Document Type: sommcomm
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 65 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 14,30. IN SEDE REFERENTE A.S. 1171 Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Minamata sul mercurio, con Allegati, fatta a Kumamoto il 10 ottobre 2013 DDL 1171 Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Minamata sul mercurio, con Allegati, fatta a Kumamoto il 10 ottobre 2013 (Seguito e conclusione dell'esame) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 4 giugno 2019. Il presidente PETROCELLI , nel chiudere la discussione generale, comunica che sono pervenuti i prescritti pareri, tra cui quello non ostativo della Commissione bilancio, di cui dà lettura. Il presidente PETROCELLI ( M5S ), relatore, illustra, quindi, l'emendamento 4.1, pubblicato in allegato, finalizzato ad aggiornare le date degli anni a cui vanno riferite le coperture finanziarie del provvedimento. Verificata la presenza del numero legale, il PRESIDENTE pone, quindi, in votazione l'emendamento 4.1, che risulta approvato. Nessun senatore chiedendo di intervenire in sede di dichiarazione di voto, il presidente PETROCELLI , appurata la presenza del numero legale, pone, quindi, ai voti il mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge in titolo, così come modificato, con la richiesta di essere autorizzato allo svolgimento della relazione orale. La Commissione approva. AFFARI ASSEGNATI Atto n. 47 Affare assegnato 'Il futuro delle relazioni tra l'Italia e la Federazione russa' Doc n. 47 Il futuro delle relazioni tra l'Italia e la Federazione russa (Esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e rinvio) Il Presidente PETROCELLI ( M5S ), relatore, ricorda che la Commissione aveva deciso di avviare lo svolgimento dell'Affare assegnato sul futuro delle relazioni tra l'Italia e la Federazione Russa all'inizio della corrente legislatura, ovvero il 1° agosto 2018, ottenendo, proprio in quella data, l'assenso della Presidente del Senato. Dall'ottobre del 2018 fino a marzo del 2019, la Commissione ha, quindi, proceduto allo svolgimento di ben 17 audizioni informali, nella sede dell'Ufficio di Presidenza allargato a tutti i componenti, di esperti, accademici, giornalisti e rappresentanti diplomatici, acquisendo, in tal modo, una considerevole mole di informazioni e valutazioni sul tema in argomento. Al termine di questo articolato ciclo di audizioni, una delegazione della Commissione stessa, composta dal Presidente e dai senatori Aimi e Ferrara, si è recata, dal 16 al 19 giugno 2019, a Mosca, dove ha avuto l'opportunità di interloquire con eminenti personalità italiane e russe. E' maturo, quindi, il tempo per pervenire all'elaborazione di un documento finale, sotto forma di schema di risoluzione, pubblicato in allegato, ai sensi dell'articolo 50 comma 2, del Regolamento, che sottopone all'attenzione dei commissari. Si tratta di uno schema base di indirizzo per il Governo, che, peraltro, i commissari hanno avuto l'opportunità di visionare preventivamente, essendo stato loro trasmesso via mail dagli Uffici di Segreteria della Commissione, e che, conseguentemente, è suscettibile di possibili ed eventuali integrazioni o modificazioni. Conclude esprimendo, tuttavia, l'auspicio che si possa pervenire all'approvazione di un testo condiviso da tutte le forze politiche presenti in Commissione. Prende, quindi, la parola il senatore VESCOVI ( L-SP-PSd'Az ) per comunicare la presentazione, a nome del proprio Gruppo, di uno schema di risoluzione alternativa, pubblicato in allegato. Si tratta, in sintesi, di un testo che, nel riproporre, essenzialmente, le tematiche indicate nello schema di risoluzione della maggioranza, mette l'accento soprattutto sull'azione e sull'interesse dell'Italia, piuttosto che dell'Unione europea, nei rapporti con la Russia. Palesa, comunque, l'orientamento di giungere ad un atto di indirizzo il più possibile concordato, con ciò venendo incontro all'esigenza prospettata dal Presidente. Il PRESIDENTE , nell'accogliere favorevolmente l'impostazione testé evocata dal senatore Vescovi, propone, quindi, di prevedere, per la settimana 27-31 gennaio, la convocazione di due apposite sedute dedicate, per l'appunto alla trattazione finale dell'atto in argomento. Concorda la Commissione. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. La seduta termina alle ore 15. Allegato SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 47 La Commissione Affari esteri, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e a conclusione dell'esame dell'Affare assegnato " Il futuro delle relazioni tra l'Italia e la Federazione Russa" (n. 47); premesso che: l'Affare assegnato ha consentito un'ampia riflessione sul tema del futuro delle relazioni tra l'Italia e la Federazione Russa nell'ambito dell'attuale scenario geopolitico; l'attività istruttoria, sia attraverso le audizioni e i documenti acquisiti in tale sede, sia attraverso la missione svolta in Russia, ha permesso di approfondire il quadro politico di riferimento e le problematiche in atto; le audizioni hanno coinvolto rappresentanti di qualificati istituti di ricerca e di riviste di geopolitica quali l'Istituto Affari Internazionali (IAI), il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.), l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), la rivista italiana di geopolitica "Limes", l'Osservatorio sulla "Sicurezza Internazionale" dell'Università LUISS, il think tank "Nodo di Gordio", l'istituto "Triageduepuntozero", il Presidente della Società Italiana per la Organizzazione Internazionale (SIOI), la Federazione italiana diritti umani (FIDU), rappresentanti di importanti realtà produttive e di analisi economica del nostro Paese, quali Confindustria, Eni S.p.A, ICE-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, esperti di questioni geopolitiche, giornalisti ed editorialisti di rilevanti testate nazionali, oltre l'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia e il Vice Presidente del Comitato Affari esteri del Consiglio della Federazione Russa; la missione svolta in Russia, in particolare, oltre a fornire ulteriori e importanti elementi di conoscenza circa la volontà russa di contribuire a superare l'attuale fase di instabilità nelle relazioni internazionali al fine di ripristinare condizioni favorevoli allo sviluppo di un partenariato rafforzato con l'Italia e con la stessa Unione europea, ha confermato l'importanza della diplomazia parlamentare quale strumento di rafforzamento dei rapporti bilaterali e di stimolo alle politiche governative; considerato che: l'Italia e la Federazione Russa sono legate da tradizionali sentimenti di vicinanza e di amicizia, che affondano le loro storiche radici anche nel terreno culturale e religioso, e i loro rapporti bilaterali sono sempre stati improntati al dialogo e al reciproco rispetto; nell'ambito dei capisaldi della sua proiezione internazionale, saldamente ancorati alle prospettive dell'integrazione europea e della partnership euro-atlantica, l'Italia, nel corso degli anni, ha saputo aprire spazi di cooperazione economica ed energetica con la Russia, cercando, al contempo, di coinvolgere Mosca nel dialogo sulla sicurezza europea e la governance internazionale; la dimensione economica ed energetica costituisce da tempo una delle principali direttrici delle relazioni bilaterali, particolarmente penalizzata a seguito dell'adozione da parte dell'Unione europea delle misure sanzionatorie conseguenti all'annessione della penisola di Crimea e delle conseguenti contro-sanzioni russe; l'Italia, nel rispetto del regime sanzionatorio, sta favorendo l'intensificarsi delle relazioni commerciali con la Russia, nella convinzione che le sanzioni rappresentino uno strumento e non un fine dell'azione politica e che il rafforzamento delle partnership economiche costituisca un contributo alla pace ed alla stabilità dell'Europa e all'apertura di ambiti negoziali e di confronto per la ricerca di soluzioni politiche alle perduranti situazioni di violazione della legalità internazionale; la sottoscrizione e la successiva entrata in vigore dell'Accordo di partenariato e di cooperazione (APC) quale base giuridica delle relazioni bilaterali tra l'Unione europea e la Russia ha visto l'Italia fra i più attivi promotori, nel presupposto che il consolidamento delle relazioni economiche e politiche con Mosca, avrebbe potuto contribuire a mitigare i rischi di una rivalità geopolitica tra le due realtà istituzionali e a consolidare le prospettive di pace, di stabilità, di sicurezza e di benessere per tutti i cittadini europei; nell'ambito dei rapporti fra l'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO) e la Federazione Russa, dall'Atto fondatore sulle mutue relazioni, la cooperazione e la sicurezza, stipulato nel 1997, all'adesione di Mosca al Consiglio di Partenariato Euro-Atlantico(EAPC) avvenuta nel 1994, i diversi governi italiani succedutisi nel tempo hanno sostenuto con coerenza ogni sforzo utile a rafforzare le prospettive di cooperazione e di dialogo con Mosca, fino all'istituzione del Consiglio NATO - Russia con la Dichiarazione di Roma del 2002 che rappresenta tuttora l'assise privilegiata di discussione e confronto su tematiche di interesse comune; ricordato che: le difficoltà crescenti intervenute nei rapporti fra i Paesi occidentali e la Russia nel corso degli ultimi anni, poi del tutto compromessi a seguito dell'annessione della Crimea nel 2014, sono tuttavia ascrivibili anche a talune reciproche diffidenze che hanno ostacolato il dialogo e la mutua comprensione, contribuito ad accrescere i fattori divisivi, alimentato la percezione russa di marginalizzazione e subalternità da parte occidentale ed impedito il consolidamento di un pragmatico partenariato economico e strategico con Mosca; in relazione ad alcuni Paesi della regione del cosiddetto common neighbourhood , ed in particolare con riferimento alla Georgia ed all'Ucraina, alcune scelte maturate in seno alla NATO ed all'Unione europea hanno contribuito al deterioramento dei rapporti con Mosca, concorrendo ad incrinare il clima di collaborazione internazionale instaurato in precedenza; la NATO, dopo aver ribadito la sua volontà di non riconoscere l'annessione della Crimea e sottolineato al contempo di non poter più considerare la Russia come proprio partner , è impegnata dal 2014 in un'azione di rafforzamento della sua presenza militare nei Paesi baltici ed in Polonia con funzioni di deterrenza, ma ha mantenuto attivo il dialogo politico con Mosca proprio mediante il Consiglio NATO-Russia; l'Italia ha sempre manifestato un atteggiamento prudente in relazione al possibile coinvolgimento delle repubbliche ex sovietiche nelle strutture organizzative euro-atlantiche, auspicando l'adozione di atteggiamenti più improntati al dialogo ed al continuo confronto con la Russia; tenuto conto che: le sanzioni sugli scambi economici con la Federazione Russa in determinati settori, adottate dall'Unione europea nel 2014 e prorogate da ultimo fino al 31 luglio 2020, sono finalizzate al pieno rispetto degli accordi di Minsk firmati il 12 febbraio 2015; l'efficacia di tali misure sanzionatorie, se non in termini di deterrenza, appare ad oggi in discussione in considerazione del fatto che, pur essendosi ridotto il livello di violenza in particolare nella regione del Donbass, gli accordi di Minsk restano largamente inattuati per responsabilità plurali; al sistema sanzionatorio di natura economica, l'Unione europea ha sommato ulteriori misure restrittive a carattere diplomatico - come l'esclusione della Federazione Russa dal novero dei Paesi del G8, l'interruzione del suo percorso di adesione all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e all'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), nonché la sospensione dei regolari vertici bilaterali - che hanno determinato un ulteriore restringimento degli spazi e delle possibilità di dialogo e di confronto costruttivi; le misure collaterali adottate con modalità ultronee, come il congelamento degli investimenti della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) a favore delle piccole e medie imprese russe, ed in generale la sospensione di nuove operazioni di finanziamento in Russia da parte della Banca europea per gli investimenti (BEI), rischiano di ostacolare non solo lo sviluppo di solidi rapporti economici fra aziende dei settori privati della Federazione Russa e dei Paesi membri dell'Unione europea, ma anche le possibilità di crescita del confronto fra le società civili delle due realtà, necessaria premessa per la ripresa del dialogo a livello politico; gli spazi di dialogo a livello parlamentare si sono ulteriormente ridotti a causa della decisione del Parlamento europeo di interrompere dal 2014 le relazioni interparlamentari con l'Assemblea federale russa, con l'unica eccezione della delegazione presso la commissione parlamentare di cooperazione bilaterale; la valutazione complessiva del sistema sanzionatorio deve tenere conto che dalla sua introduzione non si sono determinati effettivi elementi di discontinuità in relazione alle possibilità effettive di ripristino della legalità internazionale; il mantenimento di un rigido schema sanzionatorio nei confronti della Federazione Russa, lungi dal facilitare la ripresa del dialogo e la ricerca di soluzioni diplomatiche condivise alle violazioni del diritto internazionale perpetrate, rischia di alimentare un approccio pragmatico da parte degli Stati membri dell'Unione europea nei confronti di Mosca che, a ben vedere, indebolisce la capacità della stessa Unione europea di incidere efficacemente nello scenario internazionale; valutato altresì che: fino al 2014 l'Unione europea e la Russia avevano sviluppato un partenariato strategico che interessava, tra gli altri, gli ambiti relativi al commercio, all'economia, all'energia, ai cambiamenti climatici, alla ricerca, all'istruzione, alla cultura ed alla sicurezza, incluse la lotta al terrorismo, la non proliferazione nucleare e la risoluzione del confitto in Medio Oriente; il superamento dell'attuale scenario di tensioni geopolitiche e di lesione del diritto internazionale discende dalla possibilità di favorire il ripristino di condizioni favorevoli alla ripresa di un dialogo articolato e strategico in primo luogo fra l'Unione europea e la Federazione Russa, scevro da pregiudizi e fraintendimenti, pienamente rispettoso dei principi che informano la comunità internazionale e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite del 1945, dall'atto finale di Helsinki del 1975 e dalla Carta di Parigi dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) del 1990; l'Unione europea e la Federazione Russa avrebbero tutto l'interesse a costruire le condizioni per una solida cooperazione economica bilaterale, fondata sulla stabilizzazione delle frontiere continentali e sulla garanzia di neutralità dell'Ucraina, premessa per un impegno condiviso a favore della sicurezza e della lotta contro la criminalità e il terrorismo internazionali, nonché per affrontare in modo sinergico le sfide globali del cambiamento climatico, dell'ambiente e della sicurezza energetica; le tensioni e gli scontri attualmente persistenti fra l'Unione europea e la Federazione Russa non sono nell'interesse delle due Parti, giacché rinnovate divisioni continentali rischiano di compromettere la sicurezza di entrambe le realtà territoriali; la Russia è il principale fornitore esterno di gas naturale dell'Unione europea e che l'energia continua a svolgere un ruolo centrale e strategico nelle relazioni bilaterali; l'Unione europea stessa, come evidenziato dalla risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2019 sullo stato delle relazioni politiche bilaterali, pur auspicando il ripristino delle condizioni di legalità internazionale, continua ad essere disponibile ad un partenariato rafforzato e al dialogo con la Federazione Russa, nonché alla ripresa di relazioni di piena cooperazione, una volta che le autorità russe si siano conformate ai loro obblighi internazionali e giuridici; fra i cinque principi guida posti alla base dei rapporti tra Unione europea e Federazione Russa, il Consiglio Affari esteri del marzo 2016 ha incluso la necessità di un dialogo selettivo con la Russia su questioni di interesse per l'Unione europea, nonché di un impegno nell'ambito dei contatti interpersonali a sostenere la società civile russa; è interesse di tutti contribuire anche al ripristino della piena collaborazione tra l'Unione europea, gli Stati membri e la Russia nell'ambito delle organizzazioni internazionali e multilaterali di cui la stessa Federazione Russa è tuttora Parte, inclusi il Consiglio d'Europa e l'OSCE; dalla ripresa di un dialogo fattivo ed articolato con Mosca e tra i diversi attori coinvolti negli scenari di instabilità del quadro internazionale nell'Europa orientale, potrebbero concretamente derivare possibili sviluppi per una risoluzione pacifica delle tensioni e dei conflitti in corso; è interesse condiviso dell'Italia e della Federazione Russa la costruzione di un'area di sicurezza dal Mediterraneo al Caucaso che contribuisca al rafforzamento degli scambi economici e alla stabilizzazione politica dell'intero quadro regionale; la Russia costituisce tuttora un partner essenziale, per l'Italia e per l'Unione europea stessa, per la soluzione delle crisi regionali e per la stabilità del Medio Oriente e dell'area del Mediterraneo, nonché per una più efficace azione di collaborazione nei settori strategici dell'economia, dell'energia, della lotta ai cambiamenti climatici, della tutela delle minoranze religiose cristiane, della sicurezza, anche cibernetica, nonché per il contrasto al terrorismo internazionale e alle organizzazioni criminali transnazionali; impegna il Governo: a promuovere, nell'ambito dell'Unione europea, ed in stretto raccordo con gli altri Stati membri, un ripensamento complessivo delle relazioni con la Federazione Russa, funzionale alla ripresa di un dialogo bilaterale strutturato, all'ampliamento degli spazi di cooperazione costruttiva, al ripensamento del sistema sanzionatorio e all'adozione di provvedimenti mirati che non mortifichino la società civile russa e la ripresa degli scambi commerciali bilaterali; a contribuire alla costruzione di un nuovo approccio da parte dell'Unione europea nei confronti della Federazione Russa in materia di politica estera e di sicurezza, maggiormente aderente agli interessi ed alle esigenze di sicurezza dell'intero continente, nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite del 1945, dall'atto finale di Helsinki del 1975 e dalla Carta di Parigi dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) del 1990; a moltiplicare gli sforzi diplomatici per favorire, a tutti i livelli, la piena ripresa del dialogo fra i Paesi occidentali e la Federazione Russa, agevolando al contempo la partecipazione attiva ai tavoli di confronto sull'Ucraina e sulla Georgia; ad aumentare il peso della propria presenza nell'ambito delle strutture decisionali della NATO, ed in particolare in relazione alle principali questioni strategiche ed alle prospettive di un allargamento dell'Organizzazione non ostile agli interessi russi, favorendo l'adozione di misure volte ad alimentare un clima di maggiore fiducia reciproca con la Federazione Russa, e di dialogo improntato alla trasparenza ed alla prevedibilità; a sostenere ogni iniziativa adottata in senso all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) utile a favorire la piena attuazione degli Accordi di Minsk; a contribuire, anche in sede di Consiglio di Europa, alla ripresa dei dialoghi tra la Federazione Russa e, rispettivamente, l'Ucraina e la Georgia; a farsi promotore di iniziative volte ad incoraggiare la Federazione Russa a manifestare segnali di disponibilità in direzione del ripristino delle condizioni della legalità internazionale; a porre le basi per il rilancio, a livello bilaterale, di un dialogo articolato e strategico con la Federazione Russa nei settori di reciproco interesse; ad inaugurare una nuova stagione di apertura alla società civile russa, agevolando le condizioni per favorire la conoscenza reciproca, a partire dai settori linguistico, delle università e turistico e a promuovere ogni iniziativa utile a favorire gli scambi culturali; a facilitare la crescita dell'interscambio economico bilaterale con la Federazione Russa, anche nei settori più colpiti dalle contro-sanzioni russe, pur nel rispetto delle decisioni assunte nell'ambito delle organizzazioni internazionali di cui il nostro Paese è Parte; a favorire la ripresa delle attività economiche fra le piccole e medie imprese dei due Paesi, quale fattore imprescindibile di crescita e di stabilità; a verificare le condizioni per consentire il ripristino degli investimenti della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) a favore delle piccole e medie imprese russe. SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAI SENATORI IWOBI, VESCOVI E LUCIDI SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 47 La Commissione Affari esteri, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, e a conclusione dell'esame dell'Affare assegnato " Il futuro delle relazioni tra l'Italia e la Federazione Russa" (n. 47); premesso che: l'Affare assegnato ha consentito un'ampia riflessione sul tema del futuro delle relazioni tra l'Italia e la Federazione Russa nell'ambito dell'attuale scenario geopolitico; l'attività istruttoria, sia attraverso le audizioni e i documenti acquisiti in tale sede, sia attraverso la missione svolta in Russia, ha permesso di approfondire il quadro politico di riferimento e le problematiche in atto; le audizioni hanno coinvolto rappresentanti di qualificati istituti di ricerca e di riviste di geopolitica quali l'Istituto Affari Internazionali (IAI), il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.), l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), la rivista italiana di geopolitica "Limes", l'Osservatorio sulla "Sicurezza Internazionale" dell'Università LUISS, il think tank "Nodo di Gordio", l'istituto "Triageduepuntozero", il Presidente della Società Italiana per la Organizzazione Internazionale (SIOI), la Federazione italiana diritti umani (FIDU), rappresentanti di importanti realtà produttive e di analisi economica del nostro Paese, quali Confindustria, Eni S.p.A, ICE-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, esperti di questioni geopolitiche, giornalisti ed editorialisti di rilevanti testate nazionali, oltre l'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia e il Vice Presidente del Comitato Affari esteri del Consiglio della Federazione Russa; la missione svolta in Russia, in particolare, oltre a fornire ulteriori e importanti elementi di conoscenza circa la volontà russa di contribuire a superare l'attuale fase di instabilità nelle relazioni internazionali al fine di ripristinare condizioni favorevoli allo sviluppo di un partenariato rafforzato con l'Italia e con la stessa Unione europea, ha confermato l'importanza della diplomazia parlamentare quale strumento di rafforzamento dei rapporti bilaterali e di stimolo alle politiche governative; considerato che: in tema di relazioni istituzionali: l'Italia e la Federazione Russa sono legate da tradizionali sentimenti di vicinanza e di amicizia, che affondano le loro storiche radici anche nel terreno culturale e religioso, e i loro rapporti bilaterali sono sempre stati improntati al dialogo e al reciproco rispetto; i due Paesi hanno sviluppato storicamente un forte legame culturale e istituzionale che si è protratto nel corso dei secoli, superando le complicate dinamiche della politica internazionale e i diversi assetti istituzionali presenti; nel 1711 viene inaugurato il primo consolato russo nella penisola italiana, e il secondo nel mondo, presso la Repubblica di Venezia; nel 1960 l'Italia fu il primo Paese all'interno del blocco occidentale ad inviare il proprio Capo di Stato a Mosca dall'inizio della Guerra Fredda, dando il via a una serie di accordi commerciali di grande importanza strategica; in seguito alla dissoluzione dell'Unione Sovietica del 1991, e all'immediato riconoscimento dell'Italia della Federazione Russa come soggetto di pieno diritto internazionale e successore, tra gli altri, dell'Unione Sovietica, i rapporti tra Roma e Mosca si sono sviluppati in maniera costante; nel 1994 è stato firmato il "Trattato di Amicizia e Cooperazione tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana", e nel 1998 il "Piano d'azione nelle relazioni tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana"; gli anni '90, dopo aver superato la crisi economica derivante dalla dissoluzione del sistema sovietico, hanno visto la Federazione Russia tornare protagonista sullo scenario internazionale, in particolar modo nei territori del cosiddetto spazio post-sovietico, comprendente l'Europa Orientale e la regione del Caucaso; il ritrovato attivismo politico della Russia coincide con la volontà di tornare ad esercitare la propria influenza sugli Stati del cosiddetto "estero vicino", cioè sui Paesi ex sovietici impegnati in un processo di state building e di transizione verso un'economia di mercato; il timore della perdita di influenza nei confronti degli Stati ex satelliti a vantaggio delle istituzioni atlantiche, unito alle conflittualità emerse all'interno di questi Stati, ha comportato per la Russia l'adozione della strategia conosciuta come "politica dell'instabilità controllata", per implementare il proprio peso nella regione; in questo contesto l'Italia si è sempre contraddistinta per ricercare il coinvolgimento russo nei meccanismi formali di cooperazione con l'Alleanza Atlantica; durante gli anni 2000, la crescente assertività russa sul piano regionale, ha comportato un aumento delle difficoltà di integrazione nelle strutture di sicurezza euro-atlantiche, e conseguentemente un aumento delle tensioni con il blocco occidentale; l'Italia ha continuato a svolgere un ruolo di intermediazione tra la Federazione Russa e l'Alleanza Atlantica, come evidenziato dalla firma dell'atto di istituzione del Consiglio Nato-Russia avvenuta nel nostro Paese, il 28 maggio del 2002, nella base militare di Pratica di Mare; nella seconda metà del primo decennio del 2000, in particolar modo nel 2008, la contrapposizione tra gli interessi atlantici e quelli russi si è palesata in diverse situazioni, da una parte nel processo di indipendenza del Kosovo, fortemente avversato da Mosca, e dall'altra a seguito dell'intervento militare russo in Georgia; l'Italia, nonostante i divergenti interessi geopolitici del caso, e fermo restando il pieno appoggio alla comunità internazionale sia sul riconoscimento del Kosovo sia nella ferma condanna all'azione militare russa in Georgia, ha continuato a ricercare la via del dialogo con Mosca, e l'iniziale politica "di reset" nei confronti della Russia promossa ad inizio del primo mandato da Obama, sembrava favorire una potenziale fase di dialogo e cooperazione; l'instabilità interna in Ucraina nel 2014, con lo scoppio della così conosciuta "Euromaidan", cioè una serie di manifestazioni svoltesi principalmente a Kiev, di carattere fortemente anti governativo, ha causato una nuova frizione nei rapporti tra il blocco occidentale e la Federazione Russa, che aveva nel presidente ucraino Yanukovich uno dei maggiori alleati; alle dimissioni di Yanokovich, la Federazione Russa ha risposto con l'annessione della penisola di Crimea, e con il sostegno a milizie filo-russe nelle regioni di Donetsk e Lugansk, che autoproclamavano la nascita di Repubbliche separatiste che non riconoscevano il nuovo governo di Kiev; le vicende appena descritte provocano una netta frattura tra l'Alleanza Atlantica e l'Unione europea nei confronti della Russia, che comportano la sospensione del Consiglio Nato-Russia e l'implementazione di misure sanzionatorie varate dall'Unione europea contro la Federazione Russa (riguardanti sanzioni diplomatiche ed economiche, misure restrittive personali, restrizioni a relazioni e cooperazione economica), e segnano un nuovo minimo storico tra i rapporti con Mosca dalla fine della Guerra Fredda; alle misure sanzionatorie varate dall'Unione europea, la Federazione Russa ha risposto con un regime di contro-sanzioni, in particolare in tema di settore alimentare, sfavorendo l'importazione di prodotti dall'Unione europea; l'Italia partecipa al regime sanzionatorio varato in sede europea, votando insieme ai partner per la proroga delle sanzioni sino al raggiungimento degli obiettivi dell'accordo di pace di Minsk; al contempo l'Italia, pur mantenendo saldo il rispetto dei patti stretti con la Nato e con l'Unione europea, è scettica sull'effettiva utilità delle sanzioni e continua a ricercare il dialogo con le istituzioni russe, come dimostrano i diversi incontri bilaterali tra esponenti parlamentari e governativi dal 2015 ad oggi; in tema di relazioni economiche: l'Italia e la Russia presentano caratteristiche che hanno reso le relazioni economiche e commerciali tradizionalmente ottimi, data la complementarietà della struttura economica e dei bisogni dei due Paesi; i rapporti commerciali tra l'Italia e la Federazione Russa si sono sempre dimostrati floridi, anche in periodo di Guerra Fredda, grazie al processo di cooperazione industriale trainato dalla Fiat e dall'Eni; superato il crollo dell'Unione Sovietica, con conseguente periodo di stagnazione economica della Federazione Russa, sin dai primi anni 2000 l'interscambio commerciale tra i due Paesi è cresciuto, arrivando a toccare la cifra record di 30 miliardi nel 2013; le dinamiche geopolitiche avvenute in Ucraina dal 2014 in poi, come scritto in precedenza, hanno causato l'implementazione delle sanzioni europee e delle contro-sanzioni russe, che hanno avuto un notevole impatto sull'interscambio commerciale tra l'Italia e la Federazione Russa, con variazioni tra i 10 e i 20 punti percentuali annuali rispetto al 2013; in particolare, le contro-sanzioni russe relative al reparto agroalimentare, che vietano le importazioni di prodotti alimentari, ha causato una contrazione dell' export alimentare italiano del 28 per cento rispetto al 2013, con un valore assoluto che è calato da 1 miliardo e 69 milioni di euro pre-crisi ai 768 milioni del 2017; unito al diretto calo dell'esportazione italiana, si è assistito a un incremento delle pratiche di falsificazione, ovvero di imitazione di prodotti alimentari "Made in Italy", che ledono la credibilità e provocano un danno di immagine al settore agroalimentare italiano; è importante sottolineare, al contempo, di come il dato della diminuzione dell' export italiano in Russia vada analizzato anche relativamente a una evidente contrazione del rublo e della capacità di spesa della Federazione Russa, dovuta alla crisi economica che ha colpito i Paesi maggiormente dipendenti dall'esportazione di materie prime; in tema di relazioni energetiche: il rapporto tra Italia e Mosca è solido sin dalla Guerra Fredda, quando in Unione Sovietica, alla morte di Stalin, seguì un cambio di dottrina strategica, che passò da quella della guerra inevitabile alla cosiddetta "coesistenza pacifica"; in questo quadro l'Italia ha iniziato, sin dalla fine degli anni '50, una stretta cooperazione energetica con l'Unione Sovietica, sia per quanto riguarda il settore petrolifero sia riguardante quello del gas naturale; le stabili relazioni energetiche sono continuate nei decenni, resistendo in momenti di elevata conflittualità del sistema internazionale dovuti alla contrapposizione tra il blocco occidentale e quello sovietico, e continuando anche al momento della dissoluzione dell'URSS e alla nascita della Federazione Russa; Mosca, ancora oggi, rappresenta il quarto fornitore di petrolio per l'Italia, e il primo per quanto riguarda l'importazione di gas naturale; specificatamente al gas naturale, che è il principale combustibile nel settore energetico italiano, rappresentando circa il 36 per cento del totale dell'approvvigionamento di energia primaria del nostro Paese, il livello di dipendenza dell'Italia dai Paesi esteri supera il 90 per cento, e la Russia fornisce circa il 40 per cento del gas importato; questo dato assume maggiore rilevanza considerando che la seconda regione per approvvigionamento di gas relativa alle importazioni italiane è quella del Nord Africa, in particolare dai Paesi Algeria e Libia, che rappresenta un'area dalle incerte dinamiche politiche ed economiche; anche a livello continentale, la Russia rappresenta il primo Paese esportatore di gas nei confronti dell'Unione europea, e specialmente negli Stati est europei raggiunge percentuali superiori al 75 per cento; il mercato di gas europeo sarà ancora più dipendente dalle importazioni da Paesi extraeuropei, raggiungendo nel 2040 la quota dell'88 per cento di dipendenza da gas importato, e la più accreditata risorsa per sopperire alla crescente domanda di gas naturale è rappresentata da un incremento della quota russa, oltre che alle ipotesi di accrescere l'importazione di gas naturale liquido dal Qatar e dagli Stati Uniti; in tema di sicurezza, contrasto al terrorismo e contesto internazionale: la Federazione Russa gioca un ruolo principale in due scenari, quello mediorientale e quello nord africano, che risultano prioritari anche per l'agenda estera dell'Italia; dal 2015 la Federazione Russa agisce direttamente nel conflitto siriano, da una parte a difesa dello storico alleato Assad e dall'altra in contrasto all'azione delle milizie jihadiste legate alla galassia dello Stato Islamico e di Al Qaeda; la decisione di intervenire direttamente in uno scenario di guerra come quello siriano è stata mutuata da Mosca a seguito di un processo di disimpegno degli Stati Uniti dalla regione mediorientale, che ha portato la Russia a passare da una politica estera di sostanziale non coinvolgimento in Medio Oriente, perpetrata negli anni della crisi in Iraq post-2003 e al dilagare dell'estremismo jihadista nella regione, a una netta inversione di marcia in termini di impegno militare e diplomatico; dall'inizio dell'intervento in Siria, la Russia ha condotto oltre 30.000 missioni di combattimento sul territorio, impiegando circa 5000 uomini, e contribuendo in maniera decisiva alla tenuta del regime di Assad e all'epilogo della guerra interna al Paese, oltre che ad aver giocato un ruolo fondamentale, in coabitazione con la coalizione internazionale a guida statunitense, nella sconfitta territoriale dello Stato Islamico; al contempo, la Russia ha rafforzato il proprio potere diplomatico nella regione mediorientale, tessendo una solida alleanza di interessi con l'Iran e la Turchia, Paesi con i quali ha dato il via a una serie di round negoziali sul futuro politico della Siria; in Nord Africa, la Russia gioca un ruolo chiave nella partita libica, grazie all'influenza esercitata nei confronti del generale Haftar, e indirettamente alla vicinanza con l'Egitto, attore primario per la scalata di Haftar a Tobruk; il 4 aprile 2019 le forze vicine ad Haftar hanno lanciato un'offensiva verso Tripoli, con l'obiettivo di conquistare la capitale, causando una guerra di posizione per lo più combattuta a sud di Tripoli che ha provocato una nuova escalation di violenza nel Paese; secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha), il numero degli sfollati causati dall'offensiva di Haftar si avvicina alle 100.000 unità; la stabilizzazione della Libia è un tema prioritario nell'agenda della politica estera italiana, in quanto Paese importante per l'approvvigionamento energetico, con l'Italia che ha circa il 70 per cento dei suoi interessi energetici nella regione della Tripolitania, controllata da Serraj e attualmente teatro dell'offensiva lanciata da Haftar; al contempo la Libia è un Paese centrale nella gestione dei flussi migratori che coinvolgono il settore centrale del Mediterraneo; unitamente a queste due motivazioni, risulta prioritario stabilizzare il Paese Nordafricano anche ai fini di sicurezza e contrasto al terrorismo, posto che i processi di radicalizzazione e la conseguente espansione territoriale delle principali sigle jihadiste sono facilitati in contesti di estrema instabilità; una reale stabilizzazione della Libia, fermo restando il netto sostegno italiano al processo Onu e al primo ministro del Governo di accordo nazionale Fayez Serraj, deve passare per un coinvolgimento dei principali attori locali, al fine di garantire al Paese nordafricano uno sviluppo e una stabilità politica e territoriale di lungo termine, e un immediato stop delle violenze interne; le tensioni dovute alla violazione del diritto internazionale in Crimea, e il conseguente raffreddamento dei rapporti tra l'Alleanza Atlantica e le Istituzioni europee nei confronti della Federazione Russa, ha accelerato la cosiddetta "partnership strategica globale" tra Russia e Cina, specialmente in campo militare ed energetico; in tema militare, è opportuno sottolineare che la Federazione Russa negli ultimi anni ha registrato una notevole contrazione della spesa militare, in termini assoluti quantificabile in oltre 17 miliardi di dollari, che l'ha portata a scendere dalla terza alla sesta posizione nella classifica dei Paesi per spese per la difesa, con una spesa assoluta di circa 60 miliardi di dollari, in luogo di un contesto internazionale che al contrario registra un aumento complessivo della spesa militare, con un trend di crescita simile a quello a cui si è assistito negli anni della Guerra Fredda; impegna il Governo: nell'ambito dei capisaldi della proiezione internazionale italiana, saldamente ancorati alle prospettive dell'integrazione europea e della partnership euro-atlantica, a mantenere un dialogo bilaterale strutturato con la Federazione Russa, che comprenda un'ampia agenda strategica per i due Paesi e che miri all'ampliamento degli attuali spazi di cooperazione; a contribuire, in sede europea, allo sviluppo di un dialogo volto a stabilire la costruzione di un nuovo approccio dell'Unione europea nei confronti della Federazione Russa, che persegua gli interessi e le esigenze dell'intero continente e che operi all'interno dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite del 1945, dell'atto finale di Helsinki del 1975 e dalla Carta di Parigi dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) del 1990; in sede Nato, a promuovere il mantenimento del dialogo all'interno del Consiglio NATO-Russia (NRC), con l'obiettivo di tornare a un livello di collaborazione preesistente alla crisi ucraina del 2014, che si basi sugli obiettivi e i principi della Legge istitutiva sulle relazioni reciproche, la cooperazione e la sicurezza tra la NATO e la Federazione russa del 1997; ad inaugurare una nuova stagione di apertura alla società civile russa, agevolando le condizioni per favorire la conoscenza reciproca, a partire dal settore linguistico, delle università e turistico, e a promuovere ogni iniziativa utile a favorire gli scambi culturali; a sostenere, in merito alla situazione in Ucraina, ogni iniziativa adottata in senso all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) utile a favorire la piena attuazione degli Accordi di Minsk; a portare in Europa, un dibattito costruttivo sul futuro delle sanzioni nei confronti della Federazione Russa, che possa portare a una revisione dell'intero apparato sanzionatorio e delle conseguenti contro-sanzioni russe, nocive per interi settori dell'economia italiana; a mantenere e sviluppare, in un momento delicato per l'andamento dell'economia globale, i rapporti commerciali con la Federazione Russa che riguardino settori di reciproco interesse strategico; riguardo la crisi libica, all'interno del piano Onu per il Paese, a trovare una sponda nella Federazione Russa per accelerare il processo di cessate il fuoco, interrompendo l'offensiva di Haftar nella zona di Tripoli, e continuando a promuovere iniziative che portino ad un'effettiva stabilizzazione della Libia; ad alimentare un clima che favorisca, in materia di contrasto al terrorismo, dato il ruolo della Russia nei principali teatri di guerra in Medio Oriente, sforzi diplomatici di cooperazione tra le istituzioni euro-atlantiche e la Federazione Russa per sconfiggere definitivamente la minaccia del terrorismo internazionale, e per pianificare una strategia strutturata nei confronti del fenomeno dei Foreign Fighters . Allegato