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Straniero - Reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato - Omessa previsione della non punibilità del fatto commesso per giustificato motivo - Sentenza di non luogo a procedere nel caso di avvenuta esecuzione dell'espulsione o di respingimento dello straniero alla frontiera - Inapplicabilità dell'oblazione - Denunciata violazione dei principi di uguaglianza, di ragionevolezza e della finalità rieducativa della pena, nonché asserita inosservanza degli obblighi internazionali in materia di trattamento dei migranti - Difetto di rilevanza - Carenza del presupposto di applicabilità della previsione censurata e delle norme pattizie evocate - Manifesta inammissibilità delle questioni.. Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale - sollevate in relazione agli artt. 3, 27, e 117 della Costituzione (quanto a quest'ultimo, in riferimento alle norme internazionali pattizie di cui agli artt. 5, 6 e 16 del Protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico illecito dei migranti del 15 novembre 2000) - dell'art. 10- bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 16, lett. a ), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), che punisce con l'ammenda da 5.000 a 10.000 euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo straniero che fa ingresso o si trattiene illegalmente nel territorio dello Stato. Invero, quanto alla censura inerente alla mancata previsione della non punibilità del fatto commesso per «giustificato motivo», formulata in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost., essa difetta di rilevanza, in quanto nelle ordinanze di rimessione non viene prospettata - neppure con riguardo a mere allegazioni difensive - la sussistenza di alcuna circostanza che, nei casi di specie, possa assumere rilievo quale «giustificato motivo» di inosservanza del precetto. Analogamente, quanto alla censura, formulata in riferimento all'art. 3 Cost., afferente al previsto obbligo del giudice di pronunciare sentenza di non luogo a procedere nel caso di avvenuta esecuzione dell'espulsione o di respingimento dello straniero alla frontiera, dall'ordinanza di rimessione non consta che l'imputato nel giudizio a quo sia stato effettivamente espulso o respinto, con conseguente carenza del presupposto di applicabilità della previsione normativa censurata. Difetta altresì di rilevanza la questione inerente alla preclusione dell'oblazione per la contravvenzione in esame, sollevata in relazione all'art. 3 Cost., giacché dall'ordinanza di rimessione non risulta che l'imputato nel giudizio a quo abbia concretamente presentato domanda di oblazione. Risulta, infine, del pari manifestamente inammissibile, per difetto di rilevanza, la censura di violazione dell'art. 117 Cost., a fronte dell'asserito contrasto dell'incriminazione censurata con gli artt. 5 e 16 del Protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità transnazionale per combattere il traffico illecito di migranti, adottato il 15 dicembre 2000, ratificato e reso esecutivo con legge 16 marzo 2006, n. 146: a prescindere da ogni rilievo in ordine alla fondatezza della doglianza, è invero dirimente la constatazione che il rimettente non ha dedotto che, nella fattispecie concreta sottoposta al suo vaglio, ricorra il presupposto di applicabilità delle norme pattizie evocate, vale a dire che gli imputati nel giudizio a quo siano stati oggetto delle condotte di traffico di migranti descritte dall'art. 6 del citato Protocollo. - Sulla manifesta inammissibilità della questione per difetto di rilevanza, in ipotesi in cui, nell'ordinanza di rimessione, non venga prospettata - neppure con riguardo a mere allegazioni difensive - la sussistenza di alcuna circostanza che possa assumere rilievo quale «giustificato motivo» di inosservanza del precetto, v. le richiamate ordinanze n. 84 e n. 64 del 2011, n. 318 del 2010. - Sulla manifesta inammissibilità della questione per difetto di rilevanza allorquando dall'ordinanza di rimessione non consti che l'imputato nel giudizio a quo sia stato effettivamente espulso o respinto, con conseguente carenza del presupposto di applicabilità della previsione normativa censurata, v. sentenza n. 250 del 2010 ed ordinanze n. 84 e n. 64 del 2011, richiamate in pronuncia. - Sulla manifesta inammissibilità per difetto di rilevanza della questione inerente alla preclusione dell'oblazione per la contravvenzione in esame allorquando dall'ordinanza di rimessione non risulti che l'imputato nel giudizio a quo abbia concretamente presentato domanda di oblazione, v. la richiamata ordinanza n. 321 del 2010. - Sulla manifesta inammissibilità della questione per difetto di rilevanza in ipotesi in cui, nella fattispecie concreta, risulti indimostrato il presupposto di applicabilità delle norme pattizie evocate, vale a dire, che gli imputati nel giudizio a quo siano stati oggetto delle condotte di traffico di migranti descritte dall'art. 6 del citato Protocollo, v. le evocate ordinanze n. 84, n. 64 e n. 32 del 2011.