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Mafia e criminalità organizzata - Norme della Regione Puglia - Tutela delle vittime della mafia, della criminalità organizzata, del terrorismo e del dovere - Diritto di assunzione presso le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici e le aziende private - Previsione che include tra i beneficiari del collocamento obbligatorio anche i conviventi more uxorio e i genitori - Contrasto con la normativa statale che menziona solo il coniuge, i figli e i fratelli - Disciplina ascrivibile alla materia dell'ordinamento civile, di competenza esclusiva statale - Illegittimità costituzionale in parte qua - Assorbimento di ulteriori censure.. È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. l ), Cost., l'art. 7, comma 3, della legge della Regione Puglia 23 marzo 2015, n. 12, nella parte in cui annovera anche i conviventi more uxorio e i genitori tra i beneficiari del collocamento obbligatorio delle vittime della mafia, della criminalità organizzata, del terrorismo e del dovere. La previsioni di soggetti beneficiari del collocamento obbligatori ulteriori rispetto a quelli previsti dall'art. 1, comma 2, della legge n. 407 del 1998 - che, nella sua attuale formulazione, menziona soltanto il coniuge, i figli e, a certe condizioni, i fratelli - lede la competenza esclusiva in materia di ordinamento civile spettante allo Stato, chiamato a garantire la parità di trattamento e il contemperamento, nell'àmbito di una disciplina generale e astratta, dei diversi valori in gioco. (Restano assorbite le censure riferite alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. o), e dell'art. 3 Cost.). Sulla corrispondenza tra la deliberazione con cui l'organo legittimato si determina all'impugnazione e il contenuto del ricorso, v., fra le altre, la citata sentenza n. 246/2013. Sul consolidato orientamento in base al quale per l'individuazione dell'àmbito materiale nel quale ricade la normativa censurata occorre conferire rilievo alla ratio che ispira la disciplina, al suo contenuto precettivo e all'oggetto specifico della regolamentazione adottata, v., le citate sentenze nn. 245/2015 (punto 3.1. del Considerato in diritto) , e 140/2015 (punto 6. del Considerato in diritto ). Sulla riconducibilità della disciplina del lavoro alle dipendenze delle Regioni e degli enti locali alla materia dell'ordinamento civile, di competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lett. l ), Cost., v. la citata sentenza n. 150/2015.