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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 383 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA-CAMBIAMO!-EUROPEISTI: Misto-I-C-EU; Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-PARTITO COMUNISTA: Misto-PC; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,34). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 25 novembre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 26 novembre è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro della salute, dal Ministro dell'interno, dal Ministro della difesa, dal Ministro della giustizia, dal Ministro dell'istruzione e dal Ministro delle infrastrutture e mobilità sostenibili «Conversione in legge del decreto-legge 26 novembre 2021, n. 172, recante misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da Covid-19 e per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e sociali» (2463). Sulla scomparsa di Vincenzo La Russa PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Senatori, desidero rivolgere un commosso pensiero al senatore Vincenzo La Russa, scomparso domenica scorsa nella sua Paternò, in Sicilia. Fratello maggiore del vice presidente Ignazio La Russa, a cui va il mio sentito abbraccio per la dolorosa perdita, Vincenzo La Russa è stato uomo di fine cultura e di grandi passioni: per il diritto, per la storia, per la politica. Avvocato, insigne giurista, scrittore e saggista, aveva ereditato dal padre Antonino, parlamentare del Movimento Sociale Italiano, un forte senso dello Stato e dell'impegno civico. Dopo essere stato consigliere comunale e provinciale a Milano, la città in cui si era trasferito giovanissimo insieme alla famiglia e dove ha trascorso gran parte della sua vita, Vincenzo la Russa era entrato per la prima volta in Parlamento nel 1979 come senatore della Democrazia Cristiana, partito in cui, per carattere, pensiero, ideali e formazione culturale, si è sempre identificato, militandovi sin dall'inizio della sua esperienza politica e diventandone uno dei suoi più illustri esponenti. In seguito allo scioglimento della Democrazia Cristiana, per la quale era stato anche deputato dal 1983 al 1987, aveva aderito al Centro Cristiano Democratico ed era stato eletto nuovamente al Senato nella XII legislatura, nel collegio di Caltagirone-Paternò. In quella legislatura, come neo eletta senatrice di Forza Italia ho personalmente condiviso con lui tanti momenti tra i banchi di quest'Aula. Ne ho sempre ammirato la grande professionalità, lo scrupolo nell'approfondimento degli atti parlamentari, l'inattaccabile coerenza delle idee, l'instancabile disponibilità al dialogo e al confronto, il rigore morale e il fermo rispetto delle istituzioni: doti che contraddistinsero anche il suo impegno internazionale come rappresentante del Senato in seno all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa di cui fu anche autorevole Vice Presidente. Con Vincenzo La Russa salutiamo un caro collega, un amico, un autentico esempio di passione civica e politica, vissuta ogni giorno con dedizione, generosità, concretezza e onestà intellettuale. Alla famiglia del senatore Vincenzo La Russa, al vice presidente Ignazio, al fratello Romano, alla sorella Emilia e ai loro cari rinnovo la mia personale vicinanza e il cordoglio di tutto il Senato. In memoria del senatore Vincenzo La Russa invito l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, intervengo unicamente per ringraziarla. Non è usuale che, in Assemblea, una commemorazione sia seguita dall'intervento di uno dei congiunti ed è ancor meno usuale - forse unico - che intervenga un congiunto appartenente a un partito diverso del parlamentare appena ricordato. Voglio veramente ringraziarla per le parole che ha speso e unire al ringraziamento i rappresentanti dei Gruppi di tutte le aree politiche che hanno voluto farmi sentire la loro vicinanza. Un particolare ringraziamento va al Presidente della Repubblica, che era amico di Vincenzo, che ha voluto onorarmi con una sua personale telefonata, nonché agli esponenti e ai capi dei partiti di centrodestra e non solo. Non tocca a me ricordarlo: l'ha fatto lei mirabilmente. Dico solo, perché a questo avrebbe tenuto, che forse Vincenzo è stato l'unico parlamentare che veniva eletto senza voti familiari: per questo in famiglia lo chiamavamo la pecora bianca e ne era orgoglioso. Era anche un segnale del fatto che il nostro fraterno rapporto - chi ci conosce, come Maurizio Gasparri che l'ha conosciuto benissimo, sa quanto eravamo legati - non veniva minimamente scalfito da posizioni politiche diverse. Di questo sia io che Vincenzo eravamo grati a mio padre, uomo di destra, tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano (MSI), che però non ha mai imposto una visione politica in famiglia, per cui Vincenzo era democristiano, io ero esponente del Movimento Sociale Italiano, e questo non ci impediva di essere non solo fratelli, ma - se si può - davvero molto di più. Grazie a tutti voi. (Applausi) . Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori». La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi mercoledì 24 novembre, ha approvato a maggioranza il calendario dei lavori della settimana corrente. Il calendario prevede, con sedute fino a venerdì 3 dicembre, se necessario, la discussione del decreto-legge recante misure in materia fiscale e tutela del lavoro. Nella seduta di domani saranno discusse le relazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulle elezioni contestate nelle Regioni Campania, Puglia e nella Circoscrizione estero-Ripartizione America meridionale, nonché la relazione sulla questione del seggio vacante nella Regione Veneto. La settimana dal 6 al 10 dicembre sarà riservata ai lavori delle Commissioni, in particolare della 5 a Commissione permanente, sul disegno di legge di bilancio. Per quanto riguarda la settimana successiva, è stato al momento stabilito che l'Assemblea si riunirà mercoledì 15 dicembre, alle ore 16, per le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 16 e 17 dicembre 2021. Calendario dei lavori dell'Assemblea Discussione e reiezione di proposta di modifica PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 24 novembre 2021, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato a maggioranza - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori della settimana corrente: Martedì 30 novembre h. 16,30-20 - Disegno di legge n. 2426 - Decreto-legge n. 146, Misure in materia fiscale e tutela del lavoro (scade il 20 dicembre) - Doc. III, nn. 3, 4 e 5 - Relazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulle elezioni contestate nelle Regioni Campania, Puglia e Circoscrizione Estero-Ripartizione America meridionale e Doc. XVI, n. 7 - Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla questione del seggio vacante nella Regione Veneto (mercoledì 1° dicembre) Mercoledì 1° dicembre h. 9,30-20 Giovedì 2 " h. 9,30 Venerdì 3 " h. 9,30 (se necessaria) La settimana dal 6 al 10 dicembre sarà riservata ai lavori delle Commissioni, in particolare della 5ª Commissione sul disegno di legge di bilancio. Mercoledì 15 dicembre, alle ore 16, il Presidente del Consiglio dei ministri renderà Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 16 e 17 dicembre 2021. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2426 (Decreto-legge n. 146, Misure in materia fiscale e tutela del lavoro) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui M5S 54' L-SP-PSd'Az 48' FIBP-UDC 42' Misto 41'+5' PD 37' FdI 29'+5' IV-PSI 26' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti da stabilire ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, per quanto riguarda il calendario avanziamo una proposta alternativa. Visto che è in discussione il decreto-legge recante misure in materia fiscale e tutela del lavoro, proponiamo che questa settimana ci si concentri su tale provvedimento e eventualmente venga rimandato l'esame dei provvedimenti della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, previsto per la giornata di domani, ad altra data da destinarsi. FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, prendo la parola solo per dichiarare che sono d'accordo con la proposta avanzata dal presidente Romeo. ZANDA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, prendo la parola non soltanto per annunciare che i senatori del Partito Democratico voteranno per la conferma del calendario approvato dalla Conferenza dei Capigruppo, ma anche per sottolineare il peso politico di decisioni che non sono solo procedurali, ma che hanno anche una forte valenza istituzionale. Io non conosco le ragioni che suggeriscono ad alcuni Gruppi di proporre per la giornata di domani - come abbiamo sentito - il rinvio del voto delle deliberazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ragioni che possono essere le più diverse. Ma noto che, come sempre, tutte hanno fondamenta politiche e hanno conseguenze politiche. Il calendario approvato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo ha previsto per domani la definizione di alcune decisioni della Giunta delle elezioni da parte dell'Assemblea, che dovrebbero definire la legittimità del suo plenum . Questo ricorso all'Assemblea avviene sulla base del principio dell'autodichia, che fa del Senato il giudice dei titoli di legittimazione dei suoi componenti. Ora, Presidente, il ritardo con cui l'Aula affronta questo delicatissimo nodo è veramente impressionante. Per alcuni casi istruiti dalla Giunta l'Assemblea ha ricevuto le relative deliberazioni da più di quattordici mesi, senza contare che siamo ormai nella fase finale della legislatura e alla vigilia dell'elezione del Presidente della Repubblica e che alla non definita situazione dei casi pendenti deve essere anche attribuita la mancata ratifica dell'elezione di due terzi dei senatori. Sinora la ratifica dell'elezione di due terzi dei senatori non è stata ancora effettuata. Ora, non entro nel merito dei singoli casi - ne discuteremo domani - ma dico solo che un ulteriore rinvio aggraverebbe di molto la nostra già molto rilevante inadempienza. Io credo, Presidente, che il Senato debba riflettere sul modo con cui noi stiamo esercitando i poteri che l'autodichia gli attribuisce. Ricordo che la perdita dell'immunità parlamentare è stata la conseguenza dell'uso distorto che ne è stato fatto; che la perdita del finanziamento pubblico dei partiti è figlia della misura eccessiva che aveva raggiunto e che la cancellazione dei vitalizi è dovuta ai gravi abusi che ne sono stati fatti, persino attribuendo una pensione a vita a chi era stato parlamentare solo per un paio di giorni. Io credo che noi dobbiamo stare molto attenti. L'autodichia è un istituto fondamentale della democrazia, posto a tutela dell'indipendenza del Parlamento. Ma, se continuiamo a rinviare le nostre decisioni, dimostreremo di non saperla usare e anche l'autodichia ci verrà levata. (Applausi) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, intervengo a nome del MoVimento 5 Stelle per confermare il voto espresso sul calendario dei lavori, in quanto riteniamo necessario addivenire a una decisione definitiva in ordine ai lavori svolti in seno alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Siamo abbastanza in ritardo ed è evidente la necessità che le decisioni su contestazioni riguardo ai seggi vengano assunte se non il più in fretta possibile, almeno entro la fine della legislatura. Troviamo pertanto abbastanza grave la richiesta di rinvio avanzata. (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, come lei sa, la nostra Capogruppo, senatrice Bernini, ha sollecitato più volte in Conferenza dei Capigruppo (e anche nell'ultima) la definizione dei casi riguardanti la Giunta delle elezioni e l'Assemblea del Senato nella sua composizione e plenum . I casi sono quattro e diversi tra loro: uno riguarda la scomparsa di un senatore, un altro i rappresentanti eletti dagli italiani all'estero e gli altri due questioni complesse. Il Gruppo Forza Italia conferma, anche in Aula, così come nella Conferenza dei Capigruppo, la sua posizione favorevole al calendario dei lavori. A nome del Gruppo ribadisco la posizione già espressa in Conferenza dei Capigruppo dalla capogruppo Bernini sul calendario, ma non posso far finta di non essermi occupato, in funzione istituzionale, di queste vicende. Desidero dire ai colleghi che ci sono alcune questioni controverse che la Giunta ha affidato all'Assemblea quattordici mesi fa. Sarà poi l'Assemblea a decidere liberamente e non ho alcuna intenzione di entrare nel merito in questa fase. Anche il senatore Zanda, che ha una collocazione politica diversa dalla mia, lo ha ricordato con l'onestà intellettuale che lo caratterizza. È intervenuta la senatrice Evangelista, che fa parte della Giunta, in cui siamo in 23. In questa legislatura la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha affrontato tutti i casi che le sono stati deferiti, spesso anche delicati, con vicende che hanno investito il Governo, singoli colleghi e situazioni elettorali. Noi abbiamo mandato alla Presidenza quattordici mesi fa alcuni casi (altri successivamente) e mi risulta che la Presidenza abbia sollecitato i Gruppi a prendere una decisione. Poi si sono aggiunte altre vicende, tra cui quella del senatore purtroppo mancato l'estate scorsa e anche in quel caso, con una discussione faticosa, la Giunta ha deferito la questione alla Presidenza. Ora si parla di non assumere decisioni dopo che da quattordici mesi i provvedimenti in questione sono giacenti presso la Conferenza dei Capigruppo che è l'organo che approva il calendario dei lavori. Mi permetto di fare mie alcune considerazioni che ho ascoltato e desidero aggiungere una riflessione. Questa mattina insieme al mio omologo della Camera dei deputati, onorevole Giachetti, ho incontrato una delegazione dell'OSCE, che compie delle visite presso i Parlamenti, facendo delle verifiche sulle regole esistenti nei Paesi. L'incontro di questa mattina verteva sulla legge elettorale. Vorrei richiamare l'attenzione del senatore Zanda che questa cosa non sa. Stamattina i rappresentanti dell'OSCE, che con Giachetti - tutti lo conoscete - abbiamo incontrato alla Camera, ci hanno chiesto informazioni sulle procedure elettorali e in merito a chi decide le contestazioni. Io e il collega Giachetti abbiamo spiegato il concetto dell'autodichia ai funzionari dell'OSCE, dicendo che la nostra Costituzione all'articolo 66 assegna al Parlamento, in ultima istanza, la decisione sulle contestazioni. Ciò è talmente vero che in un altro caso controverso di questa legislatura un collega si è rivolto alla Corte costituzionale non condividendo la decisione dell'Assemblea e la Consulta ha deciso che il ricorso era inammissibile, restituendo al Parlamento la palla. Il Parlamento deve quindi decidere su questi casi e sarà l'Assemblea a decidere come ritiene. Molte delle votazioni avvengono anche con voto segreto. La non decisione impedisce che l'autodichia, che è uno degli ultimi ruoli residui che il Parlamento ha riservato a se stesso, si eserciti. E se un potere, un ruolo, una responsabilità non si esercita, è giusto che la si perda. Ci sono inoltre altre questioni che pendono da tempo: le norme vigenti, la regola della Costituzione, il plenum dell'Assemblea, la correttezza delle procedure. Non è solo il calendario da confermare con questo voto, ma un iter della democrazia. Il Parlamento è poi sovrano e deciderà nel merito quello che ritiene nella libertà che deve rivendicare, ma anche nei poteri che ha il dovere di esercitare. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, il mio intervento sarà irrituale, ma il problema qui oggi non è la discussione assolutamente rispettabile su quanto abbiamo deciso e discusso all'interno della Conferenza dei Capigruppo e sull'importanza di portare in Assemblea i provvedimenti della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Abbiamo un altro problema, Presidente. Domani - come potete vedere nel calendario pubblicato - alcuni Gruppi hanno in programma l'incontro con il Presidente del Consiglio. Credo si cominci la mattina alle ore 10 con il Gruppo Autonomie e la componente Coraggio Italia. Seguiranno poi Italia Viva e Liberi e Uguali. In tutto questo segnalo un problema sul decreto fiscale. Presidente, a prescindere dall'intervento del Presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e del presidente Zanda, che hanno espresso le loro opinioni, abbiamo un problema di calendario. Il Presidente della Commissione ci dirà se stasera riusciranno a concludere l'esame del provvedimento. Comunque, trattandosi di un decreto-legge, al limite dovrebbe arrivare domani mattina per iniziare la discussione generale. Si potrebbe fare però solo la discussione perché comunque mancherebbero alcuni Gruppi. L'esame del provvedimento dovrà poi proseguire. Mi permetto quindi di avanzare una proposta forse irrituale: più che votare ora, forse dovremmo trovare in Conferenza dei Capigruppo la possibilità di mettere in piedi quello che definisco un incastro. Abbiamo anzitutto la priorità del decreto fiscale e poi il fatto che durante l'esame di alcuni provvedimenti della Giunta - al di là di come ognuno la possa pensare sull'opportunità o meno - dei Gruppi potrebbero non essere qui presenti nella loro votazione. Le chiedo allora, signor Presidente, di poterci fermare - non so come - su questa votazione e affrontare i problemi effettivi che avremo nella giornata di domani sul calendario. Il quadro è cambiato rispetto a quello che avevamo deciso la scorsa settimana. FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, vorrei semplicemente ribadire quanto espresso dalla senatrice De Petris. Il mio Gruppo è stato convocato domani alle ore 15,30 dal presidente Draghi. Al di là del voto che si esprimerà oggi, in coerenza con quanto espresso in Conferenza dei Capigruppo, si pone il problema di come andare avanti per poter consentire a tutti i Gruppi di poter partecipare nella loro interezza al tema che riguarda quanto detto dai senatori Gasparri e Zanda. PRESIDENTE . Rispetto al calendario che era già stato definito dalla Conferenza dei Capigruppo e approvato a maggioranza, c'è la proposta alternativa dei senatori Romeo e Faraone che prevede che la settimana corrente comunque proseguano i lavori sul decreto fiscale e che quindi le relazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari siano rinviate ad altra data. Metto dunque ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai senatori Romeo e Faraone. Non è approvata . Non essendo chiaro il risultato della votazione per alzata di mano, dispongo la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Il Senato non approva . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il presidente della 6 a Commissione, senatore D'Alfonso, per riferire sui lavori delle Commissioni riunite 6 a e 11 a in merito al disegno di legge n. 2426. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, rendo noto che le due Commissioni hanno cominciato l'attività di votazione. Siamo arrivati al quarto articolo, emendamenti compresi. Abbiamo altri 13 articoli da votare con il collegato degli emendamenti e, quindi, abbiamo bisogno di tempo. Riprendiamo a votare alle ore 17,15, in linea con i lavori dell'Aula. PRESIDENTE. Senatore D'Alfonso, pensate di terminare i lavori questa sera? D'ALFONSO (PD) . Noi contiamo di terminare, se arriva a frutto tutta l'attività di confronto politico, a sera avanzata, considerando anche la possibilità delle prime ore della notte. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (Misto) . Signor Presidente, 18 delle 43 soprintendenze archeologia, belle arti e paesaggio, pari al 42 per cento del totale, sono state affidate temporaneamente, da lunedì 15 novembre, a funzionari che per poterle dirigere non hanno superato un concorso pubblico, ma hanno risposto ad un interpello e presentato il curriculum al direttore generale competente. Del Ministero della cultura (Mic) se ne sono candidati 256 e 231 erano di altre amministrazioni, ma i 18 sono stati selezionati tutti tra gli interni, scelta comprensibile per i delicati uffici di tutela territoriale, escludendo però gli otto dirigenti dello stesso Mic che si erano a loro volta proposti; uno degli otto aveva assunto da un paio di mesi la dirigenza ad interim della soprintendenza per la quale ha concorso, ma non è stato scelto e anzi ha saputo di dover rescindere il contratto e liberare l'ufficio il venerdì precedente a quel fatidico lunedì. Quanto ai 18 fortunati, ce ne sono alcuni (pochi, se non pochissimi) entrati da tempo nei ranghi del Ministero e con un curriculum di peso che fa sfigurare quelli degli altri. Nella maggior parte dei casi, infatti, sembra che siano stati scelti oculatamente i funzionari meno titolati, quelli con meno esperienza amministrativa e di tutela sul campo, più giovani anagraficamente o per anzianità di servizio della generazione cresciuta nelle soprintendenze specialistiche anteriore alla riforma Franceschini. Oltre ad assicurarsi l'agognato ricambio generazionale della dirigenza, parrebbe che l'eterno Ministro e tutti i ranghi della sua corte non abbiano mancato di orientare alcune scelte del direttore generale archeologia, belle arti e paesaggio (ABAP). Si vocifera, infatti (e ai dipendenti del Mic non è concesso altro, se non al prezzo di gravi sanzioni disciplinari), che nella eletta schiera degli amici di Franceschino, come è stato ironicamente riportato da «Striscia la notizia», siano presenti più di una pupilla del Ministro, dei vertici amministrativi del Collegio romano e dei dirigenti non generali nelle grazie dei primi per risaputi rapporti amicali. Ancora si sussurra sia stato favorito il coniuge di un dirigente di un istituto di credito tra i maggiori del Paese, specialmente vicino al Mic; più di un funzionario, infine, fra i premiati di questa tornata era già noto alle cronache per vicende personali o professionali non edificanti. L'onorevole Franceschini ha respinto con sdegno quelle che nella risposta scritta ad un'interrogazione di chi parla ha definito insinuazioni destituite di ogni fondamento, che sorprende e spiace possano trovare ospitalità negli atti parlamentari; tuttavia la parte sana del Paese e del Ministero che fu dei beni culturali, ben più sdegnati, sorpresi e dispiaciuti di lui, respingono la sistematica disapplicazione dell'articolo 97 della Costituzione fatta dal Mic e la cristallizzazione mediante prassi di comportamenti corruttivi. Si dimetta, ministro Franceschini, in un sussulto di dignità che, se mai fosse, sarebbe l'unico della sua carriera. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'intervento che mi accingo a fare è molto breve, ma tengo particolarmente a questo ricordo e credo che nei prossimi giorni anche l'Assemblea, con la sua guida, non potrà che ricordare che esattamente 150 anni fa si insediava a Palazzo Madama il Senato della Repubblica. Nella lapide alle sue spalle è scritto quanto segue: «L'Italia è restituita a se stessa e a Roma, qui dove noi riconosciamo la Patria dei nostri pensieri, ogni cosa ci parla di grandezza, ma nel tempo stesso ogni cosa ci ricorda i nostri doveri». Era Vittorio Emanuele II ed era il 27 novembre del 1871, esattamente 150 anni fa. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Candiani, mi fa molto piacere che lei abbia ricordato questa data, perché ricorderà anche che nel 2018, dove si è svolta la prima seduta, cioè nel cortile interno, io ho scoperto la targa originaria, che era stata modificata e quindi censurata dal partito fascista; l'ho riportata quindi nella versione originaria, che appunto ricordava questa prima seduta. Ci fu pertanto una celebrazione ufficiale proprio nel cortile interno e la ringrazio per averlo ricordato. (Applausi) . BITI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, oggi ricorre un avvenimento importante e mi dispiace non essere nella mia Firenze, nella mia Regione per celebrare la Festa della Toscana. Il 30 novembre di 235 anni fa, infatti, la Toscana abolì, primo Stato nel mondo e nella storia, la pena di morte. Fu il granduca Pietro Leopoldo, del quale nella nostra Regione si ricordano tantissime altre riforme, in linea con quanto aveva studiato e approfondito nel saggio di Cesare Beccaria, «Dei delitti e delle pene», che era già uscito da tempo e che lui lesse appassionatamente, a volere una riforma del codice penale. Questa riforma non era sicuramente perfetta; anzi, conteneva imperfezioni notevoli di diritti, sulle quali anche lo stesso Granduca poi ritornò. Per la prima volta, però, portava dentro di sé una riforma epocale. Il Granducato di Toscana, la Toscana, la mia terra, duecentotrentacinque anni fa diceva che la vita umana ha un prezzo ineguagliabile e che non deve essere toccata, abolendo la pena di morte. È un onore per me, ovviamente, venire da quella terra, che ha tracciato in qualche modo la storia, purtroppo non in tutto il mondo, ma sicuramente in Europa. È lì la nostra storia. Ci sono i nostri valori, ci sono anche i nostri obiettivi. È per questo che oggi, anche se sono in Senato, avevo piacere di ricordare la festa della Toscana, istituita nel 2000, che ricorda e celebra quell'evento, così importante in tema di diritto e di rispetto della vita umana, che ogni anno diventa anche per noi un impegno: un impegno importante, un pungolo, qualcosa che ci deve stimolare a far sì che in tutto il mondo davvero si arrivi prima possibile ad ottenere quella famosa moratoria, di cui l'Italia ovviamente si è sempre fatta portabandiera, affinché la pena di morte sia abolita. Non vi è niente di più importante, infatti, della vita umana, che non può e non deve essere tolta a nessuno. Sono orgogliosa di dirlo in quest'Aula oggi, in occasione di questo anniversario. (Applausi) . MALLEGNI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, questo mio intervento di fine seduta è rivolto anche alla Presidenza del Senato, che so essere estremamente attenta alle prerogative di ciascun parlamentare e verte su due argomenti. Il primo riguarda una dirigente della Polizia di Stato, che nel 2017 è stata coinvolta in un increscioso incidente, un tentativo di furto. La dirigente, peraltro in stato di gravidanza, era intervenuta per sventare questo tipo di attività. Giustamente, quindi, ella era stata indicata come destinataria di una promozione. Inspiegabilmente, il Ministero dell'interno si sta opponendo, nonostante le decisioni del TAR e nonostante le decisioni della propria amministrazione. Questo è estremamente grave. Abbiamo depositato una interrogazione nel luglio scorso: nessuno si è degnato di rispondere. Analoga considerazione vale per una mozione presentata sulla vicenda dei rapporti tra l'Italia, gli Emirati Arabi e l'Arabia Saudita, in particolare nell'area del cosiddetto GCC (Gulf cooperation council) del Medio Oriente, per quanto riguarda la vendita dei cosiddetti strumenti di difesa. In funzione di questo, è stata depositata una mozione, per sanare una vicenda che sta rendendo il nostro Paese ridicolo, in particolare agli occhi del Medio Oriente, dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi. Anche di questa noi chiediamo una calendarizzazione perché, francamente esser presi per il bavero va bene, ma non rientra all'interno delle prerogative del Parlamento e non rientra all'interno delle prerogative di un parlamentare, in particolare su argomenti così importanti. Relativamente all'interrogazione, si tratta dell'atto 3-02760 del 28 luglio 2021, mentre la mozione è la 1-00426 del 19 ottobre del 2021. Auspico che l'Aula, la Presidenza e gli Uffici si rendano interpreti di questa lamentazione grave, che ho ritenuto necessario affrontare oggi in Senato. (Applausi) . CROATTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CROATTI (M5S) . Signor Presidente, sabato 20 novembre si è svolta a Rimini, nel riqualificato Giardino della memoria, un'importante cerimonia commemorativa per le 24 vittime della Banda della Uno bianca. È stato un ricordo molto sentito e partecipato, che vorrei condividere con tutti voi oggi. Ricordo bene il 30 gennaio del 1988, data in cui, di fronte al supermercato Coop, nel quartiere Celle, venne ucciso Giampiero Picello, la prima vittima della Banda della Uno bianca, così chiamata per l'autovettura utilizzata per i colpi. Non posso dimenticarlo, perché il luogo di quella sparatoria non è molto distante da casa mia. Avevo solo sedici anni, ma la paura e lo sgomento di quell'episodio, che sconvolse la comunità, sono ben vivi ancora dentro di me. Fu un'azione terribile, che costò la vita ad una persona, causò molti feriti, tra cui una bambina di nove anni. Tanto sangue e nessun bottino: la banda quel giorno scappò via a mani vuote. Alla presenza dei rappresentanti dell'associazione che riunisce i familiari delle vittime della Uno bianca e delle istituzioni cittadine è stato restituito alla nostra città, al termine di un restauro, un luogo della memoria in cui sono presenti 24 targhe commemorative e 24 mandorli per ciascuna delle vittime innocenti cadute per la ferocia della banda dei fratelli Savi che, dal 19 giugno del 1987 al 21 novembre del 1994, causò vittime innocenti (24 morti, 102 feriti), compiendo 103 atti criminali per oltre sette anni e mezzo di terrore e sangue che colpirono la Romagna, Bologna e Ancona. Credo che oggi sia importante condividere questa commemorazione e ricordare quel periodo buio e drammatico del nostro Paese. È in atto un processo di digitalizzazione dei documenti per non disperdere e fare luce sui troppi angoli ancora oscuri di questa vicenda, una digitalizzazione che richiede un impegno, ma anche la salvaguardia di documenti che possono dare ancora importanti rivelazioni. Concludo, signor Presidente, citando le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha detto: «La memoria è radice della comunità. Fare memoria è condizione affinché la libertà conquistata continui ad essere trasmessa e vissuta come un bene indivisibile». (Applausi) . Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, convocazione PRESIDENTE . Colleghi, al fine di regolare i lavori della seduta dell'Assemblea di domani, in cui è prevista la discussione delle relazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo, per una brevissima riunione dalle ore 17,30 alle ore 18, dal momento che le questioni all'esame dell'Aula si intrecciano con le convocazioni dei vari Gruppi parlamentari da parte del presidente Draghi. Ripeto, sarà una rapidissima riunione, al fine di mettere in fila le questioni. Sospendo dunque la seduta fino alle ore 18. (La seduta, sospesa alle ore 17,19, è ripresa alle ore 18,09) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, tenuto conto dell'andamento dei lavori presso le Commissioni riunite 6 a e 11 a sul decreto-legge recante misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili e della richiesta del Gruppo Fratelli d'Italia di tenere una riunione nella mattinata di domani, ha stabilito che la seduta di domani abbia inizio alle ore 12,30 per la discussione generale sul citato decreto-legge. Conseguentemente, le relazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari già previste dal calendario corrente saranno discusse nella giornata di giovedì. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 1° dicembre 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 1° dicembre, alle ore 12,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 18,10) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Barachini, Battistoni, Bellanova, Berardi, Bini, Bongiorno, Bonifazi, Borgonzoni, Bossi Umberto, Bruzzone, Campagna, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Dal Mas, Di Marzio, Endrizzi, Ferrazzi, Floridia, Galliani, Ghedini, Giacobbe, Iwobi, Lannutti, Mangialavori, Marino, Masini, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pepe, Piarulli, Pichetto Fratin, Pirro, Pisani Giuseppe, Pucciarelli, Renzi, Ronzulli, Rossomando, Santangelo, Sciascia, Segre, Sileri, Vallardi e Verducci. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Augussori, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE; Anastasi, Maiorino, Ortis, Paroli e Pinotti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Bressa, Maffoni, Montevecchi, Romagnoli e Stabile, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati; Valente, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere; Saponara, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori. Sono considerati in missione i senatori: De Poli, per attività di rappresentanza del Senato; Evangelista, per attività della 2ª Commissione permanente; Rizzotti per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Caligiuri e Campari. Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza il senatore Roberto Rampi, in sostituzione della senatrice Paola Boldrini, dimissionaria . Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato della Repubblica ha nominato componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, la senatrice Paola Boldrini in sostituzione del senatore Roberto Rampi, dimissionario. Regolamento del Senato, proposte di modificazione In data 18 novembre 2021, è stata presentata la seguente proposta di modificazione del Regolamento d'iniziativa dei senatori Perilli, Maiorino, Donno. - "Modifiche ai Capi I, II, III, IV, V, VI, VII, X, XI, XII, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XXII e XXIV del Regolamento del Senato" ( Doc. II, n. 11). Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Onn. Pella Roberto, Occhiuto Roberto, Zangrillo Paolo, Rosato Ettore, Bagnasco Roberto, Battilocchio Alessandro, Bergamini Deborah, Bond Dario, Cappellacci Ugo, Casciello Luigi, Cassinelli Roberto, Di Maio Marco, Ferraioli Marzia, Fiorini Benedetta, Gagliardi Manuela, Milanato Lorena, Napoli Osvaldo, Novelli Roberto, Pastorino Luca, Pentangelo Antonio, Pettarin Guido Germano, Pittalis Pietro, Porchietto Claudia, Ripani Elisabetta, Rosso Roberto, Ruffino Daniela, Russo Paolo, Saccani Jotti Gloria, Silli Giorgio, Sorte Alessandro, Vietina Simona, Fragomeli Gian Mario, Melilli Fabio, Musella Graziano, Mandelli Andrea, Spena Maria Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di limitazione del mandato dei sindaci e di controllo di gestione nei comuni di minori dimensioni, nonché al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, in materia di inconferibilità di incarichi negli enti privati in controllo pubblico (2462) (presentato in data 26/11/2021) C.1356 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.2071, C.2240). Disegni di legge, annunzio di presentazione Presidente del Consiglio dei ministri Ministro della salute Ministro dell'interno Ministro della difesa Ministro della giustizia Ministro dell'istruzione Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Conversione in legge del decreto-legge 26 novembre 2021, n. 172, recante misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da COVID-19 e per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e sociali (2463) (presentato in data 26/11/2021); senatore Giacobbe Francesco Disposizioni in materia di immissione nei ruoli del MAECI degli impiegati a contratto di cittadinanza italiana in servizio presso le Rappresentanze diplomatiche, gli Uffici consolari e gli Istituti italiani di cultura all'estero (2464) (presentato in data 26/11/2021). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Moronese Vilma Misure urgenti per la riduzione dell'inquinamento da sostanze poli e perfluoroalchiliche (PFAS) e per il miglioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano (2392) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 25/11/2021) In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Gov. Draghi-I: Pres. Consiglio Draghi, Ministro salute Speranza ed altri Conversione in legge del decreto-legge 26 novembre 2021, n. 172, recante misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da COVID-19 e per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e sociali (2463) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 29/11/2021). Affari assegnati In data 26 novembre 2021 è stato deferito alla 10 a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle problematiche di accessibilità, vivibilità e riqualificazione dei borghi, in un'ottica territoriale, per quanto attiene allo sviluppo turistico, economico e sociale (Atto n. 1017). Governo, trasmissione di atti Il Ministro della difesa, con lettera in data 22 novembre 2021, ha inviato la Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 1018). La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 22 novembre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 novembre 2021, recante l'esercizio di poteri speciali, con condizione, in relazione alla notifica delle società Digitalplatforms Spa avente a oggetto la sottoscrizione con Illimity Bank Spa di alcuni contratti di finanziamento e un contratto di pegno finalizzati all'acquisto dei rami di azienda di Selta Spa. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 1019). Con lettera in data 15 novembre 2021 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Schiavon (Vicenza). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 29 novembre 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, per l'esercizio 2017, 2018 e 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente (Doc. XV, n. 492). Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti Sono pervenuti al Senato i seguenti voti regionali: della Regione Veneto, relativo a "Sostegno del lavoro nel settore crocieristico veneziano". Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 10 a e alla 11 a Commissione permanente (n. 71); della Regione Emilia Romagna, concernente il pacchetto di proposte della Commissione europea "Pronti per il 55%": realizzare l'obiettivo climatico dell'Unione europea per il 2030 lungo il cammino verso la neutralità climatica (COM(2021) 550 final), sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo sociale per il clima (COM(2021) 568 final), sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2003/87/CE che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nell'Unione, della decisione (UE) 2015/1814 relativa all'istituzione e al funzionamento di una riserva stabilizzatrice del mercato nel sistema dell'Unione per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra e del regolamento (UE) 2015/757 (COM(2021) 551 final), sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2003/87/CE per quanto riguarda il contributo del trasporto aereo all'obiettivo di riduzione delle emissioni in tutti i settori dell'economia dell'Unione e recante adeguata attuazione di una misura mondiale basata sul mercato (COM(2021) 552 final), sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE per quanto riguarda la notifica agli operatori aerei stabiliti nell'Unione della compensazione nell'ambito di una misura mondiale basata sul mercato (COM(2021) 567 final), sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi, che abroga la direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (COM(2021) 559 final), sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, il regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva n. 98/70/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la promozione dell'energia da fonti rinnovabili e che abroga la direttiva (UE) 2015/652 del Consiglio (COM(2021) 557 final), sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull'efficienza energetica (rifusione) (COM(2021) 558 final) e sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2018/841 per quanto riguarda l'ambito di applicazione, semplificando le norme di conformità, stabilendo gli obiettivi degli Stati membri per il 2030 e fissando l'impegno di conseguire collettivamente la neutralità climatica entro il 2035 nel settore dell'uso del suolo, della silvicoltura e dell'agricoltura, e il regolamento (UE) 2018/1999 per quanto riguarda il miglioramento del monitoraggio, della comunicazione, della rilevazione dei progressi e della revisione (COM(2021) 554 final).". Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 14 a Commissione permanente(n. 72); della Regione Umbria, concernente la "Sessione regionale europea 2021". Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 14 a Commissione permanente (n. 73). Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Morra e Marilotti hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02935 della senatrice Corrado ed altri. Le senatrici La Mura e Botto hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02953 della senatrice Moronese ed altri. Il senatore Coltorti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05412 della senatrice Moronese ed altri. Interrogazioni Atto n. 3-02956 LUPO VANIN DONNO PAVANELLI LOREFICE BOTTICI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: con l'articolo 79 del decreto-legge n. 18 del 2020, come modificato dall'articolo 202 del decreto-legge n. 34 del 2020 e dall'articolo 87 del decreto-legge n. 104 del 2020, è stata autorizzata la costituzione di una nuova società interamente controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze, ovvero controllata da una società a prevalente partecipazione pubblica anche indiretta, per l'esercizio dell'attività d'impresa nel settore del trasporto aereo di persone e merci; il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto "decreto Rilancio"), convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, consente alla società di costituire una o più società controllate o partecipate per la gestione dei singoli rami di attività e per lo sviluppo di sinergie e alleanze con altri soggetti pubblici e privati, nazionali ed esteri e la autorizza ad acquistare e prendere in affitto, anche a trattativa diretta, rami d'azienda di imprese titolari di licenza di trasporto aereo rilasciata dall'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile, anche in amministrazione straordinaria; il decreto-legge n. 104 del 2020, novellando il predetto articolo 79, ha fissato per legge il capitale sociale iniziale della società a 20 milioni di euro e ha previsto che il consiglio di amministrazione della società rediga ed approvi, entro trenta giorni dalla costituzione, un piano industriale di sviluppo e ampliamento dell'offerta, che includa strategie strutturali di prodotto, precisando che lo stesso piano industriale sia trasmesso alla Commissione europea per le valutazioni di competenza. La società procede all'integrazione o alla modifica del piano industriale, tenendo conto della decisione della Commissione europea; in data 21 dicembre 2020, il Consiglio di amministrazione della nuova società, ITA Airways, ha approvato lo schema di piano industriale 2021-2025, trasmesso poi alle Camere per l'espressione del parere da parte delle competenti commissioni parlamentari e inviato alle autorità europee; il 23 febbraio 2021 l'8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato ha approvato un parere favorevole con osservazioni allo schema di piano industriale 2021-2025 della nuova società ITA raccomandando, in particolare, di incrementare il dimensionamento iniziale della flotta proposta dal citato schema, al fine di garantire la massima operatività della compagnia nel caso di ripresa del settore del trasporto aereo e di ridurre al minimo le criticità connesse ai tempi di progressiva introduzione in flotta di nuovi aeromobili; in data 15 luglio 2021 la Commissione europea ha inviato alle Istituzioni italiane una lettera nella quale ha valutato positivamente il piano industriale di ITA, come modificato a seguito delle interlocuzioni avvenute; il Cda di ITA S.p.A., il 15 luglio 2021, sotto la presidenza di Alfredo Altavilla, ha approvato le linee del piano industriale 2021-2025, che include le variazioni richieste dalla Commissione europea; il comma 2 dell'articolo 7 del decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni, nella legge 9 novembre 2021, n. 156, modifica l'articolo 11 -quater , comma 4, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, prevedendo, tra le altre cose, che il programma della procedura di amministrazione straordinaria sia immediatamente adeguato dai commissari straordinari alla decisione della Commissione europea di cui all'articolo 79, comma 4 -bis , del decreto-legge n. 18 del 2020; nel corso dell'esame parlamentare della legge di conversione del predetto decreto-legge n. 121 del 2021 è stata più volta fatta presente la necessità di conoscere la decisione della Commissione europea; considerato che: il richiamato decreto-legge n. 121 del 2021 ha iniziato il suo iter alla Camera dei deputati per poi fare un rapido passaggio al Senato, con la posizione della questione di fiducia; nel corso dell'esame alla Camera dei deputati in più occasioni è stato chiesto il testo della decisione della Commissione europea e il Presidente della stessa Camera, il 30 settembre e il 20 ottobre 2021, ha inoltrato la richiesta al Ministro per i rapporti con il parlamento. Questa stessa nota è stata trasmessa al Ministero dell'economia e delle finanze che assicurava la trasmissione dell'atto richiamato "non appena ultimata la complessa procedura prevista per la sua pubblicazione a livello europeo"; ai sensi dell'articolo 14, comma 3, della legge n. 234 del 2012, quando una decisione in materia di aiuti di Stato o una procedura d'infrazione avviata nei confronti dell'Italia è posta alla base di un disegno di legge d'iniziativa governativa, di un decreto-legge o di uno schema di decreto legislativo sottoposto a parere parlamentare, nonché in ogni altro caso, su richiesta di una delle due Camere, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per gli affari europei comunica alle Camere le informazioni o i documenti relativi a tali atti. Il comma 5 del medesimo articolo, prevede che il Governo possa raccomandare l'uso riservato delle informazioni e dei documenti trasmessi; alle predette disposizioni è stata data applicazione, sin dalla entrata in vigore della legge n. 234 del 2012, con riferimento alle procedure di infrazione oggetto di disposizioni contenute nei disegni di legge europea o di delegazione europea, attraverso la loro sistematica trasmissione alle commissioni parlamentari competenti da parte del Ministro o Sottosegretari per gli affari europei. Con le medesime modalità, le Commissioni competenti hanno richiesto e ottenuto la trasmissione di procedure di infrazione poste alla base di ulteriori progetti di legge o schemi del Governo. Nei casi in cui il Governo ha raccomandato l'uso riservato dei documenti così trasmessi, ne è stata consentita la visione ai componenti delle commissioni competenti presso le relative segreterie senza poterne ottenere copie; il Parlamento ha dovuto deliberare in assenza della formalizzazione e trasmissione della decisione della Commissione europea, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del contenuto della decisione della Commissione europea, nel caso in cui questa sia stata formalizzata, e se intenda trasmetterla al Parlamento. Atto n. 3-02957 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che risulta agli interroganti che nel corso del 2020, a seguito della pandemia da COVID-19 e della conseguente grave crisi economica, siano state adottate dal Governo alcune misure finanziarie a supporto delle Piccole e Medie Imprese (PMI); considerato che: tra le misure assunte con il "decreto Liquidità" è stato in particolare potenziato il Fondo di garanzia per far fronte alle esigenze immediate di liquidità delle imprese e dei professionisti, in modo da consentire loro di affrontare le conseguenze derivate dalla pandemia; con comunicazione C (2020) 4125 del 16 giugno 2020, la Commissione europea ha autorizzato le modifiche introdotte alle misure previste dall'articolo 13 del "decreto Liquidità" con la conversione in legge, descritte nella circolare 12/2020 del Gestore e rese operative dal 19 giugno seguente; le principali modifiche riguardano la garanzia concessa automaticamente con copertura al 100 per cento: l'importo massimo del finanziamento arriva a 30.000 euro, contro i precedenti 25.000; la durata massima raggiunge i 10 anni, contro i precedenti 6, fermo restando l'obbligo di non iniziare il rimborso prima di 24 mesi dall'erogazione; valutato che tali interventi, purtroppo, non hanno dato il risultato sperato, in quanto in diversi casi, anche in assenza di una valutazione di merito creditizio da parte di Medio Credito Centrale, le banche continuano a disattendere lo spirito della norma, nonostante la situazione di crisi particolare, e a fare una valutazione di merito alle imprese, rifiutando erogazioni/prestiti alle PMI (e specialmente alle microimprese), più sofferenti, magari già provate dalla crisi precedente, e di fatto portandole alla morte aziendale definitiva, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno rivedere la norma che regola la garanzia e il rapporto fra istituti di credito e imprese, allo scopo di migliorare la comunicazione finanziaria tra gli uni e le altre, svincolando dal rischio i primi ma, nello stesso tempo, consentendo che una maggiore elasticità nell'erogazione del credito assicuri la liquidità immediata necessaria alla sopravvivenza delle PMI, soprattutto in questo lungo periodo pandemico. Atto n. 3-02958 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: dei 18 funzionari del Ministero della cultura che, non abilitati dal superamento di un concorso pubblico, hanno tuttavia assunto, due settimane fa, un incarico di funzione dirigenziale non generale assegnato loro per tre anni ex art. 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, prendendo servizio il 15 novembre 2021 in altrettante Soprintendenze archeologia belle arti e paesaggio distribuite in tutta Italia, 2 avrebbero coperto i posti che la circolare della Direzione generale organizzazione n. 259 del 23 settembre metteva a disposizione in Calabria, relativi l'uno all'ufficio di Reggio Calabria e l'altro a quello di Catanzaro e Crotone; nell'ambito delle scelte compiute dal direttore generale archeologia, belle arti e paesaggio, Federica Galloni, alla quale i 20 candidati di competenza (le altre 9 posizioni messe a bando facevano capo ad altri 6 dirigenti generali) hanno semplicemente inviato il proprio curriculum vitae , gli interroganti hanno colto la seguente logica: cassate le istanze presentate da 8 dirigenti, quasi ovunque sono stati selezionati, fra i 256 funzionari ministeriali concorrenti (231 gli esterni), i meno titolati, quelli con meno esperienza amministrativa e di tutela sul territorio, più giovani (anagraficamente o per servizio) della generazione cresciuta nelle soprintendenze specialistiche ante riforma; pertanto ritengono gli interroganti si sia trattato di una procedura connotata da una generale arbitrarietà; tra quanti potevano vantare un profilo siffatto, che nelle precedenti stagioni sarebbe stato causa di esclusione e non motivo di preferenza, fama est che siano rientrati diversi funzionari particolarmente graditi al Ministro ovvero ai più alti dirigenti del Ministero. Rara avis , per pochissime sedi sono state invece accolte le istanze di funzionari di provata esperienza e affidabilità; nella risposta del 29 novembre 2021 all'interrogazione 4-06327 (già 3-02934), riferendosi alle voci circolate, il Ministro le definisce "insinuazioni destituite di ogni fondamento" che "sorprende, e spiace, possano trovare ospitalità negli atti parlamentari". Si potrà convenire, ma proprio la macroscopica differenza rilevabile, nel caso dei 18 nuovi soprintendenti, dal confronto ponderale e qualitativo tra i curricula dei "tanti" e quelli dei "pochi", prima e più ancora che tra quelli dei candidati vincitori e quelli degli esclusi per ciascuna soprintendenza, autorizza a dubitare che le scelte compiute dal direttore generale non siano state viziate da valutazioni pregiudiziali; il panorama calabrese non smentisce la ratio descritta, annoverando sia uno dei neodirigenti meno titolati a guidare una soprintendenza sia una delle felici eccezioni, ma al contempo si distingue per una peculiarità: il fresco titolare dell'ufficio territoriale di tutela di Reggio Calabria e Vibo Valentia ha avuto "in dote" anche Cosenza, con la formula (inconsueta ma prevista nei contratti dei dirigenti) dell'incarico aggiuntivo, caso unico, attualmente, fra le 43 Soprintendenze archeologia belle arti e paesaggio. Significa che il dirigente, oltre alla città metropolitana di Reggio e alla provincia di Vibo, dirigerà, gratis , anche l'ufficio di Cosenza. A rendere quasi disumano tale impegno, già a dir poco gravoso perché l'ufficio "aggiuntivo" ha competenza sul capoluogo bruzio e su altri 154 comuni, è soprattutto la carenza di personale, drammatica piaga che mette ormai a rischio la sopravvivenza stessa del Ministero, dopo averne minata la capacità di attendere ai propri compiti istituzionali con le "riforme Franceschini", che gli interroganti considerano sciagurate; valutato che, a giudizio degli interroganti: in Calabria, la nascita delle soprintendenze uniche ha modificato il quadro storicizzato dividendo la regione prima in due parti, con il reggino e il vibonese separati da cosentino, catanzarese e crotonese, poi in tre, con la scissione di Cosenza dalle due province della fascia mediana, scelta pressappoco contestuale all'attribuzione dell'autonomia speciale al "museo e parco archeologico di Sibari" (in aggiunta a quello di Reggio), mentre gli altri musei statali oggi fanno capo alla Direzione regionale musei della Calabria; la moltiplicazione degli uffici (e delle relative posizioni dirigenziali) è servita solo a soddisfare beceri campanilismi, dal momento che la perifericità delle Soprintendenze archeologia belle arti e paesaggio calabresi, causa di oggettive difficoltà logistiche per i dirigenti non residenti in regione, e l'assenza di incentivi (economici e di carriera) come quelli loro riconosciuti per le sedi disagiate, manda puntualmente deserti gli interpelli, così che tutti e tre gli uffici hanno accumulato più avocazioni del direttore generale o incarichi ad interim del segretario regionale e dei responsabili di altre sedi che giornate di dirigenti titolari; peggio ancora: il residuo personale ministeriale calabrese, in costante declino per i pensionamenti e le mancate assunzioni, è stato distribuito nei diversi istituti mettendo ciascuno nella condizione di contare su numeri insufficienti a farlo funzionare a dovere. Esemplare, al riguardo, è il caso del museo archeologico nazionale di Capo Colonna, presso Crotone, chiuso fin dal 2019 (nell'indifferenza di tutte le amministrazioni) e mai riaperto non tanto per le conseguenze della pandemia o per sempre nuove deficienze strutturali invocate ad hoc , ma perché sguarnito dei pochissimi dipendenti ministeriali, utilizzati per assicurare l'apertura estiva della fortezza di Le Castella, pochi chilometri più a sud: una guerra tra poveri, e della peggior specie; restando a Crotone, sede della Soprintendenza per le province di Catanzaro e Crotone, se oggi quell'ufficio ha per la prima volta un proprio dirigente, invece che uno ad interim (l'ultimo è durato 4 mesi), e ciò può sembrare un progresso, è però preoccupante che la direzione generale da un lato catapulti un architetto digiuno sia di tutela sia di gestione nel cuore della Magna Grecia (dove peraltro un progetto da 60 milioni di euro, "Antica Kroton", interviene su tutto il patrimonio culturale pitagorico), dall'altro che sembri ignorare che, degli 8 dipendenti in servizio al momento della divisione da Cosenza, oggi ne restano 5, che ai primi dell'anno prossimo (2022) si ridurranno a 2; un simile paradosso è la prova che la replica in corso dell'esperimento tentato già un secolo fa, quando le soprintendenze specialistiche furono accorpate e poi di nuovo separate a distanza di una quindicina d'anni (si veda Massimo Casagrande "Soprintendenze Uniche: 1923 archeologia di un fallimento" su "Academia.edu"), si è rivelata peggiore dell'originale, e rischia di estinguere il Ministero, ma i vertici ancora rifiutano di prenderne atto e perseverano nell'errore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, davanti a quanto esposto, che indica ad avviso degli interroganti il fallimento delle riforme da lui promosse, che hanno portato il sistema della tutela sull'orlo del baratro e svilito la valorizzazione a mercificazione, non avverta la necessità e l'urgenza di ripristinare il rapporto tra soprintendenze e musei e di tornare, quanto alle prime, ad un numero congruo di uffici specialistici. Atto n. 3-02959 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che, a causa di piogge abbondanti cadute di recente, si sia verificata una frana lungo una strada comunale distante circa 800 metri dal limite ovest dell'abitato di Teano (Caserta), che ricalca l'infrastruttura viaria basolata di epoca romana che collegava Teanum Sidicinum a Suessa , proseguendo poi verso Minturnae , oggi nota come "Via Adriana", in quanto si suppone sia stata restaurata durante il regno dell'imperatore Adriano; lo attesterebbero le due epigrafi reimpiegate nella base del campanile della Cattedrale di Teano ( Corpus Iscriptionum Latinarum , X 4782 e XII 3990), fortunosamente sfuggito ai bombardamenti del 1943, e una terza epigrafe conservata invece a Sessa Aurunca, dov'è menzionato un rifacimento della strada ad opera del municipio nello stesso anno di consolato di Adriano; considerato che: lungo il tracciato della "Via Adriana", e specialmente in località San Lieno, si conservano cospicui tratti dell'antica carreggiata stradale, rivestita con basole di pietra lavica (ricavate dalle colate del complesso vulcanico di Roccamonfina) tuttora generalmente in ottime condizioni di conservazione, parte ricoperte per proteggerle dal passaggio dei pesanti mezzi meccanici d'uso agricolo, parte perdute e sostituite da cemento o altro materiale incongruo; la frana richiamata, localizzata ad ovest della Cappella Micheletti, ha coinvolto il margine sinistro della carreggiata, causando la parziale fuoriuscita del nucleus (favorita dal venir meno del limite esterno di contenimento) e lo smottamento di alcuni lastroni del margine stradale nella scarpata sottostante, mentre quelli retrostanti, ancora in situ , sono ora ben visibili nella sezione venutasi a formare con il cedimento; valutato che nonostante il danno patito e l'indebolimento dell'infrastruttura, ad oggi il tratto della Via Adriana coinvolto nello smottamento non è stato chiuso al traffico veicolare pesante, con il rischio che, per le sollecitazioni dei mezzi meccanici e per eventuali nuove piogge, il fenomeno possa ripetersi e aggravarsi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto descritto e possa riferire, stante l'importanza storica, la conservazione ottimale e il pregiato contesto paesaggistico in cui l'arteria romana s'inserisce, quale sia lo status dei tratti superstiti originali della "Via Adriana", bene culturale meritevole, ove già non l'abbia, di tutela diretta da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento; se non ritenga di farsi portavoce presso il prefato ufficio territoriale di tutela dell'urgenza di sollecitare il Comune a mettere in sicurezza il tratto di strada franato e, per il futuro, di vietare il passaggio dei veicoli pesanti sulla sede stradale, senza trascurare l'opportunità di individuare un percorso alternativo per i mezzi agricoli, in modo da contemperare l'esigenza costituzionale di garantire la conservazione della "Via Adriana" con le esigenze degli agricoltori. Atto n. 3-02960 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nel centro storico di Teano (Caserta), la bella edicola incorniciata da stucchi che ospita una "Madonna con Bambino, san Paride e sant'Antonio", dipinta a tempera su ardesia dal foggiano Domenico Caldara (1814-1897), l'ultimo pittore della corte borbonica, versa oggi in condizioni così precarie da rendere improcrastinabile un intervento di restauro; l'edicola in sé, difatti, ricavata su commissione di Carmela Geremia Coronel nella facciata del palazzo di famiglia, sito tra piazza Umberto I e corso Vittorio Emanuele II, nel 1884, fu restaurata qualche anno fa a spese di un comitato cittadino e di imprenditori mecenati, previa autorizzazione dell'ufficio ministeriale competente; non così la tempera, fissata alla parete retrostante da staffe di ferro, molto danneggiata (specialmente nella parte inferiore della lastra): della figura di sant'Antonio rimangono la testa e qualche brandello del saio e delle mani, mentre san Paride ha perso la parte bassa del panneggio e anche del drago non c'è più traccia; considerato che: l'edicola è senza meno un bene di pertinenza del palazzo, dunque segue le sorti dell'immobile, tuttora di proprietà privata (eredi di Gaetano Zarone), ma l'indifferenza della proprietà nei confronti di quella e di un'opera pittorica di considerevole pregio artistico, cara alla cittadinanza anche per motivi devozionali, non può essere un alibi per l'immobilismo delle amministrazioni comunale e statale, tanto più in presenza di un'opinione pubblica sensibile e attenta qual è quella di Teano; l'art. 50, comma 1, del decreto legislativo n. 42 del 2004, codice dei beni culturali e del paesaggio, proibisce espressamente il distacco non autorizzato dalla Soprintendenza "di affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli ed altri elementi decorativi di edifici, esposti o non alla pubblica vista". L'inibizione si riferisce ad edifici pubblici e privati, vincolati o meno; non vieta però espressamente alcuna operazione incompatibile con la conservazione degli oggetti elencati che non sia il distacco, compreso qualsivoglia restauro maldestro. Nel caso, poi, di immobili non assoggettati a tutela, il vuoto normativo è tale da impedire allo stesso Ministero della cultura di intervenire in urgenza, perché ha solo facoltà di disporre misure cautelari inibitorie o sospensive ma non interventi attivi, consentendo persino l'abbandono di tali manufatti alla distruzione senza imputarne la responsabilità ad alcuno. In presenza di beni vincolati, invece, il Ministero è tenuto, ex art. 32, a sostituirsi alla proprietà se questa non garantisce la messa in sicurezza e la conservazione dell'opera, salvo rivalersi a posteriori; nel caso in questione, la lastra di ardesia non è murata alla parete retrostante né la materia pittorica è stesa sull'intonaco, il che rende meno stretto il legame tra contenitore e contenuto, venendo a configurarsi l'edicola come una sorta di custodia fissa di un bene potenzialmente mobile, ancorché saldamente ancorato alla muratura; valutato che nessun riscontro ha avuto, a distanza di un anno e mezzo, da parte del soprintendente per le province di Caserta e Benevento e del sindaco di Teano, la segnalazione dello stato di criticità e l'istanza contestuale di avviare (l'uno d'ufficio e l'altro richiedendolo a nome e nell'interesse della propria comunità ai sensi dell'art. 14, comma 1) la procedura finalizzata all'eventuale emissione del vincolo, istanza formulata dalla prima firmataria del presente atto il 30 giugno 2020 con una nota inviata alla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio e al primo cittadino del Comune, nonché, per conoscenza, al nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia la corrente di quanto sopra e se non ritenga di dover sollecitare la Soprintendenza per le province di Caserta e Benevento ad attivarsi per avviare d'ufficio l'istruttoria tesa alla verifica dell'interesse culturale della tempera su ardesia di Domenico Caldara (nonché, ove ricorrano i presupposti, dell'edicola che la contiene) e a valutare l'opportunità, avendola rimossa per poterla restaurare, di sostituirla poi con una copia, scongiurando così la rovina definitiva del pregevole manufatto oggi esposto a grave rischio. Atto n. 3-02961 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che risulta agli interroganti che lo studio "Analisi dei siti alternativi per l'ubicazione dell'impianto di depurazione a servizio della sponda bresciana del lago di Garda, ai fini della presentazione della VIA", esperito nel 2018 dal professor ingegner Bertanza, dell'Università di Brescia, su incarico di Acque Bresciane S.r.l., gestore unico del servizio idrico integrato per la provincia bresciana, ha individuato nei comuni di Gavardo e di Montichiari i siti dove edificare due nuovi impianti di depurazione ad uso dei comuni bresciani del lago di Garda; considerato che la situazione attuale delle condotte sublacuali colleganti Toscolano Maderno e Torri del Benaco, per mezzo delle quali i reflui prodotti nei comuni bresciani della riviera gardesana affluiscono nelle condotte esistenti sulla sponda veronese e, infine, nel depuratore sito a Peschiera, è certificata dalla relazione "Verifica dello stato di conservazione delle condotte sublacuali Toscolano Maderno - Torri Del Benaco dopo gli interventi di riparazione (marzo 2021)", resa il 14 giugno 2021 dall'ingegner Falappa e dalla professoressa ingegner Pedrazzani, secondo cui, a seguito dei lavori di manutenzione del 2021, è accertata la sostanziale immobilità rispetto al 2020 delle bioconcrezioni incidenti sulla condotta sub lacuale e, pertanto, questa sia in sicurezza (si veda par. 6 lett. B). La medesima relazione attesta, inoltre, come il termine della vita tecnica dell'impianto di collettamento sub lacuale in questione (realizzato tra il 1984 e il 1985) sia tranquillamente estensibile a 50 anni, rispetto ai 40 in origine stimati, laddove si realizzino gli interventi manutentivi suggeriti (si veda par. 7 punto 3); considerato inoltre che: l'art. 1 del "Protocollo sui servizi di interesse generale" allegato al Trattato di Lisbona, che ha modificato il trattato sull'Unione europea ed il trattato che istituisce la Comunità europea, firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007, cita: «I valori comuni dell'Unione con riguardo al settore dei servizi di interesse economico generale ai sensi dell'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea comprendono in particolare: il ruolo essenziale e l'ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti"; lo studio intitolato "Sistema di collettamento e depurazione a servizio della sponda bresciana del Lago di Garda. Progetto di fattibilità tecnica ed economica. Relazione illustrativa", commissionato da Acque Bresciane S.r.l. e redatto dagli ingegneri Agostini e Olivieri, sottolinea che "Le reti fognarie a servizio dei Comuni bresciani del Garda sono in gran parte costituite da reti per acque miste. La progressiva separazione tende ad evitare sia lo scarico delle acque miste durante gli eventi di piena, sia il sovraccarico dell'attuale collettore... Il processo di separazione richiede tuttavia investimenti molto onerosi, ma soprattutto tempi sicuramente molto lunghi, che risultano incompatibili con il prevedibile aumento della inefficienza dell'attuale sistema di collettamento e depurazione" (si veda par. 4.3.2.) ed inoltre che "risultano presenti acque "parassite" in arrivo dai sistemi fognari comunali, dove, in alcuni casi, la preesistente rete del reticolo idrico minore ? è stata storicamente adibita anche allo scolo delle acque luride... nonostante un consistente piano di separazione delle reti da parte di Acque Bresciane, le tempistiche hanno tempi medio lunghi, non compatibili con le urgenze di potenziamento dello schema di collettamento esistente" (si veda par. 4.3.3); facendo esplicito riferimento a tali gravi deficienze strutturali della massima parte del sistema fognario dei comuni bresciani del lago (fognature miste e presenza di acque parassite), lo studio citato dimostra che sia l'eliminazione della "sublacuale" sia i nuovi, sovradimensionati impianti di depurazione non risolverebbero i reali problemi ecologici del lago di Garda, nello specifico per quanto afferisce all'obbligo, imposto agli Stati membri dalla direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque) recepita in Italia dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Testo Unico in materia ambientale), di preservare e migliorare la qualità delle acque superficiali interne; è assodata in dottrina e in giurisprudenza, sulla base della disciplina dettata dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in particolare agli artt. 61-65-76-117, e dal decreto del Ministero dell'Ambiente del 2008, n. 131, specialmente con la regolamentazione stabilita dalla Sez. B par. B.3.4.1 dell'Allegato, l'illegittimità di operazioni che causino il mescolamento delle acque appartenenti a due bacini idrografici diversi, in quanto dette operazioni renderebbero impossibile, falsandola, la caratterizzazione qualitativa dei corpi idrici. L'ipotizzato progetto violerebbe le menzionate disposizioni, giacché i nuovi depuratori sarebbero finalizzati a trattare acque reflue provenienti dal bacino idrico fiume Sarca-Lago di Garda-fiume Mincio riversandole poi, al termine del processo di depurazione, nel ben distinto bacino Lago d'Idro-fiume Chiese; in data 23 luglio 2021, il Prefetto di Brescia, Attilio Visconti, in qualità di Commissario straordinario per la progettazione, l'affidamento e l'esecuzione delle nuove opere per il collettamento e la depurazione della sponda bresciana del lago di Garda, nominato ai sensi dell'art. 17- octies comma 7 del decreto-legge 9 giugno 2021 n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2021 n. 113, ha individuato, quali sedi ove ubicare due nuovi impianti di depurazione dei reflui fognari provenienti dai comuni situati lungo la sponda bresciana del lago di Garda, rispettivamente i comuni di Gavardo e di Montichiari, i quali tuttavia non si trovano nella suddetta, sponda bensì sono collocati in un bacino del tutto diverso. In particolare, il progetto di costruzione del depuratore a Gavardo prevede di intervenire pesantemente cementificando un'area verde agricola e boscata estesa per oltre sette ettari, soggetta a tutela paesaggistica e idraulica; valutato che lo studio "Analisi dei siti alternativi per l'ubicazione dell'impianto di depurazione a servizio della sponda bresciana del lago di Garda, ai fini della presentazione della VIA", dal quale scaturiscono successivi studi, sarebbe inficiato da inesattezze, omissioni e parzialità nelle valutazioni condotte, secondo quanto emergerebbe da una comunicazione (divenuta in modo fortuito di pubblico dominio) inviata in data 11 luglio 2021 dal professor ingegner Giorgio Bertanza (estensore dello studio medesimo) al capo di Gabinetto del Prefetto di Brescia, dottor Stefano Simeone, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuna e, a questo punto, imprescindibile la revisione delle analisi finalizzate ad individuare quale sia la soluzione effettivamente migliore per l'ottimizzazione del sistema di depurazione a servizio delle comunità del lago di Garda, contemplando fra gli elementi di valutazione, in misura prioritaria, l'impatto ambientale, il minore o nullo consumo di suolo, il principio di prossimità del sistema ai luoghi serviti; se, per conseguire la menzionata revisione, non sia necessario commissionare un nuovo studio, assegnandone la redazione ad esperti di specchiata professionalità e di indubbia indipendenza, da individuare attraverso un bando di livello europeo. Atto n. 3-02962 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il 16 novembre 2021, il giornalista Federico Giannini ha pubblicato su "Finestre sull'Arte" un articolo il cui titolo, "Com'è possibile che un capolavoro di Bassano che era in Italia sia stato comprato dal Getty?", è esso stesso un grido di dolore per il non perfetto funzionamento dei controlli sulle opere d'arte in uscita dal nostro Paese; il Jean Paul Getty museum di Los Angeles (USA), infatti, ha reso noto lo scorso 18 ottobre di avere acquistato "Il miracolo delle quaglie": un dipinto ad olio su tela (150 per 235 centimetri) eseguito da Jacopo Da Ponte, detto Jacopo Bassano (1515-1592), su commissione del nobiluomo veneziano Domenico Priuli, nel 1554. Teste la scheda del museo californiano, il dipinto è rimasto in Italia dal 1948 al 2006, proprietà del noto antiquario e collezionista fiorentino Vittorio Frascione, scomparso appunto nel 2006, i cui eredi lo avrebbero ceduto al museo statunitense attraverso la società "OMP Fine Art LLC" di New York ("Getty acquires 16th century painting Jacopo Bassano" sul sito del museo); il certificato di libera esportazione con cui il dipinto è uscito dall'Italia risalirebbe a 4 anni fa, il che rende impossibile accampare la scusante di una svista dell'ufficio esportazione coinvolto o del sistema informativo uffici esportazione (SUE) per procedere all'annullamento dell'atto in autotutela, perché i termini consentiti per un "ripensamento" sono già decorsi. Eppure, come ammesso dagli stessi neoproprietari (giustamente entusiasti, a cominciare dal senior curator del dipartimento di pittura del Getty museum, Davide Gasparotto), si tratta di un capolavoro, come tale destinato ad essere esposto al primo piano delle gallerie del padiglione nord del museo, insieme agli altri dipinti cinquecenteschi del Nord Italia (compresi un ritratto e un disegno dapontiani), dopo la mostra allestita nel Getty center dai primi di novembre 2021; considerato che: com'è naturale, negli Stati Uniti la notizia dell'acquisto di un capolavoro dell'arte italiana del XVI secolo ha avuto un certo risalto, mentre è "sfuggita" ai media italiani fintanto che Giannini non l'ha appresa dall'amministratore del gruppo "Facebook" "Le Connoisseur", Lorenzo Barbato, e l'ha rilanciata a sua volta, chiedendo espressamente al silente Ministero della cultura di dare spiegazioni; il fatto che, come riferisce Barbato, il dipinto fosse sul mercato fin dal 1996 e, proposto in quell'anno alla Soprintendenza di Firenze, gli furono preferite altre opere eccezionali, non può infatti in alcun modo giustificare la decisione dell'ufficio esportazione che l'ha esaminato prima della partenza per gli USA e del SUE di non proibirne l'uscita dal Paese in nome dell'interesse pubblico, sia che l'opera, peraltro ben nota agli studiosi dopo la pubblicazione da parte di Roberto Longhi nel 1948, fosse già notificata, sia che l'assoggettamento a tutela dovesse avvenire nell'occasione della richiesta di esportazione e preludere all'acquisto da parte dello Stato per assicurarla alle raccolte pubbliche; non sembra essere casuale che allo scalpore suscitato sui social network dall'articolo di Giannini non abbia fatto risconto, di nuovo, un'adeguata attenzione da parte dei media , persino quelli specializzati nel settore artistico, con la quasi sola eccezione del citato Lorenzo Barbato e di pochi altri ("Un capolavoro di Jacopo Bassano finisce all'estero: quando non viene garantita la tutela dei beni culturali" su "About art on line"; "La diaspora dei capolavori che per legge sarebbero dovuti rimanere in Italia" su "emergenzacultura"), compresa la stampa bassanese; il citato Davide Gasparotto, nativo di Bassano, è infatti membro del comitato scientifico del museo civico della cittadina veneta, giustamente considerato uno dei principali del Nord Italia, e ha persino ricevuto, quest'anno, il premio Cultura città di Bassano ("Dopo la pala di Sant'Anna, anche le 'quaglie' prendono il volo" su "reteveneta.medianordest"), elementi di fatto che spiegano il risentimento montato nei suoi confronti per quella che è stata definita, metaforicamente, la "migrazione delle quaglie" e che Gasparotto ha cercato di mitigare dichiarando furbescamente che, con il trasferimento de "Il miracolo" al Getty ,"il nome di Bassano ottiene un rilievo internazionale" ("Il miracolo delle quaglie al Getty" su "youtube"); i malumori dei bassanesi, che alle spalle degli israeliti effigiati da Jacopo Da Ponte riconoscono il paesaggio del monte Grappa, nascono dalle esperienze negative che, nell'ultimo biennio, hanno caratterizzato il rapporto della città con le opere del suo artista più celebre. Ha fatto scalpore prima la restituzione alle gallerie dell'accademia di Venezia della pala con "Sant'Anna in trono con la Vergine bambina tra i santi Girolamo e Francesco", esposta nella sezione dapontiana del museo civico di Bassano, grazie ad un comodato, per ben 64 anni ma ritirata di soppiatto a primavera 2020, con il consenso dell'amministrazione comunale, e rimasta a Venezia nonostante la petizione dei cittadini al ministro Franceschini e il tentativo del direttore delle gallerie di calmare le acque con il miraggio di una vantaggiosa convenzione tra i due istituti ("Pala dapontiana traslocata da Bassano a Venezia, dopo le polemiche ramoscello d'ulivo delle Gallerie" su "ilgazzettino"), sia, più tardi, le esitazioni della medesima Giunta Pavan ad accettare la donazione di due volti dipinti da Jacopo Bassano alle condizioni (solo morali) dei mecenati intenzionati a cederli al locale museo ("Dopo la pala, Bassano rischia di perdere due opere di da ponte donate da privati" su "youtube"); valutato che appare paradossale che le gallerie dell'accademia, e per esse lo Stato, volendo dotare Venezia di un capolavoro del Da Ponte al quale affiancare le opere minori già possedute, abbiano costretto il museo civico di Bassano a privarsi della "pala di Sant'Anna", rivendicata nell'occasione anche da Asolo come proprietà di tutto il territorio fra Brenta e Piave ("Guerra tra Asolo e Bassano per la pala di Sant'Anna" titola un articolo su "oggitreviso"), invece di adoperarsi per l'acquisto del "Miracolo delle quaglie", rimasto 20 anni sul mercato antiquario nell'indifferenza generale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, facendosi promotore, ove non l'abbia già fatto, di un'accurata indagine interna, possa fornire informazioni precise sulle valutazioni dell'ufficio esportazione definitiva e del SUE prodromiche al rilascio della licenza di esportazione per il dipinto di Jacopo Bassano "Il miracolo delle quaglie", atto che ha legittimato, contro logica, l'uscita dal territorio nazionale di un'opera il cui interesse culturale particolarmente importante è incontrovertibile; se, davanti all'ennesimo clamoroso errore in tema di esportazione di capolavori italiani all'estero, non ritenga di dover prendere esplicitamente le distanze da quella parte di operatori del mercato antiquario che vorrebbe assimilare reperti archeologici e opere d'arte a qualsiasi altra merce per rivendicarne la libera circolazione, lobby cui a giudizio degli interroganti si è troppo spesso strizzato l'occhio, e farsi invece campione della difesa del patrimonio culturale nazionale, assicurando alle collezioni pubbliche le sue massime espressioni grazie all'intervento dello Stato sul mercato e potenziando il servizio IV della Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio in modo che abbia personale sufficiente e competente non solo per l'organizzazione di mostre ma anche e soprattutto per l'espletamento dei controlli sui beni culturali che attraversano i nostri confini. Atto n. 3-02963 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che a Napoli, nella Villa Roomer poi Bisignano o Palazzo Bisignano Chiaromonte di Sanseverino, sita nel quartiere periferico di Barra (oggi al civico 67 di Corso Sirena), il ricco banchiere e collezionista d'arte fiammingo Gaspare Roomer, mecenate tra i più attivi del pittore Aniello Falcone (1607-1656), commissionò all'artista partenopeo, nel 1647, gli affreschi con scene della vita di Mosè che ornano tuttora le volte, divise in cinque comparti, della "grande galleria" del piano nobile, destinata a biblioteca (si veda "Gli affreschi" su "guidecampania/aniellofalcone"); l'edificio, costruito nel 1500 dai Carafa di Maddaloni e ristrutturato nel secolo successivo, oggi di proprietà comunale e ospitante un plesso scolastico, è censito nell'elenco delle "Ville Vesuviane del XVIII secolo", quelle del celebre "Miglio d'oro", e vincolato con decreto ministeriale del 19 ottobre 1976, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 5 del 7 gennaio 1977; considerato che a distanza di vent'anni dagli ultimi interventi di restauro, condotti nel 1982 (si veda "Villa Bisignano a Barra Napoli" su "storiacity"), su "Il Mattino" del 29 settembre 2002, una lettera del medico e scrittore Achille Della Ragione denunciava la parziale occupazione abusiva della villa e l'impossibilità, perciò, opponendosi gli occupanti, di visionare gli affreschi del Falcone; nel 2012 nulla era mutato (si veda "Salviamo subito Villa Bisignano" su "achillecontedilavian.blogspot") e tuttora non si registrano novità, a leggere l'ultimo scritto di Della Ragione ("Salviamo Villa Bisignano e gli affreschi di Aniello Falcone" su "achillecontedilavian.blogspot"); valutato che la fortuna critica di Aniello Falcone è costantemente in ascesa, tant'è che il 25 ottobre 2021 ha aperto al pubblico, al Museo Diocesano, la mostra "Aniello Falcone, il Velásquez di Napoli", curata da Pierluigi Leone de Castris (si veda "al Diocesano 'Aniello Falcone il Velásquez di Napoli" su "Ansa"), ma le sue opere napoletane di Villa Roomer continuano ad essere sottratte alla fruizione pubblica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di dare informazioni certe e puntuali sia circa lo stato dei locali della villa di Barra occupati abusivamente, con particolare riguardo per il salone affrescato, sia sulle condizioni di conservazione delle pitture di Aniello Falcone ivi esistenti; quali azioni ispettive, e quando, la Soprintendenza ABAP abbia posto in essere e quali richieste abbia eventualmente formulato al Comune per concorrere alla corretta gestione del patrimonio storico-artistico rappresentato dalle ville vesuviane e dai beni culturali in esse contenuti; se il Ministro possa riferire quale progetto la proprietà abbia in cantiere per assicurare la conservazione, garantire la fruizione e valorizzare l'opera di Aniello Falcone con la collaborazione del Ministero. Atto n. 3-02964 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che ad agosto 2018, quando era Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Alberto Bonisoli, l'allora Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna, Maria Vittoria Marini Clarelli, abbia annullato in autotutela l'attestato di libera circolazione richiesto al medesimo ufficio a febbraio 2017 per il "Ritratto del principe Camillo Borghese" di François P.S. Gérard (1770-1837), documento rilasciato a marzo e che aveva consentito l'ingresso del dipinto raffigurante il genero di Napoleone (1775-1832), maritato alla figlia Paolina nel 1803, nella prestigiosa Frick Collection di New York, come da quella annunciato trionfalmente in dicembre; la circostanza che i primi acquirenti del dipinto, ceduto dai Borghese alla galleria milanese R+V (Robilant + Voena), si fossero rivolti all'ufficio esportazione della Soprintendenza di Bologna invece che di Roma e soprattutto avessero descritto l'opera, nella scheda allegata alla richiesta del nullaosta, come mero "Ritratto virile", senza citare la bibliografia specifica e attribuendole un valore di soli 200.000 euro, inadeguato per le opere del Gérard, ha reso palese il carattere intenzionale dell'operazione; l'allora Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, ha dunque avuto modo di tornare sui propri passi e dare corso, come detto, ad agosto 2018, all'istruttoria avviata fin da maggio 2017, quando ancora non era esaurito il tempo utile per intervenire, avendo (tardivamente) riconosciuto alla tela un interesse culturale particolarmente importante per lo Stato, in ragione del suo essere un raro e significativo documento dell'età napoleonica in Italia, e volendo perciò chiederne la restituzione agli statunitensi agendo come se si fosse in presenza di un'illecita esportazione (si veda "La diaspora dei capolavori che per legge sarebbero dovuti rimanere in Italia" su "huffingtonpost"); considerato che analoghi errori di valutazione degli uffici esportazione non sono una novità, prima e dopo la creazione, nel 2016, del Servizio IV della Direzione generale ABAP e del Sistema informatico degli uffici esportazione (S.U.E.), che dovrebbe coordinare l'attività dei singoli uffici sparsi sul territorio nazionale, ma anche verificarne e vidimarne le decisioni. Per citare solo i casi più clamorosi, si va dalla vendita al Louvre da parte dei Contini Bonacossi, ormai quasi mezzo secolo fa, del "Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta" eseguito da Piero della Francesca alla "Danae" di Orazio Gentileschi, uscita dall'Italia pochi anni dopo e finita al Getty Museum; dal "Nudo disteso" di Amedeo Modigliani, già in collezione Mattioli, esportato a Shangai nel 2015 (si veda "Modigliani da record: il nu couché venduto per 170.4 milioni di $" su "collezionedatiffany") a "Il miracolo delle quaglie" di Jacopo Bassano arrivato al Getty nell'autunno 2021 (si veda "La diaspora dei capolavori che per legge sarebbero dovuti rimanere in Italia" su "huffingtonpost"); valutato che l'annullamento in autotutela di una licenza di libera esportazione non basta da solo ad assicurare il rientro in Italia delle opere d'arte finite all'estero in ragione di valutazioni frettolose da parte delle Soprintendenze (nel caso di specie, l'identità del ritratto era scritta sulla parte posteriore della tela, fa notare la Art Recovery International di C.A. Marinello, cui si è rivolta V+R per fare opposizione), ma inaugura un contenzioso in cui la determinazione del decisore politico a rientrare in possesso del bene culturale "sfuggito" risulta sempre decisiva, perché la rivendicazione vada o meno a buon fine, si chiede di sapere: quale sia lo stato odierno del "braccio di ferro legale" iniziato ad agosto 2018 con l'annullamento in autotutela dell'attestato di libera circolazione che ha consentito l'uscita dall'Italia alla volta degli Stati Uniti, nel 2017, del "Ritratto del principe Camillo Borghese" di François Gérard; quali iniziative abbia intrapreso il Ministro in indirizzo, da quando è tornato per la seconda e poi per la terza volta al Collegio Romano, al fine di tutelare l'interesse nazionale al recupero di tale importantissimo documento storico-artistico che, appartenuto alla famosa quadreria di una delle famiglie principesche italiane, tramanda l'immagine del rampollo dei Borghese cui si devono, tra l'altro, la vendita a Napoleone delle 695 statue antiche della collezione di antichità di famiglia per creare il Louvre e la commissione ad Antonio Canova, nel 1804, del celebre ritratto marmoreo di "Paolina di Borghese come Venere vincitrice" oggi alla Galleria Borghese. Atto n. 3-02965 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: in vista dell'attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il Ministro in indirizzo si sarebbe dotato ex nihilo , grazie all'art. 29 del decreto-legge n. 77 del 2021, di una soprintendenza definita speciale in quanto ufficio di livello dirigenziale generale straordinario (si veda il sito "beniculturali"); l'annuncio ha suscitato perplessità sia nel dicastero, dove però il famigerato "decreto bavaglio" silenzia qualunque rimbrotto, sia nel mondo reale, destinato com'è il nuovo ufficio, benché operativo solo fino al 31 dicembre 2026, a "cannibalizzare" le 43 Soprintendenze archeologia belle arti e paesaggio territoriali togliendo loro risorse umane, soprattutto, proprio mentre le esautora dallo svolgere i propri compiti istituzionali ogni volta che occorra una valutazione di impatto ambientale (VIA) statale o siano cointeressati due organi periferici o anche a discrezione del "superdirettore", dotato del potere di avocazione dei procedimenti e sostituzione nei confronti di quelle: tutto allo scopo dichiarato e orgogliosamente rivendicato di velocizzare le procedure attuative del PNRR ("Osservazioni sul decreto di riorganizzazione del MIC" su "emergenzacultura"); considerato che: come accennato, il "lieto evento" porta con sé un'ulteriore posizione dirigenziale di livello generale, esigenza cui si è parzialmente ovviato affidando direttamente la creatura al direttore generale archeologia belle arti e paesaggio in carica, Federica Galloni, ma anche un'adeguata dotazione di personale dedicato; per quanto attiene alla composizione della segreteria tecnica, esigenza prioritaria, sembra che all'interpello urgente del 24 giugno 2021, indetto con la circolare n. 181 della Direzione generale organizzazione su richiesta della stessa Soprintendenza speciale per il PNRR del 23 giugno 2021 (prot. 00001-P) allo scopo di rinvenire, tra i funzionari del Ministero della cultura, 45 unità (20 architetti, 6 ingegneri, 5 archeologi, 4 funzionari amministrativi e 6 assistenti amministrativo-gestionali di area II) cui affidare i compiti di gestione e rappresentanza dell'ufficio, ma anche tutte responsabilità proprie dei dipendenti pubblici ex articolo 28 della Costituzione, non abbia risposto alcuno, o pochi; potrebbe avere avuto un peso, nella mancata risposta, l'assenza di indicazioni circa il riconoscimento degli incentivi tecnici previsti all'art. 113 del "codice degli appalti e dei contratti" (decreto legislativo n. 50 del 2016), ma è impossibile escludere che alcuni dipendenti abbiano anche avuto scrupoli di ordine morale a farsi parte attiva della mission niente affatto segreta della "Soprintendenza speciale per il PNRR", che gli interroganti considerano uno scempio facilmente prevedibile; sono invece in corso di selezione nei tempi previsti e con l'ormai consueta, purtroppo, discutibile discrezionalità i 35 professionisti esterni (architetti, archeologi, avvocati e ingegneri) destinati alla medesima segreteria tecnica con "incarichi di lavoro autonomo ex art. 7, comma 6 del D.Lgs n. 165/2001" secondo la delibera bando della Soprintendenza speciale per il PNRR dell'8 luglio 2021. Quest'ultima sembra essere viziata da irregolarità sotto diversi profili, ma in particolare per la mancata indicazione dell'oggetto degli incarichi fiduciari da affidare ai professionisti scelti, oggetto che, a dispetto delle previsioni della lettera a) del citato comma 6 dell'art. 7, resta tutt'altro che corrispondente ad "obiettivi e progetti specifici e determinati", non potendosi identificare questi ultimi con le previsioni generali del PNRR; considerato inoltre che: prestazioni di lavoro autonomo come le suddette (consulenza, ricerca, studio), proprio per il loro carattere di autonomia e la mancanza del vincolo di subordinazione con il datore di lavoro, richiedono che il prefato carattere risulti prevalente, per evitare l'elusione e la violazione delle norme sull'accesso alla pubblica amministrazione attraverso concorso pubblico e per rispettare il principio di buon andamento ed imparzialità dell'azione amministrativa (articoli 51 e 97 della Costituzione); il previsto rapporto di 45 a 35 tra personale interno ed esterno in senso alla segreteria tecnica della Soprintendenza speciale per il PNRR avrebbe garantito la distinzione richiesta ma, andando deserto l'interpello, la forbice è rimasta solo su carta, rendendo di fatto impossibile attivarla senza incorrere nella violazione della legislazione vigente; valutato che: alla pericolosità intrinseca di una super soprintendenza, nata allo scopo di depotenziare gli uffici territoriali di tutela e sostituirsi loro per abbattere ogni eventuale ostacolo posto dall'articolo 9 della Costituzione alla realizzazione di grandi opere impattanti o distruttive per il patrimonio culturale e soprattutto per il bene paesaggio, si aggiunge una carenza di personale che, quand'anche la selezione dei 35 professionisti esterni destinati alla segreteria tecnica andasse rapidamente a buon fine, ne inficia l'impiego a norma di legge e in generale desta grande preoccupazione (finalmente anche nelle organizzazioni sindacali), dato il ruolo che è stato assegnato alla soprintendenza monstrum nell'attuazione del PNRR; il carico di lavoro della soprintendenza speciale, tuttora sguarnita di personale, ha finito per scaricarsi di fatto sulla Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio, prostrandola ulteriormente e minandone l'efficienza, anche a causa del doppio ruolo del suo dirigente, ma principalmente per quella diminuzione della pianta organica del Ministero che ha ormai raggiunto percentuali incompatibili con la "vita" del dicastero, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, cosciente del rischio che l'inadeguatezza dell'odierna pianta organica del Ministero ai compiti istituzionali correnti e a quelli eccezionali legati all'attuazione del PNRR, conseguenza anche del suo studiato immobilismo in fatto di assunzioni e turnover , possa danneggiare severamente il Paese in una stagione in cui i cittadini non possono permettersi di sprecare alcuna occasione di ripresa e sviluppo, non ritenga di potenziare l'organico delle Soprintendenze archeologia belle arti e paesaggio invece di sguarnirle e commissariarle; se, facendo tesoro dell'ormai comprovata inutilità della Soprintendenza speciale per il PNRR, rivelatasi un pesante aggravio delle problematiche che da più tempo affliggono il Ministero, non ritenga di sopprimerla, consapevole che gli italiani hanno diritto di pretendere che le dinamiche del PNRR siano governate nell'esclusivo interesse della comunità nazionale, evitando cioè che in nome profitto di pochi lo Stato deroghi agli obblighi di tutela e lasci che sia deturpato il paesaggio e distrutti beni collettivi irripetibili. Atto n. 3-02966 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che a Roma, l'11 novembre 2021, dopo la presentazione della relazione dell'Osservatorio Nomisma "Arte: il valore dell'industry in Italia" (si veda "Arte, in Italia industria da 1,46 miliardi di euro" su "Ansa"), promossa dal "Gruppo Apollo" in collaborazione con Intesa Sanpaolo, si sia svolta una tavola rotonda dal titolo provocatorio, se non anche irriverente: "Tutela e valorizzazione del mercato dell'Arte, scenari e prospettive" (si veda "Arte: Franceschini (min. Cultura), "aumentare gli investimenti e ridurre al minimo la burocrazia" su "agensir" e "L'arte è un'industria: in Italia vale 3,78 miliardi di euro" su "ilgiornaledellarte"); per il Ministero della cultura erano presenti in veste di relatori il Ministro, il capo di Gabinetto, il comandante generale dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e il direttore delle Gallerie degli Uffizi. Tutti costoro sono stati chiamati fra l'altro a valutare, nei rispettivi interventi e poi rispondendo alle sollecitazioni del pubblico in sala, le ricadute operative degli articoli 176-177 della legge n. 124 del 2017 predisposti a modifica dell'art. 68 del "Codice dei beni culturali e del paesaggio", ad avviso degli interroganti su pressione della lobby dei mercanti d'arte, per accantonare la circolare ministeriale del 1974, che disciplinava l'esportazione dei beni culturali e allentare le maglie delle procedure di controllo in ingresso e in uscita dal Paese, ritenute da quelli tuttora troppo stringenti e lente, penalizzanti per lo sviluppo dell'industria italiana dell'arte (si veda "Arte, qual è il valore dell'industria in Italia?" su "finanza.lastampa"); considerato che: visibilmente a disagio per i "rimproveri" delle maggiori sigle di operatori economici del settore, quelle che con il Ministero siedono al tavolo del "Progetto Apollo", aperto nella prima stagione franceschiniana al Collegio Romano, sopravvissuto senza danno alla parentesi del ministro Bonisoli (si veda "Il futuro è Apollo, una scommessa per Bonisoli" su "antiquariditalia") per poi ricadere nelle braccia del successore, che agli interroganti appare come un eterno Ministro, che ora vuol renderlo permanente, nei loro interventi dell'11 novembre sia il ministro Franceschini sia il Capo di Gabinetto, Lorenzo Casini, hanno imputato all'ostruzionismo dell'apparato burocratico del Ministero la non completa e soddisfacente attuazione della normativa del 2017, assicurando però che lo sforzo per sburocratizzare sarà incrementato e favorito dal Recovery Fund ; hanno evocato, inoltre, le recentissime nomine dei dirigenti delle Soprintendenze fin qui scoperte, nomine che hanno premiato con una posizione dirigenziale 18 funzionari non abilitati ma "più giovani" e perciò tali da garantire "un ricambio", come strumento utile a favorire la tendenza auspicata dal Ministro, forse per la loro "naturale" manovrabilità di soggetti poco esperti, non avendo conosciuto che le Soprintendenze olistiche (evidente titolo di merito), e per di più beneficiari di nomine fiduciarie; valutato che: in materia di funzionamento degli uffici esportazione del Ministero, l'acquisto da parte del J.P. Getty Museum di Los Angeles dell'olio su tela "Il miracolo delle quaglie" (1554), capolavoro di Jacopo Bassano (1515-1592), sta suscitando da qualche settimana giuste polemiche per l'incauta concessione della licenza di esportazione ed è oggetto di un contestuale atto di sindacato ispettivo degli interroganti; la duplice clamorosa leggerezza commessa dall'ufficio al quale l'opera è stata presentata e poi dal Sistema informatico Uffici Esportazione (S.U.E.) si iscrive, purtroppo, in una lunga lista di imperdonabili "sviste", alle quali non si è potuto o voluto porre rimedio da parte del Ministero competente (si veda "La diaspora dei capolavori che per legge sarebbero dovuti rimanere in Italia" su "huffingtonpost"). La volontà del decisore politico di tentare o meno il recupero dell'opera "involontariamente" sfuggita al sistema di verifica delle esportazioni temporanee e permanenti del Ministero è infatti elemento determinante perché lo Stato agisca, e lo faccia con la necessaria determinazione, o invece lasci decantare lo scandalo finché questo si cristallizzi come fatto compiuto e incontrovertibile, disapplicando di fatto quanto prescritto dalla normativa di settore (decreto legislativo n. 42 del 2004 e seguenti modificazioni ed integrazioni); casi simili contribuiscono enormemente ad indebolire la credibilità dello Stato presso la comunità nazionale in materia di tutela del patrimonio culturale, effetto accentuato anche dall'uso sempre più frequente, da parte del Ministro, dei prestiti all'esterno come soft power della diplomazia italiana (in staffetta con il Ministro degli affari esteri e della Cooperazione Internazionale): entrambi i fenomeni sono sintomi, ad avviso degli interroganti, di un lassismo dei vertici ministeriali nell'adempiere ai propri compiti istituzionali di conservazione dei beni storico-artistici italiani che, di contro, rafforza gli operatori economici nella loro pretesa di imporre il "liberi tutti"; l'eziologia di quelle "sviste" non sta, però, nel dolo e neppure ha a che fare con i presunti "rallentamenti" e "resistenze" opposti al Ministro in carica dalle strutture statali, che davanti alla platea di "Apollo" chiama a fatica "mie", dimostrando di volerne prendere le distanze per solidarizzare con la controparte e rimarcando con stizzito imbarazzo che le leggi vanno applicate senza interpretazioni personali. Sta invece nel grave vulnus causato al buon funzionamento della macchina amministrativa del Ministero dall'ormai esigua pianta organica tanto delle Soprintendenze ABAP, comprese quelle presso le quali sono attivati gli uffici esportazione, quanto del Servizio IV, con particolare riferimento agli addetti al S.U.E.; nell'opinione degli interroganti, avere depotenziato con le "riforme Franceschini" i suddetti uffici e averli sguarniti senza garantire il turnover non poteva che produrre anche le clamorose distrazioni in tema di attestati di libera esportazione viste dal 2015, destinate a ripetersi e aggravarsi in futuro, perché l'auspicata semplificazione rischia di essere prodotta non tanto da una revisione normativa palesemente inconciliabile con l'interesse pubblico ma, ancor prima e peggio, dalla desertificazione dei ruoli tecnici e amministrativi, da affiancare con quelli politici persino nella redazione delle prossime circolari di attuazione della legge n. 124 del 2017, scrivendole a 4 mani con l'Ufficio Legislativo "in modo che siano chiare tali da applicare quelle norme" (è l'auspicio espresso dal Capo di Gabinetto), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga sia giunto il momento di cessare di denigrare pubblicamente quella parte di dipendenti ministeriali colpevole, ai suoi occhi, di svolgere con disciplina e onore i compiti istituzionali del dicastero, nonché di smettere di calpestare la dignità connessa al ruolo affidato e di fare invece ammenda, in extremis , rinnegando la logica esclusivamente mercantile, fiduciosi che, come si legge nel dialogo di Lucia Mondella con il più tristo dei personaggi manzoniani, e tuttavia ancora recuperabile al bene e alla giustizia: "Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia". Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02955 MALLEGNI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 24 novembre 2021, il Ministro degli affari esteri Di Maio si è recato in missione a Dubai in occasione della giornata italiana presso l'EXPO 2021; risulta all'interrogante che a tale iniziativa abbiano partecipato cinque parlamentari del Movimento 5 Stelle, si chiede di sapere: se la delegazione dei parlamentari sia stata invitata dal Ministro o se l'invito sia stato rivolto a tutti i componenti delle Commissioni Affari esteri di Camera e Senato, o se si sia trattato di un viaggio di piacere; con quale mezzo di trasporto la suddetta delegazione di parlamentari abbia raggiunto Dubai, eventualmente con quale compagnia aerea e quale tipo di biglietto sia stato utilizzato; in quali strutture abbiano soggiornato e a carico di chi siano state le spese di soggiorno. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06327 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Atto n. 4-06328 ROJC CERNO CIRINNA' FEDELI BOLDRINI MARILOTTI ROSSOMANDO ASTORRE GIACOBBE FERRAZZI Ai Ministri per le pari opportunità e la famiglia e dell'interno Premesso che: la maggioranza a guida Lega che governa il Comune di Udine ha presentato in Consiglio, nella seduta di lunedì 22 novembre 2021, una modifica dell'art. 9 dello Statuto comunale che definisce i diritti della famiglia e ha contestualmente respinto un emendamento dell'opposizione che chiedeva il ripristino della dicitura ancora vigente; il voto finale è previsto nella seduta di lunedì 29 novembre; se approvata, la modifica cambierebbe, in modo sostanziale, lo status della famiglia, che attualmente così recita: "Il Comune riconosce i diritti della famiglia nella comunità predisponendo, nell'ambito delle proprie attribuzioni, strumenti idonei ad agevolarne la tutela giuridica e sociale"; l'art. 9, modificato, prevede invece che: "Il Comune riconosce tutela e promuove la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio garantendo, nell'ambito delle proprie attribuzioni, strumenti idonei ad agevolarne la tutela giuridica e sociale"; "Inutile, grave e discriminatoria" ha definito la modifica l'ex sindaco Furio Honsell, mentre il presidente di Arcigay Friuli, Luca Vida, al "Messaggero Veneto" si è detto "sconcertato"; recentemente, anche il Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, attraverso una lettera alle istituzioni europee, ha sostenuto che "l'odio, l'intolleranza e la discriminazione non hanno posto nella nostra Unione. Ecco perché, oggi e ogni giorno, sosteniamo la diversità e l'uguaglianza Lgbt in modo che le nostre generazioni future possano crescere in un'Europa di uguaglianza e rispetto"; secondo gli interroganti, da un lato vi sarebbe un palese travisamento dell'esercizio della potestà statuaria, introducendo meccanismi discriminatori in ordine ai criteri di accesso ai servizi pubblici, per esempio nei confronti di nuclei familiari monoparentali o semplicemente nuclei familiari con separati o divorziati, e, dall'altro, la nuova formulazione dello Statuto si porrebbe in palese contrasto con i principi di valorizzazione delle formazioni sociali e di eguaglianza formale e sostanziale fissati negli articoli 2 e 3 della Costituzione, che hanno portato alla legislazione recente, da intendersi quali norme di principio, in materia di riconoscimento delle convivenze di fatto e alle unioni tra persone dello stesso sesso, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale decisione e se non ritenga che il nuovo Statuto che il Comune di Udine si accinge ad approvare sia lesivo dei principi su cui si basa l'architettura europea, con cui si afferma che la famiglia non è fondata solo sul matrimonio di un uomo e di una donna, ma è costituita da persone che si amano e si rispettano, qualunque sia il loro sesso e provenienza. E, qualora ravveda tale discriminazione, cosa intenda fare per rimuoverla. Atto n. 4-06329 CANDIANI Al Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale Premesso che: il 19 giugno 2020, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono state definite "Modalità e criteri di attivazione e gestione del servizio It- Alert"; "IT-Alert" è il sistema di allarme pubblico definito all'articolo 1, comma 1, lettera ee-quinquies) del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 che permette di inviare, tramite il servizio di cell broadcast , messaggi per avvertire e allertare in tempo reale la popolazione in caso di emergenza; per la sua semplicità e affidabilità potrebbe essere utilizzato dalla pubblica amministrazione nelle circostanze in cui la vita dei cittadini e le loro condizioni di salute sono a rischio, come in caso di fenomeni metereologici estremi, pericolose alluvioni, attacchi terroristici o altre situazioni che possano mettere a repentaglio la vita dell'individuo; questo sistema non necessita di alcuna registrazione o installazione di applicazioni da parte degli utenti e riesce ad inviare messaggi mirati, anche in caso di sovraccarico delle linee o credito insufficiente, direttamente sugli smartphone attraverso la cella telefonica a cui sono agganciati, lanciando un segnale acustico e segnalando sul display l'emergenza in corso; il servizio, in via sperimentale, doveva essere avviato ad ottobre 2020 per affiancare gli strumenti di comunicazione nazionali, regionali e comunali già attivi; molti dispositivi telefonici risultano già predisposti per ricevere queste comunicazioni, benché il servizio non risulti essere mai stato attivato; uno strumento utile alla sicurezza di tutti, gratuito per i cittadini, di semplice utilizzo e di indiscussa efficacia, non è utilizzato dall'amministrazione pubblica, nonostante siano state investite risorse economiche pubbliche per la realizzazione della piattaforma e anche per le campagne pubblicitarie che sono state commissionate e risultano fra l'altro ultimate; appare incomprensibile la scelta di non avvalersi di uno strumento già esistente con potenzialità così importanti, che potrebbe affiancare la pubblica amministrazione in un percorso di innovazione tecnologica e transizione digitale, mettendo a disposizione dei cittadini un "App" di geolocalizzazione veramente efficace, si chiede di sapere: quali siano le motivazioni che hanno spinto il Governo ad emanare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 giugno 2020, senza poi proseguire nell'utilizzo del servizio "IT-Alert", privando così la Protezione civile di un ausilio nelle operazioni di allerta e soccorso in fase emergenziale; a quanto ammontino i costi sostenuti con risorse pubbliche per la realizzazione dello strumento "IT-Alert" e delle relative campagne di informazione rivolte ai cittadini. Atto n. 4-06330 CASTIELLO AIROLA GALLICCHIO GAUDIANO TRENTACOSTE VACCARO CROATTI ROMAGNOLI FEDE PRESUTTO AGOSTINELLI DONNO COLTORTI MAUTONE DE LUCIA RUSSO NOCERINO CASTALDI CRIMI FERRARA Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze Premesso che: il Ministero della giustizia e il Ministero dell'economia e finanze non hanno mai pagato spontaneamente le somme dovute per effetto dei decreti e delle sentenze emessi in applicazione della "legge Pinto" (legge n. 89 del 2001); tali pagamenti fino al 2012 avvenivano solo a seguito dei pignoramenti presso il terzo Banca d'Italia delle somme dovute; ma con l'introduzione nel 2012 dell'art. 5- quinquies della Legge Pinto i pignoramenti sono stati vietati, avendo luogo i pagamenti spontanei con enormi ritardi: di 8 - 9 anni per il Ministero della giustizia e di oltre 5 anni per il Ministero dell'economia e delle finanze; gli studi legali che si occupano di tali procedimenti non riescono ad ottenere dagli uffici addetti alcuna informazione sui pagamenti, ancorché siano stati istituiti dei numeri telefonici ed indirizzi mail a cui rivolgersi, che tuttavia non ricevono le chiamate; questa incredibile lentezza per l'esecuzione dei pagamenti fa peraltro aumentare esponenzialmente i costi del sistema di pagamento: un aumento così rilevante che induce a ritenere che la somma totale mensilmente spesa per le retribuzioni del personale e per i costi generali sia maggiore di quanto erogato ai cittadini creditori; da ultimo, si è, ancora una volta, previsto di porre rimedio alla lentezza del procedimento attraverso una nuova, ennesima modalità di presentazione telematica, entro il 31 dicembre 2021, delle già da anni presentate richieste di pagamento, tuttavia, con il rischio che il "nuovo" metodo vada solo ad ispessire lo strato di quelli già vanamente escogitati negli anni in relazione ad un problema di così facile e veloce soluzione, tanto che non riesce agevole comprendere i motivi del suo perdurare; la nuova modalità di presentazione delle richieste di pagamento peraltro non riguarderebbe (la mancanza di trasparenza e di informazioni certe rende obbligatori i condizionali) i vecchi decreti/sentenze, il cui pagamento verrebbe quindi probabilmente differito ulteriormente; i pagamenti dei decreti e sentenze non avvengono neanche dopo le sentenze di condanna dei detti Ministeri da parte dei TAR nei "giudizi di ottemperanza", la cui sempre più frequente attivazione ha concorso ad appesantire vieppiù i ruoli dei TAR (specie il TAR Lazio e il TAR Umbria); i creditori aventi titolo sulla base dei decreti/sentenze della Legge Pinto fanno continue pressioni sui loro difensori, salvo quelli che, dopo anni e anni di inutile attesa, hanno smesso di sperare nella giustizia statale, al punto di aver rinviato la sottoscrizione delle liberatorie (moduli di validità biennale pretesi per poter avviare la procedura di pagamento); il lentissimo stillicidio di pagamenti si ferma addirittura per varie settimane in prossimità di ogni festività, a volte per mesi, come a fine d'anno o in estate; detti ritardi, incomprensibili ed intollerabili, inducono a ritenere l'esistenza dell'intento di fondo di ostacolare e scoraggiare la rivendicazione dei diritti riconosciuti dalla Legge Pinto che, in definitiva, può considerarsi abrogata di fatto; nel 2002 la Corte d'Appello di Napoli, sez. lavoro e previdenza, fissava le prime udienze dei ricorsi per riconoscimento delle pensioni di invalidità e delle indennità di accompagnamento a sette anni mezzo di distanza, finché, in seguito alla presentazione dei primi ricorsi in base alla Legge Pinto, la stessa Corte d'Appello anticipò le predette udienze ad un anno e mezzo, riducendo i ritardi di ben sei anni. È, quindi, evidente che la motivazione addotta per la cancellazione di fatto delle cause ex Legge Pinto, e cioè il risparmio delle spese legali, si è rivelata errata, in quanto con la velocizzazione dei procedimenti si sarebbero sensibilmente ridotte di numero le cause stesse, si chiede di sapere: quale sia il numero dei decreti e delle sentenze adottati in attuazione della legge Pinto in attesa di pagamento e quanti di essi vengono pagati in media mensilmente, nonché quale sia il numero degli addetti agli uffici pagatori, il costo complessivo del settore e quali iniziative si intendono assumere affinché i pagamenti arretrati siano eseguiti senza altri incomprensibili ed intollerabili indugi e i pagamenti che via via vengono a maturazione vengano tempestivamente eseguiti; quali iniziative si intendano assumere nei confronti dei responsabili dei ritardi, dei quali è certa ed incontrovertibile l'illegittimità. Atto n. 4-06331 DI MICCO MORONESE GIANNUZZI LA MURA LEZZI BOTTO LANNUTTI Al Ministro della giustizia Premesso che: il decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, in attuazione dell'art. 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148, in esecuzione della delega al Governo, prevedeva una nuova organizzazione della distribuzione sui territori dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero e, per l'effetto, venivano soppressi 667 uffici del giudice di pace. In particolare, l'ufficio del giudice di pace di Napoli nord andava ad accorpare gli uffici del giudice di pace di Aversa, Trentola Ducenta e Frattamaggiore; con il decreto legislativo 19 febbraio 2014, n. 14, recante "Disposizioni integrative, correttive e di coordinamento delle disposizioni di cui ai decreti legislativi 7 settembre 2012, n. 155, e 7 settembre 2012, n. 156, tese ad assicurare la funzionalità degli uffici giudiziari", venivano individuate le modalità per la necessaria copertura degli organici dei relativi uffici giudiziari; sin dall'inizio di tale riorganizzazione, per l'ufficio del giudice di pace di Napoli sono stati rilevati numerosi disagi: insufficienza di personale giudiziario; insufficienza del personale amministrativo; insufficienza dei locali delle strutture giudiziarie; accorpamento degli uffici di giudice di pace del circondario; in pochissimo tempo questo tribunale è stato investito da una mole di lavoro insostenibile se rapportata agli spazi ed alle risorse umane disponibili; il primo firmatario della presente interrogazione comunicava, in due precedenti atti di sindacato ispettivo (4-02650 e 4-02651), una forte impennata dei procedimenti attinenti alla sezione lavoro ed un numero quasi quadruplicato dei procedimenti penali; nei giorni scorsi il presidente del tribunale Napoli nord Pierluigi Picardi ha firmato un provvedimento con il quale ha sospeso la fissazione dei procedimenti davanti al giudice per l'udienza preliminare dove non vi siano detenuti fino a quando l'organico della sezione non sarà tornato a livelli adeguati; il medesimo provvedimento si applicherà anche alle udienze di opposizione ai decreti di archiviazione mentre per le richieste di ordinanza di custodia cautelare si procederà in ordine cronologico. La conseguenza diretta sarà che davanti al tribunale di Aversa-Napoli nord i dibattimenti con imputati a piede libero potranno iniziare solo nel 2026, cioè tra ben 5 anni; considerato che: il tribunale di Napoli nord raccoglie 38 comuni del casertano e del napoletano, pochi come numero, ma che in realtà sono quelli a più alta densità sia abitativa che criminale, tutti facenti parte della "terra dei fuochi": il territorio dove ci sono più discariche e illegalità diffusa, e dove la camorra per anni ha dominato incontrastata, da Giugliano in Campania a Caivano, da Casal di Principe a Villa Literno; agli inizi di febbraio 2021 Francesco Greco, allora capo della Procura della Repubblica di Napoli nord, attualmente in pensione, aveva inoltrato una sollecitazione, firmata dall'intero corpo dei 30 pubblici ministeri (Greco, più 27 sostituti procuratori e due aggiunti) e dei 67 assistenti amministrativi, al Ministero, nella quale illustrava i numeri della forte carenza di risorse: "il rapporto tra pm e personale amministrativo, in cui sono da inserire anche gli autisti, è pari a 2,22, ovvero ogni pm può contare su appena due assistenti, rispetto ad una media degli altri uffici del Distretto della Corte di Appello di Napoli di 4,10"; Ancora più inquietante la situazione della polizia giudiziaria, la cui composizione viola palesemente il dettato della legge: il rapporto in questo caso è di 0,62, nel senso che un pm, se va bene, ha un agente di pg a disposizione mentre per legge il rapporto non deve essere non inferiore a due. L'età media dei pm della Procura di Napoli Nord è bassa, di 40-42 anni, e periodicamente arrivano pm di prima nomina"; il tribunale di Napoli nord abbraccia un territorio di 990.000 abitanti, è per grandezza il quinto tribunale d'Italia ma, mentre la media nazionale è di un giudice ogni 7.000 abitanti, in questo caso se ne conta uno ogni 12.000 abitanti circa, con 86 magistrati in tutto. A Napoli, su una popolazione di un milione e 300.000 abitanti, ci sono 113 magistrati. Le unità amministrative effettive del tribunale di Napoli nord, poi, sono appena 151. Sono numeri che effettivamente inficiano l'efficienza del tribunale, che di questo passo potrà lavorare soltanto sulle urgenze, ma soprattutto determinano carenze che ledono i diritti dei cittadini; nonostante sia stato appena istituito un ufficio del processo, che assegna 126 unità di personale a Napoli nord, c'è da considerare che questo personale dovrà essere formato e che dunque non è previsto alcun intervento risolutivo nell'immediato; rilevato che: non si può pensare di aumentare la produttività e ridurre i tempi processuali solo con l'istituzione dell'ufficio del processo; il problema cruciale è relativo alle piante organiche, che devono necessariamente essere riviste alla luce della disomogeneità tra le risorse disponibili, sia magistrati che personale amministrativo, ed i troppo ampi bacini di utenza e non esclusivamente in rapporto alle percentuali di scoperture in organico; senza le opportune modifiche delle piante organiche è impossibile procedere ad assunzione di nuove professionalità; il Ministro in indirizzo, alla luce dei precedenti atti di sindacato ispettivo e della sua visita presso lo stesso tribunale dello scorso 20 luglio 2021, è certamente a conoscenza della portata critica dei disagi che investono il tribunale di Napoli nord, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario intervenire urgentemente per modificare le piante organiche e finalmente porre rimedio alle carenze di personale per portare gli uffici del tribunale Napoli nord a condizioni di normale esercizio delle funzioni per cui è predisposto in ossequio al diritto dei cittadini di vedersi riconosciuto un giudizio in tempi adeguati. Atto n. 4-06332 LA MURA ANGRISANI NOCERINO DE PETRIS CORRADO BUCCARELLA SBRANA MANTERO MORONESE GIANNUZZI GRANATO MININNO ORTIS NUGNES ABATE Ai Ministri della transizione ecologica e della giustizia Premesso che: il quotidiano on line "Vivere Marche" del 9 novembre 2021 riporta la notizia di un grave episodio avvenuto a Sassocorvaro (Pesaro e Urbino) qualche giorno fa. Birillo, un cane dei Pirenei, di soli 6 mesi, e Duna, un pastore dell'Asia centrale, sarebbero stati colpiti da alcuni cacciatori nell'esercizio dell'attività di caccia all'interno della proprietà appartenente al proprietario dei due cani. Birillo è deceduto e Duna è in fin di vita; stando a quanto riportato, i cacciatori avrebbero sparato ai cani in quanto, abbaiando, disturbavano la fauna selvatica nel loro mirino. Inoltre, uno di loro avrebbe colpito con il calcio del fucile, fratturandogli una costola e perforandogli un timpano, il proprietario dei cani, sopraggiunto per capire che cosa fosse accaduto e soccorrere gli animali. Il proprietario dei cani ha denunciato i fatti ai Carabinieri; in merito a tale episodio la presidente della Lega nazionale per la difesa del cane, Piera Rosati, ha dichiarato quanto segue: "Ancora una volta i cacciatori hanno mostrato il loro vero volto (...). In questo caso non si tratta di un incidente ma di una violenza deliberata compiuta per pura crudeltà e arroganza, perché con queste persone non è possibile ragionare. Il nostro ufficio legale si unirà alla denuncia già presentata dal proprietario di Birillo e Duna per avere giustizia nella speranza che i Carabinieri riescano a identificare i responsabili della morte del cucciolo e delle ferite inferte al proprietario e all'altro suo cane"; considerato che: il codice civile consente, entro certi limiti, l'accesso nei fondi per l'esercizio della caccia; negli ultimi anni sono stati presentati diversi ricorsi alla Corte europea dei diritti dell'uomo da parte di agricoltori italiani per impedire l'attività di caccia nei loro fondi; l'art. 544- bis del codice penale, rubricato "Uccisione di animali", punisce chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale con la reclusione da 4 mesi a 2 anni, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, nei limiti delle rispettive competenze, intendano intraprendere iniziative di tipo normativo, dirette a prevedere la necessità del consenso del proprietario del fondo per l'accesso allo stesso terreno ai fini dell'attività venatoria, o a vietare la caccia nei terreni appartenenti a privati; se, sempre nei limiti delle rispettive competenze, intendano assumere iniziative volte a garantire il rispetto delle norme che incriminano chi, con crudeltà o senza necessità, causa la morte di animali non oggetto di attività di prelievo venatorio. Atto n. 4-06333 NUGNES Ai Ministri della transizione ecologica, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: nell'ambito dei benefici fiscali di cui all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, sono fissati requisiti e adempimenti per la fruizione delle detrazioni fiscali del superbonus 110 per cento; il comma 13- bis definisce le modalità per l'asseverazione della congruità delle spese, facendo riferimento ai prezzi riportati nei prezzari predisposti dalle Regioni e dalle Province autonome, ai listini ufficiali o ai listini delle locali camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ovvero, in difetto, ai prezzi correnti di mercato in base al luogo di effettuazione degli interventi; l'allegato A al decreto del Ministro dello sviluppo economico 6 agosto 2020 recante "Requisiti tecnici per l'accesso alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici - cd. Ecobonus" ( Gazzetta Ufficiale 5 ottobre 2020, n. 246), al punto 13.1, lettera a) , stabilisce che chi sottoscrive l'asseverazione allega il computo metrico e assevera che siano rispettati i costi massimi per tipologia di intervento, nel rispetto dei seguenti criteri: "a) i costi per tipologia di intervento sono inferiori o uguali ai prezzi medi delle opere compiute riportati nei prezzari predisposti dalle regioni e dalle province autonome territorialmente competenti, di concerto con le articolazioni territoriali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti relativi alla regione in cui è sito l'edificio oggetto dell'intervento. In alternativa ai suddetti prezziari, il tecnico abilitato può riferirsi ai prezzi riportati nelle guide sui 'Prezzi informativi dell'edilizia' edite dalla casa editrice DEI - Tipografia del Genio Civile"; un documento pubblicato da ENEA il 18 febbraio 2021, dal titolo "Computo metrico-Nota di chiarimento", ha affermato che il tecnico abilitato giustifica i costi attraverso: i prezzari regionali o delle Province autonome relativi alle regioni in cui si trova l'edificio oggetto di intervento; in alternativa ai suddetti prezzari, i prezzari DEI, si chiede di sapere se si ritenga corretto delegare l'asseverazione di congruità dei costi, necessaria per la fruizione delle detrazioni fiscali del 110 per cento ad un prezzario realizzato da una casa editrice privata (la DEI) su cui né il Ministero dell'economia e delle finanze né, tanto meno, il Ministero dello sviluppo economico che ha inserito questa previsione all'interno del decreto 6 agosto 2020 possa esercitare alcun controllo.