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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione BILANCIO (5ª) 179 PESCO La seduta inizia alle ore 8,55. SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI Il presidente PESCO comunica che il senatore Misiani, a nome del proprio Gruppo, ha fatto richiesta di pubblicità dei lavori della seduta, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento. Tale richiesta è stata trasmessa alla Presidenza del Senato, che ha comunque già preventivamente espresso il proprio assenso. Dispone quindi l'avvio della trasmissione della seduta attraverso l'attivazione del circuito interno. La Commissione conviene. IN SEDE CONSULTIVA A.S. 739 - Norme in materia di produzione e vendita del pane DDL 739 Norme in materia di produzione e vendita del pane (Parere alla 10ª Commissione sul testo e sugli emendamenti. Esame e rinvio) Il relatore DELL'OLIO ( M5S ) illustra il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, segnalando, per quanto di competenza, con riferimento all'articolo 8, comma 4, del testo, che impone al responsabile dell'attività produttiva di frequentare un corso di formazione professionale, accreditato dalla regione o dalla provincia autonoma competente, che occorre valutare se le regioni siano in grado di svolgere tali attività formative con le risorse disponibili a legislazione vigente. In relazione all'articolo 11, che attribuisce la vigilanza sull'attuazione del provvedimento alle aziende sanitarie locali e ai comuni, cui spettano i proventi di eventuali sanzioni, deve valutarsi se sia sostenibile la clausola di invarianza finanziaria di cui al comma 2, tenendo anche conto del carattere solo eventuale dei proventi derivanti da sanzioni. Risulta comunque necessario, al suddetto comma 2, riferire l'invarianza di spesa al "presente articolo" in luogo del "presente comma". Con riguardo agli emendamenti, occorre valutare, in relazione al parere sul testo, la proposta 2.20, che sostituisce l'articolo 11 in tema di vigilanza, ivi disciplinando anche le sanzioni. Si valuti altresì, in relazione al parere sul testo, l'emendamento 8.1, che sostituisce la disposizione in tema di obblighi di formazione professionale, nonché la proposta 8.2, che prevede un termine di decorrenza dell'obbligo formativo, e la proposta 8.3, che sembra ampliare la portata di tali attività di formazione. Occorre poi valutare gli effetti finanziari degli emendamenti 10.0.2, 10.0.3 e 11.0.1, istitutivi della Festa o Giornata nazionale del pane. In relazione alla proposta 10.0.4, istitutiva di un Tavolo di consultazione permanente in materia di produzione e vendita del pane, deve valutarsi la sostenibilità della clausola di invarianza ivi prevista, anche in relazione alla indeterminatezza del numero dei suoi componenti. Con riguardo all'emendamento 11.0.2, istitutivo di un fondo per il sostegno alla produzione di pane Made in Italy, chiede conferma della disponibilità delle risorse poste a copertura, gravanti sul Fispe. Risulta altresì necessario formulare la disposizione finanziaria nei termini di tetto di spesa e costruire la copertura come riduzione di autorizzazione legislativa di spesa. Non vi sono osservazioni sui restanti emendamenti. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE REFERENTE 1383 - Conversione in legge del decreto-legge 2 luglio 2019, n. 61, recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica DDL 1383 Conversione in legge del decreto-legge 2 luglio 2019, n. 61, recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 9 luglio. Il sottosegretario GUIDESI, nel far presente che la replica del Governo avrà luogo in una prossima seduta, mette a disposizione dei senatori una nota recante alcuni elementi informativi sul testo del provvedimento, anche alla luce dei quesiti posti nel corso del dibattito. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. 1387 e 1388 - Rendiconto 2018 e Assestamento 2019 DDL 1387 Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2018 DDL 1388 Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019 (Esame congiunto e rinvio) Il presidente PESCO ( M5S ) propone, in via preliminare, che l'esame dei due disegni di legge in titolo proceda congiuntamente fino al termine della discussione generale. La Commissione conviene. La relatrice PIRRO ( M5S ) illustra il disegno di legge n. 1388, recante l'assestamento di bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2019, segnalando, per quanto di competenza, che il disegno di legge di assestamento, disciplinato dall'articolo 33 della legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196 del 2009), ha lo scopo di aggiornare a metà esercizio le previsioni di bilancio formulate a legislazione vigente, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto. Con il disegno di legge di assestamento le previsioni di entrata sono adeguate in base alla revisione delle stime del gettito; le previsioni di spesa aventi carattere discrezionale sono adeguate in base alle esigenze sopravvenute; la previsione delle autorizzazioni di pagamento in termini di cassa sono adeguate in base alla consistenza dei residui accertati in sede di rendiconto dell'esercizio precedente. Il disegno di legge di assestamento riflette la struttura del bilancio dello Stato ed è quindi organizzato in missioni e programmi. Questi ultimi costituiscono le unità di voto. In sede di assestamento possono essere modificati, mediante variazioni compensative, gli stanziamenti di spese predeterminate per legge (cosiddetta flessibilità di bilancio) anche tra unità di voto diverse, fermo restando il divieto di utilizzare stanziamenti di conto capitale per finanziare spese correnti. A partire dal 2017, in analogia con quanto stabilito per il disegno di legge di bilancio, anche il disegno di legge di assestamento è corredato da una relazione tecnica in cui si dà conto della coerenza del valore del saldo netto da finanziare con gli obiettivi programmatici indicati nel Documento di economia e finanza. Tale relazione è aggiornata all'atto del passaggio del provvedimento tra i due rami del Parlamento. Per quanto riguarda il contenuto del disegno di legge, l'articolo 1 dispone l'approvazione delle variazioni alle previsioni del bilancio dello Stato per il 2019, indicate nelle annesse tabelle, riferite allo stato di previsione dell'entrata, agli stati di previsione della spesa dei Ministeri e ai bilanci delle Amministrazioni autonome. In allegato al disegno di legge è evidenziata, a fini conoscitivi, l'evoluzione, in termini di competenza e di cassa, delle singole poste di bilancio per effetto sia delle variazioni apportate in forza di atti amministrativi fino al 31 maggio sia delle variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento medesimo. Per ciascuna unità di voto si indicano, inoltre, le variazioni che si registrano nella consistenza dei residui, in linea con le risultanze definitive esposte nel rendiconto dell'esercizio 2018. L'articolo 2 dispone la riduzione degli importi dei fondi previsti dagli articoli 26, 27, 28 e 29 della legge di contabilità e finanza pubblica rispetto a quanto stabilito dall'articolo 3, comma 5, della legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 2018). In particolare si tratta del Fondo di riserva per le spese obbligatorie, il cui importo viene ridotto di 130 milioni di euro; dei Fondi speciali per la reiscrizione in bilancio di residui passivi perenti delle spese correnti e in conto capitale, ridotti di 50 milioni di euro; del Fondo di riserva per le spese impreviste, ridotto di 150 milioni; del Fondo di riserva per le autorizzazioni di cassa, ridotto di 500 milioni. I citati fondi sono inseriti nel programma «Fondi di riserva e speciali», nell'ambito della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Quanto ai risultati finanziari, le variazioni che si propone di apportare con il disegno di legge in esame determinano un miglioramento del saldo netto da finanziare (corrispondente alla differenza tra entrate finali e spese finali) pari a 1.919 milioni di euro in termini di competenza e 3.393 milioni in termini di cassa. Conseguentemente, il saldo netto da finanziare si attesta su un valore di -58,9 miliardi rispetto ad una previsione iniziale di -59,4 miliardi. Tale miglioramento è dovuto essenzialmente all'effetto positivo, per 1,92 miliardi di euro, delle variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento in esame, in buona parte compensato per -1,48 miliardi dalle variazioni per atto amministrativo. Anche gli altri saldi evidenziano un andamento positivo: il risparmio pubblico (dato dalla differenza tra entrate correnti e spese correnti al lordo degli interessi) registra un miglioramento di 364 milioni rispetto alla previsione iniziale. I dati relativi al ricorso al mercato (pari alla differenza tra le entrate finali e il totale delle spese, queste ultime date dalla somma delle spese finali e del rimborso prestiti) evidenziano un impatto positivo pari a circa 5,3 miliardi. Le variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento risultano coerenti con i livelli programmatici di saldo netto programmatico fissati con la legge di bilancio e, nel complesso, riflettono in larga parte l'adeguamento degli stanziamenti di bilancio alle stime formulate con il Documento di economia e finanza 2019. Per altra parte, le maggiori spese trovano corrispondente compensazione in un aumento delle entrate o nella riduzione di altre voci di spesa. Il miglioramento del saldo netto da finanziare in termini di competenza è dovuto essenzialmente ad un decremento delle spese finali per 668 milioni di euro (che passano da 637.991 a 637.323 milioni di euro), parzialmente compensato da una riduzione delle entrate finali di 232 milioni di euro (che scendono da 578.638 a 578.406 milioni di euro). Il miglioramento del dato assestato del saldo netto deriva dall'effetto congiunto delle variazioni per atto amministrativo adottate nel periodo compreso tra il 1° gennaio e 31 maggio dell'anno in corso che, in realtà, determinano un peggioramento del saldo netto da finanziare di quasi 1,5 miliardi in termini di competenza e delle variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento in esame, che invece determinano un miglioramento del saldo netto pari a 1,9 miliardi in termini di competenza rispetto al saldo risultante dalla legge di bilancio. In particolare, la riduzione complessiva delle spese finali rispetto alle previsioni di bilancio, di 668 milioni, è dovuta principalmente alla proposta di assestamento (-2,9 miliardi), parzialmente compensata dalle variazioni per atto amministrativo (+2,3 miliardi). Sulla proposta di assestamento la riduzione della spesa per interessi incide per quasi 1 miliardo, la riduzione di spese correnti per 1,4 miliardi e quella delle spese in conto capitale per oltre mezzo miliardo. La diminuzione delle entrate di complessivi 232 milioni di euro è dovuta alle variazioni proposte dal disegno di legge di assestamento, per 1 miliardo, compensata dall'aumento di 790 milioni dovuto alle variazioni per atto amministrativo. Si sottolinea che le variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento sono volte ad ottenere un miglioramento netto del valore dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni di circa 5,6 miliardi, secondo quanto stimato nella Relazione tecnica che accompagna il disegno di legge in esame, in linea con quanto convenuto dal Governo italiano nell'ambito della negoziazione avviata con la Commissione europea in merito al rispetto della regola del debito pubblico del Patto di stabilità e crescita per l'anno 2018. In particolare, le proposte di variazioni delle entrate del provvedimento di assestamento (sebbene negative in termini di saldo netto da finanziare per -1.022 milioni) determinano un miglioramento dell'indebitamento netto di complessivi 4.965 milioni di euro, derivante interamente dall'aumento delle entrate risultante dal monitoraggio degli introiti. Le proposte di riduzione delle spese (-2.941 milioni in termini di saldo netto da finanziare) determinano un miglioramento dell'indebitamento netto di 626 milioni di euro. Si sottolinea che le riduzioni degli stanziamenti di spesa proposte con il disegno di legge di assestamento afferenti agli accantonamenti indisponibili costituiti dalla legge di bilancio 2019 (comma 1117, legge n. 145/2018), per circa 2 miliardi di euro, non hanno effetti sull'indebitamento netto in quanto già scontati nelle previsioni tendenziali del DEF 2019. In relazione alla correzione complessiva dei saldi di finanza pubblica, la Relazione tecnica precisa inoltre che ulteriori 0,5 miliardi di euro di riduzione dell'indebitamento netto derivano dai maggiori introiti delle cosiddette "Aste CO2" e dalle maggiori entrate per flussi con la UE. Si tratta di misure i cui effetti finanziari non incidono tuttavia sul disegno di legge di assestamento in esame, in quanto agiscono al di fuori dal perimetro del bilancio dello Stato. In termini di cassa, il disegno di legge di assestamento per il 2019 determina complessivamente un miglioramento del saldo netto da finanziare di 1.929 milioni di euro, derivante da una riduzione delle entrate finali per 232 milioni e da una variazione in diminuzione delle spese finali per 2.160 milioni. Migliorano anche gli altri saldi: il saldo primario di 158 milioni di euro, il risparmio pubblico di 2.055 milioni e il ricorso al mercato di 6.586 milioni. Per quanto concerne i residui, nella definizione del bilancio di previsione l'entità dei residui passivi viene stimata in modo presuntivo sulla base di un calcolo che fa riferimento alla massa spendibile e alle autorizzazioni di cassa risultanti dal bilancio dell'esercizio in corso a quel momento. Solo con l'assestamento viene iscritta in bilancio la consistenza effettiva dei residui al 1° gennaio dell'esercizio in corso, quale è stata accertata sulla base delle risultanze del rendiconto per l'esercizio precedente. Pertanto, il disegno di legge di assestamento per il 2019 registra l'entità effettiva dei residui esistenti all'inizio dell'esercizio, come accertata nel disegno di legge di approvazione del rendiconto per l'esercizio 2018. Con riferimento alla spesa complessiva, l'ammontare dei residui passivi (ivi compreso quello dei residui relativi al rimborso prestiti, pari a 509 milioni) risultante alla chiusura dell'esercizio 2018 è pari a 140.364 milioni. Dei residui passivi per le spese finali, si rileva che circa il 59 per cento del totale sono ascrivibili alle spese di parte corrente (82.319 milioni) e il 41 per cento a quelle di conto capitale (57.536 milioni). Nel complesso, il conto dei residui al 31 dicembre 2018 espone un aumento dei residui passivi, rispetto all'esercizio precedente, di 2.425 milioni (passando da 137.430 milioni nel 2017 ai 139.855 milioni nel 2018, +1,8 per cento). L'aumento della consistenza dei residui finali nel 2018 è imputabile interamente ai residui di conto capitale (+7.317 milioni, circa +14,6 per cento), mentre quelli di parte corrente si riducono di 4.892 (-5,6 per cento). Con il provvedimento di assestamento si è provveduto, inoltre, ad aggiornare i residui attivi sulla base delle risultanze emerse al 31 dicembre 2018, a seguito della gestione conclusasi nell'esercizio di consuntivo. Nel complesso, le previsioni assestate quantificano un ammontare di residui finali attivi al 31 dicembre 2018 pari a 203.940 milioni di euro, a fronte dei 245.604 milioni di residui inizialmente previsti. Per le entrate tributarie, i residui sono stati quantificati pari a 99.831 milioni, con una variazione in diminuzione di 30.754 milioni rispetto alle previsioni iniziali di 130.585 milioni. Per le entrate extra-tributarie, i residui ammontano a 103.421 milioni di euro, con una variazione in diminuzione di 10.985 milioni rispetto alla previsione iniziale di 114.406 milioni. Del complesso dei residui passivi delle spese finali del bilancio dello Stato accertati a fine dicembre 2018 (139.885 milioni), circa 67.885 milioni risultano essere di nuova formazione, con un decremento rispetto all'ammontare dei nuovi residui dell'esercizio finanziario 2017. Per approfondimenti rinvia al dossier predisposto dai Servizi di documentazione del Senato e della Camera dei deputati. La relatrice FERRERO ( L-SP-PSd'Az ) illustra il disegno di legge n. 1387, recante il rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2018, segnalando, per quanto di competenza, che in premessa, va rammentato che il rendiconto generale dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo rende conto al Parlamento dei risultati della gestione del bilancio. Ai sensi dell'articolo 36 della legge di contabilità, il rendiconto generale dello Stato, articolato per missioni e programmi, è costituito da due parti: il conto del bilancio, che espone le risultanze della gestione, cioè l'entità effettiva delle entrate e delle uscite del bilancio dello Stato rispetto alle previsioni approvate dal Parlamento, e il conto del patrimonio, che espone le variazioni intervenute nella consistenza delle attività e passività che costituiscono il patrimonio dello Stato. In attuazione dell'articolo 35, comma 2, della legge di contabilità e finanza pubblica, al Rendiconto è allegata, per ciascuna amministrazione, una nota integrativa. Per le entrate, la nota integrativa espone le risultanze della gestione. Per la spesa, la nota espone le risultanze della gestione per ciascun programma di spesa in modo confrontabile con la corrispondente nota al bilancio di previsione. Il Rendiconto è corredato del Rendiconto economico, al fine di integrare la lettura dei dati finanziari con le informazioni economiche fornite dai referenti dei centri di costo delle amministrazioni centrali dello Stato, e di una relazione illustrativa delle risorse impiegate per finalità di protezione dell'ambiente e di uso e gestione delle risorse naturali da parte delle amministrazioni centrali dello Stato (Eco-Rendiconto dello Stato). Venendo alle risultanze contabili, la gestione di competenza ha fatto conseguire nel 2018 un miglioramento dei saldi rispetto alle previsioni definitive contenute nell'Assestamento 2018. I dati mostrano che le operazioni complessive di bilancio hanno dato luogo a 840.677 milioni di accertamenti di entrate e 816.702 milioni di impegni di spesa, generando un avanzo complessivo di 23.975 milioni, pari a 26.036 milioni al netto delle regolazioni contabili. Rispetto al saldo dello scorso anno (10.441 milioni) si rileva un aumento di 15.595 milioni; alla formazione di tale risultato ha concorso la maggiore diminuzione delle spese, diminuite di 37.441 milioni (4,6 per cento) rispetto ai 854.143 milioni del 2017, mentre le entrate sono diminuite di 23.906 milioni rispetto agli 864.583 del 2017 (+2,8 per cento). Il differenziale delle operazioni finali presenta un saldo netto da finanziare di -19.986 milioni, attestandosi entro il limite fissato dall'articolo 1 della legge di bilancio per il 2018, con un miglioramento di 23.932 milioni (+119,7 per cento) rispetto alle previsioni definitive. Tale saldo, rispetto al 2017, presenta un miglioramento di 9.110 milioni. Al netto delle regolazioni contabili esso risulta pari a 17.925 milioni con un miglioramento di 23.685 milioni rispetto alle corrispondenti previsioni definitive. L'avanzo primario di bilancio (saldo netto da finanziare al netto della spesa per interessi) è risultato pari a 49.199 milioni, pari al 2,8 per cento del Pil (51.260 milioni al netto delle regolazioni contabili), superiore di 7.715 milioni rispetto a quello del 2017, con un miglioramento del 15,7 per cento. Infine, il ricorso al mercato finanziario, saldo contabile tra le entrate finali e le spese complessive, si attesta a -225.090 milioni, con un miglioramento di 44.769 milioni (20 per cento) rispetto alle previsioni definitive, nel rispetto del limite massimo fissato dall'articolo 1 della legge di bilancio per il 2018. Il saldo netto da finanziare si è attestato nel 2018 a -45.932 milioni, pari al 2,6 per cento del Pil (-43.971 milioni al netto delle regolazioni contabili); tale esito è da riferire al risultato combinato della gestione di competenza e di quella dei residui, che presentano rispettivamente un saldo negativo in termini di competenza di 40.201 milioni e di 5.731 milioni in termini di residui. Il saldo presenta un miglioramento sia rispetto alle previsioni definitive (+58.614 milioni) che rispetto all'esercizio 2017 (+16.264). Per quanto concerne la gestione in conto residui, il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2017 e precedenti presentava al 1° gennaio 2018 residui attivi per 204.076 milioni di euro e residui passivi per 137.905 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 66.171 milioni di euro. Nel corso dell'esercizio la situazione delineata si è modificata: infatti dal lato delle entrate si sono registrate variazioni in diminuzione pari a 46.034 milioni di euro e dal lato delle uscite si è registrata una analoga diminuzione di 17.533 milioni di euro, di cui 8.339 milioni eliminati per perenzione amministrativa. A seguito di tali variazioni, gli accertamenti di residui attivi provenienti dai precedenti esercizi ammontano a 158.039 milioni di euro (dei quali 42.199 milioni incassati e 115.840 milioni rimasti da riscuotere e da versare), mentre i residui passivi ammontano a 120.372 milioni di euro (dei quali 48.309 milioni pagati e 72.063 milioni di euro rimasti da pagare). Con riguardo, poi, ai residui di nuova formazione derivanti dalla gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2018, le somme rimaste da riscuotere e da versare ammontano a 88.100 milioni di euro e quelle rimaste da pagare raggiungono 68.301 milioni di euro. In termini di tasso di formazione di nuovi residui passivi, questo aumenta dall'8,2 per cento registrato nel 2017 all'8,4 per cento registrato nel 2018. Tale aumento è riconducibile al maggiore tasso di riduzione dei pagamenti di competenza (-4,5 per cento) rispetto al tasso di riduzione degli impegni (-4,4 per cento). Nel complesso, il conto dei residui al 31 dicembre 2018 espone residui attivi per 203.940 milioni di euro e residui passivi per 140.365 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 63.576 milioni di euro. Quest'ultima presenta, rispetto all'inizio dell'esercizio, una diminuzione di 2.595 milioni di euro, dovuto ad una riduzione del volume dei residui attivi per 136 milioni di euro (da 204.076 milioni a 203.940 milioni) e un aumento dei residui passivi per 2.460 milioni di euro (passati da 137.905 milioni a 140.365 milioni). Per quanto concerne infine il Conto generale del patrimonio il documento contabile che fornisce annualmente la situazione patrimoniale dello Stato quale risulta alla chiusura dell'esercizio - si rileva che le attività finanziarie hanno presentato nel 2018 un aumento complessivo di 20.160 milioni di euro, passando da 636.531 a 656.691 milioni di euro; nello specifico, va registrato un aumento delle attività finanziarie di breve termine (+7.131 milioni di euro) dovuto all'aumento registrato nei "residui attivi per denaro da riscuotere" (+5.386 milioni) e nei "crediti di tesoreria" (+7.267 milioni), compensato in parte da una diminuzione nei "residui attivi per denaro presso gli agenti della riscossione" (-5.522 milioni). Quanto alle attività finanziarie di medio-lungo termine, si è assistito ad un aumento complessivo di 13.029 milioni. Nelle attività non finanziarie "prodotte", si è registrato un incremento complessivo di 8.266 milioni di euro. Quanto ai beni mobili patrimoniali, le consistenze hanno presentato complessivamente un incremento di 1.192 milioni di euro. Nelle attività non finanziarie "non prodotte" si è registrata una diminuzione complessiva di -104 milioni. Le passività finanziarie risultano complessivamente aumentate (+55.819 milioni). Per i debiti a breve termine, nei residui passivi di bilancio 2018 si riscontra un aumento (+2.459 milioni), mentre nei debiti di tesoreria si rileva un aumento complessivo (+9.199 milioni), determinato dall'effetto combinato della diminuzione nelle "altre gestioni" (-2.652 milioni) e degli aumenti registrati per i "conti correnti" (+10.999 milioni) e nel "debito fluttuante" (+852 milioni) mentre gli "incassi da regolare" sono rimasti invariati. Per i debiti a medio e lungo termine, l'aumento complessivo è risultato di 45.782 milioni, di cui 50.820 milioni nei "debiti redimibili", in parte compensati dalla diminuzione di 5.038 milioni nei restanti "debiti diversi". Sono state evidenziate dalla Corte dei conti alcune "anomalie" nell'ambito della costruzione del Rendiconto delle entrate: in particolare, le discordanze delle somme rimaste da versare indicate nella voce "Altri capitoli", riconducibili alle Amministrazioni diverse dal Ministero dell'economia e delle finanze e quelle relative alla Regione siciliana iscritte nell'Allegato 23 al Rendiconto. Inoltre, va evidenziato che la Corte dei Conti ha nuovamente escluso dalla dichiarazione di regolarità l'Allegato 23 al rendiconto, non essendo stato possibile per la Corte riscontrarne sempre gli elementi giuridico contabili ad esso sottesi, atteso che il prospetto riporta, nelle parti sopra specificate, dati aggregati e non è stato possibile effettuare alcun riscontro puntuale con le poste indicate nel Rendiconto. In aggiunta, sono state altresì riscontrate anomalie nelle somme rimaste da riscuotere di pertinenza di Amministrazioni diverse dal Ministero dell'economia e delle finanze, esposte nella voce "Altri capitoli" nell'Allegato 24 avendo dichiarato, in ordine alla classificazione per grado di esigibilità dei residui di riscossione, sia del conto residui, sia provenienti dalla competenza, effettuata dall'Amministrazione sui dati di preconsuntivo dei titoli I e II delle entrate, che la stessa risulta non dettagliata per capitolo/articolo. Dal lato della spesa, la Corte dei Conti ha altresì proceduto alla verifica della concordanza tra le spese ordinate e pagate durante l'esercizio dalle Amministrazioni e le scritture tenute o controllate dalla medesima; alla verifica della regolarità dei decreti di accertamento dei residui passivi in base alla documentazione allegata in ordine all'esistenza delle obbligazioni giuridiche che giustificano l'iscrizione delle somme nelle scritture contabili, nonché circa la verifica della regolare estinzione di tutti i titoli di spesa e la corrispondenza dei dati conseguenti ai titoli estinti con quelli riportati nel sistema informativo integrato. Tale attività ha consentito di riscontrare l'esistenza di eccedenze di spesa rispetto alle previsioni definitive di competenza, alla consistenza dei residui e alle autorizzazioni definitive di cassa per i capitoli indicati nell'Allegato 5- bis della Decisione di Parifica. Va altresì ricordato che nel ciclo del bilancio 2018, con riferimento al triennio di programmazione 2018-2020, è stato integrato per la prima volta il processo di revisione della spesa, così come previsto dall'articolo 22- bis della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nell'ottica di un rafforzamento della programmazione finanziaria e con l'obiettivo di conseguire un maggior grado di sistematicità del processo di revisione della spesa. Tale disposizione richiede la fissazione di obiettivi di spesa per i Ministeri, coerenti con gli obiettivi programmatici, a monte della fase di formazione ed esame delle proposte di bilancio e assicura il monitoraggio delle misure amministrative e legislative previste per consentire correzioni tempestive in corso d'opera. Si mira, da una parte, ad invertire l'ordine con il quale si assegnano le risorse alle diverse finalità e alle strutture amministrative con il bilancio di previsione, ancorando il processo di predisposizione dello stesso alle compatibilità macro-economiche e alle priorità indicate nel Documento di economia e finanza, approvato dal Parlamento, e dall'altra, a garantire una effettiva ed efficace attuazione. Le proposte di risparmio dei Ministeri sono confluite nella legge di bilancio, attraverso specifiche disposizioni normative, con le quali sono stati rivisti i parametri che determinano la spesa e, in più ampia misura, tramite azioni di razionalizzazione delle strutture e dei processi. A fronte dell'obiettivo di 1 miliardo in termini di indebitamento netto, gli stanziamenti del bilancio sono stati ridotti per circa 1,3 miliardi di euro a decorrere, in base al diverso impatto delle spese, per loro natura, secondo i criteri di contabilità nazionale. Va ricordato altresì che il 2018 è il secondo esercizio finanziario consecutivo in cui, in via sperimentale, è stata introdotta l'"azione" come ulteriore livello di articolazione dei programmi di spesa. Per quanto riguarda il contenuto delle azioni dei programmi trasversali, la Nota metodologica fornisce apposite indicazioni sui contenuti. Per quanto attiene al ricorso a strumenti di flessibilità di bilancio in fase gestionale, il disegno di legge contiene una illustrazione delle diverse forme di flessibilità e dei conseguenti esiti. L'analisi dei dati per l'esercizio 2018 conferma la tendenza dell'esercizio precedente, mostrando come le nuove forme di flessibilità vengano utilizzate soprattutto dai responsabili delle strutture in cui si articolano le Amministrazioni (direttori generali), che colgono l'opportunità di vedere ampliata la propria autonomia di intervento sul bilancio, mentre più difficoltà incontra l'adozione dei nuovi strumenti di flessibilità destinati ad una gestione trasversale all'intera Amministrazione, per la quale è necessario un superiore coordinamento e una più ampia programmazione delle risorse stesse. Per maggiori elementi di dettaglio, rinvia al dossier predisposto dai Servizi di documentazione del Senato e della Camera dei deputati. Il presidente PESCO , per quanto concerne il regime di ammissibilità delle proposte emendative, ricorda che il disegno di legge di approvazione del rendiconto è sostanzialmente inemendabile, nel senso che sono ammissibili soltanto le proposte emendative volte ad introdurre nel medesimo disegno di legge modifiche di carattere meramente tecnico o formale. Per quanto riguarda, invece, il disegno di legge di assestamento, fa presente innanzitutto che, ai fini dell'ammissibilità, le proposte emendative devono essere riferite alle unità di voto parlamentare (tipologia di entrata o programma di spesa) e possono avere ad oggetto tanto le previsioni di competenza quanto quelle di cassa. Non possono invece avere ad oggetto l'ammontare dei residui iscritti nelle predette unità di voto, in quanto essi derivano da meri accertamenti contabili. Segnala che gli emendamenti riferiti alle previsioni di entrata sono ammissibili soltanto se fondati su valutazioni tecnico-finanziarie adeguatamente documentate, tali da comprovare la necessità di modificare le previsioni di entrata di competenza e/o di cassa. In ogni caso, le proposte emendative non possono comportare un peggioramento dei saldi di finanza pubblica e pertanto, ove risultino onerose, devono essere compensate mediante l'utilizzo di risorse iscritte in altre unità di voto parlamentare, anche se facenti parte di altra missione o di altro stato di previsione. Evidenzia che è considerata emendabile la sola dotazione dei programmi di spesa non riferibile agli oneri inderogabili di cui all'articolo 21, comma 5, lettera a) , della legge di contabilità e finanza pubblica. È comunque esclusa la possibilità di compensare l'incremento di stanziamenti di spesa di parte corrente mediante riduzione di stanziamenti di spesa di conto capitale. Infine, per quanto riguarda gli stanziamenti di cassa, occorre considerare che essi sono emendabili a condizione che, nel caso di emendamenti volti ad incrementare l'autorizzazione di cassa, lo stanziamento derivante dall'emendamento non superi la cosiddetta "massa spendibile" costituita dalla somma dello stanziamento di competenza e dei relativi residui passivi. In considerazione della prevista calendarizzazione dei provvedimenti per l'esame in Assemblea nella settimana dal 23 al 26 luglio, propone di fissare il termine per la presentazione di ordini del giorno e di emendamenti in Commissione alle ore 12 di giovedì 18 luglio 2019. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 9,20.