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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 239 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente TAVERNA, del vice presidente LA RUSSA, del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 10,04). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 9 luglio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Comunico che, previo accordo con i Gruppi, l'ordine del giorno della seduta odierna è integrato, alle ore 15,30, con le comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020. Per la discussione sono state ripartite tra i Gruppi tre ore, incluse le dichiarazioni di voto. La replica del Ministro della salute e le dichiarazioni di voto avranno luogo con trasmissione diretta televisiva. Commissioni permanenti, composizione PRESIDENTE . Comunico che i Gruppi parlamentari, in data 13 luglio 2020, hanno provveduto a trasmettere alla Presidenza le designazioni dei propri rappresentanti nelle Commissioni permanenti, per il rinnovo di cui all'articolo 21, comma 7, del Regolamento. La composizione delle Commissioni sarà pubblicata in allegato al Resoconto della seduta odierna. In ricordo delle vittime del tragico incidente ferroviario verificatosi in Puglia PIARULLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori tutti, oggi in quest'Aula voglio ricordare il tragico incidente ferroviario avvenuto in Puglia quattro anni fa. Alle ore 11 del 12 luglio 2016 si scontrarono due treni lungo la linea ferroviaria Bari-Barletta, tra Corato e Andria: morirono 23 persone e altre 50 rimasero ferite, in uno dei più gravi incidenti avvenuti in Italia, una ferita che resta ancora aperta. Al momento dell'incidente i due treni si trovavano lungo un tratto di ferrovia a binario unico, sul quale non era utilizzato un sistema automatizzato di blocco dei treni. Immagini strazianti che nessuno potrà mai dimenticare, come nessuno potrà mai dimenticare la richiesta di verità e giustizia che proviene dalle famiglie delle vittime cui, come Stato e come istituzioni, abbiamo il dovere di dare risposta, un dovere di chiarezza, di verità e di giustizia che dobbiamo alle vittime, ai loro cari, ma anche a tutti i cittadini italiani. La sicurezza è un tema cui non possiamo e non dobbiamo venir meno. Pertanto, ogni anniversario deve rappresentare un volano, non solo della ricerca della verità, ma anche dell'impegno per la prevenzione, assicurando continui controlli sulle linee ferroviarie. Come diceva sant'Agostino, coloro che ci hanno lasciati non sono degli assenti. Sono degli invisibili e tengono i loro occhi, pieni di gioia, puntati nei nostri, pieni di lacrime. Sono e sarò sempre vicina a tutte le persone che quel giorno furono coinvolte. A loro e a tutti i familiari delle vittime porgo il mio personale sostegno e cordoglio, affinché nessuno dimentichi. (Applausi) . PRESIDENTE . Invito i senatori ad osservare un minuto di silenzio. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio. Applausi). Votazioni per l'elezione di due componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali e di due componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Votazioni a scrutinio segreto mediante schede con il sistema delle urne aperte) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca le votazioni per l'elezione di due componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, di cui all'articolo 153, comma 1, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e di due componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 31 luglio 1997, n. 249. Per l'elezione di due componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, ciascun senatore riceverà una scheda di colore giallo, sulla quale indicherà un solo nominativo tra coloro che hanno presentato la propria candidatura nell'ambito della procedura di selezione prevista dall'articolo 153, comma 1, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. Saranno proclamati eletti i due candidati che otterranno il maggior numero di voti. L'elenco delle candidature pervenute, pubblicate nel sito Internet del Senato, è a disposizione degli onorevoli senatori. Per l'elezione di due componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ciascun senatore riceverà una scheda di colore rosa, sulla quale indicherà un solo nominativo. Saranno proclamati eletti i due componenti che otterranno il maggior numero di voti. Per le operazioni di voto sono state approntate due cabine dinanzi al banco della Presidenza. I colleghi senatori, chiamati in ordine alfabetico, riceveranno dagli assistenti parlamentari, immediatamente prima dell'ingresso in cabina, le due schede che, dopo il voto, depositeranno nelle apposite urne all'uscita delle cabine stesse. Ricordo che il risultato non verrà proclamato immediatamente, poiché i senatori che non hanno partecipato al voto potranno transitare sotto il banco della Presidenza e, comunicando il proprio nominativo ai senatori Segretari, deporre le schede nelle urne predisposte. Tale facoltà potrà essere esercitata fino alla chiusura delle operazioni di voto, prevista per le ore 13,30. Concluse le operazioni di voto, si procederà agli scrutini. Dichiaro aperte le operazioni di voto a scrutinio segreto e invito i senatori Segretari a procedere all'appello. (Il senatore Segretario Durnwalder e, successivamente, il senatore Segretario Puglia procedono all'appello) . (Nel corso delle operazioni di voto assumono la Presidenza il vice presidente TAVERNA - ore 10,17 -, indi il vice presidente LA RUSSA - ore 10,50 -, indi il vice presidente ROSSOMANDO - ore 11,11 -, indi il vice presidente CALDEROLI - ore 12,30 -). Avverto gli onorevoli senatori che non hanno ancora votato che potranno farlo transitando sotto il banco della Presidenza e comunicando il proprio nominativo ai senatori Segretari. Per queste modalità di votazione, le urne rimangono aperte fino alle ore 13,30. Non avrà luogo la seconda chiama. Prego i senatori Segretari di chiamare i colleghi senatori che non hanno ancora votato, in ordine sparso. (Le urne restano aperte). Chiusura di votazioni PRESIDENTE . Dichiaro chiuse le votazioni a scrutinio segreto per l'elezione di due componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali e di due componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Ai sensi dell'articolo 25, comma 2, del Regolamento, invito i senatori Segretari a procedere allo spoglio delle schede e al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Hanno preso parte alle votazioni i senatori: Abate, Accoto, Agostinelli, Aimi, Alderisi, Alessandrini, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Arrigoni, Astorre, Auddino, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Barbaro, Battistoni, Berardi, Bergesio, Bernini, Berutti, Binetti, Bini, Biti, Boldrini, Bongiorno, Bonino, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Bottici, Botto, Bressa, Briziarelli, Bruzzone, Buccarella Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campagna, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Cario, Casini, Casolati, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Causin, Cesaro, Cioffi, Ciriani, Cirinnà, Collina, Coltorti, Corbetta, Corrado, Corti, Craxi, Crimi, Croatti, Crucioli D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, Dal Mas, Damiani, De Bertoldi, De Bonis, De Falco, De Lucia, De Petris, De Poli, De Siano, De Vecchis, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Drago, Durnwalder Endrizzi, Errani, Evangelista Fantetti, Fazzolari, Fazzone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Ferrero, Ferro, Floridia, Floris, Fregolent, Fusco Gallicchio, Gallone, Garnero Santanchè, Garruti, Gasparri, Gaudiano, Giammanco, Giannuzzi, Giarrusso, Giro, Girotto, Granato, Grassi, Grasso, Guidolin Iannone, Iori, Iwobi L'Abbate, La Mura, La Pietra, La Russa, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Licheri, Lomuti, Lonardo, Lorefice, Lucidi, Lunesu, Lupo Maffoni, Maiorino, Malan, Mallegni, Malpezzi, Manca, Mangialavori, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marin, Marinello, Martelli, Marti, Masini, Matrisciano, Mautone, Messina Alfredo, Messina Assuntela, Mininno, Minuto, Mirabelli, Misiani, Modena, Moles, Mollame, Montani, Montevecchi, Moronese, Morra Nannicini, Nastri, Naturale, Nisini, Nocerino Ortis, Ostellari Pacifico, Pagano, Papatheu, Paroli, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pellegrini Marco, Pepe, Pergreffi, Perilli, Perosino, Pesco, Petrenga, Petrocelli, Pianasso, Piarulli, Pichetto Fratin, Pillon, Pinotti, Pirovano, Pirro, Pisani Giuseppe, Pisani Pietro, Pittella, Pittoni, Pizzol, Presutto, Pucciarelli, Puglia Quagliariello, Quarto Rampi, Rauti, Riccardi, Ricciardi, Richetti, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Rojc, Romagnoli, Romano, Romeo, Ronzulli, Rossi, Rossomando, Rufa, Ruotolo, Ruspandini, Russo Saccone, Salvini, Santangelo, Santillo, Saponara, Saviane, Schifani, Serafini, Siclari, Sileri, Siri, Stabile, Stefani, Stefano, Steger Taricco, Taverna, Testor, Tiraboschi, Toffanin, Toninelli, Tosato, Totaro, Trentacoste, Turco Unterberger, Urraro, Urso Valente, Vallardi, Vanin, Vattuone, Verducci, Vescovi, Vitali Zaffini, Zanda, Zuliani. Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 15,30 con le comunicazioni del Ministro della salute. (La seduta, sospesa alle ore 13,31, è ripresa alle ore 15,34) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020». Ha facoltà di parlare il ministro della salute, onorevole Speranza. SPERANZA, ministro della salute . Signor Presidente, a distanza di un mese dalle mie ultime comunicazioni al Parlamento, sono qui in ossequio a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19, come modificato e approvato dalle Camere. Esso prevede che il Governo si confronti con il Parlamento per informarlo del lavoro svolto e dei suoi orientamenti rispetto ai prossimi provvedimenti. Sono qui per ascoltare con la massima attenzione e preventivamente le valutazioni, le proposte e gli indirizzi che il Parlamento riterrà opportuno proporre all'Esecutivo. Abbiamo iniziato il 4 maggio la fase di uscita dal lockdown . Da allora proseguiamo con prudenza il nostro percorso di riapertura. Dentro questo cammino considero rilevante il dibattito parlamentare di oggi. Un confronto è certamente necessario per riflettere sullo stato di evoluzione della pandemia in Italia e nel mondo e per ascoltare le valutazioni e le indicazioni che il Parlamento vorrà esprimere sulle prossime decisioni da adottare. Questa nostra discussione per me non è mai semplicemente un atto dovuto nel rispetto di una norma, ma è una possibilità vera per favorire una corretta dialettica tra Governo e Parlamento, tra maggioranza e opposizione, come ha auspicato autorevolmente più volte il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella. È con questo spirito che in premessa, prima delle opinioni e delle proposte, voglio partire dalla realtà, dai fatti. Purtroppo, nel corso di questa terribile pandemia abbiamo tragicamente imparato che la realtà e i fatti non sempre coincidono con i nostri desideri e spesso prendono sentieri imprevedibili. Pochi numeri e la loro sequenza sono quasi sempre più chiari ed espliciti di mille parole. Il 31 maggio, quando l'Italia era già nella fase di uscita dal lockdown , nel mondo avevamo 5.934.936 contagiati e 367.166 deceduti. Oggi, a distanza di poco più di quaranta giorni, i contagiati hanno superato la soglia dei 13 milioni. Sono dunque più che raddoppiati e i deceduti, oramai, sono tragicamente ben oltre il mezzo milione. Di fronte a questi dati, a questi numeri impietosi, è del tutto evidente che non possiamo abbassare la guardia. Non dividiamoci su questo, vi prego. Anche nella comunità scientifica si dibatte legittimamente dinanzi a un virus che è e resta nuovo, ma nessuno - lo ripeto - nessuno dice che non bisogna mettere le mascherine, che non bisogna rispettare la distanza minima di un metro e le norme igieniche a partire dal lavaggio frequente delle mani: tre semplici regole ma essenziali, che possono farci gestire questa fase di convivenza col coronavirus. Il dato dei contagiati cresce ovunque: negli Stati Uniti siamo oltre i tre milioni e dalle Americhe ogni giorno ci giungono, da più parti, strazianti immagini di dolore e disperazione. L'onda diventa sempre più alta anche nei Paesi orientali e nel sud del pianeta, dove i dati, con un sistema sanitario molto fragile, sono purtroppo spesso incompleti e parziali, dentro un vortice drammatico di numeri e percentuali che, nella loro impietosa freddezza, rappresentano però donne e uomini in carne e ossa, vite umane. Non dimentichiamolo mai. Voglio evidenziare un dato che - a mio avviso - è il più impressionante: nel nostro pianeta, ad oggi, il Covid ha colpito un cittadino ogni circa 650 abitanti dei quasi otto miliardi di donne e uomini che popolano la terra sulla quale viviamo. Questa è la straripante forza di un nemico che non solo non abbiamo ancora sconfitto, ma che continua espandersi, occupare altri territori, a mietere nuove vittime; un virus subdolo, che spesso colpisce mimetizzandosi. Abbiamo imparato a nostre spese che il Covid ci attacca moltiplicando i contagiati non solo attraverso soggetti sintomatici, ma sempre di più per mezzo di pazienti asintomatici. Ricordo questi numeri non per alimentare paure irrazionali che non avrebbero alcun senso, ma per non smarrire la razionale consapevolezza che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare i rischi che ancora corriamo. La partita non è ancora vinta. La partita è ancora in corso. La prima valutazione che dunque offro all'Aula è un preciso richiamo a non sottovalutare prima di tutto una situazione internazionale molto preoccupante, perché la circolazione del virus nel mondo accelera e non perde in alcun modo potenza. Evidenziare i rischi esogeni non può significare sottacere o minimizzare i rischi endogeni. Anche su questo punto, voglio essere molto esplicito in questa seconda parte del mio intervento. In Italia siamo sulla strada giusta. Conosciamo sempre di più il virus e abbiamo adottato misure di prevenzione territoriale, nei luoghi di lavoro, come protocolli di sicurezza negli ospedali e nelle nostre strutture sanitarie. Non facciamoci illusioni, però: non esiste il rischio zero senza il vaccino. Io credo che tutto il Parlamento, tutti gli italiani debbano essere consapevoli del lavoro svolto in questi mesi, che ci ha consentito di mettere alle spalle i giorni più bui. Come ho già detto in precedenti interventi in quest'Aula, questo dobbiamo riconoscerlo e valorizzarlo, come fa, d'altronde, larga parte della comunità internazionale, ma senza chiudere gli occhi dinanzi a quello che non ha funzionato, come sarebbe stato necessario. Non ci ha regalato niente nessuno. Per primi, in Occidente, siamo stati costretti ad affrontare un'emergenza sanitaria senza precedenti dal dopoguerra. Ci siamo misurati con difficoltà e problemi inediti per tipologia e dimensioni. Abbiamo combattuto con coraggio e determinazione, senza avere un manuale d'istruzione da consultare per orientare le nostre scelte. Quale fosse la scelta giusta, in ogni singolo passaggio, non c'era scritto da nessuna parte. Quando uso il plurale, il mio non è un plurale riferito al Governo nazionale. Mi riferisco all'Italia, alla nostra Nazione nel suo insieme. Mi riferisco a tutte le istituzioni repubblicane: Governo, Regioni, Comuni, Province e soprattutto agli italiani, che hanno svolto un ruolo determinante, facendo sacrifici inimmaginabili; al personale sanitario, alle forze di polizia, ai volontari e ai lavoratori che, per assicurare i servizi essenziali, hanno continuato a svolgere le proprie attività anche durante il lockdown . Non finiremo mai, mai, di ringraziare quelle donne e quegli uomini. (Applausi) . Con le scelte fatte sono state salvate migliaia di vite umane in Italia, evitando che l'onda alta tracimasse anche nel Mezzogiorno. Abbiamo indicato una rotta di navigazione nella tempesta, che poi è servita ad altri ed è seguita oggi da quasi tutto il mondo. Lo dico con grande dolore nel cuore. Chi ha fatto scelte differenti dalle nostre, chi si è affidato all'ipotesi dell'immunità di gregge sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane ed è ancora pienamente dentro la tempesta. Noi, l'Italia, oggi siamo fuori dai giorni più drammatici della tempesta. Viviamo in un mare poco mosso, ma non siamo ancora in un porto sicuro. Non siamo ancora al riparo, per due motivi, tanto semplici quanto evidenti. Il primo è che il virus, anche se in forma ridotta e con una prevalenza di casi asintomatici, continua a circolare. Siamo dentro una fase di convivenza con il Covid, in un contesto nel quale, aumentando le attività e liberalizzando gli spostamenti, aumentano, inevitabilmente, le probabilità di incontrare il virus. Lo testimoniano i numerosi focolai attivi, che dobbiamo essere sempre più rapidi a individuare e isolare con il massimo della determinazione e senza alcuna incertezza. Il secondo motivo è che siamo oggettivamente esposti al rischio di importare il virus da italiani che tornano da viaggi all'estero o da cittadini di altri Paesi che arrivano o transitano in Italia. Sono rischi non teorici, ma concreti, che, muovendoci con grande prudenza, possiamo ridurre sensibilmente, ma mai azzerare del tutto. Sono rischi che le nostre rilevazioni settimanali mettono chiaramente in evidenza, pur dentro un quadro nazionale che, anche questa settimana, rileva un indice RT inferiore ad 1. A seguito di diversi piccoli focolai che si sono manifestati negli ulteriori ultimi giorni, sono passate da una a cinque le Regioni con un indice superiore a uno e conviviamo con piccole catene di contagio di cui non sempre è facile riscontrare l'origine. Sia dai dati internazionali che da quelli nazionali, risulta, dunque, confermata la valutazione che la partita per arginare, prima, e sconfiggere, dopo, il Covid è tutt'altro che terminata. Ecco perché dobbiamo muoverci in ogni circostanza ispirati dal principio di massima precauzione, non sottovalutando alcun segnale di pericolo e sempre pronti a intervenire in modo tempestivo e proporzionale all'evoluzione della situazione epidemiologica. Discuteremo nuovamente - sia alla Camera che al Senato - con uno specifico ordine del giorno dell'eventuale proroga dello stato di emergenza. Voglio essere molto chiaro: al momento nessuna decisione è stata assunta. Dovrà riunirsi il Consiglio dei ministri e personalmente sono profondamente convinto che il Parlamento debba essere pienamente protagonista del percorso decisionale nel rapporto di fiducia che lo lega al Governo. (Applausi). Lo stesso Presidente del Consiglio mi ha ribadito la sua piena disponibilità a un ulteriore momento di confronto ad hoc sul tema con il Senato della Repubblica e con la Camera dei deputati. Con la stessa franchezza, alla luce del quadro che ho precedentemente lineato, credo risulti evidente a tutti che io non considero terminata e archiviata la fase di emergenza. Il punto aperto è discutere di quali siano gli strumenti formali più adeguati per affrontarla. Valuteremo con trasparenza - anche con il confronto con le Camere - tutte le ipotesi in campo; nessuna al momento può essere esclusa in termini sia di procedure e conseguenze giuridico-amministrative sia di temporalità. Sono personalmente convinto che lo stato di emergenza non possa che essere legato a un periodo eccezionale e limitato della vita del nostro Paese. (Applausi). Quello che ci preme è essere pronti, non avere intoppi o ritardi, poter essere tempestivi nelle procedure, come - ad esempio - le gare per i banchi o per i test sierologici in vista della riapertura delle scuole. Quello che non possiamo permetterci è non avere una macchina efficace e veloce per rispondere a ogni evenienza, perché il rischio c'è e non si può far finta di non vederlo. Credo - permettetemelo - che il tema del rapporto tra epidemia e democrazia meriti un ulteriore momento di approfondimento, anche in vista delle scelte che a breve saremo chiamati a compiere. Dinanzi alle immagini del primo impatto del Covid in Cina, alcuni osservatori hanno immaginato e anche scritto che le regole della democrazia potessero rappresentare un limite per affrontare l'epidemia e fermare il contagio e che invece i Paesi con un forte dirigismo centrale fossero naturalmente più attrezzati per affrontare l'emergenza. Penso che non sia così. Nella nostra esperienza italiana la chiave più importante per piegare la curva del contagio è stata proprio la sintonia di fondo tra le misure che abbiamo adottato e il sentire comune della popolazione, consapevole dei rischi che tutto il Paese stava correndo. Per me non è mai stata la chiave securitaria quella decisiva, ma lo sono state la persuasione e la convinzione delle persone. Penso che la democrazia e le sue regole rappresentino sempre un punto di forza, mai un punto di debolezza, e credo che queste riflessioni valgano anche per i prossimi mesi. In una fase in cui nel mondo viaggiamo al ritmo di oltre 200.000 nuovi contagi al giorno è difficile non riconoscere con linearità e trasparenza che la sfida è ancora aperta per ciascun Paese, nessuno escluso. L'ho ripetuto mille volte in questi mesi e non mi stancherò mai di ripeterlo: il virus non conosce confini regionali, nazionali e internazionali. Sono mille le strade attraverso le quali il contagio può essere importato in Italia e innescare nuovi focolai di infezione. In questo quadro il nostro obiettivo sarà garantire un giusto e proficuo equilibrio tra le preziose e incomprimibili prerogative del Parlamento e l'urgente necessità di tutelare la salute pubblica. Il Parlamento ha definito, con la conversione del decreto-legge n. 19 del 25 marzo, e poi con il decreto n. 33 del 16 maggio, un percorso, una modalità di funzionamento alla quale il Governo - come sta già puntualmente facendo - intende scrupolosamente attenersi. I commi 1 e 5 dell'articolo 2 del citato decreto-legge n. 19 definiscono con chiarezza il procedimento da seguire nell'adozione di misure di contenimento. Dentro questo sentiero la mia opinione è che sia pienamente possibile contemperare e mantenere in giusto equilibrio il diritto fondamentale alla salute, previsto dall'articolo 32 della Costituzione, e le prerogative che sempre la nostra Carta costituzionale attribuisce al Parlamento. È chiaro che l'Italia è in una fase diversa rispetto ai mesi passati: dal 4 maggio abbiamo cominciato a riaprire e a ripartire con giudizio, ma dobbiamo continuare su questa strada. Dobbiamo farlo anche per non pagare un prezzo troppo alto sui piani economico e sociale, ma ai nostri concittadini dobbiamo sempre dire una verità, una verità decisiva e importante. La prima misura, quella più forte per riavviare la nostra economia, è continuare a rispettare rigorosamente tutte le regole di prevenzione adottate, a partire da quelle relative ai nostri comportamenti individuali. Senza la sicurezza sanitaria non ci sono legge di bilancio, investimento pubblico-privato o finanziamento europeo in grado di farci recuperare il terreno perso in questi mesi. Per convivere con il virus sino al vaccino, per riaccendere tutti i motori della nostra economia e per affrontare i gravi problemi sociali che vediamo crescere nel nostro Paese non dobbiamo arretrare di un millimetro sulle misure di prevenzione. In coerenza con questa impostazione, il Governo intende adottare, a seguito di questo passaggio parlamentare, un nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che proroghi le misure attualmente vigenti fino al 31 luglio. Le principali misure sono: l'obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi; l'obbligo di rispettare i protocolli di sicurezza definiti per la riapertura dei luoghi di lavoro; il divieto di assembramenti; le sanzioni penali per chi viola l'obbligo di quarantena; il divieto di ingresso o quarantena per chi arriva da Paesi extra-UE e controlli più stringenti su aeroporti, porti e luoghi di confine. Quest'ultima misura, che ho adottato con mia ordinanza, è direttamente correlata alla grave situazione di contagio in un numero crescente di aree del mondo. La scelta è chiara: non possiamo vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi ed è per questo che abbiamo scelto ancora una volta la linea della massima prudenza. Il divieto di ingresso e transito in Italia riguarda a oggi chi nei quattordici giorni antecedenti ha soggiornato e transitato in tredici Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia-Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana; sono le Nazioni che hanno un'alta percentuale di incidenza del virus in rapporto alla popolazione e una resilienza molto bassa dei sistemi di prevenzione e di controllo. Al fine di garantire un adeguato livello di protezione sanitaria sono sospesi anche i voli diretti e indiretti da e per i Paesi indicati nell'ordinanza. Aggiorneremo costantemente questa lista sulla base di un'analisi puntuale dell'evoluzione dei dati epidemiologici. Voglio inoltre ricordare che, per tutti gli arrivi dai Paesi extraeuropei ed extra-Schengen, abbiamo confermato la quarantena di quattordici giorni come misura precauzionale per evitare la diffusione del contagio. Particolare attenzione è rivolta in queste ore agli sbarchi sulle nostre coste, con rigorosi controlli sanitari e obbligo di quarantena per tutti coloro che arrivano. Nessuna sottovalutazione può essere ammessa. Sull'urgente necessità di coordinare e controllare con misure comuni le frontiere europee, nei giorni scorsi ho scritto una lettera al commissario europeo alla salute e alla sicurezza alimentare Stella Kyriakides e al ministro della salute tedesco, presidente di turno, Jens Spahn. Nella lettera ho insistito sull'inderogabile esigenza di definire nuove, rigorose misure cautelative per gli arrivi da aree extra-Schengen ed extra-UE, richiedendo a Commissione e Presidenza di promuovere un maggior coordinamento tra gli Stati membri e garantire così una maggiore efficacia alla realizzazione dell'obiettivo di contenere la diffusione di contagi causati da focolai di origine esterna. Ogni misura di divieto di ingresso in Italia e di limitazione della libera circolazione dei voli è una decisione che assumiamo con dolore, ma sono scelte necessarie. L'Italia vuole isolare il virus, fermare la catena del contagio e non isolare i Paesi colpiti, nei confronti dei quali riconfermiamo la nostra massima disponibilità di aiuto e di cooperazione. Siamo al lavoro con il ministro degli esteri Di Maio e con il commissario Arcuri per corrispondere positivamente, a partire dal Brasile, alle tante richieste di aiuto che ci giungono da Nazioni particolarmente in difficoltà a causa della pandemia. L'Italia farà fino in fondo la sua parte, nessuno si salva da solo. Un virus globale si batte anche e soprattutto con una forte cooperazione internazionale. (Applausi) . Parallelamente a questi provvedimenti, sempre relativamente alla gestione dell'emergenza, il Governo è impegnato tutti i giorni su quattro fronti prioritari, il primo dei quali è il vaccino. Il nostro Paese, l'Italia, è pienamente in campo per assicurare al più presto il vaccino a tutti i cittadini; un vaccino che - lo ribadisco con forza - è per l'Italia un diritto di tutti, un bene pubblico globale, non un privilegio di pochi. Rispetto alla mia precedente informativa, devo sottolineare che l'iniziativa che abbiamo intrapreso come gruppo di testa, insieme a Germania, Francia e Olanda, ha provocato un'accelerazione delle iniziative della Commissione europea su questa partita decisiva per sconfiggere definitivamente il Covid. L'accordo che abbiamo firmato con AstraZeneca prevede la produzione di 400 milioni di dosi, di cui 60 milioni da consegnare entro la fine dell'anno. È una bella notizia che il vettore virale del vaccino di AstraZeneca, su cui ha lavorato in primis l'università di Oxford, è fatto a Pomezia e che l'infialamento avverrà ad Anagni: sono segnali che l'Italia c'è. L'Italia c'è, con i suoi cervelli e con le sue competenze. (Applausi) . Continua, poi, in questi giorni il confronto con gli altri Paesi europei per chiudere accordi con altri candidati vaccini credibili; interloquiamo a trecentosessanta gradi con tutti i potenziali produttori. Nei giorni scorsi ho visitato prima l'IRBM di Pomezia, poi ReiThera di Castel Romano, dove pure si lavora a un vaccino tutto italiano, e poi, ancora, lo stabilimento Catalent di Anagni, dove anche la Johnson&Johnson, oltre ad AstraZeneca, infialerà il vaccino in sperimentazione. (Applausi) . L'Italia ha enormi potenzialità connesse all'industria farmaceutica e questo è un asset strategico del Paese. Dobbiamo valorizzare i siti italiani in grado di produrre e attrarre nuovi investimenti internazionali. È questa la scelta di fondo a cui stiamo lavorando. Il secondo fronte riguarda gli ospedali Covid. Mi fa molto piacere informare il Parlamento che, entro pochi giorni, entro la fine della prossima settimana, il Ministero della salute avrà terminato l'esame di tutti i progetti pervenuti dalle Regioni per gli ospedali Covid, ai sensi del decreto rilancio; conseguentemente saranno trasmessi al commissario straordinario per l'emergenza, per mettere in essere, con procedure straordinarie, tutti gli adempimenti necessari per la loro più rapida realizzazione. Si tratta di un passo in avanti fondamentale per rafforzare la nostra rete dell'emergenza, delle terapie intensive e sub-intensive e, contemporaneamente, rendere più sicuri i nostri ospedali, superando qualsiasi forma di promiscuità tra la rete Covid e quelle non Covid. Il terzo fronte è finalizzato all'aumento del personale sanitario e al rafforzamento del territorio. Si tratta di un lavoro senza precedenti: abbiamo investito più risorse sul Servizio sanitario nazionale negli ultimi cinque mesi che negli ultimi cinque anni; siamo arrivati, al momento, a 29.433 assunzioni, tra le quali vi sono 6.330 medici, 13.607 infermieri, 6.476 operatori socio-sanitari. Il prossimo passo, con l'adozione definitiva del decreto rilancio, sarà l'assunzione a tempo indeterminato di 9.600 infermieri di comunità: una svolta storica che ci consentirà di rafforzare concretamente i servizi territoriali, che rappresentano - come anche questa emergenza ci ha confermato - il baluardo fondamentale per prevenire e successivamente gestire le emergenze sanitarie. È particolarmente strategico l'investimento sui servizi domiciliari alle persone fragili, che farà passare l'Italia dal 4 per cento della platea di assistiti over 65, al 6,7 per cento; passiamo, grazie a un solo decreto-legge, dall'essere due punti sotto la media dei Paesi OCSE a 0,7 punti sopra la stessa media. L'investimento sul personale è fondamentale sempre e lo è in modo particolare in queste settimane, in cui la nostra priorità deve essere recuperare le visite e gli interventi che sono stati sospesi a causa del Covid. Il coronavirus - come è ovvio - non ha fermato le altre patologie, a partire da quelle croniche o ad esempio oncologiche, e ora più che mai il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di più energie per recuperare il ritardo accumulato. Dobbiamo sostanzialmente continuare a investire e dichiarare definitivamente chiusa la stagione dei tagli. Il quarto fronte è l'apertura in sicurezza della scuola: è - a mio avviso - la partita più importante, fondamentale per i nostri ragazzi e il nostro futuro. Senza la riapertura di tutte le scuole di ogni ordine e grado non saremo mai completamente fuori dal lockdown . Con l'accordo raggiunto il 26 giugno scorso in Conferenza unificata tra Regioni, Province e Comuni abbiamo compiuto un importante passo in avanti, condividendo le linee guida e gli obiettivi da perseguire. È un appuntamento che va gestito con la massima cautela e prudenza, anche alla luce delle tante difficoltà in cui si sono imbattute le Nazioni che prima di noi hanno deciso di aprire le scuole. La riapertura delle scuole riguarderà circa 10 milioni di persone. Tutte le simulazioni fatte a fine aprile per decidere le modalità attraverso le quali procedere a un graduale superamento del lockdown indicano nella scuola una delle attività a maggior rischio proprio per l'elevato numero di persone coinvolte. Per questo motivo, dobbiamo concentrare ogni attenzione sulle riaperture di settembre e tenere un livello di monitoraggio su quanto avverrà nei mesi successivi nelle scuole. Stiamo anzitutto lavorando alla definizione di una strategia organica di prevenzione. Il personale scolastico sarà sottoposto a indagine sierologica - il commissario Arcuri ha già bandito la gara per i kit - ed è poi allo studio un modello di test molecolare a campione per tenere sotto controllo la popolazione studentesca durante il corso dell'anno. La chiave del nostro lavoro è ristabilire un contatto più stretto tra scuola e dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria territoriale. Negli anni dei tagli, con una decisione a mio avviso sbagliata, è stata archiviata la medicina scolastica, che era stata normata nel lontano 1961. I presidi, i professori e il personale scolastico, non possono essere lasciati soli nella gestione di questo difficile passaggio. Per questo è - a mio avviso - essenziale ricostruire un rapporto strutturato e non saltuario tra scuola e sanità, che purtroppo manca da troppo tempo nel nostro Paese. Il comitato tecnico-scientifico farà a settembre un'ulteriore verifica sulla modalità di ripresa in piena sicurezza delle lezioni, anche relativamente all'utilizzo delle mascherine e al distanziamento, ovviamente sulla base dell'andamento del contagio. Una cosa a me sembra certa e indiscutibile: le scuole frequentate dai nostri figli e nipoti riapriranno; sono un valore fondamentale del Paese a cui dedicheremo ogni energia e ulteriori ingenti investimenti economici e finanziari. A scuola dovranno esserci misure di precauzione all'altezza della situazione; a scuola si deve poter andare in piena sicurezza. È con questo spirito che intendiamo affrontare le prossime settimane e la ripresa successiva al mese di agosto. Credo che dobbiamo farlo non smarrendo il filo di uno sforzo unitario. So che non è semplice, ma dobbiamo provarci. La ricerca della massima convergenza nella gestione di questa difficile emergenza sanitaria non è una concessione che il Governo regala alle opposizioni, né uno sconto che le minoranze fanno all'attuale maggioranza parlamentare. Per me è semplicemente la via maestra per portare il Paese definitivamente fuori dalla tempesta; è la via della responsabilità, l'unica - a mio avviso - seriamente percorribile nell'interesse prioritario e prevalente del nostro Paese. Spero che il dibattito di oggi saprà essere all'altezza di questa sfida. (Applausi) . PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con grandissima attenzione, come credo tutta l'Assemblea, l'intervento del Ministro e devo dire che l'ho trovato molto coerente, preciso, puntuale e a tratti addirittura così esaustivo da dare l'idea che forse il difetto principale che si può far rilevare è quella patologia che noi chiamiamo la "completite", cioè voler toccare tutti i punti e voler lanciare un messaggio preciso, puntuale, articolato e io mi auguro verificabile su ognuno dei punti. Questo è quello che talvolta, perlomeno dal fronte dell'opposizione, ravvisiamo come elemento di maggiore debolezza di un Governo che annuncia molte cose, tutto sommato interviene anche per correggere le cose che ha annunciato e in qualche modo gioca sempre un'immagine di sé che vuole essere al top delle esigenze. La prima delle osservazioni che mi sento di farle è quella relativa al tempo dell'emergenza. Lei oggi è qui con noi per parlare proprio di emergenza e a tale proposito la prima domanda che tutti si pongono è: fino a quando durerà questa emergenza? Lei ci ha già detto giustamente che non si sa, che una decisione ancora non è stata presa, che è una decisione che si prenderà con il Parlamento, ma non le nascondo che tutti noi abbiamo già sentito che l'emergenza durerà fino al 31 dicembre o fino al 30 di agosto; adesso lei ci dice che per ora l'emergenza durerà fino al 30 luglio. Di questo passo la fatica che facciamo è cercare di sapere che cosa, di quanto ci state dicendo, corrisponde realmente a decisioni già prese e che cosa invece avete davvero in animo di confrontare con noi per lasciar emergere le azioni più efficaci. La prima cosa che chiediamo è quindi sapere cosa è stato già deciso (e su cui quindi il suo intervento è un'informativa), cosa invece ancora non è stato deciso e - lo dico soprattutto per quanto riguarda l'opposizione - quali sono i margini reali per intervenire con un contributo positivo. Lei sa meglio di me, perché arriverà domani in Aula il decreto rilancio, che la sofferenza profonda del Senato è quella di essersi sentito radicalmente escluso dal dibattito. Questo glielo diremo domani tante volte, in tanti modi, in tante circostanze, e io ho avuto modo di dirlo oggi in Commissione, ma il Senato sul decreto rilancio non ha potuto "toccare palla", non è potuto intervenire in nulla. (Applausi). Mi auguro che non sia così con questa comunicazione di oggi, perché lei ha esordito dicendo che è stato approvato un ordine del giorno per il quale il Governo intende recuperare il dialogo con il Parlamento, ma per quanto ci riguarda, con merito concreto al decreto-legge di domani, questo dialogo non c'è stato. Detto questo, per quanto riguarda la sanità siamo preoccupati come lei, ma vorrei cominciare dall'ultimo punto che lei ha toccato, la scuola. Ministro, lei più di noi sa quante contraddizioni fino ad oggi hanno accompagnato questo tema. I genitori non sanno cosa accadrà dei propri figli. Il Ministro ha già detto che il 15 per cento dei ragazzi non avrà posto nelle scuole; le madri che hanno inteso iscrivere i bambini piccoli all'asilo statale o comunale si sono sentite dire che non c'era posto per i piccoli di tre anni, si sono avvicinate allora alla vicina scuola paritaria ed è stato detto loro che quella scuola sarebbe stata chiusa. Mi riferisco a un quartiere specifico di Roma, non sto parlando così, né lanciando minacce nel vuoto, si tratta di fatti concreti. La scuola ci ha dato finora dati assolutamente contraddittori e, signor Ministro, ne abbiamo sentito parlare soltanto in termini di mascherine e banchi singoli - ormai abbiamo totalmente escluso i divisori in plastica - senza nemmeno una parola che riguardi la fisionomia che essa dovrà assumere dopo sei mesi di chiusura, quindi in termini di valutazioni, proposte educative, programmi o relazioni con gli studenti. Di questo non abbiamo sentito nulla, come pure sulla vita che toccherà ai ragazzi portatori di disabilità, che in questi mesi sono stati totalmente esclusi dalle iniziative della didattica a distanza. (Applausi). Signor Ministro, la prego di prendere atto di una cosa importante: i centri specialistici dove questi ragazzi vanno a fare rieducazione e riabilitazione non sono stati aperti. Abbiamo aperto parrucchieri e centri estetici - fortunatamente le discoteche e altro ancora no - ma i centri di riabilitazione per i ragazzi non sono stati aperti, quindi abbiamo una fascia di gente supervulnerabile che non è stata nelle RSA né è morta di Covid, ma che oggi troviamo molto più fragile e debole di quanto non l'abbiamo lasciata sei mesi fa. Ci sono tante cose belle in quello che ha detto, ma vogliamo fatti, misurabili e concreti, e sapere davvero cosa succederà. Il Governo è stato generoso, direi munifico, nelle promesse: non c'è stata categoria che si sia sentita esclusa dalle misure di qualunque tipo, ma i familiari - i famosi caregiver - che hanno speso la loro vita in questi sei mesi facendo gli insegnanti, la riabilitazione, i logopedisti, i fisioterapisti e i terapisti della neuropsicomotricità dell'età evolutiva non hanno avuto nulla. (Applausi). Questa è una fascia di persone, Ministro, che noi le affidiamo specificamente. Concludo, signor Presidente, perché potrei andare avanti ancora molto a lungo: dateci fatti e saremo con voi. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringraziamo il ministro Speranza - rivolgendoci a tutti i colleghi del Governo, della maggioranza e della minoranza - per essere venuto tempestivamente qui in Aula a riferire le comunicazioni sul futuro andamento della pandemia nel mondo. Condividiamo il fatto che il nemico non sia stato sconfitto (abbiamo preso atto che infatti i contagiati nel mondo sono raddoppiati) e che non possiamo abbassare la guardia; su tale questione non dobbiamo assolutamente dividerci. Ci permettiamo però di aggiungere anche che non possiamo più permetterci di essere impreparati qualora ci trovassimo di fronte - ma chiaramente non ce lo auguriamo - ad una seconda ondata (o ondata di ritorno: i tecnici e gli scienziati sono sicuramente più bravi di me a definire quello che potrebbe accadere nuovamente). A nostro giudizio, anziché emettere nuovi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che rischiano di ledere anche le libertà personali come abbiamo detto più volte, e pensare di prorogare lo stato d'emergenza (questo è l'invito che facciamo al Governo), che rischia di diventare più che altro un meccanismo per garantire la salute all'Esecutivo e quindi la poltrona a Conte per i prossimi mesi più che la salute dei cittadini, gradiremmo che lei, signor Ministro - o il Presidente del Consiglio, ma va benissimo anche lei - rispondesse all'interrogazione 4-03768 che abbiamo presentato la settimana scorsa, a firma del Gruppo Lega, che chiede sostanzialmente se il Governo, insieme alle Regioni e agli enti locali, abbia di fatto preparato e predisposto un piano di prevenzione pandemica. Il modo migliore per evitare di spaventare la popolazione, per prepararla e tranquillizzarla, è dire al Paese che il Governo, insieme alle Regioni e a tutti gli enti preposti, ha un piano di prevenzione e, soprattutto, che apre un confronto su questo piano con il Parlamento e con tutti i cittadini rendendolo noto, in modo tale che ognuno sappia come ci si deve comportare di fronte, ad esempio, all'esplosione di nuovi focolai. Possiamo garantire al Paese che non ci sarà un nuovo lockdown e che, per contrastare eventuali nuovi focolai verranno, ad esempio, istituite le microzone rosse, perché non possiamo più permetterci di chiudere tutte le imprese? Questo sta scritto da qualche parte? Altra questione. Abbiamo questa volta tutti gli strumenti per garantire protezione ai nostri cittadini? Faccio un esempio: abbiamo fatto scorte di farmaci, di bombole d'ossigeno, di saturimetri, di tamponi, di reagenti? Abbiamo i test sierologici, le mascherine e le aziende in grado di produrre tutto questo? (Applausi). Siamo pronti? Quello che chiedo è di evitare di creare le solite contrapposizioni. Io su questo sono assolutamente d'accordo, come ho detto più volte, con qualcuno della minoranza che è intervenuto per dire: anziché accusarci gli uni con gli altri - il nostro intervento è prevalentemente costruttivo - cerchiamo di imparare dagli errori che sono stati fatti. Anziché mettere in contrapposizione il Governo con le Regioni abbiamo fatto un incontro - come ho chiesto - all'inizio dell'intervento, per fare in modo che ci sia una sinergia e una collaborazione tra tutti gli enti preposti? Perché se dobbiamo affrontare una pandemia sarebbe stupido mettersi a litigare tra vari enti; lavoriamo tutti insieme a prescindere dall'articolo 116 della Costituzione, il federalismo, l'autonomia differenziata, il Titolo V e quant'altro; lavoriamo insieme in questa direzione. Questa è la richiesta che sto avanzando. Evitiamo di continuare a fare polemiche su Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna: ognuno dice la sua però non facciamo un servizio al Paese. Stiamo facendo questo lavoro coinvolgendo la Conferenza Stato-Regioni e gli enti locali per far sì che questa volta tutti siano in grado di essere preparati ad affrontare la situazione, evitando lockdown e problematiche a tutta la nostra economia? Abbiamo pronta una campagna educativa-informativa che aiuti i cittadini a capire come ci si deve comportare, che non bisogna abbassare la guardia, dove va indossata la mascherina, dove magari si può essere un po' più tolleranti e non metterla? Tutto questo è predisposto in un piano? Queste sono le domande che stiamo facendo. La cosa migliore, per noi che siamo all'opposizione in termini prevalentemente costruttivi, è che il ministro Speranza risponda a questa interrogazione, venga in Aula e ci dica qual è il piano, in modo che ne prendiamo tutti atto e ne siamo consapevoli. A quel punto aiuteremmo noi stessi ad informare i cittadini dell'esistenza di questo piano. L'importante, signor Ministro, è che questo piano ci sia perché fino ad oggi noi non l'abbiamo ancora visto. Tutto qua, questo è lo scopo del nostro intervento. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 16,18) (Segue ROMEO ). Quindi, non basta pensare allo stato di emergenza. Il 31 gennaio era stato dichiarato lo stato d'emergenza, ma non è che dichiarandolo siamo sicuri di garantire la salute dei cittadini (abbiamo infatti visto quello che poi è accaduto). Non è formalizzando un atto che siamo certi che le cose andranno bene. Qui ci vuole davvero un piano di prevenzione; fatecelo vedere e noi saremo disponibilissimi a collaborare. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, credo che da parte mia sia necessario dire in primo luogo che trovo estremamente convincente l'impostazione che il Ministro ha dato al suo intervento. La trovo convincente per le ragioni di merito che riguardano la decisione che siamo chiamati a prendere quest'oggi, votando le proposte di risoluzione; si tratta - lo ricordo a me stesso e ai colleghi - della decisione di prorogare fino al 31 luglio alcune elementari misure di precauzione e regole di base, che si sono rivelate preziosissime fino ad oggi e che io credo debbano rimanere in campo a tutela della salute dei cittadini. Trovo particolarmente convincente il richiamo che il Ministro ha fatto alla notevole entità dei nuovi contagi giornalieri che ci sono a livello mondiale: 500.000 sono un numero impressionante. Prendere delle precauzioni per quanto riguarda gli arrivi dall'estero non è isolazionismo, ma è una questione di realismo e di opportunità. Credo che queste misure in primo luogo debbano essere prorogate e che sia comprensibile che si proceda in questa direzione. Lo stesso dicasi per le regole di base sull'indossare le mascherine, sulla distanza di sicurezza, sui divieti di assembramento, sull'importanza che nei luoghi di lavoro si rispettino le norme di sicurezza. Penso che noi dobbiamo avere la consapevolezza di quanto sia importante stare alle regole e ribadire che ci sono sanzioni per chi non sta alle regole e si comporta in maniera tale da mettere a rischio la propria e l'altrui salute. Ma, al di là di questo, trovo convincente l'impostazione generale dell'intervento del Ministro, che ci ha ricordato come la nostra linea di prudenza ragionata e ferma e di massima allerta in tutte le fasi dell'emergenza ci ha consentito di rispondere con i fatti a chi ha rivolto critiche poco fondate all'azione del nostro Governo. Nel corso delle settimane, man mano che l'emergenza si evolveva, abbiamo visto gli autori delle critiche e i sostenitori di linee diverse smentiti e screditati dalla realtà. Penso che questa linea di prudenza ragionata e ferma debba proseguire e credo che non ci sia da preoccuparsi della polemica, a mio avviso poco fondata, di chi sparge accuse di mancato rispetto della Costituzione, di misconoscimento delle prerogative del Parlamento, di volontà di scavalcare le prerogative e le attribuzioni di organi fondamentali dello Stato e di minare l'equilibrio dei poteri. Mi pare davvero una polemica fuori luogo e fuori misura. Le parole del Ministro sono state estremamente rassicuranti ed estremamente chiare e io credo che possiamo affrontare questa seconda fase dell'emergenza, che è senz'altro una fase di rischi meno acuti, pensando che non è finito il tunnel, ma che sicuramente la fine del tunnel pare essere più vicina. Penso che nella gestione delle misure che debbono essere prese per evitare rischi si possa adottare un principio di proporzionalità e riconoscere che, in circostanze diverse, i margini per un coinvolgimento in primo luogo preventivo, ma anche successivo e di valutazione a consuntivo del Parlamento sono più ampi di quelli che c'erano fino a poche settimane fa. Accolgo quindi con estremo favore l'impegno del Ministro a far sì che il Parlamento sia protagonista delle settimane che stanno di fronte a noi, perché penso che dobbiamo adottare questo approccio. Siamo in una fase contrassegnata da grossi interrogativi e da grosse incertezze. Speriamo di aver imboccato una strada che ci porti rapidamente fuori dal pericolo, ma non possiamo dirci sicuri di questo. In una situazione del genere non si deve fare niente di più di quello che è necessario in termini di prevenzione, ma nemmeno niente di meno. Credo che il Governo debba tenere questa linea, nel pieno rispetto del Parlamento e mantenendo l'impegno a un'informazione preventiva quando si dovranno approvare degli atti importanti. Ritengo anche convincente il fatto che sia in corso una valutazione sul tipo di strumento più appropriato da adottare per fronteggiare i nuovi rischi che abbiamo davanti. Non dividiamoci in fazioni e in dispute ideologiche che oggi riguardano lo stato di emergenza e domani un'altra cosa: cerchiamo di ragionare per obiettivi; fissiamo l'obiettivo, definiamo la necessità e poi scegliamo tutti insieme, senza escludere nessuno e senza violentare le prerogative di nessuno, lo strumento più appropriato. Credo che se seguiamo questa linea potremo continuare a ottenere risultati importanti. Ovviamente, anche in questo caso, è necessario sottolineare che per l'ottenimento dei risultati il senso di responsabilità dei cittadini e la grandissima passione e dedizione al lavoro di decine di migliaia di operatori sanitari sono stati fondamentali, insieme alla lucidità di chi ha dovuto prendere le decisioni più delicate. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, quanto esposto dal Ministro finora è il frutto di ciò che in questi mesi egli ha ripetuto in quest'Aula e nei suoi interventi alla stampa: prudenza e cautela perché il virus miete ancora vittime e contagia nel mondo centinaia di migliaia di persone. È vero dunque che la battaglia non è vinta e il virus continua a circolare, ma in considerazione del fatto che i virologi di cui si fida sostengono che il virus sarà sconfitto solo quando avremo il vaccino, mi chiedo se è intenzione sua e del Governo prorogare le misure che ci ha appena elencato fino a quando non arriveremo a tale soluzione: saremmo l'unico Paese al mondo. Sa bene quanto per Forza Italia sia importante la tutela della salute dei cittadini e degli operatori sanitari, che non smetteremo mai di ringraziare e che ancora oggi sono in prima linea negli ospedali; conosce altresì la nostra disponibilità alla collaborazione, ma da politico a 360 gradi non crede ci si debba fidare un po' di più degli italiani e molto meno di chi in questi mesi ha rocambolescamente cambiato idea troppe volte? Ci aspettavamo che nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri appena illustrato ci sarebbe stata la possibilità di aprire, di allargare, perché se continuiamo a restare chiusi le nostre città muoiono, i cittadini soffrono la mancanza di lavoro e la libertà di poter percorrere le nostre strade senza dover pensare di essere sempre penalizzati per colpa dell'incuranza di altri. Ci saremmo aspettati che si fidasse un po' più del politico che è in lei piuttosto che, ancora una volta, del comitato tecnico-scientifico, che continua a dare comunicazioni discordanti su quello che bisogna o non bisogna fare, o dell'Organizzazione mondiale della sanità, confusa a giorni alterni su come avviene il contagio o sui guanti (se vadano usati o buttati via). Ci saremmo aspettati che lei potesse decidere, naturalmente con coscienza e seguendo i tecnici, ma pensando anche a come comportarsi per il bene del Paese. È vero, i messaggi che arrivano dal Governo fanno pensare, soprattutto negli altri Paesi europei, che l'Italia continui a essere a rischio, perché noi sappiamo anche che la risalita dell'indice di contagio è dovuta in primo luogo a una mancanza di controllo anche dei migranti che arrivano dalla rotta dei Balcani: sappiamo che in Emilia-Romagna e nel Lazio sono aumentati per tutti i contagi dei lavoratori rientrati dal Bangladesh. La politica del massimo rigore l'abbiamo apprezzata certamente quando i nostri ospedali erano stracolmi di pazienti in terapia intensiva, ma forse adesso è il caso di applicare quel massimo rigore per la tutela della salute ai confini delle nostre coste. Quali protocolli, quali controlli sono previsti per queste navi in arrivo? Cosa pensa dell'allarme lanciato dai servizi segreti italiani sul possibile sbarco sul nostro territorio di almeno 20.000 immigrati provenienti dalla Libia? Continuate a permettere alle organizzazioni non governative di farli sbarcare e agli scafisti di guadagnarci? Abbiamo le strutture idonee a contenere il contagio con la popolazione residente o dobbiamo aspettarci che nelle Regioni del Sud, che per fortuna non hanno avuto picchi altissimi di pazienti Covid, si riempiano gli ospedali e le terapie intensive? Quell'errore fatto all'inizio, quando si diceva che sarebbe andato tutto bene, che il nostro Paese era prontissimo e non occorreva avere alcuna paura, lo dobbiamo ripetere per forza o è il caso di predisporre un piano che tenga conto di possibili situazioni sanitarie emergenziali con l'arrivo di ulteriori clandestini? Penso che sarebbe il caso di presentare un piano pandemico. Il primo piano pandemico è stato presentato dal Governo Berlusconi nel 2005 per l'aviaria, aggiornato nel 2009 per l'influenza suina, poi il buio: non c'è ancora, eppure è da gennaio-febbraio che siamo in questo stato e un piano per la pandemia questo Governo non l'ha ancora aggiornato, né soprattutto presentato! (Applausi) . Ora, visto che non è possibile predisporre un piano o almeno piccole cose per l'arrivo dei clandestini, si dia ai presidenti di Regione la possibilità di decidere se autorizzare le feste di paese o l'apertura delle discoteche, ma dia loro anche la possibilità di tutelare i propri cittadini e quelli che ancora vorrebbero, magari, andare in vacanza con le famiglie senza rischiare di prendere la Covid perché i centri di accoglienza sono fuori controllo. Non mi permetterò di commentare quanto i giornali hanno scritto rispetto all'ipotesi di decidere di far slittare alla fine dell'anno lo stato di emergenza, legittimando restrizioni personali alle quali noi siamo decisamente contrari. Comunque ci sarà modo e maniera per farlo con il presidente Conte che speriamo venga in Aula a spiegare chiaramente le ragioni che spingono a questa scelta importante. Quello che vorrei da lei, Ministro, è un atto di coraggio. Lo stesso che ha fatto per chiudere gli ingressi a chi proviene dai Paesi più colpiti e che hanno fatto nascere nuovi focolai nel nostro Paese. Magari ci sarebbe da dire qualcosa sull'episodio dei cittadini statunitensi rimandati indietro su un aereo mentre, solo negli ultimi giorni, abbiamo avuto più di mille migranti clandestini certamente senza passaporto e senza controllo, ma evitiamo. (Applausi) . Abbiamo il coraggio di guardare i milioni di Italiani che soffrono la crisi economica dovuta a questa situazione e, piuttosto che morire di fame, a questo punto prenderebbero volentieri il Covid? Evitiamo di alimentare la crisi sociale che ogni giorno sta diventando più grande dell'emergenza sanitaria che abbiamo vissuto fino adesso. Per la crisi sociale il vaccino esiste: ad esempio il taglio delle tasse o almeno il loro slittamento, la stabilizzazione dei precari, veri aiuti di Stato per le imprese e l'economia, non i "sussidi da divano". Le nostre proposte, anche sul piano della sanità, gliele abbiamo illustrate più volte. L'acronimo MES, tanto odiato da una parte della maggioranza, potrebbe essere utile anche in tal senso. La prego, non si faccia contagiare dal virus della demagogia e del populismo, ma si faccia portatore degli stessi valori del nostro servizio sanitario per la tutela della salute dei cittadini che vogliono continuare a vivere in un Paese libero e democratico. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che dopo la relazione del Ministro non ho ancora capito, a parte la proroga al 31 luglio 2020, se e quando ci sarà la proroga dello stato di emergenza, se e quando coinvolgerete il Parlamento e in che modalità. Non ho sinceramente neanche capito quali siano le motivazioni e le ragioni tecnico-scientifiche sulle quali poi baserete le vostre decisioni. Chi vi fa da consulente, i membri licenziati che appartengono alle task force e ai comitati? Quelli che suggeriscono l'utilizzo di app che poi vanno a monitorare gli stili di vita, i consumi e lo stato di salute, in attesa di un vaccino che non si sa se mai ci sarà? Infatti il virus ha avuto, secondo gli ultimi studi dell'Imperial college, circa 200 mutazioni. Oppure fate riferimento e avete a supporto da quegli scienziati che dicono che il virus è nell'aria? Ma in tutto questo, Ministro, ci sono anche altri scienziati, quelli che dicono che non ci sarà una seconda ondata, quelli che lavorano in silenzio, quelli che vengono derisi perché non appartengono alla linea ufficiale. Ecco, allora ci dite, e lo dite agli italiani, quali sono gli scienziati i cui orientamenti mettete alla base delle vostre ragioni, oppure l'unica ragione per cui volete continuare a parlare di stato di emergenza è perché fa comodo a questo Governo e fa il vostro gioco che va a ricadere sulle paure degli italiani perché voi siete aggrappati alle poltrone? Siete un Governo nato nelle stanze di un palazzo, non legittimato dal voto dei cittadini, diviso su tutto, e rimanete lì soltanto grazie a questa emergenza, che tiene e funge da collante. (Applausi) . Voi lo sapete che le persone non si curano? Che ci sono ragazzi che hanno paura di abbracciare anche i propri nonni che non escono di casa? Io credo non vi rendiate conto di quanti sono stati finora i danni nella gestione di questa emergenza. Diversamente, se lo sapete e se siete consapevoli di quali sono, allora non vi importa nulla delle persone, non vi importa della salute, ma soltanto dei vostri interessi. Signor Ministro, io questo davvero non lo capisco. (Applausi) . Ma gli italiani sapranno giudicarvi; sono convinta che gli italiani abbiano già un'idea molto chiara. È passato un mese da quando ci sono stati gli Stati generali e devo dire che, da questi, è uscito il vuoto cosmico: non c'è nulla. Non c'è un piano che dia una visione per le future generazioni; niente per i più deboli, salvo avere, forse, la proroga del divieto di licenziamento (questa, però, non è una politica per i più deboli); non ci sono politiche per le aziende: zero, assolutamente zero. Servono leader diversi, lungimiranti. Servono istituzioni di garanzia forti, valori e principi condivisi. Certo, il nostro bellissimo presidente del Consiglio Conte non può essere definito lungimirante, se non per il proprio tornaconto personale, non sicuramente per quello degli italiani. Così come, quando parliamo di istituzioni, il caso Palamara parla da solo. Anche qui, però, il ministro Bonafede, è ben aggrappato alla sua sedia, così come i detenuti sono tutti a casa, ben rilasciati secondo i suoi provvedimenti. Per non parlare poi della scuola, con un Ministro davvero imbarazzante che è stato commissariato da un Commissario anche lui imbarazzante, perché, comunque, è stato in ritardo su tutto. (Applausi) . Signor Ministro, credo davvero che qualcuno dei suoi colleghi non abbia proprio pudore, assolutamente. Per venire ai valori (che per noi sono la società e la famiglia), vediamo che essi sono stati sovvertiti. Si danno priorità agli immigrati, ai transgender e ad altre tematiche che nulla hanno a che vedere con quei valori. Qual è l'insegnamento che date ai nostri giovani? Che cosa gli passate? Quali sono i valori e i principi della società futura? Altro che buon senso! Qui si va oltre il buon senso e il decoro! (Applausi) . E poi il Parlamento, che avete trasformato in un votificio. Inizialmente, c'era un po' di bon ton. Se non altro, almeno in prima lettura non ponevate la fiducia. Poi, avete superato anche questo e siete arrivati a porre la fiducia subito, su tutti i decreti-legge, già dalla prima lettura. Siete andati poi ben oltre, introducendo il periodo dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri quando questo Parlamento non è potuto assolutamente intervenire su nulla. Signor Ministro, so che lei è consapevole che ci sono gli strumenti giuridici: ci sono i decreti-legge, ci sono le ordinanze contingibili e urgenti in materia di salute ed igiene. Le applichi, signor Ministro, non servono strumenti eccezionali: il nostro ordinamento ha già gli strumenti. Nella risoluzione che abbiamo presentato diamo dei suggerimenti. Vi togliamo ogni alibi nel dire che le minoranze non collaborano. Avete bocciato tutti i nostri emendamenti, sistematicamente, in tutti i provvedimenti; poi, però, li prendete a spizzichi e bocconi e li inserite nei vostri, copiando anche male, perché sono frammentati e fuori da una logica. (Applausi) . Nella risoluzione da noi presentata vi sono dei punti chiari, così non avete l'imbarazzo di pensare a come fare le cose. Non ci sono delle limitazioni dei diritti costituzionali. Noi abbiamo a cuore la salute dei cittadini e abbiamo a cuore la loro sicurezza, senza bloccare tutta l'Italia. Per noi questo è fondamentale. Quale scusa adotterete, signor Ministro, per non votare la nostra risoluzione e per bypassare ancora una volta il Parlamento? Potrete non rispondere oggi qui, ma lo farete di fronte agli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire al gentile signor Ministro che oggi ho il sospetto che la massima prudenza da egli indicata ci è sembrata eccessiva e ingiustificata. Non per niente, signor Ministro, le ricordo - se non ci ha fatto caso - che siamo l'unico Paese di tutti i Paesi dell'Unione europea ad assumere questa posizione; quindi, questo dovrebbe dirle qualcosa. Per contro, crediamo che essa corrisponda più a un desiderio del Governo prolungare di fatto uno stato di soggezione da parte di tutti i cittadini e che alla base, forse, ci sia la vostra speranza di accrescere i consensi. Le darei un consiglio, signor Ministro, anziché continuare ad incentivare l'ansia dei cittadini amplificando i pericoli (come ha fatto oggi nella sua relazione) di un'emergenza che oggi assolutamente non esiste (non lo diciamo noi, lo dicono i dati che sono noti a tutti gli italiani e che tutte le sere hanno modo di ascoltare), credo che il Governo dovrebbe assumere un atteggiamento molto più equilibrato: essere certamente capace di preservare la salute di tutti i cittadini (che sta a cuore a noi come a lei) ma, nel contempo, preoccuparsi di far ripartire l'economia. Vede, Ministro, la salute è estremamente importante e oggi siamo tutti contenti che questa pandemia del Covid sia sotto controllo (come vediamo dagli ospedali Covid che stanno chiudendo e dal numero dei posti letto in terapia intensiva), ma forse voi non avete ancora ben chiaro ciò che produrrà, dall'altro lato, la crisi economica, che oggi non ci appare ancora nella sua - ahimè - grandezza reale, ma quando ve ne renderete conto non vorremmo che fosse troppo tardi. Non vorremmo che questo Governo avesse lo stesso atteggiamento che ha usato nel gennaio 2020, quando tutto l'Esecutivo ha perso un mese di tempo perché voleva tranquillizzare la cittadinanza. Abbiamo visto esponenti e capi di partiti politici che venivano a Milano a fare gli aperitivi, con molti assembramenti, o sindaci di importanti città che dicevano che bisognava abbracciare i cinesi perché non c'era alcun problema. Siccome allora di tempo ne avete perso tanto, non vorremmo che adesso perdeste altro tempo non occupandovi di ciò che questa Nazione subirà a causa della pandemia - che certamente non è colpa di nessuno - da un punto di vista economico. Signor Ministro, anche in riferimento alla possibilità, di cui lei ha parlato, che venga prolungato lo stato di emergenza - e spero di aver capito male visto che lei ha parlato testualmente di un ordine del giorno - le anticipo sin d'ora la nostra contrarietà, e le chiarisco anche i motivi citando non le mie parole, ma quelle di un costituzionalista, il professor Cassese, sul «Corriere della sera». Secondo il professor Cassese «sono molte le ragioni per non prorogare al 31 dicembre lo stato di emergenza». E specifica: «Perché venga dichiarato o prorogato uno stato di emergenza, non basta che vi sia il timore o la previsione di un evento calamitoso. Occorre che vi sia una condizione attuale di emergenza». Ebbene, oggi questa emergenza in atto non è assolutamente confermata dai numeri; quindi, credo che il problema - non solo per voce mia, ma anche per voce di Cassese - non ci sia. Pertanto, signor Ministro, chiediamo all'intero Governo, anziché continuare a limitare le libertà personali di tutti i cittadini italiani, di controllare gli sbarchi nella nostra Nazione. (Applausi) . Non vi sfuggirà che i numeri sono impietosi e stanno aumentando in maniera esponenziale. Oltretutto lì non ci sono controlli e lo vediamo tutti i giorni, perché sono ampiamente documentate dalla stampa tutte le fughe da questi centri di accoglienza di immigrati che dovrebbero star lì a fare la quarantena e invece vanno in giro tranquillamente, senza essere limitati in alcunché, su tutto il territorio nazionale, portando in giro il Covid-19. Credo, signor Ministro, che oggi sia urgente accogliere la proposta di Fratelli d'Italia, che è sempre stata quella del blocco navale, perché è l'unico strumento a nostra disposizione per bloccare il traffico degli scafisti e l'immigrazione illegale. Non soltanto non ascolta con attenzione, Ministro, ma capisco che la differenza è netta, perché la nostra posizione è che forse è meglio non limitare le libertà individuali, ma controllare questi flussi migratori illegali che invece nessuno controlla e di cui nessuno si occupa. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Lei, l'11 gennaio scorso, signor Ministro, aveva detto - e vorrei richiamare le sue parole - che da allora in poi ci sarebbe stato un confronto con l'opposizione, una limpida dialettica tra maggioranza ed opposizione; un confronto a tutto campo, a partire dalle forze politiche presenti in Parlamento. Bene, lei si è presentato oggi - e sappiamo tutti che c'è il decreto in scadenza - leggendoci una serie di belle misure preconfezionate. Questo Parlamento, cui dovremo mostrare rispetto, è trattato come fossimo tutti dei passacarte o degli spettatori. La mascherina serve, sì, ma serve per mettere il bavaglio a noi dell'opposizione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, l'esposizione del ministro Speranza è stata decisamente convincente. Proroghiamo le misure ancora per pochissime settimane, per allarme contagi all'estero aggiungiamo il divieto all'ingresso in Italia per una serie di Paesi e adottiamo misure che il Gruppo Italia Viva-PSI giudica proporzionate e ragionevoli, legate - come sono - al principio di temporalità. Quello che possiamo dire - ed è la ragione per la quale condividiamo le sue motivazioni - è che nel caso della pandemia e in molti altri casi che la storia manifesta, la storia non è stata affatto - come si sostiene - magistra vitae , ma è stato tutto il contrario, perché soprattutto attorno a noi si sono ripetuti degli errori e delle procedure che erano decisamente note fin dall'antichità. Reputiamo come fattore positivo - lo ha detto lei a conclusione della sua relazione - la concertazione fatta con il Parlamento, prevista da una norma (ma al di là della norma che la prevede), e diventata una sorta di condotta non marginale ma fissa. È una decisione convincente e vorrei che significasse - ci tornerò fra pochissimi minuti - una sorta di superamento dell'emergenza istituzionale. Se dovessimo affrontare in futuro casi così delicati di emergenza, come quelli trattati tra febbraio e marzo, vorrei quindi che si utilizzasse stabilmente questo criterio, che supera quello adottato nel corso degli ultimi mesi. Non avendo alcuna obiezione in merito, preferisco utilizzare i minuti che mi restano per cinque considerazioni. La prima: durante i mesi della pandemia abbiamo dichiarato eroi i medici e i loro assistenti per l'attività che hanno svolto. Forse ora è il caso di utilizzare di meno l'aggettivo «eroi» e di mettere in opera una serie di attività. Sono molti, circa 170, i medici e gli operatori sanitari che hanno perso la vita e a cui non è stata riconosciuta la morte come infortunio sul lavoro. Forse è venuto il momento di trattare la questione con la delicatezza e la determinazione proprie di un Paese civile, che è in grado di rileggere anche alcune regole di fronte a situazioni di crisi e di straordinaria emergenza. La seconda delle questioni: toglierei, ministro Speranza, la disposizione che ascoltiamo ormai in tutte le stazioni d'Italia, in tutti gli aeroporti d'Italia, che è sbagliata: non è distanziamento sociale, è distanziamento fisico. Utilizziamo distanziamento fisico e non sociale. In terzo luogo, aggiungo e sottolineo una parte delle considerazioni fatte da lei e poi vengo alle conclusioni; raccomando anch'io un coordinamento stretto e deciso tra le Regioni e il Governo, senza dimenticare le città. Infatti, nel corso di questi mesi le Regioni hanno lavorato costantemente col Governo, un po' meno - mi pare - i Comuni. Ma poiché le grandi città sono decisive nell'articolazione istituzionale e per le misure che si assumono, a quel tavolo deve sedere stabilmente anche l'ANCI. Infine, tre considerazioni. La prima l'ha già fatta lei e io la sottolineo con uguale forza e con maggiore determinazione: lo stato di emergenza deve essere maneggiato con cura, anzi, con moltissima cura, perché le norme eccezionali non divengano in qualche modo la norma di riferimento. Se il Governo dovesse muoversi in questo campo, perlomeno prenda in esame l'ipotesi di lavorarci con un decreto-legge, non più con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, e abbia a riferimento le due Camere, in quelle discuta e porti le ragioni per le quali noi potremmo trovarci (uso il condizionale del verbo potere: potremmo trovarci) anche nel paradosso di avere di nuovo lo stato d'emergenza con elezioni regionali, amministrative e referendum convocati proprio nel corpo dell'emergenza. La seconda considerazione riguarda le scuole. Ci sono alcune misure previste nell'articolato del decreto rilancio. Il mio modello, il modello dei miei figli non è stato - forse per uno sì - il modello di Gian Burrasca, però la fisicità è parte dell'insegnamento, soprattutto nelle scuole primarie. Se non c'è fisicità la capacità e la possibilità di insegnare cadono e perdono valore. Siccome, nonostante gli sforzi straordinari di un grande cervello (Oxford) e di una impresa piccola, ma non mediocre, italiana, romana, di Pomezia, nonostante uno sforzo straordinario e un miracolo, non riusciremo ad avere il vaccino di massa nel corso di pochissime settimane (perché il vaccino pare sia a un ottimo punto, ma non riusciremo ad assicurare all'Italia e agli altri Paesi la vaccinazione di massa), sapere come le scuole riapriranno diventa un fattore decisivo. Mi permetto di segnalare, in conclusione, un elemento che non è legato a un numero, anzi eviterei di citare i numeri. Io inorridisco quando sento parlare di numeri di Covid-19 in Africa; in Africa c'è un medico ogni 20.000-30.000 persone e sapere quanti siano i malati o i morti di Covid-19 in Africa è assolutamente impossibile. Lo dico per sollecitare attenzione sugli sbarchi che dovessero esserci. Nella risoluzione ne facciamo riferimento: devono essere approntate misure di sicurezza e di vigilanza in quarantena che non siano gravose per le comunità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fattori. Ne ha facoltà. FATTORI (Misto) . Signor Presidente, il Ministro oggi ci ha parlato di vari argomenti e io li affronterò uno per uno, dicendo quello che pensiamo e che penso. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 luglio è la proroga, fino al 31 luglio, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 giugno e delle ordinanze del Ministero della salute del 30 giugno e del 9 luglio. Quindi, l'allegato contiene le nuove linee guida per le informazioni agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del Covid-19 in materia di trasporto pubblico. È quindi legittimo e ha senso prorogarle. Si tratta di ordinanze e non hanno necessità di una procedura di emergenza. Credo che tutti concordiamo su alcuni temi: distanziamento fisico, mascherine nei luoghi chiusi, disciplina dei viaggi, chiusura delle frontiere laddove necessario, lockdown mirati. Per tutto ciò bastano le ordinanze del Ministro della salute. Veniamo ora alla proclamazione dello stato d'emergenza. La legge del 24 febbraio 1992, n. 225 deroga alle regole fondamentali sui diritti dei cittadini e ai poteri del Parlamento, stabilendo che tali deroghe debbano avere carattere di temporaneità (centottanta giorni prorogabili al massimo per altri centottanta giorni), ragionevolezza (quindi basarsi non su previsioni, ma su esigenze effettive) e proporzionalità (nel senso di prevedere il minimo di deroghe necessarie ai diritti delle persone e ai poteri del Parlamento). Diciamocelo chiaramente - lo dico anche da scienziata (ho lavorato per vent'anni all'IRBM dove si fa il vaccino e quindi parlo con cognizione di causa) - in questo momento nel nostro Paese non c'è una pandemia, né un'emergenza: c'è una possibile recrudescenza di una pandemia, ma è più probabile che la pandemia si trasformi in un'endemia. Quindi, non ha senso proclamare uno stato di emergenza come quello di gennaio, quando invece eravamo di fronte a qualcosa di totalmente sconosciuto che doveva essere studiato. Prorogare lo stato di emergenza adesso è una decisione molto diversa, perché ci sono conoscenze approfondite sull'effettiva necessità e soprattutto sui contorni di questa pandemia che a gennaio non c'erano. Pertanto, invito veramente il Ministro a riflettere. Parlo a nome non di tutti, ma sicuramente dei miei colleghi Nugnes, De Falco e Di Marzio, insieme ai quali ho dato la fiducia a questo Governo: siamo fortemente contrari a un totale stato di emergenza fino a dicembre, ma anche ottobre, perché si tratta, di nuovo, di un pericolo possibile e probabile, ma - appunto - di un pericolo e non di una reale emergenza. Il Ministro ha menzionato anche il vaccino, su cui vorrei soffermarmi. Avendo lavorato proprio sulla piattaforma del vaccino per più di vent'anni, voglio invitarvi alla prudenza perché in realtà il vaccino per SARS-CoV-1 non è mai stato messo a punto per vari motivi: si tratta di malattie complesse e i vaccini comportano l'iperattivazione del sistema immunitario e hanno essenzialmente due criticità (mi permetto di parlare in questa modalità). La prima criticità è che non si sa quanto dura la risposta neutralizzante contro questo virus e, quindi, l'efficacia di un vaccino non è assicurata. Non mettiamoci in testa che torneremo alla normalità solo quando ci sarà il vaccino, perché non è detto che ci sarà un vaccino efficace e duraturo. Quanto alla seconda criticità, vedo con preoccupazione proclamare che a ottobre o in primavera avremo un vaccino. Non è così, per fare un vaccino efficace e sicuro ci vogliono almeno due o tre anni. Quindi, evitiamo deroghe alle regole normali di sperimentazione di fase 3. Dico questo anche con un invito a rispondere a un'interrogazione che ho presentato su questo argomento; sul sito del Ministero della salute si parla di terapia compassionevole per un vaccino, il che non ha senso perché un vaccino è un qualcosa che previene e che non cura. Oltre ai profili di sicurezza che la somministrazione di un vaccino può avere, in questo tipo di malattie esiste anche un altro tipo di reazione che si chiama antibody-dependent enhancement , che potrebbe causare maggiori pericoli a chi fa il vaccino, dando un'iperattivazione della risposta immunitaria. Dico questo per invitare a essere cauti. Io sono contentissima che dall'IRBM venga un vaccino, ma deve passare tutte le fasi di sperimentazione clinica necessarie. Occorrono due anni. A nessuno venga in mente di usarlo come terapia compassionevole, come è scritto sul sito del Ministero della salute: ciò non ha senso e ne approfitto per dirlo in questa sede. Per quanto riguarda la scuola, si tratta di un tema che dobbiamo affrontare in Parlamento. Non possiamo pensare che la scuola sia la mascherina, il banco singolo, solo la sicurezza degli allievi. In questo momento gli scienziati ci dicono che i ragazzi si infettano con grande difficoltà e, quando ciò accade, hanno delle risposte molto meno gravi di quelle degli adulti. Al contrario, è stato dimostrato che le ripercussioni psicologiche del lockdown e dell'isolamento su bimbi e adolescenti sono molto importanti. Non posso sentire Arcuri dire che a settembre produrremo 10 milioni di mascherine al giorno, con l'impiego di risorse che sarebbe molto più utile utilizzare per la costruzione di nuovi plessi scolastici, l'assunzione di nuovi insegnanti e pensare a una scuola diversa. Non voglio dire che il comitato tecnico-scientifico non sia utile - lo è - ma è poi il Parlamento che sa come deve evolvere la scuola da settembre in poi e decidere le modalità di ripresa delle attività scolastiche. Non riduciamoci a mascherine, distanziamenti e isolamenti, perché non è questa l'idea di Paese che noi, che pure abbiamo dato la fiducia a questo Governo, vogliamo sostenere. Siamo d'accordo, quindi, sulla necessità della cautela, sulla proroga delle misure di accorgimento, sui lockdown mirati, sullo spegnimento di nuovi focolai, sulla necessità di investire su un vaccino sicuro e duraturo, che sia fatto in Italia con tutte le norme di sicurezza ad esso connesse, ma l'invito è a farlo qui in Parlamento, tutti insieme, soprattutto coloro che hanno dato la fiducia a questo Governo e che non vogliono vederselo venire in Aula a dire che siamo in emergenza, che fa tutto il Governo e noi poi ratifichiamo. Vogliamo lavorare come maggioranza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Ministro, ho accolto favorevolmente quello che lei ha detto oggi nella sua relazione, anche perché ha detto cose molto importanti e qui bisogna comunque ripercorrere la storia di quanto successo, anche se solo sei mesi fa. Da quando l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato la pandemia, il Governo si è assunto la responsabilità, con una delibera del 31 gennaio nella quale indicava che c'era lo stato di emergenza. Da allora in poi, ovviamente, si sono susseguiti documenti, decreti, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, ma voglio ricordare che lo stato di emergenza non è nato per caso. Basti pensare che il decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018 (codice della Protezione civile), all'articolo 7 dispone che gli eventi emergenziali di protezione civile sono emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall'attività dell'uomo che possono essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo. Così è stato: limitati e predefiniti limiti di tempo. Oggi, signor Ministro, non si fa altro che prorogare in conformità a quanto scritto in un altro decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 giugno, all'articolo 11, dove si dice che le disposizioni del decreto si applicano alla data del 15 giugno fino al 14 luglio. Si sta facendo questo fino al 31 luglio. Nessuno ha parlato di altro, nessuno ha parlato di un'emergenza ulteriore. Su questo ovviamente il Parlamento dovrà dire la sua, ma nessuno qui ha detto che stiamo andando oltre. Lo dirà il Premier , come lei ha detto, quando verrà in Parlamento, come noi desideriamo. Poniamo intanto l'attenzione su quello che c'è e non facciamo confusione almeno su questo, visto che i cittadini ovviamente devono essere attenti a quanto sta succedendo e potrebbe esserci davvero confusione in merito a tutto quello che stiamo facendo in questo momento. Lei ha relazionato sullo stato del virus, è vero che il virus è ancora fra di noi e lo dimostrano i nuovi focolai. Io vengo dall'Emilia-Romagna, da Bologna, dove nel settore della logistica ci sono dei focolai importanti. Abbiamo visto altri focolai che si stanno espandendo in alcune attività, sappiamo che sono in corso dei monitoraggi e quindi il fatto di intervenire in emergenza per isolare questi piccoli focolai serve ovviamente ad avere dei provvedimenti adeguati. Le Regioni possono attivare ovviamente lockdown nel caso di necessità e questo è quanto si è detto nei decreti precedenti e anche quando abbiamo messo in atto l'indagine sierologica, che serve per controllare e monitorare la situazione, la presenza del virus nel nostro Paese. Quello che si deve fare è stare assolutamente attenti, anche perché gli italiani sono stati bravissimi nei periodi in cui è stata dichiarata l'emergenza e questa è la condivisione. Ricordiamoci però che è calata la vendita delle mascherine e sembra quasi che non la si debba neanche più portare. Ora, voglio ricordare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 giugno, contenente allegati per tutte le attività nelle quali devono essere rispettate le misure di sicurezza. Anche qui, ci sono cose già scritte, non ci si deve inventare nulla. Nei precedenti interventi è stato detto che servirebbe un piano per la pandemia: certo, servirebbe; a mio parere, però, sarebbe il caso di farlo a valle di quello che è successo. In questo periodo, stiamo imparando tantissime cose e le abbiamo messe alla prova (ce l'hanno detto anche gli scienziati e i professionisti medici). Siamo andati avanti pensando di fare la cosa giusta e ce ne siamo accorti dopo se lo era o meno, quindi prendiamo spunto da quanto è successo, cercando ovviamente di limitarne le criticità per migliorare le condizioni: credo che questo sia l'atteggiamento da assumere, ossia vigilare, controllare, verificare e poi mettere in atto; dopo, sì, si potrebbe predisporre un protocollo per evitare le pandemie, ma dopo aver visto quello che è già successo. Lei, signor Ministro, ha dato comunque anche ulteriori indicazioni, che ha citato (vaccino; ospedali Covid in rete; sanità territoriale, che è fondamentale). Lo dico ancora una volta: è giusto che stiamo vicini ai nostri cittadini e ai loro bisogni, ma immediatamente, quando emerge la necessità. Credo che questa sia la strada giusta. Un'altra cosa però devo dire: mettiamo in atto una serie di provvedimenti, dando però ad essi anche l'opportunità, quando è ora, di essere snelli. Per questo nasce il decreto semplificazioni, sul quale davvero bisogna dare uno spunto importante, anche perché le aziende sanitarie hanno bisogno di fare acquisti con immediatezza, nel momento in cui ce n'è bisogno. Non è possibile che si aspettino due anni per avere l'acquisizione dei materiali necessari. Vedete quindi quante cose si incastrano una nell'altra. A mio parere, con la dialettica che ci dev'essere fra Governo e Parlamento, dobbiamo andare avanti su questa strada, senza abbassare la guardia, perché - come abbiamo già visto - il virus non è scomparso. Dobbiamo stare attenti anche dal punto di vista dei cittadini e, come cittadini, avere il senso civico di rispettare le norme - che non sono tantissime, ma appena tre o quattro - per il bene non solo nostro, ma anche e soprattutto dei più deboli. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, per quanto figlio di due scienziati, di scienza conosco meno di quanto sarebbe necessario. Anche per questo, ma non solo, non entro nella disputa tra rigoristi e negazionisti che sta attraversando il nostro mondo scientifico. So qualcosa però di metodologia delle scienze sociali e allora, signor Ministro, mi permetta di correggerla su questo: il rischio zero non esiste. Vivere è un rischio, soprattutto dal punto di vista della scienza medica: non c'è nessuno scienziato che un giorno ci potrà dire che siamo a rischio zero, perché è scientifico quel che può essere falsificato e smentito. Da ciò discende, signor Ministro, una concezione e un'idea dell'emergenza che per me è un salto nel vuoto, anche alla luce dell'esperienza che abbiamo vissuto insieme. Torniamo a quei giorni, quando non sapevamo se il Parlamento si potesse riunire o meno, se i nostri colleghi potessero arrivare da altre città, né come convocarci o votare; questo è stato il clima nel quale abbiamo votato le norme sull'emergenza. Ora, nessuno sostiene che tutto sia finito, ma semplicemente che abbiamo vissuto un'esperienza e che oggi non ci troviamo più in quella situazione. Signor Ministro, l'Italia vive nel mondo in cui vivono anche gli altri Paesi occidentali: il Belgio ha fatto cessare l'emergenza il 30 giugno; Cipro il 17 maggio; la Repubblica Ceca il 14 maggio; l'Estonia il 17 maggio; la Finlandia il 15 giugno; l'Ungheria il 16 giugno; la Lettonia il 9 giugno; il Lussemburgo il 24 giugno; la Romania il 15 maggio; la Slovacchia il 12 giugno; la Spagna il 21 giugno; la Lituania il 10 giugno; Malta il 16 giugno; la Polonia il 2 giugno; la Francia ha fissato il 24 luglio. Non credo che nessuna di queste Nazioni sia più incosciente di noi; probabilmente c'è un idea dell' emergenza che è più simile a quella che io ho identificato, piuttosto che a quella che ho colto dalle sue parole. Che cosa è legato a un'eventuale proroga dello stato di emergenza? Signor Ministro, io colgo due conseguenze ed entrambe - devo dire la verità - mi fanno un po' paura. Una dal punto di vista istituzionale: in un momento di emergenza, quando - ripeto - non sapevamo se il Parlamento si potesse riunire o meno, non avevamo previsto di far sedere i senatori nelle tribune, non avevamo previsto la possibilità di votare negli sgabuzzini, insomma non avevamo previsto il modo di stare insieme, abbiamo fatto assurgere i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri a fonte legislativa primaria, laddove essi - lei lo sa - rappresentano una fonte legislativa secondaria. E con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri abbiamo in alcuni casi inciso anche su libertà costituzionali. Perfino le FAQ pubblicate sul sito di un Ministero hanno avuto forza legislativa in un momento di emergenza. Signor Ministro, le ripeto: i suoi studi sono abbastanza approfonditi e lei sa che nel nostro ordinamento ci sono i decreti-legge che sono provvedimenti di necessità e di urgenza. Essi sono stati e vengono ancora usati in maniera impropria da tutti i Governi, di destra, di sinistra, di centro, per cercare di andare avanti. E invece una volta che la necessità e l'urgenza ci sono veramente, questo strumento lo prendiamo e lo mettiamo da parte. Lei ha fatto una forte perorazione a favore del Parlamento; l'unico modo di tradurla in fatti è ripristinare la gerarchia delle fonti e restituire al Parlamento quanto meno un ruolo di controllo. Lo stato di emergenza agisce inoltre anche sulla vita sociale. Io non sono assolutamente un negazionista; ho letto, probabilmente come lei, «Spillover» di Quammen e sono arrivato alla conclusione che noi abbiamo sottovalutato per molti anni le pandemie, indipendentemente dal coronavirus. E se dobbiamo imparare qualcosa da ciò che abbiamo vissuto è che la vera emergenza è quella di cambiare la nostra normalità e in qualche modo di governare quello che è accaduto in questi mesi, anche se, secondo la sua concezione, arrivassimo al rischio zero. Noi non possiamo più stare in Parlamento nello stesso modo; non possiamo più andare a lavorare nello stesso modo; non potremo più stare a scuola nello stesso modo; non potremo andare in uno stadio di calcio allo stesso modo. Ciò che dunque dobbiamo fare è governare il cambiamento, rendendolo compatibile con la sostenibilità economica. Questa è la vera sfida emergenziale che abbiamo davanti. Però, per fare questo, è necessaria una visione. Io spero che il Governo ce la comunichi e che non ci dica, nei fatti, che la sua unica visione è l'emergenza. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ci pare che il Governo abbia finalità diverse da quelle dichiarate. Si vuol far passare per comunicazioni su misure di contenimento del virus Covid-19 un adottando decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che è l'anticamera per giustificare il preannunciato prolungamento delle misure estreme di emergenza nazionale. Ora, è di tutta evidenza che il virus oggi viene approcciato in modo assolutamente diverso, soprattutto per tempestività di tracciamento e di diagnosi precoce, che non erano assolutamente standardizzati all'inizio dell'epidemia. Quindi fortunatamente, non sarà replicabile lo stress test a cui è stato sottoposto il nostro sistema sanitario in marzo-aprile. Quello che invece manca è un vero sistema di prevenzione pandemica nazionale, sorveglianza, controllo e profilassi internazionale (Applausi) , a cui il Governo ha fatto orecchie da mercante, trasferendo la catena delle responsabilità a livello territoriale, financo al mondo delle imprese e dei comportamenti individuali. Abbiamo avuto modo di proporre in più occasioni un piano antipandemia, che quantomeno oggi dovrebbe arricchirsi delle recentissime esperienze e delle crescenti conoscenze cliniche, farmacologiche e organizzative, ma, in quanto proveniente da un'opposizione sgradita, non viene nemmeno preso in considerazione; mentre invece, con la sua pronta adozione, si andrebbero a risolvere gli innumerevoli vulnus strutturali che hanno contribuito all'acuirsi della crisi economica. Sarebbe sufficiente, per quanto riguarda il versante sanitario, la realizzazione di una centrale nazionale delle emergenze (sul modello CDC), delegando a competenze e conoscenze già presenti presso il Ministero della salute, come il Centro controllo malattie, con una cabina di regia al vertice integrata dall'Istituto superiore di sanità e da una rappresentanza qualificata Stato-Regioni. Qualora si dovesse ripresentare una recrudescenza epidemica (ipotesi tutt'altro che remota), tale cabina di regia potrà dare indicazioni tempestive e prescrittive alla Protezione civile sulle azioni da intraprendere e sugli strumenti da utilizzare. Tutto questo sulla base di un aggiornato piano pandemico di prevenzione e controllo pandemico, che di fatto è una lacuna che avrebbe potuto essere già colmata in sede di conversione del decreto-legge n. 34 del 2020, in modo da escludere qualsivoglia necessità di ricorrere, per la stessa fattispecie, allo stato di emergenza nazionale di cui all'articolo 7, comma 1, lettera c) del decreto legislativo n. 1 del 2018, che non dovrebbe attenere alle emergenze sanitarie, soprattutto e ancor di più in questo caso, posto che si tratterebbe di un déjà vu . Se su qualcosa di inedito e di storicamente unico è giustificabile che eccezionalmente decida il Governo, di una fattispecie non solo già nota, ma oggi qualificabile a bassa criticità, è più che sufficiente che se ne occupi un organismo tecnico e che le prerogative fondamentali sulle libertà costituzionali siano oggetto di attenta salvaguardia, vengano in sostanza salvaguardate dal rischio di possibili arbitrarie distorsioni. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, si continua a disattendere una governance nazionale di controllo e prevenzione pandemica, che è alla base di qualsiasi programma di rinnovo e di adeguamento del sistema sanitario in chiave anti e post-Covid, per un corretto bilanciamento in prevenzione, in medicina territoriale ed ospedaliera, mediante correzioni sulle regole generali di ingaggio e attualizzazione della rete, con investimenti mirati che consentano in futuro di avere maggiori prestazioni con minore spesa. Ciò è a salvaguardia di tutti i livelli essenziali di assistenza (LEA), compresi quelli in discussione, di informazione, educazione, prevenzione, assistenza e cura delle malattie infettive e per l'adoperarsi di quanto è necessario affinché l'eventualità di una nuova ondata pandemica non abbia ulteriori effetti avversi. Emergenze come quella del Covid hanno fatto male, e se non si pone rimedio ne faranno sempre di più, a chi è più fragile, non solo sotto il profilo sanitario e socio-sanitario, ma economico e sociale. Invece che misure assistenzialistiche destinate a esaurirsi improduttivamente, occorre agire da subito in prevenzione pandemica, quale leva fondamentale per il contrasto delle vulnerabilità sociali ed economiche, precondizione del benessere individuale e collettivo e presupposto ineludibile per il superamento dell'emergenza economica che stiamo vivendo (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, gentile Ministro, la ringrazio per la sua così esaustiva relazione che ha illustrato chiaramente perché la proroga delle misure previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 giugno sia un atto doveroso. Ho l'impressione che nel Paese si stia diffondendo l'errata opinione che l'emergenza sia finita e ci si stia dimenticando di quello che è stato. Permettetemi quindi di ricordare in quest'Aula alcuni dati estrapolati dal rapporto dell'Istat denominato «Impatto dell'epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente nel primo trimestre 2020». Considerando il solo mese di marzo, a livello medio nazionale si osserva una crescita del 49,4 per cento dei decessi per il complesso delle cause; se si assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid (il 20 febbraio) fino al 31 marzo, i decessi passano da 65.592, che è la media del periodo 2015-2019, a 90.946 nel 2020. L'eccesso dei decessi a livello nazionale è di 25.354 unità. A causa della forte concentrazione del fenomeno in alcune aree del Paese, i dati riferiti al livello medio nazionale appiattiscono la dimensione dell'impatto dell'epidemia di Covid sulla mortalità totale. Il 91 per cento dell'eccesso di mortalità riscontrata a livello medio nazionale nel mese di marzo 2020 si concentra nelle aree ad alta diffusione dell'epidemia, circa 3.000 Comuni in 37 Province del Nord più Pesaro e Urbino. Nell'insieme di queste Provincie i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015/2019 del mese di marzo. Se si considera il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo, i decessi sono passati da 26.218 a 49.351, oltre 23.000 in più. All'interno di questo raggruppamento, le Province più colpite dall'epidemia hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane, con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al periodo precedente, a tre cifre. Solo per citarne alcuni: Bergamo +568 per cento, Cremona +391 per cento, Brescia +291 per cento, Pesaro-Urbino +120 per cento. Nelle aree di media o bassa diffusione gli incrementi sono stati decisamente inferiori. Tra questi ce ne sono alcuni per i quali non è accertata la mortalità per Covid ma è altamente possibile che vi sia un collegamento indiretto con il Covid o, infine, che una quota di mortalità indiretta non sia correlata direttamente al virus ma sia stata causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette dal virus. Mi auguro che questi numeri servano a dissipare definitivamente i dubbi che ogni tanto qualche sedicente medico accampa su Internet rispetto alla pericolosità del Covid e all'effettiva mortalità. È stata veramente una tragedia di proporzioni mai viste in Italia, non dobbiamo dimenticarlo e non dobbiamo abbassare la guardia. Ad oggi, in Italia si contano 243.344 casi e 34.948 morti. Nel mondo sono oltre 13 milioni i casi confermati e quasi 600.000 i morti. I casi, in questi ultimi giorni, stanno salendo al ritmo di oltre 200.000 al giorno. Anche in Italia abbiamo nuovi focolai laddove calano le misure di sicurezza: nelle nostre imprese, tra i nostri lavoratori, in Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e tra persone prevalentemente provenienti in maniera regolare da Paesi esteri. Questo dovrebbe farci capire chiaramente che il virus non ha perso forza, non è meno aggressivo. È stato il nostro Governo a mettere in atto le misure giuste per fronteggiare l'emergenza, come ha ribadito anche il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità. A marzo Italia e Spagna erano l'epicentro della pandemia di Covid. Al culmine dell'epidemia, l'Italia contava più di 6.500 nuovi casi al giorno. Il Paese ha riportato la situazione sotto controllo con una combinazione di leadership , umiltà, partecipazione attiva di ogni membro della società e un approccio globale. È stata affrontata una situazione spaventosa ma è stata ribaltata. Insomma, è sotto gli occhi di tutti che l'emergenza dal punto di vista sanitario a livello globale non è finita, come ha detto anche lei, signor Ministro. In Italia siamo in una fase di convivenza con il virus ma sono certa che sapremo tutti insieme scegliere le misure adatte a fronteggiarlo in maniera adeguata nei prossimi mesi. Le conoscenze sulla patologia sono aumentate e abbiamo messo in atto tutte le misure per fronteggiare un'eventuale recrudescenza dell'epidemia. Abbiamo potenziato il nostro Servizio sanitario nazionale, aumentato stabilmente il personale sanitario, quel personale a cui deve andare e a cui va tutta la nostra gratitudine per quanto fatto fino ad ora. Possiamo e dobbiamo potenziare la diagnosi precoce, soprattutto per coloro che arrivano dall'estero, attraverso una maggiore diffusione di test sierologici e molecolari, si spera i più rapidi possibile. Dobbiamo tenere il passo con l'innovazione scientifica e tecnologica, mai come in questo momento. Solo in questo modo potremo pensare, nell'immediato futuro, di poter porre termine alle poche limitazioni che ancora ci sono ma che sono indispensabili per tutelare tutti noi e contenere il più possibile il rischio di una seconda ondata di contagi. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Ministro salute. Risultato di votazioni PRESIDENTE . Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto per l'elezione di due componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali: Senatori presenti 273 Senatori votanti 272 Hanno ottenuto voti: Agostino Ghiglia 123 Pasquale Stanzione 121 William Turcinovic 1 Ignazio La Russa 1 Alberto Gambino 1 Umberto Rapetto 1 Giuseppe Stefano Quintarelli 1 Schede bianche 10 Schede nulle 13 Proclamo eletti Agostino Ghiglia, con 123 voti, e Pasquale Stanzione, con 121 voti. Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto per l'elezione di due componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: Senatori presenti 273 Senatori votanti 272 Hanno ottenuto voti: Laura Aria 123 Elisa Giomi 110 Agostino Ghiglia 2 Pasquale Stanzione 2 Emilio Carelli 1 Vito Crimi 1 Alessandra Maiorino 1 Giuseppe Stefano Quintarelli 1 Angelo Zaccone Teodosi 1 Schede bianche 22 Schede nulle 8 Proclamo elette Laura Aria, con 123 voti, e Elisa Giomi, con 110 voti. Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro della salute PRESIDENTE . Comunico che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dalle senatrici Fregolent e Cantù, n. 2, dal senatore Malan e da altri senatori, n. 3, dai senatori De Petris, Perilli, Marcucci, Faraone e Unterberger, n. 4, dai senatori Romeo, Bernini, Ciriani e da altri senatori. I testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire il Ministro della salute, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. SPERANZA, ministro della salute . Signor Presidente, replicherò in pochissimi minuti. Intanto, desidero esprimere gratitudine a tutte le senatrici e i senatori che hanno voluto intervenire e portare il loro contributo a questa utile discussione. Mi pare evidente che ci sia una condivisione di fondo su un punto: è evidente che il Paese è in una fase nuova ed in una fase diversa. Io ho provato a usare queste parole: siamo fuori dalla tempesta, ma non siamo ancora in un porto sicuro. Questo significa che i sacrifici enormi svolti dai nostri cittadini, le misure rigorose che il Governo nazionale e le Regioni hanno assunto ci hanno consentito di superare la fase più difficile, ma è evidente che ancora non siamo in sicurezza e che abbiamo bisogno del massimo livello di cautela possibile. L'argomento, la questione, che più in questa fase ci preoccupa, evidentemente, è il quadro mondiale. Se, infatti, questa analisi è giusta e corretta per l'Italia, se questa analisi è giusta e corretta per l'Europa, non lo è sicuramente sul piano mondiale, dove le cose peggiorano settimana dopo settimana e siamo sostanzialmente nel momento di massima impennata di questa curva. Voglio ricordare, a me stesso e all'Aula del Senato, che, nella sola giornata di domenica, ci sono stati 228.000 casi in più in sole ventiquattro ore: il record assoluto di questi mesi del Covid-19. È evidente, quindi, che non possiamo considerare questa battaglia chiusa e che dovremo continuare ad avere un livello molto alto di attenzione. Le misure che restano attive sono alcune delle misure essenziali, oltre a quelle che riguardano chiaramente il controllo e le questioni di monitoraggio per gli arrivi e gli accessi dei Paesi stranieri e io farò tutto il possibile perché questo avvenga nel massimo rigore. Ad oggi c'è una lista di divieti di ingresso e di transito, addirittura, per 13 Paesi e c'è la quarantena per tutti gli arrivi dai Paesi extra-Schengen ed extra-UE, ma è del tutto evidente che ci sono tre regole fondamentali che dobbiamo assolutamente chiedere ai nostri cittadini di mantenere ancora. Sono tre regole che restano i principi cardine essenziali. Tra questi, l'utilizzo delle mascherine e dei dispositivi di protezione e il distanziamento di almeno un metro. A tale riguardo, condivido l'indicazione che arrivava di non utilizzare la dizione «distanziamento sociale»: si tratta di un distanziamento fisico di almeno un metro, che però è veramente importante. La terza regola è l'utilizzo delle misure igieniche fondamentali, a partire dal lavaggio delle mani. Questi tre principi restano essenziali, sono le tre armi decisive per provare ad affrontare la fase della convivenza. Anche qui - lo ripeto solo per un istante - credo che non dobbiamo commettere l'errore di porre in contraddizione la questione sanitaria con la questione economica e sociale. La penso esattamente all'opposto: ritengo che la vittoria sanitaria sia la premessa fondamentale per la ripartenza economica e sociale. Non basteranno provvedimenti o interventi di natura nazionale, internazionale, regionale, gli sforzi che pure si stanno facendo, se non avremo la capacità di tenere sotto controllo il virus. Non mettiamole in contraddizione l'una con l'altra, quindi: sono due pezzi di una strategia che dobbiamo assolutamente provare a tenere insieme. Sulla vicenda dello stato di emergenza credo di aver usato parole di grande chiarezza: nessuna decisione è stata assunta. Personalmente ritengo indispensabile il confronto con il Parlamento. Il Presidente del Consiglio dei ministri sarà qui entro la scadenza dello stato di emergenza, prevista per la fine di questo mese, e avrà modo chiaramente di esplicitare un confronto vero, serrato. Ho anche segnalato il mio punto di vista: io credo che dobbiamo trovare un equilibrio e che può esserci un equilibrio possibile tra la necessità assoluta di rispettare l'articolo 32 della Costituzione, quindi di difendere la tutela della salute, e al tempo stesso il bisogno di rispettare fino in fondo le prerogative del Parlamento, le fonti primarie e il nostro impianto democratico. Anche al riguardo, fatemi ripetere solo per un istante un concetto che ho toccato velocemente nella mia introduzione, ma che mi sembra particolarmente significativo: all'inizio di questa epidemia, quando vedevamo le immagini della Cina e le misure incredibili che in quel Paese venivano assunte, tanti commentatori hanno segnalato come sarebbe stato impossibile, in un Paese delle libertà, in un Paese della democrazia e della tutela dei diritti individuali portata giustamente all'ennesima potenza, gestire l'emergenza. Ecco, penso che la storia abbia dimostrato esattamente l'opposto. La mia opinione è che la democrazia è stata un punto di forza. Non abbiamo piegato quella curva a seguito di misure di natura securitaria che abbiamo imposto al Paese; abbiamo piegato quella curva perché siamo riusciti a costruire una sintonia profonda con i cittadini di questo Paese, che a un certo punto hanno colto fino in fondo il rischio che si correva e si sono sostanzialmente messi in uno spirito assolutamente responsabile di collaborazione rispetto alle misure che a livello nazionale come a livello regionale venivano messe in campo. Penso quindi che dobbiamo lavorare per costruire questo equilibrio; la mia opinione è che le condizioni ci siano tutte. Come ho detto, continueremo a lavorare su alcuni punti essenziali. Ho parlato dei vaccini: è evidente che il vaccino per noi è un orizzonte da coltivare con grandissima convinzione, e vedere che l'Italia è a testa alta dentro questa partita, anche con competenze e conoscenze, con attività industriali di primissimo piano che vengono riconosciute dai nostri interlocutori internazionali, va sicuramente nella direzione giusta. Compito delle istituzioni sarà evidentemente verificare la sicurezza e fare tutto quello che è necessario perché il vaccino arrivi certamente nel più breve tempo possibile, ma nell'assoluta sicurezza. Da ultimo, mi sia consentito un messaggio legato più in generale al nostro Servizio sanitario nazionale. Vorrei che il Parlamento su questo fosse unito, e mi sembra che gli interventi di oggi segnalino una necessità univoca di ricominciare ad investire, di chiudere la stagione dei tagli che ci siamo portati per troppo tempo negli ultimi anni e di riconoscere nel Servizio sanitario nazionale un bene collettivo del nostro Paese, un asset strategico fondamentale su cui fare il miglior investimento possibile. Sono orgoglioso del nostro Servizio sanitario nazionale e sono orgoglioso in modo particolare dell'impianto e del principio universalista che lo ha ispirato e che ha messo in campo: l'idea che di fronte a un essere umano malato non deve contare nulla se non la necessità assoluta di rispondere a quel bisogno e a quelle esigenze. (Applausi) . Noi dobbiamo, tutti insieme, lavorare per difendere questa impostazione. Da ultimo, rispetto alla richiesta che mi viene rivolta dal Presidente di esprimere un'opinione sulle risoluzioni, esprimo parere favorevole sulla risoluzione di maggioranza e non posso esprimere parere favorevole sulle risoluzioni presentate dai senatori di minoranza, anche perché vanno molto oltre quello che è l'ambito della nostra discussione, cioè quanto indicato dal comma 1 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19. Tuttavia, voglio utilizzare questi ultimi secondi della mia replica in Senato per dire che ho letto con attenzione l'interrogazione che il senatore Romeo ha voluto rivolgermi e di cui sono soltanto ora venuto a conoscenza: mi sembra che ponga un tema di assoluto buonsenso su cui sin da subito mi impegno ad interloquire. Ritengo che il Parlamento sul tema del piano pandemico debba necessariamente essere coinvolto e che si possa costruire insieme un'interlocuzione, anche in brevissimi termini temporali, perché il nostro Paese ha sicuramente un grande bisogno dell'aggiornamento di questo piano, a cui già da settimane siamo al lavoro. (Applausi) . PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, cara ci è costata la chiusura della stagione dei tagli, perché la chiusura della stagione dei tagli - come lei l'ha definita - non è stata oggetto di una decisione politica, di una maggioranza che ha deciso di tornare ad investire nel Servizio sanitario nazionale o qualcosa di simile: è stata semplicemente il frutto di quello che è accaduto, cioè una delle più grandi emergenze della storia repubblicana, e necessitata evidentemente dai gravi ritardi manifestati dal nostro Servizio sanitario nazionale. Ma di questo parleremo più avanti. Il 31 luglio, che è la data rispetto alla quale vengono spostate (a malapena di quindici giorni) le disposizioni dei provvedimenti citati nella proposta di DPCM, deve essere a nostro avviso una sorta di spartiacque, una linea di non ritorno: qualcosa che ci induce a non ripetere tutto ciò che è accaduto. Questo non lo diciamo perché vogliamo anticipare quelli che saranno i giudizi sull'attività di Governo nell'affrontare l'emergenza pandemica, ma perché è del tutto evidente che di fronte ad alcune cose magari ben fatte, molte ascrivibili agli operatori e ai volontari del nostro Servizio sanitario nazionale, sono stati compiuti leggerezze, ritardi e omissioni che evidentemente non sono auspicabili per i prossimi mesi. Soprattutto non sono ripetibili le semplificazioni, le scorciatoie, le conferenze stampa reiterate, le fake news diramate a reti unificate e le normative secondarie assurte a norma primaria per limitare i diritti costituzionalmente garantiti. Ecco, tutto ciò, che fa parte della forma (ma vorrei dire banalmente che nelle istituzioni la forma notoriamente è sostanza, Ministro), non deve più ripetersi. Rispetto a questa vicenda io sono abbastanza preoccupato, Ministro, perché, non so se lei facesse riferimento a qualcosa di specifico, ma quando ha garantito che ci sarà un provvedimento delle Camere per l'eventuale proroga dello stato di emergenza, lei ha citato l'ordine del giorno: lei ha detto che ci sarà un ordine del giorno che indirizzerà le Camere. Voglio sperare che non facesse riferimento al documento specifico dell'ordine del giorno, ma che intendesse che sarà posto all'ordine del giorno delle Camere un disegno di legge. Voglio sperare che si tratti di un disegno di legge. Sento la fantasia dispiegarsi: qualcuno parla di passaggio alle Camere, che non si capisce bene che cosa sia (una visitina?). Parliamo di una legge, che stabilisce cosa accade nel nostro ordinamento. Rispetto a questo, Lettera 150 - che lei, Ministro, evidentemente conosce: sono 150 costituzionalisti che si sono impegnati nelle vicende di questa emergenza e del lockdown - ha espressamente confermato che sono necessari interventi, anche urgenti, magari anche attraverso decreti-legge, ma riconducibili alla ordinaria gestione legislativa parlamentare. In altri termini, in questo momento «è venuta meno (...) quella condizione che ha permesso, sino ad oggi, la sospensione di diritti costituzionali fondamentali. Lo stato di emergenza, infatti, è una grave circostanza imprevista che richiede misure immediate di intervento, non compatibili con i normali tempi di elaborazione e proclamazione di leggi e provvedimenti amministrativi ordinari». «La sola idea che una proroga dello stato di emergenza possa non essere deliberata dal Parlamento, e anzi gli possa essere sottoposta solo per un "passaggio" dal contenuto e dalle finalità incomprensibili, è inconciliabile con il nostro ordinamento costituzionale». Segue una serie di altre considerazioni. Questo è il senso del ragionamento sul quale noi oggi ci dobbiamo soffermare ed esprimere, Ministro: o questo virus c'è, e allora si aprono scenari di un certo tipo, oppure questo virus, come dicono purtroppo in tanti, non c'è o perlomeno non c'è più come era o perlomeno non è più così letale come era all'inizio, per una serie innumerevole di considerazioni. E se non c'è, Ministro, allora non c'è neanche la necessità della proroga dello stato di emergenza. Il senatore Quagliariello poco fa ha enunciato una serie di Stati europei che hanno adottato questo provvedimento ma l'hanno interrotto. Addirittura, il fascista Orbán ha esaurito queste misure nell'arco breve di neanche due mesi. Devono invece essere prodotti provvedimenti mirati, sì, ma attraverso gli strumenti previsti dal nostro ordinamento, della nostra gerarchia di fonti e i provvedimenti, evidentemente, devono essere mirati alla bisogna e quindi anche territorialmente, oltre che temporalmente, circoscritti. Dopo di che, vanno anche protette le frontiere, Ministro. Lei ha giustamente detto che proteggeremo le frontiere non europee. Bene, ma io le suggerisco, Ministro, di dare un'occhiata anche alle frontiere europee, perché, nella mia Umbria, gli ultimi cinque contagiati sono, casualmente, cinque badanti, che stavano dentro un pulmino che veniva dal Nord Europa: sono state tutte asintomatiche, mentre sono stati sintomatici gli anziani cui badavano e così siamo riusciti a risalire all'origine del contagio. Pertanto, Ministro, c'è da osservare anche che cosa accade nei Paesi europei e nei viaggiatori che transitano da quei Paesi. Oppure c'è l'altra ipotesi che io considero, Ministro, e che condivido: il virus c'è; forse è cambiato, forse è intervenuto il caldo, forse semplicemente abbiamo cambiato i protocolli di cura - finalmente, aggiungo - e quindi è meno aggressivo, meno virulento, in poche parole: ci ammazza di meno. Allora, in questo caso, bisogna rispettare le tre «T» dell'Organizzazione mondiale della sanità. Il 9 giugno scorso quest'Assemblea ha approvato un ordine del giorno unitario - udite bene: un ordine del giorno unitario, che meriterebbe una sorta di monumento fuori dall'Aula del Senato - contenente sette impegni. Signor Ministro, lei era presente in Aula. Questi sette impegni, che non leggo perché non ho tempo, sono tutti importanti se il virus c'è: ripeto, sono assolutamente importanti perché attengono alla capacità di trovarlo, scovarlo, curarlo, isolarlo e risolverlo. In poche parole, non stiamo per nulla percorrendo le tre «T»: l' app Immuni è fallita o, se non lo è, diteci quali sono i risultati o cosa intendete fare in sostituzione; l'indagine di sieroprevalenza è fallita e se ne sono perse le tracce, anzi, i test sierologici sono scaduti e va indetta una nuova gara, come ci è stato confermato dagli operatori della Croce Rossa e da Abbott: i test sono scaduti e vanno riacquistati. Come ho detto, l'indagine di sieroprevalenza ha prodotto risultati modesti, anzi impercettibili. In ogni caso, signor Ministro, dobbiamo agire con una chiarezza di intenti. Nelle due strade - o l'una, o l'altra - prendetevi la responsabilità di dirci che cosa accadrà. E non potete farlo con la proroga dello stato di emergenza (cioè, in poche parole, per chi sa giocare a tressette, come: passa). Non è così che si governa. C'è bisogno di una visione, di una previsione e di una strada tracciata. Mi rendo conto che questo è un Governo che fatica a trovare l'alchimia della condivisione, però, a sei mesi dalla prima programmazione dello stato d'emergenza, non possiamo non sapere che cosa accadrà a settembre e a ottobre, nelle scuole e non solo. Rispetto a tutto ciò, è del tutto evidente che Fratelli d'Italia voterà a favore della proposta di risoluzione n. 4, a prima firma dei senatori Romeo, Bernini e Ciriani e voterà in senso contrario - non me ne vogliano i colleghi della maggioranza - alle due proposte di risoluzione della sinistra, perché due che «tutto va bene, madama la marchesa» credo non renda un buon servizio al Paese. Ci asterremo sull'altra proposta di risoluzione del centrodestra, perché - lo dico ai colleghi che sono alle mie spalle - o il centrodestra procede unito, oppure ognuno presenta le proprie proposte di risoluzione. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, se andassimo a riprendere il dibattito che c'è stato in Parlamento nella passata legislatura sugli strumenti messi a disposizione dei legislatori - cioè l'uso del decreto-legge o della fiducia come strumento per approvare celermente i provvedimenti, con la garanzia anche dei numeri a supporto del Governo - ci accorgeremmo che la decretazione d'urgenza era considerata quasi un attentato alla democrazia e la fiducia come una sorta di invasione del nazismo nel nostro Paese. Ascoltiamo oggi il dibattito parlamentare di fronte al proliferare del ricorso allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o addirittura allo strumento comunicativo come base per un dibattito parlamentare. Signor Ministro, lei oggi ha detto una cosa che condivido appieno, cioè che non basta una comunicazione, seppur fatta autorevolmente dal Presidente del Consiglio, di proroga dell'emergenza al 31 dicembre per discutere di qualcosa che c'è ed è evidente, in quanto sono necessari un passaggio dal Consiglio dei ministri e - lei lo ha detto bene - un passaggio parlamentare. Tuttavia, se ne stiamo discutendo oggi è perché questa proposta è stata fatta. Credo che abbiamo bisogno della garanzia da parte sua e da parte del Governo che qualunque tipo di provvedimento sul tema dell'emergenza abbia un passaggio parlamentare vero e soprattutto dobbiamo riuscire a garantire percorsi che facciano sì che trasmettiamo messaggi diversi al Paese rispetto a quelli che abbiamo trasmesso finora, perché, signor Ministro, la fase è cambiata, è mutata profondamente rispetto a prima. Sono convinto che sia corretto che il Ministro della salute intervenga qui in Parlamento per dire che dobbiamo tenere alta la guardia; fa bene il Ministro della salute a dire che dobbiamo, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che oggi stiamo discutendo, immaginare come evitare che ciò che sta accadendo all'estero possa influenzare la situazione sanitaria nel nostro Paese; il Ministro fa bene a prorogare alcune iniziative che sono state messe in campo, ma commetteremmo un errore se pensassimo che soltanto di questo oggi dobbiamo occuparci. Ricordo, ad esempio, che lei qui oggi è presente come delegato del Presidente del Consiglio rispetto alle comunicazioni che si fanno in Parlamento, su proposte che vengono fatte dal Ministro della salute in materia sanitaria quando si tratta di provvedere a decreti del Presidente del Consiglio dei ministri come quelli che oggi stiamo trattando. Credo però che oggi sarebbe stato un segnale interessante, proprio per dare il senso del cambio di marcia rispetto a quello che abbiamo gestito fino ad ora, che insieme a lei o addirittura al posto suo, delegato per il Presidente il Consiglio potesse essere il ministro Patuanelli o il ministro Gualtieri, proprio perché oggi, seppur con l'atteggiamento di chi deve tenere alta la guardia, dobbiamo capire quali provvedimenti mettere in campo, prendendo atto che la fase è mutata e quindi dobbiamo comprendere come non sosteniamo più soltanto con misure assistenziali l'economia di questo Paese, non ci preoccupiamo più soltanto dell'emergenza sanitaria, che per fortuna attualmente è superata. Diciamolo, Ministro: in questo momento l'emergenza sanitaria che abbiamo attraversato qualche settimana fa, per fortuna, nel nostro Paese è superata. Non bisogna ricascarci, bisogna essere pronti ad arginare eventuali altri focolai, ma è superata e se continuiamo a giocare la stessa partita che giocavamo quando eravamo in piena emergenza, commettiamo un errore. Per questo è sbagliato, anche soltanto in una conferenza stampa, anticipare una proroga al 31 dicembre delle procedure di emergenza e di gestione dell'emergenza sanitaria di questo Paese. Dobbiamo, semmai, dare un segnale diverso al Paese. Se la classe politica, le istituzioni e il Governo continuano a dare segnali difensivi, cosa devono pensare i cittadini? Come devono comportarsi? Credo che da questo punto di vista ancora non abbiamo marcatamente segnato la differenza tra una fase e l'altra e credo che il Governo abbia delle responsabilità precise nel manifestare questo cambio di guardia, di atteggiamento. Lo dico perché abbiamo misure eccezionali, in materia economica, da mettere in campo e dobbiamo anche evitare di essere contraddittori in materia sanitaria, Ministro. Non possiamo dire che c'è l'emergenza, fare l'elenco delle cose che lei ha detto e che io condivido e dopodiché, ad esempio, non prendere in emergenza le risorse del MES, perché o l'emergenza sanitaria c'è e quindi abbiamo bisogno di risorse straordinarie rispetto alla gestione del nostro sistema sanitario, oppure possiamo farne a meno perché il nostro sistema sanitario regge e non c'è bisogno di risorse che ci vengono messe a disposizione dall'Europa per fare assunzioni tra i medici e tra gli infermieri, per migliorare la medicina territoriale, per migliorare le nostre strutture sanitarie, per migliorare tutto ciò che riguarda le terapie intensive. Delle due l'una, ma le due azioni insieme, una contraddittoria rispetto all'altra, non vanno. Credo quindi che da un lato dobbiamo cambiare totalmente e radicalmente verso rispetto alle misure che dobbiamo prendere in materia economica, sfruttando appieno le risorse che speriamo presto ci metterà a disposizione l'Europa. Ricordo che in grossissima parte abbiamo speso gli 80 miliardi di euro per sostenere un Paese che chiudeva. Ora abbiamo bisogno di risorse economiche che sostengano un Paese che riapre: non è la stessa cosa, signor Ministro. Vorrei che su questo ci confrontassimo e vorrei farlo nei quindici giorni che ci separano dalle prossime comunicazioni del Presidente del Consiglio, anche con i Ministri economici, perché il primo cambiamento che dobbiamo manifestare nei confronti degli italiani è che ci stiamo preoccupando della vera emergenza attuale, che è quella economica. Sono convinto, come dice lei, che le due questioni non vadano in contraddizione, però in questo momento cambiano le priorità: sia alta la guardia - ho sentito il senatore Romeo proporre un elenco di questioni e misure che bisogna mettere in campo per prevenire eventuali nuovi focolai - ma, al tempo stesso, costruiamo misure economiche che ci preparino a ripartire. Credo che bisogna confrontarsi su questo, in questo Parlamento, da parte di tutte le forze politiche, perché sinceramente non sono d'accordo con chi, da destra, fa l'elenco e addirittura cita Cassese come guru e personaggio da citare rispetto a chi sostiene che Conte sta prendendo i pieni poteri; mi sembra veramente incredibile che chi ha aspirato ai nuovi poteri possa oggi dire che Cassese è diventato il suo punto di riferimento. Non condivido quello che dice Cassese quando sostiene che Orbán ha iniziato la sua carriera politica come liberale, però, al tempo stesso, è anche vero che nella gestione parlamentare e istituzionale di questa fase dobbiamo cambiare verso, dando un ruolo maggiore al Parlamento e alle istituzioni democratiche. Noi non staremo lì, signor Ministro, ad ascoltare silenti eventuali provvedimenti di chiusura ulteriore del Paese, con proroga delle condizioni di emergenza al 31 dicembre, senza che vi sia stato un coinvolgimento della maggioranza, dell'opposizione e del Parlamento. Credo che su queste misure ci sia bisogno di un coinvolgimento di tutti, che sia possibile mettere in campo azioni che risollevino finalmente il Paese con misure economiche straordinarie e che, al tempo stesso, si possano garantire sicurezza sanitaria, distanziamenti e tutto quello che ha citato, senza però continuare a mettere questa come azione prioritaria, mentre il Paese chiede aiuto rispetto alle misure economiche. Altrimenti, signor Ministro, quando scadrà quel divieto di licenziare, che ad oggi è assegnato a tutti gli imprenditori, che in molti casi non licenziano soltanto perché è fatto loro divieto, non perché non vogliano farlo (e non è che vogliano farlo perché ne hanno voglia, ma perché non ce la fanno), non potremo essere inondati da licenziamenti. Per me la proprietà oggi è quella e vorrei che il Governo se ne occupasse, pronto ad arginare qualunque emergenza sanitaria, ma prontissimo a rimuovere tutti gli ostacoli che ci separano da un rilancio economico complessivo. (Applausi). ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, signor Ministro, ho ascoltato attentamente il dibattito e credo che tutti, con onestà intellettuale, possiamo riconoscere un primo punto su cui ritrovarci: ciò che è accaduto nei mesi che ci stanno alle spalle era inedito, nessuno era «imparato», e non c'è dubbio che le azioni messe in atto dal Governo e dalle Regioni abbiano dimostrato un'efficacia, almeno per limitare, governare e convivere, come abbiamo avuto modo di dire tante volte in quest'Aula, con un virus tanto terribile e, allo stesso tempo, sconosciuto. Possiamo farlo e possiamo dare questo giudizio non perché dobbiamo sottovalutare i limiti e i problemi veri che abbiamo incontrato in questi mesi, ma perché, se guardiamo al panorama mondiale, è evidente che l'Italia, primo Paese in Occidente ad aver dovuto fare i conti con il coronavirus, abbia retto in modo diverso e sostanzialmente migliore rispetto ad altri Paesi, e non solo a Paesi arretrati ma anche avanzati (penso ad esempio agli Stati Uniti). La cosa ci dovrebbe consentire - non è adesso il momento - di fare una riflessione più complessiva sui modelli sanitari e sulle loro dinamiche. Ma non voglio parlare di questo. Quello che abbiamo conseguito è un risultato del Governo? No, non solo del Governo, ed ha fatto bene il ministro Speranza a sottolinearlo: è un risultato del Paese e di tutti gli operatori sanitari che non ci stancheremo mai di ringraziare. Magari adesso non continuiamo nella retorica, per me abbastanza stucchevole, degli eroi e magari pensiamo strategicamente a riconoscere loro, contrattualmente, ciò che è giusto riconoscere. È merito delle istituzioni locali ed è merito degli italiani. Noi qui - dico «noi» perché non voglio fare assolutamente polemiche - abbiamo ascoltato a più riprese andamenti molto ondivaghi rispetto al tema del coronavirus. Gli italiani hanno compreso le scelte fatte in relazione al tema, assolutamente in primis , della salute; le hanno capite ed io penso anche apprezzate. Ora, colleghi, dire questo, che mi sembra un ragionamento di onestà intellettuale, significa sottovalutare i problemi e i drammi che dal punto di vista economico e sociale stiamo vivendo e vivremo nei prossimi mesi? Assolutamente no. Non credo che qui abbiamo bisogno di fare la gara tra chi è più preoccupato della situazione economica e sociale; ne siamo tutti convinti e stiamo e dobbiamo cercare di fare di più e meglio. L'unica cosa che non possiamo fare è contrapporre questo ragionamento al tema della gestione della sicurezza sanitaria, anche perché abbiamo visto come in altri Paesi queste scelte hanno prodotto risultati - ahinoi - non certamente positivi. Dunque, noi oggi ci esprimiamo su una proposta che ci avanza il Governo e cioè un aggiornamento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri fino al 31 luglio. Dobbiamo confermare il distanziamento. Io sono d'accordissimo e l'ho proposto anche in un precedente dibattito: non il distanziamento sociale, ma il distanziamento fisico. Dobbiamo continuare tutti, per il bene di questo Paese, a tenere fermi quei punti di riferimento che riguardano la sicurezza. Condivido - e lo dico senza incertezze, anche ai colleghi dell'opposizione - che bisogna fare la massima attenzione e avere la massima garanzia, attraverso interventi certi sul tema degli sbarchi. Questo deve valere per i Paesi extra-Schengen e, tanto più, per le situazioni di emergenza come quella appunto degli sbarchi. Non c'è ragione, da questo punto di vista, di dividerci tra noi, perché questa è la scelta giusta che dobbiamo fare. Oggi poi si è aperta un'altra discussione, che non è oggetto di questo dibattito e che attiene al tema dell'eventuale proroga dello stato di emergenza. Io mi permetto, signor Ministro, di esprimere un mio parere personale. Non mi capita spesso di essere d'accordo e di citare il senatore Faraone, tuttavia un po' meno comunicazione su questo punto, prima di aver deciso, preso un orientamento e coinvolto il Parlamento, sarebbe ed è una cosa utile. Infatti di "annuncite" dobbiamo riuscire a fare a meno in questo Paese. Secondo me questo è molto importante. Però, colleghi, la risposta che ha dato il Ministro è una risposta seria: verrà il Presidente del Consiglio e discuteremo nel merito, anche del tipo di provvedimento. Io dico che ci sono le condizioni per ragionare sul tipo di provvedimento. Ma l'idea che un'eventuale proroga dello stato di emergenza sarebbe legata a un tema di tutela del Governo francamente è un'ipotesi che non fa onore all'intelligenza di chi propone questo ragionamento. In verità noi dobbiamo avere un attenzione perfino culturale. Il Paese ha reagito bene e dobbiamo evitare che passi l'idea che il problema è risolto; dobbiamo invece trovare quelle articolazioni e quegli equilibri per evitare che il Paese "pendolarmente" discuta di chiusure e di lockdown totale o di liberi tutti. Ci sono altre strade normative e perfino altri percorsi parlamentari, magari sulla base di un impegno sui tempi da parte di tutte le forze politiche che stanno in Parlamento (Camera e Senato), per vedere se si riesce a trovare l'equilibrio giusto a garanzia delle due necessità che abbiamo di fronte. Ho finito il tempo, per cui non mi soffermo sul sistema sanitario, su cui peraltro il mio pensiero è noto. Riforma, riorganizzazione, rilancio; i valori dell'universalità. Ma riorganizzazione, ridefinizione e rivalutazione anche del modo in cui possiamo gestire, da qui a dieci anni, l'evoluzione tecnologica e scientifica che attraversa la sanità. Voglio solo ancora una volta sottolineare un punto: la scuola. Signor Ministro, lei lo ha posto giustamente come un punto centrale ed io lo voglio dire in termini molto chiari: dobbiamo riaprire le scuole in sicurezza e non pensare a scorciatoie che non possono reggere. Scuole in presenza. Il Governo deve mettere a disposizione ulteriori provvedimenti straordinari per l'assunzione di insegnanti e per strutture e aule dove sia possibile fare formazione scolastica in presenza; tutto il resto è solo confusione e, come ho già avuto modo di dire, gli italiani su questo punto non ci perdonerebbero. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per l'intervento odierno. Ci ritroviamo ancora a seguire l'evoluzione della pandemia nel nostro Paese e anche a ripetere parole che sono la dimostrazione del fatto che non siamo usciti da questa situazione, non siamo usciti dalla pandemia, siamo ancora in una condizione che ci obbliga a tenere alta l'attenzione nei confronti del virus. Oggi però siamo anche alla vigilia dell'approvazione definitiva del decreto-legge rilancio; sono quindi passati sessanta giorni da quando è stato approvato dal Governo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale . Dunque, rivedere adesso le misure contenute in quel provvedimento ci fa capire quanto lo scenario sia cambiato in due mesi, quanto le cose che abbiamo pensato e per le quali abbiamo messo in campo risorse significative rappresentino una risposta che ha ancora un senso, un significato, un'importanza, ma che non rappresenta più il tutto delle azioni che dobbiamo mettere in campo. Quanto contenuto negli articoli del decreto-legge rilancio che riguardano le misure sanitarie sta a dire essenzialmente una cosa: prepariamoci a fare in modo che una seconda ondata non ci colga impreparati, ma ci dia la possibilità di dare una risposta significativa, tempestiva, positiva. In quel provvedimento ci sono le risorse per intervenire sul nostro sistema sanitario e dare una risposta incisiva ad un ritorno del virus che fosse significativo, imprevedibile. Ci auguriamo ancora che non ci sia questo ritorno del virus, però lì abbiamo messo le risorse, abbiamo costruito le azioni per non essere impreparati. Dopo sessanta giorni, dopo due mesi, capiamo che c'è da fare un passo in avanti nella riflessione e anche con le azioni che questo Governo, la maggioranza e il Parlamento devono mettere in campo di qui in avanti. A mio avviso alcuni aspetti che oggi venivano anche ricordati in altri interventi debbono avere e trovare delle risposte e delle riflessioni più approfondite. Un conto, infatti, è mettere in campo le risorse per affrontare l'emergenza, un conto è dare progettualità per uno sviluppo, per una dinamica di modificazione del sistema sanitario nel nostro Paese. Questo è il tema che secondo me oggi, dopo due mesi dal varo del decreto-legge rilancio, dobbiamo cominciare ad affrontare. Ritengo che tutto quanto è stato detto in quest'Aula contenga degli aspetti positivi, ma anche questo tipo di prospettiva. Il lockdown ha consentito un controllo efficace, ma i focolai che si ripresentano ci richiamano alla prudenza. Io credo che la progettualità che dobbiamo mettere in campo, relativamente al Sistema sanitario nazionale, non possa prescindere dall'obiettivo finale della convergenza dei sistemi sanitari regionali. Infatti, se a livello di emergenza sanitaria e di misure di emergenza possiamo scegliere di investire sul territorio con le unità speciali di continuità assistenziale (USCA), se a livello di azioni di emergenza possiamo investire assumendo nuovi medici, infermieri e OSS, costruendo presidi anche attraverso l'istituzione dell'infermiere di comunità, se, nel momento in cui dobbiamo affrontare l'emergenza, le azioni sono concentrate sugli investimenti, sui Covid hospital - anche queste sono misure specifiche per le quali le Regioni hanno fatto le loro valutazioni e, come ci ha detto il Ministro, si è arrivati ormai in fondo alla valutazione di tutti gli investimenti che devono essere fatti - dopo sarà necessario affrontare il problema dell'omogeneità del Servizio sanitario sul territorio nazionale che, essendo composto da sanità regionali, non ha oggi la prospettiva di un percorso di convergenza. La progettualità deve andare in questa direzione. Gli investimenti devono essere mirati al raggiungimento di questo obiettivo che ci impegnerà anche dal punto di vista della riflessione politica e tra i vari livelli istituzionali, ma è quello che dobbiamo fare se veramente vogliamo traghettare la sanità, in termini di investimenti e di nuovi livelli di servizio omogenei a livello nazionale e quindi sui vari territori, per uscire e fare concretamente ciò che abbiamo detto tutti, cioè investire sulla sanità. Propongo un'altra valutazione per fare un esempio di ciò che dicevo relativamente alle sanità regionali. Nel 2016 è stato pubblicato il Piano nazionale della cronicità che ovviamente deve essere recepito dalle varie Regioni. Le Regioni lo hanno recepito secondo i modelli sanitari che stanno applicando, quindi in modo assolutamente differente. Rispetto a questo, il tema delle cronicità, che purtroppo abbiamo incontrato nel corso della pandemia, è un piccolo esempio significativo di come dobbiamo andare verso una convergenza dei sistemi sanitari regionali. L'altro tema che voglio toccare è relativo a quella che, secondo me, deve essere la parola guida, in questo momento, rispetto agli altri temi sociali ed economici, ed è la parola transizione. Se dobbiamo affrontare un cambiamento, dobbiamo essere consapevoli che non è istantaneo, ma deve avere un percorso e una dinamica, che deve avere la possibilità di disegnare, per ciascuno dei nostri cittadini, qualcosa di conosciuto, una prospettiva che ci si senta in grado di affrontare, un pezzo di futuro che riguarda la propria vita che le condizioni e il contesto consentano di affrontare con fiducia. Questa transizione non può essere un periodo di incognite, non può essere un salto nel buio. Ciascuno di noi, ciascuno dei nostri conoscenti e dei cittadini devono sapere che tipo di percorso devono affrontare, qual è l'obiettivo, dove verranno portati, come cambierà la loro vita. Nessuno deve essere lasciato solo da questo punto di vista. Gli obiettivi degli investimenti, in questo momento di transizione che è soprattutto economica e sociale, sono nel green new deal e in alcune parole d'ordine che devono rappresentare obiettivi ma anche strade concrete per le nostre imprese, per le nostre famiglie, per i nostri cittadini, per i nostri lavoratori. Questo dobbiamo costruire. Perché, se è vero che siamo di fronte a un terzo dopoguerra, questa volta non ci sono da ricostruire delle strade e dei palazzi, ma c'è da ricostruire la comunità. E la comunità si costruisce dando fiducia e costruendo solidarietà. Io ritengo che questo sia il nostro obiettivo e questo ritengo sia l'elemento che dobbiamo costruire attraverso le azioni che verranno. Azioni che, a mio parere, dovremo valutare, insieme con il Presidente del Consiglio, insieme con il Governo, in quale modo e attraverso quali strumenti sarà più opportuno attuare. Secondo me, vi sono delle azioni di tipo economico che abbiamo potuto mettere in campo perché c'era lo stato di emergenza. In una condizione normale, non credo si possano obbligare le aziende a non licenziare. Lo stato di emergenza è qualcosa che consente di fare delle azioni straordinarie non solamente in campo sanitario, ma anche in altri campi. Giustamente, io sono d'accordo con il percorso messo in campo dal ministro Speranza: con l'opportuno e giusto coinvolgimento del Parlamento occorre valutare attentamente i progetti che devono essere messi in campo, gli strumenti che ci possono consentire di farlo concretamente, anche in maniera tempestiva. Tutti gli elementi che dobbiamo tenere in considerazione, quindi, ci devono poi mettere in condizione di essere concreti e di raggiungere questi obiettivi. (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, nei giorni scorsi il Presidente del Senato ha dovuto lanciare un grido d'allarme, parlando di un Parlamento, di un Senato, diventato una sorta di luogo degli invisibili; un grido d'allarme che, francamente, condivido, perché in molte occasioni il Parlamento è stato scavalcato ed ignorato e viene evocato, ministro Speranza, nei momenti in cui nel Parlamento dovete passare. Anche oggi, lei ha avuto parole assolutamente garbate nei confronti del Parlamento, ribadendo che nessuna decisione può essere presa senza il Parlamento protagonista. Un conto, però, sono le affermazioni che si dicono qui, nelle occasioni canoniche, ed un conto è quello che avviene. Io non sto a ripercorrere la storia di questi mesi difficili: i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, i decreti per sanare i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, l'uso improprio dei DPCM. Per chi ci ascolta fuori da qui, ricordo che i DPCM sono provvedimenti adottati dal Governo senza un adeguato coinvolgimento del Parlamento, mentre un decreto-legge deve essere comunque convertito. Vi è stata una situazione caotica inaccettabile e confusionaria, anche di alcuni enti e anche di alcune strutture sanitarie, che noi rispettiamo, perché non siamo tra coloro che minimizzano e che negano i problemi e tutt'ora siamo attenti e preoccupati. Seguiamo le affermazioni della comunità scientifica, perché non possiamo dare per scontato nulla. Tuttavia, noi abbiamo assistito, in fase anche recente, all'INAIL che diceva che sull'autobus si stava a un metro di distanza, al ristorante a due metri, allo stabilimento balneare a quattro metri e poi le Regioni hanno costretto il Governo a rivedere decisioni che erano cervellotiche: il pericolo, infatti, non è diverso sull'autobus o allo stabilimento balneare. E sto parlando di un paio di mesi fa. Quindi, confusione, arroganza e approssimazione, anche perché il problema è stato di una serie di abusi, come è stato già citato in questo dibattito e come riporta la risoluzione unitaria del centrodestra. Io non sempre sono stato d'accordo con il professor Cassese, ma la sua conoscenza delle norme e la sua autorevolezza sono incontestabili. Ebbene, ministro Speranza, da diversi giorni e settimane, egli vi sta dando delle lezioni. Anche l'altro giorno sul «Corriere della sera», invocando i poteri che lei ha, in base alla legge n. 833 del 1978, sull'istituzione del Servizio sanitario nazionale, ricordava che lei può intervenire con ordinanza in casi di emergenza. Perché, allora, spaventare turisti ed operatori economici con uno stato di emergenza fino al 31 dicembre, come avevate annunciato, invece che intervenire, come potete fare, in base a queste leggi, che il professor Cassese ha ricordato a tutti, in base alla decretazione? (Applausi) . Dio non voglia che si determinino situazioni pericolose. Avete tutti i poteri come Governo, e nessuno contesterebbe l'uso dei poteri che lei ha come Ministro della salute e i poteri che il Governo ha di emettere decreti. Quanto ci vuole a riunire il Consiglio dei ministri se c'è una situazione di emergenza? Oramai siamo abituati a riunioni via video, via web , che vengono fatte a livelli planetari. I Consigli europei si sono svolti via Rete; noi, per fortuna, abbiamo mantenuto l'abitudine del voto fisico in Aula. Tuttavia, non ci sono scusanti; c'è un'emergenza. Avete i poteri, gli strumenti e la tempistica per riunirvi nel giro di minuti e assumere decisioni. Quando Conte ha preso decisioni sbagliate ci ha messo pochi secondi a invadere le televisioni e stare ore e ore sforando gli orari dei telegiornali. (Applausi) . Siamo d'accordo che non si debba abbassare la guardia, però crediamo che gli strumenti vadano usati in maniera appropriata. Oggi siamo qui a discutere di una proroga al 31 luglio; ci sarà, poi, l'occasione successiva in cui Presidente del Consiglio chiarisca in Parlamento: il 31 dicembre, il 31 ottobre, ma non è un negoziato politico; è una decisione che andrebbe assunta sulla base di evidenze scientifiche. (Applausi). Abbiamo grande rispetto per la comunità scientifica e per i virologi, però quando vediamo che Emiliano usa il suo virologo di fiducia come candidato alle elezioni, beh, ci chiediamo dove sta il trucco, dove sta lo scienziato e dove il candidato. (Applausi) . Siamo sottoposti a conflitti di competenze, conflitti di attribuzione, conflitti di potere. Dopodiché, il virologo va in televisione, poi si candida e non si capisce. Sarà uno? Non so gli altri; faremo il monocolore dei virologi, ripeto, pur rispettandoli. Non ripercorro qui la storia: mascherine che c'erano o che non c'erano, i congiunti, che non si capiva giuridicamente quale categoria del diritto fossero. Vi dirò di più: c'è un rischio di seconda ondata? Bene, conosciamo i Paesi, i luoghi dove oggi c'è il virus. E, allora, invece di attendere impotenti, si assumano decisioni verso quelle realtà, anche nelle sedi internazionali dove l'Italia deve far valere la sua voce. D'altra parte, se in qualche Paese c'è perfino il traffico dei certificati falsi che attestano l'immunità di una persona, interveniamo con quei Paesi. Non voglio nemmeno citarli, ma li avete letti. Volete estendere l'emergenza fino al 31 dicembre o al 31 ottobre e non andate in soccorso della Sicilia e della Calabria dove l'emergenza immigrazione sta dilagando. (Applausi). Facciamo nostro l'appello del presidente Santelli e del presidente Musumeci che hanno chiesto interventi adeguati. Sulle coste della Calabria e della Sicilia vogliamo le navi dei turisti, non le navi della quarantena per l'arrivo di clandestini in quantità, che già si annunciano. (Applausi). Oggi leggevamo sui giornali i soliti rapporti fondati dei Servizi di sicurezza che parlano della Libia, delle 20.000 o 30.000 persone pronte a sbarcare. Aspettiamo che la Calabria e la Sicilia, che hanno contenuto la pandemia, anche per la saggezza dei loro amministratori regionali, siano sommerse da questi problemi? Noi vorremmo sbarchi virtuosi di turisti, che non arrivano. Allora noi teniamo le porte aperte ai clandestini e teniamo le porte chiuse ai turisti. Andate a vedere a 50 metri da qui: hanno richiuso bar e ristoranti che avevano appena aperto perché c'è una crisi profonda. (Applausi). Volete la condivisione? Abbiamo dato voti decisivi per lo scostamento di bilancio, che è servito anche - lei le ha citate oggi, ministro Speranza - per le assunzioni della sanità: 29.000 - cito a mente - se ho sentito bene. Ebbene, è stato possibile anche per l'uso di quei fondi. I voti di tutto il centrodestra unito sono stati decisivi, ma non ci avete chiamato neanche un secondo a condividere le priorità su come utilizzare i soldi dello scostamento di bilancio. (Applausi). Attendiamo ancora l'appuntamento, non marginale perché adesso Conte dirà: «Quello non vuole venire, quello...»; poi la telefonatina: «Venite domani pomeriggio». Noi rappresentiamo un pezzo di democrazia italiana, probabilmente maggioritaria nel Paese, ed esigiamo rispetto quando si devono assumere le decisioni, non essere invitati dopo l'ultima giornata degli stati generali, dopo le archistar, i cantanti, dopo tutti quelli che, per carità, hanno diritto di dire la loro. Noi abbiamo un mandato per dire la nostra. Quindi abbiamo presentato una risoluzione perché siamo preoccupati per una seconda ondata e al Parlamento europeo proprio ieri l'onorevole Tajani e altri colleghi di Forza Italia hanno presentato un'interrogazione per richiamare l'Europa alle sue responsabilità sui controlli dei confini esterni d'Europa. Infatti, se in Libia abbiamo stanziato 110 milioni di euro europei per una serie di misure di supporto a quelle autorità, dobbiamo esigere il controllo delle coste della Libia, affinché non siano il luogo di partenza non sono di clandestini, ma a questo punto anche di pericoli sanitari. Non è razzismo il nostro, sono le notizie che voi diffondete e che sono state registrate a Roccella Ionica, poi ad Amantea e adesso al Celio. Allora, gestiamo l'emergenza dove c'è e non annunciamo l'emergenza dove non c'è per creare un'immagine negativa e sbagliata del nostro Paese. (Applausi) . Avreste fatto meglio, colleghi della maggioranza e del Governo, ad accogliere la nostra risoluzione, che contiene considerazioni fondate e di buon senso. Non abbassiamo la guardia; non siamo qui a dire, come ha fatto Zingaretti in una giornata sfortunata, andate sui Navigli, mangiate e bevete. Siamo stati prudenti in tutta la fase di questa emergenza. Il presidente Berlusconi nei contatti internazionali con l'Unione europea ha sollecitato quegli strumenti - ma ne discuteremo un'altra volta - che servono. Mi auguro che le trattative sui fondi europei che Conte sta conducendo si concludano meglio di quanto oggi abbiamo letto sui giornali. Non mi è sembrato di grande successo il recente tour di Conte, ma siamo preoccupati per la confusione che avete seminato. Siamo preoccupati per l'anno scolastico che riprenderà in maniera confusa. Poi, se uno critica il Ministro dell'istruzione è sessista. Noi non la riteniamo adeguata indipendentemente dalla sua collocazione politica o dal fatto se sia uomo o donna. (Applausi) . Si potrà fare una critica, altrimenti siamo al sessismo alla rovescia, per cui uno non può criticare una persona. La ritiriamo inadeguata e lo sapete. Avete affiancato il Commissario e avete preso delle misure; aspettiamo i banchi monouso, poi faremo i banchi monodose che butteremo il giorno dopo; non so che altro dovremmo attendere come invenzione. La scuola deve riaprire. (Applausi) . Concludo, Presidente: lo smart working deve essere una facoltà del progresso, non la desertificazione delle città, perché stanno morendo negozi, commercio, attività produttive. (Applausi) . Allora, un conto è il progresso che ci consentirà l'uso di tecnologie, ma non è accettabile che l'Enel tenga a Roma la sede chiusa fino al 31 marzo. Lo sa, Ministro? (Applausi) . Quale emergenza ci sarà il 31 marzo? Avete la sfera di cristallo? Allora ditecelo che andiamo tutti su Marte, prendiamo un'arca e cambiamo pianeta. Alle Poste vi sono 7.000 persone su 7.400 in smart working , nei Ministeri è un deserto. C'è un pericolo? Allora lo si programmi. Se il pericolo si è ridotto, riapriamo gli uffici e le città, perché oltre al pubblico impiego - che noi rispettiamo e stimiamo - c'è il commercio, i ristoranti e i pubblici esercizi, un'economia che deve vivere e che non può essere condannata a morte in tutte le città italiane. Avreste fatto meglio ad ascoltarci. Il rispetto, ministro Speranza (lo dica anche al presidente Conte), non deve essere la circostanza del momento parlamentare; deve essere la pratica quotidiana della democrazia. Noi ci siamo, noi contiamo, noi vogliamo far valere il parere di milioni di italiani che rappresentiamo. (Applausi) . SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, molte cose sono state dette, ma le chiedo una cortesia: quella di parlare con serietà agli italiani. Devo dire che lei nei mesi di emergenza è stato uno dei Ministri presenti, puntuali, che rispondeva, mentre altri si sono eclissati. Quindi non c'è nessun pregiudizio politico, però non potete pensare di minacciare gli italiani di stare chiusi, sotto ricatto o sotto terrore per altri mesi in base al nulla. Ieri sono stati fatti 41.867 tamponi; i positivi sono stati solo 114. Nelle terapie intensive, per fortuna, sono rimaste solo 60 persone in tutta Italia. Fra i positivi, peraltro, come ricordava anche lei, 28 ce li hanno mandati in regalo con gli sbarchi in Sicilia e altri 11 con gli sbarchi in Calabria: almeno questi potreste fermarli? (Applausi) . Abbiamo problemi coi positivi italiani, almeno i positivi del resto del mondo possiamo evitarceli? Se c'è un Ministro dell'interno, che si faccia sentire, si faccia valere, si faccia vedere. (Applausi) . Il fatto che la situazione - grazie ai medici, al personale sanitario e agli italiani - sia sotto controllo non è opinione dei sovranisti; non è di Salvini, di Orbán, di Trump, di Putin. Il pericolosissimo dottor Matteo Bassetti, infettivologo e direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, ha osato dire: «Stiamo dando al mondo l'idea di essere ancora in pieno dramma, che tutti i sacrifici non siano serviti a niente. Mentre è vero il contrario: il Covid è stata un'emergenza ospedaliera, che oggi, lo dicono i numeri, è finita». Smettetela di terrorizzare l'Italia e gli italiani. (Applausi) . Smettetela di vendere l'Italia al mondo come «il lazzaretto». Il virologo Massimo Clementi parla di una proroga come di un'incredibile forzatura; il primario di anestesia del San Raffaele, dottor Zangrillo, parla di una malattia uniformemente scomparsa dal contesto nazionale; il noto costituzionalista, leghista, salviniano e sovranista, Sabino Cassese definisce la proroga come inopportuna, perché il diritto eccezionale non può diventare la regola e afferma che le sue conseguenze negative per la società e per l'economia creano tensioni e bloccano l'economia. Rischiate di fare più danni per fame di quanti non ne abbia fatti il virus negli ospedali. (Applausi) . Per rispetto dei 35.000 morti, non potete tenere un Paese sotto ricatto. Il solo annuncio, la sola ipotesi di una proroga, sia essa al 31 dicembre o anche al 31 ottobre, senza nessun motivo scientifico, sta causando un danno di decine di miliardi di euro all'economia italiana. Chi paga? Chi risponde? Conte? Toninelli? Anche perché il dibattito surreale che si sta svolgendo sulle autostrade - su cui ancora oggi non pare che abbiate deciso nulla - vede, ancora oggi, non in una giornata di festa in cui la gente va in giro per il week-end , 13 chilometri di coda sulla A7 e 9 chilometri di coda sulla A9. Vi svegliate sbloccando le autostrade o no? (Applausi) . Gli unici che stanno facendo un regalo ai Benetton sono coloro che stanno bloccando la Gronda di Genova che i Benetton dovrebbero pagare con 4 miliardi di euro. Voi state bloccando il Paese per i vostri pregiudizi. (Applausi) . Gli unici che stanno facendo un regalo ad Autostrade per l'Italia sono al Governo. Ve lo chiediamo per cortesia: fate qualcosa. (Applausi) . In questi mesi, quante visite mediche sono saltate? Quante operazioni sono saltate? In questi giorni, quanti processi, non per grandi nomi, ma per semplici cittadini italiani, sono stati rinviati di anni? Va bene lo smart working e il lavoro da casa, ma spero che i magistrati tornino a lavorare sul posto di lavoro il prima possibile e a produrre. (Applausi) . A produrre sentenze, a produrre lavoro, a produrre giustizia. Signor Ministro, 6.000 farmacie sono a rischio di chiusura: 6.000 su 19.000, non solo in centro a Roma e Milano, ma nei paesi. Se in un piccolo Comune chiude una farmacia è un disastro, quindi vi preghiamo di ascoltare i farmacisti, di ascoltare noi e di fare qualcosa. Ci sono 10.000 medici laureati senza specializzazione; allo sforzo che avete fatto, se si aggiungono 4.000 borse in più, andiamo a eliminare il pregresso, ricordandoci, però, che da qui al 2025 andranno in pensione altri 30.000 medici. E non - come qualche fenomeno di giornalista ignorante ha scritto - per colpa di quota 100. Ricordo agli scettici di quota 100 che se non avessimo dato la possibilità di andare in pensione a 300.000 italiani, il virus avrebbe fatto anche altre vittime. E se qualcuno, fra i banchi del Partito Democratico, pensa di tornare alla riforma Fornero, faremo le barricate dentro e fuori il Parlamento, perché, per quello che mi riguarda, a quella legge non si torna. (Applausi) . Sulle borse di studio e sulle specializzazioni per i medici c'è un progetto di legge (Atto Camera 1929) che la Lega ha presentato alla Camera dei deputati. Quello che suggeriamo non lo proponiamo al microfono per prendere due applausi, ma sono disegni di legge. Il modello Genova per velocizzare le opere pubbliche è contenuto in disegni di legge. A proposito di sanità, lei ha parlato di vaccino, che va bene. Io mi domando, però, perché si sia taciuto della cura del plasma autoimmune, che ha funzionato e guarito centinaia di pazienti, sperimentata a Pavia e Mantova. Forse perché una cura gratis e democratica dà fastidio a qualcuno perché non arricchisce qualche casa farmaceutica? (Applausi) . Onore al dottor De Donno e a chi sta combattendo anche contro interessi economici che magari ci sono anche da queste parti. Quanto alla scuola, da genitori, presidi e insegnanti abbiamo letto ipotesi strampalate: mascherine, plexiglass e tendoni. Mandiamo i nostri figli a scuola sotto i tendoni. Non è qua presente, ma lo è nello spirito e le faccio un appello. Ministro Azzolina, si dimetta, per cortesia: non è in grado di gestire la scuola italiana. (Applausi) . Ripeto, non è in grado di gestire la scuola italiana. La CISL denuncia 85.000 cattedre vuote. La proposta della Lega è di stabilizzare alcuni dei 200.000 precari che sono con i nostri figli da anni. Avete nominato il geniale commissario alle mascherine commissario alla scuola. Ma mi spiegate come uno che non ha portato le mascherine in Italia potrebbe riaprire le scuole dei nostri figli in sicurezza? (Applausi) . Non potete fargli fare qualcos'altro? Evidentemente, meno sono capaci, più sono promossi dal vostro punto di vista. I problemi sociali, di cui anche lei ha parlato, sono - ahimè - evidenti, ma non perché li stimola la Lega. Anzi, noi cerchiamo di alimentare il dialogo e risolvere questi problemi. Signor Ministro, se, a oggi, un milione di italiani non ha ancora visto la cassa integrazione, è possibile dare una sveglia ai signori e al Presidente dell'INPS, che dice che ha riempito gli italiani di soldi? Molti italiani non hanno visto quei soldi. Ricordo il bazooka dei soldi in banca: 400 miliardi di euro. Se lo ricorda Ministro? A oggi, aggiornando i dati reali, i famosi 400 miliardi di euro che le banche avrebbero gentilmente donato agli imprenditori italiani sono fermi a 51. Il bazooka è un fucile ad acqua scarico. Se milioni di imprenditori, artigiani, partite IVA e commercianti sono andati in banca e tornati a casa con zero è perché il decreto sulle banche lo avete scritto con i piedi. Potete riscrivere il decreto liquidità aiutando i cittadini e non le banche? Altrimenti sarà un problema che ci ritroveremo nelle piazze. (Applausi) . Il 40 per cento delle famiglie ha problemi con il mutuo, e sarà un problema sociale. C'è un abuso di psicofarmaci, e sarà un problema sociale. Il 70 per cento dei bimbi e minori ha problemi psicologici, e sarà un problema sociale. Nonostante questo, incredibilmente, avete confermato che lunedì 20 luglio bisogna pagare le tasse e chi non ce la farà riceverà una multa dal giorno dopo. Vi preghiamo di tornare sul pianeta terra: gli italiani non possono pagare le tasse la settimana prossima. Concedete loro qualche settimana di tempo; non regali, ma giustizia. (Applausi) . Quanto al lavoro pubblico da casa, a me fa piacere per i dipendenti pubblici che da qui al 31 dicembre potranno avere questa possibilità. Non mi fa piacere un Governo che discrimina tra i lavoratori, tra le mamme e tra i papà. I lavoratori autonomi e quelli privati non sono italiani di serie B. (Applausi) . Pensiamo agli artigiani, alle partite IVA e ai commercianti. C'è poi una riflessione che riguarda lei e tutti noi.Sono usciti i dati sui bambini che non nascono più: 420.000 nati l'anno scorso e nel 2021, se la politica non fa qualcosa e non si dà una svegliata, scenderemo sotto quota 400.000. È questo il dato sociale ed economico devastante per il nostro Paese, e non il 3 per cento deficit -PIL, lo spread. Se non nascono bambini - e l'Italia ormai è il secondo Paese più vecchio al mondo - è un problema. Mi auguro che nel decreto rilancio ci siano attenzione e sostegno economico anche per coloro che aiutano le mamme a diventare mamme e i papà a diventare papà. Penso ai 360 centri di aiuto alla vita che ci sono in tutta Italia, pubblici e privati. Se qualcuno sghignazza sui bimbi che non nascono, non ha capito un accidente e non dovrebbe stare in questo Parlamento. Se non nascono dei bambini, c'è poco da ridere (Applausi). Spero che i parlamentari del PD e del MoVimento 5 Stelle che hanno, anche nel periodo di chiusura, dedicato tanta attenzione alla - per loro nobile, per me indegna - battaglia per la legalizzazione delle droghe, dedichino altrettanta attenzione alla vita. Questo deve essere un Parlamento che si occupa di vita e non di droga e di morte. Smettetela di spaventare gli italiani, di tenerli chiusi in casa: gli italiani vogliono vivere, lavorare, amare e sperare senza distanziamento sociale. Viva l'Italia, viva la vita e viva la libertà. (Applausi) . Ministro, per favore, dia retta al Paese e non a qualche pseudo-virologo che ha suoi interessi privati o a qualche Ministro che non vuole perdere la poltrona. Grazie e buon lavoro. (Applausi) . TONINELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TONINELLI (M5S) . Presidente, membri del Governo, colleghi, prendo la parola in quest'Aula pensando a tutto ciò che è successo da fine febbraio ad oggi, perché qualcuno - sicuramente l'ultimo che ha parlato prima del sottoscritto - sembra averlo già completamente dimenticato. Voglio dire una cosa, Presidente: questo non è un Governo che si tira indietro. Non si è tirato indietro quando si è trattato di fare scelte dure, difficili, in quel periodo contestate anche da alcuni Paesi europei, come è stato il lockdown , mentre altri irresponsabilmente chiedevano di riaprire tutto. Non si è tirato indietro quando si è trattato di smentire menzogne - ahinoi quotidiane - come quella sul MES, che è uno strumento ratificato dal Consiglio dei ministri il 3 agosto 2011, per mano di un Governo guidato da Silvio Berlusconi con dentro la Lega di Salvini e Fratelli d'Italia. (Applausi) . Non si è tirato indietro nemmeno sulle scelte che si devono prendere sulla gestione delle nostre autostrade; ne ha parlato anche ora il leader della Lega e sappiamo benissimo - e io forse più di tutti - che la Lega non è mai e poi mai stata d'accordo a revocare la concessione ad ASPI. A differenza delle menzogne quotidiane del leader di questo partito, non l'ultimo leghista arrivato, ma il Presidente della Commissione trasporti della Camera dei deputati, il leghista Morelli, lo ha dichiarato a chiare lettere pochi giorni fa in TV. Siamo completamente stufi di queste menzogne. Ma veniamo a noi. Prorogare le misure già adottate per evitare la diffusione del coronavirus è sicuramente, signor Ministro e Governo, la scelta più giusta. Lo è per il MoVimento 5 Stelle. Lo sappiamo bene e lo sanno soprattutto i cittadini lombardi, come sono io stesso, che hanno sofferto più di tutti le devastanti conseguenze del coronavirus. (Applausi) . Da cittadino lombardo, amando profondamente i lombardi e la mia Regione, ricordo che la Lombardia ha avuto - dati aggiornati ad oggi - 95.173 casi accertati di Covid. E chissà quanti altri ce ne sono stati e chissà quanti morti da Covid ci sono stati, ma non sono stati ovviamente sottoposti a tampone e non lo sappiamo. Sono decedute ad oggi 16.760 persone, su un totale in Italia di 34.984 persone che hanno perso la vita: una vera ecatombe. Il coronavirus è un'emergenza sanitaria, mondiale ovviamente, come abbiamo detto tutti: ne vediamo tutti i giorni le drammatiche conseguenze e, sebbene molti Paesi abbiano fatto progressi, sappiamo che a livello mondiale la pandemia sta accelerando. Come qualcuno ha già dichiarato, è stato toccato un record di 230.000 contagi in un solo giorno. Chi soffre, in particolare, ahinoi? Gli Stati Uniti e il Brasile soffrono, come abbiamo sofferto noi in Italia, ma con una piccola, grande differenza: lì a gestire la pandemia ci sono Donald Trump e Bolsonaro; qui, per fortuna - e lo sottolineo - c'è il presidente Giuseppe Conte. (Applausi). Come non ricordare che il presidente degli Stati Uniti Trump, nonostante il coronavirus avesse già contagiato oltre 3,3 milioni di persone e fatto 135.000 vittime circa, ha indossato per la prima volta la mascherina in pubblico due giorni fa. In Brasile, da fine maggio, si registrano più di 1.000 morti al giorno, con un totale di oltre 72.000 decessi. È il secondo Paese solo dopo gli Stati Uniti; eppure, nello Stato di Rio è solo di ieri la notizia dell'entrata in vigore dell'obbligo della mascherina e Bolsonaro ha sempre parlato di banale influenza, ricordando ai suoi cittadini addirittura che tanto, prima o poi, tutti devono morire, nella più totale irresponsabilità (Applausi) . È l'esatto opposto di quello che è stato fatto in Italia grazie al presidente Conte e a questo Governo. Ecco, questo è ciò che è accaduto in alcuni Paesi del mondo, ma non in Italia, dove, nonostante a febbraio ci fosse qualcuno che diceva che Milano doveva ripartire, questo Governo ha scelto invece la strada della responsabilità, adottando misure che ci hanno riconosciuto in tutto il mondo. Quando la Lega voleva riaprire tutto, c'è chi ha pensato a chiudere - e ci è voluto coraggio - salvando così - ascoltate bene - secondo uno studio dell'Imperial College di Londra, pubblicato su «Nature», oltre 600.000 vite umane in Italia. Grazie alla responsabilità del Governo e a una gestione responsabile della pandemia, 600.000 cittadini italiani non sono deceduti. Sono numeri che fanno tantissima paura e non dobbiamo mai dimenticare, come i bergamaschi non dimenticheranno mai i mezzi militari uscire dalla città carichi di feretri; i lombardi non dimenticheranno mai loro nonni e genitori morti nelle RSA. E noi non dimenticheremo mai nessuna delle singole vittime del Covid in tutta Italia - tantissime, ahinoi! - né i loro familiari, che hanno sofferto e soffrono ancora, e tutti quelli che soffrono in generale. Non dobbiamo farlo nemmeno oggi che i contagi sono diminuiti, ma non scomparsi. Non dobbiamo dimenticare che, se avesse governato chi a fine febbraio voleva tenere tutto aperto, avremmo i numeri degli Stati Uniti e del Brasile. (Applausi). Il Covid non è sconfitto, è sotto controllo. Oggi, però, pensare di contestare ancora una volta questo Governo perché sta scegliendo la strada della responsabilità onestamente spaventa, e parecchio, soprattutto quando queste critiche arrivano da parte di chi ha governato Regioni come la Lombardia dove i disastri commessi nella gestione della sanità da parte della politica sono sotto gli occhi di tutti. (Applausi). Chi ha governato ieri e governa ancora oggi quella Regione ha dato i soldi pubblici ai privati, alle cliniche private, per far gestire loro le cure mediche sanitarie dei lombardi. Per non parlare ovviamente dei 37 miliardi di tagli circa operati in dieci anni al Servizio sanitario nazionale, che però abbiamo cancellato - è vero - da quando il MoVimento 5 Stelle sta al Governo, invertendo la rotta e tornando a investire nella sanità pubblica, come confermano i nuovi stanziamenti inseriti nei decreti cura Italia e rilancio. Abbiamo raddoppiato i posti letto in terapia intensiva e aumentato quelli in subintensiva. Abbiamo previsto più assunzioni e rafforzato l'assistenza domiciliare. (Applausi). Tutte queste scelte serie, coerenti e lungimiranti ci rendono più preparati. Oggi, insomma, sappiamo affrontare meglio il coronavirus, anche se una cura non c'è ancora: non abbiamo ancora un vaccino e, quindi, l'allerta deve rimanere massima e immediate devono essere le misure che dovremo mettere in campo laddove ce ne dovesse essere estrema necessità. Ed ecco giustificato il sì del MoVimento 5 Stelle alla proroga dello stato di emergenza. Certo, sappiamo benissimo che dopo la crisi sanitaria è scoppiata una crisi economica; lo sappiamo perché siamo intervenuti. Questo Governo non ha perso tempo nemmeno lì: cassa integrazione, bonus per le partite IVA, bonus baby-sitter , reddito di emergenza (Applausi) per chi per l'emergenza ha perso tutto e fondi ai Comuni per aiutare chi è rimasto in ginocchio. Sono stati stanziati 80 miliardi. Avete idea di quante risorse siano? Parliamo di uno sforzo economico superiore a due leggi di bilancio e lo abbiamo fatto, sì, nel modo migliore in cui era possibile farlo. Certo, non potevamo cambiare la burocrazia italiana con una bacchetta magica, ma lo stiamo facendo adesso con il decreto semplificazione. Poi siamo andati in Europa e, grazie al lavoro certosino del presidente Conte, oggi si parla di recovery fund , cioè si parla di oltre 170 miliardi che arriveranno all'Italia. E a chi fa polemica anche su questo, a chi fa polemica anche sui 170 miliardi che arriveranno all'Italia, facciamo un semplice appello: basta, basta, basta polemiche e propaganda; almeno su questo si dovrebbe smettere di fare la guerra a questo Governo e con senso di responsabilità dare una mano all'Italia e agli italiani a vincere questa difficilissima e fondamentale trattativa europea. (Applausi). Cosa vediamo di chi si è impegnato in questa macchina del fango? Vediamo niente poco di meno che l'alleato di Salvini in Europa, Geert Vilders, sollevare un cartello con sopra scritto: «Non un centesimo all'Italia». (Applausi). Begli alleati! Chissà che rivoluzione a favore degli italiani avrebbero fatto se fossero stati al posto di Conte. Vi direi: oltre al danno la beffa; ma c'è solo la beffa, perché fortunatamente Salvini al Governo non ci sta e il danno l'abbiamo evitato. (Applausi). Signor Presidente, il MoVimento 5 Stelle ha a cuore i lavoratori, le imprese, le famiglie, così come abbiamo a cuore la salute dei cittadini. E per questo votiamo sì alla proposta di risoluzione che proroga le misure di contenimento del virus, perché evitare il contagio da coronavirus deve rimanere la nostra priorità. Qui si tratta non di limitare la libertà di nessuno - come ha detto poco fa chi mi ha preceduto - ma di incentivare quelle misure, come lo smart working , che si sono rivelate fondamentali nei mesi di emergenza. Prevenire è l'arma più forte che abbiamo, mentre sfruttare le preoccupazioni dei cittadini, facendo credere falsamente che li vogliamo rinchiudere nuovamente in casa - è falsa questa affermazione di poco fa - è un atto vile e becero, che descrive le persone che hanno dichiarato queste cose. (Applausi) Signor Presidente, questo Governo c'è, lo Stato c'è, come sempre c'è stato negli ultimi mesi. Però mettiamo dei puntini sulle i. A noi del MoVimento 5 Stelle la propaganda non interessa (Commenti) . A noi le menzogne non interessano. (Commenti). PRESIDENTE. Colleghi, fate concludere. TONINELLI (M5S) . A noi la propaganda non interessa. A noi le menzogne non interessano. A noi interessano i fatti, e i fatti, cari colleghi, sono sotto gli occhi di tutti. (Applausi). PRESIDENTE . Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dalle senatrici Fregolent e Cantù. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Malan e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dai senatori De Petris, Perilli, Marcucci, Faraone e Unterberger. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dai senatori Romeo, Bernini, Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Si sono così concluse le comunicazioni del Ministro della salute. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il presidente Pesco per riferire sui lavori della 5 a Commissione permanente in merito al disegno di legge n. 1874. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, possiamo dire che abbiamo incardinato il provvedimento e abbiamo iniziato e concluso la discussione generale. Inizieremo tra poco l'illustrazione e l'esame degli emendamenti. Faremo il possibile perché il provvedimento giunga all'esame dell'Assemblea domani mattina, secondo il calendario dei lavori. PRESIDENTE . In relazione a quanto riferito dal senatore Pesco, l'esame del disegno di legge è rinviato ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, intervengo oggi per evidenziare una situazione che riguarda la mia Provincia, quella di Nuoro. La Provincia di Nuoro nasce nel 1927. Nuoro è una città ricca di musei, tra cui quello dedicato al premio Nobel Grazia Deledda, circondata da una natura di inenarrabile bellezza e da numerosi siti della civiltà nuragica. Tuttavia, ha il triste primato di non avere una linea ferroviaria statale. Alla città di Nuoro e all'intera Provincia è negato un dignitoso servizio pubblico essenziale su rotaia, essendo le stesse dotate unicamente di una linea a scartamento ridotto risalente ben al 1889, oggi di proprietà dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST), mai convertita, che si collega a Trenitalia nell'abitato di Macomer, in provincia di Oristano, dopo aver percorso 57 chilometri in un'ora e sedici minuti, laddove in auto necessitano solo quaranta minuti di percorrenza. Soltanto qualche anno fa un treno all'apparenza moderno è stato sostituito alle vecchie littorine ma, poiché le rotaie sono rimaste le stesse, questo viaggia lentissimo. Occorre che l'azienda Rete ferroviaria italiana (RFI) preveda una nuova linea ferroviaria che sostituisca il tratto a scartamento ridotto e colleghi Nuoro al porto e all'aeroporto di Olbia, favorendo la libera circolazione delle persone e delle merci e, quindi, anche i flussi turistici nelle zone interne della Sardegna. La riconversione della linea Nuoro-Macomer e la nuova linea ferroviaria Nuoro-Olbia rappresenterebbero dunque l'indispensabile soluzione per porre un argine all'isolamento e allo spopolamento dei paesi della Provincia di Nuoro, diventati una vera e propria isola nell'isola. Si apprende dal contratto di programma con RFI per gli anni 2017-2022 che l'ipotesi di una tratta ferroviaria nuova che unisca la città di Nuoro alla città di Olbia non è prevista e non è ipotizzabile; infatti, secondo l'analisi costi-benefici, soltanto se si prevedesse una nuova linea ferroviaria fino alla costa Ovest e quindi si rifacesse e modernizzasse la citata linea Nuoro-Macomer, una nuova linea ferroviaria sarebbe conveniente, essendo le città di Nuoro e Olbia già collegate dalla strada statale 131. Ciò è corretto. In ogni caso, la presenza della strada statale 131 non dovrebbe influire in alcun modo sulla previsione di una nuova linea ferroviaria Nuoro-Olbia, in quanto i benefici oggi sono da valutarsi in termini di utilità sociale e di sviluppo turistico. La logica costi-benefici, se intesa solo come un mero calcolo matematico, mal si applica alla Provincia di Nuoro, che conta una popolazione limitata numericamente, ma disseminata in un territorio isolato e vasto e che pertanto necessita di collegamenti efficienti, con porto e aeroporto, presenti invece a Olbia, per potersi sviluppare economicamente, soprattutto nelle zone interne. Concludo, signor Presidente, auspicando un intervento immediato sia della Giunta regionale sarda, per quanto riguarda la cessione da parte di ARST della tratta ferroviaria Nuoro-Macomer a RFI, sia del Governo che ponga fine all'isolamento di Nuoro e della sua Provincia, garantendo una nuova linea ferroviaria statale Nuoro-Olbia (Applausi) . D'ANGELO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ANGELO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi porto all'attenzione di quest'Assemblea l'ultima inchiesta in ordine di tempo che vede coinvolto il Consorzio per le autostrade siciliane (CAS), ente concessionario dal novembre 2000 delle tratte autostradali A20 Messina-Palermo, A18 Messina-Catania e della Siracusa-Gela ancora in costruzione, facente parte dell'asse viario europeo E45. L'indagine in questione, coordinata dalla procura della Repubblica di Messina, è stata chiamata «Fuori dal tunnel» e mai denominazione fu più azzeccata. È notizia di pochi giorni fa, infatti, quella dell'arresto di funzionari del consorzio e di alcuni imprenditori per corruzione, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, turbativa d'asta, tentata truffa aggravata in concorso, induzione indebita a dare o promettere utilità, appalti truccati che riguardano lavori effettuati negli ultimi anni lungo il tratto autostradale di competenza del CAS (A20 Messina-Palermo, A18 Messina-Catania) e irregolarità che sarebbero emerse anche nei lavori eseguiti per la riapertura della galleria di Sant'Alessio sull'autostrada A18 Messina-Catania. La procura, in particolare, avrebbe ipotizzato la sussistenza di gravi anomalie nella realizzazione di questi interventi, con particolare riferimento anche a un importante sistema di sicurezza delle gallerie. A seguito di questa indagine, l'ennesima, che riguarda il CAS, ho predisposto un'interrogazione rivolta al ministro delle infrastrutture e dei trasporti De Micheli, per chiedere quali siano le iniziative che intende intraprendere proprio per verificare la sussistenza di eventuali mancanze da parte del CAS e quali decisioni intende assumere nell'ottica di un eventuale aggiornamento del rapporto concessorio, alla luce comunque dei continui scandali giudiziari. È opportuno ricordare che il CAS ha sede a Messina ed è soggetto alla vigilanza della Regione siciliana i cui vertici sono nominati dal governatore Nello Musumeci e dall'assessore alle infrastrutture Marco Falcone. Reputo che sia arrivato il momento, oggi più che mai, di fare una profonda riflessione sull'utilità e sull'adeguatezza di questo ente, in un'ottica di revisione della concessione, anche a livello nazionale. Reputo che sia arrivato il momento di valutare l'immediato ritiro della concessione, proprio per tutti gli scandali e le vergognose condizioni in cui versano le arterie autostradali che gestisce; condizioni che sono sotto gli occhi di tutti, come le gravissime mancanze in tema di manutenzione stradale. Ricordo, non ultima, anche la delibera dell'Autorità nazionale anticorruzione che ha evidenziato come, dal 2014 al 2017, siano stati affidati ben 220 incarichi a un solo legale di Messina e 71 a un avvocato di Palermo: una ulteriore, preoccupante conferma della mancanza di trasparenza anche negli affidamenti delle consulenze da parte dell'ente che ha un contenzioso per oltre 200 milioni di euro. Vorrei porre all'attenzione dell'Aula una ulteriore indagine degli ultimi giorni che riguarda proprio il tratto autostradale Messina-Palermo, tra i comuni di Milazzo e Rometta. Sono state sequestrate due strutture che erano a rischio crollo. Quindi, per l'omessa vigilanza e la mancata manutenzione di quei viadotti la procura della Repubblica ha iscritto ulteriormente nel registro degli indagati alcuni tecnici del CAS e l'attuale direttore generale. «Fuori dal tunnel», quindi, è l'ultima di una serie di indagini che hanno colpito questo ente ad altissimo tasso di corruzione e che presenta fortissime carenza a livello strutturale e organizzativo. Il CAS è, a questo punto, l'emblema dello spreco di denaro pubblico compiuto sulla pelle e sulla sicurezza dei siciliani. Per questo chiediamo di uscire fuori dal tunnel, il tunnel dell'illegalità. (Applausi) . CIRINNA' (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Per questo intervento di fine seduta e per la poca attenzione dei colleghi, la mia è una preghiera, una preghiera laica a lei, signor Presidente. La interrogai già cinque mesi fa, quando venne arrestato Patrick Zaki in Egitto per aver pubblicato dei post e aver espresso le sue idee, nonostante fosse in Italia, a Bologna. Oggi la sua detenzione illecita è stata prorogata di altri quarantacinque giorni. Zaki è stato spostato nella prigione di Tora, dove Amnesty International ha dichiarato che è morto da poco un giornalista detenuto per Covid. Vorrei sapere quanto altro dobbiamo consentire agli egiziani di fare sulla pelle di quel ragazzo nell'assoluto mutismo di quest'Aula e di tutte le altre aule istituzionali. Alcune si sono pronunciate: il Comune di Milano ha dato a Zaki la cittadinanza onoraria, così come Bologna e Napoli. Io, signor Presidente, le avevo chiesto di autorizzare una missione e lei mi ha risposto, correttamente, che non avrebbe potuto farlo. Io ho interloquito, su suo consiglio, con il Presidente della Commissione esteri e con il Presidente della Commissione diritti umani. Mi è stato promesso che il nostro ambasciatore si sarebbe fatto carico del problema. Oggi Zaki è stato spostato in un carcere dove rischia di morire. Io le chiedo, e la prego, lei che difende giustamente le prerogative di quest'Aula davanti anche delle possibili distrazioni del Governo, di interrogare il Ministro degli esteri su questo. Non mi spingo a perorare ciò che chiede la famiglia di Giulio Regeni, che dice che dovremmo nuovamente ritirare l'ambasciatore, ma il nostro ambasciatore si faccia sentire per la vita di questo ragazzo e perché quest'Aula abbia una spiegazione sul perché continuiamo a interloquire con l'Egitto nonostante le continue violazioni dei diritti umani. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatrice Cirinnà, lei sa che io ho compiuto tutti i passi che si potevano fare. Capisco la sua preoccupazione di carattere umano, ma tutta la situazione è un po' più complicata. Lei sa che ci sono dei rapporti internazionali e che quel ragazzo non è un cittadino italiano. Io ho percorso tutti i passaggi. Quindi, quando le ho dato una risposta, è proprio perché li avevo fatti. Comunque, proverò a ripeterli. Le assicuro, però, che non ho trascurato quanto lei ha proposto. Questo per completezza di informazione. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio condividere le mie perplessità per un caso che vede un mio stimato collega condannato al consiglio disciplinare per una vicenda che ha scosso tutto il settore medico. Il professor Mario Di Fiorino, primario di psichiatria presso l'ospedale Versilia, Regione Toscana, ha espresso, via social , commenti e preoccupazioni circa l'organizzazione dei laboratori sul territorio per assolvere con tempestività le analisi dei tamponi e, soprattutto, la necessità che tale organizzazione garantisse un intervento adeguato in caso di positività al virus. L'osservazione del professore si riferisce a situazioni preoccupanti per la tutela, già di difficile gestione, dei pazienti ricoverati non solo nella struttura ospedaliera, ma anche nelle strutture convenzionate che offrono servizi collegati alla psichiatria, della quale il professor Di Fiorino è responsabile. Signor Presidente, stiamo parlando di realtà che hanno rappresentato, fino ad oggi, il più alto rischio di diffusione di contagio del virus tra pazienti e personale sanitario. Mentre l'OMS e il Ministro della salute annunciavano l'allarme pandemia, per assurdo, la direzione aziendale ASL-Toscana Nord Ovest ha ritenuto che: «il pensiero espresso dal professore possa creare, nella popolazione già provata in un momento di emergenza sanitaria, un senso di tristezza, incertezza e sfiducia nei confronti del Servizio sanitario pubblico». Colleghi, il pensiero! È per questo che l'ASL Toscana è intervenuta con differimento del professore al consiglio disciplinare. In sostanza, il collega Mario Di Fiorino, psichiatra, è stato deferito al consiglio di disciplina perché, in piena pandemia, aveva richiesto che l'ospedale fosse messo nelle condizioni di poter eseguire i tamponi. Ma pensavano forse di guarire i pazienti con omeopatia o fiori di Bach? Anche questa volta, il Sistema sanitario della Regione Toscana non si è smentito. Nella gravità del momento, ha voluto colpire senza pietà il servizio medico psichiatrico. Io sospetto che, se l'appello fosse giunto da un qualsiasi virologo, immunologo, infettivologo o epidemiologo, "ultimominutologo" da prima serata TV, anziché da parte del servizio psichiatrico, la risposta avrebbe avuto altre attenzioni: un peso, due misure. Eppure, la questione sollevata dal professor Di Fiorino, contrariamente a quanto riportato dall'azienda sanitaria, dimostra invece una particolare sensibilità alle problematiche concrete relative alla struttura sanitaria, soprattutto dei pazienti e degli operatori psichiatrici, che, nonostante la martellante cronaca che tutti i giorni abbiamo la disgrazia di ascoltare, continuano a essere anime senza voce. Per questo, io non smetterò di appellarmi, anche in questa sede, per il loro umano diritto alla cura e non solo per il Covid-19. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 15 luglio 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 15 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,24). VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020 : sulla proposta di risoluzione n. 1, il senatore Pizzol avrebbe voluto esprimere un voto favorevole, la senatrice Unterberger un voto contrario e il senatore Paragone un voto di astensione; sulla proposta di risoluzione n. 2, il senatore Pizzol avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla proposta di risoluzione n. 4, il senatore Castaldi avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Barboni, Bossi Umberto, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Giacobbe, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Nugnes, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Turco e Vaccaro. Commissioni permanenti, composizione I Gruppi parlamentari, in data 13 luglio 2020, hanno provveduto ad inviare alla Presidenza le designazioni dei propri rappresentanti nelle singole Commissioni permanenti, ai sensi dell'articolo 21, comma 7, del Regolamento. La nuova composizione delle Commissioni è la seguente: 1 a COMMISSIONE (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) Augussori, Borghesi, Bressa, Calderoli, Corbetta, De Petris, Fazzone, Garruti, Grassi, Grimani, La Russa, Lezzi, Mantovani, Marcucci, Pagano, Parrini, Perilli, Pirovano, Quagliariello, Ruotolo, Santangelo, Schifani, Sudano, Totaro, Valente, Vitali 2 a COMMISSIONE (Giustizia) Balboni, Caliendo, Ciriani, Cirinnà, Cucca, D'Angelo, Dal Mas, Evangelista, Gaudiano (1) , Ghedini, Giarrusso, Grasso, Lomuti, Maiorino, Mirabelli, Modena, Ostellari, Pellegrini Emanuele, Piarulli, Pillon, Rossomando, Stefani, Unterberger, Urraro (1) in sostituzione del Sottosegretario Crimi 3 a COMMISSIONE (Affari esteri, emigrazione) Aimi, Airola, Alfieri, Casini, Ciampolillo, Craxi, Ferrara, Iwobi, Lucidi, Maiorino (2) , Malan, Marilotti, Monti, Pacifico, Petrocelli, Renzi, Romani, Salvini, Taverna, Urso, Vescovi, Zanda (2) in sostituzione del Ministro Patuanelli 4 a COMMISSIONE (Difesa) Berardi, Bressa, Buccarella (3) , Candura, Castiello, Causin, Di Micco, Donno, Fusco, Garavini, Gasparri, Mininno, Minuto, Morra, Ortis, Pepe, Petrenga, Pinotti, Pucciarelli, Rauti, Rojc, Romano, Vattuone (3) in sostituzione del Sottosegretario Merlo 5 a COMMISSIONE (Programmazione economica, bilancio) Accoto, Bottici (4) , Calandrini, Comincini, Conzatti, Damiani, Dell'Olio, Errani, Faggi, Fantetti, Ferrari (5) , Ferrero, Ferro, Gallicchio, Manca, Pellegrini Marco, Pesco, Pichetto Fratin, Presutto, Rivolta, Saccone, Steger, Tosato, Zuliani (4) in sostituzione del Sottosegretario Di Piazza (5) in sostituzione del Sottosegretario Misiani 6 a COMMISSIONE (Finanze e tesoro) Bagnai, Biti (6), Bottici, Buccarella, Cerno, D'Alfonso, De Bertoldi, Di Nicola, Drago, Fenu, Lannutti, Laus (7) , Leone, Marino, Montani, Perosino, Piano, Riccardi, Rossi, Rubbia, Saviane, Sciascia, Siri, Steger, Toffanin (6) in sostituzione del Sottosegretario Malpezzi (7) in sostituzione del Sottosegretario Margiotta 7 a COMMISSIONE (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) Alderisi, Alessandrini, Angrisani, Barbaro, Borgonzoni, Cangini, Corrado, De Lucia, Giro, Granato, Iannone, Iori, Lanièce, Moles, Montevecchi, Nencini, Pittoni, Rampi, Russo, Saponara, Sbrollini, Segre, Vanin, Verducci 8 a COMMISSIONE (Lavori pubblici, comunicazioni) Astorre, Barachini, Barboni, Campari, Cioffi, Coltorti, Corti, D'Arienzo, De Falco, Di Girolamo, Fede, Lupo, Mallegni, Paroli, Pergreffi, Ricciardi, Rufa, Ruspandini, Santillo, Steger, Vono 9 a COMMISSIONE (Agricoltura e produzione agroalimentare) Abate, Agostinelli, Battistoni, Bergesio, Biti, Caligiuri, Centinaio, De Bonis, Durnwalder, Fattori, La Pietra, Lonardo, Magorno, Mangialavori, Mantero, Mollame, Naturale, Puglia, Sbrana, Taricco, Trentacoste, Vallardi 10 a COMMISSIONE (Industria, commercio, turismo) Anastasi, Biasotti, Bonifazi, Botto, Cario, Croatti, Dessì, Ferrari, Galliani, Garnero Santanchè, Giacobbe, Girotto, Lanièce, Lanzi, Marti, Paragone, Pianasso, Pisani Pietro, Ripamonti, Ronzulli, Stefàno, Tiraboschi, Vaccaro 11 a COMMISSIONE (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) Auddino, Bernini, Bossi Umberto, Campagna, Carbone, De Poli, De Vecchis, Floris, Guidolin, Laforgia, Laus, Maffoni, Matrisciano, Nannicini, Nisini, Nocerino, Parente, Pizzol, Romagnoli, Romano (8) , Romeo, Serafini, Unterberger (8) in sostituzione del Ministro Catalfo 12 a COMMISSIONE (Igiene e sanità) Binetti, Bini, Boldrini, Cantù, Castellone, Cattaneo, Collina, Di Marzio, Endrizzi, Faraone, Fregolent, Lunesu, Marin, Marinello, Mautone, Pirro, Pisani Giuseppe, Richetti, Rizzotti, Siclari, Stabile, Taverna (9) , Zaffini (9) in sostituzione del Sottosegretario Sileri 13 a COMMISSIONE (Territorio, ambiente, beni ambientali) Arrigoni, Berutti, Briziarelli, Bruzzone, Comincini (10) , Crucioli, Durnwalder, Ferrazzi, Floridia, Gallone, L'Abbate, La Mura, Martelli, Messina Alfredo, Messina Assuntela, Moronese, Nastri, Nugnes, Papatheu, Pavanelli, Pazzaglini, Quarto, Testor (10) in sostituzione del Ministro Bellanova 14 a COMMISSIONE (Politiche dell'Unione europea) Bongiorno, Bonino, Bossi Simone, Botto (11) , Candiani, Casolati, Cesaro, De Siano, Fazzolari, Fedeli, Gaudiano, Giammanco, Giannuzzi, Ginetti, Licheri, Lorefice, Masini, Napolitano, Pittella, Ricciardi (12) , Toninelli (11) in sostituzione del Sottosegretario Castaldi (12) in sostituzione del Sottosegretario Turco Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, trasmissione di documenti Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, con lettera in data 8 luglio 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 7 agosto 2018, n. 100 - la relazione sull'emergenza epidemiologica COVID-19 e ciclo dei rifiuti, approvata dalla Commissione nella seduta dell'8 luglio 2020 ( Doc . XXIII, n. 4). Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, trasmissione di documenti Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha inviato la relazione sui dati riguardanti la violenza di genere e domestica nel periodo di applicazione delle misure di contenimento per l'emergenza da COVID-19, approvata dalla Commissione stessa nella seduta del 1° luglio 2020 ( Doc . XXII- bis , n. 2). Ufficio Parlamentare di Bilancio, trasmissione di atti Il Presidente dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio, con lettera in data 6 luglio 2020, ha trasmesso il Rapporto sulla programmazione di bilancio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 515). Disegni di legge, annunzio di presentazione Regione Toscana Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di tutela delle relazioni affettive intime delle persone detenute (1876) (presentato in data 10/07/2020); senatori Evangelista Elvira Lucia, Leone Cinzia Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante diritto del minore ad una famiglia (1877) (presentato in data 09/07/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Donno Daniela ed altri Disposizioni in materia di attività di aggiornamento operativo-professionale e di mantenimento di uno stato psicofisico adeguato del personale appartenente alla Polizia di Stato (1820) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/07/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. de Bertoldi Andrea Modifiche al codice penale e al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione in materia di sicurezza in luogo pubblico, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159 (1544) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 14/07/2020); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Pirovano Daisy ed altri Modifica alla legge 20 luglio 2000, n. 211, recante «Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti», al fine di prevedere un fondo per favorire l'organizzazione da parte delle scuole secondarie di secondo grado di «viaggi nella memoria» nei campi medesimi (1684) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 14/07/2020); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo Sen. Urso Adolfo ed altri Misure a sostegno dell'offerta turistica nazionale (1322) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/07/2020); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Fregolent Sonia ed altri Disposizioni per la tutela dei lavoratori dalle maculopatie e inserimento nei livelli essenziali di assistenza della maculopatia degenerativa miopica e senile (1419) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/07/2020); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Mautone Raffaele ed altri Disposizioni relative all'istituzione di aree attrezzate per l'allattamento al seno (1832) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/07/2020); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Perosino Marco ed altri Disposizioni per il contenimento dei danni causati dai cinghiali (1553) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/07/2020); Commissioni 10ª e 13ª riunite Sen. Nastri Gaetano Istituzione di un Fondo per investimenti in ricerca e sviluppo nel settore ambientale (1192) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/07/2020). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro dell'istruzione, con lettera in data 7 luglio 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 1261 dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'istruzione per l'anno 2020, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 185). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 3 agosto 2020. Governo, trasmissione di atti Il Ministro della salute, con lettera in data 6 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, l'ordinanza del 30 giugno 2020 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 165 del 2 luglio 2020 (Atto n. 517). La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 8 luglio 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarico di livello dirigenziale generale al dirigente di prima fascia dottoressa Cristiana d'Agostino, nell'ambito del Ministero della difesa. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Con lettere in data 30 giugno e 2 luglio 2020 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Novate Mezzola (Sondrio), San Vito sullo Ionio (Catanzaro), Ponzano Romano (Roma), Prata di Principato Ultra (Avellino), Cossignano (Ascoli Piceno), Conversano (Bari), Lesina (Foggia), Vittuone (Milano), Montenero Sabino (Rieti), Polla (Salerno), Veglie (Lecce) e Sant'Agata de' Goti (Benevento), San Lucido (Cosenza), Pagani (Salerno), Vighizzolo d'Este (Padova). Il Ministro per le politiche giovanili e lo sport, con lettera in data 6 luglio 2020, ai sensi dell'articolo 2 della legge 15 aprile 2003, n. 86, recante istituzione dell'assegno vitalizio "Giulio Onesti" in favore degli sportivi italiani, ha disposto l'attribuzione dell'assegno medesimo, a decorrere dall'anno 2004, in favore dei signori: Mattioli Rocco, Stecca Maurizio, Olmi Monica, Pisani Claudio e Puddu Antonio. Tale documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. La Presidenza del Consiglio dei ministri - Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), negli scorsi mesi di maggio e giugno 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, le seguenti delibere adottate dallo stesso Comitato, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 5 a Commissione permanente: Delibera CIPE, n. 1/2020, alle Commissioni 1 a , 8 a , 10 a , 13 a ; Delibera CIPE, n. 2/2020, alle Commissioni 1 a , 7 a , 8 a , 10 a 13 a ; Delibera CIPE, n. 4/2020, alle Commissioni 1 a , 8 a ; Delibera CIPE, n. 5/2020, alle Commissioni 1 a , 2 a , 8 a , 14 a ; Delibera CIPE, n. 6/2020, alle Commissioni 1 a , 10 a ; Delibera CIPE, n. 7/2020, alle Commissioni 1 a , 8 a , 10 a ; Delibera CIPE, n. 8/2020, alle Commissioni 7 a ; Delibera CIPE, n. 9/2020, alle Commissioni 6 a , 7 a , 9 a , 10 a , 14 a ; Delibera CIPE, n. 10/2020, alle Commissioni 1 a , 2 a . Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Progetto di bilancio rettificativo n. 7 del bilancio 2020 - Aggiornamento delle entrate (risorse proprie) (COM(2020) 424 definitivo), alla 3 a , alla 5 a , alla 6 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Sostegno all'occupazione giovanile: un ponte verso il lavoro per la prossima generazione (COM(2020) 276 definitivo), alla 1 a , alla 5 a , alla 10 a , alla 11 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio. La protezione dei dati come pilastro dell'autonomia dei cittadini e dell'approccio dell'UE alla transizione digitale: due anni di applicazione del regolamento generale sulla protezione dei dati. (COM(2020) 264 definitivo), alla 1 a , alla 2 a e alla 14 a Commissione permanente. Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in data 7 luglio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione relativa al decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" (c.d. decreto Rilancio). La predetta segnalazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 516). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 14 luglio 2020, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 514/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la procedura di disimpegno (COM(2020) 309 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è stato deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 9 ottobre 2020. L'atto è stato altresì deferito per i profili di merito, in pari data, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 5 a , alla 6 a e alla 14 a Commissione permanente. Mozioni, apposizione di nuove firme Le senatrici Campagna e Pacifico hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00129 della senatrice Floridia ed altri. La senatrice Lezzi ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00133 della senatrice Lupo ed altri. La senatrice Pavanelli ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00160 della senatrice Mantovani ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Donno ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03788 della senatrice Leone ed altri. La senatrice Nocerino e il senatore Fede hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03807 della senatrice Accoto ed altri. I senatori Puglia, Cioffi, Abate, Accoto, Ferrara, Maiorino, Pirro, Corrado, Romano, Campagna, Montevecchi, Granato, Girotto, Donno e Trentacoste hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03809 della senatrice Giannuzzi ed altri. Mozioni Atto n. 1-00252 ORTIS MORONESE TRENTACOSTE PIRRO MAIORINO ROMANO LANNUTTI DONNO BUCCARELLA GIANNUZZI ANGRISANI L'ABBATE - Il Senato, premesso che: a causa della crisi venezuelana degli scorsi mesi, un gran numero di oriundi e cittadini italiani, come noto, sono stati costretti a lasciare il Paese. Molti, riparando in Italia, hanno trovato accoglienza presso parenti e conoscenti: si credeva, sulle prime, in via temporanea. Il protrarsi di tale condizione di precarietà, la quale sta ora assumendo i caratteri del definitivo, non è però, sopportabile nel lungo periodo, né per gli ospitati, né per gli ospitanti; le cause di ciò sono molteplici: ad oggi, infatti, italiani e italo-venezuelani rimpatriati si trovano a dover affrontare molteplici criticità logistiche, burocratiche, sociali, lavorative; spesso esclusi da prestazioni previdenziali e pensionistiche sono, soprattutto, lasciati fuori da ogni misura di tutela o sostegno al reddito. Da ultimo, il frammentato quadro della sanità nazionale, diverso di regione in regione, in molti casi non permette un sicuro accesso alle cure urgenti; è da sottolineare inoltre come le laboriose, complesse e spesso lunghe procedure di riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in Venezuela portino gli stessi addirittura a desistere dall'intraprendere un nuovo percorso professionale nel nostro Paese. Questo aspetto è tanto più grave nelle regioni meridionali, dove decine di specialisti in campo medico, giuridico, informatico, ingegneristico, di cui il territorio avrebbe bisogno, si vedono obbligati a un secondo esilio: migrando, nuovamente, altrove, in altre nazioni europee, dove, sembra, la più agile burocrazia permette loro un quasi immediato accesso al lavoro, e al libero esercizio delle loro competenze; considerato che: l'assistenza dei rimpatriati è quasi totalmente affidata al volontario lavoro di associazioni territoriali, le quali forniscono supporti di vario tipo: agevolando, laddove necessario, l'apprendimento della lingua italiana, il disbrigo di pratiche presso enti e uffici pubblici, e ricercando insieme alle comunità locali possibili soluzioni abitative, scolastiche e sanitarie; questi e altri affini argomenti sono stati oggetto dei lavori del Consiglio generale degli italiani all'estero svoltosi dal 2 al 5 luglio 2019, a Roma, presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, appuntamento al termine del quale sono stati approvati, all'unanimità, tre ordini del giorno, impegna il Governo: 1) ad approntare adeguate misure di protezione e di sostegno al reddito, anche temporanee, per gli oriundi e i cittadini rientrati in Italia dal Venezuela, al fine di facilitare il loro inserimento nel tessuto sociale e lavorativo del Paese; 2) ad emanare gli strumenti normativi necessari al fine di consentire prestazioni sanitarie e farmaceutiche urgenti a oriundi e connazionali rimpatriati, uniformando per quanto possibile il quadro a livello nazionale, e ad adottare misure straordinarie per la verifica e il riconoscimento dei titoli e delle competenze professionali dagli stessi acquisite in Venezuela; 3) ad istituire uno sportello dedicato ai cittadini rimpatriati, al fine di supportarli nell'espletamento delle pratiche burocratiche. Atto n. 1-00253 MATRISCIANO NOCERINO GUIDOLIN CAMPAGNA GRANATO PIRRO MARINELLO MONTEVECCHI ROMANO LEZZI PIARULLI ABATE VANIN DE LUCIA FLORIDIA - Il Senato, premesso che: la legge 12 marzo 1999, n. 68, recante "Norme per il diritto al lavoro dei disabili", ha come finalità la promozione dell'inserimento e dell'integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato; l'articolo 3, rubricato "Assunzioni obbligatorie. Quote di riserva", al comma 1, stabilisce che i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad assumere lavoratori appartenenti alle categorie protette con quote di riserva proporzionali al numero totale dei dipendenti dell'azienda; il successivo articolo 7 (ampiamente modificato dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151) prevede in via generale l'assunzione dei soggetti disabili attraverso richiesta nominativa; esso stabilisce che i datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici assumono i lavoratori mediante richiesta nominativa di avviamento agli uffici competenti o mediante la stipula delle convenzioni e che "la richiesta nominativa può essere preceduta dalla richiesta agli uffici competenti di effettuare la preselezione delle persone con disabilità iscritte nell'elenco di cui all'articolo 8 che aderiscono alla specifica occasione di lavoro, sulla base delle qualifiche e secondo le modalità concordate dagli uffici con il datore di lavoro"; anche i datori di lavoro pubblici effettuano le assunzioni dei soggetti con disabilità con avviamento mediante chiamata numerica, anche se per le sole categorie e profili per cui è richiesto il solo requisito della scuola dell'obbligo. In base all'articolo 35, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per le altre qualifiche le pubbliche amministrazioni ricorrono invece al concorso (con riserva di posti, secondo l'articolo 16 della legge n. 68 del 1999) e alle convenzioni ai sensi dell'articolo 11 della medesima legge n. 68 del 1999; considerato che: per quanto concerne l'assunzione nelle pubbliche amministrazioni mediante avviamento, essa avviene, in base al già citato articolo 35, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, mediante chiamata numerica degli iscritti nelle liste di collocamento ai sensi della vigente normativa, previa verifica della compatibilità dell'invalidità dell'interessato con le mansioni da svolgere e facendo salvi gli eventuali ulteriori requisiti per specifiche professionalità; a tal fine i centri per l'impiego avviano i soggetti aventi titolo all'assunzione obbligatoria ad un'apposita prova tendente ad accertare l'idoneità a svolgere le mansioni del profilo nel quale avviene l'assunzione; a norma dell'articolo 1 della legge n. 68 del 1999 sono ricompresi tra i soggetti interessati dalle assunzioni obbligatorie persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali, portatori di handicap intellettivo, invalidi del lavoro, persone non vedenti o sordomute, invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e invalidi per servizio; la platea dei soggetti interessati da queste procedure è dunque assai ampia e diversificata essendovi potenzialmente ricompresi soggetti con disabilità (fisiche o psichiche) spesso molto differenti tra loro; tuttavia è stato segnalato come spesso le prove per l'accertamento dell'idoneità risultino essere somministrate in maniera standardizzata ed indifferenziata per i vari candidati senza tenere conto delle diverse caratteristiche dei soggetti e rischiando dunque inevitabilmente di falsarne la valutazione, impegna il Governo a valutare l'opportunità di una revisione della legge n. 68 del 1999 al fine di prevedere una disciplina maggiormente dettagliata in merito alle modalità di svolgimento delle prove per l'accertamento dell'idoneità nelle procedure di avviamento mediante chiamata numerica, stabilendo criteri e modalità di selezione diversificati per le varie categorie di soggetti interessati tenendo maggiormente conto delle specificità delle disabilità di ciascuna categoria in relazione al posto di lavoro ed alla mansione per il quali sono richiesti. Atto n. 1-00254 PARENTE FARAONE CARBONE COMINCINI CONZATTI GARAVINI MARINO SBROLLINI - Il Senato, premesso che: il lavoro dei giovani va messo in un orizzonte "di senso": se il lavoro è una parte preponderante della vita umana, un tratto identitario che definisce come persone, questa condizione antropologica è ancora più veritiera per i giovani che devono costruire il proprio futuro nella consapevolezza che il lavoro cambia la realtà, crea nuove idee, produce, trasforma la natura e le persone; il lavoro è relazione con gli altri, è servizio, ha un impatto sociale, cambia il mondo, lo cambia dal di dentro: se viene fatto bene, lo cambia in meglio; il lavoro impronta le esistenze e, dunque, al centro delle politiche deve esserci il lavoro e non i sussidi e l'assistenzialismo, soprattutto per le giovani generazioni; si è vissuto un periodo di emergenza sanitaria che a causa delle restrizioni adottate per contrastare la diffusione del virus si è presto trasformata in emergenza economica: tutti gli indicatori e le previsioni degli osservatori istituzionali dicono che, nonostante la ripresa delle attività dovuto al superamento dell'emergenza sanitaria, l'Italia e il mondo intero si stanno addentrando in un periodo di recessione economica grave e senza precedenti addirittura dalle guerre mondiali; la pandemia da COVID-19 fa presagire in Europa un aumento della disoccupazione e, secondo una nota dell'Organizzazione internazionale del lavoro, i giovani ne sono stati già colpiti in proporzione estremamente più marcata: dall'inizio della crisi uno su 6 ha smesso di lavorare; molti giovani, infatti, lavorano in settori particolarmente colpiti come quelli del turismo, della ristorazione, delle arti, dell'intrattenimento, del commercio all'ingrosso e al dettaglio, mentre altri stanno cercando di entrare nel mercato del lavoro proprio ora che tali settori non sono più in grado di assumere e in un momento in cui, in generale, le prospettive economiche negative impediscono nuove assunzioni; in particolare, una recente analisi ha inoltre rilevato in Italia, circa il 25,5 per cento degli occupati nelle attività definite come "non essenziali" durante il lockdown , su tutte il turismo e la ristorazione, ha un'età compresa tra i 20 e i 30 anni, e che più di 4 giovani su 10 erano impiegati (già prima della crisi) in uno dei settori individuati dallo stesso report come i più colpiti dall'impatto del COVID-19; inoltre la diminuzione dell'occupazione giovanile potrebbe essere aggravata dalla crisi dell'istruzione universitaria; la riduzione delle risorse a disposizione delle famiglie appartenenti a contesti socioeconomici più fragili e povere, con l'impossibilità di sostenere i costi di un'immatricolazione a fronte di un inserimento nel mondo del lavoro; il numero di immatricolati nelle università italiane per l'anno accademico 2020-2021 potrebbe ridursi di circa 35.000 unità rispetto all'anno precedente, ovvero dell'11 per cento, con una perdita economica, per gli atenei italiani, pari a circa 46 milioni di euro, dovuta al minor gettito da tasse universitarie; conseguenza grave a medio-lungo termine è che si avrà un bacino di giovani lavoratori meno istruiti: il livello medio-alto d'istruzione è profondamente correlato, nel mercato del lavoro, alla produttività e al reddito; i giovani avranno quella che già viene definita, quest'anno, come " summer of nothing ", un'"estate del nulla", in cui non potranno più approfittare della pausa estiva per accumulare esperienze extra universitarie, senza avere la possibilità di migliorare i curricula per l'ingresso nel mercato del lavoro; l'emergenza COVID-19 ha spazzato via il "tempo della semina" della generazione del lockdown e ha portato alla sospensione o alla completa cancellazione di tirocini, eventi e scambi internazionali; particolarmente colpiti sono stati l'apprendimento basato sul lavoro e gli apprendistati, che sono incentrati sulla formazione pratica e direttamente collegati al luogo di lavoro; con la chiusura delle scuole e dei centri di formazione e l'apprendimento a distanza, l'istruzione e la formazione, che solitamente contribuiscono a correggere le distorsioni delle nostre società, hanno potuto fare ben poco per combattere la povertà giovanile e l'esclusione sociale; considerato che: l'Italia già prima della pandemia soffriva particolarmente per fenomeni quali un elevato tasso di disoccupazione giovanile, un alto numero di " neet " (cioè giovani " not (engaged) in education, employment or training ", non impegnati nello studio, né nel lavoro né nella formazione) o di ragazze e ragazzi sottopagati al primo impiego e di "cervelli in fuga". In Italia sono 2.116.000 i neet collocati nella misura del 23,4 per cento tra i 15 e i 19 anni e il 47 per cento i giovani inattivi nella fascia compresa tra i 25 e i 29 anni; mentre i dati ISTAT dicono che nel 2018 sono partiti 117.000 italiani di cui 30.000 laureati, quelli partiti negli ultimi 5 anni (2013-2018) sono 200.000, tuttavia non si possono guardare i giovani come categoria debole ma è necessario mettere nelle loro mani il futuro con politiche adeguate; per farlo, si devono anzitutto considerare le differenze tra i giovani per politiche mirate, distinguendo tra i giovanissimi che sono ancora a scuola, i giovani che devono scegliere percorsi universitari e postuniversitari, i giovani che si affacciano al lavoro per la prima volta, i giovani che non studiano e non lavorano (i neet ), i giovani lavoratori e le giovani lavoratrici con l'esigenza di costruire i propri percorsi lavorativi in rapporto alla famiglia e alle scelte di genitorialità; valutato che: la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni recante "Sostegno all'occupazione giovanile: un ponte verso il lavoro per la prossima generazione", del 1° luglio 2020, afferma che è il momento che gli Stati membri e le istituzioni europee rivolgono la loro attenzione verso la prossima generazione; le azioni che si immaginano sono: rafforzare la garanzia per i giovani e quella relativa all'istruzione e formazione professionale per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza insieme a un nuovo impulso agli apprendistati e che contribuiranno a creare occupazione giovanile. La comunicazione presenta inoltre ulteriori misure per il conseguimento di tale obiettivo; le proposte della Commissione per la next generation EU e il futuro bilancio della UE consentiranno finanziamenti significativi a favore dell'occupazione giovanile; spetta ora agli Stati membri stabilire le priorità di investimento, dato che l'occupazione giovanile è principalmente di loro competenza; da anni l'Organizzazione internazionale del lavoro si batte per il " decent work " per garantire che tutti gli uomini e le donne abbiano accesso ad un lavoro produttivo e dignitoso; saranno necessarie politiche attive e mirate per raggiungere tutti coloro che ne hanno bisogno, impegna il Governo: 1) a definire e approvare un grande piano industriale di investimenti in digitale e di transizione in economia verde, al quale sia connesso quale parte essenziale e integrante un piano per la formazione e la valorizzazione delle competenze dei giovani e l'occupazione giovanile; 2) ad adottare un disegno di legge organico di riassetto dei vari istituti connessi alla formazione e riqualificazione professionale, con una reale disciplina di sistema per un vero "sistema duale formazione-lavoro", che abbia nelle principali esperienze europee comparabili significativi riferimenti culturali e legislativi; 3) ad istituire un piano per l'integrazione della "cultura digitale" quale insegnamento fondamentale presso tutti i cicli di istruzione superiore secondaria, per l'acquisizione, da parte dei giovanissimi, di una forma mentis e di una capacità di discernimento utili per un mondo nuovo; 4) ad adottare misure di sostegno per gli studenti universitari e le loro famiglie promuovendo il diritto allo studio e la riduzione delle tasse universitarie, a cominciare dall'immatricolazione; 5) ad incrementare e rafforzare gli istituti tecnici superiori e ad effettuare il contestuale coordinamento dei piani per la formazione con l'esperienza degli enti formativi che realizzano nei territori percorsi professionalizzanti brevi, " vocational master ", che nascono dal continuo dialogo con le aziende e che consentono di rispondere in tempi rapidi all'esigenza di competenze delle aziende; 6) a rafforzare gli ammortizzatori sociali espansivi che possano tenere insieme accompagnamento alla pensione, ricambio generazionale e piani di formazione; 7) a valutare l'opportunità di rendere obbligatorio il servizio civile; 8) a predisporre uno specifico investimento sui giovani professionisti che scelgono di restare in Italia, con un accesso alle professioni che sia semplice e a predisporre le misure affinché tale lavoro sia congruamente retribuito, evitando forme di sfruttamento; 9) ad aprire un confronto con le parti sociali per uno "statuto dei diritti basilari comuni", a partire dalla tutela del lavoro sulle piattaforme digitali; 10) a predisporre un grande progetto per l'imprenditorialità giovanile, compresa l'imprenditorialità sociale, concentrandosi, tra l'altro, su istruzione e formazione all'imprenditorialità, servizi di consulenza, mentoring o coaching per i giovani; 11) ad istituire una specifica " authority delle competenze" per rendere certe e fruibili la riconoscibilità delle competenze acquisite in situazioni formali ed informali; 12) ad agevolare i percorsi parlamentari per una legge sulla parità salariale tra uomini e donne per valorizzare a pieno la preparazione e l'energia delle giovani donne; 13) ad introdurre nuove specifiche misure per il sostegno e l'incentivazione del lavoro dei giovani nell'ambito della ricerca accademica e applicata. Interrogazioni Atto n. 3-01775 BINETTI MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nel 2018 Alitalia ha lanciato un programma di formazione e di addestramento per giovani piloti denominato "Cadet pilot program" (CPP), in cui si chiede a quanti intendono seguire i corsi, dopo aver superato le prove di selezione, di sottoscrivere un vero e proprio contratto, all'interno del quale si evidenziano alcuni punti chiave, che possono essere così riassunti: al termine del corso gli allievi conseguiranno una licenza di volo denominata "Multi crew pilot licence" (MPL), se avranno soddisfatto un insieme di condizioni che includono la frequenza ai corsi teorico-pratici, il superamento degli esami corrispondenti ad ogni fase del corso, il rispetto di un codice etico proprio dell'azienda, e, cosa assolutamente vincolante, avranno pagato una quota di 130.000 euro; alla fine del mese di novembre 2018, sono risultati iscritti al corso 53 allievi, di cui 3 donne, che hanno superato brillantemente le prove di ingresso e appaiono fortemente motivati a diventare piloti nelle linee di tipo commerciale. Per molti di loro la quota del corso risulta particolarmente onerosa, per cui possono accedervi solo dopo aver contratto dei prestiti bancari con relativi interessi. Ma la motivazione appare molto forte nella stragrande maggioranza degli allievi che, pur sapendo che il contratto sottoscritto non costituisce e non dà diritto ad un successivo rapporto di lavoro, contano su una promessa fatta ad ognuno di loro, uno ad uno, in modo esplicito: superato il corso e sostenuto l'esame relativo, l'azienda si impegna ad assumerli, perché ha bisogno di giovani piloti. Trattandosi di una grande azienda, la compagnia di bandiera italiana, gli allievi e le loro famiglie si fidano e sottoscrivono un contratto che comunque risulta oneroso per la maggior parte di loro; le prime fasi del corso si sono svolte per tutti senza problemi: gli allievi hanno studiato, hanno fatto le previste esercitazioni e nella maggioranza dei casi hanno superato le prove in modo più che soddisfacente, sostenuti dall'entusiasmo e dalla speranza di cominciare a lavorare alla fine del corso. Molti di loro hanno anche nutrito la convinzione di estinguere quanto prima il loro debito e restituire alle famiglie quanto anticipato; a metà giugno, del tutto a sorpresa, hanno ricevuto dal Cadet pilot program Alitalia una proposta di revisione radicale del contratto sottoscritto l'anno precedente. La nuova proposta prevede la riduzione del costo complessivo del corso ed il conseguimento della licenza MPL con abilitazione su aeromobile A320, comprensivo della conversione in CPL-ATPL Frozen, sollevando Alitalia SAI dall'impegno ad assumere, a fronte della corresponsione di una quota residua complessiva dell'importo di 14.000 euro da versare in due tranche (prima tranche ad inizio fase advanced e seconda tranche a fine fase advanced). Solo coloro che aderiranno alla nuova proposta potranno ottenere, senza costi aggiuntivi, in aggiunta al titolo di MPL anche la conversione in CPL-ATPL Frozen. La conversione del brevetto MPL avverrà tramite le modalità concordate con ENAC: uno skill test , che consiste in un esame pratico, che sarà possibile sostenere presso l'aeroporto di Roma Urbe, con un esaminatore ENAC senza oneri aggiuntivi per l'interessato, in quanto i costi emergenti saranno a carico di Alitalia. A fronte del cambiamento di contratto proposto, il costo complessivo del corso, comprensivo di integrazione per CPL-ATPL Frozen, viene ridotto a un totale di 79.000 euro per coloro che accetteranno la proposta offerta; la variazione principale del contratto è in un altro articolo che dispone che, aderendo alla proposta transattiva, il cadetto che accetterà le nuove condizioni offerte solleverà Alitalia SAI in amministrazione straordinaria dall'impegno all'assunzione, a fronte delle nuove agevolate condizioni di pagamento e del titolo aggiuntivo conseguito. Per coloro che non aderiranno alle nuove condizioni, il corso proseguirà a fronte del pagamento delle rate originariamente previste e l'assunzione rimane un'incognita su cui l'azienda non assume impegni di nessun tipo; appare del tutto evidente che, conoscendo lo stato di crisi di Alitalia e le incertezze che gravano sul suo futuro, la compagnia di bandiera si trovi nell'oggettiva difficoltà di mantenere impegni assunti nei confronti di 53 giovani a cui era stato chiesto un enorme sforzo sul piano economico, oltre che sul piano dello studio e dell'addestramento. Uno sforzo però che varrebbe all'azienda la possibilità di assumere in un tempo ragionevole persone giovani, profondamente motivate, che vantano un elevato livello di competenze tra le più aggiornate e moderne del settore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di intraprendere ogni azione utile affinché l'azienda, a fronte degli aiuti di Stato che Alitalia riceverà per l'ennesima volta, possa garantire gli impegni già assunti con quanti potranno domani farsi garanti della crescita e dello sviluppo dell'azienda stessa, evitando il contenzioso che scaturirà da questa vicenda proprio sulla falsariga di quanto contento nel contratto, sottoscritto peraltro anche dalle famiglie degli allievi, che a suo tempo si resero garanti del pagamento della quota e oggi giustamente rivendicano il rispetto dei patti. Atto n. 3-01776 BOLDRINI IORI PARRINI D'ALFONSO ASTORRE TARICCO FEDELI ROJC D'ARIENZO MESSINA Assuntela PITTELLA VALENTE GIACOBBE BITI STEFANO LAUS FERRAZZI Ai Ministri della salute e dell'istruzione Premesso che: il diabete mellito di tipo 1 è una malattia cronica causata dalla distruzione su base autoimmunitaria delle cellule beta del pancreas che producono insulina. La distruzione di queste cellule comporta un'insufficiente produzione dell'ormone fondamentale nel metabolismo dei carboidrati (insulina), determinando l'incapacità dei tessuti dell'organismo di utilizzare glucosio a fini energetici e, quindi, comportando l'aumento della concentrazione di glucosio circolante nel sangue (iperglicemia); rappresenta circa l'8 per cento di tutte le forme di diabete mellito e costituisce una delle malattie croniche più frequenti dell'infanzia, infatti a differenza del diabete di tipo 2, il diabete di tipo 1 può manifestarsi frequentemente in età precoce, compresa l'infanzia, la pubertà e l'adolescenza; in Italia oggi si stima che siano 20.000 i bambini e gli adolescenti affetti da diabete di tipo 1; i sintomi più comuni all'insorgenza sono: poliuria (aumento del quantitativo di urina), polidipsia (aumento della sete) e polifagia (aumento del senso di fame) cui si associa spesso perdita di peso, nausea, vomito, debolezza muscolare, astenia, alterazioni della vista e infezioni genitali; per trattare il diabete di tipo 1 l'unica terapia disponibile è l'assunzione di insulina, per mezzo di iniezioni sottocutanee. La maggior parte dei pazienti, grazie a questa terapia e a un corretto stile di vita, riesce a condurre una vita normale e a prevenire l'insorgenza delle complicanze a lungo termine; questa situazione è irreversibile, pertanto il paziente a cui è stato diagnosticato il diabete di tipo 1 dovrà necessariamente assumere ogni giorno, e per tutta la vita, dosi di insulina; diventa quindi fondamentale per l'adeguato trattamento del diabete tipo 1 accedere a centri specialistici ove vi sia un'interazione multidisciplinare tra i vari specialisti (diabetologi, oculisti, nefrologi, cardiologi, endocrinologi, psicologi), l'utilizzo di tecnologie all'avanguardia (microinfusori e monitoraggio glicemico tipo holter ) e di nuovi farmaci (insuline innovative) associate alle tecniche educazionali indispensabili (CHO counting, attività fisica, dieta); il 25 novembre 2011 sono state emanate, dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dal Ministero della salute, le linee guida per la definizione degli interventi finalizzati all'assistenza di studenti che necessitano di somministrazione di farmaci in orario scolastico; il decreto direttoriale 11 settembre 2012, n. 14, del Ministero dell'istruzione, successivamente integrato dal decreto 4 ottobre 2012, n. 17, ha istituito il "comitato paritetico nazionale per le malattie croniche e la somministrazione dei farmaci", composto da rappresentanti del Ministero dell'istruzione, del Ministero della salute, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, della Conferenza unificata e dell'Istat e da esperti del settore con il compito di: 1) effettuare una ricognizione dei dati relativi alla somministrazione dei farmaci nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di conoscere l'entità del fenomeno; 2) definire le linee guida nazionali in tema di assistenza a studenti con patologie croniche che necessitano di somministrazione di farmaci in orario scolastico (con particolare riferimento alle patologie croniche maggiormente prevalenti in ambito scolastico, cioè diabete mellito, asma bronchiale ed epilessia) con i relativi protocolli operativi; 3) definire i compiti e le responsabilità delle figure professionali coinvolte; 4) individuare i criteri più idonei in base ai quali promuovere campagne di sensibilizzazione, formazione e informazione sul tema; il 26 ottobre 2016 l'aula del Senato ha approvato le mozioni 1-00555 e 1-00648 sulla somministrazione dei farmaci negli istituti scolastici, con riferimento specifico al paziente diabetico in età scolare. Tra gli impegni assunti si ricordano: a) la garanzia della continuità terapeutica in orario scolastico e la somministrazione dei farmaci; b) l'assunzione definitiva delle "linee guida per la somministrazione dei farmaci a scuola" onde consentire il recepimento e l'attuazione delle stesse in via definitiva da parte di tutte le Regioni; c) il controllo da parte del comitato paritetico nazionale per le malattie croniche e la somministrazione dei farmaci sull'attuazione del documento di indirizzo da parte delle Regioni e sul successivo monitoraggio finalizzato alla valutazione dei risultati ottenuti e delle eventuali criticità emerse; d) l'elaborazione di un disegno unitario nazionale, tale da garantire in ogni Regione, nel rispetto delle rispettive competenze, adeguati processi diagnostici-terapeutici e misure di assistenza anche in ambito familiare e scolastico; e) l'aggiornamento della normativa di riferimento, in modo da renderla organica, sistemica e rispondente alle esigenze emergenti, si chiede di sapere quale sia lo stato dell'arte rispetto all'attuazione degli impegni contenuti nelle mozioni e assunti dal Governo e quali risultati siano stati prodotti, ad oggi, dal citato comitato paritetico nazionale per le malattie croniche e la somministrazione dei farmaci. Atto n. 3-01777 MIRABELLI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: l'imposta comunale sulla pubblicità (di cui al capo I) e la tassa di occupazione del suolo pubblico (TOSAP) di cui al capo II del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, il canone sostitutivo di tale imposta di cui all'articolo 62 e il canone sostitutivo della TOSAP di cui all'articolo 63 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e il canone previsto dall'articolo 27 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), trovano il loro presupposto per quanto attiene alla pubblicità esterna nell'espletamento della stessa e, dunque, nell'esposizione dei messaggi pubblicitari o comunque nel beneficio economico che deriva dall'utilizzo del suolo; tali imposte e canoni, per gli impianti pubblicitari installati in modo permanente, maturano e si versano per tutto l'anno, nella presunzione, appunto, dell'esposizione dei messaggi pubblicitari e di un reale beneficio economico derivante da essi; le misure di contenimento del contagio da COVID-19 hanno inibito dapprima l'esercizio delle attività della gran parte dei clienti investitori in pubblicità, con conseguenti recessi e risoluzioni contrattuali di campagne già in corso da febbraio del 2020 e il blocco dei pagamenti per esposizioni permanenti già esistenti; i successivi provvedimenti di chiusura delle attività ed il " lockdown " hanno eliminato ogni possibilità di pianificazione ed esecuzione di nuove campagne di affissione e le nuove esposizioni in permanente, e ciò anche per le attività di impresa consentite; questa eccezionale situazione richiede anche un serio intervento per la rinegoziazione dei contratti vigenti con le pubbliche amministrazioni ed in particolare le amministrazioni locali e gli enti pubblici; le imprese del comparto della pubblicità esterna retrocedono mediamente al comparto pubblico oltre il 50 per cento del proprio fatturato e assicurano quindi minori costi per i cittadini nel pubblico trasporto e in numerosi altri servizi quali, ad esempio, il bike sharing e l'arredo urbano; il settore della pubblicità esterna nel periodo compreso tra il mese di gennaio e il mese di maggio 2020 ha perso il 57,7 per cento del proprio fatturato rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente ed in particolare nel mese di aprile non ha registrato alcun fatturato e nel mese di maggio ha avuto un fatturato pari 10 per cento di quello dello stesso mese dell'anno precedente; osservato che: il settore della pubblicità esterna, contrariamente ad altri settori dei media , quali l'editoria e la televisione sia locale che nazionale, non può accedere a forme di credito d'imposta e quindi subirà anche un grande svantaggio competitivo, e inoltre ciò determinerà ovviamente una grave difficoltà di mantenere l'attività delle imprese di pubblicità esterna e della loro occupazione; l'attuale interpretazione normativa vigente, in assenza di un adeguato correttivo o di una differente interpretazione delle norme, impone il pagamento delle imposte e dei canoni in misura annuale e ciò è evidentemente iniquo in quanto è venuto totalmente meno il loro presupposto impositivo, si chiede di sapere quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano adottare, in considerazione dell'assenza dei presupposti per l'applicazione di canoni e tributi, al fine di ridurre gli oneri economici e tributari per le imprese di pubblicità esterna, di garantirne la sopravvivenza, salvaguardare i posti di lavoro, consentire agli investitori di usufruire anche in questo settore di un credito d'imposta per i loro investimenti ed infine di preservare gli enti locali, il trasporto pubblico locale, le società aeroportuali e le aziende ferroviarie da perdite future derivanti dall'impossibilità delle imprese del settore di rispettare pienamente i loro contratti di concessione in quanto la loro sopravvivenza è in serio pericolo. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03816 BOSSI Simone Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, delle infrastrutture e dei trasporti e della salute Premesso che: in data 30 giugno il Ministro della salute ha emanato un'ordinanza che consente l'ingresso nel territorio nazionale di cittadini degli Stati di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2020, e dei loro familiari, come definiti dagli articoli 2 e 3 della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004; di cittadini di Stati terzi soggiornanti di lungo periodo ai sensi della direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, nonché di cittadini di Stati terzi che derivano il diritto di residenza da altre disposizioni europee o dalla normativa nazionale e dei rispettivi familiari; di cittadini di Stati terzi residenti nei seguenti Stati e territori: Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Repubblica di Corea, Thailandia, Tunisia, Uruguay; nella stessa ordinanza si legge che le persone fisiche che fanno ingresso in Italia da Stati o territori esteri diversi da quelli di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2020, ovvero che abbiano ivi soggiornato nei 14 giorni antecedenti all'ingresso in Italia, si applicano le disposizioni di cui agli articoli 4 e 5 dello stesso decreto, cioè sottoposte alla sorveglianza sanitaria e all'isolamento fiduciario per un periodo di 14 giorni presso l'abitazione o la dimora preventivamente indicata; considerato che: negli ultimi giorni sono esplosi nuovi focolai di COVID-19 causati da cittadini bengalesi rientrati in Italia, per la maggior parte, con voli internazionali in diverse date dello scorso giugno; le prime segnalazioni di persone arrivate da Paesi extra Schengen, che non rispettavano l'imposizione della quarantena fiduciaria, e che non ricevevano nessun tipo di controllo sanitario, sono arrivate il 17 giugno, quando un cittadino del Bangladesh ha segnalato diverse inadempienze all'interno della propria comunità; inchieste giornalistiche riportano che in Bangladesh sia estremamente facile reperire falsi certificati medici di negatività al COVID-19; secondo quanto riportano diversi organi di stampa, e secondo quanto risulta all'interrogante, chi rientra da Paesi a rischio, effettuando uno o più scali, non viene sottoposto ad adeguati controlli; inoltre, sempre secondo organi di stampa, il Ministro della salute avrebbe scritto al commissario europeo Stella Kyriakides, chiedendo un maggiore coordinamento europeo sul tema dei voli extra Schengen e delle linee guida comuni; sempre il Ministro della salute starebbe valutando nuove ordinanze restrittive per bloccare i voli dai Paesi considerati più a rischio, ed evitare che gli eventuali scali comportino un allentamento dei controlli sanitari; valutato infine che: al momento sono circa 15 i voli giornalieri provenienti da Paesi extra Schengen che atterrano a Roma Fiumicino, e sono circa 9 quelli che atterrano a Milano Malpensa; l'ambasciatore del Bangladesh in Italia, in un'intervista rilasciata a "Il Messaggero", ha dichiarato che l'interruzione dei voli tra Italia e Bangladesh sarà solo temporanea e che già dal 17 luglio la tratta dovrebbe essere ripristinata, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo valutino come adeguate le misure intraprese sino ad oggi relative alla gestione della sicurezza per i voli provenienti da Paesi extra UE, e se non ritengano che sia in colpevole ritardo la richiesta inoltrata al commissario Kyriakides riguardo a linee europee comuni per tale fenomeno; se non ritengano necessaria l'adozione di misure che impediscano gli scali aerei da Paesi considerati ad alto rischio epidemiologico; se intendano prevedere misure di quarantena obbligatoria e controllata per chi proviene da Paesi ad alto rischio epidemiologico. Atto n. 4-03817 DE FALCO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'articolo 10 della legge n. 231 del 1990 definisce l'orario dell'attività giornaliera del personale militare, in "condizioni normali". Ciò comporta che la produttività militare debba essere organizzata secondo i tempi di lavoro giornaliero rientrante in un arco di tempo settimanale definito; la definizione di orario di lavoro per il personale militare persegue due obiettivi: da un lato stabilire un metodo di razionalizzazione, su base temporale, della produttività, al fine di ottimizzare l'impiego delle risorse umane secondo criteri che consentano il miglior utilizzo delle energie fisiche e psichiche dei militari, evitando il calo della qualità connesso a impegni prolungati in condizioni di impiego rischiose o logoranti; dall'altro lato, l'orario deve garantire al singolo militare, soprattutto in condizioni di impiego rischiose o logoranti, la possibilità di mantenere il controllo delle proprie energie fisiche e psichiche, in modo da gestire la qualità della propria prestazione, in armonia con le direttive e gli ordini di servizio e in piena responsabilità; la determinazione dell'orario di servizio del personale è vincolante per le attività "normali" e costituisce il parametro di riferimento essenziale anche per tutte quelle attività che devono essere articolate in modo tale da garantire la continuità di un servizio nell'arco delle 24 ore. Il rispetto dell'orario di servizio costituisce un dovere, essenziale per garantire l'operatività delle forze armate e la tutela del personale; si deve tener presente, però, che il concetto "totale disponibilità al servizio", che connota la specificità del servizio militare, non deve essere inteso come retorica dedizione al lavoro ispirata da valori di per sé gratificanti per i sacrifici sopportati, ma come sensibilità istituzionale; la specificità del servizio militare richiede sempre e comunque un contributo ed una collaborazione ragionata da parte del militare, nell'emanazione o nell'esecuzione un dato ordine, in funzione del risultato; da tempo è stato superato il concetto che la tutela del personale militare fosse affidata alla saggezza dei capi militari e si è compreso che la condizione del militare deve essere disciplinata con norme di status che li considerino "cittadini in armi", e quindi destinatari degli stessi diritti che spettano a tutti i cittadini; questi diritti di cittadinanza devono essere garantiti mediante legge, individuando il punto di equilibrio tra il loro esercizio e l'assolvimento dei doveri di servizio; dunque, la democraticità dell'ordinamento delle forze armate non si basa su un "saggio esercizio" della potestà dispositiva da parte dei capi militari, ma sul rigoroso rispetto delle leggi che ne fissano gli obiettivi, assegnano le risorse e disciplinano lo status del personale militare in modo da garantire il giusto equilibrio tra l'esigenza di assicurare ai singoli l'esercizio dei diritti riconosciuti a tutti i cittadini con l'efficacia e l'efficienza delle forze armate; l'articolo 3, comma 4, della legge n. 86 del 2001, recante disposizioni in materia di personale delle forze armate e delle forze di polizia, stabilisce che "il personale può essere impiegato per non più di 12 ore giornaliere (...). Durante le predette attività devono essere garantiti al personale il recupero delle energie psicofisiche e, comunque, la fruizione di adeguati turni di riposo"; risulta che: al contrario, il personale della Guardia costiera impiegato in servizio di soccorso marittimo (SAR) a bordo delle unità navali svolge un servizio in turni continuativi anche di 24 ore, il cui limite temporale non è condizionato né dal numero degli interventi operati, né dalle condizioni meteorologiche in atto, mentre è fissato un tempo massimo di risposta, che prevede il raggiungimento delle costruzioni portuali entro pochi minuti dalla disposizione di uscita; quanto detto inficia l'efficacia dell'azione operativa e d'altra parte non consente al singolo militare di mantenere il controllo delle proprie energie fisiche e psichiche di rendere una prestazione di elevata qualità, circostanza tanto più rilevante ove si consideri che il soccorso marittimo si effettua in emergenza e in condizione di forte stress psicofisico, mettendo a rischio non solo l'operazione di salvataggio, ma la vita stessa dei militari della Guardia costiera, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda, per quanto di competenza, chiarire le ragioni per cui l'articolazione del servizio di soccorso in mare non rispetti il limite orario giornaliero di 12 ore, fissato dal citato articolo 3, comma 4, della legge n. 86 del 2001; quali iniziative di competenza, eventualmente anche di ordine legislativo, intenda intraprendere per porre rimedio all'illegittima situazione, la quale crea potenziale inefficienza e pericolo. Atto n. 4-03818 DE POLI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: con l'articolo 1, commi da 493 a 507, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), ai quali è stata data attuazione con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 10 maggio 2019, è stato istituito il fondo indennizzo risparmiatori (FIR), finalizzato a risarcire i risparmiatori titolari di azioni e obbligazioni subordinate delle banche, che hanno subito un pregiudizio ingiusto da parte di banche e loro controllate, aventi sede legale in Italia, poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018, in ragione di violazioni massive degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza; è stato stabilito inoltre che la misura dell'indennizzo per gli azionisti è pari al 30 per cento del costo di acquisto delle azioni, entro il limite massimo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore, mentre per gli obbligazionisti subordinati la stessa è commisurata al 95 per cento del costo di acquisto, sempre entro il limite massimo di 100.000 euro; il 18 giugno 2020 è scaduta l'ultima delle proroghe fissate nel tempo per l'inoltro delle domande, che, ad oggi, risulterebbero ammontare a circa 144.000 in tutta Italia, di cui 50.000 solo in Veneto; i necessari controlli delle istanze da parte degli organi deputati potrebbero, a giudizio degli interessati all'indennizzo e delle associazioni di categoria, dilatare ulteriormente i tempi di liquidazione, costringendo i danneggiati ad un'ulteriore attesa per vedere finalmente accolta e liquidata la loro legittima richiesta, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi assolutamente urgente intervenire, per quanto di sua competenza, per velocizzare le procedure di controllo delle istanze; rendere immediatamente disponibile il risarcimento, essenziale in questo momento drammatico dovuto alla situazione economica venutasi a creare a seguito della diffusione del COVID-19; porre fine ad un'attesa estenuante e dare un aiuto concreto e in tempi brevi a quei cittadini che da troppo tempo attendono risposte da parte delle istituzioni. Atto n. 4-03819 ROMEO PERGREFFI CAMPARI CORTI RUFA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il Ministro in indirizzo, di concerto con il Ministro della salute, ha emanato il decreto n. 245 del 12 giugno 2020 riguardante l'operatività del trasporto aereo; il decreto ha limitato, fino alla data del 15 luglio, l'operatività ai soli aeroporti di: Alghero, Ancona, Bari, Bergamo Orio al Serio, Bologna, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze Peretola, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa, Napoli Capodichino, Olbia, Palermo, Pantelleria, Parma, Pescara, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Tessera e Verona Villafranca; non risulta, dunque, operativo l'aeroporto di Milano Linate; dal 18 maggio 2020 è stata disposta la progressiva riapertura di tutte le attività economiche e produttive e sono pertanto aumentate, fino a ritornare alla quasi normalità, le diverse esigenze di trasporto, conformi alle restrizioni vigenti, dei cittadini italiani; con una nota ufficiale del 1° luglio 2020 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti "ha concesso il parere favorevole alla proposta dell'ENAC alla riapertura dello scalo di Linate a partire dal 13 luglio"; da fonti di stampa si apprende, tuttavia, che la società di gestione aeroportuale SEA e le compagnie aeree che volano nello scalo milanese non hanno ricevuto alcuna comunicazione da parte dell'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) o dal Ministero per quanto concerne l'imminente ripresa dell'operatività dell'aeroporto, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa fornire sollecite delucidazioni in merito all'imminente riapertura dell'aeroporto di Milano Linate, vista l'assenza di un provvedimento ufficiale in tal senso. Atto n. 4-03820 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: a quanto risulta all'interrogante, le attuali vie di comunicazione tra Padova e Bassano del Grappa, la strada statale 47 e la strada provinciale 94, sono al limite del collasso; la strada provinciale 94, che va da Limena a Carmignano di Brenta fino a Cartigliano, con innesto nella Pedemontana veneta, registra flussi giornalieri di veicoli molto elevati; in coerenza con la legge regionale 6 giugno 2017, n. 14, che promuove un processo di revisione sostanziale della disciplina urbanistica ispirata ad una nuova coscienza delle risorse territoriali ed ambientali, con l'obiettivo, in particolare, della salvaguardia del territorio, riducendo progressivamente il consumo di suolo non ancora urbanizzato, e con le esigenze della mobilità, risulta essere indispensabile una proposta alternativa alla direttrice Padova-Bassano del Grappa, privilegiando la destra Brenta, nel territorio che da Limena si sviluppa lungo la strada provinciale 94 fino a Carmignano di Brenta, dove, attraversata la strada regionale 53, potrebbe proseguire lungo la viabilità a tratti già esistente in territorio della provincia di Vicenza; tale progetto avrebbe come obiettivo di riordinare e organizzare l'intero sistema viario in funzione delle esigenze della mobilità nel territorio pedemontano, che risulta essere il più urbanizzato e industrializzato del Veneto, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi necessaria ed urgente la convocazione di un tavolo tecnico di concertazione con gli enti interessati e se, inoltre, non consideri opportuno utilizzare le risorse già stanziate per le strade provinciali con due decreti di 995 milioni di euro e 459 milioni per consentire, in tempi brevi, il potenziamento di un'arteria essenziale per il tessuto socio-economico dell'area, con l'obiettivo di tutelare la sicurezza e l'incolumità di quanti percorrono giornalmente le strade citate ed evitare, inoltre, che uno dei territori più produttivi d'Italia, in assenza di adeguata rete viaria, rimanga fuori dai principali corridoi commerciali europei. Atto n. 4-03821 FARAONE Al Ministro della salute Premesso che: da quanto riportato dalle colonne dell'edizione di Latina del quotidiano "Il Messaggero", i lavoratori del "comparto" della ASL di Latina dal mese di ottobre 2019 non starebbero percependo i buoni pasto loro spettanti; a nulla sarebbero servite le numerose sollecitazioni all'azienda sanitaria di Latina, anche quelle avanzate attraverso le organizzazioni sindacali; questa situazione sta determinando non poco disagio al personale interessato, e necessita di essere affrontata con massima urgenza, anche in considerazione del fatto che questi lavoratori sono proprio quelli che sono stati in prima linea durante l'emergenza COVID-19, si chiede di sapere quali interventi si ritenga di promuovere, al fine assicurare ai lavoratori del "comparto" della ASL di Latina la regolare fruizione dei buoni pasto. Atto n. 4-03822 CASTIELLO Al Ministro della salute Premesso che: il decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 2 dicembre 2014, che detta le linee guida circa le modalità con le quali gli operatori forniscono all'ISPRA e alle ARPA i dati di potenza degli impianti per la valutazione del rispetto dei limiti di esposizione, stabilisce che le medesime agenzie possono eseguire le misure in qualsiasi momento della giornata, quindi anche durante la notte, quando gli impianti emettono scarsi segnali. Per stabilire se nelle 24 ore vengono superati i limiti di legge, esse hanno facoltà di richiedere ai gestori i parametri di emissione degli impianti, sicché, in pratica, la verifica viene eseguita sulla base di dati dichiarati dai gestori stessi e cioè dai soggetti controllati, che si trovano in un evidente stato di conflitto di interessi; inoltre, la legge n. 164 del 2014 (di conversione del decreto "sblocca Italia", decreto-legge n. 133 del 2014) ha modificato il codice delle comunicazioni di cui al decreto legislativo n. 259 del 2003 introducendo l'art. 87 -ter , in base al quale i gestori autorizzati possono ingrandire, senza alcun controllo preventivo, gli impianti di un metro di altezza e di 1,5 metri quadrati nella sagoma, autocertificando il rispetto dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, in pratica senza l'autorizzazione delle ARPA; la nuova tecnologia 5G comporterà una vera rivoluzione tecnologica, con servizi erogabili con disponibilità di banda molto superiore (fino a 100 volte) rispetto al sistema 4G e con l'unificazione tra la rete fissa e quella mobile. I servizi che verranno erogati richiederanno l'integrazione delle reti attuali, utilizzando anche differenti tipologie di antenne posizionate su diversi supporti strutturali, tra cui quelli di minori dimensioni che, in ragione del numero e delle localizzazioni, non possono essere trascurati sotto il profilo dell'impatto elettromagnetico sulla popolazione; la nuova tecnologia 5G, pertanto, richiede una maggiore concentrazione di antenne, per di più di potenza superiore; la magistratura ha avuto modo di occuparsi sinora di più casi di tumori cerebrali provocati da esposizioni a onde elettromagnetiche in varie controversie che hanno visto, più di una volta, l'INAIL soccombente; a volte le consulenze tecniche disposte dai tribunali sono risultate inattendibili essendo rese da parte di soggetti in conflitto di interessi, come rilevato dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 17438 del 2012. Il che vuol dire che gli studi finanziati dall'industria privata sono spesso di parte e privi di attendibilità; la comunità scientifica ha chiesto una moratoria nell'applicazione della tecnologia 5G, finché non ci saranno studi indipendenti; l'articolo 32 della Costituzione considera il diritto alla salute come il primo, per importanza, tra tutti i diritti tutelati, definendolo, non a caso, "fondamentale", si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo abbia disposto studi indipendenti per accertare e misurare il rischio effettivo derivante dalla tecnologia 5G, sia per l'infittimento del numero delle antenne sul territorio e sia per il moltiplicarsi della loro potenza. Atto n. 4-03823 AIMI Al Ministro della difesa Premesso che: il COVID-19 si sta ampiamente diffondendo nei Paesi extra Schengen e in moltissimi casi il contagio appare completamente fuori controllo; in Libia i casi avrebbero superato le migliaia di unità, con un notevole aumento di tamponi risultati positivi: il primo positivo sarebbe un cittadino di ritorno dall'Arabia saudita il 25 marzo 2020. Sono pertanto scattate le misure di distanziamento sociale. Purtroppo, si è dimostrato che il contagio viaggia anche a bordo delle navi delle organizzazioni non governative: 28 sono i positivi trovati a bordo della nave "Sea Watch 3" e 8 quelli individuati a bordo della "Mare Jonio" della "Mediterranea saving humans"; in Libia, dunque, pare che il coronavirus si stia diffondendo rapidamente senza che vi sia un sistema sanitario in grado di fronteggiare l'emergenza; i dati sui contagi nei centri di detenzione libici sono praticamente inesistenti: è molto probabile che diversi migranti, positivi al coronavirus, tenteranno la fuga a bordo di "barconi" per raggiungere l'Italia; altra grande criticità è rappresentata dalla diffusione del contagio in Bangladesh: numerosi cittadini bengalesi di ritorno dal loro Paese di origine sono risultati positivi al COVID-19 all'aeroporto di Fiumicino; il 30 giugno 2020 il Ministro della salute ha disposto l'effettuazione di tamponi per i passeggeri di rientro dal Bangladesh e, successivamente, una sospensione dei voli per una settimana: "un lasso di tempo in cui si studieranno nuove misure cautelative per gli arrivi extra Schengen ed extra Ue", è stato ribadito; attualmente i voli sono bloccati, per 14 giorni, da ben 13 Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Kuwait, Oman, Bosnia Erzegovina, Macedonia del nord, Moldova, Brasile, Cile, Panama, Perù e Repubblica dominicana; alla luce anche di quanto disposto per il Bangladesh e per gli altri citati Paesi è assolutamente incomprensibile, a parere dell'interrogante, che non siano state ancora varate misure drastiche per bloccare gli sbarchi dalla Libia e, più in generale, per fermare le navi delle organizzazioni non governative che continuano a portare sulle coste italiane centinaia di irregolari, si chiede di sapere: di quali informazioni si disponga circa il contagio da COVID-19 in Libia; quanti, attualmente, siano i migranti positivi individuati a bordo delle navi approdate sulle coste italiane; se, oltre agli approfondimenti in tema di emergenza sanitaria, si intenda avviare verifiche urgenti per azzerare il rischio di arrivi dalla Libia di combattenti dell'ISIS di ritorno dal fronte siriano; quali iniziative si intenda adottare per azzerare tempestivamente gli sbarchi di irregolari sulle nostre coste. Atto n. 4-03824 FREGOLENT Al Ministro della salute Premesso che: si apprende da mezzi di stampa di un'interessante scoperta scientifica per la lotta al COVID-19 da parte di un gruppo di ricercatori dell'università americana di Huston, che, in collaborazione con altri ricercatori, sembrano aver sviluppato un filtro dell'aria in grado di intrappolare il virus e ucciderlo all'istante, e sul quale i test hanno accertato una mortalità del virus SARS-CoV-2 pari al 99,8 per cento in un singolo passaggio; dallo studio pubblicato sulla rivista "Materials today fisica", risulta che questo filtro potrebbe essere utilizzato in ambienti chiusi, quali aeroporti, aerei, uffici e scuole, per evitare la diffusione del COVID-19 e che si starebbe già lavorando a prototipi a scala più ridotta, utilizzabili sulle scrivanie degli uffici o sui banchi di scuola; gli studi scientifici internazionali hanno dimostrato che il virus è in grado di persistere in aria per un certo lasso di tempo e che quindi la purificazione dell'aria rappresenta un passaggio fondamentale per la prevenzione e la lotta alla sua diffusione, si chiede di sapere se il Governo stia facendo le opportune verifiche e i necessari approfondimenti tecnico-scientifici al fine di verificare l'effettiva efficacia del filtro, e in caso di riscontro positivo, se intenda attivarsi al fine di garantire il tempestivo acquisto del prodotto a tutela dei cittadini italiani, senza dover attendere qualche sorta di coordinamento con l'Europa o nuove e poco attendibili linee guida dell'OMS. Atto n. 4-03825 FREGOLENT Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della salute Premesso che: negli ultimi giorni si sono registrati diversi casi di passeggeri positivi al COVID-19 su un volo in arrivo dal Bangladesh, e questi passeggeri sono risultati avere la temperatura corporea alta, causando notevoli problemi per la gestione dell'emergenza sanitaria dei positivi e degli altri passeggeri del volo; tali problemi si sarebbero potuti evitare se a tutti i passeggeri fosse stata controllata la temperatura prima dell'imbraco sul velivolo o comunque prima dell'ingresso in Italia; il regolamento sanitario internazionale adottato dall'Assemblea mondiale della sanità, inteso a proteggere la salute pubblica a livello globale, rappresenta uno strumento importante per la protezione contro il diffondersi di malattie a livello internazionale, quale il COVID-19 e, all'articolo 43, prevede l'identificazione da parte dei Paesi di "misure sanitarie aggiuntive" in risposta a rischi specifici per la sanità pubblica o emergenze sanitarie di interesse internazionale; la situazione sanitaria mondiale rappresenta una condizione di particolare gravità e ha carattere transfrontaliero: risulta, pertanto, fondamentale evitare l'ingresso in Itala di persone che, in relazione al COVID-19, presentano condizioni di salute sospette; a seguito dell'epidemia mondiale da COVID-19, l'Italia ha imposto la chiusura totale dei collegamenti e solo da qualche settimana si assiste ad una graduale loro ripresa, sia in Europa che nel resto del mondo, rappresentando un rilevante contributo anche alla ripresa economica del nostro Paese; l'Italia viene tuttavia ancora considerata da molti un Paese "a rischio", tanto che molti Paesi hanno deciso di adottare precauzioni nei confronti dei viaggiatori che provengono dalle nostre regioni; sebbene i numeri dimostrino un deciso calo dei contagi nel nostro Paese, molti turisti si dicono tuttora preoccupati e sembra chiaro che questa tendenza potrà essere invertita solo dimostrando grande attenzione e rispetto di protocolli sanitari e anti contagio e applicando controlli sanitari su tutte le persone che arrivano, con qualunque mezzo, in Italia, si chiede di sapere se siano previsti specifici controlli su chi entra in Italia via terra, mare ed aria, stante l'ultima ordinanza del Ministero della salute sui divieti di ingresso a chi ha soggiornato o transitato in alcuni Paesi considerati "a rischio", al fine di scongiurare una ripresa del contagio nel nostro Paese e tutelare la salute di tutti i cittadini. Atto n. 4-03826 GALLONE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: i pesanti disagi che stanno subendo da mesi le autoscuole e le aziende di autotrasporti di Bergamo, a causa della mancanza di personale alla locale motorizzazione civile sono stati al centro di numerose polemiche e proteste; il problema dalla mancanza di personale causa un rallentamento negli esami per la patente. In poco più di 10 anni nel Nordovest d'Italia si è passati dai 1.400 dipendenti originari ai 919 a fine 2018, scesi poi ulteriormente a 848 al 31 dicembre 2019 con il pensionamento di 71 addetti; in particolare nella sede di Bergamo, dove sono in servizio 39 persone di cui 2 ingegneri, per l'esame di teoria la lista d'attesa è di 71 giorni. All'8 gennaio 2020 erano 6.126 le persone che avrebbero dovuto sostenere l'esame per la patente scritto e 6.785 la prova di guida; un'emergenza contro la quale si sperava potesse dare una boccata d'ossigeno il concorso nazionale svoltosi lo scorso anno per l'assunzione di 140 nuovi ingegneri, le figure che dopo un corso di formazione diventano esaminatori. Nella direzione territoriale nordovest se ne aspettavano 43, ma ne sono arrivati solo 20, questo perché i vincitori hanno scelto, come loro diritto, la sede in base alla loro residenza, riducendo sensibilmente il numero degli esaminatori rimasti al Nord. In particolare Bergamo necessita di 6 ingegneri, ma ne ha potuti accogliere soltanto 3; la situazione, già grave, è peggiorata a causa dell'emergenza COVID-19 e del conseguente lockdown , tanto da superare i 12.000 utenti in attesa dell'esame per la patente; a fronte di questa situazione la motorizzazione ha comunque messo a punto un piano per tamponare l'emergenza. Al fine di ridurre i tempi di attesa la motorizzazione di Bergamo prevede di avvalersi della collaborazione di personale esaminatore della sezione di Lecco, e da settembre della sezione di Sondrio; sempre da settembre, se tutto dovesse proseguire regolarmente, la direzione generale nordovest metterà in atto il piano di interventi concordato con le associazioni delle autoscuole e presentato in un'assemblea a Treviglio lo scorso 10 gennaio, che prevedeva l'invio di esaminatori a Bergamo da Genova, Milano e Brescia, nonché di una task force da Roma, che per il mese di febbraio aveva prodotto ottimi risultati, ma che poi è stato sospeso a causa dell'emergenza da COVID-19; si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda attuare misure a sostegno delle autoscuole e degli uffici della motorizzazione civile in difficoltà a causa della carenza di personale; se non ritenga opportuno sbloccare dal punto di vista normativo la posizione dei 100 addetti già abilitati alle funzioni di esaminatore, di cui 3 in servizio a Bergamo, che non sono ancora operativi per la mancanza del profilo di assistente; se non intenda avvalersi di misure straordinarie volte all'assunzione di nuovo personale come ad esempio dare la possibilità agli uffici della motorizzazione in difficoltà, come quello di Bergamo, di usufruire di graduatorie di altri enti e in questo caso dare la possibilità di assumere direttamente sia laureati sia diplomati. Atto n. 4-03827 IWOBI Al Ministro dell'interno Premesso che: nei primi 10 giorni di luglio 2020 sono arrivati più di 1.200 migranti sulle nostre coste: a Lampedusa ne sono sbarcati 600 in sole 24 ore, con i connessi problemi per la ricerca di strutture idonee per svolgere la quarantena; i dati del Ministero dell'interno, da cui si evince che dal 1° gennaio all'8 giugno 2020 i migranti arrivati irregolarmente sulle nostre coste sono stati 5.472, a fronte dei 2.033 sbarcati nello stesso periodo del 2019, porterebbero all'ovvia conclusione che le scelte portate avanti dal precedente Governo in materia di immigrazione fossero più risolutive del problema e disincentivanti per i migranti; al contrario invece, più che mettere in atto con risolutezza tutte le misure che la legge ad oggi dispone, sembra che il Viminale stia studiando una revisione che alleggerisca i "decreti sicurezza" attualmente in vigore, volta a ripristinare l'iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo, riportare da 4 a 2 anni il termine massimo di risposta sulla cittadinanza da parte dello Stato, la riattivazione degli SPRAR, l'eliminazione delle maxi multe e della confisca delle navi; a giudizio dell'interrogante, se effettivamente si procedesse in tale direzione, sarebbe l'ennesima conferma che le politiche governative sul tema dell'immigrazione sono approssimative e pericolose: un esempio è la sanatoria dei rapporti di lavoro irregolari, fortemente voluta dal Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali che, lungi dall'aver risolto le difficoltà del comparto, ha solo contribuito a fornire un'immagine distorta del lavoro agricolo, strumentalizzando la condizione di estrema difficoltà in cui versa il settore e la disperazione dei clandestini, rischiando di alimentare la tratta degli esseri umani, e con essa gli ingenti guadagni dei moderni schiavisti che operano nelle associazioni criminali internazionali; alla situazione già fortemente problematica della gestione dei migranti, si aggiunge anche quella del contenimento del contagio da COVID-19, che richiede misure supplementari di controllo e di isolamento che rischiano di mandare al collasso l'intero sistema. È necessario contenere gli arrivi per problemi di ordine pubblico e sicurezza della salute di tutti i cittadini, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo stia valutando la stesura di un piano strategico a livello nazionale in materia di immigrazione che preveda una revisione dei decreti sicurezza varati dal precedente Governo; quali siano le misure che si intende mettere in atto per contenere il numero esorbitante di migranti che sbarcano clandestinamente sulle nostre coste, creando problemi di ordine pubblico e di sicurezza sanitaria. Atto n. 4-03828 FATTORI LONARDO DE PETRIS CORRADO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: tra le aree protette secondo la legge n. 394 del 1991, spicca per importanza la riserva naturale statale del litorale romano, comprendente anche la pineta di Procoio, istituita con decreto del Ministro dell'ambiente 29 marzo 1996, e soggetta a vincolo paesaggistico e sito di importanza comunitaria (SIC); il piano di gestione è stato adottato il 16 gennaio 2020 con decreto del commissario ad acta nominato per effetto delle sentenze n. 3764 e n. 12651 del 2009 del TAR; il decreto istitutivo ha affidato la gestione della riserva ai Comuni di Roma e di Fiumicino e ha istituito la "commissione della riserva", con compiti di fornire indirizzi, proposte, pareri tecnico-scientifici obbligatori e vincolanti e vigilare sul funzionamento e gestione unitaria della riserva; ha inoltre disposto che le funzioni di presidente della commissione sono attribuite al componente designato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; il Comune di Roma il 7 marzo 2018 ha invitato le proprietà private all'interno della riserva ad effettuare "opere di ordinaria manutenzione e prevenzione consentite dal Regolamento Regionale n. 7/2205" e di "circoscrivere tramite professionista abilitato le zone a rischio della Pineta che presentano alberature in condizioni di stabilità precaria"; il 23 aprile 2018 è stato invece inoltrato alla Città metropolitana di Roma capitale il progetto di utilizzazione forestale e messa in sicurezza antiincendio del soprassuolo a prevalenza di pino domestico ( Pinus pinea L.) e specie mediterranee, su commissione del proprietario dei terreni su cui insiste l'intervento. I lavori prevedevano rimozione di materiali secchi, infiammabili e persino diradamenti in funzione antiincendio di alberi dall'età media di 80 anni, su una superficie di circa 54 ettari. Il progetto sottoposto al parere della commissione della riserva e al comando Carabinieri per la tutela della biodiversità e dei parchi non faceva cenno, tuttavia, all'"utilizzazione forestale"; la Regione Lazio ha autorizzato il progetto come "intervento di diradamento e messa in sicurezza antincendio nel bosco misto" (determina dirigenziale n. 6/1122 del 25 luglio 2019), in conferenza dei servizi semplificata in modalità asincrona; considerato che: il 2 settembre 2019 sono iniziati i lavori che hanno suscitato da subito manifestazioni civili di dissenso da parte dei cittadini a causa dell'elevato impatto ambientale nei confronti di flora, fauna e paesaggio, con tanto di documentazione fotografica all'interno del cantiere di animali morti per schiacciamento e desertificazione di estese superfici di sottobosco; da un esame della documentazione, la ditta "Vodice legnami" nella "dichiarazione di inizio lavori" ha comunicato di dar corso a lavori di utilizzazione forestale cui sono conseguiti tagli di ingenti quantitativi di alberi, incluse querce da sughero, ed è stato eliminato il sottobosco con macchine operatrici pesanti, contrariamente alla prescrizione della commissione della riserva di "limitare al massimo l'impiego di mezzi meccanici"; l'associazione ecologista "Gruppo d'intervento giuridico" onlus ha avviato un esposto con richiesta di verifica della legittimità dell'attività in corso e l'adozione dei provvedimenti necessari per il rispetto della legalità ambientale, rivolti alle amministrazioni pubbliche, alla polizia giudiziaria, ai Ministeri interessati, alla Regione, alla Soprintendenza per l'archeologia, ai Carabinieri forestali, al Comune di Roma capitale e all'organo di gestione della riserva e ha informato la Procura della Repubblica; l'associazione "Gruppo unitario per le foreste italiane" ha inoltrato alla Procura della Repubblica e al comando dei Carabinieri forestali una denuncia corredata di tre perizie tecniche; il 9 marzo 2020 la Procura ha disposto il sequestro del cantiere in Procoio; i lavori di potature severe nella riserva sono stati spostati in territorio di Fiumicino, località "Coccia di morto", in zona 1 di massima protezione e in periodo di nidificazione, operando in contrasto con la legge n. 157 del 1992, e non risulta l'esposizione di cartelli relativi ai lavori, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali siano le azioni che intendono adottare per la salvaguardia del sito attualmente in pericolo; quali provvedimenti intendano adottare per l'accertamento delle responsabilità amministrative e di mancato o tardivo controllo, ivi compresa la mancata adozione di misure di autotutela atte a fermare i lavori a seguito delle criticità denunciate. Atto n. 4-03829 FREGOLENT Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: in data 7 luglio 2020 il Governo ha presentato "#italiaveloce", il piano delle infrastrutture e dei trasporti per un'Italia ad alta velocità, allegato infrastrutture al programma nazionale di riforma; da informazioni assunte dagli organi di stampa, pare che il Governo sia in procinto di approvare un provvedimento finalizzato a "sbloccare" almeno 130 cantieri in Italia, per un controvalore di circa 200 miliardi di euro; nell'elenco degli interventi ferroviari da sbloccare riportati nella presentazione "#italiaveloce", figura il completamento della rete ad alta velocità nelle tratte venete, tra Verona e Padova, indicata come parte in costruzione e parte in progettazione, e tra Verona ed il Brennero, descritta come in progettazione; tenuto conto che per le tratte indicate, l'attuale contratto di programma tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana prevede la seguente disponibilità finanziaria: a) "AV-AC Verona-Vicenza": a fronte di un progetto del valore di 2.713 milioni di euro vi è una disponibilità nel contratto di programma di 984 milioni di euro e mancano quindi 1.729 milioni; b) "AV/AC attraversamento di Vicenza": a fronte di un progetto del valore di 805 milioni di euro vi è una disponibilità nel contratto di programma di 150 milioni di euro e mancano quindi 655 milioni; c) "AV/AC Vicenza-Padova": a fronte di un progetto (peraltro obsoleto) del valore di 1.316 milioni di euro, non vi è alcuna disponibilità finanziaria; d) "AV/AC Brennero IV lotto - ingresso VR nord": a fronte di un progetto del valore di 997,8 milioni di euro vi è una disponibilità finanziaria pari 24,7 milioni di euro e mancano quindi 973,10 milioni; pertanto, per sbloccare solo dal punto di vista finanziario gli interventi citati, sono necessari circa 4,7 miliardi di euro; tenuto conto altresì che risulta dalla presentazione che le tratte ferroviarie Padova-Bologna e Verona-Bologna sono dichiarate ad "alta velocità già esistente" (a 200 chilometri orari), si chiede di sapere: se il Governo nei propri provvedimenti finalizzati a sbloccare i cantieri per un'"Italia veloce" abbia stanziato effettivamente i 4,7 miliardi di euro mancanti per realizzare le opere dell'alta velocità in Veneto citate nel documento, elemento indispensabile per sbloccare in cantieri; se nella propria programmazione intenda implementare, soprattutto per la tratta Padova-Bologna, la rete ferroviaria esistente rendendola a tutti gli effetti una rete ad alta velocità con standard a 300 chilometri orari come originariamente previsto, o se tale programmazione risulti oggi abbandonata. Atto n. 4-03830 VANIN ROMANO DONNO ANGRISANI NATURALE TRENTACOSTE MONTEVECCHI FERRARA Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il forte "Caroman" nel comune di Venezia, comunemente noto come forte "Barbarigo", dal nome della batteria da difesa costiera costruita al suo interno del 1912, viene fatto risalire al 1800-1801; sono indicati insediamenti di artiglierie di tarda età veneziana nel 1797 ed è parte integrante del sistema difensivo della laguna di Venezia; il forte è stato dichiarato di interesse culturale con deliberazione della commissione regionale per il patrimonio culturale del 19 novembre 2018; da notizie di stampa si apprende che la riqualificazione ambientale della struttura è inserita all'interno delle misure di compensazione, conservazione e riqualificazione ambientale del sistema MOSE (modulo sperimentale elettromeccanico) previste dal "piano Europa 2011", come si legge su "Il Mattino di Padova" il 19 aprile 2020; tale recupero ha la finalità di salvaguardare e conservare le architetture militari che si sono sviluppate all'interno del forte nel corso dei secoli, dotare di un centro visite e di una base logistica la limitrofa riserva naturale di Caroman e in generale di migliorare la tutela e la conservazione del sito di protezione comunitaria (SIC e ZPS IT3250023) in cui è inserito; il forte Caroman, ex forte Barbarigo, è inserito, altresì, nell'elenco, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 luglio 2019, degli immobili di proprietà dello Stato non utilizzati per finalità istituzionali, proposti dall'Agenzia del demanio, da ricomprendere nel piano di cessione di immobili pubblici di cui all'articolo 1, comma 422, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019); il forte Caroman è stato posto in vendita dall'Agenzia del demanio già una prima volta all'interno del secondo bando nazionale 2019, con scadenza 15 novembre 2019; l'asta è andata deserta; a luglio 2020 è previsto un ulteriore bando nazionale per l'anno 2020, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti; se sia intenzione dell'Agenzia del demanio porre in vendita anche nell'anno 2020 il forte Caroman; se corrisponda al vero che la riqualificazione ambientale del forte Caroman sia inserita all'interno delle misure di compensazione, conservazione e riqualificazione ambientale del sistema MOSE previste dal "piano Europa 2011"; se non sia interesse dello Stato italiano, in luogo della vendita, recuperare e valorizzare la struttura nell'ambito degli interventi previsti dal "piano Europa 2011"; se, a questo fine, il Provveditorato alle opere pubbliche per il Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia non intenda immediatamente dare luogo alle attività di progettazione e riqualificazione ambientale allo scopo di arrestare il degrado del sito, ai sensi della convenzione generale Rep. n. 7191 del 4 ottobre 1991 e successivi atti aggiuntivi. Atto n. 4-03831 VANIN ANGRISANI PRESUTTO PAVANELLI GRANATO DONNO GUIDOLIN MONTEVECCHI ROMANO Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il forte Marghera a Mestre, nel comune di Venezia, costituisce forma esemplare di architettura militare napoleonica, al quale è inoltre legato il ricordo della resistenza dei veneziani nell'insurrezione contro il Governo austriaco (1848-1849); il fronte d'attacco della struttura militare nel maggio 1849 è stato oggetto della battaglia che vide contrapporsi l'esercito austriaco, al comando del generale Haynau, ai difensori del forte della Repubblica di San Marco dei patrioti Manin e Tommaseo; ancora oggi vengono ritrovati reperti e cimeli che ricordano quei giorni gloriosi; successivamente, in periodo postunitario, il forte Marghera è stato il perno del sistema militare denominato "campo trincerato di Mestre"; l'interesse culturale del sito, inteso nella sua interezza (parte interna e manufatti esterni ai fossati), è stato riconosciuto con decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali del 7 marzo 1980, a cui sono seguite prescrizioni di tutela indiretta del soprintendente regionale per i beni e le attività culturali del Veneto del 28 novembre 2002; inoltre il forte Marghera costituisce un elemento di rilevantissimo interesse paesaggistico facente parte dell'"ecosistema della laguna di Venezia", sottoposto a tutela per dichiarazione di notevole interesse pubblico ai sensi del decreto ministeriale 1° agosto 1985; considerato che: il Comune di Venezia ha presentato il progetto di un'infrastruttura denominata "parcheggio pubblico intermodale lungo via forte Marghera" sopra la "lunetta" esterna di nord-ovest del forte (lunetta XIII); esso prevede attività di scavo e di riprofilazione del terreno, la sostituzione del piano di calpestio in erba con "pavimentazione drenante in calcestruzzo con inerti a vista", il posizionamento di lampioni, importanti lavori di sbancamento per la costruzione di una rotatoria; prevede, inoltre, la realizzazione di un nuovo sistema di viabilità carrabile di accesso al forte, in sostituzione degli attuali accessi pedonali in terra battuta; durante la conferenza dei servizi dell'11 maggio 2020 è emerso che la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per Venezia e laguna avrebbe espresso preventivo assenso alla costruzione dell'opera pubblica, si chiede di sapere: se corrisponda al vero che la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per Venezia e laguna abbia autorizzato, ai sensi dell'art. 21, comma 4, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, la costruzione dell'opera pubblica; se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale autorizzazione contrasti con il disposto dell'art. 20 del decreto stesso, che dispone che i beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione; se non ritenga debba essere effettuata verifica preventiva dell'interesse archeologico dell'area ai sensi dell'art. 25 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50; se non ritenga, altresì, di chiedere parere preventivo al Consiglio superiore beni culturali e paesaggistici ai sensi dell'art. 27, comma 2, lett. f) , del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 dicembre 2019, n. 169, considerato che tali lavori, se realizzati, costituirebbero un precedente importante in materia di tutela delle pertinenze esterne delle architetture militari storiche. Atto n. 4-03832 PUGLIA VACCARO DONNO TRENTACOSTE ANGRISANI CROATTI PRESUTTO VANIN PAVANELLI LANZI ABATE NATURALE PIRRO FERRARA GIANNUZZI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: come già osservato nell'atto di sindacato ispettivo 3-00133 rivolto al Ministro dello sviluppo economico, le cosiddette agenzie di recapito private, risalenti ai primi del '900, hanno svolto in regime di concessione dell'allora Ministro delle poste, fino al 31 dicembre 2000, l'attività di recapito di tutti i prodotti postali in tutto il territorio nazionale; altresì si era osservato in quella sede che, allo scopo di assicurare la prestazione di un servizio postale universale, con prezzi accessibili a tutti gli utenti, con il decreto legislativo n. 261 del 1999, di recepimento della direttiva 97/67/CE, erano state revocate le concessioni alle agenzie di recapito, prevedendo l'introduzione degli istituti della licenza individuale e dell'autorizzazione generale per lo svolgimento dei servizi postali non riservati; l'articolo 23, comma 3, del citato decreto legislativo, prima della modifica apportata con decreto legislativo n. 58 del 2011, stabiliva che, in relazione a quanto disposto dal decreto del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni del 5 agosto 1997, le concessioni di cui all'articolo 29, numero 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 156 del 1973, fossero valide sino al 31 dicembre 2000. Al comma 5 veniva, altresì, previsto che Poste italiane potesse realizzare accordi con gli operatori privati, anche dopo la scadenza delle concessioni, al fine di ottimizzare i servizi, favorendo il miglioramento della qualità dei servizi stessi anche attraverso l'utilizzazione delle professionalità già esistenti; considerato che: a seguito di questo processo si è assistito ad una progressiva e inesorabile riduzione dei livelli di occupazione all'interno delle agenzie di recapito, le quali hanno visto ridurre il loro numero da 70 nel 2000 a 10 nell'ultimo periodo; in circa 10 anni, dunque, il valore degli appalti affidati da Poste italiane, in controtendenza con l'auspicato processo di liberalizzazione del servizio, si è segnatamente ristretto, tanto che le gare bandite di recente da Poste italiane prevedono l'affidamento di servizi per un valore non superiore a 28 milioni di euro, con ricadute significative sulle imprese, anche in termini di occupazione; in questi ultimi anni, inevitabilmente, le agenzie di recapito e i lavoratori hanno tentato di reggere alla contrazione del mercato dei servizi postali, facendo ricorso anche a contratti di solidarietà, cassa integrazione guadagni straordinaria, ordinaria e infine alla mobilità; nel frattempo Poste italiane SpA ha continuato ad avvalersi in tutte le regioni, in maniera continuativa e massiccia, di lavoratori a tempo determinato per le esigenze di consegna e di lavorazione della corrispondenza; dopo una serie di vicissitudini succedutesi nel corso degli anni, da ultimo, con un accordo del 19 giugno 2018, sono stati assorbiti nell'organico di Poste italiane diversi lavoratori ex dipendenti delle agenzie di recapito, mentre non sono stati contrattualizzati, e sono tuttora disoccupati, circa 200 lavoratori appartenenti prevalentemente alle aree di Roma, Campania e Sicilia; successivamente all'atto di sindacato ispettivo citato, è stato dato l'impulso, da parte del Ministero dello sviluppo economico, all'apertura di un procedimento volto a far interagire le parti coinvolte nella vicenda; in data 24 ottobre 2018 è stato aperto, presso il Ministero stesso, un tavolo di confronto con Poste italiane per la ricollocazione degli ex lavoratori delle agenzie di recapito; in particolare nell'incontro dell'11 luglio 2019 tenutosi al Ministero, Poste italiane ha manifestato l'intenzione di procedere alla ricollocazione previa consegna di un elenco con i nominativi dei lavoratori interessati ed iscrizione nella sezione "lavora con noi" sul sito della stessa società; il 19 luglio 2019 è stato inviato l'elenco dei nominativi richiesto da Poste italiane. Tuttavia, ad oggi, non risulta essere stata attivata alcuna procedura di chiamata, fatta eccezione per 3 nominativi che non sono risultati idonei, poiché privi dei titoli di studio richiesti o per non aver superato i quiz di preselezione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dell'evoluzione dei fatti; se non ritengano di valutare l'opportunità che i lavoratori delle agenzie di recapito, rimasti senza occupazione a seguito di quanto descritto, vengano riassunti e assorbiti nell'organico di Poste italiane, anche allo scopo di non perdere le competenze e il know how da loro acquisito nel corso della propria esperienza lavorativa e, soprattutto, di salvaguardare il loro diritto al lavoro. Atto n. 4-03833 IANNONE Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il settore del turismo ha subito un danno economico senza precedenti in seguito al lockdown per il COVID-19; in seguito alla riapertura dei siti archeologici e delle attività commerciali connesse le misure di sicurezza anti COVID stanno mettendo a dura prova gli operatori del settore; le misure di sicurezza sono imposte a ogni direttore dalle linee guida del Ministero per i beni e le attività culturali ed il turismo; agenzie di viaggio e tour operator , oltre a essere fermi a causa di voli interdetti e frontiere extraeuropee ancora chiuse, sono pesantemente penalizzati dalla modalità di acquisto on line dei biglietti dei siti archeologici e museali; a Pompei il biglietto si compra, pertanto, solo on line su "Ticketone", limitatamente a 10 persone e con guida compresa, così anche per il parco archeologico di Ercolano, dove il gruppo può essere massimo di 7 persone sempre guida compresa; lo stesso accade, con modalità sempre differenti da sito a sito, anche alla reggia di Caserta, a Paestum Velia, alla reggia e al museo archeologico di Capodimonte; oltre ai limiti di accesso vi sono ulteriori difficoltà legate alle fasce orarie, le quali comportano in concreto che è praticamente impossibile organizzare dei tour nei siti prima che i turisti vengano sul posto, in quanto è di fatto impossibile programmare e prenotare un viaggio turistico, danneggiando così enormemente agenzie di viaggio e tour operator , oltre agli stessi turisti; le stesse guide turistiche spesso non riescono a districarsi nella selva di regole imposte che, inoltre, variano da sito a sito; per l'effetto, enorme è anche il danno per le strutture alberghiere, i B&B, le case vacanze e le attività commerciali dell'indotto turistico; il giusto e legittimo dovere di garantire la sicurezza della salute pubblica in molti casi copre comportamenti burocratici e miopi da parte delle istituzioni competenti; sono ingenti le perdite economiche in Campania nel settore turistico e nel suo indotto, molte attività imprenditoriali e commerciali non hanno più riaperto: questo è un altro modo di morire a causa del COVID-19; risulta evidente che alle istituzioni competenti, superata l'emergenza, manca una strategia chiara e concreta per rilanciare il turismo nazionale, e campano in particolare, in modo da consentire nel medio periodo a tutte le società turistiche di riaprire mantenendo i livelli occupazionali antecedenti al lockdown , si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di promuovere un coinvolgimento più efficace e partecipato degli operatori del settore e delle loro associazioni di rappresentanza nelle decisioni adottate dalle istituzioni, per rispondere a visioni strategiche lucide e concrete di rilancio; se intenda promuovere forti investimenti di settore a sostegno del comparto del turismo accompagnati ad efficaci misure di sgravi fiscali per le società e di sostegno al reddito per i lavoratori; se ritenga strategica per la ripresa del normale funzionamento delle biglietterie e il prolungamento dell'orario di apertura dei siti museali e archeologici anche nelle ore serali. Atto n. 4-03834 RAUTI LA PIETRA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: sulla Gazzetta Ufficiale n. 131, supplemento ordinario n. 29, dell'8 giugno 2018 è stato pubblicato il comunicato inerente alla sottoscrizione del contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto funzioni centrali per il triennio 2016-2018; l'articolo 80, rubricato "Welfare integrativo", del contratto prevede che le amministrazioni disciplinano, in sede di contrattazione integrativa di cui all'art. 7, comma 6, la concessione di benefici di natura assistenziale e sociale in favore dei propri dipendenti, tra i quali: a) iniziative di sostegno al reddito della famiglia (sussidi e rimborsi); b) supporto all'istruzione e promozione del merito dei figli; c) contributi a favore di attività culturali, ricreative e con finalità sociale; d) prestiti a favore di dipendenti in difficoltà ad accedere ai canali ordinari del credito bancario o che si trovino nella necessità di affrontare spese non differibili; e) polizze sanitarie integrative delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale. Gli oneri per la concessione di tali benefici sono sostenuti principalmente mediante utilizzo delle disponibilità già previste, per le medesime finalità, da precedenti norme di legge o di contratto collettivo nazionale; nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali 2020-2022, sul capitolo 1879 "Provvidenze in favore del personale in servizio, di quello cessato dal servizio e delle loro famiglie", sono presenti, per l'anno 2020, 49.613 euro; i fondi stanziati risultano, purtroppo, del tutto insufficienti per porre in essere serie ed incisive azioni volte a creare un sistema di welfare integrativo interno; anche in questo periodo di grave emergenza sanitaria da COVID-19, il personale del Ministero ha continuato, con professionalità, a svolgere le proprie primarie funzioni per la salvaguardia, la tenuta e l'operatività del sistema agroalimentare italiano, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non ritenga opportuno e doveroso adottare iniziative dirette ad incrementare i fondi del capitolo 1879 attraverso mirati e specifici interventi normativi. Atto n. 4-03835 LA PIETRA Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per i beni e le attività culturali e per il turismo e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: è ormai nota e ampiamente dibattuta la questione generata dai lavori per l'installazione sull'isola d'Elba di un dissalatore per le necessità idriche dell'intera isola; si tratta di un'opera la cui utilità non è unanimemente riconosciuta da tutti gli enti territoriali e locali coinvolti: se da una parte la Regione Toscana, insieme all'Autorità idrica toscana (AIT) e all'Azienda servizi ambientali (ASA) difendono la necessità del dissalatore, dall'altra il Comune di Capoliveri lo contrasta, contestandone l'utilità presente e futura in ragione della supposta autosufficienza idrica del territorio, con la successiva emersione di un vero e proprio braccio di ferro tra le autorità coinvolte; tra le ragioni poste alla base delle posizioni contrarie all'opera, oltre all'inutilità della stessa in ragione della menzionata autosufficienza idrica, viene evidenziato anche l'impatto negativo sul turismo stagionale dell'isola, che rappresenta la principale attività caratteristica della sua economia, e il costo elevato dell'intervento, stimato in circa 20 milioni di euro ad opera completata; si evidenzia inoltre come la portata dell'acquedotto dell'isola, in gestione per circa 7 milioni di metri cubi annui alla società ASA, è stata aumentata integrando le risorse idriche del luogo con quelle di una condotta sottomarina capace di trasferire dalla costa della Toscana all'isola circa il 50 per cento del fabbisogno annuo; la realizzazione di tale sistema è stata preferita all'ottimizzazione dell'acquedotto esistente le cui perdite attuali arrivano quasi alla metà della sua portata, malgrado l'Elba disponga di una quantità idrica naturale per piovosità, soprattutto sulle alture, di circa 10 volte superiore alle necessità totali dell'intero anno; il funzionamento dell'attuale condotta idrica sottomarina ha finora impedito la prevista costruzione di un impianto autonomo, ecologico e permanente nel sottosuolo della parte montuosa dell'isola, dedicato alla raccolta naturale delle abbondanti acque piovane; a fronte dei disequilibri di portata dell'acquedotto esistente e delle perdite lungo il percorso, la società di gestione ha chiesto e ottenuto negli anni recenti dalla pubblica amministrazione alcuni milioni di euro per la costruzione di 21 vasche di stoccaggio idrico sparse nei punti strategici del territorio elbano; le vasche, secondo il progetto, avrebbero raccolto dal circondario collinoso sufficienti riserve idriche per integrare dinamicamente nell'acquedotto l'ulteriore quantità di acqua per le necessità di utenza in tutte le stagioni; tuttavia, delle 21 vasche che dovevano essere costruite, ne è stata realizzata soltanto una, adesso abbandonata, mentre della costruzione delle altre neppure si parla più; come rappresentato all'interrogante, tra i motivi dell'abbandono della vasca e dell'intero progetto vi sarebbe la negligenza professionale dimostrata nella costruzione del primo e ultimo di questi depositi, sito sulle alture antistanti a Portoferraio in una zona chiamata "Condotto", costruito senza la necessaria coibentazione di tenuta idrica; tale anomala carenza strutturale, che sembra sfuggita ad AIT e ASA, che hanno curato il progetto e il collaudo del primo esemplare con la ditta aggiudicataria, non rende possibile alcun mantenimento di acqua nel deposito da cui fuoriesce; le disfunzioni gestionali dell'acquedotto, a fronte di questo impegno abbandonato, sono state ora invocate paradossalmente dei medesimi enti responsabili al fine di ottenere il consenso della Regione Toscana all'installazione del dissalatore, non solo senza alcun costrutto, ma a chiaro danno degli stessi presunti beneficiari; l'interrogante rileva la necessità, rispetto alle molteplici considerazioni esposte, di valutare l'opportunità di effettuare un supplemento di riflessione in ordine alle istanze rappresentate dagli enti controinteressati, vagliando le possibilità attuative di un progetto ecologico già esistente, finalizzato a rendere l'isola d'Elba autonoma nell'approvvigionamento idrico, fonte primaria indispensabile per il turismo del territorio che rappresenta la sua unica risorsa economica, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo considerino percorribile una possibile soluzione alternativa rispetto all'installazione del dissalatore, tale da tutelare l'erogazione di un servizio di vitale importanza come quello dell'acqua alla popolazione, sospendendo i lavori volti alla realizzazione di un dissalatore la cui utilità non è condivisa unanimemente dalle istituzioni territoriali e anzi è considerato potenzialmente dannoso per l'economia dell'Elba; se, nell'interesse locale e nazionale, non valutino l'opportunità di promuovere delle iniziative di controllo della spesa pubblica per evidenziare in che modo sono state impiegate le ingenti risorse finanziarie pubbliche dedicate alle modifiche dell'acquedotto dell'Elba. Atto n. 4-03836 RUOTOLO DE PETRIS Al Ministro dell'interno Premesso che: la città di Torre del Greco (Napoli), di circa 85.000 abitanti, ha rinnovato il Consiglio comunale nella tornata elettorale del giugno 2018; le elezioni amministrative hanno destato enormi polemiche per fatti inerenti a presunta compravendita di voti effettuate da più soggetti che hanno partecipato direttamente e indirettamente alla competizione elettorale; i presunti fatti di compravendita di voti sono stati documentati da vari servizi della testata giornalistica "fanpage", come quello "Elezioni amministrative, così si controllano in provincia di Napoli: 'Fotografa la scheda'", da cui si evinceva che fuori dai seggi venivano comprati voti per un candidato che oggi siede in Consiglio comunale; per quanto risulta agli interroganti, a seguito delle indagini scaturite dall'inchiesta giornalistica di "fanpage" e dalla denuncia dei candidati delle altre coalizioni, come rivela un articolo de "Il Mattino" dal titolo "Voti 'comprati' a Torre del Greco, carabinieri testimoni contro poliziotto", un consigliere eletto è stato condotto a processo per rivelazione di segreto perché secondo l'accusa avrebbe rivelato, sempre all'interno delle maglie della compravendita dei voti, l'arrivo dei suoi colleghi poliziotti e, in seguito, è stato allontanato dal territorio cittadino per diversi mesi e sospeso dal ruolo elettivo nel Comune di Torre del Greco, divieto di dimora concluso a maggio 2020; per quanto risulta, a seguito delle indagini aperte dalla Procura di Torre Annunziata un consigliere comunale, dimessosi a seguito del suo arresto, e un suo sostenitore, già assessore di Torre del Greco, sono condannati con sentenza definitiva per i reati inerenti al voto di scambio come documentato dal quotidiano "Metropolis" nell'articolo "Voto di scambio a Torre del Greco, l'ultima mazzata per i politici: rischio ritorno in carcere"; per quanto risulta, la Procura di Torre Annunziata, oltre che sui fatti appena descritti, starebbe lavorando anche su altri filoni che vedrebbero coinvolti ex politici locali (comunque legati all'attuale amministrazione), dipendenti comunali e imprenditori con l'accusa di corruzione, turbativa d'asta e abuso d'ufficio, come documentava lo scorso 26 giugno il giornale "la torre 1905" con l'articolo dal titolo "Due anni di Palomba tra scandali e gestione tragicomica", si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, per quanto di sua competenza, affinché si faccia piena luce sui fatti esposti, e se non ritenga necessario attivare, ai sensi dell'articolo 143 del testo unico degli enti locali, ogni opportuno accertamento, promuovendo l'accesso presso il Comune di Torre del Greco, con la nomina una commissione d'indagine. Atto n. 4-03837 MARTI Al Ministro della giustizia Premesso che: il sistema penitenziario in Puglia risulta un "pianeta" abbandonato a sé stesso e, nonostante i preannunciati pericoli concreti di eventi straordinari, nulla si è mai mosso; nella totale sordità di chi ha responsabilità dell'amministrazione penitenziaria, 37.000 poliziotti penitenziari in Puglia vivono uno stato di malessere per un lavoro che oramai è soltanto eccessiva responsabilità, rischio continuo di ripercussioni penali o disciplinari nelle proprie azioni, prospettive di carriera pressoché inesistenti; nella maggioranza le strutture penitenziarie (Bari, Turi, Lucera e casa reclusione femminile di Trani) versano in uno stato di fatiscenza senza alcuna manutenzione ordinaria e straordinaria; le norme sulla sicurezza e salubrità degli ambienti di lavoro non risultano rispettate in alcun senso, molti sono gli ambienti privi di servizi igienici e, laddove esistenti, difettano del materiale necessario a garantire alle più elementari condizioni d'igiene personale; in molti reparti detentivi gli uffici dei "preposti" non sono minimamente arredati, né sono dotati di personal computer per la tenuta della conta della popolazione detenuta o per la registrazione dei movimenti giornalieri fuori dal reparto, cose che vengono sì fatte, ma scrivendo ancora a mano e utilizzando montagne di registri; in altri istituti vi sono postazioni di servizio in mezzo ai corridoi delle sezioni detentive; in altri istituti ancora, per la mancanza di fondi, non si riesce neanche più a sostituire i neon esausti; sotto il profilo della sicurezza va accelerato il ricorso all'uso della tecnologia, a cominciare dall'automatizzazione delle porte e dei cancelli, poiché nella maggioranza delle sedi detentive un solo agente deve ancora provvedere manualmente ad aprire e chiudere dai 2 a 6 cancelli; la maggior parte dei sistemi di allarme e di videosorveglianza necessita di essere sostituita perché mal funzionante, e, inoltre, in più istituti il servizio di sentinella non viene più garantito perché mancano le unità necessarie, in altri casi perché le mura di cinta sono pericolanti; la grave carenza d'organico incide pesantemente sui carichi di lavoro del personale del Corpo per il quale sono progressivamente aumentati i compiti istituzionali mentre l'organico è stato drasticamente ridotto con il decreto ministeriale dell'ottobre 2017. soprattutto in orari pomeridiani, notturni e festivi, all'interno delle sezioni detentive esiste una sola unità di Polizia penitenziaria che provvede a vigilare più piani con la presenza di centinaia di detenuti ristretti, di cui la maggioranza non è costituita da detenuti comuni ma da detenuti di un certo spessore criminale in quanto appartenenti ai vari clan esistenti nelle varie zone della regione, oppure che deve coprire più posti di servizio, come sempre più spesso si legge sui modelli 14/A giornalieri, dove appunto si riportano doppi incarichi da ricoprire, quali, ad esempio: "addetto alla vigilanza 1° e 2° piano", oppure "cancello sezione + piano terra" e così via, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi di necessario: disporre l'accertamento delle situazioni decsritte per l'eliminazione delle gravi difformità e per migliorare le condizioni operative e ambientali in cui sono chiamati ad operare quotidianamente le donne e gli uomini del Corpo di Polizia penitenziaria; aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per gestire le prossime aperture dei nuovi padiglioni di Taranto, Trani e Lecce, con 200 posti letto, arredati e ormai terminati e consegnati e in parte anche attivati considerate le ridottissime risorse di uomini; fornire una pianta organica adeguata per lo svolgimento dei compiti di traduzioni e piantonamenti; addivenire ad un'organizzazione del lavoro nei tre nuclei interprovinciale di Lecce e provinciale di Bari e Foggia e di ciascun nucleo locale traduzioni e piantonamenti, al fine di assicurare un'omogenea distribuzione delle risorse umane. Atto n. 4-03838 MARTI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: Ferrotramviaria SpA, società attiva nel settore del trasporto pubblico ferroviario regionale (linee FR1 e FR2) e metropolitano (linee FM1 e FM2) è imputata nel processo per il disastro avvenuto il 12 luglio 2016 nelle campagne tra la stazione di Andria e la stazione di Corato, al chilometro 51 della ferrovia Bari-Barletta; l'incidente, si ricorda, avvenne in prossimità di una curva circondata da alberi d'ulivo e nessuno dei macchinisti ebbe la possibilità di vedere l'altro treno arrivare e di azionare i freni di emergenza, provocando la morte immediata nell'impatto di entrambi i macchinisti dei due treni, di un capotreno e di oltre una ventina di passeggeri, mentre tutte le altre 57 persone a bordo riportarono ferite più o meno gravi; i soccorsi furono resi particolarmente complicati dall'assenza di una strada che portasse al luogo dell'incidente; nonostante si sia sempre parlato di un "errore umano" aggravato dal "blocco telefonico" (il processo per accertare definitivamente le cause dell'incidente e le responsabilità è iniziato nel mese di aprile 2019 ed è ancora in corso), per ben 146 volte prima di tale disastro ferroviario è accaduto il pasticcio dei convogli "bis", causa di confusione sui convogli effettivamente partiti e arrivati, cioè l'aver aggiunto al numero del convoglio la parola "bis" pur essendo partiti in anticipo rispetto al treno regolamentare dal quale avevano preso il numero e che avrebbe dovuto precederli; nel corso delle udienze il collegio ha deciso che la Regione Puglia debba essere citata come responsabile civile, con conseguente revoca di tutte le costituzioni di parte civile, già ammesse, nei confronti di Ferrotramviaria SpA, a conferma della gravità dei fatti; senza alcuna volontà di interferire nelle indagini è di tutta evidenza, secondo gli interroganti, un problema di sicurezza sui binari ferroviari ed incolumità dei passeggeri e poco trasparente risulta ai medesimi il rinnovo, tramite affidamento diretto e senza gara d'appalto, a Ferrotramviaria nel settembre 2017 dei servizi ferroviari, atteso che le responsabilità in capo a Ferrotramviaria riguardo al disastro del 2016 sono ancora tutte da accertare; si ricorda, peraltro, che ai sensi del decreto legislativo n. 112 del 2015 e decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 5 agosto 2016, sono individuate le reti ferroviarie per le quali sono attribuite alle Regioni le funzioni ed i compiti di programmazione e amministrazione, permanendo a livello nazionale, per il tramite dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, competenze autorizzative e di controllo, si chiede di sapere: quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare con riguardo alle criticità esposte riguardo alla sicurezza della tratta Bari-nord; se ed in che termini l'ANSF si sia adoperata dall'incidente ad oggi; se, per quanto di competenza, possa approfondire le ragioni che hanno indotto la Regione Puglia al rinnovo dei servizi in aggiudicazione diretta a Ferrotramviaria, nonostante il disastro ferroviario ancora tutto da accertare, nell'ottica, doverosa per i parenti delle vittime, di trasparenza e di conoscenza. Atto n. 4-03839 VALENTE FEDELI GIACOBBE ROJC STEFANO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il sisma sull'isola di Ischia del 21 agosto 2017 causò nei comuni di Casamicciola Terme, Lacco Ameno e Forio, oltre a perdite umane e numerosi feriti, ingenti danni a molti edifici che, risultando distrutti o inagibili, provocarono la perdita dell'abitazione per oltre 4.000 persone; per rispondere all'esigenza abitativa durante gli interventi tuttora in corso di ricostruzione e riparazione degli immobili danneggiati o distrutti, l'art. 18, comma 1, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2018, n. 130, ha previsto misure di assistenza alla popolazione, o tramite sistemazione alberghiera o tramite erogazione del contributo di autonoma sistemazione; in seguito, con integrazione inserita dall'art. 9- quaterdecies del decreto-legge 24 ottobre 2019, n. 123 convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 156, è stata prevista da un lato la cessazione al 30 aprile 2020 per ogni forma di assistenza alberghiera e la concomitante erogazione del contributo di autonoma sistemazione per i proprietari di immobili aventi diritto fino al rientro nelle abitazioni inagibili e dall'altro la riduzione del 50 per cento dei contributi (peraltro rinnovabili fino al 31 dicembre 2020) già concessi in favore dei soggetti che, al momento del sisma, dimoravano in abitazioni non di proprietà dichiarate inagibili; considerato che: un'interpretazione esclusivamente letterale di questa disposizione pregiudicherebbe quelle persone, legate da un rapporto di parentela in linea diretta o collaterale con il proprietario dell'immobile inagibile, che vi dimoravano gratuitamente al momento del sisma e che, diversamente dal caso dei semplici conduttori, hanno subito un danno qualificabile come proprio in ragione del rapporto intimo dal punto di vista umano ed economico con il proprietario; questo problema è stato sollevato prima dalle associazioni di cittadini del territorio e dalle amministrazioni locali, poi recepito e condiviso dal commissario straordinario per la ricostruzione dei territori ischitani colpiti nonché da quest'ultimo portato all'attenzione sia della Presidenza del Consiglio dei ministri sia del Dipartimento della protezione civile con comunicazione prot. n. 4884/CS/ISCHIA del 20 maggio 2020 e con una seconda nota prot. n. 5310/cs/ISCHIA del 29 giugno 2020; la disciplina adottata per il sisma del Centro Italia in materia di contributo di autonoma sistemazione ha già affrontato le questioni relative al rapporto genitori-figli, equiparando ai comodatari a titolo gratuito i soggetti legati da rapporto di parentela diretta o collaterale con il proprietario dell'immobile i quali dimoravano a titolo gratuito nell'abitazione inagibile; in particolare, l'ordinanza del capo del Dipartimento della protezione civile n. 614 del 18 novembre 2019 ha disposto all'articolo 3 o il mantenimento del contributo di autonoma sistemazione in favore dei conduttori e dei comodatari che presentino il reciproco impegno sia del proprietario dell'immobile inagibile sia del locatario o comodatario alla prosecuzione alle medesime condizioni del rapporto di locazione o di comodato in vigore alla data del sisma, oppure, in assenza di questo impegno, il riconoscimento ai conduttori o comodatari di un contributo pari alla differenza tra quanto corrisposto per dimorare nell'abitazione originaria inagibile e quanto corrisposto per abitare nel nuovo immobile, nella misura massima di 600 euro mensili, si chiede di sapere se e come si intenda definire la questione esposta relativa agli abitanti dei comuni di Ischia colpiti dal sisma, nell'ottica di favorire un'interpretazione della norma di cui all'art. 18, comma 1, lettera i-ter) , del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, ispirata a criteri di ragionevolezza ed equità che, anche conformemente ai precedenti richiamati, consenta di riconoscere il pieno accesso al beneficio a tutte quelle persone che, anche di fatto, hanno subito dal sisma un danno abitativo proprio. Atto n. 4-03840 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che: nell'ultimo periodo, sull'onda di un movimento globale fintamente democratico e presuntamente pacifista e antirazzista, si è scatenata, in Italia e nel mondo, una veemente ondata di episodi in cui si sono colpiti numerosi monumenti simbolo della nostra storia e della cultura occidentale in genere; negli Stati Uniti sono state abbattute statue di pioneri, di personaggi che hanno contribuito a scrivere la storia, come quella di Cristoforo Colombo. In Italia, nelle settimane scorse, a essere vandalizzata è stata la statua del celebre giornalista Indro Montanelli; nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2020 è stato brutalmente deturpato il monumento ai caduti della Folgore, inaugurato a Bergamo appena un anno fa. Si tratta di un atto incivile, di una barbarie inaudita, che sfregia la memoria di chi è morto per garantire pace e libertà al nostro Paese; non è la prima volta che avvengono simili episodi: accadde a Parma nel 2017, quando il monumento ai parà della Folgore fu sfregiato e incendiato da ignoti incivili; a testimonianza del valore dei nostri paracadutisti, vale la pena ricordare che nel 1942, alla Folgore, nel corso della seconda battaglia di El Alamein, fu riconosciuto l'onore delle armi da parte dei nemici britannici. Dopo due giorni di marcia nel deserto, infatti, la divisione Folgore si arrese ai nemici senza mostrare bandiera bianca e senza mai alzare le mani; tanto che il generale Hughes volle ricevere i generali Frattini e Bignami e il colonnello Boffa per complimentarsi. Alla Folgore, in seguito, fu conferita la medaglia d'oro al valor militare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda adottare iniziative urgenti volte a potenziare il presidio e il controllo dei monumenti italiani simbolo della nostra storia; se non intenda adottare iniziative di carattere normativo al fine di inasprire le pene e le sanzioni per chi deturpa, imbratta e oltraggia i simboli della nostra cultura e della nostra memoria storica. Atto n. 4-03841 AIMI Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: da fonti autorevoli si apprende dell'incresciosa situazione in cui versa il cimitero dei Rotoli a Palermo, dove attualmente vi sono 480 bare accatastate in attesa di degna sepoltura. Non ci sono infatti posti liberi per i feretri e da tempo il forno crematorio non è utilizzabile; ciò costituisce una vicenda assurda per un Paese che si dica civile: le giustificazioni legate alla mancanza di risorse e all'assenza di manutenzione da parte della ditta preposta (che avrebbe anche smesso di rispondere ai solleciti) non sono oltremodo ammissibili; si apprende che la Giunta del Comune di Palermo aveva effettuato un prelievo di 220.000 euro dal fondo di riserva per avviare la gara e il conseguente affidamento di un servizio di manutenzione straordinaria: ma, ad oggi, ancora nulla è dato sapere; le famiglie che oggi scelgono la cremazione devono pertanto spostarsi a Messina con ulteriore aggravio di costi; il sindaco avrebbe richiesto anche la convocazione di una conferenza dei servizi sullo stato di avanzamento della progettazione per il nuovo cimitero di Ciaculli per il quale risulterebbero stanziati 15 milioni di euro di fondi del CIPE; lo stesso sindaco, peraltro, aveva promesso un commissario straordinario per seguire l'intera vicenda: ma di questa nomina non vi è traccia, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; di quali elementi conoscitivi dispongano anche in relazione ad eventuali ispezioni, verifiche e controlli da parte delle autorità competenti, anche al fine di scongiurare rischi sanitari; se siano state assunte iniziative di competenza in merito; se siano previsti interventi urgenti per porre rimedio a questa situazione incresciosa, certamente indegna di un Paese che si dica civile. Atto n. 4-03842 RAMPI ALFIERI BUCCARELLA DE FALCO NENCINI ROSSOMANDO ROJC RUOTOLO MARILOTTI Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: le recenti decisioni sullo straordinario complesso di Hagia Sophia a Istanbul, patrimonio comune a tutta l'umanità, riguardano tutti i popoli, e in particolare i popoli del Mediterraneo; la storia e la cultura sono patrimonio universale; nessuno Stato dovrebbe avere la possibilità di rivendicarne la proprietà e di prendere decisioni su ciò che è parte del patrimonio culturale dell'umanità, in questo caso un ponte tra il passato e il futuro, tra le diverse culture che nei millenni hanno dato vita a Costantinopoli, Bisanzio, Istanbul; Hagia Sophia è stata nei 15 secoli di vita un luogo sacro sia per le diverse comunità cristiane che musulmane, un'eredità comune che la Turchia ha nel tempo saputo tutelare come di tutti e non monopolio di una sola religione; Hagia Sophia deve rimanere un patrimonio culturale comune per persone di tutte le fedi da visitare liberamente, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare per promuovere il ripensamento della decisione turca su Hagia Sophia, la creazione di un nuovo status istituzionale non statale per Hagia Sophia, il coinvolgimento di un gruppo indipendente di esperti, economicamente e amministrativamente autonomi, sotto la supervisione dell'UNESCO, per proteggere e conservare questo esempio di patrimonio storico dell'umanità. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-01775 della senatrice Binetti e del senatore Mallegni, sul programma di addestramento per piloti di Alitalia, denominato "Cadet pilot program" (CPP); 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-01776 della senatrice Boldrini ed altri, sul rispetto da parte delle Regioni delle linee guida sulla somministrazione di farmaci agli alunni in orario scolastico.