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Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sulla protezione degli investimenti tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Singapore, dall'altra, fatto a Bruxelles il 19 ottobre 2018. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge è volto alla ratifica dell'Accordo sulla protezione degli investimenti tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Singapore, dall'altra, fatto a Bruxelles il 19 ottobre 2018, come di seguito si illustra. 1. Contesto dell'accordo La firma dell'Accordo quadro di partenariato e cooperazione (APC), dell'Accordo di libero scambio (ALS) e dell'Accordo di protezione degli investimenti (API) – avvenuta in occasione del Vertice ASEM (Asia- Europe Meeting ) del 19 ottobre 2018 – sancisce un processo di crescente approfondimento strategico delle relazioni bilaterali tra Unione europea e Singapore sotto il profilo commerciale, politico e di sicurezza. Le tre intese hanno definito un quadro giuridico organico e rafforzato del partenariato bilaterale, con l'obiettivo di proiettarlo su nuovi ambiziosi traguardi. Al contempo, hanno posto le basi per un significativo consolidamento dell'influenza europea nel quadrante delle Nazioni del Sud Est asiatico (ASEAN), al fine di cogliere le potenzialità offerte dal processo di integrazione regionale in atto e dalla vibrante crescita dell'area, con oltre 600 milioni di consumatori e una classe media in rapida espansione. Singapore è il partner principale ASEAN dell'Unione europea, con scambi bilaterali di merci per un valore complessivo di oltre 53 miliardi di euro e di servizi per 51 miliardi di euro . Principale destinazione degli investimenti europei in Asia (oltre 10.000 imprese dell'Unione europea si sono stabilite a Singapore e utilizzano questo presidio per servire l'intera area del Pacifico), la città stato è il terzo investitore asiatico nell'Unione europea (dopo Giappone e Hong Kong) . L'Accordo di partenariato e cooperazione intende offrire la piattaforma di rafforzamento del dialogo politico e della cooperazione bilaterale, estendendola a diversi settori quali fiscalità e dogane, occupazione e affari sociali, tutela dell'ambiente e contrasto al cambiamento climatico, trasporti ed energia, politica industriale – con particolare attenzione alle PMI – scienza e tecnologia, istruzione e cultura, emigrazione, lotta al crimine organizzato, al narcotraffico e al riciclaggio. L'Accordo di libero scambio tra Unione europea e Singapore è un'intesa su materie di competenza esclusiva della Unione europea, con significative previsioni di liberalizzazione dei servizi (in particolare telecomunicazioni, servizi ambientali ed ingegneristica), rimozione quasi totale dei dazi, uniformità o mutuo riconoscimento di standard e di regolamentazioni tecniche, accesso al mercato degli appalti, tutela dei diritti di proprietà intellettuale e di quasi 200 indicazioni geografiche. In virtù dello status di « cosiddetta seconda generazione » dell'intesa, il perimetro dell'Accordo di libero scambio si estende, tuttavia, ben oltre le previsioni di liberalizzazione commerciale, prevedendo un forte impegno delle Parti per la promozione dei diritti umani dei lavoratori e la tutela dell'ambiente ed un capitolo dedicato al rapporto tra commercio e sviluppo sostenibile. L'Accordo sulla protezione degli investimenti (che include materie di competenza concorrente degli Stati membri – cosiddetto accordo misto), completa il quadro delle intese e mira ad assicurare un elevato livello di tutela per gli investimenti dei privati, prevedendo al contempo garanzie sotto il profilo della tutela del diritto delle Parti a perseguire obiettivi di interesse nazionale quali la sicurezza, la protezione della salute pubblica e dell'ambiente. 2. Iter procedurale di firma dell'accordo Il 23 aprile 2007 il Consiglio ha autorizzato la Commissione ad avviare negoziati per un Accordo di libero scambio (ALS) interregionale con gli Stati membri dell'ASEAN, prevedendo comunque la possibilità di avviare negoziati bilaterali qualora il negoziato collettivo con un gruppo di Stati membri dell'ASEAN si fosse rivelato non percorribile. In ragione delle difficoltà effettivamente riscontrate, il 22 dicembre 2009 il Consiglio ha convenuto di avviare negoziati bilaterali con singoli Stati membri dell'ASEAN, pur mantenendo in prospettiva l'obiettivo strategico di un accordo interregionale. Il Consiglio ha inoltre autorizzato la Commissione ad avviare negoziati bilaterali per un accordo di libero scambio con Singapore, quale primo tassello di analoghi negoziati con altri Stati membri dell'ASEAN interessati. I negoziati bilaterali con Singapore sono cominciati nel marzo 2010. Il 12 settembre 2011 il Consiglio ha autorizzato la Commissione ad estendere i negoziati in corso con Singapore anche al tema della protezione degli investimenti, sulla base di una nuova competenza riconosciuta all'Unione nel trattato di Lisbona. Originariamente, i negoziati tra Unione europea e Singapore prevedevano la conclusione di un unico accordo su commercio e investimenti. Tuttavia, nel parere n. 2/15 del 16 maggio 2017, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha confermato la competenza esclusiva dell'Unione in relazione a tutte le materie oggetto dell'accordo negoziato con Singapore con l'eccezione degli investimenti non diretti (di portafoglio) e la risoluzione delle controversie investitore-Stato in cui gli Stati membri figurano in qualità di convenuti, oggetto di una competenza concorrente dell'Unione e degli Stati membri. Pertanto, il testo originariamente negoziato è stato rivisto al fine di creare due accordi separati: un Accordo di libero scambio (ALS) sulle materie di competenza esclusiva dell'Unione (ai sensi dell'articolo 207 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - TFUE) e un Accordo sulla protezione degli investimenti (API) che include materie di competenza concorrente degli Stati Membri (cosiddetto accordo misto). A seguito della firma in occasione del citato Vertice ASEM, gli Accordi di protezione degli investimenti e di libero scambio e l'Accordo quadro di partenariato e cooperazione sono stati approvati dal Parlamento europeo il 13 febbraio 2019. L'ALS, di competenza esclusiva dell'Unione europea è entrato in vigore il 21 novembre 2019, a seguito dell'adozione della decisione di conclusione da parte del Consiglio, a norma dell'articolo 218, paragrafo 6, del TFUE. Quanto all'API, trattandosi di un accordo misto, esso deve essere concluso dalla stessa Unione in forza di una decisione del Consiglio – a norma dell'articolo 218, paragrafo 6, del TFUE – previa approvazione del Parlamento europeo e ratifica degli Stati membri in conformità con le rispettive procedure interne. In seno all'Unione europea l'Accordo è stato ratificato, al momento, dalla Repubblica Ceca, dalla Danimarca, dall'Estonia, dalla Grecia, dalla Lettonia, dalla Lituania, dal Lussemburgo, dal Portogallo, dalla Svezia e dall'Ungheria. 3. Finalità dell'accordo L'Accordo di protezione degli investimenti mira ad assicurare un elevato livello di tutela per i nostri investimenti e al contempo, specifiche garanzie sotto il profilo di tutela della sovranità nazionale. Il richiamo al diritto di uno Stato di legiferare per il perseguimento di interessi pubblici fondamentali (il cosiddetto « Right to Regulate », articolo 2.2) deriva dalla necessità di porre un limite espresso ai ricorsi dei privati investitori nei confronti di provvedimenti normativi di interesse generale adottati dagli Stati che possano avere impatto sulla redditività dell'investimento o sui presupposti dello stesso. Nello stesso spirito vengono chiarite e circoscritte con chiarezza le ipotesi di violazione del trattamento giusto ed equo da accordare all'investitore (il cosiddetto « Fair and Equitable Treatment » articolo 2.4). L'Accordo prevede che gli investitori dell'Unione europea e i loro investimenti a Singapore ricevano un trattamento giusto ed equo e non vengano discriminati rispetto ad investimenti di Singapore in condizioni analoghe. Al contempo, l'API protegge gli investitori dell'Unione europea e i loro investimenti a Singapore da forme di espropriazione, a meno che ciò non sia nel pubblico interesse, nel rispetto del princìpio del giusto procedimento, su base non discriminatoria e dietro pagamento di un'indennità tempestiva, congrua ed effettiva in base all'equo valore di mercato dell'investimento espropriato. L'API incorpora il nuovo meccanismo di risoluzione delle controversie sviluppato dall'Unione europea, che prevede la costituzione di un tribunale bilaterale ad hoc per gli investimenti chiamato a giudicare sulle possibili controversie tra investitori di una delle Parti dell'Accordo e i Governi dell'altra parte ( Investment Court System-ICS ) in sostituzione del meccanismo tradizionale Investor-State dispute settlement (ISDS) . In sostanza, mentre nell'ISDS tradizionale spettava all'investitore e allo Stato (le parti della disputa, appunto) individuare i componenti del panel di arbitri, con l'ICS tale funzione è svolta dalle Parti (i Paesi contraenti) dell'Accordo, secondo numeri, formule e liste specifiche per ogni accordo. Lo sviluppo di tale sistema va inquadrato nel contesto delle radicate e diffuse critiche relative al meccanismo tradizionale di ISDS, ritenuto arbitrario, frammentario ed eccessivamente sbilanciato a favore degli interessi dei grandi investitori privati. Al riguardo, il tribunale bilaterale dovrebbe assicurare l'imparzialità dei giudici, la loro pre-costituzione rispetto alla causa, la trasparenza e pubblicità delle procedure, che prevedono sempre una possibilità di appello. La tenuta dell'innovativo ICS resta un elemento essenziale per il definitivo superamento dell'ampiamente criticato meccanismo ISDS che Parlamento Europeo, Consiglio e Commissione chiaramente considerano un punto di non ritorno. L'API tra Unione Europea e Singapore menziona infine (articolo 3.12) l'impegno delle Parti a promuovere il progetto di Corte multilaterale degli investimenti, meccanismo permanente multilaterale di risoluzione delle controversie che dovrebbe sostituire il sistema di tribunali bilaterali sugli investimenti. A seguito dell'adozione da parte del Consiglio delle direttive negoziali per la predisposizione di una Convenzione che istituisca la suddetta Corte, il dibattito sulla riforma dei meccanismi tradizionali bilaterali (ISDS e lo stesso ICS) è tuttora in fase di « esplorazione concettuale » presso il terzo Gruppo di Lavoro della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (UNCITRAL). 4. Esame delle disposizioni dell'accordo L'Accordo si compone di 4 capi e 75 articoli, introdotti dal preambolo e ripartiti come segue: Obiettivi e definizioni generali (capo I, 2 articoli); Protezione degli investimenti (capo 2, 8 articoli); Risoluzione delle controversie (capo 3, 46 articoli), diviso in Sezione A – Risoluzione delle controversie tra gli investitori e le Parti (24 articoli) e Sezione B – Risoluzione delle controversie tra le Parti (22 articoli); Disposizioni istituzionali, generali e finali (Capo 4, 19 articoli). L'Accordo comprende inoltre i seguenti 11 allegati e 2 intese: – Allegato 1: Espropriazione; – Allegato 2: Espropriazione di terreni; – Allegato 3: Espropriazione e diritti di proprietà intellettuale; – Allegato 4: Debito pubblico; – Allegato 5: Accordi richiamati all'articolo 4.12; – Allegato 6: Meccanismo di mediazione per le controversie tra gli investitori e le parti; – Allegato 7: Codice di condotta dei membri del tribunale e del tribunale d'appello e dei mediatori; – Allegato 8: Regole sull'accesso del pubblico ai documenti, sulle udienze e sulla possibilità per i terzi di presentare osservazioni; – Allegato 9: Norme procedurali per l'arbitrato; – Allegato 10: Procedure di mediazione per le controversie tra le parti; – Allegato 11: Codice di condotta degli arbitri e dei mediatori; – Intesa 1: Relativa alle limitazioni specifiche di Singapore per quanto riguarda lo spazio o l'accesso alle risorse naturali; – Intesa 2: Relativa alla retribuzione degli arbitri. Preambolo : Il riferimento nelle premesse al rispetto dei diritti fondamentali, allo sviluppo sostenibile, alla trasparenza nel commercio è collegato all'esigenza di evidenziare il radicamento della politica commerciale comune nell'alveo degli strumenti di politica estera dell'Unione e la conseguente « subordinazione » della stessa al rispetto dei principi fondamentali cui si ispira l'Unione europea– articolo 3 del Trattato sull'Unione europea - TUE – e al raggiungimento delle finalità di sviluppo sostenibile. Al contempo, il richiamo al diritto a legiferare da parte dello Stato (il cosiddetto « right to regulate ») deriva dalla necessità di porre un limite espresso ai ricorsi dei privati investitori nei confronti di provvedimenti normativi di interesse generale adottati dagli Stati che possano avere impatto sulla redditività dell'investimento o sui presupposti dello stesso. Capo I – Obiettivi e definizioni generali (articoli 1.1-1.2) Il capo stabilisce, all'articolo 1.1, l'obiettivo dell'Accordo, che consiste nel miglioramento del clima degli investimenti tra le Parti, e chiarisce, all'articolo 1.2, le definizioni di applicazione generale e le definizioni specifiche per ciascuna parte. Capo II – Protezione degli investimenti (Articoli 2.1-2.8) L'articolo 2.1 definisce l'ambito di applicazione del capo, formulando le eccezioni all'applicazione della clausola del trattamento nazionale (vedi articolo 2.3), in riferimento in particolare alle sovvenzioni, ad attività svolte da pubbliche amministrazioni per scopi governativi o nell'esercizio dei pubblici poteri nei rispettivi territori di ciascuna parte, o a specifici settori (audiovisivi). L'articolo 2.2 rappresenta una delle disposizioni cardine dell'Accordo, poiché ribadisce il diritto fondamentale delle Parti a legiferare nei rispettivi territori, senza che ciò costituisca una violazione degli obblighi assunti con l'API, per conseguire legittimi obiettivi politici, quali la tutela della salute pubblica, i servizi sociali, l'istruzione pubblica, la sicurezza, l'ambiente o la morale pubblica, la protezione sociale o dei consumatori, il rispetto della vita privata e la protezione dei dati e la promozione e la tutela della diversità culturale. In tale spirito, l'Accordo evidenzia come le norme sulla protezione degli investimenti non possano essere interpretate come un impegno dei Governi a non modificare il proprio quadro normativo compresa l'attuazione delle norme sugli aiuti di Stato. Ai sensi dell'articolo 2.3, ciascuna Parte accorda agli investitori dell'altra Parte e agli investimenti disciplinati dall'intesa un trattamento non meno favorevole di quello accordato, in situazioni simili, ai propri investitori e ai propri investimenti per quanto concerne l'esecuzione, la gestione, la conduzione, il mantenimento, l'uso, lo sfruttamento e la vendita o altri atti di disposizione dei loro investimenti, e prevede espressamente le possibili deroghe a tale impegno. Possibili deroghe a tale previsione fondamentale, qualora esse debbano conseguire finalità di interesse pubblico, sono ammesse a condizione che esse non siano poste in essere in modo da costituire una discriminazione arbitraria o ingiustificata nei confronti degli investitori o degli investimenti dell'altra Parte o che non rappresentino una restrizione dissimulata degli investimenti. In base all'articolo 2.4 ciascuna Parte, nel proprio territorio, accorda agli investimenti dell'altra parte disciplinati dall'intesa un trattamento giusto ed equo garantendone la piena protezione e sicurezza. La formulazione ( wording) utilizzata intende qualificare chiaramente le obbligazioni della Parte « ospite » e fornisce una definizione specifica di quali aspettative l'investitore possa legittimamente vantare a ricevere un certo trattamento o a che la normativa rilevante non verrà modificata. In coerenza con l'articolo 2.3, l'articolo 2.5 accorda specifiche garanzie agli investitori i cui investimenti abbiano subito perdite a causa di guerre o altri conflitti armati, rivoluzioni, situazioni di emergenza nazionale, rivolte, insurrezioni o sommosse nel suo territorio. Anche in tali fattispecie, viene ribadito il diritto degli investitori a un trattamento non meno favorevole, in materia di restituzione, indennizzo, risarcimento o altre forme di liquidazione, di quello accordato dalla Parte « ospite » ai propri investitori o agli investitori di un Paese terzo, e comunque quello dei due più favorevole all'investitore interessato. L'articolo 2.6 dell'API prevede che nessuna Parte possa nazionalizzare o espropriare un investimento disciplinato dall'intesa, né direttamente né indirettamente mediante misure di effetto equivalente alla nazionalizzazione o all'espropriazione, eccetto nei casi in cui questa sia effettuata: nel pubblico interesse, nel rispetto del princìpio del giusto procedimento, su base non discriminatoria e dietro pagamento di un'indennità tempestiva, congrua ed effettiva in base all'equo valore di mercato dell'investimento espropriato. Ai sensi dell'articolo 2.7, le Parti assicurano che i trasferimenti relativi ad un investimento disciplinato dall'intesa (in particolare: conferimenti di capitale, utili, dividendi, plusvalenze e altri rendimenti, e proventi della vendita totale o parziale o della liquidazione totale o parziale dell'investimento disciplinato, redditi e altre remunerazioni del personale assunto all'estero) vengano effettuati senza restrizioni o ritardi in una valuta liberamente convertibile, fatto salvo il diritto di ogni Parte ad applicare in modo equo e non discriminatorio il proprio diritto in materie relative agli investimenti, quali il fallimento, l'insolvenza, la tutela dei diritti dei creditori, la sicurezza sociale, la fiscalità. Le misure di salvaguardia temporanee e restrittive sono specificamente disciplinate dalla disposizione con precise garanzie. Le misure di salvaguardia temporanee sono ammesse in circostanze eccezionali che causano o che rischiano di causare gravi difficoltà al funzionamento della politica economica e monetaria di una delle Parti. Inoltre, esse debbono essere strettamente necessarie, non possono configurare una discriminazione arbitraria o ingiustificata tra una parte e un Paese terzo in situazioni analoghe e la loro durata non può superare in nessun caso i sei mesi. Sono previsti obblighi di informazione e la definizione di precise tempistiche per la loro soppressione. Analogamente le misure restrittive sui trasferimenti connessi agli investimenti sono ammesse in casi di gravi difficoltà finanziarie relative alla bilancia dei pagamenti e alla posizione finanziaria esterna e devono rispettare specifiche condizioni. Esse non possono essere discriminatorie, devono avere durata limitata, assicurare la necessaria proporzionalità (« non vanno oltre quanto necessario per porre rimedio alla posizione relativa alla bilancia dei pagamenti e alla posizione finanziaria esterna »), in conformità alle condizioni dell'Organizzazione mondiale del commercio (di seguito « Accordo OMC ») e all'Accordo istitutivo del Fondo monetario internazionale. Sono infine previsti obblighi di notifica e consultazione in seno al Comitato dell'Accordo, per le valutazioni e le conclusioni sul caso di specie. Il riconoscimento della surrogazione è previsto dall'articolo 2.8 dell'Accordo, nel caso in cui una parte effettui un pagamento a favore di uno dei propri investitori in base a una garanzia, un contratto di assicurazione o una qualsiasi altra forma indennitaria da essi sottoscritti o concessi in relazione a un investimento. Capo III – Risoluzione delle controversie (Articoli 3.1-3.46) Sezione A – Risoluzione delle controversie tra gli investitori e le Parti (articoli 3.1-3.24) L'articolo 3.1 definisce l'ambito di applicazione della sezione alle controversie tra un ricorrente di una Parte e l'altra Parte, precisando che esse si riferiscono alla violazione delle disposizioni del capo 2, qualora abbiano causato danni o perdite al ricorrente o alla sua impresa stabilita in loco e formulando le definizioni applicabili. Ai sensi dell'articolo 3.2, qualsiasi controversia deve, per quanto possibile, essere risolta amichevolmente mediante negoziati (anche dopo l'avvio del procedimento di risoluzione delle controversie). Qualora il tentativo di risoluzione amichevole abbia esito negativo, viene previsto l'avvio della fase delle consultazioni tra le due Parti, disciplinato dall'articolo 3.3 che regola le modalità di presentazione della richiesta. In linea di principio, qualora il ricorrente non proceda alla domanda a norma dell'articolo 3.6 (presentazione della domanda al tribunale) entro 18 mesi dalla presentazione della richiesta di consultazioni, si intendono ritirate la richiesta di consultazioni e qualsiasi avviso dell'intenzione di promuovere il procedimento. In qualsiasi momento nell'ambito della controversia, le Parti possono concordare di fare ricorso alla mediazione, disciplinata dall'articolo 3.4. La disposizione precisa l'obiettivo di pervenire a una soluzione concordata entro 60 giorni dalla nomina del mediatore e richiama l'eventuale applicazione dell'Allegato 6 (Meccanismo di mediazione per le controversie tra gli investitori e le Parti) e l'applicazione dell'Allegato 7 (Codice di condotta dei membri del tribunale, del tribunale d'appello e dei mediatori). Qualora la controversia non possa essere risolta entro tre mesi dalla presentazione della richiesta di consultazioni, l'articolo 3.5 definisce le procedure che dovranno essere seguite dal ricorrente per la notifica dell'intenzione di promuovere il procedimento. Decorsi tre mesi dalla notifica, l'articolo 3.6 prevede che il ricorrente possa presentare la domanda al tribunale in applicazione di uno dei meccanismi di risoluzione delle controversie seguenti: a) la convenzione sulla risoluzione delle controversie in materia di investimenti tra Stati e cittadini di altri Stati del 18 marzo 1965 – ICSID (a condizione che sia il ricorrente sia lo Stato del convenuto vi abbiano aderito); b) la convenzione ICSID in conformità del regolamento del meccanismo supplementare per l'amministrazione dei procedimenti da parte del Segretariato del Centro internazionale per la risoluzione delle controversie in materia di investimenti – « regolamento del meccanismo supplementare ICSID » (a condizione che il ricorrente o lo Stato del convenuto vi abbiano aderito); c) il regolamento arbitrale dell'UNCITRAL; oppure d) qualsiasi altro quadro normativo con l'accordo delle Parti della controversia. L'articolo 3.7 stabilisce le condizioni per la valida presentazione della domanda al tribunale, mentre, secondo quanto statuito dall'articolo 3.8, la parte della controversia che si avvalga di un finanziamento di terzi è tenuto alla notifica all'altra parte della controversia e al tribunale del nome e dell'indirizzo del terzo finanziatore. L'articolo 3.9 stabilisce le modalità per l'istituzione del tribunale di primo grado, con specifico riferimento alla designazione dei membri, la durata del mandato, la retribuzione, il funzionamento del tribunale. È prevista la nomina di sei membri, due designati da ciascuna Parte e due congiuntamente, questi ultimi scelti tra giudici che non siano cittadini né di uno Stato membro dell'Unione né di Singapore (e tra i quali saranno designati il Presidente e il Vice Presidente del tribunale), con possibili nomine integrative concordate dalle Parti a multipli di tre. Il tribunale esamina le cause in divisioni composte da tre membri, fatta salva la possibilità delle Parti di una controversia di convenire che la causa sia esaminata da un solo membro. Analoghe modalità sono statuite per l'istituzione del tribunale d'appello permanente, per il suo funzionamento, per la durata del mandato e la retribuzione dei giudici all'articolo 3.10, che prevede anche in questo caso una composizione di sei membri, nominati secondo gli stessi criteri previsti per il tribunale di primo grado e parimenti integrabile secondo multipli di tre. L'articolo 3.11 stabilisce le norme etiche per la nomina dei membri dei due tribunali, chiamati ad attenersi a specifici obblighi dettagliati nell'Allegato 7 (Codice di condotta dei membri del tribunale, del tribunale d'appello e dei mediatori) al fine di offrire tutte le garanzie d'indipendenza necessarie. È prevista la possibilità di invio di un avviso di ricusazione – qualora una parte della controversia ritenga che un membro presenti un conflitto di interessi – al Presidente del tribunale o al Presidente del tribunale d'appello nonché la possibilità di una decisione di destituzione del membro del tribunale o del tribunale d'appello la cui condotta sia incompatibile con gli obblighi sopramenzionati. Secondo quanto previsto dall'articolo 3.12, le Parti si adoperano per costituire un tribunale multilaterale per gli investimenti e un meccanismo d'appello per la risoluzione delle controversie in materia di investimenti internazionali. Una volta costituito tale meccanismo multilaterale, le Parti valuteranno l'adozione di una decisione volta a stabilire l'affidamento al tribunale multilaterale delle controversie già insorte nel quadro dell'Accordo e l'adozione delle misure transitorie necessarie. Gli articoli successivi disciplinano il diritto applicabile dal tribunale e le regole di interpretazione (articolo 3.13); le procedure da seguire in caso di domande manifestamente infondate (articolo 3.14) o di domande giuridicamente infondate (articolo 3.15); la trasparenza del procedimento (articolo 3.16), per il quale si rimanda all'Allegato 8 (Regole sull'accesso del pubblico ai documenti, sulle udienze e sulla possibilità per i terzi di presentare osservazioni), e le modalità di partecipazione della Parte dell'Accordo non coinvolta nella controversia (articolo 3.17). Secondo quanto previsto dall'articolo 3.18, la sentenza provvisoria del Tribunale va resa di norma entro 18 mesi dalla data di presentazione della domanda e, in caso di condanna del convenuto, può prevedere esclusivamente il risarcimento pecuniario e la restituzione dei beni. La sentenza provvisoria può essere impugnata da entrambe le Parti, entro 90 giorni dalla sua pronuncia, dinanzi al tribunale d'appello, in base alle motivazioni e secondo le procedure formulate nell'articolo 3.19. L'articolo 3.20 stabilisce che il convenuto non può eccepire, né il tribunale può accettare come difesa, domanda riconvenzionale, eccezione di compensazione o a qualsiasi altro titolo, che il ricorrente abbia ricevuto o riceverà, in base a un contratto di assicurazione o di garanzia, un indennizzo o un'altra forma di riparazione corrispondente in tutto o in parte al risarcimento richiesto nella controversia. L'articolo 3.21 regola sostanzialmente il pagamento e la ripartizione delle spese mentre l'articolo 3.22 disciplina l'esecuzione della sentenza, inclusi gli obblighi delle Parti e l'indicazione della normativa di riferimento. L'articolo 3.23 esclude la possibilità di offrire protezione diplomatica o avviare un ricorso internazionale in relazione ad una controversia che è già stata sottoposta o si è concordato di sottoporre a risoluzione delle controversie a norma della presente sezione, mentre l'articolo 3.24 definisce le procedure per la possibile riunione di due o più domande presentate separatamente che abbiano in comune una questione di fatto o di diritto e derivino dai medesimi eventi o dalle stesse circostanze. Sezione B – Risoluzione delle controversie tra le Parti (Articoli 3.25-3.46) L'articolo 3.25 circoscrive l'ambito di applicazione della sezione alle controversie tra le Parti in merito all'interpretazione e all'applicazione delle disposizioni dell'Accordo. L'Accordo impegna le Parti ad adoperarsi per risolvere qualsiasi controversia riferita alla sezione B avviando consultazioni in buona fede onde pervenire a una soluzione concordata (disciplinate dall'articolo 3.26) o mediante la procedura di mediazione (regolata dall'articolo 3.27) con un rinvio per le procedure specifiche all'Allegato 10 (Procedimento di mediazione per le controversie tra le parti). Qualora le consultazioni si concludano con esito negativo, la Parte attrice può richiedere, secondo le modalità previste dall'articolo 3.28, la costituzione di un collegio arbitrale. Le procedure per la costituzione del collegio arbitrale di tre membri chiamato a giudicare sulla controversia sono stabilite nell'articolo 3.29. I successivi articoli riguardano tempistica e procedure del processo arbitrale: la pronuncia in via preliminare del collegio arbitrale circa l'effettiva urgenza del caso (articolo 3.30), la relazione interinale (articolo 3.31), la pronuncia e l'esecuzione del lodo (articoli 3.32 e 3.33), la notifica del periodo di tempo ragionevole per l'esecuzione, da determinarsi a cura del collegio arbitrale in caso di disaccordo tra le Parti (articolo 3.34), riesame delle misure adottate dalla Parte convenuta per dare esecuzione al lodo del collegio arbitrale, su richiesta della Parte attrice (articolo 3.35). L'articolo 3.36 stabilisce le procedure per l'adozione di misure correttive temporanee in caso di mancata esecuzione del lodo da parte della Parte convenuta, rispetto alle quali quest'ultima può comunque chiedere al collegio arbitrale di pronunciarsi, mentre il successivo articolo 3.37 regola le procedure per il riesame delle misure adottate per dare esecuzione al lodo successivamente all'adozione delle misure correttive temporanee ai sensi dell'articolo 3.36, al fine di pervenire eventualmente alla revoca di queste ultime. Gli articoli 3.38 e 3.39 disciplinano rispettivamente la possibile sospensione e la conclusione del procedimento arbitrale e la possibilità per le Parti di concordare la composizione della controversia. Come statuito nell'articolo 3.40, i procedimenti di risoluzione delle controversie sono disciplinati dall'Allegato 9 (Regole del procedimento arbitrale). Le disposizioni conclusive di questa sezione disciplinano l'acquisizione e la comunicazione di informazioni ai fini del procedimento arbitrale (articolo 3.41), le norme di interpretazione delle disposizioni secondo le norme di interpretazione consuetudinarie del diritto internazionale pubblico, comprese quelle codificate nella convenzione di Vienna sul diritto dei trattati e, ove applicabile, qualsiasi interpretazione rilevante stabilita nelle decisioni dell'organo di conciliazione dell'OMC (articolo 3.42), l'adozione delle decisioni da parte del collegio arbitrale, inclusi gli effetti, i contenuti e la pubblicità (articolo 3.43), la composizione degli elenchi degli arbitri, nonché le qualifiche e gli obblighi, dettagliati nell'Allegato 11 – Codice di condotta degli arbitri e dei mediatori (articolo 3.44), il rapporto delle disposizioni di questa Sezione con gli obblighi derivanti dall'OMC, con specifico riferimento per le condizioni di avvio di un procedimento di risoluzione di una controversia relativa a una misura specifica ai sensi della presente sezione oppure dell'OMC (articolo 3.45) ed il calcolo dei termini (articolo 3.46). Capo IV – Disposizioni istituzionali, generali e finali (Articoli 4.1-4.119) L'articolo 4.1 disciplina l'istituzione di un Comitato comprendente rappresentanti delle Parti e copresieduto da un rappresentante dell'Unione europea e da uno di Singapore. L'organo provvede al corretto funzionamento dell'Accordo, ne monitora e facilita l'attuazione e l'applicazione promuovendone gli obiettivi generali e si adopera per risolvere i problemi che possono presentarsi nelle materie da esso disciplinate e per risolvere le controversie che possono insorgere per quanto riguarda l'interpretazione o l'applicazione del presente accordo. In particolare esamina le criticità e verifica il funzionamento del capo 3 (Risoluzione delle controversie), sezione A (Risoluzione delle controversie tra gli investitori e le Parti). Il comitato è copresieduto dal membro della Commissione europea responsabile per il commercio e dal Ministro del commercio e dell'industria di Singapore, o dai rispettivi delegati. La disposizione infine disciplina i compiti che il Comitato, previo accordo tra le Parti e previo espletamento dei loro rispettivi obblighi e adempimenti giuridici, può svolgere in merito alla composizione del tribunale e del tribunale d'appello e ai relativi onorari ( Capo 3 – Sezione A); alle misure transitorie necessarie a norma dell'articolo 3.12 (Meccanismo multilaterale di risoluzione delle controversie); all'adozione di interpretazioni delle disposizioni del presente Accordo (vincolanti per le Parti e per tutti gli organismi istituiti a norma del presente Accordo, compresi il tribunale e il tribunale d'appello di cui al capo 3 – sezione A e per i collegi arbitrali di cui al capo 3 – sezione B); all'adozione di norme che integrano il regolamento di risoluzione delle controversie o le regole incluse negli allegati, vincolanti per il tribunale e il tribunale d'appello di cui al capo 3 – sezione A e per i collegi arbitrali di cui al capo 3 – sezione B. Ai sensi dell'articolo 4.2, il Comitato può adottare decisioni, vincolanti per le Parti, e raccomandazioni, mediante accordo tra le Parti. Secondo quanto normato con l'articolo 4.3, le Parti possono apportare modifiche all'Accordo, che entrano in vigore a seguito dello scambio di notifiche scritte con le quali viene certificato l'espletamento dei rispettivi obblighi e adempimenti di legge. L'articolo 4.4 individua le condizioni entro le quali le Parti possono adottare o mantenere in vigore misure per motivi prudenziali (quali la tutela degli investitori, dei titolari di depositi, polizze; la tutela dei prestatori di servizi finanziari oppure la salvaguardia dell'integrità e della stabilità del proprio sistema finanziario). Le misure non devono comportare oneri maggiori di quelli necessari al raggiungimento del loro scopo e non devono rappresentare un mezzo di discriminazione arbitraria o ingiustificata nei confronti dei prestatori di servizi finanziari dell'altra parte, né configurare una restrizione dissimulata degli scambi di servizi. L'articolo 4.5 disciplina le eccezioni relative alla sicurezza cui si salda la disposizione relativa alla preservazione dell'interesse pubblico o di interessi commerciali legittimi nella divulgazione delle informazioni (articolo 4.9). L'articolo 4.6 circoscrive l'applicazione delle misure fiscali entro quanto necessario per dare effetto alle disposizioni dell'Accordo, con specifico riferimento per i diritti e gli obblighi delle Parti derivanti da convenzioni fiscali tra l'Unione e Singapore o tra uno degli Stati membri dell'Unione e Singapore, che restano impregiudicati. Nello stesso spirito, nell'Accordo viene ribadita la prevalenza di tali convenzioni fiscali in caso di conflitto di una di esse con l'Accordo medesimo nonché la possibilità per le Parti di adottare o mantenere in vigore misure fiscali atte a realizzare specifiche finalità. Vengono altresì direttamente escluse dalle applicazioni dell'Accordo le attività svolte da una banca centrale o da un'autorità monetaria o da qualsiasi altro soggetto pubblico nel quadro di politiche monetarie o di cambio (articolo 4.7). In base all'articolo 4.8, ciascuna parte incoraggia i propri fondi sovrani di investimento a rispettare i princìpi e le pratiche generalmente accettati, nel segno di un impegno condiviso per assicurare sempre maggiore trasparenza, indipendenza e la good governance del sistema finanziario internazionale. Come previsto dall'articolo 4.10, le Parti adottano le misure necessarie per l'adempimento dei loro obblighi a norma del presente accordo, le cui disposizioni, secondo quanto indicato dall'articolo 4.11, non possono essere interpretate come tali da conferire alle persone diritti o imporre loro obblighi diversi da quelli istituiti tra le Parti in virtù del diritto internazionale pubblico (mancanza di efficacia diretta). L'inserimento a pieno titolo dell'Accordo di protezione degli investimenti nel quadro giuridico complessivo delle relazioni tra Unione europea e Singapore è richiamato dall'articolo 4.12 (Relazioni con altri accordi). In particolare l'API si configura quale accordo specifico che dà effetto alle disposizioni commerciali dall'Accordo di partenariato e cooperazione, comunque compatibilmente con gli obblighi assunti dalle Parti in forza dell'Accordo OMC. La medesima disposizione definisce a) gli effetti giuridici dell'entrata in vigore e dell'applicazione provvisoria dell'API sugli accordi preesistenti tra gli Stati membri dell'Unione e Singapore elencati nell'Allegato 5 e b) gli effetti della cessazione dell'applicazione provvisoria del presente Accordo senza tuttavia che quest'ultimo entri in vigore rispetto alla presentazione di una domanda a norma del capo 3 (Risoluzione delle controversie), sezione A (Risoluzione delle controversie tra gli investitori e le Parti). A tale proposito appare opportuno ricordare che la Commissione non ha avanzato proposte per applicare provvisoriamente l'API, offrendo comunque la disponibilità a muoversi in questo senso in caso di richiesta degli Stati membri. Le disposizioni conclusive si riferiscono all'applicazione territoriale dell'accordo (articolo 4.13) allo status giuridico degli allegati e delle intese, quali parte integrante dell'Accordo (articolo 4.14), all'entrata in vigore dell'Accordo, che interviene il primo giorno del secondo mese successivo alla data in cui le Parti si sono scambiate notifiche scritte con le quali certificano di aver espletato i rispettivi necessari obblighi e adempimenti di legge, alla possibilità e alle procedure dell'applicazione provvisoria (articolo 4.15). Come previsto dall'articolo 4.16, l'Accordo ha durata illimitata, anche se ogni parte può notificare per iscritto all'altra l'intenzione di denunciarlo. In quest'ultimo caso, secondo quanto normato con l'articolo 4.17, l'Accordo continua a produrre effetti per un ulteriore periodo di 20 anni per quanto concerne gli investimenti disciplinati dall'intesa ed effettuati anteriormente alla data della denuncia. L'articolo 4.18 disciplina il processo di adesione all'Accordo di altri Paesi che dovessero eventualmente aderire all'Unione europea mentre l'articolo 4.19 segnala che l'Accordo è redatto in due originali nelle lingue italiana, bulgara, ceca, croata, danese, estone, finlandese, francese, greca, inglese, lettone, lituana, maltese, neerlandese, polacca, portoghese, rumena, slovacca, slovena, spagnola, svedese, tedesca e ungherese – tutti i testi facenti ugualmente fede.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo sulla protezione degli investimenti tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Singapore, dall'altra, fatto a Bruxelles il 19 ottobre 2018. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 4.15 dell'Accordo stesso. 3 (Clausola di invarianza finanziaria) 1 Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 4 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .