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Circolazione stradale - Reato di guida in stato di ebbrezza - Attribuzione della competenza al Tribunale in composizione monocratica - Denunciata violazione del principio di eguaglianza rispetto al più grave reato della guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, di competenza del giudice di pace, e lamentato contrasto con la finalità rieducativa della pena - Omessa considerazione di interpretazione alternativa fornita dalla Cassazione con conseguente mancata sperimentazione di interpretazione 'secundum constitutionem' - Manifesta inammissibilità della questione.. E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 186 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, come sostituito dall'art. 5 del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214, censurato, in riferimento agli artt. 3 e 27 della Costituzione, nella parte in cui ha attribuito al tribunale la cognizione del reato di guida in stato di ebbrezza, in precedenza attribuita al giudice di pace. Invero, il giudice rimettente non fornisce alcuna motivazione sulle ragioni che lo hanno indotto a scartare l'interpretazione alternativa, espressa in un recente orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui il richiamo dell'art. 186, comma 2, del codice della strada, contenuto nel comma 7 del novellato art. 187, deve ritenersi riferito, nell'intenzione del legislatore, sia al trattamento sanzionatorio che alla disciplina sulla competenza, in tal modo sottraendosi alla necessità di motivare sull'impossibilità di interpretare la norma in senso conforme a Costituzione. - In senso conforme v., citate, ordinanze n. 47/2007, n. 272, n. 187, n. 143 e n. 57/2006, n. 306/2005; sentenza n. 188/1995 e ordinanza n. 63/1989.