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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 290 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,33). Si dia lettura del processo verbale. TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 30 dicembre 2020. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sulla scomparsa di Emilia Grazia De Biasi PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Onorevoli senatori, desidero rivolgere un commosso pensiero di vicinanza e cordoglio ai familiari, ai colleghi e agli amici della senatrice Emilia Grazia De Biasi. Donna di brillante intelligenza e inesauribile energia, Emilia De Biasi è stata un'autentica protagonista della vita politica nazionale degli ultimi anni. Consigliere comunale a Milano, sua città di adozione, deputata per due mandati, dal 2006 al 2013 e, quindi, senatrice della XVII legislatura, Emilia De Biasi ha sempre interpretato il suo ruolo all'interno delle Istituzioni con grande coerenza e con grande concretezza. Come Presidente della Commissione igiene e sanità del Senato seppe raccogliere la stima e l'apprezzamento di tutti i colleghi per l'imparzialità e l'autorevolezza dimostrate in ogni occasione, insieme alla sua costante apertura al confronto costruttivo. Un carattere forte e determinato, il suo, ma anche profondamente umano e sensibile alle tante difficoltà quotidiane di chi è più debole o versa in situazioni di particolare fragilità. Quello stesso carattere che l'ha sostenuta e guidata in tante iniziative e tanti progetti intrapresi, dentro e fuori dalle Aule parlamentari, per promuovere e difendere la parità di genere, il diritto alla salute e la cultura come strumenti insostituibili di crescita umana e progresso sociale. Con Emilia De Biasi ci lascia una politica appassionata, una donna coraggiosa e intraprendente, che non ha mai smesso di battersi per quegli ideali di libertà e dignità umana in cui fortemente credeva. Ricordarne la figura e il suo instancabile impegno civile e politico, significa soprattutto tenere viva la memoria di un esempio di vita dedicata ai valori di una democrazia matura, dialogante e responsabile, così come alla volontà di lavorare bene sempre e comunque nell'interesse superiore dei cittadini. In ricordo della senatrice Emilia Grazia De Biasi, invito pertanto l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi). MIRABELLI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, la ringrazio per le parole che ha appena pronunciato e per il ricordo di Emilia. Molti in quest'Aula l'hanno conosciuta durante la scorsa legislatura e hanno potuto riconoscere in lei una donna non comune, intelligente, determinata, lavoratrice appassionata. Emilia era una donna libera, gelosa della propria libertà. Amava formarsi le opinioni studiando, leggendo e, se era necessario, non aveva timore a esprimere opinioni non scontate, a volte scomode, che sosteneva in modo appassionato, anche rischiando di andare sopra le righe. Emilia era una donna libera, colta, non comune, che ha dedicato la sua vita e i suoi talenti alla politica, alla difesa della Costituzione, ma prima di tutto alla sua città, Milano, di cui è stata consigliere comunale e che è sempre stata al centro della sua attività politica e parlamentare. Accanto a Milano per Emilia c'era l'elaborazione delle politiche femminili, che è stato il filo conduttore che ha segnato la sua vita e su cui ci ha lasciato tanto. L'altra sua passione era la cultura, come lei, signor Presidente, ha ricordato bene. Per due legislature alla Camera fu riferimento su questo tema, ma, al di là della sensibilità politica che la portava a lavorare per sostenere la cultura e rendere fruibile a tutte e a tutti quella cosa, Emilia capiva davvero di cultura, di musica e di teatro: su questo aveva tanto da insegnare e questa sua sensibilità le ha dato la possibilità di coltivare tante relazioni e di entrare in rapporto con mondi spesso lontani dalla politica. In questo ramo del Parlamento Emilia ha lavorato poi per un'intera legislatura come Presidente della Commissione sanità: lo ha fatto mentre si discutevano temi importanti e controversi. Tenne una posizione difficile, ma coerente e alla fine vincente, sulla vicenda di Stamina: lo fece con coraggio, sfidando le minacce odiose che le arrivarono. Con la stessa determinazione si espose ai no vax e sostenne la legge Lorenzin. Chi l'ha conosciuta non può non aver ricordato in questi giorni, in cui la questione delle vaccinazioni diventa centrale per sconfiggere la pandemia, il suo impegno su questo. Emilia De Biasi ci ha abbandonato presto, troppo presto, ma non ha mai perso un minuto della sua vita per migliorarsi e guardare il mondo. L'ultima volta che ci siamo sentiti era entusiasta, mentre aspettava di iniziare un nuovo ciclo di chemioterapia, perché la sua vista era migliorata e finalmente riusciva a leggere. Emilia era così, amava soprattutto alimentare il pensiero e le conoscenze. A nome del Gruppo Partito Democratico voglio esprimere a Guglielmo, suo marito, alla mamma e ai fratelli la nostra vicinanza e le condoglianze, dicendo loro che siamo orgogliosi di aver lavorato con lei e che le tante cose che ha fatto e ci ha insegnato la faranno restare con noi. (Applausi) . LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, ho conosciuto la senatrice Emilia De Biasi all'inizio della scorsa legislatura, in occasione dell'insediamento della Commissione sanità di cui facevo parte e della quale diventò presidente. Sin da subito ebbi la sensazione che il presidente De Biasi fosse una persona estremamente gentile e disponibile, ma dal carattere molto determinato, a tratti sanguigno e autenticamente interessata a preservare e possibilmente migliorare il nostro Sistema sanitario nazionale nella sua universalità ed equità. Emilia De Biasi era anche un'appassionata della Valle d'Aosta. Per alcuni anni ha frequentato il Comune di Gaby nella valle di Gressoney e in quelle occasioni ho avuto il piacere di accompagnarla a visitare le strutture socio-sanitarie della mia Regione, dimostrando lei sempre una grande attenzione all'erogazione dei servizi nei territori, e di ospitarla anche in occasione di convegni ai quali partecipava con competenza e passione. Ricordo che, quando ci si incontrava qui in Senato, mi salutava con un « Bonjour, monsieur le sénateur », come vengo chiamato dalle mie parti, con un R rotante che rendeva il francese ineccepibile. Vorrei brevemente ricordare quanto furono determinanti la sua azione politica e il suo ruolo di presidente della Commissione sanità nel rendere possibile l'approvazione di leggi importanti come quella sul riordino delle professioni sanitarie, quella contenente disposizioni in materia di sicurezza delle cure per i cittadini, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. Ricordo anche la legge quadro sui disturbi dello spettro autistico e l'approvazione - l'ha già ricordato il collega Mirabelli - della legge sui vaccini, con la grande battaglia sulle vaccinazioni che ho avuto l'onore di condurre anche al suo fianco. Guarda caso, un tema attualissimo. Ricordo ancora molto bene la passione e la competenza dei suoi interventi in Aula. Cara Emilia, grazie per tutte queste battaglie e per il tuo impegno per una società più giusta a sostegno, in particolare, dei diritti delle donne e dei più deboli e, soprattutto, grazie per la tua amicizia. Riposa in pace. (Applausi) . PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, Emilia De Biasi era una donna colta e di grande spessore intellettuale. Ricordo che una sera, dopo faticosissimi lavori in Aula, mi trascinò dall'altra parte di Roma per assistere a uno spettacolo di sperimentazione teatrale. Pioveva a dirotto, ma lei caparbiamente mi trascinò lì. Con lei si parlava di libri, cinema, teatro e viaggi. Questa appassionata curiosità per la vita Emilia De Biasi la trasferiva nel suo impegno politico. A volte, esprimeva disagio per le nostre comunità politiche - chi non ha momenti di difficoltà? - ma andava sempre avanti. Era sempre propositiva e fiduciosa nel voler cambiare e trasformare il mondo in meglio e riportare il bisogno di relazioni umane in politica. Anche in queste ultime settimane ne parlavamo. Da parlamentare e da Presidente della Commissione igiene e sanità per cinque anni - è stato ricordato - il suo impegno è stato per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria. Il testo è diventato legge. Si è impegnata sulla responsabilità professionale del personale sanitario e sulle disposizioni anticipate di trattamento. Lei era relatrice e si dovette dimettere con sofferenza per agevolare il percorso. La legge fu approvata. Sul provvedimento sui vaccini - è stato ricordato - in prima lettura sono stati apportati cambiamenti al testo grazie a un'approfondita istruttoria svolta dalla Commissione. Il decreto è stato convertito in legge. Ricordiamo il suo impegno sull'inquinamento ambientale legato alla salute e alla possibilità di ammalarsi di tumore. Se vogliamo prendere un filo conduttore della sua Presidenza, possiamo parlare di un dialogo tra scienza e politica (in quegli anni emblematico fu il caso Stamina). Ma adesso, ancora oggi, questo tema è fondamentale: scienza e politica. C'è poi una questione che sembrerà banale: la Commissione intera affrontava un affare assegnato sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Noi, la Commissione igiene e sanità l'aspettavamo per un'audizione nell'ambito di un affare assegnato sulla medicina territoriale, come presidente di All.Can Italia, il suo ultimo impegno, sull'oncologia di prossimità. Lei diceva che noi dobbiamo concepire il paziente al centro dell'innovazione, proprio perché sempre attenta alle innovazioni, con una curiosità straordinaria. Il presidente De Biase non verrà in audizione, ma di una cosa siamo certi: ci consegna un compito arduo, continuare il suo impegno competente e appassionato per la cultura, le donne, la salute e il bene comune del nostro Paese. Soprattutto, per chi ha avuto il dono di conoscerla, ricordo la sua profonda umanità, anche espressa con una risata, con una voce dolce e altisonante allo stesso tempo. Questa sua profonda umanità dovrà contagiare tutti noi nel nostro impegno civile, perché la ricordiamo sempre lì, fuori e dentro le Aule, con questo suo atteggiamento profondamente umano e competente. Quanto ha insegnato, nella passata legislatura, a noi che eravamo alla nostra prima legislatura; quanto ci ha insegnato, anche con una generosità minima, anche nei piccoli gesti, anche comportandosi in un certo modo, per l'attaccamento istituzionale. Alla sua famiglia anch'io esprimo, a nome del Gruppo Italia Viva, profonde condoglianze, al suo amato marito e a tutti quelli che l'hanno conosciuta. (Applausi) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, per me è molto doloroso ricordare Emilia, non solo perché stiamo parlando di una persona cara che non c'è più, ma anche perché, per quanto mi riguarda, il ricordo di Emilia fa vivere in me il ricordo di una militanza e di un percorso comuni, che sono stati importanti e fondamentali nella mia biografia politica. Ho conosciuto Emilia molti anni fa e questa conoscenza si è dispiegata in uno schema, se volete, classico e tradizionale (o almeno lo era nelle antiche comunità politiche), cioè in un rapporto tra esponenti di generazioni diverse, anche se poi ci separavano soltanto vent'anni. Mi riferisco insomma a esperienze sicuramente diverse; quando ho conosciuto Emilia ero prima un militante e poi un giovane dirigente di partito, mentre Emilia aveva già accumulato una lunga esperienza politica, sul territorio e anche a livello nazionale. Però lei era attraversata dalla consapevolezza che una delle funzioni delle comunità politiche e dei partiti dovesse essere quella di individuare e selezionare la classe dirigente e di farla crescere, in un rapporto tra generazioni che doveva essere franco e dialettico. Lo dico con un sorriso, perché chi conosce Emilia sa cosa voglia dire avere un rapporto dialettico con lei (usando naturalmente un eufemismo). Tale rapporto era sempre incentrato sulla consapevolezza che le classi dirigenti non cascano dal cielo, ma sono il frutto di una costruzione paziente e costante, di un rapporto e di un confronto, anche tra esponenti di generazioni diverse e di percorsi diversi. Io devo molto a Emilia anche da questo punto di vista. Lo hanno ricordato i colleghi che mi hanno preceduto: Emilia era una donna coraggiosa e determinata, che ha informato la sua lunga esperienza politica non solo a una tesi che io condivido (il legame profondo tra la sfera dei diritti civili e i diritti sociali), ma anche alla profonda convinzione che la attraversava che gli stessi diritti civili, di cui lei si è occupata da sempre, avessero anzitutto la caratteristica della loro indissolubilità. Lei pensava che non ci fossero le battaglie delle donne, le battaglie per i diritti LGBT, le battaglie per l'infanzia, le battaglie per le fragilità, ma che ogni battaglia vivesse della forza delle battaglie per gli altri e che rafforzare i diritti di ciascuno volesse dire rafforzare i diritti di tutti gli altri. Questo era il suo pensiero, questa era la sua convinzione e io credo che il debito che abbiamo con una personalità, con una figura come quella di Emilia sia esattamente questo: comprendere, nel mondo nuovo nel quale stiamo entrando, l'importanza di una riflessione di questo genere, che lei naturalmente faceva vivere nell'esercizio della sua funzione parlamentare e nella sua iniziativa politica. Ci mancherà Emilia, nel mondo nuovo nel quale stiamo entrando, cioè nell'Italia della pandemia e in quella che dovremo costruire dopo la pandemia, in ragione della competenza che lei ha acquisito nel corso di tanti anni, soprattutto sul tema non tanto della salute, che può sembrare un riferimento settoriale, ma sul tema della cura nella sua complessità, nella sua articolazione. Lo ha fatto da Presidente della Commissione igiene e sanità, ma lo ha fatto in generale nelle sue battaglie, quindi il suo pensiero, la sua iniziativa, la sua competenza proprio nella fase difficile che stiamo vivendo ci mancheranno. Ci mancheranno anche quel sorriso e quella risata travolgente che si faceva notare ogni volta che ci si trovava a confrontare con lei e che era la conclusione di qualsiasi confronto, anche dei più aspri. Grazie Emilia, ci mancherai molto. (Applausi) . RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . È con grande rammarico per la sua scomparsa e con commozione che ricordo la senatrice De Biasi. Ebbi l'onore di essere Vice Presidente, nella scorsa legislatura, quando lei era Presidente della Commissione sanità. Insieme facemmo molte battaglie, ma battaglie vere, a volte ovviamente anche per differenze di opinione. Ricordo, sulle disposizioni anticipate di trattamento, quando io insistevo perché fosse lasciata ai medici la libertà di coscienza. Ricorderò sempre una frase di Emilia: «Donne, cultura, informazione, lavoro». Queste sono le quattro parole che ho nel cuore e che difendeva senza avere mai paura di fronte a nessuno. Agli inizi, nella nostra Commissione, a volte eravamo un po' allibiti, perché Emilia era una donna molto spontanea e spesso la sua veemenza ci lasciava un po' interdetti, ma imparammo prestissimo a conoscerla, a conoscerci e ad apprezzarci. Lei era una donna vera, non conosceva l'ipocrisia, si poteva capire il suo pensiero dal suo volto. Ho ancora presente l'immagine di quando, magari dissentendo dagli interventi di qualcuno di noi, alzava gli occhi al cielo o inarcava il sopracciglio e poi sapevo che il mio compito era sempre quello, passato il temporale, di fare in qualche modo da pompiere. Sentiva la Commissione sanità come una famiglia e ricopriva questo suo ruolo di Presidente con grande orgoglio. Ricordo un giorno, quando in audizione proprio a proposito del decreto Lorenzin c'era un audito che rappresentava i no vax e che insultò tutti noi commissari, dandoci degli ignoranti e dei venduti e il presidente De Biasi lo interruppe di colpo e lo fece immediatamente uscire dalla Commissione. Molte cose portammo avanti in quella legislatura, argomenti importanti, come appunto quello sulle disposizioni anticipate di trattamento, la legge sui vaccini, che è stata ricordata; dopo vent'anni si riuscì a portare a termine la legge per il riordino delle professioni sanitarie, e si portò a termine anche la legge Gelli sulla responsabilità civile dei medici, che però non è ancora molto utilizzata, visto che mancano, a distanza di quattro anni, i decreti attuativi. Si fece un'indagine conoscitiva molto accurata sulla sostenibilità del sistema sanitario. I risultati di questo documento sono ancora oggi - anzi, soprattutto oggi - attualissimi. Per questo Emilia ricevette anche un premio dalla fondazione GIMBE per il suo impegno come persona che amava profondamente e difendeva il sistema sanitario nazionale. Vorrei ricordare un suo intervento in Assemblea durante la discussione di una mozione sul tumore al seno, in occasione della quale disse: quante donne, anche giovani, avremmo potuto curare per tempo se gli ospedali nelle diverse Regioni avessero fatto quello che dovevano fare, cioè informare i cittadini e consentire alle donne di decidere, con loro e per loro, percorsi diagnostici e di prevenzione a partire dagli screening ? Questo purtroppo non viene fatto e lo sappiamo perfettamente. Non possiamo tollerare che le capacità professionali di tanti medici vengano umiliate nel non poter curare le donne perché ci sono scelte che decidono di andare in un'altra direzione e spendere i soldi della prevenzione, per altro, se non addirittura, con gravi problemi anche di legalità. (Applausi) . Credo che su questo dobbiamo fare uno sforzo, dando pari opportunità alle donne nel campo della salute. Partire dal tumore al seno e dagli screening è un primo passo. Questo era Emilia De Biasi e noi la ricorderemo sempre con profondo affetto. A nome di tutto il mio Gruppo, esprimo le condoglianze al marito e alla famiglia. (Applausi) . RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, non può mancare anche il mio ricordo in questo momento ripensando a Emilia De Biasi. Ho avuto l'occasione e l'onore di essere insieme a lei in XVI legislatura in 7ª Commissione, così da poter cogliere tutti gli aspetti della sua persona: l'aspetto della parlamentare che approfondiva qualunque provvedimento, così come la sua vis polemica. Ricordo, nei momenti di grande tensione, i suoi acuti, che penso siano indimenticabili per tutti. Lei era incredibile e non mollava perché doveva sempre portare fino in fondo il confronto delle idee. Di lei ricordo l'atteggiamento sempre molto serio e responsabile e l'amore che traspariva anche dalla trattazione dei vari provvedimenti; un amore grande per la cultura in qualunque sua forma, che fosse la musica, i libri, l'editoria o il suo blog sul rock. Era veramente poliedrica, con un entusiasmo straordinario e una voglia di vivere tutti i momenti con grandissima intensità. Penso che la sua caratteristica fosse proprio questa: l'entusiasmo per la vita e il suo lavoro e la voglia di partecipare anche alle battaglie per la parità di genere e contro la violenza sulle donne, che vi assicuro erano allora meno facili di oggi. Anche su questo tema ci siamo confrontate molto. Su altre cose avevamo una visione molto diversa, ma non sono mai mancati il rispetto e la stima. La ricordo davvero in tanti momenti. Come tutti sappiamo, alla fine si vive quasi più con i colleghi della Commissione che con la propria famiglia. Stacanovista lei, presente sempre anch'io: abbiamo vissuto cinque anni insieme, tutti i santi giorni, in Commissione. È stato un rapporto costruttivo perché, come è già stato detto, Emilia amava anche il confronto e c'era sempre modo di comunicare e imparare qualcosa gli uni dagli altri, un atteggiamento - questo - che mi piace molto e cerco di praticare ogni giorno. A nome del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voglio dunque porgere le condoglianze alla famiglia e ai colleghi e amici del Gruppo Partito Democratico, che con Emilia perdono non solo un'amica, ma un componente fondamentale, per come ha voluto vivere la sua passione politica, al 100 per cento, ma anche tutti gli altri aspetti della vita. È una donna che merita rispetto e il ricordo onorato di questa Assemblea. (Applausi) . PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, la senatrice De Biasi, scomparsa davvero prematuramente, era originaria del mio territorio, essendo nata a San Severo, in provincia di Foggia, ma era milanese d'adozione, come è stato ricordato più volte. A Milano ha infatti vissuto più di quarant'anni, durante i quali il suo impegno politico e nella società civile è stato massimo. Dapprima militante del PCI, a cui ha dato il proprio contributo, per la sua trasformazione e per la costruzione del PDS e poi, via via, fino al manifesto fondativo del PD. È stata consigliere comunale a Milano per il PDS, due volte deputata, nella XV e nella XVI legislatura e poi senatrice nella XVII legislatura. Il suo impegno politico si è esplicitato su più fronti. Diceva infatti: «Donne, cultura, informazione e lavoro sono le quattro parole che ho a cuore» e infatti la sua azione è stata sempre rivolta alla difesa delle donne, dei loro diritti, della parità di genere in ogni ambito, sia in famiglia, che nel lavoro, nel sociale e nella vita politica. Nell'ambito culturale il suo apporto è stato tangibile, come dimostrano l'approvazione della legge sullo spettacolo dal vivo, ma anche la legge sull'equo compenso ai giornalisti autonomi, la riforma dell'editoria, le misure di agevolazione fiscale per il cinema e per il riconoscimento dell'indennità di disoccupazione per gli artisti. Come hanno ricordati i colleghi, è stata Presidente della Commissione igiene e sanità del Senato nella scorsa legislatura e anche in questo campo ha dato il suo fattivo e concreto contributo, lavorando perché si arrivasse ad importanti progressi di civiltà e di rispetto della dignità dei pazienti. Mi riferisco in particolare alle disposizioni anticipate di trattamento, un tema che in Italia rientra in un ambito sempre particolarmente delicato, al consenso informato e alla responsabilità degli esercenti la professione sanitaria. Si è anche impegnata per l'approvazione della riforma degli ordini e delle professioni nell'ambito della salute, per il rafforzamento e l'ammodernamento del Servizio sanitario nazionale, per garantire la sua universalità ed equità, specialmente nei confronti delle categorie più fragili. Si può affermare con sicurezza che ha sempre lavorato per la valorizzazione di quello che potremmo definire il capitale umano del nostro Servizio sanitario nazionale e per promuovere il dialogo e il confronto tra le istituzioni e le organizzazioni dei cittadini e dei pazienti. Proprio grazie a questo suo impegno indefesso nel comparto della salute ha ricevuto, nell'anno 2016, dalla fondazione GIMBE, il riconoscimento intitolato «Salviamo il nostro Servizio sanitario nazionale». Alcune scelte ci hanno diviso, come è normale e come succede in politica, ma posso affermare con sicurezza che, con la scomparsa di Emilia De Biasi, perdiamo una donna che ha dedicato la sua vita agli altri e alla politica, sempre attenta ai bisogni dei cittadini e al rispetto e al rafforzamento delle istituzioni repubblicane. Faccio le mie condoglianze e quelle del Gruppo a cui appartengo alla famiglia, dicendo che - sì, è vero - ci mancherà tanto. (Applausi) . Sui lavori del Senato Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, composizione della delegazione parlamentare italiana PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino al 19 gennaio. Per la seduta odierna resta confermata la discussione dei disegni di legge di ratifica di accordi internazionali. Nella seduta di domani, alle ore 15, il Ministro della salute renderà comunicazioni sulle ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19. Giovedì 14 gennaio, alle ore 9,30, si svolgerà il sindacato ispettivo e, alle ore 15, il question time , con la presenza dei Ministri della giustizia, dell'ambiente e della salute. In relazione alla richiesta di una informativa del Ministro degli affari esteri sui recenti fatti accaduti a Washington, è stato stabilito che questa avrà luogo presso le Commissioni congiunte affari esteri di Camera e Senato. L'Assemblea tornerà a riunirsi martedì 19 gennaio, alle ore 16,30, per comunicazioni del Presidente. La Conferenza dei Capigruppo è convocata lo stesso giorno alle ore 15. I Capigruppo hanno, infine, convenuto di confermare, per la sessione annuale del 2021, i senatori attualmente in carica nella delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea del Consiglio d'Europa. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 19 gennaio: Martedì 12 gennaio h. 16,30 - Ratifiche di accordi internazionali - Comunicazioni del Ministro della salute sulle ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da COVID-19 ( mercoledì 13, ore 15 ) - Sindacato ispettivo (giovedì 14, ore 9,30) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 14, ore 15) Mercoledì 13 " h. 15 Giovedì 14 " h. 9,30 * * * Martedì 19 gennaio h. 16,30 - Comunicazioni del Presidente Ripartizione dei tempi per le Comunicazioni del Ministro della salute sulle ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da COVID-19 (3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto) Governo 30' Gruppi 3 ore, di cui: M5S 37' L-SP-PSd'Az 29' FIBP-UDC 26' PD 21' Misto 19' FdI 17' IV-PSI 16' Aut (SVP-PATT, UV) 14' Dissenzienti 5' Discussione dei disegni di legge: Doc 1944 Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro n. 190 sull'eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro, adottata a Ginevra il 21 giugno 2019 nel corso della 108ª sessione della Conferenza generale della medesima Organizzazione Deputati BOLDRINI e MURA. - (Approvato dalla Camera dei deputati) Doc 1598 Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro C 190 sull'eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro, fatta a Ginevra il 21 giugno 2019 ROSSOMANDO ed altri. - (Relazione orale) Approvazione del disegno di legge n. 1944 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1944, già approvato dalla Camera dei deputati, e 1598. Il relatore, senatore Airola, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,11) AIROLA, relatore . Signor Presidente, sono onorato di essere relatore di questa ratifica dell'Atto Senato 1598 della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro C 190 sull'eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro, fatta a Ginevra il 21 giugno 2019. L'Assemblea è chiamata, quindi, all'esame di quest'atto, già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati, e nel quale è stato assorbito l'Atto Senato 1598, di iniziativa parlamentare, recante la ratifica della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro n. 190 sull'eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro, adottata a Ginevra nel giugno 2019: quindi, recentissima. Si ricorda, innanzitutto, che la Convenzione sull'eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro è stata adottata a larga maggioranza nel corso della 108° sessione della Conferenza internazionale del lavoro il 21 giugno 2019, in occasione del centenario della creazione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), e che è frutto di un processo negoziale avviato nel 2015. Composto da 20 articoli, suddivisi in 8 titoli, il testo convenzionale rappresenta un importante strumento nell'azione di contrasto alle violenze e alle molestie commesse nel mondo del lavoro, con l'ambizioso obiettivo di proteggere tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici a livello globale, a prescindere dal loro status contrattuale. La Convenzione fornisce, innanzitutto, una definizione piuttosto ampia, suscettibile di includere non soltanto l'abuso fisico, ma anche quello verbale, oltre a fenomeni di stalking e mobbing , di violenza e molestia, anche di genere, intesi come comportamenti e pratiche che provochino, mirino a provocare o siano suscettibili di provocare danni fisici, psicologici, sessuali o economici (articolo 1). Segnalo, altresì, che è in via di approvazione, da parte del Consiglio dell'Unione europea, la proposta di decisione COM(2020)24, che autorizza espressamente gli Stati membri a ratificare la Convenzione al nostro esame, in quanto alcune disposizioni del testo convenzionale sono contemplate dall' acquis dell'Unione nell'ambito della politica sociale e nel settore della non discriminazione. In attesa della approvazione di tale proposta di decisione, alcuni Paesi, in particolare Francia, Belgio, Spagna e Svezia, oltre all'Italia, hanno già avviato la procedura di ratifica. Il disegno di legge di ratifica si compone di quattro articoli. L'articolo 3, in particolare, pone una clausola di invarianza finanziaria, stabilendo che, dall'attuazione della legge di ratifica, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Si delinea, quindi, un quadro solido e chiaro, normativamente e nell'individuazione delle definizioni delle varie forme di sfruttamento, disparità e discriminazioni. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, vi invito a abbassare il tono della voce così da poter ascoltare il senatore Airola. AIROLA, relatore . Stiamo per ratificare uno strumento realmente utile per intervenire laddove avvengono - ovviamente nei Paesi aderenti ad anzidetta Convenzione - suddetti fatti di discriminazione, con denunce all'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), fino ad arrivare, in casi di crimini contro l'umanità, alla Corte internazionale di giustizia. In Italia abbiamo un sistema normativo già evoluto, ma immaginate là dove non vi sono regole né controlli. Mi riferisco a quei Paesi dove interi comparti produttivi vedono una presenza massiccia di donne - per esempio, nel tessile - che subiscono discriminazioni di ogni sorta (di paga, sono mobbizzate, sfruttate e violentate), o dove la vita di un bambino non vale nulla quando viene costretto a scavare nel fango in miniere o a raccogliere rifiuti tecnologici in enormi discariche. Noi abbiamo i tribunali, le leggi, le associazioni dei lavoratori. Loro non hanno nulla. Oggi è importante approvare questa Convenzione non solo per migliorare noi stessi, ma perché molti altri Paesi la ratificano. Signor Presidente, colleghi, non solo tra le pareti domestiche, ma sul lavoro una donna, un uomo, un bambino si possono far morire anche senza ucciderli. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge anche per loro. (Applausi). PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, Denise aveva diciannove anni quando è stata assunta in una società di spedizioni e ha iniziato a subire molestie dal suo datore di lavoro settantacinquenne, con avance che puntualmente ha rifiutato, nonostante fosse stata progressivamente demansionata e avesse subito anche peggioramenti contrattuali. Denise è stata più forte del suo aguzzino, ha trovato la forza di denunciare, ha scoperto che il suo datore di lavoro molestava anche una sua collega, ma finalmente, dopo una decina di anni dalla denuncia, il tribunale di Pistoia ha stabilito la colpevolezza dell'uomo e un risarcimento per entrambe le dipendenti. È per le tante Denise in Italia che il voto di oggi assume una valenza anche etica. La Convenzione sull'eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro, adottata nel giugno scorso in occasione del centenario della creazione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) viene giustamente definita come una sentenza storica perché rappresenta un passo avanti concreto. Innanzitutto fornisce una definizione ampia di violenza e molestia: una definizione che include non soltanto l'abuso fisico ma anche quello verbale, oltre a fenomeni come lo stalking e il mobbing , perché fa espresso riferimento alle violenze e alle molestie fondate sul genere che possono provocare danni fisici, psicologici, sessuali ma anche economici. E poi si rivolge alla tutela di ogni lavoratore, indipendentemente dal fatto che sia dipendente o meno, a prescindere dal relativo status contrattuale. Si includono, quindi, anche i volontari, le persone nel corso di periodi di formazione, tirocinio e apprendistato, e arriva a tutelare anche coloro che sono alla ricerca di un lavoro o i lavoratori il cui rapporto sia stato addirittura estinto. Un'altra cosa positiva è che si riconoscono come violenze o molestie anche quelle che si verifichino al di fuori del posto di lavoro, inteso in senso fisico, ricomprendendo dunque tutte quelle condotte che si verifichino, ad esempio, durante viaggi di lavoro ed eventi sociali, così come nel contesto delle comunicazioni che avvengono per via telematica. Un aspetto rilevante, visto l'aumento di avvicinamenti o molestie legate al genere che avvengono sui nuovi social come WhatsApp, meno formali ma altrettanto insidiosi. La Convenzione, inoltre, prevede un articolato ventaglio di obblighi per gli Stati e, a seguire, anche per i datori di lavoro, che non sono più soltanto nella possibilità ma hanno il dovere di garantire la tutela di tutti i soggetti nell'ambiente di lavoro. Quindi basta con gli atteggiamenti in cui si chiude un occhio o si fa un sorrisino. Con la ratifica di questa Convenzione, in sostanza, promuoviamo un rovesciamento dell'approccio culturale e dell'approccio collettivo al fenomeno. Si prevedono, tra l'altro, obblighi per i diversi Stati anche rispetto all'introduzione di poteri incisivi per gli ispettori del lavoro e delle altre autorità deputate al controllo. Oggi si stima che l'80 per cento delle donne che subiscono abusi dai propri colleghi di lavoro o dai propri responsabili, spesso non denunciano o non ne parlano proprio per quieto vivere o temendo scandali o ritorsioni. Peraltro spesso queste violenze riguardano proprio chi è più precario all'interno del mondo del lavoro. Si tratta di un cambio, di una svolta. Non c'è atteggiamento goliardico che tenga. Si tratta di favorire una rivoluzione culturale che renda possibile un cambio di passo. Anche per questo è importante oggi ratificare questa Convenzione. Mi auguro che il voto possa vedere compatte le diverse forze politiche, a differenza di quanto avvenuto in Commissione, perché non si può parlare di ingerenze rispetto alla giurisprudenza nazionale. Quando si tratta di tutelare la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori non ci devono essere motivazioni o scuse perché l'unica ingerenza è quella che tratta il corpo altrui come fosse un oggetto di sua proprietà, sul lavoro e fuori. Contro questo atteggiamento noi oggi andiamo a porre un argine. Ecco perché dichiaro convintamente il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI. (Applausi) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, la Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro n. 190 sull'eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro, adottata a Ginevra il 21 giugno 2019 nel corso della 108ª sessione della Conferenza generale della medesima Organizzazione, è organizzata in 20 articoli e divisa in 8 sezioni. Voglio però ricordare che sono trascorsi ben otto anni di dibattito prima che si arrivasse alla sua approvazione. Forse anche per questo tale approvazione è considerata, se non una data addirittura storica, sicuramente un importante spartiacque sul fronte dell'eliminazione delle violenze e delle molestie nel mondo e nei luoghi di lavoro e anche dell'opportunità di adottare nuove norme internazionali in materia. Un altro elemento distintivo che desidero sottolineare è l'approccio. Si tratta infatti di un approccio più ampio, ovvero si arriva alla conclusione che le violenze e le molestie sul luogo di lavoro riguardano tutti, uomini e donne, purtroppo nella consapevolezza e nell'evidenza statistica che le donne sono colpite in modo maggiore e sproporzionato; i dati parlano addirittura di casi triplicati rispetto agli uomini. (Brusio) . Scusi, Presidente, possiamo chiedere un po' di silenzio? PRESIDENTE. Colleghi, considerando anche l'importanza della ratifica che si sta discutendo, se non riuscite a rimanere in silenzio, vi chiedo la gentilezza di mantenere un tono di voce che consenta a chi interviene di farsi ascoltare da chi ha voglia di sentire. Prego, senatrice Rauti. RAUTI (FdI) . La ringrazio, Presidente, anche perché questo non riguarda solo le donne e, qualora fosse, tutti comunque dovremmo essere interessati. Stavo appunto dicendo che la Convenzione ha un approccio che guarda a tutti, uomini e donne, anche se nella nota evidenza statistica che le donne sono colpite in modo maggiore e sproporzionato. La Convenzione e le sue norme internazionali sono anche il frutto di studi comparati delle leggi e delle pratiche nazionali in materia di violenza e molestie sul lavoro di ben 80 Paesi. Ci troviamo quindi di fronte a un quadro normativo internazionale estremamente articolato e complesso, con un'architettura molto salda. È importante ricordare che la Convenzione è un trattato internazionale con forza vincolante, naturalmente nei Paesi che decidono di ratificarla. Ricordo che ne bastano due per cominciare. La raccomandazione n. 206, contestuale alla Convenzione, non ha evidentemente valore vincolante, ma è importante nella misura in cui contiene orientamenti su come applicare gli obblighi della suddetta Convenzione. Un altro elemento di riflessione: la Convenzione chiama in causa violenze e molestie nei luoghi di lavoro, ma porta con sé e cerca di dipanare anche una matassa complessa di temi e risvolti, come è stato già ricordato. Mi riferisco al mobbing , allo stalking , alle violenze psicologiche, al tema della tutela dei lavoratori e a come prevenire e affrontare le violenze e le molestie. Vi è inoltre un passo ulteriore: si intende un'interpretazione ampia proprio perché si guarda a un insieme di comportamenti, pratiche e atti destinati a causare o anche minacciare un danno fisico, psicologico ed economico, o che si configuri - è previsto - come reato sessuale o come violenza di genere. Un altro elemento lungimirante della Convenzione è che essa si rivolge a tutte le tipologie di lavoratori, vale a dire non solo ai lavoratori dipendenti, e non riguarda soltanto i luoghi di lavoro - ci tengo a sottolinearlo - ma anche quelli che mi permetto di definire non luoghi, che tuttavia al mondo del lavoro sono collegati, ovvero, per esempio, i viaggi di lavoro, i corsi di formazione lavorativa lontani dal luogo abituale di lavoro, ma anche i mezzi di comunicazione e informazione come le chat , gli sms ,le e-mail , i messaggi WhatsApp, cioè tutti quegli strumenti che, come sappiamo bene, possono essere usati in modo invasivo, pervasivo e direi anche distorsivo, divenendo aggressivi, offensivi e minacciosi attraverso la trasmissione di video, di immagini o anche di solo testo. Per questo motivo la Convenzione fa uno sforzo e li include. Prima di concludere, voglio tornare all'evidenza statistica da cui ero partita, rifacendomi all'unica indagine che praticamente abbiamo, per quanto datata. Mi riferisco all'indagine dell'Istat sulla sicurezza dei cittadini del 2016, in cui si affronta anche il capitolo delle violenze e delle molestie sul lavoro e dei ricatti sessuali. Richiamo solo un dato tra i tanti forniti dall'Istat: 1,404 milioni sono le donne che nel corso della loro vita hanno subito molestie fisiche e ricatti sessuali sul posto di lavoro, ovvero l'8,9 per cento della forza lavoro femminile. La suddetta indagine rileva anche che nel triennio 2013-2016 a subire questi episodi sono state oltre 425.000 donne, ovvero il 2,7 per cento. È evidente che ben altri sono i dati quando parliamo di violenze fuori dai luoghi di lavoro (quelli che ho richiamato sono circoscritti ai luoghi di lavoro). I casi riguardano contatti fisici subiti, richieste di prestazioni sessuali o disponibilità in cambio di promozioni o di concessione di un posto di lavoro oppure di un avanzamento, di una promozione o di fronte alla minaccia di licenziamento. Lo stesso Istituto rileva che in oltre l'80 per cento dei casi le vittime non denunciano e non raccontano a nessuno cosa gli è capitato: soltanto lo 0,7 per cento delle vittime arriva a denunciare. Sicuramente, però, tutte le vittime intervistate dall'Istat sottolineano che questi episodi hanno cambiato la loro vita, sia personale che lavorativa, perché molte di loro sono state licenziate o si sono licenziate, oppure non sono state assunte o sono state demansionate. Il Gruppo Fratelli d'Italia, sia qui in Senato che alla Camera, voterà dunque convintamente a favore di questo provvedimento. Lo facciamo con convinzione - pur se, nelle pieghe di talune premesse, su qualcosa si potrebbe anche dissentire - perché questo è uno di quei casi in cui si deve prendere una posizione: o si sta da una parte o si sta dall'altra, senza mediazione alcuna. (Applausi) . Non è possibile una mediazione. Fratelli d'Italia convintamente si schiera dunque contro le molestie sui luoghi di lavoro che colpiscono donne e uomini; contro, punto e basta. Aggiungiamo solo un'ultima considerazione. Proprio perché tutto questo è importante, auspichiamo che non ci si limiti come Paese, come Nazione Italia a ratificare poi la Convenzione, ma a seguirla nella sua applicazione, accompagnandola con una serie di provvedimenti che consolidino l'applicazione di questo principio, perché contestualmente dobbiamo aggredire anche altre questioni, come per esempio la disparità salariale a parità di lavoro svolto; dobbiamo consentire parità di accesso ai lavori e alle carriere anche alle donne; dobbiamo far sì che la maternità sia una libera scelta e non una scelta condizionata e potrei continuare, perché la materia è complessa. Termino davvero con una riflessione: cerchiamo di approfittare di questa occasione per rovesciare un antico pregiudizio che, come è noto, è qualcosa che precede il giudizio, che si basa sull'esperienza e la conoscenza. I pregiudizi sono un vizio della mente e noi auspichiamo che con questa opportunità si rovesci anche quel pregiudizio abituato a dare sempre queste colpe delle molestie al datore di lavoro e all'imprenditore. Le statistiche, infatti, ci rivelano che non è così: le molestie avvengono anche tra colleghi; talvolta sono superiori e, talvolta, sono subalterni. Spogliamoci, pertanto, da questo pregiudizio e facciamo sempre giustizia di tutto e di tutti. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, credo che oggi sia una giornata molto importante e francamente mi dispiace che l'Assemblea sia abbastanza distratta nel discutere la ratifica di questa convenzione davvero rilevante. Alcune mie colleghe hanno parlato giustamente di un fatto storico, perché è un grande passo in avanti che si compie con la ratifica di un trattato internazionale. Parliamo, infatti, della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro che impegna i Paesi ed è immediatamente operativa. È un impegno solenne che il nostro Paese sta assumendo in questo momento andando ad approvare finalmente e a ratificare la Convenzione stessa. Rispetto ad altre convenzioni si è riusciti a farla approvare abbastanza celermente, dal momento che in quest'Aula siamo abituati a ratificare trattati firmati moltissimi anni prima. Soprattutto noi dobbiamo fare i conti - è questo l'elemento veramente importante di questo atto di ratifica - con i dati che la collega prima di me ricordava. L'indagine sulla violenza contro le donne condotta dall'Agenzia dell'Unione europea dice che una donna su due dichiara di aver subito una qualche forma di molestia sessuale sul posto di lavoro. Nel 32 per cento dei casi il molestatore è un collega, un subalterno o un superiore e questi dati sono drammatici. Ancora più drammatici sono i dati dell'indagine Istat del 2016, dai quali emerge che in Italia sono 1.400.000 le donne colpite da forme di molestia, di violenza, di ricatti e di altro con cui si esercita un potere ricattatorio a sfondo sessuale. Nel momento del colloquio alle donne, quando vengono selezionate, la prima cosa che viene chiesta è se hanno intenzione di fare i figli. Ciò costituisce l'altro elemento di profondo discrimine. Molto spesso il colloquio è accompagnato dal ricatto, dall'allusione e da un modo abbastanza esplicito di ricattare. Ciò avviene in fase di assunzione, ma anche durante la carriera lavorativa, con tutto ciò che be consegue. Il 32,4 per cento di questi ricatti viene ripetuto quotidianamente; il 17,4 all'incirca una volta a settimana; il 29,4 qualche volta al mese e il 19,2 più raramente. Ho voluto citare questi dati per dire che questi ricatti, queste molestie, queste operazioni di stalking e di mobbing che si manifestano in molteplici forme durante la carriera lavorativa hanno delle conseguenze molto pesanti. Il 33,8 per cento delle donne ha dovuto licenziarsi dal posto di lavoro, con una rinuncia alla carriera, mentre il 10,9 per cento è stato licenziato, è stato messo in cassa integrazione o non è stato assunto. Si tratta quindi di un'operazione veramente pesante. Se poi leggiamo questi dati sulla base del fatto che nel nostro Paese abbiamo un altissimo deficit occupazionale delle donne (il 18 per cento in meno rispetto all'occupazione maschile, che purtroppo, come sappiamo, in questi tempi è quella che è), siamo di fronte a un dato veramente drammatico. L'81 per cento delle vittime intervistate non ne ha mai parlato e meno dell'1 per cento ha avuto poi il coraggio di denunciare quello che è accaduto oppure è riuscito a trovare una qualche forma di socializzazione. Per questo dico che ratificare oggi la Convenzione in esame ha un'importanza fondamentale, perché grazie a essa abbiamo a disposizione un vero e proprio strumento nell'azione di contrasto alle violenze e alle molestie commesse nel mondo del lavoro, facciamo un atto fondamentale per sostenere le donne e chiunque subisca ricatti di questo genere sul posto di lavoro e soprattutto diamo loro la possibilità e la forza del rispetto della dignità. La Convenzione fornisce una definizione piuttosto ampia di molestia e violenza, in modo tale da coprire l'ampia gamma con cui questi elementi si esercitano, i quali ovviamente comprendono non solo l'abuso fisico, ma anche quello verbale, lo stalking , il mobbing e tutti i comportamenti e le pratiche che mirano a - o siano suscettibili di - provocare danni psicologici, sessuali o economici. Pensiamo ai dati che vi ho detto prima, relativi a quante donne sono costrette a cambiare lavoro e a licenziarsi o sono state licenziate. L'ambito di applicazione è appunto la protezione delle lavoratrici e dei lavoratori, a prescindere - questo è fondamentale - dal loro status contrattuale, in un mondo del lavoro così frastagliato e cambiato, nel quale ci sono ormai le più svariate forme di lavoro. Esso include i volontari, le persone in formazione, i tirocinanti, gli apprendisti e quelli che sono in cerca di lavoro: vi è quindi una protezione molto ampia. La Convenzione prevede un articolato ventaglio di misure di protezione e di prevenzione, con gli obblighi agli Stati, quindi al nostro Stato, di adottare tutte le disposizioni interne che definiscano la violenza e le molestie e tutte le misure atte a prevenire queste condotte lesive, anche dal punto di vista risarcitorio e repressivo. Ciò significa che richiede agli Stati di garantire alle potenziali vittime l'accesso alla giustizia in maniera effettiva, predisponendo misure atte a porvi rimedio. La Convenzione dedica particolare attenzione alle violenze di genere e soprattutto cerca di fare un lavoro di battaglia politica e culturale e di formazione; questo è l'altro elemento fondamentale. Oggi stiamo per approvare - ne sono certa, all'unanimità - una ratifica molto importante, veramente importante. Ovviamente tutti ci auguriamo - perché su questo credo che vi sia la convinzione di tutti - di riuscire a utilizzare al meglio questo strumento, incluso l'obbligo che prevede per lo Stato di adottare tutti gli atti e le disposizioni legislative che permettano di allargare il sistema di tutela e soprattutto di prevenire. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole di LeU e del Gruppo Misto. (Applausi) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, nel nostro Paese il 9 per cento delle donne ha subito molestie fisiche o ricatti sessuali mentre stava lavorando. Si tratta di 1,404 milioni di donne, mentre 1,173 milioni di donne hanno dichiarato di essere state ricattate sessualmente nel corso della propria carriera per essere assunte o per mantenere il posto di lavoro. Se una donna subisce un ricatto sessuale, nell'80 per cento dei casi non ne parla con nessuno sul posto di lavoro; quasi nessuna fa denuncia, eppure almeno il 70 per cento delle donne che hanno subito un ricatto sessuale lo ritiene molto o abbastanza grave. Il 33 per cento di queste ha cambiato volontariamente lavoro o ha rinunciato alla carriera a causa di ricatti sessuali sul luogo di lavoro; il 10 per cento è stato licenziato o messo in cassa integrazione. Questo è il quadro in cui l'Organizzazione internazionale del lavoro il 21 giugno 2019 adottava, con una larghissima maggioranza degli Stati membri, la Convenzione sull'eliminazione della violenza e delle molestie sui luoghi di lavoro. Il lavoro è il luogo dei diritti e dell'emancipazione delle persone e sono orgogliosa che l'Italia sarà il primo Paese tra i 187 membri a ratificare questa Convenzione. L'Italia è un Paese che già prevede norme antidiscriminatorie e a tutela dei lavoratori, ma oggi approviamo un quadro di riferimento e un programma di tutela decisamente innovativo. Mi preme sottolineare la natura internazionale di questo quadro normativo. Siamo ormai abituati ad associare alla parola «globalizzazione» la perdita dei diritti e il peggioramento delle condizioni di lavoro. Vogliamo ribaltare questa equazione e che ci sia una globalizzazione dei diritti contro lo sfruttamento delle persone, una globalizzazione non più guidata dal mercato senza regole e al di fuori della cooperazione degli Stati, che troppo spesso ha comportato una perdita di dignità delle persone e ha causato tensioni sociali e sfiducia nei rapporti di cittadinanza. È quindi il momento della globalizzazione dei diritti e della dignità della persona, con le sue libertà e con il diritto di scegliere liberamente le proprie condizioni di vita e il proprio futuro. Violenza e molestie sui luoghi di lavoro sono violazioni dei diritti umani e questo tipo di violenze, che si traduce in molestie fisiche, verbali e ricatti, purtroppo è ancora coperto da omertà, silenzi e mancanza di solidarietà, molto più che negli altri casi - già censurabili - di violenza. Come ho detto, quasi il 90 per cento delle donne che hanno subito non ha denunciato. È già stato detto dalle colleghe che mi hanno preceduto quali sono i principali contenuti innovativi. Innanzitutto, un ampliamento della definizione di violenza o di molestie, ma soprattutto del luogo: quello di lavoro non è soltanto il luogo fisico dello stabilimento, ma può essere anche la casa o un luogo di viaggio e - attenzione - in epoca Covid, in un momento in cui si fa molto telelavoro, in cui si ricorre allo smart working , c'è stato un aumento delle violenze sia nelle sedi domestiche, sia attraverso i mezzi informatici, quindi questo è molto importante. C'è un obbligo degli Stati membri di prescrivere e del datore di lavoro di adottare misure preventive e repressive e c'è l'obbligo di garantire l'accesso alla giustizia, nonché un maggiore coinvolgimento degli ispettori del lavoro. Il nostro Paese, in realtà, com'è stato detto, non arriva sguarnito su questo tema. Voglio ricordare due questioni per tutte: nella legge di bilancio del 2018 abbiamo introdotto il divieto di demansionamento, licenziamento e trasferimento a seguito di denuncia di molestie sessuali, nonché la nullità del licenziamento ritorsivo o del demansionamento della persona denunciante, oltre - ovviamente - al divieto di dimissione in bianco. Voglio ricordare, tra le tante proposte di legge del mio Gruppo, due disegni di legge della collega Fedeli e della collega Valente aventi proprio a oggetto i temi della tutela e dell'antidiscriminazione sui luoghi di lavoro. Molestie e ricatti sessuali affondano le radici in modelli culturali, quindi è di nuovo la scuola il principale campo di contrasto sul quale sempre dobbiamo investire e impegnarci per una diversa consapevolezza e appartenenza a modelli culturali. La causa principale sta però nello squilibrio di potere tra chi agisce la violenza e chi la subisce. Voglio ricordare le parole di Guy Ryder, direttore generale dell'OIL, quando dice che bisogna mettere in pratica questi diritti al fine di creare un ambiente lavorativo migliore, più sicuro e dignitoso per donne e uomini. Voglio concludere con un'ultimissima riflessione. Parliamo molto di investimenti e di lavoro in questa difficile fase per il nostro Paese, per tutte le democrazie europee e a livello mondiale. Investire sul lavoro e sulla sua qualità vuol dire anche investire sulla sua dignità, che è un importantissimo fattore di coesione sociale, appartenenza e riscatto delle persone, perché segna il rapporto tra la persona e la collettività ed è anche e soprattutto da questo che passa l'essere cittadini e non sudditi. Per questi motivi, il voto del Partito Democratico sarà ovviamente favorevole alla ratifica in esame, ma sarà soprattutto un voto di impegno convinto e fermo per legiferare su questi temi e attuare pienamente la Costituzione. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, vorrei anzitutto ringraziare per la relazione esaustiva il collega Airola e le colleghe che mi hanno preceduto per gli appassionati interventi su un tema così delicato, che riscalda la sensibilità di ciascuno di noi. Infatti, credo che sia un principio di civiltà quello che stiamo difendendo in questo momento e che ha trovato sensibilità nel legislatore. Sono pertanto convinto che, alla fine, quest'Assemblea vedrà finalmente l'espressione di un voto unanime. La ratifica della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro per l'eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro che stiamo per approvare trova tuttavia, di fatto, già pieno riconoscimento nel nostro ordinamento. Ricordo che nel 2006, per contrastare ogni discriminazione di genere, è stato approvato il codice delle pari opportunità tra uomo e donna: si tratta di una norma di rango primario per assicurare parità di trattamento e opportunità tra donne e uomini in tutti i campi, compresi l'occupazione, il lavoro e il trattamento economico. (Applausi) . L'articolo 26 del citato codice ha sancito, tra l'altro, un'equiparazione tra molestie sessuali e discriminazione di genere. La legge di bilancio, per il triennio 2018-2020, modificando il suddetto articolo 26, ha previsto inoltre una specifica tutela per chi agisce in giudizio per aver subito, appunto, una molestia sessuale sul luogo di lavoro. Dal 2009 è stato introdotto nel codice penale il reato di atti persecutori, che punisce le condotte di stalking . Voglio ricordare che Forza Italia è stata protagonista in questa battaglia (Applausi) e allo stesso modo, più recentemente, lo è stata in quella sul revenge porn , con la presentazione di un disegno di legge che abbiamo cercato di promuovere e che è stato ripreso in molti aspetti e articoli. Certamente il Parlamento non considera esaurito il proprio ruolo riguardo a temi così importanti, come quello della parità di trattamento senza distinzione di genere e quello della concreta rimozione degli ostacoli per consentire a qualsiasi individuo la piena partecipazione alla vita economica, politica e sociale del nostro Paese. Oggi ci accingiamo ad approvare, finalmente, il disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale in titolo e saremo i primi a farlo, su 187 Paesi. Queste sono dunque le ragioni per le quali, anche a nome del Gruppo Forza Italia, dichiaro il voto favorevole sul provvedimento in esame. (Applausi) . IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IWOBI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, il provvedimento in esame riguarda l'autorizzazione alla ratifica e all'esecuzione della Convenzione adottata dall'Organizzazione internazionale del lavoro il 21 giugno 2019, con l'obiettivo di eliminare la violenza e le molestie nel mondo del lavoro. È importante chiarire che, come Gruppo, condividiamo i nobili obiettivi della Convenzione, perché sradicare il problema delle molestie e della violenza di ogni genere dai luoghi di lavoro dev'essere un obiettivo primario per un Paese civile. L'importanza del tema del lavoro è il faro della nostra attività politica. Un Paese sano è un Paese che lavora e, per questo, ogni attenzione che possa migliorare la tutela dei lavoratori nel proprio ambiente di lavoro è un obiettivo da perseguire. Questo però non ci preclude la possibilità, come abbiamo fatto anche in Commissione, di esprimere alcuni dubbi sugli effetti che potrebbero avere sull'Italia le modalità di applicazione della Convenzione all'interno del nostro ordinamento, al momento non del tutto chiare. Il testo prevede infatti un articolato quadro di obblighi per gli Stati membri, a partire da quello di adottare disposizioni interne che definiscano le violenze e le molestie conformemente a quanto previsto dalla Convenzione e che prescrivano ai datori di lavoro di porre in essere tutte le misure atte a prevenire le condotte lesive, fino al più generale obbligo per gli stessi Stati di adottare le misure necessarie, sia preventive sia repressive. La Convenzione sarà poi soggetta al meccanismo di controllo previsto dall'Organizzazione internazionale del lavoro, anzitutto attraverso i rapporti periodici presentati dagli Stati. È previsto inoltre un meccanismo speciale, che consente a uno Stato membro di presentare all'Organizzazione una denuncia nei confronti di un altro Stato che non abbia assicurato l'efficace attuazione della Convenzione stessa. Mi chiedo, quindi, cari colleghi, se non vi sia il rischio di aprire un nuovo terreno di conflitto tra Stati, che si basa su lotte di natura giudiziaria, che nascondono invece vere e proprie volontà di attaccare, sul piano internazionale, un Paese o un Governo non gradito. Va inoltre considerato anche il potere di denuncia che viene riconosciuto al consiglio d'amministrazione della stessa Organizzazione e perfino ai singoli delegati presso la Conferenza internazionale del lavoro, rendendo possibile l'attivazione, su loro iniziativa, di una procedura passibile di condurre alla creazione di una Commissione d'inchiesta, incaricata di redigere un rapporto contenente, eventualmente, anche raccomandazioni per lo Stato interessato. La controversia potrà sfociare anche in un giudizio della Corte internazionale di giustizia, aprendo quindi la via a una nuova compressione della sovranità nazionale del nostro Paese. Signor Presidente, in conclusione, non mancano quindi elementi di perplessità, che ho tenuto ad esprimere e condividere con i colleghi. Come già ripetuto in premessa, non siamo contrari ai principi che la Convenzione promuove, ma abbiamo dubbi sulla loro traduzione in pratica. Nonostante questi elementi di incertezza, visti gli obiettivi condivisibili di questa Convenzione, esprimo il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi) . MAIORINO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, devo dire che, quando un'eco lontana e un po' confusa del grande movimento femminile Me Too arrivò anche qui da noi in Italia, la reazione del nostro Paese non mi rese particolarmente orgogliosa. Si preferì infatti perdersi dietro al gossip e al voyeurismo e mettersi a sindacare se quella attrice o quell'altra fossero effettivamente degne di credito, finendo così per andare dietro a casarecci processi mediatici nei talk show o sui rotocalchi, anziché mettere a fuoco il problema e il suo impatto. Tale impatto è a dir poco sconcertante. Molestie, violenze e ricatti sessuali sul luogo di lavoro: quante donne ne sono vittime? È persino difficile stimarlo, perché non esiste una specifica fattispecie di reato e non c'è mai stato un monitoraggio regolare e costante di questo tipo di violenza. Per farcene un'idea, dobbiamo ricorrere all'unica indagine Istat esistente, che risale al 2016. I dati emersi sono preoccupanti: infatti, sono 1,404 milioni le donne che, nel corso della loro vita lavorativa, hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro. Rappresentano l'8,9 per cento delle lavoratrici, ivi incluse le donne in cerca di occupazione. Parliamo quindi di una donna su dieci. Limitatamente ai ricatti sessuali sul lavoro, sono invece 1,173 milioni, il 7,5 per cento, le donne che, nel corso della loro vita lavorativa, sono state sottoposte a qualche tipo di ricatto sessuale per ottenere un lavoro, mantenerlo o ottenere progressioni nella loro carriera. Non è tutto, però: il termometro migliore per avere il polso della situazione consiste in un altro dato, ossia che, nell'81 per cento dei casi, la donna vittima di tali comportamenti non ne parla con nessuno sul posto di lavoro. Per non parlare delle denunce: solo lo 0,7 per cento delle vittime di ricatti ha sporto denuncia alle forze dell'ordine. Perché, di fronte a un fenomeno tanto vasto, le denunce sono invece così poche? Per ragioni piuttosto ovvie: la paura di non essere credute o di essere addirittura colpevolizzate, di perdere il posto o che tutto sia vano. Possiamo dare loro torto? Direi di no. Basti pensare al caso eclatante avvenuto l'estate scorsa, quando il presidente della società di trasporti lucana, la Cotrab, pur essendo stato processato e condannato con sentenza definitiva a due anni e sei mesi per violenza sessuale ai danni di una dipendente, è stato poi rieletto dagli stessi consorziati. Quella donna rientrava in quello 0,7 per cento delle vittime che trovano il coraggio di denunciare, sfidano la paura di perdere il posto di lavoro e di non essere credute e affrontano un lungo processo. Il colpevole viene condannato, ma poi tutto rischia di essere vanificato da una subcultura che normalizza e banalizza la violenza sessuale sul lavoro. Per fortuna, ci ha pensato l'ondata di indignazione generale a ripristinare davvero la giustizia, convincendo il colpevole a dimettersi. L'episodio dimostra che gli strumenti attuali non sono sufficienti a contrastare quest'odioso fenomeno. Mi sento di sottoscrivere la preoccupazione manifestata, tra gli altri, dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, che sottolinea come gli effetti nefasti della pandemia da Covid-19 sull'occupazione femminile, quali l'accresciuta precarizzazione lavorativa e il conseguente disagio economico e sociale, possano contribuire ad aggravare ulteriormente il fenomeno delle molestie e soprattutto dei ricatti sul luogo di lavoro. Ricordo che già nel 2019 la Commissione femminicidio - di cui mi onoro di far parte - aveva dedicato il 25 novembre di quell'anno proprio al contrasto alla violenza e alle molestie sul luogo di lavoro, sottolineando come il lavoro sia un diritto universalmente riconosciuto e come, tuttavia, proprio il lavoro rappresenti purtroppo ancora un luogo di disparità tra uomini e donne. Salutiamo quindi con favore il traguardo dell'odierna ratifica della Convenzione dell'OIL, che sancisce che violenza e molestie costituiscono una violazione o un abuso dei diritti umani e riconosce il diritto di tutti e tutte a un mondo del lavoro libero da violenza e molestie. Auspichiamo altresì che, proprio come indicato dalla stessa Convenzione che oggi ratifichiamo, questo Parlamento approvi quanto prima una normativa nazionale specifica. Ci sono disegni di legge depositati da diverse colleghe, tanto di maggioranza quanto di opposizione, per normare questa specifica fattispecie di reato, violenza e molestie sui luoghi di lavoro: mi auguro che se ne possa iniziare presto l'esame. Ricordo peraltro, sommessamente, che anche le Forze armate costituiscono un luogo di lavoro. Le donne sono entrate a farne parte da ormai ventun anni; non è più possibile quindi procrastinare, a questo punto, l'introduzione, anche all'interno del codice militare penale, dello specifico reato di violenza e molestie sessuali. Anche in questo caso, vi sono disegni di legge in materia che attendono di essere approvati, tra i quali uno specifico a mia prima firma. Speriamo di non dover sentire mai più - né fuori né dentro quest'Aula - che, se una donna è oggetto di attenzioni sessuali non richieste, è perché lei è provocante, non perché lui è un molestatore (Applausi,) o - peggio - che, se una donna ha ottenuto un posto di lavoro o una promozione, è perché si è concessa alle persone giuste. Rimettiamo l'inquadratura nel verso giusto e impariamo a distinguere chi sono le vittime e chi gli aguzzini. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1944, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 1598. (Applausi). Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1222 Ratifica ed esecuzione dello Scambio di note di modifica della Convenzione del 19 marzo 1986 per la pesca nelle acque italo-svizzere tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera, fatto a Roma il 10 e il 24 aprile 2017 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1222. Il relatore, senatore Ferrara, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. FERRARA, relatore . Signor Presidente, l'Assemblea è oggi chiamata a esaminare il disegno di legge recante ratifica ed esecuzione dello scambio di note, sottoscritto dall'Italia e dalla Confederazione elvetica nell'aprile 2017, per la modifica della Convenzione bilaterale risalente al 1986, relativa, appunto, alla pesca nelle acque italo-svizzere. Ricordo innanzitutto che la Convenzione bilaterale del 1986 è lo strumento normativo che la Svizzera e l'Italia hanno sottoscritto al fine di assicurare la gestione ottimale del patrimonio ittico delle acque italo-svizzero dei laghi Maggiore, di Lugano e del fiume Tresa e, in particolare, per favorire lo sviluppo delle categorie che operano nel settore della pesca professionale e dell'attività di pesca sportiva, nonché per contribuire alla difesa e al miglioramento dell'ambiente acquatico. Lo scambio di note in esame reca una modifica della Convenzione al fine di adeguarla alle mutate situazioni ambientali, all'accresciuto corpo di conoscenze scientifiche, all'emergere di nuove problematiche e all'esigenza di rendere più agile l'ordinamento previsto dalla Convenzione medesima. Il disegno di legge di ratifica si compone di quattro articoli. In particolare, l'articolo 3, emendato a seguito del parere formulato dalla Commissione bilancio, pone una clausola di invarianza finanziaria, stabilendo che per le attività derivanti dallo scambio di note si provveda con le risorse disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e che le amministrazioni competenti diano attuazione alla legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili. Il provvedimento non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI sul disegno di legge al nostro esame e chiedo l'autorizzazione a depositare il testo del mio intervento, affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. (Applausi) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico sul disegno di legge di ratifica al nostro esame e su quello successivo. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, annuncio il voto favorevole del mio Gruppo sia sulla ratifica al nostro esame che su quella successiva. Non sussistendo ragioni di incompatibilità, il Gruppo Forza Italia esprimerà un voto favorevole. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, annuncio anch'io il voto favorevole del mio Gruppo. È stato fatto un bel lavoro sul settore della pesca. Visto che il disegno di legge sul bracconaggio ittico nelle acque interne, depositato dal senatore Bossi, riguardante proprio la pesca, è passato in sede deliberante, mi auguro che, oltre alla Convenzione del 19 marzo 1986 per la pesca nelle acque italo-svizzere tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera, passi anch'esso alla Camera diventando legge della Repubblica a favore della pesca. (Applausi). FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle sul disegno di legge di ratifica al nostro esame e su quello successivo. RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia sul disegno di legge di ratifica al nostro esame. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1958 Ratifica ed esecuzione del Protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 24 giugno 2013 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1958, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Alfieri, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. ALFIERI, relatore . Signor Presidente, la ratifica al nostro esame riguarda il Protocollo n. 15 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che ha istituito la Corte di Strasburgo nel 1959, e ha il fine di apportare modifiche abbastanza rilevanti al suo funzionamento. Avendo la Corte riscosso successo ed essendo stata negli anni adita via via sempre più, è stata ingolfata di provvedimenti. Sono tante le cause che in qualche modo devono essere sfoltite: si tratta di circa 60.000, di cui 3.000 riguardano l'Italia. Il Protocollo n. 15 serve proprio a semplificare e a rendere più veloce e snello il procedimento. In realtà esso opera dei cambiamenti abbastanza rilevanti. Il punto è che l'Italia, sui 47 Paesi che hanno istituito la Corte di Strasburgo, è l'unico a non aver ancora proceduto alla ratifica. Le modifiche che elenco in maniera molto sintetica riguardano il preambolo nella parte in cui si ricorda che non solo la Corte, ma anche i Paesi membri, in conformità al principio di sussidiarietà, hanno la possibilità di intervenire con un apprezzamento e un maggior margine di azione nell'attuazione delle disposizioni della Convenzione, sempre sotto il controllo della Corte. Si interviene poi sul tema della selezione dei giudici della Corte, prevedendo che non possano avere più di sessantacinque anni. Le modifiche maggiori riguardano la capacità di far lavorare in modo migliore la Corte e consistono nel semplificare il processo, riducendo - ad esempio - da sei a quattro mesi il periodo di tempo in cui si può adire la Corte europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Si inseriscono anche norme per rendere più difficile il ricorso alla Grande Camera, così da evitare che ci siano più ricorsi di quelli che è possibile trattare. Allo stesso modo viene modificata in parte la condizione di ricevibilità di un ricorso, ampliando il margine della Corte sull'entità del pregiudizio subito dal ricorrente. Il disegno di legge prevede solo tre articoli, riguardanti l'autorizzazione alla ratifica, l'ordine di esecuzione e l'entrata in vigore del provvedimento. Non ci sono oneri per la finanza pubblica e non ci sono profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento europeo e con gli obblighi internazionali. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea del Senato. (Applausi) . PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, annunciando il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI sul disegno di legge in esame, le chiedo l'autorizzazione a depositare il testo del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia annuncio il voto contrario alla ratifica del Protocollo n. 15 che - come ha ricordato il relatore -modifica la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. In particolare, annunciamo il nostro voto contrario perché non ci convince l'articolo 1 che - come ha ricordato il senatore Alfieri - inserisce un ulteriore periodo al preambolo alla Convenzione; per essere più precisi, inserisce un nuovo «considerato». Se leggete questo «considerato», vi rendete conto che esso - da un lato - non aggiunge nulla di nuovo a quella che è oggi la giurisprudenza della Corte, ossia il principio che anche la giurisdizione nazionale si può occupare - e ci mancherebbe altro - di garantire il rispetto dei diritti e delle libertà definiti nella Convenzione, ovviamente in ossequio al principio di sussidiarietà. E su questo nulla di nuovo. Ciò che invece di nuovo c'è nel «considerato» e che a noi non piace è quello che segue, ossia la previsione - forse non tutti l'avete letta - per cui le giurisdizioni nazionali devono operare: «[...] sotto il controllo della Corte europea dei diritti dell'uomo [...]». Noi stiamo votando un principio che sovverte tutta la giurisprudenza costituzionale italiana emanata fino a oggi. Ricordo che la giurisdizione italiana è sovrana anche e soprattutto in materia di diritti fondamentali dell'uomo per cui non accettiamo che si sancisca il principio che essa - che, lo ripeto, è sovrana - debba operare sotto il controllo della Corte europea. E ciò non ci convince per numerose ragioni di ordine costituzionale, ma anche di ordine politico. Cari colleghi, consentitemi di ricordare - ad esempio - la recente pronuncia della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) in materia di articolo 41- bis: materia molto sensibile per l'Italia, perché si tratta di misure che sono costate la vita a importanti magistrati, a cominciare da Falcone e Borsellino; misure depotenziate da una pronuncia della Corte europea che a parole ha scandalizzato tutti - salvo oggi la maggioranza che vota - e che ci sottopongono ulteriormente al suo controllo. L'articolo 41- bis , depotenziato dalla pronuncia della Corte europea, è il frutto di sacrifici di intere generazioni, che è stato fondamentale per combattere la criminalità e la mafia nel nostro Paese. (Applausi) . La CEDU lo ha messo in discussione e noi, anziché contestare questo, gli diamo ancora maggiore controllo sull'attività giurisdizionale italiana. Non è solo questo il punto: in materia di maternità surrogata, di adozioni gay e di cosa si deve intendere per famiglia, noi siamo molto lontani dai principi che la Corte europea dei diritti dell'uomo vuole imporre agli Stati membri appartenenti alla Convenzione, in ossequio a un'ideologia che viene certamente dai Paesi del Nord Europa, ma che è estranea ai Paesi latini e di tradizione greco-romana, di religione cristiana e di cultura latina come l'Italia. Per queste ragioni noi non siamo d'accordo a inginocchiarci ulteriormente a questi principi e per tale ragione dichiariamo convintamente il nostro voto contrario. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto del Gruppo Misto-LeU convintamente a favore del provvedimento in esame. PRESIDENTE. Ricordo che il senatore Alfieri ha annunciato il voto favorevole del Partito Democratico anche su questo provvedimento. AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, considerate le criticità riguardo alcuni profili del provvedimento al nostro esame, che potrebbero ledere l'autonomia della giurisdizione nazionale - criticità peraltro già emerse in prima lettura alla Camera nel dibattito che si è svolto e che, ciononostante, non sono state prese in considerazione da questo ramo del Parlamento dichiaro il voto di astensione del Gruppo Forza Italia. (Applausi) . LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, annuncio in maniera molto veloce il nostro voto, che confermiamo conforme a quello già espresso alla Camera: il Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione esprimerà un voto di astensione su questo provvedimento. Sottolineo soltanto alcuni aspetti, e lo faccio molto brevemente. In maniera abbastanza sorprendente, il disegno di legge nel passaggio alla Camera ha subito una modifica, nel senso che nel primo passaggio erano previsti due protocolli, mentre oggi ne stiamo ratificando soltanto uno. Grazie al lavoro delle opposizioni e della Lega questo disegno di legge è stato ridotto alla ratifica di un solo protocollo. È una prassi che personalmente ho sempre contestato: l'ho fatto fin dalla scorsa legislatura e continuo a farlo adesso. Le cose cambiano e magari cambieranno anche in futuro ma non lo so. Continuerò in ogni caso a votare conformemente in questo modo su atti di siffatto tipo. È chiaro che - come già è stato detto - l'atto in esame, le modifiche apportate e gli emendamenti presentati introducono una preoccupante deriva sovranazionale, soprattutto in campo giuridico, su temi che sono invece prettamente nostri, prettamente intimi alla nostra giurisdizione. Siamo fortemente preoccupati per alcune delle modifiche apportate, che non condividiamo affatto, per cui confermo il voto di astensione del nostro Gruppo. (Applausi) . FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, come già annunciato, confermo il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle sul disegno di legge di ratifica al nostro esame. GIARRUSSO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. GIARRUSSO (Misto) . Signor Presidente, invito veramente i colleghi a ripensare il proprio voto sul provvedimento in esame. Noi, con l'esperienza maturata in Commissione giustizia, abbiamo visto gli effetti deleteri degli interventi della CEDU nell'ambito del nostro ordinamento giudiziario. Continuare a perpetrare - come si vuole fare con il trattato in esame - e ribadire la sottoposizione dei nostri giudici addirittura al controllo della CEDU è un atto sbagliato e gravissimo. La CEDU ha indebolito e ha messo in discussione i capisaldi della lotta alla mafia; ha dimostrato gravissime lacune nella conoscenza dello stesso ordinamento italiano, quando lo ha confuso con un ordinamento di common law nella famosa e disgraziata sentenza Contrada, ritenendo erroneamente che il diritto penale fosse di creazione giurisprudenziale; cosa che, se venisse ripetuta in un'aula universitaria, comporterebbe l'immediata fine dell'esame del povero studente. Ebbene, si vuole ora ribadire in un trattato che i nostri giudici devono essere sottoposti al controllo di siffatto organismo, le cui lacune sono state evidenziate anche dal mio Gruppo. Ricordo gli interventi di esponenti del MoVimento 5 Stelle alla Camera, facenti parte di organismi internazionali, che sono intervenuti pesantemente e in maniera chiara sulle sentenze riguardanti l'articolo 41- bis o l'ergastolo ostativo. Quindi il mio voto sarà contrario. Invito i colleghi a ripensarci e a espellere questo atto dalla ratifica in esame. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Siamo in un momento sicuramente critico della vita di questa legislatura. Ci sono venti di tempesta che si accumulano e c'è una posizione che io credo testimoni più di ogni altra come questo Governo non sia stato all'altezza delle aspettative dei suoi parlamentari. Mi riferisco, concretamente, al rapporto che c'è tra le interrogazioni presentate e le risposte ricevute. Voglio semplicemente dare due numeri che rappresentano il bilancio del mio lavoro. Ho presentato 41 interrogazioni a risposta orale e ho ricevuto 6 risposte; ho presentato 64 interrogazioni a risposta scritta, pensando che fosse più facile ottenere una risposta, e ancora una volta ho ottenuto 6 risposte, il che corrisponde a meno del 10 per cento di tutte le domande fatte e di tutti i quesiti posti. Se teniamo conto che le interrogazioni sono uno degli strumenti più importanti con cui il singolo parlamentare porta all'attenzione del Ministro un problema emerso sul territorio, nella vita di un'associazione, nella vita di una persona, questo dà l'idea del profondo disinteresse con cui da parte del Governo ci si è fatti carico di una delle manifestazioni più tipiche del lavoro del parlamentare. Sollecito quindi le risposte perlomeno alle ultime interrogazioni presentate, che riguardano - ad esempio - la soppressione del finanziamento allo screening neonatale per i bambini; l'assistenza domiciliare per le persone più anziane; il caso di bambini allontanati dalle famiglie. Darò i numeri - come si dice in gergo - agli organi competenti per ottenere le risposte, ma è lo stile di lavoro ad essere veramente indecente. Non è possibile che un parlamentare si faccia carico delle istanze del suo territorio per portarle all'attenzione del Governo e quest'ultimo non consideri in alcun modo questo come un punto qualificante del suo lavoro. Penso che molti colleghi sappiano che a Londra, nel Parlamento, il Governo è tenuto a rispondere nell'arco di due settimane. Qui stiamo parlando di mesi, se non persino dell'inizio della legislatura. (Applausi) . LEONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, nel commemorare l'intellettuale Leonardo Sciascia in occasione del centenario della sua nascita, non posso celare l'ammirazione e l'affetto che provo davanti a una personalità così eccelsa. Credo così di interpretare anche il pensiero di molti colleghi siciliani presenti in Aula, in omaggio alla nostra "sicilitudine", come la chiamava lui. Leonardo Sciascia: un grande intellettuale siciliano purtroppo poco compreso in vita, che non smette però di essere fonte illuminante e guida anche nei nostri giorni. La sua antiveggenza lo ha esposto a feroci critiche e solo il tempo l'ha reso comprensibile ai più, anche da parte di chi all'epoca si è sentito direttamente colpito, soprattutto comprendendo che la sua attività di scrittore era contigua a quella di giornalista. È stato l'estrema propaggine in terra di Sicilia del pensiero illuminista; indagatore irrequieto e soprattutto attento al recupero del contesto, come gli insegnò il suo autore preferito, Alessandro Manzoni. Dell'intellettuale illuminista lui ebbe la fiducia, l'analisi condotta alla propria maniera con un'amara ironia; un intento che seppe declinare in mille varianti nelle sue opere e nei suoi articoli e avente come scopo sempre l'utile. Fu un intellettuale di cui oggi si sente una profonda mancanza e necessità, lontano dal conformismo e da ogni compromesso, nonché scevro da ogni cortigianeria. Sciascia ci racconta fatti che non sono mai ciò che sono o quantomeno non sono solo quello: sono metafore, apologhi per comprendere ben altro. Parlare di mafia in tempi in cui se ne negava l'esistenza e coglierne la capacità trasformista e mimetica all'interno della società è stata veramente un'intuizione straordinaria, considerati i tempi in cui fu pubblicato «Il giorno della civetta», nel 1961. E da lì a pochi anni, nel 1963, fu costituita la Commissione antimafia. Parlò di antimafia alla fine degli anni Ottanta, proprio quando l'antimafia montava in tutta Italia. Mi riferisco a un articolo pubblicato sul «Corriere della sera» il 10 gennaio 1987, dedicato al rapporto che intercorre tra politica, popolarità e antimafia, in cui spiegò come l'antimafia può diventare un formidabile strumento per fare carriera, procurarsi il consenso del pubblico e acquisire crediti. Di ciò Sciascia fa anche una sorta di archeologia, partendo da lontano e precisamente dall'operato del prefetto Mori, mandato in Sicilia dal Governo fascista per risolvere manu militari la questione, che gli valse l'avanzamento della carriera. Arrivò poi ai suoi giorni, svelando la pericolosità insita nell'antimafia, di cui quella più grave è ricorrere a essa per avere poteri straordinari e momentanea sospensione dello Stato di diritto. Per Sciascia la vera sfida era vincere la mafia con strumenti ordinari, senza indulgere a derive autoritarie o deliri di onnipotenza. Il suo auspicio, che faccio mio, è che in un'epoca come la nostra, caratterizzata dalla straordinarietà, si possa ristabilire al più presto un clima di normalità e che soltanto con una vittoria morale che ci coinvolgerà tutti a livello sia individuale, che istituzionale si potrà vincere la mafia e non certo - e non solo - con l'autoritarismo. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio esprimere a nome mio e di tutta l'Assemblea la piena solidarietà e vicinanza al sindaco di Pomigliano d'Arco, professor Gianluca Del Mastro, per il vile atto intimidatorio che ha ricevuto. La busta recapitata, contenente all'interno un proiettile insieme a una lettera intimidatoria nella quale gli si chiede di dimettersi per il suo bene, rappresenta un atto di violenza che ha la stessa valenza di un'aggressione fisica personale. Ovviamente rispettiamo il lavoro di indagine che le Forze dell'ordine stanno svolgendo. Molto spesso accade che chi svolge un ruolo nell'interesse della comunità sia oggetto di pressioni e atti minatori, perché la strada della legalità, della trasparenza e del rinnovamento è un percorso difficile, costellato di insidie e ostacoli. Ma chi opera nell'interesse dei cittadini e della collettività non ha e non deve avere timore ed è per così dire vaccinato rispetto a episodi di vigliacca arroganza. Ribadisco la mia piena solidarietà al sindaco Del Mastro, che invito a proseguire la sua attività istituzionale a testa alta. (Applausi) . BOLDRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, gentili colleghi, vorrei chiedere la vostra attenzione su un fatto di rilevanza nazionale verificatosi giovedì scorso nella mia città di elezione, Ferrara. Parlo della lettera offensiva giunta al Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah (MEIS). Al di là della fiducia dovuta all'operato delle Forze dell'ordine, che stanno indagando per comprendere se si tratta dell'azione isolata di un singolo oppure se rientra in un quadro più complesso, credo non si possa non esprimere non solo sdegno, ma anche preoccupazione. In un caso come nell'altro si conferma che nel 2021 continua a serpeggiare e germogliare odio, di cui gli ebrei sono da sempre facili bersagli. Il MEIS produce iniziative di grande interesse e lo ha fatto anche nel 2020, un anno difficile, promuovendo rassegne in remoto atte a diffondere la conoscenza della cultura ebraica in Italia. Non ha sospeso la propria attività, tutt'altro. La missiva al MEIS, fosse stata inviata anche da un balordo, ha dunque un preciso significato; la destinazione è non casuale, ma precisa, così come lo sono le offese contenute. Va detto che a Ferrara c'è una storica comunità ebraica, perfettamente inserita, con cui esiste un dialogo profondo, intenso e continuativo a tutti i livelli istituzionali. Ferrara è la città in cui la nostra senatrice Liliana Segre è venuta, l'11 gennaio 2019, incantando una platea di 700 studenti in un teatro gremito, raccontando la sua esperienza di sopravvissuta ad Auschwitz. Ed è la città in cui l'amministrazione, oggi a conduzione leghista, le ha voluto concedere nello stesso anno la cittadinanza onoraria, per il profondo legame, intessuto nel tempo. Ferrara è la città di Bassani, dei Finzi Contini e la città del MEIS. Fatto non trascurabile è che la missiva è stata inviata nell'approssimarsi della Giornata della memoria, il 27 gennaio, ricorrenza dedicata alle vittime dell'Olocausto, nel ricordo dell'apertura, il 27 gennaio 1945, dei cancelli di Auschwitz. Altri fatti si sono però verificati altrove: domenica scorsa è stata interrotta la presentazione, via Zoom, del libro «La generazione del deserto» dell'autrice romana Lia Tagliacozzo, evento promosso dal Centro di studi ebraici di Torino. Sono state introdotte immagini di Hitler, insulti del tipo «Ebrei ai forni», «Vi bruceremo tutti», e mi fermo qui. Si tratta quindi di un attacco scientificamente organizzato, sfruttando i nuovi strumenti digitali. Difficile pensare a una casualità, soprattutto nel momento in cui spinte neonaziste si stanno risvegliando ovunque in Europa. Cito ad esempio la Germania e non solo. All'attacco di Capitol Hill, lo scorso mercoledì notte, c'erano gruppi neonazisti. Stiamo assistendo a una recrudescenza dell'odio, fenomeno tipico nei momenti di disagio e di malessere sociale, quando le ideologie attecchiscono con più facilità, perché affondano e si cementano nell'insoddisfazione e nella frustrazione della gente, cui viene presentato un nemico per favorire la lotta dell'uno contro l'altro. Se gli ebrei da sempre - come dicevo poco fa - sono bersaglio facile, la crisi pandemica che stiamo vivendo è terreno fertile per coltivare e instillare ulteriori paure. Chiedo dunque l'impegno di tutti i presenti a monitorare, presidiare e a prendere le distanze da simili episodi, che non possono essere derubricati come minori, solo perché non hanno effetti devastanti, perché non è così: tra gli effetti c'è il rischio dell'emulazione che generano. Alla fiducia nelle Forze dell'ordine va accompagnata una costante campagna di sensibilizzazione. Concludo il mio intervento ricordando, doverosamente, le parole del presidente del MEIS e del direttore: «L'atto ignobile e vigliacco non fa che aumentare la determinazione e la tenacia con cui il museo conduce e condurrà la missione assegnatagli dal Parlamento italiano di tenere viva la memoria, di lottare contro l'antisemitismo ed educare le nuove generazioni ai principi di eguaglianza e fratellanza che la nostra Costituzione ci chiama a perseguire». (Applausi) . ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, parlerò della tematica, di rilevanza nazionale, dei rifiuti car fluff , ovvero la parte terminale della lavorazione, del riciclo, della differenziazione del rifiuto delle automobili. Si tratta, in parole povere, di parti in tessuto, gommapiuma, ammortizzatori e altri tipi di materiale. La normativa a livello nazionale lo prevede come ultimo rifiuto, ma in altri Paesi europei gli scarti provenienti dalla trasformazione del petrolio vengono ridotti al minimo, in quanto sono utilizzati come combustibili, per l'alto valore energetico. Pertanto, auspico che in Italia si arrivi alla medesima soluzione, rendendo inutili o riducendo il volume delle relative discariche. Voglio infatti parlare di una discarica. A Verona, in quel di Sorgà, in località De Morta, è stata presentata la richiesta, nei confronti della Regione Veneto, di realizzare una discarica, che occupa una superficie complessiva, nel progetto, di 455.000 metri quadrati. I rifiuti arriveranno per il 65 per cento da un'azienda di Castelnuovo del Garda e per il 35 per cento da un'azienda di Lainate. Già nel corso dell'esame della precedente legge il bilancio, nel dicembre 2019, sollevai la questione davanti al ministro Gualtieri, nel corso delle audizioni, non trovando alcun tipo di risposta. Il Comune di Concamarise, in provincia di Verona, nel quale sono onorato di svolgere la carica di sindaco, ha espresso il suo no, come riportato nel quotidiano «L'Arena» del giorno 11 febbraio 2020. Ho incontrato i titolari dell'azienda coinvolta, che hanno spiegato il progetto senza fornire alcuna documentazione scritta: solo parole. Si sono presentati, appunto, adesso a questa comunità. Dopo la sollevazione di alcuni esponenti politici regionali e di parlamentari del Partito Democratico rispetto al progetto in questione, chiedo di valutare, insieme al resto del Governo, una pianificazione a livello nazionale. Ci sono gli incentivi per le auto a livello fiscale (auto elettriche e auto ibride, con rientro dell'usato), che fanno sì che si aumenti solo questo tipo di rifiuto, che non ha alcuna altra possibilità se non finire in discarica. Pertanto, il problema va risolto a monte, e non a valle, sui territori regionali. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 13 gennaio 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 13 gennaio, alle ore 15, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 18,50) . Parere espresso dalla 5ª Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1944 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1222 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1958 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1222 Signor Presidente, colleghi senatori, la ratifica che ci apprestiamo a votare tocca un tema di rilievo nella nostra attualità, quello dell'ambiente e, in particolare, di tutto ciò che ruota intorno al mondo ittico, compresi il mercato e le implicazioni economiche della pesca. Italia e Svizzera condividono un comune patrimonio nelle acque dei laghi Maggiore, di Lugano e del fiume Tresa. La convenzione bilaterale del 1986 era stata sottoscritta proprio per assicurarne una gestione ottimale, ma, a quasi quarant'anni di distanza, è doveroso rivederla, anche alla luce delle sopraggiunte esigenze di carattere ambientale e climatico, per contribuire alla difesa e al miglioramento dello stesso ambiente acquatico. In un momento economico così delicato, è opportuno che si potenzi uno strumento come questo, tenendo a mente un ulteriore obiettivo: favorire lo sviluppo delle categorie che operano nel settore della pesca professionale e delle attività di pesca sportiva. Lo Scambio di note che oggi votiamo, quindi, ha il merito di adeguare la Convenzione alle mutate situazioni ambientali, all'accresciuto corpo di conoscenze scientifiche, all'emergere di nuove problematiche e all'esigenza di rendere più agile l'ordinamento previsto dalla stessa Convenzione. Il rispetto e la tutela dell'ambiente è il principio cardine intorno al quale si muovono questo Scambio di note e tutte le modifiche alla Convenzione. Grazie a questo testo, frutto di un intenso confronto nell'ambito della Commissione italo-svizzera per la pesca, si consentono una precisazione dei limiti territoriali di applicazione, una ripartizione più funzionale dei compiti della Commissione italo-svizzera e delle materie affidate al Regolamento di applicazione, oltre all'eliminazione di norme relative all'uso di attrezzi e sistemi di cattura ormai superati. Infatti, il rapido evolversi degli attrezzi di pesca professionale e sportiva e soprattutto le modificazioni del popolamento ittico nei due laghi richiedono un'attenzione continua sulla normativa comune, che deve mantenersi costantemente aggiornata per garantire un'effettiva tutela del patrimonio ittico. Il merito di questa Convezione sta quindi anche nel rendersi conto che l'adeguamento dell'aspetto legislativo è fondamentale anche per il rispetto dell'ambiente. Inoltre, le proposte di modifica non cambiano l'impianto normativo precedente, al contrario: lo migliorano, perché riorganizzano quelle tematiche la cui regolamentazione aveva mostrato carenze e difficoltà applicative. Sono degne di nota, inoltre, le proposte di ampliamento degli interventi, dalla ricerca scientifica alle pratiche ittiogeniche e di ripopolamento. Con questi interventi si intende infatti intervenire in merito alle profonde lacerazioni subite dalla comunità ittica del lago Maggiore in seguito alle gravi emergenze che lo hanno interessato nel corso dell'ultimo decennio. Pensiamo solo all'inquinamento da DDT, con i conseguenti divieti e riduzioni della pesca. Le modifiche alla Convenzione avrebbero quindi il merito di perseguire un recupero equilibrato del popolamento ittico, orientato alla gestione delle semine di materiale ittico e della pesca, mediante criteri fondati su oggettive conoscenze scientifiche. Parallelamente, si migliora anche l'accuratezza delle prescrizioni riguardanti la protezione dell'ambiente in relazione agli interventi vietati o da sottoporre a preventiva autorizzazione, agli obblighi ittiogenici e di ripristino ambientale e alle semine, subordinate, con queste modifiche, alla conformità rispetto a un apposito regolamento. ln sintesi, signor Presidente, con queste modifiche si tutela l'ambiente, difendendolo anche - ahimè - dalle conseguenze dell'azione dell'uomo. e si proteggono le professioni e le categorie interessate dal settore ittico. Per questo, annuncio il voto favorevole di Italia Viva. Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1958 Presidente, colleghi senatori, la ratifica all'ordine del giorno dei nostri lavori oggi è particolarmente rilevante perché interviene sul funzionamento della Corte europea dei diritti dell'uomo, cioè interviene sull'operato della Corte di Strasburgo che è un prezioso pilastro per la nostra libertà, perché con il suo lavoro rende possibile la tutela dei diritti umani anche quando sono gli stessi Stati a non concederla. È quindi un avamposto fondamentale, per la tutela dei diritti soprattutto in tempi come questi troppo spesso caratterizzati da populismi esasperati e sovranismi che inneggiano all'antidemocrazia. Ecco che in una fase storica in cui - in particolare nell'Est Europa, ma non solo - i diritti umani e civili vengono calpestati e sembrano un orpello inutile è ancora più importante proteggere l'istituzione che li difende al grado più alto, ossia la Corte europea dei diritti dell'uomo. E difenderla vuol dire anche metterla nelle condizioni di operare al meglio; riformare se necessario - come è necessario in questo caso - i meccanismi che sono alla base del suo operato. Ecco perché questa ratifica non rappresenta un voto banale qualsiasi. Con questo documento si persegue un obiettivo chiaro: garantire una maggiore interazione fra le autorità giurisdizionali nazionali e la Corte; così come rispondere in maniera concreta - ma senza concessioni nella direzione di un indebolimento di Strasburgo - a quegli Stati del Consiglio d'Europa che chiedono un rafforzamento del principio di sussidiarietà, che hanno lamentato una presunta tendenza da parte dei giudici della Corte ad invadere settori di competenza dei tribunali nazionali (primo tra tutti il Regno Unito). Ecco che non dobbiamo lasciare alibi a chi avanza queste tesi. E, allo stesso tempo, è giusto anche stimolare una maggiore efficienza e rapidità nei lavori della Corte; tutti obiettivi che verranno raggiunti attraverso la ratifica che noi oggi adottiamo. Ricordiamo quanto previsto all'articolo 2 in materia di selezione dei giudici, con la previsione che i candidati abbiano meno di sessantacinque anni; oppure le ulteriori modifiche che puntano a limitare la possibilità che una delle parti si opponga alla rimessione alla Grande Camera di una questione a sua volta oggetto dinanzi alla Camera della Corte europea, e la decisione di ridurre da sei a quattro mesi dalla sentenza nazionale il termine per adire la Corte. Inoltre, viene modificata una delle condizioni di ricevibilità di un ricorso, ampliando il margine della Corte sull'entità del pregiudizio subito dal ricorrente. Vediamo quindi che si tratta di un documento molto concreto redatto sulla scorta della dichiarazione finale della Conferenza tenutasi a Brighton nel 2012; dichiarazione nella quale gli Stati membri del Consiglio d'Europa auspicavano questo rafforzamento del principio di sussidiarietà e del margine di apprezzamento nel rapporto tra giudici nazionali e la Corte. Il testo del protocollo parte proprio dalla Convenzione europea sui diritti umani, e ribadisce che il rispetto dei diritti e delle libertà definiti nella Convenzione è responsabilità non solo della Corte ma anche degli Stati membri. ln linea con quel principio di sussidiarietà che è alla base dell'operato giuridico di Strasburgo non a caso il protocollo è stato già ratificato da tutti gli altri Stati membri del Consiglio d'Europa. II ritardo italiano è legato in realtà a un'interruzione del precedente lavoro e non a una disattenzione: un disegno di legge di ratifica infatti era già stato esaminato nell'ottobre 2017 dalle Commissioni riunite 2 a e 3 a del Senato, dopo la sua approvazione alla Camera, ma non poté vedere completato il suo iter di esame a causa della conclusione della XVII legislatura. Oggi riprendiamo quel lavoro interrotto, consapevoli del fatto che la Corte europea dei diritti dell'uomo è uno strumento di straordinaria importanza giuridica. Lo testimonia il crescente rilievo assunto dalla sua giurisprudenza negli ordinamenti dei Paesi che vi aderiscono. Non possiamo però non vedere come questo successo abbia prodotto un aumento considerevole dei ricorsi, evidenziando alcuni limiti di funzionalità, che hanno reso necessario avviare il percorso di riforma oggetto del nostro voto di oggi; un'esigenza - a dire il vero - non nuova, tanto che già nel 2010 si era cercato di attribuire maggiore efficienza e rapidità nella trattazione dei ricorsi. All'epoca era stato introdotto un giudice unico per i casi manifestamente inammissibili, con l'ampliamento delle competenze attribuite ai comitati di tre giudici e con un nuovo criterio di ammissibilità dei ricorsi, novità che, però, non hanno risolto la questione. Alla data del 31 dicembre 2019 risultavano pendenti davanti alla Corte 59.800 procedimenti. E l'Italia ne conta ben 3.050. È quindi anche nostro interesse rendere più snello il lavoro della Corte. Così come ci deve interessare rafforzare il principio di sussidiarietà tra i giudici nazionali e la Corte. Con il voto di oggi rendiamo possibile tutto questo. Ed è per questo che come IV-PSI votiamo a favore. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione: Disegno di legge n. 1944: sull'articolo 3, la senatrice Masini avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Barboni, Bossi Umberto, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Ciampolillo, Conzatti, Crimi, Dal Mas, De Poli, Di Marzio, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Ferro, Galliani, Giacobbe, Malpezzi, Mangialavori, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Petrenga, Pirro, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Sudano, Turco e Vanin. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Mollame, per partecipare a una riunione della Rete parlamentare dell'OCSE. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Castiello e Marino. Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione La Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che la senatrice Fattori ha aderito, all'interno del Gruppo stesso, alla componente "Liberi e Uguali". Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati, in data 28 dicembre 2020, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, la deputata Carla Cantone in sostituzione del deputato Camillo D'Alessandro, dimissionario. Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati, in data 28 dicembre 2020, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, il deputato Gennaro Migliore in sostituzione del deputato Andrea Orlando, dimissionario. Ufficio parlamentare di bilancio, trasmissione di documentazione Il Presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, con lettera in data 29 dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, il bilancio di previsione del medesimo Ufficio per il 2021, comprensivo del bilancio di previsione pluriennale 2021-2023, che sarà pubblicato quale allegato al bilancio interno del Senato della Repubblica per l'anno 2021 ( Doc . VIII- bis , n. 6). Disegni di legge, annunzio di presentazione Presidente del Consiglio dei ministri Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Associazione "Chiesa d'Inghilterra" in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione (2060) (presentato in data 11/01/2021); senatore Lanzi Gabriele Disposizioni a sostegno del settore fieristico e delega al Governo in materia di riorganizzazione del settore fieristico (2061) (presentato in data 11/01/2021); senatore Quarto Ruggiero Disposizioni in materia di prevenzione, cura e riabilitazione degli stati di dipendenza patologica (2062) (presentato in data 12/01/2021). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Sen. Briziarelli Luca ed altri Legge quadro per la valorizzazione e la promozione del volo da diporto e sportivo e dell'avioturismo (2053) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 12/01/2021); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Mautone Raffaele Istituzione presso le aziende ospedaliere della «culla per la vita» (1930) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 12/01/2021); Commissioni 7ª e 12ª riunite Sen. Mautone Raffaele ed altri Disposizioni per l'introduzione di insegnamenti in materia di ottimizzazione delle modalità gestionali e comunicative nel rapporto tra medico e paziente nei corsi di laurea dell'area medico-sanitaria (1941) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 12/01/2021). In sede referente 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-II: Ministro affari esteri e coop. inter.le Di Maio ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Singapore, dall'altra, fatto a Bruxelles il 19 ottobre 2018 (2029) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 12/01/2021). Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 21 dicembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina dell'avvocato Andrea Annunziata a Presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale (n. 73). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è stata deferita - in data 7 gennaio 2021 - alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 27 gennaio 2021. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 7 gennaio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina dell'ingegner Angelo Sticchi Damiani a Presidente dell'Automobile Club d'Italia (n. 74). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 1° febbraio 2021. Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 7 dicembre 2020, integrata da successiva documentazione pervenuta in data 16 dicembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante l'individuazione degli interventi infrastrutturali ai sensi del citato articolo 4 (n. 236). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 7 gennaio 2021 - alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 27 gennaio 2021. La società Italia Trasporto Aereo S.p.A., con lettera in data 21 dicembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 79, comma 4- bis , del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 - lo schema di piano industriale (n. 237). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema è stato deferito - in data 7 gennaio 2021 - alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 6 febbraio 2021. Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 2 gennaio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 23- bis , comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 - lo schema di decreto ministeriale di individuazione, per l'anno 2021, delle priorità tematiche per l'attribuzione di contributi a progetti di ricerca proposti dagli enti internazionalistici (n. 238). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 3ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 1° febbraio 2021. Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, con lettera in data 11 gennaio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 1° dicembre 1997, n. 420 - lo schema di decreto ministeriale recante l'elenco delle proposte di istituzione e finanziamento di comitati nazionali ed edizioni nazionali per l'anno 2020 (n. 239). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'11 febbraio 2021. Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 29 dicembre 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e dell'articolo 6, comma 4, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 novembre 2010 - il bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2021 e per il triennio 2021-2023. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 676). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, in data 28 dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, la relazione d'inchiesta relativa all'incidente occorso all'aeromobile A109A II marche di identificazione N109W, sul Monte Rho, località Arcisate/Bisuschio (VA), in data 19 novembre 2016. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente (Atto n. 667). Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 4 gennaio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 29, comma 3, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, la comunicazione del Capo del Dipartimento della protezione civile concernente l'intervento del Servizio nazionale di protezione civile nella Repubblica di Croazia. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 3 a e alla 13 a Commissione permanente (Atto n. 668). Il Ministro della salute, con lettera in data 30 dicembre 2020, ha inviato il Piano strategico sulla vaccinazione anti-SARS-CoV2/Covid-19. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Atto n. 669). Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, con lettera in data 29 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 15 dicembre 1998, n. 444, la relazione sugli immobili adibiti a teatro ammessi ai contributi di legge, relativa all'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente (Atto n. 674). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 29 dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 3, lettera a-bis ), della legge 23 agosto 1988, n. 400, la relazione sullo stato di esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo nei confronti dello Stato italiano per l'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a e alla 3 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . LXXXIV, n. 3). Il Ministro della salute, con lettera in data 29 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 5, del decreto-legge 18 giugno 1986, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1986, n. 462, la relazione sull'attività di vigilanza e controllo degli alimenti e delle bevande in Italia, relativa all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12 a Commissione permanente ( Doc . LXXVI, n. 3). Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 21 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la prima relazione concernente l'utilizzo da parte dell'Ente nazionale italiano di unificazione (UNI) e del Comitato elettrotecnico italiano (CEI) delle somme ricevute a titolo di contributo pubblico, riferita agli anni 2018 e 2019. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CCLX, n. 1). Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 7 gennaio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, comma 4, del decreto legislativo 14 maggio 2019, n. 50, la relazione sulla sicurezza delle ferrovie, predisposta dall'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, corredata dalla relazione sull'attività svolta dalla medesima Agenzia, riferite all'anno 2019. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, all'8 a Commissione permanente ( Doc . CLXXX , n. 3). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio - La strategia dell'UE in materia di cibersicurezza per il decennio digitale (JOIN(2020) 18 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni - I media europei nel decennio digitale: un piano d'azione per sostenere la ripresa e la trasformazione (COM(2020) 784 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1 a e 14 a ; Relazione della commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Relazione sulla cittadinanza 2020 - Rafforzare il ruolo dei cittadini e proteggere i loro diritti (COM(2020) 730 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni a norma dell'articolo 25 del TFUE - Sui progressi verso l'effettiva cittadinanza dell'UE 2016-2020 (COM(2020) 731 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Adeguamento tecnico del quadro finanziario per il 2021 conformemente all'articolo 4 del regolamento (UE, Euratom) 2020/2093 del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 (COM(2020) 848 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma, a nome dell'Unione, e all'applicazione provvisoria dell'accordo sugli scambi e la cooperazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica, da una parte, e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dall'altra, e dell'accordo tra l'Unione europea e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sulle procedure di sicurezza per lo scambio e la protezione di informazioni classificate (COM(2020) 855 definitivo/2), alle Commissioni permanenti 1 a , 2 a , 3 a , 5 a , 6 a , 8 a , 9 a , 10 a , 11 a , 12 a , 13 a , 14 a ; Proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo sugli scambi e la cooperazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica, da una parte, e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dall'altra, e dell'accordo tra l'Unione europea e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sulle procedure di sicurezza per lo scambio e la protezione di informazioni classificate (COM(2020) 856 definitivo/2), alle Commissioni permanenti 1 a , 2 a , 3 a , 5 a , 6 a , 8 a , 9 a , 10 a , 11 a , 12 a , 13 a , 14 a ; Raccomandazione di decisione del Consiglio che approva la conclusione, da parte della Commissione europea, dell'accordo tra il governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e la Comunità europea dell'energia atomica per la cooperazione sugli usi sicuri e pacifici dell'energia nucleare e la conclusione, da parte della Commissione europea a nome della Comunità europea dell'energia atomica, dell'accordo sugli scambi e la cooperazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica, da un lato, e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dall'altro (COM(2020) 857 definitivo/2), alle Commissioni permanenti 1 a , 2 a , 3 a , 10 a , 13 a , 14 a ; Proposta di raccomandazione del Consiglio relativa a un quadro comune per l'uso, la convalida e il riconoscimento reciproco dei testi antigenici rapidi per la COVID-19 nell'UE (COM(2020) 849 definitivo), alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, con lettera in data 29 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 172, comma 3- bis , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, la relazione sull'adempimento degli obblighi posti a carico delle regioni, degli enti di governo dell'ambito e degli enti locali in materia di servizio idrico integrato, riferita al secondo semestre 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 10 a e alla 13 a Commissione permanente ( Doc . CXLVI, n. 6). Commissario per l'individuazione, progettazione e tempestiva esecuzione delle opere connesse all'adeguamento della viabilità statale nella provincia di Belluno per l'evento sportivo Cortina 2021, trasmissione di atti. Deferimento Il Commissario per l'individuazione, progettazione e tempestiva esecuzione delle opere connesse all'adeguamento della viabilità statale nella provincia di Belluno per l'evento sportivo Cortina 2021, con lettera in data 24 dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 61, comma 22, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, la relazione sullo stato di attuazione del piano degli interventi di adeguamento della viabilità statale in provincia di Belluno per l'evento sportivo "Cortina 2021". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a , alla 7 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . CCXLIII- bis , n. 3). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 30 dicembre 2020, 5 e 11 gennaio 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 365); di ENAV S.p.A., per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 366); del Club Alpino Italiano (C.A.I.) per gli esercizi 2017 e 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 13 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 367); del Fondo di Assistenza per i finanzieri (F.A.F.) per gli esercizi dal 2017 al 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 368); di Poste Italiane S.p.A., per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 369); di Eni S.p.A., per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 370). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento Il Segretario generale della Corte dei conti, con lettera in data 28 dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la nota integrativa e il bilancio di previsione della Corte dei conti per l'esercizio finanziario 2021 e il bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 675). La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettere in data 30 dicembre 2020, ha trasmesso le seguenti deliberazioni che sono deferite, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, nonché alla 5 a Commissione permanente: deliberazione n. 16/2020/G - Relazione concernente "Il finanziamento delle borse di studio: il Fondo integrativo borse di studio" (Atto n. 670) - alla 7 a Commissione permanente; deliberazione n. 17/2020/G - Rapporto concernente "Relazione sui risultati del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Cassa per i servizi energetici e ambientali (C.S.E.A.) anni 2016-2017" (Atto n. 671) - alla 10 a Commissione permanente; deliberazione n. 18/2020/G - Relazione concernente "Interventi per l'ammodernamento delle strutture e dei mezzi della Polizia di Stato e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco" (Atto n. 672) - alla 1 a Commissione permanente. Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: in data 4 gennaio 2021, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione 2008/971/CE del Consiglio per quanto riguarda l'equivalenza dei materiali forestali di moltiplicazione prodotti nel Regno Unito ai materiali dello stesso tipo prodotti nell'Unione (COM(2020) 852 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata all'8 marzo 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 9 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a , 10 a e 14 a ; in data 4 gennaio 2021, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le decisioni 2003/17/CE e 2005/834/CE del Consiglio per quanto riguarda l'equivalenza delle ispezioni in campo e l'equivalenza dei controlli delle selezioni conservatrici delle specie di piante agricole effettuati nel Regno Unito (COM(2020) 853 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata all'8 marzo 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 9 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a . Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. Il signor Vincenzo Carollo da Palermo chiede interventi urgenti volti a garantire l'immediata riapertura in sicurezza delle scuole (Petizione n. 729, assegnata alla 7 a Commissione permanente); la signora Giovanna Tripodi da Salerno chiede che venga avviata un'attività di indagine parlamentare in merito alle ragioni che hanno determinato l'elevato numero di decessi a causa del virus COVID-19 in Italia (Petizione n. 730, assegnata alla 12 a Commissione permanente); la signora Marina Geirola, Coordinatore Nazionale e Presidente per la Regione Liguria dell'Associazione "La rete delle Partite IVA" chiede modifiche al decreto-legge 18 dicembre 2020, n. 172, nonché all'Allegato 23 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 dicembre 2020, nel senso di includere le attività commerciali relative ai settori dell'abbigliamento, calzature, gioielleria e i centri estetici tra quelle sempre consentite ovvero, in alternativa, di prevedere un corrispondente rimborso dei mancati incassi delle giornate di chiusura previste (Petizione n. 731, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 10 a e 12 a ); il signor Giampietro De Toma da San Leucio del Sannio (Benevento) chiede: modifiche alla Costituzione in materia di referendum propositivo e di giudizio preventivo di legittimità costituzionale delle leggi (Petizione n. 732, assegnata alla 1 a Commissione permanente); un intervento di semplificazione legislativa con abrogazione delle norme obsolete del Codice della Strada (Petizione n. 733, assegnata alla 8 a Commissione permanente); il signor Alessandro Amico da Acireale (Catania) chiede: l'abrogazione della legge 22 dicembre 2017, n. 219, recante "Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento" (Petizione n. 734, assegnata alla 12 a Commissione permanente); il riconoscimento dell'Arte del Bastone siciliano come disciplina sportiva e la relativa previsione di fondi a sostegno delle attività ad essa connesse (Petizione n. 735, assegnata alla 7 a Commissione permanente); il signor Aurelio Rosini da Mariglianella (Napoli) chiede modifiche all'articolo 50 del Codice della Strada in materia di velocipedi nel senso di abrogare l'articolo 1, comma 75, della legge 27 dicembre 2019, n, 160, il decreto del Ministero dei trasporti n. 229 del 4 giugno 2019 nonché l'articolo 1, comma 102, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Petizione n. 736, assegnata alla 8 a Commissione permanente); la signora Maria Letizia Antonaci da Roma, alla luce della situazione di emergenza legata al virus COVID-19, chiede la sospensione della notifica degli atti esattoriali, la previsione di un nuovo provvedimento di definizione agevolata dei carichi (c.d. rottamazione-quater) nonché altre disposizioni in materia fiscale (Petizione n. 737, assegnata alla 6 a Commissione permanente); il signor Antonio Sorrento, Presidente dell'Associazione "PIN - Partite Iva Nazionali", la signora Marina Geirola, Coordinatore Nazionale e Presidente per la Regione Liguria dell'Associazione "La rete delle Partite IVA" e il signor Massimo Gervasi, Presidente dell'Associazione "APIT Italia - Associazione Partite Iva Territorio" chiedono modifiche al c.d. "piano cashless " di cui alla legge 19 dicembre 2019, n. 157 (Petizione n. 738, assegnata alla 6 a Commissione permanente); il signor Gianluca Tartaro da Marliana (Pistoia) chiede disposizioni a sostegno delle persone cui è stato riconosciuto un livello di invalidità compreso tra il 46 e il 73% (Petizione n. 739, assegnata alla 11 a Commissione permanente); il signor Andrea Anzellotti da Pomezia (Roma) chiede ristori a favore dei proprietari che abbiano subito un nocumento dalla proroga della sospensione relativa all'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, di cui all'articolo 103, comma 6, della legge 24 aprile 2020, n. 27 (Petizione n. 740, assegnata alla 5 a Commissione permanente); il signor Ernesto Caterino da Caserta chiede modifiche alla normativa relativa alle maggioranze richieste per la modifica dei regolamenti condominiali (Petizione n. 741, assegnata alla 2 a Commissione permanente); il signor Daniele Bellu, Presidente dell'Associazione "Atlante Italia 2000", propone una riforma strutturale dell'ordinamento costituzionale in senso federalista denominata "Stato decentrato nazionale e Stato cooperativo regionale" (Petizione n. 742, assegnata alla 1 a Commissione permanente); la signora Giada Bigetti da Roma chiede l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle misure adottate per fronteggiare il virus COVID-19 (Petizione n. 743, assegnata alla 12 a Commissione permanente). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Granato ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01159 della senatrice Mantovani ed altri. I senatori Cantù, Fregolent, Lunesu, Marin, Doria, Pizzol e Mantero hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04708 della senatrice Pacifico. I senatori Lonardo, Comincini e Giannuzzi hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04710 della senatrice Valente e del senatore Ruotolo. Mozioni Atto n. 1-00310 CIRINNA' MIRABELLI ROSSOMANDO ALFIERI ASTORRE BITI BOLDRINI D'ALFONSO D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI GIACOBBE IORI LAUS MANCA MESSINA Assuntela NANNICINI PINOTTI PITTELLA RAMPI ROJC STEFANO TARICCO VALENTE VATTUONE VERDUCCI - Il Senato, premesso che: l'emergenza sanitaria ha avuto un impatto significativo sulle condizioni di vita in carcere; da un lato, infatti, la strutturale insufficienza degli spazi a disposizione dei detenuti non consente il rispetto delle misure di distanziamento necessarie a prevenire il contenimento dei contagi; d'altro canto, la fisiologica condizione di isolamento dei detenuti si è ulteriormente aggravata in conseguenza delle restrizioni al regime delle visite in carcere; allo stesso modo, la tutela della salute in carcere presenta significative criticità strutturali, che appaiono vieppiù aggravate dalla situazione di emergenza sanitaria in atto; sotto ulteriore profilo, si è registrato un notevole impoverimento della qualità della vita carceraria in conseguenza della sospensione delle attività di sostegno e supporto ai detenuti (dalle attività formative ed educative, alle attività lavorative), essenziali per assicurare il perseguimento dell'obiettivo costituzionale di garantire l'umanità delle pene e la rieducazione del condannato; nel corso del 2020 si è assistito, soprattutto in occasione delle prime restrizioni, a una moltiplicazione di episodi di rivolta, anche violenta, che ha determinato un bilancio molto doloroso in termini di morti (tra i detenuti) e di feriti (tra detenuti e agenti di Polizia penitenziaria); a tale dato si somma quello, costante, di un preoccupante tasso di suicidi in carcere; a tale situazione si è ovviato solo in parte diminuendo la pressione sugli istituti penitenziari, agevolando il ricorso alla detenzione domiciliare e al regime di semilibertà ed estendendo il ricorso alle forme di comunicazione telefonica e telematica dei detenuti verso l'esterno; premesso altresì che è stata avviata, a partire dal 27 dicembre 2020, la campagna nazionale di vaccinazione contro il virus SARS-COV2, secondo un ordine, definito dal Ministro della salute, che assegna priorità nell'accesso alla vaccinazione ai soggetti che si trovino in condizioni di particolare vulnerabilità rispetto al contagio; considerato che: nel proprio parere del 28 maggio 2020, il Comitato nazionale di bioetica definisce quella carceraria una "situazione particolarmente critica", anche perché "critiche sono le condizioni di partenza" e inserisce le persone rinchiuse tra i "gruppi più vulnerabili" al contagio, assieme agli anziani ricoverati nelle RSA (e questi ultimi, doverosamente e proprio per tale motivo, sono tra i soggetti cui è riconosciuta priorità nell'accesso alla vaccinazione); il combinato operare degli articoli 27 e 32 della Costituzione pone in capo alle istituzioni statali una precisa serie di obblighi, che si compendiano nell'imperativo, discendente a sua volta dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, di riconoscere e tutelare la dignità delle detenute e dei detenuti; proprio sulla tutela della dignità delle persone affidate alla custodia delle istituzioni si misura la tenuta del profilo civile di un Paese, e dell'effettiva protezione dei diritti umani; d'altro canto, all'esigenza di tutelare la salute e la dignità delle detenute e dei detenuti si aggiunge quella analoga di immunizzare il personale che opera nelle carceri, gli agenti di Polizia penitenziaria, ma anche i difensori e le persone che entrano in contatto con i detenuti in occasione delle visite autorizzate; appare dunque necessario, urgente e improrogabile assicurare che anche la popolazione carceraria rientri nell'ordine prioritario di accesso alla vaccinazione, non essendo in alcun modo possibile applicare ai detenuti e a chi opera nelle carceri i criteri previsti per il resto della popolazione; solo in tal modo, infatti, si potrà garantire un ritorno a condizioni accettabili di vita per i detenuti e, allo stesso modo, consentire agli operatori e agli agenti di Polizia penitenziaria di svolgere il proprio lavoro in condizioni di serenità, impegna il Governo a considerare le specifiche condizioni di vulnerabilità dei detenuti e le peculiari esigenze di agenti di Polizia penitenziaria, personale e operatori carcerari nella determinazione delle priorità di accesso alla campagna vaccinale, assicurando a questi soggetti e, auspicabilmente, a chi con loro entri in contatto per ragioni di garanzia del diritto di difesa o per ragioni affettive, di accedere in tempi rapidi alla vaccinazione contro il virus SARS-COV2. Atto n. 1-00311 ROMEO ARRIGONI DORIA LUNESU CALDEROLI TOSATO FAGGI MONTANI SAPONARA BORGONZONI CANDIANI CENTINAIO STEFANI BRIZIARELLI BRUZZONE PAZZAGLINI TESTOR ALESSANDRINI AUGUSSORI BAGNAI BERGESIO BORGHESI BOSSI Simone CAMPARI CANDURA CANTU' CASOLATI CORTI DE VECCHIS FERRERO FREGOLENT FUSCO GRASSI IWOBI LUCIDI MARIN MARTI NISINI OSTELLARI PELLEGRINI Emanuele PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO PISANI Pietro PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RICCARDI RIPAMONTI RIVOLTA RUFA SAVIANE SBRANA SIRI URRARO VALLARDI VESCOVI ZULIANI - Il Senato, premesso che: in seguito all'emanazione del decreto interministeriale 30 dicembre 2020, la SOGIN S.p.A. (la società statale incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi) ha provveduto alla pubblicazione della carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) ai fini della realizzazione del deposito nazionale per il combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi; la carta comprende 67 aree, con priorità differenti, dislocate nelle regioni Piemonte (8 zone), Toscana e Lazio (24 zone), Basilicata e Puglia (17 zone), Sardegna (14 aree), Sicilia (4 aree); risultano 12 aree in classe A1, 11 aree in classe A2, 15 aree in classe B e 29 aree in classe C; le aree in classe A1, ossia con la massima priorità, sono ubicate: 2 in provincia di Torino, 5 in provincia di Alessandria e 5 in provincia di Viterbo; tale passo intende anche rispondere all'infrazione comunitaria in atto sulla mancata trasmissione del programma nazionale per la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, verso la realizzazione del deposito per la conservazione dei rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività e del parco tecnologico; il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, come da ultimo modificato dal decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 45, e dal decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192, disciplina i sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché i benefici economici per i territori interessati, e prevede i criteri per la scelta dei siti idonei, successivamente sviluppati da ISPRA (oggi organo di controllo ISIN) e da SOGIN S.p.A. e più volte revisionati nel corso degli anni; le ultime revisioni della CNAPI, elaborate dalla SOGIN, contenenti la distinzione delle aree ricadenti in zone definite a rischio sismico 2 dalle Regioni (classe C) e l'esame dei dati e stime dei quantitativi dei rifiuti radioattivi dell'amministrazione della difesa, sono state validate dall'organo di controllo ISIN il 5 marzo e il 10 dicembre 2020; la pubblicazione della CNAPI, con l'elenco dei 67 luoghi potenzialmente idonei, che presentano differenti gradi di priorità a seconda delle caratteristiche, di fatto dà l'avvio alla fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all'esito della quale si terrà, nell'arco dei quattro mesi successivi alla pubblicazione della CNAPI, un seminario nazionale. Pertanto, si avvia ora il dibattito pubblico vero e proprio che vedrà la partecipazione di enti locali e Regioni, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, per approfondire tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere; in base alle osservazioni pervenute e alla discussione nel seminario nazionale, la SOGIN aggiornerà la CNAPI che verrà nuovamente sottoposta ai pareri del Ministero dello sviluppo economico, dell'ente di controllo ISIN, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. In base a tali pareri, il Ministero dello sviluppo economico convaliderà la versione definitiva della carta nazionale delle aree idonee (CNAI). La CNAI, pertanto, sarà il risultato dell'aggiornamento della CNAPI sulla base dei contributi emersi durante la consultazione pubblica, che verrà comunicata agli enti territoriali interessati ai fini della presentazione delle proprie candidature per ospitare l'impianto; è prevista un'apposita procedura per l'acquisizione dell'intesa della Regione nel cui territorio ricadono le aree idonee; nella guida tecnica n. 29 dell'ISPRA, del 2014, sono stati stabiliti i criteri di "esclusione" e di "approfondimento" per la localizzazione dell'impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività, basati anche sulle raccomandazioni elaborate da organismi internazionali ed in particolare dalla International atomic energy agency (IAEA), utilizzati da SOGIN S.p.A. per la redazione della CNAPI; sono state escluse: le aree vulcaniche attive o quiescenti e quelle sismiche e interessate da fenomeni di fagliazione; le aree caratterizzate da rischio o pericolosità geomorfologica o idraulica di qualsiasi grado e le fasce fluviali e quelle contraddistinte dalla presenza di depositi alluvionali di età olocenica; le aree ubicate ad altitudine maggiore di 700 metri sul livello del mare, o caratterizzate da versanti con pendenza media maggiore del 10 per cento o ubicate sino alla distanza di 5 chilometri dalla linea di costa attuale, oppure ubicate a distanza maggiore ma ad altitudine minore di 20 metri sul livello del mare; le aree interessate dal processo morfogenetico carsico o con presenza di sprofondamenti catastrofici improvvisi ( sinkhole ) o caratterizzate da livelli piezometrici affioranti o che, comunque, possano interferire con le strutture di fondazione del deposito, nonché tutte le aree naturali protette identificate ai sensi della normativa vigente, quelle che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati o che siano a distanza inferiore a un chilometro da autostrade e strade extraurbane principali e da linee ferroviarie fondamentali e complementari; le aree caratterizzate dalla presenza nota di importanti risorse del sottosuolo e quelle caratterizzate dalla presenza di attività industriali a rischio di incidente rilevante, di dighe e sbarramenti idraulici artificiali, aeroporti o poligoni di tiro militari operativi; i criteri di approfondimento valutano inoltre i seguenti aspetti: presenza di manifestazioni vulcaniche secondarie; presenza di movimenti verticali significativi del suolo in conseguenza di fenomeni di subsidenza e di sollevamento (tettonico o isostatico); assetto geologico-morfostrutturale e presenza di litotipi con eteropia verticale e laterale; presenza di bacini imbriferi di tipo endoreico; presenza di fenomeni di erosione accelerata; condizioni meteo-climatiche; parametri fisico-meccanici dei terreni; parametri idrogeologici; parametri chimici del terreno e delle acque di falda; presenza di habitat e specie animali e vegetali di rilievo conservazionistico, nonché di geositi; produzioni agricole di particolare qualità e tipicità e luoghi di interesse archeologico e storico; disponibilità di vie di comunicazione primarie e infrastrutture di trasporto; presenza di infrastrutture critiche rilevanti o strategiche; l'impianto, il cui finanziamento è previsto a carico della quota delle bollette elettriche destinata allo smantellamento degli impianti nucleari, interessa un'area di circa 150 ettari, di cui 40 sono destinati al parco tecnologico. Il deposito consiste in 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, ove verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all'interno i rifiuti radioattivi già condizionati; si tratta di circa 78.000 metri cubi di rifiuti a bassa e media attività provenienti dal mondo civile, dagli impianti nucleari in dismissione nel nostro Paese, da combustibili inviati in Francia e Gran Bretagna e in special modo dal settore medico e ospedaliero; sono previste misure di compensazione e di riequilibrio ambientale e territoriale per i territori che ospiteranno il deposito, da definire con trattative bilaterali; le premesse del nulla osta del 30 dicembre scorso specificano che la CNAPI, l'ordine di idoneità delle aree sulla base delle caratteristiche tecniche e socio-ambientali ed il progetto preliminare del parco tecnologico sono definiti dalla SOGIN S.p.A. a titolo di "proposta" e che, solo a seguito delle procedure di cui ai comma 3, 4, 5 e 6 dell'articolo 27 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, e successive modificazioni, verrà approvata la carta nazionale delle aree idonee con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'ambiente ed il Ministro delle infrastrutture; in particolare, l'articolo 3 prevede la pubblicazione della CNAPI sul sito internet della SOGIN e il contestuale avviso della pubblicazione almeno su 5 quotidiani a diffusione nazionale, affinché, nei 60 giorni successivi alla pubblicazione, le Regioni, gli enti locali e i soggetti portatori di interessi qualificati possano formulare osservazioni e proposte tecniche in forma scritta e non anonima, trasmettendole ad un indirizzo di posta elettronica della SOGIN appositamente indicato; considerato che: nonostante la realizzazione della CNAPI sia stata prevista già da 10 anni, e i criteri tecnici siano stati ben stabiliti da ISPRA nel 2014, il modo inquietante adottato dal Governo per la presentazione di una questione di massima delicatezza, come quella della realizzazione di un deposito nucleare, ha creato tensioni sociali, divisioni conflittuali nella popolazione e rivolte da parte delle Regioni e dei Comuni coinvolti; "no" categorici sono apparsi sulla stampa da parte di presidenti di Regioni e Province e di sindaci dei Comuni individuati sulla CNAPI, nonché critiche pesanti provenienti da associazioni locali di comuni, come l'ANCI, e da associazioni ambientaliste come Italia nostra, Greenpeace, WWF; infatti, in seguito alla firma del nulla osta interministeriale del 30 dicembre scorso, sono state diffuse notizie sulla stampa e sui social network , senza un minimo di ufficialità e senza alcun chiarimento sul valore effettivo della CNAPI, sulle procedure fino ad oggi attivate per giungere alla redazione di tale carta e sulle procedure che verranno attivate prossimamente per la scelta effettiva del sito; le Regioni e i Comuni interessati hanno visto il proprio nome sulla CNAPI senza un minimo di preavviso da parte del Governo, peraltro, in un momento particolare, laddove l'attenzione di tutti è posta sulla crisi pandemica da COVID-19, oltre che sulle tensioni nell'ambito della maggioranza di Governo; alcune proposte, come quelle dei siti ubicati nelle due isole della Sardegna e Sicilia, contrastano chiaramente con il criterio dell'efficacia delle vie di comunicazione primarie e delle infrastrutture di trasporto e, inoltre, sembra discutibile la scelta della distanza di solo un chilometro da autostrade, ferrovie e infrastrutture di comunicazione principali e anche dai centri abitati molto piccoli e, in generale, non è assolutamente chiara la definizione di "adeguata" distanza dai centri abitati, né la scala della cartografia permette calcoli esatti; alcune province presentano una massima concentrazione di siti idonei, come quella di Alessandria, che comprende 6 siti idonei, nei comuni di Alessandria, Castelletto Monferrato, Quargnento, Fubine, Oviglio, Bosco Marengo, Frugarolo, Novi Ligure, Castelnuovo Bormida, Sezzadio, con ben 5 siti classificati in categoria A1, ossia con il massimo grado di priorità; in analoga situazione si trova anche la provincia di Viterbo; eppure le amministrazioni comunali non sono state informate preventivamente delle prerogative del proprio territorio; solo il 5 gennaio 2021 è apparso un comunicato stampa sul sito del Ministero dell'ambiente che ha annunciato ufficialmente la notizia della pubblicazione della CNAPI da parte della SOGIN e dell'avvio della consultazione pubblica, riportando il nulla osta e i riferimenti per tutte le informazioni sul sito "depositonazionale" appositamente indicato da SOGIN; tale comportamento dell'Esecutivo su un tema delicato e fortemente divisivo, come quello dei rifiuti nucleari, è stato giudicato sulla stampa pericoloso, arrogante e irresponsabile, da parte di molti esponenti della classe politica e volto a creare ulteriori inaccettabili conflitti nella società, tra i territori e le comunità locali e accrescere l'ansia sociale e la paura; inoltre, in piena pandemia sanitaria da COVID-19, ove le amministrazioni locali cercano con grande fatica di corrispondere agli impegni in corso tra le assenze di personale per malattia e lo smart working , un periodo di soli 60 giorni per esprimere osservazioni sulla mole di documentazione tecnica e complessa si presenta estremamente ridotto ed insufficiente e diventa impraticabile lo svolgimento del seminario nazionale in presenza, impegna il Governo: 1) ad adottare tutte le opportune iniziative, nell'ambito della leale collaborazione tra enti istituzionali, per porre rimedio alle carenze di informazione ufficiale intervenute e alla mancanza di una preventiva informazione delle Regioni e degli enti locali in merito alle caratteristiche tecniche del proprio territorio, che lo hanno reso idoneo ad ospitare il deposito nazionale per il combustibile irraggiato e rifiuti radioattivi e ad inserirsi nella carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI); 2) ad attivare la massima condivisione con i territori interessati e una strategia di effettivo coinvolgimento delle Regioni in tutto il processo successivo per la scelta dei siti definitivamente idonei da inserire nella carta nazionale delle aree idonee (CNAI), e ad escludere qualsiasi imposizione ai territori di scelte di livello governativo centrale; 3) ad informare preventivamente il Parlamento sugli esiti della consultazione pubblica e sulle scelte dei Ministri interessati per la definitiva approvazione della CNAI; 4) ad adottare iniziative per informare i cittadini sulla procedura tecnica fino ad oggi attivata per giungere alla redazione della CNAPI e sulle procedure che verranno attivate prossimamente per l'approvazione della CNAI e la scelta effettiva del sito per il deposito nazionale; 5) a promuovere iniziative di carattere legislativo per prorogare i tempi a disposizione degli enti territoriali e soggetti interessati per la consultazione pubblica e lo svolgimento del seminario nazionale in presenza, almeno per 6 mesi dalla cessazione dello stato di emergenza dovuta alla pandemia sanitaria per COVID-19; 6) nell'ambito della consultazione pubblica, ad informare gli enti territoriali sulle effettive e congrue compensazioni economiche e di riequilibrio ambientale e territoriale che dovranno essere assegnate ai territori che ospiteranno il deposito nucleare per tutto il periodo di giacenza di rifiuti nucleari, in aggiunta alle compensazioni ambientali che verranno previste nell'ambito della procedura di VIA; 7) allo scopo di evitare tensioni sociali, nell'ambito della consultazione pubblica e in accordo con gli amministratori locali, a valutare l'opportunità di adottare maggiore sensibilità nel coinvolgimento della popolazione per l'individuazione definitiva nella CNAI dei siti in territori con alta densità abitativa o particolare vocazione agricola; 8) anche in seguito alla consultazione pubblica, ad approfondire ed eliminare le proposte che eventualmente presentano distanze di un solo chilometro da strade, ferrovie e centri abitati, come risulta da alcuni criteri ISPRA- SOGIN esposti nelle premesse, e ad esplicitare la definizione di "adeguata" distanza dai centri abitati; 9) ad approfondire nell'ambito del seminario nazionale ed escludere le proposte relative all'ubicazione dei siti nelle due isole maggiori che inevitabilmente richiederebbero trasporto di rifiuti radioattivi per via marittima o aerea, con alti profili di rischio; 10) ad approfondire nell'ambito del seminario nazionale ed escludere le proposte che interessano aree prossime a siti definiti dall'UNESCO "patrimonio dell'umanità", come quello de "i sassi e parco delle chiese rupestri di Matera" o quello de "i paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato" e alle relative " buffer zone ". Atto n. 1-00312 BAGNAI ROMEO MONTANI SIRI SAVIANE BORGHESI CANDIANI BOSSI Simone CASOLATI - Il Senato, premesso che: il 1° gennaio 2021 sono entrate in vigore le nuove norme in materia di inadempienza bancaria dettate dall'EBA (European banking authority), l'Autorità bancaria europea (EBA/GL/2016/07 e EBA/RTS/2016/06), che introducono soglie più restrittive ed accentuano la prociclicità, accrescendo i crediti deteriorati; le esposizioni verso una banca o un intermediario finanziario sono classificate come deteriorate se il debitore è in arretrato da oltre 90 giorni consecutivi (180 giorni per le amministrazioni pubbliche) e, al contempo, l'obbligazione è considerata rilevante, ovvero ha superato una prefissata soglia di materialità; dal 1° gennaio 2021 tale soglia è diventata, per l'appunto, più stringente, comportando una nuova nozione di default o "credito deteriorato" che individua lo stato di inadempienza di un cliente verso la banca; nello specifico, il nuovo quadro normativo prevede che la classificazione a " default " avvenga automaticamente quando un debito scaduto considerato rilevante superi tutte e due le soglie previste dal regolamento, ovvero: a) la soglia assoluta di 100 euro per le esposizioni al dettaglio e di 500 euro per le esposizioni diverse da quelle al dettaglio; b) la soglia relativa dell'1 per cento dell'esposizione verso una controparte; allorquando, dunque, lo sconfinamento supera la soglia di rilevanza, vale a dire supera contemporaneamente entrambe le soglie testé citate, e si protrae per oltre 90 giorni consecutivi, è automatica la classificazione in default , con la conseguenza che il cliente correntista finirebbe nella categoria di cattivo pagatore e tutta la sua esposizione verso la banca verrebbe etichettata come " non performing loan " (NPL); soltanto dopo ulteriori 90 giorni consecutivi di "buono stato di salute" il correntista ritorna " in bonis "; altra novità rispetto al passato riguarda le compensazioni tra diverse esposizioni del debitore verso la banca e la possibilità, un tempo consentita, di compensare gli importi scaduti con le linee di credito aperte e non utilizzate (cosiddetti margini disponibili); tale eventualità non è più ammessa e dal 1° gennaio 2021 è necessario, in questi casi, che il debitore si faccia parte attiva utilizzando eventuali margini disponibili per far fronte al pagamento scaduto; Unimpresa prevede un quadro allarmante per i risparmiatori italiani, sottolineando il pericolo di un improvviso arresto di tutta una serie di pagamenti e la criticità «per molti artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e anche per molte famiglie, di non poter più usufruire di quelle piccole forme di flessibilità che, specie in questa fase così critica a causa degli effetti economici della pandemia Covid-19, sono fondamentali per far fronte ai pagamenti di utenze o altri adempimenti, come gli stipendi e i contributi previdenziali, le rate di finanziamenti e mutui»; protesta e preoccupazione unanime da tutte le associazioni di categoria: Confartigianato Veneto stima un aumento del 15 per cento del credito deteriorato nel solo settore artigiano; per Ascom Padova il rischio «non è tanto di finire fra gli inadempienti quanto di vedere migliaia di imprese, anche sane chiudere i battenti ingrossando le fila di un'ecatombe che porterà con sé conseguenze drammatiche per occupazione, consumi e così via»; per CNA Padova «cento euro di scoperto su un conto corrente è una cosa che può capitare a tutti (...) con queste regole si punisce una piccola svista con la dannazione creditizia»; per Confesercenti «con un irrigidimento così eclatante delle norme sugli scoperti di conto, il rischio è davvero quello di creare un disastro senza precedenti per l'intero sistema economico del Paese»; i timori, peraltro, non riguardano solo l'eventuale blocco dei depositi bancari, bensì anche gli effetti sulle concessioni di prestiti e sulla necessità di liquidità per molte imprese, detentori di partita IVA, famiglie; è evidente l'alto rischio di una fortissima stretta sul credito, quale inevitabile conseguenza delle segnalazioni alla centrale dei rischi e della riclassificazione degli affidamenti della clientela in caso di piccoli sconfinamenti; la classificazione di un'impresa in stato di default , difatti, anche in relazione ad un solo finanziamento, comporta il passaggio in default di tutte le esposizioni nei confronti della banca, con probabili ripercussioni negative anche su altre imprese ad essa economicamente collegate ed esposte nei confronti del medesimo intermediario finanziario; la Banca d'Italia, dal canto suo, ha emesso una nota e pubblicato una sezione di FAQ sul proprio sito, ove ha precisato che i nuovi requisiti, sebbene più stringenti, non introducono un vero e proprio divieto per gli istituti bancari e intermediari finanziari sullo sconfinamento oltre la disponibilità presente sul conto corrente, ovvero oltre il limite dell'eventuale fido, giacché la possibilità di sconfinare non è un diritto del cliente bensì una facoltà concessa dalla banca e che le nuove regole non modificano la sostanza delle segnalazioni alla centrale dei rischi, poiché riguardano esclusivamente il modo in cui le banche e gli intermediari finanziari devono classificare i clienti a fini prudenziali, ossia ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali; tale nota, tuttavia, non risulta essere rassicurante, poiché nel momento in cui cambia il modo in cui le banche devono classificare i clienti, ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali, è ragionevolmente certo presumere che le banche avranno un diverso approccio di trattamento dei loro clienti rispetto al passato in termini di considerazione della sofferenza e delle gravi difficoltà non temporanea nella restituzione del debito; inevitabilmente, la condizione di default sarà per la banca sinonimo di cattiva qualità del credito e rifletterà negativamente sul relativo costo; a conferma che il paventato timore è tutt'altro che infondato vi è la posizione dell'ABI (Associazione bancaria italiana) che, per il tramite di un articolo di stampa a firma del suo vicepresidente, ha tenuto a ribadire la propria contrarietà al nuovo quadro normativo sin dal 2015, quando le nuove regole erano state proposte; all'uopo si evidenzia che le stesse nuove regole sono state formalizzate nel 2019, vale a dire in uno scenario ben diverso dal contesto socio-economico attuale, caratterizzato da una forte crisi economica ed occupazionale per effetto dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 tuttora in corso; se dunque le medesime regole potevano già essere penalizzanti in un contesto economico di "normalità", a maggior ragione diventano oltremodo negative in una fase post pandemica in cui per la ripresa è inevitabilmente necessaria maggiore semplicità e facilità di accesso al credito; si evidenzia che la Lega SP, per il tramite dei suoi delegati eletti al Parlamento europeo, ha scritto una missiva al commissario europeo per i servizi finanziari, stabilità finanziaria e unione dei mercati e dei capitali, Mairead McGuinness, ed al vice presidente esecutivo Economy that works for people, Valdis Dombrovskis, nella quale, nel porre l'accento sul grande shock economico e sociale provocato dalla pandemia e sul coinvolgimento delle banche europee per sostenere famiglie e imprese in questo particolare momento, mediante moratorie, prestiti ed altri tipi di assistenza finanziaria correlata all'emergenza da COVID-19, ha sottolineato l'importanza di garantire non soltanto un certo volume di credito, ma anche una certa flessibilità al credito medesimo e, a tal fine, la necessità di sospendere, allentare o ricalibrare, almeno temporaneamente, la nuova regolamentazione sugli NPL, la cui attuale rigidità rischia una massa di NPL per la spaventosa cifra di 1.400 miliardi di euro nell'Unione europea, impegna il Governo: 1) ad adottare con urgenza ogni utile iniziativa di competenza al fine di sostenere famiglie, imprese e detentori di partita IVA nell'accesso al credito e nell'esigenza di liquidità; 2) a promuovere, in raccordo con gli istituti creditizi, una capillare campagna informativa sulla mutata normativa europea; 3) ad assumere ogni utile iniziativa di competenza, in tutte le sedi opportune, atta a sospendere e rivedere la nuova definizione di default ed innalzare le soglie di segnalazione (scoperto di 100 euro per piccole e medie imprese o persone fisiche e di 500 euro per società) per i conti correnti in rosso; 4) in particolare, a farsi promotore, in sede europea, di una revisione della definizione di default , nell'ottica di un prolungamento del termine di 90 giorni consecutivi utilizzati come trigger per la classificazione delle esposizioni " past due " (scadute e sconfinanti) e di una sospensione temporanea del " calendar provisioning ", stante la situazione in molti Paesi europei di perdurante lockdown , a causa della pandemia, la conseguente attività ridotta o ferma di molti tribunali civili, con posticipo e ritardi delle procedure di esecuzione delle garanzie, ed il correlato rischio di una crescita esponenziale della crisi economica, dei fallimenti di imprese e della perdita di posti di lavoro. Interrogazioni Atto n. 3-02208 IORI BOLDRINI BINI D'ARIENZO FEDELI PITTELLA NANNICINI MANCA ROSSOMANDO LAUS MESSINA Assuntela ALFIERI BITI VERDUCCI CIRINNA' FERRAZZI STEFANO PINOTTI ROJC D'ALFONSO FERRARI ASTORRE VALENTE COLLINA TARICCO VATTUONE Al Ministro della salute Premesso che: il 2 dicembre 2020, la Camera dei deputati, con la risoluzione Carnevali e altri (6-00158), ha impegnato il Governo "ad assicurare in via prioritaria la protezione vaccinale a tutti gli operatori sanitari e sociosanitari ed educativi, e le persone che versano in condizioni di fragilità"; nel piano strategico, aggiornato al 12 dicembre 2020, tra le categorie prioritarie nella somministrazione del vaccino anti COVID sono specificamente indicati gli "operatori sanitari e sociosanitari", i "residenti e personale dei presidi residenziali per anziani" e le persone di età avanzata; si specifica, con riferimento alle RSA, che la priorità è motivata dalle molteplici comorbidità spesso presentate dai residenti e dalla loro necessità di assistenza per le attività quotidiane, mentre per le persone di età avanzata rileva l'elevata probabilità di sviluppare una malattia grave; tuttavia, tra le categorie fragili indicate nell'aggiornamento del piano per la somministrazione in via prioritaria del vaccino, non sono menzionate le persone con disabilità, nemmeno se in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità, e ai loro caregiver ; tale omissione appare incomprensibile poiché si tratta di soggetti per i quali sono riscontrabili criticità analoghe a quelle individuate per le RSA e per le persone in età avanzata; è evidente, inoltre, la contraddizione tra l'aver esentato le persone con disabilità dal rispetto del distanziamento e dall'uso delle mascherine, in ragione della loro condizione, e non aver previsto per loro la priorità per i vaccini e, soprattutto, per le persone che se ne prendono cura; una grave mancanza denunciata più volte nelle ultime settimane dalle associazioni del mondo della disabilità. Anche perché la prima richiesta di attenzione risale addirittura al 31 ottobre, ed era stata fatta a livello europeo; in data 8 gennaio, il commissario Arcuri ha annunciato che da inizio febbraio, proprio per colmare tale grave vulnus , dovrebbero essere immunizzate in via prioritaria anche le persone con disabilità e i loro "accompagnatori"; si tratta di un chiaro impegno che ora dovrà essere declinato e attuato: il piano vaccinale, infatti, non fa esplicitamente riferimento alle persone con disabilità tra le categorie destinatarie della seconda fase di vaccinazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda provvedere affinché sia aggiornato il piano vaccinale con un esplicito riferimento alle persone con disabilità e ai loro caregiver per la prioritaria somministrazione del vaccino anti Sars-Cov-2/COVID-19 nella seconda fase di vaccinazione; quali saranno i criteri di individuazione della platea delle persone con disabilità destinate alla vaccinazione prioritaria, le tempistiche con cui ciò avverrà e, soprattutto, che cosa si intenda per "accompagnatori". Atto n. 3-02209 CENTINAIO Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo, dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: le agenzie di viaggio e i tour operator , in linea con gli indirizzi stabiliti dal Governo ai fini del contenimento della pandemia da COVID-19, si sono astenuti, ormai da mesi, dal programmare e vendere mete turistiche extra europee, e questo tanto più nel mese dicembre, a seguito delle restrizioni imposte nel periodo natalizio; proprio nel periodo del lockdown natalizio è stato denunciato un caso di " full booking " alle Maldive, come documentato dalle statistiche dell'aeroporto intercontinentale di Malé, reso possibile dalle prenotazioni effettuate tramite il web , che di fatto hanno permesso il superamento dei divieti imposti in Italia; gli operatori nazionali, che hanno sopportato una forma di concorrenza assolutamente sleale, non sono stati adeguatamente tutelati dal Governo italiano, che anzi risulterebbe l'unico ad aver chiuso i corridoi turistici verso le Maldive; situazioni analoghe si sono inoltre verificate verso altre mete come Zanzibar e Dubai; soltanto per le Maldive, risulta che oltre 1.000 turisti italiani abbiano trascorso il capodanno nell'arcipelago. Di questi nessuno risulterebbe partito con operatori nazionali, i quali invece avrebbero potuto godere di un piccolo sollievo, in una stagione segnata da pesantissime perdite di fatturato; da denunce sembrerebbe inoltre che non siano stati effettuati neppure i necessari controlli presso gli aeroporti per la verifica della motivazione legata al viaggio, anche alla luce del fatto che molti viaggiatori sono arrivati verso tali destinazioni passando da mete europee, come Parigi, Francoforte o Amsterdam, che hanno aperto, diversamente dall'Italia, specifici corridoi per il raggiungimento in sicurezza di queste mete extra europee, si chiede di sapere quali siano le motivazioni che hanno spinto il Governo italiano a bloccare i voli verso mete giudicate "COVID free ", quando invece altri Paesi dell'Unione europea hanno stabilito di adottare l'apertura di specifici corridoi turistici verso queste mete e se i Ministri in indirizzo non ritengano di adottare specifiche azioni per consentire l'immediata apertura di corridoi di viaggio verso mete come le Maldive, Zanzibar e Dubai. Atto n. 3-02210 LA MURA Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: Montecorice (Salerno) è un comune costiero situato interamente nel parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni il cui comitato promotore si costituì il 18 marzo 1989; con delibera n. 35 del 24 novembre 2020 il Consiglio comunale di Montecorice ha dichiarato la pubblica utilità del lido comunale da realizzare sull'area demaniale marittima sita in Casa del Conte, baia Arena, in ossequio alla nota prot. n. 907 del 21 gennaio 2020 dell'ufficio competente del parco; in particolare, in tale nota l'ufficio ha negato il rilascio del nulla osta per incompatibilità dell'intervento con il regime normativo delle zone B1 del piano del parco manifestando però la disponibilità a valutare l'istanza di nulla osta ai sensi dell'art. 20 delle norme di attuazione del piano; la norma, in deroga agli articoli precedenti, consente, per le opere pubbliche e per le infrastrutture ed i servizi di pubblica utilità non altrove localizzabili, gli interventi di nuova costruzione, di completamento, ampliamento, ristrutturazione e manutenzione strettamente necessari e compatibili con le esigenze generali di tutela del parco e delle sue risorse; in data 30 gennaio 2020 la Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio per le province di Salerno e Avellino, in considerazione del carattere stagionale dell'opera, ha espresso parere favorevole al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica per la sua realizzazione; considerato che: l'area destinata alla realizzazione dell'opera, in base al piano territoriale paesistico vigente, rientra nella zona di conservazione integrale, comprensiva delle aree con rilevante configurazione paesistico-ambientale, singolarità geologiche e geomorfologiche, nonché vegetazionali, sottoposte al massimo regime di tutela; in particolare, in forza di tale regime, volto a garantire il mantenimento dell'assetto paesaggistico e naturalistico della zona di conservazione integrale, è vietata qualsiasi costruzione senza possibilità di deroga; e, per i nuovi stabilimenti balneari, nel rispetto della tutela dei litorali marini secondo quanto previsto dall'art. 9, comma 1, punto 3 terzo, del piano territoriale paesistico; l'area è classificata dal piano del parco come zona B, di riserva generale orientata, e, più precisamente, rientra nella "sotto categoria" B1, che individua gli ambiti di elevato pregio naturalistico, in cui si intende potenziare la funzionalità dell'ecosistema, conservarne il ruolo per il mantenimento della biodiversità, con funzione anche di collegamento e di protezione delle zone A. Nelle aree rientranti in zona B1 "Sono in ogni caso esclusi interventi edilizi che eccedano quanto previsto alle lettere a), b), e c), di cui al comma 1 dell'art. 3 del D.P.R. 380/2001 o interventi infrastrutturali non esclusivamente e strettamente necessari per il mantenimento delle attività agro-silvo-pastorali o per la prevenzione degli incendi"; l'area oggetto dell'intervento ricade in zona di protezione speciale (ZPS) del sito IT8050048 della rete "Natura 2000" che rende necessaria la valutazione di incidenza; in questa area nidificano le tartarughe marine Caretta caretta ed è diffusamente presente il giglio marino sulla duna costiera, specie entrambe in via di estinzione, protette da normative nazionali e internazionali. Nella stessa area è, inoltre, presente, in mare, la prateria di Posidonia oceanica; l'area limitrofa è classificata dal piano del parco zona A, ed è, pertanto, sottoposta a massima tutela. In particolare, si tratta di un'area che il parco ha acquisito all'esito di un'intensa attività di contrasto alla speculazione edilizia, che ha portato alla demolizione delle strutture già realizzate; l'intervento implica la realizzazione di opere di urbanizzazione a carattere permanente come vasche di accumulo, collettore fognario di sollevamento, rete idrica ed elettrica che avrebbero un impatto sull'area; considerato, inoltre, che: in data 23 dicembre 2020, a mezzo di e-mail , il consigliere comunale avvocato Tarallo ha informato l'interrogante e i Ministri in indirizzo dei fatti esposti, deducendo l'illegittimità dell'intervento in ragione della circostanza che l'area interessata ricade in zona di conservazione integrale in base al piano territoriale paesistico e in zona B, di riserva integrale orientata, in forza del piano del parco; il consigliere ha altresì evidenziato le conseguenze pregiudizievoli connesse all'intervento e invocato l'intervento dei Ministri al fine di evitare uno scempio irreparabile in danno di un'area protetta e di un sito europeo di Natura 2000; a parere dell'interrogante, il parere rilasciato dalla Soprintendenza è illegittimo in quanto confliggente con le previsioni richiamate, oltre che per l'esiguità della motivazione a supporto dello stesso. Inoltre, non ricorrono le condizioni di cui al citato art. 20 per la realizzazione in deroga dell'intervento, in quanto, in disparte le valutazioni circa il carattere di pubblica utilità e della possibilità di esecuzione altrove, non vi è dubbio alcuno che esso sia incompatibile con le esigenze generali di tutela del parco e delle sue risorse, comportando una modifica dell'area direttamente interessata e di quella limitrofa, che si risolve in un deterioramento, avente, tra l'altro, carattere permanente; in ogni caso la realizzazione del lido comunale confligge con i vincoli riferiti in quanto inerisce ad un'area protetta e in particolare ricade in un tratto in cui è stata alterata e distrutta la continuità della fascia dunale che invece va ricostruita; nel caso di specie la salvaguardia degli ecosistemi e delle bellezze paesaggistiche è inconciliabile con l'interesse meramente economico sotteso all'opera che sarebbe comunque localizzabile altrove, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti o di ulteriori informazioni al riguardo; quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano assumere al fine di tutelare l'area ed evitare che essa possa essere irrimediabilmente danneggiata. Atto n. 3-02211 CENTINAIO BERGESIO VALLARDI SBRANA DE VECCHIS BRIZIARELLI CAMPARI NISINI RIPAMONTI BOSSI Simone URRARO ZULIANI TOSATO PIROVANO RUFA AUGUSSORI CANDURA FREGOLENT OSTELLARI PUCCIARELLI CANTU' TESTOR PILLON ARRIGONI BORGONZONI MARIN RICCARDI GRASSI CANDIANI CASOLATI PISANI Pietro PIANASSO LUNESU DORIA PIZZOL CORTI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 3 gennaio 2021 presso il sito di Don Guan, le autorità cinesi hanno bloccato due container di carne suina italiana sostenendo, senza alcun fondamento scientifico, una presunta positività delle merci al virus COVID-19; la denuncia arriva dall'OPAS, uno dei più grandi macelli italiani autorizzati a commercializzare in Cina, che sostiene inoltre la probabile distruzione di altri 40 container di carne suina, in direzione del porto di Yantian, per un valore di circa 2,5 milioni di euro; si tratta di accuse assurde ed infondate, che tra l'altro provengono da un Paese sul quale pesa la responsabilità di avere ritardato la diffusione di notizie riguardo alla pandemia, usate per colpire l'agroalimentare made in Italy , che proprio negli ultimi anni ha investito sulle prospettive di crescita delle esportazioni nel mercato asiatico; la Cina è il primo Paese per consumo di carne di maiale e ciò fa pensare che dietro simili decisioni vi sia la scellerata volontà di adottare misure protezionistiche per sostenere la produzione locale di carne, che ha subito una gravissima battuta d'arresto a causa della diffusione della peste suina africana; proprio a causa della peste suina africana, la Cina ha perso più del 60 per cento dei propri allevamenti, diventando fortemente dipendente dal mercato estero, in particolare dalla Germania, Paese anche questo alle prese con la diffusione della malattia, per via della quale il comparto locale è entrato in crisi subendo un drastico crollo dei prezzi, con evidenti ripercussioni anche sulla filiera suinicola italiana; il settore nel complesso genera 8 miliardi di euro di fatturato. Il nostro Paese non può permettersi di rimanere immobile di fronte agli scenari denunciati, con il rischio di perdere un comparto strategico per l'economia italiana e un riferimento fondamentale delle eccellenze agroalimentari del made in Italy ; la suinicoltura ed il comparto agroalimentare made in Italy in genere stanno da tempo subendo gli effetti dei più disparati accadimenti internazionali: dai dazi americani, all' embargo russo, passando per la "Brexit", fino all'emergenza da COVID-19, quest'ultima utilizzata per promuovere una grave campagna di disinformazione e di concorrenza sleale nei confronti dell'Italia; i danni per il settore sono ingenti e necessitano di risposte forti e determinate; in tale scenario è opportuno ed urgente adottare tutti gli strumenti necessari per sostenere il settore suinicolo italiano, a livello sia nazionale che europeo, per far in modo che la grave emergenza epidemiologica da COVID-19 non divenga presupposto di un ulteriore indebolimento della filiera, a danno delle eccellenze agroalimentari italiane, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario attivarsi immediatamente presso tutte le sedi opportune al fine di denunciare come le motivazioni avanzate dalla Cina per bloccare l'ingresso nel Paese di carne suina italiana siano pretestuose e prive di qualsiasi fondamento scientifico; quali misure straordinarie intendano mettere in atto a sostegno delle imprese esportatrici per le gravi perdite subite a seguito della decisione presa dalla Cina di bloccare le importazioni di carne suina italiana. Atto n. 3-02212 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI SBRANA DE VECCHIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: su segnalazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, in particolare del Dipartimento dell'ICQRF, l'autorità antitrust ha comunicato l'avvio di 14 istruttorie contro un uguale numero di caseifici in Lombardia che acquistano latte crudo direttamente dagli allevatori, al fine di verificare la presenza di eventuali pratiche sleali ai danni delle aziende agricole fornitrici di latte; l'eventuale presenza di cartelli sul mercato porterebbe infatti ad un abbassamento artificiale del prezzo della materia prima determinando un'alterazione delle regole della concorrenza, su cui sta indagando l'autorità; se pure si accolgono con favore tali interventi, anche alla luce delle criticità emerse nei mesi della pandemia ed ampiamente denunciate con precedenti atti di sindacato ispettivo, è necessario adottare un intervento strutturato che impedisca il verificarsi di tali pratiche sleali, le quali portano ad un inevitabile abbassamento dei prezzi del latte, costringendo molti allevatori addirittura alla chiusura; la crisi degli allevamenti italiani, ampiamente denunciata in precedenza dal primo firmatario, ed emersa in tutta la sua gravità nella fase di contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, rischia di apparire irrecuperabile, anche a seguito del prospettato crollo del prezzo del latte alla stalla per l'anno 2021; per il nuovo anno si parla infatti di fissare il prezzo del latte a 35 centesimi al litro, determinando un evidente calo dei redditi in una regione, come la Lombardia, che produce circa il 40 per cento di tutto il latte italiano; è necessario che il Governo esprima una chiara posizione sul futuro della zootecnia da latte italiana, mettendo in atto azioni a tutela degli allevatori, che contemplino anche la possibilità di introdurre nella filiera una maggiore trasparenza che incentivi gli operatori a comportamenti più virtuosi, si chiede di sapere quale sia la strategia che il Ministro in indirizzo intende mettere in atto a sostegno della zootecnia da latte italiana al fine di restituire al comparto, che rappresenta una delle più importanti eccellenze del made in Italy , una crescita duratura. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02206 BINETTI Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'ennesimo allontanamento di una bambina dalla madre si sta completando in via definitiva sulla base di una serie di equivoci di carattere socio-giudiziario, in cui il ruolo dei servizi sociali appare quanto meno poco ispirato a criteri di imparzialità e soprattutto di ricerca dell'effettivo benessere della bambina; nel 2017 in un nucleo familiare composto da tre persone, una coppia convivente e la loro figlia di 5 anni, esplode una crisi che in poco tempo culmina nella separazione, cui segue la difficile gestione della bambina, sottoposta a strappi continui tra i genitori; il padre della bambina, uscito dal nucleo familiare, ha tentato in tutti i modi di allontanarla dalla madre, trattenendola presso di sé, senza peraltro mai farsi carico delle sue necessità, come previsto dallo stesso magistrato; negli ultimi mesi di convivenza i comportamenti del padre, attualmente ex convivente, sono apparsi fortemente problematici, si sono vistosamente aggravati, e sono poi culminati in maltrattamenti e reazioni aggressive e lesive nei confronti della madre; la donna, dopo aver visto fallire i tentativi di mediazione e dopo una serie di segnalazioni senza esito ai vari presidi e centri di tutela e sussidio, associazioni e forze dell'ordine territoriali, nella vana speranza di un suo recupero o ravvedimento, ha denunciato ad inizio 2017 le continue vessazioni e le condotte pericolose e persecutorie, proseguite pur dopo il suo abbandono della casa familiare; si è però scontrata con l'atteggiamento delle autorità locali, cui si era rivolta chiedendo protezione, che tentavano di dissuaderla dalle sue richieste, minimizzando le azioni provocatorie dell'ex compagno, segnalandole le conseguenze che altrimenti si sarebbero abbattute sulla bambina, qualora non vi avesse rinunciato; nel settembre 2017 la madre è riuscita ad ottenere un provvedimento di allontanamento e protezione, che includeva lei, luoghi e persone frequentate, anche non conviventi, ma non la minore; nel frattempo, l'ex convivente, oltre a sottrarre risorse essenziali a madre e figlia, perpetrava molestie, minacce e stalking , anche in concorso con altri, con il pretesto delle visite alla bambina, che per il resto trascurava completamente; tra le molestie particolarmente pesanti l'ex chiedeva al Tribunale l'allontanamento della bambina e il collocamento o affidamento presso di lui o terzi, basando il tutto su racconti falsi, versioni contraddittorie di fatti e accadimenti, affermazioni diffamatorie nei confronti dell'ex compagna; nonostante l'emanazione di un provvedimento cautelare nei suoi confronti, in quanto riconosciuto "aggressivo e pericoloso, incapace di controllare gli impulsi e di accettare la fine della relazione", in pieno contrasto con tale pronuncia, il giudice prestabiliva il regime di affidamento e collocamento alternato da eseguirsi "nel più breve tempo possibile"; di questo venivano incaricati, senza alcuna previa valutazione di fattibilità, i servizi sociali e consultoriali dell'ambito territoriale del nuovo domicilio dell'ex convivente; questi servizi, tra l'altro sguarniti di idoneo dipartimento per minori e gravati da difetto di competenza sono entrati nella vita della donna e della piccola, stravolgendola e prendendo in rapida successione una quantità decisioni ingiustificate, arbitrarie, esclusivamente finalizzate ad interventi costrittivi sulla bambina affinché accettasse e subisse, contro ogni suo interesse e volontà, la "figura paterna", fino all'estrema e più recente conseguenza dell'allontanamento, insistentemente richiesto "d'urgenza" dall'ex convivente e disposto inaudita altera parte in palese mancanza dei "comprovati presupposti di rischio grave ed imminente", calpestando i suoi diritti fondamentali; con l'intervento dei servizi sociali dall'autunno 2017 è iniziato un vero e proprio calvario di visite, incontri e colloqui lungo oltre 3 anni, al fine di favorire il "riavvicinamento" al padre, ignorando e forzando il diniego e timore della bambina ed imputandolo a un condizionamento materno; dal febbraio 2018, nell'"interesse della minore", il servizio sociale ha ottenuto l'affidamento della piccola per consentirne il prelievo forzato da scuola (1-2 volte la settimana) da parte di un'educatrice per condurla alle visite con il padre, vincendo la riluttanza e il malessere della bambina; gli stessi interventi venivano più volte sospesi, poi ripresi senza approfondirne le motivazioni, dopo più o meno lunghi periodi di silenzio ed inattività dei servizi sociali; inutili, in un procedimento sostanzialmente privo di contraddittorio, le obiezioni ed istanze presentate dalla madre sulla base di innegabili evidenze, che spesso venivano distorte; inizialmente respinta la richiesta di una perizia ed ogni altra domanda di approfondimenti tracciabili; veniva poi improvvisamente disposta una consulenza tecnica d'ufficio, dopo 2 anni dall'inizio del procedimento (novembre-marzo 2018). La consulenza tecnica, disposta su richiesta di una "commissione interservizi", non appariva né appare tuttora del tutto corretta, ma si era conclusa con l'elaborazione di un programma difficilmente praticabile, avulso dalla realtà, e soprattutto che non teneva in nessun conto richieste e osservazioni fatte dalla madre e da un team di esperti da lei proposti; ma l'elemento più grave della relazione e del programma elaborato successivamente è la demolizione della figura materna, che appare al confronto con la figura paterna decisamente negativa, anche in assenza di riscontri oggettivi; ma soprattutto nel programma si prefigura già, nella "malaugurata ipotesi di fallimento", l'allontanamento dalla madre, solo rimandato in attesa di una prima valutazione del programma; l'incidente critico esplode in occasione del compleanno della bambina, che preferisce festeggiarlo con la madre e le sue amiche e si rifiuta di stare con il padre e la nonna; a questo episodio sono seguiti periodi di stop and go con i servizi sociali con una sospensione degli incontri, prolungatasi per 7 mesi, fino a novembre 2019; finché, dopo un ulteriore anno di silenzio da parte del padre, è ricomparsa una quanto mai inattesa istanza urgente della controparte, che sollecitava la ripresa immediata del programma di interventi della consulenza tecnica d'ufficio disposto dal giudice, lamentandone l'interruzione, accusando ancora una volta la madre della bambina e l'inettitudine dei servizi; il comprensibile rifiuto dalla bambina di riprendere, proprio quando si era ristabilizzata dopo mesi di insperata tranquillità, l'incubo dei colloqui con il genitore, che considerava sempre più aggressivo, dava modo all'ex convivente di ricomparire, "fortemente preoccupato" e amareggiato per vedersi escluso dalla vita della bambina; per cui chiedeva l'allontanamento della madre e la collocazione in una casa famiglia o in una comunità; cosa che si è puntualmente verificata e venerdì 8 novembre 2019, in poche ore a totale insaputa della madre, con modalità traumatiche e coattive, la piccola è stata portata via dalle assistenti sociali, con la falsa promessa di una "breve vacanza"; una vacanza forzata che invece si è protratta per molti mesi successivi, producendo un allontanamento forzato sempre più profondo e prolungato, spingendo prima ad un affidamento stabile ai titolari della comunità, per poi pronunciarsi a favore del "padre", ora prevalente e rappresentato come il candidato ideale e più idoneo, malgrado ogni opposta evidenza, tuttora rilevabile ma trascurata dagli "esperti incaricati"; la permanenza in comunità perdura ormai da oltre un anno, contraddicendo la previsione di ridotta temporaneità e dell'immediato rientro della minore, previsto entro poche settimane; tutti i procedimenti aperti in ambito sia civile che penale relativamente a questo caso appaiono viziati da pesanti e reiterate irregolarità, scorrettezze e anomalie procedurali e sostanziali, violazioni dei principi del contraddittorio, della difesa e del giusto processo, in un'altalena disordinata di movimenti poco chiari e lineari (rinvii, anticipazioni, riserve, scadenze e singolari tempistiche, fughe e mancanze di informazioni ufficiali, sparizione di fascicoli e degli stessi pubblici ministeri, documenti e prove falsi, procedimenti e udienze fantasma), come a voler mettere in difficoltà o impedire la difesa, ed inquinati da evidenti pregiudizio e parzialità che ne invalidano la forma e la sostanza, inficiando a catena i provvedimenti adottati in grave danno dei diritti essenziali dell'equo giudizio, nonché quelli fondamentali della madre e, peggio, della minore, si chiede di sapere se risulti noto quali siano gli elementi di oggettiva gravità che determinino l'allontanamento della bambina dalla madre e dalla casa materna, suo naturale habitat per i primi 8 anni di vita e per quale ragione, di contro, le oggettive perplessità legate alla figura paterna non siano state tenute nel giusto conto e abbiano favorito quest'ultimo nelle scelte di vita strategiche per la minore. Atto n. 3-02207 RIZZOTTI Ai Ministri della salute, per la pubblica amministrazione e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), istituita con decreto legislativo n. 266 del 1993, è un ente pubblico non economico nazionale, che svolge una funzione di supporto tecnico e operativo alle politiche di governo dei servizi sanitari di Stato e Regioni, attraverso attività di ricerca, monitoraggio, valutazione, formazione e innovazione; dal bilancio di previsione 2021 si deduce che è in atto un processo di riorganizzazione dell'amministrazione dall'attuale assetto, di cui allo statuto approvato con decreto ministeriale 18 maggio 2018 e costituito da due aree dirigenziali di livello non generale con funzioni di coordinamento degli uffici dirigenziali non generali, alle stesse afferenti in numero pari a 9 e 3 uffici dirigenziali non generali con funzioni di supporto alla direzione generale, ad una configurazione per dipartimenti, strutture complesse, unità operative semplici, anche dipartimentali, incarichi professionali e l'introduzione della figura del direttore scientifico. Tale riorganizzazione è stata approvata dal consiglio di amministrazione l'11 novembre 2020 ed è al vaglio dei Ministeri competenti; il progetto di riorganizzazione dell'ente è stato proposto dal Ministero della salute il 3 luglio 2020 e a parere dell'interrogante questa nuova configurazione organizzativa, tendente più che al modello di un'amministrazione centrale, a quello di un'azienda ospedaliera o di un IRCCS, comporterà maggiori oneri per la retribuzione degli incarichi apicali; a seguito di quanto previsto dall'art. 31 del decreto-legge n. 104 del 2020, la pianta organica di AGENAS è stata aumentata di 24 unità di personale di cui 8 dirigenti medico-sanitari (33,3 per cento). Se si considera la situazione antecedente alle previsioni del decreto-legge n. 34 del 2020 e del decreto-legge n. 150 del 2020 (art. 1, comma 4, del cosiddetto decreto Calabria bis ) la pianta organica di AGENAS era costituita da 17 dirigenti e 129 dipendenti più 70 a tempo determinato a valere sul decreto-legge n. 35 del 2019, ossia da un dirigente per 11,7 dipendenti. In virtù della nuova situazione che si verrà a delineare dalla piena attuazione di quanto previsto dai due citati decreti-legge del 2020 la pianta organica di AGENAS sarà costituita da 25 dirigenti e 145 dipendenti più 25 a tempo determinato e 12 comandati, ossia un dirigente per 7,28 dipendenti; inoltre, secondo il comma 1 dell'art. 12 del regolamento AGENAS approvato con decreto ministeriale 16 maggio 2018, il bilancio di previsione deve essere deliberato dal consiglio di amministrazione entro il 31 ottobre dell'anno precedente a cui si riferisce. Il comma 5 dell'art. 12 prevede altresì che il direttore generale, entro 10 giorni dall'approvazione del bilancio di previsione, invii copia dello stesso per l'approvazione al Ministero della salute e al Ministero dell'economia e delle finanze. Visto e considerato che gli impegni previsti per le voci stipendiali corrisposte al personale a tempo determinato per il 2021 risultano ridotte di circa il 30 per cento, tenuto conto anche dei 25 contratti di lavoro flessibile da attivare per l'attività di supporto alla struttura commissariale della Regione Calabria, sembra chiaro che AGENAS e Ministero della salute avessero già previsto di non rinnovare né avviare un percorso di stabilizzazione per i 70 precari storici, che dopo anni di precariato sono stati abbandonati senza tutela alcuna; dal bilancio di previsione 2021 si evince però che le entrate potranno essere dovute quasi esclusivamente alla vendita di servizi (15.060.000 euro) in massima parte connessi, anche storicamente, all'attività di gestione del sistema nazionale di educazione continua in medicina (ECM), che resta di gran lunga la principale fonte di finanziamento dell'Agenzia. Quindi, in considerazione del fatto che la maggior parte del personale dedicato all'attività di gestione del sistema nazionale di ECM era costituito da precari "storici" che ad oggi dallo scorso 31 dicembre non sono più dipendenti di AGENAS, destano preoccupazione le modalità con cui l'Agenzia intenda portare avanti tale fondamentale attività, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo relativamente a quanto esposto e sulla base di quali considerazioni il Ministro della salute il 3 luglio abbia chiesto di prevedere la riorganizzazione dell'ente nel modo più costoso per numero e tipologia di dirigenti, nonché per modello a strutture complesse semplici e semplici dipartimenti rispetto all'assetto attuale, atteso che la riorganizzazione di AGENAS è stata fatta poco più di due anni e mezzo fa; per quali motivazioni non abbiano ritenuto opportuno insistere affinché AGENAS stabilizzasse i contratti dei 70 precari, parte attiva anche per l'attività di gestione del sistema nazionale di ECM; se sia stato valutato come l'Agenzia intenda portare avanti l'attività formativa ECM in virtù della carenza di personale specializzato addetto a tale attività; se non ritengano di dover chiarire se l'impegno previsto di poco più di 3 milioni di euro per consulenze, prestazioni professionali specialistiche e lavoro flessibile sia coerente con l'ampliamento della pianta organica, con le funzioni dell'ente, con le indicazioni della magistratura contabile, visto anche l'invito del Ministro della salute nella direttiva del 3 luglio 2020 in merito alla riduzione del ricorso agli incarichi esterni. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04721 BOSSI Simone Al Ministro della salute Premesso che: l'arrivo del vaccino anti COVID in Italia sta aumentando la speranza di una lotta definitiva alla pandemia e campagne di sensibilizzazione e di promozione possono favorire un'estesa somministrazione del vaccino in tutta la popolazione, nel rispetto del principio di libertà di scelta dei cittadini; negli ultimi giorni sono in discussione ipotesi di obbligatorietà di vaccinazione per il personale sanitario da parte di alcuni ordini di medici, pena sanzioni, provvedimenti disciplinari o radiazione dall'ordine professionale; considerato che: l'articolo 32 della Costituzione sancisce che "nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge"; gli ordini professionali, le agenzie per la tutela della salute e tutte le altre istituzioni centrali e regionali competenti possono svolgere un ruolo fondamentale, fornendo tutte le informazioni necessarie e adeguate per una corretta campagna di informazione e persuasione delle categorie sanitarie interessate, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto illustrato e se condivida l'approccio di alcuni ordini professionali a favore dell'obbligatorietà dei vaccini per determinate professioni sanitarie. Atto n. 4-04722 PILLON OSTELLARI Al Ministro dell'interno Premesso che: il primo firmatario della presente interrogazione ha ricevuto da più parti segnalazioni in ordine al fatto che a Bologna sia stato collocato un distributore di cannabinoidi in via Normandia 14, proprio nelle vicinanze di alcuni complessi scolastici; la vicenda ha sollevato le proteste di diversi genitori, i quali hanno segnalato la formazione di capannelli di giovani che fumano in prossimità di questo distributore; il timore dei genitori è quello che gli studenti minorenni trovino il modo, come già purtroppo fanno con le sigarette, di utilizzare tessere sanitarie di persone maggiorenni per comprare cannabis light ; considerato, inoltre, che la zona è priva di telecamere di sorveglianza o altre forme di controllo; considerato che la direttiva del Ministero dell'interno del 9 maggio 2019, recante all'oggetto "Commercializzazione di canapa e normativa sugli stupefacenti. Indirizzi operativi", pone attenzione sulla localizzazione degli esercizi commerciali e delle rivendite presenti sul territorio con speciale riferimento alla "presenza nelle vicinanze di luoghi sensibili quanto al rischio di consumo delle sostanze", indicando esplicitamente le scuole e i luoghi di maggiore aggregazione, soprattutto giovanile, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga corretta la collocazione di un distributore di cannabinoidi nelle vicinanze di istituti scolastici; quali misure ritenga di adottare al fine di prevenire ogni forma di rischio per i soggetti minorenni e per tutelare la salute degli studenti. Atto n. 4-04723 CASTIELLO LA MURA Ai Ministri dell'interno, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: il Comune di Castellabate, in provincia di Salerno, è beneficiario di tre finanziamenti, per spese di progetti, da parte del Ministero dell'interno per un importo complessivo di 1.572.714 euro; tale opportunità è maturata a seguito dell'incremento di 300 milioni di euro della dotazione 2020 del fondo progettazione, previsto con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 31 agosto 2020, destinato a sostenere le spese degli enti locali per la progettazione definitiva ed esecutiva di interventi per la messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico, nonché per il completamento e la messa in sicurezza del patrimonio comunale; tra i tre importanti interventi selezionati, insieme a due progetti riguardanti la progettazione esecutiva e definitiva di stabilizzazione del movimento franoso in località Sant'Andrea e la progettazione esecutiva relativa agli interventi per la messa in sicurezza del costone roccioso in località Pozzillo della frazione San Marco (e quindi in linea con le finalità del bando), c'è un terzo progetto riguardante "la progettazione definitiva ed esecutiva dell'intero complesso dell'ex Hotel Castelsandra"; il sindaco facente funzioni di Castellabate, Luisa Maiuri, ha dichiarato e precisato che «Sono state ammesse a finanziamento tutte e tre le richieste per la progettazione trasmesse dal nostro Comune, ciò rappresenta una grande occasione per avviare interventi mirati e importanti in termine di sicurezza e di sviluppo turistico»; quindi il terzo progetto riguarda un intervento mirato "di sviluppo turistico" che serve soprattutto per avviare il piano di riqualificazione dell' hotel Castelsandra, ovvero l'area e il complesso alberghiero così denominato e già noto come "hotel della camorra" e che, come tale, fu confiscato a seguito del processo contro il clan Nuvoletta, perché appartenente a Luigi Romano, che era tra i principali imputati, in quanto curatore degli interessi del clan riconducibili ad un vero e proprio impero economico; tale bene confiscato fu consegnato al Comune di Castellabate quando si accertò che l'area e il complesso alberghiero ricadevano su terreni gravati da usi civici e quindi inalienabili; il progetto e il "piano" di "riqualificazione" sono stati proposti a seguito di un "protocollo d'intesa" sottoscritto, su iniziativa dell'ex sindaco di Castellabate, dalla stessa amministrazione comunale insieme all'ente parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e alla Soprintendenza dei beni culturali e archeologici di Salerno; tale "protocollo d'intesa" si basa sul presupposto che gli immobili esistenti già confiscati e poi consegnati al Comune siano stati "regolarmente assentiti" (si veda l'art. 3 del protocollo d'intesa); tale dichiarazione di "regolarità" è da intendersi e ritenersi del tutto infondata, in quanto l'intero complesso e la stessa area, come già detto, ricadono su terreni gravati da uso civico, tanto che proprio per questo motivo il bene confiscato è stato riconsegnato e restituito al Comune, quale ente esponenziale della comunità che ne gode l'uso; l'area su cui l'immobile sorge è sottoposta a numerosi vincoli di carattere ambientale, paesaggistico, naturalistico (il piano territoriale paesistico Cilento costiero la classifica come zona a conservazione integrale; il piano del parco come zona di "riqualificazione ambientale" ex art. 17; nella rete Natura 2000 è classificata come SIC e ZPS), idrogeologico e come area percorsa più volte dal fuoco; e il progetto risulta contrastare anche con lo stesso piano regolatore comunale, tuttora vigente in quanto il Comune non si è ancora dotato di piano urbanistico; il protocollo d'intesa prevede per la sua riqualificazione e ristrutturazione un costo di 20 milioni di euro, da reperire attraverso una procedura di finanza di progetto, con l'altissimo rischio che il bene, da restituire alla sua precedente funzione turistico- ricettiva, cada di nuovo nelle mani della malavita organizzata, che non ha mai nascosto le sue mire di riprendersi il bene, confidando in questi tempi di crisi nella generale carenza di risorse liquide, contrapposta alle proprie ampie disponibilità, si chiede di sapere: se il Ministro dell'interno sia a conoscenza della delicata, complessa vicenda del Castelsandra e se sia stata valutata la possibilità di revocare il finanziamento di questo progetto di riqualificazione, in quanto non coerente con le finalità del bando e in quanto si tratta di bene già confiscato alla camorra, che rischia di esserle riconsegnato con il ricorso alla finanza di progetto che copre il 100 per cento della spesa prevista; se i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali e per il turismo valutino, nella loro attività di vigilanza, la possibilità di annullare il protocollo d'intesa inavvedutamente sottoscritto dall'ente parco nazionale e dalla Soprintendenza di Salerno; se infine sia stata valutata la ricognizione del bene già confiscato e ora riconsegnato al Comune di Castellabate e se sia stata verificata nel contempo l'esistenza di altri beni abusivamente realizzati in quell'area gravata da uso civico, disponendone la demolizione e la riqualificazione naturalistica secondo il progetto che a tale fine era stato predisposto dallo stesso ente parco nazionale e denominato "Il giardino del Mediterraneo", finanziandone la realizzazione, per restituire effettivamente la fruizione dell'immobile alla comunità che ne è tuttora priva, nonostante la riconsegna fatta al Comune, essendo rimasta l'area recintata e chiusa al pubblico. Atto n. 4-04724 RUOTOLO DE PETRIS NUGNES VALENTE Al Ministro dell'interno Premesso che: la suprema Corte di cassazione (quinta sezione), il giorno 20 novembre 2020, ha confermato la condanna a 30 anni di carcere per Francesco Cirillo, riconoscendolo come uno degli organizzatori dell'omicidio dell'imprenditore Domenico Noviello, avvenuto il 16 maggio 2008, a Baia Verde, nel comune di Castel Volturno, nel casertano; da notizie di stampa e dalla denuncia degli stessi familiari dell'imprenditore ucciso si apprende che Cirillo dal giorno del pronunciamento della sentenza definitiva risulta irreperibile; l'imprenditore Domenico Noviello nel 2001 aveva denunciato un tentativo di estorsione ai suoi danni da parte di esponenti del clan dei Casalesi; tra loro figurava lo stesso Francesco Cirillo, l'unico condannato tra i camorristi arrestati e che già in quella circostanza si diede alla latitanza; 7 anni dopo la condanna di Cirillo, il gruppo criminale facente capo a Giuseppe Setola diede il via alla "stagione del terrore" nel casertano, durante la quale il clan provò a riaffermare il predominio sul territorio uccidendo, in poche settimane, 18 persone, tra cui anche "imprenditori coraggio" come Noviello; tutti i killer e gli organizzatori dell'omicidio Noviello sono stati condannati all'ergastolo o a pesanti pene detentive tranne Cirillo, per un iter processuale molto travagliato: condannato all'ergastolo in primo grado nel 2014 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere; assolto dalla Corte di appello nel 2016, sentenza annullata dalla Cassazione nel 2017, nuova sentenza di condanna a 30 anni in appello e, per finire, la sentenza definitiva a 30 anni della Cassazione del 20 novembre 2020; la notizia dell'irreperibilità di Cirillo non solo ha scosso i familiari dell'imprenditore e in particolare il primogenito Massimiliano, che nel 2001 denunciò Cirillo insieme al padre, e vive da anni sotto scorta, ma ha anche turbato un ampio fronte civico di lotta alla camorra come il comitato "don Peppe Diana" e l'amministrazione di Casal di Principe con il sindaco Renato Natale che da anni operano su quel difficile territorio per l'affermazione dei valori della legalità, della giustizia e della memoria, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda tener conto di quanto esposto e se non ritenga alla luce della gravità e del clamore della notizia, anche rispetto al grande impegno civico contro i clan , di adottare attraverso le forze dell'ordine e gli organismi investigativi iniziative straordinarie per assicurare alla giustizia il latitante Cirillo; nell'ipotesi in cui si ravvisassero eventuali responsabilità della fuga di Cirillo, se ritenga di adottare iniziative al riguardo. Atto n. 4-04725 MININNO ROMANO Al Ministro della difesa Premesso che: ai sensi dell'articolo 878 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, i volontari in ferma prefissata delle forze armate sono militari in servizio temporaneo e, come tali, non sono legati a rapporto di impiego, ma solo a rapporto di servizio per la durata della loro ferma; ai sensi del comma 1 dell'articolo 954, i volontari in ferma prefissata di un anno possono essere ammessi, a domanda, a due successivi periodi di rafferma, ciascuno della durata di un anno; ai sensi dell'articolo 700, possono partecipare ai concorsi per il reclutamento dei volontari in ferma prefissata quadriennale i volontari in ferma prefissata di un anno, ovvero in rafferma annuale, in servizio o in congedo; ai sensi dell'articolo 701 del codice, i volontari sono ammessi alla ferma prefissata quadriennale con il grado di caporale ovvero di comune di prima classe o di aviere scelto; ai volontari in ferma prefissata di un anno, anche se in rafferma o in prolungamento della ferma per esigenze concorsuali, non compete alcun recupero compensativo, nel caso in cui la loro attività lavorativa si protragga oltre il normale orario di servizio, ad eccezione dei recuperi psicofisici, di natura non retributiva; ai volontari in ferma prefissata quadriennale compete il recupero compensativo pari a un terzo dell'attività lavorativa effettuata oltre l'orario normale di servizio e il recupero pieno nel rapporto uno a uno per i servizi presidiari e di caserma, anche non armati, effettuati oltre il normale orario di lavoro; con provvedimento della Direzione generale per il personale militare del 5 agosto 2020 è stata definita la graduatoria dei vincitori dell'Aeronautica militare relativa al concorso, per titoli ed esami, per il reclutamento, per il 2019, di 1.753 volontari in ferma prefissata quadriennale nelle forze armate; i vincitori in costanza di servizio sono stati immessi nel ruolo di volontari in ferma quadriennale con il grado di aviere scelto con decorrenza giuridica e amministrativa dall'8 ottobre 2019; considerato che: per quanto risulta agli interroganti in alcuni reparti dell'Aeronautica militare al personale vincitore è stato riconosciuto il diritto al recupero compensativo solo dal 5 agosto 2020 invece che dall'8 ottobre 2019; questa applicazione delle norme è suscettibile di generare un elevato contenzioso con l'amministrazione, dal momento che l'eventuale ritardo delle procedure concorsuali non può ripercuotersi sui diritti del lavoratore militare, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di garantire al personale vincitore di concorso per il passaggio a volontario in ferma prefissata quadriennale, in costanza di servizio, l'applicazione dei diritti legati al nuovo status , compresa la fruizione del recupero compensativo, dalla data di anzianità giuridica e non da quella di emissione del provvedimento della Direzione generale. Atto n. 4-04726 ARRIGONI FAGGI RIVOLTA Al Ministro dell'interno Premesso che: la situazione sicurezza nel territorio dei comuni del meratese (in provincia di Lecco) è oramai divenuta insostenibile: negli ultimi mesi si sono susseguiti molteplici furti e tentativi di furto, anche in presenza dei legittimi inquilini nelle abitazioni prese di mira dai ladri; l'ultimo grave episodio si è registrato lo scorso 30 dicembre, culminato con l'inseguimento e le minacce al sindaco di Merate, Massimo Panzeri. Nello specifico, il sindaco rientrando a casa dal municipio intorno alle ore 19.00, in via Monte Grappa, a Merate, attirato dal fare sospetto di due individui che si aggiravano a piedi per la via residenziale, si è qualificato chiedendo loro cosa stessero facendo ed i due hanno reagito bruscamente, insultandolo pesantemente, minacciandolo e poi rincorrendolo con fare aggressivo; sul posto sono successivamente accorsi i militari e gli agenti di Polizia locale, ma della coppia nessuna traccia; poco prima, alle ore 18.00 circa, lo stesso sindaco aveva già contattato i Carabinieri per un altro furto in via Isonzo e poco dopo, intorno alle ore 21, un altro ancora è stato registrato in un appartamento in via Resegone, sempre a Merate; ad agire sembra sia una banda di ladri dell'Est europeo che, nell'ultimo mese, ha colpito in diversi comuni limitrofi, tra cui Merate (in particolare nelle frazioni di Cassina e Sartirana), Olgiate Molgora, Imbersago, Calco, Airuno, Brivio, Montevecchia; sindaci e residenti sono oramai esasperati e si registra una generale sensazione di insicurezza, testimoniata dalla rabbia dei cittadini e dalla spregiudicatezza dei ladri, si chiede di sapere: se e quali urgenti iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire la dovuta sicurezza ed incolumità ai cittadini di Merate, dei comuni limitrofi ed agli amministratori locali; se non ritenga necessario rivedere la strategia d'impiego delle forze dell'ordine, utilizzandole maggiormente nel contrasto alla criminalità anziché dispiegarle, come accaduto durante le festività natalizie, per limitare l'esercizio della libertà personale dei cittadini italiani, quasi fossero un popolo di sediziosi e criminali. Atto n. 4-04727 NISINI PITTONI Al Ministro dell'istruzione Premesso che l'assunzione in corso d'anno dei nuovi direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA) in Toscana, come in altre regioni, sta manifestando due gravi criticità: ciò comporta una discontinuità nell'azione amministrativa che sta già mettendo in grande difficoltà le scuole interessate e una diminuzione dei fondi destinati alla gestione dell'emergenza COVID; considerato che: lo stipendio in più da pagare a ogni assistente amministrativo in soprannumero porta a stimare una decurtazione di oltre 2 milioni di euro solo per la Toscana. A tutto questo si aggiungerà, tra breve, un ulteriore problema: l'avvio di ricorsi che riguarderanno la platea, molto ampia, di persone a cui sono stati unilateralmente rescissi o modificati i contratti già in essere: se tutti facessero ricorso, ad esempio le scuole della regione Toscana si troverebbero a dover sostenere 380 ricorsi, molti di più ovviamente a livello nazionale; inoltre, i nuovi DSGA si sono trovati a prendere servizio nelle scuole ad anno scolastico inoltrato e a ridosso della più importante scadenza amministrativa (l'approvazione del programma annuale), in una situazione quindi ben più difficile del solito, e per questo sarebbe importantissimo prevedere un'azione di accompagnamento e di supporto; in secondo luogo i DSGA facenti funzione sono una risorsa per la scuola pubblica, perché hanno maturato negli anni grandi competenze, risulta quindi incomprensibile che si voglia disperdere un tale patrimonio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda: prevedere quanto prima un concorso riservato per i DSGA facenti funzione, in modo da non disperdere il patrimonio di competenze accumulate negli anni; dare indicazioni agli organi competenti al fine di ripristinare i contratti che sono stati rescissi o modificati, nelle regioni in cui le assunzioni sono state fatte in corso d'anno scolastico, evitando così qualsiasi contenzioso; prevedere di affiancare al DSGA neo immesso un DSGA facente funzione, in modo da evitare discontinuità nell'azione amministrativa delle scuole e consentire al neo immesso di avere il supporto di chi ha avuto la direzione nei primi mesi dell'anno scolastico. Atto n. 4-04728 DE VECCHIS Al Ministro della salute Premesso che: il grave problema legato alla gestione delle salme in attesa di cremazione presso il cimitero Flaminio, a Roma, già precedentemente oggetto di segnalazione, non trova ancora soluzione; a Roma, il trend dei decessi non accenna a diminuire. Anzi, nel mese di novembre 2020, l'ufficio denunce di morte di Roma capitale ha registrato un incremento di decessi del 63,4 per cento rispetto al corrispondente mese del 2019. Si tratta del dato più alto mai raggiunto in un mese nella città; al fine di soddisfare, pertanto, la domanda crescente di cremazioni connessa al picco di mortalità, evitare la congestione delle strutture disponibili ed assicurare, al contempo, il rispetto delle prescrizioni anti COVID previste per i lavoratori, AMA Cimiteri capitolini ha adottato, d'intesa con Roma capitale, ulteriori soluzioni possibili quali i container per le salme; dopo le lunghe file di carri funebri filmate nei giorni scorsi, al cimitero Flaminio sarebbero in arrivo 10 container refrigerati, che AMA avrebbe noleggiato per accogliere le bare, posto che nelle strutture esistenti non entrano più; spazi aggiuntivi alla camera mortuaria saranno così ricavati per ospitare sia le salme, sia resti mortali (spoglie provenienti da estumulazioni alla scadenza delle concessioni trentennali) in attesa di cremazione; con il cimitero Laurentino ormai privo di capienza ed il cimitero comunale monumentale, noto come Verano, destinato soltanto a chi ha già una cappella di famiglia ovvero un posto già assegnato, al cimitero Flaminio la misura è colma, si chiede di sapere quali iniziative, assolutamente urgenti, il Ministro in indirizzo intenda adottare per porre fine al degrado imbarazzante in cui le innumerevoli famiglie sono costrette a vedere tragicamente ridotti i propri cari defunti. Atto n. 4-04729 DE VECCHIS Al Ministro della salute Premesso che: il sistema delle cremazioni presso il cimitero Flaminio, a Roma, è da troppo tempo al centro di un increscioso caos , che vede tempi di attesa lunghissimi e centinaia di corpi trattenuti presso le camere mortuarie, in attesa di essere processati; a causare l' impasse , non vi sarebbe soltanto l'aumento dei decessi per coronavirus, bensì, principalmente, la sciatteria con la quale le pratiche di autorizzazione, per cremazioni ed affidi, vengono consegnate dalla municipalizzata "AMA Cimiteri capitolini" presso l'ufficio servizi funebri e cimiteriali del Comune di Roma; per la metà le pratiche presentate dalla municipalizzata, infatti, conterebbero macroscopici errori o sarebbero incomplete, sovente prive della documentazione richiesta e questo costringerebbe i dipendenti dell'ufficio ad effettuare ripetute disamine dei fascicoli finalizzati alla concessione dei permessi, con tempi ridotti e con il rischio di non riuscire ad assicurare il loro corretto svolgimento; il problema è esploso a fine ottobre 2020, quando AMA Cimiteri capitolini ha inviato una comunicazione alle agenzie di pompe funebri romane, disponendo il trasporto delle salme al cimitero Verano e annunciando la sospensione delle cremazioni; il blocco si poteva definire annunciato, come conseguenza della negligente gestione del Comune di Roma. Da alcune indagini, infatti, è emerso che esistevano progetti mirati ad evitare l'odierna impasse . Già nel 2017 erano stati predisposti dal Comune sia l'ampliamento del cimitero Laurentino che l'implementazione degli impianti crematori di Roma, ma i passaggi tecnici necessari non sono mai stati portati avanti, nonostante AMA abbia più volte sollecitato il Campidoglio, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di risolvere celermente l'imbarazzante questione, sollecitando, altresì, il Comune a porre in essere azioni concrete volte ad evitare il ripetersi di tali deplorevoli accadimenti. Atto n. 4-04730 DE VECCHIS Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: in data 17 giugno 2020, il signor Basile Mario, legale rappresentante della chiesa cristiana evangelica "Centro Arca", istituita con atto notarile il 24 luglio 2019, con sede a Fiumicino (Roma), depositava presso la Prefettura di Roma un'istanza di riconoscimento della personalità giuridica dell'ente non cattolico, ai sensi della legge n. 1159 del 1929 e del regio decreto n. 289 del 1930; in data 9 novembre 2020, il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, ed in particolare la Direzione centrale degli affari dei culti, del Ministero dell'interno, ha esaminato la documentazione pervenuta da parte dell'istante, tra cui la "relazione illustrativa sui principi religiosi e sulle attività dell'ente" allegata all'istanza, ove si riporta l'indicazione che l'ente può contare su un bacino quantificabile in più di 500 fedeli, e che non si dispone sull'intero territorio nazionale, fatta eccezione per la sede di Fiumicino, di ulteriori comunità organizzate di fedeli; nella relazione aggiuntiva del 16 ottobre 2020 si informava, altresì, la Direzione centrale che l'ente disporrebbe di ulteriori sedi ubicate in provincia di Roma e che altre 4 diverse associazioni, autonome tra loro, avevano già chiesto di formare un'organizzazione comune; in conclusione, con decreto del 9 novembre 2020, l'autorità adita rigettava l'istanza di riconoscimento, perché in contrasto con il costante orientamento del Consiglio di Stato in tema di rilevanza della consistenza numerica dei fedeli e della diffusione territoriale di un ente di culto diverso da quello cattolico, ai fini dell'approvazione della sua personalità giuridica. Tanto sul presupposto ulteriore che i citati recapiti non potevano essere presi in considerazione ai fini istruttori perché non considerati, con ogni evidenza, luoghi di culto. E che i legali rappresentanti delle quattro associazioni citate avevano ribadito assoluta autonomia giuridica e gestionale rispetto alla chiesa cristiana evangelica Centro Arca, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire il rispetto del principio di laicità dello Stato, sancito agli articoli 19 e 20 della Costituzione, allo scopo di rendere effettiva la tutela del fenomeno religioso, non potendo, a tal riguardo, essere contemplato un semplice diniego tecnico ostativo al riconoscimento della personalità giuridica di un ente non cattolico già costituito. Atto n. 4-04731 MARIN Al Ministro dell'interno Premesso che: da oltre 17 anni l'edificio della Questura di Gorizia, sito in piazza Cavour, versa in condizioni di degrado non più accettabili, come soffitti in cedimento ed infiltrazioni d'acqua, tali da compromettere la sicurezza dell'edificio e dei lavoratori che operano al suo interno; questa vicenda, che nell'aprile 2018 sembrava dovesse trovare celere soluzione, grazie ad un protocollo d'intesa tra la Regione Friuli-Venezia Giulia, la stessa Questura di Gorizia, l'Agenzia del demanio Friuli-Venezia Giulia ed il provveditorato interregionale per le opere pubbliche per Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia (sezione di Gorizia), per l'individuazione ed il trasferimento degli uffici della Questura presso la nuova sede sita in piazza San Francesco, a tutt'oggi, non accenna ancora a risolversi, complici le lungaggini burocratiche del Ministero competente; l'annosa questione non può più essere ignorata, a maggior ragione trattandosi di un ufficio del Governo che opera su un territorio transfrontaliero considerato come una vera e propria porta sull'Occidente, dove gli operatori delle forze di Polizia dovrebbero potersi concentrare sulle importanti e delicatissime operazioni di controllo, da svolgere sul territorio, e non sul come restare incolumi nel proprio posto di lavoro, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, affinché vengano definitivamente ultimati i lavori di trasferimento degli uffici della Questura di Gorizia presso la nuova sede già debitamente individuata. Atto n. 4-04732 PERGREFFI ROMEO PELLEGRINI Emanuele AUGUSSORI ARRIGONI RICCARDI CANDIANI CENTINAIO IWOBI BORGHESI RIVOLTA BOSSI Simone PIROVANO FAGGI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 5 gennaio 2020, le Regioni del bacino padano, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, al termine di un incontro tra i presidenti e gli assessori per l'ambiente, hanno condiviso la necessità di un rinvio fino al termine dell'emergenza COVID-19 del fermo dei veicoli Euro 4 diesel previsto per il prossimo 11 gennaio; a tal fine, le citate Regioni avrebbero inviato un'apposta richiesta al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; il fermo della circolazione dei veicoli diesel Euro 4 sarebbe dovuto decorrere dal 1° ottobre 2020 ma, a causa dell'emergenza sanitaria, ha subito uno slittamento a gennaio 2021; nei mesi scorsi era stato preannunciato il fermo, a decorrere dal 1° gennaio, per Veneto e Piemonte e dall'11 gennaio per Lombardia ed Emilia-Romagna; auto e camion alimentati a diesel Euro 4 che non potrebbero più circolare di giorno all'interno delle principali città del bacino padano sono 1,6 milioni (secondo le stime di inizio anno) e corrisponderebbero a circa il 10 per cento dell'intero parco di veicoli circolanti nelle quattro regioni interessate dalle restrizioni; purtroppo la crisi economica causata dall'emergenza COVID-19 impedisce ai cittadini interessati di cambiare l'auto, e la previsione del blocco per i veicoli diesel Euro 4 non risulta accompagnata da un piano di agevolazioni incisive che possano permettere un simile passo da parte dei privati cittadini e degli autotrasportatori; pertanto, come dichiarato anche dalle Regioni coinvolte, le restrizioni al trasporto pubblico e alla mobilità privata e le misure di sicurezza adottate per limitare il contagio risultano incompatibili con un ulteriore intervento restrittivo sulla mobilità individuale; peraltro, le stesse Regioni hanno confermato il proprio massimo impegno per la riduzione delle emissioni inquinanti nell'area padana, in un'ottica di sostenibilità ambientale, attenzione alla qualità dell'aria e di tutela della salute dei cittadini, condividendo la necessità di prevedere al contempo adeguate misure compensative per la qualità dell'aria, con l'obiettivo di intervenire in modo incisivo e mirato sugli altri fattori inquinanti; come ribadito dalle stesse Regioni, occorre un piano straordinario di interventi strutturali che consentano di ottemperare a quanto previsto dalla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del novembre 2020 circa la qualità dell'aria nel nostro Paese, nonché di attuare le misure già previste e condivise con la Commissione europea, nel protocollo sottoscritto a giugno 2019 al termine del "Clean air dialogue" dal Presidente del Consiglio dei ministri, anche utilizzando linee di finanziamento ai progetti regionali dal piano nazionale "Next generation EU", per un valore di almeno 2 miliardi di euro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare interventi urgenti per l'immediata sospensione dell'entrata in vigore del blocco della circolazione per i veicoli diesel Euro 4 nelle regioni del bacino padano, come la Lombardia, fino al termine dell'emergenza da COVID-19, e prevedere nel contempo interventi strutturali per la qualità dell'aria, in risposta alla messa in mora della Commissione europea, con appositi finanziamenti per le proposte regionali e agevolazioni incisive per privati e autotrasportatori ai fini del rinnovo del parco auto. Atto n. 4-04733 CAMPARI SAPONARA CORTI BORGONZONI PISANI Pietro Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 5 gennaio 2020, le Regioni del bacino padano, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, al termine di un incontro tra i presidenti e gli assessori per l'ambiente, hanno condiviso la necessità di un rinvio fino al termine dell'emergenza COVID-19 del fermo dei veicoli Euro 4 diesel previsto per il prossimo 11 gennaio; a tal fine, le citate Regioni avrebbero inviato un'apposta richiesta al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; le limitazioni al traffico veicolare per il bacino padano, attraverso ordinanze regionali, sono previste dal "piano aria" dal 2018; in Emilia-Romagna il divieto di circolazione riguarda già oggi i veicoli benzina fino ad Euro 1, diesel fino a Euro 3, compresi ciclomotori e motocicli Euro 0; il divieto è valido nei 31 comuni del PAIR 2020 (piano aria integrato regionale), ossia quelli con più di 30.000 abitanti e l'agglomerato urbano di Bologna, a cui si aggiungono Fiorano Modenese, Maranello e Rubiera; dall'11 gennaio il divieto dovrebbe coinvolgere anche i veicoli diesel Euro 4, benzina Euro 2, metano-benzina e GPL-benzina fino a Euro 1 e ciclomotori e motocicli fino a Euro 1; il fermo della circolazione dei veicoli diesel Euro 4 sarebbe dovuto decorrere dal 1° ottobre 2020 ma, a causa dell'emergenza sanitaria, ha subito uno slittamento a gennaio 2021; nei mesi scorsi era stato preannunciato il fermo, a decorrere dal 1° gennaio, per Veneto e Piemonte e dall'11 gennaio per Lombardia ed Emilia-Romagna; auto e camion alimentati a diesel Euro 4 che non potrebbero più circolare di giorno all'interno delle principali città della pianura Padana sono 1,6 milioni (secondo le stime di inizio anno) e corrisponderebbero a circa il 10 per cento dell'intero parco di veicoli circolanti nelle quattro regioni interessate dalle restrizioni; purtroppo la crisi economica causata dall'emergenza COVID-19 impedisce ai cittadini interessati di cambiare l'auto, e la previsione del blocco per i veicoli diesel Euro 4 non risulta accompagnata da un piano di agevolazioni incisive che possano permettere un simile passo da parte dei privati cittadini e degli autotrasportatori; pertanto, come dichiarato anche dalle regioni coinvolte, le restrizioni al trasporto pubblico e alla mobilità privata e le misure di sicurezza adottate per limitare il contagio risultano incompatibili con un ulteriore intervento restrittivo sulla mobilità individuale; peraltro, le stesse Regioni hanno confermato il proprio massimo impegno per la riduzione delle emissioni inquinanti nell'area padana, in un'ottica di sostenibilità ambientale, attenzione alla qualità dell'aria e di tutela della salute dei cittadini, condividendo la necessità di prevedere al contempo adeguate misure compensative per la qualità dell'aria, con l'obiettivo di intervenire in modo incisivo e mirato sugli altri fattori inquinanti; come ribadito dalle stesse Regioni, occorre un piano straordinario di interventi strutturali che consentano di ottemperare a quanto previsto dalla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del novembre 2020 circa la qualità dell'aria nel nostro Paese, nonché di attuare le misure già previste e condivise con la Commissione europea, nel protocollo sottoscritto a giugno 2019 al termine del "Clean air dialogue" dal Presidente del Consiglio dei ministri, anche utilizzando linee di finanziamento ai progetti regionali dal piano nazionale "Next generation EU", per un valore di almeno 2 miliardi di euro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare interventi urgenti per l'immediata sospensione dell'entrata in vigore del blocco della circolazione per i veicoli diesel Euro 4 nella pianura Padana, fino al termine dell'emergenza da COVID-19, e prevedere nel contempo interventi strutturali per migliorare la qualità dell'aria, in risposta alla messa in mora della Commissione europea, con appositi finanziamenti per le proposte regionali e agevolazioni incisive per privati e autotrasportatori ai fini del rinnovo del parco auto con veicoli elettrici, ibridi o a motorizzazione endotermica di ultima generazione. Atto n. 4-04734 CAMPARI Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: da articoli di stampa si evince che, nel settembre 2018, in seguito ad un controllo fiscale svolto nei confronti della cooperativa "Svoltare" onlus nel corso del quale veniva esibita una determina dirigenziale regionale presumibilmente a contenuto non veritiero, sono state avviate le indagini da parte della Guardia di finanza per verificare la correttezza dell'operato svolto dall'associazione, a partire dalla regolarità delle autorizzazioni e dei titoli che la cooperativa ha esibito negli ultimi anni per usufruire dei benefici fiscali e per partecipare ai bandi pubblici; Svoltare onlus opera sul territorio parmense dal luglio 2015, dopo aver ottenuto dalla Prefettura di Parma, attraverso autodichiarazioni, oggi accertatamente non veritiere, la gestione del servizio di accoglienza richiedenti asilo, nonché dal Comune di Parma la gestione di interventi destinati a favore di persone adulte senza dimora in condizione di grave emarginazione; l'attività di polizia economico-finanziaria ha fatto emergere l'indebita appropriazione di circa 16 milioni di euro di fondi pubblici ottenuti attraverso bandi aggiudicati in modo irregolare, l'omessa presentazione delle dichiarazioni IRES e IRAP del 2016, 2017 e 2018, l'utilizzo improprio dei fondi pubblici che venivano utilizzati per spese personali e una gestione lucrativa riconducibile ad un'impresa commerciale (con investimenti su titoli oltre a investimenti immobiliari, distribuzione dei proventi fra gli associati, benefit ai dipendenti equiparabili a quelli dei quadri aziendali), in cui il servizio di accoglienza veniva subappaltato a prezzi inferiori ad un'altra associazione; l'inchiesta ha portato agli arresti domiciliari del legale rappresentante della cooperativa con le accuse di peculato, turbativa d'asta e falso; la cooperativa, nel corso degli anni, ha ovviamente interagito con il Comune di Parma, principalmente con l'assessorato per il welfare per la gestione di progetti di accoglienza, tanto da meritare l'attestato di civica benemerenza per aver saputo "interpretare in modo sensibile e coinvolgente le esigenze di una società in continua mutazione, accompagnando le persone nel creare o ricreare le condizioni essenziali per consentire loro una svolta di vita", si chiede di sapere: se al Ministro in indirizzo risulti che l'avvio delle indagini sulla cooperativa "Svoltare" onlus da parte della Guardia di finanza sia stato motivato da un esposto ricevuto ovvero abbia preso vita in seguito ad uno dei controlli di routine che vengono regolarmente effettuati per contrastare fenomeni di truffa e frode in danno all'erario; in quale data sia stato effettuato il primo controllo da parte della Guardia di finanza sull'operato della cooperativa; se risulti che il Comune di Parma abbia presentato formalmente un esposto per denunciare irregolarità nella gestione delle attività della cooperativa e, in caso affermativo, in quale data risulti essere stato depositato. Atto n. 4-04735 URSO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: è in corso l'operazione di "ripulitura" del bilancio di Monte dei Paschi di Siena attraverso l'acquisto di circa 8 miliardi di euro di crediti deteriorati per un valore non reso noto, da parte della AMCO, la società pubblica specializzata nella gestione dei crediti deteriorati; si apprende da notizie di stampa che segretamente le parti si sarebbero accordate anche per l'acquisto, sempre da parte di AMCO, dei crediti deteriorati tedeschi ed austriaci detenuti da MPS; sempre dalla stampa emerge che AMCO intenderebbe acquistare anche 14 miliardi di euro (che potrebbero diventare 20) di NPL detenuti da Unicredit al 30 per cento del loro valore; nella precedente operazione di dismissione dei propri crediti deteriorati, avvenuta nel 2017 a favore di fondi internazionali, Unicredit li aveva venduti ad un valore pari al 12,8 per cento; lascia perplessi la sensibile differenza di valore attribuito ai crediti in questione, che appare più che raddoppiato rispetto alla precedente operazione di vendita e comunque molto superiore al loro valore di mercato, tanto da rischiare che venga considerata dalla Commissione europea come aiuto di Stato; dubbi sorgono sull'utilizzo dei soldi pubblici gestiti da AMCO e sulla ricaduta sui contribuenti italiani su cui inevitabilmente graveranno i costi derivanti dalla sopravvalutazione dei crediti acquistati, si chiede di sapere: se le notizie emerse dalla stampa rispondano al vero e, dunque, a quanto ammontino le operazioni poste in essere da AMCO; a quale valore saranno acquistati gli NPL dalle due banche e perché con i soldi pubblici italiani si acquistino anche i crediti deteriorati tedeschi ed austriaci. Atto n. 4-04736 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: le necessità del nostro SSN appaiono sempre più complesse ed incalzanti, non solo per la pandemia, a stento controllata, ma anche perché si vanno accumulando ritardi drammatici in tanti altri ambiti clinici in merito alla diagnosi e cura e ancor più alla riabilitazione; in molti casi il Ministero della salute ha fatto ricorso all'assunzione di personale molto giovane, neo laureato e non ancora ben formato, con conseguenze piuttosto evidenti: a) l'Italia aveva già davanti a sé la prospettiva di una carenza di medici dovuta ai previsti e prevedibili pensionamenti; una situazione che comunque non può essere colmata nel breve periodo, tenendo conto che per avere un medico specialista occorrono almeno 10 anni di studio; b) la tendenza ad assumere specializzandi si è accentuata con la pandemia, privando i giovani del tempo della formazione e caricandoli immediatamente di responsabilità; c) le USCA sono state coperte tutte con personale neolaureato, con grandi limiti funzionali malgrado il senso di responsabilità dei giovani; d) la campagna vaccinale sta impiegando molti giovani neolaureati; e) alcune amministrazioni hanno dovuto rimettere in servizio i pensionati; f) altri pensionati sono rientrati a dare una mano in chiave di semi volontariato negli ospedali; g) già oggi stanno andando deserti molti avvisi pubblici per contratti a termine e per concorsi in sedi poco attrattive; h) esiste infine il bisogno di una trasmissione del sapere che riceverebbe solo danni da pensionamenti di massa; tra le ipotesi possibili per il contenimento del disagio potrebbe trovare spazio la proposta concernente il prolungamento del trattenimento in servizio, su base volontaria, dei medici ospedalieri e universitari e dei medici INPS e INAIL fino al compimento del settantesimo anno d'età, così come già previsto per i medici del servizio sanitario nazionale e del Ministero della salute; di fatto, esaminando il quadro della consistenza del personale medico INPS, alla data del 31 ottobre 2020, emerge una situazione allarmante nel quale il 12,27 per cento del personale medico si colloca in una fascia di età compresa tra i 66 ed i 70 anni e ben il 65,33 per cento nella fascia di età compresa tra i 61 ed i 65 anni di età; a ciò si aggiunga che, nel periodo gennaio 2017-ottobre 2020, il personale medico di ruolo dell'Istituto è diminuito di ben il 26,33 per cento (in cifra assoluta 134 unità essendo oggi in forza circa 375 medici di ruolo rispetto ai 509 medici di ruolo di gennaio 2017). In assenza, nel breve termine, di nuove assunzioni (l'ultimo concorso fu bandito dall'INPS a fine anni '80), si rischia il default del servizio di medicina legale dell'Istituto con gravi ripercussioni sulle prestazioni assistenziali e previdenziali (invalidità civile, legge n. 104 del 1992, legge n. 222 del 1984, prestazioni per cecità civile, sordità) a svantaggio di quei cittadini le cui precarie condizioni di salute sono bisognevoli di interventi rapidi per ottenere prestazioni economiche e relativi ausili, di cui senza il riconoscimento dello status di "invalidi" non possono usufruire; un'analoga situazione riguarda anche il personale medico INAIL. Il piano triennale dei fabbisogni del personale predisposto dall'INAIL prevede l'assunzione di 102 unità di dirigente medico di primo livello a cui va aggiunto il contingente di 100 posti di dirigente di primo livello nella branca specialistica di medicina legale e del lavoro da reclutare ai sensi dell'art. 43, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020; tenuto conto dell'incremento della dotazione organica previsto dalla predetta disposizione normativa, a fronte di complessivi 668 posti disponibili il personale sanitario in servizio è pari a 405 unità, la cui età media è di circa 58 anni. Al fine, quindi, di continuare a garantire l'erogazione delle prestazioni specialistiche all'utenza con i consueti standard di qualità, omogeneità ed economicità, considerato anche i rilevanti adempimenti attribuiti all'istituto in materia di sorveglianza sanitaria eccezionale secondo l'art. 83 del decreto-legge n. 34 del 2020, si ritiene opportuno estendere anche alla dirigenza medica INAIL il contenuto del richiamato art. 30 -bis del decreto-legge n. 104 del 2020, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga utile per l'intero SSN, anche in chiave emergenziale, per tamponare la situazione di emergenza (non si può, infatti, trascurare l'attuale situazione causata dalla pandemia da COVID-19), in attesa della definizione delle procedure concorsuali per l'assunzione di personale medico di ruolo presso i rispettivi enti ed istituti, estendere ai dirigenti medici dei rispettivi enti quanto previsto recentemente dal legislatore con il decreto-legge n. 104 del 2020. Atto n. 4-04737 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: da oltre un anno l'Italia, e il mondo intero, a causa della pandemia causata dal COVID-19, sta vivendo una delle pagine più drammatiche della sua storia sul piano sanitario, economico e sociale; solo da pochi giorni è diventata possibile una campagna di vaccinazione efficace grazie all'enorme sforzo prodotto dalla ricerca effettuata da diverse case farmaceutiche, che hanno reso possibile ottenere diversi tipi di vaccino a vantaggio della popolazione mondiale, compresa quella italiana; grande merito del vaccino, di ogni vaccino, è quello di prevenire determinati quadri patologici attraverso meccanismi diversi, ma che comunque consentono all'organismo di difendersi potenziando le sue difese immunitarie; ma i vaccini, per quanto sofisticati e di nuova generazione come alcuni degli attuali (Pfizer e Moderna, ad esempio) non sono gli equivalenti di una terapia, per cui occorre comunque individuare farmaci ad hoc , capaci di curare il soggetto, una volta che la malattia si è evidenziata; questa è stata una delle grandi battaglie condotte sul piano scientifico in questo lungo e non ancora concluso anno di pandemia; tra le terapie sperimentate per curare i malati da coronavirus, sempre più efficace è apparso il ricorso ai farmaci anticorpali monoclonali, prodotti sia negli stabilimenti della multinazionale Ely Lilly, che dall'azienda pontina Latina BSP Pharmaceuticals S.p.A.; i risultati ottenuti, soprattutto negli Stati Uniti, sono apparsi da subito molto positivi sul piano clinico e sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali ad alto impact factor ; con queste promesse appare sorprendente leggere sugli stessi organi di stampa che la casa farmaceutica produttrice del farmaco lo abbia offerto gratuitamente alle autorità italiane nella misura di almeno 100.000 dosi, che, in modo del tutto incomprensibile, sono state rifiutate; o per lo meno non sono state minimamente prese in considerazione, il che all'atto pratico è la stessa identica cosa, perché ai malati è venuta meno una terapia che per molti avrebbe potuto essere risolutiva, si chiede di sapere per quale ragioni il Ministero della salute, attraverso l'AIFA, non abbia prestato a questa offerta la dovuta attenzione e se il Ministro in indirizzo non intenda tornare sui propri passi e aprire la via alla somministrazione di un farmaco di nuova generazione che offre prospettive di estremo interesse sia nel caso specifico della malattia da coronavirus che in altre circostanze. Atto n. 4-04738 NUGNES Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: per quanto risulta all'interrogante, nel comune di Collesalvetti, limitrofo alla città di Livorno, sono stati recentemente rilevati livelli di benzene superiori alla normalità: in data 5 dicembre 2020 la stazione ARPAT Livorno ENI Stagno ha registrato livelli di benzene anche più di 50 volte superiori a quelli registrati a partire dal 26 novembre 2020, in particolare fra le ore 14.00 e le ore 24.00; il forte odore acre ha fatto scattare tantissime segnalazioni da parte dei cittadini della frazione di Stagno e di tutta la città di Collesalvetti e il 7 dicembre da una nuova osservazione delle registrazioni è emerso che sono scomparse stranamente quelle del giorno 5 e, da un'attenta analisi delle tabelle di registrazione, appare evidente come per diversi giorni a partire dal 26 novembre non sarebbero stati riportati i dati; il benzene è un idrocarburo incolore di odore pungente, infiammabile e molto stabile. Appartiene alla famiglia degli idrocarburi aromatici ed è caratterizzato da un'elevata pressione di vapore, pertanto evapora rapidamente e lo si trova quindi in aria soprattutto allo stato di vapore; i danni che il benzene provoca sulla salute umana sono enormi e ad elevate concentrazioni ambientali è cancerogeno (come provato dalla letteratura scientifica) e può depositarsi al suolo o in acqua grazie alla pioggia, determinando processi che possono causare la contaminazione delle acque superficiali e profonde, a causa della sua scarsa solubilità; con sempre maggiore insistenza si ripresenta a Stagno il problema degli odori in atmosfera, persistenti, fastidiosi ed acri, come denunciato da numerosi cittadini che hanno inoltrato segnalazioni ad ARPAT, che evidenziano che gli odori molesti sono un fenomeno sgradevole e sospetto con cui i cittadini di Stagno sono costretti a convivere da anni; il portavoce della lista "Sinistra per Collesalvetti", Luca Chiappe, ha recentemente interrogato il sindaco, in quanto ufficiale di governo in materia sanitaria, su questa grave situazione, non avendo avuto ad oggi nessuna risposta, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se, nell'ambito delle rispettive competenze, ritengano utile fare una verifica sulla situazione di inquinamento, sulle anomalie riscontrate nell'osservazione delle registrazioni e se i dati mancanti corrispondano magari ad elevati valori di emissione, come successo nel giorno 5 dicembre; se ritengano necessario intervenire presso ARPAT per rendere più trasparenti e tempestive le modalità di intervento a seguito delle segnalazioni dei cittadini; se ritengano utile richiedere ad ARPAT di esibire prove documentate di quanto è avvenuto in data 5 dicembre 2020 e nei giorni successivi per i quali mancano i dati di registrazione; quali iniziative urgenti intendano assumere per la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori nel sito. Atto n. 4-04739 NUGNES Ai Ministri della difesa, dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che da anni comitati ed associazioni del quartiere Marola, e di tutta la città di La Spezia, si battono affinché le istituzioni, a partire dal Comune, intraprendano percorsi di riappropriazione delle aree militari inutilizzate, in particolare modo quelle relative alle attuali pertinenze dell'arsenale della Marina militare, chiedendo che vengano rese alla comunità bonificate, così come 150 anni fa sono state tolte alle comunità della città; considerato che: le condizioni attuali di rilevanti porzioni dell'arsenale militare sono in avanzato stato di degrado e di abbandono, ben visibile dalle aree civili prospicienti, definito dall'associazione "Murati vivi" un "cadavere di fasti passati, abbandonato e nocivo"; per quanto risulta all'interrogante, la recente impresa di due youtuber americani, legati al progetto "Urbex", introdottisi in un bunker militare prossimo all'arsenale spezzino, abbandonato dagli anni '90 anni e contenente materiale industriale in deterioramento e l'evidente presenza di sostanze nocive, ha svelato ancor più chiaramente le condizioni in cui versa un patrimonio dello Stato, costituito da decine di infrastrutture militari che ad oggi non hanno nessuna funzione, pezzi di memoria e di architetture storiche inagibili ed abbandonate; considerato, altresì, che: in tutta l'area dell'arsenale militare spezzino sono presenti enormi quantità di amianto, in particolare nelle coperture di eternit di capannoni, molti dei quali danneggiati da eventi atmosferici recenti, e quantità di rifiuti tossici stoccati, precisamente caratterizzati dalla perizia di un ingegnere in qualità di consulente tecnico dell'allora procuratore della Repubblica, Rodolfo Attinà, nella discarica denominata "campo in ferro"; da tempo comitati, associazioni e forze politiche hanno proposto, confrontandosi con l'amministrazione comunale, di intraprendere la strada di un nuovo piano strategico della città, strutturato attraverso un percorso partecipativo, in grado di dare indicazioni su come progettare la città del futuro, valorizzando le aree inutilizzate dell'arsenale e bonificando quelle di interesse strategico per la Marina militare; il Consiglio comunale di La Spezia, il 28 gennaio 2019, si espresse unanimemente, su una proposta dell'associazione Murati vivi, che impegnava il sindaco e la Giunta ad intraprendere il percorso della bonifica attraverso le seguenti indicazioni: 1) promuovere insieme alla commissione consiliare Ambiente incontri che coinvolgano: rappresentanti di ASL, ARPAL, Marina militare, eventuali dirigenti scolastici di plessi in prossimità delle aree militari, una rappresentanza di associazioni di cittadini coinvolti, le rappresentanze sindacali unitarie dell'arsenale, al fine di istituire un percorso di partecipazione e trasparenza; 2) proporre un protocollo d'intesa tra Comune, Marina militare, ASL ed ARPAL per il monitoraggio degli interventi di bonifica da effettuare all'interno della base navale nelle aree civili di prossimità degli interventi; 3) richiedere fin da subito, presso l'ARPAL, il monitoraggio relativo a dispersioni di fibre di amianto nelle aree civili, prospicienti la zona dell'arsenale militare, come da decreto ministeriale 6 settembre 1994, recante le "Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto", concertando i punti di campionamento con la struttura complessa igiene e sanità della ASL 5 e fornendo alla stessa i dati acquisiti per l'interpretazione a tutela della salute pubblica, si chiede di sapere: quali iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo per attuare al più presto la bonifica delle aree dell'arsenale militare di La Spezia secondo la legislazione vigente e gli impegni presi, intendendo prioritariamente la rimozione delle sostanze nocive alla salute nelle aree civili prospicienti; se, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano impegnarsi a rendere operativa la proposta unanime del Consiglio comunale di La Spezia di definire un protocollo di intesa tra Comune, Marina militare, ASL ed ARPAL per il monitoraggio degli interventi di bonifica da effettuare all'interno della base navale e nelle aree civili di prossimità, salvaguardando i livelli occupazionali. Atto n. 4-04740 NUGNES Al Ministro della salute Premesso che: la fondazione "Giovanni Pascale" è un istituto nazionale dei tumori di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) con sede a Napoli e con una natura giuridica di diritto pubblico; la fondazione, negli ultimi mesi, è assurta più volte agli onori della cronaca per inchieste giudiziarie (si veda da ultimo il quotidiano "Il Mattino" del 30 dicembre 2020) in corso anche per un presunto intreccio perverso tra interesse pubblico alla tutela del diritto alla salute e interesse privato al profitto, persino su patologie di estrema gravità come quelle oncologiche, avendo le indagini in corso il fine di verificare se pazienti oncologici in carico alla struttura pubblica fossero stati dirottati in strutture private, e per quale esigenza; alla fondazione è stato accorpato l'ospedale "Ascalesi" e il CROM di Mercogliano per costituire il "polo oncologico mediterraneo", struttura di rilievo per l'intero Mezzogiorno; l'accorpamento è stato fatto anche al fine di alleggerire le liste di attesa per interventi e visite; tuttavia, da informazioni ricevute, non sembrano si siano registrati miglioramenti in tal senso; considerato che: all'interrogante non appare chiaro, in riferimento al personale dirigenziale di struttura complessa, quali siano gli strumenti per la verifica della presenza in servizio, quali siano gli obiettivi dati al personale per ridurre le liste di attesa e quale sia il riscontro tra le previste comunicazioni preventive in termini di giorni e orari dedicati all'attività libero professionale intramuraria (secondo quanto previsto dalle vigenti disposizioni contrattuali della pertinente area dirigenziale) e le prestazioni effettivamente rese in tale regime; non sono facilmente rinvenibili e trasparenti i criteri con i quali vengono assegnati i progetti di ricerca alle varie strutture del polo oncologico mediterraneo, con quale ripartizione interna e ammontare finanziario nel 2020 dei singoli progetti; e i dati di quanti e quali progetti a finanziamento ministeriale sia stato destinatario negli ultimi tre anni il Pascale e il loro importo finanziario distinto per anno; insieme ai dati di quanti e quali progetti di ricerca finanziati dalla Regione Campania, negli ultimi tre anni, per i quali l'istituto Pascale risulti capofila o beneficiario, l'importo finanziario dei singoli progetti distinti per anno e la ripartizione dei partecipanti ai progetti di ricerca in cui è coinvolto il Pascale, secondo la natura pubblica o privata dei destinatari dei finanziamenti; non sono chiari i motivi per i quali vi siano incarichi dirigenziali di strutture complesse assegnati per periodi non brevi a facenti funzioni; se la tempistica per la stipula di convenzioni con altre strutture ospedaliere sia precedente o successiva all'indizione di bandi e se il personale assunto in seguito ad accordi convenzionali sia in possesso delle effettive specializzazioni richieste e la dovuta esperienza, soprattutto per l'oncologia; e se in relazione all'assunzione di 60 medici e paramedici per l'emergenza COVID, sia stato accertato il possesso o meno dei requisiti richiesti per la specializzazione oncologica; non sembra che venga integralmente rispettata la normativa sulla trasparenza in merito ai contenuti e alla tempestività degli aggiornamenti della specifica sezione del sito istituzionale del Pascale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quale sia il numero di prestazioni intramoenia per le singole specializzazioni dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2020 e la consistenza delle rispettive liste di attesa per visite e interventi; quale sia l'attuale rapporto tra posti letto e dotazione organica effettiva del personale medico e paramedico; se vi siano casi di cattivo o mancato utilizzo di dotazioni strumentali con particolare riferimento alle cabine di sanificazione; se non si ritenga opportuno utilizzare l'opportunità dell'apertura al pubblico delle strutture complesse e gli ambulatori specialistici per almeno 12 ore al giorno in rapporto alla forte domanda dell'utenza; se venga sempre rispettata la privacy degli ammalati e quali siano gli interventi messi in atto per impedire situazioni in cui, tra l'altro, i pazienti siano costretti a file allo scoperto di durata non breve (si veda "la Repubblica", cronaca di Napoli, del 5 aprile 2020); se alcune strutture complesse, sia amministrative che clinico-scientifiche, siano state assegnate con un istituto normativo nuovo ed estremamente discutibile come la "manifestazione d'interesse"; quali siano le misure intraprese in merito agli episodi di presunta concussione verificatisi nell'istituto e quali comportamenti abbia assunto la direzione generale in merito a tali episodi; se il Ministro non ritenga urgente e necessaria l'attivazione dei propri poteri ispettivi al fine di acquisire dati e notizie sui fatti denunciati, per verificarne la fondatezza ed assumere iniziative di rilancio dell'IRCCS "Pascale" di Napoli e del diritto alla salute. Atto n. 4-04741 FERRO Al Ministro della salute Premesso che: numerosi pazienti non autosufficienti, dopo essere stati ricoverati a causa del COVID-19, necessitano di fisioterapia, riabilitazione motoria, accompagno; in numerosi Comuni sta mancando questo tipo di sostegno, anche a causa della mancanza di un ufficio ad hoc e di una registrazione per bisogni terapeutici; non risulta, allo stato attuale, alcuna indicazione da parte del Sistema sanitario nazionale alle varie unità locali socio-sanitarie, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno provvedere a dare indicazioni per garantire la completa assistenza sanitaria ai pazienti non autosufficienti. Atto n. 4-04742 GASPARRI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: M.S., 58 anni, lavorava presso il deposito Amazon di Rovigo ed era costretto ad abitare nel parcheggio dello stabilimento in un camper , sia per rispettare i turni di lavoro, sia perché la retribuzione non gli consentiva di pagare l'affitto di un alloggio; in data 7 gennaio 2021 il contratto di M.S. è scaduto e non è stato rinnovato; potrebbe aver danneggiato la sua posizione di lavoro il fatto di avere raccontato la condizione di disagio in cui si è trovato a lavorare presso Amazon, si chiede di sapere: se sia opportuno da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali disporre un'ispezione presso lo stabilimento di Rovigo e presso tutte le altre sedi di Amazon per una verifica delle condizioni di lavoro dei dipendenti e dei collaboratori e per verificare in particolare se le decisioni riguardanti M.S. siano state condizionate dal racconto che egli ha fatto della condizione di grave sfruttamento in cui si trovava; quali siano le logiche salariali e contrattuali di Amazon; quale sia il livello di tasse e di contributi che Amazon paga in Italia, posto che è notorio che la nota società multinazionale paghi meno del 2 per cento del proprio fatturato di tasse nel nostro Paese, utilizzando meccanismi di elusione fiscale ben noti; quali ulteriori iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere nei confronti di Amazon, che si rende protagonista di episodi inquietanti che il Governo e il Parlamento non possono più ignorare. Atto n. 4-04743 GASPARRI Al Ministro della salute Premesso che: dal 3 gennaio 2021 vi è stata una diffusione generale dell'infezione COVID nel reparto neurologia dell'ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona" di Salerno che ha riguardato, in 2 giorni, 17 pazienti, 12 infermieri e 4 medici, ma sono in corso altre verifiche con tamponi; tutto questo dovrebbe far riflettere l'azienda, le direzioni, la Regione Campania sulla mancanza di adeguate misure di prevenzione, in particolare i percorsi dal pronto soccorso (ancora si adopera il tampone antigenico invece del molecolare, pur essendo ben nota la sua bassa sensibilità), lo screening periodico intensivo degli operatori sanitari (tamponi molecolari settimanali sempre e non solo se vi è un caso infetto o sintomi), e altro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire nei confronti della Regione Campania che, pur avendo la competenza sulla materia, appare inerte anche di fronte all'emergenza nell'ospedale salernitano. Atto n. 4-04744 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che: nei giorni scorsi, agli inizi di gennaio, il centro storico di Modena è stato "ostaggio" di alcuni gruppi di ragazzi, protagonisti di un violento scontro a colpi di spranga e pugni. Non sono mancati bottiglie di vetro rotte e feriti a terra; il problema è tristemente noto a residenti e commercianti della zona che ormai da tempo denunciano la presenza di folti gruppi di adolescenti intenti spesso a consumare alcolici; a seguito dei fatti, le forze dell'ordine hanno intensificato i controlli, identificando una quarantina di ragazzi tra i 14 e i 16 anni; analoghi episodi sono accaduti lo scorso 9 gennaio nel centralissimo piazzale della Pace a Parma. Qui si è infatti verificato un violento scontro che ha coinvolto una cinquantina di adolescenti che si sono affrontati con calci, pugni e lancio di oggetti vari davanti agli occhi attoniti dei residenti; è evidente che il fenomeno delle baby gang ha assunto, da tempo, dimensioni preoccupanti in tutta Italia e la semplice identificazione dei minorenni coinvolti spesso non è sufficiente ad avviare un percorso di recupero e di rieducazione per questi giovanissimi, sovente provenienti da situazioni di disagio sociale e familiare, si chiede di sapere: di quali dati il Ministro in indirizzo disponga in relazione al fenomeno delle baby gang in tutta Italia e, in particolare, in Emilia-Romagna; quali iniziative normative intenda adottare al fine di avviare immediatamente i minori denunciati ad un percorso di rieducazione e di riabilitazione, coinvolgendo le famiglie e i servizi sociali, evitando così di vanificare gli sforzi delle forze dell'ordine che, pressoché quotidianamente, procedono all'identificazione di decine di minori a vario titolo coinvolti in tali fenomeni. Atto n. 4-04745 DORIA LUNESU FLORIS Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: con decreto interministeriale di Ministero dello sviluppo economico e Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 30 dicembre 2020, la SOGIN S.p.A., società di Stato responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, ha ricevuto il nulla osta per la pubblicazione della carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) ai fini della realizzazione del deposito nazionale per il combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, come previsto dal decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, modificato dal decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 45, e dal decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11; nonostante la CNAPI fosse pronta da tempo, è stata fatta uscire nottetempo, in piena emergenza sanitaria e senza i necessari chiarimenti e informazioni, anticipata da comunicazioni informali che sono circolate prima del comunicato stampa sul sito del Ministero dell'ambiente relativo alla pubblicazione della CNAPI e al conseguente avvio della consultazione pubblica necessaria per la definizione della carta nazionale delle aree idonee (CNAI) alla realizzazione del deposito nazionale; la CNAPI individua 67 aree potenzialmente idonee sul territorio nazionale, dislocate in 7 regioni, di cui 14 in Sardegna; la Sardegna nel referendum popolare del maggio 2011 con un'affluenza del 60 per cento degli aventi diritto si è pronunciata con un voto plebiscitario del 97 per cento contro lo stoccaggio di scorie radioattive sul proprio territorio e, il 7 gennaio 2021, il Consiglio regionale ha ribadito all'unanimità il no della Sardegna al deposito delle scorie nella regione; considerato che: la questione del deposito nazionale per il combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi è particolarmente delicata e fonte di preoccupazione per i territori e per i cittadini interessati e il metodo adottato dal Governo è alquanto discutibile in termini di mancato preavviso e assenza di chiarimenti ed informazioni fornite ai territori e alle comunità interessate; questo comportamento del Governo ha alimentato tensioni sociali e preoccupazioni nella popolazione nonché prese di posizione e critiche da parte delle Regioni e dei Comuni coinvolti, già particolare provati dall'emergenza sanitaria in corso; alcune proposte di ubicazione sollevano evidenti dubbi, in particolare per i siti della Sardegna che sembrano contrastare con il criterio di efficacia delle vie di comunicazione primarie e delle infrastrutture di trasporto, si chiede di sapere: quali siano le motivazioni che hanno portato il Governo a non coinvolgere e informare adeguatamente e preventivamente le Regioni e gli enti locali interessati, considerando l'importanza e la delicatezza della questione e quali iniziative intenda adottare al fine di porre rimedio alle carenze di informazioni intervenute; se e come intenda garantire la massima condivisione con i territori interessati e un effettivo coinvolgimento delle Regioni e degli enti locali in tutte le fasi successive alla CNAPI per l'identificazione dei siti definitivamente idonei, da inserire nella carta nazionale delle aree idonee, scongiurando imposizioni di scelte di livello centrale ai territori; se, in tale percorso, intenda approfondire la questione sull'opportunità di escludere l'ubicazione dei siti in Sardegna, considerando che tale scelta comporterebbe inevitabilmente il trasporto di rifiuti radioattivi per via marittima o aerea, con conseguenti ingenti costi e soprattutto elevati profili di rischio. Atto n. 4-04746 PAGANO Al Ministro dell'interno Premesso che: con l'approssimarsi della stagione invernale, ogni anno vengono messi in atto dalla Polizia di Stato specifici servizi di sicurezza e soccorso in montagna, nell'obiettivo di fornire una risposta alla domanda di sicurezza nel particolare contesto dei comprensori sciistici; generalmente nei mesi di maggio e giugno, la società impianti effettua una richiesta di personale della Polizia di Stato al Ministero dell'interno e conseguentemente viene firmato un accordo tra le parti per stabilire le modalità di fruizione del vitto e degli alloggi, che sono in carico alla società; solitamente, negli anni precedenti, verso la fine di novembre, il Centro addestramento alpino di Moena della Polizia di Stato, centro preposto alla formazione del personale nelle specialità alpine e organo tecnico per l'organizzazione del servizio di sicurezza e soccorso in montagna, chiama il personale selezionato per sottoporlo ad un periodo di aggiornamento di 5 giorni; nel momento in cui la società impianti decide di aprire la stagione, invia una richiesta via PEC al centro di addestramento e alla Questura competente per territorio; di conseguenza il centro di Moena scrive al Ministero il quale, senza ritardo alcuno, autorizza l'aggregazione del personale individuato in precedenza e si procede all'apertura dell'ufficio distaccato sulle stazioni di sci ospitanti; dopo la comunicazione di apertura al centro di addestramento alpino di Moena da parte della società e la successiva richiesta fatta dal centro agli affari generali del Ministero, quest'ultimo sembrerebbe non aver preso alcuna decisione; il centro di addestramento ha chiesto l'invio di 60 soccorritori per lavorare su 20 località sciistiche che hanno deciso di aprire per gli allenamenti degli atleti di interesse nazionale, come indicazioni date da Flavio Roda, presidente della federazione italiana sport invernali; nei giorni antecedenti al Natale, il Ministero ha chiesto ai questori interessati territorialmente se fosse necessario l'invio del personale sulle piste, nonostante la previsione di "zone rosse", anche per la gestione dell'ordine e della sicurezza pubblica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e se ritenga che siano state rispettate tutte le procedure del caso; se non ritenga di prevedere un'implementazione di detto personale per la sicurezza ed il controllo del territorio. Atto n. 4-04747 DE POLI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: da fonti di stampa si apprende che Studiare Sviluppo S.r.l., società del Ministero dell'economia e delle finanze, ha pubblicato un bando per la selezione di 11 esperti, che si aggiungeranno ai 96 assunti durante l'emergenza sanitaria, da collocare nel Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri; le professionalità cercate avranno il compito di realizzare e rigenerare nuovi impianti sportivi e di complementare e adeguare quelli già esistenti e andranno ad integrare l'organigramma del Dipartimento "in ragione delle mutate esigenze organizzative considerato l'elevato numero di istanze pervenute nell'ambito del progetto, in mancanza di apposito personale interno alla Società stessa da dedicare", in regime di collaborazione per 19 mesi con un costo a persona da 15.000 a 50.000 euro; il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per l'attuazione del programma Next generation EU con le risorse del recovery fund destinerebbe alle ristrutturazioni degli impianti sportivi 2 miliardi di euro mentre soltanto 3 miliardi sarebbero messi a disposizione per "favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, potenziando i centri per l'impiego e le attività di formazione e incentivando le assunzioni attraverso misure di contribuzione per i datori di lavoro"; considerato che, nonostante le tante parole, troppe, sulla necessità di contrastare la disoccupazione e sottoccupazione giovanile e le politiche economiche finora messe in atto, dimostratesi del tutto inefficaci, lo stanziamento veramente risibile destinato a favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro conferma la poca volontà di affrontare e risolvere veramente il problema, si chiede di sapere se non si reputi fondamentale stanziare ulteriori risorse che favoriscano l'entrata dei giovani nel mondo del lavoro e sviluppare tempestivamente azioni lungimiranti con risultati tangibili per il contrasto della disoccupazione giovanile, esasperata in questo momento da un'inaspettata pandemia. Atto n. 4-04748 DE BONIS Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: dopo 6 anni di attesa, nel cuore della notte tra il 4 e il 5 gennaio 2021, è stata finalmente pubblicata la mappa delle aree che potranno ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani, la CNAPI, carta delle aree potenzialmente idonee; nel documento sono state individuate 67 aree che soddisfano i 25 criteri stabiliti nel 2014-2015. Si tratta di comuni raccolti in 5 macrozone: Piemonte con 8 aree tra le province di Torino e Alessandria; Toscana-Lazio con 24 aree tra Siena, Grosseto e Viterbo; Basilicata-Puglia con 17 aree tra Potenza, Matera, Bari, Taranto; poi le isole, con la Sardegna (14 aree) in provincia di Oristano e nel Sud Sardegna; la Sicilia, 4 aree nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta; la SOGIN, società che si occupa dello smantellamento delle vecchie centrali, con un consiglio straordinario tenuto il 31 dicembre, ha consegnato la mappa ai Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che hanno dato il "nulla osta" alla sua pubblicazione. Dal 5 gennaio inizia così il processo che nel giro di qualche anno porterà alla localizzazione del sito, che in un primo momento dovrà contenere 78.000 metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e poi anche 17.000 metri cubi ad alta attività, questi ultimi per un massimo di 50 anni (per poi essere sistemati in un deposito geologico di una certa profondità); ad oggi, come riporta l'Ispettorato per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), i 30.000 metri cubi di rifiuti nucleari sparsi in 7 regioni sono solo una parte di un quantitativo iniziale: circa il 99 per cento del combustibile esaurito, utilizzato nelle quattro centrali nucleari nazionali dismesse (Latina, Caorso, Garigliano e Trino Vercellese), nel corso degli anni è stato inviato negli impianti La Hague in Francia, Eurochemic in Belgio e Sellafield in Gran Bretagna, dove è stato sottoposto a riprocessamento. Entro il 2025, però, è previsto il rientro di tutta la quota delle scorie. Sarebbero quindi solo 13 le tonnellate di combustibile irraggiato prodotte dall'esercizio delle centrali di Trino e Garigliano, oggi stoccate in Italia da conferire nel deposito nazionale; l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nel suo documento del 2014 aveva identificato almeno 28 tra criteri ed aree di esclusione (vulcaniche, sismiche, soggette a frane e inondazioni, quelle sino alla distanza di 5 chilometri dalla costa, in zone carsiche o vicine a sorgenti o a parchi nazionali o luoghi di interesse naturalistico); a inizio 2015 SOGIN consegnò a ISPRA e al Governo Renzi la proposta di carta delle aree potenzialmente idonee, con all'interno 100 possibili siti pronti a ospitare il deposito. Il 16 aprile dello stesso anno i Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente rimandarono tutto a SOGIN e ISPRA, per concedersi due settimane per le valutazioni conclusive. Quelle due settimane sono diventate 6 anni; l' iter attuale prevede la consultazione pubblica e poi la costruzione. La consultazione pubblica durerà quattro mesi, con una successiva rielaborazione di tre mesi che darà luogo alla "carta nazionale delle aree idonee". Poi si passerà alla fase delle "manifestazioni di interesse" dei territori. Il tutto in un periodo di pandemia, con le immaginabili difficoltà che si aggiungeranno ad una procedura di per sé complessa. Una volta individuato il sito serviranno molti anni per la costruzione: si rischia, dunque, di non rispettare la scadenza prevista nel 2025; considerato che la Commissione UE ha notificato al nostro Paese l'attivazione di una procedura di infrazione per non aver ancora adottato un programma nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi conforme ai requisiti previsti dalla direttiva 2011/70/EURATOM del Consiglio europeo. Gli Stati membri erano tenuti a recepire la direttiva entro il 23 agosto 2013 e a notificare i loro programmi nazionali per la prima volta alla Commissione entro il 23 agosto 2015; tenuto conto che: nell'atto di sindacato ispettivo 4-02076, pubblicato il 5 agosto 2019, l'interrogante, oltre ad evidenziare la gravità del fatto che in Puglia ed in Basilicata vi fossero più scorie e radiazioni che in zone con centrali atomiche ed a sollecitare un piano per lo stoccaggio delle scorie radioattive lucane, chiedeva in quale regione italiana sarebbe stato costruito il deposito nazionale dei materiali e l'elenco delle aree idonee, pronto da anni ma mai reso noto; certamente, non ci si aspettava di vedere tra le aree individuate per il deposito anche la Basilicata, una terra vocata al turismo e all'agricoltura ecosostenibile che, oltre al rischio sismico 2, deve sottostare ad ulteriori e gravi politiche inquinanti dovute al petrolio. Allo stesso modo, anche la Puglia e Taranto sono già state sacrificate in termini ambientali. L'area murgiana che va da Matera fino a Laterza è rinata in questi anni grazie alle iniziative messe in campo con Matera, capitale europea della cultura. Nei pressi della diga di San Giuliano, c'è "Giuliana", il fossile di balena più grande del mondo scoperto nel 2006. Nell'area murgiana ci sono due parchi: il parco archeologico storico naturale delle chiese rupestri del materano e il parco nazionale dell'alta Murgia compreso in una zona speciale di conservazione della rete "Natura 2000" volta a tutelare gli habitat e le specie protette. Gli "esperti" trascurano che le citate zone con il loro patrimonio naturalistico, geologico, culturale ed enogastronomico sono incompatibili con il deposito di materiale radioattivo. A pochi chilometri c'è l'uomo di Altamura, il più completo scheletro di uomo di Neanderthal mai ritrovato che risale a 150.000 anni fa. Questi requisiti devono essere ben valutati nella scelta dei luoghi; nel 2003 il Governo di allora ipotizzò che la sede del deposito potesse essere Scanzano Jonico (Matera), nel cuore della fascia jonica, caratterizzata, allora e oggi, da un'agricoltura di alta gamma. La netta contrarietà delle istituzioni locali, dei comitati cittadini, degli ambientalisti e delle organizzazioni degli agricoltori fu tale che il Governo dovette ritirare il decreto. Fu persino proposta una commissione d'inchiesta per comprendere le procedure e i criteri di scelta del sito di Scanzano, il cui iter per l'approvazione non è mai iniziato. Eppure, oggi la carta delle aree potenzialmente idonee ha preso in considerazione i territori di Irsina (Matera), Genzano di Lucania, Oppido Lucano, Acerenza (Potenza), Montescaglioso, Bernalda e Montalbano Jonico (Matera) e persino della stessa Matera, patrimonio dell'UNESCO con i suoi antichi rioni "sassi"; rilevato che: ora come allora il territorio della Basilicata contribuisce in maniera rilevante al bilancio energetico del Paese con le proprie risorse naturali (estrazioni petrolifere) e, per questo, non può essere ulteriormente gravato da un'attività che rischierebbe di pregiudicare la prospettiva di sviluppo sostenibile che con tanta fatica, in questa difficile congiuntura dovuta all'emergenza sanitaria in atto, le istituzioni e le forze economiche e sociali stanno cercando di concretizzare; le conclusioni dell'VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati della XV Legislatura già escludevano in modo netto l'ubicazione del sito unico nazionale delle scorie radioattive nelle regioni nelle quali vi erano preesistenze nucleari, come in Basilicata dove è ubicato l'impianto ITREC centro ENEA a Trisaia di Rotondella (Matera), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano che tra le aree indicate dalla SOGIN nella carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi sia da escludere la regione Basilicata, dove andrebbe assolutamente impedita la costituzione di qualsiasi sito di stoccaggio di rifiuti nucleari, oltre a rimuovere quelli esistenti; se vogliano prendere in seria considerazione tutte le osservazioni ostative che la Regione Basilicata si sta accingendo a produrre e che a breve invierà, così come prevede la procedura di consultazione pubblica; quali siano state le procedure e i criteri di scelta seguite da SOGIN e se si sia tenuto conto degli strumenti urbanistici delle Regioni. Atto n. 4-04749 PRESUTTO VACCARO PAVANELLI DE LUCIA MAUTONE VANIN CORRADO ANGRISANI MONTEVECCHI GIANNUZZI CASTELLONE ACCOTO TRENTACOSTE DONNO LANNUTTI DI MICCO Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il forte di Vigliena è un importante edificio storico della città di Napoli, lasciato in uno stato di deplorevole abbandono. Con regio decreto n. 799 del 1910 il sito fu dichiarato "monumento storico di sommo interesse"; il forte fu costruito all'inizio del 1700 per opera dell'ultimo viceré spagnolo, il marchese di Villena. Esso è diventato in seguito testimone della storia napoletana. Nel giugno 1799 fu teatro di uno scontro drammatico tra i giovani della legione calabra che vi si barricarono per contrastare l'avanzata, verso la città di Napoli, delle preponderanti truppe sanfediste. La resistenza fu tenace al fine di difendere la Repubblica napoletana del 1799. I difensori del forte non si arresero, diedero la loro vita. L'epilogo fu l'esplosione del forte e la morte dei difensori e di innumerevoli assalitori; la Soprintendenza ha più volte avviato (1901, 1910, 1999) studi e progetti volti al recupero del forte senza successo. L'ultimo tentativo è stato effettuato in occasione del bicentenario della Repubblica napoletana del 1799. In tale circostanza vennero finanziati e avviati i lavori di restauro in seguito inaspettatamente sospesi, presumibilmente, per la carenza dei fondi (Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Napoli e provincia, progetto: lavori di restauro - fortino di Vigliena - Napoli - Per 233 del 14 settembre 1999, fondi FESR annualità 1997); il forte di Vigliena rientra nella competenza dell'Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale poiché l'area fa parte del demanio portuale. Il decreto di VIA del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali, protocollo n. 5 del 9 gennaio 2008, ha approvato "l'adeguamento della darsena di levante a terminal contenitori mediante colmata e conseguenti opere di collegamento nel Comune di Napoli per la costruzione del nuovo Terminale Contenitori di Napoli Levante"; nel decreto particolare importanza hanno rivestito le prescrizioni vincolanti dettate dal Ministero per i beni culturali per tutelare il patrimonio storico presente nell'area oggetto dell'intervento. Il Ministero, infatti, dopo aver ascoltato le Soprintendenze, ha richiamato l'attenzione sulla presenza dello storico fortino chiedendone espressamente la tutela. Lo stesso ha decretato che il restauro e la valorizzazione dovessero costituire misure di compensazione a carico del soggetto appaltatore del progetto; nel settembre 2007, presso l'Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale, soggetto appaltatore del progetto, si sono svolte riunioni appositamente convocate per approfondire tutti gli aspetti connessi alla presenza di emergenze architettoniche nell'area demaniale interessata. Nel corso delle riunioni il Ministero è venuto a conoscenza dell'esistenza di un precedente progetto di riqualificazione urbana dell'area elaborato nel quadro di un "programma innovativo in ambito urbano porti e stazioni" del 2004, particolarmente attento alla riqualificazione e valorizzazione dell'area di Vigliena e condotto per volontà del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in partenariato tra amministrazione comunale, autorità portuale e RFI S.p.A.; sulla base delle osservazioni vincolanti espresse dal Ministero per i beni culturali, l'Autorità portuale ha assunto l'impegno, con nota prot. n. 1123 del 12 luglio 2007 e ribadito con nota prot. n. 1558 del 11 ottobre 2007, "di cofinanziare gli interventi di restauro del fortino di Vigliena", e di "curare nell'ambito di un progetto esecutivo tutti gli aspetti relativi alla tutela, valorizzazione e fruizione del fortino"; al termine dell'istruttoria, il Ministero per i beni culturali, prendendo atto degli impegni assunti dall'Autorità portuale, ha espresso parere favorevole per l'esecuzione delle nuove opere portuali, a patto che si ottemperasse a tutte le prescrizioni contenute nel citato decreto del 2008; considerato che: tali intenti non si sono mai concretizzati e l'Autorità di sistema portuale non ha mostrato sinora alcuna intenzione di ottemperare alle prescrizioni; successivamente all'approvazione del più volte citato decreto, nel 2009, il Comune di Napoli ha elaborato un "programma innovativo in ambito urbano porti e stazioni", che prevedeva espressamente la realizzazione del parco archeologico urbano del forte di Vigliena. Si trattava di un intervento di grande rilevanza che consisteva nel restauro e nella valorizzazione dello storico forte; nell'ambito di questo nuovo progetto, in sede di conferenza dei servizi, l'Autorità portuale si è impegnata, ancora una volta senza dare seguito, a cofinanziare il restauro del forte; allo stato attuale, tuttavia, l'antico monumento è ancora un rudere ed i lavori di restauro non sono mai iniziati, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del fatto che le prescrizioni vincolanti a carico dell'Autorità del sistema portuale del mar Tirreno centrale risultano allo stato attuale totalmente disattese nonostante i lavori per la realizzazione delle imponenti opere portuali siano in via di ultimazione; se abbiano contezza del motivo per il quale i lavori avviati dalla Soprintendenza di Napoli nel 1999 furono sospesi; come intendano intervenire, ciascuno rispetto ai propri ambiti di competenza, per fare in modo che un monumento di tale importanza storico-culturale venga sottratto all'incuria e al degrado attraverso un'importante attività di restauro volta a restituirlo alla città di Napoli e ai suoi abitanti. Atto n. 4-04750 LANNUTTI ANGRISANI VANIN TRENTACOSTE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: Mauro Masi è stato nominato presidente della CONSAP (Concessionaria dei servizi assicurativi pubblici), società controllata totalmente dal Ministero dell'economia e delle finanze, e nella quale dal 2011 Masi ha già ricoperto per tre volte il ruolo di amministratore delegato. Prima di arrivare in CONSAP, Masi è stato dirigente di Banca d'Italia, consigliere per la Presidenza del Consiglio dei ministri per la comunicazione e direttore dell'ufficio stampa, membro del comitato per l'informatica e le telecomunicazioni, capo del Dipartimento per l'informazione e l'editoria nel 1996, portavoce di Lamberto Dini quale Ministro del tesoro e Presidente del Consiglio dei ministri, commissario straordinario SIAE, vice presidente della campagna d'informazione nazionale sull'introduzione dell'euro, segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri e capo di gabinetto del vicepresidente del Consiglio dei ministri per i Governi Berlusconi II e III, direttore generale della RAI nel 2009, incarico per il quale Masi è stato aspramente criticato per non aver mantenuto un atteggiamento neutrale di dirigente pubblico e, sebbene in passato vicino a uomini di centro-sinistra (Dini, D'Alema, Prodi), negli anni in RAI Masi è stato molto vicino a Berlusconi; secondo lo statuto della CONSAP "gli amministratori sono nominati per un periodo non superiore a tre esercizi, e scadono alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio della loro carica" (art. 9.3). Dunque Masi, non potendo ricoprire per una quarta volta il ruolo di amministratore delegato, ha ottenuto la presidenza, mentre la poltrona di amministratore delegato è andata a Vincenzo Federico Sanasi D'Arpe, avvocato e accademico vicino a Matteo Renzi, il quale con la nomina di Sanasi D'Arpe ai vertici della CONSAP porta a casa un primo risultato all'interno della complessa partita delle nomine pubbliche che si è appena aperta; sempre lo statuto della CONSAP al comma 2 dell'art. 16 dice che "solo all'amministratore delegato e al presidente, nel caso di attribuzione di deleghe operative di cui al precedente comma, possono essere riconosciuti compensi ai sensi dell'art. 2389 comma 3 del codice civile". Pertanto Masi, già in pensione come alto dirigente della Presidenza del Consiglio dei ministri, in qualità di presidente della CONSAP riceverà un emolumento annuale che oscilla tra i 160.000 e i 180.000 euro; considerato, inoltre, che: CONSAP gestisce servizi su concessione del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero dell'interno e del Ministero dell'economia, svolgendo il ruolo di assicuratore pubblico, e quindi gestendo per il Governo fondi per i risarcimenti alla collettività e ai consumatori. Tra i fondi gestiti vi è un apposito fondo presso il Ministero dell'economia per l'intervento della "garanzia cartolarizzazione sofferenze" (GACS), prevista dal decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49. Il decreto ha previsto il rilascio della GACS al fine di agevolare lo smobilizzo dei crediti in sofferenza (NPL) dai bilanci delle banche e degli intermediari finanziari aventi sede legale in Italia; CONSAP gestisce inoltre il fondo indennizzo risparmiatori (FIR, legge 30 dicembre 2018, n. 145), ovvero gli indennizzi a favore dei risparmiatori che hanno subito un pregiudizio ingiusto da parte di banche e loro controllate aventi sede legale in Italia; considerato, infine, che, sempre per quanto risulta: Masi è anche presidente della Banca Igea, una società per azioni che nasce nel novembre 2015, con una compagine azionaria fatta di casse previdenziali, gruppi industriali, farmacisti e fondazioni bancarie. Il 14 marzo 2019 la Banca Igea approva l'acquisizione e quindi il salvataggio della Banca del Fucino, una banca privata fondata a Roma nel 1923 dai principi Torlonia, da tempo in difficoltà (ha archiviato il 2017 con 47,5 milioni di euro di perdite), operazione che avviene dopo la cessione di 314 milioni di NPL alla Società per la gestione di attività (SGA S.p.A., che dal 19 settembre 2019 è diventata AMCO, Asset management company S.p.A.), società interamente partecipata dal Ministero dell'economia; come direttore generale della RAI, Masi è stato condannato in via definitiva per danno erariale proprio nei confronti della televisione pubblica e ha dovuto risarcire l'azienda per 100.000 euro. Da direttore generale, infatti, nel 2009 Masi favorì l'esodo dell'ex direttrice del telegiornale regionale, Angela Buttiglione, e dell'ex direttore di Radio RAI, Marcello Del Bosco, facendo sborsare alla RAI 680.000 euro, cifra che la Corte dei conti ha giudicato come danno erariale, sentenza confermata dalla Cassazione il 16 ottobre 2018 (verdetto n. 25937), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti; se ritenga che l'incarico di presidente della CONSAP ricoperto da Mauro Masi sia compatibile con quello di presidente di Banca Igea, considerando che la concessionaria dei servizi assicurativi pubblici gestisce anche il FIR, e quali eventuali iniziative di competenza intenda adottare qualora in tale doppio incarico possa ravvisarsi un nocumento per risparmiatori, lavoratori, soci, utenti, depositanti; se ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, verificando i presupposti di permanenza in carica dello stesso Masi al vertice della CONSAP. Atto n. 4-04751 LONARDO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo l'agenzia di rating Moody's, i Comuni e le Regioni italiani sono a rischio di crac ; con minori entrate sul fronte erariale e maggiori costi dovuti alla gestione locale della pandemia, infatti, l'agenzia avverte che potranno esserci situazioni debitorie critiche per le amministrazioni locali italiane, più esposte di altre sul fronte creditizio. C'è pertanto la possibilità che, nei prossimi 24 mesi, molteplici amministrazioni arrivino a un punto di non ritorno e siano costrette a rinegoziare i propri debiti. Ciò, inevitabilmente, peserebbe sui bilanci bancari e potrebbe complicare il rilancio, si chiede di sapere: se risponda al vero l'allarme lanciato da Moody's; se tale valutazione sia corretta e quali rimedi, eventualmente, il Governo intenda mettere in atto. Atto n. 4-04752 PAVANELLI MORONESE ACCOTO DONNO PRESUTTO GAUDIANO LANNUTTI ANGRISANI LANZI VACCARO VANIN MAUTONE LA MURA TRENTACOSTE Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: in data 7 gennaio 2021 il treno regionale 4512 partito da Terni alle ore 13:10 in direzione di Spoleto (con arrivo previsto alle ore 13:32), mentre transitava nei pressi della località di Giuncano (Terni), in un tratto a binario singolo, è stato colpito da una frana del terreno, che ha provocato il cedimento del muro di contenimento, probabilmente causata dall'azione delle notevoli precipitazioni atmosferiche di questi ultimi giorni; la frana ha causato lo "svio" dai binari delle ruote del locomotore di testa e dei primi 6 vagoni passeggeri del treno; fortunatamente, da quanto riportato sugli organi di stampa, nessuno dei 70 passeggeri a bordo più il personale di servizio ed i macchinisti ha riportato ferite gravi, ma solo contusioni e un grande spavento; considerato che: la direttrice ferroviaria Orte-Terni-Spoleto-Foligno interessata dal movimento franoso e dal cedimento del muro di contenimento è l'unica presente per accedere da sud in Umbria, soprattutto per chi parte da Roma o da Ancona, e pertanto una sua interruzione provoca pesanti disagi alla mobilità pubblica regionale, dovendosi trasferire i passeggeri e le merci dal trasporto su rotaia a quello su ruote, incrementando di conseguenza la congestione del traffico nella superstrada E45 e nella viabilità locale adiacente, nonché i livelli di inquinamento da traffico veicolare già di per sé elevati; il tratto interessato dalla frana è, per di più, a binario singolo dunque il fatto ha comportato un blocco totale del traffico ferroviario tra Foligno e Terni e viceversa; gli eventi atmosferici dei prossimi giorni, in base alle previsioni meteorologiche, saranno interessati da nuove intense precipitazioni atmosferiche che potrebbero causare nuovi dissesti idrogeologici, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzi siano a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni di competenza intendano intraprendere per valutare l'effettuazione di attività ispettive e di controllo sullo stato di sicurezza della linea ferroviaria, anche al fine di evitare la possibilità di nuovi crolli e smottamenti, nonché ogni altra iniziativa ritenuta idonea ai fini della tutela del territorio. Atto n. 4-04753 LANNUTTI PAVANELLI MONTEVECCHI ABATE CORRADO ANGRISANI VANIN NATURALE DI MICCO LANZI TRENTACOSTE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dello sviluppo economico Premesso che: Solvay è una multinazionale belga che opera nel settore chimico, fattura oltre 11 miliardi di euro, ha una capitalizzazione di borsa di oltre 10 miliardi di euro ed è leader mondiale nella produzione di carbonato e bicarbonato di sodio. Uno dei principali siti industriali di Solvay per la produzione di carbonato e bicarbonato è situato a Rosignano Solvay (Livorno), a pochi metri dal mare. Attivo dal 1912, l'impianto produce circa un milione di tonnellate all'anno. Il processo produttivo di Solvay prevede l'utilizzo di calcare estratto dalle cave di San Carlo (Livorno), il prelievo di oltre 10 milioni di metri cubi di acqua all'anno dal fiume Cecina, l'utilizzo di salgemma (risorsa non rinnovabile) per 1,6 milioni di tonnellate all'anno, estratto dalle sodiere di Volterra, Montecatini Val di Cecina e Pomarance, e lo scarico direttamente sulla costa e nel mare di oltre 250.000 tonnellate all'anno di solidi sospesi; secondo l'Agenzia regionale per la protezione ambientale in Toscana (ARPAT), Solvay "dal 1912 ha scaricato in mare oltre 13 milioni di tonnellate di solidi sospesi, che dal 1941, sia pure con livelli di contaminazione diversi nel tempo, hanno veicolato tra l'altro mercurio". Per l'ARPAT in 65 anni Solvay avrebbe sversato a mare oltre 400 tonnellate di mercurio. Per l'Organizzazione mondiale della sanità, anche in piccole dosi, il mercurio rappresenta un agente inquinante che crea gravi problemi alla salute, particolarmente nei bambini. Anche per il rapporto "European pollutant release and transfer register report" dell'Agenzia europea dell'ambiente i solidi sospesi sversati da Solvay nelle acque di Rosignano contengono metalli pesanti. Secondo lo studio di un team di ricercatori italiani (Claudio Marabotti, Paolo Piaggi, Paolo Scarsi, Elio Venturini, Romina Cecchi, Alessandro Pingitore, del 28 giugno 2016), il maggior tasso di mortalità rilevato nell'area industriale di Rosignano rispetto alle aree limitrofe è collegabile all'elevato contenuto di tracce di metalli pesanti riscontrabili in mare e nell'atmosfera per effetto degli scarichi industriali degli impianti presenti nell'area, di cui quello Solvay è il principale. Sin dal 1999 l'area di Rosignano Solvay è stata classificata dalle Nazioni Unite una delle più inquinate nel bacino del Mediterraneo; nel 2003 Solvay ha sottoscritto un accordo di programma con il Ministero dell'ambiente, il Ministero delle attività produttive (oggi Ministero dello sviluppo economico), la Regione Toscana, la Provincia di Livorno, il Comune di Rosignano e l'ARPAT per ridurre lo scarico di solidi sospesi da 200.000 tonnellate a 60.000 all'anno entro il 2008. Solvay non ha mantenuto gli impegni per motivi di carattere tecnico-economico, e nell'agosto 2015 ha addirittura ottenuto la modifica dell'accordo, innalzando il limite a 250.000 tonnellate all'anno. Per effetto dello scarico dei solidi sospesi, Solvay ha alterato la composizione morfologica della costa, causando la formazione di una spiaggia artificiale di circa 5 chilometri, le "spiagge bianche" che attraggono ogni anno migliaia di turisti, ma che sono a tutti gli effetti una discarica a cielo aperto; il 22 dicembre 2020 il prestigioso quotidiano inglese "Financial times", in un articolo a firma di Silvia Sciorilli Borrelli, ha dedicato un'intera pagina al disastro ambientale prodotto da Solvay nell'impianto di Rosignano. L'inchiesta, ripresa dai principali quotidiani in Belgio e in Italia, ha riportato l'iniziativa del fondo di investimento Bluebell capital partners, guidato da Giuseppe Bivona, che ha analizzato l'impianto di Rosignano, l'unico dei sei impianti europei Solvay in cui i solidi sospesi derivanti dalla lavorazione sono sversati direttamente sulla costa e nel mare, mentre negli impianti in Germania, Francia e Bulgaria, la Solvay utilizza bacini di decantazione dove i solidi sospesi vengono fatti precipitare, prima di smaltire le acque reflue. Emerge, inoltre, che la Solvay nel 1983 aveva considerato l'impiego di vasche di decantazione anche per Rosignano, poi escluse perché considerate economicamente poco convenienti. Dalla documentazione intercorsa tra il fondo Bluebell capital partners e Solvay, risulta poi che Solvay, per voce dei dirigenti Vincent de Cuyper (membro del comitato esecutivo), Alexis Brouhns (direttore generale per le relazioni con le autorità) e Jodi Allen (responsabile della comunicazione con gli azionisti), il 16 ottobre 2020 avrebbero sostenuto che sarebbero state le autorità italiane a chiedere a Solvay di sversare sulla costa i solidi sospesi della lavorazione per mitigare il fenomeno dell'erosione. Solvay ha anche dichiarato che aveva valutato una soluzione alternativa per smaltire i solidi sospesi, producendo lettiere per gatti, ma l'iniziativa era poi abortita; Solvay ha dichiarato che lo smaltimento in mare dei rifiuti chimici rispetta norme e regolamenti, nonostante esista una direttiva europea che, con preciso riferimento al processo produttivo di Solvay, vieta l'accumulo di solidi sospesi in ambiente marino. Il 10 ottobre 2020, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, riferendosi alla "circostanziata relazione del Fondo internazionale Bluebell Capital Limited avente ad oggetto i pericoli per la salute e per l'ambiente cagionati dall'azienda chimica Solvay di Rosignano", ha inviato alla Regione Toscana, alla Provincia di Livorno, al Comune di Rosignano, all'ARPA Toscana e, per conoscenza, alla Prefettura di Livorno e alla Direzione generale del CRESS (centro ricerche energie e sistemi sottili di Roma) una richiesta "agli enti in indirizzo di voler trasmettere tutte le informazioni utili in relazione ai possibili profili di danno ambientale, o di minaccia in tal senso, correlati al caso in questione nonché ogni opportuna informazione in merito alle iniziative intraprese da ciascuno a tutela dell'ambiente e della salute pubblica"; si ricorda che Solvay è stata condannata dalla Corte di cassazione il 7 maggio 2020 (sentenza n. 13843/2020) per disastro ambientale dovuto al cromo esavalente per l'impianto di Spinetta Marengo (Alessandria), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo per quanto di rispettiva competenza siano a conoscenza dei fatti riportati; se ritengano che lo sversamento di solidi sospesi sulla costa antistante allo stabilimento di Solvay a Rosignano sia compatibile con le previsioni dell'articolo 16(2) della direttiva del Consiglio 96/61/CE ("direttiva IPPC"), volte ad escludere l'accumulo in area marina di solidi sospesi derivanti dal processo Solvay; quali iniziative intendano intraprendere per appurare se l'attività di Solvay a Rosignano abbia creato danni all'ambiente e alla salute pubblica; se risulti che sia stato richiesto a Solvay di sversare a mare gli scarti della lavorazione chimica, al fine di proteggere la costa dal fenomeno dell'erosione. Atto n. 4-04754 URSO CIRIANI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: per l'anno 2019, le aliquote previste dall'articolo 29 del decreto-legge n. 179 del 2012 per la detrazione dall'imposta e per la deduzione dal reddito riconosciute, rispettivamente, ai soggetti IRPEF e ai soggetti IRES in relazione agli investimenti nel capitale di start-up innovative sono state incrementate dal 30 al 40 per cento. Inoltre è stato previsto che nei casi di acquisizione dell'intero capitale sociale di start-up innovative da parte di soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società, diversi da imprese start-up innovative, le aliquote sono incrementate, per l'anno 2019, dal 30 per cento al 50 per cento, a condizione che l'intero capitale sociale sia acquisito e mantenuto per almeno 3 anni; l'articolo 1, comma 1143, della legge di bilancio per il 2021 (legge n. 178 del 2020) interviene sulla disciplina del fondo indennizzo risparmiatori (FIR), istituito e disciplinato dalla legge di bilancio per il 2019 (art. 1, commi da 493 a 507, della legge n. 145 del 2018) e, successivamente, oggetto di molteplici interventi normativi di integrazione e modifica; la finalità è quella di fornire tutela e ristoro ai risparmiatori che hanno subito un pregiudizio ingiusto in relazione all'investimento in strumenti finanziari emessi da banche poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018, usufruendo dei servizi prestati dalla banca emittente o da una società controllata; la dotazione finanziaria prevista in sede di costituzione è stata prevista in 525 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019-2021. L'indennizzo è commisurato ai costi sostenuti per l'acquisto dei titoli, nella misura del 30 per cento per gli azionisti e del 95 per cento per gli obbligazionisti, entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore; la somma complessiva a disposizione del Ministero dell'economia e delle finanze era di ben un miliardo e 575 milioni di euro; il 2021 è l'ultimo esercizio del triennio con disponibilità pari ai soliti 525 milioni di euro, dopodiché, in assenza di ulteriori risorse da reperire ed eventuali proroghe delle funzioni del marchingegno attivato, la partita termina; il FIR ha sostituito il fondo di ristoro con analoghe finalità istituito dalla legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018) e modificato dal decreto-legge n. 91 del 2018. Tale fondo era stato istituito in favore dei risparmiatori che avessero subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia degli arbitri presso la camera arbitrale per i contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al codice dei contratti pubblici, in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento di strumenti finanziari emessi da banche aventi sede legale in Italia, sottoposte ad azione di risoluzione o comunque poste in liquidazione coatta amministrativa, dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018; ad oggi sono stati bonificati per qualche milione di euro, mentre oltre un miliardo di euro non è stato speso né impegnato e quindi tornato nelle casse dallo Stato. I truffati, per chi ha aderito all'offerta delle banche commissariate, hanno già ricevuto da 3 anni i soldi, mentre molti altri sono ad oggi in attesa; era stato ripetutamente affermato, in sede parlamentare e in occasioni di pubbliche manifestazioni, che i rimborsi sarebbero stati automatici ed immediati, autorevoli rappresentanti del Governo lo avevano ribadito anche in manifestazioni elettorali, facendo balenare persino l'accusa di voto di scambio tanto esplicita era la promessa nel contesto elettorale; sono passati invece più di due anni e si configura semmai il reato di "truffa elettorale" tanto più perché perpetrato da coloro che avevano la delega in materia o comunque ne avevano autorevole rappresentanza istituzionale, e a fronte delle ripetute critiche avanzate anche in sede parlamentare sul fatto che il meccanismo scelto era assolutamente inadatto allo scopo, quasi fosse un mero "specchietto per le allodole" al fine di conseguire solo un risultato elettorale, si chiede di sapere: quanto sia stato sinora erogato e quando si preveda di concludere l'erogazione delle risorse, con quale tempestiva e modalità; a quanto ammontino le risorse ancora disponibili e in quale capitolo di bilancio sia possibile verificare il dato; per quale ragione ad oggi ci si trovi nella stessa stazione di partenza di due anni fa; quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare verso coloro che si trovano ad oggi in attesa di essere risarciti; quali siano le motivazioni e di chi siano le responsabilità di questo clamoroso ritardo nell'erogare i risarcimenti a fronte della sicumera con cui fu realizzata la legge ed ancor più i relativi decreti attuativi; se non ritenga che vi siano gravi responsabilità in chi ha fatto credere che in poche settimane tutti sarebbero stati risarciti, anche a fronte dei ripetuti allarmi giunti persino in sede parlamentare. Atto n. 4-04755 RAUTI DE CARLO LA PIETRA MAFFONI URSO GARNERO SANTANCHE' Ai Ministri della giustizia e per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: l'articolo 12, comma 6, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, recante "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", dispone che "Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro"; la pubblicità da parte di aziende straniere di una pratica vietata nel nostro Paese rientra nella fattispecie punibile ai sensi dell'art. 414 del codice penale, e, in particolare, la norma menzionata punisce la condotta di "istigazione", consistente in qualsiasi fatto diretto a suscitare o rafforzare l'altrui proposito criminoso, nonché la condotta di "apologia", consistente nell'azione diretta a provocare l'esecuzione di delitti e la violazione di norme penali mediante la rievocazione pubblica di un episodio criminoso; risulta alla prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo, per averlo constatato personalmente sui propri account social e in particolare sul social network "Facebook", che, in palese ed evidente violazione delle disposizioni citate, è circolazione un'inserzione pubblicitaria, sponsorizzata dalla "Canadian medical care Italy", in cui si promuove la pratica della "GPA" (o "gestazione per altri", dunque, la maternità surrogata); la prima firmataria, digitando successivamente su Google le parole "maternità surrogata", ha verificato come i primi due risultati della ricerca figurassero due ulteriori inserzioni pubblicitarie a pagamento (in particolare, "surrogacyitaly" e "maternita-surrogata-centro"); un'inserzione pubblicitaria ha per definizione l'obiettivo di diffondere messaggi con lo scopo di trasformarli in atteggiamenti positivi da parte del pubblico, persuadendo, fidelizzando o seducendo il potenziale cliente, pertanto, nel caso di specie, l'azienda straniera che fa inserzioni pubblicitarie promuovendo un atto illecito induce i cittadini italiani a commettere un reato; appare opportuno rimarcare come la maternità surrogata, diversamente dalle altre tecniche di procreazione medicalmente assistita ammesse dalla legge n. 40 del 2004, coinvolgendo una donna estranea alla coppia che condivide il progetto genitoriale, è in grado di determinare la scissione della maternità in tre diversi ruoli: la madre gestante, genetica e sociale; tale frammentazione della figura materna costituisce una peculiarità della surrogazione di maternità proprio perché, in altre ipotesi di procreazione medicalmente assistita, come ad esempio la donazione di ovuli, si determina soltanto la scissione tra madre genetica e madre biologica; le conseguenze della tripartizione dei ruoli connessi alla surrogazione di maternità comporta, inevitabilmente, notevoli ripercussioni sull'individuazione giuridica della figura materna che, ai sensi dell'art. 269, comma 3, del codice civile è colei che partorisce: una disposizione, quest'ultima, che costituisce il caposaldo dell'istituto della filiazione naturale, espressione di un principio fondamentale e di ordine pubblico posto a presidio di un diritto inviolabile della persona e della dignità umana, come lo è il diritto all'identità personale e alla sua collocazione nel contesto sociale; appare opportuno ricordare come la Corte di cassazione (Cassazione civile, sezione I, sentenza 11 novembre 2014, n. 24001) abbia qualificato il divieto di surrogazione di maternità, ai sensi dell'articolo 12, comma 6, della legge n. 40 del 2004, come regola posta a presidio di beni giuridici fondamentali tra i quali la "la dignità umana - costituzionalmente tutelata - della gestante e l'istituto dell'adozione, con il quale la surrogazione di maternità si pone oggettivamente in conflitto perché soltanto a tale istituto, governato da regole particolari poste a tutela di tutti gli interessati, in primo luogo dei minori, e non al mero accordo delle parti, l'ordinamento affida la realizzazione di progetti di genitorialità priva di legami biologici con il nato"; la pubblicizzazione di tale pratica contrasta inoltre con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell'uomo, desumibili dalla Carta costituzionale, dai trattati fondativi e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nonché dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo; ancora, il disvalore per la surrogazione di maternità quale pratica "che offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane" è stato affermato altresì dalla sentenza n. 272 del 2017 della Corte costituzionale; nel nostro ordinamento non può essere considerata lecita qualsiasi disposizione del proprio corpo in virtù dell'autonomia individuale e il diritto della madre gestante di non essere oggetto o mezzo di pretese altrui, in particolare dei genitori intenzionali, trova il proprio fondamento costituzionale negli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione; sanzionare le aziende che violano la normativa italiana significa proteggere i valori che il nostro legislatore ha voluto proteggere, la dignità della donna in primis , ma, soprattutto, quello di certezza del diritto, principio fondamentale in "uno stato di diritto, anch'esso un bene universale e assolutamente primario, e che include il rispetto delle procedure, la qualità della comunicazione politica e pubblica, l'indipendenza della giurisdizione", si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze ed eventualmente in modo congiunto, non considerino necessario attivarsi con sollecitudine per eseguire gli opportuni accertamenti e valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti in relazione ai fatti descritti, assicurando il rispetto dei dettami costituzionali e normativi vigenti nel nostro ordinamento e posti a presidio di una piena ed effettiva tutela di diritti inviolabili. Atto n. 4-04756 BATTISTONI GALLONE MASINI BERARDI MALLEGNI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: ai sensi del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, è stato avviato dalla SOGIN S.p.A. un procedimento per la localizzazione, la costruzione e l'esercizio del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e del parco tecnologico sulla base della proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI); SOGIN, dopo aver ricevuto il nulla osta dai Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha pubblicato sul sito internet "depositonazionale", nella notte tra il 4 ed il 5 gennaio 2021, la proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, con l'ordine delle aree idonee identificate sulla base delle caratteristiche tecniche socio-ambientali, il progetto preliminare e la relativa documentazione; le osservazioni e le proposte tecniche potranno essere formulate dalle Regioni, dagli enti locali e dai soggetti portatori di interessi qualificati, soltanto nei 60 giorni successivi alla pubblicazione del 5 gennaio 2021, nonostante, soprattutto, i Comuni italiani non dispongano di risorse professionali interne per redigerle, si chiede di sapere: quali siano le ragioni per cui non si sia preventivamente convocata la Conferenza Stato-Regioni, o la Conferenza Stato-Città, per spiegare e informare le comunità interessate prima dell'avvenuta pubblicazione del piano; se si sia tenuto conto, nella stesura del piano, delle servitù che i territori già scontano; se sia intenzione del Governo ampliare l'arco temporale ad almeno 120 giorni, in luogo dei 60 attuali, a disposizione delle Regioni, degli enti locali e dei privati portatori di interessi per la stesura delle osservazioni al piano; se la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee tenga conto dei piani urbanistici e paesaggistici delle Regioni, oppure se nella stesura del piano questo aspetto sia stato tralasciato. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02211 del senatore Centinaio ed altri, sul blocco delle importazioni in Cina di carne suina italiana; 3-02212 del senatore Bergesio ed altri, su iniziative a sostegno del comparto zootecnico da latte italiano; 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo): 3-02209 del senatore Centinaio, sulla creazione di corridoi turistici verso mete "COVID free " anche in Italia; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02208 della senatrice Iori ed altri, sulla vaccinazione prioritaria delle persone disabili e dei loro caregiver ; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-02210 della senatrice La Mura, sulla realizzazione di un lido attrezzato comunale a Montecorice (Salerno). Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 3-02189 della senatrice Conzatti.