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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 44 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 14,05. IN SEDE REFERENTE n. 871 - Delega correttivi crisi d'impresa DDL 871 Delega al Governo per l'adozione di disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi adottati in attuazione della delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza, di cui alla legge 19 ottobre 2017, n. 155 (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 25 ottobre. Il PRESIDENTE informa che è stato presentato un emendamento al disegno di legge in oggetto, a firma del senatore Caliendo (pubblicato in allegato) e lo dà per illustrato. Informa altresì che la Commissione industria ha reso parere sul testo, mentre le Commissioni affari costituzionali e bilancio non si sono ancora espresse. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA d-l n. 119/2018 - materia fiscale DDL 886 Conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria (Parere alla 6 a Commissione. Esame e rinvio) La relatrice RICCARDI ( M5S ) illustra il provvedimento in esame con riguardo ai profili di propria competenza, che consistono nelle seguenti disposizioni: l'articolo 3 del decreto legge in conversione, limitatamente al comma 16, lettere b), c) e d); l'articolo 6; l'articolo 7, limitatamente al comma 2, lettera b); l'articolo 8, limitatamente ai commi 1 e 4; l'articolo 9, segnatamente al comma 9; l'articolo 16. In particolare, l'articolo 3 prevede una nuova definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione (cosiddetta rottamazione delle cartelle esattoriali). Il debitore potrà beneficiare dell'abbattimento delle sanzioni comprese nel carico e degli interessi di mora, versando le somme dovute integralmente in unica soluzione entro il 31 luglio 2019, o nel numero massimo di dieci rate consecutive di pari importo in cinque anni. Dette rate scadranno il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019. In caso di pagamento rateale, gli interessi da corrispondere saranno calcolati al tasso del 2 per cento annuo. Col versamento della prima o unica rata delle somme dovute si estinguono le procedure esecutive già avviate. Inoltre, le norme consentono l'accesso alla definizione agevolata anche a chi ha aderito alle precedenti "rottamazioni" con pagamento tempestivo del quantum dovuto per la restante parte del debito. L'articolo 6prevede una procedura per la composizione delle controversie tributarie in cui sia parte l'Agenzia delle entrate e che abbiano ad oggetto atti impositivi (avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto di imposizione). Tali controversie, inoltre, possono essere pendenti in ogni stato e grado del giudizio, finanche in Cassazione e anche a seguito del rinvio operato dalla Corte. Il meccanismo si attiva a domanda del soggetto che ha proposto l'atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione. La definizione agevolata è possibile con il pagamento di un importo pari al valore della controversia. Per valore della controversia si intende, ai sensi dell'articolo 12, comma 2, del decreto legislativo n. 546 del 1992 sul processo tributario, l'importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l'atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste. Sono, quindi, escluse dalla definizione le controversie relative ad atti privi di natura impositiva, in quanto finalizzati alla mera liquidazione e riscossione delle somme dovute (comma1). Nei casi in cui in giudizio soccomba l'Agenzia delle entrate nell'ultima o unica pronuncia non cautelare depositata al momento in cui entra in vigore il presente decreto (24 ottobre 2018), le controversie possono essere definite mediante il pagamento della metà del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado (lettera a); di un quinto del valore in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado (lettera b) (comma 2). Il comma 3 prevede altre due ipotesi particolari di definizione agevolata mediante il pagamento di valori diversi. La prima: nel caso di controversie relative esclusivamente alle sanzioni non collegate al tributo, queste possono essere definite con il pagamento del quindici per cento del valore della controversia in caso di soccombenza dell'Agenzia delle entrate nell'ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare, sul merito o sull'ammissibilità dell'atto introduttivo del giudizio, depositata alla data di entrata in vigore del presente decreto (24 ottobre 2018) e con il pagamento del quaranta per cento negli altri casi. La seconda: nel caso, invece, di controversia relativa esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, per la definizione non è dovuto alcun importo relativo alle sanzioni qualora il rapporto relativo ai tributi sia stato risolto anche con modalità diverse dalla presente definizione. La definizione agevolata di cui all'articolo 6 si applica alle controversie in cui il ricorso in primo grado sia stato notificato alla controparte entro la data di entrata in vigore del presente decreto, e per le quali, alla data della presentazione della domanda di definizione, il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva (comma 4). Sono invece escluse dalla definizione le controversie concernenti anche solo in parte somme di portata europea come quelle relative alle risorse proprie tradizionali dell'Unione europea (ad esempio: prelievi, premi, importi supplementari o compensativi, importi o elementi aggiuntivi, dazi della tariffa doganale comune e altri dazi fissati o da fissare da parte dell'UE sugli scambi con i Paesi terzi) e l'imposta sul valore aggiunto riscossa all'importazione ( lettera a ) e le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato, ai sensi dell'articolo 16 del regolamento (EU) 2015/1589, del Consiglio, del 13 luglio 2015 ( lettera b ) (comma 5). La definizione si perfeziona con la presentazione della domanda e con il pagamento degli importi dovuti o della prima rata entro il 31 maggio 2019; nel caso in cui gli importi dovuti superino l'importo di mille euro, è ammesso il pagamento rateale in un massimo di venti rate trimestrali. Il termine di pagamento delle rate successive alla prima scade il 31 agosto, 30 novembre, 28 febbraio e 31 maggio di ciascun anno a partire dal 2019. Sulle rate successive alla prima, si applicheranno gli interessi legali calcolati dal 1 giugno 2019 alla data del versamento. Non è ammesso il pagamento tramite compensazione. Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda (comma 6). Nel caso in cui le somme interessate siano oggetto di definizione agevolata, il perfezionamento della definizione della controversia sarà subordinato al versamento, entro il 7 dicembre 2018, delle somme ancora pendenti (comma 7). Inoltre, in presenza di autonome controversie - ovverosia quelle relative a ciascun atto impugnato -, occorrerà presentare una distinta domanda di definizione, entro il 31 maggio 2019, esente dall'imposta di bollo, nonché dovrà essere effettuato un distinto pagamento (comma 8). Il comma 9 specifica che, ai fini della definizione agevolata, gli importi già versati a qualsiasi titolo in pendenza di giudizio, vale a dire gli importi versati per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio e quelli versati ai fini della definizione agevolate dei carichi affidati all'agente della riscossione, si scomputano dagli importi dovuti. In ogni caso, la definizione non dà luogo alla restituzione delle somme già versate, ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione. Gli effetti della definizione perfezionata prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali non passate in giudicato prima della data di entrata in vigore del presente decreto (24 ottobre 2018). Ai sensi del comma 10, per sospendere le controversie definibili è necessaria una apposita istanza al giudice nella quale il richiedente dichiara di volersi avvalere delle disposizioni in commento; in tal caso, il processo viene sospeso fino al 10 giugno 2019. Con il deposito, entro la suddetta data, presso l'organo giurisdizionale innanzi al quale pende la controversia, di copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, si determina l'ulteriore sospensione del processo fino al 31 dicembre 2020. Si precisa che per le controversie definibili restano sospesi per nove mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione, nonché per la proposizione del controricorso in Cassazione allorquando scadano dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ovverosia dal 24 ottobre 2018 fino al 31 luglio 2019 (comma 11). È poi disciplinato il diniego alla definizione agevolata. Ai sensi del comma 12, l'eventuale diniego si deve notificare entro il 31 luglio 2020 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. È possibile impugnarlo entro sessanta giorni dinanzi all'organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia. Nel caso in cui la definizione della controversia sia richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata dal contribuente unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest'ultimo, ovvero dalla controparte nel medesimo termine. Il processo si estingue, con decreto presidenziale, allorquando ci si trovi in mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2020 dalla parte che ne ha interesse. L'impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Si prevede quindi che le spese del giudizio estinto restino a carico della parte che le ha anticipate (comma 13). Il comma 14 prevede che, nei casi in cui la definizione sia perfezionata dal coobbligato, la stessa giovi in favore degli altri, inclusi quelli per i quali la controversia non sia più pendente, fermo restando che la definizione non dà luogo alla restituzione di quanto già versato, anche in eccesso. Il comma 15 demanda a uno o più provvedimenti del direttore dell'Agenzia delle entrate le modalità di attuazione delle norme in esame. Infine, il comma 16 conferisce agli enti territoriali facoltà di stabilire, entro il 31 marzo 2019, l'applicazione delle disposizioni in esame alle controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte il medesimo ente. L'articolo 7 consente alle società e alle associazioni sportive dilettantistiche iscritte nel Registro CONI di avvalersi della dichiarazione integrativa speciale nel limite complessivo di 30.000 euro di imponibile annuo, ovvero della definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento e della definizione agevolata delle liti pendenti, con alcune specificità. Per quanto attiene segnatamente la definizione agevolata delle liti pendenti (comma 2, lettera b), sono previsti versamenti differenziati in ragione del grado di giudizio e dell'esito della eventuale pronuncia giurisdizionale resa in primo grado. In particolare, prendendo come riferimento la data di entrata in vigore del decreto in esame, la definizione della pendenza potrà essere regolarizzata con il versamento volontario del: 40 per cento del valore della lite e 5 per cento delle sanzioni e degli interessi accertati nel caso in cui questa penda ancora nel primo grado di giudizio (lettera b, numero 1); 10 per cento del valore della lite e 5 per cento delle sanzioni e degli interessi accertati, in caso di soccombenza in giudizio dell'amministrazione finanziaria nell'ultima o unica pronuncia giurisdizionale resa e non ancora definitiva (lettera b, numero 2); 50 per cento del valore della lite e 10 per cento delle sanzioni e interessi accertati in caso di soccombenza in giudizio della società o associazione sportiva nell'ultima o unica pronuncia giurisdizionale resa e non ancora definitiva. L'articolo 8, al comma 1, consente la definizione agevolata di debiti tributari maturati fino al 31 dicembre 2018 - per i quali non sia intervenuta sentenza passata in giudicato - relativi alle imposte di consumo su: prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati (cosdiddetti succedanei del tabacco) e prodotti liquidi da inalazione senza combustione costituiti da sostanze diverse dal tabacco, non destinati ad essere usati come medicinali, contenenti o meno nicotina. Per la parte di competenza, al successivo comma 4, viene precipuamente disciplinato che la presentazione della dichiarazione di adesione sospende per novanta giorni i termini per le impugnazioni dei provvedimenti impositivi e degli atti di riscossione, nonché delle sentenze pronunciate su tali atti. Quando l'impugnazione è proposta innanzi la giurisdizione tributaria, il processo è sospeso a domanda della parte diversa dell'Amministrazione tributaria fino al perfezionamento della definizione agevolata. L'articolo 9 disciplina l'istituto della dichiarazione integrativa speciale (DIS), consentendo ai contribuenti, entro il 31 maggio 2019, di riparare ad errori od omissioni e integrare le dichiarazioni fiscali presentate entro il 31 ottobre 2017, tramite l'adempimento spontaneo. Al successivo comma 9 si dispone che chiunque si avvalga fraudolentemente della procedura di cui all'articolo in esame al fine di far emergere attività finanziarie e patrimoniali o denaro contante o valori al portatore provenienti da reati diversi dai delitti di cui agli articoli 2 (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) e 3 (dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici) del decreto legislativo n. 74 del 2000 sui reati tributari, è punito con la medesima sanzione prevista per il reato di esibizione di atti falsi e comunicazione di dati non rispondenti al vero di cui all'articolo 5- septies del decreto-legge n. 167 del 1990 (reclusione da un anno e sei mesi a sei anni). Resta ferma l'applicabilità degli articoli: 648- bis (riciclaggio, punibile con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 5.000 a euro 25.000); 648- ter (impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, punibile con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 5.000 a euro 25.000); 648- ter .1 (autoriciclaggio, punibile con la reclusione da reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500) del codice penale; 12- quinquies del decreto-legge n. 306 del 1992 (trasferimento fraudolento di valori, punibile con la reclusione da due a cinque anni e la confisca di denaro, beni o altre utilità). L'articolo 16 dispone alcune modifiche normative al decreto legislativo n. 546 del 1992 sul processo tributario. Le modifiche sono nel senso di estendere le possibilità di trasmissione telematica delle comunicazioni e notificazioni inerenti il processo; ad agevolare le procedure in materia di certificazione di conformità relative alle copie di atti, provvedimenti e documenti; nonché ad attuare la partecipazione a distanza delle parti all'udienza pubblica. L'articolo si compone di 6 commi. Il comma 1 modifica l'articolo 16- bis (Comunicazioni e notificazioni per via telematica) del decreto legislativo n. 546 del 1992 e aggiunge al medesimo l'articolo 25- bis . Per quanto attiene alle modifiche dell'articolo 16- bis, (così la lettera a) ), esseriguardano diversi ambiti. È integrata la rubrica con il riferimento ai depositi telematici, e pertanto la nuova rubrica recita: "Comunicazioni, notificazioni e depositi telematici" (n. 1); si sostituisce il quarto periodo del comma 1, in modo che la comunicazione si intenda perfezionata con la ricezione avvenuta nei confronti di almeno uno dei difensori della parte (n.2); viene sostituito il comma 2, sicché nei casi di impossibilità di ricezione, le comunicazioni siano eseguite esclusivamente mediante deposito in segreteria della Commissione tributaria (come già previsto dalla formulazione originaria) e che le notificazioni siano eseguite ai sensi dell'articolo 16 del decreto legislativo n. 546 del 1992 (n. 3); si dispone lasostituzione del comma 3 in modo da prevedere che le notificazioni e i depositi di atti processuali, documenti e provvedimenti giurisdizionali siano fatti esclusivamente con modalità telematiche, superando la precedente mera facoltà (n. 4); inoltre si aggiunge l'ipotesi che, in casi eccezionali, il Presidente della Commissione tributaria o il Presidente di sezione, con provvedimento motivato, possano autorizzare il deposito con modalità diverse da quelle telematiche. Con riferimento agli elementi di novazione introdotti dal comma 1 dell'articolo 16, l'articolo 25- bis, stabilisce una disciplina per la conformità degli atti digitali depositati o notificati nel processo tributario, stabilendo a tal fine il potere di attestare la conformità della copia a diversi soggetti. Se si tratta di un atto processuale di parte, di un provvedimento del giudice o di un documento formato su supporto analogico e detenuto in originale o in copia conforme, il potere è attribuito al difensore, al dipendente di cui si avvalgono l'ente impositore, l'agente della riscossione ed ai soggetti iscritti nel citato Albo per la riscossione degli enti locali (articolo 53 del decreto legislativo n. 446 del 1997), che possono attestare la conformità secondo le modalità del Codice dell'amministrazione digitale (decreto legislativo n. 82 del 2005) (articolo 25- bis , comma 1). Altrettanto vale per gli atti e ai provvedimenti presenti nel fascicolo informatico, a cura della segreteria della Commissione tributaria ai sensi dell'articolo 14 del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 23 dicembre 2013, n. 163, o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche dell'ufficio di segreteria. Tuttavia questi atti si ritengono equivalenti all'originale anche se privi dell'attestazione di conformità all'originale da parte dell'ufficio di segreteria (comma 2). Si stabilisce anche che la copia informatica o cartacea munita dell'attestazione di conformità, ai sensi dei commi precedenti, equivalga all'originale o alla copia conforme dell'atto o del provvedimento detenuto ovvero presente nel fascicolo informatico (comma 3). Si specifica inoltre che l'estrazione di copie autentiche ai sensi dell'articolo in parola esoneri dal pagamento dei diritti di copia (comma 4); Infine, il comma 5 afferma che nel compimento dell'attestazione di conformità i soggetti di cui al presente articolo assumano ad ogni effetto la veste di pubblici ufficiali. Tornando al corpo dell'articolo 16, il comma 2 dispone un'interpretazione autentica delle disposizioni attualmente vigenti contenute nell'articolo 16- bis del decreto legislativo n. 546 del 1992, in relazione al regolamento di cui al decreto del Ministro dell'Economia e delle finanze n. 163 del 2013 in materia di processo tributario telematico. Si specifica che le parti, nei due gradi di giudizio di merito e nelle more dell'introduzione dell'obbligatorietà del processo tributario telematico, possono liberamente utilizzare le procedure informatiche per le notifiche e i depositi degli atti processuali, dei documenti e dei provvedimenti indipendentemente dalla modalità prescelta dalla controparte (carta o telematico). Il comma 3, del suddetto articolo, dispone che in tutti i casi in cui debba essere fornita la prova della notificazione o della comunicazione eseguita a mezzo di posta elettronica certificata e non sia possibile fornirla con modalità telematiche, il difensore o il dipendente di cui si avvalgono l'ente impositore, l'agente della riscossione ed i soggetti iscritti nell'albo per la riscossione degli enti locali, in veste di pubblico ufficiale, provvedano ad estrarre copia su supporto analogico del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e attestarne la conformità ai documenti informatici da cui sono tratte ai sensi dell'articolo 23, comma 1, del Codice dell'amministrazione digitale. Il comma 4 consente la partecipazione a distanza delle parti all'udienza pubblica di cui all'articolo 34 del decreto legislativo n. 546 del 1992, su istanza formulata da almeno una delle parti nel ricorso o nel primo atto difensivo, mediante un collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo del domicilio indicato dal contribuente, dal difensore, dall'ufficio impositore o dai soggetti della riscossione con modalità tali da assicurare la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti in entrambi i luoghi e la possibilità di udire quanto pronunciato. Il luogo dove la parte processuale si collega in audiovisione è equiparato all'aula di udienza. Con uno o più provvedimenti del Direttore generale delle finanze, sentito il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria e l'Agenzia per l'Italia Digitale, sono individuate le regole tecnico-operative per consentire la partecipazione all'udienza a distanza, la conservazione della visione delle relative immagini, nonché l'indicazione delle Commissioni tributarie presso le quali attivare l'udienza pubblica a distanza. Almeno un'udienza per ogni mese e per ogni sezione è riservata alla trattazione di controversie per le quali è stato richiesto il collegamento audiovisivo a distanza. Il comma 5 prevede l'ambito di applicazione temporale delle disposizioni di cui alla lettera a) , numeri 4) e 5), del comma 1, stabilendo che si applichino ai giudizi instaurati, in primo e in secondo grado, con ricorso notificato a decorrere dal 1° luglio 2019. Il comma 6, in conclusione, rinvia all'articolo 26 per l'individuazione delle risorse a copertura degli oneri derivanti dal comma 1, capoverso articolo 25- bis , comma 4, valutati in 165.000 euro annui a decorrere dal 2019. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. 909 - d-l n. 109/2018 - disposizioni urgenti per la città di Genova e altre emergenze DDL 909 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, recante disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze (Parere alle Commissioni 8 a e 13 a riunite. Esame e rinvio) Il relatore CRUCIOLI ( M5S )illustra il provvedimento in titolo per i profili di competenza e segnala, in particolare, le previsioni contenute negli articoli 15- bis e 39. L'articolo 15- bis , introdotto nel corso dell'esame alla Camera, autorizza il Ministero della giustizia ad assumere, per il biennio 2018-2019 (in via straordinaria e nell'ambito dell'attuale dotazione organica), con contratto a tempo indeterminato, un contingente massimo di 50 unità di personale amministrativo non dirigenziale. Più nel dettaglio, il comma 1 dispone che l'autorizzazione all'assunzione del suddetto personale (da inquadrare nei ruoli dell'Amministrazione giudiziaria) è diretta a fronteggiare la necessità di coprire le gravi carenze di organico degli uffici giudiziari del distretto di Genova, nonché a garantire il regolare svolgimento dell'attività giudiziaria in ragione dell'incremento dei procedimenti civili e penali presso i medesimi uffici. Le suddette assunzioni sono effettuate, in deroga a talune disposizioni in materia di procedure per il reclutamento di personale e di mobilità volontaria e fermo quanto previsto in materia di efficacia delle graduatorie concorsuali nelle amministrazioni statali: mediante scorrimento di graduatorie delle pubbliche amministrazioni valide alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame; ovvero mediante selezioni pubbliche su base nazionale (anche con modalità semplificate definite con apposito decreto interministeriale da emanarsi entro 30 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento in esame), anche in deroga alla disciplina di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 1994 relativa all'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e alle modalità di svolgimento dei concorsi (in particolare per quanto concerne la tipologia e le modalità di svolgimento delle prove di esame e la nomina delle commissioni e sottocommissioni). Il suddetto personale di cui è autorizzata l'assunzione è destinato in via esclusiva agli uffici giudiziari del distretto della Corte di appello di Genova e, tra questi, prioritariamente agli uffici giudiziari della città di Genova, presso i quali devono prestare servizio per un periodo non inferiore a cinque anni. Per l'attuazione di quanto previsto dal comma 1, il comma 2 autorizza la spesa di 1.968.980 euro per il 2019 e di 2.002.776 euro annui a decorrere dal 2020, a cui si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per l'attuazione della riforma del processo penale e dell'ordinamento penitenziario. L'articolo 39, rubricato "Impignorabilità delle risorse assegnate per la ricostruzione in aree interessate da eventi sismici" qualifica come insequestrabili e impignorabili le somme depositate su conti correnti bancari intestati alla gestione del Commissario delegato o straordinario, assegnate a carico della finanza pubblica e destinate esclusivamente al perseguimento delle finalità connesse con la ricostruzione e la riqualificazione infrastrutturale nei territori oggetto degli eventi sismici del 2009 in Abruzzo, del 2012 in Emila Romagna e del 2016 nelle regioni dell'Italia centrale (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria). L'articolo 39 - ferma restando la disciplina dell'articolo 545 del codice di procedura civile sui crediti impignorabili  introduce una deroga alla disciplina della responsabilità patrimoniale dettata dal codice civile. Sono, infatti, dichiarate non soggette a procedura di sequestro e pignoramento e, in ogni caso, ad esecuzione forzata le risorse pubbliche destinate a soggetti pubblici e privati, ove depositate su conti correnti bancari intestati alla gestione del Commissario delegato o straordinario del Governo e destinate a interventi di ricostruzione e riqualificazione infrastrutturale, industriale, edilizia e sul patrimonio storico e artistico nei territori interessati dagli eventi sismici che hanno colpito il Paese nel periodo 2009-2016 (comma 1). La sottrazione alle procedure esecutive riguarda le somme il cui vincolo di destinazione concerne gli interventi di ricostruzione e riqualificazione postsismica nei territori (comma 1): della regione Abruzzo dell'aprile 2009; della regione Emilia Romagna (provincie di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia) e a Rovigo, del 20 e 29 maggio 2012; delle regioni dell'Italia centrale (Abruzzo, Lazio Marche e Umbria), di cui all'allegato 1 al decreto-legge n. 189 del 2016. Spetta al Commissario autorizzare i beneficiari ad accedere alle somme sui conti correnti previa verifica della corretta destinazione (comma 2). A questi ultimi non si applica la disposizione di cui all'articolo 48- bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, che prevede la verifica della posizione fiscale ai fini del buon esito del pagamento delle somme (comma 4). Il comma 3 stabilisce infine: l'inefficacia degli atti di sequestro, pignoramento o di ogni eventuale azione esecutiva o cautelare in corso sulle somme depositate, atti che, comunque, non producono effetti sospensivi dell'accreditamento in favore dei beneficiari; l'assenza di obblighi di accantonamento delle somme. Viene, infine, chiarita la temporaneità della disciplina introdotta precisandone l'efficacia sino: al 31 dicembre 2019, con riferimento al terremoto che ha colpito l'Abruzzo nel 2009; al 31 dicembre 2020, con riferimento agli eventi sismici che hanno colpito le regioni dell'Emilia Romagna e le regioni centrali, rispettivamente nel 2012 e nel 2016 (comma 4). Allo spirare dei predetti termini, gli importi che residuino nei conti correnti sono versati direttamente ai beneficiari secondo le regole della gestione commissariale (comma 5). L'articolo 39 detta, infine, una disposizione transitoria che chiarisce che la disciplina introdotta sull'insequestrabilità e impignorabilità non si applica agli atti notificati fino al 28 settembre 2018, giorno antecedente all'entrata in vigore del presente decreto (comma 6). Ricorda in conclusione anche l'articolo 11 del provvedimento, che prevede la surrogazione legale dello Stato nei diritti dei beneficiari delle provvidenze disposte dal Capo I del decreto-legge in esame - e dunque connesse al crollo del viadotto Polcevera - nei confronti dei soggetti responsabili dell'evento. La surrogazione, che opera nei limiti delle risorse erogate dallo Stato, non pregiudica gli ulteriori diritti dei predetti beneficiari nei confronti degli stessi responsabili dell'evento. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 14,15. Allegato