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Istituzione della « Giornata della vita nascente ». Onorevoli Senatori . – Il drammatico tema del crescente andamento del fenomeno della denatalità nel nostro Paese – nonostante sia da decenni al centro di convegni, dibattiti ed evidentemente osservabile mediante le rilevazioni statistiche annuali sugli andamenti demografici nel nostro Paese, che descrivono un quadro allarmante – non ha trovato sino a questo momento una adeguata collocazione nell'ambito delle strategie di politica nazionale volte a mettere in campo, con misure strutturali e mirate, le condizioni ideali per realizzare un deciso e durevole cambio di passo. Si tratta di una battaglia – quella per la presa di coscienza della gravità del fenomeno e per la conseguente adozione di misure di sostegno della natalità realmente atte a rimuovere gli ostacoli di ordine socio-economico che sono da collocare all'origine di questi andamenti – che il Gruppo parlamentare « Fratelli d'Italia », sin dalla sua costituzione, ha strenuamente portato avanti in tutte le sedi politiche e istituzionali, nella piena consapevolezza della fondamentale rilevanza della questione demografica per il futuro della Nazione, incontrando tuttavia sino a questo momento scarsa propensione, nell'ambito dei diversi Governi che si sono succeduti negli anni, a recepire tali istanze e a prendere coscienza della gravità delle crescenti dimensioni del fenomeno, nonché delle ricadute a livello sociale, economico e territoriale. Una battaglia che si è tradotta in una pluralità di atti parlamentari, tra i quali la proposta di legge d'iniziativa di Giorgia Meloni, presentata alla Camera dei deputati nella legislatura XVIII e recante « Disposizioni per la promozione della natalità, il sostegno delle famiglie e del lavoro femminile e la sicurezza in ambito scolastico, nonché delega al Governo per la revisione del trattamento tributario del reddito familiare » (atto Camera n. 2266) e depositata anche in questo ramo del Parlamento, nella medesima legislatura, a prima firma della proponente del presente disegno di legge (atto Senato n. 1837); atti ambedue rimasti giacenti nelle Commissioni parlamentari alle quali sono stati assegnati. L'ultimo report dell'ISTAT, intitolato « Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2019 », evidenzia la preoccupante continuità del trend negativo per la natalità, che presenta, nell'ultimo periodo considerato, un nuovo allarmante record , sottolineando come il 2019 abbia registrato per il settimo anno consecutivo « un nuovo superamento, al ribasso, del record di denatalità », calo che dal 2008 ha registrato una diminuzione di ben 156.575 unità (-27 per cento), attribuita quasi esclusivamente alle nascite da coppie di genitori entrambi italiani (327.724 nel 2019, oltre 152.000 in meno rispetto al 2008). Il report non si limita solamente all'enunciazione dei dati ma propone un'attenta analisi anche delle cause di tali andamenti, da ricercarsi in quelli che sono definiti « effetti strutturali » indotti dalle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda (convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni), che rappresenta una fascia di popolazione che a sua volta registra un calo significativo: se da una parte le cosiddette « baby-boomers » (vale a dire, le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva o si avviano a concluderla, dall'altra le generazioni più giovani scontano l'effetto del cosiddetto « baby-bust », espressione che indica la fase di forte calo di fecondità del ventennio 1976-1995 che, si legge nel rapporto, « ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995 ». Tra le varie concause di questo andamento è citato anche il forte calo dei matrimoni, protrattosi fino al 2014 (anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze) rispetto, ad esempio, al 2008 (in cui i matrimoni celebrati sono stati 246.613) e seguendo poi un andamento altalenante. Allungando lo sguardo all'ultimo disastroso periodo (avvicinandosi dunque all' annus horribilis della pandemia da COVID-19), l'ISTAT – pur basandosi su dati provvisori riferiti al periodo gennaio-agosto 2020 – ha evidenziato come le nascite in questo periodo siano state 6.400 in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, stimando una riduzione ulteriore delle nascite di almeno 10 mila unità (e gli effetti reali della pandemia potranno essere osservati solo a partire dal mese di dicembre 2020). Si osserva poi come il crollo delle nascite colpisca particolarmente le regioni demograficamente depresse o a più forte invecchiamento, come la Basilicata (-11,3 per mille), il Molise (-10,4) e la Calabria (-9,1) nel Mezzogiorno, ma anche regioni del nord come la Liguria (-8,7). Questi dati evidenziano, senza necessità di commento, l'esigenza di una rinnovata strategia destinata alla valorizzazione della genitorialità e della famiglia. Nonostante il clima scarsamente favorevole alla discussione trasparente e aperta su tematiche così delicate, i numeri permettono di affrontare in modo oggettivo la scelta di accogliere un figlio come parte di un sistema di valori. Si condividono dunque le riflessioni di quanti ritengono che se la dignità e la « responsabilità di generare » richiedono generosità, esse necessitano anche di adeguato sostegno da parte delle politiche pubbliche, oltre a una cornice culturale che sappia accompagnare il desiderio di maternità e paternità, e non, come troppo spesso accade oggi, scoraggiarlo o ridurlo a scelta esclusivamente individuale e privata. Le ricadute di questi andamenti non sono solo quelle immediatamente verificabili sul piano della sostenibilità del w elfare , come l'equilibrio tra contributi versati e spesa pensionistica, ma anche quelle, meno facilmente misurabili, legate più in generale all'invecchiamento della popolazione. Un Paese che non fa figli produce meno idee nuove, meno conoscenze all'avanguardia, avrà meno propensione per il rischio e l'impresa, creando così le condizioni per rappresentare la nostra Nazione come un Paese che tende a ripiegarsi su sé stesso, a privilegiare la rendita e la sicurezza, a investire e consumare meno. Meno giovani vuol dire meno energie fresche, vuol dire non avere uno sguardo proiettato verso il futuro, ma vuol dire anche maggiore solitudine per gli anziani, sempre meno inseriti in un tessuto familiare che può garantire calore, cura e sostegno reciproco. Un quadro come quello appena sintetizzato non può cambiare soltanto attraverso provvedimenti di tipo economico, pur necessari. Urgono anche segnali forti ed espliciti, da parte delle istituzioni, per valorizzare l'accoglienza di ogni nuova vita, per incoraggiare e sostenere la scelta di diventare genitori. Il presente disegno di legge mira a promuovere, attraverso l'istituzione della « Giornata della vita nascente », la consapevolezza del valore sociale – costituzionalmente riconosciuto – della maternità. La celebrazione annuale della Giornata rappresenta l'occasione, come è per le altre giornate che richiamano l'attenzione su voci importanti della nostra vita civile quotidiana, per far ruotare attorno alla data prescelta manifestazioni pubbliche, cerimonie e incontri di informazione e di riflessione, anche nelle scuole di ogni ordine e grado. Cogliere l'occasione di dedicare almeno un giorno all'anno – insieme con quelli che lo precedono, come accade per altre ricorrenze – a queste tematiche è un segno importante verso un'azione socio-educativa profonda, che aiuti le persone a costruire una società di uomini e donne aperti alla vita, alla continuità e alla solidarietà tra generazioni. L'istituzione della « Giornata della vita nascente » avviene senza oneri per la finanza pubblica, utilizzando in modo razionale le risorse già esistenti, e valorizzando le esperienze già maturate nel volontariato e nel mondo del non-profit . La data proposta, il 25 marzo, ha un respiro internazionale, poiché già altri Stati nel mondo (Argentina, Cile, Costarica, Ecuador, El Salvador, Filippine, Honduras, Nicaragua, Repubblica Domenicana, Paraguay, Perù e Portorico) hanno istituito – per decisione dei rispettivi Parlamenti – una giornata nazionale dedicata alla vita nascente.. 1 1 La Repubblica riconosce il 25 marzo quale « Giornata della vita nascente », al fine di promuovere la consapevolezza del valore sociale della maternità e della solidarietà tra generazioni. 2 In occasione della Giornata di cui al comma 1, lo Stato, le regioni e gli enti locali organizzano o promuovono, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, manifestazioni pubbliche, cerimonie e incontri di informazione e di riflessione, anche nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di diffondere informazioni sulla gestazione, sulla comunicazione e l'interazione relazionale precoci tra madre e figlio, sulle cure da prestare al nascituro e alla donna in stato di gravidanza, sui diritti spettanti alla gestante, sui servizi sanitari e di assistenza presenti sul territorio, sulla legislazione sul lavoro a tutela della madre e del padre, nella prospettiva di far emergere la positività dell'esperienza genitoriale. 3 Alle iniziative di cui al comma 2 possono concorrere le associazioni del Terzo settore impegnate nel sostegno alla maternità e alla famiglia. 4 La Giornata di cui al comma 1 non determina gli effetti civili di cui alla legge 27 maggio 1949, n. 260.