Document Type: resaula
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 8 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier: L-SP; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI-MAIE: Misto-PSI-MAIE. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 11,32). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 29 maggio 2018 è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze «Conversione in legge del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016» (435). Seguito della discussione del disegno di legge: DDL 297 Conversione in legge del decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A. (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A. PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 297. Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. TURCO, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, la discussione in Aula e i diversi interventi delle forze politiche hanno espresso apprezzamento per il valido lavoro svolto dalla Commissione speciale, a dimostrazione del fatto che il Parlamento ha mostrato interesse ad affrontare la questione Alitalia. La necessità di colmare il vuoto informativo ha indotto, in sede di Commissione speciale, a richiedere e ad avviare, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento del Senato, grazie anche al sostegno di tutti i Gruppi parlamentari, un'indagine conoscitiva sulla situazione economico, patrimoniale e finanziaria di Alitalia. I dati emersi hanno comprovato le politiche di risanamento avviate dai commissari, ma hanno anche evidenziato, oltre alle criticità gestionali delle precedenti amministrazioni che si sono succedute, le tante difficoltà ancora da superare. Nonostante i primi risultati ottenuti, peraltro dai valori contrastanti, il risultato economico finale del periodo commissariale da maggio a dicembre 2017 si chiude infatti con una perdita di 160 milioni di euro, senza considerare gli alti oneri finanziari, le partite non ricorrenti e le imposte. Con riferimento ai finanziamenti concessi oggetto del presente procedimento in esame, l'indagine conoscitiva ha anche permesso di appurare che, alla data del 30 aprile 2018, il saldo di cassa è pari a soli 769 milioni di euro, insufficiente a garantire non solo il rimborso del prestito e degli interessi maturati, ma anche la stessa sopravvivenza prossima di Alitalia. Il tempo, pertanto, per scongiurare l'ennesimo fallimento è molto ridotto. Il conciso e proficuo dibattito, prima in Commissione speciale e dopo in Assemblea, ha rilevato la pressante, avvertita e urgente necessità di risolvere questa importante vertenza nazionale che risulta legata a quattro aspetti fondamentali. Innanzitutto, vi è l'eventuale processo di vendita di cui già si parla da tempo e per cui fondamentale sarà la scelta di soggetti acquirenti per non disperdere un importante asset strategico del Paese. In secondo luogo, c'è la ricerca di nuovi investitori capaci di garantire quelle risorse fondamentali per consentire ad Alitalia di possedere una solidità patrimoniale in grado di riacquistare il mercato di lungo raggio maggiormente redditizio. Vi è poi, in terzo luogo, la redazione di un piano industriale che sappia garantire razionalità nei costi e una gestione profittevole. Infine, è necessario un management altamente professionale e privo di conflitto di interessi che sappia garantire economicità, solidità a tutta l'organizzazione aziendale e condivisione con gli obiettivi di puro benessere collettivo. Sarà, pertanto, compito del nuovo Governo, legittimato nei suoi poteri, a porre tra i temi centrali del dibattito politico il tema in discussione e a programmare il rilancio - si spera definitivo - dell'ancora amata e sentita compagnia di bandiera. Il tempo a disposizione non è tanto e, in caso di mancate soluzioni tempestive, sarà inevitabile assistere all'ennesimo fallimento, da cui conseguirebbero gravi e incontrollabili problemi occupazionali, sociali ed economici. Prima di concludere sento la necessità di ringraziare il funzionario della Commissione speciale sugli atti urgenti del Governo, nella persona del dottor Alessandro Goracci, e tutti i suoi collaboratori per il supporto e l'eccellente lavoro svolto nel corso dell'esame di questo decreto-legge, così come di tutti gli altri provvedimenti assegnati alla medesima Commissione. Un ringraziamento particolare, infine, è doveroso rivolgere al Presidente della Commissione speciale, senatore Vito Crimi, e a tutto l'Ufficio di Presidenza per il lavoro profuso, nonché ai colleghi senatori che hanno esaminato e migliorato il provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo. AMICI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, rinuncio alla replica. PRESIDENTE . Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 100, comma 9, del Regolamento, come modificato dalla recente riforma, su tutti gli emendamenti e ordini del giorno presentati ad un articolo si svolge un'unica discussione. In sede di illustrazione potrà intervenire un solo rappresentante per Gruppo, per cinque minuti. Per ciascun Gruppo è ammesso inoltre l'intervento di un ulteriore senatore, per non più di cinque minuti. Vorrei ricordare a tutti che, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, è da oggi operativo il sistema di voto da postazione fissa. Invito pertanto ciascun collega a votare dalla propria postazione. Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, prego lei e i colleghi senatori di scusarmi se sbaglierò qualcosa nel corso del mio intervento, ma sono alle prime armi. In particolare, non ho ancora capito perché, avendo votato circa tre mesi fa, ancora non è venuto nessuno in quest'Aula a chiedere la fiducia. PRESIDENTE. Questo non c'entra assolutamente niente con l'argomento in esame. Parli dell'ordine del giorno. FAZZOLARI (FdI) . Ci sono delle cose che non capisco. Sono alle prime armi e me ne scuso. L'emendamento che abbiamo presentato e che vorrei illustrare era stato già presentato in Commissione speciale per gli atti urgenti del Governo, ma purtroppo in quella sede non era stato approvato, motivo per il quale Fratelli d'Italia ha deciso di ripresentarlo in Aula. In sostanza, occorre considerare che non è possibile parlare del vettore nazionale Alitalia senza parlare anche della rete aeroportuale. Come in tutto ciò che riguarda il sistema Paese, in teoria, prima si fa la strategia sulle reti - vale come esempio per quel che riguarda il trasporto ferroviario - e poi si parla dell'eventuale servizio fatto su quella rete: il sistema ferroviario italiano prevede RFI, a proprietà pubblica, e poi una concorrenza fatta dai vettori su quella rete pubblica. Per quanto riguarda il sistema del trasporto aereo in Italia, oggi in sostanza stiamo parlando di Alitalia, discutendo della seconda proroga - e quindi della terza fase - del prestito di Alitalia, senza aver mai discusso della coerenza di questo con il sistema aeroportuale. Nel nostro emendamento, in particolare... PRESIDENTE. Senatore Fazzolari, io ho un suo ordine del giorno, e non un emendamento. FAZZOLARI (FdI) . Mi scusi, signor Presidente, ha ragione, è uno degli errori che ho commesso; si tratta infatti dell'ordine del giorno G1.109 e non di un emendamento. La ringrazio. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, per chi fosse interessato, la seduta è iniziata e il senatore Fazzolari sta cercando di illustrare - con difficoltà - il suo ordine del giorno. Vi prego di abbassare il tono della voce. FAZZOLARI (FdI) . L'ordine del giorno che abbiamo presentato, in sostanza, pone l'accento sulla necessità di parlare anche del sistema aeroportuale: parlare di Alitalia senza farlo del sistema aeroportuale è - a nostro avviso - un errore. In particolare, già lo studio One Works - KPMG - Nomisma del 2010 era stato la base per il Piano nazionale aeroporti del 2012. Si è arrivati poi al Piano nazionale aeroporti del 2014 senza che quello precedente fosse stato rivisto e il cambiamento non è da poco anche per Alitalia. Il Piano del 2012 prevedeva, infatti, che l'aeroporto di Fiumicino fosse destinato prevalentemente al trasporto di lungo raggio, diventando di fatto «casa Alitalia», e che le compagnie low cost venissero invece dislocate in un terzo aeroporto del Lazio. Questo terzo aeroporto del Lazio nel piano aeroporti del 2014 è stato eliminato, senza spiegare come sarebbe stato riorganizzato il trasporto aereo a livello nazionale su Fiumicino né cosa sarebbe stato di Alitalia. Questo è il motivo per il quale oggi, nell'ordine del giorno che presentiamo, chiediamo al Governo quanto segue: ridiscutere del Piano nazionale aeroporti; in particolare per quanto riguarda Fiumicino, tornare a ragionare sull'ipotesi iniziale del 2010 - confermata da ENAC nel 2012 e riconfermata dal Governo addirittura nel luglio del 2013 - che prevedeva un piano aeroporti che includesse il terzo aeroporto del Lazio; conseguentemente, bloccare l'inutile speculazione sull'aeroporto di Fiumicino, con un raddoppio del sedime aeroportuale che non ha alcun senso. L'ordine del giorno impegna, quindi, il Governo a rivedere il piano nazionale aeroporti e a prevedere un potenziamento dell'aeroporto di Fiumicino all'interno dell'attuale sedime aeroportuale. Si chiese tutto questo perché, in una grande fase di confusione della strategia sul trasporto aereo, ci ritroviamo - senza che nessuno abbia ben capito né come né chi lo abbia deciso - con un piano completamente diverso che penalizza l'Italia, la quale si trova ad avere sul proprio aeroporto di riferimento anche le compagnie low cost , e con un raddoppio del sedime aeroportuale di Fiumicino che penalizza la stessa città di Fiumicino e non ha alcun senso di logica aeroportuale. (Applausi dal Gruppo FdI). PRESIDENTE . I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati. Invito il relatore e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. TURCO, relatore . Signor Presidente, sul subemendamento 1.1 (testo 2)/100 riterrei di esprimere parere favorevole, in quanto puntualizza in modo migliore la scadenza delle relazioni e, di comune accordo con il Governo e i commissari, che in tal modo si semplifica il lavoro di informativa. Esprimo parere favorevole anche sull'emendamento 1.1 (testo 2), presentato dalla Commissione. In merito all'ordine del giorno G1.101, il parere è favorevole, anche se non appare proprio condivisibile la premessa, nella parte in cui si afferma testualmente che «l'incertezza politica venutasi a creare dopo le elezioni del 4 marzo 2018 ha frenato i possibili investitori a definire offerte adeguate, causando un rallentamento della procedura ed impedendo di fatto la sua conclusione nei tempi previsti». PRESIDENTE. Mi scusi, in questo momento lei sta chiedendo una riformulazione del testo? TURCO, relatore . Sì Presidente. In merito, invece, all'ordine del giorno G1.102, per ragioni di opportunità chiedo di sostituire nel dispositivo le parole «a prevedere», che è un'espressione imperativa, con le seguenti: «a valutare l'opportunità di considerare» la partecipazione in Alitalia al 25 per cento. Siamo oggi in una situazione di assenza di un Governo legittimato e un simile impegno di spesa rappresenterebbe sul bilancio un costo gravoso, per cui sarebbe bene attendere la formazione di un eventuale Governo. Esprimo parere favorevole su tutti gli altri ordini del giorno, salvo che sul G1.109, per il quale chiedo di riformulare la parte che limita l'impegno del Governo al solo potenziamento dell'aeroporto di Fiumicino entro i confini dell'attuale sedime aeroportuale. BELLANOVA, vice ministro dello sviluppo economico . Signor Presidente, il Governo si rimette alla volontà dell'Assemblea. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, l'ordine del giorno G1.102, per il quale è stata proposta una riformulazione, è della Commissione e mi pare abbastanza inusuale che il relatore ne proponga oggi una riformulazione, anche perché durante la discussione si era avviato un dibattito che aveva portato a una mediazione. Occorrerebbe capire se le parti che l'hanno accettata concordano con la riformulazione proposta dal relatore. Mi pare esista un problema tecnico: ha il relatore l'autorità per chiedere la riformulazione di un ordine del giorno presentato dalla Commissione nella sua interezza? (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Senatore Ferrari, da un punto di vista tecnico è prevista la possibilità per il relatore di presentare emendamenti e ordini del giorno in Assemblea, anche nel corso dei lavori, nonché di procedere a riformulazioni, fatta salva la possibilità per i singoli senatori di non riconoscersi nella riformulazione proposta e, di conseguenza, di votare contro. Chiedo al relatore se intende procedere in ogni caso al voto dell'Assemblea. TURCO, relatore . Sì, Presidente, mantenendo la riformulazione dell'ordine giorno proposto. ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, considero anch'io irrituale non nella forma quanto nella sostanza la richiesta di modificare l'ordine del giorno al nostro esame. Tuttavia, considerando lo spirito di collaborazione, sono favorevole alla riformulazione della nostra proposta. Ora, non usiamo l'argomento che l'ordine del giorno solleverebbe un problema di copertura perché non regge, trattandosi di un ordine del giorno. Tuttavia, in uno spirito costruttivo, aderisco alla proposta del relatore. FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, come il senatore Errani, accogliamo anche noi la riformulazione del relatore, ribadendo però che si tratta di una forma molto irrituale e inusuale. Quantomeno mi sembrerebbe corretto dare al relatore la possibilità di verificare direttamente con i membri della Commissione l'esistenza di un accordo sulla riformulazione, in modo che essa possa essere presentata a nome di tutta la Commissione. Tuttavia, nella speranza che questo piccolo incidente di irritualità si trasformi presto in una ritualità che tenga conto del rispetto di tutte le parti politiche, e in ciò confidando, accogliamo la riformulazione proposta. PRESIDENTE . Chiedo una precisazione al relatore. L'ordine del giorno G1.100 resta nella sua formulazione originale? TURCO, relatore . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Pertanto, il parere sull'ordine del giorno G1.100 è completamente favorevole, mentre sugli ordini del giorno G1.101, G1.102 e G1.109 sono state proposte delle riformulazioni. Sui restanti ordini del giorno il parere è favorevole. È corretto? TURCO, relatore . Sì, signor Presidente. VALLARDI (L-SP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALLARDI (L-SP) . Signor Presidente, vorrei preannunciare il voto favorevole del Gruppo della Lega sugli ordini del giorno G1.101 e G1.102 come riformulati. In Commissione il Gruppo della Lega si era astenuto proprio perché non condivideva a fondo la formulazione originale. Vorrei, poi, dire al collega senatore del Partito Democratico che fino adesso sono passati due mesi di completa irritualità nei procedimenti dell'Assemblea. Pertanto, definire irrituale il fatto di rivedere un provvedimento in Assemblea, modificando quanto era stato deciso in Commissione, mi sembra una normalità nella irritualità generale. PRESIDENTE . Senatore Bertacco, accoglie la riformulazione dell'ordine del giorno G1.109? BERTACCO (FdI) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1 (testo 2)/100. SANTANGELO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SANTANGELO (M5S) . Signor Presidente, anche in questa legislatura devo chiedere gentilmente il voto elettronico o lei, in automatico, visto che il Regolamento lo consente, può disporre lo scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico per tutte le votazioni previste oggi? (Applausi del senatore Lucidi). PRESIDENTE . Non essendo lei un Capogruppo, dobbiamo verificare che vi sia il sostegno di 15 senatori alla sua richiesta. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori. (La richiesta risulta appoggiata) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1 (testo 2)/100, presentato dal senatore Cioffi. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1 (testo 2), presentato dalla Commissione, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.100 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.101 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.102 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.103, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G.1.104, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.105, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.106, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.107, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.108, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.109 (testo 2), presentato dal senatore Bertacco e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, il Gruppo per le Autonomie voterà a favore del decreto-legge su Alitalia. Sarà un voto di carattere tecnico, dettato dalla fase di passaggio tra il vecchio e il nuovo Esecutivo, con l'auspicio che per la compagnia di bandiera possa aprirsi una fase nuova, con l'ingresso di soggetti che sappiano valorizzarne le potenzialità e chiudere finalmente la fase della gestione commissariale e dei finanziamenti ponte da parte dello Stato. L'importanza di Alitalia rispetto agli interessi del Paese non si può mettere in discussione. Inoltre, l'aumento dei passeggeri e dei ricavi nel primo semestre di quest'anno son la riprova delle potenzialità della compagnia, purché alla base vi siano una gestione oculata e la costruzione di un'offerta qualificata per i passeggeri nazionali e internazionali. L'auspicio è che i potenziali acquirenti sappiano farsene carico attraverso la salvaguardia dei posti di lavoro. Per quel che riguarda le modifiche apportate in Commissione speciale, il nostro Gruppo, rappresentato dal senatore Laniece, si è astenuto. Riteniamo infatti che, se - da un lato - vi è la necessità di acquisire con maggiore frequenza elementi informativi sulla situazione di Alitalia, dall'altro si rischia di lanciare un messaggio negativo sulla gestione commissariale, che invece - come i dati di questo semestre dimostrano - sta interpretando il proprio ruolo in maniera positiva. Si tratta di un aspetto delicato, anche in virtù delle indagini della procura di Civitavecchia, che ha acceso una luce sinistra sui 400 milioni di buco risalenti al primo anno di gestione Ethiad e sulla cessione a quest'ultima di slot particolarmente pregiati. Toccherà al nuovo Governo seguire con particolare attenzione l'evolversi delle trattative, nella speranza che si possa finalmente chiudere una situazione di travaglio che dura ormai da troppi anni. Ed è con questo auspicio che ribadisco il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, il decreto-legge in esame, che tra l'altro rappresenta il primo atto di questo Senato, il primo intervento normativo all'esame di questa Assemblea, è assolutamente importante, anche se riguarda semplicemente il differimento al 31 ottobre 2018 del termine per l'espletamento delle procedure di gara. Vorrei ricordare che con questo decreto-legge si procede a una proroga fino al 15 dicembre 2018 della durata del finanziamento a titolo oneroso di 600 milioni di euro, che era stato già predisposto dal decreto-legge n. 50 del 2017 e successivamente incrementato. È un decreto-legge che, al di là della questione specifica della proroga, fa precipitare in quest'Aula, in un momento anche così difficile e molto confuso della nostra vita politica, una vicenda che forse è anche emblematica di tutte le scelte sbagliate che sono state fatte nel nostro Paese su degli asset fondamentali dal punto di vista industriale ed in questo caso anche sulla nostra compagnia di bandiera. La vicenda dell'Alitalia, con un aggravamento delle condizioni complessive di crisi nell'ultimo biennio, rappresenta esattamente e plasticamente - oserei dire - proprio il simbolo del fallimento delle politiche aziendali e industriali messe in atto in Alitalia e non solo. La compagnia, infatti, è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria dopo l'istanza depositata il 2 maggio dalla società stessa, nella quale si evidenziava una situazione patrimoniale assolutamente drammatica dal punto di vista dell'esposizione debitoria. Quella istanza di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria fece seguito all'esito negativo - giustamente, a mio parere - del referendum con il quale i dipendenti di Alitalia bocciarono sonoramente il verbale di accordo stipulato il 13 aprile 2017 tra il Governo, l'azienda e i sindacati. Vorrei ricordare che tutta la vicenda di Alitalia ha gettato nella disperazione e lasciato in mezzo alla strada famiglie e persone che non solo avevano creduto che quella fosse una possibilità vera di lavoro, ma che avevano dato vita in qualche modo anche ad uno sforzo importante e generoso dal punto di vista della professionalità. Ebbene, quella consultazione si sviluppò relativamente ad un piano di risanamento che ancora una volta era focalizzato solo ed unicamente sul taglio del costo del lavoro, che oggi è molto più basso - vorrei ricordarlo qui - anche rispetto ai principali concorrenti nel settore. Tra l'altro, quel piano era centrato principalmente sul risparmio di breve periodo, prima degli investimenti necessari per il rilancio della compagnia. Ancora una volta sacrifici da una parte sola: mentre in meno di dieci anni i lavoratori di sacrifici ne hanno fatti molti, manca ancora una volta un vero e proprio piano industriale di rilancio e di investimenti che sia minimamente credibile. Noi non possiamo assolutamente considerare, quindi, il fallimento dell'azienda Alitalia come un destino ineluttabile: si può agire, si può rilanciarla, si possono fare scelte strategiche diverse, si possono ridare una storia e un decoro ad un'azienda che è un asset industriale e strategico fondamentale per il nostro Paese. Occorre, quindi, un intervento che escluda qualsiasi ipotesi di ridimensionamento o, ancora una volta, di spezzatino della compagnia e che possa invece rilanciare con forza la prospettiva. Noi pensiamo - e lo abbiamo espresso con un ordine del giorno che è stato tra l'altro approvato, anche se con la formula «a valutare l'opportunità» - che sia certamente necessario costruire un'adeguata partnership industriale internazionale per l'Alitalia, ma anche un impegno forte del Governo e dello Stato ad investire, direttamente o tramite società controllate, per una quota minima del 25 per cento. Questa nostra proposta secca magari a qualcuno potrà essere sembrata anche esagerata, ma nasce da un ragionamento molto serio. Riteniamo che questa iniziativa sia indispensabile per promuovere il rilancio di Alitalia e garantire l'integrità dell'insieme delle attività svolte. Quindi bisogna tenere insieme Alitalia e non accettare lo spezzatino. Il secondo elemento riguarda il fatto che la situazione di Alitalia, che ha condotto il Governo alla scelta dell'amministrazione straordinaria, è da molti anni così critica a causa di gravi errori di amministratori e dirigenti. Sono stati solo errori? Oppure c'è dell'altro? A nostro avviso, potrebbe esserci anche dell'altro. Gli errori hanno riguardato molte scelte operate negli ultimi anni, come - faccio alcuni esempi - i contratti di fornitura sfavorevoli rispetto ai prezzi di mercato (per questo mi chiedo se si è trattato solo di errori) e costi generali inefficienti che il management non ha intaccato, salvo - ancora una volta - scaricare sui lavoratori (poi andiamo a vedere i loro bonus e le liquidazioni). Infine, penso anche all'attuazione inspiegabile di una strategia di ridimensionamento aziendale senza alcun intervento efficace sulla gestione inefficiente dei costi, aggravando quindi pesantemente la situazione economica. Anche durante le audizioni lo scorso anno del ministro Calenda sull'avvio dell'amministrazione straordinaria era emersa con forza la questione relativa all'azione di responsabilità verso i soggetti colpevoli di questa mala gestione. Il Ministro aveva infatti riconosciuto il gravissimo errore imputabile al management dell'azienda, sostenendo che i commissari avrebbero adottato doverosamente ogni iniziativa eventualmente necessaria. Inoltre, era prevista l'accessibilità da parte degli interessati alle informazioni sulle cause dell'insolvenza attraverso la pubblicazione di una relazione, che però non fornisce affatto elementi e dati chiari sulle cause e le responsabilità. Per questo motivo abbiamo presentato un secondo ordine del giorno, approvato in Commissione e poc'anzi in Assemblea, per richiedere ai commissari una relazione esaustiva sulle azioni degli amministratori che consenta, appunto, di accertare le ragioni e, quindi, promuovere le conseguenti ed eventuali azioni di responsabilità. Si tratta di una questione di serietà e trasparenza e riteniamo indispensabile agire in questo modo, tanto più dopo l'inchiesta per bancarotta fraudolenta condotta dalla procura di Civitavecchia. Ovviamente noi speriamo che possano esserci degli effetti chiari e precisi per il rilancio dell'azienda. Per tutte queste ragioni, ad oggi il Gruppo Misto-Liberi e Uguali voterà a favore della conversione del decreto-legge in esame. URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, colleghi, non sfugge a nessuno che questo sia il primo provvedimento della nuova legislatura che giunge in Aula. Non vorremmo che che il provvedimento riguardante l'Alitalia (quella che un tempo era la compagnia di bandiera, simbolo e fiore all'occhiello dell'Italia nel mondo, come ha detto prima il relatore), che versa oggi in stato di necessità, sia il segnale, purtroppo negativo, di un'Italia in stato di necessità. Non vorremmo che il fatto stesso che giunga in Aula un provvedimento volto a scongiurare il fallimento dell'azienda una volta simbolo dell'Italia, fosse il simbolo e l'emblema di un Paese in stato di necessità. Che l'Alitalia sia in stato di necessità è dimostrato anche dall'imbarazzo del Governo in carica, ancorché solo per l'ordinaria amministrazione, di fronte al provvedimento in esame. Un Governo che si fa fregio di rispettare le regole europee, ma che propone un'ulteriore proroga, anche con riferimento al prestito che era stato concesso, poi ampliato e, infine, ulteriormente prorogato. Peraltro, secondo quanto detto poco fa dal relatore, allo stato dei fatti, ove fosse richiesto il rimborso immediato, la compagnia sarebbe con i libri in tribunale per fallimento. Ci viene chiesta un'ulteriore proroga che, di fatto, porterebbe la gestione commissariale e il prestito a ben valicare i termini europei per quanto riguarda il prestito che l'Unione europea concede in queste condizioni come aiuto per salvataggio. Tutti sanno che tale limite è di sei mesi, mentre in questo caso giungiamo a diciotto mesi. Parlo di un Governo che si faceva fregio di rispettare le regole europee e che ci consegna ora un provvedimento e un'Alitalia con un prezzo di 900 milioni, non più già allo stato dei fatti restituibile con gli interessi del 10 per cento che maturano ogni giorno, non indifferenti, e in violazione delle regole europee. A tutti i senatori qui presenti ricordo che è già in corso un'indagine approfondita da parte della Commissione (che ha fatto una dichiarazione in tal senso), sia per la durata del prestito, che non avrebbe dovuto superare i sei mesi (mentre qui siamo a oltre dodici e alla richiesta di altri sei), sia per quanto riguarda la consistenza dell'aiuto, che la Commissione ritiene superare il limite minimo necessario. Questa indagine della Commissione è stata annunciata il 23 aprile. Dopo che la Commissione annuncia un'indagine per aver già valicato, a parere della Commissione, il tempo massimo necessario e concedibile e anche l'importo massimo necessario e concedibile, il Governo in carica, che si fregia di essere europeo, proroga di altri sei mesi. Come a dire: vi firmiamo per l'accertamento, ci fate vedere i documenti e, nel frattempo, noi continuiamo a operare. Io credo che questa sia una bomba ad orologeria, che può esplodere nei prossimi mesi (ancorché ci auguriamo che non accada), lasciata al prossimo Governo incaricato e legittimato dal nostro Parlamento. La seconda questione su cui vorrei far riflettere i parlamentari è che la gestione commissariale è iniziata oltre un anno fa. Mi chiedo una cosa, al di là del giudizio che ciascuno di noi può dare, alla luce anche dell'indagine conoscitiva giustamente avviata dalla Commissione (perché quello che sta emergendo va portato alla luce in Parlamento e anche nel Paese). Benissimo, i commissari hanno iniziato l'attività oltre un anno fa: siamo alla seconda proroga, quindi al terzo mandato semestrale. Cosa è stato fatto in questo periodo per raggiungere l'obiettivo di vendere l'Alitalia a qualcheduno che magari ci conceda di avere ancora un vettore nazionale? Cosa è stato fatto in quest'anno? Lo chiedo al Governo, che dà gli indirizzi in tal senso; perché i commissari ci hanno fatto capire che hanno seguito l'indicazione del Governo. Cosa ha fatto il Governo, che, oltre a essere europeista, in questo caso viola in maniera conclamata e ripetuta le regole europee, con il rischio che poi pagheremo ovviamente i costi di questa violazione? Cosa ha fatto un Governo che appare decisionista nella politica industriale, per raggiungere l'obiettivo che si era posto con il primo provvedimento di oltre un anno fa e con il commissariamento, cioè la vendita di Alitalia? E perché la vendita di Alitalia non è stata fatta in questo periodo, in una condizione ottimale sul piano internazionale? Tutti noi sappiamo che una delle condizioni fondamentali perché un vettore possa stare in campo è rappresentata dal prezzo del petrolio. Il prezzo del petrolio, fino a qualche settimana fa, era ai suoi minimi. Se quindi, a fronte di un minimo storico del prezzo del petrolio, quando il prezzo del petrolio era congeniale per un eventuale acquirente, non è stata messa in vendita Alitalia, mi chiedo come si possa farlo oggi, quando il prezzo del petrolio in pochi mesi è passato dal minimo storico (condizione ottimale per vendere al miglior acquirente interessato) al suo massimo storico. Pertanto, se non si sono create le condizioni per vendere l'Alitalia in questo anno, quando le condizioni erano migliori sul mercato del petrolio, come si farà a venderla nei prossimi mesi, entro la fine di ottobre? Basterà la terza proroga o ci vorrà la quarta? Inoltre, i commissari - e non soltanto loro - ci dicono che il problema dell'Alitalia è rappresentato dal fatto che essa ha velivoli ormai vecchi e un anno e mezzo in più li rende ancora più vecchi: quindi essi hanno ancora minor valore rispetto ad un anno fa, perché per ogni anno che passa l'aereo invecchia di più e vale di meno. Se non è stata venduta quando i velivoli avevano un anno di vita in meno, ci chiediamo oggi a quale valore possa essere venduta. Inoltre, essi ci dicono anche che l'Alitalia avrebbe una sua collocazione nel mercato internazionale, se avesse dei velivoli a lungo raggio e quindi, per poterla rendere competitiva, occorrerebbe rinnovare in tempi brevi tutto l'intero parco dei velivoli. Peccato che per rinnovare il parco dei velivoli, secondo quanto emerso nell'indagine conoscitiva, sarebbe necessario un investimento di almeno un miliardo l'anno, per i prossimi anni. Chi ce lo mette questo miliardo l'anno, per i prossimi anni, per rinnovare un parco aereo che è fatto di velivoli vecchi, non a lungo raggio, disomogenei - che appartengono cioè a produttori diversi e quindi creano un costo di manutenzione maggiore - e pochi rispetto alla possibilità che una compagnia possa stare nel mercato? Dunque, mi chiedo: se il Governo efficiente non è riuscito a creare le condizioni perché, in questo anno, l'Alitalia fosse venduta ad un potenziale acquirente che garantisse il vettore nazionale in condizioni di mercato migliori dell'attuale, come può accadere questo nei prossimi mesi estivi? Per questo siamo molto preoccupati, siamo ancora più preoccupati dopo l'indagine conoscitiva e lo siamo ancora di più dopo che, guarda caso, in questi giorni la procura di Civitavecchia ha aperto un'indagine per bancarotta fraudolenta nei confronti dei precedenti amministratori, inviati da colui che ha acquistato l'azienda. (Richiami del Presidente) . Siamo preoccupati - e concludo - anche a fronte del fatto che il bilancio del 2016 non è stato ancora pubblicato, quando è in atto un'azione della procura della Repubblica per bancarotta. Dato che il Presidente, di lungo corso, credo mi abbia richiamato al rispetto dei tempi, concludo dicendo che siamo davvero molto preoccupati che il Governo, in carica soltanto per l'ordinaria amministrazione, ci abbia consegnato questo dossier esplosivo sia rispetto agli aiuti di Stato e dell'Unione europea, sia rispetto ai conti che sono emersi - di fatto, i conti sono già in condizioni tali da non poter restituire il prestito - sia per le condizioni della compagnia aerea, che ha una flotta sempre più antiquata, a fronte di un mercato del petrolio che oggi è ai massimi storici. Nel frattempo, però, per cercare di dare un indirizzo a chi verrà, abbiamo presentato e sono stati recepiti tre ordini del giorno, che hanno un loro preciso significato politico. L'ultimo lo ha esposto il senatore Fazzolari e riguarda il sistema aeroportuale, perché il maggiore impatto - come sostiene l'ENAC - del disastro dell'Alitalia si ha proprio nell'aeroporto di Fiumicino e nel suo mancato decollo. Il secondo ordine del giorno è sulla vendita degli slot. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Urso. URSO (FdI) . Il terzo è sul cosiddetto spezzatino. Abbiamo dato degli indirizzi, che sono stati recepiti e speriamo che il Governo poi li trasmetta ai commissari. Nel frattempo, a fronte della realtà che ci viene consegnata e dello stato di necessità in cui si trova Alitalia, non possiamo che esprimere un'astensione sul provvedimento in esame: si tratta di un'astensione connotata da un approccio molto vigile, come quello che il Paese, l'Alitalia e chi ci crede hanno nei confronti del destino del nostro vettore nazionale. (Applausi dal Gruppo FdI) . MARGIOTTA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARGIOTTA (PD) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, dirò immediatamente in premessa che sul decreto-legge al nostro esame, che, come è stato rilevato dal relatore, sostanzialmente contiene due differimenti tecnici e altrettanto inevitabili, pesa il clima di incertezza politica e, anche se questa frase è stata cassata dal testo dell'ordine del giorno che noi del PD avevamo presentato, è un dato di fatto. È un fatto perché, a tantissimi giorni dal 4 marzo, sarebbe stato importante avere un Governo nel pieno delle sue funzioni; un Governo che potesse finalmente assumere decisioni definitive. Abbiamo concluso i nostri interventi in sede di Commissione speciale auspicando che un Governo, che in quel momento sembrava in predicato di poter essere costituito, potesse assumere decisioni importanti quanto gravi. Adesso ci siamo rituffati in un clima di enorme incertezza politica in cui, minuto dopo minuto, le cose evolvono e non sappiamo quale sarà il punto di arrivo. Quello di Alitalia è uno dei temi più gravi che avrebbero bisogno di governabilità; soprattutto di governabilità fatta in modo serio, con quella stessa serietà con la quale il Governo in carica - ancora per pochi giorni - ha affrontato la questione. Con una metafora più che appropriata, ci è stato detto in Commissione speciale che, mentre discutiamo, rischia di esaurirsi il carburante. Proprio una metafora che è quasi realtà: se le decisioni non saranno prese in tempi brevi, ci ritroveremo in una situazione ante 2 maggio 2017, quando a un certo punto sembrava che gli aerei rimanessero a terra e non potessero più alzarsi in volo, facendo perdere quella fiducia che, com'è stato detto bene ieri dalla senatrice Malpezzi, è uno dei primi fondamenti quando si parla di aerei, di voli, di trasporti di questo tipo. Non mi soffermerò sulla storia degli ultimi anni; bisognerebbe tornare almeno al 2008, quando si individuò nella CAI la soluzione ai problemi di Alitalia: non andò bene. Nel 2014 sembrò che la soluzione offerta da Etihad fosse di assoluto prestigio e valore, anche per l'importanza che sul piano internazionale avevano quegli investitori. Purtroppo, anche in questo caso, le cose non sono andate bene. Il piano industriale fu bocciato nel 2017 perché il consiglio d'amministrazione riteneva vincolante che i lavoratori apprezzassero e approvassero quel piano. Non entro nel merito di quella decisione. Fatto sta che quella decisione ha determinato immediatamente dopo il passaggio all'amministrazione straordinaria. È in quel momento che entra in gioco il Governo, qui rappresentato per il MISE dal viceministro Bellanova, dal viceministro Morando e dal sottosegretario Amici. Un momento drammatico in cui, appunto, le prenotazioni venivano disdette, la gente non sapeva più se potesse fare il biglietto con Alitalia e c'erano in cassa soltanto 74 milioni di euro, con una debitoria di 3 miliardi di euro. Il Governo è intervenuto con un prestito di 600 milioni, necessari a evitare un'interruzione del servizio pubblico. È intervenuto nominando un collegio commissariale che, a parere del PD, ha svolto in maniera assolutamente positiva il suo compito. Il collega Urso si chiedeva perché non ha accettato le offerte che fino a ora sono arrivate: perché sono del tutto insoddisfacenti. Le prime sette offerte, quelle pervenute entro il 15 ottobre 2017, sarebbero state dannose per Alitalia e per il Paese. Sono stati riaperti i termini, ce ne sono tre oggi sul tavolo: Lufthansa, easyJet e Wizz Air. La migliore, che sembrerebbe essere quella di Lufthansa, comporterebbe però il licenziamento di 2.000 operatori su 12.000 - non è quindi una scelta che si possa fare a cuor leggero - oltre a interventi su costi, destinazioni, dimensione societaria. Il decreto-legge in esame prevede due slittamenti di date: il differimento al 31 ottobre della procedura di cessione e la restituzione dell'intero finanziamento entro dicembre 2018. I colleghi del PD che sono intervenuti ieri, oltre alle già citate senatrici Malpezzi e Cirinnà e al senatore Pittella,hanno evidenziato le positività del lavoro svolto dal collegio commissariale. Per citare pochissime cose: ritrovata fiducia della clientela, aumento di ricavi dal 5 al 6 per cento; aumento dei passeggeri e incremento delle prenotazioni. La loro azione, certo, è stata guidata, appoggiata e incentivata dal Governo, ma noi di questo siamo assolutamente orgogliosi e fieri. Anzi, ci si augura che, qualsiasi sia la soluzione, si continui almeno su tali questioni fondamentali. E ancora, maggiori ricavi, con la valorizzazione delle tratte a lungo raggio. Sappiamo benissimo che uno dei problemi di Alitalia è aver ceduto spazio sulle tratte a lungo raggio, che sono quelle più remunerative, e puntato negli anni scorsi - devo dire colpevolmente - sulle tratte interne, proprio mentre l'alta velocità cambiava le regole della vita e degli spostamenti per ciascuno di noi. Hanno messo in atto soluzioni manageriali dopo anni di inefficienza e la contrattazione dei costi operativi. A proposito di flotta, non è stato detto che, purtroppo, molti velivoli di Alitalia sono in leasing e che, addirittura, è stato possibile, attraverso la mera contrattazione, passare da costi di leasing di 850.000 euro a 500.000 euro al mese. Non era neanche un vero e proprio leasing ma un long term rental . A parere del Partito Democratico, l'azienda ha la necessità di potenziare ancora le tratte a lungo raggio, attraverso aerei e flotta, e ha bisogno di migliorare lo sfruttamento di Linate. Nella scorsa legislatura un autorevolissimo esponente di Forza Italia, peraltro lombardo, ha sostenuto in Commissione che forse qualcuno dovrebbe fare autocritica sulla scelta di Malpensa, che non è stata proprio una scelta felicissima. Da Linate sono state abbandonate le tratte a lungo raggio, lasciando spazi alle società estere che fanno un servizio che l'Alitalia non fa più. Invece, Linate deve tornare ad essere centrale nella vita, non solo dei lombardi e dei milanesi, ma nella vita del Paese e, dunque, di Alitalia. Bisogna migliorare i processi operativi. I tempi fissati dal provvedimento sono molto stretti. E torniamo all'incertezza politica. Ci auguravamo che già prima dell'estate si potesse scegliere tra due scenari macro , che sono le due possibili opzioni che hanno in questo momento il Paese e il Governo (quando ci sarà). La vendita a una compagnia straniera, tenendo conto che la migliore delle offerte arrivate, che ho descritto in poche parole, non è ritenuta soddisfacente. Oppure - ed è quello in cui il Partito Democratico spera e crede - il rilancio della compagnia attraverso nuovi investitori, in grado di perseguire gli obiettivi predetti in modo virtuoso, convinto e convincente. Investitori che non si può inventare né il Governo in carica né quello che verrà. Investitori le cui regole sono dettate dal mercato, cosa alla quale noi del Partito Democratico teniamo e non rinunciamo. No a ulteriori misure di sostegno, cui non crediamo e che peraltro non sarebbero consentite dall'Unione europea. Colleghi, diciamoci con chiarezza che il terzo scenario sarebbe il default della compagnia. Default della compagnia significa perdere un gioiello del Paese. Rinunciare a una grande compagnia operativa, quale un grande Paese deve avere, significa perdita di know how , di produttività e soprattutto di posti di lavoro. Noi del Partito Democratico vogliamo scongiurare questa terza drammatica opzione. Per questo ha lavorato il Governo, e bene. Per questo ha lavorato il collegio commissariale e per questo noi diamo un voto convinto all'approvazione del provvedimento. Speriamo che lo stesso senso di responsabilità, la stessa volontà di avere a cuore soprattutto i posti di lavoro dei nostri concittadini siano sentiti, percepiti e vissuti dagli altri partiti rappresentati in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . RIVOLTA (L-SP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP) . Signor Presidente, questa mattina si conclude in Aula l' iter in Senato con il voto per la conversione del decreto-legge n. 38 del 2018, recante misure urgenti per assicurare il completamento delle procedure di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia. In particolare, il termine per l'espletamento di tali procedure viene differito dal 30 aprile 2018 al 31 ottobre 2018, la durata del finanziamento a titolo oneroso di 600 milioni di euro viene prorogata al 15 dicembre 2018. Il finanziamento viene incrementato di ulteriori 300 milioni di euro, con la soppressione delle disposizioni che prevedevano la restituzione entro il termine d'esercizio. Durante i lavori della Commissione speciale abbiamo proceduto con le audizioni di tutte le parti coinvolte. Quindi, abbiamo sentito tutte le sigle sindacali: FILT-CGIL, FIT-CISL, UIL Trasporti, UGL Trasporto aereo, ANPAC, ANPAV, USB, CUB trasporti e Assovolo. Ancora, abbiamo sentito i professori Ugo Arrigo e Gaetano Intrieri, entrambi favorevoli a un ritorno alla nazionalizzazione. Abbiamo sentito i commissari straordinari Gubitosi, Laghi e Paleari, il presidente di ENAC Riggio e il comitato di sorveglianza nella procedura di amministrazione. Durante l'intera indagine conoscitiva, seguita da tutti i commissari con grandissima attenzione, è emerso un quadro di incredibile complessità, con la consapevolezza da parte di tutti che chi aveva la responsabilità della gestione nel passato ha portato a uno stato di insolvenza finanziaria e all'amministrazione straordinaria della società per delle scelte scellerate e anche incomprensibili dato che avvenivano in un momento di espansione del settore del trasporto aereo e, come già citato, di basso costo del carburante. Nell'ultima gestione con Etihad sono stati stipulati dei contratti incredibilmente svantaggiosi. Ciò ha provocato in tutti noi - si è sentito negli interventi in discussione generale di ieri - uno stato di rabbia e frustrazione, perché tutti stiamo dicendo che Alitalia è la compagnia nazionale della quale dobbiamo essere orgogliosi per la qualità dei servizi, per la formazione del personale e dei piloti. Vederla bistrattata in questo modo e constatare che tutti coloro che avevano la responsabilità non hanno agito nell'interesse nazionale, ma di altri indigna oltremodo. Sono stati sistematicamente stipulati dei contratti svantaggiosi per gli accordi sul carburante, per il noleggio degli aeromobili, per l'esternalizzazione delle manutenzioni, per il sistema dei costi di prenotazione dei biglietti e per i corsi del personale già formato fatti ad Abu Dhabi. E aggiungo la vendita di slot pregiati e i tagli di voli su rotte di lungo raggio. È già stato detto dai colleghi che, in base ad un'analisi del 2015, si è sfatata una credenza popolare secondo cui il personale di Alitalia costasse più di tutti gli altri e che ci fosse un livello di retribuzione più alto. Il personale Alitalia percepisce stipendi in linea con quelli delle compagnie low cost . Tra le altre cose, vi è anche il tema della produttività. In questo anche i commissari hanno dato atto al personale di aver fatto un grande sforzo e hanno parlato di un clima di assoluta collaborazione. Pensate che un operatore in Alitalia muove 2.200 passeggeri, mentre in Lufthansa il rapporto è di uno a 900. I commissari, nonostante sul referendum relativo al piano di ristrutturazione proposto ai lavoratori nel 2017, pur in assenza di quorum , il 68 per cento si sia espresso per il no, hanno proceduto alla riduzione del personale che non ha ridotto la qualità del servizio. Alcuni sindacati sostengono che c'è stato da parte dei lavoratori, con l'aumento della produttività e la riduzione degli stipendi, un finanziamento ipotetico di 700 milioni. Vediamo ora le tre offerte più interessanti che si sono palesate. Lufthansa è interessata solo alla parte volo. Quindi, si richiama il tema dello spezzettamento. Presenta effettivamente forse l'offerta più seria. Mette sul piano delle trattative 300 milioni, ma chiede garanzie sul risanamento e una riduzione del personale di 2.000 unità, che sono veramente tante. Sembra strano - ma queste sono indiscrezioni - che in altre sedi abbia annunciato di volere assumere 8.000 nuovi dipendenti, tra cui una parte proveniente da Air Berlin, di cui Lufthansa ha acquistato il grosso degli asset . Non si capisce, quindi, il motivo per cui si chiede ad Alitalia di sostenere uno sforzo grandissimo e di ridurre il personale di 2.000 unità, i cui costi saranno a carico dello Stato, pur in presenza di un'idea di aumento del personale. La seconda è easyJet, la compagnia inglese low cost , anch'essa interessata alla parte del volo di Alitalia: non ha esplicitato un'offerta vera e propria, ma evidentemente chiede di procedere nelle trattative a fronte di un'Alitalia risanata. Infine vi è Wizz Air, la compagnia low cost ungherese, molto recente, essendo nata nel 2003, che è interessata al breve raggio. È una compagnia cresciuta notevolmente in questi anni e addirittura nei prossimi porterà il numero degli aerei da 100 a 130, con un traffico di passeggeri che nel 2016 si è stabilizzato a 223 milioni. Nel 2017 ha già raggiunto 500 tratte e 144 destinazioni e ha come hub principale Budapest. Già da queste tre offerte più interessanti e serie si comprende come l'idea sia quella di spezzettare la compagnia e trovarsi di fronte a una società risanata. Questa trasformazione è tutta a carico dello Stato e della gestione commissariale. Non si vedono grandi prospettive, ma anche il Gruppo della Lega voterà a favore di questo provvedimento per dare la possibilità di altri tre mesi per la ricerca di nuove offerte interessanti. Rimangono le considerazioni fatte dal collega Urso, che effettivamente le nuove contrattazioni avverranno in un periodo maggiormente sfavorevole rispetto a quello appena trascorso: il prezzo del carburante è salito e la situazione si è complicata. Nel corso dell'indagine conoscitiva abbiamo ricevuto suggerimenti e avvertimenti anche dal presidente di ENAC, Vito Riggio, il quale ci ha detto che, anche seguendo l'esempio degli Stati Uniti, dove gli aeromobili si noleggiano, non sarebbe proprio il caso di procedere a nuovi acquisti. L'altro suggerimento, su un bisogno palese, è cercare di percorrere un risanamento anche ritornando sulle tratte di lungo raggio, dove lo spazio è maggiore, dove le possibilità di sviluppo e di espansione sono notevoli e dove le qualità del nostro vettore nazionale potrebbero fare la differenza: la qualità dei servizi offerta da Alitalia farebbe la differenza. Molte altre considerazioni andrebbero svolte sui quattro tipi di aerei in gestione: sono state fatte veramente scelte folli e penso che qualcuno pagherà per decisioni tanto scellerate e incoscienti. Alitalia può avere un futuro. Mi auguro, insieme al mio Gruppo, che i nostri interlocutori siano seriamente interessati non solo ai profitti, ma a un rilancio che possa vedere anche una posizione dignitosa del nostro Paese. Lo vedremo nei mesi a venire e certamente sarà al centro dell'interesse del prossimo Governo che speriamo un giorno, alquanto prossimo, verrà. (Applausi dal Gruppo L-SP) . PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto-legge in conversione, che riguarda le misure urgenti per il complesso aziendale che fa capo ad Alitalia SpA, è di fatto un provvedimento che sposta semplicemente la scadenza del 30 aprile 2018, quindi è una proroga per quanto riguarda sia gli adempimenti relativi alle manifestazioni d'interesse, sia il rimborso del prestito che Alitalia ha ricevuto dallo Stato. Nel corso dell'esame da parte della Commissione speciale su atti urgenti del Governo è stato però possibile approfondire il tema tramite l'audizione sia dei commissari, sia di esperti del settore. A seguito di ciò, il testo è stato inviato all'Assemblea con un'unica integrazione, peraltro rivotata in questa sede questa mattina, che ha ricevuto il voto contrario da parte del nostro Gruppo. Si tratta dei primi due emendamenti votati da quest'Assemblea, che prevedono l'obbligo per i commissari di Alitalia di trasmettere alle Camere, ogni sessanta giorni, a decorrere dall'entrata in vigore del presente provvedimento, una relazione contenente informazioni puntuali. Il nostro voto contrario - che motivo in questa sede, anche se è già avvenuto - riguardava proprio gli obblighi eccessivamente stringenti: in fondo, i commissari Alitalia sono autorizzati da una procedura che è quella prevista dalla legge Marzano e che, come tale, deve sottostare alle stesse regole rispettate dalle altre applicazioni di tale legge, regole che, peraltro, non vanno appesantite da ruoli che, a nostro avviso, è ingiusto che rivesta il Parlamento e che devono spettare ai Governi. Peraltro, ci troviamo all'interno di procedure che presentano elementi di riservatezza e sensibilità. In questa fase di valutazione, è emerso purtroppo anche il negativo risultato delle nozze con Etihad, che hanno impoverito la società di bandiera, con una riduzione della flotta e una tipologia di velivoli attualmente di difficile organizzazione, così com'è emerso anche dai colloqui con i commissari. In questo momento, Alitalia è nazionalizzata: il mandato della norma originaria è cedere e salvaguardare; vi è il rischio d'infrazione per la proroga del prestito, certamente, ma anche in questo caso credo debba esserci un confronto con l'Unione europea. L'interesse nazionale, in questo frangente, deve trovare una composizione con le regole dell'Unione europea, ma ricordiamo che il finanziamento da parte dello Stato non è di per sé stesso vietato da parte dell'Unione europea: deve avvenire a prezzo di mercato e, in questo caso, il prezzo di mercato, applicando una regola del 2008, è molto alto (oltre il 10 per cento). Varie teorie si sono poi espresse sul perché dei 900 milioni di euro, che sembrano troppi rispetto alle somme emesse dai soggetti precedenti che si sono alternati (la cui somma faceva quasi 800, aggiungendo 300 a 400 circa) e che peraltro sono di cassa. Vorrei ricordare però che, per avere un minimo di fiducia da parte dei fornitori, chi sta male deve garantire più di chi sta bene. Per quanto riguarda la durata oltre i sei mesi, vale lo stesso: come già detto, Alitalia non è un'impresa qualsiasi, è comunque la compagnia che rappresenta un Paese (poi, la definizione giuridica di compagnia di bandiera è tutta un'altra questione). Alitalia ha abbandonato quasi totalmente il lungo raggio nel periodo di Etihad. Negli ultimi anni prima dell'amministrazione straordinaria ha tenuto una strategia industriale esattamente opposta a ciò che avrebbe dovuto fare la compagnia di bandiera di un Paese come il nostro, che ha beni artistici e risorse culturali e turistiche (come hanno avuto modo di esprimere colleghi anche del mio Gruppo intervenuti) superiori al resto del mondo (messo tutto insieme il resto del mondo) e che è al centro del Mediterraneo, con la possibilità di essere un grande hub . Purtroppo non è così: su 118 aerei solo 41 sono di proprietà. Nel rapporto qualcuno ci parifica a Lufthansa, che ha 800 aerei, per capirci. Pochissime sono le rotte di lungo raggio e per alcune realtà, tipo il Nord America, l'Alitalia è stata esclusa da accordi fatti da altri gruppi. Con favore abbiamo appreso, invece, che grazie anche, in parte, agli accordi sindacali la questione, sollevata più volte, dell'eccedenza del personale, prevalentemente di terra, è in via di soluzione ancorché vi sia ancora una quota considerevole di cassa integrazione. Vorrei però ricordare che nel percorso, partendo da anni un po' lontani, Alitalia è passata complessivamente da 22.000 a 10.000 dipendenti. Forza Italia valuta con attenzione anche l'azione dei commissari, che devono comunque operare nelle maglie stabilite dalla legge Marzano e, anche rispetto alla critica seguita all'audizione, credo che l'azione di apertura dei fascicoli per bancarotta fraudolenta a seguito della loro segnalazione, che è sui giornali di questi giorni, significhi che non sono stati inattivi nelle relazioni agli organi di giustizia. Colleghi, non è una questione di proprietà, non è il pur importante salvataggio di un'impresa, peraltro tutto pubblico, tutto privato o misto, con le valutazioni che si potrebbero fare: è una questione nazionale che pone alla nostra attenzione il quesito di quale percorso di sviluppo vogliamo intraprendere come Paese. Siamo un Paese che può essere una miniera per il turismo, che ha un terzo del prodotto interno lordo legato al rapporto con l'estero e che - ahimè - ha anche un terzo del debito pubblico legato all'estero, e in questi giorni ce ne stiamo accorgendo. Il non essere centrali nel settore del trasporto aereo è un danno collettivo, ecco perché Alitalia non è un'azienda qualsiasi. Il rischio di marginalizzazione quale periferia di Parigi o Francoforte è altissimo. Vorrei ricordare che la permanenza dei turisti a livello internazionale è per il 70 per cento nel Paese che fa da riferimento come hub , quindi un turista, ad esempio un cinese che arriva a Parigi, nel 70 per cento dei casi resterà in Francia. È anche una questione economica e di organizzazione del tour operator , quindi una ragione di logica. Se, con una compagnia in equilibrio, Fiumicino, Malpensa e Linate (che invece può fare tratte di lungo raggio e lo fa con altre compagnie) ridiventano un punto di riferimento, tutto il Paese ne trae profitto. La proprietà, come ho già detto, non è un problema. Sono le regole che dobbiamo definire. Questo Parlamento, quindi, agisca e i commissari siano accompagnati nei prossimi sei mesi nell'azione di risanamento e di rilancio intrapresa. Ci sia valutazione, si possano riacquistare gli slot ceduti e si trovi il partner finanziario o gestionale, come da mandato di legge. Onorevoli colleghi del Senato della Repubblica, una digressione mi sia permessa rispetto al tema specifico Alitalia: il presidente della Commissione speciale, senatore Vito Crimi (che ringrazio, unitamente al relatore), ha dichiarato inammissibili per materia - e io credo correttamente, perché ultronei rispetto alla materia - emendamenti sia del mio Gruppo che di altri Gruppi; ad esempio, i colleghi della Lega avevano presentato alcuni emendamenti importanti sugli enti locali, che sono stati dichiarati, appunto, non ammissibili perché ultronei. Non ha aperto il provvedimento, come suol dirsi, e non lo ha fatto diventare un treno. Credo tuttavia che, in questo difficile frangente, questo o il nuovo Governo o il Parlamento (che comunque ha tutti i poteri di fare valutazioni anche con disegni di legge) debbano dare una risposta tempestiva anche ai temi contenuti in quegli emendamenti che avevano un'urgenza e che riguardavano gli investimenti sugli enti locali e la fatturazione elettronica. Nel merito, naturalmente, ogni forza politica ha la libertà di esprimersi, ma il Paese non può fermarsi. Forza Italia, con il senso di responsabilità che ci ha caratterizzati in questa fase e ci caratterizza nel difficile momento politico e istituzionale che stiamo vivendo, non viene meno al dovere di valutare nel merito e quindi voterà a favore di questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CIOFFI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIOFFI (M5S) . Signor Presidente, ci troviamo un'altra volta in quest'Aula a parlare di Alitalia, così come accadde nella scorsa legislatura e ci troviamo sempre a parlare di una compagnia in grande sofferenza. Forse è il caso di fare un minimo di storia, per ricordare cosa è successo. Alitalia nasce nel 1946, di proprietà dell'IRI. Con il primo Governo Prodi, nel grande periodo delle privatizzazioni, fu ceduto al mercato poco meno del 40 per cento del suo valore. In quello stesso periodo, venne ceduta al mercato la gran parte di un'altra società pubblica: Telecom Italia. Nel 2000 il matrimonio di Alitalia con KLM fallì, perché KLM voleva che Malpensa fosse il centro delle operazioni, piuttosto che Fiumicino. L'anno prima, Telecom Italia era stata scalata a debito, scaricando il debito su Telecom. Mi pare che quell'operazione fu fatta da tale Roberto Colaninno. Nel 2006 il secondo Governo Prodi provò a cedere il rimanente 60 per cento di Alitalia al mercato; si avviò così la trattativa con Air France ma, mentre la trattativa era in corso, cambiò il Governo e arrivò il quarto Governo Berlusconi, che disse : « Alt! Non possiamo cedere la nostra compagnia ai francesi: facciamola tenere agli italiani». E arrivarono i capitani coraggiosi; fu creata una bad company , gli esuberi e il passivo furono posti nelle mani dello Stato e i capitani coraggiosi - che erano molto coraggiosi - presero in mano la compagnia. Dovremmo anche ricordare chi sono questi capitani coraggiosi: Benetton, tramite la società Atlantia, quella società che è la concessionaria di AdR - Aeroporti di Roma, ed è anche il grande concessionario del sistema autostradale del Paese (che potenza, questa famiglia!); poi c'erano Ligresti, Caltagirone, Tronchetti Provera. E chi diventa presidente di questa società? Sempre Roberto Colaninno, quello che aveva scalato Telecom a debito, il cui figlio, se non ricordo male, era il consigliere economico del Partito Democratico. Così mi sembra di ricordare, sono giusto sprazzi di memoria, così ricordiamo queste cose. (Applausi dal Gruppo M5S) . Nel 2013 Alitalia è sull'orlo del fallimento, un'altra volta. Nel 2014 arriva il senatore semplice (così si è definito), il segretario del Partito Democratico, che dice: «Allacciate le cinture: oggi Alitalia decolla davvero». Probabilmente ha confuso l'aria con l'acqua, perché dopo l'atterraggio c'è stato un ammaraggio e un inabissamento. (Applausi dal Gruppo M5S) . Probabilmente è perché l'aria e l'acqua sono entrambi fluidi, ma sono fluidi diversi, anche per densità (ricordare un po' di fisica ci sta bene). Ci siamo trovati, quindi, in una situazione in cui abbiamo vissuto parallelamente le vicende di queste due grandi aziende di Stato, Alitalia e Telecom, i cui nomi spesso si incrociano. Telecom era un'azienda leader in Europa, un'azienda che voleva realizzare il piano Socrate, che voleva portare, prima della privatizzazione, nel 1998, la fibra ottica a casa degli italiani, quando fare una cosa del genere era incredibile. Però è stata scalata a debito una volta; poi è stata scalata una seconda volta da Tronchetti Provera, che è sempre uno dei cosiddetti capitani coraggiosi: si incrociano sempre questi nomi, queste famiglie, queste situazioni, questi uomini così potenti! O almeno, loro credono di essere potenti, perché la politica si è dimenticata di fare quello che deve fare: la politica deve tutelare l'interesse collettivo, non l'interesse di questi signori. Ma evidentemente sia il Governo Berlusconi che quello del Partito Democratico hanno fatto esattamente il contrario di quello che era l'interesse collettivo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ce lo dobbiamo ricordare, perché se non ricordiamo la storia, non andiamo da nessuna parte. Probabilmente, quella che una volta si sarebbe chiamata «sinistra» si è innamorata del capitale e forse si è dimenticata che c'è stato qualcuno che ha scritto un libro da leggere su questa parola. Forse quella roba lì se la sono dimenticata e si sono innamorati di questo capitale fluttuante, dove i cittadini non contano niente. Per non parlare dei lavoratori: se nel 2008 Alitalia aveva 23.000 dipendenti, siamo scesi, quando arrivò Etihad, a 13.000; oggi ne ha 11.500 e per 1.500 è stata chiesta la cassa integrazione straordinaria, con lo Stato che ne paga l'80 per cento e l'azienda che ne paga il 20 per cento. La stessa cosa che sta succedendo con Telecom, dove è stata chiesta la cassa integrazione straordinaria a rotazione per 30.000 persone su 54.000. Queste due storie si intrecciano profondamente, perché non c'è stata più una visione di questo Paese. Noi questo è ciò che avremmo voluto fare. Ma se non lo faremo oggi, lo faremo domani (Applausi dal Gruppo M5S) , perché nessuno può fermare chi ha un progetto per il Paese. Nessuno lo può fare! Voi vi siete persi, perché avete smesso di amare questo Paese. Sono chiacchiere quelle che dite quando dichiarate di amare questo Paese. Voi amate solo quelle piccole cose dietro le quali vi nascondete, come il potere, quella cosa così triste che vi ha fatto diventare delle persone grigie. Mi sembra che ne parlasse Gaber quando diceva che alla fine tutti diventano un po' tristi. Siete diventati un po' tristi e avete bisogno di un po' di energia. Ma noi ve la diamo volentieri: ve la cediamo con tutto il nostro amore, la nostra energia! (Applausi dal Gruppo M5S) . Quando questa situazione finirà e non avremo un vuoto totale dove non c'è nessuno che può decidere, quando il Parlamento è sovrano e potrebbe indubbiamente decidere... ma con una situazione così con chi parliamo, se non c'è il Governo? VOCE DAL GRUPPO PD. A noi lo dite? CIOFFI (M5S) . Ma state zitti, ma abbiate pietà! (Applausi dal Gruppo M5S) . Ma vergognatevi. Ma per piacere. PRESIDENTE. Senatore Cioffi, oggi il Governo è fin troppo rappresentato. CIOFFI (M5S) . Sì, io parlo un po' con tutti, signor Presidente, però poi ci troviamo sempre con queste strane cose. Ad esempio, abbiamo letto che la procura di Civitavecchia sta indagando gli amministratori delegati del periodo Etihad, tra cui compare Montezemolo. Per carità, anche lui mi sembra che sia un nome noto: lo stesso Montezemolo che era socio di quell'Italo che ha venduto a 2 miliardi di euro, quando il capitale versato, cioè i soldi che hanno investito, era poco meno di 300 milioni di euro. Che cosa bella fare le plusvalenze! Quando ci stanno da fare le plusvalenze, se le pigliano loro; quando ci sono da fare le minusvalenze, paghiamo noi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ma com'è bella questa cosa, ma che cosa divertente, che cosa simpatica! Poi abbiamo parlato del fatto che non ci sono i dati. I dati sono qui. C'è una relazione pubblicata sul sito di Alitalia con la situazione patrimoniale. Nella situazione patrimoniale, aggiornata al 28 febbraio 2017, si scoprono delle cose interessanti, e cioè che Alitalia, dei 3 miliardi di indebitamento che aveva fatto per avere cassa, ha destinato 1 miliardo in strumenti finanziari, di cui 400 milioni in derivati e 600 milioni in crediti finanziari per pagare in anticipo le manutenzioni. È finanza, questa roba, o è un giochetto? Noi vorremmo capire chi paga. Perché se avete nominato come commissario straordinario anche una persona che si chiama Laghi, che era il capo del consiglio di amministrazione della Midco, che era l'azionista di maggioranza di CAI, allora il commissario dovrebbe dire che qualcuno ha sbagliato prima, ma se lo stesso commissario è quello che probabilmente (forse) ha sbagliato prima, sarà un po' difficile che questo si verifichi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Tra l'altro, bisognerebbe capire perché - la storia è stata già ricordata - sono stati venduti a Etihad a 12 milioni di euro l'uno gli slot , quando uno stesso slot è stato venduto a 72 milioni (qualcuno può dire che dipende dagli orari, dipende da quello che volete). Allora, come si gestisce questa cosa? Si gestisce in un solo modo: mandando a casa chi è stato incapace, individuando le responsabilità, civili o penali; qualcuno deve pagare, ma non è possibile che continuino a pagare i cittadini italiani e i lavoratori. Questo è l'unico motivo per il quale noi siamo favorevoli a questa proroga, perché c'è bisogno di qualcuno che sappia pensare. Voi avete dimenticato il cervello a casa. (Applausi dal Gruppo M5S. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A.». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . C'è la maggioranza! PRESIDENTE. Senatore Casini, non faccia il singolare del suo cognome! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP e del senatore Buccarella) . A questo punto, dal momento che siete stati bravi, mi accingo a sospendere la seduta, che riprenderà alle ore 16. Senatore Santangelo, per non avere problemi nel prosieguo, sulla votazione nominale dovremo rifare una richiesta perché l'articolo 113, comma 2, del Regolamento, letto attentamente, prevede che debba essere fatta all'inizio della seduta. Teniamone conto per le prossime volte. Sospendo dunque la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 13,07, è ripresa alle ore 16,15) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Sulla scomparsa di Alberto Mieli PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, come ricordato nella giornata di ieri dal presidente Casellati, è venuto a mancare Alberto Mieli, uno dei testimoni più attivi della tragedia dell'Olocausto. Desidero, anche a nome mio e di tutti i colleghi dell'Assemblea, esprimere ai familiari e all'intera comunità ebraica i sensi del mio profondo cordoglio e quello del Senato della Repubblica per la scomparsa di Alberto Mieli. Invito ora i colleghi a osservare un minuto di silenzio. (Il Presidente si leva in piedi e con lei tutta l'Assemblea, che osserva un minuto di silenzio). Discussione e approvazione del disegno di legge: DDL 349 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 aprile 2018, n. 30, recante misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 349, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Cioffi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. CIOFFI, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, il provvedimento in esame riguarda la conversione in legge del decreto-legge n. 30 del 2018, che reca norme dirette ad assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, mediante la proroga della durata in carica dei suoi componenti. È opportuno ricordare che l'Autorità di regolazione ARERA (ex Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico) ha funzioni di regolazione e controllo nei settori dell'energia elettrica, del gas, del sistema idrico e dei rifiuti. L'azione dell'Autorità è diretta, per tutti i settori oggetto di regolazione, a garantire la promozione della concorrenza e dell'efficienza; ad assicurare la fruibilità e la diffusione dei servizi in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale; a definire adeguati livelli di qualità dei servizi; a predisporre sistemi tariffari certi, trasparenti e basati su criteri predefiniti, nonché a promuovere la tutela degli interessi di utenti e consumatori. La legge 14 novembre 1995, n. 481, ha inizialmente individuato per l'Autorità per l'energia elettrica e il gas competenze nei settori dell'energia elettrica e del gas. Le competenze regolatorie riconosciute dalla legge istitutiva in materia energetica sono state nel tempo ampliate e specificate, parallelamente all'evoluzione del processo di liberalizzazione del mercato dell'energia a livello europeo. In particolare, in attuazione delle direttive del terzo pacchetto, il decreto legislativo n. 93 del 2011, successivamente modificato, ha specificato ulteriormente le funzioni dell'Autorità. Con l'articolo 21, comma 19, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, sono state trasferite all'AEEG le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, già attribuite alla soppressa Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua. I commi da 527 a 530 della legge di bilancio 2018, infine, hanno attribuito all'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico funzioni di regolazione e controllo del ciclo dei rifiuti. La normativa vigente, dunque, nel disciplinare l'istituzione dell'ARERA, quale organismo collegiale indipendente, prevede che i suoi cinque membri durino in carica sette anni e non possano essere confermati. La procedura, in particolare, dispone che essi siano nominati con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della difesa del territorio e del mare, dopo l'acquisizione del parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti, espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti. L'attuale collegio, nominato con il decreto del Presidente della Repubblica dell'11 febbraio 2011, è giunto pertanto a scadenza lo scorso 11 febbraio. Dopo tale data, in forza di una deliberazione adottata l'8 febbraio 2018, l'ARERA ha continuato a operare in regime di specifica prorogatio , per una durata massima di sessanta giorni dalla scadenza naturale del mandato del collegio, ed esercitando le proprie funzioni limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti; ciò in adesione al parere n. 5388 del 2010 espresso dal Consiglio di Stato proprio in relazione all'applicabilità dell'istituto della prorogatio al collegio dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas. La coincidenza tra lo scioglimento delle Camere e il termine del mandato degli attuali membri ha, quindi, reso necessaria l'adozione del provvedimento in esame, finalizzato a scongiurare l'interruzione delle attività dell'ARERA e a consentire che, alla nomina dei nuovi componenti, provveda il nuovo Governo. Il testo del decreto-legge si compone di due soli articoli. L'articolo 1, al comma 1, come modificato nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, dispone che gli attuali componenti dell'ARERA continuino a esercitare le proprie funzioni, limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti, fino alla nomina dei nuovi componenti non oltre il novantesimo giorno dal giuramento del primo Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del decreto in esame e, comunque, non oltre il 30 settembre 2018. Il testo originario del decreto fissava, quale termine per l'esercizio delle funzioni in prorogatio , il novantesimo giorno dall'insediamento del primo Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del decreto-legge. Presso la Camera dei deputati è stato inoltre aggiunto un nuovo comma 1- bis , con il quale si prevede che, durante il periodo di prorogatio , l'ARERA trasmetta alle Camere, ogni quarantacinque giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, una relazione concernente gli atti di ordinaria amministrazione e quelli indifferibili e urgenti adottati nel periodo di riferimento, con l'illustrazione dei presupposti e delle motivazioni. Il comma prevede inoltre che, nella prima relazione, l'Autorità dia conto anche degli atti adottati nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del decreto-legge e quella di entrata in vigore della relativa legge di conversione, nonché delle linee guida eventualmente adottate al fine di individuare gli atti emanati da considerare di ordinaria amministrazione, ovvero indifferibili e urgenti. A tale ultimo riguardo occorre ricordare che nel corso dell'esame in prima lettura, presso la Commissione speciale della Camera, si è proceduto all'audizione, il 23 aprile 2018, dei rappresentanti dell'ARERA, i quali hanno segnalato, tra l'altro, di aver adottato preventivamente delle linee guida interne volte a individuare ex ante macro tipologie di atti qualificabili di ordinaria amministrazione, ovvero indifferibili ed urgenti. In tale ambito, sono stati ritenuti adottabili quegli atti che prevedano determinati presupposti preventivamente stabiliti dalle leggi nazionali, dalla normativa europea o da pregressi provvedimenti amministrativi. L'articolo 2 dispone che il provvedimento entri in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . In conclusione, vorrei ringraziare il funzionario della Commissione speciale, nella persona del dottor Alessandro Goracci, e tutti i suoi collaboratori per il supporto e il lavoro svolto nel corso dell'esame di questo decreto-legge, così come di tutti gli altri provvedimenti assegnati alla medesima Commissione. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, il relatore è stato esaustivo e ha già spiegato in maniera tecnica la questione che ci accingiamo ad affrontare. Si tratta della proroga della durata in carica dei componenti di una importante Autorità, che ci offre, però, l'occasione per affrontare alcune questioni di ordine politico che afferiscono alle tematiche di cui stiamo parlando ora, a settori essenziali per il nostro Paese; settori che si definirebbero di monopolio naturale, collegati al gas, alla rete idrica, ai rifiuti e all'energia elettrica. Nel corso del tempo - è stato già spiegato e bene dal relatore - l'Autorità è stata modificata via via e i suoi poteri sono stati sviluppati. Non vi è una perfetta coincidenza delle autorità relativamente a gas ed energia elettrica, così come non vi è rispetto ai poteri di gestione dell'acqua e dei rifiuti. Un'operazione di omogeneizzazione sul territorio nazionale ha però consentito una gestione più oculata, attenta ed efficiente di settori di una certa importanza per tutta la Nazione. Dicevo prima che questa deve essere però l'occasione per affrontare, almeno citandoli, alcuni nodi fondamentali delle questioni che stiamo esaminando. Un primo nodo - li cito solamente, quasi per titoli, perché non è certamente questa la sede per un dibattito - è relativo alla determinazione delle tariffe efficaci che mirano, appunto, all'efficienza del sistema delle infrastrutture e delle reti. È certamente questa una problematica di particolare rilevanza, rispetto alla quale si sono susseguite alcune sentenze di giudici amministrativi che hanno sancito il fatto che l'insoluto degli oneri elettrici vada pagato dai consumatori. Questi oneri sono stati generati da motivi diversi, quali la crisi di alcune società elettriche, errori di natura commerciale, condizioni di mercato, oppure dalla morosità di alcuni clienti. In alcuni casi si paventa addirittura la possibilità che alcune società venditrici di energia siano risultate morose nei confronti degli stessi distributori dei servizi e abbiano spalmato i costi sulle bollette degli utenti. Altra questione, citata solamente per titolo, è quella - peraltro collegata al primo ordine del giorno presentato al provvedimento - dell'eventuale stralcio delle reti ambientali di competenza dell'ARERA. È nostro parere che questo non debba avvenire, perché - e l'ultima legge di bilancio lo ha riconfermato - si è ritenuto che fosse un passaggio importante per garantire una qualità di servizi simile per tutta l'area del nostro Paese. A tal riguardo, è importante sottolineare che l'azione dell'Autorità è diretta, per tutti i settori in oggetto di regolazione; a garantire la promozione della concorrenza e dell'efficienza; ad assicurare la fruibilità e la diffusione dei servizio in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale; a definire adeguati livelli di qualità di servizio; a predisporre sistemi tariffari certi, trasparenti e basati su criteri predefinibili, nonché a promuovere la tutela degli interessi di utenti e consumatori. Questa è la ratio - un criterio di omogeneità su tutto il territorio nazionale - che configura da parte nostra il mantenimento delle reti ambientali all'interno dell'ARERA stessa. Vi è poi un altro nodo importante che è il funzionamento e della relazione tra gli enti regolatori e gli enti regolati: da questo punto di vista, vi sono oggettivamente asimmetrie informative e dimensionali: troppo spesso i gestori si sono trasformati in multiutilities , con dimensioni sovraprovinciali o sovraregionali molto più grandi rispetto alle prerogative e alle capacità delle Autorità di ambito territoriale (ATO). Un ulteriore nodo da affrontare è il potenziale conflitto d'interesse che si viene a creare quando a capo dall'amministrazione locale, che funge in gran parte dei casi da regolatore, e a capo o all'interno del consiglio di amministrazione dell'ente regolato vi sia la stessa persona. Un'altra questione è quella che afferisce in maniera marginale, ma assolutamente preponderante dal punto di vista contenutistico, al tema delle perdite di rete - sto parlando del servizio idrico - che sono, in media nazionale, superiori al 30 per cento, ma addirittura superiori al 50 per cento in molte parti del nostro Paese. Vi è infine il tema del costo dell'energia elettrica per le famiglie in maggior tutela: sappiamo che alla fine di dicembre l'Autorità, nelle sue valutazioni, ha aumentato di circa il 5,6 per cento le previsioni di questo costo con una serie di valutazioni che sono state portate. Novanta giorni dopo le ha abbassate dell'8 per cento, con un differenziale del 13 per cento circa: più di 50 euro per famiglia su base annua. In principio l'Autorità aveva immaginato, con delibere ad hoc , la tutela da insolvenza di venditori e da qualsiasi altra situazione con polizze assicurative che avrebbero coperto queste evenienze. Il TAR ha pronunciato una sentenza avversa a questa lettura. Ora una revisione e un lavoro di raccordo sarebbero auspicabili per trovare una soluzione al problema. In ultimo vi è la questione relativa al referendum del giugno 2011 relativo all'acqua, rispetto al quale vi sono stati sicuramente dei luoghi comuni. In primo luogo, la volontà popolare espressa in quel referendum non fu rispettata, perché la remunerazione del capitale non sarebbe veramente stata abolita e il referendum avrebbe dettato una gestione esclusivamente pubblica del servizio idrico integrato. In realtà sulla vicenda si è già espressa la sentenza del Consiglio di Stato n. 2481 del 2017 la quale, intervenendo su sentenze del 2014 del TAR Lombardia sulla base di ricorsi fatti da alcune associazioni di consumatori, ricorda che il referendum che avrebbe obbligato l'affidamento del servizio idrico integrato esclusivamente ad aziende di diritto pubblico in realtà non si è mai svolto. Si trattava, infatti, di un referendum che non passò il vaglio di ammissibilità della Corte costituzionale e, quindi, non passò mai sotto la penna del popolo sovrano. Il referendum che invece arrivò alla matita del popolo, assieme a quello che cancellava l'obbligatorietà della gara o della concessione del 40 per cento del capitale per i servizi pubblici a rilevanza economica, era quello che aboliva, nella voce di formazione della tariffa idrica, la remunerazione forfettaria, che all'epoca era fissata al 7 per cento. L'ARERA, che a quei tempi aveva un altro nome e si chiamava Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico (AEEGSI), ha ricalcolato tale tariffa sulla base del costo effettivo dell'investimento, sfruttando alcune metodologie più classiche dell'economia industriale - che adesso non approfondiamo - e ha stabilito che tale remunerazione fosse calcolata ispirandosi al principio del full recovery cost . In sostanza, il principio stabilito dalla sentenza - il quale, invece, veniva contestato dai presentatori del ricorso al TAR - è che nel caso in cui siamo effettivamente in presenza di investimenti, attingendo sia al credito privato che alle risorse proprie dell'ente, venga riconosciuta la tariffa sul costo pieno, mentre i sostenitori del ricorso negavano la possibilità nel caso in cui si attingesse alle risorse proprie dell'ente. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Steger. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto-legge in discussione ha un valore squisitamente tecnico e per questa ragione il nostro Gruppo non ha particolari osservazioni da fare. Reputiamo di buon senso il fatto che l'Autorità, in fase cautelativa, abbia adottato delle linee guida per stabilire gli ambiti di intervento di ordinaria amministrazione ed è importante che, per il periodo di prorogatio , sia prevista la trasmissione di una relazione alla Camera riguardante gli atti eventualmente adottati. Con ogni probabilità le Aule del Parlamento dovranno tornare a occuparsi di ARERA prima del 30 settembre, quando scadrà la proroga che stiamo votando. Da questo punto di vista ARERA è solo un esempio di quello che succede a causa di un prolungato periodo di incertezza politica. Crediamo ci sia materia su cui riflettere, così come ce n'è stata per Alitalia, per tutte quelle urgenze e problemi che richiedono una stabilità della politica e delle istituzioni. Gli ambiti di intervento dell'Agenzia sono tanti e tutti di straordinaria importanza: non solo l'acqua o l'energia, ma anche il tema importantissimo del conferimento dei rifiuti. Su questo, in Commissione, è stato presentato un ordine del giorno e il Governo, giustamente, si è esentato dall'assumere impegni, ribadendo che è in carica per gli affari correnti. In ogni caso, il mio auspicio è che i parlamentari di questa o della prossima legislatura tengano in doverosa considerazione tutti questi temi, che sono strategici e riguardano i consumatori e in qualche modo anche i diritti di cittadinanza, se si pensa a quelli dell'acqua o della cura dell'ambiente. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astorre. Ne ha facoltà. ASTORRE (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame si rende necessario a seguito della scadenza, avvenuta lo scorso 11 febbraio, del collegio dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente. Secondo quanto stabilito dalla legge istitutiva dell'Autorità, la legge n. 481 del 1995, la durata dei componenti e del Presidente del collegio è di sette anni non rinnovabili. Il fatto che il termine del mandato coincidesse con la scadenza naturale della legislatura ha portato il Governo Gentiloni a non procedere con la nomina e la formazione del nuovo collegio, per rispetto istituzionale verso il nuovo Parlamento. E, dunque - come è desumibile da apposito parere del Consiglio di Stato - lo svolgimento delle funzioni dell'Autorità, seppur ridotte agli atti di ordinaria amministrazione e agli atti indifferibili e urgenti, è proseguito in regime di prorogatio . In forza di una deliberazione adottata l'8 febbraio 2018, l'ARERA ha continuato a operare in regime di specifica prorogatio . Tuttavia, la prorogatio non può eccedere i sessanta giorni come da parere del giudice amministrativo e, pertanto, l'11 aprile 2018 il regime si è concluso. L'ulteriore prorogabilità avrebbe potuto configurarsi solo con un'apposita disposizione normativa e da qui nasce la necessità di un decreto-legge come quello al nostro esame, finalizzato a consentire a un'Autorità di svolgere funzioni davvero fondamentali, vale a dire la regolamentazione di settori industriali chiamati ad assicurare la fruizione di servizi pubblici di primaria utilità. Durante l'esame del provvedimento presso la Camera sono state introdotte due modifiche molto importanti e condivisibili: la prima riguarda la definitiva chiusura del regime di prorogatio , fissata inderogabilmente al 30 settembre; tempi certi che in un contesto politico ancora caratterizzato da elevatissime incertezze offrono però una scansione temporale in grado di consentire la formazione e, quindi, la piena operatività di un'Autorità così importante per la gestione dei sistemi energetici, idrici e ambientali. La seconda modifica consiste nell'assicurare al Parlamento il controllo sulla natura dell'ordinaria amministrazione e dell'indifferibilità e dell'urgenza degli atti attraverso la trasmissione alle Camere, ogni quarantacinque giorni, di una relazione concernente gli atti di ordinaria amministrazione. Il ruolo del Parlamento acquisisce la dovuta centralità, anche in merito alla procedura di nomina dei nuovi componenti. Infatti, se il provvedimento prevede che i membri del collegio siano nominati con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e su indicazione del Ministro competente, esso stabilisce altresì che le designazioni del Governo debbano essere sottoposte al parere delle competenti Commissioni parlamentari e in nessun caso le nomine possano essere effettuate in mancanza di parere favorevole espresso dalle suddette Commissioni a maggioranza dei due terzi dei componenti. Si tratta, dunque, di un provvedimento complesso e particolarmente rafforzato, nel quale il ruolo del Parlamento non è irrilevante e, data la presenza di un quorum qualificato e alto per la scelta dei componenti dell'Autorità, contribuisce a garantire la necessaria professionalità e competenza nella regolamentazione amministrativa dei servizi di pubblica utilità quali l'energia, le risorse idriche e l'ambiente. Nei principali settori di monopolio naturale - energia elettrica, risorse idriche e ciclo dei rifiuti - abbiamo un soggetto regolatore molto grande. Vale la pena ricordare che l'Agenzia ha visto crescere progressivamente le proprie competenze. Nasce, infatti, in un primo momento come Autorità per l'energia elettrica e il gas; successivamente con decreto n. 201 del 2011 (il cosiddetto decreto Salva Italia) ha acquisito competenze sul settore idrico e infine, con l'ultima legge di bilancio, ha assunto la competenza anche nel settore del servizio integrato dei rifiuti. Se qualche rilievo è consentito, al fine di stimolare una futura discussione e sperabilmente di contribuire a rendere maggiormente efficace ed efficiente la regolamentazione nella prospettiva di un servizio sempre più adeguato e con costi per consumatori e utenti più ridotti, una prima considerazione non può che riguardare la discrasia rispetto al ruolo che l'Agenzia svolge con riferimento ai settori del gas ed elettricità, da una parte, e dell'acqua e dei rifiuti, dall'altra. Relativamente ai primi due settori, l'Autorità stabilisce le tariffe per l'utilizzo delle infrastrutture, mentre per gli ultimi due settori la competenza della suddetta Autorità riguarda la determinazione del metodo tariffario e dell'approccio alle tariffe, che sono invece determinate da altri soggetti, ovvero dalle Autorità di ambito territoriali. Si pone, allora, un problema che dovremmo iniziare ad affrontare, se vogliamo che la gestione di determinati servizi possa svilupparsi meglio e in termini di efficienza e di contenimento dei costi per l'utenza. Un primo problema riguarda l'asimmetria dimensionale tra il soggetto gestore delle risorse idriche - ad esempio - e il soggetto regolatore, le Autorità d'ambito, laddove queste ultime hanno una dimensione provinciale o, al massimo, regionale, mentre non sono rari i casi di soggetti gestori di dimensione sovraregionale, addirittura quotati in borsa. È il caso di ACEA - ad esempio - ma non solo. A questa asimmetria si aggiunge quella classica, legata al patrimonio informativo. Il regolatore arriva molto spesso con molta difficoltà e anche con ritardi a conoscere esattamente i costi effettivi dell'affidatario del servizio, e ciò aumenta i problemi in termini di efficacia ed efficienza nella gestione del servizio. Se quanto detto è vero, lascio al futuro dibattito il tema di come affrontare il ruolo dell'Agenzia quale soggetto preposto allo svolgimento di un ruolo ancora più incisivo nella determinazione tariffaria. Infine, merita attenzione un'ulteriore considerazione - e spero possa affrontarsi presto - relativamente agli evidenti conflitti di interesse in capo agli stessi enti locali, che non raramente assommano il ruolo di gestori (presenza dei sindaci negli ambiti territoriali) e di affidatari del servizio di pubblica utilità (presenza del Comune nel capitale sociale dell'impresa affidataria). Come può un sindaco essere soggetto regolatore e soggetto regolato al tempo stesso e garantire una piena concorrenzialità del mercato, attraverso la scelta dell'operatore più efficiente, se l'amministrazione che è chiamato a guidare come sindaco figura come socio o come proprietario di una delle imprese concorrenti? E ancora: come può regolamentare un servizio raggiungendo livelli ottimali di efficienza e di riduzione dei costi per gli utenti, quando l'essere socio o proprietario dell'impresa affidataria determina entrate consistenti in grado di meglio garantire gli equilibri economico-finanziari del Comune che egli stesso amministra? Ecco, riflettere sulle criticità, alcune delle quali sono quelle appena ricordate, riguardanti la gestione dei servizi di monopolio naturale e di pubblica utilità potrebbe aiutare a ottenere un'erogazione di servizi ai cittadini sempre più ottimale in termini di efficacia, di efficienza e di costi. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, gentili colleghi, da parte del Gruppo Forza Italia assicuro il voto favorevole: ci pare un atto dovuto di fronte al lavoro della Commissione speciale e della Camera. Sono state ben spiegate le modifiche che la Camera ha apportato, sulle quali concordiamo, perché la fissazione di un termine di novanta giorni dal giuramento del primo Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, o comunque entro il 30 settembre, rappresenta una data, forse, certa, e ripeto forse. Inoltre, stabilire che vi sia ogni quarantacinque giorni una relazione sull'attività del collegio che governa l'Autorità mi pare sia una cosa buona, soprattutto se la relazione sarà sintetica, breve e chiara come devono essere documenti di siffatto genere. Pertanto, riteniamo che - così come formulato - il decreto al nostro esame possa essere trasformato in legge. Ciò che ci interessa sono i compiti dell'Autorità, peraltro già spiegati dal relatore, poiché questa negli anni ha cambiato nome avendo assunto nuove competenze: si tratta delle funzioni di regolazione e controllo nei settori dell'energia elettrica, del gas, del sistema idrico e dei rifiuti. È un settore immenso - manca solo la telefonia, che però ha una regolamentazione diversa - in cui insistono veramente affari miliardari e in cui si gioca il futuro del Paese. La consistenza del patrimonio infrastrutturale che porta i servizi è, infatti, un valore assoluto per il Paese, anche perché offre dei vantaggi in termini di economicità e probabilmente anche di risparmio per gli utenti. Ci piace pure che la legge di istituzione dell'Autorità abbia previsto - come è capitato per altre Authority - che i membri del collegio non possano essere riconfermati dopo i sette anni di mandato. Mi permetto di fare alcune osservazioni ulteriori, sperando di non andare fuori tema. A me pare che ci sia ancora da fare una annotazione a proposito dell'importanza dell'ARERA presso i cittadini, e cioè presso tutti noi, rispetto alla situazione del patrimonio nazionale. Dal 1° luglio 2019 scatterà il mercato libero e, quindi, tutta l'attività di controllo dell'Autorità, che si estrinsecherà in tanti modi, a seconda degli oggetti, con la fissazione delle tariffe o col metodo per fissare le tariffe, è importante. Auspico che il Parlamento, se non ora - non è possibile - possa discutere prossimamente di alcune cose che vado rapidamente a elencare e che obbediscono ad alcuni princìpi che credo possano essere condivisi. Noi dobbiamo sempre mirare alla sostanza dei problemi e non alla forma. Dobbiamo applicare il principio di realtà. Dobbiamo applicare il principio per cui tutto quello che si fa o si pensa di fare, se ha un costo ha un problema di debito e il debito pubblico è tema mai così attuale come negli ultimi giorni. Auspico pertanto che l'Autorità faccia sì che i contratti standard per la fornitura dei servizi siano chiari, scritti in caratteri leggibili, non vessatori; anche se sappiamo che, a seguito di disposizioni di legge, tutte le clausole che possono avere una venatura di danno rispetto all'utente devono essere controfirmate. Ma la mia affermazione rispetto a certi contratti credo possa sussistere. Penso che ARERA debba controllare i gestori, anche perché a volte l'attuazione delle norme è più lenta di quanto pensiamo e possono esserci anche delle violazioni, perlomeno minimali. A tale proposito, ritengo debba essere vigilata l'attuazione della norma che prevede il divieto dei maxiconguagli, anche al fine di non mettere in difficoltà le famiglie. L'Autorità deve educare al risparmio energetico personale e di sistema, anche se in questo c'è una contraddizione. Conosco un consorzio di rifiuti che ha fatto degli investimenti attraverso dei mutui, la cui rata da onorare non riesce più a pagare, essendo calato l'apporto di rifiuti e quindi il suo fatturato, o perlomeno fatica a fare ciò. In senso lato, il risparmio energetico o il risparmio su tutto questo sistema è una questione educativa molto importante. Penso debbano essere contenute le spese fisse in bolletta, perché queste ultime continuano a essere parzialmente incomprensibili relativamente a tutti i servizi, e le voci relative a noleggi, trasmissione fattura, trasmissione e comunicazione di variazione di fornitura sono addebitate all'utente con tariffe molto care. Infine, cito gli investimenti di settore, che rappresentano un problema, perché le società pubbliche che gestiscono oggi vanno più volte in perdita; come peraltro ha già detto prima un collega. Chi ripiana? I Comuni che sono soci? E per le società miste può valere lo stesso problema; le società private riescono più o meno a sopravvivere. Ma abbiamo uno stato di fatto, come si usa dire adesso, che riguardo al sistema elettrico è da terzo mondo. Ci sono dei pali che portano l'energia, soprattutto nelle zone di campagna, che toccano terra. Chi è amministratore locale sa che, se deve trattare con l'ENEL o con qualche altra autorità competente per far raddrizzare un palo, fatica e non poco. Il gas è un servizio più recente, le cui linee sono più o meno a posto, salvo il completamento e salvo le grandi linee internazionali. Non parliamo del sistema dell'acqua, dove le condutture in certe zone sono un colabrodo e dove le fognature sono un optional o dei rifiuti, con le discariche e gli impianti di preselezione (lo vediamo in tante situazioni). In conclusione, c'è una necessità di investire cifre macroscopiche, miliardarie. Qualcuno aveva ipotizzato che si facesse fronte agli investimenti con la fiscalità generale, ma mi pare che non ci sia spazio neanche per uno 0,01 per cento. Penso che qui il Parlamento dovrà discutere prossimamente su chi fa questi investimenti e se la tariffa possa sopportare un aggravio per effettuare gli investimenti o se occorra mettere in moto una macchina pubblica che finanzi gli investimenti affinché l'economia si rimetta in moto e affinché dagli investimenti derivino nuove entrate - come prevedibile - e si risolva in parte anche il problema dell'occupazione. Mi perdoni, Presidente, se ho fatto questi accenni, ma credo che siano nell'ambito del discrezionale, degli auspici a quest'Assemblea per il futuro, augurandoci di poterne discutere pacatamente. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che stiamo discutendo oggi in quest'Aula è molto complesso e richiederebbe sicuramente un'analisi più accurata, ma al di là dell'immediata contingenza delle scadenze, credo che questa discussione generale possa permetterci di evidenziare come questo decreto-legge presenti evidenti carenze. Ad esempio, c'è poco o nulla sulla proroga di graduatorie per l'assunzione di personale. Era doveroso, forse, in questa sede, rivedere anche la proroga per il personale non dirigenziale a tempo determinato in servizio presso l'ARERA. Così come poco è stato trattato l'impegno relativo al trasferimento delle competenze dell'ARERA al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Tale impegno si pone peraltro in netto contrasto con quanto scritto all'interno del testo del provvedimento stesso. Infatti, ai sensi dell'articolo 95, comma 1 del Regolamento, gli ordini del giorno devono recare istruzioni al Governo in relazione alla legge in esame. Va quindi ben chiarito questo punto. Nel corso della sua attività, l'ARERA ha senza dubbio avuto il merito di razionalizzare il settore delle regolamentazioni, arrivando ad assorbire compiti e funzioni propri di altri istituti, fino ad arrivare ad inglobare, nel gennaio 2018, anche quelli relativi al settore dei rifiuti. Sembra che nel tempo l'azione dell'ARERA sia stata più aderente a criteri di mera economicità e di rappresentanza delle società responsabili del servizio che, come invece prescritto e stabilito, agli interessi degli utenti, che dovrebbero essere al centro di ogni iniziativa messa in campo. Tale indirizzo si è evidenziato, ad esempio, con la recente decisione nel campo dell'energia elettrica di spalmare - questo si riferisce al febbraio 2018 - le sofferenze dovute alle morosità sulle bollette degli utenti virtuosi relativamente agli oneri di sistema non pagati dagli operatori e distributori di energia. Ciò è avvenuto anche nel campo dei rifiuti, con il recentissimo caso Umbria, che ricalca a pieno la precedente problematica. Ha fatto molto discutere, infatti, a ben vedere, la decisione dell'Autorità di addebitare ai consumatori 200 milioni di euro di bollette non pagate, così come che in Toscana l'Autorità competente per la gestione dei rifiuti, l'Ato Toscana Centro, abbia deciso di addebitare il costo del progetto di un termovalorizzatore sbagliato a tutti i cittadini, un termovalorizzatore che era stato previsto in un fazzoletto di terra nella zona della piana fiorentina, fortemente voluto dal PD locale e regionale insieme alla realizzazione degli ampliamenti dell'aeroporto di Peretola e dell'autostrada A11 (progetto, peraltro, cui gli stessi sindaci locali del PD si erano opposti). Casi analoghi, quindi, si stanno verificando in tutta Italia. Non possono essere i consumatori a pagare il danno che le società subiranno dai "buchi" derivanti dalla morosità di certi utenti o per errori di progettualità politica. È assurdo! È soprattutto però nel campo delle fruizioni dei servizi idrici che tali criticità sono emerse in modo chiaro, stante una pronuncia referendaria che, in molti casi, è stata in realtà disattesa proprio nel rapporto privilegiato tra l'ARERA e le società che gestiscono i servizi stessi. Ecco alcuni esempi: si è permesso che le difficoltà economiche di queste società consentissero l'applicazione di aliquote tariffarie in deroga, oppure che alcune delle società in oggetto continuassero in effetti a essere borderline rispetto al quesito referendario, essendo partecipate anche da capitali privati o comunque operanti con istituti di natura civilistica o, infine, che fossero applicate in bolletta voci, quali quelle relative al costo della risorsa finanziaria, che appaiono incompatibili con l'esito referendario o con l'applicazione di conguagli pesantemente retroattivi. È quindi necessario riconsiderare alcuni aspetti della gestione dell'Autorità, valutando l'introduzione, pur nel rispetto dell'autonomia anche manageriale dell'istituto, di meccanismi che mettano l'Esecutivo e il Parlamento nelle condizioni di fornire le linee di indirizzo politico in base alle quali il collegio dell'Autorità dovrà concretamente operare. Pertanto, questo deve essere un principio generale e non solo legato al periodo di prorogatio ; è la natura stessa dell'Autorità a dover essere riconsiderata. È inoltre opportuno introdurre verifiche periodiche, attraverso audizioni da tenere nelle Commissioni competenti, in merito all'operatività concreta della stessa e al campo delle proprie competenze. Noi del Gruppo Fratelli d'Italia ci chiediamo se la politica possa non considerare che gli aumenti generalizzati dei costi delle utenze rappresentano per le famiglie una voce di spesa sempre meno sostenibile e non prevedere, quantomeno, un regime di controlli più serrati su tariffari e le rateizzazioni, in virtù dell'interesse generale. Riteniamo che, per questioni di indirizzo politico, il mero strumento legislativo, a fronte della quotidiana governance di tali settori, risulti comunque meno efficace se non affiancato, appunto, da una costante opera di indirizzo e controllo che le istituzioni parlamentari dovrebbero essere in grado di effettuare. Proprio per i motivi suddetti Fratelli d'Italia ritiene che l'attuale discussione generale dovrebbe essere l'occasione per fornire analisi e proposte in merito. Pensiamo inoltre che sia opportuno rivedere anche la durata della permanenza in carica del collegio dell'Autorità, attualmente pari a sette anni, riducendola a cinque, proprio in base al concetto del controllo che il Parlamento deve effettuare direttamente sull'Autorità. Questo considerando alcune evidenti criticità contenute nel disegno di legge stesso, che derivano proprio dalle motivazioni portate a supporto dello stesso e contenute nella relazione tecnica. In buona sostanza, sia la legge costitutiva delle Autorità sia un parere del Consiglio di Stato, che una sentenza della Corte costituzionale sanciscono che una prorogatio dei membri dei collegi delle Autorità, per essere legittima e compatibile con la normativa vigente, deve rispondere fondamentalmente a due requisiti: essere di ragionevole durata e comunque non eccedere i sessanta giorni; prevedere che in regime di prorogatio l'attività dei collegi sia limitata all'ordinaria amministrazione. Nel disegno di legge si ipotizza, invece, una proroga contra legem a tutti gli effetti. Il collegio di ARERA, difatti, è scaduto l'11 febbraio 2018 e con la previsione di una proroga fino al 30 settembre verrebbe di fatto a essere prorogato per ben più di sette mesi. Noi del Gruppo Fratelli d'Italia pensiamo che una proroga così ampia non abbia alcun senso e crediamo sia necessario fissare la proroga in trenta giorni, come previsto dall'emendamento presentato alla Camera dei deputati, che non abbiamo riproposto al Senato in quanto ritenevamo che in un Paese normale, con una maggioranza parlamentare conclamata, ad oggi avremmo potuto discutere con un Governo legittimamente insediato, che avrebbe di fatto reso inutile la proroga. Concludo ponendomi e ponendo a tutti i colleghi una domanda. Oggi in Aula abbiamo affrontato due provvedimenti decisamente importanti per gli italiani. Il primo riguarda Alitalia, la nostra compagnia di bandiera, e il secondo appunto ARERA, l'autorità regolamentatrice; due provvedimenti che influiscono e incidono in maniera tangibile sulle tasche dei cittadini. Il decreto-legge sull'Alitalia rappresenta la nostra finestra sul mondo; ARERA è di diretto interesse economico per noi tutti. Entrambi questi provvedimenti approdano in Aula in una fase politica molto particolare; avrebbero bisogno di essere ridiscussi in modo più approfondito ed esaminati nel dettaglio, ma l'attenzione al momento è molto più incentrata sulla situazione politica e istituzionale. Mi sorge quindi un dubbio e mi chiedo se i provvedimenti in esame siano stati inseriti volontariamente dal precedente Governo in questa fase, a causa dell'incapacità dello stesso di affrontare queste situazioni. (Applausi dal Gruppo FdI. Molte congratulazioni.) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, il decreto-legge in esame detta norme finalizzate ad assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, prorogando la durata in carica dei rispettivi componenti. Il disegno di legge si compone di due articoli. In particolare l'articolo 1, modificato nel corso dell'esame presso la Commissione speciale esame atti di Governo della Camera con l'approvazione di un emendamento a firma del relatore, onorevole Dario Galli, dispone che i componenti dell'ARERA continuino ad esercitare le proprie funzioni limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti, fino alla nomina dei nuovi componenti della predetta autorità. Si specifica quindi il termine ultimo e inderogabile per l'esercizio di tali funzioni, individuato non oltre il novantesimo giorno dal giuramento del primo Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame e comunque non oltre il 30 settembre 2018. Il testo originario dell'articolo prevedeva, quale termine per l'esercizio delle funzioni in prorogatio , il novantesimo giorno dall'insediamento del primo Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del decreto-legge. Nel corso dell'esame nella Commissione speciale della Camera è stato inoltre introdotto all'articolo 1 il nuovo comma 1- bis , il quale prevede che l'ARERA, durante il periodo di prorogatio , trasmetta alle Camere ogni quarantacinque giorni una relazione concernente gli atti di ordinaria amministrazione e quelli indifferibili e urgenti adottati nel periodo di riferimento. L'articolo 2 dispone in ordine all'entrata in vigore del provvedimento, prevista per il giorno stesso della pubblicazione del decreto-legge nella Gazzetta Ufficiale. Mi si consenta al riguardo di effettuare alcune considerazioni. Dopo l'esame della Camera, che ha introdotto alcune modifiche al testo (come dicevamo), il Senato ha solamente accolto due ordini del giorno durante l'esame presso la nostra Commissione speciale. Il decreto-legge alla nostra attenzione costituisce quindi quello che si può definire un atto dovuto per consentire all'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente di continuare nelle proprie funzioni, prorogando la durata in carica dei componenti. I componenti dell'ARERA continueranno conseguentemente ad esercitare le proprie funzioni, ma limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione. Sono inoltre fissati limiti ben temporali ben precisi. A questo punto viene da chiedersi se la data vincolante del 30 settembre 2018, introdotta dalla Camera, sia effettivamente funzionale a garantire il buon funzionamento dell'Autorità, perché, considerati i tempi necessari per formare un nuovo Governo, stabilire un termine al 30 settembre potrebbe significare tranciare l'operatività dell'Autorità o almeno quella dei suoi componenti. Forse sarebbe stato più opportuno lasciare il termine dei novanta giorni, come previsto nel testo del decreto-legge: non abbiamo dubbi che il 30 settembre 2018 possa essere una data che rischia di necessitare un ulteriore decreto-legge di proroga. L'altra modifica introdotta dalla Camera è quella che riguarda la relazione alle Camere sull'attività svolta dall'Autorità. Una relazione ormai si chiede a tutti su tutto e non si nega a nessuno. Sarebbe utile, a questo punto, verificare chi le legge poi tutte queste relazioni, che ormai inseriamo in ogni provvedimento; non vorremmo che finissero solo per essere messe agli atti. Tra l'altro, per chi volesse documentarsi ulteriormente, va detto che l'Autorità ha un sito ricchissimo di determinazioni e di delibere da leggere e consultare. Ricordiamo solamente che i componenti dell'ARERA sono stati nominati nel 2011 e che la loro scadenza era appunto prevista nel febbraio 2018. Ricordiamo che la procedura di nomina prevede il parere vincolante, a maggioranza dei due terzi dei componenti, delle Commissioni parlamentari competenti sui nomi proposti dal Ministro dello sviluppo economico, d'intesa con il Ministro dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, approvati dal Consiglio dei Ministri. Questa procedura garantisce certamente un quorum di gradimento parlamentare molto alto, che di fatto comprende quasi tutte le forze parlamentari. Vanno ricordati al riguardo alcuni punti: in primo luogo, che le risorse per il funzionamento dell'Autorità non provengono dal bilancio dello Stato, ma da un contributo sui ricavi degli operatori regolati. La stessa Autorità ha volontariamente ridotto il contributo, che per legge è previsto all'uno per mille dei ricavi degli operatori, con differenziazioni in funzione del settore dell'attività svolta dai diversi soggetti: quindi, questo quadro rafforza la circostanza che l'Autorità possa operare in autonomia e con indipendenza di giudizio. Ovviamente il contesto in cui opera l'ARERA deve seguire gli indirizzi di politica generale del Governo e del Parlamento oltre che delle normative dell'Unione europea. In secondo luogo, ricordiamo che l'Agenzia opera in regime di prorogatio , che il Consiglio di Stato ha voluto limitare a sessanta giorni, prevedendo che in regime di prorogatio eserciti le proprie funzioni limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione ed a quelli che siano ritenuti indifferibili e urgenti. Quindi il decreto-legge era necessario a prorogare questo regime, che serve appunto a scongiurare l'interruzione delle funzioni dell'Autorità. Va rammentato soprattutto che l'Autorità ha competenze strategiche, come quelle di promuovere la concorrenza, l'efficienza, la fruibilità e la diffusione dei servizi in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale: i servizi essenziali per i cittadini, quali l'energia elettrica e il gas, ma anche i servizi per l'ambiente. In terzo luogo, dalle decisioni dell'Autorità dipendono anche le tariffe a carico degli utenti, quindi essa ha compiti anche e soprattutto di tutela degli interessi dei consumatori e degli utenti. È questo a nostro avviso il ruolo certamente prioritario dell'Autorità, ovvero quello di tutelare gli interessi dei consumatori attraverso l'attività di regolazione e di controllo delle tariffe, che riguardano i settori dell'energia e del gas. Tutti noi ci siamo accorti del nuovo quadro di regolamentazione del settore dell'energia dopo le telefonate che abbiamo ricevuto per passare a nuovi gestori nel mercato libero dell'energia. Quello che auspichiamo adesso, in maniera sempre crescente, è che possa emergere da questo mondo, da questo ambiente concorrenziale, una serie di tariffe migliori per l'utente finale, per i cittadini, soprattutto in settori come quello dell'energia, dove tutto sommato un certo livello di concorrenza negli ultimi anni è stato certamente innescato dalla normativa già adottata dal Parlamento. Concludo parlando del settore della gestione dei rifiuti, che pure interessa uno degli ordini del giorno al nostro esame, approvato dalla Commissione speciale, ovvero l'ordine del giorno G1.100. Va detto che il Parlamento dovrà affrontare al più presto e in maniera coerente la complessa tematica della TARI, la tassa sui rifiuti. Non si può non notare che, dopo il blocco dell'aumento delle imposte locali, deciso dalle ultime manovre di bilancio, questa tassa sia diventata praticamente l'unica leva fiscale che hanno a disposizione i Comuni. Noi però riteniamo che questa tassa non possa concretizzarsi e affermarsi come una sorta di patrimoniale sulla casa, in cui il servizio reso dai gestori dei servizi ambientali non corrisponde, tra l'altro, nemmeno lontanamente alla tassa pagata. Auspichiamo quindi che il Parlamento possa certamente e prontamente porre mano a questa autentica ingiustizia, che va a penalizzare in modo subdolo il settore immobiliare, già fortemente danneggiato da una tassazione quasi quadruplicata dai tempi dell'ultimo Governo eletto degli italiani, quello del presidente Berlusconi. Con questo confermo che il Gruppo di Forza Italia voterà a favore della proroga prevista dal decreto-legge in esame. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI ) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, in tutti gli interventi è stato sottolineato come, a prescindere dall'oggetto specifico del decreto-legge, la discussione generale sia l'occasione per richiamare l'attenzione del futuro Governo e del Parlamento sulla necessità di approfondire e rivedere le funzioni complessivamente attribuite all'ARERA. Non è un caso che questa richiesta sia corale, se si considera che appena il 27 dicembre 2017 sono state attribuite tali funzioni all'Autorità e che, allo stesso tempo, appena ad aprile scorso, il TAR del Lazio ha riconosciuto in materia di rifiuti la fondatezza del ricorso presentato in merito alla legittimità di parte dello sblocca Italia, in particolare relativamente all'articolo 35. Questo sottolinea come il tema dei rifiuti sia centrale e come il nostro Paese non possa limitarsi ad assegnare in maniera tecnica e formale all'ARERA una funzione di controllo e gestione senza approfondire il tema e in particolare, come indica anche l'ordine del giorno che la Commissione sottoporrà tra poco all'Assemblea, senza eliminare i contrasti tra le funzioni attribuite alle Regioni e quelle attribuite all'Autorità. Al Paese non serve un commissariamento delle Regioni virtuose, ma piuttosto che gli esempi virtuosi siano riportati sull'intero territorio nazionale. Da qui, la richiesta, anche da parte del nostro Gruppo, di poter approfondire le funzioni complessive attribuite all'Autorità non appena questo sarà possibile. (Applausi dal Gruppo L-SP. Congratulazioni.) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, parliamo oggi di un altro argomento importante, al pari di quello che è stato discusso ieri e stamattina. Lo stiamo discutendo e vivendo con lo stesso clima di ieri, con le stesse sensazioni e più o meno tutti con lo stesso atteggiamento, anche a giudicare da molte delle parole che sono state dette da alcuni colleghi che mi hanno preceduto. Nota dolente, il fatto che molto probabilmente servirà una nuova proroga, visto che la scadenza è prevista proprio in un mese fatidico, che sarà il prossimo settembre. Vedremo cosa succederà. L'ARERA è un soggetto molto importante, fondamentale per il nostro Paese. È un'Autorità di garanzia su molti ambiti (energia, reti, ambiente), che nasce come ente terzo, come ente garante, ma soprattutto - leggiamo nei suoi principi costitutivi - come ente indipendente. Questo è il punto centrale, secondo me, e cioè discutere di una proroga che ci dà modo di entrare nel merito di questo soggetto affrontando anche la questione della sua indipendenza. Dico questo perché è importante innanzi tutto capire quali sono i temi rispetto ai quali questa Autorità deve essere garante, perché nel corso del tempo la sua importanza, a mio avviso, è andata molto aumentando; si parla infatti di energia elettrica, di gas e anche di molti altri temi fondamentali per il nostro Paese, che sono stati aggiunti nel tempo, non da ultimi rifiuti e acqua. Nel corso della scorsa legislatura e negli ultimi mesi il Movimento 5 Stelle è intervenuto in maniera molto decisa sull'argomento; abbiamo evidenziato, se non addirittura denunciato, molti aspetti, alcuni dei quali sono stati già rilevati anche nel corso di questa discussione generale. Voglio aggiungere alcuni elementi che saranno importanti proprio in fase di proroga. Innanzi tutto, abbiamo sottolineato come talune decisioni prese nel corso del tempo siano state assunte dall'Autorità andando in direzione opposta rispetto a quello che era l'indirizzo fornito dalle Assemblee parlamentari, e questo ci suona come comune a molte altre denunce che abbiamo fatto in queste Aule. Non da ultimo il fatto che, in regime di prorogatio , l'Autorità ha emanato circa 188 delibere: tutte fatte, lo ripeto, nel periodo di prorogatio . Questo ci suona estremamente strano visto che, addirittura, alcune sessioni del collegio sono andate vuote da delibere. Non ci spieghiamo quindi il motivo di questa urgenza. Soprattutto, andando a scorrere i temi toccati da quelle delibere, non si capisce proprio perché queste siano state fatte in regime di prorogatio , dato che non vi era il requisito dell'urgenza. È inoltre indicativo il fatto, che abbiamo contestato, della riforma delle tariffe delle bollette elettriche attuata dall'Autorità, fatta anch'essa con un potere che va al di là della sua competenza, a mio modo di vedere, e quindi andando a sconfinare in un campo che era molto più politico, piuttosto che di garanzia e di tutela. In molti casi, purtroppo, anche in questo settore e anche per questa Autorità abbiamo parlato di un Parlamento che è stato un po' esautorato dal suo potere di controllo. Purtroppo, questo è stato un po' il tema ricorrente della scorsa legislatura e, come stiamo vedendo anche in queste ore, è il tema ricorrente anche di questi pochi atti che stiamo discutendo. Al senatore Astorre dico che avremmo potuto anche farci trovare pronti, visto che la scorsa legislatura avremmo potuto anche lavorare su questo tema e farci trovare pronti proprio per non cadere in questa proroga. Ma tant'è, siamo arrivati a questo punto. È chiaro che occorrerà un'attenta vigilanza nei prossimi mesi e nei prossimi anni, comunque sia, proprio perché questi temi sono fondamentali. Non sono fondamentali soltanto per noi... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, vi invito a abbassare la voce. In Aula c'è un brusio eccessivo. Prego, senatore Lucidi, prosegua pure nel suo intervento. LUCIDI (M5S) . Grazie, signor Presidente. Come dicevo, questi temi sono stati importanti nel passato ma per noi sono fondamentali anche nel futuro. Tant'è che uno dei temi toccati dall'Autorità è proprio l'acqua e - guarda caso - l'acqua è ancora, a tutti gli effetti, il primo punto che abbiamo scritto nel nostro contratto di Governo. L'acqua pubblica, dunque, e l'Autorità garantisce proprio questo servizio. Noi abbiamo scritto in quel documento che l'acqua deve essere pubblica e che va tutelato il bene comune acqua, tra l'altro come volontà espressa con il referendum del 2011. Guarda un po': un altro tema di mancanza di tutela della sovranità popolare. Abbiamo parlato in quel documento della fondamentale importanza di ristrutturare la rete idrica, anche per rilevanti aspetti sanitari. Questo per poter fornire un servizio di qualità ai cittadini, a partire proprio dal bene fondamentale, dal bene comune acqua e, quindi, dalla qualità dell'acqua. Si tratta, quindi, di un argomento di rilevanza fondamentale, sul quale, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, il Parlamento dovrà essere attento sia con un'azione di controllo, ma soprattutto con una attenta guida politica. E che questa guida politica rimanga esclusivamente di controllo parlamentare. Concludo questo mio intervento semplicemente rivendicando il fatto che questa Autorità dovrà, sia durante questa proroga ma anche successivamente, avere un ruolo molto meno politico e più di garanzia per i servizi e soprattutto per i diritti dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. CIOFFI, relatore . Signor Presidente, intervengo molto brevemente perché nella discussione generale sono stati sollevati una serie di temi che riguardano le funzioni e l'approccio politico nei confronti dell'energia elettrica, del gas, dei rifiuti e dell'acqua; temi che, in un certo senso, hanno aperto un dibattito che mi auguro quest'Assemblea possa svolgere al fine di trovare il sistema migliore per raggiungere l'obiettivo (nel caso specifico, invece, stiamo semplicemente parlando della necessaria proroga della nomina dei componenti dell'Autorità). Il dibattito è quindi stato utile per la sua funzione politica preparatoria... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, diventa veramente difficile riuscire a sentire anche qui dalla Presidenza. Prego, senatore. CIOFFI, relatore . Dicevo che sarà utile per i lavori che il Parlamento si appresta a fare nel prossimo futuro. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. MORANDO, vice ministro dell'economia e delle finanze . Signor Presidente, non intendo replicare. Vorrei solo dire che il dibattito si è concentrato sulle iniziative che, a questo proposito, si dovranno sviluppare nel prossimo futuro, con particolare riferimento a modifiche legislative. È noto che questo Governo è in carica per l'esercizio dell'attività di amministrazione degli affari correnti e non è in grado, secondo Costituzione, di sviluppare iniziativa legislativa. Signor Presidente, approfitto per dirle in questa sede che per questa ragione, poiché entrambi gli ordini del giorno presentano il problema di sviluppare un'iniziativa legislativa da parte del Governo - qualora accettasse quegli impegni - che per tale ragione il Governo di cui mi onoro di far parte non è in grado di procedere. Pertanto, mi rimetterò su entrambi gli ordini del giorno al voto dell'Assemblea. (Applausi del senatore Calderoli) . PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che sono già illustrati nel corso della discussione generale e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CIOFFI, relatore . Signor Presidente, i due ordini del giorno sono stati approvati in Commissione. Il primo riguarda il settore dei rifiuti e l'altro l'acqua. In particolare, il secondo riguarda dei piccoli aspetti economici; però l'opportunità di intervenire in questo settore, che riguarda gli utenti morosi, è un impegno che deve assumere il prossimo Governo. Il parere del relatore è ovviamente favorevole su entrambi gli ordini del giorno. PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo si è già rimesso all'Assemblea per quanto riguarda gli ordini del giorno in esame. SANTANGELO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SANTANGELO (M5S) . Signor Presidente, intervengo ai sensi dell'articolo 114, comma 1 e chiedo, al fine di velocizzare i futuri lavori, se sia possibile, nel corso di questo suo turno di Presidenza ma anche per i futuri, utilizzare in automatico il voto elettronico, com'è abituale, visto che è una facoltà attribuita al Presidente. Al contrario, sarò costretto - l'ho detto all'inizio della precedente legislatura, quando il Regolamento era leggermente diverso - di volta in volta a chiedere sempre il voto elettronico. Credo che questa impasse potremmo superarla con un'interpretazione da parte delle Presidenze che, in automatico, potrebbero predisporre della procedura di votazione normale, che è quella elettronica. (Applausi dal Gruppo M5S) . CALDEROLI (L-SP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP) . Signor Presidente, avendo contribuito a questa modifica regolamentare, intervengo per confermare la mia interpretazione: la richiesta per il voto elettronico per tutta la giornata deve essere posta all'inizio della seduta e non subito prima delle votazioni, come ben scritto all'articolo 113, comma 2. (Applausi dal Gruppo L-SP) . PRESIDENTE . Senatore Santangelo, intanto le chiedo se la sua richiesta di voto elettronico sia estesa alla votazione degli ordini del giorno in esame. SANTANGELO (M5S) . Signor Presidente, avendo scritto anch'io la riforma del Regolamento, le sottolineo, al fine di velocizzare, che non c'è alcun ulteriore ragionamento rispetto a quello che le sto chiedendo. Suggerirei di utilizzare un pizzico di buonsenso nel consentire sempre di votare all'Aula con il sistema elettronico, che consente a tutti di potere votare in maniera veloce, avere la certezza di quello che si vota e di comunicare all'esterno, in maniera trasparente, quello che votiamo. Credo pertanto che si possa interpretare in tal senso la richiesta che ho fatto stamattina di voto elettronico, affinché sia serenamente estesa - e invito il collega Calderoli a seguirmi nel mio ragionamento - anche al pomeriggio: chiesta la mattina dovrebbe valere anche il pomeriggio, visto che c'è stata solo una sospensione dei lavori e si tratta di una seduta unica. Questo per facilitare i nostri lavori visto che siamo nelle prime fasi di applicazione del nuovo Regolamento. Credo che la cosa più semplice per tutti sarebbe che la sua Presidenza e quella degli altri Presidenti iniziassero ad adottare questa procedura come prassi. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Buccarella) . PRESIDENTE . Sottoporrò la questione alla Presidenza. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori. (La richiesta risulta appoggiata) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.101, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il Gruppo delle Autonomie esprimerà voto favorevole alla conversione in legge del decreto-legge in esame. Si tratta, come nel caso di Alitalia, di un voto tecnico per assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità per gli atti di ordinaria amministrazione. Come già sottolineato in discussione generale, bene ha fatto l'Autorità ad adottare preventivamente le linea guida volte a stabilire le macrotipologie di atti indifferibili e urgenti e bene ha fatto la Camera a introdurre il comma con il quale si prevede che ARERA, durante il periodo di prorogatio , trasmetta ogni quarantacinque giorni una relazione riguardante gli atti che sono stati adottati. È giusto aver introdotto questi accorgimenti cautelativi in un'ottica di garanzia dei commissari e naturalmente dell'Autorità. Tuttavia, non dimentichiamoci che un'Autorità così importante, che riguarda settori di notevole rilevanza strategica, oggi non è nelle condizioni di operare pienamente. Non è un caso che in Commissione, rispetto all'ordine del giorno con cui si chiedeva di avviare una riflessione sui compiti e le funzioni di ARERA, il Governo abbia precisato di non poter assumere impegni che eccedano dall'ordinaria amministrazione. Per questo diciamo nuovamente che il nostro auspicio è che questa fase d'incertezza e instabilità si chiuda quanto prima: lo stallo dura da troppo tempo. Il Paese necessita di risposte e di un Governo che, in tutte le sue articolazioni e in tutti i suoi uffici, sia nella possibilità di fornire elementi di indirizzo. Nel ringraziare i colleghi che, con la giusta e doverosa attenzione, hanno lavorato in Commissione speciale su atti urgenti del Governo, ribadisco il voto favorevole del Gruppo delle Autonomie. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, è chiaro che il presente decreto-legge ha un oggetto abbastanza limitato: la possibilità di una proroga per l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, al fine di assicurare una continuità delle funzioni. Tuttavia, evidentemente, non possiamo sottrarci dal sottoporre all'attenzione dell'Assemblea, anche nel momento in cui esprimiamo il nostro voto, alcuni profili di criticità che si sono aggiunti nel tempo rispetto alle funzioni svolte dall'Autorità. Vorrei quindi ricordare in particolare alcune questioni. Ci rendiamo tutti conto di quanto il settore energetico sia in radicale trasformazione e nei cinque anni trascorsi abbiamo posto una serie di questioni sulle fonti rinnovabili, l'efficienza energetica e anche rispetto all'urgenza di intervenire per fermare i cambiamenti climatici, su cui l'Autorità evidentemente ha preso altre decisioni. Vorrei ricordare in questa sede la discussione che si è svolta molte volte, anche nelle Commissioni competenti, sull'autoproduzione energetica e sulla questione dello scambio in loco . Pertanto, dal nostro punto di vista l'Autorità non ha svolto quel ruolo di avanguardia e di stimolo, non solo di mera regolazione e anche di garanzia della concorrenza in questo settore, che invece a nostro avviso avrebbe dovuto svolgere. Ciò in particolare su un'altra questione altrettanto delicata, se non ancor più delicata, che riguarda il sistema idrico. Non è un caso che, in particolare sul settore idrico, l'ARERA abbia svolto un ruolo a nostro avviso assolutamente negativo - desidero ribadirlo con forza in questa sede - a causa del mancato rispetto dell'esito referendario. Diciamo le cose come stanno: noi ci siamo trovati davanti a un paradosso, perché non solo nella scorsa legislatura il Parlamento ha fatto in modo, anche con una serie di riforme (penso alla riforma Madia), di intervenire per distorcere e non applicare l'esito del referendum , ma l'Autorità, che tra l'altro non era certamente investita del potere di interpretare l'esito referendario, non ha eliminato la tariffa in qualsiasi modo riconducibile alla remunerazione del capitale investito. Questo è un tema che io desidero ora stigmatizzare. È vero che oggi ci occupiamo soltanto della proroga, ma questo è un momento importante per porre con forza la questione relativa a quello che è stato fino ad oggi l'operato dell'Autorità, per non parlare di altre vicende, che portano ad evidenziare una serie di problemi, anche di conflitto d'interessi. Recentemente è stata attribuita all'Autorità anche la competenza sui rifiuti. Anche in questo caso si tratta di un'occasione e speriamo che i consiglieri che saranno rieletti la prendano seriamente in esame, perché non avranno soltanto il compito di definire meglio il perimetro dei servizi di gestione dei rifiuti solidi urbani, regolando anche gli impianti di interesse nazionale; ritengo infatti che l'Autorità dovrà avere più solerzia nel ricordarci che non solo il Parlamento europeo, ma anche questo Parlamento nella scorsa legislatura ha approvato un provvedimento sull'economia circolare; inoltre, sulla questione degli inceneritori sta per arrivare anche un pronunciamento europeo, perché il TAR ha rinviato alla Corte di giustizia dell'Unione europea alcune norme del decreto-legge sblocca Italia. Quindi, auspichiamo che anche su queste nuove competenze vi sia attenzione, come deve esserci attenzione sull'interpretazione del compito di regolazione e sul disegno del perimetro del servizio di gestione dei rifiuti urbani, non solo nell'ottica dell'applicazione delle norme europee e delle tre R (Riduca, Riusa, Ricicla) ma anche nell'ottica dell'economia circolare e quindi della vera innovazione in questo campo. Ovviamente questo significa anche, e speriamo che sia così, che dopo la proroga, nel corso di questa legislatura (anche se non so quale ne sarà il destino e nessuno lo sa in questo momento) si dovranno individuare figure di altissimo profilo per ricoprire i ruoli di commissari e presidente, che dovranno essere consapevoli, preparati e assolutamente all'altezza dei compiti di innovazione che proprio nei settori di stretta competenza dell'Autorità sono assolutamente necessari. Mi riferisco al campo dell'energia, della gestione dei rifiuti e al campo delle infrastrutture idriche o comunque al campo della risorsa idrica. In questi anni abbiamo voluto sottolineare questo profilo e i relativi profili di criticità dell'attività dell'Autorità con rilievi anche molto severi. È chiaro che il decreto riguarda una necessità, quella della proroga, ed è evidente che non possiamo certamente negare tale proroga, però il Gruppo Liberi e Uguali vuole rimarcare le carenze e i problemi che ci sono stati e ovviamente, nel farlo, noi indichiamo anche quale debba essere la strada su cui si dovranno muovere la prossima Autorità, i prossimi commissari e il prossimo Presidente. Per questo motivo annuncio il nostro voto favorevole sul provvedimento al nostro esame, ma solo per la necessità di una proroga. Vogliamo però che rimangano agli atti tutti i profili di criticità che si sono manifestati. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, colleghi, è il secondo provvedimento di questa legislatura, il secondo di questa giornata, il secondo provvedimento di proroga cui i Gruppi parlamentari si adeguano utilizzando spesso il termine "tecnico", dicendo che è una proroga tecnica. Io credo, invece, che sia una proroga politica e su questo noi ci pronunceremo come ci siamo pronunciati relativamente al decreto di proroga del commissariamento del prestito dell'Alitalia, anche in quel caso un decreto e una proroga politica. In quel caso però ci siamo astenuti per non creare ulteriore allarme e preoccupazione nel comparto e soprattutto tra i lavoratori che sono impegnati, giustamente, a difendere e a tutelare il vettore nazionale. In questo caso invece il nostro voto, come alla Camera, sarà contrario. Sarà contrario in termini di diritto. Voglio far notare ai colleghi parlamentari che questa Authority ha una vita di sette anni. Quando fu nominata, ormai ben più di sette anni fa, il contesto era del tutto diverso, era un' Authority per l'energia e il gas. Nel frattempo ha assunto ulteriori competenze, l'ultima delle quali con l'ultima legge di bilancio, particolarmente importante perché riguarda il ciclo dei rifiuti. Quando i commissari furono scelti, evidentemente lo furono per le loro competenze sull'energia e sul gas. Credo non abbiano le stesse competenze sul ciclo dei rifiuti o sui problemi idrici, quindi emerge macroscopicamente un problema di inadeguatezza. Nel contempo è una Authority che dura da sette anni; sette anni rappresentano una vita molto lunga per qualunque istituzione; in Italia credo che una tale durata l'abbia soltanto la Presidenza della Repubblica. Quindi si proroga di mesi - e non sappiamo più di quanti - un' Authority che già ha una vita di sette anni, che nel frattempo ha aumentato notevolmente le proprie competenze, peraltro con una proroga legislativa a fronte di una proroga già fatta su un parere del Consiglio di Stato dalla stessa Authority , che si è autorigenerata. Dico tutto questo per evidenziare il sistema di proroghe in cui noi ci stiamo collocando: a quasi novanta giorni dal voto (sono infatti passati quasi tre mesi, tra poche ore) ancora abbiamo un Governo in proroga; forse qualcuno voleva prorogare valutando a posteriori la precedente legislatura, che è finita tre mesi fa o, comunque, si è conclusa con l'atto elettorale di tre mesi fa (anche se formalmente è finita qualche giorno dopo). Si tratta quindi di un Governo in proroga da novanta giorni, senza che nemmeno si profili un Presidente incaricato, perché non c'è stato ancora un Presidente incaricato. Ebbene, ci troviamo di fronte a questo decreto-legge, che è stato modificato dalla Camera. Le due modifiche apportate dalla Camera appaiono due toppe peggiori del buco. La prima modifica, come è stato fatto notare, pone un limite, il 30 settembre. Noi avevamo proposto un altro limite, ancora più breve; ma il problema è che il limite del 30 settembre, già a detta degli stessi commissari, sarà ulteriormente superato a fronte del fatto che non è detto che vi sia un Governo capace di fare delle nomine entro il 30 settembre, che siano poi approvate dai due terzi delle rispettive Commissioni, con una maggioranza parlamentare che si prefigura diversa da quella che, verosimilmente, sarà espressa da un Governo - semmai ci sarà - in queste settimane. Pertanto, la toppa è peggiore del buco: mettendo la toppa di un limite, nell'incertezza del quadro politico che si sarà nel frattempo determinato, di proroga su proroga, avete posto un limite che voi stessi sapete sarà superato; con un altro decreto? La seconda toppa sta nell'aver chiesto a un ente che andrà avanti soltanto per l'ordinaria amministrazione, pur avendo, nel frattempo, decisioni importanti da assumere (perché ha competenza anche sul ciclo dei rifiuti), di garantire una trasparenza, trasmettendo ogni quarantacinque giorni alle Camere una relazione sugli atti assunti. Sarebbe forse stato meglio inserire nel decreto-legge una rendicontazione che non fosse soltanto limitata al decreto, dal momento che evidentemente si ravvisa questa necessità, come noi crediamo che ci sia, anche a fronte delle delibere di straordinaria importanza che l'Authority ha preso e prenderà, quando le potrà prendere. Quando? Qui non lo sa più nessuno. Proprio per queste ragioni noi crediamo che questo non possa essere un voto tecnico, ma che debba essere un voto di denuncia politica rispetto alle condizioni straordinarie di un regime di proroga che emerge in tutta evidenza oggi, ma che si configura come una proroga politica, che noi non possiamo accettare. Per questo esprimeremo un voto contrario. (Applausi dal Gruppo FdI) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, onorevole Morando, onorevole relatore Cioffi, vorrei ringraziare i colleghi del Gruppo Partito Democratico che sono intervenuti, i senatori Ferrazzi e Astorre. Il nostro voto sarà favorevole. Vorrei aggiungere poche riflessioni a quanto già hanno detto i colleghi Ferrazzi e Astorre. Oggi la velocità di innovazione e di trasformazione dei mercati è più elevata nell'energia che negli altri settori. Prova ne è anche l'attenzione prioritaria dedicata dall'Unione europea a questo settore, con le nuove iniziative legislative: penso al nuovo pacchetto Clean Energy for All Europeans. È proprio in questi momenti, in momenti di forte discontinuità, che assume maggiore rilevanza la capacità di dare certezza e trasparenza alle regole di funzionamento dei mercati, assicurando allo stesso tempo una rafforzata tutela dei consumatori. Ciò favorisce, peraltro, scelte di investimento efficienti e commisurate alle esigenze dei clienti. In questo contesto il regolatore (in questo caso ARERA), presidio tecnico e indipendente dei settori regolati, deve garantire che il cambiamento sia indirizzato a beneficio dell'interesse pubblico, mentre le scelte di politica energetica sicuramente sono e devono restare una prerogativa della politica. Al regolatore la responsabilità di individuare gli strumenti e le modalità attuative più idonee. Nell'attuazione di questo delicato compito, la legittimità del regolatore deve trovare fondamento nella sua terzietà rispetto ai diversi soggetti portatori di interesse, nella chiarezza del mandato, in forme trasparenti di partecipazione diffusa alle decisioni. L'ARERA deve essere in grado di rispondere in modo efficace alle sfide, di consentire al consumatore di effettuare scelte consapevoli e informate, di permettere lo sviluppo di nuove forme smart di consumo, di trovare forme più efficaci per tutelare i consumatori più vulnerabili, particolarmente esposti nel processo di liberalizzazione del mercato energetico. Vorrei sottolineare come la povertà energetica rappresenti già oggi un problema grave, destinato ad aggravarsi nel futuro a seguito delle difficoltà per molte famiglie di investire in efficienza energetica e rafforzare la verifica e il rispetto del quadro regolatorio. Un'ulteriore sfida per i prossimi anni è la gestione della quantità di investimenti necessari per la transizione verso un sistema energetico sostenibile (quella che viene chiamata economia circolare). E agli obiettivi di economia circolare spinge molto la Commissione e l'Unione europea, e credo che noi dovremmo accogliere questa spinta che ci porterà a nuove modalità di trasporto, dall'auto elettrica all'idrogeno; a nuovi modelli di consumo e di interazione tra consumatori; allo sviluppo di reti più intelligenti e flessibili. Su questo quadro regolatorio avrà quindi sempre più potere il livello sovranazionale e il livello europeo, dove opera un'agenzia europea istituita nel 2009, e quindi la nostra Autorità nazionale è deputata a far sentire la sua voce nell'ambito di un contesto europeo importante, nell'ambito dell'Agenzia europea della regolazione, nell'ambito delle linee guida della Commissione europea. Questo è un pezzo della sfida più generale che abbiamo davanti. Stare in Europa, rafforzare l'integrazione europea e rafforzare politiche comuni anche sul tema dell'energia, ma sapendoci stare e salvaguardando l'interesse dell'Europa mediterranea. (Applausi dal Gruppo PD) . VALLARDI (L-SP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALLARDI (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, anticipo fin da subito il voto favorevole del Gruppo della Lega al provvedimento che ci accingiamo a votare, che rappresenta - come già ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto - una proroga funzionale dei componenti dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas. Si tratta di una misura che oggi si delinea come indifferibile e urgente per non privare il Paese di un organismo regolatore del sistema tariffario nazionale. L'Agenzia è nata nel 1995 con il nobile intento di evitare che i cittadini consumatori italiani continuino ad essere ulteriormente vessati e tassati su temi importantissimi come l'energia elettrica e il gas. Nel corso degli anni si sono aggiunti temi vitali come la gestione dell'acqua pubblica e i rifiuti; temi sicuramente molto delicati, visto che abbiamo a che fare con i servizi essenziali e soprattutto con le tasche dei cittadini. Credo sia abbastanza naturale pensare che forse l'ultimo Governo ci poteva anche pensare prima (nominando il presidente e i quattro rappresentanti del consiglio collegiale di ARERA), visto che la data di scadenza dell'Autorità era fissata già da sette anni e si sapeva che avrebbero dovuto essere nominati. Credo, quindi, che dalle elezioni del 4 marzo 2018, di cui tutti eravamo a conoscenza, forse il Governo Gentiloni Silveri avrebbe potuto per tempo pensare alla sostituzione e alla nomina di questi componenti e oggi, forse, non sarebbe servito nemmeno essere qui in Aula. Spetterà chiaramente al prossimo Governo la nomina di queste persone. Credo che alla fine, senza nessuna polemica, sia una cosa anche molto positiva, viste le importanti funzioni di questa Autorità di vigilanza. ARERA, come abbiamo già detto, si occupa di molte funzioni, controlla acqua, luce, gas, reti e altro, praticamente è una società che controlla sistematicamente tutti i servizi di cui noi cittadini usufruiamo ogni giorno nelle nostre case. Per quanto riguarda la gestione dell'energia elettrica, noi del Gruppo della Lega riteniamo debba essere a livello nazionale, anche perché in parte l'energia elettrica, purtroppo, siamo costretti a importarla dall'estero, quindi una gestione a livello nazionale ci sembra più che giustificata. Lo stesso dicasi per il gas: ne produciamo pochissimo e ne abbiamo pochissimo nel nostro sottosuolo per questo siamo costretti ad importarlo quasi totalmente dall'estero; quindi, anche su questo tema crediamo che una regia a livello nazionale sia assolutamente condivisibile. È invece estremamente importante e delicato il ragionamento sull'acqua, perché si tratta di un risorsa che ha chiaramente e indiscutibilmente una natura di bene pubblico, anche perché su tale natura abbiamo fatto un referendum nel 2011, in cui la quasi totalità delle persone si è espressa in modo favorevole rispetto al fatto che l'acqua rimanga un bene pubblico. Infatti, nonostante il quesito referendario non abbia assolutamente inciso direttamente né sull'indizione delle gare, né sulla qualificazione di rilevanza economica del servizio idrico, il risultato referendario, avendo stabilito chiaramente l'assenza delle possibilità della remunerazione del capitale investito, fa venire meno - purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, ma noi alla fine riteniamo anche per fortuna - l'interesse degli imprenditori privati, che non hanno assolutamente la possibilità di fare degli utili sulla gestione del servizio dell'acqua. La gestione dell'acqua, per ovvie ragioni, è qualcosa che esisteva ben prima dell'entrata in funzione di ARERA, gran parte del territorio nazionale si gestiva tranquillamente questo servizio senza alcun problema particolare. Ovviamente ciò dipende anche molto dalla posizione geografica: al Nord c'è una diffusione più capillare degli acquedotti, al Sud sappiamo bene che ci sono criticità maggiori. Ogni amministrazione pubblica locale ha sempre cercato, per ovvie ragioni, di gestire al meglio la propria acqua, assolutamente indispensabile per le famiglie e per i cittadini. Il Gruppo della Lega ritiene che l'eccessiva centralizzazione del servizio e della gestione, probabilmente con ulteriori oneri di struttura assolutamente non giustificati, sia esattamente quello che non deve essere fatto: non è l'economia di scala la priorità da perseguire ad ogni costo, ma le vere priorità sono l'efficienza del servizio e in primis , assolutamente, la qualità dell'acqua. Noi in Veneto purtroppo qualche problema lo abbiamo avuto recentemente con la gestione dei FAS e sappiamo molto bene cosa significa quando si ipotizza anche lontanamente che vi sia un inquinamento all'interno delle reti di acqua pubblica. Chiaramente, la qualità dell'acqua passa attraverso forti investimenti sulle reti e sulle fonti idriche di approvvigionamento. La posizione della Lega è stata da sempre diretta a confermare che l'acqua è un bene pubblico, che le reti sono un patrimonio pubblico appartenente ai Comuni, che le gestioni efficienti e virtuose vanno garantite e tutelate, in primis gli affidamenti in house , se possibile. Abbiamo sempre preferito la gestione pubblica dell'acqua, piuttosto che il monopolio dei privati o dei partner europei. Stessa cosa per i rifiuti, dove ARERA potrebbe essere utile per convincere molti territori - lo dico in maniera positiva - del Centro e del Sud Italia, dove spesso ci sono ancora oggi amministrazioni locali reticenti in materia di raccolta differenziata e gestione corretta dei rifiuti. Dobbiamo ricordare e sottolineare che in Italia vi sono territori, in gran parte concentrati nella parte settentrionale del Paese, dove la questione è stata affrontata da tempo e in maniera assolutamente adeguata, tanto che, non da adesso ma già da parecchi anni, gli obiettivi che anche a livello europeo sono stati fissati per il nostro Paese sono già stati raggiunti e abbondantemente superati. Abbiamo esempi positivi. Ricordo l'esempio della Provincia di Treviso, che è stato citato anche nel recente accordo di programma tra Lega Nord e Movimento 5 Stelle. ARERA potrebbe fare un buon lavoro per la situazione dei rifiuti nel nostro Paese. Un Paese, il nostro, dove ci sono territori che in maniera virtuosa raggiungono livelli straordinari di efficienza. Lo dico solo a titolo di esempio. Ci sono territori che raggiungono anche l'85 per cento di raccolta differenziata. Abbiamo luoghi dove le tariffe per una famiglia media di quattro persone non superano i 200 euro all'anno. Altresì, vi sono territori dove le stesse persone, con le stesse dimensioni del nucleo familiare e della casa, pagano tariffe pari a più del doppio. Per quattro persone si arriva a pagare 400-500 euro all'anno. Quindi, capite che gli esempi virtuosi vanno spostati, copiati e duplicati per poter raggiungere un'efficienza generale. Non è possibile che ci siano servizi tanto disomogenei in tutto il Paese. Dobbiamo estendere le politiche e gli impianti che realmente funzionano. Abbiamo in Veneto (cito esempi anche in Friuli e Lombardia) situazioni impiantistiche di eccellenza, che trasformano tutto il rifiuto in risorsa. Ci sono aziende che trasformano la frazione organica dei rifiuti completamente in energia, passando ad esempio attraverso il biometano, che viene usato per far funzionare gli automezzi. Pensiamo - non è fantascienza - che dal biometano si riesce a estrarre (in termini tecnici si dice strippare) la CO 2 che viene usata anche nel settore alimentare. Ci sono aziende che trasformano i rifiuti in acqua calda con il teleriscaldamento, aziende che trasformano i rifiuti in elettricità per le case e per gli impianti stessi, aziende che trasformano i rifiuti in compost o terriccio per l'agricoltura o il florovivaismo. Questi sono esempi che dobbiamo prendere in considerazione in un'ARERA a cui dobbiamo dare nuovi compiti per far funzionare meglio questo Paese. Il Gruppo della Lega Nord voterà sicuramente a favore di questo provvedimento, perché assolutamente lo dobbiamo fare. Chiaramente, però, con l'intento che quanto prima, soprattutto attraverso le nuove nomine, si metta mano in maniera più efficiente alla funzione di questa azienda. (Applausi dal Gruppo L-SP. Congratulazioni) . PAROLI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAROLI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, anche il Gruppo di Forza Italia annuncia il proprio voto favorevole. Ci troviamo di fronte a un provvedimento necessario, direi quasi dovuto. Anche noi confermiamo, da un punto di vista tecnico, una presa d'atto del fatto che i componenti dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, cosiddetta ARERA, che durano in carica sette anni e non possono essere confermati, sono arrivati alla loro scadenza naturale, la terza consiliatura. E opportunamente, con delibera 8 febbraio 2018, il collegio di ARERA, in vista dell'approssimarsi della suddetta scadenza, ha stabilito di conformarsi al parere del Consiglio di Stato e, pertanto, di operare, a far data dal 12 febbraio 2018, in regime di specifica prorogatio , per una durata massima di sessanta giorni dalla scadenza naturale del proprio mandato, stabilendo altresì che in detto regime di prorogatio il collegio medesimo esercita le proprie funzioni solo limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti. Va ricordato che il parere del Consiglio di Stato, al quale si era conformata anche la seconda consiliatura dell'Autorità, ha affermato in sintesi che l'Autorità, in quanto istituzione indipendente di nomina anche parlamentare e non soggetta, in caso di vacanza dell'organo, al potere sostitutivo del Governo, è sottratta dall'applicazione del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 293, che prevede la prorogatio di quarantacinque giorni degli organi amministrativi. Considerata la particolare rilevanza e la non surrogabilità delle funzioni affidate all'Autorità, nel caso di simultanea scadenza di tutti i componenti del collegio della medesima Autorità, si deve ammettere, a titolo eccezionale, la possibilità di una specifica prorogatio , al fine di assicurare la continuità delle funzioni nelle more della nomina del nuovo collegio. Tale specifica prorogatio si deve tuttavia esaurire entro il termine massimo, non ulteriormente prorogabile, di sessanta giorni, decorrenti dalla scadenza del mandato, con limitazione però dei poteri e degli atti di ordinaria amministrazione da quelli indifferibili e urgenti. Con delibera 9 aprile 2018 il collegio dell'Autorità, a fronte del contesto congiunturale determinatosi a seguito delle elezioni politiche, nel quale tutt'ora il quadro delle istituzioni competenti al procedimento di nomina dei componenti dell'Autorità stessa risulta ancora incompleto, e in mancanza di interventi legislativi indicanti la prosecuzione o la reintegrazione dell'esercizio delle funzioni da parte della terza consiliatura, ha precisato che, concluso in data 12 aprile 2018 il periodo di specifica prorogatio della terza consiliatura dell'Autorità, a decorrere dal giorno 13 aprile 2018 e sino l'insediamento della prossima quarta consiliatura, in assenza di interventi di altre istituzioni che indichino nelle more la prosecuzione e il reintegro dell'esercizio delle funzioni da parte dell'attuale consiliatura, l'attività amministrativa dell'Autorità sarà curata dagli uffici della medesima, nei limiti delle funzioni e dei provvedimenti non riservati dalla legge al collegio. Il giorno successivo è intervenuto - come è noto - il decreto-legge 10 aprile 2018, n. 30, che ha disposto l'estensione del periodo di specifica prorogatio del collegio dell'Autorità. Il decreto-legge ha consentito al collegio dell'Autorità la prosecuzione nell'esercizio delle proprie funzioni, sia pure nei limiti già individuati dal sopracitato parere del Consiglio di Stato, degli atti di ordinaria amministrazione o indifferibili e urgenti. È chiaro, peraltro, che tali provvedimenti, ancorché nulli, rimarranno efficaci fino a quando la nullità degli stessi non verrà accertata dal giudice amministrativo, in caso di eventuale mancata conversione del decreto-legge in esame. È per questa ragione quindi che, evidenziando rilevanti problemi di precarietà dei provvedimenti adottati sulla base di decreto-legge non convertito, offre serie argomentazioni - noi crediamo anche assolutamente non optabili - a supporto della necessità di conversione di questo decreto-legge, onde assicurare la certezza del diritto e la stabilità del quadro regolatorio. La vera novità è che l'Autorità si dovrà occupare anche della regolamentazione e del controllo del settore dei rifiuti. Su questa scelta credo che si aprirà un dibattito importante - io spero - nelle Aule parlamentari e nelle Commissioni competenti, per alcune materie che già sono state accennate, sulle quali evidentemente omettiamo una discussione in fase di dichiarazione di voto. Ma è chiaro che, nell'attività di regolamentazione e controllo del settore dei rifiuti, è necessario - lo diciamo chiaramente - che si operi, da un lato, nella direzione dell'economia circolare e, dall'altro, con regole aperte al mercato e alla concorrenza, consapevoli che ciò apre un dibattito e che dobbiamo coniugare il mercato e la concorrenza con un'eccellenza che abbiamo - come è già stato citato da alcuni colleghi - all'interno delle multiutilities che oggi si occupano di questi servizi nel nostro Paese e che in molti casi, pur essendo quotate in borsa, sono a maggioranza pubblica. È chiaro che è necessario coniugare la presenza di eccellenze da un punto di vista pubblico con l'apertura al mercato per quel che riguarda il privato: solo l'apertura al mercato darà la possibilità ai cittadini di risparmiare sui costi dei servizi, a partire dalla tassa sui rifiuti. È evidente che a dirci come coniugare queste due necessità saranno il prossimo futuro e la discussione all'interno di quest'Aula e - come prima dicevo - delle Commissioni. Anche per queste ragioni la nomina del collegio dell'Autorità ha grande rilevanza - non lo devo né sottolineare, né evidenziare - e necessita - secondo noi - di un ampio consenso. Forza Italia vigilerà e sarà attenta perché i futuri membri abbiano i requisiti di alta professionalità richiesti e il nostro voto sarà favorevole anche e soprattutto perché - e concludo - le aziende e i consumatori possano avere nell'Autorità un presidio autorevole. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . GIROTTO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIROTTO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, il provvedimento in esame è un atto dovuto, che reca misure urgenti al fine di assicurare la continuità delle funzioni di ARERA attraverso la proroga della durata in carica dei rispettivi componenti il collegio, nominati per sette anni, con decreto del Presidente della Repubblica dell'11 febbraio 2011 e scaduti l'11 febbraio 2018. Faccio una prima considerazione: non saremmo qui oggi se fosse stato accolto l'emendamento che avevamo presentato alla legge di bilancio qualche mese fa, perché avevamo previsto che la situazione sarebbe stata quella odierna e, quindi, avevamo proposto un emendamento per prorogare la durata in carica dei membri dell'Autorità. Se fosse stato in quell'occasione approvato, avremmo oggi impiegato il tempo in maniera migliore, ma la maggioranza della scorsa legislatura ha deciso altrimenti. Il decreto- legge è composto da due articoli, nel primo dei quali si dispone che i componenti continuino a esercitare le proprie funzioni per gli atti di ordinaria amministrazione e quelli indifferibili e urgenti fino alla nomina dei nuovi componenti la predetta Autorità, non oltre il novantesimo giorno dal giuramento del primo Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto e, comunque, non oltre il 30 settembre 2018. Esso stabilisce che durante questa prorogatio l'ARERA trasmetta alle Camere una relazione concernente gli atti di ordinaria amministrazione e quelli indifferibili e urgenti. Inoltre prevede che, nella prima relazione, vengano esposte le motivazioni degli atti adottati nel periodo intercorso tra l'entrata in vigore del decreto-legge fino alla sua ratifica. L'articolo 2 dispone in ordine all'entrata in vigore del provvedimento. È quasi inutile sottolineare l'importanza che riveste l'Autorità, a cui spetta il compito di definire il quadro regolatorio nell'ambito di settori primari come energia, acqua e rifiuti; ambito regolatorio che va però definito in base a dei principi stabiliti dal Parlamento. Ad essa spetta, in particolare, promuovere una sana concorrenza, l'efficienza e adeguati sistemi tariffari, con l'obiettivo di consolidare in tutto il Paese elevati standard di qualità dei servizi al miglior prezzo possibile per i cittadini. Fino a qui si tratta della parte formale, che abbiamo sentito più volte e anche noi ribadito. Entriamo ora, però, nel merito. Abbiamo detto che l'Autorità deve definire il quadro regolatorio tecnico, ma con dei principi che devono essere ispirati dal Parlamento. Questo però è un ruolo che non sempre è stato rispettato, anzi spesso non è stato rispettato. Molte volte - come ricorderanno i colleghi della scorsa legislatura, il Movimento 5 Stelle ha denunciato in quest'Aula e in altre sedi, con ogni mezzo, il comportamento ritenuto non corretto - e ribadisco non corretto - tenuto dall'Autorità, con l'adozione di alcuni provvedimenti che hanno oltrepassato le sue facoltà; provvedimenti che hanno ostacolato o addirittura si sono posti contro gli indirizzi dettati dalle norme approvate dal Parlamento. Quindi, occorre fare attenzione: stiamo parlando del fatto che l'Autorità ha posto in essere delle cose che il Parlamento non le aveva delegato, ma che erano addirittura contrarie a quanto da esso approvato. Ci riferiamo, ad esempio, alla riforma della tariffa della bolletta per la fornitura di energia elettrica, con il relativo superamento della progressività, che ha comportato l'incremento di quasi 100 euro all'anno della bolletta per milioni di clienti domestici, quelli che consumano poca energia e spesso rappresentano le famiglie più deboli. Il collega prima parlava di scarsi investimenti per efficientare le abitazioni, le industrie, ma questa riforma che ha posto in essere l'Autorità - ce lo dicono gli stakeholder di settore e tutte le associazioni di categoria - ha di fatto trasformato il regime tariffario da progressivo a regressivo e quindi ha scoraggiato gli investimenti per la realizzazione di interventi sia di risparmio energetico e di efficienza energetica, che di autoproduzione e autoconsumo di energia rinnovabile. Viceversa, questa riforma ha favorito la creazione di rendite dei distributori di energia. In questo caso, quindi, l'Autorità ha esercitato un potere che non gli compete e ha determinato l'indirizzo di politica energetica nazionale, politica energetica nazionale che invece spettava e spetta a noi, al Parlamento. Ora è chiaro che, rispetto a qualche mese fa, la composizione parlamentare è cambiata e quindi il Movimento 5 Stelle si augura che il Parlamento si riprenda le proprie prerogative. Ribadisco: ho il massimo rispetto per quelle dell'Autorità, ma il Parlamento deve riprendersi le proprie esclusive prerogative parlamentari, e il termine «esclusive» significa moltissimo. Chiedo la vostra attenzione su questa vicenda perché dobbiamo riprendere un ruolo che il Parlamento nella scorsa legislatura si è lasciato scippare: il Parlamento, cioè, si è svestito del proprio ruolo e lo ha lasciato in mano all'Autorità. Noi, invece, dobbiamo riprenderci questo ruolo perché afferisce a servizi essenziali come acqua, energia e rifiuti. Attenzione, perché dalle regole che l'Autorità determina non dipende solo il rispetto dell'indirizzo politico parlamentare e degli accordi internazionali su clima e energia ma, in soldoni, le opportunità sociali, ambientali ed economiche che l'attuazione di queste politiche crea verso la collettività. Ho detto pochi minuti fa che la riforma della tariffa ha depresso in maniera sostanziale i nuovi investimenti: una regola tecnica, quindi, ha depresso l'economia. Queste opportunità non saranno realizzate se, da una parte, il Parlamento non sarà capace di riassumersi le proprie responsabilità e, dall'altra, l'Autorità non sarà capace di non esondare dalle proprie, svolgendo solo le funzioni che le competono. Questo significa che il ruolo dell'Autorità è importantissimo e può determinare quanto andremo verso nuovi modelli sostenibili decarbonizzati, quanto andremo verso una transizione energetica rinnovabile e verso l'economia circolare, quanto, quindi, avremo benefici interni diretti, capaci di stimolare la domanda interna, la crescita e il progresso economico in settori produttivi nazionali. Ricordo che abbiamo abbondanza di studi che quantificano in mezzo milione - come saldo complessivo, quindi tenendo conto anche delle perdite - i nuovi posti di lavoro che possiamo creare abbracciando efficienza energetica e fonti rinnovabili. Ma, attenzione, questo risultato non lo raggiungiamo se non c'è un'efficace e soprattutto rapida stesura delle regole tecniche. Noi corriamo il serissimo rischio di perdere ulteriori posti di lavoro. Come ricordate tutti, nelle fonti rinnovabili abbiamo perso 120.000 posti di lavoro negli ultimi sette anni; bene, adesso dobbiamo fare attenzione, perché rischiamo di fare, purtroppo, la stessa cosa per quanto riguarda il settore della mobilità, che afferisce a un milione di posti di lavoro. Tutta la filiera estesa della mobilità conta un milione di posti di lavoro. Dobbiamo permettere al mercato delle auto elettriche di circolare a pieno titolo, di entrare nel settore della mobilità, di entrare, soprattutto, nel mercato dei servizi elettrici perché, forse qualcuno non lo sa, negli altri Paesi le auto elettriche sono già nel mercato dei servizi elettrici, mentre in Italia non possono ancora entrare in tale mercato. Nel futuro il ruolo delle auto elettriche sarà centrale, perché il dispacciamento dei servizi ancillari, come lo stoccaggio energetico, sostituirà la produzione come fattore generatore di reddito per gli operatori. Voglio dire che nel futuro gli operatori non faranno più i soldi producendo elettricità, ma con il mercato del dispacciamento. Ora, capisco che sia un argomento un po' tecnico, che, magari, qui non tutti lo conoscono e che non è semplicissimo, ma noi siamo qui per anticipare e regolamentare il futuro, non per farci travolgere dal futuro e subirlo! (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Buccarella) . Mentre è quello che stiamo facendo. La situazione politica attuale, ovviamente, non favorisce questo percorso. Quindi, come Movimento 5 Stelle, noi siamo assolutamente vogliosi e desiderosi di far partire questo Governo, di far partire le Commissioni e di lavorare in maniera tale che, finalmente, si possa nominare il nuovo collegio, introducendo figure naturalmente di grande competenza e professionalità nel settore, ma introducendo, decisamente, una discontinuità rispetto al comportamento tenuto nel precedente settennato, che ha comportato quei 120.000 posti di lavoro persi e, in questo momento, il rischio di perderne di ulteriori. Ai sensi della legge del 14 novembre 1995, i componenti dell'Autorità sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, previa delibera del Consiglio dei Ministri su proposta dei Ministeri competenti che, in questo caso, saranno i Dicasteri dello sviluppo economico e dell'ambiente. Queste designazioni, però, sono previamente sottoposte al parere vincolante delle Commissioni parlamentari competenti votato, come sapete, con la maggioranza qualificata dei due terzi: questo può avvenire ed è nostra responsabilità farlo avvenire, ma solo nel caso di un Governo pienamente legittimato, quindi di un Parlamento pienamente funzionante e di un Governo pienamente legittimato. Che non si pensi, invece, di fare manovre strane con Governi non pienamente legittimati, questo assolutamente non lo vogliamo permettere. In questo caso, questo è un decreto assolutamente dovuto e tecnico e per questo annunciamo il voto favorevole del Movimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Buccarella) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Essendo concluso l'esame degli argomenti previsti dal calendario dei lavori, la seduta di domani, giovedì 31 maggio, non avrà luogo. Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Il Senato è convocato a domicilio. La seduta è tolta (ore 18,19) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A. (297) () ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE Art. 1. 1. È convertito in legge il decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A.. 2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . ________________ N.B. Approvato, con modificazioni al testo del decreto-legge, il disegno di legge composto del solo articolo 1. ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 1. (Misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A.) 1. All'articolo 12 del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole: «sino al 30 aprile 2018» sono sostituite dalle seguenti: «sino al 31 ottobre 2018»; b) al comma 2, al secondo periodo, le parole: «ed è restituito entro il termine dell'esercizio» sono soppresse; c) al comma 2, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «L'intero finanziamento è restituito entro il 15 dicembre 2018.». EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 2. (Entrata in vigore) 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 aprile 2018, n. 30, recante misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) (349) ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE IN SEDE DI CONVERSIONE NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. 1. Il decreto-legge 10 aprile 2018, n. 30, recante misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA), è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge. 2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. ________________ N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1. Allegato MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 10 APRILE 2018, N. 30 All'articolo 1: al comma 1, le parole: «e, comunque, non oltre il novantesimo giorno dall'insediamento del primo Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «non oltre il novantesimo giorno dal giuramento del primo Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto e, comunque, non oltre il 30 settembre 2018»; dopo il comma 1 è aggiunto il seguente : «1- bis. L'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, durante il periodo di cui al comma 1, trasmette alle Camere, ogni quarantacinque giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, una relazione concernente gli atti di ordinaria amministrazione e quelli indifferibili e urgenti adottati nel periodo di riferimento, con l'illustrazione dei presupposti e delle motivazioni. Nella prima relazione l'Autorità dà conto anche degli atti adottati nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del presente decreto e quella di entrata in vigore della presente disposizione, nonché delle linee guida eventualmente adottate al fine di individuare gli atti emanati dalla predetta Autorità da considerare di ordinaria amministrazione ovvero indifferibili e urgenti». ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Articolo 1. 1. I componenti l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente nominati con decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2011 continuano ad esercitare le proprie funzioni, limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti, fino alla nomina dei nuovi componenti la predetta Autorità non oltre il novantesimo giorno dal giuramento del primo Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto e, comunque, non oltre il 30 settembre 2018. 1- bis . L'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, durante il periodo di cui al comma 1, trasmette alle Camere, ogni quarantacinque giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, una relazione concernente gli atti di ordinaria amministrazione e quelli indifferibili e urgenti adottati nel periodo di riferimento, con l'illustrazione dei presupposti e delle motivazioni. Nella prima relazione l'Autorità dà conto anche degli atti adottati nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del presente decreto e quella di entrata in vigore della presente disposizione, nonché delle linee guida eventualmente adottate al fine di individuare gli atti emanati dalla predetta Autorità da considerare di ordinaria amministrazione ovvero indifferibili e urgenti. ORDINI DEL GIORNO ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE Articolo 2. 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 297: sull'emendamento 1.1 (testo 2)/100, il senatore Di Micco avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 1.1 (testo 2), la senatrice Giannuzzi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'ordine del giorno G1.107, il senatore Comincini avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale, il senatore Ruspandini avrebbe voluto esprimere un voto di astensione. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barbaro, Bruzzone, Cattaneo, Faraone, La Russa, Napolitano, Nencini, Pianasso, Ripamonti e Rojc. Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato le seguenti variazioni nella Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo: cessano di farne parte i senatori Catalfo, Di Piazza, Giarrusso e Paragone; entrano a farne parte i senatori Coltorti, Di Nicola, Lucidi e Patuanelli. Disegni di legge, annunzio di presentazione Presidente del Consiglio dei ministri Conversione in legge del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (435) (presentato in data 29/05/2018); senatori Lonardo Alessandrina, Ronzulli Licia, Schifani Renato, Cesaro Luigi, De Siano Domenico, Papatheu Urania Giulia Rosina, Messina Alfredo, Sciascia Salvatore, Barachini Alberto, Toffanin Roberta, Floris Emilio, Caliendo Giacomo, Mallegni Massimo, Berardi Roberto, Stabile Laura, Dal Mas Franco, Pichetto Fratin Gilberto, Gallone Maria Alessandra, Pagano Nazario Disposizioni in materia di istituzione dell'Albo nazionale degli esperti di veicoli e danni a cose (436) (presentato in data 29/05/2018); senatrice Boldrini Paola Disposizioni per il sostegno e la valorizzazione delle bande musicali (437) (presentato in data 30/05/2018); senatori Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Messina Alfredo, Ronzulli Licia, Giammanco Gabriella, Modena Fiammetta, Rizzotti Maria, Aimi Enrico, Schifani Renato, Damiani Dario Disposizioni in materia di riqualificazione delle aree urbane degradate (438) (presentato in data 30/05/2018). Disegni di legge, assegnazione In sede referente Commissione speciale su atti urgenti del Governo Presidente del Consiglio dei ministri Ministro economia e finanze Conversione in legge del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (435) (assegnato in data 30/05/2018). Governo, trasmissione di documenti Il Ministro della salute, con lettera in data 17 maggio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa, relativa all'anno 2017 ( Doc . CLXIV, n. 1). Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione Il Ministro della difesa, con lettera in data 16 maggio 2018, ha inviato, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sulla procedura d'infrazione n. 2017/2185 - avviata ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - relativa alla violazione della direttiva 2009/81/CE nel quadro dell'appalto per l'acquisto di sei pattugliatori polivalenti d'altura (PPA) con ulteriori quattro in opzione, una nave di supporto logistico (LSS) e una unità da trasporto e sbarco (LHD) (già procedura di infrazione n. 179/XVII Legislatura) (Procedura di infrazione n. 3/1). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Fusco ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00162 del senatore Castaldi ed altri. Interrogazioni Atto n. 3-00016 STEFANO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: le organizzazioni comuni dei mercati (Ocm) sono state create nel contesto iniziale della politica agricola comune per gestire la produzione e il commercio della maggior parte del settore agricolo dell'Unione europea; il bando Ocm vino "Paesi terzi" permette di finanziare, con un contributo a fondo perduto, che va dal 50 all'80 per cento, tutti i costi da sostenere per promuovere i prodotti fuori dalla UE, con un limite di spesa, per ogni azienda, pari al 20 per cento del fatturato dell'anno precedente; il decreto ministeriale pubblicato il 10 agosto 2017 indica le modalità attuative della promozione sui mercati dei Paesi terzi e all'articolo 10 individua i criteri di priorità per i progetti ammissibili al finanziamento, tra cui: "Il progetto è rivolto ad un nuovo Paese terzo e a un nuovo mercato del Paese terzo, ovvero dove il soggetto proponente nel corso della programmazione 2014-2018 non ha realizzato azioni di promozione con il contributo comunitario"; la Spagna, a tal riguardo, ha chiesto alla UE che tale principio non venga considerato un criterio di priorità per la graduatoria dei progetti finanziabili, ma piuttosto un criterio di esclusione; la Direzione generale agricoltura della Commissione europea ha interpretato tale disposizione stabilendo che i produttori vinicoli europei, per la prossima programmazione, cioè quella per gli anni 2018-2023, non potranno godere dei finanziamenti per la promozione nei Paesi dove già hanno svolto tale attività negli ultimi 5 anni; l'Italia, che negli ultimi 5 anni ha puntato con forza sulla promozione all'estero, tra tutti in Usa e in Cina, sembra dunque impossibilitata a continuare queste attività fino al 2023; considerato che: nel 2017, le vendite all'estero di vino italiano hanno toccato il record storico di 6 miliardi (con un aumento del 6 per cento sul 2016) con una ripresa anche delle esportazioni a volume, attestate a 21,5 milioni di ettolitri. Tale comparto, che ha un fatturato di 13 miliardi, vale il 15 per cento delle esportazioni agroalimentari italiane, che nel 2017 hanno superato i 41 miliardi; secondo l'ultimo rapporto di Ismea, l'Italia, nonostante in assoluto risulti alle spalle della Francia in termini di valore dell' export e della Spagna in quanto a volume, è però il primo esportatore in volume in Usa, Germania, Regno Unito, Svizzera e Canada e in valore verso Germania, Russia e Svizzera; il ruolo dei mercati extra UE è molto cresciuto nel corso dell'ultimo decennio, passando dal 45 al 49 per cento nel 2017 in valore e dal 27 al 34 per cento nelle quantità. Ad inizio 2018, l'Italia ha anche registrato uno storico sorpasso ai danni della Spagna, conquistando la quarta posizione nelle esportazioni di vino in Cina; secondo i dati diffusi dall'Agenzia Ice di Pechino, la quota italiana (più 63 per cento in termini di valore nel primo trimestre) è passata dal 5 al 7 per cento in meno di due anni, superando i 55,6 milioni di dollari; un'indagine sul settore vinicolo italiano dell'Area studi di Mediobanca riferisce che l'area asiatica è stata la più dinamica del 2017 (con un aumento del 21,1 per cento di vendite sul 2016), segno che l'azione di promozione dei vini italiani sul mercato orientale sta dando i suoi frutti; la novella interpretativa della Direzione generale agricoltura della Commissione europea si tradurrebbe quindi per l'Italia nell'impossibilità di continuare a promuovere il vino in Paesi chiave, come gli Stati Uniti e la Cina, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, anche in accordo con i Ministri dell'agricoltura degli altri Stati membri dell'Unione europea, per contrastare tale interpretazione, che avrebbe effetti devastanti su un settore strategico quale è appunto quello del vino per l'Italia e per il made in Italy . Atto n. 3-00018 BERUTTI Al Ministro dell'interno Premesso che: il comando dei Vigili del fuoco di Alessandria copre un territorio comprendente 190 comuni e connotato da una significativa realtà industriale che include aziende leader mondiali nei settori di rispettiva competenza, 3 tratte autostradali, il cantiere per la realizzazione del terzo valico ferroviario e 23 attività a rischio di incidente rilevante ai sensi del decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105, recante "Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose"; il territorio del comune di Alessandria è, altresì, caratterizzato dal rischio di eventi alluvionali, da ultimo registrati nei mesi di ottobre 2015 e novembre 2016; la dotazione organica del comando, stabilita con decreto del capo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, prevede complessivamente 14 unità tecnico-operative (funzionari e ispettori), 255 unità operative e 25 addetti al servizio amministrativo e tecnico informatico (SATI); la dotazione organica reale è costituita da 8 tecnici-operativi (con una diminuzione del 58 per cento), 221 unità operative (pari al 14 per cento in meno) e 16 addetti SATI (pari al 36 per cento in meno). Dalle unità operative bisogna sottrarre il personale non idoneo al servizio di soccorso ovvero impiegato in mansioni funzionali al soccorso (autorimessa, attrezzature, eccetera), per cui la dotazione reale di personale impiegabile per l'attività di soccorso è pari a 206 unità (si registra una carenza del 20 per cento); la carenza di personale operativo è stata parzialmente colmata negli ultimi anni con il richiamo in servizio di personale volontario, autorizzato dagli uffici centrali competenti; a causa della progressiva riduzione dei richiami autorizzati, del trasferimento di personale che usufruisce dell'applicazione di leggi speciali (come la legge n. 104 del 1992) e dell'aumento del personale non idoneo al servizio, in parte legato all'incremento di età media del personale, si è determinata la carenza attuale che sta comportando la riduzione del dispositivo di soccorso provinciale; tale evenienza determina un contingente minimo per la città di Alessandria e i comuni limitrofi con una sola squadra operativa e, in alcuni casi, la sospensione o riduzione dell'operatività delle sedi distaccate (Ovada, Acqui, Novi ligure, Tortona, Casale Monferrato); la provincia di Alessandria ha sempre riconosciuto il prezioso apporto delle strutture locali del Corpo nazionale sia nell'opera di prevenzione dei rischi presenti sul territorio, sia nella fase di intervento e di soccorso tecnico di emergenza anche come componente fondamentale della protezione civile provinciale; la situazione esposta rischia di avere conseguenze gravi, sia per l'incremento del carico di lavoro, sia per il prolungamento dei tempi di risposta in caso di emergenza; anche le rappresentanze sindacali locali hanno segnalato la particolare difficoltà a mantenere coperti gli organici del Corpo nella sede e nei distaccamenti attivi in provincia; giova considerare, inoltre, che i documenti di previsione della protezione civile per la provincia di Alessandria evidenziano i rischi naturali e antropici di quel territorio e le preoccupazioni derivanti dalla carenza di organico, anche a seguito dell'eliminazione delle prestazioni temporanee non più previste, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della carenza di organico nel comando dei Vigili del fuoco di Alessandria e dell'intera provincia; quali iniziative intenda adottare al fine di provvedere in tempi celeri all'incremento della dotazione organica del personale del Corpo nazionale impiegato presso il comando di Alessandria e dell'intera provincia, necessario allo svolgimento dei compiti a cui è istituzionalmente preposto; se non ritenga di verificare la dotazione organica dei Vigili del fuoco in tutta la regione Piemonte. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00015 SICLARI Al Ministro della salute Premesso che: la Locride è un'area della città metropolitana di Reggio Calabria sul versante jonico della Calabria, che copre una superficie di 1.366,60 chilometri quadrati e comprende 131.985 abitanti in 42 comuni; attualmente, la principale struttura sanitaria presente nel territorio è il presidio ospedaliero di Locri, sede di pronto soccorso e di DEA (Dipartimento d'emergenza e accettazione) di primo livello; per gli abitanti della quasi totalità dei comuni dell'area è possibile raggiungere il presidio ospedaliero di Locri solo attraversando almeno un altro comune, con conseguenti disagi ed evidenti inevitabili ritardi nell'accesso alle prestazioni, tra cui quelle più urgenti; la vastità territoriale dell'area della Locride necessiterebbe di una severa disciplina organizzativa, al fine di non compromettere il diritto alla salute dei cittadini; numerosi e recenti episodi di cronaca fanno emergere un evidente stato di criticità gestionale e strutturale che è opportuno porre all'attenzione del Governo; da articoli di stampa si apprende che di recente il macchinario della Tac e una delle due apparecchiature per raggi X non funzionano e che il mancato intervento dei tecnici, secondo quanto evidenziato dagli operatori ospedalieri, deriverebbe dal mancato rinnovo del contratto con l'azienda incaricata della manutenzione, nei confronti della quale l'Azienda di sanità pubblica sarebbe debitrice; a distanza di circa due anni, il reparto di radiologia del nosocomio di Locri, oltre ad essere privo del primario, nonostante il commissario regionale avesse autorizzato il bando per l'assunzione nel mese di agosto 2015, registra una sensibile carenza in pianta organica, avendo solo tre medici radiologi che non possono garantire la turnazione; un reparto di radiologia efficiente è condizione essenziale per il funzionamento di qualsiasi ospedale; come riportato da articoli di stampa, in più di una circostanza, la direzione sanitaria del nosocomio avrebbe informato i vertici dell'Azienda di sanità pubblica di Reggio Calabria che la carenza di personale medico ha prodotto, nonostante l'impegno profuso, una riduzione del numero delle prestazioni, che si ripercuote negativamente sulla qualità dell'assistenza, non consentendo di fare diagnosi tempestive; a causa delle carenze strutturali, si registrano, ogni giorno, in tutti i reparti difficoltà nella gestione dei ricoveri, con conseguente danno economico per l'azienda; nella tarda serata di sabato 26 maggio 2018, all'ospedale "Santa Maria degli Ungheresi" di Polistena (Reggio Calabria), un bambino nato con qualche settimana di anticipo, a causa di reiterate contrazioni, accusate dalla madre, è deceduto a distanza di poche ore per cause che sono ancora in fase di accertamento; la situazione contribuisce, purtroppo, ad aumentare i fattori di rischio per la vita, considerato che la frequente indisponibilità di alcune importanti apparecchiature diagnostiche o il loro malfunzionamento costringono in molti casi al trasferimento dei pazienti presso altri ospedali anche per diagnosi urgenti; il continuo verificarsi di alcuni episodi anche mortali di presunta malasanità impone una riflessione da parte delle istituzioni locali e statali, si chiede di sapere: di quali elementi il Ministro in indirizzo disponga in relazione a quanto esposto e quali iniziative intenda adottare per verificare le criticità; se intenda attivarsi adottando i provvedimenti consequenziali, affinché sia ripristinata immediatamente una situazione di pieno funzionamento delle strutture ospedaliere della Locride; se non ritenga, nell'ambito delle proprie competenze, di assumere iniziative urgenti per verificare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza in relazione ad una situazione, quale quella della gestione delle strutture di Locri, di Polistena e di Melito di Porto Salvo, nelle quali, a giudizio dell'interrogante, non viene garantito ai cittadini il diritto alla salute, considerate le evidenti anomalie rappresentate e l'elevata incidenza dei rischi della qualità della vita. Atto n. 3-00017 GRANATO MONTEVECCHI CORRADO DE LUCIA FLORIDIA MARILOTTI RUSSO VANIN Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il regolamento dell'autonomia scolastica, decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, ha abrogato i commi 1 e 2 dell'art. 185 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che riguardavano le materie obbligatorie oggetto di esame della terza classe della scuola secondaria di primo grado e il colloquio interdisciplinare su queste materie. Nell'elenco delle materie oggetto di esame non era inserita la religione cattolica. Incredibilmente, però, non veniva abrogato il comma 3 dell'art. 185 che riguardava la composizione della commissione d'esame che rimaneva ancorata ai docenti delle discipline oggetto di esame indicate nell'abrogato comma 1; nel tempo, quindi, nelle commissioni di esame conclusivo del primo ciclo di istruzione, era pretermesso l'insegnante di religione cattolica o l'insegnante di materia alternativa; considerato che: l'abrogazione del comma 3 dell'art. 185 avviene solo nel 2017 con l'entrata in vigore del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, recante "Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera i) , della legge 13 luglio 2015, n. 107", dove viene invece affermato, all'art. 8, comma 2, che tutti i docenti della classe fanno parte della commissione ("è costituita la commissione d'esame, articolata in sottocommissioni per ciascuna classe terza, composta dai docenti del consiglio di classe"); tale affermazione però poco si coordina con un'altra, mai abrogata, contenuta nell'art. 309 del decreto legislativo n. 297 del 1994 dove, al comma 4, si legge testualmente: "Per l'insegnamento della religione cattolica, in luogo di voti e di esami, viene redatta a cura del docente e comunicata alla famiglia, per gli alunni che di esso si sono avvalsi, una speciale nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella scolastica, riguardante l'interesse con il quale l'alunno segue l'insegnamento e il profitto che ne ritrae"; tenuto conto che la complessità dell'attuale società impone di delineare un più moderno modello di scuola pubblica, democratica, laica, inclusiva e pluralista, in cui la libertà di coscienza possa trovare davvero un proprio spazio ed una propria dignità, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga urgente ed improrogabile chiarire, prima dell'inizio degli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione, se l'insegnamento della religione cattolica sia tra le materie oggetto di esame e conseguentemente se l'insegnante IRC faccia parte della commissione, anche in considerazione dell'opacità nell'interpretazione del decreto legislativo n. 62 del 2017. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00179 LANNUTTI DI NICOLA PESCO LEONE MORRA BOTTO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: lo scorso ottobre 2017 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha multato per più di 15 milioni di euro due società venditrici di diamanti, Intermarket diamond business e Diamond private investment, e 4 banche, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM, che avrebbero venduto a prezzi gonfiati le loro pietre a clienti ignari, spacciandoli per investimenti sicuri e senza informare dei rischi reali e dell'impossibilità di rivendere i preziosi acquistati; l'Autorità ha aperto un procedimento anche nei confronti di una terza società, la Diamond love bond SpA; le principali banche italiane hanno fatto accordi commerciali con le società attive nella vendita di diamanti (come risulta dai siti delle società stesse): DPI - Diamond private investment (Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banca popolare di Milano, Banca popolare dell'Emilia-Romagna, 50 banche di credito cooperativo, Widiba); IDB - Intermarket diamond business (Unicredit, Banco popolare, Carige, Banca popolare di Bari); DLB - Diamond love bond (Ubi Banca); l'istruttoria riguarda le offerte di diamanti da investimento, operate in modo ingannevole e con gravi omissioni, i diritti dei consumatori violati soprattutto sotto il profilo del diritto di recesso e del foro competente ed altre rilevanti irregolarità. L' antitrust , a seguito dell'indagine eseguita sulle condotte dei 4 istituti bancari e delle due società del settore, ha comminato nell'ottobre 2017 multe per 15 milioni di euro. I "diamanti da investimento" sono classificati in base ad una serie di parametri, le "4C": il peso (carati), la purezza ( clarity ), il taglio ( cut ) ed il colore ( color ). Il mercato delle pietre preziose ha fatto registrare notevoli sviluppi negli ultimi 20 anni, con un ragguardevole aumento del giro d'affari. L'acquisto di preziosi rappresenta, così, una forma di diversificazione dell'investimento rivolta verso i supposti "beni rifugio". Tale forma di investimento avviene principalmente attraverso il canale bancario secondo uno schema abbastanza semplice, basato su un servizio di " jewellery consultancy ": i clienti interessati (frequentemente "esortati" e convinti dalle banche) vengono segnalati dall'istituto di credito ad una delle società operanti nel settore dei preziosi che, di solito, intrattiene una sorta di convenzione con la banca. Il cliente può operare un investimento non inferiore ai 5.000 euro. Le società incaricate dal cliente svolgono, per suo conto, un'intermediazione nell'acquisto di diamanti "nuovi" o di rivendita dei preziosi a mezzo di un mandato irrevocabile. Tale attività viene remunerata con una commissione che incide sul prezzo in misura percentualmente decrescente, a seconda del tempo che trascorre fra l'acquisto e la richiesta di rivendita. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha contestato le modalità di offerta e compravendita dei diamanti accertandone l'ingannevolezza e gravi omissioni da parte delle banche e delle società di vendita dei diamanti. In particolare, ha contestato la scorrettezza delle indicazioni riguardanti il prezzo di vendita e l'andamento del mercato. L'investimento è stato presentato come sicuro e facilmente riscattabile vista "l'agevole rivendibilità dei diamanti", che secondo le imprese aveva una "tempistica certa". Gli istituti di credito garantivano "ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale delle due società e determinando molti consumatori all'acquisto senza effettuare ulteriori accertamenti". Per quanto riguarda il prezzo di vendita, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha contestato la determinazione del prezzo stesso che avveniva senza alcun riferimento agli indici internazionali; la liquidità, invece, seguiva un diverso criterio, in quanto dipendeva dall'eventualità che "il professionista (la società di compravendita di diamanti) trovasse altri consumatori all'interno del proprio circuito". Contestata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato anche la violazione da parte delle due imprese dei diritti dei consumatori nei contratti in merito al diritto di recesso; considerato che: nei giorni scorsi le cronache hanno registrato una tragedia in un hotel di Reggio Emilia: Claudio Giacobazzi, 65 anni, amministratore delegato della Intermarket diamond business, è stato trovato morto nel pomeriggio di mercoledì nell'albergo "Remilia", non lontano dall'autostrada A1. I primi accertamenti investigativi lasciano pochi dubbi sul fatto che Giacobazzi si sia tolto la vita: nella stanza in cui è deceduto è stato trovato un biglietto d'addio alla moglie e ai familiari più stretti. La testa dell'imprenditore era avvolta da un sacchetto di plastica. Le prime indagini, oltre che sulla dinamica dell'accaduto, puntano ora a stabilire eventuali collegamenti con la vicenda in cui la IDB e il suo amministratore delegato erano protagonisti, resa nota da un'inchiesta della trasmissione "Report" in cui più risparmiatori investitori segnalavano di aver scoperto una beffa, in più casi definita "truffa", i diamanti acquistati nel periodo compreso tra il 2009 e il 2015 dalla IDB e su segnalazione di due banche, Unicredit e Banco BPM (a Bergamo era ancora Credito bergamasco), avrebbero avuto in realtà un valore dimezzato rispetto a quello dichiarato inizialmente dal venditore; l'autorità antitrust ha rilevato scorrettezze sui valori e sulla rappresentazione dell'andamento del mercato, e ha comminato 15 milioni di multe sia per la società che vendeva sia per le banche segnalatrici, includendo nelle sanzioni anche Intesa Sanpaolo e Monte Paschi, che operavano tramite per un'altra società, la Diamond private investment. Nel frattempo la IDB si era sempre difesa, suggerendo ai suoi clienti di non fidarsi delle valutazioni di tecnici e consulenti non professionali. La società di Giacobazzi, inoltre, aveva presentato ricorso al Tar del Lazio contro la sanzione dell'Autorità: l'udienza è fissata per ottobre 2018. Intanto, però, si era aperto il fronte penale: Giacobazzi risultava infatti indagato dalla procura di Milano proprio sul caso della presunta truffa. "Le vicende giudiziarie lo avevano molto provato - hanno fatto sapere all'Ansa i legali della famiglia -, perché si diceva innocente"; considerato che Adusbef, che aveva denunciato la presunta truffa, ha ricevuto molte segnalazioni tra le quali la seguente: "Io sono una risparmiatrice, convinta da Unicredit a investire in diamanti secondo le modalità descritte dalla stessa sentenza che ha comminato la multa. Ho acquistato i diamanti, che ho lasciato in custodia presso la stessa società che li vende, in tre tranche : 30.000 euro nel 2013, 30.000 nel giugno 2015, 70.000 nel dicembre del 2015. Nel caso del primo acquisto ho fatto tutto in banca, alla presenza del funzionario che mi ha proposto l'acquisto e di un rappresentante della I.D.B.. Nei successivi due acquisti, col consulente di Unicredit senza neppure la presenza di un rappresentante della I.d.B. Sono stata convinta dal consulente della banca che sosteneva di propormelo contro gli interessi stessi della banca che non guadagnava nulla da questi investimenti. Faccio notare che ho un profilo prudente. Vorrei sapere come muovermi. Ho presentato un reclamo verbale questa volta alla presenza di testimoni ma vorrei farne uno scritto al più presto. Vi prego di farmi sapere se intendete sostenermi contro la banca che ora continua a dire che non ne sapeva nulla". I danni complessivi sarebbero quantificati in circa 2 miliardi di euro in capo a Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM ed Unicredit, che, nonostante i reclami, farebbero orecchie da mercante, mentre, per quanto risulterebbe, Intesa Sanpaolo starebbe attuando i risarcimenti per i clienti che vanno in agenzia a protestare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione descritta in premessa; se intenda attivarsi per promuovere le iniziative, anche di carattere normativo, necessarie a prevedere forme di ristoro per i risparmiatori colpiti da prassi bancarie di cui si accerti il carattere frodatorio; quali misure urgenti intenda attivare, per prevenire truffe, raggiri, usi, abusi ed ordinari soprusi, a danno delle famiglie e dei risparmiatori, colpiti da prassi truffaldine. Atto n. 4-00180 IWOBI PERGREFFI GALLONE PIROVANO Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: in data 26 febbraio 2017 sono stati alloggiati in un edificio residenziale nel centro storico di Capriate San Gervasio (Bergamo), in via Ceresoli, 18 richiedenti asilo, a cui successivamente se ne sono aggiunti altri 8; a seguito di un'interpellanza del 20 maggio 2017 dei consiglieri comunali Donatella Pirola e Cristiano Esposito, il sindaco inoltrava richiesta di informazioni alla Prefettura di Bergamo; dalla risposta della Prefettura del 20 giugno 2017 è emerso un dato fino ad allora sconosciuto, ovvero che i richiedenti asilo sono aumentati fino al numero di 63, suddivisi in 4 appartamenti gestiti dalla società "LIA, Logistica integrata per le aziende" srl, il cui rappresentante legale ha sottoscritto un'apposita convenzione con la Prefettura di Bergamo; a seguito delle verifiche da parte dell'ATS (Agenzia di tutela della salute) di Bergamo e del comando provinciale dei Vigili del fuoco, l'ultima delle quali del 19 giugno 2017, la capacità ricettiva ordinaria della struttura è stata fissata in 51 posti; da un comunicato di un anno fa della stessa Prefettura, i 12 ospiti in surplus sarebbero, nel frattempo, stati spostati in altri centri di accoglienza, individuati dopo lo svolgimento della nuova gara per l'affidamento del servizio di accoglienza 2017-2018; un numero così elevato di immigrati inseriti repentinamente in un tessuto sociale e urbano consolidato, come è il centro storico di un comune di piccole o medie dimensioni, stravolge la vivibilità di una comunità; l'immobile si trova a ridosso del locale oratorio e, da informazioni raccolte, pare che i richiedenti asilo abbiano monopolizzato l'uso dei campetti sportivi dell'oratorio, privando così i bambini del paese di queste strutture, pagate negli anni con offerte e donazioni della comunità di Capriate; agli interroganti sono state segnalate dai residenti anche prevaricazioni verbali nei confronti soprattutto di ragazze e donne della zona; oltre a questi episodi che generano insicurezza nella comunità, nei giorni scorsi si è avuta notizia dell'arresto di un 52enne marocchino, titolare di un phonecenter - moneytransfer a Capriate, ritenuto dagli inquirenti un centro di finanziamento per il gruppo jihadista salafita siriano di "Al-Nusra"; ad oggi giacciono presso la commissione territoriale di Bergamo ancora 1.600 domande, con un tempo medio di attesa di oltre un anno, e la stessa commissione dalla sua istituzione (24 febbraio 2016) ha esaminato 2.376 domande, delle quali solo il 19 per cento ha avuto esito positivo (104 per status di rifugiato, pari al 4.3 per cento, 92 per protezione sussidiaria, pari al 3.9 per cento, 256 per protezione umanitaria, pari al 10.8 per cento), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia conoscenza del numero effettivo dei richiedenti asilo o titolari di protezione ospitati ad oggi nella struttura e del motivo per il quale la Prefettura non abbia preventivamente informato le autorità locali del numero più che raddoppiato (da 26 a 63) di richiedenti asilo; quali provvedimenti, per quanto di propria competenza, abbia assunto o intenda assumere per ridurre il loro numero a 51 e, a tutela dell'ordine pubblico, per evitare l'utilizzo esclusivo di strutture a forte impatto sociale e di aggregazione, come ad esempio gli oratori, da parte dei richiedenti; se abbia conoscenza di quali verifiche siano state avviate dalla Prefettura di Bergamo sul rispetto della convenzione da parte della società Lia srl anche in merito alle attività connesse (corsi di lingua e cultura italiana); se, vista l'infelice collocazione di questa struttura in pieno centro storico, non ritenga più opportuno procedere quanto prima alla sua chiusura e al trasferimento di tutti i richiedenti asilo ivi ospitati; infine, considerati gli esiti indicati, quali specifici provvedimenti intenda adottare per velocizzare l'esame delle domande di asilo e potenziare le modalità di rimpatrio per coloro che non ottengono un provvedimento di protezione. Atto n. 4-00181 SACCONE Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: nei bandi di gara relativi alle forniture dei buoni pasto viene preteso il pagamento agli esercenti in media entro due o tre giorni dalla data di emissione della fattura, quando invece la stazione appaltante salda le società emettitrici con fattura posticipata, a volte addirittura a 8 mesi; gli ultimi dati sui tempi di pagamento alle imprese italiane da parte delle stazioni appaltanti mostrano che oltre il 63 per cento non è puntuale nell'onorare le fatture dei fornitori e che quasi tutte le stazioni appaltanti pagano il dovuto ben oltre un mese dopo la scadenza; risulta, inoltre, che le stazioni appaltanti inserirebbero all'interno dei bandi di gara "fotocopia" relativi alle forniture di buono pasto (ad esempio negli ultimi bandi emanati da Autostrada pedemontana lombarda, Metropolitana milanese SpA, Trenord, Padania acque, Gelsia Srl, Ater Roma, Comune di Bolzano, Consip) una clausola, in base alla quale il vincitore della gara deve impegnarsi a pagare gli esercenti nel più breve tempo possibile, ovvero che il punteggio massimo sarà attribuito al concorrente che si impegna a pagare i corrispettivi delle fatture, senza aggravio per gli esercenti convenzionati, nel minor tempo possibile. Ciò significa che le società emettitrici, per avere il maggior punteggio necessario per vincere la gara, sarebbero costrette a offrire pagamenti agli esercenti entro un giorno o, in alcuni casi, quando la formula della gara lo permette, anche a zero giorni; inoltre, le stazioni appaltanti fissano gravose penali per il fornitore che si renda responsabile di inadempienze nei pagamenti; le stazioni appaltanti si riservano anche la facoltà di risolvere i contratti nel caso in cui il valore totale delle penali applicate superi il 20 per cento del valore contrattuale, fatta salva ogni eventuale azione per il risarcimento del maggior danno; di fronte all'iniquità del sistema, le stazioni appaltanti invocano l'applicazione dell'articolo 144, rubricato "Servizi di ristorazione", del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e successive modificazioni ed integrazioni, che, al comma 6, lettera d) , annovera tra i criteri di valutazione dell'offerta "i termini di pagamento agli esercizi convenzionati". Tale disposizione normativa verrebbe, oggi, scorrettamente interpretata dalle stazioni appaltanti, prevedendo nei bandi che, più sono brevi i termini di pagamento offerti, senza alcuna previsione di soglia congrua e sostenibile, maggiore sarà il punteggio attribuito; tale sistema appare a giudizio dell'interrogante palesemente sbilanciato a danno delle società emettitrici e andrebbe rivisto, pena l'insostenibilità del mercato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che il sistema descritto sia palesemente sbilanciato a favore delle stazioni appaltanti, se non addirittura impossibile da rispettare per le società emettitrici; in particolare, quali intendimenti intenda assumere per garantire una corretta applicazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, coerente con quanto previsto dal decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192, che ha recepito in Italia la direttiva europea sul ritardo dei pagamenti nelle transazioni commerciali, per tutti tempi di pagamento a 30 giorni o, in casi particolari, tempi di pagamento ancora più lunghi. Atto n. 4-00182 BINETTI Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, per quanto a conoscenza dell'interrogante: i ragazzi che per diverse ragioni vengono affidati a case famiglia hanno alle spalle situazioni particolarmente complesse, spesso ad alta conflittualità familiare, ma non sempre trovano nelle strutture la giusta attenzione ai loro bisogni, strettamente legati alla condizione di salute fisica, psicologica ed emotiva. La situazione è ancor più problematica quando si tratta di adolescenti, le cui reazioni non sono sempre facili da decodificare in modo corretto; G. J. ha alle spalle una di queste storie, difficili da credere e da riassumere in poche linee, considerata l'apparente ostilità della struttura nei suoi confronti; attualmente, G. ha 13 anni e i suoi genitori sono separati da oltre 9 anni; dopo un lungo periodo di affidamento alla madre, due anni fa la bambina è stata trasferita in una casa famiglia a Roma, presso le suore Calasanziane. Motivo del trasferimento sarebbe la presunta indisponibilità della madre a facilitare gli incontri con il padre. In realtà, si tratta di incontri che la bambina ha rifiutato, avendo lei stessa parlato di azioni e comportamenti impropri da parte del padre nei suoi confronti; tornata a vivere con la madre nell'agosto 2016, ha potuto frequentare con successo la seconda media, trovando delle amiche e recuperando uno stile di vita sufficientemente normale per un'adolescente. Nel maggio 2017, alla vigilia degli esami, è stata però prelevata e condotta in una nuova casa famiglia, la "Rosa Luxemburg" a Capranica (Viterbo), nella quale la ragazza fin dall'inizio ha mostrato visibili segni di sofferenza; oltre al distacco dalla casa materna, dalla sua stanza e dagli oggetti a lei cari, G. ha dovuto affrontare il cambio di scuola, con conseguente abbandono dei suoi amici e di tutti i rapporti costruiti in precedenza. Le è stato inoltre limitato l'uso del telefono cellulare, creando un isolamento ancor più marcato; non è stato neppure facile per lei stabilire nuove relazioni con i suoi coetanei per le peculiari condizioni di vita nella casa famiglia; alla madre sono stati assegnati tempi contingentati e in qualche modo controllati, rendendo oggettivamente difficile avere un colloquio franco ed affettuoso con la figlia; la vicinanza del padre, che risiede a Carbognano (Viterbo), dove svolge un'attività professionale presso gli uffici del Comune, ha ulteriormente compromesso lo stato psicologico di G., affidata a lui con il parere positivo di persone che professionalmente dipendono dallo stesso Comune nel quale lavora; le parole a suo tempo pronunciate da G. sono state considerate come cose dette sotto l'influenza di una madre poco disponibile nei confronti del padre, il quale sembrerebbe più vittima delle accuse materne che colpevole del disagio procurato alla figlia. Nonostante le ragioni che hanno indotto inizialmente ad affidare G. alla madre, la situazione è stata capovolta e la giovane è stata successivamente affidata al padre, con gravi effetti di disorientamento, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, non ritengano di assumere iniziative volte a garantire ad un'adolescente che ha già accumulato nella sua giovane esistenza molteplici frustrazioni, che la frequentazione della scuola media superiore sia supportata da servizi sociali che agevolino i tempi di permanenza con l'uno e l'altro dei suoi genitori, instaurando un dialogo effettivo, attenuando in tal modo l'impatto psicologico ed emotivo scaturito dalle sofferenze subite. Atto n. 4-00183 MARSILIO Al Ministro della giustizia Premesso che: in occasione di una recente visita presso il carcere di Castrogno, a Teramo, il firmatario del presente atto, accompagnato dalle delegazioni sindacali della Polizia penitenziaria e del personale dell'amministrazione, ha potuto constatare personalmente la drammatica situazione in cui versa l'istituto teramano; agenti della Polizia penitenziaria e personale amministrativo sono costretti a sopportare un carico di lavoro quasi doppio rispetto ai parametri di normalità: su una pianta organica di 220 unità ci sono solo 130 effettivi che devono garantire la sicurezza e il buon andamento della vita carceraria; gli stessi lamentano di aver accumulato ben 16.000 giorni di ferie non godute e 45.000 ore di straordinario, con grave pregiudizio del loro benessere psicofisico; la grave carenza di organico del carcere di Castrogno, segnalata anche in passato al provveditorato regionale, costringe a turni massacranti di 8 ore e straordinari che non consentono un giusto e dovuto recupero psicofisico; venerdì 25 maggio 2018, proprio nel carcere teramano, l'assistente capo coordinatore di Polizia penitenziaria, Matteo Massimo Palladino, di 54 anni, è stato stroncato da un arresto cardiocircolatorio mentre era in servizio all'interno della casa circondariale; pur non volendo attribuire responsabilità e colpe, è impossibile non collegare eventi come questo al carico di lavoro imposto; la sovrappopolazione carceraria ha raggiunto soglie non più tollerabili e il sovrannumero di 150 unità costringe i detenuti ad alloggiare in due in celle progettate per essere singole, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente della grave condizione in cui versa il carcere di Castrogno; se i dati relativi alle carenze organiche e ai carichi di lavoro riportati corrispondano a quelli di cui dispone il Ministero; quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire, da un lato, maggiore sicurezza e condizioni dignitose di lavoro per il personale penitenziario e, dall'altro, un trattamento civilmente accettabile per i detenuti del carcere teramano; se non intenda attuare, più in generale, una profonda e urgente riflessione sull'intero sistema penitenziario italiano. Atto n. 4-00184 DE PETRIS Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: l'area di forma triangolare in fondo a via del Casale Ghella a Roma rientrava nella lottizzazione F/2 "Volusia", fatta oggetto nel 2003 di compensazione urbanistica anche per causa del vincolo archeologico imposto con decreto ministeriale 19 dicembre 1985, che a tutela dell'intero complesso della villa romana di Casale Ghella vieta "ogni costruzione anche a carattere non permanente" pure nella sua fascia di rispetto; dalla cessione gratuita è stata esclusa l'area (divenuta poi di proprietà della Topazio Srl) che per metà circa della sua superficie ricade all'interno del vincolo archeologico indiretto e per intero è soggetta a due vincoli paesaggistici imposti nel 1986, a tutela dei quali le norme del piano territoriale paesistico n. 15/7 vietano "la ubicazione di nuovi edifici anche se con strutture e materiali precari"; il piano regolatore generale adottato nel 2003 e definitivamente approvato il 12 febbraio 2008 destina l'ex zona F/2 a "verde pubblico e servizi pubblici di livello locale", lasciandone però fuori l'area triangolare che è stata così destinata a "Città da ristrutturare - Tessuti nei Programmi integrati prevalentemente residenziali", malgrado i vincoli di inedificabilità prescritti anche dalla "Componente primaria A" della "Rete ecologica" individuata dallo stesso piano regolatore generale, per la quale le norme tecniche di attuazione dispongono che "sono vietati gli interventi diretti di categoria NE" (nuova edificazione); il 16 febbraio 2009 è stato chiesto il rilascio del permesso di costruire per un progetto di costruzione di 2 palazzine, progetto che, per ricavare un accesso carrabile dalla punta del triangolo che si affaccia su via del Casale Ghella, invade per un fronte di 6 metri una quota parte dell'area che ha fatto parte della cessione gratuita e che attualmente rientra nel parco Volusia aperto al pubblico (particella 1008 del foglio catastale 203); la quota parte illecitamente prevista dal progetto ricade anche all'interno della perimetrazione del parco di Veio, le cui misure di salvaguardia vietano la realizzazione di nuovi tracciati stradali; per l'approvazione del progetto è stata indetta per il 20 marzo 2012 una conferenza dei servizi a cui hanno partecipato esprimendo pareri favorevoli e nulla osta sia la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per il Comune di Roma (in data 1° agosto 2012) che la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma (in data 2 agosto 2012); i pareri favorevoli ed i nulla osta sono stati rilasciati senza motivare la deroga concessa ai divieti imposti dal decreto del vincolo archeologico e dalle norme di tutela dei due vincoli paesaggistici prescritte anche dal piano territoriale paesistico regionale del Lazio; il parere favorevole del 2 agosto 2012 è stato rilasciato senza tener conto della nota prot. n. 4261 del 4 aprile 1991 con cui la direzione generale dell'Ufficio centrale per i beni ambientali, architettonici, archeologici, artistici e storici aveva bocciato l'accesso da via del Casale Ghella al progetto della lottizzazione F/2, prescrivendo che "nella zona interessata da vincolo non potrà essere effettuato nessun intervento"; il 29 agosto 2012 la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio ha rilasciato il parere favorevole finale, a condizione che la strada di accesso sia realizzata in materiale biocompatibile e non in asfalto e che nella fascia di rispetto del vincolo archeologico non sia realizzato il parcheggio, per assicurare la visuale verso il complesso della villa romana, senza tener conto che il dislivello di quasi 9 metri tra la quota di via del Casale Ghella (109,70) e la quota tipo dell'area della "Topazio" (118,30) costringerà ad uno sbancamento del terreno tale da impedire qualunque visuale, considerando anche che sul ciglio dovrà essere realizzato un muro di cinta di 50 centimetri con sopra una inferriata di 150 centimetri; dalla conferenza dei servizi è stato escluso l'ente parco di Veio che avrebbe negato il nulla osta sulla quota parte di terreno ricadente dentro il parco Volusia; in data 28 agosto 2017 l'apposito ufficio del Dipartimento programmazione e attuazione urbanistica ha rilasciato il permesso di costruire n. 210, senza avere ancora acquisito i preventivi ed obbligatori pareri ed i nulla osta delle competenti Soprintendenze e della Direzione regionale; ai sensi del comma 5 dell'art. 21 del decreto legislativo n. 42 del 2004 i nulla osta rilasciati dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma sono scaduti, per cui il soprintendente o chi per lui "può dettare prescrizioni ovvero integrare o variare quelle già date in relazione al mutare delle tecniche di conservazione", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario ed urgente esercitare i controlli di competenza sui suddetti organi del suo Ministero, provvedendo comunque a garantire il rispetto del vincolo archeologico indiretto, dei vincoli paesaggistici e delle prescrizioni di tutela dettate dalle norme sia del piano territoriale paesistico n. 15/7 che dal piano territoriale paesistico regionale, oltre che dalle misure di salvaguardia del parco regionale di Veio.