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Straniero - Norme della Regione Puglia per l'accoglienza, la convivenza civile e l'integrazione degli immigrati - Concorso della Regione alla tutela dei diritti dei cittadini immigrati presenti sul territorio regionale - Definizione dei destinatari della legge, degli obiettivi e delle priorità, nonché dei compiti della Giunta regionale, delle Province e dei Comuni - Interventi per la formazione professionale e l'inserimento lavorativo - Ritenuta estensione anche agli immigrati non in regola con il permesso di soggiorno - Ricorso del Governo - Denunciata violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato nelle materie «diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea», «immigrazione», «ordine pubblico e sicurezza» e «ordinamento penale» - Esclusione - Non fondatezza delle questioni.. Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1, commi 1 e 3, lett. da a ) a g ) e da i ) ad l ), 2, 3, 4, comma 4, 5, comma 1, lett. a ) e b ), 6, comma 1, lett. b ) e c ), 13 e 14 della legge della Regione Puglia 4 dicembre 2009, n. 32, impugnati, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lett. a ), b ), h ) ed l ), Cost. e agli artt. 4, 5, 10, 10- bis , 11, 13, 14, 19 e 35 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, nella parte in cui estenderebbero gli interventi ivi previsti anche agli immigrati non in regola con il permesso di soggiorno, oltre quanto eventualmente reso necessario per garantire la tutela dei diritti fondamentali. Invero, il censurato art. 1 è la sola di dette disposizioni che contiene un generico richiamo alla «tutela dei diritti dei cittadini immigrati presenti sul territorio regionale» (comma 1) e menziona esplicitamente gli stranieri «presenti a qualunque titolo sul territorio regionale» (comma 3, lett. a ), così univocamente riferendosi anche a quelli di essi non in regola con il permesso di soggiorno. Tuttavia, la norma fa a questi riferimento allo scopo di stabilire che le politiche della Regione, evidentemente nell'ambito delle proprie competenze, devono «garantire i diritti umani inviolabili» (comma 3, lett. a ), spettanti anche agli stranieri non in regola con il permesso di soggiorno, sino a quando nei loro confronti non sia emesso ed eseguito un provvedimento di espulsione, senza che ciò valga a legittimarne la presenza nel territorio dello Stato, oppure ad incidere sull'eventuale esercizio dell'azione penale per il reato di cui all'art. 10- bis del d.lgs. n. 286 del 1998, qualora ne sussistano i presupposti. La circostanza che il citato art. 1, commi 1 e 3, lett. a ), sia, al pari del successivo art. 10, comma 5, l'unica disposizione a fare univoco riferimento agli immigrati non in regola con il permesso di soggiorno permette, dunque, di escludere che la generica definizione di «immigrati» contenuta nelle altre norme impugnate le renda ad essi riferibili. Inoltre, la previsione contenuta nell'art. 2, comma 1, in virtù della quale i «destinatari» della legge regionale «sono di seguito indicati come immigrati», contrariamente alla deduzione del ricorrente, neppure può dare adito a dubbi. La norma, nello stesso comma, nel periodo immediatamente precedente, esplicita, infatti, quali siano i soggetti cui è riferibile detta accezione e tra questi non sono compresi gli immigrati non in regola con il permesso di soggiorno; i quali sono, invece, espressamente contemplati dalle disposizioni sopra richiamate.