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Imposte e tasse - Accertamento della base imponibile IVA - Possibilità per l'Ufficio, secondo l'interpretazione della Corte di cassazione, di avvalersi di presunzioni semplici ricavate dai movimenti attivi e passivi dei conti correnti del contribuente, anche in relazione a periodi di imposta anteriori a quello in corso alla data di entrata in vigore della disposizione impugnata - Conseguente onere per il contribuente di allegazione di prove che non era tenuto a precostituirsi all'epoca dei fatti - Asserita lesione dei principi di uguaglianza, di irretroattività delle disposizioni tributarie, di capacità contributiva e di buon andamento della pubblica amministrazione - Omessa indicazione dei 'tertia comparationis', erroneo presupposto interpretativo circa l'asserita retroattività della disposizione denunciata - Manifesta infondatezza delle questioni.. Sono manifestamente infondate, in riferimento agli artt. 3, 23, 53 e 97 Cost., le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 51, secondo comma, numero 2), del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, come sostituito dall'art. 18, comma 2, lettera a ), della legge 30 dicembre 1991, n. 413 - il quale consente all'amministrazione finanziaria di assumere iniziative ispettive e di accertamento della base imponibile dell'IVA presso istituti di credito e di porre a base delle rettifiche e degli accertamenti i dati e gli elementi risultanti da tali indagini (se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto nelle dichiarazioni o che non si riferiscono ad operazioni imponibili), anche in relazione a periodi d'imposta anteriori a quello in corso alla data di entrata in vigore della suddetta legge n. 413 del 1991 (1° gennaio 1992). Esclusa la violazione dell'art. 3 Cost., essendo la questione formulata senza alcuna indicazione dei tertia comparationis che risultano solo genericamente richiamati, non sussiste né l'asserita violazione degli artt. 23 e 53 Cost., in quanto il giudice a quo muove dall'erroneo presupposto interpretativo che la norma denunciata abbia efficacia retroattiva, perché la suddetta norma è dettata con riferimento non già agli anni d'imposta oggetto delle indagini degli uffici tributari, ma esplica i suoi effetti solo sul piano istruttorio essendo rivolta all'acquisizione, da parte degli uffici stessi, di dati relativi ai conti correnti bancari e simili, concernenti qualsiasi periodo d'imposta e, quindi, anche i periodi - come quello al quale si riferisce il giudizio principale - anteriori al 1992, anno di entrata in vigore della suddetta legge n. 413 del 1991; nè quella dell'art. 97 Cost. poiché la norma denunciata non compromette né l'imparzialità né il buon andamento della pubblica amministrazione, limitandosi a chiarire quali presunzioni (oggettive, ragionevoli e relative) possono essere poste a base delle rettifiche e degli accertamenti tributari di cui agli artt. 54 e 55 del d.P.R. n. 633 del 1972. - In senso analogo, v. la citata ordinanza n. 260/2000. - Sulla presunzione basata sui dati bancari, v. le citate ordinanze n. 33/2002 e n. 260/2000. - Sull'evocato art. 23 Cost., nel senso che non stabilisce alcun principio di irretroattività della legge tributaria, v. la citata ordinanza n. 428/2006.