Document Type: sommcomm
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª) 255 STEFANO La seduta inizia alle ore 15,20. SINDACATO ISPETTIVO Interrogazione Il PRESIDENTE ricorda che le senatrici Garavini e Ginetti hanno presentato l'interrogazione n. 3-02450 sull'uso della lingua italiana nelle sedi procedurali delle Istituzioni europee e dà la parola al sottosegretario Amendola per lo svolgimento della risposta orale. Il rappresentante del GOVERNO, dopo aver ringraziato le senatrici Garavini e Ginetti, ricorda che il Governo italiano adotta da anni una posizione molto netta a difesa della diversità linguistica nell'Unione europea e a sostegno del ruolo della lingua italiana e la sua diffusione a Bruxelles. Su questo terreno è nota la nostra ostilità all'imposizione di un "trilinguismo" de facto (inglese-francese-tedesco), cui continuiamo ad opporci con un'attiva e costante opera di sensibilizzazione a livello diplomatico e  ove necessario  giudiziario nelle sedi competenti. La strategia a difesa dell'italiano in sede UE comporta ogni anno un importante investimento finanziario per il tramite del contributo versato dall'Italia al bilancio UE per le spese di interpretariato. Il contributo  rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi anni nonostante le politiche di austerità e la crisi economica  consente di mantenere l'italiano lingua viva e adoperata nel corso delle riunioni dei comitati tecnici della galassia decisionale brussellese, con indubbio vantaggio per una migliore articolazione e difesa degli interessi negoziali. La nostra azione viene svolta ad ogni livello, a Bruxelles e nelle Capitali, in stretto coordinamento con la Spagna, in maniera costante e incisiva. È un'attività per sua natura poco visibile, ma ha ottenuto successi non scontati. Fra questi, vi è la modalità di svolgimento della fase preselettiva dei concorsi dell'UE gestiti dall'EPSO ( European Personnel Selection Office ), relativamente ai quali, in alcune occasioni, è stato adottato il pentalinguismo in luogo del tradizionale triliguismo. L'Italia ha presentato sistematicamente ricorso alla Corte di Giustizia UE contro il tentativo di limitare le lingue di svolgimento delle prove all'inglese, al francese e al tedesco nella parte più importante della procedura. Il Tribunale e la Corte di Giustizia, in una serie di sentenze che definiscono un corpus giurisprudenziale ormai coeso, inaugurato dalla sentenza della Corte del 27 novembre 2012 (causa C-566/10), hanno accolto le fondate motivazioni italiane, imponendo alla Commissione europea e a EPSO il ripensamento delle modalità organizzative del concorso. Tale favorevole orientamento è stato ancora di recente confermato da due sentenze dello scorso mese di giugno, con le quali il Tribunale dell'Unione europea ha annullato altrettanti bandi in ragione della ritenuta sussistenza di una discriminazione basata sulla lingua. Ugualmente il trilinguismo è stato superato nei Consigli informali, ove l'italiano è sempre interpretato. Riguardo al ruolo della lingua inglese, pur essendo comprensibile che in alcuni contesti di lavoro si utilizzi una sola lingua veicolare, il regolamento n. 1/1958 è molto chiaro a tal proposito e tutte le lingue ufficiali dell'Unione hanno pari dignità. Il Sottosegretario assicura, quindi, che la difesa dell'italiano continuerà a rimanere una costante dell'azione diplomatica italiana a Bruxelles e ricorda che il 19 aprile è stata inaugurata la piattaforma digitale multilingue alla base della Conferenza sul futuro dell'Europa, per cui è stata garantita l'accessibilità in tutte le lingue dell'Unione, incluso l'Italiano. Interviene la senatrice GARAVINI ( IV-PSI ) in replica, esprimendo apprezzamento per l'attenzione e la sensibilità dimostrata dal Governo in merito al ruolo della lingua italiana nelle Istituzioni europee e auspica l'ulteriore perseguimento del più ampio riconoscimento dell'italiano nelle sedi procedurali, in attuazione del principio del multilinguismo. Segnala, infine, l'importanza della pubblicazione di tutti i concorsi europei in tutte le lingue compreso l'italiano e dell'opportunità di aumentare gli stanziamenti per il servizio di interpretariato. Il PRESIDENTE dichiara, quindi, conclusa la procedura di sindacato ispettivo. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA COM(2020) 93 Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi Doc n. COM(2021) 93 definitivo Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi (Seguito e conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea. Approvazione della risoluzione: Doc. XVIII -bis , n. 10, sui profili di conformità ai principi di sussidiarietà e proporzionalità) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 12 maggio. Il senatore NANNICINI ( PD ), relatore, presenta uno schema di risoluzione sulla proposta di direttiva in titolo, ricordando che essa mira a contrastare il persistere di un'applicazione inadeguata del diritto fondamentale alla parità retributiva tra uomini e donne e a garantire il rispetto di tale diritto in tutta l'UE, stabilendo norme in materia di trasparenza retributiva per consentire ai lavoratori di rivendicare il loro diritto alla parità retributiva. Ricorda, quindi, che la 14 a Commissione ha approfondito l'esame la proposta di direttiva, svolgendo le audizioni, il 25 maggio 2021, di rappresentanti delle principali parti sociali, ovvero CGIL, CISL, UIL e Confindustria. Ricorda, inoltre, la relazione del Governo, trasmessa alle Camere ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, in cui si ritiene l'iniziativa legislativa conforme all'interesse nazionale, e che l'11 a Commissione del Senato ha approvato, il 26 maggio 2021, una risoluzione favorevole, in cui si segnala la necessità di specificare in modo più preciso i criteri di valutazione e le metodologie idonee a evitare discriminazioni sul piano della parità salariale, compreso il concetto di lavoratore di riferimento ipotetico, e in cui si auspica di abbassare da 250 a 100 dipendenti (come previsto dalla vigente normativa nazionale) la soglia del numero dei lavoratori oltre la quale è previsto l'obbligo di fornire informazioni sul divario retributivo tra uomini e donne. Al riguardo, il Relatore dà conto della risposta della Commissione europea, del 16 agosto 2021, alla predetta risoluzione, in cui si chiariscono le motivazioni che sottendono le disposizioni oggetto delle osservazioni dell'11 a Commissione e assicurando che tale risoluzione farà parte delle note informative nell'ambito dei negoziati in corso tra i colegislatori e la Commissione ai fini dell'approvazione della proposta. Ritiene, quindi, di poter confermare l'orientamento favorevole circa il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità da parte della proposta di direttiva COM(2021) 93, e di segnalare che è attualmente all'esame della Camera dei deputati la proposta di legge in materia di parità retributiva (AC 522 e connessi), in cui si prevede una riduzione della predetta soglia relativa all'obbligo di fornire informazioni sul divario retributivo, da 100 a 50 dipendenti, e in cui si prevedono numerose altre misure e disposizioni che vanno nella direzione di una maggiore trasparenza retributiva, in linea con gli obiettivi contenuti nella proposta di direttiva COM(2021) 93, volti a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne. Interviene il sottosegretario AMENDOLA per esprimere la posizione favorevole del Governo sullo schema di risoluzione. Il PRESIDENTE , in assenza di ulteriori richieste di interventi e previa verifica della presenza del prescritto numero di senatori, pone ai voti lo schema di risoluzione, pubblicato in allegato al resoconto. La Commissione approva. AFFARI ASSEGNATI n. 765 Affare sulle possibili iniziative legislative della Commissione europea sulla delimitazione del territorio doganale dell'Unione europea Doc n. 765 Affare sulle possibili iniziative legislative della Commissione europea sulla delimitazione del territorio doganale dell'Unione europea (Seguito e conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento. Approvazione della risoluzione: Doc . XXIV, n. 51) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 21 luglio. Il senatore NANNICINI ( PD ), relatore, presenta uno schema di risoluzione, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato in titolo, ricordando che esso ha consentito di approfondire la normativa europea che regola la materia doganale in via generale e che disciplina le specificità riconosciute allo stato attuale e che potrebbero essere riconosciute in futuro. In tale contesto si inserisce, per quanto riguarda l'Italia, oltre al caso di Livigno e di Campione d'Italia, quest'ultimo recentemente ricompreso nel territorio doganale UE, anche la questione del porto franco di Trieste, nei suoi aspetti normativi europei e internazionali. Al riguardo ricorda che, anche su sollecitazione del Consiglio regionale della regione Friuli Venezia Giulia e di alcune associazioni di categoria, si è profilata l'ipotesi di intervenire presso le competenti autorità nazionali e dell'Unione europea, per promuovere e sostenere la piena attuazione delle previsioni giuridiche inerenti al regime di extraterritorialità doganale dei punti franchi del porto di Trieste. A tal fine, la Commissione ha svolto le audizioni di rappresentanti di Confetra Friuli-Venezia Giulia, del Presidente del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia e di rappresentanti dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, l'8 giugno 2021. Evidenziando, quindi, le argomentazioni di merito, emerse dai lavori di approfondimento, relativamente all'opportunità dell'esclusione dal territorio doganale europeo del Punto franco di Trieste, attualmente inquadrato nel regime delle zone franche di cui agli articoli 243 e seguenti del regolamento (UE) n. 952/2013, propone di esprimere la necessità che la Commissione europea, anche su richiesta del Governo italiano, attivi la procedura legislativa europea per l'esclusione dei punti franchi del Porto di Trieste dal territorio doganale dell'Unione europea, mediante una modifica dell'articolo 4 del regolamento (UE) n. 952/2013, istitutivo del codice doganale dell'Unione, in ragione dell'origine internazionale dello speciale regime del Porto franco di Trieste, derivante dall'applicazione dell'Allegato VIII al Trattato di pace tra l'Italia e le potenze alleate e associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, confermato nel memorandum di Londra del 5 ottobre 1954 e nella dichiarazione a verbale del Consiglio e della Commissione resa in occasione dell'adozione del regolamento (CEE) n. 2504/88, del 25 luglio 1988, relativo alle zone franche e ai depositi franchi. A tal fine, propone inoltre di disporre che la risoluzione sia inviata alla Commissione europea, nell'ambito del dialogo politico con i Parlamenti nazionali, e al Governo, ai sensi dell'articolo 7 della legge n. 234 del 2012. Interviene il sottosegretario AMENDOLA per esprimere la posizione favorevole del Governo sullo schema di risoluzione, ritenendo che la proposta di modifica del all'articolo 4 del regolamento (UE) n. 952/2013, finalizzata a mutare l'attuale status doganale del Porto Libero di Trieste da "regime di zona franca europea" a quello di "luogo escluso dal territorio doganale dell'UE", appare in linea con l'Allegato VIII del Trattato di pace tra l'Italia e le potenze alleate e associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, in cui si contempla la creazione del Libero Porto di Trieste, sottoposto alle autorità del Libero Territorio di Trieste e caratterizzato da un peculiare regime di libera circolazione di merci e servizi senza il pagamento di oneri doganali (extradoganalità). Il PRESIDENTE , in assenza di ulteriori richieste di interventi e previa verifica della presenza del prescritto numero di senatori, pone ai voti lo schema di risoluzione, pubblicato in allegato al resoconto. La Commissione approva. IN SEDE CONSULTIVA AS 2353 Delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari DDL 2353 Delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari (Parere alla 2 a Commissione. Esame e rinvio) La senatrice RICCIARDI ( M5S ), relatrice, introduce l'esame del disegno di legge in titolo, che prevede una serie di deleghe al Governo, che dovranno essere esercitate entro un anno dall'entrata in vigore della legge, e che contiene novelle al codice penale e al codice di procedura penale, immediatamente precettive. Le disposizioni del disegno di legge sono riconducibili a diverse finalità, tra le quali è preminente l'esigenza di accelerare il processo penale anche attraverso una sua deflazione e la sua digitalizzazione. Misure sono rivolte al potenziamento delle garanzie difensive e della tutela della vittima del reato. Una innovativa disciplina concerne la ragionevole durata del giudizio di impugnazione, del quale è prevista l'improcedibilità in caso di eccessiva durata. Per quanto riguarda le disposizioni volte alla deflazione e accelerazione del processo penale, l'articolo 1, comma 9, detta principi e criteri direttivi volti a riformare alcuni profili della disciplina in materia di indagini preliminari e udienza preliminare. L'articolo 1, comma 10, detta principi e criteri direttivi per la riforma dei riti alternativi, finalizzati ad estenderne l'applicabilità ed a renderli maggiormente appetibili, con effetti deflattivi del rito dibattimentale. L'articolo 1, comma 11, con riguardo al giudizio dibattimentale, contiene alcune direttive specificamente rivolte all'obiettivo dell'accelerazione del procedimento. L'articolo 1, comma 12, delega il Governo ad intervenire sulla disciplina dei procedimenti attribuiti alla competenza del giudice monocratico in cui non si fa luogo ad udienza preliminare e l'esercizio dell'azione penale avviene con citazione diretta a giudizio. Esigenze di deflazione sono alla base anche della riforma proposta per il sistema delle impugnazioni dall'articolo 1, comma 13, riguardanti sia il giudizio di appello che quello in Cassazione. Finalità deflattive del processo penale persegue anche l'articolo 1, comma 15 del disegno di legge, che delega il Governo a intervenire sulla disciplina delle condizioni di procedibilità, ampliando l'ambito di applicazione della procedibilità a querela. Anche il potenziamento degli istituti della non punibilità per tenuità del fatto e della messa alla prova, previsto dall'articolo 1, commi 21 e 22, del disegno di legge, dovrebbe consentire di ridurre le ipotesi nelle quali il procedimento penale giunge al dibattimento. Presentano una finalità deflattiva anche alcuni principi di delega relativi alla revisione del sistema sanzionatorio penale. Infine, l'articolo 1, comma 23, prevede una delega al Governo in materia di contravvenzioni. Il provvedimento promuove anche la finalità della digitalizzazione del processo penale e, più in generale, l'impiego delle nuove tecnologie con finalità di velocizzazione e risparmio. A tal fine, l'articolo 1, comma 5, reca principi e criteri direttivi cui devono ispirarsi i decreti attuativi della delega in tema di processo penale telematico. L'articolo 1, comma 8, delega il Governo ad individuare i casi in cui, con il consenso delle parti, la partecipazione all'atto del procedimento o all'udienza può avvenire a distanza o da remoto. A supporto del processo di digitalizzazione, l'articolo 2, commi 18-19, prevede l'approvazione di un piano triennale per la transizione digitale della amministrazione della giustizia. L'articolo 2, commi 20-21, consente inoltre al Ministro della giustizia di costituire e disciplinare un Comitato tecnico-scientifico quale organismo di consulenza e supporto nelle decisioni connesse alla digitalizzazione del processo. Ulteriori principi di delega sono finalizzati alla necessità di bilanciare le esigenze di velocizzazione del procedimento con quelle di mantenere elevate garanzie difensive. Va in questa direzione l'articolo 1, comma 6, che reca principi e criteri direttivi per la modifica della disciplina delle notificazioni all'imputato. L'articolo 1, comma 7, detta principi e criteri direttivi per la riforma della disciplina del processo in assenza dell'imputato, al fine di adeguarla al diritto dell'Unione europea con particolare riferimento alla direttiva (UE) 2016/343, che tratta, oltre che della presunzione di innocenza, anche del diritto di presenziare al processo. L'articolo 1, comma 24, delega il Governo ad affermare il diritto della persona sottoposta alle indagini (e dei soggetti interessati) a proporre opposizione al GIP avverso il decreto di perquisizione al quale non abbia fatto seguito un provvedimento di sequestro. L'articolo 1, comma 25, introduce uno specifico criterio di delega in base al quale il Governo dovrà prevedere che il decreto di archiviazione e la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione costituiscano titolo per l'emissione di un provvedimento di deindicizzazione che, nel rispetto della normativa europea in materia di dati personali, garantisca in modo effettivo il diritto all'oblio degli indagati o imputati. L'articolo 2, comma 14, estende l'obbligo di comunicazione anche al difensore delle dichiarazioni e richieste, dell'imputato detenuto e dell'imputato in stato di arresto o di detenzione domiciliare o custodito in un luogo di cura. La riforma include anche disposizioni per il rafforzamento degli istituti di tutela della vittima del reato e per l'introduzione di una disciplina organica sulla giustizia riparativa, anche in attuazione di direttive dell'Unione europea. In particolare, l'articolo 1, comma 18, detta principi e criteri direttivi per introdurre una disciplina organica della giustizia riparativa. L'articolo 2, commi 11-13, con disposizioni immediatamente precettive, integra le disposizioni a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere introdotte con legge n. 69 del 2019 (c.d. Codice rosso). Un'ulteriore disposizione (articolo 2, comma 15) è volta ad inserire tra i delitti per i quali è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza quello di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. La riforma penale in esame, con l'articolo 2, comma 1, interviene con disposizioni immediatamente prescrittive sulla disciplina della prescrizione dei reati contenuta nel codice penale. In particolare, si conferma la regola, introdotta con la legge n. 3 del 2019 (c.d. Spazzacorrotti), secondo la quale il corso della prescrizione del reato si blocca con la sentenza di primo grado, sia essa di assoluzione o di condanna. Parallelamente, sempre con previsione immediatamente prescrittiva, l'articolo 2, commi 2-6, introduce nel codice di procedura penale l'istituto dell'improcedibilità per superamento dei termini di durata massima del giudizio di impugnazione. Con l'inserimento dell'articolo 344- bis si prevedono termini di durata massima dei giudizi di impugnazione individuati rispettivamente in 2 anni per l'appello e un anno per il giudizio di cassazione: la mancata definizione del giudizio entro tali termini comporta la declaratoria di improcedibilità dell'azione penale. Tuttavia, i termini di durata dei giudizi di impugnazione, che sono sospesi negli stessi casi in cui è prevista la sospensione della prescrizione, possono essere prorogati dal giudice che procede secondo una disciplina differenziata per tipologia di reato. Infine, il provvedimento contiene una serie di disposizioni di delega riconducibili all'esigenza di razionalizzare alcuni specifici istituti processuali. In particolare, l'articolo 1, comma 14, delega il Governo ad intervenire in materia di amministrazione dei beni in sequestro e di esecuzione della confisca; l'articolo 1, comma 17, interviene sul procedimento di esecuzione della pena pecuniaria con la finalità dichiarata di restituirle effettività. L'articolo 2, commi da 7 a 10, introduce specifiche disposizioni, immediatamente precettive, volte ad assicurare la più compiuta identificazione di alcune categorie di persone sottoposte al procedimento penale. Ulteriori misure sono previste dal disegno di legge con finalità di supporto all'implementazione della riforma con riferimento all'istituzione di un Comitato tecnico-scientifico, per la consulenza e il supporto nella valutazione periodica del raggiungimento degli obiettivi di accelerazione e semplificazione del procedimento penale (articolo 2, commi 16-17) e con riferimento alla disciplina vigente dell'ufficio per il processo istituito presso i tribunali e le corti d'appello (articolo 1, commi 26-28). Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. AS 2371 Conversione in legge del decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, recante misure urgenti in materia di crisi d'impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia DDL 2371 Conversione in legge del decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, recante misure urgenti in materia di crisi d'impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia (Parere alle Commissioni 2 a e 10 a riunite. Esame e rinvio) La senatrice RICCIARDI ( M5S ), relatrice, introduce l'esame del disegno di legge in titolo, di conversione in legge del decreto-legge n. 118, recante misure urgenti in materia di crisi d'impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia. Il decreto in conversione si compone di tre capi: il Capo I (articoli 1-23), recante norme in materia di crisi d'impresa e di risanamento aziendale, è volto a fornire a tutte le imprese commerciali e agricole, indipendentemente dalle dimensioni, nuovi strumenti per prevenire o affrontare situazioni di crisi; il Capo II (articoli 24-26) reca norme in materia di giustizia; il Capo III (articolo 27) reca disposizioni transitorie. In particolare, l'articolo 1 differisce al 16 maggio 2022 l'entrata in vigore del Codice della crisi d'impresa, attualmente fissata al 1° settembre 2021; mentre per ciò che concerne il Titolo II del Codice stesso, in materia di procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, è prevista l'entrata in vigore il 31 dicembre 2023. Ciò in quanto, negli articoli successivi del provvedimento in oggetto, sono previste nuove misure di gestione delle crisi, ritenute più adatte a fronteggiare la congiuntura economica causata dalla pandemia. L'articolo 2 introduce lo strumento denominato "composizione negoziata della crisi d'impresa", attivabile su richiesta dell'imprenditore commerciale o agricolo in situazione di potenziale crisi o insolvenza. L'imprenditore può chiedere alla camera di commercio la nomina di un esperto che agevola le trattative tra imprenditore, creditori e eventuali altri soggetti. Gli articoli 3 e 4 definiscono la procedura di nomina e i requisiti dell'esperto, i cui elenchi sono tenuti dalle camere di commercio di ciascun capoluogo di regione. Si tratta, fra l'altro, di dottori commercialisti, esperti contabili, avvocati, consulenti del lavoro che hanno svolto attività nel campo delle ristrutturazioni aziendali e di crisi d'impresa. L'esperto è tenuto ad operare in modo professionale, riservato, imparziale e indipendente. L'articolo 5 regola l'accesso alla composizione negoziata e il funzionamento. L'istanza di nomina dell'esperto viene presentata tramite una apposita piattaforma telematica; l'imprenditore deve indicare determinati dati contabili che forniscono il quadro generale della situazione contabile e debitoria dell'impresa. L'esperto nominato, una volta accettato l'incarico, convoca l'imprenditore e verifica le prospettive di risanamento; ove ritenga sussistere concrete possibilità di risanamento, l'esperto incontra le altre parti interessate, prospettando possibili strategie. L'incarico dell'esperto si considera concluso qualora entro 180 giorni non siano state individuate soluzioni adeguate. L'articolo 6 regola la possibilità per l'imprenditore di chiedere misure protettive del patrimonio con l'istanza di nomina dell'esperto o con successiva istanza; dalle misure protettive sono esclusi i diritti di credito dei lavoratori. L'articolo 7 reca disposizioni sul procedimento, di carattere giudiziale, relativo alle misure protettive e cautelari. Detto procedimento è caratterizzato da una particolare celerità, in quanto si inserisce all'interno del percorso negoziale della durata massima di 180 giorni. L'articolo 8 prevede che l'attivazione della composizione negoziata della crisi di impresa comporti la sospensione degli obblighi previsti dagli articoli 2446 (riduzione del capitale per perdite) e 2447 (riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale) del codice civile. L'articolo 9 prevede che con l'attivazione della composizione negoziata l'imprenditore conservi la gestione ordinaria e straordinaria dell'impresa. L'articolo 10 reca norme specifiche sulle autorizzazioni del tribunale durante la procedura negoziata, con riferimento ai finanziamenti prededucibili e alla cessione di impresa; il successivo articolo 12 regola la conservazione degli effetti di tali atti autorizzati. L'articolo 11 reca norme concernenti i possibili sbocchi della composizione negoziata, fra i quali contratti con i creditori, convenzione di moratoria, piano di risanamento, concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio come regolato al successivo articolo 18, procedure fallimentari. L'articolo 13 è volto a rendere accessibile la composizione negoziata a gruppi di imprese. L'articolo 14 prevede misure premiali di natura fiscale connesse al ricorso alla composizione negoziata, in continuità con alcune disposizioni contenute nel Codice della crisi d'impresa. L'articolo 15 dispone che l'organo di controllo societario segnali all'organo amministrativo la sussistenza dei presupposti per fare ricorso alla composizione negoziata. L'articolo 16 reca norme di dettaglio sul compenso dell'esperto, che è a carico dell'imprenditore. L'articolo 17 consente l'accesso alla composizione negoziata da parte delle imprese di minori dimensioni. L'articolo 18 istituisce la nuova procedura del concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio, quale possibile esito della composizione negoziata, in alternativa agli strumenti previsti dalla legge fallimentare; il successivo articolo 19 detta la conseguente disciplina di liquidazione del patrimonio. Gli articoli da 20 a 23 introducono modifiche alla legge fallimentare, al fine di favorire strumenti alternativi al fallimento. Per quanto riguarda le norme in materia di giustizia, l'articolo 24 prevede l'aumento di 20 unità del personale della magistratura ordinaria al fine di far fronte all'adeguamento della normativa nazionale al regolamento UE per l'attuazione di una cooperazione rafforzata sull'istituzione della Procura europea ("EPPO"). L'articolo 25 reca misure in materia di semplificazione delle procedure di pagamento degli indennizzi per equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, attraverso una modifica alla c.d. "legge Pinto" (legge n. 89 del 2001). L'articolo 26 reca disposizioni per la semplificazione del procedimento di assegnazione delle risorse del Fondo unico giustizia. L'articolo 27 reca una disposizione transitoria che differisce al 15 novembre 2021 l'entrata in vigore di alcune norme (articolo 2; articolo 3, commi 6, 7, 8 e 9; articoli da 4 a 19), al fine di consentire la realizzazione della piattaforma, la formazione dell'elenco e la formazione degli esperti prima dell'entrata in vigore dell'istituto della composizione negoziata. Il senatore Simone BOSSI chiede delucidazioni in merito ai costi relativi all'assunzione delle 20 unità per la Procura europea, nonché in merito alle modalità di selezione di tali unità di personale. La relatrice RICCIARDI si riserva di svolgere un approfondimento sui dettagli relativi alle disposizioni dell'articolo 24 del decreto-legge. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. AG 271 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/713 relativa alla lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti e che sostituisce la decisione quadro 2001/413/GAI del Consiglio Doc n. 271 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/713 relativa alla lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti e che sostituisce la decisione quadro 2001/413/GAI del Consiglio (Osservazioni alla 2 a Commissione. Esame e rinvio) La senatrice MASINI ( FIBP-UDC ), relatrice, introduce l'esame dello schema di decreto legislativo in titolo, di attuazione della direttiva (UE) 2019/713, relativa alla lotta contro le frodi mediante mezzi di pagamento diversi dai contanti, in forza della delega legislativa contenuta nella legge di delegazione europea 2019-2020 (legge 22 aprile 2021, n. 53). La Relatrice ricorda anzitutto che la direttiva stabilisce le norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni nelle materie di frode e di falsificazione di mezzi di pagamento diversi dai contanti, facilita la prevenzione di detti reati, nonché la prestazione di assistenza e il sostegno alle vittime. La direttiva è stata adottata in base all'articolo 83, paragrafo 1, del TFUE, che fonda la competenza dell'Unione a legiferare in materia di «definizione dei reati e delle sanzioni in sfere di criminalità particolarmente grave», tra cui la «contraffazione dei mezzi di pagamento». Lo schema di decreto in esame si compone di 6 articoli. L'articolo 1 reca le definizioni utilizzate nel provvedimento. L'articolo 2 apporta le modifiche al codice penale conseguenti alle previsioni della direttiva. Si tratta in particolare di modifiche all'articolo 493- ter che, oltre alla punibilità delle condotte illecite che hanno ad oggetto carte di credito o di pagamento ovvero di altri documenti che abilitano al prelievo di denaro contante o all'acquisto di beni o alla prestazione di servizi, punirà anche le condotte aventi ad oggetto «strumenti di pagamento immateriali». Si introduce nel codice penale anche un nuovo articolo 493- quater , che punirà la detenzione e diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a commettere reati riguardanti strumenti di pagamento diversi dai contanti. Infine, si prevede un aggravamento di pena per il reato di frode informatica di cui all'articolo 640- ter del codice penale nel caso in cui la condotta illecita «produce un trasferimento di denaro, di valore monetario o di valuta virtuale». L'articolo 3 attua la direttiva nella parte in cui richiede l'introduzione della responsabilità delle persone giuridiche e modifica conseguentemente il decreto legislativo n. 231 del 2001. L'articolo 4 prevede che il Ministero della giustizia fornisca annualmente alla Commissione europea informazioni e dati statistici concernenti l'attuazione della direttiva. L'articolo 5 individua il punto di contatto operativo nazionale per lo scambio di informazioni con le autorità degli altri Stati membri. L'articolo 6 reca la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI Il PRESIDENTE comunica che la Presidenza del Senato ha autorizzato la pubblicità dei lavori per il prosieguo dell'esame congiunto del disegno di legge n. 2169 e dei Documenti LXXXVI, n. 4 e LXXXVII, n. 4, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento. Poiché non vi sono osservazioni, tale forma di pubblicità è dunque adottata per il prosieguo dei lavori. La Commissione conviene. IN SEDE REFERENTE AS 2169 Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2019-2020 DDL 2169 Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2019-2020 Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2020 Doc Doc. LXXXVI, n. 4 Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2021 Doc Doc. LXXXVII, n. 4 Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2020 (Seguito dell'esame congiunto e rinvio) Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta del 27 luglio. Il PRESIDENTE comunica che le riformulazioni 17.0.2 (testo 4) e 36.0.2 (testo 6), già presentate nella seduta del 3 agosto 2021, sono pubblicate in allegato al resoconto di seduta e che sono state presentate le riformulazioni 17.0.2 (testo 5) e 17.0.4 (testo 3), anch'esse pubblicate in allegato al resoconto. Infine, comunica che la senatrice Garavini ha ritirato gli emendamenti 4.0.4 (testo 2) e 30.0.1 (testo 3), trasformandoli rispettivamente negli ordini del giorno G/2169/7/14 e G/2169/8/14, pubblicati in allegato al resoconto. Il seguito dell'esame congiunto è rinviato ad altra seduta. ANTICIPAZIONE DELLA SEDUTA DI DOMANI Il PRESIDENTE avverte che la seduta pomeridiana della Commissione, già convocata domani, mercoledì 8 settembre 2021, alle ore 14, è anticipata alle ore 10. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16,20. Allegato RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE SUL PROGETTO DI ATTO LEGISLATIVO DELL'UNIONE EUROPEA N. COM(2021) 93 DEFINITIVO ( Doc. XVIII- bis , n. 10) SUI PROFILI DI CONFORMITÀ AI PRINCIPI DI SUSSIDIARIETÀ E PROPORZIONALITÀ RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE SUL PROGETTO DI ATTO LEGISLATIVO DELL'UNIONE EUROPEA N. COM(2021) 93 DEFINITIVO ( Doc. XVIII- bis , n. 10) SUI PROFILI DI CONFORMITÀ AI PRINCIPI DI SUSSIDIARIETÀ E PROPORZIONALITÀ La Commissione, considerato che: - la proposta di direttiva COM(2021) 93 mira a contrastare il persistere di un'applicazione inadeguata del diritto fondamentale alla parità retributiva tra uomini e donne e a garantire il rispetto di tale diritto in tutta l'UE, stabilendo norme in materia di trasparenza retributiva per consentire ai lavoratori di rivendicare il loro diritto alla parità retributiva; - in tal senso, nonostante l'esistenza di un quadro giuridico europeo sulla garanzia della parità retributiva, che comprende la direttiva 2006/54/CE sulle pari opportunità e la parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, integrata nel 2014 da una raccomandazione della Commissione sulla trasparenza retributiva, l'effettiva attuazione e applicazione di tale principio nella pratica continua a rappresentare una sfida nell'UE, tanto che il divario retributivo di genere nell'Unione continua ad attestarsi intorno al 14 per cento, ostacolato in particolar modo dalla mancanza di un'adeguata trasparenza retributiva; - la Commissione europea ha annunciato, nella Strategia per la parità di genere 2020-2025 (COM(2020) 152) il suo impegno volto a promuovere ulteriori misure giuridiche per affrontare il problema dell'inadeguata applicazione pratica del diritto alla parità retributiva, dovuta, in particolare, alla mancanza di trasparenza nei sistemi retributivi, alla mancanza di certezza giuridica sul concetto di "lavoro di pari valore" e alla presenza di ostacoli procedurali per un'adeguata tutela giurisdizionale; valutata la relazione del Governo, trasmessa alle Camere ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, in cui si ritiene l'iniziativa legislativa conforme all'interesse nazionale, valutando che le misure contenute nella proposta, volte a una maggiore trasparenza retributiva, non comportano oneri significativi per le imprese e al contempo consentono una maggiore capacità delle imprese di trattenere i lavoratori dipendenti e una maggiore produttività e redditività economica. Secondo il Governo, la società nel suo insieme trarrà beneficio da una maggiore parità retributiva, poiché da essa deriva una migliore allocazione e un miglior utilizzo delle risorse, una riduzione delle disuguaglianze e un rafforzamento dello sviluppo economico sostenibile; rilevato che: - 22 Camere dei Parlamenti nazionali dell'Unione europea risultano avere in esame o esaminato la proposta, senza che siano state sollevate criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità; - per quanto riguarda il Senato italiano, la 14 a Commissione ha esaminato la proposta di direttiva e ha sentito in audizione, il 25 maggio 2021, i rappresentanti delle principali parti sociali, ovvero CGIL, CISL, UIL e Confindustria; - l'11 a Commissione (Lavoro) del Senato ha svolto un lavoro di esame e di approfondimento sulla proposta, e ha approvato, il 26 maggio 2021, una risoluzione  trasmessa al Governo e alle Istituzioni europee  in cui si esprime un posizione favorevole e in cui si segnala la necessità di specificare in modo più preciso i criteri di valutazione e le metodologie idonee a evitare discriminazioni sul piano della parità salariale, compreso il concetto di lavoratore di riferimento ipotetico, e in cui si auspica di abbassare da 250 a 100 dipendenti (come previsto dalla vigente normativa nazionale) la soglia del numero dei lavoratori oltre la quale è previsto l'obbligo di fornire informazioni sul divario retributivo tra uomini e donne; - la Commissione europea ha risposto, in data 16 agosto 2021, alla predetta risoluzione, chiarendo le motivazioni che sottendono le disposizioni oggetto delle osservazioni dell'11 a Commissione e assicurando che tale risoluzione farà parte delle note informative nell'ambito dei negoziati in corso tra i colegislatori e la Commissione ai fini dell'approvazione della proposta; ritiene di poter confermare l'orientamento favorevole circa il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità da parte della proposta di direttiva COM(2021) 93; segnala, infine, che è attualmente all'esame della Camera dei deputati la proposta di legge in materia di parità retributiva (AC 522 e connessi), in cui si prevede una riduzione della predetta soglia relativa all'obbligo di fornire informazioni sul divario retributivo, da 100 a 50 dipendenti, e in cui si prevedono numerose altre misure e disposizioni che vanno nella direzione di una maggiore trasparenza retributiva, in linea con gli obiettivi contenuti nella proposta di direttiva COM(2021) 93, volti a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne. Allegato RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 765 ( Doc. XXIV, n. 51) La Commissione, premesso che: - l'affare assegnato relativo a "Le possibili iniziative legislative della Commissione europea sulla delimitazione del territorio doganale dell'Unione europea" (Atto n. 765), deferito dalla Presidenza del Senato alla 14 a Commissione il 25 marzo 2021, ha consentito di approfondire la normativa europea che regola la materia doganale in via generale e che disciplina le specificità riconosciute allo stato attuale e che potrebbero essere riconosciute in futuro; - in tale contesto si inserisce, per quanto riguarda l'Italia, oltre al caso di Livigno e di Campione d'Italia, quest'ultimo recentemente ricompreso nel territorio doganale UE, anche la questione del porto franco di Trieste, nei suoi aspetti normativi europei e internazionali; - anche su sollecitazione del Consiglio regionale della regione Friuli Venezia Giulia e di alcune associazioni di categoria, si è profilata l'ipotesi di intervenire presso le competenti autorità nazionali e dell'Unione europea, per promuovere e sostenere la piena attuazione delle previsioni giuridiche inerenti il regime di extraterritorialità doganale dei punti franchi del porto di Trieste; - tenuto conto delle audizioni di rappresentanti di Confetra Friuli-Venezia Giulia, del Presidente del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia e di rappresentanti dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, svolte l'8 giugno 2021; considerato che: - l'articolo 4 del regolamento (UE) n. 952/2013, istitutivo del codice doganale dell'Unione, delinea i confini del territorio doganale dell'UE, in cui vi rientra "il territorio della Repubblica italiana, a eccezione del comune di Livigno", in seguito alla modifica apportata dal regolamento (UE) 2019/474 che ha abrogato l'eccezione del comune di Campione d'Italia e le acque nazionali del Lago di Lugano; - l'esclusione dal territorio doganale europeo si differenzia dal regime delle zone franche di cui agli articoli 243 e seguenti del regolamento (UE) n. 952/2013, in cui vi rientra attualmente il Punto franco di Trieste, in quanto queste ultime sono parte integrante del territorio doganale dell'Unione, sottoposte ad agevolazioni doganali specifiche, tra cui l'esenzione dal dazio all'importazione di merci provenienti da Paesi terzi, ma non anche la libera lavorazione industriale delle stesse; - l'articolo 351 del TFUE prevede che le disposizioni dei Trattati non pregiudicano i diritti e gli obblighi derivanti da convenzioni concluse anteriormente al 1° gennaio 1958, consentendo, in questo caso, l'esclusione dal codice doganale dell'Unione di quei territori già regolati doganalmente in modo specifico da trattati internazionali anteriori a tale data; - in tal senso, il Porto franco di Trieste, istituito già nel 1719 con patente dell'Imperatore Carlo VI D'Asburgo, trae origine, nel suo status attuale, dal Trattato di Pace di Parigi, del 10 febbraio 1947, con cui si dispone la creazione, nel Territorio Libero di Trieste, di un porto franco doganale (Allegato VIII), e pertanto può rientrare nella clausola di salvaguardia di cui all'articolo 351 del TFUE, che consente l'esclusione dal territorio doganale dell'Unione; - lo speciale regime internazionale dei punti franchi del Porto di Trieste era, peraltro, già stato riconosciuto dal Consiglio dell'Unione europea e dalla Commissione europea, in base all'articolo 234 del Trattato istitutivo della Comunità economica europea (CEE), corrispondente al vigente citato articolo 351 del TFUE, quando, in occasione dell'adozione del regolamento (CEE) n. 2504/88, del 25 luglio 1988, relativo alle zone franche e ai depositi franchi (ora trasfuso nel codice doganale comunitario), è stata resa la dichiarazione a verbale del Consiglio e della Commissione, secondo cui: "Per quanto concerne i problemi relativi all'applicazione del presente Regolamento al territorio della Repubblica italiana, il Consiglio e la Commissione riconoscono, su comunicazione della delegazione italiana e in relazione con l'articolo 234 del Trattato, che: Il porto franco di Trieste è stato istituito dall'allegato VIII del Trattato di pace tra l'Italia e le potenze alleate e associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, e ha formato oggetto del memorandum di Londra del 5 ottobre 1954; rilevato che l'eventuale extraterritorialità doganale del Porto franco di Trieste, a differenza del suo attuale regime di zona franca europea, consentirebbe la lavorazione industriale di semilavorati o materie prime importate in esenzione dal dazio e dall'IVA, e quindi la produzione di beni con origine "europea" o " made in Italy ", in base alla regola doganale del luogo dell'ultima trasformazione sostanziale, e la loro esportazione a Paesi terzi in esenzione dalle imposte doganali, con un evidente vantaggio economico per il Paese terzo importatore, nonché come volano per lo sviluppo dell'economia industriale e dei servizi del territorio di Trieste e per l'intero Paese, e come prestigio per un porto a forte vocazione internazionale con un bacino di utenza che si stende su tutta l'area dell'Europa centrale; rilevato, inoltre, che: - il regime di lavorazione industriale delle merci provenienti dallo Stato estero non genererebbe un minor introito di risorse proprie dell'Unione europea, né minori dazi o IVA all'importazione per lo Stato, in quanto tale genere di lavorazioni, qualora venissero effettuate sul territorio unionale nella procedura ordinaria del perfezionamento attivo, comunque non genererebbero un dazio, poiché lo stesso verrebbe sospeso fino all'ottenimento del prodotto finito e che, qualora il prodotto finito venisse destinato ad un Paese terzo, il dazio stesso non verrebbe mai assolto; - qualora il prodotto finito ottenuto dalla lavorazione delle merci estere nel porto franco doganale venisse introdotto in consumo nel territorio doganale dell'Unione europea, le materie prime immesse in produzione o il prodotto finito stesso verrebbero assoggettati a dazio ed IVA al pari di altri prodotti importati da Paesi terzi, così come il prodotto finito di una lavorazione effettuata sul territorio doganale unionale con perfezionamento attivo verrebbe assoggettato a dazio ed IVA; ritiene, pertanto, necessario che la Commissione europea, anche su richiesta del Governo italiano, attivi la procedura legislativa europea per l'esclusione dei punti franchi del Porto di Trieste dal territorio doganale dell'Unione europea, mediante una modifica dell'articolo 4 del regolamento (UE) n. 952/2013, istitutivo del codice doganale dell'Unione, in ragione dell'origine internazionale dello speciale regime del Porto franco di Trieste, derivante dall'applicazione dell'Allegato VIII al Trattato di pace tra l'Italia e le potenze alleate e associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, confermato nel memorandum di Londra del 5 ottobre 1954 e nella dichiarazione a verbale del Consiglio e della Commissione resa in occasione dell'adozione del regolamento (CEE) n. 2504/88, del 25 luglio 1988, relativo alle zone franche e ai depositi franchi; dispone che la presente risoluzione sia inviata alla Commissione europea, nell'ambito del dialogo politico con i Parlamenti nazionali, e al Governo, ai sensi dell'articolo 7 della legge n. 234 del 2012. Allegato