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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 130 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,33) . Si dia lettura del processo verbale. TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 3 luglio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 2 agosto. La seduta di oggi sarà interamente dedicata alla discussione della risoluzione sulla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali. L'ordine del giorno della seduta di domani prevede le comunicazioni del Presidente sui disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica in materia di spettacolo e di formazione artistico-musicale, nonché la discussione generale, fino alla sua conclusione, del disegno di legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Le dichiarazioni di voto sul provvedimento avranno luogo giovedì, a partire dalle ore 9,30. Seguirà il voto finale con la maggioranza assoluta dei componenti del Senato. La seduta di giovedì prevede inoltre, fino alle ore 14, la discussione delle ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri e, alle ore 15, il question time , con la presenza dei ministri Salvini, Toninelli e Bongiorno. Il calendario della prossima settimana prevede, oltre all'eventuale seguito delle ratifiche di accordi internazionali, la discussione dei seguenti provvedimenti: il disegno di legge sulla tutela delle vittime della violenza di genere, approvato dalla Camera dei deputati; dalla sede redigente, il disegno di legge sulla chiamata diretta dei docenti; ove conclusa dalla Commissione, la legge di delegazione europea 2018 con le connesse relazioni; i decreti-legge sul miglioramento dei saldi di finanza pubblica e sui settori di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali. Nella settimana dal 23 al 26 luglio saranno discussi i seguenti provvedimenti: dalla sede redigente, il disegno di legge sull'educazione civica, approvato dalla Camera dei deputati; i disegni di legge Rendiconto 2018 e Assestamento 2019; ove conclusi dalle Commissioni, i disegni di legge su salario minimo orario, videosorveglianza e distacco Comuni dalla Regione Marche e aggregazione alla Regione Emilia-Romagna. Giovedì 25 luglio, alle ore 9,30, saranno discussi i documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in tema di verifica dei poteri. Nella settimana dal 30 luglio al 2 agosto saranno discussi i seguenti provvedimenti: il disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica in materia di ordinamento sportivo, approvato dalla Camera dei deputati; il decreto-legge in materia di ordine e sicurezza pubblica; ove concluso dalla Commissione, il disegno di legge costituzionale in materia di iniziativa legislativa popolare e di referendum ; il disegno di legge costituzionale di abrogazione delle disposizioni costituzionali relative al CNEL. Nelle giornate di giovedì 18 e giovedì 25 sono previsti il sindacato ispettivo e il question time . Programma dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato per i mesi di luglio e agosto 2019: - Doc. XXIV, n. 9 - Risoluzione approvata dalle Commissioni riunite 3ª e 4ª, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al periodo 1° ottobre-31 dicembre 2018, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2019, deliberata dal Consiglio dei ministri il 23 aprile 2019 - Disegno di legge costituzionale n. 214-515-805-B - Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari (approvato in prima deliberazione dal Senato; approvato senza modificazioni in prima deliberazione dalla Camera dei deputati) (seconda deliberazione del Senato) (voto finale con la maggioranza assoluta dei componenti del Senato) - Disegno di legge n. 1200 e connessi - Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (approvato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 763 e connessi - Modifiche alla legge 13 luglio 2015, n. 107, in materia di ambiti territoriali e chiamata diretta dei docenti (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 944 - Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2018 (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) (voto finale con la presenza del numero legale) - Doc. LXXXVI, n. 2 - Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2019 (ove concluso dalla Commissione) - Doc. LXXXVII, n. 2 - Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2018 (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge n. 1264 e connessi - Introduzione dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 310 e connessi - Istituzione del salario minimo orario (ove conclusi dalla Commissione) - Disegno di legge n. 897 e connessi - Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori nei servizi educativi per l'infanzia e nelle scuole dell'infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità e delega al Governo in materia di formazione del personale (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge n. 1144 e connessi - Distacco dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e loro aggregazione alla regione Emilia-Romagna, nell'ambito della provincia di Rimini, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge costituzionale n. 1372 - Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione (approvato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale) - Disegno di legge costituzionale n. 1089 - Disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare e di referendum (approvato dalla Camera dei deputati) (prima deliberazione del Senato) (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge costituzionale n. 1124 - Abrogazione dell'articolo 99 della Costituzione, concernente il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (prima deliberazione del Senato) - Disegni di legge di conversione di decreti-legge - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione competente - Rendiconto e Assestamento del bilancio dello Stato - Mozioni - Interpellanze ed interrogazioni - Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari Calendario dei lavori dell'Assemblea Discussione e reiezione di proposte di modifica PRESIDENTE . Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 2 agosto: Martedì 9 luglio h. 16,30 - Doc. XXIV, n. 9 - Risoluzione delle Commissioni riunite 3ª e 4ª sulla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali - Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- bis , del Regolamento sui disegni di legge: - n. 1312 - Deleghe in materia di spettacolo e per la modifica del codice dei beni culturali - n. 1349 - Delega al Governo per la codificazione in materia di istruzione e formazione artistico-musicale - Disegno di legge costituzionale n. 214-515-805-B - Riduzione del numero dei parlamentari (approvato in prima deliberazione dal Senato; approvato senza modificazioni in prima deliberazione dalla Camera dei deputati) (seconda deliberazione del Senato) (voto finale con la maggioranza assoluta dei componenti del Senato) - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 11, ore 15) Mercoledì 10 " h. 9,30 Giovedì 11 " h. 9,30-16 Martedì 16 luglio h. 16,30-19 - Eventuale seguito ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri - Disegno di legge n. 1200 e connessi - Tutela vittime violenza di genere (approvato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 763 e connessi - Chiamata diretta dei docenti (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 944 - Legge di delegazione europea 2018 (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) (voto finale con la presenza del numero legale) - Doc. LXXXVI, n. 2 - Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2019 (ove concluso dalla Commissione) - Doc. LXXXVII, n. 2 - Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2018 (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge n. 1383 - Decreto-legge n. 61, Miglioramento saldi di finanza pubblica (voto finale entro il 2 agosto) (scade il 31 agosto) - Disegno di legge n. 1374 - Decreto-legge n. 59, Misure urgenti nei settori di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali (voto finale entro il 31 luglio) (scade il 28 agosto) - Sindacato ispettivo - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 18, ore 15) Mercoledì 17 " h. 9,30-20 Giovedì 18 " h. 9,30-20 Gli emendamenti ai disegni di legge n. 1200 e connessi (Tutela vittime violenza di genere), n. 1383 (Decreto-legge n. 61, Miglioramento saldi di finanza pubblica) e n. 1374 (Decreto-legge n. 59, Misure urgenti nei settori di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 11 luglio. Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 944 (Legge di delegazione europea 2018) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione. Martedì 23 luglio 16,30-20 - Seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. 1264 e connessi - Insegnamento scolastico dell'educazione civica (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Disegni di legge nn. 1387 e 1388 - Rendiconto 2018 e Assestamento 2019 (votazioni finali con la presenza del numero legale) - Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in tema di verifica dei poteri (giovedì 25, ore 9,30) - Disegno di legge n. 310 e connessi - Salario minimo orario (ove conclusi dalla Commissione) - Disegno di legge n. 897 e connessi - Videosorveglianza (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge n. 1144 e connessi - Distacco comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e aggregazione alla regione Emilia-Romagna (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) - Sindacato ispettivo - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 25, ore 15) Mercoledì 24 " 9,30-20 Giovedì 25 " 9,30-20 Venerdì 26 " 9,30 (se necessaria) I termini per la presentazione degli emendamenti ai disegni di legge nn. 1387 e 1388 (Rendiconto 2018 e Assestamento 2019), n. 310 e connessi (Salario minimo orario), n. 897 e connessi (Videosorveglianza) e n. 1144 e connessi (Distacco comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e aggregazione alla regione Emilia-Romagna) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni. Martedì 30 luglio 16,30 - Seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. 1372 - Deleghe al Governo in materia di ordinamento sportivo (approvato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale) - Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 53, Disposizioni in materia di ordine e sicurezza pubblica (ove approvato e trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati) (scade il 13 agosto) - Disegno di legge costituzionale n. 1089 - Disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare e di referendum (approvato dalla Camera dei deputati) (prima deliberazione del Senato) (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge costituzionale n. 1124 - Abrogazione delle disposizioni costituzionali relative al CNEL (prima deliberazione del Senato) Mercoledì 31 " 9,30 Giovedì 1° agosto 9,30 Venerdì 2 " 9,30 (se necessaria) I termini per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1372 (Deleghe al Governo in materia di ordinamento sportivo) e al disegno di legge costituzionale n. 1089 (Disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare e di referendum ) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni. Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. … (Decreto-legge n. 53, Disposizioni in materia di ordine e sicurezza pubblica) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati. Gli emendamenti al disegno di legge costituzionale n. 1124 (Abrogazione delle disposizioni costituzionali relative al CNEL) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 25 luglio. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 944 (Legge di delegazione europea 2018) e dei connessi Doc. LXXXVI, n. 2 e Doc. LXXXVII, n. 2 (Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 11' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1383 (Decreto-legge n. 61, Miglioramento saldi di finanza pubblica) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 11' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1374 (Decreto-legge n. 59, Misure urgenti nei settori di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 1 h. Votazioni 1 h. Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1 h. 40' FI-BP 1 h. 10' L-SP-PSd'Az 1 h. 8' PD 1 h. 4' FdI 42' Misto 40' Aut (SVP-PATT, UV) 35' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione dei disegni di legge nn. 1387 e 1388 (Rendiconto 2018 e Assestamento 2019) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 11' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1372 (Deleghe al Governo in materia di ordinamento sportivo) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 11' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 53, Disposizioni in materia di ordine e sicurezza pubblica) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 11' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Partiamo con un augurio al senatore Sileri, che oggi è diventato papà di Ludovico. (Applausi. Congratulazioni ). DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, come si vede dal calendario che lei ha appena letto, approvato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo, la trattazione dei disegni di legge di modifica costituzionale è un po' disseminata nelle varie settimane, da qui alla pausa estiva. Questo per dirle cosa? Noi abbiamo chiesto, insieme con gli altri Gruppi dell'opposizione, che la riduzione del numero dei parlamentari venisse trattata insieme agli altri disegni di legge costituzionale, in particolare quello sulle leggi di iniziativa popolare rafforzata e quello sul CNEL. Questo per un motivo molto semplice e francamente non riesco a comprendere per quale motivo non si sia voluto addivenire a questa proposta, che certamente era quella non solo più di buon senso, ma anche più corretta dal punto di vista istituzionale, ovvero prevedere una settimana dedicata ad una sessione sulle riforme costituzionali. Ciò avrebbe permesso a tutta l'Assemblea, anche ai senatori che non hanno seguito in 1 a Commissione tutto l'evolversi delle varie proposte normative, di avere una visione più complessiva. Invece non si è voluta accettare questa proposta, inserendo all'ordine del giorno dei lavori dell'Assemblea di domani mattina l'esame del disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari. Per quale motivo, a nostro avviso, non si è voluta accettare questa proposta, che riformulo in questa sede come proposta di modifica del calendario? Noi proponiamo che la discussione del disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari sia prevista in calendario insieme all'esame del disegno di legge contenente disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare rafforzata. Per quale motivo non si è voluti addivenire a questa proposta che è di buon senso e di senso istituzionale? Evidentemente, come al solito, perché anche le modifiche della Costituzione e in particolare la riduzione del numero dei parlamentari non vengono portate avanti con l'intento di creare un assetto istituzionale di un certo tipo, ma vi è un'ansia di prestazione. C'è un'ansia di propaganda, di farne uno strumento di propaganda da agitare, come sempre, contro la cosiddetta casta, senza rendersi conto di quali sono le conseguenze sul piano della democrazia rappresentativa e parlamentare della riduzione del numero dei parlamentari. Abbiamo già approvato l'adattamento della legge elettorale alla riduzione del numero dei parlamentari e ancora una volta voglio far riflettere tutti che non si tratta di un passaggio da sottovalutare: è un passaggio che modificherà pesantemente gli assetti dal punto di vista della rappresentanza dei territori, dei rapporti con gli elettori e soprattutto del pluralismo. Signor Presidente, una democrazia non può essere definita come tale se non ha come cardine fondamentale il principio della rappresentanza e del pluralismo della rappresentanza. Lei lo sa, signor Presidente, perché quando la Corte costituzionale intervenne sulla legge elettorale che portava il suo nome, con la sentenza n. 1 del 2014 sul cosiddetto Porcellum, ha fotografato in modo molto chiaro il suo pensiero, dicendo con chiarezza che nessun elemento, anche legato all'esigenza forte di governabilità, razionalità ed efficienza, può comprimere l'elemento cardine della rappresentanza e del pluralismo. Per questi motivi troviamo assolutamente inopportuna questa accelerazione. Tra l'altro, sarebbe stato necessario aspettare solo due settimane per poter arrivare ad una sessione unica sulle modifiche costituzionali, che a nostro avviso ci avrebbe permesso una discussione molto più seria e molto più approfondita dei vari disegni di legge. Per questo motivo chiedo di modificare il calendario e di spostare l'esame del disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari, per affrontarlo insieme alla trattazione del disegno di legge contenente disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare rafforzata. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, devo dire che nella Conferenza dei Capigruppo ultimamente si respira un'aria un po' pesante. Ho chiesto alla Presidenza del Senato di porre attenzione al nostro Regolamento e, magari, ogni tanto, di avere l'approccio secondo cui i regolamenti si approvano e poi si prova anche a rispettarli; non dico che si rispettino sempre. Invece, come si è fatto troppe volte in quest'anno, anche oggi si è deciso di rinunciare alla norma del Regolamento che prevede di distribuire i lavori a settimane alterne: una settimana in Assemblea, una settimana per gli approfondimenti delle Commissioni. Questa è la prima questione che tengo a sottolineare. Se la consapevolezza della Presidenza e dei Capigruppo di maggioranza è che quella norma del Regolamento non possa essere applicata, sono disponibile, insieme a voi tutti, a convocare la Giunta per il Regolamento, esaminarla e modificarla. Quello che credo non sia tollerabile è che ci sia un Regolamento che in maniera puntuale e determinata e con il consenso della Presidenza del Senato si decide di non rispettare. Dopodiché, ritengo che la proposta fatta da tutti - ripeto: tutti - i Capigruppo di opposizione di avere qualche giorno di tempo in più per discutere di questa sbagliata riforma costituzionale e di rimandarne l'esame alla prossima settimana, magari congiuntamente con gli altri provvedimenti di riforma costituzionale, vada approvata, ragion per cui voteremo a favore. Tra l'altro, il disegno di legge sulla tutela delle vittime della violenza di genere ha concluso il suo iter in Commissione e avremmo potuto discuterlo e votarlo domani mattina, anche rispettando le esigenze della Presidenza della Commissione di inchiesta sul femminicidio; domani, nel pomeriggio, e giovedì avremmo esaminato le 14 ratifiche previste e la settimana successiva saremmo potuti andare - con l'accordo di tutti - a discutere, approfondire e votare la riforma costituzionale. Come dicevo, si vive, all'interno della Conferenza dei Capigruppo, un clima pesante e difficile, probabilmente dovuto alla instabilità e agli scontri all'interno della maggioranza; tuttavia, credo si debba fare davvero di tutto perché questo non influenzi negativamente l'attività del Senato. Quindi, la nostra proposta è quella esposta, chiediamo di metterla in votazione e invitiamo i Gruppi di maggioranza a fare una riflessione, invece, sulla loro mancata disponibilità nei confronti delle opposizioni, perché non è così che si costruisce il futuro del Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . BERNINI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FI-BP) . Signor Presidente, credo che una buona parte della proposta, così come noi del Gruppo parlamentare Forza Italia l'abbiamo articolata nella Capigruppo, sia stata ampiamente descritta e rappresentata dai colleghi che mi hanno preceduto. Non è casuale che noi si sia chiesta una sessione costituzionale: stiamo maneggiando materiale delicatissimo, la Costituzione della Repubblica italiana, che si basa non solo su di un principio di rappresentanza popolare, ma soprattutto su di un principio di democrazia rappresentativa. Voi tutti me lo insegnate: quando si modifica il numero dei parlamentari e quando si parla di iniziativa legislativa popolare rafforzata si tocca il principio della rappresentanza; si tocca il cuore del potere legislativo, cioè tutti noi. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . Colleghi, ve lo posso assicurare e non dovete credere alla mia parola, dovete credere ai voti che abbiamo espresso e al nostro comportamento in Commissione, che è stato sempre corretto, collaborativo, anche se, purtroppo, la nostra collaborazione non è mai stata pagata con lo stesso amore e la stessa disponibilità da parte della maggioranza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Oggi in Commissione, colleghi della maggioranza, oltre che colleghi dell'opposizione, abbiamo anche capito perché, quando abbiamo proposto la sessione costituzionale. E vi assicuro che non avevamo alcun intento ostruzionistico, ma la volontà di trattare quella parte della Costituzione che tocca tutti noi, ma soprattutto tocca il popolo italiano da noi rappresentato. Già, perché noi non siamo qui per una vocazione turistica, non siamo dei turisti della democrazia: siamo rappresentanti del popolo italiano, a cui fa riferimento l'articolo 1 e tutti gli altri 138 articoli della Costituzione. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Collina) . Ebbene, quando abbiamo proposto che questo tema incandescente avesse una dignità parlamentare maggiore di sedici ore di discussione generale, come è stato definito dalla maggioranza un prendere o lasciare, come se stessimo puntando una posta alla roulette e non come se stessimo discutendo di riforme costituzionali, i colleghi della maggioranza ci hanno detto che apprezzavano molto il nostro consiglio, ma che la loro proposta era diversa. Bene, colleghi, fatevi dire, come hanno detto giustamente anche altri colleghi dell'opposizione, che i nostri non sono consigli, sono proposte, perché noi siamo l'opposizione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Opposizione che ha tutta la dignità di cui gode anche la maggioranza, con una differenza: i numeri, in una proporzione che ovviamente, come opposizione, speriamo di poter presto ribaltare. Con questo, colleghi, intendo dire che noi siamo ancora dell'idea che, a prescindere dal risultato della Conferenza dei Capigruppo, si possa portare l'Assemblea - scusatemi, non considerateci presuntuosi - ad un ravvedimento operoso ed attivo. Nella sessione costituzionale si parla di tutti noi, si parla del Paese che noi rappresentiamo, diamo dignità a questa sessione costituzionale, concediamoci di essere noi stessi e non soggetti eterodiretti, che fanno solamente quello che viene loro ordinato da fuori. Non è questo lo scopo del Parlamento italiano! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È per questo, colleghi, che noi chiediamo di potere celebrare, la prossima settimana o tra due settimane, seguendo il criterio dell'alternanza, una sessione costituzionale che preveda la modifica della Costituzione sul numero dei parlamentari, l'iniziativa legislativa popolare rafforzata (o referendum propositivo che dir si voglia) e l'abolizione del CNEL, tutti insieme, come è giusto che sia e come i Padri costituenti avrebbero voluto. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD. Congratulazioni). PRESIDENTE . Riassumendo, se ho ben compreso, la senatrice De Petris propone che l'esame del disegno di legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari sia abbinato alla discussione sulla proposta di legge di modifica costituzionale sulla iniziativa legislativa popolare ( referendum ), nella settimana dal 30 luglio al 2 agosto; il senatore Marcucci propone che domani vengano inseriti all'ordine del giorno il disegno di legge sul femminicidio e le ratifiche e che il disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari sia invece calendarizzato per la settimana prossima; la senatrice Bernini propone l'abbinamento delle tre modifiche costituzionali (riduzione del numero dei parlamentari, iniziativa popolare e abolizione del CNEL) da discutere in una seduta costituente tra due settimane. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea avanzata dalla senatrice De Petris. Non è approvata. Dispongo la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata . Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea avanzata dal senatore Marcucci. Non è approvata. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea avanzata dalla senatrice Bernini. Non è approvata. Dispongo la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata . Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea. Discussione e approvazione del documento: Doc Doc. XXIV, n. 9 Risoluzione delle Commissioni riunite 3a e 4a approvata il 6 giugno 2019 ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al periodo 1º ottobre-31 dicembre 2018, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1º gennaio-31 dicembre 2019, deliberata dal Consiglio dei ministri il 23 aprile 2019 (Esame ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento) Reiezione degli ordini del giorno G2, G3 e G4 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione della risoluzione approvata dalle Commissioni riunite 3 a e 4 a ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al periodo 1º ottobre-31 dicembre 2018, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1º gennaio-31 dicembre 2019, deliberata dal Consiglio dei ministri il 23 aprile 2019 ( Doc. XXIV, n. 9). La relazione è stata già stampata e distribuita. Ha chiesto di parlare, per integrare la relazione scritta, il senatore Candura. Ne ha facoltà. CANDURA, relatore . Signor Presidente, colleghe e colleghi, in merito al documento in esame la collega Tesei ricorderà le questioni salienti relative ai meccanismi procedurali per l'autorizzazione e la proroga delle missioni internazionali; per quanto riguarda invece la sfera di competenza della Commissione esteri occorre evidenziare gli aspetti di interesse internazionalistico della relazione analitica, in particolare gli interventi di cooperazione allo sviluppo previsti a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione. Sotto tale profilo, le aree geografiche interessate dalla prosecuzione degli interventi per il 2019 confermano un orientamento dell'azione italiana incentrato soprattutto sull'area del Mediterraneo e sull'Africa, con una tipologia di azioni finalizzate a rafforzare la sicurezza e la stabilità e a sostenere i Paesi maggiormente impegnati nella lotta al terrorismo e nel contrasto dei traffici illegali e delle migrazioni irregolari. Venendo in particolare agli interventi di cooperazione allo sviluppo, di cui alle schede da 45 a 49 delle relazioni analitica e tecnica per la proroga, il fabbisogno finanziario complessivo per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre del corrente anno 2019 è pari a 296 milioni di euro. Con riferimento alle iniziative di cooperazione allo sviluppo e sminamento umanitario (scheda 45), il fabbisogno finanziario (sempre per lo stesso periodo del 2019) risulta pari a 115 milioni di euro: si tratta di una cifra in aumento rispetto alle risorse stanziate per l'anno 2018, che erano pari a 99,5 milioni. Le risorse effettive destinate per il 2019 alle sole iniziative di cooperazione allo sviluppo, fra progetti di sviluppo e interventi umanitari e di emergenza, ammontano a 111,5 milioni di euro, di cui 64,4 destinati a progetti in Africa, 22,6 a iniziative in Medio Oriente e 24,5 riservati a programmi in Asia. La scheda 46 descrive gli interventi di sostegno ai processi di pace, stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza destinati ad alcuni Paesi dell'Africa, del Medio Oriente, oltre che ad Afghanistan, America latina e regione caraibica. Lo stanziamento previsto per l'intero 2019 è di 8 milioni di euro. Particolare attenzione viene dedicata al difficile percorso di riconciliazione nazionale in Libia, reso attualmente ancora più ostico dalla ripresa delle ostilità sul terreno, al consolidamento della stabilità del Libano, al processo politico in Siria sotto l'egida delle Nazioni Unite e alla tutela e valorizzazione dei patrimoni archeologici siriano e iracheno. In relazione agli impegni per la partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per la pace e la sicurezza di cui alla scheda 47, l'importo complessivo richiesto per il 2019 è pari a 18 milioni di euro. La scheda 48, inerente al contributo disposto dal nostro Paese a sostegno delle forze di sicurezza e difesa afgane (incluse le Forze di polizia), è pari, per l'intero 2019, a 120 milioni di euro. Per ultimo, con riferimento agli interventi operativi di emergenza e sicurezza in area di crisi (scheda 49), lo stanziamento per il 2019 è pari a 35 milioni di euro, in aumento rispetto allo stanziamento complessivo del 2018, che era stato pari a 31 milioni. La maggior parte di tali fondi sono destinati, stante la perdurante gravità del contesto di sicurezza a livello globale, al potenziamento delle misure di sicurezza e tutela delle rappresentanze diplomatiche, degli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura e delle istituzioni scolastiche all'estero. PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per integrare la relazione scritta, la senatrice Tesei. Ne ha facoltà. TESEI, relatrice . Signor Presidente, le Commissioni affari esteri e difesa hanno esaminato, ai sensi della legge n. 145 del 2016, le deliberazioni del Consiglio dei ministri che autorizzano la partecipazione italiana per il 2019 alle missioni militari e agli interventi di cooperazione allo sviluppo. Si tratta di due diversi atti: il primo, che è l'oggetto della nostra discussione di oggi, dispone la proroga delle missioni già in corso; il secondo dispone, invece, l'avvio di una nuova missione in Tunisia. Anche se non forma oggetto di esame in questa sede, tengo a sottolineare questo nuovo impegno assunto dall'Italia verso un Paese che è cruciale per la stabilizzazione del Mediterraneo centrale e che ha bisogno di tutto il sostegno della comunità internazionale nel complesso processo di consolidamento democratico che sta attraversando. Sottolineo che entrambe le risoluzioni - quella relativa alla nuova missione in Tunisia e quella relativa alla proroga delle missioni in corso - sono state approvate all'unanimità nelle Commissioni affari esteri e difesa. Accenno brevemente alle linee di fondo del nostro impegno militare, come delineate dalla relazione analitica presentata dal Governo. Il dato più significativo è che la presenza italiana nelle missioni internazionali viene ricalibrata, concentrando le risorse nella Regione euromediterranea e nel Medio Oriente allargato, a partire dalle aree più prossime al nostro Paese. Cito alcune aree particolarmente significative. Il quadrante più delicato è evidentemente quello libico, teatro di priorità strategica per gli interessi nazionali in materia di sicurezza. Qui, a fronte dell'ulteriore deterioramento del quadro generale, l'obiettivo della nostra presenza è essenzialmente il sostegno alle popolazioni locali, ad esempio con l'ospedale di Misurata, e la stabilizzazione del Paese. Abbiamo una missione di assistenza e supporto che vede un impegno di 130 mezzi terrestri e di un massimo di 400 unità di personale, oltre che la missione di addestramento della Guardia costiera e della Marina libiche. Altro importante impegno è in Libano, sia nella missione bilaterale che nell'ambito della missione Unifil - in cui impieghiamo un contingente di notevoli dimensioni, composto da 1.076 unità di personale, 278 mezzi terrestri e 6 unità aeree - della quale abbiamo da poco riacquisito il comando. L'area mediorientale vede inoltre rilevanti impegni italiani in Iraq - con un impegno massimo di 1.100 unità di personale, affiancate da 305 mezzi terrestri e 12 unità aeree - e in Afghanistan. In questo ultimo teatro è stata programmata una progressiva riduzione del contributo fornito alla missione entro il mese di luglio, comunque subordinato alla conclusione del processo elettorale per la scelta del nuovo Presidente. L'Italia continua comunque ad essere uno dei quattro Paesi cardine della missione, insieme a Stati Uniti, Germania e Turchia, e il quarto contributore per personale impiegato, con un contingente non inferiore alle 700 unità e con 145 mezzi terrestri e 8 unità aeree. Altro teatro particolarmente sensibile, soprattutto in chiave di contrasto al traffico di esseri umani, è quello del Niger. Qui, dopo alcune incertezze, è finalmente partita la missione bilaterale volta a rafforzare il controllo delle autorità locali sul territorio, che impegna un contingente composto da un numero massimo di 290 unità di personale e 160 mezzi terrestri. Di rilievo anche gli sforzi nel Corno d'Africa. Per la stabilizzazione della Somalia abbiamo una missione di formazione del personale locale, con un impegno composto da un numero massimo di 123 unità di personale e 20 mezzi terrestri. Nei mari adiacenti, per il contrasto al fenomeno della pirateria, l'Italia partecipa alla missione europea Atalanta, con 2 mezzi navali, 2 aerei e un numero massimo di 407 unità di personale. Per tutte le missioni già in atto, la proroga è fino al 31 dicembre e, per ogni missione, la relazione analitica riporta, come previsto dalla legge, due schede: la prima con il resoconto di quanto si è fatto nel 2018; la seconda con le risorse e gli assetti per l'anno in corso. Ciascuna scheda-missione riporta, nel dettaglio: l'area geografica di intervento e la sede del comando; il mandato internazionale e gli obiettivi; la base giuridica di riferimento; la composizione degli assetti; il numero massimo delle unità di personale; la durata programmata; il fabbisogno finanziario. Rinviando, per un elenco dettagliato delle singole missioni, al testo della risoluzione che è al nostro esame, segnalo che il quadro complessivo comprende 6 missioni in Europa, 11 in Asia e 17 in Africa. La proroga investe anche la missione Mare Sicuro, dispositivo aeronavale nazionale nel Mediterraneo, e anche 5 missioni di sostegno alle iniziative NATO, per il controllo dei confini dell'Alleanza. Ci sono poi le esigenze comuni a più teatri operativi delle Forze armate e le esigenze di mantenimento del dispositivo info-operativo dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) a protezione del personale impiegato. La relazione illustrativa del Consiglio dei ministri precisa che la consistenza massima annuale complessiva dei contingenti delle Forze armate impiegati nei teatri operativi sarà pari a 7.343 unità. La consistenza media è pari a 6.290 unità, con una piccolissima riduzione (19 unità) rispetto all'anno precedente. Tenendo conto anche della nuova missione in Tunisia, l'onere complessivo è di 1.428 milioni di euro. Di questa cifra la componente maggiore, circa 1.102 milioni di euro, è ovviamente a carico del Ministero della difesa; 296 milioni di euro sono invece a carico del Ministero degli esteri; a carico del Ministero dell'interno sono imputati circa 7.700.000 euro, mentre altri 7 milioni circa sono a carico del MEF (per le attività della Guardia di finanza); infine, 15 milioni sono a carico della Presidenza del Consiglio, per le attività dell'AISE. Una parte di queste risorse (secondo quanto previsto dalla nuova legge di contabilità) è computato nell'esercizio finanziario 2020. Per l'esercizio finanziario 2019 gli oneri totali assommano quindi a 1.020 milioni di euro Segnalo in conclusione - ma è un punto ovviamente molto importante - che, nell'esprimersi favorevolmente alla proroga delle missioni, le Commissioni riunite hanno altresì formulato, nella risoluzione che oggi abbiamo al nostro esame, due impegni al Governo: uno in relazione alla missione Sophia (scheda 9/2019 della deliberazione) e un altro relativo alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera libica (scheda 23). In relazione alla missione Sophia, si impegna il Governo ad operare nelle opportune sedi dell'Unione europea, affinché vengano modificate le regole che attualmente individuano l'Italia come unico Paese di sbarco delle persone soccorse in mare. Per la missione di assistenza alla Guardia costiera libica, anche tenuto conto del peggioramento della situazione, le Commissioni hanno ritenuto opportuno impegnare il Governo a svolgere costanti azioni di monitoraggio, ove sussistano le condizioni, affinché sulle imbarcazioni fornite dall'Italia alla Libia, venga installata solo la strumentazione utile per le attività di contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, nonché alle attività di soccorso in mare, nel rispetto delle disposizioni internazionali in materia di embargo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Ricordo che eventuali ordini del giorno al testo della risoluzione approvata dalle Commissioni riunite 3 a e 4 a potranno essere presentati entro la conclusione della discussione. VATTUONE (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, l'impegno delle missioni internazionali oggi appare ancora più necessario per le nuove instabilità che minacciano il nostro Paese e per la fragilità e fluidità del sistema delle relazioni internazionali. In sintesi, abbiamo una pericolosissima combinazione di instabilità crescenti e perdita di capacità nella gestione delle crisi. C'è un ulteriore elemento di difficoltà, perché la natura delle crisi - è esemplare la questione libica - richiede risposte concertate e multilaterali, mentre la scomposizione del sistema internazionale accentua la diversità di priorità e interessi degli attori, persino se appartenenti a contesti multilaterali comuni come quello dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica. È esattamente per ridurre e contenere le minacce e le crisi in atto e per sostenere il sistema di governance internazionale che il nostro Paese partecipa alle missioni internazionali e agli interventi di cooperazione. Oggi formalizzerà questo impegno anche per il 2019. Proprio in relazione alla procedura e in riferimento all'importanza del voto di oggi, sottolineo da subito - l'abbiamo detto a più riprese anche in Commissione - una grave infrazione del procedimento delineato dalla legge cosiddetta quadro n. 145 del 2016. Oggi è il 9 luglio 2019 e il Senato conclude l' iter di approvazione delle missioni dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019, sessione che a norma di legge dovrebbe concludersi entro dicembre 2018. Ma l'autorizzazione del Parlamento ha senso se prima si autorizza e poi proseguono le missioni, non viceversa. È una grave violazione delle prerogative del Parlamento. Abbiamo contribuito insieme ai colleghi del MoVimento 5 Stelle a fare questa legge con fatica, all'unanimità, con un contributo importante anche da parte loro, e alla prima occasione - in realtà non è la prima occasione, perché è accaduto già altre volte - la violiamo in modo veramente palese. È grave soprattutto perché per sei mesi, di fatto, i nostri militari sono impegnati per il nostro Paese in teatri, anche difficili, senza la necessaria copertura giuridica e politica, tra l'altro in una fase molto complessa delle relazioni internazionali a livello europeo e globale. Ne approfitto per ringraziare tutte le Forze armate e i nostri militari, oltre 7.000 come abbiamo detto, impegnati in modo professionale ed efficace in tutto il mondo. (Applausi dal Gruppo PD) . Per quanto riguarda il merito, la richiesta di autorizzazione al Parlamento, com'è evidente, è anche la sede e il momento in cui le scelte compiute dal Governo e le priorità stabilite nella nostra politica estera di difesa debbono forzatamente uscire dalla bolla mediatica a cui assistiamo quotidianamente e dalle improvvisazioni propagandistiche e scendere a patti con la realtà del sistema delle relazioni internazionali di oggi, delle minacce, degli equilibri geopolitici e dei reali interessi del nostro Paese. Quanto emerge dal quadro della nostra proiezione internazionale, che oggi esaminiamo, è in linea di continuità con i Governi precedenti per quanto riguarda le aree dell'Asia, dei Balcani, con le direttrici storiche della nostra proiezione all'estero. Lo leggiamo anche dalla conclusione della relazione; siamo in totale continuità anche rispetto a tutti gli annunci di cambiamento. È un fatto che valutiamo positivamente, salvo osservare una certa contraddizione con i continui attacchi alle istituzioni europee e con le dichiarazioni del tutto avventate del recente passato, come quelle relative alla pianificazione del ritiro dall'Afghanistan, che sono uno spot , visto che si tratta - e il Presidente della Commissione lo ha ricordato - di una progressiva riduzione, peraltro già programmata e impostata con gli alleati dai Governi precedenti. Mi riferisco altresì alle dichiarazioni del vice premier Salvini contro Hezbollah, che hanno suscitato imbarazzo negli ambienti del Ministero della difesa e messo in seria difficoltà l'operato del nostro contingente in Libano. In secondo luogo, però, con riferimento all'area euromediterranea, alla crisi libica e ai flussi migratori di cui si parla, è del tutto evidente l'assenza di una strategia politica e di un progetto di stabilizzazione strategica e politica che possono essere definiti solo con il coinvolgimento degli attori locali, dell'ONU e dell'Unione europea. Non si esce dalla crisi libica di oggi senza una nuova iniziativa multilaterale, perché le condizioni si sono modificate anche rispetto al recente passato. In questa direzione va un ordine del giorno da noi presentato, sul quale si soffermeranno altri miei colleghi. Quindi, come abbiamo detto in questi giorni, a fronte di tale necessità, misure come lo schieramento di navi della nostra Marina a difesa dei porti risultano quasi grottesche, inutili o comunque rischiose per i nostri militari e anche per le persone che si avvicinano ai porti. È il caso di ricordare che l'Italia nella scorsa legislatura è riuscita a svolgere un ruolo di primo piano nella gestione della crisi libica (con la Conferenza di Roma, l'appoggio alla mediazione dell'ONU, il fatto di essere l'unico Paese europeo ad aver mantenuto l'ambasciata a Tripoli dal 2016 e lo schieramento nello stesso anno di una struttura ospedaliera campale nell'area di Misurata). Ha giocato un ruolo di primo piano anche nella gestione dei flussi e nella lotta ai trafficanti, prima con la missione Mare nostrum e poi con Eunavfor Med operazione Sophia, portando l'Unione europea a occuparsi di Mediterraneo. Viceversa, abbiamo visto un vistoso scollamento dall'Unione europea con la politica dei porti chiusi, il depotenziamento di Eunavfor Med e una vistosa perdita d'influenza oltre a un protagonismo che sta creando all'Unione europea e all'Italia un grave vulnus strategico. Parlando di Eunavfor Med e della mancanza di strategia complessiva di questo Governo, sulla sua improvvisazione nei giorni scorsi abbiamo letto il ministro Trenta, qui presente, sostenere che è stato un errore ridimensionare la missione Eunavfor Med (anzi, annullarla, perché di fatto si tratta di un annullamento). Certo, è giusto: Eunavfor Med è la missione militare più importante dell'Unione europea, per la quale era stato assegnato all'Italia un ruolo di leadership nel Mediterraneo e c'è stato un riconoscimento importante. È giusto, quindi, è stato un errore: ma, signor Ministro, lei dov'era quando a Bruxelles i Paesi europei decidevano di ritirare le navi militari? (Applausi dal Gruppo PD). Dov'era quando Salvini faceva danni in giro per l'Europa, con ricadute negative e costi altissimi anche per il nostro Paese, perché con il sostanziale annullamento di Sophia, di fatto avete lasciato l'area più critica del Mediterraneo ai trafficanti e alla Marina libica, che nel nuovo contesto della Libia di oggi ha fatto passi indietro? Le avvisaglie di nuove tensioni in Algeria, in Tunisia e in Siria, gli attacchi alle petroliere del Golfo in Oman e l'intensificarsi degli scontri in Libia ci dicono - anzi, ci avvisano - che è nell'area del Mediterraneo che nei prossimi anni si giocherà una partita essenziale per il sistema delle relazioni internazionali e per la stabilità mondiale. La gestione delle relazioni internazionali richiede capacità, pazienza e pragmatismo, non misure spot . Non riusciamo a capire la strategia complessiva che il Governo intende perseguire nel Mediterraneo. Per noi occorre riaggiornare in chiave europea e mondiale una politica per quest'area, sapendo che solo un quadro complessivo di misure, per i Paesi di origine dei flussi, di asilo e rimpatri, di contrasto ai trafficanti e di cooperazione è l'unica possibilità che abbiamo per affrontare crisi sistemiche e complesse come quelle dei flussi migratori. In conclusione, se abbiamo qualche possibilità di rispondere all'instabilità in atto, occorre compiere un passo decisivo in avanti insieme all'Unione europea e non isolarci nell'illusione di controllare i nostri confini. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà. MINUTO (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, oggi in quest'Aula siamo chiamati ad esprimere il nostro voto relativamente alla partecipazione del nostro Paese alle missioni internazionali. Permettetemi di fare alcune piccole precisazioni in merito: la prima è riferita al fronte orientale e riguarda il confine della NATO con la Russia. Sul caso nutriamo forti dubbi come Gruppo con riguardo alle scelte che l'Unione europea e la NATO stanno mettendo in atto nei confronti di un grande attore della politica internazionale, qual è appunto la Federazione Russa. Forza Italia è stato il primo partito ad opporsi alle politiche di sanzioni discriminatorie che sono indubbiamente uno strumento tutt'altro che efficace, sia dal punto di vista della diplomazia, sia dal punto di vista economico. Le nostre aziende colpite da dazi sanno bene quante sono le perdite giornaliere che continuano ad accumulare nei loro bilanci. Ci conforta sapere che il ritiro del contingente italiano in Afghanistan non si è più concretizzato. Noi come Gruppo riteniamo un punto cardine delle missioni internazionali la partecipazione dell'Italia alla missione NATO in Afghanistan, seppure con una riduzione del nostro contingente. L'impegno nello scacchiere internazionale del nostro Paese rientra all'interno del dettato costituzionale, nello specifico nell'articolo 11 della nostra Costituzione. In questa cornice l'impegno dell'Italia per quanto riguarda le missioni internazionali, ma anche per gli interventi di natura civile, è fondamentale al fine di promuovere operazioni volte, prima di ogni altra cosa, a dare la necessaria risposta a minacce persistenti di terrorismo, di radicalizzazione di traffici illeciti, nonché a fenomeni di instabilità potenzialmente pericolosi per la pace e per la sicurezza della regione mediterranea. Vorrei esprimere il nostro parere invece favorevole nel merito della nuova missione bilaterale e della cooperazione in Tunisia, intesa a fornire supporto per la costituzione di tre comandi regionali per la gestione dell'attività di controllo del territorio. Questa missione strategica è concepita per garantire stabilità nell'area del Mediterraneo anche ai fini della pacificazione della Libia, supportandola in quel percorso di transizione democratica in atto nel Paese. Considerato quindi che il legame tra la sicurezza nel Mediterraneo e i confini meridionali dell'Unione europea, la partecipazione del nostro Paese alla missione famosa (chiamata operazione Sophia), ha assunto un ruolo importante. Non dimentichiamo che nel 2015 circa 45.000 vite umane sono state salvate dai pericoli del mare e dai trafficanti di uomini. Per quanto concerne la missione Sophia ho l'obbligo di fare alcune precisazioni. La razionalità della missione è sicuramente condivisibile ed è infatti compito di qualunque Paese civile soccorrere chi è naufrago, chi scappa dalle guerre e da persecuzioni. L'accordo europeo prevede però che l'Italia, che ha già il gravoso onere di dirigere l'intera operazione, si faccia carico altresì di ricevere ed accogliere all'interno dei nostri confini, senza distribuzione alcuna con le altre Nazioni europee, tutti i soggetti soccorsi in mare. Credo francamente che questo non sia assolutamente giusto. Occorre quindi che il Governo si ponga il problema di conversare con l'Unione europea e risolvere amichevolmente la vicenda. Dobbiamo salvaguardare la vita umana e allo stesso tempo perequare l'onere conseguente con un rapporto meno conflittuale con l'Europa. La nostra deve essere un'opposizione di responsabilità per il ruolo che riveste il nostro Paese all'interno di tutte quelle istituzioni internazionali e soprattutto sui vari fronti che riguardano la politica estera. Permettetemi infine un doveroso ringraziamento a tutti gli uomini e a tutte le donne delle Forze armate per quanto stanno facendo e hanno fatto per il nostro Paese. Forza Italia ha sempre supportato i nostri militari e a loro va il nostro più sentito riconoscimento per quello che fanno ogni giorno in qualsiasi parte del mondo si trovino ad operare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, come MoVimento 5 Stelle rispettiamo la nostra Costituzione, che ripudia la guerra, ma vogliamo tutelare i nostri interessi nazionali nel mondo e, infatti, abbiamo sempre chiesto che gli impegni militari internazionali dell'Italia escludessero la partecipazione a missioni di combattimento e si concentrassero nei teatri di maggiore rilevanza per il nostro Paese. Ci auguriamo, di conseguenza, che il progressivo disimpegno militare italiano in Afghanistan, dove i nostri soldati non combattono più, ma addestrano e assistono le forze di sicurezza afgane nella guerra ai talebani, possa subire una forte accelerazione dopo le elezioni presidenziali previste per questo autunno, fino ad arrivare, d'accordo con i nostri alleati e in virtù dei progressi nei negoziati di pace di Doha, al completo ritiro del nostro contingente da quel lontano Paese dove l'Italia è presente ormai da diciotto anni. (Applausi dal Gruppo M5S) . Al disimpegno militare, a nostro parere, deve necessariamente accompagnarsi un maggiore impegno civile di cooperazione a sostegno della riconciliazione nazionale, della ricostruzione e dello sviluppo economico e sociale dell'Afghanistan. Quante strade, pozzi, scuole e ospedali potremmo costruire in Afghanistan con i 160 milioni di euro l'anno che oggi spendiamo per la nostra missione militare e con i 120 milioni di euro che versiamo ogni anno per finanziare la guerra delle forze di sicurezza afgane? Consentitemi una riflessione non scontata. Oggi, ragionando in termini di interesse nazionale italiano, non vediamo più il senso della nostra presenza militare in funzione antiterrorismo in un Paese lontano che non minaccia la nostra sicurezza e vediamo, invece, chiaramente il senso della nostra presenza civile in Afghanistan a sostegno di una lotta che in questi diciotto anni, per motivi a volte inconfessabili, è passata, a dir poco, in secondo piano. Mi riferisco alla lotta alla coltivazione dell'oppio e alla produzione e al traffico di eroina. Questo sì che ci interessa e ci riguarda da vicino dato che l'eroina afgana di alta qualità e a basso costo è tornata a invadere le nostre periferie e a mietere vittime tra i nostri figli. Un altro impegno militare non direttamente collegato ai nostri interessi internazionali è quello in Iraq che prosegue a fasi alterne da ormai diciassette anni e che ci è costato finora oltre 3 miliardi di euro e che ancora oggi risulta la missione più numerosa e onerosa con 1.100 soldati e 235 milioni di euro di costo annuo. Anche qui, come in Afghanistan, si registra un lento disimpegno (250 uomini e 35 milioni in meno rispetto all'anno scorso), che ci auguriamo sia il preludio a un ritiro definitivo anche da questo Paese. Permettetemi, infine, di esprimere il mio plauso al Governo per la responsabilità con cui ha affrontato la questione siriana, negando la disponibilità a inviare i nostri militari in quel teatro di guerra. In Siria è necessario seminare pace, alleviare le sofferenze della popolazione stremata da più di otto anni di guerra e da un embargo che ha negato medicinali, alimenti e beni di prima necessità. Ritengo sia necessario riaprire i canali diplomatici con Damasco. Signor Presidente, siamo di fronte a un nuovo scenario internazionale, non più quello schematico e, tutto sommato, scontato della guerra fredda. Il multilateralismo è la nuova dottrina delle relazioni internazionali cui, presto o tardi, dovremo adattarci. Credo che questo Parlamento abbia un ruolo importantissimo per ampliare le opportunità per il nostro Paese e per stringere buoni rapporti con tutti, avendo come punti di riferimento imprescindibili il nostro interesse legittimo e l'armonia tra i popoli. L'Italia deve lavorare per la pace e per il dialogo ponendosi sempre come mediatore tra le parti. È una nostra dote naturale che deve spingere il nostro ruolo nelle missioni internazionali verso la cooperazione con gli altri popoli e non verso guerre ipocritamente mascherate da missioni di pace o missioni umanitarie. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Faraone. Ne ha facoltà. FARAONE (PD) . Signor Presidente, siamo nelle mani di un buffone e i suoi sette nani. Il buffone è il vice premier Salvini, che usa i migranti come il gioco... (Proteste dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . GIARRUSSO (M5S) . Vergognati! PRESIDENTE. Senatore Faraone, moderi i termini. FARAONE (PD) . La lancia e se la fa riportare tante volte, tutte le volte che gli serve per far crescere il suo consenso (prima la Sea-Watch, poi la Diciotti e la Mediterranea). Fanno audience e lui le usa. Poi, se c'è gente che soffre in mare o è umiliata in banchina, in attesa che il buffone la faccia scendere, a lui non interessa. (Vivaci proteste dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Senatore Faraone, la richiamo per la seconda volta. Non usi questi termini nell'Aula del Senato. FARAONE (PD) . Il gioco funziona e lo diverte, per cui si va avanti a oltranza. Nel 2019 le ONG hanno fatto sbarcare la marea di 248 migranti, ossia 1,2 migranti al giorno. Ministro Trenta, fate riunioni fiume del Consiglio dei ministri per organizzare elicotteri, navi, sottomarini e forze speciali per 1,2 migranti al giorno. Ma non vi sentite ridicoli? E intanto non dedicate un minuto del vostro tempo a cercare di capire come fermare il conflitto militare in Libia, senza politica estera, senza pietà per le vittime isolate dal mondo e senza alcun corridoio umanitario. (Applausi dal Gruppo PD) . 1,2 migranti al giorno occupano il vostro tempo e 20.000 ragazzi che lasciano il Paese perché non trovano lavoro sono invece invisibili per voi. Quella è la vera emergenza: distrarre dai giovani del Sud che emigrano e far parlare dei barconi che attraccano è il modo più adatto per fare propaganda della Lega Nord 2.0. Al Vice Premier le ONG fanno gioco per la sua propaganda, mentre i barchini anonimi che sbarcano a Lampedusa, Mazara del Vallo e Sardegna non gli interessano (sono troppo anonimi per farci una diretta Facebook). Anzi, ordina alla Rai di silenziare il sindaco di Lampedusa, che vorrebbe parlarne. Il buffone poi... (Vivaci proteste dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Le tolgo la parola, senatore Faraone. Dopo tre richiami, lei non interviene più. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Proteste dal Gruppo PD) . È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo... FARAONE (PD) . Io aspetto di parlare! PRESIDENTE. Senatore Faraone, si segga. Al terzo richiamo le ho tolto la parola. Prego, senatore Aimi. AIMI (FI-BP) . Grazie Presidente, se me ne danno la possibilità proseguo molto volentieri, anche perché la democrazia è rispetto del prossimo, soprattutto di coloro che stanno parlando. (Applausi della senatrice Rizzotti) . Se non le piace, collega... FARAONE (PD) . Presidente, io aspetto di parlare! PRESIDENTE. Senatore Aimi, si rivolga a me. Il collega ha concluso. AIMI (FI-BP) . Mi rivolgo a lei, Presidente, ma sento in sottofondo un brusio, anche con l'uso di parole che non vi si convengono a quest'Assemblea, soprattutto se rivolte a un Ministro, a cui si deve comunque portare rispetto. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S e L-SP-PSd'Az. Proteste dal Gruppo PD) . MARCUCCI (PD) . Ma tu cosa c'entri, sei maggioranza? MALPEZZI (PD) . Presidente, faccia parlare il senatore Faraone! PRESIDENTE. Senatrice, lei non c'entra, stia tranquilla e si segga. (Commenti dal Gruppo PD). Per cortesia, stiamo parlando di una cosa seria. Prego, senatore Aimi. AIMI (FI-BP) . Presidente, io continuo. Se non fossi continuamente disturbato, lo farei molto volentieri. Ci provo. Forza Italia ha una grande responsabilità. Si è sempre dimostrata responsabile, soprattutto in tema di politica estera. Abbiamo sempre approvato, anche in passato, missioni importanti per portare la pace e la cooperazione internazionale in territori difficili, consentendo all'Italia di assumere un ruolo centrale nel sistema di alleanze necessario per poterci definire un Paese importante nello scacchiere internazionale. Lo abbiamo fatto e vogliamo continuare a farlo. Ed è questa la ragione per cui - lo anticipo - noi voteremo a favore. Sono missioni di cooperazione allo sviluppo, come dicevamo prima. Già c'è un impegno molto importante, perché gli oneri che dobbiamo tributare a queste missioni sono pari a circa un miliardo e mezzo di euro. Abbiamo migliaia di ragazzi, di giovani in divisa che fanno il loro dovere per mantenere la pace e dobbiamo secondo me avere senso di responsabilità di fronte a questa situazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La centralità dell'Italia si conquista anche in questo modo, in un momento di difficoltà internazionale (consentitemi di dirlo). La situazione mondiale è estremamente difficile. Proviamo a fare il possibile e devo dire che la nostra forza molto responsabilmente fa il possibile affinché queste missioni possano essere realizzate. Però mi permetto di dire che dobbiamo fare grande attenzione alle ragioni per le quali siamo impegnati all'estero, che sono anche quelle di bloccare l'immigrazione clandestina, il traffico di armi e di sostanze stupefacenti. Siamo impegnati in scacchieri importanti come l'Afghanistan, la Siria, il Sahel, la Libia e la Tunisia (tra queste, forse, una delle realtà meno complicate). Abbiamo questo compito importante, che dobbiamo e vogliamo assolutamente onorare. Anche se il provvedimento è arrivato in Aula con un minimo di ritardo, nessuno di noi vuole fare polemica. Ci limitiamo semplicemente a evidenziare che una visione politica come quella di Forza Italia potrebbe essere condivisa dall'intera Assemblea, perché il punto centrale, secondo me, in questo momento è che noi siamo esposti a un'immigrazione clandestina molto forte e quindi abbiamo la necessità di operare nel Mediterraneo. Abbiamo soprattutto la necessità di intervenire con operazioni navali importanti, impedendo che i confini della Patria vengano violati. Vede, signor Presidente, noi abbiamo sempre rispettato la Carta costituzionale. C'è un articolo, l'articolo 52, che è estremamente importante e che credo debba essere ricordato in quest'Aula; esso riguarda la difesa della Patria, che è un sacro dovere del cittadino. Quindi, se dobbiamo difendere la Patria, dobbiamo difendere anche i nostri confini; credo sia una cosa più che legittima. E per difendere i nostri confini abbiamo la necessità di schierare unità della Guardia di finanza, della Guardia costiera e della Marina militare a presidiarli. A seguito di quanto avvenuto ultimamente, con alcune ONG che hanno forzato i nostri confini, ci siamo ritrovati in enorme difficoltà. D'altra parte, la domanda che dobbiamo porci è questa: può l'Italia da sola far fronte a un'immigrazione di questa portata? In Africa abbiamo 1.250 milioni di individui, di cui circa 450 milioni in condizioni di estrema povertà; non sono io a dirlo, ma è la banca mondiale (in povertà sono coloro che devono sopravvivere con meno di 2 dollari al giorno). Si è diffuso un tam tam, una voglia di arrivare in Italia, perché l'Italia è diventato un Paese penetrabile in cui si può rimanere, magari anche senza lavorare. Cosa fare quindi, oltre al rafforzamento dei confini? Io credo che noi dovremmo, come prima operazione, considerare innanzitutto il problema della Tunisia. Devo ringraziare la senatrice Craxi, perché tra la fine di settembre e i primi di ottobre dell'anno scorso abbiamo svolto una missione molto importante in quei luoghi. In base al Trattato di Dublino, se i migranti arrivano in Italia devono essere accolti e registrati in Italia; mi permetto tuttavia di evidenziare che il primo porto più sicuro è quello della Tunisia. Non lo dico e non lo diciamo semplicemente perché è di per sé un porto materialmente sicuro, ma per un'altra ragione molto semplice: la Tunisia ha sottoscritto importanti convenzioni internazionali, a partire da quella di Ginevra fino a quella di Amburgo sulla ricerca e sul salvataggio marittimo e alla Dichiarazione del Cairo sulla protezione dei profughi e dei rifugiati. Ricordo che in Tunisia è consentito il libero ingresso, senza visto obbligatorio, ai cittadini addirittura di 10 Stati africani. Esistono strutture di accoglienza, gestite dalla Croce Rossa, dalla Mezzaluna Rossa, dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), dal Consiglio italiano per i rifugiati e addirittura dalla Caritas. In Tunisia è riconosciuto l'asilo politico, previsto dall'articolo 26 della Costituzione e, ancora, in Tunisia è presente l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), che si occupa dell' accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo. È quindi garantita anche l'assistenza sanitaria, ai sensi dell'articolo 38 di quella stessa Costituzione. Mi dovete dunque spiegare perché la Tunisia non è un porto di approdo sicuro. Questo dovrebbe essere, dunque, per coloro che provengono dalla Libia, il primo punto di riferimento. Se così è, dovremmo avere anche la capacità di rafforzare le intese e soprattutto i rapporti internazionali in quella direzione. Mi permetto ancora di evidenziare un altro aspetto, ovvero quello delle ONG. Abbiamo il problema delle navi, che battono una bandiera. Battere la bandiera di uno Stato, per una nave non è semplicemente un fatto folkloristico o di costume, non è solo una cosa colorata. Battere la bandiera per una nave significa avere dei diritti e dei doveri ed essere registrata nei registri navali di quello stesso Stato. Così come avviene per gli aeromobili o per le ambasciate, ciò significa che nel momento in cui si mette piede all'interno di un'ambasciata, di un aeromobile o di un natante battente una determinata bandiera, si è sottoposti alle leggi di quella nazione. Quindi, nel caso della Sea-Watch, la nave di una ONG che è arrivata battendo bandiera olandese, credo che avremmo dovuto evidenziarlo e fare ricorso a livello internazionale, facendo riferimento non solo alle norme di diritto internazionale, ma anche a quelle del codice della navigazione. Le leggi da applicare sarebbero state quelle e quindi sarebbero dovuti essere trasferiti in Olanda. Queste sono le ragioni per le quali, signor Presidente, credo sia necessario, anche da parte dell'Assemblea, un supplemento di attenzione. Concludo evidenziando ancora in primo luogo che il porto della Tunisia è un porto sicuro e in secondo luogo che, se una persona sale o viene trasportata a bordo della nave di una ONG che batte una determinata bandiera, in questo caso dovrebbe essere trasportata verso lo Stato di cui la nave batte bandiera. Queste sono le ragioni per le quali abbiamo offerto un'attenzione particolare a questi aspetti e per le quali anche il Gruppo Forza Italia voterà a favore della risoluzione in esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori, perché pochi minuti fa è successo un fatto molto grave. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Colleghi, non complicate le cose. Sta intervenendo il senatore Marcucci e ha facoltà di parlare. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, mi riferisco al termine usato dal senatore Faraone, che ha portato lei, nella sua veste di Presidente, a togliergli la parola. È un fatto molto grave, perché togliere la parola durante un intervento in Assemblea vuol dire limitare la libertà di espressione e di critica ad un membro del Parlamento. Si tratta di un termine dovuto a una serie di atteggiamenti, a una serie di modi di fare, spesso non richiamati dalla Presidenza e spesso avvenuti all'interno di quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD) . Ricordo perfettamente quando chiesi alla Presidenza di richiamare il vice presidente del Consiglio Salvini, perché con gesti poco garbati nei confronti dell'opposizione lanciava baci o faceva gesti offensivi, che volevano provocare ironia rispetto alle nostre posizioni politiche. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dunque, mi domando come mai questo atteggiamento diverso, a seconda delle situazioni e delle parti politiche (Applausi dal Gruppo PD) . Lo devo collegare alla sua appartenenza di Gruppo? Non credo, perché lei è un uomo delle istituzioni. Allora, signor Presidente, le chiedo di ripensarci e di permettere al senatore Faraone di intervenire e di concludere il proprio intervento, perché il diritto di critica è un diritto sul quale faremo una battaglia. (Applausi dal Gruppo PD) . Altrimenti, noi chiederemo di usare lo stesso comportamento con tutti i membri di questa Assemblea e le offese - lei ricorderà i precedenti - sono state ben più pesanti rispetto a quella di oggi, che non era un'offesa ma una critica ironica al Vice Presidente del Consiglio che, oltretutto, offende costantemente i membri e parlamentari del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD). Li offende costantemente. Anche recentemente, rispetto alla presenza di alcuni colleghi parlamentari vicini ai naufraghi salvati qualche giorno fa, le parole del Ministro dell'interno e Vice Presidente del Consiglio sono state decisamente molto più offensive di quelle che abbiamo ascoltato in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice De Petris) . Signor Presidente, credo che il diritto dei senatori di parlare e di esprimere critiche al Governo, anche se è un Governo amico - vostro - ce lo dobbiate lasciare. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Senatore Marcucci, viva il diritto di critica e la libertà di espressione. Non accetto però da nessuno il diritto all'insulto perché di insulti si stava parlando. (Commenti del senatore Faraone). L'ho richiamato tre volte, dopodiché, tolgo la parola al senatore Faraone e anche a lei perché dobbiamo proseguire con la discussione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). MARCUCCI (PD) . No, Presidente, mi dia la parola. Chiedo la parola. FARAONE (PD) . Tu sei il primo! È una cosa grave. PRESIDENTE. L'unica cosa che non ho fatto è assumere un provvedimento disciplinare nei suoi confronti. (Vivaci commenti dei senatori Marcucci e Faraone). FARAONE (PD) . Mi faccia parlare. E gli insulti di Salvini nei miei confronti perché non valgono? Vergogna! Non c'è democrazia! Sei bravo! CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, vorrei riportare a pacatezza questo dibattito. Lei sa che personalmente non uso certamente i toni che ho ascoltato da parte del collega, e questo vale per tutte le mie esperienze parlamentari. Penso che il rispetto sia la base che dobbiamo tenere in Assemblea, soprattutto verso le persone più distanti da noi perché il loro pensiero è il più distante dal nostro. Poiché la conosco come uomo politico e come Presidente di Assemblea - e conosco il suo equilibrio come Presidente di Assemblea - la invito sommessamente a riconsiderare questa sua decisione perché il collega ha senz'altro sbagliato, e secondo me si deve anche scusare, però così stabiliamo un precedente. Se andiamo a rileggere gli atti parlamentari, troviamo analogie con quanto accaduto poc'anzi con il collega Faraone; ne troviamo centinaia, non una, e mai si è stabilito il principio secondo cui, in presenza di offese di questo tipo - perché oggettivamente sono state offese, di cui, per quanto mi riguarda, sono molto rammaricato, nei confronti di Salvini, del Gruppo Lega e della maggioranza - viene tolta la parola. Oggi stabiliamo il precedente secondo cui si toglie la parola a fronte di un uso inappropriato di terminologie. Se da parte del collega ci fosse un atto di rispetto espresso, penso che lei, Presidente, dovrebbe riconsiderare la sua decisione perché questo è un precedente molto pericoloso per il futuro. (Applausi dai Gruppi PD e Misto) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Su cosa vuole intervenire, senatore Marcucci? MARCUCCI (PD) . Sull'ordine dei lavori. PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori è già intervenuto. Non ho ancora ricevuto alcuna comunicazione di scuse rispetto al comportamento tenuto in Aula. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Diversamente, deferirò al Consiglio di Presidenza quello che sta accadendo. Lei dovrebbe aiutare la Presidenza a tenere la disciplina, senatore Marcucci. MARCUCCI (PD) . A norma del Regolamento mi deve dare la parola. PRESIDENTE. Su cosa? MARCUCCI (PD) . Sull'ordine dei lavori. PRESIDENTE. Su quale articolo? (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Ilarità). MARCUCCI (PD) . Lo sa benissimo. PRESIDENTE. Sentiamo. MARCUCCI (PD) . Questo è l'atteggiamento; lei si comporta come lui. Presidente, lei offende il Parlamento esattamente come fa il ministro Salvini, allo stesso modo. Lei di noi ride e poi si lamenta se si dice buffone. Vada a leggere sul dizionario il significato della parola «buffone» e poi lo metta nel contesto politico. Io credo che voi della Lega di offese in questo Parlamento ne abbiate dette di ben altre, di ben più pericolose. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi vogliamo parlare, lei deve far parlare il senatore Faraone, sennò i lavori non vanno avanti, Presidente. Lei non si può arrogare il diritto di impedire la libertà di parola. PRESIDENTE. Si legga l'articolo 90 del Regolamento. MARCUCCI (PD) . E allora continui così. Lei vuole creare questo clima? PRESIDENTE. Ma lo sta creando lei, senatore Marucci. MARCUCCI (PD) . È nell'interesse del Paese, è nell'interesse del Senato impedire a un senatore di parlare? Non se lo può permettere, signor Presidente. PRESIDENTE. Senatore Marcucci... MARCUCCI (PD) . Lei offende l'Aula, lei offende i parlamentari. (Applausi della senatrice Malpezzi). PRESIDENTE. Se non ricevo le scuse, il senatore non riprende la parola. FARAONE (PD) . Ma le scuse di che? MARCUCCI (PD) . No, lei non deve ricevere niente. Noi non abbiamo ricevuto le scuse da parte del vice premier Salvini, quando ci ha offesi in più occasioni come parlamentari del Partito Democratico. BELLANOVA (PD) . Le scuse perché? Lo ha offeso lei! PRESIDENTE. Senatore Marcucci, le ho proposto un'iniziativa, la persegua. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, signori del Governo, nella speranza che il suo invito possa avere seguito e che si riporti in quest'Aula, da molte parti e in molte occasioni, un senso di rispetto reciproco, mi concentrerò, nei pochi minuti che ho, sul tema secondo me molto importante che stiamo affrontando. Consentitemi, innanzitutto, di sottolineare che la tempistica di questa discussione è piuttosto kafkiana: approviamo le missioni per il 2019 a luglio del 2019 invece che, ovviamente, alla scadenza del 2018, inizio 2019. Questo vuol dire semplicemente che approvare adesso queste missioni militari, con sei mesi di ritardo, ha trasformato - vi piaccia o no - per sei mesi i soldati italiani e tutti i militari bravissimi in missione in una specie di turisti armati all'estero, senza copertura giuridica né politica e senza un mandato specifico come richiede la legge. Dopo sei mesi di assoluto vuoto, quindi, eccovi ad approvare un pacchetto, o le missioni internazionali. Tanto per dirne una, la missione a Hebron è terminata a fine marzo, quindi due mesi prima ancora del voto che la autorizzava. Aggiungo a questo che la situazione è anche più kafkiana perché, adesso che finalmente il Parlamento ha deciso il voto sulle missioni, tutti noi abbiamo letto che in realtà sulla Libia è in preparazione un'altra missione, non quella che stiamo approvando, ma se ho letto e capito bene, ne approviamo tutt'altra, per ora annunciataci dai titoli della stampa, senza sottotitoli. Se poi non è vero, il Ministro, che è presente, può sicuramente smentire. Né io voglio tornare, per carità, alla telenovela di queste ultime settimane, che non sarà neanche l'ultima e che è stata, francamente, dal mio punto di vista, una vergogna per tutti i Paesi europei, nessuno escluso, perché si è trattato di un miserevole braccio di ferro tra tutti, con lo strumento improprio di 45 naufraghi lasciati in mare. Per come sono andate e per come stanno andando le cose in Libia, in presenza di una vera e propria guerra civile, con l'aeroporto fuori uso e con il nostro Ministro degli esteri, sempre così prudente e cauto, che dichiara pubblicamente che la Libia non è un posto sicuro, io penso che la proroga da voi richiesta sia irresponsabile. Sapete perfettamente che tutti coloro che rimandate indietro attraverso la Guardia costiera libica (da noi supportata e armata in prosecuzione di decisioni prese prima - questo lo devo dire - su cui avevo espresso tutta la mia opposizione), li rispedite semplicemente nei luoghi di tortura, come ormai è chiaro ed evidente. Vorrei anche fare riferimento al collega che è intervenuto prima sul posto sicuro facendo l'esempio della Tunisia, che però non fa parte di questa operazione europea; certo, si può negoziare con la Tunisia, ma per negoziare, come per ballare il tango, bisogna essere in due. Se la Tunisia non è parte di questa operazione europea di contrasto ai migranti, non mi sembra possibile andare oltre l'accordo bilaterale che già abbiamo. Così come stanno le cose, in aperta guerra civile (anche ieri c'è stato un attacco con i droni), ritengo sia bene perlomeno sospendere la nostra operazione in Libia e darci il tempo di riflettere su come coinvolgere gli altri Paesi europei: l'operazione Sophia è rimasta senza navi, quindi restano i droni che immagino facciano delle foto, ma non più di questo. Considero inoltre davvero miserevole continuare come se niente fosse. Da quando è iniziata, da quando l'avete prorogata, da quando è stata decisa da altri Governi, la situazione in Libia è profondamente mutata. Si tratta di un Paese con tre Governi, due Parlamenti e nessuno Stato e io credo che non sia legittimo, che sia una violazione del diritto internazionale rimandare indietro nei lager libici le persone salvate. (Applausi dei senatori Errani e De Falco) . A mio avviso, non è supportando la Guardia costiera libica con un rafforzamento - se ho sentito bene - di ulteriori dieci motovedette che verremo a capo di questa vicenda. Nel frattempo, mentre questa grottesca, miserevole e crudele farsa andava avanti e si verificherà le prossime volte, come avete visto, barchini undetected hanno comunque continuato a portare in Calabria, a Lampedusa e a Pozzallo decine di migranti. Fermiamoci dunque un attimo almeno a riflettere su cosa vogliamo fare, davvero senza usare questi naufraghi derelitti solo come strumento della nostra unica iniziativa politica. Non può essere così per un Paese e per un grande Paese. Forse troveremmo persino le energie e la forza di occuparci finalmente dei 500.000 irregolari che abbiamo sul nostro Paese (quelli che Salvini voleva espellere tutti e poi ha capito che non era possibile farlo), perché la legalità aiuta la sicurezza, mentre l'illegalità non aiuta la sicurezza e neanche la convivenza. Pertanto, invece di dedicare tutte le vostre energie a questa patetica pseudoazione diplomatica, ritengo sia venuto il momento di guardare con attenzione la proposta di legge «Ero straniero», in discussione alla Camera, che prevede il superamento della legge Bossi-Fini e che forse ci aiuterebbe a mettere un po' d'ordine nel nostro Paese rispetto a queste persone. Non credo che sia una grande politica ergere muri acquatici o di filo spinato, rimandando la gente alla morte, alle torture, agli stupri e così via. Siamo un grande Paese e ci fermiamo per 45 migranti? Ma siamo sicuri? Siamo sicuri che questo sia il modo migliore per farci rispettare in Europa, che peraltro, secondo me, ha avuto la stessa vergogna in tutte queste operazioni? Non penso sia così. Chiederò una votazione per parti separate perché ho dei dubbi, così come ho dubbi anche su altre missioni, in particolare su quella fumosa in Niger, perché non ho capito che cosa stiano a fare lì 250 dei nostri militari. Tutto ciò premesso, almeno per quanto riguarda la Libia vogliamo fermarci tutti quanti un attimo e capire che cosa sta succedendo? Sono convinta che faremmo un gran bene, non solo ai naufraghi - poveracci - ma anche a noi e al nostro Paese. ( Applausi dai Gruppi Misto-PEcEB e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, com'è stato fatto già notare, il provvedimento oggi all'esame del Senato, che avrebbe dovuto essere approvato entro dicembre dello scorso anno, giunge al voto dopo oltre sei mesi, visto che siamo già a luglio. Si tratta di un provvedimento di grande importanza perché segna in maniera chiara e netta, in primo luogo, la politica estera del nostro Paese. Le missioni internazionali, infatti, hanno a che fare con l'atteggiamento e il posizionamento del nostro Paese nei suoi assetti strategici di prioritario interesse nazionale, ovviamente e non solo quelli del Mediterraneo e del grande Medio Oriente, ma anche quelli che ci portano nel Golfo Persico, con l'impegno in Iraq, finanche in Afghanistan nella lotta contro il fondamentalismo islamico e persino in alcuni teatri asiatici. Si tratta per noi di politica estera, ma anche di difesa, di contrasto al terrorismo islamico che ha colpito l'Europa e non soltanto l'Europa. Si tratta per l'Italia anche di sicurezza e, quindi, di controllo all'immigrazione clandestina. Per noi, per l'Italia più che per qualunque altro Paese impegnato in missioni internazionali, questo provvedimento è fondamentale, strategico per i suoi assetti interni ed esterni. Il fatto che questo provvedimento arrivi al nostro esame sei mesi dopo quella che sarebbe dovuta essere la sua data naturale di approvazione, quando la missione ad Hebron si è già esaurita e quando la missione strategica Sophia ha cambiato sostanzialmente la sua natura, trasformandosi in una missione soltanto aerea e non navale (e ci auguriamo che sia così); il fatto che si giunga al voto così in ritardo la dice lunga, forse troppo, sulle divisioni e sulle contrapposizioni che dilaniano il Governo, nonché, a mio avviso, sulla scarsa efficienza e sul poco rispetto di questo Governo verso i nostri militari all'estero, mentre va portato rispetto a chi è impegnato e mette a rischio la propria vita per supportare il destino della propria Patria in teatri così difficili. Mi auguro che questi militari - ai quali, ripeto, va il nostro rispetto - non abbiano seguito il dibattito che si è appena svolto in quest'Aula: credo che, se poco fa fossero stati sintonizzati con il canale televisivo del Senato e avessero ascoltato gli insulti reciproci che sono stati lanciati, sarebbero rimasti male, molto male. Sono convinto che i nostri militari, ovunque siano impegnati, non meritino questo. Che questo sia un provvedimento di straordinaria importanza lo dice anche l'atteggiamento parlamentare, perché noi di Fratelli d'Italia, ma la destra ancor prima di Fratelli d'Italia - maggioranza o opposizione che fosse - si è sempre impegnata a sostegno delle missioni internazionali del nostro Paese, ha sempre votato a favore di tali missioni e ciò riguarda anche altre forze politiche che si esprimeranno in maniera quasi unanime a sostegno delle missioni internazionali. Il dibattito, quindi, doveva essere affrontato in modo diverso, sei mesi fa, con una prospettiva strategica che non è quella emersa, per esempio, nel dibattito quando abbiamo udito i ministri competenti che sono divisi, anche nelle Commissioni competenti, sulle prospettive delle nostre missioni e sulla possibilità che queste continuino. Infatti, chi fa parte della Commissione affari esteri conosce la visione politica sulle missioni internazionali espressa dal ministro Moavero Milanesi, che è di continuità e determinazione, anche in Afghanistan, insieme alle altre forze alleate, mentre una diversa prospettiva è stata espressa dal Ministro della difesa, persino su questo provvedimento, persino nelle Aule parlamentari. Questo non fa bene al Paese perché inficia quello che i nostri militari stanno facendo in teatri molto rischiosi come la Libia, l'Iraq, l'Afghanistan e persino il Libano. Ebbene, credo che sia necessaria un'altra prospettiva anche per quanto riguarda la politica estera. Quando questa risoluzione è stata scritta - ed essa riguarda molto, per esempio, la Libia - in Libia vi era un'altra situazione. Oggi discutiamo di una risoluzione che serve a dare copertura finanziaria, legale, giuridica e istituzionale alla presenza dei nostri militari in quel teatro, mentre in Libia è in corso una guerra civile con bombardamenti sulle popolazioni civili persino nella capitale Tripoli. Questo appare incongruo e paradossale rispetto al provvedimento che stiamo esaminando in queste ore, cioè appare paradossale la sfasatura del Governo che è indietro e si attarda sugli avvenimenti invece di prevenirli, al punto tale che si discute di una cosa che è già avvenuta, di missioni che si sono già esaurite e di teatri in cui profondamente è cambiata la situazione in campo. Tanto è vero questo, che il dibattito in queste ore e gli insulti che abbiamo ascoltato in quest'Aula, che giustamente il Presidente ha stigmatizzato, li abbiamo sentiti fuori da quest'Aula da parte di componenti del Governo che hanno insultato, con epiteti peggiori di quelli espressi in quest'Aula, il Ministro dell'interno. Infatti, proprio in queste ore in riferimento a queste missioni e alla nostra posizione nel Mediterraneo, abbiamo ascoltato un Sottosegretario agli esteri che ha insultato il Ministro dell'interno, un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che lo ha ripetutamente insultato in una intervista in un quotidiano autorevole questa mattina, ma non abbiamo visto il Presidente del Consiglio ritirargli la delega. Il presidente Calderoli ha giustamente tolto la parola a un senatore che insultava il Ministro dell'interno. MIRABELLI (PD) . Ma perché devi commentare? Cosa c'entri tu? Stai parlando di cose che non ti riguardano. PRESIDENTE. Senatore Mirabelli! (Commenti dal Gruppo PD) . STEFANO (PD) . È andato fuori tema! MIRABELLI (PD) . Presidente, deve dirlo a lui che si occupa di cose che non lo riguardano! PRESIDENTE. Senatore Urso... URSO (FdI) . Io ho espresso un'opinione. Non ho insultato mai nessuno in quest'Aula. L'opinione si può esprimere. STEFANO (PD) . Non è pertinente! LAUS (PD) . Presidente intervenga! URSO (FdI) . Cosa avrebbe dovuto fare un Presidente del Consiglio nei confronti di un Sottosegretario che insulta il Ministro dell'interno? (Commenti dal Gruppo PD) . LAUS (PD) . Ancora: Presidente, intervenga! PRESIDENTE. Senatore Urso! URSO (FdI) . Avrebbe dovuto e potuto ritirare la delega e purtroppo non lo ha fatto. Mi auguro - avviandomi alla conclusione - che i nostri militari impegnati ad Herat come in Libano, in Libia piuttosto che in Iraq, abbiano spento la televisione quando si è svolto il dibattito sul loro impegno, altrimenti non avranno sicuramente ricevuto un'impressione favorevole da un Parlamento che in questa occasione, più che in altre, forse dovrebbe affrontare nel merito la questione, quella cioè del posizionamento del nostro Paese, a cominciare da ciò che si sta effettuando con le missioni internazionali nel nostro Mediterraneo. A tal proposito, noi come Gruppo abbiamo presentato un ordine del giorno, che sarà poi votato insieme agli altri, anche in riferimento alle parole del Ministro dell'interno che proprio poche ore fa ha ipotizzato l'impiego della Marina militare per un blocco navale a difesa dei porti italiani. Mi auguro che si vada fino in fondo su questa strada, come noi abbiamo chiesto ripetutamente in quest'Aula in ogni dibattito attinente alla materia, e si realizzi davvero un blocco navale non a valle, cioè a difesa dei porti italiani, ma a monte, cioè sulla frontiera libica. Sarebbe anche un monito rispetto ai gruppi fondamentalisti e terroristi che si stanno dilaniando alle porte di Tripoli, oltre che per fermare la migrazione clandestina e ristabilire l'autorevolezza del nostro Paese nel Mediterraneo, teatro di interesse strategico nazionale, come penso sia chiaro a tutti, ma non altrettanto conseguente nei comportamenti. Noi di Fratelli d'Italia voteremo sì, non guardando a quest'Assemblea ma ai nostri militari all'estero. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romani. Ne ha facoltà. ROMANI (FI-BP) . Signor Presidente, cercherò di riportare il dibattito al merito di questo provvedimento, che immagino sia atteso dai tanti militari e dalle Forze armate impegnati in ben 45 missioni. Penso che dovremmo anche ricordare in quest'Aula che dietro ogni missione ci sono stati dei caduti. Non so quanti in quest'Aula ricordino che in Afghanistan sono morti 54 ragazzi italiani e 250 sono rimasti feriti; è una domanda che mi piacerebbe fare ad ognuno dei colleghi presenti in Aula per sapere quanti di questi colleghi ricordano quello che è accaduto quando noi abbiamo contrastato il terrorismo talebano, quando abbiamo cercato, con la responsabilità di RC-West di Herat, di contrastare il terrorismo dei talebani. Quello che mi sorprende in questo provvedimento è la lista lunghissima e il mancato approfondimento di alcuni punti. Faccio un esempio: al punto 9 si parla di Eunavfor Med (operazione Sophia). Forse alcuni colleghi ricorderanno che l'operazione Sophia incominciò nel 2015, ma essa nella sua determinazione iniziale era suddivisa in quattro fasi: la prima fu fatta; la seconda fu fatta a metà; la terza non fu mai fatta; della quarta non se ne parlò nemmeno. E la cosa più sorprendente è ciò che nelle lettere allegate fornite - immagino - dal Governo, c'è scritto. La missione Sophia prevede il blocco dell'attività navale: non ci sono più navi che vanno in giro, ma ci sono 590 militari che non si sa bene cosa facciano; non ci sono più navi, bensì solamente due aeroplani. Ebbene, nella relazione allegata c'è scritto che la missione prevede l'adozione di «misure sistematiche per individuare, fermare ed eliminare imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai passatori o dai trafficanti». Non è vero. Non è vero, perché la seconda metà della seconda fase di Eunavfor Med, che dovrebbe consentire un'attività non solo in alto mare, che è attualmente in corso (o perlomeno lo era all'inizio), ma anche in acque territoriali libiche, non è mai avvenuta. Non si è mai aperta nemmeno la terza fase, che è quella «volta a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche» - guarda caso, c'è una similitudine rispetto alla relazione che ho appena letto - «usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra» - ripeto, a terra - «e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell'impegnarsi in ulteriori attività criminali». Il che vuol dire che questo Governo finanzia una missione inesistente e non si pone nemmeno il problema in sede internazionale di attivare le vere fasi che potrebbero contrastare il traffico di esseri umani. Su quest'ipocrisia abbiamo viaggiato negli anni scorsi e stranamente continua a viaggiare anche questo Governo. Forse il Governo non lo sa o non ha mai letto le quattro fasi di Eunavfor Med, ma mi auguro che il ministro Trenta lo abbia fatto e che qualcuno che presidia al Governo il problema della sicurezza - secondo i sondaggi, con l'appoggio del 68 per cento degli italiani - si ponga anche il problema di risolverlo in sede internazionale. Bisogna passare dal Consiglio di sicurezza dell'ONU e comunque attraverso il silenzio-assenso e il consenso dello Stato - o presunto tale - che c'è in Libia. Questo, però, non è mai avvenuto. Un altro aspetto che mi sorprende di questo provvedimento sono i 12 milioni spesi per l'installazione di missili terra-aria in Turchia. Qualcuno mi deve spiegare a cosa servano: la Turchia ha invaso la Siria (se qualcuno non lo sa, glielo dico); sta foraggiando bande turcomanne di jihadisti e quindi non ha alcun problema di difesa antiaerea; e non c'è nessuno che abbia intenzione di bombardarla. Nonostante questo, in nome della colleganza NATO con la Turchia, finanziamo l'installazione di batterie di missili antiaerei a pochi chilometri dai confini con la Siria per difendere la Turchia da non si sa bene quale nemico. C'è dall'altro, però: si parla di finanziamento di una missione nel Niger. Ricordo che l'ex ministro Minniti in quest'Aula ci spiegò in più di un'occasione che esistevano due colli di bottiglia: quello che partiva dalle coste libiche, che andava stretto per evitare le partenze, e quello che al confine tra Niger e Libia impediva gli arrivi di coloro che venivano dai Paesi del sub-Sahel. Questa missione non si è mai attivata, perché i francesi non hanno voluto che si attivasse; pur tuttavia, in questo documento c'è scritto che finanziamo una missione di 250 militari che non andranno mai nel Niger e nessuno al Governo si pone il problema di spiegarci, se mai andranno, quali contatti sono stati presi con il Governo del Niger o se c'è ancora la verifica della possibilità di chiudere quel percorso di altrettanti trafficanti di esseri umani che, invece dei canotti, usano i camion strapieni di poveri disgraziati che vengono dai Paesi dell'Africa centrale. Concludo con l'Afghanistan: non so quanti di voi conoscano la situazione in quel Paese, ma ho ricordato all'inizio quante vite italiane abbiamo perso in quella sede per difendere dai talebani il Governo legittimo che la comunità internazionale ha riconosciuto (allora di Karzai, oggi di Ghali). Lo abbiamo difeso con la forza delle armi e con il sangue dei ragazzi italiani: oggi siamo chiusi con mille persone in Camp Arena; non facciamo nemmeno più l'addestramento delle Forze di polizia e dell'esercito nazionale afghano; non abbiamo neanche più il coraggio di uscire da Camp Arena - qualcuno gliel'avrà detto - e andare a Shindand o a Farah, nei posti in cui siamo stati presenti e dove abbiamo attivato un processo di stabilizzazione. Che dire? Mi rendo conto che, quando si fa un provvedimento di questo tipo, dobbiamo fare una lista della spesa: 7.343 militari italiani sono impegnati nelle 45 missioni qua descritte. Mi auguro solo che qualcuno al Governo sia consapevole di quello che stanno facendo i militari italiani. Ho l'impressione che di questa consapevolezza non ci sia traccia, anche perché nessuno ne ha parlato o scritto né si è posto il problema di migliorare e fare un upgrade di quello che è stato fatto e che fino ad oggi non ha funzionato. L'unica cosa che sento dire è «porti chiusi», ma il problema è di bloccare le partenze e per farlo ci sono gli strumenti, che vanno attivati in sede internazionale, con la collaborazione delle Forze armate italiane ed europee, ma questo non viene fatto. Basta che il 68 per cento degli italiani sappia che la Lega presidi il problema della sicurezza. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fusco. Ne ha facoltà. FUSCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, saluto il Ministro della difesa e i rappresentanti del Governo. Onorevoli colleghi, viviamo in uno scenario internazionale molto difficile, segnato da sfide globali come il terrorismo, il traffico di essere umani, i conflitti etnico-religiosi, i cambiamenti climatici, le minacce ibride, le guerre informatiche, e così via. Nel periodo della guerra fredda per molti versi il mondo era più semplice. C'erano due grandi blocchi e all'interno del nostro c'era un Paese che produceva sicurezza: Gli Stati Uniti e gli altri stavano sotto il suo ombrello. Oggi il mondo è diverso e tutti i Paesi che chiedono sicurezza devono contribuire alla sua produzione. Per questo partecipare alle missioni internazionali assicura al nostro Paese un ruolo di primo piano nella comunità internazionale ed è un impegno a cui siamo tenuti per dare il nostro contributo alla pace e alla sicurezza globale. Per l'Italia, come tutti sappiamo, c'è un valore aggiunto: nello scenario complesso che tratteggiavo prima il nostro Paese è collocato per geografia in una posizione davvero poco invidiabile. Si trova infatti giusto ai confini di un arco di crisi che dal Maghreb, passando per la Libia e per il Sahel, arriva al Medio Oriente allargato, per prolungarsi fino all'Iran e all'Afghanistan. Per questo la partecipazione alle missioni non appartiene solo alla nostra posizione nella comunità internazionale, ma corrisponde alla tutela dei nostri interessi. Non riguarda solo la pace e la sicurezza nel mondo, ma riguarda la pace e la sicurezza a casa nostra. Nella delibera del 2019, com'è stato già detto, ci sono alcuni elementi di continuità con il passato. Non dobbiamo certo vergognarcene, perché nella politica estera un grande Paese mantiene sempre una linea di continuità. Ma è anche un cambiamento deciso: c'è un riposizionamento delle nostre energie e delle nostre risorse nelle aree a noi vicine, per contrastare le minacce più immediate e difendere i nostri interessi più diretti. Penso al rafforzamento della nostra presenza in Libano, dove abbiamo di nuovo il comando della missione Unifil. Penso agli sforzi in Libia e alla presenza in Iraq; penso alla missione in Niger che, dopo lo stallo della scorsa legislatura, è finalmente partita. Penso al contributo al rafforzamento del dispositivo NATO ai confini sudorientali dell'Alleanza, e così via. Vorrei citare un punto della risoluzione che nelle Commissioni affari esteri e difesa, com'è stato già detto, abbiamo approvato all'unanimità, ove si dice che la partecipazione alle missioni internazionali rappresenta una componente essenziale della politica estera e di sicurezza del nostro Paese che rafforza la posizione e il prestigio dell'Italia nella comunità internazionale, grazie anche alla professionalità e al personale impegnato all'estero. Vorrei soffermarmi su quest'ultimo punto, sulla professionalità dei nostri uomini e delle nostre donne in divisa che sono impegnati all'estero. Ricordo a me stesso e all'intera assise che molti uomini sono attualmente impegnati in teatri difficili, consapevoli che le loro azioni rappresentano un contributo inestimabile alla crescita del nostro Paese, promuovendo la coscienza dell'importanza che l'Italia accresca il proprio ruolo non solo sul territorio nazionale, ma anche nei teatri internazionali più critici. Ringrazio con orgoglio tutti coloro che con il loro impegno, in Paesi quali l'Afghanistan, il Libano, l'Iraq, il Marocco, la Somalia, il Mali, hanno contribuito e ancora contribuiscono ad accrescere il valore dell'Italia e a stimolare sviluppo e stabilità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Nelle missioni internazionali i nostri militari sono impegnati in attività molto diverse tra loro: fanno operazioni di mantenimento della pace, ma anche interventi di cooperazione allo sviluppo; fanno formazione al personale locale e contribuiscono al rafforzamento delle istituzioni locali; operano per la tutela della salute e per la salvaguardia del patrimonio archeologico. In ognuna di queste attività operano con professionalità e dedizione, ma anche con umanità; hanno un approccio che è sempre attento alla sicurezza, ma anche al dialogo con le popolazioni civili, con un atteggiamento di equilibrio tra le diverse forze in campo e un'attenzione particolare alle fasce più deboli della popolazione. Non è dunque un caso che ovunque siano impegnati riscuotono sempre un apprezzamento unanime, non solo nei palazzi dell'ONU o nei quartieri generali della NATO, ma anche nelle assemblee di villaggio e nel cuore di tutti quelli che ricevono il sostegno della nostra presenza. Per questo vorrei concludere il mio intervento da ufficiale in congedo rivolgendo un ringraziamento a tutti i militari impegnati nelle missioni internazionali, a quelli che hanno perso la loro vita e sono stati feriti, rappresentando la Patria, a quelli che ogni giorno lavorano per la sicurezza di tutti e per il prestigio del nostro Paese (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . Estendo il ringraziamento a tutte le Forze armate per lo spirito di servizio e la loro dedizione. L'amor di Patria che muove il loro operato, unito alla professionalità, che è loro riconosciuta globalmente, rappresentano un elemento imprescindibile affinché il mondo possa essere un posto più stabile, sicuro e libero. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intendo intervenire in questa discussione avendo fatto parte, per un brevissimo periodo, della Commissione difesa proprio quando è stata messa in votazione questa proposta di risoluzione. Mi auguro anzitutto che si riporti un clima di serenità nell'Assemblea e che, come ha chiesto lei, si possa arrivare presto a una soluzione rispetto alla querelle venuta fuori prima. Con tutto il rispetto, il senatore Faraone mi è anche simpatico, anche perché quando un senatore fa un tweet - come ha fatto lui - nei confronti della capitana della Sea-Watch 3 e si prende una raffica di commenti negativi incredibile e infinita, gli posso solo dire: «Grazie di esistere». Davvero siete un'assicurazione per continuare a governare questo Paese. Credo che questo penso sia il modo migliore per rispondere. Al di là di tutta questa querelle, si nota però un certo nervosismo e, soprattutto con il mio intervento, cercherò di capire, visto che stiamo trattando del rifinanziamento delle missioni che riguardano anche la collaborazione con la Libia, quale sia la linea del Partito Democratico perché non siamo riusciti ancora a capirlo. Faccio un breve excursus storico. Dal 2013 al 2017 arrivano 600.000 persone circa. Poi, improvvisamente, arriva il ministro Minniti e le cose cominciano un po' a cambiare: addirittura, in alcune occasioni e in dibattiti televisivi sentiamo prendere a esempio il ministro Minniti come colui che aveva iniziato a ridurre gli sbarchi, essendo quindi anche suo il merito per la realizzazione di certi risultati. La settimana dopo il povero Minniti viene poi completamente sconfessato dalla linea politica adottata dal Partito Democratico. Successivamente, Renzi, nel suo libro «Avanti», pubblicato nel 2017, scrive: «Se qualcuno rischia di affogare in mare, è ovvio che abbiamo il dovere di salvarlo (...). Ma non possiamo accoglierli tutti noi (...). Vorrei che ci liberassimo da una sorta di senso di colpa. Noi non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio. Se ciò avvenisse sarebbe un disastro etico, politico, sociale e alla fine anche economico». Aggiunge infine che noi: «Abbiamo il dovere morale di aiutarli. E di aiutarli davvero a casa loro». Poi, improvvisamente, manda i suoi uomini, i suoi fedelissimi - dall'ex ministro Delrio, al senatore Faraone - sulla Sea-Watch a difendere la capitana che viola le regole per portare qui tutti gli immigrati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ma non è finita, perché Renzi, da Presidente del Consiglio, va in Europa e porta la proposta che prevede la collaborazione con i Paesi africani per mettere gli hotspot alle frontiere, chiedendo assistenza e cooperazione nelle attività di pattugliamento. Ora il Partito Democratico chiede di votare per parti separate la risoluzione, in quanto non ha intenzione di approvare la parte sulla missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera libica che riguarda quell'impegno. Colleghi, quando vi sarete chiariti al vostro interno, saremo molto ben lieti di potervi ascoltare qui in Aula. (Commenti dal Gruppo PD) . Fate chiarezza per il bene di tutti! Poi, magari, potremo anche ascoltare qualche vostro consiglio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Grimani) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Donno. Ne ha facoltà. DONNO (M5S) . Signor Presidente, vorrei soffermarmi sulla tanto dibattuta missione internazionale Eunavfor Med Sophia, a comando italiano. Come tutti sappiamo, il principale mandato della missione è il contrasto al traffico di migranti, attraverso l'identificazione e il sequestro di navi e barconi utilizzati per il trasporto, prevenendo così la perdita di vite umane nel Mediterraneo. L'ammiraglio italiano Enrico Credendino, capo dell'operazione Sophia, ha elencato i risultati di una missione che ha contribuito, solo l'anno scorso, a ridurre di quasi l'80 per cento gli arrivi di migranti sulle nostre coste, ridotto a 1.300 i morti in mare e combattuto il traffico di armi e il contrabbando di petrolio, consegnato alle autorità giudiziarie 151 scafisti e neutralizzato 551 imbarcazioni di trafficanti, nonché reso efficiente la Guardia costiera libica con l'addestramento in mare e a terra. Si tratta di una missione di sicurezza marittima che non ha tra i suoi compiti il salvataggio in alto mare dei migranti, anche se dal 2015 ne ha soccorsi ben 50.000, pari al 10 per cento del totale. Questi dati ci inducono a un ringraziamento doveroso nei confronti di tutte le nostre Forze armate e, in particolare, della Marina militare. Infatti, è grazie alla professionalità del personale delle Forze armate impegnate nella missione Sophia, come nelle altre missioni, che l'Italia rafforza la propria posizione e il prestigio nella comunità internazionale. Questi dati mi inducono però anche a intervenire per far notare alcuni aspetti che ritengo doveroso sottolineare. L'ultimo atto da Ministro della difesa tedesco della neoeletta Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stato quello di ritirare i dieci ufficiali della Bundeswehr di stanza a Roma presso il comando di Sophia. Così si è decretata la fine ufficiale della partecipazione tedesca alla missione, decisione che, tra l'altro, era stata anticipata a gennaio con il ritiro della fregata Augsburg dal dispositivo navale. Una decisione grave quella della Germania, presa in risposta alla legittima richiesta italiana di rivedere le regole di ingaggio della missione, che dal 2015 prevedevano di far sbarcare solo in Italia i migranti soccorsi in mare, introducendo un equo meccanismo di redistribuzione in tutta Europa. Pur di non farsi carico dei migranti salvati in mare, la solidale e responsabile Europa, su input di Berlino e Parigi, ha ordinato il temporaneo ritiro fino al 30 settembre di tutte le navi della missione, trasformando di fatto Sophia in una missione di solo pattugliamento aereo. Una decisione grave anche questa, che - come sottolineato dallo stesso ministro delle difesa Elisabetta Trenta - ha lasciato campo libero ai salvataggi fai da te operati dalle navi private delle ONG e al traffico di armi verso la Libia, in violazione all'embargo, proprio quell'embargo che la missione Sophia aveva il mandato di contrastare. L'Italia dunque, ancora una volta, viene lasciata da sola dall'Europa nel Mediterraneo centrale, dove in questo momento continua ad operare la missione nazionale Mare sicuro della nostra Marina militare, con sei navi, cinque mezzi aerei e oltre 700 uomini. Responsabilmente l'Italia ha deciso di potenziare il dispositivo aereo della missione Sophia, aggiungendo ai due droni da ricognizione Predator già operativi un avanzatissimo velivolo pattugliatore, il P72-A dell'Aeronautica militare. Ci auguriamo che dopo l'estate, quando sarà il momento di ridiscutere a livello europeo la sorte della missione Eunavfor Med Sophia, questa nuova Unione europea, anche alla luce dell'aggravarsi della situazione in Libia e di un crescente rischio umanitario, dimostri di saper mettere da parte gli egoismi nazionali e accetti la modifica delle regole della missione navale, così da poterla far ripartire sulla base di un'equa condivisione delle responsabilità. Ribadisco: un'equa condivisione delle responsabilità. Sono certa che questo Governo non mancherà di attivarsi in tutte le sedi opportune per raggiungere questo obiettivo. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,38) ( Segue DONNO). Infine, approfitto per salutare il nostro ministro Trenta e prendo in prestito le parole dello stesso Ministro. Aggiungo che le missioni internazionali per noi sono uno strumento indispensabile per contribuire alla pace e alla stabilizzazione delle aree intorno all'Italia, perché attraverso le missioni, portando pace e stabilizzazione, possiamo portare pace e sicurezza anche nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FI-BP) . Signor Presidente, i colleghi del Gruppo Forza Italia che sono intervenuti in questo dibattito hanno già ribadito la nostra tradizionale posizione favorevole alle missioni internazionali, indipendentemente dalla nostra collocazione in maggioranza o all'opposizione. Quindi non ho bisogno di ribadire quanto è stato detto. Vorrei cogliere però l'occasione di questo intervento per sottolineare il profondo disagio che stanno vivendo le nostre Forze armate e la confusione che si è creata in queste ore nell'area mediterranea, tema connesso anche alle missioni internazionali, che dovrebbero avere, oltre allo scopo di portare la pace, anche quello di mettere ordine nell'area mediterranea, che è quella di più diretto riflesso sulla vita italiana. Vorrei inoltre rilevare, in questa occasione, la protesta continua che gli organi di rappresentanza delle Forze armate (i Cocer) esprimono con varie note. Oggi c'è stata l'ultima da parte dell'Esercito, che lamenta problemi ordinamentali in cui i sottufficiali dell'Esercito sono lasciati, abbandonati dal Governo. Il Governo ha ritenuto peraltro di incontrare i rappresentanti dei Cocer un'unica volta nel corso di un anno di durata del suo mandato, con il presidente del Consiglio Conte; ciò è avvenuto quarantotto ore prima del voto per le elezioni europee, in un tentativo di captatio benevolentiae e in un tardivo adempimento, che difatti poi non ha visto alcun seguito. In quell'occasione il Presidente del Consiglio in persona si era impegnato nel rinnovo del contratto per il comparto sicurezza e difesa (contratto scaduto e non rinnovato); si era impegnato in molte materie, ma tutto ciò non ha trovato alcun seguito. Quando il disagio di qualche esponente di vertice del passato delle Forze armate ha preso corpo in occasione della parata del 2 Giugno - abbiamo tutti letto e sentito di ex Capi di Stato maggiore delle Forze armate, che hanno deciso di non partecipare alla parata e io sono tra i politici che partecipano e vanno ad esprimere in quel modo la solidarietà e il sostegno alle nostre Forze armate: è la festa della Repubblica, non la festa delle Forze armate, che si celebra il 4 novembre, tuttavia il 2 Giugno, con la parata militare, è anche una festa dedicata alle Forze armate, che sono un'ossatura della Repubblica e dello Stato e un'espressione storica della Nazione - quei generali e quegli ammiragli che non hanno partecipato, hanno voluto segnalare un malessere anche del personale in servizio e di vertici che sono in servizio, fanno il loro dovere, ma assistono al caos nella gestione della Difesa. Perfino Sottosegretari del partito del Ministro della Difesa hanno pubblicamente contestato la gestione della difesa. Non so poi come siano finite le loro carriere, se sono state sottoposte alla piattaforma Rousseau, alla graticola o non so a quale altro rito strano, però i dissensi sono stati espressi in pubblico. Il vice presidente del Consiglio Salvini ha contestato in questi giorni delle vicende di varia natura. In una situazione di disagio complessivo delle Forze armate, senza rispetto, senza contratto, senza alcuna attenzione reale, con una gestione della Difesa che gli stessi membri del Governo contestano, arriva questo con mesi di ritardo, come hanno già detto dei colleghi, la proposta di risoluzione in esame. Non c'è chiarezza sulle linee di politica estera, che si vorrebbe supportare: che succede nel Niger? Altrove che facciamo? Si era detto che bisognava contenere i flussi subsahariani di immigrazione, supportando anche, in maniera pacifica e costruttiva, Governi di un'area più avanzata e profonda dell'Africa. Non si capisce quale sia la nostra politica estera, non si capisce che cosa accada, con annunci intempestivi e il caos che si riscontra anche nella vicenda della nostra presenza in Afghanistan, con annunci poi smentiti dai fatti. Quindi, pur votando la risoluzione per le nostre Forze armate e per il senso profondo della continuità storica di queste missioni, contestiamo al Governo la gestione della difesa e anche di alcuni aspetti della politica internazionale, che lasciano assolutamente a desiderare. Dunque cogliamo l'occasione dell'esame di questa risoluzione, e dei relativi ordini del giorno, la cui discussione abbiamo voluto portare in Aula, perché si sarebbe potuta concludere in Commissione, ai sensi della legge sulle missioni che è stata approvata nella precedente legislatura. Con il prescritto numero di parlamentari abbiamo voluto portare la discussione in Aula, per darle più evidenza, per dare più visibilità alle mancanze del Governo e per dare più rilevanza allo stato di abbandono delle nostre Forze armate, che poi all'estero sanno farsi valere e sono l'orgoglio della Nazione e lo fanno nonostante la disattenzione del Governo (Applausi dal Gruppo FI-BP), e l'irresponsabilità con cui vengono condotte molte cose: industrie del comparto militare abbandonate al loro destino, decisioni rinviate, dalla crisi della Piaggio a tante altre, che in un comparto che impegna personale civile e industrie che comunque lavorano per la difesa vogliono dire disoccupazione e problemi di varia natura. Quindi il nostro giudizio sulla politica di difesa del Governo è simile a quello che hanno dato molti membri dello stesso Governo. Anche sulla missione Sophia e dintorni voglio ricordare che nella scorsa legislatura, con il collega Romani proponemmo in Commissione difesa un'indagine conoscitiva sulle ONG e portammo allo scoperto i limiti e gli errori non solo delle ONG, ma anche di alcune missioni, come Sophia. È vero quello che ha detto un esponente di punta del Governo, ovvero che ha portato migliaia di clandestini in Italia. Discutemmo, con tutto il rispetto del caso, con l'allora comandante della Guardia costiera, l'ammiraglio Melone e anche con l'ammiraglio Credendino, che ha guidato quell'operazione, perché alla fine anche in quella fase andavano riviste le direttive politiche - non era questo il Governo, ma un altro - e bisognava passare a un'altra fase della missione Sophia, per poter contrastare la tratta delle persone in Libia. Si dirà che la situazione della Libia è instabile, ma lo è anche la nostra politica per la Libia. Si può dire che si tratta di un problema di casa nostra. Subimmo gli errori che furono imposti dalla NATO anche a Governi di centrodestra - lo ricordiamo bene - e alla fine oggi abbiamo questo caos. Oggi c'è un non governo di questi problemi e anche in queste ore assistiamo alla discussione su cosa deve fare la Marina e su chi comanda la Marina e su chi comanda la Guardia costiera. C'è uno scontro tra Ministri. Il Presidente del Consiglio è dovuto intervenire poche ore fa - ricordandosi che a lui spetta il coordinamento delle politiche del Governo - per invitare il Ministro della difesa, il Ministro dell'interno e altri a una riunione, che se non sbaglio si terrà domani. Un caos totale, sbeffeggiati dalle organizzazioni non governative perché i porti sono chiusi, ma non troppo, colleghi, perché gli sbarchi proseguono, e non solo quelli fantasma, anche quelli ufficiali, con i vari personaggi; anche parlamentari - e noi biasimiamo questo fatto - vanno a bordo delle navi. E poi arrivano le sentenze bizzarre per cui se uno quasi ammazza la Guardia di finanza è un "eroe della rivoluzione"; solidarizziamo anche con quei militari che non sono impegnati in missioni all'estero ma che hanno rischiato la vita per difendere una banchina di un molo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Tutte queste cose si collegano; quindi, non vorremmo che il sì alle missioni militari, alla continuità storica di una politica italiana - siamo un Paese tra i più impegnati in tanti contesti - sia considerato un sì a una politica della difesa del Governo che invece non è all'altezza delle nostre Forze armate, della loro qualità, della competenza anche dei loro vertici. Abbiamo letto solo di risse; addirittura alcune cerimonie sono state rinviate qualche giorno fa perché l'insediamento del Capo di Stato maggiore di una determinata Forza armata ancora non vedeva l'intesa del Governo. Siamo addirittura al rinvio degli insediamenti per la rissa nel Governo. Le Forze armate non meritano tutto questo. Noi contrapponiamo un voto del Parlamento a loro favore a un disastro di Governo a loro danno, ed è bene che questo resti agli atti dell'Assemblea del Senato e anche a tutta l'opinione pubblica che segue le vicende; in primo luogo agli organi di rappresentanza, alle associazioni che si stanno costituendo in vista di innovazioni legislative, che pure dovranno trovare un loro assetto. Noi siamo con le Forze armate; non siamo con questo Governo e men che mai con quella parte di questo Governo che, dovendo governare le Forze armate, le sa soltanto disorientare e mortificare. Forza Italia, quindi, dice sì alle Forze armate, ma, con grande forza, dice no a chi non sa dare loro un indirizzo politico all'altezza del valore della nostra gente in divisa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Colleghi, è pervenuta alla Presidenza, da parte del senatore Faraone, una nota di giustificazione per i toni e le espressioni per i quali è stato richiamato; giustificazione che fa riferimento all'enfasi e alla tensione dell'intervento. La Presidenza prende atto di questa nota, concede al senatore Faraone di concludere l'intervento, avvisando il senatore Faraone, come tutti i membri dell'Assemblea, che questa Presidenza ovviamente non tollererà nessuna espressione che possa reputarsi offensiva o eccedente i toni della vis polemica, che invece, ovviamente, possono far parte del dibattito. Senatore Faraone, ha facoltà di intervenire per concludere il suo intervento. FARAONE (PD) . Signor Presidente, naturalmente mi sono giustificato, ma credo che la tensione sia legittima visto che nei giorni in cui siamo stati a bordo della Sea-Watch abbiamo dovuto tollerare fake news di parlamentari della Lega che ci ritraevano sui gommoni a banchettare. (Applausi dal Gruppo PD) . Abbiamo dovuto sopportare il ministro Salvini e la parlamentare Giorgia Meloni che ci hanno insultato; addirittura con un tweet il ministro Salvini ha anche auspicato il nostro arresto. Abbiamo dovuto sopportare, in banchina a Lampedusa, militanti della Lega che gridavano che avrebbero voluto che i negri a bordo stuprassero le nostre mogli. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo abbiamo dovuto sopportare. Quindi, Presidente, sinceramente se anche in quest'Aula si fa un intervento un po' sopra le righe credo ci stia tutto. Il Vice Premier , poi, ha fatto lo spaccone e ha lottato come un pugile cui hanno fratturato le mani e gliele hanno nascoste dentro i guantoni, gridando «arrestateli!» e chiedendo di processarli. Se un magistrato indaga su di lui, con la complicità del MoVimento 5 Stelle si fa salvare dall'immunità parlamentare. (Applausi dal Gruppo PD) . Gli altri invece vanno processati e vanno arrestati. Capitana è chi non scappa dai processi; Salvini è semplicemente quello che si fa chiamare «capitano» e scappa dai processi. (Applausi dal Gruppo PD) . Patronaggio va bene quando dice che la capitana Carola Rackete va processata per aver speronato la motovedetta della Guardia di finanza, non va bene quando chiede il processo per lui per sequestro di persona. Zuccaro va bene quando dice di possibili accordi fra ONG e scafisti, non va più bene quando, a seguito delle indagini, non emerge nulla. La magistratura va bene solo quando la pensa come lui. Lui può liberamente giudicare il loro lavoro senza aver mai fatto un concorso in magistratura, i magistrati non possono fare il loro mestiere perché non si sono candidati e non hanno preso i voti. (Applausi dal Gruppo PD) . I nani, che sono il Premier , Trenta, Tria, Di Maio, Bonafede, Toninelli, Moavero Milanesi, oltre a rimangiarsi anni di contrarietà agli strumenti della casta (l'immunità parlamentare, per l'appunto) servono per far passare per Capitan America un componente della banda Bassotti a proposito dei 49 milioni di euro rubati agli italiani. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La favoletta è questa. PRESIDENTE. Senatore Faraone, non mi costringa a toglierle la parola. FARAONE (PD) . Dei 49 milioni di euro abbiamo parlato mille volte, perché non ne posso parlare io non lo capisco. PRESIDENTE. Credo di averlo spiegato molto bene all'inizio del suo intervento, quindi concluda. C'è una gamma vasta di toni di uguale forza polemica che lei può usare. FARAONE (PD) . Naturalmente faremo attenzione, d'ora in avanti, a tutti i toni che verranno utilizzati in quest'Aula, compreso quello del senatore Romeo di poco fa. PRESIDENTE. Gliene sono grata. Prego. FARAONE (PD) . Lo so, ma vedo che c'è molta attenzione ai nostri interventi in particolare. La favoletta è questa: i sette - erano «nani», ma lo ometto - lo avevano lasciato da solo a combattere contro questi pericolosissimi palestrati (che erano robusti e sbarcavano a migliaia) e contro i comunisti che, nemici dell'Italia, li aiutano ad arrivare. Naturalmente - era «Capitan America» e diventa Salvini - si rivela un codardo quando si tratta di dire a Orbàn perché l'Europa gli va bene quando deve prendere i fondi comunitari, quelli che paghiamo anche noi con le tasse degli italiani, e non va più bene quando si tratta di ricollocare nel suo Paese qualche decina di migranti. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az ) . Salvini fa lo spaccone e litiga con i Paesi del Nord Africa - risultati zero e zero collaborazione - e giudica porti sicuri luoghi dove scoppiano le bombe e muoiono donne e bambini. Sempre i due vecchi nani, Conte e Moavero Milanesi, mentre Salvini in diretta Facebook diceva che o se li prendevano altri Paesi europei o non li avrebbe fatti sbarcare (naturalmente non chiamando nessuno, perché chiunque avesse chiamato non avrebbe mai risposto ad una persona e a un Ministro come Salvini, vista la sua scarsa credibilità, e poi perché è molto più comodo per la sua propaganda tenerli al porto in Italia e non ricollocarli in Europa) nel corso della vicenda della Sea-Watch, chiamarono e ottennero il ricollocamento e Salvini, invece di festeggiare e utilizzare quel risultato ottenuto facendo sbarcare, come aveva detto, in due minuti, non rispondeva al telefono non al senatore Faraone, ma al ministro degli esteri Moavero, rendendosi irreperibile. È lui che ha messo a rischio la vita dei finanzieri, è lui che ha messo a rischio la vita di tutti quelli che erano a bordo della Sea-Watch. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi ringraziamo le forze dell'ordine per il lavoro che hanno svolto, ma non ringraziamo un Ministro dell'interno che alza la tensione e crea un clima da scontro, mettendo a rischio le vite di tutti quelli che collaborano per salvare i migranti e al tempo stesso per mantenere la sicurezza in questo Paese. Concludendo, lui vuole stare solo e non vuole risolto alcun problema, caro Ministro Trenta: lui ci campa con quel problema. E poi ha pure il coraggio di dire che i suoi colleghi non lo aiutano. Salvini, inoltre, incalza con la Meloni: se lui dice «spariamo», lei rilancia «bombardiamo»; se lui dice «sequestriamo le navi», lei dice «affondiamole»; un +1 ad ogni fesseria, che la rende ancora più ridicola se possibile. Di Maio invece dice: «Affondiamole, ma con dolcezza», un -1 che lo rende anche lui più ridicolo (anche in questo caso se possibile). In conclusione, signor Presidente, il problema è che i sette nani non hanno capito che, stando lì abbarbicati alle poltrone e consentendogli tutto questo, sono stati portati dal 33 al 17 per cento e lui è passato dal 17 al 33 per cento e li renderà sempre più nani, ma il peggio è che renderà il Paese sempre più diviso e sempre più cattivo. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Parla dell'argomento! FARAONE (PD) . Sinceramente a noi nani e buffoni non fanno ridere ma piangere e staremo in campo per sconfiggerli. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, noi chiederemo un voto per parti separate sulle risoluzioni, perché c'è una specificità che riguarda la missione libica, le motovedette, e, come è stato fatto alla Camera, desideriamo poterla discutere. Noi non voteremo a favore della missione di sostegno alla cosiddetta Guardia costiera libica: in questi due anni tutto è cambiato radicalmente e pensiamo che sia un errore enorme quello che il Governo sta compiendo. Chiediamo a questo Parlamento di prendere voce, come noi stiamo facendo, e di dire no, perché non possiamo più chiudere gli occhi, non possiamo più ignorare quanto avviene, quanto la cosiddetta Guardia costiera libica si sia macchiata in questi anni e mesi recenti di crimini documentati da inchieste giornalistiche, denunciati ripetutamente dall'ONU, dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dal Consiglio d'Europa: continue violazioni dei diritti umani che avvengono nei centri di detenzione, che sono come Lager , dove torture, stupri, estorsioni sono la norma. Tutto questo è documentato, signora Ministro. Colleghi, voi come me avete visto centinaia di foto di donne, uomini, minori con le catene al collo come bestie, incaprettati, con la pelle scuoiata, le pistole puntate alla tempia e non si può tacere per nessuna ragione, né di cinismo né di calcolo elettorale. Il segretario generale dell'ONU Guterres ha parlato di «crimini contro l'umanità», l'Alto commissario Nazioni Unite ha definito «disumana» la collaborazione tra l'Unione europea e la Guardia costiera libica. Sappiamo, come tutti, il perché: le motovedette libiche intercettano i migranti nel Mediterraneo centrale e li portano, o li riportano, indietro nei campi libici e questo non può e non deve avvenire con la complicità italiana. Uno dei capi della cosiddetta Guardia costiera è il famigerato al Milad, noto per il suo business: trafficante di uomini e di schiavi su e giù per il Mediterraneo, contrabbandiere, affondatore di navi dei migranti. Su tali crimini indaga la Corte internazionale di giustizia dell'Aia, secondo la quale le sue milizie sarebbero destinatarie di una delle navi fornite dall'Italia alla cosiddetta Guardia costiera libica. Per questo non possiamo votare. L'Italia, infatti, è una grande nazione e questa autorevolezza e credibilità nel mondo deriva innanzitutto dalla nostra forza morale dimostrata dal nostro stato di diritto, dalla nostra Costituzione repubblicana. Le nostre missioni non possono in alcun modo essere scudo e alibi di quanto sta avvenendo. In Libia da mesi è riesplosa una guerra cruenta, un' escalation militare fuori controllo con più di 1.000 morti e 90.000 sfollati, una polveriera a pochi chilometri da noi dovuta anche all'isolamento, all'inettitudine, alla mancanza di peso del vostro Governo. È una guerra che ci riguarda per gli equilibri geopolitici, per la vicenda petrolifera, per la gestione dell'immigrazione; certo, è una guerra che ci chiama in causa anche per l'enormità della pagina nera del nostro passato coloniale, che è esistito, a differenza di quanto ignora il sottosegretario Di Stefano. Il quale evidentemente è una persona che ignora perché ha scritto un post ridicolo negando quel nostro passato, a dimostrazione che anche nelle vicende più drammatiche si può annidare il ridicolo. Sta quindi alla nostra democrazia riscattare quella pagina nera del passato nei confronti di tutto il continente africano, non permettendo mai alla politica estera, per nessuna ragione di Stato, di consentire in maniera diretta o indiretta la negazione dei diritti umani. La Libia è un Paese in guerra, nei cui campi lager vengono torturate migliaia di persone. Non ha mai ratificato convenzioni internazionali e allora non è e non può essere un porto sicuro, cioè un porto nel quale condurre chi in mare viene salvato da naufragio. Il fatto che la Libia non sia un porto sicuro ha dovuto ammetterlo persino il ministro Moavero Milanesi in quella che appare un'autodenuncia. Ma, se Tripoli non è un porto sicuro, allora non può gestire una zona SAR, cioè di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, né si può continuare ad appaltare ai libici la nostra politica migratoria, un pezzo della nostra politica estera. Ancora pochi giorni fa, quando la Sea-Watch è rimasta bloccata al largo di Lampedusa dalle ordinanze dei ministri Toninelli, Salvini e Trenta, proprio il ministro Salvini e l'ineffabile sottosegretario Di Stefano urlavano vergognosamente: «Portateli in Libia», istigando - loro sì - alla violazione di tutte le leggi, contravvenendo al dovere categorico del porto sicuro. Per diciassette giorni il Governo italiano ha omesso di prestare soccorso ai naufraghi. Parole sante quelle pronunciate dal sindaco di Lampedusa: «Io sto dalla parte della legge del mare (...) a mare vige la regola che bisogna salvare chi è in difficoltà. Né tantomeno si può pensare che chi salva possa o debba chiedere il passaporto…», o il colore. Io aggiungo che questa deve essere la legge degli uomini. L'Italia è un grande Paese che, dopo l'ecatombe dell'ottobre 2013, ha dato avvio all'operazione Mare nostrum, salvando oltre 150.000 vite e noi non smetteremo mai, né lo farà tutto il mondo, di ringraziare i nostri militari, la nostra Marina militare. È stato detto che quell'operazione e quelle che sono seguite hanno salvato l'onore dell'Europa, mentre il vostro Governo infanga l'onore dell'Italia, lasciando in mezzo al mare poche decine di persone per imbastire un feroce circo mediatico, così da far credere di essere duri, quando poi i barchini fantasma sbarcano indisturbati a tutte le ore, senza alcun controllo e senza alcuna identificazione. Una messinscena per nascondere il fallimento di questo Governo sui problemi reali del Paese: (altro che pochi sbarchi) il lavoro non c'è, l'economia è a picco, ci sono tagli alla scuola e alla sanità. Con una campagna violenta volete imporre il nesso tra immigrazione e sicurezza, un nesso infondato fino ad oggi, fino a quando c'è stato un sistema di integrazione gestito dai Comuni, con diritti, doveri e controlli che voi state smantellando, rendendo illegali i richiedenti asilo, alla mercé delle grandi organizzazioni criminali e rendendoci più insicuri. Voi create la paura su cui poi fate propaganda e, anziché provare a governare un fenomeno così grande ed endemico, lo utilizzate per una battaglia infima di calcolo elettorale. Del resto, se voi voleste davvero governare questo fenomeno, costringere l'Unione europea ad occuparsene, modificare quel trattato di Dublino che mette in difficoltà l'Italia e che è stato sottoscritto dai Governi della Lega anni fa, il ministro Salvini almeno qualche volta parteciperebbe alle riunioni dei suoi colleghi a livello europeo, anziché passare tempo a fare dirette Facebook, in una continua opera di disinformazione. Mi riferisco a quel ministro Salvini che ha scelto le ONG come il suo nemico perfetto, criminalizzandole, dandole in pasto all'odio del web . Signor Ministro - a lei innanzitutto mi rivolgo - le ONG vanno invece ringraziate, perché chi salva vite è un eroe, non un delinquente e sono orgoglioso dei parlamentari saliti a bordo della Sea-Watch, perché è nostro compito adempiere al dovere di salvare vite, sempre. È un valore assoluto per chi sta in quest'Aula e fa politica e per noi è la stessa battaglia che presentare un emendamento affinché non chiudano le scuole del cratere sismico o per dare reddito agli operai della Whirlpool in crisi. E allora, Presidente, basta sciacallaggio da parte di chi lucra voti sui migranti e non si occupa né di terremoto, né di crisi industriali. Presidente, noi chiediamo che siano l'Europa intera e l'ONU ad intervenire in Libia subito, per fermare l'ecatombe. Noi chiediamo corridoi umanitari europei e se oggi ci sono le ONG è perché i Governi non fanno il loro dovere, perché voi state chiudendo l'operazione Sophia. Chiediamo che la comunità internazionale entri nei campi lager e li chiuda. Quei migranti, signora Ministro, le persone che fuggono da guerre, violenze e cambiamenti climatici siamo noi, è la nostra stessa umanità. Non possiamo perdonarci - lo dico a quest'Assemblea così distratta anche adesso - la morte di tanti nel nostro mare, soprattutto bambini che magari custodiscono, come è successo, sul comodino o stretta nella tasca del giubbino, durante la traversata, la loro pagella scolastica come la cosa più preziosa, come un amuleto, come un pezzo di futuro, come farebbero i nostri figli. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Avverto che al testo del documento in esame sono stati presentati i seguenti ordini del giorno: G1, a firma della senatrice De Petris e di altri senatori, G2, a firma del senatore Causin e di altri senatori, G3, a firma del senatore Marcucci e di altri senatori, e G4, a firma del senatore Ciriani e di altri senatori. I testi sono in distribuzione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, che invito a pronunziarsi sulla risoluzione già approvata dalle Commissioni riunite 3 a e 4 a e sugli ordini del giorno presentati. DEL RE, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla risoluzione. Esprimo altresì parere contrario sui quattro ordini del giorno. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il ministro della difesa Elisabetta Trenta. TRENTA, ministro della difesa . Signor Presidente, onorevoli senatori, gli impegni internazionali delle nostre Forze armate per il 2019 che hanno già visto, in data 3 luglio, l'approvazione da parte della Camera dei deputati dell'atto di indirizzo relativo alla proroga delle missioni in corso e all'avvio della nuova missione in Tunisia, sono stati definiti attraverso un'attenta analisi del quadro geopolitico e geostrategico nel quale i nostri militari devono operare, caratterizzato da continue evoluzioni che non esito a definire, in alcuni casi, convulse. Pensiamo solamente al recente degrado delle generali condizioni di sicurezza in Libia che ci richiede un costante monitoraggio anche dei possibili riflessi sul contingente nazionale; all'Afghanistan, teatro protagonista negli ultimi mesi di una marcata accelerazione della dimensione politica, con i negoziati diretti tra talebani e Stati Uniti, sino a pochi mesi fa impensabili, o ai recenti avvenimenti nel Golfo persico, relativi alla nota serie di incidenti avvenuti in prossimità dello Stretto di Hormuz e il repentino innalzamento della tensione in un'area che rappresenta uno snodo cruciale per l'approvvigionamento energetico del Paese. Nell'articolare il complesso degli interventi delle nostre Forze armate, abbiamo adottato un approccio innovativo che lega le concrete esigenze di sicurezza nazionale al consolidamento delle legittime istituzioni locali, coniugando stabilizzazione e sviluppo e valorizzando i formati multilaterali a nostra disposizione, al fine di garantire la nostra presenza militare nei vari teatri, concentrando forze e risorse nelle aree geografiche di prioritario interesse strategico nazionale, con particolare riferimento al Mediterraneo allargato e all'Africa, operando sia su base bilaterale che in seno alle organizzazioni internazionali di riferimento (NATO, Unione europea e ONU). Il Mediterraneo rappresenta perciò lo spazio nevralgico della nostra azione e la nostra priorità strategica continua a essere la pacificazione e stabilizzazione della Libia. Continuiamo perciò a sostenere a livello bilaterale le istituzioni e la società civile libica con la missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (Miasit). Nello stesso quadrante, la missione dell'Unione europea Eunavfor Med Sophia ha visto il prolungamento della sua operatività per sei mesi, a partire dal marzo scorso, con il temporaneo congelamento dell'impiego degli assetti navali. In tale quadro, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha recentemente prorogato di ulteriori dodici mesi l'embargo di armi nell'alto mare, al largo delle coste della Libia, e ciò richiama l'opportunità che l'operazione non solo debba proseguire, ma debba anche avere tutte le capacità per poter intervenire, incluso il ripristino della componente navale. L'articolato complesso di interventi navali nel bacino mediterraneo si completa con la missione della NATO Sea guardian e il dispositivo aeronavale nazionale nell'area del Mediterraneo centrale (Mare sicuro), che svolge anche compiti di supporto alla Guardia costiera libica, assicurando un'adeguata prontezza per la sicurezza del nostro contingente sul territorio libico, nonché la protezione anche degli interessi nazionali: intendo l'attività di pesca e la presenza di piattaforme petrolifere. Analoga attenzione merita il Sahel, origine e transito di flussi illeciti che impattano direttamente sulla stabilità di tutto il Nord Africa e, in particolare, della Libia. In quest'area, oltre agli interventi che abbiamo già in essere nei contesti UE ed ONU, ha trovato concreto avvio, in Niger, il nostro programma bilaterale per supportare le capacità militari e di sicurezza locale. A tal proposito, mi dispiace rilevare che qualcuno ancora non sappia che la missione in Niger è partita da tempo, che il numero di militare che attualmente lavora in Niger è di 106 unità e che vengono previste fino a un massimo di circa 250 unità (adesso non ricordo il numero esatto) sulla base delle richieste del Paese. In Corno d'Africa prosegue lo sforzo nazionale teso a sincronizzare e coordinare tutte le iniziative in corso nell'area a cura delle missioni European union capacity building e European union training mission, in Somalia, e dell'operazione Atalanta. Siamo impegnati, sul piano bilaterale, con la missione addestrativa italiana (Miadit Somalia), che opera a Gibuti e che ha addestrato finora quasi 4.000 unità, tra poliziotti somali e poliziotti e gendarmi gibutiani. Perseguiamo anche l'obiettivo della costituzione, nella nostra base di Gibuti, di un centro di alta formazione per le leadership civili e militari degli Stati regionali che, contando su contributi di ambito militare, accademico e imprenditoriale, riesca a sviluppare un'ampia gamma di iniziative finalizzate non solo al contrasto dell'estremismo violento, ma anche alla prevenzione della radicalizzazione, grazie allo sviluppo sociale ed economico delle popolazioni a rischio. Per la realizzazione di questo progetto auspichiamo il supporto delle autorità di Gibuti e delle organizzazioni regionali d'area (Unione africana e IGAD), ma soprattutto dell'Unione europea. Anche i Balcani occidentali confermano la loro centralità strategica per l'Italia e in tale contesto rimane essenziale il ruolo svolto da K-For, di cui l'Italia detiene il comando ininterrottamente dal 2013 e per il quale intendiamo presentare un'ulteriore candidatura nazionale anche per il prossimo mandato, in ciò pienamente supportati dai Paesi della Regione e dai principali alleati NATO. Il contrasto al terrorismo internazionale rappresenta un'altra priorità strategica nazionale, che realizziamo anche attraverso la partecipazione alle iniziative della coalizione anti Isis oggi concentrate sulle attività di ricostruzione. In quest'ambito abbiamo avviato un processo di rimodulazione delle capacità e della consistenza del nostro contingente militare in Iraq grazie al recupero di risorse consentito dall'avvenuto ritiro lo scorso 31 marzo del dispositivo schierato a protezione della diga di Mosul. A completare quest'articolato dispositivo di stabilizzazione dell'area, il Dicastero intende assicurare per tutto l'anno, dietro richiesta dei nostri alleati e della Turchia, la partecipazione alle misure previste dal NATO Support to Turkey. Abbiamo pertanto deciso di prolungare il dispiegamento della nostra batteria antimissile, che in un primo momento avevamo pianificato di far rientrare in Italia a fine luglio. Credo che non sfugga a nessuno che la Turchia è anche il confine della NATO (lo dico sempre per precisare, rispetto alle osservazioni fatte). Per concludere l'analisi degli interventi nell'area mediorientale, riteniamo ancora fondamentale il ruolo che svolgiamo in Libano, sia nell'ambito della missione ONU Unifil, sia a livello bilaterale, grazie alla missione di addestramento delle Forze armate libanesi Mibil. Allargando lo sguardo all'Afghanistan, risaltano sia i colloqui diretti in corso tra gli Stati Uniti e i talebani, che in prospettiva potrebbero creare le condizioni per un ritiro dal Paese del contingente internazionale, sia gli sviluppi del dialogo politico infra afghano per la pace. Come ho ribadito anche nel mio recente incontro con il nuovo comandante supremo della NATO, è comunque fondamentale, in esito a queste trattative, salvaguardare gli importanti passi avanti fatti da parte della società afghana in questi anni, sia nel campo dei diritti umani, sia con riferimento al rinnovato ruolo sociale e politico delle donne. L'Italia svolge tuttora nell'area di Herat le mansioni di framework nation della missione NATO Resolute support. Pur riaffermando il nostro impegno, intendiamo riequilibrare le risorse complessive disponibili in favore degli impegni più immediatamente aderenti agli interessi e alle aree geografiche di prioritario interesse internazionale, riducendo ulteriormente la consistenza numerica del nostro contingente e comunque non prima della conclusione del processo elettorale per la nomina del nuovo Presidente, fino a un numero massimo pari a 700 unità. Infine, con riferimento al nostro contributo al potenziamento dei dispositivi di rafforzata deterrenza e difesa della NATO, intendiamo continuare a partecipare alle attività di sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza in Romania nel secondo quadrimestre e al rafforzamento della presenza alleata nell'ambito delle misure di rassicurazione sia lungo il confine orientale sia per la sorveglianza aerea a Sud-Est e navale a Sud, quest'ultima con la partecipazione alle standing naval force della NATO per le quali assicureremo il comando della componente di contromisure mine nel secondo semestre 2019. Il complesso di tutti questi dispositivi illustrati ci porterà nel 2019 a schierare un numero massimo di circa 7.350 donne e uomini, con una presenza media nel corso dell'anno di circa 6.300. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Passiamo alla votazione del documento XXIV, n. 9. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, sarò molto breve, perché abbiamo già assistito a un dibattito molto interessante e completo. Vorrei sintetizzare il mio intervento, che svolgo a nome del Gruppo per le Autonomie, nel modo seguente: i Governi passano, ma le missioni militari internazionali dell'Italia, assunte in base a impegni in organismi multilaterali, debbono avere il sostegno di tutto il Parlamento, così come - auspicabilmente - l'hanno di tutti gli italiani. Questa è la posizione che ho assunto sempre, indipendentemente dalle posizioni di maggioranza o di opposizione che ho rivestito in quest'Aula. Ritengo che ci debba essere un consenso unanime, perché unanime è l'appoggio che il popolo italiano indirizza ai nostri militari impegnati in missioni difficili. Prima, il senatore Romani ha ricordato i nostri morti: sono pagine che non ci possiamo scordare; non solo i 54 caduti in Afghanistan, ma i caduti in tanti scenari. Ricordo come una delle pagine più tristi della mia esperienza istituzionale di Presidente della Camera la notte in cui assieme al presidente Ciampi ricevemmo i caduti di Nassirya. Credo che non serva alcun commento ulteriore. In questi momenti abbiamo avvertito che l'Italia è un grande Paese, anche perché sa mettere da parte le distinzioni politiche e fa mostra di privilegiare il senso patriottico che si deve avere. Colleghi, qui non stiamo valutando l'operato del ministro Trenta, non stiamo valutando l'operato del ministro Salvini. Sapete benissimo quali sono le nostre posizioni in ordine all'operato del Governo, soprattutto nella gestione di questioni straordinarie come il tema dell'immigrazione e i rapporti con la Libia. Abbiamo motivi di dolerci di tante posizioni del Governo, ma in questo momento il nostro voto è favorevole alle missioni perché sentiamo il senso dello Stato che ci deve portare, in quest'Aula, a un voto il più largo e il più unitario possibile. Questo è il senso del nostro impegno. Naturalmente crediamo che su temi fondamentali come la politica estera e di difesa sia fondamentale privilegiare ciò che ci unisce, piuttosto che i tanti momenti di distinzione. Sul tema della Libia saranno presentate risoluzioni su cui si potrà esprimere un voto anche differenziato. Colleghi, dico sinceramente che apprezzo ciò che ha detto la senatrice Bonino e ciò che ha detto il senatore Verducci, perché hanno un merito ai miei occhi: la coerenza. La senatrice Bonino ha detto le stesse cose un anno fa, così come il senatore Verducci: non le condivido e non le condividevo allora; oggi ho motivo di condividere maggiormente alcune delle loro preoccupazioni, perché non c'è dubbio che la situazione della Libia è drammaticamente peggiorata e c'è stata un'incapacità di visione rispetto alle questioni interne. Ci siamo riempiti la bocca di questa conferenza di Palermo che è stata una cosa ridicola rispetto all'esito che ha avuto. Per cui, certamente, ho motivi anch'io di preoccupazione, però devo dire che le diverse valutazioni sul punto non fanno venir meno l'impegno sostanziale di voto favorevole rispetto a tanti scenari in cui i nostri militari sono impegnati. Naturalmente l'auspicio è che il Governo ascolti anche in futuro le preoccupazioni dell'opposizione, perché sono impregnate di senso dello Stato e di buona volontà e certamente non sono in alcun modo pretestuose. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e della senatrice Fedeli) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, la discussione di oggi, anche molto animata e con spunti molto interessanti, fa i conti con il fatto che ci stiamo apprestando ancora una volta, come appare dalla replica stessa del Ministro, a discutere della proroga delle missioni in modo, me lo lasci dire, molto burocratico: siccome ci sono le missioni si continuano a prorogare all'infinito, tra l'altro con il paradosso che le proroghiamo a metà dell'anno (ma questo fa parte di un'antica tradizione), non svolgendo una discussione sugli scenari che sono talvolta molto cambiati. Vi sono moltissime missioni all'interno delle risoluzioni e nel documento portato alla nostra attenzione dalla Commissione che non sono tutte uguali e il nostro Gruppo, da sempre in quest'Aula, chiede di poterle votare in modo separato perché non sono tutte la stessa cosa. E faccio subito alcuni esempi, assolutamente determinati. Noi, su alcune missioni, condividiamo quanto esposto dalla Ministra. Penso all'impegno in Libano; faccio questo esempio, ma potrei fare un lungo elenco delle missioni che crediamo sia opportuno prorogare. Su altre avremmo dovuto concentrarci e ne cito una per tutte: l'Afghanistan. Al riguardo, qualcuno ci deve venire a dare spiegazioni, perché non è stato fatto e lo dico anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, che se riprendono i loro interventi svolti nei cinque anni precedenti noteranno che dicevano esattamente l'opposto di quanto stanno per votare. Dopo diciassette anni di presenza in Afghanistan, dove, Ministro, la situazione non è certamente migliorata, anzi, negli ultimi due o tre anni è diventata molto pericolosa e dove gli Stati Uniti hanno cominciato addirittura a trattare con i talebani, secondo voi, è possibile prorogare questa missione come se niente fosse? Noi non siamo d'accordo e non solo per coerenza, ma usando gli elementi a nostra disposizione per cercare di capire quanto è accaduto, quali sono stati i risultati e come sta evolvendo la situazione. Così come non siamo assolutamente d'accordo su una serie di altre missioni. Penso, per esempio, a quella in Niger. Sì, la missione è partita, ma noi quella la riteniamo una missione pericolosa. Che cosa stiamo facendo? Qual è il compito? Anche in questo caso è l'ossessione del contrasto dei flussi migratori? O dobbiamo controllare gli interessi dell'ENI nel delta del Niger? Si tratta di geopolitica dell'energia? Di che cosa stiamo parlando? Oggi dovevamo affrontare questa discussione: noi, su questa missione pericolosa, non siamo d'accordo. Arriviamo poi al complesso degli interventi in Africa. Sul memorandum con la Libia - lo dico qui non solo perché rivendichiamo una coerenza - abbiamo sollevato un conflitto di attribuzione perché - ahimè - quel memorandum , allora, non passò neanche all'attenzione e all'approvazione del Parlamento e avevamo ben ragione di capire cosa stava per succedere, perché dopo quanto accaduto nel 2011 la situazione in Libia non è mai stata stabile, né foriera di stabilizzazione. Noi abbiamo appaltato coscientemente e sempre di più - lo contestiamo alla radice - il lavoro sporco alla Libia, quello del contrasto nelle forme peggiori. Cos'altro dobbiamo aspettare dopo i dossier che sono usciti e i pronunciamenti dell'ONU e degli organismi internazionali su ciò che accadde in quei centri di detenzione? Ma come facciamo? Noi abbiamo la nostra Costituzione repubblicana che si basa essenzialmente sul rispetto e l'inviolabilità dei diritti umani, frutto del ripudio del fascismo, del nazismo e dello sterminio di massa, e ci rendiamo complici. Questo stiamo facendo e non bastano le parole vaghe su corridoi o meno. Sono venuti fuori dossier ancora più pesanti sul ruolo della cosiddetta Guardia costiera libica, gli ex trafficanti che continuano, quando succede, a trafficare e tutto questo lo nascondiamo. E cosa fa il Ministro dell'interno? L'unico obiettivo è la guerra contro le ONG, solo e unicamente questo. Non il contrasto a quanto accade, rompere e chiudere, quindi, la missione in Libia e l'accordo bilaterale per la Guardia costiera, oggetto del nostro ordine del giorno specifico. La situazione in Libia non può più vedere complice un Paese come il nostro, che ha non soltanto l'articolo 11, ma anche tutti gli altri articoli della Costituzione, che dovrebbero essere la legge. A quella legge noi obbediamo, non ad altre, che ci rendono complici di quelli che sono veri e propri criminali di guerra e contro l'umanità. Oppure, che cosa è diventato il nostro Paese? Signor Ministro, avevamo chiesto che la Marina militare fosse insignita del Premio Nobel per tutte le vite salvate, con onore. Invece, oggi, a cosa siamo ridotti? A livello internazionale ci siamo ridotti a fiancheggiare un Paese che non solo non ha mai ratificato tutte le convenzioni internazionali, ma costantemente non è un porto sicuro e questo è pacifico: chi continua a parlare di porto sicuro e ha affermato all'interno della SAR l'idea che quello possa essere un porto sicuro, da nessuno ritenuto tale, non si riesce a comprendere davvero. C'è la violazione costante dei diritti umani, con testimonianze e dossier , è tutto a nostra disposizione e sotto i nostri occhi e un giorno non potremo dire che non sapevamo. E siccome noi sappiamo, noi abbiamo - e rivendico qui quello che hanno fatto i nostri parlamentari - il diritto di disobbedire alle leggi ingiuste e di obbedire, invece, alla legge suprema, che è quella di salvare le vite umane e di battersi contro i criminali di guerra, questo sì, che continuano a operare all'interno dei centri di detenzione in Libia. L'Italia è un grande Paese e - torno a ripetere - la Marina militare, con Mare nostrum e altre missioni, ha avuto un ruolo fondamentale ed è stato l'onore del nostro Paese, perché ha salvato vite umane e per questo noi eravamo rispettati. Oggi, invece, dobbiamo assistere semplicemente a una strategia della tensione. Questa è l'unica politica che i cittadini vedono, in caccia di voti e solo a scopo di propaganda. Sulla pelle delle persone si mette in campo continuamente una vera e propria strategia della tensione, senza voler affrontare alla radice la questione dell'immigrazione. Ma cosa pensate, che è un fenomeno passeggero? Pensate che facendo l'intervento in Niger e gli accordi con la Libia e con i criminali di guerra, alla fine avrete risolto il problema? Con quello che sta avvenendo? O i cambiamenti climatici vi servono soltanto quando fate gli ambientalisti per finta? Non capite cosa comportano e comporteranno sempre di più? Sapete cosa sono i profughi ambientali? E come pensate di poterli gestire, con qualche accordo con qualche altro Paese canaglia? Questa è la politica che noi vogliamo mettere in campo, con qualche altro Paese canaglia? Signor Presidente, a tutto questo non ci stiamo. Se non verrà accolta la proposta di votazione per parti separate, il nostro voto sulla risoluzione sarà contrario. Auspichiamo che avrete un minimo di resipiscenza e potrete almeno far esprimere l'Assemblea con voti su parti separate. Questo ci permetterà di votare fieramente contro gli accordi bilaterali in Libia e le altre missioni che, come ho appena detto, sono considerate da noi assolutamente non prorogabili. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, credo di poter dire che, storicamente, Fratelli d'Italia ha sempre espresso il suo assenso e il suo sostegno, parlamentare e ideale, alle missioni militari all'estero. Oggi le missioni sono 38, in 27 Paesi, e impegnano oltre 7.000 militari. Ho usato il termine «storicamente» perché la nostra vocazione è quella di essere un partito di patrioti ed è per questo che siamo orgogliosi del nostro tricolore. Rispettiamo e apprezziamo tutte le nostre Forze armate e crediamo profondamente nei concetti operativi di peacekeeping, di ricostruzione post conflit , di stabilizzazione e di resilienza, di cui le nostre missioni sono sempre state e restano espressione esemplare e rendono gli italiani autorevoli agli occhi del mondo. Allora, rispetto al provvedimento diciamo «sì, ma...», perché ci avete messo a dura prova e non da oggi. Facciamo un passo indietro: era il 30 gennaio 2019 quando le Commissioni permanenti 3 a e 4 a approvavano l'atto di Governo n. 69, relativo al finanziamento delle missioni internazionali del periodo dal 1° ottobre al 31 dicembre 2018. Attenzione: non solo abbiamo approvato a posteriori ciò che si era appena concluso, ma abbiamo tenuto i nostri militari impegnati all'estero senza le necessarie tutele, in assenza appunto del decreto. Quindi c'è stato un ritardo e, nel pressing tipico degli atti tardivi, si è sorvolati sulle scelte strategiche e non si è entrati nel merito. Come non si è entrati nel merito - devo dirlo - neppure nelle sedute del 14 maggio, sempre delle Commissioni 3 a e 4 a riunite, e del 6 giugno, quella che poi ha approvato la risoluzione che oggi andiamo a votare. Il 6 giugno deliberammo la proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019. Né, oltre a questi ritardi, la seduta del 31 maggio, con le comunicazioni dei Ministri competenti degli affari esteri e della difesa, è stata illuminante, quando non si è entrati proprio nel merito. Insomma, in sintesi, ritardi su ritardi, mentre sullo sfondo geopolitico internazionale succedevano talune cose importanti, che soprattutto andavano a riguardare molto da vicino anche la nostra presenza nei teatri operativi, non ultima la situazione di caos in cui precipitava la Libia. Questa serie di ritardi, cari colleghi, che il Governo si trascina, ci mette a dura prova, perché non si tratta soltanto di ritardi e di documenti che arrivano tardi alle Camere, senza rispettare i termini prescritti dalla legge n. 145 del 2016, ma si tratta sostanzialmente e drammaticamente di una lesione della dignità e delle prerogative del Parlamento. Soprattutto, a nostro avviso, ciò sta a dimostrare - ci tengo a dirlo - uno scarso interesse e poco rispetto per le nostre Forze armate, impegnate a rappresentare l'Italia nelle missioni internazionali. Come Fratelli d'Italia, abbiamo più volte invocato - e è agli atti, nei resoconti della Commissione - un confronto approfondito in Parlamento sul tema delle missioni internazionali; lo abbiamo fatto non solo per stigmatizzare questo ritardo, ma per alcuni limiti dell'azione di Governo e per la mancanza di risposte importanti a questioni importanti. Ne cito solo alcune: la crisi libica e la nostra missione bilaterale in corso (Miasit), le crescenti minacce ibride, la minaccia terroristica rappresentata da Daesh, che certamente va ben oltre la dissoluzione della cosiddetta realtà statuale realizzata tra la Siria e l'Iraq, nonché il pericolo rappresentato dal ritorno dei foreign fighter , la pressione nei Balcani dal lato orientale e, più in generale, la minaccia terroristica internazionale e quella legatissima alla radicalizzazione islamica. Ancora, tra dichiarazioni e smentite sulla stampa, non ci siamo potuti confrontare sulla rimodulazione del contingente italiano operante in Afghanistan e neppure sulla neonata missione di cooperazione bilaterale con la Tunisia (qualora vi fosse sfuggita), né sulla vexata quaestio della proroga (prima no e poi sì e non sappiamo perché) della batteria dei missili SAMP/T in Turchia. E potremmo continuare con esempi specifici ed espliciti, come potremmo sottolineare l'importanza di un attento esame e confronto parlamentare, che non c'è stato neppure sul tema degli investimenti per l'equipaggiamento e la ricerca tecnologica militare e su altri aspetti della politica nazionale di difesa e i nostri rapporti di cooperazione europea ed extraeuropea. Lo ripeto, allora: ci state mettendo a dura prova (quindi «sì, ma...»). La cosa evidente è che questa maggioranza ha due anime diverse e sensibilità opposte e vive un conflitto politico interno sul tema delle missioni internazionali e più in generale sul ruolo della difesa. È evidente che, tra contraddizioni e incertezze, si sta divaricando la forbice tra difesa e sicurezza, come è altrettanto evidente che -nella contraddizione tra la retorica pacifista e la demagogia antimilitarista da un lato e il decisionismo vero o presunto dall'altro, con in mezzo i tagli - manca alle missioni internazionali una visione politica strategica di insieme. (Applausi dal Gruppo FdI) . Questo è il punto che avremmo voluto affrontare in Parlamento: una visione politica strategica di insieme. Allo stesso modo mancano una lettura del nostro ruolo chiave all'interno dell'alleanza euroatlantica e una lettura del nostro ruolo di stabilizzazione nello spazio sempre più nevralgico del Mediterraneo, quello che Braudel definiva il continente liquido. Siamo convinti - e lo voglio dire con passione - che le missioni internazionali siano un investimento produttivo di cooperazione civile e militare ed un patto d'onore. È un patto d'onore, che difendiamo per amor di Patria - che è il DNA di Fratelli d'Italia - e per il nostro rispetto per le Forze armate. Attenzione: è questo e solo questo che ci fa esprimere, oggi, un voto favorevole alla risoluzione in discussione, che proroga 8 missioni in Europa, 11 in Asia, 17 in Africa, nonché 5 interventi di potenziamento dei dispositivi della NATO. Lo ripeto: «sì, ma». Attenzione soprattutto ad un altro aspetto e mi avvio a concludere: la risoluzione che voteremo impegna il Governo anche in relazione alla missione Eunavfor Med Sophia e si chiede che vengano modificate le regole, perché l'Italia non sia l'unico Paese di sbarco dei migranti. Su tale questione abbiamo presentato un ordine del giorno, che sintetizzo e che contiene due concetti e due richieste fondamentali: l'implementazione di un blocco navale al largo delle coste libiche e una missione militare europea in accordo con le autorità libiche. Per noi vale quanto dichiarato dal presidente Giorgia Meloni anche nei giorni scorsi: «Le navi della Marina militare delle nazioni europee impegnate nel Mediterraneo non dovrebbero servire a trasportare clandestini, ma a fermare l'immigrazione di massa». È per questo che, come Fratelli d'Italia, continuiamo a chiedere un blocco navale al largo delle coste della Libia, per impedire ai barconi di partire. Concludo: abbiamo anche altre proposte, un manifesto di proposte per affrontare la questione; una cosa chiediamo e la chiediamo con fierezza e con orgoglio, mentre votiamo «Sì, ma»: che il Governo e la maggioranza, al di là degli strumenti militari, esprimano finalmente una linea politica chiara e coraggiosa. (Applausi dal Gruppo FdI) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, le missioni internazionali sono forse lo strumento principe con cui attuiamo la nostra politica estera e di difesa e il luogo in cui in Europa, all'interno delle Nazioni Unite, in sede NATO e anche nei rapporti bilaterali, costruiamo le nostre relazioni internazionali. Sorprende allora che ci si arrivi quasi considerandolo un adempimento burocratico e in colpevole ritardo. Sono andato a rivedermi il resoconto stenografico di quando, alla fine della scorsa legislatura, si approvarono le missioni internazionali e soprattutto i parlamentari del Gruppo MoVimento 5 Stelle, ma anche quelli della Lega, lamentavano il fatto che si arrivasse a discutere un provvedimento così importante tre settimane dopo il termine entro cui bisognava approvarlo. Ebbene, quest'anno sono passati più di sei mesi da quando avremmo dovuto approvare quel provvedimento. E dobbiamo assistere alla lezioncina del presidente della Lega che ci dice delle divisioni del Partito Democratico? (Applausi dal Gruppo PD) . Si occupasse del fatto che per sei mesi non si è approvato questo provvedimento: abbiamo lasciato i nostri militari senza una copertura politica. Si occupasse delle divisioni tra i Ministri degli esteri, della difesa e dell'interno, che sono i tre Ministri principali sulla partita e che - una settimana sì e l'altra pure - rilasciano interviste contrastanti sui principali teatri di guerra: dal ritiro dell'Afghanistan al futuro della presenza in Libia. (Applausi dal Gruppo PD) . Le missioni internazionali non sono un derby su cui si misura se stiamo con i militari o contro i militari, perché altrimenti questo derby , purtroppo, lo avrebbero perso, in passato, i militari, perché ricordo che la Lega si è astenuta e il MoVimento 5 Stelle ha votato contro le stesse cose che ci sono scritte in questo provvedimento quasi fotocopia. (Applausi dal Gruppo PD) . Quindi, le lezioncine ce le risparmi, il presidente Romeo. Sulle missioni internazionali si misura la coerenza di un partito sulle scelte di fondo inerenti alla stabilità e alla sicurezza nel nostro Paese. Questo vuol dire ragionare sulle missioni nei Balcani, nel Vicino Oriente e nel Mediterraneo, capire cosa non ha funzionato e cosa ha funzionato. Il dibattito, invece, è stato solo caratterizzato - lo devo dire, purtroppo - soprattutto da parte della Lega, da una dialettica fatta di toni d'avanspettacolo e non si è parlato di cosa ha bisogno il nostro Paese: se, nelle missioni nei Balcani, deve essere ancora prevalente la componente militare o se dobbiamo spostarci più su una componente di institution building , di aiuto alla costruzione delle forze di sicurezza e di polizia. Lo stesso discorso vale per le questioni più importanti che, ad esempio, riguardano la nostra presenza in Iraq piuttosto che in Afghanistan. Ecco, su questi punti il passaggio delle missioni internazionali deve essere importante per capire il nostro sistema Paese, le principali istituzioni, che cosa pensano della nostra presenza laggiù. Prima ha provato a dirlo il senatore Romani nel suo intervento. Alla luce di un cambiamento radicale della politica estera degli Stati Uniti, di un avanzamento, dal punto di vista dei talebani, sul terreno dello scontro militare, stanno accadendo cose nuove: è partito un negoziato a Doha fra gli Stati Uniti e i talebani, qualcosa che prima era impensabile e su cui il nostro Governo precedentemente aveva già iniziato a ragionare. Cosa facciamo? Teniamo tutto come prima o proviamo a ragionare in termini di presenza dei nostri militari? Se si ha a cuore i nostri militari si deve ragionare su questi temi. Lo stesso vale per il Libano. Apro una parentesi - e la chiudo - a proposito di chi vuole bene o meno ai militari: il Ministro dell'interno dovrebbe stare attento quando va in alcuni teatri; nell'ultima visita in Libano, ad esempio, le frasi su Hezbollah se le poteva risparmiare. (Applausi dal Gruppo PD) . Quando va in questi posti in veste di Ministro dell'interno deve sapere che rappresenta il Paese, non è il leader della Lega, che può permettersi battute da bar dello sport. Noi vorremmo fare questo: vorremmo ragionare sul futuro della presenza dei nostri militari alla luce dei cambiamenti che ci sono stati. In Iraq, i nostri erano soprattutto a Mosul, a difesa della diga, adesso al confine fra la Siria e l'Iraq; anche lì le condizioni sono cambiate: Daesh fortunatamente è stato sconfitto, anche se non definitivamente: c'è il tema del ritorno dei foreign fighter . Anche alla luce delle scelte della politica estera americana di un possibile ritiro, l'Italia cosa fa? Come si rapporta all'interno della NATO? Come ho detto, ragionare sulle missioni internazionali vuol dire ragionare in termini di stabilità e sicurezza, ma anche di visione dell'ordine internazionale. Anche qui, facciamo attenzione: a volte diamo l'idea di sbandare, perché stare dentro la NATO significa aderire non solo a un'alleanza militare, ma a un insieme di valori che ci caratterizza e vuol dire anche provare a esercitare un'egemonia culturale; motivo per cui noi, accanto alle missioni militari, abbiamo sempre - lo potrebbe dire l'ex ministro Pinotti - affiancato strumenti di cooperazione allo sviluppo. Questi sono fondamentali, perché noi proviamo a portare un'idea diversa anche di democrazia, senza esportarla in punta di baionette, ma investendo in operazioni di institution building , di capacity building : li aiutiamo a costruire le Forze di polizia, li aiutiamo a costruire le Costituzioni, andiamo a fare lo sminamento umanitario. Questa parte di cooperazione è stata diminuita. Il rapporto di Openpolis e di Oxfam, molto interessante, ci racconta purtroppo - lo dico al vice ministro Del Re, che è molto attento a questi temi - che abbiamo diminuito i fondi sulla cooperazione allo sviluppo: questa è diminuita del 35 per cento proprio nei Paesi dell'Africa sub-sahariana, laddove diciamo che vogliamo aiutarli a casa loro. Allora è soltanto uno slogan da campagna elettorale, non è un'azione politica che si potrebbe fare. (Applausi dal Gruppo PD) . Missioni militari e cooperazione allo sviluppo vanno di pari passo, perché sono due componenti inestricabili. La Libia è l'altro punto su cui noi siamo evidentemente in disaccordo. Sull'impianto complessivo delle missioni, noi siamo intenzionati a votare a favore; ci piacerebbe poterlo fare per parti separate, per avere la possibilità di spiegare con grande chiarezza - come ha già fatto il senatore Verducci - che cosa pensiamo della missione della Guardia costiera libica. Ma lasciatemi dire tre cose sulla Libia, per spiegare anche la ragione del nostro ordine del giorno, che spiega la posizione del Partito Democratico, che è una posizione unitaria, sostenuta da tutti, al netto degli sproloqui del Presidente del Gruppo della Lega. Noi registriamo un disimpegno nel Mediterraneo centrale. Mare sicuro è un'operazione voluta per, in qualche modo, contrastare il traffico di esseri umani, ma insieme anche per salvare vite umane, perché noi non lasciamo che una persona muoia nel Mediterraneo centrale, la dignità della persona viene prima di tutto. (Applausi dal Gruppo PD) . Ebbene, quel dispositivo è stato arretrato ed è stata data una delega in bianco alla Guardia costiera libica e oggi noi non siamo in grado di sapere quelle motovedette come vengono utilizzate, se vengono rispettate le norme internazionali e le norme sull'embargo. Il ministro Trenta ha appena citato le norme sull'embargo e noi oggi non siamo in grado di sapere se quelle motovedette sono state riarmate o meno. Noi gliene abbiamo date non armate ma oggi non possiamo essere sicuri che quelle motovedette siano utilizzate correttamente. La stessa cosa vale per Eunavfor Med (missione Sophia). Anche con sprezzo del ridicolo, siamo riusciti a costruire una posizione in Europa e per la prima volta abbiamo dato vita a un'operazione navale senza navi: complimenti, un precedente incredibile da questo punto di vista! Noi dobbiamo riuscire a riappropriarci del controllo del Mediterraneo centrale, facendolo con i mezzi della Marina militare, con i nostri mezzi, con la nostra Guardia costiera, con il controllo di un'area strategica per noi, perché è il modo migliore per garantire la stabilità e la sicurezza di quel teatro. Lo facciamo nel solco di un accordo fatto da Gentiloni Silveri con al-Sarraj, che ha dato copertura alle organizzazioni internazionali, che per la prima volta sono entrate nei campi libici e hanno permesso a 40.000 persone di tornare a casa loro e di non rimanere in campi dove i diritti umani non sono rispettati. Questo è stato un successo del nostro Paese, così come i corridoi umanitari: queste sono le cose che ha fatto il PD, non le divisioni di cui raccontava prima Romeo. (Applausi dal Gruppo PD) . Con i corridoi umanitari, 1.000 persone nell'ultimo anno sono state portate in salvo, grazie al rapporto con le confessioni episcopali, con gli evangelici. Tutto questo grazie al lavoro fatto dal Governo precedente. Noi vorremmo che questa parte venisse portata avanti, perché le esibizioni muscolari nel Mediterraneo vi porteranno qualche voto in più, ma non risolvono i problemi della stabilizzazione della Libia, dove bisogna esserci, bisogna essere lì presenti, bisogna essere presenti nelle missioni internazionali e a lato delle organizzazioni internazionali, che stanno facendo un lavoro importante. Per questo motivo, noi voteremo per le missioni internazionali, ma non parteciperemo al voto su una missione che non tutela i diritti umani, non ci dà garanzia di tutela dei diritti umani e nemmeno garantisce la sicurezza del nostro Paese. È lì che noi dobbiamo insistere: ritornare protagonisti nel Mediterraneo centrale. È l'unico modo per far sì che la nostra politica estera sia coerente. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, siamo chiamati ad esprimerci su argomenti di primaria importanza per il nostro Paese, quali le missioni internazionali e la cooperazione. Le missioni internazionali e la cooperazione sono quei vettori di salvaguardia dei diritti umani sottoposti e garantiti dalla struttura internazionale al cui interno si inseriscono. Il teatro di intervento delle nostre Forze armate riguarda tre macroaree: Asia, Africa ed Europa, naturalmente secondo gradazioni diverse, direttamente proporzionali alla situazione di pericolo in cui quei territori versano. La nostra collocazione geopolitica atlantica ci rende assolutamente coerenti con il nostro passato e garantisce l'uniformità delle nostre azioni con i principali assetti logistico-militari dell'Occidente. Allo stesso tempo, la nostra vocazione mediterranea ci chiama ad un dovere che il nostro Paese, la nostra Penisola, non può abiurare perché è motivato e ci è imposto dalla stessa geografia: i Paesi che affacciano sul Mediterraneo devono vedere nell'Italia un referente di primo piano su cui poter contare e senza il quale la stessa definizione politico-economica di unità mediterranea viene meno. Queste due principali caratterizzazioni della nostra politica di interventi, lungi dall'essere in contrapposizione o in contraddizione tra loro, trovano l'una nell'altra la loro ragion d'essere. Innanzitutto, prima di procedere ad una disamina di ciò che ci motiva, desidero ricordare gli sforzi profusi dai nostri uomini e dalle nostre donne in divisa contro l'avanzata dello Stato islamico di Daesh. Molte parti in causa hanno contribuito alla caduta di quel pericolo mondiale, figlio di una cultura della morte contraria ad ogni libertà, che chiamiamo ISIS, e tra di loro, nella coalizione internazionale contro la minaccia terroristica del Daesh, è bene ricordare i nostri uomini. Per il 2019 prevediamo una partecipazione di 1.100 unità, 305 mezzi terrestri e 12 mezzi aerei. Nel complesso sono numeri inferiori rispetto al precedente anno, così come l'autorizzazione di spesa relativa a questa missione è stata diminuita in virtù del fatto che dal punto di vista territoriale lo Stato islamico è venuto meno ed è iniziato un percorso di pacificazione per quei territori martoriati da anni di barbarie; un percorso dal quale, tuttavia, non possiamo tirarci indietro, sia per motivi etici, sia per interesse nazionale. Infatti, la presenza sul territorio significa saper arginare possibili ritorni di fiamma che nel medio termine hanno come obiettivo l'Europa, in una zona storicamente suscettibile di grandi rivolgimenti e da cui, spesso, partono i messaggeri della morte diretti in Occidente per vendicarsi delle sconfitte subite. Essere lì ci offre una grande possibilità per tenere sotto controllo i movimenti di cellule e gruppi terroristici che non possiamo non attenzionare a tutela della nostra incolumità e di quella dei nostri partner occidentali. In Asia non ci limitiamo agli sforzi contro Daesh, bensì partecipiamo a missioni altrettanto importanti, tra cui la più impegnativa in termini di forze stanziate è la quella denominata United Nations interim force in Lebanon (Unifil) dove, dall'agosto 2018, operano alle dipendenze del nostro generale quasi 10.500 militari provenienti da 42 Paesi. Si tratta di un impegno assolutamente primario per una regione che da decenni vive una situazione politico-sociale assolutamente difficile: Amnesty International ha certificato in più occasioni sistematiche violazioni dei diritti umani, a danno sia dei rifugiati siriani che delle minoranze etniche e di genere. La cooperazione internazionale e la presenza in loco di contingenti che sappiamo proporsi, non come forza di occupazione, ma come sostegno allo svolgersi del regolare processo democratico, è un impegno a cui la comunità internazionale si è votata e a cui noi stiamo adempiendo con grande senso di responsabilità. Se in Asia le direttrici che seguono le nostre missioni internazionali sono tutte sotto l'egida dell'atlantismo, in Europa, che dopo l'Asia è il secondo continente quanto al numero dei nostri uomini impegnati in missioni internazionali, emerge anche chiaramente la vocazione mediterranea dell'Italia. Ciò ci consente ancora una volta di constatare senza retorica che, proprio perché c'è l'Italia come Stato portatore di valori e difensore di diritti, il Mediterraneo non può non essere considerato Europa. Allo stesso modo, non è un caso se le due missioni più importanti dello scenario europeo sono rispettivamente una missione NATO nei Balcani e una missione dell'Unione europea nel Mediterraneo centrale. L'organismo europeo dimostra di saper prendere in capo la progettualità di interventi internazionali che vadano a vantaggio dei suoi confinanti e della propria sicurezza interna. Peccato che il più delle volte l'Europa non sia riuscita a perseguire questi obiettivi senza portarsi dietro, sottotraccia, le pretese egemoniche di alcuni Stati a discapito di altri. Ancora una volta assistiamo al fallimento di un modello che, per essere salvato, deve essere ridiscusso senza trionfalismi. Il continente africano, poi, è per noi un teatro naturale di intervento. Ancora una volta non è un caso che la presenza italiana più consistente sia nella missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia, un impegno che abbiamo assunto anche in Niger. Insomma, la continuità con i nostri assetti strategici è pienamente garantita, per i rinnovi così come per l'unica nuova missione che inizia nel 2019, quella bilaterale in Tunisia. Libia e Tunisia sono due punti critici dello scacchiere mediterraneo e, oggi più che mai, c'è bisogno di cooperazione e missioni bilaterali nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale, perché stiamo assistendo a momenti di difficoltà della tenuta democratica interna in alcuni e a situazioni critiche in altri. Dal punto di vista normativo le missioni internazionali riposano in un quadro, sia interno al nostro Paese che esterno e sovraordinato ad esso, ben più ampio della dinamica giornalistica dei porti aperti e dei porti chiusi. Riportare tutto ad essa, come è stato fatto nella discussione delle settimane passate e com'è avvenuto anche oggi qui in Aula, è un modo inaccettabile di fare propaganda contro il Governo, senza tenere conto che parliamo di prospettive strategiche, che mettono in gioco le vite dei nostri uomini e delle nostre donne in divisa. Ma non ci stupiamo, signor Presidente, che la vita dei militari interessi poco a un partito i cui esponenti erano sulla Sea-Watch, quando questa ha letteralmente speronato una motovedetta delle Fiamme gialle. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . Non ci stupiamo noi, né si stupiscono gli italiani, che ormai osservano disillusi certi parlamentari che si mettono in congedo - forse per non avere decurtato lo stipendio - e saltano i lavori d'Assemblea per salire sulle navi delle ONG. ( Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Faraone). Caro collega Faraone, il riferimento è proprio per lei . BITI (PD) . Ma che cosa stai dicendo? PRESIDENTE. Senatrice Pucciarelli, ferma restando la possibilità critica, ha fatto un'illazione che non è inerente, quindi non mi costringa a richiamarla. Vale per lei come per gli altri colleghi. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Non è una critica, è una constatazione dei fatti. PRESIDENTE. Prego, concluda pure il suo intervento. GIARRUSSO (M5S) . Che vergogna! PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Non è un'offesa, ma una constatazione di quanto è avvenuto la scorsa settimana, Presidente. (Commenti dei senatori Faraone e Mirabelli). PRESIDENTE. Ha capito benissimo a che cosa mi riferisco. La invito a concludere, senatrice. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Peccato che nulla abbiano avuto da ridire contro la Germania, che rispedisce in Italia migranti spesso narcotizzati, e che nulla abbiano avuto da protestare contro la Francia, che ce li rispedisce nei furgoni come fossero pacchi postali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Croatti). Possono questi politici trattare della nostra politica estera e dei nostri assetti strategici in maniera imparziale? Credo proprio di no. Concludendo, Presidente, le nostre missioni internazionali e la nostra cooperazione hanno una collocazione atlantica irrinunciabile e una vocazione mediterranea che è figlia della nostra storia. Si tratta di un indirizzo assolutamente coerente con ciò che siamo stati e tutt'ora siamo. Si tratta di un'opera di tutela dei diritti umani e dell'interesse nazionale, il quale ci impone, inoltre, di attenzionare sempre di più lo scenario mediterraneo e la situazione politica interna ai Paesi, amici, che su di esso si affacciano. Per questi motivi annuncio il voto favorevole del Gruppo Parlamentare Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, rivolgendo un pensiero di ringraziamento, di ammirazione e senso di orgoglio a tutti i nostri militari impegnati nelle missioni. ( Applausi dal Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Un pensiero va ai nostri eroi che in quelle missioni hanno perso la vita in nome di una Patria che oggi, più che mai, rende omaggio alla loro memoria. Grazie. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). CAUSIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CAUSIN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, Forza Italia ha voluto fortemente che l'Assemblea del Senato avesse un ruolo centrale in questo dibattito. In verità l'esame del provvedimento si poteva anche esaurire in Commissione, tuttavia, sia il Gruppo Forza Italia che il Partito Democratico - lo voglio dire anche per una questione di onestà - hanno voluto che la discussione sulla risoluzione avvenisse in Assemblea. È un fatto non scontato, che si inserisce nello spirito dell'attuazione della legge quadro sulle missioni internazionali, una legge che ha cambiato completamente il dispositivo autorizzativo delle missioni, che è stata approvata in coda alla scorsa legislatura e che ha proprio l'obiettivo di ridare centralità all'organo parlamentare su tutto ciò che riguarda il tema delle autorizzazioni di spesa, ma anche del contenuto delle missioni internazionali. Non è più un dibattito che fotografa la situazione finanziaria ex post perché precedentemente, quando si faceva la proroga delle missioni, si autorizzava una partita finanziaria di missioni che magari erano concluse da mesi, come è capitato anche in alcune di queste. Il valore della discussione su questa risoluzione è legato al fatto che vi è la possibilità che il Parlamento discuta sullo stato delle missioni e soprattutto sulle prospettive delle missioni internazionali fornendo al Governo, e anche al Capo dello Stato che è il comandante in capo delle Forze armate, delle indicazioni operative rispetto a possibili quadri di emergenza e di complessità che dovessero emergere nel corso della legislatura. A noi è chiaro - e questa è la ragione per la quale Forza Italia si è sempre espressa a favore delle missioni internazionali - che la presenza italiana in queste missioni rappresenta una modalità (non l'unica ma una modalità) attraverso la quale il nostro Paese difende i propri interessi nazionali, anche quando interveniamo a 5.000, a 6.000, a 8.000 o a 15.000 chilometri di distanza. Con i nostri interventi difendiamo i nostri interessi nazionali. In questo senso l'Italia, in questi anni, ha fatto la propria parte. L'ha fatta coadiuvando l'impegno della NATO e della comunità internazionale nella nuova sfida del contrasto al terrorismo di matrice islamica, dove sono stati conseguiti sul campo, attraverso l' intelligence e gli interventi militari, dei risultati che hanno consentito di contenere l'Islamic State; lo abbiamo fatto marcando una presenza di stabilizzazione di quei Paesi che sono usciti o stanno uscendo da conflitti che durano da anni e che lasciano delle situazioni drammatiche sul campo. Il modello italiano è unico ed è apprezzato da tutti gli organismi internazionali. Abbiamo fatto la nostra parte, cosa sicuramente non secondaria, attraverso un contributo di assistenza per ricostruire quelle che io definisco le infrastrutture democratiche e di sicurezza che sono le infrastrutture minime necessarie alla vita civile di un Paese. Lo abbiamo fatto negli Stati in cui abbiamo avuto un ruolo. Ogni volta che la NATO, l'ONU o la comunità internazionale - quando non potevano essere i due precedenti organismi - ci hanno chiesto un contributo, l'Italia c'è stata, ha risposto di sì senza indugio, abbiamo fatto la nostra parte e l'abbiamo svolta in modo eccellente grazie alla professionalità e alle doti umane delle donne e degli uomini che rappresentano il nostro Paese in divisa. Il sostegno alle missioni internazionali non è una questione retorica, non è soltanto una questione di carattere nazionalista o sovranista. Non è neanche questione di un ruolo subalterno che, come qualcuno dice, l'Italia ha storicamente rispetto agli organismi internazionali o rispetto a debiti che abbiamo con Paesi che hanno avuto un ruolo, per esempio, nella liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. L'Italia è presente perché si tratta della capacità del Parlamento italiano di riconoscere quanto le guerre e l'instabilità internazionale nei luoghi vicini e lontani possono cambiare le condizioni di sicurezza, di vita economica e di vita sociale nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È per questo che noi ci siamo. Il nostro sostegno alle missioni internazionali e alle Forze armate nasce dalla consapevolezza che anche e soprattutto così abbiamo deciso di tutelare la nostra sicurezza individuale, la sicurezza dell'Europa e dei nostri interessi nazionali. Non voglio in questa sede addentrarmi in modo analitico su tutte le missioni; lo hanno fatto i relatori e le persone che sono intervenute nel dibattito. Tuttavia, l'esame della risoluzione può essere un'occasione, in questa sede di dibattito parlamentare (e in parte lo è stata) per riflettere sulle prospettive strategiche del nostro impegno nel mondo, del nostro impegno militare all'estero. E la risoluzione che per certi versi fotocopia un sostanziale impegno che dura da anni negli scenari in cui noi siamo presenti, e rappresenta di fatto la continuità di quello che c'è stato in questi anni in termini di impegno fotografa però in modo debole quelli che saranno gli scenari degli anni futuri. Quello che riguarda l'Italia è uno scenario che ci fotografa come soli, isolati ed esposti ad affrontare le sfide che vengono dalla sponda meridionale del Mediterraneo, in particolare dalla Libia, che non è un Paese stabile, ma che sta evolvendo verso una situazione di caos; dalla Tunisia, che è un Paese stabilizzato; e - lo dico in questa sede, visto che non è stato citato - dall'Algeria, dove si è concluso un ciclo politico-amministrativo di un certo tipo e in cui regna una condizione di grande confusione che non sappiamo come potrà evolvere. Signor Ministro, non posso nascondere la preoccupazione rispetto alle ambizioni contenute nella relazione e ad un atteggiamento che il Governo ha avuto di contrazione di investimenti. Guardate che questo appare chiaro: da una parte c'è una situazione internazionale che sta evolvendo verso una maggiore complessità, e dall'altra c'è una scelta del Governo, dal punto di vista dell'impegno economico che riguarda le Forze armate e la cooperazione internazionale, di progressiva contrazione di spesa. Signor Ministro, ci sono tre nodi e glieli voglio dire proprio perché questo dibattito parlamentare deve vederci uniti e anche capaci di affrontare le sfide future. Il primo è capire come si concilieranno i tagli previsti nel bilancio pluriennale con le progressive e maggiori esigenze legate alla nostra necessità di intervenire all'estero. Il secondo è l'atteggiamento del Governo verso la richiesta di un maggiore impegno finanziario nell'ambito della NATO, che non è soltanto un numero di bilancio (2 per cento), ma è legato alla decisione degli Stati Uniti di smobilitare progressivamente il proprio impegno nella difesa dell'Europa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il terzo: vorremmo capire quale sarà l'atteggiamento o la modalità con cui coordineremo le nostre missioni internazionali rispetto ad una prospettiva di difesa comune europea che è tanto annunciata ma ancora molto, molto distante. Non voglio rubare ulteriore tempo al dibattito, perché mi pare che sia stato molto esaustivo. Nel dichiarare il nostro voto favorevole alla risoluzione sulle missioni internazionali, desidero infine ricordare il personale che è caduto o che è stato ferito nell'esercizio del proprio dovere e tutte le donne e tutti gli uomini che ogni giorno ci rappresentano e rappresentano l'Italia negli scenari più pericolosi e delicati del Pianeta. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PETROCELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETROCELLI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, siamo arrivati alla fine di questo lungo dibattito che riguarda la risoluzione sulle missioni internazionali del nostro Paese. Vorrei tentare di ricomporre un po' le questioni sollevate in alcuni momenti - c'è stato anche qualche momento acceso -, ma devo dire che sostanzialmente diversi aspetti sono stati affrontati negli interventi dei colleghi ed anche nelle dichiarazioni di voto. Partirei soprattutto da una considerazione che per me è importante, ed è la seguente. La prosecuzione del consistente impegno militare dell'Italia all'estero che, come è già stato detto da diversi colleghi, riguarda oltre 7.000 uomini, 35 missioni in 22 Stati su tre continenti, conferma una cosa importante, a mio modo di vedere: la centralità dell'Italia nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. E non è una cosa di poco conto. (Applausi dal Gruppo M5S) . Credo che questo sia un impegno molto particolare che, non solo umanamente ma anche finanziariamente, è davvero oneroso e i nostri alleati non devono sottovalutarlo quando parlano del contributo italiano alle spese per la difesa e la sicurezza collettiva. Questo contributo, all'interno del quale - tengo a sottolinearlo - quest'anno aumenteranno del 15 per cento i fondi destinati alle iniziative di cooperazione allo sviluppo, a testimoniare l'importanza attribuita a questo fondamentale e prezioso strumento di stabilizzazione internazionale, non può essere negato, non credo che venga negato e ritengo non sia stato negato da nessuno in quest'Aula. Come ha già ricordato il collega senatore Ferrara, il MoVimento 5 Stelle ha sempre chiesto che gli impegni militari internazionali del nostro Paese si concentrassero nei teatri di maggiore rilevanza per l'Italia. Se parliamo d'interesse nazionale, dobbiamo necessariamente concentrare la nostra attenzione sullo scenario libico, aspetto sul quale si sono soffermati moltissimi interventi. La gravità della situazione in Tripolitania oggi è sotto gli occhi di tutti, con il crescente coinvolgimento nel conflitto di diversi Paesi (soprattutto Francia, Egitto, Emirati, con Haftar, e in particolar modo Turchia e Qatar, con al-Sarraj) e con la progressiva escalation dei combattimenti. Si vedano ad esempio il bombardamento criminale - davvero lo è - del centro migranti e il numero dei morti che negli scontri ha ormai superato la quota di 1.000 persone. Ritengo che, come molti hanno sottolineato, questa situazione comporti due enormi problemi per il nostro Paese. Il primo è la minaccia diretta ai nostri interessi economici e il rischio concreto di vederci tagliati fuori dai giochi politici ed economici della Libia di domani, che va scongiurato. Il secondo è una crisi umanitaria, sottolineata praticamente da tutti gli interventi, che, insieme all'evidente impossibilità ormai di considerare la Libia come un porto sicuro, rischia di generare un flusso di rifugiati che non può certo essere respinto al punto di partenza. Da qui la necessità, a mio modo di vedere, di proseguire a rafforzare la presenza e l'impegno dell'Italia a supporto delle legittime autorità libiche guidate dal al-Sarraj, che, per la cronaca, stanno respingendo con successo l'offensiva del generale Haftar. Questo consentirebbe all'Italia, in primo grado, di rimanere in partita in Libia con un ruolo da protagonista, contribuendo alla pacificazione del Paese ed evitando di farsi scalzare dai competitori europei e arabi. In secondo luogo, consentirebbe all'Italia di continuare a costruire quel dispositivo aeronavale libico a cui, quando la Libia tornerà ad essere porto sicuro ed entità statale unificata, spetterà il compito di monitorare le acque territoriali libiche, per contrastare il traffico di esseri umani diretto verso l'Europa. Qual è il punto, su quest'argomento? Oggi la Guardia costiera libica è ancora infiltrata da soggetti legati ai narcotrafficanti - è impossibile negarlo - ed è dotata di mezzi inadeguati e di personale non qualificato. Qui il nostro intervento è importante, perché non è ancora in grado di svolgere bene il suo lavoro e se ci tirassimo indietro proprio adesso, come qualcuno vorrebbe, quando abbiamo iniziato ad addestrare il personale, fornire mezzi navali adeguati e ripristinare mezzi aerei di sorveglianza, la situazione non migliorerebbe mai, ne sono certo. Qual era il nostro obiettivo e quale dev'essere la nostra prospettiva? Era e resta una Guardia costiera libica e una Marina militare libica che, nel prossimo futuro, siano in grado di intercettare e soccorrere i barconi operando nella Sar libica in maniera professionale, affidabile e autonoma. Il nostro obiettivo naturalmente era anche di riportare in Libia i migranti soccorsi in acque libiche, non certo nei lager sotto le bombe, che vanno subito evacuati, ma in centri di accoglienza adeguati e sicuri, gestiti dalle Nazioni Unite, dai quali organizzare i rimpatri volontari non solo nei Paesi d'origine, ma verso tutti quelli europei e quelli sicuri della Regione mediterranea e mediorientale, a partire da quanti oggi soffiano sul fuoco del conflitto (e li ricordavo prima). Raggiungere questo obiettivo credo porterebbe in breve tempo a svuotare i centri prosciugando la fonte del business per i trafficanti e fermando quindi, come seconda istanza, le partenze dei barconi. Colleghi, la pacificazione della Libia è la priorità numero uno della politica estera e di difesa italiana. Come ho detto già mesi fa, se gli appelli al cessate il fuoco e le pressioni diplomatiche dovessero continuare a rimanere inascoltati, faremmo bene - lo ritengo fermamente - a considerare seriamente l'ipotesi di una missione di pace dei caschi blu dell'ONU prima che sia troppo tardi. Rimanendo nel quadrante geopolitico africano, chiaramente strategico - come dicevo - per il nostro Paese, delle missioni internazionali orientate alla tutela dell'interesse nazionale, il MoVimento 5 Stelle giudica molto positivamente l'avvio della nuova missione nazionale di supporto militare in Tunisia, che è un partner strategico per la sicurezza e la stabilità della Regione nordafricana ed in particolare per la lotta al terrorismo e al traffico degli esseri umani. Per la stessa ragione, come ricordava il ministro Trenta e come ricordavano anche altri colleghi intervenuti, registro con soddisfazione l'avvio pieno della missione nazionale di supporto militare in Niger. Il Niger è il principale crocevia del traffico di esseri umani dall'Africa occidentale subsahariana, oltre che riconosciuto avamposto e baluardo della lotta a Daesh. Finalmente la missione italiana di addestramento delle forze di sicurezza nigerine nella lotta al traffico di esseri umani e al terrorismo diventa pienamente operativa, passando da poche decine a quasi 300 uomini, 160 mezzi terrestri e 5 mezzi aerei. In conclusione, giudicherei analogamente molto importante la prosecuzione dell'impegno italiano in Somalia, dove partecipiamo alla missione europea di formazione delle forze di sicurezza locali: è una missione fondamentale per la stabilizzazione sia della Somalia che di tutto il Corno d'Africa, che sono ovviamente aree tra quelle principali di origini della migrazione verso l'Europa. Per queste ragioni e per quelle già illustrate da tutti i miei colleghi di Gruppo, dichiaro il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Prima di passare alle votazioni, ricordo all'Assemblea che gli ordini del giorno saranno posti ai voti dopo la votazione della risoluzione delle Commissioni riunite 3 a e 4 a . Avverto inoltre che i senatori Verducci, Bonino e De Petris hanno chiesto la votazione per parti separate della medesima risoluzione. Li invito, secondo l'ordine di richiesta, a precisare la richiesta di votazione per parti separate, prima che l'Assemblea si pronunci nel merito. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, chiediamo che vengano votati separatamente, per quello che riguarda la premessa della risoluzione, il punto 23 («Missione su base bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica») e, per quello che riguarda il dispositivo, la seconda parte dello stesso, che va dalle parole «in relazione» alle parole «di embargo». BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, avevo chiesto da giorni se era possibile la votazione per parti separate, in particolare sull'ultimo paragrafo del documento XXIV, n. 9, che va dalle parole «in relazione alla missione bilaterale» fino alle parole «di embargo». Il collega Verducci ha aggiunto anche il punto 23 e non ho alcuna obiezione ad associarmi a tale richiesta. Se non fosse accettata, insisto almeno sull'ultimo paragrafo perché, colleghi, qui non è un tanto al chilo. Ogni missione ha una sua specificità, una sua organicità e una sua utilità e, quindi, non si capisce perché si debba votare tutto o niente, un tanto al chilo. Signora Ministro, aggiungo, infine, che se sono vere le notizie che stanno battendo tutte le agenzie in questo momento, direi che forse è meglio archiviare lo scheletro della missione Sophia e pensare a qualcos'altro. Tutte le agenzie di stampa stanno battendo in questo preciso momento che al-Sarraj ha liberato 365 migranti dal centro bombardato di Tajoura senza mandarli da nessun'altra parte, che quindi saranno cacciati - pare - dalle Nazioni Unite e dal Governo Sarraj. Dove andranno non si sa; ve lo potete immaginare e potete anche immaginare - non so dirvelo - se questo è solo un primo passo rispetto alla minaccia che questo alleato ci aveva fatto e, cioè, di mandare tutti quelli presenti nei centri statali nei nostri Paesi o se è un caso una tantum . In ogni caso, penso che faccia parte di un pacchetto più complessivo ed è tanto più urgente togliere di mezzo questo scheletro vuoto, antico e obsoleto della missione Sophia e pensare francamente a cosa vogliamo fare, compresa l'integrazione nel nostro Paese. Non ci libereremo di questa cosa così facilmente. Vi prego - ognuno poi voterà come vuole - ma non ci obbligate a votare l'intero pacchetto. Non ha veramente senso. Ogni missione ha una sua specificità, una sua problematicità e non sono stata da sola in quest'Aula in queste ore a esprimere tutte le perplessità per quanto riguarda l'operazione motovedette Libia, Sophia o quant'altro. Le ho sentite da varie parti. Penso sia giusto che voi, che poi voterete diversamente, appoggiate almeno la proposta che ognuno si assuma la responsabilità su queste missioni. Non è un tanto al chilo. Sono missioni una diversa dall'altra. PRESIDENTE. Se ho inteso bene, lei chiede in via principale quanto ha già chiesto il senatore Verducci e, in via subordinata, di separare l'ultimo paragrafo. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, delle premesse chiediamo di votare in modo separato i punti 8, 9, 10, 22, 23, 24, 27, 28 e 29. Per quanto riguarda il dispositivo finale, chiediamo di votare separatamente i due punti e, quindi, a parte l'ultimo paragrafo del dispositivo. PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 102, comma 5, del Regolamento metto ai voti la proposta di votare il documento per parti separate. Non è approvata . ASTORRE (PD) . Chiediamo la controprova. PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del documento XXIV, n. 9. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B) . L'ordine del giorno G1 è precluso. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2, presentato dal senatore Causin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4, presentato dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. (Brusio). PRESIDENTE. Invito i colleghi a uscire dall'Aula il meno rumorosamente possibile, così da consentire di portare a compimento i nostri lavori. Ha facoltà di parlare, senatrice. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, mi spiace svolgere l'intervento in un momento non di concentrazione dell'Assemblea, perché potrebbe essere utile a tutti i colleghi che, come me, in questi giorni stanno ricevendo una sorta di mail-bombing dai giovani medici che cercano uno sbocco per le scuole di specializzazione. Ogni anno, infatti - è un dato - vengono immatricolati più studenti di medicina di quanto il sistema delle borse di studio possa smaltire. A oggi, dopo ben sette anni di studio (sei anni più un anno per l'esame di Stato), solo un medico su tre ha la possibilità di continuare la carriera post laurea. In particolare - ed è il motivo alla base della mail-bombing di questi giorni - quest'anno oltre 12.000 medici non hanno avuto la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo. Questo meccanismo, che si chiama imbuto formativo, porta all'accumularsi, tra un anno e l'altro, di giovani medici in un limbo posto tra la laurea e la specializzazione, sostanzialmente tagliandoli fuori dal mondo del lavoro. Questi giovani medici ritentano il concorso negli anni successivi, aumentando progressivamente, di anno in anno, il numero dei candidati e, con le borse attualmente messe a disposizione, degli esclusi alla formazione specialistica. Che cosa è successo? Ora, cosa è accaduto? Il 26 giugno il ministro Bussetti ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post , in cui dichiarava in maniera esultante di aver aumentato i posti ai test d'ingresso per la facoltà di medicina e chirurgia, avendo dimostrato ancora una volta di non aver chiaro qual è il problema: non è l'accesso a medicina, ma l'accesso alle specializzazioni. Per cui il ministro Bussetti avrebbe dovuto aumentare, insieme alla ministra Grillo, le borse di specializzazione e non i posti a medicina e chirurgia. Quindi ora il problema si aggrava ulteriormente. Aggiungo che formare un medico per lo Stato è un notevole investimento economico; molti dei nostri ragazzi, terminato il corso di laurea vanno all'estero, perché qui sanno benissimo di non poter trovare lo spazio nei corsi di specializzazione: ne emigrano 1.500 ogni anno e ciò ha un costo per il nostro Paese di oltre 225 milioni di euro. Ora io mi chiedo, e chiedo ai colleghi che hanno abbandonato l'Aula in questo momento, cosa abbiano intenzione di fare: se ci uniamo tutti insieme per un'azione forte, raccogliendo le istanze di questi ragazzi, di questi giovani medici, provando a costruire un percorso collegialmente, oppure se passivamente tutti gli altri non si rendono conto che il sistema è al collasso. Tuttavia al collasso non c'è solo sistema sanitario, ma c'è anche il futuro di tanti ragazzi bravi e preparati. (Applausi dal Gruppo PD) . BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di intervenire oggi per sottoporre all'attenzione di quest'Aula alcuni fatti avvenuti recentemente nel mio territorio di elezione e più precisamente nella mia città, Cremona, in Lombardia. Si tratta di episodi preoccupanti, che definirei sconcertanti, che riguardano i nostri giovani e che non possono essere purtroppo sottovalutati. Le cronache locali e nazionali hanno raccontato di risvolti inquietanti della vicenda già ribattezzata come il "Fight club"di Cremona. Ma qui purtroppo non c'è nessun Tyler Durden; qui c'erano i nostri ragazzi e, anziché parlare di letteratura, parliamo di eventi reali, che avvenivano nelle piazze della città e che hanno portato a un'operazione dei Carabinieri con sette arresti. Le cronache raccontano di ragazzi giovanissimi, quasi tutti minorenni, che si davano appuntamento sui social network per picchiarsi, per scatenare risse e per prendere di mira altri giovani come loro, per poi, finite queste bellissime avventure, pubblicare tutto su Instagram o su Facebook. Parliamo quindi di una violenza gratuita, immotivata e insensata, solo per prendere qualche like in più sui social ; tutto questo per me è assurdo. Come ho già avuto modo di affermare, da genitore prima ancora che da senatore della Repubblica, sono sconcertato da questi gesti e penso che ognuno di noi lo sia dopo aver letto le cronache. È inaccettabile che si possano anche solo concepire queste cose e ancor meno è tollerabile che avvengano sul nostro territorio. Non è questo il divertimento che desideriamo per i nostri figli; almeno io non insegno questo ai miei figli e non vorrei che nessun altro insegnasse questo ai propri figli. Purtroppo però la realtà quotidiana è questa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quindi ringrazio i Carabinieri, ringrazio le forze dell'ordine e le autorità, che hanno svolto un ottimo lavoro, e auspico che venga fatta presto luce in fondo a questa brutta vicenda e che la giustizia faccia il suo corso, anche a tutela della sicurezza, in primis dei nostri figli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento parte da una considerazione fondamentale: uno dei pilastri del nostro Stato democratico è il rispetto reciproco del proprio ruolo nelle istituzioni; non oltrepassare quella linea sottile che segna il confine tra le proprie e le altrui competenze specifiche è alla base degli equilibri democratici. Quanto è accaduto nei Comuni dell' hinterland napoletano Acerra e Casoria nei confronti dei portavoce del MoVimento 5 Stelle Carmela Auriemma ed Elena Vignati a mio avviso è molto grave. La consigliera Auriemma è stata querelata per aver evidenziato situazioni di incompatibilità tra il ruolo ricoperto dal segretario comunale e le mansioni dirigenziali affidategli dal sindaco. Voglio ricordare che il testo unico degli enti locali (TUEL), per tale caso prevede che le deleghe dirigenziali possono essere affidate al segretario comunale solo temporaneamente e solo se nella pianta organica del Comune non ci siano altri dirigenti, ma nel Comune di Acerra ci sono ben sette dirigenti. Questa condizione, che doveva essere solo temporanea, si è protratta nel tempo, generando così una condizione di fatto di incompatibilità: non si può essere nello stesso tempo controllore e controllato. Il caso della consigliera Vignati, nel Comune di Casoria, a Nord di Napoli, alle scorse amministrative del 26 maggio ha dell'incredibile. È stato affidato il trasporto dei verbali elettorali alla ditta di un candidato della coalizione poi risultata vincente. Nella metà delle sezioni i verbali risultavano alterati, con l'apposizione di fogli senza timbro di unione, né firme dei componenti del seggio. Alla richiesta di verifica di tali atti, le istituzioni hanno eretto muri invalicabili, replicando nel merito di rivolgersi al TAR. Il non voler fare chiarezza da parte della commissione elettorale sulle presunte anomalie durante lo spoglio delle ultime elezioni amministrative comunali nega di fatto la trasparenza nell'attività pubblica, generando di conseguenza nei cittadini la sfiducia e l'allontanamento dalla cosa pubblica. Le istituzioni sono la casa dei cittadini e la loro trasparenza è in serio pericolo, per la presenza in essa di personaggi poco chiari che la utilizzano a loro uso e consumo. I rappresentanti dello Stato e le strutture preposte devono intensificare e garantire il rispetto delle regole democratiche sancite dalla Costituzione. Rivolgo la mia solidarietà personale e del Gruppo MoVimento 5 Stelle del Senato alle consigliere Carmela ed Elena e le invito a continuare a difendere i principi cardine della democrazia: legalità e trasparenza. Un vento nuovo sta soffiando: non siete sole, i cittadini e le istituzioni sono con voi. (Applausi dal Gruppo M5S) . ORTOLANI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ORTOLANI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio parlare del fenomeno che si è verificato mercoledì scorso, sei giorni fa, sullo Stromboli, quando nel pomeriggio, a distanza di quindici minuti l'una dall'altra, ci sono state due potentissime esplosioni, non preavvertite. La popolazione non era stata avvisata ed è morto un ragazzo a 400 metri di quota. Ricordiamo che si effettuano escursioni guidate, fino a 800 metri di altezza, però la presenza della guida in questi casi non serve a niente. Il fenomeno è stato ritenuto uno dei più potenti dopo la grande eruzione del 1930. Siamo portarti a sottovalutare lo Stromboli, perché vediamo un vulcanetto di 800-900 metri, che affiora dall'acqua. Teniamo però presente che 2.000 metri di vulcano continuano sotto l'acqua. Praticamente è un vulcano della dimensione dell'Etna e dunque è un vulcano di grandi dimensioni, che purtroppo trascuriamo. In seguito alle due esplosioni, il mareografo situato sull'isola ha verificato un'oscillazione anomala del mare di circa 40 centimetri, che poi è continuata, attenuandosi. Trenta minuti dopo si è registrato un movimento anomalo dell'acqua a 135 chilometri di distanza, nella zona di Palinuro e Marina di Camerota: ci ha messo circa trenta minuti di tempo. Questo fenomeno non è nuovo, perché nell'eruzione del 2002, nella zona di Palinuro e Marina di Camerota arrivarono onde di maremoto che ebbero 2 metri di run-up , cioè l'onda entrò nell'entroterra con onde di 2 metri di altezza. Teniamo presente che allora era inverno e quindi non c'era nessuno sulla spiaggia. Questo fenomeno finora è sempre stato trascurato. Ricordiamo che negli ultimi novecento anni si sono verificati 18 fenomeni marini anomali, in anni in cui ancora non era molto diffuso il turismo balneare. Credo che dobbiamo fare una riflessione: che cosa ci ha insegnato questo fenomeno? Anzitutto che lo Stromboli è uno dei vulcani più e meglio controllati con i mezzi migliori disponibili. Ciononostante, non è stato colto alcun segnale per avvertire la popolazione. Ci poniamo allora questo problema: qualcosa non ha funzionato oppure più di così i sistemi attuali di monitoraggio non possono fornire indicazioni? Questa è un'importante riflessione perché teniamo conto che siamo già in stagione balneare e diverse centinaia a di turisti frequentano l'isola. Dopo l'evento, l'isola è stata posta nel primo livello di attenzione (prima invece era praticamente ritenuta esente da rischi). Un altro problema che dobbiamo considerare è il rischio tsunami . L'Italia non ha nessuna legge che riguardi questo rischio; gli interventi sulla costa sono liberi, non c'è alcuna tutela. Ebbene, credo che questo fenomeno vada affrontato al più presto anche con una didattica ambientale per far comprendere quali sono i segni che possono essere avvertiti sulle spiagge nel momento in cui verifica un fenomeno di questo tipo. Occorre quindi un grande sforzo di insegnamento. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. ORTOLANI (M5S) . Ritengo che insieme al fenomeno del 2002, quello di sei giorni fa rappresenti un cartellino giallo che la natura ci ha proposto: tenete conto che corriamo un rischio nei confronti del quale non abbiamo ancora nessuna attenzione. (Applausi dal Gruppo M5S) . FERRARA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, prendo la parola per ricordare a quest'Assemblea che il 20 novembre 2018 veniva rapita in Kenya una nostra cooperante, Silvia Romano, e che da allora non si hanno più sue notizie. All'ottimismo iniziale si è pian piano sostituito il silenzio sulla vicenda. Durante le prime settimane, si pensava ad un rapimento di matrice terroristica o a un gruppo di criminali che volevano un riscatto; su questo si erano concentrati gli inquirenti kenioti, che nei giorni successivi al sequestro avevano effettuato diversi arresti. Oggi, però, questa pista sembra perdere consistenza di fronte a nuove rivelazioni diffuse dalla trasmissione televisiva «Le Iene». Secondo quanto riportato da diversi testimoni intervistati, Silvia, qualche giorno prima di essere rapita, aveva denunciato alle autorità un prete che sarebbe stato implicato in atti di pedofilia. Una circostanza, questa, che emerge a più di sei mesi dal rapimento della nostra cooperante, lasciando ben pochi dubbi sui motivi del sequestro. Perché le autorità keniote non hanno informato subito i nostri omologhi della presentazione di questa denuncia? Perché sin dall'inizio si è seguita la pista dei gruppi islamici, invece di indagare anche sulla denuncia presentata? Probabilmente non lo sapremo mai. Ci tengo, però, a sottolineare che, di fronte a queste nuove rivelazioni, il nostro Ministero degli affari esteri dovrebbe chiedere ulteriori chiarimenti alle autorità keniote. Per questo ho presentato un'interrogazione al Ministro degli affari esteri. Noi abbiamo il dovere di fare quanto in nostro potere per ottenere il rilascio e chiudere questa vicenda prima possibile. In conclusione, permettetemi di ringraziare i ragazzi e le ragazze che si impegnano nella cooperazione, che aiutano il prossimo in Italia o in Africa. (Applausi dal Gruppo M5S) . Credo che il nostro sarebbe un Paese migliore se avessimo più «Silvie» Romano, perché non è solo questione di solidarietà, ma di sensibilità verso gli ultimi, i diseredati, chi non molla. Signor Presidente, auspico un maggiore impegno delle nostre istituzioni per la liberazione di Silvia e spero quanto prima che questa ragazza possa tornare in Italia sana e salva. Lo spero come parlamentare, come padre e come cittadino italiano. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Grazie, senatore Ferrara. La Presidenza si unisce al suo auspicio nella speranza e nell'impegno. CORBETTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORBETTA (M5S) . Signor Presidente, era il 10 luglio 1976, un caldo giorno d'estate come tanti, quando in Brianza accadde un incidente che avrebbe segnato per sempre quel territorio. Alle ore 12,37, dallo stabilimento Icmesa di Meda, fuoriuscì una nube tossica contenente almeno 15 chili della più pericolosa tra le diossine. La nube si diffuse in un territorio con 36.000 abitanti, tra Seveso, Meda, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio. L'erba ingialliva, le foglie cadevano, 3.300 animali morti, 80.000 abbattuti in seguito, 736 persone evacuate; 41 famiglie non tornarono più nella loro casa perché abbattuta. Centinaia gli adulti e bambini intossicati. Fu una tragedia che colse completamente impreparato il nostro Paese. Quell'anno aumentarono notevolmente gli aborti spontanei e le malformazioni alla nascita, così come le patologie epatiche e altri problemi di salute. Ufficialmente la diossina non causò nemmeno una vittima, eppure i Comuni coinvolti registrarono un incremento della mortalità che qualcuno si spinse a calcolare tra i 126 e i 157 morti, e questo per limitarci ai soli effetti nel breve periodo. I materiali contaminati, la terra, le macerie, i resti degli animali vennero interrati in due grandi vasche appositamente costruite nella zona A, quella più colpita, l'unica che venne bonificata. I terreni nelle zone B e R, dove la contaminazione era minore, non furono mai bonificati, a testimonianza del fatto che all'epoca non ci fu una reale percezione della gravità dell'accaduto. Venne posto un semplice divieto di coltivare e consumare prodotti agricoli e zootecnici, ma dopo dieci anni anche quel divieto venne revocato. Cominciò così il processo di rimozione collettiva del peggior disastro ambientale che il nostro Paese abbia mai conosciuto. Nel 1985 la Regione Lombardia vietò costruzioni e scavi nell'area contaminata, ma incredibilmente nel 2009 la stessa Regione derogò il divieto per consentire il passaggio dell'autostrada Pedemontana lombarda. Eppure, dopo quarantatré anni, la diossina è ancora lì, presente nei terreni ben oltre i limiti di legge. Sull'altissima tossicità della sostanza oggi non ci sono dubbi: è cancerogena, danneggia tessuti grassi, fegato, cuore e reni. Gli studi epidemiologici hanno confermato un aumento significativo di tumori e altre malattie nella popolazione esposta al disastro. Solo grazie al MoVimento 5 Stelle nella scorsa legislatura regionale si è posto concretamente il tema della bonifica dei terreni su cui dovrebbe passare la Pedemontana e anche per i terreni agricoli ci sono finalmente novità: da pochi giorni abbiamo una norma che impone alle ASL di controllare i prodotti dei terreni contaminati e tutelare la salute, ma intanto sono passati quarantatré anni dal disastro dell'Icmesa. La legislazione ambientale, proprio partendo da quell'incidente, ha fatto passi da gigante in tutto il mondo, ma il tempo perduto nella tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini della Brianza nessuno lo potrà mai recuperare. (Applausi dal Gruppo M5S) . MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, il 28 giugno del 2018, un anno e qualche giorno fa, una persona è stata prelevata dalla propria abitazione da carabinieri e vigili urbani in uniforme e armati, è stata portata via contro la sua volontà, in un luogo dove, per l'anno che è trascorso nel frattempo, non ha potuto vedere alcun familiare se non uno, due volte la settimana, sotto la sorveglianza delle persone dell'istituto dove ella è collocata. Le è stato proibito di parlare con questa persona nella sua lingua madre, e di questo familiare, e in un anno non ha mai potuto parlare con un magistrato o con altra persona presso la quale potesse esprimere la sua posizione. È una pericolosa terrorista? È un mafioso? Appartiene ad un'organizzazione che traffica in esseri umani? No, è una bambina che aveva undici anni quando è stata sequestrata; oggi ne ha dodici e negli ultimi due mesi, siccome la madre protestava per questa situazione, le è stato proibito anche di vedere la madre. È stata tenuta in isolamento totale, una bambina al 41- bis . Qual è la sua colpa? Naturalmente nessuna: degli insegnanti, istigati dal preside, hanno segnalato che la bambina qualche volta aveva dei vestiti che mandavano cattivo odore ed è stata assente - pensate - ventisette giorni nel corso di un anno. Un'ispezione alla casa della madre di questa bambina ha riscontrato che c'era della non meglio precisata sporcizia e anche un certo disordine; infatti la famiglia stava traslocando e dunque è ovvio che ci fosse un certo caos. Io ho presentato un'interrogazione al Ministro della famiglia, al Ministro della salute e soprattutto al Ministro della giustizia, perché tutte le procedure che ho descritto sono dimostrate per tabulas , con le carte, e sono tutte contrarie alla legge. Purtroppo, però, nessuno si muove, a cominciare dal magistrato che ha autorizzato questa procedura mostruosa a nome del popolo italiano. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 10 luglio 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 10 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 20,56) . Allegato A DOCUMENTO Risoluzione delle Commissioni riunite 3ª e 4ª approvata il 6 giugno 2019 ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al periodo 1° ottobre-31 dicembre 2018, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2019, deliberata dal Consiglio dei ministri il 23 aprile 2019 (Doc. XXIV, n. 9) ORDINI DEL GIORNO VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione: Doc . XXIV, n.9: sulla votazione relativa alla relazione, la senatrice Lunesu avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Bressa, Bruzzone, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, De Poli, Gaudiano, Leone, Marin, Merlo, Montevecchi, Monti, Moronese, Napolitano, Pepe, Pittella, Ricciardi, Ripamonti e Santangelo. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Berutti, D'Arienzo e Ferrazzi, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Rampi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia, con lettera in data 4 luglio 2019, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 2 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Ciriani; 4 a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Ciriani, entra a farne parte la senatrice Petrenga. Commissioni permanenti, approvazione di documenti La 4 a Commissione permanente (Difesa), nella seduta del 3 luglio 2019, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle prospettive dell' export italiano di materiali per la difesa e la sicurezza ( Doc . XXIV, n. 10). Il predetto documento è stato inviato al Ministro della difesa. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Onn. Fogliani Ketty, Tombolato Giovanni Battista, Maccanti Elena, Morelli Alessandro, Capitanio Massimiliano, Cecchetti Fabrizio, Donina Giuseppe Cesare, Giacometti Antonietta, Zordan Adolfo, Barbuto Elisabetta Maria, Barzotti Valentina, Cantone Luciano, Carinelli Paola, De Girolamo Carlo Ugo, Ficara Paolo, Grippa Carmela, Liuzzi Mirella, Marino Bernardo, Raffa Angela, Romano Paolo Nicolo', Scagliusi Emanuele, Serritella Davide, Termini Guia Modifiche di termini in materia di obbligo di patente nautica e di formazione al salvamento acquatico (1401) (presentato in data 09/07/2019) C.1822 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, annunzio di presentazione Ministro dell'economia e finanze Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2018 (1387) (presentato in data 03/07/2019); ministro dell'economia e finanze Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019 (1388) (presentato in data 03/07/2019); senatrice Ronzulli Licia Disposizioni in materia di diritto di bambini e adolescenti ad una famiglia e per la vigilanza e la tutela dei minori "fuori famiglia" (1389) (presentato in data 04/07/2019); senatori Pichetto Fratin Gilberto, Mallegni Massimo, Vitali Luigi Disposizioni in materia di servizio di trasporto scolastico (1390) (presentato in data 03/07/2019); senatori Mautone Raffaele, Pisani Giuseppe, Castaldi Gianluca, Fede Giorgio, Vaccaro Sergio, Castellone Maria Domenica, Presutto Vincenzo, Accoto Rossella, Di Micco Fabio, Gaudiano Felicia, Fenu Emiliano, Lorefice Pietro, Giannuzzi Silvana, Romano Iunio Valerio, Ortolani Franco, Marinello Gaspare Antonio, Ricciardi Sabrina, Perilli Gianluca, Lannutti Elio, Angrisani Luisa Disposizioni in tema di obbligo di esposizione dei numeri telefonici di ascolto e di emergenza della ONLUS Telefono Azzurro (1391) (presentato in data 03/07/2019); senatore Laforgia Francesco Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento di Silvia Romano (1392) (presentato in data 03/07/2019); regione Emilia Romagna Disposizioni in materia di lavoro mediante piattaforme digitali (1393) (presentato in data 03/07/2019); senatori Ferro Massimo, Gallone Maria Alessandra Disciplina della professione di grafologo (1394) (presentato in data 04/07/2019); senatori Donno Daniela, Taverna Paola, Presutto Vincenzo, Ortis Fabrizio, Di Girolamo Gabriella, Lannutti Elio, Pacifico Marinella, Vanin Orietta, Giannuzzi Silvana, Lanzi Gabriele, Lomuti Arnaldo, Corbetta Gianmarco Modifiche alla legge 23 dicembre 1997, n. 451, in materia di rafforzamento dei poteri della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza (1395) (presentato in data 05/07/2019); senatrice Gallone Maria Alessandra Disposizioni in materia di regolamentazione dell'attività di ricerca, prelievo e conservazione, a scopo collezionistico e scientifico, di beni culturali naturalistici inanimati (1396) (presentato in data 08/07/2019); senatori Mautone Raffaele, Castellone Maria Domenica, Bottici Laura, Floridia Barbara, Marinello Gaspare Antonio, Di Micco Fabio, Sileri Pierpaolo, Gaudiano Felicia, Fenu Emiliano, Pisani Giuseppe, Riccardi Alessandra, Fede Giorgio, Vaccaro Sergio, Presutto Vincenzo, Accoto Rossella, Lorefice Pietro, Giannuzzi Silvana, Romano Iunio Valerio, Ortolani Franco, Lannutti Elio, Angrisani Luisa Disposizioni in materia di detrazione delle spese per la terapia presso centri di riabilitazione non convenzionati (1397) (presentato in data 08/07/2019); senatrice Nugnes Paola Disposizioni per l'arresto del consumo del suolo e per la rigenerazione urbana nonché delega al Governo per la ricognizione delle disposizioni vigenti in materia (1398) (presentato in data 09/07/2019); senatori Briziarelli Luca, Romeo Massimiliano, Patuanelli Stefano, Ripamonti Paolo, Marti Roberto, Castaldi Gianluca, Biasotti Sandro Mario, Bellanova Teresa, Garnero Santanche' Daniela, Errani Vasco Nuovi criteri per l'accesso al rating di legalità da parte delle piccole e medie imprese (1399) (presentato in data 09/07/2019); senatori Puglia Sergio, Angrisani Luisa, Vaccaro Sergio, Donno Daniela, Lannutti Elio, Giarrusso Mario Michele, Corbetta Gianmarco, Di Girolamo Gabriella, Abate Rosa Silvana, Lanzi Gabriele, Botto Elena, Vanin Orietta, Granato Bianca Laura, Pellegrini Marco, Moronese Vilma, Castellone Maria Domenica, Gallicchio Agnese, Gaudiano Felicia, Giannuzzi Silvana Ricongiunzione non onerosa e contributi silenti (1400) (presentato in data 09/07/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede referente 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte ed altri Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione (1372) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.1603 conclusione anomala per stralcio (stralcio di C.1603-bis, C.1603-ter) C.1603-bis approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 04/07/2019); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare Dep. Cenni Susanna ed altri Disposizioni in materia di limitazioni alla vendita sottocosto dei prodotti agricoli e agroalimentari e di divieto delle aste a doppio ribasso per l'acquisto dei medesimi prodotti. Delega al Governo per la disciplina e il sostegno delle filiere etiche di produzione (1373) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.1549 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 04/07/2019); 5ª Commissione permanente Bilancio Gov. Conte-I: Ministro economia e finanze Tria Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2018 (1387) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/07/2019); 5ª Commissione permanente Bilancio Gov. Conte-I: Ministro economia e finanze Tria Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019 (1388) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/07/2019). Disegni di legge, richieste di parere La 14 a Commissione permanente, in data 8 luglio 2019, è stata chiamata ad esprimere il proprio parere sul disegno di legge n. 1383, in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica, già deferito in sede referente alla 5 a Commissione permanente. Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 04/07/2019 la 8ª Commissione permanente Lavori pubblici ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: Sen. Santillo Agostino ed altri "Disposizioni per la sostituzione di automezzi e attrezzature alimentati con motori endotermici con automezzi e attrezzature a trazione elettrica negli aeroporti individuati dall'articolo 1, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 17 settembre 2015, n. 201" (787) (presentato in data 12/09/2018). Affari assegnati È stato deferito, in data 1° luglio 2019, alla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle problematiche connesse all'affidamento eterofamiliare e al collocamento in comunità di tipo familiare dei minori (Atto n. 281). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 4 luglio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 31, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 e degli articoli 1 e 15 della legge 12 agosto 2016, n. 170 - lo schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 e al decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 92 recanti attuazione della direttiva 2015/849/UE, nonché attuazione della direttiva 2018/843/UE che modifica la direttiva 2015/849/UE relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e che modifica le direttive 2009/138/CE e 2013/36/UE (n. 95). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 4 luglio 2019 - alle Commissioni riunite 2 a e 6 a , che esprimeranno il parere entro il termine del 13 agosto 2019. Le Commissioni 1 a , 5 a e 14 a potranno formulare le proprie osservazioni alle Commissioni riunite entro il 3 agosto 2019. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 8 luglio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 15, commi 5 e 7, della legge 28 luglio 2016, n. 154 - lo schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 74, recante riorganizzazione dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura - AGEA e per il riordino del sistema dei controlli nel settore agroalimentare (n. 96). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 8 luglio 2019 - alla 9 a Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5 a Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 6 settembre 2019. La 1 a Commissione potrà le proprie osservazioni alla 9 a Commissione entro il 17 agosto 2019. Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 2 luglio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 e dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno 2019, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 97). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 29 luglio 2019. Governo, trasmissione di atti e documenti Con lettera in data 28 giugno 2019 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Francavilla in Sinni (Potenza). Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 26 giugno 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1- quater , comma 8, del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290, la relazione sull'andamento delle autorizzazioni concernenti la realizzazione o il potenziamento di centrali termoelettriche di potenza superiore a 300 MW termici, riferita al periodo 1° aprile 2018-31 marzo 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 279). Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 2 luglio 2019, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213 - la comunicazione concernente la nomina del professor Antonio Zoccoli a Presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (n. 15). Tale comunicazione è deferita, per competenza, alla 7 a Commissione permanente. La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 24 e 27 giugno 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi: al dottor Biagio Mazzotta, la revoca dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze; al dottor Nicola Borrelli, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero per i beni e le attività culturali; al dottor Oliviero Montanaro, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio. Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 2 luglio 2019, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento dell'incarico di Ragioniere generale dello Stato al dottor Biagio Mazzotta. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 1° luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, lettera c ), della legge 31 luglio 1997, n. 249, la relazione predisposta dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sull'attività svolta e sui programmi di lavoro dell'Autorità stessa, aggiornata al 30 aprile 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . CLVII, n. 2). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 2 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 11, della legge 17 maggio 1999, n. 144, e dell'articolo 1, comma 589, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, la relazione sull'attività svolta dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di partenariato pubblico-privato e finanza di progetto, riferita agli anni 2017 e 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CLXXV, n. 2). Il Ministro della difesa, con lettera in data 2 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 536, comma 1, del Codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, il Documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2019-2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . CCXXXIV, n. 2). Il Ministro per la pubblica amministrazione, con lettera in data 27 giugno 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322, la relazione sull'attività dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) sulla raccolta, trattamento e diffusione dei dati statistici della Pubblica Amministrazione e sullo stato di attuazione del programma statistico nazionale, relativa all'anno 2018, cui è allegato il rapporto della Commissione per la garanzia della qualità dell'informazione statistica, redatto ai sensi dell'articolo 12 del citato decreto legislativo n. 322 del 1989, riferito al medesimo anno. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente ( Doc . LXIX, n. 2). Il Ministro dell'interno, con lettera in data 3 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 109, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, la relazione sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia (DIA) nel secondo semestre 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc . LXXIV, n. 3). Il Ministro della salute, con lettera in data 28 giugno 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, la relazione sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita, relativa all'anno 2017 per l'attività dei centri di procreazione medicalmente assistita (articoli 2 e 18) e all'anno 2018 per l'utilizzo dei finanziamenti. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12 a Commissione permanente ( Doc . CXLII, n. 2). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento Il Presidente della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera in data 1° luglio 2019, ha trasmesso la deliberazione n. 12/2019/G - Relazione concernente "La gestione del Fondo per le politiche della famiglia (2012-2018)". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 280). Regioni e province autonome, trasmissione di atti Con lettere in data 28 giugno 2019, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13, e successive modificazioni, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Regione del 25 giugno 2019, n. 59 e 60, concernenti rispettivamente lo scioglimento del Consiglio comunale di Tempio Pausania (Olbia-Tempio) e di Siamaggiore (Oristano). Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente della Società italiana degli autori ed editori, con lettera in data 26 giugno 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 28, comma 5, del decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 35, la relazione sui risultati dell'attività svolta dalla Società stessa, aggiornata al mese di giugno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . CCXXX, n. 2). Il Presidente dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, con lettera in data 2 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 10, comma 3, della legge 28 giugno 2016, n. 132, il rapporto sull'attività svolta dal Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente, riferito all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 13 a Commissione permanente ( Doc . CCXXXVII, n. 2). Parlamento europeo, trasmissione di documenti Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 11 giugno 2019, ha inviato il testo di settantasei risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 15 al 18 aprile 2019, deferite, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14 a Commissione permanente: risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 862/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie in materia di migrazione e di protezione internazionale, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 458); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'azione dell'Unione a seguito della sua adesione all'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 459); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione, alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 460); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento collettivo, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 461); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per facilitare la distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento collettivo e che modifica i regolamenti (UE) n. 345/2013 e (UE) n. 346/2013, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 462); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda il coefficiente di leva finanziaria, il coefficiente netto di finanziamento stabile, i requisiti di fondi propri e passività ammissibili, il rischio di controparte, il rischio di mercato, le esposizioni verso controparti centrali, le esposizioni verso organismi di investimento collettivo, le grandi esposizioni, gli obblighi di segnalazione e informativa e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 463); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/36/UE per quanto riguarda le entità esentate, le società di partecipazione finanziaria, le società di partecipazione finanziaria mista, la remunerazione, le misure e i poteri di vigilanza e le misure di conservazione del capitale, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 464); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 806/2014 per quanto riguarda la capacità di assorbimento delle perdite e di ricapitalizzazione per gli enti creditizi e le imprese di investimento, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 465); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2014/59/UE sulla capacità di assorbimento di perdite e di ricapitalizzazione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e le direttive 98/26/CE, 2002/47/CE, 2012/30/UE, 2011/35/UE, 2005/56/CE, 2004/25/CE e 2007/36/CE, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 466); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai titoli garantiti da obbligazioni sovrane, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 467); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010 che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea), il regolamento (UE) n. 1094/2010 che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali), il regolamento (UE) n. 1095/2010 che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), il regolamento (UE) n. 345/2013 relativo ai fondi europei per il venture capital, il regolamento (UE) n. 346/2013 relativo ai fondi europei per l'imprenditoria sociale, il regolamento (UE) n. 600/2014 sui mercati degli strumenti finanziari, il regolamento (UE) 2015/760 relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine, il regolamento (UE) 2016/1011 sugli indici usati come indici di riferimento negli strumenti finanziari e nei contratti finanziari o per misurare la performance di fondi di investimento, il regolamento (UE) 2017/1129 relativo al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di titoli in un mercato regolamentato e la direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 468); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 1092/2010 relativo alla vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario nell'Unione europea e che istituisce il Comitato europeo per il rischio sistemico, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 469); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2014/65/UE relativa ai mercati degli strumenti finanziari e la direttiva 2009/138/CE in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione (solvibilità II), alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 470); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla vigilanza prudenziale sulle imprese di investimento e recante modifica delle direttive 2013/36/UE e 2014/65/UE, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 471); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai requisiti prudenziali delle imprese di investimento e che modifica i regolamenti (UE) n. 575/2013, (UE) n. 600/2014 e (UE) n. 1093/2010, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 472); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea, alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 473); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Autorità europea del lavoro, alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 474); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla conservazione delle risorse della pesca e alla protezione degli ecosistemi marini attraverso misure tecniche, che modifica i regolamenti (CE) n. 1967/2006, (CE) n. 1098/2007, (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e i regolamenti (UE) n. 1343/2011 e (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 894/97, (CE) n. 850/98, (CE) n. 2549/2000, (CE) n. 254/2002, (CE) n. 812/2004 e (CE) n. 2187/2005 del Consiglio, alla 9 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 475); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche europee sulle imprese, che modifica il regolamento (CE) n. 184/2005 e abroga dieci atti giuridici nel settore delle statistiche sulle imprese, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 476); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) per quanto riguarda la cooperazione con la Procura europea e l'efficacia delle indagini dell'OLAF, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 477); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere, lo strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 478); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma "Dogana" per la cooperazione nel settore doganale, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 479); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'immissione sul mercato e all'uso di precursori di esplosivi, che modifica l'allegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 e che abroga il regolamento (UE) n. 98/2013 relativo all'immissione sul mercato e all'uso di precursori di esplosivi, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 480); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro comune per le statistiche europee sulle persone e sulle famiglie, basate su dati a livello individuale ricavati da campioni, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 481); risoluzione sulla proposta modificata di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l'interoperabilità tra i sistemi di informazione dell'UE (frontiere e visti) e che modifica la decisione 2004/512/CE del Consiglio, regolamento (CE) n. 767/2008, la decisione 2008/633/GAI del Consiglio, il regolamento (UE) 2016/399, il regolamento (UE) 2017/2226, il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento ETIAS], il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento sul SIS nel settore delle verifiche di frontiera] e il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento eu-LISA], alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 482); risoluzione sulla proposta modificata di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l'interoperabilità tra i sistemi di informazione dell'UE (cooperazione giudiziaria e di polizia, asilo e migrazione) e che modifica il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento Eurodac], il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento sul SIS nel settore dell'attività di contrasto], il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento ECRIS-TCN] e il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento eu-LISA], alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 483); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla creazione di una rete di funzionari di collegamento incaricati dell'immigrazione (rifusione), alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 484); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai requisiti di omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché di sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli, per quanto riguarda la loro sicurezza generale e la protezione degli occupanti dei veicoli e degli utenti vulnerabili della strada, che modifica il regolamento (UE) 2018/... e abroga i regolamenti (CE) n. 78/2009, (CE) n. 79/2009 e (CE) n. 661/2009, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 485); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce Orizzonte Europa - il programma quadro di ricerca e innovazione - e ne stabilisce le norme di partecipazione e diffusione, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 486); risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'istituzione del programma specifico di attuazione di Orizzonte Europa - il programma quadro di ricerca e innovazione, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 487); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme e procedure per la conformità alla normativa di armonizzazione dell'Unione relativa ai prodotti e per la sua applicazione e che modifica i regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio (UE) n. 305/2011, (UE) n. 528/2012, (UE) 2016/424, (UE) 2016/425, (UE) 2016/426 e (UE) 2017/1369 e le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2004/42/CE, 2009/48/CE, 2010/35/UE, 2013/29/UE, 2013/53/UE, 2014/28/UE, 2014/29/UE, 2014/30/UE, 2014/31/UE, 2014/32/UE, 2014/33/UE, 2014/34/UE, 2014/35/UE, 2014/53/UE, 2014/68/UE e 2014/90/UE, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 488); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che promuove equità e trasparenza per gli utenti commerciali dei servizi di intermediazione online, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 489); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 93/13/CEE del Consiglio del 5 aprile 1993, la direttiva 98/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per una migliore applicazione e una modernizzazione delle norme dell'UE relative alla protezione dei consumatori, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 490); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla trasparenza e alla sostenibilità dell'analisi del rischio dell'Unione nella filiera alimentare, che modifica il regolamento (CE) n. 178/2002 [sulla legislazione alimentare generale], la direttiva 2001/18/CE [sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati], il regolamento (CE) n. 1829/2003 [sugli alimenti e mangimi geneticamente modificati], il regolamento n. (CE) n. 1831/2003 [sugli additivi per mangimi], il regolamento (CE) n. 2065/2003 [sugli aromatizzanti di affumicatura], il regolamento (CE) n. 1935/2004 [sui materiali a contatto con gli alimenti], il regolamento (CE) n. 1331/2008 [sulla procedura uniforme di autorizzazione per gli additivi, gli enzimi e gli aromi alimentari], il regolamento (CE) n. 1107/2009 [sui prodotti fitosanitari] e il regolamento (UE) 2015/2283 [sui nuovi alimenti], alla 9 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 491); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 469/2009 sul certificato protettivo complementare per i medicinali, alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 492); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma spaziale dell'Unione e l'Agenzia dell'Unione europea per il programma spaziale e che abroga i regolamenti (UE) n. 912/2010, (UE) n. 1285/2013 e (UE) n. 377/2014 e la decisione n. 541/2014/UE, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 493); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Europa digitale per il periodo 2021-2027, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 494); risoluzione sulla proposta di regolamento del parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma "Fiscalis" per la cooperazione nel settore fiscale, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 495); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma per l'ambiente e l'azione per il clima (LIFE) e che abroga il regolamento (UE) n. 1293/2013, alla 13 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 496); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Giustizia, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 497); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Diritti e valori, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 498); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adatta agli articoli 290 e 291 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea una serie di atti giuridici che prevedono il ricorso alla procedura di regolamentazione con controllo, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 499); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adatta agli articoli 290 e 291 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea una serie di atti giuridici che prevedono il ricorso alla procedura di regolamentazione con controllo, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 500); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adatta all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea una serie di atti giuridici nel settore della giustizia che prevedono il ricorso alla procedura di regolamentazione con controllo, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 501); risoluzione sul progetto di regolamento del Consiglio relativo alle misure riguardanti l'esecuzione e il finanziamento del bilancio generale dell'Unione nel 2019 in relazione al recesso del Regno Unito dall'Unione, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 502); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio che modifica lo statuto della BEI, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 503); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla guardia di frontiera e costiera europea e che abroga l'azione comune n. 98/700/GAIU del Consiglio, il regolamento (UE) n. 1052/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (UE) 2016/1624 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 504); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 810/2009 che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei visti), alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 505); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le misure di conservazione e di controllo da applicare nella zona di regolamentazione dell'Organizzazione della pesca nell'Atlantico nord-occidentale e che abroga il regolamento (CE) n. 2115/2005 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1386/2007 del Consiglio, alla 9 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 506); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che reca disposizioni per agevolare l'uso di informazioni finanziarie e di altro tipo a fini di prevenzione, accertamento, indagine o perseguimento di determinati reati e che abroga la decisione 2000/642/GAI del Consiglio, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 507); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Centro europeo di competenza industriale, tecnologica e di ricerca sulla cibersicurezza e la rete dei centri nazionali di coordinamento, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 508); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il meccanismo per collegare l'Europa e abroga i regolamenti (UE) n. 1316/2013 e (UE) n. 283/2014, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 509); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla prevenzione della diffusione di contenuti terroristici online, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 510); risoluzione sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che approva la conclusione, da parte di Eurojust, dell'accordo di cooperazione giudiziaria penale tra Eurojust e il Regno di Danimarca, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 511); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 512); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/33/CE relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 513); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva (UE) 2017/1132 per quanto concerne l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 514); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2017/1132 per quanto riguarda le trasformazioni, le fusioni e le scissioni transfrontaliere, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 515); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per la difesa, alla 4 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 516); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda le esposizioni sotto forma di obbligazioni garantite, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 517); risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 518); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma InvestEU, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 519); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema di interfaccia unica marittima europea e abroga la direttiva 2010/65/UE, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 520); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'informativa in materia di investimenti sostenibili e rischi per la sostenibilità recante modifica della direttiva (UE) 2016/2341, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 521); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli inquinanti organici persistenti (rifusione), alla 13 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 522); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 per quanto riguarda l'obbligo di compensazione, la sospensione dell'obbligo di compensazione, gli obblighi di segnalazione, le tecniche di attenuazione del rischio per i contratti derivati OTC non compensati mediante controparte centrale, la registrazione e la vigilanza dei repertori di dati sulle negoziazioni e i requisiti dei repertori di dati sulle negoziazioni, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 523); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1095/2010 che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) e il regolamento (UE) n. 648/2012 per quanto riguarda le procedure e le autorità per l'autorizzazione delle controparti centrali e i requisiti per il riconoscimento delle CCP di paesi terzi, alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 524); risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) n. 596/2014 e (UE) 2017/1129 per quanto riguarda la promozione dell'uso dei mercati di crescita per le PMI, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 525); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa all'adesione dell'Unione europea all'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 526); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e il governo della Repubblica delle Filippine su alcuni aspetti dei servizi aerei, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 527); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione a nome dell'Unione europea dell'accordo internazionale del 2015 sull'olio d'oliva e le olive da tavola, alla 9 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 528); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo dell'accordo tra la Comunità europea e il Regno di Danimarca in merito ai criteri e ai meccanismi di determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in Danimarca oppure in uno degli altri Stati membri dell'Unione europea e in merito a "Eurodac" per il confronto delle impronte digitali per l'efficace applicazione della convenzione di Dublino, che estende tale accordo alle attività di contrasto, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 529); risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa al rinnovo dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e il governo della Federazione russa, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 530); risoluzione sulla Cina, in particolare la situazione delle minoranze religiose ed etniche, alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII, n. 531); risoluzione sui negoziati con il Consiglio e la Commissione sulla proposta legislativa di regolamento sul diritto d'inchiesta del Parlamento europeo, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 532); risoluzione su un quadro completo dell'Unione europea in materia di interferenti endocrini, alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 533). Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. i signori Uberto Crescenti, Giuliano Panza, Alberto Prestininzi, Franco Prodi, Franco Battaglia, Mario Giaccio, Enrico Miccadei, Nicola Scafetta e numerosi altri cittadini chiedono l'adozione di misure di protezione dell'ambiente coerenti con le conoscenze scientifiche, evitando di aderire a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera (Petizione n. 385, assegnata alla 13 a Commissione permanente); il signor Luca Marco Comellini, Segretario Generale del Sindacato dei Militari, propone una serie articolata di disposizioni concernenti la sicurezza sul lavoro e la tutela assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali del personale delle Forze armate, già contenute nel disegno di legge n. 3925 presentato presso la Camera dei deputati nella XVII Legislatura (Petizione n. 386, assegnata alla 11 a Commissione permanente); il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede: interventi di contrasto all'inquinamento acustico ed atmosferico (Petizione n. 387, assegnata alla 13 a Commissione permanente); disposizioni stringenti in materia di occupazione di suolo pubblico da parte di privati cittadini e attività commerciali (Petizione n. 388, assegnata alla 2 a Commissione permanente); disposizioni per garantire la totale gratuità della scuola dell'obbligo nonché controlli per evitare i casi di abbandono (Petizione n. 389, assegnata alla 7 a Commissione permanente); l'istituzione di poliambulatori con particolare riferimento ai Comuni ove non sono presenti altre strutture sanitarie (Petizione n. 390, assegnata alla 12 a Commissione permanente); i signori Maria Coppola, Michele Giuseppe Piazza e Caterina Varisco, a nome del Comitato di autoscuole consorziate C.S.S., chiedono modifiche all'articolo 126 del Codice della Strada in materia di durata e conferma della validità della patente di guida, nel senso di prevedere, oltre ai requisiti fisici e psichici prescritti, anche il possesso di requisiti tecnici e teorici; chiedono altresì l'installazione su tutti gli autoveicoli del dispositivo ISA (Petizione n. 391, assegnata alla 8 a Commissione permanente). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Bellanova ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01784 del senatore Nannicini. Mozioni Atto n. 1-00143 RIZZOTTI BERNINI BARBONI MODENA PAPATHEU BINETTI CONZATTI MALLEGNI DE POLI FERRO LONARDO ALDERISI PICHETTO FRATIN PEROSINO - Il Senato, premesso che: le fratture da fragilità ossea rappresentano un'emergenza di salute pubblica in Italia, superiore alla media europea, e sono espressione diretta e conseguenza più grave della riduzione della capacità meccanica dell'osso conseguente all'osteoporosi; l'osteoporosi costituisce la predisposizione alle fratture da fragilità ossea. Si tratta di una malattia multifattoriale caratterizzata da riduzione della massa ossea e da alterazioni dell'architettura scheletrica, che viene distinta in primitiva, ossia non attribuibile a una causa specifica, come per esempio quella post menopausale e senile, e osteoporosi secondaria, legata ad altre patologie o a farmaci che promuovono demineralizzazione ossea (per esempio i corticosteroidi, che notoriamente favoriscono il riassorbimento osseo); la frattura da fragilità ossea può essere l'epilogo della storia naturale dell'osteoporosi, ma spesso si inserisce anche in un quadro di fragilità complessiva del paziente, meglio nota come frailty syndrome , ovvero una condizione caratterizzata dalla compresenza di varie patologie con andamento evolutivo che interessano il distretto muscolare: per esempio, oltre alla compromissione qualitativa e quantitativa del tessuto osseo, spesso si instaura anche una sarcopenia (riduzione della massa muscolare); la stretta interdipendenza strutturale e biomeccanica dei due sistemi, scheletrico e muscolare, fa sì che l'alterazione dell'uno si ripercuota negativamente sull'altro. Parallelamente al declino della densità minerale ossea e dell'integrità funzionale del tessuto scheletrico, infatti, la massa muscolare si riduce del 40 per cento dai 20 ai 70 anni e dopo i 60 anni la sua perdita raggiunge l'1,4-2,5 per cento annuo, con una conseguente perdita di forza muscolare pari al 3 per cento annuo; la complessità e l'insidiosità di questo tipo di fratture possono essere ulteriormente amplificate quando concomitanti con altre patologie croniche e trattamenti farmacologici, responsabili di indurre fragilità ossea; le fratture da fragilità ossea causano disabilità complessa, riduzione della qualità della vita e limitazione funzionale, oltre ad aumentare il rischio relativo di mortalità; i dati pubblicati nel 2017 in merito alle fratture da fragilità ossea da parte della International osteoporosis foundation rispecchiano una vera e propria emergenza di salute pubblica e confermano che: a) 4 milioni di italiani, con età superiore ai 50 anni, sono colpiti da osteoporosi (3,2 milioni le donne e 0,8 milioni gli uomini); b) il rischio di subire una frattura da fragilità nelle donne italiane, con età superiore ai 50 anni, è del 34 per cento (31 per cento media UE), negli uomini del 16 per cento (14 per cento media UE); c) in seguito alla prima frattura da fragilità il rischio di subire una successiva frattura, entro il primo anno, è 5 volte superiore; d) si stima che in Italia, nel corso del 2017, si siano verificate 560.000 fratture da fragilità, senza contare le numerose fratture vertebrali che solo in piccola parte vengono diagnosticate o registrate; e) l'incidenza di fratture da fragilità nei prossimi 10 anni crescerà del 22,4 per cento in Italia (2030: 690.000 fratture); f) i costi sanitari generati dalle fratture da fragilità in Italia son calcolati in 9,4 miliardi di euro, con un aumento stimato del 26,2 per cento nei prossimi 10 anni (2030: 11,9 miliardi di euro); g) 882 ore di assistenza ogni 1.000 pazienti colpiti da fratture da fragilità (media UE: 443 ore ogni 1.000 pazienti); h) 717.316 giorni di lavoro persi per malattia a seguito di fratture da fragilità; i) il 75 per cento dei pazienti non riceva un trattamento farmacologico, a seguito di una frattura da fragilità; anche i dati rilevati in Italia dall'indagine ISTAT "La salute e il ricorso ai servizi sanitari, anno 2013" evidenziano e confermano la stessa tendenza di quanto elaborato dalla International osteoporosis foundation. Alla domanda "È affetto o è stato affetto in passato da una o più delle seguenti malattie o condizioni patologiche di lunga durata" il 25,1 per cento degli italiani ultra sessantacinquenni ha dichiarato di aver ricevuto una diagnosi di osteoporosi. Le percentuali sono più alte in Sardegna (32,8 per cento), Campania (31,3 per cento) e Sicilia (30,1 per cento), più basse in Trentino-Alto Adige (16,6 per cento), Valle d'Aosta (18 per cento) e Friuli-Venezia Giulia (18,9 per cento). Per le donne di età 45-79 anni la percentuale è del 19,5 per cento, mentre considerando solo le donne di età superiore ai 70 anni si arriva al 43 per cento. L'analisi delle serie storiche dei dati raccolti dall'indagine multiscopo ISTAT "Aspetti della vita quotidiana" tra il 2001 e il 2016, conferma che le donne sono più colpite degli uomini dall'osteoporosi con un rapporto che nella popolazione generale è di circa 7 a uno e che la prevalenza dell'osteoporosi presenta un trend in crescita, in particolare nelle donne; l'aumento della popolazione anziana, previsto nel prossimo futuro, non potrà che aggravare ulteriormente lo scenario attuale, rendendo quanto mai indispensabili azioni concrete per la prevenzione e la riduzione dell'impatto sociale ed economico delle fratture da fragilità ossea; l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha più volte richiamato l'attenzione sulle fratture da fragilità e sull'osteoporosi, che costituiscono una delle principali sfide per i Paesi occidentali per i rilevanti costi sociali ed economici in crescita simultanea con l'aumento dell'aspettativa media di vita della popolazione; la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nella seduta del 10 maggio 2018, ha sancito un accordo sul documento di indirizzo concernente "Una strategia di intervento per l'osteoporosi", al fine di sviluppare una strategia complessiva di intervento sul territorio nazionale che accompagni il miglioramento delle possibilità di diagnosi precoce e terapia realizzato negli ultimi decenni. Obiettivo del documento è di definire un approccio sistematico complessivo, che consenta il raccordo e il coordinamento programmatico degli interventi di prevenzione, diagnosi e cura dell'osteoporosi e delle sue complicanze, in un'ottica di integrazione e valorizzazione delle competenze e professionalità coinvolte, tenendo conto delle modalità organizzative proprie di ciascuna Regione; considerato che: per alzare il livello di attenzione sul tema della fragilità ossea 6 società medico-scientifiche e 15 associazioni di pazienti hanno dato vita a "FRAME", un'alleanza che ha prodotto un manifesto sociale, con il quale viene sollecitata l'adozione di scelte di politica sanitaria e adeguate iniziative che consentano, attraverso nuovi modelli gestionali, di prevenire e contrastare efficacemente le fratture da fragilità; per limitare l'impatto sanitario e socioeconomico delle fratture da fragilità ossea, è necessario elaborare una strategia globale di prevenzione e gestione della patologia e delle sue complicanze, prendendo in considerazione tutti i fattori determinanti della patologia, da quelli genetici a quelli ambientali, culturali, socio-economici, che influenzano le abitudini alimentari e lo stile di vita, individuando sia azioni efficaci di promozione della salute e prevenzione, che interventi per la presa in carico e l'assistenza del paziente nei suoi molteplici bisogni clinici e terapeutici, in un'ottica intersettoriale di approccio integrato; l'assenza di una linea guida ministeriale e di un protocollo diagnostico-terapeutico-assistenziale, specifici per la gestione della persona con fratture da fragilità, unitamente alla complessità delle regole per l'accesso alle terapie e ai bassi livelli di conoscenza e consapevolezza, rappresentano elementi preoccupanti per la tutela del diritto alla cura e l'equità dei servizi; diventa irrinunciabile la definizione e l'applicazione di un adeguato paradigma gestionale, possibile solo attraverso l'adozione di urgenti scelte di politica sanitaria, capaci di generare risposte efficaci in grado di ridurre il peso sociale ed economico delle fratture da fragilità, impegna il Governo ad istituire un'unità di gestione e sviluppare percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali interdisciplinari dedicati alle persone con fratture da fragilità ossea attraverso la classificazione ICD9-CM dell'International classification of diseases, con l'obiettivo di ridurre la frammentazione nella fornitura di servizi sanitari e migliorare la qualità e l'efficacia dell'assistenza ai pazienti. Interrogazioni Atto n. 3-00978 PATRIARCA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nel 2016, il Parlamento ha approvato la legge n. 112 del 2016 sul "dopo di noi", uno dei temi più annosi e urgenti in ambito sociale e nel rispetto della dignità di tutte le persone. La legge è stata concepita per favorire e promuovere i principi contenuti nell'articolo 19 della Convenzione Onu sui diritti dei disabili, che sancisce "il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone"; le risorse stanziate ammontavano a 90 milioni di euro nel 2016, 38,3 milioni di euro nel 2017 e 56,1 milioni per il 2018. La legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017) ha poi definanziato il fondo di 5 milioni per ciascun anno del biennio 2018-2019 portandone la dotazione a 51,1 milioni di euro nei due anni. Dopo numerose polemiche, le risorse sono state riportate a 56,1 milioni grazie alla legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018). Nonostante gli ingenti stanziamenti dallo Stato, in molte Regioni il progetto è fermo, rischiando un grande spreco di denaro. Le risorse ci sono ma molte Regioni non riescono ad erogarle e la disabilità continua ad essere a carico delle famiglie; considerato che: nel 60 per cento delle Regioni i progetti sul "dopo di noi" non sono mai partiti o sono partiti in malo modo. Sono anche poche le Regioni in cui i previsti progetti risultano almeno abbozzati. Casi virtuosi si registrano prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio; dati ufficiali su scala nazionale però non esistono, anche perché non è ancora stata presentata al Parlamento, da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la seconda relazione sullo stato di attuazione della legge. Tra le criticità emerse nell'attuazione, vi è il fatto che molte persone, a differenza di quanto previsto originariamente, sono molto giovani e hanno ancora i genitori in buona salute che pensano a sopperire alle criticità della fase attuativa, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, nelle opportune sedi di rappresentanza e coordinamento nazionali, al fine di dare piena attuazione in tempi rapidi alla legge n. 112 sul "dopo di noi"; quali siano i tempi circa la presentazione al Parlamento della seconda relazione sullo stato di attuazione della legge. Atto n. 3-00979 QUAGLIARIELLO Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: secondo i recenti dati resi noti dal rapporto 2018 stilato dall'associazione "XXI Luglio" sugli insediamenti rom, nel comune di Roma insistono 16 le baraccopoli istituzionali (suddivise in 6 "villaggi attrezzati" e 10 "campi tollerati"), un centro di accoglienza non monoetnico, numerose baraccopoli informali rappresentate da una costellazione di micro-insediamenti estremamente frammentati (meglio conosciuti come "campi abusivi") e innumerevoli situazioni di occupazioni di immobili senza titolo, a loro volta suddivise in "occupazioni miste", gestite e organizzate da movimenti per il diritto all'abitare, e monoetniche; alla fine del 2018 risultavano essere 6.030 i rom e sinti in emergenza abitativa nella città di Roma, pari allo 0,20 per cento della popolazione romana; tra questi 4.080 rom e sinti presenti in 16 insediamenti formali (compresi i "campi tollerati"), circa 1.300 rom e sinti presenti nei circa 300 insediamenti informali, circa 650 rom presenti in un'occupazione monoetnica; considerato che: nonostante l'ordinanza del sindaco di Roma n. 102 del 4 luglio 2017 che istituisce l'ufficio di scopo denominato "Ufficio speciale Rom, Sinti e Caminanti", alle dirette dipendenze del sindaco, non sono reperibili censimenti, statistiche e dati ufficiali; molti di questi rom, secondo le stime dell'associazione XXI Luglio si tratterebbe di almeno 11.000 persone, sono in possesso dei requisiti di cittadinanza o reddituali richiesti dall'attuale normativa per beneficiare del reddito di cittadinanza; è di pochi giorni fa un'ulteriore proposta del Campidoglio, resa pubblica dalla delegata ai Nomadi, Monica Rossi, di incentivare l'abbandono dei campi abusivi attraverso un contributo di 600 euro al mese per sei mesi da garantire ai rom e alle loro famiglie in cambio del loro impegno a trovare una sistemazione alternativa, si chiede di sapere: se i dati pubblicati dall'associazione XXI Luglio siano esaustivi; se sia disponibile un censimento più accurato dei rom presenti a Roma e, in generale, sul territorio nazionale; quante domande per l'accesso al reddito di cittadinanza siano state presentate da parte di cittadini rom residenti presso i campi autorizzati o tollerati, quante di queste siano state accettate e a quanto ammonti il relativo onere per le finanze pubbliche; quali misure urgenti si intenda attuare al fine di riportare ordine, igiene e legalità nei quartieri della capitale in cui insistano i campi autorizzati, nonché quelli tollerati. Atto n. 3-00980 BALBONI FAZZOLARI BERTACCO RAUTI Ai Ministri della giustizia e per la famiglia e le disabilità Premesso che: la normativa vigente prevede che "il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo" sia affidato "ad una famiglia, preferibilmente con figli minori" ovvero, in subordine, "ad una persona singola" in grado di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno, e che, solo ove ciò non sia possibile, "è consentito l'inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato" (articolo 2, commi 1 e 2, della legge 4 maggio 1983, n. 184); tale ultima forma di affidamento, peraltro, è prevista come misura assolutamente temporanea, da superare mediante affido "ad una famiglia e, ove ciò non sia possibile, mediante inserimento in comunità di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia" (articolo 2, comma 4); è del tutto evidente, dunque, che la ratio complessiva della disciplina, coerentemente a quanto previsto per l'adozione, sia quella di garantire il diritto effettivo del minore a crescere in una famiglia (come peraltro confermato dal titolo stesso della legge: "Diritto del minore ad una famiglia), e che si ricorra all'affido ad una persona single ovvero ad una comunità solo in via residuale e comunque in casi del tutto eccezionali e motivati (ad esempio in presenza di una persona legata al minore da vincoli di parentela o di amicizia); per quanto risulta agli interroganti, il fenomeno dell'affido familiare a persone single o a strutture comunitarie risulta al contrario in forte espansione soprattutto negli ultimi anni e nonostante la presenza di un elevato numero di famiglie disponibili all'affidamento e all'adozione; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: lo scandalo scoppiato nei giorni scorsi in provincia di Reggio Emilia sul presunto sistema illecito di affidamenti dei minori, strappati alle loro famiglie naturali attraverso falsificazioni di atti e altri escamotage , ha sconvolto profondamente l'opinione pubblica; dall'inchiesta "Angeli e demoni" sta emergendo un quadro complessivo drammatico assolutamente preoccupante, soprattutto se si considera che dietro tale sistema si celerebbero un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro e (cosa più grave) un discutibile movente ideologico di stampo LGBT; oltre alla gravità degli illeciti perpetrati dai soggetti a vario titolo coinvolti (psicologi, psicoterapeuti, operatori socio-sanitari, rappresentanti dei servizi sociali territoriali e amministratori locali) e all'orrore degli abusi (anche di natura psicofisica) commessi sui minori e sulle loro famiglie, ciò che colpisce, infatti, è il coinvolgimento diretto di Federica Anghinolfi, responsabile del servizio sociale integrato dell'Unione di Comuni della val d'Enza; secondo gli inquirenti, sarebbe lei, peraltro attivista LGBT e paladina della "genitorialità gay " e dell'affido alle coppie omosessuali, uno dei vertici determinanti del sistema emiliano dell'affidamento dei minori e addirittura emergerebbero, in alcuni casi, "collegamenti stretti" tra le affidatarie (omosessuali) e, appunto, le operatrici e dirigenti del servizio sociale; la Anghinolfi ha partecipato in passato a numerosi convegni sul tema, come quello dello scorso maggio 2018 a Mantova (dal titolo "AffidarSI: uno sguardo accogliente verso l'affido LGBT"), in cui peraltro sarebbero state presentate le esperienze e (si legge testualmente) le "buone pratiche di Comuni virtuosi che da tempo hanno avviato progettualità specifiche" al riguardo; ritenuto che: l'attuale sistema di affido dei minori presenta evidenti criticità e lacune, soprattutto se si considerano l'eccessiva discrezionalità attribuita ai servizi sociali, la sussistenza frequente di situazioni di "conflitto di interessi" in capo a molti operatori del settore e la mancanza di adeguati ed efficienti strumenti di controllo sull'affidabilità dei soggetti affidatari e sugli standard qualitativi e di servizio delle comunità ospitanti: tutti fattori che inevitabilmente compromettono l'obiettivo primario della tutela del benessere psicofisico dei bambini; fermo restando che sarà compito della magistratura accertare gli eventuali illeciti e le responsabilità personali, è assolutamente prioritario fugare ogni sospetto circa presunte interferenze ideologiche nelle procedure di affidamento dei minori che, di fatto, si tradurrebbero nell'adozione di criteri che terrebbero conto dell'orientamento sessuale dell'affidatario, anche al fine di implementare quelle progettualità specifiche funzionali alla valorizzazione e allo sviluppo della "genitorialità gay ", si chiede di sapere: quanti bambini ad oggi siano stati affidati a persone single (e, tra queste, quante si dichiarino omosessuali) e quanti bambini a coppie omosessuali, nonché quali siano state le motivazioni che hanno portato a preferire tale scelta in alternativa a quella prioritariamente indicata dalla legge (affidamento a famiglie con figli); quali ulteriori informazioni i Ministri in indirizzo ritengano di poter fornire, ciascuno per quanto di competenza, riguardo al paventato rischio della sussistenza di un movente ideologico LGBT dietro il complesso sistema degli affidi dei minori; se, in ogni caso, non ritengano di dover avviare, ciascuno per quanto di competenza, urgenti iniziative, anche di carattere ispettivo, volte ad escludere categoricamente ogni forma di interferenza (e pressione) ideologica che, seppur nel rispetto formale della normativa vigente in materia, finirebbe con il favorire pratiche di affidamento sulla base principalmente dell'orientamento sessuale dell'affidatario e non dell'interesse prevalente del minore che è quello di crescere in una famiglia. Atto n. 3-00983 MISIANI BINI MANCA PATRIARCA BOLDRINI CUCCA SUDANO IORI ROSSOMANDO SBROLLINI PITTELLA MESSINA Assuntela FEDELI VALENTE MALPEZZI BITI STEFANO D'ALFONSO D'ARIENZO FERRAZZI ROJC PARENTE LAUS VATTUONE TARICCO COMINCINI GIACOBBE ALFIERI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: il 21 giugno 2018 il Ministero dell'interno ha predisposto una tabella riepilogativa con la quale ha ripartito le risorse messe a disposizione dei Comuni che sono stati oggetto di fusione o fusione per incorporazione, sulla base dei criteri stabiliti dal decreto ministeriale 27 aprile 2018; con il comunicato n. 2 del 27 giugno 2019, la Direzione centrale della finanza locale del Ministero ha pubblicato sul proprio sito istituzionale, dopo il parere condizionato all'integrazione delle risorse ottenuto durante la Conferenza Stato, Città ed Autonomie Locali nella seduta del 6 giugno 2019, la tabella contenente le voci di riparto del contributo erariale per l'anno 2019 agli enti costituiti a seguito di fusioni e incorporazioni; ai 67 enti, istituiti a seguito della fusione di 166 amministrazioni, sono state destinate risorse, per il 2019, per un importo complessivo di 46.549.370 euro, contributi statali che risultano insufficienti rispetto al fabbisogno dei Comuni; secondo l'Anci sono circa 30 i milioni di euro mancanti ai Comuni che hanno scelto la fusione e che servirebbero a garantire lo stesso coefficiente di maggiorazione previsto per ogni anno di anzianità nella fusione già utilizzato per la ripartizione delle risorse nel 2018; considerato che: le decurtazioni relative al contributo erariale assegnato per l'anno 2019 oscillano, per ogni singolo ente, da un 21 per cento in meno fino a un 58 per cento in meno con riferimento alle risorse spettanti; l'articolo 20, comma 1- bis , del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni e integrazioni, recante "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini", prevede che a decorrere dall'anno 2016, il contributo straordinario per favorire la fusione di Comuni è commisurato al 40 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per l'anno 2010, elevato al 50 per cento per l'anno 2017 e al 60 per cento a decorrere dall'anno 2018, nel limite degli stanziamenti finanziari previsti e comunque in misura non superiore a 2 milioni di euro per ciascun beneficiario; l'Anci, nella riunione tecnica del 30 maggio 2019, ha rappresentato che, essendo lo stanziamento per l'anno 2019 insufficiente, non è possibile formulare proposte di criteri che possano comportare una ripartizione minimamente soddisfacente per i Comuni interessati; per la prima volta, da quando nel 2014 all'interno del Fondo di solidarietà comunale è stato costituito un accantonamento di risorse destinato in favore delle unioni e delle fusioni di Comuni, le risorse stanziate non riescono a soddisfare la corretta erogazione, secondo la normativa vigente, del contributo straordinario per favorire la fusione stessa; il 28 giugno 2019, Roberto Pella, vice presidente vicario Anci, e Massimo Castelli, coordinatore Anci piccoli Comuni, hanno affermato: "Auspichiamo il mantenimento della linea che incentiva i Comuni a stare insieme nelle forme previste dell'ordinamento, per migliorare la qualità dei servizi erogati alle comunità. Così chiediamo che venga portato a compimento il percorso di approvazione delle nuove norme in materia di gestione associata, peraltro già condiviso nel tavolo presieduto dal sottosegretario all'Interno Stefano Candiani"; tenuto conto che: gli interroganti con l'atto di sindacato ispettivo 3-00878 avevano già evidenziato le criticità e richiesto il finanziamento adeguato della dotazione del Fondo di solidarietà comunale destinato in favore delle unioni e delle fusioni di Comuni rispetto alle richieste pervenute per il 2019; tali criticità sono state purtroppo confermate dal decreto del Ministero dell'interno del 27 giugno 2019, si chiede di sapere se si intenda finanziare adeguatamente il Fondo di solidarietà comunale in merito al contributo erariale per l'anno 2019 destinato ai 67 enti costituiti a seguito di fusioni e incorporazioni. Atto n. 3-00984 LAFORGIA Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: in data 21 giugno 2019, un'azienda del bresciano, Chino Color Srl di Lumezzane, ha inviato un documento a tutti i propri fornitori con su scritto: "Chiediamo tassativamente, pena interruzione di rapporto di fornitura con la vostra Società, che non vengano più effettuate consegne utilizzando trasportatori di colore e/o pakistani, indiani o simili" e specificando quali nazionalità verranno accettate: "Gli unici di nazionalità estera che saranno accettati saranno quelli dei paesi dell'Est, gli altri non saranno fatti entrare nella nostra azienda né tantomeno saranno scaricati"; fra i fornitori destinatari della comunicazione vi è la Dtm-Dterchimica, azienda di Torbole Casaglia (Brescia), che fornisce prodotti e servizi di pulizia professionale e che ha reagito rispondendo all'azienda di Lumezzane, spiegando che l'unico criterio di valutazione per i propri lavoratori è la professionalità e non la nazionalità; il gruppo "I Sentinelli di Milano" riferisce che l'avvocato dello studio legale WildSide, Cathy La Torre, segnalerà l'episodio all'Ufficio nazionale antidiscriminazioni (Unar); i Sentinelli invitano chi li segue a fare lo stesso sul sito "unar". "Ma la domanda è: se ogni azienda, esercente, commerciante, cominciasse a dire no neri, no ebrei, no rom, no gay, no disabili, cosa accadrebbe - si domandano i Sentinelli - in questo paese? Pensate che le leggi razziali siano così lontane? Invece sono già realtà, sotto forma di piccole politiche aziendali, sotto forma di padroni di casa che non affittano a persone con la pelle nera, sotto forma di ristoranti che cacciano coppie di omosessuali, sotto forma di compagnie aeree che negano l'imbarco a persone disabili"; considerato che: l'articolo 3 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali"; simili episodi, a parere dell'interrogante, sono in netto contrasto con la nostra Carta costituzionale, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e come il Ministro dell'interno intenda far rispettare gli articoli della Costituzione e come il Ministro del lavoro e delle politiche sociali intenda tutelare il diritto al lavoro e se intenda rimuovere quegli ostacoli discriminatori che determinano il mercato del lavoro. Atto n. 3-00986 PARRINI BITI BINI VALENTE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: il 26 luglio 2019 una dipendente del supermercato Eurospin di Sovigliana, nel comune di Vinci (Firenze), avrebbe ricevuto, senza alcun preavviso da parte della propria azienda, la lettera di licenziamento, mentre era ancora in convalescenza, dopo per aver subito un trapianto; nelle poche righe contenute nella lettera veniva comunicato alla lavoratrice "la risoluzione del rapporto di lavoro con effetto immediato", a causa del superamento del limite di sei mesi di malattia, previsti dal contratto; la donna, 40enne empolese, assunta dal supermercato come "categoria protetta", perché affetta da sclerosi multipla, si è rivolta alla Filcams Cgil dell'Empolese Valdelsa, dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento; considerato che: secondo quanto riportato dal quotidiano "La Nazione" la donna lavorava nel supermercato Eurospin di Sovigliana dal 2013 e in seguito all'aggravarsi della malattia, nell'ultimo anno, ha dovuto assentarsi dal lavoro per più di sei mesi; la lavoratrice, riguardo alla sua assenza dal lavoro per gravi motivi di salute, aveva ricevuto rassicurazioni dall'ufficio del personale dell'azienda, secondo quanto riportato da Andrea Bulleri per il quotidiano "la Repubblica" (cronaca di Firenze); considerato inoltre che: la contrattazione collettiva stabilisce il limite della conservazione del posto di lavoro in caso di malattia e spesso amplia la tutela del lavoratore ammalato in relazione a specifiche forme patologiche differenti nei diversi contratti; secondo il contratto collettivo nazionale per il settore del commercio "Il lavoratore potrà ottenere, previa richiesta, per comprovate e gravi ragioni di salute propria o dei suoi familiari, un periodo di aspettativa, con diritto alla conservazione del posto di lavoro"; come sottolineato da Massimiliano Fabozzi della Filcams Cgil al quotidiano "La Nazione", «Purtroppo la signora si è fidata dell'azienda che nei suoi confronti ha avuto un comportamento inqualificabile. Un'azienda seria avrebbe messo a conoscenza la sua dipendente del fatto che, al termine dei 180 giorni di malattia, poteva chiedere altri dodici mesi di aspettativa non retribuita. I malati oncologici possono inoltre chiedere una proroga. Ad ogni modo avrebbero potuto consigliarle di rivolgersi a un patronato»; tenuto conto che: la Filcams Cigil dell'Empolese Valdelsa ha già annunciando che, nel caso in cui la lavoratrice non sia reintegrata nel suo posto di lavoro, è pronta a dar vita a ogni forma di protesta necessaria: dagli scioperi di categoria fino ai picchetti davanti al supermercato per invitare la clientela a fare acquisti altrove; il quotidiano "la Repubblica" ha provato a contattare l'azienda, la Eurospin Tirrenica, senza però ricevere alcun tipo di commento sulla vicenda; i fatti per ora resi noti dai sindacati e dagli organi di informazione evidenziano che i diritti della donna licenziata, madre di un bambino di dieci anni e affetta da una seria malattia, sono stati violati con un licenziamento discriminatorio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative urgenti intenda adottare, per quanto di sua competenza, per sanare questa ingiustizia, che lede i diritti di una lavoratrice con gravi problemi di salute. Atto n. 3-00988 BINETTI Al Ministro della giustizia Premesso che: i recenti fatti di Reggio Emilia hanno rivelato una serie di abusi sui minori che sono realmente intollerabili, anche perché cominciano sempre con il loro allontanamento dalla famiglia, spezzando un legame prezioso, che andrebbe piuttosto recuperato e ristrutturato, ma non interrotto in modo drammatico; il caso di Reggio Emilia, disgraziatamente, non è un caso unico e la stessa firmataria della presente interrogazione, nel tempo, ne ha fatti presenti alcuni, per i quali è stata recentemente sollecitata una risposta del Ministro in indirizzo; il caso che si rappresenta riguarda F.C., nato a Cagliari nel 2007, da una coppia di genitori regolarmente sposati: M.C. e L.C.; ai genitori di F. è stata sospesa la responsabilità genitoriale dal Tribunale per i minorenni di Cagliari dal 2016 e il bambino è stato affidato ai cugini acquisiti G.C. e S.C.; il Tribunale per i minorenni di Cagliari ha deciso che i genitori di F. possano vederlo soltanto tre volte al mese, insieme alla coppia affidataria e solo in mezzo alla strada, perché i servizi sociali non consentono che gli incontri avvengano né in casa propria, né in casa dei cugini affidatari; i genitori vorrebbero recuperare la responsabilità genitoriale, vivere nuovamente insieme al figlio, mantenendo i giusti rapporti anche con coloro che sono attualmente la coppia affidataria; la sentenza attuale, emessa dal Tribunale per i minorenni di Cagliari, è la n. 11/18 ADS, mentre la procedura precedente era la n. 682/11 VG. Il cronologico del processo è: CRON 347/18, si chiede di sapere in che modo il Ministro in indirizzo intenda rivedere la normativa sugli affidi per tutelare più e meglio il bambino, F.C., garantendogli, fin da subito, la miglior relazione possibile con i genitori naturali e valutando successivamente un eventuale recupero della potestà genitoriale sospesa per un periodo di tempo, ma non definitivamente. Atto n. 3-00989 NANNICINI ALFIERI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: la fondazione Enasarco è una cassa di previdenza privatizzata dal decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e provvede alla previdenza e assistenza integrativa degli agenti e rappresentanti di commercio e dei promotori finanziari (oggi denominati consulenti finanziari); la fondazione Enasarco svolge una funzione pubblicistica e costituzionalmente garantita dall'art. 38 della Costituzione ed è qualificata quale pubblica amministrazione ai sensi dell'elenco Istat; la fondazione Enasarco provvede alla gestione dei contributi versati dai propri iscritti attraverso investimenti in strumenti finanziari mobiliari e immobiliari; a quanto risulta dai bilanci della cassa, la fondazione ha investito, a partire dall'anno 2001, circa 500 milioni di euro nei fondi immobiliari gestiti da Sorgente sgr, oggi commissariata dalla Banca d'Italia a seguito di gravi irregolarità nella gestione; a quanto riportato dai giornali e a quanto rinvenibile dai bilanci della stessa fondazione, già a partire dal 2013 erano state rilevate criticità nella gestione dei fondi, per superare le quali Sorgente sgr aveva proposto la sottoscrizione di un primo accordo quadro nel 2014 e poi nel 2016; da quanto appreso, i suddetti accordi sarebbero stati del tutto disattesi dal gestore, sulla base di una presunta lesione dell'autonomia di gestione spettante alla sgr; considerato che: da quanto si apprende dagli organi di stampa è in atto un duro contenzioso tra la fondazione Enasarco e Sorgente sgr, per il risarcimento dei danni subiti dalla fondazione dalla mala gestio di Sorgente sgr; a parere degli interroganti tale situazione si traduce in un danno nei confronti dei lavoratori iscritti alla fondazione Enasarco, il cui patrimonio dovrebbe essere valorizzato attraverso investimenti che siano in grado di offrire rendimenti idonei a garantire l'equilibrio previdenziale della cassa; dai bilanci dei fondi risulterebbe invece che, sebbene nel corso degli anni i fondi gestiti da Sorgente abbiano incassato oltre 180 milioni di euro di canoni di affitto, questi ultimi non siano stati distribuiti e la situazione patrimoniale dei fondi sarebbe gravata da numerosi debiti e costi di gestione: in particolare il fondo "Michelangelo" risulterebbe avere in cassa solo 1.400 euro (pag. 38 della relazione semestrale del Fia italiano immobiliare Donatello- Comparto Michelangelo Due al 30 giugno 2018) e debiti per oltre 20 milioni di euro (pag. 41), mentre il fondo "Megas" avrebbe registrato minusvalenze sugli immobili pari a circa 6 milioni di euro (pag. 32 della relazione semestrale del Fia italiano immobiliare Megas al 30 giugno 2018); risulterebbe altresì che Sorgente sgr abbia posto in essere una complessa operazione di interposizione di società finalizzata a "svuotare" i poteri di governance dei fondi partecipati da Enasarco rispetto agli investimenti immobiliari effettuati per loro conto e interesse da Sorgente sgr negli USA e in Svizzera (relazione Deloitte del 16 novembre 2015 e pag. 5, lettera c), del provvedimento di Banca d'Italia del 18 dicembre 2018); considerato inoltre che: a quanto riportato sugli organi di stampa l'immobile di via del Tritone, di proprietà del fondo Megas e oggi sede di Sorgente, sarebbe stato affittato ad una società del gruppo Sorgente, Tiberia Srl, con uno sconto del canone di quasi il 40 per cento: operazione non solo in palese conflitto di interessi, ma posta in essere successivamente all'avvio del processo di sostituzione di Sorgente come gestore del fondo Megas; dagli organi di stampa e a quanto risulta agli interroganti il provvedimento di commissariamento di Sorgente disposto da Banca d'Italia farebbe riferimento a carenze nel processo di valutazione degli attivi del fondo, in particolare "nella ricostruibilità dei valori e nell'aderenza dei dati utilizzati alle effettive condizioni di mercato, in grado anche di alterare significativamente i valori di vendita stimati e quindi la consistenza patrimoniale dei fondi" (pag. 2, lettera a), del provvedimento di Banca d'Italia del 18 dicembre 2018) nonché carenze nell'attività di gestione dei fondi che potrebbero configurare comportamenti penalmente rilevanti e cagionare un danno al patrimonio di Enasarco, oltre che a tutti gli altri sottoscrittori dei fondi; tale situazione appare quindi preoccupante per gli agenti di commercio, si chiede di sapere: quali azioni i Ministri in indirizzo intendano adottare, nell'ambito dei poteri di vigilanza attribuiti ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, al fine di verificare se tali operazioni siano state correttamente comunicate ai sensi dell'art. 8, comma 15, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122; se, vero quanto rappresentato e alla luce del danno registrato, non vi siano gli estremi per l'azione di commissariamento, ai sensi dell'art. 2, comma 6, del decreto, a tutela del patrimonio della fondazione e degli interessi degli iscritti; se i rappresentanti ministeriali presso i collegi dei sindaci abbiano le competenze adeguate in materia di investimenti per le verifiche e i controlli sulle delibere degli organi in materia; infine, per quale motivo non sia ancora adottato il regolamento, di cui al comma 3 dell'art. 14 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, che avrebbe potuto rafforzare il sistema dei controlli interni e regolamentare al meglio la gestione del rischio e i conflitti di interessi. Atto n. 3-00990 PAROLI BIASOTTI GALLONE VITALI MALLEGNI LANIECE GARNERO SANTANCHE' Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: al fine di perseguire l'efficacia dell'economia circolare, l'articolo 1, comma 19, del decreto-legge n. 32 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2019, riscrive il comma 3 dell'articolo 184- ter del codice dell'ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006), che disciplina in via transitoria i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto ( end of waste ), in attesa di quelli definitivi; la disposizione consente alle Regioni di utilizzare, in via transitoria, i criteri statali per la qualificazione delle materie prime secondarie o prodotti, mediante le procedure agevolate di cui ai decreti ministeriali 5 febbraio 1998, n. 161 del 2002 e n. 269 del 2005. Prevede altresì l'emanazione di linee guida del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per garantire l'uniforme applicazione sul territorio nazionale. Tali linee guida dovranno riferirsi alle verifiche sui rifiuti in ingresso nell'impianto e ai controlli sugli oggetti e sulle sostanze risultanti dalle operazioni di recupero svolte nell'impianto medesimo e dovranno comunque tener conto dei valori limite per le sostanze inquinanti e di tutti i possibili effetti negativi sull'ambiente e sulla salute umana. Entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore delle linee guida, i titolari delle autorizzazioni rilasciate in forza delle nuove disposizioni presentano all'autorità competente istanza di aggiornamento ai criteri generali definiti dalle stesse linee guida; l'entrata in vigore dell'articolo 1, comma 19, sta destando viva preoccupazione tra le aziende operanti nel settore, le associazioni rappresentative e gli enti locali, a causa di numerose problematiche, alcune delle quali sono irrisolte, altre invece incautamente aperte; in tale contesto, al fine di prevenire le gravi problematiche che iniziano a profilarsi, la Regione Lombardia ha inoltrato al Ministero dell'ambiente una richiesta di chiarimenti, in considerazione del fatto che, dal 18 giugno, non è possibile rilasciare nuove autorizzazioni, poiché la nuova normativa non sarà disposta prima di un anno e le autorizzazioni già rilasciate non sembrerebbero più efficaci, dovendosi disporre la loro revoca; dalla revoca delle autorizzazioni già rilasciate conseguirà la chiusura di numerose imprese operanti nel settore con la perdita di migliaia di posti di lavoro, in un contesto, quello dell'economia circolare, che dovrebbe invece rappresentare uno degli elementi trainanti per lo sviluppo dell'economia, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione; quali siano le iniziative che intendono intraprendere: per prevenire la saturazione delle discariche, immediata conseguenza del blocco delle nuove autorizzazioni e della revoca di quelle già rilasciate; per evitare che la revoca delle autorizzazioni comporti la chiusura delle numerose imprese operanti nel settore, con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro; per consentire l'operatività di un settore vitale, quello dell'economia circolare, per la Lombardia ed il Paese. Atto n. 3-00991 GARAVINI ALFIERI GIACOBBE Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno Premesso che: l'articolo 7- vicies ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, ha disposto, a decorrere dal 1° gennaio 2006, la sostituzione della carta d'identità su supporto cartaceo, all'atto della richiesta del primo rilascio o del rinnovo del documento, dalla carta d'identità elettronica; l'articolo 10, comma 3, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, ha disposto che: "L'emissione della carta d'identità elettronica è riservata al Ministero dell'interno"; alla data odierna su 7.957 Comuni presenti nel territorio nazionale, 7.810 sono già dotati di postazioni per il rilascio della carta d'identità elettronica, per una copertura pari al 98,15 per cento del totale; la carta di identità in versione cartacea, facilmente falsificabile, è oramai ampiamente superata e viene talvolta contestata in alcuni Paesi esteri, anche nei controlli alla frontiera, risultando particolarmente problematica per gli italiani residenti all'estero; presso la commissione interministeriale permanente della carta d'identità elettronica, istituita ai sensi dell'articolo 13 del decreto del Ministro dell'interno 23 dicembre 2015, recante "Modalità tecniche di emissione della carta d'identità elettronica", sono ancora in corso di svolgimento le attività finalizzate a rendere possibile l'emissione della carta di identità elettronica ai cittadini italiani residenti all'estero; infatti, secondo quanto emerso dai lavori della commissione, dovrebbero essere estese anche alle sedi consolari europee le procedure già previste per i Comuni, per consentire anche ai concittadini all'estero di presentare domanda di rilascio della carta elettronica e poterla ricevere presso il proprio domicilio, senza costi aggiuntivi rispetto a quanto avviene in Italia; il sottosegretario per l'interno, Stefano Candiani, rispondendo all'interrogazione 4-00236 presentata dal primo firmatario del presente atto in data 19 giugno 2018, ha chiarito che, per quanto riguarda l'emissione della carta elettronica per gli italiani residenti all'estero, l'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato ha già predisposto un documento tecnico, oggetto di confronto con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, contenente le linee programmatiche di intervento per lo sviluppo della relativa progettualità; inoltre, ha assicurato che: "L'obiettivo, una volta superati taluni passaggi tecnico-operativi e secondo un cronoprogramma predisposto dal Ministero degli affari esteri per il graduale avvio del rilascio della CIE all'estero, è quello di procedere all'integrazione dei sistemi informatici della rete consolare, per avviare, entro l'anno 2019, una fase di sperimentazione, con il dispiegamento di 95 postazioni CIE presso taluni consolati"; sebbene apprezzabile la fase di sperimentazione avviata dall'amministrazione, tuttavia è urgente procedere diffusamente all'emissione del documento elettronico, poiché le autorità locali di numerosi Paesi non riconoscono più la carta d'identità in formato cartaceo e non l'accettano quale documento identificativo; ad oggi, infatti, come evidenziato da numerosi connazionali all'estero e associazioni di cittadini, attualmente risulta impossibile ottenere il rilascio della carta di identità elettronica, sia all'estero che in Italia, con conseguenti disagi con le autorità locali; in data 18 aprile 2019, nel corso dell'audizione svoltasi innanzi il Comitato permanente sugli italiani nel mondo presso la Camera dei deputati, il direttore generale per gli italiani all'estero alla Farnesina, Luigi Vignali, ha rassicurato sulle tempistiche di realizzazione, indicando il 2020 come scadenza entro la quale il Ministero degli affari esteri dovrebbe riuscire a fornire tutta la rete europea della carta d'identità elettronica, si chiede di sapere: quali azioni i Ministri in indirizzo intendano intraprendere al fine di provvedere in tempi rapidi all'erogazione della carta di identità elettronica, anche in deroga alla fase sperimentale, nei Paesi in cui le autorità locali non considerano più ammissibile il documento cartaceo; se non ritengano opportuno estendere rapidamente a tutti gli Stati esteri un piano operativo che consenta di realizzare tale obiettivo in tempi certi, a partire dai Paesi nei quali la presenza dei cittadini italiani è più consistente; se il Ministro degli affari esteri non ritenga altresì opportuno disporre il potenziamento delle dotazioni delle sedi consolari, attraverso la fornitura di postazioni di lavoro a supporto dello svolgimento dei processi di emissione del documento di carta d'identità elettronica. Atto n. 3-00992 TARICCO PINOTTI MAGORNO CUCCA STEFANO FEDELI FERRAZZI ROSSOMANDO MARINO LAUS IORI ROJC BOLDRINI PITTELLA BITI BELLANOVA PARENTE GIACOBBE ASTORRE PATRIARCA MARGIOTTA VALENTE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'abitato di Demonte (Cuneo) è attraversato attualmente dalla strada statale 21 "della Maddalena", che costituisce un'importante direttrice di collegamento transalpino (Italia-Francia) garantendo l'accessibilità al territorio francese tramite il valico del colle della Maddalena, e da questa subisce un grandissimo condizionamento sul traffico che ne compromette pesantemente la vivibilità e la stessa tenuta statica del patrimonio immobiliare urbano; da decenni ormai è evidente necessità di una soluzione: relativamente alla strada statale 21, che si configura come strada di collegamento internazionale, e che oltre ad essere interessata anche dal normale traffico di valle è anche caratterizzata da un'elevata presenza di veicoli pesanti legati alla presenza di impianti industriali e turistici in alta valle Stura, nel tempo è stata prevista, con numerose ipotesi progettuali, una variante stradale che andrebbe a sollevare l'attuale traffico pesante transitante in valle Stura dall'attraversamento del centro urbano di Demonte, ed in prospettiva di Aisone e Vinadio, ove la presenza di curve, strettoie ed attuali carreggiate stradali ristrette determinano notevoli criticità anche sulla sicurezza e sulla fluidità del traffico commerciale ed economico verso la Francia; considerato che: solo a partire dal 2002, sono state sviluppate varie ipotesi e proposte progettuali per la variante di Demonte, sia dalla Provincia di Cuneo, sia dalla stessa Anas, con il coinvolgimento dei vari enti: anno 2002, progetto preliminare: Provincia di Cuneo e SI.TRA.CI; anno 2004, studio di fattibilità dell'adeguamento della strada provinciale 337; anno 2005, altro progetto preliminare; nel 2008 il consiglio di amministrazione Anas approvava un progetto preliminare per una variante alla strada statale 21 che prevedeva, tra l'altro, 4 gallerie, 4 viadotti e 4 rotatorie, con una previsione di spesa complessiva di circa 252 milioni di euro da realizzarsi in tre lotti, di cui il primo (variante di Demonte) era inserito già nel contratto di programma Anas 2007-2011, con previsione d'appaltabilità nel 2009; nel 2010 il progetto veniva rivisto per l'eccessiva onerosità e Anas si assumeva il compito di riprogettare l'opera individuando una soluzione che consentisse un risparmio di molte decine di milioni di euro per la sola circonvallazione di Demonte: la nuova variante prevedeva una sola galleria, invece delle due originarie, e un viadotto di circa 350 metri, un'ipotesi progettuale che, estesa anche ad Aisone, avrebbe consentito di dimezzare i costi complessivi dell'opera; nel corso del 2017, a seguito del reperimento delle risorse finanziarie inserite nel contratto di programma 2016-2020, si è potuto dare concreto avvio allo sviluppo della fase di progettazione definitiva del primo lotto variante di Demonte, sottoponendo il progetto ad una fase di valutazione di compatibilità ambientale; con avviso pubblico del 30 maggio 2018, Anas SpA ha comunicato di aver presentato alle amministrazioni ed enti competenti istanza per l'avvio del procedimento di valutazione d'impatto ambientale, integrata con la procedura di valutazione d'incidenza, nonché per la localizzazione dell'opera e contestuale apposizione del vincolo preordinato all'esproprio del progetto sulla strada statale 21, variante di Demonte; il tracciato di progetto, di lunghezza complessiva pari a 2,72 chilometri, inizia in corrispondenza dell'attuale sede della strada statale 21 poco prima di Demonte e prevede un primo tratto sul viadotto Perdioni (lungo 324 metri) ed un secondo (viadotto Cant, lungo 135 metri), per poi proseguire con l'imbocco della galleria Demonte (647 metri) per l'attraversamento del rilievo del Podio, nel pieno rispetto dei criteri della normativa stradale (decreto ministeriale 5 novembre 2001 e decreto ministeriale 19 aprile 2006) con categoria stradale di sezione C1 "extraurbana secondaria"; risulterebbe dagli organi di stampa che il 5 novembre 2018 Anas abbia comunicato che "il progetto definitivo relativo all'intervento (...) inserito nel Contratto di Programma 2016-2020, è stato sottoposto, ai sensi dell'art. 215, commi 3 e 5 del 9.1,1p, 50/2016, all'esame del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che si è espresso - parere n. 39 del 21.6.2018 - favorevole con osservazioni, propedeutico alle successive fasi della procedura approvativa"; rilevato che: per la variante di Demonte e Vinadio (Aisone) sono stati stanziati, nel tempo, 55,94 milioni di euro inseriti nel contratto di programma 2016-2020, di cui 0,35 milioni per la progettazione, 49,76 milioni dal Fondo unico Anas e con proposta di finanziamento 5,83 milioni di euro a valere sul Fondo infrastrutture; la gara d'appalto era prevista entro il 2019; l'appaltabilità dell'opera, che inizialmente era prevista per marzo 2019, è stata aggiornata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a fine del 2019 per consentire il completamento dell' iter di valutazione di impatto ambientale richiesto ad Anas con integrazioni degli elaborati progettuali già prodotti e con ulteriori dati inerenti alle indagini archeologiche esperite nell'area di sedime dell'intervento; rilevato che: il 28 maggio 2019 il Ministero per i beni e le attività culturali avrebbe richiesto di istituire una zona di "protezione paesaggistica", vale a dire un vincolo ulteriore rispetto a quanto inizialmente preventivato, che avrebbe comportato l'interruzione da parte di Anas degli studi e dei carotaggi lungo il percorso previsto per il tunnel , ed avrebbe espresso parere negativo in merito alla possibilità che il tracciato della variante passi in galleria sotto il Podio (resti del forte della Consolata) per motivi paesaggistici, con il rischio che tali decisioni possano compromettere di fatto la chiusura della valutazione d'impatto ambientale, ultimo adempimento necessario prima del bando di gara per l'affido dei lavori; ciò nonostante da ambienti della maggioranza parlamentare sono arrivate, anche con dichiarazioni pubbliche, rassicurazioni che si tratta invece solamente di necessarie integrazioni documentali e nuovi accertamenti, che in ogni caso non comprometterebbero l'esito e la realizzazione dell'opera, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; se non ritengano utile adottare urgenti iniziative al fine di chiarire e sbloccare questa situazione di "stallo del progetto", minando il lavoro di anni, e dare così avvio finalmente alla realizzazione di un'opera fondamentale per la valle Stura; se non ritengano necessario nel più breve tempo possibile intervenire con azioni per superare i disagi che la valle e tutto il mondo economico interessato riscontra quotidianamente, anche per superare la situazione che diventa ogni giorno più insostenibile, sbloccando l'iter relativo all'impatto ambientale del tunnel sotto il Podio, e garantendo al comune di Demonte, e a tutti i comuni limitrofi interessati, alle associazioni di categoria e al mondo imprenditoriale un rapido avvio dei lavori e tempi certi di conclusione dell'opera. Atto n. 3-00993 CASTELLONE MAUTONE CASTIELLO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: ai sensi dell'art. 1 della decreto legislativo n. 39 del 2013 per incompatibilità si intende l'obbligo per il soggetto cui viene conferito l'incarico di scegliere, a pena di decadenza, entro il termine perentorio di quindici giorni, tra la permanenza nell'incarico e l'assunzione e lo svolgimento di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione che conferisce l'incarico, lo svolgimento di attività professionali ovvero l'assunzione della carica di componente di organi di indirizzo politico; l'incompatibilità risponde ai principi di imparzialità, efficienza, buon andamento e trasparenza della pubblica amministrazione, la cui ratio si rinviene nel solco dell'art. 97 della Costituzione, dell'art. 1 della legge n. 241 del 1990 e dei principi di cui alla legge n. 190 del 2012; ai sensi dell'art. 1, comma 569, della legge n. 190 del 2014 (come modificato dall'art. 25- septies del decreto-legge n. 119 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 136 del 2018) l'obbligo di scelta è stato esteso anche al presidente di Regione in termini d'incompatibilità all'affidamento e alla prosecuzione del ruolo di commissario ad acta nella predisposizione ed esecuzione dei piani di rientro dal debito; altresì, l'art. 1, comma 395, della legge n. 232 del 2016 è stato modificato dall'art. 25- septies citato, in particolare è stato soppresso il primo periodo del comma che escludeva l'applicazione della norma alle Regioni già commissariate ai sensi del decreto-legge n. 159 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 222 del 2007; conseguentemente, il comma 3 dell'articolo 25- septies ha previsto che il Consiglio dei ministri provveda entro 90 giorni, secondo la procedura di cui all'articolo 2, comma 79, della legge n. 191 del 2009, alla nomina di un commissario ad acta per ogni Regione in cui si sia determinata l'incompatibilità del commissario, il quale resta comunque in carica fino alla nomina del nuovo commissario; nella Regione Campania la disposizione è rimasta inattuata, in quanto, nonostante il decorso del termine di 90 giorni contemplato dalla norma, non si è posto fine alla situazione di incompatibilità in cui versa il presidente della Regione, cui è anche attribuito il ruolo di commissario ad acta per il piano di rientro dal disavanzo nel settore sanitario; osservato che: nonostante la piena vigenza delle disposizioni normative in alcune Regioni, tra cui la Campania, i presidenti di Regione incaricati del ruolo di commissario, pur incompatibili, continuano ad operare senza alcuna limitazione; la ratio della normativa consiste nell'esigenza di mantenere una separazione fra gli incarichi di natura politica e quelli tecnico-gestionali attuativi del piano di rientro; l'espletamento e la prosecuzione dell'attività amministrativa nelle condizioni d'incompatibilità configura un comportamento illecito per l'inadempimento ad un preciso obbligo di legge che impone una scelta tra le distinte funzioni "in conflitto"; la situazione di incompatibilità si riverbera sulla validità degli atti adottati dal commissario ad acta incompatibile, essendo configurabile quantomeno un vizio di legittimità per violazione di legge, se non addirittura la nullità degli atti per carenza di potere; il compimento di atti diversi da quelli di ordinaria amministrazione o d'urgenza sostanzia un vero e proprio abuso delle funzioni a fronte di un obbligo di astensione; a parere degli interroganti è pertanto necessario e opportuno intervenire al fine di rimuovere la situazione di illegittimità riscontrabile nelle Regioni in cui i presidenti incaricati del ruolo di commissario, pur incompatibili, continuano ad operare, si chiede di sapere quali siano le motivazioni che ostano all'attuazione dell'articolo 25- septies del decreto-legge n. 119 del 2018, che prevede che il Consiglio dei ministri provveda alla nomina di un commissario ad acta per ogni Regione in cui si sia determinata l'incompatibilità del commissario. Atto n. 3-00994 RAUTI ZAFFINI Al Ministro della salute Premesso che: l'accordo del 16 dicembre 2010 adottato ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano (in sede di Conferenza Stato-Regioni), ha determinato l'approvazione delle linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo; si tratta di 10 linee guida complementari e sinergiche che, nella logica del documento, avrebbero dovuto essere implementate congiuntamente a livello nazionale, regionale e locale, volte ad una serie di target specifici: misure quali l'analisi del contesto assistenziale a livello regionale e locale, l'elaborazione, diffusione ed implementazione di raccomandazioni e strumenti per la sicurezza del percorso nascita, le procedure di controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto, la formazione degli operatori, il monitoraggio e verifica delle attività e l'istituzione di un comitato interistituzionale per il percorso nascita (CPN), con la funzione di coordinamento permanente; in particolare, la prima di tali linee guida, recante misure di politica sanitaria e di accreditamento, ha previsto la razionalizzazione e riduzione progressiva dei punti nascita, arrivando alla determinazione dello standard di 500 parti annui, identificato come volume minimo di parti idoneo a giustificare il mantenimento in attività dei punti nascita; la determinazione di questo standard ha inevitabilmente comportato una significativa contrazione, dal 2010 ad oggi, della fruibilità dei servizi di assistenza in questa delicata fase e per questa tipologia di intervento sanitario, quella, appunto, del parto, specie nelle aree più periferiche e nei centri minori, con l'emersione di gravi disagi e frequenti situazioni di rischio e persino pericolo sia per le partorienti che per i nascituri; casi raccontati spesso dalla stampa, sia locale che nazionale, e registrati in diverse regioni italiane (come Marche, Lombardia, Basilicata ed Emilia-Romagna), con la configurazione di una rete di offerta dei punti nascita notevolmente diversificata sul territorio nazionale. Una serie di disagi reiterati e di carenze strutturali che hanno, evidentemente, determinato la necessità di apportare alcuni correttivi a questa previsione; al riguardo, il decreto ministeriale 11 novembre 2015 (che integra i compiti del Comitato percorso nascita nazionale) ha introdotto infatti la possibilità di derogare a questo standard : secondo quanto previsto dall'articolo 1, commi 1, 2, e 3, le Regioni o Province autonome possono portare al tavolo di monitoraggio di cui al decreto ministeriale 29 luglio 2015 "eventuali richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orograficamente difficili, in deroga a quanto previsto dall'Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010"; gli interroganti rilevano prioritariamente come la procedura per la richiesta e concessione della deroga risulti estremamente macchinosa, richiedendo l'attivazione ed il dispiegamento di un iter burocratico complesso e articolato, "scaricando" sull'ente territoriale richiedente tutta una serie di onerosi adempimenti; in particolare, la richiesta di deroga (che deve essere formalizzata dall'Assessorato per la salute, della Regione o Provincia autonoma o pubblica amministrazione territoriale competente), sentito il parere del Comitato percorso nascita regionale, deve contenere tutta una serie di elementi, necessari per la valutazione della stessa richiesta, tra i quali: a) un'autovalutazione rispetto alla presenza degli standard operativi, tecnologici e di sicurezza dei punti nascita; b) la descrizione della "rete dei punti nascita", dimostrando che quello in deroga si inserisce in modo organico nella rete di offerta dei punti nascita di primo e secondo livello ( hub e spoke ), con particolare attenzione alla modalità di attuazione del sistema di trasporto in emergenza della madre e del neonato nell'ambito dell'area interessata; c) l'analisi dei flussi di mobilità attiva e passiva delle partorienti rispetto ai punti nascita di cui si chiede la deroga, compresa la georeferenziazione, che evidenzi che l'attuale bacino di utenza dei singoli punti nascita e il potenziale numero di parti dell'area interessata; d) la formalizzazione della responsabilità professionale del punto nascita in deroga, l'analisi dei costi; si tratta, dunque, di una procedura macchinosa e lenta, considerata oggettivamente inidonea a garantire la capacità istituzionale di rispondere alla richiesta di un servizio sanitario essenziale, come l'assistenza nella delicatissima fase del parto, con conseguenti gravi e reiterati disagi che si registrano su tutto il territorio nazionale e che incidono, tra l'altro, sul principio di eguaglianza e sulla parità di trattamento dei cittadini nell'erogazione dei servizi: disagi che, nonostante la previsione del meccanismo della deroga, insistono e persistono, continuando a configurare gravi disservizi e l'emersione di rischi concreti per la salute delle donne e dei nascituri; sono del resto diversi e distribuiti variamente sull'intero territorio nazionale da Nord a Sud i territori che, a vario titolo, hanno sollecitato il Governo a che fosse avviata una riflessione in ordine all'opportunità di rimodulare la rete dei punti nascita, superando o comunque rivedendo il criterio dei 500 parti annui come soglia minima per mantenere in attività un punto nascita; si cita ad esempio il caso dell'ospedale "Oglio Po" di Casalmaggiore (Cremona), che attualmente è interessato da procedimento giurisdizionale amministrativo per il ricorso promosso da 21 Comuni a cavallo tra le province di Mantova e Cremona avverso la decisione della Regione Lombardia, che, a fronte del diniego ministeriale della richiesta di deroga al criterio dei 500 parti nascita annui, non ha potuto che disporre la chiusura dei punti nascita con volumi di parti inferiore a tale soglia. Nella fattispecie, il TAR ha recentemente rigettato il ricorso dei sindaci, che attualmente valutano di impugnare la sentenza dinanzi al Consiglio di Stato; ebbene, una lunga trafila, burocratica prima e giurisdizionale poi, che ha investito una pluralità di enti territoriali e resasi necessaria esclusivamente per portare avanti la legittima battaglia dei territori per la garanzia di un presidio assistenziale e ospedaliero essenziale per la natalità e per la salute di donne e bambini. Trafila generata dall'applicazione automatica di un criterio meramente numerico, che necessita evidentemente di un'opportuna e auspicabilmente celere revisione; gli interroganti rilevano inoltre che in tal senso si registra una presa di posizione ufficiale del Ministro di indirizzo, che nel mese di gennaio 2019 si dichiarava pronta a "lavorare con le Regioni in vista di una rimodulazione dei punti nascita": tale impegno, ad oggi, risulta disatteso in assenza di provvedimenti volti a risolvere più criticità e disagi derivanti dall'applicazione di detto parametro all'organizzazione della rete ospedaliera territoriale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia avviato, come dichiarato in passato, la necessaria riflessione sull'adeguatezza dell'organizzazione della rete ospedaliera e dei punti nascita, con particolare riferimento alla revisione e al superamento standard dei 500 parti annui per il mantenimento in attività, e all'indispensabile ed indifferibile esigenza di garantire la tutela della salute e la salvaguardia della sicurezza delle donne e dei nascituri; se non ritenga di procedere, in tempi urgenti, alla revisione dell'organizzazione della rete ospedaliera e della distribuzione dei punti nascita, in modo tale da assicurare al contempo l'adeguatezza delle strutture e la garanzia dell'assistenza in modo omogeneo ed efficiente su tutto il territorio nazionale. Atto n. 3-00995 LAFORGIA Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: la cosiddetta "pensione commercianti" spetta, su richiesta, ai commercianti che chiudono l'attività prima dell'età pensionabile, accompagnandoli, quindi, alla pensione vera e propria; sono necessari determinati requisiti: 62 anni di età per gli uomini e 57 anni per le donne, iscrizione da almeno 5 anni alla gestione commercianti INPS, chiusura definitiva dell'attività con riconsegna autorizzazione e cancellazione dal registro della Camera di Commercio. Possono beneficiarne: i titolari e coadiutori di attività al minuto in sede fissa, anche abbinata a somministrazione di alimenti e bevande, i titolari e coadiutori di attività su aree pubbliche, anche in forma itinerante; i titolari e coadiutori di attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, gli agenti e rappresentanti di commercio (non i loro coadiutori); l'indennizzo, pari alla pensione minima di categoria (513 euro al mese), è riconosciuto dal mese successivo a quello di presentazione della domanda e fino alla decorrenza della pensione. Le domande presentate nel 2019 con i modelli precedenti alla nuova norma sono comunque valide e non devono essere ripresentate; l'indennizzo commercianti, previsto dalla legge n. 207 del 1996 e ripristinato in maniera strutturale dalla manovra di bilancio (legge n. 145 del 2018) a partire dal 2019, prevede un paletto, che scatena la protesta degli aspiranti percettori della prestazione, poiché restano fuori dalla misura di welfare coloro che hanno chiuso l'attività fra il 2017 e il 2018; il nodo del dibattito è l'interpretazione della circolare INPS (la n. 77/2019) rispetto al testo di legge, perché prevede che possano utilizzare la misura «coloro che cessano l'attività a decorrere dal 1° gennaio 2019»; il testo della legge specifica che l'indennizzo è previsto «a decorrere dal primo gennaio 2019», senza esplicitare eventuali retroattività; la misura inizialmente temporanea, infatti, è stata via via prorogata nel corso degli anni per interrompersi a fine 2016 (nel 2017 non c'è stata la proroga), mentre la legge di bilancio per il 2019 (comma 283, dell'art. 1 della legge n. 145 del 2018) ha reso l'indennizzo definitivo, ma partire dal 2019; restano, quindi, fuori coloro che non hanno chiuso l'attività nel biennio precedente; al momento si applica per le chiusure del 2019 con le procedure indicate dall'INPS nel documento di prassi; considerato che la richiesta è evidentemente quella di prevedere esplicitamente il diritto all'indennizzo per rottamazione della licenza per coloro che hanno chiuso nel 2017 e nel 2018, si chiede di sapere come i Ministri in indirizzo intendano sanare il problema nei confronti di persone che, come altre, hanno chiuso la propria attività, ma che avendolo fatto nell'arco di tempo 2017 e 2018, non godono degli stessi diritti di coloro che hanno chiuso negli anni precedenti o successivi. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00981 PARRINI Al Ministro dell'interno Premesso che: con una lettera del 2 luglio 2019 indirizzata al Ministro in indirizzo, il Sindacato italiano appartenenti Polizia (SIAP) ha denunciato il ritardo con il quale sono remunerati gli straordinari, rientranti in apposite contabilità suppletive, sottolineando come l'ultimo pagamento delle ore di straordinario eccedenti il "monte ore" risalga al mese di dicembre 2017 e come dal mese di gennaio 2018 il personale sia ancora in attesa del pagamento dovuto; il SIAP ha evidenziato come "per far fronte all'enorme mole di lavoro che la Polizia di Stato deve quotidianamente affrontare, il personale sia costretto ad impieghi in servizio che vanno ben oltre l'orario d'obbligo giornaliero. Un impiego continuo in regime di lavoro straordinario che spesso sfora sia il budget mensile a disposizione degli Uffici di polizia e quello massimo mensile ad personam consentito dalle normative vigenti"; anche il Sindacato italiano lavoratori di Polizia della Cgil (SILP), il 26 giugno, ha inviato una lettera al Ministro con la quale, per l'ennesima volta, ha denunciato "gli inaccettabili ritardi nel pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario rese dal personale della Polizia di Stato oltre il monte ore assegnato agli Uffici/Reparti, ovvero oltre le canoniche 55 ore pro capite, a decorrere dal mese di febbraio 2018", affermando che una soluzione non è più procrastinabile; il SILP afferma come non sia più "tollerabile che a un operatore di Polizia da una parte lo si obblighi - per legge - a prestare attività lavorativa oltre l'orario ordinario di servizio, senza possibilità di esimersi, dall'altra non si provveda mensilmente al pagamento di quanto dovuto. Non va sottaciuto come tale vicenda rischia di minare la serenità, anche economica, di chi è chiamato ad operare giorno e notte per garantire l'ordine e la sicurezza pubblica dei cittadini, oggi più di ieri, atteso il particolare momento in cui l'Italia si trova, dove allerta terrorismo e emergenza immigrazione comportano un impiego straordinario di donne e uomini in divisa"; premesso inoltre che: l'articolo 33 del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132 (cosiddetto decreto-legge sicurezza), ha previsto che "Al fine di garantire le esigenze di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, a decorrere dall'esercizio finanziario 2018, per il pagamento dei compensi per prestazioni di lavoro straordinario svolte dagli appartenenti alle Forze di polizia, (...) è autorizzata, a valere sulle disponibilità degli stanziamenti di bilancio, la spesa per un ulteriore importo di 38.091.560 euro"; nonostante le ripetute dichiarazioni con le quali il Ministro in indirizzo manifesta, quasi quotidianamente, la sua vicinanza alle forze dell'ordine, sono passati ben 17 mesi dall'ultimo pagamento degli straordinari; non basta indossare l'uniforme delle forze dell'ordine per rispettare e garantire i loro diritti, si chiede di sapere: quali siano le ragioni che hanno portato al ritardo nel pagamento delle ore di straordinario; quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di sanare la situazione. Atto n. 3-00982 DE PETRIS DE FALCO ERRANI LAFORGIA GRASSO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: la nave di bandiera olandese "Sea Watch 3" il 12 giugno 2019 ha soccorso 53 persone in mare a 47 miglia dalla Libia; la Convenzione di Amburgo del 1979 prevede l'obbligo di prestare soccorso ai naufraghi e di farli sbarcare nel primo "posto sicuro ( place of safety )" in cui sussista rispetto dei diritti umani e sia il più prossimo geograficamente rispetto al "punto nave" nel quale sia stato effettuato il salvataggio; pertanto, per il salvataggio effettuato il 12 giugno 2019 quali ipotetici posti sicuri vanno considerati nell'ordine i porti libici, quelli tunisini e il porto italiano di Lampedusa, essendo l'isola di Malta più distante da quella di Lampedusa dal punto nave in cui è stato effettuato il salvataggio; la comandante della Sea Watch 3, dopo aver scartato le ipotesi di sbarcare in Libia ed in Tunisia, ha doverosamente diretto verso il porto più vicino, che è quello di Lampedusa, in ossequio ai criteri derivanti dalle convenzioni internazionali, senza poter effettuare nessun'altra valutazione; la Libia non è un porto sicuro perché non è Paese sottoscrittore della Convenzione di Ginevra, mentre la Tunisia non ha una legislazione completa sulla protezione internazionale, come è dimostrato nei fatti dalla vicenda della "Maridive 601", che si è svolta contemporaneamente a quella della Sea Watch 3, e che ha potuto sbarcare i 75 naufraghi che erano a bordo solo dopo 19 giorni. Si è appreso successivamente che a quei naufraghi non è stato consentito di far richiesta di asilo politico, ed anzi sono stati respinti; l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) il 29 giugno 2019, la Commissione europea il 16 luglio 2018 ed il 14 giugno 2019, il Commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa il 18 giugno 2019 hanno affermato con chiarezza che la Libia non è un posto sicuro; in ultimo, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale il 28 giugno 2019 ha dichiarato: «La definizione di porto sicuro viene dalle convenzioni internazionali, queste condizioni per la Libia non ci sono»; il 15 giugno 2019 il Ministro dell'interno ha firmato il divieto di ingresso, transito e sosta della Sea Watch 3 nelle acque territoriali italiane, ai sensi del decreto-legge n. 53 del 2019; in materia di tutela dei diritti umani le convenzioni internazionali prevalgono sulle leggi nazionali e, a parere degli interroganti, la comandante Rackete, decidendo di accostarsi a Lampedusa, ha obbedito ad una normativa di rango superiore al citato decreto-legge; è da tenere in conto anche che più di 50 Comuni tedeschi, la diocesi di Torino e, soprattutto, 5 Paesi dell'Unione europea (Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo e Finlandia), a seguito di colloqui del Ministero degli affari esteri con la Commissione europea, avevano dato la propria disponibilità ad accogliere i migranti; paradossalmente, mentre alla Sea Watch 3 per molti giorni veniva impedito l'attracco, nelle ultime tre settimane a Lampedusa sono stati segnalati almeno dieci sbarchi; il 26 giugno, proseguendo lo stallo e peggiorando le condizioni fisiche e psicologiche dei naufraghi, la comandante Rackete ha dichiarato l'emergenza a bordo e ha condotto la Sea Watch 3 in acque territoriali italiane. La Guardia di finanza ha fermato l'imbarcazione a poche miglia dal porto, affermando di essere in attesa di disposizioni; il 29 giugno, la comandante, dopo aver valutato che la situazione sulla nave si andava deteriorando di momento in momento per la mancata risposta alla richiesta di attracco, ha deciso di sbarcare; una volta sbarcata, la comandante è stata posta in stato di arresto e le sono stati contestati i reati di rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate, si chiede di sapere: se la decisione di impedire lo sbarco sia stato un atto unilaterale del solo Ministro dell'interno o se sia stata pesa collegialmente dal Governo; in quest'ultima ipotesi, perché il Governo abbia preso questa decisione, di fronte all'accordo con 5 Paesi dell'Unione europea per accogliere i profughi una volta sbarcati e altresì alla disponibilità di 50 Comuni tedeschi e della diocesi torinese, ordinando di impedire l'attracco a Lampedusa, considerato che non vi era altra scelta praticabile dalla comandate Carola Rackete, vista anche la citata affermazione del Ministro degli affari esteri sulla non sicurezza della Libia per lo sbarco di naufraghi. Atto n. 3-00985 VITALI Al Ministro della giustizia Premesso che: da fonti di stampa di apprende come il 4 luglio 2019, intorno alle ore 11.30, nel carcere di Brindisi, circa 40 detenuti si sarebbero rifiutati di rientrare nelle celle dal cortile di passeggio; il fatto sarebbe avvenuto davanti a numerosi condomini dei palazzi limitrofi, attirati dalle urla; dopo una trattativa andata avanti per ore con il comandante della Polizia penitenziaria, i detenuti avrebbero deciso di lasciare il cortile e rientrare nelle celle; secondo informazioni pervenute all'interrogante, la protesta sarebbe scaturita dal malfunzionamento dei televisori, in un clima di tensione alimentato dai disagi causati dal caldo opprimente; l'episodio sarebbe stato preceduto nei giorni precedenti da altre manifestazioni di insofferenza presso i diversi istituti penitenziari della regione, afflitti dall'atavico problema del sovraffollamento e da quello riguardante la carenza di personale di Polizia penitenziaria; la Puglia, stando ai dati forniti nel mese di maggio dal sindacato Osapp (Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria) a seguito di un tentativo di suicidio nel carcere di Taranto, è la regione con il più alto tasso di sovraffollamento carcerario d'Italia, con una percentuale del 161 per cento, seguita dalla Lombardia che si attesta al 137 per cento; è ormai improrogabile una riforma complessiva dell'ordinamento penitenziario ed è necessaria l'attuazione di politiche mirate, volte a garantire modelli organizzativi e operativi efficienti in grado di assicurare condizioni umane e professionali accettabili nonché misure di controllo, prevenzione e repressione efficaci, anche attraverso lo stanziamento di maggiori risorse finanziarie per il comparto, si chiede di sapere: quali misure intenda assumere il Ministro in indirizzo, considerato anche il numero di condanne inflitte dalla Corte europea dei diritti dell'uomo all'Italia a causa dello stato di sovraffollamento delle carceri e l'enorme ammontare dei risarcimenti, e se non ritenga di adottare un nuovo piano di edilizia carceraria; quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di garantire maggiore sicurezza e condizioni dignitose di lavoro agli agenti di Polizia penitenziaria in servizio; se non ritenga urgente prevedere un piano di assunzioni di nuovo personale in numero almeno sufficiente a coprire le carenze di organico. Atto n. 3-00987 MODENA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il direttore dell'Agenzia delle entrate ha dichiarato ("Il Sole-24 ore" del 2 luglio 2019 on line ) che gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) non sarebbero più uno strumento di accertamento, come lo sono stati gli studi di settore, ma un meccanismo pensato per "favorire la compliance, premiare i contribuenti affidabili, semplificare e ottimizzare il sistema fiscale"; il viceministro dell'economia, Massimo Garavaglia, durante un convegno de "Il Sole-24 ore" (si veda lo stesso quotidiano del 1° luglio 2019) ha etichettato gli ISA come uno "strumento inutile, che sarà presto abrogato perché superato dalla fatturazione elettronica"; lo stato dei fatti è che il contribuente non comprende la funzione degli ISA e la differenza con gli studi di settore; inoltre, il tempo dedicato alla compilazione degli ISA è uguale, perché il quadro C è sostanzialmente identico al vecchio quadro D; il professionista, il piccolo artigiano, l'imprenditore si trova, anche quest'anno, a dover specificare 50 voci del quadro D; dietro ad ognuna di queste voci c'è, ovviamente, tempo perso e stress , sia per il titolare che per i suoi uffici, si chiede di sapere quando, anche tramite le opportune iniziative normative, verranno definitivamente aboliti gli ISA, ex studi di settore. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01880 MALAN VITALI Al Ministro della giustizia Premesso che: la coraggiosa inchiesta "Angeli e demoni" sulla rete dei servizi sociali e il sistema degli affidi della val D'Enza, nel reggiano, ha fatto emergere un quadro agghiacciante di bambini sottratti ai genitori, colpiti da accuse infamanti con certificazioni false, condizionamenti psicologici dei piccoli e altro ancora; per le persone accusate in quell'inchiesta valgono naturalmente le garanzie costituzionali e di legge, ma da ogni parte si levano voci a dire che cose simili accadono molto spesso, troppo spesso; il mostruoso "caso Forteto" ne è una dimostrazione accertata nei tribunali, ma mentre molte segnalazioni vengono fatte, molte altre non vengono fatte perché ai genitori colpiti viene spesso intimato di non protestare in alcun modo altrimenti i bambini non li vedranno mai più, oltre a rischiare gravi condanne per le accuse costruite a loro carico, si chiede di sapere: se siano state prese misure di carattere ispettivo rispetto ai tribunali presso i quali sono stati segnalati casi anomali in tema di bambini fuori famiglia; se il Ministro in indirizzo abbia il quadro numerico e analitico dei provvedimenti di sottrazione di bambini alle loro famiglie, in cui emergano le ragioni di tali atti. Atto n. 4-01881 COLTORTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: le "Istruzioni in materia di comunicazioni oggettive" emanate dall'Unità di informazione finanziaria (UIF) di Banca d'Italia il 28 marzo 2019 danno attuazione all'articolo 47 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, che sancisce l'obbligo di trasmettere alla UIF, con cadenza periodica, dati e informazioni selezionati in base a criteri oggettivi, concernenti operazioni a rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo; secondo le istruzioni, e a seguito del comunicato della UIF sulle "Comunicazioni oggettive: modalità di registrazione" del 17 giugno 2019, entro il 15 settembre 2019, i soggetti obbligati trasmettono alla UIF le comunicazioni oggettive relative ai mesi di aprile, maggio, giugno e luglio 2019; considerato che: le banche italiane, Poste italiane, gli istituti di pagamento e gli istituti di moneta elettronica hanno l'obbligo di ricorrere in caso di movimentazione di denaro contante di importi pari o superiori a 10.000 euro mensili, realizzata in modalità unica o attraverso più operazioni di importo superiore a 1.000 euro. La trasmissione delle comunicazioni oggettive è effettuata dal responsabile della funzione antiriciclaggio della società, ovvero dal responsabile del punto di contatto; le comunicazioni dovranno contenere i dati identificativi del segnalante e gli elementi informativi sulle operazioni, sui soggetti, sui rapporti e, in particolare: la data, l'importo e la causale dell'operazione; la filiale o il punto operativo in cui è stata disposta; il numero del rapporto continuativo movimentato; i dati identificativi del cliente, dell'esecutore e del titolare effettivo; per quanto risulta all'interrogante, gli istituti bancari offrono ai clienti sistemi di copertura dei propri conti con "società fiduciarie", di diritto italiano e estero, garantendo l'anonimato nei confronti di terzi; il legislatore ha affidato alla Banca d'Italia una seconda, nuova, vigilanza sulle società fiduciarie di maggiore dimensione o rilevanza. Più precisamente, questa innovazione di controllo pubblico è stata operata tramite la riformulazione dell'art. 199 del testo unico della finanza, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni e integrazioni (rubricato "Società fiduciarie") e dell'art. 106 del testo unico bancario, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni e integrazioni (rubricato "Albo degli intermediari finanziari"). L'opportunità di tale riscrittura normativa è stata colta dal legislatore a seguito della riforma dei titoli V ("Disciplina degli intermediari finanziari") e VI ("Norme sulla trasparenza") del testo unico bancario, effettuata con i decreti legislativi 13 agosto 2010, n. 141, e 19 settembre 2012, n. 169, che attuano la direttiva comunitaria 2008/48/CE in tema di contratti di credito dei consumatori. È stato imposto alle società fiduciarie svolgenti l'attività di custodia e amministrazione di valori mobiliari e o controllate da una banca o un intermediario finanziario oppure aventi la forma di società per azioni e capitale minimo di 100.000 euro di iscriversi nella "nuova" sezione separata del suddetto albo degli intermediari finanziari ( ex art. 106 del testo unico bancario) tenuto dalla Banca d'Italia. In data 12 ottobre 2017, risultano iscritte ben 36 fiduciarie aventi le suddette caratteristiche; la riforma è divenuta operativa, tramite provvedimenti interni della Banca d'Italia e, in particolare, grazie ad alcune disposizioni contenute nella circolare n. 288 del 2015 recante la disciplina di vigilanza dei soggetti operanti nel settore finanziario (intermediari finanziari, confidi di maggiori dimensioni, agenzie di prestito su pegno e società fiduciarie), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere al fine di permettere una piena attuazione dell'emersione della grande evasione fiscale; quali strumenti stia adottando per il tracciamento e l'interdizione delle più ingenti attività di riciclaggio delle società bancarie al fine di portare alla luce le "società fiduciarie". Atto n. 4-01882 DE PETRIS Al Ministro dell'interno Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: domenica 23 giugno 2019 a Roma, nell'area di via degli Olimpionici 7, per il secondo anno consecutivo, è stato montato un palco per consentire una manifestazione non autorizzata che ha determinato molti disagi alla popolazione residente, la quale si è rivolta, senza averne riscontro, alla Polizia municipale e alla Questura per gli opportuni interventi; il disagio è stato reso ancor più acuto dall'insopportabile volume della musica che si sprigionava dai numerosi impianti di amplificazione utilizzati dai manifestanti. La manifestazione si è protratta per alcune ore per concludersi a notte inoltrata, provocando ulteriore disturbo alla quiete pubblica; considerato che: se si trattasse di una manifestazione spontanea, senza le necessarie autorizzazioni e il monitoraggio e controllo dei livelli di esposizione umana al rumore e alle vibrazioni, di competenza dell'ARPA, non si comprenderebbe il mancato intervento delle pattuglie dei vigili urbani e delle forze dell'ordine; in dispregio di qualunque elementare norma di buon civismo, i manifestanti hanno anche deturpato l'area interessata, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali siano le generalità, quantomeno, degli organizzatori e dei finanziatori della manifestazione; se, per quanto di sua competenza, abbia individuato cause e responsabilità del mancato e tardivo intervento di Polizia municipale e forze dell'ordine, a garanzia della pubblica incolumità, in occasione della manifestazione tenutasi a Roma il 23 giugno 2019. Atto n. 4-01883 SBROLLINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la superstrada Pedemontana veneta è un'arteria in fase di costruzione della lunghezza di circa 95 chilometri. A completamento di tutti i lavori, collegherà le località di Montecchio maggiore, in provincia di Vicenza, e Spresiano, in provincia di Treviso, passando per il distretto industriale di Thiene, per Bassano del Grappa e Montebelluna e a nord di Treviso, interconnettendosi con le autostrade A4, A31 e A27; nell'ambito dei lavori di realizzazione della strada, assume particolare rilievo la realizzazione di una connessione diretta tra la superstrada e la A4 nei pressi della località Alte di Montecchio maggiore, in assenza della quale il territorio interessato rischia di subire forti ed insuperabili problematiche di traffico urbano in ragione dell'elevato flusso di autoveicoli convergenti su tale area dall'autostrada A4 e dalla Pedemontana; l'attuale casello di Alte di Montecchio maggiore risulta un'infrastruttura a "collo di bottiglia" che danneggia l'economia del territorio, molto sviluppata sotto il profilo della produzione industriale e commerciale. Esso, infatti, risulta già estremamente insufficiente rispetto al flusso di traffico da e verso l'autostrada A4 e l'eventuale traffico aggiuntivo derivante dall'apertura della superstrada comporterebbe inevitabilmente la paralisi del traffico nella zona; lo spostamento del casello autostradale, al fine di garantire alla località castellana una riduzione consistente del traffico urbano, è stato deciso da diversi anni, e il tempo previsto per la realizzazione dei lavori del nuovo casello è di circa 4 anni; considerato che: l'autostrada "Serenissima" A4 si interseca con il tragitto della TAV così come proposto già da anni; le vallate che trovano nel casello di Alte di Montecchio maggiore l'ingresso all'autostrada A4 fanno riferimento al polo conciario, al distretto della meccatronica, a importanti aziende chimiche, a numerosissime attività commerciali; nei recenti incontri tra amministratori locali e categorie economiche interessate dalla situazione non vengono date certezze sui tempi e sull' iter delle convenzioni, aumentando le incertezze e i dubbi esistenti fra i cittadini e le imprese del territorio, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sulla situazione e quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di risolvere le problematiche descritte che rischiano di compromettere lo sviluppo di un territorio importante per l'economia del Veneto e di danneggiare i cittadini di una comunità di oltre 30.000 persone; se sia a conoscenza delle motivazioni che hanno indotto Rete ferroviaria italiana a non firmare ancora l'affidamento dei lavori al consorzio IRICAV 2, nonostante i finanziamenti e un progetto definitivo approvato. Atto n. 4-01884 PICHETTO FRATIN MALLEGNI VITALI MODENA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la legge 30 dicembre 2018, n. 145, ha ripristinato la concessione dell'"indennizzo cessazione attività commerciali" che ha lo scopo di accompagnare il cessante all'età della pensione e che viene riconosciuto in base ad alcuni specifici requisiti; in particolare, il comma 283 dell'art. 1 recita testualmente: " A decorrere dal 1° gennaio 2019 l'indennizzo di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, è concesso, nella misura e secondo le modalità ivi previste, ai soggetti che si trovano in possesso dei requisiti di cui all'articolo 2 del medesimo decreto legislativo alla data di presentazione della domanda"; la direzione generale INPS, con circolare n. 77 del 24 maggio 2019, ha fornito alcune istruzioni e chiarimenti al fine della corretta gestione delle domande di indennizzo; nello specifico al punto 2.2 (Requisiti e condizioni) ha evidenziato che, "In merito alla cessazione dell'attività commerciale, si precisa che possono beneficiare della misura introdotta dalla legge di bilancio 2019, purché in possesso di tutti i requisiti previsti dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 207/1996 al momento della domanda, coloro che cessano l'attività a decorrere dal 1° gennaio 2019, data di entrata in vigore della legge di bilancio 2019"; quanto riportato nella circolare n. 77/2019 non sembra corrispondere esattamente a quanto previsto dal comma 283 con riferimento a coloro che, pur in possesso dei requisiti di cui all'art. 2 del decreto legislativo n. 207, hanno presentato la domanda di cessazione attività in data antecedente al 1° gennaio 2019; secondo quanto risulta agli interroganti, moltissimi ex commercianti, in base all'interpretazione fornita dall'INPS, pur avendo compartecipato negli anni al versamento del contributo dello 0,09 per cento finalizzato alla copertura dell'indennizzo, resteranno esclusi dallo stesso; si tratta di una situazione paradossale, anche in considerazione del fatto che tale categoria di lavoratori ha sempre pagato nel corso degli anni la corrispondente quota contributiva ed ora si trova a non poterne usufruire, si chiede di sapere se la circolare INPS corrisponda esattamente a quanto stabilito dal comma 283 e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di superare la condizione che attualmente impedisce l'accesso all'indennizzo per la cessazione di attività commerciale prima del 1° gennaio 2019. Atto n. 4-01885 CARBONE Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: presso il distretto della Corte d'appello civile di Napoli si sarebbero verificati, negli ultimi tempi, frequenti episodi di smarrimento di fascicoli, contenenti, in alcuni casi, anche informazioni sensibili. Ad esempio, è stato segnalato che, in due gradi di uno stesso giudizio civile, avente ad oggetto il risarcimento danni per responsabilità professionale intentato dai genitori di un minore nei confronti della casa di cura e della ginecologa, nel corso del giudizio sarebbe dapprima "scomparso" definitivamente l'intero voluminoso "faldone" del fascicolo di ufficio di primo grado, custodito nella cancelleria civile del Tribunale di Avellino (procedimento n. 5013/2010 R.G.), fascicolo che sarebbe stato poi faticosamente ricostruito dagli interessati e, su istanza di questi ultimi, custodito in cassaforte per ordine del giudice fino alla decisione; successivamente, dopo la sentenza, all'atto del ritiro del fascicolo dall'archivio, si poteva constatare che erano nuovamente "scomparsi" 24 documenti medici. Nel giudizio di appello, promosso dai genitori del minore avverso la sentenza di primo grado, la Corte d'appello ha dovuto rinviare di un anno l'udienza fissata per le conclusioni delle parti, perché il Tribunale di Avellino, benché sollecitato più e più volte, negli anni, avrebbe omesso di trasmettere alla Corte di Napoli il fascicolo di ufficio di primo grado. Inoltre, risulterebbe attualmente "smarrito" il voluminoso "faldone" del giudizio di appello (proc. n. 4942/2016 R.G.), che era custodito nella cancelleria civile di detta Corte d'appello e che, alla data di oggi, non risulta reperito; tali episodi contribuiscono a rallentare ulteriormente la definizione dei contenziosi, producendo gravissimi danni all'erario, costretto al pagamento delle sanzioni previste dalla cosiddetta legge Pinto (di cui alla legge n. 89 del 2001), nonché pregiudicando significativamente i diritti dei cittadini che si rivolgono alla giustizia; la condotta del personale amministrativo deve essere ispirata a criteri di correttezza e professionalità, non essendo tollerabile che i fascicoli possano essere smarriti; la causa di tali disservizi è, spesso, determinata dalla carenza di organico del personale amministrativo; la legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) stabilisce che il Ministero della giustizia è autorizzato ad assumere personale amministrativo non dirigenziale (area II e area III) e che l'assunzione del personale dell'area II, in particolare degli operatori giudiziari, è autorizzata mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento a norma dell'articolo 35, comma 1, lettera b) , del decreto legislativo n. 165 del 2001, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di assicurare il corretto svolgimento dell'attività giudiziaria nel distretto della Corte di appello di Napoli e, soprattutto, se ritenga di attivare l'ispettorato del Ministero con il compito di svolgere accertamenti sulla base di quanto descritto. Atto n. 4-01886 QUAGLIARIELLO Al Ministro dello sviluppo economico Atto n. 4-01887 NENCINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: in data 24 aprile 2019 il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ed i sindacati hanno firmato un accordo per il riconoscimento della professionalità acquisita dai docenti con almeno tre annualità di servizio; compito della direttiva europea 1999/70/CE che riguarda la tutela dei lavoratori relativa all'accordo quadro con i sindacati CES, UNICE e CEEP è quello di migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo l'applicazione del principio di non discriminazione, nonché di creare un quadro per la prevenzione degli abusi derivanti dall'utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato; l'Italia ha recepito la direttiva nella normativa nazionale con il decreto legislativo n. 368 del 2001, ma il nostro Paese è risultato spesso inadempiente rispetto alla direttiva su questioni che riguardano la pubblica amministrazione; il "decreto Madia" (decreto legislativo n. 75 del 2017) ha permesso di stabilizzare, tra gli altri, i precari del Servizio sanitario nazionale con il reclutamento anche attraverso concorsi riservati (art. 20), ma non i precari della pubblica istruzione; lo scorso 11 giugno il Ministro in indirizzo e i sindacati hanno firmato un accordo per la realizzazione dei percorsi abilitanti speciali per docenti con tre annualità di servizio, e di un concorso straordinario per docenti con tre annualità nella scuola statale negli ultimi 8, a cui destinare circa 24.000 posti; il Ministro, all'atto della stipula dell'accordo con i sindacati, ha dichiarato che "saranno previsti, per i docenti che hanno già lavorato per almeno tre anni nella scuola, sia statale che paritaria, percorsi (PAS) che saranno attivati a stretto giro e che consentiranno di conseguire l'abilitazione all'insegnamento, utile, fra l'altro, per accedere alle supplenze annuali dalle graduatorie di seconda fascia e per insegnare nelle paritarie. Ai PAS potranno accedere, tra gli altri, anche i docenti di ruolo e i dottori di ricerca"; il provvedimento ha carattere di urgenza e nell'accordo stipulato il Ministro ha recepito le richieste dei sindacati di applicare un provvedimento d'urgenza per emanare il bando dedicato ai precari della scuola, si chiede di sapere quando il Ministero intenda emanare il bando dedicato ai precari del mondo della scuola con 36 mesi di servizio, considerato il carattere di urgenza. Atto n. 4-01888 AIMI MOLES Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, della salute e della giustizia Premesso che: la recente inchiesta "Angeli e demoni", i cui dettagli sono stati riportati a mezzo stampa, ha fatto emergere uno scenario raccapricciante sulla rete dei servizi sociali della val d'Enza nel reggiano, accusati, tra l'altro, di redigere false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito presso amici o conoscenti; le misure cautelari disposte sono state numerose tra politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una onlus di Torino. Tra questi figura anche il sindaco di Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia; secondo i dettagli inquietanti emersi dall'inchiesta, i minori sarebbero stati sottoposti ad ore di intensi "lavaggi del cervello" durante le sedute di psicoterapia, con l'uso di impulsi elettrici spacciati ai piccoli come "macchinetta dei ricordi", un sistema che in realtà avrebbe "alterato lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari"; con tali metodiche, dunque, i minori sarebbero stati allontanati dalle loro famiglie naturali per essere affidati a comunità o a soggetti anche poco raccomandabili, persone con problematiche psichiche e con figli suicidi; secondo gli inquirenti si tratterebbe di un business rodato, di centinaia di migliaia di euro, e che si protraeva da anni nell'ambito di un sistema che si serviva di professionisti e politici; sempre secondo la ricostruzione sarebbero state prodotte relazioni mendaci, disegni dei bambini artefatti attraverso la mirata "aggiunta" di connotazioni sessuali, terapeuti travestiti da personaggi "cattivi" delle fiabe messi in scena ai minori in rappresentazione dei genitori intenti a far loro del male, falsi ricordi di abusi sessuali ingenerati con gli elettrodi; tra i reati contestati ci sono quelli di frode processuale, depistaggio, abuso d'ufficio, maltrattamento di minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d'uso; a mezzo stampa si apprende inoltre che dalla onlus coinvolta provenivano anche le psicologhe che interrogarono, negli anni '90, i bambini nella bassa modenese, in relazione alle vicende portate alla luce dall'inchiesta giornalistica "Veleno": in effetti, come riportato dagli organi di informazione, vi sarebbero sempre stati legami tra la bassa e il centro specialistico dell'Unione della val d'Enza. Su tali vicende l'interrogante ha depositato già due interrogazioni ancora senza risposta (4-00848 del 14 novembre 2018 e 4-01797 del 12 giugno 2019); tali vicende, inoltre, sembrano evocare anche quelle, altrettanto drammatiche, del "Forteto" in Toscana, sulle quali ancora non è stata fatta piena luce. A tal proposito si rammenta che con legge 8 marzo 2019, n. 21, è stata istituita la Commissione di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano avviare verifiche urgenti e attività ispettive di competenza presso le strutture e gli uffici dell'Emilia-Romagna che si occupano di tutela dei minori; quali iniziative di carattere normativo si intendano assumere per evitare, in futuro, il ripetersi di simili, inquietanti, vicende; se intendano assumere iniziative volte a garantire sostegno, psicologico ed economico, alle famiglie e ai ragazzi coinvolti nelle terribili vicende; quali ulteriori iniziative intendano assumere per monitorare l'intero sistema nazionale degli affidi e garantire controlli maggiormente stringenti nei confronti delle famiglie affidatarie. Atto n. 4-01889 MALAN Ai Ministri della salute, della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: la minore, chiamata con un nome di fantasia Sofia, è nata il 27 giugno 2007 in Bulgaria, è cittadina bulgara di madre bulgara e nel 2012 si è trasferita in Italia con la propria mamma e G.D., con cui la madre ha contratto matrimonio, e che dal 2012 costituisce per la minore la figura del padre, poiché quello biologico è rimasto pressoché assente nella vita della piccola; nel maggio 2018 il servizio sociale, a seguito di una segnalazione della scuola della minore, con cui veniva informato che la bambina era stata assente per 27 giorni per problematiche legate alla pediculosi, che vi era un presunto cattivo odore sui vestiti della piccola e un non meglio circostanziato singolo caso di abbigliamento non adeguato all'età, dopo un unico incontro conoscitivo con la madre e il marito, eseguiva in data 27 giugno 2018, giorno dell'undicesimo compleanno della minore, una visita domiciliare, che rilevava una non meglio precisata sporcizia e disordine in casa; a nulla è valso che la madre e il marito spiegassero che erano appena terminati lavori di ristrutturazione della casa ed erano in procinto di partire al fine di trasferirsi nuovamente in Bulgaria, cosa facilmente desumibile dal fatto che gran parte delle suppellettili fosse in scatoloni da trasloco, come risulta dalle fotografie, dalle quali si rileva che l'abitazione è più che decorosa (certificata di classe energetica A) con ampia e graziosa stanza per la bambina; i coniugi rappresentavano inoltre al servizio sociale la forte inimicizia che vi era tra loro e la scuola, e in particolare con il dirigente scolastico R.A.; il contrasto, sfociato in alcune denunce penali presentate a carico del dirigente scolastico, originava dalla divulgazione non autorizzata sul sito della scuola (a sua volta collegato ad altri siti tra cui "Vimeo", piattaforma di visualizzazione e condivisione di contenuti multimediali) di fotografie in cui vi era Sofia; i coniugi avevano anche protestato perché nella scuola era stata imposta come lingua obbligatoria il rumeno anziché l'inglese, quest'ultima disponibile solo a pagamento; a seguito della sola visita domiciliare, il giorno successivo, il 28 giugno 2018, senza alcun'altra indagine o istruttoria che potesse coinvolgere le altre figure parentali, come la nonna e la bisnonna con cui la minore era solita condividere il periodo estivo, le assistenti sociali, unitamente all'assessore per le politiche sociali del Comune di Ladispoli, si presentavano presso l'abitazione familiare con carabinieri e vigili urbani, questi in uniforme e armati, prelevando Sofia e collocandola in un istituto gestito da una suora, della quale esistono fotografie in cui è abbracciata al dirigente scolastico; così istituzionalizzata, la minore, dal 28 giugno 2018 fino al maggio 2019, ha potuto incontrare la sola madre, due volte a settimana, in presenza di persone dell'istituto, mentre le è stato inibito di incontrare o anche solo sentire telefonicamente sia il padre acquisito G.D., considerato dal servizio sociale un estraneo rispetto alla minore, che la nonna e la bisnonna materna e tantomeno altri amici della piccola; la minore è stata sottoposta, senza alcuna autorizzazione, a vaccinazioni già effettuate dalla madre, costretta a servire come chierichetta le funzioni domenicali nonostante sia di religione ortodossa e obbligata a non parlare alla madre in lingua bulgara come aveva sempre fatto, ma solo, innaturalmente, in italiano; a oltre un anno dall'allontanamento non è stato previsto né attuato alcun progetto di sostegno, contrariamente a quanto prescrive la legge; al contrario, alla madre, a seguito delle sue richieste e contestazioni relative a comportamenti inadeguati della suora A.M., responsabile della casa famiglia, e a una cicatrice trovata nella schiena della bambina, ha ricevuto dalla responsabile del servizio sociale una lettera che le proibisce totalmente di incontrare la figlia senza altra motivazione che "a seguito degli ultimi eventi"; il sito internet dell'istituto cui fa capo la struttura dove Sofia è confinata ha pubblicato dopo il periodo pasquale, in ostentato sfregio alla privacy e alla famiglia, un articolo intitolato "Pasqua a Ladispoli", fatto passare come scritto dalla stessa Sofia, recante il vero nome della minore, il fatto di essere a Ladispoli e di essere bulgara, oltre a una fotografia della bambina stessa, sia pure con il volto poco visibile, rendendola perciò facilmente identificabile; nel testo le si fa dire di essere molto contenta del fatto che, mentre gli altri bambini sono in famiglia per le vacanze, lei può godere delle coccole delle suore, che le piace tanto stare vicino al sacerdote e che suor A.M. è il capo di tutti e di tutte mentre lei (la piccola) deve solo ubbidire; il sindaco, benché nominato tutore legale di Sofia, non ha mai risposto alle accorate lettere di sua madre; il Tribunale per i minorenni ha avallato la sconcertante condotta del servizio sociale basandosi esclusivamente su generiche e non documentate relazioni; Sofia, in oltre un anno, non è mai stata ascoltata dall'autorità giudiziaria, pertanto, quando e se lo sarà, le sue parole potrebbero essere assai poco attendibili, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, secondo le rispettive competenze, non ritengano che siano stati violati: gli artt. 1 e 4 della legge 28 marzo 2001, n. 149; gli artt. 3, 29 e art. 30 della Costituzione, tutti volti a preservare, ove possibile, l'unità familiare; gli artt. 9 e 12 della Convenzione di New York, che stabiliscono rispettivamente il diritto del minore a non essere allontanato dalla propria famiglia, se non in casi estremi di maltrattamenti e incuria, e il diritto all'ascolto del minore per ogni questione che lo vede coinvolto; l'art. 8 della CEDU che impone agli Stati di armarsi di un vero e proprio "arsenale", come lo definisce la Corte EDU, al fine di garantire l'unità familiare e la non ingerenza se non in modo proporzionato alla necessità; l'art. 315- bis del codice civile, che stabilisce l'obbligo di ascolto del minore a pena di nullità del provvedimento giudiziario che lo coinvolge; infine, le linee guida dell'ordine nazionale degli assistenti sociali del 2016, che riconosce l'allontanamento operato ex art. 403 del codice civile come extrema ratio , da usare solo dopo aver posto in essere tutti i necessari interventi sociali onde prevenire ed evitare un provvedimento così grave, e che contestualmente all'allontanamento deve essere predisposto un progetto per il recupero della genitorialità; se non ritengano che tali modalità di intervento possano provocare traumi indelebili alla minore ed al proprio nucleo familiare per quella che è stata da più esperti definita "alienazione familiare", considerando che Sofia è da oltre un anno in un contesto residenziale, privata di ogni contatto con i propri familiari ed amici e delle proprie abitudini; oltre ad essere contrarie all'obbligo per lo Stato di promuovere il benessere dei cittadini; se intendano promuovere iniziative legislative aventi il fine di evitare inappropriati e ingiustificati interventi istituzionali nelle famiglie, prevedendo sanzioni per coloro che assumono condotte contrarie alla tutela del minore, come stabilita dalle leggi nazionali e sovranazionali; se, in particolare, il Ministro della giustizia intenda promuovere le azioni di competenza nei confronti dei responsabili. Atto n. 4-01890 BINETTI Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: negli ultimi mesi, il panorama urbano di Roma ha subito una radicale mutazione: ad ogni angolo, lungo i marciapiedi, sulle carreggiate, nelle piazze storiche sono diventati sempre più vistosi i cumuli di rifiuti, ormai stanziali, che arrivano a creare due o tre anelli intorno a fatiscenti cassonetti, anch'essi pieni di mefitica spazzatura; tutti i municipi sono indistintamente segnati dallo stesso marchio infamante e sono diventati una lunga e decadente sequenza di sporcizia e degrado senza soluzione di continuità, dove la spazzatura non raccolta per settimane si trasforma in estemporanee piccole discariche a cielo aperto (in cui rovistano gli zingari, pasteggiano gabbiani, ratti e piccioni, pullulano mosche, scarafaggi e altri insetti) che fanno di Roma un luogo molto più simile ai sobborghi delle megalopoli africane (si pensi, ad esempio, a Korogocho, miserabile bidonville di Nairobi, la capitale del Kenya) che alle capitali europee; al netto degli esposti presentati da cittadini, comitati di cittadini ed associazioni dei consumatori alle Asl competenti e alla Procura della Repubblica e senza voler entrare nel merito di ripetitive, sterili polemiche politiche frontali e trasversali tra la Giunta capitolina, la Giunta della Regione Lazio e Ama SpA, questa iconografia dell'inferno romano, oltre a rappresentare un oltraggio all'intero Paese ed un danno esiziale per il turismo della capitale, al momento costituisce soprattutto un'emergenza ambientale e sanitaria (rischio di salmonella, toxoplasmosi, febbre tifoidea, leptospirosi, tetano, peste, colera), specie in considerazione del clima tropicale che raggiunge spesso i 38 gradi centigradi; il rischio sanitario emerge ogni volta che si creano situazioni critiche che possono incidere sulla salute umana. L'organizzazione degli interventi volti alla prevenzione di tali rischi è uno degli aspetti più complessi nella gestione di un'emergenza sanitaria poiché, come nel caso in questione, non può prescindere dalla prioritaria rimozione delle cause che l'hanno provocata; il rischio sanitario è difficilmente prevedibile, perché dipende da altre variabili (fattori stagionali, intensità, estensione territoriale, durata e così via), ma grazie alla pianificazione degli interventi sanitari e psicosociali in emergenza è possibile prevenire o limitare i danni alle persone. A questo proposito, le attività di informazione e formazione verso la popolazione contribuiscono alla prevenzione, perché rinforzano i comportamenti efficaci per contrastare e gestire al meglio l'emergenza e limitare gli effetti dannosi degli eventi, si chiede di sapere: quali tempestive misure i Ministri in indirizzo intendano avviare, per quanto di competenza e nel rispetto dei compiti degli enti locali, al fine di scongiurare i rischi o ipotesi di rischio, come ad esempio le epidemie, nel territorio di Roma; se, a tal fine, non ritengano opportuno ed urgente, con il coinvolgimento della Protezione civile e dell'Esercito, predisporre un piano strategico della durata di 60 giorni (luglio-agosto 2019) volto a rimuovere le piccole discariche a cielo aperto presenti sull'intero territorio della capitale, svuotare bidoni, cassonetti e contenitori vari dell'immondizia ed infine procedere alle operazioni di disinfestazione ambientale e di eventuale derattizzazione. Atto n. 4-01891 MISIANI D'ALFONSO ASTORRE BITI BOLDRINI CIRINNA' CUCCA D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE IORI LAUS MAGORNO MALPEZZI MANCA MARINO MESSINA Assuntela PITTELLA ROJC SBROLLINI STEFANO SUDANO TARICCO ROSSOMANDO VALENTE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che con l'entrata in vigore dell'obbligo di presentazione della dichiarazione di successione esclusivamente in via telematica è stato introdotto l'uso di un programma di compilazione ( software ) che, se da un lato sembra agevolare l'utente, dall'altro crea inspiegabili rigidità, non permettendo la presentazione di dichiarazioni parziali, ovvero relative solo a determinati beni caduti in successione o assegnati a determinati soggetti per testamento, né la possibilità di integrare o correggere una dichiarazione già presentata, se non tramite la presentazione di un'intera nuova pratica (contrariamente a quanto previsto dall'articolo 28, comma 6, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni); considerato che: tali limiti "informatici" (che costituiscono "errore bloccante" nell'utilizzo del programma) comportano notevoli disagi per gli interessati, quando non addirittura conseguenze discriminanti e di danno, come ad esempio: a) con testamento vengono assegnati beni diversi a distinti soggetti. Alcuni di questi, indipendentemente dalle intenzioni degli altri eredi, intendono procedere all'immediata presentazione della dichiarazione di successione (e al pagamento delle imposte) al fine di poter chiedere la consegna dei beni di cui sono beneficiari, essendo ciò indispensabile, ad esempio, per riscuotere somme presso una banca, ai sensi dell'articolo 48 del decreto legislativo n. 346; b) se sorge lite tra i coeredi in merito all'attribuzione di determinati beni, mentre per altri l'assegnazione è pacifica, non sarà possibile per questi ultimi adempiere agli obblighi tributari di pagamento delle imposte di successione fintanto che tutti gli eredi non trovino un accordo, con il rischio che si rendano applicabili per tutti, anche per coloro che erano pronti ad adempiere, le previste sanzioni per omissione o ritardo nella presentazione della dichiarazione; c) qualora in sede di presentazione della dichiarazione si fosse dimenticato un cespite, o la sua esistenza non fosse stata conosciuta, la sopravvenienza non potrà essere dichiarata con autonoma dichiarazione integrativa o correttiva (come previsto dal citato articolo 28, comma 6), ma l'intera pratica dovrà essere ripresentata, contenente nuovamente la descrizione di tutti i cespiti caduti in successione, e con l'obbligo (imposto "dal programma") che questa sia firmata dallo stesso soggetto che ha presentato la precedente (obbligo che non trova nessuna rispondenza nella legge né nella logica); considerato inoltre che il sistema così introdotto costituisce grave disagio per il contribuente, nonché un ingiustificato limite all'autonomia del singolo cittadino che voglia adempiere ai propri obblighi tributari indipendentemente da quanto vogliano fare altri interessati. Ciò pare, inoltre, anche in contraddizione con la natura informatica delle modalità, che dovrebbero favorire l'Agenzia delle entrate nell'unificare, in ogni caso, anche la documentazione presentata da soggetti ed in momenti diversi, tramite il semplice utilizzo del codice fiscale del defunto (obbligatoriamente indicato in ciascuna pratica), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare iniziative per razionalizzare il sistema introdotto al fine di renderlo coerente con le vigenti norme di legge, semplificarlo e renderlo più equo ed adeguato alle esigenze dei contribuenti. Atto n. 4-01892 CIRIANI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: è di pochi giorni fa l'annuncio, riportato da una pluralità di fonti a mezzo stampa, della cessazione dell'attività produttiva dell'azienda "Safop" di Pordenone; si tratta della storica azienda fondata nel 1923, specializzata nella produzione di macchine utensili tecnicamente all'avanguardia, destinate all'impiego in diversi settori industriali, tra cui: energetico, siderurgico, cartario, petrolifero, aeronautico, navale, ferroviario e pesante; dal 2012 la società è interamente partecipata da una holding europea, denominata "Jingcheng Holding Europe GMBH", a sua volta interamente controllata da una società cinese, costituita dal Governo popolare municipale di Pechino (peraltro, tra le 500 imprese più importanti di Pechino): la "Beijing Jingchen Machinery Electric" Holding Co., la cui attività principale consiste nella produzione di macchinari; un'operazione di ricapitalizzazione da parte degli investitori cinesi, quella del 2012, considerata in un primo momento come una "svolta epocale", specie in considerazione delle garanzie che venivano fornite sul fronte degli investimenti, dello sviluppo, dell'apertura ai mercati internazionali, dell'autonomia gestionale e della preservazione dell'autonomia sul territorio; lo scenario prospettato al momento dell'acquisizione, tuttavia, non trova aderenza e riscontro rispetto alla complessa evoluzione che invece si è concretizzata sul piano reale nel corso degli anni, evoluzione passata anche attraverso una procedura di concordato avviata nel 2014 e conclusasi nel 2018, che avrebbe dovuto favorire l'avvio di un percorso di innovazione, ingegnerizzazione e ottimizzazione dei prodotti, prevedendo anche l'aggiunta di nuove professionalità aziendali e una formazione continua sul know how già esistente, capace di valorizzare le maestranze e le competenze maturate all'interno della società; tale percorso non soltanto, a distanza di più di un anno, non trova perfezionamento, ma si scontra invece con il continuo e preoccupante susseguirsi, nelle ultime settimane, di una serie di notizie critiche, quali: le dimissioni dell'amministratore delegato, sopravvenute appena lo scorso maggio, l'annuncio della mancanza di materie prime per dar seguito alle commesse ed infine, l'avvio della procedura di autofallimento; la crisi ha determinato l'impossibilità, per 76 dipendenti della società, di proseguire le attività a decorrere dal 2 luglio 2019, e determinando le giuste e conseguenti iniziative dei sindacati e delle istituzioni territoriali locali, tra cui la convocazione di un tavolo di crisi volto alla ricerca di soluzioni a tutela dell'azienda e dei lavoratori, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave crisi della società Safop; quali iniziative urgenti ritenga di poter adottare, al fine di individuare soluzioni che consentano la sopravvivenza della storica società e della salvaguardia dei livelli occupazionali, evitando le ricadute negative e pesantissime che deriverebbero, per il tessuto economico e sociale del territorio interessato, dal suo fallimento. Atto n. 4-01893 BARBARO Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: la Jabil Circuit Italia è una multinazionale americana attiva nel settore della manifattura elettronica, presente nel nostro Paese con il suo centro di eccellenza a Marcianise (Caserta). Il 24 giugno 2019 l'azienda ha annunciato l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per 350 su 700 addetti dello stabilimento casertano, che dovrebbe concretizzarsi entro settembre; di conseguenza i sindacati hanno organizzato assemblee, scioperi ed altre iniziative di sensibilizzazione: Uilm, Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Failms hanno proclamato uno sciopero di 8 ore, a partire dalle ore 8 del 25 giugno, durante il quale si è svolta anche un'assemblea sindacale; dopo l'annuncio dei licenziamenti, solertemente il Ministero dello sviluppo economico ha convocato il tavolo di crisi su Jabil Italy per le ore 10 del 27 giugno 2019, per discutere la situazione occupazionale e produttiva del sito di Marcianise, si chiede di sapere: quali siano gli aggiornamenti relativi alla vertenza Jabil Circuit di Marcianise; quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per scongiurare i licenziamenti e, qualora dovessero comunque verificarsi, quali interventi intenda promuovere per il ricollocamento nel mercato del lavoro dei dipendenti licenziati. Atto n. 4-01894 BINETTI VITALI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: nei giorni scorsi è apparsa una pubblicità dall'impronta a giudizio degli interroganti fortemente blasfema, in cui in un quadro che rappresenta l'Annunciazione del Botticelli si vede l'angelo Gabriele mentre porge alla Madonna una pillola abortiva e le dice: "usala, fa miracoli"; autori di questa rappresentazione, che ha colpito e ferito la sensibilità di moltissime persone, giovani e meno giovani, laici e cristiani, sono alcuni studenti dell'istituto tecnico statale "Giovanni Giorgi" e dell'istituto "Virginia Woolf", sezione moda, abbigliamento e grafica pubblicitaria, risultati vincitori del bando di concorso, per aver rappresentato la contraccezione d'emergenza con "molto humor " per cui ad ognuno di loro è andato un premio di 1.000 euro; diverse associazioni di genitori si sono rivolte al Ministro in indirizzo lamentando che nelle scuole della capitale sono state avallate iniziative dai contenuti che risultano in antitesi con i principi ed i valori educativi del sistema scolastico e aggiungendo che considerano atto di vilipendio alla religione cattolica oltraggiare immagini di altissimo valore artistico e religioso per veicolare tra i giovani messaggi che andrebbero affrontati con ben altra profondità, nel contesto di una più ampia e completa educazione all'affettività e alla sessualità; occorre ricordare che il comma 16 dell'articolo 1 della legge n. 207 del 2015, la "Buona scuola", sottolinea la necessità di un pieno coinvolgimento delle famiglie quando si affrontano tematiche fortemente interconnesse con l'educazione affettiva e l'educazione sessuale, e pertanto ci si chiede se le famiglie fossero state avvisate della tipologia di mandato prevista dal bando di concorso, dei suoi obiettivi e delle modalità di esecuzione; i dati ISTAT recentemente pubblicati sugli indici di natalità e sull'andamento demografico del Paese meriterebbero ben altra tipologia di messaggi e di considerazioni nei confronti della vita nascente, soprattutto perché le nuove generazioni riscoprano il valore della genitorialità e se ne assumano, pienamente e liberamente, la responsabilità, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare in merito, proprio per garantire il pieno rispetto dell'autonomia scolastica e, contestualmente, come ha già dichiarato alla stampa, nel rispetto della libertà di espressione dei giovani, "che non va mai ostacolata o, peggio, censurata, ma al contrario va favorita, avendo però sempre ben chiari i concetti di buonsenso e di rispetto delle sensibilità e dei diritti altrui, compresi i simboli religiosi e le immagini sacre". Atto n. 4-01895 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: la formazione continua del professionista sanitario è il processo attraverso il quale il professionista della salute si mantiene aggiornato per rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del servizio sanitario e al proprio sviluppo professionale; il decreto legislativo n. 502 del 1992, articoli da 16- bis a 16- sexies , ed in particolare l'articolo 16- quater (rubricato "Incentivazione alla formazione continua"), prevede che la partecipazione alle attività di formazione continua costituisce requisito indispensabile per svolgere attività professionale in qualità di dipendente o libero professionista, per conto delle aziende ospedaliere, delle università, delle unità sanitarie locali e delle strutture sanitarie private; l'articolo 19 del codice di deontologia medica prevede che "Il medico, nel corso di tutta la vita professionale, persegue l'aggiornamento costante e la formazione continua per lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze professionali tecniche e non tecniche, favorendone la diffusione ai discenti e ai collaboratori. Il medico assolve agli obblighi formativi. L'Ordine certifica agli iscritti ai propri Albi i crediti acquisiti nei percorsi formativi e ne valuta le eventuali inadempienze"; con un accordo del 2 febbraio 2017 il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno approvato il documento "La formazione continua nel settore salute", unitamente all'allegato "Criteri per l'assegnazione dei crediti alle attività ECM" che ne costituisce parte integrante; l'accordo prevede all'art. 21 che gli ordini e le rispettive federazioni nazionali vigilino sull'assolvimento dell'obbligo formativo dei loro iscritti ed emanino, ove previsti dalla normativa vigente, i provvedimenti di competenza in caso di mancato assolvimento; con il decreto ministeriale 17 aprile 2019 è stata ricostituita la commissione nazionale per la formazione continua per l'espletamento dei compiti previsti dall'articolo 16- ter , comma 2, del decreto legislativo n. 502, dall'accordo Stato-Regioni del 1° agosto 2007, nonché dall'accordo Stato-Regioni del 2 febbraio 2017; la commissione nazionale è l'organo di governo del sistema della formazione continua nel settore della salute: definisce e dà esecuzione alle norme relative ai requisiti minimi per l'accreditamento dei provider contenute nel "Manuale nazionale di accreditamento per l'erogazione di eventi ECM"; la formazione continua in medicina non esiste soltanto in Italia, ma è una pratica diffusa in tutto il mondo, seppur con importanti differenze tra un Paese e l'altro. In alcuni Paesi è regolamentata attraverso un sistema volontario e autoregolamentato e non sono previste sanzioni, mentre in altri è diventato vincolo legale per esercitare la professione sanitaria, si chiede: se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario avviare una valutazione sull'efficienza del sistema della formazione continua in medicina; quali iniziative intenda intraprendere per garantire che tutti i professionisti del sistema sanitario completino gli obblighi formativi previsti; quali provvedimenti di propria competenza intenda adottare per regolamentare il caso di mancato assolvimento dell'obbligo. Atto n. 4-01896 GALLONE PAROLI BERUTTI BIASOTTI PAPATHEU MESSINA Alfredo MALLEGNI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: l'obiettivo principale dell'istituto dell' end of waste , cioè la cessazione della qualifica di rifiuto, è quello di generare percorsi virtuosi di transizione verso l'economia circolare, la quale ha, tra i suoi obiettivi fondamentali, l'incentivazione alla sostituzione di materie prime vergini con materie provenienti da filiere di recupero. Nel contesto dell'economia circolare, esso deve trovare massima diffusione poiché rappresenta una misura concreta per realizzare, secondo i principi del diritto europeo, la "società del riciclo e recupero"; al fine di promuovere il riciclo dei rifiuti e l'uso efficiente delle risorse con la conseguente riduzione dell'uso delle discariche e dei termovalorizzatori, obiettivo che rientra tra le finalità delle direttive europee e delle leggi nazionali in materia di rifiuti, la determinazione dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto assume importanza centrale; nel nostro Paese vi sono molti settori produttivi che beneficerebbero di un'efficace e puntuale normativa che regolamenti finalmente la "qualifica di fine rifiuto", ossia il momento in cui un rifiuto cessa di essere tale, e che consenta che un residuo di lavorazione sia gestibile come sottoprodotto; la normativa attuale è poco chiara e lascia spazio a varie interpretazioni, e l'imprenditore corre quindi il rischio di essere accusato di traffico illecito di rifiuti; va infine ricordato che la raccolta differenziata nel tessile sarà obbligatoria nel 2024 (come da direttiva quadro sui rifiuti, approvata dal Parlamento europeo ed entrata in vigore nel 2018); già in data 11 settembre 2018, è stato presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-00518 con il quale si poneva all'attenzione del Ministro in indirizzo la necessità di rendere chiarezza riguardo ai criteri specifici, da stabilire caso per caso. Nella risposta fornita all'interrogazione 3-00337 dal sottosegretario Gava il 13 dicembre 2018, presso la 13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato, la stessa faceva presente che si stava lavorando alla predisposizione di un intervento normativo per disciplinare le modalità attraverso cui istituire meccanismi per la cessazione della qualifica di rifiuto "caso per caso"; l'articolo 1, comma 19, del decreto-legge n. 32 del 2019, recante "Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2019, ha novellato il comma 3 dell'articolo 184- ter del codice dell'ambiente di cui al decreto legislativo n. 152 del 2016, prevedendo una disciplina transitoria dei criteri per la cessazione di rifiuto ( end of waste ), in attesa di quelli definitivi, con la conseguenza di peggiorare il quadro normativo e vincolare le Regioni ad adeguarsi ad una norma ormai obsoleta come quella del decreto ministeriale 5 febbraio 1998 (cosiddetto decreto Ronchi) ormai superato da nuove discipline in sede europea e soprattutto da un progresso tecnologico che ha radicalmente cambiato il sistema dello smaltimento dei rifiuti; in questo quadro le Regioni non solo non potranno rilasciare nuove autorizzazioni, ma, nella maggior parte dei casi, saranno costrette a revocare quelle già in essere con ricadute negative in termini economici e di inquinamento; la modifica sta destando forte preoccupazione tra gli imprenditori che paventano il rischio della graduale chiusura degli impianti, con conseguente perdita di posti di lavoro e interruzione di processi di riciclo con aumento di conferimento in discarica o inceneritori di rifiuti oggi riciclati, oltre al blocco di molti nuovi investimenti; il Ministro ha recentemente emanato il decreto ministeriale 15 maggio 2019, n. 62, il primo decreto " end of waste " per riciclare i pannolini. Un passo sicuramente importante per lo sviluppo dell'economia circolare, ma sicuramente non sufficiente per ridare slancio ad un settore che abbraccia molteplici ambiti come ad esempio quello dei rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) o quello del recupero degli pneumatici dei mezzi di trasporto che, invece di essere conferiti in discarica, potrebbero essere riutilizzati per migliorare la qualità dell'asfalto e dei manti stradali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di prevedere iniziative normative urgenti finalizzate a definire i criteri per l'applicazione uniforme a livello nazionale ed europeo dei processi di cessazione della qualifica di rifiuto, per favorire realmente lo sviluppo dell'economia circolare, garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana e ad agevolare l'utilizzo accorto e razionale delle risorse naturali. Atto n. 4-01897 CASTALDI Al Ministro della giustizia Premesso che: il procedimento disciplinare nei confronti dei magistrati trova la sua fonte normativa principale nella Costituzione, che all'art. 105 prevede, fra le attribuzioni del Consiglio superiore della magistratura, l'adozione dei provvedimenti disciplinari nei loro confronti; come riportato da diversi organi di stampa, magistrato per aver svolto un'attività imprenditoriale, incompatibile con la sua professione e per aver tenuto un "comportamento gravemente scorretto" nei confronti dei giudici popolari del processo di primo grado sulla discarica Bussi (Pescara), di cui presiedeva il collegio; lo stesso magistrato è coinvolto anche in un altro procedimento di natura contabile, n. 800/2016/GUE, pendente davanti alla Corte dei conti de L'Aquila che dovrebbe pronunciarsi sui contributi agricoli percepiti dal dottor Romandini dall'Agenzia per le erogazioni in agricoltura dal 1996 al 2015; rilevato che: come evidenziato con l'atto di sindacato ispettivo 4-00163 in data 16 aprile 2018, l'OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode) ha confermato, su segnalazione di un cittadino, che il caso del giudice Romandini è "oggetto della procedura di selezione di cui all'Articolo 5 del Reg (EC) 883/2013 sul funzionamento di OLAF", determinando in sostanza l'apertura di un'indagine tesa all'acquisizione di un completo quadro informativo, al riscontro dei documenti eventualmente sottoposti e all'integrazione dell'informazione trasmessa con quanto acquisibile presso banche dati, pubblici registri, fonti aperte; tale procedura di selezione porterà a una decisione del direttore generale che "non è discrezionale ma è vincolata ai principi cardine del Trattato UE (in particolare proporzionalità e sussidiarietà) ed ai criteri che sono esplicitati dalla richiamata disposizione di cui all'Articolo 5"; considerato che dall'ulteriore trascorrere del tempo senza una pronuncia della Corte potrebbe profilarsi il rischio della prescrizione del procedimento, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e di quali ulteriori elementi conoscitivi sia in possesso sulla vicenda; se non intenda attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento la regolarità di funzionamento degli uffici giudiziari coinvolti nella vicenda, anche al fine di esperire tutte le azioni a tutela del presunto credito erariale. Atto n. 4-01898 CASTALDI BOTTO ANASTASI LA MURA ANGRISANI VACCARO FERRARA CORRADO GALLICCHIO MATRISCIANO ORTIS LEONE MOLLAME TRENTACOSTE DESSI' LANNUTTI FENU DONNO PRESUTTO Ai Ministri per la pubblica amministrazione, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: secondo recenti ricerche, il 40 per cento delle persone che consumano la pausa pranzo fuori casa usa i buoni pasto, in oltre 150.000 esercizi convenzionati, in larga maggioranza bar e ristoranti. L'intero mercato dei buoni pasto vale circa 3 miliardi di euro, dei quali il 40 per cento assegnati con gara Consip, giunta nel 2018 all'ottava edizione; sono circa 90.000 le aziende, enti e amministrazioni che riconoscono il servizio sostitutivo di mensa a circa 2,4 milioni di dipendenti: 1,6 nel settore privato, 900.000 in quello pubblico; considerato che: il buono pasto rappresenta un vantaggio: per il lavoratore, che vede incrementare le proprie disponibilità economiche senza la tassazione e contribuzione tipica dei redditi da lavoro e ha la possibilità di consumare un pasto sano e non improvvisato; per l'impresa, che riesce a riconoscere ai propri dipendenti una misura di benessere non diminuita dagli effetti del cuneo fiscale; per gli esercenti, che incrementano il proprio fatturato di quasi il 30 per cento; da anni, i criteri contenuti nelle gare pubbliche indotte dalla centrale di acquisti pubblica Consip, orientati al massimo risparmio possibile per lo Stato e quindi costruiti attorno a meccanismi viziosi di massimo ribasso, hanno originato una pericolosa spirale che, generando sempre maggiori sconti, ha conseguentemente diminuito la qualità del prodotto "buono pasto" fruito dai dipendenti pubblici; la qualità facilmente è misurabile mediante criteri oggettivi quali: l'eterogeneità della rete di esercizi convenzionati, i tempi del rimborso agli esercenti, la diffusione territoriale, l'infrastruttura tecnologica, la gestione amministrativa del flusso economico; considerato inoltre che: la società risultata principale assegnataria delle gare, "Qui!Group" SpA, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Genova il 7 settembre 2018, lasciando in eredità agli esercizi convenzionati un "buco" economico di circa 200 milioni di euro, senza che le amministrazioni deputate alla vigilanza abbiano verificato la qualità del servizio erogato e la solidità del fornitore della pubblica amministrazione; tale situazione, a parere degli interroganti incresciosa, causata da un unico soggetto cresciuto anche grazie alla ripetuta aggiudicazione di appalti pubblici da parte della Consip, ha messo a rischio anche il lavoro quotidiano di operatori solidi, affidabili e apprezzati anche dalla rete degli esercenti convenzionata; a breve termine è prevista una nuova gara Consip (la nona) per la fornitura dei buoni pasto nella pubblica amministrazione, che potrebbe riconfermare quegli stessi criteri di selezione degli emettitori che già si sono dimostrati in giudizio inefficaci e forieri di problemi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto; se non ritengano necessario assumere urgentemente iniziative per evitare che il prossimo bando pubblicato da Consip contenga modalità di assegnazione che, ancora una volta, mettono a rischio la qualità del servizio offerto ai lavoratori ed espongano ad un eccessivo rischio la rete degli esercizi convenzionati; se, nei limiti delle proprie attribuzioni, non ritengano utile assumere iniziative al fine di introdurre vincoli stringenti alla vigilanza che la Consip svolge sui soggetti convenzionati, anche nelle fasi successive alla stipula del contratto, affinché per il futuro emergano tempestivamente gli elementi di crisi che coinvolgono soggetti selezionati dalla centrale acquisiti e che rischiano di ripercuotersi su tutta la filiera economica; se non ritengano utile creare una commissione nazionale, con la partecipazione di sindacati, aziende emettitrici, piccoli esercenti, grande distribuzione e consumatori, in modo tale da coinvolgere tutta la filiera dei buoni pasto, allo scopo di mediare tra i diversi attori della filiera, anche predisponendo proposte congiunte da sottoporre al legislatore, nonché monitorare il rispetto della normativa sul buono pasto, anche ricevendo le denunce di violazione delle disposizioni legislative dal territorio; se non ritengano opportuno incoraggiare la modernizzazione del mercato attraverso buoni pasto digitali che garantiscono maggiore tracciabilità, tempi di rimborso istantanei, monitoraggio certo dell'andamento del mercato, informatizzazione dei piccoli punti vendita. Atto n. 4-01899 CASTIELLO ORTOLANI GALLICCHIO MARINELLO CASTELLONE PISANI Giuseppe ROMANO GIANNUZZI GAUDIANO MATRISCIANO DI PIAZZA AUDDINO LANNUTTI ANGRISANI ROMAGNOLI GRASSI DI MARZIO MAUTONE DONNO ENDRIZZI MININNO GIARRUSSO PRESUTTO DI NICOLA FEDE LOMUTI RICCIARDI SANTILLO TURCO COLTORTI PUGLIA Ai Ministri della salute e dell'interno Considerato che: in data 9 giugno 2019 la vittoria elettorale del candidato sindaco di Capaccio-Paestum (Salerno) Franco Alfieri è stata festeggiata a sirene spiegate da un gruppo di ambulanze che hanno fatto da corteo ad un camion vela con l'immagine del neo sindaco. Le ambulanze appartengono a Roberto Squecco, imprenditore funerario condannato con sentenza definitiva per tentata estorsione aggravata da metodo mafioso e ritenuto dalla Cassazione organico al clan camorristico Marandino. Lo stesso Squecco aveva messo a disposizione di Alfieri, per l'inaugurazione della campagna elettorale, uno stabilimento balneare di sua proprietà, ora chiuso per sospensione della concessione demaniale, a seguito dell'intervenuta condanna. Squecco è co-indagato con Alfieri nella nota indagine di recente promossa dalla DIA di Salerno, tanto che l'europarlamentare PD, già procuratore antimafia di Salerno, Franco Roberti, aveva invitato Alfieri a ritirare la candidatura. Nella lista di Alfieri è stata eletta la moglie di Squecco, successivamente premiata con la nomina di capogruppo in Consiglio comunale; con ordinanza di custodia cautelare di ben 2.036 pagine eseguita in data 26 giugno 2019, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha disposto l'arresto di 126 persone, appartenenti alla cupola camorristica dell'"alleanza di Secondigliano", che aveva allocato nell'ospedale "San Giovanni Bosco" la propria sede sociale e logistica. Lì venivano decisi gli indirizzi sindacali dell'azienda, gli affidamenti degli appalti, l'organizzazione delle visite last minute senza prenotazioni e ogni altra attività. Persino l'apertura dei reparti era decisa dai boss . Dall'ordinanza di custodia cautelare, come riferito dalla stampa, risulta che era stata allestita la vendita di certificati di morte, per 500 euro ciascuno, per asportare sollecitamente le salme, favorendo gli amici titolari di pompe funebri, come pure il commercio di false certificazioni funzionali alle truffe in danno delle compagnie di assicurazione. L'ospedale è stato ridotto ad una fabbrica di certificazioni false: padrini, manutengoli, colletti bianchi, riciclatori e truffatori dominavano senza contrasti nel nosocomio, condizionandone l'attività, svolgendo, tra l'altro, funzioni di ufficio di smistamento degli ammalati e di prenotazione delle visite e delle analisi di laboratorio, cui era possibile accedere senza dover passare per l'ufficio ticket e per le liste di attesa; a giudizio degli interroganti la vicenda suscita stupore e sconcerto. Se può sfuggire ai controlli qualche episodio isolato, è inconcepibile che sfugga un comportamento abituale e sistematico. L'"alleanza" non si trovava al San Giovanni Bosco "di passaggio", né per organizzarvi un dopolavoro, ma vi aveva allocato la sede sociale e la centrale operativa, con un via vai di gente che entrava e usciva superando file e prenotazioni. Non mancavano cortei di clientes che si recavano dai capi per propiziare interventi per le assunzioni alle dipendenze delle ditte appaltatrici ed altri favori. Secondo quanto riferito da alcuni medici dell'ospedale al quotidiano "Il Mattino" di Napoli (28 giugno 2019) "Il clima è quello di un tessuto sociale in cui domina la prevaricazione e la violenza", come pure l'inefficienza e lo sperpero di risorse pubbliche. I 175 posti letto del presidio sono stati ridotti a 135 per la delocalizzazione del reparto di cardiologia e la chiusura di alcuni reparti tra cui quello di eccellenza di ematologia, che al quinto piano ospita ancora una nuova cappa per la preparazione dei farmaci oncologici, realizzata da più anni ma mai inaugurata. Struttura questa che manca in tutta la Asl Napoli 1, anche presso l'ospedale "del Mare"; il caso del San Giovanni Bosco purtroppo non è l'unico. Alcuni pentiti, come riportato dal quotidiano "la Repubblica" di Napoli (28 giugno), hanno messo a verbale che la camorra detiene il controllo anche su altri ospedali, quali il policlinico, il "Cardarelli" ed altre strutture sanitarie della Regione; l'art. 22, comma 2, lett. a) , della legge regionale della Campania n. 20 del 2016 ha modificato l'art. 1 della legge regionale n. 20 del 2015 introducendo il comma 6- bis , il quale ha previsto che, "Per l'intera durata della gestione commissariale per la prosecuzione del Piano di rientro dal disavanzo del Settore sanitario, le funzioni dell'Ufficio Speciale Servizio Ispettivo sanitario e socio-sanitario di cui al presente articolo e all'articolo 2, sono esercitate nell'osservanza delle disposizioni impartite dal Commissario ad acta". Tale disposizione ha rafforzato enormemente il potere decisionale del presidente della Regione, commissario ad acta per la sanità, in pratica concentrando nelle sue mani il potere di controllo sulle strutture sanitarie, ma con il corollario della doverosa imputazione a lui medesimo della piena responsabilità per l'inefficienza dei controlli, che ha favorito le infiltrazioni camorristiche; la trasformazione di un grande ospedale, qual è il San Giovanni Bosco, in una sede logistica di una cupola camorristica e le diffuse infiltrazioni della camorra presso altri importanti ospedali della Regione, allo scopo di esercitarne il controllo, costituiscono a giudizio degli interroganti un fatto assolutamente inquietante e intollerabile che, insieme a vari altri significativi episodi, quale quello della "scorribanda" notturna delle ambulanze a Paestum, portano in evidenza il totale scadimento dell'organizzazione sanitaria in Campania, che versa oramai in condizioni di illegalità diffusa ed incontrollata, tale da determinare forte smarrimento, profonda inquietudine e diffuso allarme sociale, si chiede di conoscere quali provvedimenti urgenti di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere a tutela dell'ordine pubblico e della legalità gravemente compromessi dalla situazione di assenza di efficienti controlli e di assoluta ingovernabilità nella quale versa la sanità campana. Atto n. 4-01900 DONNO ANGRISANI CASTALDI CORRADO GAUDIANO GRASSI LANNUTTI LANZI LOMUTI PRESUTTO RICCARDI Ai Ministri dell'interno e per la pubblica amministrazione Premesso che: con decreto del Ministero dell'interno 24 settembre 2013 è stato indetto un concorso interno per complessivi 1.400 posti (successivamente elevati a 1.874) per l'accesso al corso di formazione per la nomina alla qualifica di vice ispettore della Polizia di Stato; coloro che hanno fatto domanda sono stati ammessi dal 12 settembre 2017 a frequentare il nono corso di formazione e al termine hanno ottenuto la nomina alla qualifica di vice ispettore con decorrenza, a tutti gli effetti, dal 12 marzo 2018, cioè alla fine del corso e dopo aver sostenuto una prova finale; il bando di concorso non indicava espressamente, né lo hanno fatto le norme dedicate al ruolo degli ispettori, una precisa data da cui far decorrere gli effetti giuridici ed economici dell'ingresso nel ruolo dei vice ispettori; da ciò l'amministrazione ha ricavato la conseguenza, a parere degli interroganti alquanto discutibile, che questa immissione nel ruolo a seguito del superamento del corso dovesse coincidere con la data della conclusione del corso di formazione; considerato che: il bando di concorso e i riferimenti normativi contenuti sono chiarissimi nell'indicare che i posti messi a concorso sono relativi a vacanze organiche maturate dal 2001 al 2004 e che, pertanto, coloro che hanno superato il nono corso di formazione hanno il diritto di essere nominati vice ispettori della Polizia di Stato, a tutti gli effetti, dal giorno 1° gennaio dell'anno successivo a quello per le cui vacanze o carenze di organico è stato indetto il concorso, quindi dal 1° gennaio 2005; il concorso è stato bandito ai sensi dell'art. 13 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 53, recante le disposizioni integrative in materia di riordino delle carriere del personale non direttivo della Polizia di Stato, e in deroga alle previsioni di cui all'art. 27 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, recante "Ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia"; l'art. 36 della legge 1° aprile 1981, n. 121, recante "Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza", afferma che: "Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria per provvedere alla determinazione dell'ordinamento del personale dell'Amministrazione" e aggiunge che "L'avanzamento dei sottufficiali dovrà avvenire in relazione alle cessazioni del servizio che si determineranno in ciascun ruolo e nei singoli gradi al 31 dicembre di ogni anno"; la categoria dei sottufficiali comprende i marescialli e nelle tabelle di corrispondenza dei gradi delle forze armate e delle forze di polizia vengono messi allo stesso livello di ruolo i marescialli e gli ispettori; a giudizio degli interroganti parrebbe evidente che il comportamento tenuto dall'amministrazione nell'emanare i provvedimenti che stabiliscono la decorrenza degli effetti della nomina dalla conclusione del corso di formazione è illegittimo perché posto in violazione di precise disposizioni di legge; a parere degli interroganti tale decisione rischia di ledere diritti fondamentali dei concorrenti: 1) violazione del principio di uguaglianza (art. 3 della Costituzione) per aver disposto un trattamento differenziato per situazioni legislativamente dichiarate omogenee; 2) violazione del principio di buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione (art. 97, comma primo, della Costituzione), sia per il ritardo con cui è stato emesso il bando nel 2013, nonostante le vacanze di organico risalissero al 2001, sia per la procedura concorsuale che si è protratta per ulteriori 4 anni. Ciò ha comportato un enorme danno economico e di progressione della carriera dei partecipanti; 3) violazione dell'art. 76 della Costituzione per la violazione dei principi e criteri direttivi cui deve attenersi il legislatore delegato. È evidente infatti come il Governo delegato non si sia attenuto al criterio direttivo stabilito dal Parlamento; rilevato che il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132, conferisce delega al Governo ad adottare, entro il 30 settembre 2019, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative in materia di revisione dei ruoli delle forze di polizia, si chiede di sapere: come i Ministri in indirizzo valutino la situazione; se non ritengano opportuno intervenire, mediante atti di propria competenza, per tutelare e consentire l'attuazione in maniera piena ed effettiva di alcuni diritti fondamentali del nostro ordinamento giuridico; quali iniziative, anche di carattere normativo, intendano assumere al fine di evitare, per il futuro, che si determinino situazioni come quelle descritte. Atto n. 4-01901 GIARRUSSO ANASTASI CAMPAGNA LEONE TRENTACOSTE Al Ministro dell'interno Premesso che: il territorio di Adrano (Catania), storicamente caratterizzato dalla presenza di diverse e pericolose cosche mafiose, nel 2017 è stato interessato dall'operazione della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Catania denominata "Illegal Duty", che ha portato prima all'arresto di 36 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di droga, tentato omicidio, estorsione, rapina, furto, ricettazione, reati in materia di armi, danneggiamento seguito da incendio, con l'aggravante di aver commesso il fatto in nome e per conto dell'associazione di tipo mafioso denominata clan Scalisi e al fine di agevolarne le attività illecite, poi a condanne per complessivi 350 anni di carcere; successivamente la Procura distrettuale antimafia di Catania ha avviato un'importante inchiesta nei confronti dei consiglieri comunali eletti nel 2018 nel Comune di Adrano, Maria Grazia Ingrassa e Federico Floresta, indagati insieme ad altre 12 persone ed accusati di corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso; come riferisce "Live Sicilia Catania", l'11 giugno 2019 si sono chiuse le indagini che avrebbero confermato il sistema corruttivo utilizzato per la raccolta dei voti dai consiglieri Ingrassa e Floresta durante le ultime elezioni amministrative. Secondo la DDA di Catania i due consiglieri comunali "nel periodo antecedente all'elezione per il rinnovo del consiglio comunale di Adrano creavano e gestivano una rete di soggetti che, in cambio di somme di denaro, avrebbe dovuto agire sul territorio per procacciare voti". La Procura inoltre scrive che "nel periodo immediatamente precedente le elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Adrano per ottenere a proprio od altri vantaggio il voto elettorale, davano, offrivano o comunque promettevano somme di denaro (di importo compreso tra i 25 e i 50 euro ad elettore) ed altre utilità, tra cui delle pizze, a più elettori"; il 27 giugno 2019, la testata giornalistica "Live Sicilia Catania" pubblicava il testo di alcune intercettazioni riguardanti l'indagine sulla compravendita di voti, dalle quali emergerebbe il coinvolgimento anche di un altro consigliere comunale, tale Agatino Perni, che sarebbe il nipote di Francesco Coco, esponente di spicco della storica cosca mafiosa dei Laudani; sul consigliere comunale Perni inoltre, in una conversazione intercettata dalla DDA di Catania ed agli atti dell'inchiesta sul voto di scambio, il consigliere comunale Floresta avrebbe affermato: "però devo dire c'era Perni... siccome quelli sono malavita... quelli hanno una squadra che sono 30 e cercano tutti i 30 accaniti tra loro che sono le cosche... quelli che domandano il pizzo... quelli che spacciano... quelli sono tutti gruppetti... di gruppetti.. di gruppetti capito e poi esce anche i soldi". Sempre in altre intercettazioni, Floresta avrebbe affermato: "Certo anche i soldi gli ho dato... se no una zucca di 40 giorni di quello prendeva 400 voti con il culo capito". Nello stesso articolo, vengono riportate anche intercettazioni del Consigliere Comunale Ingrassia, il quale al telefono avrebbe affermato: "Dice voleva per il voto una pizza... gliene davo due..! capito, perché tanto sono ottusi che parlano di pizze.. perché questi sono quelli che non capiscono niente..." ("catania.livesicilia" del 27 giugno 2019); secondo quanto riportato dalla medesima testata giornalistica "Live Sicilia", in un articolo del 9 maggio 2019, un pentito avrebbe "riempito pagine e pagine di verbali, tirando in ballo anche il nome di un consigliere comunale, diverso da quelli già coinvolti nell'inchiesta in corso. Il collaboratore di giustizia nel suo primo verbale illustrativo ha raccontato che il politico adranita sarebbe stato a disposizione di uno dei clan che operano in città"; considerando che a quanto risulta agli interroganti: i consiglieri comunali inquisiti non hanno ritenuto di rassegnare le dimissioni, ma al contrario continuano a sedere in Consiglio comunale, come se nulla fosse accaduto, determinando e interferendo nell'andamento delle attività consiliari e amministrative, con gravissimo scandalo e nocumento per l'immagine del Comune e dello Stato; da quanto esposto, sembrerebbero evidenti le interferenze della criminalità mafiosa nelle ultime elezioni amministrative di Adrano, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi ed allarmanti fatti descritti e se, alla luce degli stessi, non intenda attivarsi per inviare una commissione prefettizia di accesso al fine di verificare, ai sensi della normativa vigente, se e come la criminalità organizzata abbia infiltrato l'amministrazione comunale di Adrano. Atto n. 4-01902 DAMIANI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che a quanto risulta all'interrogante: lo stabilimento ex SOFIM di Foggia è fornitore per FCA di 150.000 propulsori diesel all'anno su un totale di circa 300.000; la commessa costituisce, dunque, parte fondamentale della produzione industriale dell'azienda del foggiano; da organi di stampa si apprende che la FCA avrebbe intenzione di internalizzare la produzione sfruttando lo stabilimento di Pratola Serra (Avellino) a svantaggio di quello foggiano; la ex SOFIM è un'azienda che da quarant'anni fornisce Fiat e vede la propria sorte aziendale fortemente compromessa, nonostante le notevoli performance degli ultimi anni, che la vedono impegnata anche nell' export export di propulsori verso il Giappone; senza dubbio è un'eccellenza italiana che va tutelata; il nocumento in termini di livelli occupazionali sarebbe devastante per una zona del Mezzogiorno d'Italia che tenta a fatica di far fronte alla sfavorevole congiuntura economica, amplificata da politiche governative che ne mortificano le peculiarità; nessun piano alternativo soddisfacente, ad oggi, sembra essere stato presentato per far fronte all'eventuale cessazione del rapporto con FCA, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per evitare la probabile diaspora della forza lavoro tuttora impiegata presso la ex SOFIM; se non ritenga di assumere urgenti iniziative per tutelare i lavoratori eventualmente coinvolti dall'azzeramento della commessa FCA e per tutelare l'ingente indotto che dalla fabbrica foggiana dipende; come intenda compulsare i vertici FCA, al fine di scongiurare l'ipotesi dell'azzeramento della commessa; come intenda difendere un territorio come quello pugliese che dipende da realtà come questa; in quali tempi intenda agire per muovere la macchina governativa a difesa del territorio. Atto n. 4-01903 IORI PARRINI NANNICINI CUCCA GIACOBBE ALFIERI PITTELLA PATRIARCA RAMPI VERDUCCI BOLDRINI STEFANO MESSINA Assuntela MARGIOTTA Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Atto n. 4-01904 SICLARI Al Ministro della salute Premesso che: con decreto n. 95 del 25 giugno 2019, relativo a "Costituzione Organismo Tecnicamente Accreditante (O.T.A.) ai sensi dell'Intesa Stato-Regioni del 19 febbraio 2015 (Rep. Atti n.32ICSR) - Revoca D.C.A. n.70/2017", il commissario ad acta per l'attuazione del vigente piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario regionale calabrese, secondo i programmi operativi di cui all'articolo 2, comma 88, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, nominato con deliberazione del Consiglio dei ministri in data 7 dicembre 2018, ha revocato il decreto del commissario ad acta n. 70/2017 e il relativo allegato A attinente proprio alla costituzione del fondamentale organismo che sovrintende agli accreditamenti delle strutture sanitarie convenzionate; non vi sarebbe alcun problema se la modifica regolamentare non contenesse una piccola ma significativa differenza rispetto al precedente regolamento adottato dal predecessore dell'attuale commissario considerato che, in particolare fino al 24 giugno doveva presiedere tale organismo necessariamente un dirigente di settore della Regione Calabria; dal 25 giugno, invece, non solo non è necessario che sia un dirigente di settore, ma addirittura mancano i necessari requisiti tecnici e professionali, al punto che potrebbe essere nominato anche una persona non in possesso di titolo di laurea; tutto ciò desta dubbi significativamente gravi: ci si chiede se si tratti di un marchiano errore da censurare e richiamare, ammettendo la perfetta buona fede della nuova struttura commissariale, oppure di un piano orchestrato per procedere alla nomina di chissà quale "predestinato" contravvenendo alla decantata liberazione della sanità calabrese dalla politica e dalle nomine politiche, ma soprattutto alla legalità ed alla trasparenza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale situazione e come intenda procedere al fine di evitare abusi, illegalità e nomine poco trasparenti. Atto n. 4-01905 ERRANI DE PETRIS GRASSO LAFORGIA Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'azienda bolognese di intimo "La Perla" viene fondata nel 1954 dalla sarta Ada Masotti quale produttrice di lingerie di lusso e si afferma, negli anni successivi, come marchio di eccellenza della moda italiana; l'azienda, per anni a proprietà famigliare, è stata acquisita nel 2018 dalla società di investimento Sapinda Holding, recentemente ribattezzata Tennor Holding, con sede centrale ad Amsterdam e uffici a Londra e Berlino, impiega a Bologna circa 430 persone, 95 delle quali nell'amministrazione e le restanti nella produzione; la società lunedì 24 giugno 2019 ha annunciato ai sindacati, senza presentare alcun piano industriale, la procedura di licenziamento collettivo di 126 lavoratori della sede di Bologna, per la gran parte donne; a seguito di tale annuncio i lavoratori hanno indetto un'assemblea e hanno deliberato l'approvazione di un pacchetto di 16 ore di sciopero, oltre al blocco di straordinari e flessibilità; considerato che a quanto risulta agli interroganti nell'ambito del Tavolo di salvaguardia occupazionale fra istituzioni, azienda e sindacati, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, l'assessore Palma Costi avrebbe proposto all'azienda di ritirare o sospendere i licenziamenti per proseguire il confronto con la proprietà con maggiore serenità, soprattutto delle lavoratrici, ma l'amministratore delegato avrebbe rifiutato la proposta e confermato i licenziamenti; ritenuto che è inaccettabile, a parere degli interroganti, disperdere il know how di questa storica impresa bolognese, anche in considerazione dell'estrema specializzazione dei lavoratori, che difficilmente troverebbero un'altra collocazione nel tessuto produttivo locale, vista peraltro la crisi che ha colpito diversi operatori del settore tessile, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e quali iniziative urgenti intenda mettere in campo per tutelare i lavoratori e lavoratrici dell'azienda, evitando la procedura di licenziamento di 126 di essi; se il Governo voglia convocare urgentemente un Tavolo di confronto con la proprietà, al fine di garantire il necessario confronto tra istituzioni, sindacati e forze produttive in merito a decisioni cruciali, che determinano il futuro delle economie dei territori e ottenere conseguentemente un piano industriale di sviluppo che mantenga l'insediamento produttivo nel territorio bolognese. Atto n. 4-01906 MONTANI Al Ministro dell'interno Premesso che: nel corso del 2017, la giunta comunale di Catanzaro, a seguito dell'iniziativa congiunta dei consiglieri comunali Eugenio Riccio e Domenico Tallini in data 29 dicembre 2016, ha assunto una deliberazione per intitolare una strada cittadina a "Sergio Ramelli e vittime del terrorismo"; come si evince dal sito istituzionale della città calabrese, la proposta è stata approvata dalla commissione toponomastica nella seduta del 22 febbraio 2017, alla presenza dello stesso consigliere Riccio; l'iniziativa è finalizzata a ricordare in particolare Sergio Ramelli, militante milanese del "Fronte della Gioventù" aggredito nel 1975 da un gruppo di militanti di "Avanguardia operaia" e morto qualche mese più tardi a causa dell'aggressione subita; l' iter per l'intitolazione della strada si sarebbe bloccato, secondo quanto consta all'interrogante, in seguito alla richiesta da parte della Prefettura di Catanzaro di un parere al Ministro in indirizzo, nonostante l'intitolazione si riferirebbe ad una persona deceduta da oltre 10 anni, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda esprimersi in modo positivo in merito alla deliberazione volta ad intitolare una strada della città di Catanzaro a Sergio Ramelli e alle vittime del terrorismo. Atto n. 4-01907 BINETTI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: in una lettera inviata recentemente al Ministro in indirizzo, Francesco Basile ha rassegnato le dimissioni dalla carica di rettore dell'Università di Catania, che ricopriva dal febbraio 2017; Basile era stato sospeso dalla funzione, insieme al suo predecessore e ad altri otto professori, su decisione del giudice per le indagini preliminari etneo, nell'ambito dell'inchiesta "Università bandita", che ha svelato un sistema diffuso di concorsi truccati; l'indagine ha coinvolto 66 persone, tra cui 60 docenti di 14 atenei italiani; lo stesso Ministro in una intervista aveva detto: ''Sono emerse condotte preoccupanti e vanno accertate anche e soprattutto a tutela del nostro sistema accademico che è di altissimo livello... Il ministero, come già promesso, non resterà a guardare: rispetteremo ed eseguiremo le decisioni dei giudici e ci costituiremo parte civile nel futuro processo. Qualora alcuni concorsi risultassero truccati, saranno annullati''; il Ministro, inoltre, aveva aggiunto:'' Il nostro ordinamento ha tutti gli strumenti per ripristinare la legalità violata. Pensiamo a una proposta politica e legislativa che metta in sicurezza il mondo universitario: è un settore fondamentale per la crescita del Paese''; gli studenti dell'Ateneo chiedono garanzie sulle conseguenze dell'inchiesta; chiedono soprattutto che i vertici dell'Ateneo smentiscano quello che attualmente sembra emergere dai documenti dell'indagine: 'l'università non può essere un luogo d'élite, gestito ad esclusivo uso e consumo di alcune famiglie. Bisogna ribadire la centralità degli studenti all'interno dell'università e un approccio meritocratico a tutti i livelli''; Basile era stato eletto rettore nel 2017, dopo le dimissioni del suo predecessore; dimissioni dovute ad un analogo scandalo con una serie di professori universitari indagati per corruzione; tra di loro alcuni titolari di cattedre di diritto tributario, furono arrestati, mentre altri furono interdetti dalla funzione di docente e da quelle "connesse ad ogni altro incarico assegnato in ambito accademico per la durata di 12 mesi; il decano dei professori ordinari dell'Università di Catania, professor Vincenzo Di Cataldo, ha recentemente emanato il decreto di indizione delle elezioni all'ufficio di rettore per il sessennio 2019/25, con una prima chiamata al voto il 23 agosto, la successiva il 26 agosto e se necessario una terza sessione di vota il 29 agosto, si chiede di sapere: in che modo il Ministro in indirizzo intenda garantire che le operazioni di voto del nuovo rettore si svolgano nella misura più corretta, stante il clima di sospetto e di sfiducia che si sono diffusi nell'ambito dell'Ateneo; poiché l'indagine avviata in merito ai fatti che hanno condotto alle dimissioni dell'ex rettore Basile è appena iniziata, e non si dispone ancora di un quadro delle relative responsabilità da parte di tutti i docenti, in che modo intenda evitare che si eleggano alla carica di rettore persone che possano risultare in un certo senso coinvolte nel sistema clientelare denunciato. Atto n. 4-01908 SICLARI Al Ministro della salute Premesso che: nel periodo estivo, a causa del quadruplicarsi della popolazione, dovuta al turismo ed al rientro degli italiani residenti all'estero, la situazione dei pronto soccorso in tutto il Paese è drammaticamente grave, con attese di molte ore che mettono a repentaglio la salute dei pazienti; tale situazione è più grave in Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia, regioni in piano di rientro sanitario con cospicui tagli di fondi che sprigionano tutti i propri effetti negativi in particolare nel periodo estivo; tale stato di fatto è ulteriormente aggravato nelle regioni Calabria, Campania, Lazio e Molise, che, oltre ad essere in piano di rientro, sono commissariate, con tutte le inefficienze e il ritardo di risposte che lo strumento commissariale determina; a quanto risulta all'interrogante nella giornata di sabato 6 luglio 2019, a Cirò Marina, in provincia di Crotone, località rinomatissima e conosciutissima per l'eccellente produzione enologica, una bambina con la febbre a 40°, è stata accompagnata dalla madre presso la guardia medica, essendo il servizio inattivo a causa di carenza di personale, la stessa si è recata all'ospedale di Crotone, distante circa 42 chilometri, dove, a seguito della somministrazione di un semplice farmaco, è stata molto meglio; la madre successivamente è venuta a conoscenza della presenza di un ambulatorio pediatrico di servizio per i fine settimana, attivo 24 ore su 24, che però non è stato ancora reso operativo dalla ASL, per mancanza di fondi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale situazione e quali provvedimenti di propria competenza intenda adottare. Atto n. 4-01909 LAFORGIA Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: nei mesi scorsi è stata registrata una fiction dedicata al modello di accoglienza dei migranti di Riace, dal titolo "Tutto il mondo è paese" la cui messa in onda è stata sospesa; la notizia della sospensione è stata comunicata in data 10 settembre 2018 dall'attore Beppe Fiorello attraverso il suo account "Twitter"; la fiction , diretta da Giulio Manfredonia per Picomedia, Ibla Film e Rai Fiction, racconta la virtuosa vicenda di un piccolo e povero paese della Calabria che, attuando un'attenta politica di gestione dell'accoglienza, è rinato grazie ai migranti; non si tratta di una storia di fantasia, ma di una storia vera che vede protagonista l'ex sindaco di Riace, Domenico (detto Mimmo) Lucano, il cui lavoro è stato così apprezzato anche (e soprattutto) all'estero, a tal punto che "Fortune" lo ha inserito tra le 40 persone più influenti al mondo; inoltre, all'ex sindaco Lucano all'epoca dei fatti fu recapitato un avviso di garanzia da parte della Procura di Locri per alcuni presunti reati collegati proprio alla gestione del sistema di accoglienza. Ed è proprio questa la motivazione che ha addotto la Rai per spiegare la scelta di rimandare la messa in onda "Non esiste alcun blocco della messa in onda. (…) Non appena la magistratura comunicherà le sue decisioni finali in merito all'indagine, il Servizio Pubblico adotterà i provvedimenti conseguenti"; la Corte di cassazione, nel decidere sulla misura cautelare, ha emesso un giudizio di rilievo sull'indagine: "A Riace Mimmo Lucano non ha compiuto alcuna irregolarità nell'assegnazione degli appalti né ci sono elementi per dire che abbia favorito presunti matrimoni di comodo". È quanto ha stabilito nelle motivazioni con cui nel febbraio 2019 i giudici hanno ha annullato il divieto di dimora a Riace per il sindaco calabrese; in data 9 luglio l'amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, rispondendo alle domande dei cronisti durante una conferenza stampa di presentazione dei palinsesti autunnali a Milano, ha dichiarato: "non è prevista collocazione nel palinsesto", riferendosi alla fiction ; considerato che: l'articolo 21 della Costituzione sancisce che: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, sporgere denunzia all'Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni"; la libertà di fare e promuovere la cultura deve sempre essere garantita e risulta disdicevole censurare opere che tentano di promuovere la narrazione di storie vere italiane; il Ministero dell'economia e delle finanze detiene partecipazioni azionarie in società di capitali attive in diversi settori dell'economia, alcune delle quali ammesse alla quotazione delle proprie azioni in mercati regolamentati, altre emittenti strumenti quotati e altre ancora non quotate, e fra queste risulta anche la Rai (Radio televisione italiana SpA) per una quota pari al 99,56 per cento; nel contratto di servizio tra la Rai e il Ministero dello sviluppo economico si specificano gli obblighi del concessionario; sono già state impegnate e spese somme per girare la fiction e non mandarla in onda significherebbe aver speso inutilmente del denaro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra e se non ritenga inopportuno aver speso del denaro, anche in parte pubblico, per registrare una fiction senza che venga messa in onda. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-00991 della senatrice Garavini ed altri, sull'emissione della carta d'identità elettronica anche per i cittadini residenti all'estero; 5ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio): 3-00983 del senatore Misiani ed altri, sul finanziamento del Fondo di solidarietà comunale per le fusioni e le unioni di Comuni; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-00992 del senatore Taricco ed altri, sulla valutazione d'impatto ambientale sulla variante di Demonte (Cuneo) sulla strada statale 21; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-00978 del senatore Patriarca, sull'attuazione dei progetti attuativi della legge sul "dopo di noi" da parte delle Regioni; 3-00986 del senatore Parrini ed altri, sul licenziamento di una lavoratrice affetta da sclerosi multipla in provincia di Firenze; 3-00989 dei senatori Nannicini e Alfieri, sulla privatizzazione della fondazione Enasarco; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-00994 della senatrice Rauti e del senatore Zaffini, sulla necessaria riorganizzazione dei punti nascita; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) 3-00990 del senatore Paroli ed altri, sulla disciplina del settore della gestione dei rifiuti.