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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONI 2ª e 4ª RIUNITE 4ª(Difesa) 1 PINOTTI La seduta inizia alle ore 9,30. IN SEDE REDIGENTE 1193 - Iintroduzione reati sessuali codice penale militare di pace DDL 1193 Disposizioni per l'introduzione nel codice penale militare di pace di fattispecie corrispondenti a quelle di violenza privata, violenza sessuale e atti persecutori 1478 - Introduzione reati sessuali codice penale militare DDL 1478 Introduzione dei reati di molestie sessuali, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e atti persecutori nel codice penale militare di pace (Discussione congiunta e rinvio) La presidente PINOTTI ricorda come la seduta odierna sia dedicata all'avvio dell'esame dei disegni di legge, entrambi di iniziativa parlamentare, relativi all'introduzione di alcuni reati sessuali nel codice penale militare di pace. Ricorda che i provvedimenti sono stati assegnati in sede redigente e che pertanto, ai sensi dell'articolo 33 del Regolamento del Senato, sono previste l'attivazione del circuito chiuso e la stesura di un resoconto stenografico. La senatrice DONNO ( M5S ), relatrice per le parti di competenza della 4 a Commissione, introduce l'esame in sede redigente dei disegni di legge, tutti d'iniziativa parlamentare, aventi lo scopo di introdurre nel codice penale militare di pace alcune nuove fattispecie di reato, in particolare violenza privata, molestia sessuale, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e atti persecutori. Segnala che le due proposte si collocano nel quadro di una possibile razionalizzazione del sistema dei reati militari e della giurisdizione militare, avanzate a più riprese nel corso degli ultimi anni. A differenza di altri progetti di legge, quelli in esame non prevedono una riforma organica del sistema dei reati militari, ma piuttosto un aggiornamento del codice militare di pace, in particolare - anche se non esclusivamente - per tenere conto dell'ingresso nelle Forze armate italiane del personale femminile. Si tratta di un evento non recentissimo, e di cui anzi si è appena celebrato il ventesimo anniversario. I primi arruolamenti sono infatti avvenuti grazie alla legge n. 380 del 1999. Il personale femminile assolve ad oggi a tutte le tipologie di incarico, sia sul territorio nazionale che nei principali teatri operativi, nei diversi ruoli, corpi e specialità, senza particolari differenziazioni, e con un grado di integrazione nell'organizzazione militare che si può complessivamente considerare buono. Evidenzia come in questi anni la presenza femminile nelle Forze armate, inclusa l'Arma dei carabinieri e le Capitanerie di porto, sia cresciuta quantitativamente e qualitativamente. Attualmente, con dati aggiornati al 31 dicembre 2019, il personale femminile ammonta a oltre 17.700 unità, corrispondente al 6,3 per cento del personale complessivo. La presenza femminile è maggiore nell'Esercito, con quasi 7.700 unità, che corrispondono al 7,8 per cento complessivo e poi nella Marina, dove le donne rappresentano il 7,2 per cento del personale complessivo. Lasciando al collega Grasso l'esame più approfondito delle proposte di modifica delle singole fattispecie di reato, si limita in questa sede ad illustrare sinteticamente i contenuti dei due disegni di legge. L'Atto Senato n. 1478, d'iniziativa della senatrice Maiorino - come rimarcato nella relazione illustrativa - intende superare le lacune del codice penale militare di pace con riguardo ai reati di molestie sessuali, violenza sessuale, singola e di gruppo e di stalking . Il testo configura tali fattispecie criminose come reati militari in relazione alla condizione dei soggetti coinvolti, attribuendone la competenza al giudice militare. In questo modo sarebbe assicurata una giustizia più celere e si eviterebbe il rischio di duplicazioni dei processi, ordinario e militare. Attraverso tale previsione si vuole attribuire la competenza per tali reati commessi ai danni di personale militare al giudice militare, garantendo, da un lato, una conoscenza specifica del contesto militare e, dall'altro, di scongiurare lungaggini processuali ed eventuali duplicazioni di processi ordinari e militari e soprattutto la prescrizione, istituto pressoché sconosciuto ai processi penali militari. In primo luogo, il disegno di legge inserisce all'articolo 229- bis nel codice penale militare di pace, il reato di molestie sessuali. Si tratta di una fattispecie che non trova diretto riscontro nel codice penale. Il diritto penale italiano non prevede infatti attualmente per le molestie sessuali in ambito lavorativo una fattispecie ad hoc . Il disegno di legge, in particolare, è composto di 3 articoli. L'articolo 1 introduce 4 articoli nel codice penale militare di pace, dopo l'articolo 229, nell'ambito del Libro secondo, titolo IV, capo III, relativo ai reati contro la persona, ovvero: - molestie sessuali (articolo 229- bis ) che punisce con la reclusione fino a sei mesi, il militare che pone in essere con il dissenso anche non espresso di altro militare, atti, espressioni verbali, gesti a connotazione sessuale o qualsiasi forma di discriminazione basata sul sesso, in modo da offenderne l'onore e la dignità; - violenza sessuale (articolo 229- ter ). che mutuando il contenuto degli articoli 609- bis e 609- ter del codice penale, introduce nel codice penale militare di pace e disciplina il reato di violenza sessuale. In particolare la disposizione prevede e punisce (con la reclusione militare da cinque a dieci anni) come reato; - violenza sessuale di gruppo (articolo 229- quater ), mutuando l'articolo 609- octies del codice penale, disciplina il delitto di violenza sessuale di gruppo di militare a danno di altro militare ed è punito con la reclusione militare da sei a dodici anni; - atti persecutori (articolo 229- quinquies ), che incrimina il fatto del militare che, con condotte reiterate, minaccia o molesta un altro militare in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero, in modo da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva, ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita, ed è punito con la reclusione militare da otto mesi a sei anni. All'articolo 2 si prevede l'introduzione di appositi corsi di formazione finalizzati a sensibilizzare il personale delle Forze armate di ogni livello e grado sulla questione delle prospettive di genere. La definizione delle modalità per l'istituzione e la partecipazione al corso è demandata ad un successivo decreto del Ministro della difesa, da adottarsi - entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge - di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentito il Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. L'articolo 3 pone una clausola di invarianza finanziaria, secondo cui la legge non deve comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, dovendo le amministrazioni interessate provvedere agli adempimenti previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili e a legislazione vigente. L'Atto Senato n. 1193, a prima firma della senatrice Rauti, si muove nello stesso ambito e ha finalità simili. Anche in questo caso l'intento è contrastare atti e fenomeni di prevaricazione e violenza tra militari - ivi inclusi i fenomeni del cosiddetto "nonnismo" - , commessi spesso, ma non esclusivamente, a danno del personale di sesso femminile, attualmente attribuiti alla giurisdizione ordinaria. In questo caso il disegno di legge, composto di un solo articolo, introduce, 6 articoli aggiuntivi, sempre dopo l'articolo 229 del Codice penale militare di pace. Sono configurate quattro nuove fattispecie di reato. Tre sono analoghe al disegno di legge n. 1478, ovvero violenza sessuale (articolo 229- ter ), violenza sessuale di gruppo (articolo 229- quater ) e atti persecutori (articolo 229- sexies ). Non si prevede il reato (militare) di molestie sessuali ma quello di violenza privata (articolo 229- bis ). Nei casi di violenza sessuale, singola o di gruppo, il disegno di legge in esame contempla anche le pene accessorie della degradazione e della rimozione (articolo 229- quinquies ). Il testo definisce altresì le condizioni di punibilità (articolo 229- septies ), stabilendo che le disposizioni del capo del Codice penale militare di pace relativo ai reati contro la persona si applichino se il fatto è commesso per cause inerenti al servizio o alla disciplina militare, alla presenza di militari riuniti per servizio o da militare che si trovi in servizio o in luogo militare. Il relatore per la 2ª Commissione, senatore GRASSO ( Misto-LeU ), prima di illustrare la parte di competenza dei disegni di legge in titolo (che prevedono ambedue l'introduzione nel codice penale militare di pace di una serie di reati sessuali), ricorda che secondo l'articolo 103 della Costituzione la giustizia militare ha competenza esclusivamente sui reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate. Nella realtà dell'attuale diritto positivo la competenza della Magistratura militare copre una minima parte dei reati militari commessi da militari; in questa minima, e mortificante, parte non è dato rinvenire alcun criterio di coerenza e ragionevolezza. Dunque, un intervento sui reati lesivi della sfera sessuale in ambito militare, oltre che colmare una evidente e grave lacuna normativa, ha il merito di riequilibrare una parte di tale incomprensibile incoerenza normativa. La disciplina normativa sui reati lesivi della sfera sessuale in ambito militare  al pari di tutti gli altri settori della legislazione penale militare  deve tenere conto (come ha costantemente, più volte indicato la Corte costituzionale) che nei reati militari è sempre insita un'offesa al servizio e alla disciplina militare. Dunque, anche i reati sessuali commessi "da militari tra i militari" e commessi "da militari nell'esercizio delle loro specifiche e speciali funzioni" al pari degli altri reati militari si inquadrano in questo speciale e importante contesto, che tiene conto del particolare ruolo, del particolare ambito, delle particolari attività e delle particolari (vitali) finalità istituzionali delle Forze armate. Le condotte criminose incidenti sulla sfera sessuale del militare  al pari di ogni altra violazione della legge penale militare che incida sulla persona del militare  devono prevedere la tutela di due fondamentali interessi. Da un lato, quello della persona del militare e la salvaguardia della sua integrità fisica e morale. Dall'altro, non va trascurata anche la speciale lesione di un bene pubblico (militare) che si determina con la consumazione di questi reati, giacché essi sono suscettibili di recare specifici pregiudizi anche per la Forza armata. Nel dettaglio, l'Atto Senato n. 1193 consta di un solo articolo che inserisce, nel codice penale militare di pace, sei nuove disposizioni (articoli da 229- bis a 229- septies ). L'articolo 229- bis disciplina il reato di violenza privata che consiste nel fatto del militare che, con violenza o minaccia, costringe altro militare a fare, tollerare od omettere qualche cosa. Il delitto è punito con la reclusione militare fino a quattro anni. La pena prevista è aumentata se la violenza o la minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più militari riuniti, o con scritto anonimo o in modo simbolico. Come emerge dalla relazione illustrativa del disegno di legge la previsione in esame si sostanzia in una sorta di "militarizzazione" del reato di violenza privata al fine di sanzionare condotte riconducibili ad atti di "nonnismo". L'articolo 229- ter , mutuando il contenuto degli articoli 609- bis e 609- ter del codice penale, introduce nel codice penale militare di pace e disciplina il reato di violenza sessuale. In particolare la disposizione punisce (con la reclusione da cinque a dieci anni) come reato: il fatto del militare che, in luogo militare, con violenza o minaccia o mediante abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti allo stato di militare, costringe altro militarea compiere o subire atti sessuali (primo comma); il fatto del militare che induce altro militare a compiere o subire atti sessuali traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona (secondo comma). Il terzo comma dell'articolo 229- ter prevede poi una serie di circostanze aggravanti. In particolare si prevede che la pena per i fatti di cui sopra è quella della reclusione da sei a dodici anni se gli stessi sono commessi: avvalendosi di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa; da persona travisata o che simuli la qualità di superiore gerarchico; su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale; nei confronti di una donna in stato di gravidanza; nei confronti di persona della quale il colpevole sia coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza. L'ultimo comma dell'articolo 229- ter prevede una specifica circostante attenuante che consente nei casi di minore gravità una riduzione della pena da applicare nella misura non eccedente un terzo. L'articolo 229- quater, mutuando il contenuto dell'articolo 609- octies del codice penale,disciplina il reato di violenza sessuale di gruppo. La disposizione sanziona con la pena della reclusione da sei a dodici anni, il militare che in luogo militare e in concorso con altri militari commette nei confronti di altro militare atti di violenza sessuale di gruppo, come previsti dall'articolo 609- octies , primo comma del codice penale. La disposizione prevede una serie di circostanze aggravanti ed attenuanti. In particolare: la pena è aumentata (fino ad un terzo) se concorre taluna delle circostanze previste dal terzo comma dell'articolo 229- ter ; la pena è diminuita di un terzo per il militare - partecipante alla violenza - la cui opera abbia avuto minima importanza nella preparazione o nella esecuzione del reato, nonché per il militare che sia stato determinato a commettere il reato da un superiore. Alla condanna per i delitti di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo di cui agli articoli 229- ter e 229- quater del codice penale militare l'articolo 229- quinquies fa conseguire la pena accessoria della rimozione, quando non ne derivi la degradazione. Al nuovo articolo 229- sexies il disegno di legge introduce nel codice penale militare di pace il reato di atti persecutori. Il reato speciale riproduce la fattispecie comune di cui all'articolo 612- bis del codice penale. L'articolo 229- sexies incrimina il fatto del militare che, con condotte reiterate, minaccia o molesta un altro militare in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero in modo da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva, ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. Sarebbe quindi punito - con la reclusione da sei mesi a cinque anni - il militare che, con condotte reiterate, minaccia o molesta altro militare in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata (fino ad un terzo) se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona la quale è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima, ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di una donna in stato di gravidanza ovvero con armi o da persona travisata. L'articolo 229- septies infine prevede che le disposizioni del Capo III, del titolo IV del libro secondo del codice penale militare di pace si applicano se il fatto è commesso per cause inerenti al servizio o alla disciplina militare, alla presenza di militari riuniti per servizio o da militare che si trovi in servizio o in luogo militare. Anche l'Atto Senato n. 1478 introduce nel codice penale militare di pace una serie di reati sessuali. Nel merito la proposta consta di 3 articoli. L'articolo 1, con previsioni analoghe (ma non del tutto sovrapponibili) a quelle dell'Atto Senato n. 1193, introduce nel codice penale militare di pace, agli articoli 229- bis e seguenti, i reati di molestie sessuali, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e atti persecutori. In primo luogo il disegno di legge inserisce, all'articolo 229- bis , nel codice penale militare di pace il reato di molestie sessuali.: esso punisce,con la reclusione fino a sei mesi, il militare che pone in essere, con il dissenso anche non espresso di altro militare, atti, espressioni verbali, gesti a connotazione sessuale o qualsiasi forma di discriminazione basata sul sesso, in modo da offenderne l'onore e la dignità. Il reato è punibile anche a querela della persona offesa. È prevista una circostanza aggravante (per la quale si applica la reclusione fino ad un anno) quando il fatto è commesso con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti alla qualità di superiore gerarchico o in comando. L'articolo 229- ter , mutuando il contenuto degli articoli 609- bis e 609- ter del codice penale, introduce nel codice penale militare di pace e disciplina il reato di violenza sessuale. In particolare la disposizione punisce (con la reclusione militare da cinque a dieci anni) come reato: il fatto del militare che, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe altro militare a compiere o subire atti sessuali; il fatto del militare che induce taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto; il fatto del militare che induce taluno a compiere o subire atti sessuali traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Sono previste poi una serie di circostanze aggravanti. In particolare si prevede che la pena per i fatti di cui sopra è quella della reclusione militare da sei a dodici anni se gli stessi sono commessi: avvalendosi di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa; da persona travisata o che simuli la qualità di superiore gerarchico; su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale; nei confronti di una donna in stato di gravidanza; nei confronti di persona della quale il colpevole sia coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza. L'ultimo comma dell'articolo 229- ter prevede una specifica circostante attenuante che consente nei casi di minore gravità una riduzione della pena da applicare nella misura non eccedente un terzo. L'articolo 229- quater, mutuandolo dall'articolo 609- octies del codice penale,disciplina il delitto di violenza sessuale di gruppo. Tale figura criminosa consiste nella partecipazione, da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale di cui all'articolo 229- ter . Il militare che commette atti di violenza sessuale di gruppo a danno di altro militare è punito con la reclusione militare da sei a dodici anni. La disposizione prevede una serie di circostanze aggravanti ed attenuanti. In particolare: la pena è aumentata (fino ad un terzo) se concorre taluna delle circostanze previste dal terzo comma dell'articolo 229- ter. La pena è diminuita di un terzo per il militare - partecipante alla violenza - la cui opera abbia avuto minima importanza nella preparazione o nella esecuzione del reato, nonché per il militare che sia stato determinato a commettere il reato da un superiore. Al nuovo articolo 229- quinquies il disegno di legge introduce il reato di atti persecutori. Il reato speciale riproduce la fattispecie comune di cui all'articolo 612- bis del codice penale. L'articolo 229- quinquies incrimina il fatto del militare che, con condotte reiterate, minaccia o molesta un altro militare in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero in modo da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva, ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. È quindi punito - con la reclusione militare da otto mesi a sei anni - il militare che, con condotte reiterate, minaccia o molesta altro militare in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. In particolare, la pena è aumentata (fino ad un terzo) se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona la quale è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima, ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. Il delitto è punito a querela della persona offesa e il termine per proporre la querela è di sei mesi, in considerazione della difficoltà della vittima di tali reati di agire nei confronti del soggetto attivo. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all'articolo 612, secondo comma, del codice penale. L'articolo 2 prevede l'istituzione di un corso di formazione in tema di prospettiva di genere finalizzato a sensibilizzare il personale delle Forze armate di ogni livello e grado (comma 1). La definizione delle modalità per l'istituzione e la partecipazione al corso è demandata ad un successivo decreto del Ministro della difesa, da adottarsi - entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge - di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentito il Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. L'articolo 3 reca infine la clausola di invarianza finanziaria. Nell'affrontare le questioni giuridiche sollecitate dai testi, il relatore Grasso dichiara che sarebbe opportuno equiparare il sistema sanzionatorio previsto dal codice penale alle corrispondenti fattispecie da introdurre nel codice penale militare. Nei due disegni di legge a volte si prevede la reclusione comune,a volte quella militare. Occorre scegliere quale delle due è più consona. È poi sconsigliabile inserire il riferimento al "luogo militare" poiché le fattispecie di reati sessuali possono ben ricorrere (e anzi sovente ricorrono) al di fuori dei luoghi militari. Sebbene il concetto penale militare di "luogo militare" si estenda a tutte le situazioni in cui anche all'esterno del reparto si svolgano i servizi militari, le condotte di violenza e di prevaricazione possono verificarsi, e si verificano (come la pratica giudiziaria dimostra), in situazioni che prescindono dal servizio, allorquando ci si trova a diporto, o in locali di svago o entro le mura domestiche o di amici o conoscenti. Dunque, nelle norme si dovrebbe omettere ogni riferimento al luogo militare, dando invece rilevanza al soggetto attivo e passivo delle condotte poste in essere, entrambi militari. Come l'esperienza giudiziaria di questi ultimi quarant'anni ha evidenziato, occorre prevedere anche la necessità di norme di diritto umanitario a protezione delle persone deboli e dei civili in contesti operativi di conflitti armati o comunque di operazioni militari armate all'estero (qualunque sia la cornice funzionale: peace keeping , peace building ecc.). Pertanto, occorrerebbe prevedere una specifica norma che disponga la applicazione di tali norme incriminatrici anche nel caso di violazioni commesse da militari nel corso di operazioni militari armate all'estero nei confronti di popolazione civile o comunque di soggetti non appartenenti alle Forze armate italiane o di altri Paesi, anche qualora si applichi il codice penale militare di pace. Inoltre, occorrerebbe prevedere una specifica aggravante (per la violenza sessuale e la violenza sessuale di gruppo) nel caso i fatti di violenza sessuale siano commessi all'estero o nel corso di operazioni militari armate all'estero. Da più parti, nel corso degli anni, si è poi avanzata la proposta di rivedere la ammissibilità della querela nell'ambito del diritto penale militare. Sul tema, la sentenza n. 42 del 16 marzo 1975 della Corte costituzionale non è mai stata superata, anzi nella sua scia la giurisprudenza costituzionale degli anni successivi è stata costante (ordinanze Corte Cost. 25 febbraio 1988 e 12 novembre 1987; sentenza 18 giugno 1982, n. 114; ordinanze 25 giugno 1981 e 10 maggio 1978; sentenza 22 luglio 1976, n. 189). In essa la Corte ebbe a sancire il principio che il reato militare contiene sempre una lesione di un interesse pubblico rilevante, giacché nei reati militari è sempre insita un'offesa al servizio e alla disciplina (che sono interessi pubblici qualificati e di peculiare valore in ambito militare). Pertanto, la non omogeneità fra gli istituti della querela e della richiesta di procedimento giustificano la sussistenza esclusiva della seconda e la improponibilità della prima. Seppure in prima battuta potrebbe apparire migliore la soluzione riformatrice che vedesse inserita la querela nel diritto penale militare, anche a tutela del militare, forse alcune considerazioni potrebbero far ritenere più esatto il contrario. Da un lato, infatti, la valutazione, ai fini della procedibilità, del fatto da parte del comandante di corpo che ne viene comunque a conoscenza, potrebbe evitare al militare (sia donna che uomo)  spesso in stato di inferiorità psicologica nei confronti dell'oppressore e del superiore che eserciti le indebite pressioni o molestie  di non rappresentare le violenze subìte proprio perché in condizioni di menomazione psicologica. Inoltre, sempre come la pratica e la casistica insegnano, il filtro del comandante di corpo potrebbe svolgere anche un ruolo importante per dirimere in sede disciplinare quelle vicende poco chiare nelle quali la denuncia del militare potrebbe non essere genuina ma dissimulare interessi personali volti ad ottenere vantaggi concreti sfruttando la ambiguità di relazioni sul luogo di servizio non sempre facilmente definibili; ovvero per chiarire quei casi in cui la esagerata rappresentazione di situazioni, pur traendo origine da rapporti gerarchici non consoni fra militari magari per eccesso di confidenza, non trascendono al livello di molestia o violenza. In definitiva, fermo restando che la tutela penale risulta assicurata in tutti i casi gravi attraverso la perseguibilità di ufficio, appare maggiormente indicato al caso il mantenimento del prudente filtro della richiesta di procedimento del comandante di corpo. Eventualmente potrebbe inserirsi una norma che imponga al comandante di corpo di tenere conto della segnalazione dell'offeso, disponendo concreti accertamenti tra i quali sia obbligatorio ascoltare a verbale la persona offesa ed acquisirne le volontà di un'azione punitiva. Il problema della querela, del resto, si pone solo per il reato di molestie sessuali introdotto dal disegno di legge della senatrice Maiorino, che punisce con la reclusione fino a sei mesi il militare che pone in essere, con il dissenso anche non espresso di altro militare, atti, espressioni verbali, gesti a connotazione sessuale o qualsiasi forma di discriminazione basata sul sesso, in modo da offenderne l'onore e la dignità. Il reato è punibile anche a querela della persona offesa. Se si adottasse come testo base il disegno di legge Maiorino, sarebbe tuttavia poco opportuno introdurre una fattispecie che non trova diretto riscontro nel codice penale. Il diritto penale italiano non prevede infatti attualmente per le molestie sessuali una fattispecie ad hoc. A livello giurisprudenziale le molestie sessuali sono state, a seconda della gravità e delle modalità dei comportamenti molesti, sussunte in vari reati (violenza privata, violenza sessuale nei casi più gravi). Non introducendo tale fattispecie si supererebbero, pertanto, anche le criticità legate alla querela. La riforma proposta è ineludibile e necessaria oltre che per i motivi sopra indicati (di colmare una lacuna normativa importante), anche per evitare duplicazioni di indagini, diseconomie e sprechi; oltre a inutili e inopportuni conflitti far le due magistrature, ordinaria e speciale. Giova inoltre ricordare che anche la Corte Costituzionale ha chiarito che spetta al legislatore, in forza del principio di stretta legalità affermato dall'articolo 25, secondo comma, Cost., tanto la creazione di nuove figure di reato che la sottrazione di alcune fattispecie alla disciplina comune per ricondurle ad una disciplina speciale che tuteli più congruamente gli interessi coinvolti (Corte costituzionale, sentenza n. 298 del 1995). Propone pertanto di adottare come testo l'Atto Senato n. 1478, che potrebbe essere una base da emendare anche con elementi dell'Atto Senato n. 1193. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) richiede che, in considerazione del cambiamento della maggioranza di Governo, le Presidenze si facciano carico di integrare il novero dei relatori. La presidente PINOTTI prende atto della proposta, che sarà valutata di intesa con il presidente Ostellari. Il seguito della discussione congiunta è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 10.