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Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Ecuador, fatto a Quito il 25 novembre 2015; b) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Ecuador, fatto a Quito il 25 novembre 2015. Onorevoli Senatori. – A) TRATTATO DI ESTRADIZIONE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA ED IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DELL'ECUADOR, FATTO A QUITO IL 25 NOVEMBRE 2015 I. Premessa Il presente Trattato, parafato a Quito il 15 ottobre 2015, si inserisce nell'ambito degli strumenti finalizzati all'intensificazione dei rapporti di cooperazione posti in essere dall'Italia coni Paesi al di fuori dell'Unione europea, con i quali si persegue l'obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto alla criminalità. Il presente Trattato permetterà una stretta ed incisiva collaborazione tra la Repubblica italiana e la Repubblica dell'Ecuador nel campo della cooperazione giudiziaria penale, ed in particolare in materia di estradizione. II. Previsioni generali Gli Stati contraenti si impegnano a consegnarsi reciprocamente persone ricercate che si trovino sul proprio territorio, sia al fine di dar corso ad un procedimento penale (estradizione processuale) sia al fine di consentire l'esecuzione di una condanna definitiva (estradizione esecutiva) (articolo 1). In generale, l'estradizione sarà concessa quando il fatto per cui si procede o si è proceduto nello Stato richiedente è previsto come reato anche dalla legislazione dello Stato richiesto (cosiddetto « principio della doppia incriminazione »). Tale principio trova un temperamento in materia fiscale, ove è stabilito che l'estradizione potrà essere accordata anche quando la disciplina dello Stato richiesto, in detta materia, sia differente da quella dello Stato richiedente. In ogni caso, ai fini della determinazione della sussistenza della doppia incriminazione, sarà irrilevante l'eventuale diversa qualificazione giuridica del fatto. Sia per l'estradizione processuale che per quella esecutiva è previsto un limite di pena pari ad un anno (edittale per la prima ipotesi e quale pena residua ancora da espiare per la seconda) (articolo 2). È altresì prevista la possibilità di concedere l'estradizione anche per fatti per i quali non sussistano i presupposti di cui all'articolo 2 (sia in termini di pena sia in termini di doppia incriminazione) ove si tratti di fatti connessi a reati per i quali sussistono dette condizioni (articoli 2 e 4). Il Trattato prevede due tipologie di rifiuto dell'estradizione, e segnatamente motivi obbligatori e facoltativi di rifiuto. Le ipotesi di rifiuto obbligatorio sono previste dall'articolo 3 del Trattato. In particolare l'estradizione sarà negata, analogamente alle convenzioni multilaterali in materia, quando si procede o si è proceduto per un reato politico o per un reato militare, quando si hanno fondati motivi per ritenere che la richiesta di estradizione sia formulata a fini discriminatori e quindi possa essere strumentale a perseguire, in qualsiasi modo, la persona richiesta per motivi di razza, religione, nazionalità, opinioni politiche, ovvero che la posizione di detta persona possa essere pregiudicata per tali motivi, ovvero che sarà sottoposta ad un procedimento che non assicuri il rispetto dei diritti minimi di difesa ovvero ad un trattamento crudele, inumano, degradante o qualsiasi altra azione od omissione che violi i suoi diritti fondamentali, quando lo Stato richiesto ha concesso asilo politico alla persona richiesta, quando l'accoglimento della richiesta di estradizione possa compromettere la sovranità, la sicurezza e l'ordine pubblico o altri interessi nazionali dello Stato richiesto, quando la persona richiesta sia stata già definitivamente giudicata nello Stato richiesto per lo stesso fatto per cui si richiede la consegna (cosiddetto principio del ne bis in idem ) ovvero quando, nello Stato richiesto, sia intervenuta amnistia, indulto o grazia ovvero prescrizione o altra causa di estinzione del reato o della pena. Inoltre, la richiesta di estradizione sarà rifiutata quando il reato per cui si procede è punito dallo Stato richiedente con un tipo di pena vietata dalla legge dello Stato richiesto, (articolo 3). Per quanto concerne l'indicazione della grazia, si specifica che per l'ordinamento italiano essa risulta inutiliter data. Le ipotesi di rifiuto facoltativo sono previste dall'articolo 4 del Trattato. In particolare, l'estradizione potrà essere negata quando lo Stato richiesto rivendichi la sua giurisdizione sul reato oggetto della richiesta di estradizione, ovvero abbia in corso un procedimento penale riferibile al medesimo illecito penale. Inoltre, la consegna potrebbe non essere accordata quando ciò risulti in contrasto con valutazioni di carattere umanitario riferibili all'età, alle condizioni di salute o ad altre specifiche condizioni personali della persona richiesta degne di particolare considerazione (articolo 4). Un particolare motivo di rifiuto facoltativo della estradizione, oggetto di autonoma disciplina, riguarda l'estradizione del cittadino. Ciascuno Stato si è riservato il diritto di rifiutare estradizione dei propri cittadini, anche in presenza delle condizioni previste dal Trattato per la concessione della stessa. Tuttavia, nel caso in cui lo Stato richiesto dovesse rifiutare la consegna di un suo cittadino, lo Stato richiedente potrà chiedere il perseguimento penale della persona richiesta nello Stato richiesto, in conformità alle leggi di tale Paese (articolo 5). Quanto alle modalità di trasmissione degli atti relativi all'estradizione, il Trattato prevede la comunicazione diretta tra le Autorità competenti, individuate nel Ministero della giustizia per la Repubblica italiana e nella Corte Nazionale di Giustizia per la Repubblica dell'Ecuador. Va tuttavia evidenziato che sia la presentazione della richiesta di estradizione sia le comunicazioni relative ad eventuali modifiche delle Autorità competenti dovranno avvenire tramite il canale diplomatico (articolo 6). Il Trattato disciplina poi, dettagliatamente, quale debba essere la forma ed il contenuto della richiesta di estradizione, nonché dei documenti da allegare a sostegno della domanda (articolo 7). Il Trattato prevede la possibilità, per le Autorità dello Stato richiesto, di ottenere informazioni supplementari; la mancata presentazione, da parte dello Stato richiedente, di dette informazioni nel termine di quarantacinque giorni equivarrà a rinuncia all'estradizione e comporterà la liberazione dell'estradando nei confronti del quale era stata disposta una misura privativa della libertà personale (articolo 8). La richiesta di estradizione sarà valutata e decisa in conformità alle procedure previste dall'ordinamento dello Stato richiesto, il quale avrà l'obbligo di motivare e di informare l'altro Stato di eventuali ragioni di rifiuto della consegna (articolo 9). Nei casi di urgenza, gli Stati potranno chiedere l'arresto provvisorio della persona richiesta; la presentazione della formale richiesta di estradizione dovrà essere trasmessa entro sessanta giorni (termine prorogabile per ulteriori quindici giorni) dall'esecuzione dell'arresto, pena l'inefficacia dell'arresto medesimo e di ogni misura coercitiva eventualmente imposta (articolo 12). Nel caso della presentazione di più richieste di estradizione da parte dello Stato richiedente e di altri Stati terzi, nei confronti della medesima persona, sono stabiliti specifici criteri al fine di valutare e decidere a quale delle domande dovrà essere data esecuzione (articolo 13). La consegna della persona richiesta dovrà avvenire entro 40 giorni dalla data in cui lo Stato richiedente ha avuto comunicazione formale della concessione dell'estradizione (articolo 14). Resta salva la possibilità per lo Stato richiesto di differire la consegna qualora sia in corso, in tale Stato, un procedimento penale ovvero l'esecuzione della pena a carico della persona richiesta per reati diversi da quello oggetto della richiesta di estradizione ovvero quando, per le condizioni di salute della persona richiesta, il trasferimento può porre in pericolo la sua vita o aggravare il suo stato. In tale evenienza, comunque, i due Paesi potranno accordarsi per la consegna temporanea della persona richiesta, al fine di consentire lo svolgimento del procedimento penale nello Stato Richiedente (articolo 15). L'accordo bilaterale disciplina inoltre, conformemente a tutti gli strumenti bilaterali e multilaterali in materia, il cosiddetto « principio di specialità » in favore della persona estradata. La persona consegnata non potrà essere in alcun modo perseguita o arrestata dallo Stato richiedente per reati diversi commessi precedentemente alla consegna; tale garanzia viene meno, però, se lo Stato richiesto acconsente a che lo Stato richiedente proceda nei confronti della persona estradata, ovvero quando la presenza della persona estradata nel territorio dello Stato richiedente si sia protratta per oltre sessanta giorni dal momento in cui la stessa non fosse più necessaria in relazione alla procedura estradizionale ovvero quando la persona estradata, dopo aver lasciato il territorio dello Stato richiedente, vi abbia fatto ritorno volontariamente. È stata tuttavia prevista la possibilità per lo Stato richiedente, anche al di fuori dei predetti casi di cosiddetta « purgazione della specialità » , di procedere al compimento degli atti irripetibili, interruttivi della prescrizione, ovvero ogni attività procedimentale finalizzata al proscioglimento della persona estradata. Non sarà inoltre necessaria una nuova richiesta estradizionale in caso di modifica dell'imputazione, purché anche per il nuovo reato sussistano le condizioni per l'estradizione di cui all'articolo 2 del Trattato (articolo 10). Analogo principio opera anche in relazione alla riestradizione. In particolare il Trattato prevede che, salvo i casi di purgazione previsti dall'articolo 10, lettere a) e b) , lo Stato richiedente non potrà consegnare a uno Stato terzo la persona consegnata, per fatti commessi anteriormente alla consegna, senza il consenso dello Stato richiesto (articolo 11). È altresì prevista una procedura semplificata di estradizione, per i casi in cui il soggetto richiesto acconsenta alla stessa, con dichiarazione resa dinanzi ad un'autorità competente dello Stato richiesto, con l'assistenza di un difensore, e riportata in un processo verbale giudiziario (articolo 16). Infine sono presenti specifiche previsioni in ordine alla consegna allo Stato richiedente di cose sequestrate alla persona estradata (strumenti, proventi o altre cose relative al reato) rinvenute nello Stato richiesto (articolo 17), al transito nei rispettivi territori di una persona estradata da uno Stato terzo (articolo 18), alle spese sostenute per la procedura di estradizione (articolo 19), allo scambio informativo in merito all'esito del procedimento penale ovvero all'esecuzione della condanna nello Stato richiedente successivamente all'estradizione (articolo 20), alla partecipazione del rappresentante dello Stato richiedente nel procedimento di estradizione (articolo 21). III. Previsioni conclusive Gli Stati contraenti hanno, infine, inteso salvaguardare l'operatività di altre convenzioni internazionali, stabilendo espressamente di cooperare in materia di estradizione anche sulla base di altri accordi internazionali applicabili (articolo 22). Al fine di consentire alla Repubblica italiana il rispetto delta normativa in materia di data protection, interessata da una continua evoluzione, dovuta all'adozione di regole sempre più stringenti nell'ambito dell'Unione europea, è stato introdotto l'impegno, per gli Stati contraenti, a rispettare il carattere di segretezza dei documenti e delle informazioni fornite o ricevute dall'altra Parte, ad utilizzare i dati personali solo in relazione alla procedura estradizionale, salvo autorizzazione dello Stato che li ha forniti, e comunque nel rispetto dei limiti al trattamento dei dati indicati da quest'ultimo Stato al momento della trasmissione (articolo 23). Le eventuali controversie che dovessero insorgere in punto di interpretazione e di applicazione del Trattato verranno risolte direttamente mediante consultazione diplomatica (articolo 24). Nell'ultima disposizione dell'accordo sono disciplinate le diverse vicende giuridiche che potrebbero interessare il Trattato. Entrambi gli Stati dovranno sottoporre il Trattato a procedura di ratifica in conformità delle proprie legislazioni, L'accordo entrerà in vigore alla data di ricezione della seconda delle due notifiche con cui ciascuna Parte avrà comunicato all'altra, attraverso i canali diplomatici, l'avvenuto espletamento delle procedure di ratifica. Il Trattato ha durata indeterminata, salva la possibilità di ciascuna parte di recedere in qualsiasi momento con comunicazione scritta all'altra Parte per via diplomatica. La cessazione di efficacia del Trattato avrà effetto decorsi centottanta giorni dopo la predetta comunicazione (articolo 25). B) TRATTATO DI ASSISTENZA GIUDIZIARIA IN MATERIA PENALE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA ED IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DELL'ECUADOR, FATTO A QUITO IL 25 NOVEMBRE 2015 I. Premessa Il Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Ecuador si inserisce nell'ambito degli strumenti finalizzati all'intensificazione dei rapporti di cooperazione giudiziaria internazionale ed a rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto al fenomeno della criminalità transnazionale. La necessità di dotarsi di strumenti convenzionali in materia di cooperazione, che agevolino lo scambio di informazioni e l'acquisizione di elementi di prova, ormai ravvisabile in relazione a tutti i Paesi, in considerazione del carattere sempre più cross-borders della criminalità, è apparsa vieppiù esistente in relazione all'Ecuador, in virtù dei sempre più frequenti ed estesi rapporti tra i due Stati in diversi settori (economico, finanziario, commerciale, dei flussi migratori, et alia ). L'incontestabile dato della continua crescita dei rapporti tra i due Paesi implica, inevitabilmente, la comune esigenza di reciproca assistenza giudiziaria penale. II. Previsioni generali Gli Stati contraenti si impegnano a prestarsi reciprocamente la più ampia assistenza giudiziaria in materia penale. Estremamente ampio è il novero degli atti che possono costituire oggetto di richiesta di cooperazione; ed invero l'assistenza giudiziaria potrà riguardare la ricerca e l'identificazione di persone, la notificazione degli atti giudiziari, la citazione di testimoni, di persone offese, di persone sottoposte a procedimento penale e di periti, l'acquisizione e la trasmissione di atti, di documenti ed elementi di prova, l'espletamento e la trasmissione di perizie, l'assunzione di testimonianze o di dichiarazioni (tra cui anche l'espletamento di interrogatori di indagati e l'esame di imputati), il trasferimento di persone detenute al fine di rendere testimonianza o di partecipare ad altri atti processuali, l'esecuzione di indagini, perquisizioni, sequestri e confische di beni pertinenti al reato e dei proventi del reato, la comunicazione dell'esito di procedimenti penali, la trasmissione di sentenze penali e di informazioni estratte da archivi giudiziari. Inoltre, è previsto lo scambio di informazioni relative alla legislazione nazionale, nonché qualsiasi altra forma di assistenza che non sia in contrasto con la legislazione dello Stato richiesto (articolo 1). Al fine di consentire la più ampia cooperazione tra gli Stati contraenti, è stata esclusa l'operatività del principio della doppia incriminazione. Pertanto l'assistenza giudiziaria potrà essere prestata anche quando il fatto per il quale si procede non costituisce reato nello Stato richiesto, salvo che si tratti di richiesta avente ad oggetto l'esecuzione di perquisizioni, sequestri, confisca di beni ed altri atti che incidono su diritti fondamentali delle persone o risultano invasivi di luoghi o di cose, nel qual caso sarà necessaria la verifica della doppia incriminabilità (articolo 2). Il Trattato prevede diverse ipotesi di rifiuto, e precisamente quando la richiesta è contraria alla legislazione nazionale, si riferisce ad un reato di natura politica ovvero di natura esclusivamente militare, se il reato per cui si procede è punito con una pena di specie vietata dalla legge dello Stato richiesto, se ha fondati motivi per ritenere che la richiesta sia stata avanzata al fine di indagare, perseguire, punire o promuovere azioni per motivi discriminatori, in caso di bis in idem, ovvero nel caso in cui la richiesta possa compromettere la sua sovranità, sicurezza, l'ordine pubblico o altri interessi essenziali dello Stato o determinare conseguenze contrastanti con i princìpi fondamentali della sua legislazione nazionale. È altresì prevista la facoltà di subordinare l'espletamento della rogatoria a condizioni (articolo 3). Le richieste di assistenza devono essere presentate per il tramite delle Autorità Centrali, individuate nel Ministero della giustizia per la Repubblica italiana e nella Fiscalia General del Eslado per la Repubblica dell'Ecuador, ferma restando la possibilità di inoltrare preliminarmente la richiesta con mezzi di comunicazione rapida, quali telex, fax e posta elettronica (articoli 5 e 6). Il Trattato contiene inoltre una dettagliata disciplina dei requisiti formali e di contenuto che la richiesta deve contenere (l'identificazione dell'Autorità competente, la descrizione dei fatti per cui si procede, l'indicazione delle disposizioni di legge applicabili, la descrizione delle attività di cooperazione richieste e il termine per il compimento delle stesse, l'indicazione delle persone che intendono essere autorizzate a presenziare all'esecuzione delle attività oggetto di richiesta, le informazioni in merito alle indennità e rimborsi cui ha diritto la persona citata a comparire, le informazioni necessarie per l'assunzione della prova mediante videoconferenza, le informazioni sull'identità delle persone soggette ad indagine, della persona destinataria della notifica o che deve essere sentita, sul luogo da ispezionare, perquisire e sui beni da sequestrare o confiscare, eventuali esigenze di riservatezza ed altresì ogni ulteriore informazione utile per l'esecuzione) (articolo 5). Per l'esecuzione della richiesta di cooperazione è prevista, conformemente ad analoghi strumenti in materia, l'applicazione del principio della lex loci, fermo restando l'impegno dello Stato richiesto di eseguirla secondo le modalità indicate dallo Stato richiedente, nonché ad autorizzare la partecipazione al compimento degli atti richiesti, delle persone indicate nella richiesta di assistenza, ove ciò non contrasti con la propria legislazione nazionale (articolo 6). Gli articoli 7-18 contengono una disciplina dettagliata dei singoli atti che possono costituire oggetto della richiesta di cooperazione. In particolare lo Stato richiesto fa tutto il possibile per rintracciare le persone indicate nella richiesta (articolo 7), e provvede ad effettuare le citazioni ed a notificare i documenti trasmessi dallo Stato richiedente, trasmettendo allo Stato richiedente un attestato di avvenuta notifica (articolo 8). L'assunzione di prove dichiarative trova la sua puntuale disciplina negli articoli 9 e 10, rispettivamente relativa al compimento dell'atto nello Stato richiesto e nello Stato richiedente. In relazione a quest'ultima ipotesi l'articolo 11 introduce il principio di specialità, garanzia generalmente prevista nelle convenzioni bilaterali e multilaterali in materia, in virtù della quale la persona citata a comparire nello Stato richiedente non può essere indagata, perseguita, giudicata, arrestata, né sottoposta ad altra misura privativa della libertà personale nello Stato richiedente, in relazione a reati commessi precedentemente alla sua entrata nel territorio di detto Stato, né essere costretta a rendere testimonianza o altre dichiarazioni o a partecipare a qualsiasi altro atto relativo a procedimento diverso da quello menzionato nella richiesta di assistenza, se non previo consenso dello Stato richiesto e della persona stessa; il medesimo articolo 11, al paragrafo 2, prevede le ipotesi di cosiddetta « purgazione della specialità » (ravvisabili in caso di trattenimento nel territorio dello Stato richiedente per un periodo superiore a 30 giorni dal momento in cui è la persona citata è stata informata che la sua presenza non è più necessaria, ovvero quando abbia fatto rientro nel territorio dello Stato richiedente, dopo essersene allontanata) (articolo 11). Il Trattato disciplina inoltre l'ipotesi del trasferimento temporaneo di persone detenute; in particolare l'articolo 12 prevede che, ove non sia possibile l'esecuzione della videoconferenza, lo Stato richiesto ha la facoltà di trasferire temporaneamente nello Stato richiedente una persona detenuta nel proprio territorio, al fine di consentirne la comparizione dinanzi all'Autorità competente dello Stato richiedente, affinché renda interrogatorio, testimonianza o altro tipo di dichiarazioni ovvero partecipi ad altri atti processuali; la persona trasferita è mantenuta in stato di detenzione nello Stato richiedente e il periodo di detenzione deve essere computato ai fini dell'esecuzione della pena nello Stato richiesto (articolo 12). In considerazione dell'impossibilità di adottare misure coattive per assicurare la presenza nel processo di soggetti residenti all'estero, il Trattato prevede la possibilità di ricorrere alla videoconferenza, nei casi in cui risulti inopportuno o impossibile che la persona si presenti spontaneamente nel territorio dello Stato richiedente. L'articolo 14 del Trattato contiene un'articolata disciplina di tale strumento; in particolare lo Stato richiedente potrà ricorrervi per l'interrogatorio di persona sottoposta ad indagine o a procedimento penale e per la partecipazione di tale persona all'udienza, se questa vi acconsente e ove ciò non contrasti con la legislazione nazionale di ciascuno Stato. La disposizione in esame contiene inoltre una dettagliata disciplina delle modalità esecutive (articolo 14). Lo Stato richiesto assicura in ogni caso l'adozione di misure di protezione delle vittime, dei testimoni e di altri partecipanti al procedimento penale che si rendano necessarie (articolo 13). Gli articoli 15, 16, 17 e 18 disciplinano l'acquisizione di documenti pubblici (articolo 15), di documenti e beni (articolo 16), le attività finalizzate all'acquisizione di detti documenti e beni e segnatamente perquisizione, sequestro e confisca (articolo 17), nonché gli accertamenti bancari e finanziari (articolo 18). Il Trattato fa espressamente salvi i diritti riconosciuti e gli obblighi assunti da ciascuno Stato in virtù della firma di altri accordi internazionali, e non impedisce agli Stati di prestare altre forme di cooperazione o assistenza giudiziaria, in virtù di specifici accordi, intese o pratiche condivise, se conformi ai rispettivi ordinamenti giuridici (articolo 19). Gli articoli 20, 21 e 22 disciplinano lo scambio di informazioni tra gli Stati, prevedendo la trasmissione di informazioni sui procedimenti penali, sui precedenti penali e sulle condanne inflitte nei confronti dei cittadini dell'altro Stato (articolo 20), lo scambio di informazioni sulla legislazione, sia sostanziale che processuale (articolo 21) ed infine la trasmissione di sentenze e di certificati penali (articolo 22). Al fine di agevolare i rapporti tra le Autorità designate, il Trattato esclude qualsiasi forma di legalizzazione, certificazione o autenticazione dei documenti forniti sulla base del Trattato (articolo 23). Anche al fine di garantire il rispetto, da parte dell'Italia, della stringente normativa dell'Unione europea in materia di data protection, in continua evoluzione, è stata introdotta un'articolata disciplina della riservatezza (articolo 24), che consentirà allo Stato richiesto di specificare di volta in volta i limiti e le condizioni in ordine all'utilizzabilità dei dati forniti. In particolare l'articolo 24 prevede il carattere di riservatezza da attribuirsi alla richiesta di cooperazione, agli elementi posti a sostegno della stessa, nonché ai dati trasmessi dallo Stato richiesto. Le informazioni e i dati personali ricevuti, inoltre, saranno utilizzati solo ai fini della specifica procedura di cooperazione e non potranno essere trattati per scopi ulteriori se non previa autorizzazione dello Stato che li ha trasmessi, e con le restrizioni stabilite da quest'ultimo (articolo 24). L'articolo 25 contiene una articolata disciplina delle spese sostenute per l'espletamento della richiesta di cooperazione, poste ordinariamente a carico dello Stato richiesto, fatta eccezione per alcune spese, espressamente contemplate (spese di viaggio e di soggiorno per le persone citate a comparire dinanzi all'Autorità richiedente, spese relative al trasferimento temporaneo delle persone detenute, quelle sostenute per la protezione di vittime, testimoni ed altri partecipanti al procedimento penale, le spese per la videoconferenza, spese ed onorari spettanti ai periti, le spese e gli onorari per la traduzione e l'interpretariato e le spese di trascrizione, nonché spese di custodia e di consegna del bene sequestrato) (articolo 25). III. Previsioni conclusive Le diverse vicende giuridiche che potrebbero riguardare il Trattato sono disciplinate dagli articoli 26 e 27. In particolare l'articolo 26 prevede che qualsiasi controversia relativa all'interpretazione ed applicazione del Trattato sarà risolta dagli Stati contraenti attraverso la consultazione tra le Autorità Centrali e, in caso di mancato accordo, per via diplomatica. Per quanto riguarda l'entrata in vigore entrambi gli Stati dovranno sottoporre il Trattato a procedura di ratifica in conformità alle proprie legislazioni. È previsto che l'Accordo abbia durata indeterminata, salva la possibilità di ciascuna Parte di recedere in qualsiasi momento con comunicazione scritta inviata all'altra Parte per via diplomatica. La cessazione di efficacia dell'Accordo avrà effetto il centottantesimo giorno successivo alla data della comunicazione. Infine, la disciplina prevista nell'Accordo si applicherà alle richieste di assistenza giudiziaria presentate dopo la sua entrata in vigore, anche se riferibili a fatti commessi anteriormente (articolo 27).. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i seguenti Trattati: a Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Ecuador, fatto a Quito il 25 novembre 2015; b Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Ecuador, fatto a Quito il 25 novembre 2015. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data ai Trattati di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto, rispettivamente, dall'articolo 25 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) , e dall'articolo 27 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) . 3 (Copertura finanziaria) 1 Agli oneri derivanti dalle spese di missione di cui agli articoli 14, 17 e 19 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a) , valutati in euro 29.469 a decorrere dall'anno 2019, e dalle rimanenti spese di cui agli articoli 7 e 8, pari a euro 4.000 a decorrere dall'anno 2019, nonché agli oneri derivanti dalle spese di missione di cui agli articoli 6, 10, 12 e 17 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b) , valutati in euro 30.789 a decorrere dall'anno 2019 e dalle rimanenti spese di cui agli articoli 14 e 25, pari ad euro 13.250 a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019 – 2021, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 2 Agli oneri valutati di cui al comma 1 del presente articolo si applica l'articolo 17, commi da 12 a 12- quater , della legge 31 dicembre 2009, n. 196. 4 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .