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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 136 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,34). Si dia lettura del processo verbale. CARBONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 18 luglio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori Inversione dell'ordine del giorno PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, noi chiediamo con molta forza il supporto e l'aiuto della Presidenza del Senato perché rileviamo un problema istituzionale. Il vice presidente del Consiglio e ministro dell'interno, senatore Matteo Salvini, nonostante la richiesta e la successiva reiterata richiesta da parte della Commissione antimafia, continua a non presenziare ai lavori della stessa. È un dovere istituzionale. Si tratta forse di una delle più grandi se non la più grande piaga del nostro Paese e questa esigenza, la necessità di collaborare con l'istituzione parlamentare, che ha previsto e istituito una Commissione bicamerale che ha il dovere di andare in profondità e ha necessità di essere informata, non può essere un dovere sul quale il Ministro dell'interno fa delle valutazioni di opportunità o meno. Capiamo che non voglia venire in Assemblea a riferire di altri scandali e di finanziamenti illeciti. Non possiamo, però, tollerare che rifiuti di andare in Commissione antimafia a riferire sui propri doveri governativi e istituzionali. Quindi, signor Presidente, a nome del Gruppo Partito Democratico, chiediamo alla Presidenza del Senato di essere attiva rispetto a questa esigenza assoluta, che noi riteniamo imprescindibile. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Senatore Marcucci, sicuramente trasmetteremo la sua richiesta, così come farà il Sottosegretario qui presente. Ha facoltà di intervenire il presidente della 7 a Commissione permanente, senatore Pittoni, per riferire sui lavori della Commissione. PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la Commissione non ha ancora concluso l'esame del disegno di legge n. 1374. La seduta pomeridiana è stata sospesa in considerazione della concomitanza della riunione di un Gruppo parlamentare e riprenderà, tenuto conto della riunione di un altro Gruppo parlamentare, un'ora dopo la conclusione dei lavori dell'Assemblea. Questo tempo sarà peraltro utile per sciogliere gli ultimi nodi ancora irrisolti. La Commissione è ormai in fase di votazione, sono stati acquisiti i necessari pareri e quindi, considerato anche lo spirito costruttivo registrato finora da parte di tutte le forze politiche, anche di opposizione, confido che l'esame possa concludersi questa sera. PRESIDENTE . In relazione a quanto riferito dal senatore Pittoni, la discussione del disegno di legge n. 1374 avrà luogo nella seduta di domani. Dispongo pertanto, ai sensi dell'articolo 56, comma 3 del Regolamento, l'inversione della trattazione degli argomenti all'ordine del giorno, nel senso di procedere all'esame dei disegni di legge di rendiconto e assestamento. Discussione congiunta e approvazione dei disegni di legge: Doc 1387 Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2018 (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) Doc 1388 Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019 (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei disegni di legge nn. 1387 e 1388. Le relatrici, senatrici Ferrero e Pirro, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice sul disegno di legge n. 1387, senatrice Ferrero. FERRERO, relatrice sul disegno di legge n. 1387. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il rendiconto generale dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo rende conto al Parlamento dei risultati della gestione del bilancio ed è costituito da due parti: il conto del bilancio e il conto del patrimonio. Al rendiconto è allegata, per ciascuna amministrazione, una nota integrativa. Il rendiconto è corredato del rendiconto economico e di una relazione illustrativa delle risorse impiegate per finalità di protezione dell'ambiente e di uso e gestione delle risorse naturali da parte delle amministrazioni centrali dello Stato (ecorendiconto dello Stato). Venendo alle risultanze contabili, la gestione di competenza ha fatto conseguire nel 2018 un miglioramento dei saldi rispetto alle previsioni definitive contenute nell'assestamento 2018. I dati mostrano che le operazioni complessive di bilancio hanno dato luogo a 840,67 miliardi di euro di accertamenti di entrate e 816,7 miliardi di euro di impegni di spesa, generando un avanzo complessivo di 23,9 miliardi di euro, pari a 26 miliardi di euro al netto delle regolazioni contabili. Rispetto al saldo dello scorso anno si rileva un aumento di 15,6 miliardi di euro; alla formazione di tale risultato ha concorso la maggiore diminuzione delle spese, diminuite di 37,4 miliardi di euro rispetto agli 854 del 2017, mentre le entrate sono diminuite di circa 24 miliardi rispetto agli 864,5 del 2017. Il differenziale delle operazioni finali presenta un saldo netto da finanziare di 19,98 miliardi di euro, attestandosi entro il limite fissato dall'articolo 1 della legge di bilancio per il 2018, con un miglioramento di 23,9 miliardi rispetto alle previsioni definitive. Tale saldo, rispetto al 2017, presenta un miglioramento di 9,1 miliardi di euro. Al netto delle regolazioni contabili esso risulta pari a 17,9 miliardi di euro con un miglioramento di 23,6 miliardi rispetto alle corrispondenti previsioni definitive. L'avanzo primario di bilancio è risultato pari a 49,2 miliardi di euro, pari al 2,8 per cento del PIL, superiore di 7,7 miliardi rispetto a quello del 2017, con un miglioramento del 15,7 per cento. Infine, il ricorso al mercato finanziario si attesta a -225,1 miliardi di euro con un miglioramento di 44,7 miliardi rispetto alle previsioni definitive, nel rispetto del limite massimo fissato dall'articolo 1 della legge di bilancio per il 2018. Il saldo netto da finanziare si è attestato nel 2018 a -45,9 miliardi di euro, pari al 2,6 per cento del PIL; tale esito è da riferire al risultato combinato della gestione di competenza e di quella dei residui, che presentano rispettivamente un saldo negativo in termini di competenza di 40 miliardi circa e di 5,7 miliardi in termini di residui. Il saldo presenta un miglioramento sia rispetto alle previsioni definitive che rispetto all'esercizio 2017. Per quanto concerne la gestione in conto residui, il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2017 e precedenti presentava, al 1° gennaio 2018, residui attivi per 204 miliardi di euro e residui passivi per 137,9 miliardi, con un'eccedenza attiva di 66 miliardi di euro. Nel corso dell'esercizio la situazione delineata si è modificata: infatti, dal lato delle entrate, si sono registrate variazioni in diminuzione pari a 46 miliardi di euro e dal lato delle uscite si è registrata una analoga diminuzione di 17,5 miliardi di euro, di cui 8,3 miliardi eliminati per perenzione amministrativa. A seguito di tali variazioni, gli accertamenti di residui attivi provenienti dai precedenti esercizi ammontano a 158 miliardi di euro, mentre i residui passivi ammontano a 120 miliardi di euro. Con riguardo, poi, ai residui di nuova formazione derivanti dalla gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2018, le somme rimaste da riscuotere e da versare ammontano a 88 miliardi di euro e quelle rimaste da pagare raggiungono 68,3 miliardi di euro. In termini di tasso di formazione di nuovi residui passivi, questo aumenta dall'8,2 per cento registrato nel 2017, all'8,4 per cento registrato nel 2018. Tale aumento è riconducibile al maggiore tasso di riduzione dei pagamenti di competenza rispetto al tasso di riduzione degli impegni. Nel complesso, il conto dei residui al 31 dicembre 2018 espone residui attivi per 203,9 miliardi di euro e residui passivi per 140,36 miliardi di euro, con un'eccedenza attiva di 63,57 miliardi di euro. Quest'ultima presenta, rispetto all'inizio dell'esercizio, una diminuzione di 2,6 miliardi di euro circa, dovuto ad una riduzione del volume dei residui attivi per 136 milioni di euro e un aumento dei residui passivi per 2,4 miliardi di euro. Per quanto concerne, infine, il conto generale del patrimonio - il documento contabile che fornisce annualmente la situazione patrimoniale dello Stato quale risulta alla chiusura dell'esercizio - si rileva che le attività finanziarie hanno presentato nel 2018 un aumento complessivo di 20,1 miliardi di euro, passando da 636 a 656 miliardi di euro; nello specifico, va registrato un aumento delle attività finanziarie di breve termine dovuto all'aumento registrato nei «residui attivi per denaro da riscuotere» e nei «crediti di tesoreria», compensato in parte da una diminuzione nei «residui attivi per denaro presso gli agenti della riscossione». Quanto alle attività finanziarie di medio-lungo termine, si è assistito ad un aumento complessivo di 13 miliardi di euro. Nelle attività non finanziarie "prodotte", si è registrato un incremento complessivo di 8,3 miliardi di euro. Quanto ai beni mobili patrimoniali, le consistenze hanno presentato complessivamente un incremento di 1,2 miliardi di euro. Nelle attività non finanziarie "non prodotte" si è registrata una diminuzione complessiva di -104 milioni di euro. Le passività finanziarie risultano complessivamente aumentate. Per i debiti a breve termine, nei residui passivi di bilancio 2018, si riscontra un aumento, mentre nei debiti di tesoreria si rileva un aumento complessivo, determinato dall'effetto combinato della diminuzione nelle «altre gestioni» e degli aumenti registrati per i «conti correnti» e nel «debito fluttuante», mentre gli «incassi da regolare» sono rimasti invariati. Per i debiti a medio e lungo termine, l'aumento complessivo è risultato di 45,78 miliardi di euro, di cui 50,8 nei «debiti redimibili», in parte compensati dalla diminuzione di 5 miliardi nei restanti «debiti diversi». Va altresì ricordato che nel ciclo del bilancio 2018, con riferimento al triennio di programmazione 2018-2020, è stato integrato per la prima volta il processo di revisione della spesa, così come previsto dall'articolo 22- bis della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nell'ottica di un rafforzamento della programmazione finanziaria e con l'obiettivo di conseguire un maggior grado di sistematicità del processo di revisione della spesa. Le proposte di risparmio dei Ministeri sono confluite nella legge di bilancio attraverso specifiche disposizioni normative, con le quali sono stati rivisti i parametri che determinano la spesa e, in più ampia misura, tramite azioni di razionalizzazione delle strutture e dei processi. A fronte dell'obiettivo di 1 miliardo in termini di indebitamento netto, gli stanziamenti del bilancio sono stati ridotti per circa 1,3 miliardi di euro che decorrono - in base al diverso impatto delle spese e secondo la loro natura - in conformità ai criteri di contabilità nazionale. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice sul disegno di legge n. 1388, senatrice Pirro. PIRRO, relatrice sul disegno di legge n. 1388 . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, il 1° luglio scorso il Governo ha varato un pacchetto di misure composto dal disegno di legge di assestamento e dal decreto-legge n. 61 del 2019. Rispetto al Documento di economia e finanza di aprile, il disegno di legge di assestamento - assumendo lo stesso quadro macroeconomico di riferimento - fa emergere un miglioramento dell'indebitamento netto nel 2019 pari a 6,1 miliardi di euro, determinato per 6,2 miliardi da maggiori entrate nette e per 0,1 miliardi da maggiori spese nette. Va precisato che tali importi includono un impatto migliorativo sul deficit di 0,5 miliardi, da imputare agli andamenti registrati fuori dal perimetro del bilancio dello Stato. Nello specifico, il disegno di legge n. 1388, recante l'assestamento di bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019, ha lo scopo di aggiornare a metà esercizio le previsioni di bilancio formulate a legislazione vigente, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto. Con il disegno di legge di assestamento le previsioni di entrata sono adeguate in base alla revisione delle stime del gettito; le previsioni di spesa aventi carattere discrezionale sono adeguate in base alle esigenze sopravvenute; le previsioni delle autorizzazioni di pagamento in termini di cassa sono adeguate in base alla consistenza dei residui accertati in sede di rendiconto dell'esercizio precedente. Il disegno di legge di assestamento riflette la struttura del bilancio dello Stato ed è quindi organizzato in missioni e programmi. Questi ultimi costituiscono le unità di voto. In sede di assestamento possono essere modificati, mediante variazioni compensative, gli stanziamenti di spese predeterminate per legge (cosiddetta flessibilità di bilancio), anche tra unità di voto diverse, fermo restando il divieto di utilizzare stanziamenti di conto capitale per finanziare spese correnti. A partire dal 2017, in analogia con quanto stabilito per il disegno di legge di bilancio, anche il disegno di legge di assestamento è corredato da una relazione tecnica, in cui si dà conto della coerenza del valore del saldo netto da finanziare con gli obiettivi programmatici indicati nel Documento di economia e finanza. Tale relazione è aggiornata all'atto del passaggio del provvedimento tra i due rami del Parlamento. Per quanto riguarda il contenuto del disegno di legge, l'articolo 1 dispone l'approvazione delle variazioni alle previsioni del bilancio dello Stato per il 2019, indicate nelle annesse tabelle, riferite allo stato di previsione dell'entrata, agli stati di previsione della spesa dei Ministeri e ai bilanci delle amministrazioni autonome. In allegato al disegno di legge è evidenziata, a fini conoscitivi, l'evoluzione, in termini di competenza e di cassa, delle singole poste di bilancio per effetto, sia delle variazioni apportate in forza di atti amministrativi fino al 31 maggio, sia delle variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento medesimo. Per ciascuna unità di voto si indicano, inoltre, le variazioni che si registrano nella consistenza dei residui, in linea con le risultanze definitive esposte nel rendiconto dell'esercizio 2018. L'articolo 2 dispone la riduzione degli importi dei fondi previsti dagli articoli 26, 27, 28 e 29 della legge di contabilità e finanza pubblica rispetto a quanto stabilito dall'articolo 3, comma 5, della legge di bilancio 2019. In particolare, si tratta: del Fondo di riserva per le spese obbligatorie, il cui importo viene ridotto di 130 milioni di euro; dei Fondi speciali per la reiscrizione in bilancio di residui passivi perenti delle spese correnti e in conto capitale, ridotti di 50 milioni di euro; del Fondo di riserva per le spese impreviste, ridotto di 150 milioni di euro; del Fondo di riserva per le autorizzazioni di cassa, ridotto di 500 milioni di euro. I citati fondi sono inseriti nel programma Fondi di riserva e speciali, nell'ambito della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Quanto ai risultati finanziari, le variazioni che si propone di apportare con il disegno di legge in esame determinano un miglioramento del saldo netto da finanziare (corrispondente alla differenza tra entrate finali e spese finali) pari a 1,919 miliardi di euro in termini di competenza e 3,393 miliardi in termini di cassa. Conseguentemente, il saldo netto da finanziare si attesta su un valore di -58,9 miliardi di euro rispetto ad una previsione iniziale di -59,4 miliardi di euro. Tale miglioramento è dovuto essenzialmente all'effetto positivo, per 1,92 miliardi di euro, delle variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento in esame, in buona parte compensato per 1,48 miliardi di euro dalle variazioni per atto amministrativo. Anche gli altri saldi evidenziano un andamento positivo: il risparmio pubblico (dato dalla differenza tra entrate correnti e spese correnti al lordo degli interessi) registra un miglioramento di 364 milioni di euro rispetto alla previsione iniziale. I dati relativi al ricorso al mercato (pari alla differenza tra le entrate finali e il totale delle spese, queste ultime date dalla somma delle spese finali e del rimborso prestiti) evidenziano un impatto positivo pari a circa 5,3 miliardi di euro. Le variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento risultano coerenti con i livelli programmatici di saldo netto programmatico fissati con la legge di bilancio e, nel complesso, riflettono in larga parte l'adeguamento degli stanziamenti di bilancio alle stime formulate con il Documento di economia e finanza 2019. L'assestamento, oltre ad allineare la previsione di entrata a quella del DEF, ha preso atto degli ulteriori introiti per 1,7 miliardi di euro. Il miglioramento del saldo netto da finanziare in termini di competenza è dovuto essenzialmente a un decremento delle spese finali per 668 milioni di euro (che passano da 637,991 a 637,323 miliardi di euro), parzialmente compensato da una riduzione delle entrate finali di 232 milioni di euro (che scendono da 578,638 a 578,406 miliardi di euro). Le riduzioni degli stanziamenti di spesa proposte con il disegno di legge di assestamento afferenti agli accantonamenti indisponibili costituiti dalla legge di bilancio 2019, per circa 2 miliardi di euro, non hanno effetti sull'indebitamento netto in quanto già scontati nelle previsioni tendenziali del DEF 2019. In relazione alla correzione complessiva dei saldi di finanza pubblica, la relazione tecnica precisa inoltre che ulteriori 0,5 miliardi di euro di riduzione dell'indebitamento netto derivano dai maggiori introiti delle cosiddette Aste CO­­2 e dalle maggiori entrate per flussi con l'Unione europea. Si tratta di misure i cui effetti finanziari non incidono tuttavia sul disegno di legge di assestamento in esame, in quanto agiscono al di fuori dal perimetro del bilancio dello Stato. In termini di cassa, il disegno di legge di assestamento per il 2019 determina complessivamente un miglioramento del saldo netto da finanziare di 1,929 miliardi di euro, derivante da una riduzione delle entrate finali per 232 milioni di euro e da una variazione in diminuzione delle spese finali per 2,16 miliardi di euro. Nel corso delle audizioni svoltesi nella seduta del 17 luglio, sono emersi ulteriori elementi a conferma della congruità delle stime alla base del provvedimento in esame. Il direttore generale delle finanze, nel corso dell'audizione nelle Commissioni bilancio di Camera e Senato, ha evidenziato, per l'anno in corso, la presenza di maggiori entrate tributarie e contributive per 0,18 punti percentuali di PIL e maggiori entrate non fiscali per ulteriori 0,16 punti percentuali. A queste si aggiungono spese inferiori di 0,04 punti percentuali di PIL rispetto a quelle previste. Tali variazioni sono state puntualmente recepite dall'assestamento di bilancio. I miglioramenti di bilancio registrati nel disegno di legge di assestamento e gli effetti del provvedimento di accantonamento produrrebbero una variazione del saldo di bilancio strutturale positiva per oltre 0,3 punti percentuali di PIL nel 2019, più di quanto concordato a dicembre con la Commissione europea. L'Ufficio parlamentare di bilancio, nel corso dell'audizione nelle Commissioni bilancio di Camera e Senato, ha evidenziato che degli 1,5 miliardi di euro accantonati, 1,3 miliardi di euro appartengono all'unità di voto Fondi di riserva e speciali del bilancio del Ministero dell'economia e delle finanze. La legge di bilancio 2019 ha stanziato 5,4 miliardi di euro su tale unità di voto, disponendo contestualmente accantonamenti sulla stessa per 450 milioni di euro. Delle risorse iniziali, 3,5 miliardi di euro afferiscono ai fondi speciali per la riassegnazione dei residui passivi perenti e le restanti risorse sono appostate principalmente sul Fondo per le spese obbligatorie e sul Fondo per le spese impreviste. Mi avvio a concludere, signor Presidente. L'assestamento, rendendo effettivo il taglio di 450 milioni di euro prospettato dalla legge di bilancio, ha ridotto di 150 milioni le risorse destinate alla reiscrizione in bilancio di residui perenti di conto capitale, di 50 quelle di parte corrente e di 130 e 120 milioni di euro, rispettivamente, il Fondo di riserva per le spese obbligatorie e quello per le spese impreviste. Il pacchetto determina, dunque, per il 2019 un miglioramento dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche pari a 7,6 miliardi di euro, con una riduzione del livello di deficit dal 2,4 per cento del PIL previsto dal DEF di aprile all'1,9 per cento. Come ha ribadito il ministro Tria nel corso dell'audizione, le misure adottate con il provvedimento in esame e con il decreto saldi: «hanno consentito di rafforzare la credibilità nazionale e la fiducia nel Paese senza operare riduzioni alla spesa programmata. È stata così evitata una procedura per deficit eccessivo e, con essa, la richiesta di misure restrittive di politica di bilancio che sarebbero state controproducenti per l'economia». Signor Presidente, vorrei concludere con alcune considerazioni di carattere più generale, perché credo sia importante inserire i dati di assestamento del bilancio di esercizio 2019 all'interno di un contesto più ampio che riguarda naturalmente il dato economico più rilevante di quest'anno, ovvero il miglioramento dei conti pubblici nel 2019. Come più volte sottolineato, per la politica economica del nostro Paese è fondamentale riuscire a coniugare la più generale strategia di sostegno e rilancio della crescita con una graduale riduzione del disavanzo pubblico e del rapporto tra debito e PIL. Si tratta di un percorso difficile, che ci auguriamo possa cominciare a dare i primi frutti positivi a partire da questo primo risultato, che - ribadisco - deve essere sottolineato, anche se va aggiunto che la strada da percorrere per l'economia del nostro Paese resta in qualche modo lunga e difficile, perché vogliamo sicuramente che lo stock del debito pubblico sia in diminuzione in rapporto al PIL, ma anche che vi sia una politica di sostegno alla ripresa inclusiva e sostenibile Ringrazio, a nome mio e della collega Ferrero, il Servizio del bilancio del Senato, i cui dati e le cui considerazioni contenute nella preziosa documentazione sono risultati fondamentali, e il Governo e i commissari per l'apporto dato alla discussione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale congiunta. È iscritto a parlare il senatore Ferro. Ne ha facoltà. FERRO (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, Sottosegretario, il rendiconto 2018 e l'assestamento per il 2019 contengono i numeri che hanno contribuito ad allontanare la procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per debito eccessivo. Il debito pubblico ha raggiunto il record storico - a maggio di quest'anno - di 2.373 miliardi di euro, poi ha leggermente ripiegato a giugno, ma il trend è che cresce più del PIL. Quindi, il rapporto con il PIL, fermo a 1.757 miliardi di euro nel 2018, e con una proiezione di solamente 20 miliardi in più nel 2019 a 1.777 miliardi; è, nel primo caso, pari al 135 per cento e, nel secondo, al 133,5 per cento. I dati percentuali delle previsioni della Commissione europea erano addirittura peggiori, sia sul debito, che sulla crescita del PIL. Da qui l'allarme e la richiesta di rivedere i nostri conti pubblici. Per ora, per fortuna per l'Italia e per gli italiani, è stata scongiurata una procedura d'infrazione che sarebbe stata lunga, noiosa e costosa. L'augurio da parte nostra è quindi di avere uno stock del debito meno pesante a fine anno, grazie anche a un parziale - per fortuna - insuccesso di quota 100 e reddito di cittadinanza. Le due misure bandiera di questo Governo giallo-verde incidono sul debito in quanto, per finanziarle, sono stati appostati 14 miliardi in puro deficit . Ogni euro in deficit si somma al debito, finché non lo si riduce. Le due misure bandiera, poi, incidono anche sul PIL - in negativo - avendo entrambe un bassissimo impatto sui consumi e sulla crescita economica. Il reddito di cittadinanza è addirittura una manovra di pura assistenza demagogica e anche diseducativa: reddito di cittadinanza e quota 100 hanno un moltiplicatore bassissimo rispetto all'investimento impegnato (14 miliardi in puro deficit ). Questo rappresenta l'attuazione di misure elettorali per le quali i due contraenti del cosiddetto contratto di Governo si erano impegnati con gli elettori italiani. Ciò rappresenta anche sull'altro versante una scelta nefasta in termini di politica economica. Il debito ormai - va ricordato - è per circa il 20 per cento in mano alle banche centrali, per poco più di un quarto in mani estere (27 per cento) e per più della metà del suo ammontare complessivo in mano italiana (il 53 per cento): vale a dire che, per l'80 per cento, il nostro debito è nelle mani del cosiddetto mercato. Questo spiega le ampie fluttuazioni, che non sono conseguenza delle dichiarazioni del momento di questo o di quel personaggio politico: esse sono legate alle scelte di politica economica (o alla mancanza di scelte di politica economica) e alla stabilità dei Governi, cioè dei decisori politici. Anche la conferma della collocazione nell'area euro è un fattore importante agli occhi del mercato. Si hanno impatti negativi sulla remunerazione dei titoli di Stato, che, a loro volta, facendo aumentare gli oneri sul debito, tolgono ulteriori risorse agli investimenti: un circolo vizioso da cui si esce solo iniettando fiducia in un clima di stabilità. Ecco le parole magiche che mancano a questa maggioranza: stabilità e fiducia conseguente. Esse richiamano investitori stranieri, portano i nostri imprenditori a crederci e a investire ancora di più, creando quel circolo virtuoso che sta mancando nell'attuale momento. In questo senso va purtroppo registrata la costante fotografia di sfiducia nel sistema Paese dato dalla bilancia dei pagamenti, che ha visto - secondo i costanti flussi di dati della Banca d'Italia - una fuga degli investitori esteri nell'ultimo anno e l'aumento di capitali italiani scappati all'estero in cerca di stabilità, più che di alta remunerazione, che non esiste. Arriviamo ai saldi di bilancio: i saldi delle nuove cifre appostate nell'assestamento 2019, in entrata e in uscita, evidenziano ora un quadro in miglioramento rispetto ai conti pubblici preoccupanti che avevamo a fine 2018. Il deficit per il 2019 è sceso a poco più del 2 per cento dal 2,4 approvato con la legge di bilancio. Non dimentichiamo che tale valore era stato concordato prima dell'ultima manovra, prima di tornare al 2,4 con gli effetti dei saldi. La riduzione dell'indebitamento netto consentirà anche di migliorare il valore del rapporto debito-PIL. Il miglioramento dell'indebitamento netto derivante dalla proposta del disegno di legge di assestamento e dalle ulteriori risorse è pari a 6 miliardi di euro. A questa cifra vanno aggiunti 1,5 miliardi del decreto-legge del 2 luglio, n. 61, che porta il complesso delle somme portate a riduzione del deficit a circa 7,6 miliardi di euro. Il Governo ha registrato - non avevamo dubbio che fosse così - le minori spese per reddito di cittadinanza e quota 100, appunto stimati in modo prudenziale in 1,5 miliardi, ma potrebbero essere maggiori. Alcuni studi evidenziano come si potrebbe arrivare anche a ridosso dei circa 3 miliardi di minori spese per queste due misure del Governo gialloverde. Serve però una inversione di rotta. Sulla base dell'assestamento di bilancio, che fotografa ora in modo più puntuale, anche se non definitivo, i conti pubblici che hanno modificato il quadro economico contenuto nel Documento di economia e finanza di aprile, si aprono i numeri per la Nota di aggiornamento di settembre. Non c'è molto tempo perché tra l'aggiornamento di agosto e il 27 settembre i tempi sono assolutamente stretti. La Nota sarà il punto di riferimento ancora più aggiornato per la nuova sessione di bilancio, nell'ambito della quale bisognerà confrontarsi con decisioni già assunte ma che si possono modificare. Faccio un esempio su tutte: si faranno scattare le clausole che farebbero aumentare l'IVA? Si va o meno verso una flat tax per tutti i tipi di redditi? Come si riducono le imposte sul lavoro? Qual è la politica del Governo sul tema tanto vituperato del cuneo fiscale, che rende non competitive le nostre imprese, specialmente rispetto ai competitor europei? Come si incentivano gli investimenti e si premiano la produttività - il vero gap dell'Italia - e la ricerca, magari favorendo integrazioni fra aziende private e istituti di ricerca pubblici? Come, di conseguenza, si premia chi crea nuovi posti di lavoro? Non lo si fa con il reddito di cittadinanza, non con quota 100. Come premiamo le aziende che investono, che credono nel nostro Paese? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Come si fa a muovere il risparmio fermo sui conti correnti? Secondo i dati della Banca d'Italia, sono circa 1.300 i miliardi di euro fermi sui conti correnti. Va chiarito che a Forza Italia non interessa tassarli e non interessano nemmeno le somme detenute nelle cassette di sicurezza, ma interessa farli entrare nel circolo positivo del credito bancario e, quindi, degli investimenti. In sostanza, ci sono questioni sulle quali ci vorrebbe un Governo mosso da unità di intenti e non da continue divisioni o che vuole adottare misure di propaganda di cortissimo respiro. Ogni giorno assistiamo, ormai in maniera passiva, a continue diatribe tra il Presidente, Vice Presidente, un Vice Ministro e un altro Vice Ministro. Serve un'iniezione di fiducia. Occorrono idee chiare. Serve un'operazione verità sui conti, ma - secondo me - con l'attuale clima la situazione potrà solo essere peggiore per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, pur nel solco delle norme di contabilità che hanno modificato i titoli dei provvedimenti, a nostro avviso siamo in presenza di una vera manovra correttiva di bilancio: se teniamo insieme il decreto-legge n. 61 del 2019 con assestamento di bilancio, sia per entità (una correzione di 7,6 miliardi di euro) sia per qualità, per merito, per necessità, notiamo che avete avviato un conflitto con l'Europa per poi ripiegare a miti consigli, purtroppo onerosi a carico delle famiglie e delle imprese italiane. Tutto questo vi ha costretto a una manovra correttiva, che non volete definire come tale, ponendovi dietro a una furba sollecitazione di comunicazione, di propaganda, che vi appartiene e vi accompagna in questo primo anno di Governo. Tuttavia - a nostro avviso - siamo in presenza di una prima reale ricaduta del fallimento delle vostre politiche economiche e sociali del primo anno di Governo. Le vostre politiche economiche e sociali hanno determinato insicurezza, incertezza; hanno prodotto, nel rapporto tra l'Italia e l'Europa, un isolamento che purtroppo si scarica negativamente sulle famiglie e sulle imprese. Il primo risultato - come è certificato dall'Istat - è determinato dalla contrazione dei consumi e da una rilevante riduzione di investimenti nel settore delle imprese e dell'economia. Questi sono i dati, Presidente, sono i numeri alla base di una necessaria manovra correttiva, che si colloca all'interno di una contrazione dei consumi e di una riduzione d'investimenti, in modo particolare proprio determinata dall'assenza di politiche economiche a sostegno dell'innovazione, della ricerca, degli investimenti. Se ci pensate bene, questi sono i frutti delle vostre incertezze. Non troviamo, infatti, una strada alternativa per generare lavoro che possa non prevedere investimenti nella ricerca, nell'innovazione, nel sostegno alle imprese e nella formazione. Se ci pensiamo un attimo, le due misure fondamentali della vostra legge di bilancio, chiaramente di stampo assistenziale - da una parte il reddito di cittadinanza e, dall'altra, la cosiddetta quota 100 - non solo non hanno fatto rilevare una riduzione della povertà, ma hanno addirittura fallito nelle priorità delle politiche attive per generare lavoro e crescita. Si rileva l'assenza di politiche attive strutturali per il lavoro e la crescita, che avrebbero dovuto essere rappresentate da una riforma dei centri per l'impiego, che avete - a nostro avviso - sovrapposto a un giusto lavoro di contrasto alla povertà nella dimensione territoriale, ma confuso dietro a processi di riforma che, di fatto, hanno rallentato le stesse politiche attive, oggi indispensabili per allineare la domanda e l'offerta, per collegare la domanda di lavoro a percorsi di formazione e per consentire a pezzi fondamentali della nostra economia di trasformarsi e riallinearsi in una dimensione economica orientata al futuro. In poche parole, siete riusciti nel capolavoro di fallire nelle misure fondamentali delle politiche economiche e di farlo all'interno di una saldatura che ha messo, per la prima volta in disordine anche i conti pubblici. Impattiamo quotidianamente nelle fantasie che ci racconta la maggioranza, che costantemente parla - ad esempio - di una riduzione del debito, ma in realtà il debito pubblico nel Paese è cresciuto e sta tuttora crescendo. Bastano i numeri per certificarlo: siamo passati da un valore del debito pari a circa il 131 per cento del PIL ad una prospettiva, nel 2020, del 135,2 per cento del PIL. Se andiamo a collegare l'incremento del debito all'incremento della pressione fiscale, stiamo determinando due fattori che definisco inversamente proporzionali rispetto al sostegno al lavoro, alla crescita e all'occupazione. Mentre aumenta il debito, cresce infatti anche la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese. Anche in tale caso a determinare tutto questo sono le percentuali e i tendenziali sui quali vi siete incamminati, per il finanziamento di due misure strutturali. Diciamo la verità, almeno tra di noi: si tratta di misure strutturali. Dunque, contrastare la povertà e provare a modificare la parte previdenziale in deficit , essendo queste misure strutturali, vuol dire costringervi - come vi ha costretto questo assestamento di bilancio - a utilizzare anche i dividendi delle aziende pubbliche più importanti, oltre a quelli della Banca d'Italia, non per produrre investimenti, ma per correggere gli errori di politica economica che voi stessi avete prodotto in questo primo anno di esercizio. Gli utili delle imprese e l'incremento dei dividendi si possono infatti utilizzare. Se però li orientassimo verso gli investimenti, forse produrremmo una misura utile per sostenere la crescita e la competitività economica del Paese. Aggiungiamo dunque questo quadro, che non è solo collocato all'interno di un contesto macroeconomico difficile per l'Europa, come state provando "a vendere". È certamente un contesto difficile, perché situato all'interno di un cambiamento che stanno attraversando la società e l'economia nella sua interezza, anche nella dimensione internazionale. Non esiste solo un fattore di macroeconomia a determinare la virata del Paese verso la recessione. Passare dal più 1,7 per cento del PIL a uno 0,1 da consolidare significa per l'Italia virare verso una stagnazione economica e una recessione dovute prevalentemente alle misure sbagliate che avete presentato in questo primo anno di Governo. Non c'è una misura utile al sostegno alla crescita. In poche parole, stiamo assistendo passivamente a un cambiamento strutturale dell'economia e della società senza alcuna proposta per sostenere l'innovazione, anche della tecnologia, la formazione, l'università e la scuola. Tutto questo avviene senza misure concrete, che - queste sì - insieme al rilancio degli investimenti potrebbero produrre uno choc economico in grado di attribuire qualche segno positivo alla crescita. Avete invece destabilizzato anche le misure che funzionavano, in modo particolare quelle sul sostegno alla competitività delle imprese di Industria 4.0, prima abolendo il superammortamento, poi reintroducendolo per sei mesi. Non esiste un Paese al mondo in cui le imprese non siano nella condizione di fare programmazione certa, perché subentrano provvedimenti incerti ed estemporanei, che prima tolgono, poi rimettono, e fanno errori devastanti perché non tengono conto dei risultati. Continuate a vivere le iniziative economiche come un retaggio del passato, mentre in realtà erano fondamentali per togliere l'Italia dalla bassa crescita e avviarla verso una più consistente. Il superammortamento e tutte le iniziative a sostegno delle imprese economiche hanno prodotto risultati. Eppure, sono state - dico io - consumate all'interno di accordi nella maggioranza: prima si è rinunciato al superammortamento e oggi si è costretti a ridurre e congelare un'entità economica rilevante (oltre 1,5 miliardi) che avrebbe dovuto essere utilizzata per il sostegno alla competitività, all'innovazione e alla ricerca. Cambiate strada perché, senza un cambio di rotta a trecentosessanta gradi di nuove politiche economiche - questo sì - il Paese non crescerà. E non è dato oggi conoscere come si fa a generare nuova occupazione e nuovo lavoro senza investimenti nel sapere, nell'istruzione, nella ricerca e nell'innovazione. Come si fa a generare crescita tenendo bloccate opere pubbliche? In questo Paese sono bloccati cantieri per oltre 49 miliardi di euro. Come si fa a pensare di mettere un segno positivo vicino a una stagnazione evidente dell'economia senza un rilancio strutturale degli investimenti? In conclusione, signor Presidente, questa manovra, a proposito d'innovazione nelle terminologie, che ha introdotto il cambiamento e l'innovazione costante, è purtroppo un brutto ritorno al passato, che ci costringe a correggere - con i 7,6 miliardi di euro - i vostri limiti, i vostri errori e il costo di una politica sovranista inadeguata in Europa e fallimentare in Italia. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, ci troviamo di fatto a discutere di due provvedimenti, il rendiconto per il 2018 e l'assestamento per il 2019, sostanzialmente a un anno dall'insediamento di questo Governo e dall'inizio delle politiche economiche che esso ha varato. Possiamo dire serenamente che l'assestamento 2019 porta dati molto positivi, essenzialmente per due aspetti. In primo luogo, certifica che le politiche economiche di questo Governo hanno un proprio equilibrio e hanno raggiunto gli obiettivi che esso si era posto, ossia il varo di riforme importanti che, per qualcuno, erano irrealizzabili, sarebbero costate troppo e avrebbero mandato in dissesto i conti dello Stato: mi riferisco a quota 100; a un reddito di cittadinanza equilibrato; al miliardo e mezzo per i risparmiatori truffati, che voglio sempre ricordare; agli investimenti fatti a favore degli enti locali, che danno lavoro e occupazione e mettono in circolo risorse importanti per la nostra economia. Le politiche quindi sono state attuate, nonostante qualcuno abbia detto che erano irrealizzabili, a pena di un dissesto dei conti, i quali invece, attraverso quest'assestamento, si dimostra che reggono. Reggono attraverso una diminuzione dell'indebitamento varato nell'assestamento pari a 7,6 miliardi, che riporta il rapporto deficit -PIL dal 2,4 a cui eravamo arrivati a quel 2,04 che è stato votato dal Parlamento a dicembre dell'anno scorso nella legge di bilancio e che rispetta gli accordi presi a livello europeo. Ripeto che si tratta di accordi che noi contestiamo, ma con i quali dobbiamo purtroppo fare i conti fino a che non avremo la forza sufficiente in Europa perché vengano modificati. In che modo si raggiunge questo obiettivo? Si raggiunge con la riduzione di alcuni capitoli di spesa. Li abbiamo già citati la settimana scorsa: un miliardo e mezzo è stato ottenuto soprattutto con la minor spesa relativa a quota 100 e al reddito di cittadinanza, ma anche grazie ad altre economie. Ci sono state poi maggiori entrate, dovute - è giusto chiarirlo - non all'aumento di qualche aliquota, di qualche tassa o qualche balzello, ma essenzialmente a un motivo: l'aumento del gettito IVA. Perché c'è stato un aumento del gettito IVA? Due sono gli elementi, che sono di natura molto diversa. Il primo è il risultato della fatturazione elettronica, che - vorrei ricordarlo - è stata introdotta dal Governo del PD della scorsa legislatura e prevedeva un'entrata di 2 miliardi. Effettivamente bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e riconoscere che quella misura ha prodotto maggiori entrate. Noi volevamo disinnescarla, perché riteniamo che comunque rappresenti un ulteriore carico per le partite IVA, ma 2 miliardi erano tanti ed era difficile individuarli nella manovra dell'anno scorso. Il secondo motivo è che sono aumentate le partite IVA, grazie al merito di questo Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Lannutti), il quale ha deciso di puntare in un'altra direzione: abbassare il prelievo fiscale. Sapete che è stata introdotta un'aliquota al 15 per cento per le partite IVA che hanno un reddito fino a 65.000 euro e ciò ha avuto un effetto molto positivo: sono aumentate le partite IVA e conseguentemente è aumentato anche il gettito. Anche qui si dimostrano due politiche molto diverse tra noi e la passata maggioranza: noi puntiamo sulla riduzione delle tasse per creare sviluppo e per creare maggiori entrate, mentre in passato c'è stato chi invece ha continuato a puntare su adempimenti burocratici, balzelli e tassazioni, che nella lunga durata hanno avuto l'effetto di deprimere la nostra economia. È per questo che noi nella prossima finanziaria intendiamo continuare sulla strada che abbiamo tracciato, aumentando il numero di partite IVA che potranno avere una detrazione; in questo caso si presume e si spera di poter applicare un'aliquota del 20 per cento per i redditi fino a 100.000 euro. Questa è la politica del Governo ed è la politica della Lega. Noi siamo convinti che, facendo pagare meno tasse, le entrate aumenteranno, semplicemente perché non faremo fallire le nostre aziende e i nostri artigiani. È questo l'obiettivo che ci prefiggiamo. In questo assestamento siamo riusciti a raggiungere una situazione di stabilità e di fiducia. È stato detto dal collega Ferro che non saremmo in grado di raggiungere tale situazione, mentre invece i fatti ci dimostrano che, proprio con questo assestamento, abbiamo ottenuto la stabilità, la fiducia e anche il contenimento dello spread , quel fantomatico spread che adesso - fortunatamente per il nostro Paese - è stato abbassato, proprio perché le politiche economiche di questo Governo hanno avuto successo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Come dicevo, abbiamo ottenuto stabilità e fiducia e siamo riusciti, nell'assestamento, a fare anche degli investimenti su capitoli di spesa che erano stati sacrificati e avevano bisogno di un rimpinguamento di risorse. Faccio riferimento ai 300 milioni per il trasporto pubblico locale, che sono fondamentali non per le Regioni e per i sindaci, ma per i cittadini che usufruiscono dei servizi erogati dai nostri enti locali. Poi ci sono i 500 milioni per il fondo sviluppo e coesione; i 40 milioni per il fondo politiche sociali; i 30 milioni per il fondo per il diritto allo studio e i 40 milioni per i fondi dell'università. Si tratta quindi di un assestamento che non solo registra un aumento del gettito dell'IVA o della possibilità di ridurre la spesa pubblica, ma fa anche investimenti. È un perfetto equilibrio quello che noi raggiungiamo con il provvedimento in esame, che è la rappresentazione perfetta del fatto che le politiche economiche di questo Governo, fino ad oggi, hanno raggiunto i propri obiettivi, hanno creato stabilità e hanno dato al Paese le risorse necessarie. Mi riferisco poi anche alle critiche avanzate rispetto alla mancanza di investimenti. Scusate, ma questa accusa che ogni tanto ritorna è assolutamente inadeguata e priva di ogni fondamento. È stato questo Governo finalmente a ridare agli enti locali la possibilità di investire. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Lanzi) . L'ha fatto alla fine dell'anno scorso attraverso lo sblocco dell'utilizzo dell'avanzo di amministrazione, e quindi per tutte le amministrazioni virtuose che avevano diritto di spendere le risorse a propria disposizione. L'abbiamo fatto in finanziaria con il fondo dei 400 milioni per investimenti per i Comuni, i quali hanno potuto così realizzare piccoli interventi di opere pubbliche già finanziati, cantierizzati e realizzati nei primi mesi di quest'anno. Lo abbiamo fatto nel decreto crescita, con il fondo di 500 milioni per l'efficientamento energetico sempre a favore degli enti locali. Questo è un Governo che crede negli investimenti e nel fatto che gli enti locali debbano giocare un ruolo determinante in questa logica di sviluppo e crescita, perché danno servizi ai cittadini, lo fanno rapidamente e realizzano quelle manutenzioni di cui si ha assolutamente bisogno, di cui ha necessità il nostro territorio e hanno diritto i nostri cittadini. Questi sono i numeri. Questa è la dimostrazione che le cose possono funzionare. La strada è ancora lunga e difficile ma, sicuramente, il Governo ha intrapreso politiche virtuose. I risultati, quindi, sono stati raggiunti nell'ambito non solo delle politiche dell'immigrazione e della sicurezza - sicuramente vanto di cui noi siamo orgogliosi - ma, finalmente, con questo assestamento anche delle politiche economiche. La strada è stretta e difficile ma siamo sul percorso giusto. Quindi, non possiamo che essere soddisfatti dei provvedimento, che dà serenità alle nostre famiglie, alle nostre imprese, alla nostra economia. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'assestamento fortunatamente contiene i numeri che hanno contribuito a non far attivare la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per debito eccessivo. La Commissione europea ha fatto pressioni affinché i nostri conti pubblici, che erano sotto osservazione, non subissero un commissariamento di fatto attraverso una procedura di infrazione. Oltre agli oneri della procedura, ci sarebbero stati interventi sulla nostra politica economica che, probabilmente, avrebbero installato un nuovo periodo di austerità. Invece, l'Italia di oggi di tutto ha bisogno tranne che di nuove politiche di austerità. Allo stesso tempo, non ha bisogno di un ulteriore incremento della spesa corrente, specie se essa è fine a se stessa e il risultato di promesse elettorali. Tale è la spesa per il reddito di cittadinanza. Abbiamo visto, anche nella composizione delle richieste, come questa si sia concentrata soprattutto in alcune Regioni del Sud. Il risultato pratico sarà di un difficilissimo, se non improbabile, incontro con l'offerta di lavoro che è soprattutto nel Nord. Ecco perché accogliamo con soddisfazione i nuovi saldi del decreto-legge n. 61 del 2 luglio, che registrano una minore spesa per 1,5 miliardi di euro per le minori richieste del reddito cittadinanza e di quota 100. Va detto che questo risparmio di spesa è stimato in modo prudenziale. Altri osservatori - come, ad esempio, l'Osservatorio diretto da Cottarelli e il Centro studi e ricerche itinerari previdenziali, di cui è responsabile Brambilla - stimano fino a poco meno di tre miliardi gli effetti delle minori richieste per questi due interventi. Per noi, che ritenevamo, e riteniamo, il reddito di cittadinanza una misura iniqua e quota 100 una misura da adottare dopo misure più importanti per la crescita, si tratta, quindi, di una buona notizia. Comunque, rileviamo che con il miliardo e mezzo risparmiato il totale delle somme portate a riduzione del deficit è pari a circa 7,6 miliardi. Infatti, il miglioramento dell'indebitamento netto derivante dalle proposte del disegno di legge di assestamento e dalle ulteriori risorse è pari a complessivi 6,1 miliardi. Sicuramente, la riduzione dell'indebitamento netto ha consentito anche di migliorare il valore del rapporto debito-PIL. Quindi, riassumendo, migliora l'indebitamento netto, si riduce il rapporto tra debito e PIL e si liberano risorse per gli anni successivi. Sui numeri dell'assestamento si baseranno la nuova programmazione nella Nota di aggiornamento al DEF, che ci arriverà dopo la prima metà di settembre, e, entro metà di ottobre, le cifre della legge di bilancio per il 2020, purtroppo in un clima di schermaglie politiche quotidiane tra i membri della maggioranza, che non dà garanzie che a settembre sarà in carica un Governo forte. I soldi delle nuove cifre appostate in entrata e in uscita hanno di fatto delineato un quadro in miglioramento dei conti pubblici, che ha ridotto il deficit del 2019 a poco più del 2 per cento (quasi il fatidico 2,04 per cento, valore dell'ultima manovra). Notizie positive provengono anche dal rendiconto per il 2018, che questa volta è la somma dei numeri del Governo Gentiloni Silveri, fino al 31 maggio, e, dal 1° giugno, del Governo Conte. Esso, però, sconta soprattutto le variazioni di bilancio e i numeri dell'assestamento 2018 approvato sotto il Governo attuale. Il risultato è un avanzo della gestione di competenza di quasi 24 miliardi di euro. Si tratta, insomma, di numeri che riportano questo Governo sulla terra e lo devono indurre a fare una manovra volta alla crescita. Non ci si può rassegnare a una crescita dello 0,1 per cento, che ci vede ultimi in Europa, ma anche tra le peggiori performance a livello mondiale. Forza Italia, che con il partito del vice presidente Salvini aveva condiviso il programma economico presentato per la campagna elettorale, aveva evidenziato fin dalla legge di bilancio dello scorso dicembre il rischio di andare incontro a una procedura di infrazione. Soprattutto, aveva evidenziato numeri troppo generosi sulla spesa corrente e un basso impatto sui cantieri, peraltro non modificato dal cosiddetto decreto sblocca cantieri. Vorrei ricordare che ci sono, a oggi, almeno 16 miliardi di euro fermi per opere già cantierabili. Oggi quelle cose le dice anche il Vice Premier e leader della Lega - se ci consentite - con il colpevole ritardo di parecchi mesi. Il cosiddetto decreto crescita ha poi accolto molte delle ricette del centrodestra per gli incentivi alle imprese che investono e innovano, anche se in modo confuso e con stanziamenti finanziari inadeguati - solo 400 milioni di euro - a supportare queste iniziative. Come vedete, il confronto tra i numeri è impietoso: 14 miliardi, ora scesi di 1,5, per le due misure bandiera e 400 milioni per far muovere un Paese che è pressoché fermo; 14 miliardi da una parte e 400 milioni dall'altra. Il dato dello 0,1 per cento di crescita è questo che sta indicare, ossia che il Paese è fermo. I nuovi numeri dell'assettamento, pur essendo migliorati, lasciano intatte le critiche a una manovra economica che non solo non ha fatto nulla per rilanciare l'economia italiana, ma ha anche introdotto misure per rallentarla. E pochissimo è stato fatto per i posti di lavoro: è ormai evidente dai dati INPS che, pur aumentando di qualche migliaio di unità il numero dei lavoratori, è diminuito quello delle ore lavorate, fotografando un'Italia sempre più povera, avendo redditi medi in diminuzione. Oggi vanno apprezzati con favore solo quei numeri che vedono una riduzione della spesa corrente e, soprattutto, va accolta benevolmente la riduzione della spesa per il reddito di cittadinanza, che si dimostrerà - purtroppo - una misura inefficace a inserire beneficiari nel mondo del lavoro. Ci sarà un tasso di sostituzione inferiore sia nel settore pubblico, che in quello privato. Sulla base dei numeri dell'assestamento 2019, si delineano quindi quelli della manovra per il 2020, che già dal 20 settembre dovranno essere monitorati e aggiornati. Toglietevi - togliamoci - dalla testa che solo con i numeri di questo assestamento e delle decisioni per il prossimo anno l'economia potrà ripartire. Il Paese chiede di uscire dal torpore, reclama maggiori certezze e domanda un clima di fiducia e un habitat politico ed economico che faccia tornare i padri di famiglia e le imprese - peraltro in Italia spesso coincidono - a investire nel loro futuro e in quello dei propri figli. Signor Presidente, colleghi, la prossima legge di bilancio imporrà al Governo di effettuare una manovra restrittiva. È in arrivo una stangata da 65 miliardi di euro. La bonaccia che soffia sui rendimenti dei titoli di Stato italiano e sullo spread non deve trarre in inganno. La riduzione dello spread , infatti, è dovuta sia alla decisione della Banca centrale europea di proseguire nel suo percorso di allentamento monetario, magari con un nuovo round di acquisto dei titoli di Stato, sia alla decisione del Governo gialloverde di effettuare la manovra correttiva di cui parliamo, come imposto dalla Commissione europea come primo passo del commissariamento de facto al quale Italia è soggetta. I problemi sul versante dei conti pubblici sono peraltro tutt'altro che risolti. La prossima legge di bilancio, infatti, obbligherà il Governo a effettuare una maximanovra restrittiva che si risolverà nei prossimi tre anni, secondo i calcoli di Unimpresa, in una stangata da 65 miliardi di euro, con le entrate previste che passeranno da 827 a 893 miliardi di euro, pari a un aumento dell'8 per cento. È questo il primo e salatissimo conto che gli italiani dovranno pagare per effetto dell'aumento delle aliquota IVA compreso nelle clausole di salvaguardia, che scatterà dal gennaio 2020. Unimpresa ha calcolato che la pressione fiscale schizzerà oltre il 47 per cento. Vi sarà una crescita del gettito IVA pari a ben 42 miliardi per un aumento pari al 16 per cento. Il risultato sarà un ulteriore aumento della pressione fiscale fino al 47 per cento nel 2020. Unimpresa ha lanciato questo allarme. Il peso delle tasse sui contribuenti italiani è asfissiante. Va immediatamente fermata una tendenza pericolosa. Altro che riduzione della pressione fiscale che le forze di Governo stanno promettendo a suon di proposte di riforma del fisco, dalla flat tax alle tre aliquote, passando per la riduzione del cuneo fiscale; famiglie e imprese sono ormai letteralmente sommerse di tasse e imposte da pagare. Le vostre promesse rimangono senza riscontro semplicemente perché i soldi per realizzarle non ci sono e, anzi, il Tesoro sarà chiamato a trovare 23 miliardi di euro per evitare l'aumento IVA o tramite il taglio delle tax expenditures di pari ammontare, che equivale poi a un aumento della tassazione diretta, o tramite una maxi operazione di spending review finora mai realizzata, anche perché al Ministero dell'economia e delle finanze ancora non sanno cosa e dove intendono tagliare. Quando l'Esecutivo sarà costretto a mostrare i veri numeri della manovra, già a partire dalla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, gli italiani capiranno che le promesse faraoniche fatte da questo Governo sono solo una presa in giro. Presidente, colleghi, concludo: l'economia italiana, quella reale, continua ad avere un tasso di crescita pari a zero e a essere fortemente esposta a shock esogeni, come ci ha ricordato anche il Fondo monetario internazionale. Altro che problemi risolti. Senza una decisa azione di contrasto al debito pubblico e di politiche economiche pro crescita, che non sono certo quelle assistenzialistiche fatte finora dal Governo, l'Italia continuerà a rimanere in stagnazione e recessione. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,44) ( Segue FANTETTI). Già da quest'anno il Mezzogiorno dovrebbe tornare alla crescita negativa del PIL, con Confindustria che ha rilevato come al Sud un giovane su due non lavori; un record a livello europeo, effetto anche dello spopolamento dell'industria, al quale si assiste ormai da qualche tempo, e di una totale assenza di politica industriale e dell'ideologia anticapitalista che caratterizza il MoVimento 5 Stelle. Un Governo che litiga ormai su tutto, dalle nomine europee alla flat tax , non può certo fornire la garanzia di stabilità politica necessaria per affrontare la seria riforma del fisco di cui il Paese ha bisogno e il risanamento del bilancio dello Stato. Così, mentre la maggioranza di Governo litiga, l'economia è ferma e le tasse aumentano. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo proprio che in questo mio intervento non dovrò essere richiamato sui tempi dal Presidente, e spero di rispettare questo mio intendimento. Ritengo infatti che, per commentare un rendiconto, ma soprattutto la manovra di assestamento del bilancio 2019, sarebbe sufficiente riprendere quello che ebbi modo di dire lo scorso inverno, quando approvammo in Assemblea la legge di bilancio 2019. Ricordo ancora la protesta delle Commissioni che non poterono lavorare sulla legge di bilancio. Ricordo il senso di impotenza che ciascuno di noi, a prescindere dalla collocazione politica, dal partito, dal far parte della maggioranza o dell'opposizione, si trovava ad avere quando una legge così importante, di fatto, non era analizzabile, emendabile e integrabile dalle Commissioni parlamentari. Potrei quindi riprendere pari pari l'intervento che feci a nome di Fratelli d'Italia in quell'occasione e ripeterlo in questo pomeriggio. Voglio comunque dire qualcosa sulla manovra di assestamento 2019 che, di fatto, non è altro che una manovra correttiva; una manovra correttiva che - secondo il Governo del cambiamento - mai sarebbe stata fatta e che, invece, è stata necessariamente fatta per rispondere in modo molto solerte alle raccomandazioni, agli inviti e alle pressioni di Bruxelles, dell'Unione europea che ci ha voluto richiamare, pena la procedura di infrazione. Quindi è una manovra che, di fatto, conta su circa 6,1 miliardi da una parte e 1,5 miliardi dall'altra, i primi derivanti da maggiori entrate perlopiù una tantum e i secondi dal congelamento dei fondi stanziati per quella che era considerata la politica principe di questo Governo, cioè il reddito di cittadinanza. A questo punto, come si può commentare, signor Presidente, se non parlando dell'incoerenza del Governo che prima aveva festeggiato l'abolizione della povertà con l'introduzione del reddito di cittadinanza e che poi, richiamato immediatamente da Bruxelles, non ha fatto altro che prendere una parte di quei fondi, risparmiati perché non richiesti e, invece che destinarli a finalità sociali, a politiche per la famiglia, a politiche per l'impresa, a politiche per la natalità, li ha destinati alla riduzione del deficit , ubbidendo quindi in modo prono e passivo alle richieste provenienti dall'Europa? Quindi un bel passo indietro, cari amici, di chi voleva cambiare le cose e poi, in effetti, non ha fatto altro che seguire la strada che da sempre, da almeno dieci anni, i Parlamenti ed i Governi italiani percorrono, venendo meno alla propria autonomia che è stata sempre più scalfita dai poteri di Bruxelles. Invece, noi di Fratelli d'Italia chiedevamo, nella legge di bilancio dello scorso anno, politiche fiscali, politiche per la crescita, flat tax . Se ne parla di queste cose, però non vengono mai tradotte in atti concreti. La flat tax , le politica per incentivare le nascite, le politiche familiari: ebbene, avremmo voluto vedere - lo ribadisco - prima di tutto nella legge madre che è la legge approvata nel dicembre dello scorso anno, ma magari anche in piccola misura nell'assestamento approvato il mese scorso, qualche segnale in termini di riduzione del cuneo fiscale, in termini di risposte alle politiche sociali ed economiche, delle quali questo Paese ha ampiamente bisogno. Purtroppo non abbiamo notato nulla di tutto ciò. Aggiungo che il momento certamente difficile che il nostro Paese sta vivendo, ma che sta vivendo anche l'intera Europa, richiederebbe peraltro una maggior coerenza, una maggior direzione unitaria del Governo, e quando mi capita di leggere, come la scorsa settimana, un'intervista ad un importante quotidiano nazionale di un Vice Ministro dell'economia, la collega Castelli, che di fatto, cari colleghi, dice che la flat tax non s'ha da fare, che sulle cassette di sicurezza è meglio non perdere tempo - e mi rivolgo agli amici della Lega - ecco, quando leggiamo queste contraddizioni continue sulle politiche fiscali o sugli investimenti, allora mi domando, come cittadino e come professionista prima ancora che come rappresentante di Fratelli d'Italia, che figura stiamo facendo davanti agli investitori e agli imprenditori? La figura di un Governo che con una mano dice una cosa e con l'altra ne dice un'altra. Un Governo che non è capace di avere una linea, giusta o sbagliata che sia, una linea di chiarezza, una linea che sia decisiva sugli investimenti sì o no, che sia decisiva sull'assistenzialismo sì o no. Invece no: ci barcameniamo continuamente da una parte all'altra, cercando di dare un contentino di qua e un contentino di là. Queste sono le politiche di bilancio che devono trasferirsi per la ripresa del Paese, e invece niente di tutto questo accade, anzi, anche le risposte del Governo alle nostre istanze e alle nostre raccomandazioni sono vane, sono negative. Stavo ragionando in questi giorni su una risposta ad un'interrogazione da parte del Mise, laddove ci veniva detto in termini di trivelle, in termini di politiche sulla ricerca degli idrocarburi, che tanto si spenderanno circa 500 milioni di euro in oneri e in sanzioni a carico dello Stato per le sospensive che sono state attuate. Poi magari, con tanta enfasi, si sbandiera che con la riforma del Parlamento, che di fatto andrà a privare di rappresentanza molti territori, si risparmiano 500 milioni all'anno. Ma, se da una parte si risparmiano 500 milioni, dall'altra li si butta in sanzioni, che sono conseguenza del fatto che si è voluto bloccare lo sviluppo. C'è dunque una continua contraddizione nella politica di questo Governo, che poi leggiamo nelle cifre di bilancio dello stesso rendiconto generale che, pur rappresentando il rendiconto di Governi diversi (Governo Gentiloni Silveri prima e Governo Conte poi), di fatto nei numeri dice maggiore spesa corrente e minore spesa in conto capitale. Si tratta dunque di un Governo - lo ribadisco - che non riesce a fare una politica coerente, unitaria e decisa in una direzione piuttosto che in un'altra. Questa è la riflessione politica che, in sede di discussione generale, mi sovviene. Su questo Fratelli d'Italia cercherà di impegnarsi in questo Parlamento, se vi ostinerete a voler restare qui e a voler guidare il Paese senza avere una chiarezza politica di fondo. Come Fratelli d'Italia saremo qui a ricordarvi queste cose: lo faremo in Commissione e in Aula. L'auspicio, però, è che le prossime manovre finanziarie e le prossime leggi di bilancio vengano fatte da una maggioranza politica davvero coesa, capace di dare un indirizzo al Paese e che sappia guardare a testa alta l'Europa, senza andare a pietire e ad ascoltare passivamente le raccomandazioni europee, ma cercando di imporre una politica che sia veramente nell'interesse degli italiani, degli imprenditori e di quegli investitori stranieri che credono nell'Italia, ma poco in questo Governo. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pesco. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, non ruberò molto tempo all'Aula per parlare del rendiconto generale e dell'assestamento del bilancio. Il rendiconto generale è un provvedimento molto importante, che serve a fotografare la situazione economico-finanziaria del Paese registrata lo scorso anno e, soprattutto, a fare il confronto tra l'anno appena trascorso e l'anno precedente. Devo dire che l'attuale maggioranza e l'attuale Governo, pur avendo ereditato una situazione economico-finanziaria non facile per una legge di bilancio fatta da altre forze politiche, sono comunque riusciti a chiudere l'anno in modo sufficientemente egregio per poter essere soddisfatti. Dal punto di vista degli accertamenti è utile evidenziare che, sul fronte delle entrate finali, le cose nel 2018 sono andate meglio che nel 2017, con 591 miliardi contro i 582 dell'anno precedente. Analogo discorso si può fare per le spese finali, laddove il risparmio è comunque non superiore a mezzo miliardo. In tutto questo si può rimarcare che, per quanto riguarda il ricorso al mercato, dai 281 miliardi di prestiti accesi nel 2017 siamo scesi, forse per fortuna, a 249 miliardi e questo sicuramente è un buon segnale di cui tenere conto. Un altro dato evidente degno di menzione è che continuiamo a fare avanzo primario: dai 24 miliardi del 2017, siamo riusciti ad arrivare a 27 miliardi nel 2018, il che vuol dire che, se alle entrate sottraiamo le spese, il risultato è di 27 miliardi: parliamo di avanzo primario, per cui non ci sono gli interessi, con i quali sappiamo che purtroppo andiamo oltre. È un fardello che ci portiamo da moltissimi anni e stiamo facendo il possibile con tutte le azioni messe in campo da questo Governo e da questa maggioranza per riuscire a ridurre il costo degli interessi. Da questo punto di vista, i dati che siamo riusciti a ottenere nelle ultime settimane fanno ben sperare, visto che lo spread è sceso praticamente intorno ai 200 punti base: la scorsa settimana siamo scesi anche a valori inferiori e questo ci dà un'ottima speranza per continuare a fare meglio. Se riuscissimo a fare meglio, potremmo dire che arriveremo a chiudere il 2019 con un rapporto deficit -PIL del 2,04 per cento, nel senso che sicuramente riusciremo a mantenere quello che abbiamo promesso. Tuttavia, nel 2020, con un risparmio sulla quota interessi che potrebbe crescere, potremmo veramente scendere a dei livelli ancora inferiori: questa è sicuramente una buonissima cosa. Sempre nel 2018 va ricordato che siamo riusciti ad invertire la rotta per ciò che riguarda gli investimenti: siamo riusciti a far crescere la quota sugli investimenti fissi lordi del 20,9 per cento. Questa è una netta inversione di tendenza, visto che negli ultimi dieci anni gli investimenti hanno sempre continuato a scendere. Per fortuna, siamo riusciti a farli crescere. Questi sono i fatti. Quindi, pur avendo ereditato una situazione non facile, questa maggioranza e questo Governo sono riusciti a chiudere il 2018 in modo rispettoso degli impegni presi in sede europea. Passando alle misure dell'assestamento, è utile evidenziare che, unitamente al risparmio di 1,5 miliardi di euro che riusciremo ad ottenere da quota 100 e dal reddito di cittadinanza (risparmio che abbiamo cristallizzato la settimana scorsa con la conversione in legge in Senato del decreto-legge 2 luglio 2019, n. 61), riusciremo ad arrivare ad una correzione del saldo di bilancio per il 2019 pari a 7,6 miliardi di euro. Questi 7,6 miliardi di euro di miglioramento dei conti pubblici sono dovuti a maggiori entrate riguardanti la Banca d'Italia e la Cassa depositi e prestiti. Si tratta di maggiori utili a cui possiamo unire i maggiori utili che faremo con le famose norme sulle rottamazioni. Sono misure che possono anche diventare di carattere strutturale, visto che gli utili provenienti dalla Banca d'Italia derivano da leggi dello Stato, quindi possiamo essere certi che continueranno ad esserci. Questo ci fa ben sperare per i conti pubblici. Inoltre, ricordiamo che gli utili della Banca d'Italia derivano anche dalle misure fatte sul famoso quantitative easing . Visto che con i titoli di Stato comprati negli anni passati effettivamente Banca d'Italia riesce ad ottenere maggiori utili, grazie ai nostri tassi sui titoli di Stato, diciamo che di questo possiamo essere non dico fieri, ma soddisfatti. Abbiamo ottenuto una correzione di tale portata senza mettere le mani in tasca agli italiani: questa è una cosa fondamentale da ricordare. (Applausi dal Gruppo M5S) . È una misura correttiva - ripeto - realizzata senza aver messo le mani in tasca agli italiani. Siamo riusciti davvero a fare degli ottimi miglioramenti dei conti pubblici senza aumentare le tasse. Giova quindi sottolineare che bisogna continuare su questo cammino. Ci serve porre basi solide sulle quali poter impostare misure espansive già quest'anno con la prossima legge di bilancio, ma soprattutto in previsione dell'anno a venire, quindi per il 2020. Voglio tornare sul tema degli interessi. Ebbene, se continuiamo su questa linea, quindi con questi risparmi sugli interessi, nel 2020 potremmo arrivare addirittura all'1,7 per cento del rapporto deficit -PIL, logicamente non trascurando il fatto che dovremo fare il possibile per svincolarci dalle famose clausole di salvaguardia che appesantiscono - e appesantiranno, se non troveremo misure equivalenti - i conti pubblici. Voglio dire che non è una misura esclusivamente correttiva, ma questo assestamento ci ha permesso di fare grandi cose anche sulle misure strutturali utili al nostro Paese. Ad esempio, siamo riusciti a consolidare con mezzo miliardo in più il Fondo di sviluppo e coesione: si tratta di quei fondi che aiutano il nostro Paese, e soprattutto il nostro Meridione a fare grandi cose e a fare grandi investimenti. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Lunesu) . Su questo abbiamo scommesso puntando altri 500 milioni. Per questo dobbiamo essere assolutamente coraggiosi e ben sperare per l'anno a venire. Maggiori spese stanno a testimoniare come la manovra di assestamento che ci apprestiamo a votare non sia concepita solo in termini correttivi, ma ci permette di fare altro. Signor Presidente, vorrei solo ricordare che il Movimento 5 Stelle negli ultimi anni, ma soprattutto in questo ultimo anno in cui l'attuale maggioranza è al Governo, è riuscito a fare grandi cose, ad esempio sul settore bancario. Non abbiamo del tutto cancellato ciò che è stato fatto negli anni passati, ma siamo riusciti a consolidare i conti delle banche. Questo grazie a misure che siamo riusciti comunque a correggere. Si vedano, ad esempio, le garanzie sui crediti deteriorati: siamo riusciti nelle ultime misure portate a termine a fare in modo che si limitasse quell'uso improprio su cui avevamo alcuni dubbi. Si tratta di una misura che ci ha permesso di consolidare i conti degli istituti bancari senza mettere le mani in tasca agli italiani. Questa è una cosa assolutamente importante. Siamo riusciti a prevenire situazioni di crisi: anche questa è una cosa molto importante. Dobbiamo continuare su questa scia. Parlando anche del fisco, mi riferisco a questo: abbiamo bisogno di fare una vera e propria disclosure , di individuare dove avviene l'evasione, ma non dobbiamo farlo con gli accertamenti: dobbiamo farlo in modo dolce. Siamo riusciti a farlo con la fatturazione elettronica e già i dati sulle maggiori entrate dell'IVA lo testimoniano, con un quasi più 5 per cento ogni mese. Dobbiamo continuare a fare la stessa cosa, ad esempio riuscendo a convincere i cittadini, i contribuenti e gli esercenti che si può aderire a una disclosure dolce, denunciare quanto si guadagna in modo dolce, con strumenti che possono, magari, incentivare sia i cittadini che gli esercenti e gli imprenditori a far emergere quei capitali, quegli introiti che attualmente non vengono dichiarati. Ebbene, lo si può fare con gli incentivi. Signor Presidente, in questo anno abbiamo fatto tantissime cose, che hanno portato, a mio avviso, a una giustizia sociale, a partire da quota 100 e dal reddito di cittadinanza. Siamo riusciti a riportare nella famiglia qualcosa in più in termini di serenità. Le famiglie possono veramente guardare in modo migliore il quotidiano, possono affrontare spese che prima non potevano fare. Siamo riusciti in questo modo a consolidare la domanda interna, che è molto utile, soprattutto per il nostro prodotto interno lordo e per le entrate fiscali. Analogamente, abbiamo fatto molto sul fronte della giustizia, non solo sociale, ma anche amministrativa, giustizia per i cittadini, giustizia per le famiglie. Con il cosiddetto decreto spazzacorrotti siamo riusciti veramente a fissare un punto di partenza, cosa che non era mai stata fatta negli ultimi anni. Siamo riusciti veramente a tenere lontano dall'amministrazione quelle persone che si sono comportate male verso la pubblica amministrazione e continuiamo su questa strada. Allo stesso tempo, con il codice rosso siamo riusciti a fare cose che negli anni passati non sia era riusciti a fare. Presidente, abbiamo chiuso il 2018 e ci apprestiamo a chiudere il 2019 veramente con delle vedute rosee; siamo contenti di ciò, perché stiamo portando avanti le iniziative che abbiamo promesso ai cittadini italiani, che abbiamo fissato in un contratto di governo, che veramente sono a buon punto e che stiamo portando a consolidamento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta. Ha facoltà di parlare la relatrice sul disegno di legge n. 1387, senatrice Ferrero. FERRERO, relatrice sul disegno di legge n. 1387 . Signor Presidente, poiché gli interventi hanno riguardato in particolare l'assestamento e non ci sono state osservazioni sul rendiconto, non ho nulla da aggiungere rispetto alla mia relazione iniziale. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice sul disegno di legge n. 1388, senatrice Pirro. PIRRO, relatrice sul disegno di legge n. 1388 . Signor Presidente, a quanto pare siamo ancora costretti a spiegare perché questa non è una manovra correttiva. Visto che non vogliamo pensare che si tratti della solita critica strumentale, ribadiamo che il combinato disposto del decreto sulla finanza pubblica, approvato la scorsa settimana, e il disegno di legge sull'assestamento di bilancio ci ha consentito di recuperare 7,6 miliardi di euro per centrare l'obiettivo del rapporto deficit -PIL al 2 per cento nel 2019 e scongiurare la procedura di infrazione. Ma non si tratta minimamente di risorse ottenute da nuove tasse, da incremento di tasse o da tagli di spesa, bensì da minori spese e maggiori entrate rispetto a quanto preventivato. L'assestamento di bilancio ci consente, quindi, di agire su una solida base per proseguire con le nostre politiche economiche. Mi dispiace che le opposizioni indulgano su improbabili alchimie numeriche per negare gli ottimi risultati ottenuti sin qui dal Governo e dalla maggioranza che lo sostiene. Ci dite che lo 0,1 per cento di crescita del PIL nel 2019 sia troppo poco. Nessuno sostiene che l'Italia, che è la seconda manifattura d'Europa e la settima potenza mondiale, possa accontentarsi di questo ritmo di crescita; ma, a parte il fatto che noi contiamo di migliorare questa stima già nella seconda parte dell'anno, c'è da dire che tutto il contesto europeo è in rallentamento, con la Germania che stima una crescita intorno allo 0,5 per cento, e c'è da ricordare che venivamo da due trimestri negativi di fine 2018, eredità del precedente Governo. A tal proposito, ai colleghi del PD mi piacerebbe rileggere quanto scritto dall'allora premier Paolo Gentiloni Silveri e dall'allora ministro dell'economia, Padoan, nel loro ultimo Documento di economia e finanza, deliberato dal Consiglio dei ministri del 26 aprile 2018. Tracciando il quadro macroeconomico e di finanza pubblica tendenziale, Gentiloni Silveri e Padoan scrivevano testualmente che «nel 2017 la crescita del PIL è aumentata visibilmente, sospinta dalla favorevole congiuntura mondiale, dalla politica monetaria dell'eurozona»: quindi da fattori esogeni. Subito dopo scrivevano che «le prospettive restano favorevoli anche per il 2018, anno in cui si prevede una crescita dell'1,5 per cento». Peccato che poi l'Istat abbia certificato che il PIL del 2018 è cresciuto dello 0,9 per cento, altro che 1,5 per cento. Questo a proposito di chi punta l'indice oggi sulle previsioni sbagliate. Ma non finisce qui, perché sempre Gentiloni Silveri e Padoan aggiungevano quanto segue: «Va tuttavia sottolineato che a livello globale sono presenti dei rischi legati a paventate politiche protezionistiche e all'apprezzamento dell'euro. (...) L'andamento del PIL è previsto rallentare lievemente nei prossimi anni, in linea con le aspettative sul ciclo economico internazionale». Voi stessi sapevate che era in atto un rallentamento e che le vostre politiche sarebbero risultate del tutto inefficaci nel tentativo di contrastarlo. Quanto poi alla critica sugli investimenti che non ripartono, ebbene qui - mi rivolgo sempre ai colleghi del PD - da parte vostra c'è anche un po' di faccia tosta. Scusatemi se utilizzo sempre il vostro Documento di economia e finanza del 26 aprile 2018, ma proprio lì scrivevate che «gli investimenti pubblici continuano a risentire della forte riduzione degli stanziamenti in conto capitale operati negli anni più duri della crisi; per il loro pieno rilancio bisognerà continuare a insistere su più efficienti procedure di progettazione, gestione dei progetti e monitoraggio della spesa». Insomma, il vostro ultimo Documento di economia e finanza ammetteva candidamente che sugli investimenti pubblici i vostri Governi non sono stati in grado di fare nulla. COMINCINI (PD) . Leggilo bene! Non lo hai letto bene. PIRRO, relatrice sul disegno di legge n. 1388 . Io l'ho letto bene, ve lo siete dimenticato voi. Invece la Ragioneria generale dello Stato, qualche settimana fa, ci ha consegnato dati secondo i quali nel primo semestre del 2019 gli investimenti in conto capitale degli enti locali sono finalmente cresciuti del 17 per cento. Il tutto grazie allo sblocco degli avanzi di gestione, che abbiamo potuto perfezionare grazie a una sentenza della Corte costituzionale, e grazie alla norma della nostra manovra che ha stanziato 400 milioni di euro per opere di messa in sicurezza del territorio nei piccoli Comuni. «Il Sole 24 ORE», un giornale non proprio amico del MoVimento 5 Stelle, ha certificato che queste somme sono già state appaltate al 95 per cento definendolo un "miracolo", soprattutto se si considera - come ha scritto ancora «Il Sole 24 ORE» - che fino a ieri in Italia «servivano mediamente da due a otto anni per passare dal finanziamento al cantiere». (Applausi dal Gruppo M5S . Commenti del senatore Mirabelli) . E presto si aggiungeranno altri 500 milioni che abbiamo stanziato nel decreto crescita per consentire ai Comuni di mettere in cantiere opere di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile. Colleghi, tutti parlate di un insuccesso o di un fallimento del reddito di cittadinanza e di quota 100. Pensiamo di aver fatto semplicemente all'inizio delle stime prudenziali. Questi dati confermano quanto abbiamo sempre sostenuto: gli italiani non sono i fannulloni ansiosi di stare sul divano che avete cercato a tutti i costi di dipingere. Il ricorso a queste misure di sostegno e di avviamento al lavoro è stato fatto solo da parte di chi ne aveva veramente necessità e le pene e le misure previste per scoraggiare eventuali furbetti sono state sufficienti a scoraggiarli perfino dal fare domanda. Anche quota 100 ha avuto un tiraggio inferiore rispetto alle attese, perché agli italiani piace lavorare, contrariamente a quello che sostenete voi. (Commenti del senatore Comincini) . PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di interloquire con la Presidenza. Prego, concluda. PIRRO, relatrice sul disegno di legge n. 1388 . Questi risultati, al di là di ogni vostra narrazione in senso contrario, sono accompagnati da dati positivi sul lavoro. Ve li ricordo per rinfrescarvi un po' la memoria. Per la prima volta dal 1977, cioè da quando esistono le serie storiche, il tasso di occupazione non è mai stato così alto, raggiungendo il 59 per cento. Per la prima volta dal 2012, l'anno della fredda austerity inaugurata dal Governo dei tecnici e dei professori, la disoccupazione è scesa sotto la soglia psicologica del 10 per cento: siamo al 9,9 per cento. Per non parlare dello spread , che le vostre cassandre catastrofiste vedevano come il buco nero destinato a inghiottire il Paese. Il differenziale è sceso intorno ai 190 punti, con il rendimento dei titoli decennali intorno all'1,6 per cento, sotto la soglia psicologica del 2 per cento. Certo, hanno avuto un effetto benefico il ritiro da parte dell'Unione europea della procedura di infrazione, che non avrebbe avuto alcuna solida base, e le parole con cui Draghi, Presidente uscente della BCE, ha chiarito che la banca centrale è pronta a mettere in campo nuovi stimoli monetari. È altrettanto vero, però, che lo spread aveva cominciato a scendere molto prima, a dimostrazione del fatto che i mercati avevano già metabolizzato un'Italia stabile, vogliosa di riprendersi il suo spazio. (Commenti dal Gruppo PD). Allo stesso modo, ancora una volta si è visto che tutto l'allarmismo da voi sollevato sugli effetti dello spread sui mutui si è rivelato per quello che è: una bufala. L'altro giorno, infatti, sempre «Il Sole 24 Ore» ci ha ricordato che oggi i tassi dei mutui sulla casa sono ai minimi storici: quelli a tasso fisso sono in media all'1,7 per cento, mentre erano al 6 per cento nel 2012 e al 2,3 per cento nel 2016; quelli a tasso variabile hanno ora un costo medio dello 0,88 per cento, distante anni luce dal 3,7 per cento del 2012 e comunque più basso rispetto all' 1,23 per cento di tre anni fa. Insomma, fino ad oggi avete fatto operazioni cosmetiche anche sulla spending review, ottenendo risultati pari a zero, e ora puntate l'indice. (Commenti dal Gruppo PD). GINETTI (PD) . Sta andando fuori tema! PIRRO, relatrice sul disegno di legge n. 1388 . A differenza vostra, noi stiamo lavorando anche al Ministero dell'economia e delle finanze a un vasto piano di razionalizzazioni. Su questo e su altro i risultati si vedranno, non vi preoccupate. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, rinuncio alla replica. PRESIDENTE . Comunico che, poiché la votazione finale dei due provvedimenti avverrà mediante scrutinio elettronico, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, una volta concluso l'esame degli articoli del rendiconto, si passerà direttamente alla discussione degli articoli dell'assestamento. Seguiranno poi le dichiarazioni di voto congiunte e avranno quindi luogo le due votazioni con il sistema elettronico. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, desidero illustrare brevemente tutti gli emendamenti a mia prima firma, che hanno in comune il fatto di dare un'indicazione a favore della famiglia e dell'inclusione sociale e a favore della riduzione del cuneo fiscale, dunque, in questo caso, a favore delle imprese. L'emendamento 1.Tab.8.1, infine, riguarda la sicurezza, proponendo in particolare un incremento della dotazione dell'Arma dei carabinieri per la tutela dell'ordine pubblico e la sicurezza. Questi emendamenti sono già stati respinti dalla maggioranza nella Commissione di merito e quindi credo non avranno altra sorte in quest'Aula, ma mi sia permesso di dire che, essendo l'assestamento un documento che ha una valenza politica e di scelta - avremo modo di ribadirlo anche in sede di dichiarazione di voto finale - ciò significa essere sordi e non rendersi conto che il maggiore problema del Paese riguarda le famiglie e, di conseguenza, la demografia. Si tratta infatti di un problema di ordine pubblico, che riguarda la crescita nostra, degli italiani, che hanno bisogno di aiuto. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . MISIANI (PD) . Signor Presidente, intervengo per illustrare l'emendamento 1.Tab.2.3, riguardante le fusioni dei Comuni. Abbiamo già avuto modo di parlarne in quest'Aula: non sono stati adeguati gli stanziamenti e il Governo di fatto è venuto meno ad un patto sottoscritto con decine e decine di Comuni, che hanno scelto di fondersi, potendo contare, a norma di legge, su un ammontare generoso di contributi, che quest'anno vengono tagliati mediamente del 40 per cento. Con l'emendamento in esame chiediamo di adeguare questi fondi: non si tratta di una cifra enorme, perché si parla di circa 31 milioni di euro, che rappresentano una goccia in un bilancio pubblico di centinaia di miliardi di euro, ma che hanno un valore simbolico molto grande e un valore sostanziale notevolissimo per le comunità locali interessate, i cui cittadini hanno deciso liberamente, attraverso referendum , di aggregare i Comuni di provenienza e lo hanno fatto anche sulla base dei contributi previsti dalla legge per dieci anni. Se questi contributi vengono tagliati di punto in bianco, questo patto viene rotto e vengono danneggiate le comunità interessate. Chiediamo dunque al Governo di farsi carico di questo problema e di venire incontro alle sollecitazioni delle amministrazioni locali e dell'ANCI, approvando l'emendamento in esame e ponendo rimedio ad un problema serio, che si è manifestato in queste settimane. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti e l'ordine del giorno si intendono illustrati. Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame. PIRRO, relatrice sul disegno di legge n. 1388 . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. Propongo una riformulazione dell'ordine del giorno G1.100, che invitiamo ad accogliere, in questo modo, come raccomandazione. Nella parte dell'impegno proponiamo di sostituire le prime parole con le seguenti: «Si invita il Governo a valutare l'opportunità di adottare misure per il rifinanziamento del Fondo di solidarietà comunale». SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il parere è conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Senatore Misiani, accoglie la riformulazione dell'ordine del giorno? MISIANI (PD) . No, signor Presidente, votiamolo così com'è. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.2.1, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.2.2, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.4.5 (testo 2), presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.2.3, presentato dal senatore Misiani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.4.1, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.4.2, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.4.3, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.4.4 (testo 2), presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.8.1, presentato dal senatore Pichetto Fratin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100, presentato dal senatore Misiani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Si è così concluso l'esame degli articoli dell'assestamento. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il Gruppo per le Autonomie esprimerà un'astensione sul rendiconto e sull'assestamento. Il rendiconto ha una funzione tecnica, tuttavia non è privo di elementi di riflessione, quindi di possibile indirizzo sulla politica economica. Va bene che la gestione di competenza abbia fatto conseguire nel 2018 un miglioramento dei saldi rispetto alle previsioni definitive: anche a raffronto con l'esercizio precedente, i dati di consuntivo evidenziano un miglioramento sia del saldo netto da finanziare sia del ricorso al mercato (ossia da 29 miliardi nel 2017 a 19,9 miliardi nel 2018 per quanto riguarda il saldo da finanziare e da 271 miliardi nel 2017 a 225 miliardi nel 2018 per quanto riguarda il ricorso al mercato). La voce delle entrate finali fa segnare un aumento rispetto al 2017, ma questo è dovuto principalmente alle entrate di carattere tributario e, nello specifico, agli accertamenti nell'ordine di 8 miliardi per l'IVA, mentre diminuiscono praticamente tutte le altre voci di ingresso. Quello che però più colpisce è la tipologia di aumento delle spese. Sono aumentate (nell'ordine del 2,4 per cento) le spese correnti, ma sono diminuite (nell'ordine del 21,5 per cento) le spese in conto capitale. Questo vuol dire che da un lato il sistema Paese costa di più, ma dall'altro non favorisce gli investimenti pubblici. Le pubbliche amministrazioni lamentano da tempo la difficoltà a sviluppare progetti per il miglioramento infrastrutturale del Paese, così come ad aprire i cantieri di progetti già finanziati. Gli unici che con grande fatica riescono a farlo sono i Comuni, ma è evidente che ciò non basta. Si sconta cioè la difficoltà a mettere in campo quelle riforme che consentano alla nostra economia di crescere. (Brusio) . PRESIDENTE. Colleghi, non è complicato stare ad ascoltare, possiamo farcela. Prego, senatore Steger. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Servono allora più cantieri, in particolare in quelle zone che scontano un ritardo infrastrutturale; servono perché gli investimenti pubblici, in particolare sul sistema infrastrutturale, sono quelli che maggiormente svolgono quell'effetto moltiplicatore per la ripresa e la crescita dei territori. Anche leggendo i dati sull'assestamento questo macro- trend viene confermato. La spesa corrente sale e lo fa in misura maggiore delle entrate tributarie, laddove c'è una diminuzione dell'ordine di 7 miliardi di euro; entrate che, è bene ribadirlo, sono legate quasi esclusivamente al recupero dell'IVA, la quale aumenterà se non si troverà il modo di disinnescare le clausole di salvaguardia, portando quindi a una prevedibile contrazione dei consumi e a un'ulteriore diminuzione delle entrate. Questo andamento complessivo che si desume tra rendiconto e assestamento ci racconta di un problema che ha matrice strutturale e che quindi richiederebbe interventi che affrontino nel complesso la questione. Nonostante i ripetuti interventi legislativi, tra cui gli ultimi approvati negli scorsi mesi in Parlamento, non si riesce a imbastire una vera e propria politica di semplificazione della burocrazia e di certezza del diritto, che sono le ragioni fondanti dei limiti strutturali del Paese. Una recente inchiesta del «Corriere della Sera» ha raccontato come gli italiani siano imprigionati in una vera e propria selva burocratica, che, nonostante la digitalizzazione, continua a portare via quasi trecento ore all'anno a cittadino. La CGIA di Mestre ha calcolato che nel 2018 sono raddoppiati i costi degli oneri amministrativi già stimati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri come importo gravante ogni anno sulle piccole e medie imprese italiane. Il tutto a fronte di una pubblica amministrazione che, per efficienza e qualità, è nella classifica bassa dei Paesi europei, ossia 23 a su 28 Paesi presi in esame. C'è da chiedersi dunque quali politiche questo Governo saprà mettere in campo per lo sviluppo. Gli ultimi dati europei ci dicono che l'Italia è fanalino di coda sulla crescita. La procedura d'infrazione per debito eccessivo è stata scongiurata grazie ai maggiori dividendi delle società pubbliche e al maggiore gettito IVA con la fatturazione elettronica. È evidente quindi che, sia sul fronte del debito che su quello della crescita, si è sempre in una situazione che è al limite. Occorrono politiche di forte sgravio burocratico, occorre finalmente affrontare i nodi strutturali: le infrastrutture in determinate parti del Paese, lo sblocco vero dei cantieri, un sistema pubblico che accompagni gli investimenti privati. Occorrono politiche di prospettiva, che non pensino solamente al riscontro immediato nell'opinione pubblica. Il sistema Paese ne ha veramente bisogno. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, abbiamo già avuto modo di discutere, la scorsa settimana, del decreto-legge recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Voglio essere attento alle osservazioni che ci ha fatto la relatrice e, quindi, faccio riferimento al titolo del decreto-legge: la correzione conti. Non è una manovra, non so cosa sia: è una correzione dei conti, come si dice nel titolo del decreto e, quindi, sarà d'accordo anche la relatrice. Ora, molte delle argomentazioni che motiveranno il nostro voto contrario, sia al rendiconto che all'assestamento sono legate a una serie di questioni che già vi avevamo posto. Non voglio riprendere quanto abbiamo detto la scorsa settimana, ma rimane un consiglio che ribadisco. Voi descrivete una realtà brillante: siete stati bravissimi, correggete i conti e si riduce il debito. Siete stati straordinari, tuttavia, al di là della propaganda, siamo in stagnazione: ci andrà bene se conseguiremo uno 0,1 per cento di crescita. Non mi avete dato una risposta, che mi aspettavo oggi, in relazione alle ore lavorate in meno. Ripeto: almeno un miliardo di ore lavorate in meno; non mi avete dato risposta. Come è stato ricordato, l'Italia è la seconda manifattura europea, ma siamo in gravissima difficoltà. Vorrei poi dire, rispetto alla retorica delle piccole e medie imprese, che i tassi dei mutui per la casa sono una cosa diversa: moltissime medie imprese, come dovreste sapere bene, fanno fatica ad accedere al credito perché non hanno il rating , perché non corrispondono alle norme. Questo, peraltro, mette in modo dei meccanismi molto negativi di infiltrazione dei capitali criminali dentro il sistema industriale del nostro Paese. Non ho visto una manovra, che sarebbe molto semplice e che vi propongo per la prossima legge di bilancio: facciamo un sistema di controgaranzie per la piccola e media impresa, garantito magari dalla Cassa depositi e prestiti, che consenta in questo modo di superare la barriera all'accesso del credito delle piccole e medie imprese. Terzo elemento: voi siete quelli che parlano con il popolo, noi no. Ma ci avete parlato con un artigiano? Gli artigiani che non hanno imprese che operano in rete con percentuali di export molto alte, quelli che lavorano sul mercato interno, sono in grandissima difficoltà. Non ho visto un intervento da questo punto di vista. Ma veniamo al punto più critico: gli investimenti privati sono diminuiti. Voi avete fatto una misura meritevole, quella degli investimenti per i piccoli Comuni. È un fatto positivo, che io saluto come tale (faccio presente che, nella discussione del bilancio vi avevamo fatto una proposta ben più significativa per consentire che ci fossero gli investimenti). Tuttavia, gli investimenti rappresentano, nella spesa pubblica italiana, il 7,4 per cento. Nel 2019, sono 49 miliardi di euro: -0,3 rispetto al 2018. Il punto è questo: non ci potrà mai essere crescita in questo Paese se non c'è una politica vera, strategica, sugli investimenti; politica che, mi dispiace, obiettivamente non avete. Pertanto vi rivolgo alcune domande. Vorrei capire che fine ha fatto e a che punto è InvestItalia. Dov'è InvestItalia, cosa sta facendo e in che modo si raccorda con la cabina di regia Strategia Italia? Qual è la strategia per l'Italia? Cosa sta facendo Strategia Italia? Forse non avete ancora fatto l'accordo sulle poltrone di InvestItalia. Ripeto, forse non lo avete ancora fatto, ma non si muove nulla. E qui - mi dispiace dirlo, ma lo dichiaro con energia - siamo davvero di fronte a una presa in giro degli italiani. Debbo dire francamente che avete destrutturato le cabine di regia del Governo precedente (avete fatto una cosa simile per metterci le vostre rappresentanze) ed è tutto bloccato. Ho deciso di fare delle domande in questa mia dichiarazione di voto, perché è più utile, altrimenti mi raccontate sempre la vostra narrazione: ogni giorno in Senato facciamo una o due cose storiche. Bene, io vi faccio delle domande. Mi dite dov'è InvestItalia? Chi è e chi ha la governance di InvestItalia? Che cosa ha fatto? Quando me lo direte sarò contento. Sta di fatto che non c'è una politica degli investimenti. Noi allora vi sfidiamo - ve l'avevamo proposto anche nell'ambito della legge di bilancio, che non abbiamo potuto discutere - a fare un vero piano infrastrutturale, di trasformazione ecologica dell'economia e di messa in sicurezza del territorio. Superiamo le superfetazioni, le agenzie sopra, sotto e incrociate e diamo a chi sa fare questo lavoro - a partire dai Comuni - la possibilità di fare finalmente una manovra capace di garantire la crescita del Paese: un piano green che sia in grado di far fare un salto all'Italia. Vedremo nella manovra di bilancio. Infine, c'è un'altra questione: con riferimento alle clausole salvaguardia non ci avete ancora spiegato come farete. Non so quanto varrà con precisione la manovra di bilancio; la clausola varrà almeno 28 miliardi di euro, più, a politiche invariate, l'aumento dei costi. C'è poi il tema della flat tax . Sapete qual è la nostra posizione in merito: si distrugge la progressività, che è un elemento di equità. Tuttavia, come finanzierete la flat tax ? Qui mi rivolgo soprattutto ai colleghi e alle colleghe del MoVimento 5 Stelle, perché in fondo la Lega ha già detto come vuole finanziare la flat tax , ossia con un nuovo condono. No, non si può dire la parola «condono»; non si può parlare di un nuovo condono, perché Di Maio dice di non aver mai fatto dei condoni. Ne avete fatti solo sei. Sì, in diversi provvedimenti ci sono circa sei condoni. Lo chiamerete in un altro modo, ma finanzierete così la misura? Eppure, c'è un dato positivo che, obiettivamente - dovete riconoscerlo - con tutti i problemi che imputate al Governo precedente, è merito del passato Esecutivo. Mi riferisco alla fatturazione elettronica, che ci dice qual è lo spazio straordinario per recuperare evasione. Vi domando allora: abbasserete il limite per l'utilizzo del contante? Utilizzerete le nuove tecnologie per fare una reale lotta all'evasione? Ci sono studi che attestano che semplicemente usando l'informatica e mettendo in rete il sistema, è possibile recuperare almeno 21 miliardi dei 130 miliardi di euro di evasione fiscale richiamati dalla Banca d'Italia. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,42) ( Segue ERRANI). Con i vostri straordinari successi voi però non intervenite in alcun modo sui fattori strategici e strutturali del Paese. Per tale ragione il nostro voto è sinceramente contrario. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, così come già accaduto la settimana scorsa con il decreto-legge n. 61, recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica, anche con l'assestamento oggi al nostro esame prendiamo atto di una serie di sviste, di contraddizioni e di una necessaria correzione dei conti, utile per non incorrere nella pericolosissima procedura di infrazione da parte dell'Unione europea. Ribadendo quanto detto sul decreto-legge nel mio ultimo intervento in Aula, credo che la questione sia tutta politica e imponga di rivedere i rapporti tra Italia e Europa. Un'Europa così presente quando si tratta di conti pubblici, eppure così lontana quando invece dovrebbe esserci, come ad esempio, quando ci troviamo ad affrontare un'immigrazione incontrollata diretta sulle nostre coste e sui nostri porti. Ma veniamo ai conti relativi all'assestamento di bilancio. L'assestamento presenta aspetti che sembrerebbero positivi nel loro complesso in quanto le variazioni che si propone di apportare determinano un miglioramento del saldo netto da finanziare, pari a 1,9 miliardi di euro in termini di competenza e 3,3 miliardi di euro in termini di cassa. Dalla relazione tecnica emerge in modo molto chiaro anche un miglioramento dell'indebitamento netto di 5,6 miliardi di euro. Potremmo dire che va tutto bene, ma così non è: andando infatti a guardare le voci di bilancio assestate di ciascun Ministero, emerge chiaramente perché non possiamo votare a favore dell'assestamento al nostro esame. Provo a elencare qualche cifra che mi è balzata agli occhi sulla differenza tra quanto stanziato in legge di bilancio 2019 e le corrispondenti cifre assestate, che fanno sorgere dubbi su quali politiche intendiamo attuare per il nostro Paese. Nel budget del Ministero dell'economia e delle finanze, ad esempio, su competitività e sviluppo delle imprese, l'assestamento taglia un 8 per cento che comprende anche una riduzione del 26 per cento sugli incentivi alle imprese per interventi di sostegno. Tra le voci di bilancio del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti troviamo un taglio dell'11 per cento su sviluppo e sicurezza della mobilità stradale e addirittura una riduzione del 20 per cento alla voce relativa ai sistemi ferroviari, che significa sviluppo e sicurezza del trasporto ferroviario. Insomma, Presidente, sogniamo strade e ferrovie migliori, la TAV e non solo, il Governo invece taglia sugli investimenti infrastrutturali. Non troviamo purtroppo nemmeno aumenti di spesa significativi per quel che riguarda le famiglie. Troviamo invece, sempre nelle voci di competenza del Ministero dell'economia e delle finanze, un aumento del 10 per cento della voce di bilancio dedicata a immigrazione, accoglienza, e garanzia dei diritti e tutta destinata ai rapporti con le confessioni religiose. Stando alle cifre che ho così elencato non possiamo non pensare a un Paese e ad un Governo che non aiuta le sue imprese, che non aiuta le famiglie e non investe sul futuro dei propri figli. Un assestamento che è tutt'altro che un investimento sul futuro. Il Governo si nasconde però dietro i numeri complessivi e allora può ritenersi soddisfatto così. Con questo assestamento, infatti, l'Esecutivo può ritenersi tranquillo perché la procedura di infrazione è scongiurata, e quindi per un po' l'Europa non ci metterà pressione, tuttavia non ci è chiaro cosa succederà in futuro. A settembre, fra un mese e mezzo, andrà predisposta la legge di bilancio 2020. E io, come ha già fatto il senatore Errani, pongo degli interrogativi e chiedo al Governo: come intende scongiurare l'aumento dell'IVA? Ci sono, e dove, le risorse per farlo? Come possiamo ridurre la tassazione, la vera spada di Damocle per famiglie e imprese? Ha intenzione di introdurre la flat tax come chiediamo a gran voce noi di Fratelli d'Italia? Ha intenzione di introdurre finalmente misure concrete a sostegno delle famiglie e della natalità? Ma soprattutto, cosa intende fare con l'Europa che sorveglia i nostri conti da così vicino? Questo Governo ha intenzione di farsi coraggio e adottare delle misure che siano veramente di rilancio per la nostra economia e il nostro sistema sociale e che vedano per prima cosa una riduzione della pressione fiscale, o ha intenzione di ripetere il teatrino dello scorso anno, Presidente, quando prima ha mostrato i muscoli all'Europa e poi ha piegato la testa e spostato uno zero virgola sul rapporto deficit -PIL per adeguarsi? Purtroppo siamo in presenza di un Esecutivo frutto di un compromesso tra due forze politiche che normalmente non starebbero insieme e si farebbero una dura e reciproca opposizione. Un Esecutivo di questo tipo non può che vivere alla giornata. Vivendo alla giornata non si possono fare progetti. E questa assenza di progettualità si riflette in un'assenza di visione e di programmazione futura. Ancora una volta pesano sui conti pubblici, e di riflesso anche su questo assestamento, le scelte contraddittorie di un Governo che resta un ibrido tra un'anima sensata e che pensa allo sviluppo, che è quella della Lega, e un'anima figlia di veti e di rancore sociale. Il rancore sociale è incompatibile con lo sviluppo del Paese. La coerenza e lo sviluppo non possono stare in questa unione di anime contrapposte ma solo in una unione di centrodestra che veda come perno principale la Lega insieme a Fratelli d'Italia. Questi conti che stiamo per mettere ai voti mettono a nudo l'impossibilità di coesistere di due visioni del mondo. Chiediamo agli amici della Lega di dare a questo Paese un Governo coerente con quello che la maggioranza degli italiani chiede, un Governo capace di difendere gli interessi nazionali, di difendere le frontiere, di dare possibilità ai giovani e non carità a chi non fa nulla. Per noi lo Stato sociale è aumentare le possibilità, non premiare la pigrizia. Questo Paese ha grandi opere pubbliche da fare, ha grandi appuntamenti da rispettare, non è più tempo di veti. Governiamo insieme alla Lega le più importanti Regioni italiane, mettendo in atto politiche capaci di speranze e di sviluppo. Non comprendiamo questa ostinazione della Lega all'impossibile coesistenza con il Movimento 5 Stelle. Non è un mistero che questo Governo non faccia altro che litigare ed è diviso su tutto. Un giorno sì e l'altro pure i giornali ci parlano di crisi di Governo, di Governo al capolinea, di elezioni anticipate. Questa instabilità è il vero punto debole del nostro sistema Paese. Con coscienza e con responsabilità votiamo contro questo provvedimento perché i numeri prodotti da questo Governo nulla aggiungono alle non risposte ai problemi degli italiani. (Applausi dal Gruppo FdI) . MISIANI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MISIANI (PD) . Signor Presidente, in un Paese normale la discussione del rendiconto e dell'assestamento avrebbe un peso molto rilevante nell'agenda parlamentare. In Italia no: ci si accapiglia molto sulla legge di bilancio e sulle scelte di prospettiva e si discute pochissimo su ciò che è stato, sui risultati ottenuti dal ciclo di bilancio e dall'assestamento del bilancio in corso. In realtà, è una discussione utile per fare il punto sull'andamento della finanza pubblica, sui risultati della politica economica e di bilancio del nostro Paese. Il contesto in cui si svolge questa discussione è indubbiamente difficile, lo abbiamo ricordato più volte: tensioni commerciali e geopolitiche che impattano sull'andamento dell'economia globale e della zona euro; rallentamento della crescita in tante economie avanzate, compresa la nostra; limiti e fragilità di un modello di sviluppo iperfinanziarizzato che, nonostante la grande crisi e a dieci anni dalla stessa, galleggia su una marea di debito pubblico e privato. Dovremmo discutere innanzitutto di questo e di come fronteggiare, con le scelte di bilancio, gli effetti della rivoluzione tecnologica che interesserà milioni di lavoratori in questo Paese, ragionando su quanto stanziamo sulla formazione e sulla riqualificazione dei lavoratori. Dovremmo discutere anche di quali strumenti e di quali politiche mettere in campo per ridurre le disuguaglianze e l'insicurezza sociale che stanno minando la tenuta delle nostre democrazie. Dovremmo discutere di come costruire con la politica di bilancio un nuovo contratto sociale nel Paese, rimettendo in discussione la distribuzione del carico fiscale, l'assetto del welfare . Dovremmo discutere di come ridurre la precarietà del lavoro e come fare della scuola e dell'istruzione una vera piattaforma di pari opportunità per i nostri giovani. Parlando di rendiconto e di assestamento, dovremmo discutere di come affrontare con le scelte di bilancio la crisi ambientale, che non è un tema delle prossime generazioni, ma è un problema della nostra generazione, che sta producendo effetti drammatici oggi e che noi sottovalutiamo costantemente nel dibattito pubblico. (Applausi dal Gruppo PD) . Nel nostro Paese, invece, parliamo di altro; parlate di altro, perché non volete discutere dei problemi economici e sociali enormi che abbiamo di fronte. Voi - mi riferisco alla maggioranza e al Governo - avete festeggiato con lo champagne la mancata procedura di infrazione e il calo dello spread : sono indubbiamente buone notizie, anche se fa un po' sorridere che lo spread , che non era un problema per voi quando era a 250 e a 300, adesso che è sceso improvvisamente diventa un tema rilevante della politica economica, ma tant'è. Il punto è che la mancata procedura di infrazione e il calo dello spread avvengono a fronte di una manovra molto pesante di 7,6 miliardi di euro, cui si aggiungono le spese congelate nella legge di bilancio e definitivamente tagliate nell'assestamento. Questo assestamento contiene le scelte di quella manovra e le maggiori entrate dovute, in primo luogo, alla fatturazione elettronica introdotta con coraggio dai Governi Renzi e Gentiloni Silveri e che voi avete rinnegato e avete tentato di smontare: non lo avete fatto e oggi ne godete i benefici. Questo assestamento tiene conto dei risparmi da quota 100 e reddito di cittadinanza. È una buona notizia, ma dovrebbe porvi degli interrogativi sulla bontà di queste politiche, sul successo o meno di una misura come quota 100, che avete presentato come la fine della legge Fornero e che si sta rivelando invece per quello che è: una misura transitoria che per il 30 per cento di chi ne avrebbe diritto è risultata poco conveniente. Questo assestamento contiene un taglio di 1,4 miliardi di euro alla missione competitività e sviluppo, nel senso che il mancato avvio della procedura di infrazione avviene a spese delle imprese e del sistema produttivo, che avranno molti meno stanziamenti di quanto era previsto inizialmente nel bilancio. Infine, questo assestamento non reintegra, come noi chiedevamo, i contributi per i Comuni istituiti da fusione. È una cifra piccola dal punto di vista dell'economia complessiva - come abbiamo detto prima, chiedevamo 30 milioni di euro in più - ma è molto significativa per le comunità locali interessate e dà l'idea del disinteresse con il quale voi guardate al sistema delle autonomie, che ha bisogno di aggregarsi e di fare gioco di squadra per affrontare le sfide del futuro. Era questo il senso dei contributi per le fusioni che rimangono decise liberamente dai cittadini. (Applausi dal Gruppo PD) . E voi le state mettendo in discussione, perché avete tagliato del 40 per cento i contributi su cui contavano queste comunità locali. La manovra da 7,6 miliardi di euro ci dice una cosa precisa: che i vostri conti non erano in ordine, ed è per questo che avete dovuto fare questo assestamento, avete dovuto prendere atto delle maggiori spese ed avete dovuto tagliare spese importanti per il futuro del Paese. I conti ora sono più in ordine, ma quello che non è in ordine è l'economia del nostro Paese. Oggi il Fondo monetario internazionale ci ha detto due cose. La prima è che la crescita nel 2019 è completamente ferma: + 0,1 per cento; è la stessa cifra che hanno dato la Banca d'Italia e l'Ufficio parlamentare di bilancio. La seconda cosa che ci dice il Fondo monetario è che il divario della nostra crescita rispetto al resto della zona euro si sta allargando: era di 0,7 punti nel 2017, è salito ad un punto nel 2018 e salirà ad 1,2 punti quest'anno. Crescevamo meno degli altri anche prima, ma questo divario si sta allargando: è raddoppiato nel giro di due anni. Questo fatto chiama in causa la vostra politica economica, perché tutte le economie stanno rallentando, ma quella italiana si è fermata e il divario con il resto d'Europa si è allargato. Questo è legato ad una politica economica, come quella che avete messo in campo, tutta concentrata sul presente, sulle spese assistenziali per il consenso immediato, sulle elezioni immediatamente successive, e si è totalmente disinteressata del futuro di questo Paese. Infatti, non ha investito sulla scuola e sulla ricerca; si è disinteressata dei giovani e degli investimenti; non ha affrontato il tema del recupero dell'evasione fiscale, che è la chiave per ridurre stabilmente le tasse; ha fatto diciassette condoni fiscali per raccogliere consenso immediato nel Paese. Questi nodi, signor Presidente, stanno venendo al pettine uno dietro l'altro, e a poco sono serviti i decreti-legge sblocca cantieri e crescita per invertire questa situazione. Il 2020 è una grande incognita e questo è il risultato della vostra politica economica. L'Ufficio parlamentare di bilancio ci ha detto che servono 28 miliardi di euro l'anno prossimo solo per bloccare l'aumento dell'IVA, sostanzialmente a politiche invariate. E nessuno ci sta dicendo dalle parti del Governo e della maggioranza dove troverete questi soldi. (Applausi dal Gruppo PD) . Come impedirete che i cittadini italiani si trovino l'IVA dal 22 al 25,2 per cento e dal 10 al 13 per cento, quando andranno a fare la spesa, dal 1° gennaio 2020? Altro che flat tax , altro che riduzione del cuneo fiscale, altro che promesse sul bollo auto e sul canone Rai, come ci è toccato sentire in questi giorni! La verità è che andiamo verso l'autunno fragili dal punto di vista economico-finanziario, con un Paese in stagnazione, in cui la cassa integrazione straordinaria è raddoppiata; con un Paese che è un osservato speciale in Europa e nei mercati finanziari internazionali. Infatti, lo spread è sceso (ed è un bene), ma oggi purtroppo, a differenza di un anno fa, è molto ma molto superiore allo spread della Spagna, del Portogallo e di Paesi che erano più fragili di noi in passato. Il Governo, di fronte a questi nodi, è completamente paralizzato: è diviso sull'autonomia, sul salario minimo, sulla riforma fiscale; è diviso su tutti i principali dossier di politica economica che sono sul tavolo del Presidente del Consiglio. Vorremmo sapere chi decide su queste cose. Abbiamo letto che il presidente del consiglio Conte ha convocato l'ennesimo incontro con le parti sociali. Il dialogo con i sindacati e con le organizzazioni d'impresa è un bene, ma mettete ordine al vostro interno, altrimenti qui nessuno ci capisce più niente: nessuno capisce chi decide, quali sono le priorità, che cosa avete intenzione di fare; non tra dieci anni, ma tra due mesi, quando dovrete presentare la manovra di bilancio per il prossimo anno. Non esistono bacchette magiche. Siamo in una condizione difficile e nessuno lo sottovaluta, ma esistono una rotta diversa e scelte diverse dal punto di vista della politica economica e sociale; ve le abbiamo indicate, continueremo a farlo nei prossimi mesi, perché abbiamo a cuore il futuro del nostro Paese. Esiste una rotta diversa, possiamo e dobbiamo imboccarla per il bene dell'Italia. (Applausi dal Gruppo PD) . RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, gentili colleghi e colleghe, il rendiconto e l'assestamento sono due dei provvedimenti dell'anno economico così come rivisto, nei tempi e nelle procedure, dalla riforma della legge di contabilità e finanza pubblica n. 196 del 2009. Sono entrambi documenti molto tecnici, che stimolano sempre molto poco il dibattito politico e parlamentare (anzi, direi che il livello di attenzione si inabissa). Vorrei comunque sottolineare come il rendiconto rappresenti lo strumento di verifica da parte delle sedi parlamentari di quanto svolto nella gestione economico-finanziaria del Governo conseguentemente all'approvazione della manovra di bilancio annuale. L'assestamento, invece, non è altro che la registrazione degli effetti del quadro macroeconomico contenuto del DEF e delle più recenti informazioni risultanti dal monitoraggio della finanza pubblica; o meglio, semplici variazioni compensative tra le varie dotazioni finanziarie. Si tratta dunque della scrittura in numeri di quanto operato dal Governo, che il Parlamento è chiamato a verificare, in un caso, e ad avallare, nell'altro. A proposito, come abbiamo fatto anche questa mattina in 5 a Commissione, è bene ricordare in questa sede che l'attuale rendiconto rappresenta, come è ovvio, l'operato dell'intero anno 2018, in cui ci sono state le elezioni e l'insediamento del nuovo Governo, avvenuto il 1° giugno dello scorso anno; quindi la prima parte dell'anno afferisce ancora alla gestione economico-finanziaria della precedente legislatura, quindi del Governo Gentiloni Silveri. Occorre inoltre riconoscere che negli anni si è legiferato con procedure estremamente pesanti: si sono fatti proliferare enti, strutture, controlli, controllori, così come sono state appesantite le procedure e le autorizzazioni. Ciò ha semplicemente complicato la vita dei cittadini e degli imprenditori, che portano avanti con fatica le famiglie e le imprese. Proprio per questo bisogna riscontrare - e non lo dico per strappare un applauso ai miei colleghi - che il 4 marzo scorso i cittadini hanno dato un segnale chiaro. Nonostante le misure messe in atto dal Governo Gentiloni Silveri, che hanno avuto un enorme ritardo, proprio per la pesantezza dell'intera macchina statale, i cittadini hanno stabilito che bisognasse cambiare e, con un voto netto, hanno preferito le forze di questo Governo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Come ho già detto altre volte, gli elettori hanno sempre ragione, sempre, e non si può, come qualcuno ha fatto, sbeffeggiarli, perché poi continuano a votare in un altro modo. Il collega Tosato prima ricordava che le politiche di questo Governo hanno dispiegato già nel 2018 degli effetti, ma lo hanno fatto proprio in termini di fiducia dei cittadini in questo Governo; infatti, i risultati veri e propri li avremo grazie agli effetti della legge di bilancio che abbiamo approvato nel dicembre scorso. Ricordiamo bene quale stretto corridoio abbiamo dovuto percorrere per votare la legge di bilancio: è stato effettivamente un periodo molto difficile. Ciononostante il Governo è riuscito a inserire nella legge di bilancio dei provvedimenti volti davvero a cambiare la vita - stranamente, per la prima volta - dei piccoli: delle famiglie, dei piccoli Comuni, delle piccole partite IVA, di tantissimi soggetti. Questo è un cambio epocale che noi rimarchiamo e i cui risultati possiamo già vedere. Sappiamo quanto sia stato efficace, ad esempio per quanto riguarda gli investimenti, l'effetto del finanziamento di 400 milioni di euro sulle opere di Comuni così piccoli che mai avevano visto soldi per opere di messa in sicurezza di strade e asfalti. Questo vuol dire fare opere immediatamente visibili ai cittadini. Finalmente i cittadini vedono un Governo vicino alla propria quotidianità e questo dà loro fiducia, ciò che è mancato per anni, ma la Lega e questo Governo sono riusciti a ridarla ai cittadini: questa è la verità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Soprattutto, nella legge di bilancio sono stati dati fondi importanti alle famiglie, perché, come abbiamo ripetuto più volte in quest'Aula, occorre scongiurare la sciagurata tendenza all'abbassamento demografico. Un Paese che non fa più figli è destinato a scomparire e allora, proprio alle famiglie sono stati dati incentivi alla natalità, con assegni che arrivano a oltre 2.000 euro e aiuti maggiorati per il secondo figlio: questa è già una grande cosa. Vi è poi il premio di 800 euro alla nascita, con uno stanziamento di 390 milioni di euro. Non solo: gli incentivi per gli asili nido sono aumentati del 50 per cento per il triennio 2019-2021. Questo vuol dire dare prospettive alle famiglie e far capire loro che non le aiutiamo solo adesso, ma continueremo ad aiutarle nel tempo. Anche per le politiche della famiglia sono stati stanziati 100 milioni di euro: una bella differenza rispetto ai 4,4 milioni stanziati in precedenza e a decorrere dal 2019, quindi una misura che continuerà nel tempo, proprio per il sostegno alla maternità, alla paternità e per la tutela dei minori. Vi sono poi il Fondo per la non autosufficienza con un aumento di 100 milioni di euro sempre a decorrere dal 2019 e il Fondo per le politiche sociali, aumentato da 280 a 400 milioni di euro per ogni annualità: sono tutti esempi di provvedimenti importanti di aiuto alle famiglie, perché secondo noi la ripresa di questo Paese passa sempre dalla famiglia. Parliamo di famiglie, dove non ci sono solo genitori e figli, ma dove i genitori sono anche commercianti, artigiani, partite IVA e lavoratori dipendenti e quindi la flat tax , che abbiamo potuto fare per le partite IVA con redditi fino a 65.000 euro, è stata un aiuto, così come quota 100, che ha permesso, sempre a favore delle famiglie, di offrire un'opzione per il pensionamento di persone che avessero già raggiunto i sessantadue anni di età e i trentotto anni di contributi da lavoro. Sono tutte possibilità che vanno a favore degli individui e delle famiglie. Il reddito di cittadinanza è stato equilibrato in modo da escludere abusi da parte di persone non aventi diritto. Vi sono poi i 4,5 milioni di euro per la disability card e il Fondo per le politiche giovanili incrementato di 30 milioni. Insomma, sono veramente tantissimi interventi, magari piccole cose, come diranno i colleghi dell'opposizione. È stato sottolineato come andrà comunque scongiurato l'aumento dell'IVA con l'attivazione delle clausole di salvaguardia, che sono state semplicemente aumentate, perché non si partiva da zero ed è un problema che c'era già. E ricordo a chi giustamente fa la sua parte, di opposizione, che quando era al Governo, fino a un anno e mezzo fa, si era trovato in una condizione economica ben più favorevole e non ha avuto performance straordinarie: c'è stato un miglioramento, ma non quello previsto. Noi speriamo invece che, con il coinvolgimento di tutte le persone che ci credono, si possano risollevare le sorti di questo Paese anche con gli investimenti, rispetto ai quali noi della Lega siamo assolutamente favorevoli, perché permettono da sempre di realizzare una crescita economica. Riteniamo che questo clima di ottimismo possa apportare cambiamenti. In audizione abbiamo sentito il professor Pisauro, il quale ha dovuto ammettere, pur con ulteriori studi e con tutte le preoccupazioni da lui espresse, che l'anno scorso aveva fatto delle stime che sono state in parte smentite dalla realtà, quindi è andata meglio di quanto non avesse previsto anche l'esimio e bravissimo professor Pisauro. Noi pertanto andiamo avanti. Avviandomi alla conclusione, permettetemi di fare una battuta. Sorrido sentendo i commenti sul fatto che all'interno della maggioranza si litighi ogni giorno, perché non mi sembra che in questo Paese ci siano mai stati Governi figli della Società San Vincenzo, assolutamente. Tutto ciò fa parte del gioco politico delle maggioranze. Il nostro Governo va avanti; l'obiettivo è sempre quello di dare più servizi ai cittadini. Lo abbiamo promesso e lo stiamo facendo. Annuncio quindi il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la dichiarazione di voto che mi accingo a svolgere riguarderà due provvedimenti: il Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2018 e le disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019. Nei primi cinque mesi del 2018 c'è stato un Governo, una maggioranza, mentre per i successivi sette c'è stata un'altra maggioranza con l'attuale Governo, quello legato dal contratto. I dati risultanti dall'esame del rendiconto sono di una ordinarietà spaventosa. Il rendiconto è il documento che restituisce la vera fotografia politica e non è solo un fatto tecnico, perché è l'unico strumento che permette di avere la fotografia di ciò che si è fatto e di ciò che non si è fatto; per questo il rendiconto non si emenda, perché o è giusto, o è sbagliato solo nei numeri, o è totalmente falso, come era successo per i rendiconti di alcuni Paesi europei che intendevano entrare nell'Unione europea, ma speriamo non sia il caso del nostro Paese. Ebbene, in questa situazione completamente piatta, gli investimenti sono bloccati; per il Governo uscente del 2018 ciò avveniva anche con una dichiarazione espressa: bisogna dare atto del fatto che il Documento di economia e finanza dell'aprile 2018 parlava espressamente di mancanza di scelte programmatiche in quanto il risultato elettorale aveva fatto sì che cambiasse la guida del Paese. Nei successivi sette mesi, però, è entrato in carica il nuovo Governo, quello del contratto di programma, e il sistema non è cambiato. Dobbiamo quindi chiederci se non è cambiato per scelta politica o per inefficienza. Vedete, colleghi, la scelta politica probabilmente investe il sistema degli investimenti, perché chiaramente le dichiarazioni governative di fermare, di monitorare (usiamo i termini più appropriati utilizzati dal Ministro) i grandi investimenti nel Paese sono scelte politiche che hanno fermato la spesa per investimenti. Il resto è inefficienza, quella verso cui si punta il dito e che non è responsabilità solo di una parte politica, perché il nostro è un Paese molto difficile, quindi probabilmente l'inefficienza riguarda tutte le parti politiche, riguarda un sistema burocratico che si è accavallato e fa sì che per attivare un investimento nel nostro Paese occorrano anni rispetto al momento del finanziamento: per le grandi opere vent'anni, per quelle medie almeno dieci. Quindi c'è la necessità, anche in questo caso, di mettere mano. La responsabilità è però del Governo e non la si può più dare ai Governi passati. Oggi le azioni le devono fare i nuovi Governi, ovvero chi governa in questo momento. Altro fatto: i crediti sono aumentati di 13 miliardi di euro e i debiti sono aumentati di 55 miliardi di euro. La Corte dei conti ha espresso alcuni dubbi rispetto ad alcune rendicontazioni, nella parificazione, però diamo per buono che possano essere meglio chiariti, anche perché questo è il primo anno in cui si utilizzano le azioni e non più i capitoli. È però un sistema elaborato e confuso, che su un bilancio da 853 miliardi di euro è vero che permette alla maggioranza di vantare un migliore indebitamento netto, o comunque una riduzione dal 2,4 per cento al 2,1 per cento, e un saldo corrente migliore rispetto al 2017, da 19 miliardi di euro a 17 miliardi di euro, e quindi una serie di elementi di positività. Questo vanto è però dovuto a una scelta o all'incapacità di spendere? L'elemento che emerge dal bilancio è infatti stata la non spesa rispetto al bilancio di previsione. Questa non spesa è stata una scelta politica, oppure è dovuta all'incapacità e all'essere fermi, in un Paese che invece ha bisogno di crescere, ha bisogno di attivazione e avrebbe bisogno di spesa produttiva? La spesa produttiva invece non c'è ed ecco qual è la questione di fondo. Ci sono peraltro altri indicatori che ci dicono che sono aumentate le imposte, che c'è un peggioramento del risparmio pubblico e che sono aumentati i residui passivi, che manifestano un'incapacità della parte dello Stato e quindi del Governo di pagare e, dall'altra parte, anche i residui attivi, quindi di incassare. La modifica è piccola, ma c'è. Si tratta di un'entità enorme: discutiamo di pagamenti, ma abbiamo oltre 200 miliardi di euro di residui attivi e oltre 140 miliardi di euro di residui passivi. Sono cifre mostruose: questo è il dato del rendiconto e quindi è la fotografia di questo Paese florido, per come ci è stato descritto da alcuni interventi della maggioranza. Lo stesso vale per il conto del patrimonio. Pensate che ci sono stati 2,5 miliardi di euro di dismissioni nei tre anni 2016, 2017 e 2018 e il DEF, che riguarda il 2019, prevede l'1 per cento del PIL di dismissioni, ovvero 18 miliardi di euro (anzi, 17,5 miliardi di euro, a voler essere rigorosi). È questo il cambiamento? È questa la previsione? Passiamo brevemente all'assestamento, che serve ad aggiornare i dati, essendo un documento politico che aggiorna le previsioni e quindi aggiorna quella confusa manovra del dicembre del 2018, cambiata nel giro di qualche ora notturna, anche con errori tabellari per circa 16 miliardi di euro: non 16.000 euro, ma 16 miliardi di euro. Quindi, l'assestamento serve a questo, oltre che, giuridicamente, ad applicare l'avanzo, il disavanzo e l'aggiornamento dei residui. Quest'assestamento è stato fatto dall'Unione europea. Abbiamo visto favorevolmente il decreto-legge n. 61, la cui conversione in legge è stata approvata la settimana scorsa, perché andava nella direzione che - ahimè - predicavamo da molti mesi e, se fossimo stati ascoltati prima, non avremmo pagato né fatto pagare agli italiani tassi così alti dovuti allo spread molto alto, all'incertezza e alla rissa con l'Unione europea. L'assestamento in questo caso completa la manovra: i miei colleghi Ferro e Fantetti, ma anche altri, hanno già indicato l'entità dell'assestamento (7,6 miliardi), quindi il fatto che si rientri nei parametri del debito e non ci sia la procedura d'infrazione. È un dato positivo, l'averla scongiurata, che deve porci però un'altra condizione: noi siamo sotto sorveglianza dell'Unione europea, quindi, se volete considerare tecnica questa manovra, che tecnica non è, ma politica, l'essere sotto sorveglianza significa che nel Documento di economia e finanza dovrete darci e dirci come intendete fare con le clausole di salvaguardia IVA, come intendete evitare una serie di rischi e sanzioni che potrebbero venire con un'altra procedura d'infrazione e cosa volete fare come passaggio politico per cambiare il Paese. Non bastano i piccoli aggiustamenti tecnici, infatti: questo Paese ha bisogno di riforme, riforme che al momento avete attuato solo fermando le opere e gli investimenti. Per questo motivo, il nostro voto sarà contrario. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni). PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, oggi ci occupiamo del rendiconto del 2018 e dell'assestamento di bilancio per l'anno 2019. Si tratta di provvedimenti tra loro connessi, in quanto il rendiconto generale dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo rende noti al Parlamento i risultati della gestione finanziaria relativa al 31 dicembre. Il rendiconto dev'essere presentato entro il successivo mese di giugno, quindi siamo in tempo. L'assestamento di bilancio invece è l'istituto che consente un aggiornamento a metà esercizio degli stanziamenti del bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertati in sede di rendiconto dell'esercizio appunto al 31 dicembre dell'anno precedente. Ecco perché dicevo che i due provvedimenti sono connessi. Il dato politico ed economico più significativo è che il Governo, in sede d'interlocuzione con la Commissione europea, ha certificato un incremento del gettito di 3,5 miliardi di euro, di cui 2,9 per maggiori entrate fiscali e 0,6 per maggior gettito contributivo; e inoltre maggiori entrate per 2,7 miliardi di euro, dovute a maggiori dividendi provenienti dalla Banca d'Italia e da Cassa depositi e prestiti; un risparmio di 1,5 miliardi di euro per il 2019 delle risorse destinate al reddito di cittadinanza e a quota 100; e poi ancora minori spese per 1 miliardo e maggiori spese per 1,154 miliardi di euro, di cui - tengo a sottolinearlo - 500 milioni per il Fondo di sviluppo e coesione, 300 per il trasporto pubblico locale e 200 per il Fondo politiche sociali, università, diritto allo studio e quant'altro. Il totale di queste somme ammonta complessivamente a 7,6 miliardi di euro, importo che viene utilizzato in sede di assestamento per correggere il saldo di bilancio. Queste cifre sono talmente concrete e credibili che hanno indotto la Commissione europea a non aprire una procedura d'infrazione per violazione della regola del debito, procedura che sin dall'inizio era parsa a molti priva di qualsiasi fondamento e infatti anche il Presidente della Repubblica aveva manifestato le stesse perplessità e lo stesso stupore. In realtà, questo era apparso a molti, ma non a tanti anti-italiani in servizio permanente effettivo; ma tant'è. Quest'assestamento dei conti porterà il rapporto deficit -PIL per il 2019 al 2,04, cioè esattamente quanto aveva previsto il Governo in sede di legge di bilancio. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Ferrero) . Questo importante risultato è uno dei frutti delle politiche del Governo del cambiamento, che vuole tenere insieme l'equità sociale, l'equilibrio dei conti pubblici e il rispetto dei parametri europei. Certo, noi del MoVimento 5 Stelle lo abbiamo detto migliaia di volte: alcune di queste regole non hanno alcuna base scientifica, altre sono astruse (penso ad esempio al calcolo dell' output gap , come differenza tra prodotto interno lordo effettivo e prodotto interno lordo potenziale), altre regole sono illogiche e così via. Ma finché saranno in vigore noi le rispetteremo, perché proprio questo ci darà la forza e la credibilità per cambiarle: noi non chiederemo di cambiare regole che non riusciamo a rispettare, ma chiederemo di cambiare regole stupide, che strozzano la nostra e altre economie europee. (Applausi dal Gruppo M5S) . Peraltro, non siamo gli unici a essere scettici nei confronti di queste regole europee. Posso citarvi, in proposito, almeno due ex Presidenti del Consiglio, uno dei quali sosteneva: «Non è stupido che ci siano parametri come punto di riferimento, è stupido che si lascino immutati per vent'anni. Il limite del 3 per cento del rapporto deficit -PIL ha senso in certi momenti, in altri sarebbe giusto che fosse zero, in altri ancora che fosse al 4 o al 5 per cento. Un accordo presuppone una politica che lo gestisca e la politica non si fa con le tabelline». Lo diceva Romano Prodi. Un altro ex Presidente del Consiglio proponeva che in Italia si dovesse adottare un rapporto deficit -PIL del 2,9 per cento per cinque anni, così da avere a disposizione almeno 30 miliardi l'anno per ridurre la pressione fiscale e rimodellare le strategie di crescita. Era - udite, udite - Matteo Renzi; ma proponeva queste riflessioni in un libro, quando non era più Presidente del Consiglio. Ecco, noi invece le misure espansive non le scriviamo nei libri, le scriviamo nelle leggi di bilancio, perché abbiamo a cuore la vita degli italiani e non abbiamo paura delle nostre idee. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Ferrero) . Continuando sulla scia dell' amarcord delle proposte che oggi si definirebbero populiste, sovraniste e antieuropeiste, ricordo che nel luglio 2017, appena due anni fa, l'allora consigliere economico dell'ex premier Gentiloni Silveri, in un articolo pubblicato su «Il Sole 24 Ore» dal titolo abbastanza eloquente («Come superare il fiscal compact »),proponeva di abolire il parametro deficit -PIL, sostenendo che fosse più semplice e più logico prendere in esame solo il dato del debito, con un impegno forte dei singoli Stati a ridurlo entro finestre quinquennali. Il proponente era l'attuale deputato Marattin, che ci viene a fare la lezione quando si riuniscono le Commissioni congiunte. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Ferrero) . Certo, la coerenza e il coraggio non sono da tutti e spesso questi e altri politici ci hanno attaccato ossessivamente, in questi mesi, quando stavamo per mettere in pratica misure simili a quelle che loro stessi (a parole, solo a parole) avevano proposto negli anni passati. Ci hanno attaccato agitando lo spettro dello spread , della speculazione finanziaria e dei giudizi delle società di rating . Questi politici hanno un'opinione delle società di rating molto maggiore di quella che queste società hanno di loro stesse. Come dimenticare infatti la sfilata dei rappresentanti di queste società di rating davanti alla commissione di inchiesta degli Stati Uniti dopo il crac finanziario del 2008? A chi chiedeva loro come avessero potuto conferire la tripla "A" a titoli spazzatura come quelli di Lehman Brothers fino al giorno prima del default (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Ferrero e Saccone) , a questa domanda su come fosse stato possibile commettere tali colossali errori, per di più errori non isolati, i cosiddetti esperti di queste società della finanza candidamente dichiaravano che le loro erano solo opinioni, che erano aziende private e che gli dispiaceva se si erano sbagliati. Ecco, la vita di milioni o di miliardi di persone era ed è appesa all'umore di questi signori, che propalano opinioni come se fossero al bar dello sport, anzi al bar della finanza. E chi se ne importa se, per la loro incapacità, per i loro giganteschi conflitti di interesse e per la loro avidità, milioni di persone hanno perso la casa, hanno perso il lavoro, hanno perso la dignità, hanno perso la famiglia o sono entrati in povertà. Chi se ne importa, secondo loro. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Ferrero) . Tornando a noi, i numeri di questo assestamento continuano a dare ragione a questo Governo. I dati macroeconomici raccontano e descrivono un'Italia migliore rispetto a quella del 1° giugno 2018, quando abbiamo assunto l'onere del Governo. (Commenti dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Calma e sangue freddo, colleghi. PELLEGRINI Marco (M5S) . Guardate i dati e ve ne convincerete anche voi. C'è più lavoro (l'occupazione è ai massimi dal 1977). Il lavoro è di migliore qualità, grazie all'incredibile aumento del numero di contratti a tempo indeterminato, ottenuto grazie al nostro decreto dignità. (Commenti del senatore Mirabelli). PRESIDENTE. Senatore Mirabelli, la prego! PELLEGRINI Marco (M5S) . La ringrazio, signor Presidente, ma sono abituato. Anzi, fa curriculum ! La disoccupazione è scesa sotto il limite psicologico del 10 per cento. Infatti, siamo al 9,9 per cento, il dato più basso dal 2012. Lo spread oggi è a 196 punti base (peraltro, lo ricordo, senza l'aiuto del quantitative easing ) e la fiducia dei mercati nell'Italia è talmente alta che si collocano facilmente titoli del debito pubblico con tassi in costante discesa e con durata crescente, addirittura di cinquant'anni! (Commenti dei senatori Faraone e Belladonna) . PRESIDENTE. Senatore Faraone, guardi che la vedo anche con la mano davanti la bocca, perché il senatore Laus fa la spia! (Applausi dal Gruppo M5S) . PELLEGRINI Marco (M5S) . Gli investimenti dei Comuni, per la prima volta dal 2008, sono aumentati del 17 per cento nel primo semestre del 2019, grazie allo sblocco degli avanzi di gestione e ai 400 milioni stanziati in manovra per la messa in sicurezza del territorio, a cui si aggiungeranno altri 500 milioni del decreto crescita. È passato solo poco più di un anno ed è successo tutto questo. Ma vogliamo fare ancora di più per gli italiani. LAUS (PD) . No, basta così! PELLEGRINI Marco (M5S) . Vogliamo approvare il salario minimo, 9 euro lordi all'ora perché nessuno deve essere più sfruttato come uno schiavo con salari da 2 o 3 euro all'ora. (Applausi dal Gruppo M5S. Applausi ironici del Gruppo PD) . Vogliamo diminuire il cuneo fiscale e la tassazione sulle imprese, per liberare energie e per far tornare la voglia di investire, di fare impresa, di creare ricchezza e lavoro. Vogliamo semplificare una serie di procedure che ora opprimono chi vuole lavorare onestamente e seriamente. Vogliamo fare tutto questo ed altro. Vogliamo rendere l'Italia un Paese più giusto, più equo, più solidale, più accogliente. LAUS (PD) . Basta così, fermatevi! PELLEGRINI Marco (M5S) . Non ci spaventano i poteri forti, che tanto vi piacciono, che vorrebbero indirizzare, come hanno fatto con voi, le nostre politiche economiche e sociali. (Commenti dai Gruppi PD e FI-BP) . Non ci interessa ricevere il plauso o, peggio, le direttive dalle banche d'affari. Tutte le nostre energie saranno indirizzate ad assicurare agli italiani una vita e un avvenire migliore. Per tutti questi motivi, in considerazione di quanto fin qui illustrato annuncio, con la medesima dichiarazione, il voto favorevole del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, sia sul rendiconto del bilancio dello Stato 2018 sia sull'assestamento del 2019. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE . Procediamo dunque alle votazioni finali dei disegni di legge nn. 1387 e 1388. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1387, nel suo complesso, con gli annessi allegati 1 e 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . ( v. Allegato B ). Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1388, nel suo complesso. (Segue la votazione) . Il Senato approva . ( v. Allegato B ). (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BINETTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, il mio intervento di fine seduta riguarda, da un lato, un sollecito di alcune interrogazioni già presentate e già sollecitate, che non hanno mai avuto risposta, al Ministro della difesa, e riguardano soprattutto casi analoghi a quelli che si sono creati nella famosa Val d'Enza, relativamente a bambini che, proprio oggi, stando ad alcune testate di giornale, risultava che fossero stati restituiti alle famiglie. Bambini che sono stati restituiti quando è stato verificato che la procedura seguita fino a quel momento non era stata adeguata. Ebbene, mi chiedo perché mai il Ministro non debba prendere in considerazione la serietà, il rigore e l'attenzione con cui i casi vengono segnalati. Parlo dei casi che ho segnalato, ma so per certo che ce ne sono degli altri che non hanno mai avuto risposta. Non so se stiamo aspettando l'ennesimo scandalo della Val d'Enza anche in altri posti, ma io le garantisco, signor Presidente, che qui, nel territorio romano, accanto ad alcune situazioni di case famiglia e luoghi di eccellenza, ce ne sono di situazioni altamente problematiche, con bambini che non sono stati trattati nel rispetto delle norme; bambini che sono stati interrogati e le registrazioni sparite; bambini per i quali è possibile immaginare fondatamente che ci siano state situazioni con conflitto di interesse; bambini che sono stati sottratti alle famiglie per la denuncia fatta dalle madri in base all'ipotesi di giochi erotici da parte delle figure paterne e che, alla fine, sono stati assegnati ai padri. Una situazione confusa e pasticciata che non ha mai avuto giustizia, nemmeno la semplicità della risposta. Davanti al dramma che si sta creando in Emilia-Romagna mi sembra che il Ministro e il suo staff dovrebbero prendere in considerazione casi segnalati qui in Parlamento e dedicare ad essi l'attenzione che meritano per rispetto non solo del parlamentare (aspetto che potrebbe anche essere considerato secondaria), ma - soprattutto - dei bambini e della loro vita. Questi drammi succedono e questi errori macroscopici vengono compiuti. Allora, per piacere, andate a verificare le situazioni che vi abbiamo segnalato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo oggi in quest'Aula per portare a conoscenza del Senato quanto accaduto lunedì scorso a Chiomonte. Un esercito di delinquenti - perché 200 persone, dal mio punto di vista, si possono definire un esercito - ha attaccato il cantiere dell'alta velocità. Nei giorni precedenti hanno accatastato materiale infiammabile e, dandogli fuoco, hanno provocato fiamme alte fino a quattro metri. Hanno cercato di sfondare il cancello metallico usando come ariete un grosso tronco d'albero, hanno sparato razzi di segnalazione nautica e lanciato pietre, petardi e bombe carta contro le Forze dell'ordine che da anni ormai presidiano il cantiere. La Digos ha riconosciuto una cinquantina di persone riconducibili al centro sociale Askatasuna di Torino e al movimento No TAV. Tutto questo, ovviamente, avviene in concomitanza con quello che è l'evento della valle, ovvero il Festival Alta Felicità, che ogni anno attira in Val di Susa - più precisamente a Venaus - centinaia di anarchici da tutta Europa con la scusa di un festival musicale, peraltro non autorizzato da nessuno, che in realtà ha la sua sublimazione nella serie di attacchi allo Stato italiano, nelle figure delle Forze dell'ordine che presidiano il cantiere. Non so se quanto successo ieri a Rovezzano sia collegato direttamente o meno al movimento No TAV piemontese. Quel che è certo è che la situazione di impunibilità presunta e le dichiarazioni di taluni esponenti politici del PD, tra i quali un ex Ministro, che giustificano il violare la legge in nome di chissà quali ideali, fanno ritenere possibile a taluni soggetti atti vandalici a 360 gradi. Ciò ha fatto sì che ieri, per l'intera mattinata, l'Italia rimanesse divisa in due. Tutto questo è intollerabile. Il Presidente del Consiglio ha garantito che si farà di tutto per prendere i colpevoli e punirli severamente per i disagi cagionati. Questo è un bene. Spero che a questi criminali sia arrivato chiaro il messaggio che non hanno santi in paradiso o angeli custodi in questo Governo. Chi rompe paga e i cocci sono suoi e devono pagare caro e salato. Colgo l'occasione per rinnovare la stima, la vicinanza e il sostegno sempre all'operato delle Forze dell'ordine, uomini e donne in divisa che, con una professionalità incredibile, tutelano la sicurezza dei luoghi e la tranquillità delle persone per bene, ma ai quali troppo spesso ci si dimentica di dire grazie. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . FLORIDIA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIDIA (M5S) . Signor Presidente, voglio approfittare dell'Assemblea per parlare di uno strumento molto importante che le Regioni hanno nelle mani: il piano paesaggistico. Sappiamo che si tratta di uno strumento importantissimo che serve a tutelare e valorizzare, tanto che non è solo descrittivo, ma anche prescrittivo e propositivo, è sovraordinato ad altri piani e la sua efficacia è immediata, dall'adozione. Vengo al caso: la Regione Siciliana ha adottato finalmente - meglio tardi che mai - a fine del 2016 il piano paesaggistico anche per l'ambito 9, cioè la Provincia di Messina. Questo strumento è chiaramente importante anche per la zona della Valle del Mela, che è un sito di interesse nazionale (SIN), ma non solo. Senonché, cosa è accaduto? Recenti pronunce del TAR di Catania hanno riscontrato un vizio formale nella procedura di adozione del piano stesso, determinandone l'annullamento. Questo è molto grave. Il giudice amministrativo ha tuttavia compreso chiaramente il grande danno nel caso dell'annullamento e, quindi, ha disposto un termine utile per sanare tale vizio. Il termine utile predisposto è il 27 ottobre del 2019. Ci sono ancora tre mesi e volutamente ho fatto questo intervento adesso, per invitare e sollecitare il Presidente della Regione Siciliana, che è stato eletto al motto «diventerà bellissima», a sanare questo vizio per non privare la nostra Provincia di uno strumento così importante di tutela e di salvaguardia. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ci auguriamo che da qui al 27 ottobre sicuramente la Regione Siciliana sanerà tale vizio. (Applausi dal Gruppo M5S) . SICLARI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei richiamare la vostra attenzione, insieme al collega Mangialavori, su un fatto gravissimo accaduto all'ospedale di Cetraro a Cosenza. Santina Adamo è deceduta dopo aver partorito il secondo figlio. La morte per emorragia di una giovane donna, nostra concittadina, avvenuta dopo il parto, riapre prepotentemente il dibattito sull'emergenza sanitaria in Calabria. Sulla vicenda sta indagando la procura della Repubblica per accertare l'esatta dinamica dei fatti e l'eventuale responsabilità del personale medico e paramedico, che ha operato, curato e assistito Santina. A lei, incolpevole vittima, va il mio e il nostro pensiero commosso e straziato e a tutta la famiglia le sentite condoglianze. Ho chiesto al ministro Grillo il giorno 18, tramite stampa, di inviare gli ispettori presso l'ospedale per capire meglio la dinamica e lo ringrazio per aver avviato l'ispezione due giorni dopo. Le notizie che vengono dalla stampa sembrano far emergere circostanze inquietanti: pare che nella sala operatoria, mentre la giovane madre spirava, non ci fosse nessun chirurgo che potesse operarla ed è morta di emorragia dopo tre ore dal parto, senza sacche di sangue. Da qualche settimana all'ospedale di Cetraro non si può operare più in regime di emergenza e urgenza, nonostante si tratti di un presidio ospedaliero che ospita un punto nascita con circa 600 parti all'anno: però manca la possibilità di operare in regime di emergenza e urgenza! L'ospedale di Cetraro non può contare nemmeno sul centro trasfusionale, che si trova ad oltre 30 chilometri di distanza. Le sacche di sangue sono arrivate tre ore dopo il parto. Forse la giovane madre avrebbe potuto salvarsi, se avesse avuto il sangue e magari un chirurgo in grado di tamponare l'emorragia. Vorrei chiedere al Ministro di venire in Aula per riferire l'esito dell'ispezione. È importante che venga a riferire, perché il 3 maggio è stato approvato il decreto Calabria, che prevede una serie di misure, ma a quanto pare oggi non abbiamo avuto alcun tipo di segnale sull'organizzazione sanitaria che si vuole fare in Calabria, manca l'organico, mancano i medici. Presidente, non è possibile che andiamo in ospedale per cercare aiuto e lì non troviamo i medici! Sarò monotono, saremo monotoni, magari ci stancheremo e vi stancheremo di ripetere le stesse cose, ma in Calabria si muore per motivi, per i quali è impensabile ed è innaturale. Da noi ciò accade. Questo è grave e, quindi, chiedo la massima attenzione del Parlamento al riguardo. Porteremo in Aula qualunque situazione di siffatto tipo che si verifichi in Calabria perché il Parlamento deve affrontare seriamente tale emergenza che riguarda i nostri concittadini, i nostri fratelli italiani. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il 28 giugno scorso il Presidente della Commissione europea, insieme ai leader dei paesi del Mercosur - Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay - ha annunciato di aver raggiunto un accordo politico sul libero scambio. Il 1° luglio 2019 la Commissione ha reso noti i risultati dell'ultimo e definitivo round negoziale, dal quale si evincono la liberalizzazione delle importazioni dei seguenti prodotti: 99.000 tonnellate di carne bovina, 180.000 tonnellate di pollame, 25.000 tonnellate di carni suine, eliminazione del dazio contingentale su 180.000 tonnellate di zucchero, 450.000 tonnellate di etanolo, 60.000 tonnellate di riso, 45.000 di miele e 30.000 tonnellate di formaggio esente dazio. L'accordo crea un mercato effettivamente di oltre 780 milioni di consumatori, ma lo scambio commerciale favorisce i settori europei dell'industria in particolare l' automotive , la chimica e la farmaceutica, e in cambio permetterebbe l'accesso di prodotti agricoli sudamericani, in particolare carne e zucchero. Mi preme però ricordare che gli accordi non solo devono tutelare le produzioni agricole europee e italiane, ma devono anche salvaguardare la salute dei consumatori. A tal proposito voglio ricordare lo scandalo della "carne fraca": il manzo e il pollame provenienti da uno di quei Paesi del Sud America si sono classificati, per i casi di contaminazioni, tra i primi 10 cibi più pericolosi per il numero di allarmi alimentari scattati in Italia nel 2018. Inoltre, sempre nello stesso Paese, dall'inizio dell'anno sono stati approvati ulteriori 211 pesticidi, di cui molti vietati in Europa e moltissimi vietati in Italia. Il documento sull'accordo commerciale non garantisce e non dà sufficiente tutela per il nostro Paese; è un accordo dal quale non trarremo alcun beneficio. Il settore agricolo non deve essere una merce di scambio. Dobbiamo seguire tre regole fondamentali se vogliamo fare degli accordi internazionali mondiali seri: la prima è la tutela della parità delle condizioni; la seconda è l'efficacia dei controlli e, la terza, è la reciprocità delle norme. Noi siamo assolutamente contrari a questo tipo di accordo e lo diciamo dai nostri banchi con energia e vigore: prima i prodotti italiani sempre! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MARIN (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, a distanza di oltre cento anni dai combattimenti, sull'altopiano di Asiago, in provincia di Vicenza, nei giorni scorsi sono stati rinvenuti i resti di un soldato italiano caduto durante il primo conflitto mondiale. Nelle vicinanze sono stati recuperati anche il suo elmetto, quasi integro, e una parte di scarpone in dotazione al regio esercito. Il rinvenimento e il recupero dei resti sono stati resi possibili grazie al prezioso contributo dell'Associazione ricercatori e amici della storia. La cerimonia di resa degli onori solenni avrà particolare significato, perché proprio quest'anno ricorrono i cento anni della costituzione del commissariato generale per le onoranze ai caduti, a riprova del fatto che, nonostante gli anni trascorsi, la missione volta al mantenimento del culto della memoria è quanto mai attuale e che l'attività di ricerca e recupero dei propri figli prosegue incessantemente in Italia e all'estero. Proprio nell'anno di tale ricorrenza, il Comune di Fogliano Redipuglia, in provincia di Gorizia, ha presentato il progetto «Adotta un caduto», condividendone gli aspetti con la Giunta regionale Friuli-Venezia Giulia e con l'ufficio scolastico provinciale, ponendosi l'obiettivo di realizzare un collegamento generazionale tra chi ha donato la vita per la difesa dei propri confini e i giovani degli istituti scolastici, al fine di consolidare rispetto e vicinanza al culto della memoria. L'importante evento ricercherà il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche e del mondo dell'associazionismo giovanile, per creare i presupposti per lo svolgimento di alcune attività didattiche e informative quali - ad esempio - lezioni di storia sulla prima guerra mondiale e sul Carso, oppure conferenze illustrative su specifici argomenti, come le innovazioni tecnologiche per il riconoscimento dei corpi dei caduti attraverso l'analisi del DNA. In tal senso, in piena collaborazione, il commissariato generale renderà disponibile l'area del sacrario militare, della zona monumentale e della struttura denominata «Casa della Terza Armata», per lo svolgimento del programma, in linea con i canoni di sacralità e decoro espressi dal luogo. Si auspica che tale iniziativa possa essere replicata anche per gli altri luoghi della memoria, per rievocare il passato e promuovere nei giovani il rispetto per i valori e per ricordare che ogni vita spesa ha senso solo se il sacrificio non è stato reso inutile. Redipuglia: 100.000 anime sepolte per 100.000 impliciti minuti di silenzio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Comunico che domani, mercoledì 24 luglio, la seduta sarà sospesa dalle ore 10,45 per permettere ai senatori di partecipare alla cerimonia del Ventaglio, che si terrà a Palazzo Giustiniani alle ore 11. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 24 luglio 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 24 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,55) . VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1388: sull'articolo 2, il senatore Marino avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sulla votazione finale, il senatore Verducci avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Bressa, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Conzatti, Crimi, De Poli, Drago, Galliani, Guidolin, Leone, Merlo, Messina Assunta Carmela, Monti, Napolitano, Nugnes, Ortolani, Paragone, Pepe, Petrocelli, Pittella, Ronzulli, Santangelo, Siri, Vaccaro, Vattuone e Zanda. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Iwobi e Pagano, per attività del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione; Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO. Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, Ufficio di Presidenza La Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ha proceduto all'elezione di un Vice Presidente e di un Segretario. Sono risultati eletti: Vice Presidente: senatore Fede Segretario: senatore Di Piazza Procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, trasmissione di decreti di archiviazione Con lettere in data 11 luglio 2019, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che il Collegio per i reati ministeriali, costituito presso il suddetto tribunale, ha disposto: con decreti in data 8 luglio 2019, l'archiviazione degli atti relativi a due distinte ipotesi di responsabilità penale nei confronti di Roberta Pinotti, nella sua qualità di Ministro della difesa pro tempore ; con decreto in data 8 luglio 2019, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità penale nei confronti del Ministro dell'interno Matteo Salvini e del Ministro della giustizia Alfonso Bonafede; con decreto in data 8 luglio 2019, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità penale nei confronti di Carlo Calenda, nella sua qualità di Ministro dello sviluppo economico pro tempore . Disegni di legge, annunzio di presentazione Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Disposizioni per il potenziamento e la velocizzazione degli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico e la salvaguardia del territorio - Legge "CantierAmbiente" (1422) (presentato in data 19/07/2019); senatori Parente Annamaria, Bellanova Teresa, Malpezzi Simona Flavia, Stefano Dario, Collina Stefano, Cirinna' Monica, Valente Valeria, Rossomando Anna, Patriarca Edoardo, Laus Mauro Antonio Donato, Nannicini Tommaso, Alfieri Alessandro, Astorre Bruno, Boldrini Paola, Comincini Eugenio, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, D'Alfonso Luciano, D'Arienzo Vincenzo, Faraone Davide, Fedeli Valeria, Ferrazzi Andrea, Garavini Laura, Giacobbe Francesco, Ginetti Nadia, Iori Vanna, Magorno Ernesto, Manca Daniele, Marino Mauro Maria, Messina Assuntela, Misiani Antonio, Parrini Dario, Pittella Gianni, Richetti Matteo, Sbrollini Daniela, Sudano Valeria, Taricco Mino, Rojc Tatjana, Verducci Francesco Norme in materia di parità retributiva tra donne e uomini e di sostegno alle madri lavoratrici (1423) (presentato in data 18/07/2019); senatori Romeo Massimiliano, Pianasso Cesare, Arrigoni Paolo, Tosato Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Papaevangeliu Kristalia Rachele, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Tesei Donatella, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modificazioni al testo unico sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in tema di terzo mandato consecutivo del sindaco per i comuni con popolazione sino a 5000 abitanti e di elezione del sindaco al primo turno nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, nonché disposizioni in materia di elezione del sindaco nei piccoli comuni colpiti da eventi sismici e di emolumenti per gli amministratori locali che assumono la carica di componente di organi di amministrazione di società di capitali partecipate (1424) (presentato in data 22/07/2019); senatori Santillo Agostino, Trentacoste Fabrizio, Angrisani Luisa, Croatti Marco, Vono Gelsomina, Coltorti Mauro, La Mura Virginia, Corrado Margherita, Pirro Elisa, Lanzi Gabriele, Lannutti Elio, Vanin Orietta, Presutto Vincenzo, Vaccaro Sergio, Donno Daniela, Gallicchio Agnese, Dessi' Emanuele, Matrisciano Susy, Mautone Raffaele Norme in materia di tutela delle prestazioni professionali per attività espletate per conto dei committenti privati e di contrasto all'evasione fiscale (1425) (presentato in data 22/07/2019); senatore Corbetta Gianmarco Disposizioni in materia di trasparenza dell'appartenenza ad organizzazioni ed associazioni private da parte di candidati e titolari di incarichi politici (1426) (presentato in data 23/07/2019); senatori Pazzaglini Giuliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Proposta di legge in materia di valorizzazione in bilancio del Capitale Umano (1427) (presentato in data 23/07/2019); senatori Toffanin Roberta, Bernini Anna Maria, Modena Fiammetta, Gallone Maria Alessandra, Floris Emilio, Malan Lucio, Pichetto Fratin Gilberto, Galliani Adriano, Mallegni Massimo, Testor Elena, Battistoni Francesco, Conzatti Donatella, Serafini Giancarlo, Masini Barbara, Rizzotti Maria, Cangini Andrea, Minuto Anna Carmela, Aimi Enrico, Sciascia Salvatore, Rossi Mariarosaria, Papatheu Urania Giulia Rosina, Giammanco Gabriella, Paroli Adriano, Barachini Alberto, Gasparri Maurizio, Pagano Nazario, Dal Mas Franco, Stabile Laura, Damiani Dario, Tiraboschi Maria Virginia, Berutti Massimo Vittorio, Caliendo Giacomo, Barboni Antonio, Ferro Massimo, Causin Andrea, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Messina Alfredo Modifiche al decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, in materia di incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico (1428) (presentato in data 23/07/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Dep. Piccoli Nardelli Flavia ed altri Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura (1421) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.478 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.1410, C.1516, C.1614, C.1686) (assegnato in data 23/07/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Romeo Massimiliano ed altri Modificazioni alla legge 24 giugno 2010, n. 107, in tema di riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche (1357) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 23/07/2019); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Pisani Giuseppe ed altri Applicazione della valutazione di impatto sanitario ai procedimenti di autorizzazione integrata ambientale (1337) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 23/07/2019); Commissioni 1ª e 2ª riunite Sen. Ronzulli Licia Disposizioni in materia di diritto di bambini e adolescenti ad una famiglia e di tutela dei minori in affidamento (1389) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 23/07/2019); Commissioni 2ª e 6ª riunite Sen. Romeo Massimiliano ed altri Riforma della giustizia tributaria (1243) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 23/07/2019). In sede referente 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione della Convenzione istitutiva dell'osservatorio Square Kilometre Array, con Allegati, fatta a Roma il 12 marzo 2019 (1376) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 23/07/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo in materia di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana, con Allegato, fatto a Roma il 14 febbraio 2019 (1377) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 23/07/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte, Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione del Protocollo di emendamento alla Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati a carattere personale, fatto a Strasburgo il 10 ottobre 2018 (1384) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 23/07/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese per eliminare le doppie imposizioni in materie di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatto a Roma il 23 marzo 2019 (1385) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) (assegnato in data 23/07/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Camerun, firmato a Yaoundé il 17 marzo 2016 (1386) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 23/07/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Dep. Capitanio Massimiliano ed altri Introduzione dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica (1264) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali C.682 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.734, C.916, C.988, C.1166, C.1182, C.1425, C.1464, C.1465, C.1480, C.1485, C.1499, C.1536, C.1555, C.1576, C.1696, C.1709) Ai sensi dell'articolo 35, comma 2, del Regolamento, già deferito in sede redigente, alla 7ª Commissione permanente (Pubbl. istruzione), è stato rimesso alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 23/07/2019). Disegni di legge, nuova assegnazione 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali in sede referente Sen. Ferrazzi Andrea Misure per la rigenerazione urbana (1131) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali Già assegnato, in sede referente, alla (9° e 13° riun.) (assegnato in data 23/07/2019). Disegni di legge, rimessione all'Assemblea Su richiesta di un quinto dei componenti la 7ª Commissione permanente - a norma dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento - i seguenti disegni di legge, già assegnati alla medesima Commissione in sede redigente, sono stati rimessi alla discussione e alla votazione dell'Assemblea: Introduzione dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica (1264), approvato dalla Camera dei deputati ; Nadia GINETTI e altri. - Modifiche al decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, recante disposizioni in materia di insegnamento di "Cultura costituzionale, educazione civica e cittadinanza europea" (233); Paola BOLDRINI e altri. - Disposizioni in materia di insegnamento dell'educazione civica, di elementi di diritto costituzionale e della cittadinanza europea nella scuola primaria e secondaria (303); Barbara FLORIDIA e altri. - Disposizioni in materia di educazione alla cittadinanza attiva e responsabile e strumenti di democrazia diretta (610); ROMEO e altri. - Introduzione dell'insegnamento curricolare di educazione civica nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, allargamento della partecipazione degli studenti agli organi collegiali della scuola, nonché reintroduzione del voto in condotta (796); Simona Flavia MALPEZZI e altri. - Valorizzazione e potenziamento dei percorsi di "Cittadinanza e Costituzione" (863); Licia RONZULLI. - Istituzione dell'insegnamento di educazione alla convivenza civile nelle scuole primarie (1031). Affari assegnati È stato deferito, in data 17 luglio 2019, alla 10 a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle ricadute dei sistemi di incentivazione per la riqualificazione energetica degli edifici sulle filiere produttive di settore (Atto n. 290). Camera dei deputati, trasmissione di documenti Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 17 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati, il documento approvato dalla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) della Camera dei deputati, nella seduta del 10 luglio 2019, concernente la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Legiferare meglio: bilancio e perseveranza nell'impegno (COM(2019) 178 final) (Atto n. 292). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 17 luglio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204 - lo schema di decreto ministeriale per il riparto del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca per l'anno 2019 (n. 100). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 22 agosto 2019. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 22 luglio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 3, 4 e 5, della legge 7 ottobre 2015, n. 167 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 novembre 2017, n. 229, concernente revisione ed integrazione del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, recante codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva 2003/44/CE (n. 101). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8 a Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5 a Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 12 agosto 2019. Le Commissioni 1 a , 2 a e 14 a potranno le proprie osservazioni alla 8 a Commissione entro il 6 agosto 2019. Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 3 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 25-bis, comma 8, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione in merito all'efficacia dell'introduzione delle azioni nel bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 7). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 8 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67, la relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di messa alla prova dell'imputato, aggiornata al 31 dicembre 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . CCVII, n. 2). Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 22 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 1075, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, la relazione concernente lo stato di avanzamento degli interventi di competenza del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale finanziati con le risorse del fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3 a , alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . CCXL, n. 2). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Regolamento del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) 2019/124 e (UE) 2018/2025 per quanto riguarda determinate possibilità di pesca (COM(2019) 338 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione - Relazione annuale 2018 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità e sui rapporti con i Parlamenti nazionali (COM(2019) 333 definitivo), alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Consiglio sull'attuazione dell'assistenza finanziaria fornita ai paesi e territori d'oltremare attraverso l'11º Fondo europeo di sviluppo (COM(2019) 336 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sul seguito dato in relazione al discarico per l'esercizio finanziario 2017 (COM(2019) 334 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 16 luglio 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: della Fondazione Rossini Opera Festival (ROF), per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 183); del C.I.R.A. (Centro Italiano di Ricerca Aerospaziale) S.c.P.A., per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 184); di CONI Servizi S.p.A., per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 185); dell'Ente Nazionale di Assistenza per gli Agenti e Rappresentanti di Commercio (ENASARCO) per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 186). Consiglio di Stato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente del Consiglio di Stato, con lettera in data 17 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 53-bis della legge 27 aprile 1982, n. 186, il conto finanziario della Giustizia amministrativa per l'anno 2018, approvato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa nella seduta del 5 luglio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 291). Mozioni Atto n. 1-00149 ORTOLANI QUARTO PUGLIA ANASTASI VACCARO DE LUCIA PACIFICO CORRADO FERRARA LUCIDI RICCIARDI SANTILLO GAUDIANO FEDE DI GIROLAMO GARRUTI PRESUTTO PELLEGRINI Marco DI MARZIO MARINELLO ANGRISANI MATRISCIANO ROMANO LOMUTI GALLICCHIO DELL'OLIO LA MURA COLTORTI DESSI' MAUTONE ROMAGNOLI DI MICCO LOREFICE LICHERI ACCOTO LANNUTTI BOTTO CORBETTA TRENTACOSTE MONTEVECCHI DONNO NOCERINO GIANNUZZI MANTERO LEONE - Il Senato, premesso che: l'art. 2 della Costituzione, nel sancire il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili dell'uomo e nel riconoscere l'obbligo, per la Repubblica, di richiedere l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo impone implicitamente che l'acqua potabile che, naturalmente, sgorga o transita sul territorio italiano, sia demanio dello Stato, affinché quest'ultimo possa disporne in modo equo e solidale tra i cittadini; l'art. 9 della Costituzione, imponendo la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione, richiede la salvaguardia delle grandi sorgenti d'acqua, da intendersi quali veri e propri "santuari naturali", unici e irripetibili in quanto frutto di un processo geologico protrattosi per centinaia di migliaia di anni, ove si manifesta l'emersione continua di acqua potabile che consente la vita anche durante i periodi non piovosi; l'art. 32 della Costituzione, prevedendo la tutela della salute come "fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività", la gratuità delle cure, l'osservanza dei limiti imposti dal rispetto della persona umana, a giudizio dei proponenti presuppone che l'acqua potabile, necessaria alla vita di ogni individuo, sia distribuita a tutti i cittadini, senza finalità capitalistiche, con mezzi e strumenti adeguati a consentire loro di bere in sicurezza ed in quantità adeguate per la propria salute; parimenti deve dirsi dell'articolo 41 della Costituzione, il quale, nel riconoscere la libertà di iniziativa economica privata, prevede tuttavia che essa non possa svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, sancendo inoltre che l'attività economica, sia pubblica che privata, deve essere dallo Stato indirizzata e coordinata a fini sociali; i principi costituzionali appena richiamati sono stati recepiti a livello legislativo con l'art. 144 del "codice dell'ambiente" (decreto legislativo n. 152 del 2006), il quale sancisce che "Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, appartengono al demanio dello Stato" e che, inoltre, "qualsiasi loro uso" deve essere effettuato "salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale"; il medesimo articolo impone, inoltre, di "evitare gli sprechi delle acque" e di "favorire il rinnovo delle risorse", e di non pregiudicare "il patrimonio idrico, la vivibilità dell'ambiente, l'agricoltura, la piscicoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici"; con il referendum abrogativo tenutosi i giorni 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani, disponendo l'abrogazione delle parole "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito" allora contenute nel comma 1 dell'art. 154 (rubricato "Tariffa del servizio idrico integrato") del decreto legislativo n. 152 del 2006, hanno definitivamente manifestato la loro volontà di sottrarre la gestione dell'acqua (e, di conseguenza, delle fonti da cui essa sgorga) alle logiche di profitto tipiche del libero mercato capitalistico; il potere di vincolo nei confronti del legislatore e del Governo della volontà espressa dal popolo con il referendum è stata di fatto confermata dalla Corte costituzionale la quale, con la sentenza n. 199 del 2012, ha dichiarato, fatalmente, l'incostituzionalità del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, nella parte in cui riproponeva, sostanzialmente, la normativa sui servizi pubblici locali che era stata allora appena abrogata dal corpo elettorale; dunque l'acqua potabile, le fonti da cui essa sgorga, le falde acquifere, l'acqua accumulata in laghi naturali e artificiali, il sistema idrico inteso nel suo complesso devono intendersi alla stregua di un bene pubblico inalienabile che, in quanto tale, non solo non può essere sottomesso alle leggi del mercato a scapito dei diritti fondamentali della persona, ma deve essere dallo Stato mantenuto in modo adeguato e consono agli scopi, costituzionalmente imposti, cui esso è preposto; la gestione da parte dello Stato dei beni appare, invece, spesso inadeguata: oltre 2,5 miliardi di metri cubi d'acqua perduti nel trasporto, rete idrica da risanare, sorgenti naturali non captate in via di estinzione, servizio idrico in buona parte privatizzato (con conseguente negazione del diritto all'acqua ai cittadini più indigenti); l'intervento su tali problematiche è tanto più urgente in quanto il periodo di eccezionale cambiamento climatico impone di considerare l'acqua quale vera e propria risorsa strategica di rilevanza nazionale; per risolvere tali questioni, o, quantomeno, alcune, era stata presentata, presso la Camera dei deputati, la proposta di legge AC 52 (presentata il 23 marzo 2018 e abbinata con la proposta AC 773), la quale, tuttavia, è ancora ferma all'esame in Commissione; è dunque fondamentale che, nell'attesa che l' iter della legge giunga a compimento, il Governo faccia in modo che non sia posto in essere nessun pregiudizio irreparabile ai beni pubblici legati all'acqua, attuando una consona protezione dei beni acquiferi, impegna il Governo: 1) a riconoscere l'acqua un bene pubblico, comune, di importanza strategica nazionale; 2) a porre in essere una ricognizione e una mappatura di tutte le sorgenti e le falde sotterranee d'acqua potabile presenti in Italia, indicando al contempo quali siano captate (cioè inglobate in manufatti dai quali iniziano gli acquedotti) e quali non lo siano; 3) a proteggere le fonti di acqua potabile non ancora captate in quanto patrimonio paesaggistico della nazione, veri e propri monumenti della natura da valorizzare e tutelare con adeguati progetti di musealizzazione ambientale; 4) ad adoperarsi al fine di impedire, fino all'approvazione di un'organica disciplina in materia, che la gestione del servizio idrico e l'erogazione dell'acqua vengano ulteriormente privatizzate; 5) a porre in essere, anche in considerazione dell'attuale periodo di cambiamento climatico, un piano di risanamento del servizio idrico nazionale e, in particolare, della rete degli acquedotti, mediante un piano strategico teso a eliminare le dispersioni. Interpellanze Atto n. 2-00037 PERGREFFI CAMPARI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'Austria ha introdotto divieti integrativi per i mezzi pesanti di massa superiore a 7,5 tonnellate, che circolano sul territorio austriaco nel 2019, in aggiunta ai tradizionali divieti di circolazione nel fine settimana e nelle ore notturne; il Land del Tirolo ha messo in campo un'articolata politica di divieti finalizzati a scoraggiare il traffico su gomma, così rallentando il transito delle merci italiane verso la Germania e verso tutta l'Europa settentrionale; prossimamente scatteranno ulteriori divieti su base merceologica: dal 1° agosto 2019 per chimica, metalli, macchinari e apparecchiature; dal 1° ottobre 2019 per carta e cartone, tubi e profilati e prodotti del petrolio liquido, settori per i quali, nel solo 2018, il valore economico transitato quantificato è stato di 137 miliardi di euro; considerato che: attraverso l'arco alpino transita la metà delle esportazioni italiane e oltre il 70 per cento dei flussi import-export dell'Italia con l'Unione europea e di queste sono oltre 50 milioni le tonnellate di merci che transitano per il Brennero, su un totale di oltre 160 milioni che varcano i confini nazionali; nel 2018, per gli ambiti oggetto di "divieto settoriale" (materie prime, materiali grezzi, veicoli e rimorchi), sono transitate merci per un valore di 46 miliardi di euro; il Tirolo ha assunto una posizione unilaterale probabilmente violando la libertà di circolazione nell'Unione europea; nei mesi scorsi, la commissaria europea ai trasporti, Violeta Bulc, rispondendo alle lamentele della rappresentanza del Governo italiano a Bruxelles, ha dichiarato che il numero chiuso ai tir al Brennero è una manovra che deve essere limitata a circostanze eccezionali per il suo impatto negativo sulle regioni vicine, evidenziando, inoltre, come "un'applicazione frequente di queste misure unilaterali non aiuti nella ricerca di una soluzione consensuale che può essere supportata da tutte le regioni interessate", soluzione che si cerca di raggiungere nel contesto del meeting dei Ministri dei trasporti del corridoio del Brennero; le camere di commercio lungo l'asse del Brennero sono critiche rispetto ai citati divieti, ma allo stesso tempo sono aperte alla discussione in merito a misure di medio termine per ridurre l'inquinamento, anche mediante lo spostamento del trasporto su rotaia, da applicarsi nell'attesa del completamento della galleria di base del Brennero, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda adoperarsi affinché, in sede nazionale ed europea, venga rivisto il blocco unilaterale imposto dal Land del Tirolo e dall'Austria che limita il transito dei mezzi pesanti, creando un pesantissimo danno all'economia italiana. Interrogazioni Atto n. 3-01049 GARAVINI PATRIARCA PARENTE ALFIERI GIACOBBE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: alcune centinaia di cittadini italiani residenti in Italia si sono visti negare o revocare l'Ape (anticipo pensionistico) sociale dall'Inps, perché titolari di pro rata in convenzione (pensione estera); tra questi vi sono, per la maggioranza, cittadini disoccupati, disabili, care giver o precedentemente occupati in lavori gravosi, i quali hanno perfezionato i requisiti anagrafici e amministrativi necessari per ottenere l'Ape sociale; inoltre, sono da considerare anche le persone in età avanzata e in uno stato di disagio economico, perché privi di altri redditi all'infuori del modesto pro rata erogato dallo Stato estero, dove hanno lavorato per pochi anni; l'Inps sostiene che l'incompatibilità del pro rata estero con l'Ape sociale trova il suo fondamento nel comma 167 dell'articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), che esclude la possibilità di ottenere l'Ape per coloro che siano già titolari di un trattamento pensionistico diretto; nella circolare applicativa e interpretativa n. 100 del 2017, l'Inps ha stabilito che non possono conseguire l'Ape sociale i titolari di un trattamento pensionistico diretto conseguito in Italia o all'estero e che ai fini del perfezionamento dell'anzianità contributiva minima dei 30-36 anni, richiesta per l'accesso al beneficio, non possono essere totalizzati i periodi assicurativi maturati in Paesi dell'Unione europea, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l'Italia; se da una parte è logico e comprensibile introdurre l'incompatibilità dell'Ape sociale con un trattamento pensionistico diretto italiano, appare, invece, ingiusto e illogico negare l'Ape sociale a quanti soddisfano tutti i requisiti e le condizioni richiesti, pure se titolari di una prestazione estera di poche decine di euro. Al riguardo, giova ricordare che la prestazione estera è inevitabilmente modesta, perché gli interessati hanno lavorato tutta una vita in Italia, dai 30 ai 36 anni; nella XVII Legislatura il Governo, in risposta a specifiche interrogazioni su questa problematica, aveva fatto salva la possibilità di assumere una posizione più aperta una volta superata la fase di prima applicazione della nuova normativa, al fine di favorire nelle ulteriori fasi di monitoraggio l'ingresso di potenziali beneficiari con contribuzione e prestazioni estere, valutando, dunque, la possibilità di consentire il perfezionamento, sia del requisito contributivo minimo per l'Ape sociale, totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, sia il cumulo di una prestazione estera con l'Ape sociale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda valutare la possibilità di chiedere all'Inps di modificare l'interpretazione restrittiva esposta nella circolare n. 100 del 16 giugno 2017, consentendo invece il cumulo dell'Ape sociale con una prestazione estera, al fine di garantire un'adeguata tutela alle esigenze di centinaia di cittadini italiani residenti in Italia in possesso dei requisiti per perfezionare il diritto all'Ape sociale, ma esclusi a causa di una valutazione molto restrittiva dell'Inps; se non ritenga, altresì, opportuno consentire la totalizzazione dei contributi italiani ed esteri, ai fini del perfezionamento contributivo minimo richiesto dalla normativa sull'Ape sociale, adeguandosi così a quanto disposto, in materia di perfezionamento dei diritti previdenziali, da tutte le convenzioni bilaterali e multilaterali di sicurezza sociale stipulate dall'Italia. Atto n. 3-01050 LA MURA CASTELLONE FERRARA TRENTACOSTE CORRADO LUCIDI MONTEVECCHI ANGRISANI VANIN PUGLIA GAUDIANO MAUTONE ORTOLANI URRARO GIANNUZZI RICCIARDI PRESUTTO DE LUCIA MARILOTTI LOMUTI NATURALE MANTERO MORONESE NUGNES LANNUTTI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: con delibera n. 124 del 20 marzo 2012 la Regione Campania ha approvato il progetto preliminare del grande progetto "Completamento della riqualificazione e recupero del fiume Sarno" (grande progetto Sarno) del POR Campania FESR 2007-2013, volto alla riduzione del rischio idrogeologico e alla riqualificazione ambientale del fiume, compresa la rete dei canali e degli affluenti allo stesso connessi, di importo complessivo pari a 217.472.302,30 euro; con decreto dirigenziale n. 177 del 2 dicembre 2013 la Regione Campania ha espresso parere favorevole di valutazione di impatto ambientale, su conforme giudizio espresso dalla commissione VIA, VAS e VI, formulando, tuttavia, talune prescrizioni, conseguenti al riscontro, in sede di istruttoria, di una serie di criticità connesse al grave stato di inquinamento del bacino idrografico del fiume Sarno (e dettagliate nel modello IV, contenente le conclusioni istruttorie, in 42 pagine); nel 2017 il grande progetto è stato ritirato e successivamente rifinanziato con risorse del POR FESR 2014-2020 per un importo pari a circa 401.000.000 euro; con delibera n. 144 del 13 marzo 2018 la Giunta regionale ha definito il "Programma degli interventi di mitigazione del rischio idraulico di interesse regionale afferenti il bacino idrografico del fiume Sarno"; all'esito del raffronto del programma di interventi con quello di cui alla delibera del 2012, emerge che il progetto originario avrebbe subito rilevanti variazioni. In particolare, sono stati inseriti interventi nuovi, finanziati con somme considerevoli; inoltre, taluni interventi, già previsti, sarebbero stati rimodulati anche sotto il profilo finanziario; quanto ai primi, si fa riferimento agli interventi "vasche di laminazione vesuviane", "rifunzionalizzazione canale Conte di Sarno", "intervento di manutenzione straordinaria delle vasche pedemontane del Vesuvio, Pianillo e Fornillo", rispettivamente di importo pari a 33.811.274 euro, 13.800.000 euro e 18.460.659,86 euro, e compresi nel lotto 3, nonché all'intervento denominato "interventi di bonifica e rimozione dei sedimenti inquinati nonché di sistemazione idraulica del bacino idrografico del fiume Sarno, limitatamente al tratto finale compreso tra la traversa di Scafati e la foce del fiume Sarno", il cui importo ammonta a 46.581.762,27 euro; quanto, poi, alla rimodulazione anche sotto il profilo finanziario, si rileva innanzitutto che l'intervento "opere di riqualificazione ambientale Torre Annunziata" risulta finanziato con 19.670.809,21 euro a fronte di un finanziamento originario pari ad 4.315.513,50 euro; inoltre, risulta che per gli altri interventi rimodulati, anch'essi già previsti nel progetto originario, il finanziamento sia maggiorato rispetto a quanto risulta dalla delibera del 2012; con decreto dirigenziale n. 75 del 10 giugno 2019 la Regione Campania ha disposto la proroga di 5 anni dell'efficacia del decreto dirigenziale n. 177 del 2 dicembre 2013; considerato che: il grande progetto Sarno nella versione del 2018 appare profondamente diverso dal progetto risalente al 2012. Innanzitutto, il relativo finanziamento è innalzato di poco meno di 200.000.000 euro; inoltre, il programma degli interventi, e per aspetti finanziari, e per consistenza, risulta modificato in maniera significativa; tale diversità è stata evidenziata anche dal vicepresidente della Regione Campania, il quale, in occasione della conferenza dei servizi relativa al lotto 3, con riferimento al progetto nella versione del 2018, ha parlato "di una strategia del tutto innovativa e correttiva di previsioni progettuali pregresse, risalenti a prima del 2015, totalmente carenti dell'aspetto ambientale", come riportato dal giornale on line "Torresette" il 23 giugno 2019; considerato, inoltre, che: come riferito, il grande progetto Sarno è stato sottoposto a VIA nel 2013, pertanto, la commissione competente si è espressa, per ovvie ragioni temporali, esclusivamente in relazione alla compatibilità ambientale degli interventi di cui alla delibera del 2012; le nuove tipologie di interventi inserite successivamente, al pari di quelle rimodulate nel 2018, integrano una variante significativa al progetto originario, e, pertanto, a parere degli interroganti, sussistono circostanze obiettive che impongono la reiterazione della VIA, in conformità a quanto previsto dal decreto dirigenziale n. 177 del 2 dicembre 2013, nel quale testualmente si statuisce che "È fatto altresì obbligo, in caso di varianti sostanziali del progetto esaminato, che lo stesso completo delle varianti sia sottoposto a nuova procedura"; sempre a parere degli interroganti, risulta illegittimo il provvedimento di proroga dell'efficacia del decreto, tenuto conto anche dell'infondatezza delle ragioni addotte dalla Regione Campania a sostegno, ovvero la persistenza dei presupposti di adozione del decreto VIA, a fronte dell'identità degli interventi programmati, e l'assenza di colpa per quanto attiene al ritardo nell'esecuzione delle opere, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti o di altri elementi al riguardo; se ritenga opportuno assumere iniziative volte a verificare la legittimità del provvedimento di proroga dell'efficacia del decreto dirigenziale n. 177 del 2 dicembre 2013, anche alla luce della rimodulazione degli interventi di cui alla delibera del 2012 e dell'inserimento degli ulteriori interventi "vasche di laminazione vesuviane", "rifunzionalizzazione canale Conte di Sarno", "intervento di manutenzione straordinaria delle vasche pedemontane del Vesuvio, Pianillo e Fornillo", "interventi di bonifica e rimozione dei sedimenti inquinati nonché di sistemazione idraulica del bacino idrografico del fiume Sarno, limitatamente al tratto finale compreso tra la traversa di Scafati e la foce del fiume Sarno", il cui finanziamento complessivo ammonta a 112.653.696,13 euro; se ritenga opportuno assumere iniziative dirette a sollecitare l'avvio di una nuova procedura di VIA con riferimento al grande progetto Sarno, tenuto conto delle varianti progettuali apportate al progetto risalente al 2012. Atto n. 3-01051 LA MURA CASTELLONE FERRARA TRENTACOSTE CORRADO LUCIDI MONTEVECCHI ANGRISANI VANIN PUGLIA GAUDIANO MAUTONE ORTOLANI URRARO GIANNUZZI RICCIARDI PRESUTTO DE LUCIA MARILOTTI LOMUTI NATURALE MANTERO MORONESE NUGNES LANNUTTI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: con delibera n. 124 del 20 marzo 2012 la Regione Campania ha approvato il progetto preliminare del Grande Progetto "Completamento della riqualificazione e recupero del fiume Sarno" del POR Campania FESR 2007-2013, avente quale scopo la mitigazione del rischio idrogeologico e la riqualificazione ambientale del fiume, compresa la rete dei canali e degli affluenti allo stesso connessi; il grande progetto Sarno (di seguito GPS) è stato sottoposto a VIA e con decreto dirigenziale n. 177 del 2 dicembre 2013 la Regione Campania ha espresso parere favorevole di valutazione di impatto ambientale, su conforme giudizio espresso dalla Commissione VIA, VAS e VI, formulando, tuttavia, talune prescrizioni; infatti, in sede di valutazione del progetto la Commissione ha riscontrato una serie di criticità derivanti dalla circostanza che gli interventi programmati riguardano un territorio fortemente inquinato. Infatti, il bacino idrografico del fiume Sarno, con legge n. 266 del 2005, è stato individuato come SIN, e successivamente, in forza del decreto ministeriale 11 gennaio 2013, la competenza per le relative operazioni di bonifica è stata trasferita alla Regione Campania; in particolare, la Commissione, nelle conclusioni istruttorie, ha formulato una serie di prescrizioni, tra cui le seguenti: assicurare la compatibilità ambientale delle acque recapitate nelle opere di laminazione e di derivazione in seconda foce, prima dell'attivazione delle opere stesse; verificare l'effettiva idoneità dei siti autorizzati alla gestione dei materiali movimentati, per le quantità e tipologie indicate in progetto; definire, in fase di progettazione, le modalità di gestione e manutenzione di tutte le opere programmate con indicazione del soggetto istituzionale preposto alle predette attività; dalle osservazioni formulate dalla Commissione nel Modello IV, contenente le conclusioni istruttorie, emergono evidenti perplessità in ordine alla qualità delle acque da recapitare nelle vasche di laminazione e alla manutenzione delle opere di laminazione, alla gestione dei sedimenti derivanti dal dragaggio, nonché all'individuazione delle specifiche aree interessate dagli interventi programmati; con riferimento al primo profilo, si evidenzia che il fiume Sarno e i suoi affluenti presentano un elevato livello di inquinamento di natura organica e industriale derivante da scarichi di acque reflue urbane e industriali non depurate. Nessuno dei predetti corpi idrici raggiunge l'obiettivo di stato (potenziale) ecologico di cui all'articolo 4 del Dipartimento qualità agroalimentare, e il torrente Solofrana non raggiunge l'obiettivo di buono stato chimico, come recentemente precisato dal Ministro dell'ambiente in risposta all'interrogazione parlamentare 4-00995, presentata alla Camera dei deputati, con riguardo al secondo profilo, ovvero a quello della manutenzione delle opere di laminazione, si rileva, innanzitutto, che le vasche attualmente presenti nel bacino idrografico del fiume Sarno versano in condizioni di profondo degrado: sono intasate di rifiuti e ricevono acque fognarie e industriali non depurate, che, a seguito di piogge continue, esondano, inondando i terreni agricoli circostanti; in una situazione analoga versano da decenni anche i canali. Il Piano regionale di bonifica (PRB) del 2019 evidenzia la presenza nei canali di metalli pesanti, come il cromo, lo zinco, nonché di idrocarburi. In particolare, nel canale Bottaro sono stati rinvenuti berillio, piombo, zinco, stagno, cromo totale, rame, tallio, idrocarburi pesanti, DDTs e PCB. Ciò nonostante, il GPS ne prevede l'ampliamento; inoltre, a seguito di accertamenti eseguiti nel corso del 2018, con riferimento al canale Fosso Imperatore, sito nei pressi dell'area PIP di Nocera Inferiore, è emerso, da un lato, che gli scarichi sono effettuati in assenza di trattamento o a valle di un trattamento inidoneo o inefficace, e, dall'altro, che la maggior parte delle aziende, che è stata sottoposta a controllo, opera in assenza di AUA e di SCIA; in data 6 ottobre 2018, la prima firmataria ha eseguito un sopralluogo in prossimità del canale Fosso Imperatore e, constatata una gravissima situazione di degrado ambientale, nei giorni successivi ha provveduto al deposito di un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore; nonostante il grave stato di inquinamento del bacino idrografico del Sarno sia un dato incontrovertibile, la Regione Campania, a fronte dei rilievi formulati dalla Commissione, ha dichiarato che i fanghi derivanti dal dragaggio sono presuntivamente identificati con codice CER 17.05.06, e le terre e rocce da scavo con il codice 17.05.04. Si tratta, come noto, di codici che rispettivamente identificano fanghi di dragaggio e terre e rocce da scavo non pericolosi; inoltre, sempre a fronte della richiesta di chiarimenti da parte della Commissione circa l'esecuzione delle opere nell'ex SIN, la Regione Campania ha categoricamente escluso che le opere del GPS interessino aree ricadenti nell'ex SIN; considerato che: in base al PRB 2013, aggiornato nel 2019, il fiume Sarno è un'Area Vasta (Avellino), ovvero un'area in cui i dati esistenti inducono a ritenere che la situazione ambientale sia particolarmente compromessa, a causa della presenza contemporanea, in porzioni di territorio particolarmente limitate, di più siti inquinati e/o potenzialmente inquinati; dall'esame del PRB 2019 emerge una diffusa situazione di inquinamento, che interessa il suolo, le acque superficiali e profonde, derivante dagli scarichi fognari e industriali abusivi. Inoltre, alla luce delle tabelle allegate al predetto Piano, che individuano, tra l'altro, i siti potenzialmente contaminati, risulta assolutamente inverosimile che gli interventi del GPS non coinvolgano aree inquinate ricadenti nell'ex SIN; con decreto dirigenziale n. 75 del 10 giugno 2019 la Regione Campania ha disposto la proroga di cinque anni dell'efficacia del decreto dirigenziale n. 177 del 2 dicembre 2013, con il quale è stato espresso parere favorevole di valutazione di impatto ambientale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti o di altri elementi al riguardo, e quali iniziative intenda assumere al fine di verificare se i soggetti tenuti a conformarsi alle prescrizioni della Commissione VIA abbiano provveduto ad ottemperare alle stesse; se ritenga opportuno assumere iniziative volte a chiarire con precisione le aree interessate dalle opere del GPS, al fine di escludere che queste riguardino aree comprese nell'ex SIN; se, a fronte dell'aggravarsi dello stato di inquinamento del bacino idrografico del fiume Sarno, non ritenga di intraprendere azioni dirette a valutare nuovamente la compatibilità ambientale del GPS. Atto n. 3-01052 D'ARIENZO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta all'interrogante: l'Azienda gardesana servizi (Ags) SpA, società a capitale interamente pubblico, cui hanno aderito i comuni dell'area Garda-Baldo dell'ambito territoriale ottimale "Veronese" (formata da 20 comuni della riviera veronese del lago di Garda, e parte della val d'Adige) e che si occupa di gestire l'intera rete idrica dei comuni veronesi che appartengono all'area del Garda, ha svolto la gara per la progettazione definitiva del nuovo collettore fognario; la gara è stata vinta dalla società HMR con sede a Padova, per una cifra di circa 469.000 euro; in merito alla gara espletata, nonostante la società HMR abbia offerto la stesura della relazione geologica (i cui oneri, pertanto, si ritengono inclusi nell'importo di contratto), la medesima è stata comunque successivamente oggetto di una specifica procedura negoziata svolta nel mese di aprile 2019 da parte di AGS per un importo di 176.800 euro che, nei fatti, è una cifra notevole, pari ad 1/3 della cifra offerta dalla HMR per redigere l'intero progetto, compresa la stessa relazione geologica; si osserva che la procedura negoziata, oltreché per il progetto definitivo affidato a soggetto terzo (la società HMR Srl) si riferisce alla redazione della relazione geologica richiesta su base bibliografica per il progetto di fattibilità tecnico economica, ovvero per un atto già redatto e approvato circa due anni prima; a parere dell'interrogante, la gara in questione, che è stata esperita secondo una procedura negoziata semplificata ai sensi dell'art. 36, comma 2, lettera c ) del decreto legislativo n. 50 del 2016 (Codice degli appalti), sarebbe dovuta essere esperita seguendo i dettami dell'art. 36, comma 2, lettera b ); infatti, la lettera c ) citata dell'art.36 si riferisce a lavori per i quali il limite per la procedura negoziata è 1 milione di euro, mentre per i servizi in genere, occorre fare riferimento alla lettera b) ove il limite è dato dalle soglie comunitarie; inoltre, per i servizi di ingegneria, come pare più precisamente il caso in esame, non pare esistano dubbi sulla necessità di espletare la gara, ai sensi dell'art. 157 del Codice degli Appalti in vigore alla data dell'11 marzo 2019; per quanto detto, emergerebbe, se confermata l'erronea attribuzione normativa, che la procedura adottata da AGS per l'affidamento della relazione geologica si sarebbe potuta applicare sono in casi particolari disciplinati dalla legge, si chiede di sapere: se l'AGS SpA abbia correttamente applicato la norma in vigore relativamente alla procedura per l'affidamento della redazione della relazione geologica in questione; se la cifra posta a base della procedura, 176.800 euro, sia corrispondente ai valori che il mercato impone per atti della medesima natura. Atto n. 3-01053 TARICCO PARRINI MAGORNO GIACOBBE ROJC FERRAZZI LAUS ASTORRE BITI D'ALFONSO CUCCA IORI PATRIARCA PITTELLA D'ARIENZO ALFIERI MALPEZZI MANCA SBROLLINI NANNICINI MESSINA Assuntela STEFANO CIRINNA' PINOTTI BOLDRINI GARAVINI VATTUONE MARINO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo analisi delle associazioni di categoria del commercio dal 2010 hanno chiuso oltre 35.000 esercizi commerciali al dettaglio di piccole dimensioni, cioè con una superfice inferiore a 50 metri quadri, e tra questi le percentuali più alte sono di negozi tradizionali, come quelli alimentari e dell'abbigliamento; tra le cause di questa "moria imprenditoriale" è costantemente citato il carico burocratico e fiscale; secondo l'Ocse, se si riducesse il carico burocratico che grava sul settore, in Italia la produttività dei piccoli negozi potrebbe crescere senza altri interventi del 3 per cento; in tutto il Paese le aree più colpite da questa moria sono quelle montane o comunque a bassa densità abitativa, che hanno visto negli ultimi decenni un lento e purtroppo ininterrotto declino di servizi, e rischiano una vera e propria "desertificazione commerciale" e di servizi di vicinato, nel solo Piemonte, oltre 70 comuni non hanno più un esercizio commerciale e ben 200 su 1.205 hanno solo un negozio, sono cioè a forte rischio desertificazione; considerato che: il 14 marzo 2019 il Governo, rispondendo alle sollecitazioni degli enti dei territori montani, con un decreto firmato dai Ministri per gli affari regionali e le autonomie, dell'interno e dell'economia e delle finanze, ha finanziato con 11 milioni di euro il Fondo integrativo per i Comuni montani, istituito dalla legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità per il 2013), per sostenere le piccole attività commerciali e consentire l'implementazione di servizi a favore del terzo settore nei territori dell'entroterra; l'articolo 30- ter del "decreto crescita" (decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58) ha introdotto agevolazioni per riapertura e ampliamento di attività commerciali, artigianali e di servizi nei piccoli comuni a partire dal 1° gennaio 2020 per sostenere l'economia locale; molte Regioni e Province autonome negli anni hanno varato provvedimenti, anche grazie ai fondi comunitari, a sostegno dell'economia montana e dei territori a maggiore dispersione abitativa e a rischio desertificazione dei servizi e commerciale; nonostante tutti gli interventi varati, moltissimi sono ancora i territori nei quali la desertificazione in atto sembra non dare segni di rallentamento, e sempre più forte si leva la domanda di semplificazioni e di trattamento diversificato che tenga conto delle peculiarità, perché diverse sono oggettivamente le condizioni nelle quali lo sviluppo e le attività economiche sono chiamate a operare in quei territori; considerato inoltre che: il 10 maggio 2019 il Ministro in indirizzo ha firmato il decreto ministeriale, previsto dalla legge di bilancio per il 2019, che indica gli esoneri all'obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati degli incassi giornalieri (cosiddetto scontrino elettronico), prevedendo per le attività di commercio al minuto e assimilate l'obbligo di emettere lo scontrino elettronico dal 1° luglio 2019 per i soggetti con un volume d'affari superiore a 400.000 euro, mentre lo stesso obbligo sarà esteso, con alcune deroghe, a tutti i commercianti al minuto e soggetti assimilati a partire dal 1° gennaio 2020; gli amministratori montani lamentano che, sia per la qualità della copertura di banda larga nei loro comuni ancora in larga parte assolutamente inadeguata, sia a causa del comunque ulteriore nuovo aggravio di costi, il nuovo obbligo aggiunto alla redditività in larghissima parte in questi comuni ampiamente al di sotto di tutti parametri medi, rischia di dare il colpo mortale a quel processo di desertificazione commerciale purtroppo da tempo in atto; la legge 31 gennaio 1994, n. 97, recante "Nuove disposizioni per le zone montane", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 32 del 9 febbraio 1994, all'articolo 16, rubricato "Agevolazioni per i piccoli imprenditori commerciali", recita: "1. Per i comuni montani con meno di 1.000 abitanti e per i centri abitati con meno di 500 abitanti ricompresi negli altri comuni montani ed individuati dalle rispettive regioni, la determinazione del reddito d'impresa per attività commerciali e per i pubblici esercizi con giro di affari assoggettato all'imposta sul valore aggiunto (IVA), nell'anno precedente, inferiore a lire 60.000.000 può avvenire, per gli anni di imposta successivi, sulla base di un concordato con gli uffici dell'amministrazione finanziaria. In tal caso le imprese stesse sono esonerate dalla tenuta di ogni documentazione contabile e di ogni certificazione fiscale. 2. Per le imprese di cui al comma 1, gli orari di apertura e chiusura, le chiusure domenicali e festive, nonché le tabelle merceologiche sono definite con apposito regolamento approvato dal consiglio comunale": per favorirne la piena applicazione potrebbe essere opportuna la definizione puntuale di linee di modalità applicative; tenuto conto che: la circolare del Ministero delle finanze n. 192 del 23 ottobre 2000, rispondendo a richieste di chiarimento in merito all'applicabilità dell'articolo 16 concernente agevolazioni fiscali per i piccoli imprenditori commerciali operanti in zone montane, afferma che "l'art. 16 (…) deve ritenersi abrogato"; il decreto-legge 17 settembre 1994, n. 538, che contemplava l'abrogazione esplicita dell'articolo 16, è decaduto per mancata conversione, e che non esiste nessun'altra norma che esplicitamente preveda l'abrogazione; l'articolo 16 permetterebbe di definire le proprie posizioni tributarie solamente in via preventiva, ai soli piccoli imprenditori commerciali che operano in zone montane e quindi, non rivolgendosi di fatto alla stessa platea, si potrebbe presumere che non trovi applicazione la disposizione dell'articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, che abroga in via generale "tutte le altre disposizioni con esso incompatibili", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga utile valutare la possibilità di intervenire con una norma di attuazione del citato articolo 16 della legge n. 97 del 1994, nei confronti dei soli piccoli imprenditori commerciali che operano in zone montane, definendo criteri e modalità di applicazione, anche individuando i comuni o località o porzioni di comuni interessate dall'applicazione della norma. Atto n. 3-01054 BITI FERRAZZI MESSINA Assuntela MIRABELLI SUDANO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: le aree naturali protette sono state istituite con la legge 6 dicembre 1991, n. 394, in attuazione degli articoli 9 e 32 della Costituzione e nel rispetto degli accordi internazionali, al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del Paese; la legge quadro sulle aree protette ha previsto, all'articolo 11, che il regolamento del parco disciplini, tra le diverse attività, anche quelle relative allo svolgimento di attività di ricerca scientifica e biosanitaria, rendono così necessaria la presenza di almeno un medico veterinario negli organici degli enti parco nazionali; per quanto risulta agli interroganti soltanto in 6 parchi nazionali su 24 vi sono, inquadrati a vario titolo, medici veterinari; considerato che: in Italia esistono 24 parchi nazionali e 146 parchi regionali e la componente faunistica rappresenta un aspetto fondamentale delle finalità di conservazione; il ministro Sergio Costa, lo scorso 24 ottobre, intervenendo al IX congresso di Federparchi, ha annunciato di aver individuato risorse per "1,8 milioni di euro per 55 nuove assunzioni di figure tecniche mancanti nei parchi nazionali", ovvero veterinari, biologi e geologi; nonostante le dichiarazioni rassicuranti del Ministro, dopo 8 mesi dall'annuncio dello sblocco delle assunzioni per i parchi nazionali, 18 di questi ultimi risulterebbero ancora privi delle professionalità dei medici veterinari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'assenza dei medici veterinari nell'organico in pianta stabile della grande maggioranza dei parchi nazionali; se i fondi del Ministero, annunciati lo scorso ottobre e pari a 1,8 milioni di euro, siano stati effettivamente stanziati e se si riferiscano ad assunzioni di varia natura, o se invece si tratti di assunzioni specifiche per dotare tutti i parchi nazionali di medici veterinari; se ritenga opportuno stanziare ulteriori fondi a sostegno dei parchi nazionali, affinché abbiano un organico adeguato, con particolare riferimento ai medici veterinari. Atto n. 3-01055 VITALI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Atto n. 3-01056 BATTISTONI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Atto n. 3-01057 NUGNES LA MURA DE PETRIS FATTORI ALDERISI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per il Sud Premesso che: nell'area dell'attuale sito di interesse nazionale di Bagnoli-Coroglio fin dai primi anni del '900 si è individuata un'area di sviluppo industriale altamente impattante per la salute e l'ambiente, un'intensa attività incentrata sulla produzione di acciaio tramite la società Ilva-ltalsider e sulla produzione di cemento e amianto tramite le società Eternit e Cementir; le produzioni di acciaio, di cemento, di amianto, sviluppatesi nel corso del 1900, erano foriere di un alto tasso d'inquinamento del sottosuolo, del suolo, dell'aria, dei fondali marini e del mare; a seguito della chiusura, nel 1994, dello stabilimento Italsider, a causa di accordi con l'Europa su le quote di produzione dei Paesi afferenti alla comunità economica, hanno avuto inizio le controverse e note vicende giudiziarie inerenti alla dismissione e alla bonifica; com'è noto la magistratura ha recentemente (aprile 2013) dichiarato la bonifica effettuata nell'area ex industriale realizzata a mezzo della Bagnoli SpA, già Bagnoli Futura, causa di "un disastro ambientale"; il il 6 ottobre 2017 il processo ha visto, in primo grado, la condanna di molti soggetti, anche pubblici; nel 2014 il Governo Renzi nel decreto-legge n. 133 del 2014, "sblocca Italia", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014, ha inserito l'art. 33 che definisce il comprensorio Bagnoli-Coroglio "un'area di rilevante interesse nazionale" attribuendo ad un commissario ed ad un ente attuatore (Invitalia) la bonifica del SIN e la rigenerazione urbana delle aree, si chiede di sapere: perché i Ministri in indirizzo non abbiano ritenuto opportuno attivarsi al fine di rivedere le disposizioni di cui all'art. 33 del decreto-legge n. 133 del 2014, che individua nel comprensorio Bagnoli-Coroglio "un'area di rilevante interesse nazionale" attribuendo ad un commissario ed ad un ente attuatore (Invitalia) la bonifica del SIN e la rigenerazione urbana delle aree, il trasferimento delle aree, nonché il procedimento di formazione, approvazione e attuazione del programma di riqualificazione ambientale e di rigenerazione urbana, contro cui il Movimento 5 stelle, di cui gli stessi Ministri sono espressione politica, si era aspramente opposto nella XVII Legislatura; considerato che l'area flegrea è inserita nella zona rossa per rischio vulcanico, come stabilito dal piano nazionale di emergenza per i Campi Flegrei, e che Bagnoli, nel piano di emergenza vulcanica, è parte centrale della zona rossa flegrea (in allerta gialla), quali valutazioni abbiano ritenuto di fare in merito all'approvazione del Programma di risanamento ambientale e di rigenerazione urbana che prevede 1.798.000 metri cubi di nuove cubature, di cui 198.000 residenziali, oltre 200.000, di conservazione del borgo di Coroglio, senza calcolare le sottocubature per servizi, vista l'inedificabilità per civile abitazione in zona rossa vesuviana (non in allerta) di cui alla legge regionale n. 21 del 2003, e se si sia valutato l'impatto urbanistico di tale dimensione volumetrica in un'area già così densamente urbanizzata, visto che il rischio vulcanico è connesso alla possibilità di invasione di flussi piroclastici distruttivi, e che l'evacuazione preventiva della popolazione è l'unico modo per garantire la sicurezza dei cittadini. In una situazione simile è evidente che non si possono realizzare nuovi edifici per ospitare nuovi residenti che incrementerebbero il rischio e la difficoltà consecutiva dell'evacuazione; se alla luce del recente dissequestro del 13 luglio 2019 dei terreni del SIN da parte della III Sezione della Corte di appello di Napoli, quando si presuma che partirà la bonifica, se saranno rivisti l'ordine e le tempistiche del crono-programma degli interventi, se si abbia contezza dei costi complessivi e delle coperture; secondo quale criterio si sia deciso di iniziare con il procedere alla rimozione dell'amianto interrato, per soli 2 metri superficiali, considerato che esso non è biodisponibile e, quindi, non percola in falda ed è nocivo solo in fibre disperse nell'aria se rimosso, con conseguente aggravi economici, ambientali e della gestione (scavo e movimentazione, ricerca nuova discarica a deposito); considerato che la fonte dell'inquinamento è a monte, ossia proviene da terra, e defluisce verso il mare, secondo quale criterio si sia deciso di bonificare prima a mare e poi a terra; come si intenda procedere per i terreni non di proprietà di Invitalia, ma della Cementir, per la dismissione degli impianti, la demolizione e la bonifica dei terreni; se si provvederà con la Regione a stabilire l'inizio dei lavori per la realizzazione dei collettamenti fognari previsti e a carico della Regione prima di dare inizio alla bonifica a mare; se nella realizzazione del parco urbano di Bagnoli nell'area Italsider sarà rispettata la volontà popolare di bonificare la spiaggia e renderla pubblica con il ritiro di tutte le concessioni date ai privati (e confermate per altri 15 anni dall'attuale Governo), che ha visto nel 2012 la raccolta di 14.000 firme in due mesi per "Una Spiaggia Per Tutti" con l'approvazione di una delibera del Consiglio comunale di Napoli; inoltre, che cosa si prevede per il futuro dell'area protetta di Nisida, attualmente sede di un importante centro per la giustizia minorile; ed ancora se veramente si pensi di realizzare il porto turistico nello specchio d'acqua antistante alla spiaggia da ripristinare alla balneazione; quali approfondimenti siano stati condotti per constatare, anche a seguito delle indagini della magistratura, il funzionamento della barriera idraulica adottata come intervento di messa in sicurezza d'emergenza per le acque di falda; che cosa si preveda per la colmata a mare, la cui rimozione è prevista dal decreto legislativo n. 368 del 1998 e come e dove si intenda smaltire i detriti e se siano stati sottoscritti gli accordi; quali misure di competenza abbiano promosso o intendano promuovere per recuperare, in ottemperanza al principio del "chi inquina paga" dalla società Ilva, dalla società Cementir e dalla Eternit i costi sostenuti e da sostenere per la completa bonifica dell'area e, in ottemperanza del disposto della sentenza del Cons. Stato, Sez. V 23 settembre 2015, n. 4466, dalla società Fintecna i costi della rimozione della colmata; quali iniziative di competenza siano state adottate e quali accertamenti siano stati disposti per garantire che non siano in atto situazioni di pericolo per la salute dei cittadini di Napoli e in particolare del quartiere Fuorigrotta-Bagnoli, anche in accordo con il Ministero della salute; per quale motivo non siano stati pubblicati i risultati delle analisi di rischio, i contaminanti riscontrati, le biodisponibilità, e i modi in cui questi si muovono verso l'uomo e verso la falda, per la definizione delle bonifiche da effettuare. Atto n. 3-01058 NUGNES DE PETRIS LA MURA CASTELLONE CORRADO MARTELLI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: si è appreso, attraverso la stampa, che la Regione Campania intende realizzare nuove "discariche provvisorie": due a Giugliano in Campania (Napoli), nella cava Giuliani, per circa 19.000 tonnellate, l'altra nella "Taverna del re" con una capacità di 20.000 tonnellate; 21.000 tonnellate ad Acerra nella "piazzola n. 2" con capacità di 42.000 tonnellate; 9.000 tonnellate destinate a S. Tammaro (Caserta); 3.900 tonnellate a Polla (Salerno); 3.000 tonnellate nell'impianto STIR di Battipaglia (Salerno); 3.000 tonnellate a Pianodardine (Avellino) e 45.000 tonnellate destinate alla città di Napoli (non è stata ancora resa nota la località); non è la prima volta che questi siti sono individuati per il conferimento di rifiuti: a cava Giuliani furono stoccate, negli anni della crisi rifiuti, circa 65.000 tonnellate di "ecoballe" (ad oggi finalmente completamente rimosse); a Taverna del re circa 5,6 milioni di tonnellate (pochissime rimosse); ad Acerra la "piazzola n. 2" fu chiusa nel 2013 dopo l'incendio che il 20 agosto 2012 bruciò le migliaia di tonnellate di ecoballe che vi erano accumulate (delle 4 piazzole 2 furono bonificate e ripulite); i siti sono situati in zone riconosciute come "area di massima frammentazione eco-sistemica" e sono stati classificati come siti posti in zona "altamente critica", con contiguità o prossimità ai centri o nuclei abitati; il piano di gestione dei rifiuti urbani elaborato dal commissario delegato per l'emergenza rifiuti, ai sensi del decreto-legge n. 61 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 87 del 2007, ed adottato con ordinanza n. 500/2007, all'allegato 9 "tabella di raccordo dei criteri di individuazione delle aree non idonee con il piano di cui alla legge 87/2007" autorizzava la localizzazione previo provvedimento motivato della Regione e prescrivendo di esaminare le condizioni di accettabilità; considerato che: Acerra è il sito dove è stato costruito il più grande inceneritore d'Europa e rientra tra i siti di interesse nazionale da bonificare, mentre il territorio di Giugliano in Campania, a causa della realizzazione di insediamenti industriali e di discariche per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, ha subito la modifica del ciclo idrogeologico che ha determinato il degrado del suolo; si è assistito in questi luoghi, nell'ultimo ventennio, alla proliferazione di aree destinate a rifiuti di ogni sorta: aree spesso prive dei più elementari presidi di tutela e protezione dell'ambiente, nelle quali sono stati smaltiti anche rifiuti tossici e pericolosi, provocando la contaminazione sia delle acque superficiali che di quelle di falda; sul territorio di Giugliano in Campania sono stati smaltiti legalmente o illegalmente 16 milioni di tonnellate di rifiuti, a fronte di circa un milione di tonnellate di rifiuti prodotti all'interno del territorio; tale situazione ha determinato una grave crisi sanitaria e ambientale che rischia di aggravarsi se non si interviene in modo rapido ed efficace; uno studio commissionato dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, "finalizzato alla valutazione degli effetti sanitari della gestione dei rifiuti in Campania", ha confermato la presenza di rischi elevati di mortalità per varie cause e malformazioni congenite nelle province di Napoli e Caserta, correlando a livello comunale questi rischi con l'intensità delle esposizioni legate allo smaltimento dei rifiuti; la cava Giuliani, individuata da Sistema ambiente provincia di Napoli SpA per ospitare uno stoccaggio di rifiuti in vista della chiusura dell'impianto di termovalorizzazione di Acerra, nei giorni scorsi è stata sequestrata dalla Polizia municipale di Giugliano per violazioni ambientali relative allo scarico delle acque, nonché per carenze nella prevenzione degli incendi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato e se, per le rispettive competenze, non ritengano di verificare sulla base di quali criteri e in osservanza di quali norme siano stati individuati i suddetti siti come luoghi idonei, tenuto conto del dettato di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006 (articolo 199, comma 3, lettera l) ), della legge regionale n. 14 del 2016 (art. 12, comma 3, lettera b) , e art. 13, comma 1, lettera c) ), nonché della previsioni contenute nella deliberazione n. 685 del 6 dicembre 2016, con cui la Giunta regionale ha adottato gli atti di aggiornamento del piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani ai sensi dei commi 2 e 6 dell'art. 15 della legge regionale n. 14 del 2016, i quali, nel dettare i principi per la gestione dei rifiuti, specificano che tra i criteri per l'individuazione da parte delle Province delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti vi sia quello secondo cui nel comune sede di un impianto di smaltimento dei rifiuti non siano ubicati ulteriori impianti o siti di smaltimento dei rifiuti, salvo autonome delibere dei Comuni stessi; se non ritengano urgente attivarsi, in attuazione del principio di precauzione, affinché sia rivista la decisione, nella misura in cui, ogni qual volta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti da un'attività potenzialmente pericolosa, l'azione dei pubblici poteri debba tradursi in una prevenzione anticipata rispetto al consolidamento delle conoscenze scientifiche, e in ottemperanza all'orientamento della giustizia comunitaria, secondo cui i vincoli sopravvenuti di natura ambientale su una determinata area "obbligano" la pubblica amministrazione a vagliare la compatibilità con gli stessi delle autorizzazioni già rilasciate, che quindi "sono permanentemente esposti all'esercizio dell'autotutela amministrativa laddove oggettivamente incompatibili". Atto n. 3-01060 PIARULLI LOMUTI PISANI Giuseppe RICCARDI PUGLIA LUCIDI LANNUTTI ROMANO Al Ministro della giustizia Atto n. 3-01061 PESCO GIROTTO LOMUTI GALLICCHIO ACCOTO PRESUTTO PELLEGRINI Marco PIRRO DELL'OLIO LEONE COLTORTI FEDE AGOSTINELLI NATURALE MOLLAME ABATE GRASSI AUDDINO LANNUTTI DI GIROLAMO CROATTI RICCARDI MATRISCIANO PIARULLI ROMANO GAUDIANO MONTEVECCHI BOTTICI ANGRISANI VACCARO D'ANGELO L'ABBATE LANZI Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01059 ALFIERI BELLANOVA MALPEZZI MIRABELLI STEFANO COLLINA FERRARI CIRINNA' VALENTE ASTORRE BITI BOLDRINI COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI IORI LAUS MAGORNO MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela NANNICINI PARRINI PATRIARCA PINOTTI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI SUDANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il rapporto annuale dell'Ice-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, "L'Italia nell'economia internazionale", giunto alla sua 33a edizione, sarà presentato a Napoli il 23 luglio 2019, presso l' auditorium del "Royal Continental", alla presenza, tra gli altri, del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali; il rapporto si apre con un ampio capitolo dedicato allo scenario economico mondiale, in cui si analizzano le tendenze recenti degli scambi e degli investimenti internazionali, le politiche commerciali e il ruolo dell'Unione europea. Seguono quattro capitoli sulla posizione dell'economia italiana, analizzata in termini macroeconomici e con riferimento alla distribuzione geografica, settoriale e territoriale degli scambi e degli investimenti internazionali. Il sesto capitolo analizza i dati sull'internazionalizzazione commerciale e produttiva delle imprese italiane, classificate per dimensione aziendale. Infine, l'ultimo capitolo offre un quadro delle politiche di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e di attrazione degli investimenti esteri, con il contributo di tutte le istituzioni pubbliche che le realizzano; il rapporto è realizzato da un gruppo di autori interni ed esterni all'Agenzia Ice, con il coordinamento scientifico di Lelio Iapadre dell'università de L'Aquila, e sotto la supervisione di un comitato editoriale, presieduto da Fabrizio Onida (università "Bocconi") e composto da docenti di numerose università, dalla Luiss, al politecnico di Milano, alla "Ca' Foscari" ed esperti in rappresentanza di altre istituzioni che collaborano in vario modo; il rapporto è solitamente accompagnato da un fascicolo di sintesi, che ne riassume le principali analisi e conclusioni, destinato a una divulgazione più ampia, anche in lingua inglese, sotto la forma di executive summary ; considerato che: con una decisione senza precedenti il presidente dell'Ice, Carlo Maria Ferro, eletto presidente nel gennaio 2019 e nominato membro del consiglio d'amministrazione dell'Agenzia con delibera del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro in data 28 novembre 2018, ha disposto la sostituzione del testo della sintesi con un booklet (opuscolo) per soddisfare esigenze di comunicazione mediatica; la decisione, assunta il 10 luglio, è stata comunicata con una e-mail agli autori del rapporto, in cui si sostiene, tra l'altro, che il testo preparato per la sintesi avrebbe elementi di pessimismo e di critica e sarebbe inficiato da una "apologia della Commissione europea"; a seguito della decisione il direttore del comitato editoriale, Fabrizio Onida, accademico e già presidente ICE, si è prontamente dimesso e in una nota ha affermato che la decisione assunta appare "non solo spiacevolmente irrituale, ma soprattutto ingiustamente squalificante del lavoro di squadra che abbiamo sempre cercato di garantire, nonché gravemente offensiva della serietà professionale degli autori e della mia stessa dignità scientifica e onorabilità di Presidente del comitato editoriale"; alle dimissioni del direttore sono immediatamente seguite quelle di 10 membri del comitato editoriale, che in un'ulteriore nota hanno spiegato di esser stati "chiamati a garantire che il Rapporto sia strutturato e prodotto in base a elevati standard di qualità scientifici". E che, se "la dirigenza e il Presidente del'Ice in primis hanno il potere di esprimere linee di indirizzo e suggerimenti, sempre ben graditi", tuttavia "il Comitato editoriale e il suo Presidente devono poter operare in autonomia nella definizione dei testi del rapporto, svolgendo il proprio ruolo di garanti della qualità scientifica delle analisi prodotte"; i membri dimissionari hanno, infine, sostenuto che "un'Agenzia pubblica come l'Ice abbia l'obbligo di offrire alle imprese, ai policy-makers e ai contribuenti, una rappresentazione corretta delle tendenze e dei processi di internazionalizzazione dell'economia italiana e non un'immagine deformata da malintese finalità di comunicazione esterna, o, peggio ancora, piegata alle logiche di una parte politica", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti e quali siano le loro valutazioni in merito; quali iniziative necessarie e urgenti intendano adottare al fine di garantire il pieno rispetto della terzietà e dell'autonomia del comitato editoriale ICE e del suo direttore, anche alla luce del danno che i fatti hanno provocato in termini di credibilità e autorevolezza dell'Agenzia stessa. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01994 PERGREFFI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: la Compagnia italiana di navigazione (CIN) ha dal 2012 una convenzione per servizi pubblici che prevede un contributo annuo di 72.686.000 euro; la Commissione europea ritiene tale contributo eccessivo e sproporzionato, costituendo di fatto un aiuto di Stato illegale ed incompatibile con il mercato interno; la CIN è stata sanzionata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) con una multa di oltre 29 milioni di euro per aver illecitamente posto in essere un abuso di posizione dominante, come accertato nel procedimento antitrust A487, rifiutando di trasportare le merci dei clienti che utilizzavano anche i servizi di altri operatori; la violazione accertata dall'AGCM è stata confermata dal TAR Lazio con sentenza n. 7175/2019 del 4 giugno 2019; tale condotta di boicottaggio si configura come una sostanziale e reiterata violazione degli obblighi di servizio pubblico, facendo venir meno le ragioni di interesse pubblico nel mantenimento in essere della stessa convenzione; il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha già accertato molteplici e reiterate violazioni della convenzione in essere, adottando nei confronti della CIN diversi provvedimenti recanti applicazione di penali, alcune di tali violazioni generano ingenti danni erariali; dopo ben 7 anni dall'acquisizione della Tirrenia, la CIN non ha ancora perfezionato il pagamento allo Stato del prezzo di acquisto pari a 180 milioni di euro, risultando ancora non pagate la prima tranche di 55 milioni di euro scaduta nel mese di aprile 2016 e la seconda tranche di 60 milioni di euro scaduta il 30 aprile 2019; pur non avendo ancora regolarmente pagato per la Tirrenia, la CIN dal 2015 ad oggi ne ha già venduto ben tre navi, la motonave "Puglia" per 15,1 milioni di euro, la motonave "Aurelia" per 6 milioni di euro, e la motonave "Hartmut Puschmann" venduta per 12,9 milioni di euro e poi noleggiata a scafo nudo per sei mesi; lo Stato, in questo modo, non avendo ancora incassato i soldi della vendita, ha visto ridurre la garanzia del proprio credito; la convenzione prevedeva un contributo annuo per una nave di riserva che è stata, invece, prima noleggiata e poi venduta; nonostante la grande incertezza circa l'ottenimento del contributo previsto dalla convenzione per il 2019, la CIN lo ha già ceduto a "Banca Sistema" per 69,8 milioni di euro; nonostante la CIN abbia perso nel 2018 ben 62,6 milioni di euro, con un peggioramento del risultato rispetto al 2017 di 85,6 milioni di euro, ha implementato operazioni inter-company a parere dell'interrogante quantomeno discutibili (progetto di fusione inversa di Moby in CIN, noleggi e subnoleggi navi) e prestiti personali onerosi a condizioni convenienti; in data 1° luglio 2016, la capogruppo ha concesso un finanziamento di un milione di euro al presidente del consiglio di amministrazione, con interessi al 2 per cento e scadenza nel 2018, poi posticipata al 30 aprile 2021; nel febbraio 2016, la stessa capogruppo ha emesso bond per 278,9 milioni di euro ad un tasso del 7,75 per cento, la cui quotazione attuale si aggira intorno al 30 per cento, testimoniando il sentiment negativo dei mercati; il presidente del consiglio di amministrazione della società capogruppo si sarebbe fatto anticipare nel corso dell'esercizio 2018 i compensi relativi al 2019 e parte del 2020 per un totale di ben 4,99 milioni di euro; nel caso della linea Napoli-Palermo CIN riceve ingenti contributi (circa 6,9 milioni di euro nel 2014) mentre l'operatore GNV esercita un servizio equivalente senza ricevere alcun contributo, si chiede di sapere: se non si intenda sospendere con effetto immediato, visto il grave pericolo di danno erariale, l'erogazione dei contributi pubblici a favore di CIN, per poi procedere alla risoluzione della convenzione per inadempienza da parte di CIN a seguito delle molteplici gravi e reiterate violazioni della convenzione accertate dallo stesso Ministero, dalla AGCM e dal TAR, nonché in ragione dei superiori interessi pubblici al buon funzionamento della continuità territoriale e della concorrenza; che cosa si intenda fare per evitare di incorrere in ulteriori procedure di infrazione da parte della Commissione europea per illegittimi aiuti di stato a CIN. Atto n. 4-01995 BRUZZONE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: diverse aziende agricole lamentano da tempo interpretazioni discordanti da parte di uffici pubblici e studi commerciali, in merito alla corretta applicazione dell'aliquota IVA alle operazioni di cessione di selvaggina da parte di allevatori; gli allevatori di selvaggina, quando cedono i loro animali vivi per l'attività venatoria, destinati all'alimentazione umana, sono talvolta ritenuti soggetti al regime di aliquota ordinaria del 22 per cento; le operazioni di cessione di prodotti destinati all'alimentazione umana sono però soggette ad un'aliquota agevolata del 10 per cento, come riportato nella tabella A, parte III, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, anche se quest'ultima crea diverse perplessità, in quanto per i diversi prodotti della selvaggina l'interpretazione non è univoca; considerato che: con parere dell'Agenzia delle entrate n. 954-39/2009, si ritiene che le cessioni di pesci, effettuate da imprenditori dell'acquacoltura e destinate a strutture nelle quali il fruitore paga un corrispettivo per l'ingresso senza che debba pagare per il pesce pescato che comunque trattiene e destina alla propria alimentazione, possano essere assoggettate ad IVA con aliquota ridotta al 10 per cento; di contro per le cessioni di pesce, destinato ai "carpodroni", atteso che il pesce viene rilasciato nello stesso laghetto dal quale è stato pescato e non trattenuto a scopo alimentare, non si ritiene applicabile l'aliquota IVA ridotta del 10 per cento; all'interrogante appare dunque che, per via analogica, possa applicarsi la stessa interpretazione per i prodotti della selvaggina destinati all'alimentazione umana, tanto più che l'attività condotta dagli ambiti territoriali di caccia (cosiddetto ATC) e dalle aziende venatorie è diretta allo svolgimento dell'attività di caccia per poi destinare la selvaggina al mercato alimentare; infatti, il regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004, sull'igiene dei prodotti alimentari, indica come prodotti primari "i prodotti della produzione primaria compresi i prodotti della terra, dell'allevamento, della caccia e della pesca"; inoltre, la risoluzione ministeriale n. 362304 del 30 giugno 1986 della Direzione generale tasse del Ministero delle finanze conferma, per gli animali riproduttori, la loro destinazione all'alimentazione umana, che sussiste anche se non in modo immediato, in quanto, comunque, tale destinazione rappresenta la conclusione normale del loro breve ciclo vitale; tenuto conto che, nel resto dei Paesi dell'Unione europea, gli allevatori di selvaggina sono soggetti ad aliquota IVA agevolata del 4 per cento o del 10 per cento; questa situazione crea una disparità di trattamento tra l'Italia e il resto dei Paesi dell'Unione europea, mettendo il nostro Paese in posizione svantaggiata nel mercato europeo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali misure intenda porre in essere al fine di far chiarezza sulla corretta applicazione dell'aliquota IVA agevolata per gli allevatori di selvaggina, in modo da uniformarne l'applicazione sull'intero territorio nazionale, anche al fine di eliminare la posizione di svantaggio dell'Italia rispetto al resto dei Paesi dell'Unione europea. Atto n. 4-01996 FAZZOLARI Ai Ministri della salute, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'economia e delle finanze Premesso che: sono ormai mesi che l'allerta rifiuti nella capitale d'Italia è alla ribalta delle cronache quotidiane, ampiamente corredate di foto recanti cassonetti stracolmi, marciapiedi ostruiti da sacchi di spazzatura, mosche, blatte, vermi, cinghiali, topi e gabbiani fuori misura che si cibano di immondizia; a fronte di tali criticità, invece di adottare provvedimenti straordinari atti a risolverle, si assiste ad un deplorevole duello verbale con relative accuse e scarichi di responsabilità tra la Regione Lazio e il Comune di Roma, senza che venga adottata iniziativa alcuna che porti realmente alla soluzione del problema; la situazione è, ormai, insostenibile anche sotto il profilo igienico-sanitario; da fonti stampa si è appreso che, in più occasioni, l'ordine dei medici, nella figura del presidente, dottor Antonio Magi, si è espresso denunciando "forti rischi per la salute dei cittadini" messa a rischio per "la proliferazione di germi e parassiti [che] favorisce la diffusione di malattie infettive tramite contatto con gli escrementi di uccelli e roditori", potenziali vettori di malattie; anche le ASL hanno parlato di una "grandissima emergenza igienica in atto, pericolosa per la salute umana", in seguito al sempre crescente numero di segnalazioni e di ispezioni, in particolare nei mesi di giugno e luglio; il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in una missiva rivolta alle istituzioni regionali e comunali, ha confermato che "non sono ingiustificate le preoccupazioni per la salute umana e l'ambiente"; i commi 655 e 656 dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, istitutivi della tassa sui rifiuti (Tari), prevedono una sensibile riduzione della stessa in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti o di interruzione dello stesso per impedimenti organizzativi che determinino danni o pericoli di danno alle persone e all'ambiente, si chiede di sapere: se il Ministro della salute ritenga ancora che la situazione della capitale sia "sotto controllo" come ha dichiarato qualche settimana fa e se intenda adottare iniziative di competenza per contribuire alla soluzione della crescente emergenza; se il Ministro dell'ambiente ritenga che da questa gravissima situazione possano derivare danni alla salubrità delle aree interessate e se intenda adottare iniziative di competenza al fine di contribuire alla soluzione del problema dei rifiuti a Roma; se il Ministro dell'economia e delle finanze non ritenga che sussistano le condizioni previste dalla legge per l'applicazione della riduzione della Tari per i residenti capitolini afflitti dall'emergenza igienico-sanitaria. Atto n. 4-01997 VALENTE CUCCA FEDELI GIACOBBE MARGIOTTA PITTELLA VATTUONE TARICCO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: l'istituto comprensivo "Madonna Assunta" di Napoli, scuola di nuova istituzione a seguito del dimensionamento della rete scolastica, come da delibera n. 22 del 17 gennaio 2017 della Regione Campania, sta vivendo una situazione di grave emergenza che dura dal 1? settembre 2017 a causa della mancanza pressoché assoluta degli arredi e delle strumentazioni informatiche necessarie per garantire il normale corso delle attività scolastiche; la mancanza di banchi e sedie, in particolare, che già negli anni passati ha impedito di assegnare a ciascun bambino un singolo banco, risulterà il prossimo anno scolastico ancora più compromessa a causa di una popolazione scolastica in costante crescita, a fronte di una disponibilità di risorse invariata; pur essendo la scarsità cronica di arredi il problema maggiore, un ulteriore aggravamento della situazione è da registrarsi dopo che, a partire dal 3 giugno 2019, la scuola ha subito 5 furti durante i quali è stata trafugata la gran parte della strumentazione informatica a disposizione; l'istituto versa in una situazione critica almeno dal 2017, senza aver mai ricevuto negli anni alcun trasferimento di risorse né dalla scuola cessata, né dal Comune di Napoli, ente proprietario, con la conseguente impossibilità di colmare le carenze ereditate in partenza per quanto riguarda arredi, strumentazioni e rispetto degli standard di sicurezza, che, nei momenti più drammatici, hanno richiesto l'intervento dei Vigili del fuoco per la temporanea soluzione delle emergenze e la ripresa delle attività didattiche nelle minime condizioni di sicurezza; considerato che la situazione si è aggravata nel tempo mentre venivano ignorate o respinte molteplici segnalazioni e prolungate richieste di intervento a vario titolo inoltrate da parte del dirigente scolastico all'ente proprietario Comune di Napoli, il quale infatti, dal 2017 al 2021, non ha previsto alcuno stanziamento al servizio diritto all'istruzione, ora servizio rapporti con le scuole statali e refezione scolastica, nessuno stanziamento per l'acquisto di arredi, né alcun provvedimento per assegnare alle scuole statali il Fondo per le spese d'ufficio e per la piccola manutenzione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue valutazioni in merito; quali opportune iniziative intenda intraprendere al fine di garantire il diritto allo studio per gli alunni degli istituti più in difficoltà del territorio napoletano, tra i quali l'istituto comprensivo "Madonna Assunta", nonché al fine di consentire loro di ottemperare almeno temporaneamente alle esigenze più immediate, sia in termini di arredi e attrezzature che in termini di strumentazione tecnologica, in modo da assicurare un servizio il più regolare possibile sin dall'inizio del prossimo anno scolastico. Atto n. 4-01998 BINETTI Al Ministro della giustizia Premesso che: in data 29 maggio 2018, l'interrogante ha presentato un atto di sindacato ispettivo ai Ministri della giustizia, del lavoro e delle politiche sociali, della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca (atto 4-00173) per rappresentare il caso di una madre, alla quale, durante una CTU (consulenza tecnica d'ufficio), nel procedimento di accertamento tecnico del Tribunale civile di Venezia, è stata negata preventivamente, prima ancora che la psicologa si pronunciasse in merito ai fatti reali, la possibilità di vedere il proprio figlio, mettendo in atto un allontanamento radicale del bambino; la gravità del caso citato e il silenzio del Ministro della giustizia, nonostante i ripetuti solleciti nell'Aula del Senato, hanno indotto l'interrogante a intervenire nuovamente nella ferma convinzione che si stia commettendo l'ennesima ingiustizia ai danni di un minore; i recenti fatti di Reggio Emilia mostrano fino a che punto il sistema di allontanamento dei bambini dalle famiglie e i disservizi dei servizi sociali possano configurarsi come una grave patologia, in cui si mescolano superficialità, incompetenza e pesanti conflitti d'interesse, che richiedono urgenti misure di controllo e di intervento da parte delle autorità competenti; nell'interrogazione citata del 29 maggio 2018, si evidenziavano anche i gravi errori di metodo con cui era stato affrontato fin dall'inizio il caso, creando nel bambino una vera e propria difficoltà ad accedere alla figura materna, a riconoscerla nel suo ruolo di accudimento materno e ad avere un rapporto naturale con lei, posto che, nel frattempo, la CTU incaricata aveva rimesso ai servizi sociali la programmazione della progressione, dell'intensità e della durata degli incontri, senza precisare né le modalità, né la frequenza degli incontri, mentre la calendarizzazione degli incontri spetta al Tribunale e non ai servizi sociali e pertanto alla CTU (ai sensi di quanto stabilito dall'articolo 4, comma 3, della legge n. 184 del 1983) che è ausiliare dello stesso Tribunale; tale situazione ha causato, di conseguenza, anche nella madre uno stato di apprensione e di ansia aggravato dal fatto che il padre del bambino non le forniva tempestivamente le necessarie informazioni sulla salute del figlio e la scuola, contravvenendo alle disposizioni del Ministero, la teneva all'oscuro dell'andamento degli studi del bambino. Tutto ciò, nonostante le leggi internazionali e quella italiana in primis (legge n. 54 del 2006 "rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori…", legge n. 184 del 1983 "Diritto del minore ad una famiglia") affermino che il bambino ha il sacrosanto diritto alla "genitorialità", intendendo in questo modo il rapporto con entrambi i genitori, fino ad un'eventuale sentenza definitiva del tribunale, cosa che nel caso specifico non era ancora avvenuta; ad oggi risulta emesso il decreto definitivo del Tribunale ordinario di Venezia, il cui contenuto è, a parere dell'interrogante, inquietante, considerato che, nonostante i casi emersi a Bibbiano, emerge che sono stati ascoltati solamente i servizi sociali di Marcon, Venezia, che avrebbero reso dichiarazioni false relative a presunti maltrattamenti della madre sul bambino, nonostante dai colloqui registrati e dalla documentazione cartacea sia emerso un andamento diverso dei fatti; giova altresì sottolineare che il Tribunale non ha ascoltato il minore, motivando la decisione sulla base del fatto che già i servizi sociali avessero provveduto a ciò, e che il papà del bambino sia attualmente l'unico affidatario, nonostante le violenze esercitate sulla madre; appare sempre più evidente come accanto a buone pratiche nel campo dell'affido, ci siano realmente casi molto gravi di separazione dei bambini dalle famiglie e di affidi altamente problematici, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda verificare, in questo caso concreto se l'allontanamento "definitivo" del minore dalla sua madre sia realmente supportato da ragioni di tale gravità da giustificarlo o se invece i servizi abbiano applicato norme e procedure inadeguate alla delicatezza dei fatti e delle conseguenze che hanno nella vita delle persone coinvolte. Atto n. 4-01999 AIMI Ai Ministri dell'interno e della difesa Premesso che: la presenza della mafia nigeriana in Emilia-Romagna e nel nord Italia sembra essere purtroppo ormai da tempo una incontrovertibile realtà. L'ultima maxioperazione in ordine di tempo ha portato allo smantellamento di una cosca, con 19 arresti eseguiti dalla squadra mobile della Questura di Bologna, in collaborazione con i colleghi di altre province della Regione e di Bergamo. Agli indagati è contestata l'associazione di tipo mafioso; l'operazione ha permesso di trarre in arresto diversi appartenenti al culto "Maphite": le città coinvolte sono Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Forlì, Cesena, Ravenna e Bergamo; il clan , in particolare, era dedito alla gestione della prostituzione e manteneva rapporti di forza con altre organizzazioni criminali, oltre a organizzare lo spaccio di droga nelle piazze cittadine; particolarmente importante è stata l'azione degli investigatori bolognesi che sono riusciti anche a ricostruire la spartizione del territorio delle diverse famiglie; un'altra recentissima operazione, messa a segno dagli inquirenti, è stata quella denominata "Hope and destiny", che ha rivelato un terribile traffico di donne dalla Nigeria; da tempo ormai interi quartieri di Modena e delle città dell'Emilia-Romagna e del nord Italia, in generale, risultano essere letteralmente sotto assedio, in balìa di bande organizzate di nigeriani, preda del degrado e dell'insicurezza; con l'aumento dei flussi migratori e degli sbarchi negli ultimi anni, sono approdati sul territorio italiano migliaia di nigeriani richiedenti asilo; tale situazione, a parere dell'interrogante, deve essere altamente attenzionata in relazione ai fenomeni citati. Il tema era già stato posto all'attenzione del Governo con l'atto di sindacato ispettivo 4-01276 del 19 febbraio 2019, si chiede di sapere: se, alla luce di quanto accaduto e in considerazione dell'alto radicamento del fenomeno mafioso nigeriano in Emilia-Romagna e nel nord Italia, i Ministri in indirizzo intendano valutare l'invio dell'Esercito a presidio delle zone più a rischio (come ad esempio già avviene per obiettivi sensibili quali le stazioni ferroviarie); quali ulteriori iniziative di competenza intendano assumere per potenziare il presidio delle forze di polizia sul territorio di Modena, dell'Emilia-Romagna e del nord Italia. Atto n. 4-02000 MALPEZZI Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze Premesso che: da verifiche effettuate dai sindacati, consultando gli uffici del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, risulta che, oltre alle somme relative all'anno scolastico appena concluso, sarebbero bloccate anche le risorse del FIS (Fondo istituzione scolastica) 2017/18, che non sono mai arrivate agli istituti; si tratta di una situazione grave e inaccettabile, poiché sono fondi dovuti ai docenti e previsti dal CCNL; il Fis è l'insieme di risorse finanziarie che arrivano alla scuola per retribuire attività aggiuntive, e/o l'intensificazione delle attività e riguarda sia docenti che il personale ATA; l'art. 26 del CCNL del 31 agosto 1999 istituì, in conseguenza dell'autonomia scolastica, entrata in vigore il 1° settembre 2000, per tutte le scuole di ogni ordine e grado il fondo dell'istituzione scolastica, destinato a retribuire le prestazioni del personale finalizzate a sostenere esigenze didattiche e organizzative derivanti dalla concretizzazione del Piano dell'offerta formativa e la qualificazione e l'ampliamento dell'offerta di istruzione e formazione, anche in relazione alla domanda proveniente dal territorio, si chiede di sapere: quali siano i tempi di accredito dei fondi; se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover accelerare tali operazioni, corrispondendo ai docenti i compensi dovuti. Atto n. 4-02001 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: mercoledì 17 luglio 2019, una giovane donna di 35 anni, maestra elementare e madre di un bambino, è deceduta all'ospedale di Cetraro (Cosenza), poco dopo aver partorito il suo secondo bambino; dall'autopsia, eseguita domenica 21 luglio, dal medico legale all'ospedale "Annunziata" di Cosenza, è emerso che Santina Adamo, questo il nome della donna, sarebbe deceduta a causa di uno shock emorragico sopraggiunto due ore dopo il parto. Si tratta di uno dei rischi più gravi, ma anche più prevedibili del parto; sorprende pesantemente la mancanza di sacche di sangue, indispensabili per controllare eventuali emorragie, e che in via preventiva avrebbero dovuto essere presenti in ospedale; le sacche richieste al centro trasfusionale di Paola, distante circa 25 chilometri dall'ospedale di Cetraro, purtroppo sembra che siano arrivate troppo tardi; l'inchiesta della Procura di Paola sta verificando se il personale dell'ospedale che ha assistito la donna abbia attuato correttamente le procedure previste dai protocolli e se la struttura ospedaliera fosse preparata a gestire eventuali emergenze; attualmente, vi sono sei persone indagate tra i medici e le ostetriche che hanno assistito la donna nelle fasi precedenti e successive al parto; su "Quotidiano.net" del 17 giugno 2019 era stato pubblicato il clamoroso appello dei direttori dei punti nascita al commissario ad acta per la sanità in Calabria Cotticelli: "Siamo ogni giorno in prima linea a tamponare situazioni limite che mettono a repentaglio la salute delle pazienti. Sale parto insicure e donne in pericolo". Il dottor Domenico Perri dell'ospedale materno-infantile di Lamezia Terme ha denunciato l'assoluta gravità della situazione dovuta alla mancanza di personale, del tutto insufficiente ad affrontare i ritmi di lavoro ordinario, e la mancanza delle risorse indispensabili per fronteggiare sia le richieste quotidiane che le eventuali emergenze. L'espressione utilizzata e condivisa tra tutti i professionisti è quella di una "sanità al collasso"; è stato approvato definitivamente il decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, recante "Misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria", convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2019, n. 60, cosiddetto decreto Calabria, che soprattutto in materia di sanità sembrava promettere proprio ciò che drammaticamente chiedevano da tempo i medici calabresi: sblocco del turnover , assunzioni ospedaliere, stabilizzazione del personale, e molte altre cose irrinunciabili a garanzia della salute delle persone che in Calabria vivono, si ammalano, si operano e hanno diritto ad essere curate e a guarire; la sorte di Santina Adamo sembra quindi la drammatica cronaca di una morte annunciata, per la quale non è stato fatto nulla per prevenire emergenze prevedibili con dotazioni indispensabili come le sacche di sangue per le trasfusioni dovute allo shock emorragico; il Ministro in indirizzo ha disposto l'invio di una task force , composta da dirigenti del Ministero, Iss, Agenas, Carabinieri del Nas e un delegato delle Regioni, si chiede di sapere in che modo il Ministro in indirizzo intenda intervenire per assicurare da subito ai pazienti, a cominciare dai punti nascita e dalle madri partorienti, condizioni di massima sicurezza che garantiscano la vita e la dignità delle persone. Atto n. 4-02002 VITALI Al Ministro della giustizia Premesso che: il decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, reca "Disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a) , della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche"; l'articolo 48, comma 2, prevede che al personale della carriera dirigenziale penitenziaria "fino alla entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica di recepimento degli accordi sindacali, previsto dall'articolo 23, comma 5, del decreto legislativo 15 febbraio 2006, n.63, si applicano gli stessi istituti giuridici ed economici previsti dalla legislazione vigente per il personale della Polizia di Stato appartenente al ruolo dirigente"; la legge 15 dicembre 1990, n. 395, recante "Ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria", all'articolo 40 prevede che "al personale dirigente e direttivo dell'Amministrazione penitenziaria è attribuito lo stesso trattamento giuridico spettante al personale dirigente e direttivo delle corrispondenti qualifiche della Polizia di Stato (...). Al medesimo personale spetta, altresì, il corrispondente trattamento economico della Polizia di Stato se non inferiore a quello attualmente goduto"; ad oggi, nonostante le norme, ai dirigenti penitenziari continuano ad essere applicati altri istituti, quali l'obbligo di far rilevare la propria presenza all'ingresso e all'uscita dalla sede di lavoro e la necessità di essere autorizzati allo svolgimento dello straordinario, peraltro concesso in misura assolutamente risibile; nella circolare del capo della Polizia n. 557/910/S.M./2.100, del 22 dicembre 2017, avente ad oggetto "Disciplina della dirigenza in attuazione della revisione dei ruoli della Polizia di Stato", si prevede che i funzionari "certificheranno con autodichiarazione l'orario di lavoro e l'effettuazione delle ore di lavoro straordinario prestato"; contrariamente a ciò, l'amministrazione penitenziaria pretende dai suoi dirigenti penitenziari una condotta a giudizio dell'interrogante del tutto inopportuna che mal si coniuga con le funzioni direttive svolte: funzioni che non possono avere un orario predeterminato, atteso che la funzione di dirigente e di direttore è chiamata alle sue responsabilità anche al di fuori dell'orario ordinario di lavoro; il legislatore ha inteso equiparare l'attività svolta dalla dirigenza penitenziaria, in assenza del contratto, alla disciplina giuridica ed economica della Polizia di Stato, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché venga predisposta, anche per l'amministrazione penitenziaria, una circolare chiarificatrice sulla questione dell'orario di lavoro e dello straordinario, in modo da migliorare le delicate funzioni dei dirigenti penitenziari. Atto n. 4-02003 FATTORI FEDELI DE FALCO BUCCARELLA PARAGONE GARAVINI Al Ministro dell'interno Premesso che: il giornalista Nello Trocchia, corrispondente di diverse testate giornalistiche cartacee e televisive, è stato vittima insieme ai suoi familiari di diversi atti di furto presso la propria abitazione di Napoli, in ultimo quello risalente al 16 luglio 2019 nel quale sono stati trafugati il personal computer contenente le sue inchieste e il cellulare; già nel marzo 2018 si sono verificati altri furti nell'abitazione dei genitori del giornalista, nella provincia di Napoli, dove lo stesso conserva molta della propria documentazione del lavoro; considerato che: nel resoconto della I Commissione permanente della Camera dei deputati del giorno 28 luglio 2016 è riportata la risposta del viceministro Filippo Bubbico all'interrogazione dell'allora deputato on. Magorno (5-06073). In particolare si legge: "con l'interrogazione all'ordine del giorno, l'onorevole Magorno, nel porre all'attenzione del Ministro dell'interno alcune intercettazioni ambientali dalle quali emergerebbero delle minacce ad opera di un boss della camorra ai danni del giornalista Nello Trocchia, chiede se siano state adottate adeguate misure di protezione nei confronti di quest'ultimo. In merito alla vicenda, informo che il nominativo del giornalista è citato nella corrispondenza allegata alla documentazione fatta pervenire alla Prefettura di Napoli il 4 luglio 2015 dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli, ai fini della valutazione del profilo di rischio di un magistrato-Sostituto Procuratore della Repubblica. L'esame complessivo degli atti ha messo in rilievo anche le minacce nei confronti del giornalista, collaboratore di talune testate giornalistiche. Quindi, già il successivo 10 luglio, il Questore di Napoli, previa intesa con il Prefetto, ha attivato le opportune misure di protezione presso l'abitazione del signor Trocchia. Il dispositivo in argomento è stato poi ratificato di lì a pochi giorni, nella successiva riunione tecnica di coordinamento del 14 luglio. Successivamente, i Prefetti di Roma e Milano hanno attivato la stessa misura presso il domicilio romano del giornalista e la sede de "Il Fatto Quotidiano" in cui il medesimo lavora. Soggiungo, infine, che l'esposizione al rischio del signor Trocchia è costantemente monitorata dalle competenti prefetture per ogni eventuale ulteriore provvedimento che dovesse ritenersi necessario"; nonostante le misure dichiarate nella risposta, continuano a verificarsi atti di intimidazione contro Nello Trocchia e la sua famiglia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali misure intenda adottare a tutela e protezione del giornalista Nello Trocchia; quali iniziative intenda adottare per la salvaguardia del diritto all'informazione e il diritto ad essere informati, nonché il diritto di cronaca, a protezione di coloro che grazie al proprio lavoro di inchiesta offrono un servizio pubblico ai cittadini e anche al sistema della giustizia. Atto n. 4-02004 MAGORNO Al Ministro dell'interno Premesso che: Lamezia Terme (Catanzaro) è un'importante realtà in termini di popolazione e territorio della Calabria; in questi anni ha purtroppo fatto registrare più volte casi di infiltrazioni mafiose con riflessi significativi nell'ambito dell'amministrazione pubblica; attualmente il Comune è retto dalla terna commissariale nominata dal Ministero dell'interno; considerato che: a seguito delle difficoltà gestionali per incassare i corrispettivi economici del servizio dell'acqua dai privati, e per i mancati incassi dovuti dalle situazioni di dissesto in cui versano molti Comuni, serviti anch'essi servizio di raccolta e smaltimento fornito dalla Lamezia Multiservizi, la società pubblica, con capitale pari al 90 per cento in capo al Comune di Lamezia Terme, si è trovata in una situazione debitoria talmente grave che allo stato appare di difficile soluzione, mettendo a serio rischio il posto di lavoro di centinaia di lavoratori, oltre a creare un possibile disservizio che potrebbe avere per la città ed il suo hinterland con gravi ripercussioni ambientali e dal punti di vista della salute; la situazione debitoria verso la società Lamezia Multiservizi ammonta a 21 milioni di euro di cui soltanto un milione a carico del Comune di Lamezia Terme; nonostante questa disparità nel rapporto sulla totalità del debito, il Comune in qualità di ente capofila con capitale pubblico al 90 per cento deve rispondere della situazione debitoria per tutta la parte afferente al debito anche se contratto da altri soggetti; la direzione della società, di nomina pubblica, ha attivato la richiesta al tribunale di ammissione alla procedura di concordato preventivo; l'avvio della procedura comporterebbe l'obbligo da parte del Comune di Lamezia Terme di iscrivere nel proprio bilancio una quota pari alla sua partecipazione alla società, di 19 milioni di euro, come fondo di accantonamento oltre alla somma da corrispondere a proprio carico; per il Comune tale cifra non è sostenibile e questo comporterebbe come conseguenza il dissesto finanziario in assenza di qualsiasi possibilità di coprire la spesa corrente con le disponibilità residua; la terna commissariale sembrerebbe ad oggi essersi limitata a richiedere semplicemente un parere al prefetto di Catanzaro, che a sua volta dovrebbe rivolgerla al Ministero per avere immediate delucidazioni sulle azioni da porre in essere; la società è stata fondata per impedire che la delinquenza organizzata si impadronisse della gestione dei rifiuti, dopo l'uccisione dei due operatori ecologici Cristiano e Tremonte in un agguato di mafia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative intenda assumere per scongiurare il dissesto finanziario del Comune, in particolare, nel limite e nell'ambito delle prerogative attribuite alla gestione commissariale, in merito all'incidenza debitoria della società multiservizi e per evitare che si possano determinare situazioni di criticità anche dal punto di vista ambientale e sanitario. Atto n. 4-02005 DE PETRIS NUGNES Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che a quanto risulta alle interroganti: con deliberazioni della Giunta regionale del Lazio n. 556 del 25 luglio 2007 e n. 1025 del 21 dicembre 2007 è stato adottato il Piano territoriale paesaggistico regionale (PTPR), ai sensi dell'art. 143 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e degli artt. 21, 22, 23 della legge della Regione Lazio 6 luglio 1998, n. 24; l'art. 43 delle norme del citato PTPR tutelano "gli insediamenti urbani storici che includono gli organismi urbani di antica formazione e i centri che hanno dato origine alle città contemporanee nonché le città di fondazione e i centri realizzati nel XX secolo", stabilendo disposizioni per le strutture urbane "che hanno mantenuto la riconoscibilità delle tradizioni, dei processi e delle regole che hanno presieduto alla loro formazione; essi comprendono oltre ai tessuti storici costituiti dal patrimonio edilizio, dalla rete viaria e dagli spazi inedificati, le ville, i parchi e i giardini storici periurbani e le relative fasce di rispetto anche elementi storici isolati pertinenti alle più antiche fasi di frequentazione"; per tali insediamenti urbani storici sono sottoposti a autorizzazione paesaggistica, e a puntuali prescrizioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione, nuove costruzioni e ampliamenti al di fuori della sagoma esistente, ma anche la coloritura dei manufatti edilizi, le finiture esterne. Inoltre per i manufatti di interesse storico-monumentale di età medioevale, moderna e contemporanea, di cui alla Parte II del Codice dei beni culturali, sono consentiti esclusivamente gli interventi di manutenzione ordinaria, di manutenzione straordinaria e gli interventi di restauro e di risanamento conservativo; la suddetta disciplina di tutela riguarda tutti i centri storici del Lazio, ma, paradossalmente, esclude dalla sua applicazione il centro storico di Roma, nonostante esso includa un patrimonio paesaggistico di assoluto rilievo, unico al mondo. Il comma 15 del citato art. 43 rimanda infatti al Piano di gestione dell'area del centro storico di Roma, inserita nella lista del Patrimonio Unesco, ai sensi della Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale", firmata a Parigi il 10 novembre 1972 e ratificata con legge 6 aprile 1977, n. 184; il citato Piano di gestione UNESCO per il centro storico di Roma è stato approvato dal commissario straordinario di Roma Capitale, con i poteri dell'Assemblea capitolina, con deliberazione n. 62 del 2016, ma non ha introdotto alcuna effettiva tutela per il centro storico della Capitale in quanto, per la sua natura giuridica, tale Piano non può esercitare alcuna tutela cogente, né fornire prescrizioni vincolanti; con la proposta di deliberazione consiliare n. 26 del 4 gennaio 2019, la Giunta regionale ha trasmesso la versione aggiornata del PTPR al Consiglio regionale del Lazio per la sua approvazione definitiva; il PTPR predisposto per l'approvazione conferma l'assenza di una reale tutela per il centro storico di Roma, in quanto l'art. 43, comma 17, delle norme tecniche ribadisce che "non si applicano le disposizioni sostanziali e procedurali di cui al presente articolo all'insediamento urbano storico, sito Unesco, centro storico di Roma. L'applicazione di specifiche prescrizioni di tutela da definirsi, in relazione alla particolarità del sito, congiuntamente da Regione e Ministero, decorre dalla loro individuazione con le relative forme di pubblicità, rimandando pertanto ad una data indefinita l'entrata in vigore di prescrizioni vincolanti"; l'assenza di una tutela paesaggistica effettivamente vigente espone il centro storico di Roma ad interventi edilizi impropri, che possono arrecare grave danno alla sua conformazione storica e non consente agli organismi locali del Ministero di esercitare a pieno le proprie funzioni di indirizzo e di controllo, si chiede di sapere: quali opportune ed urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché il PTPR approvato in via definitiva dalla Regione Lazio sottoponga ad idonea salvaguardia paesaggistica il centro storico di Roma; quali opportune ed urgenti iniziative intenda assumere affinché la tutela paesaggistica sia estesa non solo alle aree interne alle mura del centro storico monumentale, come individuato negli elaborati prescrittivi Tav. A 24 e Tav. B 24 del PTPR, ma anche agli ambiti della città storica localizzati al di fuori delle mura, con particolare riferimento all'edilizia puntiforme Otto-Novecentesca, di notevole pregio architettonico, costituita dai villini e dalla città giardino, localizzati nei quartieri limitrofi alle mura aureliane. Atto n. 4-02006 DE PETRIS Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il decreto VIA del Ministero dell'ambiente, protocollo n. 5 del 9 gennaio 2008 (numero parere 966 del 24 luglio 2007) approvò "l'adeguamento della darsena di levante a terminal contenitori mediante colmata e conseguenti opere di collegamento nel Comune di Napoli per la costruzione del nuovo Terminale Contenitori di Napoli Levante"; l'opera risulta oggi in via di ultimazione, ma già è tangibile un notevole impatto sociale e ambientale sulla vita della città di Napoli e soprattutto della sua periferia orientale; fra le misure previste dal decreto, vi è un "piano finalizzato alla riforestazione (…) di territori della Regione Campania per l'assorbimento di carbonio in linea con gli obiettivi del Piano nazionale di riduzione di gas serra, in adempimento al protocollo di Kyoto" e specifiche misure per la mitigazione dell'impatto ambientale e il costante monitoraggio in particolare della "cassa di colmata", che contiene rifiuti altamente tossici; la realizzazione dell'imponente infrastruttura insiste peraltro nell'ambito del sito di interesse nazionale di Napoli Orientale, individuato dall'art. 1, comma 4, della legge n. 426 del 1998, e perimetrato con ordinanza commissariale del 29 dicembre 1999 del sindaco di Napoli, nelle funzioni di commissario delegato per gli interventi di cui alle ordinanze del Ministero dell'interno n. 2509/97 e successive, d'intesa con il Ministero dell'ambiente, un'area molto vasta di oltre 800 ettari che comprende circa 500 aziende di diversa dimensione, anche dismesse, aree residenziali, strutture ad usi sociali ed appezzamenti agricoli, suddivise in quattro grandi sub -aree, oggetto di un "Accordo di Programma per la Definizione degli Interventi di Messa in Sicurezza e Bonifica delle aree comprese nel SIN di Napoli Orientale", sottoscritto nel novembre 2007 tra Ministero dell'ambiente, commissario di Governo per l'emergenza bonifiche e tutela delle acque nella Regione Campania, Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Napoli ed Autorità portuale di Napoli. Tale accordo prevedeva, tra l'altro, che ARPAC ed ISPRA procedessero alla definizione dei valori di fondo nei suoli per gli elementi inorganici che, sulla base dell'elaborazione dei dati, per Berillio, Stagno e Vanadio, relativamente a terreno di riporto e a sabbie miste a pomici, risultano tutti al di sopra dei limiti tabellari; l'Unione europea non ha finora stanziato fondi per la bonifica della zona Sin Napoli Orientale, pur avendo ricevuto una richiesta nel 2013 da parte delle istituzioni interessate, poiché nel 2016 l'autorità di gestione del programma operativo Campania 2007-2013 del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) ha scritto alla Commissione, ritirando il grande progetto riqualificazione urbana area portuale Napoli Est; la competenza in materia di approvazione dei progetti di bonifica, ai sensi dell'articolo 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006, spetta al Ministero dell'ambiente; considerato inoltre che: il Ministero per i beni e le attività culturali ha espressamente richiamato "l'attenzione sulla presenza, dello storico Fortino di Vigliena e dell'edificio della Cirio sottoposto anch'esso a tutela ai sensi del decreto legislativo n. 42/2004"; su richiesta proprio del Ministero per i beni e le attività culturali l'Autorità portuale si impegnò, mediante documentazione integrativa (prot. di arrivo del 15 ottobre 2007 n. 28788), "a cofinanziare gli interventi di restauro del Fortino di Vigliena sulla scorta di un progetto della Soprintendenza ai BAP e PSAE di Napoli e Provincia", impegni che però risultano alle associazioni di cittadini dell'area interessata ampiamente disattesi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano intervenire presso l'Autorità di sistema del mar Tirreno centrale, perché adotti tutte le misure previste e necessarie e ottemperi alle disposizioni dettate dal Ministero per i beni e le attività culturali, valutando altrimenti l'opportunità di comminare sanzioni; in particolare, quali iniziative si intenda adottare per la piena attuazione delle prescrizioni del Ministero per i beni e le attività culturali tese al recupero conservativo del Forte di Vigliena e alla sua migliore valorizzazione sociale e culturale; se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non ritenga doveroso intervenire per dare impulso alla necessaria fase di rilancio dei progetti di bonifica dell'area di Napoli Orientale, a distanza di circa venti anni dalla individuazione e perimetrazione del SIN e nonostante il citato Accordo di programma, e per risolvere una situazione tuttora particolarmente complessa, a causa degli abnormi livelli di contaminazione, delle acque e del suolo, di sostanze nocive per l'uomo e per l'ambiente. Atto n. 4-02007 GINETTI FEDELI COLLINA GIACOBBE CUCCA SBROLLINI ASTORRE MAGORNO PARRINI LAUS TARICCO SUDANO MALPEZZI STEFANO GARAVINI IORI VERDUCCI CIRINNA' BITI MESSINA Assuntela PINOTTI MARINO ALFIERI D'ALFONSO COMINCINI VATTUONE D'ARIENZO GRIMANI BELLANOVA Al Ministro dello sviluppo economico Visto l'art. 10 del decreto-legge n. 34 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 58 del 2019 e recante "Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi" (cosiddetto decreto Crescita), che prevede lo sconto in fattura per "Ecobonus" e "Sismabonus"; considerato che l'articolo 10 introduce modifiche alla disciplina degli incentivi a sostegno dell'efficienza energetica e rischio sismico e in particolare prevede la possibilità per il soggetto che sostiene le spese per gli interventi, di cui agli articoli 14 e 16 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63 (rispettivamente interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico) di ricevere, in luogo dell'utilizzo della detrazione, un contributo anticipato dal fornitore che ha effettuato l'intervento, sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante. Tale contributo è recuperato dal fornitore sotto forma di credito d'imposta, di pari ammontare, da utilizzare in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo, senza l'applicazione dei limiti di compensabilità; considerato che l'entrata in vigore delle disposizioni, è vincolata all'emanazione di un decreto attuativo, da emanarsi entro il 29 luglio; valutato che tali previsioni potrebbero condizionare il mercato dei fornitori di tale settore, e in particolare potrebbero avere ricadute negative sulle imprese artigianali e di piccole dimensioni che operano nei settori delle costruzioni, dell'impiantistica e del legno/serramenti. Nella Regione Umbria gli effetti di questo provvedimento sarebbero particolarmente pesanti, tenuto conto che molte imprese operanti in questi settori sono di dimensioni contenute (il 90 per cento ha meno di dieci dipendenti) e sono già state messe a dura prova dalle dinamiche e dalle difficoltà che hanno interessato il settore delle costruzioni in quest'ultimo decennio di crisi perdurante; la previsione di legge potrebbe pertanto favorire imprese di maggiori dimensioni, in grado di garantire l'anticipazione del bonus alle famiglie con l'emissione di fattura, da recuperare in compensazione, successivamente come credito d'imposta; valutato pertanto che tale previsione potrebbe produrre una distorsione della libera concorrenza e del libero mercato a danno delle imprese di piccole dimensioni a favore in particolare di catene distributive e dalle multiutilities , determinando una fortissima concentrazione del mercato della riqualificazione energetica in capo a pochissimi grandi operatori; considerate le numerose osservazioni e posizioni contrarie a tali previsioni adottate da associazioni rappresentative del mondo dell'artigianato e della piccola impresa, quali la CNA Umbria; preso atto che la norma è stata oggetto anche di giudizio da parte dell'AGCOM, l'Autorità garante per la tutela del mercato e della concorrenza, che nel bollettino del 1° luglio 2019 ha espresso dubbi nella stessa direzione circa il rischio distorsivo di un meccanismo che penalizza l'artigianato e le piccole imprese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga di prendere in considerazione le osservazioni e le critiche sollevate dalla CNA Umbria e da altre associazioni datoriali rappresentative delle piccole e medie imprese sugli effetti distorsivi del mercato prodotti dalla previsione normativa, ex art. 10 del decreto-legge n. 34 del 2019 richiamato in premessa; quali provvedimenti intenda adottare in fase attuativa per garantire un utilizzo equo dell'Ecobonus e Sismabonus a favore delle famiglie senza che tale incentivo penalizzi le imprese artigianali e piccole imprese. Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea L'interrogazione 3-00821, del senatore Parrini, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante. Le interrogazioni 3-00831, della senatrice Rossomando ed altri, 3-00838, del senatore Taricco ed altri, e 3-00910, della senatrice Granato, precedentemente assegnate per lo svolgimento alla 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), saranno svolte in Assemblea, in accoglimento delle richieste formulata in tal senso dagli interroganti. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-01053 del senatore Taricco ed altri, sulle agevolazioni per i commercianti delle zone montane; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-01052 del senatore D'Arienzo, sull'affidamento della gara per la progettazione del nuovo collettore fognario da parte dell'Azienda gardesana servizi (Ags) SpA; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-01049 della senatrice Garavini ed altri, sulla possibilità di cumulo dell'Ape sociale con una pensione estera; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-01050 e 3-01051 della senatrice La Mura ed altri, rispettivamente sulle variazioni intervenute al Grande Progetto "Completamento della riqualificazione e recupero del fiume Sarno" e sul Grande Progetto Sarno; 3-01054 della senatrice Biti ed altri, sull'assenza di medici veterinari nell'organico dei parchi nazionali. Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 3-01009 del senatore Perosino ed altri. È stata ritirata l'interrogazione 3-01042 della senatrice Nugnes ed altri.