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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 412 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-PARTITO COMUNISTA: Misto-PC; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,33). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 2 marzo. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sospendo la seduta, che riprenderà al termine della Conferenza dei Capigruppo, convocata alle ore 10. (La seduta, sospesa alle ore 9,38, è ripresa alle ore 10,43) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il nuovo calendario dei lavori fino al 18 marzo. Questa mattina sarà discussa la relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione all'utilizzo di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni telefoniche del senatore Armando Siri nell'ambito di un procedimento penale. La seduta sarà quindi sospesa per riprendere alle ore 14,30 con la discussione, fino alla sua conclusione, del disegno di legge recante delega in materia di contratti pubblici. A tal fine la seduta non prevede orario di chiusura. Il termine di presentazione degli emendamenti è fissato alle ore 11,30 di oggi. Il calendario della prossima settimana prevede la discussione dei seguenti argomenti: relazione sull'attività svolta dal Copasir dal 1° gennaio 2021 al 9 febbraio 2022 che, secondo i precedenti, si concluderà senza votazioni; dalla sede redigente, i disegni di legge sulla valorizzazione delle produzioni alimentari locali (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) e sui prodotti alimentari della filiera corta (approvato dalla Camera dei deputati); il decreto-legge cosiddetto sostegni- ter. Il calendario prevede, se necessario, una seduta anche nella giornata di venerdì 18 marzo. Si informa, infine, che mercoledì 23 marzo, alle ore 15,30, il Presidente del Consiglio dei ministri renderà al Senato comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 24-25 marzo 2022. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il nuovo calendario dei lavori fino al 18 marzo: Mercoledì 9 marzo h. 9,30 - Doc . IV, n. 10 - Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione all'utilizzo di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni telefoniche nei confronti del senatore Siri - Disegno di legge n. 2330 - Delega in materia di contratti pubblici (voto finale con la presenza del numero legale) Gli emendamenti al disegno di legge n. 2330 (Delega in materia di contratti pubblici) dovranno essere presentati entro le ore 11,30 di mercoledì 9 marzo. Martedì 15 marzo h. 16,30-20 - Doc . XXXIV, n. 8 - Relazione sull'attività svolta dal Copasir dal 1° gennaio 2021 al 9 febbraio 2022 - Disegno di legge n. 728-B - Valorizzazione produzioni alimentari locali (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 878 - Prodotti alimentari da filiera corta (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 2505 - Decreto-legge n. 4, Sostegni- ter (scade il 28 marzo) Mercoledì 16 " h. 9,30-20 Giovedì 17 " h. 9,30 Venerdì 18 " h. 9,30 (se necessaria) Mercoledì 23 marzo, alle ore 15,30, avranno luogo le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2022. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2505 (Decreto-legge n. 4, Sostegni- ter ) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui M5S 53' L-SP-PSd'Az 48' FIBP-UDC 43' Misto 42'+5' PD 37' FdI 29'+5' IV-PSI 26' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti da stabilire Discussione del documento: DDL Domanda di autorizzazione all'utilizzo di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni telefoniche nei confronti del senatore Armando Siri nell'ambito di un procedimento penale pendente anche nei suoi confronti Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV, n. 10, recante: «Domanda di autorizzazione all'utilizzo di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni telefoniche nei confronti del senatore Armando Siri nell'ambito di un procedimento penale pendente anche nei suoi confronti, trasmessa dal tribunale di Roma, sezione del giudice per le indagini preliminari e l'udienza preliminare il 17 settembre 2021». La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata già stampata e distribuita. Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea di respingere la richiesta dell'autorità giudiziaria relativamente alle intercettazioni del 15 maggio 2018 - progressivo n. 2521 e progressivo n. 2523 per la incerta ed implausibile configurazione del requisito della necessità e, in relazione alle telefonate progressivo n. 2618 del 17 maggio 2018, progressivo n. 5760 del 27 luglio 2018, progressivo n. 5997 del 4 agosto 2018, progressivo n. 6043 del 6 agosto 2018, progressivo n. 6044 del 6 agosto 2018 e progressivo n. 6090 del 6 agosto 2018, di respingere la predetta richiesta non sussistendo il requisito della fortuità e occasionalità. Chiedo al relatore, senatore Malan, se intende intervenire. MALAN, relatore . Signor Presidente, vorrei integrare brevemente la relazione scritta. Rimettendomi ad essa per quanto riguarda i dettagli, che sono sicuramente di interesse nell'esame di questo documento, sintetizzo brevemente la questione. Si tratta della richiesta di utilizzo di intercettazioni di conversazioni nelle quali una delle parti è il senatore Siri. Il provvedimento del tribunale richiede per l'appunto l'utilizzazione di tutte quante, ma non ha richiesto l'autorizzazione (ritenendole palesemente inutilizzabili) delle intercettazioni intervenute dopo l'iscrizione nel registro degli indagati anche del senatore Siri. La Giunta ha ritenuto, a maggioranza, di considerare palesemente non casuali le telefonate successive alle prime due, che sono avvenute nello stesso giorno, perché da queste ultime, era chiaro che c'era una frequenza nelle conversazioni tra l'avvocato Arata (colui le cui apparecchiature telefoniche erano sottoposte a intercettazione) e il senatore Siri. Era chiaro pertanto che, continuando a intercettare il telefono dell'avvocato Arata, si sarebbero intercettate anche le conversazioni del senatore Siri. Pertanto la Giunta le ha ritenute non casuali e, di conseguenza, ha classificato queste conversazioni come un'intercettazione indiretta, ma nella consapevolezza che si trattava di intercettare le telefonate di un senatore, cosa che ovviamente è contraria all'articolo 68 della Costituzione. Per quanto riguarda le intercettazioni delle prime due telefonate, che - va detto di passaggio - sono intervenute quando il senatore non era ancora Sottosegretario, carica che assumerà circa un mese dopo, e nello stesso giorno, nel maggio del 2018, la Giunta ha rilevato che, oltre al requisito della casualità della captazione stessa, debba sussistere anche quello della necessità. La sentenza n. 188 del 2010 della Corte costituzionale specifica che stabilire la necessità dell'utilizzo delle intercettazioni ai fini del proseguimento delle indagini spetta all'autorità giudiziaria, che però ha il dovere di rappresentare tale necessità alla Camera di appartenenza del parlamentare che risulta intercettato, sottolineando che quest'ultima (in questo caso il Senato) deve poter rilevare, dall'esame della richiesta, che sussistano il requisito dell'assenza di intento persecutorio e quello della necessità dell'atto, motivata in termini di non implausibilità. Va detto che nello stesso documento del tribunale di Trapani si afferma di aver trasmesso tutte le risultanze emerse nell'ambito del procedimento in relazione alla vicenda relativa all'emendamento promosso da Paolo Arata e sostenuto dal senatore Siri, nella sua veste di allora, quella di Sottosegretario del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Pertanto, c'è addirittura una contraddittorietà nel documento stesso, che dice che, anche senza queste nuove intercettazioni, il tribunale era già in possesso di tutto quanto era necessario, mentre, per un altro verso, non dà una motivazione sufficiente, che vada al di là di quanto lo stesso documento afferma, nella sua necessità. Pertanto la proposta approvata dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è quella di respingere la richiesta di utilizzazione di tutte le conversazioni, con due motivazioni diverse: per le prime due, la mancanza della necessità e, per quanto riguarda quelle successive, la non casualità. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, colleghi, il mio sarà un intervento breve per dare a tutti i senatori, che sicuramente hanno letto gli atti e i documenti, qualche ulteriore strumento di comprensione, avendo noi naturalmente discusso e approfondito maggiormente il tema. Dobbiamo chiarire che il procedimento al quale è sottoposto il collega, senatore Armando Siri, vede contestate fondamentalmente due condotte: la prima è la presentazione di un emendamento dietro una controprestazione e la seconda è di averlo sostenuto, distinguendo tra la veste di semplice senatore e quella di rappresentante del Governo. Come ripetiamo sempre (sta diventando una clausola di stile), è opportuno sottolineare anche in questo caso che non spetta a noi entrare nel merito della contestazione degli atti. I riferimenti che citerò servono solo ed esclusivamente a dare informazioni in merito al ragionamento che dobbiamo fare. Abbiamo quindi due capi d'imputazione: il capo a ), nel quale si contesta di aver proposto e concordato, e il capo b ), in cui invece si fa riferimento a condotte poste in essere in quanto Sottosegretario. Ora, il giudice dell'udienza preliminare ha già fatto una selezione molto cospicua, respingendo una serie di richieste in ordine all'utilizzabilità di intercettazioni che aveva fatto il pubblico ministero, e la motiva proprio perché, da un certo momento in poi, già secondo il gup, benché siano intercettazioni indirette, è evidente che l'obiettivo dell'indagine sia il senatore Siri, quindi questo argomento è entrato nella motivazione del provvedimento al nostro esame. Vedo che il senatore Malan annuisce, perché giustamente ne ha dato conto anche nella sua relazione. A questo punto, ci vengono sottoposte ben otto intercettazioni. Diciamo che pacificamente abbiamo raggiunto una conclusione in via maggioritaria e non unanime. Alcuni colleghi, infatti, dissentiranno su tale conclusione, ma per quanto mi riguarda, da quello che ho potuto esaminare, il mio convincimento, per sei intercettazioni, è di essere assolutamente d'accordo con le conclusioni cui è giunto il relatore, ovvero che non si tratti più di intercettazioni casuali, perché è evidente che c'è ormai un'indagine mirata. Rimarrebbero quindi queste due intercettazioni di maggio per il respingimento delle quali il relatore fornisce una motivazione diversa, facendo riferimento - diciamo così - ad un passaggio letterale della motivazione del gup, laddove egli dice che sono comunque rilevanti, perché si sarebbe attivato nella sua veste di Sottosegretario. Ebbene, il relatore dice che al tempo di quelle due intercettazioni il senatore Siri non era Sottosegretario, quindi c'è un'implausibilità della motivazione. Questo è l'unico passaggio nel corpo di tutta la motivazione che è stato preso in maniera molto letterale, ma basterebbe dire che nelle conclusioni, cioè nel "Per questi motivi" (PQM) il gup comunque riassuntivamente chiede l'utilizzo delle intercettazioni che ci propone, in quanto sono rilevanti perché relative a una condotta tenuta in qualità di senatore e Sottosegretario. Questa locuzione la ribadisce più volte, in particolar modo a pagina 14, dove cita ripetutamente il fatto che sono rilevanti innanzi tutto in quanto indispensabili per l'accertamento dei fatti contestati, che non possono che riferirsi ad entrambi i capi di imputazione, il capo a ), che si riferisce al periodo in cui Siri era ancora senatore, e il capo b ), che si riferisce al periodo in cui era Sottosegretario. Inoltre, in diversi passaggi, anche a pagina 13, si fa riferimento alle intercettazioni coinvolgenti il senatore Armando Siri, così come accade più volte a pagina 14 (non cito tutti i passaggi, perché voglio tenere lontanissimo dalla mia argomentazione il merito di un processo che non ci deve interessare assolutamente e non c'è nessuna tesi sull'accusa da questo punto di vista; (non avrei bisogno di precisarlo, ma ci tengo a farlo): «Come evidenziato in premessa, il senatore Armando Siri, dietro...» eccetera, «avrebbe proposto e concordato...» (si parla di Senatore e non di Sottosegretario). Questo fa parte della motivazione. Quindi, in più parti della motivazione si fa riferimento a una condotta come senatore e - come dicevo - nelle conclusioni si dice che le predette intercettazioni sono assolutamente rilevanti per la valutazione dei fatti, in quanto dalle stesse emergono i contatti tra l'imprenditore e il parlamentare, finalizzate alla presentazione degli emendamenti, e che esse appaiono strettamente rappresentative del contesto spazio-temporale in cui avrebbe operato il senatore e sottosegretario Armando Siri. In conclusione, quando si esaminano le motivazioni, queste vanno esaminate ovviamente nel complesso e anche secondo la logica del provvedimento di cui ci stiamo occupando. È chiaro che nelle conclusioni - anzi, prima della formula PQM -conclusivamente - altrimenti sarei stata la prima a preoccuparmi di una mancanza di motivazione logica e ad avanzare una ipotesi di reiezione - la motivazione - e non poteva essere diversamente - fa riferimento alle condotte contestate in entrambi i capi di imputazione, dove pacificamente una parte riguarda anche l'attività di senatore. La motivazione fa riferimento a un contesto, a una ricostruzione dei fatti, che naturalmente non spetta a noi in questo momento indagare o ricostruire. Quindi, per tutti questi motivi, non ritengo che possa essere utilizzato il criterio della implausibilità e della illogicità, per poi trasportarlo sulla necessità, con riferimento alle due intercettazioni di maggio. Aggiungo che questo è un criterio non estraneo alle nostre valutazioni e voi, colleghi, vedrete che si presenterà in altre occasioni che arriveranno in Aula; per esempio chi vi parla a questo criterio ha fatto ricorso, ma più correttamente e più convintamente. Non mancano le occasioni e, proprio per questo, cercherei di utilizzarlo in modo appropriato. Per tutti questi motivi e anche per presentare dei provvedimenti che possano comunque essere inattaccabili e reggere a eventuali sollevazioni di conflitti di attribuzione, ritengo sia da accogliere la richiesta di inutilizzabilità di quelle sei e, invece, considerare utilizzabili quelle due. Quindi, anticipo che formulerò una richiesta di voto per parti separate. PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Poiché il relatore non intende intervenire in sede di replica, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. GRASSO (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, il procedimento penale a carico del senatore Siri, che è all'origine della richiesta di autorizzazione all'utilizzo di intercettazioni di conversazioni telefoniche, riguarda due capi di imputazione inerenti a fatti relativi a presunte fattispecie di corruzione. Il pubblico ministero, probatori, ha richiesto l'utilizzazione di tutte le intercettazioni acquisite dal cellulare di un indagato non parlamentare. Condivido pienamente la scelta del giudice dell'udienza preliminare di Roma di aver effettuato un primo vaglio sulla richiesta del pubblico ministero, riducendo la sua domanda di autorizzazione al Senato solo in relazione alle intercettazioni antecedenti alla iscrizione del senatore Siri nel registro degli indagati - iscrizione avvenuta il 25 settembre 2018 - così ritenendo quelle successive come atti di investigazione diretta nei confronti del parlamentare, pertanto giustificabili solo in presenza di una autorizzazione preventiva. A mio avviso, il giudice ha compiuto una corretta e apprezzabile distinzione dal punto di vista procedurale, nel senso che ha chiesto l'autorizzazione del Senato solo per l'utilizzazione delle conversazioni ritenute occasionali, cioè quelle avvenute quando non erano ancora emersi elementi concreti dai quali desumere che la persona intercettata potesse essere un interlocutore abituale del parlamentare. Nella seduta del 16 febbraio 2022, la Giunta ha deliberato a maggioranza di proporre all'Assemblea di respingere la richiesta dell'autorità giudiziaria: relativamente alle due intercettazioni del 15 maggio 2018, pur ritenute occasionali per l'incerta e implausibile configurazione del requisito della necessità; e in relazione a quelle successive, dal maggio ad agosto 2018, per la mancanza del requisito della occasionalità. Con riferimento al caso di specie, melius re perpensa , ritengo che non solo le prime due telefonate del 15 maggio 2018 - peraltro brevissime e nello stesso giorno - ma anche quella di appena due giorni dopo (la telefonata del 17 maggio), sono tutte e tre da considerarsi certamente imprevedibili, occasionali e fortuite. Nel ristretto arco di due giorni, come avrebbero potuto rendersi conto gli inquirenti che l'interlocutore "Armando" fosse un parlamentare e, valutata nell'abitualità dei rapporti con l'imprenditore Arata, sospendere immediatamente le captazioni e richiedere l'autorizzazione al Senato? La Giunta, nella relazione approvata e oggi all'esame dell'Assemblea, pur ritenendo occasionali e quindi fortuite soltanto le prime due intercettazioni (quelle del 15 maggio 2018), ciononostante ne ha negato l'autorizzazione sotto il profilo della incerta e implausibile configurazione del requisito della necessità, in quanto intercettate anteriormente alla carica di Sottosegretario che il senatore Siri ha assunto in data 13 giugno 2018. Una asserita contraddittorietà della motivazione creerebbe - secondo la relazione approvata - un margine rilevante di incertezza rispetto al requisito della necessità del mezzo di prova, come delineato dalla Corte costituzionale. Per denegare l'autorizzazione, la relazione si avvale pretestuosamente di un riferimento contenuto nell'istanza dell'autorità giudiziaria di Roma: si tratta di un titolo dato all'informativa della DIA di Trapani, e non del tribunale - com'è erroneamente scritto nella relazione - con cui si trasmettono le intercettazioni alla direzione distrettuale antimafia di Palermo. In questa intestazione è scritto e cito testualmente: «Vicenda relativa all'emendamento proposto dall'imprenditore Paolo Arata e sostenuto dal senatore Siri nella sua veste di allora Sottosegretario del MIT». Vorrei che fosse chiaro che si parla di un'intestazione, di un titolo dato dalla polizia giudiziaria a un documento conclusivo delle intercettazioni, iniziate fin da quando il senatore Siri era senatore e completate quando era Sottosegretario. Tale intestazione non può assolutamente sostituire la valutazione dei fatti, che spetta solo e solamente al giudice. Si trascura in proposito che la necessità di cui parla la Corte costituzionale va valutata in relazione all'ipotesi accusatoria, secondo la quale è irrilevante che il sostegno ad un emendamento legislativo in cambio di utilità (si parla di 30.000 euro) sia dato nella qualità di senatore o di Sottosegretario, dato che entrambi tali status hanno la facoltà politica e fattuale di intervenire. Tant'è che nel capo di imputazione si contesta il fatto nella duplice qualità di pubblico ufficiale, senza alcuna distinzione tra la carica di senatore e quella di Sottosegretario. Inoltre, nella motivazione della richiesta di autorizzazione, il giudice dell'udienza preliminare di Roma così letteralmente si esprime: «Le predette intercettazioni sono assolutamente rilevanti per la valutazione dei fatti. Le stesse appaiono strettamente rappresentative del contesto spazio-temporale in cui avrebbe operato il senatore e sottosegretario Armando Siri, a seguito della consegna o promessa di denaro nelle modalità e finalità illecite prospettate dalla pubblica accusa». Da tale motivazione si trae la necessità del mezzo di prova e la congruità e la plausibilità della motivazione. Proprio la Corte costituzionale, nella sentenza 188 del 2010, rileva che la valutazione circa la sussistenza in concreto di tale necessità spetta indubbiamente all'autorità giudiziaria richiedente e detta autorità è tenuta, quindi, a determinare in modo specifico i connotati del provvedimento e a dare adeguato conto delle relative ragioni con motivazione non implausibile, così come è avvenuto ed è stato ampiamente fatto nel caso in esame. L'argomento sostenuto dalla relazione non è quindi assolutamente condivisibile, ma addirittura capzioso oltre che irragionevole e fondato su elementi di fatto inesistenti, ed espone - questa volta sì - il Senato alla possibilità che il giudice dell'udienza preliminare sollevi un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale. Come ho avuto modo di sostenere recentemente, penso che la disciplina che regola queste prerogative dei parlamentari necessiti di una rivisitazione. Mi sto adoperando per depositare al più presto un disegno di modifica della legge di attuazione dell'articolo 68 della Costituzione, inserendo anche quanto esposto nei giorni scorsi in merito alle innovazioni tecnologiche da equiparare alla disciplina delle intercettazioni casuali. Ritengo che tale iniziativa, attraverso una più precisa procedura da adottare da parte dell'autorità giudiziaria, possa essere utile a garantire una maggiore tutela delle prerogative parlamentari e a definirne meglio i confini. Per le motivazioni sin qui espresse, annuncio il voto contrario di Liberi e Uguali-Ecosolidali alla relazione proposta. (Applausi) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, mi richiamo all'esposizione già fatta in discussione generale sulla motivazione del nostro consenso alla relazione, con riguardo alla parte che si riferisce alle sei intercettazioni ritenute inutilizzabili, perché già il senatore era oggetto di attenzione investigativa, e della contrarietà alla stessa con riguardo alla parte relativa alle due intercettazioni di maggio; quest'ultime verrebbero ritenute non utilizzabili sotto il profilo della implausibilità della motivazione e, quindi, della necessità. Su questo punto, mi vorrei limitare a ricordare a noi tutti che il ruolo che qui esercitiamo è molto importante nell'architettura istituzionale e costituzionale, cioè la difesa non semplicemente delle prerogative; ma, entrando nell'ambito delle prerogative e dell'applicazione della Costituzione, stiamo nella cultura costituzionale della separazione tra i poteri dello Stato. Poiché credo - come ho detto più volte - che sia un argomento sensibile, che tra l'altro nell'evoluzione della società subisce compressioni e sollecitazioni, è un ruolo delicato e, quindi, esercitarlo correttamente, con equilibrio, stando esattamente in questa concezione, significa in definitiva difendere le prerogative dei parlamentari e non esporle a forme poi di delegittimazione che rischiano di travolgere l'impianto. Detto questo, la proposta di votazione per parti separate - la esplicito in modo tecnicamente chiaro - è così formulata: una prima parte - fa riferimento alle intercettazioni n. 2521 e n. 2523 - fino alle parole «della necessità». Su questa votiamo contro la prospettazione della relazione. Una seconda parte - si riferisce alle intercettazioni nn. 2618, 5760, 5997, 6043, 6044 e 6090 - fino alle parole «e occasionalità»: su questa parte dispositiva della relazione il nostro voto è a favore. Signor Presidente, vorrei aggiungere perché resti a verbale - come si dice in altre sedi - in modo che venga considerata a tutti gli effetti parte importante dei lavori con riferimento a questo provvedimento, che la nostra richiesta e la mia conseguente dichiarazione di voto intendono significare che la relazione è da intendersi motivata con riferimento a quanto risulterà approvato nella parte dispositiva. (Applausi). D'ANGELO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ANGELO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, appare francamente difficile avallare la proposta conclusiva del senatore Malan, volta a respingere la richiesta dell'autorità giudiziaria relativamente alle intercettazioni del 15 maggio 2018 - progressivo n. 2521 e progressivo n. 2523 - per la incerta e implausibile configurazione del requisito della necessità, così come, in relazione alle telefonate progressivo n. 2618 del 17 maggio 2018, progressivo n. 5760 del 27 luglio 2018, progressivo n. 5997 del 4 agosto 2018, progressivo n. 6043 del 6 agosto 2018, progressivo n. 6044 del 6 agosto 2018 e progressivo n. 6090 del 6 agosto 2018, di respingere la predetta richiesta non sussistendo il requisito della fortuità e occasionalità. È difficilmente argomentabile sotto il profilo della mancanza del requisito della necessità in quanto già preliminarmente il giudice per le indagini preliminari, nel caso di specie, ha proprio effettuato un vaglio sulla richiesta del pubblico ministero, riducendo l'ambito delle intercettazioni da sottoporre alla domanda di autorizzazione. Già a monte del nostro esame non è stata avallata la richiesta di utilizzo di numerose intercettazioni, in quanto il giudice per le indagini preliminari ha ravvisato la natura proprio indiretta di tali intercettazioni. Dopo una scrematura così ampia, la conclusione che sulle prime due intercettazioni manchi il presupposto della necessità onestamente mi sembra offensiva nei confronti della ragionevolezza di quest'Assemblea. L'argomentazione utilizzata dal relatore circa la non titolarità, a quella data, della carica di Sottosegretario appare incongrua, in quanto il senatore Siri aveva comunque la qualifica di parlamentare e, in virtù di tale status , aveva presentato emendamenti che - secondo l'accusa - erano correlati alla dazione di una utilità. Si contesta nella relazione conclusiva che le motivazioni sottese alla richiesta di autorizzazione all'utilizzo delle prime due intercettazioni siano scarne. Sembra quasi che un procedimento penale incentrato sui reati di corruzione e concorso in corruzione non sia una motivazione sufficiente per consentire l'autorizzazione delle prime due intercettazioni, che sicuramente si contraddistinguono per la natura casuale. Ricordiamo - e non per inciso - che, nell'ambito del procedimento penale in corso, si contesta al senatore Siri - all'epoca sottosegretario di Stato presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - di aver proposto e concordato, con gli organi apicali dei Ministeri competenti per materia, l'inserimento di provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare (quindi il decreto interministeriale in materia di incentivazione dell'energia elettrica da fonte rinnovabile) e anche di iniziativa governativa di rango legislativo (la cosiddetta legge mille proroghe, la legge di stabilità e la cosiddetta legge di semplificazione); ovvero di aver proposto emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto mini eolico, ricevendo la promessa e/o la dazione di 30.000 euro da parte del signor Paolo Franco Arata, amministratore dell'Etnea srl e dominus della Solcara srl, amministrata dal figlio Francesco Arata (società operative in quel settore), il quale - secondo l'autorità giudiziaria - da tali provvedimenti avrebbe tratto benefici di carattere economico. Si contesta altresì allo stesso Siri, sempre nella duplice qualità di senatore e di Sottosegretario di Stato presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in concorso con altri coimputati, di essersi attivato per ottenere un provvedimento normativo ad hoc che finanziasse, anche in misura minima, con differimento dell'intera copertura finanziaria negli esercizi finanziari a venire, il progetto di completamento dell'aeroporto di Viterbo, di interesse della Leonardo spa, per future commesse. Il senatore Siri avrebbe inoltre esercitato pressioni sul comandante generale della Guardia costiera, per operare una sostituzione di un responsabile del procedimento per alcuni appalti in essere all'epoca dei fatti. In conclusione, nonostante le accuse e la rilevanza delle stesse, per il relatore non sussiste il requisito della necessità. Giuridicamente e politicamente non possiamo che manifestare la più profonda contrarietà alle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Per le restanti intercettazioni la Giunta ha sostenuto il diniego all'autorizzazione, presupponendo il mutamento di direzione dell'atto di indagine che si ha nel momento in cui gli inquirenti, a partire dalla polizia giudiziaria che sta operativamente effettuando le intercettazioni su incarico dell'autorità giudiziaria, si rendono conto del coinvolgimento da parte di un parlamentare e della conseguente necessità di richiedere l'autorizzazione per proseguire le captazioni, che assumono in questo caso natura indiretta. La Giunta ha rinvenuto il cosiddetto fumus mutationis dopo le due telefonate del 15 maggio del 2018. Ora non si comprende perché l'intercettazione del 17 maggio 2018 non possa rientrare, considerata la vicinanza temporale con le prime due date, fra le intercettazioni casuali. Infine, per tutte le altre intercettazioni, anche se si può ipotizzare la sopravvenuta conoscenza da parte degli inquirenti della natura di parlamentare di uno degli interlocutori, la richiesta dell'autorità giudiziaria deve essere parimenti accolta, attesa la gravità delle condotte contestate al senatore Siri, la cui conoscibilità non può essere ridotta entro lo schema delle guarentigie parlamentari. Per tutte queste considerazioni annuncio il voto contrario alla relazione del senatore Malan del MoVimento 5 Stelle. In caso di votazione per parti separate, andremo a diversificare il voto a seconda della formulazione delle stesse. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatrice D'Angelo, prendo quindi il suo intervento come assenso alla proposta della votazione delle parti separate. Se non vi sono dissenzienti rispetto alle richieste di votazione per parti separate, nemine contradicente , procediamo alla votazione per parti separate. Voglio avere l'attenzione della senatrice Rossomando per avere contezza di quello che andiamo a votare. Rispetto alla relazione della Giunta, fino alla parola «necessità», si mettono quindi ai voti prima le due intercettazioni con il progressivo nn. 2521 e 2523 e le motivazioni per cui si propone di respingerle. In caso di voto favorevole, votiamo la seconda parte dalla parola «e» fino alla fine della relazione. In caso diverso, vedrò di proporvi qualcosa di alternativo. Nel caso dovesse essere bocciata la prima parte, chiederò di integrare come segue: la Giunta propone in relazione, eccetera, limitatamente alle altre sei telefonate e con le motivazioni già esposte solo relativamente a quelle, tenendo separate - come da lei richiesto - le motivazioni delle une da quelle delle altre. Indìco la votazione della prima parte della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari fino alle parole «della necessità». (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione della seconda parte della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, dalle parole «e, in relazione» fino alla fine. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Come già comunicato, sospendo i nostri lavori fino alle ore 14,30. (La seduta, sospesa alle ore 11,28, è ripresa alle ore 14,30) . Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 2330 Delega al Governo in materia di contratti pubblici (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2330. I relatori, senatori Pergreffi e Cioffi, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Pergreffi. PERGREFFI, relatrice . Signor Presidente, mi preme prima di tutto ringraziare il vice ministro Bellanova per il supporto offerto in questo periodo su un provvedimento comunque piuttosto complicato, che però, allo stesso tempo, ha avuto un buono svolgimento, grazie a tutti i membri dell'8 a Commissione, ai Capigruppo, al Presidente e agli Uffici legislativi della Commissione, che si sono dati un gran da fare. Il disegno di legge, di iniziativa governativa, consta di un solo articolo e reca una delega al Governo per adottare entro sei mesi uno o più decreti legislativi recanti la disciplina dei contratti pubblici. Le finalità perseguite dal disegno di legge, composto da un unico articolo, sono quelle di semplificare, razionalizzare e riordinare la disciplina in materia di contratti pubblici, nonché di evitare l'avvio di procedure di infrazione da parte della Commissione europea e di giungere alla risoluzione di quelle già avviate. Il disegno di legge elenca i principi e i criteri direttivi ai quali il Governo dovrà attenersi e, tra questi, si segnalano la necessità di evitare il gold plating ; la previsione e la ridefinizione in materia di qualificazione delle stazioni appaltanti e del personale in esse operante; la semplificazione della disciplina applicabile ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di importo superiore alle soglie di rilevanza europea; la semplificazione delle procedure finalizzate alla realizzazione di investimenti in tecnologie verdi, digitali, in innovazione e ricerca, anche ai fini del conseguimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; la riduzione e la certezza dei tempi relativi alle procedure di gara e di stipula dei contratti e all'esecuzione degli appalti; la revisione e la semplificazione delle procedure relative alla fase di approvazione dei progetti in materia di opere pubbliche; l'incentivo al ricorso a procedure flessibili per la stipula dei contratti pubblici complessi di lunga durata; la semplificazione dell'estensione delle forme di partenariato pubblico-privato, con particolare riguardo alla finanza di progetto; l'individuazione dei contratti pubblici esclusi dall'ambito di applicazione oggettiva delle direttive europee e la semplificazione della disciplina giuridica ad essi applicabile; il divieto di proroga dei contratti in concessione, facendo salvi i principi per l'affidamento in house e la realizzazione della disciplina sul controllo degli investimenti dei concessionari e sullo stato delle opere realizzate; la realizzazione della disciplina concernente le modalità di affidamento dei contratti da parte dei concessionari; la razionalizzazione della disciplina dei meccanismi sanzionatori e premiali, finalizzata a incentivare la tempestiva esecuzione dei contratti pubblici da parte dell'aggiudicatario; l'estensione e il rafforzamento dei metodi di risoluzione delle controversie relative al rimedio giurisdizionale. È stabilito che i decreti legislativi così adottati abroghino espressamente tutte le disposizioni oggetto di riordino e comunque quelle connesse incompatibili e rechino opportune disposizioni di coordinamento in relazione a disposizioni non abrogate o non modificate. L'approfondito lavoro svolto dalla 8 a Commissione sul provvedimento in esame, iniziato nello scorso autunno, ha incluso un articolato ciclo di audizioni dei principali attori del settore e ha condotto all'approvazione di 83 emendamenti, che complessivamente hanno apportato circa trenta modifiche al testo. Tale attività emendativa è stata ispirata a un metodo condiviso in Commissione nelle prime fasi della discussione, volto a contemperare le esigenze di definire più puntualmente i principi e i criteri direttivi della delega, con la volontà di non appesantire eccessivamente il testo. Nel corso dell'esame sono emersi, in particolare, alcuni temi che hanno registrato un'ampia convergenza dei Gruppi di maggioranza, spesso anche con l'opposizione, in un dialogo proficuo con il Governo. In primo luogo, si è condivisa la necessità di favorire la partecipazione di micro, piccole e medie imprese, inserendo un'indicazione in tal senso già nel primo criterio direttivo e introducendo poi un criterio direttivo specifico volto a prevedere la possibilità di procedere alla suddivisione degli appalti sulla base dei criteri qualitativi e quantitativi; nonché il divieto di accorpamento artificioso dei lotti, in coerenza con i principi dello small business act , anche al fine di valorizzare le imprese di prossimità. Un altro tema che, dato il particolare momento storico che stiamo vivendo, non poteva non essere oggetto di particolare attenzione è quello della revisione dei prezzi. La formulazione su cui alla fine è stato possibile convenire reca la previsione dell'obbligo, per le stazioni appaltanti, di inserire, nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti, in relazione alle diverse tipologie di contratti pubblici, un regime obbligatorio di revisione dei prezzi al verificarsi di particolari condizioni di natura oggettiva e non prevedibili al momento della formulazione dell'offerta, stabilendo che gli eventuali oneri derivanti dal suddetto meccanismo di revisione dei prezzi siano a valere sulle risorse disponibili del quadro economico degli interventi e su eventuali altre risorse disponibili per la stazione appaltante da utilizzare nel rispetto delle procedure contabili di spesa. Altro tema su cui si è registrata ampia convergenza è stato quello del divieto per le stazioni appaltanti, con riferimento ai contratti di importo inferiore alle soglie di rilevanza europea, di utilizzare, ai fini della selezione degli operatori da invitare alle procedure negoziate, il sorteggio o altro metodo casuale dei nominativi, se non in presenza di situazioni particolari o specificatamente motivate. Scorrendo l'articolato normativo, tra le varie modifiche apportate si segnalano inoltre le seguenti: con riferimento al divieto di gold plating , si è specificato che rimane ferma l'inderogabilità delle misure a tutela del lavoro, della sicurezza, del contrasto al lavoro irregolare, della legalità e della trasparenza. In merito alla ridefinizione del regime della disciplina secondaria è stato inserito un riferimento alle diverse tipologie di contratti pubblici. In materia di qualificazione delle stazioni appaltanti, è stato inserito un riferimento alla modalità di monitoraggio dell'accorpamento e della riorganizzazione delle stazioni appaltanti e la previsione di specifici percorsi di formazione, con particolare riferimento alle stazioni uniche appaltanti e alle centrali di committenza che operano a servizio di enti locali. È stata poi inserita una nuova lettera volta alla promozione, nel rispetto del diritto europeo, del ricorso, da parte delle stazioni appaltanti, a forniture, in quella parte di prodotti originari di Paesi terzi che compongono l'offerta, che non sia maggioritaria rispetto al valore totale dei prodotti. Nuovi principi direttivi rispetto al testo originario riguardano la razionalizzazione e la semplificazione delle cause di esclusione, al fine di rendere chiare e certe le regole di partecipazione; la previsione, in caso di affidamento degli incarichi di progettazione a personale interno alle amministrazioni aggiudicatrici, della sottoscrizione di apposite polizze assicurative per la copertura dei rischi di natura professionale, con oneri a carico delle medesime amministrazioni; la definizione della disciplina applicabile ai contratti pubblici nell'ambito dei servizi di ricerca e sviluppo. Per quanto concerne la qualifica degli operatori, è stato inserito un riferimento all'adeguatezza dell'attrezzatura tecnica e dell'organico. La Commissione ha poi introdotto un nuovo criterio di delega, volto alla ridefinizione della disciplina delle varianti in corso d'opera, nei limiti previsti dall'ordinamento europeo, in relazione alla possibilità di modifica dei contratti durante la fase di esecuzione. Un'altra novità rispetto al disegno di legge originario riguarda la revisione della disciplina relativa ai servizi sociali, alla ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica, nonché di quelle ad alta intensità di manodopera, prevedendo, come criterio utilizzabile ai fini dell'aggiudicazione, esclusivamente quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa. La Commissione ha inoltre ritenuto opportuno menzionare nel testo gli accordi quadro, le concessioni di servizi, la locazione finanziaria di opere pubbliche o di pubblica utilità. È stata poi prevista la revisione del sistema delle garanzie fideiussorie per la partecipazione ed esecuzione dei contratti pubblici, prevedendo, in relazione alle garanzie dell'esecuzione dei contratti, la possibilità di sostituire le stesse mediante l'effettuazione di una ritenuta di garanzia proporzionata all'importo del contratto, in occasione del pagamento di ciascun stato di avanzamento dei lavori. In materia di concessioni, si è previsto che siano disciplinate le concessioni in essere e non affidate con la forma della finanza di progetto, ovvero con procedure di gara ad evidenza pubblica, secondo il diritto dell'Unione europea, con specifico riguardo alle situazioni nelle quali sussiste l'obbligo, secondo criteri di gradualità e proporzionalità, e tenendo conto delle dimensioni, dei caratteri del soggetto concessionario, dell'epoca di assegnazione della concessione, della sua durata, dell'oggetto e del suo valore economico, di affidare a terzi, mediante procedure di evidenza pubblica, parte dei contratti di lavori, servizi e forniture relativi alle medesime concessioni, garantendo la stabilità del personale impiegato e la salvaguardia della professionalità. Infine, è stato introdotto un nuovo criterio di delega, dedicato specificatamente alla semplificazione delle procedure di pagamento, da parte delle stazioni appaltanti, del corrispettivo contrattuale, anche riducendo gli oneri amministrativi a carico delle imprese. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Cioffi. CIOFFI, relatore . Signor Presidente, integro la relazione della relatrice Pergreffi, che voglio pubblicamente ringraziare, perché abbiamo compiuto un bel lavoro come correlatori. Il ringraziamento, ovviamente, va esteso anche al Governo, perché siamo riusciti a trovare una soluzione equilibrata. Essa non risponde al 100 per cento alle richieste da parte del Parlamento, naturalmente, ma è una soluzione equilibrata e, quindi, possiamo ritenerci soddisfatti. A integrazione della relazione della senatrice Pergreffi vorrei parlare di alcuni temi, come - ad esempio - l'aver espunto dal testo originario del Governo il criterio del prezzo più basso, del massimo ribasso, nelle aggiudicazioni delle offerte basate solo sul criterio del prezzo. Questo è interessante perché riapre la strada al tema della modalità di aggiudicazione basata solo sul prezzo; si riapre la strada al tema molto antico della media che - come tutti ricordiamo - risale a prima dell'era Merloni, quando il regolamento era quello del 1895 ed è durato per centodieci anni e, quindi, dalla storia molto lunga e profonda. Il sistema antiturbativa permette di eliminare le storture legate alla vecchia storia. Questo si allinea anche all'esclusione automatica delle offerte anomale, già prevista nel presente testo del codice degli appalti contenuto nel decreto legislativo n. 50 del 2016. Si tratta di un passo avanti interessante, sempre per contenere i ribassi che a volte sono molto forti. Nella delega è stata altresì introdotta l'obbligatorietà dei criteri ambientali minimi: un altro tema importante visto che recentemente le Camere hanno modificato l'articolo 9 della Costituzione, intervenendo proprio su tale questione e inserendo il tema della tutela ambientale e degli animali all'interno della Parte I della Costituzione. Si tratta di un intervento rilevante visto che, per la prima volta, si è toccato la Parte I. Quindi, anche nel codice degli appalti abbiamo voluto recepire questo indirizzo inserendo non solo l'obbligatorietà dei criteri ambientali minimi, ma anche la valorizzazione in fase di gara: ciò dà maggiore forza ed è coerente con la suddetta modifica costituzionale, seppure con un periodo transitorio che serve a permettere all'impresa di lavorare bene e, quindi, di arrivare all'obiettivo che tutti ci proponiamo. Ci sono poi degli inserimenti sulle clausole sociali, che in questo periodo, soprattutto nel settore dei servizi, sono un elemento importante, perché servono a tutelare le persone che lavorano nel comparto. Particolare attenzione pertanto, è stata prestata su questo tema. Dal punto di vista della digitalizzazione, siamo intervenuti facendo inserire un riferimento esplicito alla banca dati nazionale dei contratti pubblici e al fascicolo virtuale degli operatori economici: una grande semplificazione che si offre agli operatori, perché ovviamente tutto ciò che è inserito nel fascicolo virtuale non può essere più richiesto dall'amministrazione aggiudicataria, e questo sicuramente agevola il percorso. È l'attuazione di una cosa in verità iniziata molti anni fa, che stiamo arrivando finalmente a raggiungere questo obiettivo di grande semplificazione per le imprese. Richiamo un punto già ricordato dalla senatrice Pergreffi, ossia la parte relativa alla qualificazione degli operatori: abbiamo inserito un riferimento esplicito alla adeguatezza dell'attrezzatura tecnica dell'organico, un paragrafo riportato nella disciplina delle SOA. Nel decreto legislativo n. 50 era previsto il limite al 30 per cento dell'importo di contratto, limite poi abrogato perché non coerente con le direttive comunitarie. Fare in modo che le imprese siano imprese che fanno i lavori, che hanno uomini e mezzi, è assolutamente fondamentale per evitare di finanziarizzare il sistema; il sistema deve essere non finanziario, ma concreto, reale, con operatori e mezzi in grado di fare le opere. L'approccio culturale che è dietro quella modifica è rivolto a favorire le imprese sane, che lavorano concretamente, e non quelle che si occupano solamente di intermediazioni finanziarie o di cose di questo tipo. Abbiamo poi un riferimento - come ricordava la senatrice Pergreffi - alle piccole e piccolissime imprese, alla valorizzazione anche delle imprese di prossimità. Anche questo è un tema importante, perché serve ad agevolare il tessuto delle imprese italiane che, come tutti sappiamo, è caratterizzato da imprese molto piccole, con in media meno di nove unità. Dobbiamo valorizzare il grande patrimonio italiano e su questo c'è stata una grande convergenza di vedute di tutte le forze parlamentari. Per quello che riguarda poi il divieto di sorteggio, ricordiamo che nei vari decreti semplificazione è stata aumentata la possibilità di utilizzare la trattativa negoziata, di cui agli articoli 62 e 63 del vigente codice degli appalti, fino a 5 milioni, che è una norma transitoria che è stata introdotta per affrontare l'emergenza Covid e che termina nel giugno 2023. Speriamo, quindi, che la trattativa negoziata rientri nell'alveo originale, dove veniva fissato un limite, per agevolare il tutto. L'ultimo tema che voglio trattare è quello relativo al comma 4, dove si parla del fatto che il Governo può delegare il testo del decreto al Consiglio di Stato. La Commissione è intervenuta rafforzando i poteri del Parlamento e quindi prevedendo, nell'ipotesi in cui il Governo decida di delegare al Consiglio di Stato, l'obbligatorietà per il Consiglio di Stato di svolgere funzioni anche tecniche. È importante considerare che chi scrive il codice sappia cos'è un cantiere o come si fa una gara, quindi questa interazione è utile ed importante per raggiungere l'obiettivo, ma anche e soprattutto per rispetto del Parlamento vi è il doppio passaggio parlamentare che prevede, una volta che il decreto legislativo è stato emanato e arriva in Commissione, che la Commissione possa fare osservazioni ma anche porre condizioni e, nel caso in cui il Governo non intenda recepirle, deve giustificarne il motivo e ritornare in Commissione parlamentare. Vi è stata, insomma, la volontà di rafforzare in maniera importante il potere parlamentare di interagire sul codice degli appalti. Potremo magari aggiungere qualcos'altro dopo che avremo sentito gli interventi di tutti i senatori. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Paroli. Ne ha facoltà. PAROLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, i relatori sono già stati sufficientemente esaustivi, anzi, se dovessi riferirmi al lavoro che abbiamo fatto in Commissione, forse sono entrati troppo nei particolari, per una legge delega come questa, e quindi potrebbero essere anche cassati nella loro esposizione. Al di là delle battute, mi preme ringraziare i relatori e la Commissione per il lavoro svolto con grande senso di responsabilità e grande collaborazione, che mi sento di poter definire anche costruttiva da parte della componente di Fratelli d'Italia, che non è mai venuta meno alla volontà di cercare e trovare soluzioni che andassero nella direzione di un'utilità per il Paese. Devo altresì ringraziare il vice ministro Bellanova ed il ministro D'Incà per la schiettezza e la cortesia che hanno contraddistinto il loro lavoro. Nonostante questo, mi è rimasto un dubbio: la Commissione ha fatto il proprio lavoro, ma non so se abbiamo fatto, colleghi, fino in fondo e completamente il nostro dovere, perché il testo è migliorato, ma credo davvero che si potesse fare di più. Troppe volte c'è questo vincolo, che ormai ci portiamo dietro, perlomeno in questa legislatura, per cui il Parlamento in fondo è giusto che intervenga, ma il meno possibile. Credo che questo non sia in linea con quella che deve essere la nostra attitudine ad intervenire sui testi normativi che vengono portati alla nostra attenzione. Semplificazione e operatività: dobbiamo velocizzare le procedure per gli appalti. Questo è il tema del testo normativo che affrontiamo ed è quello che ci aspettiamo dai decreti che verranno emanati; ma non sarà facile, lo dico chiaramente: non sarà facile perché serve più coraggio e spero che questo coraggio lo si trovi quando si scriveranno i testi. Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza saremo chiamati come Paese a investire da cinque a dieci volte la nostra normale capacità annuale: rispetto alla normalità, avremo una capacità - e aggiungerei un dovere - di spesa e di investimento che sarà cinque-dieci volte la normalità, che già ci vede in affanno. Già siamo in affanno quando le opere pubbliche - a livello nazionale, regionale o locale - si misurano in una progettazione che non può durare meno di un anno e spesso dura anche tre anni. Dopodiché, c'è l'affidamento tramite gara dei lavori e anche questa - salvo contenziosi - normalmente dura uno, due, tre anni e dopo cinque-sei anni ci troviamo davanti a un'opera che può veder partire i propri lavori ma che allo stesso tempo rischia di non essere più attuale. Dobbiamo misurarci con questo quando diciamo, confermiamo e ripetiamo che bisogna essere più coraggiosi. Dobbiamo superare questa grande, troppa diffidenza che manteniamo nella collaborazione pubblico-privato. Sembra che scriviamo i testi, perché alcuni strumenti esistono, quasi come se non volessimo che venissero utilizzati. Parlo del partenariato pubblico privato (PPP), del contratto di disponibilità che, anche grazie agli emendamenti, è stato oggetto di discussione all'interno della Commissione, ed è uno strumento previsto dal codice ma non utilizzato perché non vengono fatte quelle modifiche che lo renderebbero utilizzabile. Quando dico che questi strumenti vanno resi utilizzabili intendo dire prima che sia troppo tardi. È mia convinzione che, nel giro di uno o due anni, rincorreremo i privati e il loro contributo perché si possa attuare il PNRR; ma rischierà di essere troppo tardi. Dobbiamo partire ora, dobbiamo farlo ora prima che sia troppo tardi. Sì, è vero - è nelle intenzioni e spero anche nel risultato del nostro lavoro - dobbiamo restituire alle disposizioni del codice semplicità e chiarezza di linguaggio. Anche in tale ambito però il rapporto Governo-Parlamento è sì corretto, però, come dicevo prima, rischia di vedere ancora troppa resistenza a una vera collaborazione e ritengo che la cosa sia grave, soprattutto nell'ambito di una delega qual è questa. Se, infatti, il Parlamento deve dire meno possibile quando deve dare indicazioni per l'attuazione di una delega al Governo, credo che non sia sulla strada giusta. Bene, però, il risultato, e per questo - ripeto - ringrazio i rappresentanti attraverso cui il Governo è intervenuto cercando di trovare quegli spazi che sembravano non agibili. Va bene l'aggiornamento dei prezzi così come la valorizzazione delle piccole imprese. Bene la limitazione al minimo del metodo del sorteggio. Tuttavia, ci sono alcune questioni che non sono comprensibili. Una è stata accennata dal relatore. Mi riferisco al tema del Consiglio di Stato. È previsto dalla legge che il Governo possa utilizzare il Consiglio di Stato per emanare provvedimenti legislativi, ci mancherebbe; anzi, io credo che sia uno strumento non solo utile, ma molte volte è stato davvero prezioso per la nostra legislazione. Il fatto che il Consiglio di Stato scriverà i decreti attuativi - il che, ripeto, può essere una cosa positiva - sinceramente non ho capito perché l'abbiamo scritto nel testo. Il Governo lo può fare automaticamente e autonomamente: perché lo abbiamo scritto nel testo? Credo sia stato sbagliato inserirlo nel testo, anche perché anche a me risulta - c'è stata una discussione - che non sia mai accaduto che si sia delegata al Consiglio di Stato una competenza così importante scrivendolo in un testo normativo. Lo si faceva di fatto, è bene che sia così. Abbiamo fortunatamente come Paese un Consiglio di Stato e quindi dei consiglieri di Stato tecnici davvero all'altezza della situazione, che esprimono grandissime capacità legislative ed è bene assicurarci che esse possano servire all'attuazione del nostro lavoro e quindi della normazione. Ripeto però che il fatto che si sia volutamente andati avanti confermando la presenza nel testo non ci piace. Non credo che ciò sia stato adeguato; l'abbiamo assunta come una richiesta chiaramente accettabile, ma non ci piace. Riteniamo che non vada nella direzione giusta anche perché comunque, quale che sia la lettura, è di difficile comprensione in un certo senso e non ci lascia tranquilli. Qual è infatti la lettura? Il Governo voleva assicurare il Parlamento che non avrebbe scritto i testi delegati? Non ce ne era bisogno e sinceramente mi sembra abbastanza inopportuno e poco appropriato. Sarebbe infatti la sottolineatura di una poca fiducia in se stessi e ciò non va bene. Ci imbarazza altresì l'interpretazione che ci può porre, rispetto al Parlamento, come coloro che devono dire al Governo di non fare i testi, ma delegarli, scrivendolo nel disegno di legge; non mi sarei mai permesso infatti di presentare un emendamento che vincolasse il Governo a dover assolutamente e obbligatoriamente dare al Consiglio di Stato questa competenza che, essendo comunque preziosa, era opportuno che fosse presente. Insomma, da questo punto di vista, è un pasticcio. È fondamentale comunque raggiungere l'obiettivo e in questo la Commissione e il Governo hanno lavorato bene per arrivare nella direzione giusta e unica di costruire un provvedimento che possa dare le risposte che i cittadini, le imprese e il Paese ci chiedono. Confidiamo anche che nei prossimi sei mesi, nei quali verranno approvati i testi, si mantenga un rapporto costruttivo e collaborativo con il Parlamento, perché è nell'interesse di tutti e soprattutto nell'interesse del Paese. Certamente noi faremo la nostra parte. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, il provvedimento al nostro esame delega il Governo, come hanno avuto modo di esporre anche in maniera molto ampia i relatori, ad adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore, i decreti relativi alla disciplina dei contratti pubblici che deve essere adeguata principalmente alla normativa europea. Lo scopo è razionalizzare, riordinare e semplificare. La storia insegna: facendo allora un percorso nel passato più recente, vorrei richiamare diversi provvedimenti che hanno cercato di regolare e normare questo comparto rilevante dell'economia italiana e della regolazione della spesa pubblica, ove pubblico e privato si trovano ad interferire contraendo delle obbligazioni, ognuno per le rispettive competenze e ruoli, per creare sviluppo, costruire infrastrutture, assicurare manutenzioni, servizi e forniture. Fino a un paio di decenni facevamo ancora riferimento al regio decreto n. 350 del 1895, che venne applicato per più di un secolo, abrogato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 554 del 1999. Ricordo ancora la legge n. 55 del 1990, che introduceva delle limitazioni nei subappalti. Si operava secondo il disposto del decreto del Presidente della Repubblica n. 1063 del 1961. Vale la pena ricordare anche la legge n. 109 del 1994, legge quadro sui lavori pubblici, concepita subito dopo un periodo tormentato che fu definito la fine della Prima Repubblica negli anni Novanta. Fu allora varato un nuovo sistema di qualificazione delle imprese che iniziò con il decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000. È opportuno ricordare altre norme significative: dalla legge 1° agosto 2002, n. 166, al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, al decreto del Presidente della Repubblica 5 agosto 2010, n. 207, per arrivare al codice dei contratti pubblici con il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Ci tenevo a fare questa premessa. Mi sono limitato a elencare le principali norme che nei decenni più recenti hanno cercato di riformare e semplificare il sistema dei contratti pubblici e istituito nuove regole di formulazione e gestione di detti contratti, delle procedure e del sistema stesso di qualificazione delle imprese, con cambiamenti anche radicali. Siamo passati dall'Albo nazionale dei costruttori, ai provveditorati e alle società organismi di attestazione (SOA). Parafrasando il codice civile, direi che il contratto pubblico è un atto con il quale una parte (un privato, quasi sempre) assume, con organizzazione dei mezzi necessari e gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o un servizio verso un corrispettivo in denaro (e ciò, in questo caso, per un ente pubblico). È, in senso lato, una prestazione di lavoro autonomo, un'obbligazione a mezzo di impresa. Il contenuto della prestazione è dunque il compimento di un'opera o un servizio per la produzione di un risultato. Per opera intendiamo il risultato di un'attività di elaborazione e trasformazione di materia tale da costruire un nuovo bene, mentre per servizio una produzione di una utilità (quindi il risultato di un lavoro), senza elaborazione e trasformazione di materie. Più semplici sono le forniture, con una semplice cessione di materiali. Essendo il committente un ente pubblico, occorre però mettere in atto dei metodi che garantiscano in primis la trasparenza delle procedure e la concorrenza. L'obiettivo della riforma è principalmente quello di ridurre le norme e razionalizzare il settore dei contratti pubblici, armonizzando la disciplina interna con gli indirizzi comunitari. Ci sono diverse tappe già segnate: dalla revisione del codice dei contratti, al decreto attuativo conseguente, all'entrata in vigore di tutte le leggi, regolamenti e provvedimenti attuati per la revisione del sistema dei contratti pubblici, fino al pieno funzionamento del sistema nazionale dell' e-procurement . Stiamo parlando di una riforma organica che garantisca il confronto competitivo e lo snellimento delle procedure, conditio sine qua non per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Occorrono criteri chiari e inconfutabili per l'aggiudicazione delle commesse. Oggi accade sovente che i tempi relativi alle procedure di gara siano spesso allungati in maniera considerevole a seguito di ricorsi che nascono proprio da criteri riportati nei bandi e nei disciplinari di gara spesso troppo articolati ed esclusivi, piuttosto che inclusivi, e che pertanto si prestano facilmente a essere oggetto di contenzioso, quindi a essere contestati. Oggi l'informatizzazione e la digitalizzazione possono costituire una base solida sulla quale il sistema dei contratti pubblici può essere riformato nel migliore dei modi: un nuovo, più snello e meno oneroso sistema di qualificazione e procedure di aggiudicazione chiare e finanche veloci possono caratterizzare questo nuovo corso storico che ci apprestiamo a intraprendere, pandemia e malaugurati conflitti alle porte d'Europa permettendo. Norme semplici e regolamenti chiari sono alla base di ogni lavoro produttivo (che si tratti di un codice, una circolare, un bando o un disciplinare) e direi anche indispensabili per prevenire ricorsi e contenziosi. E qui occorre insistere anche sulle procedure concernenti l'approvazione dei progetti attraverso lo snellimento di ogni iter che rende cantierabile un progetto: impresa ancora oggi - mi duole dirlo - titanica per alcune tipologie di opere e in alcuni contesti, dove organi stessi dello Stato (centrali e periferici) sovente si contendono pareri e nulla osta. Una buona norma in questo settore è utile a ridurre la spesa improduttiva a carico dello Stato e perfino a ridurre il costo del lavoro, se si tagliano o si riducono dei costi che gravano sulle imprese senza un palese beneficio. Il semplice ritardo in un qualunque programma di investimento è già un costo per l'investitore e per la collettività tutta che beneficia di quel servizio o di quell'opera: stando alla storia più recente devo dire che la vedo dura, soprattutto a certe latitudini, dove occorrerebbe forse creare delle task force dedicate. Se scendiamo nello specifico, a titolo esemplificativo penso all'incentivazione delle procedure di project financing, al potenziamento di meccanismi di rafforzamento delle procedure di risoluzione delle controversie alternative alle cause civili, quindi al ricorso ai tribunali, ma soprattutto alla creazione di albi e di sistemi di qualificazione e criteri di selezione (bandi, disciplinari, procedure) in cui ci si possa avvalere dei nuovi strumenti che oggi le tecnologie informatiche ci offrono. Potrebbe essere il momento giusto ed un metodo ben studiato e concepito potrebbe essere lo strumento adatto per un'autentica e più dinamica modernizzazione di questo Paese e di tutte le sue strutture decisionali ed operative. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lupo. Ne ha facoltà. LUPO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, più di un anno e mezzo fa, al termine di una trattativa davvero estenuante, il presidente Giuseppe Conte riusciva nell'impresa, oserei dire titanica, di rendere possibile ciò che soltanto qualche mese prima sembrava una mera utopia sul fronte delle politiche comunitarie. Con il Next Generation EU la Commissione europea diceva sostanzialmente addio ad anni ed anni di rigido rigorismo e a quell'ossessione quasi cronica sulle regolette contabili. La pandemia, scatenatasi all'inizio di quell'anno, ha costretto i vertici del nostro continente a invertire il paradigma economico, immettendo di fatto benzina nel serbatoio delle politiche espansive e favorendo un nuovo, massiccio piano di investimenti, al fine di consentire alle economie del vecchio continente di reggere l'urto spaventoso della crisi arrivata con il propagarsi del coronavirus. Da quella famosa notte estiva, come è ben noto a tutti, l'Italia è stato il Paese che è riuscito a portare a casa la fetta di torta più grande e da lì è partito il percorso che ci ha condotto al Piano nazionale di ripresa e resilienza, il classico treno che forse davvero passa una volta nella vita, destinato a diventare di fatto uno spartiacque nella storia politica, economica e sociale del nostro Paese. Nel fornirci, quindi, questa irripetibile occasione e opportunità, l'Europa è stata però perentoria nel fissare inequivocabili paletti lungo questo cammino e ha chiesto a chiarissime lettere all'Italia di abbandonare la sua atavica inconcludenza sul fronte delle riforme strutturali, che per decenni sono state sbandierate e spesso strillate nelle campagne elettorali, ma che poi sono rimaste lettera morta e spesso magari incagliate in beghe partitiche e politiche. Sul fronte della regolamentazione dei contratti pubblici eravamo già consapevoli dal primo giorno di questa legislatura che l'impianto del codice degli appalti uscito dalla riforma 2016 era sicuramente fallace, ma anche superato. Come MoVimento 5 Stelle, un lavoro profondo di rivisitazione lo abbiamo realizzato già prima del Covid-19, in particolar modo durante il primo Governo Conte con lo sblocca-cantieri e poi con il decreto-legge semplificazioni nel secondo Governo Conte. Due provvedimenti che, di fatto, hanno rimesso in moto la macchina dei cantieri delle grandi opere pubbliche nel Paese, completamente ingolfata di fronte all'insostenibile ginepraio burocratico creatosi negli anni. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha reso, però, necessario un ulteriore intervento, al fine di semplificare ancora di più i meccanismi normativi delle gare d'appalto, per consentire all'intero settore di poter correre, visti i tempi stringenti che il Piano richiede e considerata la consuetudine, ormai, a tempistiche sfacciatamente dilatate. Voglio essere sincera: da parte di tutte le forze di maggioranza e non solo, qui in Senato, a conferma del fatto che comunque la Commissione, quando lavora, lavora bene, c'è stata la massima disponibilità verso un approccio costruttivo su questo tema. L'ottima quadra trovata sul metodo si è poi riflessa anche sul merito, visto che abbiamo comunque portato a casa risultati considerevoli sul fronte della semplificazione, della trasparenza e della tutela ambientale. Tuttavia, come parlamentare del MoVimento 5 Stelle, trovo necessario fare un ulteriore distinguo, in tutta sincerità, relativamente al coinvolgimento del Consiglio di Stato. Avremmo visto bene un intervento molto più deciso. È vero che tale coinvolgimento è sancito per legge da tempi remoti, grazie a un regio decreto del 1924. Un conto, però, è dare la possibilità al Governo di chiamare in causa il Consiglio di Stato, un altro è che ciò avvenga sostanzialmente di default , con un pericolo, che dovrebbe stare a cuore a tutto il Parlamento, ovvero quello della deresponsabilizzazione del Governo su una questione così decisiva. Noi riteniamo che, su una materia nevralgica come quella dei contratti pubblici, i ruoli di Parlamento e Governo debbano rimanere centrali e baricentrici. Su questo specifico punto dei risultati comunque li abbiamo portati a casa. D'ora in poi, qualora il Governo non intenda conformarsi ai pareri delle Commissioni parlamentari, sarà chiamato nuovamente a trasmettere i testi alle Camere con tutte le osservazioni del caso, per un ulteriore passaggio. Sempre in merito alla stesura da parte del Consiglio di Stato dei decreti attuativi, ci sarà l'obbligo di avvalersi di magistrati del TAR, esperti esterni, avvocati e rappresentanti dell'Avvocatura generale dello Stato, rigorosamente a titolo gratuito. Come sempre, si è lavorato per giungere a un compromesso sensato e non possiamo che ritenerci soddisfatti, perché tutte le forze politiche avrebbero ovviamente voluto qualcosa in più. Si è lavorato col buon senso in questa Commissione in Senato e ora avremo delle procedure molto più a misura di impresa, oltretutto senza ricorrere a quei criteri, molto pericolosi, del prezzo più basso e del massimo ribasso. Ci riempie sicuramente d'orgoglio l'obbligatorietà dei criteri ambientali minimi. Siamo pur sempre la forza politica che per anni si è battuta per inserire la tutela dell'ambiente nella nostra Costituzione, battaglia definitivamente vinta soltanto poche settimane or sono. (Applausi) . Qui e ora ci preme far passare un paradigma, anche in vista del futuro, al di là dei doverosi rilievi costituzionali: Parlamento e Governo non vanno deresponsabilizzati o aggirati su una materia come questa, come su tante altre. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Corti. Ne ha facoltà. CORTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio il vice ministro Bellanova per la sua presenza, non solo oggi ma anche in questi giorni che ci hanno visto particolarmente impegnati in Commissione. Prima di entrare nel merito del provvedimento vorrei rivolgere un sentito ringraziamento a tutti i componenti dell'8 a Commissione che, con spirito costruttivo e con franco confronto, hanno affrontato il complesso tema della delega al Governo in materia di contratti pubblici. Soprattutto rivolgo un grazie speciale ai due relatori, la senatrice Pergreffi e il senatore Cioffi, che, ancor prima di essere rappresentanti eletti dal popolo sovrano, sono soprattutto espressione dell'architettura e dell'ingegneria civile, quindi sono dotati di grande competenza e professionalità. (Applausi) . Il nostro contributo per semplificare la disciplina che regola i contratti pubblici ha l'obiettivo di garantire chiarezza e sostegno alle nostre attività produttive. Ho il grande onore di essere firmatario, insieme ai colleghi della Lega e di tutta la Commissione, di emendamenti che tutelano il made in Italy nelle forniture pubbliche, garantendo una quota maggioritaria di prodotti italiani rispetto a quelli di altri Paesi extra UE. Infatti, l'opportunità di rilancio offerta dai fondi europei e la situazione di crisi attuale delle nostre imprese avevano reso urgente un intervento, per limitare l'afflusso nei mercati europei di prodotti di provenienza extracomunitaria a basso costo e quindi di materiale scadente. Abbiamo chiarito e reso più comprensibili agli imprenditori le regole che configurano l'illecito professionale e i motivi che potrebbero escludere le aziende dai bandi. Con la particolare sensibilità che ci caratterizza come Lega sui territori, abbiamo ottenuto la possibilità di suddividere o accorpare gli appalti in lotti. Questo gioverà, sia sotto il profilo di una maggiore garanzia di accesso al mercato da parte delle piccole imprese sia sotto l'aspetto della tutela delle aziende operanti in un determinato territorio, valorizzando così quelle di prossimità. Anche per un altro emendamento c'è un successo, ossia per il vincolo obbligatorio per la revisione dei prezzi in situazioni particolari. Questo è un grande risultato per parametrare i costi al reale andamento del mercato. Questo rappresenta un sostegno importante per le imprese del territorio, che saranno così nella condizione di fronteggiare situazioni eccezionali e imprevedibili, come quelle che stiamo purtroppo vivendo da mesi. La revisione dei prezzi, infatti, durante l'esecuzione del contratto si rivela necessaria per mantenere reciproco l'equilibrio tra il contraente e l'esecutore e così dà la possibilità alle imprese di fare offerte congrue, salvaguardando il principio di sana e leale concorrenza. È passata, inoltre, nel corso dell'esame, una nuova disciplina del ricorso al sorteggio, che, grazie alla Lega, dovrà essere fortemente limitata e regolata, in quanto si tratta di un meccanismo che svilisce la qualificazione acquisita dalle imprese. Inoltre, siamo anche fieri di un emendamento approvato, che prevede siano a carico delle stazioni appaltanti le polizze assicurative per la copertura dei rischi professionali a favore del personale impiegato dalle stazioni appaltanti, cosa che non era scontata. Così, i loro costi saranno a carico delle stazioni appaltanti medesime. Sono stati infine accolti anche due ordini del giorno della Lega e altri tre importanti della Commissione che, come Gruppo Lega, abbiamo sottoscritto. Essi prevedono, da parte del Governo, l'impegno a prevedere una revisione dei tariffari delle società organismo di attestazione, le cosiddette SOA, a valorizzare l'esperienza del direttore tecnico dei lavori, a disciplinare il tema dell'equo compenso per i professionisti impegnati nell'ambito dei contratti pubblici, a realizzare tempestivamente una piattaforma digitale italiana delle costruzioni e a provvedere alla semplificazione delle verifiche antimafia. Mi unisco alle parole pronunciate dall'amico, senatore Paroli, poc'anzi, perché è chiaro che il Parlamento, nonostante il lavoro che è stato fatto in Commissione e nonostante si siano ottenuti risultati concreti, deve ritornare a essere una parte attiva della legislazione e non deve derogare ad altri organi il compito per cui siamo stati eletti. Tuttavia, posso affermare che siamo orgogliosi di aver portato a casa questi risultati, che sono concreti, frutto di trattative con la maggioranza e con il Governo. E sono risultati che la Lega non avrebbe potuto ottenere stando all'opposizione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la necessità di varare delle politiche efficaci di ripresa economica oggi ci porta a discutere di appalti pubblici, che da sempre costituiscono una leva fondamentale di politica economica e sociale. Proprio nella fase dell'emergenza Covid, il tema ha assunto una funzione essenziale e rinnovata di contrasto alla crisi, con la possibilità di immissione di liquidità immediata nel sistema produttivo. La ripresa e la resilienza quindi non possono non prendere in considerazione le problematiche mai risolte dalla normativa sugli appalti. È importante che, proprio nel contesto del PNRR, si sia deciso di intervenire per regolamentare la materia dei contratti pubblici con misure urgenti - conosciamo già i decreti approvati - e misure a regime. Proprio tra le misure a regime rientra la revisione dell'attuale disciplina del codice dei contratti pubblici, che, seppure aggiornato e integrato nel 2016, presenta notevoli difficoltà attuative. Questo per dire che il disegno di legge delega che discutiamo, approvato dal Governo nel giugno 2021, rientra proprio nelle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e intende, al fine di evitare procedure di infrazione, certamente recepire le tre direttive UE (la n. 23, la n. 24 e la n. 25 del 2014), in merito alla riduzione e alla certezza dei tempi relativi alle procedure di gara, alla stipula dei contratti, alla realizzazione di opere pubbliche, alla digitalizzazione e informatizzazione delle procedure, alla semplificazione e all'ampliamento delle forme di partenariato pubblico-privato. Allo stesso tempo, il provvedimento in esame vuole ridurre al massimo le regole che vanno oltre quelle richieste dalla normativa europea, comparando invece la normativa italiana con quella adottata anche in altri Stati membri dell'Unione, soprattutto tenendo conto delle discipline normative dei Paesi che da tempo attuano in modo concreto la semplificazione e la velocizzazione delle procedure. In Commissione lavori pubblici e comunicazioni qui in Senato abbiamo discusso molto sul testo di questo disegno di legge e di ciò ringrazio il Governo, nelle persone del vice ministro Bellanova e del ministro D'Incà, e i relatori, senatori Pergreffi e Cioffi. Forza Italia, che ha sempre condiviso la riforma del codice, ha dato il suo contributo con la proposta di diversi emendamenti migliorativi del testo, anche sulla base dell'audizione di soggetti interessati, ossia quelle persone e quelle aziende che quotidianamente affrontano la difficoltà di applicazione nel concreto della normativa e le lungaggini burocratiche. Con i colleghi tutti, anche con quelli dell'opposizione, che ringrazio in modo particolare per il contributo che hanno dato per far andare avanti i lavori in modo più sereno, siamo riusciti a definire un testo sicuramente non perfetto, come è stato evidenziato anche dai precedenti interventi dei relatori, ma che rappresenta un punto di inizio per risolvere le criticità presenti nell'attuale codice degli appalti, il quale, prima di contenuti veri e propri, manca di chiarezza e semplicità espositiva. Successivamente all'approvazione della legge, i decreti attuativi saranno adottati entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge stessa, a cura del Consiglio di Stato. Su quanto stabilito dalla legge e voluto in questo caso fortemente dal Governo non mi soffermo, pur condividendo le perplessità evidenziate in primis dai relatori, ma anche dal collega Paroli in modo chiaro. Bisogna che questi decreti attuativi prevedano quindi una maggiore chiarezza di linguaggio e, per quanto riguarda il merito, assicurino il rispetto dei criteri espressi dal Parlamento: mi riferisco all'apertura alla concorrenza e al confronto competitivo fra gli operatori dei mercati dei lavori, dei servizi e delle forniture, con una semplificazione della disciplina applicabile a tali settori, e tenendo conto anche delle specificità. Questo è proprio frutto di un emendamento di Forza Italia, condiviso con tutte le forze di maggioranza, nel settore dei contratti nell'ambito dei beni culturali, con la previsione del divieto per le stazioni appaltanti di utilizzare, ai fini della selezione degli operatori da invitare alle procedure negoziate, il sorteggio o altro metodo di estrazione casuale dei nominativi, se non in presenza di situazione particolari e specificamente motivate. Si prevede, inoltre, la ridefinizione della disciplina in materia di stazioni appaltanti, con un potenziamento e un'attenzione particolare per la formazione e specializzazione del personale, oltre alla prospettiva di una stabilizzazione del personale precario, regolamentando in modo adeguato anche il turnover. Bisogna pensare alla riduzione dei tempi di realizzazione delle opere pubbliche, con interventi puntuali sulle procedure relative alla fase di approvazione dei progetti, anche ridefinendo e riducendo i livelli di progettazione e snellendo le procedure di verifica e validazione dei progetti e favorire poi, attraverso misure reali, gli investimenti in tecnologie green e digitali per rientrare negli obiettivi dello sviluppo sostenibile, del rispetto di responsabilità ambientale ed energetica. Questi sono solo alcuni flash. Gli argomenti cardine di questa legge delega sono i soliti, sono quelli più antichi che da tempo richiedono risposte e che oggi però abbiamo la possibilità concreta di riprendere, di attualizzare e di contestualizzare, per consentire effettivamente la realizzazione di quella riforma che aspettavamo da tempo e per cui è necessario soddisfare le attese con un impegno tangibile del Governo in piena collaborazione con il Parlamento sia per l'incidenza storica del PIL degli acquisti pubblici, pari a circa l'11 per cento, sia per le significative prospettive di spesa e investimento abilitate dal PNRR, per rendere utilizzabile quindi ogni strumento a disposizione prima che sia troppo tardi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Campari. Ne ha facoltà. CAMPARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto rivolgere un ringraziamento veramente sentito alla Vice Ministro, ai due relatori e alla Commissione tutta, compresa la minoranza, per il lavoro che è stato svolto, effettivamente molto proficuo e che è filato assolutamente liscio come dovrebbe essere per un lavoro di questa portata, perché questo provvedimento nasce da una necessità veramente basilare ed importante, perché ormai le norme europee non consentivano più di andare avanti con il vecchio codice, eravamo in alcuni casi in infrazione e quindi si doveva andare a porre rimedio andando a definire un nuovo codice per cui viene data questa delega al Governo per sopperire e riparare alle storture che ormai si erano verificate. Oltre a questo, il PNRR prevedeva la definizione di un nuovo codice, perché, come è stato scritto nero su bianco, questo codice ha causato diverse difficoltà attuative: si vedeva che era un codice che non funzionava. Occorre ed occorrerà procedere ad una razionalizzazione, ad un riordino, ad una semplificazione delle norme. Quante volte, negli ultimi tempi, abbiamo detto che le cose hanno funzionato bene? Dopo la tragedia del ponte di Genova, c'è stato quasi un miracolo, dal punto di vista delle imprese e dei lavori ed è stato un successo dell'Italia, perché la burocrazia, per una volta, aveva lasciato spazio al buonsenso. A questo punto, non possiamo però permettere che questa esperienza, questo successo resti semplicemente una parentesi: bisogna prendere esempio da ciò che si è fatto di buono e portarlo avanti. Nei contenuti, serviva quindi dare una delega al Governo perché venisse definito un codice più aderente alle norme europee, che non prevedesse delle norme stringenti abbastanza assurde, astruse, puramente italiane, per permettere un recupero di competitività anche delle nostre aziende a livello europeo, senza dover scontare una penale di nascita. Serve una riduzione dei tempi, avere una certezza dei tempi per fare questi lavori. Serve snellire le procedure, velocizzare le risposte che vengono date al mondo del lavoro, focalizzare e concentrare le energie per riuscire effettivamente nell'appalto piuttosto che perdere tempo nel prepararsi per l'appalto. Serviva introdurre innovazioni che fossero intelligenti ed effettivamente finalizzate a un miglioramento della situazione del mondo del lavoro. Serviva, per esempio, prevedere penali e premi: penali per stimolare a fare meglio e premi che potessero effettivamente incentivare chi lavora bene. Serviva introdurre norme che favorissero investimenti e tecnologie verdi oppure l'innovazione digitale, lo sviluppo sostenibile: tutte misure inserite in questa norma che funziona correttamente. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 15,32) ( Segue CAMPARI). In Commissione è stato fatto un lavoro in questo senso che ha anche migliorato il testo: per esempio, è stata ridefinita la disciplina secondaria, perché non tutti gli appalti e tutti i lavori sono uguali, quindi, a seconda delle tipologie contrattuali, le norme sono state rese ancora più snelle, calzanti e semplici. È stata prevista un'agevolazione, per esempio, per l'accesso ai lavori da parte delle microimprese: questo va a risolvere un problema più volte segnalato, andando a premiare le imprese virtuose del territorio (Applausi) , quelle piccole imprese che conosciamo, che funzionano, quelle a chilometro zero. Questo attraverso l'impedimento di suddivisione in lotti fittizi o l'accorpamento di lotti fittizi. Quindi, si è data valorizzazione alle imprese di prossimità. Si è fatto un lavoro sulla limitazione del sorteggio, anche in questo caso volto a valorizzare la qualità, perché anche qui bisogna andare su ciò che si conosce e che funziona. Sono stati definiti criteri ambientali minimi: è giusto; siamo in un periodo in cui si ha nuova consapevolezza di quanto sia effettivamente importante rispettare l'ambiente, ma questo va fatto con gradualità e tempi congrui per permettere alle imprese di allinearsi con queste necessità. È stato difeso il made in Italy attraverso l'inserimento di una premialità per chi utilizza in maggioranza prodotti italiani, assoluta garanzia di qualità. (Applausi) . Sono state inserite clausole molto importanti, anche in questo caso particolarmente rilevanti per le piccole imprese: mi riferisco alla revisione dei prezzi, quindi alla possibilità di adeguare il prezzo corrisposto alle imprese in caso di eventi eccezionali e non prevedibili. È stato fatto un lavoro di insieme volto a rendere gli appalti effettivamente più gestibili e oggettivamente operativi e funzionali affinché un'opera venga realizzata in maniera adeguata, giusta e corretta. Penso sia stato fatto un buon lavoro e che il Governo abbia ora la possibilità di trasfondere in un atto effettivo l'indicazione data dalla Commissione. Comunque noi siamo a disposizione per qualunque necessità. Credo che le professionalità all'interno della Commissione rappresentino una risorsa da utilizzare, e non mi resta pertanto che augurare un buon lavoro affinché il Governo riesca a organizzare al meglio e in maniera spedita i decreti attuativi - mi raccomando perché troppo spesso il lavoro si va ad incagliare in meandri nascosti del Ministero - e possa essere presto varato un nuovo provvedimento davvero efficace. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, un altro tassello del PNRR dovrebbe andare a posizione. Un altro tassello che questa volta mi aveva colto con un po' di fiducia in più rispetto alla consueta attività del Governo. Quando il mio collega e capogruppo in Commissione, senatore Ruspandini, mi ha comunicato infatti che questa volta non venina posta la fiducia, ho pensato che finalmente le parole del presidente Mattarella e - ci sia permesso citare con molta minore importanza - le richieste reiterate dell'opposizione per un maggior coinvolgimento del Parlamento avessero avuto effetto. Nella fattispecie lo hanno avuto; ciò ci fa piacere e speriamo che sia di buon auspicio per il prosieguo dell'attività legislativa e parlamentare. Analizzando il tutto, però, ci troviamo poi di fronte ad una legge delega che è davvero una delega in bianco, è l'ennesima delega in bianco che il Parlamento, nell'ambito del puzzle del PNRR, affida al Governo. Una delega in bianco che mi permetto di definire doppia: il Parlamento dà infatti una delega in bianco al Governo e il Governo, mi sia permesso il gioco di parole, dà una ulteriore delega al Consiglio di Stato. Non è molto semplice, non lo è stato nemmeno nel passato e credo che coloro che, a livello parlamentare, sono più anziani di me, raramente abbiano visto un fenomeno del genere; raramente abbiano visto un Parlamento delegare il Governo e poi, a sua volta, il Governo delegare di fatto un altro organo dello Stato a svolgere le proprie funzioni. Quando poi verifichiamo nella fattispecie, con la massima stima e rispetto per il Consiglio di Stato, che questa delega viene data ad un organo giurisdizionale, chi un po' ne capisce di procedure, atti amministrativi, appalti, bandi e gare, qualche problema se lo pone sia da un punto di vista politico e democratico, perché l'eccesso di delega non è mai positivo, sia dal punto di vista del risultato finale. Infatti, mettere in mano ad un giudice un percorso che dovrebbe non solo garantire la legalità, e fin qui il giudice va benissimo, ma anche la praticità e l'esecutività dei lavori, il fatto che davvero si possa poi trasformare in opere concrete quanto il PNRR deve apportare al sistema, lì dove ci sono le esigenze delle imprese di sburocratizzare e semplificare, con tutto il rispetto per gli organi giurisdizionali, ritengo sia un rischio; era opportuno, anzi doveroso non dare esclusivamente a un organo giurisdizionale la funzione di delega. Si poteva invece condividere un percorso dove il Governo, mantenendo comunque la regia e il ruolo, condividesse con dei tecnici giurisdizionali, ma anche dell'impresa e del privato, questo iter . Per tale motivo la mia analisi sul percorso era positiva in prima istanza, almeno fin quando ho visto che non veniva posta la fiducia. Nemmeno questa volta però posso rasserenarmi del tutto. Mi trovo di fronte ad una delega e in più a una delega in bianco che è una doppia delega con l'intervento del Consiglio di Stato. Signor Ministro, mi permetta, come opposizione che non vuole certamente precostituire critiche, ma cercare di portare un contributo di proposizione e di miglioramento, di darvi un segnale. Va bene infatti non fare ricorso alla fiducia, cerchiamo però di coinvolgere in misura maggiore il Parlamento e il Governo stesso nei ruoli che competono. Nel merito del provvedimento, mi sia permesso di fare riferimento ad un passaggio che abbiamo sicuramente condiviso. Mi riferisco al divieto di unire i lotti; questione che di fatto ha spesso precluso i lavori alle nostre piccole e medie imprese. Si tratta di un aspetto positivo che sicuramente condividiamo. Come dirà meglio di me il collega Ruspandini in dichiarazione di voto, avremmo però voluto vedere molto di più sugli aspetti di semplificazione, di sburocratizzazione, di velocità nella realizzazione concreta delle opere che i vari bandi e appalti devono poi garantire. Avremmo avuto piacere che la maggioranza fosse più aperta al ruolo dell'opposizione, fosse più aperta alle proposte che l'opposizione, sempre con quella serietà che vorremmo potesse contraddistinguerci, ha esercitato in sede di Commissione. Faccio un esempio, relativo all'emendamento volto a evitare l'esclusione delle piccole e medie imprese che avevano qualche problema con il DURC o irregolarità fiscale non definitiva. Infatti, ricordiamoci sempre - lo dico da commercialista - che gli accertamenti dell'Agenzia delle entrate sono non un mantra, bensì il parere di una parte che dovrà essere eventualmente accettato con il pagamento dal contribuente, ovvero contestato e giudicato dagli organi giudicanti. Pertanto, finché l'atto di accertamento non diviene definitivo, per me che sono un liberale quell'atto non ha valore. Negli appalti una piccola e media impresa che ha un atto di accertamento viene invece esclusa. Ciò è inaccettabile. Noi avevamo quindi chiesto di porre dei rimedi soprattutto per quelle imprese che magari non sono riuscite a pagare (e sono forse anche vittime di accertamenti) a causa di quella pubblica amministrazione che non paga loro quanto dovuto. Quindi, una doppia beffa: vengono escluse senza avere atti definitivi e l'eventuale irregolarità è dovuta a una irregolarità dello Stato, delle Regioni, dei Comuni e di tutte quelle pubbliche amministrazioni che non le hanno pagate. Signor Ministro, capirà che accogliere quell'emendamento di Fratelli d'Italia sarebbe stato un atto di giustizia verso il sistema Italia e non un favore a una forza di opposizione. Ci troviamo in discussione generale e vorrei fare qualche riflessione anche con riferimento alle altre riforme integrate nel PNRR, su cui parimenti vorremmo un atteggiamento diverso da parte della maggioranza e del Governo. Pensiamo, ad esempio, alla riforma tributaria: anche in quel caso una legge delega e anche lì vediamo che il Governo vuole mantenere il controllo assoluto per poter poi - dobbiamo dircelo e dirlo ai cittadini e agli elettori che ci ascoltano - legiferare tramite i decreti delegati sui quali il Parlamento può esprimere solo un parere consultivo. Quindi, deleghe pesanti sulle riforme del PNRR. Nell'ambito della riforma tributaria, un tema che sta facendo parlare tanti e arrabbiare molti è la riforma del catasto. Signor Ministro, al di là di come lei la pensi (ovviamente il suo pensiero è lecito e importante tanto quanto il mio), non si può però dire agli italiani che si fa la riforma del catasto, ma non si aumentano le tasse. Forse non si aumenteranno domani, ma se si fa la riforma del catasto - lo capisce anche un ragazzino della quinta elementare - prima o poi (purtroppo più prima, che poi) le tasse verranno ulteriormente aumentate. (Applausi) . Andremo così a penalizzare ancora di più quei cittadini italiani e pensionati che, magari con la liquidazione di trenta o quarant'anni di lavoro, si sono comprati il garage , l'appartamentino per il figlio o al mare. Andremo a penalizzare ancora di più quei risparmiatori italiani che hanno cercato con tutte le loro forze di risparmiare e, invece di essere premiati, vengono disincentivati con maggiori tassazioni. Non risolviamo così i problemi, peraltro in un momento nel quale le casse dello Stato sono già in difficoltà e lo sono ancora di più quelle dei cittadini a causa della crisi energetica che li sta colpendo in modo brutale. Al di là delle parole, i vari decreti bollette e sostegni non hanno dato a oggi risposte. Signor Presidente, mi conceda qualche altro secondo per ricordare un altro elemento grave. Credo di non essere l'unico in quest'Aula a ricevere giornalmente grida di dolore da povera gente che vorrebbe pagare i propri debiti con lo Stato. Mi riferisco alle cartelle esattoriali rottamazione- ter e saldo e stralcio. Questi cittadini vorrebbero pagare, ma lo scorso anno, a dicembre, è stato chiesto loro in quaranta giorni di pagare quanto era stato sospeso per un anno e mezzo a causa del lockdown . Ora loro chiedono - e mi faccio tramite della loro richiesta a lei, signor Ministro - di riaprire immediatamente i termini perché dobbiamo garantire agli italiani onesti di poter pagare ciò che devono e vogliono pagare, corrispondendo ciò anche all'interesse dell'Erario e dello Stato italiano. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astorre. Ne ha facoltà. ASTORRE (PD) . Signor Presidente, colleghi, arriva all'esame dell'Assemblea un provvedimento tra i più attesi e sicuramente di maggiore impatto per l'intero sistema economico nazionale. Parliamo di un mercato che solo nel primo quadrimestre 2021 ha generato un volume di circa 70 miliardi di euro, considerando tutte le tipologie. Il disegno di legge delega in materia di contratti pubblici è stato messo a punto al fine di assicurare un riordino e una rivisitazione complessiva del codice degli appalti, rispetto al quale nel corso degli anni sono stati introdotti numerosi cambiamenti, anche attraverso provvedimenti d'urgenza, che hanno profondamente modificato l'originario impianto del codice stesso. Come è noto, la normativa dei contratti pubblici ha subito nel corso degli anni numerosi interventi correttivi, integrativi, modificativi, derogatori che, seppure a volte necessari, in molti casi non hanno aiutato il settore; interventi che hanno finito per rendere l'intero impianto normativo disordinato, troppo complicato per tutti gli operatori pubblici e privati. Sappiamo tutti quanto sia di fondamentale importanza il principio di affidamento nel nostro ordinamento, come sappiamo che in questa materia che interviene sui settori chiave e strategici, rappresentando un volano di notevolissimo impatto per l'intera economia nazionale, la certezza del diritto rappresenta un principio irrinunciabile. Oggi, alla luce delle risorse destinate all'Italia dal PNRR, l'ambito degli appalti acquisisce un'importanza ancora maggiore e noi siamo chiamati ad approvare una disciplina la più chiara possibile, soprattutto di agevole applicazione per tutti gli operatori, se crediamo veramente nella ripresa della nostra economia. Abbiamo davanti un calendario molto stringente e questa riforma rientra, tra l'altro, tra gli impegni precedentemente assunti dal Governo per il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nello stesso piano, infatti, si prevede una riforma complessiva del quadro legislativo nel settore dei contratti pubblici e, in base a quanto previsto, devono essere raggiungi obiettivi in tempi molto rigorosi: alla fine del prossimo anno il quadro normativo e attuativo deve andare in porto definitivamente, non possiamo permetterci ritardi o esitazioni e per questo auspico un passaggio alla Camera che, pur rispettoso del confronto tra le varie forze politiche, resti dentro limiti di tempo non lunghi. Questo lo voglio dire anche perché non è escluso che una parte della crescita economica prevista per il nostro Paese grazie alle risorse messe in moto dal recovery plan venga vanificata dagli effetti nefasti della guerra in Ucraina. Il disegno di legge delega si configura come un intervento normativo volto ad adeguare la disciplina dei contratti pubblici a quella del diritto europeo e ai principi espressi nel corso degli anni dalla giurisprudenza in tale materia, il cui obiettivo complessivo è quello di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente. Gli assi portanti del disegno di legge governativo messi in risalto nei principi e criteri direttivi della delega sono riassumibili nel divieto di gold plating che, in linea con le direttive europee, impedisce l'inserimento nella normativa nazionale di livelli di regolazione maggiori rispetto a quelli minimi previsti, e nella qualificazione delle stazioni appaltanti. Il disegno di legge delega, infatti, stabilisce chiaramente che uno degli obiettivi è quello di conseguire una riduzione numerica, favorire un accorpamento di quelle esistenti, promuovere incentivi finalizzati all'utilizzo delle centrali uniche di committenza e potenziare la qualificazione del personale. In questa direzione va un nostro emendamento, con il quale si invita a procedere ad una razionalizzazione delle stazioni appaltanti, con riferimento sia a quelle afferenti ai settori ordinari che a quelle afferenti ai settori speciali. Il provvedimento interviene poi nella disciplina dei contratti sotto soglia, su cui è importante garantire una definizione chiara e univoca: negli appalti la disciplina del sotto soglia è stata cambiata più e più volte e questo, come dicevo, non aiuta gli operatori del settore e le pubbliche amministrazioni che, al contrario, hanno bisogno di regole chiare e durature. Si interviene altresì nella normativa relativa ad investimenti in tecnologie verdi e digitali. In questo ambito sarà importante procedere con un vero e proprio disegno strategico, finalizzato alla semplificazione delle procedure, in modo da realizzare, in linea con le due transizioni previste, gli investimenti green e digitali. L'emendamento del senatore Margiotta, approvato in Commissione, è inteso a estendere e rafforzare l'ecosostenibilità degli investimenti pubblici, con l'inserimento del principio della rendicontazione degli obiettivi energetico-ambientali. Si vuole quindi garantire non solo la fase a monte della definizione dei criteri, ma anche la fase a valle della rendicontazione dei risultati raggiunti in termini di sostenibilità ambientale ed energetica. In chiave di informatizzazione delle procedure per ridurre i tempi relativi alle procedure di gara, di stipula dei contratti e di esecuzione dei lavori, grazie a una modifica del disegno di legge, si stabilisce, anche al fine di evitare ulteriori gravami a carico degli operatori economici, il divieto di addebito agli operatori economici di qualsiasi tipologia di costo, anche indiretto, connesso alla gestione di piattaforme elettroniche. Il disegno di legge delega si estende anche su altri ambiti, sui quali, per ragioni di tempo, non mi soffermerò. Ci tengo, però, a dedicare qualche considerazione al lavoro svolto in Commissione e mi sia consentito un ringraziamento sincero ai relatori, la collega Pergreffi e il collega Cioffi, oltre che ai colleghi del Partito Democratico, a partire dal capogruppo Margiotta, e a tutte le forze politiche nella Commissione. Il lavoro in Commissione è stato molto intenso e impegnativo, i tempi di esame si sono allungati per via della necessità di trovare la più ampia convergenza, specie sui passaggi più delicati del provvedimento, oltre che per la complessità della materia, che richiede inevitabilmente margini di riflessione più lunghi. Tuttavia, anche dal confronto con il Governo (e voglio rivolgere al vice ministro Bellanova un ringraziamento sincero e non di forma, perché ha lavorato in maniera preziosa con le forze parlamentari), possiamo dire che il testo arrivato in Assemblea risulta migliorato in più punti e ne vorrei ricordare qualcuno. Tra questi, certamente rientrano gli emendamenti finalizzati a sancire il principio della inderogabilità delle misure a tutela del lavoro, della sicurezza e del contrasto al lavoro irregolare, della legalità e della trasparenza. La tutela del lavoro e la sicurezza dei luoghi di lavoro è un tema che impone a tutti noi la massima attenzione, sempre, non soltanto davanti agli incidenti o alle morti sul lavoro. Oggi, alla luce dei numerosi bonus edilizi, che nel loro complesso stanno funzionando bene, l'impianto attuativo di tale principio deve essere stringente e molto rigoroso. Non possiamo dimenticare, a un mese e mezzo di distanza, l'ammonimento del presidente Mattarella nel giorno del suo giuramento, quando ci ha sollecitato ad «azzerare le morti che feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita». Dello stesso tenore, perché tocca il tema della sicurezza e dei suoi costi, è l'emendamento in cui si prevede che i costi della manodopera e della sicurezza siano sempre scorporati dagli importi assoggettati a ribasso. Alla luce del fenomeno al quale stiamo assistendo, relativo al notevole aumento dei prezzi nel settore dei lavori pubblici, l'emendamento che abbiamo proposto e approvato, finalizzato a prevedere un regime obbligatorio di revisione dei prezzi al verificarsi di condizioni di oggettiva eccezionalità e imprevedibilità al momento della formazione dell'offerta, coglie un punto di stretta attualità e, anche per il futuro, rappresenta un presidio di notevole importanza nei casi in cui si verificassero aumenti consistenti delle materie prime. Vi è poi il principio della inderogabilità del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, quindi il divieto del massimo ribasso, che è stato inserito - ritengo giustamente - nei contratti pubblici relativi ai servizi sociali e della ristorazione ospedaliera, dell'assistenza scolastica, nonché a quelli del servizio ad alta intensità di manodopera, dove è evidente che tale criterio è quello che offre migliori garanzie circa il buon esito dell'affidamento, soprattutto in settori sensibili. Per concludere, quindi, con l'approvazione di questo provvedimento andiamo a migliorare alcuni fondamentali punti di questa materia: dalla semplificazione di norme e procedure, al rispetto per l'ambiente, allo stop ai massimi ribassi in alcuni settori, agendo sui costi del lavoro e della sicurezza e ponendo attenzione al sociale e all'obbligo di revisione dei prezzi da parte delle stazioni appaltanti. È un testo centrale, questo, per l'attuazione del PNRR e per la ripartenza del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame, la delega al Governo in materia di contratti pubblici, ha avuto un proficuo iter in 8 a Commissione. Basti pensare che consta di un solo articolo, sul quale sono stati presentati qualche centinaia di emendamenti. Grazie all'apporto di tutte le componenti politiche, il testo è stato licenziato celermente, ma con modifiche decisamente mirate, migliorandolo e mantenendo salde le finalità del provvedimento ovvero semplificare, razionalizzare, riordinare la disciplina e, su tutto, evitare l'avvio di procedure di infrazione. I principi e i criteri direttivi, che il provvedimento individua e ai quali il Governo dovrà attenersi nell'esercizio della delega, sono: la semplificazione della disciplina, che sarà così applicabile a tutti quei contratti pubblici che vedono lavori, servizi e forniture inferiori alle soglie di rilevanza europea. Importantissimo è il passo in avanti fatto per il conseguimento degli obiettivi dell'Agenda 2030, che ci porta ancor più verso gli investimenti in innovazione, ricerca e tecnologia verde digitale: quindi, sempre più velocemente verso il futuro. La razionalizzazione, limando tutte quelle farraginose storture che prima ingolfavano i procedimenti, e l'avanzare delle pratiche porteranno comunque vantaggi, che si avranno con la riduzione e la certezza dei tempi relativi alle procedure di gara, alla stipula dei contratti e all'esecuzione degli appalti. L'obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nei bandi di gara avvisi di inviti e specifiche clausole sociali non può che essere una scelta di buon senso; saranno fondamentali per la promozione e la stabilità occupazionale del personale impiegato, per garantire l'applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di settore, per promuovere le pari opportunità generazionali, di genere e di inclusione lavorativa per le persone con disabilità. L'obiettivo primario era di migliorare, talvolta sradicare, il codice degli appalti approvato nella scorsa legislatura, che era forse troppo fedele alle tre direttive comunitarie alle quali faceva riferimento e poco adatto alle peculiarità italiane. Ha difatti talvolta disorientato, viste le abitudini e i tempi di reazione legislativa del nostro Paese, ed è stata la stessa Autorità garante per la concorrenza che ci ha indotti a imprimere questo cambio di passo. La disciplina del codice dei contratti pubblici è stata negli anni stigmatizzata per la complessità, aggravata dai numerosi e troppo spesso inconcludenti rinvii a futuri provvedimenti attuativi. Prima le linee guida Anac e poi è stata la volta del noto regolamento attuativo introdotto dal cosiddetto sblocca cantieri. Questi provvedimenti hanno privato gli operatori della consegna di una disciplina certa e coordinata e trasformato la gestione dell'attuale codice in una lunga attesa di decantazione normativa, che si è protratta troppo a lungo nel tempo, non dando spazio a quella celerità e a quella certezza della burocrazia che aiutano ad attivare la macchina economica del Paese ovvero le difficoltà incontrate da stazioni appaltanti e operatori economici con l'applicazione della normativa in vigore fino ad oggi, prima del provvedimento che stiamo discutendo. Nel ringraziare il Presidente della Commissione, i relatori, il Governo e i colleghi di tutte le forze politiche, rilevo che è stato davvero un lavoro di squadra, straordinario esempio di un Parlamento che, in primis , guarda alla cosa pubblica. Mi preme sottolineare l'importanza di aver dato il giusto spazio ad ognuno di noi, consentendo a ciascuno di apportare il proprio contributo. Si dice che non esistono leggi perfette, ma noi consegniamo al Governo un buon lavoro. Era quanto si aspettavano le imprese italiane per un nuovo percorso. Nel dettaglio, con l'approvazione dei nostri emendamenti abbiamo premuto per la revisione dei prezzi obbligatoria, l'adozione di un regolamento attuativo in relazione alle diverse tipologie di contratti pubblici, la razionalizzazione e semplificazione delle cause di esclusione, al fine di rendere le regole di partecipazione chiare e certe, individuando le fattispecie che configurano l'illecito professionale; ancora, la semplificazione delle procedure di pagamento da parte delle stazioni appaltanti del corrispettivo contrattuale, anche riducendo gli oneri amministrativi a carico delle imprese. Abbiamo scandito i tempi di attuazione dei decreti attuativi, ma soprattutto abbiamo posto attenzione alle piccole e medie imprese. Sono stati tempi difficili per l'economia di questo Paese. Il benessere dei cittadini passa attraverso la creazione del lavoro. Ebbene, per una ripresa davvero valida era necessaria la semplificazione delle procedure di acquisto, che tra l'altro costituisce un obiettivo del PNRR ai fini di un'efficiente realizzazione delle infrastrutture per il rilancio dell'attività edilizia, entrambi aspetti essenziali per la ripresa a seguito della diffusione del contagio da Covid-19. La ripresa economica viene minata purtroppo ancor più oggi dalla situazione economica aggravata dalla crisi Ucraina e dal caro energia di materie prime che ne deriva. Come Commissione e come Parlamento abbiamo lavorato rapidamente e con buon senso per non sprecare questo momento favorevole che vede l'incidenza storica sul PIL degli acquisti pubblici pari a circa l'11 per cento, come riportato anche dall' Autorità garante della concorrenza e del mercato, e per consolidare e aumentare le significative prospettive di spesa e investimento consentite dal PNRR. Oggi, per far sì che tali aspettative vengano soddisfatte, il Parlamento consegna all'Esecutivo un ottimo strumento. Noi, come componente, accogliamo positivamente questo provvedimento e siamo sicuri che verrà adottato in tempi certi e rapidi - naturalmente quelli che il Parlamento ha assegnato - e siamo altresì consapevoli che costituirà un punto qualificante di riforma per un settore che nutre notevole aspettative. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, parto da una premessa che è fuori tema. Apprendo da conoscenti che il gasolio alla pompa oggi ha raggiunto 2,4 euro; apprendo che l'acciaio e il ferro non vengono consegnati a nessun prezzo e a nessuna condizione. Penso che la bomba atomica non l'abbia Putin, ma l'abbiamo noi sotto i nostri sedili, sotto le nostre sedie. Tra qualche giorno parleremo d'altro, con un'inflazione reale non controllabile, con fallimenti, disoccupazione e problemi difficili da affrontare. Lo dico per conoscenza ma in spirito di verità e di servizio. Veniamo al tema odierno. Questo dibattito resterà agli atti parlamentari e spero che il Governo ascolti e recepisca magari qualche nota degna di essere tradotta poi in normativa specifica nel decreto legislativo. Su questi temi si parte sempre dalla necessità di adeguarsi alla normativa europea, la quale obbedisce ad alcuni principi - ne parlavamo in Commissione in questi giorni - quali la concorrenza, la competitività, la tutela del consumatore. L'Italia dovrebbe suggerire che al posto di "consumatore" potremmo scrivere "cittadino"; ma la concorrenza e la competitività che cosa sono? Si può fare utile, si può lavorare sulla qualità, sul rispetto dei tempi, oppure guadagnare è peccato? È una cosa che mi arrovella sempre il cervello. Credo che bisogna obbedire a regole di concretezza e realtà. Ora, noi diamo una delega al Governo per scrivere questo decreto legislativo, che per forza di cose sarà fatto di norme concrete. Non so se la delega sia troppo generica, troppo ampia o se sia esaustiva. Ho letto delle cose interessanti, ma mi associo a quanto detto dai colleghi di tutti gli schieramenti. Si vuole far scrivere e chiedere l'aiuto senza corrispettivo al Consiglio di Stato o all'Avvocatura, ma mi pare che soprattutto il Consiglio di Stato sia il controllore, non sia il regolatore. Faccio alcune puntualizzazioni sulle norme, in gran parte recepite ma ancora migliorabili, sulla base dell'esperienza. Quanto all'aggiornamento prezzi, nei decreti sui quali si è posta la fiducia - ma non c'era altra via - sono già stati stanziati 130 milioni con un primo decreto per il 2021; 100 milioni nella legge di bilancio (commi 398 e 399); 150 milioni nel decreto-legge n. 17. Sono cifre importanti, ma rispetto all'aumento dei prezzi su qualche decina di miliardi di appalti potenziali nel 2022, calcoliamo che scattano le norme solo quando gli aumenti siano superiori all'8 per cento. Pertanto, tutti i prezziari pubblici - avevo tentato di presentare un emendamento, tanto per sollevare il problema, ma capisco bene come va con gli emendamenti - che per loro natura sono troppo lenti, in questo marasma, potrebbero essere sospesi per sei mesi, un anno o due anni e sostituiti da rilevazioni di mercato su supporto cartaceo. Era ora, poi, che si definisse in modo chiaro la norma sulla suddivisione in lotti onde favorire le piccole e medie imprese, perché sette-otto anni fa era vietata assolutamente in quanto si diceva che fosse surrettizia. Quanto alla tipizzazione dei casi per il criterio del massimo ribasso, quest'ultimo è pericoloso perché può attirare l'interesse di ditte costituite all'uopo, che poi una volta vinto l'appalto si eclissano o cominciano con le eccezioni. La tipizzazione deve quindi essere limitata a casi assolutamente minori, altrimenti non è il metodo giusto. Le procedure flessibili, che sono state citate e recepite, sono buone perché consentono alle stazioni appaltanti di risolvere i piccoli problemi, i chiarimenti che con tempi brevissimi, come già avviene, nel dialogo competitivo e nel partenariato per l'innovazione. Penso poi che gli attuali limiti sotto soglia e sopra soglia, che sono in deroga Covid, siano da trasformare in definitivi, perché i limiti fino a 40.000 per i lavori affidati d'ufficio, da 150.000 ad un milione con cinque ditte (parlo dei lavori) e fino a 139.000 per servizi e forniture consentono di operare abbastanza bene. Sulla riduzione delle stazioni appaltanti sono solo in parte d'accordo, perché riducendole ad una o a poche soltanto a livello provinciale si crea un sovraccarico pazzesco di lavoro, mentre ci sono stazioni appaltanti - ad esempio convenzioni tra Comuni o città non capoluogo di Provincia - che fanno da capofila per i Comuni viciniori e credo sia una situazione già buona in cui secondo me sono presenti buone professionalità. Credo poi, signor Vice Ministro, che ridurre i tempi delle procedure sia già possibile adesso, con l'attuale legislazione: basta che la politica a tutti i livelli - dal sindaco al Presidente della Provincia, alla Regione, agli assessori ai Ministeri - stia col fiato sul collo, ma con buonsenso e con educazione, alle strutture affinché le pratiche non siano lasciate nei cassetti e si rispettino i tempi delle conferenze dei servizi che sono già buoni. Quanto alla riduzione dei livelli di progettazione e validazione, si potrebbe scrivere una casistica per cui in certi casi il definitivo e l'esecutivo può essere un unico passaggio. L'albo nazionale delle commissioni è già superato, non era praticabile. Penso poi sia già nelle intenzioni del Governo portare da 50 a 100 milioni l'importo dei lavori sui quali il Consiglio superiore dei lavori pubblici esprime parere obbligatorio, come invocato dallo stesso Consiglio. Quanto al pagamento degli acconti, quando si eseguono lavori pubblici sulla base di contributi dallo Stato o dalle Regioni ad enti inferiori, si presenta un problema di cassa, perché giustamente bisogna pagare l'anticipo - sul quale avrei qualche riserva - ma si devono pagare senz'altro i saldi di avanzamento lavori e a volte gli acconti tardano e non si possono rispettare le normative dei pagamenti a trenta o sessanta giorni. Il metodo di risoluzione delle controversie, come è stato detto, deve essere il più possibile extragiudiziale e deve essere preventivo, per evitare lungaggini. Credo poi, signor Vice Ministro, che il subappalto debba diventare libero perché è una norma europea, evidentemente con dei requisiti da parte dei subappaltatori. Infine, vorrei spendere una parola sulle concessioni. Concordo sul divieto di proroga, come è stato scritto, anche se ultimamente qualche proroga è stata concessa, anche per cifre molto grandi. Inoltre bisogna fare le gare. Bisogna razionalizzare il controllo sugli investimenti e sulla loro quantificazione, ai fini della concessione per la restituzione da parte del subentrante e questo è un argomento delicato che andrebbe previsto prima in maniera che il computo degli investimenti sia fatto secondo i prezzi vigenti o secondo criteri stabiliti. Le sanzioni, in caso di errore o disattesi le aspettative e gli obblighi contrattuali, siano proporzionate all'inadempimento e comminate in tempi rapidi, con provvisoria esecutività delle revoche, altrimenti dopo che ne veniamo fuori si innescano meccanismi di interpretazione, che sono sempre a danno dello Stato. Leggo che nelle concessioni non si comprendono quelle demaniali, quindi balneari, ma parliamone nelle opportune sedi; parliamone a campo aperto quanto prima. Sei mesi di tempo per l'adozione dei decreti legislativi sono pochi da un lato, ma con quello che sta succedendo in questi giorni sono un'eternità. Auspichiamo che siano ridotti al minimo. Confido nella parte migliore della pubblica amministrazione - che c'è - e in questi suggerimenti alla luce del presente dibattito. (Applausi) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,10) PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, prima di cominciare il mio intervento mi sento in dovere di esprimere in quest'Aula vicinanza al popolo ucraino e la speranza che torni a sorridere libero in una Nazione libera. (Applausi) . Colleghi, non deve essere certamente la procedura di infrazione da parte della Commissione europea a imporci la revisione della disciplina dei contratti pubblici, ma il buon senso della politica e soprattutto il rispetto del lavoro delle imprese italiane. La lega ha cuore i lavori e tutta la macchina amministrativa ad essi legata, e la prova ne sono gli emendamenti presentati e anche approvati, i quali promuovono un cambio di passo con una riorganizzazione del settore più tempestiva e organica, a partire anzitutto dalla normativa. Il testo licenziato dalla Commissione getta le basi per una nuova legge sui contratti pubblici più snella e anche maggiormente equilibrata. La Lega ha arricchito la legge delega con una serie di emendamenti che hanno come principio il rispetto del sacrificio e del rischio dell'impresa. Penso, ad esempio, all'emendamento per la tutela del made in Italy nelle forniture, all'emendamento per il ravvedimento dei costi in caso di aumenti controllati (vedasi oggi l'aumento delle materie prime e del costo dell'energia). Penso ancora all'emendamento che dà la possibilità anche alle piccole imprese di partecipare a grandi appalti perché spartiti in piccoli lotti. La Lega fa così crescere le piccole imprese territoriali e velocizza il lavoro delle grandi. Gli emendamenti della Lega prevedono la semplificazione delle regole che configurano l'illecito professionale e l'individuazione delle cause vere che determinano l'esclusione dai bandi, perciò risposte chiare e concrete di sostegno. Tutto ciò non solo per una disciplina in linea con le direttive già da tempo richieste o per il conseguimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ma soprattutto per fare in modo di poter organizzare le attività ad investimenti materiali e amministrativi. Gli emendamenti proposti sono finalizzati a incentivare una buona e celere esecuzione dei lavori anche mediante meccanismi sanzionatori o premiali. Occorrono infatti regole che scongiurino opere incompiute, come le 410 opere al 2020 dal valore di oltre 2,5 miliardi. Al riguardo, nelle more anche di un rapido controllo e monitoraggio, ben venga l'ordine del giorno della Lega che promuove la digitalizzazione del settore italiano delle costruzioni e delle pubbliche amministrazioni. La Lega ha presentato e strutturato nella delega al Governo un emendamento per limitare il ricorso al sorteggio, perché crediamo sia giusto premiare la professionalità. Con l'emendamento 1.155 abbiamo voluto che si prevedessero polizze assicurative a carico della stazione appaltante. Con l'ordine del giorno (già emendamento 1.81) riconosciamo il ruolo determinante dei professionisti coinvolti nella partecipazione a gare. Con l'emendamento 1.247 (testo 2) interveniamo nel valore oggettivo e sociale del servizio di ristorazione collettiva. In esso ha valore nutrire ed educare bambini, anziani e malati e si premia la qualità dell'offerta con criteri che valorizzano le politiche di approvvigionamento alimentare e si raccomandano criteri che premiano la progettualità di comunicazione e informazione, con una prevenzione degli sprechi e una sostenibilità dei pasti, si verifica altresì l'affidabilità socio-economica e le certificazioni e si determina inoltre l'esclusione dagli appalti della ristorazione collettiva di una ristorazione improvvisata. Abbiamo strutturato l'emendamento che valorizza l'esperienza professionale maturata negli anni dai direttori tecnici, dando ancora una volta priorità alla meritocrazia e alla professionalità. Il lavoro della e nella Commissione, a cui va il ringraziamento per il proficuo e costruttivo impegno, a cominciare dagli uffici, dai colleghi, dai relatori, in modo particolare la senatrice Pergreffi, e dal Governo, con la presenza costante e costruttiva della senatrice vice ministro Bellanova, spero trovi effettiva delega al Governo perché l'impegno profuso ha strutturato una serie di emendamenti che creeranno sintesi per buone regole dei contratti pubblici. Come anche per tale legge delega, la Lega è al Governo per il bene delle imprese e dei suoi professionisti. Se non fossimo al Governo, avremmo solo ipotizzato, senza portare a complimento idee e richieste in grado di dare risposte, certezze e programmazione. Per la Lega è il momento di essere anche criticati, ma non di criticare; è il momento di fare, ma non di lasciar fare. Per il bene degli italiani ci mettiamo sempre la faccia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Di Girolamo. Ne ha facoltà. DI GIROLAMO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e onorevoli colleghe, la delega che stiamo conferendo oggi al Governo rappresenta il superamento di uno scoglio sul quale ripetutamente si sono abbattute stazioni appaltanti ed operazioni del settore, ma non per la grave emergenza economica e sanitaria in cui anche il nostro Paese si è trovato a navigare. Solo in questa legislatura si sono rese necessarie numerose modifiche al codice degli appalti. Ne ricordo solo alcune: il decreto cura Italia, il decreto rilancio, il decreto semplificazioni del 2020 e quello del 2021. Sono stati tutti interventi necessari, ma non sufficienti. È rimasta ad esempio la viva necessità di adeguamento della normativa al diritto europeo sia per permettere di giungere alla risoluzione di procedure di infrazione già avviate sia per evitarne l'avvio di nuove. Ciò soprattutto perché da sempre da parte degli operatori economici c'è la richiesta di razionalizzare, riordinare e semplificare una disciplina che purtroppo dall'entrata in vigore del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante la riforma dei contratti pubblici, ha visto sorgere e mai risolvere le problematiche applicative legate alla sua stessa entrata in vigore, che rappresentano lo scoglio sul quale gli operatori del settore tornano e ritornano ad infrangersi. Un quadro giuridico poco chiaro e poco organico, soggetto a perenni modifiche puntuali che con l'emergenza da Covid-19 si sono acuite e con le quali si è derogato al fine di semplificare l'approccio per la gestione della fase pandemica. In Commissione è approdato un testo dal quale si è immediatamente evinto il fine primario: restituire alle disposizioni codicistiche un linguaggio semplice e chiaro, limitando il più possibile il rinvio a norme secondarie, prevedendo una riforma complessiva del quadro legislativo in materia di contratti pubblici e rispettando l'impegno recentemente assunto dal Governo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede l'entrata in vigore della delega per la revisione del codice dei contratti pubblici entro il mese di giugno 2022. (Applausi) . Oggi, 9 marzo 2022, posso dire che nonostante il contingentamento dei tempi, il dibattito è stato molto alto tra il Parlamento e il Governo. Voglio anzitutto ringraziare tutti i colleghi di Commissione per gli importanti momenti di condivisione e di illustrazione delle proprie idee, a volte anche divergenti, sulle quali siamo riusciti però a trovare una sintesi. Voglio ringraziare anche il Governo che, con la sua apertura su vari fronti, ha permesso al Parlamento di contribuire in maniera significativa al miglioramento del testo, che delinea una cornice entro la quale muoversi per riformare la materia del codice dei contratti pubblici. (Applausi) . Una buona base di partenza, ad esempio, era già indicata nell'articolo 1, alla lettera c, sulle semplificazioni delle procedure finalizzate alla realizzazione di interventi in tecnologie verdi, digitali, di innovazione e di ricerca. Facendo esplicito riferimento alla necessità del perseguimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, l'azione del Parlamento ha saputo introdursi ponendo l'accento sull'obbligatorietà del rispetto dei criteri minimi ambientali. Infatti, se già la delega mostrava l'importanza dell'uso e della leva di questi criteri, l'inserimento della previsione dell'obbligo fa intendere quanto questo strumento abbia la possibilità di cambiare il nostro Paese. Inoltre, abbiamo introdotto la rendicontazione degli obiettivi energetico-ambientali, ovvero quel sistema che consente di misurare l'effettivo impatto necessario al raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030, esattamente come da deliberazione del 2015 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Si tratta di uno strumento utile alla previsione di misure volte a garantire il rispetto... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, stiamo concludendo la discussione generale per poter poi procedere al voto. Mi rivolgo a tutti coloro che amabilmente continuano a chiacchierare nell'emiciclo. Prego, senatrice Di Girolamo. DI GIROLAMO (M5S) . Grazie, signor Presidente. La rendicontazione degli obiettivi energetico-ambientali rappresenta uno strumento assai utile alla previsione di misure volte a garantire il rispetto dei criteri di responsabilità energetica e ambientale nell'affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione. Tra le tante, una delle tematiche più fortemente partecipata da tutti i Gruppi parlamentari è stata certamente quella che tutela, preserva e favorisce la partecipazione delle micro, piccole e medie imprese agli appalti pubblici. Occorre qui partire da un dato di fatto: oltre il 95 per cento delle imprese italiane ha un numero di addetti ricompresi tra le nove e la singola unità. In tutta onestà, possiamo quindi asserire che la quasi totalità del mercato è composta da micro, piccole e medie imprese. Il testo di delega non prevedeva alcuna menzione di questa tipologia di imprese, che di fatto rappresenta l'ossatura produttiva del nostro Paese. (Applausi) . La discussione in Commissione ci ha trovato tutti coerentemente concordi nel mettere a punto un principio di delega che ne definisse la tutela, al fine di garantire loro l'effettiva possibilità di partecipare alle gare, prevedendo un'adeguata suddivisione dei lotti sulla base qualitativa e quantitativa e impedendone l'accorpamento artificioso. Signor Presidente, in questo modo andiamo davvero a tutelare il mercato italiano e le imprese che maggiormente lo rappresentano. Certezza dei tempi: si tratta dell'annosa tematica affrontata nel testo, ma decisamente migliorata grazie all'approvazione di un emendamento proposto dal MoVimento 5 Stelle, che mira a introdurre nel criterio di delega il riferimento alla piena attuazione della banca dati nazionale dei contratti pubblici e l'utilizzo del fascicolo virtuale dell'operatore economico, innalzandoli a elementi cardine del processo di semplificazione delle procedure di gara. Il fascicolo elettronico è uno strumento che - a oggi - non viene ancora usato al pieno delle sue potenzialità, mentre il MoVimento 5 Stelle ritiene fortemente che questa puntuale modifica emendativa nel dettaglio possa davvero contribuire al raggiungimento di tale obiettivo. La delega prevede, inoltre, un criterio volto a specificare le procedure relative alla fase di approvazione di progetti anche attraverso un'eventuale riduzione dei livelli di progettazione e la razionalizzazione dell'attività e della composizione del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Ebbene, c'è da dire che la normativa che interviene nell' iter di approvazione, affidamento e realizzazione delle opere pubbliche è particolarmente articolata e in molte occasioni contempla una pluralità di fonti, come codice dell'ambiente e codice dei beni culturali e del paesaggio. Questo incastro di norme comporta una complessa opera di raccordo tra disposizioni assai articolate. In tal senso, tutti i Gruppi parlamentari si sono mostrati sensibili e, sebbene da un chiaro confronto con il Governo sia venuto alla luce che non era esattamente questo il provvedimento adatto a intervenire per un coordinamento tra questi testi, tutte le forze politiche dell'arco parlamentare, opposizione inclusa, si sono unite nella formulazione di un ordine del giorno, promosso dal MoVimento 5 Stelle e accolto dal Governo, che invita, in sede di adozione dei decreti legislativi, a garantire il coordinamento tra il codice dell'ambiente, il codice dei beni culturali e del paesaggio, il codice dei contratti pubblici e tutte le altre eventuali discipline interessate. (Applausi) . Avviandomi alla conclusione, ritengo che il lavoro svolto in Commissione e che ora ci apprestiamo a votare in quest'Aula sia stato svolto in maniera corale e coinvolgente. Nel ringraziare soprattutto entrambi i relatori per il prezioso e paziente lavoro di mediazione svolto, mi auguro sinceramente che questa modalità possa essere adottata anche per il prosieguo dei lavori. (Applausi) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Cioffi. CIOFFI, relatore . Signor Presidente, intervengo perché la discussione ha evidenziato alcuni passaggi. Ad esempio, sia il senatore Astorre, sia la senatrice Di Girolamo parlavano della rendicontazione degli obiettivi ambientali e questo è uno scopo interessante che si era proposto la Commissione, come avevamo già detto, in ossequio alla modifica costituzionale, che è uno dei risultati raggiunti in maniera corale da tutte le forze parlamentari. Il senatore Astorre parlava della riduzione delle stazioni appaltanti: anche questo è un grande tema. Sappiamo che all'Anagrafe unica delle stazioni appaltanti (AUSA) sono iscritte 37.000 stazioni appaltanti, un numero sicuramente incredibile, quindi la riduzione è un tema assolutamente sentito e fondato. Ovviamente nella riduzione alcune delle forze politiche hanno proposto il criterio di individuare aree omogenee, quindi di seguire lo stesso procedimento che ci ricorda la legge n. 36 del 1994, cosiddetta legge Galli, nella quale si parlava degli ambiti territoriali omogenei. Era un tema importante, quindi è stato inserito in un ordine del giorno. Tuttavia, la riduzione delle stazioni appaltanti è assolutamente necessaria e spero che il Governo ci lavori con attenzione, ovviamente in accordo con la Conferenza Stato-Regioni, per trovare un equilibrio. Il senatore Berutti ha parlato della continua modifica delle norme del decreto legislativo n. 50 del 2016. È vero che è stato sottoposto a continue modifiche e ciò produce sicuramente incertezza negli operatori. Il Governo, nell'attuazione della delega, dovrà stare particolarmente attento a non intervenire con continue modifiche che determinano quell'incertezza normativa che produce un vero problema nell'attuazione dei lavori. Tra le tante, nel decreto legislativo n. 50 del 2016 fu scelta la strada delle linee guida dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), ma mi permetto di dire che fortunatamente, anche se i Gruppi parlamentari hanno proposto di suddividere tra lavori, servizi e forniture, tornando nell'alveo del regolamento, abbiamo dato delega al Governo di scriverli in modo coerente per l'attuazione e per l'efficace azione che dobbiamo a tutti gli operatori. In ultimo, molti rappresentanti di tutte le forze politiche hanno fatto riferimento al Consiglio di Stato (il senatore Paroli, la senatrice Lupo, il senatore Corti, la senatrice Vono, il senatore De Bertoldi, il senatore Perosino e la senatrice Di Girolamo). Gran parte delle forze politiche hanno parlato di questo tema. Il nostro scopo era - se me lo permette - quello di salvare il Governo, il che significa rinforzarlo con l'eliminazione di quel passaggio sul Consiglio di Stato, perché, com'è stato detto da tutti i Gruppi, lo indebolisce. Il nostro scopo era fare in modo che il Governo esercitasse a pieno la sua forza e per farlo la posizione espressa da gran parte dei Gruppi (per non dire da tutti) era quella dell'eliminazione di quel passaggio, che però afferma: «Ove il Governo, nell'attuazione della delega di cui al presente articolo, intenda esercitare la facoltà». Il nostro auspicio, quindi, è quello che si è sentito dal dibattito, cioè quello che non venga esercitata quella facoltà. Se volessi fare una battuta, potremmo dire scherzosamente che il Governo dei migliori ha scelto qualcuno migliore di loro per farsi migliorare. Questa rimane una battuta, ma il problema, a volte, è che alcune componenti giuridiche e alcuni funzionari giuridici si sentono, come gli x-men, in grado di salvare il mondo. Noi pensiamo invece che la politica debba essere al centro, come ripetiamo sempre in queste Aule parlamentari. Dobbiamo fare in modo che la separazione delle funzioni sia viva, forte ed efficace, perché, se il Consiglio di Stato scrive il decreto legislativo e qualcuno fa ricorso al Consiglio di Stato, immagino che sia difficile che il Consiglio di Stato stesso possa accettarlo, ma questa è la procedura. Comunque, poiché nella delega è scritto «ove intenda avvalersi», il nostro auspicio è che il Governo non intenda avvalersene; questo in ossequio a tutto quello che è stato detto dalle forze parlamentari, su cui c'è una grande convergenza. Il lavoro comunque è stato utile, non perfetto, come sempre succede nei lavori, ma molto efficace. Ci auguriamo che l'attuazione della delega sia ben fatta e scritta da persone che sappiano cos'è un cantiere e da qualcuno che abbia fatto nella sua vita il responsabile unico del procedimento (RUP), ossia colui che deve gestire la gara; insomma, che sia scritta con la grande partecipazione dei veri attori delle opere pubbliche (professionisti, RUP e imprese) e un poco meno, magari, dagli avvocati. (Applausi) . PRESIDENTE. La relatrice Pergreffi non intende intervenire in sede di replica. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. BELLANOVA, vice ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili . Signor Presidente, intervengo brevemente per ringraziare i relatori, i Gruppi di maggioranza e di opposizione, gli Uffici della Commissione e quelli dell'Assemblea, non solo per la collaborazione, ma soprattutto per la professionalità, l'impegno e, in alcuni passaggi, direi anche la passione che ci hanno messo per approvare in Commissione un testo importante e impegnativo. Sappiamo tutti, infatti, che arriva in Aula un disegno di legge di delega migliorato e arricchito dal lavoro fatto con concretezza e, direi, con puntigliosità. Arriva in Aula un testo che manderemo alla Camera, dove credo continueremo a lavorare sempre con questo approccio, sapendo che la presente delega ha una parola chiave: semplificazione; una parola tante volte evocata nel corso degli anni, ma anche tante volte assolutamente ignorata. La semplificazione sulla quale stiamo lavorando, contenuta nel testo da trasmettere alla Camera, che tutti - credo - approveremo a breve, si coniuga con la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Sono tre tipi di sostenibilità che devono stare insieme, perché sappiamo che solo così si potranno garantire impresa e lavoro, negli appalti e nei subappalti, nelle grandi come nelle piccole imprese. La delega che assegniamo oggi al Governo - posso garantirlo - sarà presidiata dal Governo: non c'è alcuna cessione di sovranità, se non un chiarimento che, anziché avvalersi del suo parere, si potrà chiamare il Consiglio di Stato a svolgere il ruolo che gli è proprio, in base alle leggi già esistenti. Con questa delega rafforziamo quel quadro di riforme fondamentali non solo per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma anche per presidiare e sostenere la necessaria ripresa economica di cui il nostro Paese ha bisogno dopo la pandemia. Oggi diamo un contributo, attraverso il lavoro che tutti insieme abbiamo fatto, per quel patto intergenerazionale e di genere di cui sono sicura tutti in quest'Aula avvertiamo la pressante responsabilità. E questo non attiene al Governo dei migliori, ma al dovere che le classi dirigenti devono stipulare con le nuove generazioni. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Cioffi, noto che il regio decreto cui ha fatto riferimento tra due anni compie un secolo. Rivive perché ce lo ritroviamo qui: è uno di quelli che mi sono dimenticato di bruciare, ma che credo possa essere oggetto di una valutazione. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sull'emendamento, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione. Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale è stato presentato un emendamento, che invito il presentatore ad illustrare. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, d'accordo con i Gruppi in Commissione, che ringrazio, abbiamo deciso di ritirarlo e trasformarlo in ordine del giorno. È un tema particolarmente sensibile, riguardante le imprese italiane in sofferenza per i debiti non onorati dalla pubblica amministrazione. Sperando che possa essere apprezzato questo nostro ulteriore contributo ai lavori della Commissione, siamo disponibili a trasformare l'emendamento 1.200 in ordine del giorno. (Applausi) . PRESIDENTE. Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno. PERGREFFI, relatrice . Signor Presidente, siamo favorevoli alla trasformazione in ordine del giorno. Ringraziamo, anzi, il senatore Ruspandini per la disponibilità, perché è un tema che riguarda tutti. Siamo disponibili alla trasformazione in ordine del giorno, con la dicitura classica: «impegna il Governo a valutare l'opportunità di». BELLANOVA, vice ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili . Signor Presidente, esprimo parere conforme. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, chiedo di sottoscrivere l'ordine del giorno. Inoltre, visto il tema, per rafforzare la posizione espressa, chiedo se sia possibile procedere ad un voto su di esso da parte dell'Assemblea. GARRUTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARRUTI (M5S) . Signor Presidente, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle, chiedo di sottoscrivere l'ordine del giorno. PRESIDENTE . La Presidenza, nell'accogliere le richieste di sottoscrizione presentate, ricorda che, a partire dalla seconda, esse vanno presente direttamente agli Uffici. Chiedo intanto al senatore Ruspandini se accoglie la richiesta del senatore Romeo e insiste per la votazione dell'ordine del giorno. RUSPANDINI (FdI) . Sì, signor Presidente, insisto per la votazione. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Ruspandini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione finale. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il provvedimento che oggi votiamo è un importante tassello nel lungo percorso per la semplificazione del sistema. Adesso la palla passa al Governo, chiamato a mettere a terra una riforma essenziale per l'uso dei fondi europei, restituendo autonomia e sicurezza ai pubblici funzionari e alle imprese. (Brusìo) . PRESIDENTE. Senatore Steger, le suggerisco di attendere, in attesa che i colleghi liberino rapidamente l'emiciclo. Prego, senatore Steger, riprenda pure il suo intervento. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Grazie, signor Presidente. Si tratta di una riforma che, nel fare questo, deve mettere al centro il sistema imprenditoriale nella sua interezza, includendo cioè quelle piccole e medie imprese che non hanno potuto intendere il settore degli appalti pubblici come un asset strategico della propria attività aziendale. Tuttavia, queste imprese, che sono la dorsale economica del Paese, possono portare un valore aggiunto, non solo in termini di competenze e di professionalità, quanto di conoscenza dei territori dove si realizzano le opere. Questa prossimità, che un tempo si sarebbe chiamata sussidiarietà, è stata uno dei grandi temi al centro della discussione in Commissione. Siamo contenti che si siano apportate modifiche al testo che vanno incontro a questa esigenza. Tale attenzione è passata da norme come quella sul divieto del sorteggio contro l'accorpamento artificioso dei lotti e quella sulla semplificazione delle procedure di pagamento. Positive in tal senso sono anche le novità legate alla revisione dei prezzi per fatti di natura oggettiva e non preventivabili, come l'introduzione di alcuni automatismi nelle valutazioni e la formazione e gli interventi di sostegno per le stazioni appaltanti, che, come sappiamo, troppo spesso mancano di competenze e strumenti atti ad interpretare correttamente la propria funzione. Il secondo aspetto su cui la legge delega affida un compito molto preciso è nel cambio di passo per cui dalle mere esigenze di funzionamento del mercato si passa a un'ottica di politiche pubbliche concentrate sull'innovazione, sull'inclusione sociale e sull'ambiente. Gli esempi sono numerosi: dalle norme a tutela dei lavoratori del subappalto ai vincoli sociali sulla stabilità e l'inclusione occupazionale, al rispetto dei criteri di responsabilità energetica ambientale, alla semplificazione delle procedure per la realizzazione di investimenti in tecnologie verdi e digitali, innovazione e ricerca. In tal senso, molto importante è anche l'impegno per la semplificazione normativa del dibattito pubblico, uno strumento strategico per aiutare le amministrazioni a focalizzare punti di forza e di debolezza, rischi e opportunità di opere pubbliche ad alto impatto sui territori. Occorre incentivarne l'utilizzo abbassando l'importo economico dell'opera per cui sono obbligatori attualmente 50 milioni di euro; bisogna soprattutto sollevare da qualsiasi contenzioso le opere che vi hanno fatto ricorso, seguendo in questo il sistema francese. Questo perché - e qui arrivo al punto più importante - il grande tema è quello di evitare rallentamenti nella realizzazione delle opere, cosa più che mai necessaria rispetto a quelle finanziate dal PNRR, che nel 2026 dovranno essere completate. In tal senso, la legge delega stabilisce altri punti degni di nota, come il dialogo competitivo, il partenariato e le procedure competitive con negoziazione. Importante sarà poi lo snellimento delle procedure di verifica, che troppo spesso rallentano i progetti, introducendo ad esempio ancora di più il principio del silenzio-assenso nel rapporto con la pubblica amministrazione. Signor Presidente, penso si sia fatto un buon lavoro e ringrazio a questo punto in primis i due relatori in Commissione e il rappresentante del Governo. La Commissione, che con il Governo ha intrapreso un rapporto dialettico serrato, è riuscita ad apportare una serie di migliorie, a riprova ancora una volta dell'importanza del lavoro parlamentare nell'esame di provvedimenti così delicati e complessi. La normativa sugli appalti pubblici merita un'armonizzazione anche rispetto alle indicazioni europee e alle modifiche intervenute in questi anni, che hanno reso incerto e confuso l'intero piano normativo. L'armonizzazione dev'essere ispirata al principio della semplificazione, ossia alla riduzione complessiva della mole normativa. Questa riforma è nevralgica non solo per il PNRR, ma per il processo complessivo di modernizzazione del Paese e di uso delle risorse pubbliche per la crescita e lo sviluppo, per la centralità del tessuto imprenditoriale. Il Governo agisca velocemente, spero senza alcuna funzione di supplenza di altri organi, perché non sarebbe un precedente di cui andare particolarmente orgogliosi. È con questo auspicio che annuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi) . EVANGELISTA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (IV-PSI) . Signor Presidente, oggi ci troviamo ad approvare un provvedimento cruciale almeno per due ragioni. In primo luogo, si tratta di un intervento che si è reso necessario per adeguare la normativa interna al diritto europeo ed evitare così le procedure di infrazione. Si badi bene: è un adeguamento che non è una mera questione astratta, ma ha importanti conseguenze pratiche. Sono molti, infatti, i problemi applicativi sorti a seguito dell'approvazione del codice degli appalti del 2016 e delle relative disposizioni integrative e correttive dei vari provvedimenti legislativi che nel tempo, anche se ispirati dall'esigenza di assicurare la coerenza dell'ordinamento nazionale con quello comunitario, hanno in parte derogato - in alcuni casi, anche in maniera permanente - alla disciplina contenuta nel codice dei contratti pubblici. La perdita progressiva dell'omogeneità dell'iniziale intervento del 2016 non ha fatto che acuirsi con l'emergenza epidemiologica e con i successivi interventi normativi, spesso d'urgenza, che si sono susseguiti nel corso di questi ultimi due anni. Dunque, lo scopo della legge delega che ci apprestiamo a votare ha questa ratio complessiva: restituire alle disposizioni codicistiche semplicità e chiarezza di linguaggio, riducendo e razionalizzando le norme sul punto. La seconda ragione dell'adozione di questa riforma rientra a pieno titolo tra gli impegni recentemente assunti dal Governo con il PNRR e che necessitano di interventi celeri e contingenti nel tempo. In sintesi, Presidente, tre sono le linee direttrici seguite dalla legge delega in materia di contratti pubblici: intanto, norme più semplici e chiare per assicurare efficienza e tempestività nell'affidamento, nella gestione e nell'esecuzione di contratti e concessioni; in secondo luogo, tempi certi per le procedure di gara per la stipulazione dei contratti e la realizzazione degli appalti, comprese le opere pubbliche, che dovranno essere sempre più orientate all'innovazione e alla sostenibilità; infine, rafforzamento della qualificazione e specializzazione del personale operante nelle stazioni appaltanti. Si tratta di obiettivi ambiziosi, ma imprescindibili per l'efficiente realizzazione delle infrastrutture e il rilancio dell'attività imprenditoriale del nostro Paese, e irrinunciabili, se si vuole concretamente garantire la piena ripresa dell'economia italiana dopo la pandemia da Covid-19. In Commissione lavori pubblici abbiamo cercato di concentrare il nostro lavoro su poche, ma mirate modifiche. Voglio precisare che si tratta di interventi che hanno trovato una sinergia condivisa fra le diverse forze di maggioranza, a testimonianza del fatto che il lavoro parlamentare può e dev'essere un arricchimento migliorativo. Ringrazio per questo i relatori, il senatore Cioffi e la senatrice Pergreffi, nonché la vice ministra Bellanova ed il ministro D'Incà per la disponibilità al dialogo dimostrata durante tutto il corso dei lavori, ma anche per le integrazioni e le modifiche concesse. Tra le modifiche più rilevanti, voglio ricordare l'attenzione mostrata al tema della sostenibilità ambientale. Abbiamo approvato misure volte a garantire il rispetto dei criteri di responsabilità energetica e ambientale nell'affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, attraverso la definizione di criteri ambientali minimi da rispettare obbligatoriamente e differenziati per tipologia di importi di appalto. In merito al tema della sostenibilità sociale, invece, abbiamo predisposto misure che favoriscono la partecipazione delle piccole e medie imprese alle procedure d'appalto. Ricordo, in particolare, la previsione della possibilità di procedere alla suddivisione degli appalti in lotti e del divieto di accorpamento artificioso. Di enorme importanza, sempre grazie al lavoro emendativo, è la norma che impone alle stazioni appaltanti l'obbligo di inserire nei bandi di gara un regime obbligatorio di revisione dei prezzi al verificarsi di particolari condizioni di natura oggettiva e non prevedibili al momento della formulazione dell'offerta. Si tratta di una modifica significativa e indispensabile. La pandemia ci ha dimostrato come il quadro economico e sociale di un Paese possa mutare rapidamente da un momento all'altro. Significa prestare attenzione all'equilibrio contrattuale, soprattutto in un settore cruciale come quello dei contratti pubblici. Il lavoro in Commissione è andato anche in un'altra direzione, quella dell'attenzione verso il lavoro e la tutela dei lavoratori. Abbiamo predisposto misure che escludono la possibilità di effettuare - in sede di offerta - ribassi relativamente ai costi della manodopera e della sicurezza, prevedendo l'applicazione delle medesime tutele economiche e normative per tutti i lavoratori impiegati nell'esecuzione dell'appalto, siano essi in subappalto o dipendenti dell'appaltatore. Nello stesso solco si muove anche la misura che prevede - mediante l'inserimento nei bandi di gara - specifiche clausole volte a garantire la stabilità occupazionale e a promuovere con meccanismi e strumenti di premialità le pari opportunità generazionali, di genere e di inclusione lavorativa. Importante è anche l'emendamento alla legge delega che impone, negli appalti di servizi sociali e della ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica, come criterio di aggiudicazione, solo quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa e quello che semplifica le procedure di pagamento da parte delle stazioni appaltanti, riducendo gli oneri amministrativi a carico delle imprese. Concludo, Presidente, con un accenno ai soggetti che saranno coinvolti nell'adozione dei decreti legislativi. Sugli schemi di decreti legislativi elaborati dal Governo sarà acquisito il parere del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Ove il parere di queste ultime non sia favorevole, il Governo potrà trasmettere nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e le sue motivazioni e le Commissioni parlamentari potranno esprimere il loro parere entro un tempo di dieci giorni. Resta ferma invece, in via facoltativa, la competenza del Consiglio di Stato sulla stesura dell'articolato normativo, anche avvalendosi di magistrati del TAR, esperti esterni e avvocati dello Stato e del libero foro. Sì, è vero, questa è una norma vecchia già prevista dal regio decreto del 1924, ma sicuramente è utile ancora oggi, anzi, oggi ancor di più, trattandosi di un'attività normativa che richiede competenze specialistiche altamente qualificate, appunto, come quelle dei magistrati del Consiglio di Stato. Per tutti questi motivi, dichiaro il voto convintamente favorevole di Italia Viva- Partito Socialista Italiano a questo provvedimento. (Applausi) . RUSPANDINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, quella che ci apprestiamo a votare è una riforma che Fratelli d'Italia ha nelle proprie corde da tempo. La necessità di rivedere la normativa in materia di appalti era infatti diventata improcrastinabile e negli anni la stratificazione della disciplina ha generato caos interpretativo, oltre a costituire un freno allo sviluppo infrastrutturale e, in sostanza, un ostacolo alla piena realizzazione della concorrenza tra piccole e medie imprese. Avevamo dunque accolto con favore l'iniziativa di questa legge delega, riponendo su di essa speranze tangibili; una delega che peraltro risponde e si iscrive nella logica della semplificazione, così come declinata nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sarebbe dunque stata una buona occasione per mettere alla prova la nostra capacità di sintesi e di mettere a sistema le esigenze di tutti gli attori che operano nel settore degli appalti pubblici. Fratelli d'Italia l'aveva interpretata con questo spirito in Commissione, ritenendo fondamentale accogliere le suggestioni del mondo del pubblico, e voglio ringraziare per questo gli enti locali che, per il tramite delle associazioni di categoria, hanno saputo dare in audizione un grande contributo. Contestualmente, abbiamo inteso dare spazio - nelle nostre rielaborazioni - all'altrettanto fondamentale bagaglio esperienziale del settore privato, dell'ANAC, del mondo accademico e della magistratura, perché le diverse sensibilità che ai vari livelli operano nel quadro dell'evidenza pubblica avrebbero dovuto portare un contributo essenziale, proprio nell'ottica della semplificazione. Ebbene, il lavoro fatto da Fratelli d'Italia nella gestione dell'attività emendativa a questo disegno di legge è andato esattamente in questa direzione: abbiamo analizzato i contributi di tutti, traendone le dovute conseguenze e formulando le più opportune riflessioni. Tuttavia, le grandi aspettative di cui ci eravamo caricati sono rimaste deluse da un atteggiamento della maggioranza e soprattutto del Governo, che ha sostanzialmente tradito il senso stesso della delega, determinando un'occasione persa. Infatti, la prima criticità evidente di questa delega, che ci corre l'obbligo di sottolineare, è che lascia ampissimi spazi all'attività del legislatore delegato ed è chiaro che il provvedimento si sarebbe dovuto formulare in modo da indirizzare più compiutamente il Governo, che oggi così gode sostanzialmente di una delega in bianco. Con la nostra attività emendativa abbiamo tentato di mettere dei paletti al potere legislativo delegato, sia con riferimento a determinati principi che, ad esempio, abbiamo tentato di specificare, sia con riferimento alla modifica di taluni istituti. Abbiamo provveduto all'individuazione più compiuta delle esigenze di deburocratizzazione, già inserite nel disegno di legge, cercando di introdurre parametri di riferimento e inserendo ad esempio esplicitamente il rimando a principi ispiratori dei decreti emergenziali del 2020 e del 2021, che stanno producendo buoni frutti in termini di semplificazione. A questo è seguita la declinazione pratica del principio, con un riferimento all'auspicabile coinvolgimento dell'Autorità nazionale anticorruzione nel processo di semplificazione, in modo che potesse diventare parte attiva del procedimento di evidenza pubblica e che fossero garantite correttezza, trasparenza e legalità laddove appare necessario un contestuale alleggerimento delle procedure. Abbiamo tentato di far passare delle disposizioni che andassero davvero nel senso della facilitazione e della partecipazione alle gare d'appalto per le piccole e medie imprese. Ad esempio, l'emendamento 1.200, poi trasformato in ordine del giorno, avrebbe garantito che le imprese che vantano crediti certificati con le pubbliche amministrazioni non potessero essere escluse in caso di irregolarità fiscali non definitivamente accertate. Si tratta di contributi di buon senso, che vanno nella direzione che tutti si aspettavano. Anche quest'ultima evidenza, che è una battaglia di civiltà che impedirebbe allo Stato di comportarsi da tiranno nel momento di esigere i crediti e di essere indulgente invece con se stesso nel momento di pagare, è stata da questa maggioranza nei fatti rigettata. Non è una questione di poco conto, né un cavillo per tecnici, perché, quando le pubbliche amministrazioni non pagano alla scadenza, le prime imprese che vanno in sofferenza sono quelle che costituiscono il nerbo dell'economia italiana, le piccole e medie imprese, che non hanno sufficiente disponibilità finanziaria e rischiano di avere, a causa delle inadempienze delle stazioni appaltanti, gli accertamenti fiscali che le escludono poi dalle successive gare, come un furioso cane che si morde la coda: oltre al danno, anche la beffa. In materia di appalti pubblici, laddove sono pregiudicate le piccole e medie imprese, è lì che dilagano non solo e non tanto le grandi concentrazioni economiche, ma anche la grande criminalità organizzata. Con questa delega così ampia, signori, non si comprende la direzione che il Governo vuole prendere per il futuro per la definizione della disciplina in materia di appalti, che possiamo solo desumere dalla natura degli emendamenti che abbiamo presentato e che ci avete bocciato. Non è la direzione che ci piace, né quella che serve all'impresa italiana e di cui hanno bisogno le pubbliche amministrazioni per vedersi facilitato il lavoro. In conclusione, a Fratelli d'Italia premeva la revisione della disciplina in maniera organica, indirizzando il legislatore delegato e astringendolo a principi definiti, affinché fosse dato ossigeno alle imprese, strumenti agili alla committenza e garanzia di trasparenza e correttezza per la realizzazione di principi costituzionali di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione. A noi, colleghi, non pare che questo sia avvenuto e, per quanto confidiamo che i nostri intendimenti possano essere oggetto di dibattito alla Camera e possano trovare albergo nella stesura definitiva del provvedimento, oggi esprimeremo a malincuore su di esso un voto contrario: lo dico perché il clima che ho respirato e abbiamo vissuto con i colleghi della Commissione è stato davvero di totale armonia e li voglio ringraziare, a partire dai relatori. Abbiamo davvero lavorato insieme e li ringrazio per gli attestati di stima che abbiamo ricevuto anche in questa sede, che sono puntualmente ricambiati. Credo però - e lo dico a nome di tutto il Gruppo Fratelli d'Italia - che si stia perdendo una grande occasione. (Applausi) . MARGIOTTA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARGIOTTA (PD) . Signor Presidente, arriviamo in Assemblea a seguito di un importante lavoro fatto in Commissione, devo dire nel solco della migliore dinamica tra Parlamento e Governo, tra maggioranza e opposizione (sicché, come avete visto, è stato presentato solo un emendamento, peraltro trasformato in ordine del giorno), e di una larghissima convergenza su un testo molto differente, migliorato, come ha detto il vice ministro Bellanova, che ovviamente ringrazio per il lavoro che insieme abbiamo fatto, rispetto alla delega iniziale. Mi pare un buon esempio, di questi tempi, di come valorizzare le parole importanti che il presidente Mattarella ha detto a proposito del rapporto tra Governo e Parlamento. Di questo buon lavoro è assolutamente doveroso ringraziare i colleghi relatori Cioffi e Pergreffi (Applausi) , il Governo, come ho già fatto, nella persona del Vice Ministro e - riprendendo anche un suo passaggio - gli Uffici della nostra Commissione e l'Ufficio legislativo del Ministero. Aggiungo un'altra premessa, che mi sta molto a cuore per il ruolo che abbiamo svolto nella precedente legislatura, nella quale abbiamo approvato una riforma degli appalti, seguita, in particolar modo, dal ministro Delrio, che abbiamo votato e condiviso. Personalmente, su alcuni aspetti non ero del tutto d'accordo, però la dialettica che si è sviluppata tra coloro i quali ritenevano quella legge perfetta e immodificabile e coloro i quali la ritenevano, invece, quasi l'origine di tutti i mali è stata sbagliata: si trattava di una buona legge, che ha dato effetti positivi, ma naturalmente i rimaneggiamenti che ci sono stati nel corso degli anni successivi hanno reso importante e inevitabile mettere mano a una riforma più complessiva, che desse nuovamente vita a un disegno unitario e non frammentato. Per questo stiamo lavorando. L'altro mito da sfatare, come qualcuno ha detto oggi (e bisogna essere precisi su queste cose), è che questa riforma serve a far partire le opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza: non è affatto così. Per quanto riguarda il PNRR, abbiamo approvato qualche mese fa un decreto semplificazioni ad hoc per quel tipo di opere, così come per quelle del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC), che quindi possono essere appaltate e in gran parte sono state già avviate. Questa norma ha a che fare con il PNRR per un altro motivo, ossia perché l'Unione europea ci ha chiesto una serie di riforme di tipo strutturale e non contingente, che ci siamo impegnati a sviluppare e ad approvare in modo tale da essere in regola con gli impegni: la riforma degli appalti, quella del fisco e quella della giustizia. Grazie al lavoro che abbiamo fatto, saremo in grado di rispettare i tempi. Già il collega Astorre, in un bell'intervento, ha segnalato una serie di emendamenti del PD che sono stati recepiti, approvati e che hanno migliorato il disegno di legge. Abbiamo fatto un ottimo gioco di squadra, a partire ovviamente dalla presidente Malpezzi e dal collega D'Arienzo. Se dovessi sintetizzare con un'unica espressione il lavoro che abbiamo fatto, direi: semplificazione, efficienza e rapidità, ma nell'assoluto rispetto di trasparenza, sicurezza sul lavoro, diritti dei lavoratori e sostenibilità ambientale (un emendamento del collega Mirabelli in tal senso è stato assolutamente pregevole); insomma, direi la traduzione in pratica di un approccio autenticamente riformista o, almeno, di quello che noi del PD riteniamo essere il riformismo. Un emendamento particolarmente significativo, frutto del concerto tra Governo e Parlamento, è quello in materia di revisione dei prezzi, che dovrà obbligatoriamente essere sempre presente in bandi, avvisi e inviti, per essere utilizzato in particolari condizioni di natura oggettiva. Si pensi a quel che sta accadendo oggi con il rincaro dell'energia e dei materiali e alle gare: ultimamente ce n'è stata una importantissima a Roma che è andata deserta, perché le imprese trovano che quei prezzi non siano tali da consentire la partecipazione alle gare stesse. Certo non entrerà in vigore oggi, ma quando saranno stati approvati definitivamente la legge e i decreti attuativi; si tratta però di un segnale importante che diamo alle imprese, dicendo che ci stiamo pensando e a regime ci arriveremo. Di certo, invece, nei provvedimenti che stiamo esaminando in questi giorni (il terzo decreto-legge sostegni, come quello sulle bollette) dovremmo provare a dare una risposta immediata al mondo delle imprese, che non possono attendere la traduzione in pratica della legge delega. Perché il PNRR funzioni, certo sono importanti le leggi di semplificazione, i soldi (quelli prima di tutto) e la riforma e un rafforzamento della pubblica amministrazione, ma la quarta gamba è il mondo delle imprese e dell'economia di questo Paese, che non può arrivare alla meta moribondo, ma deve arrivarci in salute. Per questo, ce ne occuperemo anche nei decreti-legge in discussione. Abbiamo lavorato su questo versante, ma non abbiamo mai dimenticato le altre questioni per noi importantissime: la trasparenza e le misure a tutela dei lavoratori e quelle relative alla sostenibilità ambientale. Non potranno essere mai fatte gare al massimo ribasso, né essere effettuati ribassi sul costo della manodopera e sulla sicurezza dei lavoratori. Le gare in materia di servizi sociali e della ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica e, in genere, quelle di servizio ad alta intensità di manodopera non potranno mai essere assegnate con l'unico criterio del prezzo. Non possiamo pensare che nelle mense ospedaliere o in quelle scolastiche vinca chi offre il minor prezzo, a detrimento della qualità. Ritengo dunque che questo sia un paletto di sostanziale importanza, realizzato attraverso un nostro emendamento. Potrei continuare citando tutti gli altri emendamenti, non solo quelli del PD, ma anche di altri colleghi. Mi viene da citare quello proposto dal senatore D'Arienzo a proposito delle piccole e medie imprese, ma ci sono anche quelli presentati e approvati su spinta e stimolo degli altri Gruppi. Insomma, secondo me abbiamo fatto un egregio lavoro, migliorabile come tutti; il vice ministro Bellanova ci ha appena detto che la Camera ci potrà lavorare, perché non arriverà un testo blindato, e probabilmente torneremo anche noi ad occuparcene. In conclusione, signor Presidente, mi consenta di fare una notazione del tutto personale. Mi sono sempre occupato di questa materia nella mia vita parlamentare, prima alla Camera e poi al Senato, come anche sul versante della mia vita privata e professionale. Si tratta di una materia fluida, scivolosa, difficile da irreggimentare e che, visto che siamo in tema di anniversari, qualche volta a me fa venire in mente una bellissima canzone di Lucio Dalla, che a un certo punto dice che il pensiero è come l'oceano: non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare. Anche la materia dei lavori pubblici ha tante di quelle innovazioni che riuscire a comprimerla è complicato, devo dire con grande fortuna dei bravissimi avvocati che se ne occupano durante tutti i contenziosi. Noi non avevamo l'ardire e l'ambizione di irreggimentarla; abbiamo pensato, invece, di poterla valorizzare, ordinare e implementare in massima misura a vantaggio del Paese. Siamo contenti di poter dire che il Parlamento in tale direzione ha fatto la sua parte. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Margiotta, a proposto di Lucio Dalla, in relazione all'argomento a me è venuta in mente la canzone «L'anno che verrà», invece di quella da lei citata. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, speriamo che l'anno che verrà non ci porti un'ulteriore riforma del codice degli appalti, per cui speriamo che questa sia quella giusta. È evidente che il lavoro fatto dalla Commissione sulla delega - ricordo, infatti, che il lavoro è parlamentare, ossia sono i parlamentari che conferiscono la delega al Governo - nell'indirizzare e stabilire i principi, è stato molto importante ed efficace. In questo mi associo anche io ai ringraziamenti a tutti i membri della Commissione, ai relatori e alla Vice Ministra, perché siamo di fronte all'esempio del fatto che, se si riesce a ragionare seriamente sulle questioni, si avvia una modalità di collaborazione da cui tutti quanti possiamo trarre beneficio, soprattutto in un tema come quello degli appalti pubblici. Il senatore Margiotta sa che siamo intervenuti in questa materia svariate volte, tanto che, quando sento parlare di semplificazioni, non so mai bene se si tratta di ter , quater , eccetera. Speriamo questa volta di aver messo in campo - io ne sono fiduciosa - un lavoro organico. Tutti gli interventi, che spesso sono stati non sistematici, ma asistematici, hanno prodotto una selva e una stratificazione di norme su cui si è ingenerato un numero di contenziosi che non solo ha fatto la fortuna degli avvocati, ma ha certamente prodotto dei rallentamenti impossibili nella realizzazione delle opere pubbliche e anche molta confusione per le imprese, in particolare per le piccole e le medie, che molto spesso si sono trovate in una situazione di grande difficoltà nel comprendere le norme. La previsione di tale riforma è contenuta nel PNRR, che per noi è un punto assolutamente fondamentale, e l'approvazione finale del provvedimento è stata fissata esattamente al 31 dicembre 2021, con un mandato preciso che sono - appunto - regole organiche, semplificate e coerenti con il diritto comunitario, anche per evitare altri problemi di procedure di infrazione. Penso che il lavoro fatto realizza abbastanza questo scopo ed è ancor più importante perché riuscirà a risolvere alcuni problemi applicativi che si sono riscontrati a causa della stratificazione delle norme in questo settore. Penso che si possa finalmente dare ordine a un quadro giuridico del settore che attualmente è assolutamente poco organico e chiaro. Mettiamola così: la certezza del diritto è assolutamente fondamentale in ogni campo, ma in questo settore credo sia cruciale e indispensabile per poter favorire anche la ripresa economica. Possiamo inventare tutte le norme, i contributi e le opere che vogliamo. Ma, se non riusciamo a dare certezza su come si fanno le gare e si avviano le procedure, abbiamo davvero molta difficoltà. In questa delega, ancora una volta - e giustamente, perché è un punto cruciale - si dà l'indicazione della riduzione e della qualificazione delle stazioni appaltanti. Spero che questa sia la volta buona, perché l'elemento è assolutamente cruciale: lo abbiamo affrontato varie volte ed è ancor più importante e cruciale - ce ne accorgiamo tutti e la Vice Ministra lo sa, proprio per le funzioni che svolge - proprio per l'attuazione del PNRR. Noi abbiamo un problema di qualificazione, in generale, della pubblica amministrazione e anche di capacità progettuale, di chiarezza dei progetti e di indicazione. Nel disegno di legge di delega sono stati stabiliti dei principi - a mio avviso -assolutamente fondamentali, come l'assoluta inderogabilità delle misure a tutela del lavoro, della sicurezza e del contrasto al lavoro irregolare, quindi a tutela della legalità e della trasparenza. Una ripresa economica sana - a mio avviso - può avvenire solo e unicamente se è ben chiaro il quadro di legalità e di trasparenza in cui ci si muove. Solo in questo modo verrebbero coinvolti anche i soggetti che sono fuori dalle cordate, ma che magari avrebbero la possibilità di mettere in campo il loro know how . Noi abbiamo tante piccole e medie imprese che hanno grandi possibilità, ma che spesso sono rimaste tagliate fuori a causa della mancanza di trasparenza nella gestione degli appalti. Le altre questioni che sono state - a mio avviso giustamente - inserite tra i principi fondanti sono quelle relative alla concorrenzialità, alla non discriminazione, oltre che, ovviamente, alla economicità e imparzialità. Un altro aspetto che a me sta molto a cuore riguarda il fatto che saranno introdotti vincoli volti a garantire il rispetto dei cosiddetti CAM, cioè i criteri ambientali minimi, che sono un elemento non di rallentamento, ma di forte qualificazione nel campo dell'innovazione verde e anche della capacità di avere contratti e opere all'altezza delle necessità. Vi è un'indicazione molto chiara relativamente al sistema di rendicontazione degli obiettivi energetici ambientali. Un altro elemento che saluto con grande favore è relativo alla necessità di promuovere la stabilità occupazionale, l'applicazione del contratto nazionale del lavoro e soprattutto la garanzia delle stesse tutele economiche e normative anche per i lavoratori in subappalto. Questo è stato un altro degli elementi su cui noi abbiamo lavorato molto e che costituisce davvero una garanzia importante per i dipendenti dell'appaltatore. È una norma contro il lavoro irregolare. Sono previsti la facoltà e l'obbligo, tra l'altro, per le stazioni appaltanti di inserire nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti tutte le specifiche clausole sociali. Inoltre, l'utilizzo del massimo ribasso è assolutamente escluso se non con delle tipizzazioni molto precise, con l'esclusione di alcuni settori. Ha fatto bene il collega Margiotta a dare enfasi a questo aspetto, perché riguarda alcuni settori come i servizi sociali, la ristorazione ospedaliera, il settore assistenziale e scolastico e quelli ad alta intensità di manodopera in cui non può esserci solo il criterio del prezzo, ma deve esserci la qualità, perché si tratta di servizi nei confronti dei cittadini. Così come è importante l'aver inserito il divieto di proroga dei contratti in concessione. Potrei indicare ancora moltissimi altri elementi. Forse nel corso dell'attuale legislatura non è avvenuto spesso, ma nelle passate legislature abbiamo approvato molte leggi delega e poi abbiamo visto che nei decreti legislativi le deleghe e i principi direttivi che dava il Parlamento non sempre sono stati rispettati. Noi contiamo - e lo dico al Governo - non solo di vedere presto i decreti legislativi, perché è assolutamente importante che siano subito portati all'attenzione del Parlamento, ma anche che questa volta, proprio in omaggio e in coerenza con il buon lavoro che è stato svolto dal Senato - e mi auguro anche dalla Camera - questi principi siano adeguatamente implementati e rispettati nei decreti legislativi. Per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole del Gruppo Liberi e Uguali - Ecosolidali. (Applausi) . MALLEGNI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare i colleghi della Commissione e il vice ministro Bellanova, con la quale abbiamo lavorato in queste settimane per licenziare un provvedimento importante. È una legge delega e, quindi, torneremo ad esprimere dei pareri, ovviamente, ma l'indirizzo del Parlamento è fondamentale ed è quello su cui abbiamo voluto fissare la nostra attenzione. Prima ci siamo dati, delle regole. Le regole sono che il Parlamento dà degli indirizzi, che poi dibatte al proprio interno, all'interno della Commissione, che rappresenta, quindi, tutti i Gruppi parlamentari. Il primo obiettivo era quello di capire se c'era la volontà, se c'era l'intento di trovare una sintesi, una soluzione che andasse nell'interesse generale. Ora, ogni tanto a noi parlamentari viene la smania di piantumare le bandierine, quasi come succede con gli ombrelloni per i balneari, per citare un argomento di questi giorni, che conosco peraltro molto bene. Ora, a partire da una iniziale e giusta presentazione di emendamenti dei vari Gruppi parlamentari, vi è stato subito il pensiero di fissare degli obiettivi che scaturivano da necessità oggettive. C'era il problema della rapidità degli appalti; c'era il problema cogente dei prezzi, che stanno lievitando ininterrottamente. Non sarà certo la legge delega a risolverlo. Si tratta di un altro argomento, che verte anche sulla questione dell'energia e delle materie prime; un tema che coinvolge tutti e che sta avendo dei risvolti allucinanti. Mi rivolgo al Governo, che però lo sa bene. Attenzione: ci sarà il problema non di come spenderemo i soldi, ma un altro: se le imprese accettano oggi di fare dei lavori che faranno poi domani, quando la variazione dei prezzi sarà davvero ampia, qualcuno si preoccuperà e penserà che forse sarà meglio non eseguirli. Come qualcuno ha detto, se abbiamo già fatto degli accordi quadro, magari due anni fa, vuol dire che, anziché fare 200 chilometri di asfalto, ne realizzeremo 80. Questo è un tema su cui il Governo, nella attuazione della delega, deve porre l'attenzione. Noi abbiamo inserito la logica, importantissima, dell'aggiornamento prezzi. Abbiamo previsto una serie di elementi perché l'aggiornamento dei prezzi potesse essere conseguente all'aumento dei prezzi, ma non possiamo infinitamente seguire questo filone. Una volta fissato il concetto che il Parlamento aveva il diritto e la necessità di esprimere un punto di vista e di dare indirizzi chiari al Governo, abbiamo parlato col Governo, che ha accolto questo punto di vista. Ogni tanto bisogna spingere un po' di più e ogni tanto spingere un po' di meno. Il vice ministro Bellanova, che è politica di lungo corso, queste cose le capisce al volo. Magari, la tecnicità di qualche Dicastero delle volte è un po' restia a comprendere che c'è un Parlamento, eletto dai cittadini, che ha la necessità di esprimere un punto di vista. Ma, grazie all'impegno di tutti, siamo arrivati a un'intesa. E voglio ringraziare anche il ministro Giovannini, che ha colto sempre questa necessità. E che risultato abbiamo portato a casa, non per noi, dal momento che questo è un intervento corale? Abbiamo portato a casa la revisione dei prezzi. Abbiamo portato a casa un risultato che fino a oggi pensavamo impossibile e per il quale devo ringraziare l'intuizione del relatore Cioffi. Io definivo l'argomento come la necessità di coinvolgere le imprese del territorio nei lavori che si sviluppano sul territorio. L'uomo, più acculturato e di mestiere, ci ha suggerito la definizione di small business act , che è conseguentemente il concetto della direttiva europea che tiene conto della territorialità delle piccole e medie imprese. E abbiamo centrato anche questo obiettivo importante. L'altra questione è il sorteggio. Se ricordate, qualche anno fa per effettuare la scelta si sorteggiava. A un certo punto, in una gara regionale si tirò fuori il secondo numero estratto sulla ruota di Bari per scegliere l'impresa, perché così era previsto in una delibera della Giunta regionale pugliese. Ebbene, questo concetto ormai l'abbiamo superato, perché abbiamo tolto di mezzo il sorteggio nella scelta delle imprese. Guardate che è un fatto epocale e solo insieme potevamo riuscirci. Cito inoltre la scelta di prodotti nazionali, con una percentuale massima di prodotti di Stati terzi, e quindi la nazionalità di quello che facciamo: le piccole imprese, il territorio, la revisione dei prezzi, i nostri prodotti. Le coperture assicurative per i professionisti sono un altro elemento importante: se fai l'ingegnere, il geometra o l'architetto, come allunghi la penna subito qualcuno ti dà una botta sulla mano, perché pagherai personalmente per te, i figli, i nipoti, i cugini e gli zii. L'introduzione di tali coperture è un fatto veramente importante. Le fideiussioni a scalare sono una cosa incredibile. Se uno faceva un appalto da 10 milioni, rimaneva impegnato, nonostante gli stati di avanzamento, per 10 milioni fino alla fine dell'opera: una follia che significava impedire all'impresa di andare avanti su altri lavori, perché magari il castelletto che aveva l'impresa non era sufficiente per coprire l'impegno fideiussorio. Si tratta quindi di un altro elemento epocale che le imprese aspettavano. I pagamenti e il massimo ribasso: a tale proposito il concetto per me dovrebbe essere totalitario e offerta economicamente più vantaggiosa. Non è possibile che il ribasso fine a se stesso sia la strada maestra per un Paese che punta sulla qualità (Applausi) . È un'assurdità. E la modifica l'abbiamo inserita trovando un compromesso. Una cosa che abbiamo apprezzato fino in fondo è stata quella riguardante il Consiglio di Stato. Siamo tutti d'accordo che non siamo d'accordo (Applausi) . Non siamo proprio d'accordo. Signor Vice Ministro, sta quindi a lei il compito di trasmettere il fatto che siamo d'accordo perché non siamo d'accordo. Nonostante abbiamo portato in porto il provvedimento rimodulando l'emendamento e cercando di annacquarlo un po', riteniamo che le decisioni le debbano prendere il Governo e il Parlamento e non debba essere un tecnicismo a condizionare le scelte sui lavori pubblici, sugli appalti e sulla vita istituzionale di questo Paese. Non siamo stati d'accordo, ma siamo sicuri che troveremo una soluzione. C'è ancora il passaggio presso la Camera dei deputati, signor Vice Ministro, e quindi chissà cosa succederà. Noi siamo a disposizione per trovare un accomodamento, in ogni caso. Forza Italia vota convintamente il provvedimento in esame perché rispecchia un punto di vista che portiamo avanti da vent'anni e che con questa approvazione probabilmente va nella direzione giusta. Quindi, grazie a tutti e buon lavoro. (Applausi) . FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio anch'io, ovviamente, i relatori, la senatrice Pergreffi e il senatore Cioffi, tutta l'8 a Commissione che si è impegnata in questo provvedimento abbastanza particolare e adesso spiegherò anche il perché. Quella del codice dei contratti è una storia tutta da scrivere ed è una storia infinita. Il codice dei contratti, quello di cui stiamo parlando e di cui parliamo quasi quotidianamente, è riferibile al decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50. Il codice si era reso necessario perché era uno strumento che doveva recepire le direttive europee nn. 23, 24 e 25 del 2014. E l'obiettivo finale era quello di garantire valori fondamentali come la flessibilità, la trasparenza, la prevenzione della corruzione, delle infiltrazioni della criminalità organizzata, introducendo - rispetto alle direttive europee - ulteriori strumenti e anche istituti inediti improntati a un maggior rigore, senza però cadere nel gold plating , la pratica di introdurre livelli di regolazioni superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive. Questo codice, pertanto, andava a sostituire un decreto del Presidente della Repubblica del 2010 che utilizzava un insieme di linee guida chiamate soft law. Questo cambio di approccio aveva lo scopo di garantire una maggiore semplicità e una maggiore snellezza. Era l'obiettivo che doveva essere raggiunto. In effetti, però, questo obiettivo non fu mai raggiunto, perché nel tempo, invece di adattarsi alle direttive europee, il Parlamento riuscì, con una legge del 28 gennaio 2016, la n. 11, recante deleghe al Governo per l'attuazione delle direttive nn. 23, 24 e 25 del 2014, a mettere in campo la legge delega e due mesi dopo partorì il decreto legislativo n. 50 del 18 aprile 2016. Oggi ci troviamo nella stessa identica situazione. Nel 2016 prima di tutto il decreto a priori , quello portante, il decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010 venne sostituito con quello del 2016, che doveva recepire queste direttive. Dal 2014, queste direttive non sono ancora state recepite, nonostante ci sia stata un'attività legislativa tesa alla semplificazione e al riallineamento di queste procedure che non è mai avvenuta. Siamo nel 2022 e siamo di nuovo qui con una legge delega che deve recepire le famose direttive del 2014. Questo lo dico per chiarezza, perché qualcuno magari ha una visione del codice come di un compendio normativo finalizzato esclusivamente ad alleggerire, semplificare e rendere chiare le normative che regolano i contratti e gli appalti pubblici. In realtà, noi - e dico noi in generale - avremmo potuto dare attuazione e riallineare tutta la normativa riferibile al tema - riportandoci alla normativa europea rispetto alla quale altri Paesi sono molto più avanti di noi dal 2014 - proponendo, magari, uno strumento che, oltre a recepire, poteva fare un passo in più e arrivare alla condizione di rivedere quello che è il compendio normativo stesso, in modo tale da offrire agli operatori e a coloro che fanno uso quotidianamente di questo codice uno strumento veramente efficace e soprattutto immediato. Perché lo dico, Ministro, ringraziandola per il suo intervento fondamentale? Il lavoro che è stato fatto per questa delega è volto a declinare principi e regole che si trascinano da molti anni. Sono regole che avrebbero dovuto trovare la loro attuazione già precedentemente. Se oggi chiediamo a qualcuno come usa il codice, sa che una parte è stata sospesa per l'intervento del provvedimento sblocca cantieri (solo fino al sotto soglia); poi si è andati in deroga ed è intervenuta un'altra cosa; per cui a spizzichi e bocconi si è smantellato anche l'impianto di questa normativa al punto tale che si è creata una condizione di confusione impressionante. Il provvedimento al nostro esame declina una serie di criteri fondamentali, ma - attenzione! - manca un pezzo, per non trovarsi nella stessa situazione che abbiamo già vissuto. Se, dopo l'approvazione di questo provvedimento, non verranno emanati i decreti attuativi, questo regolamento, con tutto lo sforzo e il lavoro che è stato fatto dalle Commissioni, resterà qui. C'è poco tempo, colleghi, perché i criteri in esso contenuti dovranno andare a supportare il lavoro del PNRR, che sta arrivando. In più, abbiamo da affrontare il caro prezzi delle materie prime; una guerra che è quasi dentro casa, e non più alle porte; una situazione sociale difficilissima; un concetto di pace che si sta allontanando. Se vogliamo essere operativi e veramente diretti - lo chiedo al Governo - non succeda quello che è accaduto nel 2016, quando dovevamo allinearci alle direttive del 2014; non succeda di nuovo. Nel 2022 siamo ancora qui a riallinearci a vecchie situazioni che non sono state prese in considerazione: è l'ultima chance che abbiamo. Dopodiché, le nostre imprese, i nostri operatori, tutti i soggetti interessati da queste misure si troveranno nelle condizioni di non poter essere operativi. E non essere operativi, in costanza di situazioni così drammatiche, significa non dare la possibilità all'Italia di riprendersi e di attuare quello per cui noi abbiamo lavorato tutti insieme, che abbiamo approvato e che comunque rappresenta un «debito» per le nostri future generazioni, ovvero il PNRR. Il lavoro è stato fatto scegliendo un provvedimento diverso, molto più limitante. Ora tocca al Governo recepirlo in breve tempo attraverso l'emanazione dei relativi decreti attuativi e dare la possibilità di allinearci come tutti i Paesi a una normativa di snellimento europea che dovevamo già avere. Questo è fondamentale. Riproponendo i ringraziamenti, dichiariamo il nostro voto favorevole al provvedimento, nella speranza di non dover presentare un'interrogazione o una mozione al riguardo o, peggio ancora, di leggere i giornali per sentirci dire che è una scatola vuota. (Applausi) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,40) SANTILLO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, componenti del Governo, Ministro - arrivato giusto in tempo per la mia dichiarazione di voto - nell'annunciare favorevolmente il parere del MoVimento 5 Stelle al provvedimento al nostro esame, devo dire però a tutti i miei colleghi che noi oggi siamo qui impegnati per dare un segnale concreto al Governo: è possibile superare il solo ricorso alla decretazione d'urgenza. (Applausi) . In un provvedimento difficile come quello sul codice dei contratti, noi in Commissione siamo stati capaci di trovare una convergenza molto larga e trasversale. Ciò sta a significare che, quando al centro del dibattito ci sono gli interessi dei cittadini, è possibile tranquillamente andare oltre le problematiche che esistono tra di noi, pur partendo da visioni originate in contesti molto diversi, come diceva prima il senatore Mallegni. Si privilegia l'offerta economicamente più vantaggiosa, quando invece noi vorremmo privilegiare altro, contestualizzando la modalità di aggiudicazione. La legge delega risulta frammentata nel tempo e disarticolata. Ricordiamo che siamo partiti con la legge Lanza del 1865, centosessanta anni fa. Bastasse solo quello. Dobbiamo anche recepire la normativa europea e, quindi, la complessità aumenta talmente tanto che gli operatori del settore hanno estrema difficoltà a rincorrere le modifiche del codice degli appalti. E questo ci sembra molto chiaro. È però anche vero che l'Italia, a differenza di altri Paesi, ha un riconoscimento storico nella qualità delle sue maestranze edili. In Italia noi facciamo impresa di costruzione. Nel resto del mondo l'obiettivo delle costruzioni viene perseguito soprattutto attraverso società di finanza, e ciò non ci convince. Tornando alla prima legge quadro sui lavori pubblici, la legge n. 109 del 1994, cosiddetta legge Merloni, il problema - speriamo non si ripeta oggi - era relativo all'uscita del regolamento attuativo che - secondo quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 554 del 1999 - impiegava cinque anni per uscire. Passiamo poi al decreto ministeriale n. 145 del 2000 e al decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000, la nuova legge sui lavori pubblici, il decreto legislativo n. 163 del 2006. Ci vollero quattro anni per un decreto attuativo, il decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010. Veniamo quindi all'ultima legge quadro, il decreto legislativo n. 50 del 2016, i cui regolamenti attuativi si sono persi nel nulla. È questo il problema del fallimento di quel codice. (Applausi) . È soltanto questo. Per tale motivo noi abbiamo dovuto incidere sulla materia durante il corso di questa legislatura, cari colleghi, a iniziare con il decreto-legge Genova. Con il cosiddetto sblocca cantieri abbiamo fatto qualcosa di formidabile. Oggi cambiamo l'aggettivo, lo spostiamo da più basso o, al massimo, se parliamo di prezzo oppure di ribasso. È però anche vero che noi dobbiamo cercare di agevolare procedure tarate in base all'obiettivo da perseguire. Se quell'obiettivo ha una tecnologia molto convincente, allora è premiante - come diceva il senatore Mallegni - l'offerta economicamente vantaggiosa. Altrimenti - come avvenuto con lo sblocca-cantieri - finalmente il prezzo più basso ce lo siamo messi alle spalle definitivamente, nominando finalmente il prezzo più congruo. (Applausi) . Siamo poi arrivati alla fine a intervenire con il decreto-legge semplificazioni nel corso dell'anno 2020, praticamente ieri. Ora però è il momento di accelerare la normativa sui lavori perché stanno arrivando i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono fondi preziosi che ci aspettano. In Commissione con i Gruppi parlamentari abbiamo posto l'accento sull'accelerazione dell'attuazione dei lavori pubblici. Attenzione: attuazione. Cerchiamo di superare il concetto della mera realizzazione. Per realizzare un intervento bisogna partire dalla pianificazione, dalla programmazione, dalla progettazione; poi ci sono la gara, l'affidamento, l'inizio dei lavori, la realizzazione, la manutenzione, il collaudo e infine la gestione dell'opera. Nel presente disegno di legge delega abbiamo quindi deciso di intervenire fortemente proprio nelle fasi che anticipano la realizzazione dei lavori, e cioè in quelle della progettazione e di affidamento dei lavori. Certo, si stima che con il PNRR siano 100 i miliardi che verranno appaltati. Adesso però il Governo deve avere il coraggio di gettare il cuore oltre l'ostacolo, perché oltre a quei lavori pubblici ci sono centinaia di miliardi di lavori edili privati. Al riguardo, in Commissione stiamo discutendo di un disegno di legge per la delega al Governo sul riordino di tutta la normativa sulle costruzioni. Vorrei ricordare a tutti che il settore dei lavori edili contribuisce per un terzo all'incremento del PIL annuale dell'Italia. Nel disegno di legge delega noi avremmo voluto toccare anche altri temi, altri aspetti; ad esempio, avevamo pensato di distinguere nettamente la regolamentazione tra lavori pubblici, servizi e forniture, perché sono argomenti troppo diversi per essere trattati in maniera univoca. Spero che il Governo lo possa fare attraverso i regolamenti attuativi. Volevamo proteggere maggiormente i subappaltatori: sentiamo parlare di crisi di impresa ma, quando l'appaltatore principale ha una crisi o fallisce o ha dei problemi economici e non ha avuto ancora i soldi da parte dello Stato, proponevamo di far subentrare lo Stato a sostegno di quel fornitore o di quel subappaltatore. Allo stesso modo, volevamo agevolare la procedura di aggiudicazione con il criterio della media delle offerte, col metodo anti turbativa e con la disciplina del taglio delle ali. Volevamo inoltre privilegiare, con i dignitosi compensi che sono dovuti, le consulenze esterne quando le pubbliche amministrazioni non ce la fanno a progettare. Per noi, infatti, la progettazione è cruciale e centrale nell'ambito dei lavori pubblici, ma la regia deve essere in capo alla pubblica amministrazione. Per fare questo non sono disponibili tante risorse umane e, quindi, è fondamentale rivolgersi a risorse esterne competenti, quelle che il mondo ci invidia, attraverso una somma che poteva essere allocata all'interno del quadro economico. Non è stato così. Ma vi diciamo che non smetteremo di combattere su questi temi, perché non ci arrendiamo. (Applausi) . Grazie alla presenza del MoVimento 5 stelle all'interno di questa variegata maggioranza abbiamo fatto tante cose buone nel presente disegno di legge delega, a partire dalla tutela dei lavoratori in cantiere - piangiamo tante morti bianche - e anche per il compenso che deve essere garantito a queste persone che lavorano dalla mattina alla sera e sostengono degli sforzi enormi, certe volte lontano dalle proprie case. Abbiamo escluso dalle somme previste dal ribasso di gara gli importi relativi ai costi per la manodopera e la sicurezza. (Applausi) . Ci siamo occupati della tutela delle imprese, delle piccole e medie imprese, prevedendo la suddivisione in lotti con criteri qualitativi e quantitativi, e meno male che lo abbiamo fatto. Inoltre, abbiamo anche protetto le risorse interne alla pubblica amministrazione: abbiamo fatto benissimo, perché tanti ingegneri, architetti, geometri e geologi vorrebbero progettare, ma temono e si chiedono chi li protegge nel caso di un errore progettuale. Per questo abbiamo inserito una polizza assicurativa a carico dell'amministrazione appaltante, quindi a carico dell'ente pubblico, che copre i rischi professionali del professionista. Abbiamo garantito la centralità di questo Parlamento. Come è stato detto da tanti colleghi che mi hanno preceduto, il Governo deve ascoltarci. Noi porremmo delle condizioni, se servono. Se il Governo non le vuole accettare, ci deve venire a spiegare il perché. (Applausi) . Mi sembra veramente una presa di posizione importante da parte di questo Parlamento, troppe volte tartassato e superato da decreti-legge. Infine, forse uno dei punti più importanti - sicuramente lo è per me - riguarda il perseguimento della transizione ecologica. Abbiamo detto chiaro e tondo che negli appalti bisogna rendicontare l'obiettivo energetico ambientale e che vi è l'obbligo di inserire i criteri ambientali minimi. Questo è un passo chiaro, certificato, messo nero su bianco, nel senso della transizione ecologica. Colleghi, adesso dobbiamo sostenere un ultimo sforzo facendo in modo che questa normativa sia il più possibile stabile e strutturata nel tempo. Bisogna intervenire poco o niente. Bisogna lasciare che gli operatori del settore possano organizzarsi al meglio per fare - e bene - queste opere. Pertanto, siamo sicuri che dobbiamo unirci tutti insieme per vincere la sfida del Piano Nazionale di ripresa e resilienza. Per tali motivi, preannuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle al provvedimento in esame. (Applausi) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BONINO (Misto-+Eu-Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà, senatrice Bonino. Visto che oggi è il suo compleanno, la Presidenza le fa gli auguri, sicuramente condivisi da tutto il Senato. (Applausi) . BONINO (Misto-+Eu-Az) . La ringrazio, signor Presidente e colleghi. Mi spiace contraddirla, signor Presidente, ma gli anni sono non settantaquattro, ma quarantasette. (Applausi) . PRESIDENTE. Non avevo dato alcun numero, senatrice. BONINO (Misto-+Eu-Az) . In un Paese, dove una mia amica dice che non si studia la matematica, succede anche questo. Vorrei informarvi che ieri la Commissione per i diritti umani del Senato, con l'adesione della Commissione affari esteri e del gruppo senatrici solidali con le donne afghane, ha promosso in Senato l'incontro con Shaharzad Akbar, che è fuggita il 15 agosto scorso, prendendo l'ultimo aereo possibile, da Kabul e oggi vive in esilio a Londra e fa un tour per aiutarci a non dimenticare. Viaggia con un marito e un bambino, è incinta di sette mesi - quindi che fatica sopporta - e oggi è a Milano, per poi essere a Venezia. Ha molto apprezzato la solidarietà che ha trovato in Italia. Credo che dovremmo ascoltare gli uomini e le donne della diaspora, che ovviamente - come potete immaginare - sono in una situazione piuttosto difficile. Vi ringrazio ancora per gli auguri. Sarei più contenta fossero dieci anni di meno, ma la vita va così. (Applausi) . Capiterà anche a voi, non vi preoccupate. Non siate invidiosi perché vi capiterà e, quindi, preparatevi. (Applausi) . PRESIDENTE. Grazie, senatrice Bonino, e ancora auguri per i suoi quarantasette anni. ABATE (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ABATE (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, prendo la parola per portare in quest'autorevole Aula la voce dei pescatori della storica marineria di Marina di Schiavonea, nella mia città, Corigliano-Rossano. Porto anche la voce dei pescatori di Cariati, Crucoli, Cirò Marina e Crotone e di tutti i pescatori calabresi e italiani. Raramente i pescatori chiedono o si fermano. Loro, il popolo del mare, sono abituati alle difficoltà e alle tempeste, quindi se in questi giorni si sono fermati e manifestano è per una ragione sacrosanta. L'aumento esponenziale del carburante non consente più ai pescatori italiani di uscire in mare, come si dice in gergo, attendere e proseguire la loro attività che costituisce il primo anello fondamentale di un'importante filiera per tutta l'economia nazionale e che dà lavoro a tantissime famiglie. Gli armatori non ce la fanno più a sostenere le spese del gasolio, che è aumentato quasi del 60 per cento, e andare a pescare in questo momento accumulerebbe solo debiti e non guadagni. Tutto questo ha come conseguenza la perdita di reddito di tante e tante famiglie. E allora, presidente Draghi, ascolti le ragioni e le esigenze dei pescatori e le sostenga con strumenti che lei, grande esperto di economia e finanza, saprà ben trovare, saprà ben definire, e saprà ben aiutare, con tali strumenti, i pescatori che in questo momento invocano aiuto. Pensi ad un necessario scostamento di bilancio se è il caso, perché siamo in una situazione estrema, siamo in guerra, in un momento in cui aumenta il prezzo delle materie prime. Al ministro Patuanelli e al sottosegretario con delega alla pesca Battistoni dico di non girare più la testa come sta avvenendo in questi ultimi tempi: difendete e sostenete i pescatori nella loro legittima e seria richiesta d'aiuto. I pescatori, con la dignità e la riservatezza che li ha sempre contraddistinti, non possono e non devono essere abbandonati a se stessi. Mi auguro che presto ci saranno riscontri positivi per rivedere i nostri pescherecci solcare di nuovo il mare. (Applausi) . GAUDIANO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GAUDIANO (M5S) . Signor Presidente, un ennesimo femminicidio ha macchiato di rosso le pagine di cronaca di questi giorni, a Pontecagnano, in provincia di Salerno. Questa volta la vittima si chiamava Anna Borsa e aveva appena trent'anni. Stava lavorando Anna, nella parrucchieria dove era impiegata, quando il suo assassino l'ha raggiunta e le ha sparato a sangue freddo un colpo alla tempia. La giovane donna è morta immediatamente e in un attimo tutti i suoi sogni sono stati spazzati via. Ancora una volta ad uccidere è un ex fidanzato che non accetta la fine della relazione. Ancora una volta ad uccidere le donne sono uomini che hanno bisogno di imporsi con la violenza, uomini che dicono di amarle e invece le ammazzano. I casi di violenza sulle donne in Italia raggiungono ancora numeri allarmanti. Questo Parlamento ha dato, nel 2019, un importante segnale con l'approvazione del codice rosso, ma purtroppo non è abbastanza. Sono ancora troppi i casi in cui le donne non sono libere di compiere le proprie scelte senza temere per la propria vita. Non dobbiamo vergognarci nell'ammettere che in questo Paese le donne sono ancora troppo spesso relegate a ruoli subalterni e che fino a pochi decenni fa era la normalità. Dobbiamo riconoscere i limiti della nostra società per poterli superare. Gli uomini per primi devono essere al fianco delle donne perché si possa davvero sperare nel cambiamento. Dobbiamo intervenire per affrontare il problema alla radice ed educare gli uomini affinché rispettino le donne. Ognuno di noi deve farsi carico del dolore che la violenza genera, perché il male che affrontiamo è un male sociale, un male profondo che affonda le sue radici nella nostra cultura ancora troppo maschilista. Lo dobbiamo alle vittime incolpevoli, alle loro famiglie, alle comunità sconvolte dalla brutalità di questi gesti a cui oggi rivolgo tutta la mia commozione e il mio cordoglio. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella condanna unanime della sanguinosa guerra in Ucraina, scatenata dall'aggressione delle forze sovietiche, voglio ringraziare l'intera collettività del nostro Paese, che ancora una volta sta dimostrando il suo profondo spirito di solidarietà ed il suo forte senso umanitario Open Arms : a braccia aperte. Esso rappresenta, in questa come in tantissime altre occasioni, la dimostrazione evidente che il popolo italiano ha uno spirito comunitario e solidale verso chi è in difficoltà e ha bisogno di aiuti concreti, di una mano tesa, al di là delle diverse posizioni o dei differenti modi di interpretare la crisi in Ucraina. La guerra di aggressione non ha colore politico o convinzione religiosa. Va sempre, ovunque e comunque condannata, senza se e senza ma. Rappresenta la negazione della stessa natura umana. A braccia aperte, con l'animo gonfio di dolore, si sono moltiplicate le iniziative spontanee di associazioni solidali, di singoli cittadini, di intere famiglie, di attività commerciali, con l'invio di prodotti alimentari, farmaci, mezzi di prima necessità, coperte, vestiario per aiutare la popolazione civile, bambini, donne e anziani, vittime innocenti di una guerra che non volevano, ma di cui pagano le conseguenze più drammatiche. Lo spirito comunitario e il rispetto della vita umana certamente non si possono fermare solo a tutto ciò. Solidarietà senza frontiere: ecco il profondo spirito solidale, l'accoglienza dei profughi nelle nostre città, nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità. Esseri umani indifesi che, stremati dalla stanchezza, dai digiuni, dalle sofferenze fisiche, con i cuori affranti dal distacco dei loro affetti, dai loro cari e dagli orrori della guerra, che li ha costretti a fuggire dalla loro terra natia, sono già nel nostro Paese; e tanti altri ne stanno arrivando, come d'altronde negli altri Paesi europei. Si calcola che, allo stato, sono circa due milioni i profughi già fuggiti dall'Ucraina che brucia. Gli orrori della guerra, il dolore di chi soffre, le violenze sui loro corpi, gli sguardi impauriti rappresentano un dramma epocale per tutti noi. Questa tregua occorre affrontarla tutti insieme, con profondo spirito di solidarietà, che va oltre il singolo cittadino, ma anche oltre la singola comunità o il singolo Paese. Dobbiamo tendere una mano a chi chiede aiuto. Questo è lo spirito, profondamente cristiano, umanitario e anche veramente europeista. Il nostro animo triste e addolorato deve reagire e aprirsi, superando confini geografici e barriere culturali. Apriamo i corridoi umanitari veri, per salvare vittime innocenti. La voce del dialogo sia più forte del crepitio delle mitraglie e dello scoppio delle bombe. Non più carnefici e vittime, ma una tregua immediata per avviare un dialogo vero di pace. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Mautone, nel ringraziarla per il suo intervento, che condivido integralmente, voglio solo segnalarle che, all'inizio, c'è stato un piccolo refuso. Ha parlato di aggressione delle forze sovietiche. Per quanto Putin ricalchi le invasioni in Ungheria e a Praga, proprio sovietico non lo si può definire. (Commenti del senatore Mautone). Mi sembra che abbia detto "sovietiche". Riascolterà l'intervento e, se mi sono sbagliato, è colpa mia. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 15 marzo 2022 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 15 marzo, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 18,05) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Delega al Governo in materia di contratti pubblici (2330) ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 1. (Delega al Governo in materia di contratti pubblici) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti la disciplina dei contratti pubblici, anche al fine di adeguarla al diritto europeo e ai princìpi espressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, interne e sovranazionali, e di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, nonché al fine di evitare l'avvio di procedure di infrazione da parte della Commissione europea e di giungere alla risoluzione delle procedure avviate. 2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) perseguimento di obiettivi di stretta aderenza alle direttive europee, mediante l'introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione corrispondenti a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse, ferma rimanendo l'inderogabilità delle misure a tutela del lavoro, della sicurezza, del contrasto al lavoro irregolare, della legalità e della trasparenza, al fine di assicurare l'apertura alla concorrenza e al confronto competitivo fra gli operatori dei mercati dei lavori, dei servizi e delle forniture, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese, tenendo conto delle specificità dei contratti nel settore dei beni culturali, anche con riferimento alla fase esecutiva, nonché di assicurare la riduzione e la razionalizzazione delle norme in materia di contratti pubblici, con ridefinizione del regime della disciplina secondaria, in relazione alle diverse tipologie di contratti pubblici, ove necessario; b) ridefinizione e rafforzamento della disciplina in materia di qualificazione delle stazioni appaltanti, afferenti ai settori ordinari e ai settori speciali, al fine di conseguire la loro riduzione numerica, nonché l'accorpamento e la riorganizzazione delle stesse, anche mediante l'introduzione di incentivi all'utilizzo delle centrali di committenza e delle stazioni appaltanti ausiliarie per l'espletamento delle gare pubbliche; definizione delle modalità di monitoraggio dell'accorpamento e della riorganizzazione delle stazioni appaltanti; potenziamento della qualificazione e della specializzazione del personale operante nelle stazioni appaltanti, anche mediante la previsione di specifici percorsi di formazione, con particolare riferimento alle stazioni uniche appaltanti e alle centrali di committenza che operano a servizio degli enti locali; c) previsione, al fine di favorire la partecipazione da parte delle micro e piccole imprese, della possibilità di procedere alla suddivisione degli appalti in lotti sulla base di criteri qualitativi o quantitativi, nonché del divieto di accorpamento artificioso dei lotti, in coerenza con i princìpi dello Small Business Act , di cui alla comunicazione della Commissione europea (COM(2008) 394 definitivo), del 25 giugno 2008, anche al fine di valorizzare le imprese di prossimità; d) semplificazione della disciplina applicabile ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di rilevanza europea, nel rispetto dei princìpi di pubblicità, di trasparenza, di concorrenzialità, di non discriminazione, di proporzionalità, nonché di economicità, di efficacia e di imparzialità dei procedimenti e della specificità dei contratti nel settore dei beni culturali nonché previsione del divieto per le stazioni appaltanti di utilizzare, ai fini della selezione degli operatori da invitare alle procedure negoziate, il sorteggio o altro metodo di estrazione casuale dei nominativi, se non in presenza di situazioni particolari e specificamente motivate; e) semplificazione delle procedure finalizzate alla realizzazione di investimenti in tecnologie verdi e digitali, nonché in innovazione e ricerca, anche al fine di conseguire gli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, e di incrementare il grado di ecosostenibilità degli investimenti pubblici e delle attività economiche secondo i criteri di cui al regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020; previsione di misure volte a garantire il rispetto dei criteri di responsabilità energetica e ambientale nell'affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, in particolare attraverso la definizione di criteri ambientali minimi, da rispettare obbligatoriamente, differenziati per tipologie ed importi di appalto e valorizzati economicamente nelle procedure di affidamento, e l'introduzione di sistemi di rendicontazione degli obiettivi energetico-ambientali; in seguito all'emanazione di nuovi decreti ministeriali in materia di criteri ambientali minimi, previsione di un periodo transitorio con tempi congrui per l'avvio della relativa applicazione; f ) previsione dell'obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nei bandi di gara, negli avvisi e inviti, in relazione alle diverse tipologie di contratti pubblici, un regime obbligatorio di revisione dei prezzi al verificarsi di particolari condizioni di natura oggettiva e non prevedibili al momento della formulazione dell'offerta, stabilendo che gli eventuali oneri derivanti dal suddetto meccanismo di revisione dei prezzi siano a valere sulle risorse disponibili del quadro economico degli interventi e su eventuali altre risorse disponibili per la stazione appaltante da utilizzare nel rispetto delle procedure contabili di spesa; g) previsione della facoltà ovvero dell'obbligo per le stazioni appaltanti di inserire, nei bandi di gara, avvisi e inviti, tenuto conto della tipologia di intervento, in particolare ove riguardi beni culturali, e nel rispetto dei princìpi dell'Unione europea, specifiche clausole sociali con le quali possono essere indicati, come requisiti necessari o premiali dell'offerta, criteri orientati tra l'altro a: 1) promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato; 2) garantire l'applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di settore, tenendo conto, in relazione all'oggetto dell'appalto e alle prestazioni da eseguire anche in maniera prevalente, di quelli stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nonché garantire le stesse tutele economiche e normative per i lavoratori in subappalto rispetto ai dipendenti dell'appaltatore e contro il lavoro irregolare; 3) promuovere meccanismi e strumenti anche di premialità per realizzare le pari opportunità generazionali, di genere e di inclusione lavorativa per le persone con disabilità; h ) promozione, nel rispetto del diritto europeo vigente, del ricorso da parte delle stazioni appaltanti a forniture in cui la parte di prodotti originari di Paesi terzi che compongono l'offerta non sia maggioritaria rispetto al valore totale dei prodotti; i) riduzione e certezza dei tempi relativi alle procedure di gara, alla stipula dei contratti e all'esecuzione degli appalti, anche attraverso la digitalizzazione e l'informatizzazione delle procedure, la piena attuazione della Banca dati nazionale dei contratti pubblici e del fascicolo virtuale dell'operatore economico, il superamento dell'Albo nazionale dei componenti delle commissioni giudicatrici, il rafforzamento della specializzazione professionale dei commissari all'interno di ciascuna amministrazione e la riduzione degli oneri documentali ed economici a carico dei soggetti partecipanti, nonché di quelli relativi al pagamento dei corrispettivi e degli acconti dovuti in favore degli operatori economici, in relazione all'adozione dello stato di avanzamento dei lavori e allo stato di svolgimento delle forniture e dei servizi; l) razionalizzazione e semplificazione delle cause di esclusione, al fine di rendere le regole di partecipazione chiare e certe, individuando le fattispecie che configurano l'illecito professionale di cui all'articolo 57, paragrafo 4, della direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014; m) revisione e semplificazione della normativa primaria in materia di programmazione, localizzazione delle opere pubbliche e dibattito pubblico, al fine di rendere le relative scelte maggiormente rispondenti ai fabbisogni della comunità, nonché di rendere più celeri e meno conflittuali le procedure finalizzate al raggiungimento dell'intesa fra i diversi livelli territoriali coinvolti nelle scelte stesse; n ) previsione, in caso di affidamento degli incarichi di progettazione a personale interno alle amministrazioni aggiudicatrici, della sottoscrizione di apposite polizze assicurative per la copertura dei rischi di natura professionale, con oneri a carico delle medesime amministrazioni; o) semplificazione delle procedure relative alla fase di approvazione dei progetti in materia di opere pubbliche, anche attraverso la ridefinizione e l'eventuale riduzione dei livelli di progettazione, lo snellimento delle procedure di verifica e validazione dei progetti e la razionalizzazione della composizione e dell'attività del Consiglio superiore dei lavori pubblici; p) definizione, nel rispetto dei princìpi di trasparenza e concorrenzialità e tenuto conto delle esigenze di semplificazione richieste dalla specificità dei contratti nel settore della ricerca, della disciplina applicabile ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture nell'ambito dei servizi di ricerca e sviluppo da parte degli organismi di ricerca e delle istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, nonché della disciplina applicabile alle ipotesi di collaborazione tra organismi di ricerca; q) revisione e semplificazione del sistema di qualificazione generale degli operatori, valorizzando criteri di verifica formale e sostanziale delle capacità realizzative, delle competenze tecniche e professionali, dell'adeguatezza dell'attrezzatura tecnica e dell'organico, delle attività effettivamente eseguite e del rispetto della legalità, delle disposizioni relative alla prevenzione antimafia, alla tutela del lavoro e alla prevenzione e al contrasto della discriminazione di genere, anche attraverso l'utilizzo di banche dati a livello centrale che riducano le incertezze in sede di qualificazione degli operatori nelle singole procedure di gare e considerando la specificità del settore dei beni culturali; r) individuazione delle ipotesi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere ad automatismi nella valutazione delle offerte e tipizzazione dei casi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere, ai fini dell'aggiudicazione, al solo criterio del prezzo o del costo, con possibilità di escludere per i contratti che non abbiano carattere transfrontaliero le offerte anomale determinate sulla base di meccanismi e metodi matematici, tenendo conto anche della specificità dei contratti nel settore dei beni culturali e prevedendo in ogni caso che i costi della manodopera e della sicurezza siano sempre scorporati dagli importi assoggettati a ribasso; s) ridefinizione della disciplina delle varianti in corso d'opera, nei limiti previsti dall'ordinamento europeo, in relazione alla possibilità di modifica dei contratti durante la fase dell'esecuzione; t) revisione della disciplina relativa ai servizi sociali e della ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica, nonché a quelli di servizio ad alta intensità di manodopera, prevedendo come criterio utilizzabile ai fini dell'aggiudicazione esclusivamente quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa; u) forte incentivo al ricorso a procedure flessibili, quali il dialogo competitivo, il partenariato per l'innovazione, le procedure per l'affidamento di accordi quadro e le procedure competitive con negoziazione, per la stipula di contratti pubblici complessi e di lunga durata, garantendo il rispetto dei princìpi di trasparenza e di concorrenzialità; v) razionalizzazione, semplificazione, anche mediante la previsione di contratti-tipo, ed estensione delle forme di partenariato pubblico-privato, con particolare riguardo alle concessioni di servizi, alla finanza di progetto e alla locazione finanziaria di opere pubbliche o di pubblica utilità, anche al fine di rendere tali procedure effettivamente attrattive per gli investitori professionali, oltre che per gli operatori del mercato delle opere pubbliche e dell'erogazione dei servizi resi in concessione, garantendo la trasparenza e la pubblicità degli atti; z) precisazione delle cause che giustificano la stipulazione di contratti segretati o che esigono particolari misure di sicurezza e specificazione delle relative modalità attuative; aa) revisione del sistema delle garanzie fideiussorie per la partecipazione e l'esecuzione dei contratti pubblici, prevedendo una disciplina omogenea per i settori ordinari e per i settori speciali e prevedendo, in relazione alle garanzie dell'esecuzione dei contratti, la possibilità di sostituire le stesse mediante l'effettuazione di una ritenuta di garanzia proporzionata all'importo del contratto in occasione del pagamento di ciascuno stato di avanzamento dei lavori; bb) individuazione dei contratti pubblici esclusi dall'ambito di applicazione oggettiva delle direttive europee e semplificazione della disciplina giuridica ad essi applicabile; cc) individuazione delle ipotesi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere all'affidamento congiunto della progettazione e dell'esecuzione dei lavori; dd) divieto di proroga dei contratti di concessione, fatti salvi i princìpi europei in materia di affidamento in house, e razionalizzazione della disciplina sul controllo degli investimenti dei concessionari e sullo stato delle opere realizzate, fermi restando gli obblighi dei concessionari sulla corretta e puntuale esecuzione dei contratti, prevedendo sanzioni proporzionate all'entità dell'inadempimento, ivi compresa la decadenza in caso di inadempimento grave; ee) razionalizzazione della disciplina concernente le modalità di affidamento dei contratti da parte dei concessionari, anche al fine di introdurre una disciplina specifica per i rapporti concessori riguardanti la gestione di servizi e, in particolare, dei servizi di interesse economico generale; disciplina delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1 e non affidate con la formula della finanza di progetto, ovvero con procedure di gara ad evidenza pubblica secondo il diritto dell'Unione europea, con specifico riguardo alle situazioni nelle quali sussiste l'obbligo, secondo criteri di gradualità e proporzionalità e tenendo conto delle dimensioni e dei caratteri del soggetto concessionario, dell'epoca di assegnazione della concessione, della sua durata, del suo oggetto e del suo valore economico, di affidare a terzi, mediante procedure di evidenza pubblica, parte dei contratti di lavori, servizi e forniture relativi alle medesime concessioni, garantendo la stabilità e la salvaguardia delle professionalità del personale impiegato; ff) razionalizzazione della disciplina concernente i meccanismi sanzionatori e premiali finalizzati a incentivare la tempestiva esecuzione dei contratti pubblici da parte dell'aggiudicatario, anche al fine di estenderne l'ambito di applicazione; gg) semplificazione delle procedure di pagamento da parte delle stazioni appaltanti del corrispettivo contrattuale, anche riducendo gli oneri amministrativi a carico delle imprese; hh) estensione e rafforzamento dei metodi di risoluzione delle controversie alternativi al rimedio giurisdizionale, anche in materia di esecuzione del contratto. 3. I decreti legislativi di cui al comma 1 abrogano espressamente tutte le disposizioni oggetto di riordino e comunque quelle con essi incompatibili e recano le opportune disposizioni di coordinamento in relazione alle disposizioni non abrogate o non modificate, nonché le necessarie disposizioni transitorie e finali. 4. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, di concerto con i Ministri competenti. Sugli schemi di decreto legislativo è acquisito il parere del Consiglio di Stato, della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari. I pareri sono resi entro trenta giorni dalla richiesta. Decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere emanati anche in mancanza dei pareri. Ove il parere delle Commissioni parlamentari indichi specificamente talune disposizioni come non conformi ai princìpi e criteri direttivi di cui alla presente legge, il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali motivazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro dieci giorni dall'assegnazione; decorso tale termine il decreto legislativo può essere comunque emanato. Ove il Governo, nell'attuazione della delega di cui al presente articolo, intenda esercitare la facoltà di cui all'articolo 14, numero 2°, del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, di cui al regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, il Consiglio di Stato si avvale, al fine della stesura dell'articolato normativo, di magistrati di tribunale amministrativo regionale, di esperti esterni e rappresentanti del libero foro e dell'Avvocatura generale dello Stato, i quali prestano la propria attività a titolo gratuito e senza diritto al rimborso delle spese. Sugli schemi redatti dal Consiglio di Stato non è acquisito il parere dello stesso. Entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può apportarvi le correzioni e integrazioni che l'applicazione pratica renda necessarie od opportune, con la stessa procedura e nel rispetto dei medesimi princìpi e criteri direttivi di cui al presente articolo. Qualora il termine per l'espressione del parere parlamentare scada nei trenta giorni che precedono la scadenza dei termini di delega previsti dal presente articolo o successivamente, questi ultimi sono prorogati di tre mesi. 5. I decreti legislativi di cui alla presente legge sono adottati senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di rispettiva competenza con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, i decreti legislativi stessi sono adottati solo successivamente o contestualmente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie, in conformità all'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196. EMENDAMENTO E ORDINE DEL GIORNO ARTICOLO 2 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 2 ( Clausola di salvaguardia ) 1. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione ai princìpi di cui alla presente legge nel rispetto delle disposizioni contenute nei rispettivi statuti e nelle relative norme di attuazione. Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2330 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo. Esaminato altresì, il relativo emendamento, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e il relativo emendamento, trasmesso dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo, fatta eccezione per l'articolo 1, comma 2, lettera aa ), su cui il parere è di semplice contrarietà. Sull'emendamento 1.200, il parere è contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Auddino, Barachini, Battistoni, Bellanova, Berardi, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Catalfo, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Fazzolari, Ferrero, Floridia, Galliani, Ghedini, Lorefice, Lunesu, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Porta, Pucciarelli, Riccardi, Romano, Ronzulli, Sbrollini, Sciascia, Segre, Siclari, Sileri, Stabile e Vitali. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Casini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Mallegni, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE. È considerata in missione la senatrice Giammanco, per attività della 14ª Commissione permanente. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Cangini e Pagano. Alla ripresa pomeridiana sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Casini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Mallegni, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE. Alla ripresa pomeridiana sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Cangini e Pagano. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare Italia Viva-P.S.I., con lettera in data 7 marzo 2022, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 5 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Faraone; 7 a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice Sbrollini; 10 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Sbrollini, cessa di farne parte il senatore Faraone. Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, trasmissione di documenti Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha inviato la relazione sui percorsi trattamentali per uomini autori di violenza nelle relazioni affettive e di genere: prevenire e trattare la violenza maschile sulle donne per mettere in sicurezza le vittime ( Doc . XXII- bis , n. 8). Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto", variazioni nella composizione Il Presidente del Senato della Repubblica, in data 8 marzo 2022, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" la senatrice Elena Testor in sostituzione della senatrice Alessandra Riccardi, dimissionaria. Insindacabilità, deferimento di richieste di deliberazione In data 4 marzo 2022, è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, avanzata dal senatore Mario Michele Giarrusso, con riguardo ad alcune sue affermazioni per le quali è stato citato presso l'Organismo di Mediazione Ex Aequo ADR srl di Potenza. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Evangelista Elvira Lucia Modifiche all'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, per il rafforzamento della tutela del terzo nei casi di SCIA illegittima (2550) (presentato in data 03/03/2022); senatore Nencini Riccardo Disposizioni per la celebrazione del quinto centenario della morte di Pietro Perugino e Luca Signorelli (2551) (presentato in data 04/03/2022); senatori Bottici Laura, Lupo Giulia, Trentacoste Fabrizio, Pavanelli Emma, Vanin Orietta Disposizioni in materia di ricerca, coltivazione, attività estrattiva nell'ambito del distretto apuo-versiliese (2552) (presentato in data 07/03/2022). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Leone Cinzia Modifiche alla legge 1° aprile 1981, n. 121, in materia di requisiti fisici per l'accesso ai concorsi della Polizia di Stato (2379) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio) (assegnato in data 04/03/2022); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Parrini Dario Reintroduzione degli assessori metropolitani e provinciali (2427) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio) (assegnato in data 04/03/2022); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Lanzi Gabriele Disposizioni in materia di ingresso e soggiorno per investitori finalizzato a sviluppare e rendere più competitivo il sistema Italia (2498) previ pareri delle Commissioni 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 04/03/2022); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Gasparri Maurizio ed altri Istituzione della Giornata della vita nascente (2126) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanità), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 09/03/2022); 2ª Commissione permanente Giustizia Gov. Draghi-I: Ministro pari opportunità e la famiglia Bonetti, Ministro interno Lamorgese ed altri Disposizioni per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica (2530) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 03/03/2022); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali sen. Iori Vanna ed altri Fondo per il sostegno e lo sviluppo della comunità educante (2527) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanità), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 09/03/2022); 12ª Commissione permanente Igiene e sanità sen. Serafini Giancarlo ed altri Istituzione della professione sanitaria di odontotecnico (2432) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 04/03/2022); 12ª Commissione permanente Igiene e sanità sen. Gaudiano Felicia ed altri Disposizioni in materia di assistenza sanitaria territoriale (2500) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 04/03/2022); Commissioni 1ª e 2ª riunite sen. Augussori Luigi ed altri Abrogazione del testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, di cui al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (2546) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio) (assegnato in data 09/03/2022); Commissioni 7ª e 12ª riunite sen. Boldrini Paola Riordino della formazione universitaria delle professioni sanitarie infermieristiche, nonché delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e della professione ostetrica (2396) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 04/03/2022). In sede referente 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione sen. Giacobbe Francesco Riforma dei Comitati degli italiani all'estero (2176) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 04/03/2022). Commissioni 2ª e 3ª riunite sen. Pellegrini Emanuele Ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla protezione internazionale degli adulti, fatta all'Aja il 13 gennaio 2000, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (2331) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanità) (assegnato in data 04/03/2022)."; conseguentemente, alla fine della quarta riga, sostituire il punto con il punto e virgola. Disegni di legge, nuova assegnazione 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali in sede referente sen. Pellegrini Emanuele Disposizioni in materia di compartecipazione da parte dello Stato alle spese sostenute dagli enti locali per i minori collocati in comunità di tipo familiare o in istituti di assistenza (2229) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali Già deferito in sede redigente, alla 1ª Commissione permanente (Aff. costituzionali), è stato rimesso, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento, alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 02/03/2022); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali in sede referente sen. Ruotolo Sandro ed altri Istituzione della Giornata nazionale in memoria degli immigrati vittime dell'odio razziale e dello sfruttamento sul lavoro (2410) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali Già deferito in sede redigente, alla 1ª Commissione permanente (Aff. costituzionali), è stato rimesso, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento, alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 02/03/2022); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali in sede referente dep. Pella Roberto ed altri Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di limitazione del mandato dei sindaci e di controllo di gestione nei comuni di minori dimensioni, nonché al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, in materia di inconferibilità di incarichi negli enti privati in controllo pubblico (2462) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali C.1356 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.2071, C.2240) Già deferito in sede redigente, alla 1ª Commissione permanente (Aff. costituzionali), è stato rimesso, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento, alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 02/03/2022). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 08/03/2022 la 8ª Commissione permanente Lavori pubblici ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge:"Delega al Governo in materia di contratti pubblici" (2330) (presentato in data 21/07/2021). In data 09/03/2022 la 9ª Commissione permanente Agricoltura ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: dep. Gallinella Filippo, dep. Gagnarli Chiara "Norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, a chilometro zero o utile" (878) (presentato in data 18/10/2018) C.183 approvato dalla Camera dei deputati . Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera del 3 marzo 2022, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55 - i seguenti schemi di decreto: lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante modifiche ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 16 aprile 2021 di individuazione di interventi diversi nei settori delle infrastrutture portuali, dei presìdi di pubblica sicurezza, delle infrastrutture idriche e delle infrastrutture stradali quali interventi infrastrutturali prioritari per la cui realizzazione o il cui completamento si rende necessaria la nomina di commissari straordinari (n. 364) ; lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante sostituzione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 16 aprile 2021 e 5 agosto 2021 di individuazione dei lavori relativi alla linea C della metropolitana di Roma e alla rete tranviaria di Roma quali interventi infrastrutturali prioritari per la cui realizzazione o il cui completamento si rende necessaria la nomina di commissari straordinari (n. 365); lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante sostituzione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 agosto 2021 di individuazione dei lavori relativi al compendio immobiliare denominato "Palazzo Fienga" in Torre Annunziata (Napoli) quale intervento infrastrutturale per la cui realizzazione o il cui completamento si rende necessaria la nomina di un commissario straordinario (n. 366); lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante modifiche ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 16 aprile 2021 e 5 agosto 2021 di individuazione dei lavori relativi alla realizzazione della Cittadella della sicurezza "caserma Boscariello" di Napoli e alla realizzazione della nuova sede centrale del comando dei vigili del fuoco di Barletta-Andria-Trani quali interventi infrastrutturali per la cui realizzazione o il cui completamento si rende necessaria la nomina di commissari straordinari (n. 367); lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante modifiche ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 16 aprile 2021 e 5 agosto 2021 di individuazione dei lavori relativi a vari presìdi di pubblica sicurezza quali interventi infrastrutturali per la cui realizzazione o il cui completamento si rende necessaria la nomina di commissari straordinari (n. 368) Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, gli schemi di decreto sono stati deferiti - in data 8 marzo 2022 - alla 8ª Commissione permanente che esprimerà il parere su ciascuno di essi entro 20 giorni dall'assegnazione. La 5ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla 8ª Commissione permanente in tempo utile al rispetto del predetto termine. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 7 marzo 2022, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 6, comma 5, del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2021, n. 113, e dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente regolamento recante individuazione e abrogazione degli adempimenti relativi ai piani assorbiti dal Piano integrato di attività e organizzazione (n. 369). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 8 marzo 2022 - alla 1ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 30 giorni dall'assegnazione. La 5ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla 1ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine. Il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, con lettera del 2 marzo 2022, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 320, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 - lo schema di decreto ministeriale recante individuazione dei beneficiari delle risorse per le annualità 2018-2021 e dei residui relativi alle annualità 2014-2017 del Fondo nazionale integrativo per i comuni montani (n. 370). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 5ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 30 giorni dall'assegnazione. Il Ministro della difesa, con lettere del 7 marzo 2022, ha trasmesso, per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b ), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66: lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 42/2021, relativo all'ammodernamento della linea Leopard nelle versioni "supporto" dell'Esercito Italiano, comprensivo di supporto logistico, corsi formativi, simulatori, materiali ed equipaggiamenti accessori (n. 371); lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 43/2021, relativo al potenziamento della capacità di Comando e Controllo della Multinational Division South (Divisione Vittorio Veneto) dell'Esercito Italiano (n. 372). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, gli schemi di decreto sono deferiti alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà i pareri entro 40 giorni dall'assegnazione. La 5ª Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 4ª Commissione in tempo utile rispetto al predetto termine. Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 28 febbraio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317: la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, concernente la notifica 2022/0077/I relativa al progetto recante: Modifica Decreto legislativo 20.02.2004, n. 50 "Attuazione della direttiva 2001/113/CE concernente le confetture, le gelatine e le marmellate di frutta, nonché la crema di marroni, destinate all'alimentazione umana". La predetta documentazione è deferita alla 9 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 1103): il messaggio con cui la Commissione ha comunicato, in ordine alla notifica 2022/0018/I relativa al «decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228 - Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi. Articolo 11 - Proroga di termini in materia di transizione ecologica, commi 1 e 2», il rifiuto della richiesta d'urgenza invocata a norma dell'articolo 6, paragrafo 7 della Direttiva (UE) 2015/1535 e la conseguente apertura del termine di sospensione di tre mesi per la procedura. La predetta documentazione è deferita alla 1 a , alla 10 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 1079- bis ); il messaggio con cui la Commissione ha comunicato, in ordine alla notifica 2022/0042/I relativa all'«aggiornamento del decreto del Ministro dello sviluppo economico 18 maggio 2018 recante, tra l'altro, la "Regola tecnica sulle caratteristiche chimico fisiche e sulla presenza di altri componenti nel gas combustibile da convogliare", finalizzato a garantire la possibilità di interconnessione e l'interoperabilità dei sistemi del gas europei.», il rifiuto della richiesta d'urgenza invocata a norma dell'articolo 6, paragrafo 7, della direttiva (UE) 2015/1535 e la conseguente apertura del termine di sospensione di tre mesi per la procedura. La predetta documentazione è deferita alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 1081- bis ). La Presidenza del Consiglio dei ministri, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi: al dottor Alessandro Leopizzi e al professor Davide Galli, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia; al dottor Paolo Casalino, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dello sviluppo economico; al dottor Fabio Vitale e al dottor Maurizio Montemagno, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dello sviluppo economico. Nello scorso mese di febbraio 2022 sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno, per l'esercizio finanziario 2022, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa. Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti. Con lettere in data 24 e 25 febbraio 2022 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Camerino (Macerata), San Martino di Lupari (Padova), Bomporto (Modena), Ventotene (Latina), Magisano (Catanzaro), Montemiletto (Avellino), San Benigno Canavese (Torino), Torre Annunziata (Napoli), Gesualdo (Avellino) e Grottaminarda (Avellino). Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, con lettera in data 28 febbraio 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 38 della legge 3 agosto 2007, n. 124, la relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza, riferita all'anno 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 4a Commissione permanente ( Doc . XXXIII, n. 4). Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 3 marzo 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10, comma 10-ter, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione sull'evoluzione dell'andamento degli indicatori di benessere equo e sostenibile, per l'anno 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente ( Doc . LIX, n. 4). Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 4 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 27, comma 18- bis , del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, la prima relazione sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dall'applicazione delle disposizioni concernenti il Patrimonio Rilancio, riferita all'anno 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CCLXIV, n. 1). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 3 marzo 2022, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea. L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di decisione di esecuzione del Consiglio che accerta l'esistenza di un afflusso massiccio di sfollati dall'Ucraina ai sensi dell'articolo 5 della direttiva 2001/55/CE del Consiglio del 20 luglio 2001 e che ha come effetto l'introduzione di una protezione temporanea (COM(2022) 91 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Modello di accordo di lavoro di cui al regolamento (UE) 2019/1896 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2019, relativo alla guardia di frontiera e costiera europea e che abroga i regolamenti (UE) n. 1052/2013 e (UE) 2016/1624 (COM(2021) 830 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione - Orientamenti operativi per la gestione delle frontiere esterne al fine di agevolare l'attraversamento delle frontiere UE-Ucraina (C(2022) 1404 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente. Governo, trasmissione di pareri del CNEL su atti dell'Unione europea Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 3 marzo 2022, ha trasmesso i seguenti pareri relativi ad atti dell'Unione europea, approvati dall'assemblea del CNEL nella seduta del 23 febbraio 2022, che sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni: Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico sociale europeo delle Regioni "Una visione a lungo termine per le zone rurali dell'UE: verso zone rurali più forti, connesse, resilienti e prospere entro il 2040" (COM(2021) 345 definitivo) - alla 9 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 1105); Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico sociale europeo delle Regioni "Creare un'economia al servizio delle persone: un piano d'azione per l'economia sociale" (COM(2021) 778 definitivo) - alla 1 a , alla 5 a , alla 10 a , alla 11 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 1106). Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 24 febbraio 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 20 luglio 2004, n. 215, la relazione sullo stato delle attività di controllo e vigilanza in materia di conflitti di interessi, relativa al secondo semestre 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc. CLIII, n. 8). Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento Con lettere in data 23 e 28 febbraio e 1° marzo 2022, sono state inviate, ai sensi dell'articolo 13, comma 13- bis , della legge 27 luglio 2000, n. 212, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2021 dai Garanti del contribuente: per la Valle d'Aosta (Atto n. 1100); della Lombardia (Atto n. 1101); per la Sardegna (Atto n. 1102). I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente. Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 1 a Commissione permanente: la sentenza n. 43 del 12 gennaio 2022, depositata il successivo 24 febbraio, con la quale la Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 1, comma 1, della legge 2 agosto 2004, n. 210 (Delega al Governo per la tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire); 1, comma 1, lettera d) e 9, comma 1, del decreto legislativo 20 giugno 2005, n. 122 (Disposizioni per la tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire, a norma della legge 2 agosto 2004, n. 210), nella parte in cui non riconoscono il diritto di prelazione anche alle persone fisiche che abbiano acquistato prima che sia stato richiesto il permesso di costruire ( Doc. VII, n. 140) - alla 2 a , alla 8 a , e alla 13 a Commissione permanente; la sentenza n. 54 dell'11 gennaio 2022, depositata il successivo 4 marzo, con la quale la Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)", nella formulazione antecedente all'entrata in vigore dell'art. 3, comma 4, della legge 23 dicembre 2021, n. 238 (Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2019-2020), nella parte in cui esclude dalla concessione dell'assegno di natalità i cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi nello Stato a fini lavorativi a norma del diritto dell'Unione o nazionale e i cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi a fini diversi dall'attività lavorativa a norma del diritto dell'Unione o nazionale, ai quali è consentito lavorare e che sono in possesso di un permesso di soggiorno ai sensi del regolamento (CE) n. 1030/2022 del Consiglio, del 13 giugno 2002, che istituisce un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di Paesi terzi; dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 74 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nel testo antecedente all'entrata in vigore dell'art. 3, comma 3, lettera a ), della legge n. 238 del 2021, nella parte in cui esclude dalla concessione dell'assegno di maternità i cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi nello Stato a fini lavorativi a norma del diritto dell'Unione o nazionale e i cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi a fini diversi dall'attività lavorativa a norma del diritto dell'Unione o nazionale, ai quali è consentito lavorare e che sono in possesso di un permesso di soggiorno ai sensi del regolamento (CE) n. 1030/2002; dichiara l'illegittimità costituzionale, in via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), dell'art. 1, comma 248, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), dell'art. 23- quater , comma 1, del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 (Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria), convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2018, n. 136, dell'art. 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022), e dell'art. 1, comma 362, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023), nella formulazione antecedente all'entrata in vigore dell'art. 3, comma 4, della legge n. 238 del 2021, nella parte in cui escludono dalla concessione dell'assegno di natalità i cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi nello Stato a fini lavorativi a norma del diritto dell'Unione o nazionale e i cittadini di Paesi terzi che sono stati ammessi a fini diversi dall'attività lavorativa a norma del diritto dell'Unione o nazionale, ai quali è consentito lavorare e che sono in possesso di un permesso di soggiorno ai sensi del regolamento (CE) n. 1030/2022 ( Doc. VII, n. 141) - alla 2 a e alla 11 a Commissione permanente. Corte Costituzionale, trasmissione di sentenze relative a richieste di referendum popolare Il Presidente della Corte Costituzionale, con lettere in data 2 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 33, ultimo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, copia delle sentenze: n. 49 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 2 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione - nelle seguenti parti: art. 2, comma 1, limitatamente alle parole «contro lo Stato»; art. 4, comma 2, limitatamente alle parole «contro lo Stato»; art. 6, comma 1, limitatamente alle parole «non può essere chiamato in causa ma»; art. 16, comma 4, limitatamente alle parole «in sede di rivalsa,»; art. 16, comma 5, limitatamente alle parole «di rivalsa ai sensi dell'articolo 8» - della legge 13 aprile 1988, n. 117 (Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati), dichiarata legittima con ordinanza del 29 novembre 2021 dall'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione; n. 50 del 15 febbraio 2022, depositata il successivo 2 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione - nelle seguenti parti: a) comma primo, limitatamente alle parole: «la reclusione da sei a quindici anni.»; b) comma secondo: integralmente; c) comma terzo, limitatamente alle parole «Si applicano» - dell'art. 579 del codice penale (Omicidio del consenziente), dichiarata legittima con ordinanza del 15 dicembre 2021 dall'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione; n. 51 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 2 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione di alcune disposizioni - in particolare: art. 73, comma 1, limitatamente all'inciso «coltiva»; art. 73, comma 4, limitatamente alle parole «la reclusione da due a 6 anni e»; art. 75, limitatamente alle parole «a) sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni;» - del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), richiesta dichiarata legittima con ordinanza del 10 gennaio 2022, pronunciata dall'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione. Le predette sentenze sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli Senatori. Il Presidente della Corte Costituzionale, con lettere in data 8 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 33, ultimo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, copia delle sentenze: n. 56 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 8 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato ammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190), richiesta dichiarata legittima con ordinanza del 29 novembre 2021 dall'Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di cassazione; n. 57 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 8 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato ammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione dell'articolo 274, comma 1, lettera c ), del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447 (Approvazione del codice di procedura penale) e successive modificazioni e integrazioni, limitatamente alle parole: «o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all'articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195 e successive modificazioni», richiesta dichiarata legittima con ordinanza del 29 novembre 2021 dall'Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di cassazione; n. 58 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 8 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato ammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione delle seguenti disposizioni: articolo 192, comma 6, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario), limitatamente alle parole: «, salvo che per tale passaggio esista il parere favorevole del consiglio superiore della magistratura»; articolo 18, comma 3, della legge 4 gennaio 1963, n. 1 (Disposizioni per l'aumento degli organici della Magistratura e per le promozioni); articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, recante «Istituzione della Scuola superiore della magistratura, nonché disposizioni in tema di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari, aggiornamento professionale e formazione dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 25 luglio 2005, n. 150», limitatamente alle parole: «nonché per il passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa»; articolo 11, comma 2, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, recante «Nuova disciplina dell'accesso in magistratura, nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera a ), della legge 25 luglio 2005, n. 150», limitatamente alle parole: «riferita a periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti»; articolo 13 del decreto legislativo n. 160 del 2006, riguardo alla rubrica del medesimo, limitatamente alle parole: «e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa», e ai commi 1, limitatamente alle parole: «il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti,», 3, 4, 5 e 6; art. 3, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2009 n. 193 (Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario), convertito, con modificazioni, in legge 22 febbraio 2010, n. 24, limitatamente alle parole: «Il trasferimento d'ufficio dei magistrati di cui al primo periodo del presente comma può essere disposto anche in deroga al divieto di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti e viceversa previsto dall'articolo 13, commi 3 e 4, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160»; richiesta dichiarata legittima con ordinanza del 29 novembre 2021dall'Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di cassazione; n. 59 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 8 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato ammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione del decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, recante «Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei Consigli giudiziari, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera c ) della legge 25 luglio 2005 n. 150», limitatamente alle seguenti parti: articolo 8, comma 1, limitatamente alle parole «esclusivamente» e «relative all'esercizio delle competenze di cui all'articolo 7, comma 1, lettera a)»; articolo 16, comma 1, limitatamente alle parole: «esclusivamente» e «relative all'esercizio delle competenze di cui all'articolo 15, comma 1, lettere a ), d ) ed e )», richiesta dichiarata legittima, con ordinanza del 1° dicembre 2021 dall'Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di cassazione; n. 60 del 16 febbraio 2022, depositata il successivo 8 marzo in Cancelleria, con la quale la Corte ha dichiarato ammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione dell'articolo 25, comma 3, della legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura), nel testo risultante dalle successive modificazioni e integrazioni ad esso apportate, limitatamente alle parole: «unitamente ad una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta. I magistrati presentatori non possono presentare più di una candidatura in ciascuno dei collegi di cui al comma 2 dell'articolo 23, né possono candidarsi a loro volta», dichiarata legittima con ordinanza del 29 novembre 2021dall'Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte di cassazione. Le predette sentenze sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli Senatori. Consiglio di Stato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente del Consiglio di Stato, con lettera in data 28 febbraio 2022, ha inviato il bilancio di previsione del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali, relativo all'anno 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 1104). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: in data 3 marzo 2022, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme transitorie per l'imballaggio e l'etichettatura dei medicinali veterinari autorizzati a norma della direttiva 2001/82/CE e del regolamento (CE) n. 726/2004 (COM(2022) 76 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 3 marzo 2022. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 12 a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14 a ; in data 7 marzo 2022, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma dell'Unione per una connettività sicura per il periodo 2023-2027 (COM(2022) 57 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 7 marzo 2022. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14 a . Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. Il signor Guido Ammaturo da L'Aquila chiede l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema delle aste giudiziarie (Petizione n. 1047, assegnata alla 2 a Commissione permanente); la signora Filomena Iavazzo da Alghero chiede disposizioni volte a normare la fattispecie del lavoro subordinato casalingo (Petizione n. 1048, assegnata alla 11 a Commissione permanente); la signora Giovannina Iervolino da Ottaviano (Napoli) chiede che venga prevista la detraibilità o deducibilità dal reddito imponibile della quota versata a titolo di iscrizione a organizzazioni sindacali (Petizione n. 1049, assegnata alla 6 a Commissione permanente); i signori Ruggiero Riefolo da Palmi (Reggio Calabria) e Nicola Cozzi da Modugno (Bari) chiedono l'inserimento nell'ordinamento costituzionale dello strumento del referendum deliberativo senza quorum (Petizione n. 1050, assegnata alla 1 a Commissione permanente); la signora Maria Letizia Antonaci da Roma chiede nuove disposizioni in materia di definizione agevolata dei carichi fiscali (Petizione n. 1051, assegnata alla 6 a Commissione permanente); il signor Renato Lelli da Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona) chiede interventi urgenti al fine di sostenere il processo di transizione energetica (Petizione n. 1052, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 10 a e 13 a Commissione permanente); il signor Marco Di Bari, Segretario del Comitato Libertà Toscana, chiede l'eliminazione dello strumento della certificazione verde COVID-19 nonché dell'obbligo vaccinale per i cittadini ultracinquantenni (Petizione n. 1053, assegnata alla 1 a Commissione permanente). Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Morra, Giannuzzi, Lezzi, Angrisani, Crucioli, Granato, Moronese, Abate, Mantero e Botto hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06689 del senatore Lannutti. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 3 al 9 marzo 2022) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 137 DE BONIS: sulle criticità legate all'espletamento di concorsi per il reclutamento di personale da destinare alle amministrazioni del Sud Italia (4-06173) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione ) DE CARLO: sulle indennità di amministrazione per il personale dei Ministeri (4-06008) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione ) GRANATO: sulle indennità di amministrazione per il personale dei Ministeri (4-06051) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione ) IANNONE: sulle modalità di svolgimento della procedura concorsuale denominata "concorso Sud" (4-05650) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione ) LANNUTTI, ANGRISANI: sulla gestione del rapporto di lavoro di una dipendente della Provincia di Salerno (4-06317) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione ) LONARDO: sul fondo destinato ai piccoli Comuni per le assunzioni a tempo determinato (4-06468) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione ) LUPO ed altri: sulla ratifica della convenzione di Città del Capo del 2001 e del relativo protocollo in materia aeronautica (4-06384) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) MAGORNO: sulla necessità per i Comuni con meno di 5.000 abitanti di assumere nuovo personale (4-06670) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione ) Mozioni Atto n. 1-00465 RONZULLI BINETTI D'ANGELO DRAGO IORI MANTOVANI SANTANGELO SAPONARA SEGRE MALLEGNI - Il Senato, premesso che: ai sensi dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1997, n. 451, la Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza ha compiti di indirizzo e controllo sulla concreta attuazione degli accordi internazionali e della legislazione relativi ai diritti e allo sviluppo dei soggetti in età evolutiva; in Ucraina è in corso un feroce conflitto che sta determinando una delle più grandi catastrofi umanitarie in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, con civili morti, tra cui alcuni bambini, e, secondo alcune stime, con oltre un milione di profughi, dall'inizio degli scontri, che necessitano di assistenza; nel Consiglio dei ministri del 28 febbraio 2022 sono stati stanziati 10 milioni di euro, a carico del fondo per le emergenze nazionali, per assicurare soccorso e assistenza alla popolazione ucraina ed è stato a tal fine dichiarato uno stato di emergenza umanitaria, che durerà fino al 31 dicembre 2022 e con l'esclusivo scopo di assicurare il massimo aiuto dell'Italia all'Ucraina; considerato che: la prosecuzione del conflitto è destinata a far aumentare le perdite di vite umane, tra cui bambini, e i danni ai servizi essenziali come scuole e ospedali; l'attuale stato di conflitto sta creando nuovi e crescenti flussi di profughi, soprattutto di donne e bambini, impegna il Governo: 1) ad attivarsi affinché, nella predisposizione degli interventi urgenti e necessari per accogliere i rifugiati, sia posta particolare attenzione alle esigenze dei bambini. È fondamentale che sia assicurata la piena tutela dei diritti riconosciuti dalla convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza; 2) ad istituire un corridoio umanitario che possa immediatamente accogliere i rifugiati minori di età in fuga dall'Ucraina, favorendo i ricongiungimenti familiari; 3) a valutare la creazione di un albo delle famiglie includenti disposte ad accogliere famiglie o individui in fuga, con particolare riferimento ai bambini e ai soggetti vulnerabili; 4) a promuovere permanenze temporanee in Italia dei bambini profughi dall'Ucraina, assumendo come riferimento le modalità degli affidamenti temporanei, già sperimentati con successo in occasione dell'accoglienza dei "bambini di Chernobyl" da parte delle famiglie italiane; 5) a garantire il diritto dei profughi ucraini e in particolare delle famiglie con minori a chiedere asilo e ad adottare provvedimenti di protezione umanitaria verso i profughi ucraini; 6) a valutare un'accelerazione dei procedimenti di affidamento e adozione internazionale dei minori, così che possano essere allontanati dalle zone di guerra per essere messi in salvo presso le famiglie affidatarie e adottanti; 7) ad assumere iniziative volte allo stanziamento di un fondo consistente da destinare all'ACNUR e all'UNICEF per gli interventi di soccorso ai bambini ucraini profughi; 8) a promuovere, nel rispetto dell'autonomia scolastica dei singoli istituti, una raccolta di fondi, presso le scuole primarie e secondarie di primo grado, che rappresenti un momento di fratellanza e di cosciente solidarietà dei bambini nei confronti di altri bambini, attraverso il dono di piccoli risparmi; 9) a favorire la predisposizione di un piano sanitario urgente per la somministrazione di cure gratuite per tutti i bambini e adolescenti ucraini che saranno ospitati nel territorio nazionale e in particolare per quelli bisognosi di terapie oncologiche; 10) a promuovere, da un lato, la definizione di percorsi per rendere possibile l'inserimento nelle primarie e secondarie degli studenti provenienti dall'Ucraina e, dall'altro, nelle università italiane modalità per accogliere, in via straordinaria, gli studenti ucraini, anche attraverso borse di studio ad hoc . Atto n. 1-00466 SALVINI Matteo ROMEO ARRIGONI CALDEROLI ALESSANDRINI AUGUSSORI BAGNAI BERGESIO BONGIORNO BORGHESI BOSSI Simone BRIZIARELLI BRUZZONE CAMPARI CANDIANI CANDURA CANTU' CASOLATI CORTI DORIA FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO GRASSI IWOBI LUCIDI LUNESU MARIN MARTI MINASI MOLLAME MONTANI OSTELLARI PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO PISANI Pietro PITTONI PIZZOL RICCARDI RIPAMONTI RIVOLTA RUFA SAPONARA SIRI SUDANO TESTOR TOSATO URRARO VALLARDI VESCOVI ZULIANI - Il Senato, premesso che: la crisi in Ucraina sta determinando un ulteriore shock energetico all'Europa, con particolare drammaticità per il nostro Paese, che già sta subendo in maniera notevole gli effetti del "caro energia" quale minaccia concreta alla ripresa economica del Paese post COVID-19; si sta acuendo ulteriormente una situazione fortemente critica sui mercati internazionali delle materie prime che continua a spingere al rialzo i prezzi dei carburanti, e che sta mettendo in grande affanno la popolazione; i prezzi rilevati dal Ministero dello sviluppo economico tramite Osservaprezzi carburanti, riportano il prezzo medio della benzina a marzo 2022 pari a 1,953 euro al litro mentre per il gasolio pari a 1,829 euro al litro; ipotizzando il mantenimento di questi prezzi per i prossimi mesi dell'anno in corso, risulterebbe in un maggior gettito per lo Stato per benzina e gasolio nel 2022 rispetto al 2021 pari a 1,672 miliardi di euro, che si aggiungerebbero al maggior gettito determinato dal confronto tra il 2021 e il 2020 pari a 1,842 miliardi di euro; si ricorda che l'Italia ha la componente fiscale tra le più alte in Europa, con accise e IVA che pesano per il 55 per cento sul prezzo al consumo della benzina e per il 52 per cento sul prezzo al consumo del gasolio; con listini a questi livelli, da un lato si va verso il blocco di numerose attività produttive impossibilitate a sostenere costi di benzina e gasolio così elevati, dall'altro ci sarà un'ulteriore impennata dei prezzi al dettaglio per una moltitudine di prodotti di largo consumo; già il settore dell'autotrasporto ha manifestato un profondo disagio che rischia di comportare un blocco di intere filiere produttive, con effetti disastrosi per l'economia dell'intero Paese; alcuni Paesi europei, al fine di sostenere i cittadini, hanno deliberato misure mirate di sterilizzazione del carico fiscale portando immediati benefici alla cittadinanza, impegna il Governo ad intervenire con una misura di urgenza al fine di sospendere temporaneamente l'esigibilità dell'accisa sul carburante fino al ripristino del livello dei prezzi medi comparabili con quelli dell'ultimo trimestre dell'anno 2019, in modo di consentire una tenuta del sistema economico dell'intero Paese in un periodo di profonda crisi ed instabilità internazionale. Atto n. 1-00467 VANIN CASTELLONE GARRUTI CATALFO D'ANGELO FERRARA PELLEGRINI Marco GAUDIANO MANTOVANI TRENTACOSTE GALLICCHIO AGOSTINELLI AIROLA ANASTASI AUDDINO BOTTICI CAMPAGNA CASTALDI CASTIELLO CIOFFI COLTORTI CORBETTA CRIMI CROATTI DE LUCIA DELL'OLIO DI GIROLAMO DI NICOLA DI PIAZZA DONNO ENDRIZZI FEDE FENU GIROTTO GUIDOLIN L'ABBATE LANZI LEONE LICHERI LOMUTI LOREFICE LUPO MAIORINO MARINELLO MATRISCIANO MAUTONE MONTEVECCHI NATURALE NOCERINO PAVANELLI PERILLI PESCO PETROCELLI PIARULLI PIRRO PISANI Giuseppe PRESUTTO PUGLIA QUARTO RICCIARDI ROMAGNOLI ROMANO RUSSO SANTANGELO SANTILLO TAVERNA TONINELLI TURCO VACCARO - Il Senato, premesso che: in Ucraina è attualmente in atto una guerra che sta provocando una fra le più grandi catastrofi umanitarie dal secondo dopoguerra, con migliaia di vittime, per la maggior parte civili, tra cui numerosi bambini; l'evolversi della situazione sul campo rende altamente probabile, nel breve-medio termine, che il conflitto sia destinato a proseguire e ad intensificarsi, con conseguente rischio di un aumento esponenziale delle perdite di vite umane; le fasce più deboli della popolazione ucraina sono già ora private dei servizi essenziali come l'assistenza medico-sanitaria e l'istruzione, con ripercussioni sociali e psicologiche devastanti; a meno di un mese dall'inizio delle operazioni di guerra, l'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati stima che siano almeno 2 milioni, in maggioranza donne e bambini, le persone che hanno lasciato l'Ucraina per fuggire da questa disastrosa situazione e che tali numeri siano destinati ad aumentare; la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall'Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, dispone, tra l'altro, che l'interesse dei minori debba essere preminente in tutte le decisioni, pubbliche o private, loro relative (articolo 3) e che gli Stati debbano assicurare, al massimo livello possibile, la sopravvivenza e lo sviluppo dei bambini (articolo 6); considerato che: il Consiglio dei ministri, nella riunione del 28 febbraio 2022, ha provveduto ad approvare il decreto-legge n. 16 del 2022 che, all'articolo 3, prevede misure per l'accoglienza dei profughi provenienti dall'Ucraina e stanzia, a tal fine, 91.864.260 euro per l'anno 2022 e 44.971.650 euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024; il Consiglio dei ministri ha, inoltre, stanziato ulteriori 10 milioni di euro per garantire soccorso e assistenza alla popolazione ucraina e ha dichiarato lo stato di emergenza umanitaria fino al 31 dicembre 2022; con le ordinanze del capo del Dipartimento della protezione civile n. 872 del 4 marzo 2022 e n. 873 del 6 marzo 2022 sono state emanate le prime disposizioni urgenti per assicurare, sul territorio nazionale, l'accoglienza, il soccorso e l'assistenza alla popolazione proveniente dall'Ucraina; il Consiglio dell'Unione europea ha adottato la decisione di esecuzione (UE) 2022/382 del 4 marzo 2022 che accerta l'esistenza di un afflusso massiccio di sfollati dall'Ucraina ai sensi dell'articolo 5 della direttiva 2001/55/CE e che ha come effetto l'introduzione di una protezione temporanea, impegna il Governo: 1) a continuare a perseguire la strada del confronto diplomatico, con il contributo di tutta la comunità internazionale, per giungere a un cessate il fuoco immediato e alla fine delle ostilità; 2) ad assicurare la rapida e completa implementazione degli interventi urgenti già deliberati con gli atti citati per l'accoglienza dei rifugiati; 3) a predisporre misure aggiuntive, corredate dallo stanziamento delle ulteriori risorse necessarie, con un'attenzione specifica alle esigenze dei soggetti minori, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, e alle esigenze dei soggetti più fragili, tra cui anziani e disabili; 4) a istituire un apposito fondo in favore degli enti territoriali e delle associazioni del terzo settore, da destinare al finanziamento di attività di assistenza, supporto psicologico, integrazione dei minori nelle istituzioni scolastiche, educative, sportivo-ricreative, anche attraverso il rafforzamento della dotazione di personale degli enti coinvolti destinato ai servizi di supporto e mediazione culturale; 5) a predisporre specifici provvedimenti volti all'istituzione di strumenti straordinari e temporanei di sostegno al reddito in favore dei rifugiati provenienti dall'Ucraina; 6) ad assicurare l'accoglienza dei minori non accompagnati in fuga dall'Ucraina, anche attraverso una semplificazione della vigente normativa in materia, supportando l'opera delle associazioni che operano in tale ambito, favorendo i ricongiungimenti familiari anche in attuazione della citata decisione di esecuzione (UE) 2022/382; 7) a favorire gratuitamente il tempestivo inserimento degli studenti ucraini presso le scuole primarie e secondarie, nonché presso le università italiane, prevedendo l'affiancamento di mediatori culturali, ovvero di personale in possesso delle necessarie competenze linguistiche. Interrogazioni Atto n. 3-03144 FENU RICCIARDI TURCO DELL'OLIO DI PIAZZA DI NICOLA LANZI PAVANELLI MANTOVANI CROATTI PIRRO D'ANGELO PIARULLI BOTTICI CASTALDI MARINELLO PISANI Giuseppe CORBETTA GIROTTO TRENTACOSTE GAUDIANO LEONE PESCO MONTEVECCHI GALLICCHIO DONNO ROMANO Ai Ministri della transizione ecologica, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, nell'ambito delle misure in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, introduce all'art. 119 l'incremento al 110 per cento dell'aliquota di detrazione delle spese sostenute in interventi in ambito di efficienza energetica delle abitazioni, di riduzione del rischio sismico, di installazione di impianti fotovoltaici oltre che delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici (" superbonus "); il direttore dell'Agenzia delle entrate, nel corso dell'audizione svoltasi il 10 febbraio 2022 presso la 5a Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato in relazione all'esame del decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4 ("sostegni ter"), ha riportato un quadro di gravissima irregolarità, quantificabile nell'ordine di miliardi di euro, per quanto riguarda i crediti d'imposta fraudolenti relativi ai " bonus edilizi"; egli ha anche specificato che, nell'ambito delle misure di agevolazione utilizzate per la realizzazione di frodi, il superbonus costituisce soltanto il 3 per cento dei casi; considerato che: il superbonus si dimostra perfettamente in linea con il percorso di transizione ecologica, contribuendo attivamente all'efficientamento energetico, quindi al risparmio di energia, oltre a costituire un forte incentivo alla realizzazione di strutture di accumulo energetico in grado di garantire l'autonomia dell'immobile oggetto degli interventi previsti dalla misura; infatti, stando a quanto è possibile evincere dall'art. 119 citato, il superbonus spetterebbe in caso di interventi di isolamento termico sugli involucri, sostituzione degli impianti di climatizzazione invernali sulle parti comuni, interventi di efficientamento energetico, installazione di impianti solari fotovoltaici e sistemi di accumulo; in quest'ottica, i dati ENEA delineano un quadro positivo circa gli effetti della normativa, individuando al 1° gennaio 2022 un risparmio complessivo di circa 3.101.664 megawattora all'anno, riferibile in proporzione al consumo di 1.100.000 famiglie; il superbonus si dimostra idoneo, oltre che alla riduzione del fabbisogno energetico delle famiglie italiane, anche alla riduzione della quota di gas, risorsa in questo momento storico quanto mai costosa sia economicamente che politicamente, in funzione dell'elettrificazione delle abitazioni e della transizione verso tecnologie che possono fare a meno dell'energia termica a combustione, aumentando di fatto la quota di fonti rinnovabili che partecipano alla soddisfazione della domanda energetica del Paese; l'8 marzo 2022 sarà presentata una nuova azione europea che mira a far convergere gli sforzi degli Stati membri, attraverso un'"alleanza europea", verso un finanziamento per l'efficienza degli edifici, i requisiti minimi nazionali per lo stoccaggio e l'accelerazione delle iniziative comuni per il gas, oltre ad emendare le linee guida sugli aiuti di Stato per le industrie energivore, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo abbiano attivato, o abbiano intenzione di farlo, uno studio comprensivo di raccolta dati circa l'effettivo apporto ambientale del superbonus , isolato dagli altri bonus edilizi, sottolineando la misura della riduzione del fabbisogno energetico annuo, del risparmio sulle bollette per famiglia e di una proiezione circa la riduzione di inquinanti derivanti da combustione nei centri urbani, oltre agli eventuali effetti compensativi sulla fiscalità; se, in funzione degli eventuali riscontri positivi dello studio, non si ritenga di estendere l'ambito di applicazione del superbonus anche alle imprese ricomprese nella misura "Transizione 4.0", in modo da guidarne l'approdo verso un ammodernamento delle infrastrutture nell'ottica del risparmio energetico e nella soddisfazione autonoma del proprio fabbisogno energetico; se, visto il nuovo assetto geopolitico che si sta venendo a formare a seguito dell'aggravarsi della situazione ucraina, con segnali di rottura per quanto riguarda i rapporti commerciali con la Federazione russa, primo partner italiano nell'approvvigionamento di gas, sia stata presa in considerazione, in relazione al percorso verso la transizione ecologica, una strategia di autosufficienza di abitazioni private e imprese tramite una cattura diffusa e capillare di energia solare, che il superbonus agevola e incentiva, al fine di compensare la mancanza derivante dall'interruzione di acquisto del gas russo. Atto n. 3-03145 PORTA Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, in data 6 ottobre 2021, ha inviato ai prefetti e, tramite loro, ai sindaci italiani, una circolare sulle istanze di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis avanzate da discendenti di italiani emigrati in Brasile nella seconda metà del XIX secolo; nella circolare si fa riferimento a un complesso e coordinato lavoro di ricerca tra il Ministero dell'interno, quello degli affari esteri e della cooperazione internazionale e l'Avvocatura dello Stato che avrebbe portato a evidenziare gli effetti innovativi di due sentenze emesse dalla Corte di appello di Roma, nelle quali si dichiara la perdita tacita della cittadinanza italiana da parte di connazionali che risiedevano in Brasile nel periodo della "grande naturalizzazione" brasiliana del 1889-1891, con conseguente interruzione della linea di trasmissione della cittadinanza ai discendenti; da tali presupposti giurisprudenziali la circolare, in parallelo con analoghe indicazioni fornite dal Ministero degli affari esteri ai funzionari di stato civile operanti nella reste consolare all'estero, fa discendere conseguenze operative di notevole portata per gli interessati, dal momento che dispone di accantonare le pratiche di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis , in vista di un imprecisato approfondimento giurisprudenziale e di un'eventuale sentenza della Corte costituzionale, nei casi in cui si vanti la discendenza da un italiano presente in Brasile nel periodo della grande naturalizzazione; considerato che: risulta sorprendente la solerzia con la quale in una fase di ancora iniziale formazione di un orientamento giurisprudenziale e ad appena qualche mese dall'emanazione di due sole sentenze si sia pensato di farne ricadere gli esiti sull'azione amministrativa, che dovrebbe avere come presupposto unicamente il dettato delle leggi vigenti e la prassi interpretativa consolidata per decenni; una solerzia, peraltro, mancata in casi ben più chiari e definiti, come, ad esempio, quello della sentenza n. 4466 del 25 febbraio 2009 con la quale la Corte di cassazione, alla luce anche di precedenti pronunciamenti della Corte costituzionale, ha riconosciuto lo status di cittadino italiano anche ai figli di donne che hanno perduto la cittadinanza a seguito di matrimonio con stranieri, anche se contratto antecedentemente al 1° gennaio 1948; il trasferimento sul piano amministrativo dei contenuti delle recenti sentenze della Corte d'appello di Roma, oltre che intempestivo e di dubbia correttezza nei rapporti tra i poteri dello Stato, rischia di essere anche incauto per la complessità della materia in discussione e per la solidità delle posizioni, emerse sia in dottrina che in altre sentenze, che portano a ritenere che la perdita della cittadinanza italiana a seguito delle disposizioni collegate alla grande naturalizzazione brasiliana poteva dirsi perfezionata solo con l'effettiva e concreta accettazione di una nuova cittadinanza straniera, nonché in presenza di una chiara volontà espressa ai fini della rinuncia alla cittadinanza di origine: condizioni che per la quasi totalità degli italiani residenti in Brasile in quel periodo non si sono verificate; i tempi di definizione delle pratiche di riconoscimento di cittadinanza, nei consolati sudamericani, come è noto, sono di fatto già dilatati al punto da mettere in dubbio la certezza del diritto del cittadino di avere una risposta in tempi certi dalla pubblica amministrazione, sicché un'indicazione di accantonamento potrebbe significare concretamente la vanificazione di una legittima attesa, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ognuno per la parte di competenza, non intendano ritirare le indicazioni di accantonamento delle istanze di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis , avanzate da discendenti di italiani emigrati in Brasile nella seconda metà del XIX secolo, e ripristinare l'ordinario criterio cronologico di trattazione delle pratiche, almeno fin quando il legislatore (e solo lui) non intenda dare una diversa normazione alla materia. Atto n. 3-03146 FERRAZZI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: la missione 5 (inclusione e coesione), componente 2 (infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore), del piano nazionale di ripresa e resilienza, all'investimento 2.2 prevede uno stanziamento di 2,54 miliardi di euro per la realizzazione di "piani urbani integrati", dedicati alle periferie delle città metropolitane e finalizzati a trasformare territori vulnerabili in città smart e sostenibili, limitando il consumo di suolo edificabile; l'articolo 21, comma 3, del decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, recante disposizioni urgenti per l'attuazione PNRR e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose, al fine di promuovere la rigenerazione urbana e sostenere i progetti legati alle smart city , ha assegnato alle Città metropolitane, in attuazione della linea progettuale "piani integrati - M5C2 - investimento 2.2" del PNRR, risorse per un ammontare di 2,493 miliardi di euro per il periodo 2022-2026. Secondo quanto previsto nell'allegato 1 al decreto-legge, le risorse sono state ripartite tra le Città metropolitane in base al peso della radice quadrata della popolazione residente in ciascuna area metropolitana moltiplicata per il quadrato della mediana dell'indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM). In base a tali criteri, alla Città metropolitana di Venezia sono state assegnate risorse per un ammontare pari a 139.637.227 euro; l'articolo 2, comma 2, del decreto del Ministero dell'interno 6 dicembre 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 295 del 13 dicembre 2021, individua le tipologie di progetti finanziabili stabilendo che essi devono riguardare investimenti volti al miglioramento di ampie aree urbane degradate, per la rigenerazione e rivitalizzazione economica, con particolare attenzione alla creazione di nuovi servizi alla persona e alla riqualificazione dell'accessibilità e delle infrastrutture, permettendo la trasformazione di territori vulnerabili in città intelligenti e sostenibili. I progetti oggetto di finanziamento, fra le altre caratteristiche, devono necessariamente intervenire, a pena di inammissibilità, su aree urbane il cui IVSM è superiore a 99 o superiore alla mediana dell'area territoriale; la norma ha avuto come conseguenza, a quanto si apprende, l'esclusione dai finanziamenti relativi ai piani urbani integrati nell'ambito della città metropolitana di Venezia dei progetti presentati da 21 Comuni, cui è destinata una quota di circa 89 milioni di euro sul totale dei 139 milioni, in quanto caratterizzati da un IVSM non sufficientemente elevato; considerato che: l'IVSM era già stato sottoposto a critiche nel momento in cui era stato impiegato quale criterio preferenziale per l'assegnazione dei contributi per gli interventi sulla rigenerazione urbana, previsti dall'articolo 1, commi 42 e successivi, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020), ai sensi dell'articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 gennaio 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del 6 marzo 2021, in quanto aveva favorito eccessivamente i Comuni del Mezzogiorno, sfavorendo gli enti locali più virtuosi che avevano presentato progetti meritevoli di finanziamento; tale criticità ha portato il Governo, con l'articolo 28 del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17 (recante misure urgenti per il contenimento dei costi dell'energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali), a stanziare ulteriori 905 milioni di euro per coprire un maggior numero di interventi; analogamente, l'impiego dell'IVSM nell'ambito dei piani urbani integrati colpisce ingiustamente alcuni Comuni nell'ambito della città metropolitana di Venezia che, pur risultando virtuosi, allo stato attuale rimangono esclusi dal finanziamento dei progetti presentati, con grave pregiudizio per le amministrazioni coinvolte e la cittadinanza; il decreto-legge n. 152 del 2021 prevede l'impiego dell'IVSM per la sola ripartizione delle risorse tra le Città metropolitane, non designandolo quale criterio per l'esclusione di determinati enti territoriali dalla platea dei beneficiari degli investimenti, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sui fatti riportati; se non ritengano opportuno provvedere, con urgenza, ad una modifica del requisito relativo all'IVSM previsto dal decreto del Ministero dell'interno 6 dicembre 2021, al fine di consentire il finanziamento del numero più ampio possibile dei progetti relativi ai piani urbani integrati presentati dai Comuni della città metropolitana di Venezia; se intendano adoperarsi, qualora non sia possibile ricorrere alla modifica del requisito dell'IVSM, per lo stanziamento di ulteriori risorse al fine di consentire la realizzazione dei progetti, indipendentemente dalla condizione di vulnerabilità sociale e materiale di ciascun comune. Atto n. 3-03147 LUPO GAUDIANO LANZI CASTALDI VANIN BOTTICI TRENTACOSTE PAVANELLI COLTORTI DI GIROLAMO CIOFFI FEDE Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il grado di presenza dei vettori a basso costo ( low cost ) in Italia rappresenta un'anomalia rispetto al contesto europeo, a detrimento dei vettori con COA (certificato operatore aereo) nazionale; negli altri principali mercati europei i rispettivi vettori nazionali hanno mantenuto nel tempo le proprie quote di mercato, nonostante il grado di penetrazione dei vettori a basso costo nei rispettivi mercati nazionali; la conquista di quote di mercato da parte dei vettori low cost ha causato, negli ultimi 15 anni, l'uscita dal mercato di svariati vettori con licenza italiana, incluse le due maggiori Alitalia e Meridiana-Air Italy, lasciando ad oggi attive solo 4 compagnie passeggeri e 3 cargo ; l'affermazione dei vettori a basso costo in Italia è stata, in particolare, ampiamente favorita da un sistema incentivante che ha registrato dimensioni non paragonabili ad altre realtà europee, basato sulla sistematica concessione ai vettori a basso costo di incentivi diretti, erogati dagli aeroporti italiani sotto forma di contributi a passeggero e di sconti sulle tariffe di handling , e incentivi indiretti, concessi dalle Regioni e autorità locali sotto forma di accordi di co-marketing ; rilevato che: il 2 ottobre 2014 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, previa acquisizione del parere dell'Autorità di regolazione dei trasporti (ART), ha emanato le "linee guida inerenti le incentivazioni per l'avviamento e lo sviluppo di rotte aeree da parte dei vettori ai sensi dell'art. 13 commi 14 e 15, del decreto legge 23 dicembre 2013 n. 145, come modificato dalla legge di conversione 21 febbraio 2014 n. 9", applicabili a tutte le società di gestione aeroportuale italiane (sia pubbliche che private) dal 1° gennaio 2015, contenenti i criteri per le procedure trasparenti e non discriminatorie per la concessione di incentivi; l'11 agosto 2016 il Ministero, dietro pressione di alcuni vettori low cost , ha modificato, senza l'acquisizione preventiva del parere dell'ART, le linee guida del 2014; sulla base delle linee guida del 2016 risulta pressoché impossibile conoscere con esattezza l'entità dei contributi erogati dalle società aeroportuali ai vettori. L'ultima stima pubblica disponibile effettuata dall'ART parla di circa 236 milioni di euro erogati a titolo di incentivi da parte di 28 aeroporti italiani nel 2017. Articoli di stampa hanno stimato che, nel solo 2019, il sistema aeroportuale italiano abbia erogato più di 390 milioni di euro di incentivi alle compagnie low cost , che nel 2021 sono aumentati fino a raggiungere un ammontare complessivo di 516 milioni di euro; i vettori low cost sono in grado di adottare delle politiche tariffarie particolarmente aggressive, quasi sistematicamente offrendo tariffe di importo inferiore alle tasse aeroportuali, grazie agli incentivi riconosciuti; oltre al fenomeno degli incentivi aeroportuali c'è una pratica molto diffusa, i cosiddetti accordi di co-marketing , mediante la quale vengono riconosciuti contributi a vettori, soprattutto low cost , per l'acquisto di spazi pubblicitari di questi ultimi per la promozione del territorio. Tale pratica non è regolata da alcuna norma nazionale o comunitaria e, oltre ad essere poco trasparente, ha dato luogo ad un'ulteriore forma di discriminazione tra vettori; le addizionali comunali, pari a circa 6,50 euro per ciascun aeroporto, oltre a rappresentare solo una minima parte delle tasse che gravano sui vettori, finanziano anche le prestazioni integrative del fondo speciale per il trasporto aereo (FSTA). Pertanto, prevedere una sospensione delle addizionali rischia di alterare ulteriormente un mercato già compromesso; considerato che l'ordine del giorno G/2426/58/6 e 11 a firma della prima firmataria del presente atto, presentato in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, ha impegnato il Governo ad adottare ogni opportuna iniziativa, anche di carattere legislativo, volta a garantire la più ampia trasparenza ed accessibilità delle procedure di erogazione di incentivi pubblici, contributi, sussidi o qualsiasi altra forma di emolumento, destinati ai vettori aerei per lo sviluppo di nuove rotte, nonché ad adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione apposite linee guida finalizzate a prevedere, in capo alle società di gestione aeroportuale specifici obblighi di comunicazione, a carattere semestrale, relativamente agli incentivi che intendono attivare per l'anno successivo, nonché tutte le incentivazioni riconosciute nel 2020 e nel 2021, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra esposto, in particolare con riferimento al sistema di tariffazione per cui alcuni biglietti hanno un costo minore rispetto alle tasse aeroportuali; quali iniziative intenda assumere per garantire il rispetto del principio di trasparenza nella concessione di incentivi da parte di aeroporti ed enti locali; quali iniziative intenda intraprendere per assicurare, nei confronti dei consumatori, l'applicazione di politiche tariffarie trasparenti e non discriminatorie da parte delle compagnie aeree operanti in Italia. Atto n. 3-03148 ZAFFINI Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: tutti gli operatori sanitari che negli ultimi mesi si sono ammalati di COVID-19 e per tale motivo hanno potuto beneficiare del green pass rafforzato ritornando al lavoro in strutture private, ospedali e RSA per anziani, sono recentemente incappati nel "cambio di rotta" imposto con nota prot. 2992 del 17 febbraio 2022 del capo di gabinetto del Ministero della salute indirizzata al presidente della Federazione nazionale dell'ordine dei medici chirurghi e odontoiatri (FNOMCeO) e concernente "Quesiti concernenti la sospensione dei sanitari per inadempimento vaccinale"; la lettera, che prende le mosse dalla nota prot. 3558/2022 dell'8 febbraio 2022 con cui la federazione aveva rappresentato una situazione di "disorientamento" creatasi a seguito dell'inserimento in piattaforma nazionale DGC dei dati sulle guarigioni dei professionisti, in un primo momento non presenti, fa poi riferimento al quesito posto dalla medesima federazione con nota prot. 2349/2022 del 27 gennaio 2022 in merito alla difficoltà di inquadrare giuridicamente la situazione del professionista sanitario, il quale, risultato inadempiente all'obbligo di effettuare il ciclo vaccinale primario, abbia contratto l'infezione e sia guarito successivamente al provvedimento di sospensione dell'esercizio dell'attività professionale; al riguardo la nota del Ministero chiarisce che, ai sensi dell'articolo 4, comma 5, del decreto-legge n. 44 del 2021, la sospensione è efficace fino alla comunicazione da parte dell'interessato all'ordine professionale del completamento del ciclo vaccinale primario e, per i professionisti che hanno completato il ciclo vaccinale primario, della somministrazione della dose di richiamo. La nota conclude che "la guarigione non è, in base alla normativa vigente, circostanza idonea a legittimare la revoca della sospensione che invece consegue esclusivamente: Per il professionista temporaneamente sospeso per non aver effettuato il ciclo vaccinale primario, al completamento di quest'ultimo; Per il professionista sospeso per non aver effettuato la dose di richiamo, alla somministrazione di tale dose"; la FNOMCeO ha pertanto comunicato a tutti gli ordini provinciali che in base alle disposizioni di cui all'art. 4, comma 5, del decreto-legge n. 44 del 2021 la sospensione è efficace fino alla comunicazione da parte dell'interessato all'ordine del completamento del ciclo vaccinale primario e, per i professionisti che hanno completato il ciclo vaccinale primario, della somministrazione della dose di richiamo ribadendo il principio che la guarigione non è, in base alla normativa vigente, circostanza idonea a legittimare la revoca della sospensione dei professionisti sanitari; la circostanza ha determinato caos e scompiglio fra i sanitari che erano già stati richiamati in servizio in quanto avevano già contratto l'infezione posto che, peraltro, anche volendo, non potrebbero eseguire subito né il ciclo vaccinale primario né il booster che nei soggetti infettati non possono essere somministrati prima che sia trascorso un determinato lasso di tempo; appare necessario sanare urgentemente il paradosso determinato dalla mancanza di una previsione specifica che contempli il reintegro dei sanitari già infettati fino al momento in cui sarà possibile per loro effettuare il ciclo vaccinale primario o il booster ; il 2 marzo 2022, durante la seduta riunita delle Commissioni permanenti Affari costituzionali e Igiene e sanità del Senato, il Governo ha accolto, tra gli altri, gli ordini del giorno G/2542/11/1 e 12 a firma dell'interrogante. Essi evidenziano l'opportunità che la misurazione dei titoli anticorpali nei soggetti che si sono infettati diventi strumento per valutare la necessità o meno di somministrare vaccino e booster in modo mirato invece che "a tappeto", e pertanto impegnano il Governo "a valutare l'opportunità, nel rispetto delle indicazioni della comunità scientifica, di rivedere la strategia vaccinale prevedendo il ricorso ai test per le risposte anticorpali come strumento utile alla pianificazione delle somministrazioni". Tale impegno del Governo andrebbe applicato in via principale proprio ai sanitari già infettati, considerato che: l'ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia ha annunciato, in data odierna, che non procederà alla sospensione degli infermieri rientranti in questa fattispecie, spiegando che "Le motivazioni della nostra decisione sono la tutela dei diritti sia degli infermieri che di tutta la cittadinanza"; gli infermieri sottolineano infatti che i sanitari che hanno contratto il virus non possono fare la terza dose prima di diversi mesi (quattro per la precisione come sottolinea del resto lo stesso Ministero della Salute, si veda la FAQ aggiornata al 4 marzo 2022), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda disporre urgentemente per i sanitari già infettati il ricorso all'utilizzo dei test anticorpali per valutare la necessità o meno di effettuare il ciclo vaccinale primario o il booster , dando seguito agli impegni assunti; se non intenda sanare il paradosso, prevedendo il reintegro immediato dei sanitari già infettati fino a quando non sia trascorso il lasso di tempo necessario perché possano essere sottoposti al ciclo vaccinale primario o al booster . Atto n. 3-03149 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il 2 marzo 2022, durante lo svolgimento alla Camera dei deputati di un'informativa urgente in merito alla cessione dei bonus edilizi, il Ministro in indirizzo, in relazione al funzionamento del meccanismo di cessione dei crediti fiscali (sull'ampiezza e sulla natura di elementi critici emersi nel corso dei precedenti mesi per l'utilizzo di tale misura fiscale), ha dichiarato che l'esito delle frodi e il potenziale danno per l'erario derivante dalle false cessioni hanno assunto proporzioni estremamente rilevanti; ha altresì rilevato che l'ammontare delle operazioni illecite potrebbe essere significativo anche per gli intermediari che hanno acquisito crediti falsi, aggiungendo inoltre che si è configurata una trasformazione dei crediti d'imposta in una sorta di titolo circolante, dando vita ad un mercato di crediti non regolamentato, nel quale il collegamento con i lavori che li hanno originati (sulla base dei quali era giustificato il riconoscimento del bonus ) poteva diventare labile, se non del tutto assente; quanto esposto, a giudizio dell'interrogante, appare sorprendente e al contempo desta perplessità, in ragione del fatto che i crediti fiscali sono creati ed emessi dallo Stato e pertanto non possono essere considerati falsi (ma al limite ottenuti in modo illegittimo), ed inoltre non si comprende il motivo per il quale il Ministro possa sostenere che la cessione dei crediti fiscali abbia generato un mercato non regolamentato, considerato che l'amministrazione finanziaria assegna tali crediti a coloro i quali decidono di effettuare una spesa per la ristrutturazione edilizia, oppure per aumentare l'efficienza energetica; nel momento in cui sono assegnati i crediti fiscali, essi circolano nel mercato finanziario in modo libero e autonomo in quanto i soggetti interessati e gli operatori economici decidono di accettarli e scambiarli; pertanto non si comprende in che modo il mercato andrebbe regolamentato, poiché le cessioni avvengono tra operatori economici che verificheranno con attenzione se i crediti fiscali non sono contraffatti; è opportuno, a parere dell'interrogante, introdurre un bollino identificativo per il credito fiscale per certificarne la validità e istituire una piattaforma per tracciarne gli scambi; l'interrogante evidenzia che il fenomeno delle frodi e delle irregolarità perpetrate ai danni dello Stato in merito alla cessione dei crediti fiscali in realtà deriva in larga parte dall'assegnazione a coloro che non ne hanno il diritto, ovvero a fronte di lavori che non sono stati realizzati; pertanto le difficoltà normative consistono proprio nei controlli insufficienti delle assegnazioni e non nella cessione successiva del credito; si delinea di conseguenza un quadro evidentemente negativo e preoccupante e al contempo penalizzante dal punto di vista economico e finanziario in relazione all'evidente confusione generata dal Governo nei riguardi degli operatori del settore e dei contribuenti, considerato il numero di volte in cui sono state modificate le limitazioni delle cessioni dei crediti fiscali, decise per fronteggiare il fenomeno delle frodi, per poi successivamente aumentarle a seguito di aspri confronti con le categorie economiche e le forze politiche; risultano altresì incomprensibili, a parere dell'interrogante, le dichiarazioni del Ministro in relazione alle origini ignote dei soggetti responsabili delle attività fraudolente per la cessione dei crediti fiscali, se proprio lo Stato assegna nel cassetto fiscale di uno specifico soggetto individuato (persona fisica o imprese che eseguono lavori, anche d'installazione) le detrazioni fiscali previste, conoscendo di conseguenza in modo automatico i titolari che usufruiscono dell'agevolazione fiscale; destano sconcerto, a parere dell'interrogante, le dichiarazioni del Ministro in merito all'esistenza di crediti fiscali falsi (che tali non sono) in quanto potrebbero scoraggiare gli operatori economici ad accettarli facendo aumentare lo sconto applicato dalle banche e creando un fattore di turbativa del mercato di compravendita dei crediti fiscali, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; quali siano i motivi per i quali i crediti fiscali sono cedibili per tutti i bonus edilizi, sebbene tuttavia l'ammontare le frodi accertate risulti molto diverso tra i diversi bonus utilizzati; quali siano le ragioni per le quali il Ministro nel corso dell'informativa ha sostenuto l'esistenza di crediti fiscali falsi, quando in realtà tali misure agevolative sono create ed emesse dallo Stato italiano; quali siano infine i motivi per i quali ha anche dichiarato la presenza di false cessioni (che in realtà sarebbero ottenute in modo illegittimo) nel momento in cui queste avvengono tra operatori economici, i quali presteranno a loro volta la massima attenzione prima di acquistare titoli fiscali irregolari. Atto n. 3-03150 DE BERTOLDI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: l'articolo 11, comma 1, della legge 29 gennaio 1986, n. 21, ha istituito un contributo integrativo per gli iscritti agli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, e ne dispone l'applicazione su tutti i corrispettivi rientranti nel volume d'affari rilevante ai fini IVA, e ne obbliga il versamento alla cassa nazionale di previdenza e assistenza, indipendentemente dall'effettivo pagamento da parte del debitore; l'obbligo (come si evidenzia dal regolamento unitario in materia di previdenza e assistenza della cassa nazionale di previdenza e assistenza in favore dei dottori commercialisti) interessa fra l'altro anche le società professionali (STP) costituite in forma di società di capitali ai sensi dell'articolo 10, commi 3 e successivi, della legge 11 novembre 2011, n. 183, e del relativo regolamento di attuazione che stabilisce che il singolo dottore commercialista socio della STP deve versare annualmente alla cassa il contributo integrativo, indipendentemente dall'effettiva riscossione, calcolato sulla parte del volume d'affari IVA complessivo della STP corrispondente alla percentuale di partecipazione agli utili spettanti al professionista stesso; nella dinamica statutaria delle STP, rileva altresì l'interrogante, tenuto conto del ruolo essenziale delle prestazioni professionali dei soci per lo svolgimento delle attività della STP nei confronti ed a beneficio della clientela, i professionisti hanno spesso obblighi di prestazione di servizi in via esclusiva con divieto di concorrenza verso la società; in considerazione del carattere continuativo di tale attività dei professionisti (finché dura la loro partecipazione nella STP), costoro (il cui rapporto partecipativo è così configurato) attivano la propria posizione ai fini IVA, addebitando alla società di appartenenza onorari e rimborsi di spese derivanti dalle prestazioni; risulta pertanto evidente, a parere dell'interrogante, che, rispetto a tali prestazioni, la STP non costituisce il cliente finale del professionista, dal momento che le utilità dei servizi così conseguiti dalla società sono strumentali allo svolgimento delle prestazioni professionali verso la clientela della società, di cui il professionista è socio; l'interrogante evidenzia ancora come, anche dal punto di vista formale, gli addebiti verso la società partecipata degli onorari ed accessori da parte dei professionisti soci, (con obbligo di prestazioni di servizio verso la società partecipata) sembrano interessati dalla maggiorazione del 4 per cento e dal relativo versamento alla cassa di previdenza; risulta di tutta evidenza che tale addebito si risolve in una sostanziale duplicazione del contributo integrativo da corrispondere alla cassa medesima, dal momento che al versamento si aggiunge quello avente ad oggetto il contributo riscosso dalla STP nei riguardi della clientela ed oggetto di riparto fra i soci professionisti, in adempimento di quanto stabilito dal ricordato regolamento unico; a giudizio dell'interrogante, tale duplicazione determina un ingiustificato aggravio di costi delle prestazioni professionali che si ripercuotono sulla clientela della società professionale e sulla concorrenzialità delle prestazioni; la duplicazione sarebbe peraltro agevolmente superabile ritenendo in alternativa che il professionista socio non addebiti alla STP la maggiorazione, o che la stessa (ove addebitata alla STP) debba scomputarsi dai contributi integrativi che la stessa STP attribuisce al professionista per i versamenti alla cassa; in seconda ipotesi, il versamento del 4 per cento dalla STP al socio professionista (sulle parcelle dal medesimo emesse verso la stessa STP) altro non costituirebbe che un anticipo di quanto la medesima STP deve attribuire al socio professionista in base al volume d'affari riferibile a quest'ultimo; il professionista effettuerebbe alla cassa, per parte sua, un versamento in parte costituito dal contributo addebitato alla cassa e in parte costituito dal contributo assegnatogli dalla cassa al netto della prima quota; l'interrogante evidenzia come i Ministeri della giustizia e dell'economia e delle finanze non abbiano condiviso tali possibilità, ritenendo che la normativa in materia non le consenta ed escludendo in particolare che la cassa possa provvedere in merito, avvalendosi dei propri poteri di autoregolamentazione; al riguardo, l'interrogante evidenzia che in contrapposizione a tali rilievi, ove si autorizzasse una STP dallo scomputo del contributo integrativo (addebitatole dal socio professionista dal contributo che la STP attribuisce al socio), si verrebbero a determinare evidenti disparità di trattamento con le associazioni professionali non costituite in forma di società di capitali; tale considerazione suscita evidenti perplessità, dal momento che la possibile soluzione idonea ad evitare la descritta duplicazione contributiva ha al contrario il vantaggio di parificare per questo aspetto, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto; se non ritengano opportuno chiarire, nell'ambito delle rispettive competenze, che l'addebito alle STP aventi forma di società di capitali degli onorari e delle spese rientranti nel volume d'affari ai fini IVA da parte dei soci professionisti, per le attività da loro svolte nell'ambito della società e nell'interesse della clientela (con vincolo di esclusiva e divieto di concorrenza stabiliti per statuto della società) non costituisce addebito di prestazioni professionali al cliente finale, ma sia strumentale all'assolvimento delle prestazioni della società verso la propria clientela e, di conseguenza, possano non essere assoggettati alla maggiorazione del 4 per cento del contributo integrativo, oppure in alternativa (ove lo siano) se il relativo ammontare sia scomputabile dalla maggiorazione calcolata dalla società sul volume d'affari di pertinenza del professionista, in base alla sua quota di partecipazione agli utili; se conseguentemente non intendano chiarire questa regola, affinché essa possa essere codificata all'interno del regolamento della cassa di previdenza dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, in ragione dei poteri di autodeterminazione che ad essa si riconoscono per legge. Atto n. 3-03151 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: la trasparenza e la parità di trattamento costituiscono imprescindibili fondamenti dell'agire e del buon andamento della pubblica amministrazione, e quindi anche delle università italiane; gli atenei italiani sono dotati di un codice etico e di comportamento; alcuni, anche di strumenti per la prevenzione della corruzione e per la promozione e tutela del whistleblowing . Almeno uno, l'università di Bologna "Alma Mater studiorum", persino di un "Regolamento per l'integrità nella ricerca", in vigore dal 2020; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: il fatto che un ateneo si sia dotato di un "codice etico e di comportamento", di un "servizio anticorruzione" e di un "regolamento per l'integrità nella ricerca" non è di per sé sufficiente a garantire quella trasparenza e quella parità di trattamento sui quali, come ricordato, si fonda il buon andamento della pubblica amministrazione; così pare accadere che proprio nell'ateneo di Bologna la vigilanza sul rispetto del codice e l'applicazione dei regolamenti sull'integrità nella ricerca sembrino incontrare molte difficoltà, soprattutto nell'assicurare la necessaria trasparenza dei procedimenti e l'indispensabile parità di trattamento per tutti i soggetti coinvolti. Di tali difficoltà sembrano esemplari le vicende che un docente dell'Alma Mater studiorum si trova a vivere almeno dal 2017 e di cui in questa sede si propongono solo tre episodi; il docente in questione è responsabile (nonché ideatore, e primo ricercatore) di più progetti di ricerca: da quando è diventato professore associato lo è anche in chiaro, con facoltà di indicare il suo nome sui prodotti del suo intelletto e del suo lavoro; nel 2018 egli è stato oggetto di una terna di segnalazioni a suo carico, a partire dalle quali l'allora magnifico rettore ha molto tempestivamente attivato un'istruttoria ad hoc . L'istruttoria ha dato vita ad un procedimento poi sospeso in attesa della definizione dei contenziosi giudiziali che il docente è stato costretto a promuovere a sua tutela. Dal servizio legale di ateneo, infatti, sin dal 2017, il docente ha appreso che l'ateneo tutela se stesso ma non i suoi docenti, e che il docente che intende tutelare se stesso deve rivolgersi a professionisti esterni; nel 2019 lo stesso docente ha ricevuto dal rettore la comunicazione dell'avvio di un procedimento disciplinare a suo carico, a seguito di una segnalazione anonima per il tramite dell'applicativo adottato dall'Alma Mater studiorum per il whistleblowing . Il docente, costretto a fare ricorso ancora una volta all'aiuto di professionisti esterni, ha dimostrato l'infondatezza e la natura calunniosa della segnalazione, chiedendo che l'identità del segnalante, come previsto dalla normativa e dal regolamento di ateneo, venisse rivelato. Il rettore ha archiviato il procedimento ma non ha concesso l'accesso all'identità dell'autore della segnalazione; nel dicembre 2019, il docente ha inviato anche lui una dettagliata segnalazione al magnifico rettore: fra i fatti (tutti documentati) portati all'attenzione, anche le forti pressioni subite dal docente ad opera di alcuni colleghi, fra 2016 e 2017, per far risultare vincitore, in una valutazione comparativa in cui il docente era presidente di commissione, un candidato, risultato invece non idoneo: lo stesso soggetto, peraltro, che un anno dopo (2018) sarebbe stato autore della prima segnalazione a carico dal docente, segnalazione poi rapidamente imitata da altri due suoi colleghi. Il rettore ha replicato che la segnalazione era lunga e complessa e che la documentazione relativa alle pressioni subite in relazione all'esito della valutazione comparativa era stata inoltrata all'autorità competente, invitando inoltre il docente a presentare segnalazioni su singoli casi; nel frattempo, il docente otteneva elementi per la denuncia di quello che riteneva poter essere un plagio, a danno di terzi, compiuto, fra 2013 e 2016, proprio da uno dei tre autori delle segnalazioni a suo carico nel 2018, e nell'aprile 2021, ai sensi del "Regolamento per l'integrità della ricerca" in vigore dal 2020 presso l'ateneo, ha presentato una nuova dettagliata segnalazione, corredata di perizia tecnica, al rettore e, per suo tramite, al garante di ateneo da lui nominato; ad oggi, a oltre due anni dalla segnalazione giudicata troppo lunga e complessa dal rettore e a quasi un anno dalla segnalazione corredata di perizia tecnica su un singolo caso, l'ateneo pare non aver avviato alcuna istruttoria. Nessun riscontro è stato dato alle richieste di aggiornamento, sull' iter della segnalazione, che sono state presentate dal docente; sono stati necessari due mesi, per le segnalazioni a carico di un docente, per l'avvio dell'istruttoria, e puntuali aggiornamenti ai segnalanti, da parte dell'ateneo. Silenzio, per le segnalazioni (dicembre 2019; aprile 2021) di un docente, ai sensi del regolamento di ateneo, per la valutazione di situazioni non coerenti con il codice etico dell'Alma Mater studiorum e di un comportamento che potrebbe rappresentare un plagio compiuto da un dottorando a beneficio della sua tesi di diploma, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa chiedere all'ateneo di Bologna chiarimenti sul contesto in cui si inseriscono le vicende di cui questa interrogazione presenta in sintesi solo alcuni episodi; se possa, inoltre, verificare se tali vicende siano state oggetto, da parte dell'Alma Mater studiorum, della necessaria attenzione e quali azioni siano state da quella poste in essere per ripristinare certezza di imparzialità e trasparenza, a fini di un reale contrasto alla corruzione; se possa suggerire al magnifico rettore dell'università felsinea di vigilare affinché i regolamenti dell'ateneo siano applicati col massimo rispetto della par condicio per tutti i soggetti coinvolti, docenti compresi e nessuno escluso. Atto n. 3-03152 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: con decreto del direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Piemonte prot. 9603 del 1° agosto 2005, fu autorizzata l'alienazione e contestualmente dichiarato l'interesse storico e artistico particolarmente importante, ex art. 10, comma 3, lettera a) , del decreto legislativo n. 42 del 2004, della porzione del "complesso della Cavallerizza, accademia militare e pertinenze" sita a Torino in via Verdi, ai numeri 7 e 9: la "Manica" cosiddetta del Mosca; il complesso di immobili, spettante alla "zona di comando" sabauda e connesso alla corte, fa parte degli 11 edifici del sito seriale UNESCO (riconosciuto nel 1997) allocati nel centro cittadino, mentre altrettanti si trovano all'esterno dell'area urbana; intenzionata ad alienare il bene era la società "Cartolarizzazione Città di Torino S.r.l." (CCT), che l'ha ricevuto dal Comune (proprietario dell'intero pacchetto azionario) dopo la cessione all'ente locale da parte del demanio militare, mentre in veste di acquirenti figuravano l'università degli studi di Torino e la fondazione "Compagnia di san Paolo"; tra le prescrizioni che corredavano l'autorizzazione all'alienazione del 2005 figurava prioritariamente la garanzia della "fruizione pubblica", dato irrinunciabile per la comunità cittadina, tanto che a Torino l'attenzione sul destino della "Cavallerizza" non si è mai attenuata e ha coagulato intorno a sé, negli anni, anche prese di posizione di importanti intellettuali italiani (ultima in ordine di tempo la lettera al ministro Franceschini del 10 novembre 2021 firmata da Alberto Barbera, Alessandro Barbero, Marco Brunazzi, Gastone Cottino, Giovanni Ferrero, Roberto Gnavi, Clara Palmas, Salvatore Settis, Diana Toccafondi), tutti schierati per il rientro del bene nel patrimonio indisponibile dello Stato; benché in contrasto con la prescrizione che imponeva di garantirne la "fruizione pubblica", l'ipotesi di riuso tesa ad insediare nella Manica del Mosca gli uffici direzionali di un operatore privato è stata presentata a gennaio 2020 come manifestazione d'interesse e accolta dal Comune di Torino che, non pago, a febbraio 2021 ha adottato il piano unitario di riqualificazione e destinato ad usi dirigenziali terziari, guarda caso, proprio il corpo di quella parte della "Cavallerizza". E il piano è stato lo strumento normativo urbanistico per la successiva asta di vendita, vinta dalla "Compagnia di San Paolo" insieme all'università degli studi di Torino, decisi ad acquistare l'immobile in quote indivise, pari a circa il 75,5 e al 24,5 rispettivamente, per 11 milioni di euro; solo a fine dicembre 2021, a distanza di oltre 16 anni dall'autorizzazione all'alienazione, la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino ha dunque ricevuto la denuncia di alienazione della parte del compendio immobiliare "Cavallerizza", denuncia che ( ex art. 59 del codice) consente allo Stato di esercitare, entro 60 giorni dalla stipula del contratto di compravendita, cioè entro il 21 febbraio 2022, il diritto di acquisto coattivo a titolo di prelazione; dopo appena tre giorni dalla ricezione della denuncia, la Soprintendenza ha espresso parere negativo all'esercizio del diritto di prelazione a favore dello Stato, in considerazione delle condizioni attuali del compendio e di una (asserita) larga destinazione pubblica assicurata alle fabbriche dagli acquirenti e coerenza del progetto di recupero con la loro dignità monumentale, dandone notizia agli altri enti pubblici territoriali aventi uguale titolo d'intervenire nell'alienazione; in data 8 febbraio 2022, il segretario regionale, nel trasmettere alla Direzione generale ABAP (con nota prot. 575) il parere della Soprintendenza perché assumesse la decisione finale, che ha poi confermato il diniego sul presupposto che la privatizzazione intenderebbe restituire il bene all'uso pubblico, aveva formulato valutazioni di segno opposto, auspicando che il compendio, "di eccezionale interesse culturale, di valore assolutamente identitario per la città e lo Stato italiano" potesse tornare in mano statale "aprendo alla concreta possibilità di un uso culturale e sociale partecipato"; considerato che, sempre per quanto risulta: il 29 gennaio 2022 il "comitato referendario per abrogazione PUR Cavallerizza" ha inviato a Roma puntuali osservazioni all'alienazione, formulate anche alla luce dell'accesso civico svolto nei giorni precedenti presso il segretariato regionale del Piemonte. Vi si deplora che la cartolarizzazione del 2010 abbia prodotto un approccio al bene non più come monumento identitario, quale era stato inteso fino ad allora, ma come oggetto di valorizzazione immobiliare, lamentando che l'alienazione ne causerebbe la privatizzazione definitiva; è in effetti irragionevole attendersi che l'insediamento degli uffici direzionali di un operatore privato sia compatibile con la fruizione pubblica del monumento, non riducibile alla mera offerta ai cittadini "di nuove corti, nuovi percorsi pedonali per attraversare il centro storico e un nuovo accesso ai giardini reali" prospettata nel comunicato stampa della Compagnia di San Paolo; nonostante le ragioni addotte dalla Soprintendenza per rinunciare all'esercizio della prelazione, la destinazione pubblica è ammessa dal piano unitario di riqualificazione solo per il 14 per cento della superficie complessiva, mentre il 27 spetta a residenze di civile abitazione, il 23 ad alberghi o studentati, il 18 ad attività direzionali e il 12 ad uffici e studi professionali. Le attività culturali relegate nei risicati spazi ad uso pubblico, inoltre, in base alla convenzione stipulata fra Comune, CCT (poi Compagnia di San Paolo) e Cassa depositi e prestiti, dovrebbero comunque essere assoggettate al controllo dei proprietari del compendio; valutato che, come desumibile dall'esame dei documenti citati, il costo stimato per il recupero dell'immobile, pari a 45 milioni di euro, non può far fede per la pubblica amministrazione, perché accorpa l'importo degli interventi di conservazione e manutenzione con l'importo necessario per assicurare le destinazioni d'uso previste dagli acquirenti; questi ultimi, inoltre, se lo Stato esercitasse la prelazione, potrebbero ottenere gli stessi spazi pubblici in concessione o locazione, a titolo oneroso, sia dopo che il Ministero della cultura abbia provveduto al restauro, niente affatto impossibile se eseguito per lotti funzionali successivi, sia addirittura prima ( ex art. 3- bis del decreto-legge n. 351 del 2001) e proprio ai fini del recupero e della valorizzazione del compendio immobiliare statale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover disconoscere l'orientamento espresso frettolosamente dalla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino e avallato con pari rapidità, senza coinvolgere il comitato tecnico-scientifico, dalla Direzione generale ABAP, per attivare, invece, ogni strumento amministrativo a sua disposizione, per riconsegnare parte della "Cavallerizza" allo Stato collettività in coerenza con il dettato costituzionale (art. 9). Atto n. 3-03153 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il Ministero della cultura contempla, ad oggi, 44 musei e parchi che, riconosciuti di rilevante interesse nazionale, sono stati dotati di autonomia scientifica, finanziaria, organizzativa e contabile ai sensi dell'art. 33 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 dicembre 2019, n. 169, e dell'art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 giugno 2021, n. 123; sono organi dell'istituto autonomo, secondo il decreto ministeriale 23 dicembre 2014, il consiglio di amministrazione, il collegio dei revisori e il comitato scientifico; quest'ultimo, in carica per 5 anni e istituito dal Ministro, è presieduto dal direttore, in qualità di presidente, e si compone di altri 4 membri (di cui uno designato dalla Regione ed uno dal Comune), scelti tra docenti universitari ed esperti di chiara fama; l'appartenenza al comitato scientifico non dà diritto a compensi; una verifica di quanto pubblicato sul sito web di ciascuno dei 44 istituti autonomi restituisce un quadro sorprendente, sia per la mancanza di uniformità grafica e strutturale dei siti web e domini tra di loro, sia per la caoticità del quadro informativo riguardante i comitati scientifici e non di rado anche altri dati d'interesse pubblico. Su nessun portale il comitato scientifico ha un indirizzo di posta elettronica o tradizionale mediante il quale il pubblico possa contattarlo e ardua è persino la mera ricerca dei dati essenziali; nel merito, i domini dei singoli istituti contemplano una sconcertante varietà di soluzioni: per le sole gallerie, si va da "lagallerianazionale.com" a "gallerianazionaledellumbria.it", da "galleriaaccademiafirenze.it" a "gallerie-estensi.beniculturali.it"; la Pinacoteca di Brera adotta una linea ancora diversa: "pinacotecabrera.org". Specialmente astruso è il dominio dell'istituto denominato Vittoriano e palazzo Venezia: "vive.beniculturali.it/it/vittoriano"; per "raggiungere" il comitato scientifico, partendo dalla sezione "amministrazione trasparente" della home page , si passa, di norma, alla voce "organizzazione" e da quella, il più delle volte, ad "organi di indirizzo politico-amministrativo". Dopodiché, però, il caso felicissimo di un istituto che citi il decreto di nomina del comitato in carica, rendendolo disponibile, elenchi a parte le generalità dei componenti, consentendo da quelle di risalire a tutti i curriculum vitae (completi di contatti) e magari fornisca anche le dichiarazioni di insussistenza delle cause di incompatibilità dei nominati, oltre a precisare la durata dell'incarico, non si verifica mai; spesso, anzi, non si sfiora neppure la sufficienza; fatti salvi i 6 musei e parchi di più recente istituzione, comprensibilmente non ancora al passo con gli altri, è la stessa sezione "amministrazione trasparente" ad essere talvolta difficile da rintracciare, benché il comma 8 dell'art. 11 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, imponga che essa debba non solo esistere ma essere di facile accesso e consultazione; nel caso della Pinacoteca nazionale di Bologna, la voce "organi di indirizzo politico-amministrativo" rinvia al portale del Ministero e dunque agli uffici centrali con quella funzione, mentre il comitato scientifico è rintracciabile nell'"organigramma della pinacoteca", sotto "articolazione degli uffici". Sul portale della Galleria nazionale delle Marche, invece, per fare solo un altro esempio di disallineamento, da "amministrazione trasparente" bisogna passare a "documenti correlati" per rintracciare il decreto di nomina del primo comitato, e nient'altro; in più casi non si riesce a risalire al comitato scientifico: sul sito web dei Musei Reali di Torino, ad esempio, i nomi dei componenti sono citati (nello staff ) solo nel documento "Bilancio sociale 2016-2020", la voce "organizzazione" è contemplata ma non dà accesso a nulla, mentre "amministrazione trasparente" è assente. La Pinacoteca di Brera, villa Adriana e villa d'Este, il Parco archeologico di Paestum e Velia hanno senz'altro un comitato scientifico ma, nella prima, "organizzazione" prelude al solo organigramma del personale su foglio Excell (aggiornato a gennaio 2018 e di fatto illeggibile), mentre nel terzo, alla voce "organi di indirizzo politico-amministrativo", sono presenti solo atti relativi al cessato direttore Zuchtriegel: vista la confusione che caratterizza detti portali, i dati sul comitato potrebbero essere ovunque; un comitato scientifico sembra invece non esistere affatto, benché previsto dall'art. 12 del citato decreto ministeriale 23 dicembre 2014, se si consultano i siti web del palazzo Reale di Napoli e del Museo nazionale di Cagliari, del Museo nazionale di Taranto, del Parco archeologico di Sibari e del Museo nazionale di Matera, quest'ultimo caso limite (con Brera) quanto a lacune nell'inserimento di informazioni nella struttura del portale. Quanto pesino, caso per caso, l'eventuale sciatteria e incapacità dell'operatore chiamato a caricare i dati o invece un'opacità premeditata o la mancata istituzione è difficile dire; valutato che, sempre per quanto risulta: nel dettaglio dei 26 portali (su 38) che danno informazioni sul comitato scientifico, ai nomi dei commissari sono associati un numero variabile di curriculum (solo in 8 casi si rinvengono i curricula di tutti i commissari nominati; in 9 nessuno) e questi ultimi, stilati senza seguire un criterio univoco, spesso mancano non solo della data e della firma dell'intestatario ma anche della pagina di apertura, evidentemente per non fornire i contatti, che in altri casi sono deliberatamente oscurati; se il Parco archeologico di Pompei pubblica le 4 dichiarazioni di insussistenza di cause di incompatibilità ma nessun curriculum , il Parco archeologico di Ostia antica si limita ai nomi dei commissari, così anche il palazzo Ducale di Mantova, il palazzo Reale di Genova, il Museo nazionale d'Abruzzo, il Museo nazionale romano, la biblioteca e complesso monumentale dei Girolamini; il Museo archeologico nazionale di Napoli e la Galleria nazionale dell'Umbria pubblicano tuttora solo il decreto e i curriculum del comitato nominato nel 2015, dunque scaduto da 2 anni, senza alcun aggiornamento o spiegazione. Il Parco archeologico di Ercolano pubblica il decreto ministeriale di luglio 2017 e i nomi dei 4 commissari (compreso il direttore generale Musei, Massimo Osanna) insieme agli atti relativi al consiglio di amministrazione, al collegio dei revisori, ai loro curricula , ai compensi, agli atti di accettazione eccetera, gettando tutti i documenti indistintamente nel medesimo "calderone". La confusione è totale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa spiegare l'assenza di qualsiasi forma di vigilanza e controllo sull'effettiva pubblicazione dei dati e sulle modalità con cui i 44 musei e parchi con autonomia speciale offrono all'utenza, sui propri siti web , informazioni alle quali la normativa impone di dare evidenza in nome del principio dell'"accessibilità totale" dei dati su organizzazione e attività delle pubbliche amministrazioni ( ex decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33), consentendo invece che ciascun istituto adotti soluzioni "personalizzate", benché si tratti di organi di una stessa amministrazione centrale; perché non abbia provveduto alla nomina del comitato scientifico di alcuni musei e parchi autonomi situati nel Centro-Sud del Paese, accentuando, invece di ridurla, la forbice tra le due Italie anche sul piano culturale. Atto n. 3-03154 MANTERO NUGNES LA MURA Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: come si è appreso dagli organi di stampa, nei giorni scorsi ci si è trovati di fronte all'ennesima chiusura di un'azienda del Sud Italia, in favore di una delocalizzazione. Questa volta si tratta dello stabilimento della Logista di Maddaloni (Caserta), un'azienda che, pur godendo di un'ottima situazione finanziaria, ha deciso di spostare le attività in un altro stabilimento; Logista è una multinazionale spagnola che ha in concessione dallo Stato italiano la distribuzione del tabacco nel nostro Paese. Lo spostamento dell'attività cancella 108 posti di lavoro, in un Sud dove trovare alternative di occupazione non è semplice. Solo 22 dipendenti sarebbero destinati a trasferirsi ad Anagni (Frosinone), con tutte le difficoltà che ciò comporterebbe per i lavoratori e le loro famiglie; in occasione dello sciopero nazionale dei dipendenti di Logista Italia e della ditta subappaltatrice dei servizi logistici "GLD", i lavoratori dello stabilimento di Maddaloni (che il 3 febbraio si sono visti comunicare la notizia della chiusura per ottobre 2022) hanno presidiato manifestato presso il Ministero dello sviluppo economico; i lavoratori sono stati in piazza per testimoniare il loro "no" alla delocalizzazione, alla chiusura ed alla dismissione della piattaforma logistica presso cui lavorano. Hanno affermato ancora una volta la loro opposizione alla possibilità che sia consentito ad una multinazionale di mutilare l'assetto produttivo del territorio per meri calcoli di pretesa maggior convenienza, anche se la stessa azienda, com'è pacificamente rilevabile, gode di ottima salute finanziaria e possiede tutti gli elementi necessari alla continuazione della produzione; gli stessi lavoratori sono stati convocati ed ascoltati presso il Ministero, ove è stata chiesta l'apertura del tavolo di crisi e la formulazione da parte datoriale del piano industriale, al fine della determinazione precisa della misura reale del procedimento (o dei procedimenti) incipienti; considerato che: a giudizio degli interroganti, lo Stato, in tutte le sue articolazioni istituzionali, e con esso gli enti locali non solo non sembrano capaci di tutelare insieme i diritti dei lavoratori e le prerogative del territorio, ma appaiono addirittura disinteressati; ancora una volta ci si ritrova innanzi ad una grande società, florida ed in attivo, che decide di trapiantare unità produttive e stabilimenti da un luogo ad un altro, producendo impunemente disastri sociali oltre che più strettamente occupazionali; durante i lavori in Senato sul disegno di legge di bilancio per il 2022, è stato approvato l'emendamento governativo 77.0.2000 avente ad oggetto "Disposizioni in materia di cessazione dell'attività produttiva" che appariva molto lontano dalle vere richieste dei lavoratori italiani di tutela dalla scellerata attività di delocalizzazione delle imprese presenti sul territorio; nonostante fosse stato presentato dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo un emendamento, scritto in collaborazione con gli operai GKN e i giuristi democratici, nato per difendere i lavoratori e le aziende e quindi il tessuto produttivo italiano dalla predazione di multinazionali e fondi di investimento per evitare la chiusure di aziende produttive e solide, come nel caso dell'azienda di Maddaloni, che danno lavoro a migliaia di persone, lo stesso è stato respinto con l'approvazione finale dell'emendamento 77.0.2000 che altro non fa se non regolamentare le chiusure, ed è quindi incapace di difendere lo Stato italiano da multinazionali senza scrupoli; relativamente alla distribuzione di tabacchi, è bene ricordare che l'Agenzia del demanio e dei monopoli è stata istituita dal Governo D'Alema il 30 luglio 1999 con decreto legislativo n. 300, in attuazione dell'articolo 11 della legge n. 57 del 1997, ma all'interno di questo non è possibile rinvenire alcuna norma che stabilisca delle regole stringenti per le aziende private concessionarie di servizi di pubblico interesse, anzi di servizi afferenti a beni in regime di monopolio statale: norme che stabiliscano che non si possono subappaltare pezzi di produzione per risparmiare sui costi del personale oppure che un'azienda concessionaria di un servizio datole in gestione da un'agenzia statale non può decidere di chiudere lo stabilimento come e quando le pare, a pena di sanzioni economiche pesantissime, molto più pesanti dei soldi che l'azienda ritiene di risparmiare spostando la produzione in un altro posto, dove le maestranze costano meno e dove i diritti sono sepolti sotto una coltre di ricatti quotidiani, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti accaduti a Maddaloni e come intendano intervenire, nell'ambito delle loro competenze, per far luce sulla situazione della azienda Logista e conoscere quanti stabilimenti e quanti lavoratori sono stati realmente coinvolti nel processo, se si tratti solo della dismissione delle piattaforme di Maddaloni o anche di altre sul territorio nazionale; quale sia la valutazione del Ministro dello sviluppo economico rispetto alle misure contenute nella legge di bilancio per il 2022 in tema di cessazione dell'attività produttiva e se ritenga utile un nuovo intervento normativo al riguardo; quali iniziative urgenti intendano mettere in atto, per quanto di competenza, per tutelare i lavoratori e le aziende e quindi il tessuto produttivo del nostro Paese dalla predazione di multinazionali e fondi di investimento per evitare la chiusura di aziende produttive e solide; quali iniziative il Ministro dell'economia e delle finanze in intenda mettere in atto, per quanto di competenza, relativamente alla mancanza di regole stringenti per le aziende private concessionarie di tutti i servizi di gestione nel settore dei tabacchi, trattandosi di beni in regime di monopolio statale. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03141 MALLEGNI Ai Ministri dell'istruzione e dell'università e della ricerca Premesso che: è pubblica la notizia dell'apertura delle graduatorie provinciali per supplenze tra aprile e maggio 2022; con riferimento ai termini per l'esame di Stato, normalmente le procedure devono essere espletate entro la metà di luglio; il titolo di accesso per tali graduatorie 2023-2025 per il profilo di insegnante tecnico pratico è il diploma di scuola secondaria di secondo grado anno 2021/2022; la prima sessione ordinaria delle università per la proclamazione delle tesi di laurea (ad eccezione della sessione straordinaria) è normalmente prevista per il periodo giugno-luglio di ogni anno, per cui in tale periodo si consegue il titolo di accesso quale docente curricolare; la procedura di inserimento nelle graduatorie è biennale e relativa a posizioni lavorative che partiranno a far data dall'anno scolastico 2022/2023; tante persone, a costi propri, ogni anno affollano tutte le università del sistema nazionale, di fatto finanziandole e contribuendo così al corretto funzionamento delle stesse, e molte si iscrivono con la finalità di vedere premiati i propri sforzi di crescita professionale e formativa, anche proprio nelle suddette graduatorie dove le tabelle di valutazione correttamente ne prevedono la valutazione; storicamente, i precedenti termini cadevano sempre tra i mesi di luglio e agosto; il mancato accesso a tali graduatorie significherebbe per gli aspiranti rimandare tutto al prossimo aggiornamento, ossia non prima di due anni; chi si è affidato al servizio di istruzione nazionale o ai suoi atenei ed ha conseguito il titolo correttamente e nei tempi previsti non può, a parere dell'interrogante, non partecipare a un bando relativo all'anno successivo, proprio in virtù del suo affidamento alle istituzioni dello Stato, che non possono addirittura creare una situazione di svantaggio per chi sia stato retto e ligio al proprio dovere, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno lo spostamento dell'apertura delle graduatorie provinciali per supplenze nei mesi di luglio o agosto, in quanto non si capisce come una persona che abbia correttamente seguito tutto il suo percorso di studi e concluso nei termini previsti debba essere esclusa da una selezione che riguarda l'anno successivo al conseguimento del titolo; nel caso per motivi tecnici non fosse possibile ovviare all'anticipo di tali termini, se non ritengano in subordine di valutare la possibilità di prevedere l'accesso o la valutazione dei titoli con riserva per tali candidati aspiranti docenti che siano regolarmente iscritti per l'anno 2021/2022 e che conseguano entro luglio il titolo. Atto n. 3-03142 BITI PARRINI ASTORRE BOLDRINI CERNO CIRINNA' COLLINA COMINCINI D'ALFONSO D'ARIENZO FEDELI FERRARI FERRAZZI GIACOBBE IORI LAUS MANCA MARCUCCI MARGIOTTA MARILOTTI PINOTTI PITTELLA PORTA RAMPI ROJC ROSSOMANDO STEFANO TARICCO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) contiene nel proprio programma "Sport e inclusione sociale" specifiche misure per gli investimenti in impiantistica sportiva nei comuni, con l'obiettivo di realizzare almeno 100 nuovi impianti entro il 2026. In particolare, i vincoli posti dall'Unione europea per spendere le risorse sono di stanziare almeno il 50 per cento dei fondi per nuovi impianti e di stanziare almeno il 40 per cento dei fondi complessivi al Sud; come descritto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per lo sport, Valentina Vezzali, in audizione presso la VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati il 23 febbraio 2022, nell'ambito dell'esame della relazione sullo stato di attuazione del PNRR, il totale delle risorse a disposizione per gli investimenti in sport ammonta a 700 milioni di euro, suddivisi in tre linee di finanziamento: la prima dedicata ai nuovi impianti per almeno 350 milioni di euro, la seconda dedicata alla rigenerazione di impianti esistenti per 188 milioni di euro, la terza per la realizzazione o rigenerazione di impianti esistenti di proprietà delle federazioni sportive per 162 milioni di euro; i primi due interventi (nuova realizzazione e rigenerazione di impianti sportivi, rispettivamente) sembrano destinati a Comuni capoluoghi di provincia e di regione, con popolazione residente superiore ai 20.000 abitanti, e ai Comuni con una popolazione residente superiore ai 50.000 abitanti; tale platea di potenziali beneficiari esclude categoricamente i Comuni medio-piccoli, con popolazione residente inferiore ai 50.000 abitanti o che non siano sede di capoluogo, generando un profondo squilibrio nella ripartizione dei fondi per l'impiantistica sportiva e ignorando le esigenze di investimento che invece i Comuni medio-piccoli hanno, soprattutto stante l'impossibilità frequente di reperire altrove risorse necessarie agli investimenti in opere pubbliche; tale esclusione si aggiunge alle altre, già presenti nei provvedimenti attuativi degli strumenti PNRR e delle linee di finanziamento esistenti per gli investimenti nei Comuni, consolidando una tendenza, tanto generalizzata quanto sbagliata, alla sistematica esclusione dei Comuni medio-piccoli dall'accesso alle risorse pubbliche per investimenti sul territorio; considerato che lo sport è un vettore di crescita educativa, di inclusione sociale e di promozione del benessere psicofisico, e come tale da tutelare e promuovere anche e soprattutto nei comuni medio-piccoli, che spesso vivono in condizioni di disparità l'accesso alle opportunità anche sportive che sono riservate agli agglomerati urbani di più grande dimensione, si chiede di sapere: quali siano le motivazioni alla base della definizione della platea che esclude i Comuni medio-piccoli dall'accesso alle risorse per l'impiantistica sportiva; quali misure urgenti il Governo intenda adottare al fine di superare questa disparità di trattamento, prevedendo apposite linee di finanziamento a fondo perduto per l'impiantistica sportiva nei Comuni medio-piccoli. Atto n. 3-03143 MALLEGNI Al Ministro della salute Premesso che: voci sempre più fondate danno come imminente la chiusura del laboratorio farmaceutico del presidio ospedaliero della Versilia, con conseguente trasferimento delle attività a Carrara; nello specifico la preparazione dei farmaci chemioterapici e antiblastici nonché le preparazioni galeniche saranno tutte approntate nel laboratorio unico, appunto, di Carrara; se tutto ciò venisse confermato, quello che per anni e? stato uno dei punti di forza della sanita? versiliese, a sostegno della popolazione, si aggiungerebbe ai servizi già delocalizzati dal territorio. Tale decisione, gravemente penalizzante per i cittadini versiliesi, è l'ultima dopo altre che hanno riguardato la chiusura dell'anatomia patologica, del magazzino ausili, dell'ufficio ausili, dell'ufficio protocollo, e dopo la scomparsa del reparto oncologico assorbito in area medica con posti letto dedicati; al momento, dopo le varie richieste rivolte alla direzione dal sindacato autonomo FIALS, non si hanno ancora risposte; è bene ricordare che il laboratorio farmaceutico gestisce fra l'altro le preparazioni chemioterapiche per i pazienti del day hospital oncologico, a volte preparate ad personam per singole esigenze e, se il materiale non arrivasse con le dovute tempistiche, come sta già succedendo, con le forniture degli ausili, ne deriverebbe un grave danno per i pazienti in attesa, soprattutto per i più fragili; giova inoltre evidenziare che, se e? vero che per mettere a norma il laboratorio farmaceutico della Versilia occorrerebbero finanziamenti che la ASL non ha intenzione di stanziare, la situazione si prospetta di ulteriore gravità considerato che eventuali tagli ricadrebbero, ancora una volta, sui cittadini e sui pazienti che versano in precarie condizioni di salute; per tali motivi, il sindacato autonomo FIALS ha deciso di avviare una raccolta di firme che si svolgerà di fronte ad ogni Comune della Versilia per invitare la popolazione a reagire a questo stato di cose, a sostegno dei servizi ospedalieri e territoriali unitamente al sindacato, che ha sempre combattuto affinché i servizi le attività sanitarie rimanessero nell'ospedale e sul territorio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta; se e quali iniziative intenda intraprendere per scongiurare la chiusura del laboratorio farmaceutico del presidio ospedaliero della Versilia. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06694 PILLON Ai Ministri dell'interno e della salute Premesso che l'interrogante, in data 21 settembre 2021, ha presentato un atto di sindacato ispettivo ai Ministri in indirizzo circa la manifestazione fieristica denominata "Un sogno chiamato bebè", dedicata alla procreazione artificiale e, in particolare, alla promozione della pratica dell'utero in affitto, prevista per i prossimi 15 e 16 maggio 2022 a Milano; considerato che la manifestazione è recentemente tornata al centro delle cronache, suscitando polemiche sia nella società civile, sia in ambito politico; considerato, altresì, che l'interrogante non ha ricevuto ad oggi risposta alcuna all'atto presentato, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano assumere iniziative per il caso esposto, per dare attuazione al dettato normativo che vieta la promozione di questa pratica nel nostro Paese, ai sensi dell'art. 12, comma 6, della legge 19 febbraio 2004, n. 40. Atto n. 4-06695 NENCINI Al Ministro della giustizia Premesso che: Aldo Ferraro era un operaio di 32 anni originario della Calabria; in data 8 febbraio 2010 Ferraro, insieme ad altri operai, si trovava in vico dell'Angelo a Bocale (Reggio Calabria) al fine di posizionare alcuni tubi all'interno di un fosso di circa 30 centimetri in adiacenza del quale era posizionato, al fine di contenere il terreno, un muro di quattro metri; i lavori facevano parte del progetto della diga sul Menta per portare acqua potabile a tutta la zona del reggino; mentre stava posizionando i tubi all'interno del fosso, il muro che sorgeva in adiacenza è franato, travolgendo il giovane operaio; a causa delle molteplici e gravissime lesioni contusive riportate nella regione del tronco, conseguenti all'azione del seppellimento subita, Ferraro perdeva la vita; considerato che: il Tribunale penale in primo grado ha disposto cinque condanne di 3 anni e 6 mesi cadauno e ad una provvisionale da corrispondere ai familiari che non è stata versata, se non in piccola parte; per quanto riguarda il secondo grado, la Corte di appello penale di Reggio Calabria ad oggi non ha ancora fissato l'udienza di discussione; il procedimento civile di primo grado, caratterizzato da numerosi rinvii, non si è ancora concluso; dopo 12 anni dall'evento luttuoso non si è ancora ottenuta una pronuncia definitiva da parte degli organi giudiziari, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di attivare i propri poteri di legge per verificare la correttezza nelle procedure e nella gestione degli uffici giudiziari coinvolti. Atto n. 4-06696 NENCINI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, per la pubblica amministrazione e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: con decreto legislativo n. 149 del 2015, in forza della delega contenuta nella legge n. 183 del 2014 che ne ha previsto l'istituzione "ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300" (ordinamento delle agenzie fiscali), è stato creato l'Ispettorato nazionale del lavoro; come previsto dal decreto legislativo n. 149 del 2015, all'art. 6, comma 1, "al personale dirigenziale e non dirigenziale di ruolo dell'Ispettorato si applica, rispettivamente, la contrattazione collettiva dell'area I e la contrattazione collettiva del comparto Ministeri"; la legge n. 160 del 2019 (legge di bilancio per il 2020), al comma 143 dell'art. 1, ha previsto che, "al fine di perseguire la progressiva armonizzazione dei trattamenti economici accessori del personale appartenente alle aree professionali e del personale dirigenziale dei Ministeri, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze un fondo da ripartire, con dotazione pari a 80 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2021"; è altresì previsto che, "a decorrere dall'anno 2020, il fondo può essere alimentato con le eventuali somme, da accertarsi con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, che si rendono disponibili a seguito del rinnovo dei contratti del pubblico impiego precedenti al triennio contrattuale 2019-2021"; di seguito al quarto e quinto specificano inoltre che "le risorse del fondo sono destinate nella misura del 90 per cento, alla graduale armonizzazione delle indennità di amministrazione del personale appartenente alle aree professionali dei Ministeri al fine di ridurne il differenziale e, per la restante parte all'armonizzazione dei fondi per la retribuzione di posizione e di risultato delle medesime amministrazioni. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (...) si provvede alla ripartizione delle risorse del fondo tra le amministrazioni di cui al primo periodo per il finanziamento del trattamento accessorio di ciascuna di esse, tenendo conto anche del differenziale dei trattamenti di cui al precedente periodo e, in deroga all'articolo 45 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, alla conseguente rideterminazione delle relative indennità di amministrazione"; considerato che: l'interrogante ha appreso la notizia ufficiosa secondo la quale una prima bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, elaborato per l'attuazione della normativa, avrebbe previsto un incremento, rispettivamente, delle indennità di amministrazione e dei fondi per la retribuzione di posizione e di risultato e avrebbe altresì previsto gli incrementi e le amministrazioni presso le quali opera il personale destinatario; fra le amministrazioni non sarebbe tuttavia annoverato l'Ispettorato nazionale del lavoro; all'Ispettorato è stata preclusa peraltro l'applicazione del più favorevole contratto delle agenzie fiscali e, contestualmente, è stato escluso dalle amministrazioni destinatarie degli incrementi individuati dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano doveroso prevedere un intervento volto ad eliminare le citate iniquità. Atto n. 4-06697 PARAGONE DE VECCHIS GIARRUSSO MARTELLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: stando a quanto si apprende dalla stampa, il 25 gennaio 2022, in piena crisi politica internazionale, 16 amministratori delegati italiani avrebbero incontrato il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin, per discutere di business e affari, contravvenendo alle indicazioni del Governo che si sarebbe pronunciato contrariamente all'incontro, bollato come "inopportuno" dal Presidente del Consiglio dei ministri Draghi, vista la tensione internazionale che già si registrava in quei giorni; l'incontro sarebbe stato organizzato senza il coinvolgimento della Farnesina che, infatti, aveva fatto sapere che, trattandosi di iniziativa privata, non avrebbe partecipato alcun diplomatico; non è dato sapere con certezza i nomi dei 16 italiani al tavolo ma, da informazioni di stampa, fra loro ci sarebbero stati: Marco Tronchetti Provera, per Pirelli; Francesco Starace, per ENEL; Antonio Fallico, per Intesa San Paolo Russia; Andrea Orcel, per Unicredit; Gabriele Galateri di Genola, per Generali, e avrebbero partecipato anche le aziende Barilla, Cremonini, Danieli, Coeclerici e Maire Tecnimont; sempre a quanto si apprende, all'incontro, sebbene invitati, non avrebbero partecipato SNAM ed ENI. Contrariamente, l'amministratore delegato di ENEL, Starace, avrebbe declinato l'invito del premier Draghi a non prendere parte all'incontro, rispondendo: "decido io", "ho dato la mia parola e devo pensare agli interessi della mia azienda"; la questione avrebbe, inoltre, destato la disapprovazione da parte di autorevoli organi di informazione internazionale come il "Financial Times"; in occasione della riunione, Putin avrebbe ribadito che grazie a "contratti a lungo termine" con Gazprom, l'Italia riesce ad avere il gas a "prezzi molto più bassi di quelli di mercato", con la probabile intenzione di lanciare un chiaro messaggio alle cancellerie europee alla vigilia dell'attacco ai danni dell'Ucraina; considerata la partecipazione pubblica e il ruolo che riveste nel Paese ENEL; considerata altresì la diversa posizione di vedute fra Starace e il Governo in merito al futuro energetico del Paese: più spostato sulle rinnovabili, per dipendere sempre meno dai gas naturali e dalla volatilità dei loro prezzi, per l'amministratore delegato di ENEL e più sul nucleare e gas, come fonti di energia utili alla transizione verde, per il Ministro della transizione ecologica Cingolani, si chiede di sapere: se il Governo intenda fornire le eventuali informazioni in suo possesso rispetto all'incontro citato, anche alla luce dei recenti scenari di guerra; se possieda e, in tal caso, intenda rendere pubblico l'elenco di tutti i partecipanti e se conosca i contenuti della riunione; se intenda chiarire quali siano i rapporti con l'amministratore delegato di ENEL, alla luce delle sue affermazioni e della diversità di posizioni sul futuro energetico italiano. Atto n. 4-06698 CORTI PITTONI Ai Ministri dell'istruzione e dell'interno Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nella notte di lunedì 28 febbraio 2022, alcuni vandali hanno danneggiato la scuola media "San Carlo" di Modena: muri imbrattati con frasi contenenti svariati insulti, ma anche distruzione di costosi personal computer e lavagne multimediali; ad accorgersene è stato l'indomani il personale scolastico che ha subito avvisato le forze dell'ordine, che stanno compiendo accertamenti per risalire ai responsabili, si chiede di sapere: se ai Ministri in indirizzo risulti che nella scuola fossero stati installati sistemi di videosorveglianza e se abbiano funzionato; se, in ogni caso, intendano fornire indicazioni più precise sull'attuazione della videosorveglianza nelle scuole, trattandosi di sistemi che possono fungere da deterrente al fine di prevenire i sempre più frequenti atti di vandalismo a danno degli istituiti scolastici. Atto n. 4-06699 SAPONARA Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica Premesso che: il consorzio bonifica renana di Bologna ha recentemente messo in evidenza i problemi di disponibilità idrica dovuti principalmente alla carenza di piogge significative, indispensabili per riempire i bacini e quindi per soddisfare le esigenze idriche del periodo primaverile-estivo nella pianura bolognese; secondo i dati dell'osservatorio ANBI sulle risorse idriche, il livello dei grandi laghi ai piedi delle Alpi risulta nettamente inferiore alla media di stagione, con l'eccezione del Garda, condizione che mette a rischio la disponibilità idrica dell'intero bacino del Po; in pianura Padana tutti i fiumi sono in sofferenza, con le portate del Po in progressivo calo: attualmente si registrano 790,3 metri cubi al secondo, valori che si registrano solitamente in giugno-luglio, mentre la media del periodo è 1.252 metri cubi al secondo; il consorzio sta operando per incrementare la capacità di stoccaggio delle acque tramite un aumento della capacità di invaso da mettere a servizio del territorio bolognese e del suo sistema produttivo con interventi strutturali, in grado di fornire risposte di lungo periodo per uscire dalla logica emergenziale e aumentare la resilienza del territorio in seguito ai cambiamenti climatici ed alle ricorrenti siccità; l'autorità distrettuale del fiume Po ha espresso forte preoccupazione per il perdurare della crisi idrica, che potrebbe rendere piuttosto difficile l'imminente stagione primaverile per l'agricoltura e il territorio dell'intero distretto padano; il totale della riserva idrica invasata nei grandi laghi, negli invasi artificiali e sotto forma di manto nevoso è in continua diminuzione ed oggi risulta inferiore alla media del periodo 2006-2020 del 51 per cento; considerato che: il comparto agroalimentare dell'Emilia-Romagna e delle altre regioni del bacino del Po è fortemente messo in difficoltà a causa della siccità; ai fabbisogni idrici si aggiungono i fabbisogni di energia pulita, in particolare quella idroelettrica derivante da invaso è sempre stata considerata la migliore delle energie alternative, in quanto disponibile quando serve e non ad intermittenza come la eolica o la fotovoltaica; fino agli anni '50-'60 l'energia idroelettrica assicurava all'Italia il 50 per cento del fabbisogno energetico nazionale fino alla sua sostituzione con l'energia termoelettrica, il che ha causato l'interruzione della realizzazione di impianti come la diga di Vetto nel territorio di Reggio Emilia e di altri potenziali invasi come la diga di Armorano nel parmense; sono disponibili studi di fattibilità di ipotesi progettuali per i due grandi invasi nel territorio emiliano della pianura Padana per la realizzazione delle due dighe di Armorano e di Vetto, che potrebbero rappresentare soluzioni efficaci per il territorio, contro siccità e inondazioni e per la produzione di energia elettrica; i bacini irrigui potrebbero rappresentare una riserva idrica utile per scongiurare i danni derivanti dai fenomeni siccitosi sempre più frequenti, consentendo di mettere in sicurezza la fornitura di acqua utile al comparto agroalimentare nei periodi di maggiore fabbisogno e consentendo produzione di energia elettrica, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza degli studi di fattibilità citati e se intendano valutare la possibilità di convocare un tavolo di confronto tra i tecnici ministeriali coinvolti, la Regione Emilia-Romagna e gli enti locali interessati per approfondire i suddetti progetti ed avviare lo studio di fattibilità per la realizzazione di invasi irrigui che possano sia rimediare alla carenza di acqua per produrre energia elettrica. Atto n. 4-06700 ORTIS ANGRISANI RIZZOTTI BOTTO MARINELLO RUSSO DI MICCO CORRADO DE PETRIS LANNUTTI MININNO SBRANA ABATE Al Ministro della salute Premesso che: il fenomeno del randagismo in Molise ha assunto dimensioni non più ignorabili dalla politica regionale e nazionale. Stampa e associazioni locali parlano apertamente di una situazione completamente fuori controllo, il cui carattere emergenziale necessita di interventi celeri e straordinari anche da parte del Ministero della salute; tre le criticità principali all'origine della problematica vi sono: abbandono degli animali; riproduzione incontrollata; abbandono del territorio (catture casuali e assenza di controlli). D'altra parte, "è completamente sconosciuto il numero degli animali vaganti sul territorio" (come si legge su "Randagismo. Analisi del fenomeno e misure di contrasto in Molise", SIMeVeP, febbraio 2019), sebbene stime recenti parlino di circa 25.000 randagi, e di 2.000 cani detenuti nei canili regionali ed extra regionali (su "Randagismo, 25 mila cani senza padrone ma in Molise pochissime adozioni", servizio sul telegiornale regionale del 15 gennaio 2020); purtroppo, il piano sanitario 2019-2021 della Regione, al cui interno è dedicato un capitolo sul randagismo, dopo un anno non è stato ancora attuato, costringendo volontari e associazioni ad ovviare alle inadempienze delle autorità. Secondo quanto dichiarato dalle associazioni riunite per la protezione degli animali del Molise, i responsabili di questo stallo sarebbero "Regione Molise e Asrem, in particolare i dirigenti regionali Michele Colitti e Nicola Rossi, oltre al direttore generale Oreste Florenzano dal momento che il piano sul randagismo è stato approvato dall'ex commissario Giustini (nel decreto numero 100), prevede un finanziamento da 180mila euro ed esplicita i compiti assegnati anche ai Comuni e alle associazioni nella lotta al randagismo" (come si legge nell'articolo "Piano per il randagismo, tutto fermo. Gli animalisti minacciano esposti contro Regione e Asrem", "Primonumero", 16 settembre 2021); considerato quindi che a fronte di tale inazione si palesa come necessaria, a parere degli interroganti, l'attivazione di un protocollo ministeriale emergenziale volto all'assolvimento di numerosi compiti e all'implementazione di varie procedure. A mero titolo di esempio, se ne citano alcune: raccolta di dati concernenti il fenomeno, attraverso il censimento dei cani randagi e padronali; acquisizione di informazioni sul numero e l'adeguatezza delle strutture presenti in regione; ristrutturazione e messa a norma dei canili esistenti, e costruzione di nuovi; acquisto delle attrezzature necessarie alle catture, convenzioni con cliniche esterne; formazione e corsi di aggiornamento dei veterinari pubblici; ripristino dei doveri di controllo delle forze di polizia locali, dotati di lettori di microchip , con corsi di inquadramento normativo; corsi annuali per la formazione di guardie zoofile regionali; istituzione di un numero verde unico. In breve, l'approntamento di un piano di intervento solido, e continuativo nel tempo; oltre, naturalmente, ad un adeguato finanziamento per la sua attuazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di attivare il protocollo ministeriale indicato; se abbia intenzione di convocare un tavolo tecnico, alla presenza delle figure competenti in materia (quali il sottosegretario per la salute, il direttore generale della sanità animale e dei farmaci veterinari, il direttore della tutela del benessere animale, igiene zootecnica e igiene urbana veterinari, l'ufficio audit sui sistemi sanitari regionali veterinari ed alimentari, e il direttore del servizio prevenzione, veterinaria e sicurezza alimentare dell'Azienda sanitaria regionale del Molise) per affrontare la questione. Atto n. 4-06701 CORTI PITTONI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: il concorso indetto con decreto direttoriale della Direzione generale per il personale scolastico protocollo n. 1259 del 23 novembre 2017 per l'assunzione di 2.425 dirigenti scolastici vede circa 170 ricorrenti avverso gli esiti dell'ultima prova, quella orale; questi candidati risultano depositari di giudizi positivi, talora eccellenti, alle prove preselettiva e scritta del concorso, sono professionisti con apprezzabili titoli culturali e professionali maturati in qualità di figure di supporto alla dirigenza scolastica, da collaboratori dei dirigenti a funzioni strumentali, da componenti dello staff di direzione ad ogni diverso incarico al servizio delle scuole e della nazione; i ricorrenti avverso la prova orale hanno depositato i ricorsi al TAR di Roma nel corso dell'estate 2019 e ad oggi, a quasi tre anni di distanza, nessuna udienza relativa alle loro cause è stata fissata; la pressoché totale paralisi del sistema giuridico-amministrativo impedisce ai ricorrenti di esercitare qualsiasi difesa e programma, per l'assenza di giudizi in merito; le doglianze rilevate dai ricorrenti hanno carattere sia amministrativo che penale ed a tal fine hanno presentato vari esposti alle Procure della Repubblica; una Procura, ad oggi, ha concluso le indagini preliminari ed ha proceduto a rinviare a giudizio due membri di una commissione d'esame; le altre Procure stanno ultimando le indagini preliminari, riconoscendo comunque fin d'ora alcuni candidati quali "parti lese"; la giustizia amministrativa non può demandare alle Procure procedimenti di suo peculiare interesse, deve quindi procedere con le udienze e le sentenze; la previsione di un nuovo concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici che non attenda la risoluzione del contenzioso relativo alla precedente procedura e non inquadri i relativi ricorrenti nel dovuto scenario sarebbe oltremodo iniqua, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di competenza, per rispondere alle legittime aspettative di quanti ritengono che il concorso sia stato inficiato, nella fase orale, da un numero così alto di illegittimità da richiedere l'urgente immissione in graduatoria dei candidati ricorrenti avverso gli esiti della prova orale; se non ritenga corretto attendere sia avviato e portato a compimento il contenzioso inerente ai ricorrenti prova orale del concorso bandito nel 2017 prima di ipotizzare l'emanazione di un nuovo bando; se non ritenga opportuno prendere posizione per difendere la legittimità degli atti, la trasparenza e la correttezza dell'azione amministrativa, per scongiurare il rischio di ritenere ingiustamente non idonei candidati meritevoli; se non ritenga rispondente alle esigenze del Ministero dell'istruzione e del Paese avere a disposizione in tempi celeri nuove figure di dirigenti scolastici pronti a livello teorico e competenti a livello pratico. Atto n. 4-06702 ANGRISANI GIANNUZZI MORONESE ABATE LANNUTTI Ai Ministri dell'istruzione e della salute Premesso che: l'articolo 31 del decreto-legge n. 41 del 2021, recante misure per favorire l'attività didattica e per il recupero delle competenze e della socialità delle studentesse e degli studenti nell'emergenza da COVID-19, ha incrementato il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche di 150 milioni di euro nel 2021. Tra le finalità di spesa delle nuove risorse vi era l'acquisizione di specifici servizi professionali per il supporto e l'assistenza psicologica e pedagogica, da rivolgere in particolar modo a studentesse e studenti, oltre che al personale scolastico, in relazione alla prevenzione e al trattamento dei disagi e delle conseguenze derivanti dall'emergenza epidemiologica; nel verbale del consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi del 23 aprile 2021, in materia di aggiornamento della sottoscrizione del protocollo tra Ministero dell'istruzione e consiglio nazionale, si legge che il presidente avrebbe aggiornato il consiglio sul fatto che il finanziamento non fosse specifico per la psicologia scolastica ma rientrante nel finanziamento generale di 150 milioni assegnato al mondo della scuola ma che fosse in atto una "sorta di alleanza con l'Associazione Nazionale Presidi al cui presidente, prof. Giannelli, è stato chiesto e ottenuto di mandare una circolare a tutti i presidi invitandoli ad utilizzare i fondi del Decreto Ristori specificatamente per la psicologia", chiedendo anche un intervento attivo sul mondo politico affinché, "nelle more di una legge ad hoc sulla psicologia scolastica", si potesse "procedere a finanziare la psicologia scolastica in maniera specifica vincolando una parte dei 150 milioni previsti dal decreto Ristori finalizzandoli in maniera specifica"; considerato che: quanto riportato rappresenterebbe una sorta di accordo tra il consiglio nazionale degli psicologi e l'Associazione nazionale dei presidi al di fuori delle previsioni di legge, destinato a convogliare l'intero importo stanziato dal legislatore verso una sola delle due finalità indicate; il dicastero ha anche emanato un decreto (31 marzo 2021, direzione generale per le risorse umane e finanziarie) in cui rinvia alla normativa in materia di contratti pubblici le procedure per l'affidamento dei servizi, disponendo il termine del 31 dicembre 2021 per la realizzazione degli interventi o il completamento delle procedure, si chiede di sapere: quale sia la quota complessiva delle risorse di cui all'articolo 31 del decreto-legge n. 41 del 2021 destinata all'acquisizione di specifici servizi professionali per il supporto e l'assistenza pedagogica nelle istituzioni scolastiche; se il Ministro in indirizzo non reputi che l'assistenza pedagogica, oltre a quella psicologica, sia altrettanto indispensabile all'interno delle istituzioni scolastiche; se non reputi illegittimo ogni eventuale accordo volto alla costituzione di un vincolo de facto laddove la legge non abbia ripartito percentualmente, tra servizi di assistenza psicologica e pedagogica, le risorse da destinare all'attivazione di uno o di entrambi i servizi. Atto n. 4-06703 CIRINNA' MALPEZZI MIRABELLI ROSSOMANDO BITI D'ARIENZO FERRARI MARCUCCI Al Ministro della giustizia Atto n. 4-06704 PITTONI ALESSANDRINI BAGNAI BERGESIO FERRERO CORTI DORIA RIVOLTA RICCARDI MARIN CANDURA PIANASSO ZULIANI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: si stanno moltiplicando i tentativi di introdurre nelle scuole, nelle università e nella pubblica amministrazione, con l'alibi dell'inclusività delle identità di genere non binarie, lo schwa, lo schwa "lungo" e altri simboli estranei alla lingua italiana ( slash , asterischi, chioccioline, eccetera), oppure specifici suoni (come la u in caru tuttu, per cari tutti, care tutte): dalla campagna inclusiva promossa da Valeria Filì, dal 2019 delegata del rettore dell'università di Udine per le pari opportunità ("Cresce per tutt* e con tutt*. Uniud è inclusiva"), all'adozione dello schwa nella comunicazione sui social network , a suo tempo (nella primavera 2021), da parte del Comune di Castelfranco Emilia (Modena); lo schwa e lo schwa lungo sono ultimamente finiti (dicembre 2021) in ben 6 verbali redatti dalla commissione nazionale per l'abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia del settore concorsuale 13/B3, organizzazione aziendale, comparendo anche nei giudizi collegiali sui candidati, e in quelli individuali formulati dal presidente e dal segretario della commissione; il servizio televisivo pubblico, il 13 febbraio 2022, ha consentito a un'ospite (Elly Schlein) del programma "Che tempo che fa" (RAI3), in assenza di qualunque contraddittorio, di affermare che non capisce "una petizione contro lo schwa, negli usi pubblici e in contesti formativi, lanciata su Change.org (...) dal linguista Massimo Arcangeli, sottoscritta da quasi 23.000 persone, firmata da molte personalità di primo piano, fra linguisti, filosofi, giornalisti, artisti, ecc. (da Ascanio Celestini a Massimo Cacciari, da Alessandro Barbero a Paolo Flores d'Arcais, da Cristina Comencini a Barbara De Rossi, da Edith Bruck a Ettore Boffano, da Angelo d'Orsi a Michele Mirabella, da Luca Serianni a Claudio Marazzini, presidente dell'Accademia della Crusca), e rimbalzata anche su quotidiani e periodici stranieri ("The Times", "The Daily Telegraph", "Die Tagespost", ecc.)"; l'Accademia della Crusca ha più volte censurato lo schwa, in linea con iniziative analoghe di governi europei o di altre prestigiose istituzioni (la Real academia espanola ha bandito la chiocciolina e altre lettere o simboli inclusivi, come una x o una e: todxs o todes , per todos (tutti) e todas (tutte); il Ministro dell'istruzione francese, Jean-Michel Blanquer, ha inviato una circolare ai direttori amministrativi centrali, ai provveditori agli studi e al personale ministeriale, il 4 maggio 2021, per vietare forme inclusive colpevoli, specie ai danni di allievi dislessici, di rendere più difficoltosa la lettura dell'idioma nazionale; Ivan Scalfarotto, sottosegretario di Stato per l'interno, ha risposto nel febbraio 2022 a due interrogazioni a favore dell'adozione dello schwa inclusivo da parte del Comune di Castelfranco Emilia, dichiarando che il simbolo sarebbe il frutto naturale di una direttiva, emanata dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, sulla semplificazione del linguaggio amministrativo, il che, ovviamente, non può essere, si chiede di sapere se non si ritenga opportuno assumere gli opportuni provvedimenti volti ad escludere da ogni atto pubblico l'uso dello schwa e di altri simboli (o lettere), attestanti la violazione delle più elementari regole grammaticali dell'italiano normativo. Atto n. 4-06705 L'ABBATE ROMAGNOLI CASTALDI CORBETTA TRENTACOSTE PAVANELLI VANIN LOREFICE PISANI Giuseppe CROATTI VACCARO PUGLIA CATALFO SANTILLO DI GIROLAMO FEDE COLTORTI LANZI LOMUTI GALLICCHIO MATRISCIANO PETROCELLI TURCO DI PIAZZA MANTOVANI GARRUTI GAUDIANO DE LUCIA PIARULLI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: secondo quanto riportato da imprese e associazioni che operano nel campo della gestione dei rifiuti e da fonti stampa, risultano esserci delle incomprensioni sui limiti all'accesso ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) della missione M2C1, destinati alla realizzazione dei "progetti faro" e finalizzati ad ammodernare gli impianti di riciclo dei rifiuti; nell'ambito dell'investimento 1.2, missione 2, componente 1 del PNRR, finalizzato a potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento e riciclo, sono finanziati progetti "faro" di economia circolare che promuovono l'utilizzo di tecnologie e processi ad alto contenuto innovativo nei settori produttivi, individuati nel piano d'azione europeo sull'economia circolare, quali: elettronica e ICT, carta e cartone, plastiche, tessili; le risorse finanziarie previste sono pari a 600.000.000 euro, e hanno per oggetto proposte per il finanziamento di interventi rientranti nelle seguenti aree tematiche: linea d'intervento A: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche cosiddetti RAEE, comprese pale di turbine eoliche e pannelli fotovoltaici; linea d'intervento B: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti in carta e cartone; linea d'intervento C: realizzazione di nuovi impianti per il riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclo meccanico, chimico, " plastic hubs "), compresi i rifiuti di plastica in mare ( marine litter) ; linea d'intervento D: infrastrutturazione della raccolta delle frazioni di tessili pre e post consumo, ammodernamento dell'impiantistica e realizzazione di nuovi impianti di riciclo delle frazioni tessili in ottica sistemica, detti " textile hubs ". Il 60 per cento delle risorse di cui al punto 2, pari a 360.000.000 milioni di euro, è destinato alle Regioni del Centro-Sud: Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna; rilevato che: il decreto del Ministro della transizione ecologica 28 settembre 2021, n. 237, recante "Definizione delle procedure di evidenza pubblica da avviarsi per l'assegnazione delle risorse finanziarie previste per l'attuazione degli interventi relativi all'Investimento 1.1, Missione 2, Componente 1 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per la realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e l'ammodernamento di impianti esistenti", all'allegato 1 definisce ammissibili le proposte che dimostrano di soddisfare contemporaneamente le seguenti condizioni: gli interventi non devono ledere il principio sancito dall'articolo 17 del regolamento (UE) 2020/852 di "non arrecare un danno significativo" (principio DNSH) contro l'ambiente; devono essere coerenti con gli strumenti di pianificazione di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; devono rispettare le condizioni di cui all'articolo 47, paragrafi da 1 a 6, del regolamento (UE) n. 651/2014 GBER, come modificato dal regolamento UE 2021/1237, nella misura in cui sono finalizzati alla gestione dei rifiuti prodotti da altre imprese; non sono in ogni caso ammissibili al finanziamento gli interventi che hanno ad oggetto investimenti in discariche, in impianti di trattamento meccanico biologico o meccanico (TMB, TBM, TM, STIR, eccetera) o inceneritori o combustibili derivati da rifiuti, nel rispetto del principio DNSH, o l'acquisto di veicoli per la raccolta dei rifiuti; il decreto riporterebbe un'interpretazione restrittiva delle regole europee rispetto ai bandi di altri Stati dell'Unione europea, in particolare il suddetto articolo 47 del regolamento europeo, in quanto consentirebbe di finanziare solo le proposte progettuali che superino il tradizionale processo di riciclo dei rifiuti e che siano espressione di "innovazione tecnologica", escludendo dunque i progetti che puntano a migliorare l'efficienza produttiva dei processi tradizionali, cioè i progetti di revamping degli impianti già esistenti; considerato infine che: le imprese del riciclo sono parte importante per la costruzione della filiera inversa in una strategia circolare; le imprese italiane del settore sono meritevoli di supporto, in quanto hanno dimostrato un'eccellente risultato in termini di percentuali di riciclo di rifiuti rispetto al resto dell'Europa, quindi bisogna evitare che perdano competitività sul mercato europeo; Paesi come Francia e Inghilterra sono stati meno rigidi nella lettura dei due commi del citato articolo 47, e hanno considerato l'innovazione anche di processo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di intervenire per rivedere le condizioni richieste per l'ammissibilità ai bandi includendo i progetti di revamping , e armonizzando i bandi in conformità con quanto previsto dagli altri Paesi dell'Unione europea. Atto n. 4-06706 FLORIS BERNINI Ai Ministri dello sviluppo economico e della transizione ecologica Premesso che: il conflitto russo-ucraino ha sconvolto i mercati internazionali delle materie prime energetiche e rischia fortemente di penalizzare l'economia e le famiglie italiane; in particolare in Italia si impone un ripensamento delle fonti energetiche; vanno evidenziate le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri Draghi sul possibile mantenimento in vita delle 7 centrali a carbone presenti in Italia, tra cui quelle di Fiumesanto e Portovesme in Sardegna; con la decisione definitiva C(2014) 6836 della Commissione europea del 1° ottobre 2014 sull'aiuto di Stato n. S.A. 20867 (ex 2012/NN), il Governo italiano ha assecondato l'avvio del piano di chiusura della miniera di Monte Sinni, ultima miniera di carbone in attività in Italia, attività che si concluderà nel 2027; il 31 dicembre 2018 si è conclusa l'estrazione estrazione del carbone dalla miniera nel Sulcis-Iglesiente, di proprietà della Regione autonoma della Sardegna e gestita dalla società partecipata Carbosulcis; la Carbosulcis non ha ancora concluso l'attività di chiusura della miniera e la stessa ha potenziali estrattivi di immediata lavorazione per circa 25 milioni di tonnellate, con potenzialità successive di coltivazione fino a 100 milioni; va evidenziato l'interesse strategico che può assumere in questo momento l'ultima miniera di carbone in Italia per garantire al nostro Paese una riserva certa di prodotto di base necessario alla produzione energetica attraverso le centrali a carbone, si chiede di sapere: se si stia considerando la disponibilità del sito carbonifero in località Monte Sinni nel Sulcis-Iglesiente, gestito dalla partecipata regionale Carbosulcis, quale possibile sito strategico per l'approvvigionamento di carbone entro i confini nazionali; se si intenda intervenire presso la Commissione europea per richiedere la revisione del piano di chiusura, che coinvolge il sito e la Carbosulcis, e il conseguente mantenimento in sicurezza e ripristino delle potenzialità estrattive limitatamente all'area di Nuraxi Figus; se il Governo intenda considerare l'ipotesi di riconoscere alla miniera lo status di riserva carbonifera strategica del Paese; se si intenda valutare la possibilità di fissare in 20 anni la verifica sull'opportunità del prolungamento in vita dell'attività estrattiva e di riconoscere la gestione delle strutture minerarie di interesse pubblico, predisponendo un piano di dettaglio che determini potenzialità estrattive nel breve, medio e lungo termine, da attivare in caso di necessità, e un piano di addestramento del personale necessario, con individuazione delle attrezzature necessarie, determinando sul bilancio dello Stato un apposito stanziamento a copertura dei costi. Atto n. 4-06707 PAVANELLI MONTEVECCHI DE LUCIA VANIN COLTORTI GAUDIANO TRENTACOSTE CROATTI LANZI PUGLIA DONNO Al Ministro della salute Premesso che: nel 2014, lo studio di Oddone et alii "Occupational brain cancer risks in Umbria Italy with a particular focus on steel foundry workers" pubblicato online ha trovato un'incidenza tra il numero elevato di tumori al cervello nella provincia di Terni e i lavoratori delle acciaierie tra i 35 e 74 anni; nello stesso studio si nota come i rischi per tumore al cervello aumentano fortemente dopo solo un anno di lavoro in un'acciaieria di Terni; sempre nel 2014, lo studio Sentieri ha evidenziato un eccesso nella mortalità di uomini per tutti i tumori all'apparato urinario, nella mortalità di donne per malattie circolatorie e per entrambi i sessi per l'apparato digerente, nel comune di Terni Papigno; a Terni Papigno sono presenti un sito siderurgico di 150 ettari e una discarica di seconda categoria tipo B di rifiuti speciali; nel periodo 2006-2013 sono stati rilevati 94 casi di tumori maligni in età tra 0 e 29 anni, dei quali 18 in età pediatrica e 2 nel primo anno di vita; il numero di ricoverati nello stesso periodo è in eccesso, specificatamente in età tra 0 e 19 anni per tumori al sistema nervoso centrale, tra 0 e 14 anni per tumori linfoemopoietici e i linfomi, e tra i 20 e 29 anni per tutti i tumori, oltre ad un eccesso di ricoverati per condizioni morbose di origine perinatale; considerato che: la Regione Umbria ha interrotto il registro dei tumori regionale e dal 2016 non viene aggiornato nonostante la convenzione sia ancora in essere; oltre all'area SIN di Terni ci sono altri comuni con industrie insalubri di prima classe nei pressi delle abitazioni al contrario di quello che prevede il regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265; la Camera ha approvato il 22 marzo 2019 la legge n. 29, "Istituzione dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione", entrata in vigore il 20 aprile 2019, la legge di bilancio per il 2020 ha stanziato un milione di euro annui per l'attuazione della rete e per il referto epidemiologico, nell'ambito di tale norma sono stati stanziati 32.104,49 euro per la Regione Umbria; senza il registro dei tumori non è possibile tracciare una concausa degli effetti sulla salute dei cittadini con le industrie sul territorio; il decreto per il registro dei tumori nazionale deve essere ancora attuato; il collegamento tra ambiente e salute deve essere un tema di interesse del Ministero della salute, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali fatti e che cosa intenda fare in merito alle considerazioni riportate per la tutela della salute dei cittadini umbri e in particolare di quelli del comune di Terni. Atto n. 4-06708 LONARDO Al Ministro dell'interno Premesso che: in attesa del recepimento di una più strutturata normativa in materia di accoglienza dei cittadini ucraini, ad oggi chi, in fuga dal conflitto, arriva nel nostro Paese, si ritrova a dover corrispondere il pagamento dei diritti amministrativi per regolarizzare la propria presenza presso le Questure; tale adempimento burocratico rischia di incidere negativamente sull'incredibile manifestazione di solidarietà che i cittadini italiani stanno dimostrando verso chi arriva sul territorio nazionale stremato fisicamente e psicologicamente, avendo dovuto abbandonare la propria casa e, spesso, i propri affetti; è necessario che il Governo si attivi per non vanificare la generosità dei cittadini attraverso procedure e irrigidimenti che mal si confanno a un'emergenza di questa portata, attivando canali straordinari che consentano una regolarizzazione, anche temporanea, senza richiedere il pagamento di alcun diritto amministrativo, si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, con la necessaria urgenza, affinché i cittadini ucraini possano registrare la propria presenza sul territorio italiano senza la corresponsione di alcun pagamento. Atto n. 4-06709 CANDIANI CAMPARI AUGUSSORI ZULIANI VALLARDI VESCOVI Ai Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo quanto riportato da fonti stampa, l'ex Presidente del Consiglio dei ministri Massimo D'Alema si sarebbe posto come intermediario per vendere armi e navi alla Colombia; nello specifico, secondo le medesime fonti, avrebbe provato a fare da intermediario per Leonardo e Fincantieri per la vendita al Ministero della difesa colombiano di 4 corvette Fcx30 e due sommergibili classe Trachinus, prodotti da Fincantieri, oltre ad alcuni aerei M346 di Leonardo; una trattativa per la quale D'Alema, insieme ad altri intermediari, avrebbe contato di incassare circa 80 milioni di euro; valutato che: D'Alema non risulta avere contratti in essere con le società citate, e non svolge il ruolo di broker internazionale di armi; in una recente intervista, l'interessato ha dichiarato che sia il Governo sia l'ambasciata colombiana erano stati avvertiti del ruolo di facilitazione; secondo quanto riportato da rappresentanti del Ministero della difesa, le aziende citate stavano già dialogando con il Governo colombiano attraverso le vie istituzionali, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo fossero a conoscenza dei fatti, se risulti confermato il riferito ruolo di intermediazione nella vicenda e, in tal caso, se esso sia compatibile con la normativa vigente in materia di esportazione di armamenti e con la corretta gestione delle società a partecipazione pubblica. Atto n. 4-06710 PILLON Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 3 marzo 2022 l'associazione "Pro vita & famiglia" onlus ha lanciato una campagna di affissioni di manifesti per le strade di Roma, in vista dell'8 marzo, dal titolo "Potere alle donne? Facciamole nascere!": la campagna si riferisce al problema degli aborti selettivi che in Paesi quali, ad esempio, l'India e la Cina sono causa di soppressione di milioni di vite nel grembo materno per il fatto stesso di essere femmine; il 4 marzo si sono registrati i primi casi di manifesti strappati e imbrattati ad opera di collettivi femministi; il 5 marzo l'assessore per le pari opportunità del Comune di Roma, Monica Lucarelli, sollecitata dalla sinistra, ha annunciato di aver disposto la rimozione dei manifesti perché "sessisti e violenti"; sempre il 5 marzo la sede dell'associazione è stata attaccata da collettivi femministi, che hanno imbrattato e vandalizzato le serrande, le porte e i muri dell'ingresso con scritte volgari e ingiuriose; il 6 marzo decine di manifesti sono stati strappati da collettivi di sinistra, benché la rimozione disposta dall'assessore Lucarelli non fosse ancora operativa; il 7 marzo è avvenuto un secondo attacco organizzato alla sede di Pro vita & famiglia da parte del collettivo studentesco di sinistra "Lupa in lotta", i muri sono stati nuovamente imbrattati con bombe di vernice rossa e con scritte quali "L'obiezione è violenza, Non una di meno, Aborto libero": a seguito dell'episodio il collettivo Lupa ha esultato sulla sua pagina su "Instagram", scrivendo: "Abbiamo sanzionato Pro Vita & Famiglia"; il 7 marzo il Partito democratico di Roma e altri consiglieri dell'area di sinistra hanno iniziato a riempire le agenzie stampa con indignate dichiarazioni di solidarietà all'assessore Lucarelli, a motivo di 2 commenti comparsi sui social network che la accusavano di nazismo per la censura politica disposta contro Pro vita & famiglia, a giudizio dell'interrogante inscenando un vittimismo fuori luogo chiaramente mirato a distogliere l'attenzione dal duplice attacco vandalico perpetrato contro la sede dell'associazione; peraltro, al netto dei vergognosi episodi di vandalismo, Pro vita & famiglia è stata oggetto di attacchi infamanti anche sui social network , come sulla pagina Instagram della lista di sinistra "Roma Futura per Gualtieri", dove un commento recita: "Contro questa organizzazione ci vuole lo scioglimento della stessa in maniera bruta. Non c'è posto per Fascisti, Nazisti e questi individui"; il 7 marzo l'amministrazione del Comune di Roma ha inviato una diffida alla rimozione del manifesto, perché risulterebbe, testualmente, "offensivo della libertà della donna all'interruzione volontaria di gravidanza oltre che lesivo della loro dignità"; considerata la gravità degli attacchi subiti da Pro vita, nonché della posizione tenuta dall'amministrazione, che non solo non li ha condannati, ma ha assunto un atteggiamento ideologico di censura, che corre, anzi, il rischio di fomentarli, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi atti vandalici descritti e quali misure intenda adottare per prevenire, prima ancora che reprimere, questi comportamenti criminosi, a giudizio dell'interrogante particolarmente odiosi perché volti a intimidire e, pertanto, a impedire il diritto alla libera manifestazione del pensiero. Atto n. 4-06711 LANNUTTI ANGRISANI LEZZI MORONESE GIANNUZZI BOTTO MANTERO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: il prezzo attuale delle benzine si compone di tre parti: il prezzo netto del combustibile, che include anche il guadagno dei gestori della pompa, le accise e l'IVA, imponendo così su ogni singolo litro di carburante il pagamento di una notevole quota di tasse, tra cui anche le famigerate accise, ovvero la quota dovuta allo Stato come imposta sui consumi; in particolare, la tassazione sulla benzina rappresenta il 58 per cento del prezzo pagato dai consumatori su ogni litro, percentuale che scende al 55 per cento per il gasolio, ed è rappresentato dalle accise, appunto, ossia dalle tasse "di scopo" inserite per finanziare alcune emergenze, che però superata l'emergenza non sono mai più state eliminate, e dall'IVA pari al 22 per cento. Basti pensare che per ogni litro di carburante acquistato in Italia, i consumatori pagano ancora la tassa una tantum per la guerra d'Etiopia del 1935 o per la guerra del Libano del 1983; in buona sostanza per ogni litro di benzina, che in alcune zone d'Italia ha superato la soglia di 2,2 euro al litro, i consumatori pagano 1,276 euro di gravame fiscale, rendendo difficoltoso il potere di acquisto di milioni di famiglie i cui salari e stipendi, risultano tra i più bassi d'Europa e mai rivalutati dal 1990, secondo una recente analisi di "Open Polis" su dati OCSE; i consumatori pagano al momento 17 tasse di scopo, nessuna delle quali è stata ancora cancellata. Ecco quali sono: 0,000981 euro di finanziamento per la guerra d'Etiopia (1935-1936); 0,00723 euro di finanziamento della crisi di Suez (1956); 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963); 0,00516 euro per la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze (1966); 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968); 0,0511 euro per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976); 0,0387 euro per la ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia (1980); 0,106 euro di finanziamento per la guerra del Libano (1983); 0,0114 euro di finanziamento per la missione in Bosnia (1996); 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004); 0,005 euro per l'acquisto di autobus ecologici (2005); 0,0051 euro per le spese connesse al terremoto de L'Aquila (2009); da 0,0071 a 0,0055 euro di finanziamento alla cultura (2011); 0,04 euro per far fronte all'emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011); 0,0089 euro per l'alluvione in Liguria e Toscana (2011); 0,082 euro (0,113 sul diesel ) derivanti dal decreto "salva Italia" (2011); 0,02 euro per le spese del terremoto in Emilia (2012); il margine lordo, ossia il ricavo della filiera di distribuzione del petrolio, incide sul prezzo dei carburanti solo per una minima parte rispetto alle altre due voci, ovvero per l'8 per cento per la benzina, e il 9 per cento per il diesel ; considerando che continua la rincorsa dei prezzi sulla rete dei carburanti: in base all'elaborazione di "Quotidiano Energia" dei dati alle ore 8 del 7 marzo 2022, comunicati dai gestori all'Osservaprezzi carburanti del Ministero dello sviluppo economico, il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self sale a 2,010 euro al litro (il 6 marzo era 2,004), con i diversi marchi compresi tra 1,998 e 2,037 euro al litro ( no logo 1,979). Il prezzo medio praticato del diesel self va a 1,910 euro al litro (il 6 marzo 1,901) con le compagnie posizionate tra 1,888 e 1,982 ( no logo 1,903). Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato cresce a 2,126 euro al litro (il 6 marzo 2,117) con gli impianti colorati che mostrano prezzi medi praticati tra 2,081 e 2,233 euro al litro ( no logo 2,022). La media del diesel servito è a 2,032 euro al litro (il 6 marzo 2,019) con i punti vendita delle compagnie con prezzi medi praticati compresi tra 2,023 e 2,103 euro al litro ( no logo 1,942). I prezzi praticati del GPL registrano leggeri assestamenti al rialzo e vanno da 0,861 a 0,881 euro al litro ( no logo 0,856). Infine, il prezzo medio del metano per auto è in lieve crescita e si posiziona tra 1,854 e 2,027 ( no logo 1,998); considerando infine che: il conflitto tra Russia e Ucraina ha portato ad una velocissima impennata dei listini dei carburanti alla pompa, che già a partire dal novembre 2021 hanno registrato rialzi senza sosta. Rispetto ai prezzi medi in modalità self dello stesso periodo del 2021, oggi un litro di benzina costa in media il 28 per cento in più, mentre per il gasolio si spende addirittura il 32,4 per cento in più. Questo significa che per un pieno di verde occorre mettere in conto una maggiore spesa da 21,9 euro, mentre un pieno di gasolio è rincarato di 23,2 euro. Le associazioni dei consumatori hanno infatti calcolato che la stangata annua sarà pari a 525 euro in più a famiglia in caso di auto a benzina, 558 euro in più in caso di auto diesel ; con questi rincari ed i successivi che si prospettano all'orizzonte (senza una risoluzione diplomatica del conflitto rapida), vi è anche il rischio di blocco di numerose attività produttive, impossibilitate a sostenere costi di benzina e gasolio così elevati, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative reali si intenda assumere per rendere possibile una diminuzione dei costi del carburante, oltre le promesse di interventi parziali ed insufficienti; se si ritenga opportuno intervenire urgentemente "sterilizzando" l'IVA, riducendo il peso delle accise ed eliminando le accise più antiquate, prive di una ragione reale e per questo del tutto inique sul piano sociale ed economico, in modo da calmierare i listini alla pompa ed evitare una catastrofe economica, già avviata da due anni di pandemia. Atto n. 4-06712 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che: da autorevoli fonti si apprende dell'aggressione avvenuta sabato 5 marzo 2022 ai danni di un tassista alla stazione di Parma, da parte di un gruppo di giovanissimi, tra i 17 e i 18 anni, di origine straniera; il tassista ha raccontato di aver trasportato in auto due ragazzi e una ragazza fino alla stazione: arrivati sul posto, i tre sono scesi velocemente dall'auto senza pagare. A quel punto il tassista li ha seguiti. Ha così ricevuto un forte calcio nell'inguine che lo ha fatto accasciare a terra: in quel momento, dal retro della stazione, è giunto un altro gruppo di ragazzi che lo ha circondato e minacciato; si tratta di un episodio di violenza certamente impensabile fino a qualche anno fa in città non eccessivamente grandi e generalmente considerate tranquille come Parma. Segno questo che ormai non esistono più, in Italia, zone indenni da fenomeni quotidiani di criminalità comune; urge, a parere dell'interrogante, una riflessione serissima sulle politiche migratorie attuate in Italia negli ultimi anni. Tali politiche, eccessivamente buoniste e permissive si sono rivelate spesso causa dell'arrivo, nei nostri centri urbani, di piccoli e grandi criminali che vivono di espedienti e di attività illecite, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda mettere in campo per impedire ulteriori sbarchi incontrollati di stranieri irregolari sul territorio nazionale; quali azioni intenda promuovere per accelerare l' iter di espulsione degli stranieri irregolari che si macchiano di gravi reati sul nostro territorio e se intenda promuovere interventi normativi volti a far sì che questi delinquenti scontino la pena nel loro Paese di origine. Atto n. 4-06713 LANNUTTI ANGRISANI LEZZI GIANNUZZI ABATE MORRA ORTIS DI MICCO MANTERO Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: Angelo Di Natale è un giornalista professionista, assunto dalla RAI con la qualifica di redattore ordinario il 20 luglio 1997, dal 2004 a tempo determinato, cui, in seguito a una sentenza della Corte d'appello, è stata riconosciuta la qualifica di inviato speciale; il reporter ha più volte denunciato pratiche di malaffare nella gestione della redazione e nelle scelte sulla qualità del prodotto del telegiornale regionale per la Sicilia, a suo avviso inquinato da un massiccio fenomeno di pubblicità occulta e dal costante inserimento di servizi rispondenti agli interessi privati dell'allora caporedattore Vincenzo Morgante, palesemente in contrasto con i doveri del servizio pubblico; in particolare, Di Natale ha più volte denunciato la stretta relazione tra Morgante e Antonello Montante, condannato in primo grado a 14 anni per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico, oltre a essere stato accusato di essere contiguo alla mafia; considerato inoltre che: la polizia giudiziaria di Caltanissetta ha scritto un rapporto ad hoc entrato poi nel processo sfociato nella condanna di Antonello Montante e di altri imputati nel quale delineava i contorni del "sistema Montante", un'associazione per delinquere con a capo l'ex numero uno di Confindustria Sicilia, il quale avrebbe usato diversi giornalisti come una "clava" nei confronti dei suoi oppositori e remunerato quelli "amici del sistema". Il rapporto mise nei guai, sul piano dell'immagine e su quello deontologico, non su quello penale, un bel pezzo della stampa siciliana e italiana; in quel rapporto finì anche l'ex capo redattore di TGR Sicilia Morgante, il quale, nel frattempo, dopo avere chiesto un supporto proprio a Montante, era stato nominato direttore dell'intero TGR nazionale, struttura editoriale con 700 giornalisti e 22 sedi territoriali, che risulta essere la più grande testata d'Europa; in particolare, agli atti del processo Montante presso il Tribunale di Caltanissetta risultano, per quanto consta agli interroganti, una richiesta di sostegno avanzata nel 2012 da Morgante a Montante per una sua promozione in RAI e un'intensa frequentazione tra i due, dal 2008 e, in numerose occasioni documentate, anche dopo febbraio 2015, quando è divenuto pubblico che l'imprenditore fosse indagato per associazione mafiosa. Fatti per i quali Morgante è stato sottoposto a procedimento disciplinare da parte dell'ordine dei giornalisti che lo ha sanzionato; in effetti, Morgante ha fatto carriera in RAI, divenendo direttore del TGR. Ma da ottobre 2018, dopo il suo coinvolgimento nello scandalo Montante, non è più dipendente, né collaboratore RAI; gli atti dell'inchiesta Montante, nella parte riguardante le frequentazioni con Morgante, rivelerebbero inoltre singolari coincidenze e indizi sui rapporti intrattenuti dai due con magistrati e con altre figure che possono essere state coinvolte, ad avviso degli interroganti, nei pronunciamenti giudiziali riguardanti Di Natale; considerando che: a causa delle segnalazioni ai vertici della televisione di Stato su quelle discutibili condotte, Di Natale è stato licenziato e denunciato per calunnia, dopo 16 anni di rapporto di lavoro con la RAI. In particolare, Di Natale è stato licenziato non perché aveva denunciato quell'andazzo che riteneva incompatibile col servizio pubblico, ma con provvedimento disciplinare per presunta violazione del dovere di esclusiva in relazione ad alcune partecipazioni a trasmissioni di una piccola emittente locale. Mentre si trattava in realtà di partecipazioni gratuite, come anche la RAI ha giudizialmente ammesso, che non avrebbero dovuto essere configurate come collaborazione professionale in quanto in esse, del tutto occasionali, egli era ospite intervistato; sia il Tribunale che la Corte d'appello hanno confermato la legittimità del licenziamento, sia pure convertendo la giusta causa in giusto motivo soggettivo; passati 10 anni, 6 di dibattimento, la vicenda penale si è invece conclusa con "una piena assoluzione in primo grado" dopo che il giornalista "per dimostrare appieno" la sua innocenza aveva addirittura "rinunciato alla prescrizione"; considerato infine che: nel processo per calunnia contro Di Natale, Morgante ha depositato un atto di annullamento di quella sanzione disciplinare disposto dal consiglio di disciplina dell'ordine nazionale, che ha annullato la sanzione a suo carico con rinvio al consiglio di disciplina dell'ordine regionale del Veneto. Il consiglio del Veneto ha però, giustamente, dichiarato la propria incompetenza e, nel frattempo, il procedimento si è estinto per prescrizione. Dopo questa vicenda, Di Natale ha inoltrato una formale richiesta di accesso agli atti per capire come e perché il consiglio nazionale di disciplina dell'ordine avesse annullato quella sanzione, con rinvio. L'accesso agli atti è stato negato, con la motivazione che Morgante non fosse d'accordo su tale accesso; l'ordine nazionale è un ente di diritto pubblico e, se ciò non bastasse, Di Natale è l'autore, peraltro processato per calunnia, dell'esposto dal quale è scaturito il procedimento disciplinare contro Morgante: sarebbe stato pertanto corretto riconoscere un legittimo interesse a conoscere gli atti che chiarivano se il giornalista avesse violato i doveri della professione e, per questo, dovesse essere punito; presidente dell'ordine nazionale dei giornalisti è stato da novembre 2017 a novembre 2021 Carlo Verna, peraltro già segretario nazionale USIGRAI dal 2006 fino al 2012. Verna è dipendente RAI, TGR Campania, e a dicembre 2013 ebbe una tripla promozione, da semplice inviato a vice direttore TGR, grazie al primo piano editoriale presentato da Morgante, appena nominato direttore a ottobre 2013. Seppur non si possa parlare di nesso di causalità, sta di fatto che Verna è rimasto nella redazione di Napoli per motivi di famiglia, quando a decidere le sorti dei redattori era proprio Morgante, un provvedimento che fu giudicato senza precedenti e ad personam , si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questa vicenda; se non intendano intervenire per accertare eventuali negligenze o abusi di potere, considerando che il giornalista Di Natale è stato assolto dall'accusa di calunnia, dimostrando che i fatti denunciati corrispondono al vero, e considerando che la RAI ha fornito un auditing , ad avviso degli interroganti non rispondente al vero, sul quale è iniziato a sua volta un processo per calunnia che non avrebbe dovuto neanche avviarsi ove si convenga con l'incongruenza, contraddittorietà, a volte falsità delle conclusioni aziendali. Atto n. 4-06714 DE BONIS BERNINI GALLONE MODENA GALLIANI FLORIS PEROSINO VONO CANGINI CESARO RIZZOTTI BINETTI PAPATHEU PAGANO AIMI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia sta facendo salire vorticosamente i prezzi dei cereali, i cui effetti negativi si riflettono, in particolare, sui consumatori; l'Ucraina è il terzo Paese esportatore di cereali a livello mondiale dietro gli USA e l'Argentina, con un volume da gennaio a novembre 2021 di circa 45 milioni di tonnellate, tra cui 19,8 milioni di mais, con la Cina primo Paese importatore, seguita dalla UE al 31 per cento. Seguono 18,9 milioni di tonnellate di frumento tenero e 5,4 milioni di orzo; per l'Italia il problema è soprattutto il mais: dall'Ucraina sono state importate, nei primi 10 mesi del 2021, circa 466.000 tonnellate di merce indispensabile al settore zootecnico nazionale; la Russia nello stesso periodo ha esportato nel mondo oltre 32,4 milioni di tonnellate di cereali (tendenza in calo per via delle restrizioni all' export ), dei quali 24,5 milioni di frumento tenero, con Turchia ed Egitto primi clienti; sebbene nel breve periodo sull'approvvigionamento di grano tenero in sé non ci siano grandi difficoltà, perché l'Europa è in grado di compensarlo e vi sono anche altri bacini da cui approvvigionarsi, nel medio-lungo periodo, ad aggravare un possibile scenario di dipendenza, che si accentuerebbe non solo per l'Europa, concorre lo sviluppo della produzione di grano pianificato da Putin nell'ultimo decennio, che rischia di creare un polo produttivo capace di coprire un terzo della produzione scambiata sui mercati con un peso mai visto sui prezzi e una posizione di forza; le organizzazioni agricole e alcune industrie hanno lanciato l'allarme su un possibile default dell'industria agroalimentare italiana, dovuto anche all'azzeramento delle esportazioni di prodotti finiti verso la Russia; questo aspetto della crisi appare un po' sopravvalutato in quanto si possono sostituire le importazioni con altre origini (anche Sud America) senza particolari "colli di bottiglia" nell'approvvigionamento, e i due Paesi coinvolti riguardano sì e no il 2 per cento dell' export agroalimentare italiano; l'Italia non importa frumento duro da questi Paesi, per cui la filiera grano duro e della pasta non sarà direttamente colpita dal conflitto. I rischi futuri nascono piuttosto dalla volatilità dei mercati internazionali, come si è visto negli ultimi giorni; in ogni caso è strategico garantire gli approvvigionamenti con produzione domestica. Ad esempio nelle regioni del Meridione, il grano (in particolare il duro) rappresenta sulla carta uno dei fiori all'occhiello dell'agricoltura italiana, peccato, però, che negli anni, nonostante le raccomandazioni contenute nel piano cerealicolo nazionale e l'enfasi sui contratti di filiera, non si sia incentivato il rafforzamento della produzione nazionale e nell'ultimo decennio si sia assistito ad una perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati con effetti dirompenti sull'economia. Gli industriali hanno giustificato il ricorso al grano duro estero perché il grano duro prodotto nel Sud non basterebbe e, per certi versi, hanno ragione se si considera che negli ultimi anni 600.000 ettari di seminativi, proprio del Sud, sono stati abbandonati a causa di una politica pubblica altamente disincentivante (con divari enormi negli aiuti tra le varie regioni) e tutto il grano duro che non si coltiva più è stato rimpiazzato dal grano duro estero (in prevalenza canadese) che arriva con le famigerate navi, delle quali il primo firmatario dell'interrogazione ha già dato conto attraverso numerosi atti di sindacato ispettivo; il segno della debolezza della politica agraria e cerealicola italiana è data, oggi, dalle aste sui terreni. ISMEA, infatti, mette in vendita, a condizione di favore per donne e giovani, 19.800 ettari di terreni abbandonati. Tuttavia, quella che potrebbe sembrare un'opportunità e quindi una buona notizia forse non lo è perché se ci sono tutti questi terreni abbandonati, soprattutto nel Mezzogiorno, qualcosa non ha funzionato. Molti terreni, acquistati con patto di riservato dominio, sono tornati in possesso di ISMEA in quanto chi li possedeva, a causa della bassa redditività o delle calamità, non è riuscito a far fronte ai debiti contratti, ivi comprese le rate del mutuo; tale fenomeno è il risultato da un lato della mancanza di una politica agricola lungimirante, che invece di sostenere gli aiuti al reddito li ha ridotti, dall'altro della scarsa trasparenza dei meccanismi di formazione dei prezzi delle materie prime; dopo anni in cui si è chiesto agli agricoltori italiani di diversificare, di aggregarsi o di dividersi, di insediarsi per la prima volta come giovani, di formare organizzazioni di produttori (spesso fasulle), di fare contratti di filiera, di allevare o coltivare quel particolare animale o genotipo, di farsi anche agriturismo ma anche produttore di energia, ma anche farmer market , ci si trova di fronte alla più grande crisi cerealicola dai tempi della prima guerra mondiale, con un aumento considerevole del prezzo del pane e della pasta, anche rispetto al prezzo del grano stesso; la PAC fu concepita per fare in modo che mai più ci fosse scarsità di cibo, in particolare di cereali, e che ci fosse equità reddituale per le popolazioni rurali. Adesso che in Europa si corre il rischio che questa crisi metta a repentaglio gli approvvigionamenti per le industrie italiane si è scoperto, all'improvviso, che è più saggio puntare sull'autosufficienza alimentare; occorrerebbe però rimuovere le contraddizioni di fondo nella nuova PAC che da una parte chiede di dare impulso alle produzioni cerealicole e dall'altra tende a far ritirare superfici dalla produzione, riducendo i trasferimenti del primo pilastro; considerato che: la situazione di crisi ha portato a più miti consigli anche gli industriali che, finalmente, dopo una "lunga assenza" di 15 settimane, si sono presentati al tavolo della commissione unica nazionale (CUN) sperimentale del grano duro e solo in questo modo, con la maggiore trasparenza garantita dalla CUN, anche i terreni marginali potranno diventare più redditizi e, insieme ad una revisione delle politiche di convergenza sugli aiuti, si potranno colmare i divari tra le varie regioni italiane; occorre, però, che la CUN superi la fase sperimentale e diventi subito effettiva, data l'urgenza. È necessario non solo per gli agricoltori ma anche per tutelare i consumatori che rischiano di essere vittime di una speculazione annunciata, poiché nella catena del valore è occultata un'ampia sperequazione del profitto dei singoli attori della filiera; occorre, in ultimo, ma non per ultimo, monitorare la distribuzione del valore lungo la filiera della pasta e del pane. La catena del valore permette di osservare come si ripartisce il valore tra i principali anelli della filiera, ovvero il settore agricolo, l'industria molitoria, l'industria pastaria e i distributori. Considerando un prezzo al consumo della pasta di semola pari a 1,31 euro al chilo nel 2021, gli agricoltori hanno percepito 0,49 euro per chilo di granella prodotta, i molini 7 centesimi per chilo di semola, i pastifici 0,38 euro per chilo di pasta e la distribuzione 0,36 euro a chilo. Su un chilo di pane, venduto a 3,28 euro nel 2021 il valore più elevato è quello spettante alla distribuzione al dettaglio, pari a 1,66 euro per chilo, invece, il valore più basso è attribuito alla seconda trasformazione, l'industria molitoria, che su un chilo di pane ottiene un ricavo di solo 0,05 euro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di doversi attivare immediatamente affinché la commissione unica nazionale abbandoni la fase sperimentale e diventi effettiva; quali iniziative si intenda adottare per scongiurare l'aumento inflattivo dei costi delle materie prime cerealicole, alla stregua di quanto avvenuto per l'aumento dei costi energetici; se non si ritenga di dover intervenire per calmierare i prezzi al consumo dei prodotti di prima necessità visto che, mentre si può prevedere un rientro dei prezzi delle materie prime, non risulta altrettanto scontato l'abbassamento dei prezzi di pane e pasta per il consumatore finale. Atto n. 4-06715 BONINO RICHETTI MASINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: lo scorso 28 febbraio 2022 il procuratore della Corte penale internazionale de L'Aja ("CPI"), Karim A.A. Khan QC, ha annunciato ufficialmente di aver aperto un'indagine per "crimini di guerra" in Ucraina, dopo aver ricevuto il via libera da 39 Stati, sulla base delle precedenti conclusioni del suo ufficio emerse dall'esame preliminare; come emerge dalla stessa dichiarazione ha ricevuto segnalazioni sulla situazione in Ucraina dai seguenti 39 Stati parti della CPI: Repubblica d'Albania, Commonwealth d'Australia, Repubblica d'Austria, Regno del Belgio, Repubblica di Bulgaria, Canada, Repubblica di Colombia, Repubblica di Costa Rica, Repubblica di Croazia, Repubblica di Cipro, Repubblica ceca, Regno di Danimarca, Repubblica di Estonia, Repubblica di Finlandia, Repubblica francese, Georgia, Repubblica federale di Germania, Repubblica ellenica, Ungheria, Repubblica d'Islanda, Irlanda, Repubblica italiana, Repubblica di Lettonia, Principato del Liechtenstein, Repubblica di Lituania, Granducato del Lussemburgo, Repubblica di Malta, Nuova Zelanda, Regno di Norvegia, Regno dei Paesi Bassi, Repubblica di Polonia, Repubblica del Portogallo, Romania, Repubblica slovacca, Repubblica di Slovenia, Regno di Spagna, Regno di Svezia, Confederazione svizzera, Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord; questi deferimenti consentono alla Corte di procedere con l'apertura di un'indagine sulla situazione in Ucraina dal 21 novembre 2013 in poi, comprendendo così nel suo ambito qualsiasi accusa passata e presente di crimini di guerra, crimini contro l'umanità o genocidio commessi in qualsiasi parte del territorio dell'Ucraina da qualsiasi persona; le indagini attive da parte della CPI sarebbero notevolmente accelerate se uno Stato parte dello statuto di Roma dovesse deferire la situazione all'ufficio, come previsto dall'articolo 14 dello statuto; la raccolta delle prove è già iniziata; come noto, i costi dell'effettivo funzionamento della Corte sono indubbiamente sostanziali e che, secondo quanto stabilito nello statuto agli articoli 115 e 116, le risorse finanziarie della Corte e dell'Assemblea degli Stati parte provengano da contributi degli Stati parte, da risorse finanziarie delle Nazioni Unite e da contributi volontari, si chiede di sapere quali misure intenda intraprendere il Governo al fine di cooperare con le strutture della Corte penale internazionale nello svolgimento dell'indagine avviata rispetto all'aggressione russa all'Ucraina, agevolandone il lavoro, anche relativamente al sostegno finanziario necessario a tale iniziativa, perché la CPI possa svolgere il proprio ruolo di raccolta delle prove, per un lasso di tempo così ampio, e procedere, sulla base di questa raccolta, all'incriminazione per crimini di guerra. Atto n. 4-06716 ROJC Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: la "casa albergo" di Osoppo (Udine), gestita dalla cooperativa "Confienza", appartenente al consorzio Reses (residenze sociali e sanitarie) è situata in un edificio di proprietà comunale; dal mese di novembre 2021 i 20 dipendenti della struttura non ricevono più lo stipendio, pur continuando a svolgere correttamente il proprio lavoro, con turni spesso anche pesanti di 12 ore, e mossi solo dal senso di responsabilità nei confronti di anziani non autosufficienti; l'Azienda sanitaria universitaria del Friuli centrale ha chiesto infatti di spostare dalla casa di riposo di Osoppo ad altra struttura 17 anziani, dei 35 anziani ospitati, ritenendola non adeguata ad assistere i non auosufficienti; ad oggi, solo 3 di loro sono stati trasferiti e, in una nota, la CISL udinese sostiene che "purtroppo non è facile trovare in questo momento altre strutture per ricevere e assistere queste persone e ciò in buona parte per le famiglie implica dei costi maggiori rispetto alle rette, anche per quel motivo i tempi si stanno allungando"; da parte della cooperativa era stato in precedenza comunicato che "con la riduzione degli ospiti non è più possibile garantire i servizi sul fronte economico"; il Comune di Osoppo ha fatto sapere che è contrario alla rescissione del contratto che scade nel 2023; la società Reses è presente in molte regioni italiane; si tratta di una cooperativa sociale consortile nata dalla volontà delle sue consorziate di unire i rispettivi saperi per aggiudicarsi appalti pubblici; ora, il consorzio Reses è oggetto di un'indagine da parte della Procura di Arezzo, che lo scorso giugno 2021 ha chiesto la misura cautelare del carcere per tre persone con l'accusa di non aver corrisposto all'Erario 26 milioni di euro; si trovano soggetti a misure cautelari restrittive il presidente di Reses Daniele Mazzetti e gli stretti collaboratori Letizia Beoni e Alessandro Corsetti, ai quali sono stati sequestrati 500.000 euro, come riportato dal periodico "Il Friuli" del 7 giugno 2021; così anche la "casa albergo" di Osoppo è finita nel mirino della Guardia di finanza di Arezzo, secondo cui "avrebbe partecipato a gare pubbliche per l'affidamento di servizi tramite il Consorzio", per poi affidare la gestione a cooperative riconducibili ai 3 indagati; il 21 febbraio 2022 i lavoratori della casa di Osoppo hanno scritto una lettera al presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, all'assessore regionale per la salute, Riccardo Riccardi, al direttore generale dell'Azienda sanitaria universitaria del Friuli centrale, Denis Caporale, e al sindaco di Osoppo, Luigino Bottoni, senza ancora aver ricevuto un minimo riscontro; la segretaria della funzione pubblica della CISL di Udine, Fiorella Luri, ha dichiarato al "Messaggero Veneto": "Forse la casa di riposo di Osoppo è troppo piccola per essere degna di considerazione, ma questi dipendenti si stanno sacrificando senza ricevere compensi"; non risulta ancora assunta una normativa quadro per le case di riposo in Friuli-Venezia Giulia, che consenta di porre rimedio proprio a tali situazioni, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione che ha coinvolto la casa albergo di Osoppo; come intendano attivarsi affinché i 20 lavoratori senza stipendio da novembre 2021 ricevano quanto prima i mesi arretrati e la tredicesima; chi sia competente a gestire gli oltre 30 anziani non autosufficienti della casa albergo che dovrebbero essere tutti trasferiti, su richiesta dell'Azienda sanitaria universitaria del Friuli centrale, ad altra struttura non ancora ben precisata. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-03145 del senatore Porta, sull'ordine di trattazione delle pratiche di cittadinanza iure sanguinis , specie verso cittadini provenienti dal Brasile; 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-03149 del senatore De Bertoldi, sulle cessioni dei crediti fiscali relativi ai bonus edilizi; 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo): 3-03144 del senatore Fenu ed altri, sugli effetti del " superbonus 110 per cento" in termini di ricadute sui processi di transizione ecologica e di sostituzione delle fonti energetiche divenute critiche; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-03150 del senatore De Bertoldi, sul contributo integrativo per gli iscritti agli albi dei commercialisti e degli esperti contabili; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-03148 del senatore Zaffini, sulla somministrazione di vaccino anti COVID al personale sanitario che ha già contratto il virus; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-03137 del senatore D'Alfonso ed altri, sul rafforzamento del monitoraggio e della mitigazione dei fenomeni franosi nel comune di Lettomanoppello (Pescara).