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SENT. 266/05 A. IMPOSTE E TASSE - TASSE SULLE CONCESSIONI REGIONALI - SOPRATTASSA A CARICO DELLE AZIENDE FAUNISTICO-VENATORIE - ASSERITA ESTRANEITÀ DELLA NORMA CENSURATA ALL’OGGETTO DELLA LEGGE DI DELEGAZIONE - NON FONDATEZZA DELLA QUESTIONE.. Dalla lettura coordinata della norma di delega (art. 3, comma 1, della legge n. 281 del 1970, nel testo sostituito dall’art. 4 della legge n. 158 del 1990) e di quella oggetto di censura, emanata in sua attuazione (numero d’ordine 16 della tariffa approvata con decreto legislativo n. 230 del 1991) non emerge alcun elemento idoneo a porre una distinzione tra tassa e soprattassa ed a rendere quest’ultima qualificabile come tributo distinto, unici essendo per ambedue i prelievi sia il presupposto dell’imposizione (concessione di costituzione di azienda faunistico-venatoria), sia l’ente impositore (Regione), sia il soggetto passivo della prestazione (concessionario), sia, infine, la modalità di riscossione (versamento contestuale di tassa e soprattassa), costituendo la soprattassa, nonostante il 'nomen iuris', solo un maggiore importo della tassa stessa, con specifica salvezza dello specifico vincolo quantitativo imposto dal comma 2, lettera c), dello stesso art. 3 della legge n. 281 del 1970. Non è, pertanto, fondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento all’art. 76 della Costituzione, della nota al numero d’ordine 16 della tariffa annessa al decreto legislativo 22 giugno 1991, n. 230, nella parte in cui dispone che “per le aziende faunistico-venatorie per ogni 100 lire di tassa è dovuta una soprattassa di lire 100, che dovrà essere versata contestualmente alla tassa”.