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SENT. 299/05. PROCESSO PENALE - CUSTODIA CAUTELARE - TERMINI MASSIMI DI FASE DETERMINATI DALL’ART. 304, COMMA 6, DEL CODICE DI PROCEDURA PENALE - COMPUTO DEI PERIODI DI CUSTODIA CAUTELARE SOFFERTI IN FASI O GRADI DIVERSI DALLA FASE O DAL GRADO IN CUI IL PROCEDIMENTO È REGREDITO - MANCATA PREVISIONE - LESIONE DEL PRINCIPIO DI PROPORZIONALITÀ E ADEGUATEZZA DELLA PENA, INGIUSTIFICATO SACRIFICIO DELLA LIBERTÀ PERSONALE - ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE 'IN PARTE QUA'.. E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 303, comma 2, cod. proc. pen., nella parte in cui non consente di computare ai fini dei termini massimi di fase determinati dall'art. 304, comma 6, dello stesso codice, i periodi di custodia cautelare sofferti in fasi o in gradi diversi dalla fase o dal grado in cui il procedimento è regredito. Infatti, la tutela della libertà personale che si realizza attraverso i limiti massimi di custodia voluti dall'art. 13, quinto comma, Cost. è un valore unitario e indivisibile, che non può subire deroghe o eccezioni riferite a particolari e contingenti vicende processuali, ovvero desunte da una ricostruzione dell'attuale sistema processuale che non consenta di tenere conto, ai fini della garanzia del termine massimo finale di fase, dei periodi di custodia cautelare “comunque” sofferti nel corso del procedimento.