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Modifiche al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, relative al tribunale di Sanremo. Onorevoli Senatori. -- In attuazione della delega di cui all'articolo 1 della legge 14 settembre 2011, n. 148, il decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, ha disposto la soppressione su tutto il territorio nazionale di tribunali e delle corrispondenti Procure della Repubblica. In conformità alla norma di delega richiamata, la riorganizzazione dell'assetto territoriale degli uffici giudiziari avrebbe dovuto svolgersi secondo criteri oggettivi e omogenei che tenessero in adeguata considerazione parametri generali quali: l'estensione del territorio, il numero degli abitanti, i carichi di lavoro, l'indice delle sopravvenienze e la specificità territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale e al tasso d'impatto della criminalità organizzata. La disposizione di delega indicava altresì altri criteri residuali (salvataggio dei Tribunali minori insediati nei capoluoghi di provincia, divieto di scendere sotto il numero di tre tribunali dipendenti da una singola Corte di Appello) che confliggevano con la ratio della legge e restavano legati a fattori contingenti. A fronte di ciò, i contenuti del decreto legislativo n. 155 sono risultati incoerenti non solo con i principi e criteri direttivi della norma di delega, ma anche con le indicazioni e i rilievi emersi dall'approfondita indagine conoscitiva in materia svolta nella scorsa legislatura dalla Commissione giustizia della Camera e culminata, nell'agosto 2012, con l'approvazione a larghissima maggioranza di una relazione conclusiva. In particolare, sono risultati impropriamente soppressi alcuni tribunali che avrebbero dovuto essere mantenuti in quanto situati in aree caratterizzate da fenomeni di criminalità organizzata o necessari per decongestionare le aree metropolitane, o perché la loro soppressione avrebbe comportato un effettivo aumento delle spese ed il conseguente spreco di risorse pubbliche destinate col tempo ad aumentare. Appare pertanto urgente un intervento correttivo del legislatore, orientato a riequilibrare il processo di riorganizzazione degli uffici giudiziari riconducendolo nell'alveo dei criteri di razionalità, efficienza e -- non da ultimo -- sostenibilità sociale che la legge di delega disponeva per esso. Nel merito, con riguardo alla mancata considerazione della situazione infrastrutturale contingente, un caso fra quelli più evidenti è quello del Tribunale di Sanremo, la città di gran lunga più popolosa ed importante della Provincia di Imperia, nata nel suo attuale capoluogo (in allora Porto Maurizio) al momento dell'unità d'Italia perché ivi furono reperiti, in fretta e furia, i locali per ricoverarvi gli archivi della allora Prefettura di Nizza ed al solo scopo di risolvere i problemi legati alla cessione di detta città alla Francia, a cui Sanremo risultava troppo vicina. Quello di Sanremo, infatti, è attualmente un Tribunale di medie dimensioni, con una quindicina di magistrati fra giudici e pm e con una consistente massa di lavoro. Secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 155 del 2012, il Tribunale di Sanremo è destinato ad essere soppresso e accorpato a quello di Imperia, tribunale fra i più piccoli e con un carico assai modesto, di cui per ben due volte nel corso degli anni '80 il Consiglio Superiore della Magistratura aveva sollecitato la chiusura. Ora la legge che ha come obiettivo dichiarato l'eliminazione dei piccoli tribunali da accorpare a quelli più grandi, in aperta contraddizione nel caso di specie, contro ogni logica e in aperto contrasto con gli interessi della provincia o almeno di oltre i due terzi dei suoi abitanti, dispone la soppressione del tribunale più importante (uno dei più importanti della Liguria) per aggregarlo a quello molto più piccolo e meno produttivo (anni fa il rapporto della massa di affari tra i due tribunali era circa da uno a quattro e la situazione non è molto cambiata). E ciò in nome di un feticcio ormai in via di estinzione, il capoluogo di provincia, in una provincia che oltretutto risulta già eliminata da altro contemporaneo provvedimento legislativo. Sanremo, indenne da pulsioni campanilistiche, ha sempre rifiutato di rivendicare quel ruolo di capoluogo che le sarebbe indiscutibilmente spettato come città nettamente più grande, più popolosa, più ricca di storia e di iniziative culturali, più nota in Italia ed all'estero, del territorio della ex-provincia: caso assolutamente unico in Italia, del capoluogo provinciale non coincidente con la città più importante. Ed ora per questa sua davvero insolita disponibilità, la si vuol penalizzare sottraendole il tribunale che costituisce il suo maggiore punto di riferimento per tutto il territorio che ad essa fa capo. Se un accorpamento viene ritenuto inevitabile, nella specifica situazione di due uffici giudiziari ravvicinati, di uno dei quali la massa di lavoro non giustifica la permanenza in vita non è certo il Tribunale di Sanremo che merita di essere soppresso. Ma ciò non basta a spiegare una decisione assurda che danneggia i cittadini senza alleggerire ed anzi aggravando gli oneri per lo Stato. La città di Sanremo è perfettamente baricentrica nel territorio della ex -provincia, in cui Imperia si trova in posizione del tutto marginale. Questo implica che se la riforma sarà mantenuta, la maggioranza della popolazione dovrà affrontare maggiori disagi e oneri economici per recarsi al tribunale di Imperia, mentre per molti (magistrati, impiegati, avvocati, commercialisti, periti, addetti agli studi professionali) si porrà l'esigenza di un costoso quando dannoso pendolarismo. Maggiori oneri per lo Stato si determineranno per gli spostamenti (o più lunghi spostamenti) del personale delle forze dell'ordine e degli uffici amministrativi quotidianamente convocati come testi nei processi civili e penali, e ciò in relazione sia al tempo sia ai relativi costi: si pensi anche ai trasferimenti di detenuti. A tale proposito, occorre rilevare che l'incidenza della casa circondariale di Sanremo, in relazione ai maggiori costi che la soppressione comporterebbe, era già stata evidenziata dalla Commissione Giustizia del Senato nel parere espresso nel luglio 2012 per motivare la sua valutazione a favore dal mantenimento del tribunale di Sanremo. Invero, per restare ai dati attuali, la Casa Circondariale di Sanremo ha una capienza di 200 posti, che la rende il secondo Istituto penitenziario della Liguria. Non a caso, nel periodo 1º gennaio 2013-22 maggio 2013 -- data in cui il carcere accoglieva 360 persone, quasi il doppio rispetto alla sua capienza --, le traduzioni di detenuti sono state ben 379. I maggiori costi che deriverebbero dallo spostamento del Tribunale a Imperia, che dista dal carcere di Sanremo ben 31,5 Km (A/R: 63 Km) -- a differenza di quello di Sanremo, che dista appena 5 Km (A/R: 10 Km) dal Tribunale sopprimendo -- sono ictu oculi assai cospicui e vanno evidenziati come prova insuperabile del fatto che la prevista soppressione non otterrebbe il fine che la revisione della geografia giudiziaria si è posta: nessun risparmio, dunque; anzi, maggiori costi e minore efficienza. Si farebbe quindi una riforma per creare problemi ai cittadini accrescendo i costi e le difficoltà per la pubblica amministrazione. Si fa valere l'argomento del capoluogo (dell' ex- provincia) che però non si applica, per esempio, nel caso di Santa Maria Capua Vetere che non è capoluogo e tuttavia resta sede di tribunale, di cui è invece sprovvista la città capoluogo (e due volte più grande) Caserta. Si è fatta un'eccezione per i tribunali in zone a pericolosità mafiosa, ma tale argomento non si è voluto applicare al territorio di Sanremo e dell'estremo ponente ligure, ignorando le allarmate denunce dei presidenti e dei procuratori generali della regione. Non si è considerato che quello di Sanremo è un tribunale di frontiera e che proprio in frontiera si accerta tutta una serie di illeciti (in materia di droga, traffico d'armi, riciclaggio, esportazioni di valuta) per cui è importante poter disporre di un ufficio di procura abbastanza prossimo (Imperia dista circa 60 km dal confine). Per tutte queste ragioni è evidente che la posizione di Sanremo sia del tutto diversa da quella delle varie località che, con ragioni più o meno fondate, chiedono la revisione della normativa che ha disposto la chiusura dei rispettivi uffici giudiziari. Quella di Sanremo è una situazione davvero unica in Italia, comprensibile solo in ragione della (ancora una volta) disponibilità dei locali che si potrebbero reperire nel tribunale di Imperia, ma che provocherebbe, oltre che maggiori costi per lo Stato, il sacrificio non solo dei diritti e degli interessi legittimi della maggioranza dei cittadini del territorio, ma anche dell'interesse generale dell'amministrazione giudiziaria e del Paese.. Art. 1. 1. Alla Tabella A allegata al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, le righe: «Genova-Sanremo-T.-Sanremo» e «Sanremo-P.R.-Sanremo» sono soppresse. 2. Alla tabella A allegata al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 e successive modificazioni, alla voce «tribunale di Imperia» le parole «Airole, Apricale», «Badalucco, Bajardo, Bordighera», «Camporosso», «Carpasio, Castel Vittorio, Castellaro, Ceriana», «Dolceacqua», «Isolabona», «Molini di Triora, Montalto Ligure», «Olivetta San Michele, Ospedaletti, Perinaldo», «Pigna, Pompeiana», «Riva Ligure, Rocchetta Nervina», «San Biagio della Cima», «Sanremo, Santo Stefano al mare, Seborga, Soldano, Taggia, Terzorio, Triora, Vallebona, Vallecrosia», «Ventimiglia» sono soppresse e dopo la voce «tribunale di Massa» è inserita la seguente: «TRIBUNALE DI SANREMO Airole, Apricale, Badalucco, Bajardo, Bordighera, Camporosso, Carpasio, Castel Vittorio, Castellaro, Ceriana, Dolceacqua, Isolabona, Molini di Triora, Montalto Ligure, Olivetta San Michele, Ospedaletti, Perinaldo, Pigna, Pompeiana, Riva Ligure, Rocchetta Nervina, San Biagio della Cima, Sanremo, Santo Stefano al mare, Seborga, Soldano, Taggia, Terzorio, Triora, Vallebona, Vallecrosia, Ventimiglia». 3. Alla Tabella A allegata alla legge 26 luglio 1975, n. 354 e successive modificazioni, nel distretto di Genova, ufficio di sorveglianza di Genova, è aggiunto il tribunale di Sanremo. 4. In applicazione dei commi 1, 2 e 3 è ripristinato l'ufficio del tribunale di Sanremo, nonché l'ufficio della procura della Repubblica presso il medesimo tribunale di Sanremo. 5. Il Ministro della giustizia è autorizzato ad apportare alla Tabella A annessa all'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, ed alla tabella A allegata alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, le variazioni conseguenti all'applicazione della presente legge.