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Processo penale - Incompatibilità del giudice - Giudice che ha già pronunciato, all’esito di una precedente udienza preliminare, il decreto che dispone il giudizio - Incompatibilità alla funzione di trattazione dell’udienza preliminare per lo stesso fatto e nei confronti degli stessi imputati - Omessa previsione - Denunciata violazione del principio di eguaglianza, del diritto di difesa e del principio di imparzialità del giudice - Questione già dichiarata non fondata - Manifesta infondatezza.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, dell'art. 34, comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede l'incompatibilità alla funzione di trattazione dell'udienza preliminare per il giudice che, per lo stesso fatto e nei confronti degli stessi imputati, abbia già pronunciato, all'esito di una precedente udienza preliminare, il decreto che dispone il giudizio. Infatti, la Corte costituzionale ha già dichiarato non fondate identiche questioni, rilevando che – essendo l'udienza preliminare divenuta un momento di «giudizio» – la fase di trattazione rientra, ove ne sussistano gli ulteriori presupposti, nelle previsioni dell'art. 34 cod. proc. pen., che dispongono l'incompatibilità del giudice che abbia già giudicato sulla medesima ‘res iudicanda’, con la conseguenza che spetta al giudice che procede valutare, indipendentemente dalla specifica causa che di volta in volta abbia determinato la reiterazione di detta funzione in capo allo stesso giudice-persona fisica, le conseguenze di tale principio in rapporto alla specifica situazione processuale che gli si prospetta. - Per i precedenti cui si fa esplicito rinvio, v. sentenza n. 335/2002, ordinanza n. 269/2003.