prossimo. Dai giornali si apprende che i negoziati starebbero prendendo una piega favorevole, attraverso una soluzione che porterebbe l'Irlanda del Nord a essere praticamente separata dal resto del Regno Unito; una soluzione davvero preoccupante, date le mai sopite tensioni dell'area che, unite ai nuovi venti indipendentisti dell'europeissima Scozia, danno la cifra del prezzo in termini socio-politici da pagare per scelte improvvide come quella del Brexit. Una scelta che condizionerà le politiche di tutta l'Europa, visto che il Regno Unito contribuisce per circa il 10 per cento del bilancio comunitario. È evidente che, se questo 10 per cento viene a mancare dal bilancio e dal quadro finanziario pluriennale, o saranno gli altri 27 Stati membri a stanziare ulteriori risorse oppure ci troveremo a dover valutare quali politiche mettere in campo in questi momenti in cui soprattutto la situazione siriana può far cambiare le prerogative e le priorità dell'Europa. L'esclusione del Regno Unito dal mercato unico con la Brexit deprimerà certamente gli scambi commerciali con il Paese, a danno delle nostre imprese. La questione siriana, con l'incapacità dell'Europa di dare una risposta risoluta e univoca, è l'ennesima dimostrazione della fragilità politica dell'istituzione, dell'assoluta necessità di fare molto di più che una semplice moratoria sulla futura cessione di armi ad Ankara. Il popolo curdo ha combattuto ed è morto per contrastare Daesh e salvare anche l'Occidente dall'avanzata dell'Isis. Le sue donne sono state violentate e uccise, come Hevrin Khalaf, giovane donna curda attivista dei diritti civili, da sempre impegnata dalla parte delle donne per la loro autonomia e libertà e per l'emancipazione e il sostegno dei più deboli, uccisa barbaramente, si sospetta proprio dai miliziani legati alla Turchia. Per questo non basta dichiararsi contro questa guerra. Chiediamo che l'Italia prema per avere una posizione decisa, forte e tempestiva dell'Unione europea nei confronti della Turchia. Bisogna pensare a delle sanzioni e, se sarà necessario e opportuno, bisognerà mettere in campo altre iniziative. Naturalmente siamo anche d'accordo sul fatto che bisogna attivarsi, pur sapendo che l'ordinamento sportivo ha la sua indipendenza, al fine di chiedere agli organismi italiani che rappresentano l'Italia in seno all'UEFA di spostare, in ogni caso e qualunque cosa possa accadere nei prossimi mesi, la sede della finale di Champions League, che attualmente è prevista a Istanbul. È chiaro che non è accettabile che una festa dello sport sia celebrata in un Paese che purtroppo in questi giorni sta dando segnali di disprezzo per i diritti e per le convenzioni internazionali. Per questo non possiamo girarci dall'altra parte. Signor Presidente, faccia sentire con forza la rabbia e il dissenso dell'Italia, tutta contro questa autentica vergogna. Vorrei spendere due parole sulla questione dell'apertura dei negoziati di adesione con l'Albania e la Repubblica della Macedonia del Nord, tema che sarà anch'esso discusso. Auspico che l'Italia si faccia protagonista di tale trattativa, dato il legame particolare tra il nostro Paese e l'Albania, due popoli divisi solo da un piccolo spicchio di mare, ma con valori comuni. Termino il mio intervento esprimendo i migliori auguri di buon lavoro a Christine Lagarde, che, proprio in occasione del Consiglio, dovrebbe ricevere ufficialmente la nomina a Presidente della Banca centrale europea. Succederà al nostro Mario Draghi, a cui dobbiamo una grande gratitudine per quello che ha fatto per l'Italia e per aver salvato la moneta unica. Auspichiamo che sia all'altezza di chi l'ha preceduta e che continui la politica di attenzione e di salvaguardia della stabilità dell'Unione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, le siamo grati, signor Presidente del Consiglio, per averci illustrato, con dovizia di particolari, i temi che il Consiglio europeo affronterà nei prossimi due giorni. Questioni di grande rilevanza, tra cui il bilancio dell'Unione, le linee strategiche dei prossimi anni e la difficile gestione della Brexit. Sappiamo anche che in quella sede la voce del nostro Paese sarà forte, perché sarà rappresentata dalla sua persona. Sono anche convinta, per tutte le volte che ho ascoltato i suoi discorsi, che porrà grande attenzione al tema della salvaguardia dell'ambiente, ambito verso cui tutto il Governo si è dimostrato sollecito, mettendo al centro della propria agenda i temi relativi alla tutela dell'ecosistema in tutte le sue forme. I nostri ragazzi in piazza chiedono a gran voce un'Italia green , equa, che mira ad un modello economico sociale ed ecologico, ad un impatto climatico zero. Questo Consiglio europeo cade in un momento molto particolare. Si colloca immediatamente dopo il vertice ONU di New York sull'azione per il clima e prima della conferenza sul clima, la COP25, in programma a Santiago del Cile a dicembre. L'azione dell'Unione europea su questo delicato tema è stata continua e decisa, a partire dalle iniziative avviate negli ultimi anni, concretizzatesi nel 2013 con l'adozione della strategia europea per i cambiamenti climatici e con la successiva strategia di adattamento al cambiamento climatico. Iniziative che dimostrano come prevenire i danni ambientali dovuti, appunto, alla variazione del cambiamento climatico sia fondamentale per l'intero Continente. In tale prospettiva, l'Europa si è impegnata a ridurre drasticamente le sue emissioni di gas serra, incoraggiando, nel contempo, le altre Nazioni e Regioni a fare altrettanto. La priorità condivisa da tutti è mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi rispetto alla temperatura media dell'epoca preindustriale, così da evitare gli effetti più nefasti dei cambiamenti climatici: inondazioni, siccità, piogge intense, ondate di calore accompagnate da incendi boschivi, scarsità delle risorse, scomparsa dei ghiacciai, innalzamento del livello del mare. L'Europa, come l'Italia, ha bisogno di inclusività e sostenibilità: quindi, di una transizione verde, con un occhio attento al sociale. E bisogna essere sicuri di non lasciare indietro nessuno. Ben vengano, dunque, le discussioni, i confronti e gli approfondimenti in sede internazionale su questi temi, con l'augurio che il nostro Paese possa essere un modello di riferimento per le ultime azioni disposte sul tema. Sono convinta che possiamo esserlo, presidente Conte, perché la cura della nostra casa comune è nel programma di Governo ed è nel programma del MoVimento 5 Stelle. Mi ha scaldato il cuore, presidente Conte, quando l'ho sentita parlare a Bari in occasione dell'inaugurazione della Fiera del Levante, perché lei ha parlato, appunto, di cura della casa comune. Quindi, signor Presidente, si è assunto un grande impegno, ma sarà sostenuto. Sarà sostenuto dalla Commissione ambiente di questo Senato, dal MoVimento 5 Stelle e, sicuramente, da tutta la maggioranza di questo Governo. Ben venga, quindi, un Green new deal, il nuovo indirizzo politico, indicato dall'Europa, inaugurato da questo Governo, ma è necessario che esso sia accompagnato da un radicale cambio di paradigma culturale, da una visione sistemica. Dobbiamo abbandonare l'antropocentrismo per il biocentrismo, perché siamo tutti parte della rete della vita. Non sistemi o particelle isolate, ma un unico flusso vitale. Noi siamo il sistema Gaia. Con il decreto salva clima, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale , questo Governo ha disposto la prima manovra per combattere il cambiamento climatico. Un primo passo, ma si tratta di azioni concrete per abbattere le emissioni di CO 2 e ridurre la formazione di rifiuti. Ulteriori passaggi saranno inseriti nella legge di bilancio, come la riduzione programmata nel tempo dei sussidi alle fonti ambientalmente dannose. Con questo provvedimento, finalmente, dopo anni porteremo al centro dell'agenda politica del Paese temi come quello della riforestazione urbana, del trasporto ecologico, della trasparenza dei dati ambientali, della volontà di fermare la spirale delle infrazioni per le discariche e gli impianti di depurazione. Noi quindi siamo pronti per la transizione ecologica. Ci auguriamo che questo confronto internazionale possa intensificare gli sforzi per un'ulteriore spinta nella gestione della minaccia dei cambiamenti climatici, secondo modalità che tengano conto delle situazioni nazionali e che siano eque dal punto di vista sociale; che possa promuovere una mobilizzazione di investimenti privati e pubblici e un'efficace economia circolare; che possa accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e potenziare l'efficienza energetica; che possa migliorare l'ambiente delle città e delle campagne, la qualità dell'aria e dell'acqua; che possa promuovere l'agricoltura sostenibile, lottare contro la perdita della biodiversità e preservare i sistemi ambientali, oceani compresi. La sfida più pressante da affrontare nel nuovo decennio è la salute del nostro pianeta. Ma non pensiamo che si possa attuare solo con un rafforzamento degli investimenti nel settore ambientale. Un piano di investimenti per un'Europa sostenibile e un'Italia sostenibile è necessario, ma è insufficiente, perché spetta a ogni essere umano diventare custode e non padrone di Gaia, preservare l'ambiente naturale, la biodiversità, lottare contro la deforestazione, il degrado del suolo e il cambiamento climatico, perché tutto è collegato. In quest'era dell'antropocene non abbiamo più tempo, dobbiamo agire ora. È necessario, quindi, un patto internazionale, l'ascolto di tutti i popoli della Terra, un patto educativo, globale, per un'unica comunità globale. Il «Laudato si'» di Papa Francesco, con l'ecologia integrale, può esserci di profondo aiuto, per sviluppare una coscienza biosferica, ritrovare le virtù che si sono perse. In realtà, infatti, questa è una crisi di virtù e c'è bisogno di gente di buona volontà, perché solo così potremo avere un futuro. Per questo, Presidente, io la ringrazio. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo Colmurano, in provincia di Macerata, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Perilli, Marcucci, Faraone, De Petris e Unterberger, n. 2, dal senatore Romeo e da altri senatori, n. 3, dal senatore Ciriani e da altri senatori, n. 4, dal senatore Ciriani e da altri senatori, e n. 5, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. AGEA, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sulla proposta di risoluzione di maggioranza, la n. 1 a prima firma del senatore Perilli. Il Governo esprime parere contrario relativamente alle restanti proposte di risoluzione. PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente del Consiglio, nell'esprimere apprezzamento e consenso sulle comunicazioni da lei rese oggi, per la completezza e la chiarezza, mi soffermerò solo su alcune questioni urgenti, se non anche, per certi aspetti, drammatiche. C'è un filo invisibile che collega le tensioni al centro dell'agenda internazionale, un filo che dimostra come le prime vittime della politica dei muscoli esibiti siano sempre le minoranze. Sulla Brexit, il nodo irlandese rischia di stringersi alla gola di un popolo che, grazie all'Unione europea, era riuscito ad avviare una politica di pacificazione e di chiusura di una delle pagine più drammatiche del Novecento. Al confine tra Siria e Turchia c'è un altro popolo, quello curdo, che oggi è vittima non solo della forza militare di Erdoğan, ma anche dell'ipocrisia della comunità internazionale, che non è attualmente in grado di difendere il suo diritto ad esistere. Ricordo le affermazioni di Romano Prodi, allora presidente della Commissione, quando diceva che l'Europa è un'Europa di minoranze. Lo stato di salute del mondo si misura dalla condizione delle minoranze e oggi non è un buono stato di salute, come, purtroppo, anche in queste ore abbiamo visto per quanto è accaduto in Catalogna. I curdi hanno combattuto con coraggio, spesso in totale solitudine, quell'Isis che per l'Occidente ha costituito la più grave minaccia dopo la caduta del muro di Berlino. E lo hanno fatto in un fazzoletto di terra - la loro - dove hanno provato a costruire una società che faceva propri i valori della tolleranza e del rispetto delle donne. Un caso unico in una parte del mondo dove la condizione della donna è di subalternità all'uomo, e dove, anche in un Paese come la Turchia, che con Kemal Atatürk ha costruito una sua tradizione laica, si va sempre più affermando l'idea di una società costruita attorno a precetti di fondamentalismo religioso. Davanti a tutto questo l'Europa non trova di meglio che proporre uno stop alla vendita di armi future, ma senza mettere mano ai contratti in essere. L'Europa non ha neppure il coraggio di sfidare Erdoğan sul piano simbolico. Giocare a Istanbul la finale di Champions league, rendere per una sera il regime di Erdoğan la vetrina dell'Europa sul mondo, sarebbe un fatto inaccettabile: vorrebbe dire che per l'Europa la pace non rappresenta un valore non negoziabile. Le parole di condanna che il Governo italiano ha espresso fin dal primo momento sono state molto chiare. Bene anche quanto ha detto ieri alla Camera il ministro Di Maio, ma qui il tema è un altro: questa vicenda può rappresentare un duro colpo alla credibilità dell'Europa. Sulla Brexit, se da un lato è vero che l'Europa ha poche responsabilità, dall'altro lato deve cercare fino all'ultimo minuto una soluzione positiva per l'Irlanda: rimettere quella frontiera vorrebbe dire far tornare indietro le lancette della storia. È un'immagine che per noi, Gruppo che rappresenta le minoranze, provoca tormento. Sappiamo bene cosa hanno significato le frontiere e sappiamo soprattutto che il merito più grande dell'Unione europea è nell'aver fatto rimarginare le grandi ferite del Novecento. Quindi, l'Europa faccia la sua parte; un'Europa che ha bisogno di un'Italia protagonista e non più antagonista e, permettetemi di dire, non di un'Italia che è stata soprattutto assente, come negli ultimi mesi. Signor Presidente del Consiglio, siamo contenti del cambio di passo che questo Governo ha posto in essere nel rapporto con l'Europa; solo così si possono rappresentare al meglio le ragioni italiane, a cominciare da quelle legate alla legge di bilancio, per arrivare a quella dei migranti. Quest'ultima, come abbiamo detto più volte, sarà la grande questione dei prossimi anni, che si risolve solo con il massimo coinvolgimento dei Paesi europei e con una governance complessiva del fenomeno. Non serve la propaganda di chi lascia donne, uomini, bambini, disperati in mare: servono accordi, come quello di Malta, che, come speriamo, potrà conoscere un ulteriore avanzamento già da questo vertice. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). State tranquilli: le responsabilità storiche che gravitano sulle vostre spalle purtroppo sono pesantissime, e la storia ne renderà conto. C'è poi, naturalmente, tutta la parte legata ai rimpatri nei Paesi d'origine, su cui bene sta facendo il Governo a concentrare la sua attenzione; ma c'è anche la necessità di mettere in campo politiche per l'integrazione, per quei migranti che hanno i requisiti in regola per restare nel nostro Paese. Massima attenzione e impegno, quindi, come spero e immagino il suo Governo saprà fare nei mesi a venire. In conclusione, signor Presidente, nell'annunciare il voto favorevole del nostro Gruppo alla risoluzione n. 1, proposta dalla maggioranza, esprimo un augurio alla nuova Commissione e al nostro commissario Paolo Gentiloni Silveri, che avrà un compito molto delicato: costruire una politica che renda l'Europa più vicina ai cittadini e che la faccia apparire meno distante dai problemi concreti delle persone e dei popoli. Con le elezioni di maggio non c'è stato quello sfondamento degli euroscettici e dei populisti annunciato da più parti. Ma questo dato, sicuramente molto positivo, non deve trarre in inganno: l'Europa deve cambiare e l'Italia deve aiutarla a cambiare. Buon lavoro, signor Presidente del Consiglio. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e IV-PSI) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, abbiamo apprezzato le dichiarazioni del Presidente del Consiglio in quest'Aula e soprattutto il taglio con cui ci apprestiamo a partecipare a questo importante Consiglio europeo, che segna l'inizio di una nuova fase. Per quanto ci riguarda, è proprio questo il compito fondamentale del nostro Paese e lo abbiamo salutato tutti con favore: si è visto immediatamente un cambio assoluto di passo nel rapporto con l'Europa, ma oggi sulle nostre spalle credo che ci siano molti compiti importanti da svolgere, che lei ha ben indicato. Pensiamo davvero che questo cambio di passo anche nel rapporto del nostro Paese e del nuovo Governo con l'Europa possa significare la volontà di intestarci fino in fondo la battaglia perché l'Europa possa cambiare, perché deve cambiare: è assolutamente necessario e imprescindibile che possa cambiare. Come deve cambiare? Innanzitutto - bene abbiamo fatto anche a indicarlo nella proposta di risoluzione di maggioranza - all'insegna di un nuovo patto sociale per l'Europa, che possa coniugare insieme le grandi questioni e le grandi emergenze ambientali (quindi la lotta ai cambiamenti climatici), e un rinnovato rapporto e patto con i cittadini più deboli e più esposti. È stato per certi versi il contrario in questi anni in Europa, dove il prezzo delle politiche di austerity purtroppo è stato pagato proprio dalle fasce più deboli. Due sono le questioni su cui è necessario concentrarci. Non bisogna parlare solo di green new deal , altrimenti diventa uno slogan vuoto; bisogna mettere in atto politiche concrete. Devo dirle, signor Presidente del Consiglio, non è stata molto opportuna la decisione della BEI dell'altro giorno di rinviare la decisione sul termine dei finanziamenti per i combustibili fossili. Dobbiamo trasformare la BEI in una banca per il clima che deve sostenere i progetti che a noi servono. Per noi è fondamentale - e su questo c'è l'impegno che lei ha più volte ribadito - che gli investimenti green siano esclusi dal Patto di stabilità e concentrarci su questo. Cambiare modello di sviluppo significa costruire un nuovo patto sociale per l'Europa. Sulla Turchia dobbiamo mettere in campo tutte le nostre capacità per far sì che l'Europa possa parlare con una voce unica per sanzionare e fare in modo che cessi immediatamente il fuoco. Per quanto ci riguarda, la preghiamo ancora una volta: occorre sospendere immediatamente non solo le vendite future di armi ma anche interrompere quelle immediate. Per tutti questi motivi, annunciamo il voto favorevole dei senatori di LeU alla proposta di risoluzione di maggioranza n. 1. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, mi sono emozionato a vedere i colleghi della Lega coi cartelli, perché mi ha ricordato i bei tempi andati, ma, vede Presidente, siamo contenti di averli all'opposizione, perché se lei, signor Presidente del Consiglio, potrà partecipare al Consiglio europeo forte del fatto che esiste una grande differenza fra questo Governo e quello che l'ha precedentemente sostenuto - e che lei ha presieduto - è perché questo Governo ha dalla sua parte forze politiche autenticamente europeiste, mentre il precedente era sostenuto da una forza politica che invece l'Europa la voleva smontare. La più grande discontinuità è questa e noi le differenze in questo Consiglio europeo vogliamo vederle tutte. Vogliamo l'unità politica europea, oltre che quella economica, a maggior ragione quando i nostri amici e alleati degli Stati Uniti d'America e anche della Russia sono guidati da uomini che ai sovranisti di casa nostra strizzano l'occhio. I sovranisti sono tutti amici fra loro. Abbiamo sentito anche negli interventi dei colleghi della Lega in merito alla contestazione dei dazi degli Stati Uniti d'America che comunque ognuno è sovrano a casa sua, così come dimostrato proprio da Trump; dopodiché il nostro Paese per quei dazi rischia di perdere un miliardo di euro. Con la guerra contro il nostro parmigiano reggiano e tanti altri prodotti di qualità made in Italy rischiamo concretamente di subire dei colpi. Diciamo chiaramente al prossimo Consiglio europeo che il protezionismo, i dazi, le frontiere e i muri sono una vera e propria peste. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Lo può dire con chiarezza con questa maggioranza in questo Parlamento perché negano ogni libertà e bloccano lo sviluppo. La disgregazione europea è voluta anche dai sovranisti europei; è la fortuna delle altre potenze mondiali ed è la nostra disgrazia. Anche sul clima, sull'ambiente e su un'idea di Europa che si occupi non solo di politiche monetarie ma di lavoro e di evasione fiscale noi abbiamo un'idea profondamente diversa che coincide, in grossa parte, con quella delle forze socialiste, popolari e liberali presenti in Europa. Ai colleghi di Forza Italia chiedo cosa c'entrino loro - che in Europa stanno con la Lega di Salvini - in quella piazza che il 19 ottobre si riunirà e li ospiterà soltanto per fare un po' di folla, ma non per una condivisione politica. Anche se il Presidente del Consiglio attuale è lo stesso del passato Governo, ciò che conta è che la risoluzione che voteremo positivamente oggi mai sarebbe stata votata dalla vecchia maggioranza con dentro la Lega, che è una forza sovranista in questo Paese. L'impianto è europeista e si occupa senza paura del futuro delle nuove generazioni. Questo Governo ai tavoli europei, dove si discute di immigrazione, agricoltura, imprese e lavoro, partecipa; non diserta, salvo poi puntare il dito contro. Si partecipa e se ne influenza l'esito. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . È una grande differenza anche questa fra il passato Governo e quello attuale. D'altronde, Salvini è sempre stato lo stesso assenteista da parlamentare europeo, da Ministro e da senatore. Non c'è nessuna sorpresa se a quei tavoli non c'era mai. All'Europa va però restituita dignità, anima e umanità. I morti annegati in mare che toccano la nostra terra dentro le bare e i cadaveri di donne e uomini scappati dai loro Paesi alla ricerca di pace sporcano le nostre coscienze. L'accordo di Malta è un passo avanti, ma non sia una grossa presa per i fondelli. Ci fidiamo di quel Paese e del ministro Lamorgese, ma troppe volte siamo già stati presi in giro sulla revisione del Trattato di Dublino e sulla gestione comune del fenomeno migratorio. Orbán non può rubare le nostre risorse, quelle che stanno nelle tasche degli italiani che pagano le tasse, insieme a quelle di tutti i cittadini europei, per rifarsi le strade, le scuole, creare lavoro nel suo Paese e poi fregarsene bellamente della gestione dei migranti. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Presidente, diciamolo forte (e lo può dire in questo Consiglio europeo), diciamoci la verità: abbiamo rischiato l'"orbanizzazione" nel nostro Paese e oggi possiamo dire che il pericolo è scampato. Lei potrà andare al Consiglio europeo senza alleati che la aspettino o provochino la rissa per farle l'applauso. Usi bene questa forza che le è data dalla sua maggioranza in Italia. Il nostro Paese deve farsi rispettare, ma noi non crediamo che l'Europa sia un autobus su cui salire o da cui scendere a seconda delle convenienze. La debolezza e la disgregazione che stiamo mostrando sui nostri fratelli curdi, usati per contrastare i terroristi e ora lasciati al loro destino, è l'emblema della debolezza di quest'Europa. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Noi ci vergogniamo di un'Europa così, che non riesce a decidere "un tubo". Li stanno ammazzando e noi stiamo fermi. Presidente Conte, siamo soddisfatti delle sue dichiarazioni - niente più armi alla Turchia - ma non basta. Tutte le azioni che potranno essere fatte devono essere compiute e dovranno vedere l'Italia capofila. Bisogna passare immediatamente dalle parole ai fatti. Erdoğan sta facendo fatti, trucidando i curdi senza distinzione: donne e bambini, civili e militari. Mentre lui li massacra, l'Europa chiacchiera. L'Europa chiacchierona e velleitaria è il più grande regalo ai sovranisti. Domani non fate chiacchiere. Ci aspettiamo dal Consiglio europeo decisioni rapide e ferme: niente più armi, embargo e forza di interposizione in Siria subito. Se non c'è l'Europa in questi casi, a che serve? (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor presidente Conte, il tempo a disposizione è poco e quindi sarò telegrafico (ne risentirà un po' la forma e me ne scuso). Partiamo, anzitutto, da quello che non c'è. Al vertice di Malta tutto il Governo ha annunciato la famosa svolta sull'immigrazione. Chiunque di voi può andare a leggere le esaltanti dichiarazioni di stampa: è stato cambiato tutto, da domani abbiamo la rotazione dei porti e la distribuzione automatica dei migranti, eccetera. Nulla di tutto questo: le dichiarazioni del Governo italiano sono state smentite poche ore dopo da tutti i partner europei e dall'Unione europea, tanto è vero che all'ordine del giorno dell'imminente Consiglio europeo non vi è la famosa svolta di Malta. Ciò è anche comprensibile. La ricetta che lei, presidente Conte, ha più volte proposto è la stessa del PD, di Renzi e della sinistra, ossia - banalmente - chiedere all'Unione europea di aprire i confini italiani e distribuire milioni di clandestini in Europa. L'Europa risponde: «No grazie». In Europa vi sono due visioni. I Paesi dell'Est Europa, i patrioti di Visegrád e Fratelli d'Italia dicono che in Europa non si entra illegalmente; se c'è da costruire muri si costruiscono; se c'è da scavare trincee, si scavano; se c'è da fare il blocco navale si fa, ma non si entra illegalmente. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . C'è poi la visione dell'immigrazione dei vostri alleati Merkel e Macron, secondo cui gli immigrati entrano illegalmente nel nostro Paese e l'Italia si trasforma nel campo profughi d'Europa, perché poi gli immigrati illegali giunti in Italia non possono poi andare nel resto d'Europa. Non abbiamo allora dubbi: noi stiamo con i patrioti di Visegrád. Passo alla seconda importante questione riguardante il cosiddetto decreto rimpatri. Premier Conte, per favore, il decreto rimpatri annunciato da Di Maio e Bonafede non ha nulla a che fare con i rimpatri. In conferenza stampa e in quest'Aula non possono essere dette delle menzogne. Il decreto in oggetto individua 13 Stati reputati sicuri e stabilisce che la richiesta di protezione internazionale avanzata da chi proviene da uno di essi viene automaticamente bocciata in quanto non sussiste il diritto. Tutto qui. Prima osservazione: 13 Stati su 200 nel mondo è una presa in giro. Di questi 13 Stati, la metà sono poi Stati europei, ma per di più tra questi c'è l'Ucraina, che è in guerra, come lei saprà (negli ultimi quattro anni 14.000 morti e 28.000 mutilati), ma è annoverata fra gli Stati sicuri. Non sono invece inseriti tra gli Stati sicuri Paesi nei quali non c'è alcuna guerra e dai quali provengono i finti profughi: Nigeria, Pakistan, Bangladesh, Egitto. Qual è la soluzione a tutto questo? Che il Governo dedicherà risorse per rimpatriare le badanti ucraine e si terrà la mafia nigeriana. Non ha molto senso, ne converrà con me. (Applausi dal Gruppo FdI) . Soprattutto, purtroppo, non ci si può improvvisare Ministro degli affari esteri, perché, con tutto il paterno affetto per un ragazzotto che prova a fare bella figura alla Farnesina, le questioni sono un po' più complesse. Conte, per favore, mi ascolti perché è una questione importante. Noi abbiamo scritto in un decreto del Governo che l'Ucraina è un Paese sicuro, ma lei si renderà conto che non possiamo fare questa affermazione e contestualmente mantenere le sanzioni contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina, lei se ne renderà conto: un domani sui tavoli internazionali si rischia che la Russia o qualunque altro Paese portino all'ONU o in qualunque contesto internazionale il decreto di un membro NATO e dell'Unione europea che scrive nero su bianco che in Ucraina non c'è nessuna guerra. Non si può fare, per favore, lei si scusi a livello internazionale e dica che purtroppo c'è uno stagista alla Farnesina che sta imparando il suo lavoro e che ha sbagliato, e che quindi l'Ucraina verrà tolta dall'elenco degli Stati sicuri. Veniamo alla Turchia. Sono schifato dall'ipocrisia di questa Assemblea. Oggi scopriamo che c'è un problema Erdoğan e lo scopriamo oggi quando tutte le fonti internazionali, tutte le fonti di intelligence e le notizie di stampa hanno sempre certificato una contiguità tra Erdoğan e i fondamentalisti islamici in Siria, una contiguità tra Erdoğan e la sua famiglia, in particolare il figlio, e l'Isis, nonché il fatto che la Turchia finanzia i tagliagole in Siria e per anni è stata corresponsabile del genocidio dei cristiani e degli yazidi in Siria. Eppure, questa Assemblea, la sinistra e i media hanno taciuto per una cinica convenienza: la Turchia era parte del fronte sunnita anti-Assad e allora era proibito dire che la Turchia finanziava i tagliagole dell'Isis e per questo l'Europa e chi ha taciuto è complice dei massacri che ci sono stati. Lo sapevate, era una notizia di giornale come tante altre, che contro yazidi e cristiani era in atto un genocidio, ma qui tutti in silenzio, perché la Turchia era funzionale ai disegni di una lotta contro Assad. Ora che i vostri padroni vi hanno dato l'autorizzazione ad alzare la voce contro Erdoğan, visto che la Turchia ha rotto il fronte sunnita anti-Assad, allora finalmente si può parlare di Erdoğan. È una ipocrisia che non tolleriamo. Noi da sempre abbiamo denunciato il processo di islamizzazione in corso in Turchia, la trasformazione della laica Turchia in un sultanato islamico, la contiguità di Erdoğan con i terroristi in Siria e da diversi anni chiediamo una parola su questo, mentre tutto il Parlamento ha vigliaccamente taciuto. Noi su questo non abbiamo dubbi: diciamo senza nessuna remora no all'islamizzazione dell'Europa e no alla Turchia dentro l'Unione europea, come abbiamo sempre detto. (Applausi dal Gruppo FdI). Mi rimangono pochissimi secondi e invito tutti i colleghi a collegarsi al sito della Commissione europea e a stampare l'immagine della nuova Commissione europea. Qui, anche da un punto di vista visivo e grafico, è segnalata la sconfitta dell'Italia nelle prossime dinamiche europee e nella prossima Commissione europea. Abbiamo il presidente della Commissione che è tedesco, sappiamo che il presidente della BCE sarà francese; vi sono poi i tre vice presidenti esecutivi, tutti provenienti da Paesi chiaramente dell'asse franco-tedesca, e ulteriori cinque vice presidenti: in sostanza, todos caballeros tranne Gentiloni Silveri, che invece è maggiordomo. Tutti vice presidenti, l'unico che non conta nulla è il nostro Gentiloni Silveri, non solo perché non è vice presidente, ma è anche sotto la tutela di un vice presidente esecutivo e questo è un insulto per il peso demografico, politico ed economico dell'Italia in Europa. Per favore presidente Conte, si faccia sentire. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, Primo Ministro, onorevoli senatori, «mentre a Roma si discute, Sagunto brucia», o dovrei forse dire, «mentre a Bruxelles si discute, Sagunto brucia», perché in questi tempi, mentre gli Stati Uniti decidevano di disimpegnarsi militarmente dal conflitto in una regione così strategica, mentre si saldava un'alleanza turco-russo-siriana, anche in risposta alla saldatura tra i turchi curdi del PKK e quelli siriani a ridosso della frontiera turca, l'Europa si mostrava nuda in tutta la sua pochezza geostrategica. Dobbiamo dirlo, lo sta dicendo un europeista non pentito e militante. Per questo a me e a noi del Gruppo PD va bene che si blocchi la vendita di armi, quelle che vanno vendute, ma anche quelle che sono state vendute. A noi va bene respingere con sdegno il ricatto di Erdoğan sui rifugiati e anche squarciare il velo dell'ipocrisia su tutte le questioni in oggetto. Anche questo processo di adesione lungo quarant'anni, che si tiene in piedi perché «dobbiamo aprire capitoli»; apriamoli allora i capitoli, altrimenti apriamo una riflessione sull'argomento. A noi va bene tutto, ma il punto vero rispetto a questo mondo che pullula di questioni così critiche, con soggetti che assomigliano a vampiri, con una Cina sempre più vorace e da noi con una Brexit ancora irrisolta, è decidere una volta per tutte che l'Unione europea abbia una sua politica estera di difesa e di sicurezza comune, altrimenti rimarremo sempre qui e ci ritroveremo a parlare della pochezza dell'Europa. (Applausi dal Gruppo PD) . Se ci sarà un Alto Commissario bravo come la Mogherini, sarà comunque totalmente svuotato di poteri, perché alla fine la politica estera continueranno a farla i Ministri degli affari esteri dei singoli Stati europei. Ecco perché il prossimo Consiglio a me pare sia un'occasione di svolta, non perché bisogna decidere queste cose domani o dopodomani, ma l'orientamento dev'essere questo. Anche su altre questioni il Consiglio può essere di svolta, la prima delle quali è che sia sedimentata e implementata la consapevolezza che sembra intravedersi nelle azioni della nuova Presidente della Commissione europea, quella cioè che bisogna dare risposte alle questioni sociali, dell'iniquità sociale e fiscale, al tema della coesione europea, così come al tema della democraticità delle istituzioni europee. Vi è poi la lotta alla corruzione e la sostenibilità ambientale. I segnali che ha dato la Von der Leyen, che a noi sembrano molto positivi, devono diventare una politica dell'Unione europea. Ecco perché il prossimo Consiglio europeo è importante e per noi tutto ciò significa, come primo punto, la predisposizione di nuove risorse proprie (prendete il lavoro fatto dal gruppo dell'onorevole Monti sulle risorse proprie, che è assai importante e indicativo). Il secondo punto è la difesa delle politiche agricole e di coesione. Lo dico senza la simpatica retorica del collega Simone Bossi, ma non con meno fermezza, perché anche noi vogliamo difendere la politica agricola e di coesione, che serve al nostro Paese e all'Europa, e il Senato deve approvare una risoluzione - e spero lavoreremo in maniera unitaria in sintonia con il Governo - sulle nuove prospettive finanziarie 2020-2027. Il terzo punto riguarda la lotta al traffico illegale di esseri umani, l'accoglienza e il rispetto dei diritti dell'uomo; il quarto è il social compact, con grande attenzione per un nuovo piano di sostegno al lavoro e all'inclusione; il quinto una voce unica sulla sicurezza, sulla difesa e sulla politica estera. L'altro tema per cui questo Consiglio europeo può essere di svolta è l'economia. Come socialisti abbiamo condotto una lunga battaglia anche in Europa sul cambio e la modifica del Patto di stabilità; molto più realisticamente credo che tra di noi si possa convenire che il punto di svolta possa essere non tanto modificare il Patto di stabilità, che, anche se a me piacerebbe, non è un obiettivo realistico, realizzabile, quanto l'idea di scomputare dal calcolo del deficit e del debito gli investimenti nelle infrastrutture, nella sostenibilità ambientale. Penso a questo new green deal , a questa nuova golden green rule; chiamiamola come vogliamo, ma si tratta di togliere da quel calcolo alcune spese che ogni Governo fa. Questa riforma epocale libererebbe i Governi - anche il suo, presidente Conte - dai cappi di leggi di bilancio, che sono così stretti che dovete trascorrere la notte per risolvere i problemi, dovendovi mantenere entro la "dittatura" di alcuni limiti. Se ci fosse questo scomputo i Governi potrebbero finanziare le grandi infrastrutture, la transizione energetica, la sostenibilità ambientale e dare una risposta ai grandi temi dell'equità della giustizia, della buona occupazione, della crescita e dello sviluppo sostenibile. D'altra parte il populismo, che non è una mala pianta che nasce da sola, non si combatte abbaiandogli contro, ma facendo, decidendo e scegliendo. Assumetevi dunque queste responsabilità. Io confido molto nel ruolo decisivo del Governo italiano e nel lavoro che personalmente lei, presidente Conte farà in questa direzione. In bocca al lupo a nome del Gruppo PD! (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, facciamo gli auguri al Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo, con la speranza che si riesca a portare a casa qualche risultato importante per il nostro Paese. Come lei sa, noi non facciamo un'opposizione pregiudiziale, ma entriamo nel merito dei provvedimenti. Oggi, sinceramente, l'abbiamo vista un po' meno baldanzoso rispetto alle ultime volte; forse per uno come lei, che ama definirsi campione di trasparenza, anche solamente essere sfiorato da un po' di ombra indubbiamente la mette un po' in agitazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Per sdrammatizzare un po', visto che la prendono in giro anche su «il Fatto Quotidiano», il consiglio che le diamo è di guardarsi un film di 007 del 1969 dal titolo: «Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà» (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , così vedrà che domani al Consiglio europeo potrà andare sicuramente un po' più sorridente, un po' più tranquillo. Uno dei temi importanti dal punto di vista politico è il bilancio a lungo termine dell'Unione europea. Al riguardo sono due le questioni che ci preoccupano, la prima delle quali è sicuramente l'idea di ottenere dei risparmi sulla politica agricola comune intorno al 5 per cento. Ciò vorrebbe dire penalizzare fortemente il comparto agricolo, che ha già sofferto un ribassamento dei prezzi e che vive anche una situazione di particolare difficoltà per la concorrenza sleale nei confronti del mercato orientale. Quindi, da questo punto di vista, ci vuole una posizione ferma, anche alla luce delle risorse che mancheranno a seguito della Brexit. Un altro elemento preoccupante di cui ho sentito parlare poco oggi in quest'Aula ma che è contenuto nella risoluzione proposta dalla maggioranza è relativo alla possibilità di aumentare il bilancio dell'Unione con risorse proprie, quindi sostanzialmente mettendo una tassazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Andiamo quindi verso la strada della tassazione europea, in questo caso orientata ai rifiuti di plastica. Sappiamo che plastic free è una bella parola di cui ci riempiamo un po' la bocca tutti quanti ma stiamo attenti, nel contrastare l'utilizzo della plastica, ad evitare che poi questo penalizzi le aziende italiane magari in favore di qualche azienda del Nord Europa che utilizza compostaggio e meccanismi alternativi. (Commenti dal Gruppo M5S) . Anche perché la plastica - lo dico agli amici dei 5 Stelle - è un materiale che si può benissimo riciclare e rigenerare e anziché puntare sulla rigenerazione e sul riciclo della plastica voi andate a fare gli interessi di alcune aziende del Nord e addirittura della Cina. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Forse perché in Cina avete qualche simpatia particolare. Forse è per questo motivo. Lo dico perché a fare gli europei e a riempirci di belle parole, anche sul green new deal come ho già detto, poi si rischia di penalizzare il nostro comparto con il rischio di perdere posti di lavoro, tanto voi siete pronti a dare il reddito di cittadinanza, perché questa è un po' la logica e la chiusura del cerchio della vostra politica. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sarebbe più opportuno, se vogliamo recuperare risorse, magari tagliare un po' di missioni, un po' dei viaggi fatti dai commissari europei. Di recente una trasmissione televisiva ha fatto notare che il commissario Mogherini ha speso 76.000 euro per un viaggio a Baku in Azerbaijan e poi per un viaggio in Armenia. Poi abbiamo visto il famoso commissario Juncker che per due giorni a Roma ha speso 27.000 euro. Caspita, forse sarebbe meglio tagliare e anche qui i 5 Stelle, sempre pronti a fare le pulci su tutto, forse sarebbe opportuno che ogni tanto puntassero l'indice anche sul bilancio dell'Unione europea e sugli sprechi che ci sono all'interno dell'Unione europea. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Anche lei, Presidente del Consiglio, anche se non ho capito se è ancora dei 5 Stelle; poi magari un giorno ce lo dirà, perché non lo abbiamo ancora compreso, però pensavamo fosse dei 5 Stelle. Per tornare sul clima, è nobile l'idea di incentivare gli investimenti per rinnovare le produzioni e gli impianti per contenere le emissioni di gas. Tutto molto bello, tutto interessante, l'unica cosa è che ci vogliono degli investimenti forti e chiedere oggi ad un comparto industriale che è fortemente in crisi di farsi da solo questi investimenti risulta veramente molto difficile. Il cambiamento climatico va contrastato con vere politiche di incentivi, che però naturalmente - anche se purtroppo sembra sia questa la direzione tracciata in Europa, ovviamente confermata in Italia - non vadano a favorire alcune multinazionali, magari già avanti da questo punto di vista, a discapito di molte piccole e medie imprese che costituiscono l'ossatura del nostro tessuto economico e che, se dovessero chiudere, manderemmo ulteriormente in crisi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sul tema dell'immigrazione vi chiedo la cortesia di avere buon senso. Lo dico a lei, Presidente, che ha parlato di «tappa significativa», al senatore Alfieri che ha parlato di progressi a La Valletta e al senatore Bressa che ha detto che questa è la strada da seguire: evitate. Il Ministro dell'interno Lamorgese è stata molto più sincera da questo punto di vista, lanciando un grido di aiuto all'Europa: non lasciateci soli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È evidente, infatti, che la dichiarazione di intenti di Malta è un po' naufragata (si può usare questo termine?). Pochi Paesi che aderiscono, la Francia che dice che non prenderà i migranti economici e la stessa Germania che dice che se dovessero aumentare si sfilerebbe: questo è il successo? Questa è la strada per risolvere il problema dell'immigrazione? Non lo diciamo noi, ma lo dice il suo Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Di Maio, che ha dichiarato che la redistribuzione non è la soluzione del problema. Quindi, per favore, da questo punto di vista cercate di prendere un po' meno in giro gli italiani e non parlate più di Malta, perché davvero fate una figuraccia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quello è solo un grande bluff , lo hanno capito tutti. Sul tema della Turchia abbiamo sentito grandissimi interventi, importanti e belli, pieni di indignazione, in cui si è detto che bisogna condannare e fermare la guerra. Esponiamo pure tutti gli striscioni e tutte le bandierine della pace possibili e immaginabili, ma è con i fatti che si ottengono i risultati. Da quello che abbiamo letto sui giornali, di fatti c'è l'embargo militare nei confronti della Turchia, però per le sole forniture future e non per quelle esistenti, e quindi già questo è un limite clamoroso. Sapete cosa farà Erdoğan? Chissà come sarà spaventato da questa misura, visto che già da un po' di anni sta aumentando la produzione interna di armi e che, nello stesso tempo, avvicinandosi alla Russia e ad altri Paesi, le comprerà semplicemente da qualche altra parte; gli facciamo un male tremendo, quindi. (Commenti del senatore Mirabelli) . Quello però di cui non si sente parlare, perché avete paura di farlo, è il termine «sanzioni». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Eppure, quando si trattava di sanzionare la Russia per la vicenda ucraina, tutti correvano in quella direzione, mentre per quel che riguarda la Turchia qualche problemino c'è e adesso vi spiego il perché. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Forse il problema è che in Germania ci sono tre milioni di turchi, un milione e mezzo dei quali vota, magari anche per il partito della Merkel? Glielo vada a dire alla Merkel, al Consiglio europeo: forse è per quello che non si vogliono mettere le sanzioni? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MIRABELLI (PD) . Quindi? ROMEO (L-SP-PSd'Az) . O forse è come dice lei, signor Presidente, e non ci faremo ricattare da Erdoğan con la questione dei profughi? Ma per favore, signor Presidente! Se l'Europa non è in grado di difendere i propri confini, lasciamo perdere. Lasciamo stare queste dichiarazioni di intenti, perché, per far sì che l'Europa sia forte e non possa essere ricattata, bisogna cominciare a capire che occorre una vera politica di protezione dei suoi confini. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ci credo che l'Ungheria o la Bulgaria diranno di no, perché hanno paura di subire l'invasione dei profughi: anzi, avete anche paura di bloccare i finanziamenti, che vengono appositamente dati per evitare che i profughi arrivino in Europa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quindi, anche questa misura andrebbe assolutamente portata avanti, per non dire della necessità di interrompere il processo volto a far sì che la Turchia entri in Europa. Finalmente, dopo anni in cui ci avete insultato da tutte le parti, dicendo che eravamo brutti e cattivi per non volere la Turchia in Europa, oggi vi siete resi conto, come capita spesso con le proposte della Lega - il problema, però, è che lo capite un po' di anni dopo - che anche questa volta avevamo ragione noi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sulla questione dei dazi, ho sentito dire che l'America li ha messi per colpa dei sovranisti e per le loro politiche. Signor Presidente del Consiglio, mi perdoni, ma, dopo aver letto il tweet «Giuseppi», pensavo che fosse in condizioni diverse: invece, appena è arrivato, hanno messo subito i dazi; quindi, diciamo che non siamo partiti benissimo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . A parte questo, non è colpa dei sovranisti: i dazi sono stati messi e autorizzati dall'Organizzazione mondiale del commercio, perché la Francia e la Germania hanno concesso aiuti illegittimi al consorzio Airbus, di cui non facciamo neanche parte. Ne siano danneggiati, quindi perché, pur non avendo alcun vantaggio dal consorzio Airbus, ci prendiamo pure il rischio di subire i dazi sui nostri prodotti. Non sono responsabili i sovranisti, quindi, ma i vostri amici, Francia e Germania. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questo è il motivo per cui oggi paghiamo, a svantaggio delle nostre produzioni (Il microfono si disattiva automaticamente). Signor Presidente, concludo in pochi secondi con un augurio di buon lavoro: ci auguriamo che riusciate a portare a casa qualcosa, visto che lei è il Premier della gentilezza e del nuovo rapporto di collaborazione con l'Europa e che siamo tutti buoni (ma che bello!), dimostrate però con i fatti di non essere - come dice qualcuno - i camerieri di Francia e Germania e riportate l'Italia ad un certo livello e ad un certo tipo di responsabilità e di decisione. Altrimenti, finirete per essere il Governo dei buoni, sì, ma dei buoni a far nulla. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . CRAXI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRAXI (FI-BP) . Egregio Presidente, onorevoli senatori, in questo travagliato momento della vita internazionale abbiamo il dovere, come Paese e come popolo, di porre con forza alcuni punti essenziali nell'agenda comunitaria dei prossimi mesi e anni. Sul prossimo Consiglio europeo si addensano cupe le nubi di una guerra, le minacce di una Brexit ancora incerta e lo spettro di una nuova crisi economica, l'ennesima. Il frastuono delle bombe che giunge dalla Siria non solo è l'ennesima minaccia alla pace e alla stabilità dell'area, su cui si riversano conflitti globali, ma chiama in causa ancora una volta la credibilità e lo stesso futuro dell'Unione, che dietro alle dichiarazioni di facciata ha mostrato l'emergere di opportunismi e contraddizioni. La stessa formula adottata dal Consiglio dei Ministri degli affari esteri sulla fornitura degli armamenti alla Turchia la dice lunga: l'Europa si impegna a rafforzare le posizioni nazionali in merito alla politica di esportazione di armi verso Ankara, dice il documento, aggiungendo la parola "condanna" senza che vi siano alcuna decisione né alcun embargo dell'Unione europea, e ogni Stato potrà decidere tempi e modi per procedere. Se crediamo al progetto europeo, abbiamo il dovere di dire questo a voce alta e di pretendere una forza d'interdizione europea che intervenga. Signor Presidente del Consiglio, forse così non sarà come Craxi a Sigonella, ma almeno renderà il nostro Paese più autorevole sulla scena internazionale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La credibilità non si compra: è merce rara e materiale di cui non disponete e che non ravvedono in voi né gli interlocutori internazionali, né i partner europei, visti i continui ondeggiamenti di cui lei, Presidente, si è reso protagonista in questi mesi. Si ripresenta al prossimo Consiglio europeo come espressione di una nuova maggioranza, come se nulla fosse, come se il Presidente del Consiglio fosse solo un diplomatico qualsiasi o, peggio, un impiegato a contratto. In queste condizioni, è naturale che la nostra voce sia fioca, che le nostre posizioni non vengano considerate e che i nostri destini siano segnati. Cosa dobbiamo fare, allora, e quali sono i punti da mettere sul tavolo del prossimo Consiglio europeo? Con lo spirito costruttivo che da sempre contraddistingue Forza Italia, proverò a mettere in evidenza alcuni punti per l'agenda italiana. Ad esempio, non possiamo seguitare le lamentele verso l'alleato americano, che già da tempo sappiamo impegnato su un altro versante, quello Pacifico, e nel ritiro delle sue truppe dell'area mediorientale, ma abbiamo il dovere - e, aggiungo, tutto l'interesse - di riprendere un'iniziativa politica che proietti l'Unione all'esterno e la faccia uscire da quel coacervo di immobilismo che la paralizza. Non è sufficiente dire "basta armi alla Turchia", se poi paghiamo un pizzo da 6 miliardi alla stessa e sottostiamo ai suoi ricatti solo perché blocca la rotta balcanica, e magari con quegli stessi soldi si finanzia lo sterminio curdo, mentre nulla viene stanziato per lo sviluppo dell'Africa e per la stabilizzazione dell'area, da cui origina la cosiddetta rotta mediterranea dei migranti. Il Governo ha confusamente detto di non volersi limitare a bloccare i flussi, ma di voler lavorare per arginarne le cause all'origine: benissimo; quale migliore occasione di questa, per porre in seno al Consiglio europeo il tema? Spiace anche constatare che non avete portato a casa neppure una diversa politica dei ricollocamenti, visto che l'accordo sui migranti firmato a Malta ha subìto una prevedibile battuta d'arresto nel Consiglio dell'Unione europea. La verità è che, con la vostra subalternità culturale, ancor prima che politica, rischiamo ancora una volta l'irrilevanza. Quello dei migranti è solo uno dei tanti temi dell'agenda strategica, che denota una debolezza della posizione italiana. Tale posizione mi auguro venga corretta, per non dire rivoluzionata, poiché da questi banchi non tifiamo mai lo straniero, ma speriamo sempre in una "riscossa nazionale". Il Consiglio affronterà poi il tema della Brexit ed è necessario che l'Italia si faccia promotrice di una riflessione ampia sul futuro dell'Unione europea che non prescinda dalle ragioni, non solo storiche, che portano all'uscita del Regno Unito. Siamo tutti d'accordo sul fatto che l'Unione europea scelga una direttrice di sostenibilità economica e ambientale nelle sue politiche, purché l'ambientalismo sia cosa seria e non divenga una nuova ideologia. Siamo tutti convinti altresì che servano strumenti perché l'Unione affermi i suoi interessi e valori nel mondo, come recita l'Agenda strategica 2019-2024, adottata a conclusione dello scorso Consiglio europeo. Ma come lo facciamo? C'è qualcosa che non ha funzionato, ed è strutturale, dalla materia economica a ogni altro campo; crea squilibri e diffidenze tra gli Stati. L'Italia deve porre con forza il tema della ridiscussione delle regole, ancor prima che ragionare dei saldi di bilancio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Di questo passo, senza un cambio di rotta, le risorse per i bilanci comunitari saranno sempre più esigue, perché sta diminuendo il reddito nazionale lordo degli Stati che le finanziano. Bisogna quindi battersi per modificare l'atteggiamento di alcuni Stati, che condizionano inevitabilmente anche l'azione di ogni Commissione sulle politiche di bilancio degli Stati e della stessa Unione. Signori del Governo, non andate a piatire decimali buoni per qualche mancia nella manovra o per qualche merendina a saldo IVA invariato. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Romeo) . Serve essere promotori di un cambio di paradigma. Nello stesso bilancio dell'Unione europea deve prendere corpo il tema degli investimenti integrati, superando logiche spezzatino, al fine di far competere l'Unione con i grandi attori globali: è un tema che dobbiamo porci. Parimenti, non possiamo non porci il tema che il bilancio europeo contempli in prospettiva anche una parte di spesa per la protezione sociale e la difesa. Quest'ultimo è un tema non demandabile, prima politico e poi di bilancio, e una questione vitale, che sottintende una riflessione anche sul ruolo e sui destini della NATO. Ad esempio, gli Stati Uniti chiedono ai partner europei, e lo hanno chiesto anche espressamente all'Italia, maggiori risorse per la difesa: cosa rispondiamo? Allo stesso modo, e con altrettanta forza, l'Italia deve trattare il tema della politica monetaria e del ruolo della BCE. Il Consiglio è chiamato ad adottare la decisione formale relativa alla nomina di Christine Lagarde a Presidente, in un contesto generale che non lascia prospettare nulla di buono. Un memorandum firmato di recente da sei ex banchieri centrali ha attaccato la politica monetaria espansiva perseguita dalla BCE: non possiamo fare finta di niente, la fase Draghi volge al capolinea; l'Unione europea deve fare la sua parte e l'Italia deve esortarla affinché la faccia. Se la trappola della deflazione è stata parzialmente evitata, la politica monetaria espansiva deve continuare ed è necessaria una politica economica espansiva sostenuta dall'Unione europea e dagli Stati, specie quelli che con il loro surplus hanno creato disagi. A ciò si lega un'ulteriore tema in discussione all'ordine del giorno del Consiglio. Nella dichiarazione finale del vertice straordinario del 21 giugno scorso, ha fatto ancora una volta capolino la revisione del MES, il fondo salva-Stati, e dell'Unione bancaria. Si tratta di due aspetti su cui non si sente la voce dell'Italia, che è flebile, non solo perché nel Paese non stimolate alcun dibattito serio e preferite parlare di merendine, caramelle, tasse e manette, ma perché calate una coltre di silenzio in quanto rinunciatari o incapaci di porre i temi. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Bagnai) . Sull'Unione bancaria però c'è molto da dire: va fatta, certo; è una necessità che si è manifestata nella crisi. Bene, ma a quali condizioni, con quali regole e a quale prezzo? Se vogliamo un'Europa coesa e, al tempo stesso, aperta al mondo, nel concerto delle Nazioni dobbiamo far sentire la nostra voce, portare un contributo e svolgere un ruolo. Il rischio è che, andando avanti così, l'Europa si frantumi e noi con lei. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . LOREFICE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LOREFICE (M5S) . Signor Presidente, Signor presidente Conte, ho ascoltato con grande attenzione le sue parole questa mattina, condividendone ogni concetto. Quello a cui si appresta a prendere parte sarà un Consiglio europeo estremamente importante per le tematiche che saranno in discussione, dagli avvenimenti in Siria ai cambiamenti climatici, alla definizione del quadro finanziario pluriennale, alla Brexit e altri argomenti. Come ho già avuto modo di sostenere durante la discussione del disegno di legge di delegazione europea, l'Europa è a un punto di svolta, non solo per l'insediamento della nuova Commissione, che - mi permetto di sottolineare - potrà avvenire solo grazie ai voti del MoVimento 5 Stelle (Applausi dal Gruppo M5S e Applausi ironici del senatore Bagnai), ma anche per i temi che dovrà presto affrontare, a cominciare proprio da domani. Domani infatti proseguiranno i negoziati sul nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, il primo di una futura Europa a 27, che seguirà il recesso del Regno Unito dall'Unione. Approviamo la decisione della Commissione di dare primaria importanza a settori come ricerca, innovazione e agenda digitale, giovani, migrazioni, sicurezza, azione esterna e clima. Tuttavia, non possiamo assolutamente accettare i paventati tagli nelle politiche storiche dell'Unione, quali la politica agricola comune e la politica di coesione: anche in considerazione dei dazi americani su taluni prodotti agricoli italiani, i tagli alla PAC rischierebbero di mettere in ginocchio gli agricoltori italiani e, con essi, un pezzo di made in Italy , che rappresenta una nostra eccellenza e che contribuisce a diffondere una visione positiva del nostro Paese nel mondo. La politica di coesione ha contribuito, seppur con alterne fortune, alla riduzione delle differenze tra i Paesi dell'Unione. L'Italia, a differenza di altri, non sempre è riuscita a sfruttare nel miglior modo possibile questo strumento, tuttavia tagliarlo sarebbe un pericoloso segnale: significherebbe infatti una minore attenzione verso lo sviluppo delle zone svantaggiate d'Europa, che si tradurrebbe a sua volta nella constatazione che esistono cittadini europei di serie A e di serie B; sarebbe opportuno, invece, rimodulare gli stessi, sia nei criteri di divisione che negli obblighi da rispettare per beneficiarne. La ripartizione dei fondi sulla sola base del prodotto interno lordo pro capite non riesce a produrre una fotografia corretta della situazione nelle varie regioni d'Europa; sarebbe opportuno un conteggio che tenesse in considerazione anche altri fattori altrettanto importanti, quali ad esempio il tasso di disoccupazione o la presenza o meno di imprese ad alto tasso innovativo nel territorio. Proprio la politica di coesione mi consente di agganciarmi a un altro tema fondamentale del nostro tempo: le migrazioni, che - com'è chiaro a tutti - sono un fenomeno strutturale, che sarà ai primi posti dell'agenda europea e mondiale per i prossimi decenni. Cambiamenti climatici, guerre e l'esplosione demografica africana alimentano un fenomeno tale per cui è arrivato il momento di uscire dall'emergenza e adottare una politica comune che sia seria, strutturata e sottratta alla volontà dei singoli Stati. È necessario che l'Europa riconosca definitivamente il principio per cui chi sbarca in Italia sbarca in Europa. (Applausi dal Gruppo M5S) . L'accordo raggiunto a Malta lo scorso 23 settembre - su cui torno - rappresenta solamente un primo passo verso il superamento del principio dello Stato di primo approdo sancito dalla Convenzione di Dublino e questo dev'essere chiaro a tutti i partner europei. È di poche ore fa la notizia del ritrovamento di una barca affondata, con 12 migranti morti al suo interno, tra cui una madre che stringeva il suo bambino. L'Italia, l'Europa e l'intera comunità internazionale non possono più tacere di fronte a queste scene: non è accettabile che nel Mediterraneo, il mare nostrum , si muoia ancora in questo modo. Voglio pubblicamente ringraziare la Guardia costiera e tutte le forze coinvolte nelle azioni atte a cercare di evitare che avvengano tali atrocità. (Applausi dal Gruppo M5S) . Tuttavia, ancora non basta: la politica, quella con la lettera maiuscola, e cioè la nostra, deve intervenire per fermare questa strage. In tal questo senso, ritengo giusto tagliare i fondi della politica di coesione ai Paesi che si rifiutano di accogliere i migranti. Meritocrazia, quindi: chi accoglie ed è parte attiva dev'essere premiato; chi si rifiuta dev'essere penalizzato. L'appartenenza all'Unione garantisce privilegi, ma impone anche doveri: non dovrà essere più possibile il free riding sulla pelle delle persone che scappano dalla fame e dalla guerra. Il tema delle migrazioni non può non collegarsi all'aggressione turca contro i curdi siriani, che sta destando grande preoccupazione nella comunità internazionale. Come detto da lei, signor Presidente, e dal ministro Di Maio, tale aggressione è assolutamente inaccettabile: apprezziamo la ferma condanna giunta dal Consiglio affari esteri, come pure l'impegno del Ministro a bloccare le esportazioni di armi verso la Turchia; tuttavia, il bisogno di adottare misure di questo genere a livello statale conferma la farraginosità dell'Unione europea che ne mina l'azione, perché anche se vi è stata una ferma e unanime condanna verso l'azione turca, le procedure europee non consentono di arrivare a un blocco delle esportazioni a livello comunitario in tempi brevi. Seppure sia comprensibile che adottare misure condivise tra 28 Stati è difficile, è fondamentale che, almeno quando vi è uniformità di vedute, come in questo caso, si possa agire velocemente e senza esitazioni. Basta esitazioni: agiamo. L'iniziativa turca mette a serio rischio la stabilizzazione della Regione, che può e dev'essere raggiunta solamente con gli strumenti della politica e della diplomazia e nel rispetto di tutti i popoli. I curdi, il più grande gruppo etnico senza rappresentanza statale, più di tutti si sono impegnati nella lotta contro Daesh e ora si vedono attaccati senza una ragione precisa per le sole mire espansionistiche di Erdoğan. Vorrei ricordare che, tra l'altro, hanno circa 12.000 soldati di Daesh in custodia e che, se questi riuscissero a liberarsi, rappresenterebbero una minaccia non solo per la Regione, ma anche per l'Europa. La situazione è ancor più grave, essendo la Turchia ancora uno Stato formalmente candidato all'adesione. Vorrei, in questo senso, citare i criteri politici per l'adesione e ricordare in particolare l'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea, il rispetto del quale è condizione necessaria per l'adesione stessa: «L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini». Signor Presidente, non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Alla luce di quanto ho letto chiaramente, la Turchia deve capire di avere poche possibilità di entrare in Europa. I leader europei torneranno a occuparsi del contrasto ai cambiamenti climatici, altra eccezionale sfida del nostro tempo. L'Europa si sta impegnando per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e l'Italia sta tenendo il passo. È di meno di una settimana fa l'adozione del decreto-legge sul clima, che ha al proprio interno diverse misure volte alla riduzione delle emissioni in atmosfera e quindi al contrasto dei cambiamenti climatici. A ciò si aggiunge il programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria, che il Governo è chiamato ad adottare nelle prossime settimane. Quanto descritto dimostra che il Governo sta facendo la sua parte, ma deve impegnarsi in tutti i forum internazionali, in particolare europei, per far sì che misure analoghe siano adottate da ogni Stato. Voglio inoltre ricordare che il contrasto ai cambiamenti climatici rappresenta una straordinaria occasione di sviluppo e crescita economica, per cui è importante investire in ricerca e sviluppo di tecnologie pulite per sfruttare al meglio le opportunità che si stanno aprendo in questo settore. Infine, vorrei fare un passaggio sull'Agenda strategica 2019-2024, che indica le priorità dell'Unione per il prossimo quinquennio: la protezione dei cittadini e della libertà, la promozione degli interessi e dei valori europei nel mondo, lo sviluppo economico, l'ambiente e un altro tema fondamentale per il MoVimento, l'Europa sociale. Come ripetiamo ormai da molto tempo, lo sviluppo della dimensione sociale dell'Europa è imprescindibile per la sopravvivenza dell'Unione. Per le parole da lei pronunciate e per i motivi appena esposti, annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle alla proposta di risoluzione di maggioranza. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Perilli, Marcucci, Faraone, De Petris e Unterberger. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Romeo e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Si sono così concluse le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. I lavori dell'Assemblea sono sospesi e riprenderanno alle ore 17. (La seduta, sospesa alle ore 14,05, è ripresa alle ore 17,06) . Sull'ordine dei lavori GIROTTO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIROTTO (M5S) . Signor Presidente, le devo comunicare che i lavori delle Commissioni riunite 10 a e 11 a sono tuttora in corso. Sono stati accantonati alcuni emendamenti e sono anche emerse delle questioni politiche che stiamo ancora dibattendo per risolvere. Abbiamo pertanto bisogno di un ulteriore rinvio, sicuramente alla mattinata di domani. Non sono in grado di garantire matematicamente di essere pronti nel pomeriggio, ma sono sicuro che sarà necessaria la mattinata di domani e forse lo sarà anche il pomeriggio. In questo momento, quindi, non siamo in grado di procedere con il prosieguo dell'istruttoria. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Visti il nostro atteggiamento collaborativo in Conferenza dei Capigruppo per cercare di velocizzare i lavori e soprattutto il nostro comportamento non ostruzionistico nelle Commissioni riunite, sinceramente a questo punto, se ci sono dei nodi politici - come pare di aver capito - irrisolti, prendetevi anche una settimana di tempo per risolvere i vostri problemi e, quando sarete pronti, venitecelo a dire. Sinceramente non abbiamo alcuna intenzione di stare qui tutto giovedì o tutto venerdì ad aspettare i vostri comodi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FdI) . Tra l'altro, ricordo bene che, proprio dai banchi del Partito Democratico, si prendeva la parola per dire «Non siete pronti! Siamo qui. E la maggioranza? Non avete trovato l'accordo politico. Vi nascondete dietro questo». Bene: visto che adesso siete al Governo con i 5 Stelle, probabilmente vi state rendendo conto di che cosa vuol dire governare con loro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ascoltate, quindi, il mio suggerimento di prendere una settimana di tempo e di venire in Aula martedì alle ore 16,30 e, forse, saremo pronti ad affrontare il decreto-legge in questione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti del senatore Airola) . BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Ciao ciao! MALAN (FI-BP) . Il senatore Airola monopolizza l'attenzione. PRESIDENTE. Senatore Airola, si rimetta al suo posto. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, non abbiamo l'esperienza di cui parlava il presidente Romeo del Governo con il MoVimento 5 Stelle, ma siamo d'accordo con lui nell'esprimere lo stesso concetto: non vediamo rilevanti e concrete speranze di poter terminare i lavori domani. Siccome il provvedimento è importante, credo sia anche bene non fare cose raffazzonate all'ultimo momento. (Scambio di apostrofi tra il senatore Airola e il Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Senatore Airola, lei è ammonito. Rimettetevi ai vostri posti. Invito i senatori Questori a segnalarmi quanto è accaduto. Sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 17,10, è ripresa alle ore 17,12) . Chiedo cortesemente a tutti, di riprendere i propri posti. Senatore Malan, prosegua il suo intervento. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, torno a dire che ci associamo alla richiesta avanzata dal presidente Romeo. Non vediamo concrete possibilità che domani il provvedimento sia davvero pronto. Essendo importante, non vanno prese decisioni affrettate. Abbiamo già vissuto diverse volte, nei mesi scorsi, la situazione in cui si rinviavano i lavori, di volta in volta, di mezza giornata e poi di una giornata intera. Reputo più decoroso e soprattutto più funzionale ai lavori del Senato rinviare l'esame del provvedimento alla settimana prossima o a quella successiva. Questa decisione naturalmente verrà presa in seguito. In ogni caso, riconvocare l'Aula domani mattina inutilmente, quando molti di noi tra l'altro saranno impegnati in giro per l'Italia, sarebbe davvero non conveniente per i nostri lavori. (Applausi dal Gruppi FI-BP, L-SP-PSd'Az e FdI) . BERTACCO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERTACCO (FdI) . Signor Presidente, anche noi del Gruppo Fratelli d'Italia siamo d'accordo sulla proposta del capogruppo Romeo, anche perché abbiamo tenuto tutti - mi viene da dire - un atteggiamento collaborativo, così come stabilito anche nella riunione dei Capigruppo. Abbiamo esaminato gli emendamenti senza nemmeno sapere se erano stati accolti o inammissibili. Abbiamo cominciato poi a ottenere i pareri sugli emendamenti un po' alla volta e stamattina abbiamo ricevuto solo quelli fino all'articolo 8. Mi risulta anche che la Commissione bilancio non sia così avanti con l'esame degli altri emendamenti. A questo punto credo sia una questione di buon senso rimandare i lavori dell'Aula alla settimana prossima o comunque prevedere tutto il tempo di cui si ha bisogno, in maniera tale che nelle Commissioni riunite si possa soprattutto lavorare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, prendendo atto di ciò che ci ha appena riferito il Presidente della 10 a Commissione, forse è opportuno - se lei lo ritiene - convocare la Conferenza dei Capigruppo e discutere su quali possono essere i tempi per affrontare il provvedimento in questione in Aula. PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, mi ricollego a quanto poc'anzi richiesto dal presidente Marcucci. Anche noi siamo favorevoli alla convocazione di una Conferenza dei Capigruppo per dare ordine ai nostri lavori. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, credo che dovremmo ripristinare quello che il Regolamento di questo Senato prevede, perché stiamo parlando senza avere qualcuno seduto al banco del Governo. Il banco del Governo è vuoto. (Commenti dal Gruppo M5S) . VOCI DAL GRUPPO M5S. Il Governo c'è! GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Allora devono imparare a sedersi, perché qua assistiamo a un tipo di comportamento secondo cui ognuno fa quello che vuole. PRESIDENTE. Senatrice Santanchè, è presente il sottosegretario Castaldi. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Allora state al vostro posto, seduti e ordinati al banco del Governo. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Francamente mi sembra una polemica inutile, perché erano presenti i membri del Governo. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti) . Non mi piace che ci siano tifoserie, nel senso che prima qualcuno applaude da una parte e poi qualcuno dall'altra. Dirigo io l'Assemblea. I due Sottosegretari erano presenti. Forse è altresì necessario che ognuno di voi stia seduto al proprio posto, perché anche questo significa gestione regolare dell'Assemblea. Convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo e sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 17,16, è ripresa alle ore 17,41) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che la discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge sulla tutela del lavoro e sulla risoluzione delle crisi aziendali si svolgerà, fino alla sua conclusione, martedì 22 ottobre, a partire dalle ore 9,30, con seduta senza orario di chiusura. Il question time , già calendarizzato per domani, non avrà luogo. Restano confermati gli altri argomenti previsti dal calendario. Vorrei dare una comunicazione all'Assemblea, anche se non vedo il senatore Airola in Aula. Verificherò se il richiamo che ho fatto è stato giusto oppure no. Siccome vi è stato un momento di grande confusione, può darsi che io non abbia visto bene quanto accaduto. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Bernini). In questo caso voglio comunque verificare meglio la situazione, perché dalla mia posizione è veramente difficile capire quali sono le dinamiche. Se ho sbagliato, lo dirò chiaramente la prossima volta che ci vedremo. Mi spiace che non sia presente il senatore Airola. Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente: Martedì 22 ottobre 9,30 - Disegno di legge n. 1476 - Decreto-legge n. 101, Tutela lavoro e risoluzione crisi aziendali (scade il 3 novembre) Martedì 29 ottobre 16,30-20 - Doc. XXII, n. 4 - Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sulla sicurezza e sullo sfruttamento del lavoro (dalla sede redigente) - Mozioni sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza - Disegno di legge n. 1493 - Decreto-legge n. 104, Riordino ministeri (scade il 20 novembre) - Sindacato ispettivo Mercoledì 30 " 9,30 Giovedì 31 " 9,30 Il calendario della settimana potrà essere integrato con le comunicazioni del Ministro degli affari esteri sulla situazione in Siria. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1476 (Decreto-legge n. 101, Tutela lavoro e risoluzione crisi aziendali) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 1h Governo 1h Votazioni 1h Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1h 36' FI-BP 1h 6' L-SP-PSd'Az 1h 4' PD 51' FdI 38' IV-PSI 37' Misto 36' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1493 (Decreto-legge n. 104, Riordino Ministeri) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 1h Governo 1h Votazioni 1h Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1h 36' FI-BP 1h 6' L-SP-PSd'Az 1h 4' PD 51' FdI 38' IV-PSI 37' Misto 36' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, intervengo per richiamare l'attenzione del Ministero competente e dell'ente strumentale che ha competenza in materia di viabilità a proposito di un problema che sta affannando la percorribilità viaria tra Abruzzo e Molise. Siamo davanti a una realtà viaria denominata Istonia di competenza delle due Province di Chieti e Isernia, attualmente priva della capacità di garantire la circolazione in sicurezza. L'Italia è l'unico Paese in Europa che, a livello del codice della strada, garantisce la circolazione con la specifica «in sicurezza». Siccome questa strada statale, che - lo ripeto - si chiama Istonia, oggi di competenza delle due Province già citate, non è nella condizione di garantire una percorribilità in sicurezza e poiché esiste una norma che consente la verifica del rango giuridico della viabilità ed eventualmente l'assunzione di tale viabilità alla competenza dell'ANAS e dunque dello Stato, ho intrapreso attività di sindacato ispettivo; ciò al fine di determinare la verifica da parte di ANAS, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e della direzione generale di vigilanza sulla viabilità statale, delle condizioni di assunzione in capo allo stato della condizione giuridica di tale viabilità che oggi non garantisce sicurezza. Inoltre, questo tratto di viabilità, che è di circa 90 chilometri, è attualmente molto utilizzato da parte dello stabilimento Sevel Val di Sangro, situato nel comune di Atessa, per il trasporto dei prodotti della FIAT Ducato al porto di Napoli. Si tratta pertanto di una viabilità molto stressata, che interessa anche dei centri abitati. Per questa ragione, mi auguro che il Ministero raccolga l'iniziativa di sindacato ispettivo e verifichi, se è possibile, la trasformazione del rango giuridico. (Applausi dal Gruppo PD) . MANTERO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANTERO (M5S) . Signor Presidente, sono a sollecitarla perché venga messa in votazione la richiesta di urgenza, ai sensi dell'articolo 77 del nostro Regolamento, dell'Atto Senato 1324, volto a regolamentare la vendita dei fiori di canapa industriale. La richiesta di urgenza è stata sottoscritta da oltre 40 senatori, come prevede l'articolo del nostro Regolamento, e la richiesta di votazione è già stata presentata più volte in sede di Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari dal nostro Capogruppo. Sono quindi a sollecitarla perché venga messa in votazione il prima possibile, anche perché sono passati due mesi e mezzo, dato che ho presentato la richiesta di urgenza a luglio. Mi chiedo anche se si possa parlare ancora di urgenza, visto che impieghiamo due mesi e mezzo perché sia calendarizzata la votazione sull'urgenza, anche perché effettivamente la questione è urgente. Mi dispiace, signor Presidente, che sia distratta, anche perché mi sto rivolgendo direttamente a lei e le sto davanti. La sollecito affinché venga messa in votazione l'urgenza, ai sensi dell'articolo 77 del nostro Regolamento, dell'Atto Senato 1324, per regolamentare la commercializzazione dei fiori di canapa industriale. La richiesta è stata sottoscritta da oltre 40 senatori e in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari abbiamo chiesto che venga calendarizzata. Nonostante sia stata presentata a luglio e quindi siano passati due mesi e mezzo, non è stata ancora calendarizzata la votazione sull'urgenza. Mi chiedo quindi se si possa parlare di urgenza. Ci sono 3.000 aziende che, dopo una sentenza della Corte di cassazione che ha evidenziato un vuoto normativo sulla questione, sono di fatto appese a un filo e non sanno se dovranno chiudere o meno, se subiranno sequestri o se potranno essere accusate di spaccio, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 (il cosiddetto testo unico sugli stupefacenti). Ci sono 3.000 aziende e 10.000 lavoratori che aspettano che questo vuoto normativo venga colmato, quindi abbiamo il dovere di provvedervi. Ribadisco la mia richiesta, ossia che venga calendarizzata urgentemente la votazione sull'urgenza dell'Atto Senato 1324. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE . Come saprà, abbiamo già affrontato in Conferenza dei Capigruppo quest'argomento. Avendo comunque l'urgenza di dare precedenza ai decreti-legge in scadenza, non è finito nel dimenticatoio, ma è stato solo per il momento accantonato, per dare appunto la precedenza alle questioni urgenti, quindi ai decreti-legge. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo classico «Torquato Tasso» di Salerno, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo su una infrastruttura importante per il nostro territorio, per il Nord-Ovest del nostro Paese, per il Piemonte e la provincia di Cuneo, la Granda. Il 18 marzo 2018, sette mesi orsono, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in visita al cantiere dell'autostrada Asti-Cuneo aveva promesso: «I lavori ripartiranno entro l'estate». Oggi, come cuneesi e piemontesi, chiediamo al Presidente del Consiglio di ritornare su quel troncone dell'Asti-Cuneo, anche perché i lavori non sono assolutamente partiti e tutto è fermo com'era prima. Chiediamo al presidente Conte di chiedere scusa ai cuneesi per aver promesso l'impossibile, perché la popolazione si sente presa per i fondelli. Coinvolgiamo anche il Ministro delle infrastrutture, Paola De Micheli, perché proprio la sua parte politica protestò per mesi e mesi, quando eravamo forza di Governo, dicendo che non ci stavamo attivando per realizzare quell'opera. Quell'opera è passata anche per la delibera dell'ultimo CIPE, poi è stata di nuovo trasferita per un parere a livello europeo. Per quanto ci riguarda, non abbiamo bisogno né di passerelle, né di parole: vogliamo vedere i fatti; noi cuneesi vogliamo vedere i cantieri. Parliamo di 9 chilometri di autostrada che da troppi decenni aspettiamo che vengano realizzati: è dal 2012 che in quel tratto di autostrada non c'è più un cantiere attivo. Sono sette anni di perenne attesa e di lenta agonia delle infrastrutture della Provincia di Cuneo. Per tutte queste ragioni e, soprattutto, per evitare ulteriori perdite di tempo, chiediamo che il Governo prenda da subito in mano questo dossier . Anche se è cambiata la maggioranza parlamentare, questo progetto va portato a termine velocemente, visto che coinvolge anche un'infrastruttura importante come il nuovo ospedale Alba-Bra. Non è accettabile che ad oggi manchi ancora questa tratta. Che il premier Conte si assuma la responsabilità di spiegare a tutti noi cuneesi, a noi piemontesi, quali sono le intenzioni: se ci sono dei problemi, lo capiamo, ma non accettiamo di essere presi in giro. Sabaudi sì, ma fessi no. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Malan) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 22 ottobre 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 22 ottobre, alle ore 9,30 con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 17,53) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1362 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Berardi, Bogo Deledda, Bongiorno, Bossi Umberto, Castaldi, Cattaneo, Crimi, Dal Mas, De Falco, De Poli, Di Piazza, Fattori, Floridia, Fusco, Malpezzi, Margiotta, Marti, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Nugnes, Ortolani, Papatheu, Pianasso, Rauti, Ronzulli, Segre, Sileri, Stabile, Tesei e Turco. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: La Russa, per attività di rappresentanza del Senato; Ferrara, Giacobbe, Iwobi, Pacifico e Petrocelli, per attività della 3ª Commissione permanente; Alderisi, per partecipare a un incontro internazionale; Casini, per attività dell'Unione interparlamentare. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Gasparri Maurizio, Aimi Enrico, Caliendo Giacomo, Schifani Renato Modifiche alla legge 9 gennaio 2019, n. 3, in materia di proroga del nuovo regime di prescrizione (1551) (presentato in data 15/10/2019); senatori Leone Cinzia, Crucioli Mattia, Angrisani Luisa, Auddino Giuseppe, Gaudiano Felicia, Matrisciano Susy, Campagna Antonella, Guidolin Barbara, Marinello Gaspare Antonio, De Lucia Danila, Vanin Orietta, Corrado Margherita, Granato Bianca Laura, Drago Tiziana Carmela Rosaria, Abate Rosa Silvana, Agostinelli Donatella, Dessi' Emanuele, Russo Loredana, Pavanelli Emma, Evangelista Elvira Lucia, D'Angelo Grazia, Fenu Emiliano, Lannutti Elio, Trentacoste Fabrizio, Santangelo Vincenzo, Nocerino Simona Nunzia, Ortis Fabrizio, Botto Elena Istituzione del Fondo per gli interventi in favore dei minori di famiglie numerose o monoparentali (1552) (presentato in data 16/10/2019); senatori Perosino Marco, Vitali Luigi, Berutti Massimo Vittorio, Ferro Massimo Disposizioni per il contenimento dei danni causati dai cinghiali (1553) (presentato in data 16/10/2019); senatori Laus Mauro Antonio Donato, Stefano Dario, Fedeli Valeria, Rojc Tatjana, Taricco Mino, Boldrini Paola Modifiche all'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, concernenti la tassa di soggiorno e relative sanzioni (1554) (presentato in data 16/10/2019); senatori Mirabelli Franco, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Valente Valeria Modifiche al decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, di riforma della magistratura di pace e onoraria, in materia di tutele dei magistrati onorari ed efficienza degli uffici giudiziari del giudice di pace e del tribunale (1555) (presentato in data 16/10/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare sen. Vallardi Gianpaolo ed altri Sviluppo di una piattaforma informatica multifunzionale blockchain ed applicazione dei servizi di tracciabilità e rintracciabilità ai prodotti agroalimentari (1414) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 16/10/2019); Commissioni 2ª e 12ª riunite sen. Cirinna' Monica ed altri Modifiche all'articolo 580 del codice penale e alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, in materia di aiuto medico a morire e tutela della dignità nella fase finale della vita (1494) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 16/10/2019). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Romeo Massimiliano ed altri Modificazioni al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in tema di terzo mandato consecutivo del sindaco per i comuni con popolazione sino a 5000 abitanti e di elezione del sindaco al primo turno nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, nonché disposizioni in materia di elezione del sindaco nei piccoli comuni colpiti da eventi sismici e di emolumenti per gli amministratori locali che assumono la carica di componente di organi di amministrazione di società di capitali partecipate (1424) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio) (assegnato in data 16/10/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Romeo Massimiliano ed altri Delega al Governo per l'armonizzazione retributiva e previdenziale dei comparti sicurezza e vigili del fuoco e soccorso pubblico e per ottimizzare la funzionalità del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nonché ulteriori disposizioni a favore del medesimo Corpo (1477) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 16/10/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Gallone Maria Alessandra Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente (1532) previ pareri delle Commissioni 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) (assegnato in data 16/10/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. de Bertoldi Andrea ed altri Disposizioni per la sospensione della decorrenza di termini relativi ad adempimenti a carico del libero professionista in caso di malattia o di infortunio (1474) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 16/10/2019). Disegni di legge, ritiro La senatrice Valente ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Valente ed altri. - "Modifiche alla legge 28 aprile 2016, n. 57, e al decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, in materia di tutele dei magistrati onorari ed efficienza degli uffici giudiziari del giudice di pace e del tribunale" (945). Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte E' stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Laforgia, Grasso, De Petris e Errani. - "Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condizione del lavoro degli italiani" ( Doc . XXII, n. 22). Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 16 ottobre 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9, comma 1- bis , della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il progetto di Documento programmatico di bilancio per l'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XI, n. 2). Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 7 ottobre 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6 della legge 30 aprile 1985, n. 163, la relazione sull'utilizzazione del Fondo unico per lo spettacolo e sull'andamento complessivo dello spettacolo, relativa all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . LVI, n. 2). Il Ministero dello sviluppo economico, in data 8 ottobre 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la relazione riferita alla deliberazione n. 20/2018/G della Corte dei conti concernente "Sviluppo tecnologico ed interventi nel settore aeronautico". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4 a , alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente (Atto n. 102- bis ). Mozioni Atto n. 1-00178 BONINO ALFIERI FEDELI RAMPI D'ALFONSO FERRAZZI D'ARIENZO BITI ZANDA MESSINA Assuntela PITTELLA - Il Senato, premesso che: la crisi siriana è iniziata nel marzo del 2011, all'interno del contesto delle cosiddette "primavere arabe", una serie di proteste ed agitazioni occorse a cavallo tra il 2010 e il 2011 in molti Stati del Vicino oriente e del Nord Africa. A partire dal 2012 la crisi siriana è degenerata in vero e proprio conflitto armato tra l'esercito regolare siriano e una varietà di sigle, autonome o etero-dirette da Paesi terzi della regione. Sin da subito, sono risultate coinvolte migliaia di combattenti stranieri ( foreign fighter ) provenienti da decine di altri Paesi; tale componente di foreign fighter è riconducibile a istanze del cosiddetto jihadismo islamista, dal cui ambiente sono emerse una varietà di raggruppamenti che hanno contribuito in maniera significativa alla nascita del sedicente "Stato Islamico" (Da'ish o Daesh, o ISIS), sorto al confine tra Siria ed Iraq e proclamato nel luglio 2014 da Abu Bakr al-Baghdadi; nella variegata cornice delle forze che hanno combattuto contro Daesh il contributo delle formazioni politico-militari di estrazione curda è stato decisivo, dapprima per contenere l'espansione di Daesh e poi per sconfiggerlo nel quadrante ad esse delegato dalla coalizione internazionale anti-Daesh e dagli Stati Uniti. Nello specifico, il contributo delle componenti curde è stato determinante nell'azione sul campo a difesa di Kobane e nella riconquista di Raqqa, divenuta la capitale siriana di Daesh. Tali obiettivi sono stati conseguiti dopo strenui combattimenti nelle città e nei villaggi e con enorme sacrificio in termini di vite umane e di sofferenze e violenze subite dalla popolazione civile curdo-siriana; il confronto con gli islamisti di Daesh ha acquisito profondo valore simbolico anche alla luce del particolare modello di governo locale di ispirazione democratica, partecipativa e pluralista instaurato nell'area. Particolare rilievo hanno avuto le donne curde impegnate nelle formazioni armate del Kurdistan siriano, offrendo al mondo un esempio di straordinario coraggio e valore nella difesa del proprio popolo, del territorio e della propria dignità; il 7 ottobre 2109 il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha inaspettatamente annunciato l'immediato ritiro delle truppe statunitensi dal nord-est della Siria, dando il via libera all'offensiva turca, motivata da Ankara con la necessità di instaurare una fascia di sicurezza in territorio siriano, a ridosso del confine tra Siria e Turchia, in cui reinsediare circa due milioni di profughi siriani, con pesanti ripercussioni sugli equilibri etnici nella regione del Rojava; le modalità del ritiro statunitense, improvviso e non concordato con i principali attori internazionali, hanno esposto l'intera area del nord-est siriano a pericolosi scenari di instabilità, tra cui la rivivificazione dello Stato islamico, sconfitto, ma tuttora in attività, nonché all'apparente sottovalutazione degli interessi di tutti gli attori internazionali che hanno una forte proiezione nella regione. Un'ulteriore preoccupazione investe il piano della sicurezza nei Paesi confinanti e in Europa, a causa dell'incertezza nella gestione di migliaia di prigionieri appartenenti a Daesh e dei loro familiari (di cui svariate migliaia provengono dall'Europa) detenuti anche nelle carceri curde, con evidenti e inimmaginabili ripercussioni sul piano della sicurezza collettiva; la decisione di Trump è stata fortemente contestata negli Stati Uniti, tanto nel campo democratico, quanto in quello repubblicano, al punto da indurre il Presidente statunitense ad attenuare la linea sul piano del ritiro militare e a proporsi come mediatore tra curdi e Turchia; il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è purtroppo ancora riuscito a produrre una dichiarazione comune sull'offensiva della Turchia in Siria, a causa del dissenso da parte di Russia e Stati Uniti; l'Unione europea ha dal canto suo richiamato la Turchia alle sue responsabilità come Paese membro della coalizione internazionale anti-Daesh, chiedendo il rispetto della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU 2254 e del comunicato di Ginevra del 2012, negoziato dalla Siria nel processo di Ginevra a guida ONU; quanto alla NATO, l'Italia, con Germania, Spagna, Olanda e Stati Uniti, partecipa alla missione "Active Fence", istituita su richiesta della Turchia di incrementare il dispositivo di difesa area integrato per difendere la popolazione dalla minaccia di eventuali lanci di missili dalla Siria; la Turchia ricopre un ruolo cruciale in ambito NATO, un'alleanza militare difensiva il cui statuto tuttavia prevede, all'articolo 1, l'impegno delle Parti alla composizione pacifica di qualsiasi controversia internazionale, in modo che la pace e la sicurezza internazionali e la giustizia non vengano messe in pericolo, e ad astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all'uso della forza assolutamente incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite; le dichiarazioni del segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, richiederebbero un chiarimento quanto al rispetto da parte della Turchia dei principi fondanti dell'alleanza, alla luce delle notizie su bombardamenti di centri abitati, di autoambulanze della Mezza Luna Rossa e delle numerose vittime civili già registrate, oltre alle decine di migliaia di persone già in fuga dalle città e dai villaggi; la dinamica ondivaga delle diplomazie occidentali, nel corso degli eventi bellici occorsi in Siria a partire dal 2011, ha indotto alla fine i curdi siriani a riconsiderare a loro volta l'asse delle proprie alleanze interne ed esterne al Paese, ricercando e trovando proprio presso Damasco protezione e salvezza dalla furia delle incursioni turche, da ultimo con l'accordo sottoscritto con il Governo nella base aeronautica russa in Siria di Hmeimim in data 13 ottobre 2019, con il quale le Forze democratiche siriane (FDS) e l'Unità di protezione popolare (YPG), assi portanti dell'autonomia curda in Siria, convengono sullo spiegamento delle forze armate siriane lungo l'intero confine con la Turchia, a partire dalle roccaforti curde di Kobane e Manbij; nel nostro ordinamento l'articolo 1 della legge 9 luglio 1990, n. 185, impone che la conformità di ogni esportazione, importazione e transito di materiale di armamento alla politica estera e di difesa dell'Italia, ai principi della Costituzione repubblicana, che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, e li vieta espressamente quando siano in contrasto, tra l'altro, con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato e della lotta contro il terrorismo o quando riguardino Paesi, in stato di conflitto armato e verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti dell'uomo; importanti Paesi europei, Germania, Francia ma anche Olanda, Norvegia e Finlandia, hanno già disposto la sospensione della forniture di armamenti ad Ankara e lo stesso presidente Conte, che ha fin da subito manifestato profonda preoccupazione per l'iniziativa unilaterale della Turchia, con una nota ha preannunciato che il Governo italiano è impegnato nell'Ue per arrivare a "una moratoria nella vendita di armi alla Turchia" e "si adopererà per contrastare l'azione militare turca nel Nord-Est della Siria con ogni strumento consentito dal diritto internazionale"; il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, già in conclusione del Consiglio affari esteri, tenutosi a Lussemburgo il 14 ottobre 2019, ha preannunciato il successivo decreto ministeriale con cui bloccare l' export di armamenti verso la Turchia; giungono attendibili segnalazioni sul rapido incremento del numero degli sfollati, tra cui migliaia di civili fuggiti dal campo profughi di Ayn Issa, a nord di Raqqa, ormai privo di vigilanza. Tra le 10.000 persone in fuga, sarebbero oltre 800 familiari di membri dell'ISIS, per lo più donne e bambini; Recep Tayyip Erdoðan, capo di Stato di un Paese formalmente candidato all'ingresso nell'Unione europea e firmatario nel 2016 di un accordo con Bruxelles per la gestione dei migranti siriani, a fronte di un contributo di 3 miliardi di euro in parte già versati, non ha esitato a ricattare l'Europa, minacciando di innescare un flusso assai rilevante di profughi, se le cancellerie europee non dovessero riconoscere la legittimità della sua iniziativa militare contro la Siria e i curdi del Rojava; il Consiglio europeo del 17-18 ottobre 2019, chiamato ad affrontare la crisi con la Turchia, non potrà fare a meno di valutare misure da adottare nei confronti di Ankara sul piano militare, ma anche economico, con inevitabili ripercussioni sull'andamento negoziato di adesione, già gravemente compromesso dai recenti accadimenti, impegna il Governo: 1) a chiedere con forza alle Autorità turche un'immediata cessazione delle ostilità nel nord della Siria, unitamente al monito affinché non siano perpetrati crimini di pulizia etnica, né siano realizzate deportazioni di massa o commesse violazioni dei diritti umani e affinché sia preservata l'incolumità della popolazione civile dell'area e, in particolare, la sicurezza delle strutture sanitarie preposte al soccorso e cura dei feriti, nonché quella degli operatori umanitari, dei giornalisti e degli operatori dell'informazione presenti sul campo; 2) a condannare fermamente in sede internazionale l'azione militare della Turchia, collaborando attivamente in seno a tali organizzazioni internazionali per ottenere l'immediato cessate il fuoco e il ripristino di condizioni di sicurezza anche nell'interesse del contrasto a Daesh; 3) a chiedere in sede ONU e continuare a chiedere in sede UE l'obiettivo di un embargo sulla fornitura di armamenti ad Ankara, procedendo contestualmente, sulla base delle disposizioni della legge n. 185 del 1990, alla sospensione delle esportazioni dall'Italia verso la Turchia; 4) a proporre in sede ONU e UE l'istituzione di un gruppo di contatto per arrivare a un cessate il fuoco immediato; 5) a promuovere in sede NATO l'immediato avvio di una riflessione complessiva su una sospensione dell'operazione "Active Fence", valutando la possibilità di anticipare le procedure di dismissione operativa della batteria italiana, già previsto per dicembre; 6) a promuovere una sospensione dei negoziati sul rinnovo della Facility/FRIT e una urgente riflessione a livello europeo sull'insieme dei trasferimenti alla Turchia e a prevedere, in base all'evolversi delle risposte degli interlocutori, l'attivazione di procedure in ambito euro-unitario che includa la possibilità di attivare meccanismi sanzionatori 7) a prevedere l'immediata messa in campo di strumenti di aiuto umanitario e di supporto alla popolazione civile, in sinergia con le Nazioni Unite e gli operatori umanitari presenti sul terreno. Atto n. 1-00179 BERNINI GASPARRI MALAN PICHETTO FRATIN GALLIANI TESTOR IANNONE SCHIFANI PAPATHEU BIASOTTI BINETTI LONARDO MINUTO MOLES AIMI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERUTTI CALIGIURI CANGINI CARBONE CAUSIN CESARO DE POLI DE SIANO FANTETTI FERRO GALLONE GIAMMANCO GIRO MASINI MESSINA Alfredo MODENA PAGANO PAROLI PEROSINO ROSSI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TIRABOSCHI - Il Senato, premesso che: il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano, l'11 ottobre 2019, ha approvato il disegno di legge n. 30/19-XVI di iniziativa della Giunta circa le "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea" con i voti a favore espressi da Südtiroler Volkspartei, Südtiroler Freiheit e Freiheitlichen; durante l'esame del disegno di legge la maggioranza del Consiglio provinciale, con i voti della Svp, ha approvato l'emendamento di una formazione minore e secessionista, la Südtiroler Freiheit, che per la prima volta cancella la dizione di "Alto Adige" e di "altoatesino" nell'espressione italiana della legislazione bilingue italiano- tedesca; i proponenti dell'emendamento hanno spiegato che l'intervento legislativo si è reso necessario, poiché il toponimo "Alto Adige" richiamerebbe l'epoca fascista; quanto riportato rappresenta a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo una propaganda piuttosto fuorviante considerato che viene totalmente ignorata la lunga storia di toponimi italiani dell'Alto Adige che per la maggior parte furono concepiti e determinati in un'epoca piuttosto precedente rispetto a quella fascista; nello specifico, il termine "Alto Adige" è stato coniato ai tempi di Napoleone, in un periodo che gli storici datano tra il 1810 e il 1814, quando si riferiva a un'area coincidente soltanto con una parte dell'attuale provincia di Bolzano: si trattava infatti del Tirolo a sud della linea Gargazzone Colma (Department du Haut-Adige); nel 1909 venne pubblicata la prima edizione del "Prontuario dei nomi locali dell'Alto Adige" del geografo Ettore Tolomei, ufficialmente ratificata mediante il Regio decreto del 29 marzo 1923, cinque mesi dopo l'insediamento del Governo Mussolini; nell'opera, con l'espressione "Alto Adige", Tolomei fa riferimento alla porzione di Tirolo situata a sud della cresta principale delle Alpi, sulla base della teoria del confine naturale che circolava in Europa nel diciannovesimo secolo; dietro la parola "Alto Adige" di Tolomei si cela soltanto un concetto geografico e non può di certo farsi risalire al geografo l'origine del nome della regione citata; successivamente, la Corte costituzionale con la sentenza n. 346 del 2010, in modo rigoroso e inequivocabile, ha convalidato l'efficacia dei nomi in vigore da quasi cent'anni, respingendo ogni interpretazione in senso opposto da parte della provincia di Bolzano; la Costituzione italiana, entrata in vigore nel 1948, ha fatto espressamente riferito alla regione "Trentino-Alto Adige/Südtirol" e, successivamente, con la riforma del titolo V, approvata nel 2001, il nome della regione è previsto all'articolo 116 della Costituzione nella versione bilingue "Trentino- Alto Adige/Südtirol"; l'articolo 116 della Costituzione, al comma 2, recita testualmente: "La Regione Trentino- Alto Adige/ Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano" e l'articolo 131 nell'elencare i nomi delle regioni fa espressamente riferimento al "Trentino-Alto Adige"; a ciò si aggiunga che lo statuto di autonomia del Trentino Alto- Adige, all'articolo 99, specifica chiaramente che "nella regione la lingua tedesca è parificata a quella italiana che è la lingua ufficiale dello Stato. La lingua italiana fa testo negli atti aventi carattere legislativo e nei casi nei quali dal presente Statuto è prevista la redazione bilingue"; la Costituzione italiana sancisce, dunque, il nome "Alto Adige" come indicativo di un'area a sovranità nazionale, che non può essere in alcun modo cancellata e oscurata da tentativi di "pulizia" linguistica; risulta, dunque, evidente che la cancellazione della parola "Alto Adige", oltre a far riferimento a simboli identitari che potrebbero far riemergere tensioni preoccupanti per il nostro Paese, si pone in evidente contrasto, sia con la Carta costituzionale sia con lo statuto del Trentino Alto-Adige; il nome "Alto Adige" assume dunque l'importanza di un valore non negoziabile su cui, viceversa, il Consiglio della Provincia di Bolzano ha immoralmente e volutamente glissato, senza considerare che per modificare il nome di una regione è necessaria una legge di rango costituzionale; a ciò si aggiunga che più in generale, il tema della toponomastica in Alto Adige è troppo spesso strumentalizzato, diventando «oggetto» di controversia politica, in quanto percepito come mezzo di lotta per l'autonomia e la «cancellazione» sul territorio dello Stato italiano; sono sempre più numerose le denunce riguardanti l'uso distorto delle due lingue provinciali, soprattutto in riferimento alla segnaletica; nel frattempo, la Corte Costituzionale con sentenza n. 210 del 2018, è intervenuta ribadendo il «bilinguismo» perfetto in Alto Adige e specificando che «lo Statuto speciale reca altresì disposizioni in tema di toponomastica le quali, dettando una disciplina che è profondamente influenzata dalle vicende storiche che hanno interessato la regione nel corso della prima metà del secolo scorso, non apportano, tuttavia, alcuna deroga all'ufficialità della lingua italiana - la quale, dunque, deve essere necessariamente adoperata anche in tale ambito - ma si limitano a imporre, nei vari casi, l'utilizzo di denominazioni anche in lingua tedesca, ladina, mochena o cimbra»; la Corte Costituzionale ha altresì aggiunto che nella regione Trentino-Alto Adige «devono essere utilizzati, per un, verso, toponimi anche in lingua tedesca nella Provincia autonoma di Bolzano e, per un altro, al fine di rispettarne le tradizioni, toponimi anche in lingua - secondo i casi - ladina, cimbra o mochena, nei territori ove sono presenti le rispettive popolazioni. Prescrivendo la compresenza della lingua italiana e, a volta a volta, delle lingue minoritarie, viene apprestata una tutela alle minoranze linguistiche e al loro patrimonio culturale in tema di toponomastica, senza tuttavia far venire meno, neppure in tale ambito, la primazia della lingua ufficiale della Repubblica, espressamente riconosciuta dall'art. 99 dello statuto speciale»; citando anche la recente e storica sentenza n. 42 del 2017 sul ruolo dell'italiano, la Consulta ha così riaffermato che «il primato della lingua italiana non solo è costituzionalmente indefettibile, [ma è] decisivo per la perdurante trasmissione del patrimonio storico e dell'identità della Repubblica, oltre che garanzia di salvaguardia e di valorizzazione dell'italiano come bene culturale in sé»; a destare clamore, a livello nazionale, non è stata solo la cancellazione del termine Alto-Adige, ma lo stesso testo della legge europea provinciale contiene un'altra importante novità, all'articolo 4: essa introduce, infatti, la possibilità di iscriversi a tutti gli ordini professionali, anche se non si parla italiano; si tratta di una norma delicata e niente affatto scontata, che trae spunto per lo più dalla necessità di assumere medici dall'area tedesca: va ricordato il caso del primario Thomas Muller, che era stato radiato con una decisione dell'ordine dei medici di Bolzano, successivamente revocata, poiché non era in grado di parlare l'italiano a livello adeguato; in questo modo, violando la Carta Costituzionale e lo statuto del Trentino-Alto Adige si vuole consentire l'iscrizione di professionisti ai relativi ordini, che parlano solo il tedesco: l'ennesima discriminazione che gli italiani residenti in Alto Adige sono costretti a subire; anche alla luce delle ultime pronunce della Corte costituzionale, quanto approvato dal Consiglio provinciale di Bolzano non può considerarsi come una mera modifica dell'articolo 2 del disegno di legge n.30/19-XVI, ma rappresenta un mutamento giuridico sostanziale contro la Costituzione italiana, impegna il Governo: 1) a valutare l'impugnazione, nelle sedi opportune, del disegno di legge n. 30/19-XVI recante "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea" approvato lo scorso 11 ottobre dal Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano, con particolare riferimento ai profili di contrasto con la Carta costituzionale; 2) ad adottare con determinazione ogni iniziativa utile, nell'ambito delle proprie competenze e nel pieno rispetto dello statuto di autonomia speciale per il Trentino Alto Adige-Südtirol, a contrastare ogni iniziativa, anche normativa, non rispettosa del bilinguismo e delle peculiarità di una provincia plurilingue, dando seguito a quanto stabilito nella sentenza n. 210 del 2018 della Corte costituzionale richiamata in premessa, partendo dal presupposto di imprescindibilità della presenza della toponomastica italiana, nonché ad assicurare la tutela del bilinguismo prevista dallo statuto di autonomia. Interrogazioni Atto n. 3-01182 VANIN MONTEVECCHI GRANATO RUSSO DE LUCIA CORRADO ANGRISANI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: come riportato da numerosi articoli di stampa, tra cui si cita "Corriere della Sera" del 25 settembre 2019 "Patto con Parigi su Leonardo. Ma Italia Nostra pensa al ricorso", a seguito di un accordo tra i ministri dei beni culturali italiano e francese, il 24 ottobre 2019 "L'Uomo vitruviano" verrà esposto al Louvre insieme ad altre opere di Leonardo da Vinci; l'accordo citato è stato siglato per le celebrazioni dei 500 anni della morte di Leonardo da Vinci; considerato che: il celeberrimo disegno, raffigurante le proporzioni umane secondo i canoni antropometrici dell'architetto romano Vitruvio Pollio vissuto nel II secolo d.C. è conservato presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia; come riportato dalle notizie di stampa, la notizia del trasferimento ha destato la contrarietà di alcuni esperti e studiosi per due ordini di motivi: la fragilità dell'opera e la normativa vigente posta a tutela dei beni culturali; l'art. 66, comma 2, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio) stabilisce che non possono uscire dall'Italia i beni che costituiscono il fondo principale di una determinata ed organica sezione di un museo, pinacoteca, galleria, archivio o biblioteca o di una collezione artistica o bibliografica, così come non possono uscire i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli; inoltre, un'opera fragile come quella in oggetto, richiede dopo un'esposizione prolungata un periodo di "riposo", vale a dire di non esposizione, stimato in 10 anni; considerato inoltre che il periodo di mancata esposizione si tradurrebbe in impossibilità ad una fruizione pubblica di un'opera di fama mondiale che attira visitatori da tutto il mondo; considerato infine che: come riportato da numerose agenzie di stampa, tra cui "Ansa" del 7 ottobre 2019, "Italia Nostra al Tar su Uomo Vitruviano", l'associazione Italia Nostra, sulla base della normativa citata, ha presentato un ricorso al Tar per l'annullamento del provvedimento del direttore delle Gallerie dell'Accademia, di autorizzazione al prestito all'estero della nota opera; a seguito di tale ricorso, il Tar del Veneto con proprio decreto ha sospeso l'efficacia del provvedimento del direttore delle Gallerie dell'Accademia di Venezia di autorizzazione al prestito e del memorandum d'intesa tra il Ministero per i beni culturali italiano e il Ministero della cultura francese firmato il 24 settembre scorso, quest'ultimo per la parte in cui vìola il principio dell'ordinamento giuridico per cui gli uffici pubblici si distinguono in organi di indirizzo e controllo, da un lato, e di attuazione e gestione dall'altro; l'udienza per la sospensiva sarebbe stata fissata per il 16 ottobre 2019, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario rivedere i termini del suddetto accordo per il trasferimento delle opere in un'ottica che garantisca il più alto grado di tutela e conservazione delle opere soggette a prestito; se abbia diligentemente verificato che il provvedimento di autorizzazione al prestito non fosse in contrasto con le prescrizioni di cui al Codice dei beni culturali e in tal caso a quale normativa faccia riferimento l'autorizzazione del prestito. Atto n. 3-01183 BALBONI CIRIANI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nelle scorse settimane notizie di stampa hanno reso noto il riconoscimento del reddito di cittadinanza in favore degli ex brigatisti e terroristi Federica Saraceni (condannata a ventuno anni e sei mesi per associazione con finalità di terrorismo e per l'omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona), Raimondo Etro (condannato a venti anni e sei mesi per concorso al sequestro di Aldo Moro e per l'omicidio del giudice Riccardo Palma) e Massimiliano Gaeta (esponente del Partito comunista politico militare, condannato a cinque anni e tre mesi); inevitabilmente la notizia, oltre a suscitare la dolorosa, indignata, ed assolutamente condivisibile, reazione dei familiari delle vittime del terrorismo, ha generato nell'opinione pubblica un diffuso sentimento di ripudio, sdegno e turbamento, alimentando in misura preoccupante il generale senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni; tuttavia, quanto accaduto non ha affatto sorpreso né meravigliato, quanti, come in primis i parlamentari del Gruppo «Fratelli d'Italia», nella fase di esame del decreto-legge n. 4 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2019 (vale a dire il provvedimento che ha istituito il reddito di cittadinanza), avevano ampiamente segnalato l'emersione di tale rischio, contrastandolo convintamente e concretamente, oltre che con accorati appelli e interventi, anche con precise e mirate proposte emendative, peraltro, proprio a prima firma del primo interrogante del presente atto di sindacato ispettivo, volte a determinare una serie di fattispecie delittuose gravi, che avrebbero dovuto determinare l'incompatibilità con il beneficio; nella medesima ottica gli emendamenti proponevano una serie di previsioni di buon senso, relativamente ad esempio alla retroattività della revoca del beneficio, o ancora, alla presentazione del certificato del casellario giudiziale contestualmente alla domanda; un pacchetto di proposte mirate, quello proposto, ma a giudizio degli interroganti irresponsabilmente bocciato dalla maggioranza, irresponsabile allora, ma fortemente responsabile oggi sul piano politico e morale per aver determinato l'emersione di gravi ingiustizie e forti iniquità, che non possono essere trascurate, tollerate o consentite, né trovare spazio in un Paese democratico ed in un ordinamento equo; proprio in questi giorni e con le medesime finalità, il Gruppo «Fratelli d'Italia» ha riproposto i medesimi emendamenti in sede di conversione del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101; si apprende di alcune dichiarazioni di esponenti del Governo che lasciano ben sperare in ordine ad un opportuno ravvedimento rispetto al pregresso orientamento politico e normativo: un intervento considerato assolutamente urgente e necessario per correggere la inaccettabile situazione che si è creata, si chiede di sapere quanti siano in totale i casi di riconoscimento del reddito di cittadinanza in favore di soggetti già condannati per gravi reati, e quali interventi indispensabili ed urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di introdurre i correttivi necessari ad assicurare che il beneficio sia precluso ai condannati per gravi delitti. Atto n. 3-01184 FARAONE SBROLLINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il provvedimento "salva precari", approvato in Consiglio dei ministri il 7 agosto 2019, non veniva successivamente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 agosto, in seguito alla crisi del Governo Conte I ingenerata dalla Lega; il decreto era stato approvato con la formula "salvo intese", in quanto il Movimento 5 stelle non aveva raggiunto l'accordo con la Lega sul testo proposto dal Ministro pro tempore Marco Bussetti; tra le altre misure presenti, per lo più una tantum , si intendeva istituire un percorso formativo abilitante straordinario (Pas) universitario per sopperire alla mancanza di docenti abilitati nelle scuole statali e paritarie; al corso avrebbero avuto accesso tutti gli aspiranti in possesso di almeno tre anni di servizio prestato nel periodo compreso tra il 2011/12 e il 2018/19; ogni anno di servizio, per essere considerato valido ai fini dell'accesso al concorso, avrebbe dovuto essere stato prestato per almeno 180 giorni, anche frazionatamente; sarebbero stati considerati validi i servizi prestati, indifferentemente, nelle scuole statali, private paritarie e nei percorsi di istruzione e formazione professionale. I tre anni di servizio non sarebbero stati richiesti agli aspiranti in possesso del titolo di dottore di ricerca; il triennio di dottorato, dunque, sarebbe stato equiparato al requisito del triennio di servizio, consentendo l'accesso anche a persone senza servizio (cioè senza aver mai insegnato) e insegnanti già di ruolo, ma in altro grado di istruzione anch'esse senza servizio nella secondaria, personale non precario quindi, ma precluso alle migliaia di veri docenti precari che già lavoravano nella scuola da uno o due anni; considerato che questo avrebbe significato l'ingresso in seconda fascia di un massiccio numero di personale scolastico senza servizio a scapito dei precari, che a breve avrebbero raggiunto i tre anni e che per effetto di queste norme, non avrebbero più avuto la possibilità di fare supplenze passando dal precariato alla disoccupazione, si chiede di sapere se vi sia allo studio un provvedimento, e in quali termini, per dare risposte certe anche alle migliaia di docenti precari che purtroppo ad oggi non raggiungono i 180 giorni nei 3 anni, anche se in possesso di più giorni di quelli richiesti ma non nell'arco temporale dei 3 anni. Atto n. 3-01185 BERNINI MALAN SACCONE GALLONE CANGINI MOLES GIRO ALDERISI MALLEGNI LONARDO BERARDI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: in data 11 giugno 2019, presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministro ha incontrato i rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative per il comparto istruzione e ricerca, al fine di individuare le modalità attuative degli impegni assunti dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro stesso, con l'intesa del 24 aprile 2019, con particolare riferimento a quanto previsto al paragrafo "2. Stabilità nel rapporto di lavoro"; in tale occasione si era stipulata un'intesa tra le parti in materia di reclutamento e abilitazione del personale docente, nella quale erano inclusi anche i docenti precari che insegnano nelle scuole paritarie, circa 2.200 istituti; in data 1° ottobre 2019 si è stipulata una nuova intesa tra Ministero e organizzazioni sindacali, secondo la quale i docenti precari delle scuole paritarie risultano invece essere esclusi dal partecipare alle procedure per l'abilitazione del personale docente; la disciplina vigente (legge n. 62 del 2000) obbliga le scuole paritarie ad utilizzare docenti abilitati, ma ad oggi non sono stati avviati percorsi che permettano ai giovani laureati di conseguire l'abilitazione all'insegnamento nella scuola secondaria, si chiede di sapere: se e per quale motivo nella nuova intesa i docenti precari delle scuole paritarie siano stati esclusi dal conseguire l'abilitazione all'insegnamento; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare al più presto i percorsi abilitanti ordinari e approvare le regole dei percorsi riservati, prevedendo l'accesso alle medesime anche ai docenti che lavorano nelle 2.200 scuole secondarie paritarie. Atto n. 3-01186 CIRINNA' MIRABELLI VALENTE BOLDRINI DE PETRIS FEDELI IORI MODENA Al Ministro della giustizia Premesso che : il 14 ottobre 2019 gli organi di stampa hanno dato ampio risalto alla vicenda denunciata da Laura Massaro, ed in particolare alla decisione con la quale il Tribunale per i minorenni di Roma ha disposto l'affido del figlio della stessa Massaro, minore, al padre, del quale il minore ha paura e che non frequenta da oltre sei anni, riconoscendo alla madre il diritto di vederlo solo ogni quindici giorni; a quanto si apprende, la decisione del Tribunale per i minorenni di Roma si fonda sul presunto riscontro di una situazione di alienazione parentale del minore nei confronti del padre; considerato che: la cosiddetta sindrome di alienazione parentale (PAS) non è riconosciuta dalla comunità scientifica, né è menzionata come disturbo, attualmente, nell'ultima edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5); la Suprema Corte di cassazione, nella sentenza n. 13274 del 16 maggio 2019, ha escluso che una perizia attestante la scientificamente infondata alienazione parentale possa costituire l'esclusivo fondamento della decisione di affidare il minore al genitore asseritamente alienato, di consentire una relazione tra il minore e il suddetto genitore, o addirittura della decisione, ancor più grave, di collocare il minore presso una struttura, per sottrarlo all'ambiente genitoriale ritenuto alienante e di fronte all'avversione del minore alla collocazione presso il genitore asseritamente alienato; in particolare, la Corte afferma che "qualora la consulenza tecnica presenti devianze dalla scienza medica ufficiale come avviene nell'ipotesi in cui sia formulata la diagnosi di sussistenza della PAS, non essendovi certezze nell'ambito scientifico al riguardo il Giudice del merito, ricorrendo alle proprie cognizioni scientifiche (Cass. n. 11440/1997) oppure avvalendosi di idonei esperti, è comunque tenuto a verificarne il fondamento (Cass. 1652/2012; Cass. 17324/2005)"; pertanto, ciò che il giudice deve provare non è già la sussistenza della PAS, destituita di ogni scientifico fondamento, bensì l'effettivo situazione di disagio sofferta dal minore in conseguenza dei comportamenti dei genitori; nonostante ciò, presunte diagnosi di alienazione parentale continuano ad essere poste a fondamento esclusivo di decisioni idonee ad incidere profondamente sulla serenità dei minori, e dunque sulla tutela del loro migliore interesse che, per costante orientamento della giurisprudenza, delle convenzioni internazionali per la tutela dei diritti del fanciullo, e dello stesso diritto interno, deve orientare come criterio esclusivo ogni decisione che riguardi il minore; per questo, ogni decisione che riguardi il minore non può mai fondarsi su premesse acritiche e dogmatiche, tanto più se fondate su assunti sconfessati dalla stessa comunità scientifica, ma deve piuttosto basarsi sull'osservazione serena ed imparziale delle concrete condizioni di vita ed esperienza del minore, avendo come unico orizzonte la tutela del suo miglior interesse, a prescindere da ogni precomprensione di tipo ideologico, il persistere di tali decisioni lascia minori e genitori in una condizione di inaccettabile vulnerabilità e incertezza e non assicura la coerenza degli orientamenti della giurisprudenza minorile rispetto alle più avanzate acquisizioni della scienza medica e psicologica; si chiede di sapere: quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo a fronte di tali orientamenti della giurisprudenza minorile, fermo restando il dovuto rispetto verso l'autonomia e l'indipendenza della Magistratura; quali iniziative intenda intraprendere al fine di garantire l'adeguata formazione dei giudici minorili in merito ai temi evocati in premessa, onde favorire una miglior consapevolezza dei più delicati aspetti della questione, con particolare riguardo allo stato della ricerca psicologica e dunque alla inattendibilità scientifica della cosiddetta sindrome di alienazione parentale. Atto n. 3-01187 COLLINA MARCUCCI MALPEZZI MIRABELLI STEFANO FERRARI BINI CIRINNA' VALENTE Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: l'art. 33 del decreto-legge n. 34 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2019, il cosiddetto decreto crescita, ha introdotto nuove regole in materia di assunzioni nei Comuni, con la finalità di accrescere le facoltà assunzionali degli enti che presentino un rapporto virtuoso fra spese complessive per il personale ed entrate riferite ai primi tre titoli del rendiconto; considerato che: i Comuni, sulla base di quanto stabilito dal decreto, dovrebbero poter procedere ad assunzioni a tempo indeterminato nel limite di una spesa complessiva per il personale (al lordo degli oneri riflessi a carico dell'amministrazione) non superiore ad un determinato valore soglia. Dette assunzioni dovrebbero avvenire in coerenza con piani triennali di fabbisogno di personale e nel rispetto dell'equilibrio di bilancio asseverato dall'organo di revisione; il valore soglia, che costituisce il limite di spesa per le assunzioni di personale, è definito dal decreto come percentuale "differenziata per fascia demografica" delle entrate relative ai primi tre titoli delle entrate del rendiconto dell'anno precedente, al netto del fondo crediti di dubbia esigibilità; tenuto conto che: le fasce demografiche, i relativi valori soglia (prossimi al valore medio per fascia demografica) e le relative percentuali massime annuali di incremento del personale in servizio sono stabiliti con decreto del Ministro della pubblica amministrazione, di concerto con i Ministri dell'economia e dell'interno, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città; il decreto crescita rimette quindi l'effettiva applicazione della norma ad un decreto del Ministro della pubblica amministrazione, che avrebbe dovuto essere emanato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto crescita; considerato che recentemente, interrogata sulla stessa questione alla Camera dei deputati, il Ministro della pubblica amministrazione ha affermato che l'elaborazione dei provvedimenti dei decreti attuativi è attualmente in fase avanzata. Ha inoltre manifestato l'intenzione di riprendere in mano le fila del dialogo, sia istituzionale che con i rappresentanti degli enti locali, proprio per rispondere a queste esigenze; tenuto conto che: l'articolo 77 della Costituzione assegna al Governo il potere di adottare in casi straordinari di necessità e di urgenza, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, da sottoporre poi alle Camere per la conversione in legge. L'immediata vigenza delle norme contenute nei decreti legge è quindi strumentale alla necessità di provvedere senza indugio a risolvere questioni come quella relativa all'impossibilità di assumere personale da parte dei Comuni; è quindi paradossale che la piena ed immediata effettività di tali norme di cui è stata giustamente affermata l'urgenza in sede di adozione, sia di fatto sospesa e ritardata dalla mancata emanazione dei decreti attuativi che avrebbero dovuto, invece, essere pronti già nel mese di luglio scorso, si chiede di sapere: in quale data verranno emanati i decreti attuativi mancanti che dovrebbero rendere effettive le previsioni del decreto crescita, dando finalmente certezze ai Comuni su come e quando potranno esercitare le proprie facoltà assunzionali; quali iniziative il Governo abbia adottato per accelerare l' iter al fine di attuare la norma, di cui al citato articolo 33 del decreto-legge n. 34 del 2019, considerata l'importanza che la norma riveste per le regioni ed i comuni virtuosi in cronica situazione di sottorganico. Atto n. 3-01188 PIROVANO BORGHESI AUGUSSORI CALDEROLI STEFANI Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: il tema della riforma della dirigenza pubblica è stato al centro del dibattito parlamentare negli ultimi anni e, da ultimo oggetto del disegno di legge presentato in data 5 marzo 2019 dal ministro pro tempore Bongiorno con l'obiettivo di incentivare la qualità della prestazione lavorativa dei dirigenti, mai divenuto legge per la sopravvenuta caduta del Governo Conte I; è principio fondamentale ed inderogabile dell'ordinamento giuridico, essendo riflesso di diritti costituzionalmente garantiti, che l'accesso alla dirigenza pubblica avvenga tramite il concorso pubblico; la Corte Costituzionale con sentenza n. 1 del 1999 ha ribadito che esiste "una relazione tra l'art. 97 e gli artt. 51 e 98 della Costituzione" specificando che il concorso pubblico è il meccanismo imparziale di selezione tecnica e neutrale dei più capaci; anche la sentenza della Corte Costituzionale n. 37 del 2015 ha ribadito che il conferimento degli incarichi dirigenziali nell'ambito di un'amministrazione pubblica deve avvenire previo esperimento di un pubblico concorso, il quale è necessario anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti già in servizio (in tal senso anche Corte Cost. sentenze n. 194 del 2002; n. 217 del 2012; n. 7 del 2011; n. 150 del 2010; n. 293 del 2009); derogando all'obbligo del concorso pubblico, sono state modificate le condizioni necessarie per poter conferire incarichi di funzione dirigenziale a soggetti non appartenenti ai ruoli della dirigenza pubblica in via del tutto eccezionale e temporanea; è stato previsto (articolo 19, del decreto legislativo n. 165 del 2001) che il tetto massimo del numero di tali incarichi di funzione sia fissato, per ciascuna amministrazione, nel 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti di prima fascia e nell'8 per cento di quella di seconda fascia; il numero dei dirigenti della pubblica amministrazione non impiegati in ruoli operativi è sempre più alto perché negli anni si sono stratificate strutture create dai vari esecutivi, che hanno creato posizioni di vertice senza garantire una successiva collocazione; i presupposti perché le amministrazioni procedano al conferimento degli incarichi dirigenziali senza il ricorso alla procedura pubblica sono la temporaneità degli incarichi e l'eccezionalità delle esigenze delle stesse in relazione all'oggetto dell'incarico e agli obiettivi da conseguire anche in applicazione di un sistema di spoil system che consenta ai vertici politici di avvalersi di rapporti fiduciari al fine di poter affermare un indirizzo politico chiaro, si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire che il Governo Conte II non si doti, all'interno dell'amministrazione, di strutture temporanee con nuove posizioni dirigenziali per le quali sarà poi impossibile garantire una continuità operativa. Atto n. 3-01189 DE LUCIA GRANATO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: in Italia esiste un patrimonio edilizio scolastico vetusto e che necessita di continui interventi di messa in sicurezza degli edifici; nonostante gli investimenti finora destinati all'edilizia scolastica, i dati non sono ancora migliorati in modo significativo; ancora oltre il 50 per cento degli edifici non risulta possedere la relativa certificazione di agibilità; considerato che: rispetto alle risorse stanziate per la messa in sicurezza delle scuole e per l'adeguamento alla normativa antisismica non tutti gli interventi risultano effettivamente avviati; le maggiori difficoltà sono legate alla progettazione degli interventi, per la quale gli enti locali non riescono ad anticipare le risorse e non riescono molto spesso a finalizzare gli interventi con tempestività; manca molto spesso, soprattutto nei piccoli Comuni, personale tecnico specializzato anche per avviare le procedure di gara; ad oggi ancora non vi è la necessaria pubblicità e fruibilità dei dati contenuti nell'Anagrafe dell'edilizia scolastica, si chiede di sapere: come intenda il Ministro in indirizzo procedere per accelerare l'esecuzione degli interventi in materia di edilizia scolastica, utilizzando tempestivamente tutte le risorse già disponibili; come intenda garantire la necessaria trasparenza dei dati dell'Anagrafe; quali iniziative nuove intenda porre in essere per migliorare la qualità del patrimonio edilizio scolastico. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01190 CALIGIURI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nel Comune di Castrovillari, in località Campolescio, insiste una vecchia discarica comunale, adeguata e messa a norma (a suo tempo) con fondi regionali. In merito ai lavori all'epoca realizzati, sono stati presentati degli esposti alla Procura di Castrovillari, relativamente a presunte difformità degli stessi rispetto a quanto prescritto dagli uffici regionali. Tra gli aspetti emersi dal procedimento in corso risulterebbe l'impossibilità di abbancare ulteriori rifiuti, trattandosi di vecchia discarica già utilizzata per anni; con ordinanza del 7 settembre 2019 del Presidente della Giunta regionale della Calabria, relativa al sistema di smaltimento dei rifiuti, venivano richieste informazioni al Comune di Castrovillari sulla situazione della discarica di Campolescio; nel rispondere, il Comune di Castrovillari, il 16 settembre 2019, non menzionava il suddetto procedimento penale, né le conclusioni della perizia della Procura in merito all'impossibilità di ulteriore abbanco nella discarica; esistono attività di studio che hanno dimostrato come l'area già oggetto di discarica sia di interesse archeologico ricadente nell'area della Sibaritide e della Magna Graecia. Il sito, in passato, è stato oggetto di provvedimenti cautelativi atti a proteggerlo da scavi archeologici non autorizzati; l'area ove è sita la discarica è nel cuore del distretto agro-alimentare di qualità di Sibari (DAQ), principale fonte di economia dell'intero comprensorio (quello di Cammarata-Sibari) con produzioni di qualità che permette l'impiego di circa 5.000 lavoratori (solo nell'area considerate), rappresentando un volano economico dell'intera area nord Calabria, e pertanto del tutto incompatibile con un eventuale uso come centro comprensoriale di raccolta di rifiuti; la possibile riapertura della discarica ha già creato allarme sociale tra i cittadini e mobilitazione di associazioni sindacali datoriali e dei lavoratori, imprenditori, associazioni ambientaliste, comitati a difesa dei territori, gli stessi già in passato si sono battute per la sua definitive tombatura, in linea con le stesse prescrizioni degli uffici regionali, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, ritengano di verificare e prendere atto dei fatti esposti; se e quali iniziative di rispettiva competenza intendano adottare a tutela del principio di legalità, a tutela della salute pubblica e dell'economia del comparto agricolo, ricadente nell'area di interesse, a tutela dell'area archeologica esistente. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02310 DE VECCHIS Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nelle scorse settimane, la Opel Italia Srl con sede a Fiumicino (Roma), ha comunicato ai 62 lavoratori di voler procedere al licenziamento; presso la sede di Fiumicino, attiva sin dal 1969, operano magazzinieri e impiegati del centro di distribuzione ricambi, personale qualificato cui l'azienda non ha concesso nessuna alternativa concreta, limitandosi a comunicare con pochissimi preavviso l'intenzione di porre fine al rapporto di lavoro; alla base della vicenda c'è la recente acquisizione della casa automobilista tedesca, facente parte della divisione europea della General Motors, da parte del gruppo francese PSA, proprietario dei marchi Citroën, Ds e Peugeot; l'acquisizione da parte del gruppo PSA, se da un lato ha creato un colosso nel settore automobilistico, secondo in Europa al solo gruppo VAG, dall'altro ha spinto il gruppo francese ad avviare una generale riorganizzazione; da qui la decisione di chiudere lo storico stabilimento di Fiumicino, con l'obiettivo di esternalizzare l'attività del magazzino con un servizio di outsourcing ; nonostante la prima procedura di licenziamento sia stata revocata dopo una contestazione da parte dai sindacati, nei giorni scorsi l'azienda ha fatto pervenire ai 62 dipendenti una nuova lettera, recante la comunicazione del licenziamento collettivo; considerato che: le alternative al licenziamento, in realtà, non mancherebbero, in quanto per i lavoratori interessati si potrebbe prefigurare il ricollocamento presso i centri di Tiburtina e Collatina, l'assorbimento da parte dei soggetti che subentreranno ad Opel, oppure la cassa integrazione; l'azienda ha, altresì, due sedi in Lombardia, una a Milano, dove operano circa 150 dipendenti, l'altra a Pregnana milanese (Milano), dove lavorano 58 dipendenti, sedi presso le quali si potrebbe valutare di collocare alcuni dipendenti del polo di Fiumicino, si chiede di sapere se il Governo stia valutando di convocare un Tavolo ministeriale per affrontare il tema richiamato in premessa e, più in generale, quali siano le iniziative che voglia adottare al fine di tutelare i lavoratori coinvolti. Atto n. 4-02311 IANNONE Al Ministro della giustizia Premesso che: con la circolare del Ministero della giustizia del 12 maggio 2015, sono state dettate le istruzioni per il ripristino degli uffici del giudice di pace soppressi, ai sensi del decreto-legge 31 dicembre 2014 n. 192, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015 n. 11; il Comune di Castellammare di Stabia (Napoli) ha una vasta popolazione ed un elevato numero di avvocati e di praticanti avvocati; nell'area stabiese persistono sacche di criminalità diffusa e organizzata; gli uffici del giudice di pace possono essere considerati un baluardo a presidio della legalità in un territorio particolarmente complesso, come quello dell'area stabiese; esiste la necessità di procedere al ripristino degli uffici del giudice di pace nella città di Castellammare di Stabia, in virtù anche della presenza storica attestata nella stessa città da parte del Ministero della giustizia con la relativa Pretura; è di indubbio interesse del Comune di Castellammare di Stabia, pertanto, mantenere presso il territorio cittadino l'ufficio del giudice di pace, anche alla luce delle sollecitazioni in merito giunte dalla locale associazione forense, nonché dai consigli dell'ordine degli avvocati di Napoli e Torre Annunziata; detta necessità di ripristino degli uffici del giudice di pace nella città era stata sentita già nel 2013, in data 26 aprile, allorquando il commissario straordinario aveva manifestato l'interesse al mantenimento di detti uffici; delibera che poi non ha trovato giusta conferma, nell'individuazione degli stanziamenti di fondi economici da parte dell'Amministrazione comunale in sede di redazione di bilancio; la nuova Amministrazione comunale eletta dal popolo stabiese ha rinnovato la sua volontà di avere gli uffici del giudice di pace ed ha prodotto giusti atti in Consiglio comunale trasmessi al Ministero competente, si chiede di sapere se sia intenzione del Ministro in indirizzo impegnarsi per soddisfare l'aspirazione dell'Amministrazione comunale e della città tutta di Castellammare di Stabia. Atto n. 4-02312 GARAVINI Al Ministro della giustizia Premesso che: il 26 settembre 2019 un giovane studente congolese di 21 anni, Michel Zuma Massamba, è deceduto presso la stazione Tiburtina di Roma, in seguito ad un colpo di pistola alla testa; secondo le ricostruzioni della Polizia lo studente si sarebbe tolto la vita da solo dopo aver accoltellato e disarmato un vigilante della società "Urbe", addetto alla sorveglianza all'ingresso della stazione per conto delle Ferrovie dello Stato; la Digos avrebbe escluso la matrice terroristica, si ipotizzano problemi psichici del giovane studente; la famiglia dello studente congolese afferma che il giovane sarebbe stato colpito dietro la nuca e che, in considerazione della dinamica, si tratterebbe di omicidio premeditato. Gli stessi accusano la Polizia di non voler far luce sulla vicenda e, al contrario, di voler insabbiare eventuali responsabilità del vigilante rimasto ferito; l'ambasciatore italiano a Kinshasa è stato convocato dalla Ministra congolese degli Esteri e, lo scorso mercoledì 9 ottobre, è stata realizzata una manifestazione di fronte all'ambasciata italiana a Kinshasa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda avviare un supplemento di indagini, affinché si faccia luce sulla vicenda e venga superato qualsiasi dubbio circa le responsabilità dell'accaduto; se intenda acquisire le registrazioni video delle telecamere di sorveglianza della stazione Tiburtina, sia nel pomeriggio, sia nei giorni precedenti all'accaduto, per accertare l'effettiva dinamica dei fatti anche precedenti alla colluttazione. Atto n. 4-02313 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: la perdurante crisi dei produttori di grano duro in Italia non ha ancora trovato una risposta da parte del piano cerealicolo; sin dai primi tavoli di crisi istituiti presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, il ministro Martina ebbe modo di affermare che, dai dati ISMEA sull'andamento dei prezzi per il grano duro, non c'era nessuna correlazione tra mercato internazionale e nazionale, con ciò lasciando ipotizzare scarsa trasparenza e presenza in Italia di fenomeni distorsivi dei prezzi e della concorrenza; le filiere agro-industriali non hanno saputo offrire una risposta alla crisi, nonostante gli aiuti pubblici alla fissazione di prezzi minimi e massimi e ad accordi capestro unilateralmente definiti dalla parte industriale; al fine di consentire ai produttori di poter collocare il proprio prodotto ad un prezzo congruo e di garantire la trasparenza nelle relazioni contrattuali tra gli operatori di mercato e nella formazione di prezzi, l'Italia ha approvato con legge le Commissioni uniche per singolo prodotto, introdotte dall'articolo 6 -bis del decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2015, n. 91; l'Assessore alle politiche agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia, il 28 aprile 2018, durante l'inaugurazione della 69a edizione della Fiera internazionale dell'agricoltura e della zootecnia di Foggia, ha ribadito la necessità di costituire la Commissione unica nazionale per la quotazione del grano duro a Foggia, riaffermando l'urgenza, oltre che l'esigenza di gestire nel cuore della cerealicoltura italiana dedicata al frumento pastificabile le quotazioni di mercato; anche il ministro pro tempore Luigi Di Maio, il 12 maggio 2019, si era recato a Foggia e insieme a Giuseppe L'Abbate, attuale Sottosegretario al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, avevano annunciato l'avvio "sperimentale" della CUN; la costituzione di una CUN a Foggia per il prezzo del grano duro è sollecitata anche dal presidente della Camera di commercio di Foggia che, in un recente comunicato stampa, ha avvertito l'esigenza di una maggiore trasparenza dei listini; inoltre, ci sono state diverse riunioni sull'argomento, sempre presso i tavoli di crisi del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, e nell'ultima, nel mese di luglio 2019, il Sottosegretario pro tempore Alessandra Pesce, nell'illustrare il Piano specificò che erano previsti 4 assi, per ognuno dei quali si sarebbe formato un gruppo di lavoro. Essi sono: Qualità - Stoccaggio - Promozione - CUN. Inoltre, entro lo stesso mese di luglio, sarebbero stati inviati da tutti i componenti della filiera i vari nominativi che si sarebbero occupati dei gruppi di lavoro. In quell'occasione, la Sottosegretaria ribadì la volontà dell'amministrazione di far partire quanto prima la nuova commissione prezzi unica nazionale e, non appena il gruppo di lavoro avesse completato questa fase (mese di luglio), si sarebbe provveduto a raccogliere le deleghe, assegnando un termine dopo il quale iniziare la fase sperimentale (settembre); sul fronte volto a rendere più stabili i rapporti tra gli agricoltori e l'industria della pasta, l'interrogante apprende con piacere che il Ministro in indirizzo ha convocato per il 28 ottobre 2019, il Tavolo grano/pasta, proprio per "condividere alcune priorità concrete da mettere in campo"; considerato che: nonostante la citata legge istitutiva della CUN, il decreto attuativo, l'approvazione in Conferenza Stato-Regioni e la risoluzione della Camera dei deputati n. 8-00202, approvata dal Governo il 28 settembre 2016, non si è potuto ancora istituire la CUN a Foggia; il TAR Puglia ha accolto il ricorso dell'associazione "GranoSalus" contro la Camera di commercio di Foggia, che aveva negato il diritto di accedere agli atti del procedimento di formazione dei listini prezzi di grano duro e sfarinati pubblicati sul sito dell'ente camerale; con una sentenza ricca di precisazioni il giudice amministrativo non solo ha riconosciuto il ruolo dell'associazione GranoSalus come riferimento a tutela degli operatori del settore cerealicolo ma, con decisione n. 1200 del 16 settembre 2019 il TAR Puglia, sede di Bari, ha accolto il ricorso proposto dall'associazione per l'annullamento dei listini settimanali della CCIAA di Foggia degli anni 2016-2017; la sentenza, in tal senso innovativa, ha preso atto della violazione, da parte della commissione tecnica della Camera di commercio, del procedimento di accertamento e formazione dei prezzi dei cereali e degli sfarinati che appaiono sul sito dell'ente camerale, a cui fanno riferimento le transazioni commerciali nazionali, che costituiscono la base delle rilevazioni dell'Istat sull'andamento del mercato; la decisione del TAR Puglia evidenzia, nelle more della politica, la necessità di seguire rigorose procedure che restituiscano al mercato del grano, così determinante per l'economia nazionale e per le esportazioni, la necessaria trasparenza, per assicurare un reddito dignitoso ai cerealicoltori e per offrire ai consumatori prodotti finiti della dieta mediterranea e di larghissimo utilizzo (pane, pasta eccetera) a prezzi reali e non alterati; a riprova dei vizi dei documenti assunti a base della rilevazione prezzi e agli atti del giudizio, ve n'é anche uno relativo alle quotazioni di grano canadese di terza categoria, con livelli di micotossine, metalli pesanti e glifosato, assolutamente non paragonabili ai grani del Tavoliere delle Puglie e di tutto il Mezzogiorno, ma comunque in grado di condizionare l'andamento del mercato locale e nazionale; tanto premesso, questo ingiustificato, grave ritardo sull'attuazione della CUN a Foggia penalizza il processo di trasparenza nel mercato italiano e aggrava le condizioni sia delle imprese cerealicole del Mezzogiorno che dei consumatori, a vantaggio esclusivo di una speculazione a favore di commercianti e industriali; l'istituzione della CUN a Foggia porrebbe fine alle speculazioni al ribasso del prezzo del grano, senza pregiudicare ulteriormente la granicoltura del sud Italia, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, di fronte ad un simile scenario, al fine di superare il desueto meccanismo di rilevazione del prezzo della Commissione camerale di Foggia e transitare velocemente verso l'istituzione della CUN, con sede a Foggia; se non ritenga utile porre in essere gli atti di propria competenza volti a favorire un intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), visto che dall'esito dei documenti e della sentenza del TAR Puglia emerge che la Commissione tecnica della Camera di commercio, non solo ha commesso violazioni nell'ambito della formazione dei prezzi, ma che erano presenti, al suo interno, anche esponenti della Barilla e del Gruppo Casillo, detentori di una posizione rilevante dal lato della domanda d'acquisto del grano, dal momento che acquistano circa il 60 per cento del grano complessivamente movimentato in Italia. Atto n. 4-02314 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il quotidiano "Il Sole 24-Ore" ha pubblicato un articolo, all'interno del quale si evidenzia la richiesta da parte dei sindacati dei commercialisti all'Agenzia delle entrate della rimessione in termini, per chi ha aderito allo sciopero proclamato lo scorso 30 settembre e 1° ottobre e versato il proprio modello F24, con due giorni di ritardo, a causa dello stato di agitazione dell'intera categoria professionale, in relazione alle molteplici difficoltà legate all'applicazione di numerose norme tributarie, da ultimo il caos generato dall'utilizzo degli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa); nella comunicazione firmata dalle nove sigle sindacali, che hanno proclamato l'astensione, viene ricordato all'Agenzia che la rimessione in termini, rappresenta peraltro un atto dovuto, sottolineando al contempo la necessità di informare tutti gli uffici periferici per evitare inutili emissioni di atti; inoltre, gli stessi sindacati hanno chiesto nella medesima missiva che la rimessione in termini sia recepita anche dai sistemi operativi e dai software di controllo dell'Agenzia; al riguardo, prosegue l'articolo, il sindacato dei commercialisti auspica che l'Agenzia delle entrate provveda all'emanazione di una circolare ai propri uffici, in cui si precisa che la scadenza fiscale stabilita sia a decorrere dal 2 ottobre 2019, anziché come detto, il 30 settembre 2019 ed il 1° ottobre; secondo il presidente dell'Aidc, una risposta dell'Agenzia rappresenterebbe un atto di rispetto verso la categoria, con la quale più spesso si confronta e pertanto la rimessione in termini rappresenta un atto dovuto, come previsto dal Codice di autoregolamentazione dello sciopero; dello stesso parere i presidenti di altre categorie sindacali dei commercialisti quali: Anc e Ungdcec, i quali chiedono immediati interventi applicativi da parte dell'Agenzia delle entrate, al fine di disporre quanto in precedenza evidenziato, aggiungendo inoltre che nei prossimi giorni una analoga richiesta di sollecitazione sarà indirizzata alle Commissioni tributarie; tali osservazioni, a giudizio dell'interrogante, delineano un quadro complessivo grave e preoccupante, in relazione alle sempre più difficili condizioni, in cui operano quotidianamente i commercialisti e gli esperti contabili, alle prese con l'interpretazione di norme complesse e numerose, il cui ginepraio di disposizioni tributarie alimenta i sentimenti di sconforto e negatività da parte dei contribuenti, accrescendo, al contempo, sempre più il distacco e diffidenza nel rapporto tra fisco e contribuenti; la necessità di intervenire al fine di sostenere l'intera categoria dei commercialisti, anche attraverso la richiesta di rimessione dei termini, per chi ha aderito allo sciopero dello scorso 30 settembre e 1° ottobre, rappresenta pertanto, una necessità urgente e indifferibile, in relazione alle condizioni di estremo disagio, con le quali lavorano gli operatori del settore fiscale attualmente, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa; se non convenga sulla necessità di intervenire nei riguardi dell'Agenzia delle entrate, al fine di disporre quanto richiesto da sindacati dei commercialisti. Atto n. 4-02315 DE BERTOLDI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno Premesso che: la decisione del Consiglio provinciale dell'Alto Adige, avvenuta l'11 ottobre 2019, di sopprimere la denominazione ufficiale "Alto Adige" e le sue declinazioni come "altoatesino" all'interno della legge europea provinciale n. 30 del 2019, rappresenta a giudizio dell'interrogante, un atto sconcertante e al contempo provocatorio, finalizzato soltanto ad alimentare tensione fra le comunità locali e la civile convivenza fra gruppi linguistici diversi, che convivono insieme da decenni; l'approvazione di tale norma, peraltro in netto contrasto con il dettato costituzionale (in considerazione del fatto che l'articolo 116 della Costituzione della Repubblica italiana, a partire dalla riforma costituzionale del 2001, riporta la dicitura "Alto Adige/Südtirol", recitando: «La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano) costituisce un mutamento giuridico incomprensibile, secondo l'interrogante, finalizzato più a configurarsi come un atteggiamento offensivo e anti italiano, che un'esigenza vera e propria di ammodernamento del quadro legislativo regionale, i cui effetti rischiano di alimentare inutili polemiche fra gli abitanti di origine italiana e quelli austriaci del Sud Tirol; al riguardo, l'interrogante evidenzia altresì, che la risoluzione segue l'iniziativa, altrettanto inaccettabile, di concedere la cittadinanza austriaca ai cittadini italiani di lingua tedesca e ladìna, residenti nella provincia già autonoma dell'Alto Adige, unitamente ad altrettanto decisioni inaccettabili, subite supinamente dai governi centrali nel corso degli anni, quali ad esempio: quelle che prevedono che un cittadino italiano che si trasferisce a Bolzano non abbia diritto di voto o le norme che di fatto escludono gli imprenditori italiani dalle agevolazioni o ancora la "guerra frontale" alla lingua italiana con tanto di rimozione di cartelli bilingue sui percorsi montani; la necessità di rapide misure legislative, anche attraverso l'impugnazione da parte del Governo nazionale della decisione del Consiglio provinciale dell'Alto Adige, finalizzate a sopprimere la disposizione normativa, reintroducendo immediatamente la denominazione ufficiale "Alto Adige", rappresenta a giudizio dell'interrogante, un'esigenza indifferibile, in considerazione del gravissimo atto compiuto dall'ente locale, che rappresenta un vero affronto non soltanto nei riguardi della popolazione di origine italiana che vive nell'area del Trentino-Alto Adige/Südtirol, ma per l'intera nazione italiana, si chiede di sapere: quali valutazioni il Governo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa; se al riguardo non convenga sulla necessità di intraprendere, in tempi rapidi, misure volte ad impugnare la decisione del Consiglio provinciale di Bolzano, il cui atto legislativo rappresenta a parere dell'interrogante un'aggressione all'italianità dell'Alto Adige. Atto n. 4-02316 IANNONE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nel corso degli anni in provincia di Napoli è aumentato in modo esponenziale il fenomeno delle discariche abusive e dei roghi incontrollati e non autorizzati di rifiuti e materiali pericolosi all'interno dei campi nomadi e nelle zone adiacenti e periferiche; tali discariche abusive hanno un impatto devastante in termine di inquinamento e i roghi causano emissione di fumi tossici altamente nocivi per l'ambiente e la salute umana; sia la Prefettura sia le forze dell'ordine locali hanno segnalato la gravità e la diffusione del fenomeno, evidenziando l'esistenza di una sorta di sistema parallelo di trattamento dei rifiuti verosimilmente gestito dalla criminalità organizzata; il giorno 13 ottobre 2019, un blitz congiunto di Polizia locale di Arzano e Arma dei carabinieri della locale tenenza, compiuto a seguito di una serie di inchieste giornalistiche del quotidiano "Roma", ha permesso di portare alla luce una mega discarica (una delle più vaste mai scoperte a nord di Napoli) di tonnellate di rifiuti tombati in una galleria originariamente creata come asse viario di collegamento tra Arzano e il vicino quartiere Miano (Napoli) lunga diversi chilometri; il sito, di pertinenza della città metropolitana di Napoli, nonostante sia stato sequestrata negli anni, è facilmente accessibile a chiunque con il possibile e reiterato perpetrarsi di nuovi reati connessi alla gestione illecita dei rifiuti e attività di incenerimento, con conseguente procurata emissione di gas e fumi tossici, fonte di potenziale pericolo per la salute pubblica oltre che inquinamento e contaminazione per l'ambiente circostante; per quanto di loro competenza, le forze dell'ordine unitamente alla Polizia locale, hanno messo in atto tutte le procedure per porre l'area sotto sequestro; a riprova dell'inerzia e dell'assoluta sottovalutazione della gravità del fenomeno, si fa notare che, né la Città Metropolitana, né la Regione Campania hanno adottato atti per controllare l'accesso al sito abbandonato a se stesso con il pericolo fondato che un possibile incendio possa determinare il crollo della volta con conseguenze catastrofiche e la combustione dei rifiuti speciali in esso stoccati, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano assumere nell'ambito delle proprie attribuzioni, un'iniziativa di sensibilizzazione nei confronti della Città Metropolitana e Regione di fronte a questa insostenibile situazione; se il Ministro dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare ritenga opportuno approfondire le conseguenze in termini di inquinamento ed impatto ambientale che può determinare il protrarsi di questa situazione di degrado, attivando, anche d'intesa con la Regione, le strutture competenti per un'attività di inchiesta, monitoraggio e attività di bonifica da realizzare con urgenza; se non ritengano opportuno avviare ulteriori attività di indagini e monitoraggio sul territorio con il supporto dell'ex Corpo Forestale dello Stato. Atto n. 4-02317 ASTORRE ZANDA CIRINNA' Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il trasporto pubblico a Roma soffre di diffusa inefficienza a causa di una molteplicità di fattori, prevalentemente legati ad una gestione approssimativa ed irresponsabile da parte della società, che gestisce il trasporto pubblico, partecipata integralmente dall'Amministrazione capitolina, la quale ha mostrato una irrilevante capacità di indirizzo e controllo; con riferimento a precedenti incidenti e guasti, la Polizia, su richiesta della Procura di Roma, ha eseguito un'ordinanza di misura cautelare interdittiva nei confronti di quattro persone, un dirigente di Metro Roma e tre dipendenti di Atac, in merito ai guasti sulle scale mobili di due stazioni della Metro A di Roma: Repubblica e Barberini. I reati contestati sono quelli frode nelle pubbliche forniture e lesioni personali colpose aggravate; nonostante le preoccupazioni e i disagi che simili disservizi recano all'utenza, alla gestione e manutenzione delle scale mobili risultano ancora molto carenti. Un ulteriore guasto tecnico legato agli impianti delle scale mobili ha costretto alla chiusura della fermata di Furio Camillo, sulla linea A. A ciò si aggiunge la chiusura, ancora in atto, della stazione di Barberini, nonché a partire dai prossimi giorni, e per i prossimi tre mesi, la chiusura della stazione Baldo degli Ubaldi per consentire lo svolgimento dell'attività di revisione ventennale di scale mobili e ascensori, si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare a sostegno del sistema del trasporto pubblico di Roma Capitale, al fine di contribuire al miglioramento delle condizioni strutturali dello stesso, limitando al contempo inefficienze e disagi. Atto n. 4-02318 NASTRI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che a quanto risulta all'interrogante: i recenti articoli pubblicati dalla stampa novarese rilevano una diffusa preoccupazione fra le aziende della provincia di Novara, a causa dell'intenzione da parte degli Stati Uniti d'America, d'introdurre i dazi doganali, anche fino al 40 per cento, sulle esportazioni del gorgonzola novarese (provincia le cui aziende locali producono, per la stragrande maggioranza, erborinato) i cui effetti, ove fosse confermato, rischiano di determinare gravissimi danni all'economia agricola locale, che già scontano l' embargo imposto alle vendite in Russia, anche sul piano della tenuta dei livelli occupazionali; a tal fine, l'interrogante evidenzia come i dazi doganali, che secondo quanto dichiarato dal Presidente degli Stati Uniti d'America, entrerebbero in vigore il 18 ottobre 2019, rientrerebbero all'interno delle multe per gli aiuti illegali dell'Europa all'Airbus, del cui consorzio l'Italia non fa, peraltro, parte; ulteriori profili di criticità, che si aggiungono alle argomentazioni esposte, si rinvengono, a parere dell'interrogante, anche dal pericolo che tale condizione negativa e sfavorevole possa incrementare i livelli del commercio di prodotti agroalimentari contraffatti e adulterati, anche per il gorgonzola, per la vendita del finto "Made in Italy", in grado di arrecare pesanti ripercussioni per l'intero settore agroalimentare italiano; la necessità di porre in essere ogni iniziativa legislativa in ambito nazionale e comunitario, al fine di tutelare le aziende italiane ed in particolare novaresi produttrici del gorgonzola, risulta pertanto, ad avviso dell'interrogante, urgente ed indifferibile, al fine di salvaguardare l'intero comparto già vessato dalla crisi economica e da un livello di pressione fiscale divenuto insostenibile, si chiede di sapere: quali iniziative urgenti i Ministri in indirizzo intendano intraprendere, anche in sede europea, nell'ambito delle rispettive competenze, al fine di tutelare le imprese agroalimentari del gorgonzola dagli effetti derivanti dall'introduzione dei dazi doganali per le vendite dei prodotti negli Stati Uniti d'America; se non convengano della necessità di prevedere misure economiche compensative, previa autorizzazione europea, al fine di equilibrare le perdite delle imprese agroalimentari inevitabilmente colpite dai dazi transfrontalieri; quali iniziative infine il Governo intenda assumere nei confronti degli Stati Uniti d'America, al fine di evitare eventuali rincari ulteriori che danneggerebbero, in termini di costo, l'intera produzione italiana del settore agroalimentare. Atto n. 4-02319 CANDURA PELLEGRINI Emanuele IWOBI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: in data 30 settembre 2019, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite svoltasi a New York, si è svolto un evento dal titolo "Digital citizenship: crucial steps towards a universal and sustainable society", promosso dalla rappresentanza permanente italiana alle Nazioni Unite; tra i relatori invitati all'evento figura Davide Casaleggio, in veste di presidente dell'associazione "Rousseau" e quindi membro della società civile; la presenza di Casaleggio ad un'iniziativa promossa dall'Italia ha causato diverse polemiche nei giorni precedenti tra membri dell'opposizione e della stessa nuova maggioranza di Governo, che hanno ravvisato un possibile conflitto di interesse; il Ministro in indirizzo, intervistato nella trasmissione televisiva "Non è l'Arena", in data 29 settembre, per rispondere alle polemiche, ha affermato che l'evento è stato organizzato dal precedente Governo; un articolo pubblicato su "Il Blog delle Stelle", firmato direttamente dall'associazione "Rousseau", sempre in data 29 settembre, riporta la notizia di un accordo sulla partecipazione all'evento stretto direttamente con il Ministro pro tempore agli affari esteri, Moavero Milanesi; il 30 settembre, su "Il Messaggero" viene riportato, da fonti interne alla Farnesina, una versione contrastante con quella fornita da Di Maio e dall'associazione "Rousseau", che vede nello stesso Di Maio, all'epoca titolare del Ministero dello sviluppo economico, chiedere a Moavero Milanesi di organizzare un evento all'Onu sulla cittadinanza digitale, senza però specificare la volontà di invitare Davide Casaleggio, si chiede di sapere: chi abbia invitato Davide Casaleggio come relatore all'evento; se il Ministro in indirizzo non ritenga inopportuna la presenza, in un evento organizzato dal Governo italiano e dalla rappresentanza permanente italiana alle Nazioni Unite, del presidente dell'associazione privata "Rousseau", che si occupa di "sostenere e sviluppare l'omonima piattaforma di democrazia diretta", utilizzata dal partito di cui è capo politico lo stesso Ministro; se ritenga, altresì, opportuno destinare uno spazio, in un evento collaterale all'Onu che tratta di cittadinanza digitale, svolto durante la settimana dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, al racconto dell'esperienza dell'associazione Rousseau, multata dal Garante per la protezione dei dati personali per non aver garantito le "adeguate garanzie di riservatezza agli iscritti" e per "l'accertata condivisione delle credenziali di autenticazione da parte di più incaricati dotati di elevati privilegi per la gestione della piattaforma". Atto n. 4-02320 BARBONI PAGANO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che a quanto risulta agli interroganti: a seguito di un'inchiesta aperta dalla Procura di Teramo, è iniziato il processo che vede coinvolti la società "Strada dei Parchi", concessionaria delle Autostrade A 24 e A 25, l'Istituto nazionale di fisica nucleare e la Società Ruzzo Reti SpA, che gestisce il servizio idrico e a cui vengono contestati gli interventi di messa in sicurezza per escludere il rischio inquinamento delle acque del Gran Sasso, bacino acquifero che fornisce soprattutto la provincia di Teramo, Pescara e la città de L'Aquila; in data 1° agosto 2019 il ministro pro tempore Toninelli ha individuato e comunicato il nome di un ingegnere, sottoposto per l'intesa al Presidente della Regione Abruzzo, da proporre al Presidente del Consiglio dei ministri, che ne dovrà ratificare la nomina a commissario straordinario per il rischio idrico del Gran Sasso, secondo quanto previsto dal decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, recante "Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici" (cosiddetto Sblocca cantieri); il commissario straordinario dovrà sovrintendere alla realizzazione degli interventi strutturali per la messa in sicurezza del sistema idrico e, soprattutto dopo la nomina potrà assumere le funzioni di stazione appaltante; il 26 settembre 2019 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° agosto 2019, con cui è stato adottato il primo stralcio del piano nazionale degli interventi nel settore idrico - sezioni acquedotti, che dispone gli interventi relativi alla messa in sicurezza delle falde acquifere minacciate dalla galleria dell'Autostrada A 24 e dai laboratori di fisica nucleare, con un finanziamento pari a 5,3 milioni di euro in due anni, si chiede di sapere: per quali motivi la nomina del commissario straordinario non sia stata formalizzata; se esistano motivi ostativi sul nome individuato da un Ministro delle infrastrutture e dei trasporti non più in carica, e se il Governo intenda concludere in tempi brevi l' iter previsto per consentire l'avvio immediato della progettazione e degli interventi necessari e urgenti atti a garantire la salute dei cittadini abruzzesi. Atto n. 4-02321 DE BERTOLDI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato il 15 ottobre 2019, dal quotidiano "Corriere del Trentino", i veri obiettivi della legge approvata di recente dal Consiglio provinciale dell'Alto Adige, che ha, a parere dell'interrogante immotivatamente, soppresso l'espressione "altoatesino" e "Alto Adige" dall'articolo 1, comma 2 del provvedimento medesimo relativo alle "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea" (disegno di legge provinciale n. 30 del 2019), sono in realtà quelli di "legalizzare" i professionisti che parlano soltanto la lingua tedesca; a tal fine, l'articolo 4 del provvedimento, che introduce la possibilità di iscriversi agli ordini professionali anche se non si parla affatto la lingua italiana; sarebbe pertanto l'autentico scopo della legge, secondo il quotidiano trentino, tanto è vero che per ottenerlo, il partito popolare volkspartei, sarebbe disponibile a tornare indietro sulla decisione normativa di eliminare la dicitura "Alto Adige"; l'articolo 4 della legge che rappresenta sostanzialmente un provvedimento omnibus , in quanto comprende diverse materie, si concentra infatti sull'accesso agli ordini e ai collegi professionali, ed affronta aspetti particolari in relazione alla necessità, a parere del quotidiano, di assumere medici provenienti dall'area geografica tedesca; al riguardo, prosegue ancora il "Corriere del Trentino", si ricorda il caso del primario Thomas Muller, il quale era stato radiato dall'Ordine dei medici di Bolzano in quanto non era in grado di parlare in modo adeguato la lingua italiana (certificazione B2 europea), ma che tuttavia lo stesso Ordine professionale, aveva deciso di revocare la decisione a seguito del ricorso al Tar da parte di due consiglieri provinciali; la vicenda rappresentava la conseguenza di una normativa europea, che impediva dallo scorso giugno di accettare nell'Ordine i medici che non conoscono la lingua ufficiale dello Stato in cui operano e la stessa disposizione era stata recepita senza considerare che in Alto Adige la lingua ufficiale è ancora il tedesco; in attesa che la normativa nazionale possa sanare la vicenda, l'Ordine dei medici, evidenzia ancora il quotidiano trentino, aveva preferito ritornare sulle proprie decisioni, anche perché nel frattempo era stata approvata una norma che allungava da tre a cinque anni il tempo concesso ai medici che operano in strutture pubbliche, per conseguire il patentino; la nuova legge europea provinciale, pertanto, sembrerebbe essere intervenuta a normare la vicenda, tenuto conto delle specificità territoriali della provincia autonoma di Bolzano, con particolare riferimento alla tutela delle minoranze linguistiche, che limita gli effetti dell'iscrizione all'esercizio della professione nel territorio della provincia di Bolzano, nel caso della sola conoscenza della lingua tedesca; la decisione della Giunta provinciale di Bolzano intenderebbe risolvere, secondo quanto evidenziato dall'articolo di stampa, la cronica carenza di medici negli ospedali altoatesini, stabilendo l'iscrizione all'Ordine dei medici soltanto per i professionisti che parlano solo il tedesco; le osservazioni evidenziate rappresentano in realtà, a giudizio dell'interrogante, una decisione assunta dal Consiglio provinciale di Bolzano negativa e penalizzante, che costituisce un'ennesima dimostrazione discriminatoria contro la comunità italiana, che vive nell'Alto Adige, alimentando un'ulteriore separazione dallo stesso Alto Adige con il sistema nazionale, in quanto si autorizzano, con legge provinciale, i medici che conoscono solo la lingua tedesca, all'esercizio della professione, attraverso il proprio ordine o collegio professionale nell'ambito della provincia di Bolzano, riconoscendo la parificazione fra le lingue italiana e tedesca dettata dall'articolo 99 dello Statuto di Autonomia, ma ignorando, tuttavia, che ai sensi del medesimo Statuto la lingua italiana è quella ufficiale dello Stato e come tale essa deve essere conosciuta, si chiede di sapere quali valutazioni il Governo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa e se al riguardo non ritenga urgente ed opportuno impugnare la norma relativa all'articolo 4 della legge provinciale europea richiamata, in considerazione del fatto che tale disposizione, travalica evidentemente, ad avviso dell'interrogante, l'ambito legislativo della Provincia di Bolzano, limitando l'applicazione dello statuto nella parte in cui riconosce il primato della lingua italiana che non può essere limitato con una semplice legge provinciale, in quanto determina una sorta di extraterritorialità dell'Alto Adige rispetto al resto del territorio nazionale. Atto n. 4-02322 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il quadro che emerge dalla nota diramata il 12 ottobre 2019 da "Agricolae.eu" sulle indagini condotte dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) in ordine alla gestione del seme riguardante il grano "Senatore Cappelli", è inquietante; l'interrogante si è già occupato della questione attraverso l'interrogazione 4-00861 del 15 novembre 2018, sottoscritta dal altri 11 colleghi, alla quale rispose il ministro pro tempore Centinaio l'11 febbraio 2019; considerato che: molti agricoltori sono sottoposti a pratiche non del tutto trasparenti circa la gestione della licenza di riproduzione e commercializzazione del grano Cappelli, concessa per quindici anni dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) alla Società italiana sementi SpA (Sis); la licenza in esclusiva prevedeva la moltiplicazione e lo sfruttamento commerciale della varietà Cappelli, ovvero la sua diffusione e non una restrizione commerciale; dalla nota diffusa emerge un sistema monopolistico basato sullo sfruttamento di una posizione di forza, su un diniego ingiustificato della fornitura delle sementi a coltivatori non aderenti alla Coldiretti e su altrettanto ingiustificati aumenti di prezzo pari al 60 per cento rispetto al prezzo precedentemente applicato; l'Agcm, nella relazione redatta a termine dell'istruttoria, mette in discussione il contratto e la gestione del seme Cappelli da parte di Sis-Coldiretti, il cui presidente Mauro Tonello è un esponente di primo piano della Coldiretti; secondo l'Agcm "le evidenze agli atti mostrano come SIS abbia subordinato la fornitura delle Sementi all'accettazione del vincolo di filiera chiusa, facendosi forte dell'esclusiva ottenuta in base alla Licenza-CREA, ciò che per di più è avvenuto a valle di una fase di notevole sviluppo della varietà Cappelli e la conseguente crescita della richiesta commerciale di prodotti alimentari a base della stessa"; sulla base di quanto accertato in corso d'istruttoria "Risulta - si legge - che SIS abbia ritardato o addirittura del tutto denegato la fornitura di Sementi in maniera ingiustificata, in svariati casi senza neppure fornire riscontro alle reiterate richieste di coltivatori interessati a ottenere le Sementi, oppure facendolo con ritardi incompatibili a consentire la debita programmazione delle semine da parte degli stessi; a tale fine, SIS ha scientemente fatto ricorso a false giustificazioni". E non solo, numerose evidenze agli atti consentono in effetti d'intendere come, "a fronte dell'impegno dei coltivatori a stipulare il Contratto-SIS, l'impresa sementiera abbia slealmente selezionato le proprie controparti commerciali sulla base di valutazioni discriminatorie di tipo soggettivo, quali, in maniera pervasiva, l'appartenenza o meno dei richiedenti a determinate organizzazioni di rappresentanza, ovvero la preesistenza di relazioni commerciali diverse con soggetti terzi, i consorzi agrari"; al punto 109, l'Agcm parla di "sistematico trattamento discriminatorio operato da SIS rispetto alle proprie controparti commerciali"; si legge ancora nella relazione dell'Antitrust che: "Dato un siffatto squilibrio contrattuale, dalle risultanze istruttorie è emerso che SIS ha fatto leva su di esso - in particolare per l'esclusiva legale detenuta sulle Sementi in base alla licenza Crea - per imporre ai coltivatori la stipula del Contratto-SIS, ai sensi del quale gli stessi s'impegnano a conferire il Raccolto. SIS, inoltre, ha ritardato o definitivamente denegato la fornitura di Sementi in maniera ingiustificata, discriminando tra i coltivatori richiedenti sulla base di considerazioni del tutto sconnesse da motivazioni obiettive e leali. SIS, infine, non appena ottenuta l'esclusiva sulle Sementi ha praticato un incremento di prezzo assai significativo rispetto a quelli registrati in precedenza, risultato ingiustificato rispetto agli impegni e spese sostenuti da SIS in quel momento, procedendo a ulteriori aumenti di prezzo anche negli anni successivi.". Prosegue l'Agcm "Le condotte descritte per le motivazioni esposte appaiono conclusivamente integrare sfruttamenti abusivi della propria posizione di forza commerciale da parte di SIS, a danno dei coltivatori interessati alla semina al raccolto di grano Cappelli. Esse appaiono quindi configurare pratiche commerciali sleali, determinando perciò violazioni dell'art. 62, commi 1 e 2" del citato decreto-legge; in definitiva, la società sementiera Sis e Coldiretti, con queste pratiche commerciali sleali restringevano il mercato anziché allargarlo. La relazione dell'Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, letta sulla stampa specializzata, mette in luce le contraddizioni del mondo agricolo facendo emergere la promiscuità tra le attività di business e quelle sindacali. La Coldiretti, con questo raccapricciante legame, da quanto per ora si evince, sembra, secondo l'interrogante, dimostrare di non aver saputo gestire in maniera leale e corretta la riproduzione del seme Cappelli previsto dalla licenza esclusiva avuta dal Crea, né di essere stata leale con chi apparteneva ad altri sindacati (punto 66 del Doc Agcm); infine, l'interrogante intende evidenziare che nel mercato vi è una quantità di pasta prodotta con grano Cappelli che non corrisponde ai volumi del grano prodotto in Italia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, alla luce di tali violazioni, non ritenga, innanzitutto, di dover fare chiarezza sulla vicenda, che vede protagonista un sindacato agricolo intento a reclutare aziende "targate e targabili"; se non ritenga vi sia un evidente conflitto di interessi per un sindacato che, in quanto tale dovrebbe tutelare tutti gli agricoltori e, quindi, non partecipare, direttamente o indirettamente, ad attività di profitto; se non intenda revocare immediatamente la licenza concessa alla Società italiana sementi SpA, nonché prevedere un nuovo avviso pubblico per acquisire manifestazioni d'interesse anche da parte di altre aziende sementiere, cui affidare la riproduzione del seme per la moltiplicazione, ai fini della successiva diffusione e commercializzazione, evitando pregiudizi alla nostra sovranità alimentare; se non ritenga, infine, di incaricare l'Ispettorato centrale repressioni frodi (ICQRF), affinché esegua le analisi molecolari sulla pasta di grano Cappelli in commercio per verificare se la sequenza genetica del prodotto finito (pasta e semola) sia identica a quella della materia prima (grano) e se vi sia congruenza tra volumi di grano nazionale e pasta prodotta. (in allegato alla presente interrogazione è stata trasmessa documentazione, che resta acquisita agli atti del Senato) Atto n. 4-02323 ROJC Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 9 ottobre 2019 il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato l'inizio dell'operazione militare "Fonte di pace" contro i combattenti curdi nel nord-est della Siria. Un'offensiva lanciata dalle Forze armate turche, agevolata dall'annuncio del Presidente statunitense Donald Trump di ritirare i soldati americani presenti nella zona; eErdogan ha dichiarato che lo scopo dell'operazione è quello di creare una "zona cuscinetto" nel nordest della Siria, a est del fiume Eufrate - che allontani dal confine con la Turchia le milizie dell'Ypg, le unità combattenti di protezione popolare curde, considerate dal Governo turco un gruppo terroristico allo stesso modo del Pkk, i paramilitari del Partito dei lavoratori curdo, che da decenni si batte per vedere riconosciuta l'autonomia curda in territorio turco; gli Stati Uniti hanno sostenuto e finanziato le forze democratiche siriane, le Sdf, composte in gran parte dalle Ypg, le milizie curde, che hanno combattuto sul territorio lo Stato Islamico, liberando tra le altre città anche Raqqa; ad agosto, a seguito di un accordo Usa-Turchia che prevedeva la creazione di una " safe zone ", che avrebbe dovuto dividere le forze turche da quelle curde, il Governo americano aveva convinto i curdi a ritirarsi da alcuni avamposti di frontiera con la Turchia, promettendo loro protezione e sicurezza; a settembre Erdogan ha minacciato l'Unione europea, con cui ha siglato un accordo nel 2016 per il controllo dei migranti, sostenendo di essere pronto ad "aprire le porte" ai rifugiati, se non verrà creata una zona di sicurezza nel nord della Siria; a sorpresa, a inizio ottobre, Trump ha annunciato il ritiro dei soldati americani presenti nel nordest della Siria, in modo da non interferire nelle operazioni militari turche. Per i curdi si tratta di "una pugnalata alle spalle"; davanti all'ampiezza delle reazioni negative, il Presidente Trump cambiando posizione, ha affermato che non aveva dato il via libera alla Turchia per intervenire in Siria e ha limitato la portata del numero di militari da ritirare; la conseguenza più rilevante di un'invasione turca nel nordest della Siria riguarda l'ISIS, non ancora completamente sconfitto, né in Iraq né in Siria: infatti, nonostante da diversi mesi non esista più il Califfato, l'ISIS è tornato a organizzarsi in piccole cellule, riattivando le sue reti di finanziamento, ricominciando a reclutare nuovi membri, provocando attentati nelle città già liberate; i miliziani dell'Isis attualmente nelle carceri siriane, sono stimati in 12.000, e dei loro 70.000 familiari, sono una grande e rischiosa incognita, in quanto la necessità di disporre di tutti gli uomini abili al combattimento sta spingendo le forze curde a lasciare pressoché incustodite le prigioni in cui sono rinchiusi decine di migliaia di jihadisti dello Stato islamico; in Siria rischia di prodursi una tragedia umanitaria e politica dalle conseguenze devastanti per l'intera regione mediorientale e per l'Europa, si chiede di sapere: ferma restando la volontà di mantenere i pacifici rapporti bilaterali con la Turchia, quali iniziative il Governo intenda esercitare al fine di una più efficace pressione nei confronti del Governo turco affinché interrompa l'offensiva armata in atto e apra canali di dialogo; come intenda attivarsi affinché l'Unione europea intraprenda una propria azione politica e offra la sua capacità militare a garanzia della pace e della sicurezza nell'area, chiedendo analogo impegno agli Stati Uniti. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01182 della senatrice Vanin e altri, sull'accordo tra Italia e Francia per l'esposizione de "L'Uomo vitruviano" al museo del Louvre. Interrogazioni, ritiro di firme La senatrice Pucciarelli ha dichiarato di ritirare la propria firma dall'interrogazione 4-01989, del senatore Di Piazza ed altri.