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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 161 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 15. IN SEDE REFERENTE dl n. 28/2020 - proroga intercettazioni e sospensioni processuali DDL 1786 Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta COVID-19 (Esame e rinvio) Il senatore MIRABELLI ( PD ) e la senatrice PIARULLI ( M5S ), correlatori, illustrano il decreto legge n. 28 del 2020, in conversione, che reca misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19. Nel merito il provvedimento si compone di otto articoli. L'articolo 1 proroga al 1° settembre 2020 il termine a partire dal quale la riforma della disciplina delle intercettazioni  introdotta dal decreto legislativo n. 216 del 2017, nella versione novellata con decreto n. 161/2019, convertito in legge n. 7/2020  troverà applicazione. In particolare, al comma 1, lettera a) si prevede, con una modifica all'articolo 9, comma 1, del citato decreto legislativo, che la riforma si applicherà non più ai procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020, come previsto nella disciplina vigente, ma ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020. Per tutti i procedimenti in corso continuerà dunque ad applicarsi la disciplina attuale. La lettera b) del comma 1 modifica a sua volta il comma 2 dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 216 del 2017, prorogando al 1° settembre 2020 il termine a partire dal quale acquista efficacia la disposizione che introduce un'eccezione al generale divieto di pubblicazione degli atti (di cui all'articolo 114 del codice di procedura penale), tale da consentire la pubblicabilità dell'ordinanza di custodia cautelare (articolo 2, comma 1, lett. b), del decreto legislativo n. 216 del 2017). Il comma 2 proroga l'entrata in vigore delle disposizioni di cui al citato decreto-legge n. 161 del 2019, come convertito, stabilendo che anche le sue nuove disposizioni (ad eccezione di quelle di cui all'articolo 2, comma 6) si applichino ai procedimenti iscritti successivamente al 31 agosto 2020. In tal modo viene allineata l'efficacia della disciplina delle intercettazioni recata dalla cosiddetta "riforma Orlando" del 2017 e l'efficacia delle nuove disposizioni previste dal decreto-legge medesimo, che l'hanno in parte modificata. Il decreto-legge n. 161 non si è infatti limitato a prorogare il termine a partire dal quale la riforma delle intercettazioni telefoniche di cui al decreto legislativo n. 216 del 2017 avrebbe trovato applicazione, ma ha a sua volta apportato una serie di modifiche alla disciplina delle intercettazioni contenuta nel codice di procedura penale. Entra invece immediatamente in vigore la disposizione di cui all'art. 2, comma 6, del decreto-legge n. 161 del 2019 (quindi senza alcuna proroga rispetto al termine del 30 aprile stabilito dalla legge di conversione del decreto-legge medesimo) relativa all'adozione del decreto del Ministro della giustizia con il quale vengono stabiliti le modalità da seguire per il deposito in forma telematica degli atti e dei provvedimenti riguardanti le intercettazioni, nonché i termini a decorrere dai quali il deposito in forma telematica sarà l'unico consentito. Il decreto potrà essere adottato previo accertamento della funzionalità dei servizi di comunicazione e nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. L'articolo2 apporta alcune modifiche alla disciplina procedimentale dei permessi cosiddetta di necessità (di cui all'articolo. 30- bis dell'ordinamento penitenziario, di seguito anche o.p.) e della detenzione domiciliare cosiddetta in deroga', cioè sostitutiva del differimento dell'esecuzione della pena ( ex articolo 47- ter comma 1 ter o.p.). In particolare, il comma 1, lettera a) , modifica l'articolo 30- bis dell'ordinamento penitenziario (legge 26 luglio 1975, n. 354), nella parte in cui disciplina il procedimento per l'adozione del provvedimento relativo ai permessi cosiddetti di necessità, i quali trovano il presupposto applicativo "nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente" ovvero "eccezionalmente per eventi familiari di particolare gravità". La modifica apportata dal decreto-legge consiste nella previsione della richiesta obbligatoria, da parte dell'autorità competente a decidere sull'istanza di permesso di un parere in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata ed alla pericolosità del soggetto, rivolta: al Procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto ove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza, nel caso di detenuti per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater ; anche al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, nel caso di detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis o.p.. La disposizione non prevede un termine entro il quale i pareri debbano essere resi, ma stabilisce che la misura non possa essere concessa dal magistrato di sorveglianza prima di 24 ore dalla richiesta. Sono tuttavia fatte salve le ipotesi in cui "ricorrano esigenze di motivata eccezionale urgenza", in relazione alle quali il giudice di sorveglianza potrà procedere anche prima dello spirare del termine delle 24 ore. La lettera a) del comma 1 apporta un'ulteriore modifica all'articolo 30- bis o,p., integrando il contenuto del nono comma, che concerne l'informativa trimestrale - che deve essere resa al Procuratore generale presso la corte d'appello in relazione ai permessi concessi ed al relativo esito - dagli organi che li hanno rilasciati. Con l'integrazione apportata dal decreto-legge si prevede che il Procuratore generale presso la corte d'appello, una volta ricevuta l'informativa, a sua volta dia comunicazione: dei permessi concessi a detenuti per delitti previsti dall'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater del codice di procedura penale, al Procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto ove ha sede il tribunale che ha emesso la sentenza; di permessi concessi a detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis o.p., al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Il comma 1, lettera b) , introducendo nell'articolo 47- ter o.p., un nuovo comma 1-quinquies , modifica la disciplina procedimentale della concessione o proroga della detenzione domiciliare c.d. "in deroga". Si tratta della misura - prevista dal comma 1- ter del suddetto articolo - in base alla quale, nei casi in cui vi sono i presupposti per disporre il rinvio obbligatorio o facoltativo dell'esecuzione della pena (ai sensi degli articoli 146 e 147 del codice penale), il tribunale di sorveglianza ha la facoltà di disporre l'applicazione della detenzione domiciliare "in deroga" cioè non vincolata da limiti edittali (e concedibile anche ai detenuti in regime speciale ex art. 41- bis o.p. e per quelli che in passato hanno subito la revoca di misure alternative). In tali casi il giudice di sorveglianza, pur ricorrendo i presupposti per il differimento dell'esecuzione (con particolare riguardo alle condizioni di salute del condannato, incompatibili col regime carcerario), effettua un bilanciamento tra le istanze sociali correlate alla pericolosità del detenuto - tali da non consentire un semplice differimento dell'esecuzione - e le condizioni complessive di salute di quest'ultimo. Il nuovo comma 1- quinquies contempla come obbligatoria la richiesta di un parere sull'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata e sulla pericolosità del soggetto. Tale parere deve essere richiesto dal giudice di sorveglianza: soltanto al Procuratore distrettuale, laddove si tratti di detenuti per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater , del codice di procedura penale; anche al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, nel caso di detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis , o.p.. La formulazione della norma sembrerebbe imporre la richiesta di parere soltanto quando debba disporsi il differimento della pena nelle forme della detenzione domiciliare, e non anche per il mero differimento della pena ( ex articolo 147 del codice penale): se così fosse, in casi fondati sui medesimi presupposti, il giudice rimarrebbe libero di disporre, senza alcuna previa richiesta di parere, il mero differimento della pena, mentre avrebbe l'onere di attendere il parere nel caso di detenzione domiciliare in luogo del differimento. Con riguardo ai termini di espressione dei pareri, essi devono essere resi: entro 2 giorni dalla richiesta, il parere del Procuratore distrettuale; entro 15 giorni dalla richiesta, il parere del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. L'articolo 3 modifica l'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020, che rappresenta la disposizione principale in tema di misure di contenimento (degli effetti dell'epidemia e della quarantena) sul sistema giudiziario nazionale. L'articolo 83 aveva sostituito, arricchendole, le previsioni già contenute nei decreti-legge n. 9 e n. 11 del 2020, ed è stato ampiamente modificato in sede di conversione dalla legge n. 27 del 2020 (entrata in vigore il 29 aprile scorso). Mentre il Parlamento convertiva in legge il decreto-legge n. 18/2020, è entrato poi in vigore il decreto-legge n. 23 del 2020, tuttora in corso di conversione alla Camera (Atto Camera n. 2461) che, senza novellare espressamente l'articolo 83, con l'articolo 36 ha prorogato fino all'11 maggio 2020 il rinvio d'ufficio delle udienze e la sospensione dei termini per il compimento di atti nei procedimenti civili, tributari, penali e di competenza dei tribunali militari, con le eccezioni già previste dal decreto-legge n. 18 del 2020; conseguentemente, si è posticipato al 12 maggio 2020 l'avvio della "seconda fase", nella quale sarà rimessa ai capi degli uffici giudiziari l'organizzazione dei lavori, al fine di garantire le misure di distanziamento per prevenire la diffusione del contagio. Tali termini non vengono modificati dal decreto-legge in titolo, che interviene però sul termine finale di efficacia delle misure speciali, spostandolo dal 30 giugno al 31 luglio 2020. Il decreto in conversione non interviene sui primi due commi dell'articolo 83, che rispettivamente prevedono il rinvio delle udienze e la sospensione dei termini processuali fino al 15 aprile 2020. La lettera a) interviene sul comma 3 dell'articolo 83, che individua una serie di controversie e procedimenti, tanto civili quanto penali, caratterizzati da urgenza, per i quali non si applica la disciplina del rinvio delle udienze e della sospensione dei termini. In particolare (al numero 1) tra le controversie civili il decreto-legge aggiunge l'esclusione dal rinvio nelle cause relative alla tutela dei minori, quando vi sia pregiudizio per la tutela di bisogni essenziali, e corregge la formulazione della disposizione in modo da escludere, con una norma di chiusura, il rinvio delle udienze civili quando l'autorità giudiziaria dichiari - con decreto non impugnabile - l'urgenza della trattazione per evitare un grave pregiudizio alle parti. Per quanto riguarda le udienze penali, il decreto-legge (al numero 2) interviene sulla disposizione che esclude il rinvio delle udienze e la sospensione dei termini nei procedimenti nei quali, nel periodo di sospensione, scadrebbero i termini di custodia cautelare ( ex articolo 304 del codice di procedura penale). Il Governo, in proposito, precisa che i termini di custodia cautelare sono quelli di cui al comma 6 dell'articolo 304 del codice di procedura penale, e dunque quelli di durata massima della custodia; aggiunge che non possono essere rinviate le udienze penali nei procedimenti in cui i termini di durata massima della custodia cautelare scadano entro l'11 novembre 2020 (ovvero sei mesi dopo la scadenza del periodo di sospensione, attualmente fissato all'11 maggio dal decreto-legge n. 23 del 2020). La lettera b)  al pari della lettera i) - interviene sul comma 6 dell'articolo 83, che demanda ai capi degli uffici giudiziari l'adozione di misure organizzative volte a consentire la trattazione degli affari giudiziari nel rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie, al fine di evitare assembramenti all'interno degli uffici. Il decreto-legge prevede che tali misure organizzative - che caratterizzano la "seconda fase" della gestione dell'emergenza nell'ambito della giustizia ordinaria  debbano essere introdotte e rispettate a partire dal 12 maggio 2020, ovvero il giorno successivo alla scadenza delle disposizioni sul rinvio delle udienze e la sospensione dei termini (11 maggio 2020), e fino al 31 luglio 2020 (cfr. lett. i) della disposizione in commento). La lettera c) interviene sul comma 7 dell'articolo 83, che elenca le misure organizzative che potranno essere adottate dai capi degli uffici giudiziari. In particolare, per quanto riguarda la possibilità di svolgere le udienze civili mediante collegamenti da remoto (lett. f) del comma 7), il decreto-legge precisa che il giudice dovrà essere fisicamente presente nell'ufficio giudiziario; saranno gli altri partecipanti all'udienza  difensori, parti private, eventualmente PM  che potranno collegarsi da remoto con l'ufficio giudiziario. La lettera d) interviene sul comma 12- bis dell'articolo 83, che prevede lo svolgimento mediante collegamenti da remoto delle udienze penali che non richiedono la presenza di soggetti diversi da PM, parti e difensori, ausiliari del giudice, polizia giudiziaria, interpreti, consulenti e periti. Il decreto-legge, oltre a posticipare fino al 31 luglio 2020 la possibilità di svolgere le udienze penali da remoto (cfr. lett. i) , inserisce un ultimo periodo al comma 12- bis per specificare che non possono tenersi con modalità da remoto, salvo che le parti espressamente vi consentano: le udienze di discussione finale, in pubblica udienza o in camera di consiglio; le udienze nelle quali devono essere esaminati testimoni, parti, consulenti o periti. La disposizione è innovativa sono per quanto riguarda l'esame di parti, consulenti e periti, in quanto la partecipazione dei testimoni alle udienze da remoto era già espressamente esclusa dal campo d'applicazione del comma 12- bis . Diversamente da quanto previsto per le udienze civili, nelle udienze penali non sembra essere richiesta la presenza del giudice nell'ufficio giudiziario: il comma 12- bis , infatti, specifica che solo l'ausiliario del giudice partecipa all'udienza dall'ufficio giudiziario. La lettera e) modifica il comma 12- ter dell'articolo 83, che riguarda i procedimenti penali in Cassazione, per introdurre la possibilità, oltre che delle parti private, anche del Procuratore generale presso la Corte di cassazione di chiedere la discussione orale, evitando così che la causa sia trattata in camera di consiglio, con modalità da remoto, senza la sua partecipazione. Anche questa disciplina speciale potrà essere applicata fino al 31 luglio 2020 (cfr. lett. i) ). La lettera f) inserisce nell'articolo 83 due ulteriori commi per disciplinare, fino al 31 luglio 2020, il deposito con modalità telematiche di atti presso gli uffici del pubblico ministero. Con due disposizioni aventi la medesima struttura, il decreto-legge prevede che il Ministro della giustizia possa, con uno o più decreti, autorizzare i singoli uffici del pubblico ministero che ne facciano richiesta, e che dispongano di servizi di comunicazione dei documenti informatici giudicati idonei dal ministero stesso: a prevedere il deposito con modalità telematica delle memorie, dei documenti, delle richieste e delle istanze che l'indagato può presentare alla procura ai sensi dell'articolo 415- bis , comma 3, del codice; del deposito dovrà essere rilasciata ricevuta di accettazione da parte dei sistemi informatici ministeriali (comma 12- quater .1) e prevedere la comunicazione con modalità telematica di atti e documenti da parte di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria. Della comunicazione dovrà essere rilasciata ricevuta di accettazione da parte dei sistemi ministeriali (comma 12- quater .2). La lettera g) interviene sul comma 12- quinquies , che disciplina lo svolgimento da remoto delle deliberazioni collegiali per i procedimenti, sia penali che civili, non sospesi. La disposizione prevede, fino al 31 luglio 2020 (ai sensi della lett. i) ), che le camere di consiglio possano essere tenute con modalità da remoto, considerando il luogo dal quale il magistrato che partecipa al collegio si collega, come camera di consiglio. Il decreto-legge in titolo, per quanto riguarda i procedimenti penali, esclude che possano tenersi con modalità da remoto le deliberazioni collegiali conseguenti a udienze di discussione finale che si siano svolte con modalità ordinarie, e dunque senza collegamento da remoto. La lettera h) interviene sul comma 20 dell'articolo 83, che - per la durata della prima fase dell'emergenza - sospende i termini per lo svolgimento delle attività di mediazione e di negoziazione assistita, nonché di ogni procedimento di risoluzione stragiudiziale delle controversie. A seguito della legge di conversione del decreto-legge n. 18 del 2020, il comma 20 dell'articolo 83 sospendeva i suddetti termini dal 9 marzo al 15 aprile per tutte le procedure di risoluzione stragiudiziale promosse o risultanti comunque pendenti tra il 9 marzo e il 15 aprile con conseguente sospensione dei termini di durata massima di tali procedimenti. Anche sul termine previsto dal comma 20 era peraltro intervenuto il decreto-legge n. 23 del 2020 (in corso di conversione alla Camera) che, all'articolo 36, comma 1, prevede che le disposizioni che prorogano il termine del 15 aprile all'11 maggio "si applicano, in quanto compatibili ai procedimenti di cui ai commi 20 e 21 dell'articolo 83". Il decreto-legge in esame, superando il decreto-legge n. 23 del 2020, sostituisce  nel solo comma 20  il riferimento al 15 aprile con quello all'11 maggio 2020. La lettera i) posticipa di un mese e fissa al 31 luglio 2020 la fine dell'emergenza e la cessazione di efficacia delle misure organizzative apprestate dagli uffici giudiziari per limitare il contagio: sino all'emanazione del decreto-legge in titolo, infatti, il termine era fissato al 30 giugno 2020. L'articolo 4, al comma 1, prevede, poi, la possibilità - a decorrere dal 30 maggio e fino al 31 luglio 2020 - per le parti costituite di chiedere (con apposita istanza depositata entro il termine per il deposito delle memorie di replica ovvero, per gli affari cautelari, fino a cinque giorni liberi prima dell'udienza in qualunque rito) la discussione orale mediante collegamento da remoto. Lo svolgimento dell'udienza mediante collegamenti da remoto deve non solo garantire il contraddittorio e l'effettiva partecipazione dei difensori stessi all'udienza, ma anche assicurare in ogni caso la sicurezza e la funzionalità del sistema informativo della giustizia amministrativa e dei relativi apparati, nei limiti delle risorse assegnate attualmente ai singoli uffici. Si dà quindi luogo alla discussione con modalità da remoto: a richiesta di tutte le parti costituite; su disposizione del presidente del collegio quando lo ritenga necessario, anche in assenza di istanza di parte e nei casi in cui l'istanza non sia presentata congiuntamente da tutte le parti costituite, previa valutazione dell'istanza e delle eventuali opposizioni espresse dalle altre parti. In tutti i casi in cui venga disposta la discussione da remoto la segreteria comunica, almeno un giorno prima della udienza di trattazione, l'avviso dell'ora e delle modalità di collegamento. Di tutte le operazioni che si svolgono in udienza si redige processo verbale, ivi inclusi l'accertamento dell'identità dei soggetti partecipanti e della libera volontà delle parti, anche ai fini della disciplina sulla protezione dei dati personali. In alternativa alla discussione da remoto è prevista la possibilità per le parti di depositare note di udienza fino alle ore 9 antimeridiane del giorno dell'udienza stessa o richiesta di passaggio in decisione; il difensore che deposita tali note o tale richiesta è considerato presente ad ogni effetto in udienza. Il comma 2 dell'articolo 4 modifica il comma 1 dell'articolo 13 dell'allegato 2 al decreto legislativo n. 104 del 2010 (codice del processo amministrativo), intervenendo in materia di adozione delle regole tecnico-operative per l'attuazione del processo amministrativo telematico. La disposizione demanda ad un decreto del Presidente del Consiglio di Stato l'adozione delle regole per la sperimentazione e la graduale applicazione degli aggiornamenti del processo amministrativo telematico, anche relativamente ai procedimenti connessi attualmente non informatizzati, ivi incluso il procedimento per ricorso straordinario (al Presidente della Repubblica o al Presidente della Regione siciliana). A tale decreto è rimessa, con riguardo ai casi di trattazione mediante collegamento da remoto, la definizione dei tempi massimi di discussione e replica. Il comma 3 dell'articolo reca una serie di abrogazioni, conseguenti all'intervento di cui al comma 2. L'articolo 5 apporta una serie di modifiche all'articolo 85 del decreto-legge n. 18 del 2020, come convertito. La lettera a) del comma 1 dell'articolo 5 sostituisce ovunque ricorrano nell'articolo 85 del decreto-legge n. 18 le parole "30 giugno" con le parole "31 luglio", estendendo in questo modo il periodo di operatività delle misure adottate per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti in materia di giustizia contabile fino alla data che, come ricorda la relazione illustrativa, è individuata come quella di cessazione dello stato di emergenza. La lettera b) del comma 1 dell'articolo 5 modifica il comma 6 dell'articolo 85 del decreto-legge n. 18, innalzando il numero dei membri del collegio delle Sezioni riunite in sede di controllo da dieci a quindici magistrati, oltre al presidente di sezione preposto al coordinamento, nonché stabilendo che lo stesso delibera in adunanze organizzabili tempestivamente anche in via telematica con almeno dodici magistrati, in luogo dei nove previsti dall'articolo 85, nella sua formulazione previgente. Si prevede altresì che i criteri per l'individuazione dei magistrati, che compongono il suddetto organo, siano fissati dal Presidente della Corte dei conti, sentito il Consiglio di Presidenza: tali criteri devono assicurare adeguata proporzione tra magistrati relatori, magistrati in servizio presso gli uffici centrali e magistrati operanti negli uffici territoriali. La lettera c) del comma 1 infine, aggiungendo un ulteriore comma (comma 8- ter ) all'articolo 85 del citato decreto-legge n. 18, consente al pubblico ministero contabile, con riguardo all'attività istruttoria posta in essere nell'ambito dei giudizi di responsabilità, di avvalersi, nel rispetto delle garanzie di verbalizzazione in contraddittorio, di collegamenti da remoto: ciò vale per l'audizione di soggetti informati, finalizzata ad acquisire elementi utili alla ricostruzione dei fatti e alla emersione delle personali responsabilità ( ex articolo 60 del Codice di giustizia contabile) e del presunto responsabile che ne abbia fatto richiesta ( ex articolo 67 del Codice di giustizia contabile). La disposizione prevede che le regole tecniche per l'individuazione di tali collegamenti e la relativa disciplina siano adottate con decreto del presidente della Corte dei conti, ai sensi dell'articolo 20- bis del decreto legge n. 179 del 2012 (convertito in legge n. 221 del 2012); tale decreto entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale. L'articolo 6 al comma 1 prevede l'istituzione di una piattaforma informatica unica nazionale che consenta la gestione di un sistema di allerta, in relazione alle persone che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi al virus COVID-19: il contatto è rilevato mediante l'installazione, su base volontaria, di un'apposita applicazione sui dispositivi di telefonia mobile. Il Ministero della salute viene qualificato come il soggetto titolare del trattamento, agli effetti della disciplina sulla protezione dei dati personali. Il medesimo Dicastero si coordina, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, con gli altri soggetti individuati dal comma 1 (che assumono anch'essi la responsabilità del trattamento, agli effetti della disciplina sulla protezione dei dati personali), ai fini della gestione del sistema e dell'adozione delle misure di sanità pubblica e di cura (inerenti in particolare alle persone interessate dai contatti stretti in esame). Al riguardo, si specifica altresì che le modalità operative del sistema di allerta sono complementari alle ordinarie modalità in uso nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. La disposizione, al comma 2, demanda al Ministero della salute - all'esito di una valutazione di impatto, costantemente aggiornata, effettuata ai sensi dell'articolo 35 del Regolamento (UE) 2016/679 - l'adozione delle misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato ai rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati, sentito il Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell'articolo 36, par. 5 del Regolamento predetto e dell'articolo 2- quinquiesdecies del Codice della privacy (emanato con decreto legislativo n. 196 del 2003). Il sistema di tracciamento digitale deve assicurare in particolare, che: gli utenti ricevano, prima dell'attivazione dell'applicazione, informazioni chiare e trasparenti al fine di raggiungere una piena consapevolezza, in particolare, sulle finalità e sulle operazioni di trattamento, sulle tecniche di pseudonimizzazione utilizzate e sui tempi di conservazione dei dati (lett. a ); per impostazione predefinita, i dati personali raccolti dall'applicazione siano esclusivamente quelli necessari ad avvisare gli utenti dell'applicazione di rientrare tra i contatti stretti di altri utenti accertati positivi al COVID-19, nonché ad agevolare l'eventuale adozione di misure di assistenza sanitaria in favore degli stessi soggetti (lett. b ); il trattamento effettuato sia basato sui dati di prossimità dei dispositivi, resi anonimi, oppure, ove ciò non sia possibile, pseudonimizzati (esclusa in ogni caso la geo-localizzazione dei singoli utenti) (lett. c ); siano garantite su base permanente la riservatezza, l'integrità, la disponibilità e la resilienza dei sistemi e dei servizi di trattamento nonché misure adeguate ad evitare il rischio di reidentificazione degli interessati cui si riferiscono i dati pseudonimizzati oggetto di trattamento (lett. d ); i dati relativi ai contatti stretti siano conservati, anche nei dispositivi mobili degli utenti, per il periodo strettamente necessario al trattamento, la cui durata è stabilita dal Ministero della salute, posto che i dati sono cancellati in modo automatico alla scadenza del termine (lett. e ); i diritti degli interessati di cui agli articoli da 15 a 22 del cosiddetto "Regolamento GDPR" dell'U.E. possano essere esercitati anche con modalità semplificate (lett. f ). Il comma 3 dell'articolo 6 precisa che i dati raccolti non possano essere trattati per finalità diverse da quella specificate, salva la possibilità di utilizzo in forma aggregata o comunque anonima, per soli fini di sanità pubblica, profilassi, finalità statistiche o di ricerca scientifica. Il mancato utilizzo dell'applicazione - ai sensi del comma 4 - non comporta alcuna limitazione o conseguenza pregiudizievole, né alcuna limitazione del principio della parità di trattamento.Il comma 5 oltre a prevedere che sia la piattaforma che i programmi informatici per la realizzazione della stessa e per l'utilizzo dell'applicazione siano di titolarità pubblica, stabilisce che debba essere realizzata - dal Commissario straordinario - esclusivamente con infrastrutture localizzate sul territorio nazionale e gestite dalla società Sogei. Il comma 5 precisa altresì che i programmi informatici sviluppati per la realizzazione della piattaforma e l'utilizzo dell'applicazione debbano essere resi disponibili e rilasciati sotto licenza aperta ex articolo 69 (Riuso delle soluzioni e standard aperti) del Codice dell'amministrazione digitale (emanato con decreto legislativo n. 82 del 2005). L'utilizzo dell'applicazione e della piattaforma, nonché ogni trattamento di dati personali, devono essere interrotti alla data di cessazione dello stato di emergenza disposto con delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2020; entro la medesima data tutti i dati personali trattati sono cancellati o resi definitivamente anonimi (comma 6).Il comma 7 reca la copertura finanziaria degli interventi per la realizzazione della piattaforma. A tali oneri, quantificati in 1.500.000 euro, si provvede mediante utilizzo di risorse assegnate per il 2020 al Commissario straordinario, con delibera del Consiglio dei ministri a valere sul Fondo emergenze nazionali di cui all'articolo 44 del decreto legislativo n. 1 del 2018. Gli articoli 7 e 8 recano infine disposizioni finanziarie e l'entrata in vigore del decreto legge. Il PRESIDENTE informa sulla tempistica delle attività conoscitive funzionali alla sede referente in titolo, decisa dall'Ufficio di Presidenza integrato nella seduta di ieri: parallelamente alla discussione generale avranno luogo, ad opera dell'Ufficio di Presidenza medesimo, audizioni di soggetti pubblici e privati, indicati dai Gruppi. Stante la lettera che sulle modifiche al regime carcerario, oggetto dell'articolo 2 del decreto-legge in titolo, il Garante nazionale Mauro Palma gli ha trasmesso ieri, avanza a nome della Presidenza della Commissione la richiesta di contemplare anche l'audizione di questo importante soggetto istituzionale. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) richiede che, oltre alle audizioni in programma, abbiano luogo anche acquisizioni documentali e statistiche: in particolare tra attività conoscitive propone di includere anche una richiesta al Ministero della giustizia sui dati statistici, completi ed aggiornati, inerenti all'applicazione delle misure di detenzione domiciliare e delle altre decisioni della magistratura di sorveglianza che abbiano disposto l'uscita dal carcere di detenuti in considerazione dell'emergenza COVID-19. Preannuncia comunque la volontà del suo Gruppo di predisporre una relazione di minoranza per l'Assemblea. La senatrice MODENA ( FIBP-UDC ) preannuncia analoga intenzione, all'esito dei lavori della Commissione in sede referente. Si apre un breve dibattito, nel quale il relatore MIRABELLI ( PD ) sostiene che, al netto dei dati sensibili, l'acquisizione statistica è di interesse della Commissione in sede referente; il senatore CRUCIOLI ( M5S ) afferma che le pronunce della magistratura di sorveglianza sono necessarie nella loro interezza, spettando alla Commissione valutare la parte che non è utile alle sue funzioni istruttorie; la relatrice PIARULLI ( M5S ) concorda che oltre alle statistiche sia interessante il procedimento logico-giuridico seguito nei provvedimenti di concessione, né vede ostacolo ad acquisirli potendo sempre essere trasmessi con la schermatura dei dati sensibili; il senatore URRARO ( L-SP-PSd'Az ) conviene sull'utilità conoscitiva della componente logico-giuridica delle decisioni (di cui è partecipe anche la circolare del DAP che attiene alla ricognizione delle condizioni di salute dei detenuti anziani, da acquisire anch'essa), sia sulla modulazione del dato statistico (in base al regime detentivo cui erano sottoposti i beneficiari). Il sottosegretario FERRARESI rende noto che i dati richiesti sono in buona parte oggetto di plurime richieste - dalle più disparate sedi parlamentari - al suo Dicastero, che si dichiara sin d'ora disponibile ad un'accurata informativa: spetta al Ministro decidere in quale sede ma, in ogni caso, i dati che saranno forniti al Parlamento non mancheranno di confluire nell'apparato conoscitivo funzionale alla presente attività legislativa. Il PRESIDENTE , non facendosi osservazioni ulteriori, informa che scriverà al Ministro della giustizia per acquisire i dati ed i provvedimenti oggetto delle richieste testé avanzate. Nell'apparato conoscitivo funzionale alla trattazione in titolo potrà peraltro confluire anche la relazione sulle attività svolte per la realizzazione del sistema nazionale di contact tracing digitale, di cui, da parte del Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, è stata preannunciata la trasmissione alle Presidenze delle Camere. Stante la tempistica decisa ieri, invita i Gruppi a far prevenire in segreteria della Commissione, entro le ore 12 di domani giovedì 7 maggio 2020, il totale delle richieste di audizione, in modo da consentire di contattare i soggetti indicati: per apprestare la nuova modalità della video-conferenza, in tempo per le programmate sedute di Ufficio di Presidenza di mercoledì e di giovedì prossimo, occorre infatti un intervallo temporale congruo. Resta inoltre inteso che, per scelta dei soggetti auditi o per sopravvenute circostanze che ne inibiscano la partecipazione, sarà sempre rimessa ad essi la possibilità di sostituire l'audizione con l'invio di contributi scritti, dei quali sin d'ora si intendono autorizzati la messa in distribuzione per tutti i senatori in area comune Intranet e la pubblicazione sul sito Intranet della Commissione. Non facendosi osservazioni così resta stabilito. Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. IN SEDE CONSULTIVA dl n. 22/2020 conclusione e avvio anno scolastico e svolgimento esami di Stato DDL 1774 Conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato (Parere alla 7 a Commissione sugli emendamenti. Esame. Parere in parte favorevole, in parte contrario) La relatrice VALENTE ( PD ) individua, negli emendamenti trasmessi dalla Commissione in sede referente, tre gruppi di emendamenti, per un totale di dieci testi su cui esprimere parere. In tema di concorso per l'abilitazione forense, gli emendamenti 4.0.7 e 4.0.8 (Lonardo) prevedono la possibilità (modulata in due diverse formulazioni) di conseguire l'abilitazione forense avendo sostenuto proficuamente le prove scritte del concorso 2018, ovvero avendo sostenuto le prove scritte del concorso 2019 ovvero (terza possibilità, nel comma 2 del secondo emendamento) avendo ultimato la pratica nella sessione 2020 avendola iniziata 24 mesi prima. Gli emendamenti 5.0.1 (Ostellari) e 5.0.2 (Modena) vanno, con formulazioni parzialmente convergenti tra di loro, nella direzione indicata dal parere della Commissione giustizia sul testo del decreto-legge. L'emendamento 6.10 (Valente) va nella direzione indicata dal parere della Commissione giustizia sul testo del decreto-legge. Premesso come sedes materiae sarebbe opportuno lo spostamento di tutti questi testi all'interno dell'articolo 5, propone l'espressione di un parere contrario sugli emendamenti 4.0.7 e 4.0.8 e favorevole sugli emendamenti 5.0.1, 5.0.2 e 6.10. In tema di requisiti per i tirocini professionali forensi si riscontrano due testi; va premesso che, con riguardo alla professione forense la disciplina del tirocinio professionale  dettata dalla legge n. 247 del 2012 con la durata di 18 mesi  era ridotta nel decreto-legge a 16 mesi per chi avesse conseguito la laurea in giurisprudenza nell'ultima sessione delle prove finali per il conseguimento del titolo di studio relative all'anno accademico 2018/2019. L'emendamento 6.8 (Verducci) abbassa la durata di altri 2 mesi (per un totale di 14 mesi) e consente di giovarsene anche a coloro che si fossero laureati nella sessione precedente all'ultima all'anno accademico 2018/2019. L'emendamento 6.9 (Valente) consente di giovarsi dell'abbassamento di durata proposto dal Governo (16 mesi) indipendentemente dalla data in cui si sia svolta la seduta di laurea. Propone su di essi l'espressione di un parere favorevole. In tema di disciplina codicistica dell'impossibilità sopravvenuta della prestazione, l'emendamento 2.124 (Cangini) è in frontale contrapposizione all'articolo dall'articolo 88- bis del decreto n. 18/2020, convertito con modificazioni dalla legge n. 27/2020. Rispetto alla soluzione ivi individuata per i "viaggi ed iniziative d'istruzione"  cioè l'emissione di voucher valido per un anno, che assolve i correlativi obblighi di rimborso e non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario"  qui si vorrebbe tornare alla disciplina di diritto comune sull'impossibilità sopravvenuta della prestazione ai sensi dell'articolo 1463 del codice civile ai sensi del quale, nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata deve restituire la prestazione che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell'indebito. Propone su di esso l'espressione di un parere contrario. Gli emendamenti 2.97 e 2.98 (Iannone), infine, affrontano la questione dei programmi di mobilità studentesca internazionale, lasciata impregiudicata dall'articolo 88- bis del decreto n. 18/2020, convertito con modificazioni dalla legge n. 27/2020. Infatti il testo dell'articolo 88- bis , per la "sospensione dei viaggi ed iniziative d'istruzione", mantiene il riferimento al "viaggiatore", al "pacchetto di viaggio" ed al "rimborso" che "può essere effettuato dall'organizzatore": non vi può quindi rientrare una prestazione complessa, in cui il viaggio è parte di un più complesso rapporto negoziale che comporta la stanzialità, in un regime non sinallagmatico all'interno di una famiglia (di cui l'organizzatore garantisce alcuni requisiti, non tutti soltanto di comfort alloggiativo ma anche di adeguatezza relazionale dei singoli con cui si sviluppa la convivenza plurimensile), e che comporta altresì l'inserimento in una realtà scolastica idonea a sviluppare il livello culturale del discente (anche qui, prestazione della cui buona riuscita in qualche misura si fa mallevadore l'organizzatore). Inoltre, la disposizione del comma 8 dell'articolo 88- bis parla di rapporti instaurati "dagli istituti scolastici committenti con gli organizzatori aggiudicatari" al fine di applicarvi quanto previsto dall'articolo 41, comma 4, del decreto legislativo n. 79/2011, recante il Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, in ordine al diritto di recesso del viaggiatore prima dell'inizio del pacchetto di viaggio. Detta previsione si riferisce palesemente ai soli casi in cui i viaggi e le iniziative di istruzione siano stati acquistati con contratti di pacchetto turistico attraverso l'intermediazione di un operatore; anche la clausola residuale del comma 10 (per i titoli di viaggio "acquistati o prenotati per il tramite di un'agenzia di viaggio o di un portale di prenotazione") e quella di cui al comma 11 ("per tutti i rapporti inerenti ai contratti di cui al presente articolo e instaurati con effetto dall'11 marzo 2020 al 30 settembre 2020 nell'intero territorio nazionale, anche per le prestazioni da rendere all'estero e per le prestazioni in favore di contraenti provenienti dall'estero") non si emancipa dai requisiti contrattuali già dettati al comma 1 e, quindi, non si può estendere  nemmeno pro quota , stante la natura determinante del rapporto contrattuale, che riposa proprio nella sua unitarietà  alla complessa fattispecie negoziale in titolo. I due emendamenti, quindi, si limitano a ribadire il diritto comune, con l'obbligo di rimborso tout court per l'impossibilità sopravvenuta della prestazione. Propone pertanto l'espressione di un parere favorevole. Il senatore CUCCA ( IV-PSI ) coglie l'occasione per chiedere al Governo se sull'esame per avvocato vi sono altre provvedimenti in itinere ovvero aiuti per gli avvocati in difficoltà: se ne era parlato in fase di elaborazione nell'ultimo decreto-legge e sarebbe opportuno rassicurare un settore in visibile affanno. Il parere proposto dalla relatrice è condivisibile anche per il diniego opposto a proposte che rischierebbero di provocare un'immissione di massa, assai perniciosa per la credibilità dell'avvocatura. Concorda il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ), secondo cui occorre garantire la qualità dell'avvocatura sin dal procedimento concorsuale. La senatrice PIARULLI ( M5S ) dissente, visto che procedure semplificate in tema di abilitazione forense, contestualizzate nel grave momento che vive il Paese, non farebbero che replicare quanto già sta avvenendo per altre professioni ordinistiche o regolamentate: tuttavia, prende atto dell'impossibilità di un voto differenziato, che la vedrebbe ostile al parere contrario sugli emendamenti 4.0.7 e 4.0.8. Concorda con la proposta di parere avanzata dalla relatrice anche la senatrice MODENA ( FIBP-UDC ). Accertata la presenza del numero legale, il Presidente pone ai voti la proposta della relatrice, pubblicata in allegato, che risulta approvata all'unanimità. La seduta termina alle ore 15,35. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1774 PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1774 La Commissione, esaminati, tra gli emendamenti trasmessi, quelli di propria competenza, all'unanimità esprime: a) in tema di concorso per l'abilitazione forense, parere contrario agli emendamenti 4.0.7 e 4.0.8 , che travolgerebbero le procedure concorsuali in atto; b) in tema di concorso per l'abilitazione forense, parere favorevole sugli emendamenti 5.0.1 , 5.0.2 e 6.10 , che, con formulazioni parzialmente convergenti tra di loro, vanno tutti nella direzione indicata dal parere della Commissione giustizia sul testo del decreto-legge; c) in tema di requisiti per i tirocini professionali forensi e disciplina del tirocinio professionale, parere favorevole all'emendamento 6.8 (che abbassa la durata di altri 2 mesi e consente di giovarsene anche a coloro che si fossero laureati nella sessione precedente all'ultima all'anno accademico 2018/2019) ed all'emendamento 6.9 (che consente di giovarsi dell'abbassamento di durata proposto dal Governo indipendentemente dalla data in cui si sia svolta la seduta di laurea): si tratta di agevolazioni pienamente convergenti con l'esigenza valorizzata dalla Commissione nel dibattito in sede consultiva sul testo del decreto-legge; d) in tema di disciplina codicistica dell'impossibilità sopravvenuta della prestazione, parere contrario all'emendamento 2.124 , perché in frontale contrapposizione all'articolo dall'articolo 88- bis del decreto n. 18/2020, convertito con modificazioni dalla legge n. 27/2020; rispetto alla soluzione ivi individuata per i "viaggi ed iniziative d'istruzione"  cioè l'emissione di voucher valido per un anno, che assolve i correlativi obblighi di rimborso e non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario"  qui si vorrebbe tornare alla disciplina di diritto comune sull'impossibilità sopravvenuta della prestazione ai sensi dell'articolo 1463 del codice civile ai sensi del quale, nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata deve restituire la prestazione che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell'indebito; e) in tema di disciplina codicistica dell'impossibilità sopravvenuta della prestazione, parere favorevole sugli emendamenti 2.97 e 2.98 , che affrontano correttamente la questione dei programmi di mobilità studentesca internazionale, lasciata impregiudicata dall'articolo 88- bis del decreto n. 18/2020, convertito con modificazioni dalla legge n. 27/2020. Infatti il testo dell'articolo 88- bis , per la "sospensione dei viaggi ed iniziative d'istruzione", mantiene il riferimento al "viaggiatore", al "pacchetto di viaggio" ed al "rimborso" che "può essere effettuato dall'organizzatore": non vi può quindi rientrare una prestazione complessa, in cui il viaggio è parte di un più complesso rapporto negoziale che comporta la stanzialità, in un regime non sinallagmatico all'interno di una famiglia (di cui l'organizzatore garantisce alcuni requisiti, non tutti soltanto di comfort alloggiativo ma anche di adeguatezza relazionale dei singoli con cui si sviluppa la convivenza plurimensile), e che comporta altresì l'inserimento in una realtà scolastica idonea a sviluppare il livello culturale del discente (anche qui, prestazione della cui buona riuscita in qualche misura si fa mallevadore l'organizzatore). Inoltre, la disposizione del comma 8 dell'articolo 88-bis parla di rapporti instaurati "dagli istituti scolastici committenti con gli organizzatori aggiudicatari" al fine di applicarvi quanto previsto dall'art. 41, comma 4, del decreto legislativo n. 79/2011, recante il Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, in ordine al diritto di recesso del viaggiatore prima dell'inizio del pacchetto di viaggio. Detta previsione si riferisce palesemente ai soli casi in cui i viaggi e le iniziative di istruzione siano stati acquistati con contratti di pacchetto turistico attraverso l'intermediazione di un operatore; anche la clausola residuale del comma 10 (per i titoli di viaggio "acquistati o prenotati per il tramite di un'agenzia di viaggio o di un portale di prenotazione") e quella di cui al comma 11 ("per tutti i rapporti inerenti ai contratti di cui al presente articolo e instaurati con effetto dall'11 marzo 2020 al 30 settembre 2020 nell'intero territorio nazionale, anche per le prestazioni da rendere all'estero e per le prestazioni in favore di contraenti provenienti dall'estero") non si emancipa dai requisiti contrattuali già dettati al comma 1 e, quindi, non si può estendere  nemmeno pro quota , stante la natura determinante del rapporto contrattuale, che riposa proprio nella sua unitarietà  alla complessa fattispecie negoziale in titolo. I due emendamenti, quindi, per quanto di competenza della Commissione giustizia ribadiscono ineccepibilmente la vigenza del diritto comune, con l'obbligo di rimborso tout court per l'impossibilità sopravvenuta della prestazione.