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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 231 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del presidente ALBERTI CASELLATI, del vice presidente TAVERNA e del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,31). Si dia lettura del processo verbale. NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge: Doc 1845 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020 (Approvato dalla Camera dei deputati) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. 1845, già approvato dalla Camera dei deputati. Ha facoltà di parlare il senatore Pagano per illustrare la questione pregiudiziale QP1. PAGANO (FIBP-UDC) . Se magari si generasse un po' di silenzio, Presidente, riuscirei anche ad illustrare la questione pregiudiziale. Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, intervengo sul decreto-legge 20 aprile del 2020, n. 26, uno dei tanti varati dal Governo in epoca Covid-19. Abbiamo avuto spesso modo di discutere sulla legittimità costituzionale di questi provvedimenti, abbiamo a lungo discusso dei DPCM e abbiamo ritenuto alla fine che una qualche argomentazione, legata alla possibilità di esprimere un provvedimento da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, potesse essere legittima. Ma qui siamo di fronte ad un altro genere di problematica. In questo provvedimento, in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020, il Governo ha previsto - come ha spiegato il Sottosegretario in Commissione - per motivi di emergenza sanitaria e, soprattutto, come suggerito dal Comitato tecnico-scientifico di cui si avvale, di individuare una forbice di tempo, un periodo entro cui stabilire una data unica, il cosiddetto election day , per svolgere le elezioni comunali, amministrative e regionali. Anche se - come tutti sanno - sono le Regioni che autonomamente dovrebbero stabilire la data in cui far svolgere le consultazioni, da questo provvedimento emerge la volontà politica da parte del Governo di far svolgere tutte le operazioni elettorali in un'unica data. Emerge altresì che il Governo intende stabilire questa data, proprio su suggerimento del Comitato di cui parlavo prima, entro il mese di settembre. Ebbene, fin qui qualcuno può contestare il fatto che per poter svolgere le elezioni, ad esempio nei giorni 20 e 21 di settembre, bisogna di fatto depositare le liste... (Brusio). Chiedo scusa, Presidente, le chiedo se può richiamare i colleghi al silenzio, tanto si può chiacchierare anche fuori. PRESIDENTE. Colleghi, l'Emiciclo non è una piazza. PAGANO (FIBP-UDC) . Per chiacchierare si può andare tranquillamente all'esterno dell'Aula. Non c'è necessità di farlo per forza qui dentro. Volevo soffermarmi anche sul fatto che in Commissione, presso l'altro ramo del Parlamento, si è voluto, un po' a gamba tesa, introdurre in questo election day anche il referendum costituzionale. Non vi sono precedenti di referendum costituzionali che si sono svolti nella stessa data in cui sono svolte altre consultazioni elettorali, che siano comunali, provinciali, regionali, politiche o persino europee. Non vi sono precedenti. Si sono svolti già tre referendum costituzionali, nel 2001, nel 2006 e nel 2016, come è noto a ciascuno di noi, e si sono sempre svolti in modo indipendente e autonomo. In quel giorno si è votato solo per il referendum costituzionale, cosiddetto confermativo, anche se - come adesso dirò - questo è un referendum di tipo oppositivo, ex articolo 138 della Costituzione, che nulla ha a che vedere con il referendum abrogativo ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione. Ebbene, la volontà di introdurre in quella data anche il referendum costituzionale è una cosa che, a nostro giudizio, non si può fare, ed è viziata da legittimità costituzionale. (Applausi) . E non lo è soltanto per una prassi consolidata. Nella giornata di ieri, in Commissione, lo stesso sottosegretario Variati ha dovuto ammettere che in una circostanza, e cioè nel 2006 - quando si votò la riforma costituzionale organica, che fu confezionata dall'allora maggioranza di centrodestra - ci fu la possibilità di mettere insieme sacro e profano, e cioè elezioni di natura politica con elezioni referendarie costituzionali. Quell'anno, infatti, si votò per il referendum il 25 giugno e soltanto un mese prima si votò per il rinnovo dei consigli comunali e dei sindaci delle città più importanti del nostro Paese, cioè, Milano, Roma, Napoli, Torino e centinaia di altri Comuni italiani. Si sarebbero messe insieme, quindi, l'una e l'altra elezione se ciò fosse stato possibile; in realtà, non fu fatto non perché non è consentito da una norma precisa dalla nostra Costituzione. La nostra Carta fondamentale, infatti, non prescrive cosa non si può fare: lo si deve desumere dal dettato della stessa. Ebbene, esiste una sentenza della Consulta - la n. 496 del 2000 - che stabilisce in modo inequivoco anzitutto la natura del referendum costituzionale, una natura di tipo oppositivo. La Suprema Corte, infatti, sottolinea che il popolo interviene solo come istanza di freno, di conservazione e di garanzia, ovvero di conferma successiva rispetto a una volontà parlamentare di revisione già perfetta; e cioè, il Parlamento ha deciso, dovrà essere il popolo, in termini di opposizione, a voler contrastare eventualmente una volontà espressa dai suoi rappresentanti in Parlamento. Ed è evidente che, proprio per questa natura, l'appuntamento del referendum non può essere collegato ad altre rappresentazioni elettorali di tutt'altra natura e di espressione politica, tanto è vero che - conclude la Suprema Corte - «grazie ai tempi, alle modalità, alle fasi in cui è articolato il referendum , carica la scelta politica del massimo di razionalità di cui, per parte sua, è capace, e tende a ridurre il rischio che tale scelta sia legata a situazioni contingenti». Peraltro, l'affluenza alle urne è asimmetrica, per l'ovvia ragione che si vota in sei Regioni italiane, non in tutte, per complessivi 18 milioni di elettori. Quindi, voglio sottolineare l'aspetto che non lo dice solo il senatore Pagano; lo dice la Corte costituzionale: un appuntamento referendario non può essere inquinato da situazioni contingenti collegate ad altri appuntamenti di natura politica. È evidente a tutti noi che, se si vota nello stesso giorno in sei Regioni e non in tutta Italia - e si vota, quindi, in modo asimmetrico rispetto alla rimanente parte del territorio nazionale, per 18 milioni di italiani - si influenza, si droga in modo spudorato l'affluenza alle urne per il referendum costituzionale, tenuto conto della natura assolutamente unica di questo tipo di referendum . Quest'ultimo, infatti, deve intervenire - badate bene - non su una legge qualunque, non su una legge ordinaria, ma sulla nostra Carta costituzionale. Allora, dobbiamo stare attenti: non basta l'emergenza sanitaria per giustificare un provvedimento chiaramente viziato da incostituzionalità. Concludo, affermando anche un altro aspetto di cui ho parlato questa mattina in Commissione. Quando il sottosegretario Variati ha dichiarato che bisognava mettere tutto insieme perché lo suggeriva il Comitato tecnico-scientifico, gli ho ricordato che esistono oltre 5 milioni di elettori italiani che vivono all'estero. (Applausi) . Molti di questi italiani vivono in Paesi dove il virus Covid-19 è in questo momento particolarmente acuto. Leggevo poco fa la notizia che nel solo Brasile, nella giornata di ieri (quindi soltanto in ventiquattr'ore), sono stati conteggiati oltre 35.000 nuovi contagi. Il Covid-19 è inoltre in crescita negli Stati Uniti d'America, in Cile e in tantissimi altri Paesi del Nord e Sud America. È evidente che questo tipo di contagio non è diffuso in modo pianificato su tutto il Pianeta. Quindi, interferire sulla campagna referendaria degli italiani che vivono all'estero (che sono elettori italiani come tutti noi e che hanno i nostri stessi diritti costituzionali di espressione del voto) vizia vieppiù - rispetto alle condizioni e agli elementi di cui ho parlato prima - questo provvedimento sul piano della legittimità costituzionale. Stiamo parlando della volontà di far esprimere gli italiani, a prescindere se votino sì o no (non è questo, cari colleghi, l'argomento di cui stiamo trattando). Ripeto, si tratta esclusivamente del diritto di far esprimere gli italiani in modo assolutamente regolare. Siccome la volontà di far svolgere questo referendum è non di un certo senatore, ma di oltre 70 senatori appartenenti a tutti i Gruppi politici presenti in Parlamento, credo che sia un diritto di tutti evidenziare questo aspetto e, pertanto, invito tutti ad essere coerenti con la loro richiesta di referendum . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Ciriani per illustrare la questione pregiudiziale QP2. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, per illustrare il significato, inevitabilmente anche politico, della nostra questione pregiudiziale credo sia necessario inquadrare in termini non solo politici la situazione che contraddistingue l'attività del Parlamento e, in particolare, del Senato. Il decreto-legge che dovremmo votare da qui a qualche ora è l'ennesimo provvedimento che arriva in Senato senza la possibilità di una vera, franca e fattiva discussione che possa produrre dei risultati nel confronto tra maggioranza e opposizione. D'altra parte, il Parlamento serve a questo: a confrontare le posizioni e, se possibile, trovare una sintesi tra i diversi orientamenti in campo. Quello in esame è invece l'ennesimo decreto-legge su cui poi inevitabilmente verrà posta la fiducia. Si tratta di un decreto-legge che arriva a pochissime ore dalla scadenza dei sessanta giorni e che si inserisce, anche se con piccole diversità rispetto agli altri, nel solco dei ripetuti decreti-legge che arrivano e sostituiscono integralmente l'attività parlamentare. Ricordo, infatti, che a due anni dall'insediamento del Governo non abbiamo visto nemmeno una legge di iniziativa parlamentare. I decreti-legge vengono convertiti con la fiducia e c'è anche di peggio: spesso la fiducia viene posta non in seconda, ma addirittura in prima lettura. Quindi, l'attuale Governo ha trasformato il nostro bicameralismo perfetto in un monocameralismo intermittente a corrente alternata, cioè funziona una volta la Camera e una volta il Senato. Spesso la Camera dei deputati si occupa di leggi aventi impatto finanziario, mentre al Senato viene «riservata» soltanto la possibilità di occuparsi di norme di carattere ordinamentale che non hanno impatto finanziario (o che magari ce l'hanno, ma essendo preclusa la discussione è come se non ce l'avessero). Tutto questo avviene in sessanta giorni. C'è poi un'altra novità fantastica del nuovo modo di legiferare. Il decreto spesso assorbe un altro decreto - così diventando un maxidecreto - perché, con un emendamento approvato in Commissione, un decreto successivo viene inglobato nel decreto precedente, creando la necessità di un'ulteriore... (Brusio). Signor Presidente, così è veramente difficile parlare. PRESIDENTE. Colleghi, mi rivolgo soprattutto a coloro che appartengono addirittura allo stesso Gruppo dell'oratore e che continuano imperterriti, a parlare; per cortesia abbassate il tono della voce. CIRIANI (FdI) . Come dicevo, Presidente, c'è anche questa novità per cui i decreti assorbono altri decreti con la necessità politica di accelerare i tempi per cui tutto diventa davvero impossibile. Questo monocameralismo intermittente, a corrente alternata, secondo me è in spregio al Parlamento. Oggi, leggendo velocemente la rassegna stampa, ho constatato che un'importante notista politico, facendo il riassunto della giornata di ieri, ha scritto che il Parlamento è stato umiliato. Se a tutto ciò che ho detto aggiungiamo il fatto, signor Presidente e colleghi, che ieri il Presidente Conte ha voluto fare, in quest'Aula, una semplice informativa anziché una comunicazione, come per legge è previsto, allora lei capisce che dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti che ancora residuano all'opposizione per farci sentire, per la dignità del ruolo che assumiamo entrando in questa Camera. Infatti la dignità del Parlamento, dei parlamentari e dell'opposizione si esprime anche con le pregiudiziali per far capire al Governo, che ha la testa dura, che le opposizioni non sono un soprammobile e che vanno rispettate, che vanno ascoltate, e che il Parlamento tutto va rispettato e ascoltato. Ieri sera - l'ho ascoltato solo stamattina in replica - il presidente Conte, con toni ironici e beffardi, ha detto di aver invitato le opposizioni a Villa Pamphili - beato lui - e che non si sarebbero presentate. Ma noi eravamo occupati in Parlamento, non eravamo in vacanza, presidente Conte. Lo ringraziamo, poi, di averci concesso l'opportunità di ascoltarlo in Parlamento con un'informativa. Noi siamo usciti dall'Aula e quindi non lo abbiamo ascoltato. Presidente Conte, le irrisioni e le beffe le tenga per sé. Vorrei dire, con la massima serietà, al presidente Calderoli che rappresenta la presidente Casellati, che la pazienza è finita. Ieri il presidente Monti - non un eversore: il presidente Monti, già Presidente del Consiglio e già autorevole esponente della Commissione europea - ha detto testualmente che il presidente Conte ha violato la legge e ha indebolito il Parlamento venendo a rendere una semplice informativa e non comunicazioni. Dunque, ribadisco ancora una volta che il Senato, il Parlamento ha il dovere e il diritto di pretendere che le leggi valgano per tutti, anche per il presidente Conte. Esiste o non esiste la legge n. 243 del 2012, che all'articolo 4 e all'articolo 5 prevedono tassativamente le comunicazioni al Parlamento e non le informative? Allora, presidente Conte, o viene qui e rispetta le leggi cui anche lei è legato, oppure non ci riservi questa ennesima umiliazione, peraltro con i toni ironici e beffardi che ha usato con le televisioni e con i mezzi di comunicazione. Vorrei una risposta dalla Presidenza del Senato su questo preciso problema. Esiste o non esiste la legge del 2012? È ancora operativa o non lo è più? Il presidente Conte o chi per lui - tutti i presidenti - sono ancora tenuti a rispettarla o no? Altrimenti non usciamo più da questa vicenda, presidente Calderoli. È una questione molto, molto seria, perché non abbiamo parlato di piccole cose. Abbiamo parlato del futuro dell'Italia, del futuro della nostra economia, della nostra società, dei milioni di disoccupati che potrebbero esserci a settembre, della possibilità o meno che l'Unione europea garantisca le risorse che molte volte ha promesso e che però noi ancora non abbiamo visto. Il presidente Conte dovrebbe avere anche l'intelligenza di capire che andare a trattare in Europa senza un mandato parlamentare non lo rende più forte, lo rende più debole. Se non capisce questo, credo che dovrebbe cambiare mestiere e dovrebbe anche smettere di umiliare le opposizioni con i toni che ha usato ieri in televisione, sorridendo con aria di superiorità. La fiera delle vanità che sta andando in onda a Villa Pamphili la tenga per sé. Noi, ancora una volta, lo invitiamo in Parlamento, lo sfidiamo a confrontarsi con noi anziché continuare a fuggire. Venendo al merito della questione, chiaramente a mio parere il suo intervento è stato strumentale. Noi abbiamo il diritto di essere anche strumentali, perché l'opposizione, quando è messa all'angolo, usa tutti i mezzi che ha, anche quelli strumentali. La pregiudiziale che noi abbiamo depositato ha comunque degli elementi seri che, a nostro avviso, vanno affrontati e discussi. Il primo dei quali è che la data del voto è stata scelta ancora una volta dal Governo e dalla maggioranza senza il confronto con le opposizioni; nemmeno sulle regole ci mettiamo d'accordo, nemmeno sulle regole elementari il Governo accetta il confronto con noi. Ebbene questa scelta pregiudica il diritto dell'elettorato attivo e di quello passivo; attivo perché è difficile fare e predisporre una campagna elettorale, organizzare la raccolta firme e trovare gli uffici pubblici aperti a ferragosto. Vi è poi, Presidente, un altro motivo che vorrei sottolineare; presidente Calderoli, che mi sembra sia l'unico ad ascoltarmi e di questo lo ringrazio, se esiste il limite del doppio mandato per i sindaci e spesso anche per i governatori, è perché è stato stabilito dal legislatore che esiste un dovere di bilanciamento tra la forza che ha un potere monocratico eletto direttamente e il limite del mandato. C'è cioè una posizione di naturale vantaggio elettorale e politico per il sindaco e il presidente di Regione che si ricandida. Il legislatore ha messo quindi un limite temporale alla durata dei mandati proprio perché c'è un naturale ed inevitabile abuso di posizione dominante, per usare un termine estraneo alla politica. È evidente che non potendo fare campagna elettorale per chi si candida contro l'uscente, non potendo organizzare una campagna elettorale a ferragosto, chi si candida contro un governatore o un sindaco uscente, ha di fatto già il 99 per cento delle possibilità di perdere le elezioni, perché non è nelle condizioni di svolgere la campagna elettorale. È una cosa da poco? Una banalità? Non vogliamo parlarne? Non importa, mettiamo l'ennesima fiducia. Tutto va bene e il Governo e il Parlamento continuano a fare quello che vogliono. Aggiungiamo poi delle considerazioni sul referendum. Si tratta di un referendum confermativo; certo non è abrogativo, non c'è il quorum , non c'è il pericolo che le elezioni politiche, comunali o amministrative concorrano ad elevare il quorum inevitabilmente e quindi ad alterare il senso dell'appuntamento elettorale, ma si tratta, come hanno scritto illustri costituzionalisti, di un referendum di sistema che mette in discussione le fondamenta della capacità rappresentativa del Parlamento e andrebbe tenuto lontano e distante dagli altri appuntamenti elettorali, soprattutto se si svolgono a poche settimane da ferragosto e in concomitanza con l'inizio dell'anno scolastico. Non ho più tempo perché vedo che il microfono lampeggia, quindi per tutti questi motivi, credo che il Governo dovrebbe evitare l'ennesimo schiaffo al Parlamento, l'ennesima umiliazione all'opposizione, avere un atteggiamento più collaborativo e anche un po' più intelligente. (Applausi) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. COMINCINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, farò un intervento breve, consegnando poi il testo del discorso. Avremmo volentieri fatto a meno di discutere della questione pregiudiziale e probabilmente sarebbe stato molto più interessante se il Parlamento si fosse quest'oggi confrontato, per esempio, sulla possibilità di evitare che le prossime scadenze elettorali si debbano svolgere ancora una volta nei locali delle scuole. Come sapete infatti questo comporta - oggi a maggior ragione, con tutte le criticità che le scuole hanno vissuto - una serie di problemi che dobbiamo trovare il modo di risolvere. Mi fa piacere che questa mattina in Commissione affari costituzionali sia passato un ordine del giorno che avevo presentato e che invita il Governo a procedere proprio in questa direzione. Sarebbe stato meglio però se come colleghi ne avessimo discusso quest'oggi, trovando insieme le modalità con le quali poter consentire che le elezioni si svolgano in locali diversi da quelli scolastici. Detto questo, le ragioni per le quali le due questioni pregiudiziali appaiono deboli rispetto a quello che è anche il dettato costituzionale, credo che abbiano a che fare con ragioni molto pratiche legate alla situazione che stiamo vivendo. Innanzitutto siamo chiamati a evitare assembramenti; quindi mi pare di tutta evidenza che sdoppiare le scadenze elettorali comporti il fatto di procedere chiedendo alle persone (che peraltro io credo non comprenderebbero questa motivazione) di recarsi due volte ai seggi nell'arco di poche settimane. Poi c'è una ragione legata ai costi, in quanto mi pare di tutta evidenza che lo Stato in questo momento, come spesso anche le opposizioni richiamano su questioni specifiche, sia chiamato a evitare di spendere soldi quando si possono fare dei risparmi. Inoltre, nella stessa pregiudiziale presentata da Fratelli d'Italia si dice (cito testualmente): «anche se il nostro ordinamento non prevede un espresso divieto di abbinamento referendum costituzionali-elezioni» - e già questo potrebbe bastare - «è importante notare» - continuano i colleghi - «che, in nessuno dei casi precedenti in cui nella storia repubblicana si sono svolti referendum costituzionali (...), si è ritenuto di procedere all'abbinamento con altre elezioni». Ora, si potrebbe discutere a lungo su questo "ritenere". Intanto dovremmo ricordare che, quando si fece la legge sui referendum per consentire lo svolgimento del referendum sul divorzio, la Democrazia Cristiana, allora partito di maggioranza relativa e che guidava il Governo, ritenne di separare i percorsi del referendum e delle elezioni per una ragione squisitamente di tattica elettorale. Non c'erano ragioni giuridiche, come peraltro non emergono in nessuna delle sentenze della Corte costituzionale che hanno a che fare con le vicende referendarie. Cito in conclusione due cose. L'abbinamento tra referendum ordinari ed elezioni amministrative è comunque avvenuto; questo è anche più grave da un punto di vista giuridico, perché sapete bene che i referendum abrogativi necessitano di un quorum partecipativo e quindi in quel caso la partecipazione, mossa dalle elezioni amministrative, avrebbe portato, anzi ha portato sicuramente a un differente raggiungimento del quorum . Questo è avvenuto il 21 e 22 giugno 2009, con tre quesiti referendari. Ma ci sono anche ordinanze della Corte costituzionale, ad esempio la n. 198 del 2005 e la n. 131 del 1997 che hanno ben chiarito la discrezionalità di cui gode il Governo nello scegliere la data delle consultazioni, che incontra limiti nelle ipotesi in cui sussistano oggettive situazioni eccezionali. Io credo che la situazione che stiamo vivendo sia una situazione assolutamente eccezionale e che, quindi, le ragioni di opportunità e di costi che ho citato consentano l'accorpamento che il Governo ci propone. (Applausi) . PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo del suo intervento, senatore Comincini. MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, noi voteremo a favore di questa pregiudiziale, per una serie di ragioni che sono state molto ben illustrate dal senatore Pagano; ci riconosciamo anche in quelle illustrate da Fratelli d'Italia. Se c'è un argomento a proposito del quale dovrebbero essere coinvolte le opposizioni (che peraltro secondo i sondaggi sono più rappresentate e più presenti nel Paese rispetto alla maggioranza, ma per ora stiamo ai numeri in Parlamento), questo è rappresentato dalle consultazioni elettorali. Ebbene, siamo stati coinvolti nel senso che anche noi partecipiamo alla discussione sul decreto-legge; ma sulle date non c'è stata interlocuzione. Dunque almeno si sarebbe dovuta seguire una procedura che non prevedesse innovazioni mai viste, come quelle di abbinare un referendum costituzionale a delle consultazioni di carattere chiaramente politico. Sappiamo bene infatti che nelle Regioni il confronto è politico: i vari schieramenti rappresentati nel panorama politico italiano si presenteranno con i loro candidati, con le loro alleanze e con le loro coalizioni in sede regionale. Sicuramente si favoriscono gli uscenti, perché si prevede di fare "campagna elettorale" (lo dico tra virgolette) ad agosto e in un agosto molto particolare, dal momento che saremo in una situazione in cui le preoccupazioni dovute alla pandemia, che ancora è presente, saranno molto forti. Ma, soprattutto, i 5 milioni di italiani all'estero si troveranno spesso in Paesi nei quali l'epidemia rende impossibili o sconsiglia i contatti e tiene molte persone lontano da casa, in condizioni nelle quali non potranno esercitare il loro diritto di voto. Tale diritto di voto avrebbe particolarmente senso a essere espresso su questo referendum , perché ha conseguenze specialmente sulla rappresentanza degli italiani all'estero. Con questa riforma fatta in fretta e furia, accontentando di qua e di là rispetto a certe resistenze in essere, i 5 milioni di italiani all'estero iscritti alle liste elettorali - poi ci sono tutti quelli che non sono iscritti ed è grosso il tasso di iscrizione - avranno quattro senatori (uno per ciascuno delle immense ripartizioni) e, dunque, saranno tutti dei collegi uninominali, quando la legge dice che è proporzionale. La legge dice formalmente che sono proporzionali, ma quando è eletto un solo rappresentante in Europa, uno solo in Nord America, uno solo in Sudamerica e uno solo nel resto del mondo, in realtà è un maggioritario feroce, dove solo il primo partito sarà rappresentato. Ciò è esattamente l'opposto dell'idea che, a suo tempo, portò a modificare la Costituzione - e non una leggina - per dare rappresentanza agli italiani all'estero. I 4,2 milioni di italiani oggi - l'aumento fa prevedere che ormai alle ultime consultazioni siano arrivati a 5 milioni - avranno quattro senatori di un solo partito, perché chi vince in un Paese verosimilmente vincerà anche negli altri, mentre gli 857.000 abitanti del Trentino-Alto Adige ne avranno 6 e, cioè, un senatore ogni 200.000 abitanti, contro un senatore ogni milione di abitanti per gli italiani all'estero. È giusto: molti qui l'hanno votato. Bravi, avete votato questa meraviglia! Gli italiani all'estero vengono privati della loro rappresentanza in grandissima parte perché la maggior parte saranno eletti da una minoranza. (Applausi) . Volete dare modo, allora, agli italiani all'estero di esprimersi? Anche in Italia ci saranno delle disparità: gli abitanti della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige avranno 5,9 senatori per ogni milione di abitanti. Gli abitanti delle altre Regioni ne avranno, più o meno, la metà e, cioè, 3,2. È giusto questo? Ha senso? È compatibile con lo spirito della Costituzione? La Carta costituzionale, tra l'altro, se non fosse stata cambiata successivamente, prevedeva una Camera di 750 membri e un Senato di 300 e, cioè, un numero di parlamentari più alto rispetto a quello attuale. Vogliamo dare modo agli elettori di leggere queste indicazioni e di poter esserne informati? Ricordo che eravamo arrivati vicino alla data di celebrazione del referendum , prima che fosse rinviato per la pandemia, e non c'era stato modo di avere informazioni attraverso i grandi mezzi di informazione, a cominciare da quelli del cosiddetto servizio pubblico. Non c'era stato modo di avere informazione e ce ne sarà ancora meno adesso, perché si sarà sovrastati dalle campagne partitiche delle elezioni regionali. Il senso del referendum è dare modo ai cittadini di esprimersi indipendentemente dai partiti, che non sono brutti e cattivi, o dai movimenti - li si chiami come si vuole - che hanno fatto già il loro lavoro, hanno i loro rappresentanti in Parlamento che hanno votato delle leggi e, in questo caso, hanno votato la riforma costituzionale. Vogliamo dare modo ai cittadini di esprimersi in modo indipendente ed evitare che la campagna sia per le elezioni regionali con annesso qualcuno che dirà come votare al referendum . Quasi tutti, nello stesso modo, diranno di votare pensando di raccattare qualche voto in più, andando a raccontare che l'Italia è il Paese che ha più parlamentari in tutto il mondo. Al contrario, se facciamo un confronto con l'unico Paese dell'Unione europea che ha realmente un numero di parlamentari inferiore all'Italia rispetto alla popolazione, che è la Germania, rileviamo che ha molti più rappresentanti politici eletti e pagati dell'Italia. È vero che in Germania ci sono solo 707 deputati e non vi è un vero Senato, ma, poiché è uno Stato federale e c'è un Parlamento per ciascuno dei 16 sedici land che lo costituiscono, ha un totale di 1.900 rappresentanti equivalenti ai nostri consiglieri regionali, che, invece, sono circa 850. Dunque, i legislatori tedeschi sono circa il doppio dei legislatori italiani. Ma non basta perché, al di sotto di quel livello e al di sopra del livello comunale, noi abbiamo le Province che, pur se sono state scardinate e devastate dalla riforma Delrio, ancora esistono, non hanno risorse i cui consiglieri non sono eletti dal popolo e non sono pagati. Sarebbero state 107, ma poi ci sono state varie e strane riforme. In Germania ci sono i distretti, che sono ben 294, per un totale di 18.000 rappresentanti, equivalenti ai nostri consiglieri provinciali: tutti pagati. I Comuni in Germania, rispetto alla popolazione, solo in proporzione: in Italia sono meno di 8000, mentre in Germania sono più di 10.000. E tutti i sindaci sono pagati assai di più dei sindaci italiani e forse sono meno soggetti a interventi da parte della magistratura nei loro confronti; magistratura che, quando interviene giustamente, è la benvenuta e svolge molto bene il suo lavoro; quando, invece, se la prende con un sindaco perché c'è stata una frana in una frazione del suo Comune e, dunque, capita qualche disgrazia, è colpa del sindaco stesso, e allora i problemi sono maggiori. Vogliamo fare in modo di dare un'informazione di questo genere agli italiani, anziché raccontare loro che la rovina di tutto è davvero una rappresentanza democratica? Magari, prendiamo esempio dalla Cina, che ha pochi parlamentari rispetto a una popolazione di un miliardo e mezzo di persone? O magari dal Venezuela o dall'Iran, dove il Parlamento è sottoposto all'autorità del leader religioso? (Applausi). Sono questi gli esempi che volete portare in Italia? Diamo modo agli italiani di esprimersi e di capire. Poi decideranno, perché il popolo è sovrano. (Applausi). PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dal senatore Pagano e altri senatori (QP1), dal senatore La Pietra e altri senatori (QP2), riferita al disegno di legge n. 1845. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . (Il senatore Iannone consegna alla Presidenza una dichiarazione di intenzione di voto a favore dell'approvazione della questione pregiudiziale che non è stata registrata). Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1845 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020 (Approvato dalla Camera dei deputati) Discussione e approvazione della questione di fiducia PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1845, già approvato dalla Camera dei deputati. Ha facoltà di intervenire il presidente della 1 a Commissione permanente, senatore Borghesi, per riferire sui lavori della Commissione. BORGHESI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, essendoci stato assegnato il provvedimento nella giornata di martedì, la Commissione non è riuscita a terminarne l'esame. Abbiamo svolto un breve ciclo di audizioni, la discussione generale e abbiamo trattato gli ordini del giorno. Non siamo però in grado, come Commissione, di terminare i lavori. PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Borghesi, il disegno di legge n. 1845, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, la discussione sulla questione pregiudiziale penso abbia fatto comprendere a chi ha voluto seguirla che il decreto-legge di cui stiamo parlando oggi è veramente frutto di un Governo che è nato ad agosto - come è accaduto nell'agosto scorso tra l'altro con una trattativa che non finiva mai - perché solo un tale Governo poteva partorire una ipotesi come quella che oggi stiamo per discutere. Una serie di questioni non funziona con riferimento a questo decreto-legge. Non ripeto quello che è già stato detto in sede di discussione sulla questione pregiudiziale dai senatori Pagano e Malan, ma siamo dinanzi ad alcune anomalie che devono rimanere agli atti. La prima questione sostanziale è che viene deciso, di fatto, il giorno in cui si va a votare - sarà il 20 settembre - attraverso un decreto-legge, e già questa è un'anomalia abbastanza inconsueta in una materia che di solito è oggetto quantomeno di uno scambio fra tutte le forze politiche. Non solo si tratta di un decreto-legge, ma è addirittura non condiviso con le opposizioni. I nostri colleghi alla Camera, quando l'hanno discusso, ve lo hanno detto in tutti i modi e non poteva, ovviamente, essere condiviso perché è la forma più chiara e plastica di una mancanza di autorevolezza da parte del Governo nel suo dialogo con le opposizioni. Non riuscire a trovare un punto di caduta neanche in una materia come questa, e cioè una data per lo svolgimento di consultazioni elettorali, direi che è il massimo. Addirittura, poi, arrivare ad abbinare delle elezioni comunali, regionali e quant'altro, che sono di natura politica, con il referendum confermativo, che è di natura costituzionale, è il massimo e non dico dell'abominio, ma davvero non so a chi possa essere venuto ciò in mente e dal punto di vista non solo giuridico, ma anche dell'opportunità. I referendum costituzionali, da che mondo è mondo, sono stati sempre molto capiti e ben partecipati dagli italiani, e tutti i Governi ci hanno "rimesso le penne" prendendoli sotto gamba. È così: gli italiani non amano che si tocchi la Costituzione senza aver espresso la propria opinione. Il fatto che questo è un referendum che magari può avere un risultato scontato non significa che non debba essere trattato con rispetto e non confuso con le elezioni. È stato detto giustamente che mettere insieme le elezioni regionali e il referendum e fare la campagna elettorale nel mese di agosto è praticamente come mettere insieme la marmellata e le acciughe. È vero ed è una cosa immangiabile, incommestibile. Praticamente - come prima vi dicevo - è l'espressione della sintesi di quello che può venire fuori dalle mediazioni contorte tra i 5 Stelle, da una parte, e il Partito Democratico, dall'altra. Io non vi sto a dire, tra l'altro, una cosa che penso sia ovvia: dovreste sapere che le elezioni comportano una raccolta di firme e lo svolgimento di riunioni. È vero che è stato abbassato il numero delle firme necessarie, ma le elezioni non si esplicano solo con il loro svolgimento il 20 settembre - data ipotizzata, ma di fatto sarà così - ma sono il frutto di un lavoro di preparazione (non si tratta di una regolamentazione dal punto di vista sanitario e quant'altro) nel mese di agosto; mese nel quale mi auguro francamente che gli italiani stiano in vacanza in Italia e non si occupino delle campagne elettorali o confondano magari l'elezione del Presidente della propria Regione con un referendum di carattere confermativo sul numero dei parlamentari. È vero che si arreca un danno al turismo, ma soprattutto si tratta di uno spregio sostanziale nei confronti dell'esercizio del diritto di voto. Questo non è un passo buono, perché ritenere che, alla fine, si possa votare anche in vacanza o in prossimità di essa è un qualcosa di complessivamente pericoloso. No, è più che pericoloso: è come ritenere che si è dato un po' per perso l'esercizio della democrazia. A mio avviso, il fatto di aver voluto fare un decreto-legge; di aver messo insieme referendum ed elezioni politiche; di aver parlato di un dies a quo , quando in realtà sappiamo tutti che sarà il 20 settembre; il non aver coinvolto le forze politiche nel loro insieme; l'aver pensato di poter fare le elezioni con la raccolta delle firme e lo svolgimento della campagna elettorale in agosto, credo siano la prova provata che il Governo non ha la benché minima intenzione di ragionare sugli aspetti fondamentali di alcune regole democratiche di base che non sono neanche difficili da trovare. Posso capire che a volte si possono avere delle idee diverse con riferimento a grandi temi, ma in questo caso si trattava di risolvere una questione abbastanza semplice: una questione di emergenza su cui trovare un'intesa di natura e carattere generale. No, non si è riusciti a fare neanche questo, e ciò ha comportato una serie di conseguenze di cui poi tutti si lamenteranno - tanto sarà così - il giorno dopo il voto, come se potessimo imputare a una scelta fatta a monte il fatto che il risultato del voto magari non sarà positivo, perché la campagna elettorale è stata svolta in agosto. Il tutto com'è condito, poi, in termini finali? È condito dal voto di fiducia, che è la ciliegina sulla torta. Così, mentre alla Camera i nostri colleghi hanno e detto chiaro e tondo no alla fiducia su un decreto di questo tipo, il provvedimento arriva all'esame dell'Aula del Senato senza finire neppure l'analisi degli emendamenti (circa 200, da quello che ho capito partecipando l'altra sera alla seduta in Commissione). Il provvedimento arriva in Aula quindi senza relatore e il Governo ha già fatto sapere che porrà la questione di fiducia. Credo che tutto questo sia incommentabile, anzi, neanche incommentabile; direi che in futuro qualcuno, su qualche libro di storia, potrà scrivere che il punto più basso toccato prima di qualcosa di terribile è stato proprio questo, perché tutto questo è francamente inammissibile, invotabile, inconcepibile. Insisto dunque nel dire che - secondo me - solo un Governo nato nel mese di agosto poteva partorire un'architettura di questo genere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. (Brusio) . BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghi, innanzitutto, se riusciste a evitarmi di dover urlare, ve ne sarei molto grata. Il provvedimento in esame dimostra che in Italia i provvedimenti in materia elettorale sono stabiliti dalle maggioranze pro tempore , non per salvaguardare e favorire, ma per pregiudicare e violare i diritti di partecipazione politica dei cittadini. Non è la prima volta e quella attuale non è neppure la prima maggioranza a comportarsi in siffatto modo, ma questa non è un'attenuante. Sull'abbinamento è già stato detto molto e condivido veramente quanto è stato rilevato. Ho votato a favore della pregiudiziale, ma con tutto questo voglio solo sottolineare che - secondo me - l'abbinamento di un referendum costituzionale con un altro turno di voto, per la prima volta nella storia della Repubblica, è un precedente pericoloso, fatto semplicemente per dire che del taglio dei parlamentari non si discute, non fa niente, è una riforma fondamentale. Aggiungo invece un'altra questione: la possibilità per alcuni partiti di partecipare alle elezioni regionali e vi faccio un esempio concreto. Prendiamo il Veneto, una Regione che tutti conosciamo. In Veneto la legge regionale prevede per la presentazione delle liste e delle candidature 12.000 firme, che sono state ridotte a un terzo, quindi 4.000 firme, divise in tutte le Province, da raccogliere sulle liste chiuse e non sui simboli. Ciò significa - per esempio - per Misto-Più Europa, per i radicali, per i Verdi, per chi volete, che bisognerà chiudere le liste a fine giugno, mentre gli altri continueranno a negoziare candidati e raccogliere le firme a luglio e agosto, ovviamente rispettando i distanziamenti, usando le mascherine, scrivendo a mano, come gli amanuensi del Medioevo, perché ormai tutto facciamo per via telematica, al di fuori della raccolta delle firme. E siccome gli assembramenti non si possono fare per ragioni sanitarie, che dobbiamo fare? I porta a porta? Suoniamo i campanelli delle case, ovviamente sempre con l'autenticatore alle proprie spalle e chissà se si presta? Ma come vi viene in mente? Non è che non ve ne accorgete, ma avete deciso così. Questa norma si chiama: chi c'è c'è, chi non c'è non c'è e non ci sarà. Questo è. Veramente io credo che ci si ritorcerà contro, magari non subito, ma più in là nel tempo. Avevamo proposto di tutto - metodi alternativi, firme raccolte per via telematica - ma non è stato recepito niente. Anzi, un autorevole esponente del Partito Democratico ha suggerito alla Camera che, se crea problemi il mese di agosto - ad agosto la gente è in vacanza - chiudiamo la raccolta delle firme il 31 luglio, così la gente non è in vacanza. È così facile! Sembrava lo spot «facile.it, facile.it, facile.it!», che tutti vediamo in televisione questi giorni. Ma, siccome non può essere malafede, è incompetenza? Il vostro collega vuole venire con me a raccogliere una firma, suonando i campanelli delle case? O non l'ha mai fatto in vita sua? Io penso non abbia mai raccolto legalmente una firma elettorale in tutta la sua vita, altrimenti una sciocchezza di tale genere non l'avrebbe potuta dire. (Applausi). Una volta raccolte le firme, sempre suonando i campanelli, abbiamo finito? No: bisogna sguinzagliare decine di militanti e andare in giro a trovare le certificazioni nei Comuni, i quali, in agosto, non vedranno l'ora di aprire per farci le certificazioni. Ma di che cosa volete parlare? Di una legge elettorale - come va adesso di moda dire - inclusiva? No: questa è una legge per la quale chi è riuscito a fare un qualche inghippo di Gruppo parlamentare nelle Regioni è esentato dalla raccolta delle firme; mentre chi si è comportato correttamente, senza cambiare tante casacche, e è semplicemente escluso. Al tutto aggiungiamo la ciliegina del voto di fiducia. Colleghi senatori, questa settimana è stata l'esempio tipico di come il Senato sia ormai un semplice passacarte. Non solo sono state declassate le comunicazioni del Governo; non solo vi è stata la fiducia ieri sul disegno di legge di conversione del decreto-legge, ma vi sarà la fiducia oggi sulla legge elettorale. Io non so cos'altro mi devo aspettare. Forse devo aspettare che arrivi a tutti noi, per SMS, l'annuncio ufficiale che siamo passati di fatto al monocameralismo imperfetto, deciso non per voto trasparente, ma per dato di fatto. Noi qui semplicemente firmiamo delle fotocopie inemendabili, tanto che non viene neanche più voglia di partecipare. Se volete sciogliere il Senato, abbiate almeno il coraggio di dirlo, di farlo per legge, di fare qualcosa; invece avviene per via di fatto. È veramente difficile, davvero difficile, continuare a difendere la dignità di quest'Assemblea parlamentare. Non interesserà a nessuno, ma attenti, perché prima o poi può toccare a tutti. Non c'è niente di più fragile della politica. L'unica cosa stabile che io conosca è la geografia. Tanti ne ho visti passare e andare, ma tutelare le istituzioni è un bene per tutti. (Applausi) . L'idea che adesso vogliate anche unire il referendum alle elezioni regionali non l'avevo mai sentita. Per cosa? Per risparmiare soldi? Insomma, se non siamo in grado neppure noi di difendere la dignità istituzionale delle nostre istituzioni, perché devono farlo i cittadini? (Applausi) . Vedono noi stessi disprezzare le nostre istituzioni e, allora, perché dovrebbero fare loro lo sforzo di apprezzarle? Ovviamente non voterò la fiducia, come non l'ho mai votata, neanche su questo provvedimento, ma credo che siate arrivati a un punto di non ritorno e non siate neppure consapevoli della gravità di quello che oggi approverete con la fiducia. Me ne dispiaccio per voi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo da questo posto visto che c'è spazio sufficiente. PRESIDENTE. No, senatore Fantetti, altrimenti arriva il vigile De Poli e ci multa. FANTETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo a seguito degli interventi dei colleghi Malan e Pagano, come pure di altri esponenti di questo Senato, per cercare di attirare nell'ambito del provvedimento in esame l'attenzione del Governo e di tutti voi sugli effetti particolarmente biasimevoli che esso ha sulla vita politica e l'esercizio dei diritti politici degli italiani all'estero. È stato detto che 4,5 milioni di elettori, su un totale di circa 6 milioni di italiani iscritti all'AIRE, quindi ufficialmente residenti all'estero, saranno chiamati a esprimere il loro voto sul referendum . Ma è stato altrettanto chiaramente detto che almeno la metà di essi non potranno effettivamente esercitarlo, perché, essendo residenti in aree del pianeta, in particolare in Sud e Nord America, dove la pandemia è ancora in corso, tutta una serie di modalità tecniche inerenti al voto e al referendum non potranno essere esercitate e, quindi, l'esercizio del voto non potrà essere consentito. Faccio riferimento in particolare a una nota del Consiglio generale degli italiani all'estero, che il presidente Schiavone ha fatto avere a tutti noi, compreso il Governo, in cui si enucleano le modalità tecniche del voto che non potranno essere esercitate in termini di attività dei consolati, in termini di stampa delle schede da parte delle tipografie organizzate, nelle diverse parti del mondo, da parte dei consolati generali o nei servizi che i consolati dovrebbero assicurare agli elettori all'estero nel trasporto delle schede. Faccio sempre notare che è stato previsto un costo per le casse dello Stato (circa 4,5 euro per l'invio delle schede di voto, oltre al costo della stampa) e questo si configura come uno spreco assoluto di soldi, perché sappiamo già adesso che quelle cartoline non potranno essere inviate e che, una volta stampate, non potranno essere ritirate. Quindi, coloro che si prenderanno la responsabilità di utilizzare i fondi pubblici per firmare questi contratti - penso ai consolati generali in giro per il mondo, alle tipografie che non potranno effettivamente stampare le schede o alle poste che non potranno consegnarle - devono sapere che tutto questo è uno spreco di soldi pubblici ed è una violazione dei diritti politici degli italiani all'estero, ma è solo l'ultima di una serie. Purtroppo, infatti - come ho già espresso in quest'Aula - nell'attuale legislatura si è succeduta una serie devastante di sconfitte istituzionali per gli italiani all'estero, di cui la maggioranza politica del Governo Conte 1 e la maggioranza politica del Governo Conte 2 si prendono tutte la responsabilità. Nel panorama istituzionale degli italiani all'estero c'era - per esempio - un Comitato per le questioni degli italiani all'estero, che ha sempre funzionato nelle legislature precedenti, da quando è stato istituito. Ebbene, è stato abolito in questo ramo del Parlamento, mentre l'equivalente non è stato abolito alla Camera dei deputati; quindi, si tratta di un attacco specifico qui, nell'Aula del Senato. A quel tempo, il Presidente della Commissione affari esteri del Senato disse che sarebbe stato sostituito con un'indagine sugli italiani all'estero. Feci notare allora - e lo faccio tuttora notare - che è vergognoso immaginare di trattare così le tematiche degli italiani all'estero - che ripeto - sono il 10 per cento della popolazione italiana, perché 6 milioni di iscritti AIRE sono quella percentuale. Ebbene, si è pensato di sostituire il Comitato con un'indagine: si sono fatte circa quattro audizioni di persone più o meno informate della materia, e quella è stata la fine. Nella XVIII Legislatura, le maggioranze che si sono alternate hanno umiliato gli italiani all'estero e le loro istituzioni: il Comitato per le questioni degli italiani all'estero non ricreato, l'indagine infamante, che tra l'altro ha smesso di funzionare già da mesi. Penso - per esempio - all'inganno che è stato perpetrato nei confronti del Consiglio generale degli italiani all'estero: gli è stato detto all'inizio della legislatura che sarebbe stato molto più importante, perché avrebbe avuto accesso diretto al Parlamento. Questo per giustificare in parte la diminuzione della rappresentanza parlamentare della circoscrizione estero, sulla quale mi soffermerò a breve. Sono stati illusi, quindi, e poi naturalmente sono stati abbandonati a se stessi. Ancora, la nota del Presidente del Consiglio generale degli italiani all'estero sull'impossibilità di tenere - per motivi tecnici - il referendum all'estero è stata completamente inevasa, non tenuta in considerazione; come non sono state tenute in considerazione, nel tempo, le proposte che da quel Consiglio pervenivano in tema di modifica della legge di cittadinanza, modifica della legge del voto degli italiani all'estero. Insomma, il CGIE non è stato considerato. Allo stesso modo, è stato violato un istituto che, invece, questa Repubblica dovrebbe valorizzare molto; in passato lo si era fatto abbastanza. Mi riferisco ai Comites, la rappresentanza degli italiani all'estero a livello di ogni circoscrizione consolare generale. Centinaia di assemblee - si chiamano Comites - elette dai cittadini residenti all'estero con una votazione democratica ogni cinque anni svolgono il loro ruolo, soprattutto a livello locale, e sono fondamentali per la rappresentanza delle comunità locali, ma anche per il migliore funzionamento della rete consolare, perché fanno da tramite tra l'autorità governativa, il console generale, e la comunità. Questa bellissima istituzione dei Comites, che tanti ci invidiano, era a scadenza l'anno scorso, dopo cinque anni, prevista da una legge ordinaria dello Stato. Ebbene, il rinnovo dei Comites non è stato permesso ed è stato spostato a data da destinarsi - il prossimo anno chi vivrà vedrà - persino il loro rinnovo: un'istituzione democratica elettiva, prevista da una legge ordinaria dello Stato, ogni cinque anni, quindi ampiamente prevedibile da un punto di vista di bilancio (Applausi) , non è stata rinnovata. Continuo. Non è stata presa in considerazione la proposta, presentata all'inizio della legislatura dal sottoscritto e da altri eletti all'estero - ma non solo - di istituire una Commissione bicamerale. Abbiamo fatto un passaggio presso la Presidenza del Senato, poi presso la Presidenza della Camera. È una proposta che è stata messa su un binario morto, ennesima umiliazione nei confronti dei diritti politici degli italiani all'estero. Sinceramente siamo delusi e anche tristemente inermi, a questo punto. Personalmente, nel gennaio scorso, ho presentato un ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. È una manovra istituzionalmente un po' aggressiva - lo confesso - però destinata a portare all'attenzione della Corte costituzionale la violazione dei diritti politici degli italiani all'estero, con una diminuzione della rappresentanza, che - come è stato riportato ancora questa mattina - prevedrebbe quattro senatori in rappresentanza di 6 milioni di persone. (Applausi) . Nessun consesso democratico del mondo prevede questo tipo di proporzionalità. Siamo ancora in attesa del vaglio di ammissibilità della Corte costituzionale. Denuncio pertanto anche oggi, in questa Assemblea, la situazione e ribadisco il fatto che ognuno si assume le responsabilità politiche nei confronti di una platea di nostri concittadini (gli italiani all'estero sono il 10 per cento della popolazione); poi si vedrà chi andrà in giro a reclamare meriti e chi, invece, avrà sarà premiato per la coerenza del comportamento tenuto. Ripeto, sono allibito. Voteremo naturalmente contro il provvedimento in esame e richiamo ancora una volta l'attenzione del Governo e - nello specifico - del Sottosegretario con delega al rispetto dei diritti degli italiani residenti all'estero. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento oggi in discussione annovera due ordini di problemi - uno di merito e uno di metodo - ma soprattutto la perdita di un'opportunità e un'occasione. In Assemblea abbiamo dibattuto più volte, in ragione del coronavirus, anche dell'organizzazione dei poteri dello Stato e abbiamo condiviso a lungo - maggioranza e opposizione, quindi in maniera trasversale - la considerazione per cui ridisegnare post -Covid i poteri dello Stato appartenga a una condizione favorevole, trasversalmente condivisa da parte di entrambi i rami del Parlamento. Infatti, non vi è dubbio che nel corso di questi mesi - a dire il vero, non soltanto in Italia - si siano ridisegnati poteri e funzioni in ordine e in virtù di una verticalizzazione delle funzioni statuali. Quindi, quale migliore occasione di quella attuale, in cui stiamo affrontando la pandemia con decisione, determinazione e direi anche con buonissimi risultati (a differenza di altri Stati), per fermarsi e aprire una fase costituente che all'interno preveda anche una revisione del numero dei parlamentari, ma dentro un'organizzazione dei poteri dello Stato organica e costituzionalmente definita. Dico questo perché una cosa è prevedere il taglio dei parlamentari prima di questa vicenda drammatica e altra cosa è discuterne a monte. Tralascio il fatto che chi allora condivideva queste mie stesse ragioni e avrebbe usato gli stessi argomenti che uso io, oggi ne utilizzerà di diversi e io lo ascolterò decisamente molto volentieri. Sottolineo tale aspetto perché si prefigurano qui due ordini di Stato (e guardo negli occhi il rappresentante del Governo). Non c'è dubbio che sia così e, quindi, perdiamo una doppia occasione. C'è, da una parte, chi ritiene che lo Stato prossimo venturo debba organizzarsi sulla base di due pilastri (un Esecutivo più forte e presidenti di Regione più autorevoli, in una sorta di binomio non costituzionalmente previsto, ma di fatto organizzato) e dall'altra chi - come me anche se non sono il solo - pensa che si debba invece procedere verso una tripolarizzazione nuova: poteri legislativi consolidati da una parte, società di mezzo rafforzata dall'altra e, più che i Governatori, i sindaci se vogliamo davvero lavorare per una rinascita che coincida con un rinascimento del Paese. Signor Presidente, mi siano consentire tre considerazioni prima di arrivare alle conclusioni. Chi legge il provvedimento in esame noterà, scritto in maiuscolo, sei volte la parola «Covid». Questo vuol dire che è stato organizzato il decreto tenendo conto, e non si può fare diversamente, di una emergenza continuativa. Se è così, e non si è conseguenti, mi viene in mente una battuta del comico Guzzanti quando diceva che solo ripetendo gli stessi errori si ha la certezza di eseguirli alla perfezione, perché non possiamo nemmeno, signor Presidente e rappresentante del Governo, mettere sulla nostra scacchiera - e l'abbiamo fatto giustamente - una polemica avviata con il Governo francese quando tenne le elezioni comunali nel cuore della pandemia e allo stesso tempo (è la mia terza e finale considerazione) eseguire una procedura che ricorda un errore drammatico compiuto dal Governo francese che oggi viene ammesso anche dal presidente Macron. Tralascio la questione della raccolta delle firme. Io appartengo ad un partito che ha una grande storia ma, anche per ragioni anagrafiche, ho vissuto soprattutto la fase successiva, quindi so cosa significa raccogliere le firme, so cosa significa chiedere le autocertificazioni. Per altri questa è una procedura grammaticale da testo universitario. Per Emma Bonino, per chi le parla e non so se per molti altri in quest'Aula il significato del funzionamento di questo meccanismo è invece, reale. Lo metto quindi da parte e vengo ai tre punti della proposta finale, che prevede la separazione dei tempi delle consultazioni elettorali, di qualsiasi ordine e grado esse siano. rispetto alle procedure referendarie. In primo luogo l'Italia, se non ricordo male, ha adottato nel 1978 il Patto internazionale sui diritti civili e politici Se si adotta un provvedimento bisogna esserne conseguenti perché mancare di farlo potrebbe essere motivo di incostituzionalità della norma, proprio perché quel patto prevede parità di condizione nelle informazioni e nell'espressione del voto. Oggi, il comitato che fa seguito a quel patto sostiene che questa misura e questo contenuto non viene esperito dalla norma oggi in discussione. In secondo luogo, le consultazioni di cui stiamo parlando rispondono a criteri, motivazioni e ragioni normative diverse. Ne cito una: nel referendum l'astensione è considerata una modalità di espressione della volontà del singolo cittadino ma non è così nell'elezione. È vero che è stata depennata una forma di censura risalente all'immediato dopoguerra ma è altrettanto vero che il voto mancato viene annoverato nella categoria di un disvalore etico e morale. Il referendum non risponde a questo criterio, anzi lo ribalta, lo rovescia. Quindi mettere assieme due fattori di questa natura è dal punto di vista normativo decisamente contraddittorio. Vi è poi, in conclusione, il dato finale degli elettori e delle elettrici italiane all'estero. Il numero è stato ricordato - quattro milioni e mezzo - ma non è stato ricordato che un milione e mezzo di questi ultimi vivono in Sudamerica e che, signor Presidente e rappresentante del Governo, il Sudamerica è chiuso. Ci sono città in lockdown e ci sono città che hanno avviato soltanto ora la fase 2. Che tipo di campagna elettorale si fa? Come votano i nostri concittadini da Buenos Aires, a Rio de Janeiro, a Panama? È una domanda oziosa o è una domanda alla quale il Governo deve una risposta se unifichiamo le due procedure elettorali? Dove le città sono in lockdown , i consolati sono chiusi. Se sono chiusi come fanno a espletare le loro funzioni? Dove si è passati dal lockdown alla fase 2 - e immagino e auspico che si passi immediatamente alla fase successiva anche se dai dati che leggo sul Sudamerica le cose non stanno assolutamente così - gli uffici sono stati da poco riaperti e hanno poco personale. Manca inoltre l'aggiornamento anagrafico-elettorale e siamo alla metà di giugno, immagino quindi che abbiano da espletare un discreto lavoro arretrato. Aggiungo che ci sono servizi collaterali indispensabili che non dipendono dalle procedure ministeriali; tutto quello che riguarda tipografie, poste e trasporto aereo è figlio di una condizione pandemica che può evolvere in alto o in basso. Chi è nella condizione oggi di giudicare che piega potrà prendere, ad esempio, il Brasile? Se le condizioni sono queste e la norma dice che la campagna informativa deve iniziare almeno sessanta giorni prima dell'indizione del referendum , chi è in grado - e mi rivolgo al Governo - di assicurare che una norma di buon senso, prima ancora che di legge, possa essere garantita? Da qui la mia considerazione che le due procedure debbano essere separate. Basta rileggersi una frase che riguarda la differenza fra il senso comune e il buon senso riportata nel XXXII capitolo dei «Promessi Sposi». Manzoni dice che se in qualcosa la memoria del tempo, cioè di allora, concordava, era nell'attestare che non fu fatto assolutamente nulla. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, oggi stiamo discutendo di una questione che francamente lascia allibiti per il contenuto. Ieri in Commissione affari costituzionali ho cercato di spiegare che non vi sono ragioni istituzionali per convocare il 20 settembre le elezioni amministrative. C'è solo una volontà politica di far trasferire le tensioni della maggioranza su un istituto contenuto nella nostra Carta costituzionale, il referendum costituzionale. Si vuole evitare che i riflessi di un eventuale esito non positivo delle elezioni regionali possa poi manifestarsi sulla tenuta della maggioranza e del Governo. Se così non fosse, non si dovrebbe aver paura del pronunciamento del corpo elettorale, per cui si poteva tranquillamente rinviare di una o due settimane la data delle elezioni. Si dice però che c'è il pericolo del ritorno della pandemia. Il Governo ha quindi sicuramente documenti secretati - ormai non è una novità - e sa che il 21 settembre nel Paese tornerà la pandemia. Bisogna quindi votare il 20 settembre perché il 21 vi sarà un ritorno della pandemia. Ieri ho ascoltato in Commissione il problema delle scuole. Un'altra cosa che invece io ho apprezzato del segretario nazionale del Partito Democratico e della novità proposta di votare in luoghi che non siano più le scuole: ottima idea e, quindi, il problema della scuola è un'altra baggianata. C'è poi il tema dei soldi, bisogna risparmiare. Ora francamente se per salvaguardare un dettame della nostra Carta costituzionale il tema lo si fa scendere sul piano economico, penso che avreste potuto risparmiare chissà quanti soldi in molti altri modi. Diventa un contraddittorio ridicolo e propagandistico. A quel punto, infatti, potrei replicare che se volevate risparmiare avreste potuto spendere meno soldi per lo staff del presidente Conte (il più caro della storia della Repubblica) o per lo staff del ministro degli affari esteri Di Maio (anch'esso il più caro di tutta la Repubblica, ne ha parlato anche la trasmissione «Le Iene»). Parliamoci chiaro allora; non è quello il tema: il tema è strumentale. Mi dispiace contraddire il senatore Bressa, ma ieri in Commissione non ho avuto modo di replicare. Non è solamente un fattore politico; il referendum è un istituto e un baluardo posto a difesa della Costituzione. Il professor Mortati nel dibattito costituente, in Sottocommissione, lo spiega in modo esemplare: si tratta di uno strumento costruito a difesa delle minoranze, delle opposizioni; dinanzi a un'eventuale maggioranza, che sia essa di tre quarti o assoluta, si dà lo strumento all'opposizione per ricorrere all'opinione pubblica e agli elettori. Qualcuno ha tramutato quello strumento a tutela delle opposizioni in uno strumento della maggioranza per condividere o no le scelte del Governo ed è andata male. Pensiamo al referendum del 2016: si era convinti che il popolo italiano avrebbe condiviso quella riforma istituzionale e il popolo italiano ha contraddetto quell'esito ed è infatti caduto il Governo Renzi. Non voglio insistere. Mi rivolgo al Partito Democratico, che è un baluardo della difesa della Carta costituzionale: noi vogliamo inquinare l'esito con un artificio consistente nel far convocare nello stesso giorno le elezioni amministrative e il referendum costituzionale. È evidente infatti che anche la scelta di non recarsi alle urne fa parte dello spirito del referendum , cari senatori. Quindi, se io quella mattina non volessi andare a votare, non mi reco alle urne, con lo stesso schema e lo stesso spirito del referendum abrogativo; è identico, cambia semplicemente il quorum . Nel caso del referendum abrogativo, andando a votare io contribuisco a far raggiungere il quorum e, se vincono i sì, la legge viene abrogata; ma lo spirito per cui io non vado a votare è uguale. Invece mi si induce ad andare a votare perché devo esprimere la mia preferenza in termini di elezioni amministrative, del sindaco o del presidente della Regione. È un artificio e voi vi state arrogando la responsabilità di inquinare l'esito, a prescindere da quale esso sia. Per me è facile dire che il Partito Democratico ha votato per ben tre volte contro la riduzione parlamentari; ma non è questo tema. Il merito spetta ormai al popolo italiano. Anche i partiti si sono divisi trasversalmente: c'è chi è a favore e chi è contro. Ma questo, grazie a Dio, fa parte del sale della democrazia. Il tema è: perché dobbiamo inquinare questo esito e perché dobbiamo assoggettare l'istituto del referendum ai desiderata della maggioranza? Perché dobbiamo cadere in questa trappola? Mi dispiace che non ci sia quasi nessun parlamentare del MoVimento 5 Stelle, a parte un nostro eroico collega senatore. Vorrei passare in rassegna alcune dichiarazioni di esponenti dei 5 Stelle in occasione del referendum del 2016. Direi che siamo quasi nell'imbarazzo del cambio delle idee, ma ormai è la stagione dei cambiamenti repentini; non si fa in tempo a dire una cosa che il giorno dopo la si smentisce. Anche la senatrice De Petris ieri in Commissione segnalava che c'era un dibattito sullo spostamento della data. Vorrei ricordare a tutta l'Assemblea che anche lì c'era una situazione tragica, anche se circoscritta a un paio di Regioni: il terremoto del 2016, che ha indotto il Governo a posticipare la data del referendum , con tutto un dibattito trasversale, dal MoVimento 5 Stelle a LeU, contro questa decisione del Governo. La senatrice di LeU De Petris accusava il Governo addirittura di adottare lo schema della legge mancia: si vota il 4 dicembre e si fa una legge di bilancio per conquistare l'opinione pubblica. Vi ricordate? Lo disse anche il senatore Morra (che non vedo in Aula); anche lui accusava il Governo, dicendo di smetterla con queste leggi che servono a creare clientela nei confronti dell'opinione pubblica e quindi a conquistare, con una legge di bilancio, il consenso al referendum . Signor Presidente, all'epoca il ministro Di Maio accusava proprio il Presidente del Consiglio di essere un truffatore e un provocatore del popolo. C'era poi la classica accusa che si faceva a quel tempo e che ovviamente oggi è caduta in prescrizione, cari colleghi dei 5 Stelle: «Presidente Renzi, lei non è eletto dal popolo!». Pensi quante simpatie ci sono sulla legge del contrappasso. Infine, sempre il ministro Di Maio, andando contro il Presidente del Consiglio (oggi suo alleato), lo paragonò a Pinochet perché non dava la possibilità all'opposizione di utilizzare quello strumento a difesa della minoranza. Sono cambiati i tempi; nell'arco di tre-quattro anni cambiano i tempi e cambiano le alleanze. Oggi il ministro Di Maio su un quotidiano nazionale si meraviglia, dicendo che il PD è cambiato. No, il PD non è cambiato, nel pieno rispetto della sua forma mentis e dei suoi valori: il PD è rimasto lo stesso, condivisibile o meno. Siete cambiati voi, cari amici dei 5 Stelle; oggi che siete al Governo avete totalmente rigettato tutte le vostre istanze. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pinotti. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, vorrei ricordare a tutti - per prima a me stessa - in quest'Aula il contesto in cui stiamo facendo questa discussione, perché non l'ho sentito ricordare molto negli interventi. Siamo usciti fortunatamente usciti dalla fase più critica, ma non siamo ancora usciti da una situazione assolutamente eccezionale. Lo ricordo perché anche questo decreto va inserito in questo contesto. Permettetemi una breve digressione: i ragazzi della maturità hanno cominciato da ieri un esame assolutamente nuovo e diverso da quello cui abbiamo sempre assistito. In Lombardia già da febbraio, e in tutta l'Italia due settimane dopo, abbiamo chiuso le scuole: tutti i bambini, i ragazzi e le ragazze, gli adolescenti sono stati a casa. Lo ricordo perché sembra che in questo momento, parlando delle elezioni, ci discostiamo dalla drammaticità di una situazione assolutamente emergenziale che abbiamo vissuto nel nostro Paese. Tutti i ragazzi e le ragazze stanno vivendo questo momento emozionante purtroppo in condizioni completamente diverse da quelle in cui pensavano di potersi misurare, ma è comunque un momento molto importante e di passaggio e, quindi, ne approfitto per far sentire la mia vicinanza a loro. Ritornando alla discussione che stiamo facendo noi stiamo parlando di questo. Anche gli esami di maturità, che si svolgono fortunatamente in presenza, saranno completamente diversi da quelli che ha vissuto ciascuno di noi: non ci sono le prove scritte; c'è soltanto la prova orale e, come sappiamo, ci sono i propri insegnanti. Ho fatto questa premessa perché questo decreto lo dobbiamo inserire in questa situazione e francamente negli interventi che ho ascoltato non ho compreso se si vuole arrivare a una data per le elezioni regionali; poi c'è tutto il tema del referendum . Lo dico perché la discussione verte su quando doveva cadere questa data. Ieri il sottosegretario Variati in Commissione ci diceva che il Governo pensava sarebbe stato meglio il 6 o il 13 settembre in quanto interferiva meno con l'inizio dell'anno scolastico e la considerava una data migliore. Per venire incontro a una serie di richieste delle opposizioni che chiedevano invece di andare più avanti, siamo arrivati alla data del 20 settembre. Non c'è stata quindi una volontà di chiusura netta nei confronti di un ragionamento da fare insieme, ma sapete anche voi che, all'interno del ragionamento che c'è per esempio fra i partiti o le forze in Parlamento, si è intrecciato il ragionamento che fanno le Regioni, perché c'erano Presidenti di Regione che spingevano per votare il prima possibile - c'era chi diceva di votare addirittura a luglio - e anche forze politiche che oggi dicono che bisognerebbe invece andare più avanti. Si è pertanto ragionato su queste date e si è arrivati a questa data, non perché sia la data magica ma perché, in considerazione di una serie di spinte, è sembrata quella che poteva essere più adeguata anche per venire incontro alle richieste fatte. Prima o poi, però, le elezioni regionali vanno fatte. Dovevano essere fatte a maggio e il referendum costituzionale doveva svolgersi il 29 marzo; in questa situazione eccezionale credo che, comunque, dobbiamo metterci nelle condizioni di farli svolgere questi pronunciamenti democratici. C'è poi tutta una discussione che ho sentito rispetto ai problemi della raccolta delle firme e di una campagna elettorale ad agosto. Sommessamente mi permetto di dire che non credo che questo agosto sarà normale come quelli che abbiamo vissuto in tutti gli anni passati del nostro Paese: molte aziende continueranno a lavorare e penso che ci sarà un'attività politica che comunque sarà diversa. Il Paese che ha chiuso per il Covid-19 dovrà immaginarsi un agosto diverso dagli altri, con la speranza che comunque riprenda il turismo e tutto ciò che ci aspettiamo sarà un agosto in qualche modo diverso. Quindi, anche concentrandosi su queste difficoltà, non considererei il mese di agosto come il solito agosto che abbiamo vissuto fino ad oggi. Per tornare al provvedimento, dopo aver ricordato che non stiamo parlando di decisioni che assumiamo in tempi normali, vorrei evidenziare che questo decreto posticipa i termini ordinari per lo svolgimento delle consultazioni elettorali previste nel 2020, estende il principio dell' election day allo svolgimento del referendum costituzionale (e su questo ho sentito molti interventi e molta preoccupazione) e poi riduce ad un terzo il numero di sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste e candidature alle elezioni comunali o regionali. Esaminiamo le principali obiezioni che ho ascoltato. Sulla data delle elezioni, come vi ho detto, la data magica non c'è: quella proposta non è voluta essere una arroganza della maggioranza, che ha imposto una data scelta per qualche motivo, ma è stata una mediazione tra diverse spinte. Questo è stato. Lo sappiamo tutti, abbiamo letto i giornali e conosciamo le posizioni. La questione che è stata posta rispetto al fatto che l' election day venga a coinvolgere anche un referendum costituzionale io l'ho ascoltata con estrema attenzione, perché non sottovaluto e non sottostimo le preoccupazioni che sono state espresse, rispetto a quale elettorato viene chiamato e in che modo può esserci questa attenzione. Anche qui, però, la scelta che è stata fatta non è incostituzionale, quindi ritengo che la questione pregiudiziale di costituzionalità prima discussa non fosse da presentare; questa però è una mia opinione e ovviamente poi ognuno fa le scelte che ritiene. Anche qui, però, non stiamo parlando di una situazione normale. Da un lato, tutti ci preoccupiamo per la scuola. Dopodiché, rispetto al fatto che stiamo parlando di due espressioni democratiche - il referendum e le elezioni regionali e amministrative - che in questa situazione eccezionale abbiamo spostato, io non ritengo che questo sia uno strappo gravissimo, come ho sentito dire in alcuni interventi molto vibranti. Ritengo sia una scelta determinata da condizioni specifiche e particolari, anche se ho ascoltato con estrema attenzione la discussione che si è svolta. Sempre ieri in Commissione abbiamo appreso, dalle parole del sottosegretario Variati, che il modo in cui con questo decreto si immagina di svolgere le elezioni (i tempi e le modalità compreso ad esempio il fatto che si svolgano in due giorni) deriva da valutazioni del comitato tecnico-scientifico, che vengono quindi applicate in tale ambito. Ho sentito parecchie preoccupazioni per quello che riguarda il voto degli italiani all'estero. Ora, tutta la discussione sull'importanza dei Comites e su quello che si può fare sugli italiani all'estero ha una grande dignità e credo dovremmo prestare molta attenzione a tali questioni. Capisco anche la preoccupazione di chi dice che con questa legge i rappresentanti degli italiani all'estero saranno veramente pochissimi. Il problema legato invece al voto lo capisco un po' meno, perché, ancorché il tema della pandemia sarà considerato in modo diverso a seconda delle diverse realtà e dei diversi continenti, non c'è dubbio però che le modalità di voto immaginate per quello che riguarda gli italiani all'estero non prevedano assembramenti, quindi, si tratterà di un pericolo di tipo diverso. Mi avvio a concludere. Sono contenta che sia stato accettato dal Governo un ordine del giorno che chiede l'ausilio ai Comuni per prevedere modalità di votazioni che incidano il meno possibile sulle problematiche scolastiche. Questo perché sentiamo tutti l'esigenza che la scuola riprenda e riapra. Voglio inoltre rivolgermi ai colleghi di varie forze politiche che ho ascoltato con attenzione e di cui ho molto rispetto per questa battaglia, appassionata, convinta e molto civile che hanno fatto su questo referendum costituzionale; una battaglia politica e ideale importante. Voglio dire che ho molto apprezzato i toni e i modi, anche se li vedo più connessi a quanto è stato votato e al suo oggetto, cioè alla riduzione dei parlamentari in sé, che ad una contrarietà diretta, a questo decreto-legge il quale, in realtà, parla soltanto di svolgimento di elezioni . (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi senatori, vorrei dire alla senatrice Pinotti che non ci sfugge il contesto in cui stiamo vivendo: stiamo vivendo in uno stato di eccezione e assistiamo rassegnati ormai da mesi all'abuso della decretazione d'urgenza, all'abuso della questione di fiducia, all'uso improprio dei decreti della Presidenza del Consiglio, alla marginalizzazione del Parlamento della Repubblica e all'alterazione degli equilibri tra poteri dello Stato. Abbiamo visto che ieri il Presidente del Consiglio ha ritenuto opportuno derubricare la propria presenza qui in Aula rispetto a delle «comunicazioni» che avrebbero presupposto un voto, per non mettersi alla prova e per non mettere questa Assemblea alla prova della propria maggioranza su un tema evidentemente delicato ed esiziale come quello dell'uso delle risorse che verranno dall'Europa per fronteggiare l'emergenza economica che stiamo già vivendo e che probabilmente vivremo con intensità ancora superiore in un prossimo futuro. Non ci sfugge quindi il contesto, glielo assicuro senatrice Pinotti, proprio per questo però, perché stiamo torcendo le regole costituzionali, perché stiamo vivendo in uno stato d'eccezione, buonsenso e amor di Costituzione vorrebbero che si dosassero gli strappi e le forzature e li si limitasse all'emergenza. Sono un cultore di Carl Schmitt e non mi scandalizza il fatto che il potere si concentri nelle mani di chi legittimamente lo detiene in un momento eccezionale; lamento il fatto che la nostra Costituzione non preveda uno stato d'eccezione, ma è nelle cose, fa parte della realtà che possano venire momenti del genere e che in questi momenti la Costituzione venga di fatto congelata in alcune sue parti essenziali. Ma non esageriamo colleghi: stiamo creando una serie di precedenti gravi e preoccupanti che oggi hanno una giustificazione e domani potrebbero non averla. Forzare le regole del gioco, forzare le prerogative costituzionali laddove non c'è un'emergenza sanitaria che giustifichi tali forzature è pericoloso e non c'è alcuna emergenza sanitaria che giustifichi l'abbinamento tra un voto politico e un voto su un testo costituzionale. È vero che la Costituzione non lo impedisce, non lo vieta esplicitamente, ma è altrettanto vero che la consuetudine costituzionale va in questa direzione: mai prima di oggi è stato ipotizzato e formalizzato l'abbinamento tra due voti diversi. Nel 2006 il centrodestra propose all'attenzione del corpo elettorale una riforma costituzionale che portava il nome del presidente Calderoli. In quell'anno si votava per importanti elezioni amministrative (nel Comune di Roma, a Napoli e a Milano) e non furono accorpati quei due voti. Si votò prima per le amministrative e poco tempo dopo per il referendum , perché sin dai tempi del diritto romano il principio delle rogationes per saturam è stato considerato un principio essenziale. Non si mescolano voti di natura diversa, perché l'uno inquina fatalmente l'altro. Il voto politico è un voto sentimentale, il voto sulla Costituzione dovrebbe essere un voto razionale. Far coincidere i due voti vuol dire inquinare il voto costituzionale ed inquinare un voto sulla Costituzione, per di più su una parte essenziale della Costituzione - il Parlamento, la democrazia rappresentativa, la funzione parlamentare - è pericoloso e se ne alterano i risultati. È evidente che, facendo coincidere i due voti si altera il dato dell'affluenza (è vero che non c'è il quorum , ma quel dato avrà un valore politico), si altera sicuramente il risultato (peraltro è un voto, quello per le regionali e amministrative parziale, non omogeneo a livello nazionale, quindi il risultato si altera in maniera disomogenea) e si nega un diritto essenziale del cittadino ad essere debitamente informato, perché chiunque di noi abbia sufficiente uso di mondo sa benissimo che facendo coincidere le due campagne (quella politica per il rinnovo di sei amministrazioni regionali e quella per il referendum costituzionale) la seconda verrà fatalmente subornata dalla prima: si parlerà di questioni politiche, di questioni di fazione, si parlerà di persone non si parlerà di princìpi. Il voto costituzionale sarà di fatto annullato e sarà annullata la possibilità per i cittadini di essere debitamente informati, negando quindi quel principio, caro al presidente Einaudi, del conoscere per deliberare. A questo si aggiunge un aspetto non marginale: gli italiani all'estero in molte circoscrizioni (Nord e Sud America) non verranno messi nelle condizioni di esercitare il loro diritto: non potranno essere informati; non potranno svolgersi le campagne elettorali; i consolati non potranno assicurare quei servizi essenziali affinché il diritto di voto si possa realizzare. Se questo a voi sembra normale, a me non sembra normale. Io sfido i colleghi della maggioranza ad alzarsi in quest'Aula e a prendere la parola per dire che ho detto delle falsità, ossia che i due voti non si inquinano, che i due voti non mantengono vita propria e si possa tranquillamente abbinarli. Peraltro non è previsto neanche dalla legge sull' election day . È stata fatta una legge che prevedeva per ragioni di semplificazione e di abbattimento dei costi la possibilità di accorpare tanti voti, ma tutti voti politici. È possibile accorpare il voto per i Comuni, per le Regioni, per le Province, per il Parlamento, persino per l'Europarlamento, ma non è possibile - e la legge sull' election day non lo prevede - accorpare un voto sulla Costituzione. Perché, senatrice Pinotti? Perché sono due voti di natura diversa e non è venuto da pensare a nessuno di fissare un principio del genere. Vennero allora presentati degli emendamenti ma furono giustamente respinti perché avrebbero creato un precedente preoccupante e sbagliato e perché sarebbero andati contro lo spirito e la logica della Costituzione e contro lo spirito e la lettera di sentenze costituzionali (come quella del 2000 richiamata in quest'Aula dal collega Pagano). I cittadini hanno il diritto di esprimersi sulla Costituzione in un contesto asettico e secondo princìpi di razionalità; contesto asettico e princìpi di responsabilità che non potranno esserci se lo stesso giorno si voterà per elezioni politiche. Quindi, francamente, si sta alterando l'esito di un voto democratico e si sta mettendo mano al risultato di un referendum costituzionale, manomettendolo di fatto, e ciò che è più sconcertante è che lo si sta facendo per assecondare il calcolo elettorale di un partito di maggioranza. Non sono io a svelarvelo, perché la realtà la conoscete meglio di me; se ne parla e ne parliamo tranquillamente tra colleghi di maggioranza e di opposizione. L'abbinamento è caro al MoVimento 5 Stelle che, a torto o a ragione non saprei dirlo, si è convinto che il voto per il referendum si traslerà in parte sulle loro liste per le elezioni regionali. Francamente, violare un voto democratico, alterarne i risultati, creare un precedente illegittimo dal punto di vista costituzionale per garantire un pugno di voto in più a un partito di maggioranza senza il consenso di tutte le opposizioni a me sembra una forzatura degna di nota. Sono sicuro, colleghi grillini, che in questo momento, a parti invertite, voi non sareste in quest'Aula: voi sareste sul tetto di questo Palazzo brandendo copie della Costituzione e gridando al vilipendio della democrazia. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, noi non ci eravamo neanche iscritti a parlare in questa fase della discussione perché non potevamo neanche lontanamente immaginare che su un provvedimento di questo genere (ossia un provvedimento elettorale che storicamente, per la sua natura, è sempre stato concordato tra la maggioranza e l'opposizione, tra il Governo e le forze politiche) si stesse preparando l'apposizione del voto di fiducia e quindi l'impossibilità di discutere gli emendamenti che avevamo presentato. Ecco perché in questa fase della discussione generale mi sono dovuto rivolgere a lei, signor Presidente, affinché mi inserisse nell'elenco degli aventi diritto ad intervenire, atteso che era nostra intenzione invece affrontare punto per punto questo provvedimento nel momento in cui fosse stato possibile emendarlo. Sorpresa. Anticipo i tempi. Ho una palla di vetro con la quale leggo il futuro, un futuro molto vicino. Ricordo un film in cui la protagonista riesce a vedere il futuro trenta secondi prima: io sono andato avanti e di poco più. Fra qualche minuto, al termine della discussione generale - c'è ancora un collega del MoVimento 5 Stelle che deve parlare, per ultimo naturalmente - vedremo se sbaglio, verrà il rappresentante del Governo e, mi dice la palla di vetro, che chiederà il voto di fiducia. Il Governo porrà la questione di fiducia sulla data delle elezioni: non si è mai visto nella storia dell'Italia repubblicana, mai! (Applausi) . Perché non si è mai visto? Perché, qual è il momento supremo dell'esercizio dei diritti democratici dei cittadini? Il voto. Capisco che ormai è una cosa desueta, capisco che non è più di moda e che, pur di non andare al voto, si possa inventare la qualunque, ma non si era ancora arrivati anche a impedire la discussione sulla data. E perché siamo contrari al fatto che si voti? E qui ho un'altra palla di vetro: il decreto prevede tre mesi di tempo? La palla di vetro mi dice che il Governo sceglierà la prima domenica utile, a settembre, quando ancora le attività turistiche sono in corso, quando ancora, tornando indietro di trenta giorni, cioè alla data in cui vengono presentate le liste, la gente è al mare. Capite? Ho grande rispetto per l'intelligenza di Casalino e soci, ma non si può ridurre tutto a un bieco calcolo di opportunità. Quando possiamo non fare troppa campagna elettorale? Quando possiamo trarre a nostro vantaggio il Covid-19? Perché di questo si tratta: di un bieco utilizzo di una tragedia italiana a fini politici! (Applausi) . Chi l'ha detto che a ottobre sarà peggio che a settembre? Forse i 450 inutili esperti, che ci hanno detto tutto e il contrario di tutto, che ci devono ancora spiegare se le mascherine servono o non servono, che ci devono ancora dire se gli asintomatici sono in grado di contagiare o no, ma che intanto approfittano di questa tragedia per una serie infinita di presenze televisive e adesso, addirittura, non solo per fare un decreto come vogliono loro, ma per imporcelo con il voto di fiducia. Forse che non avete la maggioranza per battere i nostri emendamenti? O vi vergognate di far vedere, per un tempo non troppo ristretto, che state commettendo un abuso senza precedenti? Signor Presidente, vede, c'è la possibilità dell'accorpamento con il referendum, ma questo sarebbe meno grave, anche se pure questo è un dato senza alcun precedente, visto che in Italia si sono avuti diversi momenti in cui ci sono state consultazioni relative alla Costituzione o ai referendum confermativi, ma mai in concomitanza con altre elezioni. Sono sicuro che si stiano rivoltando nella tomba i Padri costituenti, che non hanno avuto bisogno di scriverlo, perché mai avrebbero potuto pensare che un Governo accorpasse un passaggio così fondamentale come un referendum confermativo con una parziale elezione in Italia, che è ancora più grave della possibilità di immaginare un accorpamento con un'elezione generale, perché questo comporterà inevitabilmente che in alcune Regioni la percentuale dei votanti sarà del 60-70 per cento e in altre Regioni sarà - anche in questo caso ho la palla di vetro - inferiore al 40 per cento. Vogliamo scommettere? E mi sono tenuto largo: sarà del 10-15-20 per cento. Comunque vi sarà una differenza notevole, falsando un risultato che, invece, pacificamente sarà a favore della conferma di quella norma, ma che doveva esserlo per scelta dei cittadini e non per un gioco a barare da parte del Governo. Io, che voterò sì a quel referendum , mi vergogno di doverlo fare in condizioni di non eguaglianza con il resto dei cittadini di altre Regioni. Signor Presidente, mi piacerebbe che la mia palla di vetro scoppiasse, che io avessi torto, che da qui a qualche minuto venissi smentito, ad esempio dalla collega che parlerà subito dopo di me, che invece dirà della bontà di questo provvedimento, ma non mi spiegherà perché c'è bisogno del voto di fiducia. Ce lo dovrà dire e non adducendo come ragione il fatto che alla Camera abbiamo allungato la discussione di due giorni, impedendo chissà che cosa. Quello fa parte del gioco democratico; non fa parte del gioco democratico il fare in modo che decisioni come queste non siano appannaggio di maggioranza e opposizione. Signor Presidente, alla Camera siamo stati costretti ad accendere un faro su questo provvedimento. Senza i due giorni di filibustering , cioè di interventi uno dietro l'altro, neanche ce ne saremmo accorti, perché la comunicazione avrebbe avvolto tutto. E perché noi alla Camera - e così anticipo, anche in questo caso con la palla di vetro, le obiezioni della maggioranza - abbiamo dovuto accendere questo riflettore? Perché non s'è mai visto che una data delle elezioni come questa, in queste condizioni, non sia preceduta da una consultazione formale o informale con le forze di opposizione. Non si è mai visto. La responsabilità è tutta e interamente del Governo e che cosa vuole ottenere? L'ho detto prima, ma lo ripeto pacatamente ora, con più chiarezza: vuole che la campagna elettorale sia una formalità, che non si possa svolgere. Quando in televisione c'è andato Conte, che bisogno c'è che ci vadano anche i candidati? Che bisogno c'è che ci vadano anche i partiti, quando Casalino organizza le presenze televisive? Va bene, se volete fatele il 15 di agosto, ci stanno dicendo; fate i comizi sulla spiaggia. Ma se poi Salvini va sulla spiaggia, per cinque anni gli rimprovereranno di essere andato sulla spiaggia. Questa è l'altra cosa ridicola: ci costringono a fare la campagna elettorale il 15 d'agosto, ma poi è ridicolo se la fai sulla spiaggia. (Applausi). Cioè: non bisogna fare campagna elettorale, perché rimanga nell'orecchio il tentativo di utilizzare il coronavirus come strumento di propaganda, trasformando una tragedia in una bieca utilità per un Governo che ha paura del voto popolare. (Applausi). Un Governo senza programma, senza sostegno popolare, senza futuro però e di questo ne sono certo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, membri del Governo, spendo due parole per rispondere all'onorevole senatore Sacconi (che non vedo più in Aula), che ci accusa di aver cambiato idea. Nel corso della mia vita, fin da bambina, ho imparato che cambiare idea può essere una cosa positiva. Anche mia nonna mi diceva che cambiare idea è un modo per imparare. (Applausi). Direi che sui fondamentali non abbiamo cambiato niente, perché abbiamo un programma di Governo che stiamo attuando con la maggioranza attuale. Quindi sui fondamentali teniamo le nostre posizioni classiche. (Applausi). Al senatore La Russa rispondo che il dialogo con le opposizioni c'è stato, visto il ritardo con cui questo provvedimento è arrivato al Senato, proprio al termine della possibilità di convertirlo in legge. Quindi, un grande dialogo con le opposizioni è stato realizzato alla Camera dei deputati. Ma veniamo ai contenuti del provvedimento oggi all'esame dell'Aula, che posticipa in via eccezionale, alla luce dell'emergenza sanitaria in atto, i termini ordinari indicati dalla legislazione vigente per lo svolgimento delle consultazioni elettorali previste nel 2020. Le consultazioni interessate dal provvedimento sono le elezioni suppletive per la Camera e il Senato, le elezioni dei Consigli comunali e circoscrizionali, le elezioni dei Consigli provinciali e dei Presidenti delle Province e le elezioni per il rinnovo dei Consigli regionali e per l'elezione del Presidente delle Regioni a statuto ordinario. Prevede inoltre l'applicazione del principio dell' election day anche ai fini dello svolgimento del referendum sul disegno di legge costituzionale che dispone la riduzione del numero dei parlamentari. Il provvedimento nasce da varie esigenze, che vorrei brevemente ricordare ai critici di questo provvedimento, ma vorrei iniziare questo intervento anche citando un pericoloso precedente a cui non è stata data la dovuta rilevanza in questi giorni e che ci dovrebbe far riflettere sull'importanza di posticipare, nei termini che sono stati decisi, le consultazioni elettorali. Il precedente riguarda le elezioni amministrative francesi dello scorso marzo: i francesi, all'inizio della pandemia, hanno deciso di andare avanti lo stesso, pur avendo - come voi sapete - un sistema a doppio turno, con il risultato che hanno svolto il primo turno e poi sono stati costretti a bloccarsi; una cosa mai successa. (Applausi) Ricordo a tutti gli smemorati che anche noi abbiamo il sistema elettorale a doppio turno per molti dei Comuni che andranno al voto e anche per la Regione Toscana. Cosa sarebbe successo se, seguendo l'esempio francese, anche noi avessimo deciso di votare in fretta e furia? Come avremmo gestito la situazione in caso di blocco dovuto all'epidemia tra il primo e il secondo turno elettorale? A chi sarebbe stato affidato il compito di amministrare quei Comuni che non avrebbero fatto il ballottaggio? Alle amministrazioni precedenti? Oppure a dei commissari? E svolgere il secondo turno, dopo settimane e settimane, non avrebbe potuto alterare gli equilibri elettorali e inficiarne il voto? Certo, questa è una delle esigenze che con tale provvedimento cerchiamo di risolvere, però sui giornali e in tantissime dichiarazioni si parla sempre solo di una cosa: la data del voto. Colleghe e colleghi, chiariamo che in questo provvedimento non è scritta la data delle elezioni e non si indica l' election day . Si indica una finestra ed è all'interno di questa finestra che è auspicabile, sia per questioni organizzative, sia per questioni di costo, sia per questioni legate all'inizio dell'anno scolastico, che si individui una data condivisa delle elezioni, il cosiddetto election day . Questa, come sapete tutti, potrebbe essere il 20 settembre. Tale data ha destato diversi malumori - l'avete ripetuto tutti - ma sappiamo anche che nessuna data troverà un consenso unanime di tutti gli attori istituzionali, partitici e i comitati referendari coinvolti. Per quanto riguarda in particolare il referendum , è bene ricordare - come ha fatto in Commissione il sottosegretario Variati, che ringrazio per il lavoro svolto - che lo spostamento per la finestra elettorale del referendum era già avvenuto con il decreto-legge cura Italia, e che questo provvedimento non interviene sulla nuova finestra referendaria già stabilita in quella sede. Accorpare questo referendum alle elezioni di Comuni e Regioni non è vietato, peraltro, da alcuna legge; l'unica proibizione continua a riguardare l'accorpamento tra referendum abrogativo ed elezioni politiche. Tuttavia, questa unione - se ci sarà - non deve essere considerata un precedente, ma una scelta dovuta alla situazione attuale di emergenza in cui ci troviamo. Le date previste per le elezioni tengono inoltre necessariamente conto degli orientamenti espressi dal Comitato tecnico-scientifico, il quale, premesso che non si può stabilire se vi sarà o meno una ripresa della virulenza, ha tuttavia rilevato che, essendo il Covid-19 un agente della categoria dei virus influenzali, è ipotizzabile che possa riattivarsi con l'abbassamento delle temperature. Ha reputato perciò opportuno, oltre che estendere le operazioni anche al lunedì, quindi non solo di domenica, che il complesso delle elezioni si esaurisca entro il mese di settembre. La finestra di voto indicata nel decreto-legge va poi già nella direzione, richiesta dalle opposizioni, di spostare più avanti la data delle elezioni. Non vi sono quindi state chiusure a priori verso le opposizioni. C'è anche un'altra esigenza che riguarda la tutela della salute non solo dei cittadini ma anche dei componenti del seggio elettorale. Le persone, infatti, entrano nel seggio, votano, ritirano la tessera elettorale e vanno via, mentre il presidente e gli scrutatori rimangono lì per ore e giorni, in uno spazio normalmente relativamente piccolo, che di solito è un'aula scolastica. C'è, quindi, un rischio oggettivo che va affrontato, ed è per questo che è stata inserita una specifica norma che prevede un protocollo sanitario e di sicurezza, che ovviamente dipenderà anche dall'evoluzione dell'epidemia. Se, infatti, ci ritroveremo - come tutti noi auspichiamo - nel mese di settembre fuori dalla pandemia in tutte le Regioni italiane o quasi, è evidente che si potrà avere un protocollo più semplice, un protocollo più lieve. Se, viceversa, dovessimo trovarci in una situazione più complicata, il protocollo dovrà innalzare il livello di sicurezza per tutelare anzitutto proprio i componenti del seggio. In caso contrario, rischiamo di non trovare le persone disponibili ad andare a fare gli scrutatori e i presidenti di seggio. Infine, c'è un'altra esigenza che il provvedimento affronta, che riguarda la raccolta delle firme. La decisione di ridurre di due terzi le firme per le elezioni amministrative non è in contraddizione con la scelta di posticipare i termini elettorali. Non siamo in una situazione normale per consentire tale attività nella maniera ordinaria anche nell'immediato futuro senza timori o preoccupazioni. La raccolta delle firme è oggettivamente potenzialmente un nucleo di assembramento anche oggi che siamo nella fase 2, e comunque c'è un'attenzione specifica, suggerita dagli scienziati, rispetto agli assembramenti perché è sufficiente un qualsiasi episodio assolutamente non voluto per provocare potenzialmente una ripresa della diffusione. Viviamo in una situazione non ordinaria e all'interno del processo di formazione delle liste, che prevede l'autentica delle firme di sottoscrizione, si deve intervenire in questa direzione In conclusione, Presidente, colleghe e colleghi, il provvedimento che oggi approviamo è un concreto modo di tutelare l'esercizio del diritto di voto, e quindi la nostra democrazia e le nostre istituzioni, in un tempo straordinario quale è quello che stiamo vivendo. (Applausi) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, gentili senatrici, egregi senatori, è la prima volta che mi succede di intervenire nell'Aula del Senato. (Applausi) . Ho trascorso la mia vita per tanti anni nelle amministrazioni locali, affrontando varie campagne elettorali, quindi so cosa vuol dire affrontare una campagna elettorale, raccogliere le firme, compilare le liste. Vi devo dire che ciò che aveva guidato il Governo fin dal decreto che porta la data del 20 aprile scorso è stata l'emergenza. Solo l'emergenza ha potuto consentire al Governo di prorogare di tre mesi i poteri (peraltro, tutti i poteri in quanto quella in corso non è stata e non è una prorogatio , ossia circoscritta a un numero limitato di provvedimenti urgenti e indifferibili, ma è una proroga), mantenendo i pieni poteri degli organi delle Regioni e dei Comuni. Solo una situazione gravissima di emergenza sanitaria nazionale ha potuto far avvenire ciò, sulla falsariga di quanto contenuto nel decreto e del provvedimento in esame (non a caso, è stato prima fatto notare che all'interno di pochissimi articoli la parola Covid si può ritrovare scritta per ben sei volte). Consentitemi di dire che non corrisponde a verità il fatto che il Governo si sia chiuso in un'assenza di dialogo, perché proprio il lavoro lunghissimo alla Camera è stato accompagnato da una volontà di dialogo e convergenza, come in parte avvenuta su alcuni aspetti importanti del provvedimento che ora è all'attenzione del Senato. Purtroppo, però, il tempo è stato troppo lungo e c'è stata anche a un certo punto, in particolare da parte di Fratelli d'Italia alla Camera (loro lo sanno), un'azione ostruzionistica che ha fatto dilatare i tempi. Ricordo che le Regioni avrebbero voluto votare già il 26 luglio. Affinché le Regioni potessero votare in questa data (con le loro leggi elettorali - non dimentichiamolo mai - per le quali sono autonome, perché, per effetto dell'articolo 122 della Costituzione, lo Stato non può imporre regole diverse in tema di sistema elettorale regionale) avrebbero dovuto pubblicare nel Bollettino ufficiale regionale il relativo decreto il 27 maggio scorso. Ciò non è potuto avvenire non tanto per questo decreto-legge che è stato pubblicato il 20 aprile, ma per il fatto che alla Camera dei deputati non si riusciva a trovare la quadratura, nonostante il dialogo sia stato importante. Vi ricordo che la finestra elettorale per le regionali è stata resa omogenea rispetto alla finestra per le amministrative, quando non era così; la raccolta delle firme è stata portata a un terzo, tra l'altro con una norma di tipo cedevole nei confronti delle Regioni, perché, sia ben chiaro, se una Regione non accetta, non accetta punto, in quanto la legge elettorale è regionale. Ho apprezzato il grido di dolore lanciato dalla senatrice Bonino dai banchi dell'Aula; sono sicuro che una voce così autorevole non possa che essere ascoltata per un'adeguata riflessione. Tuttavia, ricordo che in tutte le Regioni chi ha Gruppi consiliari non deve raccogliere le firme per partecipare alle elezioni regionali. In Toscana le firme vanno raccolte, ma si tratta di dieci firme, se c'è un Gruppo consiliare. In Campania e Puglia, basta addirittura che in Parlamento ci sia un Gruppo affinché non sia necessario raccogliere le firme. Nelle Marche, in base alla relativa legge elettorale, basta un seggio al Parlamento italiano nell'ultima legislatura o addirittura un seggio nel Parlamento europeo per non raccogliere le firme. Mi avvio rapidamente verso la conclusione. Evitare posizioni di svantaggio... (Commenti del senatore La Russa) . PRESIDENTE. Senatore La Russa, lasci che il rappresentante del Governo possa replicare. VARIATI , sottosegretario di Stato per l'interno . Stavo illustrando le regole che appartengono all'autonomia regionale, su cui lo Stato non può e non deve fare nulla. Stavo ricordando il fatto che c'è anche una posizione che abbiamo concordato alla Camera e che si esprime nel comma 2 dell'articolo 1- bis , dove si dice che per le consultazioni elettorali e referendarie dell'anno 2020, le disposizioni dell'articolo 4 della legge n. 28 del 2000 per la par condicio , si applicano in modo da evitare posizioni di svantaggio rispetto all'accesso ai mezzi di informazione e per la comunicazione politica durante le campagne elettorali e referendaria in relazione alla situazione epidemiologica. Tradotto, ciò vuol dire che, ad esempio, bisogna tener conto del fatto che i governatori uscenti hanno avuto una grande visibilità durante il periodo del Covid mentre gli altri possibili candidati erano ovviamente a casa e non potevano nemmeno muoversi. Occorre tener conto di questo nelle regole che dovranno essere fissate nell'ambito dei poteri di cui all'articolo 4 della legge n. 28. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 11,51) ( Segue VARIATI , sottosegretario di Stato per l'interno ). È lì, alla Camera, che nasce l' election day , che non era riportato nell'originario decreto del Governo. E perché? Perché in questa situazione, anche se qualcuno dice che il Comitato tecnico-scientifico è incapace (ognuno ha le proprie idee) è evidente che le scelte le fa la politica ma il Governo ha ritenuto di sentire il parere del Comitato tecnico-scientifico il quale, per il criterio della massima precauzione, pur di fronte ad un virus ancora in buona parte sconosciuto ma appartenente alla famiglia dei coronavirus, quindi alla famiglia dei virus influenzali, ha consigliato la politica - che deve fare le scelte - di fare in modo che le elezioni avvengano non oltre il mese di settembre. Le elezioni non sono cosa da poco perché certamente ci sono 18 milioni di elettori nelle elezioni regionali, che in parte, ovviamente, coincidono con i 6,2 milioni coinvolti nelle elezioni amministrative su un complesso di 1.134 Comuni, e poi c'era il referendum . Ora, non è neanche minimamente discutibile il fatto che il referendum sia un baluardo della democrazia, che addirittura rappresenti un diritto fondamentale delle minoranze più ancora che della maggioranza. Non c'è discussione su questo fatto, però siamo in questa maledetta e speriamo unica situazione. Il cosiddetto decreto cura Italia, poi convertito nella legge che è stata ricordata, ha fissato la finestra del referendum dal 14 giugno al 22 novembre, ma pensare di chiamare i cittadini alle urne per due volte in autunno, ci è sembrata una cosa sbagliata, per questa tornata. Concluderò in seguito parlando della questione del voto all'estero. Attenzione, però: il Governo, alla Camera, e io mi sento autorizzato a dirlo qui nell'Aula del Senato, ha accolto un ordine del giorno, peraltro delle minoranze della Camera, con il quale si è impegnato. Il provvedimento legislativo al nostro esame prevede delle finestre elettorali e che la prima domenica utile - anche per le regionali - sia il 20 settembre. In realtà, la finestra parte dal 15 settembre ma la prima domenica utile è, appunto, il 20 settembre. Peraltro, torno a ribadire che la decisione relativa alla data del voto delle regionali appartiene alle Regioni, non allo Stato. Nel provvedimento legislativo al nostro esame non si fissa la data delle elezioni, si fissano le modalità e si fissano i due giorni. A tal proposito, anziché un giorno, vi è un ritorno al passato per le ovvie necessità dettate, anche in questo caso, dalla virulenza infettiva. A decidere è però il Governo, che lo farà in tempi ovviamente brevissimi, tenendo conto di ciò che ha ascoltato alla Camera dei deputati e al Senato. Peccato, ma veramente peccato - lo dico con convinzione profonda - che non abbiamo potuto fare un dibattito adeguato dentro la Commissione e nell'Aula del Senato, perché avremmo potuto arricchire ulteriormente il provvedimento legislativo. Purtroppo il tempo non è sufficiente e non lo possiamo far decadere per la situazione terribile che ciò potrebbe provocare. Per quanto riguarda il voto degli italiani all'estero, signor Presidente, ci sarà la massima attenzione. Se è vero infatti che, da un lato, i nostri connazionali all'estero votano per corrispondenza, c'è però una campagna elettorale da garantire e ci sono poi i trasferimenti dei plichi dai consolati al nostro Paese; questioni delicate, che vedremo poi a settembre, che in alcuni Paesi che stanno vivendo un momento acuto possono avere anche dei disturbi - chiamiamoli così - sui servizi pubblici. Il Governo, sia all'interno sia con un dialogo positivo tra il Ministero dell'interno e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, sta affrontando un'organizzazione per assicurare il voto dei nostri connazionali all'estero per la consultazione referendaria. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, conclusasi la replica del Governo e avendo già segnalato che la questione è sempre rischiosa fatta in questo modo, ai sensi dell'articolo 96 del nostro Regolamento, chiedo di non passare all'esame degli articoli. Visto che non vi è stata richiesta di voto elettronico, come di consueto, chiedo che si proceda immediatamente per alzata di mano. PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 96 del Regolamento, può prendere la parola un rappresentante per Gruppo. Non essendovi richieste di intervento, passiamo alla votazione della proposta di non passare all'esame degli articoli, avanzata dal senatore Calderoli. Dichiaro aperta la votazione. TARICCO (PD) . Domando di parlare. (Commenti). PRESIDENTE. Per la verità, eravamo già in votazione. Ho già dichiarato aperta la votazione. (Commenti). È inutile che facciamo proposte. Avanti, parli. (Proteste). Ministro, non sto parlando con lei, non mi deve insegnare nulla. Ha capito? Si sieda. Ministro, si sieda. (Vive Proteste). C'è stata una richiesta, ho chiesto se qualcuno voleva intervenire. Ha chiesto di intervenire, come facciamo di solito. Prego, intervenga. (Commenti). TARICCO (PD) . Grazie, Presidente. PRESIDENTE. Ha la parola solamente lei, perché avevo già dichiarato aperta la votazione. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Grazie Presidente. Io voglio approfittare di questi pochissimi secondi per dire una cosa. PRESIDENTE. Le do due minuti, perché avevo dichiarato aperta la votazione e non voglio strumentalizzazioni di sorta. Parli due minuti, prego. (Commenti) . TARICCO (PD) . Guardi, io voglio solo... (Commenti) . È una bolgia questa, non è un'Auladel Senato. Io voglio solo dire che credo che continuare a creare in quest'Aula una condizione qual è quella che stiamo vivendo, che è sostanzialmente di giochetti che nulla... (Proteste) . PRESIDENTE . Allora, dichiaro aperta la votazione. Giochetti in Aula non ne fa nessuno. Dichiaro aperta la votazione. Giochetti non ne fa nessuno. (Commenti) . Dichiaro aperta la votazione. Chi è favorevole al non passaggio? Dichiaro chiusa la votazione. Mi sembra che il non passaggio agli articoli sia approvato. (Vive Proteste) . È stata richiesta la controprova. Chiudere le porte. (Commenti) . Chi è favorevole al non passaggio agli articoli? Dichiaro aperta la votazione. (Proteste) . Non sento niente. Per cortesia, fornite i tablet nelle tribune. I senatori Segretari forniscano i tablet nelle tribune. Le porte sono chiuse, ho detto. Le porte sono chiuse anche nelle tribune. Allora, hanno tutti i tablet ? Per cortesia, stiamo aspettando che tutti abbiano i tablet nelle tribune, altrimenti non si può votare per la controprova. (Proteste). Ce li hanno tutti? Per cortesia, le porte devono restare chiuse anche nelle tribune; è solo per portare i tablet . (Commenti). Allora, siamo a posto? (Commenti). Non ancora? (Commenti. Proteste). Dichiaro nuovamente aperta la votazione, se avete tutti i tablet . (Commenti). Non sento niente se parlate fuori dal microfono. (Brusio). Lei ha il tablet ? I senatori Questori devono verificare, quando le porte sono chiuse, se qualcuno accede a porte chiuse tanto nelle tribune, quanto... (Proteste). Se quelli là sopra non c'erano, devono andarsene. CORO DI VOCI. Onestà! Onestà! PRESIDENTE. I senatori Questori mi dicono che le porte erano tutte chiuse. (Commenti. Proteste). Ho già dichiarato aperta la votazione. Se tutti hanno votato, perché mi risulta che in tribuna manchino tre voti... ORATORE. Domando di parlare sull'ordine dei lavori. PRESIDENTE. Siamo in votazione, quindi non c'è alcun ordine dei lavori possibile. (Proteste). Voi continuate ad urlare e io non sento niente, allora. (Commenti). Non ci sono segnalazioni. Dichiaro chiusa la votazione. Continuate ad urlare ed io non sento niente. Indossate le mascherine! Proclamo il risultato della controprova: Senatori presenti 208 Senatori votanti 207 Maggioranza 104 Favorevoli 102 Contrari 105 Il Senato non approva. ( v. Allegato B ). CORO DI VOCI. Vergogna! CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare, se l'Assemblea mi consente di farlo. (Vivaci commenti). PRESIDENTE. Colleghi, se continua questo chiasso, sospendo la seduta. Ognuno torni al proprio posto. Non sono possibili assembramenti. Invito i senatori Questori a intervenire . (Proteste). Ha facoltà di parlare il senatore Calderoli. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, noi, correttamente, abbiamo richiesto una votazione per alzata di mano, perché nessuno degli altri colleghi ha richiesto una votazione elettronica. Pertanto, abbiamo proceduto alla votazione per alzata di mano. Il risultato della votazione era evidentissimo, al punto che lei, prima che venisse chiesta la controprova, ha detto: secondo quelle che sono le mie valutazioni, la proposta è accolta. (Applausi). Successivamente, è stata data la parola, mentre era in corso la votazione, ad un senatore. Dopo la proclamazione dell'esito, è stata chiesta la controprova. I fischi fateli allo stadio, non qui dentro, sia dall'alto che dal basso. Excusatio non petita, accusatio manifesta. (Applausi). PRESIDENTE. Senatore Calderoli, la controprova è stata chiesta. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, quando lei ha detto: dispongo la controprova, ha detto, correttamente: si chiudano le porte. Il momento che noi stiamo vivendo, legato all'estensione anche nelle tribune superiori, consente ai senatori Questori di verificare che queste tre porte d'ingresso siano chiuse, ma non che siano chiuse quelle del palchetto del primo e del secondo ordine. (Applausi. Commenti). Era evidente a tutti che nelle tribune di primo livello le persone che adesso ci sono non c'erano. E se voi applaudite perché vincete per tre voti, dovreste nascondervi non nelle tribune . (Proteste. Applausi). PRESIDENTE . Senatore Calderoli, io ho chiesto che fossero chiuse tutte le porte di accesso, comprese le tribune. Ho chiesto ai senatori Questori di verificare che fossero chiuse. Io non posso verificarlo da qui, ma chi è preposto a questa funzione lo deve fare, perché la responsabilità è in capo a chi ha una precisa e specifica funzione e lei, come vice Presidente, lo sa bene. Ho detto di chiudere tutto, se poi qualcuno non l'ha fatto e qualcuno non ha verificato che questo accadesse, compresi gli assistenti, ognuno risponderà di quello che ha fatto, ma lei non può rivolgersi a me dicendo che le porte non sono state chiuse quando io ho premesso che doveva essere chiuso tutto. (Proteste). Adesso non voglio contestazioni, altrimenti sospendo l'Aula e la sospendo sine die , d'accordo? O smettete, o io la sospendo e la sospendo a tempo indeterminato, se non la smettete. RONZULLI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Su cosa interviene? RONZULLI (FIBP-UDC) . Sull'ordine dei lavori. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RONZULLI (FIBP-UDC) . Presidente, lei ha proclamato l'approvazione e si è vista la discrepanza tra la prima votazione per alzata di mano, il cui risultato è stato da lei poi proclamato, e i numeri invece della votazione elettronica. Le assicuro che non c'erano e non potevano esserci soltanto tre voti di scarto. Da quando lei prima ha proclamato il risultato della votazione, poi ha dichiarato di aprire la votazione e di chiudere le porte - mi dispiace, ma siccome siamo in Aula anche noi e gli occhi ce li abbiamo - le tribune, che erano prima vuote, si sono riempite nel giro di pochissimi minuti. PRESIDENTE. Lei conosce meglio di me cosa prevede il Regolamento quando si chiede la controprova. Io ho proclamato il risultato rispetto a quello che ho visto. C'è stata una controprova, lei il Regolamento lo deve conoscere e lo conosce meglio di me. RONZULLI (FIBP-UDC) . Presidente Casellati, lei è ineccepibile, ma se mi fa finire arrivo alla conclusione. Noi chiediamo di verificare con il circuito chiuso, quindi con le telecamere che ci sono in Senato, quanto è accaduto oggi in quest'Aula. (Applausi. Proteste). Chiediamo la verifica con le telecamere interne, perché quello che hanno fatto i senatori nelle tribune è inaccettabile per una democrazia come la nostra. (Applausi). PRESIDENTE. D'accordo. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Presidente, colleghi, scusatemi, innanzitutto io sono la prova provata che la chiusura delle porte ha funzionato, perché con alcuni colleghi del Partito Democratico sono rimasto all'esterno. (Applausi). Dopodiché, sono stato anche molto duro nelle critiche alla Presidenza, ma reputo inaccettabili questi atteggiamenti da parte del Gruppo della Lega e di Forza Italia contro la gestione della Presidenza e chiedo che si proceda con i lavori, rispettando il Regolamento, come è stato fatto finora. FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Presidente, vorrei dire che così come noi avevamo - le ricordo - contestato una decisione che lei precedentemente aveva preso, cioè di mettere in votazione secondo la proposta fatta dal senatore Calderoli, ma lei giustamente e legittimamente... (Il microfono si disattiva automaticamente. Il senatore Faraone lascia la sua posizione per poter intervenire dai posti predefiniti). PRESIDENTE. Non esageriamo, stava finendo di parlare, ormai aveva cominciato. Prosegua. FARAONE (IV-PSI) . Sì, avevo iniziato a parlare da un minuto. Stavo dicendo che credo che questa Assemblea debba avere rispetto delle sue decisioni sempre, sia quando le sue decisioni vanno in una direzione, sia quando vanno in un'altra direzione. Così come io le avevo contestato una decisione precedentemente, ma poi avevamo preso atto della sua decisione ed abbiamo votato, credo che ora sia opportuno che tutta l'Assemblea prenda atto della sua decisione. Ritengo che sia altresì inopportuno, signor Presidente, che il suo vice presidente Calderoli contesti una decisione che riguarda la sua scelta e il funzionamento dell'Assemblea, che è anche nella sua responsabilità. Io credo che dobbiamo andare avanti con i lavori e che il suo intervento debba essere sempre rispettato, sia quando dice una cosa sia quando ne dice un'altra che va in un'altra direzione. LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, vorrei eliminare un possibile equivoco. Da ciò che ho ascoltato degli interventi della senatrice Ronzulli e, anche se era un po' disturbato dal brusìo, del senatore Calderoli, mi sembra - e io sono d'accordissimo - che nessuno abbia messo in discussione il suo perfetto comportamento. (Applausi). È inutile che tentiate di buttarla in caciara. Il Presidente ha fatto votare e poi, doverosamente, ha chiesto che venissero chiuse le porte per la controprova. Quello che si lamenta non attiene alla sua responsabilità, signor Presidente, e non attiene neanche alla responsabilità dei Questori, che in queste condizioni erano nell'emiciclo e non nelle tribune; attiene invece alla responsabilità e all'onestà (Applausi) di eventuali colleghi che hanno fatto finta di non sapere che non potevano votare. (Commenti. Applausi). È inutile che vi arrabbiate, perché di questo noi parliamo. (Commenti). Colleghi, state tranquilli e lasciatemi parlare, perché mi pare che non sto offendendo nessuno. Sto dicendo che noi parliamo di questa eventuale responsabilità. Siccome ciò è accertabile, esattamente come ha chiesto la senatrice Ronzulli, attraverso un meccanismo di visione delle immagini... (Brusio). Certo che non è una partita di calcio, ma non è neanche una partita di imbroglio. PRESIDENTE. Senatore La Russa, lei è un Vice Presidente, mi raccomando. LA RUSSA (FdI) . Se non mi interrompono, finisco. Signor Presidente, confermando quello che è già stato osservato, a nostro avviso vi è stata una indebita presenza nelle tribune di persone che non avevano diritto di votare. La preghiamo di accertare, anche ai fini disciplinari, questa nostra impressione. Signor Presidente, aggiungo una cosa così non dovrò chiedere di intervenire nuovamente. Dopo questa vicenda sono in attesa di capire se la mia palla di vetro scoppi o no, cioè se questo Governo avrà ancora il coraggio di porre la questione di fiducia dopo un voto truffaldino come questo. (Applausi). PRESIDENTE . Colleghi, ho ascoltato tutti. Siccome uno dei miei compiti è quello di garantire la buona amministrazione del Senato, e cioè un Senato che non deve avere ombre né sospetti, sospendo la seduta in vista della verifica della chiusura delle porte nelle tribune. (Applausi). (La seduta, sospesa alle ore 12,23, è ripresa alle ore 14,15) . La seduta è ripresa. I senatori Questori hanno acquisito e controllato i filmati ufficiali delle telecamere del Senato, nonché le testimonianze degli assistenti parlamentari. Hanno perciò verificato la corrispondenza tra la relazione fornita dagli Uffici di Questura e le immagini dagli stessi rilevate. Vado a leggere perciò - questo lo dico per chiarezza - la relazione relativa alla seduta in questione. "Nel corso della seduta dell'Assemblea del 18 giugno 2020, alle ore 12,15 circa, il Presidente ha dichiarato aperta la controprova, che era stata richiesta dopo una votazione per alzata di mano, e successivamente ha ordinato la chiusura delle porte. Gli assistenti parlamentari, nel momento in cui è stata ordinata la chiusura delle porte, hanno proceduto immediatamente alla chiusura delle porte stesse, non solo dell'Emiciclo, ma anche di tutte le tribune. Dopo di allora, in base alle testimonianze raccolte fra gli assistenti parlamentari, nessun senatore risulta entrato". (Brusio). Per cortesia, io ho sospeso la seduta proprio per svolgere una verifica; adesso chiederei un po' di silenzio. "Ha fatto ingresso in alcune tribune solamente personale dell'Amministrazione per consegnare i tablet necessari per la votazione ad alcuni senatori che ne erano privi. Peraltro, i senatori che ne erano privi ed erano già all'interno si erano accalcati nei pressi della porta chiusa per farseli consegnare e nel momento più concitato hanno lasciato vuoti alcuni posti nelle prime file delle tribune. Sempre dalle testimonianze raccolte fra gli assistenti parlamentari, risulta siano rimasti fuori dell'Aula e non abbiano potuto prendere parte alla votazione i seguenti senatori: al piano dell'Emiciclo Airola, Bernini, Botto, Casini, Ciampolillo, Evangelista, Ferrara, Gallone, Giammanco, Grasso, Licheri, Marcucci, Parrini, Quagliariello, Rizzotti, Romeo; al piano delle tribune di primo ordine Campagna e Drago; al piano delle tribune di secondo ordine Pittoni; alle tribune diplomatiche non risulta sia rimasto fuori nessuno. La senatrice Drago ha dichiarato di aver votato per errore con il tablet, pur essendo rimasta fuori dalla porta della tribuna". Pertanto il risultato è il seguente (tenendo conto del non voto della senatrice Drago): Senatori presenti 207 Senatori votanti 206 Maggioranza 104 Favorevoli 102 Contrari 104 Il Senato non approva. (v. Allegato B). Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 1845, di conversione del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 26, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati. È convocata la Conferenza dei Capigruppo per organizzare il relativo dibattito. Sospendo pertanto la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 14,20, è ripresa alle ore 15,03) . Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. Il senatore Ruotolo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01687 sui casi di delocalizzazione da parte di imprese beneficiarie di agevolazioni, per tre minuti. RUOTOLO (Misto) . Ministro Patuanelli, è stato lei - anzi, più correttamente, una sua dichiarazione - a suggerirmi questa interrogazione allorquando ha detto che non ci sono strumenti legislativi per opporci al «prendi i soldi e scappa». Il tema è quello delle delocalizzazioni delle multinazionali che usufruiscono di soldi pubblici e, poi, abbandonano o vogliono abbandonare - del tutto o in parte - il nostro Paese. Sono diversi i tavoli aperti sulle crisi industriali. Ce n'è uno, in particolare, che ha bisogno di risposte e che si riattivi al più presto. Da qui, signor Ministro, le chiedo di ricevere azienda e rappresentanze dei lavoratori della Whirlpool di Napoli. Lei conosce bene la situazione. Ormai è più di un anno che la multinazionale americana di elettrodomestici ha deciso la chiusura dell'impianto napoletano: 420 lavoratori più l'indotto. Perdere il lavoro è sempre drammatico, perderlo a Napoli - nel Mezzogiorno - lo è ancora di più. Mi fermo qui, dicendole anche che ho chiesto alle colleghe e ai colleghi degli altri Gruppi che sostengono la maggioranza di provare a scrivere insieme un disegno di legge al riguardo. Oggi vorrei capire da lei che risultati ci sono stati in conseguenza dell'approvazione della legge di stabilità 2014 che, con l'articolo 1, commi 60 e 61, dispone sulla decadenza dai benefici ricevuti per le imprese che delocalizzano la propria produzione. Tali disposizioni prevedono che le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di contributi pubblici in conto capitale, qualora entro tre anni dalla concessione degli stessi delocalizzino la propria produzione dal sito incentivato in un Paese non appartenente all'Unione europea, con conseguente riduzione del personale di almeno il 50 per cento, decadano dal beneficio stesso e abbiano l'obbligo di restituire i contributi in conto capitale ricevuti. Lei sa che la Whirlpool pensava di delocalizzare la produzione dello stabilimento napoletano in Turchia o in Polonia. In conclusione, signor Ministro, le chiedo quanti e quali provvedimenti di revoca di agevolazioni in conto capitale il Ministero dello sviluppo economico ha notificato, dal primo gennaio 2014 ad oggi, ai soggetti beneficiari ai sensi dell'articolo 1, commi 60 e 61 della legge n. 147 del 2013. PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, ringrazio gli onorevoli interroganti per aver voluto toccare un tema molto sensibile e importante per il nostro Paese qual è quello delle delocalizzazioni. Parto subito dalla risposta alla domanda e poi cercherò di argomentare alcuni concetti. La risposta è zero, ovviamente non per inerzia del Ministero dello sviluppo economico. Peraltro, a seguito dell'emanazione della norma cui si fa riferimento - l'articolo 1, commi 60 e 61 della legge 27 dicembre 2013 n. 147, la legge stabilità del 2014 - c'è stata ovviamente la direttiva del 25 novembre 2015 che ha determinato i criteri di attuazione di tale norma. Il motivo per cui non si riesce ad attuare, in realtà, un dispositivo sacrosanto come quello di recuperare i fondi eventualmente dati per le produzioni in Italia che vengono delocalizzate è che qualsiasi dispositivo normativo - e ben venga in questo senso un'iniziativa parlamentare che approfondisca questo tema - deve restare all'interno dei limiti posti dall'articolo 41 della Costituzione, che garantisce la libertà di impresa, e deve restare anche all'interno delle norme previste per il mercato unico europeo, quindi tali dispositivi devono riferirsi alle delocalizzazioni extra UE. Ovviamente, fissati alcuni paletti entro quali possiamo muoverci, come si muove il legislatore, così si muovono le imprese, andando a fare quelle opere di delocalizzazione reale e materiale che in realtà rispettano i paletti oltre i quali non si può più recuperare il beneficio erogato. Vengono spesso attesi i tre anni necessari, dopodiché si delocalizza. Il limite del 50 per cento si rispetta delocalizzando, in una produzione, anche solo un dipendente in meno rispetto al 50 per cento del totale e ovviamente non si rientra nella fattispecie. Tarando diversamente questi paletti si rischia o di invadere il campo dell'articolo 41 della Costituzione o, ovviamente, si danno altri strumenti che possono essere superati dalle multinazionali e dalle aziende in generale. A mio parere, però, bisogna anche tenere in considerazione il fatto che oggi abbiamo l'occasione di mettere in campo strumenti che più che andare a colpire chi ha delocalizzato, vadano a premiare chi riporta le attività produttive in Italia, con il cosiddetto back reshoring che sarà un elemento fondante del piano di rilancio del Governo. Dobbiamo individuare quali sono i dumping di diversa natura che portano le multinazionali a non produrre più nel nostro Paese ma altrove - penso a quello fiscale e a quello salariale - e quindi far sì, con un ragionamento che non può non essere europeo, di proteggere il nostro mercato rispetto agli altri mercati e alle competizioni sul mercato globale. Ritengo che l'occasione che abbiamo davanti sia irripetibile perché avremo risorse da mettere in campo per questi strumenti. Mi ha colpito molto un'intervista di Stiglitz di qualche settimana fa - penso di fine aprile - quando ha detto di non sprecare questa crisi. Anche questo è un argomento da approfondire per non sprecare questa crisi. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Ruotolo, per due minuti. RUOTOLO (Misto) . Signor Ministro, la ringrazio per l'onestà della risposta. Questo è un tema che portiamo avanti da troppo tempo. Mi rendo conto dei limiti e delle garanzie che ci offre la Costituzione per il diritto dell'impresa, ma dobbiamo pensare anche ai diritti dei lavoratori. Per questo serve un lavoro di squadra e per questo ho chiesto anche agli altri colleghi di lavorare. Certamente il tema è europeo perché è chiaro che se in Italia il salario costa 100 e a 30 chilometri dal confine costa 50, il discorso è relativo alla globalizzazione, quindi anche in sede Europea dobbiamo andare a lavorare per creare un'armonizzazione dei salari. Intanto, però, le dico da qui, Ministro, che c'è gente che ha fame. Riceva i lavoratori della Whirlpool di Napoli e dell'azienda. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Laniece ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01690 sul completamento dei lavori sulla strada statale del Gran San Bernardo, per tre minuti. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, l'ANAS, con disposizione del 10 giugno 2011, aveva approvato il progetto esecutivo dei lavori avente ad oggetto la strada statale 27 del Gran San Bernardo, lavori di sistemazione tra Etroubles e l'innesto dell'autostrada per il traforo del Gran San Bernardo, variante tra Etroubles e Saint Oyen. Si tratta, come noto, della strada statale di collegamento internazionale fra Italia e Svizzera. I lavori di completamento e di ultimazione di questo tratto e di questo lavoro e l'innesto autostradale nel traforo sono ancora fermi. Il 22 novembre 2018 avevo già sottoposto all'allora Ministro delle infrastrutture e dei trasporti un'interrogazione a risposta scritta, dalla quale purtroppo non erano emersi degli elementi di novità. Tali lavori dovevano concludersi nell'anno 2016, sia per quanto attiene le opere stradali che per quanto riguarda le opere di ripristino delle aree agricole occupate temporaneamente per lo stoccaggio del materiale. A causa delle note vicende relative alla ditta appaltatrice Lauro SpA, l'avanzamento dei lavori è fermo al dicembre 2015 con conseguente arresto del processo di smaltimento e riutilizzo dei materiali di risulta dello scavo. Nell'ottobre 2018 l'ingegner Luongo dell'ANAS, in sede di audizione nella III Commissione permanente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, aveva illustrato le tempistiche riferendo come il progetto sarebbe stato approvato e validato nella primavera del 2019 e che nel corso dell'estate dello stesso anno sarebbe stata espletata la fase di pubblicazione del nuovo appalto. Prendiamo atto del fatto che purtroppo le tempistiche relative alla progettazione dell'opera e la sua validazione non si concluderanno prima dell'anno 2023. Tale tempistica è più che doppia rispetto ai tempi che erano previsti. In tutto questo permane la condizione di pericolosità per quanto riguarda l'asse viario, permangono le problematiche legate al materiale ancora da smaltire, quindi danni di immagine all'ambiente, al settore agropastorale e paesaggistico. Voglio chiedere quindi al Ministro, proprio per scongiurare ulteriori rischi idrogeologici, di sapere se è a conoscenza dei fatti sopra esposti e, soprattutto, se non intenda intervenire direttamente per riuscire a concludere in modo anche urgente tra le parti una rapida ultimazione di questa variante. PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, onorevoli senatori, l'aggiornamento 2018-2019 del contratto di programma 2016-2020 tramite ANAS prevede 2,650 miliardi di euro di interventi di manutenzione di ponti e viadotti sulla rete viaria ANAS, nonché 641 milioni, più 440 già assegnati, per le manutenzioni straordinarie delle ex strade provinciali ad essa trasferite. Anche durante la fase di lockdown le attività di cantiere sono continuate e si sta rapidamente tornando in una situazione di normalità. In relazione agli appalti di lavori affidati da ANAS sono in corso le attività in 444 cantieri per il valore di un miliardo. In relazione agli appalti di lavori affidati dai provveditorati interregionali alle opere pubbliche sono in corso le attività in 336 cantieri, per un valore di 700 milioni. Infine, quanto ai lavori autostradali risultano aperti i cantieri per oltre l'80 per cento di quelli già appaltati. In merito all'ostruzione del torrente Artanavaz, la società ANAS fa presente che la stessa è stata eliminata sotto la supervisione della Regione Valle d'Aosta nell'autunno del 2019 e che ora non sussiste alcun pericolo. Per quanto concerne però i cumuli di smarino richiamati nel suo atto di sindacato, essi insistono su aree temporaneamente occupate e che verranno restituite in una nuova configurazione che è stata concordata con i proprietari delle aree e la Regione. Infine ANAS fa presente che, per quanto riguarda la progettazione esecutiva relativa al completamento della Statale 27 con l'innesto con l'autostrada per il traforo del Gran San Bernardo, è in corso di redazione il progetto esecutivo e si prevede di affidare l'appalto per l'esecuzione dei lavori entro la fine di quest'anno. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Laniece, per due minuti. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Ministro, la ringrazio per la sua risposta e per i dati puntuali che ci ha fornito. Prendo atto del suo impegno. Posso dire di essere estremamente insoddisfatto di come sono andate le cose in questi anni e della piega che sta prendendo questo progetto, che la comunità del vallone del Gran San Bernardo sta aspettando da anni. Quindi vigiliamo e vediamo come si evolveranno le cose. PRESIDENTE . Il senatore Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01696 sulla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, per tre minuti. FARAONE (IV-PSI) . Signor Ministro, oggi la interroghiamo rispetto alla richiesta di un eventuale intervento da parte del Governo sulla realizzazione di un'infrastruttura importantissima. Però, più che interrogarla sull'eventualità, noi vorremmo interrogarla sulla reale realizzazione e sui passi che il Governo intende mettere in campo per far sì che quest'opera infrastrutturale si realizzi e si realizzi celermente. Mi riferisco ai passi necessari per realizzare il "ponte del Mediterraneo"; io lo chiamerei così, più che ponte sullo Stretto, visto che è un'infrastruttura necessaria per collegare all'Europa i mercati dell'estremo Oriente, portando l'alta velocità fino a Palermo e ad Augusta, con il corridoio 1 che è chiamato proprio "Berlino". Ne beneficerebbe l'economia del Paese, perché diventeremmo centrali nel Mediterraneo; ne beneficerebbe anche l'ambiente, senza emissioni di CO 2 ed evitando i viaggi delle inquinanti navi portacontainer, oggi costrette ad attraversare il Mediterraneo e lo stretto di Gibilterra, dopo aver costeggiato Portogallo, Spagna, Francia e Belgio, fino a Rotterdam. Né ci convince, signor Ministro, la tesi per cui, se si realizza un'infrastruttura, c'è di fatto la certezza di ruberie e corruzione. Abbiamo dimostrato che in questo Paese è possibile intervenire, anche celermente (ponte di Genova, Expo), senza che vi sia alcuna corruzione e senza che vi sia infiltrazione mafiosa: impedire questo è competenza dello Stato. In più, signor Ministro, non è meno importante il quarto punto, cioè una necessaria perequazione infrastrutturale nel Paese, affinché, oltre al ponte, si possano realizzare l'alta velocità, gli interventi sulle ZES, l'autorità portuale e la banda larga, perché queste misure e questi interventi, tutti insieme, porterebbero a un rilancio del Mezzogiorno, oltre che dell'Italia. PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, l'emergenza sanitaria ha reso ancor più fondamentale il miglioramento dei collegamenti con e tra le Regioni del Mezzogiorno, che risulta strategico al fine di consentire, utilizzando sia le risorse già stanziate dal Governo che quelle rese disponibili dall'Europa, un effettivo ed agevole esercizio del diritto alla mobilità e della mobilità delle merci. Per questa ragione, nel piano «Italia veloce» le infrastrutture al Sud rappresentano il cuore del progetto dei prossimi anni per il Paese. In tale contesto si inserisce l'approfondimento relativo al ponte sullo Stretto di Messina, per la cui realizzazione era stata costituita una società pubblica attualmente in liquidazione. Detto approfondimento richiede un'attenta valutazione delle problematiche tecnico-costruttive e delle ricadute occupazionali, ambientali, trasportistiche e, più in generale, degli esiti di una puntuale analisi costi-benefici, così come prevista dall'articolo 23 del codice degli appalti. A questo seguirà una compiuta verifica e valutazione dell'opera da parte di tutte le forze politiche e dei territori interessati per la decisione finale. Sono convinta, infatti, che la realizzazione di opere utili, anche in tempi ragionevoli, non possa comunque prescindere da una relazione virtuosa tra l'infrastruttura e il territorio nel quale la medesima deve insistere, che si deve fondare su un ampio consenso intorno alle opzioni di sviluppo anche sociale e di vocazione economico-produttiva dei territori. Al termine di questa analisi, pertanto, che potrà durare qualche mese, potrà essere assunta la decisione relativa all'eventuale realizzazione dell'opera e ovviamente, conseguentemente, al finanziamento complessivo. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Faraone, per due minuti. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, mi dichiaro parzialmente soddisfatto della risposta perché credo che in questo Paese in tutti questi anni di analisi costi-benefici se ne siano fatte abbondantemente e che oggi siamo nelle condizioni di scegliere qualcosa e non di rinviare ulteriormente. Signor Ministro, il Governo, tra l'altro, agli Stati generali ha presentato alle forze sociali il piano in cui è prevista anche l'alta velocità per la Sicilia. A meno che non pensiamo che il treno debba volare, è previsto il ponte. Sono d'accordo sul fatto che dobbiamo ascoltare tutte le forze politiche, che si sono già abbondantemente dichiarate. Ho sentito il suo sottosegretario Cancelleri del MoVimento 5 Stelle dirsi a favore, tutte le forze di opposizione dirsi favorevoli, come il ministro Franceschini. Noi, come Italia Viva, lo siamo ugualmente. Credo che in questo Parlamento, se si votasse sul ponte, si registrerebbe la stragrande maggioranza dei consensi. Ci sono finalmente anche le risorse economiche e non ci sarà più questa opportunità di risorse economiche così grandi da parte dell'Europa perché sono una tantum . È possibile, quindi, finalmente concretizzare un intervento. Signor Ministro, c'è anche un progetto e ci sono i costi-benefici valutati dalle organizzazioni di categoria, compresa Confindustria, sui posti di lavoro che si creano e sulla ricchezza che si genera nel Paese. Credo che i tempi siano maturi affinché entro questa legislatura si proceda. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Calandrini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01692 sulla realizzazione di un'autostrada tra Roma e Latina e di una bretella tra Cisterna e Valmontone, per tre minuti. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, il territorio della provincia di Latina attende da oltre venti anni la realizzazione dell'autostrada Roma-Latina e della bretella Cisterna-Valmontone, opere strategiche che consentirebbero non solo di collegare la capitale al capoluogo pontino, ma anche di migliorare la rete esistente tra la città di Roma, la Regione Campania e l'autostrada del sole A1. Per l'esecuzione dell'opera, il CIPE con delibera del 2004 stanziò 468 milioni di euro. Nel 2008 per realizzare la stessa opera fu costituita una società per azioni chiamata Autostrade del Lazio, società mista tra la Regione e l'ANAS. L'opera ha un costo complessivo di 2,7 miliardi di euro e risulta evidente il ritardo ventennale per la sua esecuzione. Il ritardo condanna il territorio della provincia di Latina a un isolamento che penalizza l'economia locale, con numerose aziende che hanno deciso di delocalizzare per mancanza di collegamenti, oltre all'alta incidentalità che rende la Pontina una delle arterie più pericolose d'Italia. La realizzazione di questa infrastruttura, inoltre, avrebbe un impatto formidabile sul territorio della provincia di Latina, che, Ministro, le rammento avere il primo polo chimico-farmaceutico d'Italia, oltre a un aggancio fondamentale al corridoio europeo dell'autostrada A1. Voglio anche ricordare, inoltre, quanto accaduto il 24 aprile, poco meno di due mesi fa, quando, in un'audizione ufficiale della Commissione bilancio presso la regione Lazio, l'assessore ai lavori pubblici, che appartiene al suo stesso partito, signor Ministro, ha dichiarato, testualmente, che è intenzione del suo Ministero, in un decreto di prossima emanazione, individuare un Commissario straordinario per l'esecuzione dell'opera (io immagino alla stregua del Ponte Morandi di Genova). Tale nomina non è mai avvenuta. Quindi, Fratelli d'Italia, le chiede di sapere come il Governo intende procedere per realizzare la Roma-Latina e la Cisterna- Valmontone; come intende essere di supporto alla Regione è all'ANAS e con quali ulteriori risorse intende procedere alla costruzione di quest'opera, che è di vitale importanza per la provincia di Latina. PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, la realizzazione del corridoio del corridoio intermodale viario Roma-Latina, ivi compresa la bretella Cisterna-Valmontone, costituisce un'assoluta priorità per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, attesa la rilevanza economica e sociale, oltre che trasportistica dell'opera. Al fine di salvaguardare l'attività fino ad oggi espletata, nonché di accelerare i tempi di definizione di un complessissimo iter procedurale, e di supportare esattamente il processo decisionale, è stato istituito presso il MIT un tavolo di lavoro cui partecipano la regione Lazio, l'ANAS e la società "Autostrade del Lazio". Evidenzio che alla riunione del CIPE, calendarizzata per il 25 giugno, verrà trattato il tema del completamento del corridoio tirrenico meridionale A12-Appia e bretella autostradale Cisterna-Valmontone, tratto A12 Roma-Civitavecchia, Roma-Tor de' Cenci, proroga della dichiarazione di pubblica utilità, che è il primo atto che ci consente di procedere; e che è stato presentato un emendamento, in corso di discussione esattamente in queste ore, al disegno di legge di conversione del decreto rilancio alla Camera dei deputati, finalizzato ad agevolare la realizzazione dell'opera. Quanto all'utilizzo delle risorse pubbliche attualmente disponibili, rappresento che tutti i soggetti istituzionali stanno procedendo alla conclusione degli atti formali, che ci consentiranno di chiudere, non solo le questioni giuridiche che immagino il collega senatore conosca benissimo, ma soprattutto di utilizzare le risorse e presentare quanto prima il progetto. In merito alla questione del commissariamento, come sa, noi avevamo prodotto un elenco, all'interno del quale l'opera era presente, ma la decisione successiva di intervenire, peraltro a brevissimo, su tutta la questione riguardante la semplificazione delle procedure, ha fatto sì che noi ci mettessimo in una condizione, oltre che di discussione delle opere, anche di attesa, per arrivare, con le nuove norme e, quindi, con i nuovi poteri commissariali e con i nuovi elenchi, ad attuare le politiche che avevamo annunciato proprio su questa tratta. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Calandrini, per due minuti. CALANDRINI (FdI) . Signor Ministro, non mi ritengo assolutamente soddisfatto della risposta perché lei, in verità, non mi sta rispondendo. Auspicavo che lei venisse qui oggi, in quest'Aula, per annunciare l'avvio imminente dei lavori, considerando, come diceva lei poco fa, che ad ottobre di quest'anno scade il vincolo preordinato all'esproprio per poter occupare i terreni dove dovrà sorgere questa infrastruttura. Per cui, presumo che, se questo non accadrà, salterà completamente tutto. Mi ero illuso di un suo impegno nella nomina di un Commissario straordinario per poter accelerare l' iter di questa opera. Prendo atto che nel Governo prevalgono altre logiche, perché lei, signor Ministro, qui è chiamato a mettere una pezza. Non ci nascondiamo dietro ad un dito, perché sappiamo benissimo che i suoi compagni di viaggio, parte della sua maggioranza, cioè il MoVimento 5 Stelle, vedono la Roma-Latina come il fumo negli occhi. Sacrificate una infrastruttura importantissima per la provincia di Latina e per la regione Lazio, sull'altare di una tenuta della maggioranza, che fa acqua da tutte le parti ed è incollata alle proprie portone. Quindi, lei e il suo Governo avete sulla coscienza un tessuto imprenditoriale che sta morendo e che state rifiutando di salvare. (Applausi). PRESIDENTE . Il senatore Stefano ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01695 sulla piena operatività degli aeroporti, con particolare riguardo alla situazione del Salento, per tre minuti. STEFANO (PD) . Signor Presidente, signora Ministro, come è noto, per contenere e contrastare il diffondersi del Covid, nei mesi scorsi si è giustamente provveduto alla razionalizzazione del servizio del trasporto aereo, garantendo l'operatività solo di alcuni aeroporti e solo per alcune tratte. Da marzo ad oggi si sono succeduti diversi provvedimenti per regolare la materia, l'ultimo dei quali, il 14 giugno, ha previsto formalmente l'estensione della operatività dei servizi a più aeroporti, in considerazione delle numerose richieste dei gestori aeroportuali, della collocazione geografica degli aeroporti in grado di servire bacini di utenza in modo uniforme sul territorio e della loro capacità infrastrutturale, ma anche della necessità di garantire i collegamenti insulari fino al 14 luglio 2020, con la possibilità, da parte dell'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC), sulla base di ulteriori richieste ed esigenze di trasporto aereo, di modificare e integrare questo elenco. Su alcuni aeroporti, tuttavia, nonostante l'operatività figuri come garantita, di fatto non è stata ripristinata alcuna tratta. Questa situazione, in un Paese a forte vocazione turistica qual è l'Italia, che necessita di una ripartenza rapida e di ogni strumento e mezzo adatto a garantire e a sostenere la ripresa, la riduzione o peggio l'assenza totale di voli su alcuni scali determina conseguenze nefaste, con maggior riguardo per il Sud, per il quale la stagione turistica ormai in corso costituisce un'occasione importante di ripartenza. Porto come esempio l'aeroporto di Brindisi, che serve l'intera area del Salento, dove ad oggi sono zero le tratte aeree giornaliere. Questa situazione ictu oculi determina conseguenze rilevanti a catena sull'economia dell'intera area della Regione e sulla sua tenuta occupazionale, a partire anche da quella legata all'operatività dello stesso scalo. Le misure messe in campo dal Governo in questi mesi di emergenza riguardo al settore del turismo sono state numerosissime, ma se non vengono adeguatamente accompagnate dalla piena operatività delle infrastrutture di trasporto serventi il turismo in quelle aree del Paese a maggiore vocazione, rischiamo di non essere in grado di far riprendere a questo comparto la strada dello sviluppo. Ritengo pertanto che la riattivazione delle tratte aeree sia prioritaria. Posto tutto ciò a premessa, signora Ministro, le chiedo di sapere se intenda procedere affinché venga ripristinato il maggior numero di tratte operanti prima della frase di lockdown, con particolare attenzione e sensibilità nei confronti dei territori dell'Italia meridionale ed insulare, che servono bacini di utenza altrimenti totalmente sforniti, e se non ritenga anche necessario, in vista del nuovo piano industriale che interessa Alitalia, adoperarsi d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico affinché vengano previste e assicurate tratte aeree fuori dalle scelte di mercato, che siano in qualche modo insindacabili, perché va garantito l'effettivo diritto alla mobilità in tutte le aree del nostro Paese. PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, lo sforzo compiuto nel periodo del lockdown dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dagli operatori e dai lavoratori di tutto il settore per assicurare la mobilità delle persone e il trasferimento di tutte le merci è noto. In considerazione, peraltro, del ruolo strategico del comparto merci, trasporti e logistica, fin dall'inizio dell'emergenza Covid sono state adottate una serie di misure, d'intesa col Ministro della salute, per prevenire e contenere la diffusione del virus, pianificando e organizzando la mobilità per la sicurezza dell'utenza e garantendo la salubrità degli ambienti di lavoro e quindi la sicurezza per i lavoratori e le lavoratrici. Dal 3 giugno sono cessate le limitazioni della circolazione delle persone all'interno del territorio nazionale. Con decreto ministeriale del 14 giugno, sulla base delle richieste pervenute dai gestori aeroportuali, della collocazione geografica degli aeroporti in grado di servire bacini di utenza in modo uniforme sul territorio e della capacità infrastrutturale degli stessi, si è provveduto a ripristinare la piena operatività dei servizi in alcuni aeroporti, tra cui anche quello di Brindisi. In considerazione dell'allentamento delle misure sul territorio nazionale e delle nuove linee guida sul trasporto aereo che consentono un maggiore riempimento dei velivoli, una volta che verrà assicurata la libera circolazione a livello internazionale ci attendiamo una vera ripresa della domanda di trasporto con conseguente incremento dell'offerta, fino a raggiungere i livelli prepandemia. Quanto alle iniziative governative per favorire tale ripresa e alle misure già conosciute e contenute nel decreto-legge rilancio, che è in fase di conversione alla Camera, si aggiungeranno le iniziative necessarie per procedere ad un rapido aggiornamento del vigente Piano nazionale aeroporti e nel prevedere un rafforzamento delle strutture aeroportuali, rendendo così più agevoli ed attrattivi i collegamenti tra le diverse parti del Paese, anche quelle attualmente meno servite, senza necessità in molti casi di dover ricorrere all'imposizione di oneri di servizio pubblico, che, come sa, onorevole senatore, soggiacciono a regole europee. Quanto ad Alitalia, la newco si doterà di un piano industriale che, in assoluta discontinuità con i precedenti modelli, consentirà all'Italia, nel rispetto dei principi di concorrenzialità e di libera iniziativa economica, di disporre di una compagnia aerea in grado di contribuire alla ripresa economica del Paese e di competere sul mercato internazionale. Ad ogni modo, evidenzio che ho incontrato l'amministratore straordinario di Alitalia, che mi ha rappresentato la disponibilità a negoziare con le società aeroportuali nuove tratte nazionali, fatte le dovute verifiche sulla domanda, la quale, come dicevo prima, è già in crescita. Rimane ovvio che Alitalia non è e non sarà l'unico operatore nazionale che potrà rispondere alla domanda sulle tratte di cui abbiamo parlato. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Stefano, per due minuti. STEFANO (PD) . Signor Ministro, la ringrazio e sono certo, conoscendo il suo impegno e la sua determinazione, che raccoglierà questo mio invito. Certamente, da quello che lei ci riferisce in Aula, mi ritengo parzialmente soddisfatto. Io ritengo che i vettori Alitalia debbano servire il territorio nazionale, visto lo sforzo che noi, come Governo, facciamo per sostenere tale compagnia; e non mi risulta che ci sia mai stato un problema di domanda nel Salento per collegamenti con Roma e con Brindisi. Credo che ci siano delle tratte insindacabili, perché noi abbiamo il dovere di collegare la Puglia, come la Sardegna e la Sicilia, perché è un fatto di civiltà, tanto più in quei territori in cui non è possibile arrivare con treni ad alta velocità. Da questo punto di vista, le chiedo un impegno ancora maggiore, perché abbiamo bisogno di dare una possibilità di mobilità a quei territori, ma anche un'opportunità agli operatori economici. Non saprei come venire, altrimenti, da Lecce a Milano o da Lecce a Roma, se non sobbarcandomi dieci ore di viaggio in macchina, e un operatore economico questo non se lo può permettere. PRESIDENTE . Il senatore De Poli ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01694 sui diversi interventi necessari alla viabilità della provincia di Padova, per tre minuti. DE POLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, una società come quella attuale, che non è più una società 4.0 - lo vediamo in questi giorni -, ma diventa 5.0, dove i servizi devono andare verso le persone e non viceversa, si rivolge a tutti gli ambiti della nostra vita. I fattori di innovazione delle società cosiddette 5.0 possono dare spunti molto interessanti per contribuire al miglioramento della logistica, del trasporto pubblico e privato e delle infrastrutture. Purtroppo, il patrimonio infrastrutturale italiano negli ultimi anni ha subito un costante degrado. Tutto ciò mette in gioco la sicurezza dei nostri cittadini e senza dubbio peggiora la qualità di vita delle persone. Secondo un dossier pubblicato dalla Commissione europea, gli italiani restano in coda trentotto ore all'anno rispetto alla Germania o ad altri Stati europei. L'Italia purtroppo su questo aspetto sconta un gap del 24 per cento per conto della qualità delle strade. L'Unione delle Province italiane ha fatto una verifica: quasi 6.000 viadotti, ponti e gallerie hanno bisogno di interventi urgenti e altre 14.000 opere necessitano di indagini per scongiurare il rischio crollo. Caro Ministro, l'Italia ha bisogno non solo di grandi opere, che sono comunque necessarie, ma anche e soprattutto di piccole opere nei territori, per garantire la sicurezza nelle strade e, in parallelo, soprattutto nel contesto dell'emergenza Covid, per far ripartire le aziende e il tessuto socio-economico e produttivo della nostra Italia. Mi riferisco - ad esempio - al completamento per soli 7 chilometri della strada statale 10, ex strada regionale 10, di cui da trent'anni si sta parlando: mancano 7 chilometri di collegamento per tutta la bassa padovana tra Carceri e l'innesto della A31 e 10 chilometri per arrivare fino a Montagnana. Si tratterebbe, quindi, di un piccolo intervento, di un piccolo contributo, di un piccolo finanziamento dello Stato. Allo stesso modo, caro Ministro, voglio porre oggi alla sua attenzione la vicenda del ponte di Curtarolo sul Brenta, nell'alta padovana, lungo la strada provinciale 47 della Valsugana: un progetto che la provincia di Padova ha appena realizzato, che ha un costo di 4 milioni di euro. Si tratta anche in questo caso di un piccolo progetto, ma purtroppo il ponte, soggetto a limitazione del traffico pesante a causa del deterioramento delle strutture portanti e dei notevoli problemi di staticità, necessita con urgenza di opere di manutenzione e di consolidamento e credo che questo sia uno degli altri temi. La strada provinciale in questione collega con la Valsugana, fino a Trento, e serve poi una bretella di collegamento per la superstrada Pedemontana. Ritengo che questi siano aspetti fondamentali e importanti per il territorio padovano e veneto. Servono dei finanziamenti veramente molto piccoli - non parliamo di grandi opere - ma fondamentali per poter dare una risposta concreta ai bisogni di tutto questo territorio. PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, rispetto alla richiesta di finanziamento statale nei confronti delle strade provinciali, rappresento al senatore interrogante che, in data 19 marzo, ho firmato - e successivamente è stato validato dalla Conferenza Stato-Regioni - un decreto con l'assegnazione dei primi 995 milioni di risorse per le strade provinciali. In data 29 maggio ho firmato un secondo decreto per l'importo di 459 milioni per le strade provinciali, ovviamente suddiviso per ogni Provincia. Com'è noto, peraltro, la strada statale 47 - passo quindi a una delle richieste del senatore De Poli - è stata declassata a strada provinciale, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 febbraio 2000, nel solo tratto di circa 30 chilometri che insiste proprio nella provincia di Padova. Nei restanti tratti la strada è rimasta di competenza statale dell'ANAS. Nel mese di gennaio 2017 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha proposto la riclassificazione come strada statale anche del tratto ricadente nel territorio padovano. Detta proposta non è stata condivisa dalla Regione Veneto e, pertanto, il tratto di strada in questione nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 novembre 2019, recante la revisione della rete stradale di interesse nazionale, non è stato inserito. Nel mese di febbraio 2020, durante un incontro del tavolo tecnico istituito per esaminare le proposte di ulteriori modifiche alla rete stradale di interesse nazionale, il rappresentante della Regione Veneto ha formalizzato la richiesta di riclassificazione come statale di questo tratto di 30 chilometri della strada provinciale in questione. Quindi, nel prossimo provvedimento di revisione della rete stradale di interesse nazionale, ovviamente ci faremo carico e terremo conto della richiesta della Regione Veneto. In merito invece al completamento della strada statale 10, insistente nell'area della bassa padovana, sono in corso le valutazioni del fabbisogno di risorse. Ci sarà successivamente un confronto con la Provincia per valutare anche l'impatto rispetto alle risorse che abbiamo già stanziato e di cui ho citato le cifre all'inizio del mio intervento, per valutare eventualmente se inserire il finanziamento, in tutto o in parte, nel fondo investimenti 2020, che sarà a breve ripartito dalla Presidenza del Consiglio. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Poli, per due minuti. DE POLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro, anche se non mi ritengo soddisfatto. In modo particolare, sulle risorse - sia i 995 milioni di euro del suo primo decreto, sia i 459 milioni del secondo decreto per le strade provinciali che ha citato il Ministro - chiedo che ci sia un formale impegno del Ministero per finanziare l'opera del ponte di Curtarolo. Analogo discorso vale per la strada regionale 10: sono trent'anni che i cittadini aspettano l'ultima parte del collegamento per la bassa padovana. Quindi, più che valutare l'opportunità di inserire questo tratto nel fondo di investimento del 2020, direi che bisogna inserirlo, proprio per dare quella risposta che ormai da più di trent'anni stanno aspettando tutti i cittadini. (Applausi). PRESIDENTE . La senatrice Faggi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01697 sulla semplificazione della normativa in materia di appalti pubblici, per tre minuti. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, le risparmio di ripetere le premesse fatte dai miei colleghi, perché sono quasi tutte uguali, come è uguale la mia. La questione del Covid-19 ci ha portato a una situazione ancora più evidente sotto il profilo delle infrastrutture. Mi richiamo comunque alle interrogazioni dei miei colleghi, che fanno tutte riferimento a grandi ritardi. Ad esempio, il collega Laniece ha evidenziato il tema di lavori che dovevano concludersi nel 2016 e che forse vedranno la fine del 2023; il collega Faraone ha parlato di un progetto prioritario, definito dalla Comunità europea nel 2004 - l'espressione ufficiale è stata più di quindici anni fa - che è fermo; il collega Calandrini ha ricordato una delibera del CIPE del 2004 che ha stanziato risorse per un'opera del costo di 2,7 miliardi di euro, che è ferma; il collega Stefano giustamente rileva che impiega dieci ore per venire in Senato e forse sarebbe giusto pensare anche a un collegamento aereo con Lecce, che condivido pienamente; il collega De Poli ha affrontato la parte della sicurezza su alcune altre strade importanti, che sono ancora ferme. Allo stato attuale, gli interventi infrastrutturali programmati ammontano a quasi 200 miliardi di euro. Il caso - ad esempio - delle autostrade è emblematico: gli aggiornamenti dei piani economico-finanziari di molte società concessionarie attendono di essere approvati, in alcuni casi, dal 2018 dal Ministero delle infrastrutture. Porto anche un mio esempio: la mancata approvazione dei nuovi piani è motivo di blocco di investimenti per quasi 20 miliardi di euro, compresi circa 7 miliardi di interventi già cantierabili e 4 miliardi previsti per la Gronda di Genova, che è una realizzazione prioritaria, rispetto alla quale sono attestati gravissimi disagi, che storicamente sconta la viabilità di tutto il Nord-Ovest. È già stato fatto un intervento di semplificazione, cui mi riallaccio. Tutti hanno denunciato giustamente in questa sede i ritardi e hanno citato opere avviate da anni nei loro specifici territori, che sono ferme. Ma, se non mettiamo mano alla parte più importante, ossia alla norma che disciplina la possibilità della realizzazione di queste infrastrutture, saremo qui tra sei mesi a parlare ancora di ulteriori ritardi, che si aggiungeranno a quelli che già ci sono stati. Lo sblocca cantieri ha praticamente disposto una sospensione fino al 31 dicembre 2020 e ha avuto, a livello statistico, un importante effetto positivo: il 16 per cento in più di spesa in investimenti nei Comuni, il 40 per cento in più di valore delle gare d'appalto. C'è stata quindi un'evidente e significativa presa di posizione su questa piccola parte di codice - lei lo conoscerà meglio di me, Ministro - che riguarda le opere fino a 1 milione di euro. Per le grandi opere però, quelle del valore al di sopra dei 10 milioni, appare assolutamente imprescindibile mettere in atto un sistema modello Genova, cioè il regime speciale che ha voluto la Lega per la ricostruzione del ponte Morandi e ha consentito l'avvio dei lavori a soli tre mesi dal crollo e il loro completamento in soli quattordici mesi. Questo non è un modello Lega, ma si esprime attraverso una fonte del diritto ben precisa: mi riferisco alla direttiva 2014/24/UE che aveva già chiesto la nomina di un commissario. Successivamente c'è stata un'altra direttiva, quella del 2020 che è appena uscita, che dà degli orientamenti sull'utilizzo del quadro in materia di codice degli appalti pubblici, soprattutto in una situazione emergenziale come quella connessa alla crisi del Covid-19. Le chiedo, signor Ministro, come intenda attivarsi per la semplificazione complessiva delle procedure previste dalla normativa vigente per gli appalti pubblici al fine di consentire la realizzazione dei tanti investimenti infrastrutturali inspiegabilmente bloccati (non tanto inspiegabilmente). La normativa è talmente complessa che alla fine si va a finire in ricorsi contro ricorsi e abbiamo visto come tutti i colleghi, sia di maggioranza che di minoranza, le hanno denunciato una situazione veramente difficile. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, dal primo giorno del nostro insediamento ho espressamente dato mandato agli uffici di procedere alla ricognizione puntuale di tutte le opere pubbliche programmate e bloccate, che dipendessero ovviamente dal Ministero o dalle grandi stazioni appaltanti nazionali, individuando tutte le iniziative necessarie per il superamento delle problematiche che ne avevano impedito l'avvio o per caso - mai per caso - ne ostacolavano la realizzazione. Sul sito del Ministero quotidianamente viene pubblicato l'aggiornamento del valore complessivo delle opere che abbiamo sbloccato e dei finanziamenti erogati, senza che siano da allora ad oggi avvenuti interventi normativi, ma esclusivamente grazie ad una più efficace e incisiva azione amministrativa. Alla data del 17 giugno 2020, l'ammontare complessivo è di circa 12 miliardi di euro in meno di nove mesi. Quanto alla semplificazione normativa in materia di appalti pubblici, il Governo sta predisponendo alcune misure per un prossimo decreto, che in primo luogo, intervengono a regime sulle previsioni del codice dei contratti allo scopo di ridurre alcuni fattori di rallentamento delle procedure di affidamento e della successiva fase di esecuzione, anche mediante la riduzione degli oneri amministrativi; in secondo luogo, reca una disciplina temporanea finalizzata a favorire la ripresa dei vari settori produttivi duramente colpiti dal Covid, mediante previsioni che, nel rispetto dei principi di legalità, imparzialità, trasparenza, nonché massima responsabilizzazione delle stazioni appaltanti, che saranno il cuore di questo provvedimento, consentano una celere individuazione dei contraenti e la risoluzione degli eventuali contenziosi. In questo contesto prevedremo anche la possibilità di ricorrere alla nomina dei commissari straordinari, ma non già come una modalità ordinaria di realizzazione degli interventi, bensì come una misura per accelerare gli interventi caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva, oppure da una complessità delle procedure tecnico-amministrative che determinano un rilevante impatto sull'opera. Gentile senatrice, le sottopongo la seguente riflessione conclusiva: nessuna delle opere delle quali abbiamo parlato oggi in questa autorevolissima Aula è bloccata per ragioni riconducibili alle regole, al codice degli appalti. Le opere di cui abbiamo parlato oggi sono bloccate o per ragioni legate alla progettazione o per motivi determinatisi da scelte politiche - nazionali e locali - che hanno impedito la realizzazione del processo regolamentato dal codice degli appalti. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Faggi, per due minuti. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, anzitutto la ringrazio per la gentilissima risposta, che, purtroppo, però - devo dire - non mi soddisfa. Ho richiamato le questioni poste dai colleghi perché si tratta di ritardi che - lei mi ha fatto presente - riguardano la progettazione. Mi occupo di appalti da venticinque anni, ragion per cui è una materia che conosco molto bene, come conosco tutta l'evoluzione del codice dei contratti, a partire dal decreto legislativo n. 163 del 2006 ai decreti legislativi che sono susseguiti, dal decreto legislativo n. 50 del 2016 fino a quello odierno. Quella di oggi è una normativa che si incastra poco con la situazione attuale; una normativa che probabilmente viene manutenuta estremamente complicata e burocratica, che poi si riverbera in tante difficoltà - lei stessa lo ha riconosciuto - in riferimento - ad esempio - alla progettazione, per cui bisogna alleggerirla. Quello di Genova non è un modello di commissariamento a cui la Lega si ispira perché va bene il commissario. Alla Lega non interessa commissariare tutti: alla Lega interessa il risultato. E il risultato del modello Genova ha visto un ponte improvvisamente caduto su se stesso e tra la sua progettazione e la sua realizzazione trascorrere dodici mesi. Quindi, rispetto a quanto hanno detto i colleghi, questo è l'evidente e significativo esempio di come una normativa semplice possa essere utile. (Applausi) . Ministro, forse non le interessa quello che dico. Ci mancherebbe altro. Sono un semplice senatore, anche di campagna, per cui non c'è alcun problema, e sono contenta così come sono. Ma sa cosa faccio? Tolgo il disturbo, le do il disegno di legge con le opere così lei, quando ha un attimo di tempo, magari lo legge. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Lupo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01689 sulla riapertura degli aeroporti e sul riordino del settore del trasporto aereo, per tre minuti. LUPO (M5S) . Gentile Ministro, il settore del trasporto aereo risulta uno dei più colpiti dalla crisi generata dal Covid: la International air transport association (IATA) ha stimato perdite per il 2020 pari a circa 74,5 miliardi di euro e un crollo, ovviamente, dei profitti. Anche in Italia, con l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, dal 15 giugno è stato eliminato l'obbligo di distanziamento sociale a bordo dei velivoli; è previsto l'obbligo di mascherina e il divieto di imbarco con una temperatura di 37,5 gradi; si parla anche di divieto di portare a bordo bagagli di grandi dimensioni, molto difficile da comprendere. Questo tema, se non ben gestito, fin dagli accessi all'area aeroportuale, con l'aiuto di gestori aeroportuali e handling , potrebbe effettivamente rischiare di causare qualche problema nella fase finale dell'imbarco vero e proprio, provocando eventuali assembramenti. Da più parti arrivano sollecitazioni - talvolta direi pressioni - sul vettore nazionale affinché operi alcune tratte in specifici aeroporti, che però non risultano avere grandi richieste sulla base degli indici di prenotazione del vettore stesso. In questo caso mi chiedo, siccome ci sono aeroporti effettivamente in un certo senso più sensibili ai distanziamenti da porre in essere, magari le Regioni potrebbero sollecitare e adoperarsi per la continuità territoriale. Per quanto riguarda, invece, l'aeroporto di Milano Linate, comprendo la difficoltà dei gestori e quella economica, ma rimane un aeroporto molto importante per il business. Pertanto, mi chiedo se ci sia modo di trovare una soluzione per la sua riapertura e operatività, anche valutando fasce orarie particolari. Il trasporto aereo rappresenta un fattore imprescindibile di crescita del PIL del nostro turismo. Le previsioni stimano una ripresa del mercato pari, rispetto al pre-Covid, al 40 per cento nel 2021 e addirittura al 30 per cento nel 2022. La crisi può rappresentare effettivamente una grande occasione per rimettere a posto determinate strutture del passato, con una visione sistemica. È molto apprezzata la norma contenuta nell'articolo 203 del cosiddetto decreto rilancio, perché ci fa sperare che ci sia un'attenzione su alcune figure professionali spesso considerate quasi invisibili. Si chiede al Governo quali sono le iniziative per garantire la massima sicurezza dei passeggeri e degli operatori, vigilando sulle responsabilità di ciascun attore relativamente al rispetto delle regole. Si chiede un intervento per capire come far riaprire l'aeroporto di Milano Linate, tenendo conto delle criticità e difficoltà economiche, di cui non dubitiamo, del gestore e quale posizione il Governo ha in merito al progetto di riordino del settore del trasporto aereo. Tra l'altro, ricordo che qui in Senato, in Commissione lavori pubblici, comunicazioni, è in esame il disegno di legge Atto Senato 727, che è pronto per essere di supporto totale al Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, onorevoli senatori, il settore del trasporto aereo è al centro dell'attività quotidiana del Ministero ed è uno dei pilastri del piano Italia Veloce; rappresenta, quindi, certamente il fattore di crescita del PIL del Paese a forte vocazione turistica Quanto alle misure per garantire la sicurezza dei passeggeri e degli operatori, ricordo che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 giugno 2020 contiene delle condizioni, che abbiamo valutato insieme alle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico, oltre alle indicazioni organizzative, e specifiche previsioni per tutti i vettori operanti in Italia. In particolar modo, cito i percorsi a senso unico all'interno dell'aeroporto e nei percorsi fino ai gate in modo da mantenere separati flussi di utenti in entrata e in uscita; l'obbligo di distanziamento interpersonale di un metro a bordo degli aeromobili e all'interno dei terminal e di tutte le altre facilities aeroportuali. Inoltre, è consentito derogare al distanziamento interpersonale di un metro a bordo degli aeromobili nel caso in cui l'aria a bordo sia rinnovata ogni tre minuti, i flussi siano verticali e l'aeromobile sia dotato di filtri EPE. Sono inoltre previste l'acquisizione, prima dell'imbarco, di una specifica autocertificazione attestante l'inesistenza di contatti stretti con persone affette da Covid negli ultimi due giorni, prima dell'insorgenza dei sintomi e fino a quattordici giorni dopo l'insorgenza dei sintomi; la misurazione della temperatura prima dell'accesso all'aeromobile; il divieto di salita a bordo nel caso tale temperatura superi i 37,5 gradi; l'obbligo di utilizzo delle mascherine chirurgiche e loro sostituzione ogni quattro ore; il divieto assoluto di occupazione di posti diversi da quelli assegnati in fase di check-in e divieto di portare il bagaglio a mano sull'aeromobile per evitare continui o eventuali spostamenti delle persone che avvicino la distanza; l'obbligo di comunicare al vettore e all'USL territorialmente competente l'insorgenza di sintomi Covid entro otto giorni dallo sbarco al fine di garantire la più ampia tracciabilità; l'obbligo di igienizzazione e sanificazione di terminal e aeromobili, anche più volte al giorno in base al traffico dell'aerostazione e degli aeromobili, con specifica attenzione a tutte le superfici toccate dai passeggeri. Quanto alla mancata riapertura dell'aeroporto di Milano Linate, il decreto ministeriale del 14 giugno scorso è stato adottato sulla base delle richieste pervenute dai gestori aeroportuali, della collocazione geografica degli aeroporti in grado di servire bacini di utenza uniformi e della capacità infrastrutturale degli stessi aeroporti. Nel caso specifico, in considerazione degli attuali livelli di domanda, il gestore aeroportuale ha ritenuto di concentrare tutta l'operatività dei voli sull'aeroporto di Milano Malpensa. Sulla base di ulteriori esigenze di trasporto aereo potrà comunque essere disposta in ogni momento, secondo le modalità indicate nel decreto ministeriale, anche la riapertura di Linate. A breve, comunque, ci sarà un incontro con la SEA per aggiornamenti rispetto ai tempi di riapertura. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Lupo, per due minuti. LUPO (M5S) . Signor Ministro, la ringrazio per la risposta della quale mi ritengo soddisfatta. Mi preme comunque ricordare che il decreto del Presidente del Consiglio è sicuramente molto attento alla sicurezza dei passeggeri quanto degli operatori. Si potrebbe però valutare il ripristino della misurazione della temperatura all'ingresso dell'aeroporto, non lasciando la responsabilità ai vettori, perché potrebbe effettivamente generare un collo di bottiglia. Penso che il passeggero, quando arriva a bordo, dovrebbe essere già pronto per essere imbarcato e non dovrebbe dover essere sottoposto a procedure che possono essere espletate anche prima. Per quanto riguarda le pressioni su alcuni aeroporti sensibili o comunque in un certo senso più bisognosi, perché purtroppo negli anni precedenti anni non si è provveduto a realizzare infrastrutture alternative quali le ferrovie, inviterei le Regioni a valutare la continuità territoriale o altre forme di servizio pubblico utili alla mobilità dei passeggeri che immagino sia fondamentale. Per quanto concerne, invece, le regole e il riordino del settore del trasporto aereo, auspico che vi sia una volontà ferrea. Lo abbiamo visto, e lo apprezzo, con l'articolo 203 prima citato, che è solo un inizio, ma effettivamente dimostra un'attenzione apprezzabile da parte del Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 16,09, è ripresa alle ore 16,24) . La seduta è ripresa. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori in merito a quanto accaduto questa mattina. Indubbiamente come Gruppo Lega-Salvini Premier rispettiamo il risultato dell'approfondimento fatto anche dai senatori Questori e quindi il risultato dato con riferimento alla controprova; sappiamo che sono state visionate le immagini ed è stato fatto tutto ciò che bisognava fare e quanto avevamo chiesto. Quindi, pur avendo manifestato diverse perplessità, se è stata fatta questa verifica e così è stato deciso - con la senatrice Drago che ha manifestato il fatto di aver votato per errore - non abbiamo motivi per dubitare che il risultato proclamato sia quello. Presidente, ci consenta però di essere un po' preoccupati e anche un po' amareggiati perché è abbastanza evidente che - i miei colleghi del Gruppo l'hanno manifestato e chi era presente in Aula ha verificato in quel momento quanto successo - non ci sia stata la corrispondenza tra i senatori che hanno votato per alzata di mano e i senatori che hanno invece votato durante la controprova. Presidente, ciò è avvenuto per una ragione semplice: dal momento in cui c'è stata la votazione per alzata di mano al momento in cui è stata chiesta la controprova e si è votato per la controprova è passato un lasso di tempo che indubbiamente ha consentito a molti esponenti della maggioranza di poter raggiungere le proprie postazioni. (Applausi) . È inutile che facciamo finta di niente. Ripeto, rispettiamo il voto della controprova, però penso che questo sia abbastanza palese e che tutti l'abbiano notato. Il nostro Regolamento prevede - e quando capita lo vediamo anche su diverse votazioni del calendario quando noi stessi chiediamo la controprova - che tra il voto per alzata di mano e la controprova con voto immediato passi pochissimo tempo. Chiaramente, il Regolamento prevede questo proprio per consentire che non possano arrivare altri senatori per poter raggiungere, magari, il numero desiderato. Noi questo lo mettiamo in evidenza perché comprendiamo e sappiamo che, non solo in una parte ma in buona parte dell'emiciclo, quando c'è una votazione dove la maggioranza dovesse andare sotto con i numeri, cominciano alcuni attacchi di panico e alcuni stati di agitazione che probabilmente neanche le scorte di ansiolitici che conserva il dottor Marini potrebbero bastare a placare. (Applausi). Lo comprendiamo e comprendiamo anche l'isteria collettiva che si genera in questa situazione. Però, signor Presidente, in quest'Aula abbiamo di solito votazioni su questioni di fiducia poste sui decreti-legge: siamo arrivati alla ventunesima o ventiduesima votazione sulla fiducia (adesso non ricordo). Nelle Commissioni ci occupiamo solo di incardinamenti di leggi delega o di tentativi di incardinare leggi delega. Quindi, ormai, provvedimenti che arrivano direttamente dal Parlamento non ce ne sono più e raramente ci capita di votare qualche emendamento. Quando poi c'è un Consiglio europeo, e anzi ce ne sono stati diversi dall'inizio della pandemia, non c'è mai stata data la possibilità di dare un mandato al Governo e al Presidente del Consiglio. Manca solo che certifichiamo in quest'Aula che la maggioranza non possa mai andare sotto e alla fine cosa resta all'opposizione? (Applausi). Facciamo prima a dichiarare che siamo passati ad uno Stato di democrazia autoritaria, per cui le scelte sono queste, non si può dire nulla, veniamo qui giusto a fare qualche intervento in Aula e la cosa finisce lì. Questo non è assolutamente corretto ed è poco rispettoso, lo ripeto, delle prerogative del Parlamento. Poi, però, quando ci viene detto che l'opposizione, in modo responsabile, anzi, in modo costruttivo (perché adesso non si usa più la parola «responsabile» ma si è «costruttivi»), dovrebbe intervenire e tentare con vari interventi piuttosto che lamentarsi e dare sempre addosso al Governo, ecco, per smontare questa narrazione, di cui ho parlato anche in altre circostanze, io ricordo che se non fosse stato per l'opposizione non sarebbe passato lo scostamento dei 55 miliardi di euro che ha consentito al Governo di erogare i bonus e gli aiuti previsti nel decreto rilancio! (Applausi). Questo pone fine a questa farsa, che si continua a portare avanti. Se non fossimo stati presenti noi, infatti, i 161 voti in quell'occasione non li avreste assolutamente raggiunti. Quindi, la responsabilità e l'essere costruttivi da questa parte ci sono. Visto però che non è la prima volta che quando c'è qualche votazione che crea un po' di stati di panico poi, non si sa per quale ragione, il voto venga ripetuto, cambi e ne venga modificato l'esito, sinceramente, poiché c'è un Regolamento e c'è una Carta costituzionale, rispettiamo le regole. Poi, se il Governo non ha i numeri e la maggioranza non c'è, andrà sotto e forse milioni di italiani a casa magari cominceranno a tirare un sospiro di sollievo. (Applausi). PRESIDENTE . Senatore Romeo, lei ha fatto alcune considerazioni che io condivido totalmente, laddove ella ha lamentato un'attività da parte del Senato che è ridotta, tra decreti-legge e voti di fiducia. Io l'ho detto e lo dico ad ogni Conferenza dei Capigruppo. L'ho detto pubblicamente, l'ho scritto sui giornali nelle interviste. Quindi, oggi io non dico una novità. Però lei era uno di quelli che non erano presenti in Aula perché non ha votato, quindi non conosce esattamente i tempi. Lei infatti ha fatto una valutazione sui tempi intercorsi successivamente alla votazione per alzata di mano, a seguito della quale avevo dichiarato che mi pareva ci fosse la maggioranza dell'opposizione; dopodiché, siccome io rispetto il Regolamento, forse saranno passati cinque minuti per una richiesta di verifica che da Regolamento io ho concesso. Pertanto questa censura sui tempi non la accetto. Lo dico con grande chiarezza, perché ho fatto esattamente quello che prescrive il Regolamento e non mi piace essere tirata da tutte le parti. Sono invece d'accordo con le sue considerazioni circa l'andamento di questa Assemblea, che è diventata invisibile, come dico continuamente, perché non mi sembra dignitoso per il Senato che andiamo avanti a forza di decreti-legge e non voti , perché questo è il luogo delle votazioni. (Applausi) . Non posso però transigere che uno possa dire che io ho perso del tempo per far sì che arrivasse parte delle persone che non erano in Aula. Questo lo trovo inaccettabile. CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, ho ascoltato le sue parole e, devo dire la verità, noi del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia abbiamo sempre cercato di rispettare le istituzioni (a partire da quella che lei rappresenta), il lavoro dei colleghi Questori e quello degli Uffici, quindi non siamo qui a gettare la croce addosso a nessuno. Tuttavia ci sia consentito, signor Presidente, di coltivare il dubbio (il dubbio è legittimo) che su quel voto richiesto dal collega Calderoli ci sia un'ombra. E quell'ombra rimane per un fatto che nessuno può controvertere e cioè che è la prima volta - che io sappia - che c'è una differenza tra il voto per alzata di mano e la controprova con sistema elettronico. (Applausi). Evidentemente in una delle due occasioni qualcosa non ha funzionato. Non so in quale delle due, signor Presidente, lo lascio decidere a lei, però qualcosa non ha funzionato se alla prima richiesta di votazione lei ha certificato il fatto che l'Assemblea si era espressa in un modo e nella successiva, per soli due voti, il risultato è stato rovesciato. Credo quindi che sia buon senso, non da parte sua o nostra ma del Governo, rispetto a un voto che definirei in maniera eufemistica controverso, prendere atto che forse ogni tanto un po' di buon senso e di umiltà non fa male. Pertanto, l'invito che a nome del Gruppo Fratelli d'Italia rivolgo al Governo è di ritirare il decreto-legge in esame, perché se non fosse per un voto controverso, esso sarebbe su un binario morto e sono soltanto circostanze un po' controverse che vi hanno consentito di sopravvivere. Noi vi proponiamo di riscrivere un decreto-legge che riguarda le regole del gioco insieme alle opposizioni; scegliete voi dove, quando e i tempi; noi siamo disponibili a venire anche domani e ad approvarlo domani sera. Questa è l'offerta che facciamo noi, ma se voi pensate ancora una volta, nonostante tutto quello che successo anche oggi in quest'Aula e dopo tutto quello che è successo la settimana scorsa sempre in quest'Aula sul decreto-legge sulla scuola, di continuare con questo andazzo, noi non saremo più spettatori di queste forzature e di queste dimostrazioni di arroganza, perché le questioni di fiducia, collega Romeo, non sono 22 ma 27. Abbiamo raggiunto ogni limite. (Applausi). Pertanto, signor Presidente, vorrei aggiungere che non faremo gli spettatori, non parteciperemo al voto di fiducia, abbandoneremo l'Aula; lasciamo che la maggioranza faccia ciò che vuole da sola. Noi abbiamo fatto la nostra proposta; se la respingete ve ne assumerete la responsabilità. (Applausi). Organizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge di conversione del decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l'anno 2020, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. La discussione sulla fiducia sarà limitata solo all'intervento del rappresentante del Gruppo Forza Italia per cinque minuti; seguiranno le dichiarazioni di voto e la chiama. Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1845 PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, egregi colleghi, rappresentanti del Governo, quella di cui stiamo discutendo - e siamo nel dibattito legato alla fiducia - è sostanzialmente l'ennesima occasione nella quale viene totalmente svilito il ruolo del Parlamento. È stato detto da altri prima di me, ma evidentemente, tenuto conto anche di quanto affermato dal Presidente del Senato soltanto pochi istanti fa, mi sento di dire che la misura è colma. Si è arrivati davvero a considerare in particolare questo ramo del Parlamento, caro Ministro, come totalmente svilito: abbiamo notato e verificato infatti come il Governo prediliga incardinare i propri provvedimenti prevalentemente presso la Camera dei deputati, evidentemente per convenienza. La verità è questa: al Senato non si dà più l'opportunità di fare politica e non si possono più discutere nemmeno gli emendamenti. Anche questa mattina, quando abbiamo fatto tanti sforzi per cercare di negoziare, non ci siamo posti in una condizione di scontro a prescindere, e il sottosegretario Variati può confermarlo. Siamo di fronte a un muro di cemento armato, perché la verità è che purtroppo - è giusto che vada detto, soprattutto nella discussione legata alla fiducia - esiste una formazione politica, o forse più di una, che sottopone l'interesse collettivo a quello di partito. (Applausi). Mai come in quest'occasione, infatti, va rammentato che non era convenienza di nessuno forzare soprattutto su un decreto-legge che avrebbe dovuto stabilire la data delle elezioni, o comunque un periodo circoscritto nel quale indicare l'appuntamento elettorale, e che va necessariamente condiviso anche con le opposizioni. Non è un argomento sul quale si può pensare di andare avanti come treni, come se fosse della sola maggioranza; non lo è, ma lo state piegando agli interessi di partito, per esempio soprattutto per quanto riguarda l'accorpamento del referendum costituzionale alle elezioni locali, solo per l'interesse di uno dei partiti di maggioranza. Non vi è una sola ragione infatti, né costituzionale, né di prassi consolidata, né di buonsenso sulla base della quale si possa tentare come state facendo voi, di limitare il diritto all'approfondimento e alla coscienza del voto che dovrebbero avere tutti gli italiani sia quelli che vivono nella penisola italiana sia quelli che vivono all'estero, che sono quasi 5 milioni. Ebbene, questo significa disprezzare gli italiani e non aver conto dell'interesse collettivo, subordinando a un interesse di parte ciò che invece andrebbe condiviso. Concludo dicendo che il collega Romeo poco fa ha ricordato che sullo scostamento di bilancio avete avuto bisogno dei nostri voti e noi ve li abbiamo dati, perché abbiamo il senso dello Stato e innanzitutto la nostra priorità è l'interesse degli italiani, non quello di Forza Italia, cari colleghi. (Applausi). Lo abbiamo dimostrato in quest'occasione, voi no, caro Ministro: voi state sottoponendo ai vostri interessi di bottega un interesse nazionale, quello di raggiungere in modo democratico e libero, così com'è sempre stato, anche nei momenti più bui e difficili di questa Nazione, la coscienza di tutti i cittadini italiani. Cari colleghi, cosa si può più allora dire? Anche quando vi abbiamo offerto il ramoscello di ulivo, lo avete preso, spezzato e buttato nella spazzatura! Non si può andare avanti così, nemmeno per una persona come me, sempre dedita al negoziato, alla transazione e alla volontà di trovare comunque un accordo: persino in un'occasione come questa, caro Sottosegretario, lei che è un democristiano, come fa ad accettare una roba del genere? Mi perdoni, ma si ricordi quel che era e l'insegnamento dei suoi padri. Lei è pure veneto: si ricorda quando il Veneto era una Regione bianca? Tenete conto di tutto questo. È giusto che gli italiani lo sappiano: non è più accettabile un atteggiamento di questa natura. Forza Italia, ovviamente, non potrà che votare contro la fiducia a questo provvedimento. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, credo che in questi pochi minuti dobbiamo cercare di ragionare sul fatto che questo provvedimento va ricondotto all'interno di un dibattito più tranquillo. Non c'è dubbio che sono state ore tese e giornate difficili, ma il provvedimento in esame è arrivato in Senato - e lo sappiamo tutti - dopo un dibattito alla Camera molto lungo, articolato e complesso, che ha consentito anche all'opposizione di svolgere il proprio ruolo, in qualche momento anche in maniera eccessiva, con un ostruzionismo molto spinto. Non dimentichiamo però che il dibattito svoltosi alla Camera ha determinato anche il miglioramento di alcuni punti, com'è stato detto prima dal Governo: la ridefinizione della finestra elettorale, per quanto riguarda le amministrative, è stata possibile grazie anche a un emendamento di Forza Italia. C'è stato quindi un percorso, non direi partecipato, ma che ha voluto in qualche modo raccogliere una parte di suggerimenti. Sostanzialmente, però, dobbiamo anche inserire questo provvedimento nell'eccezionalità del momento che ha colpito il Paese, come veniva ricordato questa mattina in molti interventi, che ha determinato la chiusura delle scuole e restrizioni di libertà come non mai. Le stesse consultazioni elettorali, che avrebbero dovuto svolgersi in questa primavera, necessitavano di uno spostamento per adeguarsi alla criticità del momento. Il provvedimento in esame ridefinisce dunque le finestre in cui possono essere svolti i comizi elettorali ed entro cui fissare poi il giorno delle elezioni, perché il decreto fissa ed articola le finestre elettorali ma non definisce il giorno delle elezioni che, per quanto riguarda quelle regionali, è di competenza delle Regioni, le quali mantengono la loro potestà - ci mancherebbe altro - come prevede la Costituzione all'articolo 122. Viene dunque soltanto ridefinito uno spazio possibile in cui svolgere le elezioni. C'è l'elemento, che ha creato anche dibattito e contraddizioni, con punti di vista differenti, dell'accorpamento della giornata elettorale per le amministrative con il referendum costituzionale e direi che c'è un principio di opportunità politica, che posso anche condividere come concetto di base. In altri momenti non avremmo scelto la strada di accorpare il referendum con le elezioni amministrative; in questo momento particolare credo sia una scelta di buonsenso. L'incostituzionalità è un tema che non c'è: non esiste nessuna norma costituzionale e nemmeno una norma ordinaria che impedisce l'accorpamento delle consultazioni amministrative con il referendum . Crediamo sia giusta la previsione di questo accorpamento, di questo election day , perché consentirà almeno di eliminare un giorno o una domenica di possibili consultazioni elettorali, perché ci sarà il primo turno delle elezioni amministrative, che vedrà accorpato anche il referendum , e poi l'eventuale ballottaggio per alcuni Comuni, che non saranno poi tantissimi, com'è stato spiegato ieri dal Sottosegretario, tra i 1.400 Comuni chiamati alle elezioni. Ritengo dunque che lo schema che questo decreto-legge ha costruito sia da condividere e da sostenere come impianto generale. Il tema della fiducia ha strozzato il dibattito e lo ha in qualche modo avvelenato, ma i tempi stretti, visto che il decreto scade domani, imponevano un'accelerazione e non era possibile una strada diversa. Credo, quindi, che sia giusto sostenere il provvedimento, che è importante. Si pone altresì un tema da analizzare in coda. La norma, ripeto, riduce di un giorno la possibile apertura dei seggi elettorali, soprattutto a fronte della questione delle scuole, che è molto importante. Sappiamo bene che, delle 61.000 sezioni elettorali, 54.000 sono nelle scuole. È un tema scivoloso e dobbiamo lavorare in queste settimane future affinché si creino luoghi alternativi in cui svolgere elezioni, ma non è una cosa facile, né scontata. È un tema presente e sta a cuore, credo, a tutto il Parlamento. Insieme alla maggioranza abbiamo presentato un ordine del giorno che spingeva per trovare luoghi alternativi in cui svolgere le elezioni, ma non è facile individuare le possibili soluzioni. Credo che, fatte tutte queste riflessioni, sia doveroso avere buon senso e procedere al sostegno di questo provvedimento votando favorevolmente alla questione di fiducia che è stata posta. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, anche noi senatori membri della 1 a Commissione siamo assolutamente dispiaciuti del fatto di non aver potuto, su questo decreto-legge, non tanto svolgere una discussione - che c'è stata in Commissione e per la quale ringrazio i colleghi dell'opposizione e della maggioranza e il Sottosegretario - quanto introdurre alcuna modifica. Vorrei tuttavia ricordare in questa sede - e mi rivolgo ai colleghi dell'opposizione - che questo elemento, che certamente è un elemento serio su cui riflettere e che si pone anche per altri provvedimenti, non è una responsabilità che possiamo mettere in capo alla maggioranza. Infatti, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità per le dinamiche e per quanto accaduto anche alla Camera. Per carità, Fratelli d'Italia e altre forze politiche dell'opposizione hanno voluto fare ostruzionismo: benissimo, si saranno espressi fino in fondo - è loro diritto farlo - alla Camera, ma è evidente che questo poi diventa un problema per il Senato che ha avuto pochissime ore per poter convertire in legge il decreto-legge. Credo che molti di noi della maggioranza avrebbero ritenuto opportuno fare delle modifiche, lo ribadisco, anche sull'oggetto del decreto-legge. Parliamoci chiaro: sempre nella situazione di eccezionalità in cui viviamo, noi siamo partiti dal fatto che molte Regioni (senza distinzione tra quelle di centrodestra e quelle di centrosinistra) avrebbero voluto votare a luglio. Questa è la storia, in una situazione difficile come quella che ancora viviamo. Noi riceviamo ancora adesso segnalazioni di casi positivi, come vedete: non è passata l'emergenza. Se continuiamo a pensare che l'epidemia sia un capitolo chiuso stiamo sbagliando completamente e ogni giorno - ahimè - abbiamo conferma del fatto che non ne siamo ancora fuori e che, quindi, bisogna essere molto prudenti. Noi siamo partiti da quelle richieste. Ora, le discussioni che ci sono state sul decreto-legge e le modifiche che sono state introdotte alla Camera e che ricordava ora il collega di Italia Viva sono state in qualche modo un punto di incontro tra esigenze diverse. Infatti, se chiediamo a ognuno dei senatori, anche delle forze politiche che compongono la maggioranza, se è soddisfatto di quella data, vedrete che molti diranno che non lo sono perché questo alla fine è stato un punto di incontro. C'è una questione che ha appassionato molto il dibattito in Commissione e che ritengo assolutamente degna di approfondimento, non è una questione banale. Mi riferisco all'idea di accorpare nell' election day la celebrazione del referendum costituzionale con le elezioni. La motivazione non è di natura economica, lo voglio chiarire: anche in questo caso il fatto di accorpare le date dipende, solo per questa volta, dalla condizione di precauzione e di eccezionalità in cui siamo. Anche la finestra individuata coincide con questa esigenza, perché è quella che si era aperta e che era possibile. Ovviamente il tema c'è ma - vorrei dirlo - non è quello della coincidenza con le elezioni che possono influenzare l'esito del referendum , perché qui non c'è quorum . L'esito del referendum è legato alla situazione e al clima politico; questo è accaduto in tutti i referendum . Pensate a quello del 2016: è partito trionfante ed è finito perdente. Quindi, come capite, il problema è questo. Credo quindi piuttosto ad un impegno - che come maggioranza ci assumiamo - di un'informazione molto precisa: anche presso la RAI deve esserci una capacità di trasmissioni, comunicazione e dibattito sul referendum molto più forte e anche rinforzata rispetto alle trasmissioni che erano previste. Questo è un impegno che noi come maggioranza ci siamo assunti anche in Commissione. È questa la questione fondamentale: la campagna elettorale e le informazioni da dare per evitare che il referendum possa passare in secondo piano. Detto questo, avrei voluto parlare anche della questione delle firme, che una volta per tutte dobbiamo risolvere: non possiamo più continuare con questa storia della raccolta delle firme. Bisogna trovare un metodo; abbiamo fatto la didattica a distanza e non possiamo fare la raccolta firme e presentare le liste anche online . Anche su questo dovremo probabilmente intervenire e risolvere una volta per tutte la questione. Annuncio quindi il voto favorevole alla fiducia sul decreto-legge in esame dei senatori del Gruppo Liberi e Uguali e di molti senatori del Gruppo Misto. (Applausi) . PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, prendendo la parola per pochi minuti di dichiarazione di voto come da accordi intercorsi nella Conferenza dei Capigruppo, vorrei esprimere alcuni concetti semplici, il primo dei quali è che mi pare che ci siano due distorsioni della realtà che rischiano di inquinare la nostra discussione. La prima distorsione riguarda il fatto che non possiamo far finta di non essere dentro un periodo eccezionale della storia del nostro Paese e di non avere alle nostre spalle un periodo durato alcuni mesi del tutto straordinario per le preoccupazioni che ha suscitato, per i lutti che ha provocato e per le limitazioni che ha creato nella vita delle persone. La seconda distorsione della realtà ha invece a che fare con il fatto che non si può fingere, nella maniera più assoluta, che nel nostro Paese sia in atto quella retorica del Parlamento mortificato, del Senato passacarte o addirittura della democrazia autoritaria, che ci è capitato nella nostra vita - consideriamo questa una fortuna - di sentire citata da chi già ha invocato i pieni poteri. Ecco, questa finzione non ci aiuta a inquadrare i problemi nella loro realtà. E c'è poi anche un tentativo di far finta di non sapere quello che è successo nel dibattito alla Camera dei deputati, dove i tempi della discussione (ne è testimone il sottosegretario Variati) si sono prolungati molto al di là di quanto la maggioranza e il Partito Democratico che rappresento desideravano, non per una volontà della maggioranza, ma per un comportamento fortemente ostruzionistico che l'opposizione ha ritenuto di adottare in quel ramo del Parlamento. Se non teniamo conto di questi due fatti, che sono incontrovertibili, rischiamo semplicemente di arrivare a conclusioni false e rischiamo di dipingere come una dimostrazione di arroganza e una forzatura proterva quello che è in realtà un atto di buon senso. Mi sforzo di spiegare perché questo decreto-legge rappresenta a nostro avviso un atto di buon senso. Lo rappresenta per quanto riguarda la decisione di contenere il più possibile il numero di volte in cui richiamiamo tante persone ad affluire in luoghi come le sezioni elettorali che, a detta del comitato tecnico-scientifico, possono creare un rischio di tipo sanitario. Rappresenta un atto di buonsenso anche per la decisione di accorpare il referendum con le elezioni regionali. Per quanto riguarda la prima questione, è logico che dobbiamo tener conto di quanto il comitato ha segnalato e dovevamo minimizzare il rischio il più possibile. Per quanto concerne l'accorpamento del referendum, è chiaro che lo facciamo senza che ciò costituisca un precedente, in virtù di circostanze eccezionali, e perché pensiamo che quando c'è una condizione che ha le caratteristiche di una situazione una tantum sia logico fare scelte che hanno le caratteristiche di soluzioni una tantum. Non c'è, quindi, alcuna voglia di oscurare il dibattito sul referendum né credo ci sia alcun pretesto o appiglio per parlare di illegittimità costituzionale. Da questo punto di vista, inviterei i promotori del referendum ad avere, da una parte, più fiducia nelle loro argomentazioni, perché dispiace vedere che confidano solo in una bassissima affluenza per vincere; dall'altra, credo che dovrebbero avere più fiducia nell'intelligenza dei cittadini che, anche se vanno a votare insieme per referendum ed elezioni regionali, sono perfettamente in grado di distinguere il merito dei due provvedimenti. Mi pare importante che in Commissione - vado di corsa perché il tempo sta finendo - si sia approvato un ordine del giorno che prevede l'impegno del Governo a valutare la possibilità di tenere le operazioni elettorali in sedi diverse dalle scuole (sappiamo tutti che questo sarebbe molto opportuno, ma sappiamo anche che è molto difficile); non ho preoccupazioni per quanto riguarda l'intaccamento della possibilità per gli italiani all'estero di esercitare il loro diritto di voto, perché il loro diritto di voto si svolge secondo modalità diverse da quelle che riguardano i cittadini italiani e penso che il Governo potrà fare di tutto per impedire che ci siano limitazioni. Non condivido l'idea che, se dobbiamo presentare le liste in agosto - come ha detto la senatrice Bonino - ci sia una violazione dei diritti di partecipazione politica dei cittadini. Insomma, stiamo parlando di fabbriche che restano aperte ad agosto e di organi della democrazia che in agosto devono svolgere il loro lavoro; penso che in agosto si possano anche raccogliere le firme soprattutto se, come ha previsto correttamente il Governo, il numero richiesto è ridotto di due terzi rispetto alla norma. Anche questo mi sembra uno sforzo da sottolineare. È quindi un atto di buonsenso, nessuna forzatura, nella convinzione che si sia imboccata una strada rispondente a circostanze eccezionali ma equilibrata e intellettualmente onesta. (Applausi) . VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, probabilmente avevamo bisogno del Covid-19 per scoprire quali fossero le prerogative del nostro Presidente del Consiglio, quali fossero le sue ambizioni, quali i suoi sentimenti. Evidentemente egli si sentiva e si sente un uomo solo al comando, un uomo che cerca di salvare la forma, con inviti alle opposizioni a partecipare a tavoli che poi si dimostrano assolutamente inutili per l'impossibilità o per la mancata volontà di accettare consigli e suggerimenti; l'uomo che decide senza ascoltare nessuno. Abbiamo assistito alla stagione dei DPCM, annunciati con grande clamore, preceduti da compite conferenze stampa, addirittura spostate sapientemente in maniera strategica di qualche decina di minuti per attirare maggiormente l'attenzione degli italiani che si aspettavano il «verbo» da quel Presidente del Consiglio. Poi, qualcuno gli ha detto che non poteva - con i DPCM - sindacare e limitare le libertà costituzionali, per le quali c'era la riserva di legge, e allora siamo passati dai DPCM ai decreti-legge. Eppure sia i DPCM che i decreti-legge hanno un comune denominatore: delegittimano ed esautorano le funzioni del Parlamento. (Applausi) . Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17) ( Segue VITALI). Non mi meraviglio dell'atteggiamento di un partner di questa maggioranza, il Partito Democratico, che negli ultimi dieci-dodici anni ci ha abituato al ricorso costante e reiterato ai decreti-legge. Se fossimo in un processo penale - purtroppo, sono un avvocato e ogni tanto mi lascio andare - e dovessimo definire l'atteggiamento del Partito Democratico, lo definiremmo come il comportamento di un recidivo reiterato e infraquinquennale per la capacità di sfruttare e utilizzare la decretazione d'urgenza. (Applausi). Io mi lamento invece del Movimento 5 Stelle, che faceva del diritto di rappresentanza e della funzione legislativa del Parlamento un cavallo di battaglia, quel MoVimento che ha occupato più volte quest'Aula e quella della Camera dei deputati e che ha indirizzato epiteti volgari e violenti nei confronti del Partito Democratico, reo di usurpare le istituzioni. Oggi quel Movimento 5 Stelle non soltanto assiste passivamente a questo modo di fare, ma ne diventa protagonista, unitamente al Partito Democratico. Complimenti! È proprio vero, il potere logora chi non ce l'ha. Ora il MoVimento 5 Stelle ce l'ha e ne abusa in maniera anche peggiore di come hanno fatto in precedenza. Resta da chiarire cosa ne pensano i vostri elettori, quelli che hanno creduto nel cambiamento. Evidentemente non sono molto d'accordo con voi se è vero, come è vero, che in due anni di malgoverno avete perso più del 50 per cento dei consensi. Comunque, contenti voi, contenti tutti. La delegittimazione del Parlamento - quella che state portando avanti con pervicacia - si manifesta non soltanto nell'utilizzo e nell'abuso del decreto-legge, che presuppone motivi di urgenza che molte volte sono fantasiosi, ma anche nelle modalità di esercizio di questa prerogativa, che poi è diventata un abuso. Voi presentate prevalentemente i vostri decreti-legge alla Camera dei deputati e fate in modo che arrivino al Senato in maniera blindata, con il voto di fiducia, impedendo una discussione e un approfondimento e anche di apportare qualche modifica. (Applausi) . Questo Senato è diventato soltanto osservatore, neanche Parlamento perché non possiamo neanche parlare. State anticipando il monocameralismo? Allora ditelo e fate una riforma costituzionale, eliminate completamente il Senato e così non ne parliamo più. Voglio soffermarmi su una questione sostanziale prima di entrare nel merito del provvedimento. La questione sostanziale, che in queste non ho vista sollevare da nessuno, è la seguente. La legge n. 225 del 24 febbraio 1992 ha sanato una lacuna della nostra Carta costituzionale, la quale prevedeva la dichiarazione dello stato di emergenza soltanto quando vi fosse stato lo stato di guerra. In realtà non si trattava di una lacuna, in quanto a quel tempo era inimmaginabile che si potesse pensare a un'epidemia o ad altre situazioni contingenti. Ebbene, la legge n. 225 ha stabilito altre ipotesi nelle quali è possibile dichiarare lo stato di emergenza, fra cui la pandemia. Il 31 gennaio scorso il Consiglio dei ministri opportunamente, quanto tardivamente ha dichiarato lo stato di emergenza sino al 31 luglio 2020. Si sa che con lo stato di emergenza vengono limitati, compressi o addirittura sospesi alcuni diritti costituzionali, come l'esercizio del voto popolare. A rigor di logica e di diritto, questa sospensione, almeno relativamente all'esercizio del voto regionale, comunale e per le suppletive nazionali, terminerà il 31 luglio 2020. Voi, con un decreto-legge di aprile scorso, prendete iniziative giustificate dall'emergenza che terminerà il 31 luglio 2020. Il provvedimento produrrà i suoi effetti dopo la data, prevista dal Consiglio dei Ministri, entro la quale terminerà lo stato di emergenza, ma con il presupposto di emergenza. Voi non soltanto violentate le istituzioni, ma siete anche dei pasticcioni perché sarebbe stato sufficiente prorogare con un provvedimento legislativo lo stato di emergenza. Quando qualcuno, all'interno del Governo, ha fatto balenare la possibilità che il cosiddetto decreto rilancio potesse prevedere anche la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021, è bastato che una serie di illustri costituzionalisti eccepisse l'improponibilità di questa possibilità per ritornare con i piedi sulla terra. Il decreto-legge rilancio proroga alcune misure, non proroga - non poteva farlo e non l'ha fatto - la scadenza dello stato di emergenza. E allora il problema che ho sollevato - che è un problema di legittimità - resta in tutta la sua concretezza, ma tant'è. Stabilire l'elezione regionale del 2021 a settembre non so se definirla una sciatteria o un fazioso calcolo politico. Di certo, però, abbinare questa consultazione a quella referendaria è un atto liberticida della libertà politica e dell'esercizio del voto da parte dei cittadini. (Applausi) . Mescolare un voto politico ad un voto costituzionale è degno del peggiore regime, anzi, è peggio del peggiore regime. Qualcuno dice che la nostra Costituzione non impedisce di coniugare le elezioni regionali con un referendum consultivo. È vero, ma i nostri Padri costituenti erano così saggi e così intelligenti da non immaginare che chi li avrebbe seguiti avrebbe fatto carta straccia della saggezza e anche del rispetto del diritto. L'elezione amministrativa, l'elezione regionale è un voto politico, il referendum consultivo, a maggior ragione essendo senza quorum , è un voto costituzionale e dunque non potevano e non dovevano essere messi insieme. Non c'era bisogno che lo vietasse la Carta costituzionale. Anche stabilire le elezioni regionali il 20 e il 21 di settembre non è un atto né intelligente, né opportuno. Partiamo dal presupposto che sino al 31 luglio non sarebbe stato possibile tenere le elezioni, questo per buona pace di alcuni Presidenti di Regione, anche qualche nostro amico che ha sostenuto in maniera veemente che si sarebbe potuto votare a luglio, perché in presenza di un provvedimento che stabilisce lo stato di emergenza sino al 31 luglio nessuna attività sarebbe stata possibile. Ma non si capisce per quale motivo si debba votare il 20 e 21 settembre, sottraendo e comprimendo un dibattito politico. Quando si farà la campagna elettorale? Sotto gli ombrelloni? È un modo subdolo. L'averlo poi affiancato al referendum ... PRESIDENTE. Senatore, la invito a concludere. VITALI (FIBP-UDC) . Concludo, Presidente, anche perché vedo che questi argomenti non interessano a nessuno. PRESIDENTE. È una giornata un po' concitata, credo che siamo tutti interessati. La prego di concludere. VITALI (FIBP-UDC) . Non ce l'ho con lei, Presidente. È inutile sprecare fiato. Noi non voteremo a favore del decreto-legge al nostro esame e ci auguriamo che si voglia cambiare registro e che il Presidente del Consiglio e la sua maggioranza facciano meno talk show , meno passerelle e più tavoli e non con gli esperti, perché è la politica che deve orientare gli esperti, gli esperti possono essere dei consulenti ma non possono stabilire le scelte che spettano alla politica. E allora o si cambia registro o, secondo me, a settembre sicuramente questo Governo non avrà la forza di resistere sotto la pressione, la protesta e le reazioni dei cittadini, che ormai sono stanchi di un modo di governare fatto di chiacchiere e distintivi. Noi anticipiamo il voto contrario al decreto-legge al nostro esame. (Applausi) . AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Brusio) . PRESIDENTE. Chiedo all'Assemblea di rispettare l'oratore che sta parlando e di fare silenzio. Ne ha facoltà, senatore Augussori. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nell'esaminare il decreto al nostro esame, prima che il merito è doveroso affrontare il metodo. Arriviamo al voto finale, e quindi all'approvazione definitiva di una legge, dopo meno di cinquanta ore che quest'ultima è entrata in questo ramo del Parlamento. Lo si fa senza che la Commissione abbia concluso i lavori, senza che una sola proposta emendativa sia stata esaminata, senza il relatore e ovviamente con il voto di fiducia (perché farcelo mancare?). Il tutto con un Governo e una maggioranza - l'abbiamo visto oggi - in enorme difficoltà e con l'acqua alla gola, visto il rischio della decadenza del decreto-legge domani. Nella materia elettorale, che è quella delle comuni regole del gioco, il terreno da cui deve crescere la pianta della democrazia, avete non solo agito per decreto governativo, ma avete di fatto impedito al Senato ogni tipo di intervento. Ancora una volta - come se non bastassero le 20 e più fiducie richieste, ormai appuntamento fisso di ogni settimana e questa settimana ci date addirittura il bis - è impedito ad un ramo del Parlamento di entrare nel merito di un provvedimento che, come ho detto, è importante e delicatissimo. Il premier Conte o il conte Premier , come forse preferisce essere chiamato, visto che riunisce la sua corte in una villa nobiliare, beandosi dei suoi pieni poteri - lui, sì, ce li ha e li ha avuti - ha pensato di poter trasformare le mascherine che indossiamo tutti i giorni in bavagli. Sta usando il Covid, la paura diffusa e i morti che ci sono stati per imbavagliare l'opposizione, il Parlamento e il Paese. (Applausi). Noi protestiamo oggi a gran voce e lo facciamo qui, in Parlamento, ora, e lo faremo sempre più nelle piazze a partire dalle prossime settimane. Questa volta vi siete superati perché non solo calpestate il Parlamento, ma avete disatteso anche il confronto con le Regioni e gli enti locali, che sono i soggetti a cui il decreto-legge si riferiva. Il MoVimento 5 Stelle ha perfino tentato di impedire alla nostra Commissione affari costituzionali di svolgere le audizioni con i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni; diritto sacrosanto delle opposizioni che è stato fatto salvo solo grazie - e gli va riconosciuto - all'intervento di mediazione del capogruppo del Partito Democratico, senatore Parrini. Posso definire la gestione del provvedimento un'occasione persa. Dopo tanti decreti-legge e decreti del Presidente del Consiglio dei ministri dal profilo costituzionale quanto meno dubbio, questa era l'occasione per lavorare su una piattaforma condivisa, perché nessuna forza politica può negare che un'azione normativa fosse necessaria. Essendoci stato infatti il rinvio delle elezioni, per forza di cose bisognava intervenire. Era di fatto un atto dovuto. Quindi non solo è mancato il dialogo, ma è mancata in primis la volontà di cercare il dialogo; è questo che soprattutto imputiamo alla maggioranza. Entrando nel merito sono tre le tematiche che vengono lasciate in sospeso. La prima: si stabilisce di fatto che le elezioni regionali ed amministrative si terranno il 20 settembre, data che si incastra tra il periodo ferragostano e il pericolo sanitario segnalato dal Comitato tecnico-scientifico di un possibile ritorno del Covid a partire da ottobre. Su cosa si basa però questo allarme? Non su dati scientifici o su proiezioni epidemiologiche, bensì su quello che potrebbero affermare tranquillamente le nostre nonne: da ottobre iniziano a scendere le temperature e quindi è più facile ammalarsi. Le decine e decine di consulenti di Conte non vanno oltre un «mettiti la maglia di lana che fa freddo». Questo è quello che ci dicono. Le elezioni, però, e mi rivolgo soprattutto ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, non sono una questione limitata alla giornata del voto, un click day su una piattaforma Internet. Le elezioni sono un percorso democratico di quaranta, cinquanta e più giorni che oltre alle scadenze burocratiche, tra le quali stamattina la senatrice Bonino ha ricordato la raccolta delle firme, e tutto quanto sta attorno alla predisposizione delle liste e alla scelta dei candidati, prevede un confronto diretto con l'elettorato per un adeguato periodo affinché si determini il convincimento del voto consapevole. Tutto ciò ovviamente mal si concilia con il mese di agosto. La seconda tematica, come è già stato evidenziato da altri colleghi, è il problema centrale del provvedimento, ossia la sovrapposizione del referendum costituzionale. La sacralità del momento in cui gli elettori stabiliscono se debba essere corretta la Carta costituzionale dovrebbe subire meno inquinamenti possibili dalle altre campagne elettorali. Tutti i precedenti vanno in tal senso e mai è accaduto che il referendum previsto dall'articolo 138 venisse abbinato ad altre consultazioni. L'esistenza di un impatto incrociato sull'esito è evidente e ne avremo la controprova, quella sì, regolare negli effetti pratici. Ci sarà una distorsione anomala dell'affluenza, dovuta all'asimmetria che deriva dal fatto che solo sei Regioni sono chiamate al voto e non l'intero corpo elettorale come in un'elezione politica o europea. Si abbia il coraggio di dire apertamente che la scelta di accorpare è dovuta unicamente a ragioni di bassa politica, perché una forza politica ben precisa della maggioranza suppone di trarre vantaggio catalizzando su di sé un maggior numero di voti a discapito ovviamente delle altre forze politiche dell'area di Governo. Altra cosa scandalosa è che si decide di rinviare al 2021 le votazioni dei municipi di Roma, che sono stati sciolti perché il presidente dei 5 Stelle è stato sfiduciato dalla sua maggioranza, con però il paradosso di essere stato poi indicato egli stesso come commissario dal sindaco Raggi. Di fronte al rischio che quei Municipi passino al centrodestra, preferite che restino governati da una persona sola, peraltro sfiduciata dai rappresentanti dei cittadini. Se poi la necessità di votare a fine estate è quella di evitare una ricaduta del Covid prevista nell'autunno, allora, come è avvenuto in questo 2020, sarebbero a rischio anche le eventuali elezioni della prossima primavera. Volete quindi lasciare questi commissari per due anni senza ridare la parola agli elettori? L'attaccamento alla poltrona all'ennesima potenza! (Applausi) . L'ultima tematica che resta irrisolta - e mi avvio concludere - è quella legata al buon funzionamento delle scuole. Il Ministro dell'istruzione ipotizza come data di apertura delle scuole il 14 settembre. Le scuole dovrebbero essere subito chiuse per le elezioni del 20, con necessaria sanificazione preventiva; dopodiché ci sarà un'altra sanificazione, qualche giorno di attività scolastica e poi un'altra chiusura per il ballottaggio, con relativa doppia sanificazione, prima e dopo. Quindi nel primo mese di scuola gli studenti potrebbero frequentare per non più di cinque o sei giorni: totalmente inaccettabile. Così come è difficilmente attuabile lo svolgimento delle operazioni di voto in edifici diversi dalle scuole, come ha ipotizzato qualcuno anche poco fa. Vi rivolgiamo un caloroso invito a parlarvi, almeno tra voi Ministri di questo Governo giallorosso, quantomeno per evitare al ministro Azzolina l'ennesima figuraccia. (Applausi) . Concludo, signor Presidente, ricordando soltanto che, per tutti questi motivi, il Gruppo Lega-Salvini Premier voterà "no" alla richiesta di fiducia di questo Governo. (Applausi) . GARRUTI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARRUTI (M5S) . Gentile Presidente, colleghi, con questo decreto-legge ristabiliamo la modalità di svolgimento democratico delle consultazioni elettorali, che si sarebbero dovute tenere in primavera, e lo facciamo nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria. Avremmo dovuto sostenere tutti convintamente un provvedimento che è stato migliorato nel passaggio alla Camera, grazie al dialogo e al contributo delle opposizioni. Ma anche su questo decreto-legge, che riguarda il momento più importante della vita democratica di un Paese, ho riscontrato l'enorme abilità dei colleghi nella ricerca pretestuosa dell'elemento di polemica che non giova a nessuno, in primis al Paese. Veniamo da un periodo dolorosissimo, imprevedibile e inimmaginabile nella sua portata. Ora che siamo entrati in una fase in cui si cerca faticosamente una ripartenza in tutti i settori, anche le istituzioni e la democrazia devono dare un segnale. Anche io personalmente - lo confesso - non sono contento di dover affrontare in poche ore in Senato un provvedimento bloccato. A volte è capitato lo stesso ai colleghi della Camera, ma certamente mi consola che ci sia stata la piena centralità del Parlamento nel passaggio alla Camera, durante il quale l'approfondimento effettuato su alcune questioni chiave ha permesso uno scambio costruttivo tra maggioranza e minoranza, che auspicherei di vedere sempre nei due rami del Parlamento; salvo poi dovermi subito ricredere con l'ostruzionismo alla Camera da parte del Gruppo Fratelli d'Italia, ora assente, e con le pretestuose questioni pregiudiziali presentate qui in Senato. Leggendo le questioni pregiudiziali noto come abbiamo derogato alla normativa vigente, che prevede lo svolgimento delle elezioni nella sola giornata di domenica: sembra quasi un sacrilegio. Peccato che ciò sia stato previsto unicamente per garantire le condizioni igienico-sanitarie migliori per l'espletamento del voto e per evitare il più possibile assembramenti in un contesto in cui è imprevedibile stabilire l'andamento dell'emergenza epidemiologica. Nella finestra temporale delineata dal decreto-legge si è polemizzato sulla scelta della prima domenica utile, frutto sia del parere del comitato tecnico-scientifico, che ha raccomandato l'espletamento delle elezioni nel mese di settembre, sia della necessità di non andare troppo oltre con gli ipotetici ballottaggi al secondo turno. Anche in questo caso si è parlato di attentato alla democrazia, come se lo spostamento di una settimana potesse modificare le sorti e lo sviluppo democratico di libere e democratiche elezioni. Leggo, sempre dalle pregiudiziali, che vi sarebbe il rischio concreto di una grave e inaccettabile compromissione della campagna elettorale, data anche la ristrettezza dei tempi prefigurati e un intollerabile inquinamento del dibattito elettorale, con una conseguente difficoltà per il cittadino elettore che si troverebbe, di fatto, in condizioni non ottimali per decidere in modo consapevole e informato, dovendo scegliere tra elementi diversi ed eterogenei operanti su diversi piani (politici, costituzionali, istituzionali e locali). Con questa affermazione, leggo fra le vostre righe che il cittadino non è in grado di capire la differenza fra elezioni regionali e votazione sul referendum confermativo della modifica costituzionale. Voi pensate davvero che il cittadino non sappia distinguere il voto e modularlo in base al proprio oggetto? Tra l'altro, se l' election day dovesse favorire una maggiore partecipazione, allora ben venga. Non ci sarebbe alcuna manipolazione del referendum , visto che non è previsto alcun quorum strutturale. Paradossalmente - per chi ha la pazienza ancora di ascoltare - volevo far presente che, in base a questo ragionamento, anche la Repubblica è nata in un election day (il 2 giugno del 1946), quando gli italiani hanno votato per il referendum sulla scelta fra Repubblica e monarchia e, nel contempo, per la composizione dell'Assemblea costituente. Vi sarebbe stata, secondo voi, una distorsione della volontà del corpo elettorale perché sono state accorpate le votazioni? Bene, in ogni caso, siamo consapevoli del particolare contesto in cui si svolgeranno le prossime tornate elettorali. Sempre nell'ottica di garantire un procedimento equo, abbiamo ribadito nel decreto il rafforzamento della par condicio per garantire, soprattutto a chi non si trova al governo in quella determinata Regione e in quel determinato Comune, parità di accesso agli strumenti della campagna elettorale nei trenta giorni canonici. Per questi motivi annuncio il voto favorevole del mio Gruppo. (Applausi) . PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione. Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1845, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore voterà dal proprio posto dichiarando il proprio voto. Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. (È estratto a sorte il nome del senatore Anastasi). Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Anastasi. MONTEVECCHI, segretario, fa l'appello. (Nel corso delle operazioni di voto assumono la Presidenza il vice presidente ROSSOMANDO - ore 17,48 -, indi il vice presidente TAVERNA - ore 17,50 -). Rispondono sì i senatori: Accoto, Agostinelli, Airola, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Astorre, Auddino Bellanova, Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bottici, Botto, Bressa, Buccarella Campagna, Casini, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, De Lucia, De Petris, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Drago Endrizzi, Errani, Evangelista Faraone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Floridia Gallicchio, Garavini, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Ginetti, Girotto, Granato, Grasso, Grimani, Guidolin Iori La Mura, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lupo Magorno, Maiorino, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marino, Matrisciano, Mautone, Merlo, Messina Assuntela, Mirabelli, Misiani, Mollame, Montevecchi, Moronese, Morra Naturale, Nocerino Ortis Parente, Parrini, Patuanelli, Pavanelli, Pellegrini Marco, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pinotti, Pirro, Pisani Giuseppe, Pittella, Presutto, Puglia Quarto Rampi, Renzi, Riccardi, Ricciardi, Romagnoli, Rossomando, Ruotolo, Russo Santangelo, Santillo, Sbrollini, Sileri, Stefano Taricco, Taverna, Toninelli, Trentacoste Unterberger Vaccaro, Valente, Vanin, Vattuone, Verducci, Vono Zanda. Rispondono no i senatori: Bonino Richetti. (Il senatore Nencini dichiara di non partecipare al voto). PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 1845, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 149 Senatori votanti 147 Maggioranza 74 Favorevoli 145 Contrari 2 Il Senato approva. (Applausi) Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 26. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno LA MURA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA MURA (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, qualcosa in alcune aree del Paese sta davvero cambiando. Mi riferisco, nello specifico, al fiume Sarno e al vasto territorio che attraversa. È un fiume dall'importanza cruciale per la Campania, unico parco fluviale della Regione e conosciuto ovunque come uno tra i più inquinati d'Europa. Il bacino idrografico del Sarno si estende dai monti Picentini fino al golfo di Napoli, coinvolgendo 39 Comuni e una popolazione di circa un milione di persone. Per troppi anni nulla o molto poco è stato fatto, nonostante sia stato speso circa un miliardo di euro in costi diretti e indiretti per il disinquinamento, senza contare le perdite economiche nelle filiere produttive dell'apicoltura, della cultura e del turismo tra quelle a maggiore valore aggiunto. Quel poco andava certamente in direzione opposta alle reali esigenze della stessa vita del fiume e della popolazione. Nulla si è fatto per il ripristino della legalità e nulla per indagare i reali responsabili dell'inquinamento. La situazione resta tutt'ora gravissima. Solo pochi giorni fa, alla foce del Sarno è stata rinvenuta una tartaruga marina senza vita a causa dell'ingestione di materiali plastici trasportati a mare dal fiume. Eppure, i primi risultati iniziano ad arrivare: dalla fine del lockdown sono già almeno 48 le persone denunciate, numerose le contravvenzioni e gli scarichi abusivi sequestrati. Un grande impulso ai controlli è stato dovuto certamente all'accordo fortemente voluto dal ministro Costa, siglato tra l'Autorità di bacino e il Comando dei carabinieri del Nucleo operativo per l'ambiente (NOE), nell'ambito del masterplan che vede la collaborazione del Ministro con la Regione e gli enti locali in un progetto di riqualificazione in ottica di leale collaborazione istituzionale. La chiusura delle attività dovuta al lockdown ha restituito ai cittadini le acque del fiume trasparenti, come molti di noi mai le avevamo viste prima. Anche i dati dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale in Campania (ARPAC) dimostrano che in quel periodo la presenza di materiale inquinante è notevolmente calata. Alla riapertura delle attività ho presentato insieme ai colleghi un'interrogazione parlamentare al ministro Costa per porre l'attenzione sul polo conciario di Solofra e non solo: nell'interrogazione denunciavamo i materiali impattanti per l'ambiente utilizzati nel processo industriale e dunque a rischio; materiali in parte rinvenuti dai militari durante i controlli in alcune aziende e prontamente sequestrati. La linea diretta tra i cittadini, i parlamentari del territorio e il Governo sta funzionando. Il grande lavoro che stiamo facendo per il masterplan del fiume Sarno, che metterà insieme strategie concrete per la riqualificazione dell'intera area, sarà la mossa determinante per invertire finalmente la rotta. Ringrazio dunque il ministro Costa e tutte le Forze dell'ordine impegnate nei controlli costanti, la dottoressa Vera Corbelli, segretario generale del distretto idrografico dell'Appennino meridionale. E soprattutto ringrazio i cittadini che continuano a lottare e a non mollare la presa, sperando presto di riuscire insieme a restituire a tutti quello che dovrebbe essere un diritto inalienabile: il diritto alla tutela del bene pubblico e della salute dei cittadini. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 23 giugno 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 23 giugno, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 18,19) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1845 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata, ai sensi dell'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Integrazione all'intervento del senatore Comincini nella discussione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. 1845 Oggi ci apprestiamo a votare un provvedimento del quale tutti noi avremmo sentitamente fatto a meno. Purtroppo però la situazione che stiamo ormai vivendo da mesi, causata dall'epidemia da coronavirus, ci obbliga anche a questa discussione. E siccome è una discussione che ha ad oggetto il funzionamento delle nostre istituzioni, della nostra Carta costituzionale e dunque della nostra democrazia, io credo che serva chiarezza e senso di responsabilità. Posticipare il rinnovo dei consigli comunali, regionali; non poter fissare nei termini il referendum costituzionale, sono stati l'ennesima prova di quanto il coronavirus sia stato capace di permeare la nostra società, modificando e stravolgendo la nostra ordinarietà. L'ho ripetuto più volte anche in quest'Aula, in precedenti occasioni: superata la fase più critica, dovremmo essere capaci di cogliere le opportunità di miglioramento che, grazie anche - purtroppo - alle situazioni in cui ci ha obbligati la pandemia, sono apparsi più chiari e urgenti davanti ai nostri occhi. Mi permetto di fare un inciso, lo dico da senatore che ha avuto il privilegio di fare l'amministratore e il sindaco della propria città: aprire un dibattito ed una discussione seria, anche insieme alle opposizioni, per rivedere la scelta di svolgere le procedure elettorali nelle scuole, mi avrebbe sicuramente appassionato di più che disquisire o dibattere animatamente su una data o su un possibile election day che tenga dentro il referendum costituzionale, le elezioni regionali ed amministrative. Proprio per questa ragione avevo presentato un ordine del giorno che impegna il Governo ad adottare tutte le misure necessarie a consentire che le consultazioni elettorali di cui al decreto in questione, vengano celebrate organizzando le sezioni elettorali all'interno di spazi e luoghi pubblici appositamente adibiti. E questo al fine di evitare lo svolgimento delle procedure elettorali all'interno degli edifici scolastici e delle aule che sono dedicate allo svolgimento delle attività didattiche. Preso atto della difficoltà, del rischio, della mancanza di opportunità di tenere le elezioni nei mesi di luglio, agosto e nelle prime settimane di settembre (per evidenti ragioni che non serve ribadire ulteriormente in questa sede), io credo che sia nostro dovere evitare di ostacolare e interrompere, ulteriormente, la corretta ripresa delle attività scolastiche. I nostri ragazzi, i nostri figli, hanno già dovuto affrontare enormi cambiamenti nel loro percorso didattico ordinario. Approfitto, anzi, per mandare un grande in bocca al lupo a quegli studenti che in questi giorni sono impegnati con un atipico esame di Stato: per usare le parole della collega Liliana Segre, come tanti Robinson Crusoe, i nostri studenti, insieme ai loro insegnanti, hanno dovuto superare tante difficoltà. Ecco, se fornissimo agli enti locali tutti i mezzi e le necessarie attrezzature per predisporre i seggi in luoghi diversi dalle aule - penso ad esempio agli uffici postali, alle biblioteche, alle palestre, alle caserme e gli altri uffici pubblici - ...ecco forse in questo modo eviteremmo ai nostri studenti la fatica di dove superare ulteriori ostacoli. Spero, su questo punto, che la collaborazione tra Parlamento e ministri competenti possa portare a qualche risultato. Ma come dicevo, qui discutiamo delle regole della nostra democrazia: ho sinceramente letto con attenzione le osservazioni avanzate da entrambe le questioni di pregiudizialità poste sia dai colleghi di Forza Italia che dai colleghi di Fratelli d'Italia. Devo però confessarvi che, proprio di fronte all'eccezionalità del momento che stiamo vivendo, le eccezioni di incostituzionalità sollevate appaiono deboli: prima di tutto per ragioni pratiche. In un periodo nel quale tentiamo a fatica di evitare ogni forma di assembramento, pensare di proporre due giornate diverse per tenere la consultazione elettorale per il rinnovo dei consigli regionali e comunali e la consultazione referendaria costituzionale, permettetemi, mi sembra veramente miope. Per non parlare dei osti che saremmo dovuti chiamare a sostenere nel caso in cui decidessimo di tenere in due momenti diversi le due tornate elettorali, in un momento nel quale lo Stato è già chiamato al massimo sforzo per fronteggiare la crisi derivante dalla pandemia. Oltretutto lo scrivono gli stessi colleghi di Fratelli d'Italia, firmatari della questione pregiudiziale. Cito testualmente "anche se il nostro ordinamento non prevede un espresso divieto di abbinamento referendum costituzionale - elezioni" - e già questo potrebbe bastare - "è importante notare - continuano che, in nessuno dei casi precedenti in cui nella storia repubblicana si sono svolti referendum costituzionali, si e ritenuto di procedere all'abbinamento con altre elezioni". E se quest'ultimo aspetto risulta assolutamente vero e incontrovertibile, qualche dubbio però sorge sull'osservazione rispetto alla quale un eventuale accorpamento provocherebbe una "inaccettabile compromissione della campagna elettorale con un - cito - "intollerabile inquinamento del dibattito elettorale e una conseguente difficoltà per il cittadino che dovrebbe scegliere tra argomenti diversi ed eterogenei". Con il dovuto rispetto che si deve alla materia costituzionale, mi sento di dire - anche ai colleghi di Forza Italia che hanno sollevato la stessa questione - che se tale aspetto fosse stato costituzionalmente rilevante, sarebbe allora dovuto valere anche in quei nei casi nei quali ad esse re accorpate fossero state le elezioni per il rinnovo dei consigli comunali e i referendum abrogativi: anche in quei casi, infatti, l'elettore era chiamato ad esprimere più di una preferenza su questioni diverse ed eterogenee. Eppure questo è avvenuto: il 21 e il 22 giugno 2009 con ben 3 quesiti referendari, su questioni rilevanti legate alla legge elettorale e, in concomitanza, il secondo turno di amministrative. In quel caso, anzi, le asimmetrie legate alle percentuali di votanti di cui parlano i colleghi di Forza Italia avrebbero potuto avere un significato maggiore in relazione al fatto che i referendum abrogativi, a differenza di quelli costituzionali, prevedono il raggiungimento del quorum . È evidente che i due istituti abbiano effetti diversi, ma è altrettanto evidente che chiamino l'elettore ad una scelta simile: rispondere sì o no ad un quesito referendario. La stessa Corte costituzionale, con le ordinanze n. 38 del 2008, n. 198 del 2005 e n. 131 del 1997, ha chiarito che la discrezionalità di cui gode il Governo nello scegliere la data delle consultazioni incontra il limite delle ipotesi in cui sussistano oggettive situazioni eccezionali. E con l'ordinanza 169 del 2011, definiva "non agevole" il mancato accorpamento dei referendum con le amministrative. Ma vedete, le ragioni per le quali noi oggi voteremo contro queste questioni di pregiudizialità attengono non tanto a questioni di interpretazioni delle norme e dei principi costituzionali, ma a principi di buon senso e ragionevolezza. I punti e le osservazioni che voi ponete, a mio avviso, possono senza dubbio trovare un fondamento pratico in un momento di assoluta ordinarietà. Che non è quello che stiamo vivendo. E allora, proprio nel rispetto dei principi di ragionevolezza e di buonsenso, noi crediamo sia possibile chiedere agli elettori di sfruttare in un'unica giornata l'occasione di poter scegliere i propri rappresentanti e di esprimersi su una scelta importantissima come quella legata alla modifica della nostra Carta costituzionale. Relazione dell'Ufficio di Questura sullo svolgimento della controprova Nel corso della seduta dell'Assemblea del 18 giugno 2020, alle ore 12,15 circa, il Presidente ha dichiarato aperta la controprova, che era stata richiesta dopo una votazione per alzata di mano, e successivamente ha ordinato la chiusura delle porte. Gli assistenti parlamentari, nel momento in cui è stata ordinata la chiusura delle porte, hanno proceduto immediatamente alla chiusura delle porte stesse, non solo dell'Emiciclo, ma anche di tutte le tribune. Dopo di allora, in base alle testimonianze raccolte fra gli assistenti parlamentari, nessun senatore risulta entrato. Ha fatto ingresso in alcune tribune solamente personale dell'Amministrazione per consegnare i tablet necessari per la votazione ad alcuni senatori che ne erano privi. Peraltro, i senatori che ne erano privi ed erano già all'interno si sono accalcati nei pressi della porta chiusa per farseli consegnare e nel momento più concitato hanno lasciato vuoti alcuni posti nelle prime file delle tribune. Sempre dalle testimonianze raccolte fra gli assistenti parlamentari risulta siano rimasti fuori dell'Aula e non abbiano potuto prendere parte alla votazione i seguenti senatori: - al piano dell'emiciclo: Airola, Bernini, Botto, Casini, Ciampolillo, Evangelista, Ferrara, Gallone, Giammanco, Grasso, Licheri, Marcucci, Parrini, Quagliariello, Rizzotti, Romeo; - al piano delle tribune di primo ordine: Campagna, Drago; - al piano delle tribune di secondo ordine: Pittoni; - alle tribune diplomatiche non risulta sia rimasto fuori nessuno. La senatrice Drago ha dichiarato di aver votato per errore con il tablet pur essendo rimasta fuori dalla porta della tribuna. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione: Disegno di legge n. 1845: sulla questione pregiudiziale, il senatore Di Nicola avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Abate, Barachini, Barbaro, Barboni, Bongiorno, Bossi Umberto, Caligiuri, Candiani, Castaldi, Cattaneo, Crimi, Dal Mas, De Poli, Di Piazza, Fregolent, Giacobbe, L'Abbate, Malpezzi, Margiotta, Marinello, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Nugnes, Ripamonti, Rojc, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Totaro e Turco. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Aimi Enrico, Malan Lucio, Cangini Andrea, Siclari Marco, Lonardo Alessandrina, Masini Barbara, Perosino Marco, Ferro Massimo, Rizzotti Maria, Toffanin Roberta, Gallone Maria Alessandra, Galliani Adriano, Binetti Paola, Papatheu Urania Giulia Rosina, Pagano Nazario, Alderisi Francesca, Battistoni Francesco, Gasparri Maurizio, Caligiuri Fulvia Michela Istituzione dell'insegnamento della materia di igiene personale e cura della persona nelle scuole primarie e secondarie di primo grado (1856) (presentato in data 18/06/2020); senatori Santillo Agostino, Donno Daniela, Angrisani Luisa, Di Girolamo Gabriella, Trentacoste Fabrizio, Lannutti Elio, Pavanelli Emma, Puglia Sergio, Floridia Barbara, L'Abbate Patty, Marilotti Gianni, Leone Cinzia, Coltorti Mauro, Vanin Orietta, Ricciardi Sabrina, Granato Bianca Laura, De Lucia Danila, Corrado Margherita, Vaccaro Sergio, Campagna Antonella, Gaudiano Felicia, Mollame Francesco Disposizioni in materia di riorganizzazione del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana e del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana e istituzione dei Corpi Militari Ausiliari delle Forze Armate per finalità civiche, di volontariato istituzionale, di utilità sociale, di sicurezza ed interesse generale, nonché delega al Governo per la definizione dello stato giuridico e della disciplina d'impiego del relativo personale (1857) (presentato in data 18/06/2020); senatori Taricco Mino, Rampi Roberto, Fedeli Valeria, Rossomando Anna, D'Alfonso Luciano, Manca Daniele, Verducci Francesco, Boldrini Paola, Rojc Tatjana, Giacobbe Francesco, Vattuone Vito, Ferrazzi Andrea, Biti Caterina, Pittella Gianni, Stefano Dario Disposizioni in materia di elicicoltura (1858) (presentato in data 18/06/2020). Governo, trasmissione di documenti Il Ministro della difesa, con lettera in data 12 giugno 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . CLXIV, n. 19). Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 15 giugno 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, riferita all'anno 2019, corredata del rapporto sull'attività di analisi e revisione delle procedure di spesa e dell'allocazione delle relative risorse in bilancio, di cui all'articolo 9, comma 1- ter , del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 3 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . CLXIV, n. 20). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 113 del 27 maggio 2020, depositata in cancelleria il successivo 12 giugno, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 30-ter, comma 7, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui prevede, mediante rinvio al precedente articolo 30-bis, che il provvedimento relativo ai permessi premio è soggetto a reclamo al tribunale di sorveglianza entro ventiquattro ore dalla sua comunicazione, anziché prevedere a tal fine il termine di quindici giorni. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 78). Corte costituzionale, ordinanze relative a conflitto di attribuzione Con ordinanza-ricorso depositata il 19 dicembre 2019, la Corte d'appello di Brescia ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato a seguito della deliberazione del 10 gennaio 2017 con la quale il Senato della Repubblica ha affermato che le dichiarazioni rese dal senatore Gabriele Albertini, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono, pertanto, nella garanzia di insindacabilità di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Il ricorso è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza del 7 aprile 2020, n. 82, depositata in cancelleria il successivo 24 aprile 2020. L'ordinanza medesima, unitamente al ricorso introduttivo, sono stati notificati al Senato il 16 giugno 2020. Ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, la questione è deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 17 giugno 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria del Fondo Agenti Spedizionieri e Corrieri (FASC) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 292). Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, trasmissione di documenti. Deferimento Il Segretario Generale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha trasmesso, in data 5 febbraio 2020, il testo di sei raccomandazioni e di dodici risoluzioni, approvate dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nel corso della I parte della Sessione ordinaria (Strasburgo, 27 - 31 gennaio 2020) e, in data 20 marzo 2020, il testo di una risoluzione approvata dalla stessa Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nel corso della riunione della Commissione permanente, svoltasi a Parigi il 6 marzo 2020. Questi documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti nonché, per il parere, alla 3 a alla 14 a Commissione permanente, se non già assegnati alla stessa in sede primaria: raccomandazione n. 2168 - Minacce alla libertà dei media ed alla sicurezza dei giornalisti in Europa. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 171); raccomandazione n. 2169 - Gli obblighi internazionali relativi al rimpatrio dei minori dalle aree di conflitto e di guerra. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 172); raccomandazione n. 2170 - Casi di prigionieri politici rilevati in Azerbaijan. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 173); raccomandazione n. 2171 - Azione concertata contro la tratta ed il traffico di esseri umani. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 174); raccomandazione n. 2172 - Minori rifugiati e scomparsi in Europa. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 175); raccomandazione n. 2173 - Contrastare il traffico di tessuti e di cellule. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 176); risoluzione n. 2316 - Il funzionamento delle istituzioni democratiche in Polonia. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 177); risoluzione n. 2317 - Minacce alla libertà dei media ed alla sicurezza dei giornalisti in Europa. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 178); risoluzione n. 2318 - La tutela della libertà di religione o di convinzione nei luoghi di lavoro. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 3 a , alla 11 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 179); risoluzione n. 2319 -Procedura complementare congiunta tra il Comitato dei Ministri e Assemblea Parlamentare in risposta ad una grave violazione degli obblighi statutari da parte di uno Stato membro. Il predetto documento è deferito alla 1 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 180); risoluzione n. 2320 - Contestazione, per ragioni sostanziali, delle credenziali non ancora ratificate della delegazione parlamentare della Federazione russa. Il predetto documento è deferito alla 2 a , alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani Commissione permanente, nonché, per il parere, alla 14 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 181); risoluzione n. 2321 - Gli obblighi internazionali relativi al rimpatrio dei minori dalle aree di conflitto e di guerra. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 4 a , alla 7 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 182); risoluzione n. 2322 - Casi di prigionieri politici segnalati in Azerbaijan. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 183); risoluzione n. 2323 - Azione concertata contro la tratta di esseri umani ed il traffico di migranti. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 7 a , alla 11 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 184); risoluzione n. 2324 - Minori rifugiati e migranti scomparsi in Europa. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 5 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 185); risoluzione n. 2325 - I progressi nella procedura di monitoraggio dell'Assemblea. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 4 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 186); risoluzione n. 2326 - Democrazia hackerata? Come reagire? Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 8 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc. XII- bis , n. 187); risoluzione n. 2327 - Il turismo dei trapianti di organi. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 7 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 188); risoluzione n. 2328 - La prevenzione della violenza e della discriminazione nei confronti delle minoranze religiose tra i profughi in Europa. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 189). Petizioni, annunzio È stata presentata la seguente petizione deferita, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alla sottoindicata Commissione permanente, competente per materia. Il signor Pierluigi Roesler Franz, Presidente del Sindacato Cronisti Romani, chiede modifiche al disegno di legge A.S. 812 (diffamazione a mezzo stampa), in particolare in merito alle sanzioni pecuniarie sostitutive del carcere e in materia di prescrizione (Petizione n. 604, assegnata alla 2 a Commissione permanente). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Mollame e la senatrice Donno hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01686 del senatore Lanzi ed altri. L'ordine delle firme deve intendersi il seguente: Lanzi, Angrisani, Castellone, Croatti, Donno, Granato, Lannutti, Mollame, Pavanelli, Presutto, Vaccaro. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 12 al 18 giugno 2020) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 68 AIMI: sul caso di Huma Younous, sposa bambina in Pakistan (4-02872) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) CALANDRINI: sul pagamento di un riscatto per la liberazione della cooperante Silvia Romano (4-03483) (risp. DEL RE, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) LUCIDI ed altri: sulla gestione dell'epidemia da COVID-19 in Cina (4-03498) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) ORTIS ed altri: sul compenso ad un avvocato da parte del Comune di Petacciato (Campobasso) (4-02899) (risp. DADONE, ministro per la pubblica amministrazione ) RAUTI ed altri: sulla realizzazione dell'app "Immuni" per tracciare il contagio da COVID-19 (4-03475) (risp. PISANO, ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione ) Mozioni Atto n. 1-00247 FATTORI NUGNES DE FALCO DI MARZIO DE BONIS GIARRUSSO MARTELLI BUCCARELLA - Il Senato, premesso che: il Consiglio dei ministri dell'11 giugno 2020 ha approvato l'avvio di un accordo con il Governo egiziano per una commessa relativa alla vendita di una partita di armi verso il Paese nordafricano per un affare che varrebbe dai 9 agli 11 miliardi di euro; la prima azione di scambio di questo nuovo accordo prevede la cessione immediata di due fregate Fremm, la "Spartaco Schergat" e la "Emilio Bianchi", del valore di oltre 1 miliardo di euro, cui seguiranno 20 pattugliatori d'altura, 24 caccia Eurofighter Typhoon, 20 velivoli da addestramento M346 e un satellite da osservazione; l'articolo 11 della Costituzione recita espressamente che "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo"; la vendita delle armi è regolamentata dalla legge n. 185 del 1990, la quale all'articolo 1, commi 5 e 6, recita: "5. L'esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione e la delocalizzazione produttiva, sono vietati quando sono in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell'Italia, con gli accordi concernenti la non proliferazione e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali di armamento. 6. L'esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento sono altresì vietati: a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i princìpi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere; b) verso Paesi la cui politica contrasti con i princìpi dell'articolo 11 della Costituzione; c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l' embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell'Unione europea (UE) o da parte dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'UE o del Consiglio d'Europa; e) verso i Paesi che, ricevendo dall'Italia aiuti ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese; verso tali Paesi è sospesa la erogazione di aiuti ai sensi della stessa legge, ad eccezione degli aiuti alle popolazioni nei casi di disastri e calamità naturali"; nella stessa legge si prevede che il Governo fornisca un rapporto periodico sull'esportazioni degli armamenti; nel mese di maggio 2020 è stata trasmessa al Parlamento la relazione governativa annuale sull' export di armamenti; considerato che: in detta relazione, da uno studio aggregato proveniente dalla rete per il disarmo, viene messo in evidenza come il Paese con il maggior numero di licenze approvate da parte dello Stato italiano sia proprio l'Egitto, per un flusso pari a circa 871 milioni di euro; nel passaggio effettuato in Consiglio dei ministri nel quale pare sia stato dato mandato per la relativa autorizzazione all'UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) non è stato calendarizzato nessuno coinvolgimento delle Camere; il giorno 10 giugno 2020 il Ministro degli affari esteri Di Maio aveva rassicurato in sede di "Question time" che nessuna autorizzazione a questa operazione era stata data, salvo poi essere smentito poco più di 24 ore dopo; la situazione dei diritti umani e civili in Egitto è sotto osservazione dell'Onu, che periodicamente effettua un rapporto sul Paese, l'ultimo dei quali avvenuto nel novembre 2019 e conclusosi con 373 raccomandazioni (rispetto alle 300 del 2014), che le autorità egiziane hanno rifiutato e in conseguenza delle quali sono partite diverse procedure speciali proprio dalle Nazioni Unite relative al peggioramento della situazione riferendosi tra l'altro agli arresti arbitrari, alle limitazioni della libertà di manifestazione ed espressione, alla tortura, alle rappresaglie e, più di recente, alle condizioni di detenzione che potrebbero aver causato la morte dell'ex presidente Mohamed Morsi; Amnesty International ha denunciato il tentativo delle autorità egiziane di normalizzare le violazioni dei diritti umani attraverso una serie di norme che servono a "legalizzare" la crescente repressione della libertà di espressione, di associazione e di manifestazione pacifica e ha pubblicato un'analisi della situazione dei diritti umani dal 2013 a oggi, sottoposta al Consiglio Onu dei diritti umani del novembre 2019; la situazione è stata ripetutamente denunciata, oltre che dalle associazioni e dall'Onu, anche dal Parlamento europeo nelle risoluzioni del 13 dicembre 2018 e in quella del 24 ottobre 2019, nella quale si prende una posizione molto dura fino a invocare la necessità di rivedere le relazioni con l'Egitto; la rete per il disarmo e Amnesty International denunciano come il premier egiziano Abdel Fattah Al Sisi supporti con la fornitura di armamenti il generale Khalifa Haftar nella guerra civile libica contro il Governo di Fayez Al Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, violando dunque, così come anche la Turchia, le norme sull' embargo di armi verso la Libia imposto dalle Nazioni Unite; l'operazione mette a serio rischio di esposizione economica il Paese in caso di inadempienza della controparte, con particolare riferimento alla Sace, società pubblica di garanzia della Cassa Depositi e Prestiti, che ha tra i suoi compiti quello di garantire l'accesso al credito per le esportazioni; le fregate Fremm oggetto del primo scambio erano destinate e pronte per la Marina militare, la quale inevitabilmente si troverà ad avere le necessità di vederle sostituite, probabilmente con mezzi ancora migliori, con un aumento dei costi; visto: il continuo ostruzionismo nelle indagini per la definizione delle responsabilità dell'uccisione di Giulio Regeni, sequestrato, torturato e ucciso in Egitto, fornendo ai magistrati italiani informazioni insufficienti o parziali; la carcerazione di Patrick Zaki, attivista, ricercatore egiziano di 27 anni e studente dell'Università di Bologna, che si trova dal 7 febbraio 2020 in detenzione preventiva fino a data da destinarsi e che rischia fino a 25 anni di carcere le cui richieste di scarcerazione sono rimaste inevase; la violazione ripetuta dei diritti umani in Egitto, in contrasto dunque anche con i precetti della legge n. 185 del 1990; l'attuale stato del Governo egiziano, il cui capo di Stato Abdel Fattah Al Sisi si è garantito la reggenza fino al 2030 e che non ha origini democratiche, ma è frutto di un colpo di Stato; la richiesta da parte del Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, on. Erasmo Palazzotto, diretta al Presidente del Consiglio dei ministri, Conte, affinché riferisca in merito alla vicenda della vendita delle due fregate Fremm a cui si è affiancata la medesima richiesta del Presidente della Commissione straordinaria diritti umani del Senato, sen. Stefania Pucciarelli; la Posizione Comune 2008/944/PESC del Consiglio europeo che definisce "norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari" e che prevede esplicitamente, all'articolo art. 4.1, che "gli Stati membri diffondono i dati delle domande di licenza di esportazione che sono state rifiutate secondo i criteri della presente posizione comune, corredandoli di una spiegazione delle ragioni del rifiuto della licenza. Prima di rilasciare una licenza che sia stata rifiutata da un altro o da altri Stati membri per un'operazione sostanzialmente identica nei tre anni precedenti, uno Stato membro consulta lo Stato o gli Stati membri che hanno rifiutato il rilascio. Qualora, dopo aver effettuato le consultazioni, lo Stato membro decida comunque di rilasciare la licenza, esso ne informa lo Stato o gli Stati membri che l'avevano negata, fornendo una motivazione dettagliata", impegna il Governo: 1) a bloccare immediatamente l'attività di vendita descritta in premessa verso l'Egitto e verso tutti i Paesi in contrasto con la Costituzione italiana e che non rispettano i diritti umani, così come previsto dalle convenzioni internazionali; 2) a rivedere completamente la politica dell ' esportazione degli armamenti e a farsi promotore di un ' azione di portata fondamentale per la pace in forza della posizione comune 2008/944/PESC, che imporrebbe dunque un embargo indiretto sugli armamenti verso l ' Egitto. Interrogazioni Atto n. 3-01701 CORRADO MORRA ROMANO VANIN ANGRISANI PRESUTTO LANNUTTI Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell'interno Premesso che: risulta all'interrogante che il 4 maggio 2020 l'ex vicesindaco di Nettuno (Roma), oggi consigliere di minoranza, Daniele Mancini sia intervenuto per interrompere, e subito dopo denunciare in tutte le sedi competenti (compresa la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri), i lavori edili non autorizzati in corso nella chiesa attigua al cimitero della cittadina; la ditta responsabile di citato cantiere "fantasma" è la Morasca Srl di Roma, alla quale facevano capo i tre operai presenti nell'immobile all'ingresso del consigliere Mancini, impegnati, chi da terra e chi in alto, su un trabattello su ruote appositamente montato, a rimuovere con le cazzuole lo strato di pittura gialla steso sull'intonaco che riveste le pareti dell'edificio, in vista della loro ritinteggiatura; considerato che: l'edificio di culto, intitolato a Santa Maria del Quarto, sarebbe sorto nel 1619 come parte di un convento francescano che, dopo complessi avvicendamenti, fu adibito a cimitero comunale nel 1855; la chiesa è soggetta a tutela dello Stato ai sensi dell'art. 10, comma 1, del decreto legislativo n. 42 del 2004 e come tale non può, in base all'art. 20, comma 1, del medesimo Codice, essere distrutta, deteriorata o danneggiata e l'eventuale pregiudizio arrecatole ha, per i responsabili, riflessi penali ai sensi dell'art. 170 del Codice; la sobria aula mononave della chiesa, priva di rivestimenti pregiati se si escludono alcuni interessanti lacerti di affreschi superstiti in corrispondenza di uno degli archi ciechi che, a coppie, movimentano i lati lunghi, è impreziosita da epigrafi funerarie per lo più ottocentesche, di buona fattura, e altre novecentesche più modeste, murate sia nel piancito sia sulle pareti (una è affiancata dal busto-ritratto del defunto, inserito in una nicchia); dalla parte opposta al portale d'ingresso, il muro rettilineo cui si addossa l'altare è ornato da un'architettura neo-gotica dipinta, policroma, che sottolinea il gioco di aperture dalle due porticine laterali di accesso alla sacrestia; considerato inoltre che, a quanto risulta all'interrogante: è datata 25 maggio 2020 la nota dell'assessore preposto all'Area Ambiente e Sanità, Claudio Dell'Uomo, politico navigato e già membro del Consiglio comunale che nel 2005 fu sciolto con Decreto del Presidente della Repubblica 28 novembre 2005, nella quale il suddetto risponde alla contestazione dell'assenza di qualsivoglia autorizzazione ai lavori mossagli il 12 maggio scorso della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio (ABAP) per la città metropolitana di Roma, inviata anche al Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) del Lazio; nella risposta l'assessore esordisce asserendo risolutamente che "nessun lavoro è stato eseguito presso la chiesa di Santa Maria del Quarto"; ammette però, subito dopo, che "Nell'ambito della gara relativa ai servizi cimiteriali eseguita ai sensi dell'art. 95 comma 2 del D.Lgs. n. 50/2016 s.m.i. (offerta economicamente più vantaggiosa), la società aggiudicataria Morasca s.r.l. ha offerto come proposta migliorativa la pulizia e rimessa in pristino della suddetta Chiesetta, già in stato di abbandono"; implicitamente riconoscendo la competenza ad esprimere parere preventivo sull'inesistente progetto di restauro da parte dell'ufficio di tutela del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dell'Uomo prosegue con tardiva condiscendenza: "I lavori da eseguirsi, già preceduti da una verifica tecnica operativa della stessa ditta, saranno minimali e facilmente potranno essere meglio definiti in un sopralluogo congiunto in loco con la Soprintendenza. In attesa della rosa di date che vorrete cordialmente, comunicare (?)"; la spiegazione dell'assessore però non appare fondata, in quanto solo il 12 maggio 2020 è stata aggiudicata definitivamente, con determina dirigenziale n. 478, la gara d'appalto per la gestione, per sei mesi, dei servizi cimiteriali del cimitero di Nettuno in relazione alla quale la Morasca Srl, a detta del Dell'Uomo, aveva fatto della "pulizia e rimessa in pristino" della chiesa attigua al camposanto la proposta migliorativa associata all'offerta inviata il 26 aprile 2020 e di cui la Commissione di gara ha avuto contezza due giorni dopo, all'apertura virtuale delle buste; il 4 maggio 2020 ufficialmente erano ancora in lizza tre candidate. La ditta romana, pur in presenza di una graduatoria finale, che la vedeva prevalere (informazione divulgata anzitempo dal Dell'Uomo anche ai media ), non aveva certezza della propria ammissibilità, avendo presentato un'offerta nell'immediato giudicata "anomala", nodo che sarebbe stato sciolto solo l'8 maggio 2020 (e ufficializzato l'11 maggio nel verbale di gara n. 4); alla Commissione consiliare Trasparenza e legalità, che, scoppiato il caso, convocava l'assessore per il 12 maggio 2020, lamentando di non avere ancora ricevuto gli atti di gara e chiedendo conto della presenza degli operai della Morasca Srl nella chiesa cimiteriale, il Dell'Uomo ha giustificato la prima contestazione con la ritardata aggiudicazione della gara, e la seconda come sopralluogo tecnico prodromico all'offerta migliorativa in realtà proposta ad aprile 2020; anche alla stampa, qualche giorno prima, Dell'Uomo aveva ribadito la tesi che "al momento del blitz (?) era in atto soltanto un'analisi della situazione per poi poter passare una mano di vernice", insistendo, sul carattere ordinario degli interventi, non meritevoli del coinvolgimento "delle Belle Arti" ("ilgranchio", 7 maggio 2020); a smentire quanto ribadito dall'assessore era la presenza sul posto, il 4 maggio 2020, sul della ditta parcheggiato davanti alla chiesa, oltre che di attrezzature per tinteggiare, di alcuni sacchi di stucco in polvere e di secchi di pittura murale intonsi, nonché la natura delle attività degli operai, documentate dal consigliere Mancini anche con un filmato; ciò nonostante, anche il sindaco, nel Consiglio comunale del 5 giugno 2020, ha sposato le tesi del suo assessore e, preannunciando un sopralluogo della Soprintendenza ormai ex post , ha affermato: "(?) sembra assolutamente giustificato il fatto che la ditta sia andata sul posto ad effettuare un saggio sulle pareti della chiesetta", operazione che in realtà necessitava di autorizzazione preventiva o presenziamento di personale del Ministero, si chiede di sapere se, stante la "leggerezza" con cui i due amministratori si sarebbero rapportati con un affidamento di lavori pubblici comprensivo di un intervento su un bene storico-artistico tutelato ex lege , i Ministri in indirizzo non ritengano di attivare, ciascuno per quanto di competenza, accurate verifiche sull'accaduto e un attento monitoraggio delle attività a venire, considerato anche che a Nettuno è accertata l'operatività della criminalità organizzata. Atto n. 3-01702 RAUTI Ai Ministri della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: da alcuni organi di stampa si apprende che, in data 7 giugno 2020, a seguito di una telefonata tra il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e il Presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi, il Governo italiano avrebbe preso accordi per la cessione di due Fregate europee multi missione (FREMM) della Marina militare italiana all'Egitto e che tali accordi sarebbero stati trattati nel corso della seduta del Consiglio dei ministri di giovedì 11 giugno 2020; la cessione coinvolge la FREMM "Spartaco Schergat" varata nel 2019 e la FREMM "Emilio Bianchi" varata nel 2020, per un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro, anticipati dall'Italia; le due fregate (entrambe intestate a due medaglie d'oro al valor militare) erano state commissionate dalla Marina militare italiana a Fincantieri nell'ambito dell'accordo di cooperazione internazionale italo-francese, con il coordinamento di OCCAR, l'organizzazione congiunta per la cooperazione europea in materia di armamenti; nei giorni scorsi il settimanale panarabo "The Arab Weekly" ha pubblicato un articolo in cui si ipotizza la cessione all'Egitto, da parte dell'Italia, di 6 fregate Fremm (le 2 citate più altre 4 nuove) e 20 pattugliatori d'altura di Fincantieri, oltre a 24 caccia Eurofighter Typhoon e 20 velivoli da addestramento M-346 di Leonardo, più un satellite da osservazione, per un valore complessivo di 10,7 miliardi di dollari; considerato che: la cessione delle due navi militari avviene nell'ambito di uno scenario geopolitico critico e rischia di indebolire ulteriormente la capacità marittima nazionale, riducendo il numero delle fregate; tale scelta, peraltro, risulta in contrasto con la decisione del Parlamento di approvare, nel 2014, la cosiddetta "Legge Navale", che evidenziò la necessità di rinnovare e potenziare la flotta nazionale per evitarne la progressiva estinzione; l'Egitto è attivo sullo scenario internazionale nell'ambito di due coalizioni impegnate nei conflitti in Yemen ed in Libia e gli interessi geopolitici dell'Egitto nel Mediterraneo non coincidono con quelli dell'Italia e appaiono in contrasto nello scenario libico nel quale l'Egitto si pone come alleato del Generale Haftar, mentre la comunità internazionale e l'Italia riconoscono il Governo di Al-Serraj; l'articolo 1, comma 6, della legge 9 luglio 1990, n. 185, contenente norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, vieta l'esportazione di armamenti verso i Paesi in stato di conflitto armato e responsabili di accertate violazioni alle convenzioni internazionali in materia di diritti umani; l'articolo 5 della legge prevede la trasmissione al Parlamento di una relazione annuale in merito alle operazioni di export di armamenti; nella relazione resa nota nel mese di maggio 2020 si evince che l'Egitto nel 2019 ha rappresentato la prima destinazione dell' export italiano; l'Egitto è stato più volte oggetto di critiche e denunce a livello internazionale per casi di violazione dei diritti umani, incarcerazioni arbitrarie, repressione del dissenso e persecuzioni degli oppositori politici; il Governo di Al-Sisi continua a rifiutare ogni collaborazione con la magistratura italiana in merito alle indagini sull'uccisione del ricercatore universitario Giulio Regeni, come continuano a denunciare i genitori Paola e Claudio Regeni, nonché sulla detenzione di Patrick George Zaki, studente egiziano all'Università di Bologna, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei citati accordi e se possano fornire chiarimenti ufficiali sulla cessione delle due navi FREMM e sulle condizioni contrattuali ed economiche di tale cessione nell'accordo bilaterale italo-egiziano; quali iniziative intendano adottare per compensare la perdita subita dalla Marina militare italiana in termini di mezzi navali, ovvero in termini di eventuale risarcimento economico; se trovino riscontro le ipotesi di cessione di 20 pattugliatori d'altura di Fincantieri, 24 caccia Eurofighter Typhoon, 20 velivoli da addestramento M-346 di Leonardo ed un satellite da osservazione. Atto n. 3-01703 MALLEGNI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: lo scorso 16 dicembre 2019 si è svolta la prova conclusiva della procedura di selezione destinata al personale del ruolo speciale tecnico-amministrativo della Protezione civile, e finalizzata alla progressione dalla categoria B alla prima fascia della categoria A; tale procedura concorsuale è stata indetta per soli 3 posti, a causa dei limiti posti dalla legge alla facoltà assunzionale del Dipartimento della Protezione civile per l'attuale triennio. Di conseguenza, sui 24 idonei che hanno superato le prove del concorso per titoli ed esami, ben 21 sono rimasti fuori dal reclutamento nella categoria A. La graduatoria degli idonei, pubblicata il 20 marzo 2020, resterà in vigore fino al 31 dicembre 2020; giova peraltro ricordare che la selezione effettuata ha natura di "concorso pubblico", stante il combinato disposto dell'articolo 22, comma 15, del decreto legislativo n. 75 del 2017 e dell'articolo 52, comma 1 -bis , del Testo unico per il pubblico impiego, di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001 che regolava il bando; a distanza di soli due mesi dalla pubblicazione di quella graduatoria, l'articolo 261 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto "decreto rilancio") stabilisce che "per fronteggiare le crescenti richieste d'intervento in tutti i contesti di propria competenza, nonché con riferimento alle complesse iniziative in atto per la gestione dell'emergenza sanitaria", alle facoltà assunzionali del Dipartimento della Protezione civile si aggiunga una dotazione di altri 30 posti di categoria A-F1 con "specializzazione di tipo tecnico", per i quali la Presidenza del Consiglio dei ministri potrà quindi "indire procedure di reclutamento e ad assumere a tempo indeterminato, tramite concorso pubblico ovvero utilizzo di graduatorie vigenti di concorsi pubblici"; per fronteggiare le crescenti richieste di intervento del Dipartimento è abbastanza evidente che serve prima di tutto personale già dotato di esperienza nella gestione e nel coordinamento di emergenze, che è rintracciabile proprio all'interno del Dipartimento, e in particolare nella graduatoria della selezione appena conclusasi per l'inquadramento in area A-F1, che ha costituito una regolare prova concorsuale per la categoria A; non si vede come si possa affrontare con criteri di urgenza (stante l'utilizzo del decreto-legge) una complessa emergenza sanitaria, come quella attuale, introducendo esclusivamente nuovo personale asseritamente in possesso di una imprecisata "specializzazione tecnica", quando tutto il personale del Dipartimento della Protezione civile appartiene già, per definizione, a un ruolo speciale "tecnico-amministrativo" appositamente istituito per soddisfare ogni tipo di esigenza di intervento (art. 9 -ter, comma 1, del decreto legislativo n. 303 del 1999); inoltre, si segnala che per l'assunzione di 30 unità, il decreto-legge ha dovuto prevedere una dotazione finanziaria di spesa per gli oneri assunzionali ammontante ad euro 1.166.608 per l'anno 2020 e a euro 1.999.899 a decorrere dall'anno 2021, mentre facendo ricorso alla progressione in area A-F1 del personale interno idoneo, e che svolge de facto le mansioni richieste in qualsiasi contesto emergenziale, la spesa si conterrebbe nel limite trascurabile di circa 1.500 euro; giova precisare da ultimo che a causa dei consistenti pensionamenti in corso, le unità di personale di cat. A, attualmente 343, con i prossimi pensionamenti scenderanno entro l'anno a un totale di 328 unità, con una differenza negativa rispetto alla pianta organica di 73 unità con conseguente considerevole diminuzione della spesa, si chiede di sapere se, in ottemperanza all'attuale normativa, anche al fine di rispondere con maggiore tempestività alle crescenti richieste di intervento e al contempo valorizzare compiutamente le professionalità tecniche e amministrative interne, nel rispetto del principio di economicità della pubblica amministrazione, non si ritenga opportuno intervenire attraverso un'apposita modifica di quanto stabilito dall'articolo 261 del decreto-legge n. 34 del 2020, volta a incrementare da 30 a 51 il numero dei posti da rendere disponibili nella categoria A-F1, così da consentire il passaggio di categoria al personale già risultato idoneo e permettere alla Struttura dipartimentale di avvalersi da subito di personale già formato e in grado di assicurare la copertura di una fascia professionale attualmente sguarnita e in procinto di svuotarsi ancora di più nei prossimi mesi. Atto n. 3-01705 LANZI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il comparto ippico conta circa 2.000 impiegati diretti e indiretti negli ippodromi italiani, numero che viene elevato a circa 30.000 addetti se si considera l'intero indotto. L'ippica ha un valore storicamente riconosciuto dallo Stato italiano e il settore beneficia di finanziamenti diretti per circa 180 milioni annui; il 16 aprile 2020 il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova, nel corso di una seduta informativa presso la Camera dei deputati, ha dichiarato : "Riguardo al settore ippico, segnalo lo sforzo del Ministero per accelerare i pagamenti dei premi. Inoltre, è stato firmato il decreto per le anticipazioni pari al 40 per cento delle sovvenzioni del 2020. Auspico che la filiera torni alla normalità il prima possibile e con tutte le condizioni di sicurezza, riprendendo quanto prima le attività degli ippodromi, anche se a porte chiuse"; come anticipato nel suddetto intervento, il Ministro ha firmato il decreto ministeriale 6 maggio 2020, n. 4701, recante i principi per la determinazione e l'erogazione di sovvenzioni da assegnare alle società di corse riconosciute, che è stato inviato ai competenti organi di controllo per l'acquisizione del relativo visto di registrazione; risulta all'interrogante che il Ministero in indirizzo abbia inviato più volte alle società di corse gestori di tutti gli ippodromi italiani più versioni degli accordi contrattuali; solo in data 9 maggio 2020 detti accordi sono stati sottoscritti e rinviati. Nonostante ciò, alla data odierna, nulla è stato comunicato ai suddetti ippodromi circa la reale approvazione e registrazione di tali accordi da parte degli organi di controllo e pertanto a tutt'oggi le società di corse stanno svolgendo la loro attività a porte chiuse, per via della pandemia, senza un regolare e valido rapporto contrattuale; a causa delle mancate erogazioni degli anticipi del 40 per cento della media delle sovvenzioni statali degli ultimi 3 anni, le società di corsa si trovano nella gravissima situazione di mancanza della liquidità necessaria al normale funzionamento aziendale ed organizzativo. Tale ritardo porta alla ragionevole preoccupazione che anche il saldo delle sovvenzioni relative all'anno 2020 che ancora deve essere quantificato e che probabilmente avrà uno slittamento con la conseguente perdita dello stanziamento di bilancio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fornire una data precisa relativa all'erogazione degli anticipi del 40 per cento delle sovvenzioni statali al comparto ippico in grave carenza di liquidità, nonché rassicurare circa gli accordi contrattuali tra il Dicastero e le società di corse. Atto n. 3-01706 PEROSINO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atto n. 3-01707 FEDELI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il TAR Toscana (sezione prima), con sentenza pubblicata in data 1° giugno 2020 in relazione al ricorso dell'Associazione culturale islamica di Pisa contro il Comune di Pisa e il Ministero per i beni e le attività culturali, ha riconosciuto le ragioni di detta Associazione, segnalando in particolare la necessità di rispettare, oltre alla libertà di culto quale diritto fondamentale garantito dalla nostra Costituzione, anche l'art. 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, l'art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali e rilevando puntualmente come, invece, Comune e Soprintendenza competente si fossero mossi in violazione di detti principi; in presenza di motivazioni così impegnative e assertive che hanno portato all'annullamento degli atti del Comune e della Soprintendenza risulta quanto mai sorprendente che sia stato presentato al Consiglio di Stato un ricorso predisposto dall'Avvocatura dello Stato in nome della Soprintendenza competente, ma anche del Ministero, datato 15 giugno, quasi come se si trattasse di un obbligo burocratico, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza di detto ricorso e se intenda prendere iniziative tali da ritirarlo. Atto n. 3-01708 SBROLLINI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: una pala d'altare realizzata da Jacopo dal Ponte detto il Bassano (Bassano 1510 c. - 1592) nel 1541 e intitolata "Sant'Anna in trono con la Vergine Bambina tra i Santi Girolamo e Francesco" (di seguito Pala di Sant'Anna) è stata repentinamente trasferita dai Musei Civici di Bassano del Grappa (Vicenza) alle Gallerie dell'Accademia di Venezia nel mese di febbraio 2020; la Pala di Sant'Anna, elencata tra i dipinti pervenuti alle Gallerie dell'Accademia di Venezia nel 1812, dopo le soppressioni napoleoniche, fu eseguita da Jacopo Bassano per i Padri Riformati di Asolo (Treviso) tra il 21 febbraio e il 30 settembre 1541, come si evince dal manoscritto di contabilità della Bottega dalpontiana pubblicato da Michelangelo Muraro nel 1992 (Libro secondo, cc. 44v-45r); lo stesso studioso Muraro nel 1947 aveva segnalato l'opera trasferita dai depositi delle Gallerie nella chiesa parrocchiale di Sossano (Vicenza), lì depositata dalle Gallerie dell'Accademia sin dal 1883; l'arrivo a Bassano della Pala di Sant'Anna, con la clausola del comodato d'uso, sessantaquattro anni fa, si deve alla volontà del soprintendente del Veneto e di Venezia e direttore delle Gallerie dell'Accademia Vittorio Moschini, con il concorso della direzione dei Musei civici di Bassano del Grappa, nel 1956 passata da Licisco Magagnato a Gino Barioli; tale decisione fu motivata dal fatto che Bassano del Grappa ha ospitato la bottega dalpontiana per due secoli, dall'inizio del '500 alla fine del '600, e oggi i Musei civici di Bassano del Grappa conservano in uno dei suoi tre saloni, ventisette opere di Jacopo Bassano, la più grande esposizione monografica di un importante pittore del Cinquecento italiano; considerato che: solamente lo scorso 18 maggio 2020 la comunità bassanese ha appreso la notizia del trasferimento, dopo tre mesi di chiusura delle sedi museali a causa dell'emergenza sanitaria; tale trasferimento è avvenuto dopo sessantaquattro anni di immutata presenza del dipinto nella pinacoteca dei Musei civici di Bassano del Grappa; non si comprendono le motivazioni dell'inaspettata privazione di un capolavoro che dal 1956 ricopriva un ruolo da protagonista nel percorso espositivo del Museo civico di Bassano, capace di favorire la comprensione artistica di questo pittore capostipite di una eccellente bottega e attivo nella Venezia del '500 in contemporanea con Tiziano, Tintoretto e Veronese; le istituzioni coinvolte hanno gestito il trasferimento omettendo qualsiasi forma di condivisione nei confronti della comunità bassanese, e senza plausibili riflessioni sulle motivazioni museologiche a supporto di una nuova collocazione dell'opera nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia; un Museo civico ed una Galleria nazionale hanno missioni differenti e pubblici differenti: secondo la museologia contemporanea, gli allestimenti dei musei devono tener conto della specifica missione di una tale istituzione e dei pubblici ai quali si rivolgono; la missione di un Museo civico rispecchia l'identità e la storia del luogo e della sua comunità, avendo quindi il compito di entrare nelle microstorie, mentre la missione di una Pinacoteca nazionale è quella di ricostruire i percorsi e le relazioni tra gli artisti della macroregione nella quale insiste; la stessa riforma che porta il nome del Ministro in indirizzo, e la cui entrata in vigore risale al dicembre 2014, e la contestuale istituzione del sistema museale nazionale al quale possono afferire i musei italiani in base a criteri minimi di qualità, hanno introdotto nella distribuzione del patrimonio italiano la concezione di una rete museale legata non tanto alla proprietà dei beni, quanto piuttosto alla qualità della loro conservazione e valorizzazione; in una tale logica, il concetto di deposito demaniale o di comodato di una istituzione museale nei confronti di un'altra non può più essere visto come un diritto di proprietà, ma esclusivamente come un modo qualitativamente giusto o sbagliato di conservare e valorizzare un bene, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare un confronto con le Direzioni Generali del Ministero, il comitato di settore del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, non interpellato sulla specifica questione illustrata, le Gallerie dell'Accademia e la competente Soprintendenza al fine di consentire il ricollocamento dell'opera ai Musei civici di Bassano del Grappa, dove è stata tenuta per ben sessantaquattro anni, in considerazione delle motivazioni espresse in premessa; secondo quali forme e in quali tempi intenda ascoltare le istanze del territorio di Bassano del Grappa, comunità legata da elementi profondamente identitari, riguardo alle vicende esposte in premessa. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01699 NUGNES FATTORI LAFORGIA VERDUCCI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dello sviluppo economico e della difesa Premesso che: nel mese di maggio 2020 è stata trasmessa al Parlamento la relazione governativa annuale sull' export di armamenti, così come richiesto dalla legge 9 luglio 1990, n. 185, che regola la vendita estera dei sistemi militari italiani, vieta le esportazioni di armamenti "verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani", e prescrive che l'esportazione di materiale di armamento e la cessione della relative licenze di produzione "devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell'Italia"; si evidenzia che i dati della relazione riportano che la tendenza degli ultimi anni è quella di un forte aumento dell' export di armamenti da parte del nostro Paese (si parla di un aumento di circa l'80 per cento dal 2014), facendo aumentare in maniera consistente le commesse per l'industria militare italiana, con ben 84 Paesi destinatari; in questo scenario, la Rete italiana per il disarmo e la Rete della pace, a seguito della lettura dei dati aggregati dell' export militare contenuti nel capitolo introduttivo della relazione annuale del Governo, hanno posto l'attenzione sul fatto che il Paese destinatario del maggior numero di autorizzazioni per nuove licenze sarebbe l'Egitto, con 871,7 milioni di euro. Nel dettaglio, secondo quanto riportato già a febbraio 2020 dal quotidiano panarabo "The Arab weekly" e ripreso da "il Fatto Quotidiano" del 7 giugno, l'intera commessa relativa alla vendita di forniture militari all'Egitto comprenderebbe un numero consistente: 6 fregate Fremm (di cui 2 da consegnare immediatamente), 20 pattugliatori d'altura, 24 caccia Eurofighter Typhoon, 20 velivoli da addestramento M346 e un satellite da osservazione, per un totale fra i 9 e gli 11 miliardi di euro; in relazione agli ultimi rilevanti sviluppi in ordine alle relazioni bilaterali italo-egiziane, in cui l'Egitto continua a rifiutare ogni collaborazione politica e giudiziaria con il nostro Paese sull'omicidio di Giulio Regeni e da ultimo l'arresto forzato del giovane studente Patrick Zaki, si ritiene un grave errore sostenere una vendita così consistente di armi al Paese; nella recente telefonata intercorsa tra il premier Conte e il presidente egiziano Al-Sisi si sono discussi i seguenti argomenti: la stabilizzazione della Libia (dove però l'Egitto si pone come alleato di Haftar), con particolare riferimento alla necessità di un rapido cessate il fuoco e di un ritorno al tavolo negoziale, ma anche "la collaborazione bilaterale, da quella industriale a quella giudiziaria, con particolare riferimento al caso Regeni"; in tale quadro l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di Giulio Regeni ha richiesto all'unanimità di procedere ad audire urgentemente il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte anche in relazione alla sua recente interlocuzione diretta con il presidente della Repubblica araba d'Egitto Abdel Fattah Al-Sisi, ed al fine di comprendere effettivamente quale sia la natura dei rapporti commerciali con l'Egitto, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, in considerazione anche del fatto che la legge n. 185 del 1990 esplicita il divieto di esportazioni di armi verso Paesi in guerra o che violino apertamente i diritti umani, non intendano modificare la politica adottata in merito all' export di armamenti riconsiderando in particolar modo la direttrice commerciale verso l'Egitto. Atto n. 3-01700 SANTANGELO TRENTACOSTE ROMANO VANIN CORRADO ORTIS PRESUTTO CAMPAGNA ANGRISANI ANASTASI BOTTO LANNUTTI PAVANELLI PISANI Giuseppe NATURALE CASTELLONE Al Ministro della difesa Premesso che: nella notte tra il 12 e il 13 maggio 2020, si sono perse le tracce del motopesca "Nuova Iside" e del suo equipaggio composto dal comandante Vito Lo Iacono di 27 anni, da Matteo Lo Iacono di 54 anni e da Giuseppe Lo Iacono di 34 anni; l'ultimo contatto avuto dall'imbarcazione sarebbe stato nello specchio di mare a dieci miglia da San Vito Lo Capo (Trapani), alle ore 22,33 del 12 maggio scorso; il mare, ad oggi, ha restituito solo i corpi di Giuseppe Lo Iacono e del capitano Matteo Lo Iacono, rispettivamente il 14 e il 16 maggio 2020; la Marina militare era già intervenuta per restringere l'area di ricerca nei giorni scorsi con la fregata "Carabiniere", e grazie al sonar ad alta frequenza "Panoramic Echo Sounder", con capacità di discriminazione di oggetti di medie dimensioni sino a 2.000 metri di profondità, aveva individuato alcuni contatti subacquei, ritenuti da investigare ulteriormente; in data 31 maggio sempre la Marina militare ha iniziato le attività di ricerca del relitto del motopesca "Nuova Iside" nelle acque a nord est di capo San Vito con il cacciamine "Numana", del Comando delle forze di contromisure mine (MARICODRAG), e il Gruppo operativo subacquei (GOS) del Raggruppamento subacquei ed incursori (COMSUBIN), in grado di svolgere attività di localizzazione, identificazione, neutralizzazione di mine navali, residuati bellici, ordigni e, grazie alla sua versatilità per scopi dual use , reperti archeologici e oggetti di interesse depositati sul fondale; l'articolo de "la Repubblica" on line del 2 giugno 2020, intitolato "I misteri del "Nuova Iside", il peschereccio scomparso a Palermo. Sulla rotta c'era una petroliera"", riporta che da un riscontro su "Marinetraffic" (sito che traccia gli spostamenti delle navi), analizzando i tragitti tra San Vito lo Capo e Ustica tra le ore 21 e 40 del 12 maggio e le ore 3 del 13 maggio, sulla rotta del peschereccio "Nuova Iside", intorno alle ore 22 e 50, sarebbe stata registrata la presenza una petroliera; considerato che: la Procura della Repubblica di Palermo ha disposto il sequestro della scatola nera della nave cargo "Vulcanello" della società armatrice Augustadue, gruppo Mednav, utilizzata per il trasporto di carburante, che nelle ore del presunto naufragio avrebbe incrociato la stessa rotta della "Nuova Iside"; dall'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo, Ennio Petrigni, risultano iscritte due persone nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo. Precisamente due ufficiali di plancia, uno di nazionalità italiana e l'atro straniera, in servizio sulla petroliera "Vulcanello" posta sotto sequestro il 15 giugno; considerato inoltre che: resta ancora da individuare il punto esatto in cui la "Nuova Iside" è affondata, ma il quadrante battuto dalla Guardia costiera e dalla Marina militare comprende lo specchio d'acqua tra San Vito Lo Capo, Ustica e Terrasini; il corpo del giovane comandante Vito Lo Iocano non è ancora stato ritrovato; la nave Numana è dotata di un sonar ad alta scoperta e veicoli subacquei filoguidati tra cui il "Multipluto", capace di acquisire immagini fino ad una profondità di oltre 1.500 metri. Il team ROV (Remotely operated vehicle) del GOS è imbarcato sulla nave Numana con il "Perseo", uno dei veicoli filoguidati ad alta tecnologia in dotazione che può immergersi fino a 1.500 metri di profondità, sia per acquisire immagini ad alta definizione attraverso le loro video camere subacquee, sia per recuperare oggetti presenti sul fondo mediante i rispettivi bracci manipolatori, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; vista la cooperazione dei mezzi navali della Marina militare, con quali tempi e modalità si possa pervenire ad una celere individuazione e recupero della "Nave Iside", affinché il tragico episodio possa risolversi, permettendo così alla Procura di Palermo di poter concludere tutti gli accertamenti sull'imbarcazione, alla luce dei riscontri della scatola nera della petroliera "Vulcanello". Atto n. 3-01704 TOFFANIN FLORIS MALAN AIMI BARBONI CALIENDO CALIGIURI CANGINI CESARO CARBONE DAMIANI FERRO GALLIANI GALLONE MALLEGNI MASINI MODENA MOLES PEROSINO PICHETTO FRATIN PAGANO PAPATHEU RIZZOTTI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'introduzione del "reddito di cittadinanza", con il decreto-legge 28 gennaio 2019, n.4, previsto come misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale, rappresenta solo la certezza che la stessa viene stabilizzata, codificata ed estesa perennemente alle fasce più deboli della società, con un aggravio insostenibile per quel ceto medio su cui ricadrebbe il maggior peso fiscale del finanziamento del reddito di cittadinanza, qualora il ricorso al deficit non fosse più praticabile; sarebbe stato più sensato, a giudizio degli interroganti, utilizzare le risorse stanziate, per mettere le imprese in condizione di assumere e creare quel circolo virtuoso che solo la crescita della produttività può consentire e garantire. Gli stessi incentivi previsti dal decreto citato hanno contribuito a realizzare un aumento dell'occupazione, perché riconosciuti solo in caso di assunzioni a tempo indeterminato per la platea di disoccupati di più lunga durata, più distanti quindi dal mercato del lavoro, per i quali dovrebbe essere più importante determinare processi di riattivazione nella ricerca di lavoro e di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro anche con contratti a termine di durata congrua; negli ultimi mesi sono stati denunciati numerosi casi di illegittimi percettori del reddito di cittadinanza (di recente sono state individuate più di 500 persone), tra i quali pericolosi mafiosi e 'ndranghetisti (gli ultimi 37 l'11 giugno 2020); anche la parte del provvedimento relativa alle "politiche attive" del lavoro ha confermato le pesanti lacune, considerato che, ad oggi, non si hanno notizie della "app", che dovrebbe fare da cerniera tra domanda e offerta di lavoro, promossa dal presidente dell'ANPAL, professor Parisi; le Regioni, competenti sulle politiche attive, hanno rilevato che non vi possono essere nuove applicazioni, se non in coerenza con gli strumenti operativi regionali, e che, in ogni caso, gli stessi non possono essere vincolanti; a suo tempo il Governo ha stanziato circa 25 milioni per la piattaforma e a distanza di oltre un anno dall'approvazione, non si hanno aggiornamenti sullo stato dell' iter della misura e su tutto quanto riguarda la realizzazione della stessa; gli scarsi risultati raggiunti, certificati anche dalla Corte dei conti, non possono rimanere senza spiegazione, anche in considerazione delle ingenti risorse impegnate per i "navigator" e per stabilizzare i dipendenti Anpal Servizi dedicati al RdC, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda fornire gli opportuni chiarimenti relativi allo stato dell' iter della misura citata, al piano industriale 2020-2022 di ANPAL Servizi (già bocciato per problemi sulla stabilizzazione dei precari dell'Agenzia) e all'utilizzo dei fondi da parte del presidente Parisi, oggetto di rilievi da parte di dirigenti di ANPAL e dell'Autorità di gestione dei fondi FSE dell'Agenzia. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03691 NUGNES ROMANO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: nel 2015 il dottor Ernesto Maria Ruffini è stato nominato amministratore delegato di Equitalia; nell'anno successivo presidente della stessa e, a seguito dell'entrata in vigore nel 2016 della normativa che ha previsto il superamento di Equitalia e la creazione del nuovo ente pubblico "Agenzia delle entrate-riscossione", nel 2017 è stato scelto dal Governo Gentiloni come direttore dell'Agenzia fino al 4 settembre 2018 quando è stato sostituito dal generale Antonino Maggiore; ad inizio 2020 il dottor Ruffini è stato prescelto dal Governo Conte II per guidare di nuovo l'Agenzia delle Entrate-riscossione; considerato che, da quanto si apprende dalla testata "La voce delle voci" in un'inchiesta di Andrea Cinquegrani del 22 maggio 2020 il dottor Ruffini, nel tempo intercorso tra i due incarichi al vertice dell'Agenzia delle entrate, ha ripreso la sua attività di difensore patrocinando, in giudizio contro l'ente da lui stesso diretto fino a poco tempo prima, gli interessi, tra gli altri, della società AMIFIN e nell'anno successivo della Banca di Viterbo credito cooperativo, vincendo una vertenza contro la medesima Agenzia delle entrate; considerato altresì che: la Federazione del pubblico impiego "Dirpubblica" ha ritenuto che il dottor Ruffini, durante il suo mandato, abbia posto in essere una serie di atti amministrativi di conferimento di incarichi dirigenziali in violazione del disposto del decreto-legge n. 78 del 2015 che, all'articolo 4- bis , imponeva l'assunzione di dirigenti mediante concorsi per soli esami da bandire entro il 31 dicembre 2016, in conformità alle norme del decreto legislativo n. 165 del 2001 e sulla base di un decreto ministeriale che avrebbe dovuto essere tempestivamente adottato; la stessa norma prevedeva che fino alla conclusione di quei concorsi, le agenzie fiscali potessero conferire deleghe di funzioni dirigenziali in favore dei funzionari, con un trattamento economico parametrato a quello previsto per le posizioni organizzative speciali, istituite con decreto-legge n. 95 del 2012 (cosiddetta spending review ), analogo a quello previsto per i dirigenti con incarico livello retributivo più basso; l'Agenzia delle entrate, pur essendosi avvalsa della facoltà di conferire le predette deleghe di funzione dirigenziali, non ha mai bandito i concorsi previsti dal decreto-legge n. 78 del 2015, nonostante l'annullamento di un concorso per 403 dirigenti bandito nel 2014 a seguito della sentenza del TAR n. 9846/2016; nel frattempo, Dirpubblica ha impugnato gli atti organizzativi adottati dall'Agenzia delle entrate in base ai quali sono state conferite le deleghe di funzioni dirigenziali e, di recente, il Tar del Lazio, con riferimento ad analogo contenzioso avviato da Dirpubblica contro l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della norma con la quale sono state previste le predette deleghe di funzioni (ordinanza n. 8253/2018); nel contempo, Dirpubblica ha proposto ricorso sul silenzio mantenuto dall'Agenzia delle entrate sulla richiesta dalla stessa avanzata di bandire un concorso per 403 dirigenti persone esami ai sensi dell'articolo 4- bis del decreto-legge n. 78 del 2015, così da risolvere, in maniera definitiva, la problematica della dirigenza dell'Agenzia delle entrate; il TAR del Lazio, con sentenza n. 8990 del 16 agosto 2018, ha accolto il ricorso ed ha obbligato l'Agenzia delle entrate a bandire il predetto concorso per 403 posti da dirigente da concludere entro il 31 dicembre 2018, nel termine cioè da ultimo prorogato dalla legge n. 205 del 2017. Tuttavia, con quella stessa legge, sempre con finalità che agli interroganti appaiono elusive della sentenza della Corte costituzionale del 2015, sono state introdotte le posizioni organizzative di elevata responsabilità (POER), le quali altro non sono che posizioni dirigenziali diversamente denominate; in ogni caso, nel perdurante silenzio dell'Agenzia delle entrate sull'indizione del concorso per 403 dirigenti che gli era stato ordinato dal TAR, Dirpubblica ha chiesto al giudice amministrativo di nominare un commissario ad acta ; a seguito della richiesta, sì è scatenata la reazione del direttore dell'Agenzia, il quale, con un atto del 2 novembre 2018, ha annunciato che non avrebbe dato seguito alla sentenza del TAR e che tutt'al più il concorso l'avrebbe fatto per titoli ed esami in base alle nuove norme del 2017 ma per soli 160 dirigenti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non valuti che per il dottor Ruffini sussista una posizione di conflitto di interessi per aver operato contro l'Agenzia delle entrate, della quale era stato al vertice, e se non sia stata inopportuna la nomina ricevuta nel 2020 in quanto sia la suprema Corte costituzionale che il TAR del Lazio hanno bocciato i provvedimenti di nomina di dirigenti privi di qualifica, assunti da Ruffini; se voglia assumere provvedimenti, nel limite delle proprie competenze, per restituire legalità all'attività di reclutamento dell'Agenzia delle entrate, sostituendo chi non rispetta le sentenze della Corte costituzionale e del Tar, ledendo i diritti di molti in dispregio delle norme e delle decisioni delle autorità giudiziarie interpellate. Atto n. 4-03692 ASTORRE Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il buon andamento e l'imparzialità sono principi di rango costituzionale cui ogni pubblica amministrazione dovrebbe informarsi; il principio di buon andamento dell'amministrazione costituisce il "vero cardine della vita amministrativa e quindi condizione dello svolgimento ordinato della vita sociale", come ha ricordato la Corte costituzionale con la sentenza n. 123 del 1968; su un piano più generale, gli oneri burocratici rappresentano nel nostro Paese un freno alle potenzialità di sviluppo economico e sociale, oltre a generare sfiducia nei cittadini, nei professionisti e nelle imprese verso la pubblica amministrazione e le sue articolazioni territoriali; al peso degli oneri di natura burocratico-amministrativa molto spesso si aggiunge un'inerzia da parte degli uffici e dei relativi responsabili dei servizi ad evadere pratiche e procedimenti amministrativi entro i termini di legge; considerato che: il Comune di Roma, stando a quanto denunciato da alcune associazioni di professionisti (OICE Lazio), soprattutto sul versante delle opere pubbliche (dati CRESME) e su quello del rilascio di pratiche urbanistiche, sconta tempi eccessivamente lunghi con evidenti ricadute negative sul tessuto socio-economico; nello specifico risulta che presso l'Ufficio di scopo condono del Comune di Roma pendono numerosissime pratiche edilizie completamente istruite cui manca solo l'autorizzazione da parte dei funzionari responsabili del procedimento. Questi ritardi stanno gettando nell'incertezza centinaia di famiglie che attendono tali autorizzazioni per avviare lavori di ristrutturazione, accendere mutui oppure vendere l'immobile, si chiede di sapere se Ministri in indirizzo, per quanto di propria competenza, non intendano intervenire al fine di sollecitare il Comune di Roma al rispetto del principio costituzionale di buon andamento dell'amministrazione, necessariamente riconducibile alla ragionevole durata dei tempi dei procedimenti amministrativi, e non lasciare nell'incertezza cittadini, professionisti e imprese così da consentire quell'ordinato svolgimento della vita sociale, come ha ricordato la Corte costituzionale con la citata sentenza. Atto n. 4-03693 DE BONIS Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della salute Premesso che: nell'ambito delle misure di contenimento del COVID-19 nella "fase 3", i Ministri in indirizzo hanno firmato un nuovo decreto per "razionalizzare il servizio di trasporto aereo", in cui è prevista la proroga della chiusura degli aeroporti di Trapani Birgi e di Comiso (Ragusa) fino al 14 luglio; nel decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, infatti, vengono stabiliti i 25 aeroporti italiani che possono tornare operativi e, tra quelli siciliani, ci sono gli scali di Palermo, Catania, Lampedusa e Pantelleria ma mancano il "Vincenzo Florio" di Trapani Birgi e lo scalo di Comiso; pare che la scelta sia dovuta all'impossibilità di garantire i controlli su tutti gli aeroporti italiani, ma essa penalizza fortemente la Sicilia, per la quale vengono giudicati più che sufficienti gli aeroporti di Palermo e Catania; la decisione del Ministro dei trasporti, di concerto con il Ministro della salute, risulta alquanto iniqua ed incomprensibile se la giustificazione è data dall'impossibilità di garantire i controlli per l'emergenza COVID-19, visto che la Sicilia ha un numero veramente insignificante di contagiati; in pratica succede che nelle zone dove i contagi sono stati e sono più rilevanti come Bergamo, luoghi cuore della pandemia, gli aeroporti funzionano regolarmente e all'interrogante viene sempre più da pensare che si vogliano negare i fondamentali diritti alla crescita e alla competitività territoriale nel Mezzogiorno; la decisione che protrae la chiusura di alcuni aeroporti minori danneggia sicuramente l'economia della Sicilia, dove le province di Trapani e Ragusa vivono maggiormente di turismo, soprattutto nella stagione estiva, si chiede di sapere: come mai sia stata presa la decisione di protrarre ancora di un mese la chiusura degli aeroporti di Comiso e Trapani, in Sicilia, dove non ci sono contagi, recando gravi danni al turismo, mentre invece riapre l'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo); se i Ministri in indirizzo non ritengano di rivedere la decisione ripristinando immediatamente la programmazione dei voli per gli "aeroporti minori". Atto n. 4-03694 MOLLAME FENU TRENTACOSTE GALLICCHIO DE LUCIA AGOSTINELLI PAVANELLI LANNUTTI L'ABBATE NATURALE LA MURA ANASTASI MARINELLO LOREFICE GRANATO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'art. 124, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (denominato decreto rilancio), prevede l'esenzione dell'applicazione dell'imposta di valore aggiunto (IVA) sino al 31 dicembre 2020 per le cessioni, fra altri beni utili al contrasto dell'epidemia di COVID-19, di "soluzione idroalcolica in litri" e di "detergenti disinfettanti per mani"; successivamente a tale data si applicherà, sui suddetti beni, l'aliquota IVA del 5 per cento; considerato che: la normativa crea numerosi interrogativi applicativi e sul punto sono già stati inviati dall'Associazione nazionale dei distillatori industriali (AssoDistil) diverse richieste di chiarimento sia al Ministero dell'economia e delle finanze che all'Agenzia delle entrate; in particolare, manca chiarezza in merito alla definizione di "soluzione idroalcolica in litri" e di "detergenti disinfettanti per mani" e non è dato comprendere che cosa si intenda con le parole "in litri" (in riferimento alle soluzioni idroalcoliche); nelle more, è stata emanata la circolare dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli n. 12/2020 che ha chiarito che i codici TARIC (tariffa integrata comunitaria) interessati dalla misura per quanto attiene alle importazioni sono: ex 2207 1000 alcole etilico non denaturato con titolo alcolometrico volumico uguale o superiore a 80 volumi; ex 2207 2000 alcole etilico ed acquaviti, denaturati, di qualsiasi titolo; ex 2208 9091 alcole etilico non denaturato con titolo alcolometrico volumico inferiore a 80 volumi, presentato in recipienti di capacità inferiore o uguale a 2 litri; ex 2208 9099 alcole etilico non denaturato con titolo alcolometrico volumico inferiore a 80 volumi, presentato in recipienti di capacità superiore a 2 litri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda chiarire la definizione di "soluzione idroalcolica in litri" e di "detergenti disinfettanti per mani", spiegando in particolare il senso delle parole "in litri"; se il regime IVA di maggior favore applicata all'importazione dei prodotti indicati nella circolare n. 12/2020 dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli si applichi anche alla cessione dei medesimi beni sul territorio nazionale; se, inoltre, il regime IVA di maggior favore si applichi su tutta la catena produttiva e distributiva o solo nella cessione al consumatore; se ritenga di confermare che non è necessario dimostrare la destinazione di suddetti beni al contrasto dell'epidemia, dal momento che tale regime di maggior favore opererà sine die mentre l'epidemia, auspicabilmente, avrà termine. Atto n. 4-03695 NENCINI CUCCA MODENA BONINO PITTELLA Al Ministro della giustizia Premesso che: Walter Tobagi (nato a Spoleto il 18 marzo 1947), giornalista del "Corriere della Sera", scrittore e accademico italiano, venne ucciso a Milano il 28 maggio 1980 con cinque colpi di pistola esplosi da un " commando " di terroristi di sinistra facenti capo alla "brigata XXVIII Marzo". Da tempo Tobagi scriveva articoli di denuncia sul radicamento del terrorismo rosso nelle fabbriche, sfatando luoghi comuni e mettendo in guardia dalle pericolose articolazioni dei gruppi armati; a seguito delle indagini, nel marzo 1983 iniziò il processo, conclusosi nel novembre dello stesso anno, per accertare i responsabili dell'agguato; al termine del processo furono identificati come colpevoli: Marco Barbone (condannato a 8 anni e 9 mesi, poiché divenuto immediatamente collaboratore di giustizia, uscì dopo 3 anni ottenendo la libertà provvisoria), Paolo Morandini (medesima condanna di Barbone), Mario Marano (condannato a 20 anni e 4 mesi, ridotti per la sua collaborazione a 12 anni in appello, divenuti poi 10 con un condono), Manfredi De Stefano (condannato a 28 anni e 8 mesi, morì in carcere nel 1984), Daniele Laus (condannato a 27 anni e 8 mesi, in secondo grado ridotti a 16 e fu rimesso in libertà provvisoria nel 1985) e Francesco Giordano (condannato a 30 anni e 8 mesi, in appello divenuti 21); nell'autunno 1983 è trapelata l'esistenza di un'informativa resa nel dicembre 1979, dunque ben prima dell'assassinio, da un confidente delle forze dell'ordine, attraverso la quale veniva comunicata ai Carabinieri la circostanza per la quale Walter Tobagi era l'obiettivo di un attentato architettato da un manipolo di terroristi di sinistra; nonostante l'informativa, non fu presa alcuna contromisura al fine di evitare ciò che poi si sarebbe realmente verificato a distanza di pochi mesi; alla scoperta dell'informativa, alcuni tra giornalisti ed esponenti politici sostennero che, se fossero state adottate le giuste precauzioni, specie alla luce di una comunicazione preventiva dell'esistenza del disegno criminoso, si sarebbe potuto evitare l'agguato e l'assassinio del giornalista del "Corriere della Sera"; proprio a causa della pubblicazione degli articoli a seguito della diffusione della notizia sull'informativa rilasciata dal confidente delle forze dell'ordine, la magistratura ha condannato gli autori degli articoli a cospicui risarcimenti del danno; considerato che: nel 2004 il giornalista Renzo Magosso ha pubblicato, su una nota rivista, un'intervista rilasciata dall'ex brigadiere dei Carabinieri Dario Covolo nella quale si raccontavano particolari inediti sull'omicidio di Walter Tobagi e nella quale l'ex sottufficiale dichiarava di aver avvertito i suoi superiori, 6 mesi prima dell'aggressione mortale, che alcuni terroristi della brigata XXVIII Marzo stavano progettando il delitto; per il suddetto articolo, tale da confermare e ampliare le rivelazioni dell'autunno 1983 riprese da giornalisti ed esponenti politici a suo tempo condannati, il giornalista veniva a sua volta condannato a una multa di 1.000 euro (più le spese processuali) e a un risarcimento di 240.000 euro in seguito a querela per diffamazione presentata da due agenti dei Carabinieri interessati dal caso; Renzo Magosso ha presentato ricorso presso la Corte europea dei diritti dell'uomo avverso la sentenza che lo condannava; la Corte, con sentenza del 16 gennaio 2020 pronunciata nell'ambito del giudizio n. 59347/11, ha dichiarato la violazione dell'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, secondo il quale: "Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera", e ha imposto il conseguente risarcimento del danno da parte dello Stato italiano; la Corte europea è entrata anche nel merito della ricostruzione compiuta dal giornalista osservando nella stessa sentenza che è stato "fornito un numero consistente di documenti e di elementi che di fatto dimostrano i controlli effettuati e permettono di considerare la versione dei fatti riportata nell'articolo come attendibile e la base fattuale come solida", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso attivarsi, per quanto di propria competenza, al fine di fare definitiva chiarezza su fatti riguardanti il caso Tobagi, rimuovendo un velo di ambiguità che tuttora rimane in danno alla memoria storica, per senso di giustizia, quale omaggio alla famiglia del giornalista assassinato; se non ritenga opportuno approfondire i motivi per i quali non si sia, nel corso degli anni, mai fatto interamente luce sull'omicidio di Walter Tobagi, benché a fronte di argomentazioni che finalmente la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha considerato fondate. Atto n. 4-03696 STEGER UNTERBERGER LANIECE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il Consorzio nazionale imballaggi (CONAI) è un consorzio privato, al quale aderiscono circa 800.000 imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi; le imprese aderenti, nella loro qualità di produttore o utilizzatore, sono tenute a versare al CONAI il contributo ambientale CONAI (CAC), differenziato per tipologia di imballaggio; la maggior parte di queste entrate dovrebbe successivamente essere trasferita, tramite i consorzi di filiera e nel rispetto di quanto previsto dall'accordo-quadro ANCI-CONAI, ai comuni convenzionati per la copertura dei maggiori oneri derivanti dalla raccolta differenziata degli imballaggi; dal bilancio preventivo 2019 disponibile sul sito CONAI, risulta un ricavo stimato da contributo ambientale pari all'incirca a 22,3 milioni di euro, mentre altri ricavi, prevalentemente derivanti dalle sanzioni dovute al mancato pagamento, sono stati stimati all'incirca in 8 milioni di euro e, per lo sviluppo del riciclo, inclusi i progetti derivanti dall'accordo quadro ANCI-CONAI, una previsione di spesa di 8,852 milioni di euro, si chiede di sapere quali siano i progetti sul riciclo differenziato e quali i comuni che hanno beneficiato dell'accordo-quadro CONAI/ANCI, chiarendo quale importo del bilancio CONAI viene effettivamente destinato allo sviluppo del riciclo, quanto viene invece speso per la struttura del CONAI stesso e quali sono i criteri che determinano l'adeguamento del contributo CAC. Atto n. 4-03697 LANNUTTI PAVANELLI ANGRISANI ROMANO DONNO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: Ernesto Maria Ruffini nel 2015 è stato nominato amministratore delegato di Equitalia e nell'anno successivo presidente della stessa; nel 2017 il Governo pro tempore Gentiloni lo ha scelto come direttore dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, incarico che ha lasciato il 4 settembre 2018, sostituito dal generale Antonino Maggiore; il 31 gennaio 2020 lo stesso Ruffini è stato nuovamente posto a capo dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione; considerato che, secondo il periodico d'inchiesta "La voce delle voci" del 22 maggio 2020, Ruffini nell'anno e cinque mesi in cui non è stato direttore dell'Agenzia Entrate-Riscossione avrebbe ripreso la sua attività di avvocato, patrocinando interessi in conflitto proprio con l'Agenzia, come ad esempio quando ha patrocinato la causa della società Amifin (perdendo il ricorso), oppure quella della Banca di Viterbo Credito cooperativo (vincendo la causa); inoltre, a quanto risulta all'interrogante, come denunciato da Dirpubblica (la Federazione del pubblico impiego), l'ultima nomina di Ruffini al ruolo di direttore dell'Agenzia Entrate-Riscossione sarebbe in contrasto col decreto-legge n. 78 del 2015 e la sentenza n. 37 del 17 marzo 2015 della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittime le norme che prevedono il conferimento di incarichi dirigenziali in favore di funzionari privi della relativa qualifica, per non aver mai superato un corso per dirigenti, come è accaduto appunto a Ruffini; considerato infine che: nonostante il TAR del Lazio, con sentenza n. 8990 del 16 agosto 2018, abbia accolto il ricorso di Dirpubblica e quindi obbligato l'Agenzia delle Entrate-Riscossione a bandire il concorso per 403 posti da dirigente da concludere entro il 31 dicembre del 2018, nel termine cioè da ultimo prorogato dalla legge n. 205 del 2017, l'Agenzia finora ha disatteso la sentenza, non bandendo alcun concorso; lo stesso Ruffini ha ignorato la sentenza, in quanto ha nominato per posizioni organizzative di elevata responsabilità (POER) dirigenti, senza passare da un concorso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza degli eventi descritti; se non ritenga Ernesto Maria Ruffini in posizione di conflitto di interesse per aver operato contro l'Agenzia, della quale era stato al vertice; se non ritenga inopportuna la nomina di Ruffini del 2020, che lo ha visto nuovamente a capo dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, in quanto sia la Corte costituzionale sia il TAR del Lazio hanno bocciato i provvedimenti di nomina di dirigenti privi di qualifica, come risulterebbe essere Ruffini; quali interventi di propria competenza voglia assumere per allontanare dai vertici dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione chi non rispetta le sentenze della Corte costituzionale e del TAR, ledendo diritti e in dispregio alle norme. Atto n. 4-03698 LANNUTTI PESCO CORRADO PIRRO TRENTACOSTE ROMANO CASTELLONE Al Ministro della salute Premesso che: nell'adunanza del 8 maggio 2020, tenutasi in videoconferenza come previsto dall'art. 85, comma 3, lett. e) del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, la Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti ha approvato e trasmesso al Parlamento, insieme con il conto consuntivo per l'esercizio 2018, la propria relazione con la quale si rende noto il risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Istituto superiore di sanità (ISS); nelle conclusioni della relazione, i magistrati contabili, oltre a raccomandare «all'Ente l'adozione di politiche gestionali di rigore rivolte al miglioramento complessivo della situazione finanziaria», invitano «l'ISS a procedere al costante monitoraggio della partecipazione in CNCCS scarl (Collezione nazionale di Composti Chimici e Centro Screening) trattandosi di società partecipata in cui il numero dei dipendenti è inferiore rispetto agli amministratori. Questa Corte richiama l'attenzione degli organi dell'Istituto circa l'obbligo dell'adozione delle misure di razionalizzazione previste dall'art. 20, comma 2, del d.lgs. 175 del 2016, in occasione della prossima revisione delle partecipazioni societarie»; CNCCS S.c.ar.l., con sede in Pomezia (Roma) è stata costituita il 17 novembre 2010 con un capitale sociale di 100.000 euro, così composto: un socio pubblico, ovvero il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con il 20 per cento delle quote sociali, e un socio privato, Irbm Science Park srl (ora, Irbm SpA), con l'80 per cento delle quote sociali; in data 14 febbraio 2011, con l'acquisto dalla Irbm Science Park Srl di quote pari a 10.000 euro (10 per cento del capitale), l'Istituto superiore di Sanità entrava a far parte della compagine societaria della CNCCS; l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), con delibera n. 58 del 30 gennaio 2019, ha rilevato che le modalità di costituzione della società consortile CNCCS «non appaiono coerenti con le previsioni del combinato disposto dell'art. 5, comma 9, del D.lgs. 50/2016 con l'art. 7, comma 5, del D.lgs. 175/2016 e già dell'art. 1, comma 2, del D.lgs. 162/2016, nonché dell'avviso espresso dalla stessa Anac nel parere AG5/2018/AP e dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011»; in pratica, il CNR, con il placet del Ministero dell'istruzione, università e della ricerca, avrebbe individuato il socio privato entrato a far parte, con l'80 per cento del capitale sociale (dopo pochi mesi ridottosi al 70 per cento, a seguito dell'ingresso dell'ISS) della società consortile CNCCS in maniera illegittima, avendo omesso il ricorso alla procedura di evidenza pubblica, siccome richiesto dalla legge, qualora, come nel caso di specie, il soggetto privato detenga quote superiori al 50 per cento; l'invito ad adottare misure di razionalizzazione ex art. 20, comma 2, del decreto legislativo n. 175 del 2016, rivolto dalla Corte dei conti a CCNCS scarl, si appalesa del tutto fondato in quanto, a fronte di un numero di amministratori pari a 7 (il presidente del Cda, professor Enrico Garaci; il vice presidente, professor Giovanni Rezza, subentrato il 30 gennaio 2020 al professor Gualtiero Ricciardi, dimessosi in data 31 dicembre 2018; l'amministratore delegato, dottor Pietro Di Lorenzo e i 4 consiglieri di amministrazione, avvocato Ilaria Di Lorenzo, avvocato Matteo Liguori, dottoressa Ezia Ferrucci e dottor Paolo De Natale), alla data del 31 dicembre 2019, secondo dati INPS, il numero dei dipendenti della medesima CCNS S.c.ar.l., risulta essere, in media, pari a 3 (6 nel primo trimestre, 3 nel secondo, ridottisi addirittura a 2, nel terzo e quarto trimestre); tale dato sembra sollevare, tra l'altro, non pochi interrogativi in ordine alle modalità con le quali CNCCS, dal 2010 ad oggi, abbia potuto realizzare, con un numero di dipendenti a dir poco esiguo (2/3 unità di personale, di cui, peraltro, si ignora la qualifica) i tanti progetti di ricerca finanziati dal Ministero con oltre 60 milioni di euro con appositi decreti a valere sul FOE (Fondo ordinario enti di ricerca), nell ' ambito della sezione Progetti di rilevanza internazionale; a tali interrogativi sembra aver dato risposta il sindacato di ricercatori e tecnologi degli enti pubblici di ricerca Anpri che, con un comunicato del 27 gennaio 2020, afferma che almeno l'80 per cento dei fondi pubblici assegnati dal Ministero alla CNCCS sarebbe finito nella casse del socio maggioritario della stessa CCNS (Irmb SpA o sua controllata) che, di fatto, dovrebbe aver realizzato i progetti di ricerca, con una partecipazione del tutto marginale dei ricercatori dei soci pubblici; in pratica, la scarl CCNCS, come già evidenziato, costituita illegittimamente, avrebbe "subappaltato", senza il ricorso ad alcuna gara pubblica, siccome richiesto dalla legge, i progetti di ricerca alla Irbm SpA (il cui amministratore delegato è anche amministratore delegato di CNCCS, la cui sede è ospitata all'interno della stessa Irbm di Pomezia) o ad altra società controllata dalla medesima Irbm; dal bilancio 2018, ad esempio, si rileva che CCNS, a fronte di un valore alla produzione di euro 9.310.005, di cui 9.225.000 a titolo di contributi in conto esercizio, ha registrato costi alla produzione per euro 9.285.314, di cui 8.987.981 a titolo di costi per servizi, mentre i costi lordi per il personale sono stati pari ad euro 223.999, si chiede di sapere, qualora i fatti descritti in premessa rispondano al vero, quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche alla luce del rilievo mosso dalla Corte dei conti nella richiamata relazione al Parlamento del 8 maggio 2020, per evitare che l'ISS, ente di primaria importanza per il Paese, come confermatosi nel corso dell'emergenza COVID-19, continui a far parte di una società, CCNCS S.c.ar.l., dai contorni assai poco chiari, il cui Consiglio di amministrazione vede al vertice il professor Enrico Garaci, ex presidente dello stesso ISS. Atto n. 4-03699 TESTOR CENTINAIO LUCIDI TOSATO LUNESU PIANASSO BERGESIO PITTONI ALESSANDRINI MONTANI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno Premesso che: l'associazione "Trentini nel mondo" dal 1957 opera a favore degli emigrati Trentini in tutto il mondo; l'obiettivo dell'associazione è promuovere, attraverso il lavoro di centinaia di volontari, la cultura, la lingua e lo stile di vita italiani nelle grandi città e nelle piccole località dell'Europa, dell'America Latina, dell'Australia, degli Stati Uniti e del Canada; ad oggi, infatti, l'associazione raccoglie oltre 200 circoli diffusi in trenta Paesi; considerato che: per i Trentini all'estero il riconoscimento della cittadinanza italiana rappresenta una situazione di particolare rilevanza; mentre la cittadinanza viene riconosciuta a tutti gli Italiani emigrati a partire dalla fondazione del Regno, per gli emigrati dal Trentino e dagli altri territori ex Austro-Ungarici divenuti italiani al termine della Prima Guerra Mondiale, la cittadinanza italiana è riconosciuta solo a partire dalla data dell'entrata in vigore del Trattato di Saint Germain del 16 luglio 1920; per sanare tale incongruenza, è stata emanata la legge n. 379 del 2000, che permette anche ai concittadini Triestini emigrati prima di quella data, di richiedere, a determinate condizioni, il riconoscimento della cittadinanza italiana; l'adesione è stata molto significativa e le domande presentate sono state superiori alle aspettative. Molte persone hanno completato l' iter positivamente e ora sono riconosciute a pieno titolo come cittadini italiani; valutato che: per quanto risulta agli interroganti, come segnalato dall'Associazione Trentini nel mondo, molte famiglie sarebbero ancora in attesa e la documentazione di riferimento, nonostante sia stata regolarmente presentata nei termini, non risulta pervenuta all'ufficio della Direzione centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze, incaricato dell'assolvimento delle pratiche relative alla legge n. 379 del 2000. Al contempo, sembrerebbe che gli uffici consolari che hanno accolto le domande non abbiano più pratiche in giacenza; il rischio è che molte delle richieste presentate non trovino risposta da parte delle autorità sull'esito del riconoscimento; tale problematica è particolarmente sentita nella comunità del sud del Brasile, dove c'è un'alta concentrazione di comunità di origine trentina, ma si riscontra anche in diverse parti del mondo, in special modo in altri Paesi del Sudamerica; il riconoscimento della cittadinanza italiana è visto non solo come un'opportunità per sé e per la propria famiglia, ma anche come un importante tributo alle fatiche e ai dolori degli antenati emigrati e come l'attestazione di un'identità italiana preservata per generazioni, si chiede di sapere quali iniziative di loro competenza i Ministri in indirizzo intendano intraprendere al fine di sollecitare un'accelerazione delle pratiche ancora inevase, e di sostenere, tramite gli interventi necessari, gli uffici competenti in modo che tutti i richiedenti possano ricevere una risposta in merito alle loro istanze. Atto n. 4-03700 RIPAMONTI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il treno regionale veloce 2195 di Trenitalia mette in collegamento ogni sera le stazioni di Milano Centrale e Albenga (Savona), partendo alle 20.25 dal capoluogo lombardo e giungendo alle 23.58 nella città ligure; stando al nuovo orario dopo l'emergenza sanitaria da COVID-19, il treno è interessato da numerose soppressioni (20-21 giugno; 27-28 giugno; 4-5 luglio; 25 luglio-9 settembre), per di più di un periodo di massima affluenza turistica; dal 14 giugno al 12 settembre, invece, il treno risulta soppresso nel tratto terminale da Savona ad Albenga, così divenendo la prima il nuovo capolinea del treno; considerato che: il treno in questione consente da sempre a tantissimi pendolari liguri, soprattutto quelli della riviera di Ponente, di fare ritorno a casa, e, nel periodo estivo, è funzionale all'afflusso turistico verso la Liguria dalla Lombardia e le aree limitrofe; nella fase attuale tale collegamento ferroviario è vieppiù importante visti i gravi e perduranti disagi che patiscono giornalmente i cittadini liguri per via del congestionamento dell'intera rete autostradale che attraversa la Liguria (A10 e A26 su tutte), si chiede di sapere se e quali azioni di sua competenza il Ministro in indirizzo intenda attivare affinché Trenitalia ripristini il collegamento ferroviario serale tra Milano e Albenga da sempre garantito dal treno RV2195. Atto n. 4-03701 MARIN PITTONI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta agli interroganti: nelle scorse settimane Trieste Airport, società di gestione dell'aeroporto di Trieste-Ronchi dei Legionari, ha avviato delle trattative con Alitalia per ripristinare i collegamenti aerei tra Trieste e Roma-Fiumicino; le trattative hanno portato ad un accordo su base pluriennale che prevede la ripresa di un collegamento giornaliero a partire dal 1° luglio 2020, 3 voli giornalieri da marzo 2021 e 4 voli giornalieri da marzo 2022, subordinatamente alla verifica dell'effettiva domanda da effettuarsi nel mese di settembre 2020; a quanto si apprende dagli organi di stampa, e a quanto risulta agli interroganti, l'accordo a cui Alitalia e Trieste Airport erano addivenuti è stato posto in stand-by , a causa della mancanza del placet del Ministero dello sviluppo economico al commissario straordinario di Alitalia, tenuto ad informare il Ministero medesimo, anche per via della situazione di generale criticità in cui si trova la compagnia di bandiera; la mancata ripresa dei collegamenti aerei tra lo scalo triestino e la capitale condanna Trieste e l'intera Venezia Giulia all'isolamento, in assenza di valide alternative di trasporto, dato che, al momento, sono previsti collegamenti ferroviari ad alta velocità soltanto da Udine; l'aeroporto di Trieste riveste particolare strategicità per via della sua collocazione geografica: guardando l'area compresa tra Alto Adriatico e Alpi Orientali, tra Italia (Friuli-Venezia Giulia e Veneto), Slovenia, Croazia e Austria (Carinzia), infatti, il suo bacino d'utenza supera i 5 milioni di persone, calcolati sulla base di un tempo di percorrenza in auto di 90 minuti necessario per raggiungere l'aeroporto; a partire dal 2019 l'aeroporto di Trieste ha adottato una strategia commerciale improntata al massimo riempimento di un numero minore di voli; tale strategia si è rivelata virtuosa con un incremento dell'1,4 per cento dei passeggeri, per un totale di oltre 780.000 presenze, a fronte di una riduzione dei movimenti in valore assoluto, si chiede di sapere se e quali azioni di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda tempestivamente attivare affinché sia garantita la ripresa dei collegamenti aerei tra Trieste e Roma. Atto n. 4-03702 FERRO Al Ministro della salute Premesso che: il 6 marzo 2019 l'Aula del Senato, su iniziativa del senatore Massimiliano Romeo, ha approvato all'unanimità un ordine del giorno unitario che recepiva l'accordo di Legislatura promosso dalle 30 associazioni di pazienti aderenti al Progetto "La Salute un bene da difendere, un diritto da promuovere", coordinato da "Salute Donna" onlus ; il documento chiamato "Accordo di legislatura" è un Manifesto programmatico in 15 punti, che si pone il nobile obiettivo della migliore presa in carico dei pazienti oncologici ed onco-ematologici; il documento si sofferma: sulla necessità di garantire l'adozione di un nuovo Piano oncologico basato sulla centralità del paziente e del suo percorso terapeutico, in cui sia inserito un sistema di indicatori delle performance a livello regionale; sul dare effettiva attuazione alle reti oncologiche ed ematologiche regionali e al Registro tumori nazionale; sul dare continuità al dialogo e al confronto con le istituzioni sanitarie per favorire la messa a punto e l'adozione di Protocolli diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) per le diverse forme di cancro, prevedendo il coinvolgimento ed il contributo permanente delle Associazioni pazienti di riferimento per specifica patologia neoplastica, stakeholder imprescindibili del percorso e così garantire l'accesso permanente delle associazioni pazienti presso i tavoli istituzionali di riferimento nel campo dell'onco-ematologia; sul promuovere a livello territoriale l'approccio multidisciplinare e il lavoro di e?quipe con la presenza di diversi specialisti con l'obiettivo di garantire e migliorare il benessere psico-fisico del paziente oncologico ed onco-ematologico; sul favorire l'istituzione nelle Regioni del Centro accoglienza e servizi (CAS), porta d'ingresso ed inizio del percorso diagnostico-terapeutico del paziente oncologico; sul lavorare per mantenere un adeguato e sostenibile finanziamento del Fondo per i farmaci oncologici innovativi; sul favorire la diffusione e l'accesso ai test diagnostici molecolari che permettono di accedere a terapie target personalizzate utilizzando in modo appropriato le risorse del SSN; sul garantire la corretta informazione del medico al paziente e ottenere il suo consenso nel caso sull'eventuale shift terapeutico; sul diffondere informazioni chiare e puntuali sulla ricerca clinica e facilitare l'accesso agli studi clinici da parte dei pazienti oncologici e onco-ematologici con l'obiettivo di favorire l'approvazione e la disponibilità tempestiva delle terapie più innovative; sul lavorare per il riconoscimento ufficiale della psico-oncologia come professione sanitaria; sul completare l'istituzione in tutta Italia delle "Breast Unit", il cui termine e? scaduto nel 2016; sul lavorare per garantire, nel rispetto dei vincoli della sostenibilità del sistema e delle necessita? dei pazienti oncologici e onco-ematologici, un accesso regionale il più rapido possibile alle nuove terapie anche attraverso sistemi alternativi ai prontuari terapeutici ospedalieri regionali; sul porre in essere campagne di comunicazione più efficaci per promuovere l'adesione agli screening oncologici garantiti dai LEA; sul promuovere un nuovo piano di comunicazione per la prevenzione come "Guadagnare Salute", riconosciuto da studi pubblicati come molto efficace per prevenire l'insorgenza di molte malattie incluse quelle oncologiche; sul lavorare con il Ministero della salute attraverso l'Istituto superiore di Sanita?, con le società scientifiche, gli organi di stampa e le aziende globali del web per combattere il fenomeno delle fake news sul cancro e diffondere un'informazione ai pazienti certificata alla luce delle conoscenze scientifiche validate a tutela della salute dei pazienti; nel mese di luglio 2019 l'accordo di Legislatura è stato poi recepito all'unanimità anche dall'Aula della Camera attraverso l'approvazione di 4 mozioni di altrettanti gruppi parlamentari; l'emergenza venutasi a creare con il Coronavirus non ha favorito per nulla in questa fase drammatica una migliore presa in carico dei pazienti oncologici, a causa della necessità di tenere i pazienti fragili lontani da potenziali luoghi di contagio; da un sondaggio condotto su 774 pazienti dal progetto "La Salute un bene da difendere, un diritto da promuovere" risulta che il 36 per cento dei pazienti abbia lamentato la sospensione di esami e visite di follow-up . Un paziente su 5 ha segnalato la sospensione degli esami diagnostici; gli enormi progressi compiuti negli ultimi anni nel trattamento dei tumori grazie alle nuove tecnologie quali l'immunoterapia, le CAR-T e le terapie radio-recettoriali di ultima generazione, hanno aumentato sensibilmente il numero delle sopravvivenze dei malati di cancro e oggi vivono in Italia circa 3,3 milioni di pazienti con un tumore; è molto importante, a maggior ragione dopo il dramma del COVID, dare seguito all'Accordo di Legislatura sia a livello nazionale che regionale per il suo forte impatto nella sensibilizzazione delle istituzioni sul tema del cancro e sulla comunicazione della patologia e dei suoi aspetti problematici anche all'opinione pubblica, si chiede di sapere quali misure intenda adottare il Ministro in indirizzo al fine di dare attuazione ai punti indicati in premessa dall'accordo, per la presa in carico e la cura dei pazienti oncologici, approvato dai due rami del Parlamento e recepito come impegno da parte del Governo. Atto n. 4-03703 PIARULLI Al Ministro della giustizia Premesso che: le carceri sono lo specchio della civiltà di un Paese; il problema atavico del sovraffollamento dei detenuti è stato aggravato dall'emergenza sanitaria determinata dal COVID-19, causando gravi eventi critici all'interno delle carceri; considerato che: le strutture penitenziarie richiedono la vigilanza del personale di Polizia penitenziaria in maniera continuativa con turni di servizio 24 ore su 24; i diritti dei poliziotti penitenziari (ferie, legge n. 104 del 1992, congedi parentali, riposi vari) debbono essere assicurati; l'età media del personale di Polizia penitenziaria è pari a 50 anni, il che comporta il possibile esonero dai turni notturni e numerosi pensionamenti; occorre garantire lo svolgimento regolare di tutte le attività a favore dei detenuti e contestualmente assicurare condizioni lavorative adeguate al personale di Polizia penitenziaria; considerato altresì che le attuali carenze di organico e l'apertura di nuovi plessi penitenziari hanno comportato da parte del Ministero in indirizzo l'indizione di concorsi per l'assunzione di personale di Polizia penitenziaria, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative intenda intraprendere al fine di assicurare la sicurezza delle carceri o in subordine di prevedere procedure semplificate per le assunzioni, essendo tra l'altro, stato indetto un concorso nel 2019 per 754 agenti della Polizia penitenziaria. Atto n. 4-03704 DE BONIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: una notizia dell'agenzia "Ansa" del 7 ottobre 2019 riferiva dell'allarme lanciato dalla Commissione europea, in quei giorni, circa lo scarso livello di investimenti pubblici nel Mezzogiorno, la cui conseguenza avrebbe potuto comportare un taglio dei fondi strutturali; riferiva, infatti, il direttore generale per la Politica regionale della Commissione UE, Marc Lemaitre, attraverso una lettera al Governo, che le cifre in calo sugli investimenti al Sud sono molto preoccupanti e non rispettano i livelli previsti per non violare la regola europea dell'addizionalità; il principio dell'addizionalità dell'azione comunitaria rispetto alle azioni statali e regionali prevede che, per evitare che i contributi comunitari si sostituiscano a quelli nazionali di natura strutturale, le spese previste dai singoli Stati non vengano ridotte, ma vadano ad aggiungersi ai fondi comunitari. L'impegno contenuto nell'accordo di partenariato siglato dall'Italia e da Bruxelles per il 2014-2016 era d'investire al Sud risorse pubbliche pari allo 0,47 per cento del Pil del Mezzogiorno, mentre, indica la lettera della Commissione, i dati parlano dello 0,40 per cento. Pur sembrando minima, la differenza di 0,07 punti percentuali equivale a circa il 20 per cento in meno di risorse pubbliche spese sul territorio e la tendenza per gli anni successivi non fa ben sperare. Se si guarda al 2014-2017, il tasso d'investimenti scende allo 0,38 per cento, l'impegno italiano era, invece, quello di garantire un livello di spesa pubblica al Sud pari allo 0,43 per cento del Mezzogiorno per il 2014-2020; la Commissione ha chiesto, quindi, al Governo quali misure intendesse intraprendere per invertire la tendenza e garantire un adeguato livello d'investimenti al Sud. Nel caso in cui non fossero rispettati gli impegni presi con Bruxelles, la Commissione avrebbe potuto anche attuare una "rettifica finanziaria", che significa un taglio dei fondi strutturali. "Non conosco nessun altro Paese che ha una situazione così debole per quanto riguarda gli investimenti pubblici", disse a ottobre 2019 Lemaitre, "Gli sforzi europei fatti attraverso il bilancio comunitario sono stati neutralizzati dai tagli agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno e questo è legato anche alla capacità amministrativa, ma siamo certi che con un'attenzione adeguata dedicata a questo campo potrebbero esserci molti investimenti pubblici in più al Sud. E allora, forse, cominceremmo a fare la differenza"; considerato che: a causa dell'emergenza COVID-19, sono in arrivo cospicue somme di danaro, anzi "massicce ed imponenti misure monetarie messe in campo dalla Banca centrale europea con diverse intensità" come riferito in Senato dal Presidente del Consiglio dei ministri, Conte, in vista della videoconferenza del Consiglio europeo di venerdì 19 giugno 2020, riguardante il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e il cosiddetto next generation EU, fondi che non sono a nostra disposizione per distribuirli a pioggia a ogni categoria, ma servono per le riforme di natura economica, che si dovranno fare grazie soprattutto al Sud, perché far uscire il Sud dal ritardo di sviluppo è la prima decisiva riforma che l'Europa si attende; ora si può e si deve fare al Sud l'alta velocità ferroviaria, si possono collegare fra loro le città del Sud, si può ricucire il Sud al Nord lungo l'Adriatico, si può dare al Sud la banda larga internet , si può convertire dal carbone l'Ilva di Taranto e così via, perché se tutto questo non si farà, non un euro arriverà all'Italia del recovery fund, riconosciuto come misura necessaria e a cui lavorare con urgenza per superare una crisi straordinaria, le cui dimensioni sono state recentemente confermate anche dalle stime economiche delle organizzazioni e istituzioni internazionali più accreditate in questo senso (Fondo monetario internazionale e Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e anche europee (previsioni economiche di primavera della Commissione europea); lo stesso Johannes Hahn, commissario europeo al bilancio, deputato in prima persona della grande operazione, lo ha detto in maniera molto chiara: "Distribuire il denaro del recovery fund in cambio di riforme. Ora l'Italia deve fare quegli investimenti scesi al Sud al livello più basso della storia del Paese e farli non può essere la solita chiacchiera di chi assicura di avere il Sud in testa ai suoi pensieri e così lasciarli. Significa invece sostenerne le potenzialità che ci sono e non vengono valorizzate"; anche l'Europa ha capito che finora il Sud è sempre stato colpevolmente e dolosamente additato solo come un posto che le risorse le spreca. Ora può essere l'unico ad attrarle, perché anche per l'Europa il Sud può essere, anzi deve essere, l'unica alternativa in un'Italia il cui sviluppo in un'unica direzione la fa crescere troppo poco e meno di tutti gli altri. Occorre puntare su Napoli, Bari e Palermo oltre che su Milano, Treviso, Bologna, perché soltanto non lasciando il Sud vuoto e impoverito l'Italia potrà raggiungere e godere di un'economia reale florida; lo stesso ministro Franceschini ha detto che "non è possibile e nemmeno giusto che l'alta velocità si fermi a Salerno. Da un lato deve arrivare in Sicilia, fino a Catania e Palermo, attraverso un Ponte sullo Stretto che costa un decimo di quei 61 miliardi di spesa pubblica che ogni anno sono tolti al Sud per darli al Nord. Dall'altro la Taranto-Bologna per colmare anche il divario fra Est e Ovest: sul Tirreno il Frecciarossa e grandi aeroporti, sull'Adriatico nulla. Su un tratto molisano c'è addirittura ancora il binario unico"; queste infrastrutture servirebbero non solo allo sviluppo dell'economia in generale, ma anche a risollevare il turismo nei meravigliosi luoghi del meridione d'Italia, soprattutto dopo che la pandemia lo ha soffocato. Sviluppare la banda ultra larga è un'altra velocità che manca al Sud in tempi in cui bisogna far correre i dati oltre che le persone e le merci. Un terzo dei bambini meridionali non ha potuto seguire, al pari degli altri, le lezioni a distanza. Eppure tutti dovrebbero avere lo stesso diritto di imparare; è necessaria, insomma, una grande riqualificazione attraverso una visione di un'Italia unica e non scollegata tra il Nord ed il Sud. Un'idea di futuro italiano che anche per l'Europa si può, anzi si deve fare, avendo a disposizione anche dei fondi, oltre a quelli della proposta della Commissione europea su next generation EU e sul QFP 2021-2027, che altrimenti si perderebbero, si chiede di sapere: quali urgenti misure intendano intraprendere il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri in indirizzo, al fine di invertire la tendenza e garantire un adeguato livello d'investimenti al Sud, in ottemperanza agli impegni presi con Bruxelles e per evitare che venga attuata da parte della Commissione europea una "rettifica finanziaria", che equivarrebbe ad un taglio dei fondi strutturali. Atto n. 4-03705 VITALI Ai Ministri dello sviluppo economico e della giustizia Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il 26 settembre 2016 la Guardia di finanza irruppe nelle sei strutture di assistenza sanitaria locale della cooperativa umbra "Piccolo Carro", dislocate tra Perugia e Bettona, per esaminare la gestione delle residenze terapeutiche che ospitano minori e vagliare l'ipotesi di reato di truffa aggravata per mancanza di requisiti per operare in campo sanitario e frode nelle pubbliche forniture; il 28 settembre 2016, il Comune di Assisi ha revocato al "Piccolo Carro" l'autorizzazione al funzionamento della comunità educativa e immediata cessazione dell'attività; il 26 ottobre 2016, il TAR dell'Umbria ha accolto il ricorso presentato dalla struttura e ha annullato la revoca municipale, concedendo la sospensiva; il 30 settembre 2017 è stata riconosciuta dal GIP la richiesta di sequestro preventivo per oltre 6 milioni di euro di tutti i beni della cooperativa e di quelli personali del legale rappresentante e del marito, anch'egli socio e dipendente del Piccolo Carro; il blocco continuato dei conti correnti ha comportato l'uscita dalla struttura degli ultimi educatori e amministrativi rimasti nella speranza che venisse riavviato il lavoro. Nel mese di settembre 2018 le attività del Piccolo Carro hanno cessato definitivamente; l'11 dicembre 2018, il Tribunale del Riesame di Perugia ha riconosciuto che in almeno sei casi non emerge il fumus di condotte fraudolente da parte della comunità e l'inchiesta giudiziaria ha portato, il 23 gennaio 2019, all'annullamento dell'impugnato decreto di sequestro preventivo; ad oggi, circa quaranta soci dipendenti attendono di vedere liquidate le proprie spettanze, che ammontano a 9 mensilità ed al TFR, ed in qualche caso, le retribuzioni ammontano fino a 18 mensilità; attualmente, l'Agenzia delle entrate ed alcune banche avanzano non solo richieste per più di 6 milioni di euro (debito originario sommato agli interessi), ma continuano a presentare istanze di pignoramento sui conti correnti ormai "scongelati" ed il fisco chiede ulteriori 7 milioni di Iva non regolarmente conteggiata; a distanza di sei mesi dalla scadenza, gli accordi stipulati dalla cooperativa in liquidazione con i lavoratori non sono stati ancora onorati in quanto i liquidatori sostengono che, nonostante l'avvenuto dissequestro, le somme non sono mai state messe a disposizione della cooperativa per pagare i lavoratori, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione di cui in premessa e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di rispondere all'esigenza esposta. Atto n. 4-03706 MONTANI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che a quanto risulta all'interrogante: M&Z Rubinetterie SpA è una delle migliori aziende italiane di rubinetteria e arredo bagno, nata nel 1973 a Bolzano Novarese ed operativa su tutto il territorio nazionale; l'azienda dà lavoro a 134 persone, tra donne e uomini, ma negli ultimi tempi è stata colpita da una profonda crisi industriale, che l'ha condotta improvvisamente al fallimento; dal 7 marzo 2020, data del fallimento della rubinetteria, i lavoratori non possono essere licenziati, e quindi non possono accedere alle indennità di disoccupazione, in applicazione delle norme che non consentono ai datori di lavoro, temporaneamente ed a motivo dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, di perfezionare i licenziamenti; i medesimi lavoratori non possono accedere neppure alle misure di integrazione salariale, in quanto il relativo fondo è ormai esaurito; la situazione è quindi emblematicamente in fase di stallo; la Regione Piemonte, per venire incontro ai lavoratori coinvolti, ha attivato interventi di anticipo della Cassa integrazione ma occorre l'intervento del ministero del Lavoro per rendere effettiva l'erogazione di tali aiuti; il ministero deve altresì assumere iniziative e reperire risorse per rifinanziare il fondo che alimenta i trattamenti di integrazione salariale spettanti alle aziende quali la M&Z Rubinetterie SpA, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di consentire ai lavoratori di accedere agli ammortizzatori sociali e risolvere la pesante crisi industriale che rischia di avere ripercussioni su tutta l'area del novarese. Atto n. 4-03707 UNTERBERGER LANIECE BRESSA CASINI ROSSOMANDO DE PETRIS PERILLI CIRINNA' STEFANO BALBONI EVANGELISTA MAIORINO ROMANO GINETTI MODENA STABILE CORRADO ORTIS ANGRISANI D'ANGELO MASINI RIZZOTTI MARTELLI CAMPAGNA TRENTACOSTE BUCCARELLA RUSSO SBROLLINI NOCERINO GIANNUZZI NATURALE Al Ministro della salute Premesso che: ogni anno milioni di animali sono trasportati vivi non solo all'interno dell'Unione europea, ma anche dall'Unione europea verso Paesi terzi, dove non esistono leggi a tutela degli animali e dove le norme europee sulla protezione degli animali sono ripetutamente violate; stando all'inchiesta condotta nel 2019 dalla trasmissione televisiva "Striscia la Notizia" (nata dai video shock girati da Animals International (AI) e diffusi da LAV e CIWF) le migliaia di animali, principalmente bovini, che partono dall'Italia soprattutto verso il Nord Africa e il Medio Oriente, una volta giunti a destinazione, vengono uccisi brutalmente, senza alcun tipo di stordimento, in mattatoi di fortuna o persino per strada; il video diffuso dal telegiornale satirico mostra quella che, in molti Paesi extra UE, costituisce una normale prassi: il bovino viene issato a un pilastro con una corda legata al collo, inizia a dimenarsi per difendersi e impedire all'operatore di colpirlo per abbatterlo; l'animale, ancora vivo e cosciente, morirà dopo lunghe e atroci sofferenze per le numerose ferite inferte; in base alla definizione espressa nel 2008 dall'Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE), con "benessere degli animali" si intendono quelle condizioni in cui un animale è sano, ha sufficiente spazio, viene alimentato bene, si sente al sicuro, è libero di esprimere il proprio comportamento naturale e non prova sentimenti quali paura, dolore o sofferenza, il che non si verifica nella stragrande maggioranza dei casi di trasporto di animali vivi, soprattutto con riferimento ai viaggi di lunga durata e verso Paesi terzi; l'Unione europea, in coerenza con l'articolo 13 del TFUE, il quale ha definitivamente sancito che gli animali, in quanto "esseri senzienti", sono in grado di provare piacere e dolore, ha adottato tutta una serie di misure volte a garantire, se correttamente applicate all'interno degli Stati membri, che gli animali siano tenuti e trasportati in condizioni in cui non siano sottoposti a maltrattamenti, abusi, dolore e sofferenze; la protezione degli animali trasportati, anche quando destinati a fini produttivi e alimentari, non deve limitarsi al territorio degli Stati membri, ma bensì proseguire al di fuori di tale territorio, come sancito dalla sentenza del 2015 della Corte di Giustizia dell'Unione europea (causa C 424/13), secondo cui il trasporto al di fuori delle frontiere UE deve essere autorizzato dall'autorità competente del luogo di partenza, solo laddove sia possibile ritenere che le condizioni minime richieste dal regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate saranno rispettate anche nel territorio di Paesi terzi; sebbene il regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio sulla protezione degli animali durante il trasporto all'interno e all'esterno dell'Unione europea sia di fatto obbligatorio e vincolante all'interno dell'UE, lo stesso Parlamento europeo ha rilevato che gli Stati membri ne danno applicazione con troppa poca fermezza e rigore, addirittura non chiedendone affatto l'applicazione all'esterno dell'UE; alla luce del gran numero di petizioni che denunciano violazioni gravi e sistematiche da parte sia degli Stati membri sia dei trasportatori, il Parlamento europeo (da ultimo con Risoluzione del 14 febbraio 2019 sull'attuazione del regolamento (CE) n. 1/2005) ha invitato gli Stati membri a migliorare sensibilmente l'osservanza della legislazione in materia, agendo penalmente nei confronti soprattutto delle violazioni ripetute, nonché la Commissione europea a garantire un'applicazione efficace ed uniforme della legislazione UE, intraprendendo azioni giudiziarie e comminando sanzioni nei confronti degli Stati membri inadempienti; con riferimento ai partner commerciali dell'Unione, il Parlamento europeo si è detto altresì preoccupato per le persistenti segnalazioni di problemi relativi al trasporto di animali vivi in determinati Paesi terzi, dove la macellazione avviene, secondo pratiche ben note agli allevatori e trasportatori europei, che implicano sofferenze estreme e prolungate, in violazione delle norme internazionali previste dall'OIE sul benessere degli animali e ha, pertanto, invitato la Commissione ad esigere, nei negoziati commerciali bilaterali con i Paesi terzi, il rispetto delle norme dell'UE relative al benessere degli animali; laddove gli standard nei Paesi terzi in materia di trasporto degli animali non siano comunque conformi a quelli dell'UE e la loro attuazione non sia sufficiente a garantire il pieno rispetto del regolamento (CE) n. 1/2005, il Parlamento europeo ha sottolineato che i viaggi per il trasporto di animali vivi verso tali Paesi terzi dovrebbero essere vietati; come dimostrano i dati sull' export e stando a quanto riportato dalle associazioni di protezione animali, la presenza (in particolare) di bovini italiani all'interno di mattatoi di Paesi extra UE, con tutele insufficienti o addirittura nulle, è un fenomeno tutt'altro che marginale: attualmente, il trasporto interessa animali anche di età compresa tra le due e le quattro settimane, costretti a viaggiare su lunga distanza, anche fino quasi a diciannove ore, e vittime di maltrattamenti e abusi che, per impedire loro di scappare, arrivano fino al taglio dei tendini delle zampe; considerato altresì che: stando a quanto emerso, è necessario effettuare controlli più incisivi sulle reali destinazioni degli animali italiani che, in molti casi, proseguono il loro viaggio, illegalmente e senza intermediari, oltre la destinazione ufficiale, verso Paesi in cui vengono uccisi brutalmente; l'Italia, al pari degli altri Stati membri dell'UE, è responsabile nel garantire la corretta attuazione e applicazione a livello nazionale della legislazione europea in materia di protezione degli animali, si chiede di sapere: quali siano le iniziative che il Ministro in indirizzo, anche alla luce degli ammonimenti del Parlamento europeo, intende intraprendere al fine di garantire una corretta ed efficace applicazione del regolamento (CE) n. 1/2005 da parte dei trasportatori italiani e se, considerate le denunce di gravi e ripetute violazioni della legislazione UE in materia di trasporto degli animali, di maltrattamenti e abusi su animali provenienti dall'Italia e destinati all'allevamento o alla macellazione in Paesi terzi (i cui standard di protezione degli animali sono da ritenersi assolutamente non conformi a quelli minimi previsti dalla legislazione europea) non ritenga che l'Italia debba urgentemente schierarsi contro l'esportazione degli animali verso tali Paesi, ponendo fine a pratiche cruente e sofferenze del tutto inaccettabili. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01707 della senatrice Fedeli, sulle motivazioni del ricorso in appello contro l'Associazione culturale islamica di Pisa; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-01705 del senatore Lanzi, sull'erogazione degli anticipi del 40 per cento delle sovvenzioni statali al comparto ippico.