Document Type: sommcomm
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione IGIENE E SANITA' (12ª) 8 SILERI La seduta inizia alle ore 15. IN SEDE REDIGENTE rete registro tumori DDL 92 Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione DDL 535 Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione (Discussione congiunta e rinvio) Il relatore Giuseppe PISANI ( M5S ) premette che i disegni di legge in titolo: prevedono l'istituzione di una Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e l'istituzione del referto epidemiologico, inerente alla valutazione (in base ad un esame epidemiologico) dello stato di salute complessivo di una comunità; modificano la procedura per l'aggiornamento periodico degli elenchi dei sistemi di sorveglianza e dei registri sanitari. Evidenzia, in termini generali, che: l'A.S. n. 92 è identico (tranne alcune lievi modifiche, esclusivamente formali) all'A.S. n. 2869 della precedente legislatura - il cui testo era stato approvato dalla Camera dei deputati e trasmesso al Senato -; l'A.S. n. 535 è a sua volta sostanzialmente identico ai testi suddetti, ad eccezione dell'introduzione del richiamo del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016 (regolamento generale sulla protezione dei dati) e di una diversa ricognizione dei soggetti rientranti nell'àmbito di applicazione dell'articolo 2. Passa quindi a illustrare in dettaglio l'articolato. L'articolo 1 dei testi in esame prevede l'istituzione di una Rete nazionale relativa sia ai registri dei tumori sia ai sistemi di sorveglianza, individuati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 marzo 2017. La Rete concerne, quindi, tutti i sistemi di sorveglianza compresi negli allegati al citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ed i registri dei tumori disciplinati dal medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; non rientrano nella Rete gli altri registri individuati da quest'ultimo (registri di mortalità, di patologie, di trattamenti costituiti da trapianti di cellule e tessuti, di trattamenti a base di medicinali per terapie avanzate o prodotti di ingegneria tessutale, di protesi impiantabili). Il comma 1 dell'articolo 1 in esame enuncia le finalità della Rete, mentre i commi 2 e 3 demandano ad un regolamento governativo, adottato su proposta del Ministro della salute, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, l'individuazione e la disciplina: dei dati che possono essere inseriti nella Rete; dei soggetti preposti all'inserimento sistematico dei dati (mediante invio operato entro il 30 giugno di ogni anno); delle modalità relative al trattamento dei dati; dei soggetti che possono avere accesso alla Rete; dei dati accessibili; delle misure per la custodia e la sicurezza dei dati; delle modalità con cui siano garantiti agli interessati il diritto di accesso e gli altri diritti di cui all'articolo 7 del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. Il regolamento governativo deve essere adottato entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge. Il comma 4 specifica che il titolare del trattamento dei dati contenuti nella Rete è il Ministero della salute, mentre il comma 5 pone alcuni princìpi sulla validazione ed il trattamento dei dati. Per le finalità di cui alla presente legge, possono essere stipulati, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, accordi di collaborazione a titolo gratuito: con soggetti qualificati sotto il profilo scientifico, secondo le nozioni e le condizioni di cui al comma 6 dell'articolo 1; con le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale più rappresentative e attive nella tutela della salute umana e della prevenzione oncologica, secondo le condizioni di cui al comma 1 dell'articolo 2 (la versione dell'A.S. n. 535 opera in merito una diversa ricognizione, facendo riferimento - fermi restando il rispetto delle suddette condizioni ed il requisito della maggiore rappresentatività ed attività - agli enti ed associazioni privati, diversi dalle società e dalle imprese sociali, costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore); con le associazioni attive nel campo dell'assistenza sociosanitaria e con enti e associazioni attivi nella valutazione dell'impatto della patologia oncologica e della quantificazione dei bisogni assistenziali e nell'informazione e comunicazione sui rischi per la popolazione, sempre secondo le condizioni di cui al comma 1 dell'articolo 2. Il comma 2 dell'articolo 2 prevede che i suddetti enti ed associazioni (di cui al precedente comma 1) possano presentare proposte in relazione ad iniziative intese allo sviluppo ed alla valorizzazione dell'attività della Rete in oggetto. In caso di mancato accoglimento, deve essere fornita una risposta, scritta e motivata, entro tre mesi dalla data di presentazione della proposta. L'articolo 3 modifica la procedura per l'aggiornamento periodico degli elenchi dei sistemi di sorveglianza e dei registri di cui al citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 marzo 2017. La norma vigente prevede che l'aggiornamento periodico sia operato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome ed acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali. La novella fa riferimento, invece, ad un decreto del Ministro della salute, fermi restando l'intesa ed il parere suddetti. L'articolo 4 demanda ad un decreto del Ministro della salute, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, l'istituzione e la disciplina del referto epidemiologico. Quest'ultimo è definito dal comma 2 come "il dato aggregato o macrodato corrispondente alla valutazione dello stato di salute complessivo di una comunità che si ottiene da un esame epidemiologico delle principali informazioni relative a tutti i malati e a tutti gli eventi sanitari di una popolazione in uno specifico ambito temporale e in un ambito territoriale circoscritto o a livello nazionale"; la valutazione concerne in particolare l'incidenza delle malattie ed il numero e la causa dei decessi. Il referto è inteso a individuare la diffusione e l'andamento di specifiche patologie e ad identificare eventuali criticità di origine ambientale, professionale o sociosanitaria. Il decreto deve individuare i soggetti preposti alla raccolta e all'elaborazione dei dati che confluiscono nel referto epidemiologico, disciplinare il trattamento, l'elaborazione, il monitoraggio continuo e l'aggiornamento periodico dei medesimi dati e prevedere la pubblicazione, con cadenza annuale, del referto epidemiologico, "in particolare per quanto riguarda i dati relativi all'incidenza e alla prevalenza delle patologie che costituiscono più frequentemente causa di morte"; la pubblicazione è operata nei siti internet dei soggetti individuati con il medesimo decreto. Quest'ultimo deve essere emanato entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge. L'articolo 5 specifica che la raccolta ed il conferimento, da parte delle regioni e delle province autonome, dei dati dei registri di cui all'elenco A2) dell'allegato A al citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 marzo 2017 rappresentano un adempimento da valutare ai fini della verifica dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) da parte del Comitato paritetico permanente per la verifica dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza e del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti, di cui, rispettivamente, agli articoli 9 e 12 dell'intesa sancita il 23 marzo 2005 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome. L'elenco A2) concerne i registri summenzionati di rilevanza nazionale e regionale, ad esclusione dei registri (sempre di rilevanza nazionale e regionale) già disciplinati dalla normativa vigente a livello nazionale al momento di emanazione del medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, i quali sono indicati nell'elenco B2). L'articolo 6 prevede una relazione annua alle Camere, da parte del Ministro della salute, in merito all'attuazione della presente legge, anche con specifico riferimento al grado di raggiungimento delle finalità della Rete nazionale in oggetto e con dettagliata illustrazione del livello di attuazione della trasmissione dei dati da parte dei Centri di riferimento regionali (centri definiti dall'articolo 2 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 marzo 2017). L'articolo 7 reca la clausola di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica. Dopo gli interventi sull'ordine dei lavori della senatrice BINETTI ( FI-BP ) - che auspica l'audizione delle associazioni enumerate dall'articolo 2, attesa la scelta politica dei proponenti di contemplarle all'interno del testo -, della senatrice BOLDRINI ( PD ) - che si associa alla richiesta di audizioni della senatrice Binetti e si riserva di far pervenire proposte al riguardo - e della senatrice RIZZOTTI ( FI-BP ) - che ritiene condivisibili le proposte istruttorie avanzate dalle precedenti oratrici, ma rileva l'opportunità di rinviare le valutazioni di merito alla fase della discussione generale -, la Commissione conviene di svolgere un ciclo di audizioni informative. Il PRESIDENTE invita i Gruppi a far pervenire le proprie richieste di audizione entro le ore 12 del prossimo martedì 18 settembre. Il seguito della discussione congiunta è quindi rinviato. disturbi comportamento alimentare DDL 189 Introduzione dell'articolo 580-bis del codice penale, concernente il reato di istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia o la bulimia, nonché disposizioni in materia di prevenzione e di cura di tali patologie e degli altri disturbi del comportamento alimentare (Discussione e rinvio) Il relatore DI MARZIO ( M5S ) illustra il disegno di legge in titolo, concernente le malattie inerenti a disturbi del comportamento alimentare. L'articolo 1 riconosce come malattie sociali la bulimia e l'anoressia (come ivi definite) nonché le altre patologie inerenti ai disturbi gravi del comportamento alimentare, tra cui l'ortoressia e la vigoressia (come definite dal medesimo articolo 1). Al riguardo, il relatore ricorda che la nozione giuridica di malattia sociale è prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 249, ai fini della possibilità di promozione, da parte del Ministero della salute, dell'istituzione di appositi centri relativi alle medesime malattie. L'articolo 2 introduce una figura di reato nel codice penale, comminando la reclusione fino ad un anno - oltre ad una sanzione ammnistrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro - per chi, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, determini o rafforzi l'altrui proposito di ricorrere a pratiche di restrizione alimentare prolungata, idonee a procurare l'anoressia o la bulimia, e ne agevoli l'esecuzione; la pena della reclusione è fino a due anni - con la sanzione ammnistrativa pecuniaria da 20.000 a 100.000 euro - qualora il delitto sia commesso nei confronti di "una persona in minorata difesa" ovvero di un minore degli anni quattordici o di una persona priva della capacità di intendere e di volere. Qualora l'autore del reato si trovi in uno stato psicologico di disturbo del comportamento alimentare, la sanzione della pena detentiva è commutata in trattamento sanitario obbligatorio. In proposito, il relatore osserva che occorrerebbe valutare la congruità della scelta di prevedere, insieme con la sanzione penale, una sanzione amministrativa pecuniaria, in luogo della multa penale, ricordando che i limiti minimi e massimi di quest'ultima, secondo l'articolo 24 del codice penale, non possono essere, rispettivamente, inferiori a 50 euro e superiori a 50.000 euro (fatte salve disposizioni speciali in deroga). Riguardo alla suddetta locuzione di "persona in minorata difesa", il relatore segnala che il riferimento sembra posto alla seguente fattispecie di circostanza aggravante comune, di cui all'articolo 61, primo comma, n. 5), del codice penale: "l'avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all'età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa". I commi 1 e 2 dell'articolo 3 prevedono l'adozione - da parte dello Stato, delle regioni e province autonome - di progetti obiettivo, azioni programmatiche e idonee iniziative, diretti a prevenire e curare le malattie inerenti ai disturbi gravi del comportamento alimentare. Gli interventi perseguono gli obiettivi indicati nel comma 2 (diagnosi precoce; miglioramento delle modalità di cura dei soggetti colpiti; prevenzione delle complicanze; agevolazione dell'inserimento dei soggetti colpiti nelle attività scolastiche, sportive e lavorative; miglioramento dell'educazione sanitaria ed alimentare della popolazione; preparazione ed aggiornamento professionali del personale sanitario e scolastico; predisposizione degli strumenti di ricerca opportuni; attivazione di percorsi specifici e programmi dedicati alla formazione e al sostegno dei nuclei familiari delle persone con disturbi del comportamento alimentare). In materia, il relatore ricorda che un accordo tra Governo, regioni e province autonome, recante linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell'alimentazione, è stato sancito dalla relativa Conferenza permanente nella seduta del 22 giugno 2017. Il comma 3 del medesimo articolo 3 demanda ad un decreto del Ministro dell'interno, emanato secondo la procedura ed i termini ivi stabiliti, la definizione dei criteri e delle modalità per impedire l'accesso ai siti che diffondano, tra i minori, messaggi suscettibili di rappresentare, per il loro contenuto, un concreto pericolo di istigazione al ricorso a pratiche di restrizione alimentare prolungata, idonee a provocare e diffondere le malattie in oggetto. Il comma 4 prevede che la Polizia postale e delle comunicazioni provveda al monitoraggio dei siti summenzionati. L'articolo 4 stabilisce le tipologie di intervento - da parte delle regioni e delle province autonome e tramite le strutture sanitarie, ivi compresi appositi centri regionali e provinciali di riferimento - ai fini della diagnosi precoce e della prevenzione delle complicanze delle suddette malattie. Tali tipologie concernono: la formazione e l'aggiornamento professionali (mediante un programma articolato) del personale medico e scolastico sulla conoscenza di tali malattie, al fine di facilitare l'individuazione dei soggetti affetti; la prevenzione delle complicanze, nonché il monitoraggio delle patologie associate alle malattie in oggetto; la definizione di test diagnostici e di controllo per i pazienti affetti dalle malattie medesime; la cura dei suddetti pazienti per evitare il loro aggravamento. Per la definizione degli interventi in esame, l'articolo 4 prevede uno specifico atto di indirizzo e coordinamento, che stabilisca criteri e metodologie. Riguardo alla procedura per l'emanazione di quest'ultimo, si prevede esclusivamente il parere dell'Istituto superiore di sanità. Al riguardo, il relatore ricorda che il parere favorevole approvato dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali, nella scorsa legislatura, sull'A.S. n. 438 - disegno di legge in buona parte simile a quello in esame - recava la condizione che l'atto di indirizzo e coordinamento fosse adottato previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome (quantomeno "per gli aspetti non coperti" dalle linee di indirizzo definite nel suddetto accordo del 22 giugno 2017). L'articolo 5 istituisce la "Giornata nazionale contro i disturbi del comportamento alimentare", fissandola al 15 marzo di ciascun anno. I commi 1 e 2 dell'articolo 6 introducono il divieto, per le agenzie di moda e pubblicitarie, di avvalersi di modelle che non presentino certificato medico o il cui certificato medico attesti, in base all'indice di massa corporea, grave magrezza o forte sottopeso. Il comma 3 reca una sanzione amministrativa pecuniaria per la violazione del suddetto divieto. La definizione delle modalità di attuazione di quest'ultimo è demandata dal comma 4 ad un decreto ministeriale. In base all'articolo 7, il Ministro della salute presenta al Parlamento una relazione annuale di aggiornamento sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scientifiche sulle malattie in oggetto, con particolare riferimento ai problemi concernenti la diagnosi precoce ed il monitoraggio delle complicanze. L'articolo 8 quantifica in 20 milioni di euro annui l'onere derivante dal presente disegno di legge e provvede alla copertura finanziaria mediante impiego del fondo speciale di parte corrente (fondo destinato alla copertura degli oneri di parte corrente relativi ai provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio di riferimento). Dopo un intervento sull'ordine dei lavori della senatrice RIZZOTTI ( FI-BP ) - che, nel ringraziare per la calendarizzazione del disegno di legge in esame, segnala l'opportunità di svolgere alcune audizioni informali ai fini dell'istruttoria legislativa ed auspica, ove possibile, una riassegnazione del provvedimento in sede deliberante -, la Commissione conviene di svolgere un ciclo di audizioni informative. Il PRESIDENTE invita i Gruppi a far pervenire le proprie richieste di audizione entro le ore 12 del prossimo martedì 18 settembre. Il seguito della discussione è quindi rinviato. 485 DDL 299 Disposizioni in favore delle persone affette da fibromialgia DDL 485 Disposizioni per il riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante (Discussione congiunta e rinvio) Il relatore MAUTONE ( M5S ), dopo aver inquadrato, in termini generali, le problematiche legate alla fibromialgia, illustra i disegni di legge in titolo. Il disegno di legge A.S. n. 299 prevede un complesso di norme in favore delle persone affette da fibromialgia e dello sviluppo delle conoscenze relative a tale malattia. La fibromialgia è riconosciuta dall'articolo 2 del testo in esame come "malattia invalidante" e, in conformità a tale riconoscimento, l'articolo 3 prevede l'inclusione della medesima nel novero delle malattie croniche o invalidanti, ai fini dell'esenzione dalla partecipazione alla spesa per le relative prestazioni di assistenza sanitaria, demandando ad un decreto del Ministro della salute l'attuazione di tale inclusione. Il medesimo articolo 3 fa riferimento, per le persone affette dalla malattia in esame (sempre individuate in base ai criteri oggettivi per l'identificazione dei sintomi e delle condizioni cliniche definiti dal suddetto decreto ministeriale), al diritto all'accesso al telelavoro. Il relatore rileva l'opportunità di una più chiara definizione di tale ultimo profilo. Il successivo articolo 8 prevede che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero della salute stipulino accordi con le associazioni imprenditoriali per favorire l'accesso delle persone affette da fibromialgia al telelavoro (anche domiciliare). Il comma 1 dell'articolo 4 prevede l'individuazione (mediante decreto del Ministro della salute) di centri nazionali di ricerca per lo studio della fibromialgia, per la definizione dei relativi protocolli terapeutici, dei presìdi farmacologici convenzionali e non convenzionali, nonché di quelli riabilitativi idonei, e per la rilevazione statistica dei soggetti affetti. Il successivo comma 2 richiede che le regioni individuino, all'interno delle strutture sanitarie pubbliche operanti sul territorio, appositi ambulatori specialistici, idonei per la diagnosi e la cura della fibromialgia, in grado di assicurare una presa in carico multidisciplinare e di relazionarsi, ove necessario, con altre sedi specialistiche, al fine di assicurare ai pazienti tutte le cure tese al raggiungimento o al mantenimento di un sufficiente grado di autonomia e di vita indipendente. L'articolo 5 prevede l'istituzione, presso il Ministero della salute, del Registro nazionale della fibromialgia, per la raccolta e l'analisi dei dati clinici, intese alla definizione di appropriate strategie di intervento (ivi compresa la diagnosi precoce) e di trattamenti medico-sanitari più efficaci nonché allo svolgimento di studi clinici e di ricerca. Il Registro è articolato in sezioni regionali ed è alimentato dalle informazioni che le singole regioni trasmettono annualmente al Ministero della salute. Gli elementi di informazione rientranti nell'àmbito del Registro sono individuati dai commi 3 e 4, mentre il secondo periodo del comma 2 demanda ad un decreto ministeriale la definizione dei criteri e delle modalità di tenuta e di rilevazione dei dati del Registro ("anche con strumenti informatici e telematici"). Con riferimento al medesimo Registro, è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 (comma 6). L'articolo 6 prevede l'inserimento di idonei corsi di formazione, relativi alla diagnosi ed ai protocolli terapeutici per la fibromialgia, nel programma nazionale per la formazione continua in medicina, disponendo, a tal fine, uno stanziamento pari a 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020. Per la predisposizione dei corsi in oggetto, l'articolo 6 fa riferimento al Ministero della salute, mentre le norme generali, ivi richiamate, in materia di formazione continua in medicina prevedono l'adozione della programmazione pluriennale da parte della Commissione nazionale per la formazione continua e dei relativi programmi regionali da parte delle regioni. I commi 1 e 2 dell'articolo 7 prevedono che il Ministero della salute, d'intesa con le regioni, avvalendosi degli enti del Servizio sanitario nazionale e anche mediante eventuali convezioni con associazioni senza scopo di lucro, promuova studi e ricerche sulla fibromialgia. Il successivo comma 3 richiede la presentazione alle Camere, ogni tre anni, da parte del Ministro della salute, di una relazione sullo stato delle conoscenze e delle acquisizioni scientifiche in materia. La relazione è elaborata con il concorso dei soggetti menzionati nel medesimo comma 3. L'articolo 9 prevede che il Ministero della salute promuova periodiche campagne di informazione e di sensibilizzazione sulle problematiche relative alla fibromialgia, da svolgere con i soggetti pubblici e privati ivi richiamati. Le campagne sono intese in particolare a diffondere una maggiore conoscenza dei sintomi della malattia e a promuovere il ricorso al medico di medicina generale nonché ai centri nazionali e agli ambulatori specialistici di cui all'articolo 4. L'articolo 10 quantifica in 10 milioni di euro annui per il periodo 2018-2020 l'onere derivante dal presente disegno di legge e provvede alla copertura finanziaria mediante impiego del fondo speciale di parte corrente (fondo destinato alla copertura degli oneri di parte corrente relativi ai provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio di riferimento). Anche il disegno di legge A.S. n. 485 reca norme in materia di fibromialgia (ivi indicata pure con la locuzione alternativa "sindrome fibromialgica"). Anche in questo disegno di legge (così come nell'A.S. n. 299) essa è qualificata (articolo 1) come "malattia invalidante" e, in conformità a tale riconoscimento, si prevede l'inclusione della medesima nel novero delle malattie croniche o invalidanti, ai fini dell'esenzione dalla partecipazione alla spesa per le relative prestazioni di assistenza sanitaria, demandando ad un decreto del Ministro della salute, su proposta dell'Istituto superiore di sanità, l'attuazione di tale inclusione. Il comma 1 dell'articolo 2 prevede che il Ministero della salute, d'intesa con le regioni, individui i presìdi sanitari pubblici dei reparti di reumatologia o di immunologia deputati alla diagnosi e alla cura della fibromialgia. Il successivo comma 2 demanda ad un decreto del Ministro della salute, emanato d'intesa con le regioni, la definizione di apposite linee guida per la rilevazione statistica dei soggetti affetti da fibromialgia, al fine di predisporre mirati e specifici protocolli terapeutici e riabilitativi, intesi a garantire prestazioni specialistiche appropriate ed efficaci, l'impiego di farmaci per il controllo dei sintomi, nonché il monitoraggio e la prevenzione degli eventuali aggravamenti dei soggetti. Ai sensi del comma 3, il Ministero della salute, d'intesa con le regioni, definisce le modalità per lo svolgimento di campagne informative periodiche per la prevenzione della fibromialgia, con il coinvolgimento dei medici di medicina generale e delle aziende sanitarie locali, "anche con la previsione di visite gratuite e della diffusione di materiali informativi". L'articolo 3 quantifica in 30 milioni di euro annui per il periodo 2018-2020 l'onere derivante dal presente disegno di legge e provvede alla copertura finanziaria mediante impiego del fondo speciale di parte corrente (fondo destinato alla copertura degli oneri di parte corrente relativi ai provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel triennio di riferimento). Dopo interventi sull'ordine dei lavori della senatrice BOLDRINI ( PD ) - che plaude alla calendarizzazione dei disegni di legge in esame ed auspica lo svolgimento di audizioni istruttorie - e della senatrice CANTU' ( L-SP-PSd'Az ) - che invita a valutare modalità di approccio ai problemi della fibromialgia anche diverse dall'intervento legislativo -, la Commissione conviene di svolgere un ciclo di audizioni informative. Il PRESIDENTE invita i Gruppi a far pervenire le proprie richieste di audizione entro le ore 12 del prossimo martedì 18 settembre. Il seguito della discussione congiunta è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA riforma ordinamento penitenziario Doc n. 39 Schema di decreto legislativo recante riforma dell'ordinamento penitenziario (Osservazioni alla 2 a Commissione. Esame e rinvio) Il PRESIDENTE ( M5S ), in qualità di relatore, illustra il provvedimento in titolo, recante un complesso di modifiche all'ordinamento penitenziario, in attuazione della disciplina di delega di cui all'articolo 1, commi 82 e 83 e comma 85, lettere a), d), i), l), m), o), r), t) ed u), della legge 23 giugno 2017, n. 103 . Riguardo ai profili di competenza della Commissione, segnala, in primo luogo, che l'articolo 1, comma 1, dello schema novella per intero l'articolo 11 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni - articolo concernente l'assistenza sanitaria per i detenuti e gli internati -. Il nuovo testo corrisponde in larga misura alle norme vigenti, poste sia dall'attuale versione del citato articolo 11 sia da altre norme - abrogate dal comma 3 del presente articolo 1 e dal successivo articolo 2, in quanto assorbite dalla novella in oggetto - sia da alcuni princìpi e norme del decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230, recante il "riordino della medicina penitenziaria". Questi ultimi - inerenti agli obblighi di informazione al detenuto o internato sul proprio stato di salute ed allo svolgimento dell'assistenza sanitaria (in favore dei soggetti in esame) secondo princìpi di globalità dell'intervento sulle cause di pregiudizio della salute, di unitarietà dei servizi e delle prestazioni, di integrazione dell'assistenza sociale e sanitaria e di garanzia della continuità terapeutica - sono, quindi, ribaditi dalla novella in oggetto. Rispetto al complesso di disposizioni già vigenti e summenzionate, le modifiche sostanziali che presenta la novella di cui all'articolo 1, comma 1, appaiono al relatore le seguenti: si prevede che la carta dei servizi sanitari per i detenuti e gli internati (disciplinata dal citato decreto legislativo n. 230 del 1999) sia messa a disposizione dei medesimi detenuti ed internati con idonei mezzi di pubblicità (capoverso 3); si dispone che il medico annoti immediatamente nella cartella clinica del detenuto o internato, anche mediante comunicazione fotografica, ogni informazione relativa a segni o indicazioni che facciano apparire che la persona possa aver subìto violenze o maltrattamenti e che, fermo restando l'obbligo di referto, dia relativa comunicazione al direttore dell'istituto ed al magistrato di sorveglianza (capoverso 7); si specifica - in attuazione del principio suddetto di garanzia della continuità terapeutica - che ai detenuti ed internati è assicurata la necessaria continuità con gli eventuali trattamenti in corso all'esterno (ovvero all'interno dell'istituto penitenziario da cui siano stati trasferiti) (capoverso 9) e che ai medesimi, qualora, al momento della custodia cautelare o dell'esecuzione dell'ordine di carcerazione, abbiano in corso un programma terapeutico nell'àmbito della disciplina sulla rettificazione di attribuzione di sesso, sono assicurati la prosecuzione del programma ed il necessario supporto psicologico (capoverso 10). Il comma 2 del presente articolo 1 novella parzialmente l'articolo 1 del citato decreto legislativo n. 230 del 1999. La novella di cui alla lettera a) inserisce l'aggettivo "tempestive" nell'àmbito delle qualificazioni richieste per le prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione garantite ai detenuti ed agli internati (al pari dei cittadini in stato di libertà). La riformulazione di cui alla lettera b) specifica che sono garantiti ai soggetti in esame interventi di prevenzione, cura e sostegno "del disagio psichico e della marginalità sociale" (mentre il testo vigente fa riferimento al "disagio psichico e sociale"). Riguardo agli altri articoli dello schema di decreto, il relatore si sofferma su alcune disposizioni dell'articolo 11, concernente il trattamento penitenziario. In particolare, la novella di cui al comma 1, lettera c), modifica la disciplina sulla permanenza all'aria aperta (con riferimento ai detenuti ed internati che non prestino lavoro all'aperto). Il tempo minimo di permanenza a cui i soggetti in esame hanno diritto è elevato da due a quattro ore al giorno. Tale durata minima è riducibile a due ore per "giustificati motivi" (in merito, il testo vigente prevede la riduzione ad un'ora per "motivi eccezionali"). In merito alla novella di cui alla successiva lettera e), numero 3), segnala che: riguardo al principio (già vigente) in base al quale le donne detenute o internate sono ospitate in istituti separati o in apposite sezioni di istituto, si specifica che il numero delle persone detenute o internate nelle suddette strutture deve essere tale da non compromettere le attività trattamentali; si richiede che l'assegnazione dei detenuti e degli internati, per i quali si possano temere aggressioni o sopraffazioni da parte della restante popolazione detenuta, in ragione solo dell'identità di genere o dell'orientamento sessuale, avvenga per categorie omogenee, in sezioni distribuite in modo uniforme sul territorio nazionale, previo consenso degli interessati (i quali, in caso contrario, sono assegnati a sezioni ordinarie), fermo restando il diritto alla partecipazione ad attività trattamentali, eventualmente anche insieme con la restante popolazione detenuta. Rileva, inoltre, che la novella di cui alla lettera p) prevede che: nelle determinazioni in materia di trasferimenti, i detenuti e gli internati siano destinati agli istituti più vicini alla loro dimora o a quella della famiglia ovvero al loro centro di riferimento sociale, da individuarsi tenuto conto di alcune esigenze, tra cui quelle di salute; l'amministrazione penitenziaria dia conto dei motivi che giustifichino la deroga a tale precetto; sulla richiesta di trasferimento, presentata dal soggetto per ragioni di studio, di formazione, di lavoro, di salute o familiari, l'amministrazione suddetta provveda, con atto motivato, entro sessanta giorni. Il PRESIDENTE avverte che il seguito e la conclusione dell'esame avranno luogo nella seduta pomeridiana di domani. La Commissione prende atto. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il senatore ERRANI ( Misto-LeU ) rinnova la richiesta, già avanzata prima della pausa dei lavori parlamentari, di audire il Ministro della salute in merito all'applicazione della normativa sugli obblighi vaccinali, alla luce dell'imminente avvio dell'anno scolastico e delle difficoltà interpretative e attuative da più parti segnalate. La senatrice CASTELLONE ( M5S ) fa rilevare che il sistema dell'autocertificazione, secondo quanto è emerso dai controlli svolti dai NAS, non sta dando luogo a particolari problemi attuativi né ha dato adito a massicce pratiche elusive dell'obbligo vaccinale, essendo le dichiarazioni false risultate, sinora, di numero assai limitato. Il PRESIDENTE ritiene preferibile attendere la conclusione del procedimento di conversione del decreto-legge proroghe, nel cui ambito elementi di delucidazione potranno essere forniti, anche in sede consultiva, dal rappresentante del Governo, nel corso dell'eventuale seconda lettura del Senato. Segnala che, se si deciderà di svolgere un'audizione ad hoc , occorrerà tenere presenti anche le competenze in materia del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della 7 a Commissione. Soggiunge che nel corso della prossima riunione dell'Ufficio di Presidenza le problematiche connesse agli obblighi vaccinali potranno essere nuovamente affrontate in sede di programmazione dei lavori, anche valutando l'opportunità di iscrivere all'ordine del giorno della Commissione i disegni di legge già presentati in materia presso questo ramo del Parlamento. La seduta termina alle ore 15,55.