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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 265 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del vice presidente CALDEROLI, del vice presidente ROSSOMANDO e del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 10,31). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione congiunta del documento: Doc Doc. LVII, n. 3-bis Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020e dell'annessaRelazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)(Relazione orale) Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 1 e 100 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione congiunta del documento LVII, n. 3- bis , e dell'annessa relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243. Il relatore, senatore Dell'Olio, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. DELL'OLIO, relatore . Signor Presidente, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NADEF) è uno degli strumenti fondamentali del ciclo della programmazione economica e finanziaria del Paese. Fra i contenuti principali della NADEF ci sono, in particolare, l'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche di finanza pubbliche, l'aggiornamento degli obiettivi programmatici individuati dal Documento di economia e finanza, le eventuali modifiche ed integrazioni al DEF, conseguenti alle raccomandazioni del Consiglio europeo relative al programma di stabilità e al programma nazionale di riforma, l'obiettivo di saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato e del saldo di cassa del settore statale, l'indicazione dei principali ambiti di intervento della manovra di finanza pubblica per il triennio successivo e l'indicazione di disegni di legge collegati. Alla NADEF, inoltre, è annessa la relazione al Parlamento di cui all'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, sull'aggiornamento del piano di rientro. Per quanto riguarda il quadro macroeconomico, la NADEF 2020 riporta una revisione al ribasso delle stime sull'andamento dell'economia italiana per l'anno in corso, figlia della nota contrazione del sistema economico a causa della pandemia. Cercherò di limitare, per quanto possibile, l'utilizzo di numeri e percentuali in questo discorso, rimanendo sul lato fattuale del quadro storico che attesta tale situazione. Nonostante gli interventi messi in atto dai vari Governi e le misure di politica monetaria introdotte dalle banche centrali, c'è stato un blocco generale del commercio mondiale, che si è accentuato nel secondo trimestre 2020 e ha interessato tutte le principali economie avanzate, incluse quelle di Stati Uniti e Cina. Se, oltretutto, consideriamo che l'Italia aveva da tempo delegata la capacità produttiva a tali Stati esteri per l'approvvigionamento, non solo di materie prime, ma anche di prodotti finiti (mi riferisco, ad esempio, a tutti i presidi sanitari per i quali abbiamo avuto scarsità di approvvigionamento durante la prima fase del lockdown ) e la conseguente riduzione di fornitura dovuta a un maggiore consumo interno di tali Paesi, ci si può facilmente rendere conto dell'impatto negativo che si è avuto nel nostro Paese. Il profilo macroeconomico si complica se si considera il potenziale aumento del prezzo del petrolio. Da un minimo storico di 20 dollari al barile nella prima fase della pandemia, rispetto ai 60 di fine febbraio, si manifestano segnali di ripresa che hanno portato il prezzo già a 40 dollari al barile. Il profilo di rischio sottolineato dalla NADEF è coerente con le valutazioni espresse dai principali istituti previsori, fra cui OCSE, FMI, Eurostat e BCE, segno che la stessa è stata redatta in maniera prudente e coerente con la fase storica che stiamo vivendo, senza prevedere possibilità di riprese che siano estremamente ottimistiche e non realistiche, distanti dalla realtà. In tutto questo, comunque, è corretto riportare che si è registrata una generale e graduale ripresa, a partire dai mesi di maggio e giugno, con il riavvio delle attività produttive, ma con un andamento disomogeneo fra i vari Paesi. Una nota particolare in merito al commercio con l'estero. Sebbene nei primi due mesi dell'anno il livello delle esportazioni si fosse mantenuto con tassi di crescita positiva, gli effetti della pandemia si sono riversati anche sulle esportazioni, specie nei confronti dei mercati extra UE, penalizzando di più la Cina rispetto agli Stati Uniti. Adesso i flussi commerciali sono in ripresa, a partire da luglio, andando a colmare il gap che si era creato in particolare verso i mercati extra Unione europea. Siamo però realisti: nonostante questi miglioramenti, l'attività economica del 2020 resterà significativamente al di sotto dei livelli del 2019. Ciononostante, il livello degli indici di fiducia valutati dall'Istat proprio il 25 settembre 2020 registra una dinamica positiva da parte dei consumatori per il secondo mese consecutivo; così come anche il clima di fiducia delle imprese viene registrato in aumento per il quarto mese consecutivo, segno questo che il Paese sta apprezzando quanto è stato fatto dal Governo in questa delicata e soprattutto assolutamente inaspettata situazione. La NADEF presenta due scenari di previsioni macroeconomiche, uno tendenziale e l'altro programmatico. Per quanto riguarda il profilo tendenziale, la ripresa dell'economia è fortemente influenzata dall'andamento della domanda, che risente ancora dell'impatto della crisi. È per questo che la NADEF presenta una previsione di flessione del PIL reale per il 2020 pari al -9 per cento, in rialzo rispetto al -8 per cento previsto dal DEF, ma prevede un rialzo più consistente per il 2021 rispetto al DEF (+5,1 per cento rispetto al +4,6 del DEF), a causa della previsione dell'impatto espansivo sulla crescita che verrà generato dalle misure di politica fiscale introdotte a maggio e ad agosto. La nuova previsione, inoltre, considera anche l'ipotesi di una gestione controllata dei focolai, che consentirà di non arrivare a un lockdown a livello nazionale, l'arrivo dei vaccini anti Covid-19 entro il primo trimestre del 2021 e una loro distribuzione su larga scala. Con questa ipotesi di base si prevede che si possa ritornare a un PIL pre-crisi nel 2023. Come è noto, l'Ufficio parlamentare di bilancio si deve esprimere sulla NADEF e in questo caso l'ha fatto con una lettera del 21 settembre, in cui ha validato queste previsioni, pur sottolineando la presenza di significativi rischi al ribasso sulla crescita reale del PIL. Il mercato del lavoro ha subìto una contrazione significativa nel 2020. L'intervento del Governo però, con le misure di estensione della possibilità di ricorso alla cassa integrazione e il divieto di licenziamento, hanno determinato una tenuta dei livelli occupazionali, portando la stima di riduzione dell'occupazione complessiva all'1,9 per cento su base annua. Si tenga presente che tale valore, riferito al secondo trimestre 2020 (sempre su base annua), era pari al 3,6 per cento; quindi l'impatto delle misure messe in atto è stato efficace. Secondo gli ultimi dati Istat (ottobre 2020) ad agosto continua però la crescita dell'occupazione, con una percentuale molto più forte fra i minori di trentacinque anni. Dal punto di vista del quadro macroeconomico programmatico, la NADEF tiene conto degli interventi straordinari per il sostegno e il rilancio dell'economia che il Governo intende portare avanti col PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), nell'ambito della procedura per l'accesso ai fondi stanziati con il programma Next generation EU, dotato di 750 miliardi di euro nel periodo 2021-2027. La manovra di finanza pubblica per il 2021-2023 punterà a sostenere la ripresa dell'economia, con un'ulteriore spinta fiscale nel 2021, che si andrà riducendo nel 2022, per poi puntare a un significativo miglioramento del saldo di bilancio nel 2023. I principali obiettivi della politica di bilancio possono essere così riassunti. A breve, sostenere i lavoratori e i settori produttivi più colpiti dalla pandemia, fintanto che perdurerà la crisi da Covid-19. Poi, in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica, valorizzare appieno le risorse messe a disposizione dal Next generation EU per realizzare un ampio programma di investimenti e riforme, di portata e profondità tali da portare l'economia su un sentiero di crescita sostenuta ed equilibrata. Rafforzare gli interventi a sostegno della ripresa nel Mezzogiorno e nelle aree interne, per migliorare la coesione territoriale ed evitare che la crisi da Covid-19 accentui le disparità fra le diverse aree del Paese. Attuare un'ampia riforma fiscale che migliori l'equità, l'efficienza e la trasparenza del sistema tributario, riducendo anche il carico fiscale sui redditi medio-bassi, coordinandola con l'introduzione di un assegno unico universale per i figli. Assicurare un miglioramento qualitativo della finanza pubblica, spostando risorse verso gli utilizzi più opportuni a garantire un miglioramento del benessere dei cittadini e dell'equità e della produttività dell'economia, ipotizzando che la crisi sia gradualmente superata nei prossimi due anni. Ricondurre l'indebitamento netto della pubblica amministrazione verso livelli compatibili con una continua e significativa riduzione del rapporto debito-PIL. In termini di ambiti principali, nella Nota si prevedono il rifinanziamento delle cosiddette politiche invariate non coperte dalla legislazione vigente (per esempio missioni di pace, rifinanziamenti di alcuni fondi d'investimento, fondo crisi d'impresa); il completamento del finanziamento del taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente (i cosiddetti 100 euro); il finanziamento del taglio contributivo al Sud, già introdotto dal decreto-legge agosto, limitatamente alla seconda metà del 2020; l'introduzione di un'ampia riforma fiscale, che il Governo attuerà sulla base di una legge delega, parte integrante del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e dei relativi obiettivi intermedi. La riforma si raccorderà all'introduzione dell'assegno unico e universale per i figli. Si prevedono inoltre il pieno utilizzo delle sovvenzioni e dei prestiti previsti dal Next generation EU per incrementare gli investimenti pubblici e aumentare le risorse per la ricerca, formazione, digitalizzazione e riconversione dell'economia in chiave di sostenibilità ambientale. Il nuovo obiettivo programmatico del 2021 risulta pertanto superiore rispetto al livello di indebitamento netto autorizzato dal Parlamento con approvazione dell'ultima relazione del 22 luglio. Lo scenario previsionale della NADEF tiene conto non solo dei decreti-legge cosiddetti cura Italia e liquidità adottati a marzo e aprile e già considerati dal DEF, ma anche dell'impatto dei decreti-legge nn. 34 e 104 del 2020, adottati dopo quel documento programmatico. La NADEF 2020 reca altresì l'aggiornamento del quadro programmatico di finanza pubblica per il periodo 2021-2023, in particolare per il percorso di avvicinamento all'obiettivo di medio periodo. Infatti, l'articolo 6 della legge n. 243 del 2012 prevede che eventuali scostamenti temporali dal saldo strutturale e dall'obiettivo programmatico siano consentiti in caso di eventi eccezionali e previa autorizzazione approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta dei componenti, indicando nel contempo il piano di rientro rispetto all'obiettivo di medio termine. Il comma 5 stabilisce anche che il piano di rientro possa essere aggiornato al verificarsi di ulteriori eventi eccezionali, ovvero qualora, in relazione all'andamento del ciclo economico, il Governo intenda apportarvi modifiche. Si ricorda che la Commissione europea ha deciso l'applicazione della cosiddetta general escape clause per l'anno in corso per assicurare agli Stati membri il necessario spazio di manovra nell'ambito del proprio bilancio per il sostenimento delle spese sanitarie necessarie ad affrontare l'emergenza epidemica e delle misure per contrastare gli effetti recessivi sull'economia europea della diffusione del Covid-19. Questo permette agli Stati di deviare temporaneamente dal percorso di aggiustamento, ma non sospende l'applicazione del patto di stabilità e crescita né le procedure del semestre europeo in materia di sorveglianza fiscale. Gli obiettivi dell'indebitamento netto sono fissati pertanto a -7 per cento nel 2021, -4,7 per cento del 2022 e -3 per cento nel 2023. Per gli anni seguenti si prefigura un ulteriore significativo miglioramento del saldo di bilancio, tale da assicurare una riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL in tutti gli anni della previsione. Quanto al debito pubblico, la stima preliminare del Governo per il 2020 prevede un rapporto debito-PIL al 158 per cento (il DEF lo stimava al 151,8 per cento) nello scenario tendenziale e al 155,7 per cento nello scenario inclusivo delle nuove politiche. Come già prefigurato dal Governo nel DEF, per l'anno 2019 la regola del debito non viene rispettata in nessuna delle tre configurazioni definite dal patto di stabilità e crescita; sulla scorta delle previsioni, il Governo sostiene che la regola non la rispetterà neanche per 2020 a causa della crisi economica conseguente alla pandemia. Il rapporto debito-PIL programmatico del 2020 sarà superiore di circa 30 punti percentuali rispetto alla soglia del criterio retrospettivo, di 12,3 punti rispetto alla soglia di quello prospettico e di 15 punti rispetto alla soglia determinata dal criterio del debito corretto per il ciclo. La NADEF pertanto conferma l'approccio già avanzato nel DEF, volto a ridurre il rapporto debito-PIL verso la media dei Paesi dell'area euro nel prossimo decennio, attraverso una strategia basata sul conseguimento di avanzi primari di bilancio in un contesto di rilancio degli investimenti pubblici e privati, ottenuto anche con le risorse dello strumento europeo Next generation EU, i cui effetti non sono tuttavia, per motivi prudenziali, incorporati nelle stime della finanza pubblica. PRESIDENTE . La relatrice di minoranza, senatrice Ferrero, rinuncia ad intervenire. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 6, commi 3 e 5, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza l'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di medio periodo è adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti. Pertanto, l'esame del documento si concluderà con l'approvazione di due distinti atti di indirizzo: il primo, relativo alla relazione di cui all'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, da votare a maggioranza assoluta; il secondo, relativo alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, da votare a maggioranza semplice. Le proposte di risoluzione a entrambi i documenti dovranno essere presentate entro la fine della discussione. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, membri del Governo, per valutare in maniera adeguata la Nota di aggiornamento al DEF ora più che mai non si può prescindere dal contesto, sia generale sia politico, in cui stiamo vivendo. A livello generale, è di tutta evidenza che il prossimo anno - e forse anche i successivi - sarà caratterizzato dall'andamento della pandemia da coronavirus sia a livello mondiale che a livello nazionale, con tutte le conseguenze sanitarie, sociali ed economiche che questo implica. Dal punto di vista politico, in Italia risulta chiaro come la pandemia sia diventata anche un alibi con cui l'Esecutivo, per far fronte alla propria debolezza politica, si è autolegittimato e si autolegittima a legiferare a colpi di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, di decreti-legge e di circolari. La Nota di aggiornamento al DEF in discussione ci prospetta un certo ottimismo per la crescita del PIL già a partire dal prossimo anno; ottimismo che il ministro Gualtieri ha manifestato pubblicamente in più occasioni. L'Ufficio parlamentare di bilancio, se avalla seppure con criticità il rimbalzo del 2021, non approva però le previsioni per il biennio successivo. D'altronde, secondo l'OCSE, sulle prospettive di ripresa globali persiste ancora una considerevole incertezza legata all'evolversi della pandemia, per cui una recrudescenza del virus o misure di contenimento più rigorose potrebbero portare ad una riduzione della crescita del PIL globale, con una disoccupazione più elevata e un periodo più prolungato di investimenti deboli. Nella NADEF si tiene conto dello sviluppo della pandemia, ma si tiene anche conto della possibilità di avere un vaccino a disposizione già in primavera, cosa che tutti ci auguriamo ma che non è per nulla scontata. Su questo quadro si innestano le politiche e le riforme che il Governo va ad attuare. La proroga dello stato di emergenza, le misure di restrizione adottate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ma anche tutti gli innumerevoli annunci che infieriscono psicologicamente sugli imprenditori e sui consumatori influiscono negativamente sugli andamenti dell'economia e mettono in discussione le previsioni del Governo. Quello che emerge dalla NADEF è che l'Esecutivo, in attesa dei fondi europei che non si sa quando verranno e a fronte della scelta di non accedere al MES, ha bisogno impellente di reperire risorse per poter proseguire le proprie politiche sostanzialmente assistenzialiste. Su che cosa ci si basa? Solo ed esclusivamente sul recupero dell'evasione fiscale. Già partite ben 9 milioni di cartelle esattoriali, il 90 per cento delle quali - è già stato ricordato - sotto i 5.000 euro. Ma vi sembra tutto sommerso? Possibile che si senta solo parlare di recupero dell'evasione, identificandolo esclusivamente con il sommerso, e che non si senta mai - ripeto, mai - che il Governo imponga alla pubblica amministrazione di saldare i propri debiti commerciali nei confronti delle imprese (Applausi) , stimati attualmente in circa 53 miliardi di euro? Il paradosso arriva al culmine quando si legge nella NADEF che verrà istituito un fondo dove confluiranno i proventi recuperati dall'evasione, le maggiori entrate per la minore decontribuzione, le tasse dell'industria della plastica e gli effetti della compliance del contribuente. Con questo fondo sarà finanziata la riforma fiscale. Della serie: pagare sicuramente di più adesso per forse pagare meno poi. Un'assurdità. Consideriamo poi che l'ammontare dell'evasione, stimata in più di 110 miliardi, è almeno pari - e da alcuni valutata ben inferiore - al costo della burocrazia. Ma il Governo anche nel provvedimento in discussione non fa nessun accenno ad alcun intervento veramente significativo di sburocratizzazione. I costi della cattiva burocrazia e i mancati pagamenti della pubblica amministrazione costano alle imprese - questo dobbiamo ricordarlo -, secondo una stima della CGIA di Mestre, circa 100 miliardi all'anno. (Applausi) . A conferma di quanto detto, una delle tante riforme attese ed annunciata sia dal presidente Conte che dal ministro Gualtieri, la riforma fiscale, è proposta come legge delega, ma tutti conosciamo i tempi biblici di tale provvedimento e i decreti legislativi che implica; altro che pronta a breve: ci vorranno anni. È evidente che intervenire sulla revisione del sistema fiscale, sullo snellimento e sulla riduzione delle tasse che incidono per il 48,2 per cento non è proprio nelle priorità di questo Governo. Per le imprese non si fa proprio nulla, e ricordiamo che la diminuzione del cuneo fiscale è solo per i lavoratori dipendenti. I commercialisti hanno lamentato - proprio in questi giorni - che, esattamente un anno fa, insieme a Confindustria, avevano presentato al legislatore e all'amministrazione finanziaria un corposo documento con le proposte di semplificazione fiscale e di riforma del sistema tributario del Paese. E poi? Nessun cenno di riscontro in merito. Quindi, il Governo non solo non ascolta l'opposizione, ma neppure chi, in questo Paese, in forza della propria attività, diventa portatore di interessi diffusi. (Applausi). Gli stessi professionisti hanno dovuto minacciare uno sciopero per riuscire a far spostare la scadenza del pagamento delle imposte ai fini IRPEF e IRES, e si sono dovuti accontentare della proroga solo per i soggetti ISA e i forfettari, in un momento di crisi pazzesca in cui il Governo ha obbligato le imprese a chiudere, perché il lockdown - lo dobbiamo ricordare - è stata un'imposizione del Governo. Lo stesso Governo non solo non ha bloccato il pagamento delle imposte, ma addirittura non ne ha spostato la scadenza. Ebbene, gli italiani non hanno bisogno di tutto ciò; hanno necessità di riforme non più rinviabili come quella della giustizia, della giustizia tributaria, della digitalizzazione della pubblica amministrazione, della semplificazione, perché il costo della burocrazia, come ho detto, è troppo alto. Basta rinviare riforme importanti che servono all'impresa e a generare posti di lavoro. Ora la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti hanno dato sollievo a milioni di lavoratori, ma non hanno risolto problema; l'hanno solo spostato. I fondi del SURE sapranno dare ancora un po' più di ossigeno, ma, ripeto, il problema bisogna risolverlo alla radice. E non pensiate sia sufficiente realizzare solo qualche infrastruttura per far ripartire un Paese. L'ha ben detto il presidente di Société générale, Lorenzo Bini Smaghi, quando avverte che gli investimenti, se non sono supportati da vere riforme, resteranno opere sterili. Non vorremmo che anche in questo caso i provvedimenti collegati al bilancio previsti nel documento restino lettera morta, con centinaia e centinaia di decreti attuativi che latitano nei Ministeri; ma, attenzione, che a forza di libri dei sogni questi non si trasformino in incubi per il Paese, perché, prima o poi, gli italiani si sveglieranno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. *CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, vice ministro Misiani, colleghi, la NADEF, con lo scostamento che ci apprestiamo a votare, rappresenta una strategia abbastanza organica. Qualche economista la definisce plausibile; a me piace di più definirla coerente, perché dà una buona visione di un mix di prospettiva (anche molto equilibrato) e prudenza, perché le stime fatte in più punti sottovalutano gli effetti positivi sia delle entrate sia delle ricadute in termini positivi sulle basi imponibili, quindi in termini di PIL, di tutte le manovre espansive che, anche grazie al Next generation EU, ci apprestiamo a inserire nel nostro contesto di bilancio nazionale. È evidente che la NADEF cerca di puntare l'accento sulla fase positiva, espansiva delle politiche in prospettiva; parla moltissimo delle politiche che ci apprestiamo a introdurre grazie allo stimolo europeo, quindi alle grandi transizioni europee e nazionali che ci aspettiamo, e anche al grande piano di coesione nazionale e territoriale che vogliamo coerentemente e con grande forza affrontare. Non da ultimo, ovviamente, la transizione e l'innovazione digitale, green . Tutto questo viene fatto in un quadro economico coerente e credibile. Quanto al quadro macroeconomico, è evidente che il PIL presenta una flessione molto forte, perché - 9 per cento è un valore che può anche spaventare. È un PIL tuttavia meno negativo rispetto alle previsioni di qualche mese fa, continua a essere leggermente positivo rispetto alle previsioni internazionali. Ieri abbiamo infatti visto il Fondo monetario internazionale prevedere per l'Italia un calo del PIL pari a -10,5 per cento e quindi sta a noi dimostrare di avere ragione. Credo che i nostri economisti del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) e della Banca d'Italia, conoscendo meglio la struttura economica nazionale, avranno ragione anche rispetto alle previsioni. È evidente che moltissima parte dei dati macroeconomici dipende dalla pandemia: la stiamo gestendo meglio di altri, ma è evidente che, se la scienza avrà ragione e se quindi nei primi mesi del 2021 ci sarà un vaccino e torneremo alla normalità che abbiamo sempre conosciuto, i nostri dati di politica economica saranno anche migliori, rispetto a quelli contenuti nella Nota di aggiornamento al DEF. In caso contrario, avremo ovviamente ulteriori aggiustamenti e ulteriori valutazioni da fare. Per quanto riguarda invece il percorso di finanza pubblica e quindi la nostra politica di bilancio, essa risente non solo delle manovre che sono state fatte, ma di tutto il quadro complessivo. Il deficit programmatico, che era dell'1,6 per cento del PIL nel 2019, peggiora al 10,8 per cento nel 2020, ma con un percorso abbastanza credibile di ritorno a una fase di normalità. Dovremo aspettare il 2023 per avere un rapporto tra deficit e PIL a 3 per cento e poi il 2025, per tornare ai livelli pre-crisi. Il graduale assorbimento del deficit è confermato anche dalla relazione sullo scostamento, che voteremo. A tal proposito, mi piace fare un appello, rivolto soprattutto a coloro che, a livello europeo, hanno condiviso questa impostazione di politica economica e che appoggiano la presidenza von der Leyen e appartengono al Partito popolare europeo. Il Partito popolare a livello europeo ha infatti condiviso queste strategie, che appartengono allo scostamento, che oggi ci apprestiamo a votare. Per quanto riguarda la spesa per interessi, continuando a parlare del percorso di finanza pubblica, beneficia di tutte le politiche monetarie espansive. L'avanzo primario, invece, dopo una lunga serie di avanzi primari positivi, segna un brusco deficit primario, pari a 7 per cento del PIL, coerente con l'andamento del deficit . Abbiamo visto disavanzi primari negativi in tutte le grandi crisi dal 1975, al 1991, fino al 2009, ma questo non può non impegnarci per il ritorno ad un equilibrio, che ci aspettiamo però solo verso il 2023. Il rapporto tra debito e PIL aumenta di 23 punti nel 2020, per supportare le politiche espansive. Il debito pubblico resta sostenibile: tutti i previsori e tutti i valutatori l'hanno confermato. La cosa più importante in questa NADEF, però, non è solo l'analisi dei dati, che comunque dice molto su quanto stiamo vivendo, ma è la prospettiva, che leggiamo nello scostamento e in quello che vorremo fare poi, nella prossima legge di bilancio, con questo ulteriore scostamento. Rispetto all'obiettivo di medio termine, il deficit si è spostato dal suo sentiero di 8,6 punti percentuali. Per ogni punto percentuale di PIL, il deficit è aumentato di 0,9 punti. Quindi stiamo parlando di una situazione da tenere sotto controllo. Questo è stato possibile grazie a tutto il lavoro che anche il Partito popolare europeo ha fatto a Bruxelles, con l'applicazione della general escape clause e con la disapplicazione parziale del Patto di stabilità e crescita. Ancora una volta, quindi, invito i colleghi che fanno parte di questa cultura politica a fare una valutazione sul prossimo voto sullo scostamento. Per quanto riguarda invece la politica di bilancio essa non poggia semplicemente sullo scostamento e non tutta la manovra di bilancio, pari a circa 38 miliardi di euro, sarà in deficit, ma molta parte di essa sarà finanziata dai fondi del programma Next generation EU; in particolare, per quanto riguarda il 2021, i 10 miliardi del recovery and resilience facility e i 4 miliardi anche del REACT-EU. In merito a quanto leggiamo nella NADEF, il recepimento delle politiche europee del Next generation EU è molto prudente: nella prima fase vi sarà un assorbimento molto forte delle sovvenzioni, e cioè dei contributi a fondo perduto che non dovremo restituire, mentre dal 2024 in poi - quindi nel 2024, nel 2025 e nel 2026 - si riequilibrerà con una maggiore presenza dell'indebitamento e, quindi, del ricorso ai prestiti europei che sono ovviamente da rimborsare, come tutti i prestiti del resto, ma a tassi particolarmente agevolati. Questo si legge anche nei dati del fabbisogno lordo da finanziare; mentre adesso il fabbisogno è per lo più soddisfatto con il finanziamento dei mercati, dal 2022-2023 in avanti il nostro debito pubblico sarà in gran parte finanziato dalle istituzioni europee, e almeno per una quota pari al 43 per cento, se le valutazioni e i dati sono corretti. Quindi, anche da questo punto di vista, avremo poi uno stimolo a riequilibrare non appena possibile. Per quanto riguarda invece la manovra di bilancio, costituisce il vero banco di prova per la ripartenza italiana. Si avvia un processo molto interessante: quasi 38 miliardi, di cui 24 di indebitamento (13 di indebitamento nazionale e 11 di indebitamento europeo) e 14 di sovvenzioni europee (RRF e REACT-EU). Mi piace pensare che la nuova manovra saprà essere, in un certo senso, strabica: capace di guardare al breve termine, per supportare i settori che dovranno essere ancora aiutati e allo stesso tempo, però, capace di guardare, con grande ottimismo, al futuro, sfruttando al meglio tutti gli stimoli che ci siamo proposti di avere assieme agli Stati colleghi europei. Mi piace anche pensare, contrariamente a quanto si legge nelle agenzie stampa, che questo momento non deve essere drammatizzato. Purtroppo da quasi un anno conviviamo con un virus e ritengo che dovremo arrivare a uno stato di new normal , come lo ha definito anche il governatore Visco. È molto importante e secondo me la legge di bilancio dovrà portare molto con sé del new normal . Mi riferisco - ad esempio - ad alcuni temi specifici: lo smart working , così com'è, è un home working e non porterà allo stimolo che ci aspettiamo. Anche sulla questione dei dispositivi di protezione individuale, dobbiamo investire ancora, per permettere alle aziende e a chi offre servizi di continuare a lavorare in sicurezza. Abituandoci alla nuova normalità, ma continuando a lavorare, a relazionarci in un nuovo modo. Questa legge di bilancio - secondo me - dovrà guardare oltre e aiutare gli italiani a spostarsi nel nuovo equilibrio e nella nuova realtà nella quale dovremo vivere. È una grande sfida che abbiamo davanti, non priva di oggettive difficoltà e di un quadro anche molto instabile, ma sono certa che con grande motivazione e grande senso di realtà l'Italia riuscirà a superare bene questo momento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, innanzitutto credo sia opportuno fare chiarezza, perché in queste ore nelle Commissioni e anche nei rapporti interpersonali - lo abbiamo sentito pure ieri in quest'Aula nelle parole degli esponenti della maggioranza e dal presidente Conte - ci sono stati rivolti reiterati appelli alla collaborazione e al senso di responsabilità. Ebbene, siccome non siamo abituati a farci accusare ingiustamente, ci tengo a chiarire che fare appelli alla responsabilità in questo contesto, nel modo in cui avete operato, è un po' come, signor Presidente e caro viceministro Misiani, invitare a costruire assieme una casa il giorno prima dell'inaugurazione. Voi, a pochi minuti dall'approvazione in Aula della Nota di aggiornamento al DEF, pretendereste senso di responsabilità dall'opposizione. Pur facendo ricorso alla stima che ho per ciascuno di voi, ritengo che siamo davvero vicino al ridicolo o alla presa in giro. Se davvero la maggioranza intenderà collaborare con l'opposizione, non ce lo dica più a un minuto dall'approvazione in Assemblea di un provvedimento, ma ce lo venga a dire con i tempi dovuti, in modo tale che davvero si possa costruire assieme un percorso nell'interesse del Paese. Ciò detto e chiarito - spero - mi sento in dovere di ringraziare i tecnici del Ministero dell'economia e delle finanze per l'opera di assemblaggio che, come sempre, hanno fatto in modo magistrale; meno mi sento di ringraziare, invece, la maggioranza e il Governo per i contenuti che improntano la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza in esame. Se dovessi fare un commento sulla NADEF, potrei prenderlo in prestito da un illustre economista e già membro dell'Ulivo, il professor Nicola Rossi, che, senza mezze parole, ha detto nei giorni scorsi: «Questa è una NADEF schiettamente pre-elettorale». In sostanza, dice quello che noi affermiamo da mesi: tutti i provvedimenti che state prendendo sono, nella migliore delle ipotesi, degli analgesici, che non hanno davvero a cuore le sorti del Paese. Sto citando, peraltro, non esponenti della mia cultura politica, ma esponenti sinceri intellettualmente corretti della vostra parte politica. Con il professor Nicola Rossi credo di citare, infatti, una persona che ha la competenza accanto alla visione politica. Per capire che è una NADEF pre-elettorale basta guardare i numeri: quando prevedete il risanamento dei conti pubblici? Lo prevedete dalla fine della legislatura o, meglio, dall'anno successivo alla fine della legislatura. Quindi, gettate il problema nelle mani di chi dovrà governare dopo di voi. Vi state semplicemente adoperando per creare misure di consenso e ho ragione, quindi, di temere che anche l'utilizzo dei fondi europei - e poi mi soffermerò su questo - seguirà la stessa logica elettoralistica e a breve termine, con la differenza che, se la politica a breve termine nel passato ha portato il Paese alle attuali condizioni, l'utilizzo di una logica a breve termine con risorse straordinarie - come saranno i 200 miliardi di euro previsti nell'ambito degli aiuti o del debito europeo - potrebbe certamente portare il Paese al definitivo massacro. Non c'è un'assoluta discontinuità nella lettura della NADEF tra il presente e il futuro. In un momento eccezionale quale quello attuale, era necessaria una netta discontinuità; una discontinuità nei numeri e una discontinuità dei progetti. Se non si trasforma il Paese in un momento eccezionale come questo, quando lo vogliamo fare? Accanto al tema del risanamento dei conti pubblici che caratterizzano questa manovra in senso elettorale, anche le fonti destano preoccupazione. Le fonti su cui si fonda una buona parte dell'impostazione contabile della NADEF derivano dal recovery fund . Tutti i giorni, anche oggi, sui giornali leggiamo che, di fatto, ancora tanto è a rischio nel Consiglio europeo previsto nei prossimi due giorni. Abbiamo sentito le parole del Premier polacco e abbiamo visto come non vi sia ancora condivisione. Ecco un altro aspetto che rende - come ha detto una collega di Forza Italia - le fonti ballerine all'interno della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Cosa avrebbe dovuto invece prevedere, a livello di contenuti e di strategia, il Documento di programmazione economica? Come peraltro la stessa maggioranza aveva fatto trapelare nei momenti antecedenti la pubblicazione della Nota di aggiornamento, avrebbe dovuto basarsi sulla riforma fiscale. Ormai sono mesi che si parla di riforma fiscale. Io credo che anche su questo aspetto si debba ragionare. Possiamo vedere che tutta la stampa specializzata - e non certo i giornali di propaganda di una parte o dell'altra, - ma, ad esempio, lo stesso «Il Sole 24 Ore» - caratterizza in modo chiaro che nella NADEF, al di là di vuote parole, non c'è nulla che rispecchia la riforma fiscale, come non c'è nulla - e lo abbiamo visto ieri - nel Piano di ripresa e di resilienza per l'utilizzo dei fondi europei. Non c'è nulla, se non qualche breve riferimento a concetti, peraltro, che deprimono il mondo dell'impresa. Ribadisco, infatti, che nel Piano di resilienza si parla unicamente di cuneo fiscale sul lavoro dipendente. Per questa maggioranza la ripresa del Paese, la ripresa degli investimenti e la crescita del PIL si attueranno solamente con la riduzione del cuneo fiscale, che peraltro è coerente con l'ideologia politica di questa maggioranza. Quando leggo quanto ribadito anche oggi dal ministro Gualtieri sul quotidiano «Italia Oggi» in merito al fatto che la prospettiva fondamentale è ridurre il carico fiscale sui redditi bassi, vorrei ricordare al ministro Gualtieri che un italiano su quattro non paga imposte e che il 41 per cento dei dichiaranti pagano oltre il 90 per cento dell'IRPEF. In sostanza, vorrei dire che, dal combinato disposto degli 80 euro e poi dei 100 euro, oggi di fatto le imposte pagate da coloro che arrivano alla soglia dei 40.000 euro sono pressoché zero. Quindi, al di là del populismo e della demagogia, dobbiamo invece dire un'altra cosa e, cioè, che la ripresa del Paese e l'utilizzo della leva fiscale andranno fatti in una direzione completamente diversa, ovvero nella direzione dell'impresa e delle aziende. Noi dobbiamo riportare capitali nelle imprese; dobbiamo rendere conveniente agli stranieri investire nel nostro Paese, ma anche agli italiani stessi e, quindi, dobbiamo incentivare l'impresa con la leva fiscale. Dobbiamo riportare ricchezza. Altro che misure populiste! Mi dispiace dovermi riferire al collega Monti che dal 2011 al 2013 ha semplicemente voluto dare in pasto al Paese misure di equità, tasse sugli yacht e tasse sui superbolli seguendo la logica del tipo: dobbiamo punire i ricchi perché così ci laviamo la coscienza. Noi dobbiamo rendere il Paese appetibile per la ricchezza; dobbiamo rendere il Paese un punto di riferimento per le imprese. Di tutto ciò nelle parole di Gualtieri e nella NADEF non c'è proprio nulla, nella perfetta e coerente logica, peraltro, della sinistra italiana. Presidente, concludo facendo riferimento alla revisione della spesa pubblica e alla ristrutturazione della pubblica amministrazione, che tutti a parole indichiamo come uno dei capisaldi che servirebbe alla ripresa del Paese. Allora perché nella NADEF non è riportato alcunché e non sono riportati i costi sociali di una ristrutturazione della pubblica amministrazione? Non ve lo potete permettere e perché guardate solamente alle prossime elezioni politiche, con le quali già saprete che gli italiani vi daranno una severa valutazione e certamente cercherete l'impatto meno duro possibile. Concludo con il tema del credito. Nella scorsa legislatura per salvare le banche avete distrutto il credito, il credito del territorio, le banche popolari, le casse rurali e oggi tutti, anche i presidenti di quella Cassa centrale banca che avete provveduto a costruire, dicono che non si può andare avanti così, che non sono più in grado di fare credito alle PMI. Nei territori gli sportelli stanno chiudendo e l'Unione dei Comuni montani lancia un grido di dolore in questa direzione. Voi cosa fate e cosa prevedete per la controriforma del credito e per ridare fiato al credito delle nostre banche? Non prevedete un bel niente e così oggi ci troviamo un sistema bancario la cui attività principale sono gli investimenti e le attività assicurative e non il credito all'impresa che deve fare ripartire il PIL. Presidente, questa NADEF, al di là delle belle parole, è proprio coerente con quanto detto dal vostro economista e parlamentare dell'Ulivo, professor Rossi: è una NADEF pre-elettorale che - come tutti i decreti Covid - purtroppo non farà niente di buono per il nostro Paese. ( Applausi ). AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, vorrei far notare ai colleghi che ascoltarli per dieci ore gridare i propri interventi non è facile. Peraltro, potrebbero risparmiarsi la voce per non finire come me, senza voce. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà. MONTI (Misto) . Signor Presidente, signor vice Ministro, desidero fare qualche considerazione sulla NADEF, che è oggetto del nostro dibattito, e vorrei esordire con un riferimento che non mi capita spesso di fare; un riferimento cioè di condivisione su quanto ha detto il senatore De Bertoldi. In particolare, egli ha detto che ha l'impressione - chiedo scusa al collega se forse le parole non sono quelle letteralmente da lui usate - che in questa fase della politica economica italiana e nell'opinione pubblica italiana ci sia un'eccessiva dipendenza da qualche cosa che si dà per scontato - il recovery fund e le sue immani benedizioni finanziarie - quando il percorso di quella costruzione politico economica europea è ancora abbastanza accidentato. Mi permetto invece di respingere con garbo al collega mittente quello che con superficialità rimarchevole ha detto in ordine alle manovre del 2011-2012, che possono essere condivise o no; ci possono essere state componenti anche rivolte a persuadere l'opinione pubblica che si colpiva a destra, al centro e a sinistra, come purtroppo occorreva fare nella situazione che era stata lasciata in eredità a quel Governo, al quale si chiese di venire qui per rimediarvi. Cari senatori e anche cari deputati dell'altra Aula, non dimentichiamo che noi stessi abbiamo e diamo un'immagine spesso inadeguata del Parlamento. (Applausi). Molti di voi ancora non erano qui, ma ricordo e vi assicuro, indicandolo non come motivo di vanto di un Governo o di un Presidente del Consiglio, ma come segno di inconsueto senso di responsabilità da parte del Parlamento, che in quei pochi mesi, in certi momenti questa Assemblea e quella di Montecitorio hanno dato prova di grande responsabilità, accollandosi oneri di impopolarità politica che hanno contribuito per un intero anno a evitare che il Paese cadesse nel dissesto finanziario. (Applausi). Alcuni pensosi politologi italiani dicono che quell'austerità sia stata in fondo la vera causa della nascita del populismo. Mi permetto di dire che non è così. Dove è nato il populismo? È noto intanto nella pessima condotta della classe politica italiana per decenni; condivido questo giudizio e l'ho spesso manifestato dalle colonne dei giornali. Inoltre - a mio avviso - il vigore del voto nel 2013 per il MoVimento 5 Stelle e anche, in qualche misura, per la Lega, non è venuto dal fatto che l'Italia abbia dovuto subire in quel momento, che si era causato da sé, qualche provvedimento di forte restrizione. No, è venuto dal fatto che i partiti tradizionali, quelli ai quali sono ancora grato perché hanno sostenuto per un anno l'onere di risanamento del Paese - e vanno dal Partito Democratico, a Forza Italia, a Fratelli d'Italia (perché, senatore De Bertoldi, non eravate ancora nati, ma facevate parte delle forze che hanno sostenuto quelle operazioni che ora criticate aspramente), oltre, naturalmente, al centro - dopo un anno di responsabilità, semplicemente perché si avvicina... (Commenti del senatore De Bertoldi). PRESIDENTE. Per cortesia, senatore De Bertoldi. MONTI (Misto) . Sono sicuro che era un'osservazione interessante, ma purtroppo non l'ho sentita, ma ci sarà modo. (Commenti). PRESIDENTE. Per cortesia, consentiamo al senatore Monti di proseguire nel suo intervento. MONTI (Misto) . Fu - a mio parere - il fatto che la gran parte dei partiti si spaventarono di essere stati responsabili per un anno, in quanto non erano abituati a quel modo di fare politica. È quindi ovvio che, se sono andati poi alla campagna elettorale del febbraio 2013 dicendo che veramente non c'erano, che faceva schifo quello che era stato fatto per un anno, sebbene avesse salvato il Paese, si è trattato di una gigantesca propaganda ai populisti. Chiedo scusa, signor Presidente, per questa divagazione. Rivolgendomi al Governo, ma anche all'opinione pubblica del nostro Paese, voglio dire che la NADEF contiene molte cose positive, ma non dà veramente l'impressione che bisognerebbe cercare di dare al Paese in questo momento, in cui siamo per un ripensamento dell'Europa per il disastro del Covid e per la buona gestione che il Governo ha fatto, per quanto ha potuto, sia del Covid, che della politica in Europa, ossia che ci troviamo in una situazione che non dobbiamo scambiare probabilmente, per permanente, in quanto è assolutamente eccezionale. Vedo nel costume politico, ma anche nell'opinione pubblica italiana l'idea che adesso i tempi sono veramente cambiati - e sono cambiati in peggio perché abbiamo dei problemi in più - ma il fatto che il nostro Paese sia squilibrato tra la produzione delle risorse e l'uso delle risorse rimane. Il fatto che continuiamo, con maggiore o minore disinvoltura, a mettere enormi oneri a carico dei nostri figli e nipoti rimane. Ecco, quindi, che ci vorrebbe, anche nella gestione di breve periodo, un rigore particolare. In altri termini, se mi si dovesse chiedere qual è la mia più grande speranza per l'economia italiana nei prossimi tempi, io direi il recovery fund ; e se mi si chiedesse qual è la mia principale preoccupazione, io direi il recovery fund , perché ha un effetto psicologico che viene prima e supera in velocità le resistenze polacche, ungheresi e dei Paesi frugali, eccetera. Già l'abbiamo incorporato e già trionfiamo per il fatto che noi siamo stati capaci di far cambiare una pagina storica all'Europa, mentre l'Europa, finalmente, dopo gli sforzi di tanti Governi - italiano, francese, spagnolo, eccetera - ha visto nella Germania un punto di cambiamento fondamentale grazie alla cancelliera Merkel. Ma l'Europa, che è basata su regole perché è una costruzione giuridica e non puramente della fantasia e del sogno (come qualche volta ci piacerebbe), dovrà reintrodurre regole sugli aiuti di Stato, anche perché - altrimenti - le imprese tedesche si mangerebbero tutte le altre, dato il volume di disponibilità finanziaria dello Stato tedesco. L'Europa dovrà reintrodurre - speriamo non in quella forma molto criticabile e criticata - un Patto di stabilità. La Banca centrale europea, come tutte le banche centrali del mondo, passata questa fase, che speriamo passi, si appresta già a riconsiderare che il ruolo proprio e delle banche centrali in generale non è necessariamente - come si pensa in certi settori di questa Assemblea - finanziare con prodigi illimitati qualsiasi disavanzo dei Governi. Lo stesso ragionamento, quindi, varrà a proposito dello scostamento di bilancio, quella legge costituzionale che fu approvata nel 2012, con una tale maggioranza in Parlamento, superiore ai due terzi, da non dare luogo a referendum confermativo e ricordo sempre che fu in particolare un esponente della Lega, l'onorevole Giorgetti, che diede il contributo più rilevante per l'affermazione di quel principio del pareggio di bilancio. Ebbene, anch'io voterò a favore dello scostamento, ma teniamo presente che non è cambiato, in questo, il mondo: è una situazione che dobbiamo considerare eccezionale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà MANCA (PD) . Signor Presidente, vice ministro Misiani, onorevoli colleghi, non c'è dubbio - lo ha anche poco fa rappresentato il presidente Monti - che la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza certifica la sostenibilità tra i saldi di finanza pubblica e il quadro macroeconomico; è un documento importante su tutte le politiche di bilancio; determina la programmazione economica e finanziaria del nostro Paese; crea le condizioni per dare una prima lettura dell'impostazione della legge di bilancio. Ma credo che mai come in questa fase la Nota di aggiornamento abbia al proprio interno elementi di novità importanti, e lo dico anche al senatore De Bertoldi. Forse dimentichiamo che per la prima volta da tanti anni stiamo affrontando una programmazione economico-finanziaria senza le clausole di salvaguardia, le quali avevano predeterminato danni rilevanti nell'impostazione della legge di bilancio, creando storture e strutture inevitabili per una collocazione rilevantissima di risorse che venivano sottratte alla crescita. Sappiamo bene che questo Governo è nato per impedire l'aumento dell'IVA e per garantire una nuova responsabilità all'Italia anche nella dinamica europea. Credo pertanto che sia evidente a tutti che questa Nota di aggiornamento impatta su due elementi tra di loro differenti. Il primo è una crisi pandemica senza precedenti, che ha determinato un quadro macroeconomico che ha elementi di incertezza rilevantissimi; la seconda ondata pandemica ha elementi ancora più incerti rispetto alla prima, perché non solo mettono in fibrillazione l'Europa, ma rendono anche nei tempi esigenze di selezione di misure che fino ad ora non abbiamo mai affrontato. La pandemia, quindi, prima di tutto non meriterebbe una divisione ideologica tra maggioranza e opposizione, né tantomeno un dibattito sempre orientato al passato, secondo il quale c'è un Governo che limita le libertà individuali delle persone. Basta alzare lo sguardo, riguardare il volto di Bergamo, di quando purtroppo eravamo costretti a portare fuori da quella città le bare con i mezzi militari. Sono immagini che non ci consentono contrapposizioni ideologiche senza senso, e lo dico anche all'opposizione. Alziamo insieme lo sguardo, perché di fronte a noi c'è l'interesse generale del Paese; dal modo in cui usciremo dalla pandemia si determinerà il tratto fondamentale del nostro Paese, della sua capacità di dare una risposta a diritti fondamentali molto delicati e importanti (il diritto alla salute, all'istruzione); ne usciremo diversi. Non c'è spazio per una contrapposizione ideologica: c'è bisogno di capire insieme come attraversare la crisi e come dare un volto economico nuovo al nostro Paese. Non possiamo però nemmeno dimenticare che di fronte a noi c'è un'opportunità senza precedenti. Il presidente Monti ha ricordato una fase dell'Europa profondamente diversa rispetto a quella sulla quale stiamo lavorando. Ci sentiamo di poter dire che il Governo italiano e questo Parlamento hanno dato un contributo importante affinché il volto dell'Europa prendesse, all'interno di una pandemia, un indirizzo diametralmente e inversamente proporzionale a un'Europa che ci chiedeva, con il Patto di stabilità, il controllo della spesa. Oggi c'è un Europa che investe, anche attraverso strumenti propri, sul rilancio di un'idea di futuro dell'Unione europea. Io dico, con grande precisione e volontà di essere chiaro su questo punto, che il Partito Democratico, proprio nel sostegno a questo Governo, ha nel nuovo europeismo le radici migliori. Oggi è il nostro compleanno, il tredicesimo compleanno del nostro partito. Io credo sia evidente a tutti che, proprio dentro il nuovo europeismo, si fonderà un'idea di futuro importantissima per le generazioni, che guiderà le nuove riforme, a cominciare da quella fiscale. Non dobbiamo dimenticare che lo slogan dell'abbassamento delle tasse per tutti è, anch'esso, un qualcosa che appartiene al passato. Questa crisi pandemica mostra di fronte a noi esigenze di selettività. Dovremo aiutare settori che rimarranno profondamente indietro, perché le dinamiche della ripartenza saranno diverse. Penso al turismo, penso alle piccole attività commerciali, penso ai servizi. Ci saranno, invece, altre dinamiche economiche, a cominciare dalla manifattura, che, sulla dimensione industriale, avranno tassi di crescita differenti. Quindi, dovremo essere selettivi. Affondato il sovranismo, affondata la flat tax , affondato lo slogan della riduzione delle tasse per tutti, l'intervento che dovremo compiere nella riforma fiscale sarà di riduzione delle tasse sul lavoro, e lo abbiamo fatto. Se renderemo strutturale anche la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno insieme al cuneo fiscale, già si determinerà una riduzione di pressione fiscale nel 2021. Dobbiamo, però, guardare al più importante investimento per il futuro. Se vogliamo abitare il futuro, oggi è urgente intervenire nella dimensione familiare. Penso all'assegno unico per il figlio. Sono esigenze fondamentali per rimettere in moto le natalità, per dare alle politiche di genere quella trasversalità che meritano, per alzare i livelli di occupazione femminile, per cambiare le caratteristiche fondamentali e i limiti di questo Paese. Le condizioni strutturali che ci hanno impedito di crescere le vogliamo, cioè, rimuovere attraverso la nuova programmazione europea. Questi sono gli elementi fondamentali dai quali noi non possiamo prescindere. Ancora, avremo di fronte a noi una nuova sfida, che non sarà più solo tra Nord e Sud e necessità di recuperare il differenziale, che ovviamente ci porta ad avere un Mezzogiorno che ha bisogno di investimenti infrastrutturali per ridurre le distanze. Questo è vero, sì, ma attenzione, perché di fronte a noi abbiamo le nuove aree interne, che rappresentano le nuove debolezze del nostro sistema territoriale. Per affrontare il tema delle aree interne, che stanno diventando le nuove periferie, dopo la stagione dei tagli lineari e della riduzione della spesa dobbiamo fare un tagliando alla pubblica amministrazione nella sua interezza. Dobbiamo ridare senso alle parole. Autonomia non vuol dire "fai da te". Autonomia significa responsabilità e relazione tra i diversi sistemi territoriali. Se vogliamo rilanciare gli investimenti, dobbiamo definire ambiti ottimali per le stazioni appaltanti e dobbiamo decidere dove assumiamo: non come e quando, ma dove assumiamo per rilanciare gli investimenti. Servono nuove generazioni all'interno della pubblica amministrazione. Serve una sfida espansiva, che abbia, però, al centro, a proposito del diritto fondamentale alla salute, la medicina territoriale. Se vogliamo ridurre le criticità delle aree interne, dobbiamo investire in diritto alla salute nel territorio. Dobbiamo riabituarci, a livello territoriale, a esaminare il bisogno di salute pubblica, che è differente da territorio a territorio. Se non ricostruiamo i distretti socio-sanitari, con una loro autorevolezza e una loro forza, non riusciremo a connettere la responsabilità nazionale del diritto alla salute con le responsabilità gestionali in capo alle Regioni e alle responsabilità in capo ai Comuni e ai territori. Signor Presidente, la NADEF che oggi ci apprestiamo ad approvare e il relativo scostamento richiedono una assunzione di responsabilità nazionale. Noi siamo convinti che le politiche adottate da questo Governo hanno dato un primo contributo importante a caratterizzare un nuovo volto dell'Europa. Il modo in cui stiamo attraversando questa pandemia è basato non su una distribuzione a pioggia, ma su una visione per aiutare il lavoro, le imprese e le famiglie a costruire un nuovo processo di green economy , di digitalizzazione, di futuro del nostro Paese. Se realizzeremo tutto questo, io credo che daremo un grande contributo alle future generazioni e introdurremo finalmente nuove politiche di genere e nuovi investimenti sulle famiglie. E, per poter parlare di futuro, dobbiamo inevitabilmente alzare i tassi di natalità, perché solo alzando i tassi di natalità potremo costruire un futuro migliore per questo Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Vice Ministro, care colleghe e colleghi, rivolgo innanzitutto la mia solidarietà al Vice Ministro, al Governo, a tutti gli uffici che si occupano del bilancio e ai funzionari del Ministero, perché in sette mesi stiamo approvando uno scostamento di 125 miliardi di euro, che significa più o meno cinque o sei manovre. Rivolgo quindi un plauso comunque per il lavoro svolto fino ad oggi. Signor Presidente, lei sa che qui vicino c'è il teatro Valle, dove, quasi cento anni fa, fu rappresentato per la prima volta un dramma di un grande scrittore italiano: "Sei personaggi in cerca d'autore" di Pirandello. Pensi che alla prima rappresentazione il pubblico lo osannò con un urlo dalla sala: «Manicomio! Manicomio!». Ecco, io ho pensato a come introdurre questo intervento in Aula, a sette o otto mesi dall'inizio della pandemia. Io credo che abbia detto bene il presidente Monti: e penso che il Parlamento si sia comportato in modo dignitoso. Sono anche contento che molti dei parlamentari seduti qui, che oggi rappresentano o rappresentavano comunque la maggioranza relativa del Paese, abbiano preso coscienza che un conto è star fuori dal palazzo e legittimamente porre dei problemi a chi governa e a chi è nel palazzo, e un conto è poi sedersi e assumersi la responsabilità del governo di un Paese di 60 milioni di abitanti. Non è una metamorfosi quella che avete vissuto: è la presa di coscienza di quanto sia difficile governare e mediare su interessi divergenti. E allora, signor Presidente, per quanto riguarda l'opposizione, io penso che in questi sette mesi l'opposizione abbia avuto un atteggiamento quasi sempre costruttivo e leale, ponendo al centro del dibattito politico gli interessi del Paese. Abbiamo votato ben due scostamenti, signor Vice Ministro, con l'impegno - mantenuto in parte o mantenuto per nulla - che il Governo avrebbe aperto un dialogo serio, non con un appello alla responsabilità, perché con la responsabilità non si costruisce un Paese o un progetto politico; con la responsabilità è possibile cavarsela con un voto. Eppure, signor Vice Ministro, non è arrivato nulla. Per l'ennesima volta siamo qui costretti a fare i conti e a chiederci se dobbiamo svolgere un ruolo nella commedia teatrale in cui viviamo: voi portate a noi lo scostamento e noi dobbiamo dibattere se sia il caso di dire al Paese che sono fatti della maggioranza oppure - come io mi auguro per la cultura che mi rappresenta, e ha detto bene la senatrice Conzatti - del popolarismo europeo, se al centro ci devono essere come bussola gli interessi del Paese. Io credo che questo Governo abbia fatto delle cose intelligenti e sagge e delle cose sbagliate. Il ministro Gualtieri l'ha detto anche in televisione, facendo ammenda di alcune negligenze che erano state sottolineate dall'opposizione, in un modo garbato e a bassa voce, come chiedeva il collega dei 5 Stelle. Anche i toni cambiano e questo è importante. Eppure, non c'è stato alcun accoglimento delle nostre preoccupazioni. Guardate che il bazooka dei 400 miliardi non potrà essere attivato; non a caso ne è stato attivato appena il 20 per cento sugli investimenti. Dicevamo che molte imprese non ce l'avrebbero fatta se non avessero avuto immediata liquidità; e tante stanno chiudendo. Certamente il crollo del PIL del 9 o del 10 per cento è la dimostrazione dell'entità del dramma che stiamo vivendo e non solo della capacità o no di rispondere al dramma che purtroppo stiamo ancora vivendo. Eppure il Governo non ha accolto le nostre preoccupazioni. Noi avevamo parlato di soldi direttamente alle imprese e invece si è dovuta elaborare tutta una strategia che ha comportato per molte aziende la chiusura o il fallimento. Sulla cassa integrazione io non sono uno che finge e si nasconde dietro il dito, perché abbiamo parlato di oltre un miliardo di ore di cassa integrazione in un arco di tempo di due mesi, qualcosa di folle; 11 milioni di italiani l'hanno riscossa, quindi io non ho problemi a dire bravi per certi versi, ma non possiamo limitarci e darci la pacca sulla spalla per averla data a 11 milioni di persone, fregandocene se l'altro milione non l'ha avuta. Io penso che manchi sempre quel pezzo in più che magari possiamo aggiungere alla dinamica di gestione di questa pandemia. Abbiamo dato suggerimenti sulla cassa integrazione, dicendo che era un meccanismo molto complesso, per cui i vari passaggi avrebbero comportato il fatto che molte famiglie e molti lavoratori non l'avrebbero potuta riscuotere; a tutt'oggi ci sono 40.000-50.000 persone che aspettano ancora la cosiddetta rata del mese di aprile e non possiamo far finta che non esistano. Sono numeri importanti perché stiamo incidendo sulla carne viva del Paese. Pertanto, quando noi chiediamo collaborazione non intendiamo che si debba chiudere una cerniera e diventare tutti insieme un'unica cosa, ma che in un momento drammatico come questo anche l'opposizione, che rappresenta la maggioranza o la minoranza del Paese (chi se ne importa), possa offrire il suo punto di vista sulla scorta del suo bagaglio formativo, culturale e valoriale. Eppure non lo avete accettato, nonostante molti dell'opposizione abbiano mostrato senso di responsabilità non per far sopravvivere il Governo, perché noi rimaniamo alleati del Paese e non del Governo; lo dice qualcuno che non ha votato per il primo Governo Conte, né il reddito di cittadinanza, né per il secondo Governo Conte, e che quindi è nudo rispetto a qualunque scellerato sospetto; rivendico in quest'Aula il diritto di chiedere a chi governa e ha la responsabilità del Paese di non trincerarsi ulteriormente. Non credo infatti che la NADEF sia solo un libro dei sogni, però certamente lascia dei punti interrogativi. Fino ad oggi tante delle norme approvate, come si suol dire, non sono atterrate per le difficoltà burocratiche. Come pensate di superarle, soprattutto oggi che non avete la maggioranza del governo dei territori? Signor Presidente, mi rivolgo a lei in quanto carica istituzionale, per chiedere se non sia arrivato il momento che questo Paese si sieda un attimo, ragioni e apra un tavolo serio. Io non mi permetto di commentare quello che ha fatto il presidente Conte a Villa Pamphili, la sfilata e così via, perché è giusto incontrarsi, parlare, dialogare. È possibile che si apra un dialogo con le rappresentanze sindacali e produttive del Paese e non si apra un dialogo serio con l'opposizione? Che modo di ragionare è questo? presidente Monti, io non sono uno di quelli che dice che quanto è accaduto nel 2012 è stato uno schifo, è tutta colpa sua, perché la verità e l'onestà trionferanno sempre nella vita lunga della politica, pertanto non mi nascondo. Tuttavia, signor Presidente, bisogna dirsi che quello spirito oggi non c'è. Non c'è quella cultura politica che permetta di poter dire a due terzi del Parlamento che stiamo condividendo un percorso comune in un momento drammatico, con il rischio che vi sia un ritorno della pandemia, quindi di eventuali lockdown, che non mi auguro; di certo, però, non sono tra quanti ritengono che avete cancellato la libertà del Paese, perché francamente bisogna essere seri; non è che si cancella la libertà per poter gestire e governare un territorio, ma lo si fa perché c'è un'emergenza sanitaria che in questo momento è prevalente rispetto alle libertà individuali. Io sono al di fuori di queste polemiche e mi sento anche un po' un pesce fuor d'acqua, però date almeno ragione a chi vi chiede questo, perché se non lo farete è ovvio che tutti quanti continueremo a commettere un errore per il Paese. Qui stiamo indebitando per 120 miliardi le future generazioni, i nostri figli, e come pensate di farlo da soli, senza il coinvolgimento dei padri o delle madri che si siedono dall'altra parte dell'Emiciclo? Fate anche voi uno sforzo, non solo dialettico o comunicativo, per uscire dai vostri recinti. Con tonalità diverse, noi stiamo chiedendo questo, niente di più, signor Presidente. Io mi auguro che il disegno di legge di bilancio che arriverà nei prossimi giorni sia un'occasione per aprire un tavolo serio nell'interesse del Paese, non della sopravvivenza di questo Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in apertura della discussione sulla Nota di aggiornamento al DEF vorrei sottolineare che essa si inserisce in un quadro complessivo: ieri ci siamo trovati a discutere le linee guida per il Piano nazionale di ripresa e resilienza; oggi, di fatto, dobbiamo aggiustare il tiro perché le previsioni fatte non erano corrette; e domani ci troveremo a discutere della legge di delegazione europea. Si tratta, da punti di vista differenti, di tre passaggi fondamentali in vista della prossima legge di bilancio. Ebbene, quello che è evidente è che c'è sì la stessa narrazione da parte del Governo e della maggioranza, ma senza che ci sia un filo conduttore e un progetto coerente e complessivo. Questo è quello che da giorni in Commissione, in Aula e in tutte le occasioni stiamo cercando di sottolineare: lo sta facendo la Lega così come lo stanno facendo le altre forze di centrodestra. Addirittura, ci sono - e poi le sottolineerò - delle contraddizioni in termini. Verrebbe da dire con un ossimoro che in questa relazione c'è una tranquilla apprensione o, per dirla in termini politici più consoni ai social network , potremmo dire che l' hashtag è: «italiano stai sereno». (Applausi) . Questo traspare dal quadro. Vorrei partire proprio dalle parole del relatore in apertura di seduta, perché ci ha sottolineato - non me ne voglia per la battuta - che avrebbe tralasciato numeri e percentuali per concentrarsi sugli aspetti fattuali. Questo è bene, tuttavia - permettetemi - con una battuta si potrebbe dire che il confine fra fornire dati e dare i numeri - perché questo sta facendo la maggioranza in Aula - è molto sottile. Quello che dovremmo dire è che oggi non abbiamo certezze; ci sono delle contraddizioni - e che fra poco dirò - anche nella relazione che è stata da poco letta in quest'Aula. In sintesi, lasciamo stare l'entità, i tempi e i costi - perché dei costi ci saranno per il Paese - delle risorse che saranno messe in campo. La Nota di aggiornamento dovrebbe riguardare scenari e prospettive ed analizzare le misure adottate. Quanto agli scenari, noi dobbiamo fare un'operazione verità; l'ha fatta in parte il vice ministro Misiani poco fa in Commissione bilancio. La verità è che, a prescindere dall'emergenza sanitaria e dalla crisi economica scaturita, la situazione italiana era già critica e c'era già una bocciatura sostanziale delle politiche avviate da questo Governo. Tanto è vero - diceva il Vice Ministro - che l'obiettivo non è semplicemente quello di tornare al livello pre crisi, ma uscire da una stagnazione lunga vent'anni che l'Italia deve sconfiggere e superare. Sull'obiettivo nulla da ridire, però sicuramente lo scenario che viene tracciato non è esattamente coerente con tale obiettivo. Leggo dalla relazione. La relazione già oggi prende atto di un peggioramento rispetto alla previsione di aprile e dice che la ripresa economica è più contenuta rispetto a quanto previsto dal DEF e porta a una riduzione del PIL reale nel 2020 pari al 9 per cento, contro una previsione dell'8 per cento. Ora, qui sorvolo sullo sforzo del Governo di stare comunque sotto al 10 per cento per una questione psicologica, un po' come quando ai supermercati troviamo i prezzi a "9,99 euro"; questo lo lascio stare. Qual è il problema che ha portato a questa previsione? Si dice «Il principale motivo della previsione al ribasso per il 2020 risiede nella contrazione più accentuata del PIL nel secondo trimestre, conseguente alla durata del periodo di parziale chiusura delle attività produttive in Italia e alla diffusione dell'epidemia su scala globale superiori a quanto ipotizzato in aprile». Quindi, peggioro la previsione. Tuttavia, nella relazione si intravede un cauto ottimismo poiché dice che la nuova previsione sconta inoltre i progressi del contrasto dell'epidemia, l'ipotesi di una gestione controllata dei focolai che consentirà di non arrivare a un lockdown a livello nazionale, l'arrivo di vaccini anti-Covid entro il primo trimestre 2021 e una loro distribuzione su larga scala. Ma questa previsione è largamente irrealistica. È di ieri la notizia della sospensione da parte di alcune case farmaceutiche addirittura della sperimentazione sui vaccini. Dire oggi che si fa una previsione quasi quasi positiva, o meno negativa, perché si dà per scontato l'arrivo di un vaccino nel primo trimestre e la sua diffusione su larga scala è irrealistico. Questa è una delle condizioni di scenario che sconta una previsione che, a nostro giudizio, rimane, purtroppo, ahimè, eccessivamente ottimistica. C'è un altro passaggio sul quale vorrei soffermarmi. Qual è, in termini logici - quasi da sillogismo aristotelico - il punto di partenza del Governo? Abbiamo dato stimoli, gli stimoli funzionano; torneremo a crescere. Bene, queste premesse alla base del ragionamento non sono coerenti, non sono corrette. Perché? Intanto gli stimoli che abbiamo dato, di fatto, a oggi, sono interventi di sostegno, interventi assistenziali piuttosto che vere e proprie iniezioni di investimenti che possano rivedere la situazione. D'altro canto, il fatto che stiano funzionando è tutto da dimostrare. Questa contraddizione è talmente evidente che, persino nella relazione, a pagina 2 si dice una cosa, e a pagina 5 se ne dice un'altra o si lascia intendere l'esatto contrario. Ce lo dite, allora, se nel fare riferimento alla previsione avete tenuto conto o meno degli investimenti a livello europeo? A pagina 2 si dice che la programmazione finanziaria tiene altresì conto degli interventi straordinari per il sostegno e il rilancio dell'economia che il Governo intende concordare con la Commissione europea attraverso la presentazione a ottobre dello schema di Piano nazionale di ripresa e resilienza nell'ambito delle procedure per l'accesso ai fondi stanziati con il programma Next generetion EU, dotato di 750 miliardi; dall'altra parte, si dice esattamente il contrario, giocando sulle parole, basandosi su quel filo sottile a cui facevo riferimento all'inizio, quando si scrive « (...) i cui effetti non sono tuttavia, per motivi prudenziali, incorporati nelle stime di finanza pubblica». Si parla degli effetti dell'utilizzo delle risorse dello strumento europeo. Una buona volta, per l'italiano medio, normale, non per l'illuminato economista che ha parlato prima - e tutti ricordiamo i risultati che ha portato nel 2011 - la stima è realistica o meno? Tiene conto o meno dell'impatto che avranno le risorse europee e che saranno utilizzate? Alla fine, il fulcro della previsione fondamentale sarà il rapporto deficit -PIL nel 2021, perché è evidente che per riavere la crescita, in un momento di stagnazione della domanda privata, dovremo puntare sugli investimenti e sul ruolo del pubblico, e ci mancherebbe altro, ma quale sarà l'effetto moltiplicatore? In sintesi, per ogni euro di deficit in più, quale sarà la crescita del PIL attesa? Sarà inferiore o superiore a 1? Quell'1,3 previsto tiene conto solo delle risorse nazionali o anche di quelle europee, che di fatto sono una esternalizzazione del costo? Ce lo dite come stanno veramente le cose da questo punto di vista? A noi non interessa discutere sulla previsione dell'entità del disastro: ripeto, restare sopra o sotto il 10 per cento di calo del PIL non credo sia ciò che interessa agli italiani che devono mettere insieme il pranzo con la cena, che hanno problemi a intravedere un futuro per i propri figli o, per chi deve tirar su la serranda e resistere a una crisi economica devastante. Quello che ci interessa - dicevo - è lavorare per evitarlo, il disastro: esattamente quello che il Governo non ha fatto fino adesso e si ostina a non fare andando avanti da solo, senza il minimo coinvolgimento delle opposizioni e del Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, il nostro Paese, o meglio il mondo intero è stato travolto dal Covid, una pandemia che ha spezzato la società, gli affetti, il modo di vivere e di pensare, l'economia, il commercio, la mobilità internazionale. Lo scenario macroeconomico internazionale, illustrato nella Nota, evidenzia che nella prima metà del 2020 l'economia mondiale ha subito, a causa del Covid, la battuta d'arresto più profonda dalla Seconda guerra mondiale, conseguente al blocco delle attività economiche. Nonostante gli interventi straordinari messi in campo dai Governi e le misure di politica monetaria introdotte dalle Banche centrali, il blocco produttivo ha determinato una contrazione del PIL e del commercio mondiale, rispettivamente del 3,5 per cento e del 2,7 per cento nel primo trimestre dell'anno, rispetto al trimestre precedente. Tale contrazione si è andata accentuando nel secondo trimestre, con un calo del 5 per cento del PIL e del 12,5 per cento del commercio mondiale. La caduta del PIL ha interessato tutte le principali economie avanzate, come gli Stati Uniti e il Giappone, il PIL è diminuito dell'8 per cento rispetto al primo trimestre, mentre nella zona euro la contrazione è stata ancora maggiore, intorno all'11,8 per cento. Ancor più rilevante è la riduzione del PIL nel Regno Unito, pari al 19,8 per cento. In controtendenza c'è solo la Cina, che avendo riattivato l'economia già all'inizio di aprile, ha registrato una crescita del 3,2 per cento, su base tendenziale, nel secondo trimestre. Una graduale ripresa, più sostenuta delle attese, si è registrata a partire dai mesi di maggio e giugno, col riavvio delle attività produttive, ma con un andamento disomogeneo tra i vari Paesi. Per la BCE, il PIL in termini reali dell'area euro diminuirà dell'8 per cento nel 2020 e tornerà a crescere del 5 per cento nel 2021 e del 3,2 per cento nel 2022. Purtroppo il livello del PIL, in termini reali, potrebbe rimanere inferiore del 3,5 per cento rispetto a quello atteso nelle proiezioni di dicembre. Secondo i dati riportati dalla Nota, gli indicatori disponibili registrano un andamento in crescita nei mesi estivi dell'indice della produzione industriale, con un aumento del 7,4 per cento, anche nel settore delle costruzioni, con un aumento del 3,5 per cento. La questione è se, nel futuro prossimo, nel Paese perdureranno le disuguaglianze, tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri, tra chi ha accesso al futuro digitale e chi no, così come ci ha indicato per una volta l'Unione europea. La pandemia ha rimescolato le carte e ha rimesso tutto in gioco. Qualche mese fa, tutte le previsioni interne e internazionali dicevano che avremmo avuto un grande tonfo, ma altri Paesi, come Francia e Spagna, stanno peggio di noi. Le rigide regole di controllo del virus fissate dal Governo e il comportamento virtuoso dei nostri cittadini ci stanno forse mettendo al riparo da un nuovo lockdown , quasi certo in Spagna, Francia, Belgio, Regno Unito, Ungheria e Repubblica Ceca, probabile in Germania. In contemporanea, le risorse messe in campo per sostenere l'economia e soprattutto per impedire l'allargamento delle forbici sociali, probabilmente riusciranno a non far crollare del tutto la domanda interna, principale volano per la ripresa economica, come la soppressione delle clausole salvaguardia, l'esonero dal pagamento del saldo IRAP 2019, del primo acconto IRAP 2020, le agevolazioni per interventi di efficientamento energetico, i benefici fiscali per l'acquisizione di servizi turistico-ricettivi da parte delle famiglie con ISEE fino a 40.000 euro, gli sgravi contributivi volti a sostenere il livello occupazionale, il superbonus. La manovra prevede significativa risorse per il sostegno dell'occupazione e dei redditi, il completamento del finanziamento del cuneo fiscale, il rifinanziamento del taglio contributivo al Sud, il rifinanziamento delle cosiddette politiche invariate, mentre ci sono componenti importanti della programmazione, come l'introduzione della riforma fiscale. A proposito di Europa, finalmente possiamo dire che le linee guida provenienti da Bruxelles non sono sulla falsariga della religione neoliberista e questo lo si deve anche al Governo e alla maggioranza. (Applausi) . Questo è un grande successo che può vantare l'Italia, come ci ha riconosciuto anche l'Organizzazione mondiale della sanità, per aver combattuto questa pandemia. La "zattera Italia" è stata trascinata per tre decenni dalla corrente impetuosa del neoliberismo, grazie anche alle vele forniteci dall'Europa, verso il baratro dell'autodistruzione. Il Covid ci ha mostrato tutto ciò e ci ha fatto finalmente aprire gli occhi. È arrivato il tempo di andare controcorrente e di cambiare le vele. È stata l'Europa a fornircele: bisogna cambiare paradigma. Ieri, signor Presidente, lo spread è sceso a 120, con rendimenti triennali a meno 0,14: una sorta di nemesi per i piazzisti del MES, quel feticcio agitato a meri fini di propaganda che nessun Paese UE ha richiesto. (Applausi) . Ringrazio di cuore il ministro Gualtieri per la saggezza dimostrata dopo aver compreso che questo totem , evocato come la panacea di tutte le questioni sanitarie proprio da parte degli "Attila" del sistema sanitario, è antieconomico, se non una vera e propria sciagura per l'Italia. Sul MES non c'è bisogno di qualche bocconiano per smentirne la convenienza economica con gli attuali tassi; basta un semplice pallottoliere, quell'abaco antico utilizzato per i calcoli fin dal ventunesimo secolo avanti Cristo. Bisogna cambiare paradigma: non può essere la finanza a dettare l'agenda alla politica e ai Governi democratici. Ieri in Commissione bilancio è stato presentato un documento dal direttore generale del Tesoro, dottor Rivera, sulla genesi degli strumenti derivati. Ebbene, vi è una tabella che rappresenta la plastica subalternità della politica e dei Governi alla finanza e all'oligarchia dei banchieri. Dal 2011 al 2019, mentre alcuni Paesi hanno guadagnato dai contratti derivati (i Paesi Bassi quasi 20 miliardi), l'Italia, grazie a contratti capestro, ha pagato alle banche di affari 45 miliardi di euro. Ripeto: 45 miliardi di euro, con direttori generali e ministri dell'economia poi assoldati dalle banche di affari, da Mario Draghi a Vittorio Grilli e a Domenico Siniscalco. Cari colleghi, credo che debbano essere raccolte le richieste di azioni comuni per fronteggiare la pandemia del presidente Schifani e del senatore Salvini, a patto che finiscano gli insulti, la denigrazione, la mistificazione sull'operato del Governo, così come avvenne nel secondo dopoguerra per scrivere la Costituzione, quando Nenni, De Gasperi e Togliatti, pur non rinnegando le rispettive ideologie, trovarono un compromesso nella Costituente, rammentando che quei leader non ricorrevano all'insulto, ma al rispetto reciproco. Ora come allora, per superare una sciagura planetaria analoga ad un conflitto mondiale che ha colpito l'economia di tutto il mondo, abbiamo, specie in Italia, l'occasione storica per riscrivere gli assetti delle due Camere, dopo il 70 per cento dei «sì» al referendum costituzionale sul taglio di deputati e senatori, i Regolamenti parlamentari e la legge elettorale, che non devono essere come in passato appannaggio della maggioranza, ma patrimonio comune. In quest'epoca immorale delle disuguaglianze sociali, dove la pandemia ha messo in crisi un modello neoliberista, in questa Italia disuguale occorre restituire fiducia, speranza e dignità ai cittadini, in un futuro a dimensione umana. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,08) ( Segue LANNUTTI). Mi avvio verso la conclusione, signor Presidente, e la ringrazio. Nel lontano 1982, in occasione di un viaggio in Europa, rimasi colpito da una frase di un girovago, un saltimbanco che incontrai a Marsiglia ad uno spettacolo teatrale: Je ne travaille pas pour l'argent, je travaille pour l'amour (tradotto: non lavoro per il denaro, lavoro per amore). Ecco, in quest'epoca di avidità (applausi)... arrivismo, mistificazione, sopraffazione, distruzione dei valori fondanti di una società, nell'era del neoliberismo e del globalismo che hanno messo in soffitta i tre sacri principi dell'illuminismo, base delle Costituzioni democratiche, quali libertà, uguaglianza e fraternità, con il primato dell'uguaglianza, perché senza di essa non ci sono né libertà ne fraternità, nell'epoca della spietata lotta per il potere che genera odio sociale, globalizzazione dei capitali che ha creato la globalizzazione della povertà, noi del MoVimento 5 Stelle lavoriamo spinti dall'amore verso l'Italia ed il popolo italiano, coltivando quei valori di uguaglianza, solidarietà e rispetto reciproco. (Applausi) . Mi permetto di rinnovare un appello alle opposizioni democratiche per lavorare insieme, per perseguire gli interessi generali ed il bene comune dell'Italia, ricostruendo dalle macerie, come i nostri padri nel dopoguerra. Grazie dell'attenzione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, sono contento di intervenire a questo punto del dibattito, perché ho potuto ascoltare senatori saggi e autorevoli, che mi hanno consentito anche di orientare quello che dirò adesso. Non mi ricordo se in quest'Aula è stato commemorato Emanuele Severino, quando purtroppo è stato richiamato dal Signore; se fosse presente, di sicuro mi aiuterebbe a dire quello che proverò a dire. La realtà di questo pianeta è fatta di due consistenze: da una parte c'è la natura e io, da credente, dico che la natura è tutto ciò che Dio ci ha messo; dall'altra parte c'è la civiltà, la cultura o la tecnica ed è tutto quello che l'uomo aggiunge. Noi abbiamo patito la rivoluzione della natura. La pandemia, nei fatti, è un ribellarsi della natura, che ha determinato una rottura della civiltà. L'ordinamento, la politica, la legislazione devono essere capaci di trovare soluzione rispetto alla rottura di civiltà. Cosa si è determinato? Abbiamo messo in campo misure straordinarie, riportate anche nella fotografia della Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, ma siamo davanti ad un'altra difficoltà: se la NADEF è una fotografia, così come la legislazione prevede, noi siamo in una condizione nella quale la fotografia non ce la fa più a contenere, a rilevare la realtà. Vi sarebbe bisogno di una specie di ripresa cinematografica per la velocità dei cambiamenti. Tutto quello che è stato condiviso tre mesi fa rischia, dopo novanta giorni, di non resistere più. Quali sono i numeri riportati in questo documento? Noi sappiamo che alcune misure normative hanno determinato un recupero di liquidità a favore di imprese e famiglie; si tratta di numeri straordinari, mai concepibili prima. Abbiamo determinato più volte lo scostamento della consistenza di bilancio e lo faremo di nuovo anche in questa circostanza; abbiamo prefigurato che il recupero della normalità pre Covid-19 circa il PIL, che è l'insieme dei beni e dei servizi prodotti da un Paese, avverrà soltanto nel 2023. È questo ciò che dimostrano le prefigurazioni. La NADEF è, nei fatti, uno sforzo di programmazione, che però è caratterizzato, in questa fase, da oggettiva debolezza: non sappiamo come evolverà la capacità distruttiva di questo contagio da Covid-19. Io sono europeista, il che vuol dire che sono "anticonfinista". L'articolo 168 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea dispone che è competenza dell'Europa prevenire e reagire rispetto a flagelli e a pandemie. In occasione di questo dibattito desidero prioritariamente dire che voglio che l'Unione europea faccia più Europa, affinché i problemi riguardanti le grandi dimensioni dell'economia e le grandi questioni della salute collettiva chiamino in causa l'Europa, non gli Stati membri nazionali. C'è un cammino su questo fronte, che ha visto protagonista l'Italia: la grande consistenza di copertura del recovery plan è un obiettivo conseguito rispetto a questa nuova idea dell'Europa, che quando ci sono i problemi non chiama fuori dal perimetro della competizione l'Unione europea; l'Unione è chiamata in causa per produrre flessibilità e adeguatezza di risorse. Voglio aggiungere una cosa, in termini spero utili per l'ulteriore dibattito, perché io sono sempre convinto che questo non sia solo un luogo in cui si parla, cioè un parlatoio, ma un Parlamento, in cui si compongono i punti di vista dialettici, per collocare in alto la linea della virtù che poi produce la norma. In allegato alla NADEF abbiamo una serie di obiettivi normativi. Ne cito tre di mio grande interesse anche per il ruolo che ho nella Commissione finanze. Nel corso dell'esercizio parlamentare che si inaugurerà a gennaio avremo l'aspettativa di una legge delega riguardante la riforma fiscale e tributaria. Voglio dire a chiare lettere, riportando le parole di autorevoli intellettuali del diritto, che la legge delega è l'unico strumento per affrontare la complessità di una riforma fiscale. L'alternativa è ciò che abbiamo già conosciuto come prodotto normativo (il decreto-legge, che costringe quasi faccia al muro il lavoro parlamentare) o la normalità del lavoro parlamentare che non ce la fa ad arrivare alle altezze della téchnè che richiede un processo di riforma fiscale e tributaria. Lo stesso dicasi per la legge delega riferita alla riforma della giustizia tributaria, che da più parti molti ci chiedono. In terzo luogo, sono molto interessato rispetto a quanto scritto nella NADEF riguardo al fatto che il 2021 sarà l'anno nel quale metteremo a segno un'agenda per la semplificazione, che è la parte corposa riferita alla legge sulle semplificazioni. Noi manchiamo di 500.000 risorse umane; abbiamo in pancia 130 miliardi di euro prima del recovery fund .Con le risorse del recovery plan arriveremo a circa 300 miliardi di euro per spingere la ruota dell'economia. Se non c'è la funzione amministrativa, non ce la faremo ed è bene allora che sia scritto nel documento che ci occuperemo anche dell'agenda delle semplificazioni. Per queste ragioni parlo a favore, sapendo che l'Italia ha vissuto tre momenti di rottura di civiltà. Il primo è stato appena dopo la Seconda guerra mondiale nel luogo che diede anche origine alla Costituente, che era la parte duale che metteva insieme tutte le appartenenze partitiche per dare luogo al prodotto straordinario che è stata la Carta costituzionale. Il secondo momento è stato la lotta del sistema Paese rispetto al fenomeno violento del terrorismo. Anche allora ci fu uno sforzo straordinario di convergenza, prendendo atto del rischio, della rottura e della paura che c'era nel Paese. Questa è la terza volta e la terza fase. Cosa deve accadere affinché ci sia un allineamento verso l'alto dei punti di vista politici di tutti? Io mi aspetto che, a partire dalla NADEF e dal bilancio che dovremo anche mettere in cammino per il 2021, ci sia uno sforzo di convergenza di tutti perché, a due mesi di vita di questo Governo, mai si poteva immaginare che potesse arrivare un livello di rottura di civiltà di dimensioni planetarie. Ciò ci deve indurre a procedere insieme responsabilmente. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferro. Ne ha facoltà. FERRO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza del 2020 la riteniamo anche noi plausibile sulla base delle tendenze attuali, a meno di un ritorno del lockdown . Nelle aziende, quando si preparano i business plan , ci sono sempre i worst case . C'è la previsione positiva, cioè che si prevede possa andare - è quello che sta dicendo la NADEF: l'ha detto ottimisticamente, ma lo dice - e c'è il worst case , ovvero cosa accade se la situazione si mantiene tale o addirittura peggiora. Secondo me, questo aspetto manca, proprio perché siamo in una situazione emergenziale che richiede prudenza, analisi e carte in regola per chiedere provvedimenti più forti e più duri. Dovendo assumere tutto l'arco delle possibilità, credo che un'analisi e un ripensamento sul DEF ci sarà sicuramente. Lo stesso Ufficio parlamentare di bilancio, infatti, richiama previsioni troppo ottimistiche. I dati tendenziali sono quelli che conosciamo. L'economia reale è un po' diversa da come la disegniamo qui noi. Ci sono aree e settori vitali del Paese che sono ko. Vogliamo parlare del settore del turismo, della ristorazione, dei servizi, di tutto il mondo del lavoro a tempo determinato che è sparito? Pensiamo alle situazioni di crediti messi a disposizione delle aziende, finanziamenti, ma sempre debiti sono, che esse non vanno a «tirare» perché sempre di debito si tratta. Mancano la fiducia e l'ottimismo. Allora, a mio avviso, in un momento come questo c'era bisogno che questo aspetto venisse considerato anche nel Documento al nostro esame. Mi dispiace che non ci sia il professor Monti, ma vedo il collega Lannutti che l'ha richiamato. Anche ieri il senatore Renzi ci ha richiamati (dal momento che la situazione economica è tale e quale), a quanto è successo dopo la fine della guerra. Il Paese era ko. I padri saggi, citati dal senatore Lannutti, De Gasperi, Nenni e Togliatti avevano alle spalle, caro collega Lannutti, una cosa che, per esempio, il suo MoVimento non ha; avevano alle spalle dei partiti con una tradizione, una storia e un radicamento che oggi non vedo. (Applausi) . Facciamo continuamente appello, come ha fatto anche il Presidente della 6 a Commissione, alla collaborazione. Essa richiede due soggetti: chi la presta e chi la riceve. Non c'è però collaborazione se viene solo richiesta. (Applausi). L'opposizione, con mantra che continua a ripetere, chiede di essere convocata, di essere messa alla prova per verificare se è o meno attendibile e credibile. È mai possibile che, al di là di qualche ordine del giorno di cui conosciamo bene la valenza politica puramente edittale, nessun nostro emendamento di natura sostanziale, in nessuna delle Commissioni, sia mai stato recepito e fatto proprio? Ce lo chiediamo. Vorrei dire al collega Lannutti, che De Gasperi e Nenni, - mi devo - per citare i loro nomi mi dovrei sciacquare la bocca - parlavano, combinavano e il loro lavoro poi ha trovato sintesi perfetta nella Carta costituzionale, che è frutto di tutti. Mi domando se sia mai possibile che di qua ci sia il limite dell'incompetenza, dell'incapacità, dell'intolleranza e di tutto e di là ci sia il saggio, il buono e il bello. No, io questo lo rifiuto categoricamente. In questo momento, proprio perché siamo in emergenza, c'è bisogno di tutti. C'è bisogno dell'apporto serio, responsabile, ragionato e profondo di tutti. Noi, come di Forza Italia siamo inseriti nell'ambito del filone del Partito popolare europeo. È mai possibile che non veniamo considerati in un momento di crisi così grave come quello che stiamo vivendo e che nessuno dei nostri contributi venga recepito? Mi dispiace che non ci sia il professor Monti, che ha richiamato la sua esperienza di Governo; abbiamo appoggiato anche noi quella fase storica, ma qualcosa non ha funzionato se i risultati, col senno di poi, sono quelli che abbiamo visto pre- Covid. (Applausi). Cosa non ha funzionato? Non ha funzionato, secondo il mio modesto parere, il fatto che la carenza di politica, quella con la P maiuscola, che caratterizzava quel Governo, l'aveva reso debole; l'aveva reso gradito agli occhi della tecnocrazia europea, ma non era permeato nel substrato della nostra Nazione (Applausi) , che è una realtà eterogenea e complessa che deve considerare vari interessi e varie realtà. Mi accingo ora ad alcune considerazioni nel merito. Abbiamo fatto tutta una serie di decreti, che avete ricordato tutti. Ciò è avvenuto con grandi annunci; tutte le sere il presidente Conte ci intratteneva con le sue conferenze stampa, con tutti i favori delle telecamere nazionali e locali. Oggi «Il Messaggero» riporta quanti decreti attuativi mancano per dar voce, sostanza e concretezza a quelle norme che rimangono edittali. Signor Vice Ministro, ne cito due, molto banali. Nei vari decreti è previsto un fondo nel bilancio del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per i collegamenti stradali, con delega all'ANAS. Sapete cosa ha risposto l'ANAS? Ha ribadito che la realizzazione di tali opere non è di sua competenza. (Applausi) . Ha colto, signor Vice Ministro? Stiamo parlando dei fondi per i collegamenti stradali, con delega all'ANAS, che però ha detto di non essere competente. Le cito un altro esempio banale. Vi ricordate che avete detto che ci sono i fondi, a favore delle amministrazioni locali, per gli asili nido? Bene, il fondo è istituito presso il Ministero dell'interno, ma, a oggi, non ci sono i provvedimenti attuativi e, quindi, la funzione competente di quel Ministero rimanda al mittente, in attesa dei decreti attuativi. Potrei citare molti altri casi, ma è tutto così. Che senso ha quell'elenco, citato anche dal collega, se - poi - l'attuazione degli interventi già previsti non è possibile e non si concretizza? Ripeto, sono 380 i decreti attuativi che mancano. Gira la voce - ma non abbiamo la forza di dirlo - che uno dei grossi tarli del nostro sistema sia rappresentato dalla lentezza della pubblica amministrazione. (Applausi) . Pertanto, l'Unione europea ci mette a disposizione i fondi, ma sappiamo che non riusciremo a tradurli in atti concreti. Signor vice ministro Misiani, signor Sottosegretario, non si potevano bloccare le tariffe per l'energia elettrica e il gas in questo periodo di recessione, in cui le famiglie sono in grossissime difficoltà? A ottobre sono aumentate dell'11 per cento le tariffe del gas e del 15 per cento quelle dell'energia elettrica. Nella Nota di aggiornamento c'è un aumento della pressione fiscale chiara e netta. Vogliamo dire che andremo a tassare ancora i cittadini italiani? Bisogna dirglielo! (Applausi) . Signor Presidente, come ha già fatto autorevolmente il presidente Casellati, che ringrazio, occorre che la Presidenza richiami al ruolo di questo ramo del Parlamento affinché venga ascoltato nelle sedi competenti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei riprendere quanto detto dal collega Ferro sulla tempistica e sui tempi, in quanto è un tema che ho già trattato più volte e che mi sembra centrale. Il collega ha fatto riferimento ai 380 decreti attuativi che non hanno ancora visto la luce e il tempo, in questo, diventa l'efficacia stessa dei provvedimenti. Nei decreti adottati d'urgenza abbiamo previsto 100 miliardi di euro di indebitamento per far fronte all'emergenza in moltissimi settori e pertanto ora dobbiamo fare uno sforzo. Ho detto «dobbiamo» come istituzione, tuttavia è il Governo che deve dare l' input e dirigere questo passaggio, affinché la macchina faccia un superlavoro. In caso contrario, laddove i decreti attuativi dovessero arrivare tardi, l'effetto bazooka diventerà lo sparo di una pistola giocattolo e il nostro Paese non se lo può permettere. Siamo sempre qui, questo è il problema: bisogna agire subito. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa: si chiede alla pubblica amministrazione di dare qualcosa in più. È uno sforzo che chiediamo a tutti. Lo stiamo chiedendo alle famiglie e alle imprese, che in molti casi hanno anticipato la cassa integrazione ai propri dipendenti; lo chiediamo agli insegnanti, che si trovano a svolgere il proprio lavoro in una situazione completamente cambiata; lo chiediamo ai bambini e ai ragazzi che sono nelle scuole; lo stiamo chiedendo a tutti. Lo possiamo chiedere anche ai Ministeri? Ci sono tutte le intelligenze e le capacità, bisogna che facciano un superlavoro, perché l'Italia ne ha bisogno. (Applausi) . Ci rendiamo conto, leggendo questa Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, di quanta evidente incertezza regni, perché effettivamente il quadro fotografato è questo e su questo il Governo e il Ministro stanno costruendo la manovra economica; sappiamo benissimo però quali difficoltà possono sussistere in concomitanza con un'impennata dei contagi, ma anche - se n'è parlato - di eventi atmosferici catastrofici. Purtroppo, il mondo è cambiato, ne abbiamo tutti consapevolezza e tutti siamo pronti a fare la nostra parte. In Commissione sono stata bacchettata, perché mi sono permessa di dire che, a mio avviso, bisogna anche curare l'approccio delle persone normali, quelle che accendono la televisione. Alcune, quelle che possono stare in casa, la tengono accesa dalla mattina alla sera. Non è possibile sottoporre le persone dall'alba al tramonto a un lavaggio del cervello da parte di talk show e telegiornali: è giusto che questi diano le informazioni, ma quelle giuste, e che dicano che i contagi aumentano e che si fanno moltissimi più tamponi, quindi i casi positivi sono molti di più; ma bisogna distinguere quali sono i casi positivi asintomatici da quelli sintomatici, perché il costo di tutte le misure dipenderà anche da questo elemento. È giusto dare le raccomandazioni, ma una delle sfide epocali che abbiamo dinanzi è quella di raggiungere un equilibrio. Non è possibile sentire 10-12 esperti tutti i giorni, di cui uno dice una cosa, uno l'esatto contrario: la gente normale, che non è laureata in medicina o che non vuole approfondire, come fa a orientarsi? È disorientata, è impaurita. (Applausi) . Se le persone hanno paura, poi magari capita, com'è capitato a me, di sentire un'amica dire che pare che in una grande azienda editoriale si stia pensando di iniziare a fare licenziamenti. Queste persone come possono stare? C'è l'angoscia della pandemia, di ammalarsi e di perdere il lavoro. I tamponi non potranno durare all'infinito. Allora certo occorrono consapevolezza, informazione giusta e togliere il troppo: è un patto che bisogna fare anche con la stampa, che non vuol dire chiuderle la bocca, ma chiederle, come pure alla televisione, di essere responsabile. Questo equilibrio è assolutamente necessario, perché da tale percezione dipendono anche i comportamenti delle persone e le propensioni al consumo. Sono stati dati grandi aiuti, ad alcuni addirittura per la sopravvivenza, ad altri perché potessero comunque non solo vivere con un minimo di tranquillità, ma anche sostenere la domanda interna; se c'è però questo terrore, ciò incide non solo sulla depressione delle persone, ma addirittura sull'economia, perché sappiamo benissimo che le aspettative delle persone sono una variabile che entra nell'economia, a volte anche pesantemente. Facciamo, quindi, questo passaggio. Diversi colleghi oggi hanno parlato della volontà di collaborare, ma a volte c'è un atteggiamento aprioristico di chiusura, come ad esempio nella trattazione del decreto agosto. Come opposizione abbiamo trattato proposte importanti attraverso i nostri emendamenti. Il viceministro Misiani, su alcuni, ha detto: effettivamente qui non ce l'abbiamo fatta, ma dovremo pensarci in legge di bilancio. Per me, questo è simile a un impegno, se non un vero e proprio impegno, su alcune categorie. Abbiamo parlato di reshoring, di fiere e di tutto l'indotto, di automotive e di tante altre categorie. Quindi, dovremo trovare spazio anche per questi settori. Dev'esserci, però, la volontà di parlare e non bisogna limitarsi al momento dell'Aula o della conferenza stampa, in cui si dice di essere pronti ad accogliere i suggerimenti dell'opposizione e che bisogna avere il dialogo: questo avviene se ci si parla e ci si ascolta. Ieri Matteo Salvini lo ha ribadito. Noi ci siamo, con responsabilità, come sempre. Lo abbiamo dimostrato, nonostante l'andamento talvolta schizofrenico dei lavori, ma deve esserci anche la vostra disponibilità. Altrimenti, è una piccola commedia, in cui ognuno fa la sua parte, ma poi le cose non cambiano. Siamo portatori di voci di territori e di problematiche magari più di altri, quindi questo confronto dev'esserci. Dipende però da voi far diventare tale passaggio un momento importante per questa Istituzione. Altrimenti, saremo sempre il Parlamento di serie B, diversamente da quanto era stato pensato dai Padri costituenti. Sì, bisogna che i provvedimenti passino da qui, ma, tutto sommato, facciamo in fretta, con una lettura sola, e seghiamo questo e quell'altro. No! Il momento è tanto grave da rendere necessaria questa unione di intenti, non solo per il breve termine. Adesso stiamo pensando di adottare provvedimenti tutti insieme per arginare un'eventuale seconda ondata ma, allo stesso tempo, dobbiamo essere tutti così lungimiranti da pensare a quello che sarà il Paese dopo. Dobbiamo cioè permettere, ad esempio, alle piccole e medie imprese, visto che il nostro tessuto è fatto da questi soggetti, di essere così resilienti da poter ripartire, appena sarà possibile, con una quasi normalità, perché così lo si potrà fare. Ci sono aziende, per loro fortuna, così smart , così avanti e così strutturate che stanno superando comunque la crisi, perché hanno investito nel green e nella digitalizzazione. Tante, però, sono ancora indietro. Non possiamo guardare solo il presente, dimenticando l'obiettivo di lunga durata; dobbiamo programmare quello, per la scuola, per l'edilizia, per il lavoro dei giovani e per tutte queste categorie fondamentali. Se, finita la pandemia, saremo soltanto disorientati, allora sarà davvero la fine. Spero che la pandemia passi presto. Permettetemi, qui, di fare questa nota personale, da persona che ha vissuto in famiglia malattie, addirittura un decesso e l'esperienza di pazienti che non si negativizzavano, pur non avendo vissuto la stessa drammaticità delle zone di Bergamo, di Cremona e delle aree più colpite. Spero che ci sia tanta responsabilità da parte di tutti e che non si senta mai più, da nessuna parte, irridere chi sta peggio o è nell'emergenza, perché è stata una cosa vergognosa. (Applausi) . Non ho mai augurato il male a nessuno. Spero che tutti possano guarire e che, con l'aiuto di tutti, si possa migliorare. La Lombardia - l'odiata, la detestata Lombardia - ha dato la disponibilità per far utilizzare l'ospedale Fiera Milano anche ad altre Regioni. Penso che questo sia l'atteggiamento giusto, di chi supera le cattiverie e le meschinità e pensa al bene delle persone italiane, di qualunque parte siano. Prendiamo esempio dalla Lombardia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, stamattina in Commissione sanità, che ho l'onore di presiedere, un collega di opposizione ha ricordato a tutti noi, anche a proposito della NADEF, che nessuno avrebbe mai immaginato di aver timore dell'altro e di andare a cena con gli amici o di parlare con la mascherina; stiamo vivendo quindi un tempo eccezionale. Eccezionale nella NADEF è anche la prospettiva di caduta del PIL al 9 per cento. Un tempo eccezionale richiede una collaborazione, certo, che deve partire però dalla responsabilità, la quale va agita. Mi rivolgo soprattutto all'opposizione: dove si può agire la responsabilità meglio che in una Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020 in un tempo eccezionale? Sono stati citati molti nostri Padri costituenti: De Gasperi, Togliatti, Nenni; sarebbero però da citare anche grandi donne, grandi nostre madri: Tina Anselmi, Nilde Iotti, Giglia Tedesco. (Applausi) . Questi grandi uomini e queste grandi donne non sono nati Togliatti, Nenni, De Gasperi, Iotti, Anselmi e Tedesco, ma lo sono diventati per la loro responsabilità nell'agire. (Applausi) . Usciamo da questa crisi sanitaria ed economica solo tutti insieme (perché penso profondamente che ne usciamo). La sicurezza del Sistema sanitario nazionale è fondamentale per lo sviluppo economico e occupazionale. In questa fase eccezionale, ecco la questione dirimente. A questo proposito, l'Italia, come si ricorda nella NADEF, deve tener conto della raccomandazione n. 1 del Consiglio dell'Unione europea del 20 luglio 2020: rafforzare la capacità e la resilienza del Sistema sanitario per quanto riguarda gli operatori, i prodotti medici essenziali e le infrastrutture. Il nostro Paese deve colmare, sì, la carenza di investimenti pubblici nell'assistenza; l'assunzione del personale sanitario, in rapporto alla proiezione occupazionale in questo settore, deve superare l'imbuto formativo dei medici specializzandi. La terribile epidemia - lo diciamo, ma dobbiamo agire anche questo - deve essere per noi un'opportunità. La NADEF prepara la legge di bilancio. Sicuramente dobbiamo mettere risorse per attuare quanto previsto del decreto ministeriale n. 70 del 2015, al fine di non sottrarre assistenza ai nostri concittadini e alle nostre concittadine, soprattutto in alcune zone del Paese (penso al Sud). Ho ricevuto l'altro ieri una delegazione di sindaci dell'entroterra cosentino, che hanno rappresentato il loro grido di dolore (si sono espressi con queste parole) per la paura della mancata assistenza ai loro concittadini. Dobbiamo rovesciare le politiche sanitarie, mettendo al primo posto la prevenzione primaria, la medicina di territorio, la digitalizzazione, i servizi domiciliari. Dobbiamo dare il massimo sviluppo alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro; la NADEF richiama il disegno di legge collegato alla legge di bilancio su questo tema. Dobbiamo avere un piano generale dei trasporti pubblici: questo Governo dovrà farlo molto bene nella legge di bilancio, perché sappiamo che molti contagi avvengono durante il trasporto. Oggi leggevo per esempio i dati dei non contagiati in un Paese come il Giappone, che è già abituato a gestire il trasporto pubblico, perché ha subito altre pandemie; quindi i cittadini giapponesi sono già abituati. È necessario un piano di bonifica ambientale strettamente connesso alla salute e allo sviluppo. C'è poi la ricerca. Come diceva molto bene ieri la senatrice Cattaneo in Aula, un Paese che non investe in ricerca non ha futuro; questo nella legge di bilancio dobbiamo affrontarlo in maniera molto forte. Dovremo pensare anche a forme di partecipazione dello Stato come socio garante per quelle realtà che sviluppano nuove tecnologie, cure, vaccini. È necessario un piano occupazionale, che deve partire da un piano industriale di rafforzamento di alcuni settori; sono convinta che avremo più posti di lavoro in alcuni settori, ad esempio nel farmaceutico, nella ricerca, nelle imprese di sanificazione, nel digitale. È necessaria quindi una politica occupazionale strettamente connessa a una industriale di investimento in questi settori. La senatrice Conzatti stamattina diceva di andare oltre alla NADEF e alla legge di bilancio; anche il senatore Renzi ieri affermava che affronteremo questa difficoltà, soprattutto anche occupazionale, che riguarderà il lavoro dei nostri giovani, se avremo una prospettiva. Le risorse che arriveranno, di cui naturalmente i nostri documenti finanziari terranno conto, non possono essere la somma di progetti, ma devono avere e costruire una prospettiva, anche di vita. Chi di noi ha avuto un problema o un disagio nella propria vita esistenziale sa che soltanto costruendo una prospettiva può uscire da una condizione di difficoltà esistenziale. Auspicando che la NADEF e la legge di bilancio avranno questa prospettiva, rivolgo un appello al Governo e ai miei colleghi di maggioranza per dire che dovremo avere un atteggiamento più accogliente nei confronti delle istanze dell'opposizione, così usciremo tutti insieme da questa crisi che riguarda la nostra umanità, perché ci formiamo in relazione con l'altro. Se questa crisi epidemica mette in difficoltà proprio la sostanza dell'umanità, questo tempo eccezionale richiede una collaborazione e una responsabilità eccezionali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, la NADEF cita la misura dell'assegno unico universale per i figli nell'ambito di uno degli interventi più articolati, ovvero la riforma fiscale. Non entro nel merito della programmazione generale della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, ma mi concentro sulla misura, a lungo attesa, dell'assegno universale per i figli. Facciamo un passo indietro per contestualizzare il tutto. Il 20 luglio scorso è stata approvata all'unanimità alla Camera la legge delega ed il provvedimento, trasmesso al Senato, sarà discusso in 11 a Commissione. Il disegno di legge di delega sull'assegno unico e universale per i figli a carico da zero a ventun anni rientra nel family act , approvato nel giugno scorso. Anche Fratelli d'Italia ha espresso il suo voto favorevole alla Camera sulla misura dell'assegno unico. Lo ha fatto per sostenere le famiglie e favorire la natalità, come abbiamo sempre fatto con le nostre proposte di legge e con tutti i nostri emendamenti ad ogni disegno di legge del Governo e ai disegni di legge di bilancio. Devo anche ribadire che avremmo preferito una norma immediatamente operativa e non i tempi incerti e lunghi di un disegno di legge di delega. La criticità dei tempi lunghi, inoltre, non riguarda solo la misura dell'assegno, ma tutto il pacchetto del family act , perché, per esercitare la delega, l'Esecutivo si è preso praticamente due anni di tempo e quindi al momento il tutto ci appare - lo dico con paura - come una scatola vuota. Desidero inoltre introdurre un'altra considerazione tecnica. Stiamo assistendo ad un abuso dei decreti-legge; vi si fa un ricorso eccessivo, direi compulsivo, ma purtroppo si moltiplicano anche i ricorsi, come nel caso di specie, ai disegni di legge di delega, con i quali le Camere delegano il Governo a legiferare in determinate materie. Insomma, si tratta di uno strumento che sposta il baricentro della produzione legislativa dal Parlamento all'Esecutivo: una sventagliata di disegni di legge di delega con la quale il Governo prima ipoteca l'attività legislativa, relegando il Parlamento a un ruolo sempre più marginale, e poi la svolge in parte. Queste che ho letto non sono parole mie, ma un'annotazione comparsa sul «Corriere della Sera» l'8 ottobre scorso in un interessante commento a firma di Enrico Marro. Nello stesso articolo si legge che nella NADEF si annunciano ben 22 disegni di legge collegati alla prossima manovra di bilancio. Inoltre, sottolineo e aggiungo che anche un anno fa la NADEF elencava 22 disegni di legge di delega collegati, ma non tutti sono stati presentati. Infatti, almeno sette deleghe dell'elenco attuale provengono dalla lista dell'anno scorso e tra quelle inevase e rimaste sulla carta c'è proprio quella cruciale della riforma fiscale, cui si coordina l'introduzione dell'assegno universale. Torniamo a quella paura della scatola vuota a cui facevo riferimento all'inizio. Al momento, signor Ministro, sulla misura non sono previste coperture economiche e sono vaghe le indicazioni sull'importo minimo garantito al mese per ogni figlio. Quindi è necessario individuare le risorse necessarie nella prossima legge di bilancio, alla luce anche dei decreti attuativi, nonché - come detto - il fatto che la misura si accompagni ai tempi della riforma fiscale. Domanda: qual è la roadmap che l'Esecutivo ha individuato perché si passi dalle parole ai fatti e affinché l'assegno unico diventi una realtà e raggiunga materialmente le famiglie? Insomma, l'eterno tema: quando e quanto. Questo è il punto. Mi spiace sottolinearlo, ma questa misura era attesa per il 1° gennaio 2021. Ebbene, non sarà così: forse arriverà da metà dell'anno prossimo? C'è bisogno di sapere tempi e cifre in senso reale. Come dicevo, è una misura molto attesa da un Paese, l'Italia, che nelle statistiche di aspettativa di fecondità vorrebbe fare figli, ma poi rinuncia a farli, e non per edonismo o per egoismo, ma perché sono un costo economico, che direi sta diventando sociale ed esistenziale. Credo che sia necessario concentrarsi su tale questione, considerato che l'Istat ci ha ricordato che nel 2019 abbiamo raggiunto il record negativo dal punto di vista demografico, con un calo del 4,5 per cento rispetto al 2018: il pieno inverno demografico, se non una vera e propria emergenza (abbiamo raggiunto il minimo storico di nascite dai tempi dell'unità d'Italia). Altro punto critico, che è compito della riforma fiscale, è quello di non discriminare coloro che oggi non riceveranno nulla nel prossimo assegno. Soprattutto, è stata calcolata la necessità di uno stanziamento aggiuntivo di 6 miliardi. Questo è il punto: dove si prenderanno? Qualche maligno dice che il Governo dovrà scegliere se darli al Sud con il taglio del cuneo fiscale (che dev'essere confermato dall'Unione europea) o alle famiglie per fare figli. Mi auguro che il Governo non si trovi a dover fare questa scelta. Signor Presidente, il punto è la visione. Anche nel recovery fund le politiche sociali e familiari sono centrali o sono cenerentole? Fratelli d'Italia ha chiesto che siano centrali e che ci sia un'attenzione speciale nell'ambito degli oltre 200 miliardi che l'Italia dovrà spendere per resilienza e ripartenza. Infine, la volontà e la determinazione dell'Esecutivo ci sono o no per investire sulle famiglie e sulla natalità, per invertire la rotta demografica e quel record negativo, insomma per sostenerle davvero? Concludo, senza polemica, su questo tema: c'è la paura che i fondi per questa misura dell'assegno unico non arrivino e non ci siano, né si trovino i 6 miliardi aggiuntivi necessari. La paura - che per noi è, anzi, una convinzione - è che non abbiate capito che serve un piano di salvataggio della famiglia e della natalità; non lo capirete, se non avrete una visione di sistema, con politiche organiche di sostegno alla famiglia e alla natalità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nannicini. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza che stiamo per votare ci presenta un quadro di politica fiscale che si mantiene - e non potrebbe essere altrimenti - fortemente espansiva. Questo avviene anzitutto con un ulteriore scostamento dal rientro verso l'obiettivo di medio termine; scostamento che - è giusto ricordarlo - è perfettamente in linea con la clausola di salvaguardia generale del Patto europeo di stabilità e crescita che l'Unione europea ha deciso giustamente di estendere, anche perché, a differenza di altre crisi, c'è la consapevolezza a livello europeo che gli Stati nazionali devono essere lasciati in grado di mantenere politiche espansive per uscire dalla crisi. Vi sono, poi, le risorse del Next generation EU, che la Nota di aggiornamento considera e i cui effetti comincia a stimare; anzi, con un effetto di moltiplicatore fiscale sulla crescita del Paese che è anche cauto e precauzionale: solo 0,9 per cento di punti di PIL nel 2021, 0,8 nel 2022, lo 0,7 nel 2023. È bene che il Governo ci abbia presentato stime caute e precauzionali; è anche utile che la politica abbia consapevolezza che, dall'utilizzo di questi fondi, dobbiamo essere in grado di attivare un moltiplicatore fiscale ben maggiore, se vogliamo rimettere il Paese su un sentiero di crescita. Da qui viene il primo elemento politico di questa discussione sulla Nota di aggiornamento, secondo me, ovvero che i soldi dello scostamento, i soldi europei, non vengono da Marte; vengono dal futuro, perché li stiamo chiedendo in prestito alle future generazioni di europei e di italiani. Neanche i sussidi a fondo perduto vengono da Marte, come pure i trasferimenti dell'Europa, che giustamente rivendichiamo come Paese ad alto debito, perché abbiamo bisogno di quelle risorse, che non impattano sulla sostenibilità del debito e sono una risposta giusta e forte dell'Europa (un embrione di unione fiscale che completa quella monetaria, finalmente). Quelle risorse a fondo perduto, dunque, vengono dal futuro: le stiamo chiedendo in prestito come europei. Dobbiamo quindi sentire il peso della responsabilità di spenderli bene, mettendo al centro i giovani di oggi e le future generazioni, da cui questi soldi arrivano. Questo elemento ha un'implicazione: dobbiamo velocemente cambiare passo, non perché il primo non fosse giusto e necessario, ma perché adesso ne serve uno diverso. Da una logica emergenziale, che giustamente mirava a risarcire le persone e le imprese più colpite da una crisi terribile, come quella che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, dobbiamo passare a una progettuale, che metta al centro una visione di crescita del Paese. Certo, dobbiamo farlo con serietà e gradualità, come ci invita a fare anche la Nota di aggiornamento nel quadro di finanza pubblica. Gradualità vuol dire che adesso dobbiamo mettere al centro tre ingredienti: il primo è una serie di interventi ancora emergenziali, ma selettivi, rispetto ai settori più colpiti (turismo, spettacolo e una parte di quello dei servizi), alle persone più fragili e più in difficoltà, perché la nostra rete di ammortizzatori sociali non è sufficientemente ampia e universale; quindi, interventi ancora emergenziali, sì, ma fortemente selettivi, come primo ingrediente. Un secondo ingrediente è il rilancio veloce di investimenti pubblici e privati per attivare quel moltiplicatore fiscale. Il terzo: riforme che permettano a quei soldi di creare crescita sostenuta, sì, ma anche sostenibile sul piano ambientale e sociale e una crescita inclusiva, perché un Paese ad alto debito come il nostro dovrebbe sapere che senza riforme i soldi da soli non bastano. Per farlo abbiamo bisogno di velocità dei tempi e di coraggio delle scelte. Questo è il momento delle scelte e di priorità chiare. Giustamente, in questi giorni di dibattito parlamentare ci siamo soffermati un po' sul libro dei sogni: è giusto sognare, quando parliamo di linee guida di interventi così importanti, però adesso dovremo passare velocemente all'elenco della spesa e la nostra responsabilità politica è fare in modo che esso non sia del tutto sganciato dal libro dei sogni, perché non sappiamo resistere alla porosità delle pressioni categoriali o di lobby rispetto alle decisioni vere, alla carne viva della spesa pubblica. Sarebbe un errore politico, se l'elenco della spesa non parlasse al libro dei sogni, e perché queste due realtà si parlino dobbiamo mettere in campo un forte senso di responsabilità verso i giovani e il futuro, neanche il coraggio delle scelte. L'espansione fiscale che votiamo oggi e quella che l'Unione europea ci permetterà avranno un senso solo se non smarriremo la bussola che Governo e Parlamento hanno iniziato a darsi nel dibattito di queste settimane: una crescita sostenibile, ma anche - torno a sottolinearlo - sostenuta, perché questo Paese ha bisogno di rimettersi a correre. Non riusciremo a farlo, com'è stato detto nel dibattito di questi giorni, se non agiremo con forza su tre volani di crescita: l'occupazione femminile, quella giovanile e la ripresa della produttività totale dei fattori, permettendo al nostro sistema produttivo di agganciare le transizioni tecnologica ed ecologica e rilanciando un percorso di investimenti pubblici. L'occupazione femminile e giovanile non costituiscono soltanto priorità di inclusione sociale, ma sono fattori di crescita. In questa crisi abbiamo perso circa 600.000 occupati, nonostante la cassa integrazione e lo stop ai licenziamenti. Si tratta di 600.000 occupati in meno, che non sono visibili, come i lavoratori coinvolti nei tavoli di crisi, che finiscono sui giornali, ma sono persone in carne e ossa, che senza questa crisi avrebbero avuto un lavoro, un'ambizione e un reddito che ora non hanno. Si tratta magari di donne che hanno smesso di lavorare perché avevano un contratto temporaneo o perché solo su di loro ricade il peso di provvedere alla cura dei nostri anziani e dei nostri figli. Si tratta di giovani che sono entrati nel mercato del lavoro, ma che non hanno trovato le opportunità che hanno avuto altre generazioni. Senza i sogni, i talenti e le ambizioni di queste donne e di queste giovani, semplicemente, l'Italia non tornerà a crescere. I soldi e le proposte ci sono. Mancano solo il coraggio della scelta e la voglia di futuro: mettiamoceli! (Applausi) . PRESIDENTE . Come concordato, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 14, con il seguito della discussione congiunta. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 13, è ripresa alle ore 14,01) . La seduta è ripresa. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ringrazio i colleghi presenti, ma manca il Governo della Nazione. Vedo una borsa sui banchi del Governo, ma non vedo la persona. PRESIDENTE. Ha assolutamente ragione. Non vedendo rappresentanti del Governo presenti in Aula e non ricevendo indicazioni dagli esponenti dei Gruppi di maggioranza, sono costretto a sospendere la seduta. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . La borsa del Governo è sempre qualcosa di importante. Vi sono 80 miliardi di euro in Tesoreria: può darsi che quella borsa, signor Presidente, sia la Tesoreria. PRESIDENTE . Lei non si approfitti dell'assenza del Governo per appropriarsene! (Ilarità). In attesa dell'arrivo del vice ministro Misiani, sospendo brevemente la seduta che riprenderà alle ore 14,10. (La seduta, sospesa alle ore 14,02, è ripresa alle ore 14,10) . La seduta è ripresa. Mi rallegro della presenza del Governo e restituisco pertanto la parola al senatore Pichetto Fratin. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole Vice Ministro, onorevole Sottosegretario, colleghe e colleghi, la Nota di aggiornamento del Documento di economia finanza oggi al nostro esame ci porta, in sequenza rispetto ai documenti che abbiamo trattato, nell'ultimo semestre purtroppo, a valutare lo stato dell'arte e a fare un tentativo di lettura ad oggi. Peraltro è un tentativo che, anche con riferimento a quanto riportato nella Nota aggiornamento, è già in evoluzione rispetto a quindici giorni orsono, quando si pensava di essere a fine pandemia, alle previsioni finali 2020, nonché alle proiezioni 2021 e 2022. Una valutazione complessiva sul tendenziale mette in evidenza scostamenti per 100 miliardi di euro, una richiesta di scostamento in data odierna pari ad altri 23,254 miliardi con una previsione a fine anno del 9 per cento del crollo del prodotto interno lordo e quasi 1.650 miliardi di euro di prodotto interno lordo a seguito di questa riduzione. Tutto ciò con una previsione da parte del Governo di un rimbalzo programmatico nel 2021 del 6 per cento, del 3,8 per cento nel 2022 e del 2,5 per cento nel 2023, con la difficoltà in questo momento di fare delle stime. Ci rendiamo conto della grande difficoltà, fatto sta che noi comunque a conclusione di questa proiezione ci troveremo con 303 miliardi di euro aggiuntivi. Questa è la proiezione, con una situazione occupazionale che ha già visto perdere 800.000 posti di lavoro e con tutti gli indicatori che - ahimè -ci dicono che questi numeri aumenteranno ancora, mettendo a prova la capacità del Governo di adottare misure efficaci. C'è una prima critica che vorrei rivolgere. Si è discusso tanto di Next generation EU, con una previsione di investimento notevole sugli anni 2021, 2022 e 2023, ma la stessa Nota di aggiornamento prevede un effetto sul tendenziale pari allo 0,3 per cento nel 2021, allo 0,8 per cento nel 2022 e allo 0,7 per cento nel 2023. Gli investimenti previsti sono pari a 45 miliardi di euro, che rappresentano una cifra esigua se rapportata a quanto citato in altri documenti in relazione ai fondi strutturali che abbiamo a disposizione da anni e senza calcolare la quota di fondi nazionali con cui sono state finanziate delle opere. Pertanto, dobbiamo valutare tutto questo nell'ottica del prossimo triennio e il Governo dovrà valutare anche gli effetti di sostituzione, ossia quanto dei 100 miliardi di euro di scostamento precedente intendiamo sostituire con i nuovi meccanismi. Su questa proiezione avremo gli spazi del SURE e del recovery fund , che hanno anche un'implicanza politica notevole. Infatti, è specificamente indicato che una parte dei fondi del recovery fund venga utilizzata per interventi sui giovani e a favore del settore dell'infanzia (5 per cento del programma Reset-EU). Da parte dell'Unione europea ci sono una serie di indicatori di politica economica che - ahimè - in questo momento la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, onorevole Vice Ministro, non dico non enfatizza ma in alcuni casi non cita, se non in modo molto marginale e discorsivo. Rendiamoci conto che ci sono temi accennati, o comunque sviluppati, che però hanno la natura del manifesto. Onorevoli colleghi, con questo NADEF siamo più che mai di fronte al libro della speranza e lo dico non in senso ironico. Parlo di libro della speranza perché, a oggi, non sappiamo quando passerà la pandemia, quando ne usciremo (non noi Italia, con una visione provinciale, ma noi mondo) e quale sarà l'effetto Brexit. Che effetto avrà la Brexit sulle nostre economie? Che percentuale muoverà sul nostro prodotto interno lordo, sulle nostre esportazioni e sulle nostre movimentazioni di persone? Che tipo di accordo si concluderà tra la signora Merkel e i Paesi frugali? Permettetemi di aggiungere un'altra considerazione: che effetto avrà sul nostro Paese il risultato delle elezioni che si terranno negli Stati Uniti il prossimo 3 novembre a seconda che vinca l'uno o l'altro dei due contendenti? Potrà avere un grande effetto, considerato il modello della politica di Trump e il modello di politica annunciato in campagna elettorale da Biden. Tutto questo con un'influenza sul Mediterraneo, che è il nostro mercato di approvvigionamento e definizione dei prezzi del petrolio, e in parte del gas nel rapporto con la Russia. Credo che tutti questi elementi rendano purtroppo assai difficile fare le valutazioni "a decimali", che invece eravamo abituati a fare con le normali Note di aggiornamento, in una struttura di economia ferma e stabile e, quindi, con una situazione abbastanza prevedibile. Colleghi, ci troviamo in questo momento in una situazione in cui, da un lato, se vogliamo accedere al recovery fund come vogliamo - personalmente voglio anche accedere al MES - rispetto alla Nota di aggiornamento la parte salute dovremo gestirla e finanziarla obbligatoriamente con il MES e, dall'altro, abbiamo un elenco di vincoli che l'Unione europea ci impone. Questo elenco contiene una serie di riforme che dobbiamo assolutamente portare a termine, tra l'altro con urgenza, e lo possiamo fare immediatamente e il Governo su questo è carente. Queste riforme riguardano il sistema dell'istruzione, il sistema della giustizia, il sistema fiscale e tutta una serie di azioni propedeutiche all'utilizzo della grande disponibilità di fondi che potremmo ricevere. Vorrei anche fare una raccomandazione. I fondi dell'Unione europea si dividono in sovvenzioni e finanziamenti: credo che debba essere fatto un grande sforzo da parte del nostro Paese per utilizzare prioritariamente la parte relativa alle sovvenzioni con un'azione diretta che abbia conseguenze sul Paese. Un'eventuale azione delle sovvenzioni sostitutiva del debito la considero ininfluente, sulla base di un elemento: aggiungiamo 300 miliardi di euro e facciamo 290? Dei 2.500 miliardi di euro che diventano 2.800 miliardi, alla fine discutiamo tra 2.790 o 2.800? Non è questa una scelta. Le disponibilità di sovvenzioni, nel momento in cui scattano, non sono di competenza ma immediate, perché la Commissione paga - per capirci - nel giro di quaranta al massimo sessanta giorni, quindi in questo caso possono avere veramente un effetto se c'è la condizione e la capacità di un Governo - che l'Esecutivo attuale in questo momento non ha dimostrato - di agire. Comunque abbiamo un altro indicatore, che leggo numericamente positivo ma che dobbiamo leggere attentamente anche politicamente: abbiamo collocato dei BTP triennali a meno di zero e la collocazione BTP triennali a meno di zero significa che non c'è inflazione, che non si cresce, che non c'è pressione della domanda rispetto all'offerta e questo non è un bel segnale quando si parla di ripresa e di espansione. Da parte nostra ribadisco la più completa collaborazione come contributo di idee, ma naturalmente vorremmo una conseguente apertura da parte del Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Nel corposo documento che è all'esame del Parlamento e che oggi sarà sottoposto al voto, c'è meno di mezza paginetta sulle politiche familiari, tra l'altro da dividersi con le politiche sociali: politiche sociali e familiari. Ancora una volta si confondono due politiche, due azioni di Governo che in teoria andrebbero, al contrario, nettamente distinte perché un conto sono le politiche sociali, che riguardano la lotta alla povertà, l'inclusione sociale e altre mille cose, un altro sono le politiche familiari, che dovremmo cominciare a considerare come strategiche. Tutto il resto del documento, ricchissimo, corposissimo, con mille voci, non prende in esame il punto di vista fondamentale della prospettiva demografica. Ho sentito tante volte in quest'Aula richiamarsi alla prospettiva demografica, ma in questo documento ce n'è ben poca traccia. Cosa significa cominciare a guardare le cose con una prospettiva demografica? Significa cominciare a pensare che noi potremmo costruire anche le migliori infrastrutture, potremmo anche fare la migliore green economy , potremmo realizzare tutto l' empowerment femminile oppure arrivare alla perfezione delle politiche del lavoro, ma se non ci saranno più italiani perché non saranno più venuti al mondo bambini, tutto questo non servirà assolutamente a nulla. (Applausi) . Dobbiamo cominciare a entrare nell'ordine di idee che le politiche familiari non sono un accessorio, non sono qualche cosa da dimenticare o da lasciare per ultimo o su cui spendere due euro alla fine del conto giusto perché, altrimenti, qualcuno fa sentire la sua voce, ma sono le vere politiche strategiche del nostro Paese. Sono le vere politiche su cui concentrare tutta l'attenzione e tutte le risorse del nostro Paese, tutte le risorse possibili, perché, altrimenti, a breve non ci sarà più un Paese. Non voglio evocare nuovamente in quest'Aula i tassi di natalità desolanti: voi sapete che siamo in fondo alla lista, non dell'Europa, ma del mondo come tasso di natalità. Vorrei, invece, concentrarmi su un aspetto che questo pomeriggio pongo all'attenzione del Governo, sua, signor Presidente, e anche di tutti i colleghi. Noi abbiamo un gap significativo tra il tasso di figli desiderati dalle famiglie e il tasso di figli concretamente poi avuti. Si tratta di un gap significativo. Le famiglie vorrebbero almeno due o tre figli mentre, molto spesso, si ritrovano costrette, da ragioni economiche, dalle ragioni di accoglienza sociale della maternità e della paternità, a metterne al mondo uno solo. Quindi, se noi potessimo dare alle famiglie la possibilità di mettere al mondo i figli che vorrebbero già oggi mettere al mondo, senza alcuna ulteriore promozione se non semplicemente quella di aiutare le famiglie a fare quello che vorrebbero fare, noi avremmo una media di figli nati per ogni donna in età fertile che, anziché all'1,1 o 1,2, arriverebbe tranquillamente sopra l'1,5. Certo, siamo ancora lontani dal tasso di rinnovamento, che deve essere comunque superiore al 2; quindi, stiamo comunque parlando di una società in declino, ma almeno sarebbe un segnale concreto. Per fare tutto questo, però, è necessario cambiare la mentalità e io, di questo cambio di mentalità, nelle quattro righe striminzite presenti nella Nota di aggiornamento al DEF non trovo assolutamente nulla. Non c'è alcun cambio di mentalità. Si cerca, invece, ancora di applicare ricette vecchie, che hanno già dimostrato di non funzionare. Mi spiego meglio. Non possiamo pensare di dare speranza ai milioni di giovani che vorrebbero sposarsi oppure alle milioni di giovani famiglie che vorrebbero mettere al mondo nuovi figli semplicemente proponendo politiche di sussidio, che nascono dalla stessa sciagurata mentalità che pensa di risolvere i problemi dell'Italia con il reddito di cittadinanza. Non possiamo pensarla in questo modo. Dobbiamo investire su queste famiglie con una forma di fiscalità che finalmente sia premiale. Cerco di spiegarlo ancora più semplicemente: se noi tassiamo nell'ordine del 48 per cento il reddito dei due genitori e poi, graziosamente, restituiamo quattro soldi sotto forma di assegno oppure di sussidio, non stiamo dando affatto speranza alle famiglie. Anzi, stiamo sostanzialmente deprimendo la speranza di vita e la speranza familiare, ma stiamo anche deprimendo l'economia di questo Paese. Qual è invece la politica che la Lega sta proponendo da tempo e che, su questo punto, ha già dato prova di funzionare in alcuni ristretti ambiti in cui si è riusciti ad applicarla? La politica deve essere quella della no tax area . I carichi familiari non debbono cioè essere tassati, perché, se c'è un padre che ha un reddito di 50.000 euro l'anno ma ha tre figli, quel padre non deve veder tassato neppure un euro dal suo reddito, perché con 50.000 euro l'anno e tre figli, si fa fatica ad arrivare alla fine del mese. (Applausi) . E mi metto nei panni degli operai che, con molto meno di 50.000 euro all'anno e magari tre, quattro o cinque figli, riescono comunque a sbarcare il lunario. Veramente a loro va tutta la nostra stima, perché oggi mettere al mondo un figlio in Italia è un atto da eroi, è un atto eroico. Dicevo che bisogna uscire dalla mentalità del sussidio ed entrare finalmente nella mentalità della politica familiare di natura fiscale. Questo avrei voluto leggere nella Nota di aggiornamento al DEF e invece cosa trovo? Trovo il family act , trovo il piano strutturale integrato di politiche familiari, che in realtà non ha neppure un euro sopra. Quindi di cosa stiamo parlando? Di un sogno, di una pia illusione che tuttavia non vede spostato neanche un euro nelle previsioni di spesa. Questa volta non potrete nascondervi dietro alla solita fandonia del fatto che non ci sono soldi, perché - guarda un po' - i soldi questa volta ci sono, ci sono eccome. Vogliamo allora mettere alla prova le buone intenzioni di questo Governo e vogliamo vedere se davvero si vogliono fare politiche familiari o se ancora una volta si vuole raccontare qualche menzogna e qualche leggenda metropolitana. Fare politiche familiari, come vi dicevo, significa cambiare mentalità. La no tax area è costruita in modo molto semplice: ogni figlio e ogni persona a carico (che può essere anche un anziano, un disabile o una persona che ha bisogno di cura) deve essere completamente estrapolata dal reddito familiare, il quale non va calcolato sulla base dei redditi individuali, perché questo poi genera una grande iniquità. Deve essere calcolato il reddito dell'intero nucleo familiare e poi, sulla base di quello, devono essere fatti i conti e là si deve andare a estrapolare, per ogni figlio a carico e per ogni carico familiare, una no tax area , che può essere ovviamente variabile in base alla situazione ma su quella entrata non debbono essere pagate tasse. Voi lo sapete che oggi in Italia i bambini pagano le tasse prima ancora di nascere? Ciascuno di voi credo abbia avuto il piacere di fare un piccolo regalo a qualche bambino che ancora non era nato, perché magari figlio di amici in attesa; quando c'è una donna incinta, si va a trovarla e magari si porta un vestitino o qualcos'altro. Tutti voi avete pagato l'IVA su quel prodotto, tutti voi avete pagato un imposta sul valore aggiunto su quel prodotto; cioè noi paghiamo tasse, siano esse dirette o indirette, prima ancora di venire al mondo. (Applausi) . La prima cosa che mi hanno dato quando sono nati i miei tre figli non è stato un semplice regalo, una pacca sulla spalla, un sorriso, un dire: «Bravo, hai messo al mondo tre figli, che poi pagheranno le tasse e pagheranno le pensioni a tutti gli italiani»; no, mi è stato dato il codice fiscale dei miei bambini, perché nel dubbio intanto cominciamo a iscriverli all'anagrafe fiscale. Beh, credo che questa somministrazione del codice fiscale a un neonato come primo gesto di accoglienza nel nostro Paese forse potrebbe essere modificata e potrebbe diventare qualcosa di più favorevole verso la vita nascente. Ho concluso, signor Presidente. Dobbiamo fare quello che diceva Churchill (non "il Churchill de' noantri ", bensì quello vero), il quale soleva dire che il miglior investimento di ogni Paese è quello di mettere latte nei biberon. Lo ripeto: il miglior investimento che oggi l'Italia possa fare è quello di mettere latte, possibilmente esentasse, nei biberon. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Accoto. Ne ha facoltà. ACCOTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, ricordo quando lo scorso anno discutevamo questo stesso documento programmatico in quest'Aula, tra questi banchi; mai avremmo pensato che sarebbe stata scritta una pagina di storia così difficile. Dopo quello cui abbiamo assistito negli ultimi dieci mesi, ciò di cui parliamo oggi ci appare una lingua veramente difficile da tradurre. Non solo il nostro Paese, ma l'Europa e il mondo intero hanno vissuto uno sconvolgimento senza precedenti. Sebbene la presente Nota di aggiornamento si riferisca al triennio 2021-2023, il Governo ha anche elaborato proiezioni macroeconomiche e di finanza pubblica a sei anni, che costituiranno la base sia per valutare gli impatti del programma di investimenti e degli altri interventi finanziati dal Next generation EU sia per conseguire gli obiettivi di finanza pubblica. Tuttavia, come abbiamo avuto modo di notare negli ultimi mesi, non è assolutamente facile interpretare il futuro. Proprio per questo motivo è ancor più grande la responsabilità che, come Governo e come maggioranza, ci stiamo assumendo per traghettare il nostro Paese fuori da questo pantano pandemico. Lo traghetteremo con la fiducia che ne usciremo uniti, aiutandoci reciprocamente, forse ansimanti, sì, ma salvi. Quello che chiediamo però - specifichiamolo - non è una fiducia incondizionata verso le decisioni prese, ma un sentimento di unità nazionale che deve prevalere sui particolarismi e sulle decisioni unilaterali. Del resto, la storia è ricca di momenti difficili dai quali l'umanità è sempre uscita più forte di prima. Ciò che è diverso rispetto al passato è la ferrea volontà di uscirne tutti insieme. Nelle pandemie una volta sopravvivevano solo i più forti o i più fortunati; oggi è nostro compito e dovere salvaguardare ogni singola vita umana. Il Governo può - e lo sta facendo - alleviare gli effetti di ogni perdita economica o difficoltà lavorativa. Purtroppo, ciò che non possiamo fare è restituire la vita ai tanti che ci hanno lasciato e che meritano di essere l'anima stessa del nostro operato, responsabile e prudente, dei prossimi mesi. La NADEF contiene al suo interno lo spirito di un'Europa unita e solidale. Lo scenario macroeconomico in essa tracciato contiene tutti gli strumenti che saranno messi a disposizione del nostro Paese con il piano Next generation EU e in particolare che saranno destinati ai progetti inseriti nel Piano nazionale per la ripresa la residenza all'inizio del prossimo anno. Le risorse che dovrebbero essere attribuite all'Italia sono stimate in circa 205 miliardi, di cui 78 di sovvenzioni e fino a 127 di prestiti. La prossima legge di bilancio e le sovvenzioni del recovery and resilience facility avranno un valore complessivo pari a circa il 2 per cento del PIL nel 2021; l'obiettivo prioritario sarà valorizzare questi capitali, al fine di garantire la riduzione dell'impatto sociale ed economico della crisi pandemica, sostenendo innanzitutto il reddito dei lavoratori, nonché l'occupazione. In tal senso occorre sottolineare come le misure fino ad ora adottate abbiano consentito di scongiurare gli scenari più avversi. L'introduzione di strumenti quali la cassa integrazione in deroga ha fatto sì che la percentuale di occupati sia scesa in misura di gran lunga inferiore alla caduta dell' input di lavoro legato alla chiusura delle attività produttive. L'Istat rileva un incremento congiunturale dell'occupazione dello 0,4 per cento, sia nel mese di luglio che nel mese di agosto scorsi; peraltro, le recenti manovre di stimolo dell'economia intraprese con il cosiddetto decreto rilancio e con i successivi provvedimenti hanno comportato una variazione in positivo al 5,1 per cento della previsione di crescita economica per il 2021 rispetto alle precedenti stime del DEF che si attestavano al 4,7 per cento. Stiamo lavorando attivamente nelle Commissioni parlamentari proprio per strutturare un piano di interventi per un efficace utilizzo dei fondi europei. Verranno rilanciati gli investimenti pubblici e privati e attuate importanti riforme all'interno di un disegno di rilancio e di transizione verso un'economia più innovativa, più sostenibile dal punto di vista ambientale ed inclusiva sotto il profilo sociale. Ovviamente - da sempre il nostro vessillo - porremo particolare attenzione alla coesione territoriale, prevedendo una fiscalità di vantaggio ed investimenti infrastrutturali. Quello di cui parliamo è un new deal contemporaneo, un grande piano di riforme basato sull'impulso statale in tutti i settori strategici del nuovo millennio. Nessun settore economico verrà lasciato indietro (certamente non si vuole investire per tornare indietro); l'obiettivo è accompagnare la ripresa guardando a scenari futuri. Questo piano non è una scatola chiusa ed ermetica, ma aperta a suggerimenti e a contributi da parte di tutte le rappresentanze. Vogliamo che si inneschi un dialogo positivo, non strumentale a critiche sterili e viziato da preconcetti (Applausi) . Dagli imprenditori arrivano quotidianamente stimoli a supportare la ripresa con interventi sul costo del lavoro ed è proprio nell'interesse del Paese una riforma strutturale che riduca la tassazione sul lavoro e che incida positivamente sui redditi medi, da sempre la fascia più ampia della popolazione lavorativa, senza però dimenticare anche tutti coloro che invece hanno redditi più bassi e sono stati duramente colpiti dalla crisi. Sappiamo bene che il settore industriale può essere la vera locomotiva della ripresa occupazionale, ma è certo che, seppure il Governo fornirà il propellente per avviare questo motore, poi saranno gli imprenditori stessi ad avere l'onere di non tenere il freno a mano tirato, come troppo spesso è successo in passato. Si prospetta anche una manovra di bilancio imponente, intorno ai 40 miliardi, con un rapporto di finanziamento in deficit di oltre 22 miliardi di euro, cui si affiancherà però una scrupolosa gestione della finanza pubblica volta a ridurre l'indebitamento netto della pubblica amministrazione, compatibilmente con la riduzione del rapporto debito-PIL. Si stima infatti, a fronte quest'anno di una contrazione del prodotto interno lordo reale pari al 9 per cento, una crescita programmatica già nel 2021 pari al 6 per cento, che si attesterà al 3,8 per cento nel 2022 e al 2,5 per cento nel 2023. Si delinea così un piano progressivo di rientro, tale da ricondurre il debito della pubblica amministrazione al di sotto del livello pre-Covid-19 entro la fine del decennio. Gli indicatori congiunturali ci danno ragione, segnalando nel complesso un andamento positivo e di graduale ripresa dell'economia, che speriamo si traduca in una maggiore fiducia delle famiglie e del settore produttivo, nonché nell'aumento della domanda globale. La fiducia si guadagna lentamente, passo dopo passo, mattone dopo mattone; non l'abbiamo mai data per scontata, e sappiamo molto bene che basta una piccola crepa per rovinare tutto in un istante. Ma il lavoro, se buono, è giusto che venga messo in risalto senza preconcetti, con l'auspicio di una rigogliosa rinascita dopo questo rigido inverno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, membri del Governo, ora che siamo di fronte a un crocevia importante con la NADEF e con gli altri provvedimenti che ci aspettano, mi preme ricordare a questa Assemblea alcuni aspetti che riguardano la base del successo del recovery fund. Qui, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo ribadito in maniera netta e decisa che a fare la differenza saranno i settori di intervento. Il grido di dolore del nostro tessuto produttivo continua a farsi sentire in questo difficilissimo 2020, segnato in maniera durissima dal coronavirus e che ci è costato tantissimo in termini di PIL e di economia reale. Per questo, tutti i nostri comparti produttivi ci chiedono uno sforzo mai visto per dare loro non solo risposte decise inerenti all'emergenza, ma anche tutti quegli accorgimenti strutturali che le nostre piccole e medie imprese attendono da anni. A tal fine, già le linee guida sul recovery plan che abbiamo tracciato parlano chiarissimo. Le stelle polari da seguire sono quelle della digitalizzazione e dell'innovazione, dell'istruzione e della formazione, della rivoluzione green e della transizione ecologica, della mobilità buona e dell'equità sociale, della tutela della salute e di una sanità pubblica che abbia le risorse che merita, e non i rimasugli delle diverse leggi di bilancio, come accaduto per almeno due decenni. Sforzi da parte della politica, quindi, ma anche buona volontà ad esempio da parte dei nostri amici di Confindustria. Io stesso in prima persona ho fatto mie delle proposte legislative che trovo necessarie per supportare comparti industriali strategici per il nostro Paese. Ma quello che non vedo nella presidenza attuale è la volontà di collaborare costruttivamente. Il Governo e il Parlamento hanno certamente il dovere di supportare la ripresa con strumenti legislativi, ma è altrettanto necessario superare la storica resistenza degli imprenditori italiani agli investimenti in risorse umane e in ricerca e sviluppo; investimenti che non seguiranno tra tre o quattro anni, poiché servono subito. Per le nostre imprese lo sforzo che serve è suppletivo. Da questa pandemia il nostro tessuto produttivo dovrà uscire rinfrancato e consapevole che lo Stato non è un nemico dell'iniziativa privata, ma un prezioso alleato pronto a concorrere perché il nostro Paese, seconda manifattura d'Europa, torni ai livelli produttivi che merita. È mossa da questo obiettivo una misura epocale come il superbonus al 110 per cento: un meccanismo fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle per produrre un vero e proprio shock in un comparto cruciale per la nostra economia e ad altissimo moltiplicatore economico come quello dell'edilizia. Un'edilizia che vogliamo diversa: più sostenibile, virtuosa e all'avanguardia. Inserito nel decreto-legge rilancio, già nel cosiddetto decreto-legge agosto il superbonus è stato perfezionato e ne è stata ampliata nei fatti la platea; ora va ulteriormente consolidato, perché si tratta di un ampio piano di interventi di ristrutturazioni energetiche ed antisismiche che, a detta di tutte le principali associazioni imprenditoriali, da Confindustria all'ABI, da Unioncamere all'ANCE, passando per le associazioni professionali, è in grado di imprimere una netta inversione di tendenza a un settore che ha tribolato molto, ma che va sostenuto e aiutato. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 14,44) ( Segue LANZI). Questa novità può creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. Non è un nostro pronostico, ma il risultato di proiezioni concrete. Non solo il superbonus è da irrobustire, ma come maggioranza abbiamo convenuto sulla necessità di arrivare alla stabilizzazione - almeno su base triennale - di transizione 4.0, da noi già trasformata e semplificata nella scorsa legge di bilancio. Potenziare queste misure è quanto di più ragionevole si possa fare per dare davvero un contributo concreto alla nostra industria. In questo caso, facciamo riferimento a quel massiccio pacchetto di incentivi fiscali, già oggi del valore di 7 miliardi di euro l'anno, che permetteranno alle imprese di investire in beni strumentali, macchinari, beni tecnologici, software e tutto ciò che consentirà loro di competere al meglio sui mercati interni e internazionali. C'è poi un capitolo a parte che va affrontato, in cui si fa riferimento al tessuto produttivo del nostro Paese, che riguarda la valorizzazione della capacità produttiva del Meridione. È fondamentale arrivare infatti alla proroga della contribuzione del 30 per cento per le imprese del Sud: misura introdotta dal recente decreto-legge agosto. Spalmata su base pluriennale, tale misura permetterà investimenti più massicci e duraturi nelle Regioni meridionali, con un impatto occupazionale di tutt'altra molla rispetto a quella attuale. Il Sud può davvero diventare il simbolo della rinascita del nostro Paese nel post- Covid. Dobbiamo farci trovare pronti quando sarà il momento. Il percorso che stiamo facendo per arrivare alla legge di bilancio deve muoversi seguendo questa strada. C'è tanto altro ancora da affinare per le nostre piccole e medie imprese. Con il Governo stiamo lavorando a spron battuto nel segno della concretezza: dal commercio all'industria, dall'agricoltura al turismo, dalla logistica all'artigianato. Le risposte da dare sono moltissime, ma il coraggio, le proposte e le idee ci sono. La strada è tracciata. Il Covid, purtroppo, è destinato a colpire ancora le nostre imprese. Queste ultime sanno che il Governo e la maggioranza in Parlamento saranno sempre al loro fianco, pronti allo sforzo massimo per non far morire la produttività nel nostro Paese. (Applausi). ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo solo per una precisazione. Abbiamo visto che l'elenco degli iscritti, rispetto a quanto era previsto alla ripresa dei lavori, si è improvvisamente allungato. La domanda è: di solito ci viene detto che la possibilità di iscrivere le persone a parlare deve essere data prima dell'inizio della seduta. Capisco che possa esserci anche tempo a disposizione, però è possibile che questo si verifichi? Parliamo di sei, sette persone. Basta saperlo: è un precedente e all'occorrenza faremo tutti la stessa cosa, perché mi è sempre stato riferito che l'iscrizione deve avvenire prima dell'inizio della seduta. Durante i lavori in passato è stato concesso di inserire, forse, una o due persone al massimo nell'elenco degli iscritti. Qui sono aumentati di sei, sette unità. Se la maggioranza non ha i 161 voti necessari per approvare lo scostamento di bilancio, lo faccia sapere alle opposizioni, lo dica chiaramente e lo dica soprattutto al Paese. (Applausi). PRESIDENTE . Senatore Romeo, giusto per completezza di informazione, ho fatto una verifica. Anzitutto siamo all'interno del tempo a disposizione, così com'era stato deliberato dalla Conferenza dei Capigruppo e dall'Assemblea. La Presidente ha comunque autorizzato l'attuale elenco degli iscritti a parlare. LANZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, mi perdoni ma trovo che l'intervento del senatore Romeo sia strumentale perché, fino a poco fa, era presidente il senatore Calderoli. Il senatore Romeo ha quindi atteso il cambio di Presidenza per porre la questione. PRESIDENTE . La ringrazio, ma la Presidenza è un ufficio collegiale ed è comunque pronta e disponibile a rispondere a qualsiasi richiesta di chiarimento. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo dal momento che sono stato chiamato in causa. È vero che verso la fine della mattinata sono stati aggiunti sette nuovi iscritti a parlare. La Presidenza ha ricordato il Regolamento, che prevede si venga iscritti a parlare in discussione generale, di norma, entro le ventiquattro ore precedenti e pertanto ha sottoposto la richiesta alla Presidenza del Senato, perché personalmente non li avrei accettati. Il Presidente del Senato ha accolto tale richiesta e quindi sono stati inseriti, nell'ordine in cui è stata presentata la richiesta. PRESIDENTE . Grazie, presidente Calderoli. Era esattamente in questo senso che ho reso le precisazioni, nell'unitarietà dell'ufficio di Presidenza. È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, la discussione odierna sulla NADEF si lega inevitabilmente al percorso già intrapreso per far fronte all'emergenza epidemiologica. Si tratta di un percorso che parte dal decreto cura Italia e prosegue con i decreti liquidità, rilancio, semplificazioni e agosto e passa adesso per la NADEF e l'imminente legge di bilancio, che a sua volta andrà letta in combinato disposto con il recovery fund. Non c'è dubbio, come scritto nella NADEF, che un percorso di rilancio del Paese non potrà fare a meno di una profonda e organica riforma fiscale, così come la riforma e la digitalizzazione della pubblica amministrazione e la velocizzazione dei tempi della giustizia, anche la riforma fiscale sarà decisiva nell'orizzonte di opportunità che ci si apre davanti con il recovery fund e con la possibilità - questo occorre valutarlo - di emettere titoli di debito pubblico a tasso zero o negativo, come nel caso, ad esempio, dei titoli a tre anni (è notizia di ieri). Ho sentito dire in Assemblea anche ieri, in modo abbastanza strumentale, che la riforma fiscale non c'è e che non se ne vedrà traccia prima di qualche anno. La riforma fiscale sicuramente non può essere scritta in emergenza e non può essere scritta in poche settimane. Occorre avviare la discussione, come sta facendo il Governo. Occorre rendere realmente partecipe il Parlamento: su questo do ragione all'opposizione. Questo lo si può fare anche con una legge delega, di cui lo stesso Governo peraltro ha parlato. La riforma fiscale è un percorso, per affrontare il quale bisogna comunque partire. L'anno scorso abbiamo tagliato il cuneo fiscale per 16 milioni di contribuenti, ai quali adesso in manovra confermeremo quel taglio, che valeva fino alla fine del 2020. Stiamo lavorando per inserire nella manovra l'assegno unico familiare, legato all'ISEE, che ci permetterà di razionalizzare tutta una serie di bonus e agevolazioni, oggi eccessivamente polverizzata. Dalla NADEF emerge il numero effettivamente non più accettabile di spese fiscali: siamo a 513 nel 2019, che nel 2020 sono passate a 532. Su questo noi parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione, dovremmo fare una piccola autocritica. Il numero e l'entità delle spese fiscali è enorme, come diciamo sempre, ogni anno, ma purtroppo siamo i primi a proporre qualsiasi misura di sostegno economico, di qualsiasi natura, attraverso la detrazione, che è sempre lo strumento più gettonato. La pressione fiscale, nei prossimi anni, è data in riduzione a legislazione vigente e a maggior ragione scenderà con le misure che andremo a implementare. L'uso della tecnologia sarà fondamentale, sia per semplificare i rapporti tra amministrazione e cittadini, sia per contrastare, in funzione preventiva, un'evasione fiscale, che in Italia raggiunge livelli ancora troppo alti. Credo che dovremmo parlare proprio di funzione preventiva ovvero di prevenzione dell'evasione, perché abbiamo visto che il termine «lotta» all'evasione purtroppo non ha funzionato negli ultimi anni e ha contribuito a creare un clima di sfiducia tra amministrazione finanziaria e contribuente. Il Governo questo lo sa e lo abbiamo potuto vedere tutti con l'introduzione della fatturazione elettronica. L'evasione si previene con la tecnologia. La fine del percorso sarà la ricalibratura dell'Irpef, che dovrà sensibilmente alleggerire il carico fiscale sul ceto medio, quello più penalizzato, soprattutto a causa del salto di 11 punti dall'aliquota del 27 per cento a quella del 38 per cento. Parliamo quindi di un percorso, non di ritardi o di libri dei sogni, come abbiamo sentito. Si parla di collaborazione tra maggioranza e opposizione: l'opposizione chiede di essere coinvolta - e sono d'accordo - a patto che ci sia la consapevolezza che dobbiamo essere veramente uniti nell'affrontare lo sforzo. Poi però sento una parte dell'opposizione, ancora ieri in Aula, diffondere strumentalmente falsità, come il fatto che il Governo starebbe cancellando quota 100, quando la stessa Lega al Governo ha convenuto di varare la misura come triennale e quindi con scadenza a fine 2021. (Applausi) . Sento poi dire che il Governo starebbe cancellando opzione donna, quando già ieri, quando il senatore Salvini l'ha detto, tutti sapevamo che il Governo aveva deciso di prorogarla nella manovra di bilancio. (Applausi) . O ancora, sentiamo dire che l'INPS non sta pagando le casse integrazioni, quando tutti sappiamo che ai primi di settembre l'INPS ha pagato 11,06 milioni di casse integrazioni su 11,4 milioni: la percentuale mi sembra abbastanza elevata e difendibile. (Applausi) . Dico ciò perché mi chiedo se vi sia l'effettiva volontà di collaborare da parte dell'opposizione. Mi auguro comunque che tutti possano davvero partecipare a questo sforzo, anche condividendo soluzioni innovative. Come MoVimento 5 Stelle ne abbiamo diverse: il superbonus, non mi stancherò mai di dirlo, è una nostra misura e dobbiamo dirlo noi per primi. È stata ideata e voluta dal MoVimento 5 Stelle. È stato introdotto il principio della libera circolazione dei crediti d'imposta, allargato anche ad altre forme di agevolazione fiscale. Si tratta adesso di fare un ulteriore passo in avanti e di consentire l'utilizzo di questi crediti come mezzi di pagamento di beni e servizi, una volta certificati su una piattaforma informatica, in sicurezza e nel rispetto di tutti i vincoli. Presidente, oggi siamo qui a confrontarci sulla possibilità di progettare il Paese del futuro. È merito di questo Governo e della maggioranza, in cui un ruolo decisivo è e continuerà ad essere svolto dal MoVimento 5 Stelle. Al Governo chiedo maggiore coinvolgimento del Parlamento, della maggioranza e dell'opposizione. All'opposizione, ad una certa opposizione, chiedo di non farsi portatrice di solo rancore. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marilotti. Ne ha facoltà. MARILOTTI (M5S) . Signor Presidente, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020 definisce il perimetro di finanza pubblica entro cui si iscriveranno le misure della prossima legge di bilancio, che avrà come obiettivo quello di sostenere la ripresa dell'economia italiana nel triennio 2021-2023. Gli interventi dovranno essere rivolti a sostenere nel breve termine, per tutta la durata della crisi Covid-19, i lavoratori nei settori produttivi più colpiti, a valorizzare appieno le risorse messe a disposizione dal programma Next generation EU, per realizzare investimenti e riforme di portata e profondità inedite, a rafforzare gli investimenti a sostegno della ripresa nel Mezzogiorno e delle aree interne per migliorare la coesione territoriale. Saranno poi rivolti ad attuare un'ampia riforma fiscale che migliori l'equità, l'efficienza e la trasparenza del sistema tributario, ad assicurare un miglioramento qualitativo della finanza pubblica, a garantire un miglioramento del benessere dei cittadini, dell'equità e della produttività dell'economia; infine, saranno volti a ricondurre l'indebitamento netto della pubblica amministrazione verso livelli compatibili con una costante e significativa riduzione del rapporto fra debito e PIL. Un programma ambizioso, in cui non può mancare l'obiettivo della coesione territoriale. L'annosa questione dello spopolamento delle aree interne, siano esse montane o insulari, è un problema mondiale. Abbiamo inaugurato il terzo millennio con un primato che deve far riflettere: la popolazione mondiale che vive nelle metropoli e nelle megalopoli ha superato quella che vive nel resto del pianeta; continuando di questo passo, arriveremo ai due terzi, poi ai tre quarti e così via. Ma è accettabile una situazione simile? È compatibile con l'ecosistema, con una dignitosa esistenza umana? Da tempo vari decreti-legge e iniziative legislative annunciano interventi volti a contrastare tale situazione, senza che venga fatta la scelta politica di riservare risorse capaci di invertire questa tendenza. Ora i soldi ci sono e non possiamo permetterci di perdere l'occasione per la riqualificazione dei borghi e dei paesi, per opere infrastrutturali, per il mantenimento e il rafforzamento dei servizi pubblici essenziali (scuole, presidi sanitari, posti di pubblica sicurezza, prima di ogni altra cosa), per trasporti più adeguati e connettività attraverso la banda larga. È così che si contrasta lo spopolamento. Con riferimento allo scenario macroeconomico internazionale, constatiamo con preoccupazione come nella prima metà del 2020 l'economia mondiale abbia registrato la battuta d'arresto più profonda dalla Seconda guerra mondiale e ciò in conseguenza del diffondersi della pandemia da Covid-19. Nonostante le misure straordinarie di politica fiscale e monetaria per sostenere i redditi dei lavoratori e il tessuto produttivo, adottate dai Governi e dalle banche centrali, il blocco produttivo ha determinato una contrazione del PIL e del commercio mondiale a livelli record e lo scenario globale appare orientato ancora al ribasso, in ragione del fatto che all'evoluzione dell'epidemia nel mondo - che in molti Paesi continua a manifestarsi con particolare intensità - si affiancano rischi connessi a tensioni geopolitiche preesistenti all'epidemia e acuitesi di recente: dai rapporti commerciali tesi tra Stati Uniti e Cina, alle difficoltà del processo di negoziazione della Brexit, fino all'emergere di nuove complicazioni nei rapporti fra Turchia e Russia. Come molti interventi in quest'Aula tra ieri e oggi hanno messo in evidenza, la geopolitica del Mediterraneo è completamente mutata. Al posto della cooperazione bilaterale, multilaterale e decentralizzata, assistiamo all' escalation delle guerre per procura, che rendono particolarmente fragili gli equilibri faticosamente costruiti nel ventennio precedente. La politica estera del nostro Paese non può ridursi alle pur giuste misure a favore del made in Italy attraverso il rifinanziamento del fondo rotativo per l'internazionalizzazione di enti fieristici e delle start-up innovative. Occorre rilanciare la dimensione mediterranea dell'Unione europea e il suo ruolo attivo per la pace e la promozione dei diritti umani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, in questa Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza per il settore sanitario si riprende la raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea a rafforzare la resilienza e la capacità del sistema sanitario, migliorando la governance e la capacità di risposta alle crisi, per colmare quella carenza di investimenti pubblici che ha colpito il settore sanitario. Abbiamo ripetuto più volte in quest'Assemblea come negli ultimi dieci anni siano stati tagliati 37 miliardi di euro dal settore pubblico; abbiamo perso 71.000 posti letto, soprattutto nelle aree critiche, tra cui quelli di terapia intensiva; 46.000 operatori (medici e infermieri) hanno lasciato il servizio sanitario pubblico per veder riconosciuto il proprio merito in strutture private. Per queste ragioni il MoVimento 5 Stelle da due anni lavora a una riforma del Servizio sanitario nazionale che metta al centro pilastri per noi fondamentali, a partire dalle infrastrutture. Già nella scorsa legge di bilancio abbiamo stanziato 2 miliardi di euro per l'edilizia sanitaria e l'ammodernamento tecnologico dei nostri ospedali. Avevamo depositato un emendamento a nostra firma, che prevedeva di destinare il contributo previsto per i medici di medicina generale per dotarsi di strumenti diagnostici proprio all'acquisto di strumenti di telemedicina. Quanto sarebbero stati utili questi strumenti di telemedicina a disposizione dei medici di medicina generale anche nella gestione di questa pandemia! Abbiamo puntato sulla digitalizzazione perché, per noi, la cartella clinica elettronica e il fascicolo sanitario elettronico devono diventare realtà in tutte le Regioni italiane. ( Applausi ). Nelle nostre riforme puntiamo sulla ricerca e l'Italia è il Paese in cui si investe di meno in ricerca e sviluppo ed è il Paese che ha il numero più basso in Europa di ricercatori per numero di abitanti. Non c'è un percorso pre-ruolo definito per i ricercatori di questo Paese. Io, da ricercatrice del più grande ente di ricerca pubblico italiano, so bene quanto sia mortificante non avere a disposizione dei fondi destinati a progetti di ricerca. Abbiamo puntato sulla valorizzazione degli operatori sanitari, a partire dalla loro formazione. Si parla di imbuto formativo, che si è creato perché non si è saputo programmare: non c'è stata una programmazione degli specialisti nel settore sanitario in base al fabbisogno di salute della popolazione. Per questo nella scorsa legge di bilancio abbiamo stanziato 3 milioni per l'Osservatorio per l'accreditamento delle scuole di specializzazione e abbiamo istituito una tecnostruttura di coordinamento tra l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e l'Osservatorio per le scuole di specializzazione, che servirà proprio a programmare il fabbisogno di specialisti. Non c'è una carenza di medici, ma di specialisti in alcuni settori. Bisogna valorizzare il personale anche stabilizzando i precari della sanità. Sappiamo tutti che se il Servizio sanitario nazionale ha retto all'onda d'urto è per la resilienza e la dedizione di tutti gli operatori sanitari, molti dei quali, a causa del blocco delle assunzioni in sanità, che finalmente abbiamo superato, lavorano da decenni con contratti precari. ( Applausi ). Abbiamo pertanto stabilizzato un primo blocco di precari e proseguiremo in questo percorso. Abbiamo puntato su una riforma della governance , a partire dalle nomine dei dirigenti e dei direttori generali, che per noi devono essere meritocratiche e non per appartenenza politica, mettendo sempre al centro il merito e le competenze. Rivedere la governance significa anche rafforzare il ruolo di indirizzo dello Stato centrale perché non possiamo più permetterci un diverso accesso alle cure dei cittadini sul territorio nazionale. Rivedere la governance implica una revisione del rapporto tra sanità pubblica e privata, con la sanità pubblica che deve essere una stampella e non una spugna che assorbe risorse fondamentali per il servizio pubblico. Rivedere la governance significa anche rivedere l'accesso ai farmaci e alle cure. I farmaci devono essere sempre più innovativi e personalizzati. Nella scorsa legge di bilancio abbiamo stanziato un miliardo di euro per i farmaci innovativi. Abbiamo previsto dei nuovi metodi di rimborso del costo del farmaco come il payment by result , utilizzato dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) per contrattare il prezzo del farmaco con i produttori di cellule Chimeric antigen receptor T (CAR-T). Siamo convinti che per garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale bisogna puntare proprio su innovazione e su appropriatezza delle cure. Rivedere la governance significa attuare finalmente quel Piano nazionale cronicità, che in realtà è applicato solo in pochissime Regioni, e riformare totalmente la medicina territoriale, che non è solo medicina generale, ma è rete di cure primarie e cure intermedie. Questi pilastri su cui abbiamo finora lavorato con le nostre proposte di legge ed emendative sono anche i pilastri di questa Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza e saranno i pilastri della prossima legge di bilancio. Mettiamo al centro la programmazione in base al fabbisogno di salute della popolazione. Mettiamo al centro le competenze e anche la valutazione dei risultati, cosa che in questo Paese, purtroppo, spesso è un'utopia. Dobbiamo riformare la sanità per renderla veramente strumento di tutela della salute e solo con progetti definiti e solidi useremo al meglio i fondi del recovery fund e, in generale, lo strumento del Next generation EU. Abbiamo capito a nostre spese che non serve spendere meno, ma serve spendere meglio riducendo soprattutto sprechi e inefficienze. Non avremo un'altra occasione se non sapremo usare questa tragedia per avere il coraggio di mettere finalmente in atto le riforme che il Paese attende da almeno un decennio. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nicola. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, ogni generazione si crede destinata a cambiare il mondo. La mia - scrisse Albert Camus - sa che non lo cambierà, ma il suo compito è persino più grande e consiste nell'impedire che il mondo vada in pezzi, erede di una storia avvelenata in cui si mescolano le rivoluzioni fallite, la tecnica impazzita, gli dei morti e le ideologie esauste. Dove poteri mediocri possono oggi annientare tutto, ma non sono in grado di convincere, dove l'intelligenza si è abbassata fino a farsi schiava dell'odio e dell'oppressione, questa generazione ha dovuto in se stessa e intorno a sé ricostruire, partendo dalle sue stesse negazioni, un po' di quello che fa la dignità di vivere e di morire. Faccio questa citazione per sottolineare il fatto che non è un caso, come accade in Assemblea in questi mesi, se le discussioni che ci troviamo ad affrontare sui singoli provvedimenti non sono mai limitate solamente ad essi, ma cercano di andare oltre analizzando la realtà che ci corre con i suoi problemi intorno agli occhi e immaginando magari un domani migliore. Sono discussioni sulla grande opportunità di progettare il futuro di questo Paese. Questa enorme occasione passa, come è stato ripetutamente detto in questa Aula, per le ingenti risorse del piano Next generation EU, rappresentando un significativo risultato dell'azione del Governo e della maggioranza che lo sostiene. È un risultato che nell'interesse del Paese intero può e deve arricchirsi, secondo noi, dei contributi di tutte le forze politiche. Siamo infatti di fronte ad una crisi epocale e quindi ad una svolta che assorbe tutti gli aspetti dell'esistenza. Questo invito sincero alla collaborazione non è un pretesto da esibire in un discorso in questa sede o in interviste televisive, ma trova l'impegno quotidiano del MoVimento 5 Stelle anche attraverso quello che, per esempio, è successo questa mattina in Commissione finanze dove, dovendo esprimere un parere sulla NADEF, noi come maggioranza abbiamo rivolto alle forze dell'opposizione un invito sincero a analizzare il provvedimento, l'azione di Governo e le soluzioni che nel documento sono state proposte. Laddove infatti vi fosse stata una proposta delle forze dell'opposizione valida e da inserire, le forze di maggioranza non avrebbero avuto problemi a recepirle. Facciamo questo non per tendere, come è stato detto, trabocchetti o trappole, ma perché siamo pienamente convinti della realtà drammatica del Paese, delle esigenze che i cittadini ogni giorno ci manifestano e che il presidente della Repubblica Mattarella non si stanca mai di ricordarci. Mai come in questo momento c'è bisogno della massima unità; in una dialettica anche forte tra le forze politiche, c'è bisogno però di uno spirito di collaborazione costituente e repubblicano, il solo che ci può consentire oggi di risolvere i problemi dei cittadini e creare le condizioni economiche e sociali affinché nei prossimi anni il Paese possa tornare a vivere e correre, socialmente ed economicamente coscienti e cosciente, come io sono, che questa non è una opportunità riservata solo a chi oggi governa. Questa è invece un'opportunità che la maggioranza offre al Paese e all'opposizione, sapendo che, in una nobile e sana pratica dell'alternanza, oggi tocca a noi e domani toccherà a loro, con l'augurio, sin da oggi, che possano fare il meglio per l'Italia. Consapevoli di tutto ciò, riconosciamo che - è vero - stiamo correndo nell'esaminare i provvedimenti. Tuttavia, facciamo attenzione perché questa velocità dei lavori parlamentari non è una caratteristica di questa maggioranza e di questo Governo: è una velocità che abbiamo registrato e di cui ci siamo spesso lamentati anche con il precedente Governo. Occorre però avere tutti la consapevolezza che non c'è un domani per cambiare la dialettica parlamentare e lo spirito di collaborazione, che devono essere, appunto, repubblicani. L'occasione passa oggi, perché oggi elaboriamo ed esaminiamo in questa sede provvedimenti decisivi per il futuro del Paese e i cittadini ci guardano. (Applausi) . Anche io, come altri colleghi, ho notato con grande piacere e soddisfazione, negli interventi svolti ieri in Assemblea da alcuni esponenti dell'opposizione, una feroce e puntuale critica all'azione di Governo, ma anche qualche primo timido segnale alla maggioranza affinché si instauri uno spirito di collaborazione. Noi siamo qui e vogliamo praticare ogni giorno, nella misura in cui possiamo, l'appello che il Presidente della Repubblica non si stanca mai di proporci, al fine di dare al Paese le risposte migliori. Nella NADEF - come sapete - non ci sono le risposte a tutti i problemi e - a mio giudizio - è sbagliato criticare questo o quel punto, questa o quella cifra di previsione su quella che sarà l'economia nel 2021 o nei prossimi anni. Dobbiamo essere coscienti e dire ai cittadini che, alle prese con la pandemia, della quale non vediamo una fine certa, anche le previsioni economiche sono precarie. Quella che è certa è l'azione sincera di questo Governo che, nella NADEF, fa una ricognizione di tutti i problemi e dà una prospettiva al Paese, sottolineando - ad esempio - la necessità di una riforma fiscale. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Non ci possono essere rinascita per questo Paese, né il richiamo allo spirito repubblicano e la sua pratica se non iniziamo a spiegare ai cittadini che ogni patto repubblicano e qualsiasi patto sociale si fondano sulla capacità contributiva di dare onestamente. Non si può chiedere a un Governo e a uno Stato di avere sovvenzioni se, poi, il contribuente pensa di poter continuare a sottrarsi a questo dovere. Il tema delle risorse è importante. Mai come adesso questo Governo sta immettendo nel sistema economico e produttivo una massa ingente di risorse... PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Di Nicola. DI NICOLA (M5S) . Mi avvio a concludere, signor Presidente. Noi ne vorremmo ancora di più da distribuire con discernimento e, magari, anche con i suggerimenti dell'opposizione. Abbiamo il problema di controllare l'uso delle risorse, a cominciare da quello che fanno i singoli cittadini, ma anche le imprese. Forse, da questo punto di vista, se vogliamo essere un Paese diverso, dobbiamo capire che, se vogliamo iniziare a riconoscere il ruolo sociale dell'impresa i cittadini - in questo caso i lavoratori - devono avere la possibilità di incidere... PRESIDENTE. Senatore Di Nicola, la invito veramente a concludere. DI NICOLA (M5S) . Concludo, signor Presidente. Vogliamo guardare, come maggioranza, anche alla possibilità di attingere all'esperienza tedesca per cercare di coinvolgere, nella gestione... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà. PARAGONE (Misto) . Signor Presidente, la Nota di aggiornamento ormai è un esercizio di solfeggio cantato: voi gorgheggiate delle note su un pentagramma scritto dall'Europa, ma all'Europa dell'economia reale italiana, delle famiglie italiane, non interessa nulla; del resto non è attrezzata per scrivere questa musica qui. Ieri come oggi, il Ministero dell'economia e delle finanze nella sua struttura è un pezzo del sistema di potere, della cabina di regia di un'Europa a sola trazione finanziaria e speculativa. Non c'è, nel suo radar , l'interesse delle aziende italiane, delle famiglie italiane, dei lavoratori italiani. La nomina alla presidenza Unicredit di Pier Carlo Padoan, ex Ministro dell'economia e delle finanze di Renzi e Gentiloni, lo conferma. E alla fine arrivò Pier Carlo - potremmo dire - perché prima di lui al MEF ci fu il compianto Fabrizio Saccomanni, Ministro con Enrico Letta; in via XX Settembre arrivò dalla plancia di comando di Bankitalia. Cosa fece Saccomanni dopo l'incarico ministeriale? Andò a ricoprire l'incarico di presidente del consiglio di amministrazione di Unicredit - ma tu guarda - fino al giorno della morte. Prima ancora di Saccomanni, al Ministero dell'economia e delle finanze c'era Vittorio Grilli: arrivava dei vertici del Tesoro, dove fu a capo della Direzione per le privatizzazioni; poi, tra l'altro, questo incarico lo sospese, perché andò a Credit Suisse - guarda caso vanno sempre nelle banche importanti - salvo poi ritornare un'altra volta al Ministero, dove divenne Ragioniere generale dello Stato, poi Direttore generale del Tesoro e infine Ministro nel Governo Monti. Evviva! Bene, che cosa va a fare Grilli terminato l'incarico al MEF? Va alla banca d'affari J.P. Morgan come presidente corporate area Europe, Medio Oriente e Africa. Evviva! Finita? No, ne abbiamo ancora uno da servire. Si chiama Domenico Siniscalco, per gli amici Mimmo. Mimmo arrivò a ricoprire l'incarico di Ministro dell'economia dalla Direzione generale del Tesoro, dove aveva preso il posto di Mario Draghi, il quale - si sa - fece i bagagli per andare in Goldman Sachs e poi ritornare in Banca d'Italia e alla BCE. Ora vedremo se lo faranno Presidente della Repubblica e Dio non voglia. Bene, cosa andrà a fare anche Mimmo Siniscalco una volta lasciato il Ministero? Va a fare il vice presidente international di Morgan Stanley e a ricoprire altri incarichi non meno importanti. Tutto questo exscursus ci fa capire che il MEF è una delle più strategiche e funzionali sale macchine del sistema: arrivi se ne fai parte e se ne accetti le regole. Il MEF serve per il sistema, non per l'economia reale, per le famiglie e per i lavoratori. Da quando siamo entrati nelle logiche europee, lo è ancora di più e anche questa Nota di aggiornamento è funzionale a questi incastri di giochi finanziari, dove al popolo lasciate le briciole, vendendole come un successo e i dati lo dimostrano: nove milioni di cartelle esattoriali pronti a sbranare piccole e medie imprese e famiglie, imprese non pagate dalla pubblica amministrazione; regole sempre più assurde nel settore della ristorazione, dell'artigianato, del commercio; sistema del credito lontano anni luce dalle imprese; pressione fiscale inversamente proporzionale, politiche elusive per le multinazionali - vi informo che non fanno transazioni in contante, anzi; altro che lotteria degli scontrini - e pressing fiscale sulle piccole imprese. Le famiglie sono impaurite, stressate dalla crisi e dalle sue evidenti ingiustizie sociali; le bollette della luce e del gas sono vergognose, perché non avete il coraggio di togliere gli oneri di sistema. Altro che new green deal ! Le bollette vanno drasticamente ridotte, e non di qualcosina con le forbicine, perché le famiglie italiane ne hanno le tasche piene. Ma a voi che interessa? Tanto le preoccupazioni del Governo sono di dare a Unicredit presieduta da Padoan quella Montepaschi che l'ex ministro Padoan aveva nazionalizzato. Il solito Governo amico degli amici! Quindi: viva l'Italia, onore agli italiani e via dall'Europa. Viva Italexit! (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione congiunta. Comunico all'Assemblea che sono pervenute alla Presidenza, sulla relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, le proposte di risoluzione nn. 100, presentata dai senatori Perilli, Marcucci, De Petris, Faraone e Steger, e 101, presentata dai senatori Ciriani, Bernini e Romeo. Sono, inoltre, pervenute alla Presidenza, sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020, le proposte di risoluzione nn. 1, presentata dai senatori Marcucci, Perilli, De Petris, Faraone e Unterberger, e 2, presentata dai senatori Romeo, Bernini e Ciriani. I testi sono in distribuzione. Ha facoltà di parlare il relatore. DELL'OLIO, relatore . Signor Presidente, signori membri del Governo, onorevoli colleghi, nella mia replica cercherò di indirizzarmi verso alcuni punti sollevati dai miei colleghi nei loro interventi. Ritengo, infatti, opportuno che, in questa sede, si faccia chiarezza. Si deve far sì che chi ci segue possa avere informazioni corrette e depurate dalle posizioni politiche. I dati, insomma, devono essere dati e non devono essere distorti per un vantaggio politico. In primis , in merito alla questione del recupero degli importi da parte del Governo, ritengo che non sia corretto quanto affermato dalla senatrice Toffanin, e cioè che si userà il recupero dell'evasione fiscale. È certamente vero che il Governo continuerà a perseguire politiche di contrasto alle frodi e all'evasione fiscale e, in generale, di miglioramento della compliance , che negli ultimi anni hanno conseguito risultati notevoli, superiori alle aspettative, ma le proiezioni programmatiche non includono ulteriori aumenti del gettito derivanti dal contrasto all'evasione. Si prevede, invece, la costituzione di un fondo, da alimentare con le entrate effettivamente generate da tale attività, che sarà destinato al finanziamento di interventi di riforma fiscale e alla riduzione del debito pubblico. Non avevo detto prima nell'intervento che, per quanto riguarda le risorse per il finanziamento degli interventi previsti dalla manovra di bilancio, le stesse saranno assicurate dai seguenti ambiti di intervento: la rimodulazione di alcuni fondi di investimento e l'avvio di un programma di revisione e riqualificazione della spesa della pubblica amministrazione; la revisione di alcuni sussidi dannosi dal punto di vista ambientale; incrementi di gettito derivanti dal miglioramento della compliance , correlati anche all'incentivazione all'utilizzo degli strumenti elettronici di pagamento; gettito addizionale derivante dalla crescita generata dal programma di investimenti (tale retroazione fiscale è inclusa, parzialmente, nelle stime solo a partire dal 2022); utilizzo delle risorse messe a disposizione dal pacchetto nel Next generation EU, tra cui quelle dei fondi REACT-EU, sviluppo rurale e RRF ( recovery and resilience facility ). Per quanto riguarda i professionisti, pur con le note difficoltà di rapporto con tali categorie, è bene ricordare che, per la prima volta nella storia, essi sono stati considerati dallo Stato quando c'era da fornire supporto finanziario. Non era mai successo prima che ricevessero qualcosa. Mi riferisco al fondo di ultima istanza del decreto cura Italia, con il contributo anticipato delle casse per questioni di rapidità, ma in realtà erogato dallo Stato. Se ho capito bene, il collega De Bertoldi ha detto che la logica del Governo è, o è stata in passato, colpire i ricchi. Ma in questa fase pandemica, nella quale si è trovato a dover fronteggiare una situazione catastrofica mai avvenuta prima, l'intenzione del Governo è stata, in primis , quella di tutelare le fasce deboli della Nazione. Allo stesso tempo, si è cercato di dare un supporto alla fascia produttiva del Paese, ma mai si è avuta alcuna intenzione di colpire qualcuno. Di certo, non si è portata a termine - come diceva correttamente la senatrice Rauti - la legge delega sulla riforma fiscale, alla quale, comunque, il Governo sta lavorando, perché non c'era spazio, in primis temporale e in secondo luogo economico, per poter agire. Come sapete, infatti, qualsiasi ipotesi di riforma fiscale che possa abbassare in maniera sensibile il livello di tassazione deve essere ponderata e passare anche per la correttura di bilancio; e di certo non si può fare una riforma in uno stato di emergenza. E nel 2020 avevamo e abbiamo soltanto da lavorare per far ripartire il Paese. L'intenzione del Governo, di qualsiasi Governo, è fare una riforma fiscale. Saremmo meschini se addebitassimo a qualsiasi Governo in carica in questa fase, in questo 2020, il fatto di non aver portato a casa questo progetto. È stato detto che abbiamo salvato le banche. A parte il fatto che con l'espressione «salvare le banche», in realtà, si dovrebbe intendere non salvare i banchieri, ma salvare il tessuto produttivo che sta intorno alle banche; quelle imprese che hanno richiesto affidamenti perché ne hanno bisogno per lavorare e far continuare a lavorare e vivere i loro dipendenti, i banchieri che hanno le loro responsabilità per aver portato le banche in quelle condizioni risponderanno delle loro azioni. Deve, però, pensarci la magistratura, e non noi. Ricordo che noi siamo la parte legislativa di questo sistema. E ricordo - solo per dire quanto questa cosa sia vera - che, mentre il Governo ha salvato recentemente la Banca popolare di Bari, contemporaneamente la magistratura sta istruendo i processi nei confronti dei dirigenti che hanno distrutto quella banca. Apprezzo con piacere quanto detto dal senatore Monti in merito alla definizione del recovery fund come migliore strumento e maggiore fonte di preoccupazione allo stesso tempo. Questo ci deve portare a capire che l'utilizzo che ne faremo e il sostegno che daremo a questo Governo - ciascuno per la propria parte, tutte le forze politiche presenti in Parlamento - saranno fondamentali per lavorare al meglio, e non solo per non sprecare la pioggia di miliardi che arriverà, ma anche per utilizzarla in maniera efficace ed efficiente, perché davvero credo che sia la nostra ultima possibilità di recupero. Siccome partiamo da un livello di debito superiore rispetto agli altri Paesi, dobbiamo sfruttare al massimo questa possibilità, non sprecando neanche un centesimo. Certo, questo sarà difficile per un Paese in cui i costi di costruzione sono significativamente più alti rispetto al resto dell'Unione europea. Non mi riferisco solo ai costi di costruzione di strade, ferrovie o altri lavori importanti, che nel caso dell'Italia - come sappiamo - sono tre volte superiori a quelli francesi e quasi quattro volte superiori a quelli spagnoli, ma anche ai costi minori. Ricordo che, quando un paio di anni fa venne a trovarci l'assessore ai lavori pubblici di Bilbao e venne a sapere il costo delle nostre rotonde, ci fece presente che da loro, a Bilbao, costavano circa quattro volte di meno, confermando quei livelli di costo. Ciò vuol dire che sia ai livelli alti che a quelli bassi ci sono problemi del genere che vanno risolti. Il cambiamento del Paese dipende da noi, da tutti noi, a tutti i livelli, e non è solo il Governo che deve finanziarsi con la lotta all'evasione, che ricordiamo essere pari a circa 100 miliardi di euro. Dobbiamo lavorare tutti su quel fronte. Secondo un appunto fatto dal senatore Ferro, il worst-case presente nella NADEF non sarebbe un vero worst-case . Qui dobbiamo fare una differenza fra l'azienda e lo Stato. Il worst-case scenario per un'azienda che effettua una scelta di investimento è diverso da quello dello Stato, perché non c'è mai limite al peggio, ma non per questo si deve andare a ipotizzare la catastrofe in uno scenario, altrimenti non basteranno tutti i soldi del mondo. Quindi, la migliore delle cose da fare è ipotizzare sì uno scenario peggiorativo, ma con un livello di probabilità estrema; non si può considerare tutto. Concordo però con una cosa: c'è bisogno di tutti e proprio per questo dobbiamo tutti cominciare a fornire supporto al Paese, partendo dal nostro piccolo qui in Senato. Se vogliamo che i nostri e i vostri provvedimenti siano accettati, allora cominciamo a lavorare insieme qui dentro, indipendentemente dal Governo. Faccio un esempio, forse banale, ma - se ci pensate - è vero: riduciamo il numero degli emendamenti presentati sui provvedimenti in esame, altrimenti non riusciamo a lavorare tutti insieme e a portare a casa gli emendamenti con soddisfazione di tutti. Sono stati presentati 2.672 emendamenti, il 23 per cento dei quali - quasi un quarto, giusto per ricordarlo al senatore Ferro - è stato presentato da Forza Italia; questo non permette a nessuno di lavorare in maniera adeguata. E non è una critica a Forza Italia, perché tutti noi abbiamo presentato un numero elevato di emendamenti. Dovremmo riuscire a essere più sul punto, in maniera tale da lavorare veramente su quello che interessa al Paese. Se vogliamo cooperare, cerchiamo di combatterci politicamente sui dati di fatto e non utilizziamo il nostro tempo e il nostro fiato per smontare le fake news . Ricorderete che ieri il presidente Perilli ha dovuto riorganizzare il suo intervento per rispondere alle false notizie date dal senatore Salvini. È stato detto - ad esempio - che c'è stato un aumento delle tariffe dell'energia, che adesso i cittadini italiani pagheranno. Attenzione: l'aumento delle tariffe dell'energia è dovuto a un andamento del mercato perché, aumentando nuovamente i consumi nel post-Covid, sono aumentati i prezzi di mercato, che si erano abbassati in quella fase, ritornando ai livelli pre-Covid. Se vogliamo essere precisi - ora devo dare dei numeri, cosa che non mi piace fare - dopo i ribassi del secondo trimestre (-18 per cento l'elettricità e -13,5 per cento il gas), continuati anche nel terzo trimestre, con il rafforzamento della ripresa delle attività economiche è arrivato un rimbalzo dei prezzi dell'energia. Ma per quanto riguarda gli effetti sui consumatori, nel 2020 la famiglia tipo beneficerà comunque di un risparmio complessivo di circa 207 euro rispetto al 2019. Nel dettaglio, per l'elettricità -13,2 per cento e per quanto riguarda il gas -12 per cento. Quindi, di fatto, nel 2020 non abbiamo avuto un aumento, ma un risparmio rispetto al 2019. È certamente vero che bisognerà agire sugli oneri di sistema - come diceva il senatore Paragone - ma non dobbiamo andare a dire in giro cose non corrette. È opportuno aprire il mercato dei servizi a una maggiore offerta; in questa maniera i cittadini avranno notevoli benefici diretti. Ricordiamo in merito che abbiamo già attivato il superbonus del 110 per cento, oltre a una tariffa incentivante del Mise. Il superbonus al 110 per cento avrà effetti che andranno ben oltre l'aspetto economico delle famiglie, come sappiamo; inoltre, a proposito di tassazione, non dimentichiamo la cancellazione delle clausole di salvaguardia IVA. Il senatore Pichetto Fratin ha detto che sono previsti pochi investimenti, circa 75 miliardi, se ben ricordo; ha parlato di una cifra esigua, ma ricordo che a legislazione vigente abbiamo altri 150 miliardi; come sempre, il problema di questo Paese non è tanto investirli ma spenderli, andare avanti; inoltre, visto che per 100 milioni di investimento impieghiamo dieci anni, dobbiamo agire in quell'ambito e ridurre i tempi e con il decreto-legge semplificazioni abbiamo dato un primo colpo. Infine, la senatrice Rauti e il senatore Pillon hanno affrontato la questione demografica. Hanno assolutamente ragione: è fondamentale risolvere il problema demografico di supporto alle famiglie, ma non mi pare che per anni la destra abbia fatto qualcosa in merito, anzi. Invece, la legge di bilancio 2020 ha istituito il Fondo assegno universale e servizi alla famiglia; nel 2021 verranno trasferite le risorse dedicate all'erogazione dell'assegno di natalità, il cosiddetto bonus bebè, e il bonus asilo nido e ulteriori risorse saranno indirizzate all'attuazione di interventi in materia di sostegno e valorizzazione della famiglia, nonché di riordino e sistematizzazione delle politiche di sostegno alle famiglie con figli. Persino nel corso dell'emergenza Covid sono state incrementate le risorse dei fondi sociali (Fondo nazionale per la non autosufficienza, Dopo di noi, Fondo politiche della famiglia) con la finalità di rafforzare il sistema degli interventi dei sistemi territoriali dedicati alla famiglia e alla disabilità. Possiamo giustamente avere posizioni politicamente diverse, ma ritengo corretto riportare quello che è stato fatto in questo periodo dal Governo; si tratta di attività che - ripeto - nessuno avrebbe mai pensato di dover gestire in così poco tempo e per le quali il supporto di tutti, anche in questa fase di approvazione dello scostamento di bilancio, è una questione che è di aiuto non al Governo o alla maggioranza, ma all'Italia intera (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Ferrero. FERRERO, relatrice di minoranza . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il verificarsi di una situazione inedita come quella causata dal Covid-19 ha sicuramente provocato scenari economici di difficile previsione. Siamo anche consapevoli che l'ottimismo è una componente fondamentale per cercare di superare al meglio le difficoltà, ma quell'ottimismo non deve trasformarsi in una mancanza di presa di coscienza di quelli che potranno essere gli scenari futuri. La sensazione è che stiamo drammatizzando la situazione sanitaria, provocando paure forse eccessive - mi ricollego al discorso della senatrice Rivolta - e sdrammatizziamo la situazione economica, facendo previsioni troppo rosee sugli indici economici per il 2020 e per i prossimi anni. Nella NADEF il PIL è previsto in discesa al 9 per cento - era all'8 per cento nel DEF e, quindi, è peggiorato di un punto percentuale - ma sappiamo che la stima di settembre dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) prevede addirittura un calo del 10,5 per cento, mentre Confindustria ad ottobre - sono dati acquisiti in sede di audizioni, in particolare dell'Ufficio parlamentare di bilancio - prevede una discesa del 10 per cento. L'Ufficio parlamentare di bilancio è quindi il primo a mettere in guardia su queste stime. Inoltre, la NADEF prevede un aumento del 4 per cento dei contributi sociali nel triennio 2021-2023, ma sconta la mancata stima dell'impatto della decadenza del divieto dei licenziamenti al 31 dicembre 2020, in termini di mancate entrate in contributi e dal lato delle uscite, con riferimento all'eventuale erogazione della Nuova assicurazione sociale per l'impiego (Naspi). Ieri il senatore Renzi ha detto che a gennaio ci sarà una crisi di disoccupazione e, quindi, non lo abbiamo detto noi ma la maggioranza. Tutto ciò non è previsto nella NADEF. Pertanto, colleghi, occorre fare attenzione perché non ho sentito parlare di questo fenomeno, ma gennaio è dietro l'angolo. Ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi dei colleghi, cercandovi la concretezza per cogliere quella collaborazione che a gran voce viene richiesta dalla maggioranza un po' a tutti, ma il problema resta ideologico. Siamo tutti consapevoli delle problematiche e spesso nell'individuarle diciamo le stesse cose: bisogna agire con velocità; questa volta bisogna veramente agire e non perdere questa opportunità pur nella drammaticità della pandemia. (Applausi) . Questi sono i buoni propositi e le parole che scambiamo anche con la maggioranza, ma poi tutto si ferma lì. Purtroppo, prendo atto che sono ricette diverse tra visioni politiche diverse. L'ideologia di sinistra - diciamo così - si riempie la bocca di espressioni come parità di genere, crescita inclusiva, transazione verde, green economy : sono tutte cose importantissime, e non lo nego assolutamente, ma oggi siamo in emergenza economica e c'è bisogno di una spinta seria sul PIL. Il rapporto debito-PIL si attesterà al 158 per cento, ma oggi il Fondo monetario internazionale fa invece una stima del 161 per cento. Allora bisogna far risalire il PIL, quindi il denominatore del rapporto. Purtroppo, il PIL è un numero e ci vuole concretezza: bisogna mettere in moto l'economia. Ma la crescita del PIL si crea dando slancio all'economia reale; l'occupazione si crea se ci sono le aziende che danno lavoro. È una ricetta da noi proposta, ma questa maggioranza sembra essere sorda ad uno shock fiscale. La pressione fiscale nel 2020 è prevista collocarsi al 42,5 per cento e al 42,6 per cento negli anni successivi: questi sono i dati della NADEF. Ma in realtà la pressione fiscale sulle società è tra le più elevate in Europa: si parla addirittura di un 60 per cento. La Banca mondiale dice che il sistema fiscale italiano è inefficiente sia nella gestione dei rimborsi, sia nelle verifiche fiscali. Uno studio dei commercialisti riportato su «Il Sole 24 Ore» calcola che in realtà la pressione fiscale, depurata dal sommerso, arriva a superare il 48 per cento. Le aziende hanno bisogno non di tanti sussidi, ma di non essere tartassate; hanno bisogno di meno burocrazia. Vi rendete conto che le grandi aziende producono in Italia - quando ancora producono in Italia - ma dichiarano i profitti in altri Paesi europei? Vogliamo far rimanere i profitti in Italia? Allora ci deve essere una competitività anche nella tassazione e la competitività dell'Italia si misura anche sulla velocità degli interventi. Tutti i disegni di legge collegati quando vedranno la luce? Quando avranno ricadute reali sui cittadini italiani? Annotati su questa NADEF ci sono tanti disegni di legge e tante belle parole, ma le parole non bastano più: devono tramutarsi in provvedimenti che abbiano effettivamente un impatto strutturale e a lungo termine sull'economia nazionale. Quindi, ci vogliono una profonda revisione del sistema fiscale che riduca la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese (Applausi) ; una semplificazione e una sburocratizzazione vera; inoltre, investimenti strutturali che vadano dalle opere pubbliche al potenziamento dell'istruzione e della ricerca. Abbiamo fatto 100 miliardi di debito e ne abbiamo 84 fermi in cassa: questo è indice di quanto sia macchinoso e complesso il meccanismo. Questi soldi li vogliamo spendere? Noi abbiamo le ricette: medicina territoriale, medici di base, telemedicina, investimenti sull'edilizia sanitaria, sostegno dell' automotive , turismo, ristorazione e commercio, tassazione aziendale. Ascoltateci: noi le ricette concrete le abbiamo. (Applausi) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 15,43) PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate alla relazione ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, nonché di indicare quale proposta di risoluzione relativa alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza intenda accettare. MISIANI, vice ministro dell'economia e delle finanze . Signor Presidente, accogliamo la proposta di risoluzione n. 1 presentata alla Nota di aggiornamento del DEF. Per quanto riguarda la relazione al Parlamento, esprimiamo parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 100 e contrario sulla proposta di risoluzione n. 101. PRESIDENTE . Poiché il Governo ha dichiarato di accettare la proposta di risoluzione n. 1, a firma dei senatori Marcucci, Perilli, De Petris, Faraone e Unterberger, decorre da questo momento il termine di trenta minuti per la presentazione di eventuali emendamenti ad essa riferiti. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza ha il merito di cercare un equilibrio tra prospettive di breve e di lungo termine, ponendo le politiche espansive in relazione alla sostenibilità del debito attraverso un percorso costante di riduzione del deficit nominale e del rapporto debito-PIL; un tema di cui non si parla molto, ma che invece è di importanza fondamentale per un Paese che non potrà contare per sempre sull'attivismo della BCE sui mercati. È anche una questione di carattere morale verso le future generazioni, alle quali va lasciata un'economia non schiacciata dal macigno di un debito ancora più grande di quello che noi abbiamo ereditato. Allo stesso tempo è apprezzabile che le stime vengano fatte seguendo un principio prudenziale, senza, cioè, tenere in considerazione l'effetto delle riforme in cantiere. Pur tuttavia, la bontà di tali previsioni si scontra oggi con una grande incognita, che si chiama andamento della pandemia. Non sappiamo cosa succederà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane in Italia, in casa nostra; ma non sappiamo neanche cosa succederà a livello internazionale, e soprattutto quali saranno le misure restrittive che verranno prese nel mondo per contrastare la diffusione del virus. Non è una questione di poco conto per tutti quei settori economici che prima del Covid avevano la principale fonte di redditività nelle esportazioni; un grande punto di domanda a cui nessuno può fornire oggi delle risposte, se non attraverso maggior raccordo sulle politiche di prevenzione a livello europeo. Quello che invece dobbiamo puntare a governare è l'andamento del mercato interno, partendo dal presupposto che politiche per contrastare la diffusione del virus e politiche per il rilancio economico di questo Paese sono due facce della stessa medaglia. Per questo, più che di nuove restrizioni, abbiamo bisogno di maggiori controlli, di fare continui appelli al senso civico, spiegando sempre che le sorti delle persone più fragili, dei nostri anziani, delle imprese, dei posti di lavoro passano dal comportamento di ciascuno di noi. Per questo, adesso dobbiamo concentrare gli aiuti su quei settori più esposti all'andamento della curva epidemica e all'introduzione di nuove restrizioni. Oggi, con il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri tutta l'economia che ruota attorno a matrimoni, viaggi d'istruzione, bar, attività di ristorazione con le chiusure anticipate, e a tutto l'indotto dello sport dilettantistico, è fortemente danneggiata. A ciò si sommano i problemi del turismo, della cultura, del commercio al dettaglio: quei settori che, fino a quando non sarà sconfitto il coronavirus, vivranno sulla soglia di galleggiamento. Per questo dobbiamo archiviare la stagione del cura Italia, l'ora giusta degli aiuti a pioggia, perché allora non si capiva ancora come si sarebbero sviluppate le conseguenze di questo virus non conosciuto. Adesso sappiamo in modo migliore dove sono soprattutto i problemi economici e, quindi, dobbiamo mirare gli interventi e concentrarci su quei settori che, da gennaio, possono far esplodere la questione occupazionale. È una delle più grandi preoccupazioni a livello economico, la questione occupazionale, una volta terminati gli interventi su cassa integrazione e ammortizzatori sociali fin qui adottati. Dobbiamo agire con la consapevolezza che qui è in gioco la coesione sociale. Quello che voglio dire è che, nella legge di bilancio, lo sforzo di prospettiva non deve far perdere di vista le necessità immediate e concrete, riflettendo in questo lo schema e lo spirito della Nota di aggiornamento in esame, in cui breve e lungo termine, visione e concretezza hanno la stessa attenzione e importanza. È un punto dirimente, come lo è quello sulla crescita, a cominciare dalla riduzione del costo del lavoro, per rafforzare il potere d'acquisto delle famiglie, e dalla riforma del fisco, che generi una maggiore equità sociale, per poi arrivare alla crescita alimentata dall'aumento degli investimenti, pubblici e privati, anche in conseguenza degli ingenti mezzi che ci perverranno dall'Unione europea. Se però davvero vogliamo che l'Italia produca una crescita in grado di rafforzare il rimbalzo del PIL nei prossimi due anni, dobbiamo vincere soprattutto una partita: quella contro la burocrazia, per migliorare efficacia ed efficienza della pubblica amministrazione. Solo con una pubblica amministrazione attrezzata, preparata e veloce sarà possibile avviare tutti quegli investimenti necessari per garantire la crescita auspicata, ma anche indispensabile. Come ha ricordato il ministro Gualtieri in Commissione, serve un miglioramento della capacità di spesa e di programmazione della pubblica amministrazione, ma anche un costante sfoltimento delle norme e delle procedure e un nuovo patto col sistema bancario, per scongiurare una prematura stretta al credito. Occorre intervenire velocemente su questi elementi di sistema, andare avanti col percorso intrapreso con il decreto semplificazioni, superare agilmente le criticità che stanno emergendo sull'applicazione delle misure pilastro, come quella che riguarda il superbonus al 110 per cento. Serve però anche un terzo elemento, che faccia da anello di congiunzione tra fisco e pubblica amministrazione, ossia la riforma della giustizia, che - come sappiamo tutti - costa ogni anno all'Italia un punto di PIL e costituisce il principale elemento ostativo agli investimenti stranieri, di cui abbiamo forte bisogno. Riforme radicali in questi settori sarebbero il più grande moltiplicatore economico che il Paese abbia mai visto, per darci una base forte, in grado di reggere l'urto della pandemia, e soprattutto in grado di raggiungere quegli obiettivi di crescita e di sostenibilità del debito, di cui parlavo in precedenza. Anche per questo serve, nei prossimi mesi, un grande investimento sui giovani del Paese. I giovani sono uno straordinario giacimento di competenze, di energie e di visioni innovative, che devono essere liberate. Sono loro che soffrono di più in questa pandemia e lo vediamo anche guardando ai numeri del mercato del lavoro. Anche se fino adesso ha tenuto, vediamo che la disoccupazione giovanile sta aumentando. I giovani devono essere messi al centro del processo per la modernizzazione di un sistema, che presto avranno il compito di guidare e di portare avanti, in un Paese che, tra quindici anni, avrà il problema di tre milioni di persone in meno nell'attività lavorativa. Signor Presidente, concludo ribadendo quello che abbiamo detto ieri sul recovery fund : sappiamo che la strada non sarà per niente semplice, che ci saranno delle difficoltà e che la riuscita dell'operazione passa dalle riforme di sistema che richiedono grande coraggio e grande decisione, ma la strada intrapresa dal Governo è quella giusta. Per queste ragioni, voteremo a favore della Nota di aggiornamento ed esprimeremo un voto favorevole alla risoluzione presentata dalla maggioranza. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, come accade tutte le volte che in una seduta del Senato interviene il senatore Salvini, siamo abituati, quasi rassegnati, ad ascoltare il lungo elenco delle questioni che non vanno nel Paese. Signor Presidente, devo dire che ormai mi sono anche quasi abituato a fare un giochetto, ovvero andare a verificare, dopo l'intervento, se ha dimenticato qualcosa. Quindi, mi ripasso l'intervento e ascolto le singole lagnanze su tutto quello che nel Paese non va. Devo dire che è bravo, Presidente, perché non ne dimentica una, nel senso che tutto l'intervento è stato fatto elencandole tutte, un po' come il cahier de doléances della Rivoluzione francese, contenente tutte le lamentele che venivano rivolte al Parlamento prima della Rivoluzione; anche un po' come una sorta di "Onda Verde" sul traffico e quindi su tutte le criticità degli spostamenti e delle automobili. Dalla camicia verde è passato all'onda verde. Accanto a lui, che è ormai l'Al Bano della politica italiana, c'è la Romina, che è la Meloni: anche lei ogni mattina ci diletta con i suoi comunicati stampa nell'elenco delle lagnanze e delle cose che non vanno. Stamattina ho letto il comunicato in cui veniva indicato il tema vero dei ristoratori che sono penalizzati da questa crisi dei bar, delle palestre e delle attività sportive, che tra l'altro con la chiusura dovuta al coronavirus e con la stagione invernale alle porte, quindi con maggiori difficoltà, avranno sicuramente bisogno di altro sostegno da parte dello Stato; c'è poi l'industria del matrimonio e del catering ; le gite scolastiche; le agenzie di viaggio e gli alberghi in genere. È un lungo elenco che credo in quest'Aula nessuno possa dire di non condividere, perché oggettivamente, a seguito della pandemia, ci sono alcuni settori e alcune categorie dell'economia del nostro Paese che stanno risentendo più pesantemente della crisi ed è quindi necessario intervenire. Poi naturalmente Salvini ci ha ricordato anche gli alluvionati del Nord-Ovest, su cui vi è necessità di intervento: tutte cose vere. Da parte nostra, così come credo da parte tutti i senatori, vi è assoluta condivisione dell'elenco puntato e dettagliato che ha fatto il senatore e che ripete costantemente. Poi ha chiuso l'intervento con una sorta di dichiarazione nei confronti del Presidente del Consiglio di un amore mancato e non ricambiato: «telefonami, perché se tu mi telefonassi, probabilmente potrei risponderti e potrei anche darti dei suggerimenti su cosa fare». Ha detto che non lo ascoltano. Quando viene a mancare il filo del dialogo fra la maggioranza e l'opposizione, stare lì a cercare il responsabile mi sembrerebbe un po' un errore, perché magari le responsabilità sono reciproche, però so una cosa, Presidente: rispetto ai due voti che ci apprestiamo ad esprimere in quest'Aula, ce n'è uno che è abbastanza complesso ed è un voto che secondo me dovremmo avere la forza, se proprio non riusciamo a trovare l'unità nei contenuti, di trasformare in una sorta di voto tecnico. Mi riferisco allo scostamento, su cui c'è la necessità di una maggioranza qualificata. Non c'è una maggioranza che è senza i numeri, e lo dimostreremo anche oggi, ma c'è una condizione oggettiva di difficoltà legata ad una pandemia che ha colpito anche dei colleghi. Noi abbiamo dovuto fare i salti mortali per far sì che tutti fossero presenti e credo che questa occasione (è un ulteriore appello che faccio a tutte le forze dell'opposizione) e questa condizione particolare potrebbe spingere il Parlamento a tracciare il primo segnale di unità e di collaborazione. Ciò non vuol dire far parte della maggioranza, non vuol dire condividere responsabilità, ma vuol dire soltanto che di fronte ad una divisione che c'è nel Paese, si fanno però prevalere le necessità dell'Italia e del Parlamento di riuscire a trovare numeri su una maggioranza qualificata che altrimenti rischierebbe di venir meno. Per cui l'appello che faccio è: non limitatevi all'elenco delle cose che non vanno, ma partecipate insieme a noi al voto sulla risoluzione, perché caro Salvini e cara Meloni, se non ci fosse la maggioranza che qui si organizza con i senatori fatti venire anche febbricitanti, con tamponi negativi (ci tengo a sottolinearlo), tutto quell'elenco delle cose che ci avete raccontato non troverebbe soluzione, perché non ci sarebbero le risorse economiche per sostenere tutte quelle categorie che ci hanno detto essere in difficoltà. Per cui l'appello ulteriore che faccio all'opposizione è, almeno sullo scostamento, di votare insieme; poi sulla NADEF, che è il provvedimento politico per eccellenza, ci divideremo un'altra volta. Ma io credo che questo appello debba essere raccolto, così come credo che questa necessaria collaborazione istituzionale ci renderebbe più forti anche in Europa, Presidente. Sono contento che anche Bagnai, che forse parlerà dopo di me, si sia convertito all'europeismo; lui dirà che l'Europa si è convertita al leghismo e io glielo lascerò anche dire, ma mi fa piacere che sia avvenuta questa conversione da parte della Lega. È rimasto solo l' highlander Paragone ormai a parlare male dell'Europa e a mio parere questo è un valore. Oggi abbiamo letto anche di Giorgetti che parlava di populisti e popolari che diventano popolaristi, con salti diciamo dialettici che comunque non ledono la sostanza. Finalmente il Paese riconosce il ruolo indispensabile e fondamentale dell'Europa che è la cosa che più conta. È però necessario, Presidente, che il Paese sia forte in Europa. Lo dico perché noi ci crogioliamo e siamo felici, ad esempio, per la possibilità di intervenire sugli aiuti di Stato. Dopodiché, però, se andiamo a vedere chi ne beneficia maggiormente vediamo che si tratta dei Paesi più forti, quelli che hanno un'economia che consente loro di sostenere le aziende in maggiore difficoltà e quindi il divario fra economie più deboli e più forti dei Paesi europei si accresce. Su tremila miliardi di risorse autorizzate per gli aiuti di Stato, il 52,7 per cento è andato alla Germania e il 15,2 all'Italia. Il nostro Paese si è scontrato con i cosiddetti Paesi frugali per le risorse del recovery fund e ci apprestiamo ad uno scontro anche con i Paesi ex amici di Bagnai che sono guidati da Orban sostanzialmente sul tema dei diritti che devono essere legati ai finanziamenti. Davanti a tutte queste sfide credo vi sia la necessità di avere un'Italia forte che, riconoscendo il ruolo importante dell'Europa, si confronti con gli altri Paesi per accrescere il suo ruolo. Siamo contenti, Presidente, di aver ricevuto queste risorse economiche: 209 miliardi sono tanti. È la prima volta nella storia, però, che l'Italia percepisce più di quanto dà all'Europa e io vorrei che questo fenomeno fosse legato soltanto alla crisi pandemica e non ad una condizione strutturale per il nostro Paese che verrebbe così condannato ad una condizione di difficoltà e di debolezza, diventando quasi una Nazione obiettivo. Per evitare tutto questo abbiamo il dovere, Presidente, di utilizzare quelle risorse al meglio, perché bisogna uscire celermente da questa condizione di difficoltà anche rispetto agli altri Paesi europei che sono più forti. Quindi è decisivo capire non solo come spendere le risorse, ma soprattutto come investirle. Abbiamo il dovere di sostenere i progetti più importanti e di accompagnarli oltre che con risorse economiche anche con riforme strutturali. Si è fatto riferimento alla riforma della giustizia e alla sburocratizzazione, tutte riforme necessarie affinché quelle risorse si spendano e si spendano bene. Altre risorse devono essere destinate alle politiche attive per il lavoro. Per una fase abbiamo sostenuto esclusivamente quelle passive come la cassa integrazione, abbiamo impedito la disoccupazione e la possibilità di licenziare, giustamente. Il problema è che ora la fase è cambiata. Quando scopriremo il vaccino, non migliorerà la situazione economica. Quando avremo scoperto il vaccino, non potremo dire che il Paese sarà uscito dall'emergenza economica, anzi, sarà una fase ancora più complicata e delicata, dunque bisogna intervenire in questa direzione per creare lavoro. Bisogna sostenere le imprese sulla formazione e sull'innovazione perché la nostra economia cambierà. Bisogna accompagnare le imprese ad una conversione occupazionale e di mission , così come bisognerà intervenire sulle infrastrutture, il Ponte o qualunque collegamento che resti, che ritengo siano indispensabili per creare ricchezza. Dobbiamo pensare che investiamo 54 miliardi di euro in tre anni per reddito cittadinanza e quota 100, mentre il Ponte costa 4 miliardi, ma crea ricchezza che resta perché dà al nostro Paese una centralità che costruisce ulteriore economia. Ci rendiamo conto, quindi, di quale è la spesa produttiva e di quale rischia di essere una spesa di assistenza che non genera ricchezza futura. Concludo dicendo che bisognerà sostenere, come penso il Governo farà, i più fragili e i più penalizzati da questa pandemia, che sono le persone con disabilità, gli anziani e anche gli studenti che hanno avuto difficoltà nella formazione e dico, infine, che dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti che vengono messi a disposizione. L'idea che l'Italia si rassegni a prendere 5 miliardi di euro, che sono le risorse che perderemmo in dieci anni non utilizzando il MES, non riesco a tollerarla. Con 5 miliardi di euro in questo Paese si potrebbe fare tanto: eliminare le file per i tamponi, eliminare il fatto che ci siano medici di base che dicono che hanno disponibili 30 vaccini con 300 richieste; potremmo intervenire sulle specializzazioni mediche. Perché questi 5 miliardi di risparmio che potremmo avere... ( Il microfono si disattiva automaticamente ). PRESIDENTE. La pregherei di concludere perché ha sforato abbondantemente il tempo a sua disposizione e per non sollecitare la sensibilità oraria del senatore Marcucci. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, concludo dicendo che Italia Viva voterà a favore perché crede nelle politiche espansive messe in atto dall'Unione europea e perché sappiamo che questo Paese sarà nelle condizioni di utilizzare al meglio queste risorse, soprattutto per dare una mano alle nuove generazioni, che sono quelle che ce le stanno prestando. ( Applausi ). CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, affrontiamo questo tema legato alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza descrivendo la situazione certamente difficile che stanno attraversando il nostro Paese e la nostra economia ed evidenziando chiaramente come le misure messe in campo dal Governo, potenza di fuoco secondo il nostro Presidente del Consiglio, si siano rivelate insufficienti. Il Governo e la maggioranza, infatti, hanno scelto di seguire la strada più semplice - io la definirei una scorciatoia - degli aiuti a pioggia, con un impatto limitato nel tempo e senza nessuna visione politica di medio e lungo periodo per quanto riguarda lo sviluppo del Paese. È evidente che questa volta con questa Nota abbiamo un vantaggio rispetto agli anni precedenti: grazie alla pandemia abbiamo eliminato tutte le clausole di salvaguardia che hanno sempre condizionato pesantemente, come un macigno, l'approvazione di questo Documento e del bilancio dello Stato. Rispetto a questo tema, ci può essere una maggiore serenità per quanto riguarda l'approccio alla legge di bilancio, che è in itinere e di cui, tra qualche giorno, si inizierà a parlare, ma noi mettiamo sempre al centro del nostro volere politico ciò che abbiamo sempre detto e, cioè, che è stato giusto tutelare e risarcire i redditi e l'occupazione perché in questa fase serviva anche questo, ma con i 100 miliardi che il Governo e la maggioranza hanno avuto a disposizione era necessario e doveroso impostare anche una strategia di rilancio dell'economia italiana. Signor Presidente, ieri ho apprezzato alcuni interventi anche di colleghi di maggioranza. Il senatore Pittella ha fatto riferimento al ritorno del Patto di stabilità e, quindi, era in qualche modo molto preoccupato. Senatore, condividiamo questa sua preoccupazione. A tale riguardo, infatti, diciamo che sarà necessario un ritorno graduale a questo sistema: bisogna ritardarlo, perché addirittura l'Europa già pensa che con la prossima primavera o con la prossima estate si possa tornare alla rigidità che c'è sempre stata. Questo, però, non sarà possibile evidentemente, perché in un contesto di incertezza, con una ripresa così disomogenea, come ci hanno detto anche i rappresentanti del Governo che si sono succeduti in questa discussione, non si possono minare tutti gli sforzi che in questi mesi sono stati fatti. Una domanda del resto sorge spontanea: come riuscirà l'Italia a far fronte al debito pubblico che è schizzato ulteriormente, raggiungendo percentuali ormai vicine al 160 per cento? Tornando alla Nota di aggiornamento del DEF è una sorta di libro dei sogni, visto che all'interno sono inseriti ben 22 disegni di legge collegati, che tra l'altro erano presenti in gran parte anche nella Nota di aggiornamento del DEF dello scorso anno e addirittura in quella dell'anno precedente riferita al 2018. Annunciate quindi cose da fare in mezzo a tante altre che avete già annunciato, come dimostrano le decine, addirittura le centinaia di decreti attuativi che ancora aspettano di vedere la luce dopo l'approvazione dei decreti riferiti al post-Covid. Ci sono poi cose anche abbastanza bizzarre in questa Nota di aggiornamento. Voglio ricordare l'introduzione del salario minimo, fine certamente nobile, ma, prima di chiederlo ai datori di lavoro privati, che stanno in qualche modo soffrendo rispetto all'emergenza sanitaria ed economica che c'è stata, iniziate ad adeguare gli stipendi dei dipendenti pubblici, in particolare delle Forze dell'ordine e degli insegnanti, che percepiscono paghe ridicole dallo Stato che, in questo caso, è il loro datore di lavoro. Non voglio parlare poi della delega alla riforma fiscale. Lo scorso anno annunciavate la riduzione del cuneo fiscale; quest'anno ci provate, anzi, rilanciate su questo tema. Leggiamo poi numeri che sinceramente disorientano anche un po'. Nella Nota di aggiornamento si dice, infatti, che il PIL calerà del 9 per cento, anzi no, del 10,5 per cento, se la pandemia peggiorerà. Si dice, ancora, che nel 2021 ci sarà un balzo del 6 per cento, anzi no, dell'1,8 per cento, anche in questo caso se ci sarà un peggioramento della pandemia. In ogni caso, numeri a parte, mai come ora nella storia del Paese ci sarebbe bisogno di un Governo stabile, capace di guidare i processi di sviluppo dell'Italia. Come ho detto, questo è un libro dei sogni, una sequenza di numeri che alzano le previsioni positive e, quando serve, abbassano quelle negative. Che dire poi dei fondi del recovery plan ? Come pensate che qualcuno possa credere che voi abbiate la capacità di spendere queste risorse in una visione di insieme, dopo che avete utilizzato 100 miliardi - con le forze politiche di minoranza che, tra l'altro, hanno in qualche modo autorizzato questi scostamenti nei mesi precedenti - e sperperato gran parte di queste risorse attraverso l'assistenzialismo, le mancette e le regalie varie? Ad oggi non riusciamo a vedere un effetto tangibile di quanto vi vantate di avere fatto per il Paese. La tanto annunciata potenza di fuoco, di cui ha parlato il presidente Conte nei mesi scorsi, si è ridotta ad una candela consumata, tra l'altro anche molto velocemente. Siete comunque stati bravi e capaci di impartire ordini. Dite agli italiani che devono fare attività motoria con le mascherine e che possono correre anche senza; che possono andare ai matrimoni con 30 invitati e indicate perfino quante persone possono entrare nelle nostre abitazioni private. Siete capaci di scatenare contro gli italiani i droni, gli elicotteri, chiamando anche i vicini di casa nostra a fare da delatori. Guai a non rispettare le distanze, a non rispettare le regole, ma poi consentite tutti i giorni a decine di imbarcazioni di approdare indisturbate sulle coste di Lampedusa trasportando centinaia di immigrati ammassati. Chiaramente in questo caso le distanze non servono a nessuno. Ci sono poi i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, l'ultimo di ieri l'altro, che ci si dice servono per proteggere la salute di tutti noi. Noi ci poniamo allora una domanda. In queste settimane in tutti i Comuni italiani il trasporto pubblico locale è al collasso e i nostri figli viaggiano ammassati sugli autobus. E non vi è soluzione, perché, in questo caso, il Governo non ha voluto trasferire somme agli enti locali per il trasporto pubblico locale, forse perché pensava di risolvere un problema così annoso e importante attraverso l'uso delle biciclette o dei monopattini. Colleghi, vi diciamo una cosa. Secondo me, il Governo teme il documento oggi in discussione più di quanto lo possa temere il centrodestra. Tuttavia, se noi dell'opposizione lo temiamo per quello che c'è o non c'è scritto, voi invece lo temete perché pensate di non avere oggi i numeri per votare ed essere autorizzati a questo ulteriore scostamento. Non sappiamo come andrà a finire, perché non abbiamo la sfera di cristallo, ma se anche riuscirete, per un pugno di voti, a strappare oggi l'approvazione del documento, dovete accettare la verità dei fatti di non avere più la forza di andare avanti, né il sostegno del Paese, che non ha mai votato questa coalizione innaturale, nata solo per ostacolare il centrodestra, che è la vera maggioranza di questo Paese. Provate pure a fare appello, come ho sentito fare oggi dal collega Paragone e da tanti altri colleghi, al nostro senso di responsabilità che chiedete a noi ma che voi mai avete dimostrato in tutti questi mesi, con la bocciatura di tutte le proposte che i nostri leader e i Gruppi parlamentari hanno presentato. Sicuramente potrete far breccia su qualcuno per raggranellare qualche voto sparso qua e là, ma state certi che non potrete contare su Fratelli d'Italia perché noi non daremo mai un voto e il sostegno a questo Governo. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, voteremo convintamente a favore delle proposte di risoluzione presentate dalla maggioranza. La NADEF evidenzia in modo eclatante la straordinarietà della fase: 100 miliardi di euro di indebitamento e la gestione dell'emergenza. Colleghi, ho ascoltato con attenzione il dibattito e devo dire che, forse per una mia predisposizione, ho riscontrato in qualche parte degli interventi di membri dell'opposizione un qualche atteggiamento diverso. Vorrei provare a proporvi una lettura che ci consenta di riconoscerci insieme, almeno per quanto riguarda l'emergenza. Ho sentito diversi colleghi dire sia ieri, che oggi che delle cose fatte e dei 100 miliardi di euro non si è vista traccia. Colleghi, sul Governo si può avere il giudizio politico che si ritiene, come è giusto e legittimo che sia, ma davvero possiamo pensare che non si sia vista traccia di tutto ciò? Mi riferisco alla cassa integrazione e agli interventi straordinari (non ancora pienamente soddisfatti per la cassa integrazione). Guardate che l'obiettivo primario - vorrei che su questo ragionassimo e ragionaste - degli interventi contenuti nei vari decreti, a partire dal decreto cura Italia al decreto liquidità al decreto rilancio e infine al decreto agosto, era quello di impedire o di evitare che all'emergenza sanitaria drammatica si saldasse un'emergenza sociale fuori controllo. Da questo punto di vista, colleghi e colleghe, non si può non vedere che, anche se non interamente, nella sostanza però questo obiettivo è stato realizzato. È un dato oggettivo e non capisco perché dobbiamo insistere, certamente per il posizionamento politico, ma mi chiedo a cosa serva. Venendo al secondo elemento, molti colleghi ci hanno detto che la Nota di aggiornamento è il libro dei sogni, che le previsioni sono aleatorie, ma c'è qualcuno nel mondo che sia in grado di fare previsioni certe su quello che accadrà nei prossimi tre anni in questo mondo, nell'intero pianeta? C'è qualcuno qui che è in grado di alzarsi e di dirlo? Non c'è organismo internazionale che non metta al centro del ragionamento il tema della pandemia e dei rischi che la ripresa della pandemia propone sull'economia. Vorrei anche ricordare che perfino il Fondo monetario internazionale ha detto che le esperienze che ci stanno alle spalle sui lockdown non hanno prodotto un danno all'economia, anzi forse - basta guardare l'Inghilterra - da questo punto di vista qualche altro Paese potrà avere dei ripensamenti, come anche gli Stati Uniti, magari dopo il 3 novembre. Ora chiederei di fare uno sforzo per non sottovalutare la fase in cui siamo, che è una fase difficile, colleghi e colleghe, non scontata. In tutti i Paesi è aperta una discussione e vedete le difficoltà dei Governi, sia di quello inglese, sia di quello francese, sia di quello spagnolo, a dare risposte a questa ripresa del Covid, che non va sottovalutata. Non ho mai usato aggettivi superlativi in relazione alla gestione del Covid e continuo ad evitarlo. Sono preoccupato perché c'è una novità in Italia che riguarda la diffusione in tutto il Paese del Covid, con caratteristiche del sistema sanitario oggettivamente diverse. Del resto, sono anni che parliamo delle distanze anche abissali tra il Servizio sanitario del Nord e quello del Sud. Il vero problema, quindi, sarà come prenderemo in carico oggi, non fra cinque anni, i pazienti sul territorio, per evitare di portare i pazienti nelle terapie intensive. Questo è il vero problema. Forse mi viene da dire, per fare una provocazione, che sarà il caso di pensare a delle case della salute temporanee per prendere in carico nel territorio al Nord e al Sud i pazienti (Applausi) , ma non possiamo sottovalutare questa situazione. Potete dire che è il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ma sono gli italiani che prendono atto che la situazione sta peggiorando e reagiscono oggettivamente con paura. Dunque, il richiamo a lavorare insieme, dunque, non è una richiesta di corresponsabilità, come ho sentito dire ieri in relazione magari alla preoccupazione che non si raggiungano gli obiettivi che ci stiamo proponendo. No. È un tentativo, è uno sforzo che dobbiamo fare tutti per provare a tenere questo Paese e a dargli una prospettiva. Da questo punto di vista, la NADEF propone un doppio passaggio. Colleghi, abbiamo cominciato a ombrello ed era giusto ed inevitabile, perché non conoscevamo esattamente le condizioni, ma oggi abbiamo dei dati nuovi. La manifattura ha reagito meglio, molto meglio. I nostri problemi, in primo luogo, sono sui servizi. In primo luogo sul turismo, sulla ristorazione sul commercio, sulle fiere, su questi servizi dobbiamo continuare a fare interventi di emergenza. Lo chiamate assistenzialismo? No. Essi sono mirati a tenere aperte le imprese, a tenerle in piedi e a costruire un ponte in un processo di cambiamento. Dunque, da una parte, dovremo continuare queste politiche e, dall'altra, fare quel salto di qualità che è indispensabile. Discutiamo, allora, di questo salto di qualità. Noi dobbiamo cominciare, con il bilancio, a investire strategicamente, con le risorse del recovery fund , sull'avvio di un processo per un nuovo modello di sviluppo e un nuovo modello sociale. Dobbiamo investire sulle periferie, le diverse periferie, territoriali e sociali, sul Sud in primo luogo, ma anche sulle aree interne. E dobbiamo investire sul Sud e sulle aree interne, in primo luogo per disegnare quel nuovo modello di sviluppo, quella transizione ecologica dell'economia. Ma questa, colleghi, è una sfida che possiamo portare avanti insieme anche laddove non riconoscessimo la stessa identica impostazione sulle risoluzioni. Qualcuno ha ricordato il Piano Marshall, Togliatti, De Gasperi, Nenni, quella fase storica. Guardate che ci trovavamo nel più duro scontro ideologico. Nessuno risparmiava nessuno. C'era chi mangiava i bambini e c'era chi denunciava chi mangiava i bambini, ma c'era la capacità di vedere avanti e di trovarsi su alcuni punti di fondo. Questa è la politica. La politica non è l'elenco di ciò che non va. La politica non è distruggere ciò che c'è. La politica è costruire il progetto, almeno mettersi insieme per un pezzo di strada. (Applausi) . Non vi chiediamo corresponsabilità. Vi chiediamo di provarci, sapendo quant'è difficile, dovendo fare le riforme, dure e impegnative: quella fiscale, quella della pubblica amministrazione. O facciamo questo passo, però, oppure, diversamente, ciò che non faremo sarà svolgere la funzione per cui i cittadini italiani ci hanno eletto e portato qui. (Applausi) . MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, il voto di oggi sullo scostamento di bilancio e sul NADEF quest'anno, davvero e al di là di ogni retorica, come abbiamo sentito nella discussione, rivestono un'importanza straordinaria, decisiva, per il Paese, per gli italiani e per il loro futuro. Noi dobbiamo far fronte, come i dati di oggi sembrano confermare, alla pesantissima crisi provocata dalla pandemia; occuparci e farci carico dei suoi effetti sulla vita concreta delle persone, delle famiglie e delle imprese. Allo stesso tempo dobbiamo investire sulla ripresa e progettare il futuro, avviando una stagione di riforme necessarie non solo per superare i problemi prodotti dall'emergenza pandemica, ma anche, se non soprattutto, per superare quei limiti che, ben prima del Covid, hanno rallentato la nostra economia. Oggi questo è possibile, perché per affrontare questa sfida il Paese ha l'opportunità storica di poter contare sugli strumenti straordinari che l'Europa sta mettendo in campo, come il recovery fund , o che ha già messo in campo, come le risorse destinate alla ricerca o ad affrontare la disoccupazione finanziando gli ammortizzatori sociali. Risorse per cui questo Governo si è battuto in Europa e che abbiamo ottenuto con uno sforzo collettivo di tanti Paesi e di tante forze che sono tornate a credere nell'Europa. Si tratta di tante risorse; lo voglio dire senza fare una battuta, ma seriamente. Io credo che sia positivo che chi quelle risorse non le voleva oggi voglia contribuire a spenderle, nell'interesse del Paese. Ma l'utilizzo delle ingenti risorse di cui abbiamo parlato, anche ieri, non può non essere accompagnato da riforme decisive e ineludibili, prima di tutto quella fiscale; una riforma che deve essere equa, ridurre il prelievo e proseguire sulla strada che questo Governo ha intrapreso con il taglio del cuneo fiscale e la riduzione della tassazione per i lavoratori dipendenti. Serve rafforzare la lotta all'evasione fiscale, che non è un accanimento o una fissazione di una sinistra statalista, ma che oggi è necessaria. Oggi i dati dell'Istat ci dicono che il sommerso in questo Paese è pari a 190 miliardi di euro, a cui si aggiungono 19 miliardi prodotti dalle attività illegali. Si tratta di un grande problema; la lotta all'evasione e all'elusione fiscale non è una fissazione. E ancora, serve una riforma radicale della pubblica amministrazione, anche accelerando le norme sulla digitalizzazione previste nel decreto semplificazione e aprendola ai giovani. Riforme quindi da una parte e, dall'altra, il tema delle infrastrutture, del digitale, di reti che accelerino e velocizzino la mobilità. Penso che con questa Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza ci siano le condizioni per rispondere alle tre priorità che non solo il Governo, ma il Paese intero devono affrontare. Prima di tutto abbiamo tutti il dovere di aiutare le persone e le imprese più colpite dalla crisi pandemica. Il dovere delle istituzioni tutte è oggi quello di proteggere chi è in difficoltà e di non lasciare nessuno da solo. Servono le risorse per non interrompere, anche uscendo da una logica emergenziale, il sostegno economico - è grave che qui qualcuno l'abbia definito sperpero - che in questi mesi è stato comunque garantito a tanti, se non a tutti, di fronte alle difficoltà. Serve riformare gli ammortizzatori sociali e il sistema di protezione sociale, per garantire un aiuto a chi non l'ha mai avuto. Fino alle iniziative - non dimentichiamocelo - assunte dal Governo per rispondere alla pandemia: lavoratori autonomi, partite IVA, lavoratori delle piccole imprese non sono mai stati aiutati e noi ora diciamo che non vanno mai più lasciati soli di fronte alle difficoltà, come non sono stati lasciati soli in questi mesi difficili. Serve anche attenzione per continuare a sostenere le imprese, quelle che soffrono di più, quelle dei settori che sono stati più esposti alla crisi. Aiutare le persone oggi significa anche investire sulla sanità, sulla salute e sulla sicurezza dei cittadini; dobbiamo continuare a farlo, investendo, come dice la NADEF, tutte le risorse necessarie. Il secondo obiettivo prioritario è quello di rilanciare l'economia. Servono misure anticicliche come il bonus del 110 per cento, che dovrà essere prorogato oltre la scadenza oggi prevista; servono politiche di coesione territoriale, ma serve soprattutto investire scegliendo una strada. Nella NADEF la scelta c'è: è quella dello sviluppo sostenibile, della green economy, della digitalizzazione e della valorizzazione dei talenti di questo Paese, quelli artistici, naturali e delle donne, del cui contributo c'è assoluta necessità. Prima di tutto, però, serve investire su ricerca, scuola e università, le vere miniere che questo Paese deve saper sfruttare. Il terzo obiettivo, anzi, la terza priorità è forse la meno scontata, ma anche la più necessaria, quella che deve sempre restare nel target di ogni politica che faremo da oggi in avanti. Il punto è che serve un'idea di futuro, sapendo che sbaglia chi pensa o addirittura auspica che il post-Covid ristabilisca o possa ristabilire le condizioni pre-Covid. Non sarà così. In realtà avremo di fronte una transizione dagli esiti non scontati. Questi mesi di pandemia cambieranno, anzi hanno già cambiato il modo di lavorare. Lo smart working spingerà le imprese a riorganizzarsi, la mobilità cambierà; probabilmente cambieranno o stanno già cambiando i tempi e le abitudini di vita, i comportamenti delle persone; le nostre città cambieranno, i centri dedicati ai servizi per i lavoratori degli uffici non reggeranno più come li abbiamo conosciuti. Abbiamo di fronte una transizione che o si subisce o si governa per migliorare la vita delle persone, per farne un'occasione, un'opportunità di vita e di lavoro. Questo è il compito della politica e delle istituzioni, non solo del Governo. Abbiamo di fronte la sfida di saper guardare alla realtà e immaginare e realizzare un futuro migliore per il Paese, in un'Europa che si è riscoperta forte, ha riacquistato il senso di sé e, per molti versi, ha ripreso la strada che i suoi fondatori avevano pensato. È una sfida talmente grande, quella che abbiamo di fronte, che davvero le polemiche sterili e i tentativi di ridurre tutto a un teatrino tra maggioranza e opposizioni sono stucchevoli. Per questo, anche la NADEF non serve al Governo o alla maggioranza, ma al Paese e ai cittadini. Anche le ultime elezioni hanno dato un messaggio chiaro: i cittadini chiedono serietà, affidabilità e responsabilità; hanno premiato tutti i candidati uscenti, per questo. Non c'è la rendita di posizione garantita per chi sa solo agitare i problemi. Oggi, di fronte alla crisi, si chiedono risposte concrete alla politica e alle istituzioni. Anche con l'atto odierno ci assumiamo fino in fondo questa responsabilità, solo nell'interesse degli italiani, e speriamo lo faccia tutto il Parlamento (Applausi) . DAMIANI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, a sei mesi dall'approvazione del Documento di economia e finanza, oggi il Governo porta all'attenzione dell'Assemblea la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, con la revisione dei dati e delle previsioni economiche che a suo tempo erano stati individuati. Era il mese di aprile, quindi eravamo nella prima fase dell'emergenza sanitaria ed economica; da allora ad oggi sicuramente il Paese ha reagito con forza e gli italiani hanno reagito con le loro forze a questa situazione. Oggi guardiamo come sono cambiati i dati economici in questo lasso di tempo, quali sono e qual è la situazione attuale. Abbiamo dati cristallizzati, sui quali oggi costruire una proposta presente e futura per il rilancio del nostro Paese. Se guardiamo con occhi imparziali questi dati e se soprattutto leggiamo le note che ci sono pervenute in tutti questi mesi da parte delle associazioni di categoria e degli enti istituzionali, quindi non di partiti politici, possiamo assolutamente affermare con forza e grande onestà intellettuale che tutti i provvedimenti che in questi mesi sono stati messi in atto dal Governo non hanno sortito nessuno degli effetti positivi sperati per il Paese. Sicuramente l'insuccesso dei vostri provvedimenti è dovuto alla frammentazione: ne avete fatti troppi sin dal primo giorno. Le opposizioni e Forza Italia vi hanno proposto uno scostamento unico di 100 miliardi di euro (Applausi) per scrivere insieme un provvedimento economico che guardasse al presente e alla situazione economica difficile degli italiani, ma soprattutto tracciasse il futuro del nostro Paese e avesse quattro linee guida (famiglie, lavoro, investimenti e, in particolar modo, infrastrutture). Invece il Governo ha rincorso la situazione critica, nel tentativo di mettere pezze a tutti i buchi che si sono presentati in questi mesi. Soprattutto negli ultimi giorni e nelle ultime ore, in un momento così particolare, in cui gli italiani si aspettano provvedimenti a loro favore, cosa fa il Governo (o meglio, una sua parte)? Nomina come presidente di Unicredit un esponente del Partito Democratico della banca più importante. (Applausi) . Invece di pensare agli italiani, si pensa a occupare le banche. E tutto questo passa con il silenzio del MoVimento 5 Stelle, degli alleati che da sempre dell'occupazione delle banche avevano fatto la loro bandiera di opposizione. Troppi sono stati in questi mesi gli interventi spezzatino e quelli assistenzialistici: basti vedere i bonus , che non hanno sortito alcun effetto; o meglio, che non sono mai partiti, come il bonus mobilità o il bonus vacanze, che sono stati assolutamente inutili e hanno sortito un effetto assolutamente contrario. A fronte di queste misure, poco o niente si è fatto invece per gli investimenti, che sono il vero volano e il vero moltiplicatore dell'economia. Dalla NADEF e dai dati - leggiamoli, che sono inconfutabili - possiamo dire che la parte degli investimenti, in rapporto alla spesa che è stata e viene ad essi dedicata, è solo il 5 per cento. Nel 2021 sono previsti soltanto 45 miliardi da dedicare agli investimenti: troppo poco per pensare al rilancio del Paese e alla ripartenza dell'Italia. (Applausi) . Basate invece questa relazione tutta su previsioni ottimistiche, costruite assolutamente sulla sabbia, e si capisce chiaro e tondo che le guardate anche con la chiave di lettura elettorale del prossimo 2023. (Applausi) . Anche l'Ufficio parlamentare di bilancio ci dice chiaramente di guardare con attenzione tali dati, quindi ci mette in guardia soprattutto su questa relazione. Un capitolo importante, non solo per noi, ma anche per gli italiani, riguarda la pressione fiscale. Andiamo a leggere i dati relativi: nel 2019 è salita al 42,4 per cento; nel 2020 al 42,5; nel 2021 al 43. Sembra un paradosso: in un momento difficile per l'economia, il Governo che fa? Aumenta la pressione fiscale. (Applausi) . È un dato, come dicevo, inconfutabile. In questo momento particolare, ancora una volta il Governo che fa? Illude gli italiani, promettendo una riforma fiscale, e addirittura prevede di tagliare detrazioni e deduzioni a molte famiglie italiane, colpendo con l'assegno unico soprattutto quelle del ceto medio. Diciamo di no a queste riforme, perché da sempre siamo i veri fautori della riforma fiscale, mettendovi al centro il quoziente familiare e le famiglie, che sono importanti, per far recuperare quello che dev'essere oggi il valore loro e soprattutto del ceto medio. Una cosa è importante, nel momento in cui si promette una riforma fiscale: ci dev'essere l'eradicazione del pregresso. In queste ore e in questi giorni stanno arrivando agli italiani 8,5 milioni di cartelle esattoriali. (Applausi) . Come fate a promettere riforme fiscali, quando agli italiani oggi chiedete di pagare le tasse, comprese quelle pregresse? Siamo il Paese con la più bassa competitività fiscale. Non di secondo piano è la questione che riguarda tutti i disegni di legge collegati alla NADEF: ne sono previsti 22 nella Nota che adesso presentate; ne erano previsti 19 nella precedente. Quanti di questi disegni di legge collegati hanno visto oggi la luce? Assolutamente nessuno. (Applausi) . Ecco il più grande vizio di questo Governo, che ancora una volta mettiamo in luce. Mi riferisco alla scarsa capacità che avete oggi di passare da annunci eclatanti a provvedimenti efficaci e concreti per il Paese. Per questo e per tanti altri motivi, che in tutti questi mesi abbiamo dichiarato, annunciamo sulla NADEF, quindi sulla revisione delle stime economiche e fiscali, il nostro voto contrario. Passiamo ora al capitolo dello scostamento di bilancio, anch'esso molto importante, perché in quest'Aula ci chiedete oggi un impegno per altri 22 miliardi di debito. In queste ore si sono moltiplicati gli annunci e gli appelli al senso di responsabilità che, da parte del Governo e anche del Presidente del Consiglio, vengono rivolti all'opposizione. Ebbene, lo abbiamo dimostrato sin dal primo giorno di questa emergenza. (Applausi), ma il nostro è un senso di responsabilità nei confronti del Paese e degli italiani. Lì ci siamo manifestati e lo abbiamo manifestato con forza. Purtroppo, ahimè, tutte le richieste e proposte che abbiamo fatto al Governo sono state respinte al mittente; quindi, è diventato un dialogo surreale. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Della nostra esistenza, delle opposizioni e del richiamo alle opposizioni vi ricordate soltanto quando i numeri sono ballerini. Mi dispiace, ma questa volta non caschiamo in alcun inganno. Lo ribadisco: la nostra responsabilità è solo e soltanto nei confronti del Paese e non cambiamo le nostre convinzioni a seconda del momento. Anche il precedente scostamento di bilancio, ahimè, è caduto nel dimenticatoio, nonostante in quel caso ci fosse stato un appello forte dei tre leader dei partiti di opposizione, Berlusconi, Salvini e Meloni ( Applausi) , che hanno fatto proposte concrete al Governo; anche in quell'occasione, sono state sistematicamente cestinate dal Governo. Colleghi, non ci preoccupano i 22 miliardi o il debito, lo abbiamo sempre detto; quello ci che ci preoccupa è la chiarezza che manca in questo provvedimento. Come spenderete i 22 miliardi? Quali provvedimenti verranno adottati in favore degli italiani? Non c'è assolutamente chiarezza. Gli italiani hanno risposto al momento difficile - come dicevo all'inizio - con grande forza e tanta pazienza; ma arriva per tutti il momento in cui la santa pazienza chiede il conto con fatti concreti. E qui, purtroppo, siete messi molto male. È arrivato il momento di svegliarvi e di guardare al Paese reale che è qui fuori e che, ahimè, non conoscete assolutamente. Sullo scostamento da parte del Gruppo parlamentare Forza Italia non ci sarà alcun aiutino. Annuncio pertanto il voto di astensione. Visto che in passato ci avete più volte invitato al senso di responsabilità, per poi lasciarci sulla soglia della porta, una volta arrivato il momento di guardare insieme alle proposte concrete, ora facciamo la scelta autonoma di restare da questa parte, a guardare alla finestra, per vedere se oggi in Aula avete i numeri per andare avanti e quindi guardare al futuro del Paese. (Applausi). ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, parto dalle parole e dalle frasi che ho sentito nel dibattito: collaborazione; unità; responsabilità; partecipare alle soluzioni; mettiamoci insieme per fare un pezzo di strada. Può darsi che la Lega o qualcuno del centrodestra abbiano sbagliato qualcosa, fino ad ora: non possiamo pensare di fare sempre tutto bene e che le colpe siano solo degli altri. Facciamo però alcune osservazioni, così tutti ci rendiamo conto se quello che abbiamo fatto fino ad ora è sbagliato o meno. Ci troviamo infatti in una situazione particolare, in cui, per i casi di positività - di cui naturalmente ci dispiace - di qualche collega del MoVimento 5 Stelle o di qualcun altro, c'era il rischio che non ci fossero i famosi 161 voti in favore dello scostamento di bilancio (si tratta di circa 21 o 22 miliardi di euro, da quello che ci appare nella Nota). Questa avrebbe potuto essere davvero un'occasione perché la maggioranza, non avendo i numeri, essendo forse anche un po' costretta, si mettesse a dialogare con l'opposizione. Lo dico perché in Aula ci sono persone che rispetto, con cui spesso e volentieri, anche dietro le quinte, si discute e si parla, cercando di trovare soluzioni comuni. Mi rivolgo soprattutto a loro, senza fare i nomi, tanto ci siamo intesi. Questa avrebbe davvero potuto essere l'occasione per chiedere all'opposizione se, a fronte di questi 22 miliardi di euro, c'erano una cifra o una misura su cui fosse particolarmente intenzionata o che avesse idea che potesse funzionare in questo momento di difficoltà, per prenderci l'impegno di inserirla nella prossima manovra di bilancio. Questo atteggiamento avrebbe sicuramente mosso a responsabilità tutto il centrodestra, a fronte dell'impegno di inserire una misura voluta dal centrodestra nella prossima manovra di bilancio (in sintesi: per scrivere il prossimo bilancio insieme!). Questo atteggiamento, a nostro giudizio, sarebbe stato testimone della volontà di collaborare da parte di Governo. (Applausi) . Prendiamo atto che, invece, l'impegno della maggioranza e del Governo è stato quello di cercare dei responsabili, che potessero portare la maggioranza ad avere oltre 161 voti. Poi magari, lo ripeto, abbiamo sbagliato noi. L'altra questione riguarda il cosiddetto decreto agosto (così andiamo un po' indietro nel tempo). Su un decreto da 25 miliardi di euro, sono stati resi disponibili per la decisione del Parlamento 250 milioni di euro, solo 25 dei quali sono stati messi nella disponibilità delle proposte avanzate dalle minoranze, per trovare soluzioni. Va bene, sono tanti capitoli messi insieme, però, se dovessi fare un raffronto tra i 25 miliardi di euro del decreto-legge e i 25 milioni destinati alle proposte delle minoranze, la mancata volontà di collaborazione forse non è tutta colpa della minoranza. (Applausi) . Vedo il senatore Vasco Errani che sorride: evidentemente questo ragionamento ci sta. Quante volte abbiamo chiesto di non utilizzare lo strumento unilaterale del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e invece abbiamo visto decreti di questo tipo, decreti-legge sempre approvati col ricorso forzato al voto di fiducia, e leggi delega! La collega del Gruppo Fratelli d'Italia, proprio questa mattina, ha messo in discussione nel suo intervento: tutte leggi delega! Insomma, il Parlamento è un po' esautorato, però ribadisco che magari abbiamo sbagliato noi. Non è tutto, perché la volontà di collaborare e di unire il Paese si vede anche dalle azioni che compie il Governo. Il primo obiettivo del Governo, appena insediato, è stato però quello di cancellare la flat tax fino a 100.000 euro e di modificare quella fino a 65.000 euro, mettendo nuovi paletti, per partite IVA, artigiani e professionisti. Il secondo atto, che abbiamo visto pochi giorni fa, è stato quello di cancellare i decreti Salvini. Il terzo atto - lo vedremo fra poco e lo avete già annunciato - è che quota 100 finisce la sua avventura. Fatemi capire, se il Governo cancella tutto quello che ha fatto la Lega in quello precedente, a vostro giudizio si manda un segnale distensivo, che indica la volontà di collaborare, o di totale chiusura, della serie: facciamo quello che vogliamo e ce ne freghiamo della minoranza? Se dobbiamo unire il Paese, dobbiamo anche fare un percorso culturale che vada in questa direzione. Se la logica è «cancelliamo Salvini», allora viene veramente difficile pensare che si possa trovare anche solo per un pezzo di strada, senatore Errani, un po' di convergenza. Magari ci sbagliamo (lo lasciamo alla percezione della gente che è a casa), ma ci sembra proprio che il presidente del Consiglio Conte e questo Governo abbiano qualche problemino sulla volontà di non collaborare, però - lo ripeto - magari abbiamo sbagliato tutto noi e dovevamo cambiare atteggiamento. Sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, giusto per entrare nel merito della dichiarazione di voto (ma questa premessa sulla collaborazione ci stava tutta), abbiamo riscontrato un elemento sicuramente negativo: a parte che le previsioni delle note di aggiornamento del Documento di economia e finanza - lo sa bene il senatore Monti - non ci hanno mai preso negli ultimi quindici anni, perché la realtà ha poi prodotto dati completamente differenti (quindi potremmo anche prenderlo un po' alla leggera); guardando quello che c'è scritto, però, pensavamo che, in una fase di recessione e di difficoltà come questa, l'obiettivo del Governo e della maggioranza, collaborando con l'opposizione, fosse quello di ridurre le tasse alle imprese e alle famiglie per andare loro incontro. Insomma, a noi è dispiaciuto tanto leggere nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, nella tabella a pagina 59, che la pressione fiscale l'anno prossimo crescerà dello 0,1 per cento (dal 42,4 al 42,5), nel 2021 sarà addirittura del 43 per cento, per poi riscendere nel 2022 e 2023, al 42,6, quindi registrando nel quinquennio solo uno 0,1 in più. Però è un dato oggettivo: secondo la vostra Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza le tasse aumenteranno. Questo è quello che avete scritto. (Applausi) . È questa la risposta? Ricordo che, quando eravamo al Governo, l'onorevole Marattin si divertiva a fare trasmissioni televisive, dicendo: ecco il Governo, sulla Nota c'è scritto che aumenta la pressione fiscale. Andava in tutte le trasmissioni, col suo modo di fare sicuramente molto determinato. Ma cosa direbbero oggi Italia Viva e l'onorevole Marattin, visto che siete al Governo e le tasse le state aumentando voi, in una fase così difficile e delicata? (Applausi) . Un partito, quello incarnato dall'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, che doveva essere vicino alle aziende, alle famiglie e ai territori, vota una Nota di aggiornamento che va esattamente nella direzione opposta. Poi, parliamoci chiaro: rispetto alle previsioni qualcuno ha pensato che, se dovesse finire il blocco dei licenziamenti, un milione di persone rischierebbe di restare senza lavoro. Questo è il sentore imprenditoriale. Avete messo i soldi della Naspi che dovrete corrispondere per due anni per questo milione di posti di lavoro, o nelle previsioni non avete inserito questa spesa che lo Stato dovrà affrontare? (Applausi) . La Naspi mica è stata abolita, c'è e bisogna pagarla, tra l'altro per minimo due anni. Eppure non c'è nella Nota di aggiornamento, così come non ci sono gli effetti del nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che avete appena messo in campo, di quello che succederà e della situazione di incertezza che si verificherà: molti locali oggi subiscono un lockdown , quelli notturni resteranno chiusi non si sa fino a quando, altri chiuderanno prima; ci saranno meno introiti e c'è gente che rischia il posto di lavoro. Tutte queste previsioni non sono contenute nella Nota. Come facciamo a votare a favore di una Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza che non tiene conto di questi aspetti fondamentali per il futuro del Paese? Sono argomenti sui quali, secondo noi, bisognava assolutamente dare una risposta chiara. Poi, com'è stato detto prima, siamo sicuramente persone responsabili, dunque non voteremo contro lo scostamento, ma ci asterremo. Avremmo preferito usare i soldi derivanti dallo scostamento per ridurre la tassazione. Questo accordo politico si poteva fare tra maggioranza e minoranza, anche perché, ve lo diciamo adesso, nella situazione di incertezza cui andiamo incontro in futuro, è poco furbo anche da parte della maggioranza mantenere questo atteggiamento di totale esclusione della minoranza. Un po' di intelligenza politica in più forse sarebbe utile anche per il vostro futuro, ma non so se lo capirete; anzi, ne dubito. (Applausi) . PESCO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, intervengo innanzitutto per confermare il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle sulla Nota di aggiornamento del DEF e sullo scostamento, così come presentato dal Governo. Vorrei rincuorare, per quanto possibile, i colleghi dell'opposizione, dopo la testimonianza del Capogruppo e presidente Romeo, sul fatto che possano esserci pericoli, da qui alla fine dell'anno, per i lavoratori. In realtà, vorrei ricordare a loro e al presidente Romeo che la cassa integrazione c'è ed è stata confermata fino alla fine dell'anno: quindi, per fortuna, su questo aspetto non dovremmo avere problemi e veramente vorrei rincuorare tutti. (Applausi) . È inutile infatti aggiungere allarme alla situazione già emergenziale che stiamo vivendo di giorno in giorno. Abbiamo letto in questo istante il dato di oggi: 7.322 nuovi casi. È molto triste e deve farci riflettere anche su come proseguire i lavori in Parlamento, perché effettivamente, se non ci sono coesione, collaborazione e unione, difficilmente riusciremo a fare cose utili per il Paese, mentre ce ne sarebbe veramente un gran bisogno. La situazione è davvero triste. Sicuramente nessuno quest'estate era nelle condizioni di dire che ci eravamo lasciati il virus alle spalle. È tornato, purtroppo, e con una certa energia, che dobbiamo cercare di fare il possibile per combattere. Ebbene, dai dati di ieri ne emerge uno positivo, 1.428 persone guarite, che ci deve rincuorare un po'. Tra l'altro, vorrei dare il benvenuto ai due colleghi che si erano ammalati nelle ultime settimane, Francesco Mollame e Marco Croatti, che sono guariti e sono tornati a lavorare tra noi; hanno avuto anche l'intelligenza e l'onestà intellettuale di avvertirci subito, quando si sono accorti di essere malati, in modo da mettere tutti nelle condizioni di correre ai ripari, se necessario. Questo ci deve far riflettere sul fatto che la situazione è comunque critica, ma per fortuna alcuni dati ci dicono che le cose non vanno così male. Mi riferisco a quelli relativi al debito pubblico e al fatto che in questa situazione riusciamo ad emetterne a tassi effettivamente vantaggiosi rispetto al passato. Dobbiamo dire che ciò avviene grazie alla BCE, che ci permette di comprare molti titoli di Stato italiani e, per fortuna, di adeguare i nostri tassi a quelli di altri Paesi, che, pur trovandosi nella nostra condizione, negli ultimi mesi e anni avevano goduto di tassi molto più vantaggiosi, mentre noi pativamo, per averne di molto più elevati, che appesantivano la nostra economia. Ora siamo quasi del tutto allineati e questo è sicuramente un grandissimo vantaggio per guardare al futuro. Detto questo, però, dobbiamo riconoscere che questa è la Nota di aggiornamento del DEF: è una cosa unica, ma non lo è la possibilità, per il Governo e per il Parlamento, di tornare in Aula, nel caso in cui ci fosse necessità di prendere altri provvedimenti utili per gestire l'emergenza. Lo ha detto prima il collega Errani: nessuno ha la sfera di cristallo e può dire effettivamente di quante risorse sarà necessario disporre l'anno prossimo, ma fissiamo quantomeno l'obiettivo del 7 per cento di indebitamento. Ebbene speriamo di riuscire, con questo, a fare tutto. Se non sarà sufficiente, torneremo in quest'Aula e, come abbiamo fatto per altri provvedimenti, voteremo un altro scostamento. Lo abbiamo fatto e siamo riusciti a fare grandi cose con il decreto aprile, con il decreto crescita e con il decreto agosto. Continueremo su questa strada, perché siamo riusciti a dare benefici a moltissime famiglie e aziende. Certo, forse qualcuno è rimasto indietro e su questo dovremmo concentrarci effettivamente, perché, ogni volta che variamo una manovra, c'è sempre qualcuno che purtroppo rimane escluso. Ebbene, dovremmo concentrarci di più ed è questa la preghiera che faccio al Governo: riuscire a creare misure il più possibile universali, in modo da comprendere tutti. Mi riferisco ai vari bonus e alle varie misure. Purtroppo, ogni tanto, c'è qualcuno che rimane scontento, ma dobbiamo intervenire adesso, perché le possibilità ci sono: abbiamo la legge di bilancio davanti e, quindi, cerchiamo di fare effettivamente cose che servano. Per quanto riguarda i settori rimasti indietro, mi viene da pensare subito al turismo, all'industria del divertimento, alle sale da ballo, alla ristorazione, ai bar e ai pub . Queste attività maggiormente patiscono le restrizioni e le chiusure. Quindi, per loro dobbiamo fare qualcosa veramente di universale, che possa dare sostegno, perché non possiamo perdere l'industria del turismo, che frutta il 17 per cento del PIL. Effettivamente, qualcosa in più da questo punto di vista va fatto e sono sicuro che il nostro Governo lo farà, ce lo porterà in Aula e lo voteremo. Con riferimento ad altre attività, come quelle commerciali, e ai negozi - l'ho già ripetuto la scorsa volta, quando ho parlato qui in Aula - bisogna fare qualcosa in più. Uno dei più grandi problemi è l'affitto. Dobbiamo cercare di fare il possibile per garantire a queste attività di permettersi di andare avanti e, quindi, se hanno bisogno di un'integrazione per pagare l'affitto, va garantita in misura universale, anche in questo caso, a seconda delle perdite che hanno avuto. Una volta per tutte, perché non stabiliamo che una parte ce la mette lo Stato, una parte continua a pagarla l'affittuario e una terza parte la mette il proprietario? ( Applausi ). Stabiliamolo una volta per tutte, così riusciamo lentamente a tornare a una situazione di normalità. Non possiamo non pensare a chi sta peggio: i portatori di disabilità, i care giver e le loro famiglie. ( Applausi ). Sono le persone a cui dobbiamo fare riferimento. Nella prossima legge di bilancio, vi prego di fare il possibile per fare qualcosa per queste famiglie, perché sono le persone che hanno patito più di tutti l'isolamento del lockdown , quindi dobbiamo fare assolutamente qualcosa per loro. Andiamo oltre e pensiamo a quanto c'è da fare per i settori produttivi rimasti indietro, per cercare a piccoli passi di dare soddisfazione a tutti. In quest'Aula, proprio nelle scorse ore, è successa una cosa vantaggiosa per tutti, dal punto di vista spirituale: con l'apporto di tutti siamo riusciti a costruire una relazione sul Next generation EU. Tutti sono riusciti a dare il proprio indirizzo al Governo. Questo è il modo in cui dobbiamo riuscire ad andare avanti, ovvero partecipando alle scelte e facendo capire a piccoli passi al Governo cosa c'è da fare. L'abbiamo fatto con il Next generation EU e continueremo a farlo, perché sarà un piano da tenere d'occhio. Lo faremo con l'apporto di tutti. Signor Presidente, mi riferisco infine anche in questo caso alle famiglie che stanno peggio. L'ho già detto ieri in quest'Aula e lo ripeto: le famiglie in difficoltà sono sempre tante e penso purtroppo che continueranno ad aumentare, se la situazione resta questa. Dobbiamo fare qualcosa per loro. La legge n. 3 del 2012 sul sovraindebitamento può essere migliorata con alcune cose che abbiamo già approvato nel codice della crisi d'impresa, che agevolano le procedure per il sovraindebitamento. Dobbiamo anticiparle, perché entreranno in vigore ad agosto del 2021: anticipiamo adesso le norme sul sovraindebitamento per le famiglie e riusciremo veramente a dare sostegno a molte di loro. ( Applausi ). Confermo il voto favorevole allo scostamento e alla NADEF per il 2021. ( Applausi ). PRESIDENTE . Procediamo dunque alla votazione delle proposte di risoluzione alla relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012. Le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Avverto che per tale deliberazione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea. Pertanto, la votazione delle proposte di risoluzione avrà luogo mediante procedimento elettronico con scrutinio simultaneo. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 100, presentata dai senatori Perilli, Marcucci, De Petris, Faraone e Steger alla relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Risulta pertanto preclusa la proposta di risoluzione n. 101, presentata dai senatori Ciriani, Bernini e Romeo. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1 alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, accettata dal Governo, presentata dai senatori Marcucci, Perilli, De Petris, Faraone e Unterberger. Comunico che alla citata proposta di risoluzione non sono stati presentati emendamenti. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Risulta pertanto preclusa la proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Romeo, Bernini e Ciriani. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, comunico che è pervenuta, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, una proposta di questione pregiudiziale in ordine al disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125, in materia di proroga delle misure di contrasto del Covid-19. La deliberazione sulla proposta sarà posta all'ordine del giorno della seduta di domani, giovedì 15 ottobre 2020. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Colleghi, per cortesia, non create assembramenti. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'alluvione del 2 ottobre ha spazzato via alcuni tratti di un'arteria viabile fondamentale per il collegamento tra Italia e Francia: la strada statale 20 del Colle di Tenda. Alcuni tratti di strada sono completamente inagibili e, purtroppo, anche il traforo è stato gravemente danneggiato. Quei 3.182 metri di galleria, che dal 1882 collegano la Valle Vermenagna alla Valle Roya (che in quel periodo, lo ricordo, era ancora italiana), restano tuttora inagibili. Il maltempo si è portato via anche una cinquantina di metri della strada che scende verso la Francia, a pochi metri dall'imbocco della galleria. Al posto dell'asfalto ora c'è una voragine e i tornanti a scendere sono a rischio di pericolosi e drammatici cedimenti. Sul versante italiano fango e detriti hanno reso inagibile il cantiere in corso per la costruzione della seconda canna del traforo del Tenda: uno stop che farà slittare ancora una volta chissà per quanto tempo, la fine dei lavori per il raddoppio previsti per la metà del 2024. Ricordo che questo traforo era stato ideato a partire dal 31 luglio 2001. Sono passati esattamente vent'anni e questa seconda canna non è ancora stata realizzata. Pertanto, facciamo riferimento a quello che è un problema... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, fate silenzio. Prego, senatore Bergesio. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Nel frattempo, nel 2017 cinque sindaci francesi hanno vietato il traffico dei mezzi al di sopra delle 19 tonnellate nei Comuni francesi, con ciò determinando un blocco unilaterale verso i trasportatori e le aziende italiane che si aggiunge al danno di questi ultimi tempi dovuto all'alluvione del 2 ottobre scorso. Questo divieto è ancora in corso, con la conseguenza che la logistica deve transitare per l'autostrada o altri colli che non sono per niente comodi. Noi chiediamo al presidente del Consiglio Conte, al ministro De Micheli e all'ANAS di affrontare subito questo problema viario enorme che sta incidendo negativamente sulle imprese, sulle famiglie, sui trasporti, sulla logistica e sul turismo delle Regioni Piemonte e Liguria. PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, ci sono troppi assembramenti in Aula. Non è possibile. Prego, senatore Bergesio. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Si tratta di una storia infinita, che ha bisogno di una soluzione immediata. Alla luce, poi, di queste fantomatiche risorse che dovrebbero arrivare, si prega fin d'ora di destinare quelle che servono a questa importantissima arteria. (Applausi) . LAUS (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, questo mio intervento è finalizzato a denunciare un'intricata vicenda relativa al riassetto delle attività del gruppo Auchan attraverso l'acquisizione da parte di Conad. Si tratta di una vicenda che si è arricchita di un nuovo preoccupante capitolo che sta giungendo al culmine proprio in questi giorni e che rischia di precipitare nel disinteresse generale. Poco si dice, infatti, e nulla si sa del destino di 127 dipendenti della cooperativa General solution service, con sede legale a Lavello, divenuti - loro malgrado - un danno collaterale della partita milionaria dei supermercati che da mesi tiene con il fiato sospeso migliaia di lavoratori nel nostro Paese. Il 30 ottobre prossimo scadrà il loro contratto, che l'azienda lucana aveva legato a filo doppio con l'attività di movimentazione delle merci svolta per conto del colosso francese. Il punto è proprio questo: la necessità di fare chiarezza all'interno del complicato sistema di appalti e subappalti che ha generato quelle commesse in procinto di venir meno. Solo così sarà possibile delineare da parte dei Ministeri competenti e delle parti sociali le corrette, ma soprattutto tempestive, procedure di tutela da innescare a vantaggio dei dipendenti di Lavello e soprattutto delle loro famiglie. Auspico, dunque, che il tavolo di crisi aperto dal Ministero dello sviluppo economico voglia farsi carico già nelle prossime ore (non dico nei prossimi giorni, ma proprio nelle prossime ore) della situazione, avviando un'operazione trasparenza che scongiuri il rischio di creare angoli ciechi dove i lavoratori dell'indotto si ritroverebbero soli e senza via d'uscita. (Applausi) . PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, vi invito a non creare assembramenti. MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, voglio ringraziare, anche se in ritardo, con emozione ed orgoglio da cittadino italiano, il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l'attestato d'onore di Alfiere della Repubblica che ha voluto conferire, su proposta del presidente della Società italiana di pediatria, professor Villani, al giovane Sebastiano Mattia Indorato, di sedici anni. La prestigiosa onorificenza è riconosciuta dal Capo dello Stato a giovani che si sono contraddistinti per azioni coraggiose e solidali e che rappresentano modelli positivi di cittadinanza. Mattia, siciliano della Provincia di Caltanissetta, da anni si prende cura del fratellino più piccolo gravemente malato perché affetto da una malattia rara, una grave forma di encefalopatia epilettica, che necessita di cure intensive e di assistenza continuativa, mostrando estrema disponibilità e generosità fuori dal comune nell'aiutare la sua famiglia in difficoltà a fronteggiare la grave malattia e la sua difficile, complessa e quotidiana gestione, il tutto con profonda dedizione, giorno dopo giorno, spesso con rinunce silenziose alle normali attività ricreative e di svago, come le uscite con gli amici, proprie di un adolescente. Questo riconoscimento idealmente rappresenta un attestato di ringraziamento simbolico esteso a tutti i fratelli e le sorelle delle tante famiglie che, come quella di Mattia, vivono e convivono con il problema della disabilità, riuscendo quotidianamente a garantire, pur tra enormi difficoltà, la migliore qualità di vita ai cittadini più fragili del nostro Paese. (Applausi) . A loro Mattia ha dedicato, con spirito di altruismo e di solidarietà, l'onorificenza ricevuta, dichiarando semplicemente: «Mi piacerebbe fare qualcosa per aiutare altre persone che si trovano nella stessa situazione della mia famiglia». È mio dovere ringraziare pubblicamente e a nome anche di tutta l'Assemblea Mattia e i tanti giovani come lui. Essi rappresentano per il nostro Paese la forza viva e vera del nostro presente e la speranza del nostro futuro. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 15 ottobre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 15 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 17,22) . VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Anastasi, Barachini, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Ciampolillo, Crimi, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Drago, Galliani, Iori, La Mura, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Mollame, Monti, Napolitano, Ronzulli, Segre, Sileri e Turco. È considerata in missione la senatrice: Rizzotti, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Nencini Riccardo, Cangini Andrea, Granato Bianca Laura, Iannone Antonio, Laniece Albert, Rampi Roberto, Saponara Maria, Sbrollini Daniela, Segre Liliana, Verducci Francesco, Angrisani Luisa, De Lucia Danila, Pittoni Mario, Alderisi Francesca Celebrazioni per il sessantesimo anniversario della scomparsa di Luigi Einaudi (1977) (presentato in data 14/10/2020). Governo, trasmissione di atti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 7 e 8 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi: ai dottori Marco Guardabassi e Enrico Maria Pujia, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; ai dottori Luigi Maria Disanto e Filippo Giansante, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze. Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti. Deferimento L'ICE (Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane), con lettera in data 6 ottobre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 30, comma 3- bis , del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, e dell'articolo 1, comma 202, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, la relazione concernente lo stato di avanzamento degli interventi e delle azioni previsti dal Piano straordinario per la promozione del made in Italy e l'attrazione degli investimenti in Italia, relativa all'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CXLIII, n. 3). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Vallardi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04231 del senatore Arrigoni ed altri. Interrogazioni Atto n. 3-01974 ROMANO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, per quanto è a conoscenza dell'interrogante: l'azienda Poste italiane da molti anni a questa parte assume, dopo aver selezionato tramite test di logica, idoneità alla guida del motomezzo aziendale e colloquio, personale a tempo determinato da impiegare per far fronte alla carenza di personale durante i "picchi" di stagione; prima della scadenza del contratto, il lavoratore viene valutato, positivamente o negativamente, dal direttore del centro di impiego. In caso di valutazione positiva, se l'azienda ritiene di averne ancora bisogno, e se sussistono i fondi statali, prolunga il contratto tramite proroga entro i limiti consentiti dalla legge. In caso contrario, come nell'ipotesi di calo dei volumi o di rientro del personale a tempo indeterminato in malattia, infortunio, ferie, maternità, congedi parentali, pur in presenza di una valutazione positiva, il contratto a termine non è prorogato, così interrompendo il percorso lavorativo e di crescita all'interno dell'azienda, in quanto, per entrare nelle graduatorie utili ad ottenere un contratto a tempo indeterminato, sono necessari almeno 9 mesi di lavoro prestati in azienda dal 2014 in poi; tuttavia, a seguito delle valutazioni negative per le ragioni menzionate, spesso Poste italiane riapre le selezioni per gli stessi posti per i quali non ha proceduto alla proroga del contratto a termine, preferendo assumere nuovo personale da formare, creando, peraltro, disagi anche all'utente finale, il quale si ritrova con un portalettere diverso ogni 2-3 mesi; considerato che: l'obbligo della causale stabilito dal "decreto dignità" (decreto-legge n. 87 del 2018) sembra essere considerato un'arma a doppio taglio, perché costringerebbe l'azienda ad assumere il lavoratore dopo un numero massimo di proroghe, e Poste italiane, non essendo verosimilmente intenzionata ad effettuare stabilizzazioni, non si avvale, stando ai fatti a conoscenza, dell'uso di tale causale; in altre parole, dopo 2-3-4 mesi di lavoro valutato positivamente, è mortificata l'aspettativa del lavoratore di rientrare in graduatoria, nonostante le necessità dell'azienda stessa, che preferisce ricorrere a nuovi contratti a termine con altri soggetti; tutto ciò crea precariato su precariato, oltre ad uno stato di malcontento che va a gravare non solo sul lavoratore, ma anche sullo Stato, che si ritrova a pagare la NASPI per tutti i lavoratori a termine non più impiegati; un'azienda controllata dallo Stato come Poste italiane non dovrebbe operare in tal modo, producendo profitti dimezzando i lavoratori a tempo indeterminato, attraverso l'istituzione della consegna della posta a giorni alterni, e sopperendo alla carenza di lavoratori con i contratti a tempo determinato; sono stati avviati processi di stabilizzazione, che sono cominciati nel 2019 e continueranno fino al 2023, ma presupposto per presentare la propria candidatura è quello di aver maturato 9 mesi di attività al 31 gennaio 2020, così penalizzando tutta una serie di lavoratori a termine per i quali Poste non ha inteso avvalersi delle cosiddette causali legittimanti la proroga; ad ogni modo, molti lavoratori a termine sarebbero penalizzati rispetto ad altri colleghi che, in regime di "jobs act" (legge n. 183 del 2014), hanno totalizzato molti mesi di impiego ovvero, rispetto ai neo assunti, in regime di "decreto dignità", che si sono visti prorogare il contratto sino a 12 mesi, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per porre rimedio alla prassi posta in essere da Poste italiane, anche attivandosi al fine di intervenire sull'impianto del "decreto dignità", impedendo il turnover di personale assunto a tempo determinato per la medesima mansione, qualora la sostituzione non sia determinata da motivi di giusta causa, ovvero consentendo di creare delle graduatorie provinciali, per coloro che non sono arrivati ai 9 mesi di impiego a termine, dalle quali attingere, anche in forza delle recenti disposizioni di cui al "decreto agosto" (decreto-legge n. 104 del 2020), tutte le volte che Poste italiane abbia carenza di personale, anziché riaprire periodicamente le selezioni. Atto n. 3-01975 IWOBI LUCIDI VESCOVI DE VECCHIS CANDURA FUSCO PEPE Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 1° settembre 2020 18 marittimi di Mazara del Vallo sono stati sequestrati, mentre si trovavano per una battuta di pesca a circa 38 miglia nautiche a nord dalle coste della Cirenaica, da esponenti dell'esercito libico e portati a Bengasi a bordo di alcuni gommoni; i loro due pescherecci sono stati ugualmente sequestrati dalle milizie del generale Haftar; per circa un mese non si sono più avute notizie sulla sorte degli equipaggi. In seguito, è stato acclarato che si trovano in stato di fermo; le autorità libiche, in risposta alle richieste italiane, hanno chiesto il rilascio di 4 cittadini libici, condannati dal Tribunale di Catania a 30 anni di carcere per traffico di esseri umani e per la morte in mare di 49 migranti; considerato che questi sequestri si vanno ad aggiungere ad altri incresciosi episodi accaduti in passato, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti, e quali azioni possa intraprendere per risolvere rapidamente questa situazione angosciante per i pescatori coinvolti, le loro famiglie e per i tanti pescatori che si trovano ad operare in queste zone del Mediterraneo, dove azioni piratesche a scopo ricattatorio, inaccettabili e da condannare, continuano ad avvenire in palese violazione del diritto internazionale. Atto n. 3-01976 FERRARA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'Italia ha tradizionalmente seguito con la Federazione russa la cosiddetta politica del "doppio binario", che combina severità nella garanzia del rispetto del diritto internazionale e dei nostri valori con un dialogo proattivo con Mosca sui temi di maggiore interesse bilaterale e multilaterale; si è appena conclusa la missione del Ministro in indirizzo nella Federazione russa. Il programma prevedeva che il Ministro copresiedesse il Consiglio italo-russo di cooperazione economica, industriale e finanziaria insieme al Ministro dell'industria e del commercio, Denis Manturov, e che incontrasse, in un colloquio bilaterale, il suo omologo Sergej Lavrov; l'interscambio commerciale tra i due Paesi rimane una direttrice fondamentale su cui improntare i rapporti bilaterali con Mosca. Pur avendo registrato un calo degli scambi nel primo semestre 2020, anche dovuto all'emergenza epidemiologica da COVID-19, l'Italia si conferma quinto fornitore della Federazione russa; la missione del ministro Di Maio ha avuto luogo in una congiuntura particolarmente delicata, in particolare alla luce del caso Navalny, della crisi in Bielorussia e della precaria situazione in Nagorno Karabakh; il tentato avvelenamento di Alexei Navalny con un agente nervino chimico militare del gruppo "Novichok" ha colpito molto negativamente l'opinione pubblica italiana ed europea, ma soprattutto ha costituito una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale che, con la Convenzione per la proibizione delle armi chimiche, proibisce lo sviluppo, la produzione, l'acquisizione, la detenzione, la conservazione, il trasferimento e l'uso di armi chimiche e dei materiali collegati, si chiede di sapere: quali siano i messaggi che il Ministro in indirizzo ha trasmesso ai suoi interlocutori russi in relazione a dossier di primario interesse per l'Italia sotto il profilo dei diritti umani, quali il caso Navalny, in particolare circa l'auspicato impegno delle autorità di Mosca per l'accertamento della verità, e la crisi in Bielorussia; quali siano stati i contenuti principali della sua visita a Mosca. Atto n. 3-01977 BITI MARCUCCI FERRARI COLLINA Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: lo sport non è soltanto uno strumento di tutela della salute psicofisica e di promozione di un corretto stile di vita, ma anche uno strumento di inclusione sociale, di educazione, di formazione e di sviluppo della società sia sotto il profilo sociale che sotto il profilo economico; l'intero mondo dello sport, sia professionistico che dilettantistico, sta vivendo un periodo di grave crisi a causa dell'emergenza sanitaria da COVID-19; la sospensione e, successivamente, la riduzione delle attività e delle competizioni sportive, conseguenti alle misure, adottate negli ultimi mesi, di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica, necessarie a tutelare la salute dei cittadini, hanno avuto e continueranno ad avere ripercussioni sul settore sportivo sotto i profili economici, occupazionali e sociali; in particolare, molte associazioni e società sportive dilettantistiche, che svolgono un'importantissima funzione sociale e rappresentano un settore rilevante nel nostro Paese sotto il profilo occupazionale, si trovano in condizioni di estrema difficoltà a causa della drastica riduzione di entrate dovuta a poche iscrizioni e ad una prolungata chiusura degli impianti; nel corso di questi ultimi mesi, per far fronte a questa grave situazione, i decreti-legge "cura Italia", "rilancio Italia" e "decreto agosto" hanno introdotto numerose misure economiche a tutela e a sostegno del settore sportivo; premesso inoltre che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 ottobre 2020, all'articolo 1, comma 1, lettera e) , prevede che per gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra, riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano, dal Comitato italiano paralimpico e dalle rispettive federazioni, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali, sia consentita la presenza di pubblico, con una percentuale massima di riempimento del 15 per cento rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1.000 spettatori per manifestazioni sportive all'aperto e di 200 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi, ferma restando la possibilità per le Regioni e le Province autonome, in relazione all'andamento della situazione epidemiologica nei propri territori, di stabilire, d'intesa con il Ministro della salute, un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi e degli impianti; la percentuale massima di riempimento del 15 per cento rispetto alla capienza totale è di molto superiore al numero massimo di 1.000 spettatori se calcolata su una capienza media di 30.000, quale è quella di uno stadio in cui si svolge il campionato di serie A; in tutte le categorie sportive, sia professionistiche che dilettantistiche, c'è grande incertezza sulle modalità con le quali portare a conclusione i diversi campionati e le diverse competizioni sportive, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per consentire non solo il sostegno del settore sportivo, con particolare riguardo alle associazioni e società sportive dilettantistiche, nel corso dell'emergenza sanitaria, ma anche la piena ripresa dell'intero settore al termine dell'emergenza; se intenda verificare nel tempo l'efficacia, la necessità e l'opportunità delle misure di contenimento del contagio previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 ottobre 2020 per gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra, affinché esse possano essere modificate qualora l'andamento della situazione epidemiologica lo renda possibile; con quali modalità intenda portare a conclusione i diversi campionati e le diverse competizioni sportive che si svolgono sull'intero territorio nazionale, e se ritenga che i protocolli adottati in materia fino a questo momento siano adeguati a tale scopo. Atto n. 3-01978 URSO RAUTI CIRIANI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: resta insoluta la delicata, oltraggiosa ed intollerabile vicenda che vede coinvolti, oramai da un mese e mezzo, 18 pescatori dei due pescherecci di Mazara del Vallo, denominati "Antartide" e "Medinea", sequestrati la sera del 1° settembre 2020 dai militari del generale Khalifa Haftar; l'episodio, che ricadrebbe nell'ambito di quella che oramai viene definita "la guerra del pesce", non sarebbe che l'ultimo di una serie atti ostili, sequestri o tentativi di sequestro di pescherecci mazaresi sorpresi a pescare all'interno della "zona economica esclusiva", che si estende per 62 miglia oltre il limite di 12 miglia delle acque territoriali ed è stata istituita unilateralmente dal Governo di Tripoli nel 2005 e nella quale la pesca sarebbe interdetta; la controversa situazione e la continua esposizione di nostri connazionali (e non soltanto) a situazioni di elevato rischio determina l'emergere della necessità di una chiara e netta presa di posizione da parte del Governo rispetto a una situazione che, proprio per i profili di rischio emergenti in ordine alla sicurezza nazionale, deve essere necessariamente chiarita; alla luce della controversa questione persistente dal 2005 è doveroso chiarire se ed in quali termini il Governo, a decorrere dal 2005 e proprio in relazione alle continue rivendicazioni libiche unilaterali di esclusività della fascia di mare all'interno della quale si sono verificati i fatti, abbia fornito agli operatori marittimi precise indicazioni e adeguate istruzioni in ordine alla navigabilità e accessibilità di tali acque, e, in particolare, quali fossero, ove esistenti, i protocolli di intervento eventualmente adottati e diramati, anche avvalendosi dei mezzi navali e aerei della Marina militare italiana e della Guardia costiera, per garantire sicurezza e protezione dei pescherecci ed operatori nazionali marittimi presenti nell'area; inoltre, sebbene il Governo abbia espressamente smentito, nel corso di un recente question time alla Camera dei deputati di mercoledì 7 ottobre 2020 (in risposta all'interrogazione 3-01792) alcune indiscrezioni di stampa su presunte richieste di scambio dei marittimi con 4 cittadini libici condannati in via definitiva in Italia per gravissimi reati umanitari, tali notizie tornano ad essere convintamente ribadite ad un'agenzia di stampa italiana, nel corso della giornata del 13 ottobre, da una fonte vicina all'autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar; in particolare viene riferito di una lunga telefonata tra alcuni funzionari degli Emirati arabi uniti (di cui l'Italia si starebbe avvalendo) e uno dei leader dell'Esercito nazionale libico, per coordinare i dettagli del negoziato e per discutere le modalità di liberazione dei detenuti di ciascuna parte; oltre alla dovuta attenzione al caso di specie, tuttora irrisolto e rispetto al quale appare necessario prestare prioritariamente la massima attenzione, al fine di riportare al più presto in patria i 18 pescatori coinvolti nel sequestro, è doveroso avviare con la massima urgenza una valutazione più ampia ed addivenire ad una decisione in ordine alle iniziative da intraprendere, anche in sede internazionale, per promuovere una definizione della questione rispetto alle rivendicazioni libiche e alle interdizioni unilateralmente imposte dal Governo di Tripoli sulla base di un'applicazione evidentemente illegittima e forzata dei principi stabiliti dal diritto internazionale e dunque di un lapalissiano abuso del diritto, la cui persistenza continua a mettere in pericolo l'incolumità e la vita dei nostri concittadini e degli operatori marittimi, si chiede di sapere: se il Governo, in relazione alla rivendicazione unilaterale da parte della Libia della fascia di mare nella quale si è materializzato il sequestro dei 18 pescatori di Mazara del Vallo, abbia diramato o impartito agli operatori marittimi nazionali precise istruzioni o protocolli di sicurezza e di intervento, anche mediante l'ausilio dei mezzi della Marina militare italiana o della Guardia costiera presenti nell'area, ed in che misura tali protocolli siano stati eventualmente attivati nel caso di specie; se il Ministro in indirizzo, nel perseguire la prioritaria esigenza di mettere in salvo e riportare in patria al più presto i 18 pescatori di Mazara del Vallo, ritenga di poter smentire le notizie di un negoziato tra il nostro Paese e all'autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, per il tramite di mediatori degli Emirati arabi uniti, volto a concordare il rilascio di cittadini libici, condannati in via definitiva in Italia per gravissimi reati lesivi dei diritti umani, a fronte della liberazione dei 18 pescatori; se non ritenga necessario e urgente intervenire, anche promuovendo un'azione coordinata a livello internazionale, per chiarire in modo definitivo la legittimità delle operazioni di pesca e navigazione in un'area unilateralmente ed illegittimamente rivendicata dal Governo libico come zona economica esclusiva in cui la navigazione è interdetta. Atto n. 3-01979 BERNINI MALAN GIAMMANCO PAPATHEU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 1° settembre 2020 due pescherecci di Mazara del Vallo, con 18 pescatori a bordo, sono stati sequestrati dalla marina militare del generale Haftar, a circa 35 miglia a nord di Bengasi, all'interno di una fascia marittima che da tempo la Libia rivendica come propria zona economica esclusiva; i connazionali sono tenuti prigionieri dalla fazione libica del generale Haftar, il pretendente governatore non riconosciuto dalla comunità internazionale, che in cambio dei pescatori italiani chiede la liberazione di 4 scafisti libici (che secondo fonti libiche sono calciatori, in fuga per trovare fortuna in Germania), accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e di omicidio plurimo per l'uccisione di dozzine di persone che portavano in Italia come migranti; stando a quanto si apprende dalla stampa, il presidente della commissione affari esteri di Tobruk ha fatto sapere infatti che i pescatori italiani "sono stati fermati perché svolgevano attività di pesca nelle acque territoriali libiche" e che "presto gli equipaggi dei due pescherecci italiani compariranno davanti a un tribunale che dovrà pronunciarsi sul reato da loro commesso"; il Ministro in indirizzo, nello stesso giorno in cui avveniva il sequestro-rapimento, si era recato in Libia, a Tobruk, per incontrare il premier libico riconosciuto dall'ONU, Fayez al-Serraj, e il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, considerato l'uomo nuovo della Cirenaica; tale sequestro umilia l'Italia proprio nella sua ex colonia, mostrando il peso residuale delle nostre istituzioni in politica estera; si susseguono manifestazioni nel territorio siciliano e appelli da tutto il Paese per chiedere a gran voce la liberazione dei connazionali e per tentare di accendere i riflettori su tale grave episodio totalmente sottovalutato dal Governo; alcuni familiari dei sequestrati, nei giorni scorsi, lamentando il fatto di non avere nessuna notizia dalla Farnesina, sono persino arrivati ad incatenarsi davanti a palazzo Montecitorio per focalizzare l'attenzione sulla vicenda e chiedere a gran voce al Governo di riportare a casa i propri familiari; solamente dopo tale atto i familiari sono stati ricevuti prima a palazzo Chigi dal consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio dei ministri, Pietro Benassi, e successivamente dal capo dell'unità di crisi del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ma oltre alle solite rassicurazioni non sono state fornite indicazioni precise; il 9 ottobre, nel giorno in cui padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio sono rientrati in Italia, il Ministro in indirizzo ha dichiarato quanto segue: "Continuiamo a lavorare giorno e notte e in queste ore stiamo concentrando gli sforzi per i nostri connazionali in Libia. Abbiamo attivato tutti i canali internazionali e stiamo lavorando in silenzio e con riserbo come richiesto in queste situazioni per raggiungere il miglior risultato. Siamo in continuo contatto con le famiglie dei pescatori"; preoccupano le parole del Ministro in merito al dialogo intrapreso con il Ministro degli Emirati arabi uniti e il Ministro russo, in quanto "hanno capacità di influenza su quella parte libica", poiché sembrano confermare l'irrilevanza del nostro Paese nella Libia orientale; nel recente passato si sono verificati analoghi episodi, l'ultimo dei quali nel 2019, quando un peschereccio, anche in quel caso di Mazara del Vallo, fu sequestrato con modalità simili; la Libia è ormai, dalla caduta di Gheddafi, un territorio profondamente conteso, guidato dal presidente Fayez al-Sarraj, il cui Governo è stato riconosciuto dall'ONU, ma che contemporaneamente vede gran parte della Cirenaica sotto il controllo dell'esercito del generale Haftar; negli anni l'Italia ha visto ridurre costantemente la propria influenza in Libia e nel Mediterraneo nel suo complesso, nonostante sia evidente l'importanza degli interessi nazionali in quell'area, a partire dalla necessità di controllare il massiccio flusso migratorio che interessa le coste italiane; la Libia rientra tra i Paesi che, pur avendo firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS - United Nations convention on the law of the sea), non hanno ancora proceduto alla sua ratifica, ciò comportando l'inosservanza delle disposizioni ivi contenute relative ai limiti delle varie aree marine identificate, misurate in maniera chiara e definita a partire dalla cosiddetta linea di base; l'atteggiamento unilaterale libico sta generando problemi nell'applicazione della disciplina delle acque internazionali, con gravi ripercussioni sulla gestione dei flussi marittimi, si chiede di sapere: se e quali concrete iniziative il Ministro in indirizzo stia assumendo per garantire l'immediato rilascio dei due pescherecci con 18 membri dell'equipaggio tuttora trattenuti a Bengasi; quali iniziative intenda intraprendere per evitare che episodi simili colpiscano nuovamente la marineria siciliana, al fine di garantire la sicurezza dei marinai nello svolgimento del proprio lavoro; quale sia la strategia italiana in Libia e se intenda o meno smentire l'ipotizzato collegamento fra la sua visita in Libia e il sequestro dei pescherecci; se vi siano state richieste di scambio di prigionieri. Atto n. 3-01980 FARAONE GARAVINI SBROLLINI MAGORNO COMINCINI MARINO GRIMANI VONO SUDANO CUCCA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: nella notte tra il 1° ed il 2 settembre 2020, 18 pescatori di Mazara del Vallo, membri degli equipaggi dei due pescherecci "Medinea" e "Antartide", sono stati dapprima fermati e poi successivamente sequestrati ed imprigionati dalle autorità marittime libiche facenti capo al generale Khalifa Haftar, capo delle milizie legate all'autoproclamato Governo della Libia orientale, non riconosciuto dalla comunità internazionale; i fatti sono avvenuti a 38 miglia dalle coste libiche a nord di Bengasi, all'interno del territorio marino da anni rivendicato unilateralmente dalla Libia come parte delle proprie acque di competenza nazionale: secondo quanto dichiarato da alcuni funzionari libici, i pescatori, otto italiani, sei tunisini, due senegalesi e due indonesiani, sarebbero stati indagati e fermati a seguito della violazione della competenza territoriale ed economica delle acque territoriali; da quanto si apprende, una delle accuse che è stata rivolta agli equipaggi dei due pescherecci è anche il trasporto di sostanze stupefacenti: tale accusa, tuttavia, sarebbe stata sollevata solo successivamente al fermo, a seguito di una presunta perquisizione dei pescherecci da parte delle autorità libiche durante gli ulteriori accertamenti, ed è evidentemente finalizzata per il fermo dei marittimi incrinandone ulteriormente la posizione, nonché manifestamente infondata, come sostenuto non solo dai familiari dei detenuti, ma anche dallo stesso Piero Marrone, capitano della "Medinea", nell'unica dichiarazione che fino ad ora è stata resa disponibile; altre fonti stampa, nondimeno, hanno riportato la notizia di una presunta trattativa che il generale Haftar sarebbe intenzionato a portare avanti nei confronti delle autorità italiane avente ad oggetto un preciso "scambio": alla liberazione dei 18 prigionieri, infatti, dovrebbe corrispondere la scarcerazione dei 4 scafisti libici attualmente detenuti presso le carceri italiane, condannati a scontare dai 20 ai 30 anni di reclusione per i reati di omicidio volontario e traffico di migranti perpetuati in occasione della "strage di Ferragosto", in cui nel 2015 persero la vita ben 49 migranti, stipati nelle stive di un barcone e asfissiati dai fumi del carburante. Le milizie libiche, nonché gli avvocati difensori, ne hanno rivendicato l'innocenza, sostenendo che si tratta di quattro "semplici sportivi" trovatisi sul barcone in qualità di migranti in fuga dalla Libia; uno degli aspetti più critici di tutta la questione riguarda l'impossibilità da parte dei pescatori di comunicare con le proprie famiglie: dal momento del sequestro, infatti, è stata consentita una sola telefonata, quella svolta dal capitano della "Medinea" Piero Marrone alla madre; successivamente, non si sono avute più notizie inerenti alle condizioni di salute e di detenzione dei marittimi; stando a quanto ricostruito sinora da alcune testate, i 18 marinai si troverebbero in stato di fermo all'interno di una palazzina militare di Bengasi, in attesa del processo che dovrebbe svolgersi il prossimo 20 ottobre, mentre i due pescherecci sarebbero ormeggiati nel porto della città; nonostante non sia la prima volta che le autorità libiche effettuano il fermo di pescherecci italiani con l'accusa di aver violato i presunti confini marittimi ritenuti dalla Libia di propria competenza, tale sequestro è indubbiamente connotato da alcuni elementi di singolarità; in particolare, vi è la concomitanza temporale dei fatti con il rientro, avvenuto poche ore prima, del Ministro in indirizzo dal viaggio in Libia, in occasione del quale si sono svolte le due distinte visite al primo Ministro del Governo di accordo nazionale Fayez al Serraj e al Presidente del parlamento libico orientale, Aguila Saleh, sostenitore di Haftar; considerato che: nelle scorse settimane sono state molte le manifestazioni e le iniziative organizzate dalle famiglie dei prigionieri e dalla società civile per interessare le istituzioni e l'opinione pubblica a questa vicenda sottolineandone l'opacità; gli armatori delle imbarcazioni hanno pubblicamente manifestato la richiesta di interventi mirati e specifici, rivolgendo altresì numerosi appelli al Governo per chiedere il rilascio immediato dei motopesca e degli ostaggi, oltre alla possibilità di mettersi in contatto con i marinai, nei confronti dei quali è stato sinora impossibile effettuare una qualsiasi comunicazione, fatta eccezione per la richiamata telefonata del capitano Piero Marrone; sebbene nei giorni scorsi il Ministro in indirizzo abbia dichiarato di aver "attivato tutti i canali internazionali" per risolvere la questione, e nonostante le rassicurazioni offerte dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, il quale, la scorsa settimana, ha risposto ad un question time alla Camera dei deputati che verteva proprio su tale vicenda, ad oggi, non risultata sufficiente l'opera sino a questo momento intrapresa da parte del Governo per far luce sulla vicenda e per riuscire a riportare in Italia i prigionieri, si chiede di sapere: quali siano gli orientamenti del Ministro in indirizzo rispetto alle vicende descritte; se non ritenga doveroso esprimere chiaramente una posizione di aperta condanna nei confronti delle autorità libiche che tengono prigionieri i 18 pescatori, e se non ritenga opportuno attivarsi immediatamente, intensificando gli sforzi diplomatici sino ad ora portati avanti, al fine di risolvere la questione nel più breve tempo possibile, predisponendo altresì un deciso intervento volto a consentire quanto prima il contatto tra i pescatori ingiustamente detenuti e le rispettive famiglie, nonché a garantirne la massima tutela della salute ed il più sicuro rientro in Italia. Atto n. 3-01982 FAGGI FREGOLENT ARRIGONI VALLARDI RUFA ZULIANI CAMPARI LUCIDI PUCCIARELLI AUGUSSORI ALESSANDRINI RICCARDI TOSATO PIANASSO FERRERO BRIZIARELLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: si apprende da fonti di stampa che la Presidenza del Consiglio dei ministri ha sottoscritto negli ultimi mesi con la Cerichem Biopharm srl, un'azienda di Cerignola (Foggia), che realizza prodotti chimici per disinfezione e sterilizzazione, 3 contratti per un totale di quasi 40.000 euro per l'approvvigionamento di ingenti quantità di liquido sanificante; il primo accordo, per l'acquisto di grandi quantità di gel disinfettante e sapone antibatterico, risale al 5 marzo, ovvero a ridosso delle disposizioni di lockdown imposte al Paese, il secondo accordo è stato sottoscritto a maggio per il rifornimento di altre quantità di gel disinfettante e l'ultimo accordo risale ad inizio giugno per l'acquisto di confezioni di salviettine igienizzanti, spray disinfettanti e visiere protettive in policarbonato; tali contratti sono stati sottoscritti con affidamento diretto e le relative informazioni non sono state rese debitamente pubbliche, se non mesi dopo la loro sottoscrizione; si apprende inoltre che ad aprile la Guardia di finanza ha sequestrato 4.000 flaconi di gel igienizzante prodotto dalla stessa azienda Cerichem Biopharm, perché risultati privi delle necessarie autorizzazioni dell'Unione europea e del Ministero della salute per la messa in commercio; considerato che: la Commissione europea, con la comunicazione 2020/C 108 I/101, ha tracciato un percorso per l'utilizzo del quadro in materia di appalti pubblici nella situazione di emergenza connessa alla crisi da COVID-19, fornendo indicazioni agli Stati membri circa le opzioni ed i margini di manovra possibili a norma del quadro dell'Unione in materia di appalti pubblici, richiamandoli all'utilizzo delle diverse procedure urgenti previste dalla direttiva 2014/24/UE in materia di appalti per la fornitura di beni e servizi; i contenuti della comunicazione sono stati confermati dall'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) nel "Vademecum per velocizzare e semplificare gli appalti pubblici" all'uopo pubblicato; l'accelerazione in sede di aggiudicazione degli appalti in conformità agli orientamenti della Commissione e in deroga al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, indipendentemente dall'importo dell'appalto medesimo e sulla base di disposizioni chiare a livello nazionale, può rappresentare uno stimolo per una rapida e decisa ripresa economica del Paese, evitando di ricorrere a tali procedure in maniera poco strutturata, con il rischio di creare situazioni proceduralmente non corrette, quali la mancanza delle necessarie autorizzazioni e certificazioni di prodotti commercializzati nell'Unione europea, a fortiori nell'ipotesi di approvvigionamento di prodotti medicali, si chiede di sapere se quanto riportato corrisponda al vero. Atto n. 3-01983 MODENA Al Ministro della giustizia Premesso che: attualmente, gli uffici giudiziari della città di Terni sono dislocati in due diversi edifici: quello destinato a sede del tribunale, recentemente ristrutturato, non presenta particolari criticità, mentre quello sede della Procura della Repubblica risulta palesemente inadeguato, sotto molteplici profili, a garantire un'idonea funzionalità degli uffici; la sede della Procura, oltre a richiedere numerosi e costosi interventi di manutenzione, per la sua vetustà, implica ulteriori oneri per essere detenuta in forza di un contratto di locazione con l'ATER, con la corresponsione di un canone annuo superiore ai 200.000 euro, tra locali per uso uffici e garage ; nel maggio 2019, il Comune di Terni, a causa di ostacoli amministrativi, ha reiterato il proprio interesse alla realizzazione di una "cittadella giudiziaria", tramite la costruzione di un nuovo edificio da destinare agli uffici della Procura in adiacenza all'attuale sede del tribunale; già dal 2014, la società immobiliare Corso del Popolo SpA aveva iniziato a realizzare, nell'ambito di una complessa opera di bonifica di terreni di proprietà comunale limitrofi al tribunale di Terni, anche un nuovo edificio da destinare agli uffici della Procura. Il progetto non è stato portato a termine per problematiche di natura burocratico-amministrativa, oggi superate, come si evince dalla citata manifestazione d'interesse dell'amministrazione comunale ternana; tra l'altro, l'interruzione della costruzione di tali opere ha lasciato, proprio a fianco della sede del tribunale, lo scavo che era stato predisposto per le fondamenta dell'edificio, vale a dire un'enorme fossa, con materiali di cantiere sparsi, che risulta potenzialmente pericolosa per possibili intromissioni o collocazione di ordigni esplosivi; la situazione, che rischia sia di vanificare le misure di sicurezza predisposte nell'ultimo anno a tutela di tutti gli utenti del servizio giustizia ( metal detector e potenziamento del servizio di vigilanza dell'edificio), sia di porre a repentaglio l'incolumità di quanti si trovino a passare nelle vie limitrofe, necessita di una rapida soluzione; la realizzazione del nuovo edificio risponderebbe al fondamentale principio di economicità dell'azione amministrativa, evitando i costi connessi alla gestione della procura, canone di locazione e continui interventi di manutenzione: invero, l'amministrazione della giustizia potrebbe accollarsi, temporaneamente, un nuovo canone di locazione con l'acquisizione finale di un edificio nuovo, con riscatto dei canoni già corrisposti; oltre al risparmio di spesa, l'intervento consentirebbe una maggiore funzionalità del servizio giustizia, che vede l'attuale condizione assolutamente inadeguata dell'edilizia giudiziaria di Terni, anche in considerazione della soppressione del tribunale di Orvieto e del conseguente accorpamento a quello di Terni con trasferimento di magistrati, personale amministrativo e utenza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e quali iniziative intenda adottare per la tempestiva realizzazione della cittadella giudiziaria di Terni, al fine di conseguire un risparmio di risorse pubbliche e garantire, al contempo, la sicurezza e l'efficienza del servizio giustizia. Atto n. 3-01985 GRANATO ANGRISANI CORRADO DE LUCIA Ai Ministri per la pubblica amministrazione e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che, a quanto risulta alle interroganti: con la deliberazione n. 90 del 15 maggio 2020 la Giunta regionale della Calabria ha modificato, ai sensi della normativa regionale di riferimento (art. 9 della legge regionale n. 7 del 1996), il contingente di personale assegnato all'ufficio stampa, composto da 7 giornalisti professionisti o pubblicisti (di cui un coordinatore, un vice coordinatore e 5 professionisti per la redazione, di cui un foto reporter ) e uno specialista in rapporti con i mass media ; nello specifico, per la costituzione dell'ufficio, sono stati prorogati due contratti vigenti nel corso della precedente consiliatura, mentre per le restanti 6 posizioni si è deciso di ricorrere, nel rispetto delle procedure di cui all'articolo 7 del decreto legislativo n. 165 del 2001, ad una manifestazione di interesse rivolta ai dipendenti di ruolo in servizio presso la Giunta, ai sensi della quale, oltre ai requisiti professionali necessari per l'esercizio della professione (iscrizione all'albo), tra le modalità di presentazione della candidatura era necessario ottenere un nulla osta per la mobilità extradipartimentale (ai sensi del regolamento sulla mobilità interna del personale non dirigenziale della Giunta); tuttavia sul sito web dell'amministrazione non sono stati pubblicati gli esiti della procedura (da cui sono stati di fatto esclusi i dipendenti di ruolo regionali aventi diritto, in quanto in possesso dei requisiti richiesti), che si evincono, invece, da una successiva manifestazione di interesse con cui il competente dipartimento regionale (organizzazione e risorse umane), accertata l'impossibilità di individuare risorse interne all'ente (22 luglio 2020), ha pubblicato una seguente manifestazione di interesse per la formazione di un elenco di professionisti esterni da cui attingere per il conferimento dei 6 incarichi restanti; come si evince dagli atti successivi e consequenziali è stata conclusa la relativa istruttoria dal dipartimento della presidenza, il quale ha provveduto alla trasmissione dell'elenco degli idonei (contenuto nel decreto del presidente della Giunta del 9 ottobre 2020) per procedere al conferimento degli incarichi tramite contrattualizzazione individuale; come si legge nel decreto pubblicato con nota n. 320198 del 6 ottobre 2020 il presidente della Regione Calabria ha individuato, sulla base dell'elenco degli idonei alla manifestazione d'interesse, i soggetti a cui conferire l'incarico; considerato che, a parere delle interroganti, la procedura seguita dalla Giunta per la costituzione dell'ufficio stampa non risulta assolutamente conforme alle modalità selettive previsto dall'articolo 35 del testo unico del pubblico impiego, di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001, in quanto i contratti che saranno stipulati a valle della procedura di reclutamento e nomina dei nuovi assunti sono frutto di una selezione non coerente con i principi di cui all'art. 35, comma 3, del medesimo decreto (imparzialità, meccanismi di selezione oggettivi e trasparenti, nomina di un commissione di esperti in materia), il cui rispetto è indispensabile per ogni procedura di reclutamento di personale all'interno di uffici (come l'ufficio stampa della Giunta) non annoverabili tra quelli di diretta collaborazione politica, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, non reputino opportuno verificare il rispetto degli obblighi di pubblicazione della procedura seguita per il reclutamento del personale dell'ufficio stampa della Giunta, onde permettere pubblicamente di comprendere, in coerenza con le finalità di cui al decreto legislativo n. 33 del 2013, la scelta dell'amministrazione di attingere a personale esterno, in primo luogo in relazione agli esiti della manifestazione di interesse rivolta al personale di ruolo in servizio presso la Giunta; se ritengano legittima la scelta dell'amministrazione regionale di procedere con una manifestazione di interesse rivolta al personale esterno, senza previa pubblicazione degli esiti di quella rivolta al personale in servizio presso la Giunta medesima, nelle modalità prescelte, non coerenti con le disposizioni di cui all'articolo 35 del testo unico del pubblico impiego in materia di procedure selettive per il reclutamento del personale. Atto n. 3-01986 CORRADO MORRA LANNUTTI GALLICCHIO PRESUTTO Al Ministro della giustizia Premesso che: risulta agli interroganti, grazie ai due puntuali resoconti di Antonio Anastasi pubblicati sul "Quotidiano del Sud" il 3 agosto e il 17 settembre 2020, che la II sezione civile della Corte d'appello di Catanzaro abbia confermato, in data 14 settembre 2020, la sentenza dichiarativa di fallimento emessa dal Tribunale di Crotone il 13 febbraio 2020 nei confronti della Calabretta snc di Calabretta Salvatore & figli e dei soci Antonino Mauro e Gianluca Calabretta, imprenditori del capoluogo pitagorico attivi nel settore dell'impiantistica; l'imprenditore Antonino Mauro Calabretta aveva proposto l'impugnazione del citato provvedimento, appello giudicato tardivo dal collegio catanzarese, eccependo l'incompatibilità dell'avvocato Luca Alberto Tricoli e del commercialista Aldo Luigi Siniscalchi, i liquidatori giudiziali nominati l'8 marzo 2019 dal giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Crotone, dottor Emmanuele Agostini; l'eventuale riconoscimento dell'incompatibilità dei commissari avrebbe comportato l'improcedibilità, rimarcata in fase di udienza prefallimentare e versata nella memoria difensiva contenuta nel fascicolo del procedimento. Solo poche ore dopo l'impugnazione di Calabretta, però, il giudice si sarebbe pronunciato per la dichiarazione del fallimento (fallimento n. 4/2020); considerato che: ai sensi dell'art. 28, comma 2, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (cosiddetta legge fallimentare), "non possono essere nominati curatore il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito, i creditori di questo e chi ha concorso al dissesto dell'impresa durante i due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, nonché chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento". Il comma prevede che non possano divenire curatori, oltre ai soggetti legati al fallito da rapporti che ne manifestano con evidenza la parzialità, anche coloro che, in generale, siano in conflitto di interessi con l'imprenditore, in quanto tale circostanza mina la credibilità della persona nello svolgere senza secondi fini l'incarico di curatore; in data 4 marzo 2019 il presidente del Tribunale di Crotone emetteva, inoltre, una circolare che recepiva il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 54, recante disposizioni per disciplinare il regime delle incompatibilità degli amministratori giudiziari, dei loro coadiutori, dei curatori fallimentari e degli altri organi delle procedure concorsuali, in attuazione dell'articolo 33, commi 2 e 3, della legge 17 ottobre 2017, n. 161; al fine di evitare di incorrere in denunce per dichiarazione infedele, Calabretta, con missiva del 23 maggio 2019 inviata al solo avvocato Tricoli, ma rivolta ad entrambi i commissari, chiedeva loro di astenersi dall'incarico. L'imprenditore, infatti, nel corpo della missiva insisteva sull'asserita appartenenza dei due, già prima della nomina quali liquidatori della procedura, alla medesima obbedienza massonica cui egli si dichiara iscritto; i lavori delle rispettive logge (quella di Calabretta e quella di Tricoli e Siniscalchi) si svolgerebbero, a detta dell'imprenditore, sempre in comune, alimentando solidi di rapporti di familiarità; già nel 2014, sempre a dire di Calabretta, l'avvocato Tricoli aveva agito in giudizio contro la Calabretta snc per recuperare crediti spettanti ad un altro avvocato; tuttavia, un mese prima della nomina a liquidatore giudiziale, Tricoli aveva firmato un contratto di supervisione legale proprio con la ditta di cui Antonino Mauro Calabretta è amministratore e legale rappresentante da marzo 2016. Ciononostante, nella comunicazione di accettazione dell'incarico di liquidatore, datata 15 marzo 2019, l'avvocato dichiarava, tra l'altro, seguendo la formula di rito, "di non essere mai stato alle dipendenze e di non aver mai prestato la sua opera professionale in favore dell'istante"; il danno subito da Calabretta, riconducibile a presunte irregolarità nella procedura di concordato preventivo con cessio bonorum incardinata presso il Tribunale di Crotone (n. 3/2018) ai fini della liquidazione aziendale, è stato, a parer suo, inferto proprio dai due liquidatori (per avere costoro deciso e affrettato i tempi del fallimento). Giova rammentare che la Corte d'appello di Catanzaro, in merito alla procedura, ha ora ritenuto l'esposizione debitoria di Calabretta maggiore di quanto valutato in quella sede; considerato inoltre che: in data 5 marzo 2020 Calabretta sporgeva denuncia-querela presso il nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Crotone e in data 26 maggio 2020 presentava esposto-denuncia alla Procura di Salerno inducendola ad aprire un'indagine per abuso d'ufficio nei confronti del giudice e dei liquidatori giudiziali. Costoro, secondo le fonti di stampa già menzionate, dopo la pronuncia della Corte di appello di Catanzaro che respingeva l'appello, al fine di tutelarsi dalle supposte calunnie, si rivolgevano a loro volta alla stessa Procura; Calabretta, in data 25 luglio 2020, indirizzava un' e-mail al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone per chiedere di incontrarlo, senza ottenere riscontro. Due giorni dopo inoltrava con lo stesso mezzo formale denuncia e relativi allegati alla Procura suddetta, al presidente del Tribunale di Crotone e al presidente della Corte d'appello di Catanzaro; infine, il 29 luglio 2020 sporgeva denuncia al Raggruppamento operativo speciale (ROS) dei Carabinieri di Catanzaro; a giudizio degli interroganti la vicenda risulta meritevole di attenzione, poiché, in linea teorica, la rimostranza secondo cui l'asserita affiliazione massonica dei liquidatori e la conseguente loro familiarità con il titolare della ditta proponente il concordato preventivo avrebbe concorso alla presunta violazione del principio di terzietà (non già, nel caso di specie, favorendo indebitamente il confratello, ma danneggiandolo) potrebbe non essere priva di fondamento. Assoggettati come sono, infatti, tutti e tre, al vincolo massonico dell'obbedienza, non è possibile escludere del tutto l'eventualità che le determinazioni dei liquidatori possano essere state influenzate dall'esterno o addirittura eterodirette, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga di voler attivare i propri poteri ispettivi presso il Tribunale di Crotone, anche al fine di dissipare ogni possibile dubbio circa la corretta gestione degli uffici giudiziari; se non reputi opportuno che i liquidatori giudiziari, nonché tutti i soggetti che, in una procedura, svolgano incarichi su delega o incarico o sotto la vigilanza dell'autorità giudiziaria, siano sottoposti ai medesimi divieti che la legge impone ai magistrati, e in particolare l'art. 3, comma 1, lettera g) , del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, prevedendo come illecita "la partecipazione ad associazioni segrete o i cui vincoli sono oggettivamente incompatibili con l'esercizio delle funzioni giudiziarie". Atto n. 3-01987 TARICCO D'ALFONSO FEDELI D'ARIENZO ROSSOMANDO GIACOBBE ROJC STEFANO PITTELLA LAUS BOLDRINI ASTORRE ALFIERI CIRINNA' FERRAZZI IORI PARRINI VERDUCCI MESSINA Assuntela Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: le conseguenze dell'esposizione alle fibre di amianto, purtroppo molto usato soprattutto nel trentennio tra la fine degli anni '50 fino alla soglia degli anni '90 nell'ambito di molteplici manufatti, perché resistente e a basso costo, sono ormai note ed acclarate; la direttiva 83/477/CEE è stata recepita con il decreto legislativo n. 277 del 1991, cui è seguita l'emanazione della legge n. 257 del 1992, recante "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto", che ha stabilito il divieto di estrazione, commercializzazione e produzione di amianto, la bonifica degli edifici, delle fabbriche e del territorio, nonché misure per la tutela sanitaria e previdenziale dei lavoratori esposti all'amianto; nella legge sono stati individuati i criteri per l'accesso anticipato, in favore dei lavoratori esposti all'amianto, al trattamento pensionistico per un periodo pari al 50 per cento di dimostrata qualificata esposizione, purché fosse stata decennale (articolo 13, comma 8), oppure senza alcuna limitazione per coloro che avessero contratto patologie correlate all'asbesto (articolo 13, comma 7); l'articolo 47 del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, ha ridotto la misura previdenziale al 25 per cento, utile soltanto per l'entità della prestazione e con un termine di decadenza fissato al 15 giugno 2005; all'articolo 1, commi 20, 21 e 22, della legge n. 247 del 2007, per i siti oggetto di atto di indirizzo ministeriale il beneficio con il coefficiente di 1,5 utile per maturare anticipatamente il diritto a pensione era riconosciuto per i periodi di attività lavorativa svolta con esposizione all'amianto fino al 2 ottobre 2003; la direttiva 2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, abrogava la precedente direttiva del 1983 con modificazioni sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con l'esposizione all'amianto, per ridurre il rischio per l'incolumità e per la salute pubbliche conseguente alla presenza di amianto nei luoghi di vita e di lavoro, peraltro introducendo anche norme già adottate dalla legislazione nazionale; considerato che: nella XVII Legislatura vi sono stati molti interventi a favore dei lavoratori esposti all'amianto al fine di estendere la platea dei soggetti beneficiari e di riconoscere maggiori facilitazioni agli ex lavoratori affetti da patologia correlata all'asbesto. Fra questi: a) l'articolo 1, commi 115 e 117, della legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità per il 2015) ha esteso la platea dei lavoratori esposti all'amianto; b) il riconoscimento delle prestazioni assistenziali erogate dal fondo per le vittime dell'amianto ai malati di mesotelioma che abbiano contratto la patologia, o per esposizione familiare ai lavoratori impiegati nella lavorazione dell'amianto, ovvero per comprovata esposizione ambientale; c) l'articolo 1, commi da 274 a 279, della legge n. 208 del 2015 (legge di stabilità per il 2016) ha, tra l'altro, esteso la platea a cui si applicano le disposizioni, comprendendovi anche i lavoratori che, in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, siano approdati ad una gestione di previdenza diversa da quella dell'INPS e che non abbiano maturato il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso degli anni 2015 e 2016 ed il beneficio previdenziale di cui dall'articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992 è stato esteso ai lavoratori del settore della produzione di materia rotabile ferroviario che hanno svolto operazioni di bonifica dall'amianto senza essere dotati degli adeguati equipaggiamenti di protezione; d) l'articolo 1, comma 250, della legge n. 232 del 2016 ha attribuito, a decorrere dal 2017, entro limiti finanziari (20 milioni di euro per il 2017 e 30 milioni annui a decorrere dal 2018), il diritto alla pensione di inabilità per i soggetti affetti da determinate malattie connesse all'esposizione lavorativa all'amianto anche per i casi in cui manchi il presupposto dell'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa; e) l'articolo 13- ter del decreto-legge n. 91 del 2017 (cosiddetto decreto per il Mezzogiorno), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 123 del 2017, ha previsto benefici pensionistici o sussidi di accompagnamento alla quiescenza per lavoratori affetti da patologia correlata all'asbesto, provvedendo alla copertura finanziaria dei relativi oneri finanziari; in sede di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 104 del 2020, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia, è stato presentato un emendamento specifico per modificare l'articolo 1, comma 277, della legge n. 208 del 2015, al fine di riconoscere il beneficio pensionistico a tutti i lavoratori che al 30 giugno 2020 sono in possesso dei requisiti contributivi maturati entro il 2019 e che sulla base delle domande pervenute riguarderebbe una platea di 260 soggetti che sarebbero potuti rientrare nella proposta normativa in oggetto, che purtroppo non ha trovato accoglimento; rilevato che sono centinaia i lavoratori colpiti da esposizione senza protezioni alle fibre di amianto che matureranno i requisiti entro il corrente anno, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo stia adeguatamente monitorando la situazione, anche per dare risposta ai primi 260 lavoratori che hanno già maturato i requisiti per i benefici previdenziali entro il 30 giugno 2020 consentendo loro l'accesso al pensionamento, nonché ai lavoratori che li matureranno entro il 31 dicembre 2020; se non intenda adottare immediate iniziative, anche legislative, per rendere, in tempi celeri e certi, esigibili dai singoli lavoratori che hanno già maturato i requisiti previsti i benefici previdenziali connessi alla esposizione all'amianto previsti delle leggi susseguitesi a partire dalla legge n. 257 del 1992, sino all'articolo 1, comma 277, della legge n. 208 del 2015. Atto n. 3-01988 STABILE Ai Ministri della salute e dell'istruzione Premesso che: il 24 settembre 2020 è stata pubblicata la circolare del Ministero della salute n. 30847, recante "Riapertura delle scuole. Attestati di guarigione da COVID-19 o da patologia diversa da COVID-19 per alunni/personale scolastico con sospetta infezione da SARS-CoV-2", la quale prevede che "In presenza di sintomatologia sospetta, il pediatra di libera scelta (PLS)/medico di medicina generale (MMG), richiede tempestivamente il test diagnostico e lo comunica al Dipartimento di Prevenzione (DdP), o al servizio preposto sulla base dell'organizzazione regionale"; il 29 settembre è stata pubblicata la circolare del Ministero della salute n. 31400 recante "Uso dei test antigenici rapidi per la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2, con particolare riguardo al contesto scolastico"; secondo un appello lanciato da autorevoli esponenti della comunità scientifica, esistono molte evidenze scientifiche sufficienti per riesaminare alcune delle decisioni sin qui adottate allo scopo di meglio conciliare l'esigenza di contenere il virus in ogni ambiente, con le specificità del contesto scolastico e con le esigenze di socialità, cultura e apprendimento di ragazzi e bambini; allo stato attuale, infatti, gli studi epidemiologici nazionali e internazionali pubblicati sulle migliori riviste scientifiche mostrano che i giovani si ammalano meno di COVID-19, al contrario di quanto avviene per l'influenza; il ruolo dei più giovani nella trasmissione di SARS-CoV-2 è limitato, la trasmissione bambino-adulto è meno frequente rispetto a quella tra adulti e la riapertura delle scuole non è stata associata ad un significativo incremento della diffusione del virus; le mascherine, quando utilizzate correttamente e limitatamente ai casi in cui è necessario, sono un presidio importante e riconosciuto per il contenimento del COVID-19. Il rapporto tra mascherine e bambini è stato descritto come problematico e potenzialmente dannoso nel documento congiunto OMS-UNICEF del 21 agosto 2020 e già diversi governi europei hanno alzato la soglia di età a 12 anni per l'obbligo di indossare la mascherina; secondo una parte della comunità scientifica, inoltre, le misure di prevenzione adottate in Italia comportano per un'intera generazione inevitabili effetti "collaterali" seri e indiscutibili, con privazioni di ordine psicologico, sociale, cognitivo, didattico, fisico, alimentare, e a parere dell'interrogante il "principio di massima precauzione" sin qui adottato andrebbe aggiornato e rapportato alle evidenze scientifiche; l'esperienza nei vari Paesi europei che hanno riaperto le scuole con svariate modalità, dopo il lockdown , pur trovandosi nelle condizioni epidemiologiche più diverse, ha mostrato che le previsioni pessimistiche non erano realistiche e che la ripresa dell'attività didattica in presenza, con maggiori o minori misure di contenimento, non ha inciso significativamente sull'andamento epidemiologico, né sul carico ospedaliero, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover rimodulare le misure introdotte nelle scuole sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, considerando una valutazione rigorosa del rapporto tra rischi e benefici; se non ritengano di dover rimuovere l'obbligo di mascherina per i bambini sotto i 12 anni, in ogni circostanza in cui non ci sia un rischio evidente, compreso il contesto scolastico, in linea con le recenti indicazioni dell'OMS e dell'UNICEF; se non ritengano opportuno distribuire in tutto il territorio nazionale in maniera gratuita e con adeguata regolarità delle mascherine sicure e rispondenti a tutti i criteri individuati; se non ritengano opportuno incentivare in tutto il territorio nazionale l'utilizzo dei tamponi rapidi non invasivi per i soggetti di età inferiore a 15 anni. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01981 NUGNES DE FALCO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la messa in onda di "Tutto il mondo è paese", fiction della RAI con Beppe Fiorello, ispirata all'esperienza di accoglienza diffusa del Comune di Riace ed incentrata sulla figura carismatica del sindaco che ne è stato l'ideatore, Domenico ("Mimmo") Lucano, prodotta da "PicoMedia" per RAI Fiction quasi tre anni fa, era prevista per il febbraio 2018, ma la RAI decise di "sospenderla" dal palinsesto perché, recitava una nota dell'epoca, "al sindaco Lucano è stato recapitato un avviso di garanzia da parte della procura di Locri per alcuni presunti reati collegati alla gestione del sistema di accoglienza", reati totalmente sconfessati dalla sentenza del Consiglio di Stato, pur essendo il processo ancora in corso; da notizie apparse su organi di stampa si apprende che dai palinsesti RAI, la fiction prevista per il mese di novembre 2020, in prima serata, è stata cancellata per la seconda volta; sul sito del quotidiano "la Repubblica", si apprende che Riccardo Laganà, scelto dall'assemblea dei dipendenti come membro del consiglio di amministrazione della RAI, tramite un messaggio su "Twitter" avrebbe dichiarato che la fiction in questione "rimane in un cassetto con grande dispiacere"; considerato che la sentenza del Consiglio di Stato del 2018 ha sospeso ogni misura cautelare di obbligo di residenza fuori dal comune di Riace per Mimmo Lucano affermando che a Riace "non ci sono mai state truffe o appalti pilotati"; attesi gli obblighi, anche contenutistici che derivano dal contratto di servizio tra la RAI e il Ministero dello sviluppo economico, si chiede di sapere: quale sia l'orientamento del Ministro in indirizzo in merito alle vicende descritte; se la notizia del secondo rinvio della trasmissione risponda al vero e, in caso affermativo, quali siano le ragioni che motivano tale rinvio o cancellazione, tenendo conto che la RAI ha fortemente voluto la fiction e ne ha commissionato la realizzazione. Atto n. 3-01984 NANNICINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e della salute Premesso che: il 10 ottobre 2020, l'associazione Arci ha pubblicato una drammatica testimonianza dalla "nave quarantena" "GNV Rhapsody", che racconta la storia di un richiedente asilo, in attesa di sapere l'esito della sua domanda, risultato positivo al COVID-19 e trasferito da un centro di accoglienza straordinaria di Roma ad un'imbarcazione inizialmente ancorata davanti al porto di Palermo e poi spostata nel porto di Bari; nel video l'uomo riporta di non aver avuto accesso ai documenti relativi alla sua positività al test , nonostante l'avesse chiesto, e mostra l'utilizzo di materiale di protezione non idoneo; anche il sito on line "TPI", il 12 ottobre, ha pubblicato l'intervista a un ragazzo del Ghana accolto in un centro di accoglienza straordinaria di Roma che, dopo aver avuto la notizia di essere positivo al COVID-19, è stato preso dalla Croce rossa e portato in una nave quarantena dove è chiuso in una stanza senza aver mai visto personale sanitario; nell'articolo di "TPI" è riportata una dichiarazione di un'operatrice dell'accoglienza che dice: "Abbiamo notizie di ragazzi prelevati dal Cas Mentuccia, portati sulle navi, poi dimessi e lasciati a Palermo, da soli sono arrivati a Napoli, senza soldi e da lì non si sa come sono tornati al Cas dove gli è stato detto che non avevano più il posto. A noi non viene comunicato nulla"; anche l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione, il 9 ottobre, è intervenuta sulla questione: "Nelle ultime settimane l'Associazione per gli Studi giuridici sull'Immigrazione (ASGI) ha rilevato la grave prassi, messa in atto in diversi territori italiani dalle Prefetture anche con il supporto operativo della Croce rossa, di trasferire in 'nave quarantena' di stranieri già titolari di protezione umanitaria o richiedenti asilo o comunque regolarmente soggiornanti da tempo sul territorio, ed accolti in centri di accoglienza, esclusivamente sulla base del presupposto della positività al virus"; l'ASGI ritiene che tale forma di trasferimento coattivo sia illegale e discriminatorio e violerebbe la libertà personale garantita dall'articolo 13 della Costituzione; l'utilizzo delle navi come luoghi di espletamento dell'isolamento fiduciario e della quarantena per migranti è un'ipotesi prevista dal decreto del capo della Protezione civile 12 aprile 2020 esclusivamente per gli stranieri soccorsi o arrivati autonomamente via mare e non già, come nel caso di specie, per stranieri già regolarmente soggiornanti e ospitati in centri di accoglienza, si chiede di sapere: se corrispondano al vero le notizie apparse nei vari siti di organizzazioni che si occupano di migranti e quali iniziative urgenti il Governo intenda intraprendere affinché questa modalità intrapresa dalle Prefetture cessi immediatamente; se ritenga opportuno prevedere la possibilità di attuare lo stesso protocollo previsto per il COVID-19 operativo senza discriminazioni tra italiani, immigrati o richiedenti asilo. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04234 DURNWALDER Ai Ministri della difesa e per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: l'Unione italiana tiro a segno (UITS) è un ente pubblico posto sotto la vigilanza del Ministero della difesa, in quanto preposta all'organizzazione dell'attività istituzionale svolta dalle sezioni del tiro a segno nazionale (TSN) per l'addestramento di coloro che prestano servizio armato presso enti pubblici o privati e per coloro che sono obbligati ad iscriversi e frequentare una sezione di TSN ai fini della richiesta di una licenza di porto d'armi, nonché per tutti coloro che vi sono obbligati per legge; l'UITS è anche la federazione sportiva nazionale di tiro a segno, riconosciuta dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), in quanto preposta alla promozione, alla disciplina ed alla propaganda dello sport del tiro a segno, alla regolamentazione e allo svolgimento di attività ludiche e propedeutiche all'uso delle armi, nonché alla preparazione dei tiratori per l'attività sportiva nazionale ed internazionale; nel 2017 l'UITS è stata commissariata dal Ministero della difesa; al nuovo commissario straordinario nominato dal Ministero sono stati attribuiti "i poteri di amministrazione ordinaria e straordinaria" fino "alla nomina del Presidente dell'ente e comunque per non oltre un anno"; il 19 dicembre 2019 il commissario straordinario ha inviato una nota alle sezioni con la quale comunicava che: "dal prossimo mese di gennaio sarà mia cura avere i contatti con il sopracitato Ministero della difesa, per rivedere alcune disposizioni statutarie dell'ente che ritengo opportuno adeguare alle effettive esigenze che si cono manifestate nel corso del tempo"; con comunicato stampa ufficiale del 3 settembre 2020, il commissario straordinario, colonnello Igino Rugiero, in ottemperanza al mandato ricevuto dal Ministero della difesa, ha comunicato di aver inviato alla attenzione dei Ministri in indirizzo il testo del nuovo statuto UITS; stando a notizie ufficiose, il testo del nuovo statuto potrebbe contenere il principio dei tre mandati per le cariche elettive (presidente e consiglieri) delle associazioni sportive dilettantistiche; considerato che nella Provincia autonoma di Bolzano (e non solo) questo sport viene esercitato in associazioni di volontariato di piccole dimensioni, motivo per cui mancano spesso delle alternative per la copertura delle cariche elettive, si chiede di sapere se la notizia trovi conferma nel testo del nuovo statuto inviato all'attenzione dei Ministri in indirizzo e, in caso affermativo, se non ritengano di intervenire affinché il principio dei tre mandati non sia applicabile alle associazioni sportive dilettantistiche di piccole dimensioni. Atto n. 4-04235 FAZZOLARI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione Premesso che: l'articolo 5 del decreto legislativo n. 82 del 2005 (codice dell'amministrazione digitale), come modificato dal decreto legislativo n. 179 del 2016 e dal decreto-legge n. 162 del 2019, prevede, in capo alle pubbliche amministrazioni e ai gestori di servizi pubblici (comprese le società quotate) e delle società a controllo pubblico, l'obbligo di accettare, tramite "la piattaforma tecnologica per l'interconnessione e l'interoperabilità tra le pubbliche amministrazioni e i prestatori di servizi a pagamento abilitati", i pagamenti, spettanti a qualsiasi titolo, attraverso sistemi di pagamento elettronico; in attuazione di tali previsioni l'Agenzia per l'Italia digitale ha realizzato il sistema "PagoPA", la cui gestione (come si legge sul sito web istituzionale), è trasferita (in particolare, per effetto dell'articolo 8 del decreto-legge n. 135 del 2018), in capo alla Presidenza del Consiglio dei ministri che si avvale del commissario straordinario per l'attuazione dell'agenda digitale, disponendo altresì la costituzione di una società per azioni partecipata dallo Stato, che opererà sotto l'indirizzo del Presidente del Consiglio dei ministri; il sito istituzionale del sistema PagoPA descrive tale sistema come "la piattaforma digitale che consente ai cittadini di pagare in modo più naturale, veloce e moderno e che solleva le amministrazioni dai costi e dai ritardi dei metodi di incasso tradizionali", con l'obiettivo di "permettere al cittadino di scegliere metodi di pagamento moderni, a minima frizione, e al mercato di poter integrare lo strumento, aggiungendo facilmente nuovi strumenti i pagamento innovativi, rendendo il sistema più aperto e flessibile"; in drastico contrasto con tali entusiastiche rappresentazioni di uno strumento presentato al pubblico e ai cittadini quale innovativa forma di semplificazione amministrativa e burocratica, dall'applicazione pratica è emerso molto rapidamente come non soltanto per i contribuenti il ricorso a tale sistema non determini alcun tipo di beneficio in termini di semplificazione o di riduzione delle tempistiche dei versamenti, ma abbia determinato, piuttosto, un aggravio economico, spostando costi e oneri, che precedentemente all'entrata in vigore e in operatività di tale sistema erano sostenuti dalla pubblica amministrazione, direttamente sulle transazioni e singole operazioni eseguite e, dunque, direttamente nelle tasche dei contribuenti; si tratta di un'operazione ampiamente discussa e fortemente dibattuta nel Paese, anche perché debitamente descritta da autorevoli organi di informazione, rispetto alla quale, in un tentativo giustificativo o chiarificatore comunque poco convincente, PagoPA ha formulato, tra le "domande frequenti di carattere generale" pubblicate sul sito web istituzionale, tre distinti quesiti (precisamente, il quesito A14: "Perché con pagoPa sembra di pagare di più?", A15: "Perché devo pagare le commissioni?", A16: "Perché con pagoPA si dovrebbero ridurre le commissioni?"); in risposta a tali quesiti, tra le motivazioni giustificative addotte, si legge che mentre con altre modalità il costo delle commissioni ricadrebbe in modo indiretto sulla fiscalità generale, configurando un costo nascosto, con l'attuale sistema tale costo sarebbe semplicemente esplicitato: un meccanismo che, sempre secondo quanto riportato nelle risposte ai medesimi quesiti, "dovrebbe" incentivare la concorrenza e livellare verso il basso i costi di commissione ed è evidente come una simile risposta denoti, anche solo semplicemente nella scelta lessicale del termine "dovrebbe", utilizzato al condizionale, un elevato ed inaccettabile indice di approssimazione rispetto al quale è necessario effettuare le dovute e attente valutazioni; si rileva prioritariamente come l'operazione di traslazione e scaricamento dei costi di commissione dal piano della fiscalità generale alla sfera privata e reddituale dei cittadini, che viene rappresentata da PagoPA come una sorta di "operazione trasparenza", appaia invero molto lontana da quei principi di correttezza, chiarezza, lealtà e coerenza che dovrebbero contrassegnare la relazione politica tra i cittadini e lo Stato, configurando invece un comportamento che somiglia molto più ad una pratica scorretta, nella misura in cui uno strumento, i cui costi di funzionamento sono posti (anche questi) a carico della fiscalità generale (si ricorda che ai fini della sottoscrizione del capitale sociale iniziale è utilizzata, ai sensi del citato decreto-legge n. 135 del 2018, quota parte delle risorse finanziarie già assegnate all'Agenzia per l'Italia digitale), viene ingannevolmente presentato ai cittadini come mezzo di semplificazione e ammodernamento amministrativo e burocratico in un'ottica di maggiore efficienza e innovazione tecnologica, traducendosi poi sul piano della realtà come pretesto per erodere ulteriormente la sfera reddituale dei cittadini; l'interrogante rileva come, secondo quanto riportato dalla stampa, il costo medio per ciascuna operazione di pagamento effettuata dai contribuenti è di circa 90 centesimi, si chiede di sapere: se il Governo, perseguendo la finalità di un pieno ed effettivo rispetto del medesimo principio di trasparenza da esso stesso invocato nell'ambito dell'attuazione del processo costitutivo della piattaforma "PagoPA", non ritenga necessario effettuare un raffronto in ordine alla quantificazione degli oneri e dei costi delle commissioni di servizio, antecedentemente posti a carico della fiscalità generale ed oggi bruscamente scaricate sui contribuenti, e se ritenga che il costo complessivo sia effettivamente corrispondente a quello antecedente o se invece non sia superiore, determinando quella che sarebbe un'inaccettabile forma di speculazione; se abbia valutato, in una fase di forte difficoltà per milioni di cittadini travolti dalla grave crisi economica generata dalla pandemia da COVID-19, l'opportunità di una simile operazione di traslazione dei costi di commissione dalle pubbliche amministrazioni o gestori di servizi ai contribuenti, senza peraltro un'adeguata attività di informazione e comunicazione, né sul piano istituzionale, né nei confronti dei cittadini. Atto n. 4-04236 FAZZOLARI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: proprio mentre a livello globale crescono timori e preoccupazioni per le allarmanti proiezioni finanziarie correlate all'impatto della crisi pandemica innescata dal COVID-19 sull'economia mondiale, non passano inosservate le crescenti politiche espansionistiche della Cina verso l'Occidente; secondo recenti stime e le rilevazioni l'economia mondiale ha subito gravemente gli effetti della pandemia ed è stata travolta da un crollo di intensità maggiore rispetto a quello che seguì la crisi finanziaria del 2008; guardando all'andamento delle maggiori economie mondiali, oltre al dato nazionale italiano sul calo del PIL (ottimisticamente stimato dal Governo al 9 per cento, ma attestato al 10 per cento secondo il centro studi di Confindustria), secondo Eurostat l'Eurozona ha registrato un calo del 12,4 per cento; analogamente il Regno Unito ha registrato una forte contrazione del PIL, con un calo che nel secondo trimestre dell'anno si attesta al 20,4 per cento, mentre nello stesso periodo l'economia statunitense ha registrato una contrazione del 9,5 per cento entrando ufficialmente in recessione; dinamiche e andamenti analoghi riguardano anche Russia, Brasile, Sud Africa, India, mentre, con riguardo alle economie asiatiche, il Giappone ha registrato una contrazione del PIL pari al 7,8 per cento, invece la Cina (che ha registrato nel primo trimestre un calo del PIL del 10 per cento, poi recuperato nel secondo che invece ha realizzato un rimbalzo dell'11,5 per cento) pare essere l'unico Paese sfuggito alla recessione; è proprio mentre il mondo intero si trova costretto a fronteggiare la più grave crisi globale scatenata dalla diffusione del COVID-19 secondo una dinamica che sempre più appare connessa alle gravi responsabilità nella gestione della diffusione dell'epidemia da parte della Repubblica popolare cinese, che la stessa si rivela intenta e pronta a rafforzare le sue strategie di radicamento economico e politico all'estero, a cominciare dall'Africa, continente sempre più centrale nei piani di posizionamento geopolitico cinese; la vulnerabilità del continente africano nella gestione di una crisi sanitaria ed economica improvvisa e senza precedenti ha infatti reso di fatto indispensabile il ricorso ad aiuti ed interventi proposti e resi disponibili dalla Cina, già nella fase più acuta della diffusione del virus, dall'invio di personale medico e sanitario, di dispositivi e apparecchiature mediche e dispositivi di protezione individuale; appaiono rilevanti le preoccupazioni espresse al riguardo dall'economista beninese Albert Honlonkou, consulente della Banca africana di sviluppo in Africa occidentale, che ha evidenziato come, sebbene l'Africa risulti essere la regione meno colpita al mondo, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, si prevede che il continente possa entrare in recessione per la prima volta in 20 anni, con una contrazione che potrebbe creare 50 milioni di poveri e 30 milioni di disoccupati in più, trovandosi nelle condizioni di non poter fare a meno della Cina; secondo informazioni riportate dalla stampa, già a giugno il Governo di Pechino risultava aver inviato équipe mediche a più di 50 nazioni africane, oltre a 30 milioni di test , 10.000 respiratori e 80 milioni di mascherine, mentre a margine del summit straordinario sulla solidarietà Africa-Cina contro il COVID-19, iniziativa diretta a rafforzare la cooperazione nella lotta al virus, il presidente Xi Jinping avrebbe inteso anzitutto assicurare che il continente sarà tra i primi a ricevere il vaccino sviluppato in Cina, e, inoltre, avrebbe riconfermato lo stanziamento di 2 miliardi di dollari dilazionati in due anni da destinare alla costruzione della sede generale dell'African centres for disease control and prevention dell'Unione africana ad Addis Abeba; l'interrogante rileva la necessità, nell'ambito di uno scenario globale in costante evoluzione che, pur in contesto critico e di forte difficoltà, sia in grado di assicurare un pieno ed effettivo rispetto del principio di sovranità nazionale e territoriale, che la comunità internazionale monitori attentamente tali dinamiche al fine di accertare che simili interventi, apparentemente ascrivibili ad una legittima e anzi doverosa forma di cooperazione internazionale messa in atto della Cina per la soluzione di una crisi globale determinata in misura significativa anche dalle sue stesse responsabilità, non diventino invece il pretesto per legittimare una politica di espansione speculativa e suscettibile di produrre rilevanti alterazioni degli equilibri geopolitici ed economici, determinando uno sbilanciamento a suo favore della propria sfera di influenza politica ed economica sull'economia mondiale, con rilevanti ed inevitabili conseguenze prevedibili anche sulle dinamiche dei flussi migratori e demografici intercontinentali; lo scenario prospettato risulta particolarmente preoccupante se si pensa alla forte dipendenza costruita negli anni tra la Cina e i Governi africani in termini di debito e di creazione di infrastrutture, un debito che nel mese di giugno il presidente Xi Jinping ha dichiarato di voler rinegoziare o parzialmente cancellare, anche se autorevoli osservatori non escludono che a fronte di tale eventualità la Cina potrebbe richiedere una priorità per le esportazioni in Africa; un attento monitoraggio di tali dinamiche risulta pertanto indispensabile al fine di assicurare, nella fase attuale e anche nei prossimi anni, una fase di graduale ripresa dell'economia mondiale libera da condizionamenti tali da alterare le dinamiche di una leale competizione economica internazionale, e, soprattutto, assicurare che in questa fase di crisi le difficoltà generate dalla pandemia le operazioni di non diventino occasione di operazioni di speculazione economica e finanziaria da parte di alcune potenze economiche ai danni delle economie più deboli, con effetti non trascurabili sugli equilibri geopolitici internazionali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo stia monitorando con la dovuta attenzione gli importanti interventi di sussidio messi in atto dalla Repubblica popolare cinese in Africa e se escluda che tali forme di cooperazione internazionale per il contrasto della crisi generata dalla pandemia, ed in parte ascrivibile alle stessa responsabilità del Governo cinese e alle carenze informative nella prima fase della gestione dell'epidemia, possano invece celare mire espansionistiche suscettibili di intaccare la sovranità nazionale degli Stati africani e di destabilizzare lo scenario geo-economico globale a suo evidente vantaggio e a discapito delle economie più deboli o più pesantemente colpite dalla crisi sanitaria ed economica in atto. Atto n. 4-04237 PILLON BOSSI Simone Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: in data 4 ottobre 2020 a Cremona è stata inaugurata la mostra "Affiche", che si estende per 20 chilometri, con 40 opere realizzate dall'illustratrice Nicoletta Ceccoli esposte negli spazi riservati alle affissioni nelle vie del comune; l'iniziativa è stata organizzata dall'associazione culturale "Tapirulan" in collaborazione con il Comune di Cremona; le illustrazioni esposte raffigurano diverse immagini dai contenuti violenti o a sfondo sessuale aventi ad oggetto bambini, come, ad esempio, una bambina rappresentata con in mano la testa di un coniglio di peluche decapitato o l'immagine di una bambina che tiene tra le mani cinque palloncini che sono teste di clown decapitati, avendone ai piedi i corpi mozzati; come attestato da fonti di stampa, sono piovute diverse polemiche, anche da parte di alcuni esponenti della minoranza consiliare del Comune di Cremona, sia sul contenuto della mostra, sia sulla partecipazione del Comune all'evento; la stessa artista Nicoletta Ceccoli in un comunicato ha precisato che la "biciclettata" inaugurale della mostra, tenutasi domenica 4 ottobre, era "pensata per essere affrontata anche dai bambini", dando, dunque, per scontato che i minori potessero essere fruitori della mostra e incoraggiandone la partecipazione; considerata l'inopportunità dell'affissione di immagini così sgradevoli e sconvenienti in luoghi pubblici, anche alla luce dell'attenzione sempre maggiore che le istituzioni stanno riservando al tema della tutela dei minori dalle immagini violente o a sfondo sessuale; considerata, altresì, più in generale l'inopportunità di esporre in luoghi pubblici immagini raffiguranti bambini, che contengano riferimenti sessuali espliciti, anche in ragione delle politiche di contrasto del fenomeno della pedopornografia messe in atto negli ultimi anni; considerato, infine, inopportuno che un ente locale prenda parte all'organizzazione di un evento di questo genere, si chiede di sapere: se e con quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intervenire sulla vicenda; quali iniziative intenda adottare per sensibilizzare non solo i cittadini, ma anche le istituzioni e gli enti, sul tema dei diritti dell'infanzia, al fine rendere più sicuri e protetti tutti gli ambienti frequentati da soggetti minorenni. Atto n. 4-04238 LA PIETRA FAZZOLARI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: in data 3 luglio 2020 la Corte di appello di Catania, sezione lavoro, con sentenza n. 416/2020, ha annullato la sentenza con la quale il Tribunale di Siracusa, sezione lavoro, con sentenza n. 900/2018, aveva condannato l'INPS ad accreditare, a 10 lavoratori delle Industrie meccaniche siciliane, le maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto, ai sensi dell'art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, recante "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto"; il provvedimento risulta essere stato adottato nei confronti di lavoratori pesantemente esposti all'amianto, come dimostrato anche dalla loro condizione di "ultimi sopravvissuti" rispetto a numerosi altri lavoratori delle Industrie meccaniche siciliane deceduti per patologie correlate all'asbesto; il sito industriale risulta ormai da tempo chiuso, sia per la presenza di amianto, sia in virtù della propria collocazione all'interno del SIN (sito contaminato di interesse nazionale) di Siracusa, Priolo Gargallo, Melilli e Augusta; già la localizzazione del sito produttivo delle Industrie meccaniche siciliane all'interno di un SIN è elemento importante da tenere in considerazione, ancor più rilevante se si tiene conto del fatto che non si è ancora proceduto alla bonifica del SIN, essendo lo stesso ancora in fase di caratterizzazione; al di là della sentenza della Corte di appello di Catania, l'INPS ha emesso dei provvedimenti amministrativi sia di accredito delle maggiorazioni che di erogazione di prestazioni pensionistiche nei confronti dei lavoratori delle Industrie meccaniche siciliane, risultando quindi tale diritto riconosciuto in sede amministrativa; i 10 lavoratori rischiano ora di veder revocate le prestazioni pensionistiche loro spettanti, nonostante la Corte di appello di Roma, sezione lavoro, con sentenza n. 3000/2017, abbia riconosciuto la veridicità delle tesi dell'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'ONA (Osservatorio nazionale sull'amianto) e componente della commissione amianto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in merito all'estensione del rischio anche alla popolazione delle singole città site all'interno dei SIN; risulta agli interroganti che l'Osservatorio nazionale sull'amianto abbia da tempo sottoposto anche all'attenzione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali alcune possibili soluzioni, di natura tecnico-normativa e di natura legislativa, alle quali far ricorso per affrontare e risolvere la problematica dell'amianto, nel contesto di specie e in un contesto più generale; sembra opportuno richiamare l'articolo 47, comma 6- bis , del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, che così dispone: "Sono comunque fatte salve le previgenti disposizioni per i lavoratori che abbiano già maturato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, il diritto di trattamento pensionistico anche in base ai benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257"; sembra opportuno richiamare anche l'articolo 3, comma 132, della legge n. 350 del 2003, che dispone quanto segue: "In favore dei lavoratori che abbiano già maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, sono fatte salve le disposizioni previgenti alla medesima data del 2 ottobre 2003. La disposizione di cui al primo periodo si applica anche a coloro che hanno avanzato domanda di riconoscimento all'INAIL o che ottengono sentenze favorevoli per cause avviate entro la stessa data. Restano valide le certificazioni già rilasciate dall'INAIL"; i 10 lavoratori sono in sciopero della fame da diverse settimane, per veder riconosciuti i propri diritti certificati anche da provvedimenti amministrativi e da sentenza civile di primo grado, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei dati forniti dall'ONA che stima la presenza, in Italia, ancora di circa 40 milioni di tonnellate di materiali di amianto e contenenti amianto, distribuiti in circa un milione di siti, tra cui scuole, biblioteche, ospedali; se il Ministro dell'ambiente sia a conoscenza delle mancate bonifiche di diversi siti all'interno del SIN e quali urgenti iniziative intenda assumere per procedere in tempi rapidi; se non ritenga opportuno riferire sullo stato dei lavori della commissione ministeriale amianto e sulle misure che intende adottare per fronteggiare il gravoso, e ormai annoso, problema derivante dalla presenza di amianto sul territorio italiano, anche alla luce delle stime non certo incoraggianti prodotte dall'ONA; quali provvedimenti il Ministro del lavoro intenda adottare per dirimere la controversia che coinvolge i lavoratori delle Industrie meccaniche siciliane, restituendo immediata dignità agli stessi e ai loro diritti. Atto n. 4-04239 DE BONIS Al Ministro dell'istruzione Premesso che: il garante regionale dell'infanzia e dell'adolescenza della Basilicata, con una nota inviata, in data 12 ottobre 2020, al Ministro in indirizzo ha lamentato la carenza di norme per il reclutamento, la formazione e la mobilità degli insegnanti di sostegno; viene evidenziato che l'anno scolastico in corso, da poco iniziato tra le tante criticità ed emergenze, ripropone la problematica degli insegnanti di sostegno nelle scuole della Basilicata e di tutta Italia; i dirigenti scolastici hanno difficoltà a coprire le cattedre vacanti, anche a causa del fatto che gli insegnanti iscritti alle graduatorie non sono sufficienti a coprire i posti disponibili; considerato che: l'attuale sistema di reclutamento consente l'inserimento negli organici di sostegno di insegnanti anche privi di adeguata specializzazione ma che, successivamente, possono richiedere l'inserimento nel ruolo ordinario considerando, sovente, la disabilità come una scorciatoia per entrare nella scuola; l'insegnante di sostegno dovrebbe essere invece un docente specializzato sulla disabilità, che viene assegnato alla classe, assumendone contitolarità, dove è presente un alunno disabile, con lo scopo di favorirne l'inclusione attraverso strategie didattico-metodologiche specifiche. Ma ci si chiede come faccia un insegnante di sostegno ad interpretare il bisogno di un ragazzo sordo se non conosce la lingua dei segni, per esempio. A fronte di una disabilità non unica dovrebbe, quindi, corrispondere una formazione specifica in relazione ai singoli bisogni degli alunni che richiedono apposite competenze; pertanto, al timore legato alla "qualità" dell'insegnamento, si aggiunge anche quello della continuità didattica, che dovrebbe costituire, insieme alla formazione, l'asse portante del sistema; purtroppo, decine di migliaia di alunni disabili anche quest'anno, come negli anni passati, saranno costretti a cambiare insegnante di sostegno con ripercussioni enormi sul lavoro di inclusione svolto, si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di prevedere l'obbligo di permanenza dello stesso insegnante di sostegno per tutto il ciclo scolastico dell'alunno disabile. Se c'è un'istituzione che dovrebbe stare attenta ai bisogni della disabilità questa è principalmente la scuola che deve, però, ripensare il sistema sotto i profili della formazione, del reclutamento e della mobilità del personale di sostegno: solo così si potrà realizzare la piena integrazione scolastica dell'alunno con disabilità. Atto n. 4-04240 DE BONIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per gli affari europei e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che, nella seduta del Senato del 13 ottobre 2020, a conclusione della discussione della relazione delle Commissioni riunite 5ª e 14ª sulle "Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza", l'Assemblea ha approvato la risoluzione di maggioranza, che impegna il Governo a dare rapida attuazione ai contenuti della proposta di linee guida e alle indicazioni contenute nella relazione, comprensiva dei pareri deliberati dalle Commissioni permanenti; considerato che: in risposta alla crisi generata dalla pandemia da COVID-19, il Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020 ha concordato di aggiungere, alle risorse del quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'Unione europea 2021-2027, ulteriori risorse con il programma "Next Generation EU" (NGEU), lo strumento che raccoglierà fondi sui mercati e li canalizzerà verso i programmi destinati a favorire la ripresa economica e sociale; il totale complessivo delle somme disponibili è pari a 1.824,3 miliardi di euro e, circa il programma Next Generation EU, il Governo indica in 208 miliardi di euro (il 28 per cento del totale) l'ammontare delle risorse che confluirebbero nel nostro Paese per sostenere gli investimenti e le riforme degli Stati membri nell'ambito del semestre europeo, al fine di agevolare una ripresa duratura, migliorare la resilienza delle economie della UE e ridurre le divergenze economiche fra gli Stati membri; gli Stati dovranno predisporre piani nazionali per definire il programma nazionale di riforme e investimenti per gli anni 2021-2023 e i principi chiave che la Commissione europea ha indicato per la loro elaborazione concernono la transizione verde, la transizione digitale, l'equità e la stabilità macroeconomica; la proposta di "linee guida per la definizione del piano nazionale di ripresa e resilienza" indica, quali obiettivi principali, l'aumento del tasso di crescita al livello europeo, l'aumento del 10 per cento dell'occupazione e della spesa in ricerca e sviluppo e 4 sfide strategiche: migliorare la resilienza e la capacità di ripresa dell'Italia; ridurre l'impatto sociale ed economico della crisi pandemica; sostenere la transizione verde e digitale; innalzare il potenziale di crescita dell'economia e la creazione di occupazione; considerato che: nel mese di settembre alcuni articoli di stampa hanno riportato la notizia di una lista di numerosi progetti già presentati (558). Da questa lista sarebbe stato ricavato il piano italiano da consegnare a Bruxelles per utilizzare i 208 miliardi di euro del recovery fund; tra i progetti principali ci sarebbero la proroga di tre anni per il superbonus del 110 per cento e "sisma bonus" e quella di 5 anni per il "piano 4.0", l'aumento delle buste paga dei lavoratori con la detassazione degli aumenti, il divieto all'uso del contante e la riforma della riscossione; tenuto conto che: nell'audizione in videoconferenza del ministro Bellanova con la 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato del 30 settembre, il Ministro ha parlato, tra l'altro, di tempi e procedure circa un "parco progetti da 17 miliardi di euro per il settore agricolo", salvo poi precisare che sui singoli progetti "siamo ancora impegnati". Evidenzia che il primo lavoro sul recovery fund riguarda proposte arrivate alla presidenza come contributo agricolo alla redazione del programma nazionale di riforma, su cui il Parlamento è chiamato a esprimersi. Nessuna proposta potrà essere inviata alla Commissione europea prima della fine dell'anno per via dell'approvazione dei vari regolamenti, quindi la data del 15 ottobre di cui tanto si parla segna solo l'avvio di una fase negoziale, al momento a livello informale. I primi mesi del 2021 serviranno alla Commissione europea per perfezionare i vari atti esecutivi. Il piano stesso non potrà essere approvato prima di maggio-giugno 2021; sempre secondo il Ministro, le procedure sono ancora da costruire. Occorre fare uno sforzo eccezionale sulle persone e sulle amministrazioni coinvolte. Su questi aspetti fondamentale è il ruolo del Parlamento, chiamato ad orientare le scelte del Governo, cui farà seguito il confronto con le Regioni. Terminata questa fase si definiranno le procedure e le funzioni dei diversi livelli di governo, nel rispetto delle prerogative costituzionali, che soprattutto in agricoltura assegnano alle Regioni e Province autonome un ruolo fondamentale; ha precisato che nel frattempo per la parte agricola, tenuto conto che recovery fund e PAC sono complementari, ha programmato un primo incontro in videoconferenza con gli assessori regionali per l'agricoltura per la settimana successiva al 30 settembre. Si è detta convinta che il settore agricolo possa e debba giocare un ruolo determinante per il contributo che può offrire al rilancio economico del Paese e al processo di transizione verde e digitale dell'intera economia e ha chiarito quali sono le priorità e le proposte complementari e sinergiche che saranno inserite dalle Regioni nell'ambito dei futuri piani di sviluppo rurali; sulla base di queste priorità, ha detto il Ministro, è stato elaborato un parco di progetti per un ammontare di circa 17 miliardi di euro. Altre proposte sono invece confluite nelle schede progettuali di cui sono capofila gli altri ministeri e la Presidenza del Consiglio dei ministri, asserendo in questo modo l'esistenza di schede progettuali inviate e poi ricevute complete delle proposte; anche il Ministro per le politiche europee nell'evidenziare, in un suo recente intervento, che nessun Paese europeo ha ancora presentato il piano di ripresa ha asserito che il Parlamento italiano è stato il primo a discuterne l'impostazione ed ha già iniziato a coinvolgere le Regioni; lo stesso Ministro, però, quando il 14 settembre ha annunciato di aver sporto denuncia nel tentativo di individuare la "fonte anonima" che ha fatto arrivare sulle scrivanie di alcuni quotidiani italiani un primo, provvisorio documento con la lista dei 558 progetti presi in esame prima di essere presentati a Bruxelles per accedere ai fondi del recovery fund, lo ha fatto spiegando che si tratta di "schede ricevute da fonte anonima, con l'unico intento di creare confusione e disinformazione" perché "risalenti a uno stadio iniziale dei lavori con ipotesi e proposte già ampiamente superate". Quindi, ha ammesso che c'è stata una progettazione e, probabilmente, è stato infastidito dalla "fuga di notizie"; a giudizio dell'interrogante, quindi, non vi sarebbe stata una procedura trasparente, con il coinvolgimento non solo di tutti i settori dei vari dicasteri, ma anche del Parlamento. Quello che viene definito "interesse nazionale" non presuppone certo di scavalcare il normale iter volto a coinvolgere tutti e a garantire pari diritti e pari opportunità. Il Parlamento deve poter conoscere anzitutto in che modo siano stati informati i vari soggetti per la presentazione delle schede, quali strade seguano questi progetti e con quale criterio vengano valutati e validati, si chiede di sapere come mai presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e presso altri Ministeri sia già confluita una mole non indifferente di progetti già predisposti e presentati e non sia stata seguita una procedura trasparente. Atto n. 4-04241 DE BONIS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: tra le disposizioni contenute nei numerosi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che il Governo ha varato, vi è quello del 7 settembre 2020, che prevede le "linee guida per l'informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del Covid-19 in materia di trasporto pubblico"; nel decreto viene eliminato l'obbligo del distanziamento sociale, con una capienza delle vetture che passa all'80 per cento, con la sola richiesta di garantire efficaci sistemi di aerazione e ricambio dell'aria, oltre all'obbligo della mascherina a bordo; i passeggeri dunque possono tornare a sedersi gli uni accanto o di fronte agli altri, senza dover mantenere la distanza o lasciare tra loro posti liberi; tale provvedimento è arrivato a ridosso della riapertura delle scuole che hanno accolto gli studenti, il 14 settembre, di nuovo sui banchi, dopo il lockdown e l'esperienza della didattica a distanza; la ratio delle disposizioni del Governo in materia di mezzi di trasporto, che si applicano a stazioni, aeroporti e porti, starebbe nell'ottica di coniugare l'esigenza del contenimento del contagio da coronavirus con lo svolgimento del servizio di trasporto pubblico, indispensabile per assicurare le attività di istruzione, di formazione, di lavoro, culturali e produttive del Paese; considerato che: il massimo della capienza permessa, pari all'80 per cento, risulta essere di gran lunga superiore a quanto indicato precedentemente dal comitato tecnico scientifico, prima che ricominciassero le scuole e il sovraffollamento che si verifica nelle ore di punta è veramente preoccupante; sui social media , infatti, sono state pubblicate centinaia di foto di cittadini che prendono un bus o la metro nelle città. Questo fronte non si placa, anzi si arricchisce ogni giorno di nuove denunce e di immagini di persone che spingono per non farsi chiudere la porta del bus in faccia, o che sono costrette a sgomitare con i compagni di viaggio; anche in Basilicata, la ripresa delle attività scolastiche ha evidenziato la scarsa efficienza del sistema dei trasporti che, malgrado le ripetute e continue sollecitazioni presso le autorità locali, non riesce a garantire il rispetto dei protocolli anti COVID, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover dare attuazione a misure tempestive ed adeguate per garantire la sicurezza dei cittadini, degli studenti e dei lavoratori. Atto n. 4-04242 CROATTI GUIDOLIN DE LUCIA LANNUTTI FERRARA CORRADO PUGLIA GIANNUZZI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: nel febbraio 2018 la società Wind Tre SpA, operante nel settore delle telecomunicazioni, ha presentato al Comune di Coriano (Rimini) una richiesta per l'individuazione di un sito idoneo per l'installazione di un'antenna per la telefonia mobile; a tale richiesta il Comune non ha fatto pervenire alcuna risposta alla società di telecomunicazioni cosicché, nel febbraio 2019, la Wind Tre ha individuato un terreno di proprietà privata e stipulato con il proprietario un regolare contratto, che ha ottenuto i pareri favorevoli da parte delle preposte Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, Azienda unità sanitaria locale ed Ente nazionale per l'aviazione civile, per l'installazione dell'antenna; la collocazione scelta da Wind Tre è risultata troppo impattante per il centro abitato e in conseguenza di ciò la stessa amministrazione comunale, allertata anche da un comitato di cittadini, costituitosi spontaneamente, che ha raccolto circa 800 firme in pochi giorni per opporsi all'installazione dell'antenna in quel luogo, ha intavolato una trattativa con la società per individuare un sito alternativo; purtroppo, la scelta finale del Comune è quella di locare, per l'installazione dell'antenna, 50 metri quadrati di terreno pubblico a ridosso del muro di cinta del cimitero comunale e a circa 30 metri di distanza dal castello Malatestiano di Coriano, una delle più importanti fra le numerose fortificazioni del territorio riminese; si tratta di un'antenna alta 36 metri che sovrasterà completamente il monumento, deturpando irrimediabilmente il castello e quindi provocherà un grave danno paesaggistico, ambientale ed economico rischiando, difatti, di pregiudicare lo sviluppo turistico del territorio; considerato che il castello Malatestiano rappresenta una risorsa fondamentale del paese di Coriano: è un monumento attorno al quale nasce la storia e l'identità di un paese e che, se valorizzato adeguatamente, potrà essere nodo cruciale per lo sviluppo del turismo del territorio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, per preservare il patrimonio storico e paesaggistico del Paese, nel pieno rispetto e in osservanza dell'articolo 9 della Costituzione, intenda attivarsi affinché sia individuata un'ubicazione alternativa per l'installazione dell'antenna, evitando le conseguenze descritte. Atto n. 4-04243 PERGREFFI CAMPARI CORTI RUFA DE VECCHIS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: le imprese che effettuano trasporto di persone con autobus sono state pesantemente colpite dalle misure di lockdown adottate per contenere il contagio da COVID-19; da ultimo, l'articolo 1, comma 1, lettera s) , del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 ottobre 2020 ha disposto la sospensione dei viaggi d'istruzione, delle iniziative di scambio o gemellaggio, delle visite guidate e delle uscite didattiche comunque denominate, andando così ad inficiare ulteriormente l'attività esercitata dalle imprese coinvolte; i mezzi delle imprese private che effettuano trasporto di persone con autobus potrebbero essere impiegati, magari sotto forma di subaffidamento temporaneo, per far fronte all'esigenze di trasporto pubblico, nel caso in cui le imprese che effettuano trasporto pubblico locale non siano in grado di garantire un servizio adeguato alla domanda e al contempo il distanziamento a bordo dei mezzi prescritto dalla normativa vigente per contenere i contagi; al di là delle misure "orizzontali" che riguardano tutte le imprese, per la specifica categoria delle imprese che effettuano trasporto di persone con autobus non sono stati previsti contributi appositi; il decreto "rilancio" ha istituito un fondo per compensare le perdite tariffarie delle imprese del trasporto pubblico locale, con una dotazione di 500 milioni di euro poi aumentata a 900 milioni di euro con il "decreto agosto"; una quota di tale fondo, comunque non superiore a 300 milioni di euro, risulta utilizzabile per il finanziamento di servizi aggiuntivi (quale potrebbe essere, ad esempio, il subaffidamento ad imprese private che effettuano trasporto di persone con autobus); tale possibilità appare tuttavia inficiata dalla mancanza di un'adeguata previsione normativa in tal senso e dal fatto che le risorse del fondo sono tutte assorbite dalle compensazioni per mancati introiti da bigliettazione, si chiede di sapere quali azioni di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda attivare per compensare le ingenti perdite economiche patite dalle imprese che esercitano trasporto di persone con autobus, eventualmente mediante l'istituzione di un fondo preordinato allo scopo, utilizzabile anche per finanziare il subaffidamento dei servizi di trasporto pubblico a tali imprese. Atto n. 4-04244 DE LUCIA RICCIARDI PRESUTTO CASTELLONE LA MURA MOLLAME LANNUTTI NATURALE ANGRISANI PIARULLI BOTTO TRENTACOSTE DONNO L'ABBATE MONTEVECCHI CORRADO GRANATO GIANNUZZI VANIN PIRRO MAUTONE Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il commissario straordinario unico per la depurazione ha comunicato al sindaco di Benevento che Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa SpA, ha concluso con esito positivo le verifiche sull'aggiudicazione provvisoria della gara per l'affidamento dei servizi di progettazione della fattibilità tecnico-economica, di progettazione definitiva e di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione del nuovo sistema di depurazione della città di Benevento; la stessa aggiudicazione è ormai definitiva, e, a breve, il commissariato procederà anche alla firma del contratto con il gruppo di progettazione aggiudicatario; la gara prevede la progettazione di tre diversi impianti di depurazione da realizzarsi ex novo : in località Santa Clementina per un valore di circa 4 milioni di euro, in zona Cimitero per un valore di 4,2 milioni e, infine, in località Sant'Angelo a Piesco per un valore di circa 14 milioni di euro, e di uno da riqualificare in località ponte delle Tavole; considerato che: l'impianto previsto in contrada Santa Clementina sarebbe collocato in una zona che ricade in area con vincolo archeologico (tavola P1.3 del piano urbanistico comunale), compresa nel corridoio ecologico principale del fiume Sabato (tavola Al.1 del piano); è noto agli interroganti che già in precedenza l'area era stata interdetta all'edificazione su parere della Soprintendenza archeologica e solo recentemente sembrerebbe che il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo abbia deciso di finanziare un programma di indagini, studio e successiva campagna di scavi proprio nell'area che dovrebbe ospitare l'impianto di depurazione; tale programma dovrebbe consentire di portare alla luce il vecchio tracciato dell'Appia antica nel suo percorso di accesso alla città; secondo gli studi della Soprintendenza, l'area dove sono state già rinvenute necropoli, iscrizioni, tracce di fondazioni dell'antico monastero di San Pietro dovrebbe ospitare un grande parco archeologico, viatico per il riconoscimento da parte dell'Unesco di una vasta area che comprenderà il ponte Leproso, l'anfiteatro e il teatro romano, nell'ambito del progetto "antica via Appia" che vede il Comune di Benevento quale ente capofila; la collocazione di un altro dei depuratori è prevista in località Sant'Angelo a Piesco, area naturalistica, di pregio paesaggistico, ritenuta area alluvionale, parte integrante dell'oasi di protezione della fauna "zone umide beneventane", istituita dalla Provincia di Benevento, inserita nel piano faunistico venatorio provinciale; tale area rientra nel corridoio ecologico regionale; atteso che: come già indicato nel piano territoriale regionale (PTR) e confermato nel piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) e nel piano urbanistico comunale (PUC) di Benevento, l'area, peraltro, confina con la pista ciclo-pedonale "paesaggi sanniti" realizzata dalla Provincia, notevolmente frequentata da persone a passeggio e sportivi, annessa nel tracciato di monte della "va Francigena nel Sud", nonché nel percorso ciclo-turistico europeo "Euro-Velo5"; non si ritengono sufficienti le rassicurazioni del sindaco di Benevento il quale ha così dichiarato: "Il sito di Santa Clementina è stato scelto perché rappresenta la soluzione ideale a chiudere il cerchio", confermando contemporaneamente anche la scelta del sito in località S. Angelo a Piesco; numerose associazioni hanno già provveduto a manifestare contro le scelte effettuate dal Comune ritenendole non solo inopportune, ma anche immotivate, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo vogliano avviare un'indagine con relativa campagna di scavi nel sito di "Santa Clementina"; se intendano intraprendere ulteriori approfondimenti anche in località S. Angelo a Piesco poiché l'ubicazione del depuratore (il più grande dei 4 previsti dal Comune di Benevento, considerando che dovrebbe raccogliere le acque reflue di più della metà della città), oltre ad avere un impatto consistente sull'ambiente circostante di notevole pregio naturalistico, paesaggistico e storico e sui flussi turistici ecocompatibili da cui è interessato, non rispetterebbe le distanze dalle abitazioni, procedendo quindi nei confronti del Comune di Benevento per dissuaderlo dal proseguire nell'intenzione di costruire i depuratori proprio in queste zone; se vogliano appurare che la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento sia stata coinvolta nella fase di predisposizione della gara; se siano stati interpellati altri enti pubblici che hanno avviato in questi luoghi progetti di salvaguardia e valorizzazione, in armonia con la loro vocazione ambientale, storica e culturale. Atto n. 4-04245 SBRANA Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che attualmente molte imprese italiane, anche a causa del protrarsi della pandemia da COVID-19, vivono una crisi economica complessa che non ha egual riscontro negli ultimi anni; considerato che: il settore del legno costituisce un importante volano economico per il nostro Paese; in virtù di una sempre maggiore sensibilità e presa di coscienza nella popolazione sull'importanza della sostenibilità ambientale, il legno può rappresentare un materiale molto competitivo, in particolare per le sue caratteristiche " eco friendly ", soprattutto rispetto all'impiego di altri materiali di ampio uso, oggi disponibili sul mercato; il legno derivante da coltivazioni e foreste cosiddette sostenibili, con ciclo di vita chiaro sin dalle prime fasi, è da ritenere materiale rinnovabile; inoltre, una gestione adeguata delle foreste rappresenta un importante contributo alla tutela del territorio dal rischio idrogeologico, in quanto gli alberi fungono sia da barriera fisica agli smottamenti, che da stabilizzatori del terreno, rendendolo più "stabile" e quindi meno soggetto a frane; infine, soprattutto nella fase di crescita, le foreste assorbono grande quantità di anidride carbonica, indicata come principale responsabile dei cambiamenti climatici, sottraendola dall'ambiente circostante; a fine vita il legno è da considerare di facile smaltimento, con un residuale impatto sul ciclo dei rifiuti, rappresentando anche un potenziale contributo alle sempre più frequenti polemiche e agli accesi dibattiti fra la popolazione e le amministrazioni comunali, provinciali e regionali sui problemi dello smaltimento dei rifiuti urbani ed industriali e sulla gestione dei problemi legati al fine vita dei prodotti, si chiede di sapere: quali azioni di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare per incentivare l'utilizzo di legno, facendosi promotori di un'adeguata campagna di sensibilizzazione a mezzo stampa, con promozione in special modo della produzione italiana di semilavorati, infissi, mobili e abitazioni in legno; quali azioni intendano adottare per incentivare, anche con finanziamenti a fondo perduto, le aziende del comparto, al precipuo scopo di tutelare questa importante storica ed essenziale produzione del nostro Paese. Atto n. 4-04246 BATTISTONI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: il distretto industriale di Civita Castellana (Viterbo) è stato ufficialmente riconosciuto dalla Regione Lazio nel 2002, con delibera di Giunta n. 135; il distretto è il principale centro ceramico del Lazio e tra i più grandi d'Italia e rappresenta il 2 per cento della produzione mondiale di prodotti domestici, ornamentali e igienico-sanitari; il polo della ceramica di Civita Castellana interessa 5 comuni e coinvolge 3.000 lavoratori; la ceramica, per sua natura, è ricca di silice, che durante le fasi della lavorazione viene nebulizzata nell'aria all'interno degli ambienti di lavoro; la stessa silice, se inalata, può provocare patologie respiratorie come la silicosi e, come ha indicato la direttiva (UE) 2017/2398 del 12 dicembre 2017, anche il cancro ai polmoni; diversi studi hanno certificato che il territorio del distretto della ceramica di Civita Castellana registra l'85 per cento dei casi di silicosi in tutto il Lazio e l'8 per cento a livello nazionale; lo Stato italiano ha recepito la citata direttiva europea attraverso il decreto legislativo n. 44 del 2020, per cui attualmente la silice libera cristallina respirabile è da considerarsi tra le sostanze cancerogene e mutagene; il decreto legislativo n. 67 del 2011 fornisce una lista dei lavori cosiddetti usuranti: si tratta di mansioni pratiche che sono spesso fonte di infortuni. Tra i benefici legati a questo tipo di lavori emerge quello relativo alla pensione di anzianità, che in quanto pensione per i lavori usuranti comporta particolari vantaggi nel trattamento economico e anche nello stesso conteggio dell'anzianità; ad oggi, il lavoro in fabbriche di ceramica non risulta censito nella fattispecie di lavoro usurante, nonostante abbia tutte le caratteristiche assimilabili alle altre categorie censite dallo Stato, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia intenzione, a fronte del recepimento della direttiva europea 2017/2398 del 12 dicembre 2017, di inserire il lavoro nelle fabbriche di ceramica tra i lavori usuranti. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-01983 della senatrice Modena, sulla realizzazione della cittadella giudiziaria di Terni; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-01974 del senatore Romano, sulla stabilizzazione dei lavoratori precari di Poste italiane; 3-01985 della senatrice Granato ed altre, sulle modalità di reclutamento di personale per l'ufficio stampa della Giunta regionale della Calabria; 3-01987 del senatore Taricco ed altri, sul godimento dei benefici previsti dalla normativa relativamente alle malattie correlate all'amianto.