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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 458 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO, del presidente ALBERTI CASELLATI e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Insieme per il futuro-Centro Democratico: Ipf-CD; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Uniti per la Costituzione-C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C.-Ancora Italia-Progetto SMART-I.d.V.: UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV; Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE-Coraggio Italia: Misto-MAIE-CI; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-ManifestA, Potere al Popolo, Partito della Rifondazione comunista-Sinistra europea: Misto-Man.A PaP PRc-Se. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,33). Si dia lettura del processo verbale. BINETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 28 luglio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico che in data 28 luglio 2022 è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 giugno 2022, n.73, recante misure urgenti in materia di semplificazioni fiscali e di rilascio del nulla osta al lavoro, Tesoreria dello Stato e ulteriori disposizioni finanziarie e sociali» (2681). Sospendo la seduta, che riprenderà al termine della Conferenza dei Capigruppo, convocata alle ore 9,30. (La seduta, sospesa alle ore 9,38, è ripresa alle ore 11,20) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che la seduta riprenderà alle ore 15,30 con la lettura del calendario sicuramente per la giornata di oggi e per domani mattina. Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 15,30. (La seduta, sospesa alle ore 11,21, è ripresa alle ore 15,36) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Comunico all'Assemblea che la Conferenza dei Capigruppo ha confermato l'ordine del giorno già stabilito per la giornata di oggi, che prevede l'esame, senza orario di chiusura, del decreto-legge semplificazioni fiscali, approvato dalla Camera dei deputati, e del disegno di legge recante la legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021, collegato alla manovra di finanza pubblica, approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati. I contingentamenti dei tempi sono pubblicati in allegato al calendario. La seduta sarà sospesa intorno alle ore 16 per la riunione del Consiglio di Presidenza. L'ordine del giorno della seduta di domani prevede la discussione del Rendiconto 2021 e Bilancio interno 2022 del Senato. La Conferenza dei Capigruppo, come avevo già preannunciato alla sospensione dei lavori, sarà dunque convocata domani, al termine della discussione del Rendiconto 2021 e Bilancio interno del Senato 2022, per definire il prosieguo del calendario dei lavori. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 2681 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73, recante misure urgenti in materia di semplificazioni fiscali e di rilascio del nulla osta al lavoro, Tesoreria dello Stato e ulteriori disposizioni finanziarie e sociali (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2681, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Di Piazza, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. DI PIAZZA, relatore . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, senatrici e senatori, il provvedimento sul quale la Commissione finanze e tesoro mi ha dato mandato a riferire favorevolmente si compone di 61 articoli. Il Titolo I reca disposizioni in materia di semplificazioni fiscali; il Titolo II riguarda le procedure di incasso e pagamento presso la Tesoreria dello Stato, oltre a disposizioni in materia economico-finanziaria e sociale. Il Titolo III reca misure per la semplificazione delle procedure di rilascio del nulla osta al lavoro e delle verifiche di cui all'articolo 30- bis , comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999, nonché disposizioni finanziarie e finali. In particolare, l'articolo 1 apporta modifiche alla disciplina del controllo sul repertorio degli atti formati da pubblici ufficiali ai fini dell'imposta di registro. L'articolo 2, modificato nel corso dell'esame alla Camera dei deputati, stabilisce con norma di primo livello alcuni adempimenti cui sono tenuti i sostituti di imposta nella loro attività di assistenza fiscale. L'articolo 3 contiene numerose modifiche ai termini previsti dalla legge per alcuni adempimenti fiscali, mentre l'articolo 3- bis , introdotto alla Camera, estende ulteriormente l'utilizzo del modello F24 per il pagamento di imposte, tasse e contributi in favore dello Stato e degli enti territoriali e previdenziali. L'articolo 4 modifica l'autorità competente a stabilire il domicilio fiscale di un contribuente in un Comune diverso da quello della residenza anagrafica o della sede legale, riconoscendo tale facoltà all'Agenzia delle entrate. La disposizione reca, inoltre, norme di semplificazione in merito alla variazione del domicilio fiscale. L'articolo 5 disciplina la destinazione dei rimborsi fiscali spettanti al defunto, modificando il testo unico concernente l'imposta sulle successioni e donazioni. L'articolo 6 prevede che, anche in caso di presentazione senza modifiche della dichiarazione precompilata mediante CAF o professionista, non venga effettuato il controllo formale sui dati. L'articolo 6- bis, introdotto alla Camera, reca alcune norme volte a introdurre nuove modalità semplificate di comunicazione da parte dell'amministrazione finanziaria dell'esito negativo della procedura di controllo nei confronti del contribuente. L'articolo 6- ter, introdotto alla Camera, consente al debitore, insieme alla procedura di riscossione coattiva con pignoramento o ipoteca di beni, di effettuare la vendita diretta di immobili, ove si tratti di immobili censibili nel catasto edilizio urbano senza attribuzione di rendita catastale, al valore determinato da perizia inoppugnabile effettuata dall'Agenzia delle entrate. L'articolo 7, modificato durante l'esame alla Camera, chiarisce che la dichiarazione con cui si attesta la rispondenza al contenuto economico e normativo di un contratto di locazione a canone concordato, transitorio o per studenti universitari agli accordi definiti a livello locale possa essere fatta valere per tutti i contratti di locazione stipulati successivamente al suo rilascio e, per effetto delle modifiche apportate in sede parlamentare, aventi il medesimo contenuto del contratto per cui è stata rilasciata, fino ad eventuali variazioni delle caratteristiche dell'immobile o dell'accordo territoriale del Comune a cui si riferisce. L'articolo 8 dispone l'applicazione del cosiddetto principio di derivazione rafforzata, secondo il quale la determinazione reddito d'impresa a fini dell'Imposta sul reddito delle società (Ires) è coerente con la rappresentazione contabile, in deroga alle norme del testo unico delle imposte sui redditi, alle microimprese che optano per la redazione del bilancio in forma ordinaria. Estende poi i criteri di imputazione temporale discendenti dal principio di derivazione rafforzata anche alle poste contabilizzate a seguito del processo di correzione degli errori contabili, a condizione che si tratti di componenti negative di reddito per cui non è scaduto il termine per presentare dichiarazione integrativa. L'articolo 9 abroga, al comma 1, la disciplina delle cosiddette società in perdita sistematica dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2022, mentre, al comma 2, abroga l'addizionale Ires per le imprese operanti nel settore degli idrocarburi, a decorrere dal periodo d'imposta 2021 (periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020). L'articolo 10 contiene alcune semplificazioni in materia dichiarazione relativa all'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) con specifico riferimento alla determinazione del valore della produzione netta costituente la base imponibile del tributo. L'articolo 11 rinvia al mese di febbraio i termini per l'approvazione della modulistica dichiarativa per l'imposta sui redditi e l'IRAP, nonché per la messa a disposizione dei modelli dichiarazione, delle relative istruzioni e delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati. L'articolo 12 ampia i casi di esonero dallo specifico obbligo di comunicazione telematica prevista per la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere. Con la norma in esame tale obbligo non è più richiesto per le singole operazioni di importo non superiore a 5.000 euro. L'articolo 13 differisce al primo luglio 2022 il termine a partire dal quale si applicano le sanzioni per omessa o errata trasmissione delle fatture relative alle operazioni transfrontaliere. L'articolo 14 estende da venti a trenta giorni il termine per la registrazione degli atti in termine fisso ai fini dell'imposta di registro. L'articolo 15 consente di estendere, con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, le ipotesi di pagamento per via telematica all'imposta di bollo. L'articolo 16 riduce da 15.000 a 5.000 euro la soglia prevista per la trasmissione da parte di intermediari all'Agenzia delle entrate di specifici dati sulle operazioni di trasferimento da e verso l'estero di mezzi di pagamento ed elimina, allo stesso tempo, la necessità per l'intermediario di ricostruire quelle operazioni che, apparendo collegate fra loro come parti di un'unica operazione finanziaria, potessero determinare il superamento della soglia. L'articolo 17 elimina l'obbligo di comunicazione da parte della pubblica amministrazione e degli enti pubblici all'anagrafe tributaria degli estremi dei contratti di appalto, di somministrazione e di trasporto conclusi mediante scrittura privata e non registrati. L'articolo 18 estende, alla lettera a) , l'esenzione dell'IVA alle prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione della persona rese nell'esercizio delle professioni e arti sanitarie dalle case di cura non convenzionate e l'applicazione dell'aliquota IVA del 10 per cento alle prestazioni di alloggio rese (anche da soggetti diversi dalle case di cura non convenzionate) agli accompagnatori delle persone ricoverate e alle prestazioni di diagnosi, cura e ricovero che non siano esenti. La successiva lettera b) estende l'applicazione dell'aliquota IVA del 10 per cento alle prestazioni di ricovero e cura, comprese le prestazioni di maggior comfort alberghiero diverse da quelle già esenti ai sensi della legislazione vigente, nonché alle prestazioni di alloggio rese all'accompagnatore delle persone ricoverate. L'articolo 19, in luogo di disporre che il modello di dichiarazione IMU per gli enti non commerciali sia approvato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, prevede che detta dichiarazione sia adottata con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze. L'articolo 20 proroga al 31 luglio 2022 i termini per l'approvazione della delibera di adeguamento delle addizionali comunali all'Irpef da parte dei Comuni. Si prevede inoltre che per l'anno 2022, per i Comuni che non adottino e non trasmettano tempestivamente la delibera di adeguamento e possiedano aliquote addizionali differenziate per scaglioni, l'addizionale comunale all'Irpef si applichi sulla base dei nuovi scaglioni dell'Irpef e delle prime quattro aliquote vigenti nel Comune nell'anno 2021, con eliminazione dell'ultima. L'articolo 21 reca norme volte a realizzare una maggiore integrazione logistica tra l'Agenzia delle entrate e l'Agenzia delle entrate-Riscossione, anche attraverso la gestione congiunta dei fabbisogni immobiliari. L'articolo 22 proroga al 31 dicembre 2026 l'applicazione del meccanismo dell'inversione contabile facoltativa IVA, in coerenza con la più recente evoluzione della normativa europea. Il comma 1 dell'articolo 23 modifica la disciplina che prevede un credito d'imposta in favore delle imprese che effettuano attività di ricerca e sviluppo per i farmaci, inclusi i vaccini, con riferimento ai costi sostenuti dal 1° giugno 2021 al 31 dicembre 2030. L'articolo 23 consente altresì alle imprese di richiedere una certificazione che attesti la qualificazione degli investimenti effettuati o da effettuare ai fini della loro classificazione nell'ambito dell'attività di ricerca e sviluppo, di innovazione tecnologica e di design e innovazione estetica, ammissibili al credito d'imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative; la qualificazione dell'attività di innovazione tecnologica finalizzata al raggiungimento di obiettivi di innovazione digitale 4.0 e di transizione ecologica, ai fini dell'applicazione delle rispettive aliquote dell'agevolazione previste per il periodo in corso al 31 dicembre 2022, per il periodo d'imposta ad esso successivo e per il periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, fino a quello in corso al 31 dicembre 2025. I commi 8- bis e 8- ter sono stati inseriti dalla Camera. Il comma 8- bis dispone l'accreditamento su un conto infruttifero aperto presso la Tesoreria dello Stato, intestato alla fondazione Enea Tech e Biomedical, delle risorse destinate a finalità e interventi per i quali il Ministero dello sviluppo economico si avvale, sulla base della vigente normativa, della fondazione stessa. Il comma 8- ter autorizza l'apertura del conto corrente presso la Tesoreria centrale dello Stato intestato alla società Arexpo S.p.A., su cui affluiscono le risorse rese disponibili in attuazione di accordi e nel quale la medesima società è autorizzata a effettuare operazioni di versamenti e di prelevamenti per le medesime finalità. L'articolo 24 estende al 2022 i correttivi in materia di Indici sintetici di affidabilità fiscale previsti per il solo 2020-2021, introdotti per contrastare gli effetti della pandemia sull'economia nazionale. La norma individua altresì, a regime, dei nuovi termini per l'approvazione e l'eventuale integrazione degli indici stessi. L'articolo 25, che introduceva delle norme volte a garantire l'aggiornamento del contrassegno fiscale attualmente in essere per i prodotti alcolici in considerazione dello sviluppo delle tecnologie informatiche di anticontraffazione e di tracciabilità, è stato soppresso durante l'esame alla Camera dei deputati. La disposizione contenuta all'articolo 25- bis , aggiunta nel corso dell'esame alla Camera, introduce di fatto una sospensione del termine per il computo dei centottanta giorni entro i quali gli uffici del Registro unico nazionale del terzo settore, ricevute le informazioni contenute nei registri preesistenti, provvedono a richiedere agli enti già iscritti eventuali informazioni o documenti mancanti e a verificare la sussistenza dei requisiti per l'iscrizione. Ai fini del computo di tale termine, a far data dalla ricezione delle informazioni contenute nei registri antecedenti al Registro unico nazionale del terzo settore, si prevede infatti che non si debba tener conto del periodo compreso tra il 1° luglio 2022 e il 15 settembre 2022. L'articolo 26 introduce una numerosa serie di modifiche alla disciplina delle agevolazioni fiscali e finanziarie previste dal codice del terzo settore (comma 1) e di quelle relative all'impresa sociale (comma 2), mentre il comma 3 reca la quantificazione degli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo e individua le corrispondenti forme di copertura finanziaria. L'articolo 26- bis , introdotto nel corso dell'esame alla Camera dei deputati, estende al 31 dicembre 2022, in luogo del vigente 31 maggio 2022, il termine per l'applicazione inderogabile delle norme previgenti al nuovo codice del terzo settore, ai fini e per gli effetti derivanti dall'iscrizione degli enti nei registri di onlus, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale, in attesa della piena operatività del Registro unico del terzo settore. L'articolo 27 semplifica e aggiorna la disciplina del servizio di tesoreria dello Stato espletato dalla Banca d'Italia, anche in relazione al perseguimento dell'obiettivo dell'unitarietà della tesoreria statale. L'articolo 28 abroga la norma vigente che affida alla Banca d'Italia il servizio di tesoreria centrale dello Stato. L'articolo 29 modifica l'articolo 93, comma 2, del decreto legislativo n. 50 del 2016 (codice degli appalti), in relazione alle modalità di versamento in tesoreria delle cauzioni a garanzia della partecipazione alle gare pubbliche, prevedendo in via esclusiva la modalità elettronica. L'articolo 30 apporta modifiche a numerose disposizioni della legge di contabilità generale dello Stato. L'articolo 31 abroga la disciplina del vaglia cambiario, recata dagli articoli da 87 a 97 del regio decreto n. 1736 del 1933. L'articolo 32 apporta modifiche alla disciplina dei controlli di regolarità amministrativa e contabile, prevista dal decreto legislativo n. 123 del 2011, al fine di adeguarla alle nuove definizioni inserite dal precedente articolo 30. La disciplina del controllo dei conti giudiziali è estesa esplicitamente agli agenti che svolgono attività di riscossione nazionale, a mezzo ruolo. Infine, si prevede che la trasmissione delle informazioni su incassi e pagamenti delle pubbliche amministrazioni aderenti alla base dati SIOPE avvenga esclusivamente per il tramite dell'infrastruttura SIOPE+, rinviando alla normativa secondaria per i dettagli operativi. (Il microfono inizia a lampeggiare). Visto che è scaduto il tempo a mia disposizione, chiedo alla Presidente l'autorizzazione a depositare la restante parte della mia relazione, affinché sia pubblicata in allegato ai Resoconti della seduta odierna, e concludo ringraziando gli uffici della 6 a Commissione permanente per il supporto prezioso che hanno sempre fornito in questa legislatura e in particolare il dottor Bruschi. PRESIDENTE . La Presidenza l'autorizza in tal senso. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV) . Signor Presidente, il decreto-legge in esame riguarda una materia che si definisce "semplificazioni", in questo caso in materia fiscale. Per quanto però siano certamente importanti il fisco e la riscossione dei tributi e di tutti gli oneri a carico dei cittadini, altrettanto lo sarebbero i diritti costituzionali e inviolabili, come ad esempio il diritto di voto. Il diritto di voto, purtroppo, oggi è messo fortemente a rischio da una legge elettorale che ci farà votare il 25 settembre senza dare la possibilità alle nuove formazioni politiche di poter concorrere con pari opportunità rispetto alle forze politiche rappresentate in Parlamento, per dar voce a quella cospicua parte della cittadinanza che da esse non si sente più rappresentata. Probabilmente è stato proprio per questo che si è inteso affrettare i tempi e cucire addosso un vestito ad alcune forze politiche che qui sono anche rappresentate e che non avrebbero avuto i requisiti per evitare la raccolta delle firme, mentre si sono lasciate fuori, colpevolmente, tutte le altre forze politiche. È quindi per tale motivo che ho presentato un emendamento a questo decreto-legge, che appunto si definisce "semplificazioni". Se è infatti giusto semplificare il compito dell'Agenzia delle entrate o comunque del Governo nell'effettuare i controlli e nel riscuotere il dovuto e le spettanze da parte dei cittadini, è altresì un dovere semplificare la vita a tutti quei cittadini che giustamente speravano di essere rappresentati, dando loro la certezza di poterlo fare con pari merito e pari opportunità rispetto a tutti quelli che aderiscono invece alle formazioni già consolidate nelle due Camere. Siccome purtroppo sono stati considerati ammissibili emendamenti di qualsiasi natura a qualsiasi provvedimento, anche ultronei - mi riferisco all'ultimo decreto-legge aiuti e alla proroga delle sanzioni per gli ultracinquantenni che non adempiono agli obblighi vaccinali - non vedo per quale motivo lei, Presidente, non possa valutare opportunamente ammissibili - come mi auguro avvenga - i due emendamenti che ho presentato. Mi riferisco all'emendamento volto a semplificare le procedure di ammissione delle liste, bypassando la raccolta delle firme, dimostrando finalmente agibilità democratica e quindi dando voce a tutti coloro che sono attualmente fuori dal Parlamento e hanno tutto il diritto di concorrere con pari opportunità degli altri a essere rappresentati qui dentro, nelle istituzioni, se queste sono ancora rappresentative. L'altro emendamento riguarda invece la proroga delle sanzioni per gli ultracinquantenni che non hanno adempiuto all'obbligo vaccinale (in questo caso entro il 15 giugno). Questo è stato un colpo di mano che la maggioranza ha messo a segno in un decreto-legge che trattava tutt'altra materia, il decreto aiuti, facendo in modo che tutti gli ultracinquantenni che non hanno effettuato una dose di vaccino entro il 15 giugno siano perseguibili con una sanzione di 100 euro e siano, quindi, ancora sotto il controllo di tutti gli enti che hanno i dati incrociati, anche quelli sulla salute, al fine di poterli schedare e multare. Chiaramente nessuno pagherà la multa, perché tutti si opporranno, come è normale che sia, visto e considerato che questi prodotti non hanno sortito alcun effetto e visto e considerato, oltretutto, che sono sperimentali e purtroppo hanno provocato casi di morte e tantissimi eventi avversi gravissimi. Io auspico a questo punto che la maggioranza - oggi non esiste più e si è sciolta - dei parlamentari, che qui rappresentano tutti i cittadini italiani che si recheranno al voto, ritorni sui suoi passi e ponga rimedio a un danno fatto a persone inermi che non hanno commesso alcun reato. Se la semplificazione è un qualcosa di importante per l'interesse pubblico, deve essere appunto finalizzata a questo e non deve essere utilizzata dal Governo, o da enti che agiscono per conto dell'Esecutivo, per vessare i cittadini, sottoponendoli a un controllo sociale e imponendo loro addirittura trattamenti sanitari obbligatori o resi obbligatori per un certo periodo di tempo, che ad oggi comunque - ripeto - si sono rivelati totalmente inefficaci. Chiedo pertanto, signor Presidente, che si valuti seriamente l'opportunità di sottoporre al voto gli emendamenti 36- bis. 1 e 45.0.1. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatrice Granato, la Presidenza ha preso nota, ma la valutazione sugli emendamenti verrà annunciata all'Assemblea nel prosieguo dei lavori. Secondo gli accordi intervenuti, sospendo i lavori, che riprenderanno intorno alle ore 16,30, al termine del Consiglio di Presidenza. Senatore Perosino, lei potrà intervenire alla ripresa dei lavori dell'Assemblea. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, per semplificazione e anche su suggerimento della vice Capogruppo, rinuncio al mio intervento. PRESIDENTE. Ne prendiamo atto. Resta comunque immutato l'ordine che vi ho testé esposto. La seduta è sospesa e riprenderà intorno alle ore 16,30. (La seduta, sospesa alle ore 16,01, è ripresa alle ore 16,36) . Onorevoli colleghi, la seduta è ripresa. Il senatore Perosino rinuncia a intervenire. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. DI PIAZZA, relatore . Signor Presidente, rinuncio alla replica. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, rinuncio a intervenire. PRESIDENTE . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. La Presidenza dichiara improponibile, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del decreto-legge, l'emendamento 45.0.1. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati. Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti agli articoli del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. GRANATO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV) . Signor Presidente, con l'emendamento 36- bis .1 si propone di abrogare la proroga delle sanzioni per gli ultracinquantenni che non hanno ottemperato all'obbligo vaccinale entro il 15 giugno. PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. DI PIAZZA, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.2, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Mi viene segnalato e mettiamo a verbale un malfunzionamento del dispositivo per la votazione elettronica. Registriamo che c'è una certa difficoltà tecnica, che segnaliamo agli uffici. Vi prego di prestare attenzione, per evitare questi problemi. Annullo la votazione precedente ed essendone stata avanzata richiesta, indìco nuovamente la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.2, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.4, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.0.2, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.0.2, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.0.2, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.0.3, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26- bis .0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26- bis .0.2, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 35- bis .0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 36.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 36- bis .1, presentato dalla senatrice Granato, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . MALLEGNI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signora Presidente, voglio segnalare che ho sbagliato a votare sull'emendamento 36.1. PRESIDENTE . Gli uffici ne prenderanno nota. DE SIANO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE SIANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei comunicare che per errore ho votato a favore, mentre volevo esprimere un voto contrario. PRESIDENTE . Ne prendiamo atto. Come sapete, si può comunicare. Vi prego di prestare attenzione, così riusciamo a tenere anche un ritmo adeguato. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 36- bis .0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 38.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 38- bis .0.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 42.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 43.1, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 43.2, presentato dai senatori De Bertoldi e Calandrini. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 45.0.1 è improponibile. Passiamo alla votazione finale. MAUTONE (Ipf-CD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (Ipf-CD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire in legge introduce misure urgenti in materia di semplificazioni fiscali, attraverso una serie di provvedimenti che contribuiranno a facilitare il rapporto tra il fisco e il contribuente. La necessità di deburocratizzare e di migliorare la gestione del sistema contributivo e fiscale è un tema centrale. (Brusio). PRESIDENTE. Senatore Mautone, come sa, è difficile riuscire a mantenere un livello adeguato di brusio. Colleghi, se rimanete in Aula, vi pregherei di abbassare sensibilmente il tono della voce, al punto da consentire lo svolgimento dell'intervento dei colleghi. MAUTONE (Ipf-CD) . La necessità di deburocratizzare e migliorare la gestione del sistema contributivo e fiscale è un tema centrale per il nostro Paese, poiché determina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, tanto più in questo momento di grande incertezza economica e sociale. Per noi di Insieme per il futuro-Impegno Civico è fondamentale che lo Stato sostenga cittadini e imprese e faciliti il rapporto con le sue tante articolazioni, a maggior ragione quando si parla di fisco, il sistema con cui ciascun cittadino deve contribuire al benessere collettivo. Con il provvedimento in esame, dunque, adempiamo a molti impegni assunti nei confronti dei cittadini. Mi riferisco alle misure per la semplificazione nella redazione dei bilanci delle microimprese e per la gestione degli errori contabili, al monitoraggio fiscale sulle operazioni di trasferimento di denaro attraverso intermediari bancari e finanziari, alla proroga dal 30 giugno al 31 dicembre 2022 del termine per la presentazione della dichiarazione IMU relativa all'anno 2021 e allo sblocco del superbonus e della cessione dei bonus edilizi. Grazie all'intervento del Governo verranno introdotte misure a favore dei contribuenti, quali la completa materializzazione delle scelte di destinazione dell'8, del 5 e del 2 per mille all'atto della presentazione del Modello 730, le modalità di erogazione dei rimborsi fiscali spettanti agli eredi e le modalità di controllo sulle spese sanitarie sostenute dai contribuenti. Vi saranno, inoltre, importanti novità in materia di assegno unico, che gioveranno alle famiglie con figli disabili a carico, siano essi minorenni o maggiorenni. Per quanto riguarda le misure sociosanitarie, è doveroso citare l'esenzione dell'IVA per le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione della persona effettuate dalle case di cura non convenzionate con il Servizio sanitario nazionale; un provvedimento, questo, che contribuirà a ridurre i costi di accesso alle prestazioni sanitarie e a migliorare l'erogazione dei servizi da parte del personale stesso. L'emergenza del Covid-19 e la creazione di un vaccino hanno dimostrato quanto la ricerca scientifica sia fondamentale, non soltanto per il progresso della società, ma anche per la salvaguardia della vita dei cittadini. È questo il principio che ispira la misura del credito d'imposta in favore delle imprese che effettuano attività di ricerca e sviluppo per i farmaci, inclusi i vaccini, con riferimento ai costi sostenuti dal 1° giugno 2021 al 31 dicembre 2030. Il senso di responsabilità, il rispetto delle istituzioni e l'attenzione ai problemi reali dei cittadini: sono questi i princìpi che hanno ispirato l'azione di sostegno al Governo di Insieme per il futuro e Impegno civico. Su questi valori, da noi tutti condivisi, si sono fondati il nostro lavoro e il nostro impegno, volti a fornire risposte concrete ai cittadini in un momento così drammatico come quello che stiamo vivendo. In una fase tra le più difficili della storia repubblicana era inevitabile per noi mettere da parte le divisioni che normalmente caratterizzano il dibattito politico per impegnarsi in un'azione di Governo ispirata all'unità nazionale. Purtroppo, Presidente, mi preme aggiungere che questo percorso, su cui abbiamo faticosamente lavorato, è stato bruscamente interrotto e con esso tutti i progetti di riforma che avevamo in programma di concludere, da quello fiscale a quello sulle pensioni. Questa crisi di Governo, che ha interrotto prematuramente una legislatura che già volgeva al termine, ha lasciato attoniti non solo noi, ma tutto il Paese e tanti dei nostri partner internazionali. Noi di Insieme per il futuro-Centro Democratico abbiamo cercato in ogni modo di evitare che l'esperienza di questo Governo, guidato dal professor Draghi, si interrompesse in questo momento così delicato. Come noi, tantissimi cittadini, sindaci, rappresentanti di associazioni, categorie produttive e organizzazioni della società civile hanno chiesto un gesto di responsabilità da parte di tutte le forze politiche che sostenevano questo Governo, affinché le fratture si ricomponessero e si continuasse a lavorare per far fronte alle tante emergenze di questa fase storica. La responsabilità, però, signor Presidente, richiede impegno. Evidentemente, alcune forze politiche hanno preferito anteporre i propri interessi a quelli dell'Italia e degli italiani e hanno scelto la via dello scontro sulla base di meri calcoli elettorali, lasciando il Paese nell'incertezza e gettandosi in una campagna elettorale estiva che ha già assunto toni in qualche caso grotteschi. C'è chi ha deciso di remare contro, perché braccato da un evidente calo dei consensi, portando a non votare la fiducia al Governo; c'è chi invece, come i partiti di centrodestra, ha colto l'occasione per sfilarsi dall'Esecutivo senza assumersene la responsabilità, sacrificando il benessere del Paese sull'altare del consenso. In questo contesto straordinario di emergenza, signor Presidente, con la pandemia che ancora attanaglia il sistema sanitario, la guerra alle porte dell'Europa, il prezzo dell'energia e delle materie prime alle stelle e un'inflazione quasi in doppia cifra, i cittadini hanno dovuto assistere a uno spettacolo impietoso e indecoroso. A pochi mesi dal voto si è scelto di affossare il Governo, indebolendo enormemente la capacità del Paese di effettuare le riforme necessarie a contrastare gli effetti del rincaro dei prezzi e a fornire ai cittadini le risposte concrete di cui hanno bisogno. Tutto questo è stato fatto per un motivo semplice, quanto inquietante per la sua gravità: il puro interesse a rincorrere qualche punto nei sondaggi, ignorando che la posta in palio è il futuro degli italiani e la struttura sociale ed economica del nostro Paese. Signor Presidente, un Governo dimissionario ha per definizione poteri limitati e nel disbrigo degli affari correnti non può far fronte alle misure ambiziose e determinanti che sono necessarie in un momento del genere. I programmi di finanza pubblica saranno necessariamente limitati e ciò avrà delle ripercussioni gravi, che si avvertiranno soprattutto sui nostri territori. Vi è il rischio di perdere quanto di buono è stato fatto in sede europea, con il raggiungimento degli accordi previsti dal PNRR: senza portare a compimento le riforme necessarie entro la fine del 2022, vi è il rischio concreto di perdere i 20 miliardi di euro previsti. Siamo di fronte al pericolo di varare una legge di bilancio che aumenti il debito pubblico senza le dovute coperture o che costringa gli italiani, fin da subito, a enormi sacrifici. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, mi avvio a concludere. La ripartenza tanto auspicata e gli investimenti per realizzare le opere pubbliche per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio e per l'adeguamento dei servizi essenziali sono ora messi a rischio dall'irresponsabilità di forze politiche che hanno a cuore soltanto il proprio interesse. Siamo pronti ad andare avanti per dare risposte ai cittadini, salvaguardare le risorse del PNRR, contrastare i devastanti effetti della crisi economica e sostenere l'Ucraina, colpita dalla vile aggressione russa. Ci saremo, con senso di responsabilità, sempre al servizio dei nostri concittadini, per costruire e non per demolire. Pertanto, annuncio il voto favorevole del Gruppo Insieme per il futuro-Centro Democratico. (Applausi) . MARINO (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINO (IV-PSI) . Signora Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, signora Sottosegretario di Stato, oggi affrontiamo con diversi stop and go il decreto-legge n. 70 del 2022, comunemente definito decreto delle semplificazioni fiscali. Era un decreto-legge atteso e ritenuto di notevole importanza per gli interventi di semplificazione che il nostro Paese da tempo auspicava. È però diventato un'altra cosa rispetto alle aspettative, anche perché gestito a cavallo di una crisi di Governo e quindi con delle problematicità in più. Non mi soffermo, se non per il resoconto stenografico, sulla ormai ritrita questione del monocameralismo perfetto de facto o del bicameralismo imperfetto, che ci costringe oggi, in quest'Aula, a una mera presa d'atto. Ho già avuto occasione di affrontare il problema qui in Senato, che mi riporta alla nota vicenda del referendum del 2016. Allo stesso modo non mi soffermo, se non per un veloce accenno, che svilupperò dopo, sulla complessa situazione sotto il profilo dei risultati del processo legislativo così gestito e del precedente costituzionale di Camere sciolte che lavorano a pieno regime - anzi, di più - in modo ondivago. In questo caso, però, ci troviamo di fronte a una somma di micronorme, quasi un coacervo: si è passati infatti da 47 articoli a 61. Provo un'invidia positiva per i colleghi della Camera dei deputati, che hanno potuto approfondire adeguatamente questo decreto-legge, e un po' meno per noi. Voglio però invece ragionare sul portato positivo e innovativo di questo decreto-legge e almeno del suo principio ispiratore, poi in parte stravolto in sede di conversione. Personalmente auspicavo un filo di continuità con la legge di delega fiscale n. 23 del 2014, una piccola Grundnorm - permettetemi di dirlo - che conferì al Governo una delega per la realizzazione di un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita; una serie di deleghe vennero attuate, tranne cinque (sul catasto, sulla riscossione degli enti locali, sui giochi, sulla fiscalità ambientale e sulla giustizia tributaria; tre di queste sono state al centro dell'attenzione di questa legislatura). In essa si teorizzava il principio del fisco amico: un ossimoro, qualcuno potrebbe dire, ma non è così. Guardate che in Italia, quando si parla di tasse, si assiste a un moto pendolare di vichiana memoria. Da una parte, c'è chi auspica una facile raccolta di consenso con promesse di condoni; ma cosa c'è di meno educativo di un condono, che distoglie dalla volontà di applicare la norma, perché tanto poi si verrà perdonati? Dall'altra, c'è la visione di un fisco "Dracula", che tartassa il cittadino. Si è parlato, proprio in questi giorni, della proposta del segretario Letta sulla tassa di successione e sulla patrimoniale; il Governo Letta è stato proprio quello che ha fatto l'ultimo aumento dell'IVA, nell'ottobre 2013. Noi invece speravamo in un lungo perfezionamento di intuizioni che partivano da lontano. Parlavo del portato innovativo del decreto-legge: sicuramente abbiamo molto apprezzato il tema della digitalizzazione, che crea un secondo tempo per gli effetti positivi nei confronti del contribuente e della digitalizzazione stessa. Ricordiamo, ad esempio, la fatturazione elettronica, considerata più sul lato degli accertamenti e del contrasto al tax gap e meno sotto il profilo del fisco amico e degli adempimenti, al fine di migliorare la qualità della vita del contribuente e di diminuire la sua ansia rispetto ai controlli post-dichiarazione dei redditi, che erano affidati al fisco e dove rischiava di essere sanzionato, anche se non responsabile. Parliamo del cosiddetto work in progress sull'assegno unico, che ha avuto un superamento delle difficoltà di passaggio e di avvio del nuovo assegno familiare in riferimento ai figli con disabilità. Si garantisce parità di risorse per le famiglie che, con l'avvio di questo nuovo strumento, rischiavano di perdere qualcosa. C'è il tema dei rimborsi fiscali più celeri e c'è il passo in avanti verso una disciplina della cedibilità del credito d'imposta per il bonus fiscale del 110 per cento, con cui finalmente speriamo di essere arrivati a un punto fermo, perché gli svariati interventi normativi avevano ingenerato una confusione non più facilmente gestibile, né per i cittadini, né per gli operatori. C'è la norma che consente di sospendere il de minimis per quanto riguarda i crediti d'imposta alle imprese. In altre parole, ci sono varie misure per la semplificazione del rapporto tra fisco e cittadini. Ci sono poi le battaglie che i nostri colleghi di Italia Viva hanno potuto fare alla Camera, in funzione di quello che dicevo prima, e che vanno incontro ai contribuenti, siano essi cittadini o imprese. Si è introdotto il principio della tenuta e conservazione di qualsiasi registro contabile in via telematica e nei sistemi digitali, operando per una dematerializzazione e per una diminuzione della burocrazia. Abbiamo esteso la disciplina dell'F24; abbiamo imposto l'obbligo per l'Agenzia delle entrate di comunicare al contribuente, via SMS o app IO, la fine dell'attività istruttoria. Si è resa immediatamente applicabile una legge, quella che vieta il finanziamento delle imprese che producono mine antipersona agli intermediari finanziari con sede in Italia, che aveva visto il suo percorso nella XVI legislatura, che era stata approvata nella XVII, rinviata alle Camere, riapprovata nella XVIII e adesso diventa finalmente operativa. È stato esteso l'assegno unico universale per i figli di alcune categorie che ne erano rimaste escluse, ad esempio i dipendenti dello Stato residenti all'estero; assegno unico universale che ritengo una grande e felice intuizione realizzata dalla ministra Bonetti. C'è stata poi l'introduzione di una serie di norme per aggiungere consistenza alla riforma del terzo settore, iniziata al tempo del Governo Renzi, e siamo intervenuti per modificare il codice della crisi d'impresa. Tanti piccoli esempi di buona amministrazione: frutto di esperienza, che è un valore aggiunto; frutto del buonsenso, che o lo si ha o non lo si ha; frutto della competenza, svillaneggiata ma più che mai importante; frutto anche della generosità, quella di anteporre agli interessi di parte quelli del Paese. Sono considerazioni che non hanno sicuramente mosso coloro che non hanno votato la fiducia il 20 luglio scorso al presidente Draghi, assumendosi la responsabilità di interrompere un percorso virtuoso, fatto di riforme strutturali, di obiettivi raggiunti e da raggiungere per l'erogazione dei fondi collegati all'attuazione del PNRR. Siamo consci di quale autunno ci aspetta? Abbiamo un aumento dell'inflazione che non è stata mai così alta dagli anni Ottanta del secolo scorso; abbiamo un aumento del costo delle materie prime; abbiamo un aumento dei tassi di interesse che si ribalterà sui mutui e quindi sulle famiglie; abbiamo una diminuzione della domanda interna, in uno scenario geopolitico in cui alla guerra in Ucraina si aggiungono le tensioni tra Serbia e Kosovo e nel Mar Cinese (notizie di questi giorni). Ci salvano parzialmente - questo giustifica gli ultimi dati Istat - le esportazioni e il rapporto mutato del cambio euro-dollaro. Tutte questioni che verranno affrontati dai più con l'occhio rivolto solo alla logica elettorale del tutto e subito o, al massimo, del giorno dopo. Non tutti possiamo aspirare a essere degli statisti che ragionano con l'ottica di lungo periodo del bene delle prossime generazioni, ma da politici non possiamo nemmeno ridurci, in un momento difficile come quello che ci attende, ad essere pseudosondaggisti che ragionano non pensando al bene futuro, ma ad una facile raccolta di consenso basata non su ciò che è bene, ma su quello che si pensa che piaccia. Facendo così, infatti, si governerà non un Paese ma un cumulo figurato di macerie. Come Italia Viva non ragioniamo così: per noi il bene del Paese è un valore prioritario e, come abbiamo dimostrato già in passato sapendo di assumere scelte difficili, risultate nell'immediato impopolari ma riconosciute poi fondamentali per l'Italia, anche questa volta faremo la nostra parte votando questo provvedimento con lo sguardo rivolto al futuro e non alla misera logica del contingente. (Applausi) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, devo dire, purtroppo con una certa consuetudine, che anche questa volta ci siamo trovati di fronte ad una delle caratteristiche meno positive di questa legislatura, cioè al monocameralismo elevato ormai a principio. Ci siamo trovati di fronte a un decreto-legge che nella Commissione competente, la Commissione finanze alla quale ho l'onore di partecipare, non abbiamo avuto nemmeno il tempo di esaminare: è arrivato, ma in pochi minuti abbiamo dovuto licenziarlo per portarlo in Aula quest'oggi. Quindi, non solo monocameralismo, non solo disprezzo per i compiti delle istituzioni parlamentari, ma di fatto un venir meno anche di ogni tentativo e volontà di migliorare, come si dovrebbe fare, questo decreto-legge. Siamo stati costretti a presentare in Aula degli emendamenti che avremmo voluto presentare e discutere in Commissione, ma non è stato possibile; li abbiamo presentati in Aula, signor Presidente, e abbiamo visto ovviamente, per esigenze di tempo, bocciare tutte le nostre proposte. Entrando un po' nel merito, notiamo che questo provvedimento, il cosiddetto decreto semplificazioni, è in realtà un altro decreto omnibus , che contiene un po' di tutto e arriva di fatto ad essere anche una sanatoria per gli immigrati irregolari. L'articolo 43, comma 3, rappresenta infatti una sospensione dei procedimenti sulla clandestinità e sugli immigrati clandestini e si accompagna al comma 6, sempre dell'articolo 43, che prevede che a fronte di una semplice domanda, venga estinto il reato e si ottenga di fatto il permesso di soggiorno. Quindi, in un decreto-legge semplificazioni avete introdotto anche una sanatoria sugli immigrati: non mi pare coerente né assolutamente condivisibile. Per questo Fratelli d'Italia con la sua logica comportamentale mai avrebbe potuto dare un voto favorevole a una norma di questo tipo. Una norma che rappresenta peraltro - lo voglio sottolineare - una discriminazione verso quegli immigrati, Presidente, che fanno domanda da casa loro, che non hanno violato le leggi, che non hanno voluto fare i clandestini, che aspettavano di poter arrivare nel nostro Paese in base al decreto-legge flussi. Quindi, abbiamo anche discriminato gli immigrati onesti rispetto ai clandestini. Questo è quanto contenuto nel cosiddetto decreto-legge semplificazioni: un provvedimento che niente aveva a che fare con questo argomento. Signor Presidente, se si fosse voluto semplificare si sarebbero potute fare tante cose. Basta girare un qualunque studio professionale, parlare con qualunque imprenditore, con qualunque artigiano: quante semplificazioni si potevano fare. Fratelli d'Italia, come ho detto, aveva cercato di dare un ulteriore contributo in questa direzione con gli emendamenti presentati. Voglio qui citarne alcuni perché non possiamo pensare di criticare senza spiegare cosa di meglio avremmo potuto fare. Ad esempio, in riferimento all'articolo 3, credo - e penso che tanti miei colleghi commercialisti che ci stanno ascoltando non possono che condividere - che si poteva semplicemente abrogare le liquidazioni periodiche IVA. Nella fatturazione elettronica, infatti, lo Stato ha a disposizione tutti gli elementi senza dover chiedere un ulteriore adempimento alle imprese, agli artigiani, ai commercianti, alle piccole e medie imprese e ovviamente ai loro consulenti. Quella era una semplificazione: eliminare con l'articolo 3 le liquidazioni periodiche dell'IVA. Potremmo anche citare l'articolo 9, laddove avete previsto - a mio avviso anche correttamente - per le società cosiddette in perdita sistemica, l'abrogazione della norma che prevede le società di comodo; quindi avete dato un sollievo a quelle imprese che sono in perdita non perché gli piaccia essere in perdita, ma perché la crisi di questi ultimi anni rende possibile, purtroppo con una certa facilità, andare in perdita, in almeno due degli ultimi cinque esercizi. Avete quindi tolto dalla disciplina assurda delle società di comodo questo tipo di società, ma ritengo che un atto di maggiore semplificazione sarebbe stato eliminare l'intero percorso delle società di comodo. Ricordo a chi non è del mestiere, cari colleghi, che la norma prevede che le società vengono tassate, vengono obbligate a dichiarare dei ricavi sulla base di una percentuale imposta dallo Stato; percentuale, ad esempio, sugli immobili che va dal 4 al 6 per cento, quindi si prevedono ricavi che si presumono doverci essere. Se non ci sono a quel livello, si viene tassati in modo ovviamente presunto. Una semplificazione, soprattutto in un momento come questo, non era solamente rivolgersi alle società in perdita sistemica, ma estendere il percorso a tutte le società di comodo. Cito un altro emendamento proposto da Fratelli d'Italia: penso all'abrogazione almeno per il settore degli edili della cosiddetta reverse charge , cioè dell'inversione che si attua nell'IVA, che di fatto crea continuamente problemi alle nostre piccole imprese che, non applicando l'IVA, si trovano a scontare l'IVA a monte, quella che devono decurtare. Ciò li porta ad andare a credito e a dover chiedere ogni volta rimborsi che puntualmente arrivano in ritardo tanto da costringerle a ricorrere al credito bancario per far fronte alle proprie esigenze di liquidità. Quindi, perché non avete semplificato, eliminando la reverse charge almeno nel settore degli edili, che così pesantemente ne sono colpiti come da altre misure? Un altro passaggio di vera semplificazione sarebbe stato, ad esempio, alzare i limiti del forfettario. Perché continuate a mantenere a 65.000 euro quel forfettario che potrebbe essere elevato almeno a 100.000 euro? Avreste semplificato la vita a molte piccole imprese che hanno gravi difficoltà. Non lo avete fatto. Invece, signor Presidente, ha prevalso sempre la logica delle tasse, del sospetto verso l'impresa; quelle logiche che, magari, nella delega fiscale contengono il catasto e quindi il voler creare un reddito parallelo per poi evidentemente creare le condizioni per tassare il patrimonio degli italiani, le case degli italiani o magari prevedere, come ha detto il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, un'ulteriore tassa patrimoniale sulle successioni, per creare ulteriore assistenzialismo nei confronti dei giovani. Magari, invece, basterebbe utilizzare altre fonti di reddito, per dare ai giovani opportunità di lavoro, secondo il principio: più lavoro, meno tasse, come ha proposto Fratelli d'Italia. Più assumi, meno paghi tasse: in tal modo, sì che dai una risposta ai giovani senza lavoro; non dando loro una mancia, magari elettorale, visto che siamo sotto elezioni, e proponendo, dall'altra parte, di creare una tassazione, che magari andrebbe a penalizzare tanti giovani, che hanno ereditato qualche patrimonio, ma che non hanno il reddito per poterlo sostenere e poterne pagare l'imposizione. Queste sono le proposte di un partito serio, di un partito come il nostro. Sempre nel merito, voglio qui riferirmi anche all'articolo 40- quater . Ben venga una interrogazione di Fratelli d'Italia, che ha evidenziato come voi, nel decreto precedente, con una mano davate i crediti di imposta alle imprese in difficoltà, che devono pagare il gas e l'energia ad alto prezzo, ma poi applicavate il de minimis europeo e li andavate a sottrarre. Ricordo che voi avete posto rimedio a questo grazie ad un'interrogazione che nelle scorse settimane Fratelli d'Italia ha presentato. Sempre nell'articolo 40- quater avete dato una risposta al problema della cessione del credito sui superbonus. Finalmente dite quello che Fratelli d'Italia vi diceva da mesi rispetto ai decreti precedenti: non si può avere il limite del 1° di maggio, perché ovviamente, con questo limite, non liberavate il cassetto fiscale di banche e assicurazioni. Però, quando avete ascoltato Fratelli d'Italia, avete previsto di fare prima una circolare dell'Agenzia delle Entrate, che rende responsabili i cessionari dei crediti nei confronti della veridicità del credito stesso, rendendoli corresponsabili con le banche. Quindi, avete annullato l'effetto che, con una mano, avevate concesso. Signor Presidente, per queste e per tante altre ragioni, Fratelli d'Italia non potrà dare il proprio voto favorevole a questo decreto e ci impegneremo con gli italiani a fare noi davvero, nella prossima legislatura, riforme semplici, chiare e nell'interesse di tutte le nostre imprese. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente,noi voteremo a favore della conversione di questo decreto sulle semplificazioni fiscali. Il lavoro è stato fatto alla Camera, perché ovviamente qui non era possibile, e noi chiudiamo in bellezza, come nella nostra tradizione, senza apportare alcuna modifica. Sono stati, però, apportati senz'altro dei miglioramenti, durante il lavoro in Commissione nel passaggio dalla Camera, i quali hanno prodotto dei passi in avanti su una serie di questioni non certamente secondarie. In particolare, un passo in avanti vi è stato per quanto riguarda la disciplina della cedibilità dei crediti d'imposta per i bonus fiscali. Non è esattamente ciò che era stato pensato, magari nell'ipotesi dell'inserimento nel decreto aiuti, ma forse vi è qualche speranza di recupero. Sottolineo la nuova normativa fiscale per il terzo settore, che certamente rappresenta un passaggio abbastanza importante per consentire a migliaia di realtà sociali del Paese di guardare davanti a sé con più tranquillità e continuare a operare al servizio delle persone e della comunità. Si tratta, peraltro, del frutto di un lungo lavoro fatto dal Forum Nazionale del Terzo Settore, che già dal 2018 aveva chiesto di mettere mano alla normativa fiscale. Sulla cessione del credito d'imposta, dicevo poc'anzi che proprio all'ultimo momento sono state inserite nell'articolo 40- quater una serie di modifiche che speriamo possano portare allo sblocco della cessione dei crediti. Infatti, come voi sapete, le modifiche arrivate in sede di conversione del decreto aiuti non sono state assolutamente sufficienti. Altre questioni riguardano l'aumento degli incentivi per i mezzi elettrici e le procedure semplificate per la regolarizzazione degli immigrati. C'è poi una misura che si spera possa aiutare a semplificare la vita delle persone, quelle che non hanno impresa e devono fare la dichiarazione dei redditi e la cui vita è sempre più complicata dalla burocrazia. Lo stop alla conservazione degli scontrini delle spese mediche per il 730 è certamente un piccolo elemento di semplificazione. Come sapete, la loro conservazione in tutti questi lunghi anni ha prodotto una serie di problemi alle persone. Il fisco comunicherà la fine dei controlli per quanto riguarda gli accertamenti e anche questo è, a mio avviso, un elemento non solo di semplificazione, ma anche di lealtà nel rapporto tra lo Stato, l'Agenzia delle entrate e il singolo cittadino. Sono inoltre state inserite altre misure certamente non significative, ma che noi vogliamo sottolineare. Penso, ad esempio, all'approvazione dell'emendamento per i precari dell'AIFA, che è una piccola cosa, ma pur sempre un segnale. In finale di legislatura alcune misure positive sono quindi state inserite in termini di semplificazione. Avremmo voluto misure più forti ed efficaci dal punto di vista della semplificazione della vita delle persone e alcune disposizioni si sarebbero potute tranquillamente inserire. Tuttavia, il lavoro fatto, che noi non possiamo che registrare, ci vede parzialmente soddisfatti. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole. (Applausi) . COMINCINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione di oggi avviene indubbiamente in un clima particolare. Il caldo rovente che si respira fuori da questo palazzo rappresenta forse nel modo migliore il momento che stiamo vivendo. È un momento di difficoltà per il Paese, costretto a fare i conti con l'aumento dei prezzi dei beni alimentari, della benzina e delle bollette e con l'aumento dei dati della povertà. È però anche un momento di difficoltà politica generata da scelte irresponsabili che stanno portando il Paese a vivere una campagna elettorale che non ha mai conosciuto queste tempistiche. Quando parlo di irresponsabilità, lo faccio non perché voglio usare questo spazio per fare campagna elettorale o avanzare ormai inutili recriminazioni (sarebbe, appunto, un'ulteriore inutile perdita di tempo). Parlo di irresponsabilità perché mi limito banalmente a fare una fotografia di quanto stiamo facendo in queste ore, quello che i colleghi deputati hanno vissuto nelle ore nelle quali cadeva il Governo Draghi e loro emendavano e deliberavano il provvedimento che oggi ci accingiamo a ratificare. Uso non a caso il termine "ratificare", perché ancora una volta questo ramo del Parlamento ha potuto fare poco, Presidente. Credo che gli italiani cercassero ancora risposte, speravano e hanno sperato fino all'ultimo che la politica fosse in grado di fornire loro risposte concrete rispetto ai numerosi problemi che attanagliano il Paese, la vita di famiglie, di lavoratori, di imprese ed hanno invece ricevuto in regalo una campagna elettorale in piena estate, fatta sotto gli ombrelloni, nei rifugi di montagna e nelle città arroventate abitate solo da chi non ha la possibilità di andare in vacanza. Lasciatemi però dire che sono orgoglioso che il Gruppo del Partito Democratico alla Camera e al Senato abbia dimostrato fino alla fine un grande senso di responsabilità verso il Governo e verso gli italiani. Questo senso di responsabilità lo portiamo ancora oggi in quest'Aula nell'approvazione della conversione di questo decreto semplificazioni che il Governo Draghi ha fortemente voluto, un provvedimento importante, con il quale sono state introdotte misure in campo fiscale, finanziario e sociale. Il decreto prevede, ad esempio, un alleggerimento degli adempimenti che imprese e cittadini sono chiamati a rispettare verso l'amministrazione finanziaria, cioè verso il fisco. Importanti novità sono state introdotte anche e soprattutto in ambito sociale. All'articolo 26 ci sono significativi interventi per il terzo settore, frutto di un intenso lavoro concertato tra il Ministero del lavoro d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze e il forum del terzo settore. Dopo un'attesa da parte di questo fondamentale settore dell'economia italiana durata un'intera legislatura, si dà finalmente il via ad un pacchetto fiscale di norme relative alla riforma del terzo settore che ora il Governo dovrà inviare all'esame della Commissione europea. Uno degli aspetti più importanti riguarda i chiarimenti legati all'applicazione dei criteri per stabilire quando un'attività è svolta con modalità commerciale o meno. Queste norme consentiranno a migliaia di realtà sociali del Paese di guardare davanti a sé con maggiore serenità e continuare così ad operare per il bene delle persone e lo sviluppo delle comunità. La rilevanza di queste norme non si esplica solo ai fini dell'organizzazione fiscale e contabile degli enti, ma riguarda la tenuta stessa del tessuto sociale ed economico per il quale il terzo settore svolge un ruolo insostituibile. A cinque anni dal suo avvio, si vede quindi finalmente concluso il percorso di attuazione della riforma del terzo settore, che potrà così dispiegare tutte le sue potenzialità. L'auspicio, ovviamente, è che si possa procedere celermente con il via libera da parte dell'Unione europea per la più rapida entrata in vigore delle nuove norme sia per gli enti non commerciali che per le imprese sociali. Dal punto di vista fiscale, merita di essere menzionato il lavoro dei colleghi del Partito Democratico della Camera per permettere lo sblocco dei crediti fiscali precedenti al 1° maggio, che rischiavano di rimanere fermi e che avrebbero fortemente danneggiato le nostre aziende: con l'approvazione del decreto, sarà invece più facile cedere questi crediti. Potrei continuare a lungo, Presidente, ad elencare gli interventi che in questo provvedimento vanno incontro a molteplici esigenze dei cittadini e delle imprese, alle tante partite IVA delle quali molto spesso si sente parlare dentro e fuori quest'Aula. Rammarica constatare, come sempre, che mentre qualcuno prova ad offrire soluzioni, a lavorare per cambiare la vita delle persone senza populismo e demagogia, qualcuno utilizzi certi temi per riportarci in un clima di perenne campagna elettorale, quella campagna elettorale che qualcuno qui ha cercato con forza, dando peso alle esigenze elettorali, barattando la fatica di costruire risposte con la voglia di alimentare la propaganda e cercare nuovo consenso. Il risultato è davanti agli occhi di tutti. Ancora in queste ore, mentre qualcuno soffia sul fuoco delle paure attaccando sempre chi è ai margini della società e fatica ad avere voce, il Partito Democratico sta costruendo la propria campagna elettorale con lo stesso atteggiamento che ha tenuto nel corso di quasi quattro anni e mezzo di legislatura, con serietà e concretezza, continuando a mettere al centro le idee, le proposte e le soluzioni ai problemi dei cittadini. È esattamente ciò che questo provvedimento e l'azione del Governo Draghi stavano facendo: risolvere almeno in parte i problemi di famiglie, lavoratori e imprese nell'unico modo che conosciamo, con serietà, competenza e senso di responsabilità. Con la stessa serietà e responsabilità, signor Presidente, annuncio il voto favorevole di tutto il Gruppo del Partito Democratico a un provvedimento che contribuirà a semplificare la vita di tanti nostri concittadini. (Applausi) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 17,35) TOFFANIN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il decreto-legge semplificazioni fiscali che stiamo per votare delinea uno dei passaggi di un programma più ampio di riforme in materia di semplificazioni fiscali che il nostro Paese attende da tempo. Esso tratta però anche di altro: contiene, per esempio, un intervento di riforma delle procedure di incasso e pagamento della Tesoreria dello Stato, alcune ulteriori misure di semplificazioni in più settori e specifiche disposizioni per il nulla osta al lavoro, nonché - tra l'altro - il commissariamento della SOGIN SpA e un incremento di 70 milioni di euro per le risorse destinate all'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Sono solo alcuni esempi per far comprendere l'ampia articolazione del decreto, che oggi più che mai siamo costretti in questo ramo del Parlamento a ratificare in tempi ristrettissimi e a Camere sciolte. Forza Italia avrebbe voluto affrontare il tema delle semplificazioni in materia fiscale in maniera decisamente più efficace, puntando soprattutto a migliorare il rapporto tra fisco e contribuenti in un mondo tributario ancora troppo opprimente, articolato e complesso. È evidente infatti che, al di là del titolo «Misure urgenti in materia di semplificazioni fiscali», si tratta di un provvedimento che per portata e impatto non incide sulla materia come auspicato, ma segna un percorso. Nel passaggio alla Camera Forza Italia ha contribuito in maniera significativa con proposte di modifica al testo base che hanno trovato accoglimento. Tra gli interventi più incisivi del decreto ricordo la dematerializzazione delle scelte di destinazione dell'8, del 5 e del 2 per mille nel modello 730, la semplificazione della procedura relativa alla modifica del domicilio fiscale e della procedura di erogazione dei rimborsi fiscali spettanti agli eredi, l'abolizione dell'obbligo per il CAF e il professionista di conservare i singoli documenti delle spese sanitarie, la proroga al 31 dicembre 2022 del termine di presentazione della dichiarazione IMU e un'estensione dei casi di esonero dalla presentazione dell'esterometro. Il decreto consente l'eliminazione dei faldoni, la dematerializzazione, aspetto importante per agevolare la vita e il lavoro, in particolare delle piccole e microimprese, riducendo adempimenti e costi. Forza Italia ha sostenuto poi i passaggi relativi alla modifica della normativa della redazione dei bilanci delle piccolissime imprese, la soppressione della comunicazione periodica della liquidazione dell'IVA, l'intervento sugli errori contabili e, per finire, le modalità di deduzione dal valore della produzione IRAP dell'intero costo relativo al personale. Tra le misure molto positive di questo decreto troviamo anche l'intervento correttivo e retroattivo in materia di assegno unico per consentire l'accesso alla misura anche ai nuclei familiari composti da almeno un orfano maggiorenne con disabilità grave e già titolare di un trattamento pensionistico. C'è poi lo stanziamento da 58 milioni a favore delle famiglie per contrastare il fenomeno della povertà educativa. Certo, Forza Italia avrebbe voluto intervenire una volta per tutte nella parte che riguarda il lavoro per realizzare una riforma migliorativa del reddito di cittadinanza che, così come è stato concepito - e lo abbiamo visto tutti - frena il mercato del lavoro e su questo bisogna intervenire. (Applausi) . Noi da sempre invochiamo meno tasse e meno burocrazia fiscale, un obiettivo che ancora non è stato raggiunto, ma per il quale assicuriamo tutto il nostro impegno nella prossima legislatura. Infatti, semplificazione è sinonimo di crescita e sviluppo e sappiamo quanto le imprese chiedano uno snellimento dei processi burocratici che rallentano l'innovazione e talvolta impediscono di creare nuova occupazione. In questi ultimi dieci anni è mancata una vera programmazione con regole certe e strutturali. Ciò, da una parte, ha impedito a famiglie e imprese di pianificare la propria vita e la propria attività e, dall'altra, ha comportato una limitata attrattività per gli investimenti stranieri. Noi siamo pronti a ripensare il sistema Paese. A fronte del nostro PNRR è indispensabile mettere in atto le riforme attese da decenni, senza le quali gli interventi sarebbero sterili ed inefficaci per una vera ripresa e soprattutto per la necessaria crescita. Ciò a cominciare dalla riforma del sistema fiscale, le cui norme si sono stratificate negli anni, rendendolo squilibrato, anche perché applicate ad una realtà nel frattempo completamente mutata. In 6 a Commissione stiamo ancora lavorando sul disegno di legge delega per la riforma del fisco. È vero che non rientra tra gli obiettivi del PNRR, ma è pur vero che ad esso è collegata e che rientra tra le raccomandazioni dell'Unione europea rispetto a tutte le riforme da attuare per concretizzare il PNRR e per cambiare così radicalmente il nostro sistema Paese. Se non dovesse concludersi l' iter in questa legislatura, il prossimo Governo dovrà affrontare questo tema, ponendolo tra i suoi primi obiettivi; viceversa il prossimo Esecutivo dovrà affrontare i decreti legislativi che saranno determinanti per la realizzazione della riforma. In entrambi i casi, quindi, sarà importante la compagine politica che vincerà le elezioni: se sarà la coalizione di Centrodestra si potrà realizzare una vera grande riforma del fisco, come da sempre voluto da Forza Italia e dal Presidente Berlusconi, con l'obiettivo di tutelare i risparmi per aumentare il potere di acquisto, gli investimenti, l'occupazione e la crescita. La materia fiscale, infatti, è di importanza fondamentale per il nostro Paese. Servono certamente interventi più coraggiosi sul versante delle semplificazioni, volte non solo al superamento dei tecnicismi, ma anche finalizzate ad una razionalizzazione dell'esorbitante numero di imposte e tasse caratterizzanti l'Italia. Si pensi che solo ad agosto, tra versamenti, comunicazioni e adempimenti contabili, sono ben 205 gli appuntamenti fiscali in scadenza a cui va aggiunto anche il termine di versamento delle rate 2021 di rottamazione ter e saldo e stralcio. Allo stesso modo sarebbe stato molto importante mettere in campo una misura di pace fiscale, perché, alla luce di quanto avvenuto negli ultimi due anni e di quanto sta ancora avvenendo, sono milioni i contribuenti che non sono materialmente in grado di saldare il loro debito con il fisco a causa di difficoltà oggettive. Un Governo di Centrodestra farà la differenza a partire dalla materia fiscale. Forza Italia è pronta a riformare il sistema, avendo ben presente da dove iniziare e come proseguire. Bisogna recuperare una visione a 360 gradi. In attesa, dunque, dei prossimi passaggi parlamentari su cui poter intervenire in materia fiscale, il Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDCvoterà a favore della conversione in legge del decreto-legge oggi in esame. (Applausi) . BOTTICI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOTTICI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, come spesso è accaduto con i decreti-legge approvati dal Governo, anche quello al nostro esame presenta qualche passettino in avanti in diversi settori, ma non è certo risolutivo. Merita sì un voto favorevole per quella sorta di minimo sindacale che è riuscito a garantire, soprattutto dopo l' iter parlamentare, ma è ben lontano dall'inserirsi in un quadro di risposta alle emergenze del momento e a quelle che si potranno verificare a breve. Colleghi, in questo momento l'economia italiana dà segni di resilienza. Come stimato dall'ISTAT i primi due trimestri hanno visto crescere il PIL. Le stime di crescita del prodotto interno lordo del Governo per quest'anno parlano di un aumento del 3,1 per cento. Come però ha ammesso lo stesso ministro Franco al recente forum di Davos, su questo possibile incremento del 3,1 per cento incide in modo dirimente un effetto trascinamento dal 2021, stimato dallo stesso Ministro in un +2 per cento. Cosa significa? È semplice: significa che il Paese si sta tenendo a galla grazie all'ottima performance del PIL registrata nel 2021, con quell'aumento del 6,6 per cento, record in Europa (Applausi) , dovuto in parte all'effetto rimbalzo dopo il crollo del PIL del 2020, ma in parte anche agli ottimi risultati prodotti dalle politiche espansive portate avanti dal Governo Conte 2 per reagire alla pandemia. Lo sguardo deve però, a questo punto, rivolgersi a una pandemia energetica che non accenna ad esaurirsi, ad un'inflazione che morde ancora, all'inasprimento mondiale delle politiche monetarie, a un'economia degli Stati Uniti che ha appena registrato una recessione tecnica e all'indice del manifatturiero in calo in Germania. Il Fondo monetario internazionale ha previsto per l'Italia una crescita del PIL nel 2023, in drastico calo, del +0,7 per cento. Gli osservatori internazionali parlano di imminente recessione e lo stesso premier uscente, Mario Draghi, non ha nascosto le evidenti difficoltà per l'economia. Rispetto a tutto questo serviva ben altro che un pur apprezzabile decreto semplificazioni. Il decreto-legge in esame è un passaggio importante per provare ad aumentare l'efficienza del sistema fiscale e tributario. Un sistema fiscale efficiente, snello e moderno è alla base di qualsiasi economia in salute. La digitalizzazione avrebbe dovuto avere un peso importante in questo decreto semplificazioni e invece il tema è stato toccato solo di passaggio: dal Governo e dal Parlamento servirà, nel prossimo futuro, un impegno maggiore, a partire dalla spesa dei fondi del PNRR. Di sicuro è positiva la modifica parlamentare che, su spinta e stimolo del MoVimento 5 Stelle, incentiva la mobilità elettrica, stanziando ulteriori fondi. È da salutare positivamente, ma non è certo risolutiva, la norma sulla cessione dei crediti legati ai bonus edilizi e al superbonus, che consentirà di sbloccare soprattutto quelli comunicati all'amministrazione fiscale prima del 1° maggio e anche in quest'ultimo caso il lavoro dovrà proseguire nella prossima legislatura. Allo stesso modo, è positiva la norma che, in extremis , ha alzato le soglie dei debiti IVA oltre le quali scatta l'allarme per la solvibilità delle imprese, secondo il nuovo codice della crisi d'impresa, entrato definitivamente in vigore lo scorso 15 luglio. Riteniamo però che, nonostante questo ammorbidimento, si dovesse riflettere su un'ulteriore proroga dell'entrata in vigore del codice, stanti le perduranti difficoltà economiche in cui versano molte imprese e le avvisaglie di recessione che minacciano il prossimo futuro. Signor Presidente, onorevoli colleghi, neanche in questo decreto-legge si riesce a dare una risposta risolutiva al tema di crediti fiscali legati al bonus edilizio e al superbonus, bloccati nei cassetti fiscali delle imprese. Non può certo essere risolutiva la soluzione derivante dal combinato disposto del decreto aiuti e del decreto semplificazioni fiscali, cioè quella di consentire alle banche di cedere i crediti anche alle piccole imprese e partite IVA e di estendere questa possibilità anche alle cessioni dei crediti comunicate prima del 1° maggio 2022. È soltanto un timido miglioramento, che non permetterà a moltissime imprese di monetizzare i crediti per pagare i dipendenti e i fornitori. (Applausi) . In sostanza, non viene affatto scongiurato il rischio di migliaia di fallimenti. Ebbene, voglio dire che su questo il MoVimento 5 Stelle continuerà a battersi, per rendere strutturale il sistema agevolativo costruito intorno al superbonus e rendere sistemico il meccanismo che ne ha decretato il successo, ovvero la cedibilità dei crediti di imposta. In particolare lavoreremo per ristabilire una cedibilità plurima e totale dei crediti fiscali, legati anche ad altre agevolazioni. Torniamo a ribadire che, una volta certificato il credito di imposta e ricevuto il definitivo placet dell'amministrazione fiscale, non c'è alcuna ragione per restringere il perimetro della circolazione. Il meccanismo del superbonus, come ha certificato Nomisma, a fronte di detrazioni costate allo Stato 38 miliardi di euro, è stato in grado di produrre benefici complessivi al sistema economico per 125 miliardi (Applausi) e può sprigionare un potenziale ancora più alto, esattamente quello che intendiamo proporre per agevolare gli investimenti privati nella transizione energetica e immettere ingente liquidità nel sistema economico, a sostegno di uno dei settori strategici del nostro Paese. Come MoVimento 5 Stelle ci siamo sempre impegnati perché si realizzassero due svolte importanti in materia fiscale: innovazione e semplificazione. Una strada sulla quale - lo dobbiamo dire - il Governo ci ha messo spesso i bastoni tra le ruote. Ma non ci arrendiamo e oggi ribadiamo con convinzione che gli ostacoli che si sono posti davanti non ci fermeranno: torneremo a farci sentire. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 2469-B Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2469-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale. I relatori, senatori Collina e Ripamonti, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Collina. COLLINA, relatore . Signora Presidente, colleghi, sono relatore insieme al senatore Ripamonti. Il cosiddetto disegno di legge concorrenza, di iniziativa del Governo, è un provvedimento che, come ben sappiamo, è legato al PNRR in modo significativo. L'approvazione di questo disegno di legge garantisce, alla fine dell'anno, una rata significativa delle risorse del PNRR; è quindi importante che il Parlamento proceda, in questo momento, all'approvazione del provvedimento. In realtà, come ben sapete, abbiamo svolto in questo ramo del Parlamento una parte fondamentale, e ritengo anche la principale e la più significativa, dell'esame del disegno di legge, procedendo in modo positivo (io credo). In quel momento il Governo Draghi era nel pieno delle sue funzioni e quindi abbiamo sviluppato un confronto positivo, seppur difficile e complesso, tra tutte le forze politiche che hanno sostenuto il Governo Draghi, arrivando a delle importanti mediazioni e a degli importanti accordi. Forse non è un caso se questo è stato l'unico provvedimento significativo che abbiamo portato in Aula senza la posizione della fiducia, qui al Senato, raggiungendo tutti gli accordi e le mediazioni necessarie sui temi di nostra competenza. Allo stesso modo, abbiamo potuto valutare insieme alle forze di maggioranza una "divisione" del lavoro tra Camera e Senato, quindi la Camera ha proceduto ad affrontare una serie di articoli che, come Senato, abbiamo sostanzialmente licenziato senza modifiche, perfettamente rispondenti al testo uscito dal Consiglio dei ministri. Oggi ci troviamo quindi ad affrontare una terza lettura, che naturalmente non modificherà il testo approvato dalla Camera, la quale correttamente ha proceduto ad analizzare solamente gli articoli che il Senato non aveva modificato. Il progetto originario di valutazione di questo disegno di legge è stato dunque rispettato dalle due Camere. Ovviamente, le parti principali erano relative al trasporto pubblico sia di linea che non di linea, e credo che le modifiche apportate dalla Camera in materia siano comunque da sottolineare. Faccio solamente questa valutazione: come si era detto nella relazione che avevamo portato in prima lettura al Senato, il cosiddetto disegno di legge concorrenza è un provvedimento importante che cerca di affrontare un percorso all'interno dell'Europa che mira a dare omogeneità all'applicazione delle normative europee nei vari Paesi. Ciascun Paese affronta questo percorso con la gradualità che ritiene più opportuna rispetto al dato di partenza. Ciascun Paese ha le proprie peculiarità e il percorso che gradualmente deve portare ad omogeneizzare le normative a livello europeo fa i conti con tali peculiarità. Nel caso dell'Italia, la geomorfologia del nostro Paese è tale per cui il mercato non può dare evidentemente tutte le risposte nell'offerta dei servizi ai cittadini. Il classico caso è quello del trasporto pubblico: se dovessimo recuperare le condizioni di mercato per poter svolgere il servizio del trasporto pubblico, considerate la montuosità del nostro Paese e la ricchezza di tanti nostri piccoli Comuni i cui cittadini hanno giustamente il diritto di poter essere collegati in modo adeguato ai principali centri e ai principali servizi, probabilmente riscontreremmo delle difficoltà. L'obbligo della gara è stato pertanto rimosso e sarà possibile sviluppare il servizio pubblico anche attraverso altri provvedimenti, comunque contenuti all'interno della normativa europea: credo che questo sia l'elemento principale. Tra le altre questioni, come sappiamo, è stato soppresso l'articolo relativo ai taxi, quindi questo elemento è stato tolto dal confronto politico che si era sviluppato ed ogni forza politica avrà il suo giudizio da esprimere. Ma in questa sede, in cui sono relatore, non voglio addentrarmi nella questione. È stato poi inserito un articolo ulteriore che chiarisce il rapporto tra figure professionali che concorrono nella stessa materia: parliamo dei mediatori creditizi e degli agenti immobiliari. Credo che su ciò il Governo abbia fatto - in questi mesi - una serie di approfondimenti significativi, anche sulla base del contributo delle associazioni di categoria - voglio citare la FIAIP - e, se si è arrivati a questa conclusione con l'inserimento di questo articolo, ritengo sia stato un elemento positivo. Spesso discutiamo di quali siano i campi nei quali la concorrenza va sviluppata, regolamentata e applicata; certamente in alcuni tutta questa chiarezza non c'è, quindi ci vuole il tempo adeguato per poter sviluppare gli approfondimenti necessari. Al contempo, ci sono norme di semplificazione relativamente allo sviluppo delle infrastrutture legate alla digitalizzazione del nostro Paese. Anche in questo caso si doveva trovare un punto di incontro tra le esigenze degli enti locali nello sviluppo di tali infrastrutture e le esigenze degli operatori che devono comunque fare investimenti significativi. Ebbene, ritengo che si sia trovato un punto di equilibrio; quindi, se oggi arriviamo in fondo con l'approvazione di questo provvedimento, consentiamo a questo Governo - nelle more degli spazi di agibilità e di azione che gli rimangono - e comunque al prossimo Esecutivo che si insedierà entro la fine dell'anno, di procedere all'esercizio delle deleghe contenute in questo disegno di legge per poi consentire al nostro Paese di ricevere le risorse tanto importanti del PNRR. Servono per fare gli investimenti che devono portare a una modernizzazione del nostro Paese. Stiamo sviluppando una modernizzazione del Paese, fatta sia di investimenti infrastrutturali sia di riforme. Ecco, credo che questo provvedimento rappresenti bene la sintesi tra riforme e investimenti, perché di questo si tratta anche nei contenuti del disegno di legge. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Ripamonti. RIPAMONTI, relatore . Signora Presidente, non ho molto altro da aggiungere rispetto a quanto detto dal senatore Collina, con il quale ho svolto il ruolo di relatore di questo disegno di legge. Esprimo solo la soddisfazione di aver portato a termine un impegno che il Governo aveva assunto nei confronti del Parlamento e dell'Europa per il PNRR. Oggi stabiliamo questo concetto ed è un risultato molto positivo per tutti noi. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la concorrenza la fa il tempo, ed è una concorrenza non sleale, ma leale ai principi che abbiamo voluto affermare in tutti i mesi che ci hanno separato dal momento in cui il provvedimento è arrivato in Senato fino a quando questo Senato lo ha licenziato, per poi approdare alla Camera con la pantomima dei taxi e tutto quello che ne è conseguito. Che qualcosa non andava l'avevamo detto dall'inizio. Vorrei allora fare chiarezza una volta per tutte. Mi sono occupato di quella parte del provvedimento che riguarda un pezzo del cuore italiano: le imprese del turismo, le imprese balneari, coloro i quali hanno i porti, gli approdi, nei fiumi, nei laghi; insomma, quel pezzo di turismo che, insieme all'altro, occupa quasi 4 milioni di persone. Quel turismo che vi vedrà tutti ospiti, forse, tra qualche ora, perché spero per voi che andrete tutti sulle nostre spiagge, a godere della professionalità e della qualità dell'offerta turistica nazionale. E mi rivolgo agli amici del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle. Quando ci andrete, ditelo chi siete, perché almeno così ricorderanno quando siete arrivati in Aula con quel Governo che voleva sostenere quella misura che voi amavate tanto. Ancora una volta, si trattava di un esproprio reale, senza indennizzi alle imprese, senza riconoscimento per le imprese familiari, senza l'opportunità di continuare la tradizione del turismo nazionale e con l'obiettivo di svenderla a qualche multinazionale amica vostra. Forza Italia, in quel Governo, era presente proprio per impedire a quelli come voi di mandare a casa gente come noi. Gente che lavora, che si impegna, che paga le tasse, che sa che il 16 del mese non è una giornata felice, ma che si paga l'F24 che non è un aeroplano, come molti di voi pensano. Questo ragionamento bisogna farlo in maniera trasparente. Oggi abbiamo una legge sulla concorrenza che riguarda anche il settore delle imprese del turismo, i balneari e non solo, ma anche tutti coloro che hanno una concessione demaniale e questi signori possono guardare al futuro con serenità, con la possibilità di lavorare ancora, loro, le loro famiglie, i loro figli e i loro nipoti, investendo, fatturando, pagando le tasse e rispettando le regole. Ebbene questo è merito solo nostro e della Lega. Insieme, abbiamo portato avanti un ragionamento di serietà e di rispetto, combattendo sei mesi in quest'Aula e facendo in modo che quel provvedimento di legge non uscisse come lo avevate pensato, ma nell'interesse delle imprese del turismo. Se non ci fossimo stati, a quest'ora qualcuno avrebbe già subito l'esproprio della spiaggia. Le gare probabilmente sarebbero già partite; 30.000 imprese italiane, un milione di persone di indotto, si guarderebbero intorno senza sapere cosa fare e l'impresa del turismo, il settore del turismo, quel motore dell'Italia che è il turismo, avrebbe subìto un grave danno. Questa è la risposta che io voglio dare, come parlamentare, come persona che si occupa di turismo e come esponente di Forza Italia, a coloro i quali ci chiedono che ci siamo stati a fare in quel Governo. Se non ci fossimo stati, sarebbe stato un guaio! Sarebbe stata una tragedia! Se oggi abbiamo una prospettiva importante, è perché noi quel lavoro lo abbiamo portato avanti con senso di responsabilità. È facile, è troppo facile stare fuori, criticare e ripetere: sbagliato! Sbagliato! Sbagliato! Bisogna sporcarsi le mani! (Applausi) . Se fai il pubblico amministratore, ci devi mettere la faccia e non star fuori a puntare il dito. Devi stare dentro, cambiare le regole, farlo nell'interesse dei cittadini e farlo per lo sviluppo economico di questo Paese, difendendo la prima economia italiana: il turismo. È per questo che noi siamo convinti di quello che abbiamo fatto e il 25 settembre, se i cittadini, come io spero, daranno al centro-destra un'ampia maggioranza, modificheremo ancora quella norma come avremmo voluto fare. Tenteremo di inserire il diritto di prelazione per i concessionari e guarderemo avanti, con una prospettiva di Governo seria, nel rispetto del lavoro, dell'occupazione e di un'economia, quella italiana, che va salvaguardata. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lorefice. Ne ha facoltà. LOREFICE (M5S) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, oggi intervengo nuovamente su un argomento già trattato con l'ultima legge europea, emanata soltanto nel novembre del 2021. Parlerò solamente dell'articolo 28, che riguarda l'abrogazione di una norma che, lo ribadisco, era stata inserita nella legge europea 2019-2020, conclusa nel novembre 2021. Tale norma prevedeva l'incompatibilità tra la professione di agente immobiliare e quella di intermediario finanziario. Con il nuovo articolo 28, come emendato alla Camera dei deputati, tutto questo viene meno. Pertanto, questa previsione, che contribuiva, tra l'altro, anche alla chiusura di una procedura di infrazione per non corretto recepimento della normativa europea, andava a sanare una grave situazione di disagio e difficoltà dei tanti cittadini che si rivolgono a questo mondo. Si andrà pertanto a impattare sicuramente su chi vuole comprare una nuova casa e non ha tutte quelle coperture finanziarie e familiari che tanti italiani - ripeto - forse hanno. Avevamo quindi creato una nuova norma per evitare i conflitti di interesse, perché di questo parliamo. L'intermediario immobiliare e quello finanziario sarebbero diventate due professioni distinte, senza che l'una potesse avere un doppio beneficio e guadagno. Con la normativa in esame, così come approvata alla Camera dei deputati, lo stesso soggetto avrà invece il doppio vantaggio e sicuramente non andrà a tutelare gli interessi del singolo o della giovane coppia che vuole una casa e un futuro, ossia la garanzia di avere il giusto trattamento che chi è in conflitto di interessi sicuramente non ha la voglia o la volontà di portare avanti. Oltre a questo, l'emendamento approvato alla Camera estende ancora di più la compatibilità tra professioni, prevedendola anche tra intermediario finanziario e mediatore di assicurazione, riassicurazione o consulenza finanziaria. Ma non è solo questo. Vorrei fornire alcuni elementi di valutazione per far capire cosa è successo alla Camera. La quasi totalità delle associazioni di categoria (quelle più rappresentative e che rappresentano la maggior parte dei consulenti finanziari) era contraria a questa estensione e commistione. Oltre a questo, voglio sottolineare che alla Camera si è consumata la violazione di un patto. A Camere sciolte, con un Governo che gestisce gli affari correnti, ci sarebbe dovuta essere l'unanimità di intenti da parte di tutte le forze politiche. Invece, alla Camera è stata fatta una forzatura e, nonostante non ci fosse l'unanimità (vista la contrarietà del MoVimento 5 Stelle e anche di un altro Gruppo politico), si è andati avanti. Non ultimo, voglio segnalare la violazione di una norma generale legata principalmente all'entrata in vigore del decreto legislativo 16 ottobre 2020, n. 142, che richiamava l'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato per l'espressione di un parere obbligatorio in qualità di ente terzo sulla proporzionalità. Su questo emendamento si doveva esprimere l'Autorità. Questo provvedimento rischia di innescare una nuova procedura di infrazione. Per questo, faccio anche un appello alla Presidenza del Senato affinché verifichi se l'introduzione di questa nuova norma possa aprire il fronte a una procedura di infrazione. Cari colleghi, ribadisco una volta di più la differenza tra il MoVimento 5 Stelle e le altre forze politiche: da una parte abbiamo chi difende sempre a spada tratta i cittadini, in special modo coloro che hanno grandi difficoltà e, dall'altra, il resto, cioè coloro che magari difendono le lobby e gli interessi della finanza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV) . Signora Presidente, il tortuoso iter che ha portato al disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza è nato sotto le direttive dell'Europa che, forte del bisogno dei Paesi più colpiti dalla pandemia, ha vincolato questo disegno di legge agli obiettivi del PNRR, legandolo così alla terza tranche di aiuti. In tale contesto, si evince come l'Italia perda l'ennesima occasione per far sentire la propria voce, finendo così di svendere le proprie risorse, dalle concessioni balneari alle guide turistiche ai servizi pubblici locali, spogliando l'Italia delle sue ultime fonti di produzione di lavoro e di ricchezza nazionale. Tali disposizioni impongono la collocazione sul mercato interno europeo inscindibilmente legato al mercato generale di beni e gestione di servizi pubblici che fanno parte del demanio costituzionale, che ha come fine il perseguimento di interessi generali e pertanto non possono essere ceduti o gestiti da privati o da società per azioni private, peggio se a capitale pubblico, che devono perseguire gli interessi di singoli privati o degli azionisti della società gestita da un proprio consiglio di amministrazione. Si tratta in particolare di dare a privati la gestione dei servizi pubblici essenziali, nonché della distribuzione dell'acqua, bene pubblico per eccellenza, specie in questi periodi di mutamenti climatici e di gravissima siccità. L'articolo 1 ha l'obiettivo di promuovere lo sviluppo della concorrenza anche al fine di garantire l'accesso ai mercati di imprese di minori dimensioni, tenendo in adeguata considerazione gli obiettivi di politica sociale connessi alla tutela dell'occupazione nel quadro dei principi dell'Unione europea, nonché di contribuire al rafforzamento della giustizia sociale, migliorare la qualità e l'efficienza dei servizi pubblici, potenziare lo sviluppo di investimenti e innovazione in funzione della tutela dell'ambiente, della sicurezza e del diritto alla salute dei cittadini, obiettivo però che viene subito stralciato, mostrando in realtà come dietro a questo disegno di legge per la concorrenza si giochi la partita della privatizzazione o delle svendite di beni pubblici essenziali. L'articolo 8 svuota le funzioni dei Comuni del ruolo di garanzia svolto storicamente dai servizi pubblici locali, creando una sorta di modus operandi a due velocità, rapidissima per le aziende private erogatrici del servizio che si limitano solamente a stilare una relazione annuale sui dati di qualità del servizio e sugli investimenti effettuati, tortuosa per il pubblico che deve giustificare il mancato ricorso al privato sobbarcandosi anche gli oneri. L'articolo 8 è vago sul concetto di servizio pubblico locale, facendo rientrare così tutti i servizi; data la mancanza di una puntuale elencazione di questi servizi, si giunge alla conclusione che venga ignorato il volere dei cittadini, che nel 2011, a stragrande maggioranza dei votanti (il 97 per cento), hanno approvato il referendum per l'acqua pubblica. (Applausi) . Con l'articolo 8, diventa proibitivo per i Comuni tenere i servizi in house. All'articolo 16, invece, si assiste all'indebolimento del Servizio sanitario nazionale, altro business per i privati che, invece di essere implementato e migliorato al fine di essere fruibile ed efficiente per i cittadini, lascia sempre più spazio ai privati, che faranno affari d'oro. L'articolo 30 sul controllo delle merci non tiene conto dei veri bisogni dei cittadini e della necessità di avere merci controllate e sicure, ma agevola solo alcune aziende garantendo processi di controllo più veloci. Lo stralcio dell'articolo 10 sul trasporto pubblico non di linea da una parte asseconda le richieste delle associazioni di categoria, ma dall'altra relega nel dimenticatoio la questione del trasporto non di linea nelle zone più remote ed impervie non urbane; vengono totalmente ignorate le richieste dei piccoli e medi commercianti locali, che costituiscono il perno dell'economia delle città italiane, vessati dalla crisi e dalla spietata concorrenza sleale dell' e-commerce . Scrive il giurista Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte costituzionale, che la realtà dell'ordinamento costituzionale è chiara e definita: i beni o sono in proprietà privata o sono in proprietà pubblica (articolo 42 della Costituzione) e in uno Stato comunità la proprietà pubblica coincide con la proprietà comune (Applausi) , che spetta al popolo a titolo di sovranità, ripeto, a titolo di sovranità. Oggi la proprietà comune del popolo, i cosiddetti beni comuni, costituiti principalmente dai beni artistici e storici, dal paesaggio (articolo 9 della Costituzione), nonché dalle industrie strategiche, dai servizi pubblici essenziali, dalle fonti di energia e dalla situazione di monopolio (articolo 43 della Costituzione), una volta quasi sempre appartenenti allo Stato e a enti pubblici territoriali, sono stati cinicamente privatizzati. Si è fatto in modo che, attraverso la fraudolenta trasformazione dell'ente pubblico in una SpA, essi passassero dalla proprietà comune del popolo sovrano a lestofanti di ogni genere (Applausi) , oltre che a multinazionali e a operatori finanziari. Meno Stato e più privato non ha tolto le ricchezze nazionali a uno Stato persona giuridica, considerato come un terzo soggetto rispetto ai cittadini, ma all'intero popolo italiano, elemento strutturale ed essenziale dello Stato comunità. Mi avvio alla conclusione, non utilizzando tutto il tempo a mia disposizione. I licenziamenti sono sempre più frequenti; la vita dei lavoratori è considerata di nessun valore rispetto alla prospettiva di guadagno del datore di lavoro, che apre e chiude le fabbriche a proprio piacimento, le delocalizza o ne provoca il fallimento, gettando sul lastrico intere famiglie, facendo crollare l'economia nazionale. La forbice tra ricchi e poveri si è allargata per effetto dell'attuale sistema economico predatorio, quel neoliberismo che ha fatto innamorare anche le sinistre (Applausi) ; un sistema predatorio, cinico, illecito e incostituzionale, che ha ridotto molte fasce della popolazione alla miseria. Questo feticcio neoliberista fallimentare, che ha prodotto recessione, guerra e disperazione, deve essere conosciuto e combattuto. Il Titolo III della Parte I della Costituzione ritiene legittimo solo un sistema economico keynesiano, che produca lavoro e ricchezza, non miseria e disoccupazione. Chiudo finalmente, signora Presidente, perché siamo stati derubati - così conclude il giurista Paolo Maddalena - del nostro patrimonio comune, costituito da beni comuni in proprietà pubblica di tutti i cittadini. Lo si ricordi: coloro che professano le idee neoliberiste, che arricchiscono i ricchi e impoveriscono i poveri, non sono degni di governare questo Paese. Lo dice Paolo Maddalena. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berardi. Ne ha facoltà. BERARDI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, ci troviamo a esaminare il disegno di legge per il mercato e la concorrenza, già approvato dal Senato e poi modificato dalla Camera dei deputati, in particolare con lo stralcio dell'articolo 10 riguardante i taxi. Le norme del disegno di legge per la concorrenza sono coordinate con gli obiettivi assunti dal Governo nel PNRR, con il quale l'Esecutivo si è impegnato a definire norme su vari settori, dai servizi pubblici locali all'energia, dai trasporti ai rifiuti, passando per la vigilanza sul mercato. Il disegno di legge si pone dunque la finalità di promuovere lo sviluppo della concorrenza, anche al fine di garantire l'accesso ai mercati di imprese di minori dimensioni, di rimuovere gli ostacoli regolatori di carattere normativo e amministrativo all'apertura dei mercati e di assicurare la tutela dei consumatori. L'approvazione del disegno di legge rappresenta uno degli ultimi appuntamenti di questa legislatura: sappiamo bene quello che è successo qualche settimana fa. Nonostante la crisi, però, questa riforma, determinante per centrare gli obiettivi, va avanti grazie ad un accordo della ex maggioranza che ne ha deciso il via libera. Il buon senso ha voluto che il Governo cedesse su alcune questioni per non perdere tempo su quanto contenuto nella delega che ci accingiamo ad approvare in questa sede. Il disegno di legge rappresenta un'importante tappa del processo di riforma previsto dal PNRR ed è indicato tra i disegni di legge collegati alla manovra di bilancio 2022-2024. Nel PNRR il Governo ha assunto l'impegno di realizzare la prevista cadenza annuale di tali leggi. Si tratta di un riconoscimento esplicito dell'operato del Governo Berlusconi, che nel 2009 introdusse l'adozione di una legge annuale sulla concorrenza, già allora fortemente voluta dal mondo delle imprese; tale norma è stata però disattesa finora, se si considera che ad oggi l'unica che è stata approvata risale al 2017. Pur essendo l'Italia l'ottava economia mondiale, è al trentesimo posto al mondo per livello di concorrenza. Da noi solo alcuni settori hanno beneficiato della spinta delle disposizioni sulla concorrenza; disposizioni mirate sostanzialmente a consentire a nuovi soggetti la possibilità di accedere alla fornitura di beni e servizi, con conseguenti minori oneri per gli utenti e per i consumatori finali. Tuttavia la concorrenza non è solo uno strumento di mercato, serve anche a proteggere interessi non economici della comunità delle imprese che rappresentano specificità nazionali e delle persone più vulnerabili. Forza Italia si è accostata al disegno di legge sulla concorrenza con la massima attenzione e con spirito collaborativo. Non appena saremo al Governo riprenderemo con forza la questione dei balneari, di cui si parlava poco fa e rispetto alla quale ci preme chiarire che cercheremo veramente di risolvere il problema fino in fondo. Siamo riusciti a portare a casa tre risultati: tempo, indennizzi e valori. Il tempo perché fino al 2025 probabilmente non cambierà nulla e con noi al Governo cambierà in positivo; abbiamo portato a casa gli indennizzi per riconoscere a chi ha lavorato finora, a chi ha preso un pezzetto di spiaggia e lo ha trasformato in un'impresa, quanto ha investito nel malaugurato caso che la concessione vada persa. Soprattutto insistiamo nel ritenere che in questo momento dobbiamo rispettare e pensare a chi lavora, perché in questo momento sembra che in Italia sia furbo chi non lavora e chi percepisce il reddito cittadinanza (Applausi) ; dobbiamo invece tutelare le nostre imprese, le nostre famiglie, le nostre partite IVA e i nostri lavoratori, che vanno avanti tutti i giorni, pagano le tasse e comunque si ritrovano anche danneggiati da chi usufruisce del reddito cittadinanza, perché non si trova personale. In questo momento Forza Italia è dalla parte dei lavoratori, dalla parte di chi investe nel turismo; noi siamo dalla parte dello sviluppo dell'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. *CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, andiamo ad esaminare in terza lettura un provvedimento che, per quanto riguarda l'articolo 15, ha una criticità insita, già rilevata da una delle più importanti associazioni di categoria, perché non sono trattati allo stesso modo gli erogatori pubblici e privati nel nuovo sistema di valutazione monitoraggio e controllo delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie. Posto che non è stato superato tale vulnus in sede di esame alla Camera, rimuovendo nel titolo le parole «private» dopo strutture e «privati» dopo erogatori, così come da noi ripetutamente richiesto nelle riunioni di maggioranza e come ben tecnicamente evidenziato nel dossier studi in atti di Camera e Senato. Trattandosi di mero errore materiale, proponiamo vi si ponga rimedio irritualmente, con un ordine del giorno interpretativo o con altro accorgimento ritenuto idoneo promosso dal Governo, in quanto è assolutamente fondamentale prefigurare uno scenario che dia conto della manifesta disparità di trattamento dei diversi erogatori, in contrasto con le normative europee, giacché regole di qualità, sicurezza e appropriatezza applicabili a tutte le strutture, secondo principi di tracciabilità oggettivizzata, responsabilità e trasparenza. Spero vogliate accogliere questo nostro ultimo appello, evitando con ciò distorsioni applicative ed inutili ricorsi futuri. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, rappresentanti del Governo, agli articoli 22 e 23 del decreto-legge in conversione troviamo ulteriori norme di semplificazione per favorire la realizzazione della rete in fibra ottica e, più in generale, delle reti di banda ultralarga. Già abbiamo legiferato per obbligare i gestori di infrastrutture fisiche, quali le reti per la distribuzione di gas naturale, acqua, reti stradali, metropolitane e ferroviarie, a garantire l'utilizzo dei loro tubi e in generale delle loro infrastrutture per il passaggio dei cavi in fibra. Purtroppo gli impedimenti permangono e spesso i gestori delle infrastrutture oppongono rifiuti al passaggio delle fibre. Con il testo odierno si intendono limitare i casi di rifiuto solo nel caso l'infrastruttura fisica sia oggettivamente non idonea e giustificandone gli specifici motivi. L'altro punto di semplificazione obbliga genio civile e operatori di rete a coordinarsi, al duplice fine di impedire la duplicazione di opere e consentire la condivisione dei costi di realizzazione. In caso di assenza di infrastrutture disponibili, l'installazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità è effettuata con tecnologia di scavo a basso impatto ambientale, con tecniche innovative che non richiedono il ripristino del manto stradale, nonché la posa di cavi o tubi aerei su infrastrutture esistenti. Con questi micro-provvedimenti cerchiamo di rincorrere il notevole ritardo nella realizzazione della nostra infrastruttura del futuro. La rete in banda ultralarga era un progetto concepito già venti anni fa. Per i primi quindici anni abbiamo sentito amministratori di enti pubblici e aziende crogiolarsi in poco più che parole e proclami, per poi subire la sonora bocciatura dell'Unione europea e dei vari rapporti DESI ( Digital economy and society index ), che ci ha classificato agli ultimi posti in Europa nello sviluppo delle infrastrutture digitali. Finalmente in questa legislatura abbiamo corso molto, grazie alla volontà della ministra Pisano, della sottosegretaria Liuzzi e della nuova amministrazione di Infratel, che hanno spianato la strada al ministro Colao. Abbiamo recuperato molto tempo perso e assegnato tutti i bandi, ma ancora rimaniamo comunque incagliati nella nostra burocrazia e nella sovrapposizione di infrastrutture che non collaborano efficacemente e sovente si ostacolano. Nel frattempo altri Paesi non perdono tempo, perché sanno che quella della rete di telecomunicazione è la sfida tecnologica che contrappone oggi le maggiori potenze globali. Se noi oggi ci incagliamo con le fibre ottiche secondarie per arrivare alle abitazioni, gli altri si sfidano sui sistemi dei cavi sottomarini. Stati Uniti e Cina si stanno notevolmente espandendo, con modelli di business molto diversi. Gli USA stanno favorendo i colossi hi- tech, come Google, Amazon, Microsoft e Facebook, che stanno diventando proprietari di molti dei cavi sottomarini divenendo così potenze extraterritoriali non solo nella gestione dei dati, quindi, ma anche dell'infrastruttura. Altra strategia ha la Cina, che si muove con le proprie aziende statali. L'Europa è lentissima: per mettere un cavo totalmente europeo dal Portogallo al Brasile, di 6.000 chilometri, ci ha messo dieci anni. La Cina nello stesso tempo ne ha posati per 600.000 chilometri, cento volte tanto, e mira a coprire tutto il mondo. Due modelli, quello statunitense e quello cinese, ormai irraggiungibili per l'Europa. Se l'impalcatura del sistema di comunicazione globale dipende in maniera preponderante dai cavi in fibra sottomarini, sta emergendo anche il sistema delle costellazioni di satelliti a bassa orbita. Il primo visionario è stato Elon Musk, con il progetto SpaceX, seguito dal progetto Kuiper di Amazon; ma da qualche tempo Macron sta insistendo perché l'Europa inserisca questa tecnica tra le priorità (una questione di sovranità, dice). Infatti le aziende Eutelsat francese e OneWeb inglese si stanno facendo avanti sul tema. Anche l'Italia potrebbe collaborare con le proprie competenze, ma occorrono maggiore visione e maggiori investimenti nello sviluppo, anche culturale. L'Italia ha punte di eccellenza, ma poi si scontra sempre con una scarsa programmazione a medio e lungo termine. Oggi vediamo che mancano schiere di tecnici; la scuola deve contribuire alla programmazione per la crescita del Paese. Non è accettabile che le nostre imprese di telecomunicazioni siano rallentate da anni perché non trovano manodopera qualificata per la posa della fibra ottica. Il ritardo dell'Italia in questo settore è causato anche da una scuola che non è in grado di formare le professionalità in grado di far progredire il nostro Paese. Nel corso di questa legislatura per merito del MoVimento 5 Stelle abbiamo investito e recuperato una buona parte del ritardo accumulato nei quindici anni precedenti; ma ancora non è sufficiente a dare prospettive al Paese affinché diventi uno dei protagonisti della rinascita europea nel sistema digitale del futuro. Un Paese come l'Italia, posto in mezzo al Mediterraneo, crocevia tra ovest ed est, tra nord e sud del mondo, dovrebbe puntare a investire molto di più, partendo dalla scuola e puntando alla realizzazione di tecnologie e di sistemi integrati nelle reti europee e mondiali, di cui però possa disporre direttamente del controllo. Per il MoVimento 5 Stelle la smart nation continua a essere un importante obiettivo da raggiungere e per noi un impegno. (Applausi) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. I relatori non intendono intervenire in sede di replica. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico . Signor Presidente, più che una replica, questa è l'occasione, da parte del Governo e mia, di ringraziare il presidente Girotto, i relatori Ripamonti e Collina e tutti i membri della 10 a Commissione, unitamente alla collega Caterina Bini, che ha condiviso con me tutta la parte di discussione in Senato. Gli interventi in discussione generale hanno messo in luce come questa sia stata una normativa difficile, con tanti temi che colpivano le diverse sensibilità e le diverse conoscenze e con il coinvolgimento di molti Ministeri. È chiaro che non è stato semplice gestire la mezzadria rispetto ai due rami del Parlamento, con metà del provvedimento da una parte e metà dall'altra, e trovare i punti di mediazione. C'è stato uno sforzo di tutti e sono stati fatti dei passi in avanti; lasciamo al prossimo Governo l'attuazione delle deleghe contenute in questo provvedimento. Signor Presidente, non intendo andare oltre, ma mi permetta solo di ringraziare tutti loro - e, in questo caso, di farlo come senatore - per questi quattro anni e mezzo passati insieme, al di là delle diverse opinioni e delle diverse appartenenze, ma credo uniti tutti dall'interesse comune di far bene all'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Non essendo stati presentati emendamenti, procediamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati. L'articolo 1 non sarà posto in votazione, in quanto non modificato dalla Camera dei deputati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli articoli da 3 a 8 non saranno posti in votazione, in quanto non modificati dalla Camera dei deputati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Per effetto della soppressione dell'articolo 10 in sede di esame del provvedimento presso la Camera dei deputati, i successivi articoli hanno cambiato la numerazione. Gli articoli da 10 a 21, nella nuova numerazione, non saranno posti in votazione, in quanto non modificati dalla Camera dei deputati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 22. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 23. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . PAVANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, mi domando se, anche in un momento di fine legislatura, sia opportuno che un senatore della Repubblica continui a fare il "pianista" nel Gruppo Forza Italia. Chiedo se possono essere tolte le tessere di chi non è fisicamente presente. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatrice, i senatori Segretari stanno controllando e mi pare che non abbiano rilevato nulla, quindi le votazioni sono più che regolari. Ognuno vota per sé. (Commenti). I senatori Segretari, che sono qua per questo, stanno controllando, senatrice Pavanelli, quindi non facciamo inutili contestazioni. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 24. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 25. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 26. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 27. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 28, introdotto dalla Camera dei deputati. Avverto che sono stati presentati gli ordini del giorno G28.100, a firma della senatrice Ferrero, e G28.101, a firma delle senatrici Gallone e Toffanin. Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame. RIPAMONTI, relatore . Esprimo un parere favorevole all'accoglimento come raccomandazione. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico . Il Governo accoglie entrambi gli ordini del giorno come raccomandazione. In alternativa, invito al ritiro. PRESIDENTE . Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . No, Presidente. GALLONE (FIBP-UDC) . No, Presidente. PRESIDENTE . Poiché i presentatori non insistono per la votazione, gli ordini del giorno G28.100 e G28.101 sono accolti come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 28. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Commenti della senatrice La Mura). Gli articoli 29 e 30 non verranno posti ai voti, in quanto non modificati dalla Camera dei deputati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 31. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 32. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli articoli dal 33 al 36 non verranno posti ai voti, in quanto non modificati dalla Camera dei deputati. Passiamo alla votazione finale. MAUTONE (Ipf-CD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (Ipf-CD) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, il provvedimento che ci apprestiamo a votare costituisce una costola fondamentale del Piano nazionale di ripresa e resilienza, da cui dipende tra l'altro la sua attuazione. Il disegno di legge concorrenza costituisce l'essenza della missione 1 del Piano: «Digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo». Il testo tocca numerosi argomenti, ponendo le basi normative per un futuro sicuramente migliore, dai trasporti alle semplificazioni, dalle autorizzazioni per le attività di impresa alle misure sui porti, sulle telecomunicazioni, sul gas e sui servizi idroelettrici, sui rifiuti, sulle società partecipate e sui rimborsi diretti estesi per la polizza responsabilità civile (RC) auto, sulla concorrenza nei servizi e il rafforzamento dei poteri dell'Antitrust. Ciononostante, un provvedimento così importante, contenente norme fondamentali, legate a moltissimi aspetti della vita del nostro Paese, ha attraversato una strada non semplice, piena di ostacoli. Vorrei partire con il sottolineare la questione relativa alle concessioni balneari, insieme a quelle demaniali marittime. Infatti, il provvedimento proroga ope legis al 31 dicembre 2023 l'efficacia delle concessioni demaniali e dei rapporti di gestione per finalità turistico-ricreative e sportive, con estensione a fine 2024 in caso di contenziosi. La disposizione prevede altresì indennizzi per i concessionari uscenti, sciogliendo così uno dei nodi più spinosi affrontati in questi anni. Un ulteriore punto fondamentale riguarda il gas e in particolare l'intervento sulle gare per il servizio di distribuzione di gas naturale. Ricordiamo che la materia è ancora disciplinata dal regolamento n. 226 del 2011. Questo Governo - ancora in carica, seppur per il disbrigo degli affari correnti - si sta battendo a livello europeo per l'inserimento del cosiddetto tetto europeo al prezzo del gas. (Applausi). Peraltro, si tratta di un tema - quello del gas - su cui Insieme per il Futuro-Impegno Civico si è sempre battuto. A questo punto, occorre sottolineare con tristezza il rovinoso iter che ha coinvolto l'articolo 10. La colpevole crisi di Governo innescata ha provocato, tra le altre cose, lo stralcio di tale articolo, che avrebbe finalmente definito una delega al Governo per la necessaria e attesa riforma del trasporto pubblico non di linea, vale a dire taxi e noleggio con conducente, cioè gli NCC. Lo stralcio dell'articolo 10 è un amaro e triste fallimento e i protagonisti di tale fallimento sono i partiti, che hanno appoggiato le proteste non autorizzate dei tassisti; partiti colpevoli di aver appoggiato la protesta proprio di coloro che non solo hanno interrotto un servizio pubblico, ma hanno anche dichiarato di essere indisponibili a qualsiasi riforma. Il triste epilogo è stato che il Governo dimissionario non ha potuto fare altro che procedere allo stralcio di tutto l'articolo 10, al fine di non allungare i tempi tecnici di approvazione del provvedimento in Parlamento e, ancor peggio, di sacrificare l'intero provvedimento. Per quanto riguarda la salute, diversi articoli riguardano il servizio farmaceutico, la distribuzione dei farmaci, la rimborsabilità di quelli equivalenti insieme a quelli in attesa di definizione del prezzo e licenze di medicinali, l'accesso al servizio sanitario e l'accreditamento delle strutture, prevedendo anche procedure di selezione per la dirigenza sanitaria. Come abbiamo visto, il testo tocca numerosi argomenti e introduce diverse deleghe al Governo che si costituirà dopo le prossime elezioni. L'operazione dunque non sarà semplice, senza dimenticare che il tempo sta per scadere. Signor Presidente, oggi è necessario approvare il disegno di legge concorrenza e farlo il prima possibile, perché, non adottando il provvedimento, poniamo a rischio uno dei target necessari per incassare i fondi del PNRR. L'Italia non può permettersi di correre ulteriori rischi. Occorre dimostrare di aver scelto di proseguire sulla via della necessità, abbandonando orgogli di parte e i rovinosi scontri che mettono puntualmente a rischio l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Facciamo parte di un grande Piano di ricostruzione nazionale, per la realizzazione del quale abbiamo tutti il dovere di lavorare insieme, per garantire la crescita e lo sviluppo del nostro territorio e delle nostre singole realtà. Non possiamo non vedere come questo provvedimento costituisca un'opportunità unica e irripetibile, che può permettere di risollevare il nostro Paese. Il PNRR ci consente un rilancio, ci consente di tornare a crescere. Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, proprio per tali ragioni, annuncio il voto favorevole di Insieme per il futuro-Centro Democratico e auspico l'approvazione di questo provvedimento. CRUCIOLI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV) . Signor Presidente, voi oggi approvate la legge per la concorrenza, che sarebbe più corretto chiamare la legge per le privatizzazioni. È una legge delega. Ora, capisco che, in questo momento, siete molto impegnati nella creazione delle liste e nel procurarvi la ricandidatura; tuttavia, mi permetto di richiamare la vostra attenzione su una cosetta, che è la nostra Costituzione, la quale, a mio avviso, non consentirebbe alle Camere sciolte, quindi in regime di prorogatio , di delegare un Governo, che è appunto delegato soltanto al disbrigo degli affari correnti. Oggi, invece, voi delegate una parte importantissima del nostro Paese, ossia la riorganizzazione dei servizi e beni pubblici, a un Governo che non potrà darvi attuazione, perché dimissionario. Quindi, sostanzialmente, state delegando al Governo che verrà e non sappiamo ancora quale sarà. Pertanto, mi chiedo come sia possibile che una delega che presuppone la fiducia tra il delegante e il delegato, ossia tra il Parlamento e il Governo, possa essere data così, specie se ha principi così ampi e generici come quelli in esame. Occorre anche considerare che il contenuto di questa delega riguarda, appunto, la privatizzazione dei servizi pubblici locali e, per certi versi, la revisione completa delle norme in tema di concessioni sia delle spiagge, sia dei porti. In un caso come questo, in cui c'è la previsione di un principio di privatizzazione di tutto ciò che fino a oggi era consentito gestire in mano pubblica da parte dei Comuni (penso ai servizi pubblici locali, come acqua, trasporto e rifiuti), la previsione di criteri stringenti per un Governo in cui si ha fiducia sarebbe stato fondamentale. C'è anche di peggio, però, perché in questo caso vengono addirittura consentite cose che vanno completamente in senso contrario alla concorrenza. Pensiamo al caso delle concessioni dei terminali portuali. Oggi è possibile avere soltanto un terminal per porto, mentre con questa legge delega si consentirà allo stesso soggetto di avere più terminali. Per quanto riguarda sia le spiagge, sia i porti, si concepisce l'idea che grossi soggetti prendano in concessione più tratti di spiaggia o più terminal portuali, per poi darli in subconcessione, consentendo quindi rendite di posizione che fino ad oggi erano più difficili da ottenere. Quindi, sostanzialmente, con questo provvedimento voi gettate le basi perché i piccoli - che siano i piccoli gestori di stabilimenti balneari o di terminal - siano fatti fuori e soppiantati da gruppi ancora più grossi, che possano poi subconcedere ciò che non riescono a gestire direttamente, lucrando sulla rendita di posizione. Il contenuto è a mio avviso pericolosissimo e porterà aumenti di costi. Il costo che oggi sosteniamo per andare in spiaggia o quello del trasporto attraverso i terminal sarà raddoppiato, così come i costi dei servizi pubblici locali domani saranno aumentati. Quanto alle modalità, rilevo che questa delega viene data dal Parlamento - dal Senato, in questo caso, che è in regime di prorogatio - a un Governo che non può attuarla. Pertanto, sarà chiamato a farlo il prossimo Governo, di cui non conosciamo le caratteristiche. Tutto questo mi fa dire che stanno venendo meno i principi non soltanto costituzionali, ma anche quelli a base del nostro sistema. Pertanto, vi chiedo di fare attenzione a quello che votate oggi, anche perché non avete più la pistola della fiducia alla tempia. Il Governo non può più apporre la fiducia e siete finalmente liberi di votare esattamente quello che volete. Colleghi del MoVimento 5 Stelle, vi chiedo come fate a votare una delega su temi così sensibili a favore di un Governo che un domani - verosimilmente - sarà di centrodestra e che non vi vedrà partecipi. Voi oggi state consegnando le chiavi della privatizzazione dei servizi pubblici locali e l'azzeramento della concorrenza su spiagge e porti a un Governo che domani utilizzerà questa delega in maniera ancora più negativa per il popolo italiano rispetto al suo stesso contenuto. Anche per questi motivi, ribadiamo la nostra contrarietà e non voteremo a favore del provvedimento. (Applausi) . CONZATTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, il disegno di legge per la concorrenza ha una straordinaria rilevanza tra le riforme del PNRR, è una priorità e, nonostante la crisi di Governo, colpevolmente dettata da futili motivi, con il conseguente scioglimento delle Camere, lo stiamo completando. Portare a compimento l' iter di approvazione in terza lettura al Senato e, ancora di più, completare i decreti attuativi da parte del Governo ha un significato numerico: 21 miliardi. È per questo che è assolutamente importante che entro la fine dell'anno siano raggiunti tutti gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. È una priorità perché una concorrenza ben fatta aiuta il nostro Paese. Una concorrenza ben fatta vuol dire leale, tra pari, che non premia rendite di posizione dominante, ma permette invece di perseguire le finalità proprie del disegno di legge per la concorrenza: giustizia sociale, efficacia economica, qualità dei servizi, minori tariffe e, ancora, investimenti e più lavoro. Nell' iter di approvazione del provvedimento abbiamo apportato notevoli modifiche rispetto al testo approvato dal Consiglio dei ministri. Il Senato e la Camera hanno cercato con determinazione di calare quelle norme nella realtà imprenditoriale, nella realtà degli enti locali italiani, cercando di bilanciare i principi sacrosanti della concorrenza con gli effetti concreti che avrebbero avuto su settori strategici per l'Italia. Il primo fra tutti questi settori strategici è proprio quello energetico, ma anche altri servizi come quelli sono stati ridefiniti ed emendati per avere come obiettivo l'utilità e la tutela sociale. Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro del vice ministro Pichetto Fratin e alla sua capacità di ascolto e di composizione. Non abbiamo ceduto alle pressioni dei gruppi organizzati, ma abbiamo ascoltato le loro proposte, quando erano costruttive, e lo stesso ottimo lavoro lo stava compiendo la ministra Bellanova sull'articolo 10, per quanto riguarda il trasporto dei taxi e degli NCC, una mediazione che avrebbe reso simmetriche le condizioni e possibile la concorrenza tra pari e che sarebbe stata molto positiva, se solo l'azione di questo Governo non fosse stata interrotta da alcuni politici che soffrono di strabismo, perché hanno visto eccessivamente ingrandite le priorità dei loro personali interessi rispetto a quelli del Paese. In questo disegno di legge per il mercato e la concorrenza, c'è una priorità che è davvero la prima in questo momento per il Paese, quella energetica. È per questo che la nostra attenzione sul rinnovo delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche è stata particolarmente forte. Stiamo vivendo una grandissima crisi energetica, che ha impatti sul caro energia. Il Governo Draghi, fino ad oggi, ha messo a terra 33 miliardi e si è impegnato a varare il prossimo decreto aiuti con ulteriori 14 miliardi di crediti di imposta per le aziende energivore e gasivore, l'autotrasporto, i bonus energia, le famiglie e l'abolizione degli oneri generali di sistema. Tutto questo, però, ha un impatto molto pesante sui nostri conti e sulla situazione macroeconomica italiana. Già il Documento di economia e finanza di aprile misurava il caro energia in un punto percentuale in meno di PIL. È vero che il nostro PIL oggi è ottimo grazie alla spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza e alla fiducia che questo Governo aveva generato nel tessuto imprenditoriale e negli investitori. Tuttavia, se il caro energia dovesse perdurare e, ancora di più, se avessimo problemi di ammanchi di quantità energetica, il nostro PIL potrebbe cadere drasticamente di oltre 2 punti percentuali. Questa è la ragione per la quale abbiamo ascoltato le preoccupazioni di chi riteneva l'idroelettrico un asset strategico per l'Italia, un asset importantissimo per raggiungere quell'indipendenza energetica di cui il Paese ha tanto bisogno. Abbiamo così approvato vari emendamenti, perché siamo consapevoli che dev'essere maggiormente valorizzato l'idroelettrico, che già oggi genera il 20 per cento dell'energia prodotta in Italia e il 40 per cento, se guardiamo solo alle fonti rinnovabili. Ha una filiera italiana delle componenti, contrariamente, ad esempio, all'eolico o al solare, che hanno componenti di approvvigionamento estere; inoltre, salve l'attuale siccità, non soffre il problema dell'intermittenza, come invece accade per il vento e per il sole. Per questo come Italia Viva abbiamo voluto e appoggiato l'inserimento della normativa sul golden power , in modo tale che il Governo potesse monitorare che, all'esito delle procedure di affidamento, fosse sempre al primo posto la tutela di questo asset strategico per l'Italia. Abbiamo voluto che per le riassegnazioni fosse privilegiata la procedura del partenariato pubblico-privato, perché permetteva maggiore innovazione, maggiore sostenibilità e maggiori investimenti anche nel rispetto dell'ambiente. Abbiamo guardato poi al dato di realtà e abbiamo flessibilizzato le date per le scadenze per il rinnovo delle concessioni. Molte Regioni in Italia non avevano ancora rinnovato le loro normative e abbiamo dato maggiore tempo affinché fossero completate le discipline regionali e per espletare le gare di riassegnazione (tre anni a partire da agosto 2022). Non è tutto. Sono particolarmente contenta anche per le norme che sono state scritte per l'autonomia speciale, che ha ovviamente molte grandi derivazioni idroelettriche; trattandosi di un territorio montano, in esso si genera molta parte dell'energia del Paese, regolando il funzionamento delle proprie centrali e delle riassegnazioni con lo Statuto speciale. Modificando lo Statuto speciale, abbiamo allineato le date di scadenza con quelle nazionali: del resto, sarebbe stata una concorrenza molto sbilanciata, se solo un piccolo territorio fosse andato a gara prima. Abbiamo esteso il golden power ; abbiamo fatto in modo che, ove si decidesse di prorogare in avanti le gare nazionali, in automatico venissero estese e prorogate anche quelle delle Province autonome. Abbiamo fatto poi una cosa che normalmente nei decreti concorrenza non si fa perché, trattandosi di una normativa europea, la concorrenza si applica in automatico anche nei territori speciali. Eppure, abbiamo voluto inserire la clausola di salvaguardia, per ribadire che le modalità di riassegnazione sono, ancora una volta, regolate dallo Statuto speciale. Sono stati passi decisivi e devo ringraziare i colleghi del Gruppo SVP per l'ottimo lavoro che come Italia Viva abbiamo fatto insieme. La tutela dell'energia prodotta nei territori delle Regioni a Statuto speciale non va ovviamente a beneficio delle autonomie, ma di tutta l'Italia. Siamo consapevoli dell'importanza strategica di questo provvedimento e anche del momento delicatissimo in cui la sua approvazione definitiva si colloca: ancora di più e con ancora più convinzione, a nome mio e di tutto il Gruppo, annuncio il voto favorevole su questo disegno di legge. (Applausi) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, Fratelli d'Italia non può che confermare il suo voto contrario sul provvedimento in esame, che è stato caratterizzato da uno spezzatino istituzionale: articoli travagliatamente approvati in Senato, altri approvati alla Camera, stralci e un concetto di concorrenza in realtà molto più vicino a quello di svendita; una svendita ai danni del lavoro italiano, di quelle persone che ogni giorno fanno il proprio dovere per portare il pane a casa e che lavorano senza garanzie, solo con la forza della propria professionalità, e che evidentemente il Governo e la maggioranza non sono stati in grado di salvaguardare nel provvedimento in discussione. Per questo motivo abbiamo votato contro in maniera convinta prima qui in Senato, poi alla Camera e lo rifaremo anche oggi, come già abbiamo fatto su tutti gli articoli, perché per Fratelli d'Italia la difesa del lavoro italiano rappresenta una priorità ed una possibilità che non ammette compromessi. Il disegno di legge contiene generiche affermazioni che sostengono addirittura la concorrenza per i professionisti. Significa che volete abolire gli ordini professionali, che volete decimare i nostri professionisti, che volete continuare in quello scellerato progetto delle cosiddette lenzuolate di Bersani per proletarizzare le professioni libere, con un grave danno in termini di garanzia per i clienti? Si prevedono poi le vergognose aste, sia per quanto riguarda l'idroelettrico sia per i nostri balneari. Noi abbiamo assunto un impegno, ci siamo battuti con coerenza al loro fianco, ma vogliamo proiettare tale impegno nella prossima legislatura, perché siamo convinti che il presente disegno di legge contenga una gravissima ingiustizia. Se abbiamo ascoltato dal padre della direttiva Bolkestein che essa non si applica alle concessioni demaniali perché riguarda i servizi, non si capisce per quale motivo il Governo si sia accanito fino alla fine nei confronti di queste persone e di queste 30.000 imprese italiane che danno lavoro a tanta gente e che rappresentano un racconto d'eccellenza della nostra Nazione. Vederli trattati in questo modo, veramente indigna. Abbiamo sperato fino alla fine in un ripensamento; siamo stati sempre presenti con i nostri emendamenti, anche in occasione della legge di delegazione europea, perché riteniamo che queste persone debbano avere una prospettiva diversa, come diciamo fin dall'approvazione della legge di bilancio nel 2019. Persone che hanno fatto investimenti non si possono vedere espropriate in questo modo del lavoro che hanno svolto con dignità e con onore per tanti anni. Abbiamo anche assistito a una campagna di stampa ai danni loro, in cui sono stati dipinti come scrocconi dello Stato perché secondo alcuni pagano canoni miseri. A queste persone vorrei ricordare che i balneari italiani non hanno autodeterminato i loro canoni, ma hanno pagato esattamente quello che lo Stato chiedeva loro. Non è ammissibile questo racconto, questa retorica, per suscitare l'indignazione e l'invidia sociale. È vero che purtroppo negli ultimi anni abbiamo assistito ad un'azione di alcune forze politiche che hanno fondato la loro pretesa di consenso soltanto su questo, ingenerando invidia e divisione nei confronti del corpo sociale italiano. In questi ultimi giorni di Pompei, credo che molti abbiano la convinzione che siamo giunti al capolinea. Nella nuova legislatura dovremo necessariamente porre rimedio alle tantissime storture che si sono concretizzate nei vari provvedimenti, ma in particolare a quelle che si sono concretizzate in questo provvedimento. No alla Bolkestein, no all'esproprio del lavoro italiano, no alle aste: questo rappresenta per noi un moloch , un impegno ben preciso, che dopo il giudizio del 25 settembre continuerà a rappresentare una delle massime priorità di Fratelli d'Italia, nella riaffermazione del valore per cui, in una società meritocratica, si parte tutti dallo stesso punto, ma chi è più bravo ed è più in grado di sacrificarsi deve andare più avanti e raccogliere il frutto del proprio lavoro. La soluzione non è, non può e non deve essere il reddito di cittadinanza. Chi espropria sarà espropriato e il 26 settembre avremo le basi per un nuovo Governo, guidato dal nostro leader , Giorgia Meloni, che metta mano alle vere riforme del Paese e non a quelle chieste sotto la dettatura degli interessi delle multinazionali e di tutti quei poteri che vogliono rendere debole il popolo e umiliare chi invece ha fatto e vuole continuare a fare il proprio lavoro. Per questo motivo, annuncio il voto contrario del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, voteremo il provvedimento in esame, che ha ricevuto un contributo dal lavoro svolto dalle Commissioni, al Senato prima e poi alla Camera dei deputati. Vorrei fare tre premesse: la concorrenza è certamente un elemento fondamentale, ma richiede alcune chiare linee di intervento. Prima di tutto vi deve essere la certezza che vi sia parità tra i soggetti che partecipano. In secondo luogo è necessario che vi sia reciprocità, essendo una norma europea, tra i diversi Paesi europei: se per esempio è consentito o continuerà ad essere consentito che le imprese di un Paese possono lavorare in un altro Paese, con i contratti del proprio Paese, questo è certamente un problema e quindi occorrerà omogeneizzare i diritti. Da questo punto di vista, in Europa si sta discutendo da tempo di una norma che riconosca i diritti fondamentali per tutti i tipi di lavoro. La terza questione fondamentale è che le garanzie contrattuali, la trasparenza e la regolarizzazione dei mercati abbiano omogeneità e coerenza. Richiamo questi principi, che per me sono veri e propri principi, perché troppo spesso si cade nell'ideologia e nella rappresentazione, peraltro fallimentare rispetto alle esperienze reali, secondo la quale la gestione privata è sempre meglio della gestione pubblica. Non è così, come ci insegnano i francesi, come ci insegnano gli anglosassoni e come ci insegnano i tedeschi. Abbiamo delle evidenze straordinarie: pensiamo per esempio alla gestione di monopoli naturali come le autostrade. Abbiamo visto quali sono i problemi, non solo per il ponte Morandi, ma anche per la A24 e per altre autostrade fondamentali. Sarebbe opportuno ragionare seriamente su questi aspetti, partendo dal fatto che abbiamo migliorato questo provvedimento. Mi rivolgo ai colleghi che hanno parlato di una privatizzazione: intendiamoci, non è che il problema sia risolto, ma certo siamo riusciti, cambiando la norma proposta dal Governo, a costruire un equilibrio per quanto riguarda la valutazione da parte del Comune, che deve decidere, motivare e capire bene se la gestione di quel servizio può essere affidata al privato o se invece deve essere assicurata alla gestione pubblica. Ricordo che il provvedimento originario poneva invece una posizione radicalmente differente, all'opposto, vale a dire quella di non motivare la scelta ( in house , in autoproduzione o in privato); ciò poneva il tema che, se si fosse deciso di andare in autoproduzione, si sarebbe dovuto motivare la decisione. Ma qui c'è un altro problema ancora (anche questo l'abbiamo cambiato). Quando parliamo di servizi, non tutti i servizi sono valutabili negli stessi termini. Una cosa sono i servizi a gestione economica, altra i servizi sociali; da questo punto di vista abbiamo introdotto una chiarimento importante. E ancora, quando parliamo della gestione dei servizi, non possiamo fare solo un ragionamento economicistico. Mi spiego, e ringrazio i colleghi della Camera, che hanno modificato l'articolo 8, in coerenza con quanto avevamo fatto noi sui servizi pubblici comunali, esattamente negli stessi termini. Intendiamoci: va bene se io appalto il servizio del trasporto pubblico locale, ma i servizi economicamente non sostenibili (ad esempio andare a prendere i ragazzi o le persone dalla montagna) chi li gestisce? E come valuto l'offerta economica in relazione a questi servizi? La valuto perché devo avere un piano di servizi minimi che debbo garantire ai cittadini, anche con le risorse pubbliche. Se guardiamo a quanto sta succedendo in questo Paese, vi accorgerete, colleghi, che ci sono aziende pubbliche che sono riuscite a gestire i bilanci e a garantire i servizi e aziende private che producono una qualità di servizi assolutamente disastrosa. Attenzione, non vorrei essere frainteso, perché è troppo facile (elementare, Watson): non sto dicendo che deve essere tutto pubblico e non sto dicendo che il pubblico garantisce meglio i servizi. Sto dicendo che occorre fare una valutazione di merito e avere un quadro reale. Non siamo entusiasti del lavoro e dell'equilibrio ottenuto, ma siamo contenti del fatto che alcuni princìpi fondamentali, che vanno esattamente in questa direzione, li abbiamo introdotti. Siamo contenti di avere introdotto la clausola della golden power per l'idroelettrico. Ora, colleghi, siamo in una situazione del tutto particolare. Come ha detto il Vice Ministro, che ringrazio con convinzione e non pro forma per il lavoro svolto insieme a noi, c'è da esercitare le deleghe e questo spetterà al prossimo Governo. Non so chi avrà la maggioranza e non so se questa nuova maggioranza vorrà iniziare da capo, magari dopo dodici anni, per esempio sui balneari. Penso che quelle norme potrebbero consentirci finalmente di costruire un equilibrio con il risarcimento degli investimenti fatti, senza modificare la maglia produttiva e la qualità dei servizi. Ad esempio, è fondamentale non mettere a gara grandi porzioni di queste spiagge, perché teniamo fino in fondo alla qualità e alle caratteristiche di questi servizi. Se avremo la possibilità di farlo, dipenderà da quello che i cittadini diranno e dalle scelte che farà il prossimo Governo. Ci abbiamo messo dodici anni per fare una norma che tenesse. Vogliamo ricominciare da capo? Guardo lei, senatore, e so che la pensa come me. Per queste ragioni, il nostro voto sul provvedimento sarà favorevole. COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, il cosiddetto disegno di legge concorrenza è un provvedimento significativo e importante. In questo momento è inevitabile che intervengano valutazioni che, sicuramente, in condizioni differenti non sarebbero intervenute. Siamo in campagna elettorale e, anziché rivendicare un importante lavoro comune fatto su questo provvedimento, inevitabilmente prevarranno gli accenti legati alle affermazioni che in futuro, a seconda degli auspici, ciascuno farà in ordine alla possibilità di modificare questo provvedimento in alcuni punti. Ritengo che questo sia un aspetto che renderà un po' deficitario il lavoro svolto, perché credo che nei momenti nei quali abbiamo affrontato tutti insieme questo provvedimento abbiamo cercato di guardare a delle mediazioni alte, a degli accordi significativi, a qualcosa che ci tenesse uniti nell'interesse del Paese. Oggi non siamo più in queste condizioni, quindi le valutazioni prendono strade differenti. Credo che vada sottolineato un aspetto: l'Europa sta cercando di fare un percorso importante che cerca di rendere omogeneo il territorio europeo e le condizioni che nei singoli Paesi cittadini e imprese si devono trovare di fronte. Quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni - mi riferisco alla pandemia e, negli ultimi mesi, al conflitto scatenato dalla Russia nei confronti dell'Ucraina - in realtà a livello europeo ha generato un'accelerazione nei confronti di questo processo. L'Europa, i cittadini europei e le imprese europee hanno cioè scoperto di essere più forti se fanno le cose insieme, di essere capaci di affrontare le difficoltà se riescono a raggiungere l'obiettivo di lavorare insieme per un quadro normativo complessivo che metta a disposizione di cittadini e imprese le stesse opportunità e le medesime protezioni. Credo che questo sia un punto che dobbiamo avere presente perché il forte rischio che vedo è che questo obiettivo e questa consapevolezza siano messi in discussione in modo significativo. Colleghi, non ne faccio una questione di politica interna e di confronto elettorale, perché, anche rispetto alla crisi energetica di queste settimane, l'Europa è partita dicendo di affrontarla insieme con un'unica scelta comune, e alla fine gli Stati hanno optato per un «si salvi chi può». Infatti, i vari distinguo rispetto al tema dell'approvvigionamento energetico nei confronti della Russia non hanno consentito - ciascuno per le proprie posizioni di partenza - di trovare un punto di accordo. Capite quindi che la prospettiva europea oggi è fortemente a rischio. Dobbiamo riuscire, anche attraverso provvedimenti come questi, a tenere la barra dritta; credo sia un obiettivo di tutti quanti. Nell'affrontare i temi rimasti in sospeso, voglio sottolineare un lavoro importante della Camera con la delega sulle semplificazioni legate agli investimenti sulle energie rinnovabili. Spesso ci siamo trovati a discutere delle difficoltà del cosiddetto permitting , i tempi, la burocrazia, i vari livelli che si sovrappongono per realizzare in modo efficace gli investimenti sulle energie rinnovabili. La necessità di affrontare questo tema ha portato il Governo e il Parlamento a inserire norme di semplificazione, che saranno deleghe da esercitare, ma credo che sia un passaggio importante. Lì, nella transizione ecologica, si gioca, a mio avviso, gran parte del nostro futuro e credo sia un aspetto da rilevare perché, oggettivamente, in tanti provvedimenti approvati non siamo riusciti ad affrontare compiutamente questo tema. Ecco, questo è un lascito che sicuramente questa legislatura mette nelle mani della prossima, e spero venga affrontato con il giusto approccio. Parlando di concorrenza, abbiamo provato a trovare terreni di incontro tra punti di vista differenti; non voglio chiamarle ideologie perché non è questo il punto. Siamo in un sistema che conosciamo molto bene e rispetto al quale sappiamo quali sono eventualmente i correttivi che devono essere messi in campo. Ecco, abbiamo ragionato di questo. Vorrei sottolineare questo aspetto proprio perché si guarda al Paese nel suo complesso e alle prospettive di un Paese che deve svilupparsi in modo positivo. Quindi, non partendo da zero, ragioniamo su quelli che devono essere i correttivi rispetto al sistema che abbiamo di fronte. Sono correttivi che in questo provvedimento hanno raggiunto un punto di equilibrio a mio avviso positivo. Abbiamo tante esperienze diversificate nella gestione dei servizi pubblici del nostro Paese. Da una parte abbiamo esperienze positive, con gli enti locali che hanno saputo mettere a valore gli asset realizzati in tanti anni di investimento, ma li hanno portati sul mercato e in borsa, così che oggi generano dei ritorni positivi per quelle comunità, anche in termini di risultati positivi sulle gestioni industriali, ma soprattutto sulle bollette che pagano i cittadini. Dall'altra parte, abbiamo anche esperienze pubbliche che hanno saputo restare all'interno di quei parametri di valutazione che decidono quella che è l'efficienza di un servizio. La concorrenza e il mercato, infatti, hanno bisogno di regole e hanno bisogno anche di soggetti che pongano mano a queste regole nella loro evoluzione. Non vi è solamente il mercato, ma anche la costruzione di authority di regolazione del mercato, che sappiano accompagnare il mercato a dare le risposte giuste ed efficienti ai cittadini. L'esempio dell'ARERA, secondo me, è un esempio classico di come, in questi anni, a fronte della crescita e dello sviluppo dell'offerta dei servizi pubblici locali a rilevanza economica nel campo dell'energia, del gas dell'acqua e dei rifiuti, sia cresciuta un'esperienza di regolazione e di verifica di quelli che sono i benchmark che definiscono l'efficienza di una gestione: che sia pubblica, che sia privata, che sia in borsa o che sia direttamente di un Comune. Questo, secondo me, è un aspetto da sottolineare, perché è rispetto a questi parametri che dobbiamo fare crescere l'offerta in termini di qualità e di efficienza dei servizi pubblici nel nostro Paese. Se noi non abbiamo presente che questo sistema deve crescere in modo sinergico, allora rischiamo veramente di commettere degli errori capitali. Il lavoro che è stato fatto è stato un lavoro positivo. L'ultima considerazione la voglio riservare al tema delle concessioni balneari. In tanti su questo tema avete fatto e probabilmente farete della campagna elettorale. Però, senza l'approvazione di questo disegno di legge concorrenza e del suo articolo 2, si sarebbe andati incontro ad un vuoto normativo che avrebbe generato dei disastri e dei danni nei confronti di tutti questi imprenditori. Quello che facciamo oggi, cioè approvare il disegno di legge concorrenza con questi contenuti (poi ci sarà la delega da esercitare), è fondamentale. Invece, c'è chi, pur dichiarandosi liberista, in realtà è neo corporativo e anti europeo e decide di mascherare tutto questo con la difesa dei posti di lavoro e delle imprese. Invece no! È proprio approvando il disegno di legge concorrenza che noi diamo certezze alle imprese e gli imprenditori hanno bisogno di queste certezze. E senza questo disegno di legge concorrenza sarebbero scadute le concessioni e avremmo gettato questo settore nel caos . Pertanto, il Partito Democratico voterà convintamente a favore di questo disegno di legge. (Applausi) . TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, innanzitutto rivolgo un ringraziamento al Ministro e al sottosegretario Bini per l'attenzione e la pazienza che hanno avuto nell'ascoltarci. Un ringraziamento particolare anche ai due relatori della Commissione industria, il collega Collina e il collega Ripamonti, che ci hanno condotto nell'esame di questo provvedimento estremamente complesso, non solo da un punto di vista politico, ma anche da un punto di vista tecnico. Infatti, affrontare alcune questioni tecniche, che poi avevano evidentemente un loro risvolto sul piano politico, ha comportato per i due relatori un lavoro importante. Questo provvedimento è considerato importante non solo perché è una milestone richiesta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (e non stiamo a ripetere tutto quello che abbiamo sentito in merito), ma anche perché è un provvedimento richiesto dal mercato, dai consumatori e, se vogliamo, anche dal tessuto produttivo. Se facciamo un po' di cronistoria, sappiamo che si è parlato per la prima volta di concorrenza nel 2009 proprio durante il Governo Berlusconi, in occasione del collegato all'internazionalizzazione, poi il tema della concorrenza non si è più affrontato, mentre si sarebbe dovuto affrontare di anno in anno; è arrivato di nuovo in Parlamento nel 2017 durante il Governo Renzi ed infine in questo Parlamento l'abbiamo ridisegnato in termini di grande collaborazione, anche perché i punti di vista - lo sappiamo - erano molto differenti ed è stato complesso portare a sintesi tante sfaccettature. Ho parlato di un poliedro complesso dalle innumerevoli facce: pensate che abbiamo parlato delle concessioni balneari, dei servizi pubblici locali, del trasporto pubblico locale, della fibra ottica, dei servizi postali, della semplificazione, di tanti temi che impattano sul tessuto produttivo e non è stato facile raggiungere la sintesi. Questa sintesi l'abbiamo raggiunta perché poi alla fine tutti, in maniera responsabile, abbiamo voluto fare un passo in avanti, dimenticando le rendite del passato e se vogliamo anche gli atteggiamenti nostalgici e preferendo guardare con grande senso di responsabilità al futuro economico del nostro Paese, ma soprattutto al futuro economico di un'Italia all'interno dell'Europa, continente nel quale si vuole provare, con l'autorevolezza di questo Paese da un punto di vista produttivo, con quello che declino con il termine di made in Italy , a disegnare la politica industriale europea. Questo lo vogliamo fare anche attraverso la concorrenza per poter contare in un mondo globalizzato dove - lo sappiamo tutti, è inutile nasconderselo - operano dei giganti e noi non possiamo agire in questo mondo globalizzato come se fossimo dei piccoli topolini, dobbiamo assolutamente agire con degli strumenti che ci consentano di vincere la concorrenza. È anche vero quello che ha detto il senatore Errani: la concorrenza non necessariamente è lo strumento che regola un mercato perfetto, perché purtroppo ci sono tante imperfezioni nel mercato, quindi bisognerebbe partire dalla reciprocità, dalla parità, dalla trasparenza, dalle garanzie contrattuali. Tutto questo chiaramente sta alla politica autorevole, che deve essere capace di riempire le deleghe di contenuti che tengano conto di tutti questi principi che evidentemente aiutano una concorrenza un po' più sana. Vorrei far un'ultima riflessione molto breve, su un tema dal quale credo che il prossimo Parlamento debba partire. Si parla di libero mercato, di liberismo, di globalizzazione, perché questo è un tema sul quale la politica è chiamata a riflettere. La globalizzazione non la vedo come un mostro, per quanto l'amico e vice ministro Pichetto Fratin sappia che tante volte l'ho criticata. Con questo non voglio dire che dobbiamo diventare dei globalisti, perché saremmo veramente anacronistici, cioè vorremmo fare la guerra contro i mulini a vento e non avrebbe senso. La globalizzazione è un fenomeno pervasivo ed è un fenomeno che esiste, ma che va regolamentato, regimentato e ricondotto ad alcuni perimetri che, secondo me, ci sono un po' sfuggiti di mano. Non possiamo neanche trascurare il fatto che con la globalizzazione in trenta, in quarant'anni una parte significativa del mondo si è arricchita; è inutile nasconderci questo. Però è altresì vero che, soprattutto negli ultimi venti anni, questa globalizzazione ha mostrato, se vogliamo, tutti i suoi lati negativi. Pensate a come si è arricchita una parte sempre più piccola della popolazione mondiale e a come si sono impoverite invece parti significative della società. Credo che a questo si debba porre attenzione, cercando di privilegiare sempre il merito e le competenze, avendo uno sguardo anche a coloro che si trovano in una situazione di maggiore difficoltà, perché poi ai nastri di partenza dobbiamo cercare di essere messi tutti nella stessa condizione, anche coloro che sono in maggiore difficoltà, che non devono partire più indietro rispetto ad altri. Sono convinta che la concorrenza debba tenere conto anche di questi aspetti ed è per questo che, per un verso, la penso effettivamente come il senatore Errani, quando dice che ci sono dei servizi pubblici che devono avere attenzione alle fasce della popolazione che stanno peggio. Altrettanto convintamente dico però che non tutto il mondo economico deve essere gestito dal pubblico: come infatti non c'è tutto il bello nel privato, non c'è neanche tutto il bello nel pubblico. (Applausi) . Ritengo quindi che una partnership virtuosa pubblico-privato, che prenda il meglio del pubblico e il meglio del privato e sappia portarli a sintesi, sia un modello di conduzione dell'economia che ci possa far guardare al futuro in termini di crescita e sviluppo economicamente, socialmente e anche culturalmente sostenibili. La stessa finanza sta guardando a questi parametri: penso ai parametri ESG, ai quali non si è mai posta attenzione. Lo dico perché anche quel mondo deve cambiare, cioè non solo il mondo dell'economia reale, ma anche quello della finanza, una finanza che secondo me è buona, se guarda a quei parametri e se è finalizzata a sostenere l'economia produttiva, reale, virtuosa, l'economia che fa PIL, l'economia che esprime quel potenziale nascosto che nel nostro Paese è ancora significativamente elevato e che deve assolutamente trovare la sua composizione in termini economici per una maggiore crescita, oltre che per una crescita più sostenibile. Mi sia consentita un'ultimissima riflessione, soprattutto dopo la guerra russo-ucraina, che ci farà vedere un mondo molto diverso: ne abbiamo già visto uno molto diverso dopo la pandemia, ma ne vedremo ugualmente uno molto diverso dopo la guerra. Personalmente vedo due blocchi fortemente contrapposti: da una parte vedo il blocco delle democrazie liberali, in cui mi ritrovo, sostanzialmente espresso da Europa e America, mentre dall'altra parte vedo un blocco di autarchie illiberali, che trova la massima espressione nella Cina. Penso che l'Europa debba provare a tenere la barra dritta e quindi a non dimenticare mai assolutamente l'importanza delle democrazie liberali: dovremmo sempre e solo batterci per una crescita, un benessere e uno sviluppo che non facciano mai perdere la libertà. (Applausi) . Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 19,50) RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Signora Presidente, questa è la mia prima dichiarazione di voto in quattro anni e mezzo: la faccio a fine mandato ed è una cosa strana e un po' anomala. Devo dire in verità che sono anche un po' emozionato per cui, onde evitare di fare brutte figure alla fine, annuncio sin d'ora il voto favorevole del mio Gruppo sul provvedimento in esame. Colgo l'occasione ancora una volta, dopo averlo fatto in prima lettura, per ringraziare la Commissione, il presidente Girotto, che ne ha condotto con saggezza i lavori, il vice ministro Pichetto Fratin, che con altrettanta saggezza e anche con fermezza ha avuto modo e capacità di tenerci a bada, il sottosegretario Bini che, anche lei con pazienza, ha tenuto a bada gli scalmanati che avevano messo mano a questo provvedimento. Ringrazio infine, ma non per ultimo, il mio correlatore, il senatore Collina, con cui ci onoriamo di aver portato a conclusione il provvedimento in Senato in modo non semplice e anche non usuale. Come ricordava il senatore Collina durante la sua relazione, infatti, il provvedimento non vedrà la luce con il voto di fiducia, ma attraverso un grande percorso di confronto all'interno dei Gruppi su un tema fondamentale, nonché dirimente per il PNRR, qual è quello della concorrenza. L'approvazione del disegno di legge in esame è un atto fondamentale per questa legislatura e per la tranche del PNRR. Essendo in periodo preelettorale mi viene da fare una riflessione nei seguenti termini. Si evoca molto spesso il termine responsabilità; anche durante la crisi di Governo c'erano difficoltà e tutti dicevano che dovevamo essere responsabili e che dovevamo tradurre questa responsabilità nei provvedimenti, per cui guai se per caso il Parlamento avesse deciso di porre fine a un momento di comunità e di andare verso le elezioni, perché avremmo corso il rischio di non approvare i provvedimenti. Qualcuno direbbe che era un po' un percorso come quello del gioco Ciapa no: la responsabilità è tua che lo fai cadere; no, è la mia; no, è di quell'altro. Quello che è successo è successo; finalmente gli elettori avranno la possibilità di dare il loro contributo e di decidere il prossimo Governo. È certo che la responsabilità di questo Parlamento non è mai stata in discussione, perché oggi approviamo il disegno di legge sulla concorrenza (Applausi) , quindi sfatiamo anche tutta la narrazione secondo cui il Parlamento è fatto di lavativi. Non è vero, ci siamo assunti la nostra responsabilità, continueremo a lavorare tutta la settimana, verremo in Senato quando sarà il momento di farlo, perché c'è ancora tanto da fare. Pertanto, al di là del fatto che sono state indette le elezioni il 25 settembre, questo Parlamento continua a lavorare e io sono molto orgoglioso di esserne membro. Sono state fatte delle modifiche rispetto al testo approvato dal Senato in prima lettura; modifiche alle quali teniamo e su cui abbiamo lavorato. Come ricordava prima il collega Errani, abbiamo fatto un grande lavoro sulla parte, a me molto cara, legata all' in house del pubblico; abbiamo invertito il concetto per cui si diceva che tutto quello che è in house non è sbagliato e che tutto quello che è privato non è giusto. In qualche modo tuteliamo tutte le nostre comunità di sindaci e di amministratori, che insieme hanno trovato la sintesi anche quando non erano insieme dal punto di vista politico, eppure hanno avuto la capacità di costituire società che gestiscono bene i nostri territori. Durante l'esame alla Camera il tema fondamentale è stato quello dei taxi, che è stato stralciato e credo che sia stato fatto un buon lavoro. Non si è messo in ginocchio un Paese e vorrei usare un termine senza essere accusato di dire cose sbagliate. Il disegno di legge sulla concorrenza ha un po' cercato di forzare la mano su alcuni temi, tra cui quello dei taxi, e devo dire che senza la spada di Damocle di una sentenza del Consiglio di Stato sulla schiena, il Parlamento ha trovato la sua sintesi e ha fatto una scelta assolutamente consapevole, cioè quella di stralciare un tema che dall'inizio, fin dalle prime riunioni che abbiamo fatto a Palazzo Chigi, tutti i Gruppi, nessuno escluso, avevano posto come problematico. (Applausi) . Devo dire che si è messa a posto una questione che aveva creato qualche imbarazzo nel mondo della mediazione creditizia e delle agenzie immobiliari, quello della incompatibilità tra i due sistemi, che non è mai stata in discussione. Qualche tempo fa è stata fatta una modifica che per fortuna alla Camera, attraverso gli emendamenti al disegno di legge concorrenza presentati da Forza Italia, dalla Lega e da altri Gruppi, è stata messa a posto, quindi l'incompatibilità è venuta meno. Ringrazio anche tutte quelle associazioni che si sono fatte carico di essere portavoce, in primis la Federazione italiana agenti immobiliari professionali (FIAIP), che ha creato le condizioni affinché ci fosse un minimo di responsabilità e di consapevolezza. Non voglio usare tutto il tempo, anche perché la seduta è quasi finita, e dunque concluderei con un tema che mi è molto caro, quello dei balneari. Lo so che si tratta di un tema che non è stato toccato in questo ramo del Parlamento, ma forse un minimo di narrazione - o meglio di narrativa - che riconduca tutto a una giusta dimensione va fatta. C'era una legge, la n. 145 del 2018, fatta bene e negoziata con l'Europa, che aveva la necessità - come quella di oggi sulla concorrenza - di essere "messa a terra" con i decreti attuativi. Il Governo Conte I è caduto - non entriamo nel merito di come mai è caduto, anche se la storia ha detto che forse è stato bene fare così - e il Governo Conte II non ha chiuso i decreti attuativi. Dunque avrei il piacere di sentire ogni tanto, anche dalla parte politica che mi è più cara, quella di centro-destra, non solo un'accusa nei confronti di coloro che oggi - come dirò dopo - hanno messo in sicurezza un comparto, ma anche nei confronti di chi non ha "messo a terra" la legge n. 145 del 2018, che ha un nome e un cognome e si chiama Dario Franceschini (Applausi) , che era Ministro del turismo. Non so se si è creata la tempesta perfetta, perché poi le cose si sono susseguite in un modo abbastanza anomalo, quasi come se ci fosse un grande regista dietro. Dario Franceschini non ha "messo a terra" i decreti attuativi, l'Europa si è sentita presa in giro, giustamente, perché abbiamo detto delle cose e ne abbiamo fatte altre e a quel punto, quando la politica non fa le cose, arriva sempre qualcun altro che le fa. Così è arrivata una sentenza del Consiglio di Stato che diceva: "abbiate pazienza, quello che avete fatto non va bene, disapplico la legge n. 145 ed entro il 31 giugno 2023 dovete andare a evidenza pubblica". Giusta o sbagliata, politica o non politica, alta o bassa, magra o grassa che sia, è irrilevante: questa era la linea Maginot entro la quale dovevamo stare. Si tratta del senso di responsabilità, perché se governi, che ti piaccia o meno - e ci lasci il sangue, quando governi in situazioni come quelle in cui abbiamo governato noi - devi essere responsabile. (Applausi) . Il senso di responsabilità porta a riconoscere, fino in fondo, le carte e le regole con le quali stai giocando in quel momento e la sentenza del Consiglio di Stato c'è. Quando qualcuno dice: me ne frego, perché non dobbiamo andare lì, ma dobbiamo andare a fare questo o quell'altro, io, Paolo Ripamonti, che sono cresciuto sulla spiaggia, che ho amici che fanno questo lavoro e ho persone che mi scrivono tutti i giorni e che tutti i giorni un po' mi insultano, dicendomi che finalmente, visto che il 25 settembre ci sono le elezioni, la pacchia è finita, dico che sono fiero di aver votato un emendamento che li ha messi in sicurezza. Ai posteri l'ardua sentenza, perché fino a prova contraria, fino al 2024, posto che i sindaci trovino la forza di fare quello che avevano chiesto (quindi non siamo pronti a fare le aste, non siamo pronti a fare le evidenze e chiediamo una proroga) in qualche modo sono in sicurezza, posto che ci sono gli indennizzi e ci sono le premialità (Applausi) . Sono tutte cose che qualcuno non vuole vedere, ma aldilà di questo, siccome saremo bravissimi e vinceremo le elezioni e siccome la coalizione si formerà e in quel momento ci saremo tutti e saremo tutti responsabili, faremo un grande lavoro e tutti insieme, guardandoci negli occhi, ci diremo: questo si può fare e questo non si può fare. E, vivaddio, prenderemo tutti insieme una decisione. (Applausi) . ANASTASI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANASTASI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo all'epilogo finale di una legge che ha avuto un iter quantomeno travagliato e tormentato, con oltre sette mesi di discussioni, anche molto accese. (Brusìo) . PRESIDENTE. Chiedo nuovamente ai colleghi la cortesia di fare silenzio. ANASTASI (M5S) . Sette mesi sono anche più di quello che aveva previsto il nostro Presidente del Consiglio, che avrebbe voluto la legge esitata in appena quattro mesi, il tempo di due decreti-legge, perché ormai l'unità di misura dei tempi del Parlamento sono i decreti-legge. Abbiamo invece impiegato sette mesi, in cui abbiamo discusso animatamente. La legge sul mercato e la concorrenza è annuale. Saremmo dovuti essere alla dodicesima edizione di questa legge, ma in realtà siamo appena alla seconda. Però siamo in netto miglioramento: la prima legge annuale è stata esitata dopo due anni e mezzo di discussione, noi abbiamo fatto molto prima. In questa legge si scaricano le ideologie, le idee, i modi di pensare e anche gli opportunismi di alcune parti politiche, che usano questa legge per il proprio tornaconto. Delle ideologie è facile rintracciare la matrice: si parla di iperliberismo, si parla di liberismo spinto, si parla di privatizzazioni tout court , selvagge, in tutti i settori. D'altra parte il Presidente del Consiglio è stato fautore, negli anni Novanta, della stagione delle liberalizzazioni, in cui pezzi dello Stato sono stati svenduti. Uso la parola "svenduti", perché poi i privati che acquistarono quei pezzi di Stato li rivendettero, dopo pochi mesi, a prezzi decuplicati. Questo iperliberismo è finito all'interno di questo disegno di legge. È il cavallo di battaglia, legittimo, del centrodestra: per loro il mercato è superiore, tutti i beni e i servizi vanno messi sul mercato, perché così si abbattono i costi, migliora il servizio e aumenta la concorrenzialità. Ebbene, di fronte a questa concezione dello Stato e di fronte alla concezione opposta di statalizzare tutto, che resiste ancora in una certa sinistra, noi ci siamo posti in maniera pragmatica, corretta e giusta. Abbiamo detto che il mercato è cosa giusta, ma, attenzione, il mercato non è perfetto e non è la panacea di tutti i mali. Il mercato ha dei limiti e tali limiti si sono visti in questo disegno di legge, nel momento in cui si è tentato di privatizzare i servizi pubblici locali in maniera netta e indiscriminata. Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo fatto la cosa giusta: abbiamo posto un argine e abbiamo detto che, se si vogliono liberalizzare i servizi pubblici locali, lo si può fare, ma non si deve penalizzare chi il servizio pubblico pubblicamente lo fa, cioè le amministrazioni che pubblicamente fanno bene il loro lavoro. (Applausi) . È stato questo un nostro punto d'onore, condiviso invero anche da altre parti politiche. Abbiamo difeso questo principio a spada tratta, perché siamo convinti che ci sono beni e servizi da cui lo Stato non può abdicare. Ci sono beni e servizi che sono strategici: penso alla difesa, all'acqua, ai servizi pubblici locali. E che dire per esempio delle grandi derivazioni idroelettriche? Anche quelle abbiamo messo in sicurezza, perché sono un asset strategico. Il mio collega Andrea Cioffi nel decreto tagliaprezzi ha inserito una norma secondo la quale si faranno, sì, le aste sulle grandi derivazioni idroelettriche, ma sotto il cappello della golden power . (Applausi) . Lo Stato ci deve essere. Qui cito a memoria l'ex ministro Bersani, che disse di stare attenti a cedere pezzi di Stato, perché, quando lo Stato perde dei pezzi, quella cosa non la fa più e, se poi non la sa fare, non la sa neppure controllare. Questa è la grande verità. Ci sono cose che lo Stato non può perdere, perché altrimenti, se non le fa più, non le saprà neanche più controllare. (Applausi) . Di fatto in questo disegno di legge abbiamo fatto da collante alla maggioranza. Praticamente c'erano situazioni opposte e noi, nel modo giusto, corretto e serio, abbiamo dato l'opportunità a tutti di vederle in modo diverso. Abbiamo fatto da collante a questa maggioranza per ben diciotto mesi, a pensarci bene. Sono diciotto mesi che noi diamo a questa parte dell'emiciclo la scusa di governare con questa parte e a questa parte dell'emiciclo la scusa di governare con loro. (Applausi) . Nel momento in cui abbiamo detto "scusate, ma se ci prendete un po' tutti a calci, facciamo un po' di chiarezza e facciamo un passo di lato", si è squagliata la maggioranza. In realtà, eravamo il collante di questa maggioranza e, nel momento in cui abbiamo deciso di rendere chiara la situazione, ecco che è venuta fuori la verità: c'erano comportamenti opportunistici di alcune forze politiche (Applausi) che in realtà tutto avevano a cuore tranne che l'interesse degli italiani. (Applausi) . Devo dire che un comportamento del genere non è male per una forza che purtroppo è stata additata in malo modo come piena di persone scappate di casa, come quella dei paladini dell'assistenzialismo: sì, ricordo queste parole. Devo dire che, per essere paladini dell'assistenzialismo, qualcosa di buono l'abbiamo fatta anche noi. Qualche giorno fa, ad esempio, è uscito un rapporto indipendente sugli effetti positivi di una nostra legge, il superbonus 110 per cento, e quel rapporto dice che, a fronte di 37 miliardi investiti dallo Stato, dall'altra parte sono stati generati 125 miliardi di prodotto interno lordo e sono stati creati 600.000 posti di lavoro, di cui 400.000 diretti e 200.000 indiretti. (Applausi) . Non è male per una forza assistenzialista. Ognuno guardi dentro di sé, guardi dentro casa sua e dica cosa ha fatto per questo Stato e per i lavoratori italiani. (Applausi) . Ricordo, guardando la mia collega della Commissione lavoro, un'altra cosa che abbiamo fatto - potrei citarne a dozzine ma ne cito solo una perché il tempo è tiranno - ossia il cosiddetto decreto-legge dignità, che ha trasformato tanti posti di lavoro a tempo determinato in posti di lavoro a tempo indeterminato. Ha creato nuova occupazione? Qualche ragioniere qui presente dirà di no e sosterrà che il rapporto è di uno a uno: questo però è il conto del ragioniere. Il politico, che guarda all'economia e cerca di unire l'economia e il sociale, fa un ragionamento diverso: chi è a tempo determinato ha paura di spendere, non vede il futuro, non investe (Applausi) ; quando il lavoro viene trasformato a tempo indeterminato, il lavoratore inizia a spendere, a fare progetti per il futuro, a comprare casa, a pensare a una famiglia e allo sviluppo della società, e quello sviluppo comporta prodotto interno lordo e posti di lavoro. (Applausi) . Non vi voglio citare altre leggi perché vi annoierei e il tempo a mia disposizione sta per scadere, però una cosa ve la voglio dire. Oggi dobbiamo votare il cosiddetto disegno di legge concorrenza. Di fronte a quello che definisco un finto reale liberismo e di fronte, da questa parte dell'Emiciclo, a un vero finto statalismo, noi faremo la cosa giusta: abbiamo modificato bene questo provvedimento, l'abbiamo fatto nel modo giusto e diremo sì a questo disegno di legge. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PARAGONE (Misto-IpI-PVU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. PARAGONE (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, questo provvedimento torna in Aula perché è stata stralciata la posizione dei tassisti, e sono anche contento: vorrà dire che Uber potrà tornare alla carica al prossimo giro, magari con il prossimo Presidente del Consiglio tecnico non votato da nessuno, ma che apre sempre le porte di Palazzo Chigi alle multinazionali e ai poteri forti. Quindi i tassisti sono salvi, però il Governo uno scalpo lo doveva prendere: ha scelto quello dei balneari. I titoli di coda del Governo Draghi, del draghismo e della maggioranza che comunque lo ha sostenuto vedono scritto che qualcuno si deve sacrificare ad una strana idea di concorrenza. Tocca ai balneari, esattamente a quei piccoli imprenditori che per tutto l'anno non vengono visti, ma che devono sfidare il mare e le intemperie, devono fare i conti con la natura che fa la natura durante il periodo dell'inverno e dell'autunno. Bene, loro devono pagare il prezzo e non sono degni dell'attenzione di un Governo abituato ad aprire le porte alle multinazionali. Eppure, i nostri balneari, i nostri piccoli imprenditori, sono stati e sono ancora i guardiani delle coste; sono coloro che si organizzano in piccole attività di impresa, fanno lavorare anche l'artigianato nelle piccole imbarcazioni, nelle cabine, nelle sdraio, nella piccola ristorazione. Ecco, loro sono i custodi delle spiagge, delle coste e dei litorali italiani, e non lo fanno, certo, con quella prosopopea di evasori e di sfruttatori che è stata descritta in questi giorni. Anzi, il pericolo è che questo provvedimento metterà le coste italiane quasi nelle mani e nelle disponibilità dei grandi gruppi. Sono pronto a fare una scommessa, e cioè che tra poco vedremo magari i Benetton, i Marcegaglia, mettere le mani sulle coste italiane, su quelle spiagge italiane che adesso dovranno andare all'asta. Ecco perché Italexit vota no e abbraccia gli imprenditori, i balneari italiani che in questo momento stanno piangendo per colpa del Governo. (Applausi dal Gruppo UpC-CAL-Alt-PC-AI-PrSMART-IdV) . PUGLIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. PUGLIA (M5S) . Signor Presidente, siamo giunti alla fine di questa legislatura ed è stato varato il provvedimento sulla concorrenza. Bisognerebbe farlo ogni anno, in verità, ma non lo si è fatto; ne è stato approvato uno solo per tutta la legislatura. Tante sono le norme inserite e che il Gruppo MoVimento 5 Stelle è riuscito ad aggiustare. Ecco, questo aggiustamento grazie alle proposte del mio Gruppo fa sì che io non voti contrario ma mi asterrò, perché, appunto, ci sono tante misure buone, ma ce n'è una che non mi consente assolutamente di votare favorevolmente. In particolare, faccio riferimento alla norma - l'attuale articolo 31 - sull'RC Auto. Presidente, ho aspettato cinque anni per proporre una modifica a un provvedimento che nella precedente legislatura avevamo tanto voluto: un'RC Auto equa, perché non è possibile che 29 Province italiane paghino un'assicurazione molto più alta rispetto a tutte le altre. Faccio riferimento, ad esempio, a Pisa, a Roma, a Napoli, a Taranto e a tante altre Province. Ci sono 18 Province del Centro Nord e il resto del Sud - un po' in tutta Italia - che aspettavano decreti attuativi mai approvati. Nel disegno di legge concorrenza gli sconti obbligatori non sono mai stati attivati a causa di notevoli difficoltà tecniche nella definizione dei requisiti standard di riferimento delle scatole nere. Ecco, avevamo proposto una semplificazione delle scatole nere: due righe cancellate grazie alle quali avrebbero finalmente potuto applicarsi gli sconti obbligatori. Sono stato mandato qui in Parlamento da un territorio che chiede a gran voce l'RC Auto equa. Non essendo stata attuata questa misura, non posso votare a favore del provvedimento. (Applausi dai Gruppi M5S e UpC-CAL-Alt-PC-AI-PrSMART-IdV) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, ancora una volta devo fare, purtroppo, un intervento in merito a fatti delittuosi accaduti nel foggiano, nella mia Provincia. Domenica sono stati ritrovati nell'agro di Cerignola due cadaveri, padre e figli, chiusi in due sacchi. Questo ha gettato ancora più nello sgomento e nel terrore l'intero territorio. È l'ottavo omicidio in Provincia dall'inizio dell'anno e fa seguito a quello verificatosi a San Severo una decina di giorni fa. Non si conoscono le cause, gli esecutori e i mandanti del duplice omicidio, ma dobbiamo ammettere che, nonostante i successi dello Stato negli ultimi cinque anni nel contrasto alle mafie, nonostante le centinaia di arresti, nonostante le centinaia di operazioni antimafia, questo territorio, il mio territorio, è ancora in estrema difficoltà e ha un bisogno vitale di rafforzare i presidi di giustizia e di polizia. Il 13 gennaio di quest'anno, durante il question time , avevo chiesto alla Ministra dell'interno, a nome del MoVimento 5 Stelle, il rafforzamento del dispositivo di pubblica sicurezza nel mio territorio: più uomini e più donne delle Forze dell'ordine. Soprattutto, però, avevo chiesto, a nome del MoVimento 5 Stelle, di elevare con urgenza i commissariati di San Severo e di Cerignola a strutture di primo livello, con tutto ciò che ne consegue in termini di uomini e donne e di risorse economiche. Finora non abbiamo ricevuto risposta, nonostante i nostri solleciti e nonostante si susseguano omicidi, estorsioni e tentativi di omicidio. Approfitto di questa occasione per fare i complimenti alle Forze dell'ordine, ricordando che proprio qualche giorno fa è stato sventato un tentato omicidio ai danni di un imprenditore; omicidio che, come si scopre dalle intercettazioni, avrebbe dovuto "educare" tutti gli altri imprenditori a non ribellarsi al pizzo e alla mafia. Noi, purtroppo, siamo in questa situazione. (Applausi) . Anche sul fronte giudiziario, come MoVimento 5 Stelle avevamo chiesto e indicato delle soluzioni. Avevamo presentato un disegno di legge a mia prima firma per istituire sezioni distaccate della Corte d'appello, della Direzione distrettuale antimafia e del tribunale per i minorenni. Dal 2018, eravamo quasi giunti alla fine di questo iter . Mancavano i pareri dei Ministeri competenti, del Ministero della giustizia e del MEF. Questi non sono arrivati e, quindi, par di capire che lo sforzo che tutti noi avevamo fatto, purtroppo, non vedrà la luce. Io rinnovo l'invito a questo Parlamento, se sarà ancora possibile nei prossimi giorni, a riconsiderare ambedue le questioni che noi, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo posto. La provincia di Foggia è in una situazione estremamente difficile, come dice continuamente il procuratore nazionale antimafia: lo dice il procuratore attuale ed anche il suo predecessore, che parlava di situazione emergenziale a livello nazionale. Ebbene, se una situazione è di emergenza a livello nazionale, bisogna avere il coraggio di prendere delle decisioni eccezionali e di dotare il territorio di tutte le strutture che diano la possibilità di contrastare nella maniera più efficace le mafie e la criminalità. (Applausi) . MAUTONE (Ipf-CD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (Ipf-CD) . Signor Presidente, oggi, 2 agosto 2022, ricorre il quarantaduesimo anniversario della strage della stazione di Bologna. Il 2 agosto 1980, alle 10,25, l'esplosione di un micidiale ordigno collocato nella sala d'attesa di seconda classe della stazione di Bologna causò la morte di 85 persone e altre 200 rimasero ferite. La strage provocò lo strazio di familiari e amici e immani sofferenze nel nostro Paese. Essa costituisce e rappresenta, ancora oggi, una tragedia ed un dolore mai rimosso nelle coscienze civili di tutti gli italiani e ha lasciato in tutti noi un segno indelebile ed indimenticabile. Le immagini della stazione ferroviaria di Bologna devastata, dei corpi dilaniati delle vittime, delle grida e dei lamenti dei feriti resteranno il simbolo dell'efferatezza e della violenza disumana del terrorismo e dell'attacco alla nostra democrazia. La risposta che lo Stato seppe dare all'eversione e al terrorismo assassino fu ferma e decisa. La matrice terroristica accertata dalle conclusioni giudiziarie mirava, nell'ottica di una strategia della violenza e delle stragi, a destabilizzare le istituzioni democratiche. Rimangono ancora alcune domande senza risposta. Occorre andare avanti e raggiungere la piena verità. È un atto di giustizia e rispetto dovuto sia alle vittime, che all'associazione dei familiari delle vittime, da sempre impegnata in tutti questi anni a combattere depistaggi e connivenze e denunciare complicità e silenzi. Il terrorismo, di qualunque matrice esso sia, si combatte e vince con unità e il contributo di tutti, nonché con rispetto e fedeltà ai valori della democrazia e dello spirito repubblicano che il nostro Paese ha sempre anteposto e rinsaldato come baluardo per sconfiggere i seminatori di morte e violenza. Signor Presidente, le azioni violente e le trame oscure ed eversive non potranno mai sconfiggere lo spirito democratico del nostro Paese e la coesione della nostra Repubblica. Un ricordo sentito e sofferto va alle vittime e una rinnovata solidarietà e vicinanza ai familiari delle stesse. Difendere con orgoglio lo spirito di libertà e democrazia del nostro Paese contro chi diffonde violenza, terrore e trame oscure costituisce uno degli assi portanti e cementanti della nostra collettività. (Applausi) . VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, in queste ore tutta l'Italia è rimasta sconvolta da quanto avvenuto a Civitanova Marche, dalle immagini di un uomo picchiato fino alla morte, un uomo ucciso con ferocia davanti a tutti i nostri occhi, perché tutti abbiamo visto e tutto si è compiuto ripreso dai video - spietati anch'essi - dei telefonini; un uomo senza difese, colpito ripetutamente, spinto a terra, con la testa fracassata e poi soffocato sull'asfalto. Alika è stato ucciso in pieno centro e in pieno giorno nel viale delle vetrine e del passeggio; è stato ucciso da una violenza senza tregua e senza senso; è stato ucciso per aver chiesto l'elemosina. Alika, che era claudicante, si appoggiava a una stampella e proprio quella stampella è stata utilizzata per colpirlo. In molti hanno assistito all'aggressione. C'è chi ha avvertito le Forze dell'ordine e di soccorso, ma è stato troppo tardi. Alika è morto perché solo ed emarginato. Chi l'ha ucciso con tanta ferocia era anch'egli solo ed emarginato. Alika è morto perché la paura e lo sgomento per quello che stava accadendo hanno paralizzato chi era presente e, con loro, un'intera città, un'intera società fragile e ripiegata sui propri egoismi, incapace di intervenire in tempo. Per questo, la morte di Alika ci chiama in causa tutti. Non è un fatto privato di cronaca, non riguarda solo lo strazio della sua sposa o l'incredulità del suo bambino, né solo il dolore e la rabbia della comunità nigeriana. L'omicidio di Alika riguarda tutti noi, il mondo e la società in cui vogliamo vivere. La cosa inaccettabile sarebbe rimuovere quello che è successo, non parlarne e fare finta di nulla. Serve invece una reazione civile che scuota le coscienze di ognuno. Abbiamo il dovere di chiederci perché è successo e di manifestare tutti insieme nel luogo dove Alika è stato ucciso e fare in modo che quel pezzo di strada, quel pezzo di città porti il suo nome, affinché a settembre i ragazzi delle scuole possano anch'essi deporre un fiore e dire: mai più alla violenza, all'indifferenza, alla paura e alle discriminazioni. Alika è morto da straniero, ma non era uno straniero. Era ed è un nuovo italiano, come la sua sposa e suo figlio Emmanuel, che è nato in Italia e studia in Italia. Signor Presidente, c'è un modo che abbiamo per onorare l'esistenza di Alika, il futuro di suo figlio e dei nostri figli ed è costruire una società aperta, solidale e inclusiva per tutti. (Applausi) . BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per interrompere un brutto ed antipatico silenzio. Il 7 e 8 maggio ha avuto luogo a Rimini l'adunata degli alpini. Nei giorni successivi è stato sollevato un gran polverone, in modo particolare dai giornali di sinistra, sollecitati anche dalla politica, con denunce per molestie e sembrava che avessero combinato chissà che cosa. Poi qualche settimana dopo il pubblico ministero chiede l'archiviazione e il presidente dell'Associazione nazionale alpini minaccia azioni legali. Ho voluto aspettare, ma oggi siamo ormai ad alcune settimane dall'accaduto e abbiamo capito adesso che quello sollevato allora dalle sinistre non era un polverone, ma era soltanto fango sinistrorso contro il Corpo degli alpini (Applausi) , contro migliaia di uomini che hanno dato un enorme contributo alla storia del nostro Paese, uomini che volontariamente hanno aiutato intere popolazioni nei momenti difficili - terremoti, alluvioni - sempre presenti, presenti ancora oggi in quasi tutte le sagre dei nostri paesi e che continueranno a farlo con cuore e altruismo. Ebbene, dopo alcune settimane che nessuno da sinistra ha avuto il coraggio e l'onore di chiedere scusa agli alpini per quello che hanno detto e quello che hanno fatto scrivere in quei giorni, oggi noi denunciamo questa vergogna passata inosservata. Non soltanto vogliamo essere al fianco degli alpini, ma ringraziarli per quello che hanno fatto e per quello che faranno e in questo momento particolare avremmo piacere, proprio perché ci sono le elezioni, in questa nuova Babilonia che si sta costruendo a sinistra, che anche loro capissero che gli alpini sono un soggetto utile nel nostro Paese, che vanno apprezzati ed incentivati per quello che fanno e che vanno anche aiutati per quello che hanno fatto e per le difficoltà che incontrano. Noi diciamo, cari amici, che in questo Paese serve qualche alpino in più e qualche parassita di sinistra in meno. Viva gli alpini. (Applausi) . BERARDI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERARDI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo in fine seduta per portare all'attenzione di tutti voi e soprattutto del Governo quanto sta accadendo nel mio territorio, la Maremma, flagellata da settimane di incendi: Cinigiano, Arcilli, Tirli, Scansano e proprio in questi istanti Manciano e la frazione di Saturnia, dove il vice sindaco mi informava che stanno portando in salvo delle persone ed evacuando dei poderi purtroppo minacciati dalle fiamme. Ho citato solo alcune delle frazioni che sono sotto assedio delle fiamme. Sono stati distrutti migliaia di ettari di bosco, di vigneti, di uliveti, capannoni rurali, centinaia di aziende agricole sono in grandissima difficoltà. Non bastavano la pandemia, la guerra, i rincari delle materie prime, dei carburanti, dell'energia, addirittura la siccità degli ultimi mesi, troppi mesi: ora si aggiungono anche gli incendi. Sono incalcolabili i danni alle aziende e all'ambiente che ci circonda. Il nostro territorio chiede aiuto, le nostre aziende gridano aiuto e per tutto questo chiedo al Governo di prendere atto di quanto sta accadendo e di intervenire, per quanto possibile, con stanziamenti straordinari non solo per combattere questi eventi, ma soprattutto per prevenirli. In conclusione, ringrazio vivamente quanti sono in questo momento all'opera, i Vigili del fuoco, insostituibili, il Nucleo antincendio boschivo, le forze di Polizia, le forze militari, la Protezione civile della Regione Toscana guidata dall'assessora Monia Monni, i tantissimi volontari impegnati 24 ore su 24 senza sosta, quasi allo stremo, e per finire i nostri sindaci, i nostri amministratori locali, da sempre in prima linea, ai quali va la mia vicinanza e solidarietà. QUARTO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, il 26 luglio scorso è stato presentato il rapporto del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA) su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Con una media di 19 ettari al giorno (il valore più alto degli ultimi dieci anni) e una velocità di 2,2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo torna a crescere e nel 2021 sfiora i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un solo anno. La causa principale è l'espansione urbana e le sue trasformazioni collaterali che, cancellando proprio quei suoli candidati alla rigenerazione, preziosi per assicurare l'adattamento al cambiamento climatico in atto, rendono il suolo impermeabile. Ciò, oltre che aumentare allagamenti e ondate di calore, provoca la perdita di aree verdi che assorbono anidride carbonica, di biodiversità e dei servizi ecosistemici, con un danno economico stimato in quasi 8 miliardi di euro all'anno. Il nostro futuro dipende dal suolo, risorsa limitata e di fatto non rinnovabile. Il suolo e la moltitudine di organismi che in esso vivono ci forniscono cibo, biomassa, fibre, materie prime, regolano i cicli dell'acqua, del carbonio e dei nutrienti, rendono possibile la vita sulla terra. Il suolo rappresenta anche un elemento centrale del paesaggio e del patrimonio culturale. Per tali ragioni il suolo naturale deve essere tutelato e preservato per le generazioni future. Visionare i rapporti annuali sul consumo di suolo purtroppo è come guardare le lastre di un cancro, le cui metastasi si propagano senza opporre alcuna terapia. Eppure correre ai ripari è possibile. Si potrebbe iniziare intervenendo sugli oltre 310 chilometri quadrati di edifici non utilizzati e degradati esistenti in Italia, una superficie pari all'estensione di Milano e Napoli. In Senato ben sapevamo che occorreva una legge per il contrasto al consumo di suolo, ma per la terza legislatura di seguito il Parlamento ha fallito, non certo per colpa del MoVimento 5 Stelle. Una legge per arrestare il consumo di suolo è assolutamente indispensabile e sarebbe auspicabile che fosse la prima della prossima legislatura. Lo dobbiamo alle future generazioni. (Applausi) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Comunico che alle ore 9 di domani avrà luogo la riunione dei Presidenti delle Commissioni sul bilancio interno del Senato, pertanto la seduta dell'Assemblea inizierà alle ore 10. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 3 agosto 2022 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 3 agosto, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 20,33) . Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2681 e sui relativi emendamenti La Commissione, affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché i relativi emendamenti, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata, di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. In relazione agli emendamenti, esprime, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.0.1, 8.1, 10.1, 11.1, 11.0.1, 11.0.2, 12.1, 15.0.1, 16.0.1, 19.0.1, 21.0.1, 21.0.2, 22.0.1, 22.0.2, 22.0.3, 23.1, 23.0.1, 24.1, 26- bis .0.1, 26- bis .0.2, 35- bis .0.1, 36.1, 36- bis .l, 36- bis .0.1, 38.1, 38- bis .0.1 e 42.1. Il parere è non ostativo sui restanti emendamenti. Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 2469-B La Commissione, affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminate le modifiche apportate dalla Camera dei deputati al disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, alla luce della relazione tecnica aggiornata, positivamente verificata, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Integrazione alla relazione orale del senatore Di Piazza sul disegno di legge n. 2681 L'articolo 33, profondamente modificato durante l'esame alla Camera, interviene sulla disciplina sul contrasto al finanziamento di imprese produttrici di mine antipersona, munizioni e submunizioni a grappolo, di cui alla legge n. 220 del 2021. L'articolo 34, modificato nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, dispone e disciplina il commissariamento di Sogin S.p.A. in considerazione della necessità e urgenza di accelerare lo smantellamento degli impianti nucleari italiani, la gestione dei rifiuti radioattivi e la realizzazione del deposito nazionale. L'articolo 35 al comma 4 proroga dal 30 giugno al 31 dicembre 2022 il termine per la presentazione della dichiarazione IMU relativa all'anno 2021. Nel corso dell'esame alla Camera dei deputati la proroga è stata estesa anche al termine per la presentazione della dichiarazione IMU 2021 da parte degli enti non commerciali. Il comma 5- bis dell'articolo 35, inserito nel corso dell'esame alla Camera, proroga, per i soggetti iscritti nell'elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina di direttore generale delle Aziende sanitarie locali, delle Aziende ospedaliere e degli altri enti del SSN, pubblicato in data 12 febbraio 2018, il termine di validità della relativa iscrizione, fino alla pubblicazione, nell'anno 2022, dell'elenco nazionale aggiornato e comunque non oltre il 31 dicembre 2022. L'articolo 35, comma 5- ter proroga dal 31 luglio 2022 al 31 dicembre 2022 l'operatività della Commissione tecnica responsabile per l'istruttoria delle domande al Fondo indennizzo risparmiatori (FIR). L'articolo 35- bis , inserito dalla Camera dei deputati, reca una norma transitoria in materia di rapporti di lavoro dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA). Si consente che l'AlFA rinnovi fino al 31 dicembre 2022 i contratti di collaborazione coordinata e continuativa aventi scadenza entro il 31 luglio 2022 e che la medesima Agenzia proroghi o rinnovi i contratti di somministrazione di lavoro (per l'utilizzo a tempo determinato di lavoratori) aventi scadenza entro la medesima data del 31 luglio 2022; restano fermi gli effetti delle proroghe già eventualmente intervenute per le medesime finalità. L'articolo 36, comma l, prevede, per i dipendenti delle amministrazioni centrali e delle altre amministrazioni che si servono del sistema di pagamento delle retribuzioni del Ministero dell'economia e delle finanze NoiPA, che l'individuazione dei beneficiari dell'indennità una tantum di 200 euro prevista dal decreto-legge n. 50 del 2022 avvenga mediante apposite comunicazioni tra il medesimo Ministero e l'INPS. Pertanto, i lavoratori interessati sono esentati dall'obbligo di rendere, ai fini del riconoscimento dell'indennità, una dichiarazione in merito alle prestazioni sociali percepite. Il comma 1- bis , inserito dalla Camera dei deputati dell'articolo 36 prevede un incremento, per gli anni 2022-2025, delle risorse finanziarie destinate all'indennità sostitutiva della retribuzione di risultato per i dirigenti di seconda fascia assegnati agli uffici di diretta collaborazione del Ministro della salute e alla struttura tecnica di supporto operante presso l'Organismo indipendente di valutazione della performance del medesimo Ministero (Oiv). L'articolo 36, comma 2, proroga al 31 dicembre 2022, con il consenso degli interessati e per il personale in servizio al 30 giugno 2022, la durata della ferma dei medici e degli infermieri militari arruolati in relazione all'emergenza Covid- 19. L'articolo 36, comma 3, proroga al 31 dicembre 2022, per il personale in servizio alla data del 30 giugno 2022 e con il consenso degli interessati, la durata degli incarichi individuali a tempo determinato relativi a 10 funzionari tecnici per la biologia, la chimica e la fisica, conferiti ai sensi decreto-legge n. 221 del 2021. Il comma 4- bis , inserito dalla Camera dei deputati ; dell'articolo 36 proroga dal 31 dicembre 2022 al 31 dicembre 2023 la normativa transitoria che consente il conferimento - da parte degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale - di incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, a dirigenti medici, veterinari e sanitari e al personale del ruolo sanitario del comparto sanità, collocati in quiescenza (anche se non iscritti al competente albo professionale in conseguenza del collocamento a riposo), nonché agli operatori sociosanitari collocati in quiescenza. L'articolo 36- bis , inserito dalla Camera dei deputati consente in via transitoria l'elevamento, da parte delle singole Regioni o Province autonome, del numero massimo di assistiti in carico presso i medici di medicina generale aventi anche - nell'ambito del ruolo unico dell'assistenza primaria - un incarico ad attività oraria di 24 ore settimanali. L'articolo 37 elimina una lacuna della disciplina sull'amministrazione straordinaria, regolando le modalità di proroga del termine per la conclusione dei programmi previsti per evitare l'insolvenza o il fallimento delle imprese. La disposizione in commento richiede - ai fini della proroga del termine di esecuzione dei programmi - la espressa richiesta dell'organo commissariale. La proroga viene configurata come ipotesi eccezionale, per cui viene fissato un termine finale. L'articolo 37- bis introdotto alla Camera dei deputati modifica le disposizioni concernenti la segnalazione, da parte dell'Agenzia delle entrate dei debiti IVA ai fini dell'emersione anticipata della crisi d'impresa, i termini entro i quali le segnalazioni citate sono inviate dalla medesima Agenzia, nonché i termini a decorrere dai quali le disposizioni in questione sono applicabili. Il comma I dell'articolo 38 reca alcune novelle alla disciplina dell'assegno unico e universale per i figli a carico, di cui al decreto legislativo 29 dicembre 2021, n. 230; le novelle - che, ai sensi del successivo comma 2, hanno effetto retroattivo dal 10 marzo 2022 - sono intese all'inserimento - tra i nuclei familiari aventi diritto all'assegno - dei nuclei familiari orfanili, composti da almeno un orfano maggiorenne, con disabilità grave e già titolare di un trattamento pensionistico in favore dei superstiti (lettera a) del comma 1) e nell'ampliamento, con riferimento ai figli a carico con disabilità e limitatamente all'anno 2022, dei benefici del suddetto istituto (lettere b) e c) ). Il successivo comma 3 riduce, nella misura di 136,2 milioni di euro per il 2022, la dotazione del Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità, ai fini della copertura dell'onere finanziario derivante dalle novelle di cui alle lettere b) e c) del comma 1 (nonché dal suddetto effetto retroattivo di cui al comma 2). Il comma 1 dell'articolo 38- bis , novellando interamente l'articolo 157- bis del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, disciplina la materia degli assegni per situazioni di famiglia. L'articolo 39- bis , introdotto nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, estende la disciplina "speciale" prevista con riguardo alla sessione 2020 anche alla prossima sessione dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato. L'articolo 40 aumenta da 180 a 270 giorni il termine entro il quale i venditori devono confermare le operazioni per l'acquisto con ecoincentivi (cosiddetti ecobonus) dei veicoli a basse emissioni. L'articolo 40- bis , introdotto dalla Camera, reca una rimodulazione delle risorse destinate per il 2022 alla concessione di incentivi all'acquisto di veicoli elettrici, disponendo il trasferimento di 20 milioni di euro dagli incentivi all'acquisto di automobili elettriche agli incentivi all'acquisto di ciclomotori elettrici. L'articolo 40- ter introduce una procedura semplificata per gli adempimenti relativi ai recipienti a pressione contenenti gas di petrolio liquefatto (GPL) con capacità complessiva superiore a 13 metri cubi, mediante l'impiego del metodo basato sulle emissioni acustiche, purché il massimale assicurativo sia di importo non inferiore a 5 milioni di euro. L'articolo 40- quater sopprime, ai fini della fruizione di alcuni crediti di imposta riconosciuti alle imprese per l'acquisto di energia elettrica e di gas naturale, l'obbligo del rispetto della normativa della disciplina europea degli aiuti di Stato di modesto importo (gli aiuti cosiddetti de minimis ). La norma sopprime, altresì, il termine del 10 maggio 2022 previsto per avvalersi della nuova disciplina della cessione del credito (che consente sempre alle banche ovvero alle società appartenenti ad un gruppo bancario la cessione a favore di soggetti diversi dai consumatori o utenti), consentendo in tal modo l'applicazione della semplificazione procedurale anche alle comunicazioni avvenute precedentemente a tale data. L'articolo 41 incrementa, di 70 milioni di euro, le risorse finanziarie destinate al finanziamento annuale dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. L' articolo 41- bis , introdotto nel corso dell'esame presso la Camera rende strutturale ed obbligatoria, a decorrere dal 10 settembre 2022 la procedura semplificata relativa alle comunicazioni di lavoro agile, attualmente prevista in via transitoria fino al 31 agosto 2022, in base alla quale i datori di lavoro privati comunicano in via telematica al Ministero del lavoro i nominativi dei lavoratori e la data di inizio e di cessazione delle prestazioni di lavoro in modalità agile, senza obbligo di allegare l'accordo individuale. Gli articoli 42 e 43 recano alcune misure per la semplificazione delle procedure di ingresso dei lavoratori stranieri. In particolare, si riduce da 60 a 30 giorni il termine per il rilascio del nulla osta al lavoro subordinato da parte dello sportello unico per l'immigrazione, esclusivamente per le istanze presentate a seguito del decreto sui flussi d'ingresso per l'anno 2022 e per quelle che saranno presentate con il prossimo decreto flussi per l'anno 2023. Inoltre, si riduce da 30 a 20 giorni il termine per il rilascio del visto da parte delle rappresentanze diplomatiche italiane per l'ingresso in Italia dei lavoratori stranieri che si trovano all'estero e che hanno ottenuto il nulla osta. Infine, estende, nel rispetto di determinate condizioni, l'ambito applicativo delle disposizioni di semplificazione anche nei confronti dei cittadini stranieri che si trovano nel territorio nazionale, anziché all'estero, alla data del 10 maggio 2022, sempreché per i quali sia stata presentata domanda diretta a istaurare in Italia un rapporto di lavoro subordinato nell'ambito del decreto flussi 2021. L'articolo 44, al fine di semplificare gli ingressi in Italia di lavoratori extra UE previsti annualmente da appositi decreti (decreti flussi), per il 2021 e il 2022 modifica la procedura di verifica circa l'osservanza dei presupposti contrattuali richiesti dalla normativa vigente ai fini dell'assunzione di lavoratori stranieri, affidando tale verifica - qualora non sia già stata effettuata per il 2021 - in via esclusiva a professionisti iscritti in appositi albi e alle organizzazioni datoriali comparativamente più rappresentative sul Piano nazionale, in luogo dell'ispettorato nazionale del lavoro, al quale viene comunque riconosciuta la possibilità di effettuare controlli a campione sul rispetto dei requisiti e delle procedure previste dall'articolo in commento. L'articolo 45, per consentire una più rapida definizione delle procedure di rilascio del nulla osta al lavoro, autorizza il Ministero dell'interno a utilizzare, tramite una o più agenzie di somministrazione di lavoro, prestazioni di lavoro a contratto a termine, anche in deroga alle norme previste dal codice dei contratti pubblici, nel limite massimo di spesa di 5,7 milioni di euro per l'anno 2022, da ripartire tra le sedi di servizio interessate. Per la medesima finalità, il Ministero dell'interno potrà inoltre potenziare le risorse umane impiegate con l'incremento del lavoro straordinario del personale già in servizio, incrementare il servizio di mediazione culturale e realizzare interventi di adeguamento delle piattaforme informatiche. A tal fine, sono stanziate ulteriori risorse pari a 6,7 milioni di euro per il 2022. L'articolo 45, ai commi da 3- bis a 3- septies , introdotti nel corso dell'esame presso la Camera, prevede la soppressione delle Commissioni mediche di verifica e il trasferimento delle relative funzioni all'INPS. L'articolo 45, commi da 3- octies a 3- decies , consente, ai soggetti che non adottano i princìpi contabili internazionali, la facoltà di valutare i titoli non destinati a permanere durevolmente nel loro patrimonio in base al loro valore di iscrizione anziché al valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato (comma 3- octies ), prevedendo alcuni limiti applicativi per le imprese di assicurazione e di riassicurazione (commi 3- novies e 3- decies ). L'articolo 46 reca, al comma 1, le disposizioni finanziarie per l'attuazione delle disposizioni recate dal decreto-legge in esame, autorizzando il Ministro dell'economia e delle finanze apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Il comma 2 dispone circa la data di applicazione di alcune modifiche normative in tema di contabilità di Stato che sono state introdotte dal provvedimento in esame. L'articolo 46- bis prevede che le disposizioni del decreto-legge in esame si applichino alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti. L'articolo 47 disciplina l'entrata in vigore del decreto-legge. Concludo ringraziando gli Uffici della 6 a Commissione per il supporto prezioso che hanno sempre fornito in questa legislatura ed in particolare il dottore Bruschi. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Agostinelli, Airola, Alderisi, Auddino, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bini, Boccardi, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Ciampolillo, Croatti, De Poli, De Vecchis, Di Marzio, Di Nicola, Endrizzi, Fazzolari, Fenu, Ferro, Floridia, Galliani, Garavini, Gaudiano, Ghedini, Giacobbe, Lanzi, Laus, Malpezzi, Merlo, Messina Assunta Carmela, Mirabelli, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pizzol, Porta, Pucciarelli, Ricciardi, Rizzotti, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Stefano e Trentacoste. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. È considerata in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, la senatrice Modena. Commissioni permanenti, approvazione di documenti Le Commissioni riunite 3 a e 4 a , nella seduta del 26 luglio 2022, hanno approvato due risoluzioni, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento: a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla prosecuzione delle missioni internazionali in corso e alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2022, adottata il 15 giugno 2022 (Doc. XXIV, n. 66); a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita all'anno 2021, anche al fine della relativa proroga per l'anno 2022, deliberata dal Consiglio dei ministri il 15 giugno 2022 (Doc. XXIV, n. 67). Bilancio interno del Senato, presentazione e deferimento Il Consiglio di Presidenza ha deliberato il Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2021 ( Doc. VIII, n. 9) e il Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2022 ( Doc. VIII, n. 10), predisposti dai senatori Questori. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 165, comma 1, del Regolamento, i predetti documenti sono trasmessi alla 5 a Commissione permanente. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Ministro dell'economia e delle finanze Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2021 (2682) (presentato in data 02/08/2022) C.3675 approvato dalla Camera dei deputati; Ministro dell'economia e delle finanze Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2022 (2683) (presentato in data 02/08/2022) C.3676 approvato dalla Camera dei deputati; Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dei Protocolli al Trattato del Nord Atlantico sull'adesione della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia, fatti a Bruxelles il 5 luglio 2022 (2684) (presentato in data 02/08/2022) C.3687 approvato dalla Camera dei deputati. Disegni di legge, assegnazione In sede referente 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Draghi-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Di Maio ed altri Ratifica ed esecuzione dei Protocolli al Trattato del Nord Atlantico sull'adesione della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia, fatti a Bruxelles il 5 luglio 2022 (2684) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio) C.3687 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 02/08/2022); 5ª Commissione permanente Bilancio Gov. Draghi-I: Ministro economia e finanze Franco Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2021 (2682) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanità), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.3675 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 02/08/2022); 5ª Commissione permanente Bilancio Gov. Draghi-I: Ministro economia e finanze Franco Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2022 (2683) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanità), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.3676 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 02/08/2022). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 29 luglio 2022, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare - ai sensi dell'articolo 31, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, e degli articoli 1 e 3 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 14 luglio 2020, n. 75, di attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (n. 405). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 29 luglio 2022 - alla 2ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 5ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 2ª Commissione in tempo utile rispetto al predetto termine. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 30 luglio 2022, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 1, 2, 18, 19 e 24, lettere h) e i) della legge 26 novembre 2021, n. 206, e dell'articolo 1, commi 1, 2, 26 e 27, della legge 27 settembre 2021, n. 134 - lo schema di decreto legislativo recante norme sull'ufficio per il processo in attuazione della legge 26 novembre 2021, n. 206, e della legge 27 settembre 2021, n. 134 (n. 406). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2ª Commissione permanente e, per i profili finanziari, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i pareri entro 60 giorni dall'assegnazione. Governo, trasmissione di atti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 22 luglio 2022, ha inviato gli estratti della seguente documentazione concernente l'esercizio di poteri speciali, ai sensi del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56: decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 luglio 2022, con prescrizioni, ai sensi dell'articolo 1- bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21 , in ordine alla notifica Linkem S.p.A. - Piano annuale 2022-2023 degli acquisti di beni e servizi relativi alla progettazione, alla realizzazione alla manutenzione e alla gestione dei servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 1235); decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 luglio 2022, con condizioni, ai sensi dell'articolo 2, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica delle società Advantest Europe GMBH e CREA - Collaudi elettronici automatizzati S.r.l. - Acquisizione, da parte di Advantest Europe GMBH, dell'intero capitale sociale di CREA - Collaudi Elettronici Automatizzati S.r.l.. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 1236); decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 luglio 2022, con condizioni, ai sensi dell'articolo 2, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica delle società IMPULSE I S.A' R.L. e TIM S.p.A. - Acquisizione da parte di Impulse 1 S.à r.l., appartenente al Gruppo Ardian Holding, di una partecipazione di controllo in Daphne3 S.p.A., che detiene il 30,2% del capitale sociale di Inwit S.p.a.. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 1237). La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 28 luglio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente la revoca dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale al magistrato dottor Roberto Tartaglia. Con lettere in data 28 luglio 2022 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Novi Ligure (Alessandria), Soragna (Parma) e Aurigo (Imperia). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di regolamento del Consiglio relativo a misure coordinate di riduzione della domanda di gas (COM(2022) 361 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Relazione di previsione strategica 2022 - Abbinamento tra transizione verde e transizione digitale nel nuovo contesto geopolitico (COM(2022) 289 definitivo), alla 8 a e alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente. Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 7 giugno al 21 luglio 2022, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea. Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati. L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti. Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente, trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente, con lettera in data 20 luglio 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 172, comma 3- bis , del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, la relazione sull'adempimento degli obblighi posti a carico delle regioni, degli enti di governo dell'ambito e degli enti locali in materia di servizio idrico integrato, riferita al primo semestre del 2022. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 10 a e alla 13 a Commissione permanente ( Doc . CXLVI, n. 9). Il Presidente dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, con lettera in data 20 luglio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 12, lettera i ), della legge 14 novembre 1995, n. 481, e dell'articolo 1, comma 12, primo e secondo periodo, della legge 23 agosto 2004, n. 239, la relazione sullo stato dei servizi e sull'attività svolta dall'Autorità medesima, riferita all'anno 2021. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CXLI, n. 5). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha inviato, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 195 del 23 giugno 2022, depositata il successivo 26 luglio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 5 della legge 5 febbraio 1992, n. 91 (Nuove norme sulla cittadinanza), nella parte in cui non esclude, dal novero delle cause ostative al riconoscimento del diritto di cittadinanza, la morte del coniuge del richiedente, sopravvenuta in pendenza dei termini previsti per la conclusione del procedimento di cui al successivo articolo 7, comma 1. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc . VII, n. 173). Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni. Deferimento Il Difensore civico della provincia autonoma di Trento, in data 20 luglio 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2021. Il predetto documento è trasmesso alla 1 a Commissione permanente ( Doc . CXXVIII, n. 32). Regioni e province autonome, trasmissione di atti Con lettera in data 26 luglio 2022, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13, e successive modificazioni, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Regione n. 57 del 26 luglio 2022, n. 21, concernente lo scioglimento del Consiglio comunale di Assemini e la nomina del dottor Bruno Carcangiu a Commissario straordinario per la gestione provvisoria del comune. Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, con lettera in data 29 luglio 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 10, comma 3, della legge 28 giugno 2016, n. 132, il rapporto sull'attività svolta dal Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente (SNPA), riferito all'anno 2021. Il predetto documento è trasmesso alla 13 a Commissione permanente (Doc. CCXXXVII, n. 5). Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-07335 BOLDRINI Paola Al Ministro della giustizia Premesso che: a fine luglio 2021 la Ministra in indirizzo, in un intervento alla Camera dei deputati, ha annunciato nuovi investimenti di edilizia carceraria nell'ambito dei fondi complementari al PNRR, prevedendo la realizzazione di 8 nuovi padiglioni, uno dei quali a Ferrara; i lavori dovrebbero riguardare la realizzazione di nuovi spazi che saranno intesi sia come camere sia come spazi di trattamento; attualmente nella casa circondariale "Costantino Satta" di Ferrara sono detenute 344 persone rispetto ad una capienza regolamentare di 244 posti (dati del Ministero della giustizia); ancora non si conosce la data di inizio lavori (per la fine lavori si parla del 2026), risulta però che il nuovo padiglione, per un'ottantina di unità, verrà costruito all'interno delle mura di cinta del carcere, sull'area agricola attualmente destinata alla fiorente attività dell'orto, comportando così la fine di una delle attività di lavoro all'aria aperta cui hanno accesso i detenuti; non risulta che a tale intervento di costruzione corrisponda un proporzionato intervento in termini di aumento del personale carcerario, di polizia e di servizi educativi; al conclamato problema di sovraffollamento si aggiunge il sottodimensionamento del personale carcerario di polizia e dei servizi educativi, con conseguenze gravi, in termini sia di gestione della sicurezza ordinaria, che della sicurezza a fronte di eventi eccezionali, oltre a rendere estremamente difficile soddisfare la finalità rieducativa della pena, tramite occasioni di lavoro, studio, formazione, attività dentro le mura del carcere che sostengano e consentano il percorso di reinserimento della persona detenuta, diminuendo al contempo le probabilità della recidiva; diventa fondamentale, a questo punto, che ci sia un'accurata valutazione di impatto sulla città di Ferrara circa l'insediamento di un eventuale nuovo padiglione oltre ai dettagli sulla sua realizzazione e alla tipologia di detenuti destinatari, dal momento che il nuovo padiglione cancellerebbe un'importante attività per i detenuti e per la stessa struttura carceraria, trattandosi di un orto, la cui produzione è utile anche alla cucina interna, si chiede di sapere quale sia lo stato di attuazione del progetto e se il Ministro in indirizzo non ritenga necessaria una valutazione di impatto sulla città di Ferrara circa l'insediamento di un eventuale nuovo padiglione, nonché sui servizi sanitati territoriali. Atto n. 4-07336 CIRIANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: nella mattinata del 25 luglio 2022 il gruppo di hacker "Lockbit 3.0" ha annunciato di aver rubato 100 gigabyte (erano 78 in un primo comunicato) di dati dell'Agenzia delle entrate; in particolare, nelle schermate pubblicate dal gruppo criminale si possono vedere varie schermate di dati esfiltrati, principalmente dati sulla trasparenza, inclusi numerosi documenti d'identità in corso di validità, che i criminali minacciano di divulgare se non verrà pagato un riscatto entro la data del 1° agosto 2022; Lockbit 3.0 (precedentemente noti come ABCD e poi Lockbit e Lockbit 2.0) è un'organizzazione di hacker che opera su commissione e che ha in passato compiuto numerose operazioni molto importanti di furto di dati e ricatto (tra i più famosi il furto ad "Accenture"), e in numerosi casi in seguito i dati sono stati effettivamente pubblicati; nel pomeriggio del 25 luglio con un comunicato ufficiale l'Agenzia delle entrate ha precisato "di aver immediatamente chiesto un riscontro e dei chiarimenti a Sogei SPA, società pubblica interamente partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che gestisce le infrastrutture tecnologiche dell'amministrazione finanziaria e che sta effettuando tutte le necessarie verifiche"; in un secondo momento, un comunicato di SOGEI ha smentito il presunto attacco, affermando: "In merito al presunto attacco informatico al sistema informativo della fiscalità, Sogei spa informa che dalle prime analisi effettuate non risultano essersi verificati attacchi cyber né essere stati sottratti dati dalle piattaforme ed infrastrutture tecnologiche dell'Amministrazione Finanziaria". Inoltre, spiegava la società, "dagli accertamenti tecnici svolti Sogei esclude pertanto che si possa essere verificato un attacco informatico al sito dell'Agenzia delle Entrate. Resta in ogni caso attiva la collaborazione con l'Agenzia per la Cybersicurezza nazionale e la Polizia Postale al fine di dare il massimo supporto alle indagini in corso"; durante il TG1 delle ore 20:00 della medesima giornata il direttore dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) Roberto Baldoni è intervenuto ipotizzando che l'attacco potesse essere stato rivolto non direttamente all'Agenzia delle entrate ma a un ente terzo, confermando la prosecuzione delle indagini; qualora l'attacco venisse confermato, sarebbe il ventiduesimo dall'inizio dell'anno ai danni della pubblica amministrazione italiana; considerata la mole e la tipologia di dati impiegati dall'Agenzia delle entrate, anche se l'emergenza dovesse risolversi per il meglio, si auspica che questa sia l'occasione per verificare che non ci sia alcun tipo di vulnerabilità e che i dati dei contribuenti siano del tutto al sicuro, ma anche per monitorare come i vari soggetti che si occupano di sicurezza informatica e trattamento dei dati all'interno della pubblica amministrazione si relazionino tra loro, controllandosi e collaborando vicendevolmente, per la sicurezza dei cittadini, si chiede di sapere: se si intenda porre la massima attenzione nella gestione di questa delicata situazione e, qualora fosse accertata l'effettiva detenzione dei dati da parte del gruppo criminale, se non si consideri necessario avviare un'indagine interna volta a chiarirne le cause ed evitare che quanto accaduto si ripeta in futuro, tutelando la riservatezza e la sicurezza delle persone e i soggetti interessati dal furto; se non si ritenga necessario e urgente individuare i controlli e le verifiche che sono stati operati da altre agenzie e organi dello Stato fino ad oggi per verificare che le informazioni gestite da SOGEI siano davvero al sicuro e che non ci siano falle nella catena della sicurezza dei dati a tutti i livelli in cui essi vengono trattati. Atto n. 4-07337 ANASTASI GAUDIANO Felicia DONNO Daniela TRENTACOSTE CROATTI LANNUTTI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: l'Etna è tornato in azione ricoprendo di materiale piroclastico i paesi pedemontani del versante ionico siciliano e precisamente i territori di Giarre, Riposto, Archi, Torre Archirafi, Carruba, Altarello, Petrulli, Milo, Fornazzo, Sant'Alfio, Praino, San Giovanni Montebello, Zafferana etnea, Santa Venerina, Pozzillo, Stazzo e Mangano; dal febbraio scorso ad oggi, si sono susseguite decine di eruzioni del cratere di sud est, che hanno ricoperto tetti, strade, auto, fino ad entrare nelle abitazioni e nei negozi dei comuni della fascia ionica e di quella pedemontana vicina all'Etna, provocando danni enormi alle comunità colpite dagli eventi parossistici; considerato che: con la modifica alla normativa sul trattamento delle ceneri vulcaniche introdotta dal "decreto semplificazioni" (decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77), a seguito anche delle interlocuzioni del primo firmatario della presente interrogazione con il sottosegretario Fontana, la cenere non è più trattata come rifiuto ma come risorsa in ambito agricolo ed edilizio; a fronte della nuova normativa sulla cenere, i Comuni e gli enti locali coinvolti non conoscono tuttavia le modalità di rimozione, raccolta, stoccaggio e conferimento negli appositi centri di trattamento degli inerti; a loro volta, vi è incertezza da parte di tali centri di trattamento degli inerti su come ricevere e trattare la cenere vulcanica, non essendovi una regolazione di attuazione che fornisca alle amministrazioni ulteriori chiarimenti sull'applicazione concreta della disciplina, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della problematica; se e quali misure intenda adottare relativamente alle modalità di rimozione, raccolta, stoccaggio e conferimento della cenere vulcanica con l'obiettivo di favorire soluzioni univoche e certe da parte dei Comuni, degli enti locali e di tutti i soggetti coinvolti nelle operazioni. Atto n. 4-07338 VESCOVI Ai Ministri dell'università e della ricerca e per la pubblica amministrazione Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: da numerosi organi di stampa, tra cui "la Nazione", "il responsabilecivile.it" del 5 marzo 2019, "La Verità" e l'"Ansa" del 17 marzo 2022, e "Libero quotidiano" del 22 luglio 2022, emergono indiscrezioni di notevole rilievo in merito a presunti concorsi universitari pilotati; nel caso di specie, qualcuno sembrerebbe aver influenzato le politiche dell'università di Firenze sui concorsi da bandire, orientandone l'esito ed elargendo cattedre ai predestinati; non solo, ma in merito all'inchiesta sui concorsi truccati anche presso l'azienda ospedaliera di Careggi, emergono addirittura le trame del direttore generale, che testualmente avrebbe detto: "chi non è stato messo lì dalla sinistra, deve perdere il posto"; e ancora, sarebbero emersi demansionamenti e episodi di mobbing nei confronti di coloro che avrebbero deciso di esporsi denunciando tali accadimenti con ripercussioni giudiziarie da parte di magistrati coinvolti nella vicenda; il quadro che se ne ricava è sconcertante e segnala un'emergenza etica a tutti i livelli, nonché la necessità di un'assunzione di responsabilità da parte di chi ha chiuso gli occhi davanti a tanto malcostume o ne è stato autore, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano doveroso avviare gli accertamenti del caso in ordine a quanto emerso, al fine di fare chiarezza sulla correttezza delle procedure concorsuali, adottando urgenti ed opportuni provvedimenti, perché sia garantita la parità di trattamento tra tutti i partecipanti e perché sia ripristinato e garantito un corretto esercizio delle funzioni pubbliche. Atto n. 4-07339 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa LANNUTTI GRANATO Bianca Laura Al Ministro della cultura Premesso che: l'accademia di storia dell'arte sanitaria (ASAS), con sede a Roma nel museo storico dell'arte sanitaria, ospitato nel complesso ospedaliero di "Santo Spirito in Sassia" sul lungotevere omonimo, fu fondata nell'aprile 1920 come istituto storico per il museo dell'arte sanitaria e due anni più tardi divenne ente morale. Articolata in due sezioni (scienze storico-sanitarie e scienze storico-biologiche), che all'assemblea generale assicurano l'una 50 e l'altra 25 soci effettivi (e altrettanti soci corrispondenti) si dotò poi di uno statuto (1934), rimasto in vigore fino alla modifica del 1987; l'iniziativa della fondazione, assunta dal generale Mariano Borgatti e dai professori Giovanni Carbonelli e Pietro Capparoni, riunì 9 importanti soggetti: il Comune di Roma (oggi Città metropolitana di Roma capitale), i Ministeri dell'interno (poi sostituito da quello della salute), della pubblica istruzione (poi sostituito da quello della cultura), della guerra e della marina (poi della difesa), il sovrano militare ordine di Malta, l'ordine sovrano militare dei santi Maurizio e Lazzaro, la Croce rossa italiana e il pio istituto di S. Spirito e ospedali riuniti di Roma (oggi ASL Roma 1); considerato che: l'attuale consiglio di reggenza dell'accademia, da statuto forte di 21 membri fra temporanei e permanenti, è formato dai previsti 12 membri eletti dall'assemblea generale per un triennio (7 dei quali, invece dei 5 previsti insieme al conservatore del museo, sono oggi anche nella giunta esecutiva) e 8 membri permanenti, in rappresentanza degli enti fondatori (ad oggi 7, in attesa del soggetto designato da Roma capitale), nonché da 3 membri cooptati e una bibliotecaria; risulta agli interroganti che il consiglio di reggenza sia scaduto il 19 febbraio 2022 ma si sia poi auto-prorogato alla scadenza naturale (25 luglio 2022) della nomina del presidente, Giovanni Iacovelli, anomalia che si è aggiunta a quella, parimenti sorprendente, delle nomine di accademici ad oggi non ratificate dal Ministero della cultura, che nei confronti dell'accademia esercita compiti di tutela e vigilanza per il tramite della Direzione generale educazione, ricerca e istituti culturali, benché l'art. 4 dello statuto condizioni l'ingresso in carica dei soci all'assenso espresso da quel dicastero e l'art. 14 faccia altrettanto per i membri temporanei del consiglio di reggenza, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa chiarire se sussistano le condizioni per un'ulteriore proroga sine die dell'attuale consiglio di reggenza dell'accademia di storia dell'arte sanitaria (e se questa debba essere avallata o meno dal Ministero della cultura) o non si debbano invece indire immediatamente le elezioni per il rinnovo di tale organo e la designazione del nuovo presidente; se sussistano le condizioni di esclusione dal voto che eleggerà il nuovo consiglio di reggenza per i soci la cui nomina non è stata ratificata dal Ministero, quindi da statuto mai entrati in carica come soci né in grado di diventare membri del consiglio se non previo assenso ministeriale, e se non sia il caso di optare per un commissariamento temporaneo dell'ente, in attesa della conclusione della procedura. Atto n. 4-07340 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa LANNUTTI GRANATO Bianca Laura Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: è tuttora aperta presso il Tribunale di Pistoia la procedura fallimentare n. 32, conseguente alla sentenza n. 38 del 7 luglio 2017, relativa ad un "Castello, immobile di pregio artistico e storico" sito in via Domenico Giuli n. 1-3 a Crespina Lorenzana (Pisa); dopo due tentativi di vendita senza incanto del "lotto A. Compendio immobiliare denominato Villa Giuli formato da più corpi di fabbrica sviluppati su parti interrate e seminterrate e più piani, oltre a pertinenze scoperte e terreni annessi" andati deserti a giugno 2019 (prezzo base 695.000 euro) e a gennaio 2022, un portale delle aste giudiziarie oggi lo dice "venduto" con modalità asincrona telematica nell'asta del 14 giugno 2022, dove il prezzo base era di 534.000 euro e l'offerta minima di 401.000. Un altro portale, però, dal 28 luglio 2022 fissa la data dell'asta successiva dello stesso lotto A2789740 al 29 novembre 2022, con prezzo base 400.000 euro e offerta minima di 300.000, lasciando intuire che anche l'ultima tentata vendita non è andata a buon fine: il portale del tribunale lo attesta, infatti, "non aggiudicato", come si apprende dal sito "astegiudiziarie.it"; considerato che il complesso edilizio noto come villa Giuli o villa-palazzo di Lorenzana, eretto nella parte settentrionale dell'abitato storico e poderosamente contraffortato, pare che esistesse fin dalla prima metà del XVI secolo ma è conservato nelle forme assunte nel secondo Settecento, al netto degli interventi di modifica, restauro e ampliamento dei volumi voluti nel tardo Ottocento da Domenico Giuli. Il valore storico dell'immobile, forte di 81 stanze distribuite fuori terra su tre piani, più altana e locali interrati su due piani, con giardino e parco storico attiguo, valore riconosciuto con dichiarazione d'interesse culturale particolarmente importante n. 177 del 10 maggio 2006 ai sensi dell'art. 10, comma 1, del decreto legislativo n. 42 del 2004, sarebbe accresciuto da affreschi che ornavano le sale di rappresentanza (si veda sul sito "spazioinwind.libero.it/amministrareinsieme/villagiuli.htm"); valutato che: acquistato dal Comune il 7 marzo 1980 ad un prezzo molto conveniente quando era ancora in buono stato, a seguito di ipotesi d'utilizzo valutate collegialmente con i Comuni limitrofi, la Provincia e la Regione a fini ricettivi (oscillando tra destinazione socio-sanitaria e turistica) ma mai concretizzate per oltre 20 anni, il compendio, articolato in più corpi ed esteso su 3.200 metri quadri, si è andato inesorabilmente degradando a causa della mancata manutenzione seguita all'abbandono ("bud2-diario.blogspot.com/2008/01/villa-giuli-lorenzana-pisa.html"), al punto che le coperture sono collassate in più punti e diversi settori risultano inagibili perché collabenti, mentre ancora si perseguivano astratte ipotesi di utilizzo sovente incompatibili con le previsioni di tutela dell'allora Soprintendenza ai beni architettonici; messa infine all'asta e comprata da una società immobiliare il 17 ottobre 2007 per 1,1 milioni di euro, dopo che il Ministero per i beni e le attività culturali aveva autorizzato il Comune all'alienazione di villa Giuli (16 agosto 2007) senza poi esercitare il diritto di prelazione ex art. 60 del codice nonostante l'avesse assoggettata a vincolo, la proprietà iniziò in effetti i necessari lavori di restauro del complesso, già allora in "pessimo stato di conservazione e manutenzione", previa messa in sicurezza (tanto è vero che davanti a gran parte delle facciate sono montati ponteggi fissi, già coperti da teli di protezione e decorativi, oggi inagibili anch'essi), per interromperli però quasi immediatamente e assicurare soltanto, per qualche tempo, la pulizia degli spazi esterni (si legga "A villa Giuli è tutto fermo" su "Il Tirreno"); da ultimo, con il fallimento della Badino S.r.l. e la sentenza del 2017, si è pervenuti ai tentativi in atto di vendita a corpo di un compendio articolato in 3 lotti, il primo dei quali è appunto quello che qui interessa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa spiegare perché il Ministero per i beni culturali abbia consentito che villa Giuli, assoggettata a vincolo tutorio nel 2006, fosse venduta a privati e lasciata andare in rovina fino a raggiungere le odierne deplorevoli condizioni di completo degrado in attesa che un'asta giudiziaria le dia un nuovo intestatario, evenienza non ancora verificatasi a distanza di più di 16 anni; se abbia valutato l'opportunità che lo Stato assicuri villa Giuli al patrimonio pubblico e che cosa aspetti, qualora avesse escluso detta ipotesi, ad attivarsi perché la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Pisa e Livorno possa condurre un intervento di messa in sicurezza dell'esistente e un altrettanto pronto restauro che interrompa la rovina fin qui lenta ma inesorabile del complesso edilizio simbolo di Lorenzana, agendo ai sensi dell'art. 32 del codice dei beni culturali, che le consente fare le veci della proprietà per poi rivalersi, in futuro, nei confronti di quella. Atto n. 4-07341 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa LANNUTTI GRANATO Bianca Laura Al Ministro della cultura Premesso che, il 26 maggio 2022, con nota prot. n. 14600 inviata al sindaco di Campagnatico (Grosseto) e solo per conoscenza alle tre associazioni di seguito citate, il soprintendente archeologia belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, architetto Gabriele Nannetti, ha posto fine d'imperio al "progetto Monte Leoni. Mappatura topografica dei circuiti murari detti 'murali'", avviato 4 anni fa sulla base del progetto scientifico illustrato nel documento del 1° febbraio 2018 che quell'ufficio di tutela territoriale del Ministero per i beni e le attività culturali protocollò in ingresso il 5 febbraio 2018 con il n. 3274 e approvò con nota prot. 6535 dell'8 marzo 2018 indirizzata alle proponenti "Associazione naturalistica speleologica maremmana", "associazione archeologica Odysseus onlus" e "Progetto Heba associazione onlus", nonché, per conoscenza, al Comune di Campagnatico, atti essenziali di un procedimento amministrativo che la nota del 26 maggio 2022 definisce "protocollo d'intesa"; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: senza entrare nel merito dei risultati del "progetto Monte Leoni", la decisione di chiuderlo "con effetto immediato" sarebbe stata assunta unilateralmente e messa in atto dal dirigente del Ministero della cultura senza preavviso né consultazione ufficiale delle parti interessate, compresi i due referenti interni alla Soprintendenza: il funzionario archeologo responsabile per il territorio di Campagnatico, Matteo Milletti, e il funzionario per le tecnologie Paolo Nannini, coinvolti l'uno giocoforza in qualità di responsabile scientifico e l'altro (di fatto) come coordinatore e rilevatore-topografo. Entrambi non figurano nella lista dei destinatari della nota del 26 maggio neppure per conoscenza, benché il primo vi sia designato responsabile del procedimento; la sigla (MM) apposta in calce al testo firmato dal soprintendente, peraltro la stessa della nota n. 6535 del 2018, attesta però che almeno il citato funzionario archeologo era al corrente delle intenzioni del superiore ma non ne avrebbe fatto parola né con il collega né con i soggetti esterni all'amministrazione, "investiti" tacitamente del compito di informare quel funzionario di una decisione del suo dirigente e dell'esistenza di un atto uscito dal suo ufficio di cui era stato tenuto all'oscuro benché fosse coinvolto come referente al pari dell'archeologo; con uguale ambiguità, la nota lascia intendere che, dei 4 cofirmatari della proposta progettuale, l'Associazione naturalistica speleologica maremmana sarebbe in qualche misura (la più) responsabile della conclusione repentina e imprevista dell'attività di ricerca, e a quella in particolare, benché destinataria dell'atto solo per conoscenza, il soprintendente rammenta di rispettare, per il futuro, l'art. 90, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 42 del 2004. L'istanza di accesso agli atti avanzata alla Soprintendenza il 21 giugno dal presidente dell'associazione, Carlo Cavanna, sarebbe rimasta finora inevasa; valutato che, sempre per quanto risulta agli interroganti: le spiegazioni della decisione dell'architetto Nannetti contenute nella nota del 26 maggio 2022 appaiono quanto meno vaghe, se non pretestuose: si va da asserite ma non meglio specificate "difficoltà di coordinamento delle operazioni sul campo" (con implicita sconfessione del funzionario che si è sobbarcato quel compito), alla "mancata richiesta della necessaria autorizzazione alle ricognizioni da parte dei soggetti indicati, come ribadito da ns. prot. 6535 del 08.03.2018", senza però fornire prova che in alcuna circostanza, a fronte delle oltre cento ricognizioni compiute in 4 anni e ben note all'amministrazione (se non altro in quanto chiamata ad autorizzare le missioni di Nannini, che ha partecipato a tutte, e destinataria dei suoi resoconti), questa abbia lamentato per iscritto siffatta lacuna e assunto le determinazioni conseguenti; in merito all'asserita "mancata consegna, anche in seguito a ripetuti solleciti, della documentazione relativa alle attività sul campo", il soprintendente ugualmente non richiama alcun atto ufficiale a sostegno di quanto asserito, né a sua firma, posto che ha assunto l'incarico solo il 20 settembre 2021, né dei predecessori (da ultimo Esmeralda Valente ma prima di lei Andrea Muzzi, dopo la supplenza di Andrea Pessina, seguita alla sospensione di Anna Di Bene del 23 febbraio 2019) (si legga "Nannetti, primo giorno da soprintendente" su "lanazione"), mentre tace che, al riguardo, la nota n. 6535 fissava la consegna "entro un termine temporale concordato", limite che mai sembrerebbe essere stato fissato e comunicato alle parti; l'ultima contestazione non lascia meno perplessi: il soprintendente taccia infatti di "basso profilo scientifico", quelle "ripetute iniziative di comunicazione al pubblico, non autorizzata da questa SABAP, da parte di alcuni soggetti, nello specifico della Società Naturalistica Speleologica Maremmana, (…) nelle quali si fa esplicitamente riferimento ad attività di questo Ufficio", iniziative che sembra si riducano ad un paio e sulla cui natura e contenuto, come sui tentativi falliti di coinvolgimento della Soprintendenza (comprese le richieste inevase di patrocinio), indugia a lungo Paolo Nannini nella missiva inviata a metà luglio al soprintendente e, per conoscenza, agli archeologi del suo ufficio, al sindaco di Campagnatico e ai presidente delle tre associazioni del progetto Monte Leoni, per esporre il proprio punto di vista su una vicenda che ha la sua cifra nel contegno ambiguo e ineducato dell'ufficio territoriale del Ministero nei confronti dell'ente locale, dei rappresentanti del terzo settore e persino del proprio personale; in quella sede, peraltro, il funzionario per le tecnologie (forte di titoli e competenze invidiabili in relazione a quel tipo di indagini) dà conto puntualmente dell'accantonamento nell'ufficio distaccato di Grosseto, dove lavora, archiviati nel personal computer in dotazione, degli oltre 10.000 scatti fotografici da lui stesso effettuati durante le missioni del progetto, che ha coinvolto settori dell'agro di Campagnatico ma anche dei comuni limitrofi di Grosseto, Roccastrada e Civitella Paganico, dei tre quaderni di ricognizione con annotazioni e schizzi prodotti, dei file topografici (con 2.623 punti GPS significativi) e del GIS di lavoro pari a 54.4 megabite, negando di aver ricevuto alcuna richiesta di consegna della documentazione dai superiori, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa spiegare perché sia stato chiuso senza alcun preavviso il "progetto Monte Leoni", assentito nel 2018 e sviluppato (a costo zero per l'amministrazione) per oltre 4 anni senza che sia mai stata lamentata dalla Soprintendenza con sede a Siena alcuna criticità, e sia stato fatto con una nota per nulla trasparente, nella quale si riscontrano scorrettezze di metodo e di merito sia nei confronti del sindaco di Campagnatico e delle tre associazioni volontaristiche coinvolte nelle attività di ricognizione topografica, sia di un funzionario che ha svolto il ruolo di referente interno; perché un valido quanto promettente progetto di ricerca (a meno che la volontà di demolirlo non nasca proprio dalla sua validità e dai risultati conseguiti) sia stato cassato di punto in bianco accampando a pretesto doglianze non sufficientemente né seriamente identificate ma ritenute sufficienti a liquidare un'esperienza non solo condivisibile per il fattivo coinvolgimento delle comunità locali (Comune, associazioni di volontariato, proprietari dei terreni percorsi, eccetera) ma fruttuosa quanto all'incremento delle conoscenze e dunque ai fini della tutela di territori misconosciuti come i circa 100 chilometri quadrati del progetto Monte Leoni, dove allo stato attuale la presenza e dunque il controllo da parte degli uffici territoriali del Ministero è pressoché nullo. Atto n. 4-07342 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa LANNUTTI GRANATO Bianca Laura Al Ministro della cultura Premesso che, con i suoi circa 30 ettari, il parco archeologico di capo Colonna e l'attiguo museo statale, che espone i principali reperti mobili legati alle vestigia dell'antichità greca e romana superstiti sul promontorio Lacinio (poi capo Nao, quindi capo delle Colonne e oggi capo Colonna), rappresenta tuttora il principale sito culturale calabrese per importanza storico-archeologica, per estensione ed entità di risorse pubbliche impiegate negli anni (si veda la pagina relativa sul sito "beniculturali.it"). Distante una decina di chilometri da Crotone, esso fa capo alla Direzione regionale musei della Calabria, oggi affidata all'archeologo Filippo Demma; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: martedì 26 luglio 2022 si è svolta, a Crotone, l'iniziativa promossa dal Comune e dalla Direzione regionale musei (presente anche il soprintendente archeologia belle arti e paesaggi per le province di Catanzaro e Crotone) denominata "Crotone: una nuova alleanza tra pubblico e privato per il rilancio del Museo e del Parco Archeologico Nazionale di Capo Colonna. Il partenariato speciale pubblico privato per la valorizzazione del Patrimonio Culturale della Calabria"; i mass media hanno enfatizzato oltremodo la "nuova alleanza" pubblico-privato, dove il secondo s'identifica con il cosiddetto terzo settore, destinatario del bando pubblicato il 18 luglio 2022 per attivare un partenariato speciale, e hanno cercato di convincere l'opinione pubblica di trovarsi in presenza di una sperimentazione che, tentata per la prima volta in Italia, avrebbe inusualmente preso le mosse dal remoto Lacinio per poi diffondersi ovunque (come riferisce l'articolo "Parte da Crotone il nuovo percorso nella gestione dei beni culturali in Calabria. Illustrato l'avviso per l'alleanza tra pubblico e privato" su "WeSud"); mettendo le mani avanti, Demma avrebbe dichiarato: "Non stiamo svendendo ai privati il nostro patrimonio culturale (…) stiamo solo restituendo ai cittadini quello che lo Stato per lungo tempo ha tenuto per sé", concetto opinabile che Marco D'Isanto, anch'egli in forza alla Direzione regionale, ha esplicitato attribuendo al futuro partner , "che ci si aspetta sia un raggruppamento di soggetti privati", anche il compito, estraneo ai doveri istituzionali del Ministero della cultura e dunque oggetto di una delega impropria, di "costruire un progetto di animazione culturale affinché quell'area diventi un motore di attività di natura culturale, civile e sociale", aggiungendo (qualsiasi cosa significhi) che: "occorrerà dar vita ad un progetto che abbracci la città di Crotone e i suoi beni culturali presenti in città e che abbia la visione di costruire una grande progettualità con pezzi importanti del patrimonio culturale di questa regione e di questa nazione che parli all'Italia intera"; a giudizio degli interroganti, a dispetto di tanta stucchevole retorica, agli addetti ai lavori non è sfuggita la reale natura dell'operazione, che trasuda una volontà neppure più dissimulata di disimpegno dello Stato dai propri compiti istituzionali in tema di patrimonio culturale: una "mela avvelenata" servita nell'immediato ai calabresi ma pensata anche come grimaldello per scardinare in tutta Italia il sistema pubblico di gestione del patrimonio culturale statale, già compromesso dalle politiche del Dicastero nel suo attuale indirizzo politico; se strategicamente quelle hanno l'obiettivo di alleggerire il Ministero della sua capillare presenza e delle responsabilità assunte per mandato costituzionale nei confronti dei beni culturali demaniali sparsi sul territorio nazionale, poiché mantenere l'una ed esercitare seriamente le altre assorbe molte risorse che tutto lascia supporre si vogliano spostare sulle attività culturali (assai più remunerative in termini di consenso elettorale), la tattica in via di sperimentazione è duplice: cessione a privati dei beni "maggiori" in quanto redditizi, e cessione al terzo settore di quelli "minori". E si comincia, non a caso, dalle aree geograficamente e demograficamente marginali, snobbate dai privati ma che il mondo del no profit potrebbe invece considerare appetibili, a condizione di vedersi garantiti dallo Stato la copertura delle spese e forse anche un quid di sostegno finanziario, impegno comunque di gran lunga meno gravoso, per le casse ministeriali, della spesa imposta dal sistema ormai solo teoricamente in essere, data l'emorragia pilotata del personale Ministero degli anni 2014-2022; considerato inoltre che: ad opinione degli interroganti, anche se nel parco e museo di capo Colonna si ottenessero risultati deludenti o comunque diversi da quelli attesi, sarebbe facile silenziarli, impedendo che a Roma arrivi persino l'eco del fallimento, com'è già accaduto quando si spacciava per taumaturgica la sinergia pubblico-privato di tipo "classico"'. L'iniziativa presentata a Crotone il 26 luglio replica, infatti, un errore già commesso dal Ministero a capo Colonna, ripete un esperimento tentato e fallito proprio in quella sede ma senza l'attenuante, questa volta, dell'ignoranza delle conseguenze; infatti, sempre a quanto risulta, nella prima stagione di vita del museo, aperto nell'estate 2006, i servizi aggiuntivi furono esternalizzati, affidandoli ad un soggetto privato che agì in modo tale da arrivare, dopo qualche tempo, ad un passo dall'annullamento del contratto in autotutela da parte del Ministero. Di recente, poi, il museo è rimasto per più anni "ostaggio" della convenzione firmata con la fondazione che a fine 2014 si era vista approvare e finanziare dalla Regione Calabria un progetto di gestione dei servizi aggiuntivi mai attuato ma costato molto denaro pubblico per la rifunzionalizzazione dei locali pensati come bar e ristorante, che negli anni erano stati convertiti in depositi di materiale archeologico per l'assenza di spazi dedicati; infine, complice la pandemia da COVID-19, l'istituto è rimasto chiuso per oltre due anni a causa della decisione di sguarnirlo del poco personale ministeriale superstite (cosiddetto AFAV) per garantire, invece, l'apertura del Castello di Le Castella, frazione di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), di cui la Direzione regionale musei ha assunto solo di recente la piena responsabilità ma senza avere dipendenti assegnati a quel monumento, che è il secondo più visitato della Calabria tra quanti fanno capo al citato ufficio regionale del Ministero; valutato che nel Crotonese, distretto marginale di una regione la cui economia è costantemente depressa, dove l'imprenditoria sana è minoritaria e anche quella non riconducibile in modo diretto ad interessi criminali troppo spesso mira solo ad intercettare finanziamenti statali e comunitari invece che a fare impresa, tanto che la sua "aspettativa di vita" è direttamente proporzionale alla vigenza di quelli, anche il terzo settore non sempre nasce da presupposti nobili o, quand'anche li abbia, si mostra incline ad accettare compromessi. Affidare il museo e parco di capo Colonna ad "associazioni che hanno una lunga esperienza in campo culturale", come dichiarato dal direttore Demma nonostante sul territorio non ne esista alcuna, o meglio non ne esista alcuna che a capo Colonna non abbia già dato cattiva prova di sé, è un azzardo almeno pari a quello commesso al tempo del ministro Bondi, si chiede di sapere a quale titolo la Direzione regionale musei della Calabria abbia inteso cedere al terzo settore la gestione dei servizi aggiuntivi di uno degli istituti di sua competenza, assumendosi il rischio di una scommessa che l'esperienza degli anni scorsi dice persa in partenza, poiché l'assenza di infrastrutture e servizi essenziali rende del tutto velleitario attendersi a capo Colonna quei flussi turistici dei quali si favoleggia come il risultato, invece che come il presupposto, dell'impiego di associazioni no profit nella gestione di uno dei più importanti luoghi della cultura statali del Mezzogiorno. Atto n. 4-07343 BERGESIO VALLARDI ZULIANI PIZZOL Nadia Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: come si apprende dalla stampa, ha ripreso vigore il dibattito sulla delicata questione relativa all'uso della denominazione dell'aceto balsamico italiano DOP; lo scorso anno la Repubblica di Slovenia ha adottato una norma tecnica per l'introduzione nel mercato interno di una nuova categoria di aceto miscelato con mosto concentrato, recante la denominazione di "aceto balsamico" in lingua italiana, ingannando i consumatori europei sull'acquisto di prodotti che non hanno nulla dell'eccellenza del " made in Italy "; la problematica è grave e mette a rischio i comparti dei tre aceti balsamici tutelati a livello europeo, l'IGP e le due DOP, che complessivamente rappresentano un fatturato al consumo di oltre un miliardo di euro, una produzione annua di circa 100 milioni di litri e un export superiore al 90 per cento; la filiera italiana coinvolge 265 trasformatori, 180 cantine e produttori di mosto e migliaia di viticoltori che coltivano le sette varietà di uve necessarie per la produzione dell'aceto balsamico; ciò che si sta verificando è un vero e proprio attacco alle produzioni italiane di eccellenza, trattandosi di una forma di concorrenza sleale che va assolutamente contrastata, in quanto rischia di creare un pericoloso precedente per quanto concerne la tutela delle denominazioni; sembrerebbe che dopo i molteplici solleciti provenienti dal mondo agricolo e industriale vi sia stata un'apertura da parte del Governo nell'intraprendere le azioni necessarie ad avviare la procedura di infrazione, prevista dall'art. 259 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea; è necessaria, a livello sia nazionale che europeo, l'adozione di tutti gli interventi volti a sostenere il sistema delle DOP e IGP, scongiurando il rischio di una loro perdita di valore e di credibilità; l'ambiguità da parte delle istituzioni europee sul tema della tutela delle denominazioni geografiche mette a rischio 17 miliardi di euro e 180.000 posti di lavoro soltanto in Italia, mentre a livello europeo la cifra è di circa 74,7 miliardi di euro, se si voglia procedere senza ulteriori ritardi a mettere in atto le azioni necessarie e propedeutiche di competenza per favorire l'avvio, da parte della Commissione europea, della procedura di infrazione nei confronti della Repubblica di Slovenia riguardo all'uso della denominazione di "aceto balsamico". Atto n. 4-07344 L'ABBATE Patty VANIN Orietta PELLEGRINI Marco CASTALDI CASTELLONE Maria Domenica LICHERI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: il diritto allo studio rientra tra i diritti fondamentali previsti dalla nostra Carta costituzionale, la quale, all'art. 34, commi terzo e quarto, così recita: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso"; parimenti, il diritto allo studio fonda le proprie radici anche su un'ulteriore disposizione costituzionale, nella specie l'art. 3, il quale, nel disciplinare il principio di eguaglianza sostanziale quale diritto fondamentale dell'uomo, prevede infatti che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"; in base alla normativa vigente in tema di diritto allo studio universitario, da individuare nel decreto legislativo n. 68 del 2012, sono previste alcune forme di sostegno nei confronti degli studenti più "meritevoli e privi di mezzi", quali ad esempio borse di studio in denaro, esenzione dalle tasse totale o parziale, posti letto in residenze universitarie e pasti nelle mense a titolo gratuito, supporto alle persone con disabilità, prestiti d'onore, possibilità di lavorare all'università con la soluzione "200 ore" retribuite; visto che: allo stato attuale, sono numerosi gli indicatori che certificano la presenza di una disuguaglianza sociale che colpisce i giovani studenti universitari, i quali, come si evince anche dagli ultimi dati pubblicati da "AlmaLaurea", incontrano ingenti difficoltà a far fronte ai costi di sostentamento durante il proprio percorso di studio universitario. A titolo esemplificativo, basta ricordare quanto occorso recentemente ad alcuni studenti dell'università di Bologna, i quali, dopo aver perso la borsa di studio, si sono trovati costretti a rivolgersi al servizio Caritas locale ed a pernottare presso la stazione locale; in particolare, risulta problematica la questione relativa alla tempistica con la quale vengono pubblicati i bandi relativi all'attribuzione per concorso delle borse di studio, che risulta disomogenea a livello nazionale; così come risulta aleatoria la tempistica di erogazione delle borse di studio, la quale assume sempre più la funzione di "rimborso", poiché gli studenti, proprio a causa delle lungaggini dei tempi di erogazione, si trovano costretti ad anticipare la maggior parte delle spese da sostenere; in tema di assegnazione dei posti letto gratuiti messi a disposizione delle Regioni per i vincitori di borsa di studio, la situazione cambia radicalmente a livello territoriale, creando una forte disuguaglianza tra diverse regioni; ed invero si stima che nelle zone del Sud ci sono sensibilmente meno possibilità per le persone svantaggiate provenienti da zone lontane dall'università di risiedere in una casa dello studente; di cruciale importanza riveste la questione legata agli affitti per gli studenti fuori sede, soprattutto nelle città più grandi ove i costi per una locazione risultano proibitivi e non coperti dall'importo erogato con la borsa di studio, con evidenti ripercussioni anche sui nuclei familiari che provvedono al sostentamento dei figli; considerato che: gli strumenti di sostegno ad oggi previsti risultano insufficienti a provvedere alle esigenze dei singoli studenti i quali si trovano costretti a fare i conti con il proprio status sociale, e ad essere sempre più vincolati al reddito e alla situazione patrimoniale del contesto familiare d'origine; si rende necessario, quindi, un intervento normativo finalizzato a rendere i giovani studenti universitari indipendenti, con lo scopo di garantire un eguale percorso formativo a prescindere dal loro status sociale; d'altro canto, è evidente come le ingenti difficoltà economiche di affrontare un percorso di studio universitario siano da considerare come una delle maggiori cause che influenzano in modo negativo la percentuale dei laureati in Italia, che, secondo i dati più recenti, si classifica al penultimo posto tra i Paesi europei, seguita dalla sola Romania: in particolare il dato è preoccupante, se si considera che solo il 27,6 per cento della fascia d'età che va dai 30-34 anni ha conseguito il titolo di laurea; valutato che, nel nostro Paese, tra gli investimenti del futuro, ed in particolare nell'ambito della missione 4 del PNRR, si auspica una riforma che miri a favorire un modello competitivo nell'ambito della ricerca e dell'istruzione, anche e soprattutto con la previsione di forme di sussidio a vantaggio degli studenti universitari. Sul punto, infatti, guardando al contesto europeo, in cui ad oggi l'Italia assume un ruolo sempre più nevralgico e strategico, è sufficiente porre l'attenzione al modello adottato in Germania attraverso la legge federale sul diritto allo studio denominata "BAfoG", la quale prevede delle forme di sostegno economico maggiormente incisive, che non si limitano alla sola erogazione della borsa di studio. Per tali ragioni, si rende necessario prevedere una forma di tutela più efficace del diritto allo studio ex art. 34 della Costituzione, inteso quale diritto all'accesso nel percorso formativo di ognuno, a prescindere dalle condizioni socio-economiche di partenza, si chiede di sapere se, allo scopo di garantire un eguale percorso formativo e maggiori opportunità per far fronte alle esigenze connesse al percorso universitario, il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, per introdurre delle concrete forme di sussidio a vantaggio degli studenti universitari, mediante la previsione di un "reddito di studio". Atto n. 4-07345 LANNUTTI SBRANA Rosellina Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: continua la querelle giudiziaria sulla gestione delle autostrade A24 Roma-L'Aquila-Teramo e A25 Torano-Pescara, la cosiddetta strada dei parchi. Dopo soli 4 giorni di gestione ANAS, la gestione delle autostrade laziali ed abruzzesi A24 e A25 era tornata nelle mani della concessionaria SDP S.p.A., del gruppo industriale abruzzese che fa capo all'imprenditore Carlo Toto. Poi, a distanza di altri 4 giorni dalla sentenza del TAR del Lazio, quarta sezione, del 28 luglio 2022, la gestione è tornata il 1° agosto 2022 nelle mani di ANAS, come aveva stabilito un decreto-legge il 7 luglio scorso; il Consiglio di Stato, che parla di "gravi inadempienze", ha riformato l'ordinanza del TAR Lazio che aveva concesso per due volte la sospensiva della decisione del Consiglio dei ministri, accogliendo il ricorso della concessionaria. Il Consiglio di Stato, con un apposito decreto del presidente della quinta sezione, ha quindi accolto l'istanza dell'avvocatura di Stato sospendendo l'ordinanza del TAR del 28 luglio e fissando l'udienza di merito il prossimo 25 agosto; considerando che: il 28 luglio 2022, il TAR del Lazio, quarta sezione, in linea con la prima ordinanza del 12 luglio 2022, si è pronunciato sul ricorso presentato da SDP S.p.A. nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero dell'economia e delle finanze e di quello delle infrastrutture e della mobilità sostenibili confermando la sospensione dell'efficacia del decreto con cui il Governo aveva affidato ad ANAS (gruppo FS) la gestione delle due autostrade, confermando dunque la sospensiva della revoca in danno, cioè per inadempienze contrattuali, della concessione per le autostrade laziali e abruzzesi in capo alla società del gruppo Toto; in particolare, SDP S.p.A. ha contestato, come si legge nell'ordinanza del TAR, "il decreto della Direzione generale per le strade e le autostrade, l'alta sorveglianza sulle infrastrutture stradali e la vigilanza sui contratti concessori autostradali del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili n. 29 del 14 giugno 2022, approvato con il - parimenti impugnato - decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili adottato, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, in data 7 luglio 2022, a tutt'oggi non notificati né altrimenti comunicati alla Società ricorrente e da questa conosciuti solo in quanto menzionati nell'art. 2 del decreto legge n. 85 del 2022"; la revoca della concessione era stata decisa dal Consiglio dei ministri nella riunione del 7 luglio 2022 sulla base di un provvedimento del Ministero delle infrastrutture, nel quale veniva elencata una serie di inadempienze a carico del concessionario. In quello stesso provvedimento, il Governo aveva indicato l'ANAS come impresa che avrebbe dovuto subentrare alla concessionaria SDP nella gestione delle due autostrade. E infatti già all'indomani i funzionari di ANAS si erano recati, scortati dalla DIGOS, negli uffici romani di Strada dei Parchi; l'indennizzo previsto dal contratto in caso di recesso anticipato, secondo SDP, ammonta a circa 2,5 miliardi di euro, una questione non secondaria che per il Governo non era all'ordine del giorno; fin da subito la società abruzzese ha respinto le accuse di inadempimento mosse dal Governo, bollando la revoca della concessione "come un sopruso, contro il quale reagiremo"; ora, il giudice amministrativo, che ha fissato per il 20 settembre l'udienza di merito, ha affermato che, vista l'esigenza di continuità gestionale di un'infrastruttura fondamentale e, in attesa della decisione di merito, sia opportuno che "le relative incombenze, a fronte della sospensione dell'esecuzione degli atti gravati, continuino a far capo" a Strada dei Parchi. Allo stesso modo sarà il commissario straordinario, "competente per le attività di programmazione, di progettazione e di attuazione dei provvedimenti preordinati a garantire sicura ed efficiente funzionalità alle strutture", a vigilare e a segnalare sull'attività e sulla gestione di Strada dei Parchi; alla base della decisione del TAR del Lazio, il pericolo che la società privata e il gruppo industriale abruzzese (1.700 dipendenti) che la controlla, prima della definizione della vicenda, potrebbero avere serie problematiche economiche tanto da rischiare il default economico. I giudici amministrativi hanno infatti deciso con la formula del " periculum in mora ", in riferimento al rischio per la stessa SDP e il gruppo Toto di dover licenziare i dipendenti, entrando in una fase di gravi difficoltà economiche. Nel ricorso, la società ha infatti sottolineato la possibilità di "un pericolo di default di Strada dei Parchi, la prospettiva di licenziamento del personale non richiesto da Anas, un pericolo di default finanziario dell'intero gruppo, nonché un pregiudizio per l'interesse pubblico alla sicurezza della circolazione stradale", e ha rilevato come gli atti impugnati "nel disporre l'immediata cessazione dell'operatività del rapporto concessorio in essere, nulla prevedano in tema di disciplina intertemporale dei relativi effetti". Per tali ragioni, nelle more della trattazione in sede collegiale dell'istanza cautelare, scrive il TAR, "il mantenimento della res controversa adhuc integra riveli piena idoneità: non soltanto alla preservazione del complesso di posizioni giuridicamente rilevanti facenti capo alla ricorrente; ma anche al mantenimento degli attuali livelli occupazionali, suscettibile di essere altrimenti compromesso", si chiede di sapere: se si ritenga che questo "braccio di ferro" giudiziario, che ha oggettivamente creato caos e confusione, possa causare un grave danno agli utenti e ai cittadini delle aree dell'Abruzzo e dunque si ritenga necessario tutelare anche gli investimenti per la sicurezza dell'infrastruttura, l'economicità della tratta, come pure la certezza lavorativa per i dipendenti di chi oggi gestisce quel tratto autostradale; se si ritenga che la scelta del Tribunale amministrativo prima, e del Consiglio di Stato dopo, evidenzi quantomeno l'esistenza di una situazione di confusione e opacità intorno alla gestione di un'infrastruttura fondamentale e, pertanto, se quello che a giudizio degli interroganti costituisce un epocale pasticcio burocratico possa rappresentare un grave precedente, anche in considerazione del fatto che, addirittura, l'ANAS aveva già iniziato a prendere possesso dell'infrastruttura autostradale, per poi dovervi rinunciare, e quindi a breve distanza essere ancora coinvolta nella gestione. Atto n. 4-07346 CIRIANI DE CARLO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: pervengono agli interroganti segnalazioni di alcune irregolarità inerenti alle procedure del tesseramento, presentate da alcune società iscritte ai campionati di eccellenza, A e B, che interesserebbero il comparto sportivo del rugby italiano, originanti da un presunto mancato controllo da parte della FIR (Federazione italiana rugby); in particolare, risulterebbe che alcuni atleti avrebbero ottenuto il tesseramento come giocatori italiani, nonostante questi fossero privi dei requisiti per considerarsi tali, con il rischio di penalizzare le altre squadre partecipanti al campionato 2021-2022 di eccellenza, serie A e serie B; al riguardo, in data 23 giugno 2022, un tesserato della FIR avrebbe promosso e prodotto un esposto alla procura federale e, pertanto, la procura federale e quella del CONI avrebbero promosso un'indagine per l'individuazione delle irregolarità del tesseramento di giocatori provenienti da federazioni estere, arruolati nei campionati italiani senza i requisiti necessari, sulla base di autocertificazioni false; tenuto conto che dal 1° luglio è iniziata la nuova stagione sportiva e che nel mese di settembre prenderanno il via i vari campionati, risulta necessario verificare il rispetto di ogni norma e l'adempimento di ogni dovere in capo agli atleti e alla società, confidando in una chiusura sollecita delle indagini della procura federale e di quella del CONI prima del mese di settembre, sia per i dovuti provvedimenti del caso e sia pure per principiare i nuovi campionati nella legalità e nel rispetto formale delle norme, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga opportuno attivarsi, per quanto di competenza, al fine di procedere ad una verifica dei fatti; quali misure intenda adottare, pur nell'autonomia riconosciuta agli organismi dell'ordinamento sportivo, al fine di garantire il corretto svolgimento dei prossimi campionati italiani di rugby di serie A, B ed eccellenza. Atto n. 4-07347 LA PIETRA BARBARO DE CARLO GARNERO SANTANCHÈ Daniela PETRENGA Giovanna Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica Premesso che: la gestione della fauna selvatica in Italia sta divenendo un problema la cui soluzione risulta ormai improcrastinabile, visti i frequenti ed ingenti danni causati all'agricoltura; l'inazione protratta per diversi anni ha causato un'innaturale ed incontrollata diffusione di esemplari di fauna selvatica anche in habitat non propri, generando un danno alla biodiversità ed acuendo il rischio di marginalizzazione delle imprese agricole, con l'abbandono dei territori montani e collinari, riducendone produttività e competitività; i recenti dati certificati dall'ISPRA mostrano come l'incremento numerico dei cinghiali sia passato da 300.000-500.000 nel 2000, a oltre 600.000 nel 2005, fino a superare i 900.000 nel 2010, per attestarsi a oltre un milione negli ultimi anni, portando alla crescita anche della presenza degli stessi cinghiali nei contesti urbani; gli attuali piani di contenimento non risultano adeguati, come dimostra il rapido diffondersi di cinghiali contagiati dal virus della peste suina africana sul territorio nazionale ed il passaggio nel territorio laziale per la prima volta del virus ad un allevamento intensivo suinicolo; i rischi connessi all'incremento sproporzionato ed imprevedibile della fauna selvatica hanno provocato diversi incidenti, spingendo diverse compagnie assicurative ad includere la copertura per danni causati da incidenti con animali selvatici in polizze come la "kasko"; il problema gestionale è aggravato dall'assenza di un monitoraggio su scala regionale e nazionale delle popolazioni di ungulati, di lupi e altre specie selvatiche dannose per gli habitat in cui rapidamente si diffondono, con metodologie tecnicamente corrette che supportino la formulazione di piani di prelievo per tutte le specie, volte al ristabilimento dell'equilibrio naturale; l'impostazione dell'attuale normativa non è più attuale e non consente di intervenire efficacemente, impostata com'è su una conservazione della fauna selvatica spesso non più adatta allo sviluppo del territorio, non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista ambientale, della salute e della sicurezza stradale e, più in generale, dei cittadini, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano intenzionati a dare seguito alle proposte di modifica della legge n. 157 del 1992, al fine di garantire un'azione omogenea a livello territoriale, e quali iniziative urgenti intendano adottare per superare le criticità esposte. Atto n. 4-07348 DE BERTOLDI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: secondo quanto risulta dalle denunce degli operatori del settore giochi e scommesse e sale da gioco, gli effetti applicativi determinati dalla legge regionale 4 luglio 2013, n. 5, approvata dall'Emilia-Romagna, recante "norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate", stanno determinando gravissimi effetti economici e occupazionali sul territorio regionale, a causa del processo di delocalizzazione delle attività del gioco lecito, i cui trasferimenti si sono rivelati assolutamente non perseguibili per un diffuso fenomeno burocratico comunale, denominato "effetto espulsivo", che si è creato tramite la sovrapposizione delle mappature dei luoghi sensibili su altri strumenti urbanistici comunali (quali PRG, RUE, PSC e POC) creati ad hoc e peraltro totalmente interdittivi; gli effetti sul mercato del gioco regolare hanno determinato una serie di discriminazioni tra gli operatori locali con quelli delle altre regioni (oltre che fra gli stessi comuni) ed evidenti difficoltà in termini di la sicurezza dei luoghi di lavoro con denaro circolante, causando la perdita di 3.700 lavoratori (sui 5.200 addetti attualmente occupati nel gaming ), il cui conteggio che riguarda i dipendenti lavoratori, non considerando i titolari degli esercizi (per la stragrande maggioranza costituiti in forma di micro-imprese a conduzione familiare); al riguardo si evidenzia come la legge regionale abbia indirizzato le amministrazioni comunali dell'Emilia-Romagna ad adottare una mappatura dei luoghi sensibili (da individuare tra le categorie ricomprese nella medesima legge), con il compito di avviare procedimenti amministrativi retroattivi finalizzati alla chiusura indiscriminata di tutte le esistenti e regolari attività del gioco lecito con vincita in denaro, ma ubicate ad una distanza inferiore a 500 metri dai siti "sensibili"; al contempo, le misure contenute dal medesimo impianto legislativo hanno consentito agli stessi Comuni la piena e discrezionale facoltà valutativa di aggiungere e deliberare altre diverse tipologie, determinando pertanto un'ulteriore moltiplicazione delle aree interdette alla presenza o comportanti la delocalizzazione delle attività del gioco lecito; a giudizio dell'interrogante, ciò desta sconcerto e perplessità in relazione alle conseguenze per il tessuto socioeconomico che le disposizioni normative regionali stanno determinando sull'economia territoriale, considerato che circa il 90 per cento delle sale gioco, scommesse e delle slot machine esistenti dal 2017 con ogni probabilità cesseranno la propria attività entro la fine di giugno 2022, peraltro senza alcun indennizzo o ristoro a fronte degli investimenti e posti di lavoro persi, nei confronti di piccoli imprenditori che non avrebbero mai avuto la forza economica per delocalizzare l'esercizio, anche qualora fosse stato possibile (i cui investimenti, molto spesso, sono stati effettuati addirittura a distanza di pochissimo tempo dall'avvio dell'attività); non si comprendono inoltre le ragioni per le quali la Regione continui ad insistere nell'applicare una legge che detta norme di prevenzione e di contrasto alla dipendenza dal gioco d'azzardo, i cui effetti applicativi in realtà hanno comportato un'espulsione pressoché totale del gioco legale nei territori comunali della stessa regione (comportando il fallimento delle attività per gran parte delle imprese del settore), "monopolizzando" l'offerta di gioco in poche e concentrate zone, in capo peraltro alle grandi multinazionali, concessionarie dei bandi di gara; stridono inoltre, le dichiarazioni di condivisione e di soddisfazione del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, con riferimento alla recente decisione da parte della multinazionale del tabacco Philip Morris di realizzare un grande centro di ricerca di industrializzazione a Bologna, che garantirà 250 nuovi posti di lavoro, quando al contempo egli stesso non interviene in tempi rapidi per provvedere attraverso misure di tutela e salvaguardia nei confronti delle imprese regionali che operano nel settore legale dei giochi e delle scommesse che, nel frattempo, attivano le procedure per la dichiarazione di fallimento, con gravi ripercussioni occupazionali e prevedibili tensioni sociali, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto; se non convengano che le criticità in relazione agli effetti negativi e penalizzanti che la legge regionale n. 5 del 2013 sta determinando sul tessuto socioeconomico e nei riguardi delle imprese dell'Emilia-Romagna del comparto legale dei giochi e delle scommesse (già fortemente danneggiate dalle conseguenze determinate dalla pandemia e dalle difficoltà nell'accedere a mutui e finanziamenti bancari) rischiano di determinare gravissime ripercussioni sociali, produttive ed occupazionali a livello regionale, oltre a favorire il gioco illegale e le attività della criminalità organizzata; quali iniziative di competenza intendano infine intraprendere, anche attraverso iniziative fiscali e di tutela sociale, al fine di salvaguardare il comparto delle imprese dell'Emilia-Romagna del settore.