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Allegato B INTERVENTI DI INTERESSE NAZIONALE (Art. 1 - legge n. 426/1998) Schede descrittive --------- VENEZIA (Porto Marghera) Comune - Località. Venezia. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale dell'area industriale di Porto Marghera, dei sedimenti lagunari nonché di altre aree inquinate (Cassa di colmata, isola Sacca Fisola, discarica di S. Giuliano). Perimetrazione. In data 23 febbraio 2000 è stato pubblicato il decreto di perimetrazione, a firma del Ministro dell'ambiente delle aree potenzialmente inquinate. L'area perimetrata si estende per 3595 ha di cui 479 ha rappresentati da canali e 3116 ha da suoli. Tali dimensioni pur vastissime non esauriscono probabilmente l'intero perimetro del sito da bonificare. Esso infatti comprende i siti interessati da smaltimento abusivo dei rifiuti industriali (discariche) e le aree comunque interessate dalla diffusione dei contaminanti. Si ricorda che, al fine di contenere la diffusione dell'inquinamento ed avviare l'azione di risanamento, il Ministro dell'ambiente con ordinanza del 1 ottobre 1996 dispose che venissero avviati: gli interventi di escavo dei canali industriali; la conterminazione/banchinamento delle sponde di detti canali; la messa in sicurezza e bonifica delle discariche abusive. Per avviare queste iniziative il Ministero dell'ambiente ha già stanziato 106,5 miliardi di lire. Con "l'Accordo di programma sulla chimica a Porto Marghera" le aziende firmatarie si sono impegnate a procedere alla caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica delle aree, ivi comprese quelle dismesse e/o in via di dismissione (aree "Petrolchimico Uno": 50 ha; aree "Depositi petroliferi": 26 ha). In data 28 novembre 2000 è stato siglato l'Accordo di programma integrativo sulla chimica di Porto Marghera al fine di uniformare le procedure previste dall'Accordo di programma originario con quelle del decreto ministeriale n. 471/1999. Attesa la vastità delle aree interessate, la molteplicità di lavorazioni (chimica, petrolchimica, metallurgia, elettrometallurgia, meccanica, cantieri navali, produzione di energia elettrica) che sulle stesse si sono attuate, la numerosità e pericolosità degli inquinanti connessi con dette lavorazioni (metalli pesanti, cianuri, IPA, diossine, PCB, solventi clorurati, clorofenoli, benzene e suoi derivati, BTEX, CVM, pesticidi, etc.), la molteplicità di soggetti privati e pubblici coinvolti, è ragionevole ritenere che l'intervento in questione richiederà tempi lunghi, lo sviluppo di attività di ricerca e sperimentazione, l'impiego di tecnologie avanzate e di ingenti risorse finanziarie. Ma soprattutto appare indispensabile che venga assicurata una gestione coordinata degli interventi che garantisca uniformità di approccio sia nelle fasi di individuazione e dimensionamento dell'inquinamento (perimetrazione e caratterizzazione) che nella fase di attuazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica. Lo stato di contaminazione delle aree industriali di Porto Marghera è connesso non solo alle attività industriali, che sulle stesse si sono svolte, ma anche all'utilizzo massiccio di rifiuti industriali per l'ampliamento delle aree. Principali caratteristiche ambientali. La vulnerarabilità del sistema lagunare rende particolarmente preoccupanti gli apporti di inquinanti che continuano a giungere nei sedimenti lagunari a causa del dilavamento delle aree inquinate. È necessario per altro sottolineare che la concentrazione di attività industriali altamente inquinanti e la contemporanea coesistenza nella stessa area lagunare a basso ricambio di centrali termiche, che scaricano imponenti quantità di acque calde, rende l'impatto sulla laguna realmente drammatico. L'area industriale è caratterizzata dalla presenza di un sistema acquifero multistrato ad elementi sovrapposti ed idraulicamente ben definiti; in particolare, sono individuabili tre corpi acquiferi distinti: superficiale, primario e secondario e profondo (confinato). I livelli impermeabili continui separanti i corpi acquiferi sono costituiti da: livello impermeabile superiore, interposto tra acquifero superficiale (materiale di riporto) e acquifero primario sabbioso; livello impermeabile intermedio posto alla base dell'acquifero primario; livello impermeabile inferiore posto alla base dell'acquifero secondario. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. La regione Veneto ha formulato per l'escavo dei canali e banchinamento, la bonifica delle aree pubbliche e la bonifica delle aree private una stima di costo di larga massima pari a 1457 miliardi di lire, considerando un costo di dragaggio e bonifica dei canali industriali pari a 900 mld riducibile alla metà sulla base dell'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili (stima A.P.V.). Piano di caratterizzazione. Aree industriali - Accordo di programma della chimica. È stata completata, da parte delle aziende interessate, la caratterizzazione dei siti secondo una maglia 100 x 100 m, con i relativi piezometri in ragione di uno ogni dieci punti di campionamento. Canali industriali: È stato completato l'accertamento dello stato qualitativo dei sedimenti dei canali industriali. Dai dati sinora raccolti, si stima un quantitativo di sedimenti ad alta contaminazione pari a circa 2 milioni di metri cubi, mentre il quantitativo totale di sedimenti da rimuovere è stimato intorno a 6 milioni di metri cubi. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. A seguito dell'atto di intesa stipulato tra il Magistrato alle acque e l'Autorità portuale, risultano di competenza del Magistrato alle acque gli interventi di banchinamento relativi ai seguenti canali: canale industriale Sud (sponde Nord e Sud), canale S. Leonardo Marghera (sponda Ovest), canale industriale Ovest (sponda Sud), Canale Brentella (sponde), canale industriale Nord (sponda Nord), sponde Isola Petroli; risultano di competenza dell'Autorità portuale i seguenti banchinamenti: testata Molo Sali, sistemazione della sponda Sud del canale industriale Nord, banchina Grandi Molini in canale Ovest (in concessione a privati), banchina Trento al molo A, banchina Sali in bacino molo A, banchina Liguria (secondo tratto) in canale Ovest. È stata affidata al concessionario la progettazione preliminare per gli interventi di "marginamento" delle sponde dei canali: Industriale Sud (lato sud), Malamocco-Marghera (lato ovest), Industriale Ovest (lato sud) ed Isola dei Petroli (lato est), il cui completamento dei progetti esecutivi è previsto entro il 31 dicembre 2000. La copertura finanziaria di tali interventi (stimata in 50 miliardi) è assicurata attraverso i fondi della legge speciale assegnati al Magistrato alle acque. È stato anche definito il crono-programma degli interventi da finanziare con le risorse CIPE (legge n. 641/1996), mentre si prevede a breve l'avvio dell'appalto concorso (fase di preselezione) per l'intervento di bonifica del canale Lusore-Brentelle, il dragaggio della darsena della Rana nel canale Industriale Ovest e la sistemazione delle banchine di detta darsena, compresa la bonifica preliminare dei fondali da corpi estranei nonché di eventuali ordigni bellici; il costo stimato è di 45 miliardi. Sono invece ancora da definire, in accordo con l'Autorità portuale, gli interventi relativi agli altri canali, mentre è in corso di redazione da parte del personale tecnico del Magistrato alle acque il progetto degli interventi relativi alla sponda est del canale Industriale Ovest di Porto Marghera. L'Associazione Industriali di Venezia ha in corso di presentazione il progetto di intervento relativo allo smantellamento degli impianti per i primi 50 ettari del Petrolchimico Uno. In sede di conferenza di servizi decisoria sono stati finora approvati, con prescrizioni, i seguenti progetti: progetto di bonifica delle aree TD12 - Enichem finalizzata alla realizzazione di un nuovo impianto di produzione di ossido di carbonio e idrogeno; progetto definitivo di bonifica dell'area Corti Femminili, predisposto dal comune di Venezia; piano di caratterizzazione dell'area compresa nel Parco di S. Giuliano (Lotti A1 e A2). In data dicembre 2000, è stato siglato l'Accordo integrativo di programma sulla chimica di Porto Marghera. NAPOLI ORIENTALE Comune - Località. Napoli Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di area industriale dismessa ed area marina antistante comprensiva dell'area portuale. Perimetrazion. In deroga alla normativa vigente (ordinanza n. 2948, art. 8 - comma 3, del 25 febbraio 1998), la perimetrazione è di competenza del commissario delegato - Sindaco di Napoli, acquisita l'intesa del Ministro dell'ambiente. L'intesa è stata data dal Ministro dell'ambiente al commissario delegato in data 24 settembre 1999. In data 31 dicembre 1999 è stata emanata la relativa ordinanza commissariale di perimetrazione. L'area a prevalente destinazione industriale, così come definita dal P.R.G. vigente (zone N e F2) compresa all'interno del perimetro individuato (vedi figura allegata) può essere suddivisa in quattro grandi sub-aree: polo petrolifero (estensione di circa 345 ettari) dove sono localizzate le principali aziende petrolchimiche (Kuwait, Esso, Italcost, IP, Shell, Agip) e le grandi industrie meccaniche e di mezzi di trasporto; zona Gianturco (estensione di circa 175 ettari), dove sono localizzate le attività manifatturiere ed il commercio all'ingrosso; zona Pazzigno (estensione di circa 200 ettari), dove sono localizzate aziende di piccole dimensioni con attività di settore prevalentemente imperniate sui materiali ferrosi, non ferrosi e meccanici; fascia litoranea del quartiere S. Giovanni, che si estende dalla darsena petroli a Pietrarsa vicino al confine comunale (estensione di circa 100 ettari), dove sono ubicati gli insediamenti dismessi dell'industria metallurgica e metalmeccanica, la centrale Enel di Vigliena e il depuratore di Napoli; area marina antistante nel limite di 3000 metri dalla linea di costa e comunque entro la batimetrica dei 50 metri. L'area ha una estensione complessiva di circa 820 ettari. L'indagine eseguita in occasione della stesura del P.R.G. di Napoli, ha individuato nel suo complesso 34 aree di impianti produttivi dismessi, per una superficie complessiva di circa 130 ettari di cui ben 77 localizzati all'interno della prima sub-area (40 ettari rappresentati dall'area dismessa degli impianti chimici e di raffinazione della Kuwait) e con una volumetria di fabbricati di circa 3,5 milioni di mc. È quindi evidente che l'area è investita da un processo di svuotamento e ridimensionamento dell'apparato produttivo originario che ha conseguentemente determinato un forte stato di abbandono e di degrado. Sono significative a tale proposito le gravi condizioni di degrado e di inquinamento provocate dalle antiche attività industriali e dalla vicinanza della foce del fiume Sarno su un ampio tratto di spiaggia nel quartiere S. Giovanni. Di qui l'esigenza di procedere ad interventi di caratterizzazione puntuali al fine di evidenziare lo stato di inquinamento delle aree in vista della riqualificazione del paesaggio urbano e della costituzione di un grande parco attrezzato a scala urbana e territoriale nonché della ricostituzione della fascia litoranea. Principali caratteristiche ambientali. In corso di acquisizione. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica: Il valore globale pari a 345 mld è costituito dalla somma degli interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica e ripristino ambientale, stimata dal sindaco di Napoli - commissario delegato per l'emergenza. Piani di caratterizzazione. È stato predisposto e consegnato al Commissario un protocollo di linee guida per la caratterizzazione delle aree a terra e a mare. Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica. In fase di elaborazione. In merito alla destinazione dell'area una volta bonificata, il commissario ha trasmesso un documento nel quale viene evidenziato quanto segue. La variante urbanistica prevede la costituzione di un insediamento universitario nel complesso Cirio, la realizzazione di un approdo per imbarcazioni da diporto nello specchio antistante l'industria Corradini, la ristrutturazione della centrale elettrica Enel di Vigliena, la realizzazione di una struttura per lo spettacolo ed il tempo libero, la riconfigurazione della spiaggia, dove possibile, con il ripascimento di tutto il tratto di litorale non impegnato dall'approdo. GELA Comune - Località. Gela. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali ed area marina antistante, bonifica di aree umide e di corpi idrici superficiali, bonifica di discariche. Perimetrazione. All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti: un polo industriale di rilevanti dimensioni, costituito da grandi insediamenti produttivi, prevalentemente raffinerie e stabilimenti petrolchimici. Le produzioni in essi attuate sono: prodotti chimici di base quali etilene, acrilonitrile, glicoli etc, polimeri, raffinazione di petrolio greggio, fertilizzanti, acido fosforico e solforico; centri di stoccaggio oli e relative pipeline; discarica di rifiuti industriali; area marina compresa tra la foce del torrente Gattano e quella del torrente Acate o Dirillo; area umida (Biviere); tratti terminali del fiume Gela e dei torrenti Gattano ed Acate o Dirillo. In particolare all'interno dell'area industriale vengono effettuate le seguenti produzioni: Area Polimeri Europa: produzione di polietilene; oltre all'etilene vengono impiegati principalmente perossidi, eptano, shell sol (taglio idrocarburico C12 - isododecano), ammide oleica e propionato di ottodecile; Area Isaf in liquidazione (impianti inattivi): produzione di zolfo fuso, acido solforico e acido fosforico; le sostanze coinvolte nel processo produttivo sono l'ammoniaca, il pentossido di vanadio, le fosforiti e l'acido fluorosilicico. Area Agricoltura in liquidazione (impianto inattivo): produzione ammoniaca e concimi complessi; sono stati impiegati inoltre acido fosforico, ammoniaca, sali di potassio, solfato ammonico, urea e sostanze organiche quali coiattolo e sanse di olive; Area Agip Petroli presente in sito con impianti di raffinazione; Area Eni - Divisione Agip: estrazione greggio; Area EniChem: produzione di etilene, propilene, mix C4, fok e fuel gas, benzina pirolitica e idrogeno (sostanze coinvolte sono BTX, virgin nafta, olii lubrificanti, olio fok e quench oil), ossido di etilene (sostanze coinvoite sono ammine, alcoli superiori, etossilati, acido acetico), acrilonitrile da propilene, ammoniaca, acetonitrile e solfato ammonico (prodotti secondari sono acido cianidrico, acroleina, acetone e cianidrine), idrato sodico. L'area privata ha un'estensione complessiva di circa 470 ettari. L'area perimetrata è compresa nel territorio del comune di Gela (provincia di Caltanissetta), dichiarato "Area di elevato rischio di crisi ambientale" nel novembre 1990. Con decreto del Presidente della Repubblica 17 gennaio 1995 è stato approvato il "Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Caltanissetta - Sicilia Orientale". L'analisi ambientale contenuta nel citato "Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Caltanissetta - Sicilia Orientale" già evidenziava, in relazione allo stato dei suoli, la presenza di siti potenzialmente contaminati, uno interno allo stabilimento ENICHEM, uno costituito dalla discarica autorizzata nell'area industriale di Gela. L'intera area è inoltre interessata da un vasto e generalizzato fenomeno di abbandono di rifiuti di varia natura; sono stati censiti 47 luoghi di abbandono abituale di rifiuti. Sono inoltre presenti aree adibite all'estrazione non regolamentata di inerti, che finiscono spesso per divenire zone di deposito incontrollato di rifiuti e di progressivo dissesto idrogeologico localizzato. Per quanto concerne le acque sotterranee, non possono essere esclusi fenomeni di inquinamento localizzato derivante da dispersione di liquami civili, da pratiche agricole e da spargimento di liquami zootecnici. L'inquinamento dei corpi idrici superficiali è prevalentemente riconducibile al recapito negli stessi di reflui civili non depurati e di liquami zootecnici nonché al dilavamento di terreni agricoli sottoposti a trattamenti con pesticidi, erbicidi e fertilizzanti. I principali fenomeni di inquinamento dell'ambiente marino costiero nel golfo di Gela sono legati allo scarico delle acque di processo e di raffreddamento delle produzioni del polo industriale, alle attività portuali, al recapito in mare di reflui civili scarsamente o per nulla depurati, al recapito in mare delle acque di dilavamento dei terreni agricoli. Principali caratteristiche ambientali. L'area in oggetto è costituita da depositi continentali (alluvioni fluvio-lacustri in prevalenza argillose e limose, con lenti di sabbie e ghiaie), che si alternano, soprattutto lungo la fascia costiera, a depositi marini di litorale in gran parte sabbiosi. Da un punto di vista morfologico il motivo dominante è rappresentato da una vasta zona pianeggiante in cui sono presenti gli insediamenti industriali e alcune zone seminative ed aree incolte con l'affioramento di litotipi a bassa permeabilità, in cui è possibile l'accumulo di acque superficiali che possono dar luogo a vere e proprie paludi; sono presenti inoltre alcuni rilievi collinari di altezza limitata e la fascia dunare costiera che si estende fino a 800 m dalla linea di spiaggia. In generale, le zone pianeggianti sono costituite da alluvioni attuali e recenti, di cui i depositi più antichi sono ricollegabili alla rete idrografica dei paleoalvei fluviali oppure a vecchi fondi lacustri. La fascia di transizione tra la zona di pianura ed i rilievi della zona est dell'insediamento industriale è costituita da alluvioni terrazzate. I rilievi collinari ad est comprendono sabbie gialle, con conglomerati e calcari sabbiosi, passanti verso il basso ad argille sabbiose. La fascia dunare è costituita essenzialmente da sabbie sciolte. La successione stratigrafica sottostante l'area dello stabilimento è costituita, dall'alto verso il basso, da: strato esiguo di materiale di riporto; alternanza di depositi sabbiosi ed argillosi fino a 15/20 metri dal p.c.; tale orizzonte corrisponde all'unica formazione acquifera rinvenibile nel sottosuolo dell'area; formazione a bassa permeabilità, che funge da basamento impermeabile dell'acquifero sovrastante. Pertanto da un punto di vista idrogeologico l'area dello stabilimento è interessata dalla presenza di un'unica falda contenuta in un orizzonte in prevalenza sabbioso. La falda è sostenuta alla base da una formazione essenzialmente argillosa. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia d'inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 93 miliardi. Piani di caratterizzazione. È stato presentato, dai soggetti titolari dell'intervento, il progetto di caratterizzazione delle aree industriali. In particolare il progetto prevede che vengano effettuate le seguenti indagini: caratterizzazione terreni (su maglia 100 x 100), mediante analisi chimiche sull'aliquota a granulometria inferiore a 2 mm; caratterizzazione acque superficiali; caratterizzazione acque sotterranee (un piezometro ogni dieci stazioni di campionamento dei suoli, in fori di sondaggio che raggiungono il basamento impermeabile della falda freatica); caratterizzazione sedimenti marini in corrispondenza delle piattaforme off-shore; In data 13 novembre 2000 sono stati approvati i piani di caratterizzazione delle Aziende Agip Petroli, Agricoltura S.p.a., Enichem, Polimeri Europa, Isaf, Eni-Div. Agip. Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica. I soggetti privati titolari dell'intervento hanno presentato un'ipotesi progettuale di "Potenziamento del sistema di contenimento dell'acquifero sottostante la raffineria di Gela", proponendo l'adeguamento dell'esistente diaframma plastico, realizzato tra lo stabilimento e la costa all'inizio degli anni 80 al fine di intercettare le acque di falda inquinate. Il progetto definitivo prenderà in considerazione l'ipotesi di estendere la barriera impermeabile parallela alla linea di costa a tutto il fronte dello stabilimento. Sarà inoltre previsto un emungimento dell'acqua di falda a monte della barriera impermeabile. Sarà valorizzato al massimo il riutilizzo all'interno dello stabilimento dell'acqua emunta al fine di limitare le quantità scaricate, che comunque rispetteranno rigorosamente i limiti tabellari previsti dalla normativa vigente. PRIOLO Comune - Località. Priolo, Melilli, Augusta e Siracusa. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali ed area marina antistante, bonifica area umida, bonifica discariche. Perimetrazione. All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro dell'ambiente sono presenti: 1) un polo industriale di rilevanti dimensioni, costituito da grandi insediamenti produttivi, prevalentemente raffinerie, stabilimenti petrolchimici e cementerie. Le produzioni in essi attuate sono: prodotti chimici di base; raffinazione di petrolio greggio; ossido di magnesio, cemento. 2) area marina antistante comprensiva delle aree portuali di Siracusa ed Augusta; 3) discariche di rifiuti pericolosi; 4) stabilimento Eternit di Siracusa; 5) area umida (Salina). L'area perimetrata è ubicata all'interno dei territori dei comuni di Augusta, Priolo, Melilli, Siracusa, Floridia e Solarino siti (provincia di Siracusa), dichiarati "Area di elevato rischio di crisi ambientale" nel novembre 1990. Con decreto del Presidente della Repubblica 17 gennaio 1995 è stato approvato il "Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Siracusa - Sicilia Orientale". Principali caratteristiche ambientali. L'area si estende tra le strutture dei monti Iblei ad ovest ed il Mare Ionio ad est. I terreni affioranti presentano una permeabilità piuttosto elevata, che rendono la falda freatica in essi ubicata molto vulnerabile. L'analisi ambientale riportata nel citato "Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Siracusa - Sicilia Orientale" già evidenziava, per quanto attiene lo stato dei suoli, la presenza di 22 siti interessati da deposito incontrollato di rifiuti. Risultano inoltre presenti tre discariche autorizzate di rifiuti all'interno dei siti industriali e cinque siti potenzialmente contaminati. Sono inoltre presenti aree adibite all'estrazione non regolamentata di inerti che finiscono spesso per divenire zone di deposito incontrollato di rifiuti e di progressivo dissesto idrogeologico localizzato. Per quanto concerne le acque sotterranee, secondo quanto riportato nel piano, si evidenzia un elevato tenore di cloruri, soprattutto nelle aree costiere, riconducibile ad intrusione del cuneo salino conseguente all'abbassamento della falda provocato dall'eccesso di prelievo per scopi industriali ed irrigui. La permeabilità dei terreni superficiali favorisce inoltre fenomeni di inquinamento localizzato della falda soprattutto in corrispondenza delle aree abitate, dei terreni agricoli sottoposti a fertilizzazione e trattamento con pesticidi, degli allevamenti zootecnici. I corpi idrici superficiali presentano fenomeni di inquinamento di natura organica ed in corrispondenza della foce, dove sono insediati gli stabilimenti industriali, anche di inquinamento da parte di sostanze chimiche. I principali fenomeni di inquinamento dell'ambiente marino si riscontrano nella rada di Augusta, nel contiguo seno di Priolo e nell'area portuale di Siracusa. Nella rada i principali fenomeni di degrado sono l'inquinamento da petrolio, l'inquinamento termico e l'eutrofizzazione. Si evidenzia inoltre una contaminazione dei sedimenti da metalli pesanti e da idrocarburi. L'area di Siracusa risulta invece caratterizzata da una diffusa condizione di eutrofizzazione riconducibile a recapito di scarichi civili scarsamente o per nulla depurati oltre che da scarichi incontrollati di materiali a base di amianto provenienti dallo stabilimento ex Eternit. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 100 miliardi. Piani di caratterizzazione. È stato presentato dai soggetti titolari dell'intervento il progetto di caratterizzazione delle aree industriali, in particolare il progetto prevede che vengano effettuate le seguenti indagini: caratterizzazione terreni (su maglia 100 x 100), mediante analisi chimiche sull'aliquota a granulometria inferiore a 2 mm; caratterizzazione acque superficiali; caratterizzazione acque sotterranee (un piezometro ogni dieci stazioni di campionamento dei suoli, in fori di sondaggio che raggiungono il basamento impermeabile della falda freatica). In data 13 novembre 2000 sono stati approvati i piani di caratterizzazione delle aziende Agip Petroli, Erg Petroli, Isab Energy, Esso, IAS, Somicem, Condea. Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica. In corso di elaborazione. MANFREDONIA Comune - Località. Manfredonia, Monte Sant'Angelo. Tipologia dell'intervento. Bonifica area industriale con discariche annesse, tratto di mare antistante lo stabilimento industriale; bonifica delle discariche di RSU Conte di Troia, Pariti I e Pariti II. Perimetrazione del sito. All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti: stabilimento agricoltura S.p.a. in liquidazione, ex Enichem; area di proprietà Enel; tratto di mare antistante lo stabilimento industriale, esteso per 3 km dalla linea di costa. La superficie dell'area perimetrata è pari a circa 201 ettari mentre l'area a mare è pari a circa 8,6 km2. Lo stabilimento ex Enichem è ubicato in località Macchia di Monte Sant'Angelo, a circa 1,2 Km da Manfredonia e 15 Km da Monte Sant'Angelo. Lo stabilimento è suddiviso in dieciassette aree denominate Isole separate da strade. A servizio della strutuira industriale sono disponibili un raccordo ferroviario ed il porto industriale. Lo stabilimento negli ultimi cinque anni di produzione ha prodotto fertilizzanti azotati per uso agricolo, prodotti chimici utilizzati nel settore delle fibre artificiali e tecnopolimeri e/o nel settore degli intermedi aromatici: urea, solfato ammonico, fertilizzanti composti, ammoniaca, caprolattame, acido benzoico e benzaldeide. I principali impianti produttivi presenti nello stabilimento sono costituiti da: centrale termica; impianti urea 1 e 2, ammoniaca, purificazione caprolattame, polimerizzazione caprolattame, benzaldeide, trattamento acque di scarico e trattamento fanghi biologici; stoccaggi di ammoniaca, toluolo, fuel oil, cloro, soda caustica e caprolattame; discariche di seconda categoria tipo B e C; inceneritore di reflui industriali. Attualmente lo stabilimento, in via di liquidazione, ha sospeso tutte le attività produttive mantenendo in vita la centrale a vapore, per il riscaldamento di alcuni apparati di sicurezza, e l'impianto di trattamento "TAS", utilizzato in passato per il trattamento delle acque di scarico degli impianti. Nel 1976 ci fu un'esplosione nella colonna 71/C dell'impianto di ammoniaca, che procurò la fuoriuscita di arsenico. L'area di proprietà ENEL, ubicata ad est dello stabilimento agricoltura, non è mai stata oggetto di insediamenti produttivi. Le discariche di RSU, Conte di Troia, Pariti I e Pariti II presentano le seguenti caratteristiche: Conte di Troia: cava dismessa di calcarenite (tufo calcare) adibita a discarica dal 1988 e dismessa nel 1991; Pariti I: cava dismessa di calcarenite (tufo calcare) adibita a discarica nei primi anni 1960 e dismessa nel 1988; Pariri II: discarica autorizzata nel 1993, salvo che per un modulo attivato ex art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1982, realizzata all'interno di una cava dismessa di calcarenite (tufo calcare). È ancora in esercizio solo il terzo lotto funzionale. Principali caratteristiche ambientali. Lo stabilimento Enichem sorge ai piedi del promontorio garganico, su un tratto di piana costiera che si raccorda ai rilievi calcarei dell'entroterra attraverso una ripida ed estesa scarpata. In corrispondenza della piana costiera, tali rocce costituiscono il letto di una estesa copertura ghiaioso sabbiosa e limosa, di origine prevalentemente alluvionale o detritica, il cui spessore, in corrispondenza dello stabilimento, raggiunge i 25 m s.l.m. La successione stratigrafica è quindi costituita, dal basso verso l'alto, da: calcari ben stratificati, fratturati e a lungo carsificati; copertura di ciottoli calcarei a spigoli arrotondati immersi in una matrice sabbioso-limosa (70% del deposito). La notevole eterogeneità e la spiccata anisotropia del mezzo non consentono di valutare con precisione il coefficiente di permeabilità dell'acquifero; vista la limitata estensione del bacino e i bassi valori delle portate emunte si può dire che l'acquifero è a bassa potenzialità idrica e a permeabilità non elevata. La permeabilità aumenta ad est dello stabilimento nella zona inizialmente scelta per l'insediamento dell'impianto termoelettrico (Enel), con calcari a luoghi intensamente carsificati con cavità anche comunicanti con l'esterno. La falda idrica è sostenuta dall'acqua di mare, che si rinviene anche a distanza dalla costa (10 - 15 km); la superficie piezometrica degrada verso il livello del mare in cui si riversa (con flusso idrico in direzione sub perpendicolare alla costa). L'acqua di mare penetra piuttosto profondamente all'interno del territorio. La contaminazione non permette l'utilizzazione irrigua dell'acqua di falda: secondo il piano di risanamento delle acque della regione Puglia si tratta di "zone a vietato emungimento": a pagina 280 del volume IV del piano si legge infatti che: "le aree dell'hinterland di Manfredonia corrispondono a quelle nelle quali forti fenomeni di contaminazione salina vietano oggi l'impiego delle acque sotterranee per qualsiasi uso, nelle quali il divieto di emungimento deve essere posto con l'obiettivo di limitare l'ulteriore propagazione del fenomeno nell'entroterra". La piovosità media annua varia fortemente di anno in anno, influenzando in modo significativo l'entità delle acque disponibili per la formazione di risorse idriche sia superficiali che sotterranee. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime indicano un fabbisogno di circa duecento miliardi. Piano di caratterizzazione. A seguito dell'approvazione formale del piano di caratterizzazione dei suoli e delle acque di falda è stata effettuata la loro caratterizzazione nelle aree interne allo stabilimento Enichem, comprese le aree vendute a terzi. In particolare sono state effettuate le seguenti indagini: caratterizzazione dei terreni (su maglia 25x25); caratterizzazione delle acque sotterranee (1 piezometro ogni dieci stazioni di campionamento dei suoli); caratterizzazione delle discariche secondo i criteri della norma UNI 10802/1999; Sono in corso di svolgimento le indagini di caratterizzazione sulle seguenti aree: tratto di mare antistante lo stabilimento; area di proprietà Enel. La caratterizzazione dei sedimenti marini prevede il campionamento dell'intero fronte di affaccio dello stabilimento, in ragione di 3 prelievi ogni 100 metri; Per quanto riguarda l'area ENEL non sono presenti indizi di contaminazione dei terreni, fatta eccezione per un settore localizzato a ridosso del confine meridionale dell'area Enichem (100 x 10 m), dove è stata riscontrata una concentrazione di IPA più tossici (crisene) e di fenoli superiore a quelle indicate dal D.M. n. 471/1999 per le aree a destinazione d'uso industriale; per quanto concerne l'acqua sotterranea, in un campione prelevato da una cavità carsica presente nel sito è stato riscontrato un elevato contenuto salino (solfati e cloruri), dovuto presumibilmente all'ingressione delle acque marine, ed il superamento della concentrazione limite per l'ammoniaca e per alcuni solventi aromatici (toluene e xilene). Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. È stata completata la rimozione degli stoccaggi di sali sodici per un totale di circa 30.000 t. Per i seguenti progetti è in corso l'attività istruttoria: progetto preliminare di messa in sicurezza della falda mediante barriera idraulica, realizzata attraverso sessantasei pozzi di ricarica con acque di caratteristiche conformi alla tabella 21 dell'allegato 1 del decreto legislativo n. 152/1999 (portata totale immessa pari a circa 200 mc/ora); progetto preliminare di bonifica della falda con emunzione a monte della barriera di immissione. L'acqua emunta dovrà essere trattata al livello delle migliori tecnologie disponibili; messa in sicurezza dei terreni (impermeabilizzazione superficiale delle aree contaminate con raccolta e trattamento delle acque meteoriche): pavimentazione in c.a., asfaltatura e posa di materassini bentonitici delle isole 12, 14, 16 e 17 nonché dell'area s.o.; messa in sicurezza delle discariche: svuotamento di quelle contenenti rifiuti pericolosi, impermeabilizzazione della discarica di inerti, smaltimento dei rifiuti contaminati da arsenico in una discarica esterna allo stabilimento di tipologia adeguata (presumibilmente 2C). In alternativa è in studio la possibilità di detossificare i rifiuti al fine di smaltirli in una discarica 2B, interna allo stabilimento; saranno eliminate le discariche ubicate nelle isole 12, 14 e 17; progetto preliminare di bonifica dei terreni: decorticazione dei terreni contaminati da arsenico sino a raggiungere i valori previsti nel regolamento per i siti industriali e loro conferimento in discarica, previo trattamento di detossificazione; bonifica e ripristino ambientale dei terreni inquinati da caprolattame mediante processo di landfarming. Per quanto concerne le discariche esterne è stato predisposto dal comune di Manfredonia un progetto di bonifica riguardante le discariche Conte di Troia e Pariti I. Per Pariti II è stato predisposto il progetto di messa in sicurezza del lotto attivato ex art. 12, decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1982. BRINDISI Comune - Località. Brindisi. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale dell'area industriale, bonifica dell'area marina antistante comprensiva dell'area portuale, bonifica dell'invaso del Cillarese. Perimetrazione. All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti: stabilimento petrolchimico; industrie metallurgiche; industrie farmaceutiche; centrali per la produzione dell'energia elettrica; discarica di idrossido di calcio (V = 1,5 milioni di mc); area agricola compresa tra la centrale Enel di Brindisi Nord, il polo chimico e la centrale Enel di Cerano Brindisi Nord; discarica abusiva di rifiuti urbani; aree di abbandono di rifiuti provenienti da demolizioni industriali e non; bacino artificiale del Cillarese; grandi fosse settiche di sedimentazione dei reflui organici della città di Brindisi; capannoni della ex SACA, contenenti residui di amianto; area marina antistante comprensiva dell'area portuale. Il territorio in questione che ha un'estensione complessiva di aree private pari a circa 21 km2 e pubbliche di circa 93 km2 e si affaccia sul settore meridionale del mare Adriatico con uno sviluppo costiero di circa 30 km. La popolazione residente nelle zone limitrofe al sito in oggetto costituisce circa 1/3 dell'intera popolazione regionale. Il territorio è compreso nell'area dichiarata "Area ad elevato rischio di crisi ambientale" nel 1990. La dichiarazione è stata reiterata nel luglio del 1997. Con decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 1998 è stato approvato il "Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Brindisi". Pur in assenza di un censimento puntuale dei siti degradati, è nota la presenza nel territorio in questione di zone, interessate da attività estrattive (cave attive e/o esaurite) e non, che presentano fenomeni di degrado e dissesto localizzato. Molte di esse sono state infatti utilizzate come discariche abusive di rifiuti; basti ricordare l'ansa valliva di fiume Grande, colmata da terreni riportati di dubbia origine, e la sponda destra del canale di fiume Piccolo, oggetto di sversamenti di oli combustibili. Discariche di rifiuti industriali sono state individuate nell'area Montedison (fanghi al mercurio, ceneri, scorie di forni e delle colonne di distillazione, etc.). Coperture in eternit da sottoporre a bonifica sono presenti in aree industriali ed in area portuale. Risultano inoltre presenti nell'area industriale oltre 100.000 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi in parte derivanti da attività produttive dismesse. La discarica di idrossido di calcio, che ha una superficie di circa 50 ettari, occupa parte dell'area umida nota come "Saline Foggia di Frau", di interesse regionale e nazionale, mentre "l'area agricola è soggetta a fall-out delle particelle solide provenienti dalle emissioni delle centrali termoelettriche e dell'industria chimica. Il bacino del Cillarese è inquinato sul fondo dalle particelle solide dei reflui organici provenienti dal comune di Mesagne (Brindisi). Le grandi fosse settiche venivano utilizzate dall'acquedotto pugliese per la sedimentazione dei reflui organici della città di Brindisi prima dello smaltimento in mare; attualmente, dopo la realizzazione dell'impianto di depurazione di fiume Grande, sono in stato di abbandono con forte inquinamento dei terreni circostanti le vasche stesse. I capannoni ex SACA, ubicati nell'ansa valliva del canale Cillarese, hanno coperture costituite da materiali a base di amianto ed inoltre è probabile che nelle immediate vicinanze di essi siano stati smaltiti rifiuti pericolosi (fonte comune di Brindisi). Si hanno inoltre evidenze di inquinamento salino e batteriologico della falda riconducibili rispettivamente a emungimenti abusivi, dispersione di reflui non adeguatamente depurati, infiltrazioni di prodotti chimici utilizzati in agricoltura, dispersione nel suolo e nel sottosuolo di liquami zootecnici, rilascio di percolato proveniente da discariche con il fondo non impermeabilizzato o abusive. Le analisi effettuate in passato sui corsi d'acqua superficiali hanno comunque evidenziato un notevole livello di inquinamento batteriologico ed una rilevante presenza di sostanza organica. Le cause identificabili sono le immissioni di reflui civili non adeguatamente trattati, gli scarichi industriali, gli scarichi non collegati alla rete fognaria, gli sversamenti abusivi di acque di vegetazione. Principali caratteristiche ambientali. L'area si affaccia sul settore meridionale del mare Adriatico con un notevole sviluppo costiero (circa 30 km). Il territorio è caratterizzato da un andamento geomorfologico regolare e piuttosto pianeggiante, con scarso sviluppo di corsi d'acqua, generalmente a carattere torrentizio. Per quanto riguarda l'uso del territorio prevalgono le superfici agricole mentre le aree urbane e industriali risultano concentrate prevalentemente in corrispondenza della città di Brindisi. È caratteristica nel brindisino l'elevata percentuale di utilizzazione della superficie agricola disponibile; complessivamente prevale la copertura a seminativo. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 100 miliardi. Piano di caratterizzazione. Il Ministero dell'ambiente ha predisposto e consegnato ai soggetti titolari un documento di linee guida per la caratterizzazione dei suoli e delle acque nonché per la caratterizzazione delle aree marine. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. L'Enichem ha assunto un impegno finanziario di circa ventiquattro miliardi di lire per la messa in sicurezza, mediante impermeabilizzazione, di due aree individuate al bordo meridionale del polo petrolchimico, fortemente inquinate e destinate a discariche abusive; tali interventi sono inseriti nel piano di risanamento dell'area a rischio ambientale del territorio di Brindisi. TARANTO Comune - Località. Taranto, Statte. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali, di specchi marini (Mar Piccolo) e salmastri (Salina grande) Perimetrazione. All'interno del perimetro definito dal decreto dei Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti: un polo industriale di rilevanti dimensioni, con grandi insediamenti produttivi, e differenti tipologie di aree, quali: industria siderurgica (ILVA), raffineria (AGIP), industria cementiera (CEMENTIR); lo specchio di mare antistante l'area industriale comprensiva dell'area portuale (Mar Grande); alcune discariche; lo specchio marino rappresentato dal Mar Piccolo; la Salina Grande; cave dismesse. Il comparto siderurgico (ILVA) è il più grande polo nazionale. Nell'area sono inoltre presenti industrie manufatturiere di dimensioni medio-piccole. Il porto di Taranto, che movimenta da 30 a 40 milioni di tonnellate di merci, ed i cantieri militari e civili presenti nell'area, costituisce un'attività industriale primaria a rilevante impatto ambientale. La superficie interessata dagli interventi di bonifica e ripristino ambientale è pari a circa 22,0 km2 (aree private), 10,0 km2 (aree pubbliche), 22,0 km2 (Mar Piccolo), 51,1 km2 (Mar Grande), 9,8 km2 (Salina Grande). Lo sviluppo costiero è di circa 17 km. Il territorio perimetrato è compreso nell'area dichiarata "Area ad elevato rischio di crisi ambientale" nel novembre 1990. La dichiarazione è stata reiterata nel luglio 1997. Con decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 1998 è stato approvato il "Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Taranto". Le interferenze con l'ambiente prodotte dalle attività industriali sono di cospicua entità ed interessano tutti i comparti ambientali; le principali fonti di inquinamento sono rappresentate dalle industrie siderurgiche, petrolifere e cementiere. Principali caratteristiche ambientali. Il sito interessato si estende su una vasta area pianeggiante, prospiciente il golfo di Taranto. Gli insediamenti industriali presenti influenzano pesantemente il quadro socioeconomico, ambientale e paesaggistico. L'elevata antropizzazione rappresenta inoltre un ulteriore aspetto di pericolo per gli ecosistemi. L'area perimetrata racchiude aree che possiedono elevato interesse ai fini della conservazione del patrimonio naturale. I biotopi presenti comprendono zone umide, tratti di corsi d'acqua e di costa sia di natura sabbiosa che rocciosa; di particolare interesse sono le aree del mar Piccolo e le saline. Per quanto attiene lo stato dei suoli, pur mancando un quadro organico di informazioni, sono state già evidenziate zone interessate da cave che presentano fenomeni di degrado e dissesto localizzato e necessitano di interventi di bonifica. Sono inoltre presenti siti di discarica di rifiuti urbani non adeguatamente conterminati e numerosi siti di smaltimento abusivo di rifiuti di varia provenienza. I corsi d'acqua superficiali a carattere esclusivamente torrentizio sono recapito di reflui diversi scarsamente o per nulla depurati. Particolarmente compromessa appare la situazione del Paternisco e del canale di Aiedda, che recapita nel bacino ad elevata vulnerabilità del Mar Piccolo con evidenti risvolti sulla qualità dei sedimenti. Il Mar Piccolo risulta quindi gravemente compromesso dalla pessima qualità degli affluenti in esso recapitanti, che determinano un grave stato eutrofico, accentuato dalla particolare morfologia del bacino stesso. La situazione del mare presenta, dal punto di vista della qualità delle acque notevoli criticità dovute prevalentemente al carico dei bacini portuali. Il Mar Grande nel quale è localizzato il porto commerciale ed industriale riceve le acque depurate dei maggiori insediamenti industriali dell'area e diversi carichi non depurati provenienti dalla rete fognaria cittadina oltre ai già citato problema dell'inquinamento da sedimenti. Sono stati evidenziati un graduale depauperamento della flora acquatica tipica ed un peggioramento della qualità delle acque. Per quanto attiene le acque sotterranee, manca la conoscenza dello stato della falda sottostante le aree industriali; sono stati già evidenziati fenomeni di inquinamento diffuso di origine agricola e concentrato dovuto a rilasci di percolato da discariche incontrollate e da pozzi neri non adeguatamente impermeabilizzati. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 100 miliardi. Piano di caratterizzazione. Il Ministero dell'ambiente ha predisposto e consegnato ai soggetti titolari un documento di linee guida per la caratterizzazione dei suoli e delle acque nonché per la caratterizzazione delle aree marine. Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica. Da elaborare. CENGIO E SALICETO Comune - Località. Cengio (SV), Saliceto (AL). Tipologia dell`intervento. Bonifica e ripristino ambientale di area industriale in parte dismessa, di una discarica di rifiuti industriali e del fiume Bormida. Il sito è sottoposto a ordinanza commissariale con nomina di un commissario delegato. Perimetrazione. Il decreto di perimetrazione e stato firmato dal Ministro dell'ambiente in data 20 ottobre 1999 ed è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 1999. L'area perimetrata comprende un vasto territorio che si estende tra le regioni Liguria e Piemonte, lungo la direttrice rappresentata dal fiume Bormida e parte dei territori delle province di Savona, Alessandria, Cuneo ed Asti. In particolare sono interessati i comuni di Cengio (SV) e Saliceto (CN). In tale perimetraziorie l'area è stata suddivisa in tre zone: Zona A - Area di elevato rischio: da sud a nord ricomprende le aree occupate dall'insediamento industriale, la discarica di Pian Rocchetta e l'alveo del fiume Bormida ramo di Millesimo dal punto immediatamente a monte della presa di acqua dello stabilimento ACNA di Cengio, fino al punto di restringimento morfologico della valle sul fiume stesso a monte dell'abitato di Saliceto. Lungo questa direttrice ricomprende alla destra orografica del fiume Bormida ramo di Millesimo il territorio fino alla strada statale n. 339 e alla sinistra orografica l'area interessata da tutti i depositi alluvionali, secondo quanto riportato nella carta geologica d'Italia, a scala 1:100.000. La superficie delle aree private perimetrate (stabilimento e discarica di Pian Rocchetta) è di circa 122 ettari. Zona B - Area di medio rischio: ricomprende l'alveo del Fiume Bormida ramo di Millesimo dal punto immediatamente successivo a quello dove termina la zona A, fino al limite amministrativo tra i comuni di Monesiglio e Prunetto. Per alveo del fiume si intende lo spazio compreso fra la linea di massima piena del fiume sulle sponde destra e sinistra del fiume stesso, nonché le aree esondabili demaniali. Zona C - Area di possibile rischio: ricomprende l'alveo come definito nella zona B del fiume Bormida ramo di Millesimo dal punto immediatamente successivo a quello dove termina la zona B, fino alla confluenza con il ramo di Spigno. Inoltre nel decreto di perimetrazione, al comma 2 dell'articolo unico, viene decretato che "Ai fini del monitoraggio delle acque del fiume Bormida, il commissario delegato si avvarrà delle risultanze fornite dalla stazione di monitoraggi o di Cassine". Lo stabilimento ACNA C.O. di Cengio e la discarica di Pian Rocchetta, si trovano nel bacino idrografico del fiume Bormida. La storia dell'ACNA inizia nel 1882, quando la SIPE apre a Cengio uno stabilimento per la produzione di esplosivi destinati alle forze armate: già a partire dal 1909 si osservano i primi effetti degli scarichi inquinanti riversati nel fiume, tanto da indurre il pretore di Mondovì ad emanare una ordinanza nella quale si dichiaravano non utilizzabili, perché inquinati, i pozzi di acqua potabile di tre comuni situati lungo il corso del Bormida a valle di Cengio. Nel 1912 rileva lo stabilimento l'ACNA (Azienda coloranti nazionali ed affini) ed avvia la produzione di coloranti. Nel 1938, le acque del fiume non vengono più utilizzate per l'irrigazione. Nel 1986 i sindaci della Valle Bormida presentano un esposto alla magistratura nel quale accusano l'ACNA di scaricare nel Bormida sostanze inquinanti con concentrazioni superiori a quelle previste dalla allora vigente legge Merli. Lo stabilimento ACNA, nell'ultimo periodo di attività, produceva circa 30.000 t/a di intermedi organici, in particolare derivati dalla naftalina (naftalenici) e dal benzene (benzenici) utilizzando processi di solforazione, fusione alcalina, nitrazione, amminazione, condensazione. I prodotti più importanti sono: betaftanolo, acido bon, tobias, isogamma, alfamminoantrachione ptalocianina metamminofenolo, ammine. Questi prodotti intermedi, vengono utilizzati per la produzione di prodotti finiti quali: coloranti, pigmenti, prodotti per l'agricoltura, farmaceutici, intermedi per gomma. L'acido isogamma e tobias, sono le principali materie prime per la produzione dei coloranti reattivi; il betaftanolo l'acido bon e l'acido tobias, sono gli intermedi essenziali per la produzione di pigmenti rossi per vernici e per la colorazione della plastica; il betaftanolo viene anche impiegato nella industria farmaceutica per la produzione di antinfiammatori ed antipiretici di larghissimo consumo; la ptalocianina trova applicazione nella produzione di inchiostri. Principali caratteristiche ambientali. Dal punto di vista geologico il sito ACNA è interessato dalle seguenti formazioni geologiche: terreni di riporto, costituiti sia da materiale inerte che da residui di natura industriale su tutta la superficie, ad esclusione di alcune zone all'esterno del muro di cinta; depositi alluvionali, costituiti da sabbie con ghiaia e ciottoli, limi sabbiosi, sabbie sciolte, ghiaie in matrice sabbioso limosa; substrato marnoso/arenaceo, con al tetto consistenza liroide o in scaglia, che costituisce la base impermeabile ai terreni/depositi soprastanti. Idrogeologicamente la circolazione idrica sotterranea avviene attraverso i materiali di riporto ed i depositi alluvionali del fiume Bormida: l'acquifero non confinato presenta modesto spessore con valori che variano da 0 a 7 metri e la soggiacenza della falda superficiale (alimentata principalmente dall'infiltrazione delle acque meteoriche nell'area dello stabilimento, dalle acque di ruscellamento superficiale dei rilievi circostanti e dalle acque del Bormida che penetrano dalla zona orientale; lato Ponte Donegani), è intorno ai 5 m dal p.c. è funzione della morfologia di superficie. Il deflusso della falda freatica, influenzato dall'assetto geologico-strutturale e dagli interventi antropici come per esempio le opere di contenimento del percolato, è in generale centrifugo rispetto allo stabilimento. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Sulla base dell'accordo di programma e delle risorse già destinate al commissario delegato per l'emergenza ACNA è stato stimato un fabbisogno di larga massima pari a 370 miliardi. In particolare per il sito di Pian Rocchetta è stato previsto un costo complessivo di bonifica pari a 7 miliardi e per l'asta fluviale del Bormida le regioni hanno individuato un fabbisogno di 10 miliardi. Piani di caratterizzazione. Sono stati elaborati piani di caratterizzazione, relativamente al suolo, alle acque sotterranee e superficiali. Tali elaborati, oggetto di istruttoria da parte del Ministero ambiente, hanno permesso di evidenziare la carenza di dati necessari soprattutto per la stima dei volumi di terreno contaminato e dei rifiuti presenti, in modo particolare nelle aree denominate impianti, servizi ed aree interne (bacini): a tale proposito è stata evidenziata, la necessità di effettuare sondaggi geognostici su di una maglia 25 x 25 metri. Necessita inoltre l'adozione di un criterio univoco per il prelievo del materiale e per la formazione del campione da sottoporre ad analisi chimica, vista la difficoltà ad oggi riscontrata, nel confrontare i valori degli analiti ricercati nei campioni prelevati con metodi differenti, e dei quali è quindi impossibile effettuare il confronto. Per quanto riguarda la caratterizzazione dei rifiuti questa deve essere effettuata su di un campione unico, a prescindere dalla sua posizione stratigrafica, verificando la tossicità dei contaminanti presenti. Data la possibilità di rinvenimento di fusti sepolti, i carotaggi non devono essere di tipo distruttivo. Per quanto riguarda la situazione idrogeologica, vista la grande mole di dati a disposizione, risulta necessaria la realizzazione di un GIS per la lettura e l'interpretazione di tali dati. Inoltre è necessaria la costruzione di una carta dell'andamento del tetto delle marne, al fine di evidenziare eventuali paleomorfologie presenti, fondamentali nella ricostruzioni della circolazione idrica sotterranea. Necessaria per la valutazione di eventuali interventi di messa in sicurezza e/o bonifica, risulta essere la predisposizione di un protocollo di monitoraggio piezometrico ed idrochimico dell'area in esame. La caratterizzazione delle acque superficiali, risulta scarsamente analizzata e quindi deve essere soggetta ad ulteriori indagini. In data 7 marzo 2000 è stato approvato, in sede di Conferenza di servizi, il piano di caratterizzazione delle aree pubbliche predisposto dal commissario delegato. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. A partire dal 1984, sono state realizzate delle opere di contenimento, al fine di impedire la filtrazione delle acque di falda dall'area dello stabilimento verso l'esterno. Tali opere di contenimento, costituite da una alternanza di opere in muratura, calcestruzzo, diaframmi plastici, jet-groutings e trincee drenanti, dovranno essere sostituite con uno sbarramento continuo costituito da un diaframma plastico cemento-bentonite, che si intesti sul substrato marmoso impermeabile, con interposto telo in HDPE. Contemporaneamente, al fine di evitare possibilità di intrusione delle acque del fiume Bormida all'interno dello stabilimento in caso di esondazione sarà necessario l'innalzamento/rafforzamento del muro di cinta o la sostituzione dello stesso qualora risulti inidoneo e la protezione spondale da erosione fluviale realizzata con massi di cava. In data 7 marzo 2000 sono stati approvati i progetti preliminari relativi alla realizzazione del diaframma plastico e della trincea drenante. Alcune attività sono già iniziate. Briglie. Per quanto riguarda la realizzazione delle briglie appare modesto il contributo che forniscono in termini di incremento del livello di falda di subalveo, bisogna quindi valutare attentamente la necessità dell'intervento anche in termini di rapporto costo/beneficio e le conseguenze sull'equilibrio fisico ed ecologico dell'alveo. Bacini. In questo settore l'unico controllo di salvaguardia ambientale è il controllo indiretto, costituito dal monitoraggio del percolato in ingresso al trattamento biologico. Delle impermeabilizzazioni presenti è assolutamente ignota la loro efficacia. È in discussione la completa rimozione dei bacini stessi e l'invio a idoneo smaltimento. Discarica di Pian Rocchetta. Il progetto di massima prevede la messa in sicurezza provvisoria mediante cinturazione con trincee di captazione. In data 4 dicembre 2000 è stato firmato l'accordo di programma, ai sensi dell'art. 9, comma 4, del decreto ministeriale n. 471/1999, relativamente al completamento degli interventi di messa in sicurezza d'emergenza nonché per la realizzazione degli interventi di bonifica e ripristino ambientale del sito. PIOMBINO Comune - Località. Piombino (LI). Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di area industriale ed ex industriale. Perimetrazione. All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro dell'ambiente sono presenti: un polo industriale di notevoli dimensioni; che per ragioni storiche si estende verso il centro urbano della città e sul quale sono state effettuate le seguenti attività produttive: attività siderurgiche a ciclo integrale, centrali termoelettriche, produzione di laminati zincati e/o verniciati, produzione di gas tecnici e gas medicali, produzioni di tubazioni zincate e con rivestimento plastico; area marina antistante; aree di riempimento e colmata con materiali di riporto e discariche di rifiuti prevalentemente industriali. Le aree industriali in attività e dismesse hanno una estensione complessiva di circa 236 ha mentre le aree di colmata circa 567 ha e le discariche circa 48 ha. La presenza di aree industriali a ridosso delle zone urbanizzate comporta un degrado ambientale e un rischio di eventi incidentali sicuramente molto rilevante. Alle attività industriali, si aggiunge, in termini di impatto ambientate, l'attività portuale caratterizzata da notevole traffico di materie prime destinate alle attività industriali e da traffico turistico commerciale di collegamento con le isole. I principali problemi ambientali connessi con la presenza delle predette attività industriali possono essere così sintetizzati: inquinamento atmosferico da polveri, IPA, benzene, NOx', SO2'; accumulo di residui di lavorazioni attuali in situazioni di rischio; presenza di rilevati artificiali costituiti da residui di lavorazioni industriali attuali e pregresse, con riduzione della percolazione delle acque meteoriche nel suolo e formazione di falda artificiale contaminata; discariche industriali dismesse di rifiuti pericolosi ed ex discariche di RSU in parte ancora da bonificare; eccessivo emungimento delle acque di falda con conseguente abbassamento del livello piezometrico ed intrusione di un cuneo di acqua salmastra; presenza nelle acque superficiali provenienti dalla zona di riempimento interna allo stabilimento siderurgico di IPA ed altri inquinanti tipici della distillazione del carbone; pH elevato di tutte le acque di drenaggio dell'area. Principali caratteristiche ambientali. Gli interventi di riempimento realizzati nelle aree industriali su terreni a bassissima permeabilità, costituiti da limi compatti e argille, hanno determinato una sorta di "falda sospesa artificiale" che alimenta durante tutto l'anno emergenze, solo in parte conosciute. Visti i materiali con cui il riporto è stato realizzato queste emergenze sono fortemente alcaline ed in alcuni casi sono caratterizzate dalla presenza di sostanze provenienti dalla distillazione del carbon fossile. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I costi di caratterizzazione sono stati valutati in circa 4,0 miliardi di lire. Le risorse necessarie per gli interventi prioritari e quelli di medio periodo sono stimate in circa 50 miliardi di lire. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno totale di larga massima pari a circa 87 miliardi. Piani di caratterizzazione. In corso di elaborazione. Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica. In parte elaborati, in parte in corso di elaborazione, in parte da elaborare. MASSA E CARRARA Comune - Località. Massa, Carrara. Tipologia dell'intervento. Bonifica dell'area industriale, della falda idrica sottostante e dell'area marina antistante ivi compresa l'area portuale. Perimetrazione. All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro dell'ambiente del 21 dicembre 1999 sono presenti: diversi impianti industriali dismessi (farmaceutici, petrolchimici, siderurgici, etc.); una discarica di ceneri provenienti dall'inceneritore Cermec, attualmente in disuso; falda acquifera inquinata dalle attività industriali sopra indicate; l'area marina antistante la zona industriale; l'area portuale; aree industriali marmifere (ravaneti). In particolare, per quanto riguarda le aree industriali, sono state individuate le seguenti aree di intervento: area ex Enichem (167.000 m2); area ex Italiana Coke (354.000 m2); area ex Dalmine (187.000 m2); discarica ex inceneritore Cermec (21.481 m2); sono quasi conclusi i lavori di messa in sicurezza e deve essere completata la messa a dimora dei rifiuti. È previsto un ulteriore intervento per risanare le aree che non erano comprese nel primo intervento. Per la conclusione complessiva dei lavori occorre aspettare le verifiche sulla falda e sul nuovo progetto; discarica Buca degli Sforza; area ex Resine della Farmoplant (200.000 m2); l'area è stata dichiarata bonificata con decreto regionale 9875/95 e sono in corso lavori di risistemazione in vista del possibile riutilizzo; area Sabed; area Fibronit con presenza di lastre in cemento - amianto. Il sito occupa un'area privata di 8,1 km2 e un'area pubblica avente l'estensione di circa 2700 ettari. L'articolo 8 del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142, convertito con legge 3 luglio 1991, n. 195 ha disposto interventi per la riqualificazione ed il risanamento ambientale degli stabilimenti industriali della provincia di Massa Carrara considerata area ad elevato rischio di crisi ambientale. Principali caratteristiche ambientali. L'area ex Enichem presenta un'inquinamento dei terreni da metalli, pesticidi ed un inquinamento della falda principalmente da pesticidi. L'area ex Italiana Coke risulta contaminata da IPA, metalli, solventi e fenoli derivanti dalle vecchie lavorazioni della cokeria. L'area ex Dalmine risulta contaminata da metalli e idrocarburi. Le aree dei ravaneti sono caratterizzate da inquinamento delle sorgenti di acqua potabile e dei corpi idrici superficiali da polveri della lavorazione del marmo. Dalle indagini preliminari risulta che l'acquifero superficiale presente non è adeguatamente separato dalle falde più profonde in quanto mancante uno strato di base impermeabile continuo. La stratigrafia generale può essere schematizzata nei seguenti orizzonti litologici: materiale di riporto: spessore circa 2 metri; strati a permeabilità variabile costituiti da alternanze di argille sabbiose, sabbia e ghiaia e sabbie argillose; deposito alluvionale costituito da alternanze di ghiaie e sabbie. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 85 miliardi. Piano di caratterizzazione. In corso di elaborazione. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Sono stati avviati interventi di bonifica dei siti industriali di grandi dimensioni (Farmoplant, Italiana Coke, Enichem, Ferroleghe, ILVA-Dalmine) nonché del sito dell'ex inceneritore del C.E.R.M.E.C. Le bonifiche dei siti inquinati già approvate ed iniziate prima dell'entrata in vigore del decreto ministeriale 471/1999 debbono essere riprese e portate a definitivo compimento. Il Ministero dell'ambiente sta riconducendo tale procedimento all'interno di quello delineato dalla legge 241/1990 mediante l'espletamento di apposite Conferenze di Servizi. Deve, peraltro, essere effettuato un più puntuale lavoro di accertamento e caratterizzazione di altri siti, attesi i problemi di inquinamento della falda che si sono, nel frattempo, manifestati. CASALE MONFERRATO Comune - Località. L'area comprende il territorio di 48 comuni, dei quali 45 in provincia di Alessandria, 2 in provincia di Vercelli e 1 in provincia di Asti. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di un'area industriale dismessa di lavorazione e produzione di manufatti di amianto e delle aree cittadine contaminate da amianto. Perimetrazione. L'area all'interno del perimetro, definito dal decreto del Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000, è interessata da una diffusa presenza di manufatti di amianto, alcuni dei quali ormai in stato di avanzato degrado e pertanto altamente pericolosi. In particolare nell'area sono presenti: area industriale ex-Eternit, avente una superficie di 90.000 mq circa; territorio dei comuni compresi nella ex-USL 76. L'area, avente una superficie di circa 738,95 km2, comprende circa 96.000 abitanti (con una densità pari a 130 ab/km2) distribuiti in modo disomogeneo sul territorio. Infatti 41.700 vivono a Casale Monferrato, 9.085 a Trino e 3.755 a Moncalvo; la rimanente popolazione vive in 45 Comuni, 14 dei quali aventi meno di 1.000 abitanti e 11 meno di 500. All'interno di questo territorio furono utilizzati polveri di tornitura dei tubi Eternit, sfridi e scarti di lavorazione utilizzati in sottotetti, cortili, strade, aree sportive, etc., per un volume complessivo di circa 3.000 mc. Nel territorio dei Comuni della ex-USL 76 sono presenti in modo diffuso copertura di edifici pubblici e privati, aventi le seguenti superfici: edifici pubblici: 300.000 mq; edifici privati, 1.700.000 mq. Nel territorio perimetrato, vicino allo stabilimento Eternit, era inoltre presente materiale da rimuovere lungo la sponda destra del Po, il cui volume è stato stimato in 2.000 m3. Il territorio di Casale Monferrato ed i territori facenti parte della ex-USL 76 sono stati inseriti, con il decreto-legge 461/1996, tra le "aree critiche ad elevata concentrazione di attività industriali". Principali caratteristiche ambientali. Dal punto di vista morfologico l'area è in parte pianeggiante (territorio di 13 Comuni) ed in parte collinare (territorio di 35 Comuni). Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Per il completamento degli interventi di messa in sicurezza e bonifica è stato stimato un fabbisogno pari a 18,3 miliardi di lire (approvazione mediante DGR n. 52-26047 del 23 novembre 1998). In favore dell'area sono già state assegnate dal Ministero dell'ambiente risorse pari a 20 miliardi di lire per il finanziamento dei primi interventi di risanamento previsti nel Piano all'uopo predisposto dalla regione Piemonte ed adottato con delibera del Consiglio regionale dell'11 dicembre 1996 per una somma globale di L. 79,8 mld di cui richiesti 46,8 mld, già finanziati o cofinanziati 28,5 mld. Piani di caratterizzazione. Sono state individuate le zone da bonificare. Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica. La giunta regionale del Piemonte ha individuato, con DGR n. 104-20940 del 14 luglio 1997 e successive modifiche, l'elenco generale degli interventi contemplati nel piano dell'area critica ad elevata concentrazione di attività industriali di Casale Monferrato, poi approvato dal Ministero dell'ambiente con nota del 24 luglio 1997 (prot. n. 17566/ARS/M/DI/VDA): L. 137/1997. Il Piano individua le attività da intraprendere per la rimozione dei fattori di criticità e, oltre al completamento delle opere di bonifica dello stabilimento Eternit, prevede in via prioritaria l'allestimento di una discarica monouso al servizio di tutto il territorio, indispensabile per consentire l'avvio dell'opera di risanamento ed idonea ad accogliere e smaltire grossi quantitativi di rifiuti di amianto (circa 100.000 metri cubi). Di tale impianto è stata prevista una vasca di 5.000 mc con caratteristiche di discarica di tipologia 2C per rifiuti già classificabili tossico-nocivi, destinata ad accogliere polverino e materiale di cemento - amianto estremamente deteriorabile, rifiuti non altrimenti smaltibili, sottoposta alla valutazione di impatto ambientale, conclusasi favorevolmente con il Dec/VIA/5469 del 16 novembre 2000. Le opere di bonifica saranno precedute da uno specifico censimento delle fonti di inquinamento per stabilire le priorità di intervento e vigilate in corso di esecuzione mediante idonee attività di monitoraggio. Nel piano è stata altresì inserita l'attività di sperimentazione di procedimenti di inertizzazione termica dell'amianto, finalizzata alla rimozione delle caratteristiche di pericolo dell'amianto ed alla riduzione volumetrica dei rifiuti onde facilitarne il recupero. In tale ottica sarà allestito un impianto pilota di inertizzazione termica delle fibre di amianto. Le previste attività di rimozione e smaltimento hanno finora riguardato sia gli utilizzi impropri di polveri e scarti di lavorazione che le coperture degli edifici pubblici e privati. Allo stato sono stati bonificati 33.235 mq di coperture in cemento amianto, sono state rimosse fonti inquinanti puntuali nello stabilimento ex Eternit di Casale ed è stata bonificata la discarica posta sulla sponda del fiume Po, in prossimità dello stabilimento medesimo, oltre le avviate attività di monitoraggio, censimento e indagine epidemiologica. LITORALE DOMITIO FLEGREO ED AGRO AVERSANO Comune - Località. L'area perimetrata comprende il territorio di 59 Comuni, appartenenti alle province di Napoli e Caserta. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di aree inquinate dallo smaltimento abusivo di rifiuti, fascia costiera antistante. Perimetrazione. Il Ministro dell'ambiente, in deroga alla normativa vigente, definisce il perimetro dell'intervento d'intesa con il commissario delegato - Presidente della regione Campania (Ordinanza n. 2948, art. 4, comma 2, del 25 febbraio 1999). Il decreto di perimetrazione è stato firmato in data 10 gennaio 2000. L'area perimetrata è caratterizzata dalla presenza diffusa di numerose discariche di rifiuti urbani ed industriali. L'attività condotta dalla commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti ha consentito di dare una dimensione alle discariche abusive effettuate nel territorio in questione. Ulteriori approfondimenti condotti nell'ambito delle attività poste in essere con le ordinanze di Protezione civile relative alla gestione dei rifiuti nel territorio della regione Campania hanno aggiunto a quelli già noti ulteriori siti. Nel perimetro è anche compresa la fascia costiera che si estende per circa 75 km. Principali caratteristiche ambientali. Lo smaltimento abusivo dei rifiuti ha comportato l'inquinamento diffuso del suolo mentre la mancata tutela delle acque ha causato la contaminazione dei sedimenti e delle acque dei bacini lacustri. Anche le falde superficiali, a causa della presenza delle discariche di rifiuti senza impermeabilizzazione di fondo, hanno subito gravi fenomeni di compromissione della qualità delle acque. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Una stima preliminare effettuata dal commissario delegato - Presidente della regione Campania quota a 150 mld il fabbisogno di larga massima per la bonifica e ripristino ambientale dell'area. Piani di caratterizzazione. È stato predisposto e consegnato al commissario un protocollo di linee guida per la caratterizzazione delle aree a terra e a mare. Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica. Da elaborare. Dopo la fase di razionalizzazione ed accelerazione del processo d'individuazione e caratterizzazione dei siti inquinati sarà necessario procedere alla progettazione degli interventi, utilizzando a tal fine tutti gli strumenti disponibili per un accurata diagnosi e tutela del territorio. Concomitanti attività di progettazione nel settore degli scarichi e della gestione dei rifiuti dovranno bloccare nuovi inquinamenti. PITELLI Comune - Località. La Spezia (località Pitelli), Lerici (La Spezia), Arcola. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di discariche di rifiuti pericolosi, di siti industriali e area marina antistante. Perimetrazione. All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti: discariche di rifiuti urbani speciali e pericolosi illegalmente utilizzata per lo smaltimento di rifiuti altamente pericolosi (Ruffino - IPODEC); aree di smaltimento abusivo di rifiuti industriali (area "Tiro al Piattello" e "Campetto"; area Enel di produzione energia elettrica; siti di stoccaggio (carbonili) della centrale a carbone dell'Enel (1.200 MW); area industriale Oto Breda per la produzione di armi; area industriale PBO per la produzione di ossidi di piombo; area Pertusola, dismessa da circa 30 anni, per la produzione di piombo; area cantieri navali dove, prima degli anni '80, venivano effettuate, tra l'altro, scoibentazioni di materiali a base di amianto. La superficie delle aree private è di circa 168 ettari, mentre quella delle aree pubbliche è di 1.715 ettari. I rifiuti abbancati dall'inizio dell'attività della discarica sono costituiti da varie tipologie di rifiuti industriali classificabili come pericolosi, quali intermedi di lavorazione dei silani, residui di catalizzatore di nichel esausto. I rifiuti sono stati altresì rinvenuti in un'area adibita a parcheggio dei mezzi per la raccolta dei rifiuti. Tale situazione ha comportato un inquinamento, non solo del suolo e sottosuolo, ma anche delle falde acquifere superficiali e profonde dove si è rilevata la presenza di alte concentrazioni di metalli pesanti (mercurio, piombo, cadmio, cromo e nichel), oltre che inquinanti di origine organica. Il sito, già oggetto di indagini dell'Autorità giudiziaria che, a partire dal 1994, hanno portato ad avvisi di garanzia e incriminazioni di tecnici e amministratori, è stato posto sotto sequestro nell'ottobre 1996 e successivamente dissequestrato nel 1999. Le indagini preliminari disposte dalla Magistratura hanno riscontrato, nelle acque sotterranee del sito, alte concentrazioni di piombo, di rame, di arsenico ed inoltre emissioni spontanee di gas ammoniacale e miscele gassose di metano ed acetilene e di glicole etilenico. La Procura della Repubblica di La Spezia ha disposto, inoltre, una perizia per incidente probatorio attuato da un collegio peritale che ha effettuato indagini di caratterizzazione dei rifiuti rinvenuti. Il Ministero dell'ambiente si è costituito parte civile nel procedimento penale aperto presso il Tribunale di La Spezia. Principali caratteristiche ambientali. L'area in esame, ubicata nella parte orientale del territorio del comune di La Spezia e per una piccola porzione nel comune di Lerici, fa parte del promontorio del Golfo di La Spezia. I litotipi in affioramento sono costituiti da rocce prevalentemente a bassa permeabilità, con conseguente circolazione idrica sotterranea non ben definita ed assenza di sorgenti di consistenza significativa. Nel sottosuolo del sito è possibile distinguere due complessi idrogeologici a comportamento diversificato: substrato lapideo a permeabilità scarsa - media per fratturazione, complesso sedimentario costituito da depositi attuali prevalentemente alluvionali (alvei minori) ed in parte dalle alluvioni fluvio-lacustri di fondovalle. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I costi di bonifica sono stati stimati pari a circa 75 miliardi di lire. Piani di caratterizzazione. Nel novembre 2000 è stato presentato il piano di caratterizzazione dell'area ex IPODEC. Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica. Nel novembre 2000 è stato presentato un progetto preliminare per la messa in sicurezza della discarica Ruffino-Pitelli. BALANGERO Comune - Località. Balangero e Corio. Tipologia dell'intervento. Messa in sicurezza e bonifica miniera di estrazione amianto, discariche annesse, vasche di decantazione fanghi, e stabilimento industriale. Perimetrazione. All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti: zona di estrazione; stabilimento ed impianti per la lavorazione dell'amianto; due discariche lapidee; vasche di decantazione fanghi. La superficie dell'area perimetrata è pari a circa 310 ettari. Nella miniera S. Vittore di Balangero è stato estratto amianto di serpentino a partire dagli anni `20 sino al 1990, anno del fallimento della società Amiantifera di Balangero S.p.a. Tale produzione ha comportato la messa a dimora nei siti limitrofi ai bacini di coltivazione di circa 40 milioni di metri cubi di materiali (di cui 800.000 metri cubi di amianto in fibra libera), proveniente dal processo di arricchimento del minerale) e roccia a basso tenore di minerale e terreni di copertura). Le discariche insistenti sul versante Corio hanno un notevole impatto visivo non essendo per nulla rivegetate ed avendo un'inclinazione media degli accumuli decisamente superiore a quella delle discariche sul lato Balangero. La situazione del versante orientale della discarica è critica in quanto, mancando il gradone di contenimento, il versante è soggetto a fenomeni di instabilità che hanno prodotto lo scivolamento verso valle di almeno 500.000 metri cubi di materiale. Principali caratteristiche ambientali. L'area si estende sui due versanti di una dorsale montuosa che si snoda nella direzione ovest-est e si articola in tre cime. Tra la prima e la seconda cima è localizzato il bacino di coltivazione della ex miniera avente un'area di circa 50 ettari (oggi divenuto un lago di 10 ettari circa); tra la seconda e la terza, lungo una vasta area quasi pianeggiante, e a valle di questa, a nord verso Corio e a sud verso Balangero, è localizzata l'area di discarica. Gli stabilimenti di lavorazione ed i depositi si trovano a sud del bacino di coltivazione, sul lato Balangero. La stratigrafia dei terreni può essere cosi schematizzata (dal basso verso l'alto): substrato roccioso di rocce metamorfiche a bassa permeabilità; terreni sedimentari a bassa e media permeabilità; strati di ricopertura di sterili di cava e di lavorazione. Attualmente le discariche ubicate sul versante Balangero presentano problemi di carattere idrologico, in quanto, nel corso degli anni, la rete di raccolta delle acque superficiali, già sottodimensionata all'origine, ha perso la sua efficienza dando origine a fenomeni erosivi che in alcuni settori hanno causato instabilità anche severe se pur localizzate. Recenti indagini geognostiche (gennaio 1999) hanno evidenziato strati di ricopertura di sterili di cava e di lavorazione maggiori di 15 metri rispetto alla cartografia esistente. Sull'intera discarica lato Corio manca ogni regimazione delle acque superficiali, che scorrono libere su forti pendenze provocando fenomeni erosivi del materiale detritico fino a determinare il manifestarsi di fenomeni calancoidi. Un ulteriore problema ambientale è rappresentato dalle vasche di decantazione del materiale fine (fanghi) in località "Rio Pramollo". Si tratta di sedimenti prevalentemente limosi, derivanti da attività di recupero degli sterili a granulometria fine (30% di fibre di amianto in fibre libere) e dalle acque di lavaggio degli sterili in pezzatura grossolana, venduti a terzi come inerti. Il volume accumulato è stimato intorno ai 15.000 metri cubi. Le aree di accumulo sono prive di copertura vegetale, esposte agli agenti atmosferici e quasi completamente essiccate in superficie. Le analisi eseguite dall'ARPA mostrano che è in atto un fenomeno di dilavamento dei sedimenti ad opera delle acque del rio Pramollo. Sei ulteriori bacini assimilabili a quelli sopra descritti sono presenti nelle aree dell'ex miniera. Il volume accumulato è stimato in 40.000 metri cubi. Anche in questo caso le aree di accumulo sono attualmente esposte agli agenti atmosferici. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. La legge n. 257/1992 ha stanziato la somma di 30 miliardi. Il progetto di massima per il risanamento ambientale dell'area fatto redigere dalla regione Piemonte nel 1993 individua un fabbisogno finanziario di lire 52 miliardi e 47 milioni. Recenti previsioni di spesa stimano in lire 62 miliardi e 197 milioni il fabbisogno globale. Dei 32 ulteriori miliardi sono impegnabili entro il 2000 circa 10 miliardi. Piani di caratterizzazione. Sono disponibili indagini geognostiche pregresse, sia per il versante Balangero che per il versante Corio (12 sondaggi stratigrafici) e nuove indagini geosismiche per il versante Corio. Progetto di messa in sicurezza e bonifica. L'intervento di bonifica è attualmente affidato alla R.S.A. S.r.l., società di scopo a capitale pubblico (enti locali) costituita in attuazione del già citato Accordo di programma interministeriale. Oltre ai gravi problemi di carattere statico, idrogeologico ed idraulico degli accumuli di discarica sui versanti di Balangero e Corio, il progetto di massima di bonifica suddetto individuava uno stato di contaminazione diffusa da polvere di amianto in tutte le aree dello stabilimento ed evidenziava l'assoluta necessità di una messa in sicurezza dei fabbricati (superficie coperta di 60.000 mq circa), preliminare alla loro demolizione. Per quanto attiene la zona dell'ex bacino di coltivazione, il progetto redatto nel 1993 non prevedeva alcuna misura di messa in sicurezza ma solo un divieto di accesso all'area se non per interventi di manutenzione e controllo da parte di addetti specializzati ed un sistema di monitoraggio continuo delle condizioni statiche ed ambientali dell'area. Purtroppo le demolizioni dei fabbricati sono state avviate da soggetti terzi, aggiudicatari di asta fallimentare dei beni della fallita Amiantifera Balangero, ed eseguite in difformità dalle norme sull'igiene e sicurezza del lavoro. Per tale motivo, tale cantiere è stato lungamente sotto sequestro dell'Autorità giudiziaria. Stato della progettazione degli interventi. Progetto di massima redatto dalla Finpiemonte S.p.a. su incarico della regione Piemonte, approvato dal Comitato tecnico operativo di coordinamento previsto dal citato Accordo di programma tra Ministero dell'ambiente, Ministero dell'industria, Ministero della sanità, regione Piemonte, Comunità montana Valli di Lanzo, comune di Balangero e approvato dalla giunta regionale del Piemonte con DGR n. 206-29184 del 25 ottobre 1993. Progettazioni per lotti funzionali redatte ai sensi della nuova normativa sui lavori pubblici (legge n. 109/1994 e s.m.i.) e comunque riportati nell'ambito del procedimento istruttorio e approvativo condotto dal Ministero dell'ambiente nell'ambito della legge n. 241/1990. Progetti preliminari: opere di contenimento al piede discarica lato Balangero; opere di bonifica e risanamento ambientale bacino Rio S. Biagio e altri bacini (progettazione in corso). Progetti definitivi: sistemazione idrogeologica ed idraulica lato Corio: approvato dal CTOC e presentato al Min. Amb. per l'approvazione; opere di messa in sicurezza e risanamento ambientale vasche Rio Pramollo: approvato dal CTOC e presentato al Min. Amb. per l'approvazione; canale scolmatore dell'ex bacino di coltivazione (lago): approvato dal CTOC e presentato al Min. Amb. per l'approvazione; recinzione fascia di rispetto versante lato Corio: approvato dal CTOC e presentato al Min. Amb. per l'approvazione. Progetto esecutivo: sistemazione idrogeologica ed idraulica lato Balangero: approvato dal CTOC, approvato da una Conferenza dei servizi indetta ai sensi dell'art. 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e inviato per conoscenza al Min. Amb.; opere in fase di realizzazione. Al momento attuale non sono stati redatti, per mancanza di risorse, i progetti relativi alle seguenti opere, ritenute peraltro indispensabili: recinzione complessiva dell'area; strada di accesso alle vasche di decantazione Rio Pramollo; bonifica del bacino di coltivazione (lago di cava); bonifica e demolizione impianti e magazzini. Le progettazioni effettuate a tutto il giugno 2000 hanno determinato una spesa di L. 1.300.000.000. Interventi già realizzati e appaltati. La R.S.A. S.r.l. esegue una parte delle attività di risanamento ambientale in amministrazione diretta, attraverso personale operativo composto da sette operai, un responsabile tecnico (in attuazione di quanto indicato dall'art. 11 della legge n. 257/1992). Le attività svolte in amministrazione diretta, dal novembre 1995 al giugno 2000, hanno determinato opere ed investimenti finalizzati alla loro realizzazione, ad oggi quantificabili in L. 5.600.000.000 e sono sinteticamente le seguenti: 1) stesa collante con cadenza annuale mediante elicottero sulla discarica versante di Corio per limitare la dispersione di fibre di amianto nell'ambiente dal 1995 al 1999; 2) installazione ed esercizio rete di monitoraggio meteorologico ambientale (cinque stazioni); 3) esecuzione campagne di rilievo inclinometrico e installazione di cinque nuovi inclinometri; 4) installazione segnaletica dissuasiva dell'accesso alle aree dell'ex miniera; 5) costruzione ed esercizio impianto logistico di cantiere per le proprie maestranze ed in grado di ospitare i lavoratori delle imprese appaltatrici dei lavori, per le operazioni di decontaminazione da amianto di personale e mezzi d'opera; 6) messa in sicurezza di un cumulo di amianto in fibra (mc 130 ca.) abbandonato all'aperto; 7) allestimento ed esercizio due vivai per la sperimentazione di specie erbacee, arboree ed arbustive, per gli interventi di ingegneria naturalistica e la rivegetazione dei versanti di discarica; 8) sistemazione rete viaria interna al sito e manutenzione relativa; 9) messa in sicurezza di due silos contenenti amianto (300 mc circa). Sono, inoltre, in fase di realizzazione le opere previste dal progetto per la sistemazione idrogeologica ed idraulica del versante Balangero. Tali opere sono eseguite parte in amministrazione diretta, parte in appalto. L'attività in amministrazione diretta è iniziata nel dicembre 1998 e nel luglio 1999 è avvenuta la consegna dei lavori per le opere appaltati. L'impegno complessivo di spesa per tale intervento è di L. 3.470.000.000. Contestualmente sono state svolte le attività di integrazione alla progettazione per la messa in sicurezza del versante Corio, disposte dalle Conferenze di servizi tenute in più riprese, presso il Ministero ambiente, ai sensi della legge n. 241/1990. Per il mese di marzo 2001 è prevista l'approvazione del progetto definitivo. Ordinanze ai sensi dell'art. 17 del decreto legislativo n. 22/1997 e art. 8 del decreto ministeriale n. 471/1999 Ai sensi e per gli effetti del combinato disposto dell'art. 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e decreto ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471, il comune di Balangero ha notificato: ordinanza n. 809 del 23 marzo 2000 nei confronti del signor Paolo Diotti in qualità di amministratore delegato della I.C.R. S.r.l., dell'avv. Giancarlo Castagni, in qualità di curatore del fallimento dell'ex Miniera Amiantifera di Balangero e del sig. Puccini Torello, in qualità di liquidatore dell'Amiantifera di Balangero S.p.a.; ordinanza n. 829 dell'11 ottobre 2000 nei confronti del signor Puccini Torello, in qualità di liquidatore dell'Amiantifera di Balangero S.p.a.; ordinanza n. 828 dell'11 ottobre 2000 nei confronti del signor Paolo Diotti in qualità di amministratore delegato della I.C.R. S.r.l., dell'avv. Giancarlo Castagni, in qualità di curatore del fallimento dell'ex Miniera Amiantifera di Balangero e del sig. Puccini Torello, in qualità di liquidatore dell'Amiantifera di Balangero S.p.a.; ordinanza n. 830 dell'11 ottobre 2000 nei confronti del signor Paolo Diotti in qualità di amministratore delegato della l.C.R. S.r.l., dell'avv. Giancarlo Castagni, in qualità di curatore del fallimento dell'ex Miniera Amiantifera di Balangero, del sig. Puccini Torello, in qualità di liquidatore dell'Amiantifera di Balangero S.p.a., del signor De Vecchi Diego, del sig. Rossetti Sergio e del sig. Jochen Kiesel in qualità di titolare della Kiesel &amp;amp; Co. A seguito di ricorsi giurisdizionali tempestivamente notificati al comune di Balangero: l'avv. Giancarlo Castagni chiedeva l'annullamento, previa immediata sospensione, delle ordinanze n. 809 del 23 marzo 2000, n. 828 e 830 dell'11 ottobre 2000, la cui efficacia veniva sospesa dal Tribunale regionale amministrativo del Piemonte con provvedimento del 22 febbraio 2001; i signori De Vecchi e Rossetti chiedevano l'annullamento, previa immediata sospensione, dell'ordinanza n. 830 dell'11 ottobre 2000, la cui efficacia veniva sospesa dal Tribunale regionale amministrativo del Piemonte con provvedimento del 22 febbraio 2001; la I.C.R. S.r.l. chiedeva l'annullamento, previa immediata sospensione, delle ordinanze n. 828 e 830 dell'11 ottobre 2000 ed il Tribunale regionale amministrativo del Piemonte rimetteva la propria decisione ad una successiva sentenza. Altre ordinanze sono in corso per garantire la fattibilità dell'intera area. PIEVE VERGONTE Comune - Località. Pieve Vergonte (VCO), Vogogna, Piedimulera. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di area industriale in parte dismessa, del territorio comunale di Pieve Vergonte, del torrente Marmazza, del fiume Toce, del lago Mergozzo, di una zona del lago Maggiore e del conoide del torrente Anza. Perimetrazione. All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti: gli insediamenti industriali dell'Enichem; le zone di discarica; il territorio comunale di Pieve Vergonte; il conoide del torrente Anza; il tratto del torrente Marmazza che scorre sotto lo stabilimento fino alla confluenza con il fiume Toce; il tratto dell'asta fluviale del fiume Toce compreso tra la citata confluenza e la immissione nel lago Maggiore; la porzione di lago Maggiore compresa tra Ispra (a sud) e Ghiffa (a nord); il lago di Mergozzo. Lo stabilimento chimico dell'Enichem immediatamente ad est dell'abitato di Pieve Vergonte, è sorto intorno al 1915, sviluppandosi con produzioni collegate alle seguenti linee principali: clorosoda; acido solforico con forni di arrostimento di pirite. Durante la seconda guerra mondiale, fu attivato un centro chimico militare di produzioni belliche, non note. Da informazioni verbali si sono potute ricostruire le principali produzioni relative al periodo 1948-1960: clorosoda con celle Krebs; acido solforico con forni di arrostimento di pirite; oleum; acido clorosolfonico; ammoniaca sintetica da craking metano; solfuro di carbonio; cloralio; D.D.T.; acido ossalico; fertilizzanti a base di azoto-fosforo-potassio; monoclorobenzeni e diclorobenzeni; solfato ammonico; tetracloruro di carbonio. Le informazioni più affidabili iniziano nel 1960. La produzione di D.D.T. è stata fermata il 30 giugno 1996. Il 30 giugno 1997, sono state fermate le produzioni di cloralio ed acido clorosolfonico. Alla data 1 gennaio 1997, l'assetto produttivo era il seguente: +===============================+====================================+ | Impianti | Prodotti | +===============================+====================================+ |Clorosoda | Cloro | | | Soda caustica | | | Ipoclorito di sodio | | | Idrogeno | +===============================+====================================+ |Acido solforico | Acido solforico | | | Oleum | | | Bisolfito sodico | +===============================+====================================+ |Cloroaromatici | Clorobenzene | | | Diclorobenzeni | | | Clorotolueni | | | Diclorotolueni | | | Acido cloridrico | +===============================+====================================+ Lo stabilimento è inoltre dotato dei seguenti servizi ausiliari: due centrali idroelettriche (Cepporelli e Megolo), che consentono di coprire il 60% circa del fabbisogno dello stabilimento; una centrale termica per la distribuzione del vapore. In essa s'impiega metano (proveniente dal metanodotto SNAM), idrogeno (proveniente dall'impianto Elettrolisi) e se necessario olio combustibile; caldaia per il recupero del calore di combustione dello zolfo, installata nell'impianto acido solforico, con produzione di vapore che viene immesso nella rete di distribuzione; un termodistruttore in grado di trattare 1200 Nm3/h di off-gas, dotato di recupero di calore con produzione di vapore immesso nella rete di distribuzione. Per quanto riguarda la tipologia degli inquinanti presenti, si devono evidenziare seguenti composti chimici: DDT e suoi derivati, composti organici anche clorurati e metalli pesanti (Fe, Cd, Hg. As, ...). Principali caratteristiche ambientali. Geologia. Lo stabilimento Enichem ubicato nel tratto del fondovalle della Val d'Ossola, alla destra idrografica del fiume Toce, si estende nella pianura Ossolana, che nella zona di Pieve Vergonte ha una quota di 230-250 metri. Le origini di tale pianura sono strettamente legate all'orogenesi alpina; l'intensità di tali fenomeni è testimoniata dalla morfologia impervia e dalla natura metamorfica ed intrusiva delle rocce affioranti provenienti, in seguito a forti dislocazioni verticali, da zone piuttosto profonde della crosta terrestre. Tutte le coltri clastiche di copertura presenti nell'area considerata sono riferibili al periodo Quaternario. Per quanto riguarda le coltri di natura alluvionale insistenti lungo le aste fluviali, si osserva che in corrispondenza del tronco medio-terminale dal fiume Toce (ovvero nel tratto compreso tra Crevoladossola e Fondotoce) si estende una copertura alluvionale di potenza rilevante, valutata intorno ai 200-220 metri all'altezza di Pallanzeno. Lungo la fascia alluvionale si osserva una netta transizione granulometrica in senso verticale ed orizzontale in direzione di Fondotoce: infatti spostandosi da monte a valle la componente clastica riduce fortemente la propria taglia per cui, nella zona di Gravellona, i depositi fluviali sono di natura sabbiosa. Morfologia. Morfologicamente l'area in esame rappresenta parte del bacino idrografico del fiume Toce, che impostato sulla Linea Insubrica è stato caratterizzato da una impostazione glaciale cui si è sovraimposta una successiva fase fluvio-glaciale. Le azioni di escavazione glaciale, insieme alla conformazione tettonica e litologica delle masse geologiche, hanno favorito la formazione di una valle principale di confluenza in cui si innestano valli laterali sospese. In corrispondenza delle confluenza tra il torrente Anza ed il Toce (circa 1 km a nord di Pieve Vergonte) si è sviluppata un'importante conoide di deiezione, la quale ha progressivamente confinato il decorso del Toce lungo il versante opposto della valle. In corrispondenza dei più modesti bacini dei torrenti Arsa e San Carlo (immediatamente a sud di Pieve Vergonte) giacciono, inoltre, conoidi di dimensioni più contenute. Idrografia e idrologia. Il bacino idrografico del fiume Toce si sviluppa prevalentemente nel territorio della Val d'Ossola ed ha una estensione areale di circa 1532 kmq, con uno sviluppo longitudinale massimo dell'asta del fiume Toce di 75 km. La rete idrografica che alimenta il fiume Toce è notevolmente ramificata ed il Toce stesso riceve la portata di numerosi affluenti, tra i quali il torrente Anza, il torrente Marmazza che si immette nel Toce alcune centinaia di metri a valle dello stabilimento Enichem. La portata media del Toce (stazione di Candoglia) nel periodo 1933-1963 è stata pari a 67 m3/s. In occasione dei fenomeni meteorici più significativi le portate che confluiscono dal Toce al lago Maggiore arrivano ad oltre 3.000 m3/s. Nel tratto di Pieve Vergonte la portata del fiume Toce è inferiore a quella sopra riportata in quanto parte dell'acqua viene derivata nel canale di derivazione. La derivazione arriva fino al comune di Megolo. Sulla base delle informazioni raccolte le portate del canale non sono registrate ma sono ricavabili in base all'energia prodotta. I quantitativi sono comunque significativi e la portata media annua è di 40 m3/s, variabile da un minimo di 26 m3/s nel periodo autunnale ed invernale e un massimo di 75 m3/s tra aprile ed agosto. Il torrente Anza è il corso d'acqua che presenta le maggiori portate nei mesi di maggio-giugno (scioglimento delle nevi) e magre invernali ed estive. Il torrente Marmazza, a differenza dell'Anza, drena un bacino molto piccolo e normalmente ha una portata molto limitata o risulta asciutto, presentando piene solo in concomitanza di precipitazioni meteoriche particolarmente intense. Idrogeologia. Nell'area del sito è stato individuato un acquifero freatico il cui livello si attesta ad una profondità media di 6 metri dal piano campagna. La base dell'acquifero non è stata intercettata dai sondaggi realizzati nell'area, che hanno raggiunto la profondità massima di 43 metri. Il livello di base dell'acquifero nella zona dell'impianto è il fiume Toce verso il quale drenano le acque sotterranee. Gli altri corsi d'acqua presenti nella zona studiata, sono pensili e mostrano cioè quote superiori (circa 2 metri) rispetto alla falda ed è pertanto ipotizzabile che le acque degli affluenti del fiume Toce possano disperdersi parzialmente. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 108 miliardi. In particolare i costi per lo studio di impatto dello stabilimento sul territorio circostante e di caratterizzazione delle aree esterne al sito sono stati stimati dalla regione Piemonte pari a circa 2 miliardi di lire. Piani di caratterizzazione. Suoli e rifiuti. a) Relativamente all'area interna all'insediamento industriale, la caratterizzazione deve essere completata in tutte le aree accessibili secondo una maglia di 25x 25 metri, comprese le aree occupate dagli impianti attivi Tessenderlo. Per quanto riguarda i rifiuti vicini a fonti di contaminazione, questi devono essere classificati utilizzando le classi 06 e 07 del codice CER, prima di essere avviati allo smaltimento nel rispetto dei criteri indicati dalla delibera 27 luglio 1984, mentre per i terreni risultanti dalla bonifica che non risultano contaminati, la codifica CER da applicare è la 170501 (terre e rocce). Su tutti i campioni, deve essere inoltre effettuata la determinazione analitica dei contaminanti per la frazione inferiore a 2 mm mentre per quella superiore (a 2 mm) deve essere effettuata la prova dell'eluato alla CO2. Nel caso di materiale da riporto non costituito da materiale vergine di cava, ma da rifiuti derivanti dal ciclo produttivo, la caratterizzazione deve essere effettuata sulla totalità del materiale indipendentemente dalle dimensioni granulometriche. b) Per l'area esterna, compresa nella perimetrazione, la caratterizzazione dovrà essere estesa secondo una maglia 100 x 100 metri e con un numero minimo di campioni conforme a quanto previsto dal regolamento bonifiche. Acque del fiume Toce. L'analisi di qualità delle acque è stata condotta dal Servizio di igiene pubblica ossolano con il supporto tecnico dell'ASL 51 (Novara), ed ha comportato lo studio della popolazione di microinvertebrati che vivono nell'alveo dei corsi d'acqua. Questo tipo di analisi a carattere biologico, ha permesso di tastare lo stato di salute, più o meno buono, del fiume, permettendo di valutare gli effetti di insieme dei prodotti inquinanti che nel tempo sono stati immessi nel Toce. In questa analisi il fiume è stato diviso in 5 categorie da "non inquinato" (cat. 1a) a "fortemente inquinato" (cat. 5a). L'analisi condotta il 23 agosto 1994 nei pressi di Pieve Vergonte ha indicato che l'acqua del fiume Toce in questo sito è di categoria 4a e 5a indicante un ambiente da molto inquinato a fortemente inquinato. È stata inoltre richiesta alla Enichem la caratterizzazione delle matrici ecologiche principali del torrente Marmazza, del lago Maggiore e del lago Mergozzo. Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica. Messa in sicurezza dei terreni dell'area industriale. Si è operato in modo tale da impedire che l'infiltrazione delle acque meteoriche nel sottosuolo possa produrre una ulteriore contaminazione delle acque sotterranee per lisciviazione dei contaminanti presenti nel suolo. Sistemazione ricovero antiaereo. Tale situazione è stata risanata mediante messa in sicurezza intema (con asportazione dei fanghi con aspirazione e loro invio ad idoneo smaltimento) ed esterna mediante riempimento con cemento, ritombamento dell'ingresso e livellamento al piano campagna. Bonifica e demolizione impianto DDT. Le operazioni preliminari hanno riguardato la sistemazione delle strutture pericolanti, l'intercettazione della rete fognaria, la cordolatura perimetrale del fabbricato, l'impermeabilizzazione dell'area, la tamponatura esterna, la pavimentazione di alcune aree. Dopo gli interventi sugli impianti (preliminare lavaggio chimico, rimozione coibentazione, drenaggio liquidi eventualmente presenti, bonifica vapore delle apparecchiature e delle linee di processo, etc.) è stata attuata la demolizione dei fabbricati e la rimozione dei suoli, indirizzando il materiale al recupero o allo smaltimento esterno. Messa in sicurezza torrente Marmazza. Tutti gli scarichi, le perdite e le infiltrazioni di acque degli impianti, sono stati eliminati nelle prime fasi d'intervento conseguenti alle ordinanze ministeriali. Sono previsti interventi nel tratto tombato ed a valle dello stabilimento. Impianto di confinamento dei terreni. È stato ritenuto importante confinare con urgenza il materiale contaminato da DDT proveniente dalla demolizione dei fabbricati e dei terreni contaminati, progettando prioritariamente uno stoccaggio provvisorio con una superficie di 7.000 m2 ed una volumetria complessiva di circa 24.000 m3 che si integrerà con le successive opere di confinamento degli altri materiali. Si è progettata la messa in sicurezza dell'impianto rispetto al torrente Marmazza con una struttura laterale di protezione. L'impianto di confinamento è attualmente sottoposto alla procedura di VIA. Messa in sicurezza della falda. L'attuale impianto di trattamento (che deve procedere allo scarico di DDT con valori di 50 ng/l) è costituito da due linee gemelle e tre sezioni di deferizzazione chimica, desorbimento ed adsorbimento e filtrazione: tale impianto è entrato in funzione nel giugno 1998 con portate crescenti trattando l'acqua di 4 pozzi ed arrivando nel novembre 1998 a circa 85 l/s per un totale di circa 3 kg di DDT ed 1 mg di composti organici estratti (marzo 1999). Allo scopo di verificare l'efficacia della barriera idraulica sono stati previsti 27 piezometri per la verifica della efficienza idraulica dello sbarramento ed 11 piezometri a valle della barriera utilizzati per la valutazione della efficacia idrochimica dell'intervento. Interventi di bonifica della falda. Sono stati utilizzati fino ad oggi i tradizionali sistemi di bonifica in caso di presenza di composti organici volatili o semivolatili, mentre rimane ancora da sviluppare un sistema che possa garantire un intervento sulle acque sotterranee nei focolai di maggiore contaminazione. Fin dal marzo 1998 è stata attivata una rete di monitoraggio delle acque sotterranee misurante i parametri quali-quantitativi dei contaminanti presenti (idrocarburi aromatici e clorurati, DDT e suoi derivati).