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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 303 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 14,40. IN SEDE REDIGENTE Violenza domestica DDL 2530 Disposizioni per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica DDL 1564 Modifiche al codice di procedura penale e ulteriori disposizioni di contrasto alla violenza domestica e di genere DDL 1770 Istituzione dei centri di ascolto per uomini maltrattanti e disposizioni concernenti la procedura di ammonimento da parte del questore DDL 1885 Modifiche alle disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere DDL 1868 Interventi per il potenziamento delle misure a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, al fine di favorire il recupero degli uomini autori di violenza domestica e di genere DDL 2377 Modifica alla legge 19 luglio 2019, n. 69, in materia di maltrattamenti contro familiari e conviventi DDL 2594 Disposizioni per la prevenzione del fenomeno della violenza nei confronti delle donne, della violenza domestica e la tutela del minore dagli episodi di violenza assistita (Seguito della discussione congiunta e rinvio) Prosegue la discussione congiunta, sospesa nella seduta del 6 luglio. La senatrice Valeria VALENTE ( PD ) saluta con favore il disegno di legge di iniziativa governativa, che incarna un movente profondamente sentito dal Gruppo del partito democratico: esso mira a realizzare una maggiore protezione della donna senza limitarne la libertà ma incidendo - semmai - sulla libertà degli uomini potenzialmente pericolosi, attraverso il rafforzamento delle misure di prevenzione. Ricorda in particolare il potenziamento dello strumento dell'ammonimento del questore, ma anche l'aumento delle ipotesi di arresto obbligatorio in flagranza per reati-spia oltre che per la violazione del divieto di avvicinamento. Auspica un'approvazione del disegno di legge in tempi brevi ricordando come l'aspetto più importante sia la prevenzione e la valutazione del rischio; si esprime in termini favorevoli in merito al ricorso al braccialetto elettronico, alla predisposizione di misure atte a realizzare una maggiore specializzazione degli operatori di polizia, all'allargamento dell'ipotesi di flagranza e quasi-flagranza nel reato; si riserva la possibilità di propiziare l'inserimento di ulteriori miglioramenti del disegno di legge, che comunque viene valutato positivamente. Al Presidente, che le chiede se nella sua veste di Presidente della Commissione d'inchiesta sul fenomeno del femminicidio può mettere a disposizione dei commissari dati aggiornati sul fenomeno delle violenze a danno delle donne, la senatrice precisa che le relazioni depositate dalla Commissione recano dati ufficiali fino al 2018, ma con maggiore approssimazione si dispone anche di dati del Ministero dell'interno più recenti e si sofferma, poi, sul problema della emersione - all'interno di questi dati - di un notevole numero di provvedimenti di archiviazione: sul punto fornisce informazioni ad un'interruzione proveniente dal senatore Dal Mas. Interviene il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) soffermandosi su alcuni aspetti prettamente giuridici del testo di legge che, a suo avviso, merita attenzione ed approfondimento in ragione del ricorso ad una massiccia anticipazione delle misure cautelari, fortemente limitative delle libertà fondamentali del cittadino in assenza di un previo accertamento definitivo della responsabilità penale; dal punto di vista politico, si sorprende che anche questo Governo abbia ritenuto di intervenire a così scarsa distanza dal provvedimento noto come "codice rosso". Pur riconoscendo l'importanza del tema e la necessità di prestare attenzione all'allarme sociale che nell'opinione pubblica suscita, teme però che anche questo provvedimento - come quelli che lo hanno preceduto - sia affetto da una certa visione ideologizzata. Sorta nell'ambito culturale che risale a Friedrich Engels (la cui lettura dei rapporti familiari aveva individuato nella donna la vittima, che si sarebbe dovuta ribellare all'uomo parte dominante), tale visione è ispirata all'idea un po' stantìa secondo cui tutti gli uomini sarebbero dei violenti mentre tutte le donne sarebbero delle vittime: auspica che si possa addivenire all'approvazione di una legge scevra da contaminazioni ideologiche e caratterizzata da risposte di buon senso rispetto ad un problema reale. Si sofferma, commentandoli in maniera analitica, sui dati statistici forniti attraverso le tabelle contenute nella relazione illustrativa del disegno di legge governativo: emergerebbe, a suo dire, che il numero delle condanne conseguite negli ultimi anni per reati contro le donne è molto esiguo, rispetto al numero dei procedimenti avviati; si tratterebbe di un numero esiguo che non giustifica l'adozione di misure anticipatorie a carattere cautelare, limitative delle libertà dei cittadini che finirebbero con l'incidere, statistiche alla mano, anche su soggetti che - in una larghissima parte delle ipotesi - usciranno assolti da ogni addebito nel processo penale. Ritiene sia necessario procedere ad un inasprimento delle pene, a patto che vengano irrogate al termine di un giusto processo; è invece assolutamente contrario a quanto proposto da questo provvedimento, vale a dire il ricorso alle misure cautelari anticipatorie che potrebbero colpire persone potenzialmente innocenti. Chiede inoltre al Governo se non sia il caso di investire, anche in termini di risorse economiche, nell'attuazione del "codice rosso": esso prevedeva per esempio l'obbligo per le procure di audire la donna denunciante entro 3 giorni dalla presentazione della denuncia; in realtà tale obbligo è rimasto lettera morta, stanti le carenze di organico nei distretti delle procure. Pertanto auspica un intervento volto a rendere efficiente ed effettivo l'apparato legislativo già esistente ed adottato dal precedente Governo attraverso, per esempio, l'accorciamento dei termini del processo con il ricorso al rito per direttissima. Ritiene opportuno che si proceda anche attraverso misure volte a reprimere il fenomeno delle denunce false, che vengono utilizzate talora dalle donne come strumenti di pressione o ricatto nel corso del giudizio di separazione al fine di lucrare condizioni economiche più vantaggiose. Il senatore BALBONI ( FdI ) interviene nella convinzione che le misure proposte siano necessarie per difendere le donne dalle violenze; tuttavia occorre prendere atto del fatto che il sistema si è dimostrato inefficiente dal momento che - nonostante l'intervento adottato con il "codice rosso" - ci si trova ancora una volta in presenza di un'emergenza sociale secondo quanto emerge dalle statistiche. A suo dire la violenza dipenderebbe da modelli comportamentali sbagliati, ma anche da una contaminazione delle società occidentali con società formate da immigrati di origine islamica, notoriamente poco rispettosi della cultura femminile; ricorda in proposito come le statistiche riferiscano che un numero maggioritario di reati a carattere sessuale siano commessi da cittadini extracomunitari appartenenti ad un particolare gruppo notoriamente poco rispettoso del ruolo delle donne. Coglie l'occasione per ribadire l'importanza di aprire un dibattito serio sulla concessione della cittadinanza, introducendo dei limiti al fine di evitare che il nostro Paese - attraverso politiche troppo lassiste sulla concessione della cittadinanza - finisca come la Francia o la Germania: tutti luoghi dove il fallimento delle politiche integrazioniste ha comportato scontri sociali violenti tra varie frange di giovani immigrati di seconda generazione, cresciuti all'ombra di valori che nulla hanno a che fare con i valori tipici della società occidentale. La senatrice ROSSOMANDO ( PD ) individua venature ideologiche negli interventi dei colleghi che l'hanno preceduta, assai più che nel testo proposto dal Governo: questo riconosce l'importanza di distinguere la prevenzione dalla protezione. Essendo necessario partire dall'analisi dei dati, si rileva facilmente che la mancata predisposizione delle misure cautelari, a salvaguardia degli ordini dati dal giudice, è causa dell'eccessivo numero di femminicidi. Ricorda come l'adozione di misure di controllo preventivo, quali il divieto di avvicinamento collegato all'uso del braccialetto elettronico, possano statisticamente diminuire la probabilità di realizzazione di eventi nefasti. Varie e diverse sono le ragioni in base alla quale risulterebbe un numero elevato di provvedimenti di archiviazione: sono giustificati dalla difficoltà del raggiungimento della prova in una tipologia di procedimento, particolarmente delicato come quello che scaturisce da una denuncia di violenza di una donna nei confronti del coniuge o del compagno. Si dice infine favorevole all'utilizzazione di misure cautelari alternative al carcere ed a misure di sostegno e di recupero psicologico per gli uomini violenti. Chiusa la discussione generale, la correlatrice UNTERBERGER ( Aut (SVP-PATT, UV) ) replica agli intervenuti denunciando come - nonostante l'adozione del "codice rosso" - si sia ancora in presenza di una vera e propria piaga sociale, di un'emergenza di ordine pubblico dovuta all'ingente numero di femminicidi. Il nostro sistema penale - lungi dal porre rimedio ovvero offrire una pronta risposta dissuasiva - è caratterizzato da un eccessivo formalismo e da un garantismo esasperato, che finisce con l'assicurare l'impunità. Questo si riverbera sulle statistiche producendo l'effetto di un numero elevato di procedimenti di archiviazione: ricorda come spesso sia difficile il raggiungimento della prova della colpevolezza dell'imputato, in procedimenti che vanno ad indagare la sfera più intima della vita di una donna; i provvedimenti di proscioglimento che si leggono nelle statistiche possono, quindi, essere la conseguenza di fattori eterogenei e non sempre riconducibili ad una piena non colpevolezza dell'accusato. Condivide nel merito il provvedimento del Governo, che dovrebbe subito essere assunto a testo base; invita i colleghi ad apportare ulteriori miglioramenti al testo con l'attività emendativa, fissando il prima possibile il relativo termine. Il correlatore CUCCA ( IV-PSI ) interviene ricordando come - nella quasi totalità dei casi - il fenomeno della violenza familiare riguardi vittime femminili, seppur non sia negabile l'esistenza di un numero minimale di ipotesi in cui ad essere maltrattati siano gli uomini; non condivide le critiche della correlatrice in merito al processo penale italiano, che dovrebbe necessariamente essere ispirato ai principi del giusto processo. Essendo contrario all'adozione di misure custodiali, condivide nel complesso il disegno di legge governativo, anche se si riserva di esercitare un ruolo migliorativo esaminando le proposte dei colleghi in fase emendativa. La sottosegretaria MACINA rinuncia alla replica sostenendo di aver già risposto alla richiesta di dati avanzata nella precedente seduta dal senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ), che invece dichiara che la rappresentante del Governo non ha offerto alcun chiarimento in merito all'utilizzazione dei braccialetti elettronici: informazioni più dettagliate occorrerebbero in merito alla questione delle relative disponibilità per coloro che sono costretti a scontare la misura cautelare in carcere - invece che fuori dalla struttura carceraria - a causa della mancanza dei braccialetti elettronici. Il PRESIDENTE chiede ai Gruppi se vi siano osservazioni alla proposta dei correlatori di adottare a testo base, per la successiva fase emendativa, il disegno di legge n. 2530. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) interviene osservando, in contrario avviso rispetto ai correlatori, che dovrebbe essere valutata la possibilità di assumere a base anche i testi proposti dalle senatrici Conzatti e Lunesu: invita, pertanto, i relatori ad un supplemento di riflessione prima di decidere quale testo proporre, perché in caso contrario la Presidenza dovrebbe procedere indicendo formale votazione. Il senatore MIRABELLI ( PD ) si dice favorevole ad un rinvio che consenta ai Gruppi e ai Correlatori di meglio valutare la questione. Il correlatore Cucca accoglie il suggerimento e pertanto chiede un rinvio di 24 ore. Il PRESIDENTE , preso atto dell'orientamento dei Gruppi, rinvia il seguito della discussione congiunta, per cogliere l'occasione offerta dell'imminente seduta dell'Ufficio di Presidenza integrato in sede di programmazione dei lavori. IN SEDE REFERENTE 1438 e conn. - Magistratura onoraria DDL 1438 Modifiche alla disciplina sulla riforma organica della magistratura onoraria DDL 1516 Modifiche al decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, recante riforma organica della magistratura onoraria ed altre disposizioni sui giudici di pace, nonché disciplina transitoria relativa ai magistrati onorari in servizio e introduzione delle tutele previdenziali DDL 1555 Modifiche alla legge 28 aprile 2016, n. 57 e al decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, in materia di tutele dei magistrati onorari ed efficienza degli uffici giudiziari del giudice di pace e del tribunale DDL 1582 Modifiche al decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, in materia di riforma della magistratura onoraria e attuazione del principio di ragionevole durata del processo DDL 1714 Modifiche alla disciplina sulla riforma organica della magistratura onoraria (Seguito dell'esame congiunto e rinvio) Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta del 21 giugno. Il PRESIDENTE chiede al Governo se e quando intenda offrire il necessario supporto ai Correlatori nell'elaborazione di un nuovo testo unificato, da sottoporre alla Commissione come base per l'attività emendativa. La sottosegretaria MACINA ribadisce che - ferma restando la sua piena disponibilità a ricevere i Correlatori in qualunque momento - il Dicastero è tutto proiettato nell'esercizio delle deleghe processuali civili e penali. Non prevede pertanto di dare una risposta prima della pausa estiva. Prende atto la Commissione. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO Schema di decreto ministeriale recante modifiche al regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia 10 marzo 2014, n. 55, concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense Doc n. 392 Schema di decreto ministeriale recante modifiche al regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia 10 marzo 2014, n. 55, concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense (Parere al Ministro della giustizia, ai sensi dell'articolo 1, comma 3 e dell'articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 6 luglio. Il relatore URRARO ( L-SP-PSd'Az ) propone lo schema di parere favorevole pubblicato in allegato. Non facendosi ulteriori osservazioni, con l'avviso favorevole del Governo la Commissione - accertata la presenza del numero legale - unanime conviene. La seduta, sospesa alle ore 16,15, riprende alle ore 16,25. CONVOCAZIONE DI ULTERIORI SEDUTE Il PRESIDENTE , in esito alle determinazioni unanimi dell'Ufficio di Presidenza integrato testé svoltosi, convoca due ulteriori sedute: la prima avrà luogo domani, mercoledì 13 luglio alle ore 9, per il seguito degli argomenti non conclusi nonché per la sede consultiva sul testo e gli emendamenti del disegno di legge n. 2009 (in materia florovivaistica); la seconda si svolgerà giovedì 14 luglio alle ore 8,30, per il seguito dell'indagine conoscitiva sul trattamento dei soggetti sottoposti a regime carcerario, con l'audizione del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. Prende atto la Commissione. La seduta termina alle ore 16,30. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 392 PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 392 La Commissione, esaminato lo schema di decreto ministeriale in titolo, recante modifiche al decreto 10 marzo 2014, n. 55, concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense, ai sensi dell'articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247 (AG 392); preso atto che: - quanto alla procedura di approvazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense, gli articoli 1 e 13 della legge n. 247 del 2012 prevedono un iter procedurale in virtù del quale, su proposta del Consiglio nazionale forense, il Ministro della giustizia elabora uno schema di regolamento, sul quale esprimono un parere lo stesso Consiglio nazionale forense, il Consiglio di Stato e, entro sessanta giorni, le competenti Commissioni parlamentari; - in sede di prima attuazione dell'articolo 13 della legge n. 247 del 2012, i parametri sono stati determinati con decreto ministeriale 10 marzo 2014, n. 55, successivamente modificato con il decreto ministeriale 8 marzo 2018, n. 37; - quindi il presente schema di decreto dà attuazione alla previsione di cui all'articolo 13, comma 6, secondo cui i parametri devono essere rivisti con cadenza biennale su proposta del Consiglio nazionale forense; premesso che: - lo schema di decreto sopprime in più punti del decreto ministeriale n. 55 del 2014, la locuzione "di regola" al fine di perimetrare in alcuni ambiti il margine di discrezionalità da parte degli organi giudicanti in sede di liquidazione dei compensi degli avvocati; - la lettera g) del comma 1 dell'articolo 2 dello schema di decreto, modificando il comma 6 dell'articolo 4 del D.M. giustizia 10 marzo 2014, n. 55, prevede che il compenso per conciliazione giudiziale o transazione della controversia è aumentato di un quarto rispetto a quello previsto per la fase decisionale (nel testo vigente tale compenso è "di regola" aumentato "fino a un quarto"), incentivando così la soluzione conciliativa delle controversie; - la lettera h) del comma 1 dell'articolo 2 dello schema di decreto, modificando il comma 9 del medesimo articolo 4, prevede che in caso di responsabilità processuale aggravata ai sensi dell'articolo 96 del codice di procedura civile, il compenso dovuto all'avvocato del soccombente è diminuito del 75 percento (in luogo del 50 percento), determinando così un disincentivo alle cosiddette "liti temerarie"; esprime PARERE FAVOREVOLE