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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione INDUSTRIA, COMMERCIO, TURISMO (10ª) 178 GIROTTO La seduta inizia alle ore 13,55. IN SEDE CONSULTIVA Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2021 Doc Doc. LVII, n. 4-bis - Allegati I, II, III e IV Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2021 e connessi allegati (Parere alla 5ª Commissione. Esame. Parere favorevole con osservazioni) Il relatore LANZI ( M5S ) illustra il documento in titolo. Con riferimento, innanzitutto, al quadro economico generale, osserva che, alla luce della migliorata congiuntura, la Nota di aggiornamento del DEF 2021 presenta una revisione al rialzo delle stime sull'andamento dell'economia italiana per l'anno in corso, in relazione ad un recupero del prodotto interno lordo (PIL) nel primo semestre dell'anno in corso superiore alle attese, trainato principalmente dai consumi anche grazie all'allentamento delle restrizioni e delle misure di distanziamento sociale dovute alla pandemia. Per il triennio successivo, rispetto alle previsioni formulate ad aprile, si prevede invece un lieve rallentamento per il 2022 ed una conferma delle prospettive di crescita per i due anni seguenti che, seppur meno robuste rispetto al biennio 2021-2022, registrerebbero livelli superiori alla tendenza pre-crisi. Il quadro previsionale resta in ogni caso influenzato dagli sviluppi attesi della pandemia, dall'impulso che sarà fornito dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) nonché dalle politiche monetarie e fiscali espansive a livello globale. Passa quindi alla disamina dei i profili di specifico interesse della Commissione, iniziando dal settore della concorrenza e delle semplificazioni in materia energetica. In particolare, tra le riforme abilitanti del PNRR, il Governo si è impegnato a presentare, con cadenza annuale, la legge per la concorrenza. Il provvedimento per l'anno 2021 (dichiarato quale collegato alla manovra di bilancio), verrà presentato al Parlamento entro la fine dell'anno e approvato definitivamente nel 2022. Nella Nota si evidenziano poi le disposizioni a favore della concorrenza coordinate con quanto previsto la direttiva europea n. 2001/2018/UE (denominata RED II), in materia di promozione delle fonti energetiche rinnovabili, il cui schema di decreto legislativo di recepimento (atto del Governo n. 292), è attualmente all'esame per il prescritto parere delle Commissioni riunite industria ed ambiente. Nel dettaglio, le disposizioni sono finalizzate a: rafforzare i diritti dei clienti finali in termini di trasparenza (delle offerte, dei contratti e delle bollette); completare la liberalizzazione dei mercati al dettaglio salvaguardando i clienti più vulnerabili; aprire maggiormente il mercato dei servizi a nuove tipologie di soggetti quali la gestione della domanda e i sistemi di accumulo; prevedere un ruolo più attivo dei gestori di sistemi di distribuzione; aggiornare gli obblighi di servizio pubblico per le imprese operanti nel settore della generazione e della fornitura di energia elettrica; introdurre un sistema di approvvigionamento a lungo termine di capacità di accumulo con l'obiettivo di promuovere lo sviluppo degli investimenti necessari per l'attuazione degli obiettivi del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC). Sul punto, sono evidenti altresì i collegamenti con lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva (UE) 2019/944 sul mercato interno dell'energia elettrica (di cui all'atto del Governo n. 294). Con riferimento alle fonti rinnovabili, l'oratore ricorda quindi che tra le riforme settoriali del PNRR rientra la semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabili onshore e offshore , l'adozione del nuovo quadro giuridico per sostenere la produzione da fonti rinnovabili e la proroga dei tempi e dell'ammissibilità degli attuali regimi di sostegno. L'entrata in vigore del quadro giuridico per la semplificazione delle procedure di autorizzazione alla costruzione di strutture per le energie rinnovabili onshore e offshore è prevista per il primo trimestre 2024. Sempre tra le riforme settoriali, vi è poi l'adozione di una nuova normativa per la promozione della produzione e del consumo di gas rinnovabile. Il PNRR afferma che la riforma è composta dalla normativa primaria di recepimento della direttiva RED II, il cui traguardo prospettato è il quarto trimestre 2021, e, successivamente, da un decreto emesso dal Ministero della transizione ecologica in cui saranno stabilite condizioni, criteri e modi di attuazione del sistema di promozione della produzione e del consumo di biometano nei settori industriale, terziario e residenziale. Le riforme prospettate nel PNRR vertono dunque sullo stesso ambito materiale dei criteri e principi della delega al Governo per il recepimento della direttiva RED II, contenuti nell'articolo 5 della legge di delegazione europea 2019 (legge n. 53 del 2021), attuati con il citato schema di decreto legislativo n. 292, citato dalla Nota di aggiornamento. Relativamente ai prezzi all'ingrosso del gas naturale e dell'elettricità in Italia ed al prezzo degli ETS, rileva quindi che la nota contiene un approfondimento sui fattori che hanno innescato i rialzi dei prezzi dell'elettricità e del gas. Ciò ha infatti indotto il Governo ad adottare misure urgenti per calmierare i rincari in bolletta e tutelare le famiglie a rischio povertà energetica (decreti-legge nn. 73 e 130 del 2021). Relativamente al gas, procede a ricostruire la vicenda che ha determinato l'aumento dei prezzi, osservando innanzitutto che nel periodo che ha preceduto la pandemia, il prezzo sui mercati europei si trovava in una fase ribassista a causa della debolezza della domanda e di un'abbondanza di offerta. Nei primi mesi del 2020, le misure restrittive per contrastare il diffondersi del Covid-19 e temperature relativamente miti hanno fatto crollare la domanda europea di gas naturale. Ciò, insieme ad un'elevata disponibilità di gas liquefatto (GNL), ha trascinato i prezzi ai minimi dell'ultimo decennio. A giugno del 2020, il prezzo medio mensile all'ingrosso che si formava sull' hub italiano (PSV) aveva raggiunto il livello di 6,1 euro/MWh (ossia -58,7 per cento rispetto a dicembre 2019). Nell'anno in corso, nei primi sette mesi del 2021, si osservava invece in Italia un robusto incremento dei consumi (dell'8,8 per cento) rispetto allo stesso periodo del 2020; tuttavia, i consumi risultavano lievemente inferiori al livello registrato del 2019 (-2,3 per cento). Dal lato dell'offerta, si è però riscontrata una riduzione degli afflussi di gas naturale dalla Norvegia e dalla Russia; inoltre la domanda di gas naturale dell'Asia ha continuato a crescere, esercitando una pressione al rialzo sui prezzi internazionali. In conseguenza, il prezzo del PSV ha raggiunto nel mese di agosto 2021, i 43/MWh (più 26,4 euro/MWh rispetto a gennaio 2021, pari ad un incremento del 307,7 per cento). Inoltre, l'Agenzia internazionale dell'energia stima la domanda mondiale di gas naturale in crescita sia nel 2021 che nel biennio successivo. Anche i contratti futures sul prezzo del gas naturale indicano un'ulteriore accelerazione nell'ultimo trimestre del 2021, portandosi oltre i 60 euro/MWh, per poi scendere fortemente a partire dal secondo trimestre del 2022, mantenendosi tuttavia su livelli superiori a quelli osservati negli ultimi tre anni; nel 2023, le quotazioni dei futures si posizionano invece su livelli simili a quelli del 2018, per poi scendere ulteriormente per gli anni 2024-2026. Relativamente alla questione del prezzo dell'energia elettrica, ricorda quindi che nel 2020 la domanda in Italia ha registrato una flessione del 5,8 per cento rispetto all'anno precedente. Nei primi cinque mesi del 2020 il prezzo all'ingrosso dell'elettricità in Italia (PUN) si è ridotto del 49,7 per cento attestandosi a 21,8 euro/MWh. Tuttavia, dal mese di giugno 2020 l'andamento si è invertito e si è avviata una marcata dinamica rialzista, che a dicembre 2020 ha spinto il prezzo sui 54/MWh. Nel corso del 2021, con l'eccezione di febbraio, è proseguita la fase rialzista e nelle prime settimane di settembre il prezzo ha raggiunto il massimo storico di 143,2 euro/MWh (aumento di 82,5 euro/MWh rispetto a gennaio 2021, pari ad un incremento del 135,9 per cento). Tale andamento è ascrivibile alla ripresa dei consumi elettrici italiani (più 7,3 per cento nei primi sette mesi dell'anno) e soprattutto ai costi di generazione spinti verso l'alto dai crescenti prezzi del gas naturale all'ingrosso e dei permessi di emissione, sebbene questi ultimi abbiano avuto un impatto più contenuto. L'oratore prosegue quindi la propria esposizione di dettaglio soffermandosi sui permessi di emissione. In particolare, nel 2020, il prezzo dei permessi di emissione degli impianti fissi sul mercato primario (ETS) si era inizialmente ridotto, per poi superare i 30 euro nel dicembre del 2020. La fase rialzista è continuata nel 2021, e, nelle prime due settimane di settembre il prezzo per gli impianti fissi ha raggiunto un nuovo massimo di 61,65 euro. Al riguardo, sono da distinguere i fattori di natura regolatoria e quelli di mercato. Per quanto riguarda i primi, non può essere taciuta la riforma del sistema operata nel 2018 ed in particolare le modifiche al funzionamento della market stability reserve a partire dal 1°gennaio 2019, che hanno ridotto il surplus di permessi disponibili, e la maggiore ambizione delle politiche climatiche dell'Unione Europea. La cosiddetta legge europea sul clima (Regolamento 2021/1119/UE) ha infatti elevato l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030 dal -40 per cento al -55 per cento rispetto al 2005, modificando di conseguenza le aspettative degli operatori soggetti ad ETS. Per quanto attiene ai fattori di mercato, l'incremento della domanda di elettricità in Europa nei primi mesi del 2021 è stato soddisfatto in gran parte facendo ricorso alle fonti fossili e tra queste, dato l'aumento del prezzo del gas naturale, al carbone e alla lignite, con conseguente aumento della domanda permessi di emissione. Dalla vendita sul mercato primario tramite aste dei permessi di emissione, gli Stati membri dell'UE ricavano poi proventi che possono essere utilizzati per misure volte a ridurre le emissioni. L'oratore rileva quindi che l'Italia nel 2020 ha incassato proventi da ETS per quasi 1,3 miliardi di euro, mentre nei primi otto mesi del 2021 i proventi hanno già superato 1,6 miliardi. Secondo la nota, comunque, il forte aumento del prezzo del gas naturale e dell'elettricità pare dovuto ad una serie di fattori temporanei. I mercati dei futures sul gas naturale scontano infatti una forte discesa dei prezzi nei prossimi anni. Anche il prezzo del petrolio, sinora meno interessato da repentini rialzi, è previsto diminuire già nei prossimi mesi. Inoltre, l'impatto sul costo della vita è stato attutito dalla riduzione degli oneri fissi gravanti sulle bollette elettriche e del gas. Tuttavia, la domanda mondiale di energia è in crescita e, dal lato dell'offerta, fattori ambientali e geopolitici potrebbero esercitare ulteriori effetti avversi. Pertanto, l'eventualità di una carenza di offerta e/o persistenza del rialzo dei prezzi costituisce un rilevante fattore di rischio per la previsione di crescita e inflazione. L'oratore passa quindi alla disamina delle parti del documento relative al commercio con l'estero. Nel dettaglio, la Nota riporta come nei primi mesi del 2021 sia proseguita la fase di forte crescita del commercio mondiale: a giugno di quest'anno, il livello è risultato superiore di circa il 5 per cento a quello pre-crisi, sostenuto dal settore manifatturiero. Le esportazioni di servizi dell'Italia - nella prima metà del 2021, dopo la flessione del primo trimestre - hanno riportato un deciso recupero su base annua a partire da aprile, mentre, le importazioni di servizi, dopo la forte riduzione del 2020, hanno registrato una diminuzione più contenuta nel primo trimestre del 2021 per poi tornare a crescere nei tre mesi seguenti. La pandemia, afferma la Nota, continuerà comunque (verosimilmente) ad influenzare i rapporti con l'estero, in particolare per quanto attiene alle esportazioni di servizi, in primis turistici, atteso che le esigenze di sicurezza impediscono ad oggi la piena apertura dei movimenti transfrontalieri e che vi sono ampie quote di popolazione mondiale immunizzata con vaccini non riconosciuti in tutti i Paesi. Nei primi sette mesi dell'anno, le statistiche in valore del commercio dei beni indicano un incremento di circa il 23 per cento per le esportazioni e del 24 per cento per le importazioni, in entrambi i casi più sostenuto verso i mercati europei. All'aumento delle importazioni in valore ha contribuito anche l'incremento dei prezzi dei beni importati. Di conseguenza, l'avanzo commerciale dell'Italia è stato pari a circa 37,5 miliardi (in aumento di quasi 14 miliardi registrati nello stesso periodo del 2019), rimanendo tra i più alti in Europa dopo Germania e Paesi Bassi. Tenendo conto della quota sulle esportazioni complessive, l'incremento delle vendite di beni all'estero ha riguardato tutti i principali partner commerciali, in particolare la Germania, la Francia e gli Stati Uniti. Nel complesso, pertanto, il commercio di beni verso i partner europei ha recuperato la contrazione registrata nello stesso periodo del 2020, portandosi al di sopra dei livelli pre-pandemia. Di rilievo, prosegue l'oratore, anche la crescita delle esportazioni verso la Cina. Nello stesso periodo, le esportazioni verso il Regno Unito sono cresciute ad un ritmo del 10,7 per cento su base annua, mentre le importazioni sono diminuite. Su entrambi i flussi hanno pesato le procedure doganali legate alla Brexit . La Nota evidenzia inoltre come le prospettive per il commercio mondiale nella seconda parte del 2021 appaiano favorevoli, sebbene vi siano segnali di stabilizzazione nei mesi estivi causati dalla mancanza dei semiconduttori e dai ritardi nei trasporti marittimi con conseguente aumento dei tempi di consegna dei prodotti. L'industria italiana sembra comunque essere riuscita a fronteggiare le difficoltà di reperimento di input intermedi che invece stanno generando forti pressioni sui sistemi industriali di altri partner europei. Infine, quanto all'impatto dell'accelerazione della domanda mondiale sulle esportazioni italiane, e quindi sul PIL, il relatore rinvia al focus contenuto nella Nota "La revisione delle previsioni per il 2021 e il 2022". Conclude dando lettura di una bozza di parere favorevole con osservazioni (pubblicata in allegato). Il PRESIDENTE , nell'esprimere apprezzamento per il l'accurato lavoro svolto dal relatore, constata che non vi sono iscritti a parlare, né in sede di discussione generale, né per dichiarazione di voto. Pone quindi in votazione, previa verifica del numero legale, la bozza di parere favorevole con osservazioni poc'anzi illustrata dal relatore, che risulta approvata dalla Commissione. IN SEDE REFERENTE Conversione in legge del decreto-legge 27 settembre 2021, n. 130, recante misure urgenti per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale DDL 2401 Conversione in legge del decreto-legge 27 settembre 2021, n. 130, recante misure urgenti per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale (Esame e rinvio) Riferisce il presidente GIROTTO ( M5S ), relatore, il quale fa presente che l'articolo 1, comma 1 conferisce, anche per il IV trimestre 2021, alla Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA), l'importo di 1.200 milioni di euro destinati a parziale compensazione degli oneri generali di sistema per tutte le utenze elettriche, di cui 700 milioni di euro specificamente destinati al sostegno delle misure di incentivazione delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica. Osserva che si tratta di somme dei proventi delle aste delle quote di emissione di anidride carbonica (CO2) di competenza del Ministero della transizione ecologica, mentre gli ulteriori 500 milioni sono trasferiti a CSEA entro il 15 dicembre 2021. In via ulteriore, evidenzia che, in base al comma 2, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) provvede ad annullare, per il IV trimestre 2021, le aliquote relative agli oneri generali di sistema applicate alle utenze domestiche e non domestiche in bassa tensione, per altri usi, con potenza disponibile fino a 16,5 kW. A tal fine, entro il 15 dicembre 2021, sono trasferite a CSEA ulteriori risorse, pari a 800 milioni di euro. Dà indi conto dell'articolo 2, comma 1, che riduce l'aliquota IVA applicabile alle somministrazioni di gas metano per usi civili e industriali. Il comma 2, al fine di contenere per il quarto trimestre 2021 gli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore del gas, dispone che ARERA provveda a ridurre, per il medesimo trimestre, le aliquote relative agli oneri generali gas fino a concorrenza dell'importo di 480 milioni di euro. Tale importo è trasferito a CSEA entro il 15 dicembre 2021. Fa presente poi che l'articolo 3 assegna all'ARERA il compito di rideterminare, per il trimestre ottobre-dicembre 2021: le agevolazioni relative alle tariffe elettriche riconosciute ai clienti domestici economicamente svantaggiati ed ai clienti domestici in gravi condizioni di salute; la compensazione della spesa per la fornitura di gas naturale attualmente prevista a favore delle famiglie economicamente svantaggiate aventi già diritto all'applicazione delle tariffe agevolate per la fornitura di energia elettrica. Passando all'articolo 4, sottolinea che il comma 1 reca l'abrogazione delle disposizioni elencate dall'Allegato 1 al presente decreto-legge e di contenuto assai variegato. Al riguardo, fa notare che il numero 1) dell'allegato 1 stabilisce, in combinato disposto con l'articolo 4, comma 1, l'abrogazione dell'articolo 1, commi 5, 6 e 7, del decreto legislativo 15 dicembre 2014, n. 188, il quale prevedeva, al fine di contrastare più efficacemente fenomeni di elusione, elevando i livelli di garanzia della tracciabilità dei prodotti del tabacco, l'emanazione di un regolamento del Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del Direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, recante disposizioni in materia di rintracciabilità di tali prodotti e di legittimazione della loro circolazione nei confronti dei consumatori conformi a quelle della direttiva comunitaria 2014/40/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 aprile 2014 sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati e che abroga la direttiva 2001/37/CE. Si sofferma quindi sul numero 2) che stabilisce, in combinato disposto con l'articolo 4, comma 1, l'abrogazione dell'articolo 4 del decreto legislativo 12 maggio 2016, n. 93, il quale prevedeva l'individuazione, con regolamento del Ministro dell'economia e delle finanze, degli interventi da realizzare e delle modalità da seguire per la razionalizzazione delle procedure contabili e per il miglioramento della rappresentazione delle risultanze gestionali di entrata nel rendiconto generale dello Stato. Il numero 3) - prosegue il Presidente relatore - abroga il comma 1 dell'articolo 51 del decreto-legge n. 76 del 2020, al fine di eliminare l'obbligo di sottoporre ad uno specifico procedimento di valutazione ambientale preliminare, gli interventi urgenti individuati, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi entro il 31 dicembre 2020, finalizzati al potenziamento o all'adeguamento della sicurezza delle infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e idriche esistenti, ricadenti nelle categorie progettuali assoggettate a VIA statale (allegato II della parte seconda del Codice ambientale) o a verifica di assoggettabilità a VIA statale (allegato II-bis del medesimo Codice). Il numero 4) abroga l'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo n. 66 del 2017, che aveva previsto l'adeguamento del regolamento recante disposizioni per la definizione dei criteri e dei parametri per la determinazione della consistenza degli organici del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) nelle istituzioni scolastiche ed educative statali. Nell'elenco delle disposizioni richiamate dall'allegato, è presente, al numero 5), l'articolo 1, comma 468, della legge n.145 del 2018, con cui era stata demandata ad un decreto del Ministro dell'istruzione, università e ricerca l'attualizzazione degli standard organizzativi delle strutture e dei percorsi degli istituti tecnici superiori (ITS), nonché dei criteri di valutazione dei piani di attività realizzati. Il Presidente relatore dà conto del numero 6) dell'Allegato, che abroga l'articolo 74, comma 7- ter , del decreto-legge n. 18 del 2020, che, in relazione alla sospensione dei concorsi e alla perdurante necessità di ricambio generazionale nella pubblica amministrazione, demanda ad un regolamento, da adottare entro il 31 luglio 2020, l'aggiornamento, in via sperimentale, della disciplina vigente in materia di reclutamento e accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni. Il numero 7) stabilisce l'abrogazione dell'articolo 1, comma 146, della legge n. 160 del 2019; tale comma prevedeva l'adozione di un provvedimento attuativo in materia di pubblicità delle procedure concorsuali per il reclutamento di personale nelle pubbliche amministrazioni, materia che è stata successivamente oggetto di una nuova normativa. Nell'elenco delle disposizioni richiamate dall'allegato, oggetto di abrogazione ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del provvedimento in esame, è presente, al numero 8), l'articolo 1, comma 51, della legge n. 107 del 2015, il quale prevedeva la definizione, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di natura regolamentare, dei criteri per il riconoscimento, da parte delle università, dei crediti acquisiti dallo studente a conclusione dei percorsi realizzati dagli Istituti tecnici superiori (ITS). Si sofferma successivamente sull'articolo 4, comma 2, che modifica la procedura con cui il corso di laurea magistrale in Scienze della formazione primaria e il corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attività di sostegno didattico e l'inclusione scolastica nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria devono essere adeguati alle novità previste dall'articolo 12 del decreto legislativo n. 66 del 2017 che, in particolare, ha introdotto il requisito di ulteriori 60 crediti formativi universitari (CFU)  oltre a quelli già previsti nel corso di laurea magistrale in Scienze della formazione primaria  per l'accesso al corso di specializzazione. Il comma 3 dispone un'ulteriore proroga (dal 30 settembre) al 30 novembre 2021, in attesa di un apposito decreto interministeriale di regolazione della materia, del termine per l'applicazione di un regime transitorio per la sorveglianza radiometrica previsto dal decreto legislativo n. 100 del 2011, che ha introdotto una nuova disciplina per l'adozione di misure idonee ad evitare il rischio di esposizione delle persone a livelli anomali di radioattività e di contaminazione dell'ambiente. Avviandosi alla conclusione, illustra l'articolo 5 recante la quantificazione degli oneri derivanti dagli articoli 1,2 e 3, pari a 2.838,4 milioni di euro per l'anno 2021, corrispondenti a 3.538,4 milioni in termini di indebitamento netto e fabbisogno, mentre l'articolo 6 dispone sull'entrata in vigore. Si apre un dibattito sull'ordine dei lavori. Il PRESIDENTE ipotizza l'effettuazione di un breve ciclo di audizioni o di richiedere eventuali memorie, invitando contestualmente i Gruppi a far pervenire le rispettive proposte alla Presidenza, non oltre la giornata di lunedì 11 ottobre. Concorda la Commissione. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA Schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva (UE) 2019/1151 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, recante modifica della direttiva (UE) 2017/1132 per quanto concerne l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario Doc n. 290 Schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva (UE) 2019/1151 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, recante modifica della direttiva (UE) 2017/1132 per quanto concerne l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario (Osservazioni alla 2ª Commissione. Rinvio del seguito dell'esame) Il presidente GIROTTO fa presente che sono in corso approfondimenti con il relatore e con il Governo in vista della predisposizione della proposta di osservazioni alla Commissione giustizia. Il seguito dell'esame viene quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/771 relativa a determinati aspetti dei contratti di vendita di beni, che modifica il regolamento (UE) 2017/2394 e la direttiva 2009/22/CE, e che abroga la direttiva 1999/44/CE Doc n. 270 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/771 relativa a determinati aspetti dei contratti di vendita di beni, che modifica il regolamento (UE) 2017/2394 e la direttiva 2009/22/CE, e che abroga la direttiva 1999/44/CE (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con osservazioni) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 14 settembre. Il presidente GIROTTO ( M5S ) in qualità di relatore, dà lettura di una proposta di parere favorevole con osservazioni, pubblicata in allegato. Constata quindi che non vi sono iscritti a parlare in sede di dichiarazione di voto. Previa verifica del numero legale, la predetta proposta di parere viene quindi posta ai voti ed approvata dalla Commissione. CONVOCAZIONE DI UNA ULTERIORE SEDUTA NELLA GIORNATA DI DOMANI Il presidente GIROTTO , apprezzate le circostanze, propone di convocare la Commissione per domani, mercoledì 6 ottobre, alle ore 13,30, compatibilmente con i lavori dell'Assemblea. La Commissione conviene sulla proposta del Presidente. La seduta termina alle ore 14,25. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DOCUMENTO LVII, n. 4- BIS E CONNESSI ALLEGATI La 10ª Commissione, esaminati, per le parti di competenza i documenti in titolo, valutate le previsioni macroeconomiche del Governo per il 2022-2024 indicate nel documento in esame e preso atto della nuova previsione tendenziale che indica tassi di crescita del PIL reale pari al 4,2 per cento nel 2022, 2,6 per cento nel 2023 e 1,9 per cento nel 2024; valutata positivamente la conferma dell'impostazione di fondo della politica di bilancio illustrata nel DEF e su cui il Parlamento ha dato parere favorevole con le risoluzioni approvate il 22 aprile scorso, nonché l'intenzione di confermare una politica di bilancio espansiva fino a quando il PIL e l'occupazione avranno recuperato non solo la caduta, ma anche la mancata crescita rispetto al livello del 2019, anche in accordo con la riduzione del grado di restrizione delle attività economiche e sociali legato al Covid-19; espresso apprezzamento per la conferma che il sentiero programmatico per il triennio 2022-2024 consentirà di coprire le esigenze per le cosiddette politiche invariate e il rinnovo di numerose misure di rilievo economico e sociale, fra le quali in particolare si sottolineano il potenziamento del Fondo di Garanzia per le PMI ed il prolungamento degli incentivi all'efficientamento energetico degli edifici, nonché degli investimenti innovativi di cui al Piano Transizione 4.0; rilevato che: le sostenute pressioni al rialzo sui prezzi delle materie prime e dei prodotti intermedi, nonché il perdurare della dinamica rialzista dei prezzi all'ingrosso del gas naturale e dell'energia elettrica mostrano l'urgenza con cui il Governo ha dovuto prevedere delle ulteriori misure temporanee per contenere gli aumenti delle bollette dell'energia per le famiglie e le imprese con il decreto-legge 27 settembre 2021, n. 130, attualmente all'esame di questa stessa Commissione; l'Agenzia internazionale dell'energia ha stimato che la domanda mondiale di gas naturale è in crescita sia nel 2021 (+3,7 per cento a/a), su livelli simili a quelli rilevati nel 2019, che nel biennio successivo (+1,3 per cento a/a nel 2022 e +1,9 per cento a/a nel 2023), mentre per quanto riguarda l'energia elettrica, nel corso del 2021, è proseguita la fase rialzista fino al raggiungimento, nelle prime settimane di settembre, del massimo storico del PUN di 143,2/MWh. Tale aumento è ascrivibile sia alla ripresa dei consumi elettrici italiani che, soprattutto, ai costi di generazione spinti verso l'alto dai crescenti prezzi del gas naturale all'ingrosso e dei permessi di emissione; considerato che: il sentiero programmatico per il triennio 2022-2024, oltre all'intervento sugli ammortizzatori sociali e sull'alleggerimento del carico fiscale, consentirà il rinnovo di svariate misure di rilievo economico e sociale, fra cui quelle relative al sistema sanitario, al Fondo di Garanzia per le PMI, agli investimenti innovativi e all'efficientamento energetico degli edifici; occorre tenere presente che l'eventualità di una carenza di offerta, influenzata anche da eventi geopolitici al momento imprevedibili, e la persistenza del rialzo dei prezzi dell'energia, a fronte di un forte aumento della domanda, costituisce un rilevante fattore di rischio per la previsione di crescita e inflazione, appare urgente puntare non solo sulla diversificazione delle fonti energetiche, ma implementare i nuovi modelli di generazione e consumo dell'energia, in particolare le comunità energetiche ed i progetti di autoconsumo collettivo, i quali ricopriranno, in futuro un ruolo sempre maggiore nell'accelerazione del processo di transizione energetica; risulta necessario tenere fede all'impegno preso in sede parlamentare per la proroga del cosiddetto Superbonus 110 per cento, almeno fino al 2023, tenuto conto che tale strumento rappresenta una grande opportunità per incrementare il processo di decarbonizzazione delle città, sostenere il settore edile, creare nuova occupazione e accrescere il valore degli immobili. Si tratta dunque di un meccanismo virtuoso volto a sostenere la ripresa dell'economia, consentendo di monetizzare sin da subito il beneficio fiscale altrimenti utilizzabile in un prolungato arco temporale e garantendo, dunque, maggiore liquidità immediata a famiglie e imprese. Il meccanismo produce, infatti, effetti positivi diretti per l'economia reale in quanto vengono immesse maggiori risorse a disposizione dei contribuenti, aumentandone la propensione alla spesa, e l'edilizia e il suo indotto, uno dei settori a più alto contributo del PIL nazionale, ricevono una maggiore spinta propulsiva, tutto ciò premesso, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti osservazioni: valuti il Governo, nell'ambito della scelta di rinnovare le misure relative al Fondo di Garanzia per le PMI, agli investimenti innovativi e all'efficientamento energetico degli edifici, di ricomprendere tra gli interventi finanziati dal predetto Fondo anche quelli destinati alla creazione di comunità energetiche rinnovabili, in un'ottica non solo di riduzione delle emissioni e dei consumi, ma anche dell'abbattimento dei costi della bolletta elettrica; si invita la Commissione di merito a sollecitare il Governo, per la prossima legge di bilancio, al fine di: 1) prorogare il cosiddetto Superbonus 110 per cento almeno fino al 31 dicembre 2023, tenuto conto della rilevanza di tale meccanismo ai fini della crescita economica del Paese e del sistema produttivo legato al comparto dell'edilizia, nonché, in ragione della complessità attuativa della predetta misura, della necessità di un orizzonte temporale per la fruizione del beneficio ben più ampio di quello attualmente previsto; 2) prevedere, conseguentemente alla proroga a tutto il 2023 dell'applicazione del Superbonus, la medesima proroga per le misure previste dall'articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020 (cosiddetto "decreto Rilancio") relativamente allo sconto in fattura e alla cessione del credito; 3) prorogare inoltre tutte le ulteriori misure di agevolazione fiscale (quali il bonus ristrutturazione, l' ecobonus , il bonus facciate e il bonus mobili), tenuto conto del loro ruolo essenziale per il rilancio complessivo del settore edilizio. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 270 La Commissione Industria, commercio, turismo, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, premesso che: la direttiva (UE) 2019/771 parte dal presupposto che, al fine di restare competitiva sui mercati mondiali, l'Unione europea deve migliorare il funzionamento del mercato interno per rispondere alle molteplici sfide poste da un'economia sempre più guidata dalla tecnologia. In quest'ottica, vengono armonizzati alcuni aspetti dei contratti di vendita dei beni, garantendo un elevato livello di protezione dei consumatori. La finalità perseguita è quella di instaurare un autentico mercato unico digitale, accrescere la certezza giuridica e ridurre i costi di transazione, in particolare per le piccole e medie imprese; la direttiva (UE) 2019/771, applicandosi a qualsiasi contratto di vendita tra un consumatore e un venditore, ivi compresi quelli per la fornitura di beni ancora da fabbricare o produrre, ha, in particolare, lo scopo di stabilire norme comuni relative alla conformità dei beni del contratto, ai rimedi in caso di difetti di conformità e alle garanzie commerciali; considerato che: l'articolo 1 sostituisce, al comma 1, l'intero capo I (Della vendita dei beni di consumo) del titolo III della parte IV del codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, comprendente gli articoli dal 128 al 135, introducendo quindi i nuovi articoli dal 128 al 135- septies ; l'articolo 1, comma 2, novella l'articolo 3, comma 1, lettera d) , del codice di consumo, per fare salva l'ulteriore definizione speciale di produttore, contenuta nel nuovo articolo 128, comma 1, lettera d) e valevole nell'ambito della disciplina di recepimento della direttiva 2019/771; l'articolo 2 stabilisce che le modifiche apportate al codice del consumo dall'articolo 1, commi 1 e 2, acquistano efficacia a decorrere dal 1° gennaio 2022 e si applicano ai contratti conclusi successivamente a tale data; rilevato che: si accoglie con favore la scelta di fare riferimento nello schema di decreto alla nozione di "bene" anziché di "beni di consumo". In particolare, appare opportuno segnalare che l'articolo 128, comma 2, lettera e), numero 2), comprende nella nozione di bene qualsiasi bene mobile materiale che incorpora, o è interconnesso con, un contenuto digitale o un servizio digitale in modo tale che la mancanza di detto contenuto digitale o servizio digitale, impedirebbe lo svolgimento delle funzioni proprie del bene («beni con elementi digitali»). Il comma 3 del medesimo articolo 128 esclude l'applicabilità della disciplina di recepimento della direttiva (UE) 2019/771 ai contratti di fornitura di un contenuto digitale o di un servizio digitale, ai quali si applica la direttiva 2019/770. A tale ultimo riguardo, sembra necessario rendere più chiara la relazione di complementarietà esistente tra le due direttive precedentemente citate, attraverso un rinvio espresso alle norme di attuazione della direttiva 2019/770; si osserva che alcune definizioni recate dal nuovo articolo 128, introdotto dall'articolo 1 dello schema di decreto, si sovrappongono con quelle già previste dall'articolo 3 del codice del consumo; al contempo non appare pienamente condivisibile la decisione di non esercitare l'opzione prevista dall'articolo 3, paragrafo 7, della direttiva in recepimento, che accorda agli Stati membri la facoltà di consentire ai consumatori di " scegliere un rimedio specifico se la non conformità dei beni si manifesta entro un periodo di tempo non superiore a 30 giorni dopo la consegna ", mantenendo così inalterata la gerarchia dei rimedi già presente nel vigente Codice del consumo; la predetta opzione, se da un lato comporterebbe un'esclusione dalla gerarchia dei rimedi limitatamente al caso in cui il difetto si manifesti entro trenta giorni dalla consegna, mantenendola invece nel caso in cui il difetto si palesi oltre tale termine, dall'altro garantirebbe un maggiore livello di protezione e tutela per il consumatore, che in tal modo, potrebbe liberamente scegliere se mantenere il vincolo contrattuale mediante la riparazione o la sostituzione del prodotto difettoso ovvero chiedere la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto; pur condividendo, in linea di principio, la scelta del Governo di non esercitare l'opzione prevista dall'articolo 12 della direttiva sull'obbligo di notifica, da parte del consumatore, dei difetti di conformità, in ossequio al considerando 46 della direttiva, si ritiene necessario bilanciare le esigenze del consumatore con quelle del venditore; occorrerebbe, infine, una maggiore riflessione sul nuovo articolo 135 del Codice del consumo - che recepisce l'articolo 11 della direttiva - introdotto dall'articolo 1 dello schema di decreto, che disciplina l'onere della prova, prevedendo che, salvo prova contraria, si presume che qualsiasi difetto di conformità che si manifesta entro un anno dal momento in cui il bene è stato consegnato esistesse già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità. Il predetto articolo 11, al comma 2, prevede, la possibilità per gli Stati membri di mantenere in vigore o introdurre un periodo di due anni dal momento in cui il bene è stato consegnato, esprime parere favorevole, con le seguenti osservazioni: - si raccomanda al Governo di introdurre all'articolo 128, comma 3, dello schema di decreto in esame un rinvio espresso alle norme di attuazione della direttiva (UE) 2019/770, relativa ai contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali, tenuto conto della relazione di complementarietà esistente tra i due provvedimenti; - ­si sollecita un raccordo tra il nuovo articolo 128 e l'articolo 3 del codice del consumo per quanto riguarda le definizioni di "produttore"; - al fine di garantire un livello di tutela più elevato, valuti il Governo di introdurre una disposizione volta a consentire ai consumatori di scegliere un rimedio specifico se la non conformità dei beni si manifesta entro un periodo di tempo non superiore a 30 giorni dopo la consegna; - valuti il Governo la possibilità di ripristinare il termine entro cui denunciare i difetti di conformità al venditore, attualmente fissato dall'articolo 132 del codice del consumo in due mesi, ampliando però tale lasso temporale a tre mesi dal momento in cui il consumatore ha scoperto il difetto, tenuto conto che l'articolo 12 della direttiva stabilisce "un periodo di almeno 2 mesi" dalla data in cui è stato riscontrato tale difetto; - valuti il Governo di esercitare la facoltà prevista dall'articolo 11, comma 2, della direttiva di prolungare il termine per l'inversione dell'onere della prova sino a due anni anziché uno come previsto nello schema di decreto in esame, allineando in tal modo il termine di presunzione con la durata della garanzia di conformità e favorendo un più efficace contrasto allo squilibrio che caratterizza il rapporto tra consumatore e venditore.