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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 128 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 15,45. AFFARI ASSEGNATI N. 38 - Sentenza della Corte costituzionale n. 40 del 23 gennaio 2019 Doc Doc. VII, n. 38 Sentenza della Corte costituzionale n. 40 del 23 gennaio 2019, depositata l'8 marzo 2019, con la quale la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 73, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), nella parte in cui prevede la pena minima edittale della reclusione nella misura di otto anni anziché di sei anni (Esame e rinvio) Il presidente OSTELLARI riferisce sulla sentenzan. 40 del 2019, concernente la disciplina in materia di sostanza stupefacenti. In particolare con questa decisione la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 73, comma 1, del testo unico sugli stupefacenti, che incrimina i fatti di non lieve entità aventi a oggetto le cosiddette droghe pesanti, nella parte in cui prevedeva la pena minima edittale della reclusione nella misura di otto anni, anziché di sei anni. Secondo i giudici di palazzo della Consulta, la differenza di ben quattro anni tra il minimo edittale di pena previsto per la fattispecie ordinaria che punisce le condotte aventi a oggetto le cosiddette droghe pesanti (otto anni di reclusione) e il massimo di pena stabilito per quella di lieve entità (quattro anni) costituisce uno iato sanzionatorio in contrasto sia con i principi di eguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza (articolo 3 della Costituzione), sia con il principio della funzione di rieducazione della pena (articolo 27 della Costituzione). La Corte, dopo aver affermato la possibilità del proprio sindacato sul quantum di pena stabilito dal legislatore, è entrata nel merito della questione, rilevando - testualmente - come "l'ampiezza del divario sanzionatorio - su ricordato - condiziona inevitabilmente la valutazione complessiva che il giudice di merito deve compiere al fine di accertare la lieve entità del fatto, con il rischio di dar luogo a sperequazioni punitive, in eccesso o in difetto, oltre che a irragionevoli difformità applicative in un numero rilevante di condotte". Dichiarata l'illegittimità del minimo edittale previsto, la Corte fa un ulteriore passo, individuando un diverso minimo edittale di pena, applicabile ai fatti incriminati dal primo comma dell'articolo 73 idoneo a rappresentare una misura sanzionatoria adeguata per i fatti "di confine". Tale limite viene individuato, alla luce del quadro normativo complessivo, in sei anni. La decisione della Corte lascia comunque aperta al legislatore la possibilità di riconsiderare il complessivo quadro normativo in materia di stupefacenti, "purché nel rispetto del principio di proporzionalità". Rileva infine che la conclusione del Considerato in diritto della sentenzan. 40 del 2019 (" è appena il caso di osservare che la misura sanzionatoria indicata, non costituendo una opzione costituzionalmente obbligata, resta soggetta a un diverso apprezzamento da parte del legislatore sempre nel rispetto del principio di proporzionalità ") sollecita una valutazione del Legislatore, che può meglio essere assunta dopo un'apposita procedura informativa. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Proposta di indagine conoscitiva sui procedimenti per reati in materia di sostanze stupefacenti e loro definizione, inerente all'affare assegnato con Doc. VII, n. 38 Il presidente OSTELLARI propone di richiedere alla Presidenza del Senato di svolgere un'indagine conoscitiva sui procedimenti per reati in materia di sostanze stupefacenti e loro definizione, allo scopo di operare un approfondimento, con gli strumenti offerti dall'articolo 48 del Regolamento, sul settore del contrasto al traffico di droga. L'esigenza di approfondimento è stata ribadita dall'esame dell'affare assegnato con il deferimento del Doc . VII, n. 38 (Sentenza Corte costituzionale n. 40 del 23 gennaio 2019 ), in cui si lamenta che sussiste una "stratificazione di interventi legislativi e giurisprudenziali", dalla quale è dipesa "la lamentata profonda frattura che separa il trattamento sanzionatorio del fatto di non lieve entità da quello del fatto lieve, senza che il legislatore abbia provveduto a colmarla nonostante i gravi inconvenienti applicativi che essa può determinare, come questa Corte ha rilevato nelle sue precedenti pronunce in materia". Per mantenere entro questo alveo le attività conoscitive della richiesta indagine, essa dovrebbe aver luogo mediante l'audizione di soggetti appartenenti all'Amministrazione della Giustizia ma anche esterni ad essa, quali gli ordini forensi ovvero le associazioni di docenti di diritto e procedura penale; per mezzo di un numero limitato di sopralluoghi, sarebbe possibile poi confrontarsi con le magistrature dei tribunali e delle Procure dei territori più esposti sul fenomeno. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) evidenzia come la sentenza n. 40 del 2019 abbia posto rimedio ad un effetto non voluto di una precedente declaratoria di incostituzionalità del 2014, che aveva ingenerato una discrasia tra le previsioni sanzionatorie dei commi 1 e 5 dell'articolo 73 del testo unico n. 309 del 1990. Non sarebbe estraneo alla problematica di stretta competenza della Commissione anche valutare l'incidenza della tossicodipendenza sulla condizione detentiva, per la quale il carcere di San Vittore offre una soluzione di estremo interesse con la variante trattamentale offerta dal reparto detto "la nave". Non è comunque il sopralluogo lo strumento conoscitivo più immediato da attivare, nell'ambito dell'indagine: ai fini dell'imminente inaugurazione dell'anno giudiziario, la Procura generale della Corte di cassazione già sta raccogliendo presso tutti gli uffici giudiziari statistiche e cifre assolute sui reati di violazione del testo unico, per cui si potrebbe utilmente partire acquisendo questi elementi, differenziati tra violazioni del comma 1 e del comma 5 del citato articolo 73. Dopo che la senatrice MODENA ( FI-BP ) ha chiesto ed ottenuto lumi dalla Presidenza sull'esito delle procedure informative ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, sulla proposta di indagine conoscitiva conviene unanime la Commissione. AFFARI ASSEGNATI Doc. VII, nn. 13, 18, 21, 24, 49, 55 e 59 Doc Doc. VII, n. 13 Sentenza della Corte costituzionale n. 149 del 21 giugno 2018, depositata il successivo 11 luglio 2018 in Cancelleria, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 58-quater, comma 4, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui si applica ai condannati all'ergastolo per il delitto di cui all'articolo 630 del codice penale che abbiano cagionato la morte del sequestrato; dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l'illegittimità costituzionale dell'articolo 58-quater, comma 4, della legge n. 354 del 1975, nella parte in cui si applica ai condannati all'ergastolo per il delitto di cui all'articolo 289-bis del codice penale che abbiano cagionato la morte del sequestrato Doc Doc. VII, n. 18 Sentenza della Corte Costituzionale n. 174 del 4 luglio 2018, depositata il successivo 23 luglio 2018 in Cancelleria, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 21-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui, attraverso il rinvio al precedente articolo 21, con riferimento alle detenute condannate alla pena della reclusione per uno dei delitti di cui all'articolo 4-bis, commi 1, 1-ter e 1-quater, della legge n. 354 del 1975, non consente l'accesso all'assistenza all'esterno dei figli di età non superiore agli anni dieci oppure lo subordina alla previa espiazione di una frazione di pena, salvo che sia stata accertata la sussistenza delle condizioni previste dall'articolo 58-ter della medesima legge Doc Doc. VII, n. 21 Sentenza della Corte costituzionale n. 186 del 26 settembre 2018, depositata il successivo 12 ottobre 2018 in Cancelleria, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 41-bis, comma 2-quater, lettera f), della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), come modificato dall'articolo 2, comma 25, lettera f), numero 3), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole «e cuocere cibi» Doc Doc. VII, n. 24 Sentenza della Corte costituzionale n. 211 del 25 ottobre 2018, depositata il 22 novembre 2018, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 47-ter, comma 1, lettera b), e 8, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui non limita la punibilità ai sensi dell'articolo 385 del codice penale al solo allontanamento che si protragga per più di dodici ore, come stabilito dall'articolo 47-sexies, commi 2 e 4, della suddetta legge n. 354 del 1975, sul presupposto, di cui all'articolo 47-quinquies, comma 1, della medesima legge, che non sussista un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti. Doc Doc. VII, n. 49 Sentenza della Corte costituzionale n. 99 del 20 febbraio 2019, depositata il 19 aprile 2019, con la quale la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 47-ter, comma 1-ter, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui non prevede che, nell'ipotesi di grave infermità psichica sopravvenuta, il tribunale di sorveglianza possa disporre l'applicazione al condannato della detenzione domiciliare anche in deroga ai limiti di cui al comma 1 del medesimo articolo 47-ter Doc Doc. VII, n. 55 Sentenza della Corte costituzionale n. 187 del 22 maggio 2019, depositata il 18 luglio 2019, con la quale la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 58-quater, commi 1, 2, e 3, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui detti commi, nel loro combinato disposto, prevedono che non possa essere concessa, per la durata di tre anni, la detenzione domiciliare speciale, prevista dall'articolo 47-quinquies della stessa legge n. 354 del 1975, al condannato nei cui confronti è stata disposta la revoca di una delle misure indicate nel comma 2 dello stesso articolo 58-quater, e in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l'illegittimità costituzionale dell'articolo 58-quater, commi 1, 2 e 3, della legge n. 354 del 1975, nella parte in cui detti commi, nel loro combinato disposto, prevedono che non possa essere concessa, per la durata di tre anni, la detenzione domiciliare, prevista dall'articolo 47-ter, comma 1, lettere a) e b), della stessa legge n. 354 del 1975, al condannato nei cui confronti è stata disposta la revoca di una delle misure indicate al comma 2 dello stesso articolo 58-quater, sempre che non sussista un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti Doc Doc. VII, n. 59 Sentenza della Corte Costituzionale n. 229 del 9 ottobre 2019, depositata l'8 novembre 2019, con la quale la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 58-quater, comma 4, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui si applica ai condannati a pena detentiva temporanea per il delitto di cui all'articolo 630 del codice penale cha abbiano cagionato la morte del sequestrato; in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), dell'articolo 58-quater, comma 4, ordinamento penitenziario, nella parte in cui si applica ai condannati a pena detentiva temporanea per il delitto di cui all'articolo 289-bis del codice penale che abbiano cagionato la morte del sequestrato (Esame del Doc . VII n. 13, congiunzione con l'esame dei Doc . VII nn. 18, 21, 24, 49, 55 e 59, e rinvio) Non facendosi osservazioni, l'esame dei documenti in titolo è svolto congiuntamente. Il PRESIDENTE riferisce sulle decisioni assegnate dall'inizio della legislatura alla Commissione e recanti la declaratoria di incostituzionalità di disposizioni della legge sull'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975, Ordinamento penitenziario). Le sentenze n. 149 del 2018 e n. 229 del 2019 riguardano la materia dell'accesso ai benefici penitenziari per i condannati all'ergastolo o a pena detentiva temporanea per il delitto di sequestro di persona, aggravato dalla morte dell'ostaggio. Con la prima delle due decisioni, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale per contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione dell'articolo 58- quater , comma 4, dell'Ordinamento penitenziario, nella parte in cui impediva - prima dell'espiazione di ventisei anni effettivi di pena - l'ammissione ai benefici penitenziari di cui all'articolo 4- bis dell'Ordinamento penitenziario del detenuto condannato all'ergastolo per il delitto di sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione (articolo 630 del codice penale) o di terrorismo o eversione (articolo 289- bis del codice penale), aggravato dalla morte dell'ostaggio. In proposito i giudici costituzionali hanno ritenuto che la norma impugnata si ponesse in contrasto con la logica di progressività con cui, secondo il vigente ordinamento penitenziario, il condannato all'ergastolo deve essere aiutato a reinserirsi nella società, attraverso benefici che gradualmente attenuino il regime carcerario, favorendone contatti via via più intensi con l'esterno del carcere. Di regola, infatti, già dopo avere scontato 10 anni di pena, il condannato all'ergastolo, se mostra una fattiva partecipazione al programma rieducativo, può beneficiare dei primi permessi premio e può essere autorizzato a uscire dal carcere per il tempo strettamente necessario a svolgere attività lavorativa all'esterno delle mura penitenziarie. In caso di esito positivo di queste prime esperienze, dopo 20 anni l'ergastolano "comune" può essere ammesso al regime di semilibertà, che consente di trascorrere la giornata all'esterno del carcere per rientrarvi nelle ore notturne; e dopo 26 anni, qualora abbia dato prova di sicuro ravvedimento, può finalmente accedere alla liberazione condizionale. L'articolo 58- quater , comma 4 dell'Ordinamento penitenziario - con riferimento ai soli condannati all'ergastolo per i reati di sequestro aggravati dalla morte dell'ostaggio - appiattiva invece all'unica e indifferenziata soglia temporale dei 26 anni la possibilità di accedere a tutti questi benefici, impedendo così al giudice di valutare il graduale progresso del condannato nel proprio cammino di reinserimento sociale. Ancora la disposizione impugnata - secondo la Corte - rinviava irragionevolmente al ventiseiesimo anno di carcere gli sconti di 45 giorni, previsti per ogni semestre di pena espiata, in caso di positiva partecipazione del condannato all'opera di rieducazione. Nei casi di ergastolo "comune", questi sconti possono invece essere utilizzati per anticipare il momento di accesso ai diversi benefici penitenziari. L'articolo 58- quater dell'Ordinamento penitenziario finiva quindi per eliminare ogni pratico incentivo, solo per queste speciali categorie di condannati all'ergastolo, a impegnarsi sin dall'inizio della pena nel cammino di risocializzazione. Con la sentenza n. 229 del 2019 la Corte - riprendendo in toto le argomentazioni alla base della decisione n. 149 - ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 58- quater , comma 4, dell'Ordinamento penitenziario nella parte in cui prevedeva che i condannati a pena detentiva temporanea per il delitto di sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione che avessero cagionato la morte del sequestrato non erano ammessi ad alcuno dei benefici indicati nel comma 1 dell'articolo 4- bis dell'Ordinamento penitenziario, se non avessero effettivamente espiato almeno due terzi della pena irrogata. Con questa decisione la Corte risolve l'evidente disparità di trattamento venutasi a creare, proprio in seguito alla sentenza n. 149 del 2018, tra i condannati all'ergastolo e i condannati a pena detentiva temporanea per gli stessi reati di sequestro di persona aggravati dalla morte dell'ostaggio. Le sentenze n. 174 del 2018, n. 211 del 2018 e n. 187 del 2019 invece afferiscono alla delicata questione del regime di detenzione dei condannati-genitori di figli minori. In particolare con la sentenza n. 174 del 2018, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 21- bis dell'Ordinamento penitenziario, nella parte in cui, attraverso il rinvio al precedente articolo 21 (lavoro all'esterno), con riferimento alle detenute condannate alla pena della reclusione per uno dei delitti ostativi di cui all'articolo 4- bis dell'Ordinamento penitenziario, non consente l'accesso all'assistenza all'esterno dei figli di età non superiore ai dieci anni oppure lo subordina alla previa espiazione di una frazione di pena, salvo che la condannata abbia collaborato con la giustizia ai sensi dell'articolo 58- ter dell'Ordinamento penitenziario. Secondo la Corte tale disposizione si pone in contrasto con l'articolo 31, comma 2 della Costituzione che prevede che la Repubblica protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo. Il Giudice delle leggi ha così ritenuto illegittima la scelta legislativa di equiparare, almeno quanto ai requisiti di accesso, la disciplina del lavoro all'esterno (articolo 21 dell'Ordinamento penitenziario) e quella dell'assistenza all'esterno dei figli minori (articolo 21- bis dell'Ordinamento penitenziario). Una equiparazione che risulta - secondo la Corte - "forzata", nella parte in cui "il lavoro all'esterno... è esclusivamente preordinato al reinserimento sociale del condannato, senza immediate ricadute su soggetti diversi da quest'ultimo". In altre parole per la Corte costituzionale i requisiti legislativi previsti per l'accesso a un beneficio - prevalentemente finalizzato a favorire, al di fuori della restrizione carceraria, il rapporto tra madre e figli in tenera età - non possono coincidere con quelli per l'accesso al diverso beneficio del lavoro all'esterno, il quale è esclusivamente preordinato al reinserimento sociale del condannato. Con la sentenza n. 211 del 2018 la Corte costituzionale ha, invece, dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 47- ter , comma 1, lettera b), e comma 8, dell'Ordinamento penitenziario, in relazione all'articolo 3 della Costituzione, nella parte in cui non si prevede la non punibilità per il delitto di evasione per il soggetto sottoposto al regime della detenzione domiciliare "ordinaria", il quale sia anche padre e affidatario di prole di minore età, alla pari della previsione di cui all'articolo 47- sexies dell'Ordinamento penitenziario che consente, invece, un allontanamento non superiore alle dodici ore alla madre che non possa affidare la cura dei bambini al padre o ad altri. Secondo la Corte costituzionale, violerebbe il fondamentale principio di uguaglianza-ragionevolezza la mancata parificazione della condizione del padre di prole di età inferiore ai dieci anni ammesso alla detenzione domiciliare "ordinaria", alla condizione del padre in regime di detenzione domiciliare speciale, trattandosi di fatto di due istituti che - sebbene applicabili sulla base di diversi presupposti - sono indirizzati a consentire la cura dei figli minori fuori dal carcere. Con la sentenza n. 187 del 2019, la Corte Costituzionale, infine, ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 58- quater , commi 1, 2 e 3, dell'Ordinamento penitenziario, nella parte in cui, nel loro combinato disposto, prevedono che non possa essere concessa, per la durata di tre anni, la detenzione domiciliare speciale (prevista dall'articolo 47- quinquies dell'Ordinamento penitenziario), al condannato nei cui confronti è stata disposta la revoca di una delle misure indicate nel comma 2 dello stesso articolo 58- quater . La declaratoria opera, in via consequenziale, per parte in cui le dette norme prevedono che neppure possa essere concessa, per la durata di tre anni, la detenzione domiciliare, prevista dall'articolo 47- ter , comma 1, lettere a) e b), dell'Ordinamento penitenziario, al condannato nei cui confronti è stata disposta la revoca di una delle misure indicate al comma 2 dello stesso articolo 58- quater , sempre che non sussista un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti. Secondo la Corte, la preclusione - risultante dal combinato disposto dei censurati primi tre commi dell'articolo 58- quater dell'Ordinamento penitenziario - si pone in contrasto con l'articolo 31, secondo comma, della Costituzione in virtù della speciale rilevanza costituzionale e internazionale "dell'interesse del figlio minore a mantenere un rapporto continuativo con ciascuno dei genitori dai quali ha diritto di ricevere cura, educazione e istruzione". L'assoluta impossibilità per il condannato, madre o padre, di accedere al beneficio della detenzione domiciliare speciale, prima che sia decorso un triennio dalla revoca di una precedente misura alternativa, finirebbe per sacrificare a priori  e per l'arco temporale di un intero triennio, un periodo di tempo lunghissimo nella vita di un bambino  l'interesse di quest'ultimo a vivere un rapporto quotidiano con almeno uno dei genitori, precludendo al giudice ogni bilanciamento tra tale basilare interesse e le esigenze di tutela della società rispetto alla concreta pericolosità del condannato. La dichiarazione di illegittimità costituzionale è estesa, inoltre, in via consequenziale, anche al divieto  pure stabilito dal combinato disposto delle disposizioni censurate  di concessione della detenzione domiciliare "ordinaria", nei casi previsti dall'articolo 47- ter , comma 1, lettere a) e b), dell'Ordinamento penitenziario, nel triennio successivo alla revoca di una delle misure alternative elencate nel comma 2. A ben vedere, tale detenzione domiciliare, prevista per madri e padri con figli di meno di dieci anni condannati a pene detentive non superiori a quattro anni, anche se costituenti residuo di maggior pena, non potrebbe essere assoggettata a una disciplina deteriore rispetto a quella applicabile per condannati a pene superiori ai quattro anni, cui si rivolge la disciplina della detenzione domiciliare speciale. La sentenza 26 settembre 2018, n. 186 riguarda invece il cosiddetto regime del carcere duro, di cui all'articolo 41- bis dell'Ordinamento penitenziario: con questa sentenza la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale per contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione di tale disposizione, laddove prevede il divieto, per i detenuti sottoposti al regime differenziato, di cuocere cibi. La dichiarazione di illegittimità del divieto di cottura dei cibi si basa fondamentalmente sulla rilevata incongruità della restrizione rispetto alle finalità di prevenzione del regime del carcere duro: si tratterebbe di deroga ingiustificata all'ordinario regime carcerario (e per questo in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione), dotata di valenza meramente afflittiva  e, pertanto, contraria all'articolo 27 della Costituzione. Di particolare rilievo è da ultimo la sentenza 20 febbraio 2019, n. 99 in materia di salute mentale e detenzione. Con questa decisione la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 47- ter , comma 1- ter , dell'Ordinamento penitenziario, nella parte in cui non prevede l'applicazione della detenzione domiciliare (in deroga ai limiti di cui al comma 1 del medesimo articolo 47- ter dell'Ordinamento penitenziario) anche nell'ipotesi di grave infermità psichica sopravvenuta durante l'esecuzione della pena. Più nel dettaglio i giudici di palazzo della Consulta, confermando i dubbi del giudice rimettente, hanno dichiarato illegittima la suddetta disposizione nella parte in cui non prevede che, nell'ipotesi di grave infermità psichica sopravvenuta, il Tribunale di sorveglianza possa disporre l'applicazione al condannato della detenzione domiciliare "umanitaria", dunque per pene anche residue superiori ai quattro anni. Secondo la Corte costituzionale, la mancanza di qualsiasi alternativa al carcere - per chi, durante la detenzione, è colpito da una grave malattia mentale, anziché́ fisica - crea anzitutto un vuoto di tutela effettiva del diritto fondamentale alla salute e si sostanzia in un trattamento inumano e degradante quando provoca una sofferenza così grave che, cumulata con l'ordinaria afflittività della privazione della libertà, determina un soprappiù di pena contrario al senso di umanità e tale da pregiudicare ulteriormente la salute del detenuto. L'ordito dell'Ordinamento penitenziario, pur senza risultarne stravolto, riceve da tutte queste decisioni sollecitazioni importanti: esse meritano da parte del Legislatore una valutazione, che può meglio essere assunta dopo un'apposita procedura informativa. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Proposta di indagine conoscitiva sul trattamento dei soggetti al regime carcerario italiano, inerente agli affari assegnati con Doc. VII, nn. 13, 18, 21, 24, 49, 55 e 59 Il PRESIDENTE propone di richiedere alla Presidenza del Senato di svolgere un'indagine conoscitiva sul trattamento dei soggetti al regime carcerario italiano: ai gravi inconvenienti riscontrati, nella disciplina del trattamento dell'esecuzione penale e dell'ordinamento penitenziario, la Corte costituzionale ha posto rimedio solo parzialmente, con le declaratorie di incostituzionalità deferite, ma è di tutta evidenza che si tratta di situazioni meritevoli di un'analisi sul campo, per conoscere donde le criticità hanno avuto origine. La raccolta di elementi conoscitivi potrà avvenire mediante l'audizione di soggetti appartenenti all'Amministrazione penitenziaria, ma anche esterni ad essa; sin d'ora si ritiene necessario svolgere uno o più sopralluoghi, per il primo dei quali, si è scelto di focalizzare l'attenzione sul fenomeno della criminalità interna ai penitenziari, del quale una recente audizione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha attestato una situazione emergenziale a Poggioreale. Il senatore CALIENDO ( FI-BP ) richiede che gli atti di violenza, che subiscono gli agenti della polizia penitenziaria, non fuoriescano dall'ambito di interesse della procedura informativa, che dovrebbe non solo acquisire i dati relativi al sovraffollamento carcerario, ma anche valutare le modalità con cui meglio collegare la concessione dei benefici ad una funzione deterrente rispetto ai predetti atti. Dopo un intervento della senatrice PIARULLI ( M5S ), che invita a considerare per il prosieguo anche un sopralluogo al carcere di Bari, sulla proposta di indagine conoscitiva conviene unanime la Commissione. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il PRESIDENTE da conto dell'esposizione, avvenuta nell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi testé svoltosi, di talune discrasie in ordine ad un atto prodromico al disegno di legge n. 1438. Richiede alla relatrice presente ed alla Commissione se convengano con la determinazione, proposta nel predetto Ufficio, di attivare lo strumento dell'articolo 47 comma 1 del Regolamento del Senato, per acquisire elementi utili al seguito dell'esame congiunto dei disegni di legge in materia di magistratura onoraria. La senatrice EVANGELISTA ( M5S ), correlatrice sui disegni di legge nn. 1438, 1516 e 1555, concorda. Dopo interventi dei senatori CUCCA ( IV-PSI ), GRASSO ( Misto-LeU ) e CALIENDO ( FI-BP ), la Commissione unanime conviene. SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI Il PRESIDENTE comunica che, nel corso delle audizioni svoltesi il 13 novembre nell'ambito dell'esame dei disegni di legge in materia di magistratura onoraria, è stata depositata documentazione, che sarà resa disponibile, così come quella che perverrà in seguito, per la pubblica consultazione sulla pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16,10.