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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 133 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 8,45. IN SEDE REFERENTE A.S. 2450 Ratifica 'Accordo Italia Sud Africa sulla cooperazione nel settore della difesa DDL 2450 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Sud Africa sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 28 marzo 2017 e a Pretoria il 18 luglio 2017 (Seguito e conclusione dell'esame) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta dell'8 febbraio. Il PRESIDENTE comunica che è pervenuto il prescritto parere non ostativo della Commissione bilancio, di cui dà lettura. Nessuno chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE , appurata la presenza del numero legale, pone, quindi, ai voti il mandato al relatore Airola a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge in titolo, con la richiesta di essere autorizzato allo svolgimento della relazione orale. La Commissione approva. A.S. 2451 Ratifica Accordo quadro fra Italia e Argentina sulla collaborazione negli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico DDL 2451 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica argentina sulla collaborazione negli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico, fatto a Buenos Aires il 27 febbraio 2019 (Seguito e conclusione dell'esame ) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta dell'8 febbraio. Il PRESIDENTE comunica che è pervenuto il prescritto parere non ostativo della Commissione bilancio, di cui dà lettura. Nessuno chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE , appurata la presenza del numero legale, pone, quindi, ai voti il mandato alla relatrice Garavini a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge in titolo, con la richiesta di essere autorizzata allo svolgimento della relazione orale. La Commissione approva. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il PRESIDENTE dà conto degli esiti degli Uffici di Presidenza tenutisi, rispettivamente, l'8 e il 17 marzo scorsi, in cui sono state disaminate, in particolare, le questioni concernenti le eventuali dimissioni dello stesso Presidente e l'operatività del "Protocollo sulla collaborazione parlamentare tra la Commissione Affari esteri, emigrazione del Senato della Repubblica italiana e il Comitato per gli affari esteri del Consiglio della Federazione dell'Assemblea federale della Federazione russa". A tale ultimo riguardo, ha distribuito una nota, elaborata dagli Uffici, che inquadra giuridicamente tale atto e propone una gradazione di 3 possibili opzioni decisionali, relativamente al suo esito: a ) la non implementazione fattuale dello stesso; b ) la sospensione dei suoi effetti; c ) la sua denuncia integrale. La senatrice Garavini ha avviato la serie di interventi dell'Ufficio di Presidenza dell'8 marzo, evidenziando l'incompatibilità, in capo al Presidente della Commissione, tra il suo ruolo apicale e le determinazioni da lui assunte - il voto contrario - in occasione dell'esame della Risoluzione approvata, a larghissima maggioranza, dall'Aula del Senato, di condanna dell'invasione russa dell'Ucraina. Peraltro, occorrerebbe chiedersi se tale presa di posizione verrà confermata anche quando prossimamente si dovrà votare il decreto-legge sugli aiuti all'Ucraina. Trattasi, a suo modo di vedere, di una posizione ambigua, che, pur nel rispetto della legittima opinione personale del senatore Petrocelli, denota una palese inopportunità politica e che, in un grave frangente come quello attuale, suggerisce la necessità di dismettere la carica presidenziale. Dopo aver, quindi, chiesto formalmente di rassegnare le dimissioni, si è pronunciata, in merito al menzionato Protocollo, affinché la Commissione receda integralmente da esso (opzione c )), tenendo a precisare, al contempo, che la suddetta revoca non può essere, tuttavia, considerata condizione sufficiente per un eventuale reintegro del rapporto di fiducia verso lo stesso Presidente. Secondo il senatore Casini la questione delle dimissioni può essere risolta solamente dal Presidente stesso, trattandosi di un problema di coscienza. Permane, comunque, la grave incompatibilità tra lo status di Presidente, che notoriamente deve rappresentare l'orientamento politico complessivo dell'organo, e l'atteggiamento politico personale, che contrasta con quello della Commissione e che dovrebbe mettere a disagio in primis lo stesso presidente Petrocelli. Quanto al Protocollo, che, occorre ricordarlo, è stato avallato da tutti, esso dovrebbe essere denunciato, considerate le circostanze, dal plenum della Commissione. Anche secondo il senatore Alfieri, il contrasto tra il voto espresso dal presidente Petrocelli sulla Risoluzione e quello espresso praticamente da tutto il Senato, costituisce una palese stonatura, soprattutto se si considera il thema decidendum . In questo caso, infatti, la libertà di scelta del singolo parlamentare va conciliata con la funzione di massimo rappresentante e garante della Commissione. Per quanto concerne il destino del Protocollo, occorre inviare un segnale forte - quindi, non un mero atto burocratico di comunicazione alla controparte russa - nel presupposto che le relazioni di diplomazia parlamentare potranno essere riprese una volta che, auspicabilmente, la situazione generale in Ucraina ritorni allo status quo ante. Il senatore Ferrara, dopo aver precisato di essere favorevole a revocare il Protocollo firmato con l'omologa Commissione russa, ha dichiarato la sua contrarietà all'ipotesi di dimissioni preconizzata dai colleghi. Tutti i componenti della Commissione, infatti, possono attestare che, dall'inizio della legislatura, il presidente Petrocelli ha sempre condotto imparzialmente i lavori dell'organo, garantendo, in maniera non censurabile, le esigenze di tutti i Gruppi. Vi è da chiedersi, casomai, se la richiesta di dimissioni testé avanzata non sottintenda, in realtà, la mal celata intenzione di qualcuno di sostituirsi all'attuale detentore della carica in questione. Il senatore Aimi, dopo aver dato atto al Presidente della sua gestione imparziale della Commissione, ha sottolineato che le dimissioni rappresentano una questione di opportunità che attiene essenzialmente alla coscienza del Presidente, il quale deve avere ben chiara la circostanza per cui egli, quando si esprime in materia di politica estera, non è un semplice componente della Commissione esteri. Pertanto, a suo modo di vedere, ci si trova di fronte ad una deliberazione che può essere assunta solamente da lui, valutando se può considerarsi in grado di guidare serenamente l'organo in un momento di guerra, tra i più delicati degli ultimi decenni. Al riguardo, ha reputato del tutto improprie le affermazioni volte ad insinuare, in un passaggio così difficile per l'Italia, presunte velleità dei colleghi componenti la Commissione che mirano a prendere una "poltrona". Circa il Protocollo, ha chiesto un supplemento di riflessione al fine di decidere per l'opzione b ) o c ). Il senatore Iwobi, condividendo, nelle sue linee generali, l'intervento del senatore Casini, ha rivolto un appello al Presidente affinché rifletta, in maniera ponderata, sul suo ruolo, a seguito alla sua decisione di votare in dissenso della maggioranza di Governo di cui fa parte, assumendosi, conseguentemente, le relative responsabilità del caso. Quanto al Protocollo, la sua parte politica ritiene opportuno percorrere, nelle attuali circostanze, l'ipotesi tracciata al punto b ). Il senatore Lucidi è stato dell'avviso che le dimissioni del Presidente debbano rappresentare, in primo luogo, una sorta di atto dovuto da parte sua, quale primaria assunzione di responsabilità che attesterebbe, peraltro, una connotazione di dignità personale da parte di chi la prende. Per quanto concerne poi l'attività della Commissione, ha espresso l'auspicio che, pro futuro e diversamente da quanto avvenuto finora, si proceda a convocare in modo più frequente gli Uffici di Presidenza volti alla programmazione dei lavori, si distribuiscano in maniera paritaria i mandati di relatore e le partecipazioni alle missioni internazionali. Secondo il senatore Urso, la Commissione dovrebbe procedere, in maniera unanime, alla rescissione del vincolo contratto con il citato Protocollo (opzione c )), alla luce dei fatti, di gravità inaudita, che sono intervenuti a seguito dell'aggressione dell'Ucraina da parte della Russia. Anch'egli è dell'avviso che il Presidente debba dimettersi, considerando il fatto, del tutto non secondario, che ricopre la funzione non di una qualsivoglia Commissione permanente del Senato, bensì della Commissione massimamente vocata alla trattazione delle relazioni internazionali del Paese. Dopo il primo giro di interventi, il presidente Petrocelli ha fatto presente che, in merito al menzionato Protocollo, anche in un colloquio da lui intrattenuto di recente con la Presidente del Senato, è emerso come, al momento, rimanga in vigore anche il Protocollo di collaborazione tra il medesimo Senato e il Consiglio della Federazione russa, risalente al lontano 1996, confermato, inoltre, con una ulteriore Dichiarazione del 2002: al riguardo, anche nel confronto avuto con la Presidente Casellati, non parrebbe stia emergendo l'intenzione di denunciare tale Accordo tra le due Camere. Inoltre, ha messo in risalto come egli, al di là di ogni ragionevole dubbio, si sia sempre comportato - in una Legislatura tormentata come quella in corso e che ha registrato finora il susseguirsi di tre Esecutivi - cercando di garantire l'equilibrio di tutte le forze politiche presenti, nonché la rappresentatività dell'organo in ogni contesto istituzionale. Ha aggiunto che tale suo atteggiamento e modo di intendere l'azione della Commissione si è sempre basato sul presupposto che la rilevante funzione svolta dalla diplomazia parlamentare debba massimamente esplicitarsi nei momenti difficili, come quello attuale, e con i Paesi "difficili". Circa il suo voto sulla risoluzione approvata dall'Aula del Senato ha ribadito di aver agito esclusivamente secondo quanto dettato dalla propria coscienza e per esprimere un convincimento di non belligeranza, come prescritto dalla Costituzione italiana, reiterando, peraltro, più volte la sua decisa avversione nei confronti dell'invasione russa. Alla luce di tali considerazioni, egli, pertanto, dopo aver riflettuto a lungo, ha ritenuto di non trovarsi nella condizione di dover abdicare al proprio ruolo, reputandosi del tutto in grado di continuare ad aderire agli indirizzi del Governo in carica e a presiedere imparzialmente la Commissione. Successivamente, in un ulteriore giro di interventi, hanno preso la parola il senatore Alfieri, il quale ha esortato la Commissione a scegliere, sulla sorte del Protocollo, tra le opzioni b ) o c ), la senatrice Garavini, la quale ha giudicato pretestuoso circoscrivere l'intera questione, che è squisitamente politica, ad un mero fattore di "poltrone", ribadendo che il tema dell'incompatibilità verrà inevitabilmente a riproporsi tra poco, ripresentandosi, di tal guisa, la questione eziologica del rapporto di fiducia tra il Presidente e i Commissari, il senatore Lucidi, il quale ha preso atto che, da parte del presidente Petrocelli, non è pervenuto alcun segnale di apertura, palesando, al contrario, una sostanziale refrattarietà rispetto alle istanze formulate anche in merito alla gestione futura della Commissione. Il presidente Petrocelli, nel respingere nuovamente il tentativo di "processo alle intenzioni" nei suoi confronti, ha rinviato, quindi, la discussione ad una ulteriore riunione dell'Ufficio di Presidenza, allo scopo di convenire, in particolare, su quale delle ipotesi b ) o c ) adottare in merito al Protocollo, dando per acquisito il consenso di tutti sull'opzione a ). Durante l'Ufficio di Presidenza del 17 marzo, dopo un breve giro di interventi, è stato deciso, all'unanimità, di adottare l'opzione c ), che prescrive la revoca unilaterale del Protocollo in parola, incaricando gli Uffici di informare, all'uopo, la controparte russa. Successivamente, la senatrice Garavini ha ribadito che la deliberazione testé presa in merito al Protocollo non risolve, tuttavia, il problema, che rimane inalterato nei suoi termini politici essenziali, concernente il rapporto di fiducia tra la Commissione e il suo Presidente. A tale proposito, ha rilevato che questa incongruenza si riproporrà, ad esempio, con la prossima missione negli Stati Uniti di una delegazione della Commissione: si tratta di una visita ufficiale dai contorni assai delicati, considerate le drammatiche circostanze della guerra in Ucraina, in cui è legittimo domandarsi se il presidente Petrocelli interpreterà in modo imparziale il ruolo di rappresentante dell'intero consesso, esprimendo la voce maggioritaria del Senato di fronte agli interlocutori del Congresso americano. Su tale punto, il presidente Petrocelli, nel rigettare come del tutto privi di fondamento tali timori, ha rassicurato la collega che egli assumerà l'atteggiamento che ha sempre tenuto in tutte le precedenti missioni svolte all'estero, ossia di rappresentante non delle proprie idee personali ma dell'organo in quanto tale. Il senatore Casini, dichiarando di esprimersi con animo scevro da polemiche, ha palesato l'avviso per cui, secondo la sua esperienza parlamentare pluridecennale, soprattutto l'incontro che la delegazione avrà con il Presidente della Commissione esteri del Senato statunitense, sarà suscettibile di creare non pochi imbarazzi. Ritenendo altresì inutile, e anche controproducente, insistere sulla questione delle dimissioni del Presidente, non ha potuto, tuttavia, fare a meno di segnalare come una sua futura decisione di votare ulteriormente in dissenso del proprio gruppo e della propria maggioranza, su provvedimenti che riguardano il conflitto in Ucraina, rischi inesorabilmente di condurre ad una situazione di grave disagio per tutti i componenti la Commissione. Il senatore Stefania Craxi, nell'associarsi pienamente alle considerazioni svolte dal collega Casini, ha sottolineato come la gravità della situazione strategica in Europa, a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina, debba indurre il Presidente a mutare, in qualche modo, il proprio approccio politico e filosofico, facendo prevalere il senso di responsabilità e l'esigenza, per quanto concerne l'attività della Commissione, di rappresentare l'orientamento del Senato e dell'Italia a favore dell'indipendenza ucraina. Il senatore Iwobi, condividendo la posizione del senatore Casini, ha stigmatizzato il fatto che vi sia poca circolazione di informazioni tra i membri della Commissione: ad esempio, nulla si è saputo delle caratteristiche e dei partecipanti alla menzionata missione negli Stati Uniti. Al riguardo, quindi, ha auspicato una maggiore trasparenza nella programmazione dei lavori futuri. Su tale specifico punto, il presidente Petrocelli ha ricordato che, come avviene di solito presso tutte le Commissioni permanenti, la composizione delle delegazioni senatoriali che svolgono missioni ufficiali è decisa dal Presidente, sentiti i capigruppo. Anche secondo il senatore Lucidi, la trasparenza è una caratteristica che manca quasi completamente in seno alla Commissione, dal momento che, come comprovato in più circostanze e da più episodi, la gestione delle missioni e degli incontri bilaterali ha costituito appannaggio esclusivo del Presidente, senza alcun coinvolgimento in sede di Ufficio di Presidenza. Ha fatto poi notare come, paradossalmente, il mentovato Protocollo, testé denunciato e mai realmente applicato, abbia potuto essere impiegato per far presente ai colleghi russi la richiesta dei senatori italiani di porre termine all'insensata aggressione dell'Ucraina. La senatrice Garavini ha sottolineato ulteriormente la necessità di convocare più di frequente l'Ufficio di Presidenza, che deve essere coinvolto a tutti gli effetti sia per le questioni organizzative che riguardano la Commissione, che per i suoi incontri e le sue relazioni. Finora, infatti, si è assistito ad un modus operandi in cui è prevalsa l'azione del tutto discrezionale del Presidente. Anche il senatore Alfieri ha espresso la convinzione che occorra rendere partecipe più spesso l'Ufficio di Presidenza delle principali decisioni che riguardano la Commissione. In proposito, sarebbe opportuno che, ad esempio, esso venga convocato anche per disaminare i risvolti della prossima missione negli Stati Uniti. Tale ultimo suggerimento è stato accolto con favore dal senatore Lucidi. Il presidente Petrocelli ha, quindi, concluso lo scambio di vedute tra i Commissari, condividendo molte delle esortazioni emerse e informando che un ulteriore Ufficio di Presidenza avrebbe avuto luogo prossimamente. La seduta termina alle ore 8,50.