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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 143 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del vice presidente CALDEROLI e del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 12,01). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori dopo la pausa estiva fino al 20 settembre. L'attività ordinaria delle Commissioni riprenderà a partire da lunedì 2 settembre, ferma restando l'autorizzazione a convocarsi in qualunque momento nel mese di agosto in relazione a sopravvenute esigenze nelle materie di propria competenza. L'Assemblea si riunirà a partire da martedì 10 settembre alle ore 12,30 e saranno discussi i seguenti provvedimenti definiti dalle Commissioni: disegno di legge sul distacco dei Comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio; dalla sede redigente, i disegni di legge sulla valorizzazione delle piccole produzioni alimentari di origine locale e sulle partecipazioni in società del settore lattiero caseario; la prima deliberazione del Senato sul disegno di legge costituzionale riguardante l'abrogazione del CNEL; ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri; dalla sede redigente, i disegni di legge sull'utilizzo dei mezzi elettrici negli aeroporti e sulla sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie. Il calendario della settimana prevede inoltre il sindacato ispettivo e, alle ore 15 di giovedì 12 settembre, il question time . La settimana dal 16 al 20 settembre sarà dedicata ai lavori delle Commissioni. Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di luglio e agosto 2019: - Disegno di legge n. 787 - Disposizioni per la sostituzione di automezzi e attrezzature alimentati con motori endotermici con automezzi e attrezzature a trazione elettrica negli aeroporti individuati dall'articolo 1, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 17 settembre 2015, n. 201 (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 867 - Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni (dalla sede redigente) Calendario dei lavori dell'Assemblea Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione PRESIDENTE . Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 20 settembre 2019. L'attività ordinaria delle Commissioni riprenderà a partire da lunedì 2 settembre, ferma restando l'autorizzazione a convocarsi nel mese di agosto in qualunque momento in relazione a sopravvenute esigenze nelle materie di propria competenza. L'Assemblea si riunirà a partire da martedì 10 settembre. Martedì 10 settembre 12,30-20 - Disegno di legge n. 1144 e connessi - Distacco comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e aggregazione alla regione Emilia-Romagna ( approvato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 728 - Valorizzazioni piccole produzioni alimentari di origine locale (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 1110 - Partecipazioni in società del settore lattiero-caseario (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) - Disegno di legge costituzionale n. 1124 - Abrogazione delle disposizioni costituzionali relative al CNEL (prima deliberazione del Senato) - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri - Disegno di legge n. 787 - Mezzi elettrici negli hub aeroportuali (dalla sede redigente) - Disegno di legge n. 867 - Sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie (dalla sede redigente) - Sindacato ispettivo - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 12, ore 15) Mercoledì 11 " 9,30-20 Giovedì 12 " 9,30-20 La settimana dal 16 al 20 sarà dedicata ai lavori delle Commissioni permanenti. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori solo per rendere edotta l'Assemblea che, durante la Conferenza dei Capigruppo, ho proposto di tornare a votare sul calendario odierno, perché è stata recapitata al CONI una lettera, che ormai è pubblica, in quanto uscita dalle agenzie giornalistiche. Tale lettera denuncia come estremamente problematico e a rischio il provvedimento che ci accingiamo ad approvare - o, almeno, che la maggioranza vuole approvare - nella giornata odierna, anche paventando rischi molto importanti sia sulla prospettiva d'indipendenza dello sport italiano sia sugli stessi giochi olimpici, da poco assegnati. Nel corso della Conferenza dei Capigruppo il Presidente, anche in punta di Regolamento, ha detto che non si poteva procedere a una votazione sul calendario. Personalmente, però, come Capogruppo del Partito Democratico, tengo a rendere edotta l'Assemblea tutta che abbiamo sollevato tale questione, che consideriamo un grave errore e che rinnoviamo l'invito, qualora le forze di maggioranza lo decidessero, a rinviare questo provvedimento a settembre. Non è un decreto-legge: non cascherebbe il mondo e non cambierebbe niente, ma ci permetterebbe, a livello internazionale, una trattazione più accurata, un confronto più di dettaglio e un accordo più consistente, che salverebbero lo sport italiano. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Senatore Marcucci, credo che lei abbia anticipato una decisione assunta dal Presidente. Mi limito quindi a procedere con l'ordine del giorno. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1374-B Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1374-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale. La relatrice, senatrice Granato, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. GRANATO, relatrice . Signor Presidente, illustro brevemente le modifiche apportate dalla Camera al testo approvato dal Senato in prima lettura lo scorso 24 luglio. All'articolo 1, comma 2, capoverso 2- octies , per quanto attiene alla quota riservata ai precari, personale artistico e amministrativo in concorsi, alla Camera è stata ripristinata la versione originaria del decreto-legge, modificato in prima lettura del Senato, prevedendo che, fino al 31 dicembre 2021, le fondazioni lirico-sinfoniche, se procedono ad assunzione a tempo indeterminato di personale artistico e tecnico e di personale amministrativo, vi provvedano riservando a quello precario al massimo il 50 per cento dei posti disponibili mediante procedure selettive riservate. L'articolo 4- bis, invece, recante il piano del MIUR per l'adeguamento della normativa antincendio nelle scuole e proroghe per scuole e asili nido, alla Camera è stato modificato prevedendo: al comma 1, l'emanazione di un decreto del MIUR d'intesa con la Conferenza unificata, per definire un piano straordinario per l'adeguamento alla normativa antincendio nelle scuole; al comma 2, una proroga differita dei termini per l'adeguamento antincendio di edifici adibiti a scuole (dal 31 dicembre 2018 al 31 dicembre 2021) e asili nido (dal 31 dicembre 2018 al 31 dicembre 2019), prima unificata al 31 dicembre 2019; al comma 3 è poi prevista l'emanazione di un decreto del Ministero dell'interno, di concerto con il MIUR, per definire misure ad hoc per diminuire i rischi fino al termine dei lavori per l'adeguamento alla normativa antincendio e scadenze differenziate dei termini per il completamento delle fasi di avanzamento dei lavori, comunque entro il 31 dicembre 2021 per le scuole. L'articolo 5- bis, che invece riguarda i fondi per la statizzazione degli istituti superiori musicali non statali e le accademie delle belle arti non statali, alla Camera è stato modificato prevedendo, al comma 2, nuove coperture per le maggiori risorse stanziate per il processo di statizzazione, attingendo in parte alla corrispondente riduzione delle risorse non più necessarie del corso-concorso per dirigente scolastico bandito nel 2017, pari a 8,26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019, e già destinate al fondo della buona scuola. PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore Verducci, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. *VERDUCCI, relatore di minoranza . Signor Presidente, il provvedimento in discussione è stato da noi esaminato in quest'Aula solamente pochi giorni fa ed il fatto che sia stato modificato dalla Camera, dopo che di fatto ci è stato impedito di intervenire in seconda lettura qui in Senato, dimostra quanto avessimo ragione come Partito Democratico, come minoranza, come forze d'opposizione, a reclamare che ci potesse essere una discussione di merito. Il fatto invece che ciò non sia potuto accadere, che i tempi siano stati assolutamente compressi, che l'esame in Commissione si sia svolto praticamente a ridosso dell'esame in Assemblea, con una pressoché contestuale sovrapposizione dei tempi di presentazione degli emendamenti, impedendo un lavoro approfondito, dice tantissimo di come le forze di maggioranza intendano continuamente il lavoro parlamentare come una continua mortificazione del Parlamento, con continue prove di forza che poi si rivelano in realtà controproducenti come in questo caso, tanto che la fretta porta a degli errori macroscopici. Alla Camera si è dovuti intervenire e noi siamo oggi qui nuovamente ad occuparci di un decreto-legge che appare, dal punto dal punto di vista politico, emblematico di come queste forze intendano la cultura nel nostro Paese: non come qualcosa di centrale, di vitale per la nostra società, per i cittadini, per il ruolo economico che essa svolge, ma come qualcosa di assolutamente marginale, per cui ci se ne occupa in maniera emergenziale, stringendo i tempi di discussione, senza in realtà quel respiro, quella strategia che merita questo tema che noi invece vogliamo diventi centrale nel nostro Paese. Questa mancanza di visione, di strategia, di progetto per la cultura e, in questo caso, per lo spettacolo è uno sfregio, ad esempio, ad un'arte totale come la lirica, che tiene insieme la musica, il canto, la recitazione, la danza, la scrittura, l'architettura, l'arte contemporanea e l'arte multimediale, che è tutt'uno con la nostra storia e che è veicolo dello studio della nostra lingua nel mondo, che è amata ovunque nel mondo perché tantissimi sono le ragazze e i ragazzi che imparano la lingua italiana, appunto, attraverso lo studio della lirica e del canto. È un patrimonio di assoluta eccellenza che viene trattato da questo Governo e da questo provvedimento in modo raffazzonato e parziale, non all'altezza della storia del nostro Paese. Questo provvedimento dimostra che si è persa una grande occasione, perché quello che ci portiamo dietro è un tema assolutamente urgente, cioè quello di dare risposta ai lavoratori del settore dello spettacolo dal vivo e di superare la condizione di precarietà che caratterizza tantissimi, troppi, tra questi lavoratori e che appesantisce, quindi, le potenzialità di questo settore. La risposta che dà questo decreto-legge è, però, una risposta meramente emergenziale: si interviene perché altrimenti ad ottobre le fondazioni lirico-sinfoniche non sarebbero più state in grado di funzionare e molti lavoratori a tempo determinato avrebbero perso il lavoro, ma la norma sulle stabilizzazioni e sui concorsi - certo importante, per la quale noi ci stiamo battendo - così come è contenuta in questo vostro decreto, senza un impegno certo e continuativo di risorse, rischia di essere un impegno monco e di tradire le enormi attese esistenti in un settore che, come ho detto, è così rilevante per la vita culturale ed economica del nostro Paese. Noi abbiamo chiesto e avremmo voluto che ci si occupasse di questo tema molto in precedenza, perché siamo a conoscenza di questa emergenza da almeno un anno, da quando è stato approvato il cosiddetto decreto Di Maio, che costituisce per questo settore un corto circuito che rischia di aumentare la precarietà per i lavoratori e di metterli ai margini del sistema. Avremmo voluto che lo si affrontasse già un anno fa e che lo si facesse all'interno di quella delega sullo spettacolo dal vivo che voi, invece, non avete utilizzato. In quell'ambito noi avremmo potuto fare, con questo provvedimento, di questo settore davvero un settore chiave per il nostro Paese. Continuate invece a far ammuffire quella delega come lettera morta, quando avremmo dovuto fare del settore della lirica un tutt'uno con il tema della produzione culturale, pensarla nel contesto della vita musicale contemporanea, integrarla con quello straordinario patrimonio dei teatri di tradizione, che rappresentano la cultura, lo spettacolo diffuso sul territorio, che sono entrati in questo decreto solamente in virtù di un emendamento del Partito Democratico. Avremmo dovuto integrarlo con il patrimonio delle orchestre regionali, del sistema dell'alta formazione delle accademie e dei conservatori, che significano l'ingresso nel sistema della musica per tantissimi ragazze e ragazzi, per le nuove generazioni. Di tutto questo non c'è traccia, a conferma di un approccio strumentale da parte di questo Governo, assolutamente parziale, insufficiente. Il provvedimento, ad esempio, lascia nell'indeterminatezza un tema fondamentale, quello relativo alla natura privata o pubblica delle fondazioni. Questa incertezza, creata dal vostro Ministero dell'economia, rischia di bloccare i teatri per paura di incorrere in sanzioni e rende difficili la contrattazione e gli accordi di produttività, oltre che enormemente complicati, ad esempio, gli accordi con i lavoratori per andare in tournée . Questa incertezza rischia, inoltre, di essere di ostacolo rispetto ad un tema per noi fondamentale quale il riassorbimento del precariato storico. Il rischio è quello di «rinchiudere» le fondazioni nell'attività ordinaria, quando invece noi dovremmo permettergli di svolgere la loro missione, su cui ci siamo spesi nella scorsa legislatura, vale a dire aumentare e intensificare le produzioni per consentire alle fondazioni di competere a livello internazionale, perché questo è il loro ruolo. Mi consenta poi, signor Presidente, di segnalare un altro grande tema che in questo provvedimento viene purtroppo affrontato male: sto parlando del sostegno al settore del cinema e dell'audiovisivo. Come per le fondazioni, si tratta anche in questo caso di un settore vitale, ancor più e insieme per la nostra cultura e per la nostra economia. Quando cito il cinema e l'audiovisivo, richiamo intanto la forza morale del nostro Paese, una forza di riscatto negli anni del secondo dopoguerra. L'Italia è tornata ad essere grande, prima ancora che per il boom economico, per il racconto e la potenza dell'immaginario del nostro cinema, che ha narrato un Paese che si stava risollevando, a partire dai più deboli, dalla loro tenacia e dalla loro forza morale. Il cinema ci ha sempre accompagnato. Non ci piace che con questo decreto si sia abbassata la soglia obbligatoria di trasmissione nella parte pregiata del palinsesto televisivo per il cinema e l'audiovisivo di espressione originale italiana. Colpire questo significa fare un danno commerciale al nostro cinema, colpire i diritti e la filiera, al di là del danno fortemente simbolico, perché significa spezzare il legame tra il pubblico e il nostro cinema, che vuol dire made in Italy (la filiera del made in Italy ) e turismo. In conclusione, signor Presidente, è una grande occasione persa. A più riprese abbiamo rivolto il nostro appello al Governo e alle forze di maggioranza affinché venisse introdotta finalmente in questo decreto una definizione di impresa indipendente. Noi abbiamo bisogno di rafforzare il cinema e l'audiovisivo indipendente, tutta la filiera cosiddetta artistica, quella che non è mainstream. Mi viene dunque da pensare, signor Presidente - e queste sono le conclusioni della nostra relazione di minoranza - che, così facendo, non solo questa sia un'occasione persa, ma sarà persa anche l'occasione di avere un codice per lo spettacolo dal vivo. Questa occasione, che tutti insieme avremmo potuto cogliere, si rivela invece per tutti noi in quest'Aula un ulteriore passo falso, che non meritiamo e che non meritano i lavoratori di questi settori, che tanto aspettavano questo intervento. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore D'Arienzo. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, ci stavamo interrogando con alcuni colleghi - lo dico anche con rispetto nei confronti dei membri del Governo presenti in Aula - sull'assenza del ministro Bonisoli, perché pensiamo che ogni atto di riforma, che cambia l'ordinamento del nostro Paese, meriti la presenza del Ministro che lo propone. Il fatto che in questo momento in Aula non ci sia il ministro Bonisoli per noi è un fatto negativo, che stigmatizziamo, anche perché avrei avuto l'occasione, a nome del Gruppo, di fare una chiacchierata con colui che ha trattato la riforma solo in parte. Siamo convinti che trattare solo gli argomenti previsti in questo atto non sia sufficiente. Lo dico per esperienza personale: essendo stato amministratore pubblico nella città e nella provincia di Verona, ho visto quali sono le parti deleterie dell'attuale normativa in vigore sulle fondazioni lirico-sinfoniche. Si tratta di criticità che oggi voglio ripetere, perché siano patrimonio di tutti e per far capire che siamo di fronte a una riforma non complessiva del sistema, sulla quale probabilmente bisognerà rimettere le mani. L'ho già detto in precedenza e lo ripeto anche in questa occasione: valutino il Ministro, il Sottosegretario e il Governo la necessità di riprorogare i parametri della cosiddetta legge Bray, perché, se l'atto di delega ha una durata di circa due anni, com'è noto, a dicembre 2019 (ossia alla fine di quest'anno) scadranno i cosiddetti benefici di detta legge, che tanti sacrifici ha prodotto nelle fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Ricordo a tutti che oggi sono nove quelle che hanno aderito alle sue previsioni: sarebbe clamoroso se, di fronte a un atto di riforma, si continuasse con le difficoltà che esse hanno incontrato. Quali sono però le parti che questa riforma non tratta? Tra le criticità principali, affrontate in parte dalla proposta del Governo, ma non in maniera risolutiva, la prima è relativa alla riforma fatta nel 1996, con la trasformazione degli enti lirici in fondazioni di diritto privato, che ha causato due criticità rilevantissime. La prima è la presenza della politica in maniera importante nell'organigramma delle fondazioni, nel momento in cui, come è noto, il sindaco è il presidente del consiglio d'indirizzo. Questa scelta - parlo sulla base della mia esperienza nella Fondazione Arena di Verona, anche se non mi risulta in altre realtà, ma è un paradosso che è stato evidenziato - ha fatto sì che, in un determinato frangente, siano stati nominati sovrintendenti che nulla avevano a che vedere con il mondo delle fondazioni lirico-sinfoniche o della cultura e della qualità dell'offerta culturale. Questo ha determinato ripercussioni molto gravi sulla Fondazione. La seconda è altrettanto rilevante e vi avevo fatto cenno anche in una precedente discussione generale, signor Presidente: un territorio ricco e dinamico come la Provincia di Verona riceve dalla Fondazione Arena (secondo i calcoli fatti dall'Università di Verona) un indotto di circa 400 milioni di euro per ogni stagione lirica areniana, nota - come sapete - in tutto il mondo; eppure la partecipazione economica e finanziaria del mondo economico che beneficia di questo indotto è poco più di un milione di euro, cioè una cifra infinitesimale. Nel momento in cui, nel 1996, erano stati immaginati una presenza significativa del Comune capoluogo all'interno delle fondazioni e un indotto economico e imprenditoriale che potesse dare forza alle fondazioni lirico-sinfoniche, posso dire, sulla base dell'esperienza vissuta nel caso della Fondazione Arena, che questi due pilastri sono completamente falliti. Sarebbe stato il caso, visto che si è voluto trattare delle fondazioni lirico-sinfoniche, di mettere mano a quella riforma, per trasformarla. Adesso siamo arrivati al paradosso - lo vedo anche nell' input culturale di questa proposta - che l'analisi dei costi deve prevalere sull'offerta culturale. Com'è noto, questo non è possibile al cento per cento. Siamo arrivati al paradosso, sempre nella Fondazione Arena di Verona, che per questa ragione e per lo stesso motivo sono stati nominati un sovrintendente e un direttore generale attenti ai conti. Dov'è il paradosso? Non viene affrontato, sebbene si parli di revisione del Fondo unico per lo spettacolo, e sta nel fatto che si ricevono i soldi a seconda dell'offerta culturale (e sapete quali sono i tre requisiti del Fondo unico per lo spettacolo). Se però non posso investire, perché il mio direttore generale mi fa le pulci su tutti i conti, la qualità dell'offerta non può essere all'altezza, il pubblico non verrà a vedere gli spettacoli e gli investimenti non saranno conseguenti. A causa di questo circolo vizioso, quindi, prenderò meno soldi dal Fondo unico per lo spettacolo. Questo paradosso avrebbe dovuto essere risolto, nel momento in cui il Ministro ha ritenuto di portare revisioni e modifiche all'attuale legislazione, ma così non è stato. Continuiamo con le negatività: i teatri che ospitano un pubblico maggiore, in ragione delle loro maggiori dimensioni, come l'Anfiteatro di Verona, il teatro Petruzzelli o il Carlo Felice, riceveranno meno fondi; di conseguenza, potranno offrire una qualità inferiore, per via del criterio ragionieristico dietro le spese per la cultura, e, con il minor pubblico, incideranno tutti sul Fondo unico per lo spettacolo. Spero che nella revisione promessa nell'atto di delega si metta mano a tale criterio per premiare almeno le grandi fondazioni, che devono gestire stagioni teatrali come quella dell'enorme Arena di Verona. Un altro paradosso che creerà il provvedimento è la durata massima di quarantotto mesi per i contratti a tempo determinato. Non conosco le altre fondazioni, ma è probabile che nell'accordo tra il management e le parti sindacali abbiano trovato una sintesi positiva per gran parte delle comparse della stagione areniana, che sono centinaia e centinaia e grazie alle quali la si riesce a realizzare. Per la stagione invernale, però, nel teatro filarmonico - ma credo che altri abbiano la stessa problematica - ci sono circa trenta persone (tra coro, orchestra e tecnici) che rientrano nella tipologia di cui stiamo parlando. Nel momento in cui entrerà in vigore il provvedimento, saranno circa una trentina le persone esperte, che lavorano da anni in strutture importanti come il coro e l'orchestra o come tecnici le quali non potranno più vedersi rinnovato il contratto. Posso ragionevolmente supporre che la stagione invernale al teatro filarmonico, come in altri teatri d'Italia, sarà inficiata e condizionata dal provvedimento. A me pare un'inutile penalizzazione, in particolare per le fondazioni lirico-sinfoniche più grandi, come quelle del caso specifico, ma penso che il discorso valga anche per gli altri teatri. I temi che avrebbero dovuto essere affrontati erano altri ancora rispetto a quelli ripresi nella delega. Vi sono aspetti positivi, che ho detto prima, come l'individuazione di strumenti di accesso al credito agevolato, i patti tra le fondazioni del territorio e la revisione dei criteri del FUS. Speriamo che almeno questi possano sollevare il sistema delle fondazioni lirico-sinfoniche da criticità dettate non dalla qualità dell'offerta culturale, ma da una norma che ingessa il comparto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice. GRANATO, relatrice . Signor Presidente, ci fa piacere che dal Partito Democratico siano partiti alcuni flash che ricordano ai precari del mondo della lirica chi li ha messi nelle condizioni di rimanere tali a vita e chi invece, con questo provvedimento, ha operato per regolamentarne la stabilizzazione. (Commenti della senatrice Malpezzi) . Non tutto ciò che è stato detto è corretto, perché l'ultimo rilievo è riferito al testo del provvedimento che non era ancora stato emendato dal Senato: i mesi ora non sono più quarantotto, ma trentasei, a partire dal 1° luglio. Abbiamo quindi rimediato agli errori di tanti anni di malagestione e forse si è dimenticato che il commissariamento delle fondazioni è stato voluto dalla gestione Franceschini, che è passata dal ridimensionamento della pianta organica, dalla proliferazione di contratti a tempo determinato, dal licenziamento di tanti artisti, dei cori e delle orchestre all'annullamento di interi corpi di ballo. Grazie a questo decreto, abbiamo segnato un'inversione di tendenza, anche se, purtroppo, per vulnus costituzionale non siamo riusciti a mantenere la quota riservata al precariato che avremmo voluto. Abbiamo cercato di intervenire per rimediare ad un vulnus di anni. Intanto adesso, grazie all'azione di questo Governo, si è posto un argine alla precarietà creata e favorita dalle azioni degli Esecutivi targati PD. Ci riteniamo quindi soddisfatti di quello che per ora siamo riusciti a fare. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. *VERDUCCI, relatore di minoranza . Signor Presidente, in realtà devo dire che l'inadempienza e dunque il rischio che questo decreto-legge sia controproducente e un buco nell'acqua sono proprio nelle parole appena pronunciate dalla relatrice Granato. Tale rischio è testimoniato dal fatto che questo Governo sia dovuto intervenire precipitosamente. La senatrice Granato in realtà non ha potuto smentire il mio intervento e non ha potuto smentire che la necessità di intervenire per evitare il baratro per le fondazioni lirico-sinfoniche, anche e soprattutto per i lavoratori, sia dovuto al cortocircuito generato dall'introduzione del cosiddetto decreto Di Maio sul lavoro. Tale provvedimento concretamente porta con sé un rischio enorme, che tantissimi lavoratori purtroppo in questi mesi passati hanno sperimentato, cioè di vedere cessata la loro occupazione. Di fronte a questo rischio c'è l'intervento di oggi, un intervento che serviva diverso, lo voglio ribadire a nome di una forza politica, la nostra, che si è battuta e si batte per le stabilizzazioni, ma quando hanno un significato reale e concreto, e non invece quando rischiano di essere norme-propaganda e una presa in giro, come in questo caso, in assenza assoluta di risorse e di certezze. La cultura, infatti, è un settore che vive allorquando ci possono essere risorse certe e continuative per poter programmare nel tempo, e non invece, così come voi fate, sprecando e lasciandosi sfuggire nel tempo occasione enormi, come - devo tornare a ribadirlo - quella del codice per lo spettacolo, la delega per lo spettacolo che voi avete ignorato colpevolmente, dimostrando di considerarlo come un settore assolutamente marginale. Signor Presidente, anche per il dibattito che è stato fatto ieri, noi sappiamo invece quanto nel settore della cultura gli investimenti - che in poco più di un anno di Governo avete fatto scomparire completamente - sarebbero necessari per rafforzare il senso di comunità e la tenuta sociale di un Paese che voi invece volete sempre più diviso e sempre più frammentato. È la cultura a costruire civitas , a costruire comunità e protagonismo soprattutto delle nuove generazioni; è la cultura a costruire senso sociale, appartenenza, rispetto reciproco. Voi infangate ogni giorno questa appartenenza alla nostra comunità incendiando, provocando continuamente divisioni. Noi abbiamo pronunciato un motto che crediamo non appartenga ad un singolo partito, ma possa appartenere ad un'intera classe politica, ad un'intera classe repubblicana: investiamo in cultura per investire in sicurezza. Non è un motto di partito, questo. Quando chiude un teatro in una città, soprattutto in un quartiere di periferia dove l'isolamento è più forte, dove più difficile vivere e farsi riconoscere, è una ferita alla nostra capacità di stare insieme che non si rimargina; è una ferita all'integrazione e all'inclusione - che fanno sicurezza - che non si rimargina. E, poi, Presidente - lo voglio dire - questi sono anche colpi enormi alle potenzialità economiche del nostro Paese perché la cultura, e in particolare lo spettacolo - abbiamo citato la lirica, abbiamo citato il cinema - sono anzitutto forza economica, punti di forza per l'economia del nostro Paese: significano prodotto interno lordo, significano lavoro perché generano moltissimo lavoro. In un tempo e in una società in cui, invece, ci sono muri che impediscono a tanti, soprattutto ai più giovani, che vogliono fare cultura, che vogliono fare cinema, di mettersi in gioco, ebbene, signor Presidente, questo decreto-legge emergenziale, raffazzonato, che siete stati costretti a varare - e che forse neanche avreste voluto - non solo non contribuirà ad abbattere quei muri, ma anzi li alzerà enormemente, soprattutto, appunto, per i più giovani, per le produzioni indipendenti. Mi sarei aspettato da parte vostra, senatrice Granato, senatrice Russo, ad esempio, l'impegno, che potremmo sottoscrivere insieme, e che manca in questo provvedimento - altro elemento negativo - a rafforzare quei contributi selettivi per le opere prime e seconde nel cinema che, come sappiamo, sono le più difficili per un autore, soprattutto per un autore giovane. Questo non c'è e per tale ragione - credetemi, Presidente, colleghi, a malincuore - dobbiamo rimarcare come questo decreto-legge sia una enorme occasione persa e contenga dentro di sé in realtà un'idea sbagliata della cultura, un'idea sbagliata di Paese che mortifica la cultura, il nostro Paese e soprattutto tante potenzialità, tante energie inespresse che con questo provvedimento non liberate, ma anzi continuate a mortificare. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. La Presidenza, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, dichiara inammissibile l'emendamento 1.1, già dichiarato inammissibile in Commissione, in quanto non si trova in diretta correlazione con le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati. GRANATO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario. BORGONZONI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 4 -bis .1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4 -bis .1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, il ritorno del disegno di legge in sede di terzo esame, con alcune piccole modifiche, non cambia evidentemente il nostro orientamento e il nostro giudizio sul decreto-legge. (Brusio) . PRESIDENTE. Faccio sempre la solita richiesta: se abbandoniamo l'Aula, facciamolo permettendo a chi sta parlando di continuare il suo discorso. DE PETRIS (Misto-LeU) . Lo scopo del decreto-legge, almeno quello dichiarato, era assolutamente condivisibile per quanto ci riguarda, cioè provare a creare un sistema virtuoso della gestione del personale dipendente dalle fondazioni lirico-sinfoniche, settore in cui vi è un precariato che si è consolidato del tempo è che è particolarmente grave, si era tentato varie volte, anche nella scorsa legislatura, di avanzare proposte idonee ad affrontare questo problema. L'intervento normativo - come era stato preannunciato - era finalizzato a risolvere il problema del precariato attraverso la stabilizzazione di tantissimi precari, anche in attuazione della sentenza della Corte di giustizia europea del 25 ottobre 2018. Tale proposito non si è però evidentemente realizzato in modo felice, perché non si arriva alla stabilizzazione del precariato, così com'era stato preannunciato e come anche oggi la relatrice di maggioranza in replica continua ad affermare, e non è accaduto per una serie di motivi. Innanzitutto, a nostro avviso, non può essere accettata la decadenza del diritto di precedenza: si tratta di una norma iniqua, che colpisce ingiustamente proprio i precari più storici, che si vedono quindi in questo modo accantonati. Nel complesso, quindi, non si affronta fino in fondo e non si risolve il problema del precariato ma si rischia di alimentare una sorta di guerra tra poveri, contrapponendo nuovi e vecchi precari. Inoltre vengono contraddetti proprio quegli interventi di tutela della qualità che vengono proclamati. In una parte dei teatri si inizierà a stabilizzare, ma altri non ce la potranno fare, proprio per il meccanismo presente nel decreto-legge, e il rischio, condizionando le dotazioni organiche alla sostenibilità, è che qualcuno verrà stabilizzato ma molti altri no. Si stabilizzeranno alcuni lavoratori, ma i corpi di ballo, ad esempio, che sono anche i più deboli, continueranno ad essere costituiti da precari. Anche nelle orchestre si rischia di coprire solo una parte dei posti disponibili. Per non parlare dei tecnici, per cui abbiamo un problema davvero molto serio di carenze. Nemmeno la questione degli amministrativi è stata risolta. Il problema fondamentale, ancora una volta, è quello delle risorse, ma senza un investimento adeguato - che non è presente nel decreto-legge - non si può parlare certamente di un processo di stabilizzazione serio e di chiusura della stagione del precariato. Inoltre, non si vuole chiarire ancora una volta lo status dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche, mentre sarebbe stato necessario definire una volta per tutte se sono pubblici o privati, perché, così come è scritta la norma, si continua ad alimentare questa ambivalenza. Questi erano quindi gli intenti positivi del decreto-legge, cioè di chiudere la stagione del precariato per arrivare a stabilizzare il settore, ma l'obiettivo - come abbiamo visto - non è stato adeguatamente raggiunto. Un altro problema molto serio riguarda la questione, che a nostro avviso fa addirittura fare un passo indietro rispetto al decreto Franceschini, relativa alla selezione e alla diffusione di tutte le opere di espressione italiane ed europee, concernente anche le problematiche inerenti ai fornitori di servizi e di media audiovisivi. In questo caso si fa davvero un passo indietro, perché si rinvia al 2020 - se non al 2021 - l'entrata in vigore dei passaggi cruciali per quanto riguarda i diversi tetti. Per rendere l'idea, i quattro commi dell'articolo 3 sono una sequenza di ulteriori rimandi; viene persino eliminato il parere preventivo delle Commissioni parlamentari. Inoltre, una componente dei contributi selettivi è legata all'impatto economico del progetto. Insomma, il Ministro, dopo aver abbracciato l'impegno a portare avanti le opere di pregio italiane, in realtà, in questo modo, compie a nostro avviso un passo indietro. L'articolo 44 del decreto legislativo n. 177 del 2005 era stato correttamente novellato nel 2017, con la norma che aveva innalzato e rese più cogenti le soglie, con un'attenzione proprio verso le opere di espressione originali italiane, di repertorio più recente, attraverso i servizi play e on demand , quindi anche attraverso la diffusione obbligatoria nelle ore di maggiore ascolto. Anche questo viene messo in discussione. Vi è poi la questione dei biglietti nominali, su cui noi avevamo chiesto che ci potesse essere una proroga. Anche in questo caso non ci si è resi conto dei problemi che si creeranno. Torno a ripetere che gli obiettivi del decreto-legge stesso non sono stati - ahimè - raggiunti, in particolare per quanto riguarda proprio la questione della stabilizzazione del personale dipendente delle fondazioni lirico-sinfoniche. Ciò per noi rappresenta un elemento certamente molto discutibile. Sugli altri punti avremmo voluto sicuramente molto più coraggio e non che si segnassero alcuni passi indietro per quanto riguarda la produzione e la diffusione delle opere. Per tutti questi motivi noi confermiamo, come nel corso del secondo esame, il nostro voto di astensione. (Applausi dal Gruppo Misto e PD) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, in prima lettura al Senato Fratelli d'Italia è stato l'unico Gruppo a votare contro questo provvedimento, perché ritenevamo che fossero state deluse le attese che noi avevamo riposto nell'azione di Governo, così come illustrata dal signor Ministro nel corso della prima audizione a Commissioni congiunte, quando vi è stato l'insediamento del Governo. Noi non possiamo fare altro che ribadire quelle che sono, a nostro avviso, le criticità del provvedimento. Peraltro ci troviamo, a distanza di soli dieci giorni, dopo aver lavorato in Commissione, spinti da una contingenza di tempi - salvo poi verificare le modifiche che sono state apportate alla Camera dei deputati - a dover di nuovo lavorare in Senato con lo stesso assillo per la scadenza della data di conversione del decreto-legge e la nostra pausa estiva. Riteniamo che il provvedimento tradisca gli impegni e le nostre aspirazioni in termini di stabilizzazione del precariato delle fondazioni lirico-sinfoniche. Abbiamo provato in maniera costruttiva, com'è nostro costume, a migliorare il provvedimento con una serie di emendamenti, ma abbiamo raccolto veramente poca disponibilità e di questo ci rammarichiamo profondamente. Così come ci siamo battuti per correggere o dare una possibilità di riflessione ulteriore rispetto all'applicazione sulla questione dei titoli nominativi che certamente creeranno gravi disagi e danni al settore, all'utenza e agli operatori. Lo abbiamo già verificato in tante manifestazioni dove, ad evento iniziato, si trovava ancora ai cancelli una fila chilometrica proprio per l'applicazione di questa disposizione dal 1° luglio 2019. Naturalmente la nostra critica politica è generale rispetto all'impianto del provvedimento perché manca, a nostro avviso, una visione complessiva della cultura. Speriamo che nel prosieguo dell'attività di Governo si possa mettere mano a tutta una serie di questioni per dare veramente il senso di una riforma vera, complessiva, organica. Tuttavia, dobbiamo sottolineare che questo provvedimento non chiude con la tradizione del passato, e non soltanto per quanto riguarda la stabilizzazione dei precari. Ci sembra che vi sia anche una debolezza nella filosofia d'intervento e nel ruolo della politica rispetto alla gestione dei processi, con un'abdicazione a favore delle tecnoburocrazie del Ministero che stiamo verificando anche in altri atti. Inoltre, non si mette mano alla vicenda complessivamente scabrosa della mala gestio delle fondazioni lirico-sinfoniche con una mole debitoria ormai insostenibile. Non ci sembra che, rispetto a questo aspetto, vengano messi dei paletti e ci siano interventi per porre un argine e fare delle scelte definitive rispetto a chi ha già dimostrato di non essere in grado di governare tali fondazioni, che hanno un'importanza materiale e immateriale elevatissima per quello che rappresentano in termini di espressione della nostra cultura nazionale. L'ho detto già nel precedente intervento: la lirica e il cinema rappresentano i testimoni della nostra identità nazionale e per Fratelli d'Italia, che è un partito autenticamente sovranista, questo riveste un'importanza fondamentale. Così come, signor Ministro, vogliamo accogliere in maniera positiva alcune modifiche che sono state apportate alla Camera dei deputati, anche a dimostrazione che si poteva già fare in Senato, ma vogliamo concedere ulteriore tempo, nella speranza che il Governo possa mettere mano alle questioni che abbiamo segnalato durante le audizioni e nello svolgimento dell'attività politica di quest'anno. Lei tornerà, come già annunciato, ad essere audito nelle Commissioni ai primi di settembre e certamente noi torneremo alla carica con le battaglie che abbiamo sposato, nell'auspicio che per il futuro si possa smentire questo atteggiamento e approccio che a noi sembra approssimativo e sbagliato e sconfessare un certo atteggiamento di sufficienza verso il mondo della cultura che ci ricorda un po' con i fatti quella affermazione, a mio avviso assolutamente infelice, secondo la quale con la cultura non si mangia. Noi invece riteniamo che la cultura sia un'opera morale che ci aiuta a vivere. Pertanto annuncio il voto di astensione del Gruppo Fratelli d'Italia al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 59 del 2019. (Applausi dal Gruppo FdI) . MALPEZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, siamo un po' sorpresi, perché ci era stato detto che il provvedimento in esame sarebbe uscito dal Senato bloccato e c'era stata messa una fretta incredibile, anche nell'organizzazione delle audizioni. Ci hanno fatto lavorare in maniera super-veloce e super-rapida, dicendo che non c'era tempo e che si trattava di un provvedimento dall'urgenza impressionante, eppure ci troviamo ora ad affrontare un suo terzo esame. Signor Presidente, ciò accade per l'incapacità della maggioranza. Sarei infatti ben contenta di essere qui, in Aula, ad affrontare un terzo esame originato da cambiamenti apportati dall'altro ramo del Parlamento per migliorare il provvedimento; invece i cambiamenti che qui oggi ci troviamo a dover ridiscutere nascono da errori della maggioranza e, soprattutto, su questioni che erano già state presentate e votate dalla maggioranza anche con l'appoggio delle opposizioni. La prima questione passa in maniera quasi silente, ma è invece importante. Abbiamo ascoltato in precedenza l'intervento della relatrice, senatrice Granato, che ricorda quanto i colleghi della maggioranza siano bravi nei confronti dei precari. Signor Presidente, lei sa però che la norma arrivata in prima lettura al Senato prevedeva che l'assunzione dei lavoratori del settore della cultura dovesse avvenire per il 50 per cento da concorso e per l'altro 50 per cento per dare stabilità a chi lavora da anni nel settore. In Commissione, però, grazie ad un emendamento della relatrice Granato, che all'epoca non era relatrice del provvedimento, appoggiato dalla relatrice di due settimane fa e da tutti noi, si era aumentata la quota destinata ai precari sino al 70 per cento. Conosciamo infatti la peculiarità dei lavoratori di questo settore e la conoscete anche voi, che all'interno del provvedimento avete chiesto la deroga rispetto al decreto dignità per tali lavoratori, spostando il limite temporale da ventiquattro a trentasei mesi. Lo avete fatto voi ed eravamo tutti d'accordo (e voglio a tal proposito ribadire l'intervento del senatore Verducci, per segnalare con quale modalità di lavoro abbiamo lavorato all'interno della Commissione); il provvedimento però arriva alla Camera dei deputati e ritorna indietro, corretto, come nel testo originale, ovvero con una proporzione di 50-50. Quindi per i precari non si fa neppure uno sforzo in più. (Applausi dal Gruppo PD) . Di cosa stiamo parlando allora? Vi dobbiamo pure fare gli applausi, colleghi? Dobbiamo sentirci dire, in continuazione, che siamo quelli che hanno lasciato i lavoratori nella precarietà. No, siamo quelli che hanno messo a sistema, tanto che voi ribadite il sistema: se quel sistema non vi fosse piaciuto, lo avreste dovuto smontare. Dove lo avete cambiato? Dove avete impostato nuovamente la questione delle fondazioni lirico-sinfoniche? Dove lo avete modificato mettendoci soldi? Parliamo di conti: noi ci abbiamo messo 160 milioni di euro. Relatrice Granato, quanto ci avete messo voi nel provvedimento in esame? Zero, signor Presidente! Zero! (Applausi dal Gruppo PD) . Ritengo che chi governa abbia il potere di modificare tutte le scelte fatte da chi ha governato in precedenza e abbia il dovere di migliorare tutto quello che chi ha governato in precedenza ha fatto, ma abbia il coraggio di farlo, perché qui manca perfino il coraggio. Ci troviamo di fronte ad un decreto-legge che non ha assolutamente aggiunto nulla, ma ha assestato. Il motivo per cui ci asterremo - come abbiamo fatto nella prima lettura del Senato, nel passaggio alla Camera dei deputati e come fare nuovamente in questa sede - è dovuto al fatto che, chiaramente, siamo d'accordo su norme che cercano di assestare ulteriormente e di mettere in linea il sistema, ma non c'è una proposta di visione per il futuro. Anzi, addirittura viene tutto demandato, sulla base di verifiche triennali, persino laddove avete pensato di poter inserire, magari in futuro, qualche risorsa in più. Viene tutto demandato. In un anno di Governo non avete voluto neppure assumervi la responsabilità di fare una scelta che fosse una nel campo della cultura. Anzi no, una l'avete fatta: avete deciso che il bonus diciottenni dovesse essere ridotto, anche se il termine «riduzione» non vi piace e continuate a negarlo. Preferite dire che non è vero che avete tagliato sulla cultura: avete «accantonato» le risorse. Non le usate più per quegli interventi, ma non le avete destinate ad altre voci, bensì le avete messe da parte. Ma i soldi alla cultura servono oggi! Anzi, servivano ieri! Sarebbe stato sufficiente che voi aveste previsto la quantità di investimento che avevamo stanziato noi. Io mi chiedo perché non riesco a sentire il ministro Bonisoli chiedere a gran voce al ministro Tria di dare i soldi per questo settore. (Applausi dal Gruppo PD) . Perché poi ci facciamo tutti belli, con la bocca larga, dicendo che l'Italia ha il più grande patrimonio, che le fondazioni lirico-sinfoniche sono quelle che diffondono la lingua italiana nel mondo e che noi dobbiamo tutelarle e dobbiamo esserne fieri. Ma oltre a esserne fieri, metteteci i soldi! Questo serve, infatti. Fate gli investimenti, signor Ministro. Fate gli investimenti! Invece, zero. Non solo: ci ritroviamo qui in sede di terzo esame per una modifica che, oltretutto, lo ripeto, a noi sembrava giusta nella versione in cui l'avevamo votata qui al Senato. Anche perché, all'interno del decreto Bonisoli, che non mi sento neanche più, a questo punto, di chiamare «decreto cultura», è stata inserita - guarda caso - per la terza volta una previsione rispetto alla proroga della normativa antincendio nelle scuole. Signor Ministro, cosa c'entra? Cosa c'entra? L'avevate inserita nel primo milleproroghe e anche nel secondo milleproroghe. Ciò significa che voi, da allora, da sei mesi a questa parte, non siete stati in grado di creare un'azione di sistema neanche in quel settore che nulla ha a che vedere con la cultura. Avete, invece, deciso di inserire una misura al riguardo all'interno di un decreto che, evidentemente, non parla di cultura, perché siete i primi ad aver agito in questo modo. Quindi cosa avete fatto? Avete inserito nuovamente l'ulteriore proroga antincendio per le scuole. E avete perfino sbagliato a scriverla, tanto che la state rimandando indietro, nuovamente, al Senato. Voi prevedete norme che non c'entrano nulla con il decreto-legge, sbagliate a scriverle, ci mettete fretta nelle audizioni sulle fondazioni lirico-sinfoniche, sul cinema, sullo spettacolo, sulla musica dal vivo e sul secondary ticketing . Insomma, voi ponete in essere un'accelerazione e poi noi torniamo indietro a lavorare per colpa vostra, che sbagliate a scrivere le norme. E non veniteci più a dire che è sempre colpa della Commissione bilancio, perché il vostro povero presidente Pesco sarà anche stanco di assumere sulle sue spalle la responsabilità di chi, invece, non riesce neppure a fare politica perché non riesce a scrivere un decreto che parli veramente di cultura. Noi ci siamo anche un po' stancati, perché abbiamo provato in tutti i modi in questi mesi a tenere un atteggiamento civile all'interno della Commissione, un atteggiamento di collaborazione, un atteggiamento sempre nel merito di ogni intervento, anche a costo di subire di sbuffi dei colleghi che mal sopportano il fatto che un membro dell'opposizione possa fare un intervento lungo in Commissione per spiegare le proprie motivazioni: perché c'è fretta; perché vi stiamo facendo perdere tempo; perché è un decreto e, quindi, scade. Salvo, poi, chiederci di stare qui in Aula e in Commissione a lavorare sui vostri errori, a rimediare ai vostri errori, alla vostra incapacità, alla vostra assoluta mancanza di visione. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo ci continuate a chiedere. E noi, ancora una volta, proviamo con serietà ad affrontare il tema. Anche ieri noi, in Commissione, nel poco tempo che ci è stato concesso, volevamo presentarci raccontando quella che è la nostra visione di cultura, per provare a darvi dei suggerimenti, per provare a vedere se insieme si può costruire qualcosa. Se io fossi nei panni del Ministro, infatti, un po' mi vergognerei: io porto dopo un anno di Governo il mio primo e unico provvedimento in Aula e in esso non si parla di cultura. Non c'è nemmeno una flebile notizia rispetto al provvedimento che sto approvando. Intorno c'è il silenzio e, addirittura, la lasciano da solo ai banchi del Governo ad affrontare questa discussione. Ma, allora, la cultura a questa maggioranza gialloverde interessa oppure no? (Applausi dal Gruppo PD) . Ce l'avete una visione? Ce la venite a raccontare o dobbiamo aspettarci ancora qualche azione, che poi si rivelerà sbagliata e per la quale chiederete alle opposizioni di aiutarvi a correggerla? Per questo, signor Presidente, noi continueremo ad astenerci. (Applausi dal Gruppo PD. Applausi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 59 del 2019 è tornato all'esame del Senato, in sede di terzo esame, dopo le modifiche apportate dalla Camera dei deputati. Come sappiamo, l'altro ramo del Parlamento ha modificato, in primo luogo, il comma 2- octies dell'articolo 1; tale norma prevede che, fino al 31 dicembre 2021, le fondazioni lirico-sinfoniche, ove procedano ad assunzioni a tempo indeterminato di personale artistico e tecnico o amministrativo, vi provvedono, in deroga al principio in base al quale il contratto di lavoro subordinato presso le stesse è instaurato esclusivamente attraverso procedure selettive pubbliche, in misura non superiore al 50 per cento dei posti disponibili mediante procedure selettive riservate a soggetti in possesso di determinati requisiti, relativi a pregresse attività lavorative presso la medesima fondazione. Il Senato, in prima lettura, aveva sostituito la percentuale massima del 50 per cento con una quota rigida e più elevata pari al 70 per cento. Questa modifica, intervenuta in sede referente e confermata dall'Assemblea del Senato, era stata proposta con un emendamento della maggioranza condiviso dal Governo e sul quale si era registrato anche il consenso delle forze di opposizione. La Camera ha, sul punto, ripristinato il testo originario del decreto-legge alla luce del parere della Commissione affari costituzionali. L'articolo 4- bis , introdotto al Senato, interviene invece in materia di adeguamento alla normativa antincendio degli edifici scolastici. È una questione a tutti noi ben nota, cui si è cercato più volte di porre rimedio presentando in Senato emendamenti a diversi provvedimenti d'urgenza (poi non approvati), nonché - da ultimo - un disegno di legge assegnato alla 7 a Commissione in sede deliberante, a testimonianza anche in questo caso di una generale condivisione da parte dei Gruppi parlamentari. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Anche questa norma è stata modificata dalla Camera dei deputati, demandando a un decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, d'intesa con la Conferenza unificata, la definizione di un piano straordinario per l'adeguamento alla normativa antincendio degli edifici pubblici adibiti a uso scolastico; per l'attuazione del piano straordinario in questione sono stanziati 25 milioni di euro per l'anno 2019, 25 milioni di euro per l'anno 2020 e 48 milioni di euro per l'anno 2021. La Camera dei deputati ha inoltre demandato a un decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, la definizione di misure gestionali di mitigazione del rischio, da osservare fino al completamento dei lavori di adeguamento, e scadenze differenziate per il completamento dei lavori di adeguamento a fasi successive, fermo restando il termine del 31 dicembre 2021. Infine, la Camera ha anche modificato l'articolo 5- bis , una norma che è stata introdotta durante l'esame al Senato e che riguarda il processo in atto relativo alla statizzazione degli istituti superiori musicali non statali e delle accademie di belle arti non statali finanziati dagli enti locali. Si tratta di una disposizione di grande importanza per gli istituti in questione, poiché la situazione di dissesto o di pre-dissesto di alcuni enti locali rischiava di pregiudicare la vita di alcuni istituti e accademie delle belle arti sostenuti dai medesimi enti locali, i quali avrebbero incolpevolmente pagato un prezzo elevato per la situazione finanziaria dell'ente territoriale. Proprio per scongiurare questo pericolo, si prevede che lo Stato metta a disposizione un fondo, fino al limite di 4 milioni di euro per il 2019. La Camera dei deputati è intervenuta in merito alla copertura degli oneri, a seguito del parere della Commissione bilancio di quel ramo del Parlamento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il decreto-legge nel suo complesso, anche tenendo conto delle modifiche apportate dalla Camera, rappresenta quindi un importante provvedimento, sul quale annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni.) . CANGINI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, quando ci è stato detto che il decreto-legge Bonisoli sarebbe tornato all'esame dell'Assemblea ho avuto un moto di speranza: pensavo che ci si fosse resi conto delle enormi lacune che questo provvedimento presenta e che abbiamo illustrato ampiamente la scorsa settimana e che si fosse provveduto a colmarle. L'illusione era che ci sarebbe stato qualcosa di sostanziale, risorse e riforma per quanto riguarda le fondazioni lirico-sinfoniche. L'illusione riguardava il mondo del cinema, una parte importante della nostra industria e della nostra identità nazionale. La speranza era che si sarebbe riusciti a definire in maniera più netta il rapporto tra piattaforme digitali e creatività nazionale, rapporto oggi con tutta evidenza sbilanciato a favore delle piattaforme digitali. La speranza era che ci si sarebbe occupati, per esempio, di trovare le risorse per ripristinare i corpi di ballo all'interno delle fondazioni lirico-sinfoniche, in un'epoca storica in cui il ballo attira l'attenzione e la pratica quotidiana di migliaia di nostri connazionali. La speranza riguardava la vicenda del secondary ticket : abbiamo parlato in quest'Aula e torniamo a ribadire l'assurdità del biglietto nominale, che pone una soluzione sbagliata a un problema reale, quello del bagarinaggio in occasione degli spettacoli e dei concerti. Nulla di tutto questo, semplicemente si tratta di infilare in un decreto che si occupa dei due capisaldi, delle due architravi della nostra cultura, che probabilmente sono anche due delle ragioni principali per cui l'Italia è nota nel mondo, cioè la lirica e il cinema, una cosa che nulla ha a che vedere con questo decreto, cioè l'adeguamento alla normativa antincendio delle scuole. Se c'era bisogno di una dimostrazione empirica di quanto poco la cultura stia a cuore a questo Governo e di quanto poco questo Governo si preoccupi di investire risorse nel mondo della cultura, la dimostrazione l'abbiamo oggi in quest'Aula. Le risorse - lo dicevano diversi colleghi delle opposizioni prima di me, ma è un dato di fatto e lo ribadisco anch'io - non ci sono, non un euro è stato stanziato per questi settori pur fondamentali della nostra vita civile e investire in questi settori grazie ai quali l'Italia è nota nel mondo, vuol dire investire nel turismo e nel made in Italy e alimentare le ragioni per cui il prestigio italiano è ancora, nonostante tutto, consolidato nel mondo e rafforzarlo. Ricordavo nel mio precedente intervento, la scorsa settimana, quanto e in che misura la Francia, Paese che non si qualifica sovranista, ma che indiscutibilmente, con tutta l'antipatia che possiamo avere per l'attuale Presidente francese, ha un forte senso di sé e dello Stato, indipendentemente da chi - più o meno casualmente - ne ricopre le funzioni di Governo, investe ad esempio nel cinema: quattro miliardi ogni anno. Macron ha trovato modo di stanziare oltre 250 milioni messi a disposizione delle aziende che producono film francesi per fare acquisizioni all'estero e lo ha fatto perché gli è chiaro che il cinema era e resta uno straordinario veicolo di identità nazionale e uno straordinario acceleratore dell'interesse nazionale, interesse che evidentemente voi usate esibire ma al quale, purtroppo, non fate corrispondere alcuna pratica di Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non possiamo che amaramente prendere atto del fatto che per voi questo non è un decreto finalizzato a far leva sui settori cardine della nostra cultura e a manifestare una visione della politica culturale di questo Paese, ma è un decreto omnibus nel quale infilare quel che, più o meno casualmente, occorre infilare non avendo altri provvedimenti nei quali introdurre norme, peraltro sbagliate, che voi stessi avevate scritto e anche male. Non possiamo, quindi, che confermare il nostro voto di astensione, anche in questo caso rammaricati perché si tratta dell'ennesima occasione persa da parte di questo Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, torna quindi in Senato per l'esame in terza lettura il decreto n. 1374, cosiddetto decreto cultura. Le modifiche sono state ben illustrate dalla collega Granato, pertanto non mi dilungherò sulle variazioni, seppur non estremamente significative, apportate alla Camera dei deputati. Mi fa piacere però rimarcare e far sapere che la nuova visione del MoVimento 5 Stelle sulle fondazioni lirico-sinfoniche si vedrà a breve, con la legge delega per lo spettacolo dal vivo, nell'ambito della quale saranno previsti ovviamente molti finanziamenti per la cultura e tanti ce ne saranno anche nella prossima legge finanziaria. Quello oggi in conversione, in realtà, è un decreto avente il carattere dell'urgenza, finalizzato a risolvere la situazione di un congruo numero di precari, che rischiava addirittura il licenziamento, per cui abbiamo dovuto necessariamente procedere in fretta. Ripeto, c'era qualcuno che rischiava il posto di lavoro nelle fondazioni lirico-sinfoniche, rispetto alle quali siamo stati tacciati di inadempienza, noi che siamo al Governo da poco più di un anno. Sentir parlare di inadempienza mi procura veramente dolore, perché noi ci stiamo occupando delle inadempienze di decenni. (Applausi dal Gruppo M5S) . Con il provvedimento in esame si avvia un processo di stabilizzazione, che sicuramente non si arresterà, come ho già detto in precedenza: il MoVimento 5 Stelle non si fermerà qui. Questa è soltanto una partenza, solo un avvio rispetto agli interventi nell'ambito della cultura, in cui il Movimento crede moltissimo, non poco. Si sta investendo tanto e stiamo studiando. Stiamo facendo continuamente audizioni e tante ne abbiamo fatte anche per le fondazioni lirico-sinfoniche; così sarà anche per lo spettacolo dal vivo. Non faremo mancare sicuramente l'attenzione per la cultura, contrariamente a quanto siamo stati tacciati di fare in questi mesi. Dal momento che voglio essere breve, concludo dicendo che noi siamo convinti di questo decreto: non abbiamo bisogno di motivare nessuno, perché sappiamo quanto abbiamo fatto. Ci tengo a sottolineare soltanto che la cultura è da sempre alla base della civitas e non da un anno soltanto, per cui non riesco davvero a capire quando si dice continuamente che noi non ci interessiamo a ciò che capita nel mondo della cultura. La civitas è alla base della nostra stessa esistenza qui dentro, per cui dobbiamo rimarcare sempre e con forza la nostra capacità di intervenire in ambito culturale. In quasi tutti i recenti interventi che noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo fatto c'è stata una parola ricorrente, una sorta di leitmotiv : la parola coraggio. Noi stiamo avendo il coraggio di cambiare veramente le cose e, che ci venga riconosciuto o no, non ci interessa. Noi ci mettiamo il coraggio del MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S) . Pertanto, signor Presidente, dichiaro il voto assolutamente favorevole del MoVimento 5 Stelle sul provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1372 Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1372, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Barbaro, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. BARBARO, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge n. 1372, di iniziativa governativa e approvato dalla Camera dei deputati, collegato alla legge di bilancio 2019, conferisce deleghe al Governo e reca ulteriori disposizioni in materia di ordinamento sportivo. Esso deriva dallo stralcio disposto dal Presidente della Camera di alcune disposizioni del disegno di legge originariamente proposto dal Governo (Atto Camera 1603); le altre disposizioni stralciate costituivano oggetto di un distinto disegno di legge, recante disposizioni per il contrasto della violenza in occasione di manifestazioni sportive, il cui esame presso la Commissione giustizia alla Camera dei deputati si è concluso il 18 luglio 2019 e che ora sono confluite nel decreto-legge in materia di ordine e sicurezza pubblica approvato ieri dal Senato. Il disegno di legge è costituito da dieci articoli organizzati in quattro capi. Il capo I, composto dagli articoli da 1 a 4, reca disposizioni in materia di ordinamento sportivo. In particolare, l'articolo 1 conferisce delega al Governo per il riordino del Comitato olimpico nazionale e della disciplina di settore. Tra i princìpi e criteri direttivi della delega ricordo: la definizione degli ambiti di attività del CONI, delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva, dei gruppi sportivi militari, dei corpi civili dello Stato e delle associazioni benemerite, in coerenza sia con le novità introdotte dall'articolo 1, comma 630, della legge n. 145 del 2018 (che, tra l'altro, ha affidato alla Sport e Salute SpA il compito di finanziare gli organismi sportivi), sia con il ruolo proprio del CONI quale organo di governo dell'attività olimpica; la conferma dell'attribuzione al CONI, in coerenza con quanto disposto dalla Carta olimpica, della missione di incoraggiare e divulgare i princìpi e i valori dell'olimpismo, in armonia con l'ordinamento sportivo internazionale (lettera e) ); la previsione di limitazioni e vincoli, inclusa la possibilità di disporne il divieto per le scommesse sulle partite di calcio delle società che giocano nei campionati della Lega nazionale dilettanti; la previsione che il CONI eserciti poteri di vigilanza sulle attività sportive delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva e delle associazioni benemerite. Ferme l'autonomia delle federazioni sportive e delle discipline sportive associate e la loro capacità di determinare la propria politica generale, al CONI è attribuito altresì il potere di commissariare le federazioni sportive nazionali e le discipline sportive associate, nelle ipotesi di accertamento di gravi violazioni di norme degli statuti e dei regolamenti (lettera g) ). L'articolo 2 introduce misure relative ai centri sportivi scolastici, con l'obiettivo di organizzare e sviluppare la pratica dell'attività sportiva nelle istituzioni scolastiche. Alle scuole di ogni ordine e grado è attribuita la facoltà di costituire un centro sportivo, le cui attività, disciplinate con regolamento approvato dalla scuola medesima, sono oggetto di programmazione da parte del consiglio di istituto. L'articolo 3 reca la disciplina relativa alla cessione, al trasferimento o all'attribuzione del titolo sportivo, definito quale insieme delle condizioni che consentono la partecipazione di una società sportiva a una determinata competizione nazionale. L'articolo 4 introduce l'obbligo, per gli atti costitutivi delle società sportive professionistiche, di prevedere la costituzione di un organo consultivo deputato a tutelare gli interessi dei tifosi tramite l'espressione di pareri obbligatori, ma non vincolanti, sulle questioni di loro interesse. Il capo II, composto dagli articoli 5 e 6, interviene in materia di professioni sportive. L'articolo 5 conferisce delega al Governo per il riordino e la riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché del rapporto di lavoro sportivo. Tra i princìpi e criteri direttivi della delega segnalo: il riconoscimento del carattere sociale e preventivo-sanitario dell'attività sportiva; il riconoscimento dei princìpi di specificità dello sport e del rapporto di lavoro sportivo; l'individuazione della figura del lavoratore sportivo, ivi compresa la figura del direttore di gara. L'articolo 6 conferisce delega al Governo per il riordino delle disposizioni in materia di rapporti di rappresentanza di atleti e di società sportive e di accesso ed esercizio della professione di agente sportivo. Il capo III, composto dagli articoli da 7 a 9, reca disposizioni di semplificazione e sicurezza in materia di sport. L'articolo 7 conferisce delega al Governo per il riordino e la riforma delle norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio degli impianti sportivi, nonché della disciplina relativa alla costruzione di nuovi impianti sportivi, alla ristrutturazione e al ripristino di quelli già esistenti, inclusi quelli scolastici. L'articolo 8 conferisce delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative relative agli adempimenti e agli oneri amministrativi e di natura contabile a carico delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva, delle associazioni benemerite e delle loro affiliate riconosciute dal CONI. L'articolo 9 conferisce delega al Governo per l'adozione di uno o più decreti legislativi in materia di sicurezza nelle discipline sportive invernali al fine di garantire livelli di sicurezza più elevati. Il capo IV, costituito dal solo articolo 10, reca le disposizioni finali. Mi sia consentito di aggiungere alcune annotazioni sperando di rimanere all'interno dei tempi assegnatimi perché credo sia necessario, al di là della relazione tecnica, introdurre ulteriori elementi di riflessione rispetto alla lettura notarile dell'articolato. Partiamo dalla ratio che ha ispirato questa riforma, che nasce dalla finanziaria del 2018 che ha introdotto importanti novità nell'ordinamento sportivo italiano e che ha ridisegnato la figura e il ruolo del CONI e, di fatto, ha sconvolto anche gli assetti e il panorama dell'ordinamento sportivo italiano. Sconvolto non significa non averli migliorati, ma su questo ritornerò. Siamo stati abituati per anni a vivere un ordinamento sportivo interpretato e gestito dal CONI, portando avanti solo logiche di carattere competitivo, ma ciò non ha prodotto all'interno del nostro Paese la formazione di una cultura sportiva che, invece, avrebbe favorito lo sviluppo dello sport a 360 gradi, soprattutto sotto le accezioni sanitarie e formative che il nuovo Governo ha inteso inserire all'interno della riforma e successivamente all'interno del provvedimento che ne va a dettagliare alcuni aspetti. In particolare, la domanda che il Governo italiano si è posto è la seguente: il CONI è lo sport, ma lo sport italiano è solo il CONI? Quindi, nell'andare a ridisegnare gli assetti il Governo ha voluto riappropriarsi di alcune capacità di indirizzo del mondo dello sport, che sicuramente erroneamente nel corso degli anni erano state attribuite al CONI. Da questo punto di vista, il dibattito è stato incentrato quasi esclusivamente sul ruolo del CONI. Legittimamente anch'io ho espresso alcune perplessità in merito, però questo ha prodotto un risultato, a mio avviso, ingeneroso nei confronti delle conseguenze scaturite dalla riforma. In primo luogo, mi riferisco al finanziamento dello sport italiano che è stato ancorato al 32 per cento del gettito fiscale prodotto dallo sport e che già da quest'anno ha prodotto 60 milioni in più. Già questo mi sembra un risultato ragguardevole, che ha migliorato il funzionamento della macchina sportiva italiana, che fino ad oggi era costituito invece da un finanziamento fisso da parte dello Stato di 420 milioni, che rappresentano la cifra al di sotto della quale non si deve andare perché, in ogni caso, il 32 per cento può essere soltanto in eccesso e non in difetto. Il dibattito, però, ha ingenerosamente nascosto le altre peculiarità del provvedimento che stiamo esaminando - sul CONI tornerò successivamente - e che riguardano una serie di novità introdotte all'interno di questo provvedimento legislativo e che passano per alcune importanti innovazioni, che impegnano anche i nostri istituti scolastici grazie all'istituzione dei centri sportivi scolastici. Soprattutto ha introdotto novità importanti per quanto riguarda gli aspetti giuslavoristici del lavoro sportivo. Sarebbe disonesto intellettualmente se non tornassi a parlare nel mio ruolo di relatore e della lettera che oggi è stata recapitata dal Comitato olimpico internazionale al CONI. Da questo punto di vista, mi sento profondamente in linea con gli intendimenti del Governo perché, anche all'interno di un mio ordine del giorno, è stato accolto l'impegno da parte del Governo di armonizzare qualsiasi processo legislativo ai princìpi della Carta olimpica e, in particolare, all'articolo 27. Mi sia infine consentito di esprimere un'ulteriore riflessione sul ruolo di relatore che ho svolto; forse un ruolo di stimolo nei confronti della mia maggioranza, ma sempre all'interno di un contesto civile, di un contraddittorio e della capacità di confronto che ho esercitato sia in Commissione, sia all'interno del mio Gruppo. Da questo punto di vista ritengo doveroso da parte mia ringraziare sia il Governo che i presidenti Pittoni e Romeo, i quali non solo non si sono mai ingeriti nelle dinamiche che hanno caratterizzato questo percorso, ma mi hanno rinnovato continuamente la fiducia rispetto al lavoro che stavo portando avanti. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Barbaro. BARBARO, relatore . Vado a concludere, ma spendo ancora poche parole perché ci tengo e credo sia doveroso rispettare il ruolo esercitato dall'opposizione in questo contesto. Al di là delle liturgie classiche che ispirano i comportamenti sia in Aula che in Commissione, siamo andati ben oltre il dettato dispositivo; siamo andati ben oltre le vicende relative all'accoglimento degli ordini del giorno o, se vogliamo, al respingimento di tutti gli emendamenti presentati. La capacità propositiva, sia di maggioranza che di opposizione, è stata encomiabile ed io sono sicuro che gli emendamenti e gli ordini del giorno, soprattutto quelli approvati, non rimarranno lettera morta all'interno del lavoro di stesura delle deleghe. Su questo auspicio voglio concludere il mio intervento ringraziando veramente tutti per il contributo dato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. La relatrice di minoranza, senatrice Sbrollini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza. SBROLLINI, relatrice di minoranza . Signor Presidente, onorevoli senatori, ieri sera la 7 a Commissione ha esaminato e approvato in tutta fretta - lo sottolineo guardando soprattutto il Governo - il disegno di legge recante deleghe al Governo in materia di ordinamento sportivo, senza tener in alcuna considerazione le tante osservazioni dei soggetti auditi in Commissione, né degli emendamenti del Gruppo del Partito Democratico che, in parte, recepivano le suddette osservazioni e che erano finalizzati a migliorare un provvedimento che riteniamo molto pericoloso per l'intero mondo dello sport. Lo sottolineo perché non c'è stato nessun atteggiamento ostruzionistico. La fretta - lo ribadisco - ha caratterizzato l' iter di questo provvedimento; fretta che il Gruppo del Partito Democratico ha già denunciato con forza la scorsa settimana in occasione del voto sul calendario e che ha come unica ragione quella di consegnare al sottosegretario Giorgetti una delega in bianco, recando un danno enorme allo sport di base e non - come si crede - alle grandi federazioni. Trattandosi di una delega, avevamo pensato - erroneamente - di poter svolgere un esame approfondito in Commissione e di avere magari la possibilità di audire molti dei soggetti interessati; possibilità che ci è stata negata visto il numero ristretto di soggetti auditi, la maggior parte dei quali, peraltro, aveva già espresso grande preoccupazione per questo provvedimento. Con questo provvedimento si danno al Governo più di dieci potenziali deleghe legislative. La finalità del disegno di legge, che non rispetta la Carta olimpica - se volete, la posso consegnare al Governo, nel caso in cui non l'abbia letta - è esclusivamente quella di svuotare il CONI dei suoi compiti e delle sue funzioni, per darli alla società Sport e Salute in modo del tutto indefinito e arbitrario, lasciando al CONI una funzione residuale, meramente istituzionale e di rappresentanza. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,40) ( Segue SBROLLINI, relatrice di minoranza ). A conferma di questo pericoloso disegno, vengono stanziati 378 milioni di euro a favore di "Sport e Salute", mentre solo 40 milioni di euro rimangono al CONI. Altro elemento che vorrei sottolineare è che in questo provvedimento non c'è nulla sul professionismo femminile e solo dichiarazioni di principio sulle pari opportunità nello sport. (Applausi dal Gruppo PD) . È di oggi, 6 agosto 2019 - anche questo lo considero un fatto molto grave, visto che ieri sera siamo stati accusati di essere bugiardi durante l'esame degli emendamenti - la lettera del CIO, citata anche dal relatore Barbaro, che ha scritto al presidente Malagò sottolineando la grave preoccupazione per i punti di criticità di questa legge di delega, in particolare su due aspetti: «Paragrafo 5 - Dei Principi fondamentali dell'olimpismo. Riconoscendo che lo sport si pratica nell'ambito del tessuto sociale, le organizzazioni sportive, aderenti al movimento olimpico, devono essere politicamente neutrali». Lo voglio sottolineare: «politicamente neutrali». Questo disegno di legge di delega consegna a Giorgetti una delega in bianco sul mondo dello sport: un fatto gravissimo mai accaduto prima. Continua la lettera: «Hanno il diritto e l'obbligo di autonomia, comprese la libera determinazione e il controllo delle regole dello sport, la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni, il diritto di elezioni libere da qualsiasi influenza esterna e la responsabilità di assicurare che siano applicati i principi di buona governance ». L'altro paragrafo è il 7, sempre sui principi fondamentali dell'olimpismo, secondo cui l'appartenenza al movimento olimpico richiede il rispetto della Carta olimpica e il riconoscimento da parte del CIO. Nulla di tutto ciò si ritrova in questo provvedimento, che, al contrario, toglie autonomia al mondo dello sport, in palese dispregio di questi principi. Piuttosto, purtroppo, il nostro Paese rischia davvero di perdere le olimpiadi e di essere sanzionato dal CIO, di essere addirittura estromesso da questo importante organismo internazionale. Abbiamo ribadito con forza in questi anni la necessità di arrivare a una riforma del CONI, lo abbiamo detto e lo abbiamo praticato già nella scorsa legislatura, quando il Partito Democratico era al Governo di questo Paese: noi vogliamo una riforma dello sport, è indispensabile, ma la si fa se c'è il coinvolgimento e il dialogo con tutti i soggetti interessati, ritenendo impensabile che una riforma di questa importanza sia soltanto la forzatura di una maggioranza parlamentare. Purtroppo, anche ieri sera, l'atteggiamento da parte della maggioranza è stato di non ascolto, di mancanza di dialogo; e mi dispiace dover sottolineare anche il ruolo assolutamente subalterno del Gruppo MoVimento 5 Stelle, che non è neanche intervenuto su un singolo emendamento. Mi dispiace davvero, perché avremmo preferito discutere con tutti. Questo è il risultato di oggi: un provvedimento che toglie autonomia al mondo dello sport, che dovrebbe essere uno dei temi senza colore politico, o almeno fino a questo momento era in qualche modo così. Purtroppo, però, questo è il prezzo che oggi dovete pagare anche voi del MoVimento 5 Stelle: consegnare una delega in bianco alla Lega, al sottosegretario Giorgetti. Mi dispiace doverlo sottolineare, ma si poteva fare una riforma dello sport insieme, senza questa fretta; non c'era bisogno di farla oggi, 6 agosto. Avremmo potuto audire molti soggetti rimasti fuori dalle audizioni; avremmo potuto sicuramente fare una buona legge, tenendo conto di quanti punti importanti e delicati andiamo a toccare. Purtroppo - mi dispiace doverlo sottolineare - questo è stato il vostro atteggiamento. Per quanto ci riguarda, quindi, il nostro è un parere assolutamente negativo perché toglie completamente autonomia a uno sport fondamentale non solo a livello nazionale e internazionale ma allo sport di base, quello delle singole città, dei nostri territori, che sono fondamentali nel dare dignità a quanto si fa e alla crescita dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. (Applausi dal Gruppo PD) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, intervengo sulla questione pregiudiziale avanzata, ai sensi dell'articolo 93 Regolamento, sul provvedimento al nostro esame. Mi corre l'obbligo di riprendere alcuni dei concetti ben esplicitati dalla senatrice Sbrollini, che evidenziano tutta la nostra preoccupazione di fronte a questo disegno di legge. La Commissione istruzione pubblica, beni culturali ha esaminato e approvato in fretta (una fretta agostana - come già ricordato - un po' sospetta, forse tanto sospetta) il disegno di legge recante delega al Governo in materia di ordinamento sportivo, senza tenere alcun conto delle osservazioni giunte dai soggetti auditi in Commissione, senza tenere in alcun conto gli emendamenti del Gruppo del Partito Democratico ed altri emendamenti delle minoranze, e neppure, evidentemente, del parere, per quanto inespresso, della contraente parte del Governo o maggioranza del Governo 5 Stelle. Tali emendamenti recepivano le osservazioni dei soggetti auditi ed erano finalizzati non a porre ostacoli, ma a migliorare un provvedimento che ne aveva davvero bisogno in favore di tutto il mondo dello sport. Questo provvedimento invece non è migliorato e rimane a nostro avviso pericoloso e al minimo ambiguo. Crediamo che la fretta che ha caratterizzato il suo iter abbia una sola ragione: consegnare al Governo una delega in bianco, recando un danno enorme allo sport di base e non, come si crede, alle grandi federazioni. La finalità del disegno di legge, che a nostro avviso non rispetta la Carta olimpica, è esclusivamente quella di svuotare il CONI dei suoi compiti e delle sue funzioni, per darli a Sport e Salute in modo del tutto indefinito ed arbitrario, lasciando al CONI solo una funzione residuale, meramente istituzionale e di rappresentanza. La riforma del CONI è necessaria e non ci siamo mai sottratti a questa necessità. Tuttavia richiede dialogo con tutti i soggetti interessati e non può essere il frutto di una forzatura ad opera della maggioranza parlamentare o, a maggior ragione, ad opera di una parte della maggioranza parlamentare. La raccomandazione 28 dell'Agenda olimpica 2020 è fondata sul principio di «autonomia responsabile» dei comitati olimpici nazionali e delle federazioni sportive nazionali, così come esposto nella Carta olimpica. In particolare, l'articolo 27.6 prevede che i comitati olimpici nazionali «devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, (...) che potrebbero impedire loro di adempiere alla Carta olimpica». (Applausi dal Gruppo PD) . Il paragrafo 5, come già ricordato dalla senatrice Sbrollini, reca i principi fondamentali dell'olimpismo, tra cui vi è quello secondo cui, riconoscendo che lo sport si pratica nell'ambito del tessuto sociale, le organizzazioni sportive aderenti al movimento olimpico devono essere politicamente neutrali. Hanno il diritto e l'obbligo dell'autonomia, compresa la libera determinazione del controllo delle regole dello sport, la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni. In data 6 agosto, come ricordato nelle scorse ore, James MacLeod, direttore delle relazioni con i comitati olimpici nazionali, ha scritto al Presidente del CONI per avere rassicurazioni su alcuni punti critici del disegno di legge delega sull'ordinamento sportivo, al fine di garantire l'autonomia del Comitato olimpico nazionale e delle federazioni sportive nazionali, senza alcuna interferenza esterna nella governance e nelle attività di queste organizzazioni. Si tratta con tutta evidenza di un fatto nuovo che ci induce a proporre la questione pregiudiziale di una dura testimonianza del CIO, preoccupato del destino del CONI a seguito dell'approvazione di questa delega e noi, con loro, preoccupati anche che la preoccupazione del CIO si possa trasformare in un ostacolo alla realizzazione dei tanto agognati giochi sportivi olimpici che Milano e Cortina sono riuscite a conquistare nell'ultima decisione del CIO. (Applausi dal Gruppo PD) . Una preoccupazione notevole e chiara del CIO, cui aggiungiamo le nostre preoccupazioni, perché questo atto non è un legittimo tentativo di riorganizzare il mondo dello sport, bensì uno scomposto e forzato modo di controllarlo, non sappiamo - ma li immaginiamo - per quali scopi. Per il Partito Democratico questo disegno, prima ancora che di legge, deve essere fermato. Pertanto, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, presento la richiesta di non procederne all'esame. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulla questione pregiudiziale si svolgerà una discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, è stato illustrato bene, sia dalla senatrice Sbrollini che dal senatore Ferrari, che c'è un problema di fondo. Abbiamo provato a dirvelo anche nel pochissimo tempo che abbiamo avuto a disposizione come opposizioni per affrontare il provvedimento: è un errore di fondo che vede la sua origine in quel colpo di mano che avete fatto nell'ultima legge di bilancio, quando, con pochissimi commi, avete sostanzialmente distrutto il mondo dello sport, per portarvelo tutto a Palazzo Chigi. È scritto nero su bianco e lo avete scritto voi. Poi però vi siete resi conto di aver fatto un provvedimento monco all'interno della legge di bilancio e di aver bisogno di una serie di deleghe per poterlo realizzare. Noi abbiamo provato, come facciamo sempre, a porci, nei confronti di queste deleghe, in maniera costruttiva, esaminando il testo e proponendo una serie di emendamenti, addirittura - glielo dico, Presidente, poi mi saprà dire lei in futuro se è una cosa giusta - prima che le audizioni fossero fatte. A noi, infatti, è stato chiesto di presentare gli emendamenti prima ancora di fare le audizioni. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 13,53) ( Segue MALPEZZI). Questa è la nuova democrazia, questa è la modalità di lavoro del Governo a matrice Lega e 5 Stelle. Nonostante questo abbiamo provato a proporvi una serie di correttivi, che anche ieri sera, nella discussione e nella votazione di tutti gli emendamenti, abbiamo sottoposto alla vostra attenzione, partendo da una preoccupazione. Vi abbiamo detto che quanto stavate facendo e avete intenzione di fare rischia di mettere in grave pericolo tutto il mondo sportivo. Qualcuno continua ad accusarci di voler semplicemente difendere il CONI, di fare i lobbisti del CONI. No, noi vogliamo difendere lo sport e per farlo questa delega non deve passare. Non possiamo affidarvi carta bianca e lasciarvi liberi di inserire norme che rischiano di danneggiare profondamente tutto il settore. Da cosa siamo partiti? Pochi spunti, molto semplici, che però, dal nostro punto di vista, sono assolutamente dirimenti. Intanto abbiamo detto che i finanziamenti che oggi voi avete tolto al CONI per distribuirli a pioggia in generale dovrebbero avere dei criteri. Vi abbiamo quindi suggerito dei criteri, delle possibilità, ma le avete assolutamente respinte al mittente, per non creare uno schema all'interno del quale stabilire a chi vanno i finanziamenti. Vi abbiamo suggerito di guardare il numero dei tesserati alle associazioni, i loro risultati, il loro andamento, un normale criterio di misurabilità; potevate sceglierne altri e sarebbe andato bene. Ma darvi carta bianca, senza dire nulla e facendo in modo che la gestione sia completamente autonoma, ma soprattutto senza criterio, ci creava qualche problema. Ci avete detto di no, avete respinto tutto il lavoro che le opposizioni, in maniera costruttiva, hanno provato a fare. Abbiamo aggiunto indicazioni che, dal nostro punto di vista, potevano esservi molto utili. Abbiamo provato a introdurre una norma sulla rappresentanza dei tifosi negli organi consultivi, non come avete fatto voi, che li avete messi negli atti costitutivi delle società sportive. Noi non siamo contrari in modo aprioristico a quella norma. Vi abbiamo solo chiesto di essere sicuri che chi ricoprirà un ruolo di rappresentanza in quel contesto almeno non sia stato colpito dal Daspo, almeno non abbia reati alle spalle, altrimenti voi mettete all'interno di quelle associazioni - chiamiamole così - di quegli organismi persone che, se non altro, non hanno un comportamento molto chiaro. Anche in questo caso si trattava di un semplice criterio di trasparenza. Respinta al mittente anche questa proposta. Un'altra cosa importante è relativa ad una delega all'articolo 2 (visto che all'interno del provvedimento le deleghe sono tante) rispetto alla quale non abbiamo delle grosse contrarietà, che prevede il finanziamento da parte di "Sport e salute" alle federazioni e agli enti di promozione sportiva, alle discipline sportive e anche ai centri sportivi scolastici. Vi abbiamo detto che la delega è valida ma è a costo zero. Tutte le deleghe previste dal provvedimento non hanno risorse tranne quelle che, con il colpo di mano della legge di bilancio, avete tolto al CONI. Senza risorse non potranno fare niente. Perché quindi prevedere una delega vuota, senza assolutamente alcuna possibilità di essere sviluppata? Ancora, a me dispiace - e lo dico in maniera non ideologica a tutte le colleghe donne di questo Senato e alle colleghe della Commissione cultura - perché abbiamo provato a far passare delle norme relative al professionismo sportivo femminile. Abbiamo cercato di inserire norme che garantissero davvero a tutti pari opportunità di accesso e di trattamento: carta morta, lettera morta. Ci avete detto di no. Donne, dove siete? (Applausi dal Gruppo PD) . Siete sicure di voler votare in questo modo, mettendo in un angolo tutto il professionismo femminile? E poi facciamo le battaglie e ci dimentichiamo che in ogni comparto è necessario fare una battaglia? Vorrei che questa battaglia la facessero gli uomini. Sono stanca di dover chiedere alle donne di allearsi. Uomini: fatela con noi questa battaglia sul professionismo femminile. (Applausi dal Gruppo PD) . Dispiace, poi, sentire le parole del presidente Romeo, che stamattina ha dichiarato, forse nell'enfasi, che si va avanti dritti senza lettere e letterine, e si riferiva forse alla lettera, tanto citata, arrivata stamattina. Noi quelle preoccupazioni che oggi, presidente Romeo, arrivano tramite la lettera e la letterina, le abbiamo sollevate anche ieri sera, le abbiamo sollevate due settimane fa, le abbiamo sollevate quando il provvedimento è arrivato alla Camera. Erano le stesse osservazioni. Vi abbiamo detto di fare attenzione all'articolo 1, perché contiene norme rischiose: state mettendo a rischio tutto il settore dello sport, state mettendo a rischio le Olimpiadi in Italia, state mettendo a rischio un settore che ha un grandissimo valore anche economico. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi ve le abbiamo segnalate. Non è la lettera che arriva oggi a far svegliare le opposizioni. Le opposizioni hanno presentato - guarda caso - sia alla Camera che al Senato, gli stessi emendamenti da questo punto di vista perché sono preoccupate, perché hanno raccolto il grido di allarme di tutti i territori, che hanno paura di essere depauperati di un patrimonio forte come quello dell'associazionismo sportivo. Non ci volevano dei geni, non ci volevano sicuramente i nostri emendamenti per provare a sottolineare la questione: basta uscire di qui, basta frequentare un po' il mondo dello sport e tutti possono spiegare la preoccupazione del depauperamento di quello che invece ha un valore storico e sociale come lo sport. Segnalo solo alcune questioni. Lo dico al sottosegretario Valente: visto che quello al nostro esame non è un decreto, visto che non c'è scadenza e visto che c'è la possibilità di andare avanti (perché nessuno vi corre dietro e per la fretta continuate a commettere errori) basterebbe fermarsi un attimo. Prendetevi del tempo. Aggiungete, se non volete modificare il testo, nelle parti più critiche dell'articolo 1, almeno la parte riguardante il riferimento continuo e costante alla Carta olimpica. Questo, almeno, metterebbe in sicurezza le Olimpiadi e il lavoro fatto sui territori, metterebbe in sicurezza tutte le associazioni e le società sportive di tutti i livelli. Vorrei capire che cosa vi hanno fatto gli atleti, che cosa vi hanno fatto i giovani ragazzi che stanno frequentando il mondo dello sport, che cosa vi hanno fatto quei centri in periferia che fanno dello sport un presidio di democrazia, di giustizia e di legalità? Perché li state penalizzando? Che fretta avete? Prendetevi del tempo, e lo dico a tutta quest'Assemblea. Non possiamo farci prendere dalla fretta, nessuno ci corre dietro per il provvedimento in esame. C'è uno solo che lo vuole: il sottosegretario Giorgetti. Votate a favore del provvedimento solo per dare al sottosegretario Giorgetti una vittoria, che sarà una vittoria di Pirro e tutto vi si ritorcerà contro. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, vede collega Malpezzi, questo è un premio di consolazione per il sottosegretario Giorgetti, quindi anche noi dobbiamo fare la nostra parte, qui, come ultimo atto. Signor Presidente, colleghi, la questione pregiudiziale al nostro esame è assolutamente fondata. Avevamo provato, in qualche modo, a far ragionare i Capigruppo della maggioranza, nella riunione della Conferenza dei Capigruppo, per cercare di convincerli ad un lavoro in Commissione un po' più meditato e quindi a spostare l'esame del provvedimento almeno a settembre. Credo infatti che tutti siamo abbastanza d'accordo a mettere le mani, a rivedere e ad accedere ad una riforma ragionata della governance dello sport . Certamente, però, l'unica cosa che non si può fare è un'operazione che non ha precedenti nel nostro Paese. Durante il fascismo il CONI ebbe il privilegio - diciamo così - di avere come presidente il segretario del partito fascista. Sicuramente le ingerenze erano fortissime, ma dal punto di vista formale rimase in qualche modo l'autonomia della governance dello sport . Invece, con il provvedimento in esame, si fa un operazione di delega in bianco, i cui contorni sono però abbastanza chiari ed evidenti, che è quella di assoggettare all'Esecutivo il CONI e la governance dei comitati olimpici. Ovviamente tutto ciò è molto delicato. Qui nessuno è ingenuo, sappiamo perfettamente che l'idea e che lo sport possa essere fuori dalle dinamiche politiche è forse solo un sogno e ahimè la politica c'è sempre entrata e pure troppo. Con il provvedimento in esame, però, anche formalmente e nei fatti, siamo arrivati ad un'operazione di assoggettamento all'Esecutivo. Credo che questa sia una operazione che non possiamo certamente assecondare e per questo è fondata la questione pregiudiziale. Dico di più: la lettera inviata dal CIO, il Comitato olimpico internazionale, di cui siamo venuti in possesso questa mattina e che tutti avrete letto, colleghi, pone dei problemi molto seri, quando richiama il paragrafo 5 della Carta contenente i princìpi fondamentali dell'olimpismo, in cui si dice che «riconoscendo che lo sport si pratica nell'ambito del tessuto sociale, le organizzazioni sportive aderenti al movimento olimpico» come il CONI «devono essere politicamente neutrali», aggiungendo poi che esse «hanno il diritto e l'obbligo di autonomia, comprese la libera determinazione e il controllo delle regole dello sport , la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni, il diritto di elezioni libere da qualsiasi influenza esterna e la responsabilità di assicurare che siano applicati i principi di buona governance ». Nel ritrasmetterci, per conoscenza, i princìpi fondamentali dell'olimpismo - seguono poi altre norme, compreso tutto quello che ne discende per quel che riguarda il rispetto della Carta olimpica - si indicano chiaramente i punti - che vengono sottoposti alla nostra attenzione e dunque non possiamo far finta di niente - e le norme contenute nel disegno di legge di delega, che confliggono in modo aperto e vistoso con i principi fondamentali dell'olimpismo: all'articolo 1, comma 1; all'articolo 1, comma 1, lettera d) ; all'articolo 1, comma, 1 lettera i) ; all'articolo 1, comma 1, lettere l) e m) . Quindi, fa un'operazione che qualcuno può definire un'ingerenza, ma individua il profilo di divergenza e anche di conflitto con i princìpi fondamentali. Ora, non è soltanto un'iniziativa di natura accademica, perché, se si continua su questa scia, si potrebbero avere conseguenze abbastanza gravi, anche rispetto alle prossime olimpiadi. Se noi non ottemperiamo in qualche modo e non arriviamo a modificare le norme, in modo tale da garantire l'autonomia della governance del CONI, le conseguenze potrebbero essere addirittura che, magari, i nostri atleti parteciperanno alle Olimpiadi ma non con la bandiera italiana, perché noi saremmo espulsi dal CONI. Ovviamente, noi siamo un'Assemblea libera e autonoma, un'Assemblea parlamentare e, quindi, dobbiamo assumere le nostre decisioni. Certamente, però, la prudenza avrebbe voluto un ritorno in Commissione, per potere, non solo arrivare a una discussione più pacata degli emendamenti, ma, probabilmente, anche a una riformulazione che possa garantire, a pieno e fino in fondo, questa autonomia, che ci viene ricordata oggi dal CIO ma che dovrebbe essere l'elemento guida di qualsiasi riforma dello sport nel nostro Paese. Per questi motivi, noi voteremo a favore della questione pregiudiziale. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, sarò breve perché i colleghi che mi hanno preceduto sono stati molto chiari e molto precisi. Io condivido in gran parte le motivazioni, soprattutto dei colleghi del Partito Democratico, che ho sentito in precedenza. Parlo a titolo personale per dire che appoggio la questione pregiudiziale senza riserve. Vorrei anche dire una cosa, perché non vorrei ammantare il discorso solo di grandi princìpi. I grandi princìpi sono chiari: abbiamo una proposta che non corrisponde ai requisiti che sono la base elementare costitutiva di qualsiasi delegazione legislativa. Non si capisce perché questo problema, che per decenni è stato sempre considerato in un altro modo, diventi improvvisamente urgente il 5 agosto. Aggiungo che noi, per la prima volta, ci presentiamo intaccando un principio fondamentale, che è l'autonomia dalla politica del mondo sportivo. (Applausi dal Gruppo PD) . E perché lo facciamo? Qui abbiamo degli uomini di sport - vedo davanti a me il senatore Galliani - che possono insegnarci tante cose in ordine alla gestione sportiva. Io, certamente, posso essere al massimo un loro allievo, però sul tema del rapporto tra politica e sport tutto mi è chiaro: la politica, soprattutto il Governo, deve rispettare l'autonomia del mondo sportivo. Qui che cosa sta succedendo? Lo dico per i cittadini che sono fuori da queste Aule, che magari ascoltano questo nostro dibattito. Qui sta succedendo che una persona seria come il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio onorevole Giorgetti, che ho conosciuto quando ero Presidente della Camera e lui era Presidente della Commissione bilancio, che è senza dubbio un collega che noi stimiamo e riteniamo serio, sta conducendo in questo momento una sorta di battaglia in base a non si capisce quale principio. Una battaglia contro lo sport e la sua autonomia, indirizzando gli strali del Governo verso il presidente Malagò, che è Presidente del CONI non in base ad una conventicola politica che ha realizzato con questo o quel partito, ma in base a una assoluta stima che riceve dal mondo sportivo. (Applausi dal Gruppo PD) . Si dice che il meccanismo che regola lo sport italiano è diverso da quello del resto del mondo; a parte che non è vero e che non sarebbe intervenuto il Comitato internazionale olimpico (CIO) se così fosse stato; tuttavia, a parte questo, se ammettiamo e non concediamo questa premessa, una persona ragionevole come Giorgetti avrebbe chiamato Malagò e si sarebbero messi a sedere, non in rappresentanza personale di loro stessi, ma dei mondi che hanno dietro: uno ha dietro il Governo, l'altro il mondo dello sport. Questa disfida di Barletta sarebbe terminata, perché è senza senso. Qualche settimana fa abbiamo celebrato il grande successo, anche del Governo. Sì, anche del Governo, perché se l'Esecutivo del mio Paese, a cui voto la sfiducia regolarmente, fa una cosa positiva e realizza la possibilità di avere le Olimpiadi, io lo applaudo, sono italiano, non antitaliano. Comunque, quel risultato delle Olimpiadi è avvenuto anche perché c'era il sindaco Sala, perché c'erano governatori di diverse natura politica e provenienza, ma hanno saputo tutti fare un passo indietro per privilegiare l'unità della Nazione e ottenere le Olimpiadi. Bene: noi oggi entriamo in guerra con il CIO, rischiamo di compromettere il cammino olimpico, in base al fatto che Giorgetti e Malagò non vanno d'accordo. Guardate che è un qualcosa che non sta né in cielo né in terra, è una cosa ridicola, infantile. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi siamo qua il 6 agosto - almeno diranno che lavoriamo, questo è l'unico aspetto positivo, perché per il resto non si capisce quale positività ci sia in questa discussione - andando sostanzialmente a scassare degli equilibri che hanno funzionato bene, come i risultati ci dimostrano. Colleghi, non aggiungo altro, voterò la questione pregiudiziale presentata dal Gruppo PD in modo convinto e mi permetto anche di dire all'onorevole Giorgetti, che, come ribadisco, stimo perché è un collega capace, che forse se oggi il Governo fosse disponibile a fare un passo indietro e a fermarsi in questa corsa dissennata, farebbe solo una bellissima figura. (Applausi dal Gruppo PD) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ci sorprende la lettera (o letterina, come l'ho chiamata) arrivata dal Comitato internazionale olimpico, forse scritta in modo un po' frettoloso da funzionari che probabilmente non hanno letto il testo della delega. Non ci sorprende invece questa levata di scudi che arriva dalla minoranza, perché era stata annunciata già da tempo da una parte della minoranza e probabilmente ne comprendiamo anche le ragioni. Bisogna leggerli, i provvedimenti, perché quella è la base di tutto. Si muovono accuse dicendo che abbiamo presentato un disegno di legge delega che intacca l'autonomia del CONI, che non rispetta la Carta olimpica e addirittura mette in pericolo non solo l'autonomia dei comitati olimpici nazionali, ma anche delle federazioni nazionali sportive, dando una funzione residuale al CONI e minacciando addirittura l'ipotesi incredibile che si metteranno a rischio le future Olimpiadi. Rispetto a questo, indubbiamente, si potrebbe dire: di fronte a una lettera del genere, chissà cosa dirà veramente questo disegno di legge delega! Poi prendiamo il deliberato, cioè il disegno di legge, perché è capitato tante volte che le leggi si discutono, si interpretano, si criticano e molti che lo fanno poi non le leggono. L'articolo 1, che è l'elemento fondante, dispone, al paragrafo e) come segue: «confermare, in coerenza con quanto disposto dalla Carta olimpica, la missione del CONI di incoraggiare e divulgare i princìpi e i valori dell'olimpismo, in armonia con l'ordinamento sportivo internazionale;». Quindi è perfettamente fedele a ciò che la Carta olimpica afferma nel famoso paragrafo 5. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MALPEZZI (PD) . Allora mettilo al comma 1! ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Magari avremo letto male, perché non siamo così scienziati, intelligentoni come quelli di sinistra, quindi è possibile che magari non riusciamo neanche a leggere bene. Al paragrafo f) è disposto: «prevedere limitazioni e vincoli, ivi compresa la possibilità di disporne il divieto, per le scommesse sulle partite di calcio delle società che giocano nei campionati della Lega nazionale dilettanti;» che comunque è un elemento assolutamente fondamentale. Al punto g) si legge «prevedere che il CONI eserciti poteri di vigilanza al fine di verificare che le attività sportive delle federazioni sportive nazionali,» - quelle che dovrebbero essere in pericolo di subire l'influenza della politica - «delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva e delle associazioni benemerite siano svolte in armonia con le deliberazioni e gli indirizzi del Comitato olimpico internazionale e del CONI medesimo e deliberi il commissariamento di federazioni sportive nazionali e discipline sportive associate qualora siano accertate gravi violazioni». La legge delega è quindi una delega al Governo affinché preveda che il CONI vigili sulle federazioni sportive nel momento in cui queste associazioni non seguono i principi dettati dal CONI stesso: mi spiegate dov'è il rischio di mettere in pericolo l'autonomia del CONI o delle federazioni sportive stesse? Sinceramente, non lo comprendiamo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Tra l'altro, visto che c'era qualche elemento di perplessità, in Commissione è stato fatto un ulteriore sforzo, perché abbiamo pensato, se proprio non si riusciva a comprendere, di dare una possibilità in più, con la presentazione da parte del relatore, senatore Barbaro, di un ordine del giorno (ma ce n'è uno simile presentato dal senatore Cangini, se non ricordo male) nel quale c'è un impegno al Governo preciso, che è stato accolto in Commissione ieri in tarda serata, da assumere in sede di attuazione della delega, visto che ci saranno poi i decreti attuativi che dovranno essere approvati, perché si tratta di una legge delega, non di un decreto-legge - presidente Casini, è un collegato all'ordinamento dello sport, non è un decreto-legge - con caratteristiche di necessità ed urgenza. L'urgenza sia nel fatto che abbiamo un provvedimento pronto e tanto vale quindi che lo votiamo anziché andare in vacanza come scrivono i giornali. MALPEZZI (PD) . Non è pronto! ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Forse è meglio lavorare e approvare i provvedimenti, anziché andare in vacanza come qualcuno scrive. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . L'ordine del giorno impegna il Governo, in sede di attuazione della delega, a definire il ruolo del CONI di governo dell'attività olimpica in coerenza con quanto disposto dall'articolo 27 della Carta olimpica stessa e ad aprire un tavolo di confronto con tutti gli attori del settore al fine di raccogliere le loro indicazioni ed esigenze da valutare in sede di attuazione delle deleghe. Quindi, se non siete sicuri ed avete dei timori, c'è anche un tavolo dove noi accoglieremo tutte le proposte e tutte le garanzie, a testimonianza che la verità è che la legge delega nasce con una sola funzione, senatrice Malpezzi, che è quella di migliorare e di favorire lo sviluppo e la crescita delle migliaia di associazioni dilettantistiche sportive che ci sono nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Tranquilli, quindi. La prossima volta, prima di scrivere le letterine o di presentare le questioni pregiudiziali, leggiamo il provvedimento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). MALPEZZI (PD) . Tu lo devi leggere! PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale avanzata dal senatore Ferrari. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Sulla base di un accordo tra i Gruppi, chiedo la sospensione dei lavori fino alle ore 15. PRESIDENTE . Non facendosi osservazioni, sospendo la seduta fino alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 14,20, è ripresa alle ore 15) . ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi andiamo a votare un disegno di legge che, se non emendato da quest'Assemblea, lederà drammaticamente non solo tutto il movimento sportivo italiano, ma pure la reputazione dell'Italia nel contesto internazionale. Si vuole svuotare un ente come il CONI delle sue competenze. Vorrei ricordare come, ad esempio per il Friuli-Venezia Giulia - secondo quanto definisce la legge - sia il CONI, assieme alla Regione, ad essere chiamato a decidere sui finanziamenti alle società e alle strutture sportive e ad organizzare, come per quest'anno, gli Stati generali dello sport. Oltre a ciò, vorrei ricordare l'attenzione che il CONI ha nei confronti del territorio, seguendo tutte le società sportive e tutti gli sport, anche quelli cosiddetti minori, e le federazioni, non soltanto le quattro o cinque più importanti. Vorrei ricordare inoltre l'attenzione che il CONI, nelle sue espressioni nazionale, regionale e territoriale, ha per l'attività sportiva delle fasce più deboli, per i ragazzi e gli adulti disabili o diversamente abili, pensando a un'integrazione vera e a un interagire vero e autentico con tutte le sfaccettature della società. Questo provvedimento della maggioranza, di fatto, svuota invece il CONI della sua vocazione primaria, relegando i presidenti, i delegati e i rappresentanti, persone democraticamente elette da tutte le federazioni e con esperienza pluridecennale da dirigenti sportivi, a mere figure di rappresentanza, che di fatto avranno solo il compito di consegnare trofei e medagliette. Non è questa la funzione primaria per cui il CONI esiste e nemmeno potremmo pensare che possa assurgere a una specie di ufficio viaggi per organizzare gli spostamenti delle nostre delegazioni in occasione dei giochi olimpici ed essere privato del proprio ruolo su tutto il territorio nazionale. Qual è, mi chiedo e ci chiediamo, il senso di questa riforma? Spostare la gestione di tutto il movimento sportivo in Italia a un ente come Sport e salute, gestito, a quanto pare, da persone prive di qualsiasi esperienza in campo sportivo? Aggiungiamo inoltre ciò che è stato esposto dal presidente Malagò e ribadito di nuovo dal Comitato internazionale olimpico: questo provvedimento non rispetta la Carta olimpica, la magna charta che determina i diritti e i doveri del movimento sportivo e dell'olimpismo. La letterina, come la chiama il presidente Romeo, ci pone di fronte a una decisione che tocca tutti, non solo la maggioranza. Avete applaudito all'assegnazione dei giochi olimpici invernali a Milano e Cortina e l'abbiamo fatto tutti, nella convinzione che sarà una grande occasione per tutto il Paese. Riascoltatevi, amici della Lega, le dichiarazioni entusiastiche del ministro Salvini. Ma senza il rispetto della Carta olimpica, l'Italia rischia di vedersi togliere le Olimpiadi, perché le Olimpiadi sono una cosa seria e il Comitato olimpico internazionale (CIO) è una cosa serissima. E non sarà qualche dichiarazione, qualche alzata di voce o goliardata a far cambiare opinione al CIO, ma un atteggiamento serio nel considerare le osservazioni, come auspicato dal relatore di maggioranza. Vi chiedo dunque di prendere ancora del tempo, di riflettere, di rivedere il testo e di ripensarlo per non ledere, anzitutto, la democraticità del movimento sportivo, in cui tutti i rappresentanti sono eletti democraticamente e non nominati, e il principio di autonomia. Oggi i fondi vengono distribuiti democraticamente. Se il vostro disegno non verrà emendato, le realtà sportive non parteciperanno più alla distribuzione democratica dei fondi da parte delle giunte regionali CONI, democraticamente elette, ma si vedranno costrette a elemosinare le risorse da un ente, Sport e salute, le cui cariche sono non elettive, ma nominative, quindi di matrice squisitamente politica, assoggettate a logiche che nulla hanno a che vedere con lo sport. Inoltre, su questo disegno non si è pensato di consultare le Regioni, almeno quelle a Statuto speciale, per le quali lo sport è materia di legislazione concorrente. Il provvedimento in esame viene quindi a ledere anche un principio costituzionale. Colleghi, ripensateci, nell'interesse dei cittadini, della società, dell'Italia e della nostra credibilità. Ripensiamolo insieme, anche in virtù dei grandi risultati che i nostri atleti hanno dimostrato sempre, in tutte le sfide. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, la discussione sul disegno di legge recante deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione ci permette di ricordare, ancora una volta, come lo sport abbia un'importanza capitale per la salute e il benessere di tutte le fasce della popolazione e quindi come la promozione della pratica sportiva sia sancita, di fatto, dalla nostra Costituzione, laddove riconosce il diritto alla salute a tutti i cittadini. Di qui, la necessità di sviluppare politiche di prevenzione primaria e secondaria delle principali patologie che affliggono la nostra società, proprio attraverso lo sviluppo di una politica che promuova lo sport nelle scuole e presso la popolazione più anziana, abbracciando quindi tutte le fasce della vita. Ma anche la necessità di mettere i giovani, che dell'attività sportiva vogliono fare la loro ragione di vita seguendo un percorso agonistico professionalizzante, nelle condizioni di avere la migliore qualità possibile. È quindi importante cercare di migliorare l'organizzazione degli enti preposti al governo e alla gestione di tutto il mondo sportivo, ma cercando di tutelarne il più possibile la loro dignità e la loro indipendenza istituzionale. Entrando nello specifico del disegno di legge delega, ci sono alcuni punti che riteniamo critici. Anzitutto, tenendo conto di quanto sancito dalla Carta olimpica, ricordata poc'anzi, credo non sia possibile relegare un Comitato olimpico a un semplice organo di governo dell'attività olimpica. Ciò è, infatti, fortemente limitativo dell'ambito di attività del Comitato olimpico stesso. La regola 27 della Carta olimpica attribuisce ai vari comitati compiti e funzioni preposte allo sviluppo dello sport d'alta prestazione (e quindi personalizzante) così come dello sport per tutti. Secondo il CIO, pertanto, il compito di un Comitato olimpico nazionale è quello di occuparsi sia dello sport di alta prestazione che dello sport per tutti. La definizione utilizzata nel disegno di legge in questione pare contrastare con quanto disposto dalla Carta olimpica del CIO in merito al ruolo e alla funzione del Comitato olimpico. Inoltre, l'autonomia dell'ordinamento sportivo nazionale, facendo capo al CONI, in sintonia con le norme dell'ordinamento sportivo internazionale, è espressamente riconosciuta dalla legge n. 280 del 2003. Inoltre, la Carta europea dello sport approvata a Rodi nel 1992 sancisce che il ruolo dei poteri pubblici in ambito sportivo debba essere principalmente complementare all'azione dei movimenti sportivi. Ho, quindi, forti dubbi che il disegno di legge in questione - segnatamente l'articolo 1 - tenga in debito conto il principio di autonomia dello sport riconosciuto ex lege e il principio della specificità dello sport riconosciuto e consacrato dall'ordinamento sovranazionale dell'Unione europea. Sempre in ossequio al principio dell'autonomia e dell'unitarietà dell'ordinamento sportivo e fermo restando il controllo dell'autorità di governo vigilante sull'utilizzo dei contributi assegnati dalla ripetuta società, si ritiene comunque opportuno mantenere in capo al CONI non solo il potere di indirizzo e di controllo di ordine meramente sportivo, ma anche un potere di vigilanza e di controllo sui bilanci delle federazioni, che pertanto non sono costituiti dai contributi pubblici ricevuti, ma anche da altre voci come le affiliazioni, i tesseramenti, eccetera. Un altro argomento che mi è particolarmente caro è l'articolazione territoriale del CONI e l'autonomia di queste articolazioni territoriali. Nel disegno di legge il presidio territoriale è riferito esclusivamente a funzioni di carattere istituzionale e ciò è palesemente contrario a quanto sancisce la carta olimpica del CIO. Per questa ragione, si ritiene opportuno che venga mantenuta la previsione legislativa attuale, che ne costituisce l'articolazione organica e funzionale. Un altro aspetto importante è che, sulla base dei princìpi fondamentali fissati dalla vigente legislazione statale, in ragione dei compiti da questa demandati al CONI, si debba mantenere la competenza legislativa regionale in materia di promozione delle attività sportive e ricreative e di realizzazione degli impianti sportivi. È già stato ricordato prima come nelle Regioni a Statuto speciale ciò sia materia concorrente. Quindi, non possiamo perdere questa importante competenza nel gestire un settore così cruciale per la vita della popolazione. Anch'io, riguardo a questo disegno di legge delega, nutro alcuni grossi dubbi. In particolare, rilevo che ci possano essere un reale depotenziamento del CONI e delle sue articolazioni territoriali e un eccessivo controllo della politica, che peraltro c'è già, ma dal quale il mondo dello sport deve restare il più lontano possibile. Per questo motivo, e soprattutto per il grosso contenzioso e lo scontro tra i vertici del CONI e i vertici politici, ritengo che si debba arrivare a una conciliazione, per trovare un testo su cui entrambi siano concordi. Pertanto, il mio giudizio sul disegno di legge delega in esame è di forte perplessità e preoccupazione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, intervengo non per fare una trattazione nel dettaglio dell'articolato, su cui poi interverremo e su cui si è speso il nostro collega Iannone, che ringrazio anche per l'attività svolta in queste settimane, ma per svolgere delle considerazioni generali da uomo di sport o comunque da persona che ha avuto la fortuna di conoscere e frequentare il mondo delle federazioni sportive e l'organizzazione sportiva nel suo complesso (CONI compreso). La prima cosa che onestamente mi dispiace nel vedere le discussioni degli ultimi giorni e settimane è il fatto che lo sport sia diventato terreno di scontro politico; peggio: è diventato terreno di scontro partitico. Questo fa male allo sport e comunque ci saranno delle conseguenze negative, perché il valore dello sport, la forza del movimento sportivo italiano risiede nel fatto che si è sempre mantenuto più o meno lontano dalle ingerenze politiche e partitiche. È anche onesto, però, aggiungere che in questa vicenda è difficile dividere in maniera draconiana il torto e la ragione, perché entrambi gli schieramenti hanno colpe da farsi perdonare. Sicuramente il CONI rivendica il diritto all'autonomia, come anche sancito dalla Carta olimpica; ma è altrettanto giusto dire che, se facciamo un'analisi di come il CONI ha operato negli anni precedenti, qualche pecca, qualche errore e qualche spreco ci sono stati. Il Governo, allora, rivendica il diritto di utilizzare i soldi pubblici - perché di questo si tratta - secondo criteri di trasparenza ed efficienza. Ha il diritto di farlo? Certo che ha diritto di farlo; di più, direi che ha il dovere di agire in questa direzione. Quello che non può fare è strumentalizzare lo sport e trasformare la discussione e anche la riforma, forse necessaria, dello sport in un'occasione di scontro politico e in una guerra di potere. Chi ha avuto la possibilità e - ripeto - il privilegio di fare attività sportiva in prima persona e di frequentare le federazioni e gli eventi sportivi sa che lo sport ha sempre unito e mai diviso. Le amministrazioni locali, anche di colore diverso, si sono sempre unite quando si trattava di valorizzare lo sport. C'è, però, uno sport di cui si parla meno e che rischia di essere schiacciato da questa guerra. Sembra uno scontro tra titani e pagarne le conseguenze rischia di essere lo sport minore, lo sport delle federazioni provinciali, lo sport del volontariato. Coloro che guidano le federazioni e coloro che si danno da fare in periferia non ricevono neanche un euro per il lavoro che svolgono; anzi, spesso devono anticipare di tasca propria i soldi per organizzare una manifestazione o un piccolo campionato. Abbiamo messo al sicuro le pratiche olimpiche e la preparazione degli atleti per le Olimpiadi, ma non c'è atleta olimpico se non ci sono la base dello sport, l'attività giovanile, lo sport minore, la federazione; se non c'è la garanzia di poter continuare ad agire in libertà, come si è fatto fino ad ora. Dico onestamente che ciò che mi preoccupa è che alla fine, nello scontro tra CONI e Governo - tra Malagò e Giorgetti, per semplificare - a pagare le conseguenze siano i volontari che tirano avanti la carretta, che non ricevono un euro neanche dalle loro federazioni, Presidente, colleghi. Ripeto che la nostra sensazione è che si sia agito con troppa rapidità. Probabilmente gli intendimenti erano seri, forse anche condivisibili, ma lo sport è altra cosa; lo sport che, nelle sue attività, si riferisce alla Carta olimpica, ai valori olimpici - è giusto ricordarlo - perché è garanzia del fatto che le finalità dello sport le decide lo sport stesso e non la politica. Le finalità dello sport vengono decise dai dirigenti sportivi, da chi ci capisce; non può essere occasione di qualche speculazione politica o partitica. Quindi, se di riforma si doveva parlare - ed era giusto parlare di riforma - forse i metodi che sono stati adottati sono sbagliati. Aggiungo un'ultima considerazione, Presidente, relativa al fatto che oggi anche noi abbiamo avuto la possibilità di leggere la lettera che il CIO ha inviato al nostro CONI, perché a sua volta ne rendesse edotto il Governo. Abbiamo appreso che la lettera è firmata dal direttore. Non credo che il Comitato olimpico internazionale - si tratta comunque di un'organizzazione molto seria - possa permettere al proprio direttore di scrivere una lettera senza che i vertici ne siano informati e non abbiano avallato il suo contenuto. Probabilmente hanno ragione il senatore Romeo e i colleghi della maggioranza quando hanno garantito che le preoccupazioni esposte nella lettera sono già state oggetto di riflessione da parte del Governo. Ho però la sensazione che così proprio non sia. Infatti, il testo approvato dalla Camera è arrivato al Senato tal quale, senza alcuna modifica e, quindi, la lettera fa riferimento a un testo che non è stato modificato. Certamente il provvedimento ora è all'esame dell'Assemblea, vedremo come andrà a finire; sono stati presentati ordini del giorno, ma temo che la sostanza non verrà modificata. Qualcuno paventa il rischio - sarebbe gravissimo - che l'Italia possa essere esclusa del CIO, e quindi anche delle competizioni internazionali e da quelle olimpioniche; ripeto che sarebbe una tragedia, anche alla luce del fatto che abbiamo appena festeggiato l'assegnazione di una sede per le Olimpiadi invernali. Concludo con la speranza che il Governo e la maggioranza vogliano ragionare perché lo sport italiano ha bisogno soprattutto - e questo riguarda anche il CONI e i suoi vertici romani e nazionali - di dirigenti competenti, appassionati e preparati. Non ha bisogno di funzionari e di politici né di questa né di quella parte politica. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, questa mattina il collega Romeo, l'autorevole presidente del Gruppo parlamentare della Lega, ci ha ricordato che non siamo di fronte a un decreto-legge; siamo di fronte a un disegno di legge di delega. Ebbene, sfido i membri della 7 a Commissione - sede nella quale fino a ieri notte abbiamo discusso i singoli emendamenti di questo provvedimento - membri della maggioranza che si accingono a votarlo in Aula oggi, a spiegarmi e a spiegarci quali siano effettivamente i principi e i criteri direttivi che, secondo l'articolo 76 della Costituzione, il Parlamento, spogliandosi del potere legislativo, delega al Governo trasferendo a quest'ultimo la funzione legislativa. Credo che nessuno sia in grado di spiegare ragionevolmente quali siano tali criteri, poiché questo è un provvedimento piovuto su quest'Assemblea - dopo il passaggio in Commissione - dall'alto blindato. È inutile che ci prendiamo in giro: è in corso uno scontro di potere, dove l'obiettivo del sottosegretario Giorgetti in modo particolare, e immagino di quasi tutta la Lega - dico «quasi» a ragion veduta - sia mettere le mani su un forziere. Molto denaro è stato gestito fino ad oggi dal CONI e si presume che sia nelle loro intenzioni anche la possibilità di creare una rete di consenso, utilizzando le federazioni; insomma, soldi e voti. Non è bello che lo sport, su cui si potrebbe, facendo un po' di retorica, convergere tutti quanti, tirando fuori la parte più nobile e alta di noi, sia così trattato. Immagino che il povero de Coubertin si stia rivoltando nella tomba, ma prendiamo atto che questo è l'approccio del Governo e questo è l'atteggiamento della maggioranza; un atteggiamento evidentemente passivo e remissivo: si prende per buono quel che viene imposto e lo si ratifica, senza nulla eccepire. È un peccato, perché ci sarebbe stato modo in Commissione e oggi in Aula di migliorare il testo, perfezionarlo e renderlo più equilibrato. Noi di Forza Italia abbiamo presentato molti emendamenti, pensati proprio nel merito al fine di migliorare il provvedimento, ma sono stati quasi tutti respinti in blocco. Qualcosa è stato accettato come ordine del giorno e di questo parlerò. Mi pare un'occasione persa. Se c'è una materia su cui si sarebbe potuto, forse dovuto convergere e si sarebbe dovuta affrontare con equilibrio, interesse e dedizione per l'interesse generale è proprio quella sportiva. Fatico a capire quale sia effettivamente l'interesse generale, mentre mi è ben chiara quale sia la partita in termini di potere. Non ho una visione angelicata del gioco politico: so che la politica ha a che fare con la forza e con il potere, ma c'è modo e modo di fare le cose. Ieri sera in Commissione, più o meno verso le 23, è stata posta al sottosegretario Guidesi - devo dire che ha avuto un atteggiamento dialettico e di apparente apertura mentale, pur avendo respinto quasi tutti i nostri emendamenti - la questione delle possibili implicazioni di questa riforma sulla dinamica olimpica e sul CIO. La risposta è stata abbastanza netta: la tesi era che la prospettiva ventilata dal presidente Malagò, in audizione pochi giorni fa in Commissione, era assolutamente fantasiosa e agitata in maniera strumentale. Questa mattina la lettera del CIO conferma che non è come il sottosegretario Guidesi aveva inteso; le preoccupazioni evidentemente sono serie e quanto siano fondate lo vedremo nel corso dei prossimi mesi, ma anche solo il fatto che ad oggi l'Italia possa solo rischiare di essere esclusa dalle prossime Olimpiadi è una questione che, con tutta evidenza, lede l'interesse e l'immagine del Paese. È inutile dilungarsi, tanto è evidente il danno che una prospettiva del genere potrebbe arrecare al Paese. Accolgo con soddisfazione il fatto che un nostro emendamento, che era volto a correggere una delle tante storture che il disegno di legge delega in esame prevedeva, sia stato trasformato e accolto come ordine del giorno. Fa un po' spavento pensare che, dal punto di vista del Governo, si potesse imporre a tutto il mondo sportivo, al mondo sportivo professionale, a quello semiprofessionale e dilettantistico, l'equiparazione col mondo del lavoro ordinario. Quantomeno per i dilettanti è evidente che imporre contratti di lavoro vorrebbe dire distruggere completamente quel mondo e impedirgli di respirare e crescere. Il nostro emendamento, che era volto a sollevare e salvare - oserei dire - almeno il mondo dilettantistico da questa imposizione governativa, è stato accolto dal Governo come ordine del giorno. Ci auguriamo che quell'ordine del giorno abbiamo un peso nell'immediato futuro. Si tratta di almeno una decina di deleghe che vengono rivolte dal Parlamento in bianco al Governo. Mi auguro - e tutto il Gruppo Forza Italia si augura - che con la massima serietà si rimetta mano alla materia, cercando di correggere gli errori - quello di cui vi ho detto era evidentemente un errore - e le forzature, che sono molteplici in questo provvedimento, cercando di riconciliarlo con il suo mondo di appartenenza, che non è e non dovrebbe essere quello della forza e del potere della politica, ma quello dello sport. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, leggendo il provvedimento in esame e approfondendo i contenuti del testo ho avuto la sensazione - e non credo di essere stato il solo, considerata l'eco che questo provvedimento sta riversando sugli organi di informazione - che la maledizione che punisce sovente chi, dopo aver fatto o predicato la rivoluzione, va al Governo, abbia colpito ancora. La tentazione di sentirsi non chiamati a svolgere un servizio ma a comandare e la conseguente tentazione, dopo aver predicato decentramento e spazi di responsabilità, di accentrare il potere al proprio livello o, al massimo, a livelli inferiori, se vi sono allocate persone amiche o amiche degli amici, credo si avverta in questo provvedimento in modo assolutamente plastico. Infatti, la visione che il disegno-legge delega in esame ci consegna in modo molto netto e chiaro è che il Governo prende il controllo dello sport e di tutti gli strumenti che lo governano. Vorrei dire qui - e mi spiace che non sia ora presente il senatore Romeo - che questa sensazione non è avulsa dal testo che ci è stato presentato. Nel testo che noi abbiamo nelle nostre mani, infatti, è scritto che il ruolo del CONI viene ridefinito «coerentemente con quanto stabilito dall'articolo 1, comma 630, della legge 30 dicembre 2018, n. 145» (la legge di bilancio), in cui, molto semplicemente si dice che le risorse che arriveranno al mondo sportivo sono destinate, per quel che riguarda il CONI, alla copertura degli oneri istituzionali, alla preparazione olimpica e alla delegazione italiana. Tutto il resto (oltre 300 milioni di euro) vanno a quella che era la CONI Servizi, che viene trasformata in Sport e salute SpA, che avrà tra i compiti l'erogazione delle risorse alle federazioni sportive nazionali, agli enti di promozione sportiva, ai gruppi sportivi militari e ai corpi civili dello Stato, alle associazioni. Sostanzialmente, quindi, questa associazione, che vedrà gli organi di gestione nominati direttamente dal Governo, gestirà tutte le risorse che andranno al mondo dello sport. (Applausi dal Gruppo PD) . Se non solo questi una militarizzazione e un controllo accurato dello sport, qualcuno mi dovrebbe spiegare in cosa consisterebbe tutto ciò. Credo che proprio per questo la lettera del CIO non sia da prendere sottogamba; il CIO, infatti, ricorda una cosa semplicissima: lo sport, che non dovrebbe solo consistere in eventi sportivi a livello internazionale, ma ha anche un compito importante nel tessuto sociale del Paese - un compito di coesione, formazione, educazione e di salute per un territorio - dovrebbe essere politicamente neutro, dovrebbe avere un diritto e un obbligo di autonomia. E ci dice anche che tale ruolo si deve sostanziare in libera determinazione, controllo delle regole dello sport, governance delle associazioni che lo presiedono, libere elezioni non influenzate. Credo che il fatto che ciò lo dica il CIO e che nel provvedimento siffatto principio non venga rispettato - e non lo diciamo noi, ma lo dice il rimando all'articolo 1, comma 630, della legge di bilancio del 2018 - dovrebbe farci riflettere. Nel mio brevissimo intervento mi sento di dire al Governo, ma soprattutto a questa maggioranza e a coloro che ci hanno spiegato in tutte le salse possibili e immaginabili di ispirarsi ai principi di democrazia, che non basta enunciare la democrazia, ma deve essere sostanziata nelle scelte. Gli obiettivi di democrazia devono essere tali, devono ispirare e orientare i singoli passi; la democrazia sta anche nel non chiedere alle Commissioni preposte di presentare gli emendamenti prima di aver sentito i pareri dei soggetti interessati. Chiedere di fissare i termini per la presentazione degli emendamenti prima delle audizioni è una forzatura che non ha alcun senso. Non è mai successa una cosa del genere. (Applausi dal Gruppo PD) . Chiedo molto semplicemente di ripensare a ciò che si sta facendo. Ripeto che non basta enunciare i valori che ispirano la democrazia, ma bisogna tradurli nel concreto, nei percorsi e nei passi che si vanno a fare, anche per evitare che quello che stiamo facendo sia un passo falso. Credetemi: leggiamo in modo neutro cosa ci dice il CIO, molto semplicemente. Ci richiama soltanto a non fare errori di cui potremmo pentirci. La normativa al nostro esame ci sta portando a una visione dello sport fuori strada, completamente fuori da tutti gli schemi di riferimento. Non vorrei mai che ciò di cui stiamo parlando sia un'operazione che metterà le mani in tutte le attività sportive, da quelle promozionali a quelle praticate sul territorio, per gestire quella massa di risorse - 300 milioni di euro - in una visione totalmente strumentale e clientelare. Lo sport ha bisogno di autonomia e questa non può essere soltanto enunciata ma deve, a partire dagli assetti istituzionali e di funzionamento, essere messa in atto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. BARBARO, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo molto brevemente perché purtroppo quello che temevo si è avverato. Il dibattito si è schiacciato quasi esclusivamente sull'articolo 1. Non sono emerse grandi novità rispetto all'intendimento del Governo espresso attraverso il provvedimento in esame. E, quindi, mi corre l'obbligo di formulare una puntualizzazione, almeno in merito a quelle che - a mio avviso - sono inesattezze, cosa che sono sicuramente in grado di dimostrare, laddove me ne venisse offerta la possibilità. Quando si parla del CONI, posso dire con estrema tranquillità che nessuno si è ricordato - anzi, l'onorevole Casini si è spinto addirittura a dire che non è vero che era un modello anomalo rispetto a quello degli altri Paesi del mondo - che il Comitato olimpico nazionale italiano era il più potente del mondo, e non perché il CONI gliene avesse attribuito le possibilità, ma perché questo aspetto - mi permetto una piccola digressione di carattere storico - era in qualche modo collegabile, almeno fino a vent'anni fa, alla capacità di autofinanziamento del mondo dello sport attraverso il Totocalcio. Venuta meno questa possibilità, per vent'anni il CONI ha continuato ad avere autonomia politica, ma non ha avuto più autonomia finanziaria. Nel corso degli anni, quindi, lo Stato ha avuto modo di calare ancora di più la propria attenzione rispetto a questo comparto che, fino ad allora, non aveva destato problemi, pur nella sua imperfezione - in ogni caso non aveva prodotto cultura sportiva nel Paese - fino ad arrivare ai giorni nostri. Oggi possiamo permetterci di dire con assoluta certezza, franchezza, sincerità e lucidità che il modello sportivo italiano era unico al mondo e posso anche sottolineare che l'Italia era l'unico Paese in cui lo sport veniva amministrato da un ente pubblico di secondo livello, ciò che è accaduto attraverso il governo sportivo. Ora, al di là di questa precisazione, mi è dispiaciuto che la discussione abbia ignorato gli altri aspetti innovativi del provvedimento, il più importante dei quali è stato da me citato nella relazione: ci sono 60 milioni in più derivati dal gettito fiscale prodotto dallo stesso sport, che verranno assegnati alla macchina amministrativa del mondo dello sport, a prescindere dal fatto che possa essere governata dal CONI precedente piuttosto che da Sport e Salute SpA, società sulla quale, ovviamente, va aperta una riflessione. Siamo in attesa della produzione del piano industriale. Siamo in attesa di capire, dal punto di vista programmatico, come questo nuovo soggetto intenderà porsi all'interno dell'ordinamento sportivo. Su questo, ovviamente, noi della maggioranza nutriamo grande fiducia. Per quello che riguarda, invece, gli aspetti legati alla discussione tenutasi sia in Commissione che oggi in Aula sulla possibilità che il disegno di legge delega al nostro esame - continuo a ricordare che è un disegno di legge delega - possa in qualche modo accogliere tutte le indicazioni emerse sia in Commissione che in Aula, continuo a rimanere fiducioso. Ricordo che il disegno di legge delega al nostro esame è collegato alla legge di bilancio e l'ordine del giorno da me presentato in Commissione, e accolto dal Governo, di per sé è vincolante, o meglio è sicuramente, in termini di indirizzo, più vincolante di quanto possa esserlo un qualsiasi altro ordine del giorno. Esaurita questa premessa sul ruolo del CONI, l'unica altra riflessione che voglio sottoporre all'attenzione dell'Assemblea riguarda un argomento che più volte è risuonato all'interno sia della Commissione che dell'Aula e a proposito del quale temo si possa sfociare nella demagogia. Mi riferisco a un'esigenza avvertita, che è quella della parificazione del mondo professionistico femminile rispetto a quello maschile, che purtroppo può essere affrontata solo nel momento in cui si individuino con estrema precisione - lo dico con grande franchezza - le risorse che potranno essere messe a disposizione per tale parificazione. Non è possibile che esse debbano essere a carico dello Stato, ma devono pervenire dall'interno del mondo dello sport, in un contesto di mutualità, che può essere solo quella riveniente dai diritti televisivi. È evidente che, da questo punto di vista, il Governo può sicuramente produrre un indirizzo, ma il confronto con le parti sportive diventa - oserei dire - fondamentale. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 15,35) ( Segue BARBARO, relatore ). Concludo infine citando il fatto che, nell'ordine del giorno che ho richiamato in precedenza, si faceva riferimento non solo all'armonizzazione dei processi legislativi con l'articolo 27 della Carta olimpica, ma anche alla possibilità di aprire un tavolo di confronto con tutto il mondo dello sport. È vero che siamo stati abituati a delle camere di compensazione, che abbiamo visto prendere forma all'interno degli attuali organi collegiali del CONI e che ancora non è dato sapere quali potranno essere. Il confronto con gli attori, con i protagonisti dell'ordinamento sportivo e con gli organismi sportivi viene però tutelato nel citato ordine del giorno, perché essi potranno avere la possibilità di confrontarsi col Governo e con tutti gli attori che hanno iniziato a calcare la scena del nuovo ordinamento sportivo. Sono certo dunque che da questo confronto uscirà il futuro dello sport italiano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza. SBROLLINI, relatrice di minoranza . Signor Presidente, vorrei sottolineare alcuni aspetti molto critici che sono emersi nel corso della discussione generale da parte non solo del Partito Democratico, ma anche degli altri Gruppi parlamentari, sull'articolo 1 del provvedimento e soprattutto sull'urgenza di questo provvedimento. Non c'era infatti alcuna fretta e tutti hanno messo in evidenza come esso potesse essere approfondito, senza dare una delega al Governo. Sottolineo ancora una volta che siamo di fronte ad un disegno di legge delega amplissimo, con cui verrebbero addirittura assegnate 12 potenziali deleghe legislative - sono tantissime - che riguardano aspetti fondamentali dello sport, a livello nazionale, internazionale e territoriale. Nei pochi minuti che ho a disposizione vorrei rispondere anche al presidente Romeo. Colleghi, se è vero - come dite - che il disegno di legge delega in esame rispetta la Carta olimpica, vorrei capire perché non l'avete scritto in maniera netta (Applausi dal Gruppo PD) e non avete citato direttamente gli articoli e i paragrafi, così come invece ha fatto il presidente del CIO, Bach, nella sua lettera inviata questa mattina, nella quale sottolinea in maniera preoccupante e critica alcuni aspetti e dice in maniera chiara che l'Italia potrebbe addirittura uscire dal CIO e verrebbe addirittura sanzionata, tanto che il mondo dello sport verrebbe fortemente indebolito e spaccato nella sua integrità. Allora perché fare tutto questo? Quale fretta c'era? Perché dovete spaccare il mondo dello sport? (Applausi dal Gruppo PD) . Veramente non lo riusciamo a comprendere e lo considero un fatto davvero grave. Stiamo parlando - e lo spiegheremo bene anche durante l'esame degli emendamenti - di pari opportunità e di professionismo femminile. Perché queste cose non sono state scritte in maniera chiara e determinata? Si vuole togliere potere al movimento dello sport, così come è stato concepito finora - sottolineo che ognuno di noi, invece, vuole fare una riforma seria dello sport - semplicemente per inventare un nuovo organismo, emanazione diretta del Governo e del sottosegretario Giorgetti, a cui dare una delega in bianco. Ho voluto sottolineare solo alcuni aspetti, perché credo davvero che sia un peccato e un grande dispiacere non aver potuto scrivere oggi una pagina nuova, tutti assieme, di riforma del mondo dello sport. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato attentamente il dibattito di quest'Aula, non condividendo alcuni interventi e alcune questioni che sono state poste, che forse non sono vere. Mi preme fare una riflessione più ampia rispetto ai principi che il Governo ha inserito nella riforma dell'ordinamento sportivo, che nasce non con questo provvedimento ma - come qualcuno ha detto - nella legge di bilancio 2019, dove si è deciso di mettere ordine; dove si è deciso di fare chiarezza; dove si è deciso di separare dal CONI quella che prima era CONI Servizi, ora diventata Sport e Salute SpA, ossia una società al 100 per cento del Ministero dell'economia e delle finanze, un ente pubblico che gestisce soldi pubblici. Questa separazione è nata per evidenti storture, che molti di voi probabilmente hanno conosciuto in passato, forse anche per alcune gestioni clientelari che - a mio modo di vedere - dovevano essere completamente eliminate. È stato un primo passo di riforma migliorativo, perché la nuova società Sport e Salute SpA si impegnerà a sviluppare alcuni filoni, come quello dell'esercizio fisico, della prevenzione, dello sport scolastico. Questi campi, più rivolti a quello che molti definiscono sport per tutti, sport di base, sono veramente il focus e l'obiettivo del Governo: quindi maggiore attenzione allo sport di base e ai nostri giovani che ogni giorno riempiono le palestre. Da lì, ovviamente, è nata poi l'esigenza di modificare anche l'ordinamento sportivo che ne deriva ed è nato il disegno di legge delega in esame collegato alla legge di bilancio. Anche per rispondere a molte osservazioni fatte riguardo all'autonomia e alla Carta olimpica, se si legge attentamente l'articolo 1, sono già chiariti questi aspetti e vengono tutelati perché, ovviamente, lo sport deve avere un'autonomia, anche e soprattutto, rispetto alla politica. Lo ha fatto ben presente il senatore Romeo, che ha citato alcune lettere dell'articolo stesso. Il comma 1, alla lettera c) , stabilisce dei princìpi per definire gli ambiti di applicazione del CONI, delle federazioni sportive, degli enti di promozione sportiva e delle discipline sportive associate. Nella lettera g) si tutela l'autonomia del CONI: è scritto che il CONI, come attualmente accade, sarà l'unico che vigilerà sullo sport italiano, sulle federazioni sportive e sugli enti di promozione sportiva e sarà l'unico che potrà commissariare una federazione. Così viene tutelata l'autonomia dello sport italiano. Sinceramente, mi ha sorpreso un po' la tempistica della lettera inviata dal CIO, perché arriva in un giorno molto importante per questo provvedimento, durante la sua terza lettura al Senato. Io mi auguro che oggi verrà approvato in via definitiva, essendo passato in Consiglio dei ministri parecchi mesi fa. Tanti sono stati i confronti con le federazioni e con tutti gli organi sportivi. E c'è stato un confronto da parte anche di Sport e Salute SpA. Desidero specificare che l'attenzione del Governo nello scrivere il testo in esame è stata anche e soprattutto volta ad aderire il più possibile alla Carta olimpica e, visto che i principi della delega dovranno essere realizzati con i decreti legislativi, alcune osservazioni che verranno portate avanti anche dal CIO potranno essere prese in considerazione. Il testo stabilisce che i decreti legislativi dovranno essere emanati entro dodici mesi. Massima è l'apertura del Governo ad ascoltare, recepire e applicare tutti quei principi che giustamente devono essere portati avanti. Mi dispiace che il dibattito si sia focalizzato molto sull'articolo 1, perché tanti altri articoli che sono stati condivisi dalle forze politiche che compongono il Governo sono molto importanti. Mi piace citare l'articolo 5, che per la prima volta prende in considerazione il lavoro sportivo: per la prima volta viene riconosciuto il lavoratore sportivo e vengono garantiti tutti i diritti e le tutele previdenziali e assicurative. È troppo semplice dare attenzione alle società sportive senza però mai parlare dei tecnici, dei preparatori fisici, dei dirigenti, degli allenatori, degli atleti che fanno dello sport un lavoro. Nel testo in esame per la prima volta li mettiamo al centro, superando il principio del dilettante e del professionista. Questo Governo è il primo a schierarsi accanto alle atlete che lavorano nel mondo dello sport, ma bisogna andare oltre e garantire realmente i diritti a tutti coloro che lavorano nel mondo dello sport, anche e soprattutto alle donne in questo momento, e ciò all'articolo 5 è scritto, basta leggerlo. E questo è un processo che non si fermerà con il disegno di legge delega in discussione o con i relativi decreti legislativi. Proprio al Ministero del lavoro, grazie anche al ministro Di Maio, per la prima volta è stato formalmente istituito un tavolo di confronto sul lavoro sportivo con tutte le categorie, le leghe e le rappresentanze degli atleti e con i sindacati. Questo tavolo deve arrivare a un obiettivo: da una parte, garantire i diritti e le tutele a chi lavora nel mondo dello sport e, dall'altra, ovviamente, garantire la sostenibilità del sistema a tutte le società che tengono in piedi il sistema sportivo italiano. Se parliamo di professionismo sportivo, ricordo a quest'Assemblea che nel 1981 - qualcuno lo ha ricordato, ma non ero ancora nato - fu approvata una legge, che è ancora in vigore e dà già la possibilità alle federazioni sportive di riconoscere il professionismo e, quindi, anche le professioniste atlete donne. Se non si è arrivati a un tale riconoscimento, allora forse lo sport non ha dato la giusta attenzione al tema, ma è anche vero che non c'è stata una sostenibilità del sistema. L'impegno del Governo, in realtà, per la prima volta va in questa direzione. Concludo rassicurando quest'Assemblea anche rispetto ai princìpi dell'autonomia dello sport, dell'aderenza alla Carta olimpica e ciò è dimostrato dai fatti. Come i colleghi della 7 a Commissione sanno benissimo, è stato approvato un ordine del giorno che impegna il Governo a dare attenzione a questi principi e ad applicarli anche e soprattutto nei decreti legislativi (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). CALIENDO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo semplicemente per rilevare che il Sottosegretario riapre il dibattito. Lei, Sottosegretario, può dire tutto quello che ha detto, di cui alcune cose condivido mentre altre no. Tuttavia, poiché sono rispettoso dell'Assemblea, sarebbe giusto riaprire il dibattito - non voglio però farlo - perché il Governo non può avere l'ultima parola. Lei doveva dire prima quanto ha appena detto e dopo il Parlamento avrebbe avuto l'ultima parola. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). PRESIDENTE . Scusi senatore Caliendo, il Governo non ha affatto riaperto il dibattito, perché questa era una replica. (Applausi dal Gruppo M5S) . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Onorevoli colleghi, la Presidenza dichiara inammissibili, ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- ter , del Regolamento, gli emendamenti 1.15, 1.24 (testo 2), 1.34, 1.35, 1.36, 1.51, 1.52, 5.56, 5.62 e 5.0.1, in quanto estranei all'oggetto del disegno di legge collegato al nostro esame. Dichiara altresì inammissibili, ai sensi dell'articolo 100, comma 8, del Regolamento, le proposte 3.20 e 7.13, in quanto prive di portata modificativa. BARBARO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. Sugli ordini del giorno, invece, mi rimetto al Governo. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Sugli emendamenti esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore, ad eccezione dell'emendamento 1.37, sul quale rivolgo ai presentatori un invito al ritiro e alla trasformazione in ordine del giorno con la seguente formulazione: «impegna il Governo, in sede di attuazione della delega, ad estendere il divieto di scommesse sportive a tutte le gare e competizioni sportive di livello dilettantistico». Per quanto riguarda gli ordini del giorno, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1.13, se riformulato sostituendo le parole «per le federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva anche paralimpici» con le seguenti: «delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate e degli enti di promozione sportiva anche paralimpici». Esprimo altresì parere favorevole sugli ordini del giorno G1.3, G1.5, G1.6, G1.7 e G1.11. Sui restanti ordini del giorno il parere è contrario. PRESIDENTE . Gli emendamenti da 1.1 a 1.4 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Iannone, identico all'emendamento 1.6, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.9 a 1.8 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dai senatori Iannone e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.11, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.12, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.13, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.14, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.15 è inammissibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.16, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.17, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.18, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.19, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.22, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.23, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.24 (testo 2) è inammissibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.25, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.26, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.27, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.28, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.30, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.29 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.31, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.32, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.33, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.34 a 1.36 sono inammissibili. Chiedo al senatore Cangini se intende accogliere l'invito a trasformare l'emendamento 1.37 in ordine del giorno. CANGINI (FI-BP) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.37 non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.38, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.39, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.40, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori, identico all'emendamento 1.41, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.42, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.44, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.45, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.46 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.49, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori, fino alle parole «in capo al CONI». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.50. Gli emendamenti 1.51 e 1.52 sono inammissibili. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.53, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.54, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.55, presentato dal senatore Iannone, sostanzialmente identico all'emendamento 1.56, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.57, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.58 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.59, presentato dal senatore Iannone, identico all'emendamento 1.60, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.62, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.63, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori, identico agli emendamenti 1.64, presentato dal senatore Marcucci e da altri senatori, e 1.65, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . L'emendamento 1.67 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.68, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.69, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.70. SBROLLINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (PD) . Signor Presidente, vorrei chiedere al Governo di rivedere la sua posizione sull'emendamento 1.70, che tratta il tema del rinnovo dei mandati. Siamo tutti sicuramente favorevoli a fissare un tetto per il limite dei mandati, che era già stato predisposto in precedenza. Chiediamo però di estendere il limite al rinnovo dei mandati anche alle leghe e alle associazioni comunque denominate, proprio per dare un senso compiuto e non fare una distinzione tra soggetti sportivi. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.70, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.71 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.73, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.74, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.1, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Senatrice Malpezzi, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G1.13? MALPEZZI (PD) . Sì, signor Presidente. PRESIDENTE . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.13 (testo 2) non verrà posto ai voti. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.2. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, prima abbiamo sentito tante belle parole quando il presidente Romeo ci ha detto che noi non leggiamo i provvedimenti. Visto che non li leggiamo, chiediamo in buona fede al Governo di accogliere almeno l'ordine del giorno che, in fondo, non dovrebbe metterlo in difficoltà, in quanto impegna semplicemente il Governo «a valutare l'opportunità, in fase di attuazione della delega, secondo i principi di cui all'articolo 1, lettera m) , di derogare al limite dei tre mandati per gli organi direttivi delle strutture territoriali, per le federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva anche paraolimpici». Le strutture periferiche, infatti, hanno qualche difficoltà nel trovare adesso il ricambio perché la legge sui tre mandati è già presente ed è una cosa che abbiamo fatto anche noi e, di conseguenza, chiediamo di dare l'opportunità di procedere in questa direzione. PRESIDENTE. Senatrice, lei sta parlando dell'ordine del giorno G1.2? MALPEZZI (PD) . Anche dell'altro ordine del giorno. Sto intervenendo su entrambi. Non c'è problema. L'ordine del giorno G1.13 è accolto? PRESIDENTE. Non mi sembrava questo il tema; per questo chiedevo. MALPEZZI (PD) . Intervengo anche sull'ordine del giorno G1.2. Impegniamo il Governo, in fase di approvazione del primo provvedimento utile, a reperire risorse finanziarie aggiuntive finalizzate a incrementare il fondo di cui all'articolo 1, comma 369, della legge di bilancio del 27 dicembre 2017 n. 205, da destinare al sostegno della maternità delle atlete non professioniste. Voglio capire perché il Governo è contro anche un ordine del giorno che chiede di reperire dei fondi per tutelare la maternità delle atlete non professioniste. Voglio vedere con quale faccia votiamo contro questo ordine del giorno. Lo ribadisco. Invito il Governo a dare un'occhiata aggiuntiva e direi all'Assemblea che non possiamo consentire - mi rivolgo alle donne - di votare contro un ordine del giorno che non cambia niente e che chiede, in fase di approvazione di un provvedimento successivo, di reperire i fondi a sostegno della maternità delle atlete. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Senatrice, il parere è contrario sull'ordine del giorno G1.2, che discute lo stesso tema, ma che presenta una piccola differenza nel dispositivo: nell'ordine del giorno G1.2 si legge: «in fase di approvazione del primo provvedimento utile», mentre nell'ordine del giorno G1.3 si impegna il Governo a: «individuare risorse finanziarie aggiuntive finalizzate ad incrementare il fondo» da destinare al sostegno della maternità delle atlete non professioniste. MALPEZZI (PD) . Noi però vorremmo avere delle garanzie perché non si tratta di un emendamento. Siamo di fronte a un ordine del giorno. Mi può spiegare la differenza? PRESIDENTE. La differenza è nel testo. Il primo recita: «in fase di approvazione del primo provvedimento utile» e il secondo: «a individuare risorse». MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, siccome non si tratta di un emendamento, ma di un ordine del giorno, per quale motivo il Governo ha paura di dire che nel primo provvedimento interverrà in una materia importante? Ritengo sia necessario dare un'accelerata. Presidente, sono ordini del giorno e non emendamenti. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.2, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.3 non verrà posto ai voti. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.4. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, siccome si tratta di ordini del giorno, chiedo all'Assemblea e non al Governo per quale motivo bisogna essere contrari a un ordine del giorno che chiede al Governo di adoperarsi per verificare se l'ufficio per lo sport abbia adeguatamente informato, tramite il proprio sito Internet, le atlete delle modalità di richiesta, del sostegno - riguarda sempre la maternità - e se il medesimo ufficio abbia provveduto a pubblicare sul proprio portale istituzionale le statistiche relative all'attuazione del presente articolo, indicando in particolare il numero delle atlete che hanno richiesto il contributo di maternità e quelle che lo hanno ricevuto, nonché l'ammontare complessivo delle somme erogate e di quelle residue; e, in caso di cambiamento di status di atlete professioniste impegna il Governo ad adottare le iniziative affinché questo fondo possa essere messo a disposizione non solo della maternità, ma anche di contributi previdenziali e assicurativi. Onestamente, non riesco a capire perché questo accanimento nell'esprimere parere contrario su ordini del giorno che in realtà fanno bene a tutti. Davvero lo dico: attenzione, colleghe, a come votiamo, perché qui non c'è ideologia e non c'è neppure l'esigenza di fermarsi di fronte ad una scelta emendativa. L'ordine del giorno non va a modificare il provvedimento. Chiediamo solo al Governo un impegno chiaro nei confronti di una categoria che non riceve mai nessun tipo di beneficio; guarda caso, è una categoria rappresentata dalle donne, anzi donne mamme. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.4, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . MALPEZZI (PD) . Votate contro la maternità. Bravissimi! PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.5 non verrà posto ai voti. Sull'ordine del giorno G1.6 ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, intervengo solo per correggere un parere che ho espresso erroneamente: il parere del Governo sull'ordine del giorno G1.6 non è favorevole, ma contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.6, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.7 non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.8, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.9, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.10, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.12, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.11 non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BARBARO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 2. Sugli ordini del giorno mi rimetto al Governo. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 2. Quanto agli ordini del giorno, esprimo parere contrario sul G2.1 e sul G2.3. Sul G2.2 esprimo parere favorevole con la seguente riformulazione: «a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di individuare adeguate risorse destinate a remunerare l'attività extracurricolare attribuita ai docenti e al personale ausiliare tecnico ed amministrativo presso i centri sportivi scolastici». Sull'ordine del giorno G2.4 il parere è favorevole. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,16) PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.7 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.10 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.17, presentato dai senatori Iannone e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 2.18 a 2.20 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Senatrice Malpezzi, accoglie la richiesta di riformulazione dell'ordine del giorno G2.2 avanzata dal rappresentante del Governo? MALPEZZI (PD) . Sì, Presidente. PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.2 (testo 2) non verrà posto ai voti. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G2.3. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, questo ordine del giorno è stato accolto in Commissione ieri sera. Immagino che i due Sottosegretari si debbano parlare perché ieri era presente il sottosegretario Guidesi e sull'ordine del giorno G2.3 c'è stato un suggerimento di modifica che avevo già accolto, ragion per cui chiedo la verifica tra i sottosegretari Guidesi e Valente. PRESIDENTE . Non avendo alcun segnale dal Governo, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.3 presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, pongo una questione di metodo, poiché, nel rispetto dei lavori della Commissione, penso sia almeno dovuto che, se il Governo cambia parere su un ordine del giorno, dica all'Assemblea quale è il motivo che lo ha indotto a cambiare parere. Ora, siccome Lega e 5 Stelle non vanno d'accordo su nulla, non è certo questo un caso che ci lascia perplessi. (Applausi dal Gruppo PD) . Dopodiché, penso che, se in Commissione viene fatto un lavoro - tra l'altro fino a mezzanotte - e il giorno dopo il Governo in Aula cambia parere su un ordine del giorno, penso che, per rispetto di tutti i commissari della Commissione, l'Assemblea abbia il dovere di rimarcare quantomeno questa differenza di posizione e pretendere che il Governo dica per quale motivo è stato modificato un parere che era invece dato favorevole ieri sera in Commissione. PRESIDENTE . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.4 non verrà posto ai voti . (Commenti della senatrice Malpezzi). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BARBARO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 3.2 a 3.4 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.5, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 3.6 a 3.11 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.12, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 3.13 a 3.17 sono stati ritirati. L'emendamento 3.20 è inammissibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.22, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.24, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 3.25 a 3.41 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BARBARO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . L'emendamento 4.1 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.2, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 4.3, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.4 (testo 2), presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.5, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 4.6 a 4.8 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BARBARO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 5. Sugli ordini del giorno mi rimetto al parere del Governo. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, sugli emendamenti esprimo parere conforme al relatore. Sugli ordini del giorno G5.2 e G5.4 esprimo parere favorevole, mentre sui restanti ordini del giorno il parere è contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.2, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.3, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 5.4 a 5.17 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.19, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.20, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 5.23 e 5.24 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.25, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.27 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.28, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.29, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.30. SBROLLINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (PD) . Signor Presidente, visto che più volte il Governo ha sottolineato che vuole fare una riforma dello sport che tenga conto anche dei principi di pari opportunità tra lo sport femminile e quello maschile, vi chiediamo con questo emendamento di scriverlo in maniera chiara, affinché non rimanga soltanto un principio astratto. Per noi la definizione giusta sarebbe: «nel rispetto dei principi di pari opportunità tra donne e uomini sanciti dalla Costituzione». In questo modo possiamo evitare ogni equivoco e scriviamo in maniera chiara una norma tanto attesa come quella delle pari opportunità, viste le tante discriminazioni che oggi ci sono ancora tra il mondo femminile e quello maschile anche nello sport. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.30, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.32 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.35, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.38 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.39, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 5.40 e 5.41 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.42, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.43, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.44, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.45 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.46, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.47, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.48 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.49, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.50, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.51, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.52, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.53, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Ricordo che l'emendamento 5.54 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.55, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.56 è inammissibile. L'emendamento 5.57 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.58 (testo 2), presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.59 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.60, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.61, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.62 è inammissibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.63 (testo 2), presentato dai senatori Iannone e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Ricordo che gli emendamenti da 5.64 a 5.67 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.68, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Ricordo che gli emendamenti da 5.69 a 5.73 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G5.1, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5.2 non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G5.3, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5.4 non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.0.1 è inammissibile. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.0.2. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, siccome la legge n. 91 del 1981 cui fa riferimento l'emendamento 5.0.2 è stata prima citata dal Sottosegretario, vorrei che la tenesse in considerazione. Egli ha detto che proprio la legge che è stata emanata quando lui non era ancora nato, nel 1981, terrebbe conto anche delle pari opportunità. Preferiamo ribadirle, perché non le abbiamo trovate nel decreto-legge, e proponiamo di aggiungerle. Chiediamo quindi di aggiungere all'articolo 2 della citata legge le parole «e nel rispetto dei principi di pari opportunità tra donne e uomini sanciti dalla Costituzione». Se lo chiediamo è perché non c'è. Oltretutto i periodi sono differenti, quindi è il caso di ribadire con forza un principio che non è mai stato applicato. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.2, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BARBARO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Ricordo che l'emendamento 6.2 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.3, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.4, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.7, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.8, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 6.9 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BARBARO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.1, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Ricordo che gli emendamenti da 7.2 a 7.12 sono stati ritirati. L'emendamento 7.13 è inammissibile. Gli emendamenti da 7.15 a 7.18 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.19, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 7.20 a 7.22 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.23, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BARBARO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 8. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Gli emendamenti da 8.1 a 8.7 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.9, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 8.10 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.11, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 8.13 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.14, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 8.15 a 8.17 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 9, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. BARBARO, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 9. Per quanto riguarda gli ordini del giorno, mi rimetto al parere del Governo. VALENTE, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore sugli emendamenti. Accolgo gli ordini del giorno G9.1 e G9.2. Sono inoltre disponibile ad accogliere l'ordine del giorno G9.3 come raccomandazione, a condizione che vengano inserite all'inizio della parte dispositiva le parole: «a valutare l'opportunità di». PRESIDENTE . L'emendamento 9.2 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.3, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.4, presentato dalla senatrice Sbrollini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.5, presentato dalla senatrice Sbrollini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.6, presentato dalla senatrice Testor. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.7, presentato dalla senatrice Sbrollini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.8, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.10. SBROLLINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (PD). Signor Presidente, con l'emendamento 9.10, così come per tutto l'articolo 9, chiediamo, per quanto concerne gli sport invernali, l'individuazione di criteri generali di sicurezza per la pratica sportiva dello sci sulle piste, dello sci alpinismo e delle altre attività sportive praticate nelle aree sciabili, la definizione delle responsabilità in capo ai gestori degli impianti e delle piste e soprattutto misure sanzionatorie quando tali obblighi non vengano rispettati. Chiediamo quindi al Governo di considerare favorevolmente questo emendamento. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.10, presentato dalla senatrice Sbrollini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 9.11 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.13, presentato dalla senatrice Sbrollini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.15, presentato dai senatori Iannone e Ciriani. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.16, presentato dal senatore Cangini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.18, presentato dalla senatrice Malpezzi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G9.1 e G9.2 non verranno posti ai voti. Senatore Iannone, accetta la proposta del Governo di accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno G9.3 inserendo all'inizio della parte dispositiva le parole: «A valutare l'opportunità di»? IANNONE (FdI) . Sì, Presidente. PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G9.3 (testo 2) è accolto come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, il nostro voto è contrario, sia per il metodo, che per il merito. Lo abbiamo già motivato, ma visto che il relatore, con uno stile che ho apprezzato, ha detto che tutti gli emendamenti saranno in qualche modo utilizzati dal Governo nello scrivere i decreti delegati, allora non si capisce la ragione per cui si sia voluto bocciare tutto. Allo stesso modo, il Sottosegretario ha detto che il Governo intende raccogliere anche il contenuto degli ordini del giorno nella scrittura dei decreti delegati. È un ragionamento abbastanza strano e incomprensibile e del resto è incomprensibile il motivo per cui il Governo ha deciso di fare questa forzatura. Dico al senatore Romeo che avevo un interrogativo rispetto al disegno di legge delega al nostro esame, perché non volevo pensare che, in fondo, si volesse esprimere una logica di potere. A questo punto, però, alla luce del comma 633 dell'articolo 1 della legge di bilancio per il 2019, che viene citato anche dal Sottosegretario, sostanzialmente si fa un'operazione nella quale si dice che la politica, per una ragione di potere e quindi di consenso, ledendo in questo punto l'autonomia dello sport, vuole determinare come e dove assegnare le risorse. Si tratta di un errore grave, che dà un po' il segno di come, quando si ha il potere, al di là delle affermazioni di principio e degli impegni assunti, si rischia sempre di dire: «qui decidiamo noi». Il fatto che magari nell'esperienza che ci sta alle spalle, il CONI possa avere fatto degli errori ci sta, così come il fatto che sia possibile e necessaria una riforma dello sport. Ciò che non ci sta è, di fatto, la volontà pervicace del Governo di decidere lui dove allocare le risorse: di questo tratta infatti il citato comma 633. Lo si fa in nome dello sport e del volontariato? Su tutti questi obiettivi siamo d'accordo, ma se aveste accettato la nostra proposta di fare una discussione seria, forse avremmo potuto costruire un provvedimento che avrebbe visto tutta l'Assemblea favorevole a questi obiettivi. Concludendo, voglio solo dire al senatore Romeo, che certamente mi sta ascoltando, che quella che lui chiama la «letterina», dicendo che chi l'ha scritta non ha letto il disegno di legge delega, propone anche gli emendamenti. Non si capisce dunque, colleghi della maggioranza, per quale ragione non li abbiate accolti, visto che dite che è esattamente quello che volete fare. (Applausi della senatrice Malpezzi) . C'è qualcosa che non va e per questo il nostro voto sarà convintamente contrario. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, noi abbiamo detto, fin dai primi incontri nelle audizioni con il sottosegretario Giorgetti, che il mondo dello sport necessitava di una riforma profonda (cosa che, peraltro, non negano neanche gli attori stessi dello sport e in particolare il CONI), ma che noi eravamo fermi e convinti sostenitori del principio di autonomia e di autogoverno dello sport. La riforma organica che noi auspicavamo, insieme ai rappresentanti del mondo sportivo e dei praticanti dello sport, non ci sembra realizzarsi minimamente. Al massimo, siamo al cospetto di uno "spezzatino". Voglio, infatti, ricordare che il primo tempo di questa partita è stato scritto con un comma del maxiemendamento della legge di bilancio n.145 del 2018, quando, sostanzialmente, il CONI Servizi SpA è stato soppresso ed è stato soppiantato da Sport e Salute SpA. Questo provvedimento giunge di fretta e come una incombenza della quale, sinceramente, non si ravvisa la necessità. In questo collegato, che prevede deleghe importanti e fondamentali al Governo, noi riscontriamo un impianto che non ci convince; così come non ci convince il metodo con il quale siamo arrivati oggi in Aula. Riteniamo, infatti, che si doveva ascoltare per tempo e in maniera attenta l'ampio mondo dello sport, a partire dal CONI. Come ha detto in discussione generale il mio Capogruppo, noi non ci iscriviamo alle fazioni di Malagò o del Governo: noi siamo iscritti alla difesa del nostro mondo sportivo, di tutti coloro che in esso sono impegnati, soprattutto di coloro che praticano lo sport di base. Riteniamo che questa mancanza di metodo nell'ascolto e nel confronto, rappresentino anche una grave mancanza di sostanza. Nonostante questo, noi come è solito nel nostro atteggiamento, ci siamo posti in maniera costruttiva, presentando tanti emendamenti e ordini del giorno, non in funzione ostruzionistica ma per dare un contributo affinché il contorno di questa delega abbia una direzione secondo noi più giusta. È chiaro, infatti, come è stato affermato da alcuni soggetti che sono stati auditi, che la storia, ne siamo consapevoli tutti, la farà il terzo tempo, cioè quello in cui i decreti delegati ci faranno capire nel dettaglio che cosa e come si intende agire in molte materie contenute in questi articoli. Noi confidiamo soprattutto in questo terzo tempo del Governo. Auspichiamo che si recuperi questa capacità di confronto e questa capacità di ascolto, perché bisogna tutelare un mondo e anche un'istituzione, quella del CONI, che certamente non rappresenta il racconto di tutto lo sport italiano ma comunque un racconto che ha dato alla nostra Patria tanta soddisfazione e tanto lustro. Noi siamo sempre a difesa delle istituzioni, è la nostra cultura istituzionale che ce lo impone, perché gli uomini passano e le istituzioni restano: quando c'è qualcuno che non va, la democrazia cambia chi non va, non è che abolisce le istituzioni e gli organi di rappresentanza. Naturalmente, al tempo stesso siamo convinti che si sia imboccata una strada sbagliata; speriamo che ci sia il tempo e lo spazio per fare in modo che si recuperi quanto si è perduto per strada nella radicalizzazione di questo confronto. Avevamo detto al sottosegretario Giorgetti che lo sport per noi rappresenta uno spaccato importante del vissuto sociale della nostra Nazione, rappresenta valori e stili di vita sani, milioni di persone che lo praticano; rappresenta il racconto di un'Italia che non si arrende, che vuole faticare e vincere. Mi sembra un po' strano che circa quaranta giorni fa tutti quanti abbiamo festeggiato la grande notizia delle Olimpiadi invernali (lo ha fatto anche chi in passato si era detto contrario ai grandi eventi sportivi) e dopo pochi giorni, con un confronto molto stringato e compresso, si provvede a questa misura che certamente poteva e doveva essere più meditata. Tuttavia vogliamo ancora riporre fiducia nel Governo e nella sensibilità, alla quale ci appelliamo, del sottosegretario Giorgetti affinché nei decreti legislativi che attueranno questa misura ci sia la giusta sensibilità per rimettersi sulla strada corretta. Le preoccupazioni espresse dal CIO non possono passare in cavalleria. Noi registriamo con favore e ringraziamo il Governo per aver accolto alcuni nostri ordini del giorno, di cui uno come raccomandazione, ma vogliamo esprimere un voto di astensione sul provvedimento in esame, come già abbiamo fatto alla Camera, nell'auspicio che si corregga, attraverso i decreti legislativi, una impostazione che non può prevedere uno scontro interno e uno scontro con il mondo dello sport, perché a noi è sempre stato a cuore e resta a cuore il fatturato dello sport: la passione. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . SBROLLINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, mi rivolgo al Governo e in particolare al sottosegretario Valente, visto che il sottosegretario Giorgetti non ha ritenuto di essere neanche in Aula oggi, seppure il disegno di legge delega in esame sia stato da lui voluto. Tuttavia, questa delega, come abbiamo già ribadito i molti interventi, è amplissima e addirittura assegna dodici potenziali deleghe legislative, tutte importanti e molto delicate. Vorrei citarne solo alcune: riordino del Comitato olimpico nazionale italiano, riordino della disciplina del limite dei mandati negli organi direttivi delle istituzioni sportive, centri sportivi scolastici, introduzione della disciplina per il trasferimento del titolo sportivo, delega e riordino della legge n. 91 del 1981, disciplina della mutualità nel settore dello sport professionistico, delega sul riconoscimento del valore giuridico della laurea in scienze motorie. Insomma, vengono trattati tanti temi importanti. Per tutte queste ragioni, visto che fin dall'inizio vi abbiamo detto che avremmo collaborato per scrivere assieme una pagina unitaria, per fare una riforma dello sport seria, perché avete invece, con arroganza e prepotenza, scelto la strada della legge delega? (Applausi dal Gruppo PD) . Perché questa fretta? Perché avete evitato ogni contatto, ogni dialogo, ogni forma di collaborazione? Si poteva aprire anche un tavolo permanente con tutto il mondo dello sport. Oggi fate un danno gravissimo, perché per la prima volta questo mondo voi lo dividete, lo spaccate. (Applausi dal Gruppo PD) . Qui non si tratta di essere a favore o contro qualcuno, si tratta di fare il bene dei nostri territori, perché lo sport è fondamentale per la crescita, per la personalità, per l'identità dell'individuo; ha una funzione sociale altissima e io questo aspetto lo vorrei sottolineare, perché è importante. Abbiamo detto più volte che lo sport appartiene alla stessa identità di un Paese, che lo sport non dovrebbe avere colore politico, dovrebbe essere completamente trasparente e autonomo dalla politica. (Applausi dal Gruppo PD) . Oggi questo provvedimento è un colpo di mano della politica, del Governo, della Lega, di Giorgetti ad un mondo fatto di milioni di persone, di ragazzi e di ragazze. Penso soprattutto alle nostre future generazioni, ai nostri giovani, proprio perché lo sport è un presidio sociale, è un presidio di sicurezza sociale, di cultura, di prevenzione di molte dipendenze. Sapete che in molti Paesi d'Europa, soprattutto del Nord, molte dipendenze sono state combattute proprio con lo sport? Perché lo sport è diventato per tutti e di tutti, ha un valore economico importantissimo, è volano di sviluppo, penso ai grandi eventi, ma cosa lo dico a fare al sottosegretario Valente, visto quello che è successo a Roma, quando la sindaca Raggi ha detto no alle Olimpiadi? (Applausi dal Gruppo PD) . Oggi vi prendete veramente una grandissima responsabilità, perché non avete trovato in nessun modo una volontà di lavorare insieme. Avete bocciato tutti gli emendamenti che erano emendamenti non ostruzionistici, ma migliorativi, per arrivare ad un provvedimento migliore di quello che oggi purtroppo ci volete consegnare, in cui veramente si poteva fare molto, soprattutto su alcuni temi su cui noi avevamo già lavorato nelle scorse legislature, con il Governo Renzi e con il Governo Gentiloni Silveri, in cui avevamo sottolineato alcuni aspetti. In modo particolare, mi riferisco alla fondo di maternità per le atlete per la prima volta istituito (Applausi dal Gruppo PD) , al tema delle pari opportunità, per combattere finalmente ogni forma di discriminazione e di violenza nello sport e sappiamo, purtroppo, quanta ce n'è anche ai livelli più bassi, non solo a quelli verticistici. Penso poi al grande tema del professionismo. Siamo nel 2019 e non siamo ancora riusciti a fare in modo che lo sport femminile possa avere quel riconoscimento che merita, diventare tutto mondo professionistico: riconoscere alle nostre atlete che ci stanno rendendo orgogliosi nel mondo un diritto sacrosanto che non è solo quello della maternità, ma è il lavoro sportivo, sono le contribuzioni, avere diritto a costruire una carriera sportiva. Perché non avete voluto discutere seriamente di tutti questi temi? Questa è la domanda che noi vi facciamo dall'inizio, da quando abbiamo iniziato il lavoro nelle Commissioni. Non comprendiamo davvero quale sia il motivo, se non quello di fare un favore politico - questo sì - alla Lega, a Giorgetti, e mi rivolgo anche al presidente Romeo, che oggi, ancora una volta, ha voluto sottolineare alcuni aspetti che non sono veri e io li voglio richiamare. Quella del CIO non è una letterina (Applausi dal Gruppo PD) , perché viene da un organismo internazionale di cui facciamo parte, di cui l'Italia fa parte. Se dite che l'Italia rispetta la Carta olimpica, perché non l'avete scritto? (Applausi dal Gruppo PD). La lettera del presidente Bach è chiarissima ed elenca addirittura i punti critici, le preoccupazioni e le sanzioni che potrebbero arrivare all'Italia proprio dal mancato rispetto dei principi fondamentali della Carta olimpica. Sono tantissime le ragioni che ci inducono a pensare male, sotto questo profilo. Ancora una volta, quindi - come ci dimostrate ormai settimanalmente, dentro e fuori dall'Aula - anche su un tema come questo, che non dovrebbe conoscere distinzioni, avete deciso di mettere le mani con una delega in bianco alla politica e al Governo, formando un organismo, Sport e Salute SpA, cui sappiamo soltanto che darete 378 milioni di euro (Applausi dal Gruppo PD) , senza una pianificazione organica del mondo dello sport e senza capire cosa succederà allo sport di base. Ancora una volta, quindi, fate una scelta ovviamente - di comodo - su dove mettere le mani, facendo quindi un organo nuovo di emanazione diretta del Governo e decidendo chi ne farà parte. Non finisce qui, però, perché è ovvio che nei prossimi giorni e nelle prossime settimane continueremo a spiegare bene la situazione al mondo dello sport, ai cittadini e soprattutto alle famiglie che portano i loro figli nei territori e chiedono soltanto di avere strutture serie e sicure, più spazi dove portarli e farli crescere e nuovi vivai per le nuove generazioni, perché sappiamo quanto sia importante la crescita di nuovi atleti e nuove atlete nel nostro Paese. Mi dispiace dover sottolineare ancora una volta che non avete ascoltato nulla, neanche il mondo dello sport, cosa ancora più grave. Per tutte queste ragioni, quindi, il Partito Democratico voterà convintamente contro (Applausi dal Gruppo PD) , ma con vero dispiacere per il fatto che oggi arrecate un danno gravissimo al mondo dello sport: questo, sinceramente, non ve lo perdoneremo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, questo provvedimento non è un atto di sfida, sfiducia o, tantomeno, ridimensionamento nei confronti del CONI; non è nemmeno arroganza né della Lega tantomeno di Giorgetti, ma un atto di responsabilità di un Governo che anche per troppo tempo ha delegato la materia sportiva ad altri. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Si tratta di un disegno di legge che nasce da esigenze di cambiamento che finora hanno interessato tanti ambiti del vivere e ora interesseranno anche il mondo dello sport, che non è solo un calcio al pallone, una corsa ad ostacoli o una bracciata in acqua, ma cultura, crescita, economia, rispetto, socializzazione e responsabilità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Al Comitato olimpico nazionale italiano, il CONI, vanno tutta la nostra riconoscenza e tutto il nostro ringraziamento, specialmente a seguito dell'ottenimento delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. C'è sicuramente un disagio psicologico e comportamentale legato al cambiamento epocale che la Lega vuole nel mondo dello sport italiano, ma crediamo sia arrivato il momento che lo Stato rappresenti e tuteli lo sport. Lo stesso vale per la struttura: al CONI vanno 40 milioni di euro, 88 a Sport e Salute SpA, 280 agli organismi sportivi e alle federazioni, più 60 in avanzo in questi ultimi giorni. Come ammesso dal presidente di Sport e Salute SpA, se nella pratica sportiva l'Italia è ventiquattresima su 28 Nazioni censite, ma stabilmente tra le prime dieci nel mondo per le medaglie che vince, qualcosa va cambiato nella cultura dello sport. Il punto da cui partire per noi sono le scuole: all'articolo 2, lo Stato affida alla scuola impegno e comportamento sportivo, valorizzando figure laureate in scienze motorie. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Il Governo prevede interventi e investimenti in strutture ed edifici scolastici, con la responsabilità di seguirne finanziamenti e completamento. L'articolo 4 del disegno di legge rappresenta un atto di lealtà, passione e rispetto per le regole e la tutela dello sport. Negli ultimi sedici anni, infatti, ci sono stati ben 146 fallimenti di società sportive, dalla serie A alla serie D. E si tratta di fallimenti non solo di società sportive, ma di una comunità e di un'intera Nazione. Affinché ciò non avvenga e per maggior controllo e collaborazione, si prevede un comitato popolare che affianchi il collegio dei revisori dei conti. I tifosi non saranno sono clienti e spettatori, ma vigileranno su eventuali speculatori, su coloro che non conoscono il valore, la forza e la magia di una maglia aderente al corpo. Tale azionariato popolare ricalca, comunque, il modello spagnolo e quello tedesco, dove si pongono limiti di proprietà societaria. Lo Stato, perciò, entra in campo con doveri e convinzioni. Il CONI non va in panchina, tutt'altro: il CONI resta e gli chiediamo che continui a mettersi in gioco, come ha fatto fino a oggi. Al CONI va infatti il compito di vigilare e deliberare le attività sportive e i rapporti con le diverse federazioni, associazioni, enti e gruppi sportivi, in armonia con le regole del CIO. Nel provvedimento, oltre a riconoscere come categoria lavoratrice gli arbitri professionisti lasciati a sé a fine carriera, si chiarisce ed evidenzia - invito il PD a vedere l'articolo 1, comma h) - il sostegno alla crescita e alla rappresentanza delle donne nello sport. Inoltre, grazie all'ordine del giorno accolto dal Governo, si certifica l'importanza del mondo delle disabilità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Nell'articolo 5 interveniamo a tutelare il lavoro sportivo professionistico e dilettantistico, anche nei confronti delle attività di criminalità legate alle scommesse illegali. Convinti di credere nel mondo sportivo giovanile, femminile e dei disabili, consideriamo per la prima volta la figura degli animali, in particolare del cavallo atleta, con norme e attività che ne riconoscono il valore e la natura sportiva. Come diceva Pierre de Coubertin, cui dobbiamo le moderne Olimpiadi e che tradusse la frase del vescovo Talbot, «L'importante non è vincere ma partecipare». E oggi il Governo è pronto a dire: «L'importante è partecipare per far vincere lo sport». Pertanto, voteremo nettamente sì. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . MOLES (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MOLES (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli senatori, vorrei anzitutto spendere qualche parola sulle procedure. Un disegno di legge di questa portata avrebbe avuto bisogno di un esame più approfondito - è stato detto da tanti - con un'approfondita analisi dei diversi punti di vista che fossero il più possibile ancorati a criteri di oggettività. Si tratta, infatti, di una delega molto ampia e articolata, che prevede almeno altri dieci decreti delegati. Approvarlo oggi, oppure a settembre avrebbe sinceramente cambiato poco. Intanto il Governo avrebbe potuto iniziare a lavorare sui decreti delegati? Ciò non è stato. La Commissione di merito del Senato è stata costretta a licenziare il provvedimento praticamente in una sola seduta notturna, finita la scorsa notte. Prima di questa, una sola seduta è stata dedicata alle audizioni, nel corso delle quali, peraltro, sono emerse anche contraddizioni e alcune contrarietà al testo da parte di taluni dei soggetti auditi. Parliamo di un provvedimento corposo, che riscrive completamente le competenze su una materia articolata e complessa come quella dello sport italiano. Stiamo parlando di un settore importantissimo, che riguarda 102 differenti sport e racchiude 384 discipline sportive. È un settore che comprende tantissime società. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,05) ( Segue MOLES). Sono circa 59.000 le società sportive presenti sul nostro territorio, ma soprattutto 5.650.000 atleti tesserati delle federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate. A questi 5,5 milioni di atleti vanno aggiunte le aspettative di più di 900.000 operatori sportivi, che comprendono dirigenti societari, tecnici, ufficiali di gara e chi più ne ha, più ne metta. Questi numeri rappresentano evidentemente la vivacità dello sport italiano, che del resto non muove solo soldi pubblici, ma anche tante risorse dei privati, a partire dalle tante aziende che credono e investono negli eventi sportivi. Diciamo questo perché è stato sottolineato sia nel dibattito in Commissione che in Aula che abbiamo rilevato una serie di forzature sul metodo e sui tempi proprio su questa riforma dell'ordinamento sportivo che non dovrebbe creare divisioni. Avevamo ragione a chiedere un ulteriore approfondimento su questo provvedimento quando abbiamo votato il calendario. Un minimo approfondimento certamente c'è stato in Commissione, anche su alcuni nostri emendamenti, ma è stato troppo poco. Un ulteriore approfondimento avrebbe consentito di tentare di armonizzare al meglio varie e diverse sensibilità non necessariamente contrastanti. Se abbiamo contestato il metodo, rivendichiamo invece con forza il merito, per Forza Italia, di aver tentato - e in alcuni casi ottenuto - in Commissione, senza ostruzionismo strumentale, una mediazione tra i contendenti. Faccio riferimento alla trasformazione di alcuni nostri emendamenti in ordini del giorno - ciò è avvenuto anche grazie alle aperture del Sottosegretario del Governo - tra cui quello che impegna il Governo, in sede di attuazione della delega, a definire il ruolo del CONI di governo dell'attività olimpica in coerenza con quanto disposto dall'articolo 27 della Carta olimpica. Vi è anche un ordine del giorno che prevede che, in attuazione della delega, venga precisato che gli organismi territoriali del CONI lo rappresentino nel territorio di competenza, ma che insieme agli organi centrali contribuiscano al perseguimento dei compiti istituzionali del CONI. Da ultimo, il Governo ha accolto un nostro ordine del giorno che impegna a tener conto dell'individuazione della figura del lavoratore sportivo nella specifica attività sportiva svolta e del contesto economico, tecnico e organizzativo in cui la stessa è prestata. Non si tratta di impegni blandi, ma di impegni che riguardano la fase attuativa delle deleghe e la forza degli ordini del giorno su leggi delega non può rimanere lettera morta; anzi, possono e devono essere lo strumento per migliorare e chiarire; noi vigileremo che ciò accada. Ci preme che venga rispettato il ruolo del CONI nel governo dell'attività olimpica in coerenza con quanto disposto dal citato articolo 27. Proprio il nostro ordine del giorno, che fa riferimento all'articolo 27 della Carta olimpica, può e deve essere il ponte che consente ai vari contendenti di avvicinarsi, forse anche per raccogliere in positivo le sollecitazioni giunte oggi dal CIO in nome di un bene supremo che è lo sport. In conclusione, su un provvedimento così ampio, con elementi positivi, ma anche con varie perplessità e preoccupanti rischi che noi volevamo fossero fugati da subito, annuncio il voto di astensione di Forza Italia, in attesa di verificare, al momento dell'attuazione della delega, che tutti abbiano come unico e reale obiettivo il bene dello sport italiano. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Vorrei ricordare a tutti che lo sport italiano non è un gioco a somma zero dove chi vince determina la perdita di un altro; dovrebbe essere un gioco diverso da zero, dove c'è la contribuzione e la cooperazione di tutti per un bene supremo. Lo sport italiano è un patrimonio di tutti - nessuno escluso - e tale deve restare, senza personalismi. Il sistema Paese nella sua interezza deve - e lo sottolineo - essere al servizio dello sport italiano. Ci auguriamo che, al momento dell'attuazione della delega, tutti si ricordino di questo. Ci auguriamo che il sottosegretario Giorgetti - che sappiamo essere persona tendenzialmente di parola - usi la delega con grande giudizio e che si confronti ancora in modo proficuo con tutti gli attori interessati e con le Commissioni parlamentari prima dell'emanazione dei decreti delegati. Lo ricordo a conclusione: lo sport è di tutti, nessuno escluso. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Congratulazioni) . PIARULLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la storica vittoria da ultimo conseguita al Comitato olimpico a Losanna può rappresentare un'incredibile opportunità per avviare una riorganizzazione dello sport italiano che, basata sull'efficienza e sulla funzionalità, porterà Milano, Cortina, il Governo, il CONI e tutto il Paese a costruire un momento che possa rappresentare motivo di orgoglio per tutti noi. Per far sì che Milano-Cortina 2026 possa divenire un'edizione modello ed un evento esemplare, bisognerà evitare sprechi, ritardi, intoppi burocratici, mentre sotto l'aspetto sportivo sarà importante programmare la crescita di atleti affinché abbiano l'opportunità di diventare campioni. Lo sport italiano necessita di un forte rilancio all'insegna della trasparenza, di una cospicua apertura verso la società tutta attraverso il riconoscimento della centralità della pratica sportiva non solo come strumento di benessere psicofisico, ma anche di inclusione e aggregazione. Se è vero che lo sport serve la società fornendo vividi momenti di eccellenza, ora è giunto il momento di mettere al centro il ruolo sociale dello sport in questo Paese, perché al centro di un Paese in salute c'è la cultura sportiva, valore fondante attraverso il quale la persona diventa soggetto fisicamente attivo e autonomo e, in un certo senso, cittadino migliore. Lo sport favorisce l'integrazione, pertanto il nostro obiettivo deve essere innanzitutto assicurare quanto più a lungo possibile per ogni individuo la possibilità di praticare attività fisica. Ma per farlo, bisogna alzare lo sguardo; serve un orizzonte non circoscritto all'immediato, una programmazione di medio-lungo periodo da parte dello Stato. Se nella maggior parte dell'Europa lo sport è percepito come diritto di ogni cittadino, che le istituzioni garantiscono promuovendo un'offerta qualificata e completa che induce ad ampliare sempre di più la base dei praticanti, purtroppo in Italia non è stato così. I passati Governi hanno mostrato scarso interesse per il mondo sportivo delegando quasi totalmente ogni decisione al Comitato olimpico nazionale italiano. Da qui l'esigenza di una disciplina unitaria per settori omogenei, per specifiche attività, nonché l'esigenza di accorpare le varie disposizioni in un testo unico dello sport, mentre il CONI continuerà a concentrarsi sulle attività legate alle Olimpiadi, nel rispetto dell'autonomia di tutti i soggetti, a svolgere i compiti di vigilanza anche alle direttive del comitato internazionale olimpico, nonché i compiti di giustizia sportiva e un'attività propulsiva a favore dello sport. Vi è una necessità avvertita da più parti non procrastinabile di una nuova visione che sia in grado di esaltare l'essenza della pratica sportiva dando attenzione alla formazione, all'educazione e alle piccole-medie federazioni. Più equilibrio tra promozione e competizione, meno verticismo nella strutturazione del sistema in favore di un modello più inclusivo e partecipato; più investimenti in cultura sportiva, dedicando risorse alle istituzioni scolastiche e alle infrastrutture sportive. Da un lato, gli atleti, indipendentemente dal loro status di professionisti o dilettanti, nel momento in cui risponderanno a determinati requisiti, avranno riconosciuti i loro diritti in materia assicurativa e previdenziale. Dall'altro lato, gli enti sportivi in generale potranno godere di ulteriori benefici contabili, amministrativi e fiscali. Una innovazione riguarda l'istituzione dei centri sportivi scolastici, che avranno la funzione di coinvolgere in maniera strutturata e più definita rispetto a quanto accade i dirigenti scolastici, i docenti, ma anche gli studenti e i loro genitori per la realizzazione di progetti ed iniziative nello sport. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,15) ( Segue PIARULLI). I centri sportivi scolastici potranno affidare lo svolgimento delle discipline sportive esclusivamente a laureati in scienze motorie o a diplomati presso gli ex Istituti superiori di educazione fisica, cioè a specialisti, e saranno aperti alle comunità locali coinvolgendo in maniera diretta tutte le associazioni sportive che insistono sul territorio per poter sviluppare al meglio quei progetti considerati quanto più possibile inclusivi. Fino ad oggi lo sport era solo per chi se lo poteva permettere, non per tutti. Questa riforma mira a dare la possibilità a tutti i ragazzi di partecipare alle attività formative. Un'attenzione importante riguarda anche la sicurezza degli impianti sportivi, provvedendo alla ristrutturazione di quelli esistenti ma anche costruendo impianti ex novo , tenendo presente che a tutt'oggi ci sono plessi scolastici senza palestre o con palestre inagibili. Per quanto riguarda la pari opportunità, poi, proprio la lettera h) dell'articolo 1 sostiene che la partecipazione e la rappresentanza delle donne nello sport debbano avvenire in conformità ai principi del codice di pari opportunità, garantendo, quindi, la parità di genere nell'accesso alla pratica sportiva a tutti i livelli. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle al provvedimento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno VITALI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo semplicemente per sollecitare la risposta a numerosissime interrogazioni, che datano anche più di un anno, alle quali il Governo non ha mai dato riscontro. Sono precisamente le interrogazioni 3-00008 , 3-00009 , 3-00262 , 3-00443 , 3-00533 , 3-00835 , 3-00985 , 3-01005 , 3-01047 , nonché, a risposta scritta, le interrogazioni 4-00114 , 4-00219 , 4-00256 , 4-00543 , 4-00636 , 4-00637 , 4-00919 , 4-01089 , 4-01561 , 4-01594 , 4-01685 , 4-01745 , 4-01820 e 4-02002 . URSO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, non vorrei interrompere questo clima festaiolo di fine stagione, ma devo farlo per evidenziare all'Assemblea un dramma sociale che si sta verificando nell'insipienza del Parlamento, in questo caso del Senato. Mi riferisco alla notizia apparsa oggi sui giornali, secondo cui vi è il boom di immobili pignorati. Vengono messe all'asta 836 case al giorno che, se moltiplicate per trecentosessantacinque giorni, fate il conto di quante siano: circa 300.000 case in un anno. È un dramma sociale di cui mi sembra strano che proprio questa maggioranza non tenga conto. Perché non ne tiene conto? Signor Presidente, ho presentato una proposta di legge il 2 aprile di quest'anno, l'Atto Senato 1191, che attende ancora di essere esaminata e consentirebbe a questi cittadini che hanno la casa all'asta (ripeto: sono 836 al giorno) di poterla riscattare invece di essere defraudati. Nello stesso tempo evidenzio all'Assemblea che è ancora in attesa di essere esaminata l'altra mia proposta di legge del 4 ottobre 2018, l'Atto Senato 788, che consentirebbe il salvataggio del sistema industriale italiano. Proprio oggi i privati (mi riferisco al fondo Prelios) hanno raggiunto un accordo con Banca Intesa Sanpaolo - lo riferisco ai parlamentari della Lega e del MoVimento 5 Stelle - per intervenire nel salvataggio del sistema industriale italiano. Il fondo Prelios insieme a Banca Intesa Sanpaolo hanno concordato di salvare quelle imprese, il cui credito è stato definito deteriorato, riacquistandolo loro. Pensate un po', i privati, i pescecani italiani (perché parliamo del più grande nome: Fabrizio Palenzona) scendono in campo con Banca Intesa per fare quello che il Parlamento si rifiuta di fare: è esaminare da un anno una proposta di legge che consentirebbe a chi ha il proprio credito deteriorato di riscattarlo e tornare in bonis . Il Parlamento, questo Parlamento e questa maggioranza, se ne fregano; quindi scendono in campo le banche e i fondi privati per fare quello che dovrebbero fare la politica e lo Stato. (Applausi dal Gruppo FdI) . PUGLIA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PUGLIA (M5S) . Signor Presidente, il 6 agosto 1863, centocinquantasei anni fa, vi fu l'eccidio di Pietrarsa, nel comune di Portici, dove sono nati i nonni dei miei nonni. Lo si ricorda proprio oggi. Sui libri di storia ci hanno insegnato a celebrare il 1° maggio, data simbolica per indicare quella che venne definita la festa dei lavoratori, in memoria dei fatti accaduti a Chicago nel 1886 e conosciuti come la rivolta di Haymarket. I lavoratori decisero in quell'occasione di manifestare fuori dalla loro fabbrica e la polizia sparò sui rivoltosi uccidendone due: un fatto accaduto in America nel 1886. Quello che non tutti sanno è che tredici anni prima a Napoli, in particolare a Portici, avvenne un fatto simile e ben più grave. Siamo a Pietrarsa, l'opificio borbonico voluto da Ferdinando II di Borbone. Questo opificio, prima che si unificasse la Nazione, contava circa 1.200 operai, di cui 800 specializzati: era l'industria più proficua dell'intera Nazione. Con l'unificazione, per opera dei regnanti dell'epoca, la fabbrica venne privatizzata e venduta all'ingegner Bozza per pochi soldi. Inutile dire che in pochi mesi furono ridotti i lavoratori e i salari e aumentati gli orari: da 1.200, ad esempio, divennero 800 e in seguito 600 e poi ancora meno. Il malcontento era così diffuso che il 6 agosto 1863 gli operai decisero di fermare le macchine e suonare la sirena in segno di protesta. Il capo contabile Zimmerman chiamò il questore Nicola Amore - futuro sindaco di Napoli - che prima inviò la polizia e poi fece intervenire i bersaglieri. Questi ultimi spararono sugli operai, uccidendone quattro: Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso, Aniello Olivieri. Da studi successivi possiamo affermare che vi furono altre vittime, ma in ospedale, per le ferite riportate. Quattro uomini, quattro lavoratori napoletani furono uccisi perché provavano a difendere i loro diritti. Ricordiamoci questa data. (Applausi dal Gruppo M5S) . TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta all'interrogazione 3-00992 del 9 luglio di quest'anno, che chiede di capire cosa stia succedendo su quella che viene chiamata la variante di Demonte o strada statale 21 della Maddalena in Valle Stura. Siamo in presenza di una strada che oggi passa all'interno del centro abitato di Demonte, in cui transitano tutti i giorni oltre 700 autoarticolati, che stanno compromettendo, oltre ovviamente alla viabilità (perché questo è un paese di montagna, la cui l'arteria centrale è molto stretta), anche la stessa tenuta statica dell'abitato del Comune, tutto puntellato. La quantità di autoveicoli che attraversa il centro storico è una follia dal punto di vista pratico e basta andare lì per verificarlo. Rispetto a questa situazione, nel 2011 è stato bloccato un progetto che era stato già inserito nel programma ANAS 2007-2011, perché ritenuto troppo costoso dal Governo di allora. Era un progetto che passava a Nord dell'abitato e il Governo comunicò che avrebbe studiato un progetto meno costoso che passasse a Sud dell'abitato. Alla fine dell'anno scorso, l'ANAS ha comunicato di aver terminato tutte le verifiche e i sondaggi necessari e che al termine di un incontro pubblico con le popolazioni locali, era stato presentato questo progetto. A maggio di quest'anno il Ministero dei beni culturali pare abbia avanzato una serie di riserve perché il progetto passerebbe per un tratto in galleria sotto un vecchio forte e quindi porrebbe vincoli. Alcuni deputati e senatori di maggioranza hanno detto che era soltanto una ordinaria necessità di approfondimento ma che non c'erano problemi. Ora, dato che le voci sul fatto che il Ministero potrebbe bloccare questa iniziativa continuano a circolare, con questa interrogazione semplicemente chiedevamo di capire esattamente qual è la situazione, perché il livello di allarme sul territorio è molto alto. Il sindaco nelle scorse settimane ha organizzato un incontro proprio per capire cosa stia succedendo. Chiedo, se possibile, di avere sollecitamente risposta su questo tema. MATRISCIANO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MATRISCIANO (M5S) . Signor Presidente, intervengo per segnalare un fatto increscioso, che vede protagonisti tre grandi gruppi, API-IP (vecchio concessionario), la Maglione Srl (nuovo concessionario dal 1 gennaio 2019) e Autostrade per l'Italia, operanti nel settore autostradale, e una piccola azienda denominata Retail Real Estate Management Srl (RREM), che cerca di proteggere i propri lavoratori. La vicenda è collegata all'avvio della gara per l'affidamento della concessione unitaria oil e non oil della stazione di servizio Le Risaie Ovest di Stroppiana, in provincia di Vercelli, sul tratto autostradale A26 Genova Voltri-Gravellona Toce, che veniva assegnata per punteggio alla Maglione Srl. Ad oggi la RREM svolge l'attività in proroga da gennaio 2019; API e Autostrade hanno chiesto la riconsegna dell'area in un primo tempo il 29 luglio, successivamente rinviata a settembre. In tutto questo i lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro, considerato che viene richiesto il loro licenziamento senza un accordo con le organizzazioni sindacali per garantire la continuità del contratto di lavoro con l'azienda subentrante, perdendo così i diritti acquisiti in questi anni di lavoro, oltre all'incertezza sulla riassunzione che ad oggi è garantita da una rassicurazione verbale e non sottoscritta. Il tutto è una grave violazione delle normative vigenti sulla tutela dei lavoratori nei cambi di appalto. Non possiamo abbandonare queste persone alla prepotenza di grandi gruppi, che ancora una volta tentano di fare profitto sulle spalle dei più deboli. La concorrenza deve essere a vantaggio di tutti e lo può essere solo quando vengono garantiti i diritti dei lavoratori, affinché si vincano le gare su un merito legato alle virtuosità di un'impresa; virtuosità che non può essere confusa con lo sfruttamento e l'abuso della propria posizione di vantaggio. Esistono delle procedure per garantire la continuità dei lavoratori e queste procedure vanno rispettate. Auspico un intervento dei Ministeri competenti per fare chiarezza su questo fatto inqualificabile. Vede, Presidente, si tratta di nove lavoratori. È una piccola impresa che nasconde comunque nove famiglie e la loro preoccupazione per la perdita del lavoro, per la perdita della retribuzione. Quando i numeri sono così piccoli, purtroppo non si può chiedere l'apertura di tavoli presso i Ministeri. Ci sono delle condizioni per le quali le piccole aziende rischiano di non farcela. Porto all'attenzione dell'Assemblea la problematica di questa piccola realtà. Si verificano molto spesso episodi simili, quindi mi auguro che i Ministeri competenti ne prendano atto. (Applausi dal Gruppo M5S) . MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, lo scorso 3 aprile ho presentato in Commissione l'interrogazione 3-00764 , non particolarmente onerosa per i lavori parlamentari, rivolta al ministro Toninelli e riguardante il piano, già emerso a quell'epoca, per il presunto completamento dell'autostrada Asti-Cuneo. A tale interrogazione, in quattro mesi, il Ministro non ha mai risposto, nonostante esponessi anche con un certo dettaglio l'entità dell'enorme regalo che il Ministro si apprestava a fare ad un concessionario autostradale, dopo aver dichiarato guerra agli odiosi privilegi dei concessionari autostradali. Infatti prevede di regalare tra gli 800 milioni e il miliardo di euro circa. Ho presentato un'interrogazione il 4 aprile. Il Ministro non ha mai risposto. Ha agito esattamente nella direzione sulla base della quale avevo presentato l'interrogazione, ma quando «il Fatto Quotidiano» domenica scorsa, cioè l'altro ieri, ha pubblicato un articolo al riguardo, si è sentito in dovere di rispondere immediatamente, il giorno dopo, con una lettera al quotidiano. Chiedo quindi al Ministro prima di tutto di non regalare un miliardo dei cittadini italiani ad uno di quei concessionari autostradali contro cui incongruamente aveva promesso di muovere guerra. Non si fa la guerra alle nostre aziende, si fanno condizioni giuste, ma neanche si regala un miliardo dei cittadini italiani. In secondo luogo, sarebbe anche augurabile che avesse un pochino più di equilibrio tra i quotidiani - uno peraltro - e il Parlamento, dato che al momento il rapporto è di 1 a 120 (in un giorno ha risposto al quotidiano, in centoventi giorni non ha risposto al quesito posto in Parlamento), tanto più che in questa lettera ci sono degli errori quantomeno di matematica. Infatti il Ministro afferma che 200 milioni per 4 faccia un miliardo e 200 milioni, cosa che non è. La differenza è il regalo puro che fa ad un concessionario che ha il grande merito di non aver completato una autostrada in trent'anni. Già in passato gli erano state regalate delle proroghe di concessioni. Si vanta il Ministro che, a differenza del Piano prospettato dall'ex ministro Delrio, non si prevedano proroghe alla concessione. Infatti, anziché dargli la proroga, gli regala subito i soldi che avrebbe incassato con la proroga, sempre a spese dei cittadini italiani, a danno del sistema produttivo e probabilmente anche a danno del completamento della Asti-Cuneo, che sarà soggetta ad una chiara violazione delle norme europee. Di conseguenza, anche questa volta, i cantieri non partiranno e dunque forse quello stesso concessionario continuerà a guadagnare grazie al fatto di non aver concluso i lavori per la terza volta in trent'anni. D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, innanzi tutto ringrazio per la possibilità di fare questa comunicazione. «Crepa viscida serpe». Con queste parole, il presidente del consiglio di bacino dell'ambito territoriale ottimale veronese, Bruno Fanton, iscritto alla Lega, si è rivolto via Facebook alla senatrice Emma Bonino, colpevole di aver criticato la politica inumana del Governo nel corso di una trasmissione televisiva. Innanzitutto esprimo vicinanza e solidarietà alla collega Bonino, e penso anche quella del Partito Democratico, perché ha espresso legittimamente il proprio pensiero, con l'auspicio che continui a farlo senza alcun timore. (Applausi dal Gruppo PD) . Tutti gli italiani devono esprimere il proprio pensiero senza che nessuno auguri loro addirittura la morte. Ebbene, quel signore penso sia un uomo vergognoso, che ha detto cose vergognose che rappresentano, ovviamente, il suo livello e le sue qualità umane di odiatore di professione. Credo che l'Italia non possa giovarsi di una classe dirigente, sebbene locale, di questo tipo. Il problema non è soltanto quello che ha detto. Il problema è che l'ha detto in un contesto in cui sembra che questo sia legittimato, sia tollerato. D'altronde viviamo un periodo in cui comportamenti, frasi e politiche hanno spostato il baricentro della Nazione, che culturalmente è stata sempre sana, sul crinale di una divisione tra simili, dell'intolleranza e dell'avversione personale, che arriva fino ad augurare la morte di altri. Concludendo, un Paese del genere è destinato alla sconfitta storica. Penso che persone come Fanton vadano isolate culturalmente, perché la maggioranza degli italiani certamente non la pensa come lui. (Applausi dal Gruppo PD) . BONINO (Misto-PEcEB) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, nel ringraziare per la solidarietà dei colleghi presenti, e immagino anche degli assenti, voglio solo sottolineare che ricevo insulti a centinaia da tanto tempo e non ho mai reagito, perché sono convinta che gli insulti qualifichino chi li fa, molto più di chi li riceve. (Applausi dal Gruppo PD) . In questo caso, però, ho l'impressione che negli ultimi giorni, come confermato da diversi altri episodi, stiamo superando un livello, che è diventato quasi minaccioso e ovviamente non perché io muoia di paura, ma perché c'è un salto di qualità, in particolare a livello istituzionale. Grande o piccola che sia l'istituzione di cui questo signore fa parte, credo ci sia un momento in cui occorre che qualcuno dica basta. Credo di essere una senatrice decorosa di questo Senato, con le mie idee, così come altri hanno le loro, e francamente spero sia il Senato stesso o qualche istituzione a porvi fine, per quello che riguarda oggi me, ma che evidentemente potrebbe riguardare chiunque. Va chiarito che gli avversari politici sono avversari politici, ma non sono nemici (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Nocerino) e che ci si confronta sulle idee e non con le minacce. Bisogna mettere un termine e una fine a questo andazzo, il quale, una volta che inizia, sappiamo dalla storia dove va a finire. Grazie ancora della solidarietà. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Malan e Nocerino) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 7 agosto 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 7 agosto, alle ore 9, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 17,39) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1374-B e sui relativi emendamenti La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata, di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sull'emendamento 4-bis.1. Sulla proposta 1.1, il parere è non ostativo. Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1372 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e preso atto della relazione tecnica aggiornata di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. In merito agli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.43, 2.3, 2.6, 2.15, 2.16, 2.21, 2.22, 2.0.1, 5.31, 5.33, 5.36, 5.37, 5.74, 8.18, 9.1, 9.9, 9.12, 9.14 e 9.17. Sull'emendamento 1.24, il parere non ostativo è condizionato, ai sensi della medesima norma costituzionale, all'inserimento, in fine, dopo la parola: "associate" delle seguenti: "e comunque nel rispetto della quota annuale complessiva del finanziamento". Sugli emendamenti 4.4, 5.58 e 5.63, il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento di una clausola di invarianza finanziaria. Sull'emendamento 5.0.2, esprime parere di semplice contrarietà, osservando l'opportunità di riformulare tale proposta, in modo da inserirla tra i principi e i criteri direttivi della delega. Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1374-B: sulla votazione finale, la senatrice Evangelista avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Disegno di legge n. 1372: sull'emendamento 1.68, la senatrice Piarulli avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'ordine del giorno G1.1, il senatore Lorefice avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 2.17, la senatrice De Petris avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'articolo 10, le senatrici Conzatti e Testor avrebbero voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale, il senatore Grasso avrebbe voluto esprimere un voto contrario. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Barboni, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Bressa, Candiani, Candura, Cattaneo, Cioffi, Cirinna', Crimi, Cucca, De Poli, Floridia, Merlo, Monti, Napolitano, Ronzulli, Santangelo, Sciascia e Sudano. Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, approvazione di documenti La Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, nella seduta del 30 luglio 2019, ha approvato - ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento - una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato concernente il tema dei matrimoni precoci e forzati ( Doc . XXIV- ter , n. 2). Il predetto documento è inviato al Ministro della giustizia. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 1 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Marcucci, cessa di farne parte il senatore Cerno; 4 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Cerno, cessa di farne parte il senatore Marcucci. Commissioni permanenti, approvazione di documenti La 10 a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), nella seduta del 1° agosto 2019, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, nell'ambito dell'esame dell'affare assegnato sulle principali aree di crisi industriale complessa in Italia ( Doc . XXIV, n. 11). Il predetto documento è inviato al Ministro dello sviluppo economico. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Romano Iunio Valerio, Mininno Cataldo, Donno Daniela, Ortis Fabrizio, Morra Nicola, Castiello Francesco, Di Micco Fabio, Turco Mario Modifica all'articolo 988-bis del codice dell'ordinamento militare concernente richiami in servizio della riserva di complemento (1458) (presentato in data 31/07/2019); senatori Corbetta Gianmarco, Donno Daniela, Vanin Orietta, Piarulli Angela Anna Bruna, Lannutti Elio, Angrisani Luisa, Leone Cinzia, Guidolin Barbara, Nocerino Simona Nunzia, Mantero Matteo, Trentacoste Fabrizio, Matrisciano Susy, La Mura Virginia, Gallicchio Agnese, Lucidi Stefano, Bottici Laura, L'Abbate Patty, Presutto Vincenzo, Grassi Ugo, Garruti Vincenzo, Lanzi Gabriele, Fede Giorgio Norme in materia di relazioni istituzionali per la rappresentanza degli interessi (1459) (presentato in data 06/08/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. de Bertoldi Andrea Agevolazioni fiscali in favore del settore automobilistico (1365) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 06/08/2019); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Toffanin Roberta ed altri Modifiche all'articolo 10 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, in materia di incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico (1428) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 06/08/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Gasparri Maurizio ed altri Istituzione del Fondo nazionale per il sostegno economico temporaneo ai lavoratori del settore artistico-culturale e della comunicazione (1268) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 06/08/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Mautone Raffaele Introduzione dell'articolo 3-bis del decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, in materia di progetti-obiettivo per l'autonomia e lo sviluppo emotivo del singolo (1305) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 06/08/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Floridia Barbara ed altri Disposizioni per l'estensione della durata dell'abilitazione scientifica nazionale e ai fini di reclutamento del personale docente delle università (1369) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 06/08/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Regione Emilia Romagna Disposizioni in materia di lavoro mediante piattaforme digitali (1393) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 06/08/2019); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Mautone Raffaele ed altri Disposizioni in materia di diagnosi precoce dei disturbi dello spettro autistico e di detrazione delle spese per la terapia presso centri di riabilitazione non convenzionati (1397) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) (assegnato in data 06/08/2019); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Floridia Barbara ed altri Introduzione dell'obbligo di pubblicazione dei dati relativi alle emissioni ed agli scarichi di sostanze inquinanti da parte dei gestori delle attività soggette ad autorizzazione integrata ambientale (1380) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 06/08/2019); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Gov. Conte-I: Ministro ambiente e tutela del territorio e del mare Costa ed altri Disposizioni per il potenziamento e la velocizzazione degli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico e la salvaguardia del territorio - "Legge CantierAmbiente" (1422) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 06/08/2019); In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Taricco Mino ed altri Modifiche all'articolo 71 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di elezioni amministrative nei comuni con popolazione al di sotto dei 3.000 abitanti (1382) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio) (assegnato in data 06/08/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Dep. Bruno Bossio Vincenza Modifica all'articolo 58 della Costituzione, in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica (1440) C.1511 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.1647, C.1826, C.1873) (assegnato in data 06/08/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte ed altri Disposizioni per il contrasto della violenza in occasione di manifestazioni sportive (1439) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) C.1603 conclusione anomala per stralcio (stralcio di C.1603-bis, C.1603-ter) C.1603-ter approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 06/08/2019). Disegni di legge, presentazione di relazioni A nome della 7ª Commissione permanente Pubbl. istruzione in data 06/08/2019 il senatore Verducci Francesco ha presentato la relazione 1374-C/bis di minoranza sul disegno di legge: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020" (1374-B) (presentato in data 01/08/2019) S.1374 approvato dal Senato della Repubblica C.2019 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 06/08/2019 la 3ª Commissione permanente Aff. esteri ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: Sen. Airola Alberto ed altri "Ratifica ed esecuzione dello Scambio di lettere tra Repubblica italiana e ICCROM aggiuntivo all'Accordo di Parigi del 27 aprile 1957 e allo Scambio di note del 7 gennaio 1963 sull'istituzione e lo status giuridico del Centro internazionale di studi per la conservazione ed il restauro dei beni culturali, fatto a Roma il 17 marzo 2017" (964) (presentato in data 27/11/2018). In data 06/08/2019 la 7ª Commissione permanente Pubbl. istruzione ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge:"Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione" (1372) (presentato in data 28/06/2019) C.1603 conclusione anomala per stralcio (stralcio di C.1603-bis, C.1603-ter) C.1603-bis approvato dalla Camera dei deputati . Governo, trasmissione di atti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 25 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, in ordine allo schema di decreto ministeriale di aggiornamento del decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015, recante approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell'articolo 16 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139. La predetta documentazione è deferita alla 1 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 306). Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 30 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, un parere in merito ai disegni di legge A.S. n. 1110 e A.C. n. 712 concernenti le partecipazioni in società operanti nel settore lattiero-caseario. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 305). Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento Con lettera in data 19 luglio 2019, è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13- bis , della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta dal Garante del contribuente per il Veneto, riferita al primo semestre 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente (Atto n. 307). Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di atti. Deferimento La Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 30 luglio 2019, ha inviato una segnalazione concernente il "Sistema di tutela di minori privi di un ambiente familiare". La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente (Atto n. 304). Commissario per l'individuazione, progettazione e tempestiva esecuzione delle opere connesse all'adeguamento della viabilità statale nella provincia di Belluno per l'evento sportivo Cortina 2021, trasmissione di atti Il Commissario per l'individuazione, progettazione e tempestiva esecuzione delle opere connesse all'adeguamento della viabilità statale nella provincia di Belluno per l'evento sportivo Cortina 2021, con lettera in data 26 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 61, comma 22, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, la prima relazione sullo stato di attuazione del piano degli interventi di adeguamento della viabilità statale in provincia di Belluno per l'evento sportivo "Cortina 2021". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a , alla 7 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . CCXLIII- bis , n. 1). Mozioni, apposizione di nuove firme La senatrice Pavanelli ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00152 del senatore Patuanelli ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Giarrusso, La Mura e Presutto hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01116 della senatrice Moronese ed altri. I senatori Pesco, Lomuti, Botto, Dell'Olio e Di Nicola hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02073 del senatore Lannutti ed altri. I senatori Ciriani, Urso, Garnero Santanché, Bertacco, La Pietra, Maffoni, Petrenga, Rauti, Balboni e Calandrini hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02083 del senatore La Russa. Mozioni, nuovo testo La mozione 1-00153, del senatore Marcucci ed altri, pubblicata il 30 luglio 2019, deve intendersi riformulata come segue: MARCUCCI, MARGIOTTA, MALPEZZI, STEFANO, MIRABELLI, COLLINA, FERRARI, PITTELLA, FEDELI, PINOTTI, VERDUCCI, D'ARIENZO, MANCA, RICHETTI, BITI, GINETTI, COMINCINI, VALENTE, CUCCA, ALFIERI, LAUS, ASTORRE, PARRINI, BELLANOVA, FARAONE, MISIANI, NANNICINI, D'ALFONSO, FERRAZZI, ROSSOMANDO, TARICCO, BOLDRINI, GRIMANI, GARAVINI, PARENTE, MESSINA ASSUNTELA, BINI, SBROLLINI, ROJC, NENCINI, RAMPI - Il Senato, impegna il Governo ad adottare tutte le iniziative necessarie per consentire la rapida realizzazione della nuova linea ferroviaria TAV Torino-Lione. (1-00153) (Testo 2) La mozione 1-00157, del senatore Ciriani ed altri, pubblicata il 31 luglio 2019, deve intendersi riformulata come segue: CIRIANI, BALBONI, BERTACCO, CALANDRINI, DE BERTOLDI, FAZZOLARI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, LA RUSSA, MAFFONI, NASTRI, PETRENGA, RAUTI, RUSPANDINI, TOTARO, URSO, ZAFFINI - Il Senato, premesso che: negli scorsi giorni, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha comunicato a mezzo stampa (e successivamente confermato nel corso del " question time" svoltosi il 24 luglio 2019 alla Camera dei deputati), la posizione del Governo italiano riguardo alla realizzazione del nuovo asse ferroviario ad alta velocità (Tav) tra Italia e Francia, e, più nello specifico, tra Torino e Lione; il Presidente del Consiglio, in particolare, ha confermato l'intenzione del Governo di dare prosecuzione alla realizzazione dell'opera, alla luce di ulteriori elementi oggettivi sopravvenuti in seguito alle recenti interlocuzioni con i partner francesi e con le istituzioni europee; interlocuzioni che, come riferito dal Presidente del Consiglio dei ministri, avrebbero determinato un significativo mutamento di scenario, con l'emersione di nuovi e ulteriori elementi di vantaggio connessi alla realizzazione e completamento dell'opera, con particolare riferimento alla disponibilità di incrementare sensibilmente la quota di cofinanziamento della tratta transfrontaliera (dal 40 per cento al 55 per cento) e alla possibilità per il nostro Paese di beneficiare anche di un ulteriore contributo pari al 50 per cento; le reti di trasporto transeuropee (in acronimo Ten-T, dall'inglese transeuropean networks-transport ) sono un insieme di infrastrutture di trasporto integrate, previste per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e rafforzare la crescita, l'occupazione e la competitività dell'Unione europea; la revisione della mappa Ten-T avviata nel 2009 ha condotto ad un nuovo quadro legislativo, entrato in vigore dal 1° gennaio 2014, che definisce lo sviluppo della politica dei trasporti fino al 2030-2050, costituito dagli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti di cui al regolamento (UE) n. 1315/2013 e il Connecting Europe facility (CEF) di cui al regolamento (UE) n. 1316/2013; i nuovi orientamenti dell'Unione europea per lo sviluppo della rete Ten-T prevedono la creazione di una rete articolata in due livelli: una rete globale (da realizzare entro il 2050), che mira a garantire la piena copertura del territorio dell'Unione e l'accessibilità a tutte le regioni, e una rete centrale a livello europeo (da realizzare entro il 2030) basata su un "approccio per corridoi", che dovranno includere almeno tre modalità differenti di trasporto, attraversare almeno tre Stati membri e prevedere l'accesso ai porti marittimi; la rete centrale è articolata in 9 corridoi principali, 4 dei quali interessano l'Italia: il corridoio mediterraneo che attraversa il Nord Italia da ovest ad est, congiungendo Torino, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Bologna e Ravenna; il corridoio Reno-Alpi che passa per i valichi di Domodossola e Chiasso e giunge al porto di Genova; il corridoio Baltico-Adriatico, che collega l'Austria e la Slovenia ai porti del nord Adriatico di Trieste, Venezia e Ravenna, passando per Udine, Padova e Bologna; il corridoio scandinavo-mediterraneo, che parte dal valico del Brennero e collega Trento, Verona, Bologna, Firenze, Livorno e Roma, con i principali centri urbani del Sud come Napoli, Bari, Catanzaro, Messina e Palermo; tali corridoi comprendono: 9 nodi urbani (Roma, Bologna, Cagliari, Genova, Milano, Napoli, Torino, Venezia e Palermo); 11 aeroporti della rete centrale (Milano Linate, Milano Malpensa, Roma Fiumicino, Bergamo Orio al Serio, Bologna Borgo Panigale, Cagliari Elmas, Genova Sestri, Napoli Capodichino, Palermo Punta Raisi, Torino Caselle e Venezia Tessera); 14 porti marittimi della rete centrale (Ancona, Augusta, Bari, Cagliari, Genova, Gioia Tauro, La Spezia, Livorno, Napoli, Palermo, Ravenna, Taranto, Trieste e Venezia); 5 porti fluviali (Cremona, Mantova, Ravenna, Trieste e Venezia) e 15 interporti: Jesi (Ancona), Marcianise (Caserta), Nola (Napoli), Bologna, Cervignano (Udine), Pomezia nodo di Roma, Vado (Genova), Milano smistamento, Novara, Orbassano (Torino), Bari, Prato, Guasticce (Livorno), Padova, Verona; il completamento delle infrastrutture di collegamento risulta essenziale per ridurre il deficit infrastrutturale italiano, sostenere la competitività delle imprese italiane e favorire una maggiore integrazione tra Nord e Sud del Paese, nonché per garantire l'integrazione dell'Italia nello sviluppo europeo; oggi la priorità a livello europeo è quella di garantire la continuità dei corridoi, realizzando i collegamenti mancanti, assicurando connessioni tra le differenti modalità di trasporto ed eliminando i "colli di bottiglia" esistenti; il nuovo asse ferroviario ad alta velocità (Tav) tra Italia e Francia, e, più nello specifico, tra Torino e Lione, rientra nel corridoio mediterraneo; i principali obiettivi dei promotori della Tav sono sia di tipo economico, per rendere più competitivo il treno per il trasporto di persone e merci, sia di carattere ambientale, per ridurre il numero di tir sulle strade, sia di carattere sociale, per connettere meglio tra loro e valorizzare aree diverse; secondo un documento della Presidenza del Consiglio dei ministri del 2012, tra i principali vantaggi della Torino-Lione ci sarebbero "il dimezzamento dei tempi di percorrenza dei passeggeri, l'incremento della capacità nel trasporto merci e la riduzione del numero di camion - circa 600.000 in meno - su strada nel delicato ambiente alpino"; nel complesso, degli oltre 42 milioni di tonnellate di merci passate tra Francia e Italia nel 2016, appena il 7,7 per cento (circa 3,3 milioni di tonnellate) è stato trasportato sui treni, e, dove è in progetto la costruzione del tunnel di base, sotto il Moncenisio, circa 10,5 milioni di tonnellate di merci sono circolate su strada (il 78,3 per cento), mentre poco meno di 3 milioni di tonnellate invece hanno attraversato il confine sui binari a bordo dei treni (il 21,7 per cento); i dati più recenti dicono che ogni anno, tra Italia e Francia, passano circa 3 milioni di mezzi pesanti e, se le previsioni dell'Osservatorio sull'impatto della nuova linea fossero rispettate, dopo 8 anni dalla sua apertura, si assisterebbe a un trasferimento di 20 milioni di tonnellate da strada a rotaia e di 38 milioni dopo 30 anni; in quella data, se il flusso di merci tra Italia e Francia rimanesse stabile ai valori di oggi, vale a dire intorno ai 40 milioni di tonnellate, potrebbe essere assorbito al 95 per cento dalla ferrovia, determinando una riduzione di circa 3 milioni di camion che attraversano il confine; per la realizzazione della nuova linea Torino-Lione, il 30 gennaio 2012 l'Italia ha sottoscritto un accordo con la Francia, sottoposto a ratifica parlamentare da entrambi gli Stati (l'Italia con la legge 23 aprile 2014, n. 71); il 24 febbraio 2015 Francia e Italia hanno sottoscritto un ulteriore accordo per l'avvio dei lavori definitivi della sezione transfrontaliera della nuova linea, ratificato con la legge 5 gennaio 2017, n. 1; il progetto definitivo italiano è stato approvato con la delibera del Cipe del 20 febbraio 2015, n. 19; il successivo 2 giugno 2015, anche la Francia ha approvato il proprio progetto; alla Regione Piemonte, la società "Tunnel euralpin Lyon-Turin" (Telt, promotrice della sezione transfrontaliera) ed il commissario di Governo hanno proposto nel maggio 2017 un protocollo d'intesa per la gestione delle misure compensative connesse all'opera in favore della val di Susa; lo Stato ha dovuto far fronte alla recrudescenza delle manifestazioni da parte di gruppi e movimenti "No Tav", via via sempre più connotatisi come espressioni dell'antagonismo di sinistra, con una crescente militarizzazione del cantiere della Maddalena di Chiomonte (Torino) ed ingente dispendio di risorse pubbliche per la sicurezza, che, tuttavia, non ha potuto impedire, negli anni, il ripetersi di episodi violenti ai danni delle forze dell'ordine e degli operai al lavoro nel cantiere; l'Unione europea ha deciso di cofinanziare tale opera nell'ambito del programma CEF, lo strumento finanziario dell'Unione europea diretto a migliorare le reti europee nei settori dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni, con un finanziamento, fino all'anno 2019, pari al 40 per cento dell'ammontare delle opere; il costo del tunnel transfrontaliero originariamente previsto, i cui lavori sarebbero dovuti entrare a pieno regime a inizio 2019, è di 8,6 miliardi di euro (costo certificato da un ente terzo), di cui il 40 per cento, come detto, a carico dell'Unione europea, il 35 per cento a carico dell'Italia (circa 3 miliardi di euro), il 25 per cento della Francia; il costo totale della Torino-Lione a carico dell'Italia, quantificato dalla delibera del Cipe 28 febbraio 2018, è di circa 6 miliardi di euro, di cui circa 3 già disponibili: percentuali che, come sopra specificato e come recentemente riferito dal Presidente del Consiglio dei ministri, dovrebbero essere riviste in senso maggiormente favorevole al nostro Paese nei termini riportati; talune fonti stimano in 3,4 miliardi di euro il costo per lo Stato italiano del blocco definitivo della Tav, considerando gli oneri per la rescissione dei contratti, gli appalti già avviati, il ripristino degli scavi e le penali; la mancata realizzazione imporrebbe, infatti, la messa in sicurezza degli oltre 26 chilometri già scavati e l'adeguamento del tracciato del Fréjus; il "no" alla Tav obbligherebbe a gestire circa 3 milioni e mezzo di tir che attraversano la pianura Padana, con 44,1 milioni di tonnellate di merci che continuerebbero a essere trasportate verso la Francia su gomma; un blocco unilaterale dei lavori sulla Torino-Lione non esclude la possibilità di una messa in mora dell'Italia, che potrebbe vedersi privata per un periodo di 5 anni dei finanziamenti europei sulle altre opere transfrontaliere non ancora in fase avanzata; l'interruzione dei lavori sulla Torino-Lione avrebbe, quindi, una ricaduta negativa sulla realizzazione di tutte le infrastrutture di cui l'Italia ha bisogno, impedendo lo sviluppo del territorio e peggiorando una situazione già critica che vede la nostra nazione arretrata rispetto ad altri Stati europei dove gli investimenti sono superiori; l'Italia sarebbe tagliata fuori dalle vie dello sviluppo europee, a vantaggio di vie di collegamento a nord delle Alpi, e, analogamente, i porti di Trieste e Genova sarebbero a rischio di veder deperire i loro traffici, perdendo l'occasione di un collegamento vitale con i mercati dell'Europa centro-settentrionale; il coordinatore della commissione ministeriale per l'analisi del rapporto tra costi e benefici, professor Marco Ponti, ha consegnato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la relazione della commissione, evidenziando a stretto giro come il lavoro svolto debba considerarsi parziale ed incompleto; il Ministro ha dichiarato che l'analisi consegnata dal professor Ponti deve intendersi come una bozza che necessita di ulteriori approfondimenti; il commissario di Governo per la Tav Torino-Lione, architetto Paolo Foietta, in audizione presso la IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei deputati il 16 gennaio 2019, ha dichiarato di aver interloquito con il professor Ponti soltanto in occasione di dibattiti pubblici, ma mai in audizione presso la commissione per l'analisi del rapporto tra costi e benefici; nella citata dall'audizione dell'architetto Foietta sono emersi ulteriori elementi tecnici a supporto della necessità di concludere l'opera nei tempi previsti, sbloccando definitivamente i cantieri e dando attuazione agli investimenti programmati e concordati; intorno al destino dell'opera è nato un vasto movimento di opinione, composto dalle categorie economiche maggiormente rappresentative a livello piemontese e nazionale, nonché da numerosi amministratori locali, che hanno manifestato a più riprese il massimo sostegno alla realizzazione dell'opera; la Tav rientra in un accordo internazionale tra Italia e Francia, ratificato dai rispettivi Parlamenti nazionali, e una rinuncia all'opera o una sua modifica sostanziale devono essere sottoposte a nuova approvazione parlamentare, impegna il Governo: 1) a garantire un'effettiva e decisa attuazione dell'indirizzo politico recentemente espresso ed adottare tutte le iniziative necessarie a favorire una realizzazione dell'infrastruttura senza ulteriore indugio o ritardo; 2) ad adottare ogni iniziativa necessaria a scongiurare che l'Italia incorra in inevitabili effetti penalizzanti e dannosi, che deriverebbero sia dall'emergere di profili di responsabilità contrattuale per inadempimento o ulteriori ritardi esecutivi rispetto agli impegni assunti, sia dalla mancata realizzazione di un'opera infrastrutturale strategica per lo sviluppo economico nazionale. (1-00157) (Testo 2) Mozioni Atto n. 1-00163 TAVERNA LUCIDI ANGRISANI PIRRO BOTTICI MONTEVECCHI GAUDIANO GUIDOLIN LUPO CRUCIOLI CASTELLONE ROMAGNOLI DELL'OLIO AUDDINO DI GIROLAMO MORONESE EVANGELISTA GALLICCHIO MARINELLO ROMANO DESSI' FEDE PIARULLI MOLLAME ORTIS LA MURA NOCERINO TRENTACOSTE URRARO QUARTO LEONE ACCOTO VACCARO VONO LANZI BOTTO DONNO RICCARDI D'ANGELO ANASTASI VANIN MANTOVANI PUGLIA LANNUTTI CAMPAGNA GARRUTI GRANATO PRESUTTO DI PIAZZA CASTALDI FERRARA DE PETRIS BINETTI PELLEGRINI Marco PINOTTI RICCIARDI FLORIDIA MAIORINO TURCO COLTORTI RUSSO DI NICOLA DRAGO ABATE CORBETTA MININNO DI MARZIO - Il Senato, premesso che: il soffocamento da corpo estraneo costituisce un problema di salute pubblica non più differibile: ad esso è invero ascrivibile la principale causa di decesso nei bambini fino a 14 anni di età; in particolare, un recente studio italiano, basato sulle rilevazioni delle dimissioni ospedaliere, ha individuato, nel periodo compreso tra il 2001 e il 2013, oltre 7.000 ospedalizzazioni dovute ad ostruzioni delle vie aeree da soffocamento, evidenziando altresì come l'incidenza maggiore si riscontri nel primo anno di vita del bambino (sono infatti ben 3.744 i casi registrati dallo studio riferibili a neonati di età compresa tra 0 e 12 mesi); diminuendo nella classe di età compresa tra uno e 3 anni, per calare ulteriormente, sebbene la prevalenza rimanga sensibile, nei bambini più grandi compresi nella fascia di età tra 4 e 14 anni; l'inalazione di corpi estranei, a fortiori , e? causa ogni anno di circa il 27 per cento di tutte le morti accidentali dei bambini al di sotto dei 4 anni di età, con incidenza maggiore (oltre il 70 per cento) nella fascia compresa tra 12 e 36 mesi; recentemente, il Ministero della salute, analizzando l'esperienza internazionale relativamente alle iniziative di prevenzione del soffocamento da cibo, ha pubblicato un documento di indirizzo finalizzato a proporre linee guida per la preparazione degli alimenti pericolosi e di regole comportamentali da osservare durante la consumazione del pasto al fine di minimizzare il rischio di soffocamento; considerato che: un ulteriore studio condotto nel 2010 dall'"American academy of pediatrics" ha evidenziato come gli oggetti più frequentemente responsabili del soffocamento dei bambini sono costituiti da giocattoli, monete, palloncini e, da ultimo, alimenti; è ampiamente riconosciuta la propensione dei bambini più piccoli a portare oggetti alla bocca e ciò in quanto il contatto orale rappresenta il metodo con cui essi esplorano e conoscono l'ambiente circostante, stante inoltre l'incapacità, soprattutto per i bambini più piccoli, di distinguere tra oggetti edibili o meno; la predisposizione dei bambini al pericolo di inalazione di corpi estranei risiede nell'incompleta maturità dei meccanismi riflessi di coordinazione delle differenti funzioni delle vie aeree: ed invero tale rischio e? ulteriormente incrementato da alcune caratteristiche anatomiche della laringe proprie dell'età pediatrica, nonché da una morfologia avente fisionomia ad imbuto piuttosto che cilindrica, come si presenta per gli adulti; l'incompleta dentizione, ancora, non consente l'ottimale masticazione di cibi duri come, ad esempio, frutta secca e caramelle, ed è, inoltre, accompagnata da una ridotta capacità di coordinazione delle funzioni di masticazione e deglutizione, nonché da una competenza masticatoria inferiore tale che i cibi necessitano di essere adeguatamente triturati o sminuzzati; infine, il contatto orale avviene spesso simultaneamente ad altre attività, quali il gioco, il movimento o il parlare ed il ridere, con notevole aumento del rischio d'inalazione accidentale; tenuto conto che: i sintomi di ostruzione delle vie aeree compaiono all'improvviso e consistono in difficoltà respiratoria, senso di soffocamento, tosse "abbaiante". In molti casi violenti colpi di tosse riescono a determinare l'immediata espulsione del materiale inalato, tuttavia qualora la sintomatologia non dovesse risolversi in brevissimo tempo, si rende necessario intervenire con idonee manovre per la disostruzione delle vie aeree, alle quali deve comunque seguire il più rapido trasporto del bambino in ambiente ospedaliero; è opportuno sottolineare che, a seguito di un arresto respiratorio, occorrono circa 4 minuti affinché si arrivi alla morte cerebrale da anossia cellulare: un lasso di tempo ristrettissimo, in grado di fare la differenza tra la vita e la morte o l'invalidità grave, certamente insufficiente a garantire la tempestiva presenza di un medico. Ne deriva che le manovre di base tese ad ottenere la disostruzione delle vie aeree devono essere patrimonio del maggior numero di persone, ed in particolare di coloro che sono preposti all'assistenza dei bambini; in merito, da un'indagine condotta sul registro "Susy Safe" è emerso che la maggioranza degli eventi si è verificata in presenza di un adulto; si rende pertanto necessaria una politica di prevenzione circa le modalità attraverso cui affrontare l'ostruzione delle vie aeree attraverso programmi di informazione e formazione dei genitori in merito alle corrette modalità di taglio e somministrazione degli alimenti, nonché circa le manovre di primo soccorso e disostruzione pediatrica, come anche relativamente alla rianimazione cardio polmonare; considerato, altresì, che: alla luce di quanto esposto, con particolare riguardo all'incidenza del fenomeno dell'ostruzione delle vie aree in una fascia di età compresa nei primi anni di vita del bambino, si rappresenta che tale lasso di tempo si caratterizza per la necessaria presenza delle figure genitoriali e, segnatamente, della madre; risulta pertanto di fondamentale importanza l'insegnamento ai genitori dell'educazione sanitaria e delle tecniche di primo soccorso, ed è più che auspicabile che tale percorso di formazione inizi contestualmente ai corsi di accompagnamento alla nascita, impegna il Governo: 1) ad attivare presso i percorsi di accompagnamento alla nascita specifiche sessioni volte alla formazione in materia di primo soccorso per la disostruzione delle vie aeree la cui partecipazione resti comunque facoltativa per le partorienti e per i conviventi dalle stesse indicati; 2) a promuovere una puntuale conoscenza delle modalità di assistenza e delle pratiche sociosanitarie raccomandate, con particolare riferimento ai corsi di accompagnamento alla nascita anche ai fini dell'apprendimento della manovra disostruttiva; 3) a promuovere una diffusa campagna di sensibilizzazione del fenomeno, volta ad estendere la consapevolezza dell'importanza della manovra disostruttiva, sicché essa possa essere padroneggiata dal più ampio numero di persone possibile. Interrogazioni Atto n. 3-01118 COLLINA Al Ministro della salute Premesso che: con la nota del Ministero della salute prot. n. 6570-P del 2 luglio 2019, avente ad oggetto lo "Schema di accordo, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano", è stato trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni il documento concernente le "Linee di indirizzo per la individuazione di percorsi appropriati nella rete di riabilitazione"; differenti società scientifiche (fra le altre SIN e SIRN) ed associazioni di pazienti (tra le quali AISM ed ALICe) si sono espresse chiaramente sulla necessità di modificare la definizione, presente nel documento, di grave cerebrolesione codice 75 e l'articolato conseguente, laddove il ricovero in strutture di neuroriabilitazione codice 75 è destinato esclusivamente alla presa in carico di pazienti affetti da esiti di grave cerebrolesione acquisita di origine traumatica o di altra natura caratterizzata nell'evoluzione clinica da un periodo di coma protratto per almeno 24 ore; a parere della principale società scientifica di neurologia, la SIN, tale definizione non è adeguata perché priva di evidenza scientifica; considerato che: la complessità di un quadro neurologico e la conseguente necessità assistenziale e riabilitativa non possono essere solo legate alla presenza o meno di un periodo di coma protratto per almeno 24 ore: esistono gravissime situazioni neurologiche che non sono passate affatto attraverso un periodo di coma. Questa valutazione può riguardare anche stadi avanzati di malattie neurologiche quali la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica, l'evoluzione della malattia di Parkinson,o una tetraplegia acuta da sindrome da Guillain-Barrè, le quali costituiscono condizioni di grave o gravissima situazione clinico-funzionale; con l'attuale definizione di grave cerebrolesione, le predette tipologie di malati non potranno più essere ricoverate in strutture codice 75, ma solo in strutture codice 56 con minori requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi; le strutture di neuroriabilitazione codice 75 garantiscono oggi un approccio multidisciplinare (medico, psicologo, fisioterapista, logopedista, terapista occupazionale, infermiere, operatore sociosanitario, assistente sociale, nutrizionista ed altre) in grado di fornire giornalmente oltre 42 ore settimanali di assistenza riabilitativa, mentre le strutture codice 56 che dovranno prendere in carico detti pazienti complessi garantiranno solo 18 ore settimanali di assistenza riabilitativa multiprofessionale, corrispondenti a meno di 3 ore giornaliere di tutta l' équipe riabilitativa; tale scelta di programmazione sanitaria comporterebbe una notevole penalizzazione per i pazienti con grave o gravissima situazione clinico-funzionale per il recupero dell'autonomia a seguito di patologie del sistema nervoso; tenuto conto che: risulta che il provvedimento conterrebbe delle previsioni in netto contrasto con alcune sentenze del Tar del Lazio (n. 8937/11, n. 207/14 e n. 5261/2015) e con una del Consiglio di Stato sez. III (n. 4028/2017), nonché con i principi espressi dalla recente sentenza del Consiglio di Stato n. 1425/2019, che ha confermato l'annullamento del decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70, nella parte in cui individuava in modo estremamente riduttivo lo standard del fabbisogno di posti letto di alta specialità neuroriabilitativa codice 75; in quest'ultima sentenza il Consiglio di Stato ha ribadito come un'inappropriata riduzione di neuroriabilitazione, oltre a non potersi spingere fino alla compressione del diritto alla salute, si traduce in "costo sociale" e, dunque, economico per la collettività, visto l'impatto che pazienti non adeguatamente riabilitati hanno sulle famiglie e sul Servizio sanitario nazionale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda richiedere un parere al Consiglio superiore di sanità, che non si è ancora espresso su un tema come la programmazione sanitaria della neuroriabilitazione che ha drammatiche ricadute in termini sociosanitari sui pazienti e le loro famiglie; se non ritenga che la nuova programmazione sanitaria delle strutture di neuroriabilitazione codice 75 possa ledere il diritto alla salute dei pazienti che rischiano di non essere adeguatamente riabilitati. Atto n. 3-01119 DRAGO TRENTACOSTE CORRADO NOCERINO LEONE GIANNUZZI PIRRO LANNUTTI ANASTASI ANGRISANI ROMANO GRANATO GRASSI PRESUTTO FEDE ACCOTO PELLEGRINI Marco GAUDIANO MARINELLO CORBETTA BOTTO DI MICCO CASTELLONE FENU ABATE DI NICOLA URRARO LANZI CAMPAGNA Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dell'interno Premesso che: la cronaca degli ultimi giorni ha dato ampio risalto, in chiave purtroppo negativa, al tema della gestione dei rifiuti in alcune fra le maggiori città del nostro Paese; fra quelle duramente colpite dall'inefficienza del servizio raccolta e smaltimento dei rifiuti c'è Catania, la cui cittadinanza, da molti mesi ormai, lamenta le evidenti carenze nel servizio di spazzamento delle strade, il preoccupante aumento della quantità di rifiuti accatastati e non smaltiti, il pericolosissimo fenomeno dei roghi di rifiuti e la mancata osservanza, da parte dell'impresa appaltatrice del servizio, degli impegni derivanti dal contratto sottoscritto con il Comune; le lamentele della cittadinanza sono state raccolte da alcuni consiglieri comunali che, nelle opportune sedi istituzionali, hanno rivolto ai competenti rappresentanti della Giunta comunale un fermo invito ad intervenire con l'obiettivo di ripristinare il regolare svolgimento del servizio di raccolta e smaltimento, a presidio non solo del decoro della città ma anche, e soprattutto, per la tutela della salute pubblica; la Giunta del Comune di Catania è stata, inoltre, esortata a fornire alcuni dati sulle modalità di svolgimento e sui risultati conseguiti dal servizio, informazioni indispensabili per valutare le eventuali inadempienze della ditta incaricata del servizio di raccolta e smaltimento e le responsabilità di un'amministrazione per lo meno inerte di fronte allo scempio a cui assistono quotidianamente i cittadini; la Giunta comunale a giudizio degli interroganti ha fornito risposte interlocutorie e dilatorie, del tutto prive degli elementi informativi richiesti, trincerandosi dietro una generica, asserita, impossibilità di accesso agli atti; l'iniziativa dei consiglieri comunali è stata raccolta da alcuni deputati regionali che hanno recentemente rivolto il proprio appello al presidente della Regione Siciliana, invitato, attraverso formale interpellanza, ad intervenire urgentemente attivando i poteri sostitutivi riconosciuti dalla legge anche attraverso la nomina di un commissario ad acta per la gestione della situazione di crisi ormai grave e conclamata; considerato che: l'articolo 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e l'articolo 9 della legge della Regione Siciliana 8 aprile 2010, n. 9, hanno fissato obiettivi di raccolta differenziata che i Comuni interessati sono chiamati a conseguire nei tempi previsti dalle disposizioni; con l'ordinanza del 7 giugno 2018, n. 04/Rif., il presidente della Regione ha invitato i Comuni siciliani ad avviare, entro il 30 giugno 2018, ogni azione utile per incrementare il livello di raccolta differenziata, anche attraverso il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti quali il loro conferimento, per il successivo trasferimento, fuori dal territorio siciliano, ad una delle quattro imprese selezionate a livello regionale; con l'ordinanza del 10 agosto 2018, n. 06/Rif., egli ha invitato i Comuni interessati a relazionare al Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti in ordine alle iniziative adottate, nonché a fornire precise indicazioni sui tempi di realizzazione delle attività, tutto ciò al fine di monitorare e valutare l'efficacia degli interventi disposti con l'obiettivo di perseguire i target di raccolta differenziata, come fissati dalla precedente ordinanza; considerato, inoltre, che: il Comune di Catania langue, in questo contesto, in una situazione di grave e cronico ritardo atteso che esso smaltisce in regime di differenziata poco più del 7 per cento dei propri rifiuti, un risultato ben al di sotto degli standard attuali, specie se si considera il fatto che l'utenza paga tariffe elevatissime; a parere degli interroganti nelle more dell'adozione, da parte del presidente della Regione, degli auspicati interventi, appare urgente programmare azioni tempestive che possano scongiurare il rischio che l'attuale situazione di mala gestio si possa tramutare in un'emergenza ambientale, igienico-sanitaria e di ordine pubblico, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione; se non ritengano opportuno disporre ogni atto ritenuto utile a garantire la tutela dell'ambiente, la salute e la sicurezza e l'ordine pubblico, non solo a Catania, ma con riferimento a tutte le comunità dove è conclamata la sussistenza di simili criticità. Atto n. 3-01120 BELLANOVA ALFIERI ASTORRE BITI BOLDRINI D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI IORI LAUS MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI PITTELLA RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO VALENTE VATTUONE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: ANPAL Servizi SpA è struttura in house dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL) di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, e componente della rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro; l'articolo 12 dello statuto di ANPAL Servizi SpA, nel rispetto di quanto stabilito dal decreto legislativo, prevede che il presidente dell'ANPAL assuma le funzioni di amministratore unico di ANPAL Servizi; ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera b) , del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (codice dei contratti pubblici), oltre l'80 per cento delle attività ANPAL Servizi devono essere effettuate nello svolgimento dei compiti ad essa affidati dall'amministrazione controllante o da altre persone giuridiche controllate dall'amministrazione controllante; oltre l'80 per cento del bilancio di ANPAL Servizi è costituito da affidamenti effettuati da ANPAL a valere sul programma operativo nazionale (cofinanziato con il fondo sociale europeo) "sistemi di politica attiva per l'occupazione" (PON SPAO); tali affidamenti dovrebbero essere effettuati in piena autonomia dalla struttura amministrativa di ANPAL, nel rispetto della normativa europea in materia di fondi strutturali; considerato che: con delibera n. 14 del 25 luglio 2019, il consiglio di amministrazione di ANPAL, presieduto dal professor Domenico Parisi, che attualmente riveste anche la posizione di amministratore unico di ANPAL Servizi, ha conferito "mandato al Direttore Generale, quale Autorità di Gestione, di raccordarsi con la struttura di ANPAL Servizi al fine di adottare, entro il 31 luglio 2019, i necessari provvedimenti amministrativi di approvazione della rimodulazione del Piano Operativo ANPAL Servizi 2017-2020"; tale delibera prefigura un'appropriazione di competenze attribuite dalla legge non al consiglio di amministrazione, che è organo di indirizzo politico-amministrativo, bensì della struttura amministrativa dell'Agenzia. Tale previsione impegna così l'agenzia ad effettuare affidamenti nei confronti della controllata, il cui amministratore unico è lo stesso Parisi, si chiede di sapere: quali atti il Ministro in indirizzo intenda adottare per porre fine ad un conflitto di interessi che rischia di pregiudicare l'interesse al buon andamento della pubblica amministrazione, di mettere a serio rischio la spesa effettuata con fondi strutturali e di mettere in crisi un'agenzia di rilevante importanza per il funzionamento del mercato del lavoro; se non ritenga che tale delibera sia stata adottata in contrasto alle attribuzioni riconosciute al consiglio d'amministrazione di ANPAL dalla normativa vigente e dallo statuto, e se non ritenga opportuno che lo stesso consiglio d'amministrazione provveda all'annullamento della delibera. Atto n. 3-01121 TARICCO LAUS MARINO ROSSOMANDO CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE IORI MAGORNO MALPEZZI MANCA MESSINA Assuntela MISIANI ROJC VALENTE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il completamento dell'autostrada A33 Asti-Cuneo risulta fondamentale per i due capoluoghi del basso Piemonte, per collegare un'area ad alta densità produttiva con l'intero territorio regionale e le principali direttrici di traffico nazionale; il 1° agosto 2019 la seduta del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ha preso atto del nuovo schema che permetterebbe, secondo il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il completamento degli ultimi 10 chilometri della Asti-Cuneo (A33) grazie a una revisione del rapporto concessorio e dei piani economico-finanziari relativi al medesimo tratto autostradale e al PEF della SATAP Torino - Milano (A4); in sostanza il CIPE ha semplicemente preso atto che il piano per la Asti-Cuneo esiste, lasciando intendere che l'esame vero e proprio avverrà in un secondo momento; il nuovo piano prevedrebbe, per i 10 chilometri della Asti-Cuneo mancanti, un investimento complessivo di circa 630 milioni di euro, 350 per i nuovi lavori, 280 per quelli fatti e non pagati; il gruppo Gavio per il completamento della A33 si finanzierà, secondo quanto riportato da "il Fatto Quotidiano" del 4 agosto, chiedendo i soldi alle banche, pagando il denaro circa il 4 per cento, mentre lo Stato, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, per il completamento dell'opera, consentirà ai Gavio di incassare tra 12 anni circa 1 miliardo e 200 milioni di euro per quello che in gergo tecnico viene conosciuto come il valore di subentro, che in pratica è una "buonuscita" che i Gavio potranno riscuotere per cedere la concessione della Asti-Cuneo e contemporaneamente quella della Torino-Milano (A4), che è una delle autostrade gestite dallo stesso gruppo; considerato che nella nuova versione del piano per il completamento della Asti-Cuneo i Gavio dovranno si rinunciare alla proroga della concessione sull'A4, che quindi scadrà nel 2026, ma allo stesso tempo è stato loro aumentato a 890 milioni il valore di subentro da riconoscere al gruppo alla scadenza della concessione. Un valore così elevato per cui è facile prevedere che i Gavio continueranno anche dopo il 2031 a essere loro i gestori della Asti-Cuneo, avendo nel frattempo la certezza di vedersi ripagato l'investimento, potendo percepire nel frattempo di un rendimento concordato del 7 per cento; considerato, inoltre, che: il lavoro portato avanti negli scorsi anni dal precedetene Governo ha portato alla decisione (UE) sullo "State Aid SA. 49335 (2017/N) e SA 49336 (2017/N) Italy Italian Motorways investment plan", del 27 aprile 2018 che prevede, fra le altre misure, di prorogare la concessione autostradale SIAS per la A4 Torino-Milano per consentire di finanziare gli investimenti necessari per il completamento dell'autostrada Asti-Cuneo (attraverso il cross financing ) sulla base del tracciato alternativo per un importo di circa 350 milioni di euro, mettendo così in essere tutti i presupposti per il completamento dell'autostrada; tenuto conto che il precedente piano elaborato dal ministro Toninelli la scorsa primavera non era stato apprezzato dalle istituzioni preposte alla sua valutazione e sia l'Art (Agenzia di regolazione dei trasporti) sia il Nars (Nucleo di valutazione per i servizi di pubblica utilità) lo avevano bocciato; rilevato che l'articolo 178 del "Codice degli appalti" (decreto legislativo n. 50 del 2016), al comma 7, prevede in tema di subentro che "Per le opere assentite che il concessionario ha già eseguito e non ancora ammortizzate alla scadenza della concessione, il concessionario uscente ha diritto ad un indennizzo di tali poste dell'investimento, da parte del subentrante, pari al costo effettivamente sostenuto, al netto degli ammortamenti, dei beni reversibili non ancora ammortizzati come risultante dal bilancio di esercizio alla data dell'anno in cui termina la concessione, e delle variazioni eseguite ai fini regolatori. L'importo del valore di subentro è a carico del concessionario subentrante", si chiede di sapere: quali siano i tempi per la presentazione del piano definitivo, l'effettivo costo per la realizzazione degli ultimi 10 chilometri della Asti-Cuneo e quali i tempi per il completamento della A33, considerato che nella seduta del CIPE del 1° agosto 2019 nessuno di questi quesiti è stato sciolto; quali siano i tempi entro i quali il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica esaminerà la revisione del rapporto concessorio e dei piani economico-finanziari relativi al tratto autostradale Asti-Cuneo (A 33) e al PEF della SATAP Torino - Milano (A4), considerato che nella seduta dello scorso 1° agosto ha preso semplicemente atto dell'esistenza del nuovo piano finanziario; se il Ministro in indirizzo non ritenga che il nuovo piano finanziario predisposto possa rendere il futuro bando di concessione della gestione della Asti-Cuneo e della Torino-Milano, nei fatti, difficilmente appetibile per soggetti diversi dall'attuale concessionaria, comportando così il possibile intervento della Commissione dell'Unione, europea che con l'avvio di un'istruttoria farebbe ulteriormente dilatare i tempi di realizzazione della A33. Atto n. 3-01123 MALPEZZI ROJC MARCUCCI D'ALFONSO NANNICINI GARAVINI MANCA D'ARIENZO BOLDRINI FARAONE BELLANOVA MAGORNO VATTUONE FERRAZZI FEDELI ALFIERI ROSSOMANDO MISIANI PARENTE BITI PITTELLA SUDANO PARRINI IORI PINOTTI GINETTI MARGIOTTA VALENTE COMINCINI MESSINA Assuntela STEFANO LAUS SBROLLINI GIACOBBE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il sindaco di Monfalcone (Gorizia), dopo aver fissato il tetto del 45 per cento di stranieri per classe nella scuola dell'infanzia e dopo aver bandito dalla biblioteca comunale i quotidiani "il manifesto" e "Avvenire", avrebbe dichiarato di voler combattere l'egemonia di sinistra nella scuola secondaria superiore; in particolare, avrebbe dichiarato che gli insegnanti di sinistra "con le loro ideologie, avvelenano i giovani, osteggiando apertamente le scelte democratiche che gli italiani stanno manifestando verso gli amministratori della Lega" e avrebbe affermato di aver raccolto, nei due anni del suo mandato, una decina di presunte segnalazioni di "preoccupazione e disagio" da parte di genitori, studenti e docenti; considerato che il sindaco avrebbe annunciato che dal prossimo settembre intenderebbe lanciare un monitoraggio nelle scuole, affidando il compito al Garante per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, attraverso un apposito "punto di ascolto riservato", la valutazione di ogni singolo caso e la scelta se segnalarlo a sua volta a chi di competenza, direttore scolastico o ministero; tenuto conto che: la libertà di insegnamento è garantita dall'art. 33 della Costituzione che, al primo comma, recita: "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento" e che afferma, all'articolo 34, che "La scuola è aperta a tutti"; i principi costituzionali trovano del resto una chiara attuazione nella disciplina legislativa vigente. Così, ad esempio il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che all'art. 1 stabilisce che "Ai docenti è garantita la libertà di insegnamento intesa come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente"; l'esercizio di questa libertà è diretta a promuovere la piena formazione della personalità degli alunni, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali; è garantita l'autonomia professionale nello svolgimento dell'attività didattica, scientifica e di ricerca; la libertà di insegnamento dei docenti trova una puntuale espressione nell'affermazione del principio in forza del quale le istituzioni scolastiche sono autonomie funzionali; non a caso il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, all'art. 1, ha precisato che l'autonomia delle istituzioni scolastiche è una garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale; l'art. 4 stabilisce che le istituzioni scolastiche approvano percorsi formativi e regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline "nel rispetto della libertà di insegnamento"; l'autonomia delle istituzioni scolastiche perciò coopera per garantire la libertà di insegnamento, non la limita, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale iniziativa sia in palese contrasto con la legislazione vigente; come intenda intervenire, per quanto di sua competenza, per impedire che sia lesa la libertà e la dignità degli insegnanti e dell'insegnamento e per garantire il corpo docente da iniziative intimidatorie, come quella annunciata dal sindaco di Monfalcone. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01122 VITALI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta all'interrogante: la città di Bari, specificamente presso i quartieri Palese, San Paolo, zona industriale e Modugno, è pervasa da un cattivo odore che supera la soglia della tollerabilità; la cittadinanza è stanca di una situazione che non consente la regolare e normale vivibilità; i circa 150.000 abitanti, le cui abitazioni insistono presso le suddette aree, sono costretti a barricarsi in casa bloccando finestre e balconi; per molte di queste famiglie la soluzione consiste nel tenere costantemente attivi gli impianti di condizionamento dell'aria, con relativo spreco di energia elettrica e il conseguente inquinamento ambientale che ne consegue; l'area in questione vede, oltretutto, la presenza di molti anziani residenti, il che aggrava ulteriormente la situazione perché, ovviamente, non tutte le abitazioni sono provviste di impianti di climatizzazione; con le temperature estive, per gli abitanti la situazione è, dunque, tanto più grave, anche per i rischi sanitari connessi all'impossibilità di arieggiare e quindi rinfrescare opportunamente le proprie abitazioni; numerose strutture ricettive hanno subito disdette, proprio in virtù della fuga dal capoluogo pugliese che molti avventori sono stati costretti a effettuare alla luce del persistente e intollerabile cattivo odore che permea l'aria, con tutti i relativi danni economici e le ripercussioni sul settore del turismo, tra i fiori all'occhiello della Regione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti esposti, come li valuti e quali iniziative urgenti intenda mettere in atto al fine superare le gravi criticità esposte alle premesse. Atto n. 3-01124 COMINCINI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 5 giugno 2019 l'associazione ambientalista "Greenpeace" denunciava e documentava, grazie ad una spedizione organizzata in collaborazione con il Cnr-Ias di Genova e l'Università Politecnica delle Marche nella zona di mare compresa tra l'Elba, la Corsica e Capraia, l'esistenza di una vera e propria "isola di plastica italiana " simile a quella presente nell'Oceano Pacifico, le cui impressionanti immagini hanno fatto il giro del mondo; ingenti quantitativi di plastica sono stati ritrovati, nel Mediterraneo, anche in aree che, sulla carta, risultano protette, come il Santuario Pelagus, zona marina di 87.500 chilometri quadrati, che nasce da un accordo tra l'Italia, il Principato di Monaco e la Francia per la protezione dei mammiferi marini che lo frequentano; la delegazione che ha partecipato alla spedizione ha avuto modo di constatare che nel tratto di mare tra l'Elba, la Corsica e Capraia, per una convergenza di correnti, si crea un hotspot di plastica, che si estende in uno spazio di alto valore naturalistico anche per la presenza di numerose specie di cetacei; la delegazione, grazie ai propri ricercatori, ha altresì potuto effettuare campionamenti a bordo, i cui risultati saranno noti nei prossimi mesi, per verificare la eventuale presenza di microplastiche nell'area, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le sue valutazioni in merito; se il Governo italiano, a prescindere dagli impegni assunti in sede europea ed internazionale per il contrasto all'utilizzo dei materiali di plastica, intenda impegnare risorse concrete e importanti per ripulire il mare e le spiagge invase dalla plastica. Atto n. 3-01125 TRENTACOSTE ABATE AGOSTINELLI FATTORI MOLLAME NATURALE PUGLIA ANASTASI CAMPAGNA CATALFO D'ANGELO DI PIAZZA DRAGO FLORIDIA GIARRUSSO LEONE LOREFICE MARINELLO PISANI Giuseppe RUSSO DI MARZIO MAUTONE SILERI TAVERNA ACCOTO ANGRISANI AUDDINO BOTTO COLTORTI CORRADO CROATTI DELL'OLIO DI MICCO DONNO FEDE FERRARA GALLICCHIO GAUDIANO GIANNUZZI LANNUTTI MARILOTTI MATRISCIANO MININNO NOCERINO NUGNES ORTOLANI PAVANELLI PELLEGRINI Marco PESCO PIRRO PRESUTTO RICCARDI RICCIARDI TURCO VANIN Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: la sera di martedì 30 luglio 2019 è approdata presso la banchina commerciale del porto di Pozzallo (Ragusa) una nave proveniente dal Canada, denominata "Ocean Castle", battente bandiera maltese, con a bordo oltre 19.000 tonnellate di grano duro, di provenienza canadese, e destinato a 7 mulini siciliani; subito dopo l'attracco, le autorità sanitarie marittime hanno effettuato le operazioni di ispezione e campionamento del grano per verificare eventuali tossicità e valutare le condizioni di trasporto; considerato che: il livello di tossicità del grano d'importazione che proviene dal Canada ha livelli molto diversi rispetto agli standard italiani, in quanto in Canada l'uso del glifosato è sottoposto a regole meno stringenti rispetto all'Unione europea; gli importatori utilizzano tale prodotto per miscelarlo ai cereali locali, abbassando così il livello di tossicità, ma mettendo comunque a serio rischio la salute dei cittadini; il grano importato dal Canada deprezza il prodotto locale, avente caratteristiche organolettiche e di salubrità eccellenti, e crea un grave danno economico per gli imprenditori agricoli operanti nel territorio italiano; visto che l'episodio richiama l'attenzione sulla necessità di controlli stringenti sui prodotti agroalimentari che arrivano nei nostri porti da Paesi extra UE, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali urgenti iniziative intenda assumere, per quanto di competenza e in raccordo con gli enti interessati, al fine di tutelare i nostri produttori agricoli e salvaguardare la salute dei cittadini. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02086 TOFFANIN FERRO CAUSIN DE POLI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'economia e delle finanze Premesso che: in questi ultimi giorni il Veneto è stato flagellato da violente perturbazioni di vento, pioggia e grandine che, anche se fortunatamente non hanno provocato vittime tra la popolazione, hanno determinato ingenti danni alle coltivazioni e a edifici pubblici e privati; solo il pronto intervento della protezione civile, dei Vigili del fuoco e di tutte le forze dell'ordine è riuscito a scongiurare il peggio; i violenti nubifragi hanno interessato in paricolar modo le province di Treviso, Padova, Venezia e Rovigo; si sono registrate trombe d'aria nei territori trevigiani di Zenson di Piave, San Biagio di Callalta, Silea e Salgareda che hanno completamente divelto e sradicato alberi e filari di interi vigneti. Nella fascia pedemontana che va da Castelfranco Veneto, Montebelluna e Asolo mezzora di grandine ha provocato danni a vigneti e grandi colture come mais per l'alimentazione di bovini; è crollato parte del merlo Guelfo del 1300 della cinta muraria di Montagnana, riconosciuta come la "meglio conservata d'Europa", è stata danneggiata la copertura del palazzetto dello sport a Montegrotto Terme, sono stati scoperchiati numerosi capannoni nella zona di Noventa di Piave nel veneziano; sono stati colpiti anche i vigneti e frutteti, in particolare di mele e pesche, ai piedi dei colli Euganei nei comuni tra Abano e Montegrotto fino a Due Carrare e Maserà, dove per 20 minuti sono caduti chicchi di grandine "grandi come albicocche"; Coldiretti, Condifesa, Confagricoltura e tutti gli enti territoriali coinvolti sono alla presa con la conta dei danni che si presentano particolarmente ingenti: si stima una perdita di raccolto che va dal 30 per cento nelle coltivazioni di mais e soia, al 50 per cento nei frutteti con picchi addirittura fino all'80-100 per cento soprattutto nel comparto vitivinicolo, e circa 450 ettari danneggiati solo nel padovano, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano attivarsi al fine di decretare lo stato di calamità naturale e quali saranno gli interventi a supporto; se non ritengano urgente intervenire per assegnare adeguate e sufficienti risorse per consentire il ripristino della normalità e il sostegno alle imprese e ai Comuni coinvolti, precisando altresì quali siano attualmente quelle disponibili; se non intendano attuare politiche affinché le risorse economiche impiegate negli interventi di ripristino possano essere destinate con finalità preventiva e se non si voglia in questo senso coinvolgere attivamente l'Unione europea attraverso la mobilitazione del fondo di solidarietà europeo e l'utilizzo di tutti gli strumenti di emergenza contemplati a livello comunitario. Atto n. 4-02087 FAZZOLARI CIRIANI BERTACCO CALANDRINI LA PIETRA MAFFONI NASTRI PETRENGA RUSPANDINI URSO ZAFFINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 21 marzo 2015, a Caen, i Governi di Italia e Francia hanno stipulato un accordo relativo alla definizione dei confini marittimi, rideterminando le linee di demarcazione tra le acque territoriali italiane e francesi e le zone sotto giurisdizione nazionale oltre i confini territoriali; particolarmente in relazione a queste ultime, il trattato comporterebbe l'assegnazione dell'esclusiva economica alla Francia sulla "fossa del cimitero", tra Ventimiglia e Mentone, e su diverse zone a nord ovest della Sardegna, particolarmente ricche di fauna ittica anche pregiata (gambero rosso) e soprattutto vitali per l'economia delle aree interessate, di numerose flotte di pescherecci, di migliaia di famiglie; le aree, oltre che particolarmente appetibili per le attività di pesca, rivestono notevole importanza anche dal punto di vista delle risorse naturali: sembrerebbe infatti che vi siano riserve di gas (stima di 1.4 trilioni di metri cubi) e di petrolio (stima di 0.42 miliardi di barili), il cui sfruttamento non sarebbe più di esclusiva competenza italiana; a giudizio degli interroganti non è possibile intravedere alcuna motivazione per la quale il Governo italiano pro tempore abbia firmato un accordo particolarmente generoso nei confronti della Francia e decisamente svantaggioso per l'Italia, e nessuna motivazione in tal senso è mai stata esplicitata dal Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Paolo Gentiloni, dal sottosegretario con delega agli affari europei Sandro Gozi, rappresentanti del Governo italiano tavolo delle trattative e al momento della firma; considerazioni avvalorate dal pressoché totale silenzio che ha accompagnato la vicenda e dall'imbarazzato tentativo degli stessi di disconoscere gli effetti del trattato una volta portato all'attenzione pubblica; il trattato di Caen, a norma dell'articolo 6, entrerà in vigore e produrrà effetti giuridici a seguito "dell'avvenuto espletamento delle procedure interne necessarie per l'entrata in vigore" dell'accordo, che nel caso dell'Italia è rappresentata dalla ratifica del Parlamento, finora non avvenuta; in più di un'occasione la Francia ha agito come se il trattato fosse già in vigore, per il tramite addirittura di soggetti istituzionali come il Ministero dell'ecologia che, in occasione di una consultazione pubblica nel 2018 per definire le linee strategiche per la gestione del mare francese fino al 2030, ha pubblicato sul suo sito ufficiale delle cartine geografiche che riportavano i confini marittimi così come sarebbero stati se fosse entrato già in vigore il trattato di Caen; situazione analoga anche quest'anno, con una consultazione pubblica tenutasi tra marzo e giugno dal Governo francese in cui sono stati riportati, ancora una volta, confini marittimi errati; oltre ai presunti "errori" cartografici la Francia ha più di una volta agito come se il trattato di Caen avesse già ridefinito i confini con l'Italia, come dimostrano i sequestri di pescherecci italiani in acque territoriali italiane, come se le stesse fossero già trasferite alla sovranità francese; sequestri sempre poi finiti con le scuse del Governo francese, consapevole della mancata ratifica del trattato di Caen; i ripetuti atteggiamenti delle istituzioni francesi mirano a creare una situazione de facto per la quale, per prassi consolidata, il trattato di Caen rischia di essere considerato vigente anche in assenza di ratifica da parte dell'Italia, con conseguente adeguamento dei confini marittimi così come previsto nello stesso; risulta quanto mai evidente che una situazione di questo tipo, nonostante non sia produttiva di alcun effetto giuridico, desti notevole preoccupazione, sia per le azioni unilaterali commesse a danno delle flotte italiane di pescherecci sia per la possibilità che, in un prossimo futuro, il trattato sia ratificato con la conseguente ridefinizione dei confini marittimi, si chiede di sapere: quali urgenti ed immediati provvedimenti intenda adottare il Ministro in indirizzo alla luce di tale comportamento, a giudizio degli interroganti inaccettabile, della Francia che, nel ripetitivo cadere in errore tenta, a tutti gli effetti, di mettere in atto una scorretta strategia volta a rendere giuridicamente efficace le norme del trattato non ratificato; se non ritenga opportuno ritirare la propria adesione dal trattato di Caen che lede in maniera ingiustificata i nostri interessi nazionali. Atto n. 4-02088 LOMUTI Al Ministro della giustizia Premesso che la "legge Pinto" (legge 24 marzo 2001, n. 89), emanata per tutelare i cittadini dai ritardi della giustizia, prevede che chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale a causa dell'eccessiva durata di un processo può chiedere un'equa riparazione; considerato che: a parere dell'interrogante, la compensazione non può essa stessa essere ulteriore fonte di disagio e di tensione per il cittadino che è già stato vittima delle lungaggini della giustizia italiana; i procedimenti instaurati in ossequio di quanto previsto dalla legge Pinto, inerenti all'anno 2014, seppure conclusi con sentenza, non hanno portato alla ragionevole soddisfazione della pretesa risarcitoria della parte in relazione alla liquidazione. Tutto ciò si palesa in contrasto con quanto avvenuto per le pronunce antecedenti (2013) e successive (dal 2015 al 2017), che risultano liquidate, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione; quale sia la tempistica dell'erogazione agli aventi diritto degli indennizzi conseguenti al contenzioso della legge n. 89 del 2001 relativi alle sentenze per l'anno 2014. Atto n. 4-02089 PELLEGRINI Marco PIRRO ACCOTO CASTELLONE GALLICCHIO GARRUTI LEONE LOMUTI MATRISCIANO PAVANELLI PESCO PRESUTTO DELL'OLIO CAMPAGNA Al Ministro della salute Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: in data 13 febbraio 2005, presso il reparto di malattie infettive e tropicali dell'ospedale "Madonna delle Grazie" di Matera, è morta la signora A.C., all'epoca sessantenne, a causa di un'infezione nosocomiale così come diagnosticata dal consulente tecnico d'ufficio del Tribunale di Matera all'uopo incaricato; qualche giorno prima, precisamente il 24 gennaio 2005, la signora C. era stata ricoverata presso l'unità operativa di malattie infettive e tropicali per l'espletamento di uno specifico programma diagnostico terapeutico prescrittole dal suo medico curante; si trattava, dunque, di un ricovero programmato al fine di effettuare una stadiazione aggiornata dell'epatopatia cronica da HCV, correlata con crioglobulinemia di cui la signora C. era da tempo affetta; la paziente, immunodepressa, era affetta da ulteriori patologie croniche invalidanti, rappresentate principalmente da diabete mellito complicato con piede diabetico, insufficienza renale cronica ed ipotiroidismo post chirurgico; in data 30 gennaio 2005, la paziente, ricoverata presso la struttura sanitaria, presentava i primi sintomi di un generico processo infettivo, con la comparsa di febbre, che veniva giustificato dai sanitari come un presumibile focolaio settico localizzato al livello del piede diabetico; il diario clinico, pur non presentando alcuna condizione patologica evidente nei giorni a seguire, era peggiorato visibilmente il 10 febbraio 2005, quando la febbre elevata aveva cominciato ad accompagnarsi a sintomi generali e locali che denotavano evidente interessamento dell'apparato respiratorio, quali astenia, malessere generale, tosse con espettorato, dispnea; il peggioramento delle condizioni generali della paziente nelle 72 due ore successive ha portato a uno shock settico irreversibile, fino al decesso sopraggiunto il 13 febbraio 2005; da quanto risulta dalla perizia medica del consulente tecnico del Tribunale di Matera (nel procedimento n. 2301/2012), il decesso della signora C. è stato incontestabilmente causato da un'infezione polmonare grave dovuta a legionella pneumophila, come dimostrato dagli esami specifici effettuati sulla paziente presso il reparto di rianimazione, in data 13 febbraio 2005. A suo parere, non vi sono dubbi che il contagio di legionella sia avvenuto presso l'unità operativa di malattie infettive. Tale convincimento scaturisce da numerose prove evidenti quali il ricovero privo di alcun sintomo e il manifestarsi dei sintomi di legionella solo dopo 17 giorni dal ricovero. Ma l'aspetto che suffraga ancor più tale convincimento è la circostanza che nel medesimo reparto dell'ospedale si erano verificati altri decessi per legionella. Dalla documentazione analizzata del consulente risultava, infatti, che la direzione sanitaria avesse cognizione del problema legionellosi presente nella struttura e avesse messo in atto interventi periodici di sanificazione degli impianti idrici nonché controlli microbiotici finalizzati alla prevenzione e al contenimento dell'infezione. Tali interventi, nel periodo dicembre 2004-marzo 2005 erano stati effettuati con cadenza bimestrale; un intervento di sanificazione tramite shock termico era stato eseguito presso la stanza di degenza B6/25, in data 17 dicembre 2004 ma, come si sarebbe accertato il 19 gennaio 2005, tale intervento non aveva ottenuto effetti concreti in quanto il controllo microbiologico sui campioni di acqua prelevati era risultato ancora positivo per la presenza di legionella. La signora C., gravemente immunodepressa, era stata ricoverata proprio in quella stanza; la struttura ospedaliera ha, dunque, continuato ad esporre i pazienti al rischio di infezione da legionella nonostante i controlli microbiologici del 19 gennaio 2005 avessero attestato l'inefficacia delle procedure di sanificazione effettuate il 17 dicembre 2004. Nessun provvedimento tempestivo ed efficace è stato messo in atto dalla direzione sanitaria per scongiurare il rischio di nuove infezioni ai pazienti; il successivo trattamento di sanificazione è stato, inspiegabilmente, ripetuto solo in data 19 febbraio 2005 (6 giorni dopo la morte della signora), cioè un mese dopo aver acquisito i risultati del controllo microbiologico del 19 gennaio; sembra che la direzione sanitaria non abbia valutato correttamente i rischi per i pazienti, nonostante che le linee guida fissate dal Ministero della salute per la prevenzione ed il controllo della legionellosi nelle strutture sanitarie prevedano, per i reparti che ospitano pazienti gravemente immunodepressi, l'obbligo di adottare trattamenti ed interventi che garantiscano la costante e completa assenza della legionella negli impianti idrici; per esempio, in riferimento ai pazienti immunodepressi, nelle more del successivo trattamento di sanificazione si sarebbe potuto adottare una semplice misura cautelativa che poteva consistere nella sospensione temporanea del ricovero di tali pazienti nel reparto (ancor più nelle stanze acclaratamente infette) fino all'acquisizione di nuovi controlli microbiologici che attestassero l'avvenuta bonifica dalla legionella. Tanto più che il ricovero della signora C. non era urgente ma programmato; pertanto, a parere degli interroganti, non si può escludere la responsabilità dei sanitari preposti al controllo e alla sicurezza della struttura ospedaliera che già era stata interessata da episodi di decesso per infezione grave da legionella. I profili di eventuale responsabilità colposa, per difetto di organizzazione sanitaria, potrebbero consistere quindi in omessa vigilanza e controllo e mancato rispetto di tutte le procedure rivolte alla prevenzione e al contenimento di infezioni nella struttura ospedaliera. Tale responsabilità ricadrebbe, in primis , sulle autorità sanitarie in quanto l'ospedale, ai sensi del contratto di assistenza, è tenuto ad adempiere alle prestazioni di diagnosi e di cura ma anche all'organizzazione relativa alla sicurezza dei pazienti e alla salubrità e adeguatezza dei luoghi e delle attrezzature; a ciò si aggiunga che i parenti della signora C. hanno conosciuto le cause della morte solo in seguito al ritiro della cartella clinica. Pertanto, anch'essi sono stati esposti al rischio, teorico, di contrarre la legionella per tutto il tempo del ricovero della loro congiunta; le eredi della paziente deceduta hanno convenuto in giudizio l'azienda sanitaria materana nel corso del quale il giudice, in data 2 ottobre 2018, ha rivolto alle parti una proposta conciliativa. Le eredi hanno accettato tale la proposta ma, al contrario, la gestione liquidatoria della soppressa ASL n. 4 di Matera (chiamata in causa dall'azienda sanitaria materana) l'ha rifiutata senza peraltro ammettere le proprie responsabilità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda svolgere un'indagine ministeriale presso l'azienda sanitaria materana per accertare che non risultino altri casi simili di contagio e decesso per legionella fino ad oggi non denunciati; se intenda accertare le motivazioni che hanno portato alla mancata accettazione della proposta conciliativa del giudice; se intenda assumere provvedimenti nei confronti dell'azienda sanitaria materana per scongiurare il ripetersi di episodi simili. Atto n. 4-02090 LOMUTI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nell'Accordo quadro rafforzato, sottoscritto dalla Regione Basilicata con il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, è previsto un intervento di messa in sicurezza e bonifica della Materit, ex società di produzione in Valbasento di manufatti in eternit ; la gara è già stata espletata dalla Regione Basilicata; dopo varie vicissitudini legali al TAR Basilicata e al Consiglio di Stato, la Regione Basilicata ha aggiudicato l'appalto all'ATI Simam SpA - La Carpia Domenico Srl; il progetto di bonifica "Simam La Carpia" è stato inviato al Ministero dell'ambiente, Divisione III bonifiche e risanamento, da più di un anno; considerato che nonostante numerosi solleciti, il progetto non è ancora in discussione e nessuna Conferenza di Servizi è stata finora convocata, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della questione descritta; quale sia lo stato dell'arte della bonifica. Atto n. 4-02091 ANGRISANI ORTOLANI LICHERI PRESUTTO SANTILLO RICCIARDI DELL'OLIO DI MICCO CASTELLONE GAUDIANO GIANNUZZI LOREFICE CASTIELLO GALLICCHIO TRENTACOSTE DE LUCIA CORRADO PACIFICO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione Premesso che a quanto risulta agli interroganti: con delibera di Giunta provinciale n. 1824 del 6 novembre 1998 veniva approvato il bando del concorso internazionale di progettazione "La città della scuola a Sarno", che ha comportato nel corso degli anni per le casse della Provincia di Salerno una spesa tutt'altro che irrilevante; con delibera di Giunta provinciale n. 1069 del 20 ottobre 2000, venivano approvati gli atti della Commissione che aveva proclamato vincitore il progetto di Ipostudio Architetti Associati ed in data 12 aprile 2001 veniva sottoscritto il contratto con la predetta associazione professionale; rilevato che: stando al contenuto della determinazione del settore edilizia scolastica e patrimonio della Provincia di Salerno, l'affidamento "non è stato preceduto dalla preventiva assunzione di impegno di spesa", e, per quanto riguarda la parte relativa alla direzione dei lavori, non è contenuta "la determinazione del compenso, né idonei criteri atti a determinarla", e dunque, il contratto è da intendersi giuridicamente nullo ed inefficace; lo stesso contratto, tuttavia, per la parte relativa alla progettazione, è stato già eseguito e le prestazioni svolte dall'associazione di professionisti sono state integralmente pagate, determinando un capitolo di spesa annuo molto consistente per le casse dell'ente, pari ad una somma di circa un milione e mezzo di euro in 18 anni; la mancata preventiva determinazione degli oneri per la direzione dei lavori ha esposto l'ente ad una enorme lievitazione dei costi del tutto incompatibile a parere degli interroganti con le esigenze di contenimento di spesa che devono ispirare l'esecuzione dell'opera e, in generale, l'azione amministrativa, si chiede di sapere: quali iniziative, nell'ambito delle proprie attribuzioni, i Ministri in indirizzo intendano porre in essere al fine di fare chiarezza sulla vicenda descritta; se ritengano di attivarsi, nelle sedi di competenza, affinché sia sollecitato l'affidamento della direzione dei lavori a soggetti pubblici dotati delle competenze necessarie, senza ulteriori oneri di spesa per le casse erariali. Atto n. 4-02092 BOTTO ROMAGNOLI NOCERINO GUIDOLIN CAMPAGNA LANNUTTI PESCO LEONE FENU PERILLI LOMUTI GRASSI MANTERO PIRRO PELLEGRINI Marco ACCOTO MAIORINO MANTOVANI CORBETTA GALLICCHIO VONO LANZI AIROLA MONTEVECCHI VANIN STEFANO DELL'OLIO PACIFICO DE LUCIA CORRADO COLTORTI FEDE SANTILLO VACCARO ANASTASI CROATTI PUGLIA AGOSTINELLI NATURALE ABATE URRARO AUDDINO FERRARA PIARULLI TRENTACOSTE CATALFO MATRISCIANO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione Premesso che: dopo un lungo negoziato si è arrivati il 17 luglio 2019 alla firma delle convenzioni bilaterali tra Anpal Servizi e Regioni sui compiti dei navigator , le nuove figure professionali che collaboreranno con i centri per l'impiego nell'individuare un'offerta di lavoro congrua per i beneficiari del reddito di cittadinanza; le convenzioni sono state sottoscritte da 16 Regioni (Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta, Veneto); il 17 luglio hanno firmato, presso il Ministero dello sviluppo economico, alla presenza del sottosegretario Claudio Cominardi, gli assessori per il lavoro e i rappresentanti di 14 Regioni; sono partite le contrattualizzazioni e la formazione, incentrata prevalentemente sul " training on the job ", in modo da consentire ai navigator di essere pienamente operativi già ad agosto nei centri per l'impiego delle Regioni, secondo le modalità previste nelle diverse convenzioni. Il sottosegretario Cominardi ha sottolineato come questa firma sia "il frutto del grande investimento di questo governo nelle politiche attive" elogiando "il forte impegno di tutti i soggetti". Anche il presidente dell'Anpal Parisi ha dato rilievo al lavoro di squadra, evidenziando "che il risultato è stato reso possibile grazie alla fruttuosa collaborazione istituzionale"; a fine giugno è stato firmato l'accordo sindacale tra Regione Liguria e sindacati che permette l'incremento delle risorse umane a tempo indeterminato in capo alla Regione Liguria, 150 unità, comprensive delle eventuali stabilizzazioni dei lavoratori dei centri per l'impiego assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato e in possesso dei requisiti previsti dalla legge; il decreto legislativo n. 75 del 2017 ha previsto diverse procedure di stabilizzazione del personale, dirigenziale e non, relativo a diversi comparti della pubblica amministrazione, sia con procedura diretta, sia tramite procedure concorsuali con quote di riserva diversificate in deroga a quanto previsto dall'articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001 sotto il profilo della quota di riserva (fino al 50 per cento) ed anche riguardo al tipo di anzianità di servizio necessaria; il decreto-legge n. 4 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2019, all'articolo 12, comma 3- bis , derogando all'articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001, individua come titolo per la stabilizzazione solo il riferimento al personale reclutato mediante procedure concorsuali bandite per assunzioni con contratto di lavoro a tempo determinato, di cui all'accordo sul documento recante il piano di rafforzamento dei servizi e delle misure di politica attiva del lavoro, approvato nella riunione della Conferenza unificata del 21 dicembre 2017, senza che vi sia alcun riferimento ad un'anzianità di servizio e, dunque, consentendo di escludere che la stabilizzazione prevista dalla norma sia riferita a personale reclutato da più di 3 anni; il sottosegretario Cominardi, in sede di risposta all'interrogazione presso la Camera dei deputati 4-03100, ha altresì ribadito il dettato normativo dell'articolo 12, comma 3- bis , citato, che autorizza le Regioni e le Province autonome, le agenzie e gli enti regionali, o le Province e le Città metropolitane ad assumere, a decorrere dall'anno 2020 fino a complessive 3.000 unità di personale da destinare ai centri per l'impiego, e solo a decorrere dall'anno 2021 ulteriori assunzioni per 4.600 unità di personale, compresa la stabilizzazione delle unità di personale, reclutate mediante procedure concorsuali bandite per assunzioni con contratto di lavoro a tempo determinato di cui al piano di rafforzamento dei servizi e delle misure di politica attiva del lavoro 2017; nella medesima sede, il sottosegretario ha sottolineato che il comma 258 dell'art. 1 della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019), al secondo periodo prevede che: "A decorrere dall'anno 2019, le regioni e le province autonome, le agenzie e gli enti regionali, o le province e le città metropolitane se delegate all'esercizio delle funzioni con legge regionale ai sensi dell'articolo 1, comma 795, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, sono autorizzati ad assumere, con aumento della rispettiva dotazione organica, fino a complessive 4.000 unità di personale da destinare ai centri per l'impiego" e che tale norma, pur avendo carattere certamente precettivo, sembrerebbe operare quale norma "aperta", ovverosia tale da dare la possibilità alle Regioni di assumere a far data dall'anno 2019, anche il personale eventualmente già impiegato a tempo determinato presso i centri per l'impiego; inoltre, da quanto si apprende dalla risposta al quesito citato, la Regione Liguria ha comunicato che sono attualmente in forza presso i centri per l'impiego liguri 67 unità di personale con contratto a tempo determinato e che tale personale è stato assunto, previo esperimento di specifica procedura concorsuale realizzata nell'ambito del piano di rafforzamento sancito in Conferenza unificata del 21 dicembre 2017, dall'Agenzia per il lavoro, la formazione e l'accreditamento (ALFA) della Regione in quanto titolare della funzione in materia di gestione dei centri per l'impiego ai sensi della legge regionale n. 29 del 2017 e che sempre la Regione Liguria, con legge n. 29 del 2018, ha disposto il trasferimento della funzione in materia di gestione dei centri e del personale interessato dall'Agenzia strumentale ALFA alla Regione stessa a far data 1° aprile 2019; con legge regionale n. 4 del 2019 ha poi provveduto a trasferire, a far data 1° maggio, i contratti di lavoro a tempo determinato in essere, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se intendano attivarsi con iniziative che possano essere risolutive in tempi rapidi; se ai lavoratori liguri citati nella risposta all'interrogazione da parte del sottosegretario Cominardi, e a quanti si trovino nella medesima posizione, sia consentita la stabilizzazione. Atto n. 4-02093 ASTORRE CIRINNA' PARENTE Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze Premesso che a quanto risulta agli interroganti: una recente deliberazione della sezione di controllo piemontese della Corte dei conti, n. 46 del 2019, ha stabilito che ai comuni non è consentita l'erogazione gratuita del servizio di trasporto pubblico scolastico, trattandosi di servizio che deve avere a fondamento un'adeguata copertura finanziaria; dello stesso tenore, in realtà, anche altre più remote deliberazioni di giudici contabili di altre regioni italiane. L'assunto su cui poggia la giurisprudenza della magistratura contabile rinvia alla configurazione del trasporto pubblico scolastico. Ovvero ad una tipologia di servizio pubblico escluso dalla disciplina dei servizi pubblici a domanda individuale, in quanto non contemplato tra quelli classificati dal decreto ministeriale 31 dicembre 1983, emanato in attuazione del decreto-legge n. 55 del 1983, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 131 del 1983; da un punto di vista meramente giuridico - normativo tende ad affermarsi il principio dell'invarianza finanziaria deputato a garantire l'equilibrio economico - finanziario dell'ente. In questa direzione va l'articolo 5, comma 2 del decreto legislativo n. 63 del 2017, il quale affida alle regioni e agli enti locali l'onere di assicurare il trasporto delle alunne e degli alunni delle scuole primarie statali per consentire loro il raggiungimento della più vicina sede di erogazione del servizio scolastico, da erogare su istanza di parte e "dietro pagamento di una quota di partecipazione diretta, senza nuovi o maggiori oneri per gli enti territoriali interessati". Nella medesima direzione si orienta l'articolo 117 del decreto legislativo n. 267 del 2000 (testo unico degli enti locali). Secondo tale articolo le tariffe costituiscono il corrispettivo dei servizi pubblici e devono essere determinate in misura tale da assicurare l'equilibrio economico-finanziario dell'investimento e della connessa gestione; considerato che: tale impostazione normativa e giurisprudenziale, particolarmente rigorosa sotto il profilo del principio dell'equilibrio finanziario, potrebbe collidere con il principio dell'autonomia degli enti locali, i quali si vedono costretti a non poter organizzare la gestione del servizio di trasporto pubblico scolastico nel rispetto, non solo di esigenze di carattere economico, ma anche nel rispetto di esigenze di carattere sociali, di pari importanza; sindaci di molti comuni e di diversi schieramenti politici hanno posto tale problema, anche attraverso l'Anci e l'Ancem, sollevando la giusta attenzione pubblica; le preoccupazioni di molti piccoli montani o nell'ambito di aree interne, che soffrono già dell'incessante e sempre più preoccupante problema dello spopolamento, riguardo all'impossibilità di poter investire risorse proprie pur di consentire, in assenza di scuole sui propri territori, agli alunni e agli studenti di servirsi del trasporto scolastico per raggiungere scuole situate in comuni limitrofi. Ciò al fine di evitare lo spopolamento di quegli stessi territori, già svantaggiati; limitare l'autonomia degli enti locali, ai quali non è consentito intervenire sulle tariffe, attraverso l'integrazione delle stesse con fondi a carico dei propri bilanci, oppure prevederne la gratuità per le famiglie degli alunni e studenti, con la previsione di adeguati stanziamenti volti a coprire integralmente il costo del servizio, pone in serio pericolo la sopravvivenza di quei piccoli borghi, piccole realtà che fanno grande e caratteristico il nostro Paese, si chiede di sapere se e quali interventi i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di adeguare la normativa che disciplina il servizio di trasporto pubblico scolastico e consentire agli enti locali di guadagnare quei margini di autonomia necessari per la gestione di tale servizio. Atto n. 4-02094 ASTORRE CIRINNA' PARENTE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la situazione del trasporto pubblico in Roma, gestito da Atac SpA, azienda in regime di concordato preventivo, non riesce più a garantire un servizio adeguato ed efficiente per le centinaia di migliaia di cittadini romani e pendolari, non residenti a Roma, che per ragioni di lavoro o di studio raggiungono la Capitale. Stesso disagio viene vissuto quotidianamente dai milioni di visitatori e turisti che scelgono Roma per trascorrere le loro vacanze e il loro tempo libero; a dispetto di quanto dichiarato dal sindaco di Roma, con l'arrivo dei nuovi bus , il Comune di Roma ne ha acquistati circa 230, non sembra che la situazione sia in via di miglioramento, Infatti, delle diverse decine messi in circolazione, su alcuni già sono stati segnalati guasti, che non hanno consentito agli stessi di circolare, aggiungendo indignazione al disagio; considerato che: l'impresa fornitrice, Industria Italiana Autobus, importante realtà industriale italiana, la quale, è stata già oggetto di un intervento di salvataggio da parte di Leonardo e Invitalia, entrambe controllate dallo Stato, che hanno sottoscritto un aumento di capitale di 21 milioni di euro, insieme alla turca Karsan, ha provveduto ad esternalizzare, in Turchia, la produzione dei bus destinati al servizio di trasporto pubblico di Roma; per ovviare alla carenza dei bus in circolazione l'Amministrazione capitolina aveva già optato per il noleggio di mezzi di trasporto israeliani. Il noleggio ha interessato 70 bus i quali, tuttavia, non essendo immatricolabili non sono potuti andare ad integrare la carenza di quelli esistenti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa; come intenda intervenire al fine di individuare la soluzione più adeguata e immediata per garantire la piena effettività di un'esigenza infungibile, com'è quella rispondente ad un servizio pubblico fondamentale. Atto n. 4-02095 CATTANEO Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il dottor Ahmadreza Djalali, ricercatore e docente di Medicina dei disastri presso l'università del Piemonte orientale, il Karolinska Institutet di Stoccolma e presso la Vrije Universiteit di Brussel, il 24 aprile 2016 è stato arrestato a Teheran, dove si trovava per partecipare a un ciclo di seminari su invito dell'università di Teheran, e, in seguito, condannato a morte con l'accusa di "collaborazione con lo Stato di Israele"; il 2 agosto 2019 la Federazione italiana diritti umani (FIDU) e Amnesty International, le organizzazioni non governative che seguono la vicenda del ricercatore fin dal suo arresto, hanno diffuso la notizia di un suo trasferimento in isolamento in una località sconosciuta; alla moglie del dottor Djalali, che risiede a Stoccolma insieme ai loro due figli, e al suo avvocato non è stato comunicato il motivo di questo improvviso trasferimento, né il luogo di reclusione ed è loro preclusa ogni forma di comunicazione e contatto; Djalali è quindi oggi un ricercatore sequestrato al suo lavoro e alla sua vita, in attesa di essere giustiziato della cui sorte dal 2 agosto nulla è dato sapere; la reclusione, in predicato di esecuzione, di un ricercatore, che non coltiva altro che la conoscenza, è un fatto inaudito, che deve essere vissuto dalla comunità degli Stati al pari di un'aggressione al corpo diplomatico o ad un soldato in servizio di peacekeeping ; il report "Free to think 2018" di "Scholars at risk", un network internazionale che difende la libertà di ricerca e promuove iniziative per proteggere gli studiosi minacciati, oppressi e a rischio di morte, che riferisce i casi registrati dal primo settembre 2017 a fine agosto 2018, descrive 294 casi di attacchi verificati contro la libertà accademica in 47 Paesi; la vicenda del dottor Djalali è da tempo all'attenzione dell'opinione pubblica italiana e mondiale tanto che, sempre nel 2017, alle decine di migliaia di cittadini e accademici che hanno sottoscritto appelli a favore del dottor Djalali, si sono aggiunti 75 premi Nobel di tutto il mondo che hanno scritto al rappresentante dell'Iran presso le Nazioni Unite, Gholamali Khoshroo, per chiederne la liberazione; durante la XVII Legislatura, sono stati promossi da parlamentari di Camera e Senato i seguenti atti parlamentari: al Senato 3-02762, 4-06957, 4-08298, 2-00486, 4-18309, 2-01994 e 4-08836 e alla Camera 4-15747 e 5-12564, al fine di investire il Governo della vicenda; in particolare l'interpellanza con procedimento abbreviato 2-00486, promossa dall'interrogante in Senato e sottoscritta trasversalmente da oltre 130 senatori, venne ripresa con l'interpellanza della Camera 2-01994, per iniziativa dell'on. Pia Locatelli, trovando quindi risposta nel corso della seduta n. 884 di venerdì 10 novembre 2017 da parte dell'allora vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dottor Mario Giro, che, nel ripercorrere le attività fino ad allora svolte dalla Farnesina e i meccanismi ordinamentali della giustizia iraniana che avrebbero potuto consentire di scongiurare l'esecuzione della condanna a morte del ricercatore, concludeva assicurando che sarebbe stato impegno del Governo quello di continuare, "in stretto raccordo con i Paesi partner Unione europea, a sollevare la questione con le autorità di Teheran, ponendo enfasi sul legame tra il ricercatore e il nostro Paese e sui risvolti umanitari della vicenda", si chiede di conoscere quali iniziative il Governo italiano abbia adottato dal novembre 2017 ad oggi e quali ulteriori passi il Ministro in indirizzo intenda tempestivamente adottare alla luce delle informazioni date dalle organizzazioni non governative il 2 agosto 2019, sia attraverso la propria sede diplomatica, sia convocando l'ambasciatore iraniano a Roma Hamid Bayat, sia coinvolgendo le istituzioni europee, per sincerarsi nell'immediato delle condizioni di salute e sullo stato di detenzione dell'accademico e per intraprendere ogni iniziativa utile per scongiurare l'esecuzione della sentenza di messa a morte e restituire alla libertà il dottor Ahmadreza Djalali. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01123 della senatrice Malpezzi ed altri, sulla schedatura dei professori di sinistra; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-01121 del senatore Taricco ed altri, sul completamento dell'autostrada A33 Asti-Cuneo; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-01120 della senatrice Bellanova ed altri, sulla gestione di Anpal Servizi SpA; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-01118 del senatore Collina, sulla riduzione della riabilitazione per alcune tipologie di pazienti.