Document Type: sommcomm
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI COSTITUZIONALI (1ª) 161 BORGHESI La seduta inizia alle ore 16,05. IN SEDE REFERENTE (1845) D-l 26/2020 - consultazioni elettorali anno 2020 DDL 1845 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020 (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 16 giugno. Ha inizio la discussione generale. Il senatore PAGANO ( FIBP-UDC ) riconosce che il provvedimento in esame è sorretto da indiscutibili ragioni di necessità e urgenza, in quanto il rischio epidemiologico del Paese, seppure ridotto, ancora permane. Pertanto, ritiene condivisibile la scelta del Governo di accorpare le elezioni amministrative e quelle regionali in un unico turno. Assolutamente inaccettabile, a suo avviso, è invece che nella stessa tornata elettorale i cittadini siano chiamati a pronunciarsi anche sul referendum costituzionale confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari. A suo giudizio, tale disposizione, introdotta alla Camera dei deputati per iniziativa del Movimento 5 Stelle, presenta profili di illegittimità costituzionale. Vi è infatti una differenza sostanziale tra il tema oggetto del referendum costituzionale e le elezioni politico-amministrative, per cui sarebbe impossibile evitare di influenzare la campagna referendaria con quella elettorale. Ricorda che il referendum confermativo, in realtà, è stato pensato originariamente in senso oppositivo: i cittadini intervengono nel procedimento di revisione costituzionale ma in tale circostanza - come affermato nella sentenza n. 496 del 2000 della Corte costituzionale - il corpo elettorale agisce "solo come istanza di freno, di conservazione e di garanzia, ovvero di conferma successiva, rispetto ad una volontà parlamentare di revisione già perfetta, che, in assenza di un pronunciamento popolare, consolida comunque i propri effetti giuridici". Infatti, secondo l'articolo 138 della Costituzione, la decisione è rimessa primariamente alla rappresentanza politico-parlamentare. Il referendum abrogativo, disciplinato dall'articolo 75 della Costituzione, invece, "interviene su un atto legislativo in vigore, dal contenuto interamente determinato, in ordine al quale è più agevole per l'elettore maturare un consapevole convincimento". Sottolinea che anche in occasione del referendum confermativo del 25 giugno 2006, quando la maggioranza era di centrodestra, vi fu l'occasione di accorpare il voto con quello per le elezioni amministrative di alcuni tra i principali Comuni italiani, eppure si preferì evitare di far coincidere le due consultazioni proprio per non influire sui rispettivi risultati. Peraltro, il decreto-legge n. 98 del 2011, all'articolo 7, nel disciplinare l' election day , ha previsto la possibilità di accorpare le elezioni amministrative e politiche e tutt'al più quelle europee; gli emendamenti volti a consentire lo svolgimento nella stessa data delle consultazioni popolari furono bocciati. Il provvedimento in titolo, invece, prevede che una tantum il referendum costituzionale si tenga nello stesso giorno delle elezioni amministrative e regionali. Esprime quindi l'auspicio che sia possibile un dialogo costruttivo tra maggioranza e opposizione. Proprio per trovare un punto di convergenza, a titolo personale, propone in subordine di far coincidere il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari con il secondo turno delle elezioni comunali. Il senatore SACCONE ( FIBP-UDC ) ritiene che le motivazioni addotte dal Governo per giustificare l'estensione delle norme sull' election day al referendum costituzionale non siano condivisibili. A suo avviso, la scelta non sarebbe determinata da esigenze di cautela a fronte di un ritorno della pandemia, in quanto non vi sono dati certi a tale riguardo. Inoltre, ritiene infondata anche l'esigenza di risparmio di fondi pubblici, considerato che allora ci si dovrebbe concentrare sulle spese eccessive, per esempio, per gli staff delMinistro degli affari esteri e dello stesso Presidente del Consiglio. Sembrerebbe, invece, che la maggioranza intenda sottrarsi a un libero e aperto confronto con l'opinione pubblica. Ma in questo modo, per meri interessi propagandistici contingenti, si rischia di influire sul risultato della consultazione popolare e, quindi, sul procedimento di revisione costituzionale, creando al contempo un pericoloso precedente. Il senatore CANGINI ( FIBP-UDC ), pur prendendo atto che la maggioranza sembra comunque orientata a non modificare il provvedimento, ribadisce le ragioni della contrarietà di Forza Italia alla estensione della norma sull' election day al referendum ex articolo 138 della Costituzione. È comprensibile che, in una situazione di emergenza quale quella determinata dalla pandemia dal coronavirus, si determini un accentramento di poteri nel Capo del Governo, ma occorre valutare con attenzione e cautela le modalità dell'esercizio di tali prerogative. Nel caso specifico, ritiene del tutto inopportuno svolgere nella stessa data consultazioni elettorali tra loro del tutto differenti. Ricorda che perfino nel diritto romano era vietato accorpare proposte di leggi aventi ad oggetto argomenti diversi, le cosiddette rogationes per saturam . A suo avviso, vi è il rischio di alterare il risultato di un referendum destinato a influire sull'assetto e sulla rappresentatività delle assemblee parlamentari. Ritiene che la norma, inserita per volontà del principale partito di maggioranza, presenti profili di illegittimità costituzionale. Auspica, pertanto, che le altre forze politiche che sostengono il Governo evitino una tale forzatura, che costituirà per di più un pericoloso precedente. Tra l'altro, la campagna elettorale ostacolerebbe un'adeguata informazione dei cittadini sul significato e sulle ricadute di una riforma costituzionale perseguita solo per intenti propagandistici. Il senatore LA PIETRA ( FdI ), nel concordare con le considerazioni del senatore Pagano, sottolinea il rischio che l'esito del referendum costituzionale o della tornata elettorale possano essere reciprocamente influenzati dall'accorpamento in un'unica data. Basti pensare, per esempio, che il quesito referendario potrebbe stimolare la partecipazione al voto anche di chi altrimenti non si sarebbe recato alle urne. Inoltre, segnala il rischio di una lesione del diritto dei cittadini a un'adeguata informazione sul significato del referendum, in quanto l'attenzione dell'opinione pubblica sarebbe di certo assorbita quasi interamente dalla campagna elettorale. In secondo luogo, rileva che il Governo sembrerebbe aver fissato lo svolgimento delle elezioni per il 20 settembre, peraltro senza concordare la data con le opposizioni, con la conseguenza che le liste di candidati dovranno essere formate a metà agosto, quando potrebbe risultare difficile perfino reperire la documentazione richiesta per le candidature. Inoltre, in quel periodo potrebbe risultare complesso anche svolgere la campagna elettorale. Considerati inoltre i problemi segnalati dai settori della scuola e del turismo, sarebbe stato più opportuno probabilmente rinviare le elezioni a ottobre. Segnala, inoltre, la particolare situazione del commissariamento di alcuni municipi di Roma, a seguito della sfiducia dei rispettivi presidenti da parte della maggioranza del Movimento 5 Stelle: giudica inaccettabile il rinvio delle relative elezioni per accorparle con quelle del sindaco, previste per il prossimo anno. Infine, sottolinea che probabilmente sul territorio nazionale si determinerà una situazione di disparità, in quanto alle Regioni a Statuto speciale è consentito, nell'esercizio della loro autonomia, di individuare una data differente, disapplicando quindi la norma sull' election day . Conclude, ribadendo la disponibilità di Fratelli d'Italia a un confronto costruttivo, sebbene la maggioranza e il Governo sembrino indisponibili anche ad accogliere proposte di buonsenso. Il senatore CAUSIN ( FIBP-UDC ) sottolinea che il differimento del rinnovo degli organi rappresentativi di Comuni e Regioni determina una lesione dell'esercizio democratico del diritto di voto. Esprime perplessità, inoltre, sulla individuazione della data del 20 settembre, in quanto sarà necessario sospendere l'anno scolastico pochi giorni dopo il suo avvio. Per Forza Italia, sarebbe preferibile spostare la data del referendum costituzionale, evitando di accorparlo alle elezioni amministrative e regionali. A suo avviso, infatti, la modifica della Costituzione per la riduzione del numero dei parlamentari - che peraltro non condivide, in quanto incide sul principio di rappresentanza democratica - meriterebbe uno spazio di riflessione adeguato, per un voto informato e consapevole, soprattutto in un momento in cui il Parlamento è sostanzialmente privato delle sue prerogative, essendo chiamato a ratificare i provvedimenti urgenti adottati dal Governo sulle libertà personali o su questioni economiche e sanitarie. Auspica pertanto un ripensamento da parte del Governo e, quanto meno, che sia possibile svolgere un ampio dibattito. Il senatore PARRINI ( PD ) ringrazia per gli spunti di riflessione emersi nel corso del dibattito, sebbene ritenga non condivisibili i rilievi di incostituzionalità sul provvedimento. Del resto, la proroga dei consigli regionali è stata causata da una oggettiva situazione di particolare straordinarietà. Ricorda, inoltre, che la frammentazione dei turni elettorali potrebbe risultare insostenibile per i Comuni, la cui situazione finanziaria è già particolarmente difficile, come ha ricordato il presidente dell'ANCI nel corso delle audizioni informali svolte oggi. Nota, peraltro, che solo per il referendum abrogativo è prevista la non sovrapponibilità con le elezioni politiche da parte della legge n. 352 del 1970, infatti, stabilisce che non possa richiesto in prossimità del rinnovo delle Camere. Tuttavia, i motivi che giustificarono tale scelta furono esclusivamente politici, a causa delle divisioni interne tra i quattro partiti della maggioranza di centrosinistra, in particolare sul temadel divorzio. Ritiene, quindi, del tutto ragionevole la scelta di estendere la norma sull' election day al referendum costituzionale, nell'attuale situazione contingente. Le forze politiche che non condividono tale orientamento dovrebbero cercare di mobilitare l'elettorato in base alle proprie argomentazioni, piuttosto che calcolare quali effetti sull'esito finale potrebbe avere una maggiore affluenza alle urne. Per quanto riguarda la data del voto, precisa che il Governo inizialmente intendeva fissarla per il 6 o il 13 settembre, come del resto preferivano anche i presidenti delle Regioni; successivamente, ha modificato il proprio orientamento a causa della contrarietà manifestata dalle opposizioni, proprio per cercare una sintesi tra posizioni differenti. Il senatore AUGUSSORI ( L-SP-PSd'Az ) esprime rammarico in quanto il provvedimento non sarà certamente modificato, data la scadenza ormai imminente. Almeno su questo decreto, invece, sarebbe stato possibile pervenire a una soluzione condivisa, se non fosse stata inserita la norma sull' election day : del resto, sarebbe stato opportuno coinvolgere le opposizioni, su una modifica delle regole della competizione elettorale. Esprime perplessità circa l'individuazione della data del 20 settembre per il voto, in quanto l'avvio del procedimento elettorale nel mese di agosto potrebbe risentire negativamente della mancanza dei servizi per gli adempimenti burocratici necessari per la presentazione delle liste. Critica, inoltre, l'abbinamento delle elezioni comunali e regionali con il referendum confermativo, in quanto il quesito referendario potrebbe catalizzare il consenso a sostegno dei partiti di maggioranza. A suo avviso, sarebbe stata opportuna una riflessione più approfondita su questo tema. Formula riserve sulla norma, introdotta alla Camera, che esclude dall'applicazione della disposizione sul rinvio di soli sei mesi delle elezioni comunali e circoscrizionali per gli organi di quei Comuni il cui consiglio rimane in carica fino alla scadenza naturale prevista nell'anno 2021: come già sottolineato dal senatore La Pietra, si aggrava l'anomalia di alcuni municipi di Roma, i cui presidenti - seppur sfiduciati - hanno poi ricevuto l'incarico di commissario straordinario del medesimo organo circoscrizionale. Conclude, anticipando che presenterà un emendamento affinché non ricadano sui Comuni i costi derivanti dalla sospensione delle lezioni e dalla successiva sanificazione delle aule per lo svolgimento delle elezioni il 20 settembre. Il senatore BRESSA ( Aut (SVP-PATT, UV) ) ritiene che in ogni caso la discussione in corso nella Commissione sia utile per chiarire le rispettive posizioni politiche e per contribuire al dibattito in materia, ricordando come ci si appresti a un voto regionale la cui straordinarietà deriva dal fatto che, per la prima volta, viene prorogata la durata delle relative legislature. Per questo motivo, a suo avviso, sarebbe stato preferibile limitare al minimo la proroga e votare già a luglio. Quanto all'accorpamento con il referendum confermativo, ritiene che non vi siano criticità dal punto di vista costituzionale: la debolezza della posizione avanzata in tal senso viene dimostrata nel momento in cui si apre parallelamente la strada a un accorpamento con il secondo turno delle elezioni amministrative. Si tratta perciò di un orientamento squisitamente politico. Richiama al riguardo la posizione di Costantino Mortati, il costituente che si era maggiormente occupato di referendum , secondo il quale il referendum, sede di decisione politica di ultima istanza, non avrebbe dovuto prevedere alcun quorum obbligatorio poiché, in tal caso, si sarebbe dovuto prevedere un quorum anche per la validità delle elezioni politiche. Il tema, perciò, della partecipazione, non ha a suo avviso alcun pregio costituzionale. La questione dell'accorpamento, invece, può anche essere interpretata come un tentativo di manomissione della volontà popolare, ma sul piano politico, sul quale invita a mantenere il livello della discussione, e non costituzionale: conseguentemente, non ritiene neppure che possano essere avanzate questioni pregiudiziali di questo tipo a tale riguardo. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) dichiara di aver ascoltato con attenzione le posizioni e le argomentazioni portate dall'opposizione, in particolare sulla delicata questione dell'accorpamento tra le elezioni e il referendum costituzionale. Ricorda peraltro che erano stati i delegati del quinto dei senatori a chiedere, nella fase iniziale dell'epidemia, di rinviare la consultazione rispetto alla data, già fissata, del 29 marzo. Richiamando l'eccezionalità della situazione complessiva nella quale ci si trova, ritiene che la soluzione individuata, per quanto influenzata dalla situazione politica e dalla sua evoluzione, rappresenti un accettabile punto di equilibrio. A suo avviso, peraltro, l'abbinamento non avrà effetti apprezzabili. Ovviamente il discorso sarebbe diverso in presenza di un referendum abrogativo, stante la previsione costituzionale del quorum . Rileva come trovare un punto di mediazione in ogni caso non fosse facile: anche l'ipotesi di votare a luglio sarebbe stata difficilmente praticabile se si considera che lo stato di emergenza scadrà solo il 31 luglio. Esprime perplessità anche sull'ipotesi di accorpamento del referendum al secondo turno delle elezioni amministrative, perché comporterebbe l'apertura di molti più seggi rispetto a quelli che saranno allestiti per i ballottaggi, con le conseguenti difficoltà per le istituzioni scolastiche. Auspica in ogni caso che si possa trovare un accordo su una data condivisa. Resta in ogni caso ferma l'esigenza di garantire un'adeguata campagna referendaria, poste le sue peculiari esigenze di approfondimento, che rischiano di essere soffocate dalla contestualità con altre consultazioni. Al riguardo, si augura si possa addivenire, anche su impulso della Commissione, a un accordo con il Servizio pubblico radiotelevisivo che assicuri adeguati spazi alla comunicazione politica sul referendum confermativo. In via generale, ritiene che se il Senato avesse avuto il tempo per esaminare più approfonditamente e apportare ulteriori modifiche al decreto-legge, la Commissione avrebbe potuto dare il proprio positivo contributo. Il relatore GARRUTI ( M5S ), intervenendo in replica, invita preliminarmente a considerare il provvedimento in esame non in astratto ma nel contesto dell'eccezionale contingenza epidemiologica dalla quale è originato. Nel merito si sofferma sul tema del referendum , evidenziando come, a differenza del quesito confermativo del 2016, in questo caso la modifica proposta è di natura puntuale e perciò sarà più semplice presentarla agli elettori. Circa la prospettata natura oppositiva del referendum , ricorda come il quesito sia comunque posto in termini positivi di conferma della volontà espressa dal Parlamento. Si sofferma anche sul tema della disaffezione al referendum , spesso utilizzato strumentalmente dalla classe politica, per ricordare come l'articolo 48 della Costituzione qualifichi il voto quale dovere civico: ogni strumento volto a favorire la partecipazione è perciò da salutare favorevolmente, e l'attenzione andrebbe posta sul merito del quesito, non sulla dissuasione dal voto. Rileva inoltre come non vi sia alcun divieto espresso di accorpamento, ed è perciò a suo avviso una forzatura utilizzare l'argomento della sua incostituzionalità: in ogni caso, se i delegati del quinto dei senatori riterranno che vi sia una lesione, potranno esercitare un proprio diritto decidendo di adire la Corte costituzionale. Nota infine che, poiché la prima data utile è il 20 settembre, vi saranno ben tre mesi a disposizione, dall'avvenuta conversione del decreto, per approfondire il tema oggetto di referendum , auspicando anche che, in ogni caso, la riforma possa trovare conferma da parte del corpo elettorale. Il senatore CANGINI ( FIBP-UDC ) interviene incidentalmente per rilevare come il rifermento al pensiero di Mortati non solo non sia pertinente ma sia anche fuorviante: la sostanza, invece, a suo avviso, è che il Movimento 5 Stelle si è convinto che l'accorpamento trainerà voti verso le proprie liste alle elezioni regionali. Ricorda invece come illustri costituzionalisti abbiano sollevato dubbi sulla legittimità dell'accorpamento, a testimonianza del fatto che la questione esiste. Ribadisce inoltre la certezza che la sovrapposizione tra le campagne elettorali e referendaria provocherà uno schiacciamento di quest'ultima e ritiene tuttora valida la ratio per la quale l'ordinamento aveva finora escluso l'accorpamento. Il sottosegretario VARIATI interviene in replica per dichiarare il proprio disagio nel portare un decreto-legge in materia elettorale al Senato a pochi giorni dalla scadenza. Ricorda di aver cercato, nel corso dell'esame alla Camera, pur in presenza di un atteggiamento ostruzionistico, il dialogo, nel tentativo di ottenere alcuni punti di convergenza. Rileva come l'anticipazione delle elezioni al 26 luglio avrebbe richiesto la pubblicazione del provvedimento di indizione in alcuni bollettini ufficiali regionali già alla fine di maggio: le leggi elettorali regionali sono infatti di esclusiva competenza delle Regioni (la stessa norma sulla raccolta delle firme ridotte a un terzo è a questo riguardo cedevole) e in taluni casi è richiesto un preavviso di 50 o 60 giorni. L'ipotesi è poi caduta a motivo della lentezza del procedimento alla Camera. Nota anche come il dibattito sia stato sicuramente condizionato dalla posizione favorita con cui partono alcuni presidenti uscenti dopo la gestione dell'epidemia. Gli italiani coinvolti nelle consultazioni regionali, ricorda, sono 18 milioni. I comuni chiamati al voto nelle regioni a statuto ordinario sono 572, di cui 87 oltre i 15 mila abitanti, per un totale di 4.440.000 persone. Poi vi sono oltre 2 milioni di cittadini dei comuni da rinnovare nelle regioni a statuto speciale, per un totale di 6.600.000 e 1142 comuni. Ricorda anche che lo spostamento per la finestra elettorale del referendum era già avvenuto con il decreto n. 18 del 2020 ("Cura Italia"), e che questo provvedimento non interviene sulla nuova finestra referendaria stabilita in quella sede. Le date tengono conto degli orientamenti espressi dal Comitato tecnico scientifico, il quale, premesso che non può stabilire se vi sarà o meno una ripresa della virulenza, ha tuttavia rilevato che, trattandosi di un agente della categoria dei virus influenzali, è ipotizzabile che possa riattivarsi con l'abbassamento delle temperature: ha reputato perciò opportuno, oltre ad estendere le operazioni anche al lunedì, che il complesso delle elezioni si esaurisca entro il mese di settembre. Il primo orientamento, perciò, con il quale è iniziato l' iter alla Camera e su cui forse è mancato un passaggio preventivo con l'opposizione, era di tenere il primo turno il 13-14 settembre proprio per poter svolgere i ballottaggi entro il mese. L'ipotesi è stata accolta molto negativamente presso l'altro ramo del Parlamento e da più parti è stato chiesto uno slittamento in avanti. Ciò peraltro in controtendenza con le Regioni, che avrebbero preferito addirittura il 6 settembre, e i cui governatori, di entrambi gli schieramenti, erano contrari a un posticipo. Ricorda anche la questione, che si è posta, della natura del prolungamento delle legislature regionali, ovvero se si tratti di una proroga o di una prorogatio , il che, nel secondo caso, avrebbe comportato una limitazione dei poteri degli organi prorogati. Chiarito che si tratta di una proroga, era stata anche prevista, nel decreto-legge, la possibilità di una ulteriore proroga di tre mesi, questa volta sotto forma di prorogatio , ove necessario per ragioni epidemiologiche: la norma, però, è stata soppressa e nel caso occorrerà emanare un nuovo decreto-legge. Ricorda che la radice dell'intero impianto è l'emergenza sanitaria in atto nel Paese; ragion per cui si è stabilito che le norme del provvedimento valgano solo per queste consultazioni. Ricorda anche che il tema dell' election day non era presente nel testo del decreto-legge, ma è stato introdotto in sede di conversione alla Camera, così come il riallineamento delle finestre elettorali di regionali e amministrative: la prima domenica utile risulta ora essere il 20 settembre. Ricorda, tuttavia, che se una regione decidesse di votare nel mese di ottobre potrebbe legittimamente farlo. Quanto alle argomentazioni portate dal senatore Pagano sulla non accorpabilità con il referendum costituzionale, pur riconoscendovi un fondamento logico, rileva come non vi sia, nell'ordinamento, alcun divieto esplicito: l'unica proibizione continua a riguardare l'accorpamento tra referendum abrogativo ed elezioni politiche di cui alla legge n. 352 del 1970. Peraltro, questa decisione non rappresenta a suo avviso un precedente pere futuri referendum confermativi. Ricorda infine che verrà dato il più ampio rilievo alle risultanze del dibattito parlamentare. A seguito di uno specifico ordine del giorno approvato alla Camera, il Governo dovrà infatti considerare, per quanto possibile, le esigenze delle istituzioni scolastiche. Sarebbe molto complesso modificare radicalmente la situazione visto che, delle 61572 sezioni, 54793 hanno sede nei plessi scolastici: tuttavia, laddove, in accordo con i Comuni, fosse possibile escludere qualche plesso dalle operazioni elettorali, si provvederà. Si valuteranno infine le ragioni dei delegati del quinto dei senatori, pur consapevoli del fatto che il comma 3 dell'articolo 1- bis è chiaramente impostato su un unico election day . SULLA PUBBLICAZIONE DI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO Di AUDIZIONI INFORMALI Il PRESIDENTE comunica che, al termine delle audizioni informali sul disegno di legge costituzionale n. 1845 (d-l 26/2020 - consultazioni elettorali anno 2020), che si sono svolte nell'odierna riunione dell'Ufficio di Presidenza, alcuni soggetti intervenuti hanno depositato della documentazione, che sarà resa disponibile per la pubblica consultazione. La seduta termina alle ore 18,20.