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Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro n. 188 sul lavoro nel settore della pesca, fatta a Ginevra il 14 giugno 2007. Onorevoli Senatori . – La Convenzione n. 188 sul lavoro nel settore della pesca, adottata il 14 giugno 2007 nell'ambito della Conferenza generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), convocata a Ginevra dal Consiglio di amministrazione dell'Ufficio internazionale del lavoro, di seguito « Convenzione », non è stata ancora ratificata dall'Italia. Il settore di interesse della Convenzione, come riconosciuto dall'OIL, rappresenta uno di quelli più pericolosi per i lavoratori. Sono circa 55 milioni i lavoratori impiegati nel settore della pesca in tutto il mondo e oltre 4 milioni i pescherecci, che per il 74 per cento dei casi operano in acque marine. Secondo l'Istituto di ricerche economiche per la pesca e l'acquacoltura, in Italia, nel 2012 gli occupati nel settore della pesca erano pari a circa 29.000 unità, con una perdita di circa 6.000 posti di lavoro dal 2004 al 2012. Nonostante sia fonte di occupazione per una porzione molto rilevante della popolazione mondiale, il lavoro nella pesca non è universalmente tutelato e regolato. In Italia, nel comparto della pesca si verifica il 70 per cento di tutti gli eventi mortali del settore navigazione. Gli occupati in questo comparto dall'elevata rischiosità sono sempre più soggetti a tecnopatie. Secondo i dati dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) le navi da pesca rappresentano il 48,5 per cento di tutte le imbarcazioni assicurate: la quasi totalità – il 47 per cento – è costituita dalle imbarcazioni da pesca costiera, che cioè è svolta lungo le coste continentali e insulari italiane a distanza non superiore a 40 miglia. Per quanto riguarda il comparto marittimo ex Istituto previdenza settore marittimo (IPSEMA) si assiste a una rilevante riduzione del fenomeno infortunistico a fronte di una sostanziale stabilità del dato sui casi mortali relativo all'ultimo decennio. Per quanto gli infortuni siano in calo, si assiste a un aumento delle malattie professionali. Anche i dati riguardanti la piccola pesca, tradizionalmente assicurata dall'INAIL, mostrano una significativa riduzione del fenomeno infortunistico in genere e una parallela crescita del fenomeno tecnopatico. Le malattie professionali indennizzate nell'ultimo quinquennio riguardano in maniera prevalente l'apparato muscolo-scheletrico e sono correlate al sovraccarico funzionale che si concretizza in tutte le fasi della pesca. Le patologie a livello della colonna vertebrale e degli arti superiori rappresentano, infatti, rispettivamente il 55 per cento e il 35 per cento del totale di quelle indennizzate dal 2005 al 2014. Il restante 10 per cento riguarda gli effetti uditivi conseguenti alla cronica esposizione al rumore (soprattutto nella sala macchine), le patologie della cute da esposizione alle radiazioni solari e da contatto e le patologie pleuriche asbesto correlate, manifestazioni della remota esposizione all'amianto che, in un recente passato, era ampiamente utilizzato dall'ingegneria delle costruzioni navali. Nel mondo globalizzato della pesca, i meccanismi di rappresentanza e le condizioni di lavoro si differenziano in modo sostanziale. Per questa ragione la ratifica della Convenzione segna un primissimo passo nel raggiungimento di livelli essenziali per i diritti dei lavoratori del settore. La Convenzione, infatti, è nata per garantire condizioni di lavoro dignitose a tutti i lavoratori della pesca; definire le condizioni minime di lavoro a bordo; definire regole riguardo il vitto e l'alloggio dei pescatori; garantire rigorose misure di salute e di sicurezza; assicurare assistenza sanitaria e prevedere meccanismi di protezione sociale; contrastare il lavoro minorile e forzato, lo sfruttamento dei migranti, la tratta e la pesca illegale. La necessità di proteggere e di promuovere i diritti dei pescatori in questa materia si basa sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, resa esecutiva dalla legge n. 689 del 1994, sulla Dichiarazione dell'OIL sui princìpi e i diritti fondamentali nel lavoro del 18 giugno 1998 e sui diritti enunciati da numerose convenzioni internazionali del lavoro. Articolato del ddl Articolo 1: autorizza il Presidente della Repubblica alla ratifica della Convenzione; articolo 2: prevede la piena e intera esecuzione della Convenzione a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, dodici mesi dopo la data di registrazione della ratifica; articolo 3: individua come autorità competenti per l'Italia il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero della salute e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali; articolo 4: introduce una clausola di invarianza finanziaria secondo la quale dall'attuazione alla legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica; articolo 5: fissa l'entrata in vigore della legge per il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . La Convenzione La parte I della Convenzione racchiude gli articoli da 1 a 5 che recano le definizioni e definiscono il campo di applicazione della Convenzione. La parte II della Convenzione racchiude gli articoli da 6 a 8 ed è dedicata ai princìpi generali. Gli articoli 6 e 7, in particolare, stabiliscono che ciascun Membro deve attuare e far rispettare leggi, regolamenti e altre misure adottate per adempiere gli obblighi che derivano dalla Convenzione e individuare la/le autorità competenti stabilendo altresì meccanismi di coordinamento tra le autorità rilevanti per il settore della pesca e definendone funzioni e responsabilità, mentre l'articolo 8 stabilisce l'ambito di responsabilità dell'armatore di pescherecci e del comandante. La parte III contiene disposizioni concernenti le condizioni minime richieste per il lavoro a bordo dei pescherecci e gli articoli da 9 a 12. In maggior dettaglio l'articolo 9 concerne l'età minima. La norma stabilisce che l'età minima per il lavoro a bordo di un peschereccio è di 16 anni stabilendo casi e condizioni in cui l'autorità competente può autorizzare allo svolgimento di attività all'età minima di 15 anni. Fissa un'età non inferiore a 18 anni per l'assegnazione dell'attività, a bordo di un peschereccio, che per natura o condizioni di svolgimento possono compromettere salute, sicurezza o moralità, stabilendo il modo di determinazione di dette attività (in consultazione dalla legislazione nazionale o dall'autorità competente) e precisando le condizioni alle quali può essere autorizzato – sempre in consultazione dalla legislazione nazionale o dall'autorità competente – il loro svolgimento a partire dall'età di 16 anni. Conclusivamente la norma detta poi disposizioni in tema di lavoro notturno ponendo il divieto di assumere un pescatore di età inferiore a 18 anni per il lavoro notturno, precisando la nozione stessa di lavoro notturno e le condizioni alle quali l'autorità competente può autorizzare una deroga alla stretta osservanza della restrizione relativa al lavoro notturno. Si evidenzia, a riguardo, che la normativa italiana è già pienamente conforme al disposto della Convenzione (articolo 119 del codice della navigazione; articolo 1 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 108; articolo 11 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271; legge 17 ottobre 1967, n. 977; decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 27 aprile 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 114 del 18 maggio 2018). Gli articoli da 10 a 12 riguardano l'esame medico. In particolare l'articolo 10 stabilisce che nessun pescatore può lavorare a bordo di un peschereccio senza essere provvisto di un certificato medico valido che attesti l'attitudine a svolgere il lavoro prevedendo anche possibilità e limiti di autorizzazione di una deroga a tale disposizione. L'articolo 11 afferma che ciascun Membro deve adottare leggi, regolamenti o altre misure relative alla natura degli esami medici e alla loro frequenza, alla forma, al contenuto, alla validità e al rilascio dei certificati nonché alle altre condizioni richieste. L'articolo 12 precisa il contenuto minimo del certificato medico del pescatore in caso di peschereccio di lunghezza pari o superiore a 24 metri o che rimanga più di tre giorni in mare. L'ordinamento nazionale non richiede l'adozione di norme di adeguamento specificamente riferite alle richiamate disposizioni stante la sua attuale conformità alle stesse. In particolare si evidenzia quanto segue. Con riferimento all'articolo 10 la normativa nazionale (regio decreto-legge 14 dicembre 1933, n. 1773) prevede che per l'iscrizione nelle matricole della gente di mare, di prima e seconda categoria, sia necessaria la presentazione di un certificato medico valido, che attesti l'idoneità allo svolgimento di tale lavoro. Si precisa a riguardo che nella prima e nella seconda categoria della gente di mare rientrano anche i marittimi impiegati sulle navi per la pesca mediterranea o d'altura e per la pesca oltre gli stretti od oceanica; gli addetti alla pesca costiera ravvicinata sono appartenenti alla terza categoria della gente di mare. Con riguardo al successivo articolo 11, la normativa nazionale (decreto del Presidente della Repubblica 14 luglio 1980, n. 620) prevede che in occasione di ogni imbarco venga effettuata una visita di idoneità pre-imbarco anche per i pescatori, compresi gli addetti alla pesca locale, assistiti, questi ultimi, a livello regionale dal Servizio sanitario nazionale. Per quanto attiene all'articolo 12, la normativa nazionale (decreto del Presidente della Repubblica 14 luglio 1980, n. 620) prevede l'effettuazione di visite periodiche di idoneità (con cadenza biennale) al personale navigante, inclusi i pescatori iscritti nella prima e seconda categoria; gli altri pescatori (pesca costiera o locale ravvicinata) sono poi assimilati ad altri lavoratori operanti a terra. Si precisa infine che la legge di ratifica della Convezione OIL n. 186 (legge 23 settembre 2013, n. 113) ha definito (all'articolo 5 che ha novellato la legge 28 ottobre 1962, n. 1602) le questioni relative alla scadenza del certificato durante la navigazione e alla durata della validità per il personale di età inferiore a 18 anni iscritto nella prima e nella seconda categoria della gente di mare (pesca mediterranea o d'altura e per la pesca oltre gli stretti od oceanica). La parte IV contiene disposizioni concernenti le condizioni di servizio e gli articoli da 13 a 24. Gli articoli 13 e 14 riguardano equipaggio e durata del riposo. In particolare l'articolo 13 stabilisce che ogni Stato membro deve adottare leggi, regolamenti o altre misure che prevedano che gli armatori di pescherecci battenti la propria bandiera assicurino che le loro navi siano provviste di effettivi sufficienti a garantire sicurezza della navigazione e funzionamento della nave e che siano concessi ai pescatori periodi di riposo di durata sufficiente a preservarne salute e sicurezza. L'articolo 14, in aggiunta a quanto stabilito dal precedente articolo 13, pone prescrizioni ulteriori concernenti l'effettivo minimo necessario a garantire la sicurezza della navigazione e la durata dei riposi stabilendo condizioni e limiti entro cui l'autorità competente può autorizzare la deroga temporanea alla durata del risposo affermando che nessuna disposizione contenuta nell'articolo pregiudica il diritto del comandante di esigere le ore di lavoro necessarie ad assicurare la sicurezza della nave, delle persone o del pescato o a prestare soccorso. La norma precisa quindi poteri e obblighi del comandante. Merita evidenziare che la materia dell'orario di lavoro e dei riposi nel settore della pesca resta disciplinata, nell'ordinamento nazionale, dall'articolo 18 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, oltre che dagli articoli 9, 15, 16 e 17 del contratto collettivo nazionale del lavoro del 16 dicembre 2014. L'articolo 15, riferito alla lista dell'equipaggio, stabilisce che ogni peschereccio deve tenere a bordo una lista dell'equipaggio, un esemplare del quale viene fornito prima della partenza della nave alle persone autorizzate a terra o comunicato immediatamente dopo la partenza e che l'autorità competente deve determinare a chi, quando e a quali fini detta informazione va fornita. Gli articoli da 16 a 20 sono riferiti all'Accordo di assunzione del pescatore. In particolare l'articolo 16 stabilisce che ogni Stato membro deve adottare leggi, regolamenti o altre misure che prevedano che i pescatori che lavorano a bordo delle navi battenti propria bandiera siano protetti attraverso un accordo di assunzione comprensibile conforme alle prescrizioni della Convenzione e che indichino una serie di informazioni minime conformemente all'allegato II della Convenzione (che reca appunto elenco delle informazioni che devono essere contenute negli accordi in riferimento). L'articolo 17 afferma che ogni Stato membro deve adottare leggi, regolamenti o altre misure relative alle procedure che garantiscono al pescatore la possibilità di esaminare le clausole del proprio accordo di assunzione nonché alla compilazione, se del caso, degli stati di servizio del pescatore nel quadro dell'accordo e ai mezzi per risolvere le controversie relative all'accordo di assunzione del pescatore. L'articolo 18 stabilisce che l'accordo di assunzione, del quale il pescatore deve ricevere copia, deve essere conservato a bordo, a disposizione del pescatore stesso e di quanti ne facciano richiesta, conformemente alla legislazione e prassi nazionale. L'articolo 19 stabilisce che gli articoli da 16 a 18 non si applicano al proprietario che lavora da solo sulla propria nave. L'articolo 20 afferma infine che spetta all'armatore assicurare che ogni pescatore sia in possesso di un accordo di assunzione che preveda condizioni di vita e lavoro dignitose a bordo della nave, conformemente alle disposizioni della Convenzione. Nell'ordinamento nazionale il lavoro marittimo nasce con il contratto di arruolamento, le cui parti sono l'armatore e i marittimi, che possiede una propria regolamentazione, conforme a quanto disposto dalla Convenzione, nell'ambito del codice della navigazione (articoli 327 e seguenti). Occorre inoltre segnalare, sempre a riguardo, la disciplina contenuta nel contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) per gli addetti imbarcati su natanti esercenti la pesca marittima del 16 dicembre 2014, recante anche disposizioni specificamente riferite al contratto di imbarco e ai reclami (articolo 6 e 14). Resta ovviamente ferma, al di là di tale ultimo rimedio, la fruibilità degli strumenti di risoluzione delle controversie apprestati in via ordinaria dall'ordinamento. L'articolo 21 della convenzione detta disposizioni in tema di rimpatrio dei pescatori a bordo di un peschereccio allocato in un porto straniero. In particolare stabilisce che gli Stati membri devono assicurare che i pescatori a bordo di un peschereccio battente la propria bandiera e che entri in un patio straniero abbiano diritto di essere rimpatriati nel caso in cui l'accordo di assunzione venga a scadenza, oppure qualora il pescatore o l'armatore abbiano rescisso l'accordo per ragioni giustificate, oppure qualora il pescatore non sia più in grado di adempiere i compiti che gli spettano in virtù dell'accordo di assunzione o non sia più possibile aspettarsi che adempia considerate le circostanze. Stabilisce quindi la regola che le spese del rimpatrio devono essere sostenute dall'armatore precisando che gli Stati membri devono determinare le circostanze che danno diritto al rimpatrio e la durata massima dei periodi d'imbarco al termine dei quali i pescatori hanno diritto al rimpatrio e organizzare il rimpatrio, salvo recupero delle spese, ove non vi provveda l'armatore. I compiti menzionati come destinati a restare a carico dello Stato sono già previsti dall'ordinamento interno e svolti dall'Autorità marittima ai sensi del codice della navigazione (articoli 341 e da 363 a 368) e del regolamento di esecuzione del codice della navigazione (articoli da 441 a 445). Gli articoli da 22 a 24 concernono il reclutamento e collocamento. In particolare, l'articolo 22 riguarda reclutamento e collocamento dei pescatori e agenzie private per l'impiego. In tema di reclutamento e collocamento l'articolo 22 stabilisce anzitutto che ogni Stato membro che abbia stabilito un servizio pubblico di reclutamento e di collocamento dei pescatori deve assicurarsi che detto servizio faccia parte del servizio pubblico per l'impiego aperto all'insieme dei lavoratori e dei datori di lavoro o che operi in coordinamento con esso (paragrafo 1). La norma prevede poi (paragrafo 2) che i servizi privati di reclutamento e di collocamento dei pescatori esistenti sul territorio di uno Stato membro devono esercitare la loro attività in virtù di un sistema di licenza o certificazione o di altra forma di regolamentazione definite in consultazione. L'ultimo paragrafo dedicato al tema in riferimento (paragrafo 3) afferma infine che ogni Stato membro deve: a) vietare ai servizi di reclutamento e collocamento di ricorrere a mezzi, meccanismi o elenchi volti a dissuadere i pescatori dall'ottenere un'assunzione; b) vietare che onorari o altre spese per il reclutamento o il collocamento vengano sopportati, in tutto o in parte, direttamente o indirettamente dai pescatori; c) determinare le condizioni nelle quali qualsiasi autorizzazione di un servizio privato di reclutamento e di collocamento possano essere sospesi o interrotti in caso di violazione della pertinente normativa e precisare le condizioni nelle quali questi servizi possono svolgere le loro attività. Con riferimento alle agenzie private per l'impiego il medesimo articolo 22 precisa che ogni Stato membro che abbia ratificato la Convenzione n. 181 sulle agenzie per l'impiego private del 1997 può affidare alcune responsabilità derivanti dalla Convenzione n. 188 sul lavoro nel settore della pesca ad agenzie per l'impiego private stabilendo di seguito ciò che a tale scelta consegue in termini di responsabilità e adempimenti. La disciplina nazionale appare già allineata con le suindicate statuizioni. È infatti già esistente, allo stato, un servizio pubblico di reclutamento e l'attività relativa è svolta dalle Capitanerie di porto, incardinate presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. A tale riguardo si richiama il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 2006, n. 231. L'articolo 5 di detto testo, al comma 1 stabilisce che « il collocamento della gente di mare è esercitato dagli uffici di collocamento della gente di mare, già istituiti ai sensi dell'articolo 2 del regio decreto-legge 24 maggio 1925, n. 1031, che dalla data di entrata in vigore del presente regolamento saranno posti alle dipendenze funzionali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ai sensi del comma 5 ». Detto comma 5 stabilisce poi che « Con decreto del Presidente della repubblica, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettere d) della legge 23 agosto 1988, n. 400, sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, vengono definite la struttura, l'organizzazione degli uffici, la dotazione organica e le modalità di funzionamento degli uffici di collocamento della gente di mare, ubicati presso le autorità marittime ma funzionalmente dipendenti che operano alle dipendenze funzionali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali in relazione alle finalità previste dal presente regolamento ». Attualmente, negli uffici di collocamento di cui al citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 2006, n. 231, sono pertanto iscritti gli elenchi dei lavoratori marittimi appartenenti alla gente di mare di cui all'articolo 115 del codice della navigazione. Detti elenchi costituiscono, in particolare, una sezione speciale dell'elenco anagrafico ordinario dei lavoratori di cui agli articoli 4 e 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 luglio 2000, n. 442. Va ulteriormente precisato che il decreto del Presidente della Repubblica previsto dall'innanzi riportato articolo 5, comma 5, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 231 del 2006 non è mai stato adottato e il personale delle Capitanerie di porto adibito agli uffici di collocamento della gente di mare non è quindi transitato alle dipendenze funzionali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Inoltre va segnalato che, nelle more dell'adozione del predetto decreto, è intervenuto il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, concernente disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavora e di politiche attive, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183, che, all'articolo 27, prevede quanto segue « 1. Al collocamento della gente di mare si applicano le norme del presente decreto. 2. Le Capitanerie di porto possono svolgere attività di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 276 del 2003, in raccordo con le strutture regionali e con l'ANPAL. 3. Sulla base di specifiche convenzioni tra l'ANPAL e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti vengono individuate le Capitanerie di porto autorizzate a svolgere attività di intermediazione ai sensi del comma 2, prevedendo altresì le modalità di accesso al sistema informativo di cui all'articolo 14 del presente decreto ». Le convenzioni di cui a tale ultimo comma 3 non sono state ancora adottate. Sotto il profilo della normativa delle Agenzie private del lavoro, va preliminarmente precisato che l'Italia ha ratificato la Convenzione n. 181 sulle agenzie per l'impiego private del 1997 nel 2000. Secondo quanto previsto dall'innanzi riportata disposizione è pertanto facoltizzata ad affidare alcune responsabilità derivanti dalla Convenzione n. 188 sul lavoro nel settore della pesca ad agenzie per l'impiego private. A tale riguardo si osserva che la normativa contenuta nel decreto legislativo n. 276 del 2003 appare già in linea con quanto richiesto dalla Convenzione n. 188. Dette agenzie possono infatti svolgere attività di intermediazione anche per i lavoratori rientranti nella tipologia « gente di mare ». Peraltro si evidenzia che con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 29 novembre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 maggio 2014, n. 120, è stata disciplinata l’« Individuazione dei requisiti e delle modalità per il rilascio dell'autorizzazione allo svolgimento del collocamento della gente di mare alle agenzie per il lavoro », con l'istituzione della « sub-sezione III.2 – intermediazione della gente di mare » e con la precisazione che i requisiti richiesti per l'iscrizione in tale sub-sezione sono quelli previsti per l'attività di intermediazione, fatto salvo il requisito dell'articolo 5, comma 4, lettera b) del decreto legislativo n. 276 del 2003 (ambito territoriale non inferiore a 4 sedi). L'articolo 23 prevede che ogni Stato membro adotti una legislazione o altre misure che prevedano che i pescatori che percepiscono un salario vengano pagati mensilmente o ad altri intervalli regolari. Il successivo articolo 24 stabilisce poi che ogni Stato membro deve esigere che tutti i pescatori che lavorano a bordo di pescherecci abbiano i mezzi per far pervenire alle famiglie, senza spese, tutti i pagamenti ricevuti. La parte V contiene disposizioni concernenti alloggio e alimentazione e gli articoli da 25 a 28. In particolare l'articolo 25 stabilisce che ogni Stato membro deve adottare una legislazione o altre misure relative all'alloggio, all'alimentazione e all'acqua potabile a bordo. L'articolo 26 stabilisce che ogni Stato membro deve adottare una legislazione o altre misure che prevedano che l'alloggio sia di qualità e dimensioni sufficienti, oltre che adeguatamente attrezzato anche specificando il contenuto delle misure in parola. L'articolo 27 stabilisce che ogni Stato membro deve adottare una legislazione o altre misure che prevedano che cibi e acqua siano sufficienti per qualità e quantità e generalmente forniti dall'armatore. L'articolo 28 stabilisce infine che la legislazione o altre misure adottate conformemente agli articoli 25 e 27 devono dare piena attuazione all'allegato III (il quale reca prescrizioni di dettaglio concernenti le caratteristiche dell'alloggio a bordo dei pescherecci), che può essere emendato solo nel modo previsto all'articolo 45, facoltizzando lo Stato membro che non sia in condizione di dare applicazione all'allegato III ad assumere misure equivalenti, fermo il rispetto di talune condizioni. La parte VI contiene disposizioni concernenti cure mediche, protezione della salute e sicurezza sociale e gli articoli da 29 a 39. Gli articoli 29 e 30 concernono in particolare le cure mediche. In maggior dettaglio l'articolo 29 stabilisce che ogni Stato membro deve adottare una legislazione o altre misure che prevedano che i pescherecci siano provvisti di materiale medico adatto al servizio della nave, abbiano a bordo almeno un pescatore formato a prestare primi soccorsi e altre cure mediche e che sappia utilizzare il materiale a disposizione, siano provvisti di sistema di comunicazione con persone o servizi a terra capaci di fornire consulenze mediche e stabiliscano che il materiale medico a bordo sia accompagnato da istruzioni comprensibili e che i pescatori abbiano diritto di beneficiare di trattamento medico a terra ed essere tempestivamente sbarcati in caso di lesione o malattia grave. L'articolo 30 reca poi particolari prescrizioni riferite a pescherecci di lunghezza superiore a 24 metri, stabilendo in particolare che ogni Stato membro deve adottare una legislazione o altre misure concernenti il materiale medico che deve essere disponibile a bordo e le sue condizioni, la dotazione di una guida medica di bordo, l'accesso ad un dispositivo programmato di consulenze mediche via radio o satellite, la custodia a bordo di un elenco di stazioni radio o satellitari attraverso le quali acquisire consulenze mediche ed altresì che preveda, in misura conforme alla legislazione e prassi nazionale, che le cure vengano dispensate al pescatore gratuitamente sia a bordo che una volta sbarcato in porto straniero. Con riferimento alle innanzi richiamate disposizioni si evidenzia che la normativa nazionale (legge 16 giugno 1939, n. 1045, e decreto del Direttore generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute 1° ottobre 2015, recante modificazioni della tabella allegata al decreto 25 maggio 1988, n. 279, che indica i medicinali, gli oggetti di medicatura e gli utensili di cui devono essere provviste le navi nazionali destinate al traffico mercantile, alla pesca e al diporto nautico, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2015) prevede che a bordo delle navi, incluse quelle da pesca, sia presente una dotazione di medicinali e materiale sanitario in relazione alla tipologia, stazza e autorizzazione alla navigazione della nave: per quanto riguarda le navi da pesca, le tabelle relative alle quantità minime indispensabili di medicinali sono la tabella A (pesca costiera ravvicinata), la tabella B (pesca mediterranea o d'altura), la tabella C (pesca oltre gli stretti od oceanica), cosi come definite nell'articolo 9 del regolamento per l'esecuzione della legge 14 luglio 1965, n. 963, concernente la disciplina della pesca marittima, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 ottobre 1968, n. 1639. In via incidentale, si segnala che, per quanto riguarda il personale formato a prestare i primi soccorsi a bordo ed altre forme di cure mediche, il decreto legislativo 12 maggio 2015, n. 71, di attuazione della direttiva 2012/35/UE, che modifica la direttiva 2008/106/CE, concernente i requisiti minimi di formazione della gente di mare, e che, tra l'altro, definisce le regole per la formazione sanitaria dei marittimi (articolo 12 e seguenti) non si applica alle navi da pesca. A completamento del quadro normativo di riferimento si precisa che il decreto del Presidente della Repubblica del 31 luglio 1980, n. 620, definisce le regole per la fruizione dell'assistenza sanitaria, per il personale navigante, da parte del Ministero della salute; i pescatori addetti alla pesca costiera locale e ravvicinata sono assistiti dal Servizio sanitario come altri lavoratori impiegati in attività lavorative che si svolgono a terra. Tutti gli adempimenti o le attività previste, che incrociano profili di competenza del Ministero della salute, riguardano compiti già attualmente previsti dalla normativa sanitaria di riferimento. Gli articoli 31, 32 e 33 sono riferiti alla sicurezza e alla salute sul lavoro e alla prevenzione degli infortuni sul lavoro. In particolare l'articolo 31 stabilisce che ogni Stato membro deve adottare una legislazione o altre misure relative alla prevenzione degli infortuni, delle malattie professionali nonché dei rischi e della loro gestione e alla formazione dei pescatori anche riferita all'utilizzo dei macchinari e operazioni da svolgere, agli obblighi di armatori, pescatori e altri interessati tenuto conto della salute e sicurezza dei pescatori di età inferiore a 18 anni, alla dichiarazione degli infortuni sopraggiunti a bordo e successive relative inchieste e alla costituzione di comitati paritari di sicurezza e salute sul lavoro o altri organismi qualificati. L'articolo 32 reca poi talune prescrizioni riferibili solo alle navi di lunghezza pari o superiore a 24 metri che rimangano abitualmente più di tre giorni in mare stabilendo taluni obblighi a carico dell'autorità competente e dell'armatore sempre in ambito di prevenzione infortuni e malattie professionali e gestione dei rischi. L'articolo 33 stabilisce che la valutazione dei rischi relativi alla pesca viene effettuata, a seconda dei casi, con la partecipazione dei pescatori o dei loro rappresentanti. Riguardo le innanzi riportate disposizioni va evidenziato che nel nostro ordinamento la normativa alla quale occorre fare riferimento è contenuta nel decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, recante adeguamento della normativa sulla sicurezza e salute dei lavoratori marittimi a bordo delle navi mercantili da pesca nazionali, a norma della legge 31 dicembre 1998, n. 485, che già assicura la conformità alle prescrizioni della Convenzione, fermo restando che, per le parti non espressamente disciplinate dal citato decreto legislativo n. 271, resta applicabile la disciplina contenuta nel decreto legislativo del 9 aprile 2008, n. 81. Gli articoli da 34 a 37 concernono la sicurezza sociale. In particolare gli articoli 34, 35 e 36 della Convenzione prevedono l'impegno di ogni Stato membro a garantire alla categoria dei pescatori una protezione completa di sicurezza sociale tenendo conto del principio di parità di trattamento con riferimento alla cittadinanza, assicurando condizioni non meno favorevoli di quelle che si applicano agli altri lavoratori che risiedano sul territorio e garantendo il mantenimento dei diritti acquisiti ed in corso di acquisizione. A riguardo va anzitutto evidenziato che l'istituzione di una tutela previdenziale per i lavoratori marittimi (e non solo quindi per gli addetti al settore della pesca) è, per l'ordinamento nazionale, risalente nel tempo ed ha subito una lunga evoluzione al cui termine la legge 26 luglio 1984, n. 413, recante riordinamento pensionistico dei lavoratori marittimi ha previsto il definitivo passaggio dei marittimi (siano essi addetti al settore della pesca o altro) nel sistema dell'Assicurazione generale obbligatoria. Con più specifico riferimento al principio della parità di trattamento, del quale l'articolo 36 stabilisce si debba tener conto in sede di cooperazione fra Stati membri finalizzata ad assicurare progressivamente una protezione completa di sicurezza sociale ai pescatori; resta poi da osservare che la stessa è assicurata nell'ordinamento italiano dall'articolo 38 della Costituzione laddove stabilisce – in linea evidentemente con il più generale principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della stessa Carta fondamentale – che « I lavoratori » tutti, a prescindere dunque dalla cittadinanza « hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria ». Con specifico riferimento poi al mantenimento dei diritti acquisiti in materia di sicurezza sociale, sempre l'articolo 36 della Convenzione, questa volta alla lettera b) , chiede agli Stati membri che essi siano garantiti, indipendentemente dal luogo di residenza. Si evidenzia che la normativa italiana prevede l'esportabilità delle pensioni e che le convenzioni internazionali stipulate dall'Italia in materia di sicurezza sociale si applicano anche ai pescatori, ai quali è pertanto garantita la totalizzazione dei periodi assicurativi ai fini del raggiungimento del requisito contributivo per l'apertura dei diritti a prestazione. Gli articoli 38 e 39 riguardano la protezione in caso di malattia, lesione o decesso legalo al lavoro. L'articolo 38 in particolare stabilisce che ogni Membro adotta misure per assicurare ai pescatori una protezione in caso di malattia, lesione o decesso legato al lavoro. La stessa norma precisa quindi che detta protezione potrà essere assicurata tramite un sistema di responsabilità degli armatori, ovvero, tramite un sistema di assicurazione obbligatoria per i lavoratori. L'articolo 39 stabilisce che in assenza di disposizioni nazionali applicabili ai pescatori ogni Membro adotta una legislazione o altre misure per garantire che gli armatori assicurino la protezione della salute e le cure dei pescatori, precisando che la legislazione nazionale può, in taluni casi, specificamente menzionati, prevedere di sollevare l'armatore da responsabilità. La normativa italiana già prevede un sistema di assicurazione obbligatoria che garantisce la tutela dei lavoratori del settore pesca nei termini indicati. La parte VII contiene disposizioni relative al rispetto e applicazione e gli articoli da 40 n 44. In particolare, l'articolo 40 stabilisce che ogni Stato membro esercita la sua giurisdizione e il suo controllo sulle navi battenti la propria bandiera tramite un sistema che garantisca il rispetto dei requisiti della Convenzione, se del caso, mediante avvio di ispezioni, stesura di rapporti, una procedura di risoluzione delle denunce, il controllo e l'applicazione di sanzioni e di misure correttive adeguate conformemente alla legislazione nazionale. L'articolo 41 stabilisce poi che gli Stati membri devono esigere che i pescherecci che rimangono più di tre giorni in mare e che abbiano una lunghezza superiore a 24 metri ovvero navighino abitualmente ad una determinata distanza dalla costa, tengano a bordo un documento (la cui durata non può superare i cinque anni), rilasciato dall'autorità competente, che indichi che la nave è stata da detta autorità ispezionata, in modo che possa essere stabilita la sua conformità alle disposizioni della Convenzione relativamente alle condizioni di vita e di lavoro a bordo. Il successivo articolo 42 afferma quindi che l'autorità competente nomina ispettori qualificati in numero sufficiente ad adempiere a quanto previsto dall'articolo 41 precisando che per assicurare un sistema efficace di ispezione lo Stato membro può, mantenendone l'intera responsabilità, autorizzare istituzioni pubbliche o altri organismi dei quali riconosca competenza ed indipendenza a procedere ad ispezioni e rilascio di certificati. Con riferimento alle suindicate disposizioni si evidenzia che l'autorità marittima è individuata quale organo competente a svolgere dette attività ai sensi del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, e del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 298. In particolare, ai sensi dell'articolo 31 del decreto legislativo n. 271 del 1999, le attività di controllo sulle condizioni di vita e di lavoro degli equipaggi di cui agli articoli da 40 a 42 della Convenzione sono effettuate da una Commissione territoriale istituita con decreto del direttore marittimo, della quale fa parte anche personale non appartenente al Corpo delle capitanerie di porto. L'attività di vigilanza di cui all'articolo 28 del decreto legislativo n. 271 del 1999 è di competenza dell'Organo di vigilanza di cui all'articolo 3, comma 1, lettera i) , ovvero l'autorità marittima, le aziende unità sanitarie locali e gli uffici di sanità marittima, anche per quanto concerne la vigilanza a fini penali di cui all'articolo 41. Con specifico riferimento al profilo formativo degli ispettori si sottolinea poi che gli stessi già allo stato ricevono una formazione adeguata e mirata in vista dello svolgimento delle ispezioni in parola e che l'attività di formazione degli ispettori resta assegnata al Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto. L'articolo 43 dispone poi, al paragrafo 1, che qualora uno Stato membro riceva denuncia o abbia prova che una nave battente propria bandiera non sia conforme alla Convenzione adotta le disposizioni necessarie affinché venga condotta un'indagine e siano assunte le misure per rimediare alle mancanze contestate. Il medesimo articolo in riferimento al paragrafo 2 stabilisce poi che ove uno Stato membro, nel cui porto faccia scalo un peschereccio, riceva denuncia o abbia prova che questo non sia conforme a quanto stabilisce la Convenzione, può indirizzare un rapporto al governo dello Stato di bandiera, con copia al Direttore generale dell'ufficio internazionale del lavoro, ed adottare le misure necessarie per rettificare ogni situazione a bordo che presenti chiaramente un rischio per la salute o la sicurezza. I successivi paragrafi stabiliscono che ove uno Stato adotti le predette misure deve informare immediatamente il più vicino rappresentante dello Stato di bandiera e non deve trattenere indebitamente la nave. Stabiliscono poi i soggetti che possono sporgere denuncia e l'inapplicabilità dell'intera norma alle denunce che lo Stato membro considera manifestamente infondate. L'articolo 44 stabilisce che ogni Stato membro applicherà la Convenzione in modo da assicurare che i pescherecci battenti bandiera di ogni Stato che non abbia ratificato la Convenzione non beneficino di trattamento più favorevole di quello accordato alle navi battenti la bandiera di ogni membro che abbia ratificato la Convenzione. La parte VIII contiene il solo articolo 45, riguardante emendamenti degli allegati I, II e III, che stabilisce le modalità secondo cui la Conferenza internazionale del lavoro può emendare i menzionati allegati specificando quando entrano in vigore gli emendamenti per gli Stati che hanno ratificato la Convenzione. La parte IX contiene infine gli articoli da 46 a 54 recanti le disposizioni finali riferite alle ratifiche e ad altri profili concernenti vincolatività e testo della Convenzione nonché rapporto di applicazione ed eventuale revisione della stessa. Si evidenzia infine che l'allegato I, non richiamato nel corpo della presente relazione, reca brevi disposizioni, concernenti le equivalenze per la misurazione, a carattere meramente tecnico.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro n. 188 sul lavoro nel settore della pesca, fatta a Ginevra il 14 giugno 2007. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 48 della Convenzione stessa. 3 (Autorità competenti) 1 Ai fini della presente legge, si intendono per « autorità competenti » di cui all'articolo 7, lettera a) , della Convenzione di cui all'articolo 1 della presente legge il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Ministero della salute e il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. 4 (Clausola di invarianza finanziaria) 1 Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2 Le amministrazioni interessate svolgono le attività previste dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. 5 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .