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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONE SPECIALE PER L'ESAME DEGLI ATTI URGENTI PRESENTATI DAL GOVERNO 7 CRIMI La seduta inizia alle ore 14,15. IN SEDE REFERENTE (297) D-l 38/2018 - misure urgenti Alitalia DDL 297 Conversione in legge del decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, recante misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A. (Esame e rinvio) Il relatore TURCO ( M5S ) illustra il provvedimento in esame riguardante la conversione in legge del decreto-legge n. 38 del 27 aprile 2018, recante "Misure urgenti per garantire il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia S.p.A.". Ricorda che la predetta società è stata ammessa alla procedura di Amministrazione Straordinaria con decreto del Ministero dello sviluppo economico del 2 maggio 2017, ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto-legge n. 347 del 2003 (la cosiddetta legge Marzano). Con il medesimo decreto è stato nominato il collegio commissariale della società, in un numero di tre componenti. La documentazione posta a corredo del decreto di ammissione alla procedura straordinaria evidenzia una situazione patrimoniale deficitaria, aggiornata alla data del 28 febbraio 2017, così strutturata: posizione debitoria complessiva di circa 3 miliardi di euro; capitale proprio al di sotto del minimo di legge; un manifesto stato d'insolvenza, con passività correnti di circa 2,3 miliardi di euro, a fronte di attività correnti per 921 milioni di euro. Successivamente, il decreto-legge n. 50 del 2017, convertito con modificazioni dalla legge n. 96 del 21 giugno 2017, ha autorizzato l'espletamento delle procedure di vendita dei complessi aziendali facenti capo alla predetta società, stabilendo quale termine di esecuzione il 15 ottobre 2017, successivamente prorogato al 30 aprile 2018 dall'articolo 12 del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148. Le motivazioni di tale proroga erano giustificate "per l'espletamento di una fase negoziale volta a migliorare le offerte", in un contesto economico, quello del settore del trasporto aereo, caratterizzato da eventi contingenti, quali il dissesto di alcune compagnie (come ad esempio lo stato d'insolvenza di Air Berlin e Ryan Air ), che hanno indotto taluni operatori del settore a manifestare l'esigenza di disporre di ulteriore tempo per la definizione della procedura. Nel corso del citato ultimo termine del 30 aprile 2018, in cui doveva completarsi la procedura di liquidazione del patrimonio aziendale, non è stato individuato alcun soggetto aggiudicatario, nonostante sette offerte di acquisto risultino pervenute all'amministrazione straordinaria. Con la proposta normativa in esame il Governo intende, pertanto, autorizzare il prolungamento della procedura di vendita, al fine di massimizzare i risultati della liquidazione, garantire i creditori sociali, conservare il patrimonio produttivo dell'impresa e salvaguardare i livelli occupazionali. Passa pertanto ad illustrare i contenuti del provvedimento. In particolare, l'articolo 1, comma 1, lettera a) , del decreto-legge in esame dispone il rinvio al 31 ottobre 2018 del termine entro cui dovrà essere ultimata la procedura di cessione. Al comma 1, lettere b ) e c) , si interviene, inoltre, sulla concessione di proroga al 15 dicembre 2018 della restituzione del finanziamento statale di 600 milioni di euro, già disposto a beneficio dell'amministrazione straordinaria dal decreto-legge n. 50 del 24 aprile 2017 e successivamente incrementato di ulteriori 300 milioni di euro dal decreto-legge n. 148 del 16 ottobre 2017. Ricorda che il predetto finanziamento di 600 milioni di euro è stato concesso "per far fronte alle indilazionabili esigenze gestionali" della società Alitalia, mentre quello aggiuntivo per garantire l'adempimento delle obbligazioni di trasporto ed evitare l'interruzione del servizio pubblico aereo. I finanziamenti in questione, concessi nelle more dell'esecuzione del programma di amministrazione straordinaria, risultano avere la prededucibilità del rimborso e sono stati elargiti a titolo oneroso, con l'applicazione di interessi al tasso Euribor a sei mesi, pubblicato il giorno precedente la data di erogazione, maggiorato di 1.000 punti base (allo stato, il tasso d'interesse è di circa il 10 per cento). Le disposizioni sui prestiti concessi sono state notificate dallo Stato italiano alla Commissione europea solo nel gennaio 2018, nonostante il regolamento UE 2015/71589 prescriva la notifica tempestiva dell'informativa sui finanziamenti concessi. Fa presente che ai prestiti concessi si applica la disciplina recata dagli orientamenti sugli aiuti di stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficoltà (comunicazione della Commissione europea 214/C 249/01), in quanto i medesimi prestiti costituiscono forma di assistenza urgente e temporanea, avente come obiettivo principale quella di garantire la funzionalità per il breve periodo necessario alla redazione di un piano di ristrutturazione o di liquidazione. La Commissione europea, a seguito anche di diverse denunce presentate nel corso dell'anno 2017, ha comunicato - in data 23 aprile 2018 - di aver aperto un'indagine approfondita per valutare se i prestiti concessi ad Alitalia costituiscano aiuto di Stato e se essi siano conformi alla normativa dell'Unione in materia di aiuti alle imprese in difficoltà. In particolare, la stessa Commissione ha rilevato, nel Comunicato del 23 aprile 2018, che la durata del prestito ha superato, dall'erogazione della prima rata al beneficiario, la durata massima di sei mesi prevista dai citati orientamenti e, allo stesso tempo, ha manifestato dubbi sul fatto che l'aiuto si limiti al minimo necessario. In merito a tale ultima considerazione, tenuto conto di quanto prescritto dagli orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficoltà, fa presente, al fine di scongiurare che anche il provvedimento in discussione sia configurabile quale aiuto di Stato, la necessità di acquisire agli atti della Commissione speciale elementi informativi in merito al piano di ristrutturazione ovvero il piano di liquidazione, onde dimostrarne la funzionalità dell'erogazione del prestito. Sui provvedimenti di carattere finanziario precedenti, ritiene che permangono, invece, criticità sulla condizione della prova che il prestito sia stato integralmente rimborsato entro il termine di sei mesi dall'erogazione della prima rata al beneficiario. Il disegno di legge in esame, infine, a differenza di quanto previsto nel decreto-legge n. 50 del 2017, non riporta alcun riferimento alla compatibilità della misura con la disciplina dell'Unione europea in materia. Sul piano dell'incidenza finanziaria sui conti pubblici, trattandosi di una proroga di termini concessi, fa presente che la relazione tecnica allegata al provvedimento afferma che la norma non determina nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, atteso che la scadenza dei finanziamenti ricade nel medesimo esercizio precedentemente individuato. Per quanto concerne l'esatta individuazione degli oneri finanziari connessi al provvedimento, ritiene opportuno acquisire maggiori informazioni da parte del Ministero dell'economia e delle finanze. Con particolare riferimento all'esigenza di acquisire elementi informativi concernenti il piano di ristrutturazione ovvero il piano di liquidazione, ritiene necessario che la Commissione avvii, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva nell'ambito dell'istruttoria legislativa, procedendo in primo luogo all'audizione dei commissari Alitalia. Il PRESIDENTE , in considerazione della proposta avanzata dal relatore, si riserva di acquisire, anche per le vie brevi, l'orientamento dei diversi Gruppi parlamentari. Qualora non vi fosse una convergenza unanime sulla proposta, sarà necessario che la Commissione deliberi in una prossima seduta. Nel caso in cui maturasse un'indicazione favorevole all'indagine conoscitiva, previo consenso del Presidente del Senato, si riserva di organizzare un serrato programma di audizioni, sulla base delle indicazioni che perverranno dai Gruppi, tenendo conto dei termini prescritti per la conversione in legge del decreto-legge. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ), con riferimento alla proposta avanzata dal relatore, ritiene necessario riflettere sull'opportunità di avviare un'indagine conoscitiva, anche perché molte delle questioni sollevate sono state oggetto di valutazioni già compiute dalle Commissioni parlamentari competenti nella scorsa legislatura. Ricorda che il decreto-legge in esame si limita esclusivamente a disporre una proroga del termine per effettuare la procedura di cessione. Il senatore MARINO ( PD ) ricorda che lo strumento dell'indagine conoscitiva, al quale le Commissioni normalmente ricorrono per l'approfondimento di tematiche complesse, richiede tempi e procedure probabilmente non compatibili con i termini costituzionalmente previsti per la conversione in legge del decreto-legge. Chiede pertanto al relatore di valutare l'opportunità di ricorrere in alternativa allo strumento delle audizioni informali dinanzi all'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari. Il senatore URSO ( FdI ) fa presente che il decreto-legge in esame, benché contenga solo una proroga, riveste comunque particolare rilevanza, anche in vista dell'avviso che la Commissione europea sarà tenuta a rendere in materia di aiuti di Stato. Rileva inoltre che, ad un anno dalla nomina del commissario Alitalia, non si registra ancora alcuna riduzione dei costi, ma - al contrario - soltanto un peggioramento degli indicatori relativi ai voli ed al numero dei passeggeri. Ritiene, in conclusione, di assoluto rilievo invitare in audizione tutte le parti coinvolte, allo scopo di compiere i necessari approfondimenti. Il relatore TURCO ( M5S ) segnala, innanzitutto, che la proroga in esame non costituisce un atto meramente formale, ma riveste caratteri sostanziali che meritano i necessari approfonditi. Ritiene in ogni caso preferibile ricorrere allo strumento dell'indagine conoscitiva, previsto dall'articolo 48 del Regolamento, in ragione della rilevanza del tema all'esame e per assicurare la massima pubblicità alle audizioni. Il PRESIDENTE ricorda che le indagini conoscitive, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, possono anche essere limitate nella durata, in relazione all'oggetto dell'indagine. Ritiene pertanto che il ricorso a tale strumento sia compatibile con i tempi di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge. Propone, inoltre, di fissare alle ore 20 di martedì 15 maggio il termine per la presentazione di eventuali emendamenti. La Commissione conviene sulla proposta del Presidente relativa al termine per la presentazione degli emendamenti. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO Schema di decreto legislativo recante disposizioni per disciplinare il regime di incompatibilità degli amministratori giudiziari, dei loro coadiutori, dei curatori fallimentari, e degli altri organi delle procedure concorsuali Doc n. 13 Schema di decreto legislativo recante disposizioni per disciplinare il regime di incompatibilità degli amministratori giudiziari, dei loro coadiutori, dei curatori fallimentari, e degli altri organi delle procedure concorsuali (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 33, commi 2 e 3, della legge 17 ottobre 2017, n. 161. Esame e rinvio) La relatrice STEFANI ( L-SP ) illustra lo schema di decreto legislativo in titolo - adottato in attuazione della delega contenuta nell'articolo 33, commi 2 e 3, della legge n. 161 del 2017 di riforma del Codice antimafia (decreto legislativo n. 159 del 2011) - volto a disciplinare il regime delle incompatibilità relative agli uffici di amministratore giudiziario e di coadiutore dell'amministrazione giudiziaria, nonché di curatore nelle procedure fallimentari e figure affini delle altre procedure concorsuali. Il citato articolo 33 stabilisce che il Governo debba prevedere, in primo luogo, l'incompatibilità per rapporti di parentela, affinità, convivenza e, comunque, assidua frequentazione con magistrati addetti all'ufficio giudiziario al quale appartiene il magistrato che conferisce l'incarico; e, in secondo luogo, l'esercizio della vigilanza del presidente della corte di appello sulle nomine ai predetti incarichi conferite a soggetti che abbiano con i magistrati del distretto giudiziario, in cui ha sede l'ufficio titolare del procedimento, gli indicati rapporti di parentela, affinità, coniugio o frequentazione assidua, in modo tale da evitare indebite commistioni e compromissione della credibilità della funzione giudiziaria. Passa pertanto ad illustrare il merito del provvedimento, che si compone di 6 articoli. Più nel dettaglio l'articolo 1, lettera a) , integra con due nuovi commi (4- bis e 4- ter ) il contenuto dell'articolo 35 del Codice antimafia che - nei procedimenti di prevenzione patrimoniale antimafia - prevede la nomina da parte del tribunale che dispone il sequestro, oltre che del giudice delegato alla procedura, anche di un amministratore giudiziario dei beni oggetto della misura. Il nuovo comma 4- bis ) introduce nei citati procedimenti di prevenzione un sistema di incompatibilità alla nomina di amministratore giudiziario (o di suo coadiutore), derivante da legami di parentela o da rapporti amicali o di natura affettiva con magistrati addetti all'ufficio giudiziario cui appartiene il giudice che conferisce l'incarico. Secondo il nuovo comma 4- bis dell'articolo 35 del Codice, risultano ostativi alla nomina ad amministratore giudiziario (e coadiutore dello stesso) i seguenti legami o rapporti tra il professionista e il magistrato addetto all'ufficio giudiziario che conferisce l'incarico: il rapporto di coniugio, di unione civile o stabile convivenza; la parentela entro il terzo grado; l'affinità entro il secondo grado; il rapporto di assidua frequentazione. Tale ultimo rapporto è specificamente definito dallo stesso comma 4- bis come quello derivante: da una relazione sentimentale; da un rapporto di amicizia consolidato ("stabilmente protrattosi nel tempo") e connotato da "reciproca confidenza", nonché il rapporto e frequentazione tra commensali abituali. Il nuovo comma 4- ter dell'articolo 35 del Codice fornisce la definizione di ufficio giudiziario ai sensi del precedente comma 4- bis : mentre l'incompatibilità sussiste sempre in presenza di ufficio organizzato in sezione unica, nel caso di più sezioni, il riferimento all'ufficio va inteso alla sezione alla quale appartengono i componenti del collegio. Su questo aspetto si fa presente che la direttiva europea non prevede alcuna specificazione. Con riferimento ai destinatari delle disposizioni introdotte, si segnala che le stesse si applicano anche in relazione alla nomina degli stessi professionisti in altri procedimenti previsti dallo stesso codice antimafia e, in particolare, nell'amministrazione giudiziaria di beni personali (articolo 33) e aziendali (articolo 34); ciò, rispettivamente, in forza del rinvio alla disciplina dell'articolo 35 e a quella del capo I del titolo III del libro primo del Codice (in cui lo stesso articolo 35 è contenuto). L'articolo 1, lettera b) , aggiunge, poi, al Codice antimafia i nuovi articoli 35.1 e 35.2. L'articolo 35.1 dispone l'obbligo per l'amministratore giudiziario di depositare entro due giorni dalla nomina nella cancelleria del giudice (che lo ha nominato) una dichiarazione che attesti l'assenza delle situazioni di incompatibilità previste dal comma 4- bis dell'articolo 35. Al mancato deposito o alla successiva emersione di profili di incompatibilità consegue la sostituzione del professionista da parte del tribunale in via d'urgenza. Viene, inoltre stabilito - ai fini della prescritta vigilanza del presidente della corte d'appello di cui al successivo articolo 35.2 - che l'amministratore giudiziario debba indicare l'esistenza dei legami o rapporti previsti dal nuovo comma 4- bis con magistrati che esercitano la funzione nel distretto di corte d'appello ove pende il procedimento nel cui ambito è stato conferito l'incarico. Analoga dichiarazione del coadiutore attestante l'assenza delle incompatibilità deve essere consegnata da questi all'amministratore giudiziario entro due giorni dalla nomina (e, comunque, prima di iniziare la sua attività). Quest'ultimo, nelle successive 48 ore, la deposita nella cancelleria del giudice; in assenza di consegna della dichiarazione da parte del coadiutore o in caso di incompatibilità sopravvenuta, consegue anche qui l'impossibilità per l'amministratore giudiziario di avvalersi dell'apporto del coadiutore. L'articolo 35.2 del Codice antimafia dà attuazione al criterio di delega che prevede la vigilanza del presidente della corte d'appello sugli incarichi affidati ai professionisti. Tale vigilanza si concreta nella possibilità, per il presidente, di estrarre per via informatica i dati più rilevanti sulle incompatibilità contenute nelle dichiarazioni depositate dagli amministratori giudiziari ai sensi dell'articolo 35.1. Si tratta in particolare dei dati concernenti il nome del giudice che ha assegnato l'incarico; i dati riferiti all'ausiliario; la data di conferimento dell'incarico; il nome del magistrato con il quale il professionista incaricato ha dichiarato di essere legato da uno dei rapporti di cui alla nuova disciplina delle incompatibilità. Quanto alla vigenza di tale disciplina, l'articolo 5, comma 2, dello schema prevede che la stessa decorra dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del provvedimento del responsabile dei sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia, da adottarsi entro un anno dall'entrata in vigore del presente decreto, attestante la piena funzionalità dei sistemi di estrazione, con modalità informatiche ed in forma massiva dei dati necessari all'esercizio della funzione di sorveglianza. I successivi articoli del provvedimento estendono ad altri professionisti nominati in specifiche procedure la disciplina introdotta dall'articolo 1 per gli amministratori giudiziari nei procedimenti di prevenzione. In particolare, l'articolo 2 aggiunge un comma all'articolo 28 della legge fallimentare (regio decreto n. 267 del 1942) per prevedere - anche per le nomine dei curatori fallimentari e dei loro coadiutori - l'applicazione della disciplina dell'incompatibilità, della dichiarazione e della vigilanza, introdotte dall'articolo 1 dello schema in esame. La modifica dell'articolo 28 consente l'analoga estensione della disciplina in oggetto anche alle nomine dei commissari e liquidatori giudiziali nominati nell'ambito di procedimenti di concordato preventivo. L'articolo 3 ﻿aggiunge un comma 3- bis all'articolo 8 della legge n. 270 del 1999, relativa alla disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza. Il nuovo comma stabilisce l'applicazione della disciplina dell'incompatibilità prevista dalle nuove disposizioni introdotte dall'articolo 1 dello schema in esame, anche per la nomina - da parte del tribunale - del commissario giudiziale a seguito della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza dell'impresa. L'articolo 4 estende anche al gestore della liquidazione e ai liquidatori nelle procedure per la composizione delle crisi da sovraindebitamento, la nuova disciplina dell'incompatibilità, della dichiarazione e della vigilanza; sono a tal fine novellati gli articoli 7 e 14- quinquies della legge n. 3 del 2012 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento). Inoltre, in virtù dell'espresso rinvio all'articolo 28 della legge fallimentare fatto dall'articolo 13 della stessa legge n. 3 del 2012, la nuova disciplina si applica anche per la nomina del liquidatore nominato dal giudice (su proposta dell'organismo di composizione della crisi) quando per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni pignorati ovvero se così è previsto dall'accordo o dal piano del consumatore. Gli articoli 5 e 6 recano infine la clausola di invarianza finanziaria e l'entrata in vigore del provvedimento. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. Schema di decreto legislativo recante disposizioni per la tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate Doc n. 14 Schema di decreto legislativo recante disposizioni per la tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 34 della legge 17 ottobre 2017, n. 161. Esame e rinvio) Il relatore GIARRUSSO ( M5S ) illustra lo schema di decreto legislativo in esame, composto di sette articoli, che attua la delega contenuta all'articolo 34 della legge n. 161 del 2017, finalizzata all'adozione di disposizioni per la tutela del lavoro nelle imprese sequestrate e confiscate sottoposte ad amministrazione giudiziaria, favorendo la regolarizzazione dei rapporti di lavoro, l'accesso agli ammortizzatori sociali e la continuazione delle attività economiche. Il provvedimento fa ricorso solo nell'articolo 3 alla tecnica della novella legislativa e pertanto le disposizioni in esso contenute vanno ad aggiungersi a quelle già esistenti. Rileva preliminarmente che la delega prevedeva una ricognizione del quadro normativo nazionale e del contesto normativo comunitario ed internazionale, effettuata nell'ambito dell'analisi tecnico-normativa che accompagna l'articolato trasmesso alle Camere in data 19 marzo 2018. Segnala, peraltro, che alcuni adempimenti importanti sono rinviati a due decreti attuativi di natura non regolamentare, da emanare nel termine, relativamente breve, di 60 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto legislativo. Ricorda che la delega per l'adozione del decreto legislativo scade il prossimo 18 maggio e che la procedura prevede che il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri espressi sullo schema dalle Commissioni parlamentari competenti, deve trasmettere nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e di motivazione, ai fini dell'espressione di un secondo parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti. Come evidenziato nella analisi di impatto della regolamentazione che accompagna lo schema, attualmente circa il 90 per cento delle aziende confiscate è destinato al fallimento e ciò determina costi economici e sociali elevati in territori già fortemente condizionati dalla criminalità organizzata. Di qui la necessità di proporre strumenti di carattere economico e finanziario in favore sia delle imprese che dei lavoratori coinvolti. In attuazione dei principi e criteri direttivi contenuti nella delega, lo schema di decreto introduce misure di sostegno al reddito dei lavoratori delle imprese sequestrate e confiscate, sia in costanza di rapporto di lavoro che in caso di sua cessazione, nonché misure di agevolazione volte a facilitare la valorizzazione delle aziende sottratte alla criminalità organizzata. Passando ad analizzare i contenuti del provvedimento, segnala che, in base all'articolo 1, qualora non sia possibile il ricorso agli ammortizzatori sociali previsti in via ordinaria in costanza di rapporto di lavoro, ai lavoratori sospesi dal lavoro o impiegati ad orario ridotto, dipendenti da imprese sequestrate e confiscate sottoposte ad amministrazione giudiziaria, sempre che sia stato approvato il programma di prosecuzione o di ripresa dell'attività e fino alla loro assegnazione o destinazione, è concesso un trattamento di sostegno al reddito pari al trattamento straordinario di integrazione salariale. Tale trattamento, che non può eccedere la durata di dodici mesi nel triennio 2018-2020 ed è accompagnato dal riconoscimento della contribuzione figurativa ai fini del diritto e della misura della pensione, è concesso dal Ministero del lavoro, su richiesta dell'amministratore giudiziario - che indica i nominativi dei lavoratori interessati - previa autorizzazione scritta del giudice delegato. Ne possono beneficiare anche i lavoratori per i quali il datore di lavoro non abbia adempiuto, anche parzialmente, agli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale. Si prevede la possibilità di concessione provvisoria del beneficio - con decorrenza dall'autorizzazione del giudice - prima dell'approvazione del programma di prosecuzione o ripresa dell'attività e si stabilisce che, per le imprese gestite dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, possa essere la stessa Agenzia ad avanzare la richiesta di concessione. Vengono quindi riprese le indicazioni contenute nella legge di delega per l'individuazione delle categorie dei soggetti esclusi dalle misure di sostegno, ne viene disciplinata la cessazione e revoca e si demanda ad un successivo decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali la definizione delle modalità applicative. Il comma 5 dell'articolo 1 esclude che il trattamento di cui al comma 1 possa essere richiesto per: a) i lavoratori indagati, imputati o condannati per il reato di associazione mafiosa, per i reati aggravati ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge n. 152 del 1991 o per reati ad essi connessi; b) il proposto, il coniuge del proposto o la parte dell'unione civile, i parenti, gli affini e le persone con essi conviventi ove risulti che il rapporto di lavoro sta fittizio o che gli stessi si siano concretamente ingeriti nella gestione dell'azienda; c) i lavoratori che abbiano concretamente partecipato alla gestione dell'azienda prima del sequestro e fino all'esecuzione di esso. Sotto il profilo sostanziale, segnala l'opportunità di chiarire, tenendo conto della disciplina di delega (art. 34, comma 3, lettera b) , della legge n. 161 del 2017), se il riferimento a coniugi, parti dell'unione civile, parenti, affini e conviventi concerna solo il proposto o anche i lavoratori indagati (ovvero imputati o condannati) di cui alla lettera a) del medesimocomma 5. L'articolo 2 dello schema introduce poi un'indennità mensile della durata di quattro mesi, senza copertura figurativa, a favore dei lavoratori dipendenti per i quali il datore di lavoro non abbia adempiuto, anche parzialmente, agli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale, il cui rapporto di lavoro sia stato risolto dall'amministratore giudiziaria e che non abbiano i requisiti di anzianità contributiva e lavorativa per accedere al trattamento della Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego - NASpI - di cui al decreto legislativo n. 22 del 2015. L'indennità concessa è pari alla metà di tale trattamento. Al riguardo, invita a valutare la congruità della limitazione dell'indennità ai soli lavoratori di cui al precedente articolo 1, comma 2, considerato che anche i dipendenti regolari per i quali il datore di lavoro abbia adempiuto tutti gli obblighi in materia di lavoro e di legislazione sociale possono rientrare nella fattispecie di risoluzione del rapporto di lavoro e di mancanza dei requisiti per il trattamento NASpI. Segnala che la stessa considerazione sembra valere per i casi in cui la risoluzione del rapporto sia operata - anziché dall'amministratore giudiziario - dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. L'importo dell'indennità di cui al presente articolo 2 è pari alla metà dell'importo massimo mensile del trattamento NASpI (tale importo massimo è pari, nel 2018, a 1.314,30 euro). Al riguardo, segnala che il richiamo normativo dovrebbe concernere il comma 2 - anziché il comma 1 - dell'articolo 4 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 . Non è chiaro se l'indennità sia esclusa qualora il soggetto non possieda (ovvero dal momento in cui perda) il requisito dello stato di disoccupazione (requisito previsto ai fini del trattamento NASpI). Rileva che, sotto il profilo letterale, nel comma 1 dell'articolo 2, sembrerebbe preferibile adoperare la locuzione completa "programma di prosecuzione o di ripresa". L'articolo 3 modifica la disciplina del 2015 sui finanziamenti agevolati e sulle garanzie finanziarie concesse alle imprese sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata nell'ambito dei procedimenti penali per alcune fattispecie di delitti e nei procedimenti di applicazione di misure di prevenzione patrimoniali. In particolare, l'applicazione delle agevolazioni viene estesa sia con riferimento ad ulteriori fattispecie di delitti, sia a favore di nuove tipologie di imprese, tra le quali vengono incluse anche quelle che prendano in affitto o abbiano acquistato i complessi aziendali dalle imprese sequestrate e confiscate (senza effettuare alcun riferimento), a prescindere dalla circostanza che esse siano organizzate o meno in forma di cooperativa. Evidenzia che, a seguito delle abrogazioni e delle modifiche introdotte dal decreto legislativo 1 o marzo 2018, n. 21, efficaci a decorrere dal 6 aprile 2018, dovrebbe ora farsi riferimento all'articolo 240- bis del codice penale, all'articolo 85- bis del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e all'articolo 301, comma 5- bis , del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43. La norma dispone, inoltre, che i finanziamenti agevolati non possano superare l'importo di due milioni di euro e la durata di quindici anni, comprensivi di cinque anni di preammortamento. Sul punto, ricorda che si tratta di uno stanziamento, per il periodo 2016-2019, di 7 milioni di euro per i finanziamenti agevolati e di 3 milioni di euro per le garanzie. L'articolo 4 dello schema prevede che, a decorrere dalla data di approvazione del programma di prosecuzione o di ripresa dell'attività dell'impresa sequestrata e confiscata, la verifica della regolarità contributiva, ai fini del rilascio del relativo documento unico, avviene esclusivamente con riguardo agli obblighi riferiti ai periodi successivi. A decorrere dalla stessa data, in base all'articolo 5, non sono opponibili nei confronti dell'amministratore giudiziario e dell'Agenzia nazionale per la destinazione dei beni sequestrati e confiscati i provvedimenti sanzionatori relativi a illeciti in materia di lavoro commessi prima del sequestro dell'azienda. Secondo la relazione illustrativa, si tratterebbe di una inopponibilità soggettiva, in quanto tali provvedimenti sanzionatori resterebbero opponibili nei confronti dell'autore della violazione ovvero dei soggetti responsabili prima dell'adozione del provvedimento di sequestro. L'articolo 6 disciplina le comunicazioni cui è tenuta l'amministrazione procedente prima della presentazione dell'istanza di ammissione ai benefici introdotti dallo schema in esame. Si tratta delle comunicazioni a prefetto e INPS e del confronto sindacale. L'articolo 7 contiene, infine, le disposizioni di carattere finanziario. In particolare, si richiama, per la copertura delle misure introdotte, il limite degli stanziamenti già disposti dalla legge delega, prevedendone la ripartizione tra i vari interventi mediante un successivo decreto. Le agevolazioni sono quindi concesse nel rispetto di tale ripartizione, gestendo le risorse secondo l'ordine cronologico di presentazione delle domande o di fruizione del beneficio. Esaurite le risorse assegnate, le ulteriori domande non vengono prese in considerazione, a garanzia - come segnalato dalla relazione tecnica - della sostenibilità finanziaria del meccanismo. L'articolo specifica, infine, che tali previsioni non si applicano alla concessione dei benefici di cui all'articolo 3, per i quali si provvede con le risorse già stanziate dalla legge n. 208 del 2015. Per quanto concerne gli aspetti finanziari del provvedimento - elemento cruciale per la sopravvivenza delle imprese in questione - segnala la necessità di disporre di ulteriori rassicurazioni al riguardo, nonché l'opportunità che il prossimo Governo reperisca fondi congrui per la stabilizzazione della disciplina in esame. Con riferimento agli articoli 1 e 2, ricorda che l'articolo 34, comma 4, della legge n. 161 del 2017 ha stanziato 7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 e 6 milioni di euro per l'anno 2020 a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione, istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Dette risorse costituiscono un limite massimo di spesa. La stessa relazione tecnica evidenzia che non è possibile fornire elementi per la quantificazione degli oneri recati da ciascuna misura, in quanto la platea dei destinatari non è predeterminata, ma dipende dai provvedimenti adottati dall'Autorità giudiziaria caso per caso, con riferimento ad aziende aventi dimensioni e caratteristiche diverse, nonché dalla durata e dagli esiti delle singole procedure. Preso atto che non è possibile operare una quantificazione puntuale dell'onere con riferimento alla platea dei destinatari per la sua eterogeneità, segnala l'opportunità che il Governo fornisca, come richiesto dal Servizio del bilancio, i dati complessivi sulle imprese e sui lavoratori potenzialmente interessati unitamente ai relativi redditi medi, in modo da avere almeno una sommaria dimostrazione della congruità delle risorse stanziate. Il Servizio del bilancio rileva poi che il meccanismo di garanzia del rispetto del limite di spesa non è disciplinato dalla norma primaria, ma rinviato ad un decreto interministeriale, laddove, sulla base di una interpretazione rigorosa dell'articolo 81 della Costituzione e dell'articolo 17 della legge di contabilità, spetta sempre alla legge provvedere alla definizione del meccanismo di determinazione degli oneri, oltre che alla relativa copertura. Con riferimento all'articolo 3, laddove si prevede che l'ampliamento oggettivo e soggettivo dei finanziamenti concedibili avverrà a risorse invariate, mancano elementi per valutare la congruità delle risorse disponibili rispetto alle maggiori richieste. Ulteriori 20 milioni deriverebbero da risorse non utilizzate, riferite agli anni 2013-2015, e mantenute in bilancio in conto residui, laddove la legge di contabilità consentirebbe il loro mantenimento in bilancio come residui per un esercizio (articolo 34- bis , comma 3, legge n. 196 del 2009). Per i profili di quantificazione, mancano nella relazione tecnica i dati e gli elementi idonei a comprovare l'effettiva sostenibilità delle clausole di invarianza dell'articolo 6. In merito ai profili di quantificazione dell'articolo 7, oltre alla mancata disciplina con norma primaria del sistema di garanzia del rispetto della copertura, rileva che esso prevede due differenti sistemi di limitazione, in base all'ordine cronologico di presentazione delle domande o di fruizione del beneficio, senza specificare a quali benefici si applichi il primo sistema e a quali il secondo. Peraltro, l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, commi 195 e 196, della legge n. 208 del 2015 è stata incrementata, in misura pari a 10 milioni di euro per l'anno 2019, dalla legge di bilancio per il 2017, portando, per il periodo 2016-2019, a 28 milioni le risorse finalizzate per legge alla erogazione di finanziamenti agevolati in favore delle imprese sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata e a 12 milioni di euro le risorse finalizzate alla concessione di garanzie per operazioni finanziarie erogate in favore delle imprese sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata. Segnala, quindi, l'opportunità di menzione il rifinanziamento al comma 4 dell'articolo 7 del presente schema di decreto, dal momento che, a suo avviso, un chiaro supporto economico è essenziale per rendere competitive - e quindi far sopravvivere - le aziende sottoposte a sequestro o confisca. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. Schema di decreto legislativo concernente modifiche al decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale Doc n. 19 Schema di decreto legislativo concernente modifiche al decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1, commi 2, lettera c) , 3, 5 e 7, 2 e 6 della legge 6 giugno 2016, n. 106. Esame e rinvio) Il relatore DI PIAZZA ( M5S ) illustra lo schema di decreto in esame che introduce alcune disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo n. 112 del 2017, in tema di impresa sociale, ai sensi dell'articolo 1 della legge delega n. 106 del 2016, il quale prevede la possibilità di adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive, nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della procedura previsti per l'esercizio della delega. Fa presente che lo schema si compone di 10 articoli. L'articolo 1 contiene l'oggetto del provvedimento con la precisazione che, per quanto non disciplinato dal decreto, restano ferme le disposizioni già vigenti. L'articolo 2, modificando l'articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 112 del 2017, dispone l'aggiornamento del calcolo della quota di lavoratori qualificati come molto svantaggiati dipendenti dell'impresa sociale. La norma vigente, infatti, prevede che, ai fini della acquisizione della qualifica di impresa sociale, si consideri comunque di interesse generale l'impresa che impiega alle sue dipendenze una percentuale non inferiore al 30 per cento di lavoratori molto svantaggiati e di persone svantaggiate, con disabilità o beneficiarie di protezione internazionale e persone senza fissa dimora iscritte nell'apposito registro dell'anagrafe. Ai fini del computo della percentuale del 30 per cento i lavoratori molto svantaggiati non possono essere considerati per più di un terzo. Con la modifica in esame si aggiunge che, ai fini del computo della percentuale, i lavoratori molto svantaggiati non possono essere valutati come tali per più di 24 mesi dall'assunzione. Nella relazione governativa si motiva questa limitazione nel fatto che la loro situazione di svantaggio non è permanente, così che, in assenza del suddetto termine finale, l'impresa sociale di inserimento lavorativo sarebbe stata tale una volta e per tutte, pur non avendo più alle sue dipendenze lavoratori che potessero considerarsi svantaggiati, in ragione della permanenza del rapporto di lavoro da più di due anni. L'appartenenza alla categoria dei lavoratori molto svantaggiati, infatti, è correlata alla mancanza da almeno 24 mesi di un impiego regolarmente retribuito, oppure da almeno 12 mesi per specifiche categorie. L'articolo 3, introducendo il nuovo comma 2- bis all'articolo 3 del decreto legislativo n. 112 del 2017, precisa che i ristorni assegnati ai soci di una impresa sociale costituita in forma di società cooperativa non costituiscono distribuzione vietata di utili. La norma fa riferimento all'articolo 2545- sexies del Codice civile il quale demanda all'atto costitutivo della società cooperativa la determinazione dei criteri di ripartizione dei ristorni ai soci, proporzionalmente alla quantità e qualità degli scambi mutualistici. L'articolo 4 integra il comma 3, dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 112 del 2017, al fine di consentire alle ex IPAB (istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza) privatizzate la possibilità di esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere il controllo di un'impresa sociale. L'articolo 5 modifica l'articolo 12, comma l, del decreto legislativo n. 112 del 2017, in tema di trasformazione, fusione, scissione, cessione d'azienda e devoluzione del patrimonio, con l'inserimento di una clausola di salvaguardia della disciplina in tema di società cooperative. Tale disciplina, infatti, già contiene alcune disposizioni dirette a garantire che le operazioni straordinarie avvengano nel rispetto delle finalità tipiche e dell'identità specifica dell'impresa sociale in forma cooperativa. L'articolo 6 novella l'articolo 13 del decreto legislativo n. 112 del 2017, in tema di rapporti di lavoro nell'impresa sociale. In primo luogo, nella disposizione che vieta un divario salariale superiore al rapporto di uno a otto tra i lavoratori si fa salvo quanto previsto dall'articolo 3, comma 2, lettera b) . Tale disposizione considera una distribuzione indiretta di utili, in quanto tale vietata, la corresponsione di retribuzioni o compensi superiori del quaranta per cento rispetto a quelli previsti per le stesse qualifiche dai contratti collettivi, salvo comprovate esigenze di acquisire specifiche competenze per lo svolgimento delle attività di interesse generale concernenti interventi e prestazioni sanitarie, formazione universitaria e post-universitaria, ricerca scientifica di particolare interesse sociale. Pertanto, per i lavoratori con specifiche competenze impiegati nelle richiamate attività non si applica il limite della differenza salariale non superiore al rapporto di uno ad otto. Con il nuovo comma 2- bis dell'articolo 13, in analogia a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge n. 381 del 1991 (disciplina delle cooperative sociali), viene chiarito che nelle imprese sociali l'azione dei volontari può essere utilizzata in misura complementare e non sostitutiva di quella dei lavoratori impiegati. Le prestazioni di attività di volontariato non concorrono alla determinazione dei costi di servizio, ad eccezione che per gli oneri connessi agli obblighi assicurativi. L'articolo 7 eleva da 12 a 18 mesi il termine, dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 112 del 2017, entro il quale le imprese sociali già costituite devono adeguarsi alla nuova disciplina. La norma vigente consente alle imprese sociali, entro il suddetto termine, di modificare il proprio statuto con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell'assemblea ordinaria. Con una modifica a tale disposizione, viene limitata tale facoltà al solo fine di adeguare lo statuto alle nuove disposizioni inderogabili o di introdurre clausole che escludono l'applicazione di nuove disposizioni derogabili mediante specifica clausola statutaria. L'articolo 8 apporta modifiche all'articolo 18 del decreto legislativo n. 112 del 2017, recante misure fiscali e di sostegno economico. In particolare, sono sostituiti i primi due commi che prevedono, nella formulazione vigente, la non imponibilità degli utili e avanzi di gestione destinati a riserva indivisibile ed effettivamente destinati, entro due anni, allo svolgimento dell'attività statutaria, a incremento del patrimonio e al versamento del contributo per l'attività ispettiva (comma 1). L'imponibilità è esclusa anche in caso di impiego degli utili o avanzi di gestione per l'aumento gratuito del capitale nei limiti delle variazioni ISTAT; rimangono sottoposte a tassazione le somme distribuite ai soci oltre il suddetto limite e le erogazioni eseguite a favore di altri enti del Terzo settore (comma 2). Il nuovo comma 1 prevede la non imponibilità delle somme destinate al versamento del contributo per l'attività ispettiva e delle somme destinate a riserva. Ricorda che, in base all'articolo 3, commi l e 2, del decreto legislativo n. 112 del 2017, le imprese sociali sono tenute, in generale, a destinare i propri utili o avanzi di gestione allo svolgimento dell'attività statutaria o all'incremento del patrimonio. Viene previsto inoltre che l'utilizzazione delle riserve a copertura di perdite sia consentita e non comporti la decadenza dal beneficio, sempre che non si dia luogo a distribuzione di utili fino a quando le riserve non siano state ricostituite, analogamente a quanto già previsto per le società cooperative. Il nuovo comma 2 esclude che le imposte sui redditi riferibili alle variazioni fiscali effettuate ai sensi dell'articolo 83 del testo unico delle imposte sui redditi possano, a loro volta, concorrere a formare il reddito imponibile per le imprese sociali. Tale norma è applicabile solo se determina un utile o un maggior utile da destinare a incremento del patrimonio. L'articolo in esame interviene altresì sulla disciplina degli investimenti nel capitale delle imprese sociali. In particolare, è precisato che gli investimenti agevolabili devono essere effettuati dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 112 del 2017 e che la qualifica di impresa sociale deve essere acquisita da non più di cinque anni. In tal modo è inserito un limite temporale all'utilizzo delle agevolazioni fiscali sugli investimenti nelle imprese sociali e la disciplina viene allineata a quanto previsto dal decreto-legge n. 179 del 2012 sulle start-up innovative. Sono aggiunti, inoltre, due nuovi commi all'articolo 18. Il comma 8- bis disciplina lo scambio delle informazioni circa gli esiti dei controlli fiscali e civilistici, di competenza, rispettivamente, dell'amministrazione finanziaria e delle amministrazioni vigilanti. Il comma 8- ter precisa che la violazione delle norme contenute nell'articolo 18 comporta la decadenza delle agevolazioni e l'eventuale sottoposizione dell'impresa sociale alla gestione commissariale. Infine, l'articolo 9 contiene la clausola di invarianza finanziaria e l'articolo 10 dispone l'entrata in vigore delle norme il giorno successivo alla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale . Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 15,20.