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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 347 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO, del vice presidente LA RUSSA e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,31). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico che è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali» (2320). Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 2005 Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2005, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi. Ricordo che nella seduta di ieri è stata respinta una questione sospensiva e ha avuto inizio la discussione generale. Faccio presente che il vice ministro Pichetto Fratin, seppure non seduto sui banchi dell'Esecutivo, è presente in Aula in rappresentanza del Governo. È iscritto a parlare il senatore Emanuele Pellegrini. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, prima del mio intervento intendo fare una premessa relativa ai lavori della Commissione giustizia in merito al disegno di legge che ci vede occupati oggi. Parlando dei lavori della Commissione, non posso che ringraziare il presidente Ostellari per il lavoro che ha fatto, per la relazione che ha svolto giusto ieri e nei giorni scorsi. Lo ringrazio, a differenza di quanto è stato proferito più volte in tutte le sedi sia parlamentari che televisive e mediatiche, per il tentativo di mediazione che ha svolto. Lo devo ringraziare anche per aver sopportato in maniera oserei dire stoica gli attacchi, che io definisco vergognosi, da parte di tutto quell'apparato mediatico che si è venuto a costruire attorno alla discussione di questo disegno di legge che ha portato a non comprenderne appieno i contenuti effettivi. Probabilmente questi contenuti non sono stati nemmeno affrontati da parte di chi guadagna con i follower e con i post su Facebook e Instagram, ma non voglio neanche degnare di troppa attenzione queste persone perché a noi interessa il merito di questo provvedimento, a differenza - ripeto - di quanto è stato detto anche in questa Aula nella giornata di ieri e nelle giornate precedenti. Detto ciò, voglio ringraziare il presidente Ostellari anche perché, iniziando la discussione del disegno di legge, abbiamo voluto portare al centro il contenuto, ma per affrontare il contenuto di un provvedimento di questo tipo abbiamo correttamente richiesto una serie di audizioni visto che - è stato già ricordato da altri colleghi - il contenuto del disegno di legge, e quindi delle audizioni svolte alla Camera, era diverso da quello del provvedimento attualmente all'esame al Senato. Abbiamo svolto circa 70 audizioni, oltre ad aver raccolto molto materiale da parte di tutti coloro che volevano dire la propria rispetto a questo testo di legge. 70 audizioni sono tante e trovo francamente scandaloso - lo dico con piena coscienza - il fatto che una certa parte di questo emiciclo trovi inadeguato il numero delle audizioni semplicemente perché probabilmente in molte di esse il concetto che veniva trasmesso era proprio quello che continuiamo a sostenere, cioè che il disegno di legge al nostro esame non va realmente a sostenere la lotta alla discriminazione e all'istigazione all'odio. (Applausi) . Ricordo che - come diceva il senatore Malan giusto ieri, se non ricordo male - in materia di affido condiviso a inizio legislatura è stata portata avanti una serie di disegni di legge per cui sono state svolte 120 audizioni. Il mio Gruppo, la Lega, non ha detto di non voler fare 120 audizioni. Abbiamo deciso di ascoltare il pensiero di tutti su un argomento che è molto meno divisivo di quello che stiamo affrontando oggi. Nessuno di noi ha detto nulla perché ascoltiamo, tant'è vero che poi dalle audizioni era venuta fuori una serie di apporti positivi. Poi però, purtroppo, quel disegno di legge si è arenato e mi auguro che lo sia solo per ora, perché anche quella è una tematica che non deve essere abbandonata e deve essere sostenuta. A noi, invece, cosa succede? Ricordo distintamente che, all'inizio della pseudo-discussione in Commissione sul disegno di legge Zan, la senatrice Cirinnà ha rilasciato un comunicato stampa - in questo a caso a parlare sono i fatti, con le parole che troviamo scritte sui giornali - in cui ha detto distintamente che il disegno di legge si sarebbe dovuto approvare così com'è. Sono notoriamente un fan del bicameralismo perfetto, perché credo che il confronto in più sedi possa portare a una norma più efficace e realmente pluralista. Constato invece che una certa parte politica continua evidentemente a rimanere a favore del monocameralismo, salvo poi far parte di questa Camera, con tutti i benefici che ciò comporta. Bella questa idea di democrazia: da una parte si vota e dall'altra si prende atto. Non sono d'accordo con questa impostazione, perché è sinceramente antidemocratica. (Applausi). Voglio però richiamare anche un altro passaggio avvenuto in Commissione, perché questa cosa non è passata adeguatamente. Vi dico a cuore aperto che sono sempre stato molto orgoglioso di sedere in quest'Aula, perché credo sia un privilegio rappresentare il popolo e i cittadini e credo veramente in questa missione. Alcuni mesi fa, durante una seduta di Commissione - eravamo in sala Zuccari: lo ricordo molto bene - ho assistito a uno spettacolo sinceramente vergognoso, in cui una discussione, che doveva essere nel merito del provvedimento in esame, si è tramutata in un serie di urla, strepiti e insulti. È stato veramente uno spettacolo indecoroso, tant'è vero che io, che prima avevo taciuto perché volevo ascoltare - mi hanno infatti insegnato che prima di contribuire, bisogna ascoltare le idee degli altri - in quella occasione ho preso la parola e ho manifestato tutto il mio disagio e, perdonatemi, anche il mio schifo, nell'assistere a come la funzione parlamentare possa scendere in basso. A tratti l'abbiamo visto anche nelle sedute di questi giorni: abbiamo dimenticato cosa voglia dire discutere la norma nel merito: discutere nel merito la norma e farlo per bene porta beneficio a chi ci ha votato e non lo dobbiamo dimenticare. Davvero in quella occasione ho provato un senso di inadeguatezza, perché ho provato veramente cosa voglia dire non essere in linea con quello che stava succedendo. Non si parlava di diritto in Commissione giustizia. Si deve invece parlare di diritto, di come si fa una norma e di come si tutelano i diritti, ma in quella occasione non l'abbiamo fatto. Credo che comportamenti del genere facciano probabilmente rivoltare i padri del diritto e i Padri costituenti. Quando percorriamo questi corridoi, leggiamo delle scritte e vediamo veramente chi ha lottato per la libertà e per la rappresentatività del popolo. Quando andiamo nelle Commissioni o veniamo in Aula e diciamo certe cose, probabilmente dovremmo ricordarcene e leggere quelle scritte, perché in tal modo possiamo arrivare davvero a risolvere i problemi che in questa sede dobbiamo affrontare. La discussione che si doveva intavolare non andava improntata sulla tutela di una serie di persone o di un'altra, ma dovevamo improntarla sul rispetto. Possiamo parlare di tutto, ma se non parliamo di rispetto per tutte le categorie, non andiamo a centrare l'obiettivo. (Applausi) . Non ho assolutamente nulla contro nessuna delle categorie che possiamo andare a tutelare con il disegno di legge in esame e anzi mi reputo di visioni molto ampie, molto più di quello che probabilmente si pensa. Credo però anche in un principio fondamentale, per cui la mia libertà cessa dove inizia quella altrui. Questo è un principio base di rispetto, che dobbiamo sempre tenere a mente. Non voglio fare attacchi personali, assolutamente. Ieri la senatrice Maiorino ha detto che al centro ci devono essere le persone e che oggi non ci sono gli strumenti per tutelare le persone che vengono qui richiamate. Vorrei ricordare alla senatrice Maiorino che probabilmente quello che cerca non è nel testo, ma è nel rispetto che richiamavo prima, che viene dal cuore e dalla testa, non da una norma. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. All'interno di questo disegno di legge si parla anche di disabilità. Vorrei tuttavia richiamare una cosa molto semplice: se noi facciamo una norma speciale per una situazione speciale, non si tutela lo speciale... (Il microfono si disattiva automaticamente). Vorrei ricordare a tutti una frase che penso che sia nota a molti; vorrei concludere il mio intervento in questo in questo modo, proprio per cercare di lasciare un seme. «Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All'umanità che ne scaturisce. A costruire un'identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo. In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell'apparire, del diventare… A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. È un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco». (Pier Paolo Pasolini). (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, questo è un caso in cui si dovrebbe parlare di dialogo tra sordi; ma in realtà è un dialogo tra un sordo e una parte dialogante. Qui c'è una parte politica che rifiuta di accogliere proposte emendative, sostenendo che il testo vada già bene così. Eppure in audizione sono state sollevate delle critiche. Penso ad esempio all'audizione del procuratore capo Domenico Airoma, il quale, sottolineando il suo intervento meramente tecnico, da operatore del diritto chiamato ad applicare le norme, ha detto, in buona sostanza, che alcune parti del provvedimento sono prive dei necessari requisiti di tipicità e tassatività della fattispecie incriminatrice; come a dire che l'area di ciò che è penalmente rilevante è incerta. Il testo contiene l'introduzione di un'aggravante speciale e su tale aggravante speciale noi abbiamo già detto di non avere particolari obiezioni, se non quelle relative eventualmente a una migliore formulazione del testo. Il principio secondo il quale vi sono dei reati commessi per fini discriminatori è giusto e corretto; l'idea che si possa commettere un reato perché magari mossi da odio verso una persona LGBT suscita riprovazione e repulsione. Ma il testo non si è fermato a questo; il testo ha cercato di fare assai di più. Mi riferisco a quella parte del testo dove viene introdotta una vera e propria nuova fattispecie incriminatrice, quella su cui ha concentrato la sua attenzione in audizione il procuratore (e non solo lui). L'ho citato perché il procuratore ha parlato da tecnico. La norma prevede la reclusione per chi istiga o commette atti di discriminazione fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale ed è stata costruita ricalcando quella già in vigore, che colpisce gli atti discriminatori per motivi razziali. Io comprendo la logica di chi ha scritto il testo, pensando ad esempio a quell'esercente di un pubblico esercizio che, fuori dalla sua discoteca, scrive: «Qui non entrano gli omosessuali». Certo, questo suscita indignazione, ma il problema è che il concetto di razza è spregevole, perché le razze non esistono: noi uomini nasciamo tutti uguali, il colore della pelle, la pigmentazione vale quanto la lunghezza dei capelli o il colore degli occhi, non vale nulla davanti alla legge (Applausi) . Mentre, dunque, il concetto di razza è falso e spregevole, il concetto di sesso non è falso, esiste geneticamente la differenza tra uomo e donna e questo non possiamo negarlo, tanto che addirittura le persone transessuali desiderano cambiare sesso, a riprova che c'è una differenza. Evviva quella differenza, dissero. Si crea un problema quando si tipizza una fattispecie incriminatrice che intende colpire la discriminazione per motivi di sesso, che possiamo forse anche punire; tuttavia già esistono altre sanzioni per il pubblico esercente che impedisce l'ingresso nel locale agli omosessuali, ma - perché no? - anche ai meridionali o agli immigrati, per quanto possano essere regolari. Tuttavia diventa reato o quantomeno integra gli estremi materiali del reato il dar vita ad un'organizzazione che intende sostenere solo la genitorialità eterosessuale, perché anche questa diventa tecnicamente una discriminazione; tutti pensano che sia una discriminazione ragionevole, ma la norma non permette tale distinzione. Da questo punto di vista la norma è tecnicamente sbagliata perché basterà incriminare anche una sola volta una persona che intenderà distinguere sulla base delle sue convinzioni sociali e religiose, per intimidire tutti gli altri a manifestare la loro opinione. Questo non deve accadere, perché il diritto penale non serve a colpire un bersaglio sparando a pallettoni. Il diritto penale è una cosa seria, che richiede norme precise e puntuali, perché colpire anche un solo innocente in nome di un ideale che si ritiene giusto vuol dire essere dei giacobini e sappiamo per quale ragione la storia ha consegnato questo nome a tristi ricordi. Devo dire che ieri - e lo dico con orgoglio e vanto - è stato un onore avere un colloquio con Franco Grillini, con cui ho discusso di questi problemi. Franco, che colgo l'occasione per salutare, mi ha detto di fare attenzione perché la norma che critico e in realtà è presente in tanti altri ordinamenti. Ha ragione, è vero. Sono andato a cercare, operando uno studio di diritto comparato, in quali altri ordinamenti c'è qualcosa di simile: ebbene, sin dal 2015 c'è una norma assai simile alla nostra, a quella di cui stiamo parlando, nell'ordinamento spagnolo, nel codigo penal. Non ve la leggo, ma è più o meno sovrapponibile a quella in discussione. Da qui l'estensore della norma ha preso il passaggio. Allora se c'è in Spagna va bene? No, perché per fortuna Internet non è solo il luogo dove ci insultiamo, alla faccia della tolleranza, su Facebook, ma è anche il luogo dove è possibile scaricare articoli scientifici. Se consultate Google Books o Google Scholar, troverete molti articoli in spagnolo che segnalano le gravi difficoltà interpretative che si accompagnano all'applicazione di questa norma. In Spagna stanno avendo gravi difficoltà a stabilire quale sia il discrimine tra la discriminazione lecita e quella illecita, tanto che nel 2019 si è resa necessaria una circolare della procura generale della Repubblica spagnola, volta a chiarire ai pubblici ministeri come applicare la disposizione. Queste incertezze durano ancora oggi, tanto che qualcuno ha proposto di abrogare la norma. Allora, se qualcuno prima di noi ci ha già provato e i risultati sono deludenti, se c'è in Spagna la preoccupazione che quella norma possa comprimere la libertà di manifestare le proprie opinioni, perché noi dobbiamo commettere lo stesso errore? (Applausi) . Non è in questione - attenzione - decidere se essere in questa sede, ora, adesso, favorevoli o contrari alla famiglia omosessuale. Non stiamo parlando di questo. Dobbiamo stabilire se consentire a un collega come Simone Pillon di dire la sua. Simone Pillon, che molti di voi contrastano, va contrastato con le opinioni, non mettendogli il bavaglio, non impedendogli di parlare. (Applausi) . Se volete contrastarlo, fatelo con le idee, fatelo con gli argomenti, fatelo con il ragionamento, ma non minacciando una sanzione penale. Nelle scuole bisogna insegnare la tolleranza. C'è un lapsus all'interno della norma: mentre la sanzione penale è volta a tutelare anche i disabili, vi siete dimenticati dei disabili nelle norme che invece intendono insegnare la tolleranza nelle scuole. Allora fatemi capire: va bene proteggere i disabili con la norma penale, ma poi agli studenti cosa insegniamo? Che esistono categorie più meritevoli di protezione, ancorché deboli, a scapito di altre? Non va bene. Nelle scuole dobbiamo insegnare ai ragazzi a essere dei buoni cittadini, a rispettarsi gli uni con gli altri e non si dà questo insegnamento se noi per primi rifiutiamo il dialogo e riteniamo che la controparte sia oggettivamente nel torto, a prescindere. Questo testo deve essere riformato, nel bene, a vantaggio di quelle categorie che vogliamo difendere. Non c'è l'infallibilità di una Camera a scapito dell'altra. Questo è un bicameralismo che serve proprio a correggere gli errori, a riflettere e a capire dove poter intervenire per consegnare all'ordinamento un testo chiaro e di facile applicazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Masini. Ne ha facoltà. MASINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, oggi siamo qui a discutere un disegno di legge che non parla di gestazione per altri, non parla di adozioni e non parla di teoria gender o di altre situazioni che ho sentito nominare in quest'Aula; parla di una cosa molto semplice: come ampliare le fattispecie dei crimini di odio anche alle discriminazioni e agli atti di violenza compiuti in ragione del sesso, del genere, dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere di una persona. Si chiede, quindi, di ampliare la norma e tra l'altro solo nella parte relativa all'istigazione alla violenza e non anche alla propaganda, come già per i crimini dovuti a motivi di razza, etnia, nazionalità e religione. Sul tema dell'omo-lesbo-bi-transfobia e di altre discriminazioni il nostro Paese ha sacche di arretratezza gravi e ciò non può essere negato o sminuito. Secondo Eurobarometro l'Italia, tra i Paesi avanzati, è tra quelli in cui la popolazione ha più difficoltà nell'accettare una società paritetica, al punto di ritenere, in gran numero, che gli omosessuali non debbano avere gli stessi diritti degli eterosessuali. È dunque una questione, questa, che non dovrebbe vederci schierati in opposte tifoserie, ma impegnati ad agire per mutare lo stato delle cose, ben consapevoli che i diritti e le libertà non sono affatto tutti uguali e che i diritti naturali, ovvero la libertà di esistere, essere, vivere e vivere appieno la propria esistenza, senza paura, vengono prima del fatto che si possa sentirsi liberi di esprimersi, al punto da minare l'altrui dignità. La libertà dalla paura è la prima delle libertà, perché, senza questa, tutte le altre non sono fruibili, sono libertà vuote. Quanto affermo era ben chiaro a John Locke quando disse che vi era un limite di tolleranza verso l'intolleranza e che, appunto, la libertà non è priva di confini. Non siamo infatti liberi di uccidere né di rubare; non siamo parimenti liberi, dunque, di minare la serenità e la sicurezza dell'esistenza di un altro essere umano in virtù di un pregiudizio sulla sua natura. Tutto questo è chiaro anche alla nostra Carta costituzionale, che enuncia nei suoi primi 12 articoli i principi fondamentali della nostra Repubblica e che agli articoli 2 e 3 ci parla, appunto, dei diritti inviolabili dell'uomo, quali la pari dignità sociale senza alcuna distinzione, al punto che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana. L'articolo 21 circa la libertà di espressione, in ogni modo niente affatto minato da questa legge, come già chiarito da numerosi costituzionalisti, seppur importante, viene dopo, molto dopo gli articoli 2 e 3. Data l'importanza delle tematiche in oggetto, dunque, sarebbe stato un bel segnale avere maggiore condivisione da un lato e più mediazione dall'altro. Credo che abbia sbagliato chi, in una fase iniziale, quando il disegno di legge era alla Camera, ha scelto di tenersi fuori dal dibattito, talvolta usando anche atteggiamenti pretestuosi o argomentazioni palesemente inesatte; ma allo stesso modo credo oggi che sbagli chi si ostina in posizioni di chiusura a un ulteriore confronto, delegittimandone le finalità. Penso che si debba provare fino all'ultimo perché, comunque la si voglia mettere, un ultimo miglio possibile per un tentativo di incontro c'è ancora. Non sto dicendo che porterà a un risultato - questo non posso saperlo - ma so che è necessario provarci se davvero qui teniamo tutti ai diritti e non alle bandiere. Rivendico in Forza Italia un atteggiamento costruttivo, anche nel lavoro in Commissione già ai tempi della Camera; ma all'epoca, l'eccessiva polarizzazione delle parti, per cui non vi era stata l'apertura al dialogo che c'è stata qui, ha portato al lavoro che non è uscito bene: prova ne è quell'articolo 4 da noi voluto che forse è, secondo il mio parere, quello più critico della norma, più ridondante, più lacunoso e più insidioso. In questo ramo del Parlamento è cambiato qualcosa e finalmente sento anche meno nominare le statistiche a supporto di chi sostiene che si sta parlando di un non problema per il basso numero di casi di violenza specifica denunciati. Si sta iniziando a comprendere che tali dati non sono corretti, perché altri dati e statistiche ci dicono che, purtroppo, invece, il nostro Paese è messo molto male a livello di tolleranza e rispetto, come ho già detto. Ci dice, poi, la Polizia di Stato che i reati e le discriminazioni di questo tipo sono in aumento - scusate, mi manca l'aria - e rispondono a caratteristiche di under-reporting e under-recording per cui sembrano meno di quelli che in realtà sono. Per questo non sono rilevati dalle statistiche specifiche. L' under-reporting è la difficoltà della vittima nel denunciare l'aggressione subita per quello che è, per paura, vergogna e per tanti altri motivi, mentre l' under-recording risponde alle difficoltà, per gli organi di Polizia, di registrare il dato correttamente, anche qui per vari fattori, non ultimo perché manca la norma specifica in cui catalogarli. Quindi, è proprio necessario occuparsi di ampliare il perimetro dei crimini di odio, colmando un vuoto normativo. I crimini di odio sono crimini specifici; chi ne è vittima, lo è per quello che rappresenta con la sua identità di essere umano, non è una vittima per una casualità futile. Il motivo è legato all'essenza, alla dignità, alla libertà di esistere di quell'individuo e alla comunità che rappresenta. Il motivo è sostanza, è significante e infine, se si accetta che si sia dedicato il 604 -bis del codice penale per motivi che esulano dalla natura dell'individuo, suppongo che lo si possa accettare anche per questo. Va detto, poi, che alla vittima di umiliazione e discriminazione importa il giusto di sapere che vi sarà una pena più severa; ciò che è davvero importante è altro, ovvero vivere in una società adulta, matura, educata al rispetto. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 10,08) ( Segue MASINI). La società civile è a maggioranza consapevole; gli italiani si dicono favorevoli a una legge di questo genere (...) scusate... PRESIDENTE. Non si preoccupi, senatrice, prenda pure il tempo di cui ha bisogno. MASINI (FIBP-UDC) . Purtroppo sono arrivata all'ultimo secondo e mi manca l'aria perché ho fatto le scale. Va detto che alla vittima di umiliazione importa il giusto, quello che importa è una società educata al rispetto. La società civile è a maggioranza pronta e consapevole. Gli italiani infatti si dicono favorevoli ad una legge di questo genere, addirittura anche a questa, così com'è, pur con tutte le criticità, alcune oggettive, e i timori che sono stati trasmessi loro. Fra questi italiani favorevoli, dato che i numeri non sono opinioni, ci sono anche elettori di centro destra. Per il mio partito si parla del 48 per cento di favorevoli; saranno meno o di più il punto non è questo. Il punto per me è rispondere a chi voglia ritenere che una posizione come la mia non sia propria di un certo elettorato, perché invece lo è. Certo, ripeto, arrivare a un percorso più ampio e condiviso, limando alcune vaghezze, senza con ciò stravolgere l'impianto normativo, sarebbe auspicabile e l'atteggiamento di chiusura e solo forzatura non fa bene né ai diritti, né alla democrazia. So però che giunti a questo punto sarebbe grande la sconfitta di vedere ancora una volta morire un disegno di legge per il quale, in venticinque anni, tutte le volte che è stato tentato un iter legislativo, non è stato poi terminato ed è stato affossato in uno dei due rami del Parlamento. Venticinque anni che una comunità di persone è costretta a sentirsi figlia di uno Stato minore; venticinque anni in cui l'Italia indietreggia rispetto a posizioni di civiltà presenti negli altri Paesi a noi fratelli per cultura e livello democratico, dove leggi come queste sono state votate da Governi di tutti i colori politici. Quando capì di me, mia madre mi disse «ho paura per te»; tutti i genitori hanno paura per i propri figli, per il loro futuro, per la loro salute, per un incidente, per una casualità amara del destino, ma non tutti sono costretti ad avere paura per una società immatura, che ritiene che tuo figlio o tua figlia possano o debbano essere un soggetto più vulnerabile per quello che è. A voi tutti auguro di poter guardare negli occhi i vostri cari, quelli di oggi e quelli di domani, e anche quelli che un domani saranno diversi dai vostri desideri e poter dire loro «io, nel mio piccolo, ti ho protetto dalla paura». Ringrazio la mia capogruppo Anna Maria Bernini, i miei colleghi senatori e il mio partito Forza Italia per il rispetto che mi ha sempre dimostrato. (Applausi) . PRESIDENTE. Grazie, senatrice Masini, l'abbiamo ascoltata con molta attenzione. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo il disegno di legge Zan ha l'obiettivo di proteggere tutti, la comunità LGBT, le donne, gli uomini, i disabili, dai cosiddetti reati dell'odio, cioè l'istigazione a commettere atti violenti o discriminatori nei loro confronti. Il disegno di legge di cui oggi discutiamo, già approvato alla Camera dei deputati, si compone di diversi articoli attraverso i quali si modificano i delitti contro l'uguaglianza previsti dagli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale per aggiungere alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi, anche gli atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità. L'espressione orientamento sessuale è già utilizzata nella legislazione italiana, ad esempio, nel codice della privacy , il cui articolo 7 afferma che le pubbliche amministrazioni garantiscono parità e pari opportunità tra uomini e donne e l'assenza di ogni forma di discriminazione, diretta o indiretta, relativa al genere, all'età, all'orientamento sessuale, alla razza, all'origine etnica, alla disabilità, alla religione o alla lingua nell'accesso al lavoro, nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e nella sicurezza sul lavoro. L'espressione identità di genere si ritrova, ad esempio, nell'ordinamento penitenziario all'articolo 1, dove impone di improntare il trattamento penitenziario ad assoluta imparzialità senza discriminazioni in ordine, tra l'altro, al sesso, all'identità di genere e all'orientamento sessuale. Questo disegno di legge, che ci auguriamo concluda il suo corso con l'approvazione, interviene solo contro chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione e di violenza. Siamo l'ultimo Paese tra i fondatori dell'Unione europea a non avere una normativa penale in tal senso. C'è una forte necessità di tutelare le vittime e di prevenire la violenza di ogni tipo, sia fisica che verbale, e per comprendere la necessità e l'urgenza di una giusta legge contro la misoginia e l'omotransfobia è sufficiente guardarsi intorno, aprire le pagine di un giornale e semplicemente parlare con le vittime delle discriminazioni, le vittime dell'odio e di un sistema in cui il diverso è additato come persona da temere, perché non lo si conosce, non si è ben compresa la sua diversità e quindi se ne ha paura. Per questo è una legge necessaria e urgente, perché l'Italia ha bisogno di rafforzare la cultura dell'uguaglianza e del rispetto per l'altro e questo può avvenire punendo l'odio e la violenza, promuovendo concrete azioni sul piano culturale e sociale per il sostegno delle vittime, per spiegare e far capire che la diversità non deve far paura, ma è una peculiarità della natura, com'è la biodiversità, e come tale deve essere valutata o - io direi - rivalutata. (Applausi) . Ed è esattamente questo che fa il disegno di legge Zan: prevenire, contrastare, sostenere, sensibilizzare, creare unione e non divisione. I fatti di cronaca denunciati da numerosi quotidiani nazionali e locali hanno segnalato l'esponenziale aumento, sia nel numero che nella gravità, di atti di violenza, azioni legate a discriminazioni, per motivi di orientamento sessuale e di identità di genere orientati a colpire il diverso, a colpire i disabili. La legge prevede anche un recupero di chi commette il reato tramite vari percorsi all'interno di organizzazioni di volontariato. In questo senso la sanzione sarà rieducativa, come previsto dall'articolo 27 della Costituzione. Inoltre, si mettono in campo iniziative di formazione nelle scuole per combattere il bullismo omotransfobico e di ogni altra forma. E qui torno ai disabili: certo, in questi giorni fa molta più scena parlare delle diversità collegate al sesso, ma semplicemente perché la nostra società è abituata a trattare ciò è di forte impatto, ma pochi hanno posto la loro attenzione sui disabili, che sono fortunatamente previsti dal disegno di legge, i cosiddetti portatori di handicap . Certo fanno meno scalpore, perché continuano a restare nell'ombra, ma l'articolo 3 della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità le riconosce per la prima volta in modo esplicito come parte della diversità umana e dell'umanità stessa. Il principio sancisce che essere una persona disabile non è meglio o peggio rispetto a non esserlo e che non sono le caratteristiche di un individuo a definirlo svantaggiato, ma il contesto in cui è inserito. In altre parole, la disabilità è il risultato dell'interazione tra condizioni individuali, definite fuori dalla norma, e una società non preparata ad accoglierle. Non a caso in inglese le persone con disabilità vengono dette «disabilitate», rese non abili dal contesto, costruito a misura di cittadini normodotati. Le discriminazioni contro i disabili ci sono: si chiamano abilismo, sono manifestazioni di violenza abilista, le aggressioni fisiche o verbali, come «sei un handicappato» o «sei un Down». Notizie continue di cronaca denunciano episodi di violenza vera e propria, come quelle avvenute in una struttura residenziale per ospiti disabili a Palermo, o di aggressioni come quella subita da una ragazzina con disabilità, picchiata da un gruppo di coetanei a Roma, o ancora in casi di maltrattamento di persone disabili da parte delle loro famiglie. Esiste poi una forma di abilismo più subdola, cioè la tendenza a definire le persone unicamente in base alla loro disabilità, riferendole in modo stereotipato e connotando la loro diversità con un senso di inferiorità. Guardate, essere una donna disabile è più stigmatizzante di essere una donna abile o un uomo disabile; essere una donna lesbica o trans con disabilità ha un impatto ancora più grande. L'essere donna è condizionato dall'essere una persona disabile o viceversa, come anche essere lesbica o trans condiziona il proprio modo di vivere la femminilità e la disabilità. Dove voglio arrivare? Al fatto che l'essere donna, trans, disabile ed omosessuale non sono blocchi monolitici, ma si influenzano a vicenda: le persone LGBT con disabilità sono vittime di discriminazioni multiple, esattamente come le donne disabili, perché le discriminazioni non si sommano, ma si moltiplicano. Non posso dimenticare i disabili. Non sapete cosa significhi quando tua figlia torna a casa e ti dice: «Mi hanno detto che sono diversa. Non sono come loro e non posso quindi giocare con loro»; oppure quando torna con la felpa tutta disegnata con scritte poco piacevoli o si sono inventati un gioco per beffarsi di lei, in cui la fanno abbaiare, le lanciano la palla e lei fa il cane da riporto; direte che è poca cosa, perché non è stata picchiata, ma hanno frustato la sua anima e le cicatrici le porterà per sempre. Questo disegno di legge quindi non è pericoloso. Per chi lo è? Per quelli normali? E che cos'è la normalità? (Applausi) . Quello che cerco di dirvi è che la situazione è delicata. Confido in uno sforzo di coesione nella maggioranza: è il momento di vincere le paure, di avere il coraggio di cambiare in meglio e di andare oltre, per unire con un filo la rete della vita. Questo disegno di legge non danneggia nessuno e non toglie diritti; semmai, aggiunge un tassello in più al mosaico dell'uguaglianza nel nostro Paese. Noi del MoVimento 5 Stelle supportiamo questo disegno di legge, perché da sempre il MoVimento è per la difesa dei diritti di tutti e soprattutto di coloro che spesso sono dimenticati, perché in questo unico Pianeta che abbiamo siamo una sola e unica comunità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, il dibattito che stiamo affrontando oggi non è per nulla scontato e neppure secondario, come qualcuno vuole strumentalmente farci credere. Siamo in Aula ad affrontare una discussione in merito a un disegno di legge che altro non è che un bavaglio imposto dalla dittatura del pensiero unico che, usando la scusa delle discriminazioni, peraltro già punite dall'attuale ordinamento, con relative aggravanti, tenta in realtà di eliminare ogni possibile voce di dissenso. Il disegno di legge Zan è ideologico, profondamente sbagliato e antidemocratico. La verità è che, dietro a molti esponenti del politicamente corretto che oggi si battono per questa proposta, si celano in realtà colossi della finanza e del marketing , che promuovono uno stile di vita consumistico, intento ad annientare ogni forma di identità e differenza, dal genere al pensiero dissidente. Il piano è chiaramente quello di creare un esercito di burattini, che, mercificando le loro vite e facendosi profilare in tutto e per tutto, vadano a formare l'archetipo del perfetto consumatore, annullando ogni scelta personale. (Applausi) . Oggi qualcuno vorrebbe vivere in una società che neghi le figure del padre e della madre per quelle del genitore 1 e del genitore 2: non più maschio e femmina, ma un essere indeterminato e autodeterminato, con il paradosso di non fermarsi al genere umano. Se così fosse, cosa potremmo fare, se un domani qualcuno dovesse sentirsi di appartenere al genere animale oppure di provenire da un altro pianeta? L'eccesso di libertà provoca inevitabilmente un annullamento della verità, portando caos normativo e annacquando i giusti provvedimenti che già esistono contro le discriminazioni. Siamo convinti, cari colleghi, che in politica le giuste e doverose rivendicazioni dei diritti debbano seguire un binario legislativo ben preciso, altrimenti rischiamo un cortocircuito, come nel caso del disegno di legge Zan, di cui oggi stiamo discutendo. Ad oggi, esiste già un numero potenzialmente illimitato di generi: ad esempio, il famoso social network Facebook, nelle fasi di iscrizione, ne censisce già diversi, ma questi come possono essere determinati e identificati, se il genere è una scelta arbitraria e non biologica? Come porre limiti per legiferare e certificare l'appartenenza, più o meno duratura nel tempo, a un certo genere? Se una persona ogni giorno ne sceglie uno diverso, come adottare misure di sostegno a una determinata categoria, come nel caso delle quote rosa, del femminicidio, del lavoro delle diverse categorie, delle discipline sportive e dei regimi carcerari? Affermiamo sempre più spesso il valore della parità di genere e dell'esserci dimenticati delle differenze, anzi delle bellissime differenze di genere che la natura ha creato tra uomo e donna. Se non ci sono differenze, vorrà dire che domani tirare un pugno in faccia a un uomo o a una donna avrà lo stesso impatto sociale? I maltrattamenti sulle donne e sugli altri generi autodeterminanti saranno parimenti sanzionati? Capite, colleghe e colleghi, che, senza differenze, né direzione, non ci sarebbero più tutele per le categorie più fragili? Questa è una vera e propria discriminazione al contrario. Presentare il disegno di legge Zan solo come una proposta per aggiungere all'elenco delle categorie particolarmente protette dalla legge Mancino anche quelle dei discriminati per sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere è estremamente fuorviante. Chi non sarebbe d'accordo con questo? Discriminare qualcuno per futili motivi, perché si veste in un certo modo o è omosessuale, è assolutamente folle e va punito severamente, ma siamo davvero sicuri che allungare l'elenco di queste categorie non costituisca di per sé un discrimine nei confronti delle altre? I senzatetto, le persone sovrappeso, quelle con disturbi psichici o semplicemente con una corporatura più fragile sono forse più discriminabili? No, cari amici: la verità è che bisogna riconoscere che già adesso la legge punisce severamente ogni forma di discriminazione, comprendendo già le aggravanti che il disegno di legge Zan vorrebbe introdurre. Basta vedere il numero delle sentenze che giustamente confermano quanto detto. A riprova del fatto che il disegno di legge Zan è orientato, più che a combattere le discriminazioni, ad affermare una nuova ideologia, basterebbe osservare con attenzione le stesse proposte di legge che l'onorevole Zan e altri hanno presentato in passato, in cui tutti i riferimenti all'identità di genere, all'indottrinamento scolastico e agli altri punti controversi non erano nemmeno considerati (come nel disegno di legge del 2013, i cui primi firmatari erano gli onorevoli Scalfarotto e Zan, o la proposta di legge del 2018, i cui primi firmatari erano gli onorevoli Zan e Annibali). Perché, allora, aggiungerli soltanto ora? Se fosse stato solo un disegno di legge contro le discriminazioni, probabilmente l'avremmo votato tutti all'unanimità, ma la verità è che il disegno è molto differente e subdolo. Non solo, ma ad oggi - dobbiamo ricordarlo - non risulta esserci in Italia un'emergenza legata al problema dell'omotransfobia, cioè una diffusione allarmante di violenze o discriminazioni basate sull'orientamento sessuale, tali da rendere necessari ulteriori interventi del legislatore. Benché il nostro Paese venga percepito - anzi, venga fatto percepire - da qualcuno come omofobo, i dati non supportano questa suggestione mediatica. Le più ampie ricerche della European Union Agency for Fundamental Rights (FRA) dell'Unione europea hanno rivelato, sia nel 2014, sia nel 2020, che l'Italia è tra i Paesi più sicuri d'Europa per quanto riguarda concreti episodi di violenza, minaccia e discriminazione. Ecco perché in conclusione, signor Presidente, al contrario, ho l'impressione che il vero obiettivo di questo disegno di legge sia permettere a chiunque di parlare e di sostenere la propria contrarietà a una minoranza che continua ad arrogarsi il diritto di imporre una propria visione. Tuttavia, noi di Fratelli d'Italia, per difendere i principi e i valori che hanno forgiato la nostra cultura millenaria, continueremo la nostra battaglia di libertà, senza odio e senza alcuna discriminazione. Lo faremo consapevoli di andare controcorrente, con l'unico scopo di non permettere l'annientamento della nostra civiltà, condannata a soccombere contro un male che la sta annullando in modo irreparabile. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, inizialmente non avevo molta intenzione di intervenire sul tema, nonostante a me piaccia molto il dibattito e, anzi, qualcuno giustamente mi faccia notare che parlo anche troppo. Alla fine, però, ho ceduto alla tentazione di parlare su questo argomento. Ciò che mi ha colpito moltissimo, che ho letto negli articoli di qualche commentatore sui giornali e che volevo ribadire pubblicamente, è quanto segue: com'è possibile che il Senato - come probabilmente è successo alla Camera - si sia ridotto a una guerra, da qualcuno definita manichea (ma scegliete voi il termine che preferite), su un tema del genere, in un momento politico come questo? All'inizio, quando si è cominciato a parlare del disegno di legge Zan, non mi ero tanto posta il problema. Sbagliando, mi ero detta: con tutto quello che c'è da approvare - soprattutto in Commissione giustizia, dove abbiamo all'esame una serie di riforme, che sarebbero quelle urgenti, per le quali il Presidente del Consiglio sta parlando con i leader di tutti i partiti - adesso, perché c'è fretta, non possiamo sicuramente andarci a impantanare in un tema divisivo, a maggior ragione perché, tra l'altro, sempre il Presidente del Consiglio, sostenuto peraltro da una larga maggioranza, aveva cortesemente chiesto di evitarne. (Applausi) . Cosa facciamo, dunque? Naturalmente, mi assumo la mia quota di responsabilità, perché ho sottovalutato la questione, lo ammetto. Riusciamo a creare un precedente che non ho mai visto in Senato: per carità, sono alla prima legislatura, ma posso dire che in quella in corso non era mai accaduto che un atto arrivasse improvvisamente in Aula, senza un'analisi in Commissione. Alla fine, probabilmente, le famose mediazioni avremmo potuto trovarle lì. Ne abbiamo trovate tante, no? Ricordo a qualcuno che ce ne sono state, ma lasciamo perdere i precedenti, altrimenti perdo il filo del ragionamento. Penso che ci sia un punto fondamentale. Pongo la domanda a me stessa e la rivolgo a tutti voi. Secondo voi, quando si andrà a votare, nel 2022 o nel 2023, le forze politiche riceveranno un giudizio dai cittadini sulla base di questa contrapposizione, che durerà tre o quattro giorni, o di quanto e come abbiamo sostenuto l'azione di un Governo che ci deve tirare fuori dalla pandemia e dalla crisi economica (Applausi) o, ancora, sulla base del fatto che, avendo un po' di dati tali per cui si gira senza mascherina, ciò ha fatto sì che, come i bambini dell'asilo, abbiamo fatto una sorta di tana libera tutti? Non è possibile una cosa di questo genere, anche perché lo stare insieme, come vediamo tutti i giorni, è una questione che pesa. Non riesco a capire per quale motivo si debba portare il peso, da una parte, e non si debbano raccogliere i risultati, dall'altra, quando poi abbiamo un Governo che i risultati li porta a casa e parla poco. Quindi, dovremmo parlare noi; dovrebbero essere le forze politiche a spiegare ai cittadini cosa si sta facendo di buono. Invece, stiamo una settimana a discutere di questo, con un clamore mediatico impressionante. Nessuno discute delle cose che accadono. Ieri il Presidente del Consiglio è andato in un carcere e ha parlato chiaramente di una disfatta collettiva. Non possiamo essere distonici completamente rispetto a ciò che fa il Governo. Potremo scivolare in qualche bandierina, ma non possiamo essere distonici; aver fatto una divisione di questo genere, secondo me, è distonico e sbagliato, perché c'erano mille modi per affrontare questo disegno di legge. (Applausi. Commenti) . Non so se sono prepotente, ma secondo me è proprio un problema di miopia. In politica non si campa sulle ventiquattr'ore: la differenza la fa chi guarda oltre. È questo il punto fondamentale. (Applausi) . Lo dico a me stessa per prima e lo dico a tutti. La famosa "visione" è importantissima, perché è quella che distingue e non vorrei che fosse frainteso come termine, ma si tratta della capacità di guardare lontano. Guardiamo lontano anche per questo. Abbiamo problemi e lo sappiamo benissimo, perché se n'è discusso anche alla Camera, e le questioni fondamentali sono relative al concetto di istigazione. Non lo sto a ripetere, in quanto l'hanno spiegato tanti colleghi molto meglio di me. Rischiamo di avere un ordinamento in cui nella pratica il confine sottile tra la libertà di pensiero e l'istigazione può diventare deflagrante. Lo hanno detto in tanti e vorrei citare ciò che hanno giustamente sottolineato nei documenti presentati in audizione i rappresentanti dell'Unione dei giuristi cattolici, perché hanno fatto una disamina, secondo me, molto equilibrata, che va ricordata. Detto questo, il motivo per cui ho ritenuto opportuno parlare è ricordare a noi stessi le priorità. Abbiamo davanti normative che potrebbero - ma non devono - trovare rallentamenti. Credo che sia giusto e che sia anche il tempo che ci concentriamo su quelle, perché, secondo me, prima della pausa estiva, dobbiamo mettere alcuni punti sulle riforme che riguardano il settore della giustizia. Lo dobbiamo fare nella nostra Commissione, con tutti i pareri annessi e connessi, che attengono naturalmente alla Commissione bilancio. Concludo dicendo che, in particolare, non amo una cosa del disegno di legge Zan. Mi riferisco al fatto che sia stata aggiunta anche la parte relativa ai disabili. Me ne chiederete il motivo (voglio farli insultare? No). Credo che sia una ipocrisia, perché chi vuole che effettivamente un disabile non sia discriminato deve avere il coraggio - che, non so perché, non riusciamo ad avere - di cambiare, tanto per cominciare, la legge n. 68 del 1999, perché il disabile è umiliato e discriminato nel momento in cui cerca un lavoro, che - lo sappiamo benissimo - le aziende non gli danno, perché preferiscono pagare la multa. (Applausi) . Questo è molto più scandaloso, secondo me, o, meglio, non lo è di più, perché è scandaloso tutto, ma la questione dei disabili, a mio avviso, va affrontata in un altro contesto, anche perché abbiamo già una coda di paglia, a causa del fatto che le pensioni per gli invalidi sono state innalzate solo a seguito di una sentenza della Corte costituzionale. (Applausi) . Rispetto le posizioni di tutti e sto in Forza Italia per questo, per la libertà, per il rispetto soprattutto di quella degli altri e delle persone che vogliono vivere la loro vita come ritengono. Non concordo però sul mischiare questioni profondamente diverse e spero che il modo in cui è stata concepita l'istigazione non diventi in prospettiva un boomerang . Colleghi, ricordiamo che siamo tutti insieme per fare delle cose e, cortesemente, concentriamoci su questo, visto che dobbiamo stare tutti insieme. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, come molti di voi, sono in quest'Aula da circa tre anni - qualcuno c'è sicuramente da più tempo - ho fatto il consigliere regionale, vivo in Toscana e ho incontrato tante persone. Incontro persone che hanno problemi con la loro azienda e con il lavoro e che in questa pandemia hanno perso veramente tanto e soffrono. In tutti questi anni, però, non ho mai trovato persone che mi dicessero di sentirsi discriminate perché usiamo le parole mamma e papà, invece di genitore 1 e genitore 2. Vi do alcuni dati. Colleghi, è da mesi che siamo chiusi qui in Senato per fare questa discussione e ogni tanto mi sembra che veramente viviate su Marte. Se aprite i giornali anche voi, trovate che 10 milioni di persone potranno entrare in crisi di povertà e noi siamo qui a parlare del disegno di legge Zan. A Firenze - così vi avviso - 422 lavoratori vengono licenziati dalla GKN, dalla sera alla mattina, tramite email, ma noi siamo qui a parlare del disegno di legge Zan. C'è il Covid e si registra un aumento dei suicidi, arrivati a 4.000 l'anno in Italia, ma noi siamo qui in Aula a parlare del disegno di legge Zan. Ci costringete a parlare di questo tema, su cui poi mi addentrerò, per proporre una soluzione, che è semplice. Ci sono gli sbarchi di immigrati, che arrivano nel nostro Paese. Nel 2019, dal 1° gennaio al 14 luglio, erano 3.186, con il ministro Salvini. Dal 1° gennaio 2021 ad oggi, invece, sono stati 24.000 gli immigrati sbarcati e noi siamo qui in Aula a parlare del disegno di legge Zan. Non cito poi i problemi delle partite IVA, perché forse li conoscete anche voi. Qual è dunque la battaglia? Ragioniamo sugli obiettivi e non sulle ideologie. Colleghi, penso che noi e voi abbiamo un obiettivo comune e condiviso sicuramente dalla maggior parte di voi, che è quello di aumentare le pene per chi discrimina in base all'orientamento sessuale e alle proprie vocazioni. Su questo siamo d'accordo. Se l'obiettivo comune è quello, ritengo che in quindici-venti giorni o in un mese si possa approvare il disegno di legge in esame: basta prendere l'articolo in cui si aumentano le pene in caso di discriminazione. Invece, qual è il vostro obiettivo (non dico di tutti, ma di alcuni di voi)? Per capirlo, leggiamo gli articoli sui quali non ci troviamo d'accordo. Prendiamo l'articolo 1, ad esempio, così rimane agli atti. Sicuramente alcuni cittadini lo hanno letto e altri ci sentono discutere: siamo tutti d'accordo sull'aumentare le pene per chi discrimina, ma non siamo d'accordo su questi punti. Leggo dunque una parte dell'articolo 1 e dopo ne leggerò anche altri: «Per identità di genere si intende l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione». Cosa significa? Dobbiamo spiegarlo. Mettiamoci d'accordo sull'aumentare le pene a chi discrimina. Andiamo a leggere ad esempio l'articolo 4, che secondo me è veramente il più preoccupante di tutti. Si parla di libertà delle scelte, «purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori». Cosa si intende per atto discriminatorio? Così lasciamo un margine aperto alla magistratura. Se dico di preferire "mamma" a "genitore 1" o "genitore 2" (poi mi insegnerete se l'1 è la mamma e il 2 è il babbo, perché anche lì c'è una discussione), è discriminatorio o no? E se si sveglia un magistrato e ti manda l'avviso di garanzia perché discrimini? Ce ne possono essere tanti di esempi. Se vado in classe a dire di preferire il presepe anziché non fare nulla è discriminatorio o no? Eliminiamo questi punti e approviamo un testo di legge che condividiamo. Se l'obiettivo è comune, vi invito a ragionare su di esso, non su quello che ci divide oggi, ma su quello su cui siamo tutti d'accordo. Magari però il vostro obiettivo è diverso ed è distruggere i valori di questa civiltà, le nostre tradizioni. Per distruggere un albero, si tolgono le radici; quando le togli, distruggi l'albero e tutti i valori. (Applausi) . Qual è il vostro intento, allora, distruggere i valori o aiutare? Qual è il vostro obiettivo? Fermiamoci. Se l'obiettivo comune è dare una pena maggiore a chi discrimina, facciamolo. Perché dovete introdurre tutti questi tasselli, che vanno poi anche a creare la paura di dire una battuta con gli amici? A me è successo di sentirmi chiedere da una bambina di sette anni se si possono sposare due uomini o due donne. Dove l'ha imparato? Lasciamoli giocare e vivere la loro giovinezza; poi ci penseranno gli educatori ad aiutarli, con la famiglia. Sicuramente la maggior parte di voi lo fa in buona fede; penso però che all'interno di quest'Aula qualcuno lo faccia in malafede, per togliere i valori della nostra comunità e della nostra civiltà. Vivo in Toscana e vi porto l'esempio della comunità "Il Forteto", che magari è partita con delle buone idee, per aiutare alcuni bambini; poi alla fine si è evoluta e abbiamo visto tutti cos'è successo. Ecco: fermiamoci, ragioniamoci e approviamo l'aumento delle pene per chi discrimina, ma tutto il resto togliamolo. Su questo la Lega c'è, noi ci siamo; facciamo di questa legge qualcosa di buon senso e di veramente importante per il Paese, che oggi ci sta guardando. Concludo dicendo di preferire "mamma" e "papà" a "genitore 1" e "genitore 2": lo dico prima che entri in vigore questa legge, perché poi magari sarà considerato un atto discriminatorio. Grazie e buon lavoro a tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, devo dire che abbiamo ascoltato una carrellata molto ampia e variegata di interventi, che sicuramente arricchiscono una discussione così importante. Provengo da un mondo politico - lo voglio dire ai colleghi della sinistra - che sa bene cosa vuol dire essere discriminati: nelle scuole, al lavoro, nella vita di tutti i giorni e in politica. Per noi, senza fare del vittimismo che sicuramente non ci appartiene, a volte è stato difficile anche solo esprimere le nostre idee. Abbiamo sofferto una discriminazione che è arrivata fino alla violenza, perché siamo qui senza mai dimenticare il sangue di tanti ragazzi morti per le strade, sui quali ancora si deve indagare e dei quali si è parlato troppo poco. Venendo da una storia di discriminazione senza solidarietà, non posso e non possiamo non essere d'accordo con qualsiasi iniziativa che voglia aiutare chi è discriminato a sentirsi meno solo, più accettato e più integrato nella società, perché chiunque ha il diritto di essere felice e di vivere compiutamente la propria esistenza. Sentiamo però i sostenitori di questo disegno di legge dire che c'è un complotto delle destre oscurantiste per oscurare tale progetto di civiltà. La realtà, invece, è che questo movimento non nasce dal basso, come ho sentito dire in Aula, né prende spunto da realtà di disagio vero, intimamente rilevante, che pure ci sono e delle quali dobbiamo occuparci. La verità è che questo movimento trae la sua linfa vitale dalle multinazionali, da chi gestisce i social network, dalle grandi produzioni televisive e dai grandi centri di poteri finanziario. Tutto questo meccanismo è allineato nella promozione del movimento LGBT. Fatemelo dire: questo movimento è potente. Chi di voi non guarda Netflix? Guardate le produzioni e quale futuro hanno immaginato per noi i grandi potenti di questo mondo, per cui l'ordine è inginocchiarsi al Black lives matter . Lo abbiamo visto nella finale dei campionati europei di calcio, in cui addirittura, più delle bandiere degli Stati nazionali, è diventata fondamentale quella arcobaleno: gli stadi devono essere colorati della bandiera arcobaleno; se non lo fai, sei un retrogrado, solo perché pensi che magari per un bambino sia opportuno avere un padre e una madre di sesso diverso. (Commenti). PRESIDENTE. Per cortesia, senatore Ruspandini, come sa, richiamo chiunque. Senatore, in questo momento la sua voce sta sovrastando quella del collega che sta intervenendo, quindi, innanzitutto per rispetto al suo collega e all'Assemblea, la invito anche a non gesticolare, perché non è rispettoso, né tanto meno gradito. Prego, senatore Ruspandini, prosegua il suo intervento. RUSPANDINI (FdI) . Oltre a ridicolizzare e punire chi, per esempio, pensa che per un bambino sia opportuno avere un padre e una madre di sesso diverso, l'ordine dei campioni del globalismo e del progressismo più estremista (gli influencer, i cantanti, i calciatori e tutto lo star system : conosciamo bene lo schema, perché è già "accaduto" negli Stati Uniti d'America) è quello di ghettizzare tutti coloro che la pensano in maniera diversa, a cominciare dall'Est della nostra Europa: i barbari di Orbàn e quegli Stati canaglia che hanno soltanto una visione più tradizionalista della vita sono da punire, però nessuno dice una parola sui milioni di musulmani che fate entrare in Europa, che vengono da Paesi dove l'omosessualità, quando va bene, viene vista come una malattia, e, quando va male, viene punita con la pena di morte. (Applausi) . Invece di parlare di Orbàn, vedete chi state facendo entrare in questo momento dalle nostre frontiere. (Applausi) . Ve la prendete con noi, quando, come sapete, si stanno organizzando i campionati mondiali di calcio nel Qatar; quindi, le multinazionali prima hanno preso i soldi e adesso organizzano i mondiali in Qatar, dimenticando un dettaglio: in quel Paese Qatar si sta discutendo se le donne siano all'altezza di entrare a vedere la partita! (Applausi) . Dove sono le multinazionali del pensiero unico? (Applausi) . Dove sono le sirene del buon senso e della civiltà, nonché le bandiere arcobaleno nelle scuole? Dove sono? Prima vengono i soldi, poi è chiaro che ci stanno i diritti. Prima il dio denaro. Insomma, potrei parlare per ore. Altri colleghi hanno voluto concentrarsi sulle questioni di diritto che il disegno di legge mette in campo, ma l'ipocrisia che sottintende questa proposta è sotto gli occhi di tutti. Pretendono di pianificare una società in cui non esistono principi non negoziabili, si allargano diritti e si distruggono, si disintegrano e si stravolgono le identità, senza pensare che, sgretolando le radici, si fa un danno a tutte le persone, soprattutto a quelle più deboli. Il vero rischio, com'è stato già detto, è che questo megaesperimento sociale, che è alla base dei fenomeni che gestiscono come grandi burattinai questo mondo, in realtà, dietro una finta promozione dell'amore, nasconda una propaganda di odio, di violenza e, quello sì, di vera discriminazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, ci sono momenti nella storia di un Paese che segnano passaggi epocali. Sono momenti importanti, in cui si comincia a costruire il percorso che porterà la società a salti culturali, ad acquisire nuovi diritti e doveri, a creare nuove sensibilità e a rafforzarne di consolidate e a renderci più democratici e civili. Si tratta di momenti così importanti che chi ne è protagonista in prima persona dovrebbe sentire forte la responsabilità che porta, ponendosi nella migliore disposizione rispetto all'apertura di dialogo, al confronto e alla mediazione, per giungere a un risultato di partenza condiviso. È il caso del momento segnato dalla discussione del disegno di legge recante misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità. Partiamo da un presupposto essenziale, innanzitutto, quello del profilo procedurale e poi di merito. Siamo il Senato della Repubblica, uno dei due rami del Parlamento, con pari poteri, doveri e dignità: va bene che noi siamo modesti e generosi, ma perché tanto clamore e tanta fretta di chiudere un provvedimento così delicato e volerlo lasciare così com'è, quando alla Camera ci è rimasto per più di un anno? Sono convinta che tutto il can-can mediatico e social , l'ideologizzazione selvaggia, l'intransigenza e il muro alzato contro ogni mediazione, per poter piantare una bandierina partitica, siano quanto di più sbagliato per affrontare un tema come quello dei diritti LGBTQ e dell'istigazione alla discriminazione e all'odio, che dovrebbe essere, invece, trattato in maniera seria, alta, trasversale e profonda, trattandosi di una materia di civiltà, che dovrebbe unire e renderci più forti e non dividere. Il disegno di legge in esame, nascendo a tutela dei diritti e del rispetto della persona e della libertà individuale, proprio da questi principi imprescindibili dovrebbe essere retto. Si tratta di un provvedimento che non avrebbe dovuto neanche avere un cognome e che dovrebbe segnare una svolta nel sistema culturale e sociale di una Nazione, che dovrebbe trovare un punto di incontro e non punti divisivi, che lascerebbero aperto uno scontro che non dovrebbe mai più esistere. Invece, il padre del disegno di legge cosa afferma? Cosa dice? Dice che non si media sulla pelle delle persone. Cosa vorrebbe sottendere quest'affermazione? Che deve semplicemente vincere il più forte? Che ce la dobbiamo giocare a braccio di ferro e chi butta il braccio dell'altro sul tavolino vince? Che ci dovremmo dividere in buoni e cattivi? Non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo essere semplicemente spettatori. Le poltrone di quest'Aula non sono quelle di un cinema e noi non siamo, non vogliamo e non possiamo essere spettatori passivi. Siamo i rappresentanti del popolo, di tutto il popolo, e una legge equa e giusta deve trovare un punto di incontro e non di scontro, non creare spaccature sociali. Qui rischiamo di snaturare il ruolo altissimo del Parlamento, e sottolineo del Parlamento, non di un social o di un dibattito al bar. Una legge di civiltà, di evoluzione culturale, dovrebbe essere una legge di pacificazione, non di divisione; dovrebbe trovare un punto ideale di mediazione per diventare davvero un momento di evoluzione e non di involuzione. Non dovrebbe, nel corso della discussione, avere fuori dal palazzo la polizia per paura di scontri; non è possibile che una legge contro l'odio generi odio a tal punto da aver creato due tifoserie contrapposte. Questo non è buono. È la base. Senza condivisione e pacificazione non avrà vinto nessuno, e qui non si tratta di far vincere una parte o l'altra, ma di far vincere la libertà, i diritti, il rispetto. Per Forza Italia il rispetto della dignità della persona umana, la tutela delle libertà individuali, ma anche la tutela del diritto pubblico vengono sopra tutto, ed è per questo che il nostro approccio è stato, è e continuerà a essere sempre molto serio. Non perdiamo questa importantissima possibilità di fare un grande passo avanti sociale e culturale. Non rischiamo - per il desiderio di taluni - di mettere una bandierina dimostrando integralismo intollerante, di gettare via tutto, di essere più contenti nel dire «è colpa loro se abbiamo perso» piuttosto che dire che abbiamo vinto tutti. Se ancora il bicameralismo perfetto regge il nostro potere legislativo non dobbiamo averne paura. È evidente - lo ripeto - che la politica è mediazione, come è evidente che questo Parlamento rappresenta tutti, ogni singolo cittadino che è entrato nell'urna di un Paese democratico e ci ha affidato la grande responsabilità di essere rappresentato. Ricordo quando in quest'Aula, proprio qua, da questo stesso banco, nella XVI legislatura fui relatrice di un'altra legge di civiltà, quella sulla equiparazione dei figli, per eliminare l'odiosa aggettivazione naturale e legittimo all'interno del codice civile, quindi le discriminazioni conseguenti; quella che io rinominai la legge Filumena Marturano: i figli sono figli. Anche allora si accese un dibattito molto serrato, ci furono veri e propri scontri, ma ce la facemmo, e in Senato, con grande orgoglio, la legge passò all'unanimità, perché alla fine ci sedemmo tutti insieme e appianammo le divergenze trovando i punti ideali di mediazione a tutela del nostro bene più prezioso, i figli. Oggi il punto di mediazione va trovato a tutela del bene supremo, la libertà di ognuno, peraltro garantita dall'articolo 21 della Costituzione, per arrivare a imparare a crescere nelle differenze, rispettando ogni persona in quanto persona. Fermiamoci per un attimo a pensare che il risultato delle prove Invalsi - oggi è su tutti i giornali - ha dato un esito, a mio avviso, da insegnante, da madre, da parlamentare, terribile, inquietante. I nostri ragazzi delle superiori sono fermi al livello delle medie. Su questo dovremmo correre ai ripari, altrimenti non avremo giovani in grado di sviluppare la propria coscienza critica per compiere le scelte migliori e per sviluppare le corrette sensibilità, così come dovremmo intervenire e investire il debito del PNRR se vogliamo che si trasformi in un leverage , in una leva di redditività, che non è solo quella economica; la redditività è anche quella dello spessore culturale di un popolo, quindi occorre investire sui formatori e sulla scuola. È un altro discorso, ma si inserisce serenamente in questo che stiamo trattando. Quindi, rispetto e tutela della dignità della persona umana senza distinzione alcuna vuol dire tutela e rispetto di ogni persona, quindi, anche di chi chiede di trovare un punto di incontro che consenta di licenziare questa legge facendo svolgere al Parlamento, la più importante istituzione della rappresentanza popolare, la sua funzione essenziale: esprimere la prerogativa più alta per garantire che il pensiero di ognuno trovi casa nella composizione di una legge. Non costringete questo Parlamento a un voto politico rispetto all'arroganza di un leader che lancia un Diktat senza se e senza ma e che essendo leader di una sola parte - il Partito Democratico nella fattispecie - costringerebbe gli altri a sentirsi condizionati in una scelta. Sono certa che anche all'interno del Partito Democratico ci sono, giustamente, sfumature di pensiero diverse tra loro che se fossi un leader di partito, tenderei a rispettare per non rischiare poi sorprese al momento del voto. Vorrei questa legge più armoniosa in quanto legge di civiltà e di rispetto, più rispettosa dei sentiment dei vari movimenti di opinione. Anche l'opinione pubblica è spaccata e noi dobbiamo essere i garanti di un provvedimento che venga accolto nel migliore dei modi da tutti e che non diventi paradossalmente strumento di divisione e di scontro. Qui si parrà la nobilitate del Parlamento, qui si parrà la nostra capacità, la nostra serietà, la nostra volontà di voler davvero licenziare una legge fatta bene per tutti, come deve essere una buona legge. È in un momento come questo, su una legge divisiva non nel suo nucleo sostanziale, ma in sfumature molto delicate, che noi dovremmo dimostrare di meritarci il ruolo che ci hanno affidato i cittadini, riuscendo a fare quello che si dovrebbe fare su ogni provvedimento: trovare la sintesi ideale. Irrigidirsi sulle posizioni, parlare di punti non negoziabili servirà solamente ad allargare sempre di più il divario politico e questa è l'ultima cosa utile per un provvedimento che gira una pagina della storia italiana. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Vecchis. Ne ha facoltà. Forse abbiamo qualche problema con il microfono. Senatore, provi con il microfono nella postazione vicina. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, pensavo fosse iniziata la censura già da ora. PRESIDENTE. Confidi sempre nella Presidenza e si affidi ad essa con fiducia e serenità. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Confido nella Presidenza, ma... (Commenti) . Iniziamo con la censura. PRESIDENTE. Dialoghi... DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . In amicizia con la senatrice Cirinnà. PRESIDENTE. Assolutamente ricambiata. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, con il mio breve intervento vorrei evidenziare quello che ci deve unire e non dividere, ovviamente la condanna di ogni violenza e forma di discriminazione. Dobbiamo però anche evidenziare con forza l'importanza della libertà di pensiero, libertà messa in discussione dall'articolo 4 del disegno di legge Zan, a mio avviso, per un eccesso del politicamente corretto. Vorrei soffermarmi proprio su tale articolo ed evidenziare che non è ben specificato cosa si intende con «idee non idonee». Un perimetro pericoloso tra pensiero libero e offesa, che non ha una delimitazione chiara, lasciando ampio spazio alla discrezionalità di una terza figura; chi decide cosa è idoneo? Questo va specificato. Non stiamo parlando di amore, di sentimento, che non mettiamo in dubbio, ma del codice penale e quindi dobbiamo essere chiari. Serve certezza nella norma, c'è poco da fare. Non possiamo lasciare allo sbaraglio i cittadini senza una norma chiara. La libertà di opinione non può mai essere compressa, mai, e per questo ci batteremo in tutte le sedi, ovviamente sempre che essa sia canalizzata all'interno del rispetto culturale e della cultura stessa in quanto termine importante. È questo che mi fa riflettere, non accettare e rigettare l'appello della Lega al dialogo è un atto ideologico incomprensibile; trincerarsi dietro una posizione non condivisa da tutti è una dimostrazione di debolezza politica. Avete delle idee deboli e lo stiamo dimostrando tutti i giorni con i nostri interventi, articolandoli in nome della Costituzione italiana. È una debolezza che rischia di dare vita ad una nuova inquisizione, una moderna caccia alle streghe nei confronti di chi giustamente è convinto che la famiglia è composta da mamma e papà. (Applausi) . Io stesso ho subito un linciaggio social per un post nel quale rivendicavo il ruolo dei genitori biologici, un linciaggio mediatico. Per questo esprimo solidarietà ai senatori Pillon, Ostellari e a tutti i miei colleghi che sono stati veramente linciati sui social perché hanno espresso la loro opinione libera: uomini coraggiosi, che vanno contro il pensiero unico. E con forza, appunto, voglio gridare: le idee non si processano, un modello di vita non si processa, un credo religioso non si processa. Vogliamo parlare dell'articolo 7, che istituisce percorsi all'interno della scuola? È un articolo molto confuso: non si specifica chi è tenuto ad organizzare questi corsi sull'omofobia e soprattutto con quali competenze. Parliamo di cultura gender ? Se così fosse, mai e poi mai ci troverete d'accordo. Libertà per i ragazzi italiani e le ragazze italiane di crescere come credono, senza essere influenzati. (Applausi) . Il pensiero unico non può essere l'unico dogma imperante; la diversità delle idee è il sale della democrazia. (Commenti del senatore Pillon) . Grazie di cuore Simone, detto da te è un complimento. PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza. Il senatore Pillon avrà molte occasioni. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Mi rivolgo a tutti gli uomini liberi, alle persone che hanno il coraggio di mettere la loro libertà a disposizione di tutti, perché da domani - ma sono convinto che non accadrà - potremmo essere meno liberi. È per questo che credo che ognuno sia libero di vivere la propria sessualità come meglio crede, ma ciò non autorizza nessuno né a limitare le libertà altrui, né a influenzare la crescita dei ragazzi. Sarebbe bello vedere tanta enfasi anche davanti agli innumerevoli crimini subiti dai cristiani nel mondo. Cito un ultimo caso (in molti, troppi, fanno finta di saperne poco o nulla, girano la testa): sapete che una giovane italo-marocchina di ventitré anni è stata arrestata in Marocco e condannata a tre anni di carcere per un post pubblicato su Facebook ritenuto blasfemo e offensivo per l'Islam? È troppo facile accusare e richiedere sanzioni contro Orbàn e la democrazia ungherese, mentre andare contro culture, che voi ritenete anche legittime, che limitano le libertà degli omosessuali e delle donne non è facile, perché avete paura. È facile colpire Orbàn e le democrazie, ma non avete il coraggio di colpire questi Stati islamici, con forme di sanzione o critica anche culturale, perché per voi molto spesso sono gli immigrati che diventano manodopera a basso costo per le vostre amiche multinazionali. Anch'io posso fare del sentimentalismo, leggendo i messaggi che mi arrivano. Prima erano tutti commossi e attenti ai messaggi che arrivano di gente che si sente discriminata, i quali hanno la nostra solidarietà, ma io vi leggo i messaggi che mi arrivano anche da altra gente che merita grande solidarietà dalla politica: i lavoratori. La sinistra, infatti, ormai ha abbandonato la classe operaia per diventare serva delle lobby , anche delle lobby ricchissime che non hanno sicuramente né problemi economici, né di diritti. Ecco, i messaggi che mi sono arrivati: «Il fondo volo non è arrivato; a fine mese non riusciamo a fare la spesa. Però qui ce ne freghiamo, dobbiamo parlare di altro, perdere tempo con leggi inutili, quando non abbiamo la cassa integrazione. Se permettete mi commuovo di questo, non di altro. Lancio un messaggio all'intelligenza di sinistra, soprattutto a quelle persone che in questi giorni, credendosi di essere elevate sia sotto l'aspetto culturale che sociale, ci stanno criticando: noi non abbiamo paura e per difendere un'idea, per difendere la verità e per difendere la libertà siamo pronti anche alla galera. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, vorrei innanzitutto fare alcune considerazioni sul metodo seguito. Siamo abituati, come Senato e come ramo del Parlamento, a ricevere disegni di legge già confezionati, pronti da approvare e di iniziativa governativa, che riguardano misure urgenti contenute in decreti-legge e che spesso riguardano temi economici o scadenze che vengono prorogate. Talvolta, e non di rado, ci è capitato anche di farlo attraverso voti di fiducia. Oggi ci occupiamo di un provvedimento di iniziativa parlamentare giunto dalla Camera dei deputati che non ha nessuna data oltre la quale il testo non sarebbe più valido. Eppure ci viene presentato come inemendabile, quindi come immodificabile, e l'unica testimonianza che ci viene concessa è quella di un intervento nell'Aula del Senato. Peraltro, questo testo ci viene esibito come il frutto della mediazione di tutte le forze alla Camera, e viene detto a noi moderati liberali di Forza Italia che il contributo dei nostri deputati è stato determinante per scrivere il testo ora in esame. È stato determinante il contributo di tutti, ma il nostro apporto di senatori non è richiesto: non possiamo proporre o approvare modifiche altrimenti si snatura la ratio del testo, frutto - si dice - di un equilibrio delicato. Ma il contenuto del disegno di legge Zan ha fatto manifestare forti preoccupazioni da parte del mondo intellettuale e dell'università, oltre che del mondo cattolico. Quindi non è, come qualcuno vuol far credere, che da una parte ci sono i rozzi e gli insensibili e dall'altra coloro che si prendono cura dei soggetti più deboli. La preoccupazione del mondo cattolico e accademico sta proprio nel fatto che si vogliono cristallizzare definizioni non chiare in norme giuridiche, alcune delle quali aventi carattere penale. Si prova quindi, scrivendole in forma normativa, a trasformare in dogmi delle definizioni che sono ancora oggetto di dibattito scientifico, ma che potrebbero cambiare, fino ad annullarlo, anche il concetto tradizionale della famiglia. E si prova, dunque, attraverso l'introduzione di questi dogmi, a limitare la libertà di manifestazione del pensiero che - lo ricordo - è tutelata dall'articolo 21 della Costituzione. Se è giusto punire le azioni o le parole che istigano alla violenza o ledono la dignità di una persona, non lo è però perseguire il dissenso o le critiche rispetto ai temi trattati nel disegno di legge che ormai porta il nome del deputato del Partito Democratico. L'esperienza comparatistica dimostra come norme analoghe a quelle contenute nel disegno di legge Zan abbiano portato all'incriminazione di persone per aver sostenuto che il matrimonio si fonda sull'unione di un uomo e di una donna o per essersi espressi criticamente verso alcuni atteggiamenti sul piano della sessualità, senza nessun legame con la violenza e con l'odio, e senza aver leso la dignità di alcuno. Anche il contenuto degli atti discriminatori e vietati non è definito in modo puntuale dal disegno di legge: così possono essere oggetto di sanzioni penali molte scelte delle persone che sono espressione di libertà protette dalla Costituzione, come quella di religione, di riunione, di associazione, di iniziativa economica ed altre. Molte sono le associazioni aperte solo a persone di uno o dell'altro sesso, che potrebbero veder minata la propria esistenza. Diverse possono essere le valutazioni sulle tematiche oggetto del provvedimento da parte delle confessioni religiose: pensiamo, ad esempio, alla nota della CEI a nome della Chiesa cattolica, ma anche alle scelte delle imprese di pubblicizzare i prodotti con immagini di coppie eterosessuali, e persino alle decisioni di alcuni artisti di non mettere il proprio estro e la propria creatività a servizio di determinate cause che potrebbero essere considerate ostili a qualche altra parte. Peraltro ci sono già esperienze di altri Paesi che hanno norme simili a quella che ora si vuole introdurre in Italia. Negli Stati Uniti un pasticcere è finito in tribunale per non aver voluto preparare una torta per celebrare una unione tra persone dello stesso sesso. Nel Regno Unito alcune associazioni cristiane che promuovevano l'adozione sono state costrette a chiudere perché contrarie alle adozioni da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso, che invece sono ammesse. Per non parlare dei carcerati maschi che hanno chiesto di cambiare istituto penitenziario dichiarandosi di sesso opposto e la questione degli sportivi nati maschi che vogliono gareggiare con le sportive nate femmine. Pericolose appaiono anche le norme che utilizzano la scuola per promuovere ideologie di vario tipo, come quelle di genere, che vengono imposte per legge ai bambini, ai giovani e alle loro famiglie e non invece il rispetto e l'amicizia tra i ragazzi che sono il fondamento della nostra istruzione. La disciplina ora sottoposta all'esame del Senato è anche fondata per molti aspetti su concetti assai ampi e indefiniti e rimette così la scelta dei comportamenti da punire alle valutazioni arbitrarie dei giudici, in contrasto con i principi di legalità, di tassatività e di certezza in materia penale garantiti dalla Costituzione repubblicana. L'articolo 4 del disegno di legge definisce addirittura, per renderli punibili, i comportamenti illegittimi, cioè garantiti dallo stesso ordinamento, qualora essi siano capaci a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori. Di fronte a tanti dubbi e a tante perplessità, anche molto autorevoli, perché sono stati espressi dal mondo accademico, da magistrati, da Presidenti di Consulta, il Senato anziché chiudersi avrebbe dovuto aprire un serio confronto tra le forze politiche e tra queste ultime e tutta la società civile sui temi oggetto del provvedimento. Siamo ancora alla discussione generale, ma l'augurio è che chi adesso si trova fermo ed immutabile sulle proprie posizioni si predisponga al dialogo, all'accoglimento di quelle modifiche che introducano una legge necessaria a tutelare determinati soggetti, ma che sia anche giusta e non discrimini tutti gli altri. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Pietro e Valerio stanno insieme da quindici anni. Mi hanno contattata nel 2016 in occasione dell'approvazione della legge sulle unioni civili, ringraziandomi per avergli restituito i loro diritti e la gioia di poter tornare a vivere nella propria terra, perché proprio grazie alla legge sulle coppie di fatto potevano finalmente scegliere di rientrare in Italia dopo essere stati per anni all'estero, per vivere qui liberamente il loro legame. Alcuni mesi fa, però, quei due ragazzi mi hanno scritto di nuovo raccontandomi che erano in procinto di ripartire perché in Italia non si sentono sicuri, sono stati più volte aggrediti per strada con insulti ed offese da parte di malintenzionati che li hanno assaliti dopo averli sorpresi mentre semplicemente si stavano baciando in pubblico. Purtroppo non sono i soli a subire simili soprusi: solo nell'ultimo anno, una persona LGBT su quattro ha subito minacce, violenze ed abusi omofobi sono aumentati in un anno del 9 per cento, numeri che da soli bastano a far capire quanto sia urgente approvare una legge che tuteli le persone dall'intolleranza, quell'intolleranza di chi non accetta che l'amore sia libero e personale. Solo trent'anni fa l'omosessualità rientrava ancora nell'elenco dell'Organizzazione mondiale della sanità tra le malattie mentali. Oggi l'omosessualità non è più considerata un disturbo, ma le persone LGBT in Italia, vale a dire lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender , sono ancora esposti ad una condizione di vulnerabilità a causa di discriminazioni basate sull'orientamento sessuale; discriminazioni che non solo sono scorrette dal punto di vista etico, ma che sono anche una violazione del principio di uguaglianza tutelato specificatamente dalla nostra Costituzione, che prevede che tutti i cittadini debbano essere messi nelle condizioni di esprimere la propria personalità e di vederla rispettata nel contesto sociale e collettivo. L'autonomia delle persone e la loro espressione nella società sono strettamente legate al rispetto e alla parità di trattamento che ricevono dagli altri ed è compito delle istituzioni, quindi è compito nostro, garantire l'individuo non solo come singolo ma anche nelle relazioni interpersonali e affettive ed è compito del legislatore lavorare per realizzare una società libera basata sul rispetto dei diritti e sulla valorizzazione delle persone, così da non permettere che l'identità o l'orientamento sessuale siano motivo di aggressioni di nessun tipo. Ecco perché è importante approvare questo disegno di legge, perché fa sì che ognuno sia libero di esprimere liberamente il proprio sé, senza subire limitazioni o violenze ingiuste ed intollerabili. Siamo, infatti, convinti dell'importanza della libertà personale anche nei sentimenti e nelle scelte di vita familiare. Il provvedimento ha inoltre il merito, grazie all'intervento della collega Lisa Noja alla Camera, di considerare atti discriminatori anche tutti quegli attacchi, quelle violenze e quegli atti di bullismo rivolti verso disabili, episodi che troppo spesso, ancora oggi, purtroppo rimangono impuniti. Come Italia Viva, ci preme molto che questo provvedimento venga votato in tutti i passaggi salienti. Sia in Commissione che in Aula, abbiamo sempre sostenuto col nostro voto l'evolversi dell' iter del disegno di legge, ma temiamo che insistere ottusamente per la votazione in Aula, senza un accordo preliminare tra i Gruppi di maggioranza e senza un tentativo di mediazione tra le diverse forze politiche, significhi rischiare che il disegno di legge non vada in porto. Già ieri l'altro, con il voto sulle questioni pregiudiziali, abbiamo visto che il provvedimento è passato con appena 12 voti di scarto; e ieri ancora peggio, con appena un unico fragilissimo voto palese per scongiurare la questione sospensiva. Sono numeri, non supposizioni, che ci dicono che, ad ogni voto segreto, il rischio che il disegno di legge venga affossato sarà molto grande. Ecco perché continuiamo a confidare nel fatto che si possa ancora raggiungere un'intesa. Se fosse stata accolta la sintesi elaborata dal relatore, presidente Ostellari, che aveva sostanzialmente recepito in toto anche le nostre proposte emendative, adesso con certezza potremmo definitivamente approvare il provvedimento al Senato e potremmo blindarlo, con l'accordo politico di votarlo alla Camera nel giro di poche settimane ponendo la fiducia. Questo grazie a modifiche che non sminuirebbero il senso del provvedimento, perché si tratta di formulazioni simili, estratte da un analogo disegno di legge, presentato sul medesimo argomento dal collega Scalfarotto. Proposte che erano già state condivise e sottoscritte dall'onorevole Zan ad inizio legislatura. Con questi nostri emendamenti, noi chiediamo di fare politica. Fare politica significa essere disposti a scendere a compromessi. Il muro contro muro non porta da nessuna parte. Bisogna sapere mediare per poter trovare punti di incontro che interpretino gli interessi dei cittadini e delle cittadine. Come Italia Viva alla Camera abbiamo approvato il testo attuale del disegno di legge Zan perché lì c'erano voti sufficienti. Oggi, però, se vogliamo portare a casa il risultato, dobbiamo confrontarci con i numeri del Senato e la realtà ci dice che i numeri al Senato, con alta probabilità, non saranno abbastanza. Ecco perché mi sento di rivolgere a mia volta un appello alle forze parlamentari riformiste e liberali: modifichiamo insieme il provvedimento. Sediamoci ancora attorno ad un tavolo e individuiamo quegli aspetti che ci consentano di perseguire un consenso ampio, tale da blindare la legge senza esporla a brutte sorprese. Il provvedimento è troppo importante per rischiare che decada nella anonimità di voti segreti. Sono tanti i colleghi che si riconoscono nell'idea di un'Italia moderna ed europea e di un Paese dove le libertà personali vengono riconosciute e tutelate. È a questi colleghi che mi rivolgo; a loro mando l'invito ad esprimersi a favore di alcune modifiche puntuali, che portino ad un più largo consenso e che ci consentano di trovare insieme un compromesso attraverso il quale approvare la legge senza intoppi. Questa legge è urgente, è necessaria. È una legge per una società orientata a domani ed esprime il bisogno di un ammodernamento sociale, per un salto in avanti che è opportuno che l'Italia compia. Noi di Italia Viva siamo convinti che non sia giusto fare delle battaglie fini a se stesse senza creare i presupposti per portare a casa il risultato. E riteniamo che non sia corretto nei confronti delle persone muoversi con l'unico obiettivo di guadagnare qualche follower in più, se poi i diritti si perdono per strada. Noi non siamo per una politica del lascia o raddoppia. A noi premono i risultati concreti. Siamo quelli delle unioni civili e siamo qui oggi per aggiungere un ulteriore tassello al percorso della parità dei diritti avviato con il nostro provvedimento nel 2016. Non ci piace doverci ritrovare in Aula a fare gli scongiuri, appesi all'incertezza di qualche voto di scarto. Da noi di Italia viva continua ad esserci un voto leale e costruttivo, in linea con quanto fatto fino ad ora. Ma siamo sicuri che l'atteggiamento del resto della maggioranza potrà dirsi altrettanto leale e trasparente? Se, come temiamo, nel corso di singoli voti segreti i numeri tradiranno questo provvedimento e lo faranno decadere, non ci si venga a dire che siamo stati noi di Italia Viva a farlo affossare. Noi voteremo convintamente a favore del disegno di legge, come abbiamo fatto in ogni passaggio fino a questo momento e invitiamo tutti a fare altrettanto, così che ci sia un consenso sufficiente per farlo passare, così che storie di aggressione come quelle a Pietro e a Valerio possano finalmente venire denunciate e condannate. Ma se vogliamo realmente cambiare questo Paese è ora di uscire dal vicolo cieco di posizioni teologiche e vedere come tutelare davvero gli interessi di tanti ragazzi e persone perbene che chiedono soltanto di potersi amare senza fare del male a nessuno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, approfitto di questa modalità intima del Senato di stamattina e, soprattutto, di questa discussione che mi sembra tra sordi, nel senso che si confrontano due blocchi ideologici. Vorrei dire che sono due placche tettoniche che si trovano nell'impossibilità di avvicinarsi o di allontanarsi. PRESIDENTE. Quelle si avvicinano, invece. ZAFFINI (FdI) . Presidente, come lei sa, a volte si avvicinano e, a volte, si allontanano. La discussione di oggi è più immobile delle placche tettoniche perché vedo che il dibattito gira intorno a totem ideologici, a surrogati di pensiero. Mi spiego e lo dico soprattutto a quei colleghi che in buona fede cercano il dialogo e un testo, come l'ultimo intervento che mi ha preceduto, che riesca a sintetizzare i motivi dove c'è accordo. Colleghi, in realtà - spero di sbagliare, ma temo di non sbagliare molto - dietro a questo provvedimento c'è un consueto atteggiamento di un certo pezzo di sinistra che, avendo nel tempo depauperato la portata del proprio pensiero ideologico sotto i colpi di un tatticismo esasperato (che, ad esempio, vede oggi il PD governare insieme alla Lega), è costretta a surrogati di pensiero che deve blindare. Il pensiero della sinistra viene da un pensiero forte con il quale non ho nulla da spartire, ma che rispetto profondamente, laddove ancora esiste, tant'è che rispetto quei colleghi che ancora nutrono quel pensiero e lo manifestano esplicitamente, concretamente e coerentemente. Gran parte della sinistra, però, questo pensiero se l'è giocato; la sbrindellato, l'ha perso dietro un percorso ipertattico per dover gestire il potere a tutti i costi, e gli ultimi dieci anni rispetto a questo sono assolutamente palesi, lampanti ed esaustivi. Di cosa c'è bisogno per aggregare? Di montare il nemico, di costruire il totem ideologico e, allora, a turno riscopriamo il pericolo del fascismo e l'intolleranza nei confronti del diverso. Apro una parentesi. Ma che cos'è diverso e cos'è uguale? È diverso anche il pensiero. Giustamente si pretende il rispetto per il diverso, ma secondo me è un'offesa anche definirlo tale perché per me, invece, non c'è niente di diverso in una persona che sceglie nella propria vita di fare ciò che vuole rimanendo nel lecito. Per me non c'è nulla di diverso e, quindi, non lo considero un diverso. Mi torna in mente il termine che conoscevamo da ragazzi «invertito». Lo ricordate? Per me è un offesa ovviamente ed è un'offesa anche dire che è un diverso. Per me non è un diverso; è un uguale, ma io sono per l'uguaglianza in partenza e, comunque, qui rischiamo di divagare. Quindi, di fronte a un testo che dovrebbe o vorrebbe tutelare il diverso, io mi chiedo quale maggiore diversità va tutelata, se non quella del pensiero, quella di poter esprimere liberamente, tranquillamente e serenamente il proprio pensiero, anche quando è assolutamente incontrovertibile. In alcuni passaggi di questo testo, come dicono illustri giuristi, ci sono trappole anche per chi esprime concetti di una solarità lampante. Se ad esempio si dice che non esistono evidenze scientifiche che ci dicono che, al di là delle donne, qualcuno possa procreare, questo passaggio, qualora sia inserito in una discussione dove c'è di mezzo un ragionamento che attiene all'orientamento sessuale - chiamiamolo così - può essere giudicato da un magistrato zelante come discriminante o istigatorio, perché lascia totale libertà di giudizio, senza mettere paletti o parametri. E vi garantisco che questo, alla prima sentenza, come è stato correttamente fatto notare da alcuni colleghi intervenuti precedentemente, costituirà giurisprudenza. Colleghi, non immaginate cosa stiamo aprendo o pretendereste che aprissimo con questo passaggio. Mi rifiuto però di pensare che ciò non possa essere compreso dai colleghi che ho di fronte e quindi immagino che ci sia qualcosa dietro questo treno che deve camminare a tutti i costi - mi viene in mente un film in cui un treno aveva perso il controllo e continuava a camminare, finché non sono riusciti ad interromperlo - a prescindere da ogni altra considerazione logica, come quelle espresse dai colleghi di Forza Italia e della Lega e anche dai colleghi di Italia viva e di parte dei colleghi del PD, come nell'intervento di ieri dell'ex capogruppo, senatore Marcucci. Quindi, quando si va allo scontro a tutti i costi, evidentemente non c'è nessuna possibilità di mediazione. Non la si vuole la mediazione, perché l'obiettivo politico non è tutelare il diverso, come voi lo chiamate, ma è costruirsi un abito ideologico e mentale, da poter propinare come surrogato ideologico a un elettorato ormai stanco, che non sa più cosa votare e perché votare. Perché un elettore oggi dovrebbe votare PD? Perché tutela i lavoratori? Perché dovrebbe farlo? Allora dovete in qualche misura fornire del materiale da dare al mainstream , ai giornali, alla stampa e a tutto quell'apparato, funzionale a perseguire, ottenere e mantenere il potere, che in qualche misura deve essere nutrito. Questi stratagemmi tattici sono esclusivamente necessari a ciò. In tutto questo, il problema è che ci vanno di mezzo diritti fondamentali assolutamente non negoziabili. Non è possibile comprimere la libertà di opinione e di giudizio, fino al punto di non poter dire cose assolutamente normali, come il fatto di poter dire che un bambino ha bisogno di un padre e di una madre. Possiamo non essere d'accordo su questo: vivaddio se non siamo d'accordo su questo! Ci può essere una parte che dice che un bambino non ha bisogno di un padre e una madre, ma di due genitori che lo amano. Va bene, mi sta benissimo, ma voglio poterlo dire, voglio poterlo affermare liberamente ovunque che, secondo me, un bambino ha bisogno di un padre e di una madre e ne potrei dire altre 20 o 30 di queste cose. Ricordo a tal proposito l'articolo 1 del disegno di legge in esame, che è stato letto e che cita la propria percezione di genere a prescindere dal percorso di trasformazione, per cui io una settimana decido di stare dentro il genere maschile e frequento gli spogliatoi dei maschi, poi, facendo lo stesso sport, la settimana dopo cambio percezione, percepisco di essere dentro il genere femminile e dunque frequento gli spogliatoi delle femminucce. Signor Presidente, cosa me lo vieta? Non è ovviamente una vera domanda: mi rivolgo a lei, come sempre ci ricorda di fare. PRESIDENTE. Assolutamente. ZAFFINI (FdI) . Mi rifiuto di pensare che ci possa essere un'intelligenza che non percepisce l'assurdità di questo testo. Mi resta solo da considerare il tatticismo che c'è dietro; lo dico ovviamente ai colleghi, soprattutto di Forza Italia, che si vanno in qualche modo a giustificare dietro a un dovere. Allora restate al Governo insieme, se volete (lo dico ai colleghi della Lega e di Forza Italia), e trovate un buon consulente familiare (perché tutto si è ridotto a una piccola bega di famiglia), che vi aiuti a trovare elementi per continuare questo matrimonio tra troppo diversi. E allora - vivaddio! - la prima diversità andrebbe riconosciuta in quella politica, che non vi intrattiene in alcun modo in questo Governo e dove nessun argomento può giustificare che voi dobbiate governare con il PD, con la sinistra e con questa gente. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, questa sorprendente magnanimità (chiamiamola così), con cui si è cercato di compensare il fatto di aver tagliato il dibattito in Commissione attraverso l'ampiezza del dibattito in Aula, resta per me motivo di preoccupazione quando vedo che in realtà semplicemente non ci si ascolta, perché si sta fuori. Quindi noi non ci facciamo carico delle argomentazioni degli altri, che la pensano diversamente da noi, e gli altri non hanno modo di assorbire nel dibattito parlamentare quelle argomentazioni che forse finora sono rimaste ai margini di una riflessione personale. Mi dispiace un po', ma questa è la prerogativa del dibattito in Assemblea, in cui ognuno parla, ma non c'è confronto immediato e diretto. Questo sembra consacrare posizioni diverse e non andare verso quella linea di mediazione, che avrebbe potuto essere l'obiettivo dominante di un lavoro in Commissione e che a mio avviso avrebbe potuto rappresentare davvero la possibilità di andare incontro a una capacità di raccogliere dubbi, paure, perplessità, ma anche desideri e aspettative di tutte le persone. Cosa registro io in questo momento? Registro positivamente una cosa: immagino tutte le famiglie che hanno figli omosessuali e immagino tutti i ragazzi e tutte le ragazze omosessuali che da questo dibattito comunque traggono un elemento importante di speranza e di sicurezza. Non c'è nessuno che si opponga a loro, nessuno che contesti il loro orientamento e nessuno che vada rivendicando sanzioni nei confronti del loro comportamento. Io immagino che, dopo queste giornate, dopo tutto quanto la stampa ha detto e dopo tutto quello che appare nei telegiornali, un ragazzo possa andare con più semplicità a casa sua, dai propri genitori, e dire loro di essere omosessuale oppure presentare loro il suo compagno o la sua compagna, ottenendo dalla famiglia il primo e più importante elemento di rassicurazione, di sostegno e di supporto. Immagino che questa totale e assoluta trasversalità degli interventi, che riconoscono all'orientamento sessuale di ognuno, qualunque esso sia, il proprio diritto a esistere, si traduca di fatto, a livello personale in queste situazioni, nella maggiore di libertà di esprimersi, nella maggiore sicurezza di essere accolti e nella sostanziale speranza di poter costruire un percorso insieme. Per loro questo dibattito e tutto il lavoro di questi giorni dovrebbe rappresentare comunque già una vittoria sotto il profilo culturale. Nello stesso tempo, immagino che a tante altre persone questa stessa impostazione e questa stessa riflessione dovrebbero far conquistare una maggiore pulcritudine nel linguaggio. Esiste la violenza fisica, che tutti noi conosciamo e sulla quale ognuno di noi si esprime negativamente; la violenza, qualunque essa sia, contro chiunque e per qualunque motivo, resta sempre la versione meno umana dell'uomo, quella biologicamente più vicina alla componente animale che ognuno di noi ha, quando, non avendo il bene della parola, soltanto la forza e la violenza determinano le scelte. Per noi non è così, però immagino che questo dibattito aiuti anche moltissimo le persone a curare il loro linguaggio, ad essere prudenti e consapevoli che le parole feriscono e che quindi non si possono utilizzare termini capaci di mortificare l'altro, a cui va riconosciuta la libertà di poter esistere nella complessità delle scelte affettive che ha inteso fare. Questa è già una conquista del presente dibattito: gli uni più prudenti nell'esprimere sempre e comunque il proprio pensiero, stando bene attenti che l'espressione del pensiero non rappresenti quella punta di violenza che umilia e mortifica l'altro; gli altri più convinti di una libertà di scelte che hanno fatto e della certezza che in questa inclusione saranno le proprie famiglie, a cominciare da queste, ad essere accoglienti. In questo periodo mi sono espressa diverse volte con i colleghi sui termini del disegno di legge in discussione. I senatori che seguono, con cui ci siamo scambiati idee e punti di vista, sanno come la penso e sanno che per me il punto della mediazione della legge è la conditio sine qua non per la sua approvazione. Noi abbiamo assolutamente bisogno di offrire uno strumento così. Sono talmente convinta che la mediazione debba rappresentare il punto di forza dell'intera questione che stiamo dibattendo per il rispetto delle persone nella possibilità di formulare ognuno le proprie scelte in una relazione che legittima gli uni e gli altri nelle proprie posizioni, che io stessa ho firmato il disegno di legge a prima firma della senatrice Licia Ronzulli. Si tratta, però, di un disegno di legge in cui il punto forte, che rappresenta il cuore di tutto il dibattito, ribadisce questo rifiuto della violenza e quindi rilancia l'idea di una civiltà e di una civilizzazione che mi piace chiamare, come faceva Paolo VI, la civiltà dell'amore in senso profondo. Che noi possiamo avere delle perplessità (e mi riferisco a una parte anche significativa non solo dell'area del mondo cattolico) è veramente un senso comune anche diffuso. Noi possiamo difendere l'assoluta libertà di due ragazzi o di due ragazze di stare insieme e di dare a questa relazione tutte le caratteristiche e la connotazione previste sotto il profilo anche della loro sessualità; proprio questo rispetto per la libertà suscita in molti di noi moltissime perplessità a che questa scelta libera abbia un coinvolgimento importante nell'asse generazionale. Voi tutti sapete, anche se la legge non lo afferma così espressamente, che tutte le perplessità e le preoccupazioni emerse sono sorte in ordine ai figli, ai più giovani, ai piccoli, anche quando parliamo del famoso articolo 7, che preoccupa nella misura in cui quella che dovrebbe essere un'indicazione all'inclusione, all'accoglienza e anche al rispetto reciproco possa tradursi in un indottrinamento. Non possiamo essere accusati di inventare le cose e per questo cito tre esempi. In primo luogo, in genere su questi argomenti dei diritti civili la società anglosassone è più avanti a noi. Quando dico più avanti a noi non intendo dire meglio di noi, ma semplicemente cronologicamente più avanti a noi: accade prima lì e poi qui. Tutte le situazioni che sono state citate, anche un po' aberranti, si sono verificate in quella civiltà, ma noi sappiamo che facendo il giro lungo potrebbero arrivare da noi. Non è una paura sospesa per aria; è un'esperienza reale: sappiamo che accade prima lì e poi arriva qui, volenti o nolenti. La seconda cosa l'abbiamo vissuta tutti con i libri di testo che non sto qui a citare: è una forzatura dover considerare la diversità sessuale come un elemento intrinsecamente discriminante. Voglio citare i libri delle elementari con i pinguini, per non avere una madre e un padre, e mille esempi in cui si finisce con lo sfociare in un anonimato della sessualità. Non va bene. Ci sono state modalità di critica, se volete, non violente nei gesti ma nelle parole, quando tutti noi sappiamo che, pur nascendo con una determinata sessualità, con un determinato genere, comunque esiste un'azione forte, che è quella dell'educazione, che offre meccanismi di rinforzo. L'educazione precedente, di qualche decennio fa, aveva una serie di meccanismi di rinforzo all'identità di genere. Uso questa espressione intenzionalmente. Si cercava di coltivare nelle bambine la loro femminilità e nei maschi la loro mascolinità. Probabilmente si commettevano degli errori, ma vi era la consapevolezza che questa identità dovesse essere sostenuta attraverso meccanismi di educazione. È stata fatta una campagna quasi a tappeto per eliminare tutti i cosiddetti stereotipi di genere sul piano educativo, lasciando i bambini davanti, davvero, all'indeterminatezza del sé. Ciò non può essere assunto, in questo momento, come un'argomentazione a sostegno di questa teoria; piuttosto va preso atto, dal punto di vista educativo, che noi dobbiamo sostenere, nei modi, nei tempi, nelle circostanze, con i modelli, tutti quei processi che rafforzano nei ragazzi e nelle ragazze questa identità. Concludo, signor Presidente, e la ringrazio per questa manciata di secondi in più. Credo davvero che il disegno di legge Zan, come presentata in questo momento, non passerà. Non voglio fare una profezia, ma voglio dirvi che non può passare, perché contiene al suo interno una serie di distorsioni reali. Lavoriamo su quei punti, perché abbiamo la possibilità di farlo; non lo faremo in Commissione, pazienza. Lo faremo con gli emendamenti, che possiamo presentare fino a martedì, alle ore 12, ma leggiamoli, studiamoli, valutiamoli seriamente: sono l'unico strumento che abbiamo per migliorare il testo. Su questi emendamenti si gioca la vita della legge, se passa o no, e il messaggio forte che lanciamo ai ragazzi e alle ragazze della comunità LGBTQ+, ma anche a tutto il resto della società. Non abbiate paura: lo diciamo agli uni e agli altri. La nostra forza sarà la forza degli emendamenti e la nostra responsabilità sarà la responsabilità degli emendamenti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pizzol. Ne ha facoltà. PIZZOL (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, sono profondamente contraria all'approvazione di questo disegno di legge, in particolare nei confronti di alcuni articoli. Penso che ai bambini non debba assolutamente essere trasmessa l'ideologia gender ; spetta ai genitori educarli, non certo ad altri. Non siamo nell'ex Unione Sovietica, dove i bambini venivano tolti alle famiglie ed educati dal Partito. (Applausi) . I vostri desideri non vanno confusi con i diritti: sono dei capricci ideologici che limitano le libertà degli altri e per questo mi opporrò con ogni mezzo lecito ad evitare una legge siffatta, che strangola la mia libertà e quella di chi mi ha eletto e che rappresento. I bimbi hanno diritto ad un padre e una madre. Quando sono grandi vogliono sapere perché la madre biologica li ha abbandonati e soffriranno moltissimo per tutta la vita. Non potete pretendere questo, con l'utero in affitto, pur di soddisfare i vostri desideri. Fate nascere i bimbi in maniera normale, senza dover pagare delle povere donne per farveli consegnare. Siamo arrivati alla deriva morale. Per non parlare della mancanza di qualsivoglia evidenza scientifica circa tutta la cinquantina di generi che sostenete esistere. (Applausi) . Cosa volete insegnare ai bambini se non c'è alcuna base scientifica? È come se affermassi - scusate - che piovono patate e non acqua e minacciassi di portare in tribunale chiunque osi metterlo in dubbio. Penso che qualcuno abbia bisogno di tutele e supporto, ma questo senza creare danni ai bambini e limitare la libertà altrui. Non comprendo come una trentina di aggressioni annue, perlopiù verbali, nei confronti delle persone LGBT, possano costituire un'emergenza nazionale e motivo per approvare questo disegno di legge: ma per favore, dai, avete mai pensato alle donne italiane vittime quotidianamente di stupri da parte di stranieri, in particolare quelli di religione islamica e culture completamente diverse dalla nostra? Pensate a Pamela, fatta a pezzi e messa in due valigie, o a Desirée: questa è emergenza vera. O forse noi donne non abbiamo la stessa dignità degli LGBT? (Applausi) . Per non parlare delle donne immigrate, sottoposte a mutilazioni o fatte sparire o costrette a sposarsi contro la loro volontà. (Applausi) . Non ho sentito alcun difensore nei loro confronti o proporre qualche legge per tutelarle. Personalmente non ho alcuna fobia verso gli omosessuali e tutte le altre categorie LGBT; le considero proprio persone degne di rispetto. Sono esattamente come tutti, perciò vivano la loro vita come meglio gli garba, senza però limitare tutte le libertà degli altri. Soprattutto rispettino i bambini che hanno i loro diritti, senza operare forzature nel loro percorso formativo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marilotti. Ne ha facoltà. MARILOTTI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento si soffermerà su alcuni aspetti paradossali che stanno caratterizzando questa discussione rispetto a un provvedimento riconosciuto importante da tutti, sul quale, viceversa, ancora l'altro giorno è stata posta una questione pregiudiziale di costituzionalità e ieri la questione sospensiva per tentare di bloccarlo. Il dibattito sul disegno di legge Zan sembra vertere su questioni di dettaglio, procedurali, di prassi parlamentare, sull'esagerata dilazione dei tempi o meno. Ce ne ha dato un saggio l'altro giorno il presidente Ostellari, rivendicando il ruolo del Senato, che non è chiamato a ratificare le deliberazioni della Camera dei deputati: giusto, corretto; non si capisce, però, l'atteggiamento ostruzionistico portato avanti in questi mesi dal Presidente della Commissione giustizia. Il senatore Renzi si è spinto ancora oltre: ha ricordato che lui era per l'abolizione del bicameralismo perfetto ma, dopo l'esito del referendum , è diventato un campione del ruolo specifico del Senato, il quale, in pochi giorni, può fare una mediazione che non è stata possibile in otto mesi. Non solo. Secondo Renzi, il Senato può dar vita a un patto tra le forze politiche per una rapida approvazione anche alla Camera dei deputati. In queste schermaglie tutte politiche sono assenti i contenuti del provvedimento oggetto del nostro dibattito; sono messe in sordina tesi e antitesi che invece hanno riempito in questi mesi le pagine dei giornali, ma che non hanno avuto modo di essere approfondite in quest'Assemblea. Tutti riconoscono che il disegno di legge Zan è importantissimo, che non deve avere un intestatario politico, che non può rischiare il voto segreto, ma che deve essere votato alla luce del sole, dal più ampio schieramento di forze in ossequio all'ampia maggioranza che sostiene il Governo Draghi. Basta la volontà di entrare nel merito dei contenuti del disegno di legge Zan per capire, come è successo nel dibattito di questi due giorni, che il divario tra gli schieramenti politici è molto netto. Un grande filosofo della scolastica, Pietro Abelardo - mi viene in mente lui - constatato che su diverse questioni teologiche le sentenze dei padri della Chiesa erano spesso divergenti e qualche volta antitetiche, propose un metodo che sta ancora oggi alla base dell'insegnamento universitario: il metodo del sic et non , delle quaestiones disputatae , che portarono a quei quaderni quodlibet , fondamentali per la crescita e lo sviluppo del dibattito. Abelardo antepose al principio di autorità quello della ragione per venire a capo e prendere ragionevolmente partito su una tesi. Tutto il contrario, mi pare, di quanto si sta cercando di fare oggi in questo dibattito. Tra l'autorità del senatore Pillon, che contrappone la scienza all'antropologia, e quella del senatore Salvini, che proclama che all'interno di questo Senato non vi è alcun parlamentare che sostiene arcaiche discriminazioni di genere, non ci può essere mediazione. O rispetto alle affermazioni dell'autorità del presidente Ciriani, secondo il quale famiglia è unione tra uomo e donna in funzione della riproduzione c'è mediazione possibile rispetto all'autorità ancora del senatore Salvini, che accoglierebbe senza alcun problema a casa sua la compagna o il compagno di suo figlio? In politica la mediazione, lo sappiamo, è necessaria, ma essa non deve confondere le acque. Capisco che per un partito è meglio intestarsi una parte dei meriti per l'approvazione di un provvedimento riconosciuto come importantissimo, ma non sarebbe un disonore votare contro o astenersi quando vi sono ragionevoli dubbi. I clerici vagantes , per tornare al nostro Medioevo, alla fine della disamina delle varie e a volte opposte posizioni nel sic et non erano tenuti a prendere partito, che non era quello di una melassa impalpabile. Così si è affermato un metodo scientifico nelle nostre università. In caso contrario si inalbereranno vessilli identitari che alle quaestiones sostituiscono soltanto dei nomi. La ricaduta nominalistica non ci aiuta però a migliorare la conoscenza delle cose e, alla fine, se ci limitiamo ad essa, nomina nuda tenemus . Ad esempio, la parola genere dal latino genus e a partire dall'antico francese genre , diffusosi poi in inglese nella forma di gender , viene comunemente utilizzata per riferirsi a modelli di relazione, aspettative, vincoli e opportunità diverse tra uomini e donne. In questo si distingue dal sesso che invece rimanda alla natura biologica del maschile e del femminile, quindi alla dimensione fisiologica. Orbene, intorno al sintagma identità di genere, si va sviluppando una divaricazione oltremodo pretestuosa. Parrebbe che a metterlo in legge significherebbe aprire le porte ad una definizione culturale della diversità, mentre non ammetterlo limiterebbe la definizione di legge a quella avente caratteri biologici. Non è assolutamente così. Il dato della giurisprudenza è ben altro. Già i dati normativi attuali, la Corte costituzionale con sentenza n. 221 del 2015 in materia di rettificazione giudiziale dell'attribuzione del sesso ha affermato che il diritto all'identità di genere è elemento costitutivo del diritto all'identità personale, rientrante a pieno titolo nell'ambito dei diritti fondamentali della persona. Nello stesso senso la Corte si esprime con la sentenza n. 180 del 2017, nella quale ribadisce che va ancora una volta rilevato come l'aspirazione del singolo alla corrispondenza del sesso attribuitogli nei registri anagrafici al momento della nascita con quello soggettivamente percepito e vissuto costituisca senz'altro un'espressione del diritto al riconoscimento dell'identità di genere. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12) ( Segue MARILOTTI). Com'è arrivato il giudice delle leggi a tutto ciò? Con la solita invasione di campo della giurisdizione nei confronti del Parlamento? Non sembra proprio. Le Corti dicono questo partendo proprio dalla parola «genere», che è già presente nelle varie leggi e decreti vigenti da vari anni nel nostro ordinamento, come la legge elettorale per la Camera e il decreto-legge n. 93 del 2013. Nulla di più facile, quindi, che la parola «genere» sia accettata nella mediazione cui il senatore Salvini accennava, senza che il collega Pillon battesse ciglio, e una giurisprudenza coerente in pochi anni approdi ad applicare la legge Mancino anche all'identità di genere. Perché quindi tanto chiasso? Non è che sul rimandare o meno alla Camera il provvedimento si stanno per caso giocando partite, prove di tipo muscolare all'interno della maggioranza? Per concludere, sono assolutamente convinto che il disegno di legge Zan sia un provvedimento di civiltà, che ci aiuta a vivere in una società inclusiva, tollerante, rispettosa dei diritti di tutti, al di là e oltre i gruppi identitari che compongono la nostra variegata società. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intanto non posso fare a meno di notare che, a seguito della totale inerzia del Governo, almeno per quanto siamo stati informati, rispetto alla nota verbale della Segreteria di Stato della Santa Sede e alle lettere formali da parte della Chiesa apostolica in Italia e della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, in Italia stiamo andando avanti nell'illegalità, perché ci sono norme e documenti che sono diventati legge, come per l'appunto il Concordato, previsto dall'articolo 7 della Costituzione, e due delle Intese previste dall'articolo 8 della Costituzione, e vi sono dei passi formali previsti da quei Trattati, firmati dal Capo del Governo, che restano totalmente ignorati. Il Senato non è stato per nulla informato e tocca al Governo trattare queste cose, perché è il Governo che firma documenti di questo tipo ed è al Governo ovviamente, non al Senato, che si è rivolta la Segreteria di Stato della Santa Sede, nonché le due Chiese che ho menzionato, perché il Capo del Governo è la controparte dell'Intesa. Detto questo, sulla questione dei diritti e delle discriminazioni delle persone omosessuali, transessuali e le altre che con sigle sempre più lunghe vengono menzionate a questo proposito, ricordo - e l'hanno detto diversi colleghi di Forza Italia, della Lega e di Fratelli d'Italia - che ci sono molti Paesi del mondo che classificano gli atti omosessuali come reati e parecchi di questi prevedono anche la pena di morte per atti omosessuali. Ma di questi, a quanto pare, non interessa a nessuno di quella parte dell'Assemblea che vuole il disegno di legge Zan a tutti i costi, presto, subito e senza cambiare una virgola. (Applausi) . A loro non interessa. Quando, poche settimane fa, è venuto il Ministro degli esteri iraniano in Italia, ho fatto dei comunicati e sono andato in piazza con la resistenza iraniana a dimostrare contro questo signore di un regime che esegue migliaia di sentenze di morte all'anno, che discrimina in modo gravissimo le donne, che finanzia il terrorismo e quant'altro, e che ha una legge piuttosto articolata sugli atti omosessuali. In essa intanto è prevista e praticata - non è prevista in teoria - la pena di morte, con una curiosa classificazione per gli atti omosessuali a seconda - così dice la legge iraniana - che la persona sia attiva o passiva. La persona attiva prende "solo" 70 frustate le prime tre volte e la quarta volta la pena di morte; per la persona passiva è prevista la pena di morte subito. E se la persona passiva è di fede islamica e la persona attiva non è islamica, c'è subito la pena di morte anche per la persona attiva. Diciamo che c'è una vasta articolazione. Ma anche di questo non interessa nulla; anzi, è stato ricevuto e non risulta dai resoconti ufficiali che il Ministro degli affari esteri abbia detto alcunché riguardo a queste "piccole" violazioni delle persone omosessuali che ci sono in Iran (piccole nel senso che le ammazzano e di conseguenza dopo non sono più discriminate). Però su questo non ho visto nessuno, ma neanche uno, né sentito dei sostenitori del disegno di legge Zan preoccuparsene. (Applausi) . Ma veniamo a quanto previsto nel disegno di legge in discussione. Voglio soffermarmi in particolare sull'articolo 8, che è stato un po' trascurato. L'articolo 8 dice che l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR) - non mi risulta che l'omosessualità sia una razza, può essere tante cose ma non una razza - elabora una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all'orientamento sessuale e l'identità di genere, consultate le amministrazioni locali e - guarda caso - le associazioni LGBT (gli altri non interessano). Qualcuno si chiederà chissà come sarà questa strategia; approviamo la legge e poi vediamo come sarà. Ma questa strategia già c'è ed è stata approvata addirittura alla fine del 2013 ed è pubblicata da allora sul sito dell'UNAR, che non è un'associazione privata, bensì un ufficio del Dipartimento delle pari opportunità, che è un dipartimento della Presidenza del Consiglio. Ed eccolo qui: quello che ho in mano è il documento che contiene la Strategia nazionale LGBT dell'UNAR. Su questo ho presentato un'interrogazione, fin da quando sono venuto a sapere di questo documento e del suo contenuto (nei primi mesi del 2014), ma non mi è mai stato risposto, e all'epoca facevo parte della maggioranza di Governo, così come ad oggi ne faccio parte. Anche in questa legislatura ho presentato al Ministro competente un'interrogazione per sapere se intendeva mantenere queste cose, ma non mi ha risposto e sono ampiamente passati i termini previsti dal Regolamento del Senato. Non penso proprio che in questi otto anni il contenuto possa essersi addolcito; semmai, viene accresciuto. Tanto è vero che il disegno di legge Scalfarotto della scorsa legislatura contro l'omofobia e quant'altro adesso è stato definito discriminatorio perché non include l'identità di genere; pertanto, semmai, questo documento sarà ulteriormente rafforzato. Cosa c'è in questo documento? C'è tantissimo: invito tutti coloro che sostengono il disegno di legge Zan, o comunque che si interessano di quello che succederà nel futuro, a leggerlo perché non è lunghissimo (sono una cinquantina di pagine), e dentro ci sono tantissime cose interessanti. In particolare ha attirato la mia attenzione, tra gli assi di questa strategia, quello relativo a educazione e istruzione, in cui si dicono tantissime cose e, in particolare, si dichiara che bisogna progettare percorsi innovativi di formazione in materia di educazione all'affettività che partano dai primi gradi dell'istruzione, proprio per cominciare dagli asili nido - ripeto, dagli asili nido - e dalle scuole dell'infanzia a costruire un modello educativo inclusivo fondato sul rispetto delle differenze che costituisca una risorsa non solo per chi fa parte della comunità LGBT, ma per tutti i bambini. Dunque, dagli asili nido. Sarebbe bello leggerlo tutto, ma evidentemente ho tempo solo per qualche breve accenno. Tra le varie misure, si prevede di realizzare percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento con tanto di riconoscimento di crediti formativi per chi vi partecipa, per cui è praticamente un obbligo o comunque un forte incentivo (Applausi) , con un particolare focus sul tema LGBT: lo sviluppo dell'identità sessuale nell'adolescente, l'educazione affettivo-sessuale, la conoscenza delle nuove realtà familiari. Quali sarebbero le nuove realtà familiari? Sarebbero le famiglie omogenitoriali, cioè coppie omosessuali con figli, dunque contro la legge, ma pazienza, tanto la legge poi si cambierà, alcuni giudici già ritengono di cambiarla. Un giudice ha detto persino che ogni tanto bisogna dare una spallata alla legge. Ma vorrei vedere cosa si direbbe di un generale che ogni tanto volesse dare una spallata alle istituzioni schierando i suoi carri armati. (Applausi) . Si dice, inoltre, che la formazione dovrà essere rivolta non solo al corpo docente e agli studenti - figuriamoci - con il riconoscimento per entrambi di crediti formativi, ma anche a tutto il personale non docente e ai genitori. Si parla poi di un avvio di accordi di collaborazione con le associazioni LGBT e della valorizzazione dell' expertise - il testo è pieno di termini inglesi, perché a quanto pare l'italiano non è sufficientemente espressivo - delle associazioni LGBT in merito alla formazione e alla sensibilizzazione degli studenti e delle famiglie. Salto alcuni passaggi per arrivare al punto dell'accreditamento delle associazioni LGBT presso il Ministero dell'istruzione in qualità di enti di formazione. Non si parla di esperti anche suggeriti da queste associazioni, ma di soggetti senza altro titolo di studio se non il fatto di essere militanti delle associazioni LGBT. Si va avanti dicendo tantissime altre cose e a pagina 42 di questo corposo testo c'è l'elenco delle associazioni con le quali si è collaborato e c'è una bella serie di associazioni LGBT, tra le quali il circolo culturale omosessuale Mario Mieli. Chi era Mario Mieli? A lui è intitolato per l'appunto un circolo molto attivo, di cui ci sono anche dei filmati con delle drag queen che spiegano ai bambini il fatto che non devono limitare la propria sfera, pensare di essere maschi o di essere femmine, perché possono essere tutte e due, forse loro pensano di essere maschi ma in realtà sono femmine. Questo Mario Mieli, a cui il circolo è intitolato, scrisse un libro, «Elementi di critica omosessuale», che è sostanzialmente l'unica sua opera, di cui leggo con vero disagio alcuni passi (ce ne sono persino di peggiori), ma l'intero libro ha quest'ottica, non si tratta di frasi estrapolate (leggerlo per credere, il testo completo si trova addirittura, non so se legalmente, su Internet). Una delle cose che dice in questo libro è: «Noi sì possiamo amare i bambini» - bella cosa amare i bambini, meno bello è quanto segue: «Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l'amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza». Un altro brano e concludo, perché è già fin troppo: «L'amore per Dio e il timore di Dio sono il risultato nevrotico di un amore per i genitori censurato dal tabù dell'incesto e da quello anti-omosessuale. Il desiderio erotico del bambino per il padre, il desiderio erotico della figlia per la madre, tutto si trasforma nevroticamente in adorazione di Dio, mentre l'esperienza magica dell'universo recondito... il conosci te stesso passano necessariamente attraverso l'omosessualità manifesta». Presentai a suo tempo un'interrogazione su questo, la risposta del Governo fu che non risultava che questi signori, nella loro attività nelle scuole, avessero compiuto atti di pedofilia. Ci mancherebbe! Se risultasse forse qualcosa si sarebbe dovuto fare. (Applausi) . La domanda è la seguente: persone che intitolano il proprio circolo a un signore che ha scritto cose di questo genere che cosa insegnano ai bambini nelle scuole? Questa era la domanda: non c'è stata risposta. Ecco perché io sostengo che l'articolo 8 sia molto peggio dell'articolo 7. L'articolo 7 prevede una giornata, mentre qui tutte le giornate saranno condizionate con questa inclusività e dovranno esserci dei libri che portano in tale direzione. A proposito di libri, ieri ne ho sentito citare alcuni. Leggo le sinossi di due di essi, pubblicate su un sito simpatetico con tale visione. Sono due libri destinati ai bambini. Una recita: Milo si prepara per la nanna e poi ascolta la storia della sua nascita - ai bambini piace ascoltare le storie - come le sue mamme si sono incontrate e amate e poi di come, per averlo, hanno chiesto aiuto un dottore che ha impiantato un semino nella pancia di una di loro. Il semino è diventato Milo, un bambino felice e amato. Siamo molto contenti che il bambino sia felice. Ma, mentre una volta si raccontava stupidamente della cicogna e dei cavoli, qui si racconta del dottore che mette un semino. Da dove viene quel semino? Viene da un uomo, che è il padre del bambino; bambino che avrebbe il diritto di averlo accanto a sé e di riceverne sostegno, tra l'altro anche economico. Invece no: è diventato un semino. Ce ne sono tanti di libri di questo genere. Vi racconto l'altra storia: Luca è sempre solo, come Marco. I due bambini diventano amici e inseparabili compagni di giochi ed avventure. Che bello: erano soli e finalmente trovano un amico. Da grandi, uno farà l'imprenditore - benissimo - e l'altro il pilota militare, molto bene. I due amici si sposeranno con una bella cerimonia festosa e con la benedizione delle loro mamme. Qui si insegna che l'amico del cuore o l'amica del cuore, per una bambina, è il tuo partner sessuale. Se non è così, vuol dire che è mancato qualcosa, che sei menomato. Ecco come andare a mettere in testa ai bambini idee di questo genere! Negli ultimi giorni è venuto fuori anche un video, girato durante un incontro organizzato dal professor Fedez, che è il nuovo intellettuale di riferimento per una certa sinistra. (Applausi) . In quel video l'onorevole Zan, proponente principale di questa legge, ha pronunciato le seguenti parole: ci sono dei bambini e delle bambine che percepiscono il proprio genere fin da quando sono bambini; genere che è diverso dal loro sesso biologico. Ecco allora che bisogna aiutare quei bambini - e i genitori oggi sono molto più sensibili, fortunatamente, in questo - in un loro percorso di transizione, perché si ritrovano con un genere che non corrisponde al loro sesso di nascita. La presenza delle associazioni LGBT nelle scuole serve per andare dai bambini e dire loro: tu credevi di essere maschio, ma non è mica detto. Che ne sai? Ma che cosa ne sa un bambino se è maschio o femmina? O meglio: lo hanno sempre trattato da maschio, gli hanno anche spiegato le differenze tra un maschio e una femmina, perché evidentemente una femmina sa queste cose. Ma cosa gli si va a dire? Tu sei un bambino, ma forse sei una bambina? L'età dello sviluppo, l'età evolutiva, è già abbastanza complicata di per sé. Se si mettono idee malsane nella testa dei bambini perché vi sono dei casi di disforia - peraltro, ciò è ancora assai discutibile, perché i casi di disforia veri e propri sono assai minori di tutti i trattamenti effettuati - si creano dei danni molto gravi e pericolosi. Avviandomi a conclusione, parlo dell'articolo 2 del disegno di legge. Se un genitore si rifiuta di sottoporre i propri figli a insegnamenti del genere, cosa dovrebbe fare? Intanto, non seguire l'ora di insegnamento della religione cattolica prevista nel Concordato è possibile senza il minimo problema. Io non sono cattolico, sono valdese, e ho sempre saltato quell'ora senza il minimo problema, senza alcun riflesso di alcun tipo sulle valutazioni scolastiche. Ma come fai a difenderti da tutto questo quando si dice che deve essere presente in tutto il curriculum scolastico? Deve esserci anche nella matematica. C'è anche il famoso esempio suggerito da uno dei testi citati, secondo cui anche nel normale insegnamento bisogna introdurre questo concetto. Pertanto, nel problemino di matematica si può leggere che Rosa con i due papà è andata a prendere un gelato; avendolo pagato 1,20 euro ed essendo in tre, quanto ha pagato in totale? Deve essere previsto dappertutto. Dall'ora di insegnamento di religione puoi chiedere l'esenzione, ma come fai a chiedere l'esenzione da tutto? È impossibile. Le intese del Concordato, che vanno più nel dettaglio - ricordo che è scritto a livello molto alto perché è tra due Stati sovrani - mentre le intese con le chiese diverse da quella cattolica vanno più sul pratico, dicono non solo che i bambini che lo desiderano possono senza problemi essere esentati dalle ore di insegnamento della religione, ma che deve essere anche evitato l'insegnamento diffuso - così viene chiamato - di convinzioni religiose che non sono quelle del bambino o della sua famiglia. Qui come fai? C'è dappertutto e, visto che tutto ciò è fatto per prevenire - c'è scritto nella legge - la discriminazione, il genitore che dice che al figlio non devono essere dette certe cose e che non si devono far entrare associazioni LGBT non sta forse facendo una discriminazione oppure istigando alla discriminazione? L'articolo 4 dice, infatti, che puoi dire che non vuoi che le associazioni LGBT raccontino queste cose ai tuoi figli nella tua casa, parlando per conto tuo; ma, se dici ciò all'assemblea dei genitori, e quindi dove conta e dove serve perché magari con la tua azione riesci a convincere altri e a evitare queste attività, diventa discriminazione, perché esiste la possibilità concreta che ci sia la discriminazione. Rischi così fino a diciotto mesi di reclusione con l'istigazione alla discriminazione semplice; ma il solo far parte di un gruppo o associazione che abbia tra le proprie finalità proporre idee di questo tipo comporta, anche se tu non hai fatto nulla per discriminare, supponendo che queste cose siano discriminazioni, fino a quattro anni di reclusione. Quei gruppi o associazioni possono essere delle chiese, delle parrocchie, delle persone che si organizzano per fare una scuola a casa per evitare di essere indottrinati in questo modo. (Applausi) . Se sei tra gli organizzatori o i fondatori del gruppo, rischi fino a sei anni di reclusione. Come potete pensare che questa legge aggiunga diritti e non li tolga a nessuno? No: è una legge che contiene delle parti gravissime e che fa solo danno alle persone che, invece, dovrebbero essere protette da un atteggiamento di tolleranza e accettazione generale. (Applausi) . Non bisogna insegnare solo ad accettare gli omosessuali e i transessuali; bisogna insegnare anche ad accettare e rispettare tutti, rispettando le proprie convinzioni ed idee, senza cancellare il Natale, il papà e la mamma - a qualcuno può disturbare, anche se sono molto pochi quelli che sono disturbati, e sono più numerosi i legislatori che si preoccupano - perché non puoi rispettare gli altri se non rispetti prima te stesso. Tu rispetti te stesso se hai una dignità umana. La concezione del fatto che gli uomini sono uomini e donne e sono liberi di fare ciò che vogliono perché lo vogliono loro e non perché indotti da minorenni è fondamentale. Se tu non rispetti te stesso, non potrai rispettare gli altri. Se ti dicono che non sai quello che sei; che nasci da un semino che un dottore inserisce come se fosse un'iniezione qualsiasi; se ti dicono che sei maschio, ma forse non lo sei; che sei femmina, ma forse non lo sei, ti tolgono la dignità e, non avendo dignità, non rispetterai quella degli altri. Si va esattamente nella direzione opposta. (Applausi) . Bisogna insegnare ai bambini la loro cultura, la loro dignità, la loro personalità e rispettare quella degli altri. Questo è il rispetto. Questa legge, purtroppo, va in grandissima parte in direzione opposta. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Malan, lei ha potuto parlare più di venti minuti, ai sensi del primo comma dell'articolo 89 del Regolamento. E, al di là dei contenuti, mi complimento per la linearità del suo intervento. (Commenti) . Al di là dei contenuti: posso esprimere questa considerazione o c'è una coercizione della mia facoltà di fare un commento? (Applausi) . È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto-l'A.c'è-LPC) . Signor Presidente, oggi discutiamo - e lo stiamo facendo già da giorni - sull'opportunità di lasciare invariato il testo del disegno di legge, abbastanza controverso, che è stato approvato alla Camera dei deputati il 4 novembre scorso, con una maggioranza diversa da quella che oggi è rappresentata in questo consesso. Premetto che la situazione non consente una grande libertà di scelta, nel senso che, se si propende per un prosieguo del dibattito, sia in Commissione che in Assemblea, con l'approvazione di proposte emendative, si rischia che il provvedimento venga definitivamente affossato e che quindi non vada avanti. L'alternativa appunto è quella di farlo passare così com'è. Pertanto, ho già deciso di non presentare alcuna proposta emendativa e, quindi, di favorire una rapida conclusione del dibattito, sperando che questo sacrificio e la limitazione della libertà che ciascuno di noi si è dato siano alla fine utili e vadano nella direzione di tutelare veramente i soggetti LGBT, che hanno tutto il diritto di non essere discriminati e di vedere rappresentata la propria identità di genere all'interno di una società pienamente e ampiamente inclusiva, come quella che la Costituzione delinea e definisce chiaramente. Quello che però mi lascia estremamente perplessa è che la stessa maggioranza di Governo, che oggi è così divisa sul provvedimento in esame, invece nel Consiglio dei ministri in cui si è discussa nei giorni scorsi la riforma della giustizia si è trovata pienamente d'accordo su una linea che in qualche modo rende più difficile, non solo per quei soggetti ma per chiunque, veder realizzato il principio della certezza della pena. Quindi, visto e considerato che una parte di questo consesso parlamentare si sta muovendo per la repressione delle fattispecie di reato, tra cui l'istigazione a delinquere e il compimento di atti di violenza dettati da intenti omofobici, in qualche modo estremamente difficili e complessi da dimostrare, mi chiedo come mai tutti, sia di destra che di sinistra, si trovino d'accordo a sostenere e supportare una riforma della giustizia che cancellerà moltissimi reati, perché praticamente diventeranno impunibili a causa dell'improcedibilità dei vari gradi di giudizio, in appello e in Cassazione. Quindi mi auguro che il Partito Democratico, il MoVimento 5 Stelle e tutte le forze politiche che oggi stanno sostenendo il disegno di legge Zan - alle quali in questo momento mi ritengo vicina, perché penso sia giusto sostenere questo provvedimento, sebbene imperfetto - e stanno facendo pressione affinché si approvi così com'è, per non rischiare che venga in qualche modo affossato, si assumano poi le loro responsabilità. Quando poi arriverà in Commissione giustizia e in Aula la riforma della giustizia, che cassa di fatto la possibilità della certezza della pena per tantissimi reati - figuriamoci per quelli in esame, che in questo provvedimento vengono delineati in maniera molto labile e difficile da dimostrare, perché l'onere della prova spetta sempre a chi accusa - io mi auguro che siano conseguenti e prendano posizioni nette per consentire anche al disegno di legge Zan di funzionare nella direzione da loro stessi voluta, chiedendo la modifica e quindi l'integrazione di due articoli del codice penale, il 604- bis e il 604- ter , proprio per punire in maniera rigorosa tutti i reati legati all'omofobia, sia sotto forma di aggravante delle pene, sia quelli dovuti all'istigazione a commettere reati. Nel dichiarare che voterò comunque a favore del provvedimento così com'è, aspetto di vedere come procederà il dibattimento sulla riforma della giustizia. E mi attendo, proprio da quelle forze politiche che oggi stanno lavorando su questo provvedimento perché venga licenziato immediatamente - c'è assolutamente urgenza che venga licenziato ora e non lo si può modificare, perché altrimenti viene affossato - che siano conseguenti e quindi mantengono una posizione a favore della certezza della pena e di una conclusione dei processi che renda giustizia non solo ai rei, ma anche alle vittime dei reati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Marin. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, ho letto il testo settario descritto dal senatore Malan e l'ho trovato inquietante in ogni singola riga. Comunque, Presidente e colleghi, questo provvedimento è servito più che altro per dare risalto a numerose personalità, più o meno note, che hanno preso posizione in merito e che si propongono come promotrici dell'acqua calda. La sessualità è una funzione intima, che va vissuta tra adulti consenzienti; non ha bisogno di Zan che suggerisca cosa è giusto e cosa è sbagliato. (Applausi) . Ma l'alibi si regge sul fatto che le persone non etero subiscono maggiormente violenze rispetto alle persone etero. Chi l'ha detto? Dove sta scritto? Siamo sicuri che gran parte di quegli atti violenti siano esclusivamente messi in atto per ragioni di orientamento sessuale? Siamo così abituati ad ascoltare un tam tam assillante che ci impedisce la corretta valutazione dei casi. Proposte di legge selettive e fumose, come il disegno di legge n. 2005 e anche altre, non hanno senso di esistere, perché hanno finalità sottostanti implicite, che condannano e sanzionano la libertà di espressione. Il senso del nostro ruolo parlamentare non può essere banalizzato e incanalato in un'unica visione estrema, che vuole piegarsi al pietismo popolare, che è lo strumento che serve a gestire una situazione che si millanta come tutela, ma che invece mira al controllo per omologare e a un consenso quasi automatico. (Applausi) . Perché? Perché è più facile, signori. All'articolo 1, punto d) , si legge: «per identità di genere si intende l'identificazione percepita e manifestata». Ma dal punto di vista giuridico cosa significa? Percepita come? Percepita quando, in quale contesto, in quale occasione? (Applausi) . Questo disegno di legge, che presenta gravi criticità, favorisce l'ambiguità e ovviamente l'opportunismo di taluni. In pratica, se oggi dichiaro di percepirmi donna, posso partecipare a concorsi come quote rosa (Applausi) ; mi iscrivo a competizioni agonistiche nelle file femminili, così la mia massa muscolare biologicamente maschile può favorire il mio successo nel contesto (Applausi) ? Come pensa Zan di risolvere questa realtà? Il disegno di legge in esame è una legge cerotto, che interviene su un sintomo altamente specifico, anziché sulla causa. A monte di un crimine come l'incitamento all'odio, ogni forma di odio, sia esso di tipo razziale, omofobo, misogino o culturale, ci sono dinamiche che il provvedimento nemmeno considera. Pertanto, allo stato attuale si presenta come un inutile elenco di reati già inseriti in altri importanti provvedimenti. Gli articoli 7 e 8 sono inquietanti. Si pretende di manipolare lo sviluppo dei bambini, ponendoli di fronte a tematiche che risultano essere poco pertinenti all'età e rischiano di minare le basi etiche della formazione primaria (Applausi) , attribuendo alla scuola e agli insegnanti la responsabilità di affrontare un tema intuitivamente non condiviso da tutto il corpo docente, delegittimando di conseguenza la famiglia, dove la figura educativa primaria è sempre stata e sempre rimarrà la figura genitoriale (Applausi) . Anziché educare i bambini al rispetto per la vita, per tutte le vite, dalla più semplice alla più complessa, si vuole far loro credere che l'esperienza della realtà è una finzione, essendo l'umanità non biologica, ma oggetto di infinite, mutevoli identità. Tutto questo è tradotto in un'età nella quale si va formando la percezione di sé in relazione al mondo che ci circonda. La scuola che sceglierà di non celebrare la giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia potrà farlo o sarà destinata a pagare questa scelta di libertà? Si svilisce l'istituto familiare e chi osa obiettare finisce sotto processo (Applausi) . Tra i miei testi universitari c'era «Walden due» di Burrhus Skinner, uno psicologo comportamentalista, padre del condizionamento operante. Il condizionamento della società inizia plasmando la mente dei bambini. Della cosiddetta ideologia gender, alla quale il Papa ha riservato giudizi assai severi, si è capito che, anziché promuovere libertà di scelta e di azione, solleva profondi dubbi sulla facoltà di libera espressione. Chiunque potrà essere vittima di un procedimento penale, potrà essere sottoposto ad intercettazione o addirittura a misure cautelari. Un importante interrogativo rimane sull'autocertificazione della propria mutevole identità: se posso essere ciò che voglio e conta solo ciò che io percepisco di me stesso, il resto diviene potenziale fonte di discriminazione nei miei confronti. (Applausi) . Signor Presidente, l'esito che ciascun magistrato darà, con la propria personale interpretazione, potrà essere solo un giudizio aleatorio, fatto di applicazioni disomogenee e arbitrarie. Come si potrà esercitare un dissenso rispetto a quella che diventa una legge di Stato? Lascia senza parola la pretesa di riscrivere, per legge, la natura umana e tutte le sue sfumature e sfaccettature, con una terminologia, per implementare un condizionamento che si esprime con parole come tutela e libertà, ma che, in verità, impone una dottrina che non lascia alcun grado di libertà; una sentenza di condanna stabilita e percepita non universalmente, ma in funzione della propria percezione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, cari colleghi, credo sia importante e ritengo utile fare un punto della situazione, e non tanto da un punto di vista giuridico, legislativo e penale, perché i miei colleghi hanno spiegato e spiegheranno molto bene i fatti, quanto piuttosto da un punto di vista politico e storico. Io ero in quest'Aula - ad esempio - nella scorsa legislatura, durante la discussione del provvedimento sulle unioni civili, un tema all'epoca molto dibattuto. Anche in quel caso, nella scorsa legislatura, ci fu molta animosità, furono molte le discussioni e credo sia importante ripartire proprio da quel momento. Vi sono infatti due aspetti che devono essere presi in considerazione. Il primo aspetto importante è capire chi era in quest'Aula e chi era fuori. Qui dentro c'eravamo sicuramente noi della Lega e c'erano il Partito Democratico, Forza Italia e il MoVimento 5 Stelle; c'erano quasi tutte le forze politiche. C'era poi qualcuno che stava fuori. Perché è importante ricordare chi c'era fuori? Lo è perché fuori, durante la discussione del testo sulle unioni civili, c'era tantissima gente venuta a manifestare per l'approvazione della legge e a chiedere di approvarla in tempi brevi. Dico questo semplicemente perché oggi qui fuori non c'è nessuno; non c'è nessuno oggi, non c'era nessuno ieri e molto probabilmente non ci sarà nessuno neanche domani. (Applausi) . E questo - attenzione - avviene non perché il tema ovviamente non sia importante, ma probabilmente perché non è vero che i cittadini lo avvertono così di interesse, fermo restando che si tratta di un problema che dobbiamo e siamo in grado di risolvere. Probabilmente i cittadini non ritengono questo argomento prioritario. Dobbiamo partire sostanzialmente da un presupposto, ossia esistono leggi che già tutelano chi viene discriminato. Ci sono leggi che tutelano chi viene offeso con violenza, aspramente e duramente, a prescindere dal motivo per cui viene offeso, deriso, discriminato, allontanato e sbeffeggiato. In ognuno di detti casi, infatti, purtroppo discutibili, deprecabili e condannabili, c'è sicuramente un motivo: può essere un motivo personale, etnico, razziale e purtroppo può essere anche un motivo religioso o sessuale, ma c'è sempre un motivo. Laddove si commette un crimine, un reato penale, un'offesa, un motivo esiste sempre. Non si comprende, quindi, il motivo per cui, andando a definire situazioni particolari, laddove evidentemente siamo tutti d'accordo in quest'Aula che una certa tipologia di reati debba necessariamente vedere un inasprimento delle pene, questo fatto non si traduca poi concretamente, in Commissione e in Assemblea, in una unanimità. Non si capisce perché non venga concesso all'Assemblea - a mio avviso in maniera forzata - ma soprattutto alla Commissione, di formulare un testo che sia condiviso su un argomento sul quale alla fine siamo tutti d'accordo. Forse un motivo c'è. Il motivo - secondo me - è perché qualcuno qui dentro ritiene che i diritti civili stiano solo da una parte. (Applausi) . Forse perché qualcuno ritiene, discriminando a sua volta, che solo una parte politica deve occuparsi di certi temi e soltanto a questa parte è delegata la tutela di certe persone. Ecco perché è importante partire da chi c'era fuori allora e da chi c'è fuori oggi, perché molto probabilmente stiamo sbagliando il nostro atteggiamento legislativo. Io personalmente ho una mia storia politica, breve o lunga, importante o meno che sia, che dura comunque da dieci anni, e come me l'hanno centinaia di migliaia di persone, alcune delle quali siedono in quest'Aula in questo momento. Insieme a tante persone abbiamo fatto un lungo percorso politico, che poi si è interrotto, ne è iniziato un altro, ma in tutto questo c'è un fatto fondamentale: nella mia carriera politica, ad esempio, nel MoVimento 5 Stelle, mai in dieci anni di attività politica - e sottolineo mai - è stato organizzato un gazebo o un banchetto a difesa dei diritti civili. Non è mai stata fatta una conferenza stampa a sostegno dei diritti civili. Perché dico questo? Forse perché i diritti civili non sono importanti? No, semplicemente perché, quando si fa politica, si scelgono alcuni argomenti. Io sono un esperto di tematiche aerospaziali e magari non mi interesso di giustizia; non ne capisco nulla e non mi interessa. La giustizia non è forse importante? Sì, ma non è il mio argomento. Questo era stato fatto. Era stata fatta una scelta ideologica, una scelta politica, e alcune tematiche - quelle che stiamo discutendo in questo momento - non facevano parte del DNA della mia ex forza politica. E ripeto non perché non fosse un tema importante, ma perché non ci interessava. A testimonianza della veridicità di quanto sto dicendo posso fare qualche esempio: dopo le elezioni del 2013 fui contattato dalle associazioni LGBT che mi chiesero cosa avremmo votato in Senato. Risposi che non lo sapevo e che probabilmente sarebbe stata data libertà di coscienza perché non era un nostro tema. Parimenti, dopo le elezioni del 2018 fui contattato dalle associazioni LGBTQ - si era aggiunta una lettera della quale ignoro il significato - che mi chiesero la stessa cosa e risposi nello stesso modo, ovvero che non lo sapevo e che sarebbe stata data libertà di coscienza. Sostanzialmente perché ho fatto questo ragionamento? Sono molto preoccupato in questo momento da mascherine colorate indossate in maniera ideologica per chissà quale motivo. Sono molto preoccupato da chi dà sostegno oggi a un disegno di legge ovviamente liberticida, soprattutto da quelle persone che fino all'altro ieri erano completamente disinteressate al tema dei diritti civili. Detto questo, vorrei parlare di due aspetti tecnico-giuridici per quella che è la mia - seppur minima - competenza. A me preoccupa molto pensare, a valle dell'approvazione di questo disegno di legge, a che cosa potrebbe succedere nelle scuole elementari, medie e superiori; a chi entrerebbe all'interno delle scuole - forse l'ha accennato anche il collega Malan - e a dire cosa. A me piacerebbe che nelle scuole entrassero soltanto gli insegnanti che hanno un contratto, che devono seguire un programma; vorrei che entrassero soltanto amministratori pubblici, autorità o le Forze dell'ordine in determinate cerimonie. Nessun altro, secondo me, dovrebbe essere titolato a entrare nelle scuole. Credo che lo Stato debba essere in grado di proteggere i propri figli da ingerenze esterne, da parte di persone non qualificate, ma scelte a caso nel mucchio semplicemente per convenienze politico-elettorali di facciata, di bandiera, che potrebbero essere veramente estremamente dannose. C'è, poi, un ultimo aspetto in relazione a quello che andremo, forse - speriamo di no - a raccontare ai ragazzi nelle scuole. Purtroppo, non c'è stata la possibilità di dibattere in Commissione, di fare tante audizioni su un tema così importante, su che cosa significa oggi l'attitudine sessuale, su che cos'è l'atteggiamento sessuale, quali sono le abitudini sessuali. Se avessimo avuto la possibilità di approfondire questo aspetto, forse avremmo capito che non tutto si può dire e raccontare, che non di tutto si può parlare con un bambino di sei, dieci, dodici, quindici anni. Non di tutto si può ragionare con queste persone fragili; non tutto si può mostrare ai bambini in determinati modi. Non si possono probabilmente affrontare alcuni temi; ci sono dei limiti - secondo me - assolutamente invalicabili. Per questo motivo ho sposato la linea del nostro partito che è assolutamente di buon senso: è una linea logica, ma soprattutto è conforme alla nostra storia e alla cultura italiana. Non abbiamo bisogno di modelli europei. Non abbiamo bisogno di modelli transeuropei. Abbiamo bisogno di ricordarci quali sono le nostre tradizioni e qual è la nostra cultura. Questo possiamo farlo nel rispetto di tutti, lasciando liberi tutti i cittadini di amarsi e condividere la propria vita con chi si vuole, cercando però di rispettare ed equilibrare i diritti di tutti i cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Governo, colleghi, la discussione odierna verte su un argomento che probabilmente è uno dei più discussi in questo momento nei social , nei media e nell'ambito dei dibattiti pubblici. Sostanzialmente ne sta parlando chiunque, ne stanno parlando politici, artisti e influencer . Chiunque possa girare un video o scrivere un post in questo momento si è occupato o si occuperà a breve di questa discussione e non tanto perché effettivamente sia così sentita, ma perché si sta alimentando da quella che è diventata una contrapposizione ideologica. Il punto però per me non è questo, ma il seguente: di tutti questi soggetti che si stanno occupando del disegno di legge Zan quanti lo conoscono veramente? Quanti lo hanno letto? (Applausi) . Ecco perché nel mio intervento voglio riportare l'attenzione su quanto effettivamente è contenuto nell'articolato, quello che prevede esattamente il testo del disegno di legge, iniziando ovviamente dall'articolo 1, che contiene le definizioni. «Ai fini della presente legge: a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico». Per me dovrebbero coincidere, ma andiamo avanti. « b) Per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso». Io ho una laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti, ho una conoscenza empirica derivante da una competenza maturata in trenta anni di storia professionale e personale, che mi portano ad essere un po' dentro i meccanismi e i tecnicismi delle leggi, però ammetto sinceramente che mi sono sentito un po' in difficoltà nel comprendere la lettera b) del comma 1. Comunque andiamo avanti. Alla lettera c) è previsto espressamente che «per orientamento sessuale si intende l'attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi». Questo è del tutto naturale, lo condivido e, quindi, andiamo avanti con la lettera d) : «per identità di genere si intende l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione». C'è qui, a mio avviso, un'incongruenza, un'incoerenza. Ritengo cioè che la lettera d) del comma 1, dell'articolo 1, sia una contraddizione in termini, perché non si possono esprimere due concetti contrastanti, come identità e transizione, nello stesso periodo. L'identità indica infatti, nel suo significato letterale, un rapporto di esatta eguaglianza; mentre invece la transizione indica un percorso, un iter , un passaggio da una situazione ad un'altra che sostanzialmente implica una dinamica di cambiamento, una evoluzione. Quindi o si parla di identità o si parla di transizione e non è una disquisizione meramente ideologica o di concetto, perché sostanzialmente poi, quando si andranno a valutare le applicazioni pratiche della legge, questa distinzione diventa fondamentale e - a mio avviso ma questa è una convinzione che ho da sempre e ritengo condivisa da tutto il mio Gruppo - le norme devono essere chiare. Se infatti i concetti e le definizioni contenute nelle norme non sono chiare, poi si apre all'interpretazione e, inevitabilmente, l'interpretazione porta all'arbitrio. Ecco perché già nelle definizioni contenute nell'articolo 1 - a mio avviso - andrebbe aperta una riflessione. (Applausi) . I dati devono essere oggettivi. L'oggettività sta nel fatto che i sessi sono due: non lo dice la Lega, non lo dico io e non lo dice solo la scienza, anche se, nel momento in cui due genitori vanno da un ginecologo a chiedere di che sesso è il bambino, questi ne indica genericamente due. Questa convinzione, però, non è solo nostra e non è di parte, perché in un articolo pubblicato ieri da «il Giornale», in un'intervista all'onorevole Francesca Izzo, ex deputata dei DS che si autodefinisce femminista, dal titolo «Io, femminista, vi spiego perché la legge è sbagliata», si evidenzia una contraddizione. Il giornalista le chiede se la legge Zan combatta le discriminazioni; di fronte al diniego di questa possibilità, il giornalista incalza chiedendole cosa lei, donna e femminista, tema di più. La risposta semplice è che la concezione sottesa all'espressione «identità di genere» mette in discussione radicalmente il binarismo, cioè che il genere umano sia diviso in donne e uomini. Alla domanda se questo sia dannoso per i bambini, l'onorevole Izzo risponde di sì e porta il giornalista a chiederle se questa legge implichi un capovolgimento della realtà. La risposta è perentoria: «certo». Alla domanda, a conclusione dell'intervista, se abbia timori anche per la libertà di espressione, l'onorevole Izzo risponde: «Se si toglie l'identità di genere cadono moltissimi rischi (...) se io dico che sono una donna e che l'umanità è divisa in uomini e donne, rischio come già accade in altri Paesi di essere censurata. Sono molto preoccupata». Di esempi di questo tipo ne sono stati fatti tanti. Non sto parlando quindi dell'ideologia di destra o di una precisa parte politica; sia chiaro: non sto utilizzando le parole di un'ex deputata dei DS perché mi mancherebbero quelle giuste per definire gli stessi concetti, dato che li condivido, ma semplicemente ritengo che sentir dire le stesse cose da chi, ideologicamente parlando, non è di certo della Lega, della coalizione di centrodestra, né vicino a me, può consentire a qualcuno di capire che probabilmente si sta eccedendo in questa contrapposizione e strumentalizzazione di un iter di legge che, a mio avviso, avrebbe necessitato di maggior cautela. Comunque, una volta definito in maniera chiara e inequivocabile che ci sono sia sostenitori sia detrattori del provvedimento, cerchiamo di capire se potrebbero aver maggior ragione i primi o i secondi. Secondo i sostenitori della legge, qui non si parla di violazione o di limitazione dei diritti di alcuni, ma dell'affermazione di quelli di altri; vediamo allora se è vero, continuando sempre però non in una disquisizione fisiologica, ma nella lettura della legge. Nello specifico, immediatamente dopo l'articolo 1, all'articolo 2 è previsto di aggiornare l'articolo 604- bis del codice penale: si tratta uno degli articoli che regolano i delitti contro l'eguaglianza e che prevedono che siano puniti. Quindi, non è vero che parliamo di introdurre diritti, perché, dopo le definizioni, prevediamo di introdurre punizioni; quindi, la tesi sostenuta da molti colleghi in Aula dello schieramento della sinistra, che sostengono che si tratta di introdurre diritti, non è vera ed è smentita dal testo stesso del disegno di legge, che all'articolo 2 prevede di modificare, con una lunga elencazione delle fattispecie di pena, l'articolo 604- bis del codice penale, proponendo appunto di punire chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi oppure fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. Quindi, quando dite di voler introdurre diritti, sostenete una cosa che è smentita dal testo del disegno di legge. Bisognerebbe poi approfondire la distinzione tra propaganda e istigazione, che è quella sottigliezza che consente a qualcuno di introdurre un alibi (perché, a mio avviso, di questo si tratta), con cui sostenere che non è vero che si va a limitare la libertà di espressione, tutelata dalla nostra Costituzione. Purtroppo però il tempo per approfondire questo argomento non ce l'ho, quindi mi limito a fare una provocazione e una domanda. È vero che qui si va a punire solo l'istigazione e non la propaganda (che è del tutto legittima, perché, se lo sono le rappresentanze di coloro che si identificano in una parte e la vogliono espressa, evidentemente lo è anche la propaganda)? È vero? I colleghi in tanti esempi hanno dimostrato che non è vero, perché, dove vigono leggi simile a queste, i fatti dimostrano il contrario. Il tempo a mia disposizione sta scadendo, quindi mi soffermo in maniera brevissima su quello che, a mio avviso, è il motivo vero di questo disegno di legge. Nella totale mancanza di un'ideologia di sinistra - e lo dimostra anche l'intervento dell'onorevole Izzo di ieri - il centrosinistra sta cercando di ricompattare le fila e di definire gli schieramenti dicendo: o noi o voi, o contrari o favorevoli. È il motivo per cui la nostra apertura e la nostra mano tesa, l'intervento del nostro segretario Salvini - che voleva veramente tutelare i diritti di chi ha bisogno - e quelli del presidente Renzi e di tutti coloro che si sono dichiarati disponibili al confronto - su cui ha tentato un'importante sintesi anche il presidente Ostellari - sono stati rifiutati. Quelle porte aperte sono state chiuse, perché l'interesse della sinistra non è tutelare queste persone, ma darsi un'identità precisa, di cui altrimenti sarebbe priva per la totale negazione di quelli che erano stati i valori fondanti di quella precisa parte politica. (Applausi) . In questo modo, signori, non si fanno gli interessi di queste persone. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, evidentemente il fatto che la discussione continui di giovedì vede molti colleghi assenti per partenze varie: va bene, ne prendiamo atto. Veniamo alla discussione, che è iniziata con tantissimi interventi. Avrei sperato - ma vedo che non ci sono segni in questo senso - che dagli approfondimenti e dagli interventi di ciascuno potessero nascere comunque il dubbio e la volontà di approfondire e di capire la tesi dell'altro. Mi sembra invece che stia diventando un mero esercizio oratorio e basta. Diciamo che il progresso che speravo di vedere, ossia lavorare per migliorare il testo del disegno di legge per le persone che con esso vogliamo tutelare, rimarrà inascoltato, perché è chiaramente un fatto ideologico. Non esiste infatti che un disegno di legge approvato in un ramo del Parlamento non possa essere rivisto, migliorato o maggiormente condiviso. (Applausi) . La vostra rigidità è dettata esclusivamente dall'ideologia, perché dev'essere così e basta e la verità, evidentemente, ce l'avete solo voi. Oppure, come diceva il collega Pazzaglini, vi serve avere una bandiera da piantare in cima alla montagna: è mio questo risultato e fa niente se ci saranno storture pericolose. Ve l'hanno detto i colleghi che sono intervenuti negli ultimi due giorni: le storture ci sono, eccome. Vuol dire essere ciechi affermare che il problema è solo la discriminazione verso le persone - ripeto sempre "il termine", perché di questo stiamo parlando - LGBT. Qualunque sia il loro orientamento, sono persone. Dovremmo riflettere - e provo modestamente a farlo io - su un'emergenza ancora superiore. Alcuni colleghi hanno toccato il tema: il valore che dovrebbe essere alla base di tutto il nostro dibattito è il rispetto, perché in quello innanzitutto di se stessi e degli altri sta la nonviolenza sulle donne, sui bambini, sui disabili e sulle persone LGBT. Questa è l'emergenza che dobbiamo affrontare. Nelle scuole vediamo che è sempre più diffuso il bullismo, che sia cyberbullismo o che sia violenza fisica perché uno è grasso, ha un altro colore della pelle, mi sta antipatico o è gay. A prescindere, c'è questo bisogno di violenza, ma soprattutto l'assenza, evidentemente, di un'educazione al rispetto. Il discorso, quindi, è che bisogna lavorare su questo. Forse non tutti sanno che nelle scuole e nei Comuni si cerca di affiancare le famiglie con un sostegno alla genitorialità, non per far lavorare qualche educatore o qualche psicologo, ma perché serve. Alla fine, il nucleo forte che crea l'identità di un bambino o di una bambina è la famiglia, che permetterà loro di ritrovarvi la forza per affrontare tantissime battaglie, non solo quando sono piccoli o adolescenti, ma anche da adulti. Quando ci sono le grandi difficoltà, infatti, alla fine, le persone cercano nella famiglia la possibilità di resistere, di ripartire, di essere comprese e di affrontare nuovamente altre sfide. In questo senso, penso che sarebbe ben più importante lavorare. Veniamo a questi problemi, perché non dobbiamo dimenticare che gli episodi di bullismo e simili non riguardano solamente le realtà più fragili (in cui ci sono povertà educativa ed economica e una violenza diffusa), ma anche rampolli di famiglie apparentemente perfette, da Mulino Bianco, agiate e acculturate. Evidentemente neanche lì viene insegnato a controllare le pulsioni violente che possono danneggiare gli altri. Forse su questo dovremmo lavorare, perché non si capisce come questi bambini e ragazzini, di qualunque sesso e orientamento siano, possano pensare che sia normale mettere una pillolina nel bicchiere di una compagna di scuola e violentarla oppure che una festa finisca come vediamo nelle cronache. È una follia, una cosa aberrante. Ritorniamo al rispetto e all'educazione. Vanno benissimo alcuni articoli e commi del disegno di legge Zan, ma altri sono pericolosi e costituiscono un cavallo di troia che porterà l'ideologia a creare situazioni stranissime e davvero pericolose, perché, se è giustamente ribadito il pluralismo delle idee, poi però si aggiunge: «purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». Chi lo decide? È talmente labile e sottile quel confine, che si possono creare mostruosità. Delle persone - prima sono stati fatti tanti esempi - potrebbero essere perseguite per aver detto una cosa normalissima e aver espresso un punto di vista, come adesso sto facendo io. È abbastanza inquietante pensare che un domani non potremo non dico insultare, perché quello non si deve fare, ma dire che la si pensa in modo diverso rispetto ad altri, in merito al concetto di famiglia e a tante altre cose. State facendo - personalmente non sono d'accordo su questo punto - qualcosa di veramente pericoloso. Se ci fossero un minimo di visione e non soltanto ideologia e indottrinamento, ci si renderebbe conto che ci potrebbero essere grossi problemi. Stiamo facendo una legge, non salotto. Per questo è molto pericoloso. Anche le sottolineature che faceva il senatore Pazzaglini rispetto alle varie lettere dell'articolo 1 sono veramente cose particolari. L'identità dipende dall'esteriorità. Anche questo è labilissimo. Se mi vesto in un certo modo, sì; sennò, no: che follia! Soprattutto, ripensiamo anche ad anni molto lontani, quando anch'io ero giovane e tutti eravamo appassionati di musica, di Lou Reed, di David Bowie e di tanti altri artisti. Li amavamo per la loro musica e non ci interessava se fossero omosessuali (Applausi) , erano artisti fantastici. Non confondiamo le idee. Volevo sottolineare un'altra cosa, che forse non tutti sanno. In questo modo, stiamo anche sminuendo un problema immenso, quello delle persone che realmente si trovano in un corpo che non sentono proprio e che arrivano con dolore e sofferenza incredibile alla transizione. Ho avuto modo di approfondire queste parole con analisti e psicologi. Tale percorso è tanto incredibilmente traumatico, doloroso e terribile, che alcune persone che arrivano alla transizione definitiva con il cambiamento fisico del sesso - non succede raramente - sono talmente distrutte da questo passaggio, che hanno potuto legittimamente fare, che arrivano persino a togliersi la vita, perché l'identità e il fisico sono sconvolti. Non banalizziamo la difesa e il rispetto che vanno dati a ciascuna persona e anche a tutto il mondo LGBT con la mostruosità che si crea cercando un indottrinamento nelle scuole, cosa assolutamente dannosa, secondo me, o con l'abominio di poter essere perseguiti solo per opinioni che oggi si possono esporre e che non si potrà più manifestare in un altro tempo, pur essendo persone estremamente rispettose di ciascuno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, parto con un principio. Sono convinto che la diversità in tutte le sue espressioni in natura costituisca sicuramente un valore sia per il genere umano, sia quando parliamo di differenti temperature o di campi gravitazionali. Insomma, la diversità è ciò che rende vivo il nostro universo. Passando all'argomento nello specifico e parlando anche di sviluppo psicosessuale, si tratta di un processo naturale, che riguarda ognuno di noi, e di un aspetto fondamentale della complessa natura umana, che costituisce certamente la sfera più intima e quanto di più privato. È un processo psichico e fisico che ha origine con il concepimento, poi prosegue con lo sviluppo e con l'educazione. I greci parlavano di eros, Freud parlava di libido; si potrebbe parlare anche di istinto in generale e, semplificando, è chiaro a tutti che poi però devono intervenire delle regole sociali. In una comunità intervengono anche il senso del pudore e, naturalmente, le necessarie leggi. Oggi più che mai è necessario legiferare proprio per porre regole che sono state forse anche annientate dal modo di vivere in una società senza riferimenti, che un famoso sociologo definiva liquida e che contrapponeva a una rigida. Vedete, nella società in cui sono cresciuti tanti di noi, oggi presenti in quest'Aula, forse c'erano più riferimenti rispetto a quelli che ci sono oggi e credo che questo non sia un processo evolutivo. La sfera sessuale, con i relativi comportamenti, resta sempre, secondo me, l'ambito più intimo e strettamente privato di ognuno di noi, così come anche - tema assai diverso - l'orientamento religioso. Nessuno può permettersi di giudicare o discriminare il prossimo per l'orientamento sessuale, così come per quello religioso, perché fanno parte entrambi della nostra sfera intima e della nostra libertà. Il principio di base, di cui dobbiamo tenere conto, è quello del rispetto reciproco della libertà di ogni individuo, in tutte le espressioni che ne conseguono. Soggetti a giudizio, semmai, devono essere le nostre attitudini lavorative e il nostro impegno nel lavoro. Pubblici sono le nostre relazioni sociali e i modi con i quali ci relazioniamo con il prossimo e con gli altri in generale. Sono quindi il nostro lavoro e il nostro comportamento sociale che devono essere giudicati e sicuramente non le nostre attitudini sessuali. Ritengo, proprio quanto al rispetto per il prossimo, che in tema di tolleranza e di diritti, come italiani, abbiamo una lunga storia e cultura e costumi profondi e radicati. Per questo conveniamo tutti sul fatto di avere già una grande Carta costituzionale, che dice tutto. È accaduto in questi giorni, in quest'Aula, che, a causa di una supponente superiorità di certe sinistre ideologie, si volesse evitare la legittima e dovuta discussione su argomenti assai delicati. Accade che venga proposto di votare una legge così com'è stata approvata nell'altro ramo del Parlamento, come se il nostro ruolo e il nostro punto di vista fossero ritenuti non solo non utili, ma perfino nocivi. Un simile atteggiamento è certamente lesivo delle più elementari regole democratiche e costituzionali. Quello che abbiamo chiesto e stiamo chiedendo, soprattutto in un Governo di larga maggioranza, è proprio di rispettare le opinioni di tutti, ma così facendo, col dichiarato intento di tutelare i diritti dei cittadini di questo Paese, si è cercato di limitare la libertà di espressione di noi stessi legislatori. Mi pare che di leggi provenienti dalla Camera dei deputati discusse ed emendate ce ne siano state tante, così come tante sono quelle in discussione e in attesa di essere approvate, su temi che, per quella che è la mia opinione, ritengo assai importanti, soprattutto nel contesto in cui stiamo vivendo. Tornando alla nostra Costituzione a alla nostra cultura, mi pare che, quanto a quella virtù chiamata tolleranza, gli italiani non debbano prendere lezioni da nessuno. La discussione è assolutamente necessaria, proprio perché per tanti aspetti, dal punto di vista giuridico, il tema è complesso. L'agone nel quale siamo stati trascinati e i toni che ne derivano rischiano di non farci affrontare gli argomenti in maniera compiuta. Occorre discutere e dare risposte alle esigenze di ognuno, secondo i nostri saldi principi costituzionali. Diversamente, anziché del sesso degli angeli (come si suol dire), ci potremmo trovare a discutere delle loro identità di genere, e non sarebbe certo un processo evolutivo, soprattutto in un contesto nel quale abbiamo anche tanto altro da programmare (e sappiamo quanti argomenti urgenti ci sono in discussione in tutte le Commissioni). (Applausi) . PRESIDENTE . Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. La seduta è sospesa fino alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 13,21, è ripresa alle ore 15,01) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dell'istruzione, il Ministro del turismo e il Ministro per il Sud e la coesione territoriale. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. La senatrice Drago ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02707 sulla mobilità interprovinciale dei docenti di ruolo, per tre minuti. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, da anni tra 9.000 e 13.000 docenti di ruolo, secondo quanto si apprende incrociando i dati Istat e del contratto collettivo nazionale integrativo, presentano domanda di trasferimento interprovinciale, che permetta loro di rientrare o avvicinarsi alla sede di provenienza e solo una minima percentuale di queste domande viene soddisfatta a causa di un meccanismo poco chiaro e poco efficiente di assegnazione. Numerose sono le criticità, in parte riferibili al contratto collettivo integrativo (l'ultimo stilato). Sono state depositate in Senato e presso il Parlamento europeo petizioni volte a richiedere riaperture del contratto collettivo nazionale integrativo e l'attuazione di mobilità straordinaria, in quanto la situazione ad oggi appare penalizzante su specifiche fasce di questa categoria professionale. Ulteriori evidenti criticità derivano dai metodi di lavorazione delle pratiche di pensionamento del personale docente: il flusso di informazioni che dovrebbe avvenire tra il sistema informativo dell'istruzione (Sidi) e l'INPS, secondo un ordine di priorità e tenendo conto dell'effettiva disponibilità dei posti destinati alla mobilità, avviene non rispettando una cronologia logica e consequenziale, tanto che l'INPS dovrebbe riuscire a comunicare al Ministero dell'istruzione i dati riferiti ai pensionamenti del personale docente in anticipo rispetto alla scadenza della presentazione delle domande di mobilità e conseguentemente prima che il Sidi venga chiuso. Ciò non avviene, in quanto le pratiche dei pensionamenti vanno lavorate successivamente alla presentazione della domanda di mobilità. Si consideri che il diritto alla mobilità dei docenti di ruolo ha carattere di priorità, come sancito nel testo unico dell'istruzione, di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, che all'articolo 470, comma 1, così recita: «specifici accordi contrattuali tra le organizzazioni sindacali ed il Ministero della pubblica istruzione definiscono tempi e modalità (...) per il superamento della ripartizione tra posti riservati alla mobilità da fuori provincia e quelli riservati alle immissioni in ruolo, in modo che queste ultime siano effettuate sui posti residui che rimangono vacanti e disponibili dopo il completamento delle operazioni relative alla mobilità professionale e territoriale in ciascun anno scolastico». Si chiede dunque di sapere se il Ministro sia a conoscenza della situazione in cui versano i docenti fuori sede e quali iniziative urgenti intenda adottare per porvi rimedio, anche adoperandosi di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, affinché gli esiti delle procedure di pensionamento vengano trasmessi in tempo utile per permettere adeguata risposta alle domande di trasferimento dei docenti di ruolo. PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione, professor Bianchi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BIANCHI, ministro dell'istruzione . Anzitutto ringrazio la senatrice Drago. Premesso che, ai sensi dell'articolo 6 del contratto collettivo nazionale integrativo - triennio 2019/2022 - le operazioni di mobilità territoriale e professionale si articolano in varie fasi e che lo stesso contratto, all'articolo 8, disciplina la disponibilità dei posti ai fini della mobilità, ricordo che per l'anno scolastico 2021-2022, ferma restando la riserva del 50 per cento per le immissioni in ruolo, la parte restante dei posti è stata destinata per metà alla mobilità territoriale e per l'altra metà alla mobilità professionale. Ciò posto, concordo con lei rispetto all'esigenza avvertita anche dal Ministero di acquisire tempestivamente i dati sulle cessazioni dal servizio che costituiscono il presupposto per poter avviare correttamente le procedure di avvio dell'anno scolastico tra cui quelle di mobilità. A tal fine, l'Amministrazione opera in costante raccordo con l'INPS: il termine per l'accertamento del diritto al trattamento pensionistico è condiviso con l'Istituto previdenziale e indicato nella circolare dei pensionamenti. Tale data è tenuta in considerazione per la predisposizione dell'ordinanza ministeriale sui trasferimenti che dispone la chiusura delle funzionalità del Sidi per l'elaborazione delle domande di mobilità solo dopo l'avvenuto passaggio dei flussi informatici sulla certificazione dei pensionamenti da parte dell'INPS. Tuttavia, come ben sa, le criticità da lei segnalate non discendono tanto da questo fattore, pur rilevante, quanto piuttosto dal tradizionale disallineamento, a livello territoriale, tra i posti vacanti e disponibili e le sedi di residenza dei nostri insegnanti. Per concorrere a soddisfare le istanze di molti docenti, il Governo ha voluto dare una prima significativa risposta con l'articolo 58 del decreto-legge sostegni- bis che, modificando l'articolo 399 del testo unico in materia di istruzione e l'articolo 13 del decreto legislativo n. 59 del 2017, ha ridotto da cinque a tre anni il vincolo di permanenza dei docenti neoassunti nella sede di prima assegnazione. La nuova previsione tiene in equilibrio l'esigenza di garantire la continuità didattica nella comunità educante e nello stesso tempo soddisfa le legittime aspettative dei docenti ad avvicinarsi ai territori di origine. Difatti, senatrice Drago, si rende necessario garantire un equo contemperamento tra esigenze contrapposte: da un lato, le legittime aspirazioni dei docenti, come da lei rappresentante; dall'altro, la necessità di assicurare adeguata stabilità agli organici così da migliorare la qualità della didattica attraverso la continuità. Ciò proprio nell'interesse dei nostri studenti. Colgo l'occasione per sottolineare come per l'anno scolastico 2021-2022, a fronte di 87.454 domande di mobilità, quelle soddisfatte a livello nazionale sono state 47.230, pari al 60,4 per cento del totale dei docenti che hanno partecipato alla procedura ordinaria. Nel dettaglio, sono state accolte 40.786 domande di mobilità territoriale, per un totale di quasi 7.000 spostamenti fuori Regione. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Drago, per due minuti. DRAGO (FdI) . Signor Ministro, chiaramente non sono soddisfatta della risposta semplicemente perché il motivo per cui le domande pervenute sono inferiori a quelle attese è legato anche al tempo riservato alle domande di mobilità: durante le vacanze pasquali, come ben sapete, in periodo Covid, i docenti avrebbero dovuto prenotare la consulenza da parte dei sindacati. Altre problematiche sono legate proprio al contratto collettivo nazionale integrativo: il terzo anno, che sarebbe il prossimo anno scolastico 2021-2022, abbiamo riservato solo il 25 per cento dei posti disponibili alla mobilità, contrariamente a quanto affermato nel citato decreto legislativo n. 297 del 1994 all'articolo 470, comma 1: priorità della mobilità degli insegnanti di ruolo rispetto alle nuove immissioni in ruolo. Non basta. La situazione, a mio avviso, più grave è il fatto che ci siano numerosissime sentenze del TAR del Lazio e della Cassazione (sezione lavoro), la più recente delle quali è la n. 07589 del 24 giugno 2021, che stabilisce che «le procedure informatizzate non possono eludere le norme di diritto a discapito del personale scolastico». Stiamo contravvenendo e infossando il moral welfare di docenti che per la maggior parte sono donne; quindi, non stiamo assolutamente tenendo conto di diritti civili. Abbiamo famiglie assolutamente allo stremo delle forze da tutti i punti di vista, soprattutto da quello economico ma anche da quello dell'equilibrio psicofisico. Spero veramente che oggi non diventi semplicemente... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Il senatore Romeo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02710 sulla riapertura delle scuole in sicurezza per il nuovo anno 2021/2022, per tre minuti. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, egregio signor Ministro, a quaranta giorni circa dall'inizio dell'anno scolastico 2021-2022 vorremmo sapere, noi parlamentari, ma lo vogliono sapere tutti i cittadini, a che punto siamo con il piano di ripartenza nelle scuole in sicurezza, soprattutto con attenzione a quello che è il discorso legato al reperimento di nuovi spazi e di nuove aule scolastiche. Vorremmo approfondire la questione legata ai docenti e sapere se davvero quest'anno scolastico avremo tutte le cattedre assegnate. Dall'altra parte, vorremmo sapere se sarà seguito il tema del tracciamento dei contagi con particolare attenzione magari anche alla gratuità dei tamponi o dei test salivari, che sono meno invasivi e che potrebbero andare molto bene per i bambini. Vorremmo sapere a che punto siamo sulla questione legata ai trasporti, se vi saranno una capienza massima, il potenziamento del trasporto pubblico, l'eventuale presenza di fasce orarie. Vorremmo essere informati anche in relazione alla sanificazione dell'aria negli ambienti chiusi, che è un elemento importante e di recente sono stati stanziati 200.000 euro proprio per il suo Ministero per andare in questa direzione nelle scuole. Immaginiamo però non siano sufficienti. Vogliamo sapere esattamente a che punto siamo, con estrema chiarezza perché sui giornali e sui media ne sentiamo un po' di tutti i colori, compresa l'idea di riservare la scuola in presenza solo agli studenti vaccinati, escludendo e lasciando in Dad quelli non vaccinati. Ecco, ci auguriamo che questo sia uno scherzo e vorremmo conoscere nel dettaglio quelli che sono i contenuti del piano e soprattutto sapere quando verrà a illustrarlo in Parlamento. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione, professor Bianchi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BIANCHI, ministro dell'istruzione . Signor Presidente, ringrazio il senatore Romeo per le sue domande. La posizione del Ministero e mia personale è stata sempre quella di scuola in presenza. (Applausi) . Quando negli scorsi mesi si è avuta la seconda ondata pandemica, abbiamo comunque tenuto i bambini e le bambine della primaria a scuola e abbiamo ridotto al minimo l'utilizzo della formazione a distanza per tutti gli altri. I dati recenti dell'Invalsi, quelli di ieri, dimostrano che questo nostro continuo insistere sulla presenza aveva ragione e noi lavoriamo e stiamo lavorando tutti per questo. Ricordo però che nel cosiddetto decreto sostegni- bis , le scuole statali potranno contare su 350 milioni, non 200.000, per tutte le misure di intervento necessarie a garantire la sicurezza degli ambienti scolastici specifici e, per gli stessi fini, ulteriori 60 milioni sono stati destinati alle scuole paritarie. Per gli enti locali sono stati attribuiti altri 70 milioni per l'affitto di locali e noleggio di strutture temporanee per aumentare, come da lei augurato, il numero degli spazi dedicati alla didattica. Non solo, come lei sa, nel cosiddetto decreto sostegni- bis abbiamo richiesto ulteriori risorse per quanto riguarda gli incarichi temporanei per il personale ATA e per il personale docente. Tutti ci auguriamo di essere in fondo a questo lungo tunnel , però ci dobbiamo predisporre, lo stiamo facendo e l'abbiamo fatto. Con il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e il Ministero dell'interno nel decreto sostegni-bisabbiamo stanziato 450 milioni per potenziare i servizi aggiuntivi di trasporto scolastico e previsto la possibilità per gli uffici scolastici regionali di stipulare direttamente convenzioni con operatori economici esercenti il servizio di trasporto. Le scuole potranno accedere inoltre ad un fondo di 50 milioni destinato a finanziare anche i piani per gli spostamenti casa-scuola-casa del personale scolastico e degli studenti. Su questo rimangono attivi gli strumenti fondamentali che sono i tavoli prefettizi. Per quanto riguarda il piano vaccinale, credo che esso giochi un ruolo fondamentale. Come lei sa, siamo già molto avanti; per quanto riguarda il personale docente, siamo già ad un livello tale che ci permette di cominciare a considerare che siamo prossimi al risultato dell'80 per cento, con differenze fra le Regioni. Per quanto riguarda il superamento della soglia di vaccinazione, ovviamente faccio appello perché tutti i ragazzi si possano vaccinare, ma il mio è un appello e queste sono anche le considerazioni che abbiamo fatto al CTS, dal quale stiamo attendendo il dato definitivo. Questo è il modo con cui stiamo affrontando la situazione. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Romeo, per due minuti. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . La ringrazio, signor Ministro. Ha citato delle cifre importanti e ci auguriamo che ai soldi stanziati corrispondano le attuazioni vere, perché purtroppo abbiamo visto tante volte stanziare le risorse e poi, da un punto di vista pratico, faticare nei tempi con i decreti attuativi e con la realizzazione degli interventi e quant'altro. Ci auguriamo che, visto che manca poco tempo all'inizio dell'anno scolastico, si vada in questa direzione. Sulla questione delle vaccinazioni - lo ribadiamo ai ragazzi, ai giovani - l'appello alla vaccinazione generale ci sta. Ma con i giovani e i ragazzi, visto che non ci sono ancora degli studi effettivi sui possibili effetti collaterali, noi ci muoveremmo con maggiore cautela. Forse è meglio potenziare, con gli strumenti che abbiamo messo in evidenza, il sistema scolastico per garantire sicurezza agli studenti ed evitare delle scelte che spingono in qualche maniera nella direzione dell'obbligo. Ai ragazzi no. Dobbiamo garantire loro la presenza a scuola in sicurezza, ma su questo tema - già glielo anticipiamo - la Lega, se il Governo dovesse andare in tale direzione, comunque farà la sua battaglia. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Sbrollini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02709 sulle iniziative di sostegno al turismo, per tre minuti. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Ministro, come lei certamente saprà, i dati relativi al turismo non sono purtroppo incoraggianti: si parla di quasi 88 miliardi persi nel 2020 e purtroppo anche il 2021 non sembra dare importanti segnali di ripresa, neppure con le prenotazioni estive. Sappiamo infatti dalle stime fatte che molti italiani hanno deciso di trascorrere le vacanze in Italia proprio per supportare il nostro turismo, ma tutto questo non risulta ancora pienamente sufficiente. Il ruolo del turismo straniero sappiamo quanto sia prezioso nel nostro Paese e una delle ragioni, purtroppo, che ha comportato una diminuzione del turismo estero in Italia è dovuta al ritardo del green pass europeo che - come sappiamo - può essere concesso dopo la guarigione da Covid-19, dopo il completamento del ciclo vaccinale, dopo quindici giorni dalla prima dose o, infine, con un tampone negativo effettuato nelle quarantotto ore precedenti. E sappiamo essere anche uno strumento di vitale importanza per partecipare a eventi come banchetti, matrimoni, feste. Noi pensiamo quindi che, a fronte dell'importanza nevralgica che riveste il green pass nella vita di tutti noi, dobbiamo cercare in tutti i modi di evitare che l'intera economia del Paese possa essere danneggiata ulteriormente dai malfunzionamenti o dai ritardi nell'aggiornamento della situazione vaccinale che molti cittadini hanno lamentato anche in questi giorni. Al contempo, abbiamo visto emergere nuove tendenze per le destinazioni di villeggiatura, le cosiddette destinazioni secondarie, e cioè quei borghi storici, spesso in lento abbandono, ma ricchi di storia e di tradizione. Proprio per questo, Ministro, le chiedo, al nome del Gruppo Italia Viva-PSI che rappresento, quali misure intenda adottare per facilitare la stagione estiva, anche per i borghi cosiddetti di seconda destinazione, e di farsi promotore nelle sedi governative di un'eventuale opposizione a nuove restrizioni, anche se sappiamo che purtroppo le varianti non stanno certamente aiutando. Dobbiamo scongiurare in tutti i modi che ci siano chiusure come quelle che abbiamo già vissuto in tempi precedenti. PRESIDENTE. Il ministro del turismo, onorevole Garavaglia, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. GARAVAGLIA, ministro del turismo . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rispetto alle tante questioni poste mi soffermo su due di esse, le principali: le misure per facilitare la ripartenza e il turismo nella stagione estiva, soprattutto nei luoghi "minori" (tra virgolette, perché parlare di luoghi minori in Italia è un ossimoro), e l'ipotesi di ulteriori restrizioni nella stagione estiva, che ovviamente ci vede contrari. Quanto al primo tema, le cose più importanti che abbiamo fatto sono sostanzialmente due. La prima è agire nel modo più serio, veloce, razionale e sicuro possibile sulle riaperture. Lo dimostra il PIL: questo sarà il primo anno nella storia della Repubblica, a mia memoria, che troverà una Nota di aggiornamento al DEF con un PIL superiore alla previsione del DEF. Come mai? Certo, va bene la manifattura, ma vanno bene anche il turismo e i servizi, perché si è anticipata la previsione, complici tutta una serie di questioni tra cui il green pass europeo, ma anche e soprattutto la decisione di riaprire dei settori come quello della ristorazione: questo fa fatturare. L'unico sostegno vero è tornare a lavorare; il resto sono chiacchiere. Venendo alle altre questioni, abbiamo inserito tutta una serie di misure finanziarie: dei 5 miliardi circa che riguardano il settore, mi fermo a quelli specifici destinati ai piccoli borghi, città d'arte e quant'altro. Mi vengono in mente nel primo decreto-legge sostegni i 10 milioni previsti dall'articolo 23- ter per le città d'arte e i borghi; nel decreto-legge sostegni- bis , dei circa 75 milioni stanziati, 60 milioni sono previsti per i Comuni dove ci sono siti UNESCO e 5 milioni per i Comuni italiani che fanno parte delle reti città UNESCO. Non basterà mai, ma almeno questi fondi sono indirizzati proprio a loro. Per quanto riguarda il tema delle nuove aperture, siamo assolutamente dell'idea che non sia pensabile mettere ulteriori restrizioni in questa fase. L'Italia non si può permettere un nuovo lockdown ; serve la responsabilità di tutti e serve rispettare, per quanto possibile, tutte le regole che ci siamo posti, ma non è possibile pensare a ulteriori restrizioni. (Applausi) . Pensiamo a un settore come quello delle discoteche: anche qui applichiamo il buon senso. È meglio riaprire con le regole piuttosto che far finta di niente e avere giovani che si auto-organizzano e sicuramente fanno più "danni" che divertirsi in modo sano, sicuro e protetto. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Sbrollini, per due minuti. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro e reputo la sua risposta soddisfacente, perché va nella direzione che indicavo anche nell'introduzione del nostro question time . Infatti, per far ripartire la nostra economia bisogna partire dal turismo e lavorare tutti insieme nella stessa direzione affinché non ci siano nuove restrizioni e nuove chiusure. Il nostro Gruppo è sempre stato per le riaperture ma, purtroppo, abbiamo visto in questi giorni degli episodi poco edificanti, dovuti all'irresponsabilità di alcuni. Dobbiamo lavorare affinché il green pass sia uno strumento davvero importante. Penso che, da una parte, sarebbe opportuno valutare sicuramente quello che sta facendo la Francia in questo senso e, dall'altra parte, sostenere il turismo e i borghi abbandonati, che sono borghi storici meravigliosi, facendo tutto il possibile per aiutare un settore straordinariamente importante per la ripartenza del nostro Paese. PRESIDENTE . Il senatore Stefano ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02701 sull'effettiva destinazione al Sud dei pertinenti fondi del PNRR, per tre minuti. STEFANO (PD) . Signora Ministro, è convinzione condivisa che il PNRR rappresenti un'occasione unica per avviare il rilancio del Mezzogiorno e per la ripresa del processo di convergenza con le aree più sviluppate del Paese. Abbiamo lavorato molto di concerto perché il PNRR mettesse a disposizione delle otto Regioni del Mezzogiorno risorse quantificate in almeno il 40 per cento delle risorse territorializzabili e, quindi, parliamo di circa 82 miliardi, incluso il Fondo nazionale complementare al PNRR. Questi sono dati contenuti in un'apposita tabella pubblicata dal Governo nel suo sito, in cui sono ripartiti e definiti tra le sei missioni gli 81,55 miliardi di euro destinati al Mezzogiorno. Eppure, diversi organi di stampa ed emittenti televisive nei giorni scorsi hanno sollevato un allarme che ha avuto una grossa eco, soprattutto nel Mezzogiorno; un allarme sulla base di alcune rielaborazioni fatte da alcune università sul dossier elaborato dai servizi studi delle due Camere circa l'effettiva destinazione al Mezzogiorno delle risorse del PNRR: si lamenta che quasi 35 miliardi su 82 abbiano effettiva destinazione territoriale al Sud, mentre per gli altri la destinazione territoriale sarebbe rimessa a scelte successive ancora non note. Considerato che la coesione sociale e territoriale rappresenta uno dei pilastri fondamentali su cui poggia la programmazione dell'intero PNRR e la mancanza di chiarezza sul punto della localizzazione territoriale degli interventi rischia di alimentare preoccupazioni e incertezze nei cittadini del Mezzogiorno, sono qui a chiederle se corrisponda al vero che gli 81,55 miliardi destinati al Mezzogiorno siano realmente tanti e non solo 35 e quale sia, in concreto, la quota esatta di risorse ripartita nelle singole missioni e nelle singole componenti; come pure quale sia la quota a valere sulle risorse a fondo perduto e quale sui prestiti. Con queste domande, signora Ministra, conoscendo peraltro la sua sensibilità, le chiedo di rassicurarci e rassicurare il Mezzogiorno. Non è una questione di campanile: è una questione di Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro per il Sud e la coesione territoriale, onorevole Carfagna, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CARFAGNA, ministro per il Sud e la coesione territoriale . Senatore Stefano, la riduzione dei divari territoriali è uno degli obiettivi fondanti - come lei ha ricordato - del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Grazie agli investimenti che abbiamo programmato e indirizzato al Mezzogiorno, per la prima volta dal Dopoguerra ad oggi, si produrrà una significativa convergenza delle due aree del Paese con una crescita del prodotto interno lordo del Sud superiore rispetto a quella del resto del Paese. L'impatto di investimenti e risorse produrrà una crescita al Sud del 24 per cento a fronte di una media nazionale del 15 per cento e una crescita dell'occupazione femminile giovanile rispettivamente del 5,5 per cento e del 4,9 per cento. L'obiettivo di investire almeno 82 miliardi di euro del PNRR nei territori del Mezzogiorno non è una promessa o un impegno generico, ma è il frutto di un attento lavoro di analisi, missione per missione, componente per componente, linea di intervento per linea di intervento, che abbiamo realizzato con gli uffici del MEF e delle altre amministrazioni competenti. L'importo finale dell'analisi, il famoso 40 per cento, è un risultato credibile e robusto. Non lo abbiamo detto noi, ma lo hanno detto gli stessi uffici della Commissione europea che, in fase di approvazione del PNRR, sulla base delle verifiche, delle simulazioni e dei controlli condotti, hanno confermato l'avvenuta assegnazione al Sud di una quota di risorse non inferiore al 40 per cento degli investimenti. È chiaro che raggiungeremo quest'obiettivo a due condizioni: che investimenti e riforme siano effettivamente realizzati nelle forme e nei modi che abbiamo puntualmente stimato e che saremo in grado, come sistema Paese, di accompagnare gli enti territoriali meridionali a progettare e a partecipare ai molti i bandi di gara previsti dal PNRR. Per sostenere questo enorme sforzo non ci siamo limitati soltanto alla fase di programmazione, che di per se è stato complicato realizzare in sole otto settimane, ma stiamo già lavorando concretamente alle attività di attuazione e monitoraggio della quota Sud. Stiamo per presentare un emendamento al decreto-legge governance per garantire che le amministrazioni centrali titolari di interventi previsti nel PNRR assicurino in sede di definizione delle procedure di attuazione degli interventi, l'allocazione alle Regioni meridionali di almeno il 40 per cento delle risorse. Questo implica che, oltre agli interventi infrastrutturali già esplicitamente destinati al Mezzogiorno, almeno il 40 per cento delle risorse allocabile tramite bandi sia indirizzato al Sud. È un vero e proprio vincolo di destinazione territoriale fissato con una norma; le risorse ci sono e oggi ci sono anche gli strumenti di tutela della loro effettiva destinazione territoriale. In conclusione, Presidente, spero che le tante discussioni e polemiche dei mesi e delle settimane scorse, le giuste preoccupazioni ma anche le strumentalizzazioni - incomprensibili per il momento straordinario che stiamo vivendo, che impone a tutti di lavorare per costruire e migliorare anziché alimentare sfiducia - lascino ora il passo a un impegno comune e condiviso. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Stefano, per due minuti. STEFANO (PD) . Signora Ministro, la ringrazio delle rassicurazioni e anche degli impegni che ha voluto qui ribadirci per sostenere con forza la fase che ci attende, che è la più impegnativa: quella in cui devono essere spese le risorse. Abbiamo dinanzi un tema grande, quello di offrire, anche nel Mezzogiorno, servizi, infrastrutture e diritti universali alla stessa stregua delle altre aree del Paese. Dobbiamo accompagnare questo sforzo e, per farlo, dobbiamo provare a esercitare un'azione sinergica. Per quanto mi riguarda, come parlamentari la accompagneremo. Avevamo previsto, già nella fase della discussione delle linee guida in Parlamento, se non si interverrà in questi termini rischieremo, con semplici bandi, che le amministrazioni più attrezzate continuino a drenare più risorse delle altre. Per questo mi dichiaro certamente soddisfatto delle sue rassicurazioni e sono certo che faremo un buon lavoro insieme. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Damiani ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02708 sulla capacità di spesa dei fondi europei delle amministrazioni pubbliche del Sud, per tre minuti. DAMIANI (FIBP-UDC) . Gentile Ministro, le risorse per il Sud previste dal pacchetto Next generation EU, unitamente a tutte quelle risorse già previste dai fondi strutturali e dai fondi di sviluppo e coesione, sono ingentissime e hanno lo scopo, oggi, di colmare quel differenziale economico che c'è tra le aree del Mezzogiorno d'Italia e anche il resto del Paese, compresa l'intera Europa. Il PNRR - lo abbiamo detto poc'anzi - attribuisce al Mezzogiorno d'Italia 82 miliardi di euro, che sono il 40 per cento di tutte le risorse territorializzate, e cioè che hanno una specifica destinazione sui nostri territori. Si apre, quindi, per il Paese una fase importante, una nuova fase di convergenza tra le aree del Mezzogiorno d'Italia, quelle del Centro-Nord d'Italia, all'unico scopo indispensabile e importante dello sviluppo dell'intero Paese. Gli ultimi dieci anni, con un periodo di riferimento che va dal 2008 al 2018, non sono stati importanti per il Mezzogiorno d'Italia; al contrario, abbiamo assistito ad una spesa pubblica soprattutto per investimenti che si è ridotta notevolmente, anzi si è dimezzata e, prendendo questo periodo di riferimento, passiamo da una spesa pubblica di circa 21 miliardi a una spesa di 10 miliardi di euro. Adesso abbiamo un'occasione più unica che rara, in questo momento particolare, di utilizzare le risorse e soprattutto di aumentare il livello di spesa e la capacità di spesa in investimenti pubblici, in infrastrutture fisiche, in infrastrutture digitali, in energia sostenibile, in edilizia residenziale pubblica, in rigenerazione delle aree urbane, ma soprattutto nei servizi alla persona. È quindi un'occasione importante. Individuata questa massa di risorse così importante, abbiamo la necessità di garantire una spesa efficace ed efficiente. Si rileva invece da tempo la insoddisfacente capacità delle pubbliche amministrazioni di utilizzare poi le risorse, che quindi non vengono spese e tante opere pubbliche non vengono assolutamente ultimate. Si chiede quindi, gentile Ministro, qual è l'intenzione politica del Ministero per utilizzare in maniera efficace ed efficiente le risorse e soprattutto se nell'ambito della normativa stessa si possono prevedere delle iniziative per evitare l'inerzia soprattutto delle pubbliche amministrazioni e, quindi, spendere bene tutte le risorse che abbiamo a disposizione in un momento storico così importante per il nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro per il Sud e la coesione territoriale, onorevole Carfagna, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CARFAGNA, ministro per il Sud e la coesione territoriale . Signor Presidente, senatore Damiani, ho considerato prioritario sin dall'inizio del mio mandato il tema della governance delle politiche di coesione e, conseguentemente, delle problematiche connesse all'effettiva capacità delle amministrazioni pubbliche responsabili di realizzare i piani, i programmi e gli interventi cofinanziati dall'Unione europea, ovvero di utilizzare efficacemente il Fondo nazionale per le politiche di coesione. Come ricordato dall'onorevole interrogante, i prossimi anni costituiranno un difficile banco di prova perché ai fondi strutturali e nazionali si aggiungeranno le ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. In questo contesto, allo scopo di innalzare e rafforzare la capacità di assorbimento e garantire il rispetto dei tempi ai quali i finanziamenti sono agganciati, ho ritenuto opportuno rafforzare il ruolo dell'Agenzia per la coesione territoriale. A tal fine, nell'ambito del decreto-legge cosiddetto governance e semplificazioni abbiamo lavorato per introdurre significative modifiche normative che affidano all'Agenzia per la coesione territoriale nuovi poteri in tema di governance , oltre quelli già previsti con riguardo all'attività di programmazione, coordinamento, monitoraggio e sostegno della politica di coesione. In primo luogo, è stato attribuito all'Agenzia l'esercizio del potere sostitutivo rispetto alle amministrazioni pubbliche il cui ritardo o inadempimento nell'attuazione dei programmi finanziati con i fondi strutturali può determinare il concreto rischio di definanziamento. Al fine di scongiurare questa ipotesi è ora previsto che, in caso di accertato inadempimento, inerzia o ritardo nell'attuazione dei suddetti interventi, i poteri sostitutivi possano essere esercitati, oltre che dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro per il Sud e per la coesione territoriale, in quanto Ministro delegato per il tramite dell'Agenzia per la coesione territoriale. L'Agenzia, inoltre, può assumere le funzioni di soggetto attuatore, avvalendosi di una centrale di committenza ai fini dell'effettiva realizzazione degli interventi, considerata, peraltro, la specifica competenza tecnica di cui la stessa è dotata. Infine, sono state ulteriormente rafforzate le modalità di esercizio dei poteri ispettivi e di monitoraggio volti ad accertare il rispetto della tempistica degli obiettivi dei programmi finanziati dall'Unione europea o dal Fondo per lo sviluppo e la coesione. È adesso possibile che questi poteri possono essere esercitati, oltre che dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro per il Sud e la coesione territoriale avvalendosi dell'Agenzia per la coesione territoriale. Credo che questo sistema possa essere efficace per scongiurare il rischio di ritardi o, peggio, di definanziamento degli interventi. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Damiani, per due minuti. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro innanzitutto per le azioni già messe in campo sui fondi strutturali e su fondi di sviluppo e coesione e, quindi, per la governance rafforzata. È anche questo un ulteriore cambio di passo del Governo rispetto agli anni passati. Già questo, secondo me, è un passaggio importante per i fondi che abbiamo ancora oggi da spendere. Poi si aggiungono gli ulteriori fondi del PNRR o il Fondo complementare che abbiamo affrontato in questa Aula del Senato proprio qualche settimana fa con un intervento importante del Ministro per il Sud in quell'occasione. Adesso un passaggio ulteriore è dovuto anche alla governance , ai poteri sostitutivi, ispettivi e di monitoraggio che verranno utilizzati sulle amministrazioni pubbliche per fare in modo che oggi non si perda un'opportunità storica molto importante, come dicevo già prima, e che tutte le risorse vengano spese fino all'ultimo centesimo perché oggi l'interesse di far crescere il Sud è nazionale. Noi ci crediamo, Ministro, e le auguriamo buon lavoro. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Ricciardi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02699 sulla quota dei fondi del PNRR destinata al Mezzogiorno, per tre minuti. RICCIARDI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, onorevole Ministro, il PNRR stabilisce che al Sud andrà il 40 per cento dei fondi territorializzabili, ossia circa 82 miliardi. L'abbiamo detto poc'anzi. Tuttavia, in data 6 luglio «Il Mattino» ha pubblicato un articolo a firma del professor Gianfranco Viesti in cui si quantifica in 35 miliardi gli importi effettivi previsti per il Mezzogiorno dal recovery fund e questa quota è pari al 16 per cento dell'intera dotazione. Il professor Viesti ritiene che, sommando gli stanziamenti di ciascuna delle linee di intervento destinate al Meridione, risultano impegnati soltanto 22 miliardi di euro, anche se è altamente probabile che almeno altri 13 miliardi di euro saranno poi spesi nel Mezzogiorno e, in particolare, in alcune linee di intervento si trova una precisa indicazione della localizzazione territoriale della spesa, mentre in molte altre no. Questo non significa affatto che al Sud andranno solo 35 miliardi di euro, ma che solo questi sono garantiti con certezza. Infine, relativamente alle risorse non territorializzabili, nell'articolo di stampa ci si chiede dove andranno a finire le risorse, assolutamente maggioritarie, per le quali non vi è una allocazione territoriale predefinita, sostenendo che molto probabilmente finiranno in parte dove l'economia è più forte e ci sarà maggior "tiraggio" delle misure. In parte, conclude l'articolo, l'esito dipenderà dai contenuti delle norme attuative di riparto che verranno stabilite dai vari Ministeri che hanno la responsabilità e, in parte rilevante, dipenderà però dall'esito dei bandi che essi predisporranno, proprio per allocare su base competitiva le risorse tra i diversi beneficiari e, ancora, dai criteri che sempre i Ministeri definiranno per questi bandi. Quindi, signor Ministro, le chiedo se quanto riportato dalla stampa corrisponde al vero, se effettivamente risultano presenti nelle singole misure di spesa appena 35,3 miliardi di euro per il Sud, che ripeto sono pari al 16 per cento degli stanziamenti totali, quali siano i motivi per cui solo in alcune linee di intervento del Piano sia presente una precisa indicazione della localizzazione territoriale della spesa, quali siano le modalità attraverso cui verranno stabiliti i riparti delle risorse prive di una allocazione territoriale predefinita e, infine, se riguardo alle risorse non territorializzabili, intenda istituire sistemi di monitoraggio e informazione ai cittadini ( open data ) sui contenuti delle norme attuative di riparto e sui criteri di riparto previsti dai bandi, al fine di garantire il rispetto dell'equità territoriale. PRESIDENTE. Il ministro per il Sud e la coesione territoriale, onorevole Carfagna, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CARFAGNA, ministro per il Sud e la coesione territoriale . Signor Presidente, ringrazio la senatrice Ricciardi e colgo l'occasione per fare una precisazione: i regolamenti con cui sono state erogate le risorse europee del dispositivo di ripresa e resilienza, a differenza dei fondi strutturali, non prevedevano e non prevedono alcun vincolo di destinazione regionale. Quindi, quando si dice che la Commissione europea ha imposto agli Stati dei parametri quantitativi da rispettare, si dice un'inesattezza. La Commissione chiede agli Stati membri di colmare i divari territoriali e la scelta del Governo, fin dalla fase di definizione del PNRR, è stata proprio quella di garantire che una parte rilevante e definita delle risorse fosse destinata al Sud, nella consapevolezza che l'obiettivo prioritario da realizzare fosse proprio quello di ridurre i divari territoriali, ma anche, naturalmente, di genere e generazionali. Quindi l'obiettivo solo trasversale del Piano, come era definito nella precedente versione del lavoro la riduzione del divario territoriale, è diventato un obiettivo centrale. La quota Sud del Piano e del fondo complementare è stata resa esplicita attraverso un lavoro puntuale e trasparente, a cui ho già fatto riferimento nel corso della precedente risposta, condotto con il MEF e tutte le amministrazioni centrali, grazie al quale siamo riusciti a calcolare il riparto territoriale per ogni singola linea di intervento delle sei missioni del Piano, con un lavoro così credibile e attendibile, che è stato ritenuto tale dalla Commissione europea, che lo ha incluso nella relazione di accompagnamento al parere favorevole espresso nei confronti del nostro piano. È evidente che le linee di intervento sono tra loro estremamente eterogenee. Ci sono interventi infrastrutturali definiti e geograficamente collocati, per i quali il riparto è immediato, soprattutto ad una prima lettura semplificata. Ci sono misure ad assorbimento come il superbonus, per i quali addirittura abbiamo usato criteri di riparto molto prudenziali, sulla base dei dati storici. Per esempio, per il superbonus si è stimato appena il 9 per cento al Sud, non tenendo nemmeno conto degli interventi di semplificazione, che potranno migliorare l'attrattività, introdotti nel decreto-legge semplificazioni. Ci sono infine misure a bando, per le quali si sono usati calcoli di riparto basati sulle esigenze, sui fabbisogni, sui divari e sulla capacità progettuale. Sui bandi si concentra l'attenzione del Governo. Come ho già detto prima, stiamo per inserire nel decreto-legge governance una disposizione per fissare normativamente il vincolo di riparto territoriale degli investimenti, a garanzia della percentuale del 40 per cento. L'assegnazione delle risorse sarà accompagnata da un monitoraggio puntuale dell'effettiva localizzazione degli interventi, svolto al massimo livello dalla cabina di regia, deputata insieme alla struttura centrale tecnica e a quella di missione presso il MEF, alle funzioni di verifica e controllo della destinazione territoriale. In caso di scostamento è prevista l'adozione di misure compensative e correttive. Quindi le risorse ci sono e ci sono anche gli strumenti per garantirne la corretta allocazione territoriale. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Ricciardi, per due minuti. RICCIARDI (M5S) . Onorevole Ministro, la ringrazio per la risposta, che ha permesso di chiarire qualche punto. Tuttavia io non mi ritengo completamente soddisfatta, anche alla luce di alcune sue dichiarazioni che ha fatto a mezzo stampa, in cui ha definito lo studio del professor Viesti un approccio tra l'ideologico e il ragionieristico. Tutelare l'equità territoriale vuol dire rispettare la Costituzione e non ideologizzare. Il Parlamento esige proprio una quantificazione ben precisa dell'allocazione territoriale degli importi del PNRR. La mia interrogazione verte su una sola parola: certezza. Analizzando le 187 misure previste dal PNRR e dal fondo complementare, soltanto 61 prevedono certezza e precisano la quantificazione degli investimenti nel Sud. Laddove poi - come ha detto lei - non c'è indirizzo di allocazione territoriale, il reparto verrà effettuato soprattutto tramite la pubblicazione dei bandi; per questo motivo bisognerà prestare la massima attenzione a tutti quegli indicatori e a tutti quei criteri che troppo spesso hanno favorito soltanto alcuni contesti territoriali. Per questo motivo io avrei auspicato che il documento recante peso, percentuale e ammontare degli investimenti nel Mezzogiorno per ciascuna delle sei missioni fosse pubblicato anche nella versione ufficiale del PNRR e non soltanto sul sito del suo Ministero. Infine, apprendo con piacere che sta lavorando a un sistema di monitoraggio del rispetto della destinazione territoriale e non posso che plaudere a tale iniziativa, che dà seguito a quanto previsto da un mio emendamento al decreto fondo complementare, che obbliga il suo Ministero a presentare annualmente alle Camere, fino alla completa realizzazione del PNRR, una relazione sulla ripartizione territoriale dei programmi e degli interventi previsti dal decreto, anche sulla base del sistema di monitoraggio. Il Parlamento, signora Ministra, non chiede atti di fede incondizionata, ma certezze. Ovviamente abbiamo ancora fiducia nel Governo, ma auspichiamo che possa smentire con i fatti le preoccupazioni avanzate da uno studio ideologico e ragionieristico nell'interesse del popolo italiano. (Applausi) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PAVANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il Parlamento europeo ha riconosciuto la salute sessuale e riproduttiva tra i diritti umani. Nel testo approvato pochi giorni fa si afferma che i diritti alla salute, in particolare i diritti alla salute sessuale e riproduttiva, sono diritti fondamentali delle donne, che dovrebbero essere rafforzati e che non possono essere in alcun modo indeboliti o revocati. Una decisione, quella presa, che va nella direzione di almeno tre degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: garantire una vita sana e promuovere il benessere e garantire l'accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva per raggiungere l'uguaglianza di genere rientrano anche nelle azioni volte a creare una società pacifica e più inclusiva a tutti i livelli. Le violazioni della salute sessuale e riproduttiva delle donne costituiscono una forma di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze e ostacolano il progresso verso la parità di genere. Ecco perché ora i Paesi dell'Unione europea dovranno garantire l'accesso a un'ampia gamma di servizi di alta qualità, completi e accessibili, nel campo della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti e dovranno rimuovere tutte le barriere giuridiche, politiche, finanziarie e di altro tipo che impediscono il pieno accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti per tutte le persone. Nel testo si esortano gli Stati membri ad assicurare l'accesso universale all'aborto sicuro e legale e a garantire che l'aborto su richiesta sia legale nelle prime fasi della gravidanza, soprattutto se la salute della persona incinta è in pericolo. Non è una novità che alcuni Stati membri dell'Unione europea applicano leggi fortemente restrittive, che vietano o rendono difficilmente accessibile l'aborto, costringendo le donne a ricorrere all'aborto clandestino, a recarsi in altri Paesi o a portare a termine la gravidanza contro la loro libertà. Ciò costituisce una violazione dei diritti umani e una forma di violenza di genere. Anche per l'Italia è arrivato il momento di adeguarsi alle direttive europee in fatto di diritto alla salute sessuale e riproduttiva e di superare le oggettive difficoltà di accesso all'aborto. Infatti, il Comitato europeo dei diritti sociali (CEDS), sulla base dei dati dal 2013 al 2015, ha bacchettato l'Italia definendolo un Paese dove è sempre più difficile abortire. Mi rivolgo al ministro Speranza e ai Presidenti di Regione, in particolare modo del Piemonte, dell'Umbria, delle Marche, dell'Abruzzo e della Calabria, per dire che è giunto il momento di ripristinare i servizi alle donne, sia nei consultori sia negli ospedali. Le donne non sono persone di serie B, ma hanno diritto di avere accesso ai servizi che tutelino la loro salute sessuale e riproduttiva in piena libertà, come prevede la legge n. 194 del 1978 (Applausi) . RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . Signora Presidente, colleghe e colleghi, ho chiesto di poter intervenire perché oggi ricorre l'anniversario della morte di un giovane napoletano, Mario Paciolla, e un silenzio assordante avvolge dopo un anno la morte di questo ragazzo che partecipava ad una missione di pace per conto dell'ONU in Colombia. Mario Paciolla aveva trentatré anni quando, un anno fa, è stato ritrovato privo di vita nel suo appartamento di San Vicente del Caguan. Sappiamo che è stato trovato nella sua casa, appeso a un lenzuolo bianco e con tagli ai polsi. Non conosciamo ancora la verità, non sappiamo nulla di questo caso: è stato un suicidio o si è trattato di un omicidio? Se stato un omicidio, perché Mario Paciolla è stato ucciso? Colleghe e colleghi, signora Presidente, ricorderete tutti che all'epoca abbiamo interrogato in quest'Aula il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, e che egli si è impegnato a fare pressione sull'ONU, sulle autorità colombiane, chiedendo la loro collaborazione per le indagini. Ma la sensazione un anno dopo è di una cortina oltre la quale non si riesce ad andare. Questa lunga attesa di dodici mesi ci sembra un'eternità. Non si sa nulla neppure sull'esito dell'autopsia disposta dalla procura della Repubblica di Roma. È giunto il momento che la magistratura italiana renda pubblici i risultati dell'esame autoptico. I familiari e gli amici di Mario hanno il diritto di conoscere la verità, ma anche il nostro Paese deve sapere cosa è successo quel 15 luglio di un anno fa. Il caso Paciolla non può e non deve essere considerato un caso di serie B. Sappiamo che Mario era impaurito: ce lo racconta la madre che lo sentì al telefono poco prima di morire. Sappiamo anche che la scena del crimine fu alterata, pulita, e sullo sfondo c'è qualcosa che non convince e che riguarda proprio la missione ONU della quale faceva parte. Per questo mi è sembrato doveroso ricordare Mario Paciolla. Abbiamo bisogno tutti che si faccia chiarezza. Tutti noi ci sentiamo prigionieri di questo silenzio, impotenti di fronte al silenzio (Applausi) . PRESIDENTE . La Presidenza si associa al ricordo e all'attenzione che lei ha sollecitato sulla storia di Mario Paciolla. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo rispetto a due episodi davvero inquietanti. Il primo è avvenuto il 20 maggio nella zona Est di Asti: una signora di novantuno anni è stata nella sua abitazione rapinata e violentata per vendetta da un diciannovenne appartenente alla comunità rom; rom che viveva nel campo nomadi appunto della parte Est di Asti. Quest'uomo, Euro Seferovic, ha sfondato con una grossa ascia una porta finestra semiaperta, ha strappato alla signora fede e orecchini, l'ha svestita e stuprata. Ovviamente la signora, nonostante una simile violazione, è riuscita a dare indicazioni e a fare arrestare il suo persecutore. Il problema, però, è che il diciannovenne vive in una situazione di illegalità, in un campo nomadi dove ci sono violenza, abbandono, degrado, illegalità in generale. Analogo episodio è avvenuto nel Comasco il 13 giugno: una signora di ottantanove anni è stata rapinata e stuprata da un ventiseienne nigeriano senza fissa dimora, con precedenti e con una domanda di protezione respinta. Si chiama Destiny Dike, persona che non doveva essere in Italia. Si tratta di due episodi inquietanti. Io penso che nessuno dovrebbe subire uno stupro. Fa orrore pensare a quanto accaduto a donne anziane, per quanto in gamba. Anche la seconda signora è riuscita a dare indicazioni così precise che il ventiseienne è stato arrestato poco dopo. L'urgenza è trovare il modo per fare prevenzione. C'è un'unica prevenzione, che è non avere nel nostro Paese persone che non hanno diritto a restare. È evidente che, se andrà bene, potranno lavorare in nero, che è già una cosa che non va bene; ma la cosa più facile che può avvenire è che vengano inserite nella criminalità organizzata, oppure vivano di espedienti e quindi delinquano abitualmente. Chi viene nel nostro Paese deve seguire le regole. Invito il ministro Lamorgese a pensare a una politica che protegga i nostri cittadini, italiani e stranieri, che comunque seguono le regole. Chi arriva, se profugo, va accolto, curato e aiutato in tutti i modi; ma chi non ne ha diritto - e lo si sa a priori , perché hanno la fedina penale sporca - non deve né venire né rimanere in Italia. Questo vuol dire fare prevenzione, non vuol dire essere cattivi. Noi dobbiamo difendere soprattutto le persone fragili, che sono anche le due signore che ho menzionato. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la ringrazio per questa possibilità, non essendomi preventivamente iscritta a parlare. Ho letto ora sui giornali - lo saprà anche lei - e desidero segnalare i gravissimi fatti delle ultime ore accaduti in Germania a seguito del maltempo: ci sono più di 50 morti, più di 200.000 persone evacuate, moltissimi dispersi. Tutta una zona è stata colpita dal maltempo. Vorrei esprimere quindi la vicinanza a quel popolo, in questo momento di disagio grandissimo, a testimonianza che, quando la natura si rivolta, non c'è niente che tenga. Anche per loro il maltempo è stato improvviso e ha provocato una strage. Esprimo quindi la vicinanza del nostro Gruppo e degli altri senatori che, anche se non sono presenti, sono sicura che sono d'accordo con me. Grazie per avermi dato questo spazio. PRESIDENTE . Senatrice Faggi, la ringrazio per aver consentito alla Presidenza di associarsi ed esprimere la più stretta vicinanza al popolo tedesco e alle sue istituzioni. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 20 luglio 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 20 luglio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 16) . Allegato A INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Airola, Auddino, Balboni, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Bonifazi, Borgonzoni, Botto, Campagna, Cario, Cattaneo, Causin, Centinaio, Cerno, Crimi, De Poli, Di Marzio, Donno, Floridia, Giacobbe, Ginetti, Mautone, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Nocerino, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Romagnoli, Ronzulli, Russo, Santangelo, Segre, Sileri e Sudano. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Dessì e Verducci. Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato, in data 14 luglio 2021, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza la senatrice Vanna Iori, in sostituzione della senatrice Caterina Bini, entrata a far parte del Governo. Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, presentazione di relazioni A nome della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, la senatrice Boldrini ha presentato, in data 14 luglio 2021, la Relazione sulle problematiche connesse alle pratiche di circoncisione rituale dei minori ( Doc . XVI- bis , n. 4). Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, la deputata Giulia Sarti in sostituzione della deputata Vittoria Baldino, dimissionaria. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e delle finanze Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali (2320) (presentato in data 15/07/2021) C.3132 approvato dalla Camera dei deputati Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Bottici Laura, Guidolin Barbara, Girotto Gianni Pietro, Gaudiano Felicia, Vanin Orietta, Lorefice Pietro, Piarulli Angela Anna Bruna, Gallicchio Agnese, Coltorti Mauro, Russo Loredana, Trentacoste Fabrizio, Pavanelli Emma Disposizioni in materia di tratte ferroviarie a uso turistico (2321) (presentato in data 14/07/2021) Disegni di legge, assegnazione In sede referente 5ª Commissione permanente Bilancio Pres. Consiglio Draghi Mario (Draghi-I), Ministro economia e finanze Franco Daniele (Draghi-I) ed altri. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali (2320) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.3132 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 15/07/2021) Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 13 luglio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina del professor Angelo Frascarelli a Presidente dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) (n. 96). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 9ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione. Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 1 a Commissione permanente: sentenza n. 143 del 26 maggio 2021, depositata il successivo 8 luglio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 69, quarto comma, del codice penale, come sostituito dall'articolo 3 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante del fatto di lieve entità - introdotta con sentenza n. 68 del 2012 di questa Corte, in relazione al reato di sequestro di persona a scopo di estorsione, di cui all'articolo 630 codice penale - sulla circostanza aggravante della recidiva di cui all'articolo 99, quarto comma, codice penale ( Doc. VII, n. 122) - alla 2 a Commissione permanente; sentenza n. 148 del 26 maggio 2021, depositata il successivo 9 luglio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 44, comma 4, dell'Allegato I (codice del processo amministrativo) al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), limitatamente alle parole ",se ritiene che l'esito negativo della notificazione dipenda da causa non imputabile al notificante," ( Doc. VII, n. 123) - alla 2 a Commissione permanente; sentenza n. 150 del 22 giugno 2021, depositata il successivo 12 luglio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale: dell'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa); in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), dell'articolo 30, comma 4, della legge 6 agosto 1990, n. 223 (Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato) ( Doc. VII, n. 124) - alla 2 a Commissione permanente. Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni. Deferimento La Difensora civica della Provincia autonoma di Bolzano, con lettera in data 7 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . CXXVIII, n. 26). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 14 luglio 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2020/2222 del Parlamento europeo e del Consiglio in relazione all'infrastruttura transfrontaliera che collega l'Unione e il Regno Unito attraverso il collegamento fisso sotto la Manica (COM(2021) 402 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 11 ottobre 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a . Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Fregolent, Doria, Lunesu e Marin hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01181 della senatrice Pucciarelli. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 9 al 15 luglio 2021) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 111 CIRIANI: sulla carenza di organico presso la sede INPS di Trieste (4-05323) (risp. ACCOTO, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali ) GARAVINI: sul funzionamento della camera di commercio italo-maltese (4-05577) (risp. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico ) LEONE ed altri: sull'aumento dei prezzi delle materie prime dell'edilizia (4-05715) (risp. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico ) ROJC: sulla carenza di organico presso la sede INPS di Trieste (4-02941) (risp. ACCOTO, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali ) ROJC ed altri: sull'aumento dei prezzi delle materie prime dell'edilizia (4-05719) (risp. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico ) Interpellanze Atto n. 2-00088 BARBARO Ai Ministri della giustizia e per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: è diritto della madre mantenere l'anonimato al momento del parto; tale diritto è stato accolto dal legislatore nella prospettiva di salvaguardare la salute della partoriente e del neonato in tutti i casi in cui, diversamente, pur di mantenere la segretezza, la donna incinta sarebbe ricorsa ad aborto clandestino o costretta al parto in luoghi inadatti e insicuri. All'uopo, infatti, si possono citare, come ad esempio, l'art. 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 2000 che, nell'individuare le persone tenute ad effettuare la dichiarazione di nascita del bambino (genitori, curatore speciale, medico ed ostetrica o persona che ha assistito al parto), impone loro, in ogni caso, di rispettare la volontà della madre di non essere nominata; altresì, l'art. 93, comma 1, del decreto legislativo n. 196 del 2003, che consente il rilascio del certificato di assistenza al parto o della cartella clinica contenenti i dati della madre anonima, solo dopo che siano decorsi 100 anni dalla formazione del documento; in fine l'art. 28, comma 7, della legge n. 184 del 1983, che non consente all'adottato di accedere alle informazioni sulla propria nascita se il genitore ha manifestato la volontà di rimanere anonimo; pur condividendo la sussistenza di tale diritto, l'interpellante vuole rappresentare, anche, il diritto dell'adottato a ricostruire la propria ascendenza, e non solo per ragioni morali ed esistenziali relative alla ricerca della propria identità personale, ma anche per avere un quadro delle possibili patologie ereditarie, o di prendere coscienza di chi siano gli altri suoi consanguinei. Il diritto al riconoscimento dello status di figlio, in effetti, trova fondamento nell'art. 2 della Costituzione e nell'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e gli artt. 269 e 270 del codice civile, peraltro, stabiliscono che la prova dello status di figlio possa essere data con ogni mezzo, e che l'azione giudiziaria finalizzata al riconoscimento dello status sia imprescrittibile; in sostanza, nel nostro ordinamento, la ricerca del bilanciamento tra i due diritti, quello della madre di restare anonima e quello dell'adottato di conoscere la propria ascendenza biologica, per quanto siano entrambi di rango primario, vede assolutamente prevalente il diritto all'anonimato della madre rispetto a quello di chi chiede accesso ai dati relativi alle proprie origini; giova ricordare la sentenza n. 278 del 2013 della Corte costituzionale, che ha riconosciuto il fondamento del diritto di segretezza della madre, tuttavia ha considerato costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 2 e 3 della Costituzione, l'art. 28, comma 7, della legge n. 184 del 1983, come sostituito dall'art. 177, comma 2, del decreto legislativo n. 196 del 2003, "nella parte in cui non prevede, attraverso un procedimento, stabilito dalla legge, che assicuri la massima riservatezza, la possibilità per il giudice di interpellare la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata ai sensi dell'art. 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396 sulla richiesta del figlio, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione". Si è al cospetto di una pronuncia che la dottrina definisce "manipolativa", in quanto il giudice delle leggi è intervenuto nel merito del provvedimento normativo con sentenza additiva, che si considera avere efficacia erga omnes in attesa che il legislatore intervenga con specifica produzione normativa. In senso similare, va citata anche la recente pronuncia della Corte di cassazione (sezione I civile, con la sentenza n. 19824 del 2020) che ha posposto il diritto alla propria identità personale per tutta la durata della vita della madre biologica, a meno che lei stessa non revochi la volontà di segretezza espressa al momento del parto. È quindi evidente che tanto il legislatore quanto l'Esecutivo debbano produrre gli atti necessari al fine di sanare il vizio di costituzionalità dell'attuale previsione normativa, sanato esclusivamente dalle pronunce delle supreme Corti; la Corte europea dei diritti dell'uomo, con sentenza al ricorso n. 33783/09, ha evidenziato che, se la madre biologica ha optato per l'anonimato, la legislazione italiana non offra alcuna possibilità al figlio adottato e non riconosciuto alla nascita di richiedere l'accesso ad informazioni non identificanti e la reversibilità del segreto. In queste condizioni, la Corte ha affermato che l'Italia non ha cercato di stabilire un equilibrio e una proporzionalità tra gli interessi delle parti contrapposte ed ha dunque ecceduto nel margine di valutazione riconosciuto, con violazione dell'articolo 8 della Convenzione; pur nella difficoltà di individuare un giusto equilibrio nella ponderazione dei diritti e degli interessi concorrenti, preso atto della necessità indifferibile di una produzione di legge peculiare, si chiede di conoscere quali siano i mezzi che il Governo ritenga più adatti al fine di un intervento normativo, come sollecitato dalla sentenza della Corte costituzionale e da quella della Corte europea, che assicuri, in modo equo, la conciliazione tra la protezione della madre che vuole mantenere anonimato e la richiesta dell'adottato ad avere accesso ai dati della propria ascendenza biologica, nel rispetto dell'interesse generale, dei principi generali dell'ordinamento, di tutti i diritti garantiti dalla Carta e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Interrogazioni Atto n. 3-02714 GARAVINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la diffusione della cosiddetta variante Delta del virus da COVID-19 sta destando profonde preoccupazioni a causa della repentina risalita dei contagi: l'allentamento delle misure restrittive, derivante dal miglioramento della situazione epidemiologica durante gli scorsi mesi, potrebbe essere messo a repentaglio proprio dai focolai delle ultime settimane; a tal proposito, risale a pochi giorni fa la notizia riguardante i 120 studenti italiani rimasti bloccati in quarantena obbligatoria a Malta dopo essere stati coinvolti in un focolaio; i giovani, 50 dei quali risultati positivi al virus, dopo essere stati posti in isolamento presso una struttura riconvertita a COVID hotel a Saint Julian, hanno da subito denunciato gravi carenze assistenziali: le testimonianze che giungono dagli studenti, come riferite anche dal comitato cura domiciliare COVID-19, dipingono una situazione preoccupante; da quanto si apprende, infatti, ai ragazzi non verrebbero forniti acqua e viveri a sufficienza, né sarebbero assicurate le necessarie cure per i contagiati; anche le famiglie degli studenti hanno fatto sentire la propria voce attraverso i rappresentati del comitato, affinché si consentissero al più presto le cure mediche e la ricezione dei medicinali ai malati, ovvero la fornitura di cibo ed acqua a sufficienza; considerato che: sebbene, come si legge dalla stampa, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale si sia messo in contatto con l'ambasciata affinché si sensibilizzassero le autorità locali sia per la garanzia di adeguate cure ed assistenza agli studenti, sia per assicurare il ritorno di coloro che fossero risultati negativi al tampone, la gravità della situazione risulta lampante; come riportato anche dalle testate on line , la normativa maltese, infatti, sembrerebbe impedire il rientro dei giovani, sia per i positivi sia per i contatti stretti negativi, almeno per 14 giorni; ancora, nonostante le istituzioni italiane si siano mosse per garantire la messa a disposizione di un medico nei confronti dei contagiati, occorre assicurare la corretta fornitura di viveri e acqua a sufficienza per tutti i 120 giovani connazionali rimasti bloccati in quarantena; nelle ultime ore, inoltre, anche 8 ballerini italiani che si trovavano ad Ibiza per lavoro sono stati coinvolti in un focolaio del virus: dopo aver manifestato i primi sintomi ed essere risultati positivi ai tamponi, si trovano oggi bloccati in quarantena nelle rispettive stanze dell' hotel , senza tuttavia aver ancora ricevuto adeguata assistenza sanitaria dalle autorità locali nonostante il peggioramento delle condizioni di salute derivante dal contagio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali orientamenti esprima in merito alle preoccupanti vicende descritte; quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di garantire le più efficaci cure e l'adeguata assistenza ai nostri concittadini rimasti bloccati a causa del COVID fuori dai confini nazionali, consentendo nel più breve tempo possibile il loro rientro in Italia. Atto n. 3-02716 ZAFFINI Al Ministro della salute Premesso che: l'emergenza pandemica da COVID-19 ha causato, come noto, gravi ritardi nella diagnosi e nella cura delle patologie oncologiche, aggravando una situazione che presentava già molte criticità; alle prestazioni non effettuate o rimandate durante l'emergenza sanitaria corrisponderà verosimilmente un aumento notevole del numero di casi con diagnosi tardive o sottoposti a cure in uno stato già troppo avanzato della malattia; trattamenti tempestivi e utilizzo di terapie innovative sono gli strumenti chiave per l'abbattimento della mortalità causata da tumori e per aumentare la speranza di vita dei pazienti, ma occorrono risorse; in particolare, la radioterapia è raccomandata nel 50-60 per cento dei casi di tumore ed è in grado di eliminare circa il 40 per cento di questi, da sola o in combinazione con altri trattamenti; la spesa sanitaria nazionale destinata alla radioterapia oncologica è però incapace di assicurare il necessario ammodernamento degli acceleratori lineari (LINAC) utilizzati per i trattamenti. Il report della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO) del 2020 indica che già nel 2019 ben 196 acceleratori lineari (il 45,5 per cento dei 430 funzionanti in Italia) avevano più di 10 anni d'età; la comunità scientifica è uniforme nel ritenere che, per garantire ai pazienti cure in linea con i più recenti progressi, è necessario prevedere il rinnovo dei LINAC ogni 5-7 anni e occorre stanziare adeguate risorse per l' upgrade e l' update dei software dei LINAC e di quelli in uso nei dipartimenti di radioterapia. I nuovi strumenti software per la pianificazione, l'adattamento e l'esecuzione del trattamento, se regolarmente aggiornati, permettono di migliorare continuamente la qualità delle cure; la European society for radiotherapy and oncology stima che debbano esserci almeno 7 acceleratori per milione di abitanti per garantire un servizio minimo mentre i Paesi europei più virtuosi contano 8-9 LINAC ogni milione di abitanti; la FAVO stima anche un aumento della domanda di radioterapia in Italia entro il 2025 del 16 per cento e la necessità quindi di un aumento del 20 per cento dei LINAC funzionanti al fine di arrivare a un numero complessivo di 511 acceleratori lineari in Italia nel 2025; la missione 6 (Salute) del piano nazionale di ripresa e resilienza prevede nella componente 2 l'investimento 1.1 volto all'ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero e, secondo quanto emerge dalle schede tecniche, allo stato attuale è prevista la sostituzione di 81 acceleratori lineari; il "decreto Calabria" ha stanziato a suo tempo un fondo di 82 milioni destinati all'ammodernamento tecnologico della sanità regionale, compreso l'acquisto di vari macchinari per la radioterapia oncologica, ma circostanziando l'investimento alle sole Regioni del Sud Italia; a differenza della chirurgia e della chemioterapia, con la radioterapia i pazienti possono limitare la permanenza nelle strutture sanitarie alle sole sedute necessarie per il trattamento, continuando a svolgere normalmente le loro attività quotidiane durante le cure. Inoltre i trattamenti sono più veloci e richiedono un minor numero di sedute e tutto questo genererebbe quindi anche notevoli risparmi per il sistema sanitario nazionale; la radioterapia oncologica adattativa di ultima generazione è in grado oggi di fornire al paziente un trattamento personalizzato ed efficace con radiazioni in grado di colpire i tumori con una precisione millimetrica, con minori effetti collaterali rispetto ad altri tipi di trattamenti e senza alterare il sistema immunitario; occorre anche innovare le modalità di gestione dei follow up dei pazienti oncologici in radioterapia, in particolare attraverso soluzioni di telemedicina, considerato anche che intelligenza artificiale, machine learning e servizi basati sul cloud rendono pianificazione, trattamenti e follow up più facili ed efficienti, si chiede di sapere: quale sia il criterio con cui è stata determinata la stima di 81 acceleratori lineari da sostituire nel quadro del piano nazionale di ripresa e resilienza e quali Regioni saranno coinvolte ed in quali strutture sanitarie saranno ubicati i nuovi LINAC; quali siano i dati precisi relativi all'obsolescenza degli acceleratori lineari in tutto il Paese e con quale criterio si determina l'obsolescenza dei LINAC; se il Ministro in indirizzo intenda adeguare al più presto l'impiantistica per la radioterapia oncologica di ultima generazione al fine di accelerare il recupero delle prestazioni sanitarie sospese anche a causa della pandemia; se intenda garantire il potenziamento dell'offerta complessiva di radioterapia adattativa di ultima generazione attraverso l'incremento della dotazione di LINAC e prevedere adeguati investimenti per l'ammodernamento tecnologico per far fronte al problema dell'obsolescenza delle apparecchiature utilizzate, inclusi i software contenuti nei LINAC e quelli utilizzati dai dipartimenti di radioterapia; se intenda rafforzare gli strumenti di telemedicina anche per il follow up dei pazienti oncologici durante e dopo i trattamenti radioterapici; quali sia il risultato concreto raggiunto dal decreto Calabria circa l'utilizzo dei fondi stanziati per l'adeguamento tecnologico della rete di emergenza, della rete ospedaliera e della rete territoriale della Regione. Atto n. 3-02717 MARIN PITTONI FAGGI RUFA PILLON FREGOLENT FERRERO RICCARDI VALLARDI PIANASSO SAPONARA PIZZOL CANTU' DORIA CANDURA ZULIANI ALESSANDRINI PISANI Pietro SBRANA Al Ministro della salute Atto n. 3-02718 FREGOLENT Al Ministro della salute Atto n. 3-02719 FREGOLENT DORIA CANTU' CANDURA TOSATO PERGREFFI NISINI PIANASSO BERGESIO ZULIANI RICCARDI LUNESU SAPONARA BAGNAI ALESSANDRINI BRIZIARELLI PISANI Pietro Al Ministro della salute Atto n. 3-02720 MONTEVECCHI CROATTI DI GIROLAMO ROMANO PRESUTTO TRENTACOSTE VANIN Ai Ministri della transizione ecologica e della cultura Premesso che: come si apprende da recenti notizie di stampa, sono stati presentati quattro progetti per la realizzazione di altrettanti impianti eolici in un'area che interessa la Valle dei Calanchi di Civita di Bagnoregio, centro medievale di grande suggestione noto in tutto il mondo, e le colline che digradano sul lago di Bolsena; i progetti prevedono l'installazione di quattro aerogeneratori, ognuno da 0,975 MW di potenza, alti 100 metri e con un diametro del rotore di 61 metri, proposti nello spazio di pochi chilometri (Podere Rosignolo e Campo Pantano, in Comune di Bagnoregio; Le Guardie e strada Umbro-Casentinese, in Comune di Montefiascone); l'area è interessata dal vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004 e alcune aree ricadono nella Rete Natura 2000, di cui alle direttive 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora e 2009/147/CE sulla salvaguardia dell'avifauna selvatica; in particolare, gli interventi di cui ai progetti interesserebbero alcuni siti di importanza comunitaria: (S.I.C.) "Lago di Bolsena" (IT6010007); "Isole Bisentina e Martana" (IT6010041); la zona di protezione speciale (Z.P.S.) "Lago di Bolsena, Isole Bisentina e Martana" (IT6010055); il S.I.C./Z.P.S. "Monti Vulsini" (IT6010008); il S.I.C./Z.P.S. "Calanchi di Civita di Bagnoregio" (IT6010009); il S.I.C. "Fiume Marta (alto corso)" (IT6010020); considerato che: appare evidente agli interroganti che vi sia un tentativo di frazionare un impianto eolico di dimensioni ben più ampie al fine di renderlo, sulla carta, meno impattante e soprattutto evitare la VIA, poiché le torri sono posizionate a poco più di un chilometro l'una dell'altra e lungo una stessa linea retta; le istituzioni locali hanno espresso parere fortemente negativo affermando che è impensabile realizzare un impianto di questa portata nell'area tra Orvieto, Bagnoregio, Montefiascone e Bolsena. La Provincia di Viterbo e il Comune di Montefiascone hanno segnalato le pesanti criticità del progetto e l'inutilità dell'opera ai fini della pubblica utilità; considerato inoltre che: l'area di Bagnoregio in particolare si presenta profondamente a rischio per via della sua fragilità. È notizia recente che sarebbe in corso l'ennesima frana in località Mercatello, nel Comune di Bagnoregio (Viterbo), che ha acceso l'ennesimo faro sulla estrema delicatezza di un sito, anche di un intero territorio, tanto da attivare l'intervento della Prefettura di Viterbo in merito a delle misure contenitive, volte a tutelare l'afflusso turistico della "città che muore"; per Civita di Bagnoregio è stato inoltre presentato il dossier per il riconoscimento come patrimonio dell'umanità Unesco e la deturpazione dell'area circostante potrebbe compromettere la sua candidatura; valutato che un articolo de "Il Fatto Quotidiano" del 9 luglio 2021 riporta la notizia secondo la quale i Ministeri della transizione ecologica e della cultura avrebbero espresso i loro pareri, che sembrerebbero ridimensionare la portata dell'impianto, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano approfondire i fatti esposti e quali iniziative intendano adottare affinché vengano fatte le opportune verifiche sulla legittimità dei quattro progetti in oggetto; quali iniziative in generale intendano adottare allo scopo di tutelare il Borgo e le aree limitrofe di Civita di Bagnoregio da interventi speculativi che compromettono il territorio e il valore paesaggistico dell'area. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02715 RICCIARDI TURCO PIARULLI VANIN TRENTACOSTE FERRARA CROATTI MONTEVECCHI PAVANELLI TAVERNA Ai Ministri del turismo e della cultura Premesso che: il decreto ministeriale 29 marzo 2012, recante "Nuove disposizioni per la concessione dei contributi ai sensi delle leggi 4 agosto 1955, n. 702 e 4 marzo 1958, n. 174" disciplina l'erogazione di contributi a enti pubblici e di diritto pubblico e ad enti senza scopo di lucro volti a promuovere iniziative e manifestazioni che interessino il movimento turistico; in data 2 settembre 2019 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale 26 giugno 2019, recante "Disposizioni per la concessione di contributi ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 702 e successive modifiche e integrazioni e della legge 4 marzo 1958, n. 174", che disciplina, parimenti, contributi a enti pubblici e di diritto pubblico e ad enti senza scopo di lucro volti a "promuovere iniziative e manifestazioni che interessino il movimento turistico"; esso disciplina le misure a vantaggio di iniziative locali che rivestono un'importanza fondamentale per l'animazione di territori, anche a vocazione non turistica, e che fungono altresì da stimolo per la domanda interna; in particolare, il decreto 26 giugno 2019 stanzia contributi volti a finanziare manifestazioni che promuovono borghi meno conosciuti (con massimo 50.000 abitanti) di particolare valenza paesaggistica o con patrimonio storico-architettonico di pregio e manifestazioni che favoriscono il processo di destagionalizzazione dei flussi turistici; la procedura per ottenere la concessione dei contributi prevede la presentazione di un'istanza da parte degli enti interessati. Un'apposita commissione tecnica valuta le istanze pervenute attribuendo a ciascuna un punteggio sulla base dei criteri e parametri stabiliti dal decreto ministeriale; considerato che: i destinatari delle misure, in particolar modo le Pro loco, stanno fronteggiando momenti di difficoltà a causa della sospensione prolungata delle attività con effetti negativi sulla liquidità, a seguito dell'emergenza da COVID-19; risultano considerevoli ritardi relativi alla comunicazione degli esiti delle istanze presentate, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; quale sia lo stato dell' iter di valutazione delle istanze pervenute; quali siano le cause connesse ai ritardi; se, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano intervenire affinché siano resi disponibili gli esiti delle valutazioni. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05808 PETRENGA Ai Ministri della cultura e per la pubblica amministrazione Premesso che: nelle scorse settimane il Ministero della cultura ha informato le organizzazioni sindacali del comparto della prossima emanazione di un decreto interministeriale concernente la disciplina del concorso pubblico per il reclutamento, a tempo indeterminato, di 100 unità di personale non dirigenziale appartenenti alla seconda area funzionale, posizione economica F2, nel profilo professionale di "assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza", e della procedura selettiva per il reclutamento, a tempo indeterminato, di 50 unità di personale non dirigenziale appartenenti alla seconda area funzionale, posizione economica F1, nel profilo professionale di "operatore alla custodia, vigilanza e accoglienza", nei ruoli del Ministero, ai sensi dell'articolo 1- bis del decreto-legge n. 104 del 2019; tutto ciò avviene mentre sono in corso due procedure concorsuali: la prima per il reclutamento di 1.052 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato, da inquadrare nella seconda area funzionale, posizione economica F2, nel profilo professionale di "assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza" ( Gazzetta Ufficiale , 4a serie speciale, n. 63 del 9 settembre 2019); la seconda per il reclutamento, a tempo indeterminato, di 500 unità di personale non dirigenziale appartenenti alla seconda area funzionale, posizione economica F1, nel profilo professionale di "operatore alla custodia, vigilanza e accoglienza" ( Gazzetta Ufficiale , 4a serie speciale, n. 15 del 21 febbraio 2020); i principi di economicità, efficacia ed efficienza costituiscono corollario del canone di buon andamento dell'azione amministrativa (consacrato dall'articolo 97 della Costituzione), che impone alla pubblica amministrazione il conseguimento degli obiettivi legislativamente prefissati con il minor dispendio di mezzi e risorse. È evidente che avviare due nuove procedure concorsuali mentre sono ancora in espletamento identici concorsi per identici profili non è né efficiente ed efficace e men che meno economico; è opportuno sottolineare che il reclutamento del personale di vigilanza e accoglienza è una necessità inderogabile per il Ministero che sconta un sottorganico del 40 per cento rispetto alla dotazione organica di diritto. In questi profili la mancanza di personale tocca in alcune realtà punte del 50 per cento, con conseguente messa a rischio dei servizi di tutela e valorizzazione di musei, archivi e biblioteche, servizi essenziali ai sensi della legge n. 146 del 1990; l'interrogante ricorda inoltre che il Senato della Repubblica, nella seduta n. 243 del 22 luglio 2020, ha votato una mozione (1-00264) con la quale impegna il Governo "a varare nel triennio 2020-2022 un efficace piano di assunzioni per compensare la vacanza organica del Ministero per i beni culturali", oggi Ministero della cultura; appare urgente che il Governo sottoponga al Parlamento un provvedimento normativo con il quale si autorizzi, in deroga alle norme vigenti, lo scorrimento degli idonei delle procedure concorsuali in corso di espletamento sopracitate affinché si compensi la vacanza organica dei profili di "assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza" e di "operatore alla custodia, vigilanza e accoglienza", si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario chiarire per quale motivo non si sia provveduto, attraverso la predisposizione di una norma ad hoc , a far convogliare le risorse e le facoltà assunzionali del Ministero per incrementare il numero di posti delle due procedure concorsuali già in corso di espletamento attraverso lo scorrimento degli idonei di queste procedure e si stia invece procedendo a bandire due nuovi concorsi con tutto l'aggravio di lavoro per le strutture deputate all'espletamento degli stessi. Atto n. 4-05809 BARBARO Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa Premesso che: si è recentemente appreso che pochi giorni prima dell'agguato che ha visto morire l'ambasciatore Attanasio ed il carabiniere Iacovacci, precisamente il giorno 13 febbraio 2021, per garantire l'incolumità del diplomatico belga Axel Kenes e dei suoi colleghi estoni, irlandesi e norvegesi di stanza a Kinshasa, l'ONU aveva disposto un folto contingente a protezione dei diplomatici: le foto pubblicate evidenziano la presenza di mezzi blindati e di notevoli armamenti ad equipaggiamento di scorta al convoglio ONU; queste immagini dimostrano, a giudizio dell'interrogante vergognosamente e inspiegabilmente, la totale inadeguatezza dei mezzi dei nostri connazionali, transitati in aree pericolose con due fuoristrada vetusti e senza nessun livello di protezione, in occasione del tragico accadimento del 22 febbraio; a quanto emerge dalle inchieste giornalistiche, secondo il World food programme, alla sicurezza avrebbero dovuto contribuire sia l'Italia che il Congo, tanto che dalla sede delle Nazioni Unite hanno infatti voluto ricordare che quando la diplomatica statunitense Samantha Power ha viaggiato in quelle zone alcuni mesi prima dell'omicidio dell'ambasciatore Attanasio, Washington ha ascoltato le valutazioni sulla sicurezza dell'ONU, ma ha deciso ugualmente di inviare rinforzi nei dispositivi di sicurezza. In sostanza, a prescindere dalle considerazioni delle Nazioni Unite o delle autorità locali, è lo Stato di appartenenza del diplomatico a prendere in autonomia le decisioni per salvaguardare la sicurezza dei propri uomini; con risposta all'atto di sindacato ispettivo 4-04967 il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale dichiarava che: "Questo Ministero svolge regolarmente valutazioni sui livelli di rischio nei vari Paesi e può formulare raccomandazioni sulle misure di sicurezza da adottare", mentre in risposta all'atto di sindacato ispettivo 4-05052, lo stesso Ministero specificava che "A luglio 2018 (...) è stata effettuata un'ispezione a Kinshasa di carattere generale nell'ambito dell'ordinaria attività ispettiva, non correlata ad alcuna richiesta dell'ambasciatore. In quell'occasione fu stabilito di mantenere un attento monitoraggio dell'evoluzione della situazione politica ed ambientale, al fine di valutare l'eventuale necessità di rafforzamento, su base temporanea, del servizio di tutela a fronte di un possibile peggioramento della situazione", ma, nella stessa risposta, segnatamente dichiarava che l'ambasciatore Attanasio, quale "datore di lavoro", anche di sé stesso, avesse in ragione di tale condizione responsabilità dirette sulla sicurezza propria e del personale affidatogli, ancorché le stesse, senza dubbio, travalichino in aree di esclusiva pertinenza di apparati di sicurezza dedicati; per l'interrogante, già fortemente perplesso su come il Governo abbia gestito la programmazione e l'esecuzione del servizio di sicurezza del capomissione italiano nella Repubblica democratica del Congo e vieppiù insoddisfatto proprio in ragione delle contraddittorie due risposte prodotte alle precedenti interrogazioni, le recenti notizie apprese, relative alla dotazione di sicurezza dei diplomatici Axel Kenes e Samantha Power, determinano particolare sgomento: qualsiasi operatore della sicurezza, con un minimo di esperienza, si sia espresso sulla vicenda, ha affermato che sarebbero serviti almeno due anelli di protezione con otto operatori; ma ciò non è avvenuto, determinando difatti la mancanza di risorse coerenti con il livello di rischio noto su tutti i livelli, si chiede di sapere: se l'ambasciatore Attanasio avrebbe potuto incrementare motu proprio gli assetti di sicurezza assegnati, incrementandone gli uomini e gli equipaggiamenti, al fine di avere un migliore assetto di close protection standard e permanente, ovvero se lo avesse richiesto; se il Ministero degli affari esteri conoscesse il modus operandi di altri Paesi per i transiti di personale diplomatico in quelle aree e gli assetti di protezione ravvicinata da loro adoperati; se abbia avuto corrispondenze per comprendere in base a quale differente valutazione del rischio, per garantire l'incolumità di alcuni diplomatici di stanza a Kinshasa, l'ONU avesse disposto un folto contingente di protezione, mentre per il convoglio di veicoli che trasportavano i connazionali il dispositivo di sicurezza era totalmente inappropriato. Atto n. 4-05810 PARAGONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che, con ordinanza contingibile ed urgente n. 75 del 7 luglio 2021, il Presidente della Regione Sicilia, al fine di conseguire celermente su tutto il territorio uno standard di vaccinazioni non inferiore alla quota percentuale dell'80 per cento, ha ordinato alle aziende sanitarie provinciali del SSR l'avvio di una campagna regionale di vaccinazione di prossimità. A tal fine è stata prevista la vaccinazione sui luoghi di lavoro, la possibilità di ricevere il siero nei luoghi turistici e della movida e il potenziamento dei punti vaccinali comunali con la riassegnazione del personale in servizio. È stata altresì prevista la ricognizione del personale non ancora vaccinato operante nelle pubbliche amministrazioni e preposto ai servizi di pubblica utilità e ai servizi essenziali, di cui alla legge n. 146 del 1990, "mediante apposito interpello rivolto dalle AA.SS.PP. a tutti gli Enti pubblici operanti nel territorio della Regione Siciliana; all'esito della ricognizione nell'ipotesi di indisponibilità o di rifiuto di sottoposizione a vaccinazione, si è previsto che il datore di lavoro pubblico provvede, nei modi e termini previsti dal CCNL di categoria, ad individuare per l'interessato una differente assegnazione lavorativa, ove possibile, che non implichi il contatto diretto del lavoratore con l'utenza esterna"; considerato che: come confermato dagli innumerevoli pronunciamenti dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali e nelle "FAQ", il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente o tramite il medico competente, i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali; l'ordinanza, prevedendo in caso di indisponibilità o di rifiuto di sottoposizione a vaccino il demansionamento coatto, introduce surrettiziamente un obbligo, in violazione dell'articolo 32 della Costituzione italiana, che sancisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge; ritenuto altresì che: tale previsione contenuta non in una fonte primaria, ma in un atto amministrativo risulterebbe gravemente violativa dei diritti dei soggetti interessati, comportando il trattamento illecito di dati personali sensibili, in violazione della direttiva UE 680/2016 e del decreto legislativo n. 51 del 2008; la materia relativa alle misure di contenimento della pandemia da COVID-19 ricadrebbe nella competenza legislativa esclusiva dello Stato a titolo di "profilassi internazionale" (articolo 117, secondo comma, lettera q) , della Costituzione), che è comprensiva di ogni misura atta a contrastare una pandemia sanitaria in corso, ovvero a prevenirla, lasciando alle Regioni e alle Province autonome soltanto lo spazio di un intervento in attuazione della normativa nazionale, senza alcuna possibilità di derogarvi; la citata ordinanza contingibile ed urgente viola, ad avviso dell'interrogante, i limiti di competenza concorrente in materia di diritto alla salute stabiliti all'articolo 117, comma terzo, della Costituzione, nonché il principio di eguaglianza, ex articolo 3 della Costituzione, determinando una disparità di trattamento tra categorie di lavoratori; la scelta delle unità di prossimità vaccinali in ogni comune della regione e nei luoghi di lavoro non rispetta le garanzie dettate dall'articolo 32 della Costituzione italiana e, a parere dell'interrogante, potrebbe configurarsi uno sperpero di denaro pubblico che potrebbe far configurare una responsabilità contabile anche per potenziali esborsi da contenzioso, si chiede di sapere: se il Governo, per quanto di competenza, intenda chiedere al giudice amministrativo la sospensione o l'annullamento dell'ordinanza regionale n. 75 del 7 luglio 2021 come già avvenuto con l'ordinanza del presidente della Regione Marche Ceriscioli, sospesa con decreto n. 56 del 27 febbraio 2020 dal TAR Marche, che evidenziava come il potere atipico riconosciuto alle autorità competenti (e quindi anche ai presidenti di Regione come autorità sanitarie e di protezione civile) possa essere sì esercitato, ma con poteri meno invasivi e certamente solo in caso di effettivo e contingente aggravamento dell'emergenza sanitaria all'interno della regione; se ritenga opportuno, vista la necessità di mantenere l'unità dell'ordinamento, avvalersi del potere di annullare gli atti illegittimi degli enti locali (ivi comprese le Regioni), potere recentemente riconosciuto dal Consiglio di Stato (sentenza della sezione I, 7 aprile 2020, n. 735), per i Comuni, ma che all'interrogante pare estensibile sulla base dell'articolo 120, comma secondo, della Costituzione anche alle Regioni. Atto n. 4-05811 AIMI CANGINI RIZZOTTI BINETTI STABILE BARBONI CALIGIURI Al Ministro della salute Premesso che: il 21 febbraio 2020 in Italia è stato identificato un 38enne di Codogno quale presunto "paziente zero" affetto da Coronavirus (in precedenza, a fine gennaio, in Italia, erano stati registrati due casi di COVID-19 relativi ai due turisti cinesi in visita a Roma); dalla scoperta del presunto "paziente zero" hanno cominciato a svilupparsi diversi focolai nel nord Italia generando così la pandemia anche nel nostro Paese, a seguito della quale sono stati adottati dal Governo severi provvedimenti volti al contenimento del contagio, impositivi di lunghi periodi di lockdown su tutto il territorio nazionale; l'OMS ha dichiarato ufficialmente lo stato di pandemia mondiale l'11 marzo 2020; secondo i dati ufficiali, l'Italia, dall'inizio della pandemia, ha registrato 4,27 milioni di casi con 128.000 decessi; fin da subito gli studi hanno dimostrato che la reinfezione da COVID-19 è possibile, in particolare quando il livello di anticorpi sviluppati dai soggetti a seguito della prima infezione è nullo o particolarmente basso; in ogni caso, sul tema, le notizie ufficiali appaiono ancora contraddittorie e confuse, si chiede di sapere: quanti casi di reinfezione da COVID-19 si contino in Italia dall'inizio della pandemia, ovvero quante persone si siano ammalate nuovamente a distanza di mesi dalla prima infezione (ad eccezione di coloro che, dopo essere risultati negativi ad un tampone, sono poi risultati "positivi" al secondo tampone dopo pochi giorni); se esistano studi al riguardo e se sia stato osservato, nei casi di reinfezione, dopo quanti mesi questa sia avvenuta; quali conseguenze, nei casi di reinfezione, si siano riscontrate in termini di gravità, indicando anche le relative fasce di età; se, nella maggioranza dei casi di reinfezione, i sintomi sviluppati siano stati più lievi rispetto alla prima infezione, indicando anche i numeri, qualora disponibili, dei correlati decessi. Atto n. 4-05812 ARRIGONI RIPAMONTI CAMPARI PIROVANO DORIA MONTANI LUNESU RICCARDI FAGGI ALESSANDRINI PIANASSO DE VECCHIS ZULIANI FREGOLENT PISANI Pietro FERRERO Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la competitività, la sicurezza e resilienza del sistema energetico nazionale rappresentano un elemento essenziale per la crescita, lo sviluppo e la ripresa economica dell'Italia che è il secondo Paese manifatturiero nella UE, ancor più dopo questa fase pandemica; la transizione energetica è al centro delle politiche di rilancio della nostra economia ed il gas naturale, come indicato nel piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) in corso di revisione, continuerà a ricoprire un ruolo essenziale nel mix energetico in tutti i settori. Oltre il 90 per cento della popolazione ha accesso all'uso del gas per usi residenziali, la generazione a gas è indispensabile, anche mediante il mercato della capacità, per bilanciare il crescente contributo delle fonti rinnovabili non programmabili, e in molti processi produttivi non vi sono attualmente alternative tecnologiche competitive all'utilizzo del gas; negli ultimi mesi, si è assistito ad una progressiva crescita dei consumi di gas naturale, con contestuale diminuzione dell'offerta a livello europeo ed un utilizzo intensivo degli stoccaggi europei, ai minimi storici in questo periodo dell'anno; i prezzi del gas sui mercati internazionali, europei, e di conseguenza anche sul mercato italiano, hanno registrato forti incrementi trascinati dalle dinamiche di domanda-offerta, da un rialzo generalizzato dei prezzi delle commodity e dell'anidride carbonica. Tali fattori confermano ancora una volta l'importanza di dotare il Paese di un portafoglio di importazione diversificato e competitivo di lungo termine che garantisca in prospettiva un mercato liquido ed approvvigionamenti sicuri e competitivi a beneficio del sistema italiano e che lo protegga dalle dinamiche di mercato, talvolta opportunistiche, come si sta assistendo in queste settimane e come peraltro già accaduto lo scorso inverno; in questo contesto, le importazioni di GNL, che coprono circa un quinto della domanda nazionale, ne sono un esempio. Data la loro flessibilità di utilizzo, le navi per il trasporto di GNL possono appunto essere facilmente spostate nei mercati dove i prezzi sono più remunerativi e, in assenza di vincoli di consegna, gli operatori possono scegliere liberamente la destinazione dei carichi sulla base di ragionamenti di mera convenienza economica, come avvenuto nel caso del terminale di Livorno che, nel corso di questo inverno, in una situazione di alti consumi e climatica fredda, ha visto notevolmente ridursi il tasso di utilizzo proprio a causa dell'opportunità per gli operatori di dirottare opportunisticamente i carichi di GNL verso i più attraenti mercati asiatici; diversamente invece accade quando le importazioni di GNL ricadono sotto contratti di fornitura pluriennale in cui sussistono impegni di consegna che garantiscono un approvvigionamento stabile e costante per il sistema, indipendentemente da ciò che accade nei mercati internazionali. Di questo è un esempio il contratto di importazione di lungo termine sul terminale di Rovigo che ha garantito per tutto lo scorso inverno un approvvigionamento stabile e sicuro; proprio in merito a quest'ultimo terminale, che rappresenta circa il 50 per cento dell'intera capacità di rigassificazione in Italia, desta preoccupazione la recente consultazione sulla procedura "Open Season" proposta dalla società Adriatic LNG, la cui autorizzazione è attesa nelle prossime settimane, e che consentirebbe di concentrare l'intera capacità residua del terminale fino al 2034 e la totalità della stessa dal 2034 al 2046 nel controllo di un singolo operatore, con evidenti profili anticoncorrenziali e discriminatori, esponendo quindi il sistema italiano a forti rischi di sicurezza degli approvvigionamenti, in particolare nei mesi invernali; la proposta di Adriatic LNG di allocare nel 2021-2022 l'intera capacità disponibile a partire da dicembre 2034, con un tale rilevante anticipo temporale, e di allocarla potenzialmente ad un unico soggetto, è del tutto irragionevole, poiché non assicura la fornitura al mercato italiano, esponendolo alle logiche di ottimizzazione di un solo operatore, il cui obiettivo sarebbe la massimizzazione dei ricavi dalle vendite e non la sicurezza degli approvvigionamenti per il sistema italiano. L'eventuale accentramento della capacità in capo ad un solo operatore precluderebbe peraltro l'accesso a nuove fonti e fornitori che nei prossimi anni cresceranno in virtù di una forte espansione del mercato GNL grazie allo sviluppo di nuove capacità di liquefazione, si chiede di sapere quali iniziative intenda adottare il Ministro in indirizzo per assicurare la competitività e la sicurezza del sistema energetico italiano e affinché la procedura proposta da Adriatic LNG possa assicurare la corretta gestione di un'infrastruttura strategica per il mercato del gas italiano, garantire in maniera competitiva e non discriminatoria la parità di accesso alla capacità del terminale a più operatori evitando di esporre il mercato italiano alle strategie di player globali e con l'obiettivo di valorizzare adeguatamente le opportunità offerte dalle crescenti forniture di GNL provenienti dall'estero. Atto n. 4-05813 LANNUTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno Premesso che: in previsione della vittoria della nazionale italiana agli Europei di calcio il Ministero dell'interno e la Federcalcio si erano incontrate venerdì 9 luglio per concordare la gestione dell'ordine pubblico. Ha dichiarato a "Dagospia" il prefetto di Roma, Matteo Piantedosi: «Io avevo concordato la linea con la Ministra dell'interno Luciana Lamorgese e con il capo della polizia Lamberto Giannini. La riunione si era tenuta proprio per decidere che cosa fare e per questo abbiamo coinvolto direttamente anche la Figc. Avevamo negato il permesso a festeggiare la vittoria dell'Italia agli Europei sull'autobus scoperto, ma i patti non sono stati rispettati». Secondo il prefetto, «l'accordo con la Federcalcio era stato trovato sull'utilizzo di una pedana da montare in piazza del Popolo. Era una mediazione praticabile perché ci consentiva di tenere sotto controllo la folla in un unico luogo». Pedana che, però, non è stata mai montata; il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha confermato, dichiarando all'Ansa: «Erano state individuate diverse location, tra cui Piazza del Popolo, dove si potesse svolgere con numeri contingentati e nel rispetto di tutte le prescrizioni del momento una cerimonia in tutta sicurezza»; sempre secondo Piantedosi: «Ci avevano assicurato che il trasferimento sarebbe avvenuto con un autobus coperto. Invece poco dopo l'uscita dal Quirinale si è aggregato un autobus scoperto con la livrea e le scritte dedicate ai campioni d'Europa»; considerato che: il presidente della Federcalcio ha dichiarato in proposito: «Dopo la cerimonia al Quirinale, su richiesta della squadra, che ha visto in pochi minuti aumentare la folla nel percorso fino a Palazzo Chigi, è stata reiterata l'istanza per poter utilizzare il bus scoperto, preparato preventivamente per ogni evenienza, al fine di condividere l'immensa felicità per un successo sportivo di questa portata con le migliaia di persone già ammassate per le strade. La scelta finale è stata condivisa dalle istituzioni», senza specificare a quale istituzione si riferisse; ha precisato Gravina: «All'arrivo davanti Palazzo Chigi abbiamo ritenuto che la situazione non fosse più gestibile in quanto il bus coperto non aveva dissuaso i tifosi dal cingere in tutti i modi la delegazione italiana»; «la folla che si era accalcata intorno al pullman coperto nel tragitto per piazza Colonna già non indossava strumenti di protezione individuale, le cosiddette mascherine», ha aggiunto in una nota la Federcalcio; considerato, inoltre, che secondo quanto ricostruito da "Dagospia" il calciatore della nazionale Leonardo Bonucci avrebbe affermato alle forze dell'ordine: «Senza pullman scoperto non fateci andare neanche da Draghi e riportateci in albergo»; considerato, infine, che il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, non ha mai, né confermato, né smentito quanto affermato dal Prefetto, dal presidente della FIGC o dalle indiscrezioni di "Dagospia", si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa; se il Ministro dell'interno non creda che siano stati concessi ai calciatori privilegi che non sono stati concessi ai gestori di ristoranti, palestre, discoteche, ai quali è stato reso complicato, se non impedito, di lavorare, nonostante i protocolli di sicurezza molto stringenti, proprio per evitare quegli assembramenti che invece si sono verificati in seguito al tour con il pullman scoperto della nazionale; se non ritenga che sia poco onorevole prendere ordini da dei calciatori; se la decisione sia stata presa dal Prefetto oppure questi sia stato scavalcato dal Ministro, come Piantedosi stesso ha affermato; se la Federcalcio abbia violato gli accordi pressi con il Ministero forzando la mano e costringendo le forze dell'ordine ad adeguarsi alle circostanze. Atto n. 4-05814 LANNUTTI Ai Ministri per i rapporti con il Parlamento, dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 14, comma 13 -quater del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, così come integrato dall'articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 18 aprile 2012, n. 61, stabilisce che il Commissario straordinario del debito pregresso del Comune di Roma invii annualmente al Parlamento e al Ministero dell'interno una relazione contenente la rendicontazione delle attività svolte nell'ambito della gestione commissariale e l'illustrazione dei criteri che hanno informato le procedure di selezione dei creditori da soddisfare (di seguito relazione); considerato che: l'ultima relazione è stata presentata dal Ministro pro tempore per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, il 6 settembre 2018 ed è relativa all'anno 2017; non risultano, pertanto, trasmesse le relazioni per gli esercizi finanziari 2018, 2019 e 2020 (tre annualità); considerato, inoltre, che: l'articolo 1, commi 927-930 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019) hanno disposto che entro il termine perentorio del 31 dicembre 2021 è definitivamente accertata la massa passiva residuale; l'articolo 1, comma 932, della medesima legge di bilancio prevede che, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di approvazione dell'accertamento definitivo del debito pregresso del comune di Roma, è stabilito il termine finale per l'estinzione dei debiti oggetto di ricognizione, determinando contestualmente la conclusione dell'attività straordinaria della gestione commissariale, in quanto "residua un'attività meramente esecutiva e adempimentale alla quale provvedono gli uffici di Roma Capitale", così come previsto dall'articolo 14, comma 13 -ter del decreto-legge n. 78 del 2010, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questa grave omissione e se ritengano di attivarsi per colmare al più presto questa lacuna informativa che impedisce al Parlamento di svolgere la propria funzione, soprattutto in considerazione della probabile prossima conclusione della gestione commissariale sul debito pregresso di Roma Capitale; quali siano state le eventuali ragioni ostative della mancata trasmissione al Parlamento delle Relazioni per gli esercizi finanziari 2018, 2019 e 2020. Atto n. 4-05815 LANNUTTI TRENTACOSTE NATURALE CROATTI ANGRISANI PRESUTTO CASTALDI ORTIS CORRADO QUARTO Ai Ministri della transizione ecologica e dello sviluppo economico Premesso che: la Solvay è una multinazionale belga, che nel 1913 ha costruito a Rosignano Solvay (l'industria ha dato perfino il nome al Comune), in provincia di Livorno, un impianto di lavorazione della soda. La posizione vicina alle cave calcaree di San Carlo e il territorio circostante offrivano buona materia prima, soprattutto a causa degli affioramenti di acqua salmastra che rilasciava sul terreno il salgemma, rivelatosi poi fondamentale per la produzione industriale; negli anni la presenza dello stabilimento ha causato l'inquinamento del tratto di costa a sud dell'abitato. Le cosiddette "Spiagge bianche" sono formate, infatti, dagli scarichi dell'adiacente industria chimica. Per il 90 per cento si tratta di calcare cotto e finemente tritato e per il 10 per cento circa di cloruro di calcio. Il sito, secondo l'UNEP (Programma delle nazioni unite per l'ambiente), è tra i 15 tratti costieri più inquinati del Mediterraneo, proprio a causa degli «sversamenti di gesso e calcare, metalli pesanti bioaccumulabili quali mercurio, arsenico, cadmio, cromo e piombo»; uno studio dei dati presentati dai vari organismi di controllo pubblicati sul sito del Ministero dell'Ambiente, riporta con tutta evidenza che la situazione è fortemente critica, sia sul fronte degli incidenti rilevanti che si susseguono da anni (gli ultimi a febbraio e agosto 2020), sia per quanto riguarda la contaminazione dei pozzi del quartiere dei palazzoni di Rosignano segnalata da ARPAT dallo scorso febbraio (va ricordato che nel 2019 Solvay è stata condannata per disastro ambientale a Spinetta Marengo per lo scarico di cromo esavalente); uno studio epidemiologico sulla popolazione di Rosignano da parte del CNR, insieme all'Azienda sanitaria regionale, dimostra che nell'area c'è un'incidenza maggiore del tumore alla mammella e malformazioni nei neonati; in base a un esposto del cofondatore del fondo internazionale di investimento "Bluebell Capital Partners", Giuseppe Bivona, Solvay starebbe adottando tecniche di greenwashing . Sempre in base allo stesso esposto risulta che la multinazionale belga abbia sversato finora in mare tredici milioni di tonnellate di metalli pesanti; nonostante dal 2007 la multinazionale abbia ricevuto 104,5 milioni di euro di fondi pubblici per ridurre il proprio impatto ambientale, l'area inquinata non è stata ancora totalmente bonificata, anche grazie al fatto che diversi gruppi politici hanno votato contro una mozione, presentata dal Movimento 5 Stelle al consiglio regionale della Toscana, con cui si chiedeva di accelerare la riconversione dello stabilimento Solvay a Rosignano con l'installazione di un dissalatore e di provvedere all'installazione di adeguati sistemi di depurazione e alle bonifiche dei luoghi inquinati; considerato che: Bivona ha posto oltre cinquanta domande all'amministratore delegato di Solvay nel corso dell'assemblea dei soci, tenutasi lo scorso 11 maggio. Vincent de Cuyper ha risposto a tutti gli interrogativi scaricando sulle autorità italiane la responsabilità di quanto avviene, ripetendo in modo compulsivo che lo sversamento a mare sia de facto quasi una richiesta delle nostre autorità. Le risposte di de Cuyper a Bivona hanno confermato quel che è l'aspetto più critico sotto l'aspetto normativo/regolamentare, ovvero la diluizione delle sostanze pericolose sversate a mare e la violazione delle BAT; per raggiungere un livello il più possibile elevato di protezione dell'ambiente è previsto che vengano individuate e adottate, da parte del gestore dell'impianto industriale, le migliori tecniche disponibili ( best available techniques ), ovvero le tecniche impiantistiche, di controllo e di gestione che (tra quelle tecnicamente realizzabili ed economicamente sostenibili per ogni specifico contesto) garantiscono bassi livelli di emissione di inquinanti, l'ottimizzazione dei consumi di materie prime, prodotti, acqua ed energia e un'adeguata prevenzione degli incidenti; considerato, inoltre, che anche in Francia Solvay è stata accusata di essere un'azienda che inquina e lo fa in più siti. Come nello stabilimento di Dombasle, dove si produce carbone che produce odori nefasti, nocivi e insopportabili. Oppure nell'impianto di Solvay de Tavaux, che ha contaminato permanentemente la falda freatica. E negli Stati Uniti la multinazionale è stata accusata di inquinare le falde acquifere. Funzionari dello Stato del New Jersey hanno citato in giudizio Solvay, accusando l'azienda di ignorare il mandato di ripulire l'acqua potabile contaminata e di inquinare l'aria producendo composti tossici una volta prodotti nel suo stabilimento di West Deptford; considerato, infine, che l'agenzia di rating MSCI ha assegnato a Solvay il punteggio massimo (AAA) e altre società di rating le hanno assegnato comunque dei voti buoni. Secondo queste valutazioni acquistare un titolo Solvay sarebbe considerato un investimento sostenibile, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato in premessa; se il Ministro della transizione ecologica abbia intenzione di attivarsi nei confronti di Solvay, affinché realizzi bacini di decantazione nei quali far confluire gli scarichi, prima di sversare in mare e di bonificare la discarica a cielo aperto, meglio nota come "Spiagge bianche", costituita da milioni di tonnellate di scarti industriali provenienti dal processo di fabbricazione della soda; se il Ministro stesso abbia intenzione di rivedere il rating di sostenibilità ambientale dell'azienda, che dovrebbe essere rivisto al ribasso, alla luce dell'impatto dello stabilimento di Rosignano; se il Governo, date le forti criticità di un'azienda accusata di inquinamento seriale e violazione sistematica del codice ambientale non soltanto in Italia, ma anche nelle altre nazioni dove opera, come Francia ed USA, dopo gli incidenti rilevanti che si susseguono da anni, gli ultimi a febbraio e agosto 2020, per quanto concerne la contaminazione dei pozzi del quartiere dei palazzoni di Rosignano segnalata da ARPAT dallo scorso febbraio, dopo la condanna di Solvay nel 2019 per disastro ambientale a Spinetta Marengo per lo scarico di cromo esavalente, non abbia il dovere di esigere il rigoroso rispetto delle vigenti norme sull'ambiente con l'obbligo di provvedere all'installazione di adeguati sistemi di depurazione e alle bonifiche dei luoghi inquinati ed avvelenati. Atto n. 4-05816 FAZZOLARI BALBONI CALANDRINI DE CARLO DRAGO GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA PETRENGA RAUTI RUSPANDINI TOTARO ZAFFINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: sono state recentemente indette le elezioni dei Comites ( ex articolo 14, comma 3, del decreto-legge n. 162 del 2019), che si terranno il 3 dicembre 2021 negli oltre 100 distretti consolari; i potenziali elettori sono circa 6 milioni (italiani iscritti all'AIRE) più o meno equamente suddivisi tra sesso maschile e sesso femminile; per partecipare a queste elezioni, ogni avente diritto al voto deve fare richiesta di iscrizione all'elenco elettorale per le elezioni dei Comites, compilando una scheda fornita dai consolati italiani; nelle schede per l'iscrizione al voto fornite in questi giorni nella quasi totalità dei consolati italiani presso i quali si costituiranno i nuovi Comites, tra le parti da compilare obbligatoriamente appare, come requisito "indispensabile", l'indicazione del cognome del coniuge da parte delle elettrici di sesso femminile sposate o vedove; le schede per l'iscrizione al voto, infatti, premessa la dizione "Da compilare in ogni sua parte in stampatello", al secondo punto, richiedono il "cognome del coniuge", cui segue una nota che specifica "da inserire solo se il richiedente è di sesso femminile e coniugata e vedova"; premesso, altresì, che: non si vede il motivo per cui le elettrici italiane all'estero debbano indicare, quale requisito necessario per il voto, il cognome del coniuge; a parte la considerazione del fatto che molte potrebbero essere separate, ma non divorziate, va anche rilevato che sembra non debbano sottostare a questa indicazione gli elettori e le elettrici legati in virtù di un'"unione civile", nel cui caso non si parla di "coniugi", configurandosi così un'evidente discriminazione tra persone legate da matrimonio e persone unite civilmente; già in occasione delle ultime elezioni politiche, del 2018, le schede inviate per posta alle elettrici riportavano accanto al loro cognome anche quello del coniuge; considerato che: l'art. 13 della legge n. 120 del 1999 stabilisce che la tessera elettorale "contiene i dati anagrafici del titolare", ed è evidente che il titolare, in Italia, viene identificato con i propri dati anagrafici e non con quelli del coniuge; il regolamento di attuazione dell'art. 13 precisa che la tessera contiene "nome e cognome" dell'elettore e che "per le donne coniugate il cognome può essere seguito da quello del marito", prevedendo, dunque, una facoltà ma non un obbligo, si chiede di sapere: quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo ritenga necessario adottare per correggere immediatamente le schede di iscrizione al voto già pubblicate nelle pagine web di ogni consolato italiano e per validare le schede di iscrizione al voto già pervenute; quali siano stati i motivi per cui le donne aventi diritto al voto siano obbligate a indicare il cognome del coniuge e se, qualora ritenessero di non voler sottostare a questa umiliante (secondo gli interroganti) imposizione, rischino di essere cancellate dall'albo degli elettori; che cosa pensi in merito alla disparità di trattamento messa in atto tra elettori ed elettrici legati tra loro da matrimonio ed elettori ed elettrici legati tra loro da unione civile. Atto n. 4-05817 FEDE COLTORTI DI GIROLAMO ROMAGNOLI PRESUTTO FERRARA ROMANO PAVANELLI TRENTACOSTE VANIN AGOSTINELLI PELLEGRINI Marco SANTILLO LUPO MATRISCIANO LANZI DELL'OLIO Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: lunedì 28 giugno 2021 nel tratto dell'autostrada Adriatica A14 tra San Benedetto del Tronto e Grottammare è avvenuto l'ennesimo incidente, che in questo caso ha visto coinvolti tre mezzi pesanti, di cui uno andato in fiamme, e in cui purtroppo due persone hanno perso la vita e una è rimasta ferita. Per soccorrere le vittime e spegnere le fiamme l'autostrada è rimasta chiusa al traffico per diverse ore, con pesanti ripercussioni sia sul collegamento adriatico tra Nord e Sud del Paese, sia sulla circolazione locale. L'incidente è avvenuto in una coda causata dai numerosi cantieri aperti sull'autostrada, necessari per colmare decenni di mancata manutenzione, divenuti oggi opere non più procrastinabili di messa in sicurezza, in un tratto in cui manca la terza corsia; l'unico collegamento viario veloce sul versante adriatico da Nord a Sud che attraversa l'Italia è l'autostrada A14 Bologna-Taranto, che oltretutto connette il tratto adriatico centrale al lato tirrenico attraverso le direttrici autostradali A24 Teramo-Roma e A25 Pescara-Roma; essa all'altezza del sud delle Marche in corrispondenza del territorio piceno-fermano diventa l'inizio di un pericoloso "imbuto" per la mancata attuazione della terza corsia e per la morfologia di un complesso tracciato costituito dall'alternanza di viadotti e gallerie che diventano spesso scenari di code e incidenti; a causa di rinvii e ritardi, di negligenze e responsabilità tuttora al vaglio anche delle procure e degli organi di controllo, negli ultimi 3 anni la situazione è precipitata con rallentamenti e disagi costanti e continui, per molteplici fattori concomitanti: mancato adeguamento della terza corsia (ferma a Porto Sant'Elpidio conseguentemente al parere contrario espresso dalle amministrazioni locali di Fermo e Porto San Giorgio nel 2007); danni conseguenti all'incendio scaturito da un incidente avvenuto nella galleria Castello di Grottammare nel 2018; lavori e cantieri conseguenti alle indagini della Procura della Repubblica di Avellino su sicurezza e manutenzione delle autostrade da parte di Autostrade per l'Italia (per cui i guardrail su alcuni viadotti sono stati sottoposti prima a sequestro e poi a sostituzione); lavori di adeguamento e messa in sicurezza delle gallerie, tuttora in corso; considerato che: la situazione è estremamente critica, sia in termini di tempi di percorrenza (con un danno per il sistema logistico nazionale su tutto il collegamento Nord-Sud del versante adriatico) sia in termini di sicurezza (la provincia di Ascoli Piceno, secondo alcuni dati, presenta il maggior numero di morti, incidenti e conseguenti rallentamenti, su tutto il tratto autostradale a sud di Bologna), con un ulteriore danno per la circolazione delle vie interne; le conseguenze, oltre che sul traffico locale, ricadono su tutte le regioni e le principali città connesse dall'autostrada, negli spostamenti da e per Bologna fino a Taranto; gli automobilisti, gli autotrasportatori, gli operatori del turismo e più in generale il tessuto imprenditoriale e i pendolari che necessitano di collegamenti veloci e di nuove reti transeuropee dei trasporti non possono continuare ad accettare questo stato di cose e a pagare questa carenza infrastrutturale, con l'unica arteria autostradale rilevante presente sul versante adriatico, la A14 appunto, che non solo è insufficiente a risolvere i problemi di viabilità, ma addirittura ne crea, provocando rallentamenti a livello locale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione; come intenda agire per risolvere la pesante e ormai annosa problematica che peraltro rischia di riproporsi subito dopo la sosta estiva con la ripresa dei cantieri; se intenda proseguire, e con quali tempistiche, con la realizzazione di uno studio di fattibilità sull'allargamento o l'arretramento dell'autostrada A14 nel tratto tra Porto Sant'Elpidio e il casello "Val Vibrata", valutando eventualmente anche l'opzione di utilizzare il tracciato esistente come opera di variante della strada statale 16 per i comuni costieri del piceno e del fermano, con l'inserimento di eventuali svincoli urbani aggiuntivi o progressivi; in quanto tempo e con quale programma sia prevista la realizzazione delle progettazioni e programmazioni dei lavori necessari su questo tratto; quali azioni intenda intraprendere affinché vengano mitigati i disagi e i rischi indotti dai cantieri dei lavori, anche cercando di distribuire le attività future in fasce orarie e periodi che non coincidano con le giornate e gli orari di maggior affluenza; se intenda accogliere le numerose richieste pervenute dai territori a partire dagli amministratori locali e recentemente dai presidenti delle Regioni Marche, Abruzzo, Molise e Puglia, e le istanze dei lavoratori, dei residenti e delle imprese; quali iniziative intenda assumere per agevolare gli spostamenti di chi percorre il tratto di autostrada quotidianamente. Atto n. 4-05818 TESTOR FREGOLENT RICCARDI FERRERO PISANI Pietro ALESSANDRINI PERGREFFI DORIA ARRIGONI SAPONARA PIANASSO FAGGI ZULIANI TOSATO MONTANI DE VECCHIS Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e del turismo Premesso che: per motivi strettamente correlati alla collocazione geografica, alla numerosa presenza di risorse naturali e al patrimonio culturale ed artistico senza eguali, l'Italia è da sempre un Paese fortemente orientato sul turismo; il turismo rappresenta un settore fondamentale per l'economia del Paese, valendo circa il 13 per cento del PIL e occupando circa il 7,1 per cento degli occupati, inevitabilmente colpito dall'emergenza epidemiologica da COVID-19 e dalle conseguenti misure di contenimento; sebbene la situazione epidemiologica sia in netto miglioramento e le attività economico-produttive siano tornate ad essere operative, molti imprenditori del settore lamentano forti difficoltà nel reperire forza lavoro e all'appello mancano tra i 150.000 e i 200.000 lavoratori, cioè oltre un quarto della forza lavoro richiesta durante i mesi estivi; l'allarme arriva da tutta la penisola, da Nord a Sud, data l'indisponibilità di reperire camerieri, cuochi, baristi, receptionist , personale di sala, addetti alle pulizie, bagnini, manutentori; uno dei fattori che ha inciso notevolmente è l'esistenza del reddito di cittadinanza, che incentiva a preferire tale misura dissuadendo molte persone dall'accettare un'offerta di lavoro; di per sé, l'articolo 4, comma 8, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, prevede espressamente la decadenza dal beneficio del reddito di cittadinanza, qualora il beneficiario non accetti almeno una delle tre offerte di lavoro congrue, ricevute da parte del centro per l'impiego; la norma, tuttavia, non trova applicazione pratica, a causa dell'inadeguatezza del sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro, che non avviene presso i centri per l'impiego; il decreto-legge istitutivo del beneficio aveva il preciso obiettivo di introdurre una misura di politica attiva del lavoro, il che avrebbe però richiesto una riforma complessiva del rapporto tra regioni, comuni, centri per l'impiego e ANPAL; il mancato coordinamento ha determinato il fallimento sostanziale del progetto riformatore; secondo quanto riferito da Domenico Parisi, presidente di ANPAL, al 31 ottobre 2020 su un totale di 1 milione e 369.000 persone tenute alla sottoscrizione del "Patto per il lavoro", solo 352.000 persone hanno avuto almeno un rapporto di lavoro, pari al 25,7 per cento del totale; sempre al 31 ottobre, però, i contratti di lavoro attivi erano solo 192.000, in quanto solo il 15,4 per cento dei beneficiari ha firmato un contratto a tempo indeterminato, mentre il 4,1 per cento ha avuto un contratto di apprendistato e il restante 65 per cento un contratto a termine, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare, nell'ambito delle rispettive competenze, a supporto del rilancio del settore turistico che ad oggi manifesta enormi difficoltà nella ricerca del personale stagionale; quali iniziative intendano assumere per rilanciare il mercato del lavoro e, in particolare, per far sì che l'incrocio tra domanda e offerta di lavoro avvenga nella sede naturale, vale a dire i centri per l'impiego. Atto n. 4-05819 ANGRISANI GRANATO GIANNUZZI ORTIS ABATE CORRADO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il decreto legislativo n. 207 del 1996 ha stabilito, per il triennio 1996-1998, un indennizzo per la cessazione di talune attività commerciali in crisi (in favore "dei soggetti che esercitano attività commerciale al minuto in sede fissa, anche abbinata ad attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, ovvero che esercitano attività commerciale su aree pubbliche"). Tale misura è stata più volte prorogata, in seguito, in sede di legge di bilancio ovvero di decreti legge cosiddetti "milleproroghe"; la disposizione citata prevede che l'indennizzo, corrisposto mensilmente in favore dei soggetti beneficiari (titolari o coadiutori), sia stabilito in misura pari al trattamento pensionistico minimo previsto per gli iscritti alla gestione dei contributi e delle prestazioni degli esercenti attività commerciali dell'INPS; si dispone, inoltre, che i soggetti beneficiari non debbano essere in possesso dei requisiti anagrafici previsti per l'accesso al regime pensionistico ( ex art 2, comma 43, della legge n. 549 del 1995) raggiunto per anzianità, ma dei seguenti requisiti (art. 2 del decreto legislativo n. 207 del 1996): a) più di 62 anni di età, se uomini, ovvero più di 57 anni di età, se donne; b) iscrizione, al momento della cessazione dell'attività, per almeno 5 anni, in qualità di titolari o coadiutori, nella gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali presso l'INPS; l'erogazione dell'indennizzo, inoltre, viene subordinata alle seguenti condizioni: a) cessazione definitiva dell'attività commerciale; b) riconsegna dell'autorizzazione per l'esercizio dell'attività commerciale e dell'autorizzazione per l'attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, nel caso in cui quest'ultima sia esercitata congiuntamente all'attività di commercio al minuto; c) cancellazione del soggetto titolare dell'attività dal registro degli esercenti il commercio e dal registro delle imprese presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura; considerato che: con l'articolo 11 -ter del decreto-legge n. 101 del 2019, è stata riconosciuta la possibilità di ricevere l'indennizzo economico anche ai soggetti in possesso dei requisiti di cui all'articolo 2 del decreto legislativo n. 207 del 1996 nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018; infine, a partire dal 1° gennaio 2019, con l'articolo 1, comma 283, della legge n. 145 del 2018, è stato stabilito che a decorrere da tale data l'indennizzo sia concesso, nella misura e secondo le modalità già previste, a tutti i soggetti in possesso dei requisiti di cui all'articolo 2 del decreto legislativo n. 207 del 1996 alla data di presentazione della domanda; valutato che: dalla disamina effettuata, risulta che alcuni periodi di cessazione definitiva dell'attività siano rimasti esclusi dalla facoltà di poter usufruire del beneficio di cui al presente atto; si tratta, nello specifico di coloro che hanno cessato l'attività commerciale nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2016 e che hanno maturato i restanti requisiti, tra i quali quello anagrafico, entro il 31 dicembre 2018, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue valutazioni al riguardo; se non intenda adottare le opportune iniziative di propria competenza, anche di natura legislativa, al fine di permettere l'accesso all'indennizzo citato in premessa a coloro che hanno cessato l'attività commerciale nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2016 e che hanno maturato il requisito anagrafico entro il 31 dicembre 2018. Atto n. 4-05820 DE PETRIS Ai Ministri della transizione ecologica e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: l'Associazione comparto nautico di La Maddalena è un ente che opera nel territorio dell'arcipelago de La Maddalena e rappresenta decine di aziende operanti nel settore nautico, dal noleggio di imbarcazioni con conducente, alla locazione, al diving , con l'intento di conciliare la tutela dell'ambiente con una rispettosa attività di impresa. Di recente l'Associazione ha diffuso un comunicato stampa evidenziando la necessità di una regolazione dei servizi nautico - turistici; in particolare, infatti, nel territorio da decenni operano con professionalità numerose aziende, le quali nel tempo hanno investito per acquisire un'alta professionalità sotto il profilo della conduzione e della gestione in sicurezza dei mezzi nautici oltre che una profonda conoscenza del territorio in cui operano; secondo la normativa vigente, le imbarcazioni adibite al noleggio con conducente possono trasportare un massimo di 12 passeggeri, un numero limitato, che tuttavia richiede attenzioni e qualità professionali certificate da esperienza e conoscenza oltre alla garanzia del rispetto di importanti livelli di sicurezza del natante. Questo servizio costituisce un'offerta non impattante sull'ambiente, garantendo al turista-cliente di godere della migliore condizione di fruibilità delle bellezze del territorio e di apprezzare l'ecosistema marino; considerato che: il decreto-legge 24 gennaio 2021 n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, ha introdotto la possibilità per i titolari, persone fisiche o società non aventi come oggetto sociale il noleggio o la locazione, e per gli utilizzatori in locazione finanziaria di imbarcazioni e navi da diporto, di concederle, in forma occasionale, in noleggio. Quest'attività non costituisce "uso commerciale dell'unità" e i proventi possono essere assoggettati a un'imposta sostitutiva del 20 per cento, se i contratti hanno una durata complessiva non superiore a 42 giorni; questa disposizione ha comportato il dilagare dell'abusivismo incontrollato nel settore e consentito a qualunque diportista privato, anche senza alcun titolo specifico, di effettuare il noleggio occasionale per ben 42 uscite stagionali, senza che venga esercitata una vera e propria attività d'impresa con evidenti rischi per la tutela ambientale del territorio e anche sul fronte della sicurezza in mare; ritenuto che: la situazione emergenziale derivante dalla pandemia da COVID-19 e la conseguente recessione economica hanno colpito in particolar modo la Regione sarda; meccanismi di concorrenza sostanzialmente sleali come quelli descritti, mettono ulteriormente a rischio la sopravvivenza delle imprese dei servizi nautico - turistici nell'arcipelago de La Maddalena e in tutta l'isola, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione descritta; se non ritengano opportuno intervenire al fine di disciplinare in maniera organica la materia tenendo conto delle problematiche afferenti alla concorrenza sleale nell'attività dei servizi nautico - turistici determinatasi con l'estensione ai singoli privati non esercitanti attività di impresa, della possibilità di svolgere tali servizi; se non ritengano necessario, data la rilevanza del settore dal punto di vista turistico e naturalistico e la piena compatibilità dell'attività con l'ambiente anche di grande pregio paesaggistico, come nel caso dell'arcipelago de La Maddalena, prevedere forme di incentivo e sostegno economico per le attività d'impresa regolarmente operanti nel settore e efficaci strumenti di contrasto all'abusivismo; se ritengano possibile l'applicazione in ambito regionale, di una norma simile a quella prevista nel Regolamento del Parco della Maddalena, art. 16, Capo 1 (Traffico trasporto passeggeri) che, in attuazione del terzultimo e penultimo comma dell'art. 1 dell'Allegato A al decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1996, estenda al settore del noleggio, locazione e diving nautico-turistico, il rilascio dei relativi permessi con riferimento alle rispettive portate delle singole unità, con priorità e fino al raggiungimento del 75 per cento del servizio ai residenti che operano nei rispettivi luoghi di competenza e il restante 25 per cento agli operatori frontalieri o non residenti, tenuto conto delle necessità degli stessi sulla base della stagionalità e del numero di visitatori. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-02684 della senatrice Castellone ed altri, sul recupero d'indennità già corrisposte ai medici del servizio d'urgenza nella Regione Campania; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02285 della senatrice Castellone ed altri, sulla proroga dei contratti a tempo determinato degli operatori sociosanitari della regione Puglia; 3-02716 del senatore Zaffini, sull'obsolescenza dei macchinari per la diagnosi e la cura dei tumori; 3-02717 della senatrice Marin ed altri, sulla nomina del direttore del centro di salute mentale 1 di Trieste; 3-02718 della senatrice Fregolent, sulla nuova tecnologia delle valvole cardiache; 3-02719 della senatrice Fregolent ed altri, sulla possibilità di utilizzare il concentratore di ossigeno da parte dei soggetti affetti da gravi patologie polmonari e respiratorie; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-02720 della senatrice Montevecchi ed altri, sulla realizzazione di quattro impianti eolici nella Valle dei Calanchi di Civita di Bagnoregio (Viterbo).