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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª) 229 STEFANO La seduta inizia alle ore 13,40 IN SEDE CONSULTIVA 2168 Conversione in legge del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 45, recante misure urgenti in materia di trasporti e per la disciplina del traffico crocieristico e del trasporto marittimo delle merci nella laguna di Venezia DDL 2168 Conversione in legge del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 45, recante misure urgenti in materia di trasporti e per la disciplina del traffico crocieristico e del trasporto marittimo delle merci nella laguna di Venezia (Parere alla 8 a Commissione su testo ed emendamenti. Seguito e conclusione dell'esame del testo. Parere non ostativo. Esame sugli emendamenti. Parere non ostativo) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 13 aprile. Il relatore, senatore DE SIANO ( FIBP-UDC ), dà conto degli emendamenti presentati al disegno di legge in titolo e presenta uno schema di parere non ostativo sul testo e sugli emendamenti ad esso riferiti. Ricorda che il disegno di legge reca la conversione in legge del decreto-legge n. 45 del 2021, in materia di servizio pubblico di collegamento marittimo con le isole maggiori e minori, di procedure telematiche relative ai documenti di circolazione e proprietà degli autoveicoli, e di studi di fattibilità per la realizzazione di punti di attracco navale fuori dalle acque protette della laguna di Venezia. Ricorda, in particolare, che l'articolo 1 prevede che, al fine di assicurare l'erogazione dei servizi di continuità marittima con la Sardegna, la Sicilia e le isole Tremiti, e di garantire il diritto alla mobilità delle persone e alla circolazione delle merci sull'intero territorio nazionale, continuino ad applicarsi le disposizioni della convenzione stipulata con la Compagnia Italiana di Navigazione (CIN), per l'effettuazione dei servizi di collegamento marittimo in regime di servizio pubblico con le isole maggiori e minori, in applicazione dell'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 3577/92, sul cabotaggio marittimo. A tale riguardo, sottolinea che l'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 3577/92 consente agli Stati membri di concludere contratti di servizio pubblico, o imporre obblighi di servizio pubblico come condizione per la fornitura di servizi di cabotaggio, alle compagnie di navigazione che partecipano ai servizi regolari da, tra e verso le isole. Nell'imporre obblighi di servizio pubblico gli Stati membri si devono limitare a determinati porti e ad aspetti di regolarità, continuità, frequenza, capacità di fornitura del servizio, tariffe e all'equipaggio della nave, senza discriminazione nei confronti di altri armatori dell'Unione europea. Rileva quindi rilevata l'assenza di profili di criticità in ordine alla compatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea e propone di esprimere un parere non ostativo sul disegno di legge e sugli emendamenti ad esso riferiti. Il PRESIDENTE , previa verifica della presenza del prescritto numero di senatori, pone ai voti lo schema di parere, pubblicato in allegato al resoconto. La Commissione approva. Doc. LVII, n.4 Documento di economia e finanza 2021 e annessa relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 Doc Doc. LVII, n. 4 Documento di economia e finanza e relativo annesso (Parere alla 5 a Commissione. Esame. Parere favorevole) Il senatore NANNICINI ( PD ), relatore, illustra i contenuti del Documento di economia e finanza 2021 e dell'annessa Relazione al Parlamento sullo scostamento di bilancio. Ricorda che il DEF, previsto dalla legge n. 39 del 2011, che ha adeguato la legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196 del 2009) alle regole del "Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri", rappresenta il principale momento di sintesi programmatica tra le scelte di politica nazionale e le indicazioni macroeconomiche stabilite a livello europeo per l'anno successivo e per il triennio. Secondo quanto previsto dalla legge, il DEF dovrebbe essere strutturato in tre parti, di cui la sezione I e la sezione III contenenti, rispettivamente, il Programma di stabilità e il Programma nazionale di riforma, che sono i documenti richiesti nell'ambito del Semestre europeo e devono essere quindi trasmessi alla Commissione europea entro il 30 aprile, e la sezione II, contente, invece, l'analisi macroeconomica e le tendenze della finanza pubblica per il triennio successivo. Tuttavia, in linea con le indicazioni dell'UE sul Semestre europeo di quest'anno, il DEF 2021 in esame, presentato alle Camere il 15 aprile scorso, contiene solo le sezioni I e II, ovvero il Programma di stabilità e l'Analisi e tendenze della finanza pubblica, mentre non è presente la sezione III relativa al Programma nazionale di riforma in quanto integrata nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che sarà trasmesso anch'esso entro il 30 aprile. Il PNRR, infatti, contiene una serie di riforme di contesto che riguardano, in particolare, la Pubblica amministrazione, la giustizia e la concorrenza. In aggiunta, per attuare il PNRR si prevede inoltre la necessità di semplificare la normativa sulle opere pubbliche e dotare le Amministrazioni coinvolte delle necessarie capacità progettuali e manageriali. La riforma fiscale, che sarà definita nella seconda metà del 2021, affronterà il complesso del prelievo, a partire dall'imposizione personale e sarà collegata anche agli sviluppi a livello europeo e globale su temi quali le imposte ambientali e la tassazione delle multinazionali. Riguardo alle procedure del Semestre europeo 2021, esse sono state adattate al fine di coordinarle con il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF). In particolare, per quest'anno, i Programmi di stabilità degli Stati membri continueranno a essere oggetto di valutazione nell'ambito delle Raccomandazioni specifiche per Paese, mentre i Programmi nazionali di riforma, come previsto dal regolamento (UE) 2021/241 che istituisce il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), saranno sostituiti dai Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR). In tale prospettiva, la pubblicazione della Strategia annuale della crescita sostenibile è stata anticipata al mese di settembre 2020 (COM(2020) 575), per consentire la presentazione delle bozze di PNRR già dal mese di ottobre e la versione definitiva entro il 30 aprile 2021. La valutazione dei PNRR da parte della Commissione europea sostituirà le ordinarie Relazioni per Paese ( Country Report ) di febbraio nonché le parti delle Raccomandazioni specifiche per Paese concernenti le riforme strutturali. Le Raccomandazioni specifiche per Paese di quest'anno, solitamente adottate in via definitiva dal Consiglio dell'UE nel mese di luglio, riguarderanno, quindi, solo gli aspetti di bilancio previsti dal Programma di stabilità. Di tali Raccomandazioni gli Stati membri devono poi tenere conto nell'elaborazione delle rispettive manovre di bilancio per l'anno successivo. In aggiunta al pacchetto Next Generation EU da 750 miliardi per gli anni 2021-2026, deciso nel luglio 2020, comprensivo del citato Recovery and Resilience Facility (RRF), l'Unione europea ha messo in campo una serie di specifiche azioni e misure per far fronte alla situazione di crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, tra cui: - il programma PEPP ( Pandemic emergency purchase programme ) della Banca centrale europea, per l'acquisto di titoli pubblici e privati ( quantitative easing ) previsto fino al perdurare della crisi da Covid-19 e comunque almeno fino al marzo 2022, con reinvestimento dei titoli in scadenza fino a tutto il 2023; - il Temporary framework , Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del Covid-19, esteso fino al 31 dicembre 2021; la sospensione dell'applicazione dei vincoli del Patto di stabilita e crescita, attraverso l'attivazione della clausola di salvaguardia generale, che consente agli Stati membri di adottare manovre di bilancio in deroga ai vincoli previsti dal Patto stesso. La disattivazione della clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita, probabilmente a partire dal 2023, sarà ufficialmente decisa sulla base delle previsioni di primavera e annunciata nel pacchetto di primavera del Semestre europeo. Sulla base della predetta sospensione del Patto di stabilità e crescita, e previa consultazione con la Commissione europea, il Governo ha presentato alle Camere, unitamente al DEF, anche una Relazione sullo scostamento del deficit, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, sull'attuazione del principio del pareggio di bilancio. Nella relazione si illustra un ulteriore scostamento, pari a 40 miliardi di euro per il 2021, rispetto al percorso di avvicinamento all'Obiettivo di medio termine (OMT), scostamento che deve essere autorizzato dalle Camere con un voto, in Assemblea, a maggioranza assoluta dei propri componenti. In particolare, il Governo ritiene necessario che, al forte stimolo al rilancio dell'economia che sarà fornito nel medio termine dal PNRR, si accompagnino interventi immediati di sostegno e rilancio che anticipino l'avvio della ripresa. L'esperienza del terzo trimestre del 2020 dimostra, infatti, che il rimbalzo del PIL può essere molto forte non appena i contagi calano in misura significativa e la vita sociale, economica e culturale si riavvicina alla normalità. Tuttavia, la seconda e la terza ondata dell'epidemia e le relative fasi di contenimento sono durate più a lungo di quanto previsto, con il rischio che, una volta esaurito l'iniziale rimbalzo, l'andamento dell'economia perda slancio e fatichi a recuperare i livelli di prodotto precedenti la crisi. Per limitare al massimo questo rischio, è necessario fornire alle imprese ulteriori sostegni in termini di accesso alla liquidità e capitalizzazione, mentre sul fronte dell'occupazione, sarà necessario assicurare il buon andamento del mercato del lavoro e sostenere il ricollocamento dei lavoratori. Tali misure saranno stabilite con un nuovo provvedimento previsto per la fine di aprile, in funzione del quale il Governo chiede, con la predetta Relazione, l'autorizzazione all'ulteriore indebitamento pari a 40 miliardi di euro per il 2021. L'auspicio del Governo è che, grazie ad andamenti epidemici ed economici sempre più positivi nei prossimi mesi, questo sia l'ultimo intervento di tale portata. Resta comunque l'impegno a sostenere l'economia per tutto il periodo che sarà necessario se ne ricorreranno le condizioni. Per quanto riguarda i principali dati di riferimento, il nuovo quadro programmatico delineato nel DEF in esame, che incorpora il predetto ulteriore scostamento di bilancio pari a 40 miliardi di euro, prevede un incremento del PIL reale pari al 4,5 per cento nell'anno in corso, al 4,8 per cento nel 2022, al 2,6 per cento nel 2023 e all'1,8 per cento nel 2024. Il rapporto tra indebitamento netto (deficit) e PIL è previsto all'11,8 per cento per il 2021, al 5,9 per cento per il 2022, al 4,3 per cento per il 2023 ed al 3,4 per cento per il 2024. Riguardo invece all'indebitamento netto strutturale delle pubbliche amministrazioni (nel quale sono escluse dal computo le misure una tantum e le variazioni imputabili alla congiuntura economica), che è il valore di riferimento per la valutazione sull'avvicinamento all'Obiettivo di medio termine (OMT), il nuovo quadro prevede un livello pari al 9,3 per cento per il 2021, al 5,4 per cento per il 2022, al 4,4 per cento per il 2023 e al 3,8 per cento per il 2024. Per quanto riguarda il rapporto fra debito pubblico e PIL, la prevista ripresa della crescita economica e il riassorbimento del deficit primario, unitamente ai bassi rendimenti attesi, condurranno a una sua discesa solo a partire dal 2022. Infatti, per il 2021 non si prevede più l'inversione di tendenza che era prefigurata nella NADEF 2020, ma un ulteriore aumento di 4 punti percentuali, per raggiungere il 159,8 per cento. Un graduale processo di riduzione comincerà quindi solo dall'anno prossimo, con un sentiero di avvicinamento all'OMT che sarà calibrato in modo tale da riportare il rapporto debito/PIL verso il livello pre-crisi (134,6 per cento) per la fine del decennio. Il Relatore, quindi, constatata l'assenza di profili di incompatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea, propone di esprimere un parere favorevole. Il PRESIDENTE , previa verifica della presenza del prescritto numero di senatori, pone ai voti lo schema di parere, pubblicato in allegato al resoconto. La Commissione approva. IN SEDE REFERENTE AS 2169 Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2019-2020 DDL 2169 Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2019-2020 (Esame e rinvio) Il presidente STEFANO ( PD ), relatore, introduce l'esame del disegno di legge europea 2019-2020, presentato dal Governo il 21 settembre 2020 in base alle disposizioni della legge n. 234 del 2012 e approvato dalla Camera dei deputati in prima lettura il 1° aprile 2021. Il disegno di legge consta ora di 38 articoli, suddivisi in VIII capi, che modificano o integrano disposizioni vigenti dell'ordinamento nazionale per adeguarne i contenuti al diritto europeo. Esso contiene disposizioni aventi natura eterogenea che intervengono nei seguenti settori: libera circolazione di persone, beni e servizi e merci (capo I, articoli 1-10); spazio di libertà, sicurezza e giustizia (capo II, articoli 11-17); fiscalità, dogane e ravvicinamento delle legislazioni (capo III, articoli 18-20); affari economici e monetari (capo IV, articoli 21-23); sanità (capo V, articoli 24-28); protezione dei consumatori (capo VI, articoli 29-32); energia (capo VII, articolo 33). Ulteriori disposizioni, contenute nel Capo VIII, riguardano il Comitato interministeriale per gli affari europei (articolo 34); il diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di regioni o di altri enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell'Unione europea (articolo 35); il rafforzamento delle strutture del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) preposte alle attività di gestione, monitoraggio e controllo degli interventi UE per il periodo di programmazione 2021/2027 (articolo 36); il versamento delle risorse proprie dell'Unione europea (articolo 37). Completa il disegno di legge l'articolo 38, che reca la clausola di invarianza finanziaria. Il disegno di legge in esame, come tutti i disegni di legge europea, intende agevolare la chiusura di diverse procedure d'infrazione. A tal proposito, va evidenziato che, allo stato (Fonte banca dati EUR-infra del Dipartimento per le politiche europee), le procedure di infrazione aperte a carico dell'Italia ammontano a 82 (63 per violazione del diritto dell'Unione e 19 per mancato recepimento di direttive). Tra i settori maggiormente interessati vi sono: ambiente (16 procedure aperte), trasporti (11), fiscalità e dogane (9), energia (7), concorrenza e aiuti di Stato (6) e affari interni, giustizia e libera prestazione dei servizi e stabilimento (5 procedure ciascuno). Va inoltre sottolineato che ad oggi l'Italia risulta aver già pagato 751,6 milioni di euro a seguito delle sei condanne comminate dalla Corte di giustizia ai sensi dell'articolo 260 del TFUE (c.d. seconda condanna) per le violazioni del diritto dell'Unione europea conseguenti a procedure di infrazione. Secondo il particolare meccanismo europeo, tali sentenze prevedono il pagamento di una duplice sanzione: una somma forfettaria che sanziona la continuazione dell'infrazione fra la sentenza a norma dell'articolo 258 del trattato, di constatazione dell'inadempimento (c.d. prima condanna), e la sentenza a norma dell'articolo 260, di ulteriore constatazione dell'inadempimento (c.d. seconda condanna); una penalità di mora per ogni giorno di ritardo successivo alla pronuncia della sentenza a norma dell'articolo 260. Nel dettaglio, l'Italia ha già pagato: 114 milioni di euro per il mancato recupero degli aiuti illegittimi concessi alle imprese nel territorio di Venezia e Chioggia; 232,6 milioni per le discariche abusive per rifiuti pericolosi e non pericolosi; 101,1 milioni per il trattamento non conforme delle acque reflue urbane; 217,5 milioni per il mancato completamento della capacità di trattamento, smaltimento e recupero dei rifiuti in Campania; 78,8 milioni per gli aiuti illegittimi concessi per interventi a favore dell'occupazione; e da ultimo 7,5 milioni per il mancato recupero degli aiuti di Stato concessi agli alberghi della Regione Sardegna. Come sottolinea la Corte dei Conti, Sezione di controllo per gli affari comunitari e internazionali, nella sua Relazione annuale 2020, le sanzioni periodiche "corrono" sin quando non si sarà data piena esecuzione al giudicato, e possono pertanto comportare esborsi di ammontare indefinito, con conseguenze anche molto gravose a carico della finanza pubblica. A tale riguardo, come risulta dalla banca dati EUR-infra e dalla relazione della Corte dei conti, le procedure di infrazione attualmente alla fase ex articolo 260 TFUE, e quindi suscettibili potenzialmente di produrre conseguenze finanziarie a carico dell'erario sono tre: la n. 2012/2201, per mancato recupero degli aiuti concessi alle imprese che investono in municipalità colpite da disastri naturali; la n. 2009/2034, per cattiva applicazione della direttiva 1991/271/CE relativa al trattamento delle acque reflue urbane; la n. 2006/2456, per mancato recupero dell'aiuto di Stato relativo alle esenzioni fiscali e prestiti agevolati concessi in favore di imprese e servizi pubblici a prevalente capitale pubblico. Passando a descrivere i contenuti del disegno di legge, per quanto concerne le disposizioni del capo I (libera circolazione di persone, beni e servizi e merci), l'articolo 1, modificato alla Camera, reca disposizioni volte a contrastare le discriminazioni basate sulla nazionalità dei lavoratori e a recepire compiutamente la direttiva n. 2014/54/UE relativa alle misure intese ad agevolare l'esercizio dei diritti conferiti ai lavoratori nel quadro della libera circolazione, agevolando, altresì, la chiusura del caso ARES (2019) 1602365 avviato per mancata attuazione della medesima direttiva. L'articolo 2, modificato alla Camera, reca disposizioni relative alle prestazioni sociali accessibili ai cittadini di Paesi terzi titolari di alcune categorie di permessi di soggiorno per lavoro, studio e ricerca e trae impulso dalla procedura di infrazione n. 2019/2100. L'articolo contiene un insieme di novelle, le quali incidono sull'articolo 41 (relativo all'assistenza sociale) del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (decreto legislativo n. 286 del 1998), nonché su un novero di disposizioni speciali, relative a specifiche prestazioni sociali. L'articolo 3, modificato alla Camera, interviene sulla disciplina della cooperazione tra gli Stati membri nel settore del riconoscimento delle qualifiche professionali, di cui al decreto legislativo n. 206 del 2007, per rispondere alle censure oggetto della procedura di infrazione n. 2018/2175. La disposizione, per dare migliore attuazione all'articolo 57 -ter della direttiva 2005/36/CE, modifica l'articolo 6, comma 5- bis , del decreto legislativo per specificare che il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio, in qualità di Centro di assistenza per il riconoscimento delle qualifiche professionali, deve prestare piena collaborazione ai centri di assistenza degli altri Stati membri: tanto a quelli degli Stati membri ospitanti il professionista italiano, quanto a quelli degli Stati membri di origine dei professionisti che vogliono esercitare in Italia. L'articolo 4, modificato alla Camera, reca disposizioni in materia libera circolazione dei lavoratori intervenendo sul decreto legislativo n. 206 del 2007, recante attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Le modifiche si sono rese necessarie in seguito alle contestazioni mosse dalla Commissione europea nell'ambito della procedura di infrazione n. 2018/2295, allo stadio di parere motivato ex articolo 258 TFUE. L'articolo 5 esenta le qualifiche professionali di allenatore, fantino e guidatore di cavalli da corsa dall'applicazione della direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali  direttiva 2013/55/UE, che modifica la direttiva 2005/36/CE  attuata nell'ordinamento interno con il decreto legislativo n. 15 del 2016. L'articolo 6 reca disposizioni relative al punto di contatto unico e scaturisce dalla procedura di infrazione n. 2018/2374, in cui si eccepisce, tra l'altro, l'assenza di recepimento dell'articolo 57, paragrafi 2, 3 e 4, e dell'articolo 57- bis , paragrafo 4, della direttiva 2005/36/CE relativa alle qualifiche professionali, i quali prevedono le informazioni sulle professioni che debbono essere disponibili online attraverso i punti di contatto unici e le procedure per via elettronica per le formalità. L'articolo 7 prevede una modifica alle denominazioni di vendita  presenti sull'etichetta  dei succhi di frutta e di altri prodotti analoghi destinati all'alimentazione umana, dando attuazione alla rettifica della direttiva 2001/112/CE. L'articolo 8, modificato alla Camera, novella alcuni articoli del Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n. 50 del 2016), al fine di conformarsi a quanto indicato nella procedura di infrazione n. 2018/2273. Viene anzitutto modificato l'articolo 46 del codice al fine di includere, tra i soggetti ammessi a partecipare alle procedure di affidamento dei servizi attinenti all'architettura e all'ingegneria, anche altri soggetti abilitati in forza del diritto nazionale a offrire sul mercato i medesimi servizi. Viene poi modificato l'articolo 80 del Codice, al fine di eliminare la possibilità che un operatore economico possa essere escluso da una procedura di gara, quando la causa di esclusione riguardi non già l'operatore medesimo, bensì un suo subappaltatore. Con le modifiche all'articolo 105 del Codice, il concorrente non è più obbligato ad indicare la terna di subappaltatori in sede di offerta. Le modifiche all'articolo 113- bis riguardano la disciplina relativa agli adempimenti a carico del direttore dei lavori, dell'esecutore e del responsabile unico del procedimento (RUP), in materia di adozione dello stato di avanzamento dei lavori (SAL) e del relativo certificato di pagamento. Infine, con le modifiche all'articolo 174, anche i grandi operatori economici non sono più obbligati ad indicare, in sede di offerta, la terna di nominativi di subappaltatori. L'articolo 9 individua nel Ministero degli esteri l'autorità competente ad applicare il regolamento (CE) n. 2271/96, relativo alla protezione dagli effetti extraterritoriali derivanti dall'applicazione di una normativa adottata da un paese terzo e dalle azioni su di essa basate o da essa derivanti (cosiddetto "regolamento di blocco"). L'articolo 10 reca disposizioni relative alle procedure di autorizzazione all'esportazione di prodotti e di tecnologie a duplice uso e dell'applicazione delle sanzioni in materia di embarghi commerciali, nonché per ogni tipologia di operazione di esportazione di materiali proliferanti. Viene garantita attuazione al regolamento (CE) n. 428/2009, trasferendo al Ministero degli esteri le competenze in materia. Per quanto riguarda le disposizioni del capo II (spazio di libertà, sicurezza e giustizia), l'articolo 11 modifica l'articolo 29 del decreto legislativo n. 25 del 2008, sui casi di inammissibilità della domanda di concessione dello status di protezione internazionale a cittadini di paesi terzi. Al fine di tenere conto di quanto evidenziato dalla Corte di giustizia dell'Unione europea (cause riunite C‑297/17, C‑318/17 e C‑319/17), viene specificato che è inammissibile la domanda nel caso in cui al richiedente sia stata riconosciuta la protezione sussidiaria da parte di un altro Stato membro. L'articolo 12, concernente le disposizioni in materia di validità e rinnovo del documento di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, introduce un termine di validità per tale tipologia di documento pari a 10 anni per i cittadini stranieri maggiorenni, e a 5 anni per i minorenni, fermo restando che esso è idoneo ad attestare il riconoscimento del relativo status , nel corso della sua validità. La norma è finalizzata a dare completa attuazione alle disposizioni previste dal regolamento (UE) n. 2017/1954 il cui allegato (lettera a), punto 11) non consente più che la data di scadenza riportata sui documenti sia illimitata, in quanto essa deve essere riferita alla mera scadenza fisica del prototipo e non al diritto di residenza conferito dallo Stato membro. L'articolo 13 introduce l'istituto della proroga del visto di ingresso degli stranieri per soggiorni di breve durata, inserendo un nuovo articolo 4 -ter nel decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante il testo unico sull'immigrazione. La proroga consente il soggiorno dello straniero in tutto il territorio nazionale ed è disposta dal questore della provincia in cui si trova lo straniero, il quale è sottoposto a rilievi foto dattiloscopici al momento della richiesta. La disposizione mia a dare compiuta attuazione all'articolo 33 del Regolamento (CE) n. 810/2009, istitutivo del codice comunitario dei visti. L'articolo 14, modificato alla Camera, provvede a individuare nel questore l'autorità competente al rilascio del documento di viaggio europeo per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, dando attuazione al regolamento (UE) 2016/1953. L'articolo 15 dà recepimento a due distinte direttive di esecuzione europee in materia di armi: la n. 68 del 2019, che stabilisce le specifiche tecniche per la marcatura delle armi da fuoco e dei loro componenti essenziali; la n. 69 del 2019, che stabilisce le specifiche tecniche relative alle armi d'allarme o da segnalazione. Essendo scaduto il termine di recepimento delle due direttive sono state avviate le procedure di infrazione nn. 2020/0211 e 2020/0212. L'articolo 16, introdotto ex novo alla Camera, modifica gli articoli 615 -quater (detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici), 615 -quinquies (diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico), 617 (cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche), 617 -bis (installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche), 617 -quater (intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche) e 617 -quinquies (installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche) del Codice penale, in tema di criminalità informatica, per dare seguito alla procedura di infrazione n. 2019/2033, con la quale la Commissione europea ha contestato all'Italia il non corretto recepimento della direttiva 2013/40/UE, relativa agli attacchi contro i sistemi informatici. L'articolo 17, introdotto alla Camera, interviene sul codice penale introducendo nuove fattispecie delittuose e modificando le aggravanti dei delitti di sfruttamento sessuale dei minori e di violenza sessuale in danno dei minori, dando seguito in parte alla procedura EU-Pilot n. 2018/9373 e alla procedura di infrazione n. 2018/2335, con le quali la Commissione europea ha contestato all'Italia il non corretto recepimento della direttiva 2011/93/UE, relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile. Per quanto riguarda le disposizioni del capo III (fiscalità, dogane e ravvicinamento delle legislazioni), l'articolo 18 reca attuazione alla direttiva 2018/1910, con la quale sono armonizzate alcune norme nel sistema dell'imposta sul valore aggiunto, allo scopo di superare i rilievi della procedura di infrazione n. 2020/0070. Le disposizioni in esame recepiscono le norme UE, ai sensi delle quali le operazioni in regime di call-off stock danno luogo, nel rispetto di determinate condizioni, ad una cessione intracomunitaria nello Stato membro di partenza da parte del cedente e a un corrispondente acquisto intracomunitario nello Stato membro di arrivo da parte dell'acquirente, nel momento in cui si realizza la cessione dei beni. Sono inoltre disciplinate nell'ordinamento le operazioni a catena, ovvero le forniture successive (due o più) degli stessi beni, oggetto di un singolo trasporto comunitario tra due Stati membri, al fine di individuare il momento di applicazione dell'imposta. L'articolo 19, al fine di rendere il sistema sanzionatorio italiano maggiormente aderente a quanto disposto dal regolamento (CE) n. 608/2013 in tema di introduzione di beni contraffatti nello spazio doganale europeo, prevede disposizioni volte: ad introdurre nel sistema sanzionatorio italiano una nuova fattispecie di illecito amministrativo in base al quale è punito l'acquirente finale che introduce nel territorio dello Stato modiche quantità di beni contraffatti di provenienza extra-UE; a prevedere la responsabilità del vettore per la custodia e la distruzione di tali beni, qualora l'acquirente non vi provveda; ad individuare l'organo competente a irrogare la sanzione per il suddetto illecito. L'articolo 20 propone modifiche alla disciplina dei contratti di credito, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi. Con riferimento a tali categorie di operatori finanziari, l'intervento è volto ad integrare nella normativa nazionale le regole in materia di "passaporto europeo" degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi, ovvero le disposizioni che consentono di operare su tutto il territorio dell'Unione ai soggetti autorizzati a farlo in uno dei Paesi membri, nel rispetto di specifici obblighi di notifica. Le relative disposizioni sono finalizzate a completare l'attuazione della direttiva 2014/17/UE, in materia di contratti di credito ai consumatori relativi a ben immobili residenziali, e del regolamento (UE) n. 1093/2010. Per quanto riguarda le disposizioni del capo IV (affari economici e monetari), l'articolo 21 è volto a garantire il completo recepimento della direttiva 2013/34/CE relativa ai bilanci d'esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese. L'articolo 22, modificando il Testo unico della finanza (decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58), introduce misure finalizzate a garantire l'attuazione del regolamento delegato (UE) 2019/815 della Commissione, del 17 dicembre 2018, in materia di marcatura e formato elettronico unico di comunicazione delle relazioni finanziarie annuali. L'articolo 23 propone modifiche alla disciplina delle sanzioni penali in caso di abusi di mercato di cui al Testo unico della Finanza. In particolare, la disposizione: modifica l'ambito di applicazione della disciplina sanzionatoria in materia di abuso di informazioni privilegiate (cd. insider trading) e manipolazione del mercato; estende i casi di esenzione da tale disciplina alle negoziazioni di strumenti mobiliari o operazione collegate; introduce specifiche sanzioni penali per i soggetti che abbiano acquisito illecitamente informazioni privilegiate fuori dai casi previsti a legislazione vigente (c.d. insider secondari); innalza a quattro anni (da tre) il periodo massimo di reclusione per reati connessi ad operazioni concernenti talune tipologie di strumenti finanziari; limita la confisca al solo profitto realizzato con la commissione del reato, ove la norma vigente fa riferimento anche al prodotto del reato e ai mezzi per realizzarlo. Le modifiche mirano a superare alcuni motivi di contestazione sollevati dalla Commissione europea con la procedura di infrazione n. 2019/2130. Per quanto riguarda le disposizioni del capo V (sanità), l'articolo 24, modificato alla Camera, prevede alcune modifiche agli articoli 92 e 108 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, di attuazione della normativa europea riguardante i medicinali veterinari, allo scopo di individuare il Ministero della salute quale principale autorità titolare delle funzioni di vigilanza e sanzione per il contrasto delle pratiche illegali di vendita di tali medicinali per via telematica. Le modifiche danno ulteriore attuazione alla direttiva 2004/28/CE (Codice comunitario dei medicinali veterinari). L'articolo 25  introdotto dalla Camera  modifica la disciplina relativa all'obbligo, per ogni struttura sanitaria privata di cura, di dotarsi di un direttore sanitario. La novella concerne il profilo dell'ordine professionale territoriale di appartenenza, consentendo che il direttore sanitario sia iscritto anche ad un ordine territoriale diverso da quello competente per il luogo in cui la struttura ha la sede operativa e disciplinando la nuova possibile fattispecie. La novella è intesa a definire un rilievo posto nell'ambito di una procedura europea allo stato di pre-infrazione (caso NIF 2020/4008). L'articolo 26 dispone alcune modifiche agli articoli 13 e 18 del decreto legislativo n. 204 del 2015, riguardante la disciplina sanzionatoria per la violazione del regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici, allo scopo di individuare le autorità preposte alla vigilanza dei requisiti di tali prodotti idonei alla vendita per via telematica. L'articolo 27, al fine di garantire la completa attuazione del regolamento (UE) n. 528/2012 sui prodotti biocidi, apporta alcune modifiche all'articolo 15 della legge europea 2013, al fine di individuare il Ministero della salute come principale autorità di vigilanza per i controlli riguardanti la vendita per via telematica di prodotti biocidi. L'articolo 28, introdotto alla Camera, mediante una modifica testuale all'articolo 42 del decreto legislativo n. 26 del 2014, differisce dal 1° gennaio 2022 al 30 giugno 2022 la sospensione dell'applicazione di alcuni divieti e condizioni in materia di procedure di sperimentazione sugli animali a fini scientifici, con particolare riferimento all'autorizzazione di procedure relative a xenotrapianti (costituiti dai trapianti di uno o più organi effettuati tra animali di specie diverse) e alle ricerche sulle sostanze d'abuso (per testare possibili effetti di sostanze quali alcol, droghe e tabacco) e alla condizione secondo la quale un animale già usato in una o più procedure possa essere impiegato in altre procedure solo qualora queste ultime siano classificate come "lievi" o "non risveglio". Tale divieto è contenuto nel decreto legislativo n. 26, finalizzato a recepire la direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, su cui insiste la procedura di infrazione n. 2016/2013. Per quanto riguarda le disposizioni del capo VI (protezione dei consumatori), l'articolo 29 individua nell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni l'autorità competente, responsabile dell'applicazione delle norme dell'Unione sulla tutela degli interessi dei consumatori, con riferimento all'esecuzione del regolamento (UE) 2017/1128 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, relativo alla portabilità transfrontaliera di servizi di contenuti online nel mercato interno, precisando i poteri d'indagine ed esecuzione attribuiti all'Autorità. L'articolo 30, inserito nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, e a seguito del caso ARES (2019) 7142023 estende oltre il 2020 gli obblighi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di cui all'articolo 7- bis , comma 1, del decreto legislativo 21 marzo 2005, n. 66, recante attuazione della direttiva 2003/17/CE relativa alla qualità della benzina e del combustibile diesel. L'articolo 31, inserito nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, reca modifiche al decreto legislativo n. 47 del 2020, in materia di sistema europeo per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra. L'articolo 32, modificato alla Camera, novella alcuni articoli del Codice del consumo per tener conto dell'entrata in vigore del Regolamento (UE) 2017/2394 sulla cooperazione tra le autorità nazionali per l'esecuzione della normativa che tutela i consumatori. A tal fine, diverse disposizioni dell'atto normativo citato sono modificate onde inserirvi il riferimento aggiornato alla nuova disciplina unionale. Si prevede in particolare che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato è designata quale autorità competente responsabile dell'applicazione della direttiva europea concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori. Si novella inoltre il Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo per stabilire che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato è designata quale autorità competente responsabile dell'applicazione della direttiva europea relativa ai pacchetti e ai servizi turistici collegati. Il capo VII, relativo all'energia, si compone del solo articolo 33, il quale reca disposizioni sulla metodologia di calcolo da utilizzare per la determinazione di energia prodotta dai biocarburanti e dai bioliquidi. Le disposizioni sono volte ad ottemperare l'impegno assunto dal Governo per l'archiviazione della procedura di infrazione n. 2019/2095, già avvenuta il 27 novembre 2019. Il capo VIII, relativo ad altre disposizioni, si apre con l'articolo 34, che novella l'articolo 2 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, incrementando da 20 a 28 unità il contingente massimo di personale di cui la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le politiche europee, può avvalersi ai fini del funzionamento del Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE) e modificando la composizione del personale delle regioni o delle province autonome di cui il Dipartimento medesimo può avvalersi. L'articolo 35 novella l'articolo 43 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, che disciplina il diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di regioni o di altri enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell'Unione europea, consentendo al Ministro dell'economia e delle finanze  con uno o più decreti, da adottare di concerto con i Ministri competenti per materia, previa intesa con la Conferenza unificata per le materie di competenza delle regioni, delle province autonome di Trento e Bolzano, degli enti locali  di definire i criteri e le procedure riguardanti i procedimenti istruttori propedeutici all'esercizio dell'azione di rivalsa. L'articolo 36 autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze ad assumere a tempo indeterminato fino a 50 unità di personale per rafforzare le strutture della Ragioneria generale dello Stato ai fini delle attività di gestione, monitoraggio e controllo degli interventi cofinanziati dall'Unione europea per il periodo di programmazione 2021/2027. L'articolo 37 reca disposizioni volte ad assicurare il tempestivo versamento all'Unione europea dei contributi a carico dell'Italia per il finanziamento del Bilancio generale dell'Unione europea. A tal fine, il comma 1 autorizza il Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie, previsto dall'articolo 5 della legge n. 183 del 1987, ad anticipare le risorse occorrenti a garantire il tempestivo pagamento dei suddetti contributi a valere sulle proprie disponibilità. Al reintegro di tali anticipazioni si provvede a valere sugli stanziamenti dei corrispondenti capitoli di bilancio dello Stato iscritti nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze. L'articolo 38 reca una clausola di invarianza finanziaria per tutte le disposizioni del disegno di legge in esame, ad eccezione degli articoli 1, 2 e 36. Tale clausola stabilisce che dall'attuazione della legge non debbano derivare conseguenze finanziarie e che le amministrazioni e le Autorità interessate provvedono, dunque, ai relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Il Presidente relatore conclude l'illustrazione del provvedimento sottolineando come l'entità delle sanzioni pecuniarie che l'Italia ha pagato, e sta continuando a pagare in seguito alle sei condanne emesse dalla Corte di giustizia, richiama alla responsabilità di procedere rapidamente all'esame del disegno di legge. Peraltro, al fine di valutare i punti principali di interesse della legge in esame, preannuncia comunque un breve ciclo di audizioni. Il rappresentante del GOVERNO si associa all'invito ad una tempistica stringente sull'approvazione della legge europea. Ricorda quindi che, dopo la sospensione in sede europea dei lavori sulle procedure di infrazione durante l'emergenza derivante dalla pandemia da Covid-19, l'Italia ha potuto recentemente chiudere alcune procedure, concordando anche quella sui rifiuti in Campania. Ritiene, peraltro, che gli investimenti e le riforme previsti dal PNRR porteranno alla chiusura di diverse procedure in corso. La senatrice BONINO ( Misto-+Eu-Az ) sottolinea che le sanzioni pecuniarie derivanti dalle condanne sono pagate con i fondi del Bilancio dello Stato e quindi da tutti i cittadini, anche nei casi in cui l'infrazione riguarda una regione specifica. Chiede, quindi, di conoscere quali infrazioni ad oggi aperte sono ascrivibili alla responsabilità di singole regioni e quante alla responsabilità dello Stato. Il senatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ) chiede di disporre dell'elenco delle infrazioni che sottendono le disposizioni contenute nel disegno di legge in esame. Il presidente STEFANO ( PD ) osserva che l'articolo 35 del provvedimento in esame interviene proprio in materia di rivalsa dello Stato sulle regioni o altri enti pubblici responsabili delle infrazioni sul diritto europeo e preannuncia la comunicazione a tutti i commissari dell'elenco delle infrazioni contenute nel disegno di legge, insieme all'elenco delle audizioni da svolgere, da integrare con le segnalazioni dei gruppi. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI E ALTRI ATTI DELL'UNIONE EUROPEA COM(2020 829 Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla resilienza dei soggetti critici Doc n. COM(2020) 829 definitivo Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla resilienza dei soggetti critici (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) La senatrice GIAMMANCO ( FIBP-UDC ), relatrice, introduce l'esame della proposta di direttiva in titolo, che sostituisce e abroga la direttiva 2008/114/CE, sulle infrastrutture critiche europee, recepita nell'ordinamento interno con il decreto legislativo n. 61 del 2011. La direttiva del 2008 fissava la procedura per l'individuazione delle infrastrutture critiche, limitatamente ai settori dell'energia e dei trasporti, il cui danneggiamento o distruzione avrebbe ripercussioni su più Stati membri. La proposta in esame estende la portata della direttiva del 2008, incentrata solo sulla protezione fisica di due settori importanti, come i trasporti e l'energia, ampliando la filiera di riferimento a dieci settori specifici ed estendendo il sistema di protezione sul piano fisico e su quello cibernetico. Per l'individuazione dei soggetti critici si fa riferimento a una serie di settori definiti nell'allegato, e cioè energia, trasporti, banche, mercati finanziari, salute, acqua potabile, acque reflue, infrastrutture digitali, pubblica amministrazione e spazio. La nuova direttiva segna poi il passaggio da un'impostazione che focalizza l'attenzione sul concetto di "infrastruttura critica", impostazione presente nella direttiva del 2008, ad un approccio concentrato sul rafforzamento della resilienza dei soggetti critici, pubblici o privati, che gestiscono queste infrastrutture e che forniscono servizi essenziali per il mantenimento delle funzioni vitali della società o delle attività economiche nel mercato interno in una serie di settori più ampia, come visto, di quella considerata dalla direttiva n. 114 del 2008. L'obiettivo della proposta è quello di rafforzare la resilienza di tali soggetti critici, al fine di assicurare l'affidabilità dei servizi da questi erogati, rispetto ai rischi attuali e previsti per il futuro, come ad esempio pericoli naturali, azioni ibride, terrorismo, minacce cibernetiche, incidenti provocati dall'interno, emergenze di sanità pubblica o sinistri. In base alla proposta di direttiva, gli Stati membri dovranno adottare una strategia nazionale per garantire la resilienza dei soggetti critici (articolo 3), effettuare valutazioni del rischio periodiche (articolo 4), individuare i soggetti critici (articolo 5). Gli Stati membri dovranno poi designare una o più autorità competenti a livello nazionale per l'attuazione della direttiva (articolo 8), sostenere i soggetti critici nel rafforzamento della loro resilienza (articoli 9 e 11), garantire che le autorità nazionali abbiano i poteri e i mezzi per condurre ispezioni in loco dei soggetti critici (articolo 18) e introdurre sanzioni per l'inosservanza delle disposizioni della direttiva (articolo 19). La direttiva pone una serie di obblighi nei confronti dei soggetti critici. Il primo è quello di effettuare una valutazione di tutti i rischi pertinenti che possono perturbare le loro operazioni (articolo 10). Il secondo obbligo è la predisposizione di un piano di resilienza, che dovrà includere misure tecniche e organizzative adeguate e proporzionate per garantire la propria resilienza, come la protezione fisica delle aree e impianti, la predisposizione di protocolli di gestione dei rischi, l'individuazione di catene di approvvigionamento alternative (articolo 11). Il terzo obbligo è la notifica degli incidenti che perturbano o possono perturbare in modo significativo le loro operazioni (articolo 13) Diversamente dalla direttiva 2008/114/CE, che era basata sull'articolo 308 del Trattato CE, e cioè sulla norma relativa ai poteri impliciti dell'Unione, la presente proposta di direttiva si basa sull'articolo 114 del TFUE che interessa il ravvicinamento delle legislazioni per il miglioramento del mercato interno. Lo scopo è infatti quello di aumentare la resilienza di soggetti, negli Stati membri, che sono fondamentali per la fornitura di servizi essenziali per il mantenimento di funzioni vitali della società. Una perturbazione in uno Stato membro potrebbe avere ripercussioni in altri Stati membri o nell'Unione nel suo insieme. Per quanto concerne il principio di sussidiarietà, si osserva che la necessità di un quadro legislativo comune a livello europeo in questo settore è giustificata dal carattere interdipendente e transfrontaliero delle relazioni fra le attività delle infrastrutture critiche e i servizi essenziali che possono offrire. Un operatore situato in uno Stato membro può in effetti fornire servizi in vari altri Stati membri o in tutta l'UE attraverso reti strettamente interconnesse. Ne consegue che una perturbazione che interessa questo operatore potrebbe avere effetti di vasta portata su altri settori e oltre le frontiere nazionali. Le potenziali implicazioni paneuropee delle perturbazioni richiedono quindi un'azione a livello dell'UE. La divergenza delle norme nazionali porta inoltre a effetti negativi diretti sul funzionamento del mercato interno. La proposta è proporzionata rispetto all'obiettivo generale dichiarato dell'iniziativa. In tal senso, sebbene gli obblighi incombenti agli Stati membri e ai soggetti critici possono in alcuni casi comportare oneri amministrativi supplementari, ad esempio quando gli Stati membri devono sviluppare una strategia nazionale o quando i soggetti critici devo attuare determinate misure tecniche e organizzative, la proposta prevede che essi siano in genere di entità contenuta. Nei casi in cui si rendono necessari investimenti più cospicui, per conformarsi alla direttiva, questi sono giustificati nella misura in cui contribuiscono ad aumentare la resilienza sia a livello degli operatori che sistemica. La proposta è oggetto di discussione nelle competenti formazioni del Consiglio, in cui è stato espresso un generale consenso per l'iniziativa, evidenziando la necessità di un superamento dei limiti attualmente esistenti e rimarcando la necessità di un approccio integrato di protezione fisica e informatica delle strutture di riferimento. Alcune delegazioni hanno tuttavia posto in risalto le competenze esclusive degli Stati membri in materia di sicurezza nazionale e richiesto chiarimenti in ordine alla base giuridica della proposta, in special modo circa la sussidiarietà e proporzionalità dell'azione. A suscitare le principali incertezze sono i riferimenti nel testo legislativo alla protezione dell'amministrazione pubblica e dello spazio, elementi rientranti nella sfera esclusiva degli Stati membri; la necessità di una valutazione concreta circa gli impegni aggiuntivi per le strutture interne, attraverso criteri di ragionevolezza; e gli oneri finanziari che non dovrebbero ricadere sui bilanci nazionali. Sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo ai sensi della legge n. 234 del 2012. Il Governo ritiene la proposta nel complesso positiva e le sue disposizioni conformi all'interesse nazionale nel promuovere la protezione e la resilienza dei soggetti critici. Ritiene peraltro ragionevole ipotizzare che la nuova normativa imporrà necessariamente un aumento degli oneri a carico delle imprese e dei soggetti pubblici individuati come "soggetti critici". In considerazione di ciò, auspica che in sede di recepimento sia prevista una copertura finanziaria a parziale ristoro dei maggiori oneri sostenuti in applicazione della nuova normativa. La senatrice BONINO ( Misto-+Eu-Az ) chiede di conoscere l'entità previsionale degli oneri aggiuntivi derivanti dalla futura attuazione della normativa in esame. Il PRESIDENTE assicura che richiederà alle strutture competenti l'elemento informativo richiesto. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. COM(2021) 95 Proposta di decisione del Consiglio relativa al regime dei 'dazi di mare' nelle regioni ultraperiferiche francesi e recante modifica della decisione n. 940/2014/UE Doc n. COM(2021) 95 definitivo Proposta di decisione del Consiglio relativa al regime dei "dazi di mare" nelle regioni ultraperiferiche francesi e recante modifica della decisione n. 940/2014/UE (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) La senatrice CASOLATI ( L-SP-PSd'Az ), relatrice, introduce l'esame della proposta di decisione in titolo, relativa al regime dei "dazi di mare" nelle regioni ultraperiferiche francesi. Ricorda, quindi, che l'Unione europea comprende nove regioni ultraperiferiche, geograficamente molto distanti dal continente europeo: Guadalupa e Riunione, Mayotte, Guyana francese e Martinica, Saint-Martin (Francia); Azzorre e Madera (Portogallo); isole Canarie (Spagna). Questi territori sono parte integrante dell'UE e soggetti all'applicazione della normativa dell'Unione, fatti salvi adeguamenti dovuti alla loro particolare posizione geografica e alle difficoltà che ne derivano. La decisione n. 940/2014/UE del Consiglio autorizza la Francia ad applicare, fino al 30 giugno 2021, esenzioni parziali o totali dai dazi di mare per taluni prodotti fabbricati nelle regioni ultraperiferiche, per i quali esistono una produzione locale, importazioni significative che potrebbero comprometterne il mantenimento e costi supplementari che determinano un aumento dei prezzi rispetto ai prodotti provenienti dall'esterno. La proposta in esame dunque autorizza la Francia ad applicare fino al 31 dicembre 2027 esenzioni parziali o totali dai "dazi di mare" per i prodotti fabbricati localmente nelle regioni ultraperiferiche (articolo 1, paragrafo 1), elencati puntualmente negli Allegati della proposta sulla base classificazione della nomenclatura della tariffa doganale comune. Tali prodotti  specifica l'articolo 2  "sono stati selezionati sulla base della dimostrazione di costi supplementari che comportano un aumento dei prezzi di costo della produzione locale rispetto ai prodotti provenienti dall'esterno a scapito della competitività dei prodotti fabbricati localmente". L'applicazione delle esenzioni non può portare a differenze superiori a 30 punti percentuali rispetto alle aliquote d'imposta applicate a prodotti analoghi non provenienti dalle regioni ultraperiferiche interessate (articolo 1, paragrafo 2, comma 1), né si possono superare i costi supplementari dimostrati o "la percentuale strettamente necessaria per mantenere, promuovere e sviluppare le attività economiche locali" (articolo 1, paragrafo 2, comma 2). Ai sensi dell'articolo 4, entro il 30 settembre 2025 si valuterà  sulla base di una relazione predisposta dalla Repubblica francese  se continueranno a essere soddisfatte le condizioni che giustificano l'applicazione del regime di imposizione in via di introduzione. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, si osserva che la base giuridica della proposta è individuata nell'articolo 349 del TFUE, che legittima l'Unione ad adottare misure specifiche volte a stabilire le condizioni di applicazione dei Trattati alle regioni ultraperiferiche dell'UE. La proposta in esame può essere considerata conforme al principio di sussidiarietà in termini di necessità dell'intervento delle istituzioni dell'Unione, perché solo queste possono disciplinare le modalità di applicazione dei Trattati, nonché in termini di valore aggiunto dell'azione a livello di Unione, poiché la compensazione degli svantaggi concorrenziali di cui soffrono le regioni ultraperiferiche consente di migliorare la coesione territoriale e la tutela della concorrenza, riducendo la dipendenza di tali regioni dalle materie prime e dall'energia, aumentare il mercato locale e le esportazioni, grazie a una riduzione dei costi di produzione. In assenza di misure correttive, i prodotti fabbricati localmente sarebbero, infatti, meno competitivi rispetto a quelli provenienti dall'esterno, anche considerando i costi di trasporto. La Commissione europea dichiara la proposta conforme anche al principio di proporzionalità in quanto si limita alle misure necessarie per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. In particolare: - riguarda esclusivamente prodotti per i quali sono stati dimostrati i costi supplementari sostenuti in relazione ai prodotti fabbricati localmente; - l'aliquota massima di imposizione differenziata è limitata a quanto è necessario in considerazione dei costi; - l'onere fiscale gravante sui prodotti importati nelle regioni ultraperiferiche non va al di là di quanto necessario per compensare la minore competitività dei prodotti locali. La Relatrice ritiene, in conclusione, che la proposta sia conforme ai principi di sussidiarietà e proporzionalità. Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. COM(2021) 96 Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2019/816 che istituisce un sistema centralizzato per individuare gli Stati membri in possesso di informazioni sulle condanne pronunciate a carico di cittadini di paesi terzi e apolidi (ECRIS-TCN) e integrare il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali e del regolamento (UE) 2019/818 che istituisce un quadro per l'interoperabilità tra i sistemi di informazione dell'UE nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria, asilo e migrazione, e che modifica i regolamenti (UE) 2018/1726, (UE) 2018/1862 e (UE) 2019/816, allo scopo di introdurre accertamenti nei confronti dei cittadini di paesi terzi alle frontiere esterne Doc n. COM(2021) 96 definitivo Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2019/816 che istituisce un sistema centralizzato per individuare gli Stati membri in possesso di informazioni sulle condanne pronunciate a carico di cittadini di paesi terzi e apolidi (ECRIS-TCN) e integrare il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali e del regolamento (UE) 2019/818 che istituisce un quadro per l'interoperabilità tra i sistemi di informazione dell'UE nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria, asilo e migrazione, e che modifica i regolamenti (UE) 2018/1726, (UE) 2018/1862 e (UE) 2019/816, allo scopo di introdurre accertamenti nei confronti dei cittadini di paesi terzi alle frontiere esterne (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) La senatrice RICCIARDI ( M5S ), relatrice, introduce l'esame della proposta di regolamento in titolo, volto a modificare il regolamento (UE) 2019/816, che istituisce il sistema centralizzato per individuare gli Stati membri in possesso di informazioni sulle condanne pronunciate a carico di cittadini di Paesi terzi e apolidi (ECRIS-TCN), al fine di conferire alle autorità designate il diritto di accedere alla banca dati di tale sistema. La proposta integra, inoltre, il regolamento (UE) 2019/818 relativo al quadro per l'interoperabilità tra i sistemi di informazione dell'UE nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria, asilo e migrazione, per far sì che le medesime autorità possano accedere ai dati conservati nell'archivio comune di dati di identità (CIR). La comunicazione della Commissione del settembre 2020, relativa a un nuovo patto sulla migrazione e l'asilo (COM(2020) 609) volta, fra le altre cose, a creare un quadro comune per la gestione dell'asilo e della migrazione a livello dell'UE e a promuovere la fiducia reciproca tra gli Stati membri, è stata accompagnata dalla proposta di regolamento che introduce accertamenti nei confronti di cittadini di Paesi terzi alle frontiere esterne (COM(2020) 612). Quest'ultima comprende modifiche ai regolamenti che istituiscono il sistema di informazione visti (VIS), il sistema di ingressi/uscite (EES) e il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS), nonché al quadro per l'interoperabilità fra i sistemi di informazione dell'UE nel settore delle frontiere e dei visti, che costituiscono tutti uno sviluppo dell' acquis di Schengen nel settore delle frontiere. In considerazione del fatto che il regolamento (UE) 2019/816, che istituisce ECRIS-TCN, non costituisce uno sviluppo dell' acquis di Schengen, la sua modifica non ha potuto far parte della proposta di regolamento sugli accertamenti alle frontiere esterne. Pertanto, con la citata proposta di modifica di regolamento in esame si intende procedere con il conferimento dei diritti di accesso alle autorità designate al sistema ECRIS-TCN e ai dati conservati all'archivio CIR, ai fini della proposta di regolamento sugli accertamenti alle frontiere esterne. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la base giuridica della proposta è individuata nell'articolo 82, paragrafo 1, secondo comma, lettera d), del TFUE, relativo alla facilitazione della cooperazione tra le autorità giudiziarie o autorità omologhe degli Stati membri in relazione all'azione penale e all'esecuzione delle decisioni. La proposta risulta conforme al principio di sussidiarietà dal momento che per consentire l'accesso delle autorità a ECRIS-TCN, al fine di aumentare i controlli di sicurezza sulle persone che si accingono a entrare nello spazio Schengen, è necessario un intervento a livello di Unione. La proposta si limita a quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, precisando che i controlli di sicurezza si limiteranno all'individuazione dei reati di terrorismo e di altri reati gravi, e pertanto risulta conforme al principio di proporzionalità. La Relatrice osserva, infine, che la proposta è attualmente all'esame di 7 Parlamenti nazionali, nessuno dei quali ha ad oggi sollevato criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e che non risulta allo stato attuale pervenuta la relazione del Governo ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012. Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. COM(2021) 108 Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/625 per quanto riguarda i controlli ufficiali su animali e prodotti di origine animale esportati dai paesi terzi nell'Unione per garantire il rispetto del divieto di taluni usi degli antimicrobici Doc n. COM(2021) 108 definitivo Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/625 per quanto riguarda i controlli ufficiali su animali e prodotti di origine animale esportati dai paesi terzi nell'Unione per garantire il rispetto del divieto di taluni usi degli antimicrobici (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea e rinvio) Il senatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, introduce l'esame della proposta di regolamento in titolo, relativa all'uso di antimicrobici negli animali. In particolare, la proposta in esame  oltre ad operare alcuni aggiornamenti o correzioni di riferimenti normativi  modifica l'articolo 1, paragrafo 4, lettera c), del regolamento (UE) 2017/625, al fine di includere nell'ambito di applicazione dei controlli ufficiali sugli animali e prodotti di origine animale la verifica della conformità all'articolo 118, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2019/6. Quest'ultima norma estende agli operatori in Paesi terzi che esportino animali e prodotti di origine animale nell'UE sia il divieto di impiegare antimicrobici per promuovere la crescita e la produttività degli animali sia il divieto di impiegare quegli antimicrobici riservati, secondo la disciplina europea, alla cura di alcune infezioni nell'uomo. La proposta rientra nell'ambito della Strategia dal "Produttore al consumatore", con la quale l'Unione europea ha fissato l'obiettivo di ridurre del 50 per cento entro il 2030 le vendite complessive, nel proprio territorio, di antimicrobici impiegati per gli animali di allevamento e per l'acquacoltura. Il regolamento (UE) 2019/6, che entrerà in vigore il 28 gennaio 2022, sostituisce il quadro giuridico per i medicinali veterinari istituito dalla direttiva 2001/82/CE e dal regolamento (CE) n. 726/2004. L'articolo 118, relativo agli animali e ai prodotti di origine animale importati dall'Unione, al paragrafo 1, estende agli operatori in Paesi terzi che esportino animali e prodotti di origine animale nell'UE sia il divieto di impiegare antimicrobici per promuovere la crescita e la produttività degli animali sia il divieto di impiegare quegli antimicrobici riservati, secondo la disciplina europea, alla cura di alcune infezioni nell'uomo. Tali divieti sono disciplinati, rispettivamente, dagli articoli 107, paragrafo 2, e 37, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2019/6. L'articolo 118 viene considerato un elemento chiave nella lotta alla resistenza antimicrobica. Tuttavia, la Commissione europea sostiene che, ai fini dell'attuazione  nell'ambito del sistema dei controlli ufficiali  della verifica di conformità (da parte degli importatori) ai suddetti divieti, sia necessario inserire nel regolamento (UE) 2017/625, relativo all'esecuzione dei controlli ufficiali in vari ambiti, tra cui la sicurezza degli alimenti e dei mangimi, un richiamo del medesimo articolo 118, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2019/6, dal momento che quest'ultimo regolamento non prevede, per gli animali o i prodotti di origine animale, disposizioni sulle condizioni e prescrizioni per l'importazione o sui controlli ufficiali di conformità. La proposta di regolamento opera inoltre alcuni aggiornamenti o correzioni di riferimenti normativi. Più in particolare, l'articolo 1 della proposta reca alcune modifiche al citato regolamento (UE) 2017/625, relativo all'esecuzione dei controlli ufficiali in vari ambiti, tra cui la sicurezza degli alimenti e dei mangimi. La prima riguarda l'ambito di applicazione del suddetto regolamento, ambito disciplinato dall'articolo 1. Attualmente, in base al paragrafo 4, lettera c), di quest'ultimo, sono esclusi i controlli ufficiali per la verifica della conformità alla direttiva 2001/82/CE, sui medicinali veterinari. Tale direttiva, a partire dal 28 gennaio 2022, sarà sostituita dal regolamento (UE) 2019/6. La modifica proposta interviene, quindi, sulla lettera c), al fine di sostituire il riferimento alla suddetta direttiva con quello al regolamento (UE) 2019/6. La proposta prevede, inoltre, un'eccezione a tale esclusione, specificando che "il presente regolamento si applica tuttavia ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità all'articolo 118, paragrafo 1, di tale regolamento". Un'altra modifica riguarda l'articolo 47, relativo ad animali e merci soggetti a controlli ufficiali ai posti di controllo frontalieri. In particolare, al paragrafo 1, la lettera e) viene sostituita al fine di correggere un riferimento normativo. L'articolo 2 della proposta stabilisce la data di applicazione del nuovo provvedimento in esame, che è fissata al 28 gennaio 2022, stessa data in cui entrerà in vigore il regolamento (UE) 2019/6. Per quanto riguarda la valutazione sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, si osserva che la base giuridica è individuata nell'articolo 43, paragrafo 2, l'articolo 114 e nell'articolo 168, paragrafo 4, lettera b), del TFUE, la medesima base giuridica del regolamento (UE) n. 2017/625. L'articolo 43, paragrafo 2, riguarda l'organizzazione comune dei mercati agricoli e le altre disposizioni necessarie al perseguimento degli obiettivi della politica comune dell'agricoltura e della pesca; l'articolo 114 disciplina il mercato interno e il ravvicinamento delle normative nazionali; l'articolo 168, paragrafo 4, lettera b) , prevede misure nei settori veterinario e fitosanitario aventi come obiettivo primario la protezione della sanità pubblica. Nella relazione che accompagna la proposta, la Commissione europea, relativamente al principio di sussidiarietà, afferma che le importazioni di animali e di prodotti di origine animale da Paesi terzi sono disciplinate in modo completo a livello dell'Unione. Per questo motivo, non sarebbe possibile affrontare la questione a livello nazionale. Per quanto concerne il principio di proporzionalità, la Commissione europea afferma che la modifica proposta è indispensabile al fine di permettere che, nel sistema dei controlli ufficiali dell'Unione su animali e prodotti di origine animale, si attui la verifica della conformità al citato articolo 118, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2019/6. Nella relazione del Governo, inviata alle Camere ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 234 del 2012, si esprime una valutazione complessivamente positiva delle finalità della proposta, sottolineando come lo sforzo di ciascuno Stato membro, in collaborazione con la Commissione europea, per contrastare la resistenza antimicrobica (AMR), non possa essere vanificato dall'introduzione, nel mercato dell'Unione, di animali (e relativi prodotti) da Paesi terzi in cui siano ancora vigenti norme che possano mettere a rischio la salute pubblica. Il Governo definisce la proposta di particolare urgenza in considerazione dell'applicazione in data 28 gennaio 2022 del regolamento (UE) 2019/6. La proposta viene ritenuta inoltre conforme all'interesse nazionale, in quanto in Italia, così come in tutta l'Unione, il divieto dell'uso di antimicrobici come agenti di promozione della crescita è previsto da una norma del 2003 (regolamento (CE) n. 1831/2003), applicabile sull'intero territorio dell'Unione dal 2006. Relativamente all'impatto finanziario, il Governo afferma che al momento non è possibile stimare l'entità e i costi dell'aumento dell'attività di campionamento e analisi che scaturirebbe dalla proposta di regolamento (e quindi dall'applicazione del citato articolo 118, paragrafo 1). Il Governo sottolinea, al riguardo, che, in base al regolamento (UE) 2017/625, i costi relativi ai controlli ufficiali in oggetto, se programmati ed eseguiti a scopo di monitoraggio e in assenza di sospetti di non conformità, graveranno sul bilancio nazionale, mentre saranno a carico degli operatori se eseguiti per sospetto (nel caso in cui da precedenti controlli siano emerse delle non conformità). Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. La seduta termina alle ore 14,20. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 2168 E SUI RELATIVI EMENDAMENTI PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 2168 E SUI RELATIVI EMENDAMENTI La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, di conversione del decreto-legge n. 45 del 2021, che reca disposizioni in materia di servizio pubblico di collegamento marittimo con le isole maggiori e minori, di procedure telematiche relative ai documenti di circolazione e proprietà degli autoveicoli, e di studi di fattibilità per la realizzazione di punti di attracco navale fuori dalle acque protette della laguna di Venezia, considerato che esso consta di 4 articoli, di cui l'articolo 1 prevede che, al fine di assicurare l'erogazione dei servizi di continuità marittima con la Sardegna, la Sicilia e le isole Tremiti, e di garantire il diritto alla mobilità delle persone e alla circolazione delle merci sull'intero territorio nazionale, continuino ad applicarsi le disposizioni della convenzione stipulata con la Compagnia Italiana di Navigazione (CIN), per l'effettuazione dei servizi di collegamento marittimo in regime di servizio pubblico con le isole maggiori e minori, in applicazione dell'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 3577/92, sul cabotaggio marittimo; ricordato che l'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 3577/92 consente agli Stati membri di concludere contratti di servizio pubblico, o imporre obblighi di servizio pubblico come condizione per la fornitura di servizi di cabotaggio, alle compagnie di navigazione che partecipano ai servizi regolari da, tra e verso le isole. Nell'imporre obblighi di servizio pubblico gli Stati membri si devono limitare a determinati porti e ad aspetti di regolarità, continuità, frequenza, capacità di fornitura del servizio, tariffe e all'equipaggio della nave, senza discriminazione nei confronti di altri armatori dell'Unione europea; considerati gli emendamenti presentati al provvedimento in titolo, rilevata l'assenza di profili di criticità in ordine alla compatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo sul testo e sugli emendamenti riferiti al provvedimento in titolo. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DOCUMENTO LVII, N. 4 E RELATIVO ANNESSO PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DOCUMENTO LVII, N. 4 E RELATIVO ANNESSO La 14ª Commissione permanente, esaminato il documento in titolo, considerato che, unitamente al DEF, il Governo ha presentato anche una Relazione al Parlamento, redatta ai sensi dell'articolo 6, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, in cui illustra l'aggiornamento del piano di rientro verso l'Obiettivo di medio termine (OMT) rispetto a quanto indicato nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2020, tenuto conto delle misure per il contrasto agli effetti dell'epidemia da Covid-19 che il Governo ha adottato e di quelle che si appresta ad approvare, e con cui chiede l'autorizzazione alle Camere all'ulteriore ricorso all'indebitamento pari a 40 miliardi di euro per l'anno 2021, al fine di coprire il fabbisogno relativo agli interventi programmati; considerate le procedure del Semestre europeo 2021, adattate in funzione del Dispositivo per la ripresa e la resilienza e dell'adozione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR), che prevedono l'integrazione del Programma nazionale di riforma nel PNRR, e che, in tal senso, il DEF 2021 è privo della sezione III relativa al Programma nazionale di riforma; considerate le principali misure adottate dall'Unione europea in risposta all'epidemia da Covid-19, tra cui l'attivazione della clausola di salvaguardia generale, prevista dal Patto di stabilità e crescita, che consente agli Stati membri di adottare manovre di bilancio in deroga ai vincoli previsti dal Patto stesso, al fine di affrontare in modo efficace le sfide attuali, ridare fiducia e sostenere un rapido recupero dalla crisi, la cui disattivazione, probabilmente a partire dal 2023, sarà ufficialmente decisa sulla base delle previsioni di primavera e annunciata nel pacchetto di primavera del Semestre europeo; considerati i principali dati programmatici di bilancio delineati nel DEF, che incorporano il l'ulteriore scostamento di bilancio pari a 40 miliardi di euro, di cui si chiede l'autorizzazione alle Camere mediante la relazione ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, tra cui: - la previsione di un incremento del PIL reale pari al 4,5 per cento nell'anno in corso, al 4,8 per cento nel 2022, al 2,6 per cento nel 2023 e all'1,8 per cento nel 2024; - la previsione dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni ( deficit ) all'11,8 per cento per il 2021, al 5,9 per cento per il 2022, al 4,3 per cento per il 2023 ed al 3,4 per cento per il 2024; - la previsione di un deficit strutturale pari al 9,3 per cento per il 2021, al 5,4 per cento per il 2022, al 4,4 per cento per il 2023 e al 3,8 per cento per il 2024; - la previsione di un aumento del debito pubblico per il 2021, per raggiungere il valore di 159,8 per cento del PIL nel 2021, con un suo decremento a partire dal 2022, per raggiungere i livelli pre-crisi per la fine del decennio, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole.