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Elezioni - Elezione della Camera dei deputati - Sistema elettorale introdotto dalla legge n. 52 del 2015 (c.d. Italicum) - Composizione delle liste dei candidati nei collegi plurinominali - Possibilità che, per effetto di essa, le liste di minoranza abbiano deputati eletti solo tra i capilista bloccati - Denunciata violazione del principio della libertà del voto - Insussistenza - Essenziali diversità del sistema censurato rispetto a quello ritenuto incostituzionale con la sentenza n. 1 del 2014 - Non fondatezza delle questioni.. Sono dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, lett. g), della legge n. 52 del 2015, e degli artt. 18-bis, comma 3, primo periodo, 19, comma 1, primo periodo, e 84, comma 1, del d.P.R. n. 361 del 1957, come modificati o sostituiti rispettivamente dall'art. 2, commi 10, lett. c), 11 e 26, della legge n. 52 del 2015 (c.d. Italicum), censurati dal Tribunale di Messina, in riferimento all'art. 48, secondo comma, Cost., in quanto - prevedendo che le liste dei candidati alla Camera dei deputati sono composte, nei singoli collegi plurinominali, da un capolista e da un elenco di candidati, tra i quali ultimi l'elettore può esprimere fino a due preferenze per candidati di sesso diverso scelti fra quelli non capilista - comportano che le liste di minoranza potrebbero avere deputati eletti solo tra i capilista bloccati. Mentre lede la libertà del voto un sistema elettorale con liste bloccate e lunghe di candidati, nel quale è in radice esclusa, per la totalità degli eletti, qualunque indicazione di consenso degli elettori, appartiene al legislatore la discrezionalità nella scelta della più opportuna disciplina per la composizione delle liste e per l'indicazione delle modalità attraverso cui gli elettori esprimono il proprio sostegno ai candidati. Non lede, pertanto, la libertà del voto degli elettori il sistema elettorale previsto dalla legge n. 52, nel quale - a differenza del precedente sistema con liste bloccate e lunghe di candidati - le liste sono formate da un numero assai inferiore di candidati, l'unico candidato bloccato è il capolista e l'elettore può esprimere sino a due preferenze, per candidati non capilista di sesso diverso. Né è irrilevante la circostanza che la selezione e la presentazione delle candidature, nonché l'indicazione di candidati capilista, sia anche espressione della posizione assegnata ai partiti politici dall'art. 49 Cost. La possibilità che le liste di minoranza abbiano eletti solo tra i capilista bloccati costituisce una conseguenza (rilevante politicamente) che deriva, di fatto, anche dal modo in cui il sistema dei partiti è concretamente articolato, e che non può, di per sé, tradursi in un vizio d'illegittimità costituzionale. ( Precedenti citati: sentenza n. 1 del 2004, sulla normativa elettorale previgente; sentenze n. 429 del 1995 e n. 203 del 1975, sul ruolo dei partiti politici nell'indicazione delle candidature; sentenze n. 219 del 2016 e n. 192 del 2016, ordinanze n. 122 del 2016 e n. 93 del 2016, sull'irrilevanza dei c.d. inconvenienti di fatto nel giudizio costituzionale ).