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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONI 8ª e 13ª RIUNITE 13ª(Territorio, ambiente, beni ambientali) 11 MORONESE La seduta inizia alle ore 9,10. SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI La PRESIDENTE comunica che nel corso delle audizioni informali, svolte ieri nell'ambito dell'esame del disegno di legge n. 1248 , è stata acquisita documentazione che sarà resa disponibile per la pubblica consultazione sulla pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI La presidente MORONESE informa che il senatore Margiotta, a nome del proprio Gruppo, ha fatto richiesta di pubblicità dei lavori della seduta. Tale richiesta è stata trasmessa alla Presidenza del Senato, che, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, ha comunque già preventivamente espresso il proprio assenso. Se non ci sono osservazioni sarà dunque attivata la trasmissione della seduta tramite il circuito interno. Le Commissioni riunite convengono. IN SEDE REFERENTE ddl 1248 - (d-l 32/2019 - sblocca cantieri) DDL 1248 Conversione in legge del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 30 aprile. La presidente MORONESE - ricordato che nella giornata di ieri è stato svolto il ciclo di audizioni previsto per il provvedimento in esame - dichiara aperta la discussione generale. Il senatore MARGIOTTA ( PD ), rilevando come il decreto-legge in esame stravolga il codice dei contratti pubblici, ritiene che interventi così profondi andrebbero preferibilmente realizzati mediante riforme di tipo organico, come era intenzione dell'8 a Commissione, anziché ricorrendo al doppio binario della decretazione d'urgenza e della legge delega per la riforma del codice. Ricorda peraltro che secondo lo stesso Governo l'impatto di tale provvedimento, unitamente al cosiddetto "decreto crescita", dovrebbe risultare complessivamente limitato, apportando solo un minimo incremento del PIL. Ritiene che l'applicazione del decreto-legge creerà problemi già a partire dalla fase transitoria in quanto è presumibile che il regolamento di attuazione non riuscirà ad essere varato entro i termini previsti: è facile pronosticare pertanto una situazione confusa, in cui saranno ancora vigenti le linee guida predisposte dall'ANAC che tuttavia faranno riferimento ad un codice dei contratti pubblici che risulterà di fatto già superato. Peraltro al regolamento saranno demandati aspetti di assoluto rilievo e ciò non farà che accrescere le situazioni di incertezza durante il periodo transitorio. Con il provvedimento si compie una scelta dannosa, ossia il superamento del concetto della centralità della progettazione, nel quale tutti i Gruppi nella scorsa Legislatura avevano invece creduto; viene fatta un'apertura molto forte all'appalto integrato, prevedendo altresì la reintroduzione dell'incentivo del 2 per cento per le attività di progettazione in favore dei dipendenti delle amministrazioni aggiudicatrici. Ciò fa il paio con l'istituzione della centrale di progettazione. Ritiene problematica la mancanza di una separazione netta tra il soggetto che svolge l'attività di progettazione e colui che deve realizzarla e ricorda al riguardo come nel passato tale ambiguità sia stata in più di un caso alla base della scarsa qualità nell'esecuzione delle opere pubbliche. Sottolinea come il tema della nomina dei commissari straordinari per gli interventi infrastrutturali doveva costituire uno degli aspetti centrali del provvedimento ma che in realtà, sotto tale aspetto, il testo risulta particolarmente lacunoso; si preannunciano infatti tempi lunghi per la nomina dei commissari, non vi è inoltre chiarezza su quali siano le opere e su quanti commissari dovranno essere nominati. Evidenzia peraltro l'esistenza di una contraddizione nella stessa impostazione del provvedimento, nato per risolvere una serie di problemi di ordine burocratico che rallentano l'avvio o la prosecuzione dei cantieri delle opere pubbliche, ma che al tempo stesso prevede la nomina di commissari che presuppongono proprio la mancata soluzione di problemi di ordine burocratico. Ritiene che andrebbe correttamente spiegato per quali e per quante opere sarà necessaria la nomina di commissari straordinari, dal momento che questi potranno operare in deroga alle vigenti disposizioni legislative. Evidenzia come il decreto-legge presenti lacune sia sul tema della qualificazione delle stazioni appaltanti sia sulla necessità di ridurne il numero, aspetto quest'ultimo auspicato anche dalla Corte dei conti in sede di audizione. Elenca altri aspetti critici del provvedimento, sul tema delle commissioni giudicatrici e del general contractor , con l'abolizione dell'albo dei direttori dei lavori e dei collaboratori. Per quanto concerne la disciplina del subappalto, per il quale il decreto-legge prevede un innalzamento del limite previgente sino al 50 per cento dell'importo del contratto, ritiene che sia preferibile il mantenimento di tale limite al 30 per cento, garantendo in tal modo la presenza di un criterio di trasparenza. Giudica poi negativamente la soppressione della previsione per cui non può procedersi al subappalto qualora l'affidatario dello stesso abbia partecipato alla procedura per l'affidamento dell'appalto. In conclusione non nega che nel testo siano anche presenti elementi positivi quali, ad esempio, l'abolizione dell'obbligo dell'indicazione di una terna di subappaltatori in sede di offerta, ma che questi siano di gran lunga minoritari rispetto alle norme che presentano aspetti problematici. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) ricorda che con il decreto-legge vengono apportate numerose novelle al codice dei contratti pubblici, intervenendo anche su materie recentemente modificate e in alcuni casi su norme ancora non entrate in vigore. Diverse modifiche che vengono introdotte non rivestono peraltro carattere di novità, in quanto sono già state applicate nel passato e di queste, pertanto, è possibile conoscerne già alcuni aspetti negativi. In linea generale, il provvedimento comporta un allentamento degli aspetti di trasparenza e di rigore nell'espletamento di procedure concernenti gli appalti. Si realizza un ritorno all'appalto integrato e ciò costituisce un passo indietro dopo che per lungo tempo si era posto al centro del dibattito l'importanza della progettazione indipendente. Ritiene pertanto un errore il ritorno all'appalto integrato, metodo che ha creato nel passato grossi problemi applicativi e che finisce per pregiudicare la qualità della progettazione. Per migliorare la qualità della progettazione, nonché per accelerare le procedure di appalto, servirebbero invece maggiori professionalità tecniche, che risultano purtroppo carenti nelle amministrazioni pubbliche. Auspica pertanto un piano mirato di assunzioni di personale con tali caratteristiche. Il decreto-legge segna anche un ritorno alla nomina dei commissari straordinari, un sistema che opera, come è noto, in deroga alle norme di sistema; nel testo manca peraltro l'indicazione delle opere ritenute prioritarie per le quali tali commissari dovranno essere nominati. Altra criticità riguarda l'applicazione del criterio del massimo ribasso per gli appalti sotto soglia. Per quanto concerne l'aggiudicazione in base al criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, dopo aver ricordato che il decreto-legge sopprime la disposizione che stabilisce un tetto massimo per il punteggio economico entro il limite del 30 per cento, ritiene che tale previsione stravolga completamente la logica di tale criterio di aggiudicazione e farà sicuramente peggiorare la qualità dei lavori. Ritiene che la soppressione della norma che vieta il subappalto qualora l'affidatario del subappalto stesso abbia partecipato alla procedura per l'affidamento dell'appalto sia un ulteriore intervento che riduce la trasparenza e la concorrenza nel settore. Sottolinea come sia centrale il problema della sicurezza sul lavoro, tema che va affrontato con decisione tanto più se si amplia il ricorso a subappalto e a massimo ribasso. Ritiene che l'intervento previsto dal Governo all'articolo 5 in materia di rigenerazione urbana sia molto discutibile, soprattutto considerando che le Commissioni 9ª e 13ª del Senato stanno da mesi approfondendo tale tematica in sede di esame dei disegni di legge in materia di consumo del suolo. Ritiene si tratti di una materia di particolare complessità e delicatezza, che il decreto-legge affronta invece in maniera superficiale, prevedendo la possibilità di deroghe regionali mentre invece occorrerebbero standard omogenei a livello nazionali. In conclusione, reputa che il provvedimento presenti molte criticità, caratterizzato com'è dal ricorso a logiche e strumenti che hanno dato cattiva prova di sé nel recente passato e che molto probabilmente non consentiranno di accelerare la realizzazione delle opere pubbliche come invece nella volontà dell'Esecutivo. Il senatore MARTELLI ( Misto ) ritiene che l'intervento del Governo all'articolo 5 in materia di rigenerazione urbana costituisca un'invasione di campo rispetto al lavoro che stanno affrontando le Commissioni parlamentari del Senato sullo stesso argomento. Ricorda che tale disposizione attribuisce alle regioni la potestà di introdurre disposizioni derogatorie al decreto ministeriale n. 1444 del 1968 in materia di limiti di densità edilizia, altezza e distanza tra fabbricati. Per quanto concerne l'articolo 4, che prevede la nomina da parte del Presidente del Consiglio dei ministri di uno o più commissari straordinari, ritiene che sarebbe importante disporre di un elenco delle opere infrastrutturali ritenute prioritarie dal Governo. Sottolinea come ai fini della realizzazione in tempi certi delle opere pubbliche spesso il problema principale è legato alla mancata firma da parte dei funzionari responsabili, timorosi per i possibili rischi di un giudizio per danno erariale, ovvero il mancato rispetto dei tempi previsti per l'espressione dei pareri da parte delle amministrazioni competenti. Ritiene pertanto che per velocizzare le procedure di appalto sarebbe prioritario individuare delle procedure standardizzate, anche al fine di definire in modo univoco la documentazione necessaria, nonché intervenire sui tempi per il rilascio delle autorizzazioni. Ritiene altresì fondamentale introdurre dei correttivi diretti ad evitare quei ricorsi da parte dei concorrenti esclusi aventi carattere meramente strumentale. Più in generale, ritiene che le modifiche apportate al codice dei contratti andavano più opportunamente realizzate ricorrendo a strumenti diversi dal decreto-legge, ai fini di un maggiore approfondimento di tematiche particolarmente complesse. Ritiene che il ritorno all'appalto integrato, a seguito dell'introduzione di una nuova deroga per le opere di cui i progetti definitivi siano approvati dall'organo compente entro il 2020, costituisca un errore in quanto tale tipo di procedura non consente di apportare innovazione tecnologica, e cita a tale proposito l'esempio del viadotto Polcevera. Ricorda infatti che la qualità delle opere realizzate dipende dalla qualità e dalle caratteristiche del soggetto che le progetta. Individua alcuni aspetti problematici nel sistema di attestazione delle qualificazioni degli esecutori di lavori pubblici, con particolare riferimento alle qualificazioni SOA per le quali si prevede che l'ambito temporale rilevante ai fini del possesso dei requisiti sia portato ai 15 anni antecedenti. In materia di criteri di aggiudicazione degli appalti, ritiene che, per come è strutturato il criterio dell'offerta più vantaggiosa, si finisca per comprimere la qualità delle opere. In tema di subappalti, su cui ricorda la sussistenza di una procedura di infrazione europea in materia, ritiene che il Governo italiano dovrebbe far presente in sede europea le peculiarità del caso italiano, che non consente di accedere ad un sistema di subappalto totale come invece in altri Paesi. Ritiene che il regolamento di attuazione che dovrà essere emanato lascerà un'eccessiva libertà decisionale al Governo su materie importanti, in assenza di qualunque forma di controllo da parte del Parlamento. Non è chiaro poi se le linee guida predisposte dall'ANAC continueranno o meno ad applicarsi, anche se parrebbe opportuno che queste continuino ad avere efficacia. Ritiene infine che sarebbe stato opportuno un intervento diretto a prevedere una separazione tra gli appalti di opere e quelli per forniture dal momento che la caratteristica di queste ultime è la sostanziale assenza di apporto tecnologico. Il senatore FERRAZZI ( PD ) ritiene incomprensibile la ratio di un provvedimento che contiene una serie di misure contradditorie. Ciò che emerge, invece, in tutta evidenza è l'elevatissimo numero di giorni trascorso dalla prima approvazione in Consiglio dei ministri, senza che il Governo trasmettesse il disegno di legge di conversione alle Camere. Un ritardo simile, senza precedenti nella storia della Repubblica, ha reso necessario un secondo passaggio in Consiglio dei ministri e tradisce un profondo disaccordo tra le due forze di maggioranza, che si è tradotto in un disegno totalmente scoordinato. Nulla di quanto è contenuto nel decreto-legge rispetta i requisiti della straordinaria necessità e urgenza. Nel merito delle misure contenute nel provvedimento, concorda con quanto esposto dal senatore Margiotta e si sofferma sulla rigenerazione urbana, osservando che di essa non rimane traccia se non nel titolo. L'unica misura contenuta nell'articolo 5 presenta inoltre rilevanti criticità, in quanto non viene fornito alcun criterio che possa orientare l'operato delle regioni, non si specifica entro quale termine le regioni debbano intervenire e non si chiarisce cosa accada nel caso in cui le regioni omettano di intervenire. Con riferimento ai commissari straordinari, la mancata indicazione delle opere prioritarie e dunque la potenziale applicazione dell'articolo 4 a un numero indeterminato di opere fa sorgere il dubbio che il sistema dei commissari straordinari possa esautorare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Il senatore NENCINI ( Misto-PSI ) definisce istituzionalmente eversive le disposizioni dell'articolo 4 e l'attribuzione di poteri così ampi e straordinari ai commissari. Rileva inoltre che, nell'assetto delineato da tale articolo, manca una sinergia con le regioni. Ma il problema centrale resta, ancora una volta, la mancata indicazione delle opere per le quali verrà nominato un commissario. Per l'ennesima volta, il Governo omette di indicare quali opere ritenga prioritarie per il Paese, analogamente a quanto ha fatto nel corso dell'esame della legge di bilancio per il 2019 e, da ultimo, durante l'esame del Documento di economia e finanza. L'oratore ricorda di aver posto reiteratamente, durante i lavori dell'8ª Commissione la questione dell'impatto che le rimodulazioni di risorse effettuate dalla legge di bilancio per il 2019 dispiegheranno sulla programmazione delle opere di ANAS, ma di non essere mai riuscito ad ottenere una risposta. Il presidente COLTORTI ( M5S ) preannuncia che nella seduta pomeridiana dell'8ª Commissione darà conto dell'esito delle sue interlocuzioni con ANAS, dalle quali emerge che la rimodulazione a somma zero dei fondi stanziati per il triennio 2019-2021 non ha impatti sulla possibilità di ANAS di avviare i propri lavori in quanto tutte le risorse stanziate nel triennio sono comunque impegnabili. Il senatore NENCINI ( Misto-PSI ) afferma che i dati in suo possesso sono di segno profondamente diverso, in quanto gli risulta che alcune opere siano state posticipate di 2 o 3 anni rispetto alla precedente programmazione dei governi Renzi e Gentiloni. La presidente MORONESE invita tutti ad attenersi al tema all'ordine del giorno, rinviando la discussione di temi propri dell'8ª Commissione alle sedute di tale Commissione. Il senatore STEGER ( Aut (SVP-PATT, UV) ) rileva innanzitutto, con riferimento specifico al tema dell'appalto integrato, come l'esperienza della Provincia autonoma di Bolzano al riguardo sia stata in realtà positiva. Si tratta di uno strumento che ha funzionato anche sul versante della qualità delle opere realizzate. Un'analoga valutazione positiva deve esprimere, sempre con riferimento all'esperienza della Provincia autonoma predetta, in ordine alla valorizzazione del ruolo della procedura negoziata, una strada questa sulla quale riterrebbe opportuna una valutazione particolarmente attenta per le potenzialità della stessa. Manifesta invece perplessità in ordine alla modifica apportata all'articolo 80 del Codice dei contratti, laddove si prevede l'esclusione di operatori economici dalle procedure di gara anche per irregolarità fiscali o contributive non definitamente accertate. Ritiene che sul punto debba essere effettuato un ulteriore approfondimento e che la soluzione proposta nel provvedimento d'urgenza non possa essere ritenuta definitiva. Passando ad altri aspetti del provvedimento di conversione, il senatore Steger esprime una valutazione positiva sulla soppressione dell'obbligo di indicare una terna di subappaltatori a carico dei partecipanti alla procedura di gara, mentre ritiene non condivisibile l'innalzamento dal 30 al 50 per cento del limite entro quale è possibile ricorrere al subappalto. Giudica infatti questa soluzione incompatibile sia con l'esigenza di favorire l'accesso alle procedure di gara da parte delle aziende in possesso di per sé stesse di una struttura operativa significativa, sia con l'esigenza di adottare soluzioni normative che, ferma restando la compatibilità con il quadro comunitario, tengano conto anche dell'opportunità di un maggiore coinvolgimento delle imprese legate al territorio in cui l'opera deve essere realizzata. In conclusione giudica che l'insieme delle misure contenute nel decreto-legge in titolo non sia sufficiente a realizzare quel processo di riattivazione dell'attività dei cantieri e di realizzazione delle opere infrastrutturali di cui ha certamente bisogno il Paese. Il senatore DESSI' ( M5S ) rileva come le considerazioni e i rilievi di cui è fatto oggetto il decreto-legge in titolo debbano comunque partire da un dato di fatto, e cioè dalla circostanza che, se un simile provvedimento si è reso necessario, ciò è stato determinato dall'esistenza di una situazione oggettiva di blocco dei cantieri per le opere infrastrutturali che si trascina da anni e sulla quale - è del tutto evidente - non si è intervenuti efficacemente fino ad ora. Le cause di questa situazione sono note e vanno dal fenomeno della cosiddetta "paralisi" della firma a quello della mancanza di un'adeguata qualificazione delle stazioni appaltanti, per non trascurare poi un livello della classe imprenditoriale italiana che non può certo definirsi soddisfacente. In questo contesto deve riconoscersi che lo strumento del decreto-legge, con tutti i suoi limiti, è però l'unico disponibile per un intervento che, nell'immediato, possa consentire di far ripartire attività che attualmente sono in una situazione di stallo. Ciò peraltro non elimina la necessità di un intervento riformatore di più ampia portata che possa rivedere, in modo organico, le linee portanti del sistema. Resta comunque ferma l'opportunità che, nel corso dell'esame del decreto-legge in conversione, possano essere apportati miglioramenti, idonei a correggerne gli aspetti più problematici e, in generale, a migliorarne l'incisività. Il senatore MALLEGNI ( FI-BP ) rileva come ancora una volta ci si trovi di fronte ad un provvedimento d'urgenza del Governo le cui dichiarate finalità sono in concreto smentite e contraddette dall'analisi dei contenuti dello stesso. Al riguardo è sufficiente considerare la vicenda relativa ai limiti del subappalto. Tutta l'attività istruttoria, e in particolare le audizioni svolte dalla 8 a Commissione fino ad oggi, ha fatto emergere un generale consenso sul fatto che il limite ideale per il ricorso al subappalto è pari a zero. Su questo, lo ripete, si è registrato un consenso generale sia all'interno, sia all'esterno del Parlamento. In questo momento è in esame un provvedimento d'urgenza che porta il limite entro il quale è ammesso il ricorso al subappalto, nelle procedure considerate, dal 30 al 50 per cento. Una scelta semplicemente incredibile. Considerazioni non dissimili valgono per il tema dell'offerta economicamente più vantaggiosa che - anche in questo caso per generale consenso - costituisce il miglior meccanismo di aggiudicazione. Ancora una volta il provvedimento d'urgenza del Governo va in una direzione esattamente opposta estendendo l'area di operatività del criterio di aggiudicazione del massimo ribasso (ovvero del minor prezzo se così si preferisce dire), nonché modificando la disciplina del criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa con l'eliminazione del limite massimo al punteggio da attribuire alla componente economica (una soluzione questa che implica il rischio di trasformare alcuni casi di aggiudicazione con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa in forme mascherate di aggiudicazione con il criterio del massimo ribasso). Per quanto riguarda poi le problematiche relative alla realizzazione delle grandi opere e, quindi, in particolare all'articolo 4 del provvedimento, il senatore Mallegni evidenzia come sia assurdo che al provvedimento non sia allegato un elenco delle opere la cui realizzazione è ancora incompiuta, quando, quali queste siano, è ampiamente noto. L'oratore procede quindi all'elencazione puntuale di quali siano queste opere sottolineando, tra l'altro, come il loro valore complessivo ammonti a 33,2 miliardi di euro e ricordandone più specificamente alcune, fra cui in particolare gli assi viari del sistema della tangenziale lucchese, con riferimento al quale auspica che il Governo voglia quanto prima fornire indicazioni precise sulle prospettive di ultimazione degli stessi. La presidente MORONESE dichiara chiusa la discussione generale e dà la parola ai relatori per le repliche. La seduta, sospesa alle ore 11, riprende alle ore 11,15. Interviene in sede di replica la senatrice FAGGI ( L-SP-PSd'Az ), relatrice per la 13 a Commissione, la quale, in via preliminare, rileva come il dibattito sul provvedimento d'urgenza in titolo debba essere riportato nei limiti dell'oggetto dello stesso che è ben più limitato di un intervento "sblocca cantieri". E' innegabile che l'applicazione del codice dei contratti pubblici ha incontrato difficoltà che ne hanno significativamente limitato l'efficacia, in generale, e la sua idoneità a costituire un quadro normativo di riferimento suscettibile di favorire la realizzazione di opere pubbliche, più in particolare. E' in questo quadro complessivo che si colloca l'intervento di urgenza del Governo, che certamente non potrà dirsi in grado di risolvere tutti i problemi sul tappeto, ma che comunque rappresenta un primo complesso di misure volte a modificare una situazione di stallo inaccettabile. E' altresì evidente che nei confronti di un simile provvedimento le singole forze politiche hanno posizioni tra loro differenziate in modo talora anche rilevante, così da rendere impraticabile l'idea di trovare una sintesi unitaria su tutti i punti in discussione. Ciò però non toglie che attraverso un confronto collaborativo e sereno - per il quale non vi è dubbio che le Commissioni riunite rappresentino il contesto più funzionale - non è impossibile individuare una lista di cose da fare su cui verificare la possibilità di più ampie convergenze. Passando ad alcuni aspetti specifici del provvedimento, con riferimento all'articolo 4, la Relatrice sottolinea come i rilievi e le perplessità che vengono sollevate in ordine alla previsione relativa ai commissari straordinari devono anche tener conto delle situazioni per le quali è previsto il ricorso a questa figura, situazioni a volte di vera paralisi che si protraggono da ormai troppo tempo. Né poi va trascurato che il ricorso a queste figure mette in primo piano il rilievo delle scelte che vengono effettuate nell'individuare le persone che ricoprono tali incarichi, essendo indubbio che il profilo personale riveste una decisiva importanza. Da un altro punto di vista la Relatrice sottolinea come fra le misure previste dal decreto ritenga particolarmente significativa la reintroduzione dell'incentivo del 2 per cento per le attività di progettazione da parte di tecnici appartenenti alle pubbliche amministrazioni, proprio in quanto ritiene questa misura funzionale ad un'esigenza di valorizzazione del personale delle pubbliche amministrazioni che è un passaggio indispensabile se si intende affrontare realmente il problema dello sblocco delle opere pubbliche. Auspica in conclusione che, senza lasciarsi fuorviare dal clamore mediatico che attribuisce a questo provvedimento una valenza che non può avere, l'esame in Commissioni riunite possa costituire l'occasione per trovare un metodo con cui realizzare una collaborazione fattiva e migliorare il provvedimento d'urgenza presentato dal Governo. Il senatore SANTILLO ( M5S ), relatore per l'8ª Commissione, alla luce dei numerosi spunti emersi nel corso della discussione generale, ricorda che il decreto-legge in esame nasce per apportare con urgenza al codice dei contratti pubblici quelle sole modifiche che siano necessarie ad avviare nuovi cantieri o a sbloccare i vecchi. Tutte le modifiche al codice che non siano ricollegate a tale finalità non dovrebbero trovare accoglimento in questa sede, ma dovrebbero essere valutate nel corso dell'esame del disegno di legge recante delega al Governo per la riforma del codice, già trasmesso dal Governo al Senato. Ciò premesso, auspica che, al netto delle legittime divergenze politiche tra i vari gruppi, sia possibile svolgere un lavoro condiviso. Entrando nel merito delle misure contenute nel decreto-legge, tra quelle finalizzate a sbloccare i cantieri si annovera l'articolo 4, che prevede la possibilità di nominare commissari straordinari che saranno auspicabilmente pochi e molto preparati. A tale secondo fine infatti è prevista la possibilità di individuare i commissari straordinari anche nell'ambito delle società a prevalente capitale pubblico, mutuando una modalità già sperimentata in passato che ha dato buoni risultati. Il tipo di poteri che viene attribuito ai commissari è intrinsecamente correlato alla loro natura straordinaria. In merito alle modifiche volte ad agevolare l'avvio di nuovi cantieri, il provvedimento interviene su alcuni profili del codice dei contratti pubblici che hanno mostrato criticità. Il primo è quello delle linee guida, che hanno sostituito il precedente regolamento e che sono state oggetto di rilievi quasi unanimi durante le audizioni. Per quanto riguarda i criteri di aggiudicazione, gli interventi sono volti ad accelerare l'aggiudicazione, senza modificare un'impostazione di fondo favorevole alla procedura aperta e all'offerta economicamente più vantaggiosa, ma apportando le modifiche necessarie e superare le criticità che non sono mancate. Si interviene sull'articolo 97, in materia di offerte anormalmente basse, sostituendo le cinque procedure ivi previste, due delle quali presentavano grossi problemi di funzionamento, con una nuova procedura che non è il massimo ribasso, ma una procedura nella quale, come dimostrano tutte le simulazioni, prevarrà l'offerta vicino alla media e non il massimo ribasso. Sulla questione delle soglie, anche alla luce di quanto emerso nel corso delle audizioni, sarà possibile effettuare degli approfondimenti. In materia di subappalto si potrebbe valutare una differenziazione in base al tipo di lavori, in quanto in alcuni casi il subappalto non è giustificabile, mentre in altri casi si potrebbe andare nel senso indicato dalla Commissione europea, ma certo la procedura europea è un dato che non può essere ignorato. E la procedura europea riguarda anche la formulazione precedente dell'articolo 80 che limitava l'esclusione degli operatori economici alle violazioni degli obblighi di pagamento di tasse e imposte definitivamente accertate. Il principio di territorialità è un tema interessante e meritevole di approfondimento, ma che pone quasi inevitabilmente conflitti con il rispetto della libera concorrenza e che tuttavia essere eventualmente valutato nel corso dell'esame del disegno di legge delega. Il senatore MALLEGNI ( FI-BP ), intervenendo sull'ordine dei lavori, ribadisce la richiesta, già formulata la scorsa settimana, di posticipare il termine per la presentazione di emendamenti ed ordini del giorno, già fissato per le ore 18 di oggi, alla prima mattinata di domani mercoledì 8 maggio. La presidente MORONESE ( M5S ) si riserva di valutare, congiuntamente al presidente Coltorti, la compatibilità dello slittamento del termine richiesto dal senatore Mallegni con i tempi previsti per la conclusione dell'esame del provvedimento, comunicando quanto prima ai componenti delle Commissioni riunite l'esito di tale approfondimento. Le Commissioni riunite convengono. Il seguito dell'esame è rinviato. La seduta termina alle ore 11,50.