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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª) 34 LICHERI La seduta inizia alle ore 11,10. IN SEDE CONSULTIVA d-l 113/18 - sicurezza pubblica DDL 840 Conversione in legge del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Parere alla 1 a Commissione. Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta del 16 ottobre. Interviene la senatrice GINETTI ( PD ) per esprimere una posizione fortemente critica rispetto all'intero impianto del decreto-legge, a partire dalla carenza dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza e dall'incoerenza rispetto agli articoli 2, 3 e 10 della Costituzione, nonché rispetto alle norme del diritto europeo in materia. Il decreto appare anche contraddittorio nella misura in cui unisce le misure sulla sicurezza  di cui si condivide l'intenzione  con le misure sull'immigrazione, le quali ultime avranno come risultato un aumento delle situazioni di irregolarità e con esse anche dell'insicurezza. In particolare, l'articolo 1, che abroga il permesso per motivi umanitari, tipizzando casi di protezione speciale, si pone in contrasto con la normativa europea e la giurisprudenza, secondo cui la valutazione deve essere fatta caso per caso, in base a esigenze umanitarie che è impossibile prevedere in modo esaustivo in un elenco. Fa notare, inoltre, che non si elimina la protezione temporanea per motivi umanitari, di cui all'articolo 20 del decreto legislativo n. 286 del 1998. In riferimento al comma 2 dell'articolo 1, che prevede il rilascio di un permesso di un anno in caso di diniego della domanda di protezione internazionale, ricorda come nella legislatura precedente si sia operato ai fini di un'accelerazione dei giudizi in materia. Si chiede, poi, per quale motivo, per la costruzione dei centri di permanenza per i rimpatri, l'articolo 2, comma 2, prevede la possibilità di ricorrere alla procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara, mentre la stessa cosa è stata negata per quanto riguarda gli SPRAR. In riferimento al prolungamento dei tempi di trattenimento, previsto all'articolo 2, comma 1, ricorda come il precedente Governo li aveva ridotti o a 90 giorni, in ottemperanza a precise contestazioni mosse all'Italia in sede europea. Si torna, quindi, alla situazione precedente, con il rischio di una nuova procedura. Osserva, poi, che un allungamento dei tempi di permanenza comporta un aumento dei costi, mentre al comma 3 si stabilisce l'invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica. Per quanto concerne l'articolo 3, sul trattenimento ai fini dell'identificazione, sottolinea la sua contrarietà al principio generale di privazione della libertà personale solo per gravi motivi. Analogamente, secondo l'articolo 4, in attesa dell'espulsione con accompagnamento alla frontiera, si stabilisce la possibilità di trattenimento in luoghi diversi dai centri a ciò adibiti, senza prevederne le stesse caratteristiche a tutela dei diritti della persona. L'articolo 5 si pone in contrasto con l'Accordo di Schengen nella misura in cui prevede controlli ai confini interni dell'Unione al fine di verificare il rispetto del divieto di reingresso nel territorio. Concorda, poi, con l'estensione dei reati per cui negare la protezione internazionale, sottolineando, tuttavia, che la resistenza a pubblico ufficiale è un reato suscettibile di un'applicazione indiscriminata. L'articolo 10 pare violare il principio della presunzione di non colpevolezza, dal momento che prevede l'espulsione anche di coloro che sono ancora sub iudice . Infine, riguardo all'articolo 12, chiede come si intenda procedere allo smantellamento degli SPRAR, a cui potranno accedere solo i titolari di protezione internazionale, e in particolare, dove si intenda collocare i richiedenti asilo nel rispetto degli obblighi internazionali ed europei. Interviene, quindi, la senatrice BONINO ( Misto-PEcEB ), la quale si riserva di esprimere considerazioni politiche in altra sede, limitandosi ora a rilievi più di natura tecnica. In riferimento all'articolo 1, osserva come nella previsione del permesso per protezione speciale in relazione al principio di non respingimento, debba essere ripresa la dicitura completa, utilizzata dalla Convenzione di Ginevra e dalla Convenzione europea per i diritti dell'uomo, che si riferiscono non solo alla tortura, ma anche a pene o trattamenti inumani o degradanti. Ritiene, poi, che l'articolo 3 si ponga in contrasto con l'articolo 10 della direttiva "accoglienza" 2013/33/UE, la quale, oltre a stabilire che i trattenimenti debbano aver luogo solo nei centri appositamente a ciò adibiti, prevede anche garanzie di informazione, di assistenza legale e di accudimento, che la norma in questione non assicura. Inoltre, non aver escluso i minori non accompagnati dalle procedure accelerate alla frontiera, si pone in contrasto con l'articolo 24 e il considerando 30 della direttiva "procedure" n. 2013/32/UE. Analogamente, ritiene che debbano essere esclusi i minori non accompagnati dall'applicazione dell'articolo 9 del disegno di legge, che introduce nuove limitazioni all'autorizzazione riconosciuta al richiedente asilo di rimanere sul territorio nazionale fino alla decisione della Commissione territoriale sulla domanda di protezione internazionale. Concorda, quindi, con l'intenzione di contrastare l'abuso delle richieste reiterate, ma ricorda che devono essere rispettate le precise condizioni delineate negli articoli 40 e 41 della direttiva "procedure". Ritiene, conclusivamente, che i predetti rilievi vadano segnalati alla Commissione di merito. La senatrice GIAMMANCO ( FI-BP ) conviene sulla necessità di esprimere osservazioni alla Commissione di merito, ma ritiene che il decreto-legge non contenga violazioni dei principi europei. Afferma inoltre come sia del tutto condivisibile la regolazione in modo più stringente dell'accoglienza dei migranti e la fissazione di norme più rigorose in tema di sicurezza, come l'articolo 17 sul noleggio di autoveicoli per finalità di prevenzione del terrorismo, l'articolo 20 sull'estensione del DASPO e l'articolo 19 sulle armi ad impulsi elettrici (cosiddetti taser ), che il suo Gruppo aveva più volte proposto nella scorsa legislatura. Concorda con l'articolo 8, che prevede la perdita della protezione internazionale in caso di rientro nel Paese d'origine, e con la riduzione dei permessi per protezione umanitaria, che sono un unicum introdotto in Italia nel 1998. Osserva anzi come occorrerebbe adottare sul punto norme ancora più incisive rispetto al decreto in esame, anche con l'eliminazione totale della protezione umanitaria, pur garantendo nel contempo la protezione sussidiaria. Ritiene inoltre necessario stanziare maggiori risorse per l'assunzione di personale delle forze di polizia. Infine, ritiene vada preservato il principio di libera circolazione connesso all'istituzione dell'area Schengen ed esprime una ferma contrarietà rispetto alle posizioni isolazioniste dei paesi del gruppo di Visegrad. Il senatore FAZZOLARI ( FdI ) ritiene che il decreto-legge vada nella giusta direzione, ma che non sia sufficiente per dare soluzione ai problemi dell'immigrazione e della sicurezza. Con l'istituzione della protezione sussidiaria, la protezione umanitaria doveva essere in buona parte assorbita e rimanere solo per casi eccezionali, gestiti centralmente dal Ministero dell'interno e non dalle Commissioni territoriali. L'abuso della protezione umanitaria ha, invece, portato a coprire il 28 per cento dei permessi di protezione. Con il decreto-legge, la protezione umanitaria viene ridotta a determinati casi specifici; tuttavia, per come è formulata, ad essa potrebbero accedervi cittadini di qualsiasi Paese. Inoltre, mentre l'Italia viene accusata di violare il diritto europeo o internazionale sui migranti, la Germania adotta misure ben più severe come l'istituzione dei "centri di ancoraggio" per il trattenimento fino a 18 mesi di chi è entrato illegalmente nel territorio. La Germania prevede anche l'espulsione per chi non dimostra di avere i mezzi sufficienti di sussistenza, misura che dovrebbe essere assunta anche dall'Italia. Riguardo alle norme sulla sicurezza, stigmatizza l'assenza di misure di contrasto all'integralismo islamico e di lotta alle mafie straniere, come per esempio la protezione degli interpreti di tribunale. Condivide quanto da ultimo osservato dalla senatrice Giammanco e precisa che i Paesi di Visegrad non puntano a smontare il sistema di Schengen, purché siano presidiati i confini esterni dell'Unione. Sotto questo profilo, tali Paesi hanno impedito che milioni di ucraini entrassero nell'Unione. Interviene nuovamente la senatrice BONINO ( Misto-PEcEB ) per ricordare come la Polonia abbia accolto un milione di ucraini per motivi economici, in seguito al forte declino demografico del Paese. Ritiene che sul fronte del Mediterraneo gli sbarchi siano solo sospesi e che il decreto-legge sia controproducente poiché tende ad aumentare il numero delle situazioni irregolari oltre ai 500.000 clandestini che certamente non potranno essere rimpatriati, a differenza delle due sanatorie del centro-destra, con cui furono regolarizzate 800.000 persone. Il relatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ) ringrazia per i contributi emersi nella discussione e preannuncia la presentazione di uno schema di parere per la prossima settimana, in cui, tuttavia, non ritiene possibile conciliare le posizioni di chi considera il decreto troppo blando o, al contrario, troppo incisivo. Ritiene che il decreto nasca da un nuovo paradigma basato sulla netta distinzione tra gli aventi diritto, che vanno tutelati e integrati, e i clandestini, che vanno invece respinti. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE In riferimento all'esame congiunto del disegno di legge europea (AS 822) e delle relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'UE, interviene la senatrice GINETTI ( PD ) per chiedere chiarimenti sul seguito che la maggioranza intende dare alla Relazione programmatica 2018, presentata alle Camere dal precedente Governo. Il Presidente chiarisce che si tratta di un documento istituzionale, la cui presentazione è prevista dalla legge n. 234 del 2012, entro il 31 dicembre di ogni anno, e che la Commissione lo sta esaminando nell'ambito della procedura prevista dal Regolamento. La seduta termina alle ore 12,25.