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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 23 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 14,30. IN SEDE CONSULTIVA A.S. n. 955 Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici DDL 955 Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici, (Parere alla 2 a Commissione. Esame. Parere favorevole) La senatrice PACIFICO ( M5S ), relatrice, illustra il disegno di legge in titolo, già approvato dalla Camera dei deputati, che reca misure di contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione e norme in materia di prescrizione del reato e di trasparenza dei partiti e movimenti politici, su cui la Commissione è chiamata a rendere un parere alla 2 a Commissione sul disegno di legge Il testo, composto di 15 articoli suddivisi in 2 Capi, introduce modifiche alle norme del codice penale, del codice di procedura penale e del codice civile, nonché ad una serie di disposizioni legislative in materie correlate, fra cui la legge n. 146 del 2006 di ratifica della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale. Le modifiche all'ordinamento vigente sono motivate dall'esigenza di recepire alcune raccomandazioni rivolte al legislatore italiano da organismi sovranazionali quali l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), attraverso l'attività del Gruppo di lavoro sulla corruzione ( Working Group on Bribery ), lo strumento chiamato a verificare l'attuazione della Convenzione del 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali, ed il Consiglio d'Europa, attraverso l'attività del Gruppo di Stati contro la corruzione, denominato GRECO ( Group of States against Corruption ). Il GRECO, in particolare, quale organismo istituito dal Consiglio d'Europa nel 1999 con lo scopo di monitorare il livello di conformità delle legislazioni nazionali agli standard anti-corruzione codificati nella Convenzione penale sulla corruzione del 1999, ratificata dal nostro Paese con la legge n. 110 del 2012, lo scorso giugno, ha presentato un Addendum al secondo Rapporto di conformità, formulando una serie di raccomandazioni per adeguare la legislazione italiana al testo convenzionale. Limitandosi dunque agli aspetti di competenza della 3 a Commissione, la relatrice evidenzia come l'articolo 1 del disegno di legge, che dispone una serie di modifiche al codice penale, è finalizzato, tra l'altro, a conformare l'ordinamento interno agli obblighi convenzionali in materia di corruzione in relazione ai reati contro la pubblica amministrazione. In particolare, le lettere a ) e b ) aboliscono la necessità della richiesta del Ministro della giustizia e della denuncia della persona offesa per il perseguimento di reati di corruzione e di altri delitti contro la pubblica amministrazione commessi all'estero da un cittadino italiano o straniero presente sul territorio nazionale. Le misure appaiono in linea con l'indicazione contenuta nella Raccomandazione IX del GRECO, volta appunto ad abolire la condizione, ove applicabile, che l'azione penale per atti di corruzione commessi all'estero debba essere preceduta da una richiesta del Ministro della giustizia o della istanza o querela della persona offesa. In parziale accoglimento della Raccomandazione II del citato gruppo GRECO del Consiglio d'Europa, appare anche la successiva lettera o ) con cui viene esteso l'ambito di applicazione dei delitti previsti dall'articolo 322- bis del codice penale, in materia di corruzione internazionale dei pubblici agenti, a funzionari extra UE ovvero a chi esercita, nelle organizzazioni pubbliche internazionali, funzioni corrispondenti a quelle di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio e ai membri di assemblee parlamentari internazionali o organizzazioni internazionali. L'intento sotteso è quello di rendere la normativa nazionale pienamente conforme ai requisiti degli articoli 5, 6, 9, 10 e 11 della Convenzione penale del Consiglio d'Europa sulla corruzione. L'articolo 4, nel novellare alcuni articoli del codice civile, interviene sulle disposizioni penali in materia di società, consorzi ed altri enti privati contenute nel codice civile, prevedendo la procedibilità d'ufficio per i delitti di corruzione tra privati (articolo 2635 c.c.) e di istigazione alla corruzione tra privati (articolo 2635- bis c.c.). Rispetto alla disciplina vigente, che stabilisce che la tutela sia rimessa al potere discrezionale del soggetto leso, il disegno di legge in esame applica il modello della lotta alla corruzione di stampo pubblicistico  per la quale si prevede la procedibilità d'ufficio  anche alla corruzione tra privati, dando seguito a una specifica richiesta avanzata in tal senso nell'ambito delle attività del Consiglio d'Europa. La relatrice segnala, inoltre, che l'articolo 6, che è volto ad estendere la disciplina delle operazioni di polizia sotto copertura al contrasto di alcuni reati contro la pubblica amministrazione - fattispecie riconducibili alla corruzione e i delitti di turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente, introduce una modifica alla legge n. 146 del 2006 di ratifica della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale. Nella relazione illustrativa del provvedimento si specifica che la novella intende dare attuazione a quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dall'Assemblea generale nel 2003 (la cosiddetta convenzione di Merida), e ratificata dal nostro Paese con la legge n. 116 del 2009, che all'articolo 50 prevede espressamente che per combattere efficacemente la corruzione, ciascuno Stato possa adottare le misure necessarie, con i propri mezzi, a consentire l'appropriato impiego da parte delle autorità competenti della consegna controllata e, laddove ritenuto opportuno, di altre tecniche speciali di investigazione, quali la sorveglianza elettronica o di altro tipo e le operazioni sotto copertura, entro il suo territorio, e a consentire l'ammissibilità in tribunale della prova così ottenuta. Il disegno di legge prevede inoltre - articolo 8 - che il Governo italiano non rinnovi, alla scadenza già fissata al 1° ottobre 2019, le riserve che l'Italia ha apposto alla Convenzione penale sulla corruzione del 1999 e ratificata dal nostro Paese con la legge n. 110 del 2012, riserve che riguardano, fra le altre, la possibilità di non configurare come infrazione penale gli atti di corruzione passiva di agenti pubblici stranieri e dei componenti di assemblee pubbliche straniere, e le condotte contemplate dall'articolo 4 della Convenzione - relative alla corruzione - che implichino dei membri delle assemblee parlamentari di organizzazioni internazionali di cui l'Italia è parte. Passando all'esame del Capo II, composto dagli articoli da 9 a 15, evidenzia come esso rechi nuove norme in materia di trasparenza e controllo dei partiti e movimenti politici. Sul tema specifico del finanziamento dei partiti sono intervenuti i rapporti periodici elaborati dal gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO), l'ultimo dei quali, risalente al giugno 2018, ricorda le importanti riforme introdotte in anni recenti in Italia in materia, ma rileva altresì come, in tema di trasparenza, non risultino ancora totalmente adempiute due delle raccomandazioni che erano state rivolte al nostro Paese, quella di strutturare un impianto legislativo capace di garantire un approccio olistico alla pubblicazione di finanziamenti per le campagne e dunque un accesso più semplice da parte dei cittadini a tali informazioni, e quella di rendere conto in maniera dettagliata delle modalità con cui la si esercita l'azione di vigilanza sulla gestione finanziaria dei partiti e delle campagne elettorali. In tale ambito, l'articolo 9 introduce disposizioni volte a rafforzare gli obblighi di pubblicità e di rendicontazione relativi ai contributi finanziari e alle prestazioni gratuite effettuate nei confronti dei partiti e movimenti politici. A sua volta l'articolo 10 reca diverse modifiche alla normativa vigente in materia di pubblicità e tracciabilità dei contributi erogati, prevedendo, tra l'altro, per i soggetti titolari di cariche elettive e di governo, inclusi i tesorieri dei partiti politici, l'obbligo di corredare la dichiarazione patrimoniale e di reddito con l'indicazione di quanto ricevuto, direttamente o attraverso comitati di sostegni, che superi i 500 euro. Il medesimo articolo riduce altresì da 5.000 a 3.000 euro il tetto annuo di finanziamento che impone l'obbligo di sottoscrivere una dichiarazione congiunta tra il soggetto erogante ed il beneficiario. Da, quindi, lettura di un conferente schema di parere favorevole per la Commissione di merito. Il PRESIDENTE ringrazia la relatrice per l'esposizione svolta ed apre la discussione generale. Il senatore AIMI ( FI-BP ) si sofferma sui profili che inducono ad esprimere una serie di perplessità sostanziali relativamente alla nuova disciplina della prescrizione, contenuta nel provvedimento in oggetto, preannunciando il voto contrario della propria parte politica sulla bozza di parere predisposta dalla relatrice. Al senatore AIROLA ( M5S ) preme sottolineare l'esigenza, che appare peraltro garantita dalla Convenzione in disamina, di assicurare un elevato grado di trasparenza nella vita interna dei partiti politici, nel corso dell'intero anno solare, e non solamente in occasione di competizioni elettorali. Nessun altro senatore chiedendo di intervenire, il presidente PETROCELLI, verificata la sussistenza del numero legale, mette ai voti lo schema di parere favorevole sul disegno di legge n. 955 (pubblicato in allegato). La Commissione approva. IN SEDE REFERENTE Ratifica ed esecuzione degli emendamenti allo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, adottati a Kampala l'11 giugno 2010 DDL 667 Ratifica ed esecuzione degli emendamenti allo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, adottati a Kampala l'11 giugno 2010 (Esame e rinvio) Il senatore FERRARA ( M5S ), relatore, introduce il disegno di legge in argomento, d'iniziativa parlamentare, recante ratifica ed esecuzione degli emendamenti adottati nel giugno 2010 allo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale. Ricorda, innanzitutto, che la Corte penale internazionale (CPI), avente sede a L'Aja, nei Paesi Bassi, rappresenta la prima giurisdizione internazionale permanente collegata al sistema delle Nazioni Unite, competente, in via complementare rispetto agli Stati, a giudicare individui responsabili di gravi reati che riguardino la comunità internazionale quali il genocidio, i crimini contro l'umanità e di guerra. Lo Statuto istitutivo della Corte, approvato nel luglio 1998 dalla Conferenza diplomatica di Roma, è entrato in vigore nel luglio 2002; attualmente sono 123 gli Stati Parte della CPI, di cui 33 africani, 19 dell'Asia e del Pacifico, 28 Latino-americani e dei Caraibi e la quasi totalità di quelli Europei, mentre altri 32 ne hanno firmato lo Statuto ma non lo hanno ancora ratificato. Peraltro dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, solo la Francia e il Regno Unito aderiscono attualmente alla Corte penale internazionale. L'articolo 123, paragrafo 1 dello Statuto di Roma prevede espressamente la possibilità di approvare, tramite una Conferenza, eventuali proposte emendative al testo istitutivo. La prima Conferenza di revisione dello Statuto, svoltasi a Kampala, in Uganda, dal 31 maggio all'11 giugno 2010, ha visto la partecipazione degli Stati (membri, osservatori e privi di tale status ), delle organizzazioni internazionali e regionali, degli organismi sussidiari dell'Assemblea degli Stati Parte, e delle organizzazioni non governative accreditate, e si è conclusa con l'approvazione di specifici emendamenti, un gruppo dei quali, oggetto del presente disegno di legge di ratifica (adottati l'11 giugno 2010), prevede, fra l'altro, l'introduzione del crimine di aggressione fra quelli perseguibili dalla Corte e definisce le condizioni per l'esercizio della giurisdizione da parte dalla Corte, mediante l'introduzione degli articoli 8- bis , 15- bis e 15- ter nello Statuto. Tale proposta emendativa è stata al momento ratificata da 37 Paesi, fra cui il Belgio, la Finlandia, la Germania, il Portogallo, la Repubblica Ceca, la Slovenia, la Slovacchia, la Spagna e la Svizzera. L'altra proposta emendativa approvata nella Conferenza di Kampala, e più precisamente il 10 giugno 2010, che modifica l'articolo 8, paragrafo 10, lettera e) dello Statuto, è relativa alla possibilità di perseguire come crimini di guerra, non solo nell'ambito dei conflitti armati internazionali ma anche in quelli interni, l'utilizzo di armi velenose, di gas asfissianti e tossici e di proiettili che si espandano o si appiattiscano all'interno del corpo umano. Tale proposta emendativa - ratificata nel frattempo da 37 Paesi - non è, peraltro, oggetto del disegno di legge di ratifica attualmente al nostro esame. Apprezzate le circostanze, potrebbe essere opportuno estendere la portata della ratifica proposta anche agli emendamenti allo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale adottati a Kampala il 10 giugno 2010, attraverso la presentazione di una mirata proposta emendativa del testo base del disegno di legge. A titolo informativo, ricorda che lo Statuto della Corte penale internazionale, dopo la Conferenza di Kampala del 2010, è stato sottoposto ad ulteriori proposte emendative (attualmente aperte al percorso di ratifica), che hanno interessato, rispettivamente, l'articolo 124 (emendato nel novembre 2015), e l'articolo 8, paragrafo 10, lettere d) , e) e f) (emendato nel dicembre 2017). L'Italia, in particolare, ha già proceduto alla ratifica - con l'approvazione, nella scorsa legislatura, della legge n. 200 del 2017 - dell'emendamento soppressivo dell'articolo 124 (relativo ad una disposizione transitoria), adottato a L'Aja nel novembre 2015. Gli emendamenti oggetto del presente disegno di legge di ratifica, inclusi nell'Allegato al testo e a cui si è in precedenza accennato, sono organizzati in 7 punti. Il primo punto prevede la soppressione dell'articolo 5, paragrafo 2, dello Statuto della Corte, relativo all'esercizio del potere giurisdizionale della Corte sul crimine di aggressione una volta adottata la disposizione che definirà tale crimine. La soppressione deriva dal fatto che il contenuto della norma risulta ormai obsolescente in ragione delle novità normative introdotte. Il secondo punto introduce ex-novo nello Statuto della Corte penale internazionale l'articolo 8- bis , che, al paragrafo 1, definisce espressamente il crimine di aggressione quale "pianificazione, preparazione, avvio o esecuzione di un atto di aggressione che, per la sua natura, la sua gravità o la sua magnitudine, costituisce una violazione manifesta della Carta delle Nazioni Unite". Il testo chiarisce che di tale crimine possono rendersi responsabili gli individui che si trovino in una posizione tale da controllare o dirigere effettivamente l'azione politica o militare di uno Stato. L'articolo 8- bis , al paragrafo 2, offre altresì una definizione dell'atto di aggressione - coincidente con quella adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 3314 (XXIX) del 1974 - dovendosi intendere con esso "l'uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di un altro Stato, o in un altro modo incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite". L'articolo 8- bis , sempre al paragrafo 2, riproduce anche l'elenco degli atti di aggressione contenuto nella suddetta risoluzione, che include - fra gli altri - l'invasione o qualunque occupazione militare, il bombardamento, il blocco dei porti, l'attacco contro le Forze armate di uno Stato, l'utilizzo di tali Forze, l'invio di bande, gruppi o forze irregolari o mercenari armati. I punti emendativi terzo e quarto introducono, anche in questo caso ex novo , nello Statuto della Corte penale internazionale rispettivamente gli articoli 15- bis e 15- ter relativi alle condizioni per l'esercizio della giurisdizione sul crimine di aggressione da parte della Corte penale internazionale. L'articolo 15- bis , in particolare, definisce le condizioni per l'esercizio del potere giurisdizionale in relazione al crimine di aggressione a seguito di segnalazione di una situazione alla Corte penale internazionale da parte di uno Stato o nel caso in cui il Procuratore avvii le indagini di propria iniziativa. I paragrafi da 2 a 5 del medesimo articolo contengono una serie di restrizioni all'esercizio del potere giurisdizionale parte della Corte, fra cui il fatto che i crimini su cui questo potere si eserciti siano commessi almeno un anno dopo la ratifica da parte di almeno 30 Stati e comunque dopo il 1° gennaio 2017, e che siano stati perpetrati all'interno di uno Stato parte o da un cittadino di uno Stato parte. L'articolo 15- ter , prevede che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite possa segnalare alla Corte penale internazionale una situazione presumibilmente caratterizzata dalla perpetrazione di un crimine di aggressione; in tal caso non ha rilevanza il fatto che lo Stato interessato sia parte o meno dello Statuto di Roma. Da ultimi i punti 5, 6 e 7 dell'Allegato, provvedono, in coerenza con le previsioni già descritte in relazione al crimine di aggressione, a modificare gli articoli 9, 20 e 25 dello Statuto di Roma, rispettivamente in relazione agli elementi dei crimini (articolo 9), al principio ne bis in idem in forza del quale un giudice non può esprimersi due volte sulla stessa azione se si è già formato il giudicato (articolo 20), ed infine alla responsabilità penale individuale (articolo 25), per impedire che soggetti non in grado di esercitare effettivamente il controllo dell'azione politica di uno Stato siano chiamati a rispondere di istigazione o complicità per tale fattispecie. Il disegno di legge di ratifica degli emendamenti allo Statuto della Corte penale internazionale consta di tre articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), all'ordine di esecuzione (articolo 2) e all'entrata in vigore (articolo 3). Non sono previsti oneri economici dall'attuazione del provvedimento. Esso, in quanto di iniziativa parlamentare, è privo degli strumenti di analisi tecnica del provvedimento che accompagnano in genere i disegni di legge di iniziativa governativa, ovvero dell'analisi tecnico-normativa (ATN), dell'analisi di impatto della regolamentazione (AIR) e della relazione tecnico-finanziaria. Pur in assenza di tali strumenti, si evidenzia come la ratifica dell'Accordo non dovrebbe in ogni caso presentare profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea econ gli altri obblighi internazionali assunti dall'Italia, risultando il testo in esame strettamente correlato agli altri strumenti giuridici internazionali in materia penale già sottoscritti dal nostro Paese. Il PRESIDENTE ringrazia il relatore per l'esauriente illustrazione svolta e, apprezzate le circostanze, propone di rinviare l'inizio della discussione generale ad un'altra seduta. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. A.S. 257 e 702 Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005 DDL 257 Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005 DDL 702 Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005 (Seguito dell'esame congiunto e rinvio. Adozione di un testo unificato) Prosegue l'esame congiunto sospeso nella seduta del 29 novembre. Il senatore ALFIERI ( PD ), relatore, procede ad integrare l'illustrazione dei disegni di legge già svolta dal collega relatore nella precedente seduta. In particolare, spiega che la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, adottata a Faro in Portogallo il 27 ottobre 2005, nasce dal confronto fra quaranta Stati europei sui danni al patrimonio culturale causati dai conflitti verificatisi in Europa negli anni immediatamente precedenti. Il suo presupposto è che la conoscenza e l'uso dell'eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani, ed in particolare nell'ambito del diritto dell'individuo a prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità e a godere delle arti, come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966. La Convenzione di Faro intende promuovere una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità, incoraggiando a riconoscere l'importanza degli oggetti e dei luoghi in ragione dei significati e degli usi loro attribuiti sul piano culturale e valoriale. La partecipazione dei cittadini rappresenta un elemento imprescindibile per accrescere in Europa la consapevolezza del valore del patrimonio culturale e del suo contributo al benessere e alla qualità della vita così come alla costruzione di società pacifiche e democratiche. In questo contesto, gli Stati sono chiamati a promuovere un processo di valorizzazione partecipativo, fondato sulla sinergia fra pubbliche istituzioni, cittadini privati, associazioni. La Convenzione disegna, inoltre, un quadro di riferimento per le politiche sul patrimonio culturale attraverso la definizione dei diritti e delle responsabilità in questo settore, nonché la messa in luce degli effetti positivi che possono derivare dal suo impiego, in sinergia con gli strumenti del Consiglio d'Europa per la salvaguardia del patrimonio archeologico e architettonico. La Convenzione si colloca comunque in una posizione diversa rispetto alle precedenti convenzioni sul patrimonio culturale nate in seno al Consiglio d'Europa, che si concentrano sulla necessità di conservare il patrimonio culturale e sul modo di proteggerlo. Essa adotta, infatti, un nuovo approccio, enumerando molti mezzi per utilizzare il patrimonio culturale nel suo complesso e chiarendo le ragioni per le quali merita di essere valorizzato. Pur includendo la tutela e la conservazione fra le azioni prioritarie, essa focalizza l'attenzione anche su altri temi, quali: il diritto al patrimonio culturale come facoltà di partecipare all'arricchimento o all'incremento del patrimonio stesso e di beneficiare delle attività corrispondenti; lo sviluppo sostenibile; il dialogo e l'apertura tra culture; la mondializzazione; la partecipazione e la crescita della sinergia di competenze fra tutti gli attori. Il testo della Convenzione, che integra gli strumenti internazionali esistenti in materia, definisce gli obiettivi generali sopra delineati, ma non impone specifichi obblighi di azione per i Paesi firmatari, lasciando ad essi la libertà di valutare i mezzi più convenienti per l'attuazione delle misure in esso previste. Passando, quindi, all'esame dei singoli disegni di legge di ratifica della Convenzione, il relatore sottolinea che l'Atto Senato 257, come evidenziato nella relazione introduttiva, ripropone il testo del disegno di legge governativo adottato come testo base nella precedente legislatura (Atto Senato 2885). Esso si compone di cinque articoli che riguardano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), l'ordine di esecuzione (articolo 2), le misure attuative dell'articolo 13 della Convenzione (articolo 3), la copertura finanziaria (articolo 4) e l'entrata in vigore (articolo 5). L'articolo 3, in particolare, reca norme di attuazione dell'articolo 13 della Convenzione, al fine di favorire la correlazione tra il patrimonio culturale, il settore dell'istruzione e quello della formazione. Si prevede, inter alia , che il Ministero dell'istruzione e della ricerca, di concerto con il Ministero dei beni culturali e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, predisponga un programma triennale di iniziative dirette a facilitare l'inserimento nei programmi scolastici della dimensione del patrimonio culturale e a incoraggiare la ricerca interdisciplinare e la formazione continua. In relazione agli oneri economici, l'articolo 4 li valuta complessivamente in un milione di euro annui, essenzialmente ascrivibili alle misure attuative dell'articolo 13 della Convenzione, e ne dispone la relativa copertura. Il comma 3 del medesimo articolo 4 prevede inoltre che gli eventuali oneri derivanti dalla sottoscrizione degli accordi finanziari di cui all'articolo 17 della Convenzione - per la messa in opera di misure di cooperazione nelle attività di controllo - siano autorizzati con appositi provvedimenti normativi. L'Atto Senato 702, invece, si compone di quattro articoli che riguardano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), l'ordine di esecuzione (articolo 2), la copertura finanziaria (articolo 3) e l'entrata in vigore (articolo 4). Con riferimento agli oneri economici, l'articolo 3 li valuta complessivamente in un milione di euro annui e ne dispone la relativa copertura. In conclusione, mette in risalto come i testi dei due disegni di legge in esame non presentino profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea né con gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Successivamente, il senatore LUCIDI ( M5S ), relatore, sottopone all'attenzione dei commissari una proposta di testo unificato, frutto di intesa con il collega relatore Alfieri. Su proposta del PRESIDENTE , la Commissione conviene, quindi, di adottare detto testo, pubblicato in allegato, quale base per il prosieguo dell'esame. Il seguito dell'esame congiunto è, quindi, rinviato. SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DELLE AUDIZIONI Il presidente PETROCELLI avverte che, nel corso dell' audizione informale del Direttore di "Sicurezza internazionale", Alessandro Orsini, svolta in Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei Gruppi, il 4 dicembre scorso, nell'ambito dell'affare assegnato n. 47, è stata consegnata della documentazione che sarà disponibile per la pubblica consultazione nella pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 15,10. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 955 La Commissione Affari esteri, emigrazione, esaminato il disegno di legge recante misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici; premesso che il provvedimento in titolo recepisce raccomandazioni del Working Group on Bribery dell'OCSE ai fini di una piena attuazione della Convenzione sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali (1997) e del Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO), istituito presso il Consiglio d'Europa, esprime parere favorevole. Allegato