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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 260 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente TAVERNA, del vice presidente ROSSOMANDO e del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 12,01). Si dia lettura del processo verbale. MONTEVECCHI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 23 settembre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Senato, composizione PRESIDENTE . Comunico che il 24 settembre 2020 l'ufficio elettorale regionale presso la corte d'appello di Venezia, a seguito dell'elezione suppletiva tenutasi il 20 e il 21 settembre 2020 nel collegio uninominale 09 della Regione Veneto, al fine dell'attribuzione del seggio resosi vacante per effetto del decesso del senatore Stefano Bertacco, ha proclamato eletto senatore della Repubblica il candidato Luca De Carlo. Comunico che, in data 25 settembre 2020, l'ufficio elettorale regionale presso la corte d'appello di Cagliari, a seguito dell'elezione suppletiva tenutasi il 20 e 21 settembre 2020 nel collegio uninominale 3 della Regione Sardegna, al fine dell'attribuzione del seggio resosi vacante per effetto del decesso della senatrice Vittoria Francesca Maria Bogo Deledda, ha proclamato eletto senatore della Repubblica il candidato Carlo Doria. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Onorevoli colleghi, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo e comunicato ai Gruppi, la seduta è sospesa fino alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 12,06, è ripresa alle ore 15,02) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Colleghi, prima di proseguire con l'argomento all'ordine del giorno, do il benvenuto, a nome dell'Assemblea tutta, al senatore Doria. (Applausi) . Discussione del disegno di legge: Doc 1925 Conversione in legge del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1925. I relatori, senatori Errani e Manca, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Manca. MANCA, relatore . Signor Presidente, desidero ringraziare anzitutto il Governo, il ministro Gualtieri, i vice ministri Castelli e Misiani, il ministro D'Incà e i sottosegretari Guerra, Malpezzi e Castaldi, per il prezioso contributo e per il lavoro che abbiamo svolto insieme nel difficile percorso di conversione del decreto-legge n. 104. Considerando il difficile contesto economico, oltre che sociale, che coinvolge il nostro Paese e tenendo conto anche del difficile contesto epidemiologico che ha attraversato i nostri lavori (colgo l'occasione per augurare ai senatori una pronta guarigione), ritengo sia stato svolto un lavoro proficuo e anche la disponibilità al confronto con le opposizioni è risultata utile a qualificare la nostra iniziativa. Voglio ringraziare il presidente Pesco che insieme a noi ha condiviso questo difficile percorso. Insieme al senatore Errani abbiamo condiviso un'impostazione politica precisa nella conversione del decreto-legge; migliorare il testo, lavorando su quattro macro temi e costruendo su questi il confronto con le opposizioni e, senza emendamenti dei relatori, operare attraverso riformulazioni presentate da tutti i Gruppi parlamentari su emendamenti di iniziativa parlamentare dei diversi Gruppi. È stato così possibile migliorare il testo, favorendo in particolare una soluzione positiva per il lavoro fragile, interpretando correttamente importanti investimenti necessari nel settore turistico, in modo particolare sulle imprese in affitto e sul termalismo; risposte positive ed importanti anche nel pacchetto terremoto ed estensione dell'esenzione del canone occupazione suolo pubblico (COSAP) e della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP) per gli ambulanti. Una scelta politica che ci ha consentito di individuare un confronto utile in Commissione bilancio, e gli emendamenti approvati dalla Commissione a larga maggioranza confermano la positività del lavoro svolto. Questo percorso, a mio avviso, è utile per il Parlamento e per il Paese; quando in gioco c'è il destino di decine di migliaia di lavoratori immunodepressi e fragili, di centinaia di migliaia di imprese, turistiche e agricole, di categorie deboli, come ad esempio gli ambulanti, e delle famiglie colpite dal terremoto nella difficile fase della ripartenza, il confronto diventa utile e positivo. Quando il confronto avviene su una linea politica precisa, restituiamo anche alla parola politica la dignità che merita. Il confronto quindi ha qualificato e qualifica la credibilità del Parlamento e dà un contributo importante anche per elevare la responsabilità e l'affidabilità delle istituzioni democratiche, anche con identità e valori profondamente alternativi. Certamente e probabilmente sarebbero state fatte altre scelte da parte delle opposizioni sulle modalità con cui affrontare e risolvere questa crisi. Credo tuttavia che questo confronto risulterà utile al Paese, oltre che al Parlamento. Come è evidente a tutti, il decreto-legge n. 104 non solo si colloca all'interno della strategia generale di risposta alla pandemia e di rilancio dell'economia varata dal Governo, ma costituisce anche il ponte verso la nuova programmazione europea. L'Italia cioè ha a disposizione non solo i 100 miliardi di indebitamento netto utilizzati per proteggere il lavoro, aiutare le imprese e favorire la ripartenza del nostro Paese, ma ha a disposizione la più grande, importante e straordinaria opportunità per progettare e programmare un nuovo sviluppo economico, collocare cioè lo Stato al centro di un'azione indispensabile per favorire una nuova economia. La riconversione in chiave ecologica dell'economia risulterà decisiva per determinare nuova occupazione e nuova crescita, così come l'impegno dello Stato nel processo di digitalizzazione del nostro territorio aprirà una fase nuova per il nostro Paese e per il nostro sistema economico. Abbiamo fatto tutto questo mettendo al primo posto il diritto alla salute. Promuovere la qualità del sistema sanitario e programmare i necessari investimenti per caratterizzare il nuovo volto della medicina territoriale non è utile solo per rispondere al primario diritto alla salute, ma ci consegna un nuovo significato del termine «pubblico». Lasciamo così nel passato la contrapposizione tra pubblico e privato, tra lo Stato e il mercato, tra il lavoro ed il capitale. Portiamo nel futuro una nuova funzione dello Stato e dell'intero sistema pubblico. Credo che si possa dire che potremo mettere fine ad un'inutile e strumentale contrapposizione politica verso tutto ciò che è pubblico e ricollocare il ruolo dello Stato dentro le dinamiche economiche. In modo particolare, vediamo nel rafforzamento del ruolo della Cassa depositi e prestiti una soluzione positiva per provare ad orientare il nostro Paese verso dinamiche economiche indirizzate all'innovazione, alla digitalizzazione, all'università e alla ricerca, indispensabili per costruire una nuova agenda economica nel nostro Paese. Tutto questo avviene, Presidente, all'interno di dati e numeri che non possono lasciare alcun dubbio rispetto alla qualità della risposta che il nostro Paese ha dato e il nostro Governo ha individuato per attraversare la crisi. Il tema non è solo quello della qualità del lavoro del nostro sistema sanitario, che chiaramente ha dato prova di essere un sistema sanitario universale frutto del lavoro e dell'intelligenza del sistema pubblico più prezioso e più importante che, insieme alla scuola, abbiamo a disposizione. Sono i dati dell'Istat a confermare le misure importanti introdotte dal Governo, perché dopo un secondo trimestre molto negativo, il risultato del trimestre che va da maggio a luglio ci incoraggia verso una nuova ripartenza: più 12,1 per cento in valore assoluto sul PIL, più 11,5 in termini reali. Questo è il confronto rispetto al trimestre febbraio-aprile del 2020. Possiamo avere idee diverse, avremmo magari messo in campo mezzi, azioni e iniziative alternative tra le diverse forze politiche, ma non è corretto denunciare l'assenza di un progetto e la debolezza delle misure che abbiamo introdotto. Le misure per rilanciare la crescita nelle sue diverse articolazioni, per favorire la liquidità alle imprese, per proteggere il lavoro e per garantire attraverso le moratorie nuovi prestiti alle imprese sono state individuate in tempi e in modi diversi, con 100 miliardi di indebitamento netto; tempi e modi diversi in stretta relazione con le dinamiche europee e con le scelte importanti che la Banca centrale europea ha compiuto nell'interesse dell'Europa. Insomma, abbiamo costruito questa risposta in stretta sintonia con un nuovo volto europeo. Non c'è campo né per il sovranismo, né per inutili polemiche all'interno delle nuove sfide economiche che abbiamo di fronte. Il decreto-legge n. 104 muove sui 25 miliardi di indebitamento netto che il Parlamento ha autorizzato; 32 miliardi è il saldo netto da finanziare. Sono 100 miliardi di euro la risposta dell'Italia alla crisi pandemica, che rappresentano 6 punti percentuali di PIL, e altri 200 miliardi ovviamente di saldo netto da finanziare. Il decreto guarda oltre l'emergenza, spinge il Paese verso la ripresa delle produzioni e dell'occupazione. Voglio soffermarmi su quattro questioni che ritengo cruciali e fondamentali per il futuro del nostro Paese. La crisi pandemica ci restituisce innanzitutto la centralità del lavoro: sono 8,5 miliardi di euro, 12 in termini di saldo netto da finanziare che abbiamo utilizzato per rafforzare gli ammortizzatori sociali, rendendoli più selettivi, e per incentivare la ripresa dell'occupazione con sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato e per chi fa rientrare i lavoratori dalla cassa integrazione. Per le aziende che hanno utilizzato gli ammortizzatori e non li richiederanno abbiamo previsto l'esonero dei contributi previdenziali a loro carico per i prossimi quattro mesi, entro il 31 dicembre. Insomma, restituire centralità al lavoro, favorire la buona e la piena occupazione sono interventi utili che vanno al di là della crisi pandemica e restituiscono centralità e dignità alla straordinaria questione che il lavoro rappresenta. Ovviamente anche le imprese che assumono lavoratori subordinati a tempo indeterminato entro il 31 dicembre vengono escluse dal versamento dei contributi previdenziali per sei mesi dall'assunzione. Insieme alla proroga della NASPI, sono misure molto importanti e qualificanti del nostro lavoro. La stessa questione riguarda la filiera dell'economia: tre miliardi di euro. Sono interventi certamente più selettivi rispetto ai decreti precedenti, ma tendono ad affrontare le criticità dei sistemi economici più deboli, dal turismo all'agricoltura, alle piccole e medie imprese ed insieme, ovviamente, al potenziamento e alla moratoria sui prestiti alle piccole e medie imprese fino al 31 gennaio, danno un contributo rilevante alla crescita. Ricordo anche gli interventi a favore degli enti territoriali. Mi riferisco al necessario contributo che dobbiamo dare a sostegno dell'attività dei Comuni, perché la ripartenza avviene insieme ed è un pezzo importante del decreto al nostro esame. Se a questo aggiungiamo gli 1,3 miliardi alla scuola, con assunzioni di personale e con adeguate strutture per programmare la ripartenza, credo che siamo in presenza di un provvedimento importante, utile a restituire centralità al nostro Paese, alla ricostruzione e alla ripartenza di un'economia che ha bisogno di restituire dignità e credibilità al lavoro e all'impresa. Le misure che abbiamo introdotto sono quindi funzionali alla ripartenza e sono un ponte verso la nuova programmazione europea. (Applausi) . AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Senatore Augussori, se vuole intervenire dovrebbe scendere al banco dei relatori. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei segnalare l'assenza del rappresentante del Governo. PRESIDENTE . Sono stati avvisati e so che stanno arrivando velocemente. Sospendo comunque la seduta in attesa dell'arrivo del rappresentante del Governo. (La seduta, sospesa alle ore 15,16, è ripresa alle ore 15,25) . Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Errani. ERRANI, relatore . Signor Presidente, colleghe e colleghi, come ha già detto il senatore Manca, in una situazione molto difficile abbiamo fatto un lavoro che si è basato sostanzialmente sul concetto di provare a dare un ruolo al Parlamento; certo, non su tutto; certo non abbiamo cambiato la struttura del decreto-legge, tuttavia per questo lavoro ringrazio tutti i colleghi della Commissione, in particolare quelli dell'opposizione, che con pazienza hanno lavorato insieme a noi per cercare delle risposte. Ripeto che non è tutto e non intendo in alcun modo rovesciare il ragionamento in relazione al rapporto tra maggioranza e opposizione, però un passo lo abbiamo fatto e io credo che questo sia molto importante. Su questioni sensibili, dal turismo, alle terme, ai lavoratori fragili, abbiamo raggiunto intese che hanno portato a riformulazioni comuni di tutti gli emendamenti. Da questo punto di vista io penso che sia la strada giusta: lo pensavo prima quando non ce l'abbiamo fatta, lo penso soprattutto per il futuro e in primo luogo per il recovery fund. Vorrei inquadrare brevissimamente il decreto-legge in esame, che di fatto si colloca nel passaggio tra l'emergenza, la continuità con i provvedimenti precedenti per dare seguito e continuità a una serie di misure prettamente emergenziali (cassa integrazione, come ha già detto il collega Manca, non voglio consumare nemmeno i dieci minuti) e, allo stesso tempo, la prospettiva, cioè il bilancio e il recovery fund. Credo che questo sia un elemento importante che ci ha consentito di raggiungere anche alcuni sensibili orientamenti. È chiaro che la scommessa decisiva per l'Italia, non semplicemente per il Governo o per la maggioranza ma per il Paese, per tutti noi è come affronteremo la svolta che siamo obbligati a fare sul recovery fund e sul bilancio. A me sembra che siano sostanzialmente tre le grandi sfide: quella tecnologica con il 5G, ma anche la capacità di fare un piano vero sulle infrastrutture e, come ci suggeriscono le emergenze di queste ore, un piano vero e straordinario sulla manutenzione del territorio del nostro Paese. Si tratta di una grande priorità che ci può vedere insieme a lavorare, così come l'altra grande sfida, il green new deal , cioè la transizione ecologica dell'economia; una politica industriale che sia segnata profondamente da questo aspetto: la lotta alle vecchie e nuove disuguaglianze, magari pensando finalmente - come il Governo ha annunciato - a una riforma fiscale, non a interventi puntuali che rischiano di disallineare un sistema fiscale già profondamente disallineato, oppure rivedendo gli ammortizzatori sociali per dare loro una sistemazione complessiva. Bisogna trovare il modo di comprendere fino in fondo che non c'è semplicemente il lavoro dipendente, ma ci sono tante forme di lavoro, a partire da una parte significativa di lavoratori partite IVA che rischiano di essere le nuove povertà di questo Paese. Insomma, sono necessari un salto di qualità, un dibattito vero che faremo nei prossimi giorni; cercheremo di impostarlo, ma questo decreto-legge si colloca tra l'emergenza e questa scelta. A tal proposito voglio sottolineare un aspetto che tutti i Gruppi - maggioranza e opposizione - hanno evidenziato nella discussione in Commissione. C'è bisogno di un piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione, nella struttura centrale e decentrata, di figure e competenze tecniche specifiche che portino avanti i progetti del recovery plan . Questa è un'emergenza assoluta che - rispondendo anche a ordini del giorno presentati da diversi Gruppi - auspico che con il progetto del recovery si realizzi. Non riprenderò ciò che c'era nel decreto; riprenderò le scelte che abbiamo fatto noi. Mi riferisco, per esempio, alla scelta sul turismo per quello che riguarda il credito d'imposta dal 30 al 50 per cento per gli affitti; il fondo per le terme. Stiamo parlando di settori che pagano un prezzo altissimo a causa della crisi indotta dal virus. Credo sia importante sottolineare la scelta sulla tassa per gli ambulanti e per i ristoranti. Questo rappresenta ossigeno per categorie che hanno pagato un prezzo importante. Altrettanto importanti sono le misure sulla cultura, vale a dire la tax credit , che peraltro era una proposta avanzata da tutti i Gruppi in Commissione istruzione, o il 2 per mille per le associazioni culturali, il tentativo di disegnare alcune strade che dovranno essere riprese nella legge di bilancio e nei progetti del recovery plan. Voglio poi sottolineare un intervento per il quale desidero ringraziare il Governo: un intervento robusto sui lavoratori fragili, perché è giusto. Parliamo dei lavoratori veramente fragili, quelli più a rischio Covid. Su questo fronte c'è un investimento robusto che arriva fino a poco meno di 300 milioni. Da questo punto di vista, essendo uno dei punti su cui tutti abbiamo raggiunto l'intesa, penso che questo ci distingua per l'attenzione e la cultura sociale che tutti i Gruppi - ho piacere di dirlo - hanno portato avanti. Voglio sottolineare, sul fronte della sanità, un intervento che considero molto importante. Non riprendo le misure contenute nel decreto-legge sulla sanità, ma sottolineo la scelta sui distretti e sulla salute mentale. A quest'ultimo riguardo abbiamo richiamato la necessità che il Ministero e le Regioni facciano un piano straordinario perché la salute mentale, anche a seguito dell'emergenza Covid, è un'emergenza nell'emergenza. Sappiamo che è uno dei servizi che più duramente ha pagato i tagli e credo che questo sia un punto importante. (Richiami del Presidente). Mi avvio a concludere, signor Presidente. Sul sisma abbiamo fatto alcune cose importanti, come il collegamento con il sisma-bonus e, per l'Abruzzo, abbiamo superato la sovrapposizione tra il cratere del terremoto del 2016 e l'emergenza neve, che, come sapete, non aveva risposte. Sottolineo un'altra cosa molto importante, non risolta definitivamente, ma per cui comunque si è avviata una soluzione molto significativa, ovvero il fondo per la stabilizzazione di chi è impegnato nei lavori di ricostruzione. Sarà necessaria, nel bilancio, una norma ulteriore per assicurare una risposta strategica, ma in questa sede, col Governo abbiamo assunto un impegno politico, a cui si potrà dare una risposta definitiva. Vorrei poi sottolineare un altro elemento, su cui abbiamo lavorato, ovvero il fondo per gli autistici. Su proposta della Lega, che ha visto insieme tutti i Gruppi, si è giunti ad un ordine del giorno, che impegna il Governo a dare seguito e continuità a questo fondo. Infine sulla scuola ci sono molto interventi e, anche in questo caso, sottolineo le cose nuove. Si è chiarito che il cosiddetto personale Covid non corre nessun rischio di licenziamento, a prescindere da lockdown , specifici o no. Sono poi state aumentate le risorse, per le Province e le città metropolitane, per la messa in sicurezza delle strade. Abbiamo fatto sicuramente un passo in avanti, per il quale, colleghi, il Parlamento ha detto la sua. Spero che, dopo questo passo, potremo continuare nel dibattito sul bilancio, ferme restando naturalmente le diverse posizioni, dei diversi Gruppi. Ringrazio ancora tutti i colleghi, che hanno lavorato con impegno a questa soluzione e ringrazio il Governo, che ha dimostrato una reale capacità di ascolto. (Applausi) . PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore Calandrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. CALANDRINI, relatore di minoranza . Signor Presidente, prima di passare a svolgere la relazione, desidero ringraziare l'intera Commissione bilancio, a cominciare dal presidente Pesco, e i relatori di maggioranza, i senatori Errani e Manca, per il lavoro svolto in Commissione e per averci concesso l'onore delle armi, in riferimento alla discussione, che quantomeno, questa volta, rispetto ai decreti-legge precedenti, è avvenuta con serietà e con correttezza, anche grazie ai contributi che abbiamo dato noi, che siamo parte dell'opposizione. Il decreto-legge n. 104 del 2020, il cosiddetto decreto agosto, contiene delle misure che, come tutti sappiamo, sono a sostegno dell'economia e sono necessarie a seguito della pandemia, che ha coinvolto il Paese. Il documento, nella sua versione originale, è composto da 115 articoli e da oltre 100 pagine, che però non hanno molto a che fare con la precedente "madre di tutte le riforme" e cioè il decreto semplificazioni. Il decreto in esame utilizza gli ulteriori 25 miliardi di euro di scostamento di bilancio, che il Parlamento ha autorizzato con una votazione definitiva il 29 luglio di quest'anno, che si sommano ai 20 miliardi di euro del decreto cura Italia e ai 55 miliardi di euro del decreto rilancio. In totale, dallo scoppio dell'emergenza Covid, il Parlamento ha autorizzato un indebitamento di 100 miliardi di euro, nel 2020, di 31 miliardi di euro, nel 2021 e di 35,6 miliardi di euro, nel 2022. Ci troviamo in presenza di un decreto-legge che, come abbiamo detto nel confronto avvenuto in Commissione, è l'esatta fotocopia dei decreti-legge precedenti: si interviene per tamponare l'emergenza immediata, come è giusto che sia, ma senza avere una vera prospettiva di rilancio del Paese e senza investimenti tali da assicurare una visione futura al sistema Paese. Il decreto agosto definisce misure che incidono per 28 miliardi di euro in termini di indebitamento netto. Si tratta di maggiori spese pari a 19,2 miliardi di euro, mentre le minori entrate sono pari a 8,7 miliardi. Le risorse reperite a copertura sono pari a 2,4 miliardi di euro di minori spese e maggiori entrate per soli 630 milioni. Il provvedimento agisce fondamentalmente su dieci direttive diverse, anche se le maggiori risorse sono assorbite da interventi sul lavoro (per quasi 10 miliardi di euro di saldo netto da finanziare), sul sistema fiscale (6 miliardi), sulle Regioni e sui Comuni (5,8 miliardi), sul sostegno all'economia (5,6 miliardi), sull'emergenza (634 milioni), sulla salute (478 milioni), sulla scuola (400 milioni), sul sisma (15 milioni) e su disposizioni finali (212 milioni). Accanto ad alcune misure positive, alcune delle quali apertamente ispirate da proposte dell'opposizione precedentemente bocciate dal Governo, non trovano spazio le esigenze di famiglie e imprese. Tra le misure necessarie, la prima è contenuta all'articolo 1, che proroga di ulteriori nove settimane la cassa integrazione Covid-19, da usufruire in un periodo compreso tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020. Il datore di lavoro che chiede la proroga di ulteriori nove settimane è tenuto a versare un contributo straordinario, un'addizionale calcolata in base al fatturato del primo semestre, rispetto allo stesso periodo del 2019. Per quanto riguarda il turismo, va sottolineato che siamo in presenza di uno dei settori più colpiti dall'emergenza. Questo disegno di legge poteva essere l'occasione per eliminare una misura che si è rivelata inutile, come il bonus vacanze: è stato evidente dall'estate appena trascorsa che il bonus non ha trovato apprezzamento, né presso i turisti, né presso le strutture ricettive; dei 2,4 miliardi di euro stanziati ad oggi è stato utilizzato solo l'8 per cento. Pertanto, appurato questo fallimento, sarebbe stato opportuno accogliere le richieste delle associazioni di settore, che auspicavano una revisione della misura sostituita con l'istituzione di un fondo ad hoc da destinare alle aziende in crisi. Una menzione merita anche l'articolo 57, destinato agli interventi per gli eventi sismici. Ho sentito il collega Errani parlare di questo aspetto, legato fondamentalmente alle assunzioni che si sarebbero dovute fare. Ma per quanto riguarda questo tema, oltre alla norma, servono risorse, collega; invece purtroppo ogni volta sentiamo rimandare le questioni legate agli eventi sismici. Per quelle zone, per quei territori, per il Centro Italia, questo è un problema molto serio. Anche la scuola non è stata trattata a sufficienza. Nel decreto agosto è disposto un incremento di risorse per la scuola di appena 70 milioni di euro; si tratta di risorse che, pur sommandosi ai precedenti 300 milioni, rischiano di non essere sufficienti per avere un sereno anno scolastico. Il decreto agosto resta parziale e pertanto non è sufficiente. Grava su di esso la necessità di un'ulteriore mole di decreti attuativi per rendere efficaci le misure, che altrimenti rischiano di rimanere solo sulla carta. La Corte dei conti stima che la prima versione del decreto-legge, al netto degli emendamenti, richieda almeno 28 decreti attuativi. Nella maggior parte dei casi (19 di essi), non è prevista una data di scadenza per l'emanazione degli stessi. I decreti attuativi da emanare vanno ad accodarsi ad altri mai emanati e facenti capo agli altri decreti-legge convertiti in legge nei mesi scorsi, da quando è scoppiata l'emergenza. In totale, su 252 decreti attuativi da emanare, ne mancano all'appello ancora 181. Tutto questo si traduce in risorse bloccate. In definitiva, in questo provvedimento manca l'immediatezza e si perde tutto nei meandri della burocrazia. Signor Presidente, voglio sottolineare come noi dell'opposizione abbiamo tentato, attraverso alcuni emendamenti, di bloccare misure che a nostro avviso non sono legittimate a trovarsi all'interno di questo testo. Mi riferisco, in particolare, a quelle disposte dall'articolo 11 «Misure a sostegno dello sviluppo e dell'occupazione dell'Arsenale militare di Taranto», che autorizzano l'assunzione di 315 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato, con un costo di circa 13 milioni di euro per il 2020-2022, in una Regione, la Puglia, che è andata da poco al voto. Un'altra misura del ministro Franceschini riguarda una dotazione di 4 milioni di euro per il 2020 e 16 milioni di euro per il 2021 per incarichi di collaborazione fino a 40.000 euro ciascuno, per un totale di ben 500 collaborazioni. Cito, ancora, tra le varie misure, la dotazione di 75.000 euro per consulenze al Ministero dell'economia e delle finanze per il riassetto del gruppo SACE. Chiudo con l'ultima "chicca", riguardante un emendamento approvato dalla Commissione bilancio avente a oggetto la Casa internazionale delle donne, su cui c'è stata una battaglia - e devo riconoscerlo voi colleghi siete stati molto bravi in questa fase a far passare la misura, senza che noi quasi ce ne accorgessimo - per estinguere il debito che l'istituto ha con Roma Capitale. Per la Casa internazionale delle donne sono quindi stati stanziati 900.000 euro. Complimenti alla maggioranza, che dopo i tanti tentativi dei mesi scorsi è riuscita a far passare questa misura. Mi fa piacere che il collega Errani rida di questa cosa. Nel provvedimento in esame mancano, in qualsiasi contesto, interventi per garantire investimenti infrastrutturali, liquidità alle imprese e sostegni concreti alle famiglie. Il mantra del Governo è rinviare: ai tempi del decreto cura Italia le proposte di rilancio presentate dalla minoranza venivano bocciate, con la promessa di inserirle nel cosiddetto decreto aprile, poi diventato decreto maggio e, infine, decreto rilancio. Durante la discussione del decreto rilancio ci siamo sentiti rinviare alcune proposte al decreto agosto. Oggi il ritornello cambia ancora una volta e ci sentiamo dire che gli interventi strutturali saranno fatti con i fondi europei del recovery plan. Ci auguriamo che qualcosa possa accadere, perché questa situazione non è più sostenibile anche alla luce di ciò sta accadendo nelle ultime settimane, e che sia veramente la volta buona per il nostro Paese, perché la Nazione è stanca e non saranno certo i decreti adottati in questi mesi a salvare il nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, vorrei iniziare con un mix di note, alcune belle, alcune comiche, alcune serie, anzi serissime. È chiaro che siamo all'abuso della fiducia. Auspico delle inchieste giornalistiche e che dei giornali, sedicenti indipendenti, facciano delle verifiche sul passato, semmai nella storia della Repubblica ci sia stato un periodo in cui ogni disegno di legge di conversione di decreto-legge è arrivato in Assemblea con la fiducia. E su tutto quanto è stato fatto prima è inutile fare i complimenti dicendo che «abbiamo lavorato», perché a me sa di teatro. Penso che ci sarebbero gli estremi per l'"okkupazione" del Parlamento da parte delle opposizioni (in questo caso, «occupazione» si scrive con due k). Ho letto di un emendamento che stanzia 900.000 euro a favore della Casa internazionale delle donne, un consorzio femminista che non ha pagato l'affitto al Comune di Roma. Non so se ridere o piangere (ho parlato di note anche comiche). Siccome però mi piace Cetto La Qualunque, rilancio e propongo il doppio: 1,8 milioni di euro. Vice Ministro, li trovi! (Applausi) . Il Mose funziona. Ripeto, nonostante anni di contestazione, il Mose funziona e questa è una bella notizia. L'altra bella notizia è che Trump sta meglio e se vincerà, come io spero, andrà a fondo su certe questioni che riguardano anche l'Italia. L'ultima nota serissima riguarda l'alluvione in Piemonte. Signor Vice Ministro, servono soldi e tanti. Si tratta di un evento naturale e abnorme, con enormi danni infrastrutturali e ai privati. Penso che non si possa tergiversare e che il Piemonte, in particolare nelle province di Cuneo, di Biella e di Vercelli, richieda investimenti pronti e senza tante complicazioni burocratiche. Esamino ora alcuni articoli a mio giudizio interessanti. L'articolo 35 sull'operazione «Strada sicura» conferma il contingente delle Forze armate che presta servizio nei punti nevralgici fino al 15 ottobre 2020. Penso che il maxiemendamento in preparazione debba correggere la data di scadenza e apporre il «15 ottobre 2021»; è un suggerimento al Governo e alla maggioranza per non perdere tempo con altri decreti. L'articolo 39 prevede la rendicontazione dei contributi ai Comuni, alle Province e alle Città metropolitane, a ristoro delle mancate entrate e delle maggiori spese per il Covid. Sfido chiunque e vorrei chiedere a qualche collega della maggioranza se è riuscito a capire il comma 2 di tale articolo. Io non l'ho capito e chiederei un'interpretazione autentica. Avevo proposto con un emendamento di abolire i commi 2 e 3: una volta che il Governo ha dato il ristoro degli importi non incassati e delle maggiori spese, finisce lì; la rendicontazione al 15 aprile in assenza di dati certi è una complicazione unica e difficilissima. Nell'articolo 40 sono previsti 300 milioni a ristoro parziale dell'imposta di soggiorno, con un decreto ministeriale per la ripartizione. Chiedo che il decreto sia emanato entro fine novembre, affinché le relative somme si possano inserire nel bilancio degli enti locali che non le hanno incassate entro quest'anno. L'articolo 49 prevede lo stanziamento di 200 milioni, per ciascuno degli anni del triennio 2021-2023, per i ponti. Di ponti avevo già parlato in altri interventi e le alluvioni dimostrano che sono un discorso quanto mai attuale e delicato. Se calcoliamo 6 o 7 milioni di euro per ponte (cifra che credo sia verosimile), si tratterebbe di trenta ponti all'anno. Ma in Italia i ponti sono migliaia, per cui fate voi. L'articolo 64 - e qui potete trovare qualche fondo da destinare ai ponti - riguarda la partecipazione diretta e indiretta al capitale delle imprese. Chi decide discrezionalmente in quale impresa (come mi pare sia già stato fatto in pochi casi, da contare sulle dita) partecipare al capitale? Lo Stato ha impiegato decenni ad uscire dalle imprese e ne è uscito male: in epoca Prodi lo Stato ha svenduto quello che aveva. L'articolo 65, che prevede la proroga della moratoria per le PMI al 31 gennaio 2021, è un buon articolo. L'articolo 66 è sempre la stessa storia: aumenti di capitale per le società controllate: siamo da capo, secondo me sono soldi buttati nel pozzo. L'articolo 73 contiene misure premiali di cui all'articolo 1, comma 290, della legge di bilancio di quest'anno: sarebbe la lotteria degli scontrini e un rimborso di 3.000 euro per chi usa le carte credito. Penso che tali misure siano diseducative del popolo italiano, che troppo sovente spreca i soldi nelle scommesse. Con l'articolo 87 siamo all'apoteosi: costituzione di una nuova compagnia aerea a totale partecipazione pubblica; si affitta la compagnia che sta per fallire, ma non si farà fallire: con un piano industriale, che è pubblico, sono stati stanziati altri 3 miliardi di euro, assieme alle centinaia di milioni dei precedenti decreti. Credo che questo sia veramente uno sbaglio storico che pagheremo caro con figuracce internazionali, con disservizi e risultati nulli. L'articolo 110 riguarda la rivalutazione dei beni d'impresa. Credo che possa andare bene in certi casi, ma suggerisco al Governo - che mi sta ascoltando e per questo lo ringrazio - di ascoltare i suggerimenti di alcuni studiosi e giornalisti super partes - o quasi - che chiedono di fare una norma che renda facoltativi gli ammortamenti nei bilanci della società per il 2020. Credo sia possibile per un anno non fare gli ammortamenti in un bilancio e presentare un bilancio attivo, o vicino all'attivo, in un momento di difficoltà. A mio avviso, e concludo, non c'è una strategia di insieme: c'è un po' di tutto, buttato lì. Vediamo cosa succede, ma i sussidi a pioggia non portano vantaggi e sviluppo. Bisogna favorire gli investimenti, come si è tentato di fare - e sottolineo «tentato» - nel decreto semplificazione, ma devono partire. Non basta rinviare le tasse: bisogna prevedere l'abolizione di alcune tasse per un tempo «x»; è da questo che nasce un nuovo sviluppo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, è ormai una triste realtà quella dei provvedimenti di questo Esecutivo, che denotano un immobilismo surreale, che diventa oggi ancora più lampante alla luce della grave situazione che il nostro Paese sta vivendo per l'eccezionale ondata di maltempo che ha colpito il Nord-Ovest, compromettendo la vita dei cittadini, la viabilità, i territori, gli edifici privati, le imprese e le opere pubbliche. L'alluvione di tre giorni fa, le piogge incessanti, gli alvei dei fiumi pieni di detriti e ostruiti da ghiaia e tronchi di alberi hanno messo in ginocchio il Nord-Ovest del Paese. Il Piemonte, la Valle d'Aosta e la Liguria stanno contando i danni. Da una prima sommaria stima effettuata oggi dalla Coldiretti, i danni per gli effetti devastanti del maltempo solo su agricoltura e imprese ammonterebbero a 300 milioni di euro; si parla di altrettanti danni per le opere pubbliche. Migliaia di cittadini sono rimasti senza elettricità, telefono e gas, con intere frazioni e comunità isolate. Il bilancio provvisorio parla di almeno otto morti e di un disperso. È una situazione complicatissima, con collegamenti nazionali e internazionali strategici completamente fuori uso, tra cui la strada statale del Colle di Tenda e il relativo tunnel, che collega l'Italia alla Francia, un'arteria internazionale fondamentale per il sud del Piemonte. La situazione è drammatica ovunque, dalla Valle Gesso alle valli Vermenagna, Tanaro, Valsesia, Cervo, fino alla valle Trebbia, dov'è crollato il ponte. Tantissime sono le realtà colpite, con oltre 108 Comuni coinvolti in Piemonte. In queste ore i sindaci, gli amministratori locali, gli uomini della Protezione civile, i volontari, i privati, centinaia di persone si stanno dando da fare e sono a lavoro per il ripristino e la messa in sicurezza dei territori. (Applausi) . A tutti loro, signor Presidente, va il nostro immenso grazie e il nostro applauso. Un ringraziamento particolare ci sentiamo di rivolgere anche al presidente della Repubblica Mattarella, che si è fatto interprete del sostegno nazionale, telefonando direttamente al Governatore del Piemonte ieri mattina. Il presidente del Consiglio Conte, invece, si è preso un po' più di tempo: è riuscito a telefonargli oggi a mezzogiorno, tre giorni dopo l'evento drammatico che ho ricordato. Non credo che avesse di meglio da fare che portare la solidarietà a degli uomini e a delle donne volontari che stavano lavorando, ma, soprattutto, a chi ha subito le conseguenze del drammatico evento in Piemonte. (Applausi) . Siamo di fronte ad una fragilità del Nord-Ovest già evidenziata - nel 1994, quando ci fu l'alluvione con decine di morti, e nel 2016 - cui il nostro movimento, la Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, ha cercato di porre rimedio già in questo provvedimento, nel decreto agosto, attraverso un emendamento sul dissesto idrogeologico, con l'istituzione di un fondo finalizzato alla prevenzione di esondazioni e alluvioni, con una dotazione da 100 milioni di euro che, tuttavia, non è stato approvato - lo sanno bene i nostri colleghi della Commissione bilancio - ma accolto come ordine del giorno. Sappiamo che gli ordini del giorno contano poco, ma facciamone tesoro, perché l'istituzione di questo fondo deve essere inserita nella prima legge in approvazione in quest'Aula in cui sia possibile farlo. (Applausi) . Lo facciamo per i cittadini. Resta il fatto che il Governo, sbandierando un provvedimento da 25 miliardi di euro come quello che andremo ad approvare oggi ancora una volta con la fiducia, non ha messo un centesimo su un tema così importante e la situazione attuale, purtroppo, vede interi territori colpiti e in assoluta difficoltà. Scandalosa poi, signor Presidente, è l'intervista - la definirei anche vergognosa - rilasciata oggi dal ministro Costa al quotidiano «La Stampa», dal titolo «I soldi contro il dissesto ci sono, ma i Comuni non sanno come spenderli». Siamo alla follia di un Governo allo sbando, che fa lo scaricabarile sui sindaci. (Applausi) . Si vede che il Ministro non è mai stato un amministratore locale; non ho mai letto il suo curriculum , ma, secondo me, per dire una cosa del genere non ha mai fatto nemmeno il consigliere comunale! (Applausi) . Signor ministro Costa, glielo diciamo da quest'Aula: i decreti attuativi li fanno il Ministro e i Ministeri, non li fanno i sindaci, i consiglieri regionali o le Regioni. Si assuma le sue responsabilità, che sono gravissime! (Applausi). Tiri fuori la dignità e la professionalità e la applichi al Ministero, invece di andare ad incolpare delle persone che non hanno nessuna colpa in questo caso. Ci vuole, da subito, un decreto che dichiari lo stato di calamità e di emergenza immediato con risorse certe e nomini i Presidenti di Regione, i nostri governatori, come commissari, al fine di accelerare le procedure per ripristinare lo stato dei fatti. Ci sono strade internazionali completamente impraticabili in questo momento. Su questo, sulla pulizia degli alvei dei fiumi e su tutto quello che riguarda la sistemazione dei torrenti, ricordo al Ministro e al Governo che abbiamo depositato un provvedimento nell'aprile del 2018, a prima firma del nostro collega senatore Paolo Arrigoni ma lo abbiamo firmato tutti noi membri del Gruppo Lega-Salvini Premier, ed è un disegno di legge nel quale si dà la responsabilità ai sindaci e ai governatori di stabilire le procedure d'urgenza per la pulizia degli alvei, una semplificazione. Questo provvedimento è fermo perché il Presidente della Commissione ambiente del Senato indossa la maglia dello stesso colore politico del ministro Costa, quindi anche questo è completamente bloccato e questa è una vergogna per i nostri cittadini, per i nostri sindaci e per gli amministratori. (Applausi). Se vogliamo, Presidente, salvare il Nord-Ovest da questo dramma, ci vogliono risposte certe, immediate e concrete, come fece il nostro sottosegretario Vannia Gava, che nel 2019 per il dissesto idrogeologico finanziò i Comuni con 315 milioni di euro veri, non parole, non farfalle, ma soldi veri. (Applausi). Rivolgo un invito finale al Presidente del Consiglio e al ministro Costa a venire a visitare i luoghi, a confrontarsi con le persone che stanno spalando, pulendo e lavorando e così, da un confronto serio e concreto, magari gli viene in mente qualche idea preziosa in più. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castiello. Ne ha facoltà. CASTIELLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, intendo soffermarmi in particolare su un segmento normativo di questo importante pacchetto, che riguarda il rafforzamento e l'ampliamento della strategia per lo sviluppo delle aree interne, un argomento di grande importanza non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista sociale e culturale, anche perché riguarda un ambito vastissimo del territorio nazionale. Le aree interne coprono il 60 per cento dell'intero territorio nazionale, il 52 per cento degli 8.000 Comuni italiani e il 22 per cento dell'intera popolazione. È un riferimento, quindi, di forte impatto socio-economico. Mi riferisco, in particolare, agli articoli 28 e 28- bis del decreto. Le aree interne hanno subito negli ultimi tempi uno spopolamento veramente pauroso, hanno alimentato in misura preponderante il deflusso demografico dal Mezzogiorno, che registra negli ultimi dieci anni la perdita di un milione di abitanti e di 200.000 laureati, per la cui formazione lo Stato ha impiegato 34 miliardi di euro. Questo insieme di misure previste dagli articoli 28 e 28- bis sono una risposta a quel grido di dolore - lo dico senza enfasi - che nasce da decenni di solitudine in cui hanno vissuto le aree interne - attenzione, non solo del Sud, ma anche del Nord - che nel loro complesso formano, come dicevo poc'anzi, oltre la metà dell'intero territorio nazionale. Quali sono le ragioni sono sotto gli occhi di tutti: l'assenza dei servizi. Basti dire che un indicatore molto significativo riguarda il Servizio sanitario. I centri di montagna e di collina lontani dai poli del Servizio sanitario registrano una difficoltà seria: i tempi di percorrenza per un'emergenza sanitaria nella media sono di trenta minuti contro i diciassette minuti dalla media statistica nazionale. Ancora, la banda larga serve per il 30 per cento le famiglie italiane in generale; per il 70 per cento le famiglie italiane sono prive della banda larga e la parte preponderante di questo 70 per cento è nelle aree interne del Sud e del Nord. Non è quindi un problema territoriale, ma nazionale. A questo problema si dà una soluzione che ovviamente non può essere esaustiva, ma è apprezzabile nella misura in cui inverte con decisione una tendenza alla dimenticanza, all'abbandono, alla condanna e alla solitudine. L'articolo 28 aumenta considerevolmente la dotazione finanziaria sia del fondo di rotazione previsto dalla legge n. 183 del 1987 sia del Fondo per lo sviluppo e la coesione-programmazione 2014-2020. Le provvidenze previste dal lodevolissimo emendamento 28.0.2 dei colleghi Marilotti, Fenu, Puglia e altri, che ha preso corpo nell'articolo 28- bis, che prevede l'istituzione di un Fondo scolastico per il contrasto allo spopolamento. Ciò è importante perché la legge dà la delega al Ministero dell'istruzione e Ministero dell'economia e delle finanze. Il relativo decreto interministeriale non costituisce, come dicono i tedeschi, una Blankovollmacht , una procura in bianco, ma fissa criteri molto precisi che sono lodevoli e apprezzabili: in particolare, la deroga alla chiusura degli istituti scolastici nelle zone montane, insulari e periferiche e l'introduzione di forme di premialità per i docenti che operano nelle zone montane o periferiche, con almeno tre anni di servizio. Sono due criteri fondamentali. L'articolo 28- bis è quindi particolarmente apprezzabile perché contrasta la dispersione scolastica e l'abbandono del servizio scolastico. Concludo, Presidente, con riferimento ad un'altra questione molto importante, un altro aspetto che deve essere sottolineato. Il criterio che voglio sottolineare è strategico, di politica economica e sociale. Mi riferisco alla messa in rete dei valori culturali territoriali e alla strategia associativa necessarie per contrastare gli handicap che nascono dall'assenza di fenomeni di urbanesimo e dalla polverizzazione urbanistica sul territorio. I piccoli Comuni non sono in grado di esercitare e di svolgere efficacemente i vari servizi pubblici se non attraverso una strategia associativa. Questo è scontato ed allora, nell'ambito di questa strategia associativa, è estremamente importante e necessario mettere in rete i valori culturali del territorio. Mi riferisco alle risorse paleontologiche, archeologiche e delle arti figurative. I piccoli Comuni hanno una presenza disseminata di questi attrattori turistico-culturali che di per sé, isolatamente, non hanno appeal , un'efficacia rilevante, ma con la messa in rete si crea un fenomeno di sinergismo culturale che richiede necessariamente una strategia associativa. I fondi previsti dall'articolo 28 devono allora essere diretti soprattutto a sostenere e incentivare questa strategia associativa. Un'ultima raccomandazione al Governo, se mi è consentito, è quella di fare presto. Presidente, è in corso una lotta contro il tempo; secondo l'Istat, se non si provvede a invertire la tendenza l'80-85 per cento dei Comuni, quindi oltre i due terzi, al di sotto dei 3.000 abitanti della cintura collinare e montana della dorsale appenninica centro-meridionale nel 2035-2040 saranno desertificati. Sono stime dell'Istat che incutono veramente sgomento. Perciò, è una lotta contro il tempo e vi è la necessità che le provvidenze inserite in questo decreto, che sono lodevoli, vengano tradotte dall'azione governativa il più sollecitamente possibile in atti concreti. (Applausi) . Infatti, una risposta concreta mette in condizione i cittadini di non perdere la fiducia, perché una cosa è vedere le realizzazioni concrete, altra cosa è vedere promesse astratte che non si non si traducono in acquisizioni reali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zuliani. Ne ha facoltà. ZULIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi parlamentari, con il provvedimento che stiamo discutendo e che voteremo, il decreto agosto, stiamo avendo la conferma del virus costituzionale diffuso dal Governo Conte- bis , virus che sta colpendo una delle principali istituzioni dello Stato: il Parlamento. Le poche risorse destinate all'attività emendativa riservata al Senato sono la riprova della scarsa considerazione nei confronti dei parlamentari eletti dal popolo, ricordando così il metodo recidivo delle continue fiducie, sommate ai ritardi e ai problemi di accordi di maggioranza, che pregiudicano una tempistica ragionevole per poter valutare i provvedimenti da entrambi i rami del Parlamento, di fatto esautorando i parlamentari dal loro ruolo. Ne è un esempio il recente risultato elettorale delle elezioni del Consiglio regionale veneto, una Caporetto che ha travolto alcuni partiti. Questo è indice di una parte del tessuto politico e di rappresentanti politici slegati dalla realtà, a livello parlamentare e a livello regionale, indaffarati a demonizzare la politica amministrativa lungimirante del governatore Luca Zaia, frutto di un continuo confronto col territorio, con il tessuto sociale, le aziende, gli imprenditori, gli artigiani e gli agricoltori. Se continuerete a perseverare a partorire provvedimenti senza l'ascolto del territorio, darete il colpo di grazia a questo Paese, già provato anche dagli effetti economici, oltre che sanitari, della pandemia. Quando tornerete a casa sarà già tardi. Speriamo succeda il più presto possibile. (Applausi) . Basti pensare a cosa l'attuale Governo sta solo pensando (ripeto, sta solo pensando ma non è nemmeno da pensare). È un peccato avere questi pensieri: la riduzione di orario di un ristorante alle ore 23. Concentrare le stesse persone in un orario ridotto è improvvisazione, incapacità e malafede. Come si fa a non capire che così i rischi aumentano? Anche in questi giorni sono stato in contatto con persone e realtà del territorio nazionale, e non parlo del Veneto ma del Sud del Paese. Anche in Sicilia la lamentela e la constatazione è che la semplificazione è lontana anni luce da quella che sarebbe una sburocratizzazione necessaria e fondamentale per il nostro Paese. Serve qualcosa di diverso. Con il decreto agosto viene confermata la disorganicità dei provvedimenti: soldi calati con marchette che non porteranno a una crescita concreta. Gli amici del Sud confermano che serve in primis una rivoluzione culturale e amministrativa; dare loro soldi senza un'opportuna progettualità non porterà a niente. L'attività emendativa della Lega è stata ridotta all'osso e che poi non si venga a dire che non abbiamo collaborato. Certamente va rivolta un'attenzione verso il Sud ma senza discriminare altre parti del Paese. Ricordatevi che il Nord vuole tornare a essere protagonista, certo non senza il Sud. Il Nord deve essere la locomotiva ma sicuramente le altre regioni devono essere vagoni del treno dello sviluppo. Inoltre, a mio modo di vedere, il sistema Italia vuole tornare a essere grande e per farlo si deve iniziare valorizzando maggiormente il mondo dell'agricoltura nella giusta maniera, come di seguito indicherò. Occorre internazionalizzare il made in Italy . I prodotti agricoli, i manufatti, tutte le eccellenze che fuoriescono dal mondo agricolo italiano devono essere portate sul mercato estero per il tramite dei consolati e delle ambasciate, che devono aprire sezioni al loro interno proprio per appoggiare, supportare, essere di ausilio e favorire le imprese italiane già presenti in quei territori o che vogliono entrarvi. Il Ministero degli affari esteri deve diventare, tramite le sue propaggini presso gli Stati esteri, promotore di sviluppo economico a partire dall'agricoltura. L'internazionalizzazione del made in Italy non deve essere aiutata solo sotto l'aspetto economico, finanziario e fiscale ma in modo diretto nei territori esteri dove deve il più possibile diffondersi. Ci servono investimenti subito per l'irrigazione e per la bonifica a seguito dei cambiamenti climatici che ci impongono in particolare di concentrare una grande attenzione sulla bonifica, garante del corretto deflusso delle acque. Basti pensare a quello che è successo in Piemonte questa settimana e a Vaia, in Veneto, lo scorso anno. Questi eventi ci fanno capire che servono subito investimenti per la prevenzione idrogeologica, senza scaricare le colpe sui Comuni. (Applausi) , come ha fatto di recente, lo ha già accennato il mio collega Bergesio, il ministro Costa. Parlo di quello che io da sindaco - al terzo mandato - ho visto con i miei occhi e toccato con le mie mani all'interno di un consiglio di amministrazione di un consorzio di bonifica, quello veronese, dove ero rappresentante dei sindaci. La progettualità non manca. I sindaci sanno benissimo cosa vogliono e a fianco hanno degli enti di natura pubblica, i consorzi di bonifica che con l'Associazione nazionale bonifiche italiane (ANBI) - e in particolare l'ANBI Veneto, con cui ho avuto a che fare personalmente - sono a fianco dei Comuni, sono a fianco dei sindaci perché sanno portare avanti la progettualità. Quest'ultima è vista in prima persona dalle amministrazioni, dai Comuni e dai sindaci, ma sicuramente sulla progettualità l'ANBI, a livello nazionale, non farà mancare il proprio contributo. Gli investimenti, quindi, servono per la cura e contro l'abbandono del territorio. Troppi agricoltori lasciano le zone di montagna per lo scarso reddito o perché questo Governo, con il ministro Costa e il ministro Bellanova, non vogliono affrontare il problema dei danni da animali selvatici. Vi sono danni anche sulle opere idrauliche, che si stanno verificando in molti territori italiani e che posso, come ho già detto prima, personalmente toccare con mano visto che il mio territorio della Bassa Veronese non ne risulta esente. Ci servono poi finanziamenti subito per la meccanizzazione agricola. Abbiamo un parco macchine vecchio, troppi sono gli incidenti sul lavoro in agricoltura e ce lo dice anche l'INAIL. Non si risolve il problema importando 600.000 immigrati. Alla nostra agricoltura servono nuovi macchinari, nuove tecnologie, non ci servono immigrati da mantenere. (Applausi) . Servono inoltre interventi fin da subito per aiutare il settore florovivaistico messo in ginocchio dal lockdown , così pure per il settore agrituristico. Quest'anno non sono arrivati i turisti stranieri e quindi all'agricoltura è mancata gran parte della domanda del settore della ristorazione sia per l'agricoltura, che per l'allevamento e il settore caseario. Per queste motivazioni spero che la parte che riguarda il coinvolgimento dei Gruppi di minoranza sia sempre più proficua perché in questo decreto-legge non c'è stato per nulla. Mettete una mano sul cuore e sulla coscienza e sappiate coinvolgere di più i parlamentari di opposizione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, oggi potrei iniziare con facilità citando delle realtà economiche e sociali che certamente sono ben più vicine a me. Potrei ricordarvi, usando le parole del presidente della Confindustria, che non vorremmo morire nel regno del Sussidistan. Potrei ricordarvi, sempre riferendomi al presidente Bonomi di Confindustria, che il decreto agosto prevede interventi frammentati e senza visione. Potrei, quindi, esordire, riferendomi alla parola di coloro che rappresentano il mondo dell'impresa in Italia. E invece no. Oggi, stupendo persino mia figlia Flaminia, che frequenta il primo anno di liceo classico, dico che sono pienamente d'accordo con il segretario della CGIL Landini, che in queste ore si rivolge a voi del Governo - sostenuto dal Partito Democratico e dal MoVimento 5 Stelle - e alla maggioranza parlamentare dicendo che bisogna uscire dalla logica emergenziale e che bisogna finalmente avviare la ripresa. Non vi cito le parole del mondo economico, degli imprenditori e dei padroni, come molti di voi li definiscono, ma quelle usate in queste ore - non avrei mai pensato di farlo - da colui che, forse, è il più lontano dalla mia visione politica, ovvero dal segretario della CGIL. Perfino dalla CGIL vi fate richiamare alla concretezza, alla necessità di venir meno alla logica emergenziale dei sussidi. Stiamo parlando del quinto decreto Covid: dopo il cura Italia, il liquidità, il rilancio e il semplificazioni, adesso abbiamo anche il decreto agosto perché ovviamente non avevate più nomi credibili per poterlo nominare e vi siete semplicemente rifatti al mese della sua stesura. Colleghi, come tutti gli altri decreti-legge, è perfettamente consequenziale: abbiamo un ulteriore decreto-legge che è esattamente la continuazione logica di pensiero operativa della vostra inconsistenza pratica. Si tratta di un decreto pieno di decreti attuativi da realizzare. Vorrei ricordarvi che Openpolis pochi giorni fa ha quantificato in oltre il 70 per cento i decreti attuativi non realizzati per dare efficacia ed efficienza ai vostri provvedimenti. Vorrei ricordarvi i fallimenti ai quali siete andati incontro e state continuamente andando incontro con i bonus . Devo ricordarvi forse il bonus vacanze? Si tratta di 2,5 miliardi, dei quali solo l'8 per cento è stato distribuito. Devo ricordarvi il bonus baby-sitter ? Dei quasi due miliardi, neppure un terzo è poi stato effettivamente impiegato. Ricordo il bonus monopattino, l'ennesima marchetta a qualche realtà imprenditoriale asiatica cinese che, di fatto, vede, a fronte di 200 milioni stanziati, zero euro distribuiti a oggi. (Applausi). Siamo di fronte a una serie di fallimenti improntati a tutto, fuorché alla logica dello sviluppo. Vogliamo procedere con un'altra presa in giro delle nostre imprese. Ci ricordiamo tutti quando avete introdotto il credito sanificazioni. Era una delle poche cose giuste che ho letto nei vostri decreti. Quel credito di imposta che doveva essere del 60 per cento, grazie al fatto che non sapete nemmeno quantificare i soldi che servono e che vengono impiegati e quelli che non servono e non vengono utilizzati, come ho detto prima, e grazie anche alla mancanza di fondi, è arrivato al 9 per cento. Questa è la vostra maggioranza, signor Sottosegretario. Proseguendo, quali sono le misure per la ripresa, qual è il coraggio che non c'è stato nel decreto semplificazioni? Potete interloquire tranquillamente con dirigenti dei settori appalti pubblici di qualunque colore politico - lo sottolineo - e vi diranno che non avete fatto nulla per semplificare il mondo degli appalti, quindi nemmeno in un'emergenza come questa, nemmeno in un momento straordinario come questo, siete stati capaci di dare risposte a coloro che non riescono a far partire gli appalti in questo Paese. Siete proni a una logica giustizialista e burocratica; siete incapaci, finanche in emergenza, di dare risposte al Paese. Arriviamo così al cosiddetto decreto agosto in esame. Tra le altre cose, tra tutte le negatività che ho citato e che fanno parte di un quadro di insieme, è un provvedimento rispetto al quale non si è ricordato che il 15 ottobre, cioè ormai fra poche ore, 9 milioni di cartelle esattoriali penderanno addosso ai nostri imprenditori, alle nostre piccole e medie imprese, alle nostre famiglie. Non vi siete ricordati di questo, perché forse, cari colleghi, eravate impegnati anche in sede emendativa a predisporre emendamenti ideologici, politici. Al riguardo non ho proprio nessun timore a parlare ai nostri concittadini dei soldi che avete regalato come mance e mancette: magari i 4 milioni che avete previsto negli emendamenti al provvedimento in esame e che avete assommato ai 4 milioni che già avete regalato nel decreto rilancio ai centri contro le discriminazioni sessuali e di genere; intendo dire che per far riprendere il Paese, per far ripartire l'economia, per rispondere al Covid con due decreti-legge voi date 8 milioni ai centri contro le discriminazioni sessuali e di genere; non contenti di questo, avete dato 900.000 euro alla Casa internazionale delle donne per ripagare i suoi debiti e, se la memoria non mi inganna, avete dato un milione di euro al recupero degli uomini autori di violenza. Per carità, non voglio dire che non siano finalità anche lecite, al di là del merito, ma non erano certo queste le finalità di un decreto-legge che doveva servire a rilanciare il nostro Paese: queste sono mance che la politica che sostiene il Governo sta vergognosamente elargendo alle spalle degli italiani. (Applausi) . Pertanto, cercando di sintetizzare perché il tempo non è tanto, vorrei chiedere a voi cosa avete pensato di fare per i professionisti. È stato anche istituito un tavolo con i commercialisti per cercare di rispondere al grido di dolore che da mesi la categoria sta rivolgendo al Governo; ebbene, dopo tanta fatica avete approvato un emendamento che non concede esattamente nulla ai professionisti, che non interessa i commercialisti, che casomai dà una risposta a qualche impresa. Voi, infatti, avete previsto lo 0,8 per cento di interesse e ricordo per chi non è del settore che lo 0,8 per cento di dilazione del pagamento delle imposte per due mesi equivale a circa il 5 per cento annuo; si tratta quindi di tassi quasi da usurai per i nostri imprenditori e voi vendete questa misura come una grande conquista perché non applicate le sanzioni. Vi rendete conto? Invece i professionisti e i commercialisti, che erano incapaci di portare avanti la mole di adempimenti che dovevano fare, anche a causa dei vostri decreti-legge e dello smart working, avevano chiesto per loro, per le loro responsabilità, di prevedere per tutte le partite IVA soggette agli indici sintetici di affidabilità (ISA) la possibilità di non incorrere in sanzioni; pertanto, avete preso ulteriormente in giro la categoria, come ha detto anche il presidente dell'ordine dei commercialisti sulle reti Mediaset non più tardi di ieri sera. Signor Presidente, mi conceda ancora un minuto per concludere, perché vorrei far riferimento all'ecobonus. Anche in questo caso state vanificando una misura di primaria importanza. L'ordine degli ingegneri di Torino ha scritto a tutti i membri del Governo per caratterizzare le incapacità operative alle quali li state sottoponendo, per sintetizzare i problemi che hanno tutti i professionisti nella loro fase di certificazione delle attività connesse all'ecobonus. Mi avvio a concludere velocemente il mio intervento sui punti che avrei voluto vedere nel decreto-legge in esame: i problemi del credito che la precedente riforma della scorsa legislatura ha evidenziato, rovinando completamente il credito del territorio. Mi riferisco ai problemi del credito che vede oggi soccombere le piccole banche e che vedrà soccombere le nostre aziende e la capacità di credito delle banche per il fatto che al termine della moratoria dovremo andare a rivedere i rating . In questo modo i nostri istituti di credito non avranno più capacità di dare credito alle imprese. Zero risposte in questi decreti-legge. Parliamo di smart working. Tribunali, Agenzia delle entrate, uffici tecnici dei Comuni, quegli uffici dove si deve andare per l'ecobonus al 110 per cento che non sono operativi grazie allo smart working . (Applausi). Mi soffermo, poi, sui problemi della proprietà edilizia: sfratti per i quali non è stato previsto alcun indennizzo per i proprietari che stanno soffrendo. Ricordo i canoni di locazione non pagati per i quali i proprietari devono, però, continuare a pagare le tasse, perché vale il principio di competenza. Cosa state facendo per questi proprietari immobiliari che non riescono ma devono pagare le imposte anche sui canoni che non sono stati pagati? Parlo della cedolare secca sulle locazioni commerciali che poteva essere un aiuto ma che, invece, non avete voluto nemmeno prendere in considerazione. In conclusione, Presidente, effettivamente, purtroppo, devo essere d'accordo con coloro che ritengono questo decreto-legge l'ennesima dimostrazione di una politica propagandistica e incapace di dare risposte ai cittadini e agli imprenditori di questo Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Arienzo. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, interverrò evidenziando alcuni aspetti positivi del decreto-legge agosto relativamente alla parte della quale ci siamo occupati, quindi in special modo al settore infrastrutture. Prima di fare una valutazione completa su quella parte, mi preme una riflessione su quanto è stato detto poc'anzi, che investe anche le competenze del Ministero di riferimento della mia Commissione. Mi riferisco in particolare ai fatti tragici avvenuti recentemente in Piemonte e in Liguria. Penso che, rispetto alle parole che ho sentito, non serva fare leva sulle sciagure delle persone per evidenziare il proprio pensiero, la propria richiesta, la propria proposta. Sono nelle cose la vicinanza, il sostegno, la solidarietà verso quei residenti che sono stati provati per rimettere in funzione un territorio così duramente colpito. Quindi, non serve, ogni volta che accade qualcosa, rivendicare una primazia, così come ho ascoltato in quest'Aula, come se gli altri avessero maggiormente a cuore le difficoltà del nostro Paese. È una sciocchezza, è sempre stata tale e continuerà a esserlo perché, come è noto, quanto serve per ripristinare quei luoghi sarà fatto. Non vi siano dubbi: le popolazioni coinvolte non saranno lasciate da sole. Lo dico al collega che con tanta enfasi urlava la presunta disattenzione del Governo. Non serve urlare propagandisticamente le proprie richieste facendo leva sulle difficoltà delle persone. Anzi, il paradosso assoluto è che, da una parte, ci sono le parole; dall'altra, ci sono i fatti. Nell'ambito di questo decreto-legge anticipiamo 3 miliardi di euro dal 2030 al 2020-2021 proprio per la messa in sicurezza del territorio. Scommettiamo che quel collega tra poco voterà contro il decreto-legge agosto? Scommettiamo che voterà contro il decreto-legge agosto all'interno del quale 600 milioni di euro sono destinati ai ponti, compreso quello che alcuni sindaci sono andati a inaugurare poco prima che cadesse? Ecco la propaganda. Saprebbe dirmi quel collega qual è la procedura diversa che è stata utilizzata quando governava lui, quando il Veneto è stato colpito dalla tempesta Vaia nell'ottobre 2018? La stessa identica che c'è sempre stata per tutte le tragedie di questo tipo e che ci sarà anche per quella che ha colpito - ahinoi - il Piemonte e la Liguria. Quindi non serve quel tipo di comportamento: gli italiani sanno bene come funziona nel nostro Paese. Cerchiamo di accelerare e di rendere le procedure sempre più semplici, ma nessun italiano, rispetto a quelle tragedie, sarà lasciato indietro. In precedenza il relatore Manca ha detto che all'interno del decreto-legge in esame ci sono i prodromi e gli indirizzi chiari della nuova programmazione europea. Ha perfettamente ragione: quello è il vero tema, sul quale ci confronteremo a breve, a partire dalle linee guida, per arrivare poi alla pianificazione più dettagliata. All'interno del decreto-legge in esame vi sono degli indirizzi chiari del nostro progetto politico, a sostegno di tutte le difficoltà, che sono state determinate, ahinoi, dalla pandemia. Vi sono quindi sostegni concreti per i lavoratori marittimi, per il settore aereo e per il trasporto ferroviario locale e regionale. Vi sono ingentissime risorse per gli enti locali: in precedenza ho fatto riferimento alla misura dell'anticipo, dal 2030 al 2034 a quest'anno e all'anno prossimo, di circa 3 miliardi di euro, ma vi sono altri fondi per le opere pubbliche di efficientamento energetico, per lo sviluppo territoriale sostenibile, per la messa in sicurezza dei ponti, a cui ho fatto già riferimento, e per la progettazione di opere pubbliche da parte degli enti locali. Si tratta di un volume di risorse, ahinoi dettate dall'emergenza, ma che, con assoluta chiarezza, fanno trasparire la nostra volontà politica di sostenere ogni azione delle pubbliche amministrazioni, a sostegno delle difficoltà delle persone e, in questo caso, in alcuni aspetti, del nostro territorio nazionale. Abbiamo un'attenzione dedicata, attraverso il programma pluriennale, a potenziare tutti gli investimenti sulla sicurezza di scuole, strade ed edifici pubblici. Che dire poi del fondo a sostegno di tutte le politiche in favore della Pianura padana? C'è qui uno specifico riferimento alla promozione di strategie, che puntano sì alla migliore infrastrutturazione, ma anche alla migliore qualità dell'aria. C'è poi il sostegno per gli esercenti del trasporto di linea di persone, effettuati su strada mediante gli autobus. Abbiamo considerato di tutto, dal trasporto marittimo dei passeggeri, con 50 milioni di euro, all'autotrasporto dei passeggeri su strada, a sostegno del rinnovo del parco veicolare. Il tempo a nostra disposizione è tiranno: sarebbero da approfondire diversi altri aspetti, ma ne scelgo tre, se ne ho la possibilità e il tempo. Innanzitutto c'è il rinnovo della concessione autostradale della A22. È stato approvato un mio emendamento al provvedimento in esame, che proroga ancora una volta il termine per la scadenza della concessione, che è scaduta il 30 aprile 2014. Quell'emendamento era più completo ed è stato considerato in parte inammissibile: lo valuteremo nelle prossime settimane, in occasione dei prossimi provvedimenti. Quell'operazione blocca una concessione autostradale, che vale circa 4,5 miliardi di euro di investimenti sui territori interessati da quell'infrastruttura. Spero sia l'ultima volta che sarà rinnovata la proroga: lo dico con assoluta chiarezza. Ritengo che molte delle cose dette, che impediscono il rinnovo della concessione, non siano vere, come quella per cui l'Europa dovrebbe decidere, se anche restassero i privati, che sarebbero affidamenti in house o altre cose. Auspico resilienza e responsabilità da parte di tutte le forze politiche, affinché sin dalla prossima legge di bilancio ci possa essere una soluzione definitiva. Il Partito Democratico non è più disponibile a proroghe ulteriori: piuttosto si vada a gara europea, così come prevede la legge. In secondo luogo c'è un mio emendamento a proposito della concessione in affidamento delle ferrovie interregionali, che vanno sulla tratta ferroviaria da Bologna al Brennero e quelle da Venezia a Trieste, passando per Udine, per quanto riguarda la Regione Friuli. È un mio emendamento sulla concessione in gestione delle ferrovie interregionali. Non ho avuto bisogno di essere a favore del referendum sull'autonomia: si può fare, questo è il principio della sussidiarietà. Non abbiamo bisogno di gente che ci ripete che le Regioni dovrebbero gestire in autonomia; stiamo dimostrando, come Partito Democratico, che il nostro principio della sussidiarietà passa attraverso le leggi in vigore. Non c'è bisogno di propaganda, le cose si possono fare e questo lo dimostra. Noi siamo convinti che quei servizi possano essere gestiti dalle Regioni e lo siamo perché gli enti locali conoscono meglio le esigenze dell'utenza pendolare che insiste in quelle località. Ci sarebbe molto da dire anche sull'Autorità che abbiamo istituito per la laguna di Venezia, rispetto alla quale il segnale positivo di sabato sul funzionamento del Mose, finalmente, dopo tante ruberie e dopo tanti contrasti, ha dato un motivo di orgoglio al nostro Paese. Speriamo che continui a funzionare; quantomeno abbiamo tacitato la bocca a coloro che hanno detto che quell'opera non avrebbe funzionato. Signor Presidente, concludo davvero e la ringrazio per la sua cortesia. Ho iniziato dicendo che aveva ragione il relatore Manca: è vero, perché questo provvedimento ci dispone in quella direzione; questo impegno ci dispone al dispiegamento delle ingenti risorse che l'Europa ci ha concesso. Stiamo dimostrando di saperlo fare e lo faremo per il bene dell'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, una delle cose che il precedente Governo (Brusio) ... sempre che il Governo ascolti. PRESIDENTE. Devo chiedere la gentilezza di lasciare il Governo ascoltare il senatore che sta intervenendo. BINETTI (FIBP-UDC) . Finora non lo ha fatto mai, io ho controllato e lei lo sa. Questo è uno dei punti più importanti del nostro dibattito in questo momento: il Governo non ascolta. Non ascolta quando siamo in Aula e non ascolta nemmeno quando parliamo in altri luoghi e in altre circostanze. (Applausi) . Ovviamente la maggior parte degli interventi sono a carico dell'opposizione, la quale è perfettamente consapevole di una serie di limiti che questi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri presentano e cerca in qualche modo di esporli anche all'opinione pubblica; ma evidentemente l'interlocutore assente - come quando si gioca a tressette con il morto - è il Governo. Questo non permette nemmeno a quello sforzo, concreto e positivo, di porre i problemi di smuovere l'attenzione. È un po' di tempo che sono seduta qui e che controllo la situazione. Detto questo, voglio entrare nel vivo dell'intervento. Noi stiamo discutendo oggi un decreto-legge denominato decreto agosto e lo facciamo esattamente il 5 ottobre; già questo dimostra un ritardo tra la pianificazione degli interventi che è stata fatta oltre due mesi fa e l'evoluzione della situazione che stiamo vivendo in questo momento. Forse due mesi fa venivamo dalla speranza che una fase della pandemia si fosse in qualche modo conclusa; ci presentavamo all'opinione pubblica, anche a livello europeo, come il Paese che prima, più e meglio aveva saputo gestire la situazione. Disgraziatamente, il concatenarsi degli eventi ci dimostra come, anche in Italia, in questo momento ci sia una ripresa della pandemia, con un trend in crescita - ringraziando Iddio inferiore a quello che succede in Francia e in Spagna, i Paesi a noi vicini, ma certamente un trend in crescita - che coinvolge l'Italia in una progressione continua. Quali sono le ragioni di questo trend , di questa sorta di pandemia sanitaria legata al virus, che però trascina con sé altre due questioni, che in questo momento stanno appesantendo notevolmente il nostro Paese? Una è quella economica: molti dei colleghi intervenuti hanno fatto riferimento a tale questione, che il Governo finora ha gestito con mentalità prevalentemente assistenziale; non l'ha certamente gestita con l'intenzione, con l'impegno e con le decisioni necessarie a rimettere in moto l'economia. Se c'è un anello debole in tutto questo sistema è proprio la povertà culturale, la povertà strutturale delle decisioni che avrebbero dovuto dare ossigeno in tempo reale alle aziende. È l'approccio assistenziale con cui noi ci confrontiamo ogni sera; e dico veramente ogni sera, in occasione del telegiornale. C'è sempre un'azienda con imprenditori illuminati, che vengono intervistati, i quali lavorano e hanno delle commesse che potrebbero dare lavoro, ma che registrano la mancanza di italiani disponibili a farsi carico di questi lavori, perché molto faticosi e, in secondo luogo, probabilmente remunerati non tanto quanto si potrebbe avere con il reddito di cittadinanza. Tutte le sere c'è un'azienda che ci racconta la difficoltà che ha a trovare manodopera. Questo la dice lunga su uno spaventoso gap culturale che si è creato all'interno di questo Governo e delle decisioni che assume. Un gap al quale prossimamente si sommeranno anche quella sorta di liberalizzazione, che tutti conosciamo, sulla possibilità di licenziamento e probabilmente una sorta di prosciugamento (a meno che non ci vorremo investire la maggior parte dei fondi del recovery fund, quando arriverà) di quella che in un certo senso è l'indennità di disoccupazione, cioè la cassa di disoccupazione. A questi due virus importanti (uno che tocca la nostra salute e l'altro il mondo del lavoro) si stanno aggiungendo altri due elementi di gravità. Uno è quello del dissesto idrogeologico, che è stato ricordato da molti colleghi. Sappiamo che in un movimento, chiamiamolo così, che da sempre ha creduto di assumere come sue linee di tendenza la green economy e il rispetto della natura, la cultura del contrasto al dissesto idrogeologico corre il rischio di diventare parolaia, buona da spendere in televisione e per fare degli annunci, ma del tutto vana quando si tiene in conto che mancano i famosi 181 decreti attuativi di questa orgia di decreti-legge che si susseguono uno dopo l'altro, tra cui quello che verrà convertito oggi, ovviamente senza il nostro voto favorevole. C'è un susseguirsi veloce di decreti-legge che non fanno nemmeno in tempo ad essere attuati, perché mancano i provvedimenti attuativi. Se questo non vi piace, non vi preoccupate perché domani mattina ce ne sarà un altro; già stasera il Consiglio dei ministri lo adotterà. In questa logica, che è la sagra dell'incompetenza strutturale, stiamo condannando il Paese anche a un'altra operazione composita che riguarda il mondo della scuola. Ci vuole davvero coraggio ad andare in televisione a dire che per la scuola va tutto bene. Bisogna sentire gli insegnanti che, davanti alle nuove piattaforme, dicono che non funzionano e che, sostituite in modo da essere forse più cool e aggiornate, finiscono per essere troppo sofisticate. La conseguenza è che questi strumenti non riescono a essere gestiti da insegnanti che, mentre la scuola si mette in movimento, devono imparare anche a far funzionare le nuove piattaforme, così rendendo vano il lavoro della didattica a distanza anche da parte di coloro che avevano in qualche modo imparato a farlo nei mesi precedenti. Dobbiamo sentire le famiglie. A causa delle complesse operazioni riguardanti gli ingressi scaglionati a scuola, noi abbiamo genitori che non fanno altro che accompagnare e andare a riprendere i figli a scuola. Inoltre, è anche diventato difficile capire che cosa succede quando uno degli studenti risulta positivo; oppure, come accaduto pochi giorni fa, cosa si deve fare quando uno gli studenti dice che un suo compagno di canoa è risultato positivo. Il provvedimento di oggi in esame è il cosiddetto decreto agosto che il coraggio ci avrebbe dovuto suggerire di non votare, perché, così come è, è pressoché inutile. Infatti, lo stiamo già superando e, quand'anche non lo avessimo fatto, avrebbero provveduto a dequalificarlo i decreti attuativi mancanti, per una nuova ennesima favola e una nuova utopia. Signor Presidente, mi avvio a concludere perché in questi minuti c'è stato un dialogo muto tra lei e me. Sa benissimo che il Governo non ascolta e, quindi, perché noi dobbiamo parlare? A chi parliamo? Possiamo parlare soltanto al Paese, nella speranza che ascolti e prenda le decisioni opportune. (Commenti). Ma il Governo non ascolta mai, a meno che non faccia salotto. Voglio dire una cosa: noi ci auguriamo di avere un Governo, non dico illuminato e competente, non dico orientato a fare il suo lavoro e a scrivere i suoi decreti attuativi; non dico questo, ma che almeno abbia l'umiltà, quando è in Aula, di ascoltare i colleghi dell'opposizione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dovremmo dire che non c'è due senza tre, visto che ci sono altri 25 miliardi di scostamento che noi responsabilmente abbiamo votato e che portano il totale ad oltre 100 miliardi. Purtroppo, ci ascoltate quando si tratta di votare lo scostamento, ma non ci ascoltate praticamente mai quando si tratta di decidere come impiegare le risorse, se non per quegli argomenti che sono talmente evidenti che non li si può negare. Peccato allora che il re - e anche il "Conte", mi permetto di dire - sia nudo e il bazooka sia scarico. Oggi persino il Presidente del Senato ha richiamato alla necessità di dire le cose come stanno e quello che serve fare. In apertura, negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto abbiamo fatto alcuni esempi, e non era possibile non cominciare, come ha fatto il collega Bergesio, dalla situazione che si è creata in numerose Regioni per il disastro causato dai nubifragi e dal maltempo. Mi dispiace, collega D'Arienzo, ma serve ricordarlo in quest'Aula; non permette di risolvere, ma serve ricordarlo ed è doveroso per non essere complici. Lei ci ha fatto un elenco di tutto quello che non serve, puntuale ma non condivisibile; io aggiungo una cosa che non serve fare: è inutile dire quanto si stanzierà nel 2031 e non dire perché non si è fatto qualcosa l'anno passato, perché non si sta facendo qualcosa quest'anno e perché non si accelereranno gli investimenti in maniera più consistente di quanto è stato fatto con questo decreto-legge. Si chiedeva provocatoriamente: «che cosa avreste fatto voi?». Sicuramente avremmo approvato oramai, se non fossimo stati rallentati da una forza politica ben precisa - e mi riferisco ai 5 Stelle - quel disegno di legge che il 4 aprile del 2018, insieme al collega Arrigoni, come Lega abbiamo depositato per semplificare la pulizia dell'alveo dei fiumi e dei torrenti. Non è la prima volta, purtroppo, che lo ricordiamo. Ecco, quello sarebbe stato possibile fare se quel disegno di legge fosse stato calendarizzato e approvato. Allora facciamolo ora. Non significa approvarlo alla lettera, per come è stato depositato, ma si può prendere una buona volta un impegno corale - qualche volta l'abbiamo fatto - e unanime in quest'Assemblea? Si può calendarizzare in Commissione ambiente quel disegno di legge, abbinargliene magari altri ed arrivare a una pronta approvazione, perché sia questa veramente l'ultima volta in cui ce lo ricordiamo, visto che siamo tutti in quota parte responsabili se non siamo stati in grado di dare una risposta? Ci sono altri emendamenti che abbiamo presentato, non provocatori, che cercavano di completare, magari anche con qualche spunto valido. Perché trovare all'articolo 11 del decreto-legge in discussione un importante sacrosanto intervento per l'arsenale di Taranto e negarlo all'arsenale di La Spezia? C'è qualcosa di diverso? (Applausi). Se è ammissibile intervenire, giustamente, per accelerare le assunzioni per l'arsenale di Taranto, perché per La Spezia no? Perché, ad esempio, no per il polo di mantenimento delle armi leggere dell'Esercito a Terni, che richiede delle assunzioni fondamentali per efficientare e per ridurre i costi che lo Stato sostiene proprio per l'assenza delle assunzioni? Ricordo che questa era l'impegno che aveva preso il ministro Guerini non con noi, non con l'opposizione, ma ad esempio con l'onorevole Verini, segretario regionale umbro del PD, appena qualche settimana fa nel rispondere a un'interrogazione. Però - ribadisco - l'arsenale di Taranto sì, mentre quello di La Spezia e il polo di mantenimento delle armi leggere di Terni no: queste sono le discrepanze e le ingiustizie che vediamo, ma ce ne sono altre. Tutti i Gruppi parlamentari, ad esempio, magari con sensibilità differenti, hanno fatto presente che all'articolo 59 è ingiusto - e non possono essere ingiusti il Parlamento e il Governo - dire che aiutiamo le attività economiche dei centri storici delle città d'arte a vocazione turistica, ma solo se si tratta di capoluoghi di Provincia; come se le decine e centinaia di località italiane d'arte a vocazione turistica che non sono capoluogo di provincia non abbiano lo stesso diritto perché non hanno subito gli stessi danni alle attività economiche di tutte le altre. Su questo, ripeto, sono stati presentati emendamenti da tutti i partiti politici. Dovrei fare una classifica, che il tempo non mi consente, dei Comuni danneggiati. Mi limito a citarne uno, da dove il 14 agosto siamo partiti e con i colleghi Borgonzoni e Centinaio abbiamo denunciato questa ingiustizia: mi riferisco al Comune di Assisi, che conta 28.000 residenti, che per certi versi di fatto è la capitale italiana, visto che è legato a San Francesco, che proprio ieri abbiamo celebrato. Ebbene, parliamo di un Comune che conta 1,2 milioni di presenze turistiche all'anno, di cui 600.000 straniere, vale a dire 20 volte il numero dei residenti. Il criterio che si introduce è quello di un numero di presenze turistiche che sia tre volte quello dei residenti, se si è capoluogo di provincia. È inutile, allora, come ha fatto ieri il premier Conte, accompagnato dal ministro Di Maio, andare a fare ad Assisi una passerella, che è ahimè a mani vuote, perché la proposta di modifica dell'articolo 59 è stata bocciata in tutte le salse in cui è stata proposta negli emendamenti della Lega, di Fratelli d'Italia, di Forza Italia, del Partito Democratico, di Italia Viva, del MoVimento 5 Stelle, di Liberi e Uguali: nessun emendamento è stato accolto. Di fronte a temi come questi si dice sempre che era giusto, ma non c'erano le risorse. Arrivare a dire che non ci sono le risorse rispetto ai 500 milioni di base, quando si hanno a disposizione 25 miliardi di euro e l'intero Parlamento chiede un intervento, è ingiustificabile. (Applausi) . Ma c'è di più, e mi avvio alla conclusione, signor Presidente. Per quanto riguarda la materia ambientale, siamo arrivati a gioire, non per qualcosa di buono che è stato fatto, ma per un errore che è stato corretto. Se infatti non ci fosse stato l'intervento - sottoscritto da tutti i Gruppi, ma presentato a mia prima firma per la Lega - per evitare il blocco della raccolta differenziata e il conferimento in discarica, avremmo avuto tutto fermo dal 29 settembre. In effetti, nel recepire una delle direttive più importanti sull'economia circolare, quella per il conferimento in discarica, che si aspettava da quasi due anni, nonostante la Conferenza Stato-Regioni lo avesse segnalato e la Commissione ambiente all'unanimità avesse rilevato l'errore, il Governo ha sbagliato una letterina, richiamando la tabella 5A, invece della tabella 5, mettendo di fatto fuorilegge il conferimento dei rifiuti urbani in discarica. Se, dunque, non avessimo corretto noi questo errore, si sarebbe bloccato tutto. Sarà importante quindi - io dico - che in una Repubblica parlamentare ogni tanto il Governo, oltre che dopo aver commesso un errore come in questo caso, ma anche prima, ascolti un po' più il Parlamento, soprattutto quando tutti i Gruppi sono d'accordo per evitare che i problemi si creino? Potrei andare avanti ancora molto. Faccio solo un breve riferimento a quanto si sarebbe potuto fare e non si è fatto, ma che si potrà fare nel collegato ambientale, dove l'inammissibilità non c'è: sblocchiamo una buona volta la chiusura del ciclo dei rifiuti con l'utilizzo del combustibile solido secondario. Tutti i Gruppi sono d'accordo, tranne uno. Questo è un esempio, ma ce ne sarebbero altri. L'Italia non merita tutto questo, non merita che un singolo Gruppo parlamentare, soprattutto in materia ambientale, blocchi tutti gli altri. Non lo meritano gli italiani di oggi e di domani, visto che il conto dei 25 miliardi lo pagheranno anche i nostri figli. Potete autoassolvervi in quest'Aula, ma a condannarvi penserà la storia, mentre a cancellarvi, elezione dopo elezione, stanno pensando i cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, esponenti del Governo, è da settimane che Fabio si tormenta, angustiato da una domanda assillante: riuscirà a garantire il lavoro anche in futuro ai suoi 30 dipendenti? Riuscirà, cioè, ad evitare la chiusura del suo salone di acconciatura per signore ereditato dal padre, un pezzo di storia ormai quarantennale in uno dei quartieri storici di Roma? Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,59) ( Segue GARAVINI). Perché l'attività va, sì, avanti, ma a singhiozzo. Questo maledetto coronavirus, che sta stravolgendo la vita della gente, rischia di mettere in ginocchio anche l'azienda di Fabio e, insieme alla sua, quella di 90.000 altri imprenditori, che, senza aiuti da parte del Governo, rischierebbero di chiudere, causa Covid-19. Per lo più, si tratta di aziende che, con grandi sacrifici, stanno cercando di fare l'impossibile per evitare la chiusura. Ecco che questo decreto-legge rappresenta un ulteriore passo importante per andare incontro a imprenditori come Fabio e fronte alla drammatica situazione nella quale il nostro Paese ancora si trova. Innanzitutto, assegniamo risorse vere, più di 25 miliardi di euro, che portano i fondi complessivamente stanziati dall'Italia dall'inizio della pandemia ad oggi a 100 miliardi, soldi di cui il nostro Paese ha urgentemente bisogno per far fronte agli effetti della crisi innescata dal Covid-19 e finanziare misure che servono a sostenere l'occupazione e garantire quella liquidità che come Italia Viva abbiamo chiesto sin dall'inizio del coronavirus per sostenere chi lavora e chi crea lavoro e che quindi aiuta la gente, le imprese, i lavoratori e le famiglie ed è in grado di assicurare nel breve termine la tenuta della nostra economia. Con questo provvedimento ripristiniamo il jobs act , una misura che avevamo introdotto a suo tempo col Governo Renzi e che ha portato a risultati di grande impatto: un incremento dell'occupazione di oltre 650.000 unità in appena un anno e mezzo ed il calo della disoccupazione giovanile nello stesso periodo di ben sei punti percentuali; il tutto attraverso la decontribuzione delle imprese che assumono in modo stabile e ciò equivale a dire che lo Stato, per un certo periodo, si fa carico del versamento dei contributi previdenziali per i neoassunti che le aziende occupano a tempo indeterminato. Lo Stato, quindi, aiuta le aziende a investire nelle persone, esonerandole dal pagamento degli oneri contributivi: è una misura che ha saputo rilanciare l'economia ed è positivo che la riproponiamo ora, di nuovo, per aiutare le aziende a creare nuovi posti di lavoro stabili e sicuri. Si tratta di una formula vincente anche per il Sud, dove le imprese, con questo decreto, potranno godere di una detassazione del 30 per cento in caso di nuove assunzioni. È una svolta per il Mezzogiorno e un modo per distaccarsi dall'assistenzialismo fine a sé stesso, rilanciando invece le politiche a favore del lavoro e della crescita, per offrire prospettive di futuro ai tanti talenti del Sud Italia che troppo spesso si sono visti costretti a intraprendere la strada dell'emigrazione. Questo decreto-legge ci consente, al contempo, di rafforzare anche le tutele sociali, soprattutto a favore delle famiglie e dei soggetti più vulnerabili, che sono usciti particolarmente provati da questa pandemia. Penso innanzitutto all'estensione temporale del bonus baby sitter , voluto dal ministro Bonetti, una misura che aiuta migliaia di genitori alle prese con i problemi causati dal coronavirus a coniugare con maggiore facilità lavoro e vita familiare, consentendo a entrambi i genitori di continuare a lavorare grazie al ricorso a baby sitter occasionali, anche durante mesi complicati come questi, legati al rischio di contagio da coronavirus, in cui i bambini possono essere costretti a stare a casa, nell'impossibilità, tra l'altro, di venire accuditi dai nonni. Penso però anche all'introduzione del bonus casalinghe, un contributo una tantum rivolto alle donne che vogliono qualificarsi e che adesso si occupano dei lavori domestici, oppure della cura dei figli o di familiari malati: si tratta di una somma attraverso la quale migliaia di donne avranno la possibilità di frequentare un corso di formazione e di conseguire qualifiche lavorative che consentano loro il ritorno o l'ingresso nel mondo del lavoro. Prevedere lo stanziamento di 3 miliardi per la formazione professionale delle donne non occupate è una scelta strategica, perché il rilancio del nostro Paese può passare anche attraverso una maggiore inclusione delle donne nel mondo del lavoro. Il decreto-legge che oggi ci apprestiamo a convertire prevede, insomma, una serie di misure volte a favorire il rilancio dell'economia, come ad esempio per le attività legate al settore turistico e alla ristorazione, soprattutto quelle situate nei centri storici, spesso piccole e micro imprese che continuano a soffrire fortemente della situazione legata al coronavirus. Grazie all'impegno del ministro Bellanova siamo riusciti, ad esempio, a prevedere l'istituzione di un fondo per la ristorazione, 600 milioni di euro per contributi destinati a ristoranti, pizzerie e trattorie, ma disponibili anche per mense, per agriturismi dotati di attività di ristorazione e imprese che svolgono catering continuativo per eventi. Le risorse a fondo perduto dovranno essere spese per acquistare prodotti alimentari tassativamente made in Italy : in tal modo, non solo si contribuisce a sostenere le attività di ristorazione che in questi mesi hanno subito perdite ingenti, ma si sostiene anche l'intera filiera agricola del nostro Paese, martoriata dal crollo dei consumi nel settore della ristorazione. Si tratta insomma di un decreto-legge molto ampio, con numerosi ambiti d'intervento, allo scopo di affrontare e alleviare le tante difficoltà in atto. Mi preme sottolineare però in particolare tre ulteriori dettagli, di cui si è arricchito il provvedimento nel corso dell' iter parlamentare, grazie anche all'impegno di Italia Viva. Si reintroduce la possibilità per i contribuenti di devolvere il 2 per mille delle proprie tasse, in sede di dichiarazione dei redditi, a favore di un'associazione culturale. Si tratta di uno strumento già sperimentato nel 2016, con il Governo Renzi, che aveva dato prova di grande utilità nell'individuare risorse alternative per il mondo dell'arte, della musica, dell'archeologia, del cinema e del teatro. È uno strumento che, a maggior ragione, può risultare strategico adesso, in una fase così difficile in cui proprio il mondo della cultura paga un prezzo altissimo a causa del crollo del turismo e della mobilità. Proprio per aiutare a superare queste difficoltà, ci siamo battuti affinché si riconosca anche un beneficio fiscale alle imprese che operano nell'intero settore dello spettacolo dal vivo, un credito d'imposta nella misura del 30 per cento delle spese effettuate: è un risultato importante, per un settore duramente colpito dalla pandemia. Siamo contenti poi di poter tirare finalmente un sospiro di sollievo: la Casa internazionale delle donne non chiuderà. Dopo mesi di tribolazioni e di ansie, finalmente possiamo rassicurare le tante persone che si sono mobilitate per impedirne la chiusura. Grazie al gioco di squadra con altre forze politiche, è stato possibile infatti approvare un nostro emendamento che, attraverso lo stanziamento di idonee risorse, mette in sicurezza i conti e consente di estinguere il debito pregresso nei confronti di Roma Capitale. In sintesi, il provvedimento che oggi ci apprestiamo a votare è una misura a 360 gradi, con aiuti e impulsi: aiuti per chi, come Fabio, si trova in particolare difficoltà in questa fase. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento sostenendo quello che il senatore D'Arienzo prima di me ha detto, rivolgendosi al senatore Bergesio. Credo che in quest'Aula valga la pena e sia importante su alcuni temi, tipo quanto colpisce da tre giorni a questa parte le popolazioni del Piemonte e della Liguria, non solo essere uniti, ma sollecitare, anche con l'odierna seduta, da parte di tutte le forze politiche solidarietà e un decreto urgente del Governo per intervenire. È questo un elemento che ci dovrebbe sempre caratterizzare, al di là delle fasi e delle parti politiche che ciascuno di noi ricopre. Arrivando invece al tema e al provvedimento che dobbiamo votare in giornata, penso che sia importante quello che i relatori, che ringrazio particolarmente, hanno messo in campo, con una consapevolezza comune a tutti e tre. Mi riferisco cioè al fatto che la trasformazione del decreto-legge contiene innovazioni rispetto all'origine, su cui poi mi soffermerò, ma soprattutto avviene in un contesto nel quale c'è la consapevolezza di tutti di aver lavorato anche con le opposizioni per provare a verificare su alcuni contenuti lo spazio per creare una scelta comune. Siamo infatti in una fase in cui non c'è nessuno in Parlamento che possa disconoscere che c'è ancora un'emergenza che si è protratta, ma che si protrae oggettivamente sul terreno del lavoro, delle imprese, delle famiglie e dei consumi, che ha bisogno di questi interventi. Credo che per ciascuno di noi, ma soprattutto per chi ci ascolta e per il popolo italiano, dalle imprese alle famiglie, ai lavoratori e al mondo in generale, basti andare a vedere l'insieme degli interventi perché già si configuri il fatto che lo Stato e questo Parlamento, votando la conversione del decreto-legge in esame, stanno al fianco di chi soffre e non ha altre possibilità. Penso all'estensione della cassa integrazione e al sostegno ai diversi settori citati, che sono i più colpiti dalla pandemia. Voglio anche sottolineare - perché non lo diciamo mai - che, oltre ai suoi effetti, con tutto quello che conosciamo e su cui questo provvedimento interviene, per dare un sostegno (fatto che, secondo me, di per sé dovrebbe essere valutato da tutti positivamente), la pandemia si colloca in una fase ancora complicata, perché incrocia anche le situazioni degli altri Paesi europei e - aggiungo io - della globalizzazione. A volte non ci rendiamo nemmeno conto che c'è un disallineamento fortissimo per l'Italia, che è un Paese di trasformazione e di esportazione, e di cosa significa questo rispetto alla possibilità della commercializzazione internazionale, a fronte di quello che sta succedendo negli Stati Uniti d'America o ancora in Cina o negli altri Paesi europei. Lo dico perché il contesto nel quale facciamo scelte politiche e di sostegno non può mai essere trascurato secondo me e questo, dal mio punto di vista, dà ulteriore forza alle scelte che stiamo compiendo e che sono state correttamente illustrate dai relatori, in particolare - non lo dico solo per spirito di parte, ma oggettivamente - da quelli di maggioranza. Voglio soffermarmi su due punti in particolare, che a mio avviso sono stati approvati, tra l'altro, cambiando il testo iniziale del decreto-legge, uno dei quali è importante e riguarda il lavoro. Tutta la maggioranza in Commissione lavoro ha lavorato su questi punti (vale per l'insieme dei partiti, dal Partito Democratico, ma non solo) per sostenere gli interventi sulle lavoratrici e i lavoratori fragili, sia per il pubblico, sia per il privato. Qui non è soltanto, così come veniva detto correttamente, che abbiamo la responsabilità e sentiamo l'obbligo di porre attenzione nel sostenere tutte le fragilità rispetto al virus e tutti coloro che verrebbero maggiormente coinvolti e penalizzati, fino purtroppo magari a morirne (e conosciamo quali sono le diverse patologie coinvolte). Mi posso permettere di dire in quest'Aula che c'è un punto d'innovazione politico-culturale importante? Averlo affrontato in questo modo significa dare un segnale e fare una scelta politica. Con questo strumento e questa scelta si mette al centro un tema che in questo Paese per tanti anni si è discusso in modo separato, cioè la sicurezza sul lavoro, coniugandolo con occupazione e crescita. Qui unifichiamo questi temi ed è fondamentale la tutela del posto di lavoro in sicurezza. Guardate quanto dibattito negli anni precedenti abbiamo fatto per distinguere più crescita, trascurando la sicurezza delle persone. Questo è un elemento che, dal nostro punto di vista, come Commissione lavoro, ma anche come Partito Democratico, è fondamentale, quanto all'innovazione e al cambiamento che il dibattito ha introdotto. Sono esattamente per presentarlo così, perché è un'ulteriore aggancio nelle fasi successive: quello di sapere che puntiamo alla tutela dei diritti delle persone dentro i luoghi di lavoro, perché sono parte qualificante degli elementi di competitività dell'economia reale in tutto il sistema produttivo. In questo c'è anche un'innovazione - ripeto - di cultura politica, industriale e del lavoro, che considero importante. C'è un secondo elemento che la conversione di questo decreto-legge introduce, iniziando a segnare un passo in avanti: qui mi rivolgo alla senatrice che ha parlato prima di me, invitandola a leggere meglio gli emendamenti, prima di dire che abbiamo fatto il fondo per le casalinghe. Abbiamo presentato un emendamento, che è stato votato e approvato, che istituisce un fondo per casalinghe e casalinghi. Sa perché? Esattamente per rompere uno stereotipo, secondo il quale soltanto le donne devono svolgere i lavori di cura. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,15) ( Segue FEDELI). Anche questo è un elemento di innovazione politica e culturale (Applausi) , su cui abbiamo lavorato tutti insieme, con il Governo, anche in accordo con il ministro per le pari opportunità, e che secondo me è un altro segnale di grande cambiamento. Sono segnali di direzione che dovremo riprendere anche nelle fasi successive, quando avremo da affrontare gli assi fondamentali per creare più occupazione, partendo da quella femminile, rompendo gli stereotipi e anche quel concetto per il quale, diciamo così, le donne hanno comunque un'altra occupazione non retribuita, che è quella di fare le casalinghe. Penso che abbiamo fatto cose importanti, ma c'è un raccordo che riprendo velocemente e dal quale si deve partire da subito nelle prossime giornate in Aula, al Senato e - mi auguro - anche alla Camera. A tale proposito, signora Presidente, vorrei fare un grande augurio ai deputati e alle deputate che purtroppo sono stati contagiati dal Covid-19 perché, anche da questo punto di vista, non si fermino mai i lavori parlamentari, né al Senato, né alla Camera. Credo che ci sarà una discussione nelle Aule del Senato e della Camera che immediatamente dovrà intrecciare le priorità e i contenuti che vogliamo portare dentro le strategie di attuazione del recovery fund , quindi nel famoso recovery plan . Aggiungo velocemente alcune considerazioni: dovremmo avere il coraggio di riformare gli attuali strumenti di cassa integrazione; dobbiamo sapere di dover puntare tutto sull'occupabilità e sulle politiche attive del lavoro, per creare le condizioni per gli investimenti e i cambiamenti produttivi, perché è esattamente questa la risposta più forte e necessaria al problema dell'occupazione, partendo da quella femminile. Ritengo che questo sia uno degli elementi assolutamente importanti. In conclusione, signora Presidente, se me lo permette, anche se ciascuno può esprimere le proprie opinioni, vorrei dire al senatore De Bertoldi che fare investimenti a sostegno di luoghi come la Casa internazionale delle donne, che operano da anni per sostenere e contrastare la violenza sulle donne, non è una marchetta, termine proprio inaccettabile. È un investimento produttivo che non va considerato in alternativa a quelli a sostegno delle imprese. Voglio solo ricordare una cosa, da questo punto di vista: il clima familiare, sociale, della convivenza democratica o dentro le aziende, se ci sono elementi di violenza e di sopraffazione, rende tali realtà meno produttive. Non lo dico solo per una questione di principio. C'è chi è d'accordo e chi no su questo, ma dal punto di vista della sostenibilità e della produttività delle aziende - lo sapete, basta leggere tutti i report - è maggiore la competitività laddove il clima aziendale non riporta discriminazioni, violenza e sopraffazione verso le donne e verso ogni diversità. Senatore De Bertoldi, ragioni in questo modo, quando parla degli strumenti importanti che abbiamo avviato con questo provvedimento, che sono un primo passo per sostenere l'insieme dei mezzi e dei luoghi delle donne che fanno cultura e che garantiscono sostegno, in questo Paese, alle italiane, per superare le ancora tante, troppe discriminazioni che subiscono. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, ci troviamo in un momento che, com'è noto a tutti, è economicamente uno dei più tragici che l'Italia abbia mai vissuto. Riferendomi all'intervento che mi ha preceduto, forse si saranno rotti anche gli stereotipi con il casalingo e la casalinga, ma voglio ricordare che le cifre delle quali ho sentito parlare in Aula non sono assolutamente quelle reali previste dal provvedimento. Dico questo perché giudichiamo il decreto agosto come un testo che ha molte ombre e poche luci. È un decreto spot e proprio su questo tema si evidenzia tutta la sua labilità. Lo diciamo perché la cifra non è 3 miliardi per le casalinghe e i casalinghi. Se chiamiamo Pierino dalle scuole elementari per fare un breve e semplicissimo calcolo, dividendo quanto investito (3 milioni) per il numero delle casalinghe e dei casalinghi (7,4 milioni), ci troviamo ad avere 40 centesimi per ognuno. Questo è uno spot , una vergogna. Il provvedimento che stiamo per votare ha questo male e se lo trascina. Vorrei dare invece una cornice e un corredo, se me lo consentite, di riferimenti valoriali antagonisti rispetto a quelli che ho visto emergere nel provvedimento, perché da parte delle sinistre siamo sempre alla redistribuzione del reddito, sulla strada delle teorie marxiste. Abbiamo visto quanto accaduto in altri Paesi e credo di poter dire, senza tema di smentita alcuna, che, se Carlo Marx, sostenitore di certe teorie, tornasse qua, direbbe immediatamente: proletari di tutto il mondo, non unitevi, ma perdonatemi, perché le teorie che sono state realizzate non hanno portato a nulla di buono. Credo che questo provvedimento, purtroppo, ne sia infarcito. Lo dico perché, come centro-destra, partiamo da un punto di vista diverso: difendiamo la proprietà, il libero mercato, le imprese, l'intrapresa, il rischio e coloro che hanno il coraggio di affrontare il mercato in una situazione di estrema difficoltà come quella che si sta attraversando. Questo provvedimento complica e non semplifica. Abbiamo una burocrazia soffocante per gli imprenditori. Lo voglio annunciare, purtroppo, anche ai commercianti, agli artigiani, ai liberi professionisti e a coloro che sono nel menù delle necessità di questo Governo. Ci troviamo di fronte a un'emergenza particolare, in cui gli assistiti sono molti di più rispetto agli assistenti, cioè coloro che dovrebbero produrre reddito. Questa situazione è davvero di enorme difficoltà. Di fronte a uno Stato di polizia tributaria, come quello che abbiamo sotto gli occhi di tutti, e al peso soffocante, come dicevo, della burocrazia e delle tasse, credo che la strada che avremmo dovuto intraprendere fosse un'altra, quella della libertà d'impresa. Avremmo dovuto aiutare gli imprenditori, non fare politiche assistenzialiste. Voglio ricordare l'intervista che Draghi ha rilasciato al «Financial Times» nel mese di marzo di quest'anno, mi pare. Ha evidenziato la necessità di fare debito da parte dello Stato, per non gravare sui singoli e sulle imprese. Al meeting di Rimini ha chiarito la necessità di fare debito, distinguendo tra quello buono e quello cattivo. Da questo Governo, infatti, abbiamo visto realizzare un debito per i banchi a rotelle (così gli studenti giocano pure all'autoscontro, quando sono in classe) o addirittura per altri benefit che non hanno avuto da parte del mercato alcuna accoglienza. Potrei parlare ancora del reddito di cittadinanza: anche in questo caso, si tratta di redistribuzione del reddito; avremmo impiegato meglio le nostre risorse se avessimo aiutato le imprese e soprattutto avessimo abbassato le tasse, se si fosse andati verso la flat tax , se avessimo realizzato una riforma autentica del diritto tributario (in questo tipo di procedimento esiste purtroppo l'inversione dell'onere della prova e il malcapitato di turno deve sempre dare dimostrazione della propria onestà) e se avessimo realizzato la liberalizzazione, in parte, del contante. Una delle principali leggi dell'economia è proprio quella della velocità di circolazione della moneta e, se questa viene bloccata, ovviamente si inceppa anche il meccanismo di crescita. Penso allora all'abbassamento delle tasse, a grandi investimenti sulla casa: perché non si ipotizza un piano casa? Alla fine della seconda guerra mondiale, oltre all'aiuto con il piano Marshall, abbiamo anche avuto una grande realizzazione in Italia: il famoso piano casa di Fanfani. Mi chiedo quindi perché non si pensi a rilanciare l'edilizia: da lì si dovrebbe ripartire, non dai bonus vacanza o da bonus dati a pioggia che poi non sortiscono alcun effetto. A mio avviso, quella che vive l'impresa in questo momento è una situazione di pericolo. Stiamo espiantando gli organi dell'economia e dell'imprenditoria italiana a cuore battente. Mi è stato detto che sulla riviera romagnola sono in vendita 300 hotel, imprese importanti che erano il tessuto connettivo portante della nostra Nazione, pronte a prendere il volo verso altre direzioni. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, quando anche in quest'Aula sento parlare di rimbalzo, mi viene un po' il sorriso sulle labbra e mi chiedo da dove rimbalziamo. Dopo tre mesi di chiusura, è chiaro che un rimbalzo c'è stato, ma dipende sempre da dove si parte. Tuttavia, in conclusione, vorrei dare un avvertimento. Facciamo attenzione - lo dicono i politologi per i politici e anche per i politicanti - perché la deriva che stiamo prendendo è estremamente pericolosa: l'Italia non può sopportare un secondo lockdown . Questa è la conclusione che desidero rassegnare. Facciamo grande attenzione, perché potrà capitare di tutto, potranno esserci interessi importanti nel cosiddetto decreto agosto che potremmo anche sostenere; tuttavia le imprese, i liberi professionisti, gli artigiani, le partite IVA e gli italiani, che, se si trovano in povertà, devono essere assistiti, non potranno sostenere un secondo lockdown . (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pucciarelli. Ne ha facoltà. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, oggi ci apprestiamo a votare l'ennesima fiducia al Governo per la conversione in legge del cosiddetto decreto agosto, che prevede misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia; l'ennesimo decreto-legge che non porterà nulla di concreto ai cittadini e che si porterà dietro altri decreti attuativi che non arriveranno mai e, se arriveranno, magari sarà troppo tardi. Sono i dati a confermare che le misure adottate sino ad oggi sono state inefficaci per contrastare la crisi economica dovuta al Covid: il calo del PIL dell'8 per cento ci fa capire che non hanno sostenuto le aziende e la loro produzione. L'Istat stesso ha evidenziato che, mentre il reddito degli italiani è diminuito, le tasse sono aumentate e le bollette sono schizzate alle stelle. Le toppe che ad oggi avete cercato di mettere, in molti casi, si sono rivelate peggiori dei buchi stessi. Provate ad andare a parlare con la gente comune, con chi ha una partita IVA o con chi la mattina alza una saracinesca, e chiedete loro che cos'è arrivato dal Governo per far fronte all'emergenza. Vi risponderanno che sono arrivate solo parole. Hanno pagato tutti le tasse, magari hanno anticipato la cassa integrazione ai dipendenti; chi aveva qualche risparmio - i sacrifici di una vita - lo ha dilapidato. Qualcuno non ha riaperto l'attività; qualcuno ha riaperto fiducioso, ma a settembre ha chiuso i battenti, magari dopo quarant'anni di duro lavoro e con la difficoltà di potersi ricollocare. Parole, parole, parole e soltanto parole, come diceva una canzone; gli italiani però sono stanchi delle parole, vogliono atti concreti. La mia Regione si trova nuovamente in una situazione di emergenza, dovuta al maltempo di questi giorni. Abbiamo danni ingenti, stimati intorno ai 30 milioni, e vittime; quest'emergenza va a sommarsi alle altre, dal crollo del ponte Morandi ai nubifragi della fine di ottobre 2018, alla situazione delle infrastrutture e al Covid. Eppure, se le emergenze gestite dalla Regione hanno avuto soluzioni rapide, quelle del Governo centrale tardano ad arrivare e molto spesso peggiorano situazioni già critiche. Il vostro grado di efficienza nel trovare rapide soluzioni a ciò che accade è a un chilometro da casa mia. Parlo del ponte di Albiano, crollato l'8 aprile scorso, dov'è evidente la gara di inerzia tra il Governo, la Regione e il Comune. Ad oggi non si è stati in grado di rimuovere un sasso dall'alveo del fiume; non vi è neanche la minima idea di un progetto per la ricostruzione, ma nel frattempo sono stati nominati tre commissari. Abbiamo danni all'economia locale, disagi negli spostamenti sia per gli studenti sia per chi si deve recare al lavoro, oltre all'angoscia dei cittadini che vivono ai lati del fiume per possibili allagamenti che potrebbero avvenire a causa dell'effetto diga per le macerie in alveo; ma, anziché fare un mea culpa per ciò che evidentemente non siete stati in grado di fare in ogni ambito (dalle infrastrutture alla gestione dell'emergenza Covid, al supporto all'economia e anche in tema di dissesto idrogeologico), il ministro Costa, in un'intervista a un quotidiano, accusa i Comuni di non saper spendere i soldi per il dissesto idrogeologico. Caro Ministro, i sindaci sono in prima linea ad affrontare le emergenze e, anziché ricevere critiche, dovrebbero avere il supporto da parte del Governo. (Applausi). Tornando al decreto-legge agosto, oggetto di questa discussione, ho presentato come prima firmataria un emendamento all'articolo 11 (quello contenente misure a sostegno dello sviluppo e dell'occupazione dell'arsenale militare di Taranto), proposta emendativa che prevede le stesse misure anche a sostegno dell'arsenale militare di La Spezia: ebbene, è stato dichiarato inammissibile per estraneità di materia. Poiché articolo 11 ed emendamento sono identici nei contenuti, vorrei capire come si può dichiarare inammissibile un emendamento pressoché uguale all'articolo a cui fa riferimento. È evidente l'arroganza di questa maggioranza che, senza alcuno scrupolo, boccia gli emendamenti presentati dall'opposizione esclusivamente per scelta politica e non per contenuto o per mancanza di fondi. Oltre a privare le due Camere di dignità, siamo arrivati a rendere inutile anche il lavoro delle Commissioni. La richiesta di nuove assunzioni in tutti gli arsenali militari arriva dal Capo di stato maggiore della Marina, che ha evidenziato come il numero ridotto di personale presente, abbinato ai prossimi pensionamenti e al numero di anni necessari alla formazione di nuove maestranze, porterà a breve al collasso di tutto il sistema, con il rischio concreto di dover esternalizzare quanto oggi invece riusciamo a realizzare con le nostre professionalità. Come Commissione difesa - mi rivolgo anche alla presidente Garavini - era stato svolto un lavoro su un atto assegnato, attraverso il quale era stata fatta una ricognizione sullo stato di tutti gli arsenali militari nel loro complesso. Tutti avevano le medesime criticità legate all'occupazione, non solamente quello di Taranto. Tutti hanno la stessa dignità. (Applausi) . Ebbene, abbiamo votato una risoluzione in modo unanime, perché la Commissione ha preso atto dello stato degli arsenali. A novembre era stato votato un ordine del giorno, sempre in Commissione difesa, in fase di bilancio, che anticipava le stesse richieste contenute nella risoluzione. Inutile è stato il lavoro della Commissione, perché, come abbiamo visto, l'emendamento è stato bocciato. In pratica, viene considerato solamente l'arsenale di Taranto. È evidente che non c'è nessun'altra spiegazione, se non quella legata alla tenuta di questa maggioranza. Magari l'attenzione a quell'arsenale è la conseguenza delle trattative che ci sono state per l'assegnazione delle Presidenze delle Commissioni. Questo nulla ha a che vedere con il bene della Nazione. Mi stupisco dei colleghi liguri, che hanno accettato silenziosamente questo affronto alla nostra Regione, che fanno parte della Commissione difesa e che hanno privato il loro territorio di risorse per questioni puramente di convenienza e di equilibri di partito. Avreste fatto più bella figura a dire che l'unico arsenale che deve sopravvivere è quello di Taranto e che gli altri possono morire in lenta agonia. Se questa è l'intenzione, abbiate almeno la decenza di far liberare le aree e di restituirle alla città. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Coltorti. Ne ha facoltà. COLTORTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, cittadini, il decreto-legge che stiamo per approvare riversa altri 25 miliardi di euro nel sistema Paese, facendo arrivare a 100 miliardi la cifra complessiva stanziata per far fronte alla crisi economica. Gli interventi riguardano molti settori, che spaziano dal lavoro alla coesione territoriale, alla salute, alla scuola, alle Regioni e alle misure economiche e fiscali per sostenere l'economia. In questo, come negli altri decreti approvati sinora, emerge prepotentemente che lo Stato c'è e sostiene i suoi cittadini. (Applausi) . Gli interventi a favore dei lavoratori di Air Italy, concessi nell'articolato, illustrano bene i paradossi a cui è andato incontro in passato il settore aereo. Questa compagnia privata, nata nel 2018, non è mai decollata e ha chiuso l'attività nel febbraio 2020, per cause indipendenti dall'epidemia: semplicemente i ricavi non compensavano gli investimenti, malgrado di interventi pubblici regionali e, in definitiva, statali a sostegno di una società privata. Il privato ha abbandonato lo scalo, lasciando a terra 1.500 dipendenti. Immediato è il confronto con l'Alitalia, che molti vogliono privatizzare da tempo. Tutte le compagnie aeree hanno subito un pesante contraccolpo ed è evidente che, in questo momento, nessuna possa farcela da sola. Molti si lamentano che abbiamo speso miliardi di euro per sostenere l'Alitalia, ma dimenticano che, accanto all'industria, il turismo è una delle principali fonti di introito del Paese e una compagnia di bandiera, che alimenti il settore, è indispensabile. Il bilancio sembra in perdita, ma chi ne usufruisce sono le migliaia di esercizi commerciali sparsi nel territorio. Un mero calcolo, basato sulle spese e sulle perdite di una compagnia aerea, non può e non deve essere l'unico elemento di valutazione. Nel caso di Air Italy, un buon Governo non lascia sul lastrico 1.500 famiglie. Chi è fautore del libero mercato potrebbe sostenere che, per una questione di equa concorrenza, anche i privati debbano usufruire delle stesse agevolazioni delle compagnie di Stato. Si dimentica tuttavia che spesso accade il contrario, cioè che le compagnie private, le low cost , ricevono ingenti agevolazioni regionali, che in definitiva sono statali, solo pubblicizzate con meno clamore, e spesso si applicano alle compagnie di bandiera tariffe superiori a quelle delle low cost , perché per le compagnie statali paga lo Stato. Anche i dipendenti di altri settori del trasporto, spesso in mano a privati, come quello marittimo, hanno ricevuto un aiuto importante e un intervento significativo è rivolto anche alle compagnie che si occupano di trasporto pubblico locale e ferroviario, che ancora stenta a riprendersi, a causa dei vincoli stringenti imposti dal distanziamento fisico. Ricordo che, durante la fase acuta dell'emergenza, sia Alitalia sia Ferrovie dello Stato hanno garantito i trasporti essenziali per riportare a casa i nostri concittadini e garantire la consegna delle attrezzature mediche, che hanno salvato tante vite umane. È ovvio che lo Stato debba in tutti i modi tutelarsi e prevedere liquidità a fronte dell'effettiva diminuzione di fatturato di un'impresa e infatti, nel capo I, il contributo per la cassa integrazione è fornito in funzione delle percentuali di riduzione di fatturato. È altrettanto ovvio che siano necessari controlli. Le opposizioni si lamentano del reddito di cittadinanza, definendolo una misura assistenziale, ma quando è scoppiata la pandemia si era tutti concordi nel chiedere l'immediatezza degli aiuti, invocando controlli solo a posteriori . Il reddito di cittadinanza ha svolto una preziosa funzione di ammortizzatore sociale, per milioni di nullatenenti, evitando rivolte di piazza, alimentate dalla disperazione (Applausi) . Pensate che tutti i liberi professionisti o tutte le imprese a cui è stato dato un contributo abbiano subito perdite reali? L'INPS e il tanto vituperato presidente Tridico, che ringrazio pubblicamente per l'abnegazione e la competenza dimostrate (Applausi) , hanno avviato procedure di controllo, individuando migliaia di tentativi di frode. Gli italiani dovrebbero sapere che la cassa erogata impropriamente per il Covid sembra ammontare a circa 2,7 miliardi di euro (Applausi) , mentre le piccole truffe del reddito cittadinanza sono costate 4,5 milioni di euro: non c'è paragone! L'articolo 46 stanzia oltre 2,65 miliardi di euro a favore dei Comuni per opere pubbliche e la messa in sicurezza degli edifici e del territorio. Mai come in questi giorni, dopo l'emergenza maltempo che ha colpito il Nord-Ovest, ci rendiamo conto di quanto queste misure siano essenziali. (Applausi) . Riguardo la proposta di legge menzionata prima dal collega Bergesio, si sottolinea come gli interventi non possano essere dati ai singoli Comuni. Il fiume è un ecosistema delicato, che necessita di interventi oculati lungo tutto il tratto. (Applausi) . Non è che, senza alcuno studio preliminare, si può dare la delega a un sindaco; ciò potrebbe avere ripercussioni ovunque. Rispondo anche al senatore Briziarelli, che chiede perché non abbiamo fatto leggi lo scorso anno. Io chiedo perché chi ora è all'opposizione non l'abbia fatto nei decenni precedenti. (Applausi) . Per decenni i Comuni sono stati trattati come nemici da abbattere, dato che il Comune è la più antica forma di partecipazione democratica: nei Comuni i rappresentanti dei cittadini continuano a essere eletti direttamente dalla cittadinanza, cosa che il MoVimento 5 Stelle continua a ritenere indispensabile per una nuova legge elettorale. Lo strangolamento dei Comuni, realizzato tramite la progressiva decurtazione degli stanziamenti, è stato un atto deliberato dei vari Governi che ci hanno preceduto. Ogni Gruppo politico in quest'Assemblea faccia un mea culpa , perché sono pochi quelli che non hanno sostenuto questa politica. È stato solo con i Governi Conte che un po' di ossigeno è fluito nuovamente verso i Comuni e gli enti locali e sono state stanziate risorse per la messa in sicurezza delle infrastrutture e degli edifici pubblici. Con l'articolo 48 anche le Città metropolitane e le Province sono destinatarie di un finanziamento di 1,125 milioni di euro per l'efficientamento energetico di scuole ed edifici pubblici. Con l'articolo 49 si prevedono finanziamenti per la messa in sicurezza di ponti e viadotti esistenti e per la realizzazione di nuovi ponti, in sostituzione di quelli non sicuri. Le strade sono state finanziate, dopo decenni di mancata manutenzione che hanno sicuramente pesato sulla salute dei cittadini. Con l'articolo 50 vengono, invece, semplificate le procedure per gli interventi di rigenerazione urbana, un tema estremamente caro al MoVimento, che da sempre sostiene la necessità di diminuire il consumo di suolo e di avviare la riqualificazione delle aree abbandonate, che in molte città diventano periferie degradate. Viene inoltre istituito un fondo per l'adozione di specifiche strategie per l'abbattimento dell'inquinamento nella Pianura padana, dato che il cancro ai polmoni interessa un uomo su nove e una donna su trentasette. Il tumore ai polmoni uccide 80 italiani al giorno; l'incidenza è, però, enormemente superiore nella Pianura padana, in quanto la forte industrializzazione è spesso carente del rispetto delle norme in materia di emissioni. Troppo spesso l'industria che inquina viene perdonata perché crea lavoro; spesso i cittadini non se ne rendono conto, pur essendo coinvolti. Doveva arrivare il MoVimento 5 Stelle per intervenire pesantemente su questa situazione. (Applausi) . Con l'articolo 51 sono previsti investimenti per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici, anche per l'abbattimento di barriere elettroniche. Arriviamo, poi, all'articolo 57, che si occupa nuovamente delle aree terremotate. Vari articoli si occupano di mobilità dolce, perché con questo Governo stiamo spingendo l'acceleratore verso una nuova Italia, una nuova Europa, con un'economia basata sulle energie rinnovabili. Cerchiamo di ridurre l'impatto delle emissioni di CO2 nell'atmosfera e di fermare il cambiamento climatico; è anche questo un cambiamento epocale. Avevamo annunciato delle rivoluzioni e le stiamo attuando. Per bloccare in maniera consistente il cambiamento climatico è, però, necessario un nuovo modello di sviluppo, che dia priorità all'economia circolare, che abbatta i consumi superflui e gli sprechi alimentari e che si muova per ridurre le disparità economiche e sociali, che creano Regioni a velocità di sviluppo differenziato anche all'interno del Paese. Credo che la politica sia una cosa seria e, al di là delle facili demagogie, questo Governo ha emanato una serie di provvedimenti che tendono veramente a semplificare le procedure burocratiche e amministrative e contemporaneamente mettono in circolo cifre ingenti per l'ammodernamento del Paese e il sostegno di imprese e cittadini, processo che non cesserà fino a quando al Governo ci sarà il MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, sono molto d'accordo con l'impostazione che è stata esposta dai relatori e nei molti interventi che mi hanno preceduto e quindi la voglio riprendere. Si tratta di un dibattito interessante che giunge dopo diversi mesi in cui ci troviamo in questa crisi sanitaria molto grave, ma anche economica e sociale ed è ovvio che si ricomincia da tre e non da zero. Sono d'accordo con chi ha detto (mi riferisco in particolare al relatore, senatore Manca) che questo è un provvedimento ponte verso la nuova programmazione europea e, quindi, giustamente interviene sui lavoratori fragili e su tutte quelle fragilità su cui è necessario intervenire per - noi diciamo (e questo è un punto di impostazione) - parlare seriamente di ripartenza. Non è semplicemente un dovere etico e morale o una concezione delle nostre comunità; è un obiettivo che nasce dal ritenere che, affinché ci sia la ripartenza, è necessario, soprattutto per le parti più fragili (quali alcune categorie di lavoratori, come - in questo momento - quelli del settore del turismo, piuttosto che di alcune categorie del commercio, nonché i lavoratori che soffrono di particolari patologie), che ci sia una nuova programmazione europea. Si parla oggi, anche in interventi fuori da quest'Assemblea, di una non sufficiente visione di quello che ci aspetta e di programmazione. Ma quando ci correliamo alla nuova programmazione europea, ci rapportiamo non a un qualcosa di neutro e indefinito, bensì ad alcuni punti che sono stati posti a seguito di una discussione, svolta in ambito comunitario, a cui abbiamo contribuito e su cui c'è un cambiamento di direzione epocale. Mi riferisco alla presa d'atto del fallimento di un modello di sviluppo basato sull'austerità e sull'individualismo e della necessità della riconversione su una serie di settori che mettano al centro la coesione sociale, il welfare, la ormai sufficientemente ricordata transizione ecologica, la ricerca e - ultimo, ma non ultimo - il ruolo delle donne nella società. D'altra parte, per arrivare a questo tipo di scelte anche il voto a favore di chi, come Ursula von der Leyen, ricopre un ruolo apicale, è stato dato dalle forze rappresentate in seno al Parlamento europeo non a caso, bensì sulla base di queste scelte programmatiche. Non ultimo, in queste scelte c'è uno sguardo alle politiche pubbliche che, di nuovo, è un grande elemento di innovazione, con un'idea del ruolo in Europa e di quello che si può ottenere dall'Europa che è diversa dall'idea del tiro alla fune in Europa per ottenere qualcosa che sta in un elenco della spesa e che si sostanzia, invece, in un'adesione e in un contributo a un nuovo mondo. Sappiamo che le difficoltà sono ancora molte e che in Europa ci sono un'interlocuzione e una dialettica dai toni anche aspri; sappiamo che è una battaglia ancora non completamente vinta. Quindi, no al tiro alla fune e sì all'opportunità di progettare un nuovo mondo che veda come elementi strategici la riconversione ecologica, la digitalizzazione e la cura. Ovviamente è facile intendere la cura, importantissima, dal punto di vista sanitario, ma - anche qui - occorre un cambiamento importante pensando anche alla cura del territorio e delle nostre comunità. Si tratta dell'idea per cui la transizione ecologica fa parte di questo concetto largo di cura ed è oggi più che mai assolutamente collegata e inscindibilmente connotata dall'idea di una nuova politica industriale e di una tecnologia molto avanzata. In sostanza, noi oggi non possiamo parlare di questi argomenti se non li sposiamo con la tecnologia. Dare questa direzione alla tecnologia è per un verso una scelta e per un altro verso è una sfida. È stato anche ricordato, non solo oggi in quest'Aula poiché è un argomento di dibattito pubblico con toni dialettici accesi, il rapporto e il ruolo dell'opposizione rispetto alle scelte di governo e a quello che votiamo in Parlamento. Credo che dobbiamo affrontare questo tema essendo all'altezza: non solo nel provvedimento di cui discutiamo oggi e che voteremo, oltre agli altri che pure voteremo (penso alla legge di stabilità), avremo un'occasione molto importante: tra pochissimi giorni c'è la discussione sulle linee del recovery fund . Facciamo allora in modo che sia un'occasione per confrontarci davvero su una visione alta e strategica in cui il Parlamento rivendica la sua centralità perché è in grado di discutere in quanto ne è all'altezza, in cui la maggioranza rivendica una direzione e scelte precise, ma in cui la collaborazione dell'opposizione sta nel fatto di confrontarsi su queste scelte offrendo un contributo, come mi sembra sia stato fatto con questo provvedimento. Non si tratta di un ricambio generico a un garbo istituzionale, che va sempre bene ma che credo che non sia sufficiente, considerate le sfide e le responsabilità che abbiamo. Ad esempio, a me sembra evidente una cosa: non è che semplicemente non siamo d'accordo sulla flat tax ; il fatto è che tale misura è totalmente superata dagli eventi. Ma è altrettanto evidente che di politica fiscale si deve parlare in un quadro generale strategico e di rimodulazione del prelievo fiscale, con delle scelte che usino la leva fiscale. Signor Presidente, concludo sulla questione della Casa internazionale delle donne, perché mi sento anch'io chiamata in causa. Sono molto d'accordo con quello che ha detto la collega Fedeli: è miope non attribuire a questo tipo di presidi un valore centrale nella coesione sociale e per il progresso delle nostre comunità. Non sono solo presidi contro la violenza nei confronti delle donne - che pure sarebbe un argomento importantissimo - ma in quanto riferimenti culturali di aggregazione nel nostro tessuto urbano. È miope e - permettetemi - rozzo pensare che tutto questo non abbia a che vedere con lo sviluppo della nostra comunità e della nostra società. Se mai, noi pensiamo che questo sia solo un piccolissimo passo rispetto a un quadro più generale che non riguarda solo questa specifica Casa internazionale delle donne, che è a Roma ma che ha un valore nazionale, tant'è vero che abbiamo presentato alcune proposte di legge, anche a prima firma della collega Fedeli, tese a valorizzare e sostenere questi luoghi di tutela delle donne. È proprio nel frangente storico che stiamo attraversando che ve ne è un assoluto bisogno per tutta la collettività, e non ovviamente solo a tutela delle donne. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, il cosiddetto decreto agosto è una manovra da 25 miliardi di euro, quindi arriviamo a quota 100 miliardi di indebitamento netto. Questo è esattamente quanto Forza Italia e i suoi responsabili economici avevano chiesto all'inizio di questa crisi come misura rispetto alla quale ci saremmo confrontati per mettere in campo delle iniziative concrete. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,55) ( Segue DAL MAS). Non è stato possibile. Avete condotto una politica fatta di una successione di decreti - siete arrivati adesso a 100 miliardi di indebitamento - perché evidentemente la visione che avevate e che avete tuttora non vi ha consentito di prevedere queste cose per tempo, tant'è che oggi praticamente dovete comunque intervenire con misure di sostegno al reddito dentro i 25 miliardi. La battuta sarebbe scontata: non c'è solo il reddito di Tridico in discussione; ci sono situazioni ben più gravi e ben più importanti. La cassa integrazione straordinaria ancora non è arrivata in modo omogeneo nel Paese. È stata poi introdotta una misura assolutamente nuova, ma solo per alcune Regioni italiane: la fiscalità di vantaggio solo per il Sud, mentre il resto del Paese è estraneo a questa vicenda. Il costo del lavoro e la nostra capacità di essere competitivi in Europa e nel mondo passano in secondo piano, perché ritenete che, con le misure messe in campo, in Italia sia possibile consentire una fiscalità di vantaggio limitata al Sud. Io provengo da una Regione che confina con due Paesi dell'Unione europea, dove la flat tax esiste da tempo e dove la fiscalità di vantaggio è una necessità per contenere la delocalizzazione. Tuttavia, ciò che evidentemente non c'è in questo provvedimento e che non riceve alcun vantaggio è il sistema immobiliare, il sistema della casa. Il problema della casa è centrale. Abbiamo chiesto e chiediamo con forza l'introduzione della cedolare secca per le locazioni commerciali; lo avete annunciato, ci sono stati più interventi all'interno della maggioranza, che tuttavia si sono dissipati, non si sono visti. Abbiamo proposto un emendamento che veniva incontro a questa esigenza, dicendo ai proprietari di ridurre il canone a fronte del vantaggio di una riduzione della cedolare, ma non lo avete accolto. Avete mantenuto una misura assolutamente non accettabile dal punto di vista costituzionale, perché è indiscriminata nella sua applicazione: mi riferisco al blocco delle procedure di sfratto, che nulla hanno a che fare con la vicenda della pandemia, perché sono maturate precedentemente. Credo che rispetto a questo quanto meno avreste dovuto prevedere un fondo di indennizzo per quei proprietari che integrano la pensione o che ricevono il reddito semplicemente dalla locazione e non possono riceverlo perché sono bloccati da un anno e più nelle procedure fino a dicembre. Questo non lo avete previsto, contemplando invece la possibilità di cedere il credito fino al 60 per cento nel canone di locazione per il mese di giugno. Fortunatamente so che in Commissione bilancio si è prevista la possibilità di estendere fino a dicembre 2020 la cessione del credito per le locazioni degli alberghi: va benissimo, ma questa doveva essere una misura concepita per tutte le locazioni, invece non lo avete fatto. Costava 500 milioni di euro: all'interno di 25 miliardi non siete riusciti a concepire questa misura, non siete riusciti a concepire una misura che rimetta in moto il mercato immobiliare, che risolva un problema annoso. Bisognava pensare a rinviare - e il Parlamento avrebbe dovuto farlo - il pagamento della seconda rata dell'IMU: era necessario e si poteva portare a marzo del prossimo anno. L'IMU continua a dare allo Stato un gettito di 22 miliardi. Dal 2012, per effetto di una misura voluta dal professor Monti, abbiamo aumentato in modo indiscriminato i coefficienti catastali. Il risultato è che sulla casa, sull'immobiliare, grava una tassazione senza precedenti, asfissiante, che è di fatto un blocco alla nostra economia. Su le tasse sulla casa, giù i valori immobiliari: questo è stato l'impoverimento degli italiani, rispetto al quale, con le misure opportune che vi abbiamo suggerito, avreste potuto dare ossigeno ad un settore che è molto importante come quello della proprietà immobiliare, che riguarda il 90 per cento degli italiani. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, io vorrei sottolineare, invece, alcuni aspetti che considero molto positivi in questo provvedimento, come è stato già ben sottolineato dalla senatrice Garavini e da altre colleghe che mi hanno preceduta, soprattutto in tema di welfare , di politiche a sostegno delle famiglie e, di conseguenza, a sostegno delle donne anche dal punto di vista occupazionale e dei servizi. Sappiamo, infatti, che per cominciare a parlare di ripartenza e di rilancio dell'economia è strategico partire proprio dalle donne, dalla loro emancipazione e dal loro ingresso nel mondo del lavoro, perché sono quelle che sicuramente hanno sofferto di più, in questo periodo lunghissimo di lockdown e di pandemia, che purtroppo non è ancora finito. Ci sono, quindi, delle misure importanti; non si può dire che non ci sia qualcosa di positivo in questo provvedimento. Ci sono delle azioni concrete, ci sono delle misure economiche a sostegno proprio di quei settori strategici e per affrontare un tema come quello della violenza sulle donne e sui minori. Dalle parole di alcuni colleghi uomini, purtroppo, mi è parso di cogliere che questo venga quasi considerato un aspetto marginale. Sappiamo, invece, come sono aumentati, purtroppo, i casi di violenza sia sulle donne che sui minori proprio all'interno delle famiglie, anche a causa di questo permanere dei contagi da Covid. Quelle messe in campo, quindi, sono misure che vanno ad aiutare e a sostenere anche questo aspetto, che per noi rimane fondamentale. Certo non risolve i problemi, perché sappiamo che servono misure strutturali, ma infatti nei prossimi giorni parleremo di recovery fund e noi di Italia Viva auspichiamo - lo abbiamo detto in tutti i modi - che al più presto si possano finalmente prendere anche le risorse importanti del MES, soprattutto se ci sarà la proroga dello stato di emergenza. È necessario fare un dibattito - lo abbiamo detto in questi giorni - all'interno del Parlamento, nelle Aule parlamentari, prendere tutte quelle risorse e spenderle bene sia per quanto concerne il recovery fund , sia per quanto riguarda il MES. L'altro aspetto che vorrei sottolineare rapidamente riguarda due emendamenti di Italia Viva che sono stati approvati in questo decreto-legge, di cui parlava bene prima la senatrice Garavini e che interessano la mia Commissione, volti a dare finalmente attenzione e a favorire la ripresa di un settore che ha sofferto moltissimo e che era stato totalmente trascurato, che è quello del turismo e della cultura. In questo senso, i due emendamenti che sono stati approvati cominciano a rimettere al centro anche il patrimonio culturale di cui è ricco questo Paese. E quando parliamo di cultura parliamo anche di rilancio economico perché stiamo parlando di un patrimonio straordinario ed unico che ha l'Italia nel mondo. In questo senso sono stati approvati due emendamenti che considero molto importanti. Il primo è quello sul tax credit , che significa appunto riconoscere un credito di imposta nella misura del 30 per cento delle spese effettuate dalle imprese che svolgono attività inerenti all'intero settore dello spettacolo dal vivo. Questa proposta mira proprio a dare un sostegno concreto a questo settore che è stato duramente colpito dalla pandemia. Per quanto riguarda il 2 per mille, è una norma che era stata varata nella legge di bilancio del 2016 dal governo Renzi e che oggi, grazie all'emendamento di Italia Viva, è stata approvata all'interno di questo provvedimento. Ciò significa un'occasione davvero unica per destinare un contributo a favore di chi si occupa di arte, musica, archeologia, libri, cinema e teatro e sappiamo quanto importante sia parlare di questi temi. Pensate alla questione, appunto, dei cinema e dei teatri chiusi. Ma oggi è necessario - lo dico a conclusione di questo intervento e dopo aver letto alcune dichiarazioni in recenti agenzie - anche riprendere in mano il tema dello sport e della capienza nei palazzetti e negli stadi, che non è un tema secondario, perché lo sport appartiene all'economia e all'imprenditoria di questo Paese. Vorrei concludere dicendo che iniziamo a parlare di argomenti e di settori che hanno sofferto troppo e a cui con questo provvedimento si cominciano a dare delle risposte concrete. Ci auguriamo che nei prossimi giorni si possa entrare nel pieno dell'azione concreta di rilancio di questo Paese con la discussione sul recovery fund e poi il tanto auspicato per Italia viva MES. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, gli ultimi dati che riguardano il numero di rapporti di lavoro rilevano la gravità della situazione in Italia. Essi sono indicativi anche delle politiche economiche e ci sono troppe norme adottate finora dal Governo che irrigidiscono il mercato del lavoro: dal decreto cosiddetto dignità al reddito cittadinanza, che manca l'obiettivo di portare a lavoro chi lo percepisce. Il cosiddetto decreto agosto oggi purtroppo procede nella medesima direzione, cioè l'assistenzialismo, ma mancano le cosiddette politiche attive. Più di un milione di posti di lavoro persi, una cifra che senza una chiara inversione di tendenza, quando finirà il blocco dei licenziamenti, potrebbe anche aumentare. Si stanziano ulteriori risorse (mi dispiace che manchi il ministro Catalfo, con il quale abbiamo più volte colloquiato circa il reddito di cittadinanza): circa 8,7 miliardi per lavoro ed ammortizzatori sociali, portando in tutto a più di 36 miliardi gli stanziamenti in materia. Lo sgravio del 30 per cento sui contributi pensionistici per le aree svantaggiate del Mezzogiorno per il periodo ottobre-dicembre 2020 è una misura che in realtà lascia forti perplessità, perché si tratta di politiche meramente assistenzialistiche, che peraltro attendono il via libera dalla Commissione europea. Circa un miliardo di costi per sostenere sgravi contributivi che proseguono nell'alveo di politiche disancorate da un disegno di crescita strutturale del Mezzogiorno, perché gli sgravi contributivi erano totali e non limitati al 30 per cento nel Mezzogiorno e furono vigenti fino al 1994, per circa venticinque anni, e furono allora bocciati proprio dall'Unione europea che promosse una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. In quei venticinque anni però non si registrarono incrementi occupazionali; quindi non è una misura nuova e non è nemmeno di portata storica, come si è detto. Nulla per tentare di colmare il cronico divario infrastrutturale del Mezzogiorno, delle isole e ancora più della Sardegna, che sconta, oltre alla discontinuità territoriale, anche l'extra-costo dell'energia. Vengono prolungati per un massimo di diciotto settimane complessive i trattamenti di cassa integrazione ordinaria, l'assegno ordinario e la cassa integrazione in deroga previsti per l'emergenza, ma va purtroppo rammentato che la gestione della cassa integrazione ha lasciato per mesi centinaia di migliaia di lavoratori senza stipendio e senza assegni anche per via delle complesse procedure burocratiche previste. Mancano all'appello più di 100.000 lavoratori. Va altresì ricordato che il 70 per cento degli assegni di cassa integrazione pagati devono ancora essere rimborsati ai datore di lavoro che li hanno anticipati ai lavoratori. Il decreto contiene l'ulteriore misura per le aziende che ora assumono lavoratori subordinati a tempo indeterminato, in presenza di un aumento dell'occupazione netta, che prevede l'esclusione del versamento dei contributi previdenziali per un massimo di sei mesi dall'assunzione fino al 31 dicembre. Insomma, un'altra misura temporanea e non risolutiva. Come si può, in questo momento di crisi senza precedenti, pensare che le aziende debbano assumere a tempo indeterminato? La prima preoccupazione che dovrebbe avere il Governo è quella di togliere i lavoratori dall'assistenzialismo e farli tornare alla dignità di avere un lavoro e un salario. Rimane preclusa la via delle procedure di licenziamento individuali, così come sono sospese le procedure di licenziamento collettivo. Vale ricordare che sono circa 400.000 i licenziamenti tutt'ora bloccati e bisogna rilevare che il posto di lavoro non si può mantenere per legge, ma prevedendo misure concrete per fare in modo che la ripresa dell'attività economica produca il reintegro dei lavoratori, ma soprattutto consentire che l'attività economica continui in sicurezza con le protezioni e precauzioni dovute, scongiurando nuove chiusure. Diceva il mio collega Aimi che non possiamo permetterci un secondo lockdown . È assolutamente vero. Invece è presente anche la disposizione per cui i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato possono essere rinnovati o prorogati per un periodo massimo di dodici mesi, fermo restando il limite complessivo di ventiquattro mesi e per una sola volta. Noi ci siamo espressi sempre contro la limitazione dei contratti a tempo determinato e l'eliminazione dei voucher , sin dal cosiddetto decreto dignità. Il tempo e la pratica applicazione di quelle disposizioni, soprattutto in questo periodo di crisi, ci hanno dato ragione. Noi chiediamo una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro, un ruolo sempre maggiore della formazione continua per far entrare o rientrare i lavoratori nei ruoli per i quali sono formati. Le nostre posizioni sono avvalorate dai dati di Unioncamere-ANPAL che registrano la difficoltà di reperimento di figure professionali adeguate con percentuali che vanno dal 20 per cento per le figure meno qualificate al 40 per cento per quelle in possesso di maggiore formazione. Noi sosteniamo con profonda convinzione il ruolo della formazione continua che deve contribuire a ridisegnare completamente le dinamiche del mercato del lavoro. Si è investito troppo poco in formazione per la quale bisogna coinvolgere il mondo dell'impresa. Rileviamo che per il reddito cittadinanza ci sono otto miliardi nel 2020 e 8,3 miliardi nel 2021, cioè una dotazione dodici volte superiore al cosiddetto fondo delle nuove competenze. Il reddito di cittadinanza ha fallito proprio nello scopo di creare posti di lavoro attraverso il matching tra domanda e offerta nei centri per l'impiego, tant'è che solo uno su sei di quelli pronti a lavorare ha sottoscritto un rapporto di lavoro. Mentre riteniamo che comunque debbano rimanere misure mirate di contrasto alla povertà. Insomma questo è un decreto con molte risorse per i temi del lavoro, ma con effetti che purtroppo saranno limitati nel tempo e che mancano l'opportunità di introdurre misure strutturali per rendere più dinamico il mercato del lavoro, mercato che passa sicuramente attraverso una crescita dell'economia trainata dalla crescita delle infrastrutture del Paese per il quale i decreti economici del Governo, in oltre sei mesi, non hanno previsto nulla. Noi continuiamo a pensare che le politiche assistenziali siano utili a ridurre il disagio sociale e la povertà mentre è l'impresa l'unica in grado di creare posti di lavoro in cui il ruolo della regolazione e della contrattazione deve avere solo lo scopo di renderlo più dinamico. A questo proposito e a proposito del divario dell'infrastrutturazione, Presidente, in conclusione voglio ricordare di aver presentato alla Commissione un emendamento per quel che concerne la Sardegna. Tale emendamento è per il Mezzogiorno ma per la Sardegna in particolare la quale sconta ancora l'assenza del gas metano che potrebbe ridurre il costo dell'energia per tutti i cittadini sardi, ma soprattutto rendere più competitiva la nostra isola. Sarebbe una fonte di energia sicuramente più pulita in un processo di decarbonizzazione dovuto alla sostituzione del carbone con il gas metano in attesa di avere in Sardegna anche, come Regione guida, la produzione di energia da idrogeno. Creando le infrastrutture si farebbe in modo che i lavoratori attualmente in cassa integrazione possano ritornare alla loro occupazione recuperando così quella dignità che per i tanti anni di cassa integrazione probabilmente hanno perso. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento completa la serie che va a comporre i fatidici 100 miliardi di indebitamento che stiamo collocando sul mercato a suon di buoni del tesoro. Attenzione! Parlando con molte persone, complice la pessima informazione, ho compreso che molti credono che questi soldi arrivino già dall'Europa, ma il percorso dei fantastiliardi dell'Europa non è che appena cominciato ed è difficile a oggi prevedere quando e se arriveranno i primi soldi. Per ora ce la stiamo facendo da soli. Chiudo la parentesi. Questi 100 miliardi, di cui oggi destiniamo gli ultimi 25, dopo i 20 del cura Italia e i 55 del rilancio, peseranno gravemente sulle generazioni future e per questo, a maggior ragione, andavano spesi con cura particolare e, in una prima fase, in emergenza, ma poi con una seconda fase di visione organica del futuro. Ebbene, ciò che ho denunciato nel mio intervento sul decreto rilancio continuo a denunciarlo qui in questo decreto agosto: non c'è visione. Faccio alcuni esempi: l'articolo 21 prevede il fondo per la formazione personale delle casalinghe. Questa vi sembra una misura di urgenza e rilancio? (Applausi). L'articolo 24 prevede misure urgenti per la tutela del patrimonio culturale e per lo spettacolo. Non c'è niente da dire di primo acchito vedendo il titolo, ma all'interno troviamo soltanto assunzioni e collaborazioni del Ministero dei beni culturali. Non aggiungo altro. L'articolo 43 risolve un contenzioso regionale, nello specifico con la Regione Campania. Vi rendete conto? Con una legge dello Stato si risolve un contenzioso regionale. (Applausi). Si potrebbe poi continuare. Già nell'articolato si trovano misure particolaristiche che nulla hanno a che fare con la ripresa. Veniamo ora alla lunga fase emendativa in cui l'opposizione ha mantenuto un comportamento responsabile e costruttivo. A tal riguardo, ringrazio i due relatori, i colleghi Errani e Manca, ai quali riconosco gli sforzi di mediazione tra Governo e opposizioni, tra maggioranza e minoranza, però adesso bisogna guardarsi negli occhi e dirsela tutta: non è questo il modo di procedere. C'era stata assicurata la trattazione di alcuni argomenti importanti con il recepimento di nostri emendamenti in pacchetti condivisi. Per l'analisi di questi pacchetti ci sarebbe stato riconosciuto un tempo congruo per poterli esaminare e, invece, a parte quattro pacchetti arrivati la sera prima della fatidica nottata, tutto è arrivato a inizio seduta, se non durante la seduta nelle ore notturne. A parte la difficoltà nel leggere e comprendere centinaia di nuovi emendamenti, colleghi, spiegatemi perché bisogna ridursi sempre alla notte. Questo non lo capisco. (Applausi). Un detto suggerito da un amico - è un detto di saggezza popolare - recita: il lavoro fatto di notte si vede di giorno. Non è una bella cosa. Infatti, il lavoro è pasticciato, confusionario e gestito con grande difficoltà dagli uffici, costretti a uno sforzo senza senso. Rivolgo un ringraziamento particolare anche a loro. Infatti, nel resoconto leggo che: «Gli emendamenti segnalati non espressamente posti in votazione, né espressamente ritirati o trasformati in ordini del giorno, sono stati considerati (...) tecnicamente respinti, se presentati da Gruppi di minoranza». Secondo la opinione mia e del Gruppo cui appartengo in questa frase c'è un «tecnicamente» di troppo. Quegli emendamenti che erano segnalati sono stati valutati dal Governo e dalla maggioranza e sono stati respinti politicamente. (Applausi) . Quali proposte sono state respinte? Come ha giustamente detto il collega Bergesio, oggi il Piemonte è più che mai in ginocchio. Sappiate che nelle istruzioni dell'Agenzia delle entrate per il contributo a fondo perduto aprile su aprile è stato stilato un elenco indicativo e non esaustivo dei Comuni in stato di emergenza per eventi calamitosi. Ebbene, il Piemonte (con altre zone d'Italia) è stato dimenticato: si tratta, cioè, di un errore dell'Agenzia delle entrate. L'emendamento 13.06 avrebbe risolto la questione senza ulteriori oneri, ma è stato bocciato, salvo poi approvare l'emendamento 59.0.13, limitato ai Comuni montani e prevedendone erroneamente l'onerosità. Questo è ciò che è accaduto durante i lavori notturni. L'emendamento 77.1 doveva recepire almeno parte delle proposte della Lega sul turismo, invece si è ridotto a un credito di imposta per la locazione, esteso all'affitto d'azienda, quindi rivolto più che altro alle grandi strutture alberghiere (non commento su questo). Non è previsto nulla per i piccoli, nessuna visione d'insieme sulle strutture ricettive, che non sono soltanto grandi alberghi ma anche agriturismi bed and breakfast , campeggi, villaggi. Con l'emendamento 99.3 (testo 2) volevamo proporre la sospensione dell'invio di tutte le cartelle esattoriali, la cui partenza - come sapete - è prevista per metà ottobre; non è una pace fiscale ma si voleva bloccare questa partenza. Gli italiani hanno già tanti problemi, lasciamoli vivere, non tartassiamoli con cartelle da cui sovente ci si deve difendere. Anche questo emendamento è stato bocciato, quindi le cartelle partiranno. Rispetto ad alcune proposte abbiamo trasformato i nostri emendamenti in ordini del giorno, nella speranza che qualcosa venga recepito nella legge di bilancio, come ad esempio la proroga del bonus facciate, che non è coerente con la scadenza del bonus al 110 per cento. Occorre un po' di logica: non abbellisco prima la facciata e poi la distruggo per realizzare il cappotto; nel mondo reale funziona esattamente al contrario. Un'altra proposta era la seguente: se le aziende chiudono e i capannoni rimangono sfitti e vuoti, non valgono più niente e crollano a pezzi, vogliamo prevedere il bonus del 110 per cento anche per le bonifiche delle coperture in eternit ? Si tratta anche di sicurezza. Questa proposta era immaginata per i capannoni, ma anche per il settore dell'agricoltura; si trattava di un emendamento proposto dal collega Bergesio in particolare per quanto riguarda l'agricoltura. C'è poi tutta la visione della Lega sulla fiscalità: penso alla flat tax almeno per le attività appena avviate e alla mini-Ires, ma purtroppo la maggioranza è sorda a tutti questi concetti. Insomma, vogliamo far riprendere l'economia o volete soltanto riempirvi la bocca di rimbalzi che non ci saranno mai (queste sono le parole del ministro Gualtieri)? Colleghi, l'economia non si riavvia con l'implementazione dei centri per il recupero degli uomini autori di violenza e neanche dando 900.000 euro per la Casa internazionale delle donne di Roma per sanare un debito con Roma Capitale. È ora di smetterla di fare politica per accontentare questo o quel minimo interesse. Siamo in emergenza economica; cari colleghi, bisogna mettersi in testa che bisogna fare politica per l'Italia e per gli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, ci troviamo a trattare l'ennesimo decreto-legge contenente tante cose. Si tratta di un testo che include i provvedimenti più eterogenei: contenitori ricchi di contenuti che sono perlopiù promesse, titoli a impatto giornalistico, che prevedono miliardi, milioni mai visti che arriveranno e che saranno sicuramente la panacea di tutti i nostri problemi. Del resto, il nostro - o meglio, il vostro - Presidente del Consiglio è venuto anche in Umbria, nella terra di Francesco, e anche lui ha esordito con la sua "enciclica". Non so se lo abbiate ascoltato; ha trattato temi altamente esistenziali a discapito dei problemi di tutti i giorni della gente: «Riscopriamo il valore dell'essenziale, di ciò che è invisibile agli occhi ma decisivo per l'esistenza (...) Questa pandemia ci ha reso coscienti del valore della relazione (...) Abbiamo compreso di essere fratelli tutti (...) Stiamo elaborando un piano nazionale per un Paese rigenerato». Una bella sberla in faccia ai problemi veri degli italiani, ai problemi che tutti i giorni gli italiani incontrano, dai cassintegrati ai commercianti agli operatori delle mille attività economiche che stanno in ginocchio. Per non parlare dei terremotati dei crateri dell'Umbria, delle Marche, del Lazio, dell'Abruzzo, ai quali destinate in questo provvedimento 15 milioni di euro. Un problema che ci trasciniamo da anni ormai; una ricostruzione che non solo non è partita ma non è neanche all'orizzonte, non è neanche anticipata; ancora ci sono le macerie. Colleghi, se ognuno di noi si facesse un giro per le zone terremotate si renderebbe conto di quanto le parole di questo "avvocato del popolo", che adesso si atteggia a Pontefice, siano state una sberla in faccia agli umbri, ai terremotati, agli italiani. Colleghi, siccome mi occupo di sanità - sono membro della Commissione igiene e sanità e sapete che spesso intervengo in Aula su questo tema - voglio trattare del famoso provvedimento delle liste d'attesa. Sapete che c'è un problema enorme, che era ante Covid, ovvero l'enorme quantità di trattamenti diagnostici e non solo, anche sanitari, in gravissimo ritardo. Pensate quanto può essere grave attendere sei mesi per una tac oncologica; quanto può essere drammatico per quella persona, che ovviamente racimola il danaro necessario e poi va a fare l'esame dal privato evidentemente, visto che è in ballo la pelle. Pensate a tutti i trattamenti che abbiamo sospeso: quelli chirurgici, oncologici, tutti quelli per il vasto popolo dei cardiopatici. Con il Covid abbiamo accumulato una serie enorme di ritardi gravissimi, che comporteranno danni dal punto di vista terapeutico - ormai questo è stato evidenziato da tanti della comunità scientifica - che ci trascineremo per anni. Come anticipato dal ministro Speranza in Aula, finalmente destiniamo una cifra consistente, un mezzo miliardo di euro tondo tondo, a beneficio delle Regioni per assorbire le liste d'attesa. Bene, primo problema: il provvedimento ha durata fino al 31 dicembre 2020. Se parlate con un bambino, magari figlio di qualche medico, vi dirà che entro il 31 dicembre 2020 di questo mezzo miliardo, se va bene, le Regioni riusciranno a spenderne il 20, il 25 o il 30 per cento, perché non è pensabile che quello che non si è fatto in anni, in una situazione ulteriormente aggravata dal Covid, venga smaltito in tre mesi. Non esiste, è una cosa senza senso, è una cosa fatta a rovescio. Non può essere, come dice in separata sede il Ministro (che nelle occasioni ufficiali si comporta invece come il quarto Pontefice d'Italia: sappiamo infatti che abbiamo due Papi, il terzo Pontefice è Conte e il quarto è Speranza; del resto, come dice il nome, egli è l'uomo della speranza e quindi mi pare assolutamente giusto che pontifichi, nelle occasioni pubbliche), che se stabilisse una durata più lunga le Regioni non spenderebbero. Che significa? Non è possibile ragionare in questi termini. Le Regioni nemmeno ci mettono le mani, perché non si può continuare a dire che vedremo poi se si proroga e che cosa accadrà. Non è possibile pensare che mezzo miliardo di euro, per l'assorbimento delle liste d'attesa, problema che risale negli anni, lo assorbiamo in tre mesi. È un insulto alla logica e all'intelligenza. Purtroppo non basta, perché i mali vengono sempre a coppia. Avete dunque elaborato un documento per la distribuzione di questo danaro e nello stesso provvedimento in esame - mi dispiace che non in Aula non siano presenti colleghi della mia Commissione, a parte la Presidente - nella tabella A ci fate vedere come andrebbe distribuito, secondo la logica e secondo il buon senso, cioè distribuendo alle Regioni in misura dell'arretrato che hanno accumulato nel tempo. C'è poi una tabella B, in cui praticamente questo concetto viene rovesciato e lo scrivete anche in grassetto, nella parte in cui si dice che la tabella B differisce da quella risultante dalle somme dell'allegato A, per la scelta di ripartire le somme complessive sulla base delle quote d'accesso, indipendentemente dall'incidenza della pandemia da Covid-19. Ma come? Si tratta di un provvedimento che aggredisce l'emergenza da Covid-19 eppure distribuite il denaro - e lo scrivete - indipendentemente dall'incidenza della pandemia da Covid-19 e dalle conseguenti riduzioni di prestazioni ad essa correlate. Ma che roba è? Nel confronto tra la tabella A e la tabella B, togliete poi 12 milioni di euro alla Lombardia e aggiungete 9 milioni di euro alla Campania, 12 milioni di euro al Lazio e 10 milioni alla Sicilia; togliete poi 8 milioni di euro al Veneto e 5 milioni di euro al Piemonte. Ma dov'è stata l'emergenza, scusate? In Sicilia e in Campania? Nei giorni scorsi è uscita una tabella dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) - non del senatore Zaffini - che ha spiegato quanto ciascuna Regione ha speso per ogni positivo. La vituperata Lombardia - io non sono lombardo e non sono neanche della Lega Nord, ma di Fratelli d'Italia - ha speso 5.000 euro per ogni positivo, mentre la Campania sapete quanto ha speso? Ha speso 76.000 euro! E voi le date più denaro. Voi togliete il denaro alle Regioni che hanno vissuto l'emergenza e l'aggiungete alle Regioni che l'emergenza non l'hanno neanche vista (quella del lockdown ; poi forse adesso qualcosa cambierà). Francamente tutto ha un limite, tutto può essere opinato rispetto al buon senso. Noi abbiamo preparato due emendamenti, uno sulla scadenza, che abbiamo trasformato in ordine del giorno, e uno sulla famosa tabella. Abbiamo proposto, invece della tabella B, di adottare la tabella A. L'avete scritta voi; non ce l'avete nascosta, non siete neanche bravi e sinceri: sta qui. La tabella A tiene conto dell'arretrato, delle prestazioni sospese, della chirurgia, della diagnostica: adottate la tabella A, per una volta fate le cose fatte bene. Dopo ci sarà il problema di spendere questi denari, ma non insultate il buon senso, non insultate chi veramente ha dovuto gestire l'emergenza, chi ha riempito le televisioni e i giornali di immagini che tutti noi abbiamo stampate in testa. Questo è un affronto al buon senso. Questo è fare la politica al rovescio e non è possibile che si vada avanti ad oltranza, senza che voi stessi ve ne rendiate conto e senza che facciate appello al vostro buon senso e alla vostra capacità di entrare nel merito dei provvedimenti e di giudicarli. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, intervengo molto brevemente proprio per richiamare l'attenzione su un tema che è stato già proposto poco fa dal senatore Floris. Lo faccio con molta amarezza, perché devo constatare che, al di là delle belle parole che sono state dette mille volte in Sardegna, durante le visite di esponenti politici - spesso di Governo e di qualunque formazione - anche nel passato, gli impegni che vengono assunti nell'isola regolarmente poi non vengono mantenuti, anzi vengono messi nel dimenticatoio. L'amarezza deriva dal respingimento di un emendamento che avevo presentato, per l'ennesima volta, sulla possibilità di realizzare la rete del metano in Sardegna. Ancora una volta, con motivazioni risibili, che rasentano il ridicolo, e che di fatto celano maldestramente problemi di natura ideologica, quell'emendamento è stato respinto. Cosa deriva da questo fatto? La Sardegna è l'unica Regione nella quale il metano non c'è. L'assenza del metano ovviamente porta delle conseguenze gravissime sull'economia della Sardegna, come costi elevatissimi, nettamente superiori a quelli presenti nel resto d'Italia; a questo si assommi la situazione che si vive a causa dell'insularità e del fatto che la continuità territoriale, per incuria, ancora una volta, e per poca attenzione ai problemi dell'isola, non viene applicata. Tutto questo produce effetti devastanti sull'economia isolana, soprattutto in questo periodo, che non è soltanto legato all'emergenza Covid-19. Certo, mi disturba leggere su un giornale che, secondo il segretario generale di Hydrogen Europe «l'Italia ha il potenziale per diventare l' hub europeo dell'idrogeno nei prossimi decenni perché è dotata della rete di gas più estesa del continente». Ciò significa che ci avviamo ad utilizzare l'energia derivata dall'idrogeno, ma che la Sardegna sarà tagliata fuori anche da questo passaggio perché, in maniera assolutamente incomprensibile, non si consente di realizzare la rete per la distribuzione del metano. È meglio far girare per le strade quelle "bombe" cioè le autobotti contenenti metano che circolano in Sardegna (immaginiamo che incidente potrebbe provocare l'esplosione di un'autobotte carica di gas), piuttosto che realizzare una rete che è diventata assolutamente indispensabile. In questo senso mi domando se anche questo Governo si ricordi che la Sardegna fa parte dell'Italia, come tutte le altre Regioni. Debbo dire che resto basito, in quanto oggi si assomma anche il fatto che non vi è alcuna attenzione e si stanno riducendo da tre a due i voli da Olbia. L'ultimo volo parte alle 11 del mattino. Il Governo non ha detto una parola. Io aspetto di vedere delle azioni concrete a tutela della mia isola e che, in qualche maniera, ci si muova perché così non si può andare avanti. Devo dire che in questa circostanza avevo pensato addirittura di non votare la fiducia, ma non lo faccio per rispetto dei colleghi e delle indicazioni del Gruppo, alle quali mi atterrò, e anche per rispetto verso me stesso, perché condivido l'azione che questo Governo sta portando avanti ma non ne condivido il metodo. Stiamo andando avanti con le fiducie, in maniera anche comprensibile, però manca il confronto. Io non ho alcuna possibilità, se non questa, di urlare le ragioni della mia isola, come mio dovere fare quale rappresentante del territorio. Questa cosa non può però andare avanti all'infinito. Chiedo agli stimati rappresentanti del Governo che sono oggi presenti (e davvero quando dico «stimati» ne sono profondamente convinto) di volgere lo sguardo a quest'isola, perché non si può andare avanti in questa maniera. Noi viviamo una condizione di difficoltà estrema: la disoccupazione è alle stelle e non possiamo fare nulla se non cercare di metterci al pari con le altre Regioni, però consentitecelo. Aspetto dei segnali seri nei prossimi provvedimenti, perché è già la terza volta che non si prende in considerazione questo tema che è importantissimo e rilevante per l'economia della Sardegna. Aspetto segnali seri dal Governo e un impegno preciso, perché altrimenti dovrò prendere delle decisioni molto a malincuore. Siccome rappresento il territorio che mi ha eletto, sarò costretto ad assumere decisioni che non vorrei prendere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, oggi, 5 ottobre, giorno in cui si voterà l'ennesima fiducia in occasione della conversione in legge del decreto agosto (e già questo la dice lunga), vorrei parlare, occhi negli occhi, con il vero interlocutore cui ognuno di noi in quest'Assemblea e dai banchi del Governo dovrebbe rivolgersi: i giovani. Il mio intervento oggi è per voi, giovani. Vorrei che foste qui, ora, per sentire la vostra voce e mettendomi nei vostri panni come "diversamente giovane" che non smette di sognare e credere in un mondo migliore che passa, per esempio, da una scuola migliore. A proposito, oggi è la Giornata mondiale degli insegnanti che, invece di essere al vertice della piramide sociale sono ancora a mendicare concorsi per essere stabilizzati, con dirigenti scolastici ai quali dovremmo fare un monumento per come riescono a supplire alle carenze ministeriali. Ricordo che sono stati stanziati 2 miliardi di euro per i banchi e solo qualche decina di milioni per l'edilizia scolastica. Giovani, rivendicate la libertà di scelta educativa che, prima di tutto, è un vostro diritto. Cari giovani, vi sento e vi ascolto, perché ogni scelta, ogni decisione e ogni linea di indirizzo presa oggi, in questo momento storico così particolare, condizionerà la vostra vita. È arrivato il momento che veniate coinvolti in maniera diretta, perché delle citazioni e delle pacche sulle spalle penso che non ve ne facciate niente. Le risposte a Fridays for future non possono essere solo i pericolosissimi monopattini elettrici senza regole, mentre le bollette aumentano in maniera insostenibile. Non vi è alcun piano concreto e strutturale per combattere il dissesto idrogeologico che distrugge territori e prende vite. Vediamo tutti cosa sta succedendo oggi in Lombardia, Piemonte e Liguria. Cosa vogliamo fare dell'Italia? Un cumulo di macerie? Diamo pure la colpa ai sindaci, non contenti; e per fortuna è passato un nostro emendamento sul reclutamento dei segretari comunali. Giovani, rivendicate il diritto di non dover abbandonare i vostri territori perché magari abitate in montagna o in un piccolo Comune del Salento o della Sicilia; chiedete insieme a noi, a gran voce, le zone a economia speciale per avere sgravi fiscali e semplificazioni per rimanere a casa vostra. Per fortuna, è stata accolta la nostra proposta per promuovere l'imprenditorialità giovanile under 30, che consente di guardare al futuro e che deriva da un disegno di legge ancor più composito, a prima firma della senatrice Anna Maria Bernini ma sottoscritto da tutto il Gruppo Forza Italia. Infatti, non di solo Covid si ammala l'uomo. «Libertà è partecipazione» cantava Gaber, e senza partecipazione saremo costretti a subire le scelte, perché le scelte di oggi determineranno per il nostro Paese, cari giovani, lo stare al di qua o al di là del confine tra essere liberi e protagonisti o essere sudditi. È una linea sottile e il tempo e l'emergenza non giocano a favore. Apriamo una parentesi sull'emergenza. L'emergenza vale quando fa comodo; non vale, per esempio, quando si parla del nemico numero uno in questo momento di crisi economica: le tasse. L'emergenza non è più tale quando si parla di riscossione e di scadenze fiscali, che rimangono bloccate con un'Agenzia delle entrate che è forse l'unico ufficio pubblico che funziona e che lavora per l'ordinario. Lo sanno bene i commercialisti e i professionisti che si vedono ridurre o azzerare le poche entrate dalle scadenze fiscali. Questo è un uso politico del Covid. Per fortuna siamo intervenuti a dare una mano a qualche categoria, agli ambulanti, ai termali, mentre altri settori muoiono. Vogliamo parlare della cedolare secca per gli affitti commerciali? Ma dove sta il problema nell'introdurla? Almeno si estenda il credito di imposta. L'ho già detto: questo Governo offre un bicchiere di acqua al posto di riparare l'acquedotto. Cari giovani, è il tempo... (Il microfono si disattiva automaticamente). Signor Presidente, mi lasci ancora un minuto e mezzo per terminare l'intervento. È il tempo dell'audacia e dell'impegno. Domani non ci saranno medici a sufficienza; domani non ci sarà lavoro per tutti. E invece noi cosa facciamo? Ci rendiamo ridicoli stanziando 50 centesimi a testa per la formazione di casalinghe e «casalinghi» (che oggi è ancora l'accezione di utensile da cucina). Ma allora non si farebbe prima a reintrodurre l'economia domestica a scuola? Cari giovani, rivendicate le pari opportunità contro l'uno vale uno senza senso, valorizzando invece le differenze: il paradigma va invertito. Pari opportunità per tutti non vuol dire livellare tutto verso il basso ma, al contrario, innalzare la possibilità di ognuno dando modo a tutti di accedere ai servizi migliori. Penso alla Regione Lombardia, alla dote scuola, al sistema integrato della sanità; tante state facendo per affossare la Regione Lombardia comportandovi come quel marito che... insomma, lo sapete. Senza un progetto, una coppia scoppia; senza progetto, una città diventa un agglomerato di edifici; senza un progetto, una Nazione sopravvive a ruota delle scelte decise per altre ragioni. Cari giovani, fatevi sentire, perché non di solo Covid muore una Nazione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà. TESTOR (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, il Governo si appresta a porre l'ennesima fiducia in occasione del cosiddetto decreto agosto da ben 25 miliardi di euro. Sono tre gli scostamenti di bilancio avvenuti finora: 25 miliardi di euro sul provvedimento cura Italia; 55 miliardi con il decreto-legge rilancio; ed ora i 25 miliardi del decreto-legge in discussione. Un totale di 105 miliardi di indebitamento netto, pari al 6 per cento del PIL: un importo che, in totale, corrisponde alle ultime cinque manovre di bilancio. È un debito che vede ben poche riforme strutturali e molte misure temporanee, importanti sì per far fronte all'emergenza, ma poco influenti per dare un vero rilancio al Paese, che - è sotto gli occhi di tutti - arranca dopo un lockdown a seguito del quale molte aziende non hanno più visto la luce e negozi ed hotel sono stati chiusi. Poco di lungimirante e molto «io speriamo che me la cavo». Persino blindarsi dietro le continue richieste di fiducia fa pensare che questo Governo traballi ad ogni occasione di confronto. Una certezza, purtroppo: l'incapacità di dare risposte concrete. Ci sono 420.000 lavoratori che stanno ancora aspettando la cassa integrazione e circa 15.000 le aziende ancora in attesa. Magari il presidente Tridico si occupasse di trovare un sistema di erogazione veloce, com'è stato fatto con l'aumento del suo stipendio. Si vive di incertezza e, purtroppo, il Governo non ascolta le nostre proposte e così non aiuta il Paese. Pensiamo al turismo: sono a rischio 1,3 milioni di lavoratori del settore, che vale il 13 per cento del PIL nazionale e che è stato fra i più colpiti dalla pandemia. Avevamo chiesto contributi a fondo perduto per far fronte alla crisi che è stata subita in maniera massiccia da tutto il comparto e che poche risposte ha avuto. Avevamo chiesto l'ampliamento dell'utilizzo dei voucher , sia per il settore turistico che per quello dell'agricoltura: sordi. Pensate a come affronteremo la stagione invernale in montagna: ad ora non conosciamo le intenzioni del Governo sugli impianti di risalita, mentre non sappiamo se ci sarà il flusso di stranieri: ricordo che ci sono località che solitamente lavorano con l'80 per cento di turisti provenienti dall'estero. Senza risposte certe come si possono programmare investimenti e assunzioni? Oltre a mancare la liquidità, mancano pure le risposte in strumenti concreti, ma utili in questo momento per tamponare situazioni di disagio. In una condizione di incertezza i voucher non potevano essere considerati uno strumento utile per colmare il gap nel momento di necessità? Per generare posti di lavoro non era meglio investire per sostenere le imprese? Siete convinti che il reddito di cittadinanza sia la panacea ai problemi degli italiani? Che sia un flop è ormai sotto gli occhi di tutti, se n'è accorto anche il premier Conte: il reddito di cittadinanza è una misura assistenzialistica senza progettualità. Non solo i navigator non hanno reperito posti di lavoro, ma i Comuni non hanno saputo, soprattutto quelli a guida grillina, avviare progetti utili alla collettività. Ricordiamo il sindaco Appendino, che ha avviato zero progetti su 20.000 percettori di reddito, mentre la Raggi appena 2.500 su 185.000 percettori. Altra grave carenza del Governo: in Commissione bilancio è stato respinto un emendamento per prorogare lo stop delle cartelle esattoriali, così il 16 ottobre 9 milioni di cartelle esattoriali si abbatteranno sui contribuenti con una valanga di pignoramenti. Il ministro Gualtieri rassicura: ci sarà una ripartenza molto graduale; lasciamo perdere. Purtroppo, come già sottolineato da alcuni miei colleghi, in questi giorni stiamo assistendo alla tragedia del maltempo ed esprimo cordoglio per le vittime e vicinanza ai territori. Avevamo presentato un emendamento per istituire un fondo finalizzato alla prevenzione di esondazioni e alluvioni, con una dotazione iniziale di 100 milioni di euro per l'anno 2020. È stato considerato troppo oneroso; lo abbiamo trasformato in ordine del giorno e speriamo che non finisca nel dimenticatoio. Ad oggi, mentre la nostra Italia è nuovamente ferita, il ministro Costa scarica la responsabilità sui Comuni per la difficoltà di individuare le zone a rischio e progettare la carenza di risorse, come se le risorse e la burocrazia non dipendessero anche dal Governo centrale. Pensate che, secondo gli ultimi dati del rapporto nazionale sulla situazione del dissesto idrogeologico nel nostro Paese, è a rischio il 91 per cento dei Comuni italiani, con 7 milioni di residenti in zone vulnerabili e non si è stanziato nemmeno un centesimo. Manca una politica chiara, che metta al centro dell'agenda politica interventi per arginare il dissesto idrogeologico e risolvere i problemi legati al nostro fragile territorio. È ora di finirla di scaricare la propria incompetenza su Regioni, Province e Comuni. Questa è un'abitudine di matrice grillina. Prima c'è stata l'Azzolina, che ha riversato sui dirigenti scolastici e sui Comuni l'incapacità di far ripartire le scuole e ora anche il ministro Costa segue questa scia. Meno teorie e più fatti, meno monopattini e più soldi per controllare ponti e ripulire fiumi; meno vincoli e più fondi ai Comuni, subito. A questa maggioranza, sorda alle esigenze di imprese e privati cittadini, diciamo che non si risolvono i problemi facendosi belli e scaricando le responsabilità sugli altri. Ho partecipato ad un convegno nell'ultimo weekend e il ministro Azzolina raccontava la sua storia di giovane emigrante che partiva dalla Sicilia con le valigie di cartone per cercare fortuna in Italia e molti giovani stanno facendo lo stesso, ed è una cosa lodevole, ma bisogna anche dire che in questo momento, vista l'incapacità manifesta, per come sta affrontando le situazioni e le emergenze, forse a dover fare le valigie è solo ed esclusivamente il Governo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, alla domanda se questo decreto-legge potesse essere ancora migliorato, la risposta non può che essere ovviamente «sì, certo», e diciamo che in parte è stato migliorato grazie all'azione emendativa delle forze di opposizione e di maggioranza e qualche ritocco è stato fatto anche dal Governo. Certo che poteva essere migliorato, ma questo Parlamento - quindi noi, ogni singolo senatore - ha la responsabilità di raccontare la verità a se stesso e al Paese e dobbiamo ricordarci che ci troviamo nel cuore di una pandemia che ha scosso gli equilibri e le economie mondiali, ha turbato e perturbato gli ordinari equilibri familiari, la vita delle persone, delle bambine, dei bambini, degli adolescenti, di donne, uomini, nonne e nonni. Questi comportamenti hanno influito sulla parte sociale del Paese e del mondo e hanno influito notevolmente sulla capacità di reazione che ogni singola economia nazionale poteva e può attivare. Ma questa maggioranza una visione ce l'ha? Qualcuno o qualcuna - penso al Presidente del Senato - ha ricordato al Paese che questa maggioranza non ha una visione. Ebbene, io le voglio ricordare che, grazie a questa maggioranza, una visione fortunatamente c'è nel Paese. Abbiamo visto lungo quando abbiamo capito che il Governo giallo-verde aveva collocato il nostro Paese in un angolo del respiro internazionale e della collocazione europea. Questo significa che oggi abbiamo la possibilità - altro che il gioco dell'oca - di capire quali sono le risorse che possono essere utilizzate nel nostro Paese; se non avessimo avuto la visione non ci sarebbe stato nemmeno questo sogno. Tradotto in parole semplici: senza le risorse europee non avremmo avuto nemmeno la speranza di ritornare a quei momenti in cui si stava peggio. Ecco, allora, che il cosiddetto decreto agosto che oggi ci apprestiamo a votare, che stanzia 25 miliardi di euro, inanellato con il decreto cura Italia, con il decreto liquidità e con il decreto rilancio, porta l'importo complessivo dello stanziamento a 100 miliardi di euro. Che cosa abbiamo fatto con questi 100 miliardi? Che cosa hanno voluto fare la maggioranza e il Governo con questi 100 miliardi? Come dicevo prima, non hanno voluto trascurare la coesione sociale e la coesione territoriale, nel cuore della pandemia, per difendere la capacità produttiva del nostro Paese dalle conseguenze economiche dell'emergenza, guardando al futuro della nostra economia nello scenario globale. Sulla direttrice di questi decreti che abbiamo inanellato (altro che vivere alla giornata) è stato dato un sostegno al nostro Sistema sanitario nazionale, che va dalla ricerca sulla lotta al Covid allo smaltimento delle liste d'attesa (sapendo che un è problema complesso e non suscettibile di disamina fugace), fino al potenziamento dell'intero comparto. Tra le altre misure adottate vi sono le risorse necessarie per la ripartenza del nuovo anno scolastico. Sono prorogate le misure a sostegno dei lavoratori, prolungando ancora per diciotto settimane la cassa integrazione nelle diverse tipologie. E ancora: sgravi contributivi per le aree svantaggiate, oltre a specifiche indennità sui settori ormai in ginocchio e incentivi per assunzioni a tempo indeterminato; rifinanziamento con 7,8 miliardi del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; prorogata la moratoria sui prestiti e mutui; 1,5 miliardi di euro per il rafforzamento patrimoniale delle società controllate dallo Stato; Fondo emergenza cinema, spettacolo e audiovisivo; 200 milioni per potenziare l'attività di trasporto, tra cui taxi, NCC, autotrasporto, autobus turistici e servizio viaggiatori e crociere. Tante le misure in campo fiscale: risorse ingenti destinate a Comuni, Città metropolitane e Regioni per fronteggiare le minori entrate. Potrei continuare nell'inanellare le misure e gli interventi previsti da questo decreto-legge. La vera scommessa passerà dalla capacità che avremo nella realizzazione di progetti di rilancio del Paese, utilizzando tutte le risorse che l'Europa ci mette a disposizione, a partire dalle risorse del MES, perché se è vero che il nostro Paese era già in difficoltà nel comparto sanitario e abbiamo la necessità di intervenire, servono delle risorse. E se non dovessimo reperire le risorse dalla voce europea, dobbiamo liberare quelle risorse da altre voci e da altri comparti oggi già in difficoltà. Sono sicuro che su questo, anche su questo, la maggioranza saprà trovare una sintesi per rilanciare al meglio il nostro Paese e la nostra economia. Riprendo un concetto che ho voluto condividere in Commissione lavoro, che è stato ripreso brillantemente dalla collega Fedeli, sul rapporto tra sicurezza del lavoro, sicurezza sociale, investimento sul capitale umano e crescita: vanno di pari passo. Oggi con il Covid è cambiato completamente il mondo: ante parlavamo di salario minimo; oggi dobbiamo spiegare che un conto è la giusta retribuzione (e su questo ci affidiamo alla contrattazione collettiva tra organizzazioni sindacali e datoriali), altro conto è una cifra - che dobbiamo individuare - al di sotto della quale il rischio oggi è che ci sia lo sfruttamento del lavoro e la violazione del diritto umano. Quindi dobbiamo trovare due livelli: uno è la giusta retribuzione e l'altro è un livello al di sotto del quale nessuno può portarsi. Chiedo scusa, Presidente, ma chiedo qualche minuto in più. Vorrei far riferimento all'articolo 27 sulla coesione territoriale, recante agevolazioni contributive per l'occupazione in aree svantaggiate e decontribuzione al Sud. Su questo tema purtroppo esprimo una nota di amarezza, perché anch'io ho presentato un emendamento e la pongo come questione politica importante. Infatti, lo stesso approccio che ha visto correttamente l'investimento e l'attenzione per una coesione territoriale per le aree del Sud deve essere attivato per le aree metropolitane e per le zone in difficoltà, perché non sono sufficienti le lucine di Natale per attivare le aree di crisi metropolitane. Noi abbiamo la necessità - il mio emendamento lo prevedeva - di intervenire favorendo micro e piccole imprese, attivando delle zone franche. Zone franche significa burocrazia zero e fisco zero e questo lo si può fare con ragionevolezza. Solo ed esclusivamente con questa tipologia di intervento e con questo approccio possiamo risollevare le sorti delle aree metropolitane depresse che vanno dal Nord al profondo Sud. Pongo questa come una questione politica. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi senatori, ci ritroviamo in quest'Aula in un momento particolare per approvare l'ennesimo provvedimento d'urgenza di questo Governo. Lo facciamo, come dicevo, in un momento particolare perché in queste ultime settimane abbiamo assistito ad un ritorno forte dei contagi e dell'emergenza sanitaria e quindi, di conseguenza, anche dell'emergenza economica, anche perché domani ascolteremo il Ministro della sanità che ci parlerà dei nuovi provvedimenti del Governo e del Presidente del Consiglio su quelle che potrebbero essere le eventuali ulteriori restrizioni per fronteggiare l'emergenza sanitaria ed economica. Quindi siamo in un momento critico e Governo e Parlamento sono chiamati a trovare soluzioni efficaci. Ancora una volta, però, ci ritroviamo in quest'Aula ad affrontare un provvedimento che è simile a tutti i precedenti. Per questo noi, negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto appartenenti all'opposizione e in particolare al Gruppo parlamentare Forza Italia, abbiamo già espresso in linea di massima le nostre criticità sul provvedimento al nostro esame, che definiamo ancora una volta senza effetti. Affermiamo questo perché si tratta di un provvedimento corposo, complesso, burocratico, fatto di 115 articoli che hanno il compito di rilanciare l'economia e invece hanno bisogno a loro volta di altri 53 decreti attuativi. Quindi arriviamo oggi, con tutti i provvedimenti precedenti, a circa 289 decreti attuativi necessari per mettere in atto le misure previste. Di questi, oggi, andando ad analizzare anche i provvedimenti precedenti, solo il 20 per cento sono stati emanati dai vari Ministeri. In molti casi, quindi, i provvedimenti deliberati, votati in quest'Aula, votati dal Parlamento, sono rimasti assolutamente lettera morta. Questo è un problema gravissimo che, come dicevo, arriva oggi in un momento molto particolare in cui è necessario essere tempestivi con le misure per arrivare direttamente ai cittadini. Invece, quando il provvedimento sarà votato dai due rami del Parlamento, si sposterà tutto nelle stanze dei Ministeri e quindi la politica lascerà il posto alla burocrazia. Questo non è assolutamente possibile in un momento in cui il decreto-legge è urgente e la sua attuazione dovrebbe essere immediata e arrivare subito ai nostri cittadini e alle nostre aziende. Senza i suddetti decreti, le misure non servono a nulla, quindi i cittadini italiani, in queste settimane e in questi giorni, percepiscono poco, così come anche le nostre aziende. Lo sentiamo tutti i giorni. Quindi ancora una volta, in quest'Assemblea, devo richiamare il divario che c'è tra la comunicazione che fa il Governo e il Paese reale. Il Governo comunica provvedimenti roboanti, provvedimenti bazooka e invece il Paese reale è un altro. Ancora una volta ci ritroviamo a parlare della distanza che c'è tra la comunicazione del Governo e la realtà. Oggi il provvedimento prevede una misura economica di ulteriori 25 miliardi che, sommati a tutti i precedenti, fanno un totale di 100 miliardi. Vorrei ricordare a tutti quanti voi, soprattutto ai colleghi della maggioranza politica, quando nel mese di aprile, noi di Forza Italia parlavamo di stanziare subito 100 miliardi, certamente di debito ma in pochi provvedimenti, anzi in un solo provvedimento che prevedesse norme chiare da scrivere tutti quanti insieme. Invece, molti colleghi della maggioranza ci hanno persino deriso su questi 100 miliardi. Oggi siamo arrivati a 100 miliardi, ma con tanti piccoli provvedimenti spezzatino che non stanno portando e producendo effetti positivi per l'economia. Come dicevamo, nessuno ci ha regalato questi 100 miliardi perché, infatti, sono debito che stiamo mettendo sulle spalle dei nostri figli. Non c'è nessun problema a parlare di debito, perché lo avevamo chiesto anche noi a suo tempo, però facciamo attenzione perché c'è debito e debito e ce lo ha ricordato di recente Mario Draghi quando ci ha parlato di debito buono e di debito cattivo. Ricadiamo nel primo caso se le risorse vengono utilizzate oggi con una destinazione e una finalità appropriata, con delle riforme e se il debito viene fatto per degli investimenti. In quel caso, si può parlare di debito buono; una cosa ben diversa sono, invece, questi provvedimenti "spezzatino" che alimentano esclusivamente la spesa corrente e non creano un circolo virtuoso di investimenti. Prova ne sono i tanti bonus , di cui dopo vorrei ricordare alcune cose. Non si genera oggi consumo parcellizzando in questo modo la spesa o mettendo a disposizione questi bonus . Anzi, gli effetti sono doppi e negativi perché i bonus hanno una quantità e non riescono nemmeno a soddisfare tutte le richieste e poi sono limitati nel tempo e non generano un consumo anche di lungo o di medio periodo. Non lo generano perché sono immediati: generano i loro effetti solo in quel determinato momento. Sono provvedimenti che non vanno nella direzione del consumo e, quindi, in un momento come quello attuale di grande incertezza, l'italiano invece di consumare, non conoscendo e non sapendo perché non c'è visione di Paese in questo momento, cerca di risparmiare. Come dicevo, il bonus è stata la vostra politica. Il flop dei bonus lo hanno ricordato in molti in quest'Aula. Li vorrei soltanto citare: il bonus vacanze è uno di questi ed è rimasto inattuato; sono state poche le richieste e anche mal gestite perché a danno oggi degli imprenditori turistici, che invece andavano aiutati. I bonus mobilità non sono per nulla partiti; non vi è ancora il portale per scaricare il bonus mobilità e poi c'è il famoso bonus del 110 per cento, nel quale anche noi crediamo perché riteniamo che l'edilizia sia oggi un settore trainante. Invece, anche sul bonus 110 per cento c'è la difficoltà interpretativa tra l'Agenzia delle entrate e il Ministero dello sviluppo economico. Anche in questo caso siamo fermi e gli imprenditori e i cittadini che vogliono utilizzarlo non lo stanno facendo. Come dicevo, si tratta di un insieme di provvedimenti e di misure che abbiamo definito assistenzialistiche e che non servono assolutamente in questo momento al rilancio del nostro Paese per sostenere gli investimenti. La ripresa iniziata a maggio non compensa le perdite subite nel periodo di chiusura. Per queste ragioni con i colleghi di Forza Italia e delle opposizioni esprimiamo un parere negativo sul decreto agosto. I difetti e le mancanze sono quelli dei provvedimenti che già abbiamo approvato in queste Aule. Pertanto, sappiamo già che anche i provvedimenti contenuti nel decreto agosto saranno inefficaci. Vorrei concludere con un monito perché le settimane che ci aspettano saranno importanti e decisive. Il Governo sarà chiamato alla sfida più importante degli ultimi anni, la seconda sfida storica più importante dopo quella del dopoguerra. Il Governo sarà chiamato all'impegno europeo importante di elaborare proposte, progetti e riforme. Del cosiddetto recovery fund ne abbiamo parlato in tanti e lo stiamo studiando tutti, però, come dicevo, è il Governo che deve dare delle risposte. Il fondo ammonta a 209 miliardi. Considerando tutti i fondi e la possibilità di utilizzare anche gli altri a disposizione, abbiamo una potenza di fuoco (questa, sì, oggi si può definire in tal modo) di circa 300 miliardi di euro. Sarà fondamentale pertanto cogliere questa opportunità, ma per il Governo sarà decisivo anche avere una visione politica per il Paese e verificare l'efficacia della relazione tra politici e tecnici, perché se non ha funzionato su questi provvedimenti, ahimé sarà difficile che possa funzionare su un provvedimento e su una sfida importante come quella che attende il Governo. Per questo parlo di visione del Paese: se abbiamo già questa esperienza, oggi dobbiamo mettere in campo la capacità di riuscire a trovare delle soluzioni, di essere snelli e soprattutto di guardare al futuro. Per questo vorrei concludere, signor Presidente, parafrasando Seneca che diceva che nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove andare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gaudiano. Ne ha facoltà. GAUDIANO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, rappresentanti del Governo, il cosiddetto decreto agosto si inserisce in perfetta linea di continuità con il decreto cura Italia e con il decreto rilancio. Il sostegno all'economia e gli incentivi per la ripresa piena dei consumi sono obiettivi di lunga prospettiva e richiedono interventi costanti e coerenti. In tale ottica va osservato il pacchetto di norme che il Governo ha presentato alle Camere. Se è vero che le difficoltà che stiamo affrontando nel 2020 sono straordinarie, è altrettanto vero che straordinarie sono le risposte del nostro Governo. Il supporto alla crescita, ai lavoratori, agli imprenditori e alle famiglie è quantificabile economicamente ed è sotto gli occhi di tutti. Ammontano infatti a 100 miliardi di euro le risorse totali che lo Stato ha messo in campo con i provvedimenti adottati fino a questo momento, grazie anche all'ulteriore scostamento di bilancio approvato dal Parlamento. Di questi, ben 25 miliardi rappresentano le ulteriori somme che con il decreto agosto andranno a produrre effetti positivi su tutto il Paese; è un'occasione storica, anche grazie al successo del Presidente del Consiglio nella negoziazione europea, che ha permesso l'utilizzo molto più espansivo della politica fiscale. Per questo si può affermare che siamo davanti ad un new deal italiano ed europeo che permetterà al Paese di avere la ripresa che merita. Il percorso iniziato e perseguito dal Governo con il decreto agosto reca misure innovative e di sviluppo, mettendo in campo proposte di fiscalità agevolata, incentivi a fondo perduto, di finanziamento di strumenti a supporto delle imprese, nonché nuove indennità per i lavoratori che più hanno subito gli effetti del Covid-19. Più che altro, però, porta con sé un nuovo approccio sistemico alla questione meridionale, che da troppo tempo affatica l'economia italiana, non permettendone il pieno sviluppo. Per la prima volta, infatti, il Governo approva uno strumento pensato per colmare il divario tra le Regioni del Sud e quelle del Nord; divario che inevitabilmente si ripercuote sui cittadini, sulle loro possibilità e ambizioni e sulle infrastrutture di cui potrebbero usufruire. L'argomento mi è molto caro, non solo per la mia provenienza, ma anche e soprattutto perché credo convintamente che annullare le differenze territoriali sia l'unica via per poter superare la crisi economica. Riprendendo le parole del presidente Conte, sono certa che il decreto agosto ponga le basi per un processo di reindustrializzazione del Sud, possa essere cioè un volano per l'economia e un'attrattiva per le aziende che vogliono investire nel Meridione. In concreto, le misure previste permettono di incidere in modo non trascurabile su circa 500.000 imprese, delle quali oltre il 90 per cento ha meno di dieci dipendenti. Si tratta, dunque, di piccole e medie realtà imprenditoriali che costituiscono lo zoccolo duro dell'economia italiana. Nello specifico, quello che stiamo realizzando è un abbattimento del costo del lavoro per tutti i lavoratori dipendenti, con una fiscalità di vantaggio che prevede una decontribuzione per l'impresa pari al 30 per cento delle imposte sul lavoro dipendente, a partire dagli inizi di ottobre fino a dicembre 2020 e che mi auguro verrà riconfermata con la prossima legge di bilancio. A questo si aggiunge un'attenzione generale per il settore del lavoro, sul quale ricadono le misure a mio parere più incisive del decreto-legge. Ricordo, a titolo esemplificativo, il rifinanziamento della cassa integrazione per ulteriori diciotto settimane, al quale si affianca la possibilità per gli imprenditori di far rientrare i dipendenti dalla cassa integrazione e giovare, in alternativa, di uno sgravio contributivo del 100 per cento per quattro mesi. In tal modo siamo sicuri di garantire sostegno all'occupazione e alle imprese che si trovano maggiormente in difficoltà. Inoltre, nel campo delle politiche attive del lavoro e della formazione, il decreto-legge prevede il finanziamento di 500 milioni - per il biennio 2020-2021 - del Fondo nuove competenze, pensato per implementare l'occupazione dei lavoratori. Nel dettaglio, si tratta di un fondo che permette ai lavoratori dipendenti di impiegare ore di lavoro, retribuite direttamente dallo Stato, per seguire i corsi di formazione. In tal modo si genererà un valore aggiunto sia per le imprese che godranno di dipendenti più specializzati sia per gli stessi lavoratori che godranno di una maggiore preparazione, che permetterà loro - ove necessario - di transitare verso altri impieghi aumentandone la possibilità di occupazione. Siamo inoltre davanti a un provvedimento che garantisce una spinta all'occupazione, prevedendo una decontribuzione del 100 per cento per sei mesi per le assunzioni di nuovi dipendenti a tempo indeterminato, nonché una decontribuzione del 100 per cento per tre mesi del lavoro stagionale nel settore del turismo. Questo settore è tra i più martoriati dall'epidemia Covid-19 e anche tra i più interessati dalle risorse del decreto-legge agosto. Con tale provvedimento abbiamo infatti confermato l'indennità ai lavoratori del settore del turismo e delle terme. Vorrei ricordare che per garantire liquidità alle imprese sono stati contestualmente rifinanziati alcuni strumenti di supporto. Tra questi, ricordo i 64 milioni per la nuova Sabatini, i 500 milioni per i contratti di sviluppo e i 950 milioni per il fondo per il sostegno alle imprese che partecipano alla realizzazione di importanti progetti di interesse europeo. Ancora, abbiamo rifinanziato per 7,8 miliardi di euro, per il triennio 2023-2025, il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese allo scopo di favorirne l'accesso al credito attraverso la concessione di una garanzia pubblica. In tema di piccole e medie imprese ricordo anche la moratoria sui prestiti e sui mutui fino al 31 gennaio 2021 nonché gli incrementi previsti per i fondi legati al mondo della cultura e dello spettacolo, che hanno gravemente subito gli effetti della pandemia. Queste sono solo alcune delle misure pensate e attuate per fronteggiare la crisi e riorganizzare la ripartenza, alle quali si aggiungono incrementi di notevoli fondi istituiti dal decreto-legge rilancio, come, ad esempio, il fondo per l'esercizio delle funzioni degli enti locali e il fondo per l'esercizio delle funzioni delle Regioni e delle Province autonome, nella consapevolezza che per poter attuare appieno il principio di sussidiarietà nel superamento delle enormi difficoltà che la pandemia ci ha messo davanti è necessario garantire agli enti locali e alle Regioni le risorse sufficienti. Tutto questo e molto altro è contenuto nel decreto-legge agosto, che è un pacchetto vasto e con amplissimo respiro, il quale, coinvolgendo molti settori diversi, cerca di non dimenticare nessuno. Per queste ragioni, a chi dai banchi dell'opposizione continua a ripetere stancamente e strumentalmente che troppo poco è stato fatto, mi permetto di ribattere prendendo in prestito le parole del poeta greco Esiodo: «Se aggiungi poco al poco, ma lo fai spesso, presto il poco diventerà molto». (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, è al nostro esame il decreto-legge agosto, su cui si sono soffermati i numerosissimi interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. Il provvedimento in esame introduce ulteriori misure, volte a consolidare la risposta dello Stato alle conseguenze economiche e sociali dell'epidemia da Covid-19. Ricordo che le risorse impiegate a tal fine sono in gran parte reperite mediante il maggiore indebitamento, autorizzato con ben due risoluzioni, approvate a maggioranza assoluta dalla Camera dei deputati e dal Senato, che hanno consentito di utilizzare questi fondi. Già questo incipit , ovvero il fatto di utilizzare dei fondi a debito, ci fa assumere una responsabilità ulteriore rispetto al loro utilizzo. Ho sentito dei colleghi dire che occorre avere un occhio di riguardo rispetto ai giovani, perché in teoria stiamo facendo indebitare le future generazioni. Dunque dobbiamo sentire una responsabilità ulteriore, perché dobbiamo considerare che quello che facciamo potrà essere utile per il presente, ma dovrà essere assolutamente utile per il futuro. Ricordo che molti colleghi hanno parlato di interventi spot e di bonus , ma occorre avere una visione programmatica di ciò che sarà il nostro Paese dopo il Covid, perché non potrà più essere quello prima del Covid. Quindi abbiamo a disposizione ulteriori possibilità - come sappiamo bene visto che esamineremo le linee guida sul recovery fund - di attuare una riorganizzazione del Paese, proprio grazie ai cambiamenti che dovremo realizzare. Quindi, non serve più intervenire a spot , come dicono i colleghi, ma occorre trovare una nuova valutazione di quello che dovrà essere il nostro Paese: questa è la sfida più importante. Dovevamo mettere mano nella maniera più assoluta a tutto quello che è stato fatto nel decreto-legge agosto, soprattutto in tema di lavoro, perché era questa la linea guida del decreto. Ricordo che sono stati fatti investimenti importanti per predisporre la fase di ripartenza del Paese, con un'economia che stava arrancando. La stiamo però facendo ripartire e credo che tutti i colleghi conoscano le stime, che indicano una crescita: è una piccola crescita, ma ci stiamo riuscendo. Ricordo anche che abbiamo toccato il tema del lavoro in maniera esaustiva, anche per quanto riguarda i temi che a me premono particolarmente, come la sanità. Ricordo i lavoratori fragili, con quell'emendamento importante, di cui ha parlato il relatore Errani all'inizio della seduta. Tale emendamento ha portato ad una sensibilità maggiore per le persone che di fronte al Covid sono più fragili. Quindi credo davvero che stiamo facendo il nostro dovere. Anche se ascoltando molti degli interventi che mi hanno preceduto non sembra sia così, voglio sottolineare il grande lavoro fatto in Commissione bilancio. Se andate a scorrere gli emendamenti approvati in Commissione, ne troverete tantissimi proposti dalla minoranza e quindi si tratta di un lavoro alacre, fatto insieme. Dai discorsi che ho sentito qui, in Assemblea, sembra che siamo stati sempre contrari e che non abbiamo accettato nulla. Andate a vedere gli emendamenti, perché i nomi dei firmatari, che rappresentano la minoranza e la maggioranza, li conoscono tutti. Credo quindi non sia corretto avere questo tipo di atteggiamento. Certo, si fa il gioco delle parti, per carità di Dio, ma non è corretto nei confronti dei relatori, che davvero hanno accolto tutte le istanze e hanno ascoltato tutte le esigenze, che venivano anche dalla minoranza. Dei temi riguardanti l'economia e il lavoro affrontati dal provvedimento in esame hanno già parlato i miei colleghi e dunque mi concentrerò soprattutto sui temi della sanità, che sono quelli che trattiamo nella Commissione di cui faccio parte. In questo periodo non possiamo dimenticare le energie spese da tutto il nostro personale sanitario, che ancora in questo momento, in cui sta ritornando la pressione del Covid sulle nostre strutture, si sta impegnando tantissimo. Quindi il fatto di aggiungere ulteriori risorse al Servizio sanitario nazionale è stato molto importante. Mi rivolgo proprio al collega intervenuto prima (e mi dispiace non sia adesso in Aula) che ha parlato di liste d'attesa. Dobbiamo giustamente dire che è il momento di eliminare le liste d'attesa, perché purtroppo il Covid-19 non ha fermato le altre malattie, che - ahimè - hanno continuato anche in maniera preponderante per chi soffriva di patologie gravi, purtroppo. Vi è quindi l'obbligo di dover mettere mano a questo. Ricordo che non sono stati stanziati fondi tanto per inserire dei dati, ma sono stati fatti dei rilievi attraverso il Ministero della salute, che ha individuato nelle varie Regioni qual era il disavanzo delle liste d'attesa da evadere. Credo quindi sia stato fatto un buon lavoro, ovviamente in collaborazione con Agenas. Ricordo che è all'esame del Parlamento anche un provvedimento a sostegno di questa Agenzia, punto di raccolta di dati fra l'Agenzia e lo Stato (il Ministero della salute) e le Regioni. Sono dati importanti, che non risolveranno il problema - certo che no: avremo ancora le liste d'attesa - ma ci fanno capire che, a questo punto, come dicevo prima, dobbiamo riorganizzare il nostro Sistema sanitario nazionale. Purtroppo infatti sono emerse notevoli diseguaglianze, anche fra Regioni, e questo dobbiamo continuare a dirlo. Uno degli interventi che mi ha maggiormente dato soddisfazione, anche grazie ai colleghi e al Ministero della salute che l'hanno sostenuto, è quello che mette mano davvero al sistema territoriale della sanità. Mi riferisco ad un emendamento approvato, concernente il potenziamento dei distretti sanitari. I distretti sanitari sono il luogo in cui insistono i servizi più prossimi al cittadino. Come ha detto il Ministro della salute in audizione in Commissione, una sanità di prossimità, che sia più vicina ai cittadini, è ciò cui dobbiamo tendere. Dobbiamo potenziare quei servizi, ma (anche su questo fronte sta cambiando il paradigma) non calando i servizi dall'alto, ma basandoli sulle esigenze e sui bisogni della salute. Ora, con il Covid-19, ci rendiamo conto che i bisogni della salute diventano altri; quindi, attraverso l'analisi dei bisogni, possiamo potenziare i servizi. Ma con chi? Non da soli, ma insieme ai sindaci, che sono i responsabili della salute dei propri cittadini, per vedere quali sono le principali esigenze del territorio. Non sono stati fatti spot , come è stato detto, ma sono state messe le prime pietre per poter, poi, riorganizzare davvero il sistema sanitario, che deve essere sicuramente rivisto, affinché possa portare, in futuro, miglioramenti per la salute dei nostri cittadini. In questa emergenza è stato riconosciuto che il nostro Paese sta andando meglio rispetto agli altri, perché questi provvedimenti - che tutti stanno criticando - hanno comunque portato a un miglioramento e a una positività: abbiamo un modello che possiamo perseguire e, anzi, facciamo scuola anche agli altri Paesi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, giovedì scorso, quando in Commissione giustizia il collega Mirabelli ha preannunciato che si sarebbe fatto oggi tutto l'esame del provvedimento, immediatamente ho chiesto al senatore Malan di iscrivermi a parlare in discussione generale. Credo infatti fermamente che sia il momento di fare una riflessione su ciò che è questo Parlamento. Mi sembra che lo stiamo riducendo a qualcosa di diverso da quanto delineato dalla Costituzione. La nostra Costituzione mette al centro di tutta l'azione politica e dello Stato il Parlamento. Ma come è possibile che non ci sia stata più nessuna valutazione? Ora la collega Boldrini si chiedeva perché ci sia stata una lunga discussione in Commissione, ma non si chiede perché non ci sia un approfondimento da parte dell'Assemblea sugli emendamenti. Perché nella discussione generale ognuno porta la propria tesi e non un confronto di idee o proposte. Il presidente Alberti Casellati mi ha anticipato con un'intervista, che probabilmente ha la stessa origine del mio pensiero. Intendiamoci, mi riferisco all'origine non di partito, ma di studio del diritto e della Costituzione. La stessa origine ci ha portato a fare forse la stessa riflessione. Qui c'è un ritardo culturale che crea un handicap per il nostro Paese. Credo che ci sarebbe stata la necessità di un dibattito serio e approfondito tra tutti delle vicende che vengono prospettate. Il presidente Alberti Casellati dice - e lo ha affermato non nell'intervista di stamattina, ma addirittura quattro giorni fa - che vi è un pericolo per la democrazia parlamentare nel momento in cui si susseguono decreti-legge convertiti tutti con la fiducia. Questa è una questione reale. Non c'è nulla da fare, non è conforme alla nostra Costituzione e alla nostra idea di democrazia legiferare su tutto attraverso decreti-legge convertiti in legge con la fiducia. Badate, non è che lo diciamo oggi. Senatore Mirabelli, quando ero Sottosegretario mi sono sempre opposto a riunioni di maggioranza, perché ho sempre ritenuto necessario coinvolgere l'opposizione. Perché va coinvolta l'opposizione? Forse per garantire all'opposizione una partecipazione alle decisioni? No, la partecipazione è importante affinché il Governo possa avere cognizione anche delle idee dell'opposizione, in modo da consentire la massima realizzazione di un progetto e di una qualsiasi ipotesi che guardi al futuro. Ricordo che abbiamo speso 100 miliardi di euro, con l'idea che la crescita ci sarebbe stata. Vediamo cosa avverrà domani mattina, dopo aver approvato questo provvedimento. Avete letto e sapete tutti delle aziende che hanno fatto ricorso ai 25.000 euro garantiti dallo Stato. Quando le banche non hanno dato il finanziamento, nonostante la garanzia dello Stato, è stata fatta la segnalazione e quelle aziende non hanno più avuto la possibilità di apertura di credito e di avere dei finanziamenti. Questa è la vostra capacità di crescita. Nello stesso tempo, dal 15 ottobre era prevista la proroga della riscossione coattiva delle imposte e da quella data scatterà la nuova riscossione coattiva. Signor Presidente, se fossi un po' populista, come alcuni presenti in questo Parlamento, dovrei dire che forse non è più il caso di fare stampe di questo tipo per ogni decreto-legge convertito con la fiducia, perché nessuno di noi riesce a leggerle. Nessuno di noi riesce ad avere cognizione di ciò che si vota e delle modifiche apportate in Commissione rispetto al testo iniziale, perché non abbiamo l'elenco degli emendamenti approvati, né conosciamo le modifiche. Ho dovuto scartabellare per trovare alcune soluzioni. Mi faccio una domanda. Nell'attività di chi, per forza di cose, vuole lavorare da solo, vi è una logica, ossia lavorare senza cognizione delle conseguenze. Se si avesse cognizione, non ci troveremmo nella situazione che ho appena denunciato, quantomeno per le aziende. Noi avremmo avuto necessità di uno sviluppo complessivo del sistema produttivo del nostro Paese, perché questo serviva per garantire a chi è meno abbiente una possibilità di certezza per il futuro e non già un aiuto assistenziale temporaneo, che non è sufficiente. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Mi auguro che si vada avanti diversamente. Ho letto la dichiarazione del presidente Conte, secondo cui: saranno pronti a sottoporre le loro decisioni alle osservazioni dell'opposizione in Parlamento. Mi auguro che avverrà non secondo questo sistema, ossia con un decreto-legge convertito con la fiducia, ma con una concertazione precedente all'ingresso in Parlamento, perché il Parlamento servirà soltanto ad approfondire le questioni che eventualmente il Governo, sentendo l'opposizione... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, chi mi ha preceduto ha già parlato ampiamente del contenuto del provvedimento in esame, toccando articoli e facendo riferimento per l'ennesima volta alla loro discrepanza rispetto alla vera necessità che hanno l'Italia intera e gli italiani. In particolare, mi ha colpito un'affermazione del collega Laus, il quale ha detto testualmente che questa epidemia ha «perturbato» gli equilibri della società, in tutti i suoi segmenti e ha praticamente inciso molto su ogni parte sociale. Il senatore Laus ha anche aggiunto che c'è comunque una visione di questa maggioranza. A me spiace doverlo ripetere, ma forse la visione di questa maggioranza corrisponde alla delicatezza di partecipazione e di ascolto dei colleghi senatori di minoranza, che rappresentano pur sempre una fetta abbastanza copiosa degli italiani: ho contato più di venticinque senatori con le spalle voltate, molto "garbatamente", mentre parlavano i colleghi. Se avete una tale visione nei confronti degli italiani, che voi pensate di poter accontentare con i vostri decreti-legge, dovreste prima di tutto dimostrarlo in quest'Aula. Dovreste quindi essere tutti presenti, ascoltare le rimostranze e quello che vi è stato detto nelle tre ore di discussione finora svolta da parte di tutti coloro che puntualmente vi hanno fatto presente quali articoli sono solo "spizzichi e mozzichi" rispetto alle reali esigenze. Invece - lo ripeto a chi mi sta seguendo - la stessa delicatezza che questa maggioranza ha con noi, ce l'ha anche con voi italiani. Questa è la mia premessa, che mi sembra importante e a cui aggiungo altre notizie che questa mattina ho letto mentre ero in treno. Sono notizie freschissime notizie dei ministri Costa e Gualtieri, che si rifanno al contenuto e alla situazione che attualmente stiamo vivendo. Il ministro Costa, visto che è su tutti i giornali il disastro idrogeologico che sta avvenendo in più Regioni, fa riferimento al fatto che è molto ottimista perché i fondi ci sono: 7 miliardi sono in cassa. Ma c'è un problema piccolo, una cosa da niente: mi riferisco al decreto semplificazioni che sicuramente romperà tutti i lacci e lacciuoli di natura amministrativa e burocratica. La questione, però, è che questo decreto-legge del mese di agosto e, prima che sia tecnicamente utilizzabile, c'è una ricaduta materiale, ci sono tempi di operatività. Il Ministro comunque è ottimista sulla possibilità che prima o poi potremo usarlo: il che mi lascia un po' perplessa. Mi sono detta che in effetti, mentre cadono le case, i ponti e tutto quanto, si potrebbe fare qualche cosa; si potrebbe cominciare veramente a snellire la burocrazia, partendo da quella che è forse la riforma più importante che fa da volano e su cui poi vertono tutte le altre situazioni: vale a dire il codice degli appalti, che è però fermo a fare muffa in 8 a Commissione. Ma pazienza. Al ministro Costa fa eco il ministro Gualtieri, sempre intorno alle ore 10,35, con le cartelle esattoriali. È stato detto che stava scadendo il termine, ma il Ministro ha rassicurato che non c'è problema: dopo aver parlato con l'Agenzia delle entrate, le cartelle saranno notificate gradualmente e questa è una notizia che rassicura, essendo lui fiducioso. Il ministro Gualtieri è fiducioso anche sul recovery fund che - a suo avviso - potrà essere operativo all'inizio del 2021, e aggiunge: «Sono fiducioso che l'Italia sarà pronta col suo piano». Il Ministro dell'economia dovrebbe cercare però di collegare queste affermazioni con quanto ha dichiarato invece il premier Conte, secondo il quale, se non si sarà pronti col piano, si andrà a casa. Il ministro Gualtieri è fiducioso; meno fiducioso e un po' più realista è Conte, perché sarebbe veramente difficile. C'è comunque un'altra piccola notizia secondo la quale, se non sarà proprio nel 2021, ci sposteremo un po' in là e arriviamo al 2022. A più riprese abbiamo ascoltato gli interventi di esponenti di partiti diversi - non erano lamentele - che hanno elencato puntualmente le cose che non vanno bene. D'altronde, basta vederci: siamo qui oggi con l'ennesima fiducia; se fosse quello in esame un provvedimento così sostanzioso, forse l'Aula sarebbe piena e tutti farebbero degli interventi. Forse c'è anche un sentimento che non è stato richiamato, che è la vergogna, perché un conto è andare di fretta, spicciarsi, muovere, semplificare e sburocratizzare; un conto invece è arrivare di corsa e dover ricorrere alla fiducia con un provvedimento che, analizzato bene, ha poco a che fare con l'emergenza. Ci sono infatti dei piccoli interventi che vanno a tamponare certe situazioni che tra tre mesi si ripresenteranno. Quando però andrete a chiedere i soldi, vi chiederanno le riforme e le riforme non possono sostanziarsi in dieci righe, con schemi prestampati. Le riforme hanno bisogno di contenuti e i contenuti devono avere un valore talmente pesante da giustificare l'uscita di oltre 100 miliardi, che si aggiungono alle somme per le quali siamo già indebitati e agli ulteriori 200 miliardi che dovrebbero servire a rimettere in piedi il Paese. Prova ne è che si parla di Piano nazionale di ripresa e resilienza, e soprattutto di resilienza, visto che agli italiani chiediamo proprio di resistere: «Resistete, perché intanto noi qui, in qualche maniera fiduciosi e ottimisti, cercheremo di mettere a posto qualche cosa». Semplificazione significa anche avere coraggio e non paura. Semplificare significa non essere superficiali, ma mettere le imprese e tutti i segmenti commerciali, gli artigiani - tutti i settori, che non sto qui ad indicare, dalla sanità al commercio, all'industria, ai trasporti - nelle condizioni di avere veramente delle norme che possono essere applicate subito; vi ricordo che poi, una volta che abbiamo finito, si dovrà fare un corso per cercare di capire quali norme tra quelle presenti all'interno dei plichi al nostro esame si dovranno applicare, perché è tutto un copia e incolla. Se fosse però così preoccupante, se abbiamo così paura che magari tra le pieghe di questo snellimento possa annidarsi la malavita, rivolgo la seguente domanda al Presidente e a tutti voi. Chiedo se corrisponde a verità - abbiamo così paura di semplificare, partendo dal codice degli appalti, che è una materia che mi sta molto cuore - che qua dentro, in una procedura semplificata, veloce, senza lacci e lacciuoli, si siano affidati a una ditta di Cerignola, la Cerichem Biopharm, che ha anche dei problemi con il fisco, con l'Agenzia delle entrate, tre diversi contratti: uno il 5 marzo per 270 taniche da cinque litri di gel disinfettante, 50 flaconi da 500 millilitri con dosatore; un secondo accordo un mese dopo per 12.000 euro, per 25.000 litri di gel disinfettante; un terzo accordo per 21.000 euro, per 5.000 confezioni di salviettine, 50 spray disinfettanti, 170 visiere protettive. La Guardia di finanza, però, ha poi sequestrato 4.000 confezioni dall'azienda, perché non erano in possesso dell'autorizzazione della Comunità europea, né di quella del ministro Speranza e, quindi, non potevano essere messe in commercio. Allora sono stati applicati due pesi e due misure. Le chiedo se è vero, ma penso lo sia perché, se una notizia riportata in modo così preciso non dovesse corrispondere a verità, sarebbe veramente disastroso per chi l'ha riportata. Mi domando perché si applicano due pesi e due misure: si comprano le cose senza guardare, lasciando andare, per di più qui, all'interno, direttamente con l'Esecutivo, e poi, quando è ora di semplificare una norma che dà la possibilità a quelli che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, ci si rifà alla paura che i cittadini possano delinquere. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, il decreto agosto si inserisce in perfetta continuità con il decreto cura Italia e con il decreto rilancio e - non a caso - il provvedimento che stiamo trattando oggi è anche chiamato il decreto rilancio 2, sebbene introduca numerosi elementi di novità. Lo spirito del provvedimento, come i due precedenti citati, è continuare a estendere e rafforzare la rete di protezione attorno ai nostri imprenditori, al nostro tessuto economico-produttivo, messo a dura prova dalla pandemia da Covid-19, e a porre le condizioni per rilanciare la nostra economia combinando misure di aiuto temporaneo e misure di prospettiva, che guardano al futuro e allo sviluppo economico. Alla base del decreto-legge c'è il terzo scostamento di bilancio, che già abbiamo approvato in entrambi i rami del Parlamento, per 25 miliardi di euro; e quindi, dopo i 20 miliardi del decreto cura Italia e i 55 del decreto rilancio, il decreto agosto fa arrivare a 100 miliardi di euro la mole di risorse messe in campo per far fronte alla emergenza Covid. Tante sono le misure di aiuto a sostegno confermate e prorogate: su tutte cito la proroga della cassa integrazione in deroga e il rifinanziamento per gli anni a venire del fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese con più di 7 miliardi di euro. Numerose sono le nuove misure di sostegno ai lavoratori e operatori economici, come - ad esempio - l'indennità di 600 euro per i lavoratori marittimi, l'indennità di 1.000 euro per i lavoratori stagionali del turismo; il sussidio di 600 euro per i lavoratori del settore dello sport; l'introduzione di un fondo per la filiera della ristorazione, con 600 milioni di euro per il 2020, per garantire contributi a fondo perduto per l'acquisto di prodotti agricoli e alimentari, con l'obiettivo di valorizzare le produzioni locali. E ancora, cito l'introduzione di contributi a fondo perduto per i negozi dei centri storici, che sono stati penalizzati dal calo dei flussi turistici sempre in conseguenza della pandemia; contributi che non saranno inferiori ai 1.000 euro per le persone fisiche e ai 2.000 per i soggetti diversi dalle persone fisiche e fino a un massimo di ben 150.000 euro. Numerose e corpose sono le misure che guardano al futuro e allo sviluppo sostenibile e tecnologico: abbiamo infatti stanziato 500 milioni aggiuntivi per il fondo nuove competenze per la formazione dei lavoratori; abbiamo incrementato di 500 milioni di euro per il 2021 le risorse assegnate ai Comuni per investimenti destinati ad opere pubbliche in materia di efficientamento energetico e di sviluppo territoriale sostenibile. Abbiamo incrementato di 500 milioni per il 2020 le risorse per i contratti di sviluppo; abbiamo potenziato di 950 milioni per il 2021 la dotazione finanziaria del fondo IPCEI per l'attuazione dei progetti di comune interesse europeo nel campo della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione. Tante sono anche le proroghe fiscali per dare ossigeno al nostro tessuto economico e produttivo: abbiamo introdotto la possibilità di rateizzare ulteriormente almeno il 50 per cento del valore dei versamenti fiscali precedentemente sospesi e questa rateizzazione si estenderà per buona parte del 2021; abbiamo prorogato al 20 aprile 2021 il termine di pagamento del secondo acconto dell'imposta sui redditi o dell'IRAP per i contribuenti soggetti agli indici sintetici di affidabilità fiscale, il cosiddetto ISA. Abbiamo prorogato dal 31 agosto al 15 ottobre il termine finale di sospensione dei versamenti derivanti da cartelle di pagamento o avvisi esecutivi. Durante l' iter parlamentare di questo decreto-legge sono stati introdotti diversi miglioramenti: per esempio è stato prorogato al 30 ottobre il termine dei versamenti d'imposta per i contribuenti sottoposti agli ISA. È stato prorogato al 15 ottobre l'esonero dal pagamento della TOSAP per gli ambulanti, che è una misura aggiuntiva rispetto a quella che prevedeva l'esonero fino al 31 dicembre per bar e ristoranti. Per ciò che riguarda poi il superbonus del 110 per cento, è stato reso più chiaro il percorso di asseverazione che dovranno fare i tecnici e i progettisti e sono state abbassate le soglie di deliberazione dei condomini per accedere al finanziamento bancario o allo sconto in fattura o per cedere il credito d'imposta agli organismi finanziari. È stato reso più chiaro il concetto di accesso autonomo all'edificio: tutte misure che tendono a facilitare e ampliare la platea dei beneficiari. Sono state poi potenziate le tutele nei confronti dei lavoratori fragili, prevedendo che fino al 15 ottobre per tutti i lavoratori pubblici e privati considerati tali - a solo titolo di esempio: i malati oncologici, gli immunodepressi, i disabili di cui alla legge n. 104, eccetera - il periodo di astensione dal lavoro non verrà considerato come malattia e dopo questa data potranno utilizzare lo smart working fino a fine anno. E questi sono appunto solo alcuni esempi. Presidente, al di là delle polemiche e polemichette strumentali e propagandistiche, è impossibile non vedere la quantità e la qualità dello sforzo profuso per combinare protezione dei cittadini e delle imprese e rilancio del Paese. (Applausi) . Fa specie che le critiche provengano proprio da coloro - e mi riferisco alle forze politiche che sostenevano il Governo del centrodestra - che, durante la crisi originata nel 2008 e che è andata avanti poi per molti anni, non hanno mosso un solo dito, nemmeno un dito, e hanno assistito inermi alla sparizione di quasi 500.000 imprese e di centinaia di migliaia di posti di lavoro. E ora ci vengono a fare la morale e la lezioncina! (Applausi) . Non va dimenticato, Presidente, che si avvicinano la stesura e l'esame della legge di bilancio, che metterà a disposizione risorse aggiuntive, tra i 30 e i 40 miliardi di euro, e che negli auspici dovrà essere concepita in combinato disposto con il recovery fund . Alcune importanti misure per il nostro sviluppo futuro potranno poggiare su impegni di spesa finanziati nel corso del 2021 dai fondi recovery . Tutto questo ci consentirà di concentrare gli sforzi su altri obiettivi importanti per il Paese, sui quali il MoVimento 5 Stelle ha lavorato incessantemente e lavorerà ancora. Mi riferisco alla stabilizzazione del superbonus del 110 per cento, quindi oltre il 2021; alla stabilizzazione dei consistenti incentivi per le imprese del piano transizione 4.0, che - lo ricordo - già oggi valgono sette miliardi di euro l'anno; alla proroga della decontribuzione al 30 per cento per le imprese del Sud, che è una misura importantissima introdotta dal decreto agosto, e quindi da questa maggioranza e da questo Governo, che sarà vitale prorogare vista l'importanza per il Paese che rivestono il rilancio e la ripresa del Sud. Nella stessa legge di bilancio si porranno le basi per una organica riforma dell'Irpef, che non potrà prescindere da un drastico alleggerimento della pressione fiscale e delle spese sul ceto medio, preceduta però da due misure immediate, e cioè la conferma del taglio del cuneo fiscale per 16 milioni di contribuenti, già approvata da questo Governo per il secondo semestre del 2020, e il debutto dell'assegno unico per i figli, che agevolerà la vita delle famiglie razionalizzando la giungla dei bonus oggi esistenti. In conclusione, il MoVimento 5 Stelle continuerà a lavorare senza sosta per dare ogni possibile sollievo ai cittadini e per mettere l'Italia sul percorso del rilancio che merita. Per questo sarà decisiva la spesa degli ingenti fondi recovery ed è un risultato storico, questo, che è stato conseguito in Europa ed è dovuto anche al nostro costante stimolo. Su questo non ci siamo mai fermati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, il nome e la storia del decreto in esame rendono evidente a tutti come questa maggioranza e il suo Governo abbiano finito anche la fantasia. Fino ad oggi almeno quella non vi mancava: il decreto dignità, il reddito di cittadinanza, il decreto cura, il decreto liquidità, il decreto rilancio. Ad un certo punto vi siete accorti anche voi che avevate esaurito persino la fantasia delle denominazioni e, non sapendo come chiamare il decreto al nostro esame, essendo un polpettone senza significato, l'avete chiamato decreto agosto. In questo c'è tutta la vostra mancanza di visione e strategia, la mancanza di una politica per affrontare la grave crisi e dare un senso all'indebitamento dello Stato che avete realizzato; un indebitamento, questo sì, senza precedenti. Le decine di miliardi che snocciolate ad ogni passo, elencando un miliardo per questo, cento milioni per questo, cinque milioni per quest'altro, partono da un presupposto che non ammettete mai: non si tratta di un tesoro che avete trovato sotto l'albero; non sono risorse che avete creato grazie a una politica fiscale o a una politica produttiva che abbia portato a nuove entrate. I 100 miliardi di cui parliamo sono 100 miliardi di nuovo indebitamento dello Stato con tre scostamenti di bilancio; 100 miliardi che nessuno ha mai avuto per realizzare una manovra in questo Paese, 100 miliardi che portano l'indebitamento dello Stato, in poche settimane, dal 134 per cento a quasi, in prospettiva, il 170 per cento del prodotto interno lordo. E tale indebitamento è talmente oneroso da creare allarme in chi ha competenze in materia di bilancio: le imprese, le associazioni produttive, perfino i sindacati di sinistra che vi rimproverano la mancanza di visione e di progetto su come recuperare tale indebitamento. Non c'è scritto da alcuna parte come metterete il Paese e i Governi successivi in condizione di recuperare questo nuovo indebitamento di 100 miliardi in più e di quelli che vi apprestate a elencare con il recovery fund o con altre misure europee. È come se aveste trovato un tesoretto a Roma e poi, improvvisamente, un altro più importante tesoro a Bruxelles. Non è così perché i 25 miliardi o poco più dello Sure, i 37 miliardi del MES - semmai lo attiverete - i finanziamenti della BEI per le imprese e la quasi totalità dei 209 miliardi del recovery fund sono nuovo indebitamento. Certo, è debito dell'Europa e non diretto dello Stato italiano, ma sempre di indebitamento si tratta e occorrerà ripagarlo, perché anche la parte a fondo perduto del recovery fund , che è minore, sarà sempre su un bilancio europeo e, quindi, su nuove tassazioni che l'Europa non ha ancora deciso come realizzare. Ove non fosse realizzata la tassazione sul digitale o sulla transazione finanziaria, sarebbe sempre parte del nostro bilancio per la parte che ci compete. E se ciò dovesse avvenire, sventuratamente, alla fine, dei 209 miliardi il guadagno italiano a fondo perduto sarebbe di 25 miliardi. Il resto - parliamo di centinaia di miliardi: questi 100 miliardi, quelli del MES, dello Sure, della Bei e del recovery fund - raggiunge cifre mostruose, pari quasi a 300 miliardi di nuovo indebitamento per l'Italia in forme diverse. Mi chiedo: tutto ciò serve a fare cosa? Chi ha visto qualche risultato di questi 100 miliardi? La vostra manovra è tutta fatta di mance e di micro provvedimenti. Vi rendete conto che, per rendere il disegno di legge meno pesante e ridurre il numero delle sue pagine, è stato scritto con corpo sei? È il quarto provvedimento e, se mettiamo tutti quelli prodotti uno accanto all'altro, arriviamo a circa tre chili di carte. Ebbene, in questo provvedimento intervengono ben dodici Ministri, ciascuno con le sue piccole cose, ma non emergono una strategia e una visione su come rilanciare il sistema produttivo. Ciò è chiaro a tutti. Vi porto un solo esempio, che è quello più calzante perché usciamo dalla cosiddetta stagione turistica. Mi riferisco al bonus vacanze. Chi ha utilizzato 2,4 miliardi sino a questo momento? A quanto ammonta l'utilizzo del bonus vacanze, che avrebbe dovuto supportare in questi momenti il settore turistico-alberghiero, che è la frontiera della crisi? Di essi è stato utilizzato meno del 10 per cento. È vero che c'è ancora qualche settimana di tempo, ma perché quel denaro non è stato dato direttamente alle imprese? Abbiamo suggerito negli emendamenti presentati di creare una sorta di compensazione fiscale con quanto le imprese hanno già versato come anticipo fiscale nel novembre dello scorso anno per IRAP e Irpef. Almeno diamo direttamente alle imprese che ne hanno bisogno e hanno già pagato il fisco; alle imprese attive che, comunque, contribuiscono al benessere del nostro Paese e alle entrate fiscali. Attraverso compensazioni fiscali evitiamo di lasciarle nelle mani di nessuno e di disperdere i bonus a pioggia che nessuno realizza. Tutti i nodi industriali del Paese sono ancora lì a dover essere risolti, e ne elenco alcuni che costituiscono anche le vostre battaglie: non sappiamo e non sapete nulla - questo è ancora più grave - di come finirà la vertenza su Atlantia, con il titolo che fa balzi in borsa a ogni dichiarazione. Chissà quando indagheranno su quelle dichiarazioni e sulle conseguenze della borsa e sui titoli azionari di Atlantia. Lo dico al movimento della trasparenza. Non sappiamo e non sapete nulla del destino dell'Ilva e del settore siderurgico. Non sapete cosa accadrà perché non lo avete ancora stabilito, ove si ritirasse il colosso indiano. Non sapete o meglio sapete che la bandiera di Whirlpool chiuderà e con essa chiuderanno molte delle centinaia di imprese ai tavoli di crisi del Ministero. Per il progetto della fibra ottica è indispensabile una Rete unica a controllo statale, tanto più per poter davvero realizzare un sistema di smart working e di smart city; ebbene, si parla di un'intesa in cui nemmeno le braccia dello Stato si mettono d'accordo su come fare. Tutto è sospeso, tutto è rinviato, come nel peggior Governo moroteo democristiano; però, rispetto a quel precedente storico, il Paese è in subbuglio e in una crisi mondiale e italiana che non ha precedenti. Non parliamo poi di ciò che accade nei nostri porti, con investimenti molto strani di imprese cinesi (Trieste ai tedeschi, Taranto alla Cina) e mancate decisioni politiche sul 5G, se dobbiamo accettare la sudditanza nei confronti della Cina o legarci in maniera indissolubile al nostro mondo, l'Alleanza europea e atlantica. Vi è poi una sorta di bomba atomica - mi rivolgo ai 5 stelle - lanciata da un amministratore delegato serio come Nagel di Mediobanca. A proposito, ai primi di giugno di fronte agli accordi sul recovery fund feci un tweet in cui chiedevo qual era la lista della spesa concordata con Macron, e poi indicavo con un asterisco Borsa Italiana, con un altro Mediobanca e con un terzo Generali. Non ho capacità divinatorie, ma è quello che sta accadendo: ecco l'elenco della spesa concordato ai primi di giugno col presidente francese. Ebbene, la bomba atomica cui mi riferivo è il fatto che Nagel, l'amministratore delegato di Mediobanca, parla di quello che sta per accadere come l'ondata terrificante di nuovi crediti deteriorati per 400 miliardi di euro se non si cambiano le direttive dell'European banking authority (EBA) e, quindi, della Banca centrale europea. Nell'insipienza di questo Governo - non basta infatti la proroga delle moratorie - conosciamo tutti quanto accadrà se entreranno in vigore - ed entreranno in vigore - le nuove regole sulla collocazione del debito delle imprese e dei cittadini, la gran parte dei quali finiranno tra gli insolventi. Questa montagna, questo macigno, questa bomba atomica rischia di destrutturare il sistema produttivo e sociale italiano. Di questo vorremmo che voi parlaste. E, soprattutto, vorremmo che un Governo serio, dotato di una strategia e di una visione, intervenisse prima che - da una parte - l'enormità del debito pubblico che si sta accumulando e - dall'altra parte - la bomba atomica dei crediti deteriorati, che dovrebbe disossare il tessuto sociale e produttivo del Paese, possano piegare davvero la Nazione italiana. Non lo permetteremo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, il cosiddetto decreto agosto contiene importantissime e ingenti risorse che vanno a contribuire, dopo altri provvedimenti, a dare sostegno al nostro Paese. Mi riferisco ai 25 miliardi che fanno seguito agli importanti stanziamenti del precedente decreto-legge cura Italia, del decreto rilancio, oltre alle misure del decreto semplificazioni. Sono state importanti, anche in questa occasione, le misure messe in piazza dal Governo sui temi del lavoro, su questioni fiscali, su sostegni a settori e a filiere ben precise. Il Senato, nella discussione e nel lavoro di analisi del provvedimento in esame che ha svolto, con specifici emendamenti ha apportato numerosi miglioramenti in diversi ambiti e settori. Brevemente vorrei ripercorrere alcuni passaggi che sono frutto del lavoro del Gruppo Italia Viva-P.S.I., che spesso hanno trovato sostegno da parte della maggioranza e in qualche caso di tutta la Commissione. Mi riferisco alla possibilità di destinare il 2 per mille alla cultura, che viene ripristinata per dare sostegno a questo settore da parte dei contribuenti; alla proroga di una serie di versamenti per quei professionisti, per quelle realtà che applicano gli indici sintetici di affidabilità; a misure come quella sulla Casa internazionale delle donne, salvata dai rischi di chiusura, che ben conosciamo, a fronte dei debiti accumulatisi nel tempo, come pure il fondo per i centri di recupero per uomini autori di violenza sulle donne; agli emendamenti legati al mondo della disabilità, con la continuità didattica per il sostegno scolastico ai ragazzi necessitanti di questo tipo di supporto e sostegno; allo smart working per i genitori di persone con disabilità grave riconosciuta; al bonus ristoratori, esteso ad agriturismi con ristorazione, catering per eventi e ristoranti degli alberghi. Allo stesso modo, le misure del terremoto hanno messo insieme proposte e suggerimenti provenienti da diversi colleghi. Cito l'aiuto ai lavoratori fragili: un'importantissima misura per le ingenti risorse che il Senato ha utilizzato tra quelle a disposizione, integrandole al contempo grazie a uno sforzo straordinario da parte del Governo, che va incontro ai bisogni di chi, per ragioni di salute, si trova in condizioni di grave difficoltà nel riprendere il proprio lavoro e la propria attività. Ancora, vi sono: il fondo prima casa; la proroga all'avvio dei lavori di efficientamento energetico per i Comuni, spostando in là le scadenze che la legge di bilancio aveva previsto; la misura che finalmente toglie - anche nel nostro Paese - l'obbligo di utilizzare solo fino a un massimo del 50 per cento plastica riciclata nella produzione di nuove bottiglie di plastica - in tal modo ci portiamo al pari con altri Paesi europei e non vedremo più sulle etichette la dicitura fino al massimo di 50 per cento di plastica riciclata, bensì vedremo fino ad un massimo del 100 per cento di platica riciclata utilizzabile - il tax credit per gli spettacoli dal vivo; la rivalutazione dei beni anche per quei soggetti che hanno un bilancio d'esercizio che non coincide con l'anno solare. Insomma, abbiamo dato un contributo importante, come tanti colleghi di altri Gruppi, al miglioramento del decreto-legge in esame. Ora, però, abbiamo lo sguardo che già volge - da un lato - verso la legge di bilancio e - dall'altro - verso gli importanti provvedimenti che dovranno essere presi grazie all'utilizzo delle risorse del recovery fund . Credo che il Governo anzitutto - con le proposte che elaborerà - ma anche il Parlamento, il Senato in modo specifico, con il proprio potere di indirizzo nei confronti dell'Esecutivo, dovranno dare all'utilizzo di queste risorse ingenti una finalizzazione strategica. Non dobbiamo correre il rischio di usare le risorse a pioggia, cercando di coprire tante richieste ed esigenze che arrivano da ogni parte, non solo da settori produttivi, da filiere, ma anche da altre istituzioni, dalle Regioni, dagli stessi Comuni. Credo che ogni realtà locale ambisca a poter utilizzare parte di queste risorse per qualcosa di specifico, magari di mai risolto nel passato, ma, badate, cari colleghi: non dobbiamo cadere proprio nella tentazione di distribuire a pioggia le risorse laddove magari non si è riusciti nel tempo e negli anni ad arrivare con le misure delle leggi di bilancio o magari anche con quelle previste nei decreti-legge che abbiamo approvato in questo anno. Abbiamo il dovere di concentrare le risorse ove servono per cambiare passo al nostro Paese, per cambiare l'Italia ove è necessario farlo; per raggiungere quelle zone del Paese che non sono ancora servite da infrastrutture importanti, dall'alta velocità. Il collega Cucca prima ricordava la metanizzazione della Sardegna: uno scandalo che ancora un'intera Regione non abbia un servizio come questo, quando il Paese intero è annoverato in Europa tra quelli con una maggiore rete di metanizzazione. Serve arrivare non alle piccole cose, ma alle operazioni che possono cambiare il volto del Paese. Il tema della cultura, che è identità, che è alla base della stessa conoscenza del nostro Paese nel mondo, credo dovrà essere uno degli ambiti sui quali si dovrà investire maggiormente per fare ancora di più attrazione di tipo turistico per il nostro territorio, consentendo in tal modo di sviluppare anche accoglienza, ristorazione, prodotti tipici: tutto quello che fa grande l'Italia nel mondo. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 20,20) ( Segue COMINCINI). Dobbiamo investire nella ricerca, in maniera decisamente più importante di quanto non sia stato fatto finora, per consentire al nostro Paese, in diversi settori, come quelli della tecnologia e della salute, di essere al passo con le ricerche che si fanno negli altri Paesi. L'Italia riesce a sviluppare progetti significativi importanti, ma non così tanti quanto il genio italiano consentirebbe di fare, se si investisse di più. Quindi, le prossime risorse che dobbiamo ripartire, anche con gli indirizzi specifici che il Parlamento vorrà dare al Governo, dovranno essere indirizzate proprio in questa misura, verso questioni che possano cambiare strategicamente l'Italia, soprattutto dove ce n'è bisogno. Consentitemi di fare però un'ultima battuta sulle modalità e sull'operatività che il Parlamento ha avuto anche in questa occasione, con un ritmo di lavoro che non permetterà alla Camera dei deputati di vagliare pienamente il decreto-legge, che quindi dovrà essere approvato così come lo licenziamo quest'oggi. Signor Presidente, credo che questo sia un problema enorme, perché non garantire e non permettere più al Parlamento di svolgere pienamente la propria funzione, attraverso letture piene nei suoi due rami, arrivando quindi ad avere un monocameralismo alternato, credo sia una questione grave, che il Parlamento stesso e le diverse forze politiche devono fermarsi a considerare, per decidere come procedere. Se c'è la necessità di fare modifiche alla Costituzione, perché si arrivi a una diversa modalità di gestione del processo legislativo, credo che sia questo il momento di farlo. Dopo l'esito del referendum , le forze politiche che siedono in Parlamento devono interrogarsi - maggioranza e opposizione insieme, possibilmente - su quali misure di cambiamento della nostra Costituzione è necessario approvare, perché lo stile, l' iter e la prassi che ormai da diverso tempo prevalgono non sono accettabili. Credo che anche da parte del Presidente della Repubblica ci sia da attendersi un appello, perché con responsabilità si arrivi alle modifiche necessarie per far sì che la nostra Costituzione sia pienamente attuata. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (Misto-IeC) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il nome mediatico del decreto-legge che ci accingiamo a convertire è emblematico. Si parla infatti di decreto agosto e oggi è il 5 ottobre. È stato approvato dal Governo quando nel nostro Paese c'erano temperature con picchi di 30 gradi e il Parlamento si trova a convertirlo oggi, quando sulla nostra penisola inizia ad arrivare l'autunno e alcuni fenomeni di maltempo eccezionale hanno iniziato a colpire i territori, con violenza inaudita. È il caso del Piemonte: citando la mia Regione, mi sia concesso di esprimere in questa sede la massima vicinanza alle famiglie delle vittime del maltempo che negli ultimi giorni ha colpito il Nord Ovest del Paese. (Applausi) . Su questo tema sarà necessario intervenire in modo strutturale, partendo dalle infrastrutture e da tutte quelle opere di manutenzione del territorio che non possono più aspettare. È necessario intervenire e farlo presto, a partire dalle risorse del recovery fund e senza muovere accuse ai livelli di governo più bassi, come fa oggi sui giornali il ministro Costa, in modo scomposto e poco appropriato. Un Governo che riscontri carenze di competenze nei Comuni più piccoli e in quelli delle aree interne, che sono la spina dorsale del Paese, non può limitarsi ad accusarli, ma deve creare le condizioni, anche in un'ottica sussidiaria, perché certi interventi si possano fare, in termini sia di competenze sia di forza lavoro. Venendo al decreto-legge che siamo chiamati a convertire, sappiamo che ormai la centralità dell'Esecutivo nella produzione normativa è consolidata e lo è stata ancora di più durante questa lunga emergenza epidemiologica. Dobbiamo però tornare a dare centralità al Parlamento. Oggi prendiamo atto del fatto che anche questa volta si sia scelto di porre la fiducia. Prendiamo atto del ruolo sempre più marginale che viene lasciato al lavoro delle Camere. Quello che però dobbiamo ancora una volta evidenziare è che in questo provvedimento il Governo prova a mettere toppe su tutto. Lo stesso viene peraltro fatto con le linee guida del piano nazionale di ripresa e resilienza. Siamo dunque di fronte a un modus operandi di questo Esecutivo: si prova intervenire su tutto, senza un piano strategico, e questo modo di non guidare il Paese è molto preoccupante. La parte migliore del Paese, però, non chiede assistenzialismo, ma interventi e opportunità da declinare in modo strutturale nel lungo periodo e risposte concrete alle necessità stringenti. Su questo, allora, lasciatemi spendere un appello per un intervento immediato, per dare risposte ai bisogni concreti dei territori del Nord-Ovest del Paese colpiti dal maltempo. Su questo tema, in accordo con gli attori del territorio, avevo presentato un emendamento per l'Alessandrino. Ora è tutto il Piemonte ad aver bisogno di attenzione e risorse. I Presidenti di Piemonte e Liguria hanno chiesto lo stato d'emergenza: l'Esecutivo si affretti in questo senso. Avrei voluto che quest'Assemblea desse un segnale ai territori con l'approvazione del mio emendamento sull'Alessandrino; non è stato così e il continuo ricorso alla fiducia da parte del Governo ci impedisce di dare un segnale, almeno con l'approvazione di un ordine del giorno. Il decreto agosto contiene di tutto, ma in questo caso non tiene conto di quello che serve. L'attenzione politica, però, non può e non deve mancare e dunque mi appello ai colleghi affinché si creino le condizioni per non lasciare soli i territori, le famiglie e gli imprenditori. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, in apertura di questo breve intervento, lasciatemi mandare un saluto e un abbraccio a tutte le famiglie e comunità delle valli Tanaro, Gesso, Vermenagna, Valsesia e Val Roya e delle altre valli e territori colpiti dalla recente valanga d'acqua (Applausi) , di oltre 500 millimetri; a Limone Piemonte, 549 millimetri di fango in poche ore hanno causato danni enormi e perdite di vite umane. Su questo tema voglio ringraziare il presidente Conte per la sollecitudine con cui ha espresso la volontà di interventi immediati, che seguiremo e accompagneremo, perché i danni, come tutti avete potuto vedere, sono stati veramente devastanti: intere comunità hanno visto distrutto tutto ciò che avevano e, in molti casi, sono praticamente isolate e tagliate fuori da tutto. Venendo al merito del lavoro odierno, credo abbiamo tutti la consapevolezza che il decreto-legge oggi alla nostra attenzione per la conversione - peraltro, dopo un lavorio importante da parte di tutti i colleghi e, in particolare, della Commissione bilancio - sia straordinariamente importante per aiutare il nostro Paese, in tutte le sue articolazioni, e la nostra comunità civile ad affrontare questa stagione di emergenza causata dalla pandemia che ha colpito e che continua a colpire tutto il mondo e anche le nostre comunità, con morti, ammalati e limitazioni, e che continua a richiederci in modo forte di non abbassare la guardia. È un decreto-legge che segue i decreti cura, liquidità, semplificazioni, rilancio e che in qualche misura ne integra l'opera, prevedendo il proseguimento delle tutele per il mondo del lavoro e andando a coprire i settori che erano rimasti scoperti, mettendo in campo nuove misure per fronteggiare la domanda di salute in questa stagione straordinaria, da tutti i punti di vista, e per permettere alla nostra sanità di strutturarsi al meglio per farlo. Si predispongono nuove misure per le scuole e per l'universo istruzione in generale, chiamato ad una prova complessa e che dev'essere messo in condizione di gestirsi in una rinnovata ordinarietà, perché sono in gioco il presente e il futuro dei nostri figli. Sono previste nuove misure per sostenere il lavoro delle nostre Forze armate e di sicurezza e gli enti locali, che sono stati e sono al momento un vero e proprio fronte in cui si gioca lo scontro di quest'emergenza, dal cui esito dipendono le condizioni in cui vivranno le nostre famiglie e la qualità e il contesto in cui opereranno le nostre imprese, in tutte le forme di vita organizzata, e, in generale, in cui si snoderà la vita civile, sociale ed economica delle nostre comunità. Vi sono poi misure specifiche a sostegno proprio del nostro sistema economico: delle micro, piccole e medie imprese, in generale, ma soprattutto dei settori particolarmente colpiti, quali quelli turistico, della cultura, della ristorazione, dello spettacolo, fieristico, termale, dello sport, ma anche del comparto manifatturiero, della pesca e dell'agricoltura; misure di semplificazione e adeguamento ai nuovi comportamenti; limitazioni imposte dal perdurare dell'emergenza, come le regole che sovrintendono alla vita condominiale. Il provvedimento contiene anche - o forse dovrei dire soprattutto - misure che orientano e incentivano a una vita e a uno sviluppo orientati in modo più sostenibile: basse emissioni, maggior recupero e riutilizzo e minore spreco di risorse nel campo delle costruzioni, dei materiali, della mobilità e dei trasporti; e poi infrastrutture, editoria e molti altri settori di intervento, nonché proroghe in campo fiscale: tutte misure per affrontare l'emergenza, ma anche orientate a quell'idea di stagione nuova che si aprirà davanti a noi all'uscita - speriamo presto - da quest'emergenza. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 20,32) ( Segue TARICCO). Quello fatto in Commissione ha ulteriormente completato e arricchito questo lavoro con chiarimenti normativi, implementazioni e affinamenti di norme già presenti nel decreto e in quelli precedenti, con il riconoscimento di situazioni particolari, quali quelle legate alla quarantena di componenti delle famiglie o delle persone in fragilità; nel caso della quarta gamma e delle colture colpite da gelate per il comparto agricolo, ha inserito ulteriori misure per gli enti locali; in agricoltura, per il comparto vitivinicolo; e poi, misure in campo fiscale. Tutto questo, ovviamente, è motivo di soddisfazione e gratitudine per il lavoro che, con la collaborazione di tutti, si è potuto fare nel clima giusto. Voglio per questo ringraziare i relatori, i rappresentanti di Governo e anche le opposizioni per il clima di collaborazione in cui si è potuto lavorare. Rimane il rammarico per ciò che non si è potuto fare e che necessariamente sarà rinviato alla legge di bilancio o ad altri provvedimenti: mi riferisco a emendamenti come il 58.9, che puntava a chiarire le modalità di applicazione di una norma che è attuata in modo difforme in vari territori; o al tema dei requisiti per la connessione all'attività agricola degli agriturismi (si mirava a introdurre linee guida nazionali che fossero applicate sui territori in modo uniforme dalle singole Regioni). Penso anche a emendamenti che tendevano a cancellare strumenti e norme che non hanno più ragione di esistere, come il 103.4, che puntava ad abolire il contrassegno di Stato sugli alcolici: uno strumento che nasceva per controllare il versamento delle accise, ma che, ora che essa è assolta alla fonte, non ha più ragione di esistere; o che puntava a dare garanzia di qualità dei prodotti, ma che adesso, con il packaging, l'immagine delle imprese che producono questi prodotti e la comunicazione, non ha più alcuna ragione di esistere. Si tratta di una norma che, per l'acquisto di questi contrassegni, costa alle aziende 7 milioni di euro l'anno, ma che genera costi indotti per decine di milioni di euro in capo al pubblico per la logistica, i magazzini, la contabilità e i controlli e crea enormi diseconomie alle imprese che devono tenere magazzini distinti per il mercato italiano e quello estero, con costi di magazzinaggio, contabilità, gestione e logistica. Oppure, penso a emendamenti miranti a normare ambiti dell'attività umana, strumenti o materiali di nuova utilità e utilizzo, come nel caso del 58.0.48, volto a normare in modo puntuale l'utilizzo del digestato, cioè il risultato della digestione anaerobica delle biomasse, degli scarti e dei reflui agricolo-zootecnici; si tratta di una necessità importante per orientare in modo virtuoso la migliore qualità di questo prodotto, che può sostituire in larga parte il concime chimico e migliorare i reflui zootecnici restituiti al terreno, in ultima analisi migliorando la tessitura, la fertilità del terreno e il rapporto con le acque. Tutto questo si farebbe chiedendo maggiore qualità e controlli più rigidi agli operatori e, a fronte di ciò, permettendo un più ampio utilizzo. Voglio esprimere il rammarico per l'emendamento 11.0.2, che avrebbe permesso l'immediato utilizzo delle risorse destinate ai lavoratori colpiti da malattie conseguenti all'inalazione di fibre di amianto nel settore rotabile ferroviario. Alcuni di loro sono anche esodati, cioè senza lavoro, in attesa del trattamento pensionistico di cui alla legge n. 208 del 2015, comma 277, che faceva riferimento ai benefici dell'articolo 13 della legge n. 257 del 1992. Su tutti questi temi dovremmo trovare quanto prima una soluzione praticabile. Come ho già anticipato, con questa legge abbiamo dato risposta a tantissimi provvedimenti e a tante questioni. Rimangono norme da chiarire, cancellare o che interpretino le nuove sfide. Il nostro Paese può trarre da quest'emergenza una sfida forte e rinnovata per uscirne migliore. A noi sta il compito di fornire alle imprese, alle famiglie e ai cittadini gli strumenti per poterlo fare al meglio. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, anch'io voglio iniziare questo intervento manifestando solidarietà ai territori e alle popolazioni colpite dai nubifragi che si sono riversati su Piemonte, Liguria, Lombardia e in generale sul nostro Paese. (Applausi). Lo faccio in quest'occasione, a maggior ragione, dopo le dichiarazioni di un rappresentante del Governo che, anziché esprimere giudizi, dovrebbe individuare soluzioni. Mi riferisco al ministro Costa che, dal caldo e comodo ufficio del suo Ministero, si è permesso di accusare coloro che sono primi cittadini non solo nel rappresentare una comunità, ma anche nell'affrontare l'emergenza, e che in questi giorni, insieme alla propria comunità, stanno affrontando con le loro mani e con il loro impegno in prima persona il tentativo di risistemare ciò che il maltempo ha devastato. A loro va sicuramente il nostro rispetto, a prescindere dall'appartenenza politica, perché lo meritano. (Applausi). Oggi fare il sindaco significa cercare di dare risposte alle proprie comunità, senza mezzi, senza personale e, a volte, senza nemmeno le gratificazioni che derivano dal loro impegno. È vergognoso che un Ministro affermi che il dissesto idrogeologico non è mai stato affrontato non per carenza di fondi, ma per le carenze dei Comuni. Se un Ministro di questo genere ha diritto di rappresentare il nostro Paese, credo che siamo scaduti a livelli bassissimi. È lo stesso Ministro che, in tutti i provvedimenti che abbiamo portato avanti anche in questi mesi, è stato sempre il "signor no": no ad ogni tentativo, anche del nostro movimento, di apportare modifiche correttive a un sistema assolutamente ingessato; no, anche in questo decreto, alla richiesta di stanziare 100 milioni - cifra che ritenevamo ragionevole, in un provvedimento che stanzia 25 miliardi - per dare le prime risposte al dissesto idrogeologico. Noi l'abbiamo fatto: abbiamo presentato un emendamento, lo abbiamo discusso con la maggioranza e col Governo, ma la risposta è stata: no, ci sono altre priorità. Stiamo vedendo - ahimè - anche in queste ore che è una priorità del nostro Paese e voi non la state affrontando minimamente. Intervengo senza grande entusiasmo rispetto a questo provvedimento, perché è il quinto dell'attuale fase emergenziale, dopo i decreti-legge cura Italia, liquidità, semplificazione e rilancio, tutti con lo stesso tracciato: una direzione che non è assolutamente la nostra; rappresenta una visione - dite voi - ma a nostro avviso è lontana anni luce dalla realtà e dalla drammaticità che si vive nel nostro Paese e che si percepisce tra lavoratori, imprenditori, artigiani e commercianti, che voi non sentite. La situazione oggi è paradossale, perché, in un certo senso, è calmierata dallo stanziamento di questi 100 miliardi che avete versato nella spesa pubblica, ma che affrontano solo in via emergenziale la cassa integrazione con sussidi, indennità, contributi e bonus che non risolvono assolutamente il problema che sta vivendo il nostro Paese. I problemi che state gestendo si ripeteranno e si manifesteranno in tutta la loro drammaticità quando queste risorse finiranno (e, prima o poi, questi stanziamenti finiranno). Avete speso 100 miliardi quest'anno, avete intenzione di spenderne altri 200 l'anno prossimo con il recovery fund , ma va ricordato che tutte queste risorse sono a debito, non sono nelle disponibilità del nostro sistema produttivo. Vi indebitate ed è opportuno farlo, ma se ci sono soluzioni strutturali, non forme di sussidi e indennità che lasciano il tempo che trovano e rinviano il baratro verso il quale stiamo andando. È qui che si rispecchia la differenza di mentalità tra la vostra parte politica, che è quella della sinistra e dei 5 Stelle, che almeno dal punto di vista economico hanno la stessa visione, e la nostra parte. Riteniamo evidente che tutte queste forme di sussidio e di indennità siano finanziate o a debito o con la raccolta delle tasse. Abbiamo una visione diversa: no a indennità, no a sussidi, no a redditi di cittadinanza o di emergenza. Lasciamo i soldi nelle tasche delle famiglie, degli imprenditori, dei commercianti e degli artigiani, perché possano lavorare e dare posti di lavoro. (Applausi). In questo modo si potrà avere una società sana, costruita sul lavoro e non su sussidi o su forme emergenziali come quelle che proponete. Avete una visione dell'economia assolutamente distorta e pensate che il nostro Paese possa vivere con questi strumenti, ma è evidente che prima o poi il castello crollerà. Ci troviamo ormai in una situazione in cui la barca fa acqua da tutte le parti e continuate a mettere toppe a destra e a manca, in varie direzioni, senza trovare le soluzioni definitive. Bisogna alleggerire il carico, che è fatto di tasse e burocrazia. Sono stati approvati, in questi tre anni, due decreti-legge che dovevano semplificare il mondo degli appalti, con il nostro Governo, sicuramente ostacolati da una visione dei 5 Stelle, che non era la nostra, e infatti quel decreto-legge non ha raggiunto tutti gli obiettivi che doveva, e con un decreto semplificazioni che allo stesso modo non ha semplificato assolutamente nulla. Ci vogliono scelte coraggiose. Nelle situazioni drammatiche come quella che stiamo vivendo non servono interventi di sopravvivenza e galleggiamento come quelli che state portando avanti, ma una rivoluzione, che passa da una drastica riduzione della pressione fiscale e del carico burocratico nei confronti di chi lavora. Questi obiettivi non sapete cosa siano, anzi li ostacolate, perché avete tendenzialmente una mentalità per cui chi lavora in proprio è un evasore fiscale e va combattuto e ostacolato (Applausi) e la burocrazia serve, perché tendenzialmente siamo tutti disonesti e quindi, per impedire che i disonesti facciano quello che vogliono, ci vogliono regole infinite, impossibili da gestire e da affrontare per chi lavora. Alla fine raggiungete solo un obiettivo: chi è disonesto lo rimane, riesce a evadere e ad evitare la burocrazia e fa quello che vuole, nonostante tutti i vostri lacci e lacciuoli. Registro anche che, dalla Nota di aggiornamento al DEF che avete da poco sfornato, si presume ancora adesso di poter raccogliere ingenti risorse dalla lotta all'evasione fiscale: l'ennesima fantasia; l'ennesima follia. D'altra parte, non vi accorgete che, col carico fiscale enorme, fate chiudere le aziende e le attività artigianali e commerciali e fate sì che quelli che erano lavoratori oggi diventino disoccupati che hanno bisogno di sussidi, cassa integrazione e redditi di cittadinanza. Con la burocrazia mettete fuori gioco gli onesti, che vogliono e si trovano costretti ad adempiere a tutte queste forme di vincoli da parte dello Stato e fate sopravvivere chi invece riesce ad evitare con la disonestà tutte queste procedure. Questo è il modello di società vostro, che sicuramente porterà al fallimento di uno dei sistemi economici più all'avanguardia del nostro Paese. Questo è il dramma che stiamo vivendo, nel totale silenzio e nell'indifferenza: in una situazione surreale, qui non ci stiamo accorgendo che, finiti i 100 miliardi e finiti i 200 del recovery fund , avremo solo più debito pubblico, senza aver minimamente affrontato la sfida di cambiare la pressione fiscale e il carico burocratico che oggi più che in passato dovevamo affrontare. Avevamo un'occasione storica, con tutte le risorse che l'Europa generosamente ci ha autorizzato a utilizzare a debito, ma non lo stiamo facendo. L'occasione la stiamo perdendo per colpa vostra. Per l'ennesima volta caricate cittadini e lavoratori di burocrazia e tasse e condannate tutti noi a un inesorabile declino. Speriamo che finisca questo periodo, ma il rischio è di raccogliere solo le ceneri. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, ancora una volta siamo chiamati a convertire un decreto-legge in tutta fretta e in un clima di apprensione. Spesso, quando trascorriamo le giornate qua, all'interno dei locali del Senato, ci sembra quasi che la pandemia sia un po' lontana da queste sale. Invece, la scorsa settimana è entrata nel palazzo del Senato e ha contagiato due colleghi: Marco Croatti e Francesco Mollame, a cui ovviamente vanno il nostro abbraccio e un augurio di pronta guarigione. (Applausi) . Abbiamo temuto di dover interrompere i lavori delle Commissioni e il processo legislativo e di non riuscire nei termini prestabiliti a convertire in legge il decreto agosto, con tutte le conseguenze per i soggetti destinatari delle misure previste nel provvedimento. La mancata conversione avrebbe significato: la mancata proroga della cassa integrazione, con migliaia di imprese costrette a licenziare nell'immediato i propri dipendenti; la mancata proroga del pagamento delle imposte sui redditi e dell'esonero da TOSAP e COSAP per bar e ristoranti; la mancata proroga degli ammortizzatori sociali Naspi e della disoccupazione per i collaboratori. I lavoratori dipendenti stagionali del turismo non avrebbero potuto ricevere l'indennità di 1.000 euro prevista dal decreto e i lavoratori marittimi avrebbero visto decadere il diritto all'indennità di 600 euro per i mesi di giugno e luglio. Ancora, non ci sarebbe stato l'aumento da 600 a 1.000 euro delle indennità per il mese di maggio in favore dei liberi professionisti iscritti a enti di previdenza obbligatoria, così come il sussidio di 600 euro per i lavoratori sportivi. Non ci sarebbe stata la conversione della misura della decontribuzione del 30 per cento per le assunzioni nelle Regioni del Sud. Non ci sarebbe stato neanche l'incremento della dotazione del Fondo per l'esercizio delle funzioni fondamentali degli enti locali: 1,6 miliardi di euro in più per compensare Comuni, Province e città metropolitane dalla perdita di entrate locali conseguenti al Covid. Quindi, abbiamo avuto timore che tutte queste misure, insieme a tante altre che non ho elencato anche per motivi di tempo, sarebbero potute decadere insieme allo stesso decreto-legge. Oggi abbiamo sentito alcune considerazioni da parte dei colleghi dell'opposizione. Qualcuno, credo il senatore Urso, ha chiamato il decreto agosto un "polpettone senza significato". Credo che anche tanti colleghi di opposizione oggi sappiano quali sarebbero state le gravi conseguenze in caso di mancata conversione di questo decreto-legge e credo che si sarebbero dovuti preoccupare del fatto che 83 emendamenti che sono stati approvati, proposti dall'opposizione, non sarebbero stati convertiti insieme ad esso. Per consolidare la risposta dello Stato alle conseguenze economiche e sociali causate dal Covid-19 sono state impiegate dal Governo Conte risorse per 100 miliardi di euro, 25 dei quali stanziati nel solo decreto agosto che siamo chiamati a convertire. Sappiamo che da questo shock , da questa emergenza potremmo trarre un'occasione unica, da non perdere, per mettere in discussione tutti quegli aspetti della vita del Paese che hanno condizionato negativamente il progresso economico e sociale negli ultimi vent'anni. Sappiamo tutti delle grandi opportunità che potremmo trarre dalle risorse che verranno reperite con il programma next generation EU , che prevede di raccogliere sui mercati fondi per 750 miliardi di euro, dei quali circa 191 (209, se consideriamo anche altri fondi di minore entità) saranno destinati all'Italia, 80 dei quali a fondo perduto. Per la prima volta, quello che potrebbe diventare un fondo sovrano europeo, alimentato con l'emissione di titoli europei di debito, sovvenzionerà i singoli Stati membri con trasferimenti a fondo perduto, esattamente come fa lo Stato italiano nei confronti delle proprie Regioni. Inaspettatamente, sicuramente a causa di una grave situazione di emergenza, abbiamo fatto un balzo enorme nell'integrazione europea e ora siamo chiamati a spendere, e a spendere bene, le risorse che dovranno arrivare. Il commissario europeo per gli affari economici Paolo Gentiloni Silveri, poche settimane fa, ci ha confermato che le risorse del recovery fund non possono essere usate per ridurre la pressione fiscale. Credo però che potranno essere usate per innovare il nostro sistema fiscale, per sviluppare nuovi strumenti tecnologici che rendano più facile la vita dei contribuenti e meno conveniente evadere le tasse. Non esiste solo un problema di carico fiscale eccessivo sui redditi medio-bassi. Sappiamo che tra i 28.000 e i 40.000 euro di reddito l'aliquota marginale media, cioè quello che prende il fisco su ogni euro addizionale guadagnato, varia dal 45 al 60 per cento. Il problema esiste, è grave, ma non è certo l'unico. Il nostro fisco è quasi imperscrutabile, è ignoto. Da questo scaturisce la paura dell'ignoto e il nostro sistema impositivo fa paura, soprattutto alle imprese che vorrebbero esercitare attività economica, investire e innovare. Occorre - e per questo mi rivolgo anche al Governo - abbandonare i vecchi schemi di ragionamento sul fisco. Le disquisizioni sulle aliquote, di cui sentiamo parlare anche in questi giorni, sono utili, sicuramente poco appassionanti e spesso rischiano di essere vane. È necessario invece coinvolgere nella riforma del sistema fiscale soggetti che siano in grado di realizzare infrastrutture complesse, che rendano semplice il calcolo e il pagamento delle tasse. Il contribuente, il piccolo imprenditore e il professionista, che sono l'ossatura del nostro sistema economico, devono essere in grado di sapere in modo semplice e immediato, prima di accettare un nuovo incarico e di realizzare una nuova opera, quante tasse in più dovranno pagare in corrispondenza di un determinato maggiore ricavo. Chi esercita un'attività economica dev'essere liberato dagli adempimenti fiscali, dalla burocrazia fiscale. Il livello tecnologico raggiunto è tale da poter pensare ad un sistema di prelievo o micro prelievo immediato, che liberi la piccola impresa o il professionista da qualsiasi ulteriore o successivo onere o adempimento fiscale. Il lavoratore autonomo in questo dev'essere parificato a quello dipendente. Deve avere lo stesso diritto di non vivere nella preoccupazione di adempimenti o controlli fiscali futuri e deve pensare solo a far crescere la propria impresa. Solo così potremo avere certezza nel rapporto tributario. La complessità e l'incertezza forse sono tra le maggiori cause dell'evasione fiscale, ancora di più della quantità o dell'entità delle aliquote, che è l'argomento di cui si dibatte in questi giorni. Chi esercita un'attività economica spesso vive nel terrore di vedersi recapitare pretese che non aveva previsto. Questa condizione contribuisce a creare un clima di paura, che disincentiva e svilisce investimenti e iniziative imprenditoriali. Con i soldi del recovery fund non possiamo ridurre la pressione fiscale, come ci dice il commissario europeo agli affari economici, però possiamo usare i fondi per rendere più semplice e più trasparente il rapporto tributario. La tecnologia può e deve essere utilizzata anche per rendere più facilmente fruibili gli incentivi fiscali. Per quanto riguarda il superbonus, voglio ricordare innanzitutto ai colleghi del nostro Gruppo che è una misura del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . Abbiamo introdotto per la prima volta la possibilità di cedere senza limiti i crediti derivanti dalle detrazioni per efficientamento energetico. Attraverso l'uso della tecnologia, possiamo pensare di rendere più fluida la circolazione di questi crediti fiscali. Perché, una volta certificati attraverso un portale come il cassetto fiscale, non si può pensare di consentire l'utilizzo di questi crediti anche quale corrispettivo per l'acquisto di beni e servizi? Ci sono dei vincoli, però credo che la tecnologia sia tale da poterne tenere conto nella circolazione dei crediti. D'altronde, dal punto di vista normativo, in realtà, i crediti nei confronti dello Stato possono essere ceduti a terzi dal 1923, da quando è entrato in vigore il regio decreto n. 2440. Si può fare, quindi, e nel frattempo abbiamo anche raggiunto un livello di tecnologia che ci consente di farlo anche in modo più fluido e sicuro. (Applausi). Da un articolo apparso il 24 settembre sul «Corriere della Sera», che raccontava di uno scontro tra il Garante della privacy irlandese e il colosso Facebook, è emerso che il valore economico stimato dei dati personali dei cittadini europei che ogni anno vengono trasferiti verso gli Stati Uniti e che vengono utilizzati da Facebook come fosse materia prima è pari a 7.000 miliardi di euro annui. I nostri dati personali che cediamo ogni anno e che valgono 7.000 miliardi di euro vengono sfruttati economicamente e gratuitamente da imprese che li usano per produrre servizi e per conseguire legittimamente ricavi in tutto il mondo. Si possono utilizzare le risorse del recovery per realizzare un sistema che sia in grado di intercettare e tracciare questi dati. Si può prevedere una forma di ristoro nei confronti dei loro legittimi proprietari, ovvero nei nostri confronti. Temiamo magari una guerra commerciale e forse abbiamo qualche remora su questo, però il problema va affrontato con ragionevolezza, la stessa che deve impedirci di sperperare un patrimonio di 7.000 miliardi di euro. Signor Presidente, con l'approvazione di questo decreto-legge si conferma la volontà di sostenere con uno sforzo senza precedenti le famiglie, i lavoratori e le imprese italiane, proteggendole dalle conseguenze economiche negative generate dall'emergenza epidemiologica. I decreti-legge che si sono susseguiti in questi ultimi mesi e con cui vogliamo proteggere questi stessi soggetti sono necessari, ma non bastano e dobbiamo programmare il futuro soprattutto con le risorse del recovery fund . Dobbiamo far sapere loro che abbiamo intenzione di farlo, magari tralasciando ogni tanto la visibilità mediatica anche con idee la cui portata potrebbe non essere compresa nell'immediato dall'elettorato; però, dobbiamo farlo: dobbiamo programmare il futuro del Paese. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Manca. MANCA, relatore . Signor Presidente, faccio alcune brevi considerazioni anche rispetto all'andamento del dibattito e alle questioni che diversi colleghi senatori hanno posto all'attenzione del nostro confronto. La prima è relativa al percorso che abbiamo seguito. Continuo a pensare che l'accusa che ci viene rivolta rispetto all'utilizzo del voto di fiducia, a detta di alcuni improprio, non tiene conto, a mio avviso, del lavoro prezioso e importante che abbiamo svolto in Commissione. Abbiamo votato gli emendamenti, attraverso i quali abbiamo realizzato un confronto politico che considero serio e produttivo, anche con le forze di opposizione; abbiamo convertito questo decreto-legge anche grazie a una collaborazione preziosa con il Governo, incrementando le risorse a disposizione: siamo passati dai 250 milioni di euro sul 2020, più i 50 del 2021, ad oltre 520. Abbiamo affrontato temi importanti, che credo siano un elemento prezioso per la nostra democrazia, per il confronto politico tra forze diverse, che hanno ovviamente identità e profili diversi, il quale ritengo sia stato utile e costruttivo anche per valorizzare il lavoro del Parlamento. Nella Commissione bilancio, infatti, questo confronto io lo ritengo utile. Rispetto agli altri passaggi parlamentari di conversione, dal decreto-legge cura Italia fino al decreto rilancio, noi consideriamo questo percorso particolarmente importante, anche per effetto di un confronto costruttivo. Allo stesso modo, definire le proposte della maggioranza e del Governo senza un'identità, una visione, io continuo a pensare che sia un elemento di debolezza, perché l'identità e la visione ci sono all'interno dei nostri progetti e delle proposte con le quali questo Governo ha inteso portare via l'Italia dalla crisi pandemica. C'è un'identità quando parliamo di lavoro; c'è un'identità quando parliamo di sostegno alle imprese; c'è un'identità quando parliamo di sostegno alle famiglie; c'è un'identità quando, attraverso interventi specifici, abbiamo messo Regioni ed Enti locali nelle condizioni di collaborare con lo Stato per uscire da questa crisi. Non mi si può dire che non c'è una visione, perché il progetto che il Governo ha messo in campo per attraversare e uscire da questa crisi poggia su dei valori precisi di non lasciare indietro le persone e contemporaneamente di unire e non dividere il lavoro dal capitale, il lavoro dall'impresa. Non c'è nessuna ideologia retroattiva nel considerare l'impresa preziosa per il sistema territoriale; non abbiamo nessuna dietrologia ideologica e non consideriamo le partite IVA, i lavoratori autonomi come elementi di evasione fiscale; li consideriamo elementi fondamentali di una comunità, perché questo è l'indirizzo politico contenuto all'interno di tutti i provvedimenti che abbiamo determinato per attraversare questa crisi. Certo, sia nelle procedure sia nel merito, attraversare un'emergenza così grave, che non ha colpito solo l'Italia ma che ha colpito al cuore il mondo nella sua interezza, ovviamente ha richiesto anche l'utilizzo di procedure in emergenza, perché siamo all'interno di un'emergenza. Non è solo un problema di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri; siamo all'interno di un'emergenza perché le dinamiche pandemiche hanno prodotto uno shock economico rilevantissimo. Quando si perdono oltre 10 punti di PIL è inevitabile che siamo dentro uno stravolgimento delle dinamiche economiche e sociali che richiedono azioni strutturali. Il cosiddetto decreto agosto è un ponte verso l'utilizzo del nuovo volto che l'Europa metterà a disposizione per superare questa crisi e costruire un nuovo modello di sviluppo economico; è un modello di sviluppo economico che appoggerà su un'economia ambientalmente sostenibile, su un'Italia più digitale, sull'innovazione e sulla ricerca indispensabili da accompagnare ad una nuova idea dello sviluppo economico. È un cambiamento, perché non si riparte con gli strumenti del passato; si devono individuare nuove dimensioni economiche e sociali indispensabili per favorire lavoro e crescita economica. Sarà una nuova crescita economica, non uguale a quella ante crisi pandemica. Ne stanno discutendo in ogni angolo del globo e dunque anche all'interno dell'Europa, per questo lo definisco il ponte verso la dinamica europea e per questo mi sembra ingeneroso e non giusto accusare la maggioranza e il Governo di non disporre di una visione. Con altrettanta chiarezza dico che per noi gli ammortizzatori sociali non sono una forma di intervento assistenziale. La loro selettività è fondamentale per salvare le imprese; è decisiva per mettere in sicurezza pezzi del nostro tessuto produttivo. Come si fa a definire un ammortizzatore sociale un intervento assistenziale? Se collochiamo il lavoro e l'impresa in una forma di assistenzialismo, è l'identità precisa di un Paese che decide di costruire le condizioni fondamentali per proteggere il lavoro, salvare le imprese e contribuire, anche attraverso un nuovo impegno dello Stato, ad nuova riconversione economica di pezzi della nostra economia, certamente più orientati verso la sostenibilità ambientale. Green economy significa questo: economia circolare, innovazione e ricerca; sono punti di contatto che sono parte integrante del progetto politico di questa maggioranza. Per questo dico che c'è una visione, un'identità. Certamente stiamo attraversando un'emergenza, ma c'è un'idea della società sulla quale noi abbiamo costruito la nostra risposta alla crisi pandemica. Ancora, sono diverse le misure che abbiamo introdotto anche sul versante economico; non abbiamo avuto il tempo di valorizzarle, ma considero molti interventi positivi quali, ad esempio, quelli adottati nei confronti delle imprese. La sospensione temporanea degli ammortamenti, per quello che riguarda le immobilizzazioni materiali e immateriali, avrà un effetto positivo, cioè proteggerà diverse piccole e medie imprese dalla loro possibile estensione verso le procedure difficili che la norma relativa alle procedure fallimentari determina. Si sta facendo ogni azione per mettere in sicurezza un numero rilevante di imprese, per poter ripartire, per poter costruire un'idea di futuro del nostro Paese. Gli stessi interventi non sono spot : gli interventi che abbiamo adottato nei confronti della piccola e media impresa, del lavoratore autonomo, delle partite IVA. Probabilmente non saranno completi, non si concluderanno certamente all'interno di questi provvedimenti perché abbiamo bisogno di riposizionare ovviamente lo Stato dentro le dinamiche delle infrastrutture, dell'economia, del sistema infrastrutturale anche digitale che dobbiamo contribuire a realizzare. Non sono gli unici interventi; non si possono definire mance né bonus a go go . Sono interventi fondamentali che hanno un proprio profilo e un loro orientamento, e che credo aiuteranno questo Paese a uscire dalla crisi, ma appoggeranno questa crisi su una nuova visione dell'economia e della società. Colleghi, ho cercato di rappresentare taluni elementi in questa mia replica, certamente non per accusare qualcuno, ma semplicemente per ritenere quella che abbiamo compiuto nella conversione del decreto-legge una scelta coerente con una visione e un'identità che ci accomunano. Una visione e un'identità che hanno deciso di lavorare per allargare l'area dei diritti, perché utilizzare oltre 300 milioni di euro per dare garanzie a un lavoratore immunodepresso o a un cittadino che sta subendo cure oncologiche è secondo me dovere di un Paese; un dovere del sistema pubblico. Garantire e allargare l'area dei diritti è un qualcosa che ci appartiene. Restituire centralità al lavoro è una scelta culturale e politica che ci vede uniti in un'idea di futuro del nostro Paese. Saldare il capitale con il lavoro e toglierci dalle contrapposizioni ideologiche del passato è l'elemento fondamentale di un'idea di futuro dell'economia e della società. Cominciamo a lasciare al passato il dibattito del passato e cerchiamo di contribuire insieme alla costruzione e alla lettura di una nuova dimensione sociale ed economica. Ecco che allora la politica torna a essere credibile, le istituzioni tornano a essere fondamentali per garantire interventi indispensabili alle famiglie e alle imprese. Ho fatto il sindaco e ho sentito parlare in maniera non appropriata delle dichiarazioni del ministro Costa. Non penso che il Ministro avesse alcuna intenzione di scaricare sui Comuni un tema che non si può imputare alla responsabilità del Ministro. Quello che è successo in Piemonte è una grave calamità; è una tragedia per quel territorio. Occorre intervenire, ma non dobbiamo dimenticare che le ragioni del blocco del Patto di stabilità, le ragioni del blocco degli investimenti degli Enti locali hanno radici lontane: risalgono alla stagione dell' austerity ; risalgono al volto di un'Europa diversa rispetto a quello che stiamo costruendo e con il quale stiamo contribuendo a dare al perimetro europeo una nuova visione. Cominciamo ad abbandonare queste idee perché non c'è dubbio che l'assetto idrogeologico del nostro territorio e i suoi interventi di manutenzione richiedono una quantità di investimenti nuovi e aggiuntivi rispetto al passato; ma i Comuni non erano nelle condizioni di investire perché, purtroppo, per tanti anni tutto il sistema pubblico è stato costretto, attraverso il Patto di stabilità interno, a non poter sviluppare gli investimenti. Per aggredire la crisi del 2008 siamo stati costretti a rinunciare agli investimenti e i Comuni hanno ridotto la manutenzione del territorio, e dunque oggi dobbiamo rimettere in cammino gli investimenti. Questo Paese ripartirà dagli investimenti, non ci sarà nessuno spazio per ripartire senza gli investimenti degli Enti locali e senza un nuovo perimetro, una nuova individuazione del ruolo della pubblica amministrazione. Dobbiamo dare corso a queste azioni, perché se vogliamo ripartire con gli investimenti dobbiamo ristrutturare le nostre stazioni appaltanti, dobbiamo creare ambiti territoriali ottimali, dobbiamo ricostruire il volto del sistema socio-sanitario nel territorio. Ecco che ripartire con gli investimenti e anche ripartire con un piano straordinario di riassetto idrogeologico del nostro Paese è una priorità: nessun conflitto, nessun capo di imputazione nei confronti del Ministro, nessuna accusa nei confronti dei sindaci. A noi spetta il compito di rammendare, di mantenere, di rimettere al centro gli investimenti, per realizzare un grande piano di contrasto al dissesto idrogeologico nel nostro Paese. Queste sono le azioni concrete e utili, che abbiamo inserito all'interno del provvedimento in esame, sul quale oggi chiediamo il consenso di questo ramo del Parlamento. (Applausi) . PRESIDENTE . Il relatore di minoranza, senatore Calandrini, non intende intervenire in sede di replica. Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter , del Regolamento del Senato, il testo di un emendamento che recepisce le modifiche proposte dalla Commissione in sede referente, interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, sul quale, previa autorizzazione del Consiglio dei ministri, intende porre la questione di fiducia. PRESIDENTE . Convoco la Conferenza dei Capigruppo per le ore 21,30. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 21,12, è ripresa alle ore 22,40) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Onorevoli colleghi, la Presidenza ha valutato, ai sensi dell'articolo 161, comma 3- ter del Regolamento, l'emendamento presentato dal Governo, interamente sostitutivo del decreto-legge n. 104, recante sostegno e rilancio dell'economia. La Presidenza dichiara improponibili le disposizioni del maxiemendamento presentato dal Governo che riproducono il contenuto dei seguenti emendamenti approvati in sede referente: 30.0.4, limitatamente agli ultimi due periodi; 32.22; 42.0.1; 44.0.3; 44.0.4; 54.0.1; 77.37, limitatamente al comma 2- quater ; 77.62, limitatamente al comma 3- bis ; 82.0.3; 100.10, limitatamente ai commi da 10- ter a 10- septies ; 112.0.5. I seguenti emendamenti confluiti nel maxiemendamento sono ammissibili a condizione che vengano ricollocati come di seguito indicato: 47.2 all'articolo 51; 058.1 all'articolo 60; 59.0.13 all'articolo 60; 80.10 all'articolo 51; 95.0.10 all'articolo 50; 95.0.11 all'articolo 51; 96.0.7 all'articolo 51; 96.0.24 all'articolo 51; 109.1 all'articolo 64. Ha chiesto nuovamente di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà. D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 1925, nel testo ritenuto proponibile dalla Presidenza, di conversione in legge del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104. PRESIDENTE . La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo, come modificato dal Governo. Ai sensi dell'articolo 102- bis del Regolamento, trasmette il testo dell'emendamento alla 5 a Commissione permanente, che è fin d'ora autorizzata a convocarsi. Sui lavori del Senato Organizzazione della discussione della questione di fiducia PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione della questione di fiducia preannunciata dal Governo sull'emendamento interamente sostitutivo del decreto-legge sostegno e rilancio dell'economia. Per la discussione, che avrà inizio domattina alle ore 9,30, sono stati ripartiti dieci minuti in base a specifiche richieste dei Gruppi. Seguiranno le dichiarazioni di voto e la chiama. Il calendario è integrato domani, alle ore 12,30, con le comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19. Sono state ripartite tra i Gruppi tre ore comprensive di interventi nella discussione e dichiarazioni di voto sulle eventuali risoluzioni presentate. Martedì 13 ottobre, alle ore 15,30, il Presidente del Consiglio dei ministri renderà comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2020. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 6 ottobre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, martedì 6 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 22,46) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Abate, Alderisi, Anastasi, Barachini, Barboni, Battistoni, Biasotti, Biti, Cario, Castaldi, Cattaneo, Causin, Cerno, Crimi, Croatti, Dell'Olio, De Lucia, De Poli, De Siano, Di Marzio, Di Piazza, Evangelista, Fazzone, Ferro, Garruti, L'Abbate, Malpezzi, Mantovani, Margiotta, Merlo, Misiani, Mollame, Monti, Napolitano, Nugnes, Ortis, Quarto, Renzi, Romagnoli, Ronzulli, Rossomando, Santillo, Schifani, Sciascia, Segre, Sileri, Tiraboschi, Turco e Vaccaro. Alla ripresa pomeridiana della seduta è assente per incarico avuto dal Senato il senatore: Ferrazzi, per attività di rappresentanza del Senato. Gruppi parlamentari, composizione Il senatore Carlo Doria ha comunicato di aderire al Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. Il Presidente del Gruppo stesso ha accettato tale adesione. Il senatore Luca De Carlo ha comunicato di aderire al Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia. Il Presidente del Gruppo stesso ha accettato tale adesione. Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato, in data 2 ottobre 2020, in relazione alle dimissioni della senatrice Nugnes e del senatore Martelli, ha chiamato a far parte del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, la senatrice Castellone ed il senatore Dell'Olio. Insindacabilità, deferimento di richieste di deliberazione In data 24 settembre 2020, è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, avanzata dalla senatrice Anna Maria Bernini, in relazione all'avvio di una procedura di mediazione presso l'Organismo di Mediazione Forense di Roma. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Onn. Boldrini Laura, Mura Romina Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro n. 190 sull'eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro, adottata a Ginevra il 21 giugno 2019 nel corso della 108ª sessione della Conferenza generale della medesima Organizzazione (1944) (presentato in data 24/09/2020) C.2207 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro degli affari esteri e coop. inter.le Ministro della difesa Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Burkina Faso relativo alla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 1° luglio 2019 (1954) (presentato in data 30/09/2020) C.2322 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro degli affari esteri e coop. inter.le Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Kosovo sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Roma l'11 aprile 2019 (1955) (presentato in data 30/09/2020) C.2314 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro degli affari esteri e coop. inter.le Ministro per gli affari europei Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione fra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall'altra, sui programmi europei di navigazione satellitare, fatto a Bruxelles il 18 dicembre 2013 (1956) (presentato in data 30/09/2020) C.1677 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro degli affari esteri e coop. inter.le Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione scientifica, tecnologica e innovazione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dell'Australia, fatto a Canberra il 22 maggio 2017 (1957) (presentato in data 30/09/2020) C.1676 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro degli affari esteri e coop. inter.le Ministro della giustizia Ratifica ed esecuzione del Protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 24 giugno 2013 (1958) (presentato in data 01/10/2020) C.1124 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.35); Ministro degli affari esteri e coop. inter.le Ratifica ed esecuzione del Protocollo di adesione dell'Accordo commerciale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall'altra, per tener conto dell'adesione dell'Ecuador, con Allegati, fatto a Bruxelles l'11 novembre 2016 (1959) (presentato in data 01/10/2020) C.2091 approvato dalla Camera dei deputati. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Ricciardi Sabrina Disposizioni in materia di costituzione di una piattaforma elettronica integrata per reperire le risorse necessarie alle coperture economiche per gli interventi urgenti di sostegno all'economia, peggiorati dall'emergenza epidemiologica Covid-19 (1945) (presentato in data 23/09/2020); Senatrice Modena Fiammetta disposizioni in materia di lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari (1946) (presentato in data 24/09/2020); Senatrice Bernini Anna Maria Delega al Governo per l'efficientamento e la semplificazione dell'attuale sistema di recupero dei crediti relativi alle spese di giustizia (1947) (presentato in data 24/09/2020); Regione Abruzzo Modifiche al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, recante nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero (1948) (presentato in data 23/09/2020); Senatori Vallardi Gianpaolo, Pisani Pietro, Montani Enrico, Bagnai Alberto, Iwobi Tony Chike, Pianasso Cesare, Pittoni Mario, Borgonzoni Lucia, Saponara Maria, Barbaro Claudio, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candiani Stefano, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Centinaio Gian Marco, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Riconoscimento della «canzone del Piave» come patrimonio storico e artistico della Nazione (1949) (presentato in data 29/09/2020); Senatrice Piarulli Angela Anna Bruna Norme sull'esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo (1950) (presentato in data 30/09/2020); Senatori Pucciarelli Stefania, Fregolent Sonia, Marin Raffaella Fiormaria, Cantu' Maria Cristina, Lunesu Michelina, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disciplina delle attività di tatuaggio, piercing, scarificazione (1951) (presentato in data 30/09/2020); Senatore Calandrini Nicola Disposizioni in materia di misure di sostegno al mercato delle locazioni (1952) (presentato in data 30/09/2020); Senatori Iannone Antonio, Rauti Isabella, Balboni Alberto, Calandrini Nicola, Garnero Santanche' Daniela, Maffoni Gianpietro Modifiche al codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, per l'istituzione della medaglia al merito per la lunga attività subacquea del personale militare delle Forze armate e della Guardia di Finanza in possesso del brevetto di "palombaro" o "sommozzatore" (1953) (presentato in data 30/09/2020); DDL Costituzionale Senatori Marcucci Andrea, Pinotti Roberta, Parrini Dario, Valente Valeria Razionalizzazione del parlamentarismo attraverso la valorizzazione del Parlamento in seduta comune per la definizione dell'indirizzo politico nazionale, l'introduzione della sfiducia costruttiva e di nuovi elementi di differenziazione di Camera e Senato (1960) (presentato in data 02/10/2020); Senatrice Piarulli Angela Anna Bruna Proroga del termine previsto dall'articolo 8, comma 1, della legge 8 marzo 2019, n. 21, recante istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" (1961) (presentato in data 01/10/2020); Senatori Pavanelli Emma, Angrisani Luisa, Trentacoste Fabrizio, Vanin Orietta, Donno Daniela, Romano Iunio Valerio, Lomuti Arnaldo, Ortis Fabrizio, Giannuzzi Silvana, L'Abbate Patty, Pacifico Marinella, Presutto Vincenzo Norme per l'estensione del diritto di accesso agli atti pubblicati nell'albo pretorio informatizzato (1962) (presentato in data 23/09/2020); Senatori Marin Raffaella Fiormaria, Vallardi Gianpaolo, Fregolent Sonia, Cantu' Maria Cristina, Lunesu Michelina, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Testor Elena, Urraro Francesco, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia di apertura igienica di bevande confezionate in contenitori metallici (1963) (presentato in data 05/10/2020); Senatori De Vecchis William, Barbaro Claudio Riconoscimento della canzone «Avanti Ragazzi di Buda» quale espressione dei valori fondanti della nascita e dello sviluppo della Repubblica in quanto inno della rivolta contro gli invasori per la riconquista della libertà (1964) (presentato in data 05/10/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Pagano Nazario Istituzione della Commissione parlamentare sull'emergenza epidemiologica da COVID-19 (1834) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio) (assegnato in data 30/09/2020); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Faggi Antonella ed altri Esclusione delle pratiche inoltrate alle Soprintendenze dalla sospensione dei termini dei procedimenti amministrativi di cui all'articolo 103, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (1842) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 30/09/2020); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Romano Iunio Valerio Ripristino della festività nazionale del 4 novembre (1910) previ pareri delle Commissioni 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 30/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. De Bonis Saverio Interpretazione autentica in materia di determinazione della misura del tasso usurario e modifiche all'articolo 2 della legge 7 marzo 1996, n. 108 (1626) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) (assegnato in data 30/09/2020); 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Garavini Laura, Sen. Cucca Giuseppe Luigi Salvatore Disposizioni per l'attuazione del regolamento (UE) 2018/1727 del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (Eurojust) e che sostituisce e abroga la decisione 2002/187/GAI del Consiglio (1818) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 30/09/2020); 5ª Commissione permanente Bilancio sen. Bernini Anna Maria ed altri Istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme connesse all'utilizzo di strumenti finanziari, programmi e fondi europei a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 (1916) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 30/09/2020); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Siri Armando ed altri Istituzione del conto unico della pubblica amministrazione per la compensazione dei debiti e dei crediti verso le pubbliche amministrazioni (1889) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 30/09/2020); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni sen. Zanda Luigi Disposizioni per ampliare il perimetro di intervento e il potere sanzionatorio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni a tutela del diritto d'autore e dei diritti connessi (1791) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 30/09/2020); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare sen. Taricco Mino ed altri Disposizioni in materia di elicicoltura (1858) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 30/09/2020); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare sen. Naturale Gisella ed altri Disciplina delle professioni del settore cinofilo (1902) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 30/09/2020); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare sen. Vallardi Gianpaolo Modifiche alla legge 24 dicembre 2004, n. 313, in materia di apicoltura e didattica (1936) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 30/09/2020); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Nastri Gaetano Disposizioni per la concessione di voucher per l'acquisto di servizi per l'infanzia, di cui all'articolo 4 della legge 28 giugno 2012, n. 92, alle madri lavoratrici autonome o imprenditrici (470) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) (assegnato in data 30/09/2020); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Romano Iunio Valerio, Sen. Campagna Antonella Istituzione della Giornata nazionale della salute e della sicurezza sul lavoro e per le vittime degli incidenti sul lavoro (1898) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 30/09/2020); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' sen. Boldrini Paola Disposizioni in materia di rapporto di lavoro esclusivo degli esercenti le professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione, nonché della professione ostetrica, dipendenti delle aziende degli enti del Servizio sanitario nazionale (1616) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 30/09/2020); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' sen. Marinello Gaspare Antonio Misure per la sicurezza del personale sanitario presso le strutture di servizio di continuità assistenziale (1760) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 30/09/2020); Commissioni 1ª e 8ª riunite sen. Leone Cinzia ed altri Disposizioni in materia di contrasto al linguaggio sessista nei media (1707) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 30/09/2020). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Ginetti Nadia ed altri Modifica della tabella A allegata alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, in materia di riordino delle circoscrizioni elettorali relative all'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia (1651) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 30/09/2020); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Iwobi Tony Chike ed altri Modifica all'articolo 117 della Costituzione in materia di soppressione dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali (1838) (assegnato in data 30/09/2020); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione dep. Boldrini Laura Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro n. 190 sull'eliminazione della violenza e delle molestie sul luogo di lavoro, adottata a Ginevra il 21 giugno 2019 nel corso della 108ª sessione della Conferenza generale della medesima Organizzazione (1944) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita') C.2207 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 30/09/2020); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Ricciardi Sabrina ed altri Delega al Governo per la costituzione di una piattaforma informatica in materia di agevolazioni fiscali (1769) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni) (assegnato in data 30/09/2020); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni sen. Rizzotti Maria ed altri Delega al Governo per la regolamentazione dei veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica (1914) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 30/09/2020). Disegni di legge, nuova assegnazione 4ª Commissione permanente Difesa in sede referente sen. D'Arienzo Vincenzo ed altri Norme sulla libertà di associazione sindacale dei militari e delega al Governo per il coordinamento normativo (1542) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) Già assegnato, in sede referente, alla (4° e 6° riun.) (assegnato in data 30/09/2020). Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, in data 28 settembre 2020, ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata in ordine al disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 11 settembre 2020, n. 117, recante "Disposizioni urgenti per la pulizia e la disinfezione dei locali adibiti a seggio elettorale e per il regolare svolgimento dei servizi educativi e scolastici gestiti dai comuni" (S. 1933). Il documento è stato inviato alla 5ª Commissione permanente. Con lettere in data 28 settembre 2020 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Capriati a Volturno (Caserta) e Castelvenere (Benevento). Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, con lettera in data 28 settembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 24, comma 3, del decreto legislativo 29 gennaio 1998, n. 19, la relazione sull'attività svolta dalla Fondazione La Biennale di Venezia nell'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . CLXX, n. 3). La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 22, 24, 28, 29 e 30 settembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi: alla dottoressa Giusy Lombardi, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; ai dottori Nicola Borrelli, Paola Passarelli, Flaminia Santarelli e Mario Turetta e agli architetti Margherita Guccione e Laura Moro, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo; agli ingegneri Alessandro Calchetti, Giorgio Callegari e Pasquale D'Anzi, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; all'ingegner Massimo Sessa, la revoca di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; ai dottori Agnese De Luca, Angelo Fabio Marano e Paolo Pennesi, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; ai dottori Ettore Acerra, Augusta Celada, Rocco Pinneri e Stefano Suraniti, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'istruzione; alla dottoressa Giovanna Boda, la revoca di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'istruzione; alla dottoressa Daniela Rodorigo, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della salute; per il dottor Claudio D'Amario, è stata modificata la data di decorrenza della revoca di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della salute alla dottoressa Susanna La Cecilia, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze. Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento. Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Comunicazione della Commissione - Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021 (COM(2020) 575 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1 a , 8 a , 10 a , 11 a , 13 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio recante valutazione della debita individuazione e del debito assoggettamento agli obblighi della direttiva (UE) 2015/849, da parte degli Stati membri, di tutti i trust e gli istituti giuridici affini disciplinati dai rispettivi diritti (COM(2020) 560 definitivo), alle Commissioni 2 a e 6 a e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione - Un nuovo patto sulla migrazione e l'asilo (COM(2020) 609 definitivo), alla Commissione 1 a e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni relativa a una strategia in materia di finanza digitale per l'UE (COM(2020) 591 definitivo), alla Commissione 6 a e, per il parere, alle Commissioni 8 a , 10 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni relativa a una strategia in materia di pagamenti al dettaglio per l'UE (COM(2020) 592 definitivo), alla Commissione 6 a e, per il parere, alla Commissione 8 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo - Fare avanzare l'unione doganale al livello successivo: un piano d'azione (COM(2020) 581 definitivo), alla Commissione 6 a e, per il parere, alle Commissioni 8 a , 10 a e 14 a . Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 12, lettera i ), della legge 14 novembre 1995, n. 481, e dell'articolo 1, comma 12, primo e secondo periodo, della legge 23 agosto 2004, n. 239, la relazione sullo stato dei servizi e sull'attività svolta dall'Autorità medesima, riferita all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CXLI, n. 3). Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha inviato, in applicazione dell'articolo 13, comma 1, lettera n ), della legge 12 giugno 1990, n. 146, e successive modificazioni, copia dei seguenti verbali: con lettera in data 15 settembre 2020 (Atto sciopero n. 7): n. 1200, relativo alla seduta del 17 ottobre 2019 n. 1201, relativo alla seduta del 30 ottobre 2019 n. 1202, relativo alla seduta del 7 novembre 2019 n. 1203, relativo alla seduta del 28 novembre 2019 n. 1204, relativo alla seduta del 5 dicembre 2019 n. 1205, relativo alla seduta del 12 dicembre 2019; con lettera in data 17 settembre 2020 (Atto sciopero n. 8): n. 1206, relativo alla seduta del 16 gennaio 2020 n. 1207, relativo alla seduta del 23 gennaio 2020 n. 1208, relativo alla seduta del 13 febbraio 2020 n. 1209, relativo alla seduta del 27 febbraio 2020 n. 1210, relativo alla seduta del 16 marzo 2020 n. 1211, relativo alla seduta del 26 marzo 2020 n. 1212, relativo alla seduta del 2 aprile 2020 n. 1213, relativo alla seduta del 9 aprile 2020 n. 1214, relativo alla seduta del 16 aprile 2020 n. 1215, relativo alla seduta del 23 aprile 2020 n. 1216, relativo alla seduta del 30 aprile 2020 n. 1217, relativo alla seduta del 7 maggio 2020 n. 1218, relativo alla seduta del 14 maggio 2020 n. 1219, relativo alla seduta del 21 maggio 2020 n. 1220, relativo alla seduta del 4 giugno 2020 n. 1221, relativo alla seduta del 22 giugno 2020 n. 1222, relativo alla seduta del 15 luglio 2020. I predetti verbali sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente. Corte costituzionale, trasmissione di ordinanze La Corte costituzionale, in data 24 settembre 2020, ha inviato, a norma dell'articolo 30 della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia dell'ordinanza n. 205 dell'8 settembre 2020, depositata il successivo 24 settembre, con la quale dispone la correzione di errore materiale contenuto nel dispositivo della sentenza n. 186 del 2020 (Doc. VII, n. 88), dove al capo numero 3), le parole "dell'articolo 4, comma 1- bis , del decreto legislativo n. 142 del 2015" sono sostituite dalle seguenti: "dell'articolo 13, comma 1, lettera a) , numero 2), del decreto-legge n. 113 del 2018". Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni. Deferimento Il Presidente della regione Piemonte, con lettera in data 23 settembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 52, comma 4, lettera c) , della legge 27 dicembre 2002, n. 289, la relazione, riferita all'anno 2019, concernente l'attuazione degli adempimenti in materia di accesso alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche e di indirizzi applicativi sulle liste di attesa. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12 a Commissione permanente (Atto n. 576). Assemblea parlamentare della Nato, variazioni nella composizione della delegazione parlamentare italiana In data 30 settembre 2020, il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO il senatore Alfieri, in sostituzione della senatrice Pinotti, dimissionaria. Mozioni, apposizione di nuove firme La senatrice Rauti ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00281 della senatrice De Petris ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Donno ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04118 del senatore Lannutti ed altri. Mozioni Atto n. 1-00287 BOSSI Simone CAMPARI PERGREFFI PIROVANO RICCARDI ARRIGONI IWOBI AUGUSSORI - Il Senato, premesso che: il tracciato interregionale del corridoio plurimodale Tirreno-Brennero (Ti.Bre.) avrà una lunghezza complessiva di circa 85 chilometri, di cui 55 chilometri in Lombardia e ripartiti tra la provincia di Cremona per 23 chilometri e la provincia di Mantova per 32 chilometri; i comuni interessati in provincia di Cremona sono: Piadena, Tornata, San Giovanni in Croce, Casteldidone, Torricella del Pizzo e Gussola, Calvatone; mentre quelli in provincia di Mantova sono: Volta Mantovana, Marmirolo, Goito, Ceresara, Rodigo, Gazoldo degli Ippoliti, Redondesco, Acquanegra sul Chiese, Bozzolo; il progetto prevede la realizzazione di 7 svincoli, 4 dei quali in Lombardia (Casalasco Viadanese e Bozzolo in provincia di Cremona, Gazoldo e Goito in provincia di Mantova), 4 aree di servizio (Po, Navarolo, Oglio, Mincio), e due interconnessioni (autostrada A1, autostrada A22); nel territorio lombardo il progetto prevede, unitamente all'opera principale, una serie di opere connesse, quali: a) nel territorio cremasco: la riqualificazione dell'ex strada statale 343 tratto autostazione Casalasco Viadanese sulla strada provinciale 87 e Variante Casalmaggiore Viadana (per una lunghezza complessiva di circa 22,2 chilometri); il raccordo tra l'ex strada statale 10, ora strada provinciale 65 Bozzolo-Tornata (per una lunghezza complessiva di circa 3 chilometri); il raccordo tra le strade provinciali 85 e 60, autostazione Casalasco-Viadanese (ex strada statale 343) e incrocio tra le strade provinciali 85 e SP 8; la variante sulla strada provinciale 31 all'abitato di Calvatone; b) in territorio mantovano: la tangenziale di Goito all'ex strada statale 236 Goitese; il raccordo tra le strade provinciali 1 e 17 (Gazoldo degli Ippoliti). il tracciato è stato inserito all'interno del primo programma delle opere strategiche di cui alla delibera CIPE n. 121 del 21 dicembre 2001 e della rivisitazione dello stesso avvenuta con la delibera CIPE n. 130 del 6 aprile 2006 alla voce "asse autostradale Brennero-Verona-Parma-La Spezia" tra i sistemi stradali ed autostradali del corridoio plurimodale Tirreno-Brennero; successivamente all'approvazione, da parte del CIPE, del progetto preliminare (con la delibera n. 94 del 20 dicembre 2004, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 19 maggio 2005), è stato redatto il progetto definitivo dell'opera; il CIPE ha valutato positivamente il progetto definitivo del tracciato e delle opere connesse (delibera n. 132 del 9 maggio 2006 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 284 del 6 dicembre 2006), rinviando tuttavia la definizione della copertura finanziaria dell'opera all'approvazione dell'atto aggiuntivo della convenzione con la società Autocamionale della Cisa SpA; il costo dell'intero progetto, comprensivo delle opere connesse e aggiornato al gennaio 2010, era pari a 2,731 miliardi di euro; il soggetto attuatore dell'opera è SALT SpA, concessionario autostradale della A15 Parma-La Spezia, subentrato ad Autocamionale della Cisa SpA; nonostante le sollecitazioni della Regione Lombardia, il CIPE ha approvato il progetto definivo del solo primo lotto (delibera n. 2 del 22 gennaio 2010, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 242 dell'8 novembre 2010), che si sviluppa interamente all'interno dei confini regionali dell'Emilia-Romagna, dall'intersezione A1-A15 a Parma fino a Tre Casali-Terre Verdiane, per una lunghezza di 12 chilometri (il 14 per cento degli 85 chilometri complessivi) ed un costo pari a 514 milioni di euro (il 18,8 per cento del costo complessivo), sostenuto con autofinanziamento dal concessionario SALT SpA; i lavori del citato primo lotto sono iniziati nel 2017, sono al momento ancora in corso e la loro ultimazione è prevista nel 2021; nella medesima delibera CIPE da ultimo citata si dà atto che per realizzare il secondo lotto, inclusi i 55 chilometri ricadenti nel territorio lombardo, sarebbe necessario un contributo pubblico di 900 milioni di euro, ad oggi totalmente privo di copertura finanziaria; constatato che: il Ti.Bre. svolge un ruolo fondamentale come collegamento interregionale e raccordo intermodale, in quanto parte del corridoio tirrenico della rete europea TEN-T comprehensive ; esso consente di interconnettere 5 regioni direttamente interessate dal completamento del corridoio: Liguria e Toscana in quanto già oggi terminali portuali del corridoio tirrenico, Emilia-Romagna con lo snodo interportuale di Parma, Lombardia, interessata dalla maggior parte del tracciato e Veneto, terminale nord e porta di accesso verso il Nord Europa; il tracciato e le opere connesse risulterebbero una fondamentale opportunità di sviluppo non solo per le province interessate ma per tutta la regione Lombardia; la realizzazione del secondo lotto è una previsione infrastrutturale contenuta sia nel vigente piano regionale della mobilità e trasporti (PRMT) della Regione Lombardia, che nella programmazione della Regione Emilia-Romagna (delibera di Giunta 26 ottobre 2015 n. 1617, recante "approvazione del quadro complessivo delle opere infrastrutturali prioritarie per la Regione nell'ambito del programma infrastrutture strategiche e coerenti con il PRIT 98-2010"); il completamento del Ti.Bre. è fondamentale per intercettare i flussi merci, commerciali e turistici che arrivano dal Nord Europa attraverso il Brennero e, pertanto, costituisce fonte e valore economico per una gran parte del territorio lombardo; considerato che: il progetto preliminare dell'autostrada regionale Cremona-Mantova è stato sviluppato nel 2002 dal promotore, Autostrade Centropadane SpA, poi approvato dalla Regione Lombardia con delibera di Giunta n. VII/15954 del 30 dicembre 2003; il progetto si suddivide in due parti che si innestano sul Ti.Bre: la Cremona (A21) -Tornata (Ti.Bre. ovest) e la Marcaria (Ti.Bre. est) -Mantova sud (A22); la parte centrale del tracciato della Cremona-Mantova, tratto Tornata-Marcaria (circa 9 chilometri), di connessione tra la tratta mantovana e cremonese dell'autostrada regionale è quindi di competenza della concessione nazionale per l'autostrada Tirreno-Brennero, come detto affidata a SALT SpA; presso la Regione Lombardia è pronto da tempo il progetto del tracciato autostradale Cremona-Mantova la cui possibilità di realizzazione risente però fortemente, anche ai fini della sua sostenibilità economica, della mancata realizzazione del tratto Tornata-Marcaria, dovuta al ritardo e all'incertezza statale nell'autorizzare il secondo lotto del tracciato; ciò vale anche per le citate opere connesse, in particolare la tangenziale di Goito e la gronda nord di Viadana-Casalmaggiore; la tangenziale di Goito, prevista come opere connessa nell'ambito del progetto autostradale Tirreno-Brennero, si sviluppa nei comuni di Goito e Volta Mantovana; le esigenze cui il progetto intendeva dare risposta erano l'allontanamento dai centri abitati di Goito e Cerlongo del traffico in transito lungo l'ex strada statale 236 "Goitese", la fluidificazione dei flussi e il miglioramento delle interconnessioni e del livello di sicurezza, oltre all'adeguamento della viabilità dell'area ai flussi indotti dalla realizzazione del tracciato autostradale Tirreno-Brennero; considerato inoltre che: il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la legge regionale n. 9 del 2020 (recante "interventi per la ripresa economica"), la quale, all'articolo 1, comma 10, ha istituito il fondo "interventi per la ripresa economica", con una dotazione di 3 miliardi di euro, atto a garantire il sostegno degli investimenti regionali quale misura per fronteggiare le conseguenze negative sull'economia del territorio lombardo derivanti dall'emergenza sanitaria da COVID-19; con la deliberazione n. 3531 del 5 agosto 2020 la Giunta della Regione Lombardia ha approvato il "programma strategico degli interventi per la ripresa economica", frutto di un ampio lavoro di consultazione partecipata con gli stakeholder e gli enti locali nei tavoli territoriali provinciali, che in alcuni casi potrà già attuarsi a breve termine nel biennio 2020-2021 proprio per dare nuovo impulso alla ripresa socio-economica della Lombardia; il programma finanzia opere destinati a Comuni, Province ed altri enti, per un valore complessivo di 5,5 miliardi di euro; con esso la Regione Lombardia ha stanziato oltre 270 milioni di euro per finanziare 30 opere pubbliche fortemente richieste dal territorio mantovano e non più procrastinabili, le principali sono: 130 milioni per la tangenziale di Goito, come anticipazione finanziaria rispetto agli impegni assunti dallo Stato nella concessione del Ti.Bre.; 109,8 milioni per l'autostrada regionale Cremona-Mantova; 7 milioni per la Po.Pe.; 7,5 milioni per la gronda nord Viadanese; 1,8 milioni per il porto di Valdaro; un milione di euro per la ciclovia Sole; rilevato che: il corridoio Tirreno-Brennero è un intervento strategico che permetterà di migliorare la qualità della vita dei cittadini ed assicurare alle province di Mantova e Cremona uno sviluppo infrastrutturale significativo ed adeguato; è complementare ad opere quali la tangenziale di Goito e l'autostrada Mantova-Cremona, già oggetto di finanziamenti regionali e tutte fortemente richieste dai territori interessati; il Governo non ha presentato alcun piano di investimenti e di sviluppo che abbia chiarito con quali tempistiche e finanziamenti si intenda sviluppare il corridoio Tirreno-Brennero, confermando la volontà di sostenere la realizzazione dell'opera, impegna il Governo a garantire il finanziamento necessario alla realizzazione del secondo lotto del corridoio plurimodale Tirreno-Brennero, opera strategica nell'ambito della programmazione nazionale. Interrogazioni Atto n. 3-01938 CORRADO ORTIS ANGRISANI TRENTACOSTE DE LUCIA CASTELLONE LANNUTTI VANIN Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: con una nota inviata il 17 maggio 2020 alla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio (SABAP) per l'area metropolitana di Napoli (prot. n. 6872 del 19 giugno 2020), la prima firmataria del presente atto, oltre a chiedere le ragioni della mancata apposizione di un vincolo archeologico sul tratto di strada romana indagato qualche anno fa dallo stesso ufficio in agro di Marigliano (Napoli), tra via Nuova del Bosco e via Sentino, ha segnalato una grave violazione del vincolo di tipo archeologico invece esistente, dal 2009, nelle particelle limitrofe interessate dalla presenza dei ruderi di una villa coeva e della relativa necropoli, e avanzato istanza di accesso agli atti; durante il lockdown decretato a causa della pandemia da coronavirus Sars-Cov-2, infatti, nella proprietà del signor Tommaso Terracciano, un muro di recinzione in cemento armato, dotato di una poderosa fondazione, ha circondato un'ampia superficie precedentemente incolta o, in passato, adibita a scopo agricolo (e oggi coperta da uno strato uniforme di ghiaia per stabilizzarla), forse allo scopo di realizzare uno spazio di sosta per autobus o altri automezzi; dalla replica della SABAP (prot. n. 8419 del 18 giugno 2020), firmata della dirigente del competente ufficio ministeriale periferico, dottoressa Teresa Cinquantaquattro, si apprende che, in data non precisata ma che si intuisce che possa essere il 26 maggio 2020 (dunque successiva alla citata nota del 17), il signor Terracciano avrebbe fatto istanza di autorizzazione in sanatoria dei lavori eseguiti senza titolo edilizio nell'area vincolata, presentando una dichiarazione SCIA in sanatoria al Comune di Marigliano, documento trasmesso poi dall'ente alla Soprintendenza perché si esprimesse al riguardo; in risposta all'istanza, il funzionario di zona responsabile del procedimento, il nolano dottor Mario Cesarano, con l'avallo del suo soprintendente, ha "subordinato il proprio parere di competenza (...) all'esecuzione di indagini archeologiche (...) lungo tutto il perimetro del muro di cinta, per la parte che insiste in area vincolata", allo scopo dichiarato di "appurare eventuali danneggiamenti procurati durante le fasi di lavorazione per la realizzazione del muro, rammentando che nel caso in cui si riscontrino danneggiamenti ad evidenze archeologiche quest'Ufficio procederà secondo quanto previsto dal decreto legislativo 42/2004"; considerato che, a parere degli interroganti: la risposta dell'ufficio territoriale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo sembra rivelare una sorprendente ignoranza della legge, che esclude la possibilità di sanare un abuso in area vincolata, poiché la sanatoria equivarrebbe ad una sua sdemanializzazione; in alternativa, e peggio, invece che a mera insipienza si dovrebbe pensare ad una precisa volontà di distorcere la normativa a vantaggio del privato; solo prima dell'apposizione del vincolo di tipo archeologico, infatti, sarebbe stato lecito agire come sopra riferito, perché in tal caso le indagini imposte alla proprietà avrebbero avuto finalità di ricerca, risultando prodromiche alla perimetrazione dell'area da assoggettare, eventualmente, a vincolo; a rilevanza archeologica già sancita e vincolo emanato da anni, la violazione degli obblighi notificati regolarmente al proprietario all'atto dell'emissione del provvedimento di tutela resta invece tale, cioè resta una violazione, anche qualora la costruzione del manufatto non abbia intercettato alcuna struttura o strato archeologico o reperto mobile di sorta; se così non fosse, qualora le indagini archeologiche in proprietà Terracciano non rilevassero danni e si sanasse l'abuso, un bene pubblico per cui vale l'inalienabilità assoluta ex art. 54 del codice dei beni culturali e del paesaggio e che è nella disponibilità di un privato diventerebbe, in via di fatto, proprietà dello stesso. Il signor Terracciano, in particolare, si approprierebbe dell'area demaniale interna alla "sua" recinzione; quanto poi alla vicina via Glareata, è pacifico che la porzione a suo tempo oggetto di scavo, ai sensi dell'art. 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004, è diventata automaticamente proprietà del demanio culturale (art. 822 del codice civile), in quanto bene immobile di interesse archeologico; considerato inoltre che: la prima firmataria del presente atto ha replicato con nota del 23 giugno 2020 (prot. SABAP n. 8844 del 25 giugno 2020), successivamente alla quale le è stato notificato dalla soprintendente l'assenso all'accesso agli atti (prot. n. 10583 del 23 luglio), ad oggi non ancora espletato, preceduto da un generico "nel contestare le violazioni di legge lamentate" e da vacue garanzie circa la persistente volontà di assicurare la "migliore tutela del bene culturale", ma tacendo della richiesta di annullamento della nota che ha subordinato il parere del funzionario responsabile del procedimento all'esecuzione delle indagini archeologiche lungo la recinzione abusiva; in seguito all'arresto del sindaco di Marigliano, avvocato Antonio Carpino, avvenuto in data 21 luglio 2020 con l'accusa di voto di scambio politico-mafioso, e alle sue conseguenti dimissioni è stata avviata la procedura di scioglimento del Consiglio comunale e nominato il commissario prefettizio per la provvisoria amministrazione dell'ente, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda chiarire i motivi per cui il tratto noto di via Glareata risulti ancora oggi non vincolato, non rilevando la giustificazione addotta dalla SABAP che sembra voler condizionare l'intervento di tutela diretta allo scioglimento delle incertezze circa l'orientamento e l'estensione totale delle emergenze, ovviamente ignota in attesa di ulteriori verifiche sul campo, nonché del dubbio che si tratti o meno dell'antica via "Popilia" o di un suo diverticolo o di un altro asse stradale; se non ritenga che il mancato ritiro in autotutela da parte della Soprintendenza per l'area metropolitana di Napoli della nota che impone arbitrariamente al signor Terracciano lo svolgimento di indagini archeologiche lungo la recinzione abusiva e non dispone, invece, la demolizione di concerto con il Comune significa piegare la ricerca archeologica a fini strumentali nell'ottica di una giustificazione ex post dell'illecito commesso della proprietà, facendosene complici, con le responsabilità anche penali che ne derivano e un rilevante danno d'immagine per il Ministero tutto; se non colga nel contegno del soprintendente per l'area metropolitana di Napoli e del funzionario responsabile di Marigliano una preoccupante conferma, stante anche la recente demolizione del settecentesco casale Orineti nel villaggio Zaccaria di Giugliano (Napoli), competenza della stessa SABAP, dell'esistenza di criticità nel funzionamento di un ufficio di tutela che, per la ricchezza culturale e la delicatezza dell'area di competenza (anche sul piano sociale e delle dinamiche criminali), dovrebbe invece contare su personale adeguato, per numero e per qualità, all'arduo compito che è chiamato a svolgere. Atto n. 3-01939 CORRADO ANGRISANI ORTIS VANIN DE LUCIA LANNUTTI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta agli interroganti che due dipinti ad olio, di dimensioni simili, realizzati a Roma verso la metà del Cinquecento da Daniele Ricciarelli (1509-1566), più noto come Daniele da Volterra o con il soprannome di Braghettone, già custoditi nella casa volterrana dell'autore, siano passati poi dagli ultimi suoi eredi, presso i quali l'"Elogio" di Benedetto Falconcini li documenta nel 1772, alla collezione dei conti Pannocchieschi d'Elci, a Siena, nel 1888: una tela raffigura "Elia nel deserto" (1543-1547) e una tavola la "Madonna col Bambino, san Giovannino e santa Barbara" (1548 circa); rimaste le sole opere di Daniele da Volterra in mano privata, dunque sottratte al godimento della comunità internazionale assicurato invece dalle collezioni pubbliche, sono state esposte entrambe dall'11 al 20 marzo 2016 alla fiera TEFAF di Maastricht e, dopo il trasferimento nella sede torinese della galleria antiquaria Benappi, sempre in coppia, dal 16 febbraio al 7 maggio 2017 hanno costituito il fulcro della mostra "Daniele da Volterra: i dipinti d'Elci", organizzata appositamente a Roma, alla galleria Corsini, e osannata dall'editoria di settore come esempio di proficua collaborazione pubblico-privato; "Elia nel deserto" è stato esposto a Forlì dal 10 febbraio al 17 giugno 2018, nella mostra "L'eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio", per poi figurare, a luglio 2018, alla 30ª biennale internazionale dell'antiquariato di Firenze (BIAF), dove il direttore delle gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, lo comprò direttamente, sembra per circa 800.000 euro, esercitando una facoltà accordata ai dirigenti degli istituti del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo dotati di autonomia speciale e trattando con i proprietari mediante la galleria Benappi; considerato che: a settembre 2019, durante l'esposizione della "Madonna col Bambino, san Giovannino e santa Barbara" alla 31ª edizione della BIAF, come sempre patrocinata dal Ministero, cominciò a circolare la notizia che anche il suddetto olio su tavola, tramite la galleria Benappi, fosse pervenuto agli Uffizi, informazione diffusa da "la Repubblica" il 22 settembre, ufficializzata da Schmidt il 28 settembre, e confermata dal museo stesso il 30 settembre, con annessa dichiarazione di esultanza del direttore, museo dove però la "Madonna" tarda ad "affiancare" il profeta, inserito invece nel percorso permanente subito dopo l'acquisto; la mancata esposizione fiorentina del secondo capolavoro "senese" di Daniele da Volterra ha anche fatto gioco alla causa dei 46 intellettuali firmatari di un appello per il trasferimento nella pinacoteca nazionale di Siena dei due dipinti d'Elci, tema sul quale ai primi di gennaio 2020 è intervenuto il sindaco della città del palio, complimentandosi con Schmidt per l'acquisto ma auspicando una riflessione sulla loro collocazione più opportuna, e tutto senza che da Firenze arrivasse alcuna risposta o precisazione; dichiarazioni meno trionfalistiche rilasciate da Schmidt a settembre 2019 correggevano il tiro, parlando di un mero avvio delle procedure di acquisizione, della durata prevista di 6-8 mesi, e rendevano esplicito il coinvolgimento del Ministero nello sforzo finanziario richiesto: "abbiamo tre delibere, una del Comitato scientifico e del CdA degli Uffizi, e una del Ministero, quindi ci sarà un finanziamento misto"; sembra che il contributo ministeriale debba corrispondere ad un quarto del totale e coprire la cifra mancante al fondo di 4 milioni di euro impegnato dalle gallerie nel biennio 2018-2019 per nuovi acquisti di opere, come si legge su "agenziaimpress" il 23 settembre 2019 e 9 gennaio 2020; considerato inoltre che: l'attesa ad oggi frustrata della "Madonna col Bambino, san Giovannino e santa Barbara" nelle sale degli Uffizi, il silenzio imbarazzato che la circonda e certe ambiguità circa lo status dei due olii sul piano vincolistico hanno suggerito alla prima firmataria del presente atto di interpellare, il 24 giugno 2020, il servizio IV esportazione della Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio del Ministero, appurando così che ufficialmente (nota prot. n. 2455 del 14 agosto 2020) "l'acquisizione non è mai avvenuta. Nonostante la stessa, infatti, sia più volte stata dichiarata dal direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt" e che "la trattativa con gli eredi Pannocchieschi d'Elci e con la Galleria Benappi non si è conclusa positivamente per indisponibilità della somma di due milioni di euro richiesta". La dirigente del servizio ha aggiunto di essere stata contattata già nell'estate 2019 per mettere a disposizione una parte della somma necessaria all'acquisto, sollecitazione caduta nel vuoto, allora, "per mancanza di fondi", mentre oggi sarebbe vietata dal nuovo regolamento di organizzazione del Ministero, che consente acquisti a trattativa privata solo alla Direzione generale dei musei; quanto al secondo quesito posto all'ufficio esportazione, cioè se una o entrambe le opere fossero state in passato notificate, i dati forniti hanno confermato le dichiarazioni (attribuite dai media ora alla professoressa Barbara Agosti, ora alla soprintendente archeologia belle arti e paesaggio Anna di Bene) che datano al 1979 la proposta di dichiarazione di interesse storico e artistico particolarmente importante da parte dell'allora Soprintendenza per i beni artistici e storici per le province di Siena e Grosseto, tesa a vietare l'esportazione dei due dipinti, proposta accolta e realizzata con due decreti ministeriali datati entrambi 8 novembre 1979; sarebbero mancati i presupposti per un provvedimento che li "ancorasse" alla sede della collezione Pannocchieschi d'Elci, si chiede di sapere: se non sia lecito temere che la totale discrezionalità lasciata ai direttori dei musei autonomi, nei loro acquisti, dalla sola Direzione generale oggi competente al riguardo possa diventare un problema nel momento in cui costoro stringano rapporti privilegiati con taluni operatori economici, che della preferenza loro accordata si giovano sia in quanto clienti pressoché esclusivi sia potendo far lievitare i prezzi praticati, stante la quasi certezza della copertura ministeriale; se sia corretto che la sinergia pubblico-privato avvantaggi il secondo assai più del primo, come nel caso dei dipinti d'Elci, offrendo al privato prestigiosi "palcoscenici" pubblici ove esporre opere poco conosciute, che così acquistano maggiore appetibilità sul mercato (benché precluse all'esportazione), per poi proporne la vendita al Ministero con un ovvio ricarico benché lo Stato abbia contribuito in modo significativo, con risorse proprie, ad incrementarne il valore. Atto n. 3-01940 CORRADO ANGRISANI ORTIS TRENTACOSTE DE LUCIA LANNUTTI VANIN MONTEVECCHI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta agli interroganti che il complesso monumentale di villa Silvestri Rivaldi, sito nel cuore di Roma, alle falde dell'Esquilino, e proprietà di un'istituzione pubblica di assistenza e beneficienza (IPAB) della Regione Lazio in carico a quella e all'Agenzia del demanio, sia oggetto di uno degli 11 interventi previsti nel piano strategico "grandi progetti dei beni culturali", che, reso pubblico il 9 agosto 2020, con una dotazione di 35 milioni di euro, prevede "di restaurarlo e restituirlo alla città, anche come futura sede della Scuola di alta formazione del MiBACT"; l'imponente compendio monumentale tuttora presente su quel che resta della Velia, articolato in un palazzo con pianta a C su 5 piani, un villino ad un piano, due cortili interni e un giardino di oltre 7.000 metri quadrati (molto ridimensionato dall'apertura, nel 1932, della cosiddetta via dell'Impero, oggi dei Fori imperiali, e attualmente in condizioni di assoluto degrado), si trova di fronte alla basilica di Massenzio, a breve distanza dal Colosseo; la villa caseggiato fu costruita a partire dagli anni 1542-1549 da Antonio da Sangallo il giovane, e affrescata dagli Zuccari, per iniziativa del camerario di papa Paolo III Eurialo Silvestri, acquirente di tutto il pendio che dalla Velia scendeva fino all'anfiteatro Flavio; nel 1660, dopo alterne vicissitudini, fu venduta al "conservatorio delle zitelle mendicanti", istituito grazie ad un lascito di monsignor Ascanio Rivaldi. Dopo l'unità d'Italia, il conservatorio sarebbe diventato il "pio istituto Rivaldi", per poi passare, dal 1975, alla IPAB Istituti di Santa Maria in Aquiro (ISMA) e conoscere, poco dopo, un'occupazione che si protrasse fino al decennio successivo, seguita da un lungo abbandono; l'istruttoria per la verifica dell'interesse culturale particolare del complesso si è conclusa positivamente, con la dichiarazione espressa del medesimo interesse ex art. 13 del decreto legislativo n. 42 del 2004, pertanto soggetto a tutela; considerato che: a giudizio degli interroganti l'idea di allocare a villa Silvestri Rivaldi la scuola di alta formazione del Ministero contraddice e vanifica l'importante progetto organico di riassetto dell'area centrale e monumentale dell'Urbe, da piazza Venezia al parco dell'Appia antica, che proprio lì prevedeva di allestire il grande museo dei Fori di Roma; l'ipotesi progettuale, avviata già negli anni '80 del XX secolo, finanziata nel 2007 (dopo la firma di un'apposita convenzione tra Comune di Roma, Regione Lazio e ISMA) con 11 milioni di euro appostati in bilancio dal sindaco Veltroni e la sottoscrizione, nel 2008, di specifiche "linee guida per la sistemazione dell'area monumentale centrale di Roma", fu inspiegabilmente definanziata nel 2011 dal successivo sindaco Alemanno; nel 2014 la commissione paritetica Comune-Ministero indicò espressamente il recupero e la destinazione museale del bene come parte organica del piano strategico, individuando la necessità di "stimolare la partecipazione attiva dei cittadini e dei visitatori, ascoltare le loro esigenze, i loro bisogni e le loro aspettative, cogliere il valore che essi stessi attribuiscono al loro patrimonio culturale, condividere le scelte, coinvolgere la cittadinanza, le associazioni, le fondazioni, i tour operator , in progetti di gestione, favorire esperienze di imprenditoria, e anche micro-imprenditoria, nei servizi e nelle attività economiche necessarie per rendere questi spazi vivi e vitali"; era stato l'allarme suscitato dai tentativi di vendita del complesso da parte della proprietà ad indurre il Ministero, anche sulla scia della battaglia condotta da Antonio Cederna, presidente di "Italia Nostra", ad ipotizzare una naturale e prioritaria funzione museale della villa, scelta tuttora valida e a favore della quale, nel 2017, si è espresso il 67 per cento dei cittadini consultati dall'Agenzia del demanio; di recente, la tendenza prevalente nel Ministero di insediare "cantieri scuola" di didattica e pratica del restauro all'interno del palazzo, avviata nel 2018 con il cantiere di una scuola di specializzazione dell'università "Sapienza", non ha messo in discussione la destinazione a museo; in data 1° luglio 2020, la Direzione generale educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero ha pubblicato un avviso esplorativo per individuare eventuali operatori interessati a supportare la fase esecutiva di "Ad templum Pacis. Progetto integrato di gestione, fruizione e valorizzazione di villa Silvestri-Rivaldi in via del Colosseo a Roma, attraverso l'avvio di cantieri-scuola replicabili in altri tre siti della Regione Lazio", finanziato con oltre 1,5 milioni di euro; a monte c'è l'accordo stipulato in data 1° febbraio 2018 tra ISMA, Ministero e Agenzia del demanio per il recupero, la rifunzionalizzazione e la valorizzazione del complesso monumentale di villa Silvestri Rivaldi, consegnata temporaneamente al Ministero (a titolo gratuito) con atto del successivo 30 maggio; valutato che, a giudizio degli interroganti: l'odierno orientamento ministeriale sul futuro di villa Silvestri Rivaldi appare estemporaneo e cursoreo, prescindendo da una strategia generale di salvaguardia della proprietà pubblica del bene finalizzata ad assicurarne la fruizione collettiva, la crescita culturale civica, la partecipazione alla cultura, obiettivi imprescindibili dato l'altissimo valore del complesso e la rilevanza internazionale del progetto del museo dei Fori; quest'ultimo è stato accantonato, senza una verifica delle programmazioni in atto, a favore dell'idea frettolosa di rendere il palazzo solo in parte visitabile e destinarlo alla narrazione di quanto lo circonda, giocata anche su strumenti multimediali, invece che alla ben più impegnativa ma assai più prestigiosa esposizione degli straordinari manufatti ivi recuperati; sarebbe possibile destinare palazzo Silvestri Rivaldi alla cittadinanza, non solo ai turisti, e farne un sito per la condivisione civica della storia di Roma, la crescita e la partecipazione, dove riunire le collezioni e le opere d'arte che provengono dall'area dei Fori, ricontestualizzandole, ed esporre anche le grandi lastre marmoree della " forma urbis " severiana proprio là dov'è riemersa negli scavi del primo Novecento. Un'operazione analoga, con i dovuti distinguo, a quella fatta dalla Grecia, ad Atene, con il museo dell'Acropoli, considerato il più bello del mondo. Ogni altra destinazione anche parziale, come la "scuola del patrimonio", non è invece logicamente, strategicamente e materialmente sostenibile né compatibile con la finalità del museo dei Fori, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non condivida il timore che una "restituzione alla città" che faccia di villa Silvestri Rivaldi la sede di un istituto, per quanto pubblico, possa sottrarla alle legittime aspirazioni dei cittadini, a cominciare dagli stessi abitanti di Roma, e alla piena fruizione in particolare da parte di studenti che, varcando la soglia di quelle stanze, si affaccerebbero liberamente su uno dei panorami più belli del mondo; se non voglia rispettare il progetto di riassetto dell'area centrale di Roma già delineato negli anni e dare corso alla futura destinazione della villa legando il suo nome all'avvio della più grande opera di valorizzazione che l'Italia abbia visto con la sistemazione del museo dei Fori. Atto n. 3-01941 DAL MAS Al Ministro della giustizia Premesso che: il procuratore della Repubblica di Gorizia, con nota del 15 luglio 2020, avente ad oggetto "Richiesta urgente di assegnazione di personale amministrativo alla Procura della Repubblica di Gorizia", ha segnalato ai competenti dirigenti ministeriali, nonché al procuratore generale di Trieste, quella che lui stesso definisce una "situazione di estrema difficoltà operativa" della Procura che dirige "per gravi scoperture d'organico che si registrano nei ruoli del personale amministrativo"; secondo quanto riportato nella missiva, presso la Procura di Gorizia sono vacanti 3 posti di direttore amministrativo (il 100 per cento della pianta organica), 4 posti di funzionario giudiziario (100 per cento della pianta organica), un posto di operatore giudiziario (16,7 per cento della pianta organica) e 2 posti di conducenti di automezzi (50 per cento della pianta organica); inoltre, per quanto attiene al ruolo di assistente giudiziario (4 posti in pianta organica), un dipendente formalmente assegnato alla Procura presta servizio presso il presidio CISIA di Trieste, un altro è assente per malattia da febbraio 2019 e un altro ancora fruisce dei benefici di cui alla legge n. 104 del 1992, e ha trasmesso istanza di assegnazione ad altro ufficio giudiziario per assistenza ad un congiunto disabile; anche un cancelliere e un operatore giudiziario fruiscono dei benefici della legge n. 104 del 1992, mentre un secondo operatore giudiziario presta servizio part time ; a dicembre 2020 sarà collocato in quiescenza un ausiliario che sarà seguito nei primi mesi del 2021 da un operatore giudiziario; su 28 unità in pianta organica, la Procura della Repubblica di Gorizia opera in assenza di 12 addetti che potrebbero diventare 15 nei prossimi mesi, portando ad una scopertura dei ruoli pari ad oltre il 50 per cento; secondo quanto affermato nella lettera, la "drammatica ed ormai insostenibile carenza di personale amministrativo genera inevitabilmente gravi ritardi e disfunzioni in tutti i servizi dell'Ufficio e, in particolare, nei tempi di definizione dei procedimenti penali frustando sia le legittime aspettative di giustizia delle vittime dei reati che l'osservanza del principio costituzionale della ragionevole durata del processo"; l'ufficio potrebbe presto trovarsi nell'impossibilità di assicurare l'erogazione dei servizi giudiziari e amministrativi; ad oggi alcuni servizi della Procura sono inoltre gestiti da dipendenti comandati dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, il cui distacco potrebbe terminare nei prossimi mesi; l'allarme lanciato dal procuratore di Gorizia dovrebbe essere raccolto dal Ministero della giustizia al fine di evitare il blocco delle attività nel territorio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se risulti che la situazione sia mutata, e in che modo, dopo il 15 luglio 2020; se sia possibile garantire alla Procura la disponibilità di un congruo numero di lavoratori e quando; quale sia il livello di copertura delle piante organiche delle sedi delle procure della Repubblica. Atto n. 3-01942 CIRINNA' Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: i programmi di recupero urbano, istituiti dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, prevedono linee guida di attuazione, emanate dal Ministero dei lavori pubblici, il cui obiettivo primario è la realizzazione di opere e servizi all'interno di ambiti di edilizia residenziale pubblica degradati; nella città di Roma sono stati individuati 11 ambiti territoriali oggetto di accordi di programma in attuazione delle linee guida; in data 20 settembre 2007 è stato pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Lazio (n. 26, supplemento 1) il testo dell'accordo di programma relativo al piano di recupero urbano "Laurentino", che prevede la realizzazione di servizi e spazi pubblici necessari per la riorganizzazione e riqualificazione funzionale ed urbanistica del quadrante Laurentino-Fonte-Ostiense, con la realizzazione di 39 opere pubbliche; in particolare, tra via Laurentina, via della Cecchignola e via di Tor Pagnotta è prevista una nuova centralità con una grande piazza civica, la nuova sede del IX municipio, uffici privati, negozi e spazi per attività ricreative e per il tempo libero, con l'obiettivo di restituire alla zona un maggiore "effetto città", connettendola, attraverso una passerella pedonale, ad un ambito nel quale appare inderogabile supplire alla carenza di spazi sociali ed aggregativi, oltre a servizi per migliorare la vivibilità del quartiere; in relazione all'intervento urbanistico, in data 22 settembre 2020 si è svolta una seduta pubblica della commissione di controllo, garanzia e trasparenza del Comune di Roma, con il seguente ordine del giorno: "profili di conoscibilità e trasparenza in merito al programma di recupero urbano Laurentino, con aggiornamento cronoprogramma opere private e pubbliche e stato di avanzamento"; durante la seduta, sono apparse evidenti gravi inadempienze da parte del soggetto attuatore, in merito alla corretta realizzazione delle opere pubbliche previste dalla convenzione urbanistica in essere del 23 dicembre 2008. Infatti, la struttura, secondo quanto confermato durante la seduta dalla direttrice del Dipartimento pianificazione ed attuazione urbanistica, dottoressa Cinzia Esposito, non appare essere nelle condizioni di essere collaudata e quindi avviata all'esercizio; inoltre, risulta che l'intero iter amministrativo, che trae origine da una procedura concorsuale finalizzata a migliorare la qualità della vita in un territorio con molte criticità, non appare chiaro e lineare e ad oggi non è definito e garantito il raggiungimento degli obiettivi iniziali, fissati dalla citata legge e confermati nei successivi atti amministrativi attuativi; considerato che appare necessario, allo scopo di tutelare il territorio, garantire la legalità delle procedure e la continuità amministrativa in uno dei processi di trasformazione urbana più importanti oggi a Roma, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per verificare la correttezza delle procedure attuative dell'intervento da parte di tutti i soggetti intervenuti, in relazione a quanto disposto dal decreto del Ministro dei lavori pubblici 1° dicembre 1994 e la rispondenza agli obiettivi di recupero e riqualificazione urbana sanciti dalla legge n. 493 del 1993; se intenda a tal fine interessare i competenti Dipartimenti ministeriali. Atto n. 3-01943 MANTOVANI MONTEVECCHI CROATTI LANZI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che a quanto risulta agli interroganti la Goldoni Trattori, azienda situata presso Migliarina di Carpi (Modena), rischia la chiusura. Essa occupa circa 220 dipendenti e produce macchine agricole, coinvolgendo un importante indotto di aziende medio-piccole del territorio legate alla filiera della meccanica agricola; considerato che: nel dicembre 2015 il Tribunale di Modena aveva ammesso la Goldoni SpA alla procedura di concordato preventivo in continuità. Era stato presentato un piano di risanamento, fondato sull'entrata nella compagine sociale della Goldoni SpA della holding industriale e di investimenti Lovol Arbos group SpA, posseduta al 100 per cento dalla multinazionale cinese Foton Lovol heavy industry Ltd, azienda a carattere pubblico, che avrebbe dovuto riportare sul mercato la storica azienda di trattori tramite un piano di investimenti triennale; nel febbraio 2020 la direzione aziendale ha depositato la richiesta per l'avvio della procedura concorsuale di concordato preventivo presso il Tribunale di Modena, il quale ha fissato la scadenza per la presentazione del piano al 16 luglio, poi prorogata al 14 settembre 2020; nel corso del tavolo di crisi convocato dal Ministero dello sviluppo economico il 18 settembre, con la presenza dei rappresentanti dell'azienda e dei lavoratori e i soggetti istituzionali e territoriali coinvolti nella vicenda, la Lovol ha comunicato la propria intenzione di non continuare ad investire nell'azienda e di aver esaurito tutte le risorse finanziarie da dedicare a tale sito produttivo. Per questi motivi, ha deciso di presentare un concordato liquidatorio, cercando un nuovo investitore che ancora non è stato trovato; come ha dichiarato il sottosegretario per lo sviluppo economico, Todde, la Regione Emilia-Romagna aveva già lavorato insieme alla Lovol per la preparazione di un concordato in continuità aziendale, prima che l'azienda comunicasse, a cose fatte, la presentazione di un concordato liquidatorio. Essa non ha al momento presentato nessuna soluzione concretamente percorribile per risolvere la crisi aziendale; rilevato che: a quanto risulta agli interroganti, i sindacati hanno denunciato il totale disinteresse da parte della proprietà cinese per una continuità produttiva dell'azienda, di cui avrebbe smantellato la rete di vendita provocando un continuo e netto calo di commesse che ha poi portato a una diminuzione della produzione e infine alla sua completa sospensione; allo stesso tempo, sempre secondo quanto ricostruito dai sindacati, la nuova proprietà avrebbe acquisito tutto il know how , traghettando in Cina ogni conoscenza ed esperienza sia dal punto di vista tecnico-progettuale che da quello delle lavorazioni produttive; tale situazione sta destando molta preoccupazione tra la popolazione locale, che rischia di perdere un'importante realtà storica e produttiva del territorio, e soprattutto tra i lavoratori della Goldoni Arbos, in quanto, con la precedente crisi del 2016, sono stati esauriti gli ammortizzatori sociali che allora consentirono il passaggio di proprietà e la salvaguardia dello stabilimento e dell'occupazione; i lavoratori vogliono conoscere la strategia dell'azienda e le future mosse della proprietà straniera che aveva promesso un rilancio del marchio e della produzione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adottare iniziative, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali del complesso industriale Goldoni Trattori, senza rischiare che i lavoratori restino privi di tutele, e di evitare la possibile delocalizzazione di un'impresa storica, nonché la perdita di un know how tecnico e professionale di alto livello. Atto n. 3-01944 GRANATO ANGRISANI CROATTI PAVANELLI PRESUTTO VANIN Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: i lavori relativi alla nuova ubicazione dell'archivio di Stato di Catanzaro, scelta come da intesa intercorsa tra amministrazione comunale e Ministero, iniziati diversi anni fa (con stanziamenti ad hoc per la ristrutturazione e gli arredi dei locali), non sono ancora terminati; l'obiettivo era quello di riunire il grande patrimonio archivistico dell'archivio del capoluogo calabrese, ora diviso tra la sede di Catanzaro e la sezione di Lamezia Terme (quest'ultima istituita nel 1954), in un unico luogo, con evidenti benefici logistici per il personale e per i fruitori esterni; attualmente, il patrimonio archivistico è diviso tra le due sedi. A Catanzaro vi sono: gli archivi prodotti dalle amministrazioni periferiche preunitarie, gli archivi prodotti dagli uffici statali postunitari della provincia di Catanzaro, gli archivi degli enti ecclesiastici e delle corporazioni religiose soppresse, i cui beni vennero confiscati dallo Stato, gli archivi notarili anteriori agli ultimi 100 anni e archivi privati e archivi di enti pubblici; a Lamezia Terme, invece, sono conservati atti risalenti a: periodo napoleonico (giudicati di pace 1809-1817), periodo della Restaurazione (giudicati circondariali 1817-1865) e periodo postunitario (preture, 1862-1970), tribunale di Nicastro (1896-1959), ufficio distrettuale delle imposte dirette (1871-1961); liste elettorali (1979-1990), fondo ANAS (elaborati tecnici n. 667); nel corso del 2017, secondo quanto appreso dagli interroganti, pare che i lavori siano stati interrotti a seguito di taluni rilievi inerenti alla stabilità delle strutture individuate, si chiede di sapere: quale sia lo stato di avanzamento dei lavori relativi alla nuova sede dell'archivio di Stato di Catanzaro, nonché le ragioni dei notevoli ritardi conseguiti; quali siano le tempistiche previste per la riunione dell'archivio di Stato di Catanzaro e della sezione di Lamezia Terme in un'unica struttura. Atto n. 3-01945 TARICCO FEDELI FERRAZZI ROJC PINOTTI GIACOBBE STEFANO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo economico Premesso che: la società Alstom, con circa 33.000 occupati in Europa e quasi 3.000 in Italia, rappresenta per numero ed importanza dei progetti realizzati oltre che per contenuto tecnologico, una delle principali realtà industriali italiane nel settore ferroviario ed è un'azienda riconosciuta come leader nel mercato italiano e mondiale, con solide radici nella storia industriale italiana. Produce treni da 160 anni, sistemi di trazione da 60 anni, sistemi di segnalamento da 90 anni e conta, ad oggi, 8 siti, 31 depositi su tutto il territorio nazionale e due centri particolarmente strategici: Savigliano per i treni "pendolino" ad alta velocità, basati sulla tecnologia tilting , e per i treni regionali, e Bologna per il segnalamento ferroviario e i sistemi di trazione; la Bombardier, con sede a Montréal (Canada), conta circa 68.000 dipendenti tra i 2 rami di Bombardier, aereospaziale e ferroviario. È un'azienda di trasporto globale, con 75 siti di produzione e engineering in 28 Paesi, e una rete mondiale di centri di assistenza. Detiene una posizione di leadership in due settori industriali in rapida evoluzione. Nel settore aerospaziale Bombardier vanta il portafoglio di aeromobili più completo, oltre a essere leader in quanto a velivoli business e regionali. Nel settore del trasporto ferroviario Bombardier transportation è il maggiore produttore mondiale di apparecchiature e sistemi con circa 40.650 dipendenti, ha sede a Berlino e opera in più di 60 Paesi; nel febbraio 2019, la multinazionale francese Alstom si è vista bloccare dalla Commissione europea il progetto di fusione con la divisione ferroviaria della tedesca Siemens, nato con l'obiettivo di contrastare lo strapotere cinese della CRRC (China railway rolling stock corporation), produttore di materiale rotabile quotato in borsa e creato nel giugno 2015 dalla fusione di CNR e CSR, due aziende a loro volta separatesi nel 2002; nel settembre 2020 la Alstom e la Bombardier hanno firmato un accordo definitivo per la vendita di attività di trasporto, vendita basata su un valore aziendale di 8,4 miliardi di dollari (7,15 miliardi di euro) che pare un passo significativo verso il raggiungimento a breve di un riposizionamento di Alstom nel settore e di Bombardier come pura società di " business jet "; nell'agosto 2020, a seguito di una revisione globale di tutti i centri di eccellenza finanziaria di Alstom, si propone di intraprendere una ristrutturazione organizzativa con l'implementazione di un nuovo international finance excellence centre a Bangalore, in India, per consentire una maggiore condivisione delle migliori pratiche, una maggiore flessibilità ed un approccio standardizzato a tutte le attività di contabilità globale di Alstom; le nozze tra Alstom e Bombardier daranno vita ad un nuovo gigante dell'industria ferroviaria. L'acquisizione del 100 per cento delle azioni di Bombardier transportation, infatti, porterà un beneficio ad Alstom di un portafoglio ordini di circa 75 miliardi di euro ed un fatturato di 15,5 miliardi di euro risorse, che consentiranno di iniziare a rimodellare la struttura del capitale e a gestire il bilancio attraverso il rimborso del debito, in modo da raggiungere il pieno potenziale dei dipendenti e del portafoglio di business jet leader del settore; la firma della Alstom segue il completamento delle necessarie consultazioni del comitato aziendale. Con le approvazioni normative ottenute da diverse giurisdizioni, inclusa la Commissione europea, la quale ha dichiarato le due multinazionali quali principali fornitori di treni all'avanguardia utilizzati ogni giorno da milioni di passeggeri in tutta l'Unione europea e leader mondiali nel trasporto ferroviario, la chiusura della transazione è prevista per il primo trimestre del 2021, soggetto al completamento delle restanti revisioni normative, al pieno rispetto di un pacchetto di impegni offerto da Alstom e ad altre consuete condizioni di chiusura, nonché all'approvazione degli azionisti di Alstom all'imminente assemblea straordinaria degli azionisti del 29 ottobre 2020; la Commissione europea ha concesso l'autorizzazione condizionata all'acquisizione per circa 6 miliardi di euro da parte di Alstom del ramo trasporti di Bombardier. Questa operazione, che segue il tentativo fallito di fusione tra Alstom e Siemens, porterà alla nascita del secondo costruttore ferroviario al mondo, dopo la cinese CRRC, e può contare circa 76.000 dipendenti con un fatturato annuo di 15,5 miliardi di euro; per i membri del forum europeo dell'Alstom, i rischi finanziari derivanti da tale operazione di fusione sarebbero enormi. Da un lato, la situazione finanziaria di Bombardier transportation sicuramente complessa, dall'altra parte la situazione finanziaria di Alstom non più fiorente come negli anni precedenti, e acuita dall'emergenza sanitaria e dalla conseguente crisi che ne è conseguita, potrebbero creare alla stessa Alstom anche una difficoltà a reperire i mezzi finanziari necessari a coprire le attuali esigenze operative, l'acquisizione e l'integrazione di Bombardier transportation e la risoluzione delle difficoltà di quest'ultima; diversi sono stati gli interventi, in ultimo l'atto di sindacato ispettivo 3-00594, presentati in Senato e mirati a richiamare il Governo sulla necessità di un attento monitoraggio dei progetti di integrazione europea nel settore, quali per esempio i precedenti percorsi di fusione, culminati poi con il diniego dell'autorizzazione da parte della Commissione europea tra Alstom e Siemens Mobility, oltre al tema del destino industriale degli impianti dell'Alstom SpA e dei suoi siti di eccellenza (Savigliano e Bologna), alla salvaguardia dell'occupazione e alla necessità di un serio confronto sui piani industriali che riguardano i siti italiani della stessa multinazionale francese; il CAE Bombardier ha espresso parere positivo con riserva al processo di acquisto del gruppo da parte di Alstom. "Secondo questi l'offerta di Alstom rappresenta, alla luce di valutazioni politiche e tecniche, la migliore soluzione al fine di garantire continuità occupazionale e produttiva", ma in merito alle azioni correttive previste per l'alta velocità, treni regionali e segnalamento ha espresso anche forte preoccupazione per il futuro del sito di Vado Ligure, richiedendo un confronto sulle conseguenze della vendita del progetto "Zefiro 1000", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza e stiano monitorando l'attuale operazione di fusione Alstom-Bombardier, che non mancherà di avere riflessi anche sull'intero nostro territorio nazionale, laddove entrambe le multinazionali vantano una lunga e consolidata presenza industriale, con clienti di primissimo livello, come Trenitalia (gruppo FS) e Italo; se non reputino necessarie azioni miranti ad un confronto con la società leader indiscusso nel settore ferroviario, la Alstom SpA, e di tutte le aziende con unità produttive sul nostro territorio, sulle strategie aziendali, i piani industriali e gli investimenti previsti per i siti italiani, e sulle prospettive del settore, anche valutando la possibilità di un coinvolgimento delle rappresentanze sindacali, anche per prevenire ed evitare che eventuali percorsi di integrazione possano portare ripercussioni occupazionali con possibili effetto domino sull'intero settore e sui territori interessati e valutare tutte le possibili azioni che ne possono invece rafforzare le prospettive di crescita e consolidamento. Atto n. 3-01946 GRANATO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: con decreto-legge 8 aprile 2020 n. 22, sono state stabilite (art. 2) misure urgenti per il regolare avvio dell'anno scolastico 2020/2021, con particolare riferimento a disposizioni relative alla costituzione delle graduatorie provinciali e di istituto per il conferimento di supplenze per docenti all'interno delle istituzioni scolastiche; le medesime procedure di istituzione delle graduatorie provinciali e di istituto, di cui all'articolo 4, commi 6 -bis e 6 -ter , della legge 3 maggio 1999, n. 124, e di conferimento delle relative supplenze per il personale docente ed educativo, sono disciplinate con ordinanza ministeriale del 10 luglio 2020, n. 60; il sistema telematico di presentazione delle domande di supplenza per i profili di docente ed educatore si è aperto alle ore 15.00 del 22 luglio 2020 e si è chiuso alle ore 23.59 del 6 agosto; il dipartimento per l'istruzione competente del Ministero ha fissato per gli uffici territoriali un cronoprogramma definito secondo le seguenti date: 8 agosto 2020 avvio smistamento pratiche; 10 agosto avvio valutazione domande; 28 agosto conclusione valutazione pratiche, 1° settembre pubblicazione graduatorie, entro il 14 settembre, nomine dalle graduatorie ad esaurimento e dalle graduatorie provinciali delle supplenze, dal 15 settembre nomine dalle graduatorie di istituto; l'articolo 8, comma 5, dell'ordinanza ministeriale sottolinea che gli uffici scolastici provinciali procedono alla valutazione dei titoli dichiarati per le graduatorie provinciali delle supplenze di competenza, anche attraverso la delega a scuole polo su specifiche classi di concorso, al fine di evitare difformità nelle valutazioni; con nota del 28 agosto 2020, a firma del dirigente Marco Bussetti, l'ufficio X dell'ambito territoriale di Milano ha individuato le scuole polo per la valutazione delle domande in data 28 agosto, ben oltre la data del 10 agosto fissata dal cronoprogramma; con successiva nota del 7 settembre 2020, sempre a firma del dirigente Bussetti, l'ufficio X stesso ha pubblicato le graduatorie in data 7 settembre, ben oltre la data del 1° settembre fissata dal cronoprogramma; con nota del 5 settembre, a firma del direttore generale per il personale scolastico, è stato indicato ai direttori regionali scolastici che l'attribuzione delle supplenze per l'anno scolastico 2020/2021 sarà disposta dalle graduatorie provinciali e di istituto costituite in attuazione dell'ordinanza ministeriale n. 60 del 2020. Le graduatorie di istituto vigenti per il triennio 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020, ad eccezione di quelle di prima fascia, sono caducate e inattingibili; con nota del 10 settembre, sempre a firma del dirigente dell'ufficio X, successivamente revocata, veniva indicato ai dirigenti delle istituzioni scolastiche di Milano e provincia di utilizzare, ai fini del conferimento di incarichi di supplenze, le graduatorie in essere, riferendosi a quelle utilizzate nel triennio precedente e dichiarate caducate e inattingibili; con avviso del 16 settembre, in seguito, il dirigente Marco Bussetti "comunica che, come previsto dalle indicazioni ministeriali, le operazioni per la stipula dei contratti a tempo determinato dei docenti delle scuole ed istituti del I e del II ciclo d'istruzione, utilmente inseriti nelle GAE e/o nelle GPS, inizieranno presumibilmente dal 23 settembre 2020 e termineranno indicativamente entro la fine di settembre 2020", pur prevedendo il cronoprogramma diffuso dal dipartimento dell'istruzione del Ministero, la data differente del 14 settembre 2020 per le nomine dalle graduatorie ad esaurimento e da quelle provinciali delle supplenze, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative intenda intraprendere, nel limite dei poteri attribuiti, per accertare la veridicità di tali fatti; se corrisponda al vero che l'ufficio X dell'ambito territoriale di Milano abbia ripetutamente inadempiuto alle scadenze previste relativamente ai procedimenti di valutazione e pubblicazione delle graduatorie provinciali di supplenza; se corrisponda al vero che l'ufficio X stesso abbia inadempiuto alla scadenza prevista relativamente al procedimento di attribuzione degli incarichi di supplenza; quali iniziative intenda intraprendere, accertato un tale eventuale comportamento da parte del dirigente Marco Bussetti, come esposto, considerati gli effetti negativi sul regolare e corretto avvio dell'anno scolastico 2020/2021 a livello regionale e nazionale. Atto n. 3-01947 NISINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: nei giorni scorsi gli organi di stampa hanno riportato la notizia secondo cui, ai sensi del decreto interministeriale del 7 agosto 2020, adottato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il compenso del presidente dell'INPS è stato incrementato da 62.000 a 150.000 euro lordi annui; il medesimo decreto interministeriale dispone altresì che il compenso del vicepresidente sia ora di 40.000 euro annui, che salgono a 60.000 in caso di deleghe; l'aumento stipendiale è retroattivo, in quanto efficace a decorrere dalla data di nomina del presidente, del vice presidente e dei consiglieri di amministrazione; l'insediamento dell'attuale consiglio di amministrazione, presieduto dal professor Pasquale Tridico, è avvenuto in data 15 aprile 2020, ma il presidente è stato nominato in precedenza, con decreto del Presidente della Repubblica 22 maggio 2019; la Direzione risorse umane dell'INPS, attraverso un comunicato stampa del 26 settembre 2020, ha riferito che al presidente Tridico non sono stati corrisposti arretrati a seguito dell'emanazione del decreto del 7 agosto 2020 e che gli uffici non prevedono di erogare alcun arretrato per il periodo che va da maggio 2019 al 15 aprile 2020, in quanto la decorrenza dei predetti compensi è fissata al 15 aprile 2020, data di insediamento del consiglio di amministrazione; nonostante le smentite, gli organi di stampa avrebbero accertato che l' iter per l'incremento stipendiale sarebbe iniziato durante il mandato del Governo Conte I e che sia il Presidente del Consiglio dei ministri, sia il Ministro del lavoro pro tempore , Luigi Di Maio, ne sarebbero stati messi a conoscenza; ai sensi dell'articolo 3, comma 11, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479, gli emolumenti del presidente e dei componenti del consiglio di amministrazione di INPS e INAIL sono infatti definiti, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con decreto del Ministro del lavoro di concerto con il Ministro dell'economia; la disposizione richiamata è stata peraltro introdotta dall'articolo 25, comma 1, lettera f) , del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, istitutivo del reddito di cittadinanza; come riferiscono gli organi di stampa, in una nota del 12 giugno 2019 dell'allora capo di gabinetto del Ministro del lavoro, Vito Cozzoli, indirizzata alla Direzione generale per le politiche previdenziali, figurerebbero le cifre da elargire al consiglio di amministrazione dell'INPS: 150.000 euro al presidente, 100.000 euro al vicepresidente e 23.000 euro ai tre consiglieri di amministrazione; la nota, secondo quanto riferiscono gli organi di stampa, sarebbe stata trasmessa per conoscenza al Presidente del Consiglio Conte, al Ministro dell'economia Tria e al ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta, per una valutazione definitiva di congruenza degli importi ai fini della predisposizione del decreto ministeriale, decreto che è stato successivamente adottato dai ministri Catalfo e Gualtieri il 7 agosto 2020, si chiede di sapere: se la nota del 12 giugno 2019 sia stata effettivamente trasmessa al Presidente del Consiglio dei ministri e, in caso affermativo, come sia possibile che lo stesso Presidente non ne fosse a conoscenza; come sia possibile che il Ministro del lavoro pro tempore , Luigi Di Maio, chieda oggi chiarimenti su una vicenda di competenza del suo Ministero, avviata quando egli ne era alla guida; se gli incrementi stipendiali siano stati definiti, nel rispetto della legge, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e se essi decorrano dalla data di nomina del presidente o dalla data di insediamento del consiglio di amministrazione; come si giustifichi un incremento stipendiale adottato in un momento di grave crisi e disposto in favore dei vertici di un istituto previdenziale, l'INPS, che tarda ad erogare la cassa integrazione a migliaia di italiani, nonostante il trattamento sia previsto dalla legge per contrastare gli effetti dell'emergenza COVID-19. Atto n. 3-01948 MALAN Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che: l'articolo 4 della legge 8 marzo 1989, n. 101, recante norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione delle comunità ebraiche italiane, al comma 1, "riconosce agli ebrei il diritto di osservare il riposo sabbatico che va da mezz'ora prima del tramonto del sole del venerdì ad un'ora dopo il tramonto del sabato" e al comma 3 stabilisce che nel "fissare il diario di prove di concorso le autorità competenti terranno conto dell'esigenza del rispetto del riposo sabbatico"; previsioni analoghe sul riposo sabbatico sono recate dall'articolo 17 della legge 22 novembre 1988, n. 516, recante norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno; come pubblicato anche dal Ministero dell'interno, nella Gazzetta Ufficiale n. 137 del 13 giugno 2019, sabato 10 e domenica 11 ottobre 2020 si celebrano Shemini Atzeret e Simchat Torà (festa della Torà), ottavo giorno della festa dei Succot, cui, in virtù dell'articolo 5 della legge n. 101 del 1989, si applicano le medesime norme dell'articolo 4; la RAI - Radio Televisione Italiana ha indetto un concorso da svolgersi sabato 10 ottobre presso la fiera di Roma; da fonti di stampa risulta che sia stata offerta la possibilità a chi si è dichiarato ebreo di sostenere la prova lunedì 12, mentre nulla risulta sia stato detto o fatto nei confronti di eventuali avventisti; il bando di concorso, in ogni caso, non richiede, né potrebbe richiedere, di dichiarare la propria appartenenza alla religione ebraica o alla chiesa avventista del 7° giorno e la possibilità per gli interessati di farsi avanti autonomamente, che non risulta che sia stata ufficializzata, imporrebbe di dare conto del proprio credo religioso, cosa contraria alla legge; lo svolgimento della prova in data e con quesiti diversi impedirebbe l'uniformità delle condizioni tra i concorrenti, si chiede di sapere come i Ministri in indirizzo intendano intervenire presso la RAI, di cui il Ministero dell'economia e delle finanze è azionista al 99,56 per cento, per evitare violazioni di leggi sulle confessioni religiose, la cui gestione è in capo al Ministero dell'interno. Atto n. 3-01949 MONTEVECCHI VANIN ANGRISANI CORRADO PAVANELLI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: da recenti notizie di stampa, tra cui l'articolo del "Corriere della Sera" del 23 settembre 2020 intitolato "Recanati, la lotta del FAI contro la discarica", si apprende che con provvedimento dell'assemblea territoriale d'ambito (ATA) della Provincia di Macerata sono state individuate, in riferimento al piano regionale di gestione dei rifiuti e alla delibera del Consiglio provinciale n. 8 del 3 agosto del 2017, le aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti; tra le aree idonee ad ospitare una discarica, sono stati individuati i territori della provincia di Macerata, i quali, tuttavia, sono paesaggi ad alta vocazione culturale, turistica e agricola, vincolati a livello ambientale e paesaggistico; in particolare, l'idoneità di un'area è stata individuata nei comuni di Recanati e Montefano, esattamente sotto il colle che ispirò Giacomo Leopardi e che rappresenta una fonte di bellezza, oltre ad essere nota meta turistica; considerato che: la disciplina normativa in tema di localizzazione degli impianti prevede all'articolo 195, comma 1, lettera p) , del decreto legislativo n. 152 del 2006 che tra le competenze statali vi è l'indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti. Si tratta quindi di un'indicazione in negativo, che comporta l'esclusione di una serie di aree da quelle potenziali sedi di impianti; a seguito della comunicazione COM (2015) 617 final della Commissione europea del 2 dicembre 2015 e, soprattutto, a seguito delle recenti quattro direttive 2018/849/UE, 2018/850/UE (specifica in materia di discariche), 2018/851/UE e 2018/852UE, è stata adottata la nuova strategia europea in tema ambientale della cosiddetta economia circolare, che considera gli oggetti e le sostanze residue del processo produttivo beni non da distruggere, bensì da riutilizzare in un nuovo processo, assegnando la qualifica di "rifiuto" a quei residui dell'attività di produzione che non siano altrimenti impiegabili per impossibilità tecnico-economica; il conferimento in discarica dei rifiuti costituisce, perciò, l'ultima opzione prevista per il trattamento dei rifiuti. Infatti, il ricorso a discarica non comporta alcuna valorizzazione del rifiuto e implica, secondo la stessa normativa (art. 1 del decreto legislativo n. 36 del 2003), potenziali rischi di contaminazione per l'ambiente, come si evince anche dal dato empirico che ha condotto la Corte di giustizia della UE, sez. III, sentenza 26 aprile 2007 (C-135/05), a sanzionare l'Italia per la sussistenza di oltre 200 discariche abusive, presenti in quasi tutte le regioni italiane; la tutela ambientale e paesaggistica, gravando su un bene complesso considerato dalla giurisprudenza costituzionale un valore primario e assoluto e rientrando nella competenza esclusiva dello Stato, costituisce un limite alla competenza regionale; considerato inoltre che: in tema di gestione dei rifiuti e impiego di nuove tecnologie, la Regione Marche è già destinataria di una sentenza della Corte costituzionale (n. 142, anno 2019) con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale degli artt. 1 e 2 della legge della Regione Marche 28 giugno 2018, n. 22 (Modifica alla legge regionale 12 ottobre 2009, n. 24, "Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati"); precedentemente, la Regione, con deliberazione amministrativa n. 128 del 14 aprile 2015, ha approvato il piano regionale di gestione dei rifiuti, pubblicato sul supplemento n. 4 del bollettino ufficiale del 30 aprile 2015, che contiene nella proposta pianificatoria anche l'appendice II "linee guida per la redazione dei piani d'ambito"; sin dal piano regionale, tra gli obiettivi da raggiungere rientrava quello riguardante la massimizzazione del recupero di materiale e la riduzione dello smaltimento in discarica; il lavoro di predisposizione del piano d'ambito si è concentrato sull'approfondimento di vari temi, fra i quali spicca la localizzazione dell'impianto di discarica a servizio del territorio in conseguenza dell'esaurimento della discarica di Cingoli previsto entro gli anni 2021-2022; i vari momenti di confronto avuti nel comitato di coordinamento (riunioni del 15 maggio e 12 settembre 2019 e del 14 gennaio 2020) e nelle assemblee del 24 settembre 2019, del 22 maggio e del 19 giugno 2020 hanno consentito di trattare talune problematiche relative soprattutto ai criteri di localizzazione del nuovo impianto con la considerazione degli innumerevoli vincoli cui esso dovrà sottostare, quali quelli relativi alla tutela dell'ambiente e della qualità del suolo e delle acque; valutato che: agli interroganti risulta che il Comune di Recanati ha deliberato la sua contrarietà alla realizzazione del progetto di discarica e con il supporto di un tavolo tecnico auspica l'elaborazione di vincoli specifici; contro la realizzazione della discarica è nato anche un comitato locale che ha lanciato una petizione on line con lo scopo di dare un'alternativa valida alla discarica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non intenda verificare, con il coinvolgimento degli organismi interessati, la conformità delle scelte adottate alle disposizioni in materia di tutela ambientale di cui decreto legislativo n. 152 del 2006. Atto n. 3-01950 MONTEVECCHI VANIN ANGRISANI CORRADO PAVANELLI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: da recenti notizie di stampa, tra cui l'articolo del "Corriere della Sera" del 23 settembre 2020 intitolato "Recanati, la lotta del fai contro la discarica", si apprende che, con delibera n. 9/2020 dell'assemblea territoriale d'ambito ATO 3 della Provincia di Macerata, venivano individuate, a seguito dell'adozione del piano regionale di gestione dei rifiuti della delibera del Consiglio provinciale n. 8 del 3 agosto 2017, le aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti; tra le aree idonee ad ospitare una discarica, sono stati individuati i territori della provincia di Macerata, i quali, tuttavia, sono paesaggi ad alta vocazione culturale, turistica e agricola, vincolati a livello ambientale e paesaggistico; in particolare, l'idoneità di un'area è stata individuata nei comuni di Recanati e Montefano, esattamente in una zona sotto il colle che ispirò Giacomo Leopardi e che rappresenta una fonte di bellezza, oltre ad essere nota meta turistica; considerato che: la disciplina normativa in tema di localizzazione degli impianti prevede all'articolo 195, comma 1, lettera p) , del decreto legislativo n. 152 del 2006, che tra le competenze statali vi è l'indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti. Si tratta quindi di un'indicazione in negativo, che comporta l'esclusione di una serie di aree da quelle potenziali sedi di impianti; a seguito della comunicazione COM (2015) 617 della Commissione europea del 2 dicembre 2015 e, soprattutto, a seguito delle quattro direttive 2018/849/UE, 2018/850/UE (specifica in materia di discariche), 2018/851/UE e 2018/852UE, è stata adottata la nuova strategia europea in tema ambientale della cosiddetta economia circolare, che considera gli oggetti e le sostanze residue del processo produttivo beni non da distruggere, bensì da riutilizzare in un nuovo processo, assegnando la qualifica di "rifiuto" a quei residui dell'attività di produzione che non siano altrimenti impiegabili per impossibilità tecnico-economica; il conferimento in discarica dei rifiuti costituisce, perciò, l'ultima opzione prevista per il trattamento dei rifiuti. Infatti, il ricorso a discarica non comporta alcuna valorizzazione del rifiuto e implica, secondo la stessa normativa (art. 1 del decreto legislativo n. 36 del 2003) potenziali rischi di contaminazione per l'ambiente, come si evince anche dal dato empirico, che ha condotto la Corte di giustizia della UE, sez. III, sentenza 26 aprile 2007 (C-135/05), a sanzionare l'Italia per la sussistenza di oltre 200 discariche abusive, presenti in quasi tutte le regioni italiane; la realizzazione di discariche nel territorio non solo comporta la necessità di realizzare progetti assistiti da una serie di misure di cautela, volte a scongiurare pericoli di inquinamento, ma richiede anche un'attenta attività di pianificazione del territorio e di programmazione degli interventi, in modo tale da ubicare le discariche da realizzare, come ultima opzione del sistema del trattamento dei rifiuti, in sicurezza e in luoghi confacenti; la tutela ambientale e paesaggistica, gravando su un bene complesso considerato dalla giurisprudenza costituzionale un valore primario e assoluto e rientrando nella competenza esclusiva dello Stato, costituisce un limite alla competenza regionale; considerato inoltre che: in tema di gestione dei rifiuti e impiego di nuove tecnologie, la Regione Marche è già destinataria di una sentenza della Corte costituzionale (n. 142, anno 2019) con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale degli artt. 1 e 2 della legge della Regione Marche 28 giugno 2018, n. 22 (Modifica alla legge regionale n. 24 del 2009, "Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati"); precedentemente, la Regione, con deliberazione amministrativa n. 128 del 14 aprile 2015, ha approvato il piano regionale di gestione dei rifiuti, pubblicato sul supplemento n. 4 del bollettino ufficiale del 30 aprile 2015, che contiene nella proposta pianificatoria anche l'appendice II "linee guida per la redazione dei piani d'ambito"; sin dal piano regionale, tra gli obiettivi da raggiungere rientrava quello riguardante la massimizzazione del recupero di materiale e la riduzione dello smaltimento in discarica; il lavoro di predisposizione del piano d'ambito si è concentrato sull'approfondimento di vari temi, fra i quali spicca la localizzazione dell'impianto di discarica a servizio del territorio in conseguenza dell'esaurimento della discarica di Cingoli previsto entro gli anni 2021-2022; i vari momenti di confronto avuti nel comitato di coordinamento (riunioni del 15 maggio e 12 settembre 2019 e del 14 gennaio 2020) e nelle assemblee del 24 settembre 2019, del 22 maggio e 19 giugno 2020 hanno consentito di trattare talune problematiche relative soprattutto ai criteri di localizzazione del nuovo impianto con la considerazione degli innumerevoli vincoli cui esso dovrà sottostare, quali quelli relativi alla tutela dei beni culturali e paesaggistici; valutato che agli interroganti risulta che il Comune di Recanati ha deliberato la sua contrarietà alla realizzazione del progetto di discarica e con il supporto di un tavolo tecnico auspica l'elaborazione di vincoli specifici e che contro la realizzazione della discarica è nato un comitato locale che ha lanciato una petizione on line con lo scopo di dare un'alternativa valida alla discarica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non intenda verificare, per quanto di sua competenza e con il coinvolgimento degli enti periferici interessati, la conformità delle scelte adottate alle disposizioni in materia di tutela ambientale di cui decreto legislativo n. 152 del 2006 e di tutela paesaggistica di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004. Atto n. 3-01951 DE BERTOLDI GARNERO SANTANCHE' LA PIETRA TOTARO URSO CIRIANI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: secondo quanto risulta da numerosi articoli di stampa, pubblicati su internet nel dicembre 2019, il Consiglio superiore della magistratura affidò alla Banca popolare di Bari (salvata dal fallimento proprio nel dicembre dello stesso anno) il proprio servizio di tesoreria, nel corso del mese di agosto 2015, attraverso una delibera che prevedeva la gestione per 5 anni di un patrimonio pari a circa 100 milioni di euro; al riguardo, il CSM (organo di rilevanza costituzionale, dotato di ampia autonomia), rileva l'articolo del quotidiano "Il Riformista" (pubblicato anch'esso nel dicembre dell'anno scorso), non è mai stato assoggettato alla tesoreria unica e si è sempre avvalso per tale necessità, di un istituto di credito privato; tale "anomalia" fu evidenziata anche dal collegio dei revisori dei conti, che rilevò come l'affidamento della gestione di tesoreria sia sempre avvenuto mediante una gara pubblica, in osservanza delle disposizioni previste dalla vigente normativa, come accadde tuttavia proprio nell'estate 2015, in cui venne fissato come termine ultimo per presentare le domande il 16 agosto, alle ore 14, tra l'altro di domenica; agli istituti di credito che volevano concorrere per il prestigioso incarico, prosegue l'articolo, erano stati concessi solo 8 giorni di tempo: l'avviso del bando di gara, firmato dal segretario generale (un magistrato peraltro fuori ruolo), fu infatti pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale del 7 agosto 2015 (un annuncio, "semi nascosto", fra le oltre 250 pagine che componevano il numero 92 della Gazzetta Ufficiale di quell'anno); "Il Riformista" evidenzia ancora che, per attrarre la massima attenzione del CSM, l'istituto di credito barese mise sul piatto della bilancia un pacchetto di condizioni estremamente vantaggiose per i componenti del Consiglio, stabilendo la possibilità di stipulare contratti di mutui a tassi estremamente bassi, di aprire conti correnti con spese di gestione irrisorie e di ottenere finanziamenti personali a tassi d'interesse irrilevanti; l'unico requisito richiesto dall'organo, per aggiudicarsi la "ricca posta", consisteva pertanto nella presentazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa, senza considerare (come invece avrebbe dovuto valutare) gli indispensabili requisiti legati al punteggio della solidità finanziaria della banca (imposti rigidamente dai regolamenti dalla Banca centrale europea sugli stress test ); la vicenda, a parere degli interroganti, desta sconcerto e preoccupazione, in relazione alle modalità con le quali l'organo di rilievo costituzionale ha predisposto il bando di gara per la gestione della tesoreria unica, in quanto non essendo assoggettato per legge (poiché in regime di "autonomia finanziaria") si è avvalso ciononostante di un istituto di credito privato, in gravissima situazione economico-patrimoniale (e soprattutto in evidenti condizioni critiche, dettate dalle carenze nell'organizzazione e nei controlli interni sul credito, come la Banca d'Italia in più occasioni ha evidenziato nel passato) con assoluta mancanza di verifiche da parte dello stesso CSM in merito alla qualità dei dati di riferimento ( benchmark ), connessi alla solidità dell'istituto bancario pugliese; al riguardo, gli interroganti evidenziano altresì stupore e perplessità in merito alla partecipazione nella lista degli sponsor , per un evento organizzato a Pescara nel 2017, da parte dell'Associazione nazionale magistrati e riconducibile alla sua corrente di sinistra da parte della stessa Banca popolare di Bari, i cui vertici erano da anni soggetti ad un'inchiesta della Procura di Bari, con gravi ipotesi di reato; una sponsorizzazione impropria e improvvida, a giudizio degli interroganti, a cui magistrati di quell'area avrebbero dovuto evidentemente rinunciare, in considerazione della gravità che l'inchiesta stava assumendo, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto; se fossero altresì a conoscenza della vicenda e se abbiano ulteriori elementi ad integrazione di quanto riportato; se siano a conoscenza di eventuali altri contratti pubblici, stipulati da parte di organi giudiziari nazionali, con la Banca popolare di Bari; in caso affermativo, se non ritengano opportuno rendere pubbliche tali informazioni; quali siano i motivi per i quali gli organi di controllo non siano intervenuti nella vicenda, anche in via cautelativa, in considerazione della circostanza che l'istituto di credito barese era da anni sotto inchiesta, sia da parte della magistratura a causa di gravi ipotesi di reato che della stessa Banca d'Italia; se, infine, non ritengano che la decisione da parte dell'Associazione nazionale magistrati di organizzare un convegno sponsorizzato da parte dell'istituto di credito barese sia da considerarsi inopportuna e censurabile, considerato come il medesimo istituto sia da anni sotto inchiesta. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04121 CAMPAGNA ROMANO LANNUTTI DONNO NOCERINO TRENTACOSTE BOTTO MONTEVECCHI ANGRISANI Ai Ministri della giustizia e della salute Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nelle ultime ore a Palermo è esploso un focolaio di coronavirus nel carcere "Pagliarelli", uno dei più grandi della Sicilia, dove sono risultati contagiati 23 agenti di Polizia penitenziaria, che lavorano nel nucleo traduzioni del penitenziario; sempre a Palermo sono risultati positivi al virus anche una guardia penitenziaria in servizio al carcere dell'Ucciardone, dopo essere entrata in contatto con uno dei colleghi risultati positivi al Pagliarelli, e un avvocato che esercita presso il Tribunale del capoluogo regionale; considerato che: nelle carceri di Pagliarelli e dell'Ucciardone l'epidemia potrebbe non essere circoscritta ai casi citati, poiché, da quanto risulta agli interroganti, sono attesi gli esiti dei tamponi eseguiti su un centinaio di colleghi; anche presso il Tribunale di Palermo, dove il professionista contagiato aveva verosimilmente esercitato, frequentando le aule d'udienza, le cancellerie e i vari uffici, per almeno due settimane, ossia dalla ripresa delle attività giudiziarie, si potrebbero individuare altri contagi; la situazione potrebbe aggravarsi compromettendo il diritto alla salute di chi quotidianamente lavora nelle carceri e negli uffici giudiziari e di tutti i cittadini, garantito dall'articolo 32 della Costituzione, nonché dai principi generali dell'ordinamento penitenziario, come disposto dalla legge n. 354 del 1975 e dalle relative disposizioni attuative, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dell'allarmante situazione e se intendano intraprendere iniziative, ciascuno per le proprie competenze, per garantire il diritto alla salute del personale e dell'intera popolazione carceraria, oltre che dei lavoratori e dell'utenza degli uffici giudiziari palermitani. Atto n. 4-04122 DE POLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: il Governo ha presentato il testo di un disegno di legge quadro sul federalismo differenziato, con l'intento di stabilire i principi generali secondo cui dovrà essere attuata l'autonomia; il testo del provvedimento ha avuto il parere favorevole di tutti i presidenti di regione in conferenza Stato-Regioni; in una recente intervista il Ministro per gli affari regionali ha dichiarato che la legge sarà presentata in Parlamento entro il mese di ottobre 2020, si chiede di sapere se il Governo non reputi assolutamente opportuno ed urgente dare una risposta alla legittima richiesta di autonomia espressa da 2,3 milioni di veneti, sottoponendo nel più breve tempo possibile il provvedimento all'esame del Parlamento. Atto n. 4-04123 AIMI BARBONI BERNINI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la legislazione tributaria nazionale, alla stregua della maggior parte degli altri ordinamenti fiscali, sottopone a tassazione, ai fini dell'imposizione personale, per i soggetti residenti, tutti i redditi posseduti, in Italia ed all'estero, in virtù del noto principio della tassazione dell'utile mondiale o " world wide taxation " e, per i soggetti non residenti, i soli elementi reddituali prodotti nel territorio dello Stato, in base al "principio di territorialità"; le convenzioni per evitare le doppie imposizioni sono trattati internazionali con i quali i Paesi contraenti regolano l'esercizio della propria potestà impositiva, al fine di eliminare le stesse sui redditi o sul patrimonio dei rispettivi residenti; oltre ad evitare le doppie imposizioni, le convenzioni hanno anche lo scopo di prevenire l'evasione e l'elusione fiscale; a questo fine prevedono alcune disposizioni sulla cooperazione amministrativa; tali trattati si ispirano, principalmente, al modello di convenzione elaborato in sede OCSE; in particolare, l'articolo 17 della suddetta convenzione disciplina i redditi derivanti dall'attività personale, prestata nell'ambito di un rapporto di lavoro dipendente od indipendente, percepiti dai professionisti dello spettacolo, musicisti e sportivi; in considerazione delle particolari caratteristiche dell'attività svolta, gli artisti e gli sportivi non residenti nel territorio italiano rimangono nello Stato per un periodo di tempo molto ridotto, strettamente necessario all'esecuzione della prestazione programmata (come ad esempio la gara di "Formula 1") e non dispongono generalmente di alcuna base fissa in Stati diversi da quello di residenza; nonostante la ridotta permanenza nello Stato, gli artisti e gli sportivi possono conseguire redditi di ammontare rilevante, giustificando così la presenza nella convenzione; la possibilità che si producano situazioni di doppia imposizione internazionale ha indotto i diversi ordinamenti ad individuare, nel tempo, misure idonee a scongiurare questo pericolo; il decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi, all'articolo 25, comma 2, stabilisce che: "se i compensi e le altre somme di cui al comma precedente sono corrisposti a soggetti non residenti, deve essere operata una ritenuta a titolo d'imposta nella misura del 30 per cento, anche per le prestazioni effettuate nell'esercizio di imprese. Ne sono esclusi i compensi per prestazioni di lavoro autonomo effettuate all'estero e quelli corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti"; il decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili, ha modificato all'articolo 39, comma 1, lettera h) , il decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, in materia di imposta sui redditi e valore aggiunto, stabilendo che: " È punito con la reclusione da due a cinque anni chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte, quando l'imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad euro cinquantamila"; tuttavia, al netto di tale norma, nel nostro Paese, l'attività di riscossione sulle prestazioni degli artisti e sportivi risulterebbe molto deludente, generando negli anni un mancato incasso per l'erario italiano molto rilevante, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto; quali siano i risultati dell'attività di riscossione nell'ultimo quinquennio relativi alle prestazioni effettuate dagli sportivi residenti all'estero che hanno svolto la propria attività nel nostro Paese; se non ritenga necessario adoperarsi per prevedere un più efficiente modello di recupero delle imposte non incassate dallo Stato. Atto n. 4-04124 QUAGLIARIELLO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il numero delle adozioni internazionali registra un crollo sempre più vertiginoso con una riduzione progressiva e inesorabile giunta al 75 per cento rispetto alle adozioni concluse nell'ultimo decennio (stando agli ultimi dati disponibili nel 2019 la riduzione è del 14,3 per cento rispetto al 2018, con 969 procedure concluse e 1.205 minori adottati); il momento così complesso per la pandemia da COVID-19 ha causato prima uno stallo e, successivamente, forti rallentamenti nello svolgimento delle attività di accompagnamento delle coppie italiane per l'adozione di minorenni all'estero, sia per la parte dei servizi in Italia che per la fase all'estero; la Commissione per le adozioni internazionali (CAI) non si riunisce dalla fine del mese di febbraio 2020; la stessa CAI non ha un direttore generale in funzione dal 1° settembre e, sebbene si auspichi che entri presto in carica il nuovo vice presidente, Vincenzo Starita, recentemente annunciato dal Ministro per le pari opportunità e la famiglia Bonetti, è evidente la complessità del funzionamento interno dell'autorità centrale che di fatto blocca gli enti nel loro servizio ai bambini e alle famiglie, rischiando di rendere irreversibile il dissesto del settore; il settore delle adozioni internazionali aveva già vissuto nel recente passato diversi anni di difficoltà (in particolare 2013-2017) in conseguenza di malfunzionamenti e di una gestione non trasparente della Commissione per le adozioni internazionali che avevano portato un dissesto di tutto il settore, al punto che sulla vicenda numerosi colleghi di entrambi i rami del Parlamento, attraverso atti di interpellanza e interrogazione, avevano sollevato dubbi e posto varie domande rimaste fino ad oggi sostanzialmente prive di risposte, non essendo state approfonditi né ufficializzati, né le cause, né i rimedi ed eventuali provvedimenti adottati, il che si è tradotto nel collocamento di infanzia e famiglie, per lungo tempo, in una posizione di evidente non priorità da parte del Governo; basta consultare gli archivi informatici del Parlamento per constatare che sono almeno una ventina le proposte di legge presentate dai vari colleghi del Parlamento nelle ultime legislature allo scopo di riformare le procedure di adozione internazionale per renderle più snelle e migliorare il funzionamento del sistema, anche in seguito a specifiche indagini conoscitive nella materia, ma che tutti i disegni di legge sono purtroppo rimasti in attesa di esame; al settore delle adozioni internazionali non è stata sinora dunque riservata adeguata attenzione, se si considera che, in applicazione degli articoli 31 e 117 della Costituzione, con l'insieme dei principi internazionali applicabili sulla centralità dei minorenni e dei loro diritti, e in particolare dell'articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dovrebbe al contrario trattarsi di un settore prioritario; in ogni caso tale settore deve essere necessariamente collocato in una posizione di maggiore interesse, se non altro alla luce della centralità dei diritti fondamentali della persona e della questione demografica italiana, si chiede di sapere: quali azioni urgenti si intenda intraprendere affinché la CAI torni ad essere immediatamente funzionante, a beneficio di tutti i bambini che aspettano di essere figli e di coppie che li attendono e quali iniziative, anche normative, si intenda intraprendere per il prossimo futuro per porre l'interesse dei minorenni e il supporto all'adozione internazionale in una posizione prioritaria, e quindi nuova rispetto al recente passato, rendendo possibile un supporto efficiente e strutturale ai diritti dei bambini e alle loro famiglie; se si intenda proseguire speditamente sul percorso intrapreso dalla Commissione nel corso del mese di maggio al fine di definire, con le autorità centrali dei Paesi di origine, nuove procedure per le adozioni internazionali, anche in "modalità da remoto", provando a tracciare nuove procedure adottive, con i Paesi che hanno mostrato di essere propositivi e ricettivi nel lavoro on line . Atto n. 4-04125 TARICCO CIRINNA' FEDELI D'ARIENZO ASTORRE BOLDRINI ROJC PITTELLA VALENTE IORI FERRAZZI D'ALFONSO GIACOBBE VERDUCCI STEFANO Al Ministro della salute Premesso che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020, dispone, all'art. 1, comma 6, lettera bb) , che: "Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sull'intero territorio nazionale si applicano le seguenti misure: l'accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione"; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 settembre 2020 sul tema ha prorogato la disposizione fino al 7 ottobre senza apportarvi modificazioni; considerato che: nonostante il decreto abbia reso possibile in alcune situazioni, pur con tutte le norme di sicurezza del caso inclusi pannelli di plexiglass e divieto di contatto fisico, riaprire in alcune realtà e casi alle visite dei parenti, risulta evidente l'insufficienza di tali modalità per gli ospiti delle RSA ed i loro parenti, soprattutto tenendo conto che le forti limitazioni alle visite perdurano ormai da moltissimi mesi; soprattutto per le situazioni più compromesse e di maggiore fragilità anche emotiva vedere i propri parenti dietro il plexiglass o attraverso il tablet risulta chiaramente straziante per gli ospiti delle residenze, che patiscono lo stesso parlare a distanza perché in molti casi l'udito risulta compromesso e il fatto di non poter scambiare una carezza o un abbraccio con i propri cari, con ovvie conseguenze anche sulla salute complessiva degli stessi ospiti; preso atto che: nonostante il decorso non ancora tranquillizzante dell'emergenza da COVID-19 si è in questi mesi trovato un punto di equilibrio tra necessità di sicurezza e di tutela della salute e quella di una vita che recuperi gradualmente i canoni di una qualche normalità: così è avvenuto sul posto di lavoro, nei locali bar e di ristorazione, nelle spiagge e ora anche nelle scuole, per le quali giustamente si è recuperato un quadro, se non di normalità, almeno di vivibilità e un livello di attività accettabili; per quanto concerne le RSA la situazione è ancora quanto mai bloccata e purtroppo molto differenziata tra regione e regione: in Piemonte, ad esempio, sono possibili solo visite su appuntamento in sale dedicate, e solo previo tampone nei giorni precedenti con esito negativo; in Veneto è stata di fatto lasciata autonomia alle singole strutture, pur avendo previsto linee guida che prevedono tamponi, misurazione della temperatura corporea, scaglionamenti all'entrata, spazi dedicati e anche distanziamento con plexiglass . Sostanzialmente ogni Regione ha individuato un suo percorso, ma la situazione è ben lontana da una parvenza di normalità; rilevato che: il personale di cura ed i responsabili delle residenze stanno svolgendo ogni giorno un lavoro eccezionale, anche appesantito dal venir meno dell'importantissimo ruolo di supporto che svolgevano i volontari che operavano nelle strutture, e del sostegno degli stessi parenti che in occasione delle visite collaboravano alla vita delle persone ospiti, e stanno nonostante tutto garantendo anche nella quotidianità la cura di un minimo di relazioni interpersonali e di conforto; nonostante tutto questo impegno profuso la situazione in tantissime strutture, soprattutto per le situazioni più fragili, è ormai allo stremo e lo stesso modello delle RSA rende purtroppo, come tutti i modelli sotto stress , sempre più evidenti le debolezze della stessa risposta residenziale accorpata; inoltre, dalle stesse famiglie e dagli ospiti ed anche dalle strutture arriva sempre più forte la richiesta di linee guida chiare ed univoche per garantire una graduale riapertura in sicurezza, ma che permetta nei fatti un graduale ritorno a possibilità di "cura" anche delle componenti emotiva e relazionale degli ospiti, ormai da troppo tempo di fatto in isolamento, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza nelle singole regioni e nelle RSA di quali siano le situazioni che ad oggi stanno gradualmente andando verso la normalità ed in quante di fatto sia invece ancora bloccata; se non intenda sollecitamente predisporre, in accordo con Regioni e Province autonome, linee guida univoche per definire puntualmente modalità e mezzi per riaprire gli spazi di incontro, contatto umano e socializzazione tra ospiti delle strutture sanitarie assistenziali e loro cari, anche per garantire al meglio il loro benessere generale, nella consapevolezza della necessità di salvaguardare le misure di prevenzione, ma anche nella consapevolezza che la responsabilità non può essere lasciata sulle spalle dei soli direttori sanitari delle strutture. Atto n. 4-04126 LONARDO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la strada statale 372 "Telesina" rappresenta per la città di Benevento, e per tutto il Sannio, ma anche per regioni come la Puglia e la Basilicata, il principale collegamento stradale verso Roma e parte del Paese; i circa 70 chilometri che collegano Benevento a Caianello, e dunque all'autostrada A1, sono un elemento essenziale alla mobilità territoriale sannita, ma ne costituiscono anche un limite storico. La struttura dell'arteria, a due sole corsie, da sempre caratterizzata da un intenso traffico veicolare, anche pesante, da condizioni del manto stradale e da una segnaletica carenti, da una serie di autovelox che rendono ulteriormente disagevole la percorrenza dell'arteria, senza produrre risultati in termini di sicurezza stradale e diminuzione dei sinistri, è attualmente costellata anche da numerosi semafori, a causa di lavori in corso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei lentissimi tempi di percorrenza della tratta tra Benevento e Caianello che creano esasperanti disagi e notevole pericolo; se non ritenga di accelerare i lavori sulla strada statale 372 "Telesina", indicando quando finalmente termineranno. Atto n. 4-04127 CIRIANI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il " bonus bici", o " bonus mobilità", istituito dall'articolo 2 del decreto-legge n. 111 del 2019 ("decreto clima"), è lo strumento, mai pienamente attuato, introdotto in via sperimentale con la finalità di riduzione delle emissioni climalteranti; l'articolo 44 del decreto rilancio (decreto-legge n. 34 del 2020) ha previsto un ulteriore incentivo, nella forma di credito d'imposta, per l'acquisto di monopattini elettrici, biciclette elettriche o muscolari, abbonamenti al trasposto pubblico e servizi di mobilità elettrica in condivisione o sostenibile, istituendo in particolare in fondo della dotazione di 190 milioni di euro per contributi per il 60 per cento della spesa sino a 500 euro a persona, la cui erogazione è ricompresa nel periodo tra il 4 maggio e il 31 dicembre 2020; conseguentemente, recenti rilevazioni di Confindustria ANCMA (Associazione nazionale ciclo motociclo e accessori) hanno evidenziato un incremento delle vendite di circa 200.000 pezzi venduti solo nel mese di maggio (il 60 per cento in più rispetto al 2019) per le bici tradizionali e a pedalata assistita: una percentuale significativa che comunque non include, né tiene conto delle vendite di mezzi alternativi inclusi nella tipologia di prodotti al cui acquisto è possibile applicare il bonus mobilità (ad esempio monopattini e hoverboard ), il che genera una forte tendenza ad orientare i consumi verso questa tipologia di mezzi; il mercato degli hoverboard e dei monopattini elettrici è dominato da produttori stranieri (Xiaomi detiene il 39 per cento del mercato, seguita da Segway, acquisita nel 2015 dalla cinese Ninebot) e, per quanto stia aumentando la quota delle e-bike prodotte in Italia, i prodotti di importazione continuano a pesare molto sul totale dei mezzi venduti sul mercato italiano, si chiede di sapere: quale sia l'attuale andamento della fruizione della misura e, in particolare, se le risorse stanziate risultino sufficienti rispetto all'entità delle richieste di contributo e se il Ministro in indirizzo escluda il rischio di un altro " click day ", analogo a quello verificatosi in passato sul portale INPS; se abbia valutato l'idoneità della misura, da una parte, a soddisfare la domanda e fabbisogno di mercato, e, dall'altra, a tutelare ed incentivare le aziende produttrici italiane, anche a garanzia della conformità alla normativa nazionale in materia di sicurezza dei prodotti per una piena tutela dell'incolumità dei consumatori e utilizzatori di prodotti il cui acquisto è incentivato dal Governo. Atto n. 4-04128 MODENA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: numerosi proprietari di immobili in Umbria si ritrovano, a causa di un problema di coordinamento tra le varie disposizioni legislative, a pagare le rate IMU sospese a seguito del terremoto del 2016 su edifici dichiarati inagibili; il decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016, prevede che tutti i proprietari di immobili ricadenti nei comuni del cratere e dichiarati a causa dell'evento sismico inagibili siano esentati dal pagamento dell'IMU; nei mesi successivi sino ad oggi si stanno adempiendo tutte le procedure atte ad ottenere da parte dei proprietari i finanziamenti per la ricostruzione dei manufatti con annessi sopralluoghi dei tecnici incaricati dagli uffici per la ricostruzione; purtroppo molti proprietari si sono visti recapitare delle contestazioni da parte degli uffici comunali, come ad esempio del Comune di Spello, nelle quali si chiede, con le relative sanzioni, il pagamento di parte dell'IMU del 2016 e di quella del 2017; tali contestazioni fanno riferimento all'articolo 1, comma 747, lettera b) , della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020); al di là del fatto che, in modo singolare, ci si richiama retroattivamente ad una disposizione di legge, all'articolo indicato si permette il dimezzamento dell'importo IMU per abitazioni inagibili (indipendentemente dal terremoto) e per abitazioni poco utilizzate, mentre il citato decreto-legge n. 189 del 2016, che tratta in modo specifico le questioni riguardanti il post sisma, permette l'esenzione dall'IMU per tutte le abitazioni dichiarate inagibili, anche di quelle al di fuori del cratere sismico; non appare comprensibile perché, secondo il Comune di Spello ed altri, gli immobili dichiarati totalmente inagibili ma non ricadenti nel cratere sismico non solo debbano assolvere al pagamento dell'IMU, ma se ritardatari, anche in conseguenza della farraginosità della norma e delle incertezze dei procedimenti legislativi, i contribuenti sarebbero gravati da sanzioni, more e interessi, si chiede di sapere quali interventi urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di risolvere la suddetta incongruenza legislativa, evitando ulteriori aggravi fiscali ai cittadini già duramente colpiti dal sisma e attualmente anche dagli effetti del COVID-19, ponendo fine alle diseguaglianze tra chi si trova nei comuni del cratere e chi no. Atto n. 4-04129 ASTORRE Al Ministro dell'interno Premesso che: da quanto si apprende da alcune fonti giornalistiche e da notizie diffuse sul web , molti cittadini, residenti nel comune di Roma, ma non solo, si trovano a fronteggiare sanzioni amministrative derivanti da infrazioni del codice stradale maggiorate rispetto all'importo iniziale indicato al momento della scrittura del verbale da parte dell'agente di Polizia locale; non è raro, infatti, che l'operatore di ufficio si accorga dell'errore sull'importo della sanzione riportato sul verbale dall'agente stradale e provveda a correggerlo, disponendo un aumento della sanzione: in tal modo il cittadino si ritrova a dover pagare una contravvenzione più onerosa, anche nel caso in cui avesse proceduto alla contestazione del fatto. In tal senso, si è espresso anche l'ufficio "Studi e coordinamento normativo" della Polizia municipale di Roma; in un parere espresso dall'ufficio emerge che l'obbligazione in capo al destinatario degli atti deve essere riferita all'importo riportato nel secondo verbale; soltanto nell'ipotesi in cui chi ha commesso l'infrazione stradale abbia provveduto al pagamento prima dell'arrivo del secondo verbale, allora è escluso il pagamento dell'importo maggiorato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati; se e quali iniziative intenda assumere affinché possa essere garantita al cittadino l'effettività del principio di affidamento nei confronti della pubblica amministrazione. Atto n. 4-04130 PARAGONE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, ha istituito, presso il Ministero delle infrastrutture e trasporti, il "fondo salva opere", al fine di garantire il rapido completamento delle opere pubbliche e tutelare i lavoratori. Le risorse del fondo, infatti, come stabilito dall'art. 47, comma 1 -bis , sono destinate a soddisfare, nella misura massima del 70 per cento, i crediti insoddisfatti dei subappaltatori, dei subaffidatari e dei subfornitori nei confronti dell'appaltatore, ovvero, nel caso di affidamento a contraente generale, dei suoi affidatari, subfornitori, subappaltatori, subaffidatari, quando questi sono assoggettati a procedura concorsuale, nei limiti della dotazione del fondo; all'art. 47, i commi da 1 -bis a 1 -septies disciplinano il funzionamento del fondo; ai sensi del comma 1 -quater , i criteri per "l'assegnazione delle risorse e le modalità operative del Fondo salva-opere, ivi compresa la possibilità di affidare l'istruttoria, anche sulla base di apposita convenzione, a società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà, scelti mediante gara" sarebbero dovuti essere individuati tramite decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro 30 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento di legge. Tale decreto, approvato oltre la scadenza dei 30 giorni, il 12 novembre 2019, e pubblicato il 16 dicembre, conteneva, fra l'altro, il termine per la presentazione delle domande relative al 2020 da parte degli aventi diritto, fissato al 10 dicembre 2019, quindi scaduto all'atto della pubblicazione dell'atto stesso; per tale ragione, stando a quanto si apprende, si sarebbe resa necessaria l'adozione di un decreto direttoriale da parte del Ministero delle infrastrutture, che ha riformulato i termini contenuti del decreto interministeriale, fissando al 24 gennaio 2020 il termine per la presentazione dell'istanza di ammissione al riparto delle risorse del fondo; con decreto direttoriale 19 giugno 2020, prot. n. 8447, recante "Importi ammessi al Fondo salva opere e primo piano di riparto - annualità 2019 e 2020", risultano presentate domande per 130 milioni di euro da parte di 522 aziende ammesse al riparto del fondo. La ripartizione delle risorse, effettuata in maniera proporzionale dell'importo ammesso al fondo spettante a ciascun beneficiario, in relazione alle risorse disponibili, avviene nella misura del 35 per cento; all'art. 3 del medesimo decreto si legge che "alla spesa si fa fronte con risorse stanziate sul cap. 7011/pg 01 per complessivi 45.500.000 euro di cui 12.000.000 euro, annualità 2019 in conto residui, per 33.500.000 euro annualità 2020 in conto competenza"; considerato che: nonostante il fondo sia stato incrementato di ulteriori 40 milioni di euro per l'anno 2020, come previsto all'art. 201 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, le domande ammesse al riparto del fondo superano l'attuale dotazione del fondo stesso e, in molte situazioni, quanto stanziato per la prima ripartizione non coprirà neppure l'interesse sui crediti vantati da subappaltatori, subaffidatari e subfornitori; il decreto direttoriale 19 giugno 2020 è stato emanato da più di 90 giorni e, ad oggi, all'interrogante non risulta che le imprese abbiano ricevuto quanto loro spettante; l'Italia sta vivendo una congiuntura economica negativa, aggravata dalla pandemia da COVID-19 che sta mettendo in ginocchio interi settori produttivi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda fornire rassicurazioni circa i tempi di erogazione delle risorse già assegnate alle imprese che ne abbiano fatto richiesta, secondo la ripartizione della colonna 14 dell'allegato 1, scongiurando pericolose attese che potrebbero minarne la sopravvivenza; se intenda proporre, per quanto nelle proprie competenze, un ulteriore rifinanziamento del fondo, con aumento della dotazione, per assicurare la copertura del 70 per cento del credito insoddisfatto, dando un segnale forte di sostegno alle imprese da parte dello Stato. Atto n. 4-04131 MARINELLO Ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che le coste della Sicilia e i principali porti siciliani, in special modo quelli ubicati in Sicilia sudoccidentale e in particolare a Lampedusa, stanno subendo da anni lo sbarco di numerosi migranti clandestini provenienti dalle coste dell'Africa settentrionale; considerato che: tale flusso di immigrazione clandestina avviene grazie all'utilizzo di una moltitudine di imbarcazioni, impiegate, peraltro, per evidenti finalità illecite; le imbarcazioni sono poste sotto sequestro dalle competenti autorità; tali imbarcazioni, a seguito del sequestro, restano inutilizzate per lungo tempo e, in caso di successiva demolizione, il conseguente smaltimento, oltre a comportare costi per la finanza pubblica, rischia di generare problematiche di tipo ambientale, si chiede di sapere: se si intenda considerare iniziative, anche di carattere normativo, per estendere i requisiti per l'assegnazione delle imbarcazioni sequestrate, comprendendo fra gli affidatari associazioni o singoli privati disposti a riutilizzarle per finalità sociali o turistiche, oppure di promozione di attività lavorative a vantaggio delle stesse aree interessate dal fenomeno dell'immigrazione clandestina; quali misure vengano adottate nel caso di distruzione delle imbarcazioni sequestrate e di loro smaltimento, in modo da ridurre al minimo i rischi ambientali. Atto n. 4-04132 PEROSINO Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: in data 12 settembre 2020 il sito della televisione di Stato iraniana ha dato notizia dell'impiccagione di Navid Afkari, l'atleta di 27 anni condannato per un omicidio durante una manifestazione antigovernativa del 2018; la condanna a morte era stata emessa sulla base di una confessione che Afkari aveva ritrattato, perché estorta con la tortura; nonostante il suo avvocato Hassan Younesi abbia rivendicato come la confessione non avesse nessun valore giuridico, in quanto resa sotto tortura e nonostante i richiami ed appelli di tutte le organizzazioni umanitarie e sportive, tra cui la FIFA, si è comunque proceduto a giustiziarlo per impiccagione; in relazione a tale vicenda c'è stata una mobilitazione internazionale, infatti i Ministri degli esteri di più Stati, come Stati Uniti, Germania, Francia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Spagna hanno fermamente condannato questa scelta del Governo iraniano; ad oggi non si è registrata una dichiarazione sulla vicenda da parte del Governo italiano, si chiede di sapere quale sia il giudizio del Governo italiano sulla vicenda e se il Ministro in indirizzo non ritenga di condannare pubblicamente l'esecuzione per impiccagione dell'atleta iraniano Navid Afkari da parte del regime iraniano. Atto n. 4-04133 DE BERTOLDI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'Associazione degli enti previdenziali privati (ADEPP) evidenzia, in un articolo pubblicato il 17 settembre 2020 dal quotidiano "Italia Oggi", l'urgenza e la necessità di risolvere le annose questioni rimaste ancora irrisolte da parte dei Ministeri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali, in relazione al rinvio dei versamenti contributivi deliberati dalle casse di previdenza per venire incontro agli iscritti e avviare al contempo una riflessione sulla sostenibilità post COVID-19, considerato che l'orizzonte dei 50 anni di equilibrio tra entrate e uscite imposto agli enti dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, risulta attualmente anacronistico, e valutato che, in relazione ai cambiamenti in corso nel mercato del lavoro, oltre che nella società, l'ADEPP è coinvolta nel sostenere le platee interessate attraverso un impegno finanziario che scavalca il concetto di " welfare attivo"; al riguardo, la cassa di previdenza ritiene ineludibile affrontare le citate complessità, rilevando l'esigenza di una rapida convocazione di un tavolo tecnico e istituzionale, esteso anche ai rappresentanti dei Ministeri vigilanti, al fine di addivenire ad una rapida soluzione per una corretta interpretazione delle norme, considerato che nell'ambito della disciplina normativa di diritto pubblico le casse sono tutelate soltanto dal decreto-legge n. 34 del 2020, cosiddetto decreto rilancio, che ha consentito lo slittamento dei pagamenti soltanto per i mesi di aprile e maggio 2020; presso i Ministeri, evidenzia ancora l'ADEPP, si trovano attualmente le iniziative da loro varate e rivolte ai medesimi dicasteri per il differimento dei termini nei mesi autunnali, che non hanno avuto alcuna risposta, così come altre richieste, che prevedevano uno slittamento al 2021, o una riduzione della contribuzione, come nel caso dell'ENPACL (Ente dei consulenti de lavoro) le cui domande sono state invece respinte; la necessità di un rapido incontro con i rappresentanti dei Ministeri, secondo il presidente dell'ADEPP, Oliveti, è finalizzata, fra l'altro, alla definizione di un approccio comune al problema dell'approvazione delle delibere, senza andare in ordine sparso, anche in osservanza delle disposizioni contenute dall'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo n. 509 del 1994, nonché del decreto legislativo n. 103 del 1996, che ha disciplinato gli enti privati e stabilito un limite temporale, trascorso il quale, nel caso non venissero formulati rilievi ministeriali, l'applicazione delle misure interessate sarebbe da intendersi come silenzio assenso; la sentenza n. 7 del 2017 della Corte costituzionale, evidenzia inoltre l'ADEPP (che accolse il ricorso della CNPADC ritenendo illegittimo il taglio delle spese interne per "girare" i proventi all'erario nell'ambito delle misure previste della " spending review ") ha stabilito fra l'altro l'autonomia dell'Associazione nel perseguimento della finalità pubblica; tali criticità, a giudizio dell'interrogante, si inseriscono in un più ampio quadro di complessità normative e mancanza di adeguate misure di sostegno, che riguardano da tempo le casse previdenziali del Paese, aggravatesi soprattutto con l'emergenza epidemiologica causata dal virus COVID-19, le cui esigenze non sono state evidentemente considerate nel corso dei mesi precedenti, determinando gravi effetti economici e sociali ai liberi professionisti, si chiede di sapere: quali valutazioni i Ministri in indirizzo intendano esprimere, nell'ambito delle rispettive competenze, con riferimento a quanto esposto; se condividano l'urgenza e la necessità di convocare un tavolo di confronto con i rappresentanti dell'ADEPP al fine di addivenire a rapide soluzioni, nell'ambito delle criticità richiamate; quali iniziative di competenza intendano assumere, al fine di sostenere i professionisti iscritti all'Associazione degli enti previdenziali privati, in relazione alle scarse misure adottate dal Governo, a giudizio dell'interrogante, penalizzanti e discriminatorie, nel corso dell'emergenza sanitaria causata dal coronavirus. Atto n. 4-04134 DE BERTOLDI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: secondo quanto risulta da un video in possesso dell'interrogante, 165 banchi scolastici con le rotelle, non regolabili, sarebbero stati scaricati da due mezzi pesanti, nella città di Cadoneghe (Padova), e le loro caratteristiche tecniche (altezza bassa, materiale plastificato e pertanto assolutamente non confortevoli) risulterebbero in netto contrasto con le disposizioni emanate dal Ministero dell'istruzione, in termini sia di pericolosità per la tutela degli studenti (difficoltà di scrivere o di muoversi agevolmente) che dell'utilizzo delle risorse pubbliche, evidentemente impiegate in maniera indecente, specie in questo momento così grave dell'economia nazionale; l'interrogante evidenzia che la vicenda si inserisce in un più ampio quadro generale delle condizioni di assoluto ritardo e degrado del sistema scolastico pubblico, sia dal punto di vista delle strutture nettamente obsolete e pericolose per la sicurezza degli studenti e del personale scolastico, che sotto il profilo degli investimenti modesti in merito all'istruzione e alla formazione didattica, che accentuano il divario rispetto agli altri Paesi europei; le dichiarazioni del Ministro in indirizzo nel corso dei recenti mesi, in merito alle rassicurazioni e al potenziamento dell'organizzazione per la ripresa dell'attività scolastica a settembre (a seguito della chiusura complessiva avvenuta lo scorso marzo a causa dell'emergenza sanitaria da COVID-19), e le affermazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, riferite al superamento delle carenze strutturali di anni, a giudizio dell'interrogante, stridono e appaiono in netto contrasto con la realtà effettiva in cui si trova attualmente il sistema scolastico italiano, nella fase legata all'emergenza sanitaria (dal caos legato alle mascherine, alle notizie frammentarie e contraddittorie in tema di trasporti o della misurazione del termometro a casa, o alle denunce sui ritardi da parte dei presidi, solo per citare alcuni esempi); risulta urgente e indifferibile, a parere dell'interrogante, conoscere i motivi per i quali il Ministero abbia effettuato ordinativi di banchi scolastici a rotelle, per giunta, approvati da un Ministro che proviene da una regione come la Sicilia, dove ragioni antisismiche portano a sconfessarne l'uso, non costituendo alcun riparo per il caso malaugurato di terremoto, si chiede di sapere: quali siano i motivi per i quali il Ministro in indirizzo abbia deliberato l'acquisto dei banchi a rotelle nelle scuole italiane, evidentemente inadeguati e impossibilitati all'utilizzo pratico da parte degli studenti; quale sia la provenienza di tali banchi a rotelle in plastica, considerato che, secondo il video citato, sarebbe stato dichiarato l'assoluto divieto di comunicarne l'origine; a quanto ammonti l'importo complessivo del bando di gara pubblico per l'acquisto dei banchi a rotelle e quale sia la ditta o le ditte aggiudicatarie; se non ritenga infine che l'acquisto di tali banchi a rotelle in plastica, oltre a rappresentare un evidente spreco di denaro pubblico, rischia di aumentare i livelli di insicurezza all'interno delle aule scolastiche, oltre a ridurre fortemente il distanziamento fra gli studenti, nonostante le raccomandazioni ministeriali da parte dei medici e degli infettivologi. Atto n. 4-04135 BONINO Al Ministro della salute Premesso che: la legge sulla procreazione medicalmente assistita, n. 40 del 2004, prevede all'articolo 11 l'istituzione, presso l'Istituto superiore di sanità, di un registro nazionale delle strutture autorizzate all'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, degli embrioni formati e dei nati a seguito dell'applicazione delle tecniche medesime. Tale iscrizione è obbligatoria. I dati sono raccolti e diffusi dall'Istituto superiore di sanità al fine di consentire massima trasparenza e pubblicità alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e ai risultati conseguiti; le strutture sono, inoltre, tenute a fornire agli osservatori epidemiologici regionali e all'Istituto superiore di sanità i dati per le finalità indicate nonché le informazioni utili per il controllo e l'ispezione da parte delle autorità competenti; l'Istituto predispone, entro il 28 febbraio di ciascun anno, una relazione annuale sulla base dei dati raccolti, sull'attività delle strutture autorizzate, con particolare riferimento alla valutazione epidemiologica delle tecniche e degli interventi effettuati; il Ministro della salute, ai sensi dell'art. 15 della legge n. 40 del 2004, presenta, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione al Parlamento sull'attuazione della legge; alla luce del dettato richiamato risulta che dal registro è possibile consultare l'elenco delle strutture autorizzate ad applicare tutte le tecniche di procreazione medicalmente assistita e i dati relativi alle tecniche applicate, alle gravidanze ottenute e alle nascite; rilevato che: al momento risulta solo la relazione inviata al Parlamento dal ministro Grillo in data 28 giugno 2019, sull'attività dei centri di procreazione medicalmente assistita nell'anno 2017 e l'utilizzo dei finanziamenti nell'anno 2018; non risulta che sia stata inviata al Parlamento la relazione sull'attuazione della legge n. 40 del 2004 nel rispetto della legge stessa entro il 30 giugno 2020, si chiede di conoscere: quali siano i motivi del mancato invio al Parlamento della relazione annuale entro il 30 giugno 2020 sull'attuazione della legge n. 40 del 2004; quali siano i tempi per conoscere tali informazioni, dal momento che queste sono di cruciale importanza per il lavoro della comunità scientifica, le scelte informate dei pazienti e gli interventi della politica. Atto n. 4-04136 CASTIELLO Ai Ministri della giustizia e della salute Premesso che: a seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 155 del 2012, nell'ambito della revisione della geografia giudiziaria voluta dal ministro pro tempore Paola Severino, il Tribunale di Sala Consilina (Salerno) è stato soppresso e successivamente accorpato al Tribunale di Lagonegro (Potenza); la chiusura ha comportato gravi e intollerabili disagi all'attività giudiziaria dell'intero territorio sud della provincia di Salerno, specificatamente nel Vallo di Diano; considerato che: al fine di evitare il proliferare di nuovi contagi da COVID-19, le norme di prevenzione impongono il rispetto del distanziamento sociale ed il contingentamento degli accessi negli uffici pubblici; il tribunale di Lagonegro presenta numerose criticità strutturali, che non consentono il rispetto delle norme di prevenzione. In particolare le aule non sono idonee per i dibattimenti, in quanto non hanno l'adeguata ventilazione e non possono accogliere il numero di persone necessario per le udienze; è evidente l'inadeguatezza della struttura, che genera una situazione di insicurezza nella quale vengono tenute le udienze, con grave rischio per utenti, personale e avvocati; al fine di rispettare le norme anti contagio, appare quindi necessario garantire la fruibilità di aule idonee ad ospitare il giusto numero di persone e assicurare spazi antistanti alle aule adatti al rispetto delle norme igienico-sanitarie; l'ex tribunale di Sala Consilina può rappresentare una soluzione pratica ed immediata a tale problematica, prevedendo la dislocazione di parte degli uffici che attualmente hanno sede nel tribunale di Lagonegro, si chiede di conoscere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano attuare al fine di superare le evidenziate criticità, prevedendo la dislocazione all'interno dell'ex tribunale di Sala Consilina di parte degli uffici che attualmente hanno sede nel tribunale di Lagonegro. Atto n. 4-04137 MALLEGNI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dello sviluppo economico Premesso che: il decreto-legge n. 18 del 2020, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19", all'articolo 72, ha disposto l'istituzione di un fondo denominato "fondo per la promozione integrata", con una dotazione iniziale di 150 milioni di euro per l'anno 2020, integrata successivamente fino a 400 milioni dal decreto-legge n. 34 del 2020, volto alla realizzazione delle iniziative elencate, fra cui la "concessione di cofinanziamenti a fondo perduto fino al cinquanta per cento dei finanziamenti concessi ai sensi dell'articolo 2, primo comma, del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251 (Provvedimenti per il sostegno delle imprese italiane), convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394, secondo criteri e modalità stabiliti con una o più delibere del Comitato agevolazioni di cui all'articolo 1, comma 270, della legge 27 dicembre 2017, n. 205"; in sostanza si prevedeva che gli strumenti gestiti dalla società Simest SpA a favore delle imprese esportatrici contenessero una quota di finanziamento a fondo perduto; il decreto-legge n. 34 del 2020, all'articolo 48, rubricato "Misure per le esportazioni e l'internazionalizzazione", comma 2, ha introdotto ulteriori novità prevedendo, oltre ad una rimodulazione delle risorse, e segnatamente il sostanziale raddoppio dei massimali erogabili, la possibilità per le imprese di richiedere sino al 31 dicembre 2020 l'esenzione dalla prestazione della garanzia in deroga alla vigente disciplina relativa al fondo; nel corso del tempo, i vari interventi normativi hanno permesso a Simest di implementare una serie di strumenti di finanza agevolata, che prevedono aiuti sino ad 800.000 euro a fondo perduto sulle varie misure, ciascuna delle quali contiene, nelle ultime formulazioni del settembre 2020, una quota di fondo perduto pari al 50 per cento dell'investimento; per molte aziende tali interventi hanno significato un finanziamento a tasso agevolato da restituirsi in 6 anni di importo non superiore al 40 per cento del patrimonio netto dell'azienda, che nella prima formulazione prevedeva una quota a fondo perduto del 40 per cento (innalzato al 50 per cento dal 17 settembre) sul totale dell'importo erogato con un tetto massimo di 100.000 euro, oggi elevata, sostanzialmente, a 400.000 euro; molte delle aziende che hanno richiesto tale finanziamento, considerate le condizioni particolarmente favorevoli, hanno ovviamente preferito usufruire di tali agevolazioni evitando il ricorso al sistema bancario; il 23 settembre 2020, nel corso dell'audizione svoltasi alla Camera dei deputati, il ministro Di Maio ha dichiarato che fra il mese di giugno e il mese di agosto 2020 sono stati consumati i 900 milioni di euro che erano stati globalmente messi a disposizione, lasciando intravedere la possibilità di ulteriori stanziamenti; è da rilevarsi tuttavia che le imprese che hanno richiesto i finanziamenti a partire dal 16 giugno 2020, deliberati a luglio 2020, si sono viste perfezionare i contratti nella prima decade di agosto e ad oggi non hanno ancora ricevuto gli stanziamenti contrattualizzati da Simest SpA; occorre sottolineare che negli stessi modelli di accettazione Simest ha dichiarato che le erogazioni sarebbero avvenute entro 30 giorni dalla data di perfezionamento del contratto e quindi entro la prima decade di settembre; ad aggravare ulteriormente la situazione viene segnalato che ancora oggi, interpellati al telefono, gli istruttori Simest rispondono di non poter fornire date precise sull'effettiva erogazione; come facilmente intuibile, tale situazione ha procurato numerosi disagi. Infatti, posticipare l'ingresso di flussi finanziari pari al 40 per cento del proprio patrimonio netto, peraltro contrattualizzati con date ben precise, per un'azienda è estremamente difficile in condizioni standard : si provi ad immaginare che cosa voglia dire nel contesto economico determinato dal COVID-19, in cui è difficile trovare interlocutori per accedere a finanziamenti sostitutivi; nella stessa audizione, il ministro Di Maio ha prospettato il rifinanziamento delle misure senza fornire un quadro certo di come il Governo intenda muoversi, si chiede di sapere: quando saranno erogate le risorse; se sia intenzione del Governo rifinanziare le misure e con quali tempistiche ed intensità, al fine di evitare che eventuali ritardi possano determinare per le imprese una dilazione di investimenti che oggi sono essenziali per la ripartenza del Paese. Atto n. 4-04138 VESCOVI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: per la determinazione dei requisiti acustici nella progettazione esecutiva e collaudo finale degli edifici scolastici emergono spesso contrasti e difficoltà interpretative da parte delle amministrazioni locali; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 1997, recante "Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici", determina all'art. 1 "i requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici ed i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti in opera, al fine di ridurre l'esposizione umana al rumore" e stabilisce che "i requisiti acustici delle sorgenti sonore diverse da quelle di cui al comma 1 sono determinati dai provvedimenti attuativi previsti dalla legge 26 ottobre 1995, n. 447"; l'articolo 23 della legge n. 221 del 2015 ha introdotto nel decreto legislativo n. 152 del 2006 l'articolo 206 -sexies che riporta al comma 1 che: "le amministrazioni pubbliche, nelle more dell'adozione da parte delle regioni di specifiche norme tecniche per la progettazione esecutiva degli interventi negli edifici scolastici" prevedono, nelle gare d'appalto per l'incremento dell'efficienza energetica delle scuole e comunque per la loro ristrutturazione o costruzione, "l'impiego di materiali e soluzioni progettuali idonei al raggiungimento dei valori indicati per i descrittori acustici dalla norma UNI 11367:2010 e dalla norma UNI 11532:2014", inoltre, nei "bandi di gara sono previsti criteri di valutazione delle offerte ai sensi dell'art. 83, comma 1, lettera e), del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo n. 163/2006 con punteggi premianti per i prodotti contenenti materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi" nelle percentuali fissate con il decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di cui al comma 3 dello stesso articolo; con il decreto ministeriale 11 gennaio 2017 il Ministero dell'ambiente ha adottato i "criteri ambientali minimi" che, in relazione alle gare di appalto degli edifici pubblici, descrive per il comfort acustico all'allegato 2, par. 2.3.5.6, che: "i valori dei requisiti acustici passivi dell'edificio devono corrispondere almeno a quelli della Classe II della norma UNI 11367", che per scuole, ospedali e case di cura, i requisiti acustici passivi "devono soddisfare il livello di 'prestazione superiore' riportato nell'Appendice A della UNI 11367", che "l'isolamento acustico tra ambienti di uso comune ed ambienti abitativi deve rispettare almeno i valori caratterizzati come 'prestazione buona' nell'Appendice B della UNI 11367" e che "gli ambienti interni devono essere idonei al raggiungimento dei valori di tempo di riverbero e intelligibilità del parlato indicati nella norma UNI 11532"; il Ministero è pertanto delegato ad emanare provvedimenti in cui definire, tra gli altri, i descrittori acustici da tenere in considerazione nei bandi di gara e i relativi valori di riferimento per la progettazione esecutiva e il collaudo finale; tale dispositivo è ancora in vigore e di fatto rende formalmente applicabili i contenuti della norma UNI 11367 e della norma UNI 11532 allo specifico settore dell'edilizia scolastica, ovvero nel settore delle strutture pubbliche destinate alla permanenza delle persone; ad opera del già richiamato articolo 23 della legge n. 221 del 2015, ovvero del decreto legislativo n. 152 del 2006 integrato, norme di rango superiore rispetto al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 997, è stato previsto, per lo specifico ambito della progettazione esecutiva alla disciplina acustica dei requisiti delle strutture e relativo collaudo di rispondenza finale degli ambienti scolastici, ovvero nel settore delle strutture pubbliche destinate alla permanenza delle persone, sia per la loro ristrutturazione o costruzione, il ricorso a specifiche norme tecniche UNI e ai descrittori acustici individuati, si chiede di sapere: se debba essere considerato abrogato il citato decreto 5 dicembre 1997, recante "Determinazione dei requisiti acustici degli edifici", attualmente in vigore per le categorie edilizie citate; se la normativa tecnica da applicare debba essere quella di cui alla norma UNI 11367 e della norma UNI 11532, superando integralmente quanto disciplinato dal decreto 5 dicembre 1997 relativamente ai soli ambienti scolastici. Atto n. 4-04139 NISINI BERGESIO CENTINAIO VALLARDI DE VECCHIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la predazione di un gregge nei pressi di San Casciano dei Bagni (Siena), probabilmente compiuta da lupi, è soltanto l'ultimo di una serie di episodi che parlano di ingenti danni agli agricoltori e agli allevatori per attacchi ad opera di predatori e ungulati; la specie lupo ( Canis lupus ) è tutelata dalla normativa nazionale in virtù della legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" e, a livello comunitario, dalla direttiva 92/43/CEE (direttiva Habitat), recepita con decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357; la direttiva, all'articolo 16, prevede che gli Stati membri possano richiedere una deroga per intervenire sulle popolazioni di animali selvatici in determinate circostanze, a condizione che sia mantenuto uno stato di conservazione soddisfacente di tali popolazioni; agricoltori e allevatori sono in stato di allarme, non riuscendo con le misure di vigilanza e protezione da loro adottate a contenere il fenomeno; per tale ragione chiedono un intervento da parte delle istituzioni; non è più rinviabile l'adozione di un piano di gestione della fauna selvatica che abbia l'obiettivo di rendere compatibile la presenza dei lupi e degli ungulati con le attività agricole esercitate dall'uomo, contemplando anche la possibilità di adottare le limitazioni necessarie a garantire la sicurezza delle persone, nelle campagne così come nei centri abitati, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover quanto prima adottare le necessarie iniziative di modifica della legge n. 157 del 1992, che prevedano l'adozione di specifici piani di monitoraggio e contenimento, anche tramite abbattimento, delle specie selvatiche, al fine di rendere la loro presenza compatibile con le attività umane, nel rispetto del mantenimento del giusto equilibrio dei rapporti tra fauna, uomo e ambiente circostante. Atto n. 4-04140 TOTARO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: Sercop è un'azienda consortile di servizi alla persona alla quale i Comuni del rhodense hanno affidato la gestione dei servizi sociali; Sercop procede all'affidamento di minori attraverso post su "Facebook" con lo stesso stile con il quale si cerca una famiglia per un animale abbandonato, piuttosto che con corsi di formazione per le famiglie affidatarie; vi sarebbero dettagliate e documentate segnalazioni in merito al pessimo operato di Sercop; l'aumento del costo dei servizi è il risultato del mancato rispetto persino dell'unico criterio al quale Sercop dichiara di affidare la scelta degli appalti, cioè i criteri di economicità; nel 2016 l'amministrazione comunale di Rho risultava essere fortemente indebitata con Sercop per 2 milioni di euro, rispetto ai 3 milioni di euro precedenti; la consulente formatrice psicologa Barbara Di Tommaso dello studio APS Srl ha svolto presso Sercop corsi di formazione agli assistenti sociali, dal suo curriculum risulta che la stessa abbia tenuto anche per i Comuni della val d'Enza corsi formativi per le assistenti sociali, si chiede di sapere: quanto costi al Comune di Rho la presa in carico di un minore e quale sia stato l'aumento di spesa dei Comuni negli ultimi 10 anni per il servizio minori; se vi sia differenza di costi per i Comuni per la presa in carico di minori beneficiari della legge n. 104 del 1992; quanti minori seguiti da Sercop risultino beneficiari della legge n. 104, con quali invalidità e in che percentuale rispetto ai minori seguiti; se siano mai stati eseguiti accertamenti sull'operato dell'UOMPIA di Rho; se risultino casi in cui nelle relazioni cliniche dei neuropsichiatri infantili dell'UOMPIA di Rho siano state segnalate drastiche riduzioni del quoziente intellettivo o modifiche della diagnosi, e soprattutto quale sia la motivazione in base alla quale viene drasticamente dimezzato il QI in base al destinatario, come risulta essere avvenuto in almeno 2 occasioni; quali e quanti controlli siano stati fatti dalle amministrazioni comunali sull'operato e sui costi di Sercop e con quali risultati; quali segnalazioni o esposti alla magistratura e ai vari ordini professionali risultino essere stati fatti da parte dei cittadini nei confronti dei servizi resi da Sercop negli ultimi 10 anni; quanti minori abbiano smesso di essere seguiti da Sercop, perché non ne avevano più bisogno, negli ultimi 10 anni e quale sia la causa della cessazione della presa in carico; quanti minori e in che percentuale abbiano continuato ad essere seguiti da Sercop dopo i 18 anni e con quale motivazione; quale sia il dato dei tentati suicidi e suicidi nei comuni che hanno affidato i servizi sociali a Sercop e quale sia la percentuale complessiva dell'area Sercop rispetto al dato nazionale per anno e negli ultimi 10 anni; quanti minori seguiti da Sercop abbiano abbandonato gli studi, negli ultimi 10 anni, in che percentuale e a quale età; quanti minori seguiti da Sercop risultino aver compiuto atti di autolesionismo negli ultimi 10 anni; quali e quanti servizi di Sercop vengano affidati in subappalto e a chi; inoltre, se i componenti del consiglio di amministrazione di Sercop abbiano ricevuto finanziamenti per le loro campagne elettorali e da chi; quali azioni e quali verifiche si stiano intraprendendo per evitare un eccessivo indebitamento delle amministrazioni comunali nei confronti di Sercop e se risultino segnalazioni alla Corte dei conti o interventi della stessa; se non si ritenga doveroso avviare un'indagine complessiva sull'operato di Sercop richiedendo anche un accertamento da parte della Corte dei conti e dell'INPS. Atto n. 4-04141 PAVANELLI BOTTO L'ABBATE CROATTI GALLICCHIO NOCERINO ANGRISANI GRANATO DONNO VANIN FERRARA TRENTACOSTE Al Ministro della salute Premesso che: sono giunte agli interroganti plurime segnalazioni da parte di consiglieri comunali in merito al fatto che da molti anni in gran parte dei 54 comuni, i cui ambiti territoriali e popolazione residente di circa 400.000 unità sono assegnati alla competenza dei servizi sanitari dell'Unità sanitaria locale Umbria 2, le persone con disabilità cognitivo-comportamentali con patologie psichiatriche non sarebbero prese in carico dai servizi di psichiatria territoriali nei centri di salute mentale (CSM); è stato segnalato inoltre che, dinnanzi ad episodi psicotici rilevanti, ai soggetti con tali disturbi risulterebbe sostanzialmente precluso l'accesso al servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC); tale preclusione riguarderebbe anche persone affette da disturbo dello spettro autistico, in base all'ultima revisione del manuale statistico e diagnostico (DSM-5), nonostante tale tipologia di disturbo a livello scientifico e giuridico sia ormai inserita anche tra i disturbi di tipo psichiatrico; inoltre, a differenza di molte altre realtà territoriali, anche i soggetti over 64, affetti da tali tipologie di disturbi, verrebbero esclusi dai servizi territoriali pubblici di psichiatria; considerato che: la mancata presa in carico da parte dei servizi per adulti delle persone con le disabilità cognitivo-relazionali costringerebbe le famiglie a rivolgersi dapprima al medico di famiglia e, successivamente, a servizi specialistici di professionisti privati, al fine di avere un piano terapeutico ed eventualmente un percorso farmacologico necessario, tutto ciò a pagamento con ingenti esborsi monetari che possono mettere in pericolo l'equilibrio economico delle famiglie; tale situazione determinerebbe una discriminazione sociale in base alle possibilità economiche delle famiglie, in violazione dell'articolo 32 della Costituzione, che tutela il diritto alla salute ed alle cure necessarie, potenzialmente esponendo anche l'ente locale coinvolto a possibili controversie legali e richieste di risarcimento, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni di competenza intenda intraprendere al fine di verificare se, nei servizi sanitari di cui è responsabile la USL 2 Umbria, vi siano situazioni tali da ostacolare o addirittura impedire la garanzia del diritto alla salute e di accesso alle cure alle persone affette da disturbi cognitivi e relazionali, soprattutto nei riguardi dei soggetti appartenenti alle fasce di reddito più basse. Atto n. 4-04142 NATURALE RUSSO MININNO NOCERINO TRENTACOSTE CAMPAGNA ROMANO GIANNUZZI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'Ente nazionale cinofilia italiana (ENCI) è un'associazione di allevatori a carattere tecnico-economico, con sede a Milano, che ha l'importante incarico di rilasciare le attestazioni ufficiali della purezza delle razze canine, e dunque di tutelare le razze canine riconosciute pure, migliorandone e incrementandone l'allevamento, nonché disciplinandone e favorendone l'impiego e la valorizzazione ai fini zootecnici, oltre che sportivi; l'ENCI regola e controlla la produzione e l'allevamento dei cani di razza con particolare riguardo alle esigenze della cinotecnia italiana e cura la tenuta dei libri genealogici e registri anagrafici; è fatto obbligo agli iscritti al registro degli allevatori dell'ENCI del libro genealogico del cane di razza di rispettare il regolamento denominato "codice etico dell'allevatore di cani"; considerato che: l'allevamento e la selezione del cane sono associati a responsabilità di tipo etico, che richiedono una gestione seria e onesta; l'art. 11 del codice etico dell'ENCI recita: "Non accoppiare femmine troppo giovani, non prima del secondo calore, o troppo anziane. Dopo i sette anni di età è opportuno ottenere un certificato veterinario di idoneità alla riproduzione". Nonostante quanto sancito, per alcune cucciolate non vengono rispettati i requisiti di età della madre, talvolta incinta anche al primo calore o in età avanzata, e vengono rilasciati i pedigree senza alcun problema; inoltre, nonostante l'art. 16 reciti che "È opportuno che una fattrice, a salvaguardia del suo benessere, non abbia più di cinque cucciolate nella sua vita", vi sono diverse casistiche, con percentuali molto alte, di femmine utilizzate 8 o 10 volte nel loro ciclo vitale e poi vendute perché non più utili all'allevamento; i controlli veterinari sono pochi e spesso inadeguati nelle prove di lavoro (dette anche "prove di selezione zootecnica") non tenendo conto del benessere degli animali; considerato inoltre che, a quanto risulta agli interroganti: l'art. 9 del codice etico sancisce: "Far riprodurre cani sani, cioè privi di malattie manifeste o impedimenti a una corretta funzionalità o portatori di patologie ereditarie rilevate"; nelle prove selettive canine spesso gareggiano soggetti con displasie gravi (com'è accaduto in occasione del campionato sociale del club amatori pastore belga), senza che le aziende sanitarie locali di competenza ne fossero al corrente; di rado vengono effettuati controlli sulle cucciolate, lasciando spazio alla falsificazione dei certificati di origine, come ad esempio pedigree con caratteristiche non contemplate negli standard di razza, o pedigree rilasciati per cuccioli la cui madre risultava morta prima della loro nascita, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della gravissima situazione descritta; quali iniziative intenda adottare per richiamare l'ente alle sue responsabilità e garantire una gestione etica e onesta, come previsto dal regolamento; quali misure ritenga di intraprendere per dare certezze a quanti lavorano presso l'ENCI e a quanti fanno ad esso riferimento. Atto n. 4-04143 NATURALE PIARULLI PAVANELLI TRENTACOSTE MININNO LANNUTTI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il periodo attuale ha penalizzato economicamente le imprese del comparto agroalimentare, seppur in maniera più lieve rispetto ad altri settori, ed in particolare il comparto vitivinicolo, a causa principalmente del blocco delle attività "Hotellerie-Restaurant-Café" (Ho.Re.Ca.) durante il lockdown , con perdite di fatturato stimabili intorno al 20 per cento rispetto al 2019; il Governo ha adottato, al riguardo, misure apprezzabili, quali, in particolare, quanto disposto all'articolo 223 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, per far fronte alla crisi di mercato del settore vitivinicolo e quanto disposto con decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali n. 6705 del 23 giugno 2020, recante "Disposizioni nazionali di attuazione del regolamento delegato (UE) n. 592 del 30 aprile 2020 della Commissione per quanto riguarda la misura della distillazione di crisi per la Campagna 2019/2020 e rimodulazione del PNS relativa all'annualità 2020"; le imprese interessate, tuttavia, hanno fruito in maniera parziale dei citati interventi, poiché a fronte di uno stanziamento di fondi per 100 milioni di euro riguardo alla prima misura, sono state presentate domande per soli 39 milioni di euro, mentre, relativamente alla seconda misura, le domande hanno raggiunto una spesa di 14,4 milioni al cospetto dei 50 milioni riservati; considerato che: la nuova campagna vendemmiale si appresta ad essere una delle più difficili degli ultimi anni per viticoltori, cantine e commercianti di uva, con effetti immediati sul prezzo di acquisto delle uve; dai primi segnali della vendemmia appena iniziata, in particolar modo in Puglia, i compensi offerti ai viticoltori di uva da tavola e da vino sono davvero preoccupanti, con prezzo di 1,2 euro per grado zuccherino, non bastanti nemmeno a coprire i costi di produzione; considerato inoltre che, a parere degli interroganti, è necessario assicurare equilibrio nelle posizioni di forza nel mercato della filiera viticola, sostenendo la trasparenza delle pratiche commerciali e la corretta determinazione dei prezzi dell'acquisto di uva da parte delle imprese trasformatrici, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione; se non ritenga necessario prevedere un sostegno straordinario per i viticoltori, costretti a vendere la propria produzione sotto la soglia dei costi, mediante lo stanziamento di specifiche risorse da reperire in seno al Dicastero e da fondi residui dei provvedimenti elencati; quali iniziative intenda intraprendere per effettuare ogni opportuno controllo, interessando l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ed ogni altro organismo competente, affinché sia assicurato l'equilibrio nelle posizioni di forza nel mercato della filiera viti-vinicola, incentivando la trasparenza delle pratiche commerciali e la corretta determinazione dei prezzi dell'acquisto di uva da parte delle imprese trasformatrici, anche al fine di scongiurare eventuali accordi fra concorrenti volti a mantenere artificiosamente basso il prezzo delle uve. Atto n. 4-04144 VANIN MONTEVECCHI MAIORINO PAVANELLI ROMANO PRESUTTO LANNUTTI TRENTACOSTE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: si apprende da notizie di stampa ("la Nuova di Venezia e Mestre" del 20 settembre 2020) che sono allo studio della commissaria Elisabetta Spitz e del provveditore alle opere pubbliche, Cinzia Zincone, nomine imminenti per affidare gli incarichi per i collaudi del Mo.S.E. (modulo sperimentale elettromeccanico); l'articolo riporta inoltre notizia che per un'opera come il Mo.S.E. del valore di 6 miliardi di euro, l'1 per cento (60 milioni di euro) possa essere corrisposto ai collaudatori e che buona parte di questi soldi sarebbero già stati spesi negli anni passati; non è agevole capire, sempre secondo quanto si apprende, quali risultati abbiano portato queste spese, dal momento che molte parti della grande opera risultano "non fatte a regola d'arte" o da rifare; si tratta di incarichi "extra funzione" affidati dai presidenti del magistrato alle acque in via fiduciaria e i nomi che ricorrono sono sempre gli stessi: l'ex presidente dell'ANAS Vincenzo Pozzi che ha incassato, nell'arco degli ultimi 20 anni, la somma di 1 milione e 300.000 euro extra stipendio; il suo successore Pietro Ciucci con 747.000 euro; l'alto magistrato TAR Vincenzo Fortunato; l'ex Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci (anche coinvolto nell'inchiesta sui lavori del G8) e il suo fedelissimo Fabio De Santis; e ancora l'ex vicepresidente del Magistrato Giampietro Mayerle, nonché gli ex dirigenti Alfredo Ciaielli e Maurizio Pozzato; nell'ultimo anno sono stati affidati incarichi per collaudi per una cifra complessiva di 579.000 euro e nella lista degli affidamenti si ritrovano sempre Vincenzo Fortunato e alti dirigenti dei lavori pubblici come Pietro Buoncristiano, Alfredo Riondino, Maria Adelaide Zito, Francesco Libonati; l'art. 6, comma 1, del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76 (cosiddetto decreto semplificazioni), ha previsto l'obbligo di costituire un "collegio consultivo tecnico" per i lavori diretti alla realizzazione di opere pubbliche, anche in esecuzione, di importo pari o superiore alle soglie europee di cui all'art. 35 del codice dei contratti pubblici, e quindi nel caso di specie gli incarichi si annunciano numerosi; considerato che: per il Mo.S.E., come anticipato con lettera dal provveditore Zincone al consorzio, sarebbero necessarie addirittura 5 nuove commissioni e i relativi compensi dovranno essere "in rapporto al valore dell'opera"; attualmente i problemi del Mo.S.E. sono numerosi: la sabbia sui cassonetti, le tubazioni e la corrosione alle cerniere, le valvole da sostituire. Aspetti, questi, che rendono ancora più problematica e delicata la spesa di ingenti somme di denaro per attività di collaudo; considerato infine che a parere degli interroganti vi è necessità di vigilare su tutte le stesse attività e spese di collaudo, al fine di scongiurare un inutile sperpero di risorse, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere per dare corso alle opportune verifiche atte a garantire la piena legittimità dell'azione amministrativa e la trasparenza nella gestione e nell'affidamento degli incarichi. Atto n. 4-04145 CORTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: da quanto appreso da fonti di stampa locali, la località Le Tagliole di Pievepelago (Modena) e l'area del Lago Santo si trovano da tempo in un'intollerabile situazione di ritardo tecnologico, che sta oltremodo penalizzando la decina di attività presenti, tra alberghi, rifugi, ristoranti e bar, per le quali la presenza di una linea telefonica è condizione indispensabile per rimanere sul mercato e non fuggire dall'Appennino; gli operatori dei ristoranti e rifugi del lago chiedono interventi urgenti, visti anche i nuovi obblighi di legge per i quali necessitano di collegamenti telematici. In molte occasioni i clienti si sono trovati costretti a saldare tramite bonifico bancario, perché privi di contanti, mentre i titolari dei locali per trasmettere la contabilità sono costretti a portare presso la propria abitazione fisicamente la cassa; una situazione inaccettabile che penalizza gravemente le attività turistiche ed imprenditoriali nel complice silenzio della Regione e del Governo; la situazione diventa addirittura risibile con riferimento alle proposte del Governo di realizzare lotterie degli scontrini o incentivi fiscali per l'utilizzo di strumenti elettronici di pagamento, quando lo stesso Stato non è in grado di portare la copertura telefonica al suo interno; per quanto riguarda il nuovo ripetitore cellulare di Le Tagliole, dopo il blocco dei lavori nel periodo di chiusura per COVID-19, è stato consegnato il nuovo traliccio a Lepida ed a sua volta a Tim, ma ora si sta attendendo il collegamento all'energia elettrica per avviarne l'operatività; secondo i dati dell'Unione nazionale comuni comunità enti montani (UNCEM), 5 milioni di italiani hanno difficoltà a telefonare, perché abitano o "entrano" in zone senza copertura, 6 milioni di italiani invece hanno difficoltà a vedere i canali RAI e tutto il bouquet televisivo. Un'emergenza che riguarda il futuro dei territori, l'adeguatezza degli enti locali, e di tutti quelli che abitano e vogliono continuare a vivere e fare impresa nelle zone montane del Paese; tale situazione crea gravi disagi ai cittadini e alle imprese del Lago Santo e Pievepelago, che non possono usufruire di un servizio fondamentale per lo svolgimento di un'attività di lavoro o per comunicazioni urgenti con familiari e conoscenti, andando ad incidere sullo sviluppo della qualità della vita dei soggetti coinvolti; dopo anni di segnalazioni agli operatori del settore cadute nel vuoto a parere dell'interrogante lo Stato deve obbligare gli operatori privati ad ampliare le aree coperte. La copertura oggi misurata sul 95 per cento della popolazione (o superiore) non considera che il 5 per cento restante di residenti vive nel 15 per cento della rimanente superficie del Paese; da quanto risulta all'interrogante, il fenomeno è legato alle infrastrutture ormai obsolete, ma anche agli scarsi investimenti da parte delle compagnie del settore in aree geografiche non densamente abitate; una recente ricerca svolta dall'UNCEM denominata "No phone zone" ha individuato ben 1.220 comuni in cui si registra assenza di segnale telefonico mobile, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire la copertura di rete telefonica mobile, nonché della copertura internet ADSL e fibra, nel territorio dell'Appenino modenese. Atto n. 4-04146 CALANDRINI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Atto n. 4-04147 DE POLI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: da fonti di stampa si apprende che le risorse stanziate per il fondo FSBA (fondo di solidarietà bilaterale alternativo per l'artigianato) che il Governo ha rifinanziato a luglio e che ha avuto la bollinatura della Corte dei conti, non sono mai arrivate nelle casse dell'EBAV, l'ente erogatore; sono 400.000 artigiani a livello nazionale, 35.000 in Veneto, che si trovano senza alcun sostegno al reddito da marzo 2020, in estreme difficoltà economiche e impossibilitati a sostenere le necessarie spese di vita quotidiana (alimenti, bollette); mentre si garantisce il reddito di cittadinanza altrettanto non si fa per chi, legittimamente, attende da mesi gli ammortizzatori sociali stanziati; il protrarsi di questa situazione di estremo disagio e la percezione di non equità nell'erogazione degli ammortizzatori sociali potrebbero sfociare, inevitabilmente, in tensioni sociali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi assolutamente urgente un intervento per accelerare le procedure di erogazione delle risorse stanziate per il fondo FSBA e dare risposte concrete e in tempi brevi a quanti attendono da mesi questo ristoro economico. Atto n. 4-04148 BARBARO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze Premesso che notizie di stampa riferiscono che si sta allargando l'inchiesta presso il Tribunale fallimentare di Perugia e all'attenzione dei pubblici ministeri fiorentini ci sarebbero 8 anni di attività del Tribunale e del presidente Umberto Rana; secondo la Procura fiorentina ci sarebbero state irregolarità nell'affidamento di procedure concorsuali a professionisti, in violazione del principio di rotazione degli incarichi; alcuni provvedimenti sarebbero stati, sempre secondo fonti giornalistiche, preventivamente concordati con alcuni dei professionisti interessati e da qui sarebbe nata l'inchiesta per corruzione in atti giudiziari; considerato che il 19 maggio 2016 la terza sezione civile del Tribunale civile di Perugia aveva decretato il fallimento del gruppo editoriale Umbria 1819 Srl, editore del "Giornale dell'Umbria" e aveva nominato il curatore fallimentare; si ricorda che il gruppo editoriale Umbria 1819 Srl fruisce dei fondi della Presidenza del Consiglio dei ministri a sostegno dell'editoria, si chiede di conoscere: se il Ministro della giustizia intenda attivare le procedure ispettive di competenza per verificare le modalità di assegnazione di tutti i fallimenti degli ultimi 5 anni da parte del presidente del Tribunale fallimentare di Perugia ai vari curatori, con i relativi compensi; per quali motivi non sia stata data trasparenza agli incarichi professionali e alla nomina di tutti i curatori fallimentari sul sito del Tribunale fallimentare di Perugia, elencando espressamente tutti i nominativi, e se l'AGID abbia verificato lo stato della situazione; se il Ministro dell'economia e delle finanze, tramite la Guardia di finanza, intenda verificare le prove dell'effettiva esecuzione delle prestazioni tra GEU 1819 Srl fallita e le società Umbria Televisione Srl e Centroitalia pubblicità Srl, già oggetto di forti dubbi in una relazione consegnata al curatore fallimentare; se, tramite la Guardia di finanza, intenda approfondire l'evidente peculiarità di compensazioni per crediti fondati su rapporti contrattuali ben distinti, ma per importi identici, tra due società facenti parte dello stesso gruppo, le cui compagini sociali hanno visto l'alternanza, nelle varie cariche, degli stessi soggetti, con evidente conflitto di interessi; se, tramite la Guardia di finanza, alla luce di quanto esposto, intenda verificare l'operato del curatore fallimentare del gruppo GEU 1819 Srl ed in particolare le compensazioni, facendo luce sui motivi per i quali non stati incassati tali crediti e nel caso quali azioni giudiziarie siano state intraprese per recuperarli e per quali motivi, infine, non sia stato esteso come in altri casi il fallimento per fatturazioni reciproche; se, tramite la Guardia di finanza, intenda acquisire la relazione del curatore fallimentare in considerazione del fatto che GEU 1819 Srl, dal 2002 al 2014, nonostante percepisse 15 milioni di euro di contributi pubblici, ha maturato perdite per 7 milioni di euro e quali siano stati i motivi di tale crisi che ha portato al fallimento di questo prestigioso quotidiano regionale; se, tramite la Guardia di finanza, intenda esercitare, nei confronti del curatore, un'azione di responsabilità per i danni erariali causati durante l'amministrazione fallimentare di GEU 1819 Srl per non essersi costituito contro i responsabili del dissesto economico. Atto n. 4-04149 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: in Sicilia, la strada provinciale 24 tra Caltavuturo e Scillato (Palermo), unico percorso alternativo all'autostrada A19 Palermo-Catania, dall'aprile 2015 è chiusa al transito per un tratto di qualche centinaio di metri, completamente inghiottito da una frana provocata dagli eventi meteorologici di notevole intensità che hanno colpito, in quell'anno, il territorio delle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina e Trapani; nonostante i vari provvedimenti, le ordinanze e le delibere succedutesi negli anni, relative ai lavori di ricostruzione del tratto di strada, lo stanziamento di 7.500.000 euro per primi interventi e l'affidamento dei servizi di ingegneria di progettazione definitiva, studio di impatto ambientale, progettazione esecutiva, studio geologico esecutivo e coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione, la situazione della strada è rimasta invariata e i cittadini dei comuni colpiti dalla frana per raggiungere il posto di lavoro, la scuola o i presidi ospedalieri di Termini Imerese e Cefalù sono costretti a percorrere quotidianamente la regia trazzera di contrada Prestanfuso, resa bretella di collegamento con l'autostrada A19 e il versante opposto, strada impervia, tortuosa e pericolosa in caso di maltempo; le vittime di una burocrazia lenta e farraginosa sono, ancora una volta, i cittadini che stanno provando sulla loro pelle le conseguenze dell'inefficienza dell'amministrazione centrale e regionale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'annosa situazione del tratto della strada provinciale 24 tra Caltavuturo e Scillato, unica arteria di collegamento del territorio madonita ai servizi essenziali, e quali provvedimenti di competenza intenda adottare per velocizzare la ricostruzione e migliorare sensibilmente la vita quotidiana dei residenti. Atto n. 4-04150 LONARDO Al Ministro della giustizia Premesso che: il tema della giustizia da sempre riveste grande rilevanza nella vita economica e sociale del Paese, anche alla luce della pandemia che ha rallentato ulteriormente i tempi della giustizia, e modificato significativamente lo svolgimento delle attività giudiziarie; dalle cronache dei quotidiani nazionali emerge uno spaccato inquietante circa lo svolgimento delle prove scritte del concorso nazionale in magistratura, alla luce di quanto hanno scoperto due candidati bocciati alle prove che si sono svolte il 4, 5 e 7 giugno 2019; dopo un esposto pervenuto di recente sul tavolo del Ministro in indirizzo e del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, firmato dai suddetti partecipanti usciti dalla prova con il marchio "non idoneo", hanno presentato formale richiesta di accesso agli atti del concorso, ed hanno potuto esaminare uno per uno i tre temi dei 301 candidati vincitori; stando a quanto riportato da "Il Giornale", i due autori dell'esposto sono rimasti "di sasso", considerato che, per alcuni dei promossi, gli elaborati scritti si componevano di argomenti non attinenti con le richieste delle tracce, o del tutto errati, ma soprattutto per l'uso sbagliato dei congiuntivi o di frasi non di senso compiuto; dallo scritto giornalistico emerge, inoltre, un dato più che inquietante, ovvero che alcuni di questi temi presenterebbero stranezze grafiche che potrebbero averli resi riconoscibili da parte della commissione, si chiede di sapere: se e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo ritenga di intraprendere affinché venga garantita ai candidati al suddetto concorso in primis , ed in secundis ai cittadini italiani, una doverosa immagine di serietà e correttezza circa i criteri di selezione dei magistrati, al fine di ristabilire l'onorabilità e l'autorevolezza del potere giudiziario, anche valutando la possibilità di procedere all'annullamento del concorso; se ritenga di attivarsi, e di inviare ispettori ministeriali al fine di audire tutti i membri della commissione che hanno curato lo svolgimento delle prove scritte; se, infine, ritenga di assumere iniziative urgenti al fine di riformare le prove concorsuali di accesso in magistratura. Atto n. 4-04151 DE BONIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: l'interrogante ha appreso da organi di stampa che pochi giorni fa è stato siglato un accordo tra Sogin e Ispettorato per la repressione delle frodi (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per la tracciabilità degli alimenti; si legge, infatti, nell'agenzia "ANSA" del 24 settembre 2020: "Sviluppare un processo per la tracciabilità dei prodotti agricoli ed agroalimentari in base alla presenza di isotopi naturali al loro interno. È questo l'obiettivo che si pone l'accordo di collaborazione tra l'ICQRF e la SOGIN, la Società Gestione Impianti Nucleari, siglato alla presenza del Sottosegretario Giuseppe L'Abbate. I due enti, infatti, intendono avviare ricerche sperimentali per l'applicazione delle tecniche di derivazione nucleare per verificare l'accuratezza e l'effettività dei requisiti relativi all'origine dei prodotti agricoli ed agroalimentari"; l'accordo, di durata biennale, si pone l'obiettivo di trovare soluzioni innovative a tutela dei produttori di qualità e dei consumatori. Secondo il sottosegretario di Stato, l'obiettivo sarebbe la codificazione di determinate tecniche radiochimiche attraverso l'uso di radionuclidi specifici per proteggere e promuovere alimenti a valore aggiunto, ovvero attraverso la determinazione del rapporto di taluni isotopi in elementi come idrogeno, ossigeno e carbonio e la misura della concentrazione di questi elementi in un campione, in modo da ottenere un'impronta digitale unica funzionale ad indicare il luogo di origine del prodotto esaminato; considerato che: la SOGIN è una società per azioni, a capitale interamente pubblico, costituita nel 1999, nell'ambito del processo di liberalizzazione del mercato elettrico di cui al decreto legislativo n. 79 del 1999, con il compito di gestire il decommissioning delle quattro centrali già dell'ENEL (Latina, Trino Vercellese, Garigliano e Caorso, tutte spente da anni), la chiusura del ciclo del combustibile nucleare, i rifiuti radioattivi presenti nelle stesse centrali; dal 2003 alla SOGIN è stata attribuita, sempre ai fini del decommissioning , anche la gestione degli impianti del ciclo del combustibile esistenti in Italia, anch'essi chiusi da anni. Si tratta specificatamente degli impianti sperimentali e di ricerca dell'ENEA: impianto Eurex a Saluggia (Vercelli); impianti Plutonio e Opec in Casaccia (Roma); impianto Itrec a Trisaia di Rotondella (Matera), nonché l'impianto di fabbricazione di combustibile di Bosco Marengo (Alessandria), quest'ultimo divenuto poi, dal 2005, di proprietà della SOGIN stessa; nel 2004, la SOGIN ha rilevato dalla società Ambiente, del gruppo ENI, la quota del 60 per cento della Nucleco (il restante 40 per cento è di proprietà dell'ENEA), nata per gestire i rifiuti radioattivi prodotti dall'ENEA nel centro della Casaccia e dal 1985 effettua il ritiro, il trattamento e lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi prodotti in Italia nell'ambito delle attività sanitarie, industriali e di ricerca; il decreto legislativo n. 31 del 2010 ha infine affidato alla SOGIN il compito di ricercare il sito per il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e di realizzare e gestire il deposito stesso. Il complesso delle funzioni e delle attività ricordate fanno della SOGIN di gran lunga il più importante gestore italiano di rifiuti radioattivi; tenuto conto che: da un'inchiesta condotta per il "Corriere della Sera" da Milena Gabanelli si apprende, anzitutto, che tutti i costi per smantellare le centrali nucleari chiuse dopo il referendum del 1987 sono coperti dalla bolletta elettrica pagata ogni bimestre dai consumatori. La tabella di marcia relativa all'attività della SOGIN ha presentato, e presenta tuttora, notevoli e costosissimi ritardi: trattamento e stoccaggio dei rifiuti radioattivi entro il 2014 e smantellamento di centrali e impianti entro il 2020, al costo di 4,5 miliardi di euro. Ma nel 2013 si slitta in avanti, fino al 2025, e la previsione di spesa sale a 6,48 miliardi di euro. Passano altri 4 anni, si insedia un nuovo consiglio di amministrazione (quello attuale) e a novembre 2017 viene stabilito un ennesimo piano industriale, che fissa al 2036 (11 anni di ritardo sul precedente) la fine dei lavori, mentre i costi lievitano a 7,25 miliardi; insomma, a 32 anni dal referendum si promette di partire finalmente con la parte impegnativa del decommissioning e, mentre ancora si attendono gli adempimenti, questa società rappresenta una voragine per i cittadini. Infatti, dal 2001 ad oggi 3,7 miliardi di euro sono stati pagati dagli utenti all'interno della bolletta elettrica, però solo 700 milioni sono stati utilizzati per lo smantellamento, il resto è stato speso per i costi di gestione. Considerando che resta da eseguire più del 70 per cento delle attività e che negli ultimi due anni l'avanzamento dei lavori è stato del 2 per cento all'anno, se non ci sarà un'improvvisa accelerazione è facile prevedere che la conclusione non ci sarà prima del 2050 e ogni anno in più porterà con sé un ulteriore incremento dei costi. Le spese di gestione (che si aggiungono al costo dei lavori) sono, oggi, di circa 130 milioni di euro all'anno. Solo dal 2010 al 2015, per fare un esempio, il personale è passato da 650 a 1.030 unità e oggi si è stabilizzato intorno alle mille unità. Il trend dei costi totali potrebbe così addirittura superare quota 10 miliardi di euro, tutti pagati a piè di lista dalle bollette della luce, cioè dai contribuenti; l'Autorità per l'energia, che doveva vigilare, ha sempre rimborsato senza battere ciglio, nonostante siano previste penalità nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi. Anche il Ministero dello sviluppo economico, che deve vigilare, finora non è parso particolarmente attivo, precisa l'inchiesta; intanto, per quanto riguarda i rischi per la popolazione in Basilicata, la magistratura ha posto sotto sequestro alcuni impianti di trattamento acque. Da almeno 3 anni venivano riversati in mare dei solventi utilizzati negli anni '60 e '70 per il combustibile della centrale nucleare di Latina, mentre nei contenitori vecchi di 50 anni, custoditi nei capannoni, ci sono nitrati di uranio -235, nitrati di torio e altri prodotti da fissione nucleare. Sempre nell'impianto Itrec di Trisaia di Rotondella ci sono anche 64 barre di combustibile torio-uranio, che si sommano ad altri 4 metri cubi di rifiuti liquidi acidi ad alta attività contenenti uranio arricchito. La conclusione dei lavori in questo impianto, prevista per il 2023, è già stata prorogata al 2036, con il rischio che quei contenitori potrebbero non reggere per altri 18 anni; infine, viene evidenziato sempre nell'inchiesta, anche il deposito nazionale nel quale dovranno confluire rifiuti e scorie ancora non c'è, ma è noto che la spesa prevista è di 2,5 miliardi di euro, si chiede di sapere: quali siano le ragioni che hanno condotto il Ministero delle politiche agricole ad affidare alla SOGIN, società nata col precipuo compito di gestire impianti nucleari, l'incarico di verificare l'accuratezza e l'effettività dei requisiti relativi all'origine dei prodotti agricoli ed agroalimentari, considerate le costose e rischiose lentezze evidenziate nell'ambito dello smantellamento delle centrali nucleari; perché non sia stato affidato, invece, il suddetto incarico ad alcune delle numerose università italiane che già svolgono, in maniera costante, studi e ricerche sperimentali per l'applicazione delle tecniche di derivazione nucleare, finalizzate ad identificare il luogo di origine dei prodotti agricoli ed agroalimentari ai fini di una maggiore tutela dei produttori e dei consumatori; quali iniziative intendano assumere i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico per una rapida conclusione degli incarichi affidati alla SOGIN, senza concedere ulteriori proroghe che comportano solamente aggravi di spese per i cittadini e allontanano sempre più la messa in sicurezza di quei luoghi contaminati dai rifiuti radioattivi. Atto n. 4-04152 GASPARRI RONZULLI MOLES BERARDI MASINI TOFFANIN GALLONE DAL MAS SICLARI PAGANO BINETTI RIZZOTTI GIAMMANCO PICHETTO FRATIN BATTISTONI FERRO CANGINI CALIENDO PAPATHEU MALAN GALLIANI CALIGIURI BIASOTTI CESARO AIMI PEROSINO BARBONI FLORIS Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: a quanto si apprende da organi di stampa, il 7 agosto 2020 il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha firmato insieme al Ministro dell'economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, un decreto interministeriale che ha raddoppiato, da 62.000 a 150.000 euro, lo stipendio del presidente dell'INPS, professor Pasquale Tridico, e aumentato quello di altri dirigenti INPS e INAIL; l'aumento degli emolumenti è stato varato dal consiglio di amministrazione dell'INPS e conseguentemente inserito nel decreto firmato dai ministri, che prevedeva l'entrata in vigore dei nuovi stipendi a partire dalla nomina e, quindi, con un importante effetto retroattivo; il collegio dei sindaci dell'INPS ha chiesto a quel punto chiarimenti sugli aumenti, richiamando il decreto-legge 26 gennaio 1999, n. 8, recante "Disposizioni transitorie urgenti per la funzionalità di enti pubblici", ai sensi del quale gli amministratori devono essere pagati dal momento dell'insediamento, dal quale decorre la durata in carica degli organi degli enti pubblici di previdenza ed assistenza, e non dalla nomina, al fine di evitare di conseguenza la palese violazione della legge incredibilmente perpetrata dal consiglio di amministrazione e, in maniera sconcertante, avallata dall'emanazione del decreto interministeriale; l'INPS nella fase di emergenza dovuta alla pandemia da COVID-19 non si è distinto per efficienza, ricevendo numerose critiche sulla gestione della previdenza dei lavoratori; numerosi episodi, come quello avvenuto in occasione del click day , la violazione di informazioni riservate degli utenti del portale, la mancata erogazione della cassa integrazione per migliaia di lavoratori hanno certificato l'assoluta inadeguatezza dei vertici INPS e del presidente Tridico in particolare, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri fosse a conoscenza di questa vicenda; se il Governo, alla luce di quanto avvenuto in questi mesi nella gestione dell'Istituto, delle difficoltà incontrate da migliaia di lavoratori italiani nella fase di crisi e nei mesi che verranno, dello sdegno provocato nel Paese dal decreto, non lo ritenga del tutto inopportuno e inappropriato, e conseguentemente non intenda annullarne immediatamente le determinazioni, anche in riferimento all'INAIL, con la restituzione, da parte dei dirigenti interessati, di quanto eventualmente già percepito; se non si ritenga opportuno sostituire il presidente Tridico, da tempo al centro di polemiche e risultato non all'altezza di gestire un ente così importante e centrale per il Paese, in una fase così delicata. Atto n. 4-04153 GALLICCHIO LOMUTI MORONESE PAVANELLI NOCERINO DONNO LANNUTTI PIRRO ANGRISANI GIROTTO MONTEVECCHI TRENTACOSTE PRESUTTO VANIN GIANNUZZI ABATE Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: la legge n. 134 del 2015, recante "Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie", pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 199 del 28 agosto 2015, all'art. 3, prevede che le Regioni garantiscano il funzionamento dei servizi di assistenza sanitaria alle persone con disturbi dello spettro autistico; stabiliscono percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali per la presa in carico di minori, adolescenti e adulti con disturbi dello spettro autistico, verificandone l'evoluzione, e adottano misure idonee al conseguimento degli obiettivi anche attraverso la disponibilità sul territorio di strutture semiresidenziali e residenziali accreditate, pubbliche e private, con competenze specifiche sui disturbi dello spettro autistico in grado di effettuare la presa in carico di soggetti minori, adolescenti e adulti; la legge è stata emanata in conformità a quanto previsto dalla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite n. A/RES/67/82 del 12 dicembre 2012 sui bisogni delle persone con autismo e recante "Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie"; la Giunta della Regione Basilicata, con delibera n. 1322/2018, ha rispettivamente recepito l'aggiornamento delle "linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nei disturbi dello spettro autistico" e impegnato le aziende sanitarie locali (ASP e ASM) a mettere in atto gli specifici indirizzi operativi indicati nel documento di aggiornamento delle linee di indirizzo, attraverso la predisposizione di un piano operativo regionale; gli impegni assunti dalla Regione con la delibera risultano del tutto disattesi. Nonostante le previsioni normative, non è dato rinvenire sull'intero territorio della Basilicata alcuna struttura semiresidenziale o residenziale accreditata con competenze specifiche sui disturbi dello spettro autistico in grado di effettuare la presa in carico di soggetti minori, adolescenti e adulti; si apprende da fonti giornalistiche che è stato depositato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale da parte dei genitori di ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico, al fine di accertare le violazioni di legge da parte della Regione, nonché impegnare la stessa ad adempiere agli obblighi derivanti dalle normative in vigore e, se necessario, ad imporre la nomina di un commissario ad acta che sovrintenda all'esecuzione dei provvedimenti richiesti ("basilicata24", 21 settembre 2020); considerato che: l'inosservanza da parte della Regione Basilicata degli obblighi sanciti dalla normativa nazionale ed internazionale comporta la violazione del principio di cui all'articolo 32 della carta costituzionale, nonché dell'art. 1, commi 1, 2, 3 e 10, del decreto legislativo n. 502 del 1992, degli artt. 1 e 2 della legge n. 833 del 1978, dell'art. 1, comma 554, della legge n. 208 del 2015 e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, e comporta danni enormi a carico dei soggetti affetti dalla patologia e dei loro familiari, costretti a sacrifici spropositati sotto ogni profilo, per tentare di assicurare ai loro cari i dovuti interventi assistenziali e le prestazioni ed i trattamenti necessari a migliorarne le abilità intellettive, il linguaggio ed i comportamenti o quantomeno a limitarne la degenerazione e ad arginare le conseguenze dei disturbi dello spettro autistico; l'Italia non si è ancora dotata di una normativa che tuteli i caregiver familiari, ossia chi aiuta, in maniera gratuita e quotidiana, un proprio parente di primo grado non autosufficiente fisicamente o mentalmente. Ciò contribuisce al grave disagio dei genitori di ragazzi affetti da queste patologie che, oltre a subire l'inosservanza delle norme da parte dell'ente regionale per l'assistenza dei propri figli, subiscono l'assenza di una normativa che li tuteli personalmente, presente in tutti gli Stati europei; la pandemia dovuta al coronavirus ed i successivi stati emergenziali hanno eroso ancor più la fiducia dei genitori dei ragazzi affetti dal disturbo, lasciati soli, senza nessun tipo di assistenza domiciliare, supporto psicologico, o contributo economico, durante tutto il periodo di lockdown , a gestire un disturbo che prevede una lunga ed efficace terapia garantita dallo Stato e dalle Regioni, per una patologia che talvolta può sfociare anche in atti pericolosi e violenti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda verificare il comportamento omissivo della Regione Basilicata in violazione dell'art. 3 della legge n. 134 del 2015 e della normativa correlata e, di conseguenza, adottare misure tali da garantire il rispetto della legge; se non ritenga, anche per la particolare congiuntura sociale dovuta alla pandemia che ha aggravato ancor più la condizione delle persone affette da disabilità, che si possano prevedere misure straordinarie atte a garantire il rispetto delle norme a loro tutela; se ritenga di condividere iniziative normative volte a consentire, in attesa dell'esame parlamentare del disegno di legge AS 1461 recante "Disposizioni per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare", un intervento urgente per predisporre un supporto psicologico ed un contributo economico per i caregiver familiari, che dall'inizio dell'emergenza dovuta al coronavirus si sono totalmente sostituiti allo Stato ed alle Regioni senza ricevere alcuna forma di aiuto. Atto n. 4-04154 DE PETRIS Al Ministro dell'istruzione Premesso che, da quanto appreso dagli organi di stampa, risulta reintegrata nelle sue funzioni la docente della scuola secondaria di primo grado "Mazzanti" di Firenze che nel gennaio 2020, in occasione peraltro del giorno della memoria, usò parole gravi e irresponsabili nei confronti della senatrice a vita Liliana Segre, la cui alta missione di testimonianza della Shoah fu offensivamente ridotta a "operazione pubblicitaria"; considerato che la reintegrazione sarebbe stata disposta dall'ufficio scolastico competente per territorio "per non aver commesso il fatto"; ritenuto che, a parere dell'interrogante, il fatto invece sussiste e consiste in un messaggio distorto e pericoloso rivolto alla platea delle ragazze e dei ragazzi della scuola secondaria di primo grado, si chiede di sapere: quale valutazione il Ministro in indirizzo dia di quanto avvenuto; se la reintegrazione della docente risulti misura congrua, giustificata ed opportuna; quali iniziative intenda prendere per verificare la correttezza delle procedure che hanno portato gli organi competenti a disporre il reintegro della docente. Atto n. 4-04155 MESSINA Assuntela Al Ministro dell'interno Premesso che: il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, con nota n. 555/RS/01/58/0137 del 6 febbraio 2020, ha comunicato a tutti i sindacati nazionali della Polizia di Stato per un'informazione preventiva, prevista dall'art. 25, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 164 del 2002, un incontro per il giorno 11 febbraio 2020 con all'oggetto "riorganizzazione della Polizia stradale"; il giorno 11 febbraio 2020 si è tenuta presso il Dipartimento la programmata riunione in relazione al progetto di riorganizzazione della Polizia stradale; l'incontro è stato presieduto dal responsabile della struttura di missione per la riorganizzazione delle articolazioni periferiche dell'amministrazione della pubblica sicurezza, prefetto dottor Luigi Savina, dal direttore centrale delle specialità, dottor Armando Forgione, e dal direttore del servizio centrale della Polizia stradale, dottor Giovanni Busacca; il progetto, molto ampio e articolato, prevede per il territorio murgiano l'istituzione di una nuova "sezione di Polizia stradale denominata BAT" (Barletta-Andria-Trani), da effettuarsi con l'accorpamento dei distaccamenti di Spinazzola e di Ruvo di Puglia. A Spinazzola era stato istituito un distaccamento di Polizia stradale per l'interesse strategico del posizionamento del comune come cerniera tra la Puglia e la Basilicata attraversato: dalla strada statale 655 "Bradanica", che da Foggia porta a Matera, interessata da un notevolissimo e imponente traffico determinato dall'insediamento SATA di S. Nicola di Melfi, e relativo traffico per l'imbocco a Candela dell'autostrada per Napoli-Roma; dalla strada provinciale 3 (ex regionale 6) che da Canosa-Minervino Murge-Spinazzola si interseca con la viabilità ordinaria di tutto il restante territorio murgiano; la soppressione del distaccamento produrrebbe un danno incalcolabile al territorio e alle sue popolazioni, in termini economici, per quanto attiene alla legalità e alla sicurezza, soprattutto per la prevenzione e la repressione dei fenomeni malavitosi; si produrrebbe così un'ulteriore ingiustificata aggressione all'alta Murgia, già duramente colpita dalla grave crisi economica e dallo spopolamento progressivo dei piccoli comuni; il carico di traffico sulle citate arterie stradali è aumentato richiedendo sempre più un maggiore impegno del personale adibito alla sicurezza stradale. Le strade extraurbane, statali e provinciali sono quelle col maggior numero di incidenti mortali e appare inopportuno favorire, come sostenuto dalle organizzazioni sindacali di categoria, la presenza degli agenti sulle autostrade a scapito delle strade citate; l'istituzione di una nuova sezione di Polizia stradale nella provincia di Barletta-Andria-Trani non può e non deve essere assicurata con la soppressione del distaccamento di Spinazzola. Il Comune di Spinazzola ha fornito proposte alternative per l'individuazione di un immobile da adibire a sede in loco del distaccamento, da mettere gratuitamente a disposizione della Polizia stradale, facendo venir meno le ragioni a sostegno degli ipotizzati recuperi di efficienza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda valutare l'opportunità di riesaminare la soppressione del distaccamento di Polizia stradale di Spinazzola, anche avviando un'interlocuzione con i rappresentanti istituzionali delle popolazioni interessate. Atto n. 4-04156 NENCINI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la fondazione agraria "Barone Carlo De Franceschi" è un'organizzazione sita nel comune di Pistoia, il cui scopo sociale è quello di provvedere all'istruzione agricola nella provincia di Pistoia: il suo funzionamento è regolato dallo statuto della fondazione stessa (regio decreto 8 agosto 1942, n. 1061); lo statuto vincola la fondazione agraria a concedere parte dei propri immobili in uso perpetuo alla scuola regia di agraria con alcuni impegni strumentali (destinare alla scuola "tutte le rendite del proprio patrimonio", provvedere "nei limiti delle sue rendite a mantenerlo tanto in via ordinaria che straordinaria"); al contempo la legge 11 gennaio 1996, n. 23, ha affidato alle Province la competenza in materia di realizzazione, fornitura e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici; in data 9 ottobre 2019 il Comune di Pistoia ha inviato un avviso di accertamento alla fondazione contestando il mancato versamento dell'IMU dal 2014, relativo agli immobili messi a disposizione per l'attività didattica, tempestivamente impugnato innanzi la commissione tributaria provinciale di Pistoia; considerato che: il regolamento IMU non consente l'esenzione di imposta nei confronti della fondazione, in quanto l'attività scolastica all'interno dei locali è formalmente svolta dalla Provincia di Pistoia, e tuttavia la fondazione non ha la possibilità di "spossessarsi" del bene e sottrarsi al presupposto impositivo a causa del rapporto di comodato d'uso con la Provincia; l'Agenzia delle entrate ha negato alla fondazione la possibilità di accedere al registro delle organizzazioni senza scopo di lucro motivando la scelta con la circostanza per la quale "lo Statuto della Fondazione non è conforme alla normativa prevista per le Onlus"; al fine di ottemperare alle pretese impositive comunali, la fondazione agraria ha proposto alla Provincia di Pistoia di donarle l'usufrutto dei locali messi loro a disposizione ma l'organo territoriale ha rifiutato temendo il danno erariale per maggiori oneri manutentivi che comporterebbe il passaggio da comodato a usufrutto; attualmente, nel caso di specie intervengono norme di natura diversa quali lo statuto della fondazione, l'articolo 9, comma 8, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 (che richiama, tra gli altri, l'art. 7, comma 1, lettera i) , del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504), l'art. 3, comma 1, lettera b) , della legge 11 gennaio 1996, n. 23, ed infine l'art. 1, comma 85, della legge 7 aprile 2014, n. 56); a causa dei periodi notevolmente differenti nei quali sono stati emanati lo statuto della fondazione e le norme intervenute successivamente, tra loro vi è assenza di armonizzazione, con la conseguenza che la fondazione agraria è da un lato vincolata ai doveri disposti dallo statuto del 1942, mentre dall'altro non è destinataria di nessuno degli eventuali strumenti di esenzione previsti; il vincolo statutario per il quale la fondazione deve mettere a disposizione dell'insegnamento nella regia scuola di agraria parte del patrimonio e destinare la residua parte all'ottenimento di reddito da investire nella scuola stessa è oggi reso non percorribile dalle pretese tributarie dell'amministrazione comunale, si chiede di sapere: quali siano gli orientamenti del Ministro in indirizzo rispetto ai fatti illustrati; se non ritenga doveroso predisporre, in collaborazione all'Agenzia dell'entrate, un intervento normativo volto ad armonizzare le divergenti disposizioni attualmente in vigore, al fine di garantire alla fondazione agraria Barone Carlo De Franceschi l'esenzione dal versamento dell'IMU, consentendole altresì di continuare a svolgere correttamente le attività finora portate avanti e realizzare lo scopo sociale che sta alla base dell'organizzazione medesima. Atto n. 4-04157 BATTISTONI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nell'atto di intesa programmatica fra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti pro tempore ed il presidente della Regione Lazio pro tempore , stipulato il 31 gennaio 2008, ai sensi dell'art. 18 della legge n. 31 del 2008 si promuovevano, nell'ambito delle rispettive competenze, le attività necessarie alla delocalizzazione del traffico aereo gravitante sull'aeroporto di Ciampino verso il nuovo aeroporto di Viterbo; era stato sottoscritto, in data 10 settembre 2008, un atto di intesa programmatica, circa le attività propedeutiche dell'atto aggiuntivo fra ENAC e Aeroporti di Roma per la concessione della gestione aeroportuale del nuovo aeroporto di Viterbo; nelle linee programmatiche in materia di aeroporti, contenute nell'allegato "infrastrutture" al DEF 2012, veniva stabilito che la delocalizzazione del traffico dell'aeroporto di Ciampino sarebbe stata dirottata su quello di Fiumicino, a cui venivano, di conseguenza, destinate le risorse precedentemente individuate per Viterbo, in autofinanziamento; nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 dicembre 2012, all'art. 1, veniva decretato lo stralcio degli interventi previsti per la realizzazione del nuovo aeroporto di Viterbo e le correlate previsioni convenzionali e contrattuali, con conseguente destinazione di risorse finanziarie già in autofinanziamento per il potenziamento della capacità infrastrutturale di Fiumicino; nel piano nazionale aeroporti (PNA) del 2014 vi erano puntuali critiche della Regione Lazio in conferenza dei servizi Stato-Regione, rispetto alla soppressione dell'aeroporto di Viterbo al servizio dei voli low cost e richiedeva al Ministero delle infrastrutture la convocazione di un tavolo istituzionale con gli enti interessati; il presidente Zaccheo di ENAC chiedeva, già nel 2019, l'aggiornamento del piano nazionale aeroporti e, nei giorni scorsi, lamentava la necessità per il Lazio di avere un terzo aeroporto per la gestione dei flussi; il COVID-19 ha inciso, ma presumibilmente solo nell'immediato, sul numero di viaggiatori, imponendo anche una riflessione sul futuro, anche dei trasporti del nostro Paese; il traffico aereo, in Italia, in era pre COVID-19, si concentrava maggiormente nel Lazio e in Lombardia, con una previsione annua, fino al 2030 di aumento di oltre il 3 per cento dei flussi; il presidente di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, ha invece dichiarato l'inutilità del terzo aeroporto e comunque l'infattibilità di averlo a Viterbo a causa dell'eccessiva onerosità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario inserire, nel programma di spesa del "recovery fund" nazionale, un progetto serio e atteso da tempo di miglioramento e ampliamento delle infrastrutture del Centro Italia, che preveda un'efficiente intermodalità; se non ritenga necessario investire affinché venga ridotto il divario di mobilità fra i cittadini della provincia laziale e quelli della capitale; se non intenda valutare la possibilità di far insistere su Viterbo il nuovo aeroporto di cui il presidente ENAC lamenta la mancanza, così da valorizzare un territorio da troppo tempo abbandonato e salvaguardare anche gli interessi economici del gestore aeroportuale, nonché della compagnia aerea di bandiera. Atto n. 4-04158 DE BERTOLDI GARNERO SANTANCHE' LA PIETRA RAUTI TOTARO URSO CIRIANI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato sul quotidiano "La Stampa" il 26 settembre 2020, le misure contenute nel decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto decreto rilancio), relative al super bonus (l'agevolazione fiscale prevista che eleva al 110 per cento l'aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021) per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, d'interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici, non sono ancora effettivamente operative, a causa di una serie di complessità burocratiche connesse all'emanazione dei decreti attuativi, che stanno determinando incertezze e sconforto nel settore dell'edilizia residenziale; all'interno dell'articolo è riportata la denuncia del vicepresidente dell'Ordine degli ingegneri di Torino, Fabrizia Giordano, secondo la quale nessun intervento significativo è stato ancora effettuato nel settore edile nell'ambito delle nuove misure fiscali approvate dal decreto rilancio, in quanto i proprietari degli immobili preferiscono attendere che la normativa specifica possa essere più semplice e chiara; ciò conferma, a giudizio degli interroganti, l'evidente difficoltà da parte del Governo e dei Ministeri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti nel gestire l'intero quadro normativo che, a partire dallo scorso marzo ad oggi, è stato approvato dal Parlamento, nell'ambito dei decreti-legge connessi all'emergenza epidemiologica COVID-19; l'Ordine degli ingegneri, al riguardo, evidenzia l'impossibilità di redigere addirittura i contratti, a causa delle difficoltà interpretative, aggiungendo inoltre come il mercato immobiliare si stia muovendo in modo disordinato, con una comunicazione da parte del Governo molto propagandistica e distante dalla realtà; ulteriori criticità si rinvengono, inoltre, nelle paradossali richieste del sistema bancario, nel pretendere addirittura 37 documenti (tra cui la progettazione definitiva) agli operatori del settore, pretese i cui effetti determinano l'impossibilità di istituire le pratiche, considerato che proprio gli istituti di credito dovrebbero accollarsi il credito d'imposta previsto dalla normativa; le conseguenze di tale evidente impasse normativa hanno spronato gli ordini degli architetti e degli ingegneri ad inviare una lettera alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di prevedere il riconoscimento degli anticipi professionali per le spese tecniche da parte degli istituti bancari, valutato che le criticità operative stanno già incidendo pesantemente sulla grave condizione economica degli studi tecnici, che rischia di compromettere seriamente l'attuazione del super bonus ; gli istituti bancari e finanziari, sostengono i rappresentanti degli Ordini, non contemplano, infatti, alcun meccanismo economico di anticipo degli oneri relativi alle prestazioni professionali, fondamentali per l'avvio dell'attività progettuale, aggiungendo inoltre che potenzialmente tali interventi possono rappresentare un'importante opportunità per riqualificare il proprio patrimonio immobiliare, specie nei condomini dove non ci sono adeguati sistemi di riscaldamento; a giudizio degli interroganti, le valutazioni critiche da parte degli ordini citati, indubbiamente condivisibili, confermano nuovamente la scarsa capacità del Governo e dei Ministeri nell'incidere in termini effettivi sulle reali esigenze del Paese in questa gravissima fase sanitaria ed economica; gli accordi sottoscritti con i grandi player a discapito dei lavoratori autonomi e professionisti, anche in quest'ambito d'intervento normativo, confermano nuovamente, a parere degli interroganti, un metodo procedurale da parte del Governo e della maggioranza, inspiegabilmente discriminatorio e penalizzante nei riguardi dei lavoratori autonomi e liberi professionisti ordinistici e delle partite IVA in generale, che si protrae sin dallo scorso marzo, a partire dal decreto "cura Italia", fino ad oggi; l'Esecutivo non considera, come invece dovrebbe, che tali categorie rappresentano in realtà il motore trainante dell'economia del Paese, in quanto generano occupazione e favoriscono la produttività, si chiede di sapere: quali valutazioni i Ministri in indirizzo intendano esprimere, nell'ambito delle rispettive competenze, con riferimento a quanto esposto; se condividano le critiche evidenziate dagli Ordini degli ingegneri e degli architetti, in merito alle numerose complicazioni normative e burocratiche connesse alle misure di agevolazione relative al super bonus pari al 110 per cento previste dal decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto decreto rilancio), i cui decreti attuativi rendono nella sostanza inapplicabili gli interventi previsti; in caso affermativo, quali iniziative urgenti e necessarie il Governo intenda intraprendere, al fine di semplificare e ridurre il numero complessivo degli adempimenti previsti, anche attraverso l'istituzione di un tavolo di lavoro, d'intesa con i rappresentanti nazionali degli Ordini interessati. Atto n. 4-04159 VANIN LANNUTTI PAVANELLI ANGRISANI TRENTACOSTE Al Ministro dell'interno Premesso che: si apprende da notizie di stampa che Petra Reski e Mariana Prangachi, entrambe della lista "Terra e Acqua" alle elezioni per il Comune di Venezia, giornalista e cittadina tedesca la prima e romena la seconda, hanno inviato una lettera alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per segnalare una grave violazione dell'articolo 40 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della direttiva 94/80/CE ("veneziatoday", 16 settembre 2020); in tale lettera si denuncia come la città di Venezia abbia privato i cittadini dell'Unione europea residenti a Venezia dei diritti previsti dall'articolo 40 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, negando di fatto il diritto di votare alle elezioni nel Comune di Venezia; in particolare nessuno dei cittadini è stato informato, con nessun mezzo, dal Comune di Venezia del fatto che, per poter esercitare il diritto di voto, è necessario essere iscritti in una lista elettorale, ossia non ci sono, e non sono stati pubblicati, avvisi pubblici a Venezia, né sono state curate notificazioni per posta che rammentino tale diritto (come 5 anni fa, prima che l'attuale sindaco entrasse in carica, quando i cittadini UE sono stati informati per lettera del diritto di voto); purtroppo per le elezioni comunali di Venezia del 20 settembre 2020, il termine per l'iscrizione nelle liste elettorali è scaduto il 10 agosto 2020 e, pertanto, gli aventi diritto (cittadini UE non italiani, maggiorenni e residenti a Venezia) che di fatto sono stati privati di ogni informazione utile sono oltre 10.000 nel territorio comunale di Venezia; considerato che appare grave e intollerabile che cittadini UE residenti a Venezia siano stati privati di un diritto fondamentale, impedendo loro di esprimere le proprie opinioni e scelte e di prendere decisioni politiche; considerato infine che si apprende altresì dalla stampa della dichiarazione del sindaco uscente Luigi Brugnaro ("Corriere della Sera", 11 settembre 2020) il quale attenderebbe il risultato delle elezioni, che ritiene evidentemente già a lui favorevole, per volare dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a presentare le proprie istanze e chiedere risorse, pari a quasi 4 miliardi di euro, per finanziare progetti già pronti; in altri termini, il sindaco Brugnaro chiederebbe denaro alla UE ma, contestualmente, calpesta diritti fondamentali riconosciuti dall'Europa, quale, in primis , il diritto di voto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali provvedimenti di propria competenza intenda adottare per dare corso alle necessarie verifiche presso l'amministrazione comunale di Venezia. Atto n. 4-04160 RUFA BOSSI Simone PERGREFFI CORTI CAMPARI CANDIANI CASOLATI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'interno Premesso che: il nitrato d'ammonio è un composto chimico piuttosto versatile e come tale utilizzato per diverse finalità, quali la preparazione di fertilizzanti comunemente utilizzati in agricoltura, la produzione del "ghiaccio istantaneo" per uso medico e sportivo, e la produzione di esplosivi ad uso industriale nelle miniere, nelle cave e nelle costruzioni civili; il nitrato di ammonio è chimicamente stabile e quindi tendenzialmente non pericoloso, se trattato e stoccato in maniera corretta, evitando così il rilascio di sostanze gassose in grado di formare miscele esplosive, fenomeno che può avvenire se vengono esposte a determinate temperature; si apprende da fonti di stampa notizie allarmanti circa le dichiarazioni del capo dell'antiterrorismo al Dipartimento di Stato americano, sul sospetto trasferimento di grandi scorte di nitrato di ammonio in alcuni Paesi europei, tra cui l'Italia, e che potrebbe rappresentare un rischio di sicurezza nazionale rispetto ad eventuali attacchi terroristici; il nitrato di ammonio è stato la causa di alcuni importanti disastri industriali, quali le esplosioni al porto di Tientsin in Cina ad agosto 2015, che uccisero 173 persone, e il recente incendio nel porto di Beirut nel mese di agosto 2020, che ha innescato un'enorme esplosione del nitrato di ammonio depositato presso il porto e provocato oltre 135 morti, ingenti danni alla città e alla popolazione, impressionando profondamente l'opinione pubblica; dal 2003 l'Unione europea ha introdotto norme sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose, che hanno portato anche l'Italia a definire rigide regole sui modi e i tempi di conservazione del nitrato d'ammonio, stabilendo che le autorità competenti devono essere tenute informate sugli stabilimenti dove viene usato e in quali quantità; secondo l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale in Italia sono presenti 35 stabilimenti, dislocati in 10 regioni, con quantità di nitrato d'ammonio tali da essere soggetti ai controlli sugli incidenti rilevanti, di cui al decreto legislativo n. 105 del 2015; considerato che: la presenza di grandi quantità di nitrato di ammonio in depositi situati in zone e aree particolarmente sensibili e strategiche, quali i porti, può rappresentare un enorme rischio per eventuali attacchi terroristici; in caso di allarme o pericolo di allarme terroristico risulterebbe particolarmente complicato intervenire tempestivamente per la rimozione di tali quantitativi, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo abbiano a disposizione conoscenze approfondite e aggiornate circa la presenza di depositi di nitrato di ammonio in aree strategiche del territorio nazionale, quali i porti, e la loro esatta quantità, quali informazioni chiave per garantire la necessaria sicurezza e consentire di intervenire prontamente anche a scongiurare eventuali minacce e attacchi terroristici. Atto n. 4-04161 CORTI CAMPARI PERGREFFI RUFA VALLARDI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'interno Premesso che: la Corte di cassazione, con la sentenza n. 17665 del 25 agosto 2020, ha dichiarato illegittimo l'utilizzo della targa prova su un veicolo già immatricolato; il collegio ha stabilito che l'uso della targa prova su un'auto già targata esula l'assicuratore della targa prova stessa da qualsiasi obbligo di risarcimento, che invece ricade pienamente sull'assicuratore del veicolo; la targa prova, come noto, è utilizzata solitamente da officine e concessionarie per effettuare test o dimostrazioni sulle vetture in riparazione o in conto vendita. Questo permette la circolazione senza la classica assicurazione per responsabilità civile auto (se l'auto usata o chilometri 0 è in vendita) oppure senza utilizzare quella del proprietario, in caso di riparazione e necessità di verificare se funziona tutto correttamente; la questione relativa alla possibilità di utilizzare una targa prova su veicoli è stata oggetto, il 30 maggio 2018, di una nota del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno (prot. n. 300/A/4341/18/105/20/3). In tale nota, in risposta al quesito che chiedeva se fosse possibile utilizzare una targa prova su veicoli già immatricolati che concessionarie d'auto o meccanici utilizzano per esigenze di prova tecnica o legate alla vendita, pur ritenendo che la prassi di utilizzare la targa prova su veicoli immatricolati non corrisponda alle finalità del dettato normativo che "secondo la previsione dell'art. 98 CDS, come modificato ed integrato dal DPR 474/2001, doveva essere solo quella di consentire la circolazione di prova a veicoli non immatricolati, sprovvisti, perciò, di una propria targa di riconoscimento e di documenti di circolazione", il Ministero dell'interno ha evidenziato la complessità della questione e la diversa posizione del Ministero delle infrastrutture e trasporti, il quale "conformemente al proprio indirizzo interpretativo di cui alla nota prot. 4699/M363 del 4.2.2004, si è mostrato possibilista nel riconoscere l'utilizzabilità della targa prova anche su veicoli immatricolati". Nella stessa nota il Viminale "ha richiesto agli organi preposti al controllo di evitare per il momento ogni azione sanzionatoria ed economicamente pregiudizievole nei confronti degli operatori del settore che agiscono secondo la prassi, consolidata di utilizzare le targhe prova anche su veicoli già immatricolati ma sprovvisti di copertura assicurativa"; gli autosaloni sono in difficoltà e devono confrontarsi con un calo delle vendite pari al 90 per cento rispetto all'anno precedente ora, come se non bastasse, arriva un'altra complicazione burocratica che complica non di poco il lavoro dei venditori; gli imprenditori, intanto, sono in crisi di liquidità, le entrate sono quasi azzerate, mentre le uscite, quelle, purtroppo no. Sono a rischio numerosi posti di lavoro e intere aziende hanno vissuto un periodo di reale difficoltà che non è stato affatto superato. Ora interviene la pronuncia della Cassazione; a giudizio degli interroganti ancora una volta lo Stato complica la vita dei suoi cittadini e, in particolar modo, delle sue aziende; a parere degli interroganti la targa prova rappresenta uno strategico strumento di lavoro che deve essere messo a disposizione dei nostri operatori economici con assoluta chiarezza e devono, certamente, essere perseguiti eventuali abusi nei casi in cui della targa prova sia fatto un uso improprio, ma gli utilizzi professionali devono essere necessariamente tutelati, si chiede di sapere quali urgenti iniziative, anche di carattere normativo, i Ministri in indirizzo intendano adottare per chiarire definitivamente e univocamente che i soggetti di cui all'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 2001, n. 474, sono autorizzati a circolare, per esigenze strettamente connesse alla propria attività lavorativa, con veicoli muniti di targa di prova, anche se immatricolati, consentendo ad autoriparatori e rivenditori di svolgere il proprio lavoro. Atto n. 4-04162 CORTI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo e l'autostrada regionale Cispadana, due infrastrutture emiliane fondamentali per l'economia sia regionale che nazionale, come riportato ancora una volta dagli organi di stampa, purtroppo, rientrano tra i cantieri promessi ma ancora bloccati; l'autostrada Campogalliano-Sassuolo sarebbe un'infrastruttura strategica di collegamento tra la A22 e la strada statale 467 Pedemontana, la cui realizzazione porterebbe un rilevante beneficio alla viabilità ordinaria, soprattutto alleggerendola del traffico pesante, con effetti positivi anche per la sicurezza stradale; questa infrastruttura, con ricadute consistenti su tutto il Paese, sarebbe decisiva per i distretti industriali del territorio, a cominciare dai settori di eccellenza tra cui ceramica, biomedicale, tessile, moda, agroalimentare, meccanica, motori, senza dimenticare il turismo; per quest'opera, che vale un investimento di 430 milioni di euro e che ha cominciato il suo percorso formale con un bando di gara 10 anni fa, ci sarebbero tutte le condizioni tecniche e le autorizzazioni amministrative per aprire i cantieri; il 1° ottobre 2019 è stato approvato il progetto esecutivo con un decreto ministeriale, ma a distanza di un anno sono state avviate solo le procedure per gli espropri; invece l'autostrada Cispadana, che attraverserebbe le province di Ferrara, Modena e Reggio Emilia e alleggerirebbe il traffico sulla via Emilia e sull'autostrada del Sole, vale un investimento di 1,3 miliardi di euro; per la Cispadana si sta ancora aspettando l'approvazione del progetto definitivo risalente al 2007 e il suo iter è tra i più difficoltosi: la procedura di valutazione di impatto ambientale è durata oltre 5 anni con la presentazione del progetto e dello studio ambientale nel 2012 e il decreto di VIA nel 2017; inoltre, le prescrizioni hanno comportato la riscrittura del piano economico-finanziario; sullo sfondo dei ritardi nell'avvio dei lavori figura anche la vicenda di Autobrennero, la concessionaria della A22, che controlla anche le società concessionarie delle due autostrade. In merito il Governo deve anche decide sulla concessione dell'autostrada del Brennero, scaduta nel 2014, ma al momento non è stata trovata la soluzione attesa da tempo. Lo stesso presidente della Provincia di Modena ha inviato una lettera ai parlamentari modenesi auspicando una proroga decennale al concessionario, si chiede di sapere se e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per chiarire, con la massima urgenza, il reale iter dei lavori e gli ostacoli concreti che bloccano i cantieri creando solamente alle realtà produttive della zona, colpite duramente in questi mesi anche dall'emergenza pandemica, un ingente danno economico, logistico e di competitività nei confronti dei vari competitor anche stranieri, oltre ad arrecare un danno all'intera collettività. Atto n. 4-04163 PERGREFFI ROMEO IWOBI PELLEGRINI Emanuele CENTINAIO AUGUSSORI BOSSI Simone PIROVANO RICCARDI ARRIGONI PILLON Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: secondo quanto riportato da alcune sigle sindacali, la società Alitalia ha comunicato che dal 1° settembre 2020 avrebbe gestito in proprio tutte le attività di check-in , imbarchi e rampa, affidando ad Airport Handling SpA il solo carico e scarico dei bagagli. La compagnia ha sottolineato che si tratta di una scelta temporanea, ma cresce la preoccupazione tra i lavoratori ancora in cassa integrazione; Airport Handling SpA (ex SEA Handling), partecipata del Comune di Milano (assieme a DNATA che detiene il 70 per cento), fornisce servizi di terra per i clienti negli scali aeroportuali di Milano Malpensa e Milano Linate. Nel 2017 ha chiuso il fatturato a 113.983.244 euro (2.986.317 in più rispetto al 2016). I dipendenti a fine 2017 erano 1.668 (18 per cento in più rispetto al 2016); il sindacato (di base e confederale) contesta il fatto che Alitalia assicurerà i servizi di terra non solo utilizzando il proprio personale già in forza a Linate, ma anche assumendo personale precario e sottopagato, e, come se non bastasse, impiegando a Linate anche staff con base a Roma Fiumicino; di fatto oggi Alitalia, secondo i sindacati, gestisce in proprio il 70-75 per cento delle attività e, senza un cambiamento, il personale di Airport Handling finirebbe inevitabilmente in esubero. In tutta Europa non c'è più una singola compagnia che gestisca in proprio i servizi di terra nei vari aeroporti, perché è più economico esternalizzare queste attività a società attrezzate e specializzate; oltre ad una questione di qualità del lavoro si ravvisa anche una questione di contraccolpo su Airport Handling, che oggi opera sia a Linate che a Malpensa e con il diminuire del lavoro sarà costretta, secondo i sindacati, a tenere parte della sua forza lavoro (soprattutto quella in servizio all'aeroporto di Linate) in cassa integrazione fino al marzo 2021, con danno per i lavoratori e anche aggravio per le uscite erariali, per poi dover procedere al licenziamento di almeno 550 dipendenti ritenuti in esubero; a parere degli interroganti, a fronte di un investimento da parte dello Stato di 3 miliardi di euro per il rilancio della compagnia di bandiera, la stessa Alitalia non tiene conto delle ricadute economiche e sociali sui lavoratori delle società dei servizi a terra; l' handling è un servizio pubblico essenziale soggetto alle disposizioni della legge n. 146 del 1990, strettamente legato al trasporto aereo erogato dalle compagnie; come tutto il settore del trasporto aereo, anche le imprese che erogano servizi di handling aeroportuale sono state fortemente colpite dalla crisi economica conseguente all'epidemia da COVID-19, e pertanto rischiano di dover ricorrere a numerosi licenziamenti di personale con gravi ricadute in ambito sociale, qualora non siano adottate misure specifiche a sostegno del settore, si chiede di sapere se e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, i Ministri in indirizzo intendano adottare con riguardo a quanto esposto, anche nell'ottica della salvaguardia dei livelli occupazionali negli scali aeroportuali della Lombardia. Atto n. 4-04164 ALESSANDRINI PITTONI BARBARO BORGONZONI SAPONARA Al Ministro dell'istruzione Premesso che: dal 2013, non esiste più la Direzione generale per la formazione e l'istruzione tecnica, cancellata dall'allora Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Maria Chiara Carrozza in seguito ad un'operazione di spending review ; con il nuovo regolamento che riorganizza il Ministero dell'istruzione, in corso di attuazione, l'alternanza scuola-lavoro e l'istruzione tecnica, istituti tecnici superiori inclusi, rischiano di subire un nuovo pesante ridimensionamento; numerosi sono stati in questi anni gli appelli bipartisan , culminati poi nell'impegno assunto, nel 2014, dal ministro Stefania Giannini di ripristinare una struttura (allora, si parlava di una struttura interdipartimentale) dedicata ai rapporti con il mondo del lavoro e i territori; nel nuovo regolamento del Ministero di tutto questo non c'è traccia; il dicastero oggi guidato da Lucia Azzolina si articolerà in due dipartimenti, uno dedicato a istruzione e formazione, con 4 direzioni generali (di cui una con competenze anche in tema di orientamento scolastico), e il dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali, suddiviso in 3 direzioni generali; il tema è delicato, specie oggi, con una mancata corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro proprio nei profili tecnico-scientifici, un abbandono scolastico in ripresa, in primis negli istituti professionali, e un tasso di disoccupazione giovanile che è tornato a superare il 30 per cento; quest'anno, l'alternanza tra scuola e lavoro e l'istruzione tecnica rischiano di finire vittime indirette del COVID-19; a giudizio degli interroganti negli ultimi anni tutti i Paesi industrializzati hanno comunque investito sul collegamento tra formazione e lavoro, tutti tranne l'Italia, che anzi ha fatto tagli di risorse e uffici con effetti nefasti: già oggi, nonostante la crisi innescata dal COVID-19, vi è forte carenza di tecnici specializzati e si può solo immaginare la situazione che ci sarà quando l'economia tornerà a crescere; considerato poi che, tra la pandemia e l'avanzare del 5G, è fondamentale avere una riconoscibile struttura di riferimento istituzionale, anche tra più dicasteri, che presidi i temi chiave per la crescita: alternanza, istruzione tecnica, istruzione e formazione professionale, istituti tecnici superiori, apprendistato, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di incrementare percorsi formativi professionalizzanti che diano ai giovani italiani le competenze tecniche richieste dal mercato del lavoro. Atto n. 4-04165 DE VECCHIS Ai Ministri per la pubblica amministrazione e della difesa Premesso che: ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19", al fine di contrastare e contenere la diffusione del COVID-19 è stato disposto l'arruolamento eccezionale, per il 2020, di militari dell'Esercito italiano in servizio temporaneo, con una ferma eccezionale della durata di un anno, di 120 ufficiali medici, con il grado di tenente, e di 200 sottufficiali infermieri, con il grado di maresciallo, in possesso rispettivamente della laurea magistrale in medicina e chirurgia e della laurea in infermieristica, e della relativa abilitazione professionale; al fine di ridurre i maggiori costi derivanti dalle procedure concorsuali e contenere i rischi di contagio per il personale preposto all'organizzazione e allo svolgimento delle relative procedure nella fase di emergenza epidemiologica, è senz'altro auspicabile che le professionalità e l'esperienza acquisite non vengano disperse e si proceda in tempi brevi alla stabilizzazione del personale assunto ai sensi del richiamato articolo 7; in questa direzione andava l'emendamento 36.1, presentato al disegno di legge AS 1925, di conversione in legge del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante "Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia", che tuttavia non è stato approvato dalla Commissione in sede referente, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno procedere alla stabilizzazione del richiamato personale e quali iniziative di propria competenza vogliano assumere a tal fine. Atto n. 4-04166 RAMPI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dello sviluppo economico, dell'istruzione e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il mondo dello spettacolo viaggiante è uno dei più colpiti dalle conseguenze della pandemia; queste donne e questi uomini, queste lavoratrici e questi lavoratori, pur avendo in ogni modo, anche con investimenti economici, lavorato per offrire un servizio sicuro per l'accesso alle proprie attività, non riescono ad esercitare la loro professione, non solo per le necessarie misure restrittive delle capienze, ma perché nella stragrande maggioranza dei casi le manifestazioni in cui operavano vengono del tutto cancellate a titolo precauzionale; questa situazione comporta non solo un enorme ammanco economico, ma anche difficoltà per l'accesso all'istruzione dei figli di questi cittadini e la paradossale condizione di dover pagare una tassa di occupazione di suolo per un'attività ferma e inoperante, poiché sia l'abitazione che i mezzi di lavoro devono comunque sostare in qualche luogo; nonostante alcuni primi sostegni economici stanziati e alcune indicazioni molto puntuali da parte del Governo, ad oggi non si riesce a garantire né certezze economiche, né una condizione abitativa sostenibile, né la possibilità per i bambini e i ragazzi di tornare nelle classi che frequentavano negli anni precedenti, si chiede di sapere quali interventi urgenti e coordinati i Ministri in indirizzo intendano promuovere a tutela di questa peculiare categoria di cittadini, che rappresenta con la propria attività un patrimonio culturale riconosciuto del Paese. Atto n. 4-04167 LANNUTTI GALLICCHIO PRESUTTO PAVANELLI TRENTACOSTE PISANI Giuseppe Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: "PagoPA" è un sistema nazionale per i pagamenti a favore della pubblica amministrazione, realizzato dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID) in attuazione dell'art. 5 del codice dell'amministrazione digitale (decreto legislativo n. 82 del 2005) e del decreto-legge n. 179 del 2012, come convertito in legge. Il decreto-legge n. 135 del 2018 ha trasferito la gestione di PagoPA alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che si avvale del commissario straordinario per l'attuazione dell'agenda digitale, ed inoltre ha disposto la costituzione di una società per azioni partecipata dallo Stato che opererà sotto l'indirizzo del Presidente del Consiglio dei ministri; il sistema è attualmente adottato da enti della pubblica amministrazione, banche, poste, istituti di credito e privati. I pagamenti effettuati attraverso questo sistema hanno la peculiarità di essere contabilizzati in tempo reale, il che significa che l'ente beneficiario del versamento può ottenere un'immediata visibilità dell'operazione eseguita; il termine entro il quale tutte le pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto obbligatoriamente aderirvi era stato fissato per il 1° luglio 2020. Ma con il "decreto semplificazioni", in data 7 luglio 2020, vi è stato un altro rinvio, decisione quanto mai obbligata, visto che a quella data risultavano iscritti nell'elenco di PagoPA 27.000 enti e istituti pubblici (incluse le società a controllo pubblico) contro un totale di 55.000, appena uno su due. La scadenza per l'adesione al sistema è stata fissata al 28 febbraio 2021; considerato che: PagoPA si definisce "un sistema unico per i pagamenti elettronici verso la pubblica amministrazione". In realtà, come fa notare la rivista "Altroconsumo" nel numero di settembre 2020, in un articolo dal titolo "E io pago?", a firma di Matteo Metta, «i pagamenti digitali verso le pubbliche amministrazioni - tasse, multe, bolli, visite Asl, utenze, mense scolastiche, rette universitarie e molto altro - non vengono convogliati in un unico sito (o app). Bisogna districarsi tra diversi canali telematici- siti e app - dei tanti enti pubblici (Comune, Regione, università...) sui quali poter pagare, oppure chiedere all'ente un avviso di pagamento, cioè un bollettino cartaceo o digitale da pagare attraverso altri canali. Quali sono? Gli sportelli fisici, gli atm, i siti web e le app di banche e istituti di pagamento che hanno aderito (volontariamente, per loro non c'è alcun obbligo) a PagoPA. Quindi sta al cittadino verificare se la propria banca è tra queste»; nell'articolo viene fatto notare inoltre che «la poca coerenza di pagoPA riguarda anche l'accezione di "pagamento digitale"». Si spiega infatti che «alcune ricevitorie per i bollettini pagoPA accettano solo contanti». Mentre all'ufficio postale si possono pagare i bollettini cartacei con la carta invece delle banconote, in quanto questo tipo di pagamento è considerato un pagamento digitale. La rivista fa notare giustamente che «digitalizzare i processi significa fare tutto on line , senza uscire di casa e senza fare code». Un concetto che secondo il giornalista «non è ancora chiaro neppure lì dove risiede il cuore della pubblica amministrazione, cioè il Governo centrale con i suoi ministeri, che hanno formalmente aderito a pagoPA». A dimostrazione di ciò, la rivista fa due esempi molto comuni. Il primo riguarda il rinnovo della patente: «il ministero dei Trasporti prescrive la consegna delle ricevute relative a due pagamenti (di 16 euro e di 10,20 euro) attraverso bollettini postali. In questo caso non esiste un bollettino pagoPA, non è neppure possibile farsi mandare a casa i tradizionali bollettini cartacei. Bisogna andare a recuperarli di persona negli uffici postali oppure in quelli della motorizzazione. Eppure l'agenzia che ha creato e fa funzionare il sistema pagoPA non solo è pubblica, ma addirittura fa capo alla Presidenza del Consiglio dei ministri». L'altro esempio clamoroso è quello del passaporto. «Per rinnovarlo - viene spiegato da Metta - occorre presentare la ricevuta di pagamento di 42,50 euro al ministero dell'Economia e delle Finanze». Il bollettino è in distribuzione solo negli uffici postali. Come va pagato? Il sito della Polizia di Stato specifica testualmente: «Il versamento va effettuato esclusivamente presso gli uffici postali di Poste italiane»; considerato, infine, che: il codice del consumo (decreto legislativo n. 206 del 2005) e le norme di recepimento della direttiva sui servizi di pagamento vietano l'applicazione di commissioni sui pagamenti elettronici. Chi compra on line un biglietto aereo o fa la spesa sul sito del supermercato non deve pagare una commissione in quanto ha effettuato il pagamento con carta di credito o altra modalità digitale. Questo vale anche per i pagamenti tramite POS o via app nei negozi fisici; da questa tutela a favore dei cittadini sono esclusi però proprio i pagamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni. «Così - scrive Altroconsumo - si lascia campo libero a banche, istituti di credito, poste, ricevitorie, siti, app, di applicare una commissione, anche salata, sui versamenti destinati agli enti pubblici. Costi che possono arrivare a 2,85 euro, record negativo di BPM, se si usa lo standard CBill (pagamento attraverso home banking ). Per quanto riguarda invece pagoPA, la commissione può arrivare a 2,50 euro (Unicredit e ING Bank)»; con l'applicazione di questo sistema di pagamento a favore delle pubbliche amministrazioni andrebbero valutate anche le conseguenze a scapito dei cittadini che magari, certi della domiciliazione bancaria, potrebbero per errore ignorare l'avviso di pagamento. Questi cittadini diventerebbero automaticamente morosi nei confronti delle pubbliche amministrazioni, con tutto quello che comporta l'omesso pagamento di imposte e tasse, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza di quanto descritto; se non ritenga di dover intervenire per evitare che i cittadini siano costretti, attraverso le commissioni, a pagare quella che ai loro occhi è considerata una tassa sulla tassa, e che quindi viene vissuta come un'ingiustizia, tanto più che a favore dei negozi e dei professionisti è stato previsto un credito di imposta del 30 per cento sui costi (commissioni di incasso e spese per il POS) dagli stessi sostenuti quando i consumatori pagano con strumenti diversi dal contante, al fine di incentivare i pagamenti elettronici (tracciabili); se pertanto non ritenga di doversi adoperare affinché il costo delle commissioni per i versamenti PagoPA siano sostenuti dalle amministrazioni e le società pubbliche, visto che tale costo sarebbe ampiamente compensato dai notevoli risparmi che, grazie alla digitalizzazione dei pagamenti, gli enti pubblici riescono a realizzare sulle spese di gestione e su quelle per il personale; se gli interessi di mora e altri oneri a carico dei cittadini con la domiciliazione, che hanno ignorato l'avviso, non debbano ricadere su municipalizzate e aziende che non si sono preoccupate di offrire doverosa e certa informazione, evitando in tal modo di continuare ad addossare agli incolpevoli consumatori e famiglie le conseguenze di condotte dolose in merito ad omessa e doverosa informazione. Atto n. 4-04168 CIRIANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze Premesso che: il 18 marzo 2019 il Ministro del lavoro e delle politiche sociali pro tempore Luigi di Maio, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze pro tempore Giovanni Tria, attribuì a Pasquale Tridico i poteri del presidente e del consiglio d'amministrazione dell'INPS e ad Adriano Morrone i poteri di vicepresidente; successivamente, il 22 maggio 2019, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro pro tempore Luigi di Maio, firmò per Pasquale Tridico il decreto di nomina a presidente; stando a quanto scrive il "Corriere della Sera" nelle pagine economiche, il 27 settembre 2020, lo stipendio percepito dal predecessore di Pasquale Tridico, Tito Boeri, pari a 103.000 euro lordi annui venne suddiviso tra presidente (62.000 euro) e vicepresidente; nel giugno 2019 il ministro Di Maio, in qualità di Ministro del lavoro pro tempore , avviò una riforma della governance di INPS ed INAIL, prevedendo la reintroduzione dei rispettivi consigli d'amministrazione con compensi fissati a 150.000 euro lordi per i presidenti, 40.000 per i vicepresidenti (60.000 se con deleghe) e 23.000 per i componenti del consiglio d'amministrazione; il 7 agosto 2020 il Ministro del lavoro Nunzia Catalfo ed il Ministro dell'economia Roberto Gualtieri hanno firmato il decreto interministeriale che rendeva operativa tale riforma della governance dei due enti e il relativo adeguamento degli stipendi, stando a quanto riportato da "la Repubblica", "con decorrenza dalla data di nomina"; considerato che: il 26 settembre 2020 il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi di Maio ha affermato che avrebbe chiesto chiarimenti sull'aumento di stipendio al presidente INPS, mentre il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte avrebbe affermato di non essere informato e che si sarebbe espresso solo a seguito dell'acquisizione di maggiori informazioni sulla vicenda; a quanto scrive "la Repubblica", Vito Cozzoli, capogabinetto del ministro Di Maio, in una nota del 12 giugno 2019, indirizzata alla Direzione generale per le politiche previdenziali dello stesso Ministero del lavoro e per conoscenza al premier , al Ministro dell'economia Tria e al ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta, faceva riferimento a cifre poi di fatto introdotte con il decreto del 7 agosto 2020, chiedendo una valutazione definitiva della congruenza degli importi per la successiva predisposizione del decreto del Ministero del lavoro; il decreto interministeriale del 7 agosto è stato firmato appena una settimana dopo che l'ISTAT ha certificato un crollo del 12,8 per cento del PIL italiano nel secondo trimestre; l'interrogante evidenzia come sia ancora memorabile la dichiarazione del presidente dell'INPS del 10 dicembre 2019, nella quale sottolineava che per merito del reddito di cittadinanza il tasso di povertà si fosse ridotto del 60 per cento; un dato rettificato successivamente il 19 dicembre (quando la dichiarazione veniva rettificata evidenziando una riduzione del tasso di povertà di 8 punti percentuali) e, ancora, il 9 gennaio successivo, quando il presidente dichiarava: "In questo momento il reddito è distribuito fra poco più di un milione di nuclei familiari. Se a questi si aggiungono quelli previsti dalla relazione tecnica della legge a regime raggiungeremo tre dei cinque milioni di persone considerate povere dall'ISTAT"; nel corso del mese di agosto 2020 il presidente Tridico confermava che alcuni parlamentari avevano incassato il bonus da 600 euro riservato ai possessori di partita IVA e che, nonostante con due diverse comunicazioni dell'11 e 17 agosto, il Garante per la protezione dei dati personali avesse spiegato che nulla ostava a rendere pubblici i nomi dei parlamentari richiedenti, a tutt'oggi i soli parlamentari percettori di bonus di cui si abbia notizia sono coloro che si sono autodenunciati e mancano all'appello due nomi; si rileva inoltre l'inopportunità e inadeguatezza nella gestione delle dovute verifiche da parte del Governo e dei ministri coinvolti, denotando un comportamento teso a scaricare la responsabilità delle decisioni pregresse o a negare di essere a conoscenza dei fatti; l'interrogante considera necessario, specie in relazione al drammatico momento per i cittadini in questa fase di emergenza nazionale, volgere un richiamo ad una maggiore sobrietà, responsabilità e ponderatezza tanto nell'assunzione delle decisioni che nelle dichiarazioni rilasciate, si chiede di sapere: se quanto riportato da autorevoli organi di informazione corrisponda al vero, e in particolare se si confermi la retroattività del provvedimento che ha disposto gli incrementi; se davvero si sia riflettuto e si sia ritenuto opportuno varare un aumento dei compensi in un periodo così drammatico per l'economia nazionale, e se i Ministri in indirizzo confermino che gli incrementi fossero stati posti effettivamente a conoscenza del Presidente del Consiglio dei ministri tramite la nota citata; se confermino quanto affermato dal presidente Tridico in ordine alla copertura finanziaria degli stessi incrementi e, in particolare, se corrisponda al vero che i nuovi compensi siano stati attribuiti senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica, attraverso riduzioni delle spese di funzionamento di INPS ed INAIL, come previsto dalla legge 28 gennaio 2019, n. 4. Atto n. 4-04169 RUOTOLO VALENTE NUGNES Al Ministro dell'interno Premesso che: la masseria "Antonio Esposito Ferraioli" sorge in via Lampedusa ad Afragola, alle porte di Napoli, e rappresenta il bene confiscato più grande dell'area metropolitana di Napoli (che comprende un fabbricato rurale non agibile di mille metri quadri e 12 ettari di terreni, circa 120.000 metri quadri), sottratti 20 anni fa ai clan , e che da 3 anni è diventata un presidio di legalità grazie a un percorso di riuso sociale; da marzo 2017, infatti, attraverso una gara ad evidenza pubblica, il Comune di Afragola ha affidato, dopo anni di abbandono e degrado, il bene confiscato a una rete composta da 5 soggetti: Consorzio terzo settore, Cgil di Napoli, cooperativa Radio Giancarlo Siani, cooperativa l'Uomo e il Legno e associazione di volontariato "Sott' è ncoppa", che hanno intitolato la masseria alla memoria di Antonio Esposito Ferraioli, cuoco, scout e sindacalista della Cgil, vittima innocente della camorra; la masseria un tempo rappresentava il fortino del clan Magliulo, protagonista negli anni '70 e '80 di una faida sanguinosa contro il clan Moccia per il controllo di una serie di rilevanti interessi economici: dalla costruzione dell'attuale rione Salicelle, ai grandi centri commerciali campani, agli appalti edilizi, alla costruzione, poi non realizzata, della Disneyland italiana, fino ad altre opere infrastrutturali; in questi anni, la masseria è impegnata nella valorizzazione e tutela dell'ambiente attraverso numerose azioni: lo sviluppo del progetto del "museo vivente della biodiversità" con 1.704 alberi di 15 varietà diverse, che ha come obiettivo quello di praticare la memoria, da un lato con il recupero delle tradizioni agricole locali e la valorizzazione della biodiversità, dall'altro attraverso la memoria delle vittime innocenti di mafia a cui sono intitolati i diversi filari. Inoltre sono nati 128 orti urbani, affidati gratuitamente a 128 famiglie di Afragola e delle città limitrofe. Nel 2018 è nata una start up formata da donne, che si occupa della commercializzazione di prodotti della masseria; grazie all'impegno dei gestori è stato vinto nel giugno 2018 un bando di un milione e mezzo di euro per realizzare una casa di accoglienza per donne e minori vittime di violenza, ma a distanza di 28 mesi il Comune di Afragola, sottoscrittore del contratto, non ha compiuto alcun atto amministrativo significativo. Si è giunti, grazie a diverse energiche sollecitazioni degli affidatari e il coinvolgimento degli uffici della Prefettura di Napoli, ad indurre l'amministrazione comunale ad affidare nuovamente incarichi professionali esterni all'ente per la progettazione definitiva d'intervento e la stesura di un nuovo cronoprogramma tra il Comune di Afragola e la Prefettura, ma ad oggi, come risulta agli interroganti, gli incaricati non si sono mai recati neppure una volta presso la masseria; già nel 2013 il Comune risultava beneficiario di un PON sicurezza sempre sul medesimo bene confiscato ed anche quel finanziamento di 2 milioni e 200.000 euro è stato perso per un'ingiustificata "inerzia amministrativa"; la masseria è da tempo finita nel mirino di gravi attentati e ritorsioni dimostrative, ultime in ordine di tempo: venerdì 1° ottobre 2020 gli affidatari hanno rinvenuto all'ingresso della struttura 21 bossoli di pistola esplosi a salve. Come probabile risposta al sopralluogo organizzato il giorno seguente con esponenti della società civile, attivisti, volontari, dirigenti politici e il primo firmatario del presente atto, per esprimere vicinanza e solidarietà, sabato 3 ottobre sono stati rinvenuti nel medesimo luogo altri 9 bossoli a salve; da diversi resoconti di organi di stampa e da un'interlocuzione con il direttore dell'associazione temporanea di scopo della masseria, emerge un grave clima ritorsivo e di minacce. Tanti gli episodi denunciati: danneggiamenti alla struttura, cancelli divelti, sversamento di rifiuti, ritrovamento di carcasse di auto, furti di attrezzi agricoli; la masseria è simbolo di resistenza e di legalità in un comune dal 1996 al 2008 più volte commissariato e il Consiglio comunale per due volte sciolto su proposta del Ministro dell'interno, per infiltrazioni dell'organizzazione malavitosa nella gestione della macchina comunale, rilevate da una commissione d'accesso inviata dalla Prefettura; si rammenta che solo l'anno scorso la città è stata investita da ben 8 bombe e omicidi di camorra: il territorio posto sotto attacco da parte dei poteri criminali, come emerge nel rapporto del febbraio 2019 della Direzione investigativa antimafia: "Il sodalizio che esercita il controllo di un'ampia fascia del territorio è quello storicamente radicato nel territorio afragolese attraverso una capillare attività estorsiva"; il clan storico che domina Afragola estendendo il suo potere tra la provincia di Napoli e Roma è quello dei Moccia, colpito lo scorso 30 settembre 2020, a conferma dello spessore criminale, finanziario ed economico, da un'ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e da decreto di sequestro preventivo emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 19 persone tra i destinatari anche Angelo e Luigi Moccia, capi dell'omonimo clan camorristico che nella capitale avevano investito denaro di provenienza illecita in beni immobiliari e attività di ristorazione, ben 14 locali, dislocati, soprattutto nella zona della Roma bene, tra Castel Sant'Angelo, il Quirinale e piazza Navona, per un valore di oltre 4 milioni di euro; in questo quadro si inserisce l'esperienza della masseria Antonio Esposito Ferraioli, un modello positivo di lotta alla camorra, di resistenza civile ma soprattutto di contrasto all'illegalità, al centro di forti interessi speculativi e progetti edilizi mediati dalla convergenza di un coacervo di poteri non solo camorristici; in particolare si segnala una vicenda rilevante legata alla particella catastale 105, un'estensione di terreno superiore a 20.000 metri quadri (2 ettari) facente parte del bene confiscato e divisa al 50 per cento tra il Comune di Afragola e gli eredi Magliulo. Nonostante numerose sollecitazioni degli affidatari all'amministrazione di Afragola la quota parte resta indivisa e forse non casualmente: parte del terreno, infatti, è interessata dal progetto che prevede la costruzione di un nuovo svincolo autostradale "ammazza ingorgo" sul ramo dell'autostrada A1-A16 nel tratto nel quale confluisce il traffico proveniente da Bari, Roma e Napoli in danno ad Ikea che ha perso la controversia (con il giudizio del maggio 2019 del Consiglio di Stato) con i Comuni di Afragola e Casalnuovo; sulla vicenda della masseria in una recente intervista il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha detto: "I beni confiscati sono patrimonio dello Stato e quindi dovrebbero essere difesi sempre. Se c'è un tentativo di riprenderseli in qualche modo e anche quando non vengono assegnati o vengono lasciati deperire, quello è un altro elemento simbolico della sconfitta dello Stato. Perciò bisogna difenderli, tutelarli", si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo, per quanto di sua competenza, intenda adottare al fine di prevenire e contrastare le minacce, le intimidazioni, le ritorsioni e le subdole attività criminali di boicottaggio nei confronti della masseria Antonio Esposito Ferraioli; se ritenga di assumere iniziative urgenti come la tutela interforze permanente con monitoraggio e vigilanza con presidio fisso presso la masseria e l'attivazione della videosorveglianza o avviare un accertamento per comprendere le ragioni e se esistano responsabilità dell'"inerzia amministrativa" del Comune di Afragola; se ritenga di patrocinare la realizzazione della casa di accoglienza per donne e minori vittime di violenza e così tutelare un presidio di legalità ed un esempio di buona gestione dei beni confiscati, importantissimo per la città di Afragola e tutto il suo circondario; se non ritenga opportuno disporre, ex articolo 143 del testo unico degli enti locali (di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000), la nomina, da parte del prefetto, di una commissione d'accesso agli atti del Comune di Afragola, al fine di garantire la piena trasparenza e la corretta azione amministrativa dell'ente locale. Atto n. 4-04170 GASPARRI Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il sindacato di Polizia penitenziaria, Sappe, aveva fatto richiesta di utilizzo di una sala per conferenza stampa presso gli istituti penali di Reggio Emilia per il giorno 1° ottobre 2020; il capo ufficio stampa del Ministero della giustizia ha negato il nulla osta per l'utilizzo di una sala, nonché l'ingresso agli operatori della stampa; in alternativa è stata concessa una sala nella sede del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, a Roma; tale scelta appare assolutamente inadeguata, in quanto avrebbe costretto gli agenti, ma soprattutto i giornalisti, molti dei quali appartenenti alla stampa locale, a raggiungere Roma esclusivamente per lo svolgimento della conferenza stampa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa vicenda e se non ritenga assolutamente inopportuna la decisione del capo ufficio stampa del Ministero che, di fatto, concedendo una sala a centinaia di chilometri di distanza, impedisce che ci siano le condizioni per lo svolgimento di una legittima conferenza stampa; quali siano le ragioni per le quali tali spazi non sono stati concessi, a differenza di quanto abitualmente avviene; se non ritenga di dover prendere ogni iniziativa di sua competenza nei confronti di un gesto lesivo della libertà dell'associazione sindacale e della stampa. Atto n. 4-04171 RIZZOTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: secondo notizie apparse sulla stampa la Presidenza del Consiglio dei ministri avrebbe stipulato tre contratti, resi pubblici solo mesi dopo la firma, per forniture di gel e prodotti disinfettanti, con l'azienda Cerichem Biopharm; l'azienda, all'inizio della pandemia, è stata oggetto di un sequestro, da parte della Guardia di finanza, proprio di 4.000 flaconi del gel igienizzante che produceva perché i flaconi riportavano la dicitura "sanitizzante" senza essere in possesso della necessaria autorizzazione del Ministero della salute o della UE e perché dunque non potevano essere distribuiti sul mercato; una parte del capitale dell'azienda inoltre era stata sequestrata conservativamente dal tribunale di Foggia su richiesta della direzione provinciale di Foggia dell'Agenzia delle entrate in seguito alla sentenza sfavorevole per titolari emessa dalla commissione tributaria di Foggia. Il fisco dunque reclamava dagli azionisti di quella società tasse che non erano state pagate, e per questo aveva sequestrato le quote sociali; il comma 4 dell'articolo 80 del decreto legislativo sul codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n. 50 del 2016) stabilisce che "Un operatore economico è escluso dalla partecipazione a una procedura d'appalto se ha commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti. Costituiscono gravi violazioni quelle che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse superiore all'importo di cui all'articolo 48- bis , commi 1 e 2- bis , del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. Costituiscono violazioni definitivamente accertate quelle contenute in sentenze o atti amministrativi non più soggetti ad impugnazione. Costituiscono gravi violazioni in materia contributiva e previdenziale quelle ostative al rilascio del documento unico di regolarità contributiva (DURC), di cui al all'articolo 8 del decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali 30 gennaio 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 1° giugno 2015, ovvero delle certificazioni rilasciate dagli enti previdenziali di riferimento non aderenti al sistema dello sportello unico previdenziale. Un operatore economico può essere escluso dalla partecipazione a una procedura d'appalto se la stazione appaltante è a conoscenza e può adeguatamente dimostrare che lo stesso non ha ottemperato agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali non definitivamente accertati qualora tale mancato pagamento costituisca una grave violazione ai sensi rispettivamente del secondo o del quarto periodo. Il presente comma non si applica quando l'operatore economico ha ottemperato ai suoi obblighi pagando o impegnandosi in modo vincolante a pagare le imposte o i contributi previdenziali dovuti, compresi eventuali interessi o multe, ovvero quando il debito tributario o previdenziale sia comunque integralmente estinto, purché l'estinzione, il pagamento o l'impegno si siano perfezionati anteriormente alla scadenza del termine per la presentazione delle domande", si chiede di sapere se corrisponda al vero quanto esposto e quali provvedimenti si intenda assumere per verificare, in nome del principio di trasparenza e del rispetto delle regole, cui la pubblica amministrazione deve attenersi in ogni sua attività, quali procedure la Presidenza del Consiglio dei ministri abbia utilizzato per la stipula di contratti per la fornitura di gel e prodotti sanificanti con un'azienda le cui parti di quote sono state sottoposte a sequestro, e i cui prodotti non sono registrati al Ministero della salute quale presidio medico chirurgico. Atto n. 4-04172 BATTISTONI Al Ministro dell'interno Premesso che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 settembre 2020 (allegato 15) prevede che sui mezzi di trasporto pubblici sia prevista una presenza di passeggeri limitata all'80 per cento della capienza massima del mezzo consentita dalla rispettiva carta di circolazione; l'azienda di trasporti della capitale, ATAC, ha previsto invece la chiusura di circa un quarto dell'autobus attraverso una catenella che ha lo scopo di tenere lontano il guidatore dai passeggeri. In questo modo l'80 per cento dei passeggeri finisce per occupare il 75 per cento dello spazio disponibile; appare evidente che la concentrazione dei passeggeri, in questo modo, anziché diminuire, aumenta oltre i limiti consentiti e viene palesemente violata la disposizione normativa da parte dell'azienda romana di trasporto pubblico; appare inoltre gravissimo che per proteggere l'autista, peraltro l'unico a bordo già protetto da strutture in vetro, e che è l'unico seduto in una postazione fissa, si metta a repentaglio la sicurezza di tutti i passeggeri, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attuare la massima vigilanza sulle disposizioni a garanzia dei passeggeri, anche attivandosi presso l'azienda controllata dal Comune di Roma per ripristinare il rispetto della normativa vigente a tutela dei passeggeri ed eventualmente invitando l'azienda di trasporto romano a predisporre ulteriori protezioni in plexiglass per gli autisti dei mezzi pubblici, ma senza sacrificare lo spazio all'interno dell'autobus, che deve essere integralmente destinato all'80 per cento dei passeggeri. Atto n. 4-04173 MALLEGNI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo il "libro blu 2019" recentemente presentato dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, il settore del gioco con vincita in denaro offerto dai concessionari contribuisce all'erario per 11,4 miliardi di euro; il comparto, interessato negli ultimi anni da significativi aumenti del prelievo fiscale, ha significativamente risentito delle conseguenze dell'emergenza sanitaria; con l'art. 217 del "decreto rilancio", decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, è stato istituito il fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale, finanziato, fino al 31 dicembre 2021, da "una quota pari allo 0,5 per cento del totale della raccolta da scommesse relative a eventi sportivi di ogni genere, anche in formato virtuale, effettuate in qualsiasi modo e su qualsiasi mezzo, sia online, sia tramite canali tradizionali al netto della quota riferita all'imposta unica"; il nuovo tributo identifica come base imponibile la raccolta delle scommesse, penalizzando pertanto gli operatori che restituiscano una quota maggiore di vincite ai clienti, sebbene già dalla legge di stabilità per il 2016 il legislatore avesse compreso la necessità di identificare l'imponibile nei ricavi, costituiti dalla differenza fra raccolta e vincite; il tributo addizionale incrementa fino al 30 per cento l'imposta unica già di recente aumentata con la legge di bilancio per il 2019, producendo un aggravio tale da rendere i concessionari dell'Agenzia delle dogane non più competitivi con la concorrenza del gioco illegale, in quanto costretti a rivedere le proprie quote e ridurre le percentuali di ritorno in vincita ai giocatori; inoltre, per gli operatori che offrono scommesse ad interazione diretta tra giocatori, risulta addirittura insostenibile e, sommandosi all'imposta unica, assume persino natura di prelievo espropriativo, poiché eccede il 100 per cento dei ricavi; gli operatori hanno cercato invano un dialogo con il Governo nel corso dell' iter di conversione in legge del decreto rilancio, per proporre formulazioni alternative finalizzate a garantire un'analoga contribuzione al fondo, mantenendo tuttavia la sostenibilità del settore del gioco legale; la determinazione direttoriale pubblicata dall'Agenzia delle dogane l'8 settembre 2020, che dà attuazione all'articolo 217 del decreto rilancio, ha introdotto ulteriori complicazioni: tra queste, la prescrizione ai concessionari per l'offerta di scommesse sportive ad interazione diretta tra giocatori dell'obbligo di assumere sia il ruolo di sostituto di imposta, sia di esattore, decurtando la somma dal conto di gioco dei giocatori, ovvero inviando agli stessi modelli F24 precompilati; di fronte al mancato confronto con il Governo rispetto alle numerose richieste di interlocuzione degli operatori legali, alcuni concessionari stanno contemplando azioni legali per scongiurare conseguenze nefaste, fra le quali l'abbandono del mercato italiano, lasciando così maggior terreno per gli operatori illegali; nonostante l'articolo 217 faccia espresso riferimento alle scommesse sportive, la determinazione direttoriale dell'Agenzia ha inoltre esteso l'ambito di applicazione della norma, includendo anche i concorsi pronostici sportivi e le scommesse e i concorsi pronostici ippici, di fatto sostituendosi al legislatore senza averne i poteri. Tale approccio è stato contestato dallo stesso Sottosegretario con delega all'ippica, Vincenzo L'Abbate, il quale ha diffuso una nota in cui chiede che le scommesse ippiche vengano esonerate dal prelievo sollecitando un incontro con il direttore dell'Agenzia delle dogane, Marcello Minenna, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia consapevole delle criticità derivanti dall'articolo 271 del decreto rilancio e dalla successiva determinazione direttoriale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, che rischiano di allontanare numerosi operatori legali dal mercato italiano, impoverendo l'offerta di scommesse sportive legali rispetto alla concorrenza illegale; se non ritenga di doversi attivare al fine di rivedere la disposizione che introduce la tassa sulla raccolta per sostenere il fondo salva sport, interloquendo con gli operatori del gioco legale al fine di rendere tale disposizione economicamente sostenibile per il settore; se tale provvedimento sia giudicato conforme all'atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2020-2022, recentemente trasmesso al Senato (AS 573) e assegnato alla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro), nel quale al titolo V.b si menziona la necessità di "elevare la qualità dell'offerta dei giochi pubblici e assicurare un ambiente di gioco sicuro combattendo il gioco illegale"; se non ritenga di procedere quanto prima alla tanto auspicata riforma organica del settore dei giochi che consenta al comparto di contribuire in modo concreto e proporzionato alla ripresa economica del nostro Paese e, allo stesso tempo, di combattere con decisione e trasparenza anche gli interessi della criminalità sul gioco illegale. Atto n. 4-04174 GASPARRI Al Ministro della difesa Premesso che: l'art. 8 del decreto legislativo n. 195 del 1995 prevede la convocazione delle rappresentanze militari del personale in occasione della predisposizione del documento di programmazione economica e finanziaria, prima della deliberazione del disegno di legge di bilancio; negli ultimi 10 anni nessun governo ha ottemperato e si è attenuto a questa norma, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda ottemperare alla richiesta giunta anche in questa occasione da parte del consiglio centrale di rappresentanza del comparto difesa. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-01941 del senatore Dal Mas, sulla carenza di organico della Procura della Repubblica di Gorizia; 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-01842 del senatore De Bertoldi, sulla nomina degli organi di revisione delle società; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01940 della senatrice Corrado ed altri, sulla realizzazione del progetto del museo dei Fori a Roma, comprendendovi la villa Silvestri Rivaldi; 3-01944 della senatrice Granato ed altri, sulla nuova sede dell'archivio di Stato di Catanzaro; 3-01946 della senatrice Granato, sulla gestione delle graduatorie scolastiche nell'ambito territoriale di Milano; 3-01950 della senatrice Montevecchi ed altri, sulla realizzazione di una nuova discarica a Recanati (Macerata); 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-01945 del senatore Taricco ed altri, sull'operazione di fusione tra Alstom e Bombardier; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-01943 della senatrice Mantovani ed altri, sulla crisi dell'azienda modenese Goldoni Trattori; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-01949 della senatrice Montevecchi ed altri, sulla creazione di una nuova discarica a Recanati (Macerata).