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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 370 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Italexit-Partito Valore Umano: Misto-I-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,30). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 20 ottobre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo M5S ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 21 ottobre è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro dell'economia e delle finanze, dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dal Ministro dell'interno, dal Ministro della difesa e dal Ministro per le pari opportunità e la famiglia: «Conversione in legge del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, recante misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili» (2426). Sui tragici eventi calamitosi che hanno colpito la Sicilia PAPATHEU (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAPATHEU (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, vorrei chiedere all'Assemblea di osservare un minuto di silenzio per i morti che abbiamo avuto nelle ultime ore a Catania, che è sotto un nubifragio, il cui numero, purtroppo, aumenterà perché ci sono ancora altri dispersi. Non so se la Presidenza può accogliere la mia richiesta. PRESIDENTE . Indubbiamente la richiesta può essere accolta. Ci uniamo naturalmente al cordoglio delle popolazioni colpite e, quindi, prima di iniziare i nostri lavori, invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea si leva in piedi e osserva un minuto di silenzio). (Applausi) . Discussione del disegno di legge: Doc 2381 Conversione in legge del decreto-legge 8 settembre 2021, n. 120, recante disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi e altre misure urgenti di protezione civile (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2381. I relatori, senatori Briziarelli e Quarto, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Briziarelli. BRIZIARELLI, relatore . Signor Presidente, vorrei cominciare facendo dei ringraziamenti non solo al Governo - e in particolare al sottosegretario Bini che ha seguito il provvedimento e alla Presidente della Commissione - ma anche a tutti colleghi. Probabilmente è un fatto inusuale, ma ritengo sia importante per inquadrare il provvedimento in esame, se si considera che, su un unico emendamento dei quasi 300 presentati, si è vissuto un momento di tensione e divisione, a riprova che su un testo come quello che ci avviamo a convertire in legge c'era comunque una comunione di intenti e di visione da parte di tutti i Gruppi di maggioranza ed opposizione. E non è per maniera che sottolineo come il Parlamento abbia effettivamente migliorato un testo già buono e condiviso da tutte le forze di maggioranza, dando degli spunti in più su un tema che ci ha visti - come deve essere - uniti come Senato e lo stesso immagino sarà anche alla Camera. Come tutti sapete, il provvedimento si inquadra in un momento particolare che non è solo quello degli ultimi anni, ma anche dell'estate appena trascorsa, che ha registrato incendi e situazioni drammatiche che hanno coinvolto e purtroppo unito l'intero Paese, con oltre 150.000 ettari andati letteralmente in fumo. C'era da intervenire, e il Governo l'ha fatto tenendo presente, ovviamente, un passaggio particolare, che è quello delle competenze delle Regioni. Era quindi necessario un provvedimento quadro che permettesse di prevenire e intervenire purtroppo quanto necessario, rispettando però il ruolo delle Regioni e dei Comuni. E ciò è stato fatto con un provvedimento, di cui illustrerò i primi tre articoli, che vuole fornire un quadro complessivo di riferimento. All'articolo 1 si prevede per questo un Piano nazionale di coordinamento e governance contro gli incendi boschivi che, disciplinando un nuovo strumento di programmazione statale ai fini del coordinamento relativo alla previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, vuole andare in questa direzione. Esso è volto sia all'aggiornamento tecnologico, sia all'accrescimento della capacità operativa. Il Piano nazionale ha validità triennale e può, comunque, essere aggiornato annualmente, a seguito di eventuali modifiche e relativi stanziamenti. Il Piano di cui al comma 1 è approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa intesa in sede di Conferenza unificata e di concerto con i seguenti Ministeri quali l'interno, la difesa, l'economia e le finanze, l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, il Mezzogiorno, la questione territoriale, la transizione ecologica, le politiche agricole, alimentari e forestali, gli affari regionali e le autonomie. Già il numero dei Ministeri coinvolti dà la misura della complessità necessaria a intervenire, stendere prima e attuare poi un piano di siffatta portata. Alla realizzazione del Piano si provvede nell'ambito delle risorse umane e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Apro ora una parentesi. Questa volta, al di là degli emendamenti approvati in Commissione e che arrivano in Assemblea come emendamenti della Commissione stessa, ci saranno degli ordini del giorno che tutte le forze politiche hanno voluto fossero condivisi fortemente con il Governo. Non si tratta di ordini del giorno che invitano il Governo a valutare la possibilità: per le intenzioni e l'impegno che l'Esecutivo ha assunto con tutte le forze politiche, di fatto costituiscono un'appendice concreta al provvedimento e vedranno lo stesso Governo impegnato a inserire nel testo base della legge di bilancio alcune risorse volte a darne concreta attuazione, perché unanimemente sottoscritti, e votati in alcuni casi, in Commissione. Essi costituiranno parte integrante del testo. Si impiegheranno, quindi, le risorse umane e finanziarie disponibili su questo provvedimento, ma il Governo si è impegnato a stanziarne anche in sede di approvazione della legge di bilancio. Come approvato dalla Commissione, il Dipartimento della protezione civile provvede in particolare, con cadenza triennale, alla ricognizione e valutazione di un insieme di profili quali le tecnologie anche satellitari volte all'integrazione dei sistemi previsionali, di sorveglianza, monitoraggio e rilevamento nell'ambito, nonché alle esigenze di potenziamento delle flotte aeree, dei mezzi terrestri, delle attrezzature, delle strumentazioni, dei dispositivi di protezione individuale ai fini del rafforzamento della capacità di concorso statale all'attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, tenendo conto anche di una possibile strategia comune a livello europeo. La Commissione ha introdotto, per far fronte alla capacità di prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi, il potenziamento dei mezzi terrestri del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, delle Regioni e del volontariato organizzato di Protezione civile qualificato per tale attività, prevedendo inoltre la formazione del personale addetto alla lotta attiva contro gli incendi boschivi, comprese le attività di messa in salvo degli animali coinvolti e all'informazione e partecipazione delle comunità, con particolare attenzione ai territori caratterizzati da un elevato rischio di incendi boschivi. Vorrei sottolineare che anche su questo c'è stata una comunione di intenti fin dalla fase delle audizioni, tant'è vero che il coinvolgimento ha riguardato dalle associazioni ambientalisti fino alla cabina di regia delle associazioni venatorie, ovvero tutti i soggetti, comprese le università e le Forze dell'ordine e le istituzioni, che hanno contribuito molto spesso alla stesura stessa degli emendamenti approvati in Commissione. Al comma 3 si estende anche al Ministero dell'università e della ricerca l'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, come previsto dal medesimo comma. Anche in questo caso abbiamo avuto la presenza di valenti esponenti di livello nazionale e internazionale che hanno supportato la Commissione nella fase delle audizioni. Il comma 3 aggiunge la previsione che il Ministero per gli affari regionali e le autonomie convochi entro il 30 aprile di ciascun anno la Conferenza unificata sullo stato di aggiornamento dei piani regionali per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi previsti dall'articolo 3 della legge quadro n. 353 del 2000. La Commissione ha previsto che, nell'ambito delle risorse stanziate, il Piano nazionale possa destinare parte dei finanziamenti anche per incentivare sistemi premiali proporzionali ai risultati conseguiti da soggetti pubblici e privati nelle aree in cui sia stata accertata una diminuzione significativa delle aree percorse dal fuoco. Riteniamo questo particolarmente significativo. Il comma 4 dispone per la fase di prima applicazione, previa intesa della Conferenza unificata di cui all'articolo 8, l'adozione di un primo Piano nazionale speditivo approntato sulla base della ricognizione condotta dal Dipartimento. La Commissione con un emendamento ha previsto la possibilità di garantire la sicurezza e l'incolumità dei territori dal rischio idrogeologico di strade, ponti e viadotti, nonché di messa in sicurezza e di efficientamento energetico. Il provvedimento infatti, oltre a una parte prevalente relativa al rischio incendi, dedica comunque anche una parte agli interventi di protezione civile. Si inserisce inoltre, come approvata dalla Commissione, la previsione secondo cui, per incrementare l'operatività e la funzionalità del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, la durata del corso di formazione della procedura concorsuale per l'accesso al ruolo dei capi squadra, con decorrenza dal 1° gennaio 2020, per il numero vacante di posti, è ridotta in via eccezionale a cinque settimane. Anche qui vorrei ricordare che tutti i Gruppi hanno presentato degli emendamenti, a riprova del fatto che su questo c'era un'unità di intenti, così come c'è stata sull'approvazione della norma relativa alla possibilità di un concorso pubblico per 250 posti di vigili del fuoco, che possa dare di fatto corpo a quanto previsto dal provvedimento. Sempre su questo, cercando di non abusare della pazienza della Presidente e dei colleghi, è stato istituito con un emendamento un sistema aereo di vigilanza antincendio (SAVA), che possa permettere appunto l'integrazione di questa modalità nella segnalazione degli incendi. All'articolo 2 vengono stanziati 40 milioni di euro per l'acquisto di mezzi operativi e di attrezzature per la lotta attiva agli incendi boschivi, che sono ripartiti in 33.300.000 euro al Ministero dell'interno per le esigenze del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, in 2.100.000 euro al Ministero della difesa e in 4.600.000 euro per le esigenze del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri. All'articolo 3 si introducono misure finalizzate a garantire il tempestivo aggiornamento del catasto dei soprassuoli percorsi dal fuoco. Vorrei ricordare che, al di là delle singole appartenenze e sensibilità, su uno di questi due articoli, in particolare sull'articolo 3, è stato presentato un emendamento dai relatori, per il quale aspettiamo una riformulazione, che contiamo possa essere accolta in Aula, che va nella direzione che tutti immaginiamo di poter perimetrare e procedere con i divieti quanto prima sui terreni interessati. Allo stato attuale si prevede un termine di sessanta giorni, ma speriamo che possa essere accolto un termine di quarantacinque giorni nell'ultima versione. Mi avvio a concludere con un ultimo passaggio relativo all'articolo 3, prima passare la parola al collega. Sono previsti ovviamente aggiornamenti che siano contestualmente pubblicati in un'apposita sezione dei siti istituzionali dei terreni relativi, perché la data del 1° aprile per tutti era eccessiva e serviva una comunicazione più tempestiva. Siamo riusciti a trovare una sintesi e a vederla approvata in Commissione, che speriamo venga migliorata in Assemblea. Il termine di applicazione dei relativi divieti ovviamente rimane lo stesso, mentre è la decorrenza che cambia. Si introduce da ultimo in Commissione la possibilità che le Regioni possano disporre, con propria legge, misure di attuazione di azioni sostitutive in caso di inerzia dei Comuni circa la pubblicazione dell'elenco definitivo dei soprassuoli percorsi dal fuoco; se il Comune non lo pubblica e non lo approva, ovviamente c'è un problema ed è giusto che le Regioni possano intervenire. Il comma 4, ultimo dell'articolo 3, demanda al Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri e ai corpi forestali delle Regioni a Statuto speciale gli adempimenti di cui all'articolo 10, comma 2, della legge quadro. Gli esiti del monitoraggio sono comunicati alle Regioni ai fini della tempestiva attività dei suddetti poteri sostitutivi. Lascio la parola al collega Quarto per illustrare i restanti articoli. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Quarto. QUARTO, relatore . Signor Presidente, il provvedimento oggi in discussione e in approvazione, pur essendo monotematico, è piuttosto complesso. Esso riguarda un problema che ha afflitto l'intera Nazione questa estate, e in particolare le Regioni meridionali, con oltre 150.000 ettari di bosco incendiati. Anch'io mi unisco al correlatore nei ringraziamenti per l'ottima intesa che siamo riusciti a mettere in campo. Ringrazio l'intera Commissione e gli uffici che ci hanno supportato molto bene. L'articolo 4 reca misure finalizzate al rafforzamento delle attività di previsione e prevenzione degli incendi boschivi, mediante misure di potenziamento dei piani regionali, nonché stanziando fondi specifici nell'ambito della strategia nazionale per le aree interne, per il finanziamento di interventi volti a prevenire gli incendi boschivi in quelle aree in cui il rischio di incendio è elevato e nei Comuni localizzati nelle isole minori. Sappiamo essere questo un problema estremamente critico per l'abbandono che avviene nelle aree interne. Al comma 4 la Commissione ha disposto che, nei piani operativi nazionali attuativi dei fondi strutturali 2021-2027, finalizzati alla sicurezza e all'incolumità dei territori, si tenga conto anche della tutela degli animali. Questo è un altro punto estremamente importante. L'articolo 5 reca misure per il rafforzamento della lotta attiva e dei dispositivi sanzionatori e modifiche alla legge quadro 21 novembre 2000, n. 353. In particolare, nel comma 1 la Commissione ha introdotto la nuova definizione di incendio di interfaccia urbano-rurale, con cui si intende quella tipologia di incendi boschivi che interessa zone, aree o fasce nelle quali sussiste un'interconnessione tra strutture antropiche e aree naturali, laddove il sistema urbano e quello rurale si incontrano e interagiscono. Questo è un altro aspetto estremamente critico, perché molte volte gli incendi partono proprio dalle periferie urbane. Si stabilisce poi che il Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi individui, tra l'altro, le aree trattate con la tecnica del fuoco prescritto. Si precisa che, come approvato in Commissione, gli interventi colturali devono tener conto delle specificità delle aree protette e di habitat di interesse conservazionistico. Si tratta di un altro punto estremamente importante per la tutela dell'ambiente e delle aree protette. Inoltre, nella lotta attiva contro gli incendi boschivi si introduce l'uso delle attrezzature manuali e la tecnica del controfuoco. Quindi, oltre al fuoco prescritto abbiamo il controfuoco. Sono poi rafforzati dei divieti e introdotti altri, come la raccolta dei prodotti del sottobosco, per tre anni vietata. Si prevede la facoltà per i Comuni di avvalersi, senza nuovi oneri per la finanza pubblica, del supporto tecnico messo a disposizione dalle strutture della Regione o di altri soggetti aventi le necessarie capacità tecniche. Si tratta di un altro problema estremamente importante, in quanto sappiamo che tante volte i Comuni rallentano la disponibilità della perimetrazione dei soprassuoli percorsi dal fuoco, con gravi problemi che si ripercuotono per divieti in realtà attivati dopo alcuni anni rispetto al fuoco che ha interessato l'area. La Commissione ha ritenuto opportuno adeguare in euro le sanzioni e aumentarne alcune. C'è poi una novità piuttosto interessante. L'articolo 6 interviene sul delitto di incendio boschivo previsto dall'articolo 423- bis del codice penale, introducendo una circostanza aggravante, quando i fatti sono commessi da coloro che svolgono compiti di prevenzione incendi, e due circostanze attenuanti per coloro che, in qualche maniera, collaborano. Inoltre, sempre con riferimento all'articolo 423- bis , si specifica la discriminante secondo cui l'uso legittimo delle tecniche di controfuoco e di fuoco prescritto che possono determinare un incendio evitano che colui che lo ha cagionato possa essere punito con la reclusione da quattro a dieci anni. Tante volte ciò impediva l'uso delle tecniche che possono fermare il fuoco. La disposizione prevede inoltre, in caso di condanna, l'applicabilità delle pene accessorie del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, dell'estinzione dell'eventuale rapporto di lavoro pubblico e dell'interdizione all'assunzione degli incarichi legati alla prevenzione incendi, oltre alla confisca obbligatoria, anche per equivalente, dei profitti del reato. L'articolo 7 reca misure ulteriori urgenti in materia di Protezione civile. I commi 1 e 2 recano la ridefinizione delle modalità di svolgimento delle attività istituzionali dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia - per intenderci, in materia di monitoraggi sismici e vulcanici - prevedendo accordi pluriennali attuati mediante convenzioni di durata almeno biennale. Al comma 3 la Commissione ha precisato la proroga dal 31 dicembre 2021 al 31 ottobre 2023 del termine di durata dei contratti a tempo determinato e delle altre forme di lavoro flessibile, così come previsto dai contratti. Infine, in materia di interventi antropici per la ricostruzione delle superfici boscate, le Regioni possono individuare nell'ambito dello stesso bacino superfici nude, ovvero terreni saldi da sottoporre a rimboschimento compensativo delle superfici bruciate: si tratta di un altro provvedimento estremamente importante. A tal fine, le Regioni possono avvalersi del contributo scientifico di università e ricerca. L'articolo 8 reca disposizioni finanziarie: per la precisione, destina 150 milioni dalla Missione 2, componente 4, del PNRR alle misure di lotta contro gli incendi boschivi, e in particolare per la realizzazione di un sistema avanzato integrato di monitoraggio del territorio. Anche questo è un problema estremamente importante e la scorsa estate abbiamo visto quanto sia utile fare un monitoraggio in tempo reale - ci sono tanti mezzi, ad esempio l'infrarosso - del fuoco incombente. In relazione al comma 1, nel limite di 150 milioni di euro per la realizzazione della misura di lotta agli incendi boschivi di cui al presente decreto, il Ministero della transizione ecologica valuta, di comune accordo con le altre amministrazioni interessate, di destinare ulteriori fondi del PNRR in favore delle azioni di contrasto alle emergenze incendi, compresi gli interventi di ripristino territoriale, assumendo - secondo quanto approvato dalla Commissione - quale ambito di priorità dell'intervento le aree protette nazionali e regionali e i siti Natura 2000 - parliamo sempre di una maggiore tutela ambientale - nonché le aree classificate a rischio idrogeologico nella pianificazione di bacino vigente. La Commissione ha precisato altresì che le disposizioni di cui al presente decreto sono applicabili nelle Regioni a Statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e Bolzano, compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. Infine, l'articolo 9 dispone che il decreto-legge in esame entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale . (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, il provvedimento in discussione sicuramente entra a far parte di tutti quegli atti necessari per consentire una migliore gestione delle pratiche per la tutela ambientale. E introduce alcuni elementi importanti per il contrasto alla lotta degli incendi: penso - ad esempio - all'introduzione di maggiori risorse per l'acquisto di mezzi necessari per lo spegnimento degli incendi; penso all' inasprimento delle pene per chi provoca gli incendi. Il provvedimento introduce altresì un Piano nazionale di prevenzione che entra come elemento coordinatore nella legislazione fra le competenze Stato-Regioni. Osservando più attentamente il provvedimento, però, vogliamo segnalare come a nostro avviso si rischi di non facilitare, ma anzi di complicare per alcuni versi, la stesura del Piano. Penso - ad esempio - alla composizione del tavolo tecnico e alla elevata presenza di rappresentanti dei vari Ministeri, che rischia una non facile mediazione tra tutte le posizioni. Occorre quindi velocizzare le capacità di azione del comitato tecnico, da una parte pensando a una riduzione della stessa composizione, ma dall'altra coinvolgendo le associazioni agricole (perlomeno quelle più rappresentative a livello nazionale. Nel contempo occorre fare attenzione ad assicurare un efficace coordinamento tra il Piano nazionale antincendio e i piani - ad esempio - di gestione forestale o delle filiere forestali regionali. Bisogna fare attenzione anche alle modalità di emanazione del Piano nazionale, che - come sappiamo - è legato a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare - come dicevo poc'anzi - a un tavolo con troppi Ministeri, che ne potrebbero ritardare l'adozione. Soprattutto, vorrei sottolineare come dall'analisi del provvedimento emerge che si parla sì di prevenzione, ma in termini non del tutto adeguati e non del tutto risolutivi. Colleghi, la prevenzione - come sappiamo - è una cosa diversa dal controllo e dall'intervento. Faccio degli esempi: le linee tagliafuoco, la maggiore manutenzione delle strade forestali e rurali possono rappresentare una piccola parte della prevenzione, che non può però essere sufficiente. La vera prevenzione, colleghi, si fa ribaltando un paradigma fino a oggi introdotto - lo dico con chiarezza - da un'ideologia ambientalista che vuole una gestione della natura completamente autogestita dalla stessa; quella stessa ideologia che si è formata nei salotti buoni di quella lobby ambientalista - dico lobby con precisione - che ama passeggiare sui sentieri, ma poco o niente sa cosa significa vivere e lavorare in montagna o nei boschi, e per la quale niente si deve fare perché vuole lasciare tutto semplicemente alla gestione della natura. Non è così, colleghi: dobbiamo riflettere su questo aspetto. La prevenzione si fa soprattutto permettendo l'intervento dell'uomo, come hanno fatto per secoli i nostri avi, chi ci ha preceduto. La gestione del bosco deve partire dal suo uso consapevole e sostenibile. Sto per dirvi - ad esempio - qualcosa che potrà sembrare banale: il bosco va tagliato e pulito, non può essere lasciato a se stesso. I vincoli regionali e comunali spesso impediscono una corretta gestione del bosco, senza pensare poi a tutti i vincoli della soprintendenza che spesso blocca tutto a prescindere. Tutto questo sta provocando un abbandono sempre più importante da parte delle aziende che praticano la selvicoltura. I nostri boscaioli sono sempre più strangolati da una burocrazia asfissiante che non permette loro di svolgere un lavoro già di per sé duro. Occorre quindi rendere il loro lavoro più semplice, per permettere loro di sopravvivere. Il loro lavoro fa prevenzione: non scordiamoci che il loro lavoro è prevenzione. Così come prevenzione viene fatta dalle imprese agricole di coltivazione e di allevamento. Se non permettiamo a tali aziende di sopravvivere - e sottolineo sopravvivere - ci saranno sempre più terreni abbandonati, zone incolte e soggette ad incendi. Ritornando allora al ragionamento e al paradigma da invertire, significa proprio permettere ai nostri boscaioli, agricoltori e allevatori di svolgere il loro lavoro non solo in quanto tale, ma proprio come primi guardiani ambientali del territorio, soprattutto in territori difficili come quelli montani e boschivi. Tutto questo manca purtroppo nel provvedimento al nostro esame; mancano in esso i riferimenti precisi che possono individuare, soprattutto nei soggetti produttivi, i primi attori della prevenzione. Vorrei però fare un'ulteriore riflessione, aggiungendo come ci sia un atteggiamento sbagliato sulla gestione della fauna selvatica, che si basa anch'esso su una visione integralista dell'ambiente. Non è possibile imporre il divieto di caccia nei Comuni limitrofi ai territori dove si è sviluppato l'incendio in maniera netta e incondizionata, come si voleva fare nel dispositivo di legge. Se da una parte possiamo anche capire il divieto nelle zone coinvolte nell'incendio, non si capisce perché si debba interrompere la gestione della fauna selvatica in altri territori, andando di fatto ad aumentarne la presenza spesso nociva per l'agricoltura e per l'ambiente stesso. (Applausi) . Anche questo denota un atteggiamento sbagliato. In sostanza, colleghi, pur apprezzando un provvedimento che introduce - come dicevo all'inizio del mio intervento - elementi sicuramente positivi (le risorse, l'inasprimento delle pene e un maggiore coordinamento), manca comunque una visione della gestione complessiva ambientale, che tenga presente l'apporto positivo che solo l'attività dell'uomo può dare a territori difficili, soprattutto montani e boschivi nel loro complesso. Il problema è proprio questo, Presidente, e concludo: nonostante le belle parole di cui il centrosinistra e il MoVimento 5 Stelle si riempiono la bocca per l'ambiente, per l'ambientalismo, non c'è in realtà una visione complessiva. Al di là degli slogan , manca una pianificazione vera e integrata della gestione dell'ambiente e dell'uomo che - ricordo a tutti noi - fa parte anch'essa del sistema ambientale. Molto probabilmente, anche questa volta, abbiamo perso un'occasione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, esponenti di Governo, colleghi senatori. la problematica legata agli incendi boschivi è questione di cui il Parlamento già in passato si è occupato. È giusto dire, sia pure brevemente, che questo è uno di quei campi in cui più settori sono coinvolti e lo sono stati anche in passato, tant'è che, prima del 2000, vi era una normativa estremamente frammentaria che il Parlamento, anni fa, decise di affrontare per cercare di dare un'organizzazione normativa regolamentata più logica e più utile soprattutto nella lotta contro gli incendi boschivi affinché venissero previsti, ma soprattutto affinché venissero previste delle sanzioni, quindi, con un approccio sanzionatorio - anche severo - nei confronti di chi aveva dolosamente provocato gli stessi incendi. Ebbene, quest'estate - ma è accaduto anche negli anni passati - ci siamo dovuti rendere conto che anche quella legge, approvata nel 2000, quindi ventun anni fa, purtroppo, non era idonea ad affrontare nel modo corretto una problematica divenuta veramente grave per gli equilibri ambientali del nostro Paese e soprattutto per il nostro patrimonio forestale, che, in particolar modo a cavallo tra i mesi di luglio e agosto, ha subito un danno particolarmente grave, causato dagli incendi appiccati dolosamente o colposamente dal comportamento umano. È allora sicuramente da plaudire - lo dico al collega che ha criticato la presente misura poco fa - questo intervento normativo da parte del Governo, e poi del Senato, attraverso un lavoro importante delle Commissioni riunite, che si è svolto anche in momenti in cui non si poteva venire qui a Roma. Eppure, ci sono state diverse call che hanno visto coinvolti tanti senatori sensibili al richiamo di questo problema. Io l'ho percepito, ho ascoltato alcune discussioni che hanno certamente generato una serie di provvedimenti contenuti nel decreto-legge n. 120, varato dal Governo nel settembre scorso, che tende a dare risposta a una problematica che effettivamente esiste e per la quale la legge quadro del 2000 non aveva trovato una soluzione esaustiva, o perlomeno soddisfacente. Si è cercato di porre particolare rimedio ad aspetti già contenuti nella legge precedente, che evidentemente necessitavano di un ulteriore approfondimento, di un ulteriore intervento normativo. Mi riferisco innanzi tutto alla questione della previsione: come è possibile prevedere che vengano appiccati o comunque che si sviluppino incendi nei nostri boschi? Il tema della previsione è fondamentale. C'è poi la prevenzione: come è possibile prevenire lo sviluppo di incendi? Su questo ho da dire qualcosa; mi pare che anche il collega di Fratelli d'Italia abbia fatto riferimento a questo aspetto, sul quale penso si debba dire qualcosa. Mi riferisco in particolare alla cura di certe foreste e di taluni boschi che, ovviamente, se abbandonati a se stessi, se non curati, possono essere più sensibili e fragili rispetto a un incendio che può scaturire e diffondersi. La terza questione è la lotta attiva ovvero come punire, sanzionare, colpire chi provoca questi incendi e, soprattutto, come spegnerli nel più breve tempo possibile. Questi tre aspetti sono sicuramente fondamentali per venire incontro ad una esigenza, che non è solo ambientale. Si badi bene che negli incendi muoiono persone e animali e ci sono lavoratori che perdono il proprio posto di lavoro. È un tema complessivo e di questo occorre tenere conto. Dico con orgoglio che sono particolarmente sensibile ai temi ambientali e la mia collega, senatrice Alessandra Gallone, lo sa bene, tanto che sono il responsabile regionale del mio partito per l'ambiente. Da sempre, fin da quando ero ragazzino, penso infatti che mantenere integro il nostro ambiente naturale e soprattutto consegnarlo ai nostri discendenti, a coloro i quali verranno dopo di noi, sia una nostro dovere assoluto. Non siamo infatti i padroni di questo spazio temporale di vita del nostro pianeta e dunque dobbiamo consegnarlo, quantomeno nei limiti del possibile, come lo abbiamo ricevuto da chi è venuto prima di noi e comunque dobbiamo fare in modo che il processo di sviluppo industriale sia sostenibile rispetto al nostro patrimonio ambientale. Vediamo dunque cosa viene normato dal provvedimento in esame, anche per come verrà opportunamente modificato dal lavoro dei senatori. Si cerca di offrire maggiori opportunità e risorse e, anche a livello tecnologico, di adeguarsi ai tempi che cambiano, alle attuali situazioni climatiche, al di là di come ciascuno la pensi sul fatto che sia vero o meno che è in atto un riscaldamento del pianeta e che le temperature stanno aumentando. Sappiamo bene tutti che, da parte di qualcuno, c'è un certo scetticismo, ma bisogna riconoscere che c'è stato un incremento degli incendi e, in particolare, in certi momenti, ad esempio della scorsa estate, c'è stata una diffusione degli incendi spaventosa. Ricordo soltanto i giorni a cavallo dei mesi di luglio e di agosto. Il 31 luglio e il 1° agosto ho percorso l'autostrada A14 "Adriatica", dalla Puglia verso la mia Regione, l'Abruzzo, e ho incrociato qualcosa come 15 incendi. Ho saputo dal sindaco della mia città, Pescara, che in Abruzzo, solo il 31 luglio, vi sono stati contemporaneamente ben 37 incendi. Tutto questo mi fa pensare che ci sia qualcosa di strano, di particolare. Pensare che vi sia addirittura una regia e che tutto sia pilotato mi sembra un po' troppo, anche perché non credo, onestamente, che ci siano bande organizzate per appiccare contemporaneamente addirittura 37 incendi in un solo territorio regionale. Penso però che ci sia qualcosa che non conosciamo fino in fondo e che indubbiamente va affrontato. Occorre quindi cercare di adeguare i nostri strumenti ai tempi che cambiano, anche attraverso le tecnologie satellitari e l'integrazione dei sistemi previsionali, di sorveglianza, di monitoraggio e di rilevamento nell'ambiente. Soprattutto occorre dotare chi si occupa dello spegnimento degli incendi di mezzi aerei, ad ala sia fissa che rotante, ed anche dei cosiddetti droni. Credo dunque che in tal modo si possa fare molto di più di quanto si è fatto e poi parlerò di un caso specifico, che riguarda proprio Pescara, la mia città di residenza. Ciò vale anche per i mezzi terrestri e per la formazione. Proprio questa mattina ho avuto il piacere di incontrare il prefetto Lega, che ha la responsabilità dei Vigili del fuoco: vedo qui presente il signor Sottosegretario ed è una competenza sua quella relativa ai Vigili del fuoco. Innanzitutto mi complimento per la scelta fatta, perché si tratta di un prefetto di altissimo profilo culturale. Lei stessa mi diceva che è indubitabile che qualcosa di più si debba fare e che si devono avere strumenti maggiori. Per spegnere l'incendio di Pescara nella pineta dannunziana è stato utilizzato un solo Canadair. Ma quella pineta non è soltanto un patrimonio forestale e ambientale, è anche un patrimonio culturale e storico per la città. Questo va detto. Certi boschi non sono soltanto un'espressione ambientale da preservare, ma sono anche qualcosa di più, come quello di Pescara: in quell'occasione si è perso un patrimonio unico. Io penso che dovremmo dare una risposta, anche attraverso la legge di bilancio, come diceva il collega relatore. Anche laddove gli incendi hanno provocato un danno apparentemente irreversibile, anche se si prevedono trenta, quaranta, cinquant'anni per ripristinare il patrimonio boschivo che c'era un tempo, noi dobbiamo applicarci subito e fare in modo che le procedure, le lungaggini, i problemi che la burocrazia talvolta pone siano assolutamente evitati e che i contributi economici per restituire il patrimonio forestale preesistente, attraverso la nuova piantumazione, siano erogati immediatamente. Analogamente, nel proteggere e costituire riserve integrali anche in zone urbanizzate, stiamo attenti, perché il fatto di non curare un bosco, come accaduto, per esempio, nel caso della riserva di Pescara che citavo prima, la Pineta dannunziana, ha rappresentato certamente una delle concause che ha provocato l'incenerimento di 90.000 ettari di bosco autoctono, che erano un patrimonio - ripeto - non solo ambientale, ma anche culturale per la città di Pescara. Diamoci, quindi, da fare, anche attraverso contributi che consentano di sanare ferite così gravi inferte al nostro patrimonio forestale, ma anche culturale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, la discussione odierna verte sulla conversione in legge del decreto-legge n. 120 del 2021, contenente disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi e altre misure urgenti di protezione civile. In quest'Aula spesso si è discusso sulla sussistenza dei requisiti che sono presupposto fondamentale per i decreti-legge. Si è disquisito sulla mancanza degli stessi, sulla inopportunità che il Governo - a detta di qualcuno - delegittimi il Parlamento abusando di uno strumento in qualche caso senza avere, secondo i critici, i requisiti per adottarlo. In sostanza, la scelta della strada della decretazione d'urgenza è sempre stata molto discussa, a ruoli invertiti, a seconda del ruolo che si ha nel Governo. Comunque, periodicamente, ogni volta che ci troviamo a convertire un decreto-legge, la discussione quasi sempre verte sull'inopportunità della scelta o sulla mancanza dei requisiti. La brevissima discussione che c'è stata fino adesso - che, però, ha visto comunque pronunciarsi anche un rappresentante dell'opposizione - per la prima volta nella mia esperienza di parlamentare non ha eccepito la mancanza del requisito della necessità e dell'urgenza; questo, a mio avviso, perché tutti abbiamo chiaro in mente quanto è successo questa estate: il dramma vissuto in tutta la nostra Penisola, i danni enormi, la sofferenza di animali e persone. Tuttavia, nel dubbio che qualcuno ancora non sia convinto dell'opportunità di questa scelta, voglio ricordare alcuni titoli di giornale: «Incendi e desertificazione. Andati in fumo 150.000 ettari di bosco». «Il 2021 è l'anno peggiore dal 2008: superato il record del 2017». «Incendi: +256% di roghi nell'estate 2021». «Danni per un miliardo». «Andati in fumo 158.000 ettari di bosco». Volutamente, nel ricordare gli articoli, mi sono limitato esclusivamente a quelli che hanno fatto riferimento alle aree, perché non volevo strumentalizzare la sofferenza che abbiamo visto in tantissimi animali, letteralmente bruciati vivi, negli occhi delle persone, vittime, anche loro, della tragedia che ci ha colpito quest'anno, e delle aziende distrutte da questi eventi, messe in ginocchio e in qualche caso addirittura piegate definitivamente, tanto che probabilmente non potranno più riprendersi. Senza considerare la sofferenza di tutti coloro che si sono impegnati attivamente per cercare di limitare i danni di questo dramma. Tutto questo a dimostrazione del fatto che questo provvedimento è non solo opportuno, lecito, legittimo e necessario, ma anche urgente. È per questo che non capisco perché una parte dell'emiciclo e della maggioranza ha cercato di creare degli ostacoli nell' iter di approvazione di questo provvedimento. Quello che mi lascia perplesso a dir poco, per usare un eufemismo, è l'emendamento 1.52 (testo 2), che in una discussione così importante, su un tema così rilevante, cerca di introdurre a latere il divieto di caccia. Per carità, non sto sindacando sulla sua legittimazione ideologica e non mi sto pronunciando prendendo posizione, perché non è mia volontà farlo ora, ma ritengo sia stato sbagliato introdurre tale tema in questa discussione. So perfettamente che nei dieci minuti che ho a disposizione non potrei convincere nessuno su un tema tanto sentito e radicato nella mente di tutti noi; quindi, non sto parlando del merito, ma del metodo sicuramente, perché l'opportunità di accelerare l' iter approvativo di conversione di un provvedimento così importante, a mio avviso, già da solo avrebbe dovuto escludere la volontà di qualunque intento divisivo di questa maggioranza. Tuttavia voglio ricordare la presa di posizione sull'argomento non della Lega, di un partito politico o di un'associazione specifica di settore, ma di due associazioni che rappresentano centinaia di migliaia di agricoltori, grazie ai quali quotidianamente abbiamo il cibo sulla tavola e grazie ai quali siamo giustamente e legittimamente famosi in tutto il mondo per la qualità delle nostre produzioni: parlo di CIA e Coltivatori diretti, che si sono espressi perentoriamente contro questo provvedimento. Lascio a loro il giudizio di merito, ma nel metodo evidenzio di nuovo l'inopportunità di un provvedimento che oggi in Commissione ha avuto come esito undici voti contrari e otto voti a favore, questi ultimi da parte del Gruppo Misto (sostanzialmente LeU e altri) e dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, con l'astensione del Partito Democratico. Quindi, su un provvedimento condiviso al 99 per cento, ritenuto da tutti necessario e non vi è dubbio alcuno sulla necessità di cercare di arrivare alla sua approvazione nel tempo più veloce possibile, si è arrivati ad una votazione di undici-otto a tre. Questo, a mio avviso, dimostra in maniera chiara e inequivocabile quanto poco fosse opportuno cercare di dividere la maggioranza su questo tema. Evidenziata l'unica nota dolens , l'unico aspetto per me negativo della discussione attuale, voglio entrare nel merito del provvedimento: un provvedimento - come ho già detto - importante, a mio avviso ben fatto, che però come sempre è migliorabile. Tutto è migliorabile; grazie però alla volontà largamente maggioritaria dell'Assemblea e quindi di tutti i colleghi di arrivare al risultato migliore possibile in parte questo è stato già fatto, grazie ai molti emendamenti presentati, alcuni dei quali a mia prima firma, che hanno ottenuto l'assenso della Commissione, e in altra parte - immagino - verrà fatto dall'Aula. Questo provvedimento, a mio avviso, già nell'articolo 1 contiene un elemento fondamentale: la creazione di una sinergia tra varie forze dello Stato. Oggi è il 26 ottobre e voglio aprire una parentesi che dimostra quanto sia fondamentale la realizzazione di questa sinergia tra forze dello Stato. Esattamente cinque anni fa ero sindaco del mio Comune, Visso, uno dei tre Comuni che dà la denominazione allo sciame sismico del 2016, che appunto si chiama di Amatrice, Norcia e Visso: la prima scossa era stata alle ore 19, la seconda alle ore 21. Il Comune di Visso è stato l'epicentro delle due scosse del 26 ottobre, esattamente cinque anni fa. Ricordo che, dopo aver aperto il Centro cooperativo comunale (COC), aspettavo l'arrivo dei dipendenti comunali, che avevano appunto anche funzioni di protezione civile, e vedevo arrivare le varie forze che gestivano l'emergenza: Protezione civile, Esercito, Vigili del fuoco, tutti però dipendenti da Ministeri separati. Quindi, per l'Esercito era il Ministero della difesa, per i Vigili del fuoco il Ministero dell'interno, per la Protezione civile la Presidenza del Consiglio dei ministri. Io dicevo, con una battuta, che arrivavano senza nemmeno dire buonasera e cominciavano a fare qualcosa - erano e sono bravi a fare qualcosa - perché era il loro ruolo e venivano mandati per quello. Ma senza un coordinamento succedeva che magari un Corpo perimetrava un edificio che rischiava il crollo e quindi era pericoloso, e poi successivamente in quell'area doveva insediarsi un altro operatore che andava a disfare il lavoro svolto in precedenza dagli altri. Per fortuna l'emergenza era tale che serviva necessariamente del buon senso e le persone che operavano in quel momento nel mio Comune il buon senso lo avevano. Quando sono state invitate da me ad un briefing pomeridiano - invitate perché io in teoria ero la massima autorità di Protezione civile ma sostanzialmente non avevo autorità nei confronti di nessuno perché, appunto, ero espressione diretta di altri Ministeri - ho spiegato che, pur portando tutti una maglia diversa giocavamo nella stessa squadra e, riconosciuta la legittimità di questa impostazione, tutti hanno accettato di collaborare. A quel punto siamo riusciti a diventare veramente efficaci, risolvendo problemi e diventando un esempio di gestione dell'emergenza. (Applausi) . Dico questo a dimostrazione del fatto che il coordinamento tra le forze dello Stato è indispensabile. Io so - e lo dico per esperienza diretta - che è l'elemento più importante in assoluto nella gestione dell'emergenza, perché l'efficacia dell'intervento per l'ottanta per cento dipende da questo. Bene, quindi, che già all'articolo 1 del provvedimento al nostro esame sia previsto. Avrei voluto parlare in maniera più approfondita di diversi articoli, però vedo che il mio tempo sta per esaurirsi, quindi faccio riferimento solo a quanto previsto nell'articolo 4, comma 2, dove si dice che si finanzieranno gli enti territoriali delle aree interne e, da sindaco di un piccolo Comune della montagna che è anche sede di Parco nazionale, ricordo a tutti, anche se non ce n'è bisogno, quanto sia fondamentale intervenire per la prevenzione in quei Comuni piccoli e montani che non dispongono di risorse proprie, ma rappresentano un'amplissima parte del nostro territorio, con poca popolazione - il mio Comune ha dieci abitanti per chilometro quadrato - ma con superfici di pregio molto ampie. Non a caso, si tratta del territorio dei parchi nazionali, che sono molto fragili. Quindi è utile e opportuno anche quanto previsto al comma 2 dell'articolo 4, che interviene in queste situazioni di necessità. Ci sarebbe molto altro da dire, ma confido nel fatto che lo faranno i miei colleghi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Coltorti. Ne ha facoltà. COLTORTI (M5S) . Signor Presidente, cari colleghi, la lotta agli incendi boschivi è una priorità assoluta per il Paese. Negli ultimi anni abbiamo visto questa emergenza crescere progressivamente e depauperare il nostro territorio del proprio patrimonio forestale e faunistico. Il Sud in particolare, più sottoposto a fenomeni di siccità estrema, ha pagato un caro prezzo in termini di danni ingenti alle proprietà e purtroppo anche in vite umane. È evidente che si tratti di una criticità destinata a crescere per gli effetti del cambiamento climatico e dell'innalzamento progressivo delle temperature medie e massime, come quelle dei fenomeni metereologici estremi, come quelli che si stanno verificando anche in queste ore in Sicilia e in Calabria. Questi eventi hanno ripercussioni che superano il mero impatto immediato sull'ecosistema. I versanti disboscati sono infatti più facilmente sede di fenomeni di erosione accelerata e di frane. I sedimenti che giungono sui fondi vallivi innalzano il proprio alveo, spesso favorendo le alluvioni che possono a loro volta mettere in pericolo vite umane, proprietà, infrastrutture, talora a distanza di chilometri e anche di anni dall'evento. Il decreto-legge al nostro esame affronta alcune delle urgenze e in particolare interviene sul Piano nazionale incendi boschivi per il rafforzamento del coordinamento, l'aggiornamento tecnologico e l'accrescimento della capacità operativa sia di previsione che di prevenzione. La Protezione civile è chiamata a valutare e a redigere un report con cadenza triennale sulla consistenza ed efficacia dei mezzi e delle azioni realizzate e a considerare eventuali implementazioni. Per far questo si avvale di un comitato tecnico costituito da rappresentanti di diversi Ministeri, dalla struttura della Presidenza del Consiglio dei ministri, che esercita le funzioni del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, dal comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri, delle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e dei Comuni designati dalla Conferenza unificata. Il comitato per quest'anno ha recentemente adottato un piano, nel quale è riportata una previsione di spesa di 40 milioni, da effettuare entro il 31 dicembre, e comunque complessivamente nel 2021sono investiti in questo provvedimento 150 milioni. È evidente che si tratta di interventi necessari e auspicabili, stante la complessa situazione che si è venuta a creare dopo l'introduzione della legge Madia. Tutti noi dovremmo chiederci se la soppressione del Corpo forestale dello Stato, che doveva garantire risparmi economici ed efficacia degli interventi, ha raggiunto il suo scopo. La cornice legislativa attuale attribuisce le funzioni in materia forestale, ambientale e agroalimentare al Corpo forestale dell'Arma dei carabinieri e la lotta attiva agli incendi al Corpo nazionale dei vigili del fuoco ed è evidente ora il ruolo della Protezione civile, chiamata a svolgere un compito altrettanto importante che in questo caso prevede la gestione tramite un comitato interministeriale a cui intervengono anche le Regioni a Statuto speciale, perché in esse continua a esistere quel Corpo forestale che nelle altre è stato smembrato. C'è, dunque, maggiore efficacia per la filiera decisionale? Sembra che in realtà sia poco efficiente. La riforma Madia ha raggiunto i suoi obiettivi di risparmio economico? Ovviamente no, perché i risparmi annunciati per un triennio erano previsti in circa 125 milioni e noi stiamo stanziando 150 milioni solo nell'anno in corso. Nel 2015 il Corpo forestale necessitava di 495 milioni e nel 2018 le spese sono salite a 502 milioni, con una spesa pro capite degli operatori di 12.700 euro nel 2015, che nel 2018 è passata a 31.700 euro. Inoltre, se si dovessero fare i conti valutando il costo degli interventi demandati ad aziende private in capo alle Regioni, i bilanci sarebbero pesantemente in rosso. Basti pensare che la flotta di Canadair del Corpo forestale dello Stato è stata affidata a società private, che ovviamente badano al loro guadagno, con aumenti esponenziali delle spese. Il costo di mercato dell'affitto di un Canadair, che nel 2015 si aggirava sui 4.000-5.000 euro orari, nel 2017, dopo la privatizzazione, è giunto a 15.000 euro. È evidente la cecità di questa operazione, così come il palese conflitto di interesse di chi lavora per lo spegnimento di un incendio, che teoricamente avrebbe tutto da guadagnare dal fatto che duri più a lungo. Sono aumentate le spese di manutenzione degli elicotteri in dotazione ai Carabinieri; sono aumentati tutti i costi regionali per il contrasto agli incendi boschivi e, malgrado questo, negli ultimi anni si è assistito a un progressivo aumento della durata degli incendi, che comportano danni immani al patrimonio e al contrasto al dissesto idrogeologico. L'aspetto più grave è stato comunque lo spacchettamento delle competenze e la perdita di efficacia, tanto che ora è necessario istituire una cabina di regia per tentare di rimediare alla mancanza di efficienza. Dalla soppressione del Corpo forestale dello Stato sono derivati anche altri elementi negativi e invito i colleghi e i Ministri a valutare la proposta del MoVimento 5 Stelle che, con il disegno di legge n. 1670, a prima firma del deputato Cattoi, suggerisce la ricostruzione di una polizia forestale, ambientale e agroalimentare da assegnare al Ministro dell'interno, per la sua stretta ricaduta in termini di pubblica sicurezza (Applausi) . La proposta è di un generale del Corpo forestale dello Stato che conosce bene le criticità e le problematiche di questo settore. Ricordo che le leggi non sono né di Destra né di Sinistra, ma sono utili o meno al Paese e ai cittadini e che il MoVimento 5 Stelle ha sempre messo come priorità i beni comuni e i cittadini. Quale maggior bene comune del bosco? Quale maggiore impatto sulla vita dei cittadini di quello di un incendio? Invito tutti i Gruppi parlamentari ed il Governo a lavorare per soluzioni funzionali sul lungo termine. Con la legge Madia si è data priorità non ai beni comuni, ma alle privatizzazioni e spero sia evidente a tutti il danno che al sistema Paese è stato causato da questo approccio, che alcuni Gruppi politici continuano a perseguire. Si riconoscano gli errori e si pongano rimedi di ampio respiro che guardino al futuro, ad una reale protezione dalle nostre foreste. Questo è quanto fa il MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signori del Governo, i cambiamenti climatici hanno reso le foreste sempre più esposte al rischio di incendi boschivi. Il migliore strumento di prevenzione degli incendi boschivi è assicurare una gestione sostenibile delle foreste. È assurdo pensare come nel nostro Paese, che ha 11,4 milioni di ettari di bosco, il 38 per cento della superficie nazionale, non si riesca ad attuare un attento monitoraggio ed una corretta pianificazione degli interventi di prevenzione degli incendi boschivi, in base a quanto indicato - peraltro - indicato nella strategia nazionale forestale, la quale, di fronte agli obiettivi perseguiti dal disegno di legge in esame, dovrebbe chiaramente rappresentare un riferimento per mettere in atto le migliori pratiche possibili per il contrasto a tali fenomeni. Anche questo è stato più volte segnalato dall'UNCEM. In tal senso, esprimiamo comunque soddisfazione alla Commissione ambiente per l'approvazione dell'emendamento 5.23, con il quale si prevede che le attività di prevenzione selvicolturale degli incendi boschivi e la programmazione dei fondi strutturali siano collegate alle migliori previsioni sull'evoluzione delle compagini forestali, contenute negli innovativi strumenti di pianificazione forestale previsti dall'articolo 6 del testo unico delle foreste, con particolare riguardo alla strategia forestale nazionale, tema importantissimo. Lo scorso 16 luglio la Commissione europea ha approvato la nuova strategia per le foreste per il 2030. Se si confrontano gli obiettivi europei con i contenuti della strategia nazionale, si possono individuare le azioni prioritarie di intervento, per raggiungere risultati soddisfacenti in tema di prevenzione e soprattutto di sostenibilità. In base agli studi, se da un lato infatti l'Italia rivela buone prestazioni per le misure di tutela ambientale di tipo passivo, dall'altro appare assolutamente in ritardo sui sistemi di monitoraggio e di pianificazione, cioè sulle misure di tipo attivo. È su questo tema che dobbiamo lavorare. I dati dimostrano che il primo fattore predisponente per un incendio è dato dalle condizioni meteorologiche e climatiche: la siccità, l'aridità, le alte temperature, la bassa umidità, la forte ventosità, l'alta frequenza di eventi estremi, quali le ondate di calore, sono i fattori in presenza dei quali un incendio può facilmente acquisire vigore ed interessare vastissime superfici. In questa prospettiva è fondamentale tornare a valorizzare le modalità organizzative del settore forestale italiano, così da raggiungere un livello ottimale di monitoraggio del territorio e prevenzione di questi fenomeni. Tale prevenzione trova nella gestione forestale sostenibile, con riguardo anche al potenziamento della viabilità forestale - e questo è un nostro emendamento, il 4.22 - e quindi anche nell'attivazione di misure per la pianificazione, il superamento della frammentazione fondiaria, la creazione di filiere economiche e la valorizzazione dei servizi ecosistemici ambientali forniti dal bosco e i suoi fondamentali. È questa la gestione forestale che deve essere promossa, al fine di avere strumenti di gestione efficaci per il futuro. In tal senso, un tema importante che deve essere immediatamente affrontato è la scarsità di risorse economiche di cui dispone la strategia forestale nazionale. In questa direzione, ricordo a questa Assemblea che si era mosso il primo Governo della Lega di questa legislatura, con il ministro Centinaio (Applausi) che a guida del Ministero delle politiche agricole e forestali, con la legge di bilancio del 2019, ha istituito il fondo per le foreste italiane, con una dotazione iniziale di 2 milioni di euro per il 2019, 2,4 per il 2020, 5,3 milioni per il 2021 e 5,2 milioni per il 2022. Si è trattato di una novità straordinaria e di assoluta importanza ed è per questo che la ricordo. È stata fatta una cosa importantissima per il nostro Paese. È necessario, dunque, individuare fin da subito gli strumenti di natura finanziaria volti a incrementare l'attuale disponibilità di questo fondo per un'efficace azione di cura e gestione di questo importantissimo patrimonio verde, che oggi è in continua espansione, ma anche in un lento stato di abbandono. Una risorsa abbandonata è una risorsa per la quale non viene riconosciuto un valore e che per questa ragione non viene monitorata. La prevenzione a costi minori è quella connessa alla rivitalizzazione dell'economia del settore. Un bosco che produce valore, legname, biomassa, funghi, tartufi, castagne, ma anche servizi turistici, ricreativi, culturali è un bosco che viene difeso e, quindi, difficilmente brucia. All'esame dell'Assemblea è stato presentato un emendamento con il quale viene valorizzato il ruolo dell'agricoltore come custode del territorio. L'emendamento 1.44 (testo 2), che è stato ripresentato in questa fase, è importantissimo perché dà all'agricoltore la possibilità di svolgere questo ruolo. Presidente, dobbiamo impegnarci per riuscire a lasciare la nostra terra, i nostri boschi e le nostre foreste ai nostri figli almeno nello steso modo in cui ce li hanno consegnati i nostri padri. Speriamo in meglio, però credo sarà impossibile. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Auddino. Ne ha facoltà. AUDDINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, siamo qui per convertire in legge un decreto-legge varato lo scorso settembre per far fronte all'emergenza dovuta ai numerosi e drammatici incendi che hanno interessato nel corso dell'estate il nostro Paese e, in particolare, la mia Regione, la Calabria. L' escalation di fuoco ha toccato tutta l'Italia per un totale di 140.000 ettari di boschi bruciati solo nel 2021. Tale dato è stato riportato ampiamente dalla stampa. In Calabria i danni maggiori alle aree forestali si sono verificati nel Parco nazionale dell'Aspromonte, dove sono andate distrutte aree di bosco secolare, una perdita di patrimonio inestimabile. Mi sono chiesto spesso in questi mesi perché ci sono tanti incendi. La genesi e le cause di tale disfatta sono molte e complesse, talvolta intrecciate. La mano di tutti questi incendi è quasi sempre umana e, secondo i dati anche del Ministero, nel 98 per cento dei casi la loro natura è dolosa. Mentre si cerca di puntare il dito su presunti piromani seriali, che esistono, anche se in misura residuale, si distrae lo sguardo dagli interessi che spesso sottendono tali atti criminosi. Si va dagli incendi per creare nuovi pascoli a quelli appiccati per saccheggiare ciò che è sopravvissuto alle fiamme a scopo di lucro, fino al business legato ai rimboschimenti e relativi finanziamenti. Ebbene, questo decreto incendi, nonostante contenga delle buone misure ridisegnando la governance della prevenzione incendi e stanziando le risorse per potenziare la capacità operativa delle componenti statali impegnate nella lotta ai roghi, non risolve, a mio modesto avviso, il problema degli incendi per il futuro, perché non rimuove le cause per le quali spesso viene appiccato il fuoco. Lo dico al Governo in maniera che si possa porre rimedio nel prossimo futuro. Bisognava agire, a mio modesto avviso, su più fronti. A questo proposito ho presentato anche io diverse proposte emendative che, in sede di trattazione in Commissione, non sono state tutte accolte, anche se alcune lo sono state in parte. Secondo me, di primaria importanza era e sarà in futuro l'introduzione di alcuni divieti perenni e non più limitati a un periodo di tempo riguardanti le zone percorse dal fuoco. Uno degli emendamenti stabiliva il divieto perenne di prevedere una destinazione diversa da quella che dette zone avevano prima dell'incendio. In questo modo si sarebbe evitato ogni possibile rischio di incendio di origine dolosa messo in atto al fine di poter utilizzare successivamente le aree boscate distrutte dal fuoco a vantaggio di interessi privati, seppur dopo alcuni anni. Molto spesso bruciare equivale a costruire in un momento successivo (per questo, secondo me, il divieto perenne era e sarà importante), considerando il bosco come un bene economico da sfruttare per interessi meramente privatistici. L'emendamento nella nuova formulazione è stato completamente stravolto, perché non va a toccare - come da me proposto - il comma 1 dell'articolo 10 della famosa legge n. 253 del 2000, relativo ai divieti anzidetti, ma il comma 2, precisando che anche la superficie percorsa da controfuoco rientra nel perimetro finale dell'incendio, con tutte le conseguenze del caso. Questa è comunque una cosa buona, ma la portata di tale modifica è marginale rispetto a quanto avevo originariamente proposto, dopo aver interloquito con Federparchi e con tantissimi enti no profit che hanno a cuore il bosco. Lo stesso dicasi per un'altra mia proposta che stabiliva la mancata corresponsione delle risorse ai Comuni che non approvino gli elenchi definitivi dei soprassuoli percorsi dal fuoco entro i limiti fissati dalla legge. In questa nuova formulazione, che anche parzialmente stravolge il mio emendamento, si assegna alle Regioni il potere sanzionatorio sui Comuni inadempienti. Penso alla mia Regione: essa stessa è stata spesso - troppe volte, in passato - inadempiente. Quindi mi pare che si passi dalla padella alla brace. Penso alla mia Regione, alla Calabria, e tutto questo da parlamentare mi fa riflettere. Ecco perché questa misura non servirà, secondo me, a garantire il tempestivo aggiornamento degli elenchi dei soprassuoli. Spero di sbagliarmi. Son contento però che la Commissione abbia approvato l'emendamento a mia prima firma che prevede che facciano parte del comitato tecnico - come da me proposto - anche qualificati rappresentanti delle associazioni di volontariato iscritte nel nuovo registro unico nazionale del terzo settore e impegnate nella lotta agli incendi boschivi. (Applausi) . Questa è una cosa molto bella e importantissima. Ciò consentirà al comitato di assumere un punto di vista importante per analizzare i rischi e stabilire le politiche di prevenzione (la prevenzione appunto, tanto importante) e di lotta agli incendi, soprattutto ai fini della redazione del Piano nazionale. Tuttavia ho qualche perplessità, perché nella riformulazione sono state aggiunte anche le associazioni con finalità di protezione degli animali e dell'ambiente e le organizzazioni di rappresentanza delle imprese agricole. Qui - perdonatemi - ho colto con più difficoltà il senso di questa riformulazione. Uno degli emendamenti a mia prima firma prevedeva peraltro anche la modifica di una norma contenuta nella legge di bilancio del 2020 (legge n. 178), la quale prevede che l'assunzione di questi lavoratori, che oggi sono a tempo determinato (come la suddetta prevede, con scadenza a dicembre 2021), sia prorogata fino a ottobre 2023. Avevo modestamente proposto che questi lavoratori fossero stabilizzati, perché, secondo me, si sarebbe dovuto evitare ogni nesso di causalità, anche solo immaginabile, tra gli incendi e qualunque provvedimento di proroga di rapporti di lavoro a tempo determinato. Lo ripeto: si sarebbe dovuto evitare ogni nesso di causalità fra gli incendi e qualunque provvedimento di proroga di rapporti di lavoro di lavoro a tempo determinato. Questo è stato anche oggetto di tante riflessioni con i parchi, i presidenti e gli enti no profit . Occorreva stabilizzare i lavoratori; chi mi conosce sa quanto ho fatto in questi anni, in Governi diversi, per stabilizzare altre platee. Continuerò a portare avanti questa battaglia a tutela non solo dei lavoratori precari e a tempo determinato, ma anche del bosco. Di fondamentale importanza era altresì, secondo me, approvare la modifica riguardante la flotta dei Canadair - un collega ne ha parlato poco fa - contenuta in un altro emendamento. La mia proposta prevedeva di abolire i contratti di esercenza della flotta Canadair stipulati dal Dipartimento dei vigili del fuoco con società private e di reclutare invece i piloti nel corpo dell'Aeronautica militare. In questo modo, si sarebbe evitato ogni probabile rischio di interessi privatistici nella lotta agli incendi e quindi avremmo fatto i conti con un notevole risparmio di soldi pubblici. Secondo i dati riportati dalla stampa, l'appalto dei Canadair ha un costo di 360 milioni di euro, a cui vanno ad aggiungersi le ore di volo in più rispetto a quelle previste dalla gara (3.500 all'anno). Il costo di un'ora di volo di un Canadair, tutto compreso, come diceva un collega, è pari a 15.000 euro, comprensivi di pilota e carburante. La flotta dei Canadair di Stato è pilotata da una società privata estera che, dal 15 giugno al 22 settembre 2021, ha effettuato 5.147 ore di volo. Conti alla mano, converrebbe indubbiamente formare i piloti e optare per la gestione pubblica. Questo è un suggerimento che rivolgo al Governo. Non mi dilungo oltre. La prevenzione è la cosa che mi sta più a cuore ed è la parola d'ordine per proteggere i boschi, che sono ecosistemi senza i quali qualsiasi tentativo di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici risulterà vano. È fondamentale comprenderne a fondo l'enorme valore per i territori. Spesso gli effetti degli incendi, anche a breve termine, sono molto più gravi degli incendi stessi. Infatti, i terreni percorsi dal fuoco vanno più facilmente incontro a dissesto idrogeologico e degrado dei suoli. Le mie proposte di modifica miravano e mireranno in futuro a ciò, ossia al potenziamento della prevenzione degli incendi e a scongiurare ogni possibile rischio di comportamenti dolosi. Mi auguro che tutto questo possa essere approvato in successivi emendamenti e provvedimenti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghe e colleghi, va detto subito che il decreto-legge in esame è quanto mai attuale. La Sardegna sta bruciando ancora, anche in queste ore, segno che il tempo metereologico favorevole, tuttora caldo e asciutto, la espone al rischio di incendi dall'inizio dell'estate fino all'autunno inoltrato. Proprio nella giornata di sabato scorso, 23 ottobre, si sono registrati ben dieci incendi sul territorio regionale. Il Corpo forestale e di vigilanza ambientale ha autorizzato anche i mezzi aerei del sistema regionale antincendio, oltre a mettere in campo squadre a terra. Questo significa che a Burgos e Bono si è trattato di episodi che non possono essere considerati minori. È bene sottolineare che il provvedimento nasce anche in conseguenza degli incendi di fine luglio nell'Oristanese, oltreché in vaste parti del territorio italiano. Per diversi giorni e notti in Sardegna sono andati avanti roghi divampati su più fronti nei boschi del Montiferru e nelle campagne attorno al Monte Grighine, come ampiamente trasmesso dalle televisioni locali e nazionali. Il bilancio è stato di più di 1.000 persone costrette, insieme agli ospiti di un'intera casa di riposo, a lasciare le loro abitazioni e, alla fine della conta, di circa 12.000 ettari di bosco (tra cui olivi millenari, pascoli e macchia mediterranea) andati in fumo, senza parlare della morte di molti capi di bestiame, bruciati o soffocati. A ciò si aggiungano anche i danni a molte stalle, abitazioni e attività economiche. Insomma, è stato messo in ginocchio un intero territorio, che ancora oggi sopravvive per l'assai emozionante catena di solidarietà instaurata a livello regionale e nazionale. Negli stessi giorni, un altro incendio ha devastato 1.500 ettari, di cui 400 boschivi, nella zona del Monte Arci, sempre in Sardegna. Sono notizie che noi sardi non vorremmo mai leggere, tanto vasti sono il danno e la disperazione che ne è seguita. Il decreto-legge è stato adottato i primi di settembre, dopo che anche altri territori d'Italia avevano preso fuoco. Si sono riscontrate ovunque difficoltà a contenere gli incendi e si è preso amaramente atto che il dispositivo andava rinforzato. È evidente che il pregio di alcune zone d'Italia è quello di avere ampie superfici boschive e una natura largamente preservata, ma questo, che è un evidente valore, può rappresentare anche una fragilità. Ampie zone di vegetazione, veri e propri polmoni della natura pronti a ossigenare l'aria che viene inquinata nella città, si accompagnano con il rischio di veder bruciare periodicamente il tanto verde a disposizione. La Sardegna, in particolare, è considerata un'oasi tanto bella, quanto fragile e delicata, con una superficie boscata amplissima, ma difficile da controllare, stante il territorio largamente montuoso e collinare. Nell'isola si aggiunge il problema della discontinuità territoriale, un tema che affronteremo a breve nel disegno di legge costituzionale. Gli incendi a ridosso dei confini tra Regioni limitrofe si possono infatti estinguere anche usando le squadre di spegnimento di più Regioni, ma in Sardegna no. Rafforzare quindi le squadre di spegnimento aereo anche a livello centrale può essere utile per raggiungere pure i luoghi più isolati; in Sardegna, ad esempio, quest'estate sono arrivati persino due Canadair dalla Francia e dalla Grecia, ricorrendo al meccanismo europeo di protezione civile: per fortuna che esiste, in questo caso, anche l'Europa solidale rispetto alle chiamate della necessità che si sviluppano in territori come quello della Sardegna. Il decreto-legge in discussione va dunque nella giusta direzione, perché in esso è individuato un complesso di misure per la previsione, la prevenzione e la lotta attiva contro gli incendi boschivi. Le norme vanno non solo a integrare quelle esistenti, ma puntano proprio a ottimizzare il dispositivo operativo. Potremmo definirlo un vero e proprio piano di lotta contro gli incendi boschivi. Che cosa serve ora per scongiurare episodi gravi come quelli nelle zone del Montiferru? Bisogna lavorare ancora sulla previsione, cioè capire quando determinate aree a causa delle condizioni metereologiche diventano sensibili agli incendi, e quindi bisogna agire sulla prevenzione dei roghi, che nella maggior parte dei casi sono originati, spesso con dolo, proprio dall'uomo. È pertanto fondamentale avere mezzi e uomini, ma soprattutto una serie di strumenti in grado di favorire un coordinamento ancora più efficiente tra chi opera sul campo, i corpi dello Stato e tutti gli enti del territorio. Le azioni per contenere gli incendi e limitare i danni, che spesso si verificano nei medesimi periodi, richiedono l'intervento di più uomini e mezzi aerei e terrestri, ed è quindi quanto mai opportuno affidare al Dipartimento della protezione civile, che forse è stato un po' troppo spezzettato negli anni, la ricognizione e la valutazione degli strumenti innovativi. Ormai non si può più lasciare solo alle vedette - che sono importantissime, dove ci sono - l'avvistamento dei focolai; ci sono tecnologie sempre più sofisticate, anche satellitari, che devono andare a integrare i sistemi di previsione, sorveglianza, monitoraggio e rilevamento dell'ambiente. Per gli uomini che operano nello spegnimento degli incendi servono sia i mezzi sia una formazione ulteriore. Serve inoltre un maggiore e migliore coordinamento tra i piani antincendio regionali e quello nazionale. I piani regionali devono: puntare soprattutto sulla prevenzione; contrastare l'abbandono di attività di cura del bosco; prevedere postazioni di atterraggio dei mezzi di soccorso; realizzare infrastrutture come, ad esempio, nuove vasche di rifornimento idrico utili per accelerare gli interventi di spegnimento di incendi; predisporre vie d'accesso e tracciati spartifuoco e la manutenzione delle aree periurbane. Insomma, è necessario un potenziamento della risposta al fenomeno degli incendi boschivi, migliorando la capacità operativa di chi deve coordinare gli interventi e di chi li deve realizzare sul campo. Servono anche disposizioni che potenzino, da un punto di vista giuridico, la prevenzione e la repressione degli incendi, attraverso una revisione e un'integrazione delle prescrizioni in materia di obblighi, divieti e sanzioni. Occorre quindi non solo l'inasprimento delle sanzioni, ma anche la necessità di colpire gli interessi degli autori degli illeciti, incentivando la collaborazione con le indagini e favorendo le condotte volte alla riparazione del danno causato. Spesso, a causare gli incendi nei boschi è chi dovrebbe tutelarli, quindi ci pare opportuno prevedere aggravanti per questi casi e attenuanti per chi voglia invece riparare il danneggiamento. A noi sembra che il decreto-legge in esame vada proprio nella direzione giusta. L'unica critica che mi sento di fare al suo contenuto è la seguente: per fare tutto quello che è stato previsto, dovrebbero esserci più risorse economiche a disposizione, ma sono sicuro che il Governo provvederà con ulteriori fondi già a partire dalla prossima manovra di bilancio, ricorrendo, se necessario, al PNRR. Un'altra preoccupazione è relativa a cosa sia possibile fare nelle zone che sono state soggette a incendi e al fuoco, che sono altamente degradate. I provvedimenti che erano per esse previsti - come il divieto per dieci anni di utilizzarle per il pascolo - non fanno altro che allontanare dai territori gli abitanti, gli operatori economici e i pastori. (Applausi). Cosa faranno queste persone nel frattempo? Staranno a guardare l'erba che cresce, senza poterla utilizzare per i loro animali? Ci sono situazioni tali per cui 13.000 ettari in una sola zona della Sardegna, 1.500 da un'altra parte e 20.000 in una zona della Sicilia creano un'economia locale: come potranno essere utilizzate da parte degli abitanti? È questo il problema che sottopongo a voi, onorevoli membri del Governo. Esistono disposizioni che vietano per dieci anni l'utilizzo del territorio per il pascolo e per le attività produttive. Gli abitanti che cosa faranno? A voi la risposta. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente in merito al provvedimento al nostro esame, che è stato bene illustrato dai nostri colleghi relatori, facendolo però sotto un altro profilo, concentrando cioè l'attenzione sulla competenza della Commissione bilancio, di cui faccio parte. Non siamo deputati a entrare nel merito di quello che ci viene sottoposto, ma solo ed esclusivamente sotto il profilo finanziario. Leggiamo però i provvedimenti, come gli emendamenti e il loro contenuto: molto spesso, questi ultimi vengono accantonati con la richiesta della relazione tecnica, perché magari sono importanti e devono essere approfonditi. Facciamo diligentemente il nostro lavoro, per quanto possiamo come tutti voi. Anche se non è nostra competenza, mi soffermo su un punto: molte volte, vediamo e trattiamo emendamenti che nulla hanno a che vedere con il provvedimento. Come possono testimoniare altre colleghe che lavorano con me, non solo del mio Gruppo, ma anche degli altri partiti politici, vi sono emendamenti che non hanno nulla a che vedere con il provvedimento, ma ad esso si accompagnano, sono similari o hanno qualche risvolto. Ne prendo uno ad esempio che ha tenuto banco parecchio negli ultimi giorni e nelle ultime settimane e riguarda la caccia. Il collega Floris ha parlato di grandi estensioni che per dieci anni non vengono ripopolate e non possono essere usate dai pastori, chiedendosi cosa faranno allora queste persone. Altri colleghi hanno fatto presente la necessità di perimetrare in misura ancora maggiore le aree che purtroppo sono state oggetto di questi eventi devastanti, che hanno colpito la natura in maniera drastica. Orbene, ci sono delle norme e, tornando alla caccia, faccio un esempio. Lasciando stare il fatto che si tratta di una questione che può essere divisiva e condivisa o meno, la caccia ha un suo regolamento ed è normata in maniera ben precisa da ciascuna Regione, che poi, a sua volta, disciplina le Province, i Comuni e i territori montani, quelli con la fauna selvatica o in protezione e le aree di riserva. Questa è la legge sulla caccia e ha un suo preciso limite: se c'è qualcosa che non va, la si prende, ci si mette attorno a un tavolo e si vanno a rivedere le norme ad essa inerenti. Può essere introdotto qualche elemento che migliori il provvedimento sul lato della prevenzione, per cercare di ripopolare, mettere a posto e risistemare le aree che sono state oggetto di grandi incendi, ma non si entra a gamba tesa in provvedimenti così importanti, che meriterebbero la dovuta attenzione da ogni parte (Applausi) , mettendoci dentro l'emendamento che riguarda la caccia. Così ci troviamo in una situazione divisiva: da una parte, c'è chi non vuole gli animali e, dall'altra c'è chi li vuole (cosa non vera); parliamo di un argomento che non c'entra niente (è che lo può accompagnare, ma non entra nel provvedimento stesso), dimenticando invece di focalizzare la tematica (i soldi, le risoluzioni, la prevenzione e tutto ciò che riguarda la questione incendi), che viene messa da parte, perché per due settimane si è discusso tra chi voleva aree perimetrali più grandi per gli animali e chi no, e lì ci siamo dibattuti. Non va bene! E perché? Non perché uno sia meno importante dell'altro, ma perché è una perdita di tempo talmente grande che, quando la legge verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale , chi dovrà beneficiarne dovrà andare a guardare per capire esattamente quale parte può usare e quale no, non considerando le Regioni, su cui piomberà addosso la questione, che non sapranno come muoversi, come far collimare una legge nazionale con una regionale, perché c'è il vizio di attaccarsi agli emendamenti, cosa che non va bene. Porto questa esperienza perché ho visto decine di situazioni del genere: con un popolo fuori che chiede di avere il taglio delle tasse, di poter lavorare e di tornare alla normalità, ci siamo appigliati a una questione sulla quale ci siamo divisi - mentre si sarebbero benissimo potuti fare due tavoli - e che non vede né vinti né vincitori; gli unici che continueranno a essere penalizzati saranno i cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Toninelli. Ne ha facoltà. TONINELLI (M5S) . Signor Presidente, a cinque anni dalla sua entrata in vigore, oggi possiamo dire con certezza che la legge Madia, approvata durante il fallimentare Governo Renzi, è stata un clamoroso disastro, e andiamo a spiegare il perché. Ricordate il Corpo forestale dello Stato? Immagino di sì, anche perché esisteva dal 1822, quasi duecento anni di onorato servizio, finché non è arrivato al Governo chi decise di decapitare cotanta storia e competenza al servizio delle persone e dell'ambiente (era il 2016). La domanda è: perché lo ha fatto quel Governo? Sulla base di quale principio o valore superiore dello Stato? Udite bene: per risparmiare alcuni miseri milioni di euro; pochi, pochissimi, miserabili milioni di euro per sacrificare un corpo specializzato che salvava vite, umane e animali, e l'ambiente dagli incendi, con competenza e coraggio, presente soprattutto a terra, perché gli incendi si spengono a terra, col paradosso poi - non possiamo dimenticarlo - che, a fronte dello scioglimento del Corpo forestale dello Stato, sono rimasti in vita cinque corpi forestali delle Regioni a Statuto speciale. Abbiamo quindi un'Italia a macchia di leopardo in materia di antincendio boschivo, dove di fatto tutto o quasi è bloccato a causa della mancanza di coordinamento tra le forze interessate alla prevenzione e allo spegnimento degli incendi; dove migliaia di operatori forestali presenti sul territorio sono stati fatti confluire in talmente tante altre diverse amministrazioni pubbliche da perderne il conto: Carabinieri, Vigili del fuoco, Polizia dello Stato, Guardia di finanza e Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Tale frantumazione delle competenze ha portato a un sostanziale abbandono del territorio, senza dimenticare la miserabile fine che ha fatto la flotta di elicotteri antincendio in dotazione al Corpo forestale, che è stata smembrata e smantellata, proprio come i suoi piloti, che oggi non volano più, e che ha costretto lo Stato a fare affidamento ai privati, con un aggravio dei costi che urla vendetta: si parla - udite bene! - di più di 15.000 euro pagati ai privati per ogni ora di utilizzo dei Canadair per spegnere le fiamme, quando prima queste operazioni venivano eseguite dai piloti e dagli elicotteri del Corpo forestale dello Stato, con costi infinitamente inferiori. Oggi questo disastro è sotto gli occhi di tutti, con migliaia di incendi devastanti, che hanno percorso i nostri boschi, uccidendo persone, animali selvatici e ambiente, e con danni miliardari, a fronte di un risparmio di soli 30 milioni di euro, nel triennio 2017-2019, come ha rilevato recentemente la Corte dei conti. Si tratta di un risparmio che ovviamente non esiste, se valutiamo i maggiori, ingentissimi costi conseguenti all'aumento degli ettari di terreno andati in fumo. Per capire, solo per i roghi del 2021, quindi di questi mesi, si parla di danni per almeno un miliardo di euro: non so se ci rendiamo conto di ciò che è accaduto. Ovviamente pochi - o, forse, nessuno - ne parlano. O meglio, si parla e si è parlato degli incendi e dei danni che provocano, ma lo si fa come se si parlasse di eventi inevitabili, a cui ci dovremmo abituare. Invece, si sarebbero potuti limitare e questo bisogna dirlo a gran voce agli italiani. I maggiori danni provocati dagli incendi di quest'ultimo periodo sono anche la conseguenza dei ritardi negli interventi per lo spegnimento. Questi ritardi dipendono dall'eccessiva burocrazia, con conflitti di competenze tra le diverse amministrazioni, e da una generale mancanza di coordinamento. (Applausi) . Dobbiamo avere il coraggio di dire che erano incendi che si sarebbero potuti spegnere in meno tempo e quindi con meno danni. Sarebbe stata sufficiente la presenza di una polizia forestale e ambientale ben radicata sul territorio, esattamente come lo era il Corpo forestale dello Stato. Un dato su tutti è sconcertante: c'è stato un aumento dei roghi del 256 per cento (un numero catastrofico) rispetto a un anno fa. Le avvisaglie sul cambiamento climatico non sono di oggi, ma avrebbero dovuto attivare la politica su tanti ambiti già da molti anni, ad esempio aumentando esponenzialmente le risorse destinate al Corpo forestale dello Stato e non cancellandolo, come ha fatto il Governo Renzi, con la cosiddetta riforma Madia, nel 2016. (Applausi) . Tutte le forze politiche oggi devono lavorare concretamente per l'ambiente e contrastare attivamente il cambiamento climatico, seguendo l'unica via possibile, che è quella della transizione ecologica. Citiamo qualche dato ulteriore: fino al 31 dicembre 2016, il perno del sistema di coordinamento esistente in materia di antincendio boschivo era il Corpo forestale dello Stato. Lo dico piano: fino ad allora, la maggior parte degli incendi veniva spenta in un'ora. In un'ora dalla loro attivazione, la maggior parte degli incendi veniva spenta. Oggi, a distanza di pochi anni - tali però da essere sufficienti per far capire la catastrofica scelta politica di cancellare una polizia forestale ambientale civile - ci si impiega molto di più, addirittura settimane. Si è passati da un'ora a settimane, purtroppo con le conseguenze che abbiamo visto tutti. Molti più ettari di terreno vanno in fumo, milioni di animali selvatici vengono bruciati vivi e ci sono danni per miliardi di euro, per risparmiare 30 miseri milioni di euro, come ci ha detto la Corte dei conti. Se volessimo un'altra prova del disastro causato dalla cosiddetta riforma Madia - sottolineo la parola "cosiddetta" - basta vedere il decreto-legge in esame, che è stato scritto appunto per cercare di "mettere una pezza" al caos. È difficilissimo mettere una pezza a un abito che non può più essere assolutamente rammendato, ma si cerca di creare un miglior coordinamento tra tutte le forze interessate allo spegnimento degli incendi. Abbiamo visto infatti che tali forze sono divise tra tante, diverse amministrazioni, che si accavallano, bloccando e abbandonando il territorio. Dobbiamo anche essere onesti nel dire che questo decreto-legge, seppur cerca di intervenire, non può bastare a evitare che nei prossimi anni centinaia di migliaia di ettari di terreno vadano ancora in fumo. (Applausi) . Signor Presidente, l'unica strada è avere nuovamente una polizia forestale e ambientale civile e non militare, che torni ad essere presente in maniera capillare sul territorio, vicino ai luoghi degli incendi, e in grado di intervenire immediatamente. L'unica strada è questa, oltre alla lotta al cambiamento climatico. L'unica nota positiva di questo intervento è che sono state depositate diverse proposte in Parlamento; altra cosa positiva è che non sono solo del MoVimento 5 Stelle, perché ce ne sono anche di altre forze politiche. Mi riferisco poi ad altre forze al di fuori del Parlamento, che stanno lottando affinché si ricostituisca nuovamente questa forza di polizia ambientale e forestale, in particolare la Federazione per la rinascita forestale e ambientale (Ferfa), che ringrazio, perché aiuta molti di noi ad avere le informazioni che troppo spesso le amministrazioni pubbliche non danno. Si tratta di informazioni capaci di far capire il problema nella sua reale dimensione, ma soprattutto che l'unica soluzione è una nuova polizia civile forestale e ambientale. Non c'è più tempo da perdere: ricreare un corpo civile specializzato è l'unica soluzione; se non la intraprendiamo il prima possibile, un giorno ci troveremo a dire che è troppo tardi, anche perché non c'è altro destino che questo. Bisogna solo decidere quando farlo e, se non sarà subito, come chiede il MoVimento 5 Stelle, vorrà dire che saremo destinati a contare ogni estate i danni che avremmo potuto evitare, e ciò non è accettabile. Chiediamo pertanto a tutte le forze politiche interessate di appoggiare queste iniziative e anche al presidente Draghi di prendere una posizione netta, che garantisca l'appoggio del Governo sul ritorno della polizia forestale civile. Il tempo, signor Presidente, è finito e la nostra bellissima Italia, con la sua meravigliosa e unica biodiversità, non può più aspettare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Papatheu. Ne ha facoltà. PAPATHEU (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi carissimi, mi preme innanzitutto ringraziare voi, perché tutti convintamente avete lavorato al disegno di legge sugli incendi boschivi, assieme ai relatori, che oggi sono presenti, e al Governo. Siamo arrivati a un testo, oggi in discussione in Aula, che sicuramente offrirà una risposta migliore rispetto a quella data fino a oggi dalla nostra legislazione, ma naturalmente ancora tanto bisogna fare e prevedere, soprattutto in una logica che non sia sempre quella della decretazione di urgenza. Colleghi, sapete tutti che questa è stata la peggiore stagione degli incendi in Italia da trent'anni a questa parte: il 12 per cento del patrimonio forestale nazionale è stato coinvolto e sono 150.000 gli ettari di bosco andati a fuoco in Italia dall'inizio dell'anno. Trent'anni sono tantissimi. Se ognuna delle persone che hanno parlato degli incendi e se ognuno dei passati Governi che hanno scritto su questa materia o hanno rilasciato interviste avessero piantato un albero, avremmo potuto salvare il pianeta. Invece in trent'anni nulla è stato fatto fino ad oggi. (Applausi) . Non tutti sanno che il patrimonio forestale italiano è tra i più importanti d'Europa per ampiezza e varietà di specie e costituisce un'immensa ricchezza per l'ambiente e l'economia, per l'equilibrio del territorio, per la conservazione della biodiversità e del paesaggio. Il nostro è veramente il più importante d'Europa, quindi è un costo drammatico quello che l'Italia è stata costretta ad affrontare, perché è mancata l'opera di prevenzione nei boschi, che, a causa dell'incuria e dell'abbandono, sono diventate vere giungle ingovernabili. Abbiamo assistito inerti all'inarrestabile avanzata della foresta, che senza alcun controllo si è impossessata di territori incolti e domina ormai più di un terzo della superficie nazionale, con una densità che la rende del tutto impenetrabile ai necessari interventi di manutenzione, difesa e sorveglianza. Voglio però evidenziare, colleghi, che dall'Unità d'Italia questa superficie è raddoppiata e oggi copre 11 milioni di ettari. Da siciliana, la prima cosa che mi viene in mente è che tutti questi terreni, in effetti, sono rimasti abbandonati. Come diceva anche il collega Floris, le aziende agricole man mano scompaiono, per dieci anni vengono penalizzate e paralizzate e private della loro fonte di reddito e di sussistenza, che forse per tanti è anche l'unica, soprattutto senza un agricoltore che possa gestirli. Per difendere il bosco italiano, bisogna creare anche le condizioni che contrastino l'allontanamento dalle campagne, perché si possano appunto valorizzare le funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte proprio dagli imprenditori agricoli, dai nostri imprenditori agricoli. Abbiamo letto tutti dai vari articoli dei giornali che le cause degli incendi boschivi sono più o meno cinque e che tra queste vi sono le condizioni metereologiche, che ritengo siano un prerequisito. Soprattutto oggi è sotto gli occhi di tutti come con il riscaldamento si verifichino piogge torrenziali, di cui oggi la mia Regione è vittima, e soprattutto la mia città, Catania, ma anche la vicina Siracusa e altri Comuni. Lo sono stati anche altri paesi e Comuni italiani nel corso di quest'anno. Ricordiamo tutti anche le immagini degli incendi in Australia, di tutti gli animali che sono finiti carbonizzati e che sono stati messi alla mercé dei nostri social media per farci rendere conto di quello che stava succedendo. Abbiamo incendi molto più rapidi, intensi e di larghe dimensioni; poi abbiamo incendi volontari e non, ma attenzione: quella dei piromani è una malattia rara, non così diffusa da poter attribuire loro la colpa, che invece è dei comportamenti dolosi di una moltitudine di soggetti, come pastori in cerca di pascoli più ricchi e puliti, incendiari con motivazioni vendicative, operai forestali in cerca di future opportunità di impiego, cacciatori interessati a controllare e concentrare le aree di rifugio della selvaggina o raccoglitori di prodotti selvatici. La causa prevalente degli incendi però sono i comportamenti colposi, collegati a noncuranza, negligenza, imperizia e sottovalutazione del rischio. Nell'Europa meridionale, il 70 per cento degli incendi è legato proprio alle bruciature di residui vegetali e al desiderio di rigenerare e rendere più produttivi i pascoli. Il terzo motivo cui si adduce la causa degli incendi sono la scarsa attenzione e la mancanza di prevenzione, che, da una parte, viene definita indiretta, cioè legata alle pratiche colturali che permettono la scelta di specie appropriate e la realizzazione di diradamenti e di interventi di pulizia del sottobosco, che hanno un'importanza fondamentale per aumentare la resistenza e la resilienza delle formazioni forestali. Abbiamo poi anche una prevenzione diretta, che significa - come hanno detto i miei colleghi - realizzazione e manutenzione di fasce tagliafuoco, riduzione del materiale combustibile e pulizia delle fasce laterali, tutte pratiche che anche in Sicilia lasciano il tempo che trovano, perché di fatto, malgrado i sindaci facciano ordinanze, dall'altra parte trovano gente provata da due anni di Covid, che sicuramente, se deve scegliere tra mangiare o pulire i fondi, sceglie di mangiare. Questo naturalmente ha generato un ulteriore aggravamento della condizione di assenza, ancora una volta, del nostro Ministero dell'interno, con le prefetture, che avrebbero il compito - e, forse, l'onere - di vigilare affinché queste pratiche vengano rispettate, almeno nei fondi privati. C'è poi un'altra causa, che è l'antitesi della prevenzione, ossia lo spegnimento. Ebbene, non vanno trascurate le differenze in termini di investimento economico delle due opzioni, perché la prima interessa i piccoli operatori del mondo rurale, mentre la seconda, quella dello spegnimento, coinvolge soggetti esterni del settore forestale, in particolari aree del business connesse alla flotta aerea e ai sistemi di monitoraggio, settori formalmente legati all'industria militare. Della foresta abbandonata abbiamo parlato tutti, ma voglio richiamare solo un dato che vorrei fosse valutato attentamente: se, da una parte, vietare per proteggere e ricostruire il patrimonio va bene, dall'altra però ritengo, soprattutto da donna appartenente a una forza politica in cui si privilegiano il lavoro, il reddito e l'imprenditoria, che gestire il patrimonio e valorizzarlo anche economicamente per ridurre i costi della sua tutela sia molto meglio. È una cultura, questa, che purtroppo abbiamo ereditato dalla fine dell'Ottocento, quando il Paese si era dotato di una rigida normativa di vincolo dei territori boscati e di una Forza di polizia specializzata nella tutela delle risorse forestali. Questa superficie in cinquant'anni si è raddoppiata e vale quindi la pena di trovare formule per cui il costo di una gestione, dando una valorizzazione alle foreste, sarebbe sicuramente minore a quello della prevenzione. Poi abbiamo un problema di governance, che ha ampiamente documentato il collega Toninelli che ha palesato e manifestato questi errori. Però io ritengo che dagli errori si possa imparare, quindi non mi sento di condannare le forze politiche che si sono messe in gioco per trovare delle soluzioni. Sicuramente dobbiamo rivedere la cosiddetta legge Madia perché ne sono state evidenziate le tante incongruenze di cui non voglio parlare nuovamente. Il provvedimento affida al Dipartimento di protezione civile il compito di affrontare, con cadenza triennale, il Piano nazionale per il rafforzamento delle risorse umane, tecnologiche, aeree e terrestri necessarie per prevenire e contrastare gli incendi boschivi; documento che andrà a integrare la consueta pianificazione regionale. Spero che il coordinamento strutturato con l'apparato centrale dello Stato possa finalmente garantire maggiori risorse alle Regioni per combattere questa piaga. Tra le novità più rilevanti che spero possano trovare piena e rapida applicazione, vi è la ricognizione e valutazione, che viene affidata al Dipartimento della protezione civile, di strumenti innovativi, con le nuove tecnologie che oggi possono sicuramente dare un grande aiuto. Penso a quella satellitare, idonea all'integrazione di sistemi di sorveglianza, monitoraggio e rilevamento dell'ambiente, ai droni, al controllo remoto, mezzi capaci di rilevare in tempi rapidissimi anche piccoli focolai di incendio. I mezzi messi a nostra disposizione dalla tecnologia aerospaziale sono oggi straordinari. Se venissero sfruttati appieno e ben coordinati, la battaglia contro il fuoco prenderebbe sicuramente una piega meno drammatica. Presidente, consegnerò il testo integrale del mio discorso, perché tutta la seconda parte contiene le esperienze che, grazie a una bibliografia resa possibile dall'aiuto dei giornalisti che ci riportano puntualmente le migliori esperienze in Italia, io dico che la prevenzione si può fare, c'è ed è dimostrata da paesi come il Comune di Carini o dal Consiglio di sicurezza nazionale che continua a dare supporto in termini di innovazione tecnologica alla prevenzione degli incendi. Quindi - ripeto - la prevenzione si può fare, c'è ed è dimostrata e io spero che vi sia anche l'impegno del Governo nel battersi per l'incentivazione e l'acquisizione di nuove tecnologie. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatrice Papatheu la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale dell'intervento affinché resti agli atti. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, devo dire che il provvedimento di cui stiamo trattando ha un'importanza particolare, perché dopo l'estate del 2021, che è stata particolarmente complicata dal punto di vista della lotta agli incendi, credo si sia acquisita anche una necessaria consapevolezza di quanto questo cancro, che va a colpire il nostro patrimonio forestale debba essere debellato con ogni sforzo. Lascerei perdere in questo senso alcune, diciamo, suggestioni climatiche come quelle che ci ha riportato prima il senatore Toninelli, che certamente avranno la loro ragion d'essere in qualche altro luogo del mondo, ma che temo poco abbiano a che fare con incendi dolosi appiccati essenzialmente nel Sud Italia e in alcune zone ben specifiche. Ecco, interroghiamoci a partire da questo: come mai in alcune aree del Paese si sviluppano così facilmente incendi e come mai combattere in quei territori il fuoco all'interno delle aree boscate è sempre un'impresa titanica. A fronte di questo, bisogna prendere consapevolezza che il quadro penale, come è stato affrontato anche in questo provvedimento, necessita di essere messo a fuoco. Sono necessarie azioni di contrasto alla criminalità che si nasconde dietro agli incendi boschivi. Non raccontiamoci che i fuochi si sviluppano da soli, perché tale fenomeno in natura è cosa estremamente rara e certamente totalmente avulsa dal contesto di cui stiamo parlando. Parliamo invece degli interessi che stanno dietro a chi incendia boschi, non solo degli interessi legati a chi, magari prima della stessa legge del 2000 che impedisce il cambio di destinazione d'uso del territorio, pensa di utilizzare questo strumento appunto per modificarne la destinazione d'uso, come avveniva molti anni fa. Penso anche a qualche soggetto, magari a qualche professionista dell'antincendio che cerca l'occasione per essere chiamato a spegnere gli incendi. In questo senso ho provato a spiegare in tutti i modi, soprattutto a chi oggi sta al Governo, che dobbiamo essere molto determinati per evitare che qualche scriteriato, qualche delinquente, si infili tra i nostri vigili del fuoco volontari o in altre categorie che dovrebbero difendere il territorio e approfitti dell'occasione per provocare incendi anziché difendere il territorio. Purtroppo alcune indagini hanno posto qualche esempio sotto la lente di ingrandimento e di questo siamo molto addolorati. Proprio perché dobbiamo difendere l'onorabilità dello Stato e di un Corpo importante come quello di chi combatte gli incendi o la Protezione civile o altri, dobbiamo essere molto determinati e addirittura - come è il caso - se qualcuno viene trovato a commettere questo tipo di reati, colpirlo gravemente (Applausi) . Bisogna avere il coraggio di affrontare questi tabù, altrimenti c'è sempre l'idea di una manina nascosta, che non si sa a chi appartenga, che va ad accendere i fuochi. Magari bisogna anche affrontare alcune condizioni che rendano possibile combattere gli incendi. In questo senso siamo molto soddisfatti del fatto che la Commissione abbia approvato norme che consentono la proroga della graduatoria del concorso pubblico a 250 posti nei Vigili del fuoco, consentendo di avere a disposizione un bacino da cui attingere per le future assunzioni fino alla fine del 2022, impedendo che ci sia un vuoto all'interno degli organici dei Vigili del fuoco, soprattutto per quanto riguarda il turnover. Inoltre occorre anche mettere mano, in maniera chiara, seria e determinata, alla graduatoria dei vigili discontinui, su cui, come abbiamo visto, c'è stata una mancanza nell'azione di Governo, vuoi per incapacità nella comprensione, vuoi per malizia (non voglio crederlo). Questo per evitare che, come dicevo prima, continuino ad esserci situazioni in qualche caso anche di ambiguità tra chi l'incendio lo deve spegnere e chi purtroppo, come abbiamo visto in qualche indagine del mese di agosto di quest'anno, l'incendio lo appicca. Vedremo come si sviluppa anche il resto delle votazioni, perché riproporremo in Aula delle opportunità per il Governo di prendere posizione. Anche in questo senso mi spiace che il Sottosegretario si stia allontanando dall'Aula; evidentemente non ha interesse per l'argomento. Detto questo, andiamo avanti in maniera determinata. Abbiamo inserito nel provvedimento la riduzione a cinque mesi del corso per i capisquadra, andando di nuovo a dare un supporto operativo, affinché le squadre antincendio siano costituite con tempi più abbreviati e quindi riducendo l'accumulo di ritardo che si è verificato a partire dal tempo del Covid. Abbiamo poi potuto inserire altri provvedimenti e per questo ringrazio la sottosegretaria Bini che si è attivata in tal senso. Vedremo poi se all'interno della legge di bilancio saranno ricompresi - ne siamo certi - i provvedimenti che riguardano lo sgravio dei costi dell'IVA per i volontari per l'acquisto dei mezzi antincendio e delle attrezzature. Abbiamo raccolto con molta soddisfazione il favore del Governo; ovviamente si tratterà di passare dalle parole ai fatti, essendo chiaro che nel provvedimento in discussione la capienza economica era ridotta. Auspico tuttavia che il rinvio alla legge di bilancio sia solo questione di tempo e non di mancanza di volontà. Come ho già detto occorre la consapevolezza che il nostro Paese è troppo spesso sulle cronache per problemi legati agli incendi, ma è altrettanto vero che abbiamo la flotta di aerei antincendio più estesa dei Paesi dell'Europa continentale. È evidente che qualcosa vada rivisto anche in quell'organizzazione, perché se siamo il Paese che ha disposizione più Canadair e più mezzi di soccorso antincendio ad ala fissa o ad ala rotante, è altrettanto vero che probabilmente l'organizzazione può essere messa a maggior frutto, altrimenti non si spiegano alcune disfunzioni che puntualmente ci troviamo a leggere dalle cronache. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 18,37) ( Segue CANDIANI). Sono stati mescolati molti argomenti in questo decreto-legge, molti dei quali nulla avevano a che fare con il tema in discussione, come è già stato posto in evidenza dalla senatrice Faggi, come ad esempio quello della caccia. Facciamo attenzione a non fare di ogni opportunità l'occasione per divisioni ideologiche: se si tratta di combattere gli incendi, dobbiamo essere tutti uniti in maniera determinata in questo sforzo; se si tratta di combattere la criminalità che sta dietro a chi appicca gli incendi, dobbiamo essere tutti uniti in questo sforzo e l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è che su un provvedimento così importante si inseriscano divisioni ideologiche su basi che nulla c'entrano con la lotta agli incendi, come stavamo dicendo a proposito della caccia. (Applausi) . Il Corpo forestale dello Stato è stato glorioso, ma mi consenta, Presidente, una nota di polemica con il senatore Toninelli, che è stato Ministro ed ha avuto come Ministro il ministro Costa, che veniva dal Corpo forestale dello Stato: è al Governo da più o meno a tre anni e mezzo e se avesse avuto veramente la volontà di ricostituire il Corpo forestale dello Stato, aveva tutte le opportunità, quando era Ministro del Governo ed anche in questi anni per poterlo fare. Evidentemente, è più utile venire in Aula e fare dichiarazioni di principio che mettersi poi di impegno seriamente e fare le cose. (Applausi) . Un ringraziamento va ai nostri Vigili del fuoco e ai volontari della Protezione civile, che si battono costantemente nelle situazioni di incendio, di pericolo, che mettono a rischio la vita stessa delle persone. Dobbiamo dare a costoro non solo la certezza che lo Stato mette a disposizione gli strumenti materiali per spegnere gli incendi, ma anche le risorse umane per non essere pochi in servizio. Ben venga, quindi, come dicevo la proroga della graduatoria del concorso per 250 posti alla qualifica di Vigile del fuoco, ben venga l'approvazione del nostro emendamento sulla riduzione del corso di formazione a capi squadra a cinque settimane, ma occorre necessariamente anche rimpinguare, come anche le forze sindacali stanno a gran voce chiedendo al Governo, con assunzioni straordinarie gli organici dei Vigili del fuoco. Solo con un dispositivo ben distribuito sul territorio potremo essere all'altezza di combattere operativamente ogni forma di incendio. (Applausi) . PRESIDENTE . Devo informare l'Assemblea che alle 18,45, cioè fra dieci minuti, è stata convocata una riunione dei Capigruppo. Si può anche continuare a lavorare, se non ci sono obiezioni da parte dei Gruppi. LA PIETRA (FdI) . Noi come Gruppo preferiremmo avere una sospensione dei lavori durante la riunione della Conferenza dei Capigruppo. VITALI (FIBP-UDC) . Presidente, io mi associo alla richiesta, perché alle 19 era fissata già da tempo un'udienza del Consiglio di garanzia e so che alle 20 c'è anche una Giunta per le elezioni molto impegnativa, quindi a questo punto, approfittando della necessità della sospensione per la riunione dei Capigruppo, forse è meglio sospendere completamente i lavori. PRESIDENTE. Siccome ancora non è iniziata, sospendiamo i lavori - mi consulto con il Presidente - nel momento in cui inizia effettivamente la riunione. È iscritto a parlare il senatore Trentacoste. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, come detto, il provvedimento che ci accingiamo a votare pone l'attenzione su un fenomeno criminale che sta minando gli ecosistemi, la sicurezza dei territori e la loro tenuta idrogeologica, oltre che attentare alla vita di persone e animali. Un suolo percorso dal fuoco perde valore, generando conseguenze nefaste anche sull'economia e mettendo spesso in crisi le aziende, gli imprenditori e le loro famiglie. La cronaca della scorsa estate ci ha quotidianamente informato sull'enorme numero di incendi, i dati dello European Forest Fire Information Systems riportano un quadro disarmante: sono stati bruciati oltre 158.000 ettari di aree boscate, di macchia e agricole, pari alle superfici dei territori comunali di Roma, Milano e Napoli. Una tragedia che ha interessato in modo particolare tre Regioni, Sicilia, Calabria e Sardegna, senza che l'azione incendiaria risparmiasse Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Abruzzo. Secondo la Coldiretti, serviranno almeno quindici anni per ricreare il patrimonio verde cancellato dalle stesse fiamme che hanno distrutto pascoli, coltivazioni, fienili e mezzi agricoli, ma anche ucciso un numero non quantificabile di animali da allevamento e selvatici, questi ultimi patrimonio dello Stato e di biodiversità. Il Ministero dell'interno nell'arco della scorsa estate ha registrato circa 80.000 interventi di spegnimento o contenimento, in forte aumento rispetto all'anno precedente, con quasi 25.000 operazioni in più. Inoltre, gli incendi nelle aree protette sono stati 756 nei parchi nazionali e 1.310 nei parchi regionali. È una situazione drammatica per l'intero patrimonio naturale. L'uomo è la principale causa di questo scempio. A sottolinearlo è il WWF, secondo il quale il 96 per cento degli incendi sono legati alle attività antropiche; spesso gli atti dolosi sono espressioni di interessi speculativi legati ai servizi antincendio o al mercato fondiario. A questi si aggiungono gli incidenti derivanti da negligenza, da cause accidentali o da cattive pratiche agronomiche come l'insensata abitudine, ancora troppo diffusa, di pulire i terreni agricoli bruciando i residui vegetali e finendo per distruggere materia organica che viene così sottratta alle colture. Non dobbiamo commettere, però, l'errore di associare tra loro le molteplici cause degli incendi appiccati per motivi diversi concorrendo a ciò che solo apparentemente si mostra come un disegno unico. Alla luce delle cause citate e delle difficoltà che ogni anno l'Italia affronta nel tentativo di ridurre i danni procurati dagli incendi, la prevenzione assume un ruolo di primo piano. Gravissima è la stima fatta da Europa Verde, secondo la quale il 44 per cento dei Comuni italiani non ha attivato il catasto incendi, fondamentale per segnalare le aree percorse da fuoco e vincolarle per i successivi anni, al fine di contrastare la speculazione edilizia, agricola e pastorale. Anche laddove attivato, non sempre gli enti preposti forniscono i dati planimetrici e li trasmettono ai Comuni, rendendo inefficace questo strumento. Neanche l'attività normativa posta in essere negli ultimi anni ha migliorato la situazione. Il decreto legislativo n. 177 del 2016, la cosiddetta riforma Madia, ha cancellato il Corpo forestale dello Stato, specializzato nella tutela dell'ambiente e dell'agroalimentare nazionale, portando alla militarizzazione forzata di 7.000 dipendenti civili, penalizzando la tutela del patrimonio boschivo e le operazioni antincendio, senza portare alcun effettivo risparmio alle casse dello Stato, come spiegava bene il collega Toninelli. Oggi abbiamo l'obbligo di ripensare il sistema di prevenzione degli incendi aumentando le risorse finanziarie per potenziare le capacità operative con specifiche previsioni a favore delle strutture dedicate nelle isole minori e nelle aree interne in cui il rischio di incendio è elevato. Sono, quindi, molto positivi i contenuti del provvedimento in discussione come, ad esempio, il potere sostitutivo delle Regioni nel caso in cui i Comuni non provvedano ad aggiornare il catasto incendi e la redazione da parte della Protezione civile di un Piano nazionale triennale di aggiornamento tecnologico delle azioni di prevenzione e lotta attiva agli incendi, cui sono dedicate specifiche risorse per acquistare nuovi mezzi operativi fondamentali nelle operazioni di spegnimento. Vengono anche inasprite le pene per gli incendiari, deterrente necessario per la prevenzione. Viene, inoltre, stanziata la somma di 100 milioni di euro in favore degli enti territoriali per interventi volti a prevenire gli incendi boschivi nelle aree interne del Paese, intraprendendo in tal modo quel percorso volto alla manutenzione del territorio e diminuendo il rischio di roghi accidentali. È importante anche la modifica della legge n. 353 del 2000, la legge quadro in materia di incendi boschivi, contenuta all'articolo 5 di questo provvedimento, che introduce la definizione di incendio di interfaccia urbano-rurale e quella all'articolo 6, che mi sta particolarmente a cuore, che interviene sul delitto di incendio boschivo, previsto all'articolo 423- bis del codice penale, per introdurre l'aggravante, quando i fatti siano commessi dagli addetti alla prevenzione degli incendi, del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione l'interdizione dagli incarichi di prevenzione degli incendi. Rilevante è anche quella prevista dall'articolo 7, che prevede un meccanismo di premialità consentendo alle Regioni di stabilire compensi proporzionalmente incentivanti invece che in rapporto ai risultati conseguiti nella riduzione delle aree percorse dal fuoco, al fine di scongiurare il triste accostamento dei lavoratori precari dei Corpi forestali regionali al fenomeno dei roghi dolosi. In conclusione, era necessario aggiornare le disposizioni a contrasto degli incendi e molto è contenuto in questo decreto-legge. Per tale motivo reputo positivo il lavoro svolto dal Governo e dalle Commissioni parlamentari. Occorre, comunque, evidenziare come resti ancora vivo il problema del coordinamento tra le amministrazioni preposte e la riduzione delle tempistiche di intervento, principale causa dell'aumento delle aree distrutte dal fuoco dal 2017 a oggi. Nei fatti l'inefficace contrasto al fenomeno è principalmente dovuto alla distanza dei presidi antincendio, che incide negativamente sulla tempestività degli interventi, in aggiunta all'attuale dotazione della flotta aerea impiegata nelle operazioni di spegnimento (non si parlerà mai abbastanza del ruolo che svolgono, quasi a favore degli incendi). È necessario quindi un maggior numero di presidi sul territorio, a garanzia di una capillarità che assicuri una risposta più rapida ed efficace. Sono certo che la sensibilità mostrata dal sottosegretario Sibilia sul tema contribuirà ad accelerare questo processo. Ringrazio i relatori Quarto e Briziarelli per il lavoro svolto a favore di quest'Assemblea legislativa. Con questo provvedimento il fenomeno criminale che ha segnato la nostra storia recente si appresta a essere ridimensionato nel futuro, a tutela dell'ambiente, degli ecosistemi e della produzione agroalimentare del nostro Paese. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, vorrei iniziare ringraziando tutti quegli uomini e quelle donne che giornalmente ormai combattono gli incendi, per cercare di porre rimedio a situazioni che hanno una precisa responsabilità e che un Parlamento maturo come il nostro deve cominciare a riconoscere. Ne parlerò magari più avanti. Quello che appare evidente è l'ormai solita tendenza, tutta italica, di legiferare sull'emergenza. Tra l'altro, guarda caso, l'emergenza di questi ultimi cinque anni è legata proprio all'aumento degli incendi boschivi, che ha una precisa responsabilità: quella di essersi privati dell'unico corpo che in realtà faceva prevenzione, cioè il Corpo forestale dello Stato. Io credo che, a fronte di questo, una parte di questo emiciclo sa che, se oggi stiamo intervenendo anche con delle risorse, è perché allora si sbagliò la scelta. (Applausi) . Oggi è doveroso aumentare le risorse su questi capitoli. Attenzione, non è certo Fratelli d'Italia che dice che non si devono aumentare le risorse o che non si devono aumentare le pene per i piromani; ce ne guardiamo bene. Però mi chiedo: se non si fosse deciso con la legge Madia, durante il Governo Renzi, di privarsi del Corpo forestale dello Stato, oggi saremmo in queste condizioni? I dati ci dicono una cosa assolutamente diversa: fino al 2016 il trend degli incendi boschivi in Italia era in discesa. Poi, guarda caso, si è deciso di privarsi degli uomini sul campo. Se qualcuno pensa che il satellite possa sostituire l'uomo, si sbaglia di grosso, perché vorrebbe dire che un'intelligenza artificiale potrebbe sostituire i parlamentari della Repubblica. Ecco, a qualcuno piacerebbe anche, ma in realtà la democrazia è qualcosa di diverso da questo. Quindi credo che, se magari il concetto che sarebbe meglio essere sostituiti da un'intelligenza artificiale vale per qualcuno di noi, forse non può valere come principio generale del Parlamento. In primo luogo è quindi necessaria un'assunzione di responsabilità da parte di chi votò e volle quella legge alla quale oggi, guarda caso, ci troviamo a dover apportare un correttivo. È sotto gli occhi di tutti - basta guardarla - la situazione dell'ambiente nazionale italiano. Non occorre aver letto il libro del fondatore del WWF Fulco Pratesi per capirlo e per saperlo. Basterebbe osservare i dati degli ultimi anni: fino a pochi anni fa la maggior parte della popolazione viveva nelle aree rurali, con tutto quello che ne consegue, cioè con la manutenzione del territorio, con il presidio, con il controllo. Il 70 per cento viveva nelle aree rurali e solo il 30 per cento viveva nelle città. Oggi siamo arrivati a una condizione di quasi parità. Se non si inverte il trend , nel giro di vent'anni avremo rovesciato le percentuali, cioè il 30 per cento vivrà nelle aree rurali, privando quindi il territorio di un grandissimo presidio, e il 70 per cento vivrà nelle aree urbane. Questo ha già un effetto, perché il bosco, che a tutti piace (evoca Heidi e i cartoni animati), è già cresciuto del 30 per cento in Italia. Tuttavia, è cresciuto non il bosco ordinato e curato, bensì il degrado. In alcune parti d'Italia i borghi sono soffocati dalle siepi e dal bosco. Non servono uno studio scientifico e una visione dal satellite per capirlo, ma basterebbe interrogare le comunità locali. Prima il mio collega La Pietra l'ha detto in maniera molto chiara: oggi le comunità locali sono lasciate e abbandonate a se stesse, così come lo sono gli agricoltori. Ci sono due categorie, una delle quali vista da una certa ideologia non dico con mancanza di rispetto, ma sicuramente con un po' di terrore. Da una parte ci sono gli agricoltori, che da sempre si occupano di mantenere il territorio anche senza avere uno Stato amico e, anzi, nemmeno neutrale (alcune volte, con le nostre leggi, lo Stato è addirittura contro) e, dall'altra, i cacciatori. Vi do una notizia: in alcune aree d'Italia il mantenimento del territorio lo fanno i cacciatori. Fatevene una ragione! (Applausi) . Quel mantenimento è fatto per un equilibrio costante tra uomo e natura, tra gli stessi protagonisti della natura. Criminalizzare la caccia, oppure, in maniera subdola, voler inserire un emendamento in base al quale, se c'è un incendio a Rovigo, non si caccia a Belluno mi pare quantomeno bizzarro e - soprattutto - assolutamente fuori contesto rispetto a ciò di cui trattiamo oggi. Dovremmo oggi assumerci l'onere (qualcuno di voi più di altri) di dire: abbiamo sbagliato. Oggi dovremmo dire: ritorniamo a quel sistema che faceva prevenzione. Basta copiare. Non occorre inventarsi provvedimenti spot come quello in esame per rendersi conto che c'era un sistema che funzionava e che può essere ripreso. Non si tratta di un'ottica di contrapposizione tra forze dello Stato, tra Carabinieri, Vigili del fuoco e Corpo forestale. Assolutamente no. Bisogna semplicemente rendersi conto e prendere coscienza che c'era un corpo che in questi casi faceva anche coordinamento e si occupava di incendi non solo quando si verificavano, ma dal 1° gennaio al 31 dicembre. Quel corpo c'era e lo avete dilaniato e distrutto. Grazie a Dio e agli uomini, quel corpo si può però ricostituire. In merito, c'è una proposta a mia prima firma (che è oggi in discussione alla Camera dei deputati e porta la firma anche di colleghi non appartenenti a Fratelli d'Italia) e anche altre proposte (come quella dell'amico Cattoi del MoVimento 5 Stelle o quella depositata in Senato dalla collega Rauti) che ne chiedono il ripristino, proprio per evitare che questo Parlamento debba ancora intervenire su questi temi con provvedimenti spot , visto che la ricetta c'è ed è sempre esistita. Il prossimo anno il Corpo forestale dello Stato avrebbe compiuto duecento anni, ma nel 2016 una maggioranza parlamentare, nemmeno scelta dagli italiani, decise di privarsene. Ebbene, oggi, anziché votare provvedimenti spot, mettetevi una mano sulla coscienza e votate la proposta di legge che reintroduce il glorioso Corpo forestale dello Stato. (Applausi) . PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, è iniziata la Conferenza dei Capigruppo e sospendo pertanto la seduta in attesa della sua conclusione. (La seduta, sospesa alle ore 18,54, è ripresa alle ore 19,42) . È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, ci troviamo oggi a discutere della conversione di un decreto-legge varato dal Governo ormai più di qualche settimana fa. Le immagini di quanto stava accadendo nei giorni roventi dell'estate appena trascorsa sono ancora ben impresse nella mente di tutti quanti noi e in quella di moltissimi italiani, alcuni dei quali hanno assistito alla totale devastazione procurata dalle fiamme degli incendi appiccati. Si tratta di una situazione insostenibile che ha spinto giustamente il Governo a intervenire. È una fattispecie questa che necessitava senza dubbio un intervento legislativo straordinario e urgente per prevedere punizioni più esemplari - certo - ma soprattutto per prevenire, finanziando e sostenendo maggiormente enti locali, la Protezione civile e tutta la struttura delle componenti statali impegnate nella lotta ai roghi. Presidente, prima di entrare nel dettaglio del provvedimento, vorrei esprimere la mia vicinanza e quella del Gruppo PD alle famiglie e ai parenti delle persone che in estate hanno perso la vita negli incendi, ai tanti cittadini che hanno letteralmente visto bruciare il lavoro di una vita, le proprie case e il proprio bestiame. Tutto ciò è accaduto soprattutto nel Sud Italia e, nello specifico, nelle sue aree interne, spesso già duramente segnate e colpite da mancanze di altro tipo. Quelle immagini mi hanno profondamente colpito, ma di fronte a una situazione di tale gravità la risposta delle istituzioni non può essere rappresentata dal semplice cordoglio. Serviva una risposta concreta e ritengo che il provvedimento aggiunga un importante tassello di concretezza al grande lavoro che ancora bisogna portare avanti per scongiurare episodi di natura incendiaria e dolosa purtroppo in aumento. Le direttrici su cui poggia il provvedimento si individuano nell'articolazione degli strumenti programmatori di coordinamento con le finalità di prevedere, prevenire e mitigare i rischi. Tutto ciò si rende possibile - come dicevo all'inizio del mio intervento e come vedremo a breve - rafforzando le diverse componenti operative e incrementandone le capacità di intervento. Al comma 3 dell'articolo 1 è previsto un Piano nazionale di coordinamento per l'aggiornamento tecnologico e l'accrescimento delle capacità operative finalizzato proprio alle azioni di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi. Una decisione che, aggiunta allo stanziamento di risorse previsto all'articolo 2 per l'acquisto di ulteriori mezzi e attrezzature, rafforza la nostra struttura e la nostra capacità di contrastare questo fenomeno. L'articolo 5 del provvedimento introduce, al comma 1, una nuova definizione di incendio di interfaccia urbano-rurale. Con questa definizione riusciamo a dare una connotazione agli incendi boschivi che interessano zone o aree nelle quali sussiste una interconnessione tra strutture che vengono definite antropiche e aree naturali. Alla luce di quanto accaduto questa estate, riuscire a individuare situazioni e aree di questo tipo ci permette di leggere meglio e prima il pericolo di eventuali incendi, ma anche di proteggere la vita delle persone potenzialmente coinvolte in questi ultimi. Da ultimo, all'articolo 6 si introducono modifiche al codice penale che prevedono da una parte aggravanti, nel caso in cui l'azione delittuosa sia commessa proprio da coloro che avrebbero invece il ruolo di prevenire gli incendi, e dall'altra attenuanti, per coloro che si impegnano a collaborare con le autorità. Esse rappresentano a mio avviso un miglioramento della disciplina preesistente. Utilizzo questi ultimi secondi del mio intervento per sottolineare l'enorme impatto ambientale che un incendio produce nel nostro ecosistema. Per questo credo siano state rassicuranti le parole pronunciate questa estate dal premier Draghi, che non solo ha prontamente garantito ai sindaci dei territori colpiti un programma di ristori per le persone e le imprese colpite, ma ha anche assicurato un piano straordinario di rimboschimento e messa in sicurezza degli stessi territori. Ritengo che questi impegni, insieme al provvedimento che oggi discutiamo e che ci accingiamo a convertire in legge, con un positivo contributo del Senato teso a modificare e a integrare il testo iniziale, rappresentino un significativo passo in avanti che un Governo e uno Stato civile possono fare per i propri cittadini rispetto a simili emergenze. In questa direzione dobbiamo continuare a muoverci nel futuro prossimo, affinché la vita degli italiani e la bellezza del nostro territorio non vengano inutilmente distrutte per mano di un manipolo di delinquenti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà. BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, veniamo da diverse giornate di attività molto intensa svolta in Commissione ambiente. Quindi esprimo anche da parte mia un ringraziamento per l'impegno profuso dai relatori, dal Governo e da tutti i membri della Commissione, nel tentativo di migliorare il testo del decreto-legge che dobbiamo convertire. Questo tentativo in gran parte secondo me è riuscito, anche se non completamente, perché, come forse in ogni provvedimento legislativo, ci sono delle luci e delle ombre, a seconda del punto di vista. Mi soffermerò brevemente su una luce e su quella che sembra essere una grande ombra che caratterizza il nostro lavoro di conversione di questo decreto-legge. La luce, a mio modo di vedere, è l'aver inserito specificamente, con un emendamento a prima firma De Petris e Buccarella, a cui poi si sono aggiunte le firme dei componenti del Gruppo Misto e del MoVimento 5 Stelle, la specificazione di dotarsi, nelle prossime iniziative di potenziamento del sistema di contrasto agli incendi, di quelle risorse tecnologiche che possono essere, se non proprio completamente risolutive, certo grandemente impattanti per scongiurare il ripetersi di fenomeni come quelli accaduti la scorsa estate. Parlo più precisamente dell'utilizzo delle tecnologie, a cui noi spesso affidiamo tanto nella nostra vita professionale e politica, ma anche privata; tecnologie che oggi consentono, mediante l'utilizzo di radar implementati da videocamere a infrarossi e con il supporto di droni, muniti anch'essi di sensori, di poter intervenire in maniera veramente tempestiva quando ci sono gli inneschi degli incendi. È stato detto e ribadito anche qui in Aula e l'abbiamo sentito nel corso delle audizioni svolte: se è vero che le condizioni climatiche favoriscono la nascita degli incendi e la portata degli stessi (penso agli sconvolgimenti climatici e alla siccità), molto spesso vi è anche la mano dell'uomo. Quindi noi possiamo, come abbiamo fatto giustamente, irrigidire il quadro giuridico e sanzionatorio, aumentando le pene, comprese quelle accessorie, già previste nel nostro ordinamento all'articolo 423- bis del codice penale. Il problema che dobbiamo però affrontare ogni volta e che adesso sembra avere portata inusitata è la difficoltà di individuare i responsabili in tutti i casi in cui gli inneschi (e si tratta della stragrande maggioranza) sono di natura dolosa. Adesso è possibile fornire gli apparati dello Stato e delle Regioni di sistemi di controllo immediato e di verifica istantanea della nascita di focolai in base ai rilievi termici dei sistemi radar, che pare abbiano un raggio di portata fino a 50 chilometri. In questo modo si riuscirebbe a identificare gli inneschi e, all'occorrenza, anche eventuali veicoli che si trovano nei pressi dei punti di innesco. Infatti, come cercavo di dire prima, possiamo agire giustamente su tutti i sistemi di prevenzione, tutela e rafforzamento del contrasto postumo agli incendi quando questi assumono grande scala, ma se riuscissimo a impattare e punire, previa identificazione, i responsabili dell'ecocidio che ha contraddistinto l'ultima stagione estiva, faremmo un grande passo avanti nel raggiungimento dell'obiettivo. Questo è un aspetto che appare secondario nell'ambito di tutte le modifiche legislative che siamo riusciti ad apportare nel corso dei lavori in Commissione, però mi corre l'obbligo di lumeggiare, volendo usare questo argomento, le ombre di un provvedimento di conversione con cui - a mio modo di vedere e non solo - non siamo riusciti a fornire quella tutela che avremmo invece dovuto riservare alla fauna. Mi riferisco soprattutto alla fauna colpita e che, oltre alle attività umane che giustamente vanno protette e per le quali è giusto provvedere con i ristori, impatta grandemente sull' habitat e sulla biodiversità. I numeri ci dicono che parliamo di circa 20 milioni di animali bruciati vivi o morti, di cui 2 milioni sono mammiferi. L'impatto sulla biodiversità è veramente altissimo. Come ci dicono scienziati e studiosi, dobbiamo purtroppo temere questi fenomeni estremi di natura incendiaria, che - Catania ne è la prova nelle ultime ore - stanno interessando la quotidianità della vita nell'intero globo terracqueo (anche se oggi parliamo del nostro Paese). Pertanto, la preoccupazione per la fauna, gli habitat e le biodiversità deve andare oltre la sensibilità animalista o ambientalista, perché in questo caso abbiamo a che fare con la nostra stessa sopravvivenza, così come ci ricorda continuamente chi studia gli equilibri della vita sul nostro pianeta. L'emendamento 1.52, bocciato in Commissione dopo essere stato oggetto di interventi di diversi colleghi, intendeva limitare l'attività venatoria, limitatamente alla stagione in corso, dopo eventi catastrofici per la vegetazione e la fauna dovuti ai vastissimi incendi. A mio modo di vedere, questo emendamento non ha avuto il successo che avrebbe meritato. C'è chi dice che questo emendamento non abbia superato il vaglio della Commissione perché volto a introdurre, in maniera subdola, limiti alla caccia. Io devo respingere questa tesi a nome di tutti i firmatari dell'emendamento, perché non si stava parlando della caccia tout court (per la quale, auspicabilmente, il popolo italiano sarà chiamato a decidere), ma, in relazione al fenomeno degli incendi boschivi e del depauperamento della fauna selvatica e di allevamento, si cercava di intervenire proprio nella materia disciplinata dal provvedimento. Da parte nostra vi era l'intento di riconoscere agli animali che riescono a sopravvivere allo sterminio e scappano impauriti e feriti dalle zone colpite dagli incendi la possibilità, quantomeno, di poter sopravvivere quel tanto che basta per ripopolare le nostre terre. Ogni tentativo di mediazione è andato fallito; non possiamo che prenderne atto e riservarci la valutazione sul disegno di legge che stiamo per licenziare. Nella prossima stagione estiva ognuno di noi si augura che questo non riaccada, ma - ahinoi - la prossima estate dobbiamo temere che gli sconvolgimenti climatici ci porranno di fronte - o comunque dobbiamo essere pronti a questa eventualità - a nuovi incendi di vastissime proporzioni e soprattutto interessanti le zone difficilmente accessibili. Il collega Audino ha parlato di quanto è successo in Calabria, e i colleghi sardi ci hanno portato la testimonianza della devastazione, che conosciamo bene, dell'ambiente naturale oltre che delle attività umane. Quanto alla parte del disegno di legge in discussione che non tutela coloro che non hanno voce e non hanno voto, ossia gli animali che insieme a noi condividono questa avventura della vita, cercheremo un riscontro per capire se le misure che stiamo adottando adesso saranno sufficienti a poter garantire quel livello di resilienza - volendo usare una parola che sembra essere abusata - del nostro habitat e della nostra biodiversità forestale. Speriamo che gli obiettivi che ci siamo prefissati siano raggiunti. Qualche perplessità - a voler essere molto moderati - per quanto riguarda l'aspetto della tutela della fauna è lecito averla. Vedremo se riusciremo a vincere le prossime sfide. Detto questo, la valutazione sul voto finale non spetta a me; la faremo insieme noi del Gruppo Misto quando saremo al momento del voto. Dico solo, a voler essere buoni, che è stata una grande occasione persa, per tutelare la fauna. PRESIDENTE. Senatore, la prego di avviarsi a concludere l'intervento. Lei ha già superato il tempo a sua disposizione. BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco) . Sto per concludere. Come dicevo, la fauna è una risorsa non solo per noi stessi, ma anche per i cacciatori che, sicuramente insieme a noi, hanno la preoccupazione della tutela faunistica in una prospettiva di breve e medio termine. Riteniamo che abbiamo perso una grande occasione a non voler tutelare almeno i Comuni interessati dagli incendi dalla questione dell'attività venatoria per l'anno in corso. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Caligiuri. Ne ha facoltà. CALIGIURI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, dopo tanto lavoro di analisi, studio e approfondimento, oggi discutiamo finalmente del decreto-legge incendi boschivi. Ho detto "finalmente" perché quella che si è da poco conclusa è stata la campagna antincendi boschivi che ha registrato i dati peggiori dal 2008. In quegli anni la sensibilità generale nei riguardi dell'ambiente era sicuramente meno pronunciata di ora, e come Forza Italia, da sempre attenti alle questioni ambientali, proprio per questo motivo attendevamo questo provvedimento, che si pone l'obiettivo di arginare e ridurre i danni legati a tale fenomeno. Lo hanno già fatto i miei colleghi, ma è bene ribadire i numeri: in Italia il bosco rappresenta l'83 per cento della superficie forestale e ricopre il 29 per cento dell'intero territorio nazionale. Nonostante questo immenso patrimonio in termini di biodiversità ed ecosistemi, siamo purtroppo il primo Paese del Mediterraneo e d'Europa in cui bruciano più boschi, in particolare nelle Regioni del Sud Italia e purtroppo anche nella Regione dalla quale provengo, la Calabria, dove sono stati registrati 9.257 richieste di intervento solo quest'anno e solo in tre mesi. Il bilancio drammatico è stato di sei vittime e tanti feriti, 3.640 incendi, 395 Comuni interessati (seriamente colpite la Provincia di Reggio e molte zone del cosentino). Si tratta di dati veramente molto tristi. Durante la campagna antincendi boschivi 2021 sono andati in fumo 159.000 ettari di bosco, un quarto delle nuove foreste, praticamente le città di Milano, Roma e Napoli messe insieme: un colpo d'occhio dalla straordinaria drammaticità. Perché abbiamo impiegato, come sempre d'altronde, tutte le nostre forze sul decreto-legge al nostro esame, presentando insieme alla capogruppo Gallone e alla collega Papatheu delle importanti proposte di modifica volte a migliorarne il testo? È semplice; quando va in fumo il nostro patrimonio forestale, va in fumo anche la nostra aria. A Forza Italia ciò incute preoccupazione ed anche per questo, con razionalità e dialogo, abbiamo cercato con tutti i colleghi della Commissione ambiente di apportare i giusti miglioramenti al provvedimento. Da sempre ci impegniamo per la tutela dell'ambiente, degli animali, e allo stesso modo per tutelare gli interessi degli imprenditori agricoli, seriamente minacciati e danneggiati dagli incendi; così come sono seriamente e quotidianamente minacciati e danneggiati dall'eccessiva presenza di fauna selvatica, problematica affrontata più volte anche in quest'Aula. Ancora una volta oggi abbiamo colto il grido di allarme delle organizzazioni agricole collegate al provvedimento in questione, lavorando in modo tale da scongiurarne gli effetti negativi. Il provvedimento quindi riveste importanza da diversi punti di vista: l'inasprimento delle pene per chi è responsabile di aver provocato un incendio, ma c'è anche altro; ad esempio il potenziamento dei mezzi e delle attrezzature, ai quali sono destinati 40 milioni solo per il 2021, con l'istituzione del Piano nazionale di coordinamento per l'aggiornamento tecnologico e l'accrescimento della capacità operativa per chi combatte, molto spesso purtroppo con mezzi inidonei, gli incendi. Mi riferisco naturalmente al corpo dei Vigili del fuoco, Carabinieri forestali e Protezione civile, Forestali regionali e volontari, ai quali va tutto il nostro ringraziamento per ciò che hanno fatto quest'estate intervenendo durante gli incendi di cui tutti noi abbiamo l'immagine ancora nitida in mente. Una risposta forte quindi da parte delle istituzioni, soprattutto a chi ha cercato e cerca di delinquere provocando gli incendi. Naturalmente ancora tanto c'è da fare e tanto dobbiamo fare. Uno dei miglioramenti apportati in Commissione con un emendamento sul quale mi soffermo è quello relativo al rimboschimento. Gli ettari bruciati quest'estate, così come quelli andati in fumo negli anni precedenti, sarebbero ritornati ad essere parte del patrimonio forestale delle nostre Regioni solo dopo decenni. È un dato preoccupante. Rilevo che 159.000 ettari in meno significa meno anidride carbonica assorbita, quindi aria più inquinata per noi, per i nostri bambini e per i nostri nonni. Richiamo l'attenzione su un altro dato: il carcinoma del polmone in Italia risulta la prima causa di morte oncologica in tutte le fasce di età negli uomini. Per questo abbiamo pensato di proporre l'autorizzazione ad interventi straordinari di rimboschimento compensativo delle superfici bruciate sui terreni di proprietà del demanio regionale. Ciò significa che sostanzialmente, grazie a questo emendamento che introduce un nuovo articolo, si consente alle Regioni di utilizzare terreni in disuso che dopo attenti studi antropici, anche grazie alla collaborazione di università ed enti di ricerca, andranno a sopperire gli ettari persi a causa di incendi boschivi. Così facendo si accelera il processo di ricostruzione delle superfici boscate e a guadagnarci sono soprattutto l'ambiente e le specie che lo popolano. Concludo, ringraziando ancora una volta tutti i colleghi della Commissione ambiente, la presidente, la capogruppo Gallone per il lavoro svolto, compresi i momenti un po' più concitati, i quali hanno sicuramente fatto intendere la passione con cui ognuno di noi svolge il prestigioso ruolo che ricopre. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruzzone. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, stiamo affrontando la conversione di un decreto-legge importante che riguarda il territorio rurale del nostro Paese, la stragrande maggioranza del territorio italiano e, in modo particolare, quel 35 per cento del territorio italiano costituito da aree boscate, un vero e proprio polmone importante per il nostro ambiente. Gli incendi costituiscono un problema pesante da affrontare seriamente, considerato che la maggior parte di questi sono di origine dolosa o colposa. È questo il punto. Nel merito: chi ha interesse nel nostro Paese che ci siano gli incendi? Sicuramente quelli che possono guadagnare sugli incendi e anche quelli che possono avere interesse affinché scattino i divieti previsti nelle aree percorse dal fuoco. Sono le due basi: incendio, interesse sull'incendio oppure interesse a far scattare il divieto previsto dall'incendio. Di matti in questo Paese - faccio un inciso - ce ne sono! Io personalmente ho a che fare quasi tutti i giorni con quelli che mi dicono e mi scrivono che devo morire, che sono un "assassino di m...", che la caccia va fermata a qualsiasi costo. A scriverlo sono dei matti perché uno che mi scrive che sono un "assassino di m..." e che devo morire domani mattina è un amico ("bacioni", come si dice), ma è un matto! Ma a questo matto mettiamo in mano l'arma con il mirino? Ragioniamoci. Ci sono, poi, quei soggetti che hanno interesse acché gli incendi non ci siano: è tutta la collettività, mi auguro. Tutti noi abbiamo interesse che non ci siano, in modo particolare coloro che dalle aree rurali prelevano un qualcosa, per cui se arriva un incendio, quel qualcosa non lo prelevano più, non solo perché c'è il divieto, ma perché l'ambiente va in una condizione di degrado tale per cui non è possibile prelevare alcunché, che sia un frutto del sottobosco, fauna o altro. Quei soggetti hanno interesse affinché l'incendio non ci sia. Altra domanda: in questo Paese chi fa la prevenzione contro gli incendi? Sicuramente quelli che presidiano il territorio. Abbiamo capito - la parco mania indiscriminata ce lo ha fatto capire - che il territorio abbandonato a sé stesso è maggiormente assoggettato agli incendi; quindi, coloro che presidiano il territorio, che mantengono pulito il sottobosco, gli agricoltori, i cacciatori - ritorno anche alla mia categoria - i pescatori, tutta quella gente che fa interventi di miglioramento ambientale fa prevenzione degli incendi. (Applausi) . Sicuramente la prevenzione degli incendi non la fanno i cosiddetti ambientalisti salottieri che pontificano, ma non sanno cosa voglia dire fare prevenzione. (Applausi) . Poi ci sono quei soggetti presenti sul territorio per altri motivi; la loro è una semplice presenza: gli escursionisti, i fungaioli; tutti quanti fanno un certo tipo di prevenzione perché comunque la loro è una sorveglianza. Ancora, ci sono quelli che si adoperano per spegnere gli incendi: i professionisti del settore, che vanno ringraziati, ma anche tutti quelli che non sono professionisti, quegli operatori che tengono talmente tanto al loro ambiente, al loro terreno, che fanno qualsiasi cosa, quando scoppia un incendio, per andare a fermarlo. Sicuramente non sono quelli di prima - i vostri amici di qualcheduno, gli ambientalisti salottieri - quelli che vanno a fare questo lavoro. (Applausi) . A Genova diciamo «ma tastu se ghe sun», e qual è la risposta che qualcuno ha provato a dare di fronte al problema degli incendi e di dover fare il possibile per ridurli? Il problema si sposta sulla fauna selvatica, e qualcheduno addirittura - per come è messo oggi il Paese - propone di incrementare le zone di protezione. Sfido chiunque a dire che mettere il divieto di caccia in una zona non voglia dire fare una zona di protezione; quindi, andiamo a fare migliaia di nuove zone di protezione, visto il numero degli incendi, ove la fauna può fare quello che vuole indiscriminata, a cominciare dal cinghiale. La risposta al problema degli incendi è zone di protezione del cinghiale! Credo che siamo alla follia con quanto sta avvenendo nel Paese. (Applausi) . Ringrazio anzitutto le associazioni agricole, che, quando hanno capito ciò che stava per succedere con l'emendamento sul quale abbiamo sprecato inutilmente tanto tempo in Commissione, hanno mandato comunicati dicendo: fermi, non un metro in più di territorio protetto perché non ce la facciamo più con questa eccessiva presenza di animali di proprietà dello Stato, tra l'altro, che fanno danni, provocano incidenti e lo Stato se ne frega e non risponde. Peraltro, questa è una partita che andrebbe affrontata, sì, ma non in questa legge. Colleghi, quelli che fanno i danni e causano la morte delle persone nelle strade sono di proprietà indisponibile dello Stato - lo dice l'articolo 1 della legge n. 157 del 1992 - ma lo Stato non ne risponde e se ne frega di tutto ciò che avviene. Ringrazio anche i colleghi delle associazioni venatorie, che hanno dato la disponibilità di parecchie centinaia di migliaia di loro iscritti, per fare sorveglianza e prevenzione. Dispiace quindi aver assistito in Commissione a proposte irrazionali e ideologiche, non solo per aumentare le zone di protezione con un automatismo di legge, ma chiaramente finalizzate, come è emerso anche in qualche intervento, a raggiungere un altro obiettivo: fare una campagna politica. Vergogna! Grido alla vergogna, perché si usa il tema degli incendi per fare una campagna politica anti-attività venatoria e anti-caccia, al punto tale che più volte è emerso il discorso del referendum per abrogare la caccia, cioè quel referendum nel quale si andrebbe a chiedere agli italiani di istituire un'intera zona di protezione per il cinghiale in tutto il Paese. (Richiami del Presidente). Non importa, abbiamo capito che questo tema è visto in modo pregiudiziale, non in modo reale. Colleghi, guardate che insieme alla preoccupazione e al disagio delle associazioni agricole, pian piano sta arrivando anche quello di tanti altri cittadini italiani, che non sono interessati direttamente, ma che capiscono che su questi temi deve prevalere il buon senso, piuttosto che l'irrazionalità o i sentimenti di qualcuno. Capisco il MoVimento 5 Stelle: si è tentato di esautorare le Regioni italiane, che per legge hanno la competenza della gestione della fauna selvatica, fanno i piani faunistici e le zone di protezione, stabiliscono quali sono le specie cacciabili e quali quelle protette, nonché le zone di rispetto per l'avifauna migratrice. Le Regioni fanno tutto questo e c'è stato un tentativo di esautorarle da questo compito, con l'automatismo di una legge statale. Capisco il MoVimento 5 Stelle, perché loro nelle Regioni non toccano biglia. Questo lo abbiamo capito: se potessero le abrogherebbero (Applausi) , viste le continue brutte figure e i calci che prendono ogni volta dagli elettori, quando ci sono le elezioni regionali. Avremmo potuto affrontare anche noi un tema divisivo: i dieci anni di divieto nella macchia mediterranea non servono. PRESIDENTE. Si avvii a concludere, senatore Bruzzone. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Certamente, signor Presidente. Ci sono alcune Regioni che hanno ridotto a tre anni, perché la macchia mediterranea ritorna quella di prima. Non lo abbiamo fatto, perché abbiamo la responsabilità di non toccare temi divisivi, sia pure in quella sacrosanta libertà di parola, che dobbiamo sempre garantire, dando ad ognuno la possibilità di dire quello che pensa. Mio nonno mi diceva, quando ero bambino (lo dico in italiano, anche se lo diceva nella mia lingua): «Caro bambino, c'è la libertà di parola, ma ricordati che piuttosto che parlare di una cosa che non conosci, è meglio stare zitto». (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Naturale. Ne ha facoltà. Per la verità dovrei interrompere la seduta, perché è cominciata la Conferenza dei Capigruppo, ma se la senatrice riduce un po' il suo intervento, la lascio intervenire ora, perché mi spiacerebbe rimandare il suo intervento a domani mattina. NATURALE (M5S) . Signor Presidente, stiamo parlando di una piaga che sconvolge il paesaggio, distrugge la biodiversità, causando danni incalcolabili al patrimonio naturale e umano. Troppo spesso la natura dell'innesco è dolosa: gesti irresponsabili che non hanno nessuna giustificazione. Per quanto si faccia sensibilizzazione verso il problema, ogni anno continuiamo a registrare incendi più o meno vasti e più o meno devastanti. Per quanto lo Stato faccia sforzi, dotandosi di mezzi e uomini per fronteggiare le fiamme e spegnere gli incendi, il danno che contiamo ogni volta rimane immane. Per ristabilire le condizioni ecosistemiche di un bosco distrutto occorrono venti anni di cure e significative risorse per ridurre il rischio di una nuova distruzione. Il problema è destinato a crescere, visti i cambiamenti climatici che stiamo vivendo e che portano stagioni estive ormai sempre più spesso siccitose e caldissime. Questa estate torrida ha confermato il trend e ha fatto registrare una quantità di incendi mai vista prima: migliaia, di cui circa 400 di grandi proporzioni, cioè di oltre 30 ettari ciascuno. Il 35 per cento della superficie italiana è coperta da boschi, una ricchezza che richiede tanta attenzione, più volte e da tante parti invocata, dal momento che gli ultimi anni hanno testimoniato una costante e inesorabile crescita. Nel rapporto sulla prevenzione e gestione forestale dell'Unione nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani, nell'aggiornamento ad agosto 2021, troviamo che già il 2017 fu un anno terribile per gli incendi, con più di 162.000 ettari coinvolti. Siamo in ritardo. La gravità dei danni che gli incendi provocano deve necessariamente far mettere in campo tutte le soluzioni necessarie e utili a ridurre questi disastri. Purtroppo questi accadimenti sono anche troppo spesso incredibilmente alimentati dall'uso irrispettoso dei nostri boschi, da interessi criminali e, non ultimi, dall'accensione dei residui agricoli o, addirittura in aree protette, dall'utilizzo di barbecue o dalla disinvoltura di incauti fumatori; pratiche sconsiderate e una maleducazione piuttosto diffusa, che vanno debellate attraverso pene severe e campagne di informazione sulla dannosità per l'ambiente di qualunque combustione e sull'importanza dei boschi e dell'ecosistema che rappresentano. Il decreto-legge che ci accingiamo a convertire è indispensabile e necessario per un contrasto più efficace, innanzitutto in termini di prevenzione e ovviamente di intervento, ma anche per una rapida individuazione dei responsabili di tali disastri e, quindi, in termini di inasprimento delle sanzioni. L'incremento di risorse per mezzi e uomini, come per la ricerca di nuove soluzioni tecnologiche, è ovviamente indispensabile, ma con la consapevolezza che la prevenzione è sempre meglio della cura. È su questo fronte che la collaborazione di ogni ente, pubblico e privato, delle imprese agricole e forestali, di tutti i cittadini può essere determinante per la salvaguardia di un patrimonio, quello che la bellezza del paesaggio boschivo rappresenta. A tale proposito, nel campo degli interventi volti alla valorizzazione del paesaggio, è fondamentale il miglioramento della viabilità forestale. Bisogna prevedere un piano di rivalutazione di tutti quei percorsi antichi di mobilità lenta, fatta di strade rurali, strade bianche, tratturi, percorsi pedonali e mulattiere, che rappresentano un valore storico di rilievo e un modo per attivare nuove forme di economia locale, con cui sperimentare progetti che intersecano agricoltura, ecologia, turismo e servizi alle comunità. Ho appreso con piacere che un mio ordine del giorno è stato accolto: un impegno al Governo per interventi mirati per una strategia forestale volta alla rivalutazione di vasti areali boschivi, spesso lasciati all'abbandono, mediante la riscoperta e la valorizzazione della ruralità, del cicloturismo, del trekking , del turismo equestre, dei percorsi che nutrono il corpo e lo spirito. Ringrazio la presidente Moronese della Commissione territorio, ambiente, beni ambientali e i relatori Quarto e Briziarelli per il grande lavoro di sintesi tra tutte le proposte giunte, condotto con passione e diligenza. Credo che usciremo da questi eventi così deleteri per la natura e il paesaggio soltanto con azioni proattive, combinate a una capillare informazione, promozione e sviluppo, volte al rispetto per la nostra madre Terra, con i suoi boschi e la sua biodiversità, che è vita per tutti e che, quindi, non può che rappresentare un bene prezioso per i territori che possono fregiarsi della sua ricchezza. Una bellissima cornice alle nostre passeggiate, ai nostri borghi, alle nostre città, che, se private, non avrebbero la stessa capacità attrattiva che sfido chiunque a non riconoscere. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 20,20, è ripresa alle ore 20,31) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che la seduta di domani avrà inizio con il seguito della discussione del disegno di legge in materia di contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità, approvato dalla Camera dei deputati. Successivamente si proseguirà nella discussione del decreto-legge sugli incendi boschivi. La seduta, quindi, verrà sospesa dalle ore 14 fino al termine della Conferenza dei Capigruppo, che è già convocata dalle ore 16 presumibilmente fino alle ore 17. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 27 ottobre 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 27 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 20,32) . Testo integrale dell'intervento della senatrice Papatheu nella discussione generale del disegno di legge n. 2381 Presidente, onorevoli colleghi, mi preme innanzitutto ringraziare i colleghi che hanno tutti convintamente lavorato al disegno di legge incendi boschivi e con loro relatori e Governo per arrivare a un testo che, oggi all'esame dell'Aula, intende offrire una risposta migliore in termini di prevenzione e contrasto ai drammatici incendi boschivi, ma certo non esaustiva vista la decretazione d'urgenza. Colleghi, si chiude la peggiore stagione degli incendi in Italia da 30 anni a questa parte, ovvero 12 per cento del patrimonio forestale nazionale e sono quasi 159.000 gli ettari di bosco andati a fuoco in Italia dall' inizio dell'anno. Non tutti forse sanno che il patrimonio forestale italiano è tra i più importanti d'Europa per ampiezza e varietà di specie, un'immensa ricchezza per l'ambiente e l'economia, per l'equilibrio del territorio, per la conservazione della biodiversità e del paesaggio. I boschi, inoltre, come sapete sono l' habitat naturale di molte specie animali e vegetali. Un costo drammatico che l'Italia è stata costretta ad affrontare perché è mancata l'opera di prevenzione nei boschi che, a causa dell'incuria e dell'abbandono, sono diventati infatti vere giungle ingovernabili. Abbiamo assistito inerti all'inarrestabile avanzata della foresta che senza alcun controllo si è impossessata dei terreni incolti e domina ormai più di un terzo della superficie nazionale con una densità che la rende del tutto impenetrabile ai necessari interventi di manutenzione, difesa e sorveglianza. È praticamente raddoppiata rispetto all'Unità d'Italia la superficie coperta da boschi che oggi interessa 11 milioni di ettari. Da siciliana la prima cosa che mi viene in mente è che tanti terreni sono rimasti abbandonati per effetto della chiusura delle aziende agricole, ovvero senza un agricoltore che possa gestirli. Per difendere il bosco italiano basterebbe creare le condizioni affinché si contrasti l'allontanamento dalle campagne e si valorizzino quelle funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli. Abbiamo tutti letto dai vari articoli dei giornali che le cause si possono riassumere in cinque punti. 1) Condizioni meteorologiche; e già vi dico che questo è un prerequisito degli incendi e con quanto ascoltato durante questi anni le Regioni del Mediterraneo saranno più esposte a fenomeni di riscaldamento con maggiori riduzioni delle precipitazioni nella primavera e con maggiori ondate di caldo in estate quindi: incendi potenzialmente più rapidi intensi e dl larghe dimensioni. 2) Incendiari volontari e no. E rari piromani perché è una malattia molto rara ma si tratta piuttosto di comportamenti dolosi di una moltitudine di soggetti: pastori in cerca di pascoli più ricchi e "puliti" incendiari con motivazioni vendicative, operai forestali stagionali in cerca di future opportunità di impiego, cacciatori interessati a controllare e concentrare le aree di rifugio della selvaggina, raccoglitori di prodotti selvatici. Ma la causa prevalente sono i comportamenti colposi collegati a noncuranza, negligenza, imperizia e sottovalutazione del rischio. Nell'Europa meridionale quasi il 70 per cento degli incendi sono legati a bruciature di residui vegetali e al desiderio di rigenerare e rendere più produttivi i pascoli. 3) Prevenzione e spegnimento. Una scarsa attenzione alla prevenzione attiva degli incendi è la terza causa: alla prevenzione viene data una minor attenzione rispetto al ripristino. La prevenzione può essere indiretta o diretta. Per prevenzione indiretta si intendono pratiche quali la scelta delle specie appropriate, la realizzazione di diradamenti e di interventi di pulizia del sottobosco, interventi che hanno anche una importanza fondamentale per aumentare la resistenza e la resilienza delle formazioni forestali. Prevenzione diretta significa realizzazione e manutenzione di fasce tagliafuoco, riduzione del materiale combustibile, pulizia delle fasce laterali delle strade e di quelle sottostanti le linee di comunicazione. Nel considerare l'antitesi prevenzione-spegnimento degli incendi non vanno trascurate le differenze in termini di investimento economico delle due opzioni: la prima interessa soprattutto i piccoli operatori del mondo rurale, il secondo coinvolge soggetti esterni al settore forestale e in particolare l'area del business connessa alla flotta aerea e ai sistemi di monitoraggio, settori fortemente legati all'industria militare. 4) La foresta abbandonata di cui abbiamo già abbondantemente discusso ma che forse ha bisogno di un cambiamento di paradigma di riferimento nella politica forestale dal "vietare per proteggere e ricostruire il patrimonio" a "gestire il patrimonio, valorizzandolo anche economicamente per ridurre i costi della sua tutela" visto che il settore è condizionato da una cultura che è quella dell'Italia della fine dell'Ottocento quando il Paese si era dotato di una rigida normativa di vincolo dei territori boscati e di una forza di polizia specializzata nella tutela delle risorse forestali. D'altronde negli ultimi cinquant'anni la superficie forestale si è raddoppiata. 5) Un problema di governance quinto e ultimo fattore: legato alla Legge Madia di riforma della pubblica amministrazione, e in particolare dal decreto legislativo 177/2016 che ha ridefinito le istituzioni che operano nel settore forestale a livello centrale ed è stata fatta la scelta di militarizzare il Corpo forestale dello stato (CFS) inglobando gran parte dei componenti nell'Arma dei carabinieri. Le competenze risultano divise tra Regioni, Vigili del fuoco, Protezione civile e Carabinieri forestali. La riforma inoltre delle competenze definita dal decreto rende necessarie nuove convenzioni tra Regioni e Vigili del fuoco i quali, tuttavia, in molte Regioni dovrebbero ereditare le competenze negli interventi pur avendo problemi organizzativi e di personale. Il rischio che vada sempre peggio. In tutto questo le Regioni del sud hanno pagato il prezzo più alto ma la Sicilia di più: tra luglio e agosto sono scoppiati più di ottomila incendi, 135 al giorno, dall'inizio dell'anno si stima siano bruciati oltre 8.000 ettari di terreno. Una ferita ancora aperta che ha dilaniato il nostro territorio con danni incommensurabili. Nel solo Parco delle Madonie sono andati in fumo 680 ettari di superficie boschiva, e i roghi hanno lambito i centri urbani. Il provvedimento in esame affida al Dipartimento della protezione civile il compito di approntare, con cadenza triennale, il Piano nazionale per il rafforzamento delle risorse umane, tecnologiche, aeree e terrestri necessarie per prevenire e contrastare gli incendi boschivi, documento che andrà ad integrare la consueta pianificazione regionale. Spero che il coordinamento strutturato con l'apparato centrale dello Stato possa finalmente garantire maggiori risorse alle Regioni per combattere questa piaga. Fra le novità più rilevanti che spero possano trovare piena e rapida applicazione vi è la ricognizione e valutazione, affidata al Dipartimento della protezione civile, di strumenti innovativi, che le nuove tecnologie possono offrire, penso a quelle satellitari, idonee all'integrazione dei sistemi di sorveglianza, monitoraggio e rilevamento dell'ambiente; ai droni a controllo remoto, mezzi capaci di rilevare in tempi rapidissimi anche piccoli focolai di incendi. I mezzi messi a nostra disposizione dalle tecnologie aerospaziali sono oggi straordinari e se venissero sfruttati appieno, e ben coordinati con le forze sul terreno, la battaglia contro il fuoco potrebbe prendere una piega meno drammatica. La particolare conformazione orografica del territorio italiano, ha sempre richiesto sforzi significativi nella gestione dell'emergenza incendi, tenuto conto anche della elevata densità abitativa e delle condizioni climatiche estive. Per tutte queste ragioni, una migliore gestione dell'emergenza non può prescindere dalla qualità delle osservazioni disponibili. Un avvistamento precoce e tempestivo, infatti, consente di ridurre i tempi di reazione e dispiegare per tempo sul territorio le forze di contrasto, limitando i danni ambientali, sociali, economici e riducendo il pericolo per i residenti e per il personale impegnato nello spegnimento. Esistono anche tecnologie, basate su immagini raccolte da satelliti, capaci anche di individuare le aree ad alto rischio di incendio, svolgendo così una funzione predittiva utile a predisporre, in loco, i mezzi necessari. La Basilicata ha sperimentato con successo un sistema di questo tipo denominato Fire-Sat sviluppato da ricercatori del Consiglio nazionale per le ricerche. Devo anche evidenziare che spesso possono essere utili anche tecnologie più semplici e meno costose, come quelle messe in opera dal Comune di Carini, che, in collaborazione con Italtel, ha messo in opera un sistema di allarme basato su un sistema di telecamere brandeggiabili a 360°, sensibili alle fonti di calore e montate su torrette di avvistamento; una singola telecamera può controllare un'area boschiva del raggio di cinque chilometri e dare tempestivamente l'allarme alle autorità locali. Le iniziative di lotta agli incendi mediante osservazione satellitare, previste dal decreto in esame, andrebbero integrate con il programma dell'Unione europea Copernicus (Emergency management service), di osservazione della terra dallo spazio, volto anche alla gestione delle emergenze incendio. I mezzi tecnici per condurre la lotta agli incendi boschivi, dunque, esistono e sono straordinariamente efficaci, e deve essere, ora, compito della politica mettere in grado le pubbliche amministrazioni e le strutture aventi compiti di Protezione civile di avvalersene efficacemente. Concludo dicendo ai colleghi che dobbiamo andare avanti ma promuovendo quelli che sono gli strumenti a disposizione e che la natura ci ha insegnato e tramandato. La parola d'ordine deve essere prevenzione, prevenzione, prevenzione. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Astorre, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Berardi, Binetti, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Ferro, Floridia, Galliani, Ghedini, Ginetti, Iwobi, L'Abbate, Licheri, Lomuti, Mangialavori, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Renzi, Rizzotti, Ronzulli, Schifani, Segre, Sileri, Toffanin e Vono. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Corrado, per attività della 7ª Commissione permanente; Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Arrigoni, Castiello, Fazzone e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Nugnes, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Marilotti, per attività della Commissione per la Biblioteca e per l'Archivio storico; Piarulli, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto". È considerato in missione il senatore Pagano. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: D'Angelo e Magorno. Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, trasmissione di documenti Il Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, in data 21 ottobre 2021, ha trasmesso, ai sensi degli articoli 35, comma 1, della legge 3 agosto 2007, n. 124, la Relazione sulla disciplina per l'utilizzo di contratti secretati, anche con riferimento al noleggio dei diversi sistemi di intercettazione, approvata dal Comitato medesimo nella seduta del 21 ottobre 2021. Il predetto documento è stampato e distribuito ( Doc . XXXIV, n. 5). Disegni di legge, annunzio di presentazione Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e delle finanze Ministro del lavoro e delle politiche sociali Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Ministro dell'interno Ministro della difesa Ministro per le pari opportunità e la famiglia Conversione in legge del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, recante misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili (2426) (presentato in data 21/10/2021); senatore Parrini Dario Reintroduzione degli assessori metropolitani e provinciali (2427) (presentato in data 21/10/2021); senatore Parrini Dario Modifiche al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, in materia di inconferibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico (2428) (presentato in data 21/10/2021). senatori Anastasi Cristiano, Croatti Marco, Pavanelli Emma, Vaccaro Sergio, D'Angelo Grazia, Campagna Antonella, Naturale Gisella, Lorefice Pietro, Pisani Giuseppe, Gaudiano Felicia Misure in favore dei territori interessati da eruzioni vulcaniche nell'area etnea (2429) (presentato in data 21/10/2021); senatore Grassi Ugo Norme in materia di sottrazione di animali di affezione (2430) (presentato in data 26/10/2021); senatori Fregolent Sonia, Salvini Matteo, Romeo Massimiliano, Calderoli Roberto, Tosato Paolo, Faggi Antonella, Montani Enrico, Saponara Maria, Candiani Stefano, Arrigoni Paolo, Alessandrini Valeria, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Doria Carlo, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Mollame Francesco, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Sudano Valeria, Testor Elena, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Istituzione della Giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore alla mammella (2431) (presentato in data 26/10/2021). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Iori Vanna ed altri Istituzione di scuole polo per il sostegno e lo sviluppo della comunità educante (2313) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 21/10/2021); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Gov. Draghi-I: Pres. Consiglio Draghi, Ministro beni e attività culturali e turismo Franceschini ed altri Disposizioni per la celebrazione dell'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi (2414) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 21/10/2021); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Dep. Schullian Manfred ed altri Disposizioni in materia di iscrizione contemporanea a due corsi di istruzione superiore (2415) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) C.43 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.1350, C.1573, C.1649, C.1924, C.2069) (assegnato in data 21/10/2021); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Pillon Simone Disposizioni in materia di contrasto alle discriminazioni basate sul sesso in ambito sportivo (2291) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 22/10/2021); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Fedeli Valeria ed altri Modifica al decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, in materia di superamento del precariato nelle amministrazioni pubbliche (2235) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 22/10/2021). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. De Petris Loredana Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente (83-212-938-1203-1532-1627-1632-2160-B) S.83 approvato in testo unificato dal Senato della Repubblica (T.U. con S.212, S.938, S.1203, S.1532, S.1627, S.1632, S.2160) C.3156 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.15, C.143, C.240, C.2124, C.2150, C.2174, C.2315, C.2838, C.2914, C.3181) (assegnato in data 21/10/2021); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Mirabelli Franco ed altri Disposizioni in materia di riordino delle aree educative e del ruolo socio-educativo dell'esecuzione penale e delega al Governo per la disciplina della carriera del personale educativo dell'amministrazione penitenziaria (2230) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 22/10/2021); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Caliendo Giacomo ed altri Modifiche all'articolo 11 del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, in materia di proroga dell'applicazione delle modifiche inerenti le circoscrizioni giudiziarie de L'Aquila e di Chieti (2356) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 22/10/2021); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Draghi-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Di Maio, Ministro difesa Guerini ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Ghana in materia di cooperazione nel settore della difesa, fatto ad Accra il 28 novembre 2019 (2407) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 21/10/2021); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Draghi-I: Pres. Consiglio Draghi, Ministro affari esteri e coop. inter.le Di Maio ed altri Ratifica ed esecuzione delll'Accordo di sede tra la Repubblica italiana e l'Ufficio europeo per il sostegno all'asilo relativo allo stabilimento di un ufficio operativo in Roma, fatto a Roma il 22 novembre 2017, con Dichiarazione interpretativa congiunta fatta a Roma il 1° luglio 2021 e a La Valletta il 13 luglio 2021 (2408) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 21/10/2021); Commissioni 6ª e 11ª riunite Gov. Draghi-I: Pres. Consiglio Draghi, Ministro economia e finanze Franco ed altri Conversione in legge del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, recante misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili (2426) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 22/10/2021). Disegni di legge, nuova assegnazione 2ª Commissione permanente Giustizia in sede redigente Sen. Cucca Giuseppe Luigi Salvatore ed altri Disposizioni in materia di servizi socio-assistenziali, parto in anonimato e accesso alle informazioni sulle origini del figlio non riconosciuto alla nascita (1039) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali Già assegnato, in sede redigente, alla (1° e 2° riun.) (assegnato in data 22/10/2021); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale in sede referente Sen. Catalfo Nunzia ed altri Disposizioni in materia di salario minimo e rappresentanza delle parti sociali nella contrattazione collettiva (2187) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo) Già deferito in sede redigente, alla 11ª Commissione permanente (Lavoro), è stato rimesso, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento, alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 19/10/2021); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' in sede deliberante Sen. De Poli Antonio, Sen. Saccone Antonio Disposizioni in favore della ricerca sulle malattie rare, della loro prevenzione e cura, per l'istituzione di un fondo a ciò destinato nonché per l'estensione delle indagini diagnostiche neonatali obbligatorie (146) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali Già assegnato, in sede redigente, alla 12ª Commissione permanente (Sanita') (assegnato in data 21/10/2021); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' in sede deliberante Sen. Binetti Paola, Sen. De Poli Antonio Disposizioni in favore della ricerca sulle malattie rare, della loro prevenzione e cura, nonché istituzione dell'Agenzia nazionale per le malattie rare (227) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali Già assegnato, in sede redigente, alla 12ª Commissione permanente (Sanita') (assegnato in data 21/10/2021); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' in sede deliberante Dep. Russo Paolo Disposizioni per la cura delle malattie rare e per il sostegno della ricerca e della produzione dei farmaci orfani (2255) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.164 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.1317, C.1666, C.1907, C.2272) Già assegnato, in sede redigente, alla 12ª Commissione permanente (Sanita') (assegnato in data 21/10/2021). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 25/10/2021 la 1ª Commissione permanente Aff. costituzionali ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: Sen. Parrini Dario ed altri "Disposizioni in materia di tutela giurisdizionale nel procedimento elettorale preparatorio per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica" (2390) (presentato in data 17/09/2021). Inchieste parlamentari, deferimento E' stata deferita, in sede redigente, la seguente proposta d'inchiesta parlamentare: alla 2 a Commissione permanente ( Giustizia ) : Mirabelli, Fedeli, Ruotolo, Alfieri, Boldrini, Comincini, D'Arienzo, Giacobbe, Manca, Margiotta, Misiani, Pittella, Rampi, Rojc e Valente - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle violenze nelle carceri", previ pareri della 1 a , della 5 a , della 11 a e della 12 a Commissione permanente ( Doc . XXII, n. 33). Affari assegnati In data 21 ottobre 2021 è stato deferito alla 6 a Commissione permanente (Finanze e tesoro), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare relativo alle criticità e prospettive della riforma delle Banche di Credito Cooperativo (Atto n. 973). In data 21 ottobre 2021 sono stati deferiti alla 3 a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento: l'affare "Proiezione strategica dell'Italia in America latina" (Atto n. 974); l'affare "Italia e Africa tra aree di crisi, opportunità e possibilità di partenariato" (Atto n. 975). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 20 ottobre 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 2, comma 3, e 4, comma 3, della legge 21 luglio 2016, n. 145 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante ripartizione delle risorse del fondo di cui all'articolo 4, comma 1, della legge 21 luglio 2016, n. 145, per il finanziamento delle missioni internazionali e degli interventi di cooperazione allo sviluppo per il sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, per l'anno 2021 (n. 315). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 22 ottobre 2021 - alle Commissioni riunite 3ª e 4ª nonché - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro 20 giorni dall'assegnazione. Governo, trasmissione di documenti Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 20 ottobre 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9 della legge 15 ottobre 1991, n. 344, la relazione sullo stato di attuazione della legge recante provvedimenti in favore dei profughi italiani, riferita all'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3 a Commissione permanente ( Doc . CVI, n. 4). Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 20 ottobre 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della legge 24 aprile 1990, n. 100, recante "Norme sulla promozione della partecipazione a società ed imprese miste all'estero", la relazione sull'attività svolta dalla SIMEST SpA nell'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . LXXXV, n. 2). Il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, in data 19 ottobre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99, la relazione concernente l'andamento del processo di liberalizzazione dei servizi a terra negli aeroporti civili, relativa al primo semestre 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . LXXI- bis , n. 5). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Un impegno rafforzato dell'UE per un Artico pacifico, sostenibile e prospero (JOIN(2021) 27 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla 1 a , alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente. Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in data 19 ottobre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione relativa alla disciplina dell'attività di formazione e accesso ed esercizio dell'attività di assistenza/salvamento in acqua. La predetta segnalazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 976). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sula gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 26 ottobre 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: dell'Aero Club d'Italia (Ae.C.I.) per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 471); dell'Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi (ENPAP) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 472); del Fondo Agenti Spedizionieri e Corrieri (FASC) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 473); dell'Istituto Nazionale di Studi Romani, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 474); dell'Istituto Nazionale di Alta Matematica Francesco Severi (INdAM) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 475). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 20 ottobre 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, comma 9, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione, approvata dalla Corte stessa a Sezioni riunite con delibera n. 18/SSRRCO/RQ/21 sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relativamente alle leggi pubblicate nel quadrimestre maggio - agosto 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XLVIII, n. 12). Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni. Deferimento La Regione Lombardia, con lettera pervenuta il 15 ottobre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10 della legge 2 maggio 1990, n. 102, la relazione - per l'anno 2020 - sullo stato di attuazione della citata legge recante "Disposizioni per la ricostruzione e la rinascita della Valtellina e delle adiacenti zone delle province di Bergamo, Brescia e Como, nonché della provincia di Novara, colpite dalle eccezionali avversità atmosferiche nei mesi di luglio e agosto 1987". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a e alla 13 a Commissione permanente ( Doc . CVIII, n. 4). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 21 ottobre 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: la Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un Anno europeo dei giovani 2022 (COM(2021) 634 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 21 ottobre 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 2 a , 5 a , 7 a , 8 a , 9 a , 10 a , 11 a , 12 a , 13 a e 14 a . Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Crucioli ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02880 delle senatrici Granato e Angrisani. Il senatore Fenu ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02889 del senatore De Bertoldi. Interrogazioni Atto n. 3-02892 CONZATTI Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: le Regioni ad autonomia differenziata dispongono di una competenza legislativa di tipo esclusivo in materia elettorale, incontrando come unici limiti quello del rispetto della Costituzione e dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico della Repubblica, nonché delle previsioni dello statuto speciale; nell'ambito della materia elettorale rientrano a pieno titolo le norme attuative del principio delle pari opportunità di accesso alle cariche elettive, che hanno rivestito una rilevanza sempre maggiore nella legislazione degli ultimi decenni; il principio delle pari opportunità è ormai esplicitato a più livelli: a livello generale dall'articolo 51, primo comma, della Costituzione, che sancisce la parità di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive e altresì la promozione, da parte della Repubblica, delle pari opportunità tra donne e uomini; per tutte le Regioni dall'articolo 117, settimo comma, della Costituzione, che prescrive che le leggi regionali promuovano la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive; infine, per le Regioni a statuto speciale, dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, che ha modificato gli statuti delle Regioni e delle Province autonome, prevedendo, con disposizioni sostanzialmente analoghe, che le relative leggi elettorali promuovano le condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali, al fine di conseguire l'equilibrio nella rappresentanza dei sessi, in armonia con la Costituzione e nel rispetto dei principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica; in particolare, venendo al caso della Regione Trentino-Alto Adige, l'art. 47 dello statuto del Trentino prevede che: "Al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei sessi, la medesima legge (ossia la legge provinciale, approvata dal Consiglio con la maggioranza assoluta dei suoi componenti) promuove condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali"; inoltre, nel caso specifico della Provincia autonoma di Trento, la legge provinciale n. 2 del 2003 (così come modificata dal Consiglio provinciale il 30 marzo 2018) prevede puntuali disposizioni in materia di pari opportunità nell'accesso alle cariche elettive: l'art. 25, comma 6- bis , statuisce che: "Per promuovere la rappresentanza di entrambi i generi nella formazione delle candidature, in ciascuna lista di candidati nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore all'altro, se non quando il numero delle candidature della lista è dispari: in tal caso è ammesso che un genere sia sovrarappresentato di un'unità. Nelle liste si alternano candidature di genere diverso"; l'art. 63, comma 3, prevede inoltre che: "Ogni elettore può esprimere fino a due voti di preferenza per i candidati alla carica di consigliere provinciale della lista prescelta. Se esprime ambo i voti questi devono essere diretti a candidati di genere diverso; in caso contrario la seconda preferenza è annullata"; premesso altresì che: le pari opportunità nell'accesso alle cariche elettive costituiscono senza dubbio un principio generale dell'ordinamento; ciò è testimoniato anche dall'esercizio del potere sostitutivo da parte del Governo, che, con decreto-legge n. 86 del 2020, ha adottato alcune disposizioni, a tutela dell'unità giuridica dello Stato, che integrano la legislazione elettorale della Regione Puglia al fine di consentire di esprimere la doppia preferenza di genere; l'esercizio del potere sostitutivo dello Stato ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione, a differenza di quanto accaduto nel caso pugliese, sembra difficilmente ipotizzabile per le Regioni a statuto speciale, stante il loro peculiare grado di autonomia differenziata; d'altra parte, la Corte costituzionale, con sentenza n. 143 del 2010, precisamente in tema di legislazione elettorale della Regione Siciliana, ha di fatto ampliato la vincolatività della legge quadro in materia elettorale, affermando che i principi generali di cui alla legge n. 165 del 2004 sarebbero chiamati a vincolare anche le autonomie speciali, laddove risultino espressivi di esigenze di uniformità valide per tutto il territorio nazionale; considerato che: la legge elettorale della Provincia autonoma di Trento (legge provinciale n. 2 del 2003) è, allo stato attuale, uniformata ai principi cardine enunciati dalla legge n. 165 del 2004, contemplando la regola della doppia preferenza di genere e altresì il principio della rappresentanza paritaria dei sessi nelle liste elettorali; la Prima Commissione permanente del Consiglio della Provincia autonomia di Trento è stata convocata per il giorno martedì 19 ottobre 2021 con ordine del giorno che contemplava, tra gli altri, l'esame del testo unificato dei disegni di legge n. 5 e n. 80 recanti "Modificazioni della legge elettorale provinciale 5 marzo 2003"; in particolare, per quel che in questa sede interessa, le modifiche proposte incidono sull'art. 25 della legge elettorale provinciale del 2003, con la soppressione di una parte del comma 6- bis , eliminando la previsione che nelle liste si alternino candidature di genere diverso, nonché sull'art. 63, comma 3, della medesima legge, prevedendo in questo caso tre voti di preferenza con obbligo (generico), in tal caso, di voti diretti a candidati di genere diverso; la Prima Commissione permanente, in data 19 ottobre 2021, ha approvato, con plurime forzature e nonostante l'assenza di tutti i consiglieri di minoranza, il testo unificato dei disegni di legge n. 5 e n. 80; considerato altresì che: le nuove proposte di modifica si muovono in una prospettiva regressiva rispetto al sistema elettorale provinciale, raggiunto dopo un sofferto e tuttavia lodevole percorso di maturazione culturale, denotando inoltre un ingiustificato revirement anche al cospetto degli assetti conseguiti dalle Regioni a statuto speciale; l'orientamento della riforma si pone in contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico scaturenti dalla legge n. 165 del 2004, in particolare sotto il profilo del bilanciamento nell'equilibrio della rappresentanza di genere, dando inoltre luogo ad un aggravamento nei rapporti di parità di genere nell'accesso alle cariche elettive in violazione dei principi di eguaglianza formale e sostanziale sanciti dall'articolo 3 della Costituzione, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda porre in essere, nello spirito di collaborazione che caratterizza i rapporti fra Stato e Regioni, per evitare che il principio della parità di accesso alle cariche elettive, che trova ancoraggio in primis nel dettato costituzionale, possa subire arretramenti nelle singole legislazioni elettorali anche delle Regioni e Province a statuto speciale, compromettendo così l'unità giuridica nazionale. Atto n. 3-02893 FREGOLENT CANTU' LUNESU DORIA MARIN Al Ministro della salute Premesso che: recentemente si è tornati a parlare di incidenza di tumore al seno nelle donne che si sono sottoposte ad un intervento di mastoplastica additiva, dopo che lo "Scheer", il comitato scientifico che consiglia la Commissione europea in tema di rischi emergenti per la salute, nell'aprile scorso ha sostenuto l'esistenza del rischio; lo Scheer ha affermato che il legame tra protesi al seno macrotesturizzate, ossia ruvide, e linfoma anaplastico a grandi cellule (o ALCL), sia pressoché certo, invero esistono prove scientifiche epidemiologiche che evidenziano come l'incidenza di questo linfoma nelle donne sottoposte a mastoplastica addittiva sia di 67 volte superiore a quella della popolazione generale; considerato che: è la prima volta che un organismo scientifico di peso internazionale conferma l'esistenza del pericolo. I primi sospetti di una possibile associazione tra protesi ruvide e linfoma anaplastico a grandi cellule si erano avuti, però, già nel 2011, quando la Food and drug administration statunitense riportò che un numero anomalo di casi riguardava l'area intorno alla protesi mammaria in donne che avevano eseguito un intervento estetico o ricostruttivo. In seguito, nel 2016, l'Organizzazione mondiale della sanità aveva riconosciuto e definito questa particolare e rarissima forma di linfoma associata agli impianti; il Ministero della salute riportava una conclusione diversa. Invero, al 21 luglio 2021 sul sito internet del Ministero si leggeva che il rapporto dello Scheer aveva stabilito "l'assenza di evidenze scientifiche riguardo la possibile correlazione tra l'insorgenza di questa patologia e la protesi mammaria". Un'interpretazione che ha spinto il comitato scientifico della Commissione europea a inviare una nota di reclamo ufficiale al Ministero della salute italiano, invitandolo a una rettifica tempestiva perché l'errata interpretazione delle conclusioni del rapporto "può causare danni alla salute dei cittadini europei". Sul sito la frase relativa al rapporto è stata, poi, correttamente, modificata: al posto di "assenza di evidenze scientifiche" ora si legge "assenza di elevati livelli di evidenza scientifica"; un gruppo di ricerca dell'università "Sapienza" di Roma sta parallelamente conducendo in questo ambito uno studio indipendente presso l'Istituto superiore di sanità, finanziato da diverse aziende produttrici di protesi concorrenti tra di loro, con risultati sovrapponibili che saranno a breve pubblicati; a Roma l'8 e il 9 ottobre si è tenuta la terza edizione della World consensus conference on BIA-ALCL, organizzata con il patrocinio di uno degli autori del nuovo studio dell'MD Anderson cancer center, ove il mondo scientifico ha dibattuto molto sul tema, evidenziandone le reali problematicità, si chiede di sapere, alla luce delle osservazioni esposte in premessa, se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e urgente procedere ad un'indagine conoscitiva in ordine all'utilizzo delle protesi macrotesturizzate negli ospedali italiani e predisporre, se del caso, il divieto al loro utilizzo, al fine della massima prudenza, considerato quanto riportato negli ultimi studi effettuati rispetto al legame tra questa tipologia di protesi e tumore al seno. Atto n. 3-02894 PARRINI MALPEZZI BITI CIRINNA' ROSSOMANDO BOLDRINI COMINCINI D'ALFONSO FEDELI FERRAZZI GIACOBBE LAUS MANCA PITTELLA ROJC STEFANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI Al Ministro dell'interno Premesso che: come riportato da diversi organi di stampa, nella cittadina di Camaiore (Lucca) la pizzeria "Il Mulino" avrebbe le pareti del locale tappezzate di cimeli che celebrano il ventennio fascista; tra questi, in particolare, spiccherebbero fotografie di Benito Mussolini, elmetti della X Mas, manifesti e finanche manganelli delle camicie nere. Inoltre, sempre nella pizzeria, si troverebbero ovunque uniformi con lustrini e spillette naziste, croce di ferro e aquila del Terzo Reich, oltre ad un repertorio di targhe con massime fasciste; a quanto detto si aggiunga, inoltre, che, sempre secondo quanto riportato da organi di stampa, nel locale sarebbero frequenti insulti contro le donne, insulti omofobi e offese ai migranti; si evidenzia, inoltre, come a nemmeno 10 chilometri di distanza dalla pizzeria si trovi Sant'Anna di Stazzema, teatro del terribile eccidio nazista del luglio 1944; rilevato che: come noto, il 9 ottobre 2021, in occasione di una manifestazione contro l'obbligo del green pass per i lavoratori, nel centro di Roma, per l'intero pomeriggio e fino a tarda sera, soggetti appartenenti a "Forza Nuova" e ad altre organizzazioni di estrema destra hanno tentato di assaltare le istituzioni, dando luogo a duri scontri con la polizia, a numerosi episodi di violenza e di vandalismo culminati nel grave danneggiamento della sede della CGIL, dove alcuni manifestanti hanno fatto irruzione al piano terra devastando diverse stanze; i predetti fatti sono solo gli ultimi di decine di inquietanti episodi di violenza, verificatisi e intensificatisi negli ultimi anni, riconducibili a partiti e movimenti di estrema destra che si organizzano allo scopo di alimentare la tensione sociale e compiere atti di violenza e vandalismo; a seguito dei fatti esposti in data 20 ottobre, il Senato della Repubblica ha approvato un ordine del giorno, a firma dei Gruppi parlamentari Partito democratico, Movimento 5 stelle, Italia Viva, Misto e Autonomie che impegna il Governo a valutare le modalità per dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e alla conseguente normativa vigente; considerato, infine, che: la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del Partito nazionale fascista; l'intero impianto normativo della nostra Repubblica persegue e condanna, inoltre, rievocazioni e celebrazioni di stampo fascista, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda intraprendere al fine di porre fine a qualunque attività posta in essere in aperta violazione del dettato costituzionale. Atto n. 3-02895 GARAVINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la promozione della lingua e cultura italiana nel mondo rappresenta un collante per le comunità di connazionali residenti all'estero e un volano economico per il sistema Paese tutto, particolarmente utile nell'attuale fase di rilancio post pandemico; a sostegno dell'impianto di promozione culturale è stato costituito, nel 2017, il fondo per la promozione della lingua e della cultura italiana all'estero, dotato di 150 milioni di euro in un quadriennio, che, con la legge di bilancio per il 2021 (30 dicembre 2020, n. 178), è stato rifinanziato per il prossimo triennio, con una dotazione complessiva di 132 milioni di euro e stabilizzato a partire dal 2024; la conoscenza della lingua italiana viene promossa anche attraverso il prezioso canale dei corsi di lingua gestiti dagli enti promotori. Gli enti gestori patiscono ormai da diversi anni ritardi nell'erogazione dei finanziamenti che spettano loro ex capitolo 3153 del bilancio del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; il ritardo nelle anticipazioni, che espone gli enti a gravosi impegni bancari, la difficoltà di assumere impegni pluriennali con le autorità scolastiche locali per i corsi integrati, la non completa erogazione dei saldi agli enti dell'emisfero australe per il passato anno scolastico e il ritardo nelle assegnazioni di personale docente all'estero arrivano a compromettere la tenuta delle attività e la stessa sopravvivenza degli enti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda promuovere azioni urgenti per corrispondere rapidamente agli enti promotori i finanziamenti derivanti dal capitolo 3153 della tabella 6 del bilancio del Ministero. Atto n. 3-02896 NASTRI Ai Ministri dello sviluppo economico e della transizione ecologica Premesso che: la grave crisi energetica attuale potrebbe arrecare danni difficilmente rimediabili, se non irreversibili, alla nostra economia; i costi stratosferici raggiunti in bolletta del gas e dell'energia elettrica deterioreranno inevitabilmente la vita sociale, economica e imprenditoriale e ciò è dovuto principalmente a causa dei prezzi al di fuori da ogni valore ragionevolmente accettabile, stabiliti dalle società che importano gas naturale in Italia; in merito all'importazione di gas il decreto legislativo n. 164 del 2000 prevede all'articolo 3 delle specifiche disposizioni in merito a tale attività. In particolare, si prevede che l'attività di importazione di gas naturale relativa a contratti di durata superiore ad un anno, effettuata attraverso i punti di entrata della rete nazionale dei gasdotti a mezzo di gasdotti o di terminali di rigassificazione di GNL, o a mezzo di carri bombolai o di autocisterne di gas naturale liquefatto, è soggetta ad autorizzazione del Ministero dello sviluppo economico, rilasciata in base a criteri obbiettivi e non discriminatori pubblicati ai sensi dell'articolo 29, comma 1. Il rilascio dell'autorizzazione è subordinato al possesso, nei soggetti richiedenti, dei seguenti requisiti: a) capacità tecniche e finanziarie adeguate al progetto di importazione; b) idonee informazioni e garanzie circa la provenienza del gas naturale; c) affidabilità dell'approvvigionamento, degli impianti di coltivazione e del sistema di trasporto. Nell'ambito della domanda di autorizzazione all'importazione devono essere indicati gli Stati dove il gas naturale è stato prodotto. Nel caso di acquisto presso un punto di scambio fisico ( hub ) estero deve essere indicata la composizione media della provenienza del gas naturale dai vari Paesi di produzione. L'attività di importazione si intende autorizzata ove il diniego, fondato su motivi obbiettivi e non discriminatori, non sia stato espresso entro 3 mesi dalla richiesta. Il diniego è comunicato, con la relativa motivazione, al richiedente, all'Autorità per l'energia elettrica e il gas e all'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Del provvedimento di diniego è data informazione alla Commissione delle Comunità europee; considerato che: il sistema nazionale del gas è alimentato prevalentemente con gas prodotto in Paesi stranieri importato per mezzo di gasdotti internazionali o trasportato via mare in forma liquefatta come GNL e importato tramite terminali di rigassificazione; la normativa nazionale pone in capo al Ministro dello sviluppo economico e, a seguito della rimodulazione delle competenze effettuate con il decreto-legge n. 22 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2021, in capo al Ministero della transizione ecologica il compito di autorizzare le attività di importazione di gas; pertanto in capo ai Ministeri verte la responsabilità di valutare la congruità degli approvvigionamenti e le relative autorizzazioni; appare evidente all'interrogante come l'attuale stato di crisi dell'approvvigionamento energetico europeo, ed italiano in particolare, non combaci con le aspettative delineate nei primi 3 considerando della direttiva (UE) 2019/692 relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale secondo cui: "(1) Il mercato interno del gas naturale, la cui realizzazione in tutta l'Unione è progressivamente in atto dal 1999, ha lo scopo di offrire a tutti i clienti finali dell'Unione, privati o imprese, una reale libertà di scelta, creare nuove opportunità commerciali, condizioni di concorrenza eque, prezzi competitivi, segnali di investimenti efficienti e più elevati livelli di servizio, contribuendo anche alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla sostenibilità. (2) Le direttive 2003/55/CE e 2009/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio hanno contribuito in modo significativo alla realizzazione del mercato interno del gas naturale. (3) La presente direttiva è intesa ad affrontare gli ostacoli al completamento del mercato interno del gas naturale derivanti dalla non applicazione delle norme del mercato dell'Unione ai gasdotti di trasporto da e verso i paesi terzi. Le modifiche introdotte dalla presente direttiva mirano ad assicurare che le norme applicabili ai gasdotti di trasporto che collegano due o più Stati membri siano applicabili all'interno dell'Unione anche ai gasdotti di trasporto che collegano l'Unione con i paesi terzi. In tal modo sarà assicurata la coerenza del quadro giuridico all'interno dell'Unione, evitando allo stesso tempo di distorcere la concorrenza nel mercato interno dell'energia dell'Unione e di avere ripercussioni negative sulla sicurezza dell'approvvigionamento. Sarà inoltre migliorata la trasparenza e la certezza del diritto per gli operatori del mercato, in particolare gli investitori nelle infrastrutture del gas e gli utenti del sistema, quanto alle norme applicabili"; è evidente che, a differenza degli intenti appena delineati, la caotica gestione dei gasdotti, lo stato di confusione strategica e normativa, la mancanza di programmazione, unita alla mancanza di unità di intenti europea nel settore dell'importazione del gas, hanno determinato una debole e tardiva risposta nei confronti della crisi energetica in atto, si chiede di sapere: quale sia attualmente l'elenco delle aziende che importano gas e il Paese di provenienza, e quali siano i prezzi di importazione praticati negli ultimi sei mesi dalle aziende; quali siano stati in questi mesi i controlli effettuati nei confronti delle imprese importatrici, comprese le verifiche sui tipi di contratti stipulati con i produttori di gas, sull'uso da parte di tali aziende della rete di gasdotti europei e sulle relazioni instaurate con le aziende e con i Paesi produttori di gas; quali problematiche fossero già emerse in questi mesi e portate all'attenzione dei Ministeri in merito alla sicurezza degli approvvigionamenti; quali siano le iniziative, se sussistono, messe in atto dai Ministeri e dalle aziende importatrici per risolvere preventivamente queste problematiche; quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di reperire maggiori quantità di gas, anche attraverso nuovi contratti da stipulare, da parte delle aziende importatrici, e quali strumenti ulteriori, anche di carattere fiscale e normativo, intendano promuovere per calmierare ulteriormente il rialzo enorme dei prezzi subito dalle imprese e dagli utenti domestici finali. Atto n. 3-02897 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: il Ministro in indirizzo, intervenendo alla Camera dei deputati nel corso di un question time e rispondendo all'interrogazione dell'on. Lisa Noja, ha confermato che proprio in questi giorni la commissione per l'aggiornamento dei LEA e la promozione dell'appropriatezza del sistema sanitario nazionale è impegnata nell'esame e nella valutazione delle malattie per cui è pervenuta la richiesta di inserimento nei LEA, con le relative prestazioni di specialistica ambulatoriale da concedere in regime di esenzione; la patologia in questione è la fibromialgia, per cui in Senato è attualmente in discussione un apposito disegno di legge: la fibromialgia è una patologia cronica non infiammatoria dolorosa che colpisce l'apparato muscoloscheletrico e determina una difficile qualità della vita in molti pazienti, in quanto il dolore cronico limita l'attività fisica, la vita sociale e lo stato di benessere complessivo e, secondo alcune rilevazioni, arriva a colpire tra il 2 e il 3 per cento della popolazione. Da tempo essa è oggetto di un numero cospicuo di segnalazioni e di atti parlamentari e, in particolare, le richieste riguardano l'inserimento della fibromialgia tra le malattie croniche invalidanti che danno diritto all'esenzione della spesa sanitaria per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale necessarie al monitoraggio della malattia e alla prevenzione degli aggravamenti e delle complicazioni, fermo restando che il servizio sanitario nazionale mette a disposizione degli assistiti, nelle strutture pubbliche e private accreditate, tutte le prestazioni contenute nei livelli essenziali di assistenza; in analoga situazione si trova anche la sindrome di Sjogren primaria, malattia immunologica caratterizzata principalmente da secchezza orale e oculare, che può coinvolgere anche altri organi e apparati, come il sistema nervoso centrale e periferico e le articolazioni. La sindrome di Sjogren secondaria si associa con lo stesso corredo di segni e sintomi ad altre malattie reumatologiche, soprattutto alle connettiviti, ma anche all'artrite reumatoide. La malattia colpisce più frequentemente le donne, e crea una condizione di invalidità progressiva che limita pesantemente l'autonomia dei pazienti che ne sono affetti; la secchezza o bruciore agli occhi rende difficile leggere, lavorare al computer , guidare; la bocca secca e la difficoltà di deglutizione rendono difficile nutrirsi adeguatamente e il gonfiore delle ghiandole intorno al viso e al collo altera spesso l'immagine delle pazienti, che faticano a riconoscersi allo specchio; mentre la secchezza della pelle e delle mucose in genere (naso, gola, vagina) influenza comportamenti che riguardano la vita sempre più intima delle persone; le pazienti si sentono spesso sole, anche perché per la loro stessa patologia si trovano a ridurre, fino ad evitare, una serie di contatti e di rapporti; è una malattia rara, che non dispone ancora di farmaci specifici e risolutivi. Non a caso è da tempo che anche per questa sindrome si vanno accumulando richieste specifiche perché venga inclusa tra i LEA e goda delle misure di supporto, dal momento che i costi per la cura, che è cosa ben diversa dalla guarigione, necessari per gestire questa malattia non ricadano interamente sui pazienti, già fortemente limitati dalla malattia in se stessa; è un tema che ha molto a che vedere con le spese economiche che devono affrontare i malati, che sono spesso in gravi difficoltà economiche anche per motivo della loro stessa malattia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga utile e necessario considerare anche la sindrome di Sjogren tra le patologie da inserire tra i LEA, dal momento che la commissione nazionale per l'aggiornamento dei LEA e la promozione dell'appropriatezza del SSN è impegnata nell'esame e nella valutazione della richiesta di inserimento e delle prestazioni di specialistica ambulatoriale appropriate per il monitoraggio di nuove malattie da concedere in regime di esenzione; se non ritenga di accelerare l' iter di inserimento tra i LEA di altre patologie la cui procedura di riconoscimento è stata completata da tempo, ai fini di consentire ai pazienti che ne sono affetti di godere dei benefici, come peraltro previsto a suo tempo dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 recante definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza. Atto n. 3-02898 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che il ministro della Cultura, con decreto n. 419 del 10 settembre 2020, abbia nominato Rosanna Purchia quale commissario straordinario della Fondazione Teatro Regio di Torino con poteri di sovrintendente (si veda "Teatro Regio di Torino, il commissario straordinario è Rosanna Purchia, ex sovrintendente del San Carlo di Napoli" su "la Repubblica"); con il decreto in questione, al commissario-sovrintendente Purchia è stato attribuito un compenso pari a 140.000 euro, oltre al rimborso delle spese connesse con l'incarico; alla scadenza, risulta che, con decreto n. 112 del 9 marzo 2021, il Ministro abbia prorogato l'incarico di Rosanna Purchia per altri sei mesi, cioè fino alla data dell'8 settembre 2021; considerato che: i commissari straordinari delle fondazioni lirico sinfoniche sono sempre stati nominati a titolo gratuito; la Purchia al momento della nomina a commissario straordinario risultava (e risulta a tutt'oggi) titolare di pensione di vecchiaia; sul sito del Teatro Regio, sezione Amministrazione trasparente, non è pubblicato, ad oggi, l'ammontare dei rimborsi spese connessi con l'incarico di commissario straordinario e percepiti dalla Purchia durante l'espletamento di tale incarico; il personale del Teatro Regio ha presentato una lettera-esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino per denunciare delle irregolarità nell'attività di Rosanna Purchia e di Guido Mulè, nominato da Purchia direttore generale; valutato che l'art. 5, comma 9 del decreto-legge n. 95 del 2012, cosiddetta "legge Madia", come modificato dall'art. 6 del decreto-legge n. 90 del 2014 e poi l'art. 17, ultimo comma, della legge n. 124 del 2015, vieta ai percettori di pensione di ricoprire incarichi direttivi retribuiti, si chiede di sapere: quale norma legittimi l'attribuzione di un compenso pari a 140.000 in favore di Rosanna Purchia, quale commissario straordinario e sovrintendente della Fondazione Teatro Regio di Torino, a fronte della gratuità degli incarichi degli altri commissari straordinari delle fondazioni lirico sinfoniche; quale norma legittimi l'attribuzione del doppio ruolo di commissario straordinario e sovrintendente in favore di Rosanna Purchia, peraltro in quiescenza e titolare di pensione di vecchiaia, a fronte di quanto disposto dalla legge Madia, e successive modifiche, tanto più che la stessa Purchia, in merito al sovrintendente da nominarsi dopo la sua uscita di scena del 26 ottobre 2021, avrebbe dichiarato alla stampa: "Non posso esserlo io, me lo impedisce la legge Madia" (si veda "Finisce l'Era Purchia da Lunedì il Regio Senza Sovrintendente - Torino" su "torinoggi"); quale norma abbia legittimato la permanenza di Rosanna Purchia in qualità di commissario straordinario della Fondazione Teatro Regio di Torino fino a lunedì 26 ottobre 2021 a fronte della cessazione del periodo di proroga alla data dell'8 settembre 2021 e a fronte di quanto disposto dal decreto legislativo n. 367 del 1996, che prevede una durata dell'incarico dei commissari straordinari nominati dal Ministero non superiore a sei mesi, con possibilità di una e una sola proroga; quale sia l'importo effettivamente percepito da Rosanna Purchia a titolo di rimborsi spese connessi con l'incarico di commissario straordinario e da chi i relativi costi siano stati autorizzati; se al Ministro in indirizzo risulti che l'Autorità nazionale anticorruzione si sia attivata, al fine di verificare il rispetto degli obblighi di pubblicazione dei rimborsi spese da parte dell'ente in questione; se il Ministro sia a conoscenza dell'esposto presentato dai dipendenti della Fondazione Teatro Regio di Torino e quali atti intenda adottare per accertare i profili di responsabilità connessi ad atti di propria competenza e assumere gli opportuni provvedimenti finalizzati al rispetto delle norme in materia di tutela dei diritti dei lavoratori, che sarebbero stati gravemente violati. Atto n. 3-02899 FERRARI MIRABELLI Al Ministro della giustizia Premesso che: l'articolo 101, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, dispone, in deroga alle disposizioni dei regolamenti di ateneo, la proroga al 15 giugno 2020 dell'ultima sessione delle prove finali per il conseguimento del titolo di studio relative all'anno accademico 2018/2019; successivamente, l'articolo 6, comma 3, del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, ha ridotto a 16 mesi la durata del tirocinio di cui al capo i del titolo IV della legge 31 dicembre 2012, n. 247, per questi laureati; il combinato disposto della proroga dell'ultima sessione delle prove finali e della riduzione della durata dei tirocini professionali è finalizzato a consentire a tali laureati di essere ammessi all'esame per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato in tempi tali da recuperare il ritardo accumulato per cause non imputabili agli stessi; l'articolo 6, comma 7- bis , del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, ha prorogato al 15 giugno 2021 la sessione delle prove finali relative all'anno accademico 2019/2020, analogamente a quanto disposto dal citato articolo 101, comma 1, del decreto-legge n. 18 del 2020; considerato che: tali disposizioni sono dovute alle note difficoltà dovute al diffondersi dell'emergenza epidemiologica da COVID- 19 in cui sono incorsi i laureati in giurisprudenza a partire dalla primavera del 2020, ivi incluse le ricerche bibliografiche, il sostenimento degli esami, l'impossibilità di incontrare in presenza il relatore di tesi e di assolvere velocemente alle pratiche amministrative previste dall'università; le medesime difficoltà sono state riscontrate anche dai laureati nel successivo anno accademico 2019/2020, stante il perdurante stato di crisi epidemiologica, tuttavia non è stata introdotta per i medesimi alcuna disposizione volta a ridurre la durata dei tirocini, al pari di quanto disposto dall'articolo 6, comma 3, del decreto-legge n. 22 del 2020, al fine di consentire ai laureati di essere ammessi all'esame per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato già nel 2022, dovendo, invece, attendere il 2023; come di tutta evidenza la diversa scelta operata ha comportato innegabili ricadute negative di ordine professionale per studenti che, come già evidenziato, sebbene laureatisi il successivo anno, si sono trovati a vivere le medesime difficoltà, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, alla luce del perdurante stato di crisi epidemiologica, intraprendere le opportune iniziative al fine di garantire l'ammissione all'esame di abilitazione alla professione di avvocato previsto nel 2022 a tutti i laureati in giurisprudenza nell'anno accademico 2019/2020, valutando, pertanto, l'ulteriore proroga della riduzione della durata dei tirocini professionali. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02900 PAPATHEU Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il maltempo che da giorni imperversa in particolare sulla Sicilia orientale, ma anche su altre aree dell'isola, a causa delle precipitazioni pari a quelle che si registrano in 6 mesi, sta causando fiumi di fango, crolli ed esondazioni; come emerge dal report della protezione civile regionale, la situazione resta critica anche per la giornata di domani 27 ottobre 2021; a Catania le violente piogge hanno provocato diversi danni e allagamenti e anche nella provincia etnea è esondato il fiume Simeto; gli elementi più drammatici sono il ritrovamento a Scordia, nel catanese, in un agrumeto, di uno dei due dispersi per i quali erano state avviate le ricerche ieri e la morte a Gravina di Catania, in via Etnea, di un 53enne annegato nel fiume in piena creato dal nubifragio che da ore si abbatte sul capoluogo etneo e in provincia; le violente piogge hanno provocato l'esondazione di alcuni corsi d'acqua che hanno in breve occupato le strade. Sempre a Catania è stato allagato lo storico mercato della Pescheria ed è stata invasa la fontana da cui emerge per un tratto il fiume sotterraneo Amenano, nonché il pronto soccorso pediatrico dell'ospedale "Garibaldi"; oltre agli ingenti danni descritti, per alcune ore, nel centro storico si è verificato un black out che ha colpito anche il municipio. La prefettura ha rinnovato il provvedimento di sospensione dell'attività didattica in tutte le scuole proprio in conseguenza dell'allerta meteorologica; anche la zona industriale etnea, che è la più importante del Mezzogiorno, è stata colpita da allagamenti, con notevoli problematiche per le multinazionali e per le piccole e medie imprese, nonché la strada statale 114 nel tratto che collega Catania e Siracusa; i Vigili del fuoco di Catania hanno, finora, eseguito oltre 214 interventi con 429 operatori al lavoro e continua ad aumentare il bilancio dei danni all'ambiente ed alle infrastrutture, si chiede di sapere: se si intenda adottare le iniziative di competenza per accogliere le richieste di riconoscimento dello stato di emergenza nelle zone maggiormente colpite dagli eventi calamitosi; se si intenda prevedere stanziamenti straordinari, già nel prossimo disegno di legge di bilancio, per ristorare le imprese e i soggetti coinvolti dai danni provocati dal maltempo. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06153 RIZZOTTI CALIGIURI Al Ministro della salute Premesso che: dall'ultimo rapporto annuale dell'Associazione italiana oncologia medica (AIOM) e dell'Associazione italiana dei registri tumori intitolato "I numeri del cancro 2020", è emerso come in Italia nel 2020 377.000 cittadini siano stati colpiti dal cancro; oggi nel nostro Paese convivono con la malattia 3,6 milioni di persone, con un incremento di quasi il 40 per cento rispetto al 2010. I pazienti affetti da patologie oncologiche hanno recentemente lamentato una disparità di trattamento rispetto alla presa in carico e all'accesso alle cure oggi disponibili, come il mancato accesso agli alimenti a fini medici speciali (AFMS); la malnutrizione per difetto (vera e propria "malattia nella malattia") può infatti condurre, nei soggetti più fragili, a un aumento di 2,6 volte del tasso di mortalità dei pazienti, di tre volte il tasso di complicanze e del 30 per cento la durata della degenza rispetto ai pazienti con uno stato nutrizionale nella norma, con un conseguente aumento dei costi a carico del SSN. Tuttavia, la malnutrizione stessa spesso non viene riconosciuta per tempo e, dunque, non viene nemmeno affrontata con le dovute attenzioni, né tantomeno prevenuta; nello specifico, la malnutrizione in oncologia è un problema particolarmente serio ed è presente alla prima visita nel 52 per cento dei pazienti, in particolar modo nei pazienti con diagnosi di tumore allo stomaco, pancreas, esofago, testa-collo, polmone e colon retto. Per i pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia e radioterapia, la nutrizione rappresenta un fattore importante di successo della terapia. Questi trattamenti spesso provocano come effetto collaterale la riduzione della capacità di assumere e assorbire gli alimenti ingeriti, e il paziente oncologico è spesso costretto a dovere sopperire con l'assunzione di specifici prodotti che garantiscono un apporto calorico e proteico adeguato; per far fronte a questa grave e complessa situazione, rappresentano un valido supporto gli AFMS e i supplementi nutrizionali orali (ONS), prodotti da assumere sotto il controllo medico e volti al trattamento nutrizionale di soggetti affetti da malattie o condizioni mediche, che determinano una vulnerabilità nutrizionale, ossia l'impossibilità o la forte difficoltà ad alimentarsi utilizzando i comuni alimenti, integratori alimentari compresi, per soddisfare il proprio fabbisogno nutritivo; nel 2017 la rimborsabilità di alcune tipologie di AFMS era stata inserita nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che prevedeva l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA) per le seguenti patologie: malattie metaboliche congenite, fibrosi cistica, insufficienze renali, gravi disfagie e malattie neurodegenerative. Tuttavia, la rimborsabilità non è prevista per i malati oncologici, creando così una disparità di trattamento tra pazienti con medesimi bisogni, ma differenti patologie; al fine di includere la rimborsabilità degli AFMS per i pazienti oncologici nei LEA sarebbe opportuna un'apposita riunione della commissione per l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui purtroppo ad oggi non si conosce il calendario dei lavori, né le risultanze delle attività; in Parlamento sono stati presentati numerosi atti volti a sostenere l'utilità degli AFMS che, per alcune patologie particolari, sono già riconosciuti nei livelli essenziali di assistenza (LEA). Nonostante ciò, resta ancora molto da fare per assicurare ai pazienti oncologici un'adeguata presa in carico delle loro esigenze, supportando le loro terapie e al tempo stesso alleggerendo il carico di spesa del SSN, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adottare urgenti iniziative, affinché venga introdotta nei LEA anche per i pazienti oncologici la rimborsabilità degli AFMS e degli ONS, al fine di rendere più efficaci le terapie salvavita, prevenirne la malnutrizione e, quindi, alleggerire il carico di spesa del SSN; se, considerata l'importanza del ruolo che svolge per i malati, non si ritenga opportuno assicurare una maggiore frequenza e trasparenza delle riunioni della commissione LEA; se, nel corso della fase di formazione degli oncologi, non si intenda rafforzarne le competenze in ambito nutrizionale. Atto n. 4-06154 PRESUTTO RUOTOLO FERRARA PAVANELLI VACCARO D'ANGELO GALLICCHIO CAMPAGNA NATURALE TRENTACOSTE Al Ministro dell'interno Premesso che: la VI municipalità di Napoli (la più popolata del comune metropolitano) da tempo è scenario di "stese", intimidazioni ed altri atti illeciti, che hanno determinato un clima di paura e insicurezza tra la popolazione residente; le criticità a Napoli est sono tante: la sicurezza, il degrado ambientale, la viabilità e tante altre problematiche sociali che mettono in ginocchio la vivibilità; a preoccupare, da diversi mesi, è soprattutto l'area di Ponticelli: il quartiere assiste ormai da mesi ad una vera e propria faida di camorra tra famiglie rivali, che contrappone, sulla base delle informazioni apprese a mezzo stampa, da un lato i De Luca Bossa, Minichini e Casella, dall'altro i De Micco e i De Martino. I due gruppi si stanno affrontando per mantenere l'egemonia sull'area. Ciò ha determinato il verificarsi di un' escalation di violenza che sembra non avere fine ("fanpage.it", 11 ottobre 2021); pochi giorni fa la squadra mobile della Questura di Napoli e il nucleo operativo dei Carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito un decreto di fermo nei confronti di 11 persone, presunti appartenenti ai clan camorristici di Ponticelli. Gli inquirenti della Procura hanno contestano ai fermati il reato di estorsione nei confronti di una donna che gestiva una piazza di spaccio e di un parcheggiatore abusivo; ancora nei giorni scorsi, un ventitreenne incensurato, figlio illegittimo di un boss , è stato ucciso in strada; una settimana prima un ordigno rudimentale, che ha provocato un boato fortissimo, è esploso all'interno di un cortile del condominio in cui risiede un esponente dei De Micco provocando anche il ferimento di due persone; lo scorso agosto nel corso di un agguato è rimasto ucciso un giovane e un altro gravemente ferito; il triste resoconto dell'ultimo anno vede in totale 10 agguati, 5 bombe esplose e diverse stese nel quartiere Ponticelli, che hanno seminato terrore, paura e soprattutto una rassegnazione generale; forte è stato il recente appello di monsignor Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, che ha denunciato come Napoli stia per essere "uccisa" dalla scarsa attenzione politica, nazionale e locale, che pare essersi abituata al sangue versato in questa terra; le faide tra clan per il controllo del territorio napoletano sono ben note alle forze dell'ordine. La Direzione investigativa antimafia, con la relazione sul secondo semestre del 2020, ha tracciato la mappa di tutti i clan presenti in città e le faide in corso, tra vecchie e nuove alleanze e gruppi emergenti: un panorama variegato e dinamico che si arricchisce sempre di nuovi particolari grazie al contributo decisivo dei collaboratori di giustizia; le forze dell'ordine, molto presenti nei quartieri della periferia est di Napoli, di fronte ad una criminalità così diffusa e spietata fanno fatica ad assicurare il servizio, anche perché sottodimensionate rispetto allo sforzo richiesto. Le forze della Polizia municipale, poi, sono praticamente inesistenti; l' escalation di Ponticelli, in particolare, degli ultimi mesi, coinvolge e preoccupa la popolazione residente, costretta a confrontarsi con un territorio sempre più invivibile al quale si relaziona con un sentimento di pericolosa rassegnazione; è una vasta area quasi priva di centri di aggregazione culturale, sociale e sportiva, assolutamente carente di aree verdi attrezzate, in cui i giovani, quando non efficacemente supportati dalla famiglia o dalla scuola, finiscono con l'essere facile preda delle bande criminali; la situazione è ormai cronica, va avanti da anni, e può essere considerata anche conseguenza dello stato di abbandono nel quale sono state lasciate le periferie negli ultimi anni dall'amministrazione comunale partenopea, che ha sempre affrontato la questione senza una reale progettualità di sistema, ma in modo settoriale e disorganizzato; solo un approccio integrato e la messa in atto di azioni concrete, come ad esempio un ampio ricorso alla videosorveglianza nelle aree a maggiore rischio, possono restituire alla periferia decoro urbano, pulizia, ma soprattutto sicurezza. Ciò è possibile solo attraverso un'azione congiunta da parte di tutti i soggetti coinvolti: la municipalità, il Comune, la magistratura, le forze dell'ordine, la Prefettura, la Regione, la scuola e i cittadini, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; come intenda intervenire per assicurare un maggiore presidio del territorio, attivando una necessaria collaborazione con gli enti locali, al fine di arginare l' escalation di violenza degli ultimi mesi e garantire la sicurezza e l'incolumità della popolazione residente nelle periferie napoletane. Atto n. 4-06155 VANIN TRENTACOSTE PAVANELLI PUGLIA PRESUTTO CROATTI Ai Ministri della transizione ecologica e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il sistema di segnalamento nei canali navigabili della laguna di Venezia è costituito da infrastrutture di segnaletica e illuminazione (supporti formati da uno o più pali in legno, denominati briccole) che consentono la migliore individuazione dei tragitti navigabili e l'immediata percezione della presenza di ostacoli o pericoli; nel corso degli ultimi decenni, con il modificarsi delle condizioni climatiche, si è registrata una maggiore attività degli insetti xilofagi e, di conseguenza, una più veloce degradabilità delle strutture lignee immerse, con l'aumento dell'impegno economico necessario per l'ordinaria manutenzione; a causa dell'insufficienza dei fondi disponibili per la manutenzione, le strutture lignee di segnalamento hanno raggiunto con il passare degli anni uno stato di tale degrado da costituire esse stesse un pericolo per la sicurezza della navigazione, principalmente a causa del distacco di spezzoni di palo che galleggiano alla deriva e per la presenza delle punte dei pali mozzati affioranti a pelo dell'acqua e poco visibili. Ripetute segnalazioni in merito, da parte dei piloti del servizio pubblico locale di linea e di associazioni di diportisti, con l'appello per i necessari interventi, sono state riportate dalla stampa locale (si veda su "La Nuova Venezia" l'11 dicembre 2015 e il 15 giugno 2017); sulla questione, in data 18 aprile 2019, la prima firmataria del presente atto ha presentato l'interrogazione 4-01592, che ad oggi non ha ricevuto risposta; nel corso del 2020 il provveditorato interregionale alle opere pubbliche per il Veneto, il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia ha finalmente dato avvio a lavori di manutenzione e sostituzione delle strutture danneggiate, e ha inserito nel documento di programmazione triennale 2020-2022, approvato il 5 maggio 2020, due voci di spesa per un totale di 6 milioni di euro da destinare a "lavori urgenti per il rifacimento delle briccole in ambito della laguna Centro-Nord di Venezia" (3.500.000 euro) e a "lavori urgenti per il rifacimento delle briccole in ambito della laguna Sud di Venezia" (2.500.000 euro); un primo bando, avente ad oggetto "lavori urgenti per la sostituzione e manutenzione di gruppi di segnalamento che versano in stato di degrado lungo i canali del Comune di Venezia" è stato pubblicato nel luglio 2020. L'importo dei lavori in appalto ammontava a 995.890,33 euro per la sostituzione di 800 pali, con un costo totale per l'ente preventivato in 1.342.000 euro. Tale importo, con decreto n. 30 del 7 luglio 2020 del commissario delegato alla gestione degli eccezionali eventi meteorologici dal 12 novembre 2019 nel territorio del comune di Venezia, veniva totalmente finanziato nell'ambito del piano emergenziale, secondo stralcio, a valere sulle risorse di cui all'art. 8 dell'ordinanza del capo del Dipartimento della protezione civile n. 616/2019; un secondo bando, finalizzato alla realizzazione di "lavori urgenti per il rifacimento delle briccole in ambito della laguna Centro-Nord di Venezia", è stato pubblicato il 22 febbraio 2021. L'importo dei lavori in appalto risulta di 2.758.423,30 euro, con un totale di spesa previsto di 3.500.000 euro. Il numero di pali di cui è prevista la sostituzione è calcolato in 3.370. Entrambi i bandi richiedono espressamente, per l'esecuzione dei lavori, l'utilizzo di legname di rovere senza alcun trattamento protettivo, adducendo come giustificazione della scelta l'urgenza dei lavori; considerato che: l'utilizzo di materiali per tali opere all'interno della laguna è regolato dal protocollo d'intesa sottoscritto in data 13 febbraio 2011 da magistrato alle acque, Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio di Venezia e laguna e Comune di Venezia ("Modalità di utilizzo di legno o materiali alternativi per pali o strutture marittime in Laguna di Venezia"), redatto sulla base delle indagini di CNR-ISMAR sull'effettiva durabilità del legno di rovere non trattato, tradizionalmente utilizzato in laguna per la realizzazione delle strutture di segnalamento delle vie d'acqua, e dal successivo documento "Tipologie ammissibili all'utilizzo in Laguna di Venezia", redatto in ottemperanza al suddetto protocollo e sottoscritto dagli stessi enti in data 5 marzo 2015; le indagini di CNR-ISMAR hanno evidenziato che, per le mutate condizioni ambientali della laguna, l'attività degli xilofagi marini ha avuto un incremento tale da condurre al degrado i pali di segnalamento in legno di rovere non trattato in un arco di tempo di circa 2 anni. Per contro, sperimentazioni già effettuate avrebbero dimostrato che mediante l'utilizzo di materiali alternativi, o con il ricorso a legni trattati con graffettatura metallica o protetti da guaina, sarebbe garantita ai pali una durabilità minima di 12 anni; la scelta progettuale di utilizzare legno non trattato, e quindi velocemente deperibile, adottata nei due bandi citati, costituisce un evidente spreco non solo di denaro pubblico ma anche di materia prima naturale, in palese contrasto con la logica di green public procurement che qualsiasi amministrazione pubblica dovrebbe perseguire; inoltre, gli interventi programmati non si dimostrano risolutivi riguardo ai problemi di sicurezza della navigazione, dato che con la messa in opera di pali in rovere privi di qualsiasi trattamento protettivo e il conseguente rapido degrado delle strutture si riproporrà entro brevissimo termine la stessa situazione di pericolo (con il possibile distacco di spezzoni e la presenza di punte affioranti) già esistente e ripetutamente segnalata; alcune associazioni cittadine (Italia Nostra, Venezia Cambia, ecoistituto del Veneto "Alex Langer", comitato ambientalista Altro Lido) hanno denunciato le criticità dei bandi pubblicati presentando un esposto e un successivo addendum presso la procura della Corte dei conti, in cui si segnala tra l'altro che l'utilizzo alternativo di pali con graffettatura metallica, dal costo di poco superiore ma dalla durata garantita di almeno 12 anni, avrebbe portato in un arco di tempo di 15 anni ad un notevole risparmio per le casse dello Stato, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere per verificare la regolarità del procedimento amministrativo legato alla pubblicazione dei bandi e all'affidamento dei lavori; se intendano attivarsi nelle sedi di competenza per evitare che gli interventi che si devono realizzare sul mero presupposto dell'urgenza, creino condizioni di grave rischio alla sicurezza della navigazione e delle persone nonché, nel caso di loro reiterazione per l'intero parco delle briccole di segnalazione, un maggior costo per l'erario. Atto n. 4-06156 BERGESIO CASOLATI FERRERO MONTANI PIANASSO Al Ministro della giustizia Premesso che: con comunicato congiunto del 19 ottobre 2021 le sigle sindacali SAPPE, OSAPP, UILPA P.P., SINAPPE, FNS CISL, CNPP e CGIL hanno denunciato le gravi difficoltà in cui versa il personale di Polizia penitenziaria nel carcere di Torino, sottoposto a turni massacranti e al limite delle forze; in particolare, il personale di Polizia penitenziaria nel carcere di Torino viene richiamato in servizio, nonostante i riposi programmati, i turni e i posti di servizio vengano cambiati e completamente stravolti anche senza il necessario avviso al personale, in netta violazione dell'accordo quadro nazionale; la programmazione del servizio del mese di ottobre presenta gravi violazioni all'accordo quadro; anche la programmazione del ruolo sovrintendenti ed ispettori necessita di un'attenta supervisione; sembrerebbero essere assenti direttive e comunicazioni; gli stessi uffici matricola, segreteria e altri incontrano serie difficoltà organizzative e lavorative; la situazione nella sua interezza sembrerebbe essere sfuggita totalmente di mano; le sigle sindacali riferiscono che potrebbero essere a rischio anche le imminenti ferie per il periodo natalizio, senza contare che alcuni padiglioni hanno una scopertura organica tale da non consentire il godimento imprescindibile dei diritti soggettivi previsti dalla legge; molteplici sono le problematiche già segnalate da tutte le organizzazioni sindacali, ad oggi prive di riscontro; la tensione, la stanchezza e lo stress psicofisico abbondano all'interno del carcere di Torino tra il personale di Polizia penitenziaria e la salute degli agenti è a serio rischio; gli agenti di Polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Tornino hanno diritto di vedere garantita sicurezza, serenità, salubrità dei luoghi di lavoro, come turnazioni rispettose della programmazione, delle quali ad oggi sono privi, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga opportuno intraprendere al fine di dare rapida soluzione alle problematiche descritte. Atto n. 4-06157 DE POLI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della transizione ecologica Premesso che: è all'esame del Parlamento il decreto recante misure urgenti per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale; il provvedimento persegue la finalità di contenere gli effetti dell'imminente aumento delle bollette elettriche previsto per il mese di ottobre 2021, anche mediante l'abbattimento degli oneri di sistema, che rappresentano circa il 30 per cento dei costi in bolletta, per le utenze domestiche e per le utenze non domestiche in bassa tensione, per altri usi, con potenza disponibile fino a 16,5 chilowatt; la misura prevede l'applicazione dell'aliquota IVA del 5 per cento alle somministrazioni di gas metano per gli usi civili e industriali, al fine di mitigare gli aumenti del costo del gas e dell'energia che si verificheranno nei prossimi mesi di ottobre, novembre e dicembre, a causa di congiunture internazionali, e che faranno lievitare, a cascata, i costi delle materie prime anche nell'agroalimentare con conseguenti rincari dei prodotti; il caro-spesa costerà, in media, 1.500 euro a famiglia, pertanto, il fondo di 2 miliardi stanziato per mitigare i rincari delle bollette di luce e gas rischia di essere insufficiente; inoltre, la riduzione di aliquota si applica soltanto in via temporanea, limitatamente alle somministrazioni contabilizzate nelle fatture emesse per suddetti consumi dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2021, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non reputino necessario prorogare la riduzione di aliquota delle utenze domestiche e quelle non domestiche in bassa tensione come piccole e medie imprese, adottare iniziative di contenimento del costo finale dei prodotti e prevedere un incremento del fondo stanziato per contrastare i rincari delle bollette al fine di evitare nuovi aggravi economici per i nuclei familiari e le imprese italiane. Atto n. 4-06158 FERRAZZI VERDUCCI Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: il 14 settembre 2021 è stato sottoscritto il contratto istituzionale di sviluppo riservato ai territori colpiti dallo sciame sismico del 2016-2017 ai sensi dell'articolo 1, commi 191-193, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, che aveva autorizzato uno specifico finanziamento, pari a 100 milioni di euro per il 2021 a valere sul fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2021-2027, e a ulteriori 30 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2021 e 2022, a valere sulle risorse disponibili nella contabilità speciale assegnata al commissario straordinario; il contratto istituzionale di sviluppo costituisce uno strumento fondamentale per la crescita economica delle aree colpite dal sisma, in quanto volto a sostenere progetti e investimenti integrativi e complementari rispetto alla ricostruzione materiale degli edifici, per assicurare la ripresa e lo sviluppo nei territori che hanno subito i terremoti del 2016 e 2017; il contratto sottoscritto, in particolare, destina circa 91 milioni di euro a 20 progetti localizzati nella regione Marche, mentre le richieste pervenute da parte dei Comuni, senza che peraltro fosse stata esercitata dalla medesima Regione alcuna azione di orientamento e di coordinamento con gli stessi, diversamente da quanto accaduto nelle regioni Abruzzo Lazio e Umbria, ammontavano a oltre 900 milioni di euro; va rilevato, tuttavia, che non risultano noti i criteri utilizzati né il soggetto incaricato di effettuare la selezione, mentre il rispetto delle comunità locali, dei principi di correttezza amministrativa e di trasparenza richiedono la conoscibilità di tali informazioni, si chiede di sapere: quale sia l'orientamento del Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, in merito alle circostanze riportate; se abbia proceduto alle verifiche di competenza in ordine a quanto segnalato. Atto n. 4-06159 D'ARIENZO Al Ministro della cultura Premesso che: la città fortificata di Peschiera del Garda (Verona), dal 2017, è parte del sito seriale transnazionale UNESCO denominato "Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra - Stato da Mar occidentale" e ospita una serie di eccezionali testimonianze di architettura militare, dal Medioevo all'Ottocento; i beni sono stati dapprima oggetto di un protocollo d'intesa, finalizzato alla valorizzazione, tra l'Agenzia del demanio e il Comune di Peschiera del Garda (2010); successivamente ceduti dall'Agenzia del demanio a Cassa depositi e prestiti (2013); infine venduti da quest'ultima agli attuali privati proprietari (2019); nel protocollo d'intesa del 2010, il Comune si impegnò a variare le destinazioni urbanistiche degli immobili, avviandone così l' iter di valorizzazione. Il nuovo strumento urbanistico, approvato già nel 2011 e denominato "Variante al Piano Particolareggiato del Centro Storico" (definito anche VPPCS 2011) definisce (oltre a un complesso insieme di destinazioni turistico-ricettive, commerciali e a servizi privati) anche alcuni significativi ambiti di uso pubblico. Fra questi, il principale è quello costituito da "almeno il 34 per cento" delle superfici coperte appartenenti all'ex caserma La Rocca, all'interno della quale si trovano anche i resti della Rocca scaligera dantesca. Quest'ultima, inglobata in un bastione della fortezza veneziana, rappresenta il bene storicamente e culturalmente più prezioso, che possiamo definire identificativo e fondativo della moderna città fortificata; in previsione del passaggio di proprietà dell'intero complesso monumentale dall'Agenzia del demanio a Cassa depositi e prestiti (2013), il Ministero, con i provvedimenti del 19 dicembre 2013 della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto, autorizzava l'Agenzia all'alienazione della proprietà superficiaria dei beni in oggetto, sulla base degli impegni già definiti dalla medesima Agenzia, quindi, l'uso pubblico costituito da "almeno il 34 per cento" delle superfici coperte appartenenti all'ex caserma La Rocca; il Consiglio comunale di Peschiera del Garda ha adottato in data 30 luglio 2021 uno strumento urbanistico (PI tematico 2021) che va a modificare in maniera sostanziale le previsioni relative alla fruibilità pubblica. In particolare: a) da "almeno il 34 per cento", "almeno" 3.196 metri quadrati, su un totale di 9.400 metri quadrati di superficie utile lorda dell'ex caserma La Rocca, previsti dalla VPPCS 2011 e dagli impegni dell'Agenzia del demanio, si passerebbe ora a circa 1.430 metri quadrati, ovvero al 15,1 per cento; b) da "le aree verdi del fronte bastionato saranno destinate alla collettività", così come da prescrizioni del Ministero, si passerebbe ora al "100 per cento di aree per servizi privati a uso esclusivo" relativamente all'ambito della "ex Caserma XXX Maggio" (UMI 1), a cui afferisce, oltre ad un lungo tratto di cortina, anche l'intero bastione cinquecento denominato "Cantarane", uno dei cinque che compongono la fortezza pentagonale patrimonio dell'umanità; le modifiche allo strumento urbanistico vigente (VPPCS 2011) introdotta dal nuovo PI tematico 2021 appaiono prive di qualsiasi utilità pubblica in termini di accessibilità e fruibilità degli spazi di pertinenza dei beni culturali specificati, andando a ridurre fortemente gli ambiti e le superfici destinati alla collettività e definiti sulla base di intese, impegni, condizioni e prescrizioni stabiliti da enti e autorità pubbliche, inclusi il Ministero dell'economia e delle finanze, per quanto attiene all'Agenzia del demanio, e il Ministero della cultura per quanto riguarda i propri uffici periferici; la modifica dello strumento urbanistico attualmente vigente (VPPCS 2011), il quale ha definito lo "status urbanistico - iter di valorizzazione" previsto anche in occasione dell'avviso di alienazione della Cassa depositi e prestiti, configura un palese e sostanziale cambio di regole in un momento successivo alla cessione dei beni ai privati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti evidenziati; se quanto stabilito dalla "Variante al Piano Particolareggiato del Centro Storico" (2011) possa essere oggetto di modifiche unilaterali e sostanziali da parte del Comune di Peschiera, senza preventivamente consultare le altre amministrazioni pubbliche precedentemente coinvolte; se, riducendo in modo sostanziale la quota di fruibilità pubblica dei beni culturali individuati nelle premesse, il PI tematico 2021 manchi completamente il principale e più significativo obiettivo legato all'interesse pubblico e se, pertanto, non contravvenga anche ai principi di efficacia ed efficienza della pubblica amministrazione; se sul nuovo PI tematico 2021 non debba essere preventivamente interpellato anche l'UNESCO, direttamente o per tramite del competente ufficio del Ministero, visto che per giunta viene sensibilmente ridotta la fruibilità pubblica di un complesso di beni storici che hanno contribuito a far dichiarare il sito di Peschiera del Garda "patrimonio dell'umanità"; se il mancato accoglimento nel nuovo PI tematico 2021 di numerose condizioni e prescrizioni stabilite dall'Agenzia del demanio e dal Ministero in fase di autorizzazione all'alienazione dei beni non faccia scattare già ora i presupposti per l'applicazione della clausola risolutiva ai sensi dell'art. 55 -bis , comma 2, del decreto legislativo n. 42 del 2004, che prevede che "il Soprintendente, qualora verifichi l'inadempimento, da parte dell'acquirente, dell'obbligazione di cui al comma 1, fermo restando l'esercizio dei poteri di tutela, dà comunicazione delle accertate inadempienze alle amministrazioni alienanti ai fini della risoluzione di diritto dell'atto di alienazione"; quali azioni intenda porre in essere al fine di far rispettare gli impegni presi dall'Agenzia del demanio e le prescrizioni e condizioni stabilite nelle autorizzazioni alle alienazioni del Ministero ovvero impegni, prescrizioni e condizioni che le modifiche apportate allo strumento urbanistico adottate dal Consiglio comunale di Peschiera ignorano o stravolgono completamente. Atto n. 4-06160 DE VECCHIS Ai Ministri della difesa e della cultura Premesso che: è stato abbattuto il monumento ai caduti che si trovava presso il Comune di Vizzini (Catania); nello specifico, la statua del Milite ignoto è stata estratta dalla parete che ospita anche le lastre marmoree con i nomi dei caduti in guerra; sono stati infine distrutti i gradini in cui per decenni si sono commemorati i soldati caduti; secondo quanto comunicato vi sarebbe l'intenzione, da parte dell'amministrazione comunale, di spostare la statua bronzea all'interno della villa comunale e le lastre marmoree dentro il palazzo di città, anche se al momento non risultano determinazioni in tal senso; l'associazione SiciliAntica, venuta a conoscenza della distruzione del monumento ai caduti, sta formalizzando un esposto presso la Procura della Repubblica contro questo ulteriore scempio nei confronti del patrimonio culturale della regione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; chi abbia autorizzato tale operazione così lesiva del patrimonio culturale della città, anche considerando il prossimo anniversario che celebra il centenario del Milite ignoto. Atto n. 4-06161 NUGNES Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: con l'interrogazione 4-05888 pubblicata il 3 agosto 2021, l'interrogante chiedeva al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili se non ritenesse di dover disporre una puntuale verifica in merito al rispetto degli obblighi da parte della concessionaria Autostrada pedemontana lombarda S.p.A. e all'ammontare delle risorse pubbliche fin qui spese per la costruzione parziale dell'infrastruttura autostradale, valutando l'opportunità di stralciare l'autostrada dalle opere strategiche definite di interesse nazionale e di dirottare tali risorse risparmiate per procedere esclusivamente al potenziamento della Milano-Meda, sempre a percorrenza gratuita, per rispondere alle evidenti criticità di saturazione veicolare lì presenti, al potenziamento o la ricreazione di assi ferroviari come quello tra Bergamo, Lecco, Como, Varese sui quali spostare il trasporto sia di merci che di persone, nonché il potenziamento del servizio di trasporto pubblico e la connessione tra l'area metropolitana e vimercatese con il prolungamento della M2 da Cologno a Vimercate e la creazione di collegamenti con le stazioni ferroviarie di Arcore e Usmate-Carnate; i quesiti posti scaturivano dalle articolate premesse descritte nel testo dell'interrogazione, cui non è stata data risposta, che qui vengono parzialmente richiamate e volte a porre in evidenza quanto segue; l'autostrada Pedemontana lombarda, concepita decenni fa come sistema viabilistico con sviluppo complessivo di 157 chilometri, di cui 67 di autostrada, 20 di tangenziali e 70 di viabilità locale, per collegare Bergamo con Como e Varese evitando le arterie autostradali che convergono su Milano e con un costo dell'intervento che ammonterebbe a 4.118 milioni di euro, di cui 1.200 milioni euro di soldi pubblici e 200 milioni di prestito ponte già spesi, è un'opera progettata e dimensionata prima della crisi economica mondiale sulla base di un modello socio-economico e di sviluppo oggi radicalmente mutato; allo stato attuale sarebbero state realizzate soltanto le tratte A e B1, da Cassano Magnago, in provincia di Varese, a Lentate del Seveso, in provincia di Monza e Brianza, cui si aggiungono le tangenziali di Como e Varese, parte integrante del sistema viabilistico. Non sono ancora realizzate le tratte B2, C e D, da Meda a Bovisio Masciago (B2), poi a Vimercate (C) e infine a Dalmine (D); nel 2017 la Regione avrebbe approvato uno stanziamento di bilancio per un fondo di garanzia ventennale da 450 milioni di euro, a partire dal 2025, per coprire i debiti della Pedemontana con le banche dovute a mancati introiti, al quale la stessa Regione avrebbe, a dicembre 2020, garantito un incremento di ulteriori 300 milioni di euro; per trovare finanziatori privati, APL, dopo precedenti tentativi senza esito, avrebbe lanciato l'ennesima "manifestazione d'interesse", la cui fase conclusiva è stata più volte oggetto di proroga (sino al 31 agosto 2021) con conseguente rinnovata dichiarazione di pubblica utilità e differimento per ulteriori 7 anni del vincolo di esproprio sulle aree interessate dal tracciato, con danno ingiusto a carico di decine di migliaia di proprietari, che da oltre 12 anni sono ostaggio di una procedura mai completata; il Consiglio regionale lombardo, nel collegato alla finanziaria 2021, ha approvato la trasformazione del fondo di garanzia ventennale del 2017, in un prestito da 900 milioni di euro a APL, che si vanno ad aggiungere ai 1.200 milioni già versati dallo Stato e a mezzo miliardo di defiscalizzazione, portando di fatto l'onere a carico dello Stato al 70 per cento del costo dell'opera; per le tratte A e B1 già in esercizio, oltre al bilancio economico insostenibile, vi è un bilancio ambientale disastroso per la devastazione del bosco della Moronera a Lomazzo, il dimezzamento di quello della Battù a Lazzate e la distruzione di un esteso territorio agricolo di qualità, cui va aggiunto il mancato completamento delle compensazioni ambientali previste, alcune delle quali sono state ridotte o snaturate rispetto al progetto originale; considerato che: il 31 agosto 2021, al limite della scadenza temporale definita, si è concretizzata la chiusura del piano economico-finanziario e il consiglio di amministrazione di APL ha aggiudicato per 1.741.000 euro la gara di finanziamento e per un importo di 1.259.552.384 euro la gara di affidamento per il progetto esecutivo e la realizzazione dell'autostrada; a finanziare il progetto e il completamento risulterebbero avere un ruolo predominante Cassa depositi e prestiti e Banca europea degli investimenti (istituti di derivazione pubblica) con un pool di banche commerciali e il supporto della Regione; il Ministero della transizione ecologica tramite un nota stampa avrebbe reso noto: "È intenzione del Mite e della Bei, considerato il positivo esito dell'attività congiunta che ha consentito il finanziamento di questa importante opera, valutare come proseguire e rendere strutturata questa collaborazione istituzionale per garantire una compiuta e tempestiva valutazione ambientale di progetti che possano quindi beneficiare dell'importante supporto finanziario della Bei, in un contesto di finanza verde e sostenibile"; al Ministro in indirizzo e per conoscenza al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture Giovannini, i gruppi ambientalisti della provincia di Monza e Brianza facevano pervenire lo scorso 12 ottobre una lettera con la quale si illustrava l'insostenibilità ambientale, economica e trasportistica dell'infrastruttura Pedemontana, chiedendo un incontro in merito, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti e delle circostanze richiamati e quali valutazioni e analisi del rapporto tra costi e benefici relativi al completamento dell'opera siano alla base della scelta del Ministero, addirittura ascrivendoli in un contesto di "finanza verde e sostenibile", di destinare ulteriori finanziamenti, in presenza di un'abituale e costante crescita dei costi dell'opera, il cui completamento delle tratte mancanti, oltre all'ingente aggravio di spesa a carico della finanza pubblica, produrrebbe danni ambientali consistenti ed irreparabili ad un territorio già fortemente antropizzato e urbanizzato; se intenda destinare adeguate risorse del PNRR per implementare le compensazioni ambientali (in aggiunta a quelle poco incisive attualmente previste) sul territorio che subirà l'impatto di tale infrastruttura; se intenda infine valutare la possibilità, come richiesto da più soggetti del territorio, di farsi promotore di una revisione del progetto, limitandone l'impatto, anche attraverso l'apertura di tavoli di confronto. Atto n. 4-06162 DE PETRIS Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: l'art. 32 della Costituzione italiana garantisce il diritto dei cittadini all'integrità psicofisica e a vivere in un ambiente salubre. Con sentenza n. 4227/2013 il Consiglio di Stato ha sancito altresì l'applicazione del principio di precauzione; l'inquinamento di acqua, terra ed aria ha ricadute pesanti sul benessere e rappresenta un fattore di rischio acclarato per lo sviluppo di malattie a carico dell'apparato respiratorio e cardiovascolare, principalmente di tipo oncologico; l'Italia è molto indietro rispetto a numerosi Stati europei nel campo del biomonitoraggio, ossia l'attività di raccolta e analisi di campioni biologici con l'obiettivo, ad esempio, di indagare i possibili danni causati dall'esposizione prolungata agli inquinanti ambientali, o per caratterizzare l'efficacia terapeutica di trattamenti oncologici; nella periferia est di Roma la morte per patologie tumorali supera del 20 per cento la media, come da statistiche della Regione Lazio (con un'alta frequenza di patologie della tiroide). Una popolazione di centinaia di migliaia di persone vive infatti in un territorio percorso da aziende inquinanti ed interramenti di rifiuti pericolosi, che emergono ogni qualvolta si effettuino scavi; sono moltissime le aziende a rischio di emissioni tossiche, nonché i casi di roghi tossici provenienti da accampamenti sparsi. Sono enormi anche le quantità di rifiuti pericolosi scaricati abusivamente nelle cave di tufo, di pozzolana e travertino, in primis rifiuti ospedalieri; il fiume Aniene, che fiancheggia la via Tiburtina da villa Adriana al Tevere, trasporta i liquami di 324 scarichi inquinanti: in merito è stata inviata denuncia alla Procura della Repubblica in data 19 gennaio 2017; nel territorio da sempre viene rilevata un'altissima concentrazione di Pm2.5, come verificato dall'ARPA Lazio nell'area della discarica TAV di Lunghezza. Si ricorda che mentre il Pm10 raggiunge solo i bronchi, la trachea e vie respiratorie superiori, il Pm2,5 è in grado di penetrare negli alveoli polmonari con eventuale diffusione nel sangue. Alcune evidenze scientifiche dimostrano come il Pm2,5 si accumuli nel seno causando il cancro; in questo territorio, il più fragile di Roma città metropolitana, nulla è stato attuato per le politiche di tutela dell'ambiente. Non è mai stata rispettata l'idrologia del territorio, la sponda sinistra del Tevere da via Salaria alla via Casilina: nel territorio vi sono importanti corsi d'acqua perenni alimentati dalla falda dei Colli Albani. Centinaia di pozzi attingono acqua da tali falde, compresi alcuni pozzi di captazione dell'ACEA: migliaia di cittadini hanno vissuto, per anni, utilizzando tale acqua, oggi indirizzata ai loro orti; nelle falde sotterranee sono stati rintracciati idrocarburi e metalli pesanti come ferro, piombo e rame, in quantità superiori ai limiti: dati dell'ARPA Lazio (23 campioni di acque sotterranee prelevati tra il 5 aprile ed il 7 giugno 2018) rilevati attorno alle discariche dell'Inviolata di Guidonia e della TAV di Lunghezza hanno rintracciato una significativa presenza di manganese, ferro, arsenico, nichel, nonché di composti organici quali l'N-butilbenzensulfonammide, il bisfenolo, il 2,4,6-triallyloxy-1,3,5- triazine; il piano di caratterizzazione del sito della discarica ha rilevato un alto livello d'inquinamento in 18 punti dell'area di pertinenza; la zona è disseminata da un complesso di beni di interesse storico, archeologico, artistico, ambientale e paesaggistico (con numerosi vincoli) che emergono ad esempio percorrendo la via Tiburtina fino a Tivoli: dopo il ponte Mammolo si incontrano la villa romana di via Carciano, i reperti di Settecamini, i resti della città Ficulea e della basilica di santa Sinforosa; il tempio dei Plauzi; villa Adriana e villa Gregoriana; il tempio di Ercole vincitore; la zona è inoltre parte di un prezioso patrimonio paesaggistico, solo in piccola parte tutelato, con l'area protetta del parco naturale dell'Aniene, che dall'immissione nel Tevere arriva fino al raccordo anulare, il parco di Aguzzano, il parco regionale archeologico naturale dell'Inviolata, il SIC delle terme delle acque albule; in contrasto con l'importanza e la fragilità del territorio l'area è caratterizzata da una scarsa qualità urbanistica (molti i quartieri sorti nel dopoguerra che presentano edifici di enormi dimensioni senza rispettare gli standard urbanistici) e industriale, con edifici per aziende costruiti senza alcun rispetto delle regole e altri abbandonati nel più assoluto degrado; la discarica abusiva presso il polo tecnologico tiburtino è la punta di un iceberg costituito da tantissimi interramenti abusivi di rifiuti nella "terra dei fuochi di Roma est"; data l'elevata presenza di patologie tumorali sarebbe opportuna una celere applicazione dell'area della legge n. 13 del 2019 della Regione Lazio: "Aree a elevato rischio ambientale", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della condizione di estrema fragilità del territorio e se non ritenga opportuno attivarsi, per quanto di competenza, al fine di procedere all'inserimento del territorio tra i siti di interesse nazionale, per procedere alla sua urgente bonifica. Atto n. 4-06163 DE PETRIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la Commissione europea ha proposto un radicale cambio di passo verso la neutralità climatica al 2050, incrementando dal 40 al 55 per cento la riduzione delle emissioni climalteranti al 2030 (rispetto al 1990). Anche il Parlamento europeo ha approvato in merito un obiettivo di riduzione pari al 60 per cento; il piano europeo "Next Generation EU" prevede 750 miliardi di euro per investimenti di cui almeno il 37 per cento in progetti dedicati alla transizione ecologica. Tra questi figurano anche le infrastrutture che favoriscano la sostenibilità economica, ambientale ed energetica per l'Europa delle future generazioni; attualmente il nostro Paese non necessita di incrementi della produzione energetica termoelettrica, essendo al secondo posto in Europa per sovrapproduzione, dietro solo alla Spagna (analisi del centro studi CREA, Centre for research on energy and clean air). La costruzione di nuove centrali a gas, d'altro canto, è oggi resa economicamente possibile solo grazie ai sostanziosi incentivi del capacity market ; per il 2025 è prevista la dismissione dell'uso del carbone nella produzione di energia. Molti territori che nel passato hanno subito i pesanti impatti delle scelte in materia di politica energetica auspicano per sé stessi un futuro alternativo, che comprenda bonifiche e l'implementazione di progetti alternativi anche relativi della produzione energetica rinnovabile; Civitavecchia è il più grande sito nazionale di produzione termoelettrica. A fianco della centrale a carbone (di 2 gigawatt di potenza) giace un'ulteriore centrale, a gas naturale, per 1,2 gigawatt di potenza. Qualche chilometro a nord è presente anche la centrale di Montalto di Castro, per 3,6 gigawatt di potenza. Tale territorio, fortemente investito dalla presenza delle centrali, chiede oggi di avviare un percorso di uscita dalla servitù delle fonti fossili; lo scorso agosto il Consiglio regionale del Lazio ha votato all'unanimità un emendamento ostativo alla costruzione di nuovi impianti a combustibile fossile su tutta la Regione (legge regionale n. 14 del 2021, art. 75 comma 1, pagina 60), si chiede di sapere: se sia intenzione del Governo avviare un percorso di uscita urgente dall'utilizzo delle fonti fossili per il territorio di Civitavecchia, a partire dall'imminente dismissione dell'utilizzo del carbone; se corrisponda al vero che la volontà del Governo è quella di presentare ricorso avverso l'art. 75 della legge regionale n. 14 del 2021, che potrebbe avere pesanti impatti sul territorio e sulla stessa credibilità politica delle istituzioni. Atto n. 4-06164 BERUTTI Ai Ministri dello sviluppo economico e della transizione ecologica Premesso che: la grave crisi dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale sta avendo ed avrà impatti significativi sulla nostra economia, con il rischio che vi siano un deterioramento della vita sociale, economica e imprenditoriale; il configurarsi della grave crisi energetica in atto ha indotto il Governo ad intervenire con il decreto-legge 27 settembre 2021, n. 130, recante misure urgenti per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale, attualmente in sede di conversione, con il quale si dispone una serie di misure volte a calmierare le conseguenze degli aumenti dei prezzi; per evitare il repentino acuirsi di una situazione come quella attuale, sono stati nel tempo assunti provvedimenti a livello europeo e nazionale che avrebbero dovuto consentire una migliore programmazione in relazione ai mercati elettrico e del gas naturale, come facilmente rinvenibile nelle disposizioni di cui alla direttiva (UE) 2019/692, che sostituisce analoga direttiva del 2009 e la primigenia direttiva sul mercato del gas, 98/30/CE, nonché da quanto già previsto dal decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, e in particolare dall'articolo 3, concernente norme per l'attività di importazione; in base a tali disposizioni, piani e programmi relativi alle importazioni avrebbero dovuto consentire, e quanto più possibile favorire, anche nel medio e lungo periodo, importazioni connotate da un rapporto solido, duraturo, garantito con i produttori, al fine di assicurare, in particolare per il gas, un approvvigionamento sicuro, evitando i rischi di una gestione contingente dell'importazione del gas, si chiede di sapere: quali controlli il Ministero dello sviluppo economico abbia attuato nel tempo nei confronti delle aziende importatrici di gas naturale, comprese le verifiche sui tipi di contratti stipulati con i produttori di gas, sull'uso da parte di tali aziende della rete di gasdotti europei, sulle relazioni con i Paesi produttori di gas; quali problematiche fossero già emerse in merito alla sicurezza degli approvvigionamenti; quali iniziative abbia adottato per risolvere preventivamente eventuali problematiche; quali azioni strutturali i Ministri in indirizzo intendano porre in essere per evitare che in futuro si presentino situazioni come quella che sta attualmente caratterizzando i settori elettrico e del gas naturale. Atto n. 4-06165 NASTRI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il decreto del Presidente della Repubblica n. 462 del 2001 reca il regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi; prevede l'obbligo di verifica periodica degli impianti di terra sui luoghi di lavoro; l'articolo 36, comma 1, del decreto-legge n. 162 del 2019 ha successivamente inserito nel suddetto decreto il nuovo articolo 7- bis che istituisce la banca dati informatizzata, comunicazione all'INAIL e tariffe; in particolare, si prevede che le tariffe applicate dall'organismo che è stato incaricato di effettuare la verifica dell'impianto sono individuate dal decreto del presidente dell'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL) del 7 luglio 2005. Esso prevede che le tariffe si basano su un criterio di calcolo crescente in relazione all'impegno di potenza contrattuale della fornitura elettrica del soggetto sottoposto a verifica; tale previsione comporta gravi difficoltà per le imprese, soprattutto quelle più piccole che devono affrontare costi e oneri molto elevati. Infatti, a fronte di verifiche su impianti medio-piccoli, normalmente in uso ad aziende con ridotti forza lavoro e fatturato che però necessitano di molta potenza elettrica (ad esempio laboratori di stampaggio di materie plastiche), vi sono costi molto elevati. Al contrario, grandi strutture produttive, dalla superficie estesa e quindi complesse da verificare, ma che hanno potenze basse o medio-basse, hanno costi di verifica degli impianti inferiori; considerato che: la situazione comporta un evidente squilibrio tra l'entità e la complessità della verifica degli impianti, con una forte penalizzazione soprattutto per le micro e piccole imprese che sono gravate di costi sproporzionati; sul tema si è anche espressa l'Autorità garante della concorrenza e del mercato in una segnalazione adottata nel corso dell' iter parlamentare del suddetto decreto-legge (AS 1714) nella quale si legge: "L'articolo 7-bis, prevedendo l'applicazione di un tariffario per i servizi di verifica periodica degli impianti elettrici citati introduce, quindi, una disposizione contraria ai principi concorrenziali, in quanto idonea ad eliminare la competizione tra operatori nella determinazione di una variabile fondamentale quale il prezzo del servizio erogato. L'utilizzo di un tariffario nel settore in esame non sembra peraltro giustificato dalla necessità di assicurare uniformità della contribuzione in favore dell'INAIL né da quella di favorire professionalità e competenza nell'interesse della sicurezza degli utenti e dei lavoratori"; inoltre, l'obbligo (previsto dall'articolo 7- bis ) imposto alle imprese di comunicare all'INAIL, per via informatica, il nominativo dell'organismo incaricato di effettuare la verifica dell'impianto, si traduce in un ulteriore peso burocratico e complicazione per le imprese. Sarebbe, infatti, molto più vantaggioso e pratico che tale comunicazione potesse effettuarla telematicamente dallo stesso organismo incaricato della verifica, eliminando un adempimento per l'impresa e rendendo la procedura più snella. Al riguardo, peraltro, il decreto direttoriale previsto dalla disposizione per la definizione delle indicazioni tecniche non è stato ancora emanato; si rende necessario intervenire al fine di risolvere le problematiche evidenziate, prevedendo che le tariffe per le verifiche degli impianti di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 462 del 2001 siano commisurate alla superficie del luogo di lavoro e all'articolazione del suo impianto e non alla potenza elettrica contrattuale della fornitura. In alternativa, si potrebbe prevedere un tariffario più flessibile che consenta all'organismo incaricato della verifica di applicare costi minori nel caso in cui il criterio della potenza risulti evidentemente sproporzionato e iniquo; inoltre, al fine di sgravare le piccole e medie imprese da ulteriori oneri burocratici, sarebbe opportuno che sia direttamente l'organismo incaricato di effettuare la verifica dell'impianto, e non l'impresa, a trasmettere telematicamente il proprio nominativo all'INAIL, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di risolvere le problematiche nella direzione indicata ed evitare, in tal modo, inique forme di aggravio dei costi per il tessuto produttivo del nostro Paese. Atto n. 4-06166 ALESSANDRINI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: nel decreto dipartimentale n. 94222 del 2 agosto 2021 è stato approvato l'elenco degli enti partecipanti all'avviso pubblico per la presentazione delle richieste di contributo per progetti relativi ad opere pubbliche di messa in sicurezza, ristrutturazione, riqualificazione o costruzione di edifici di proprietà dei Comuni destinati ad asili nido e a scuole dell'infanzia e a centri polifunzionali per i servizi alla famiglia; sulla base delle istanze presentate e dei criteri automatici di assegnazione dei punteggi previsti nell'avviso, sono state predisposte le graduatorie, divise per interventi e gruppi di enti, di cui all'articolo 2, commi 2 e 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 dicembre 2020; l'allegato 2 al decreto dipartimentale considera, sulla base dei punteggi automatici assegnati, quali enti risultano provvisoriamente beneficiari di contributo, come risulta dall'allegato 3; il comma 60 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, dispone che il fondo di cui al comma 59 (fondo "asili nido e scuole dell'infanzia" con una dotazione pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2023 e a 200 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2034) è finalizzato ai seguenti interventi: progetti di costruzione, ristrutturazione, messa in sicurezza e riqualificazione di asili nido, scuole dell'infanzia e centri polifunzionali per i servizi alla famiglia, con priorità per le strutture localizzate nelle aree svantaggiate del Paese e nelle periferie urbane, con lo scopo di rimuovere gli squilibri economici e sociali esistenti; per gli interventi, ed in particolare per quelli afferenti gli asili nido, sono state stilate due graduatorie distinte, una per gli enti situati in aree svantaggiate con le risorse riservate a tal fine e una per tutti gli altri enti; la domanda del Comune di Terni (asilo nido "Girotondo") ha totalizzato 56 punti ed è stata esclusa sia dalle risorse riservate alle aree svantaggiate, sia dalla graduatoria generale, ammettendo invece al finanziamento enti locali non svantaggiati con punteggio inferiore a quello totalizzato dal progetto ternano, si chiede di sapere: per quale motivo l'asilo nido "Girotondo" di Terni sia stato escluso dal finanziamento; se nel successivo decreto previsto dal comma 4 dell'art. 1 del decreto dipartimentale n. 94222, che stabilirà in via definitiva gli interventi ammessi al finanziamento a seguito di ulteriore istruttoria, alcuni enti ora ammessi dovessero essere esclusi, se i relativi finanziamenti verranno riassegnati, aprendo una nuova possibilità per gli enti esclusi, come nel caso di specie. Atto n. 4-06167 ROJC Al Ministro della salute Premesso che: a quanto si apprende dal quotidiano "Il Piccolo", ben 2 dei 4 centri di salute mentale di Trieste saranno costretti a ridurre l'apertura giornaliera da 24 a 12 ore, con conseguenti enormi disagi per l'utenza; la notizia è stata confermata anche dal direttore generale dell'Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina Antonio Poggiana, che ha affermato, sempre al quotidiano "Il Piccolo", che "se non riusciremo a colmare all'ultimo le carenze o se, al contrario, si passerà alle 12 ore nei Csm di Barcola e Gambini, mentre Domio e Maddalena rimarranno sulle 24 ore"; le cause di tale riduzione sarebbero dovute, come ricorda lo stesso direttore, al personale andato in quiescenza e non ancora sostituito, a quello in malattia o infortunato e al personale sospeso in quanto non vaccinato; i direttori dei centri di Barcola e Gambini sarebbero pertanto costretti, a meno di rimpinguare gli organici, a ridurre drasticamente l'orario di apertura dei centri da 24 a 12 ore, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione particolarmente delicata in cui si trovano i centri di salute mentale di Trieste, città che ha sempre brillato per capacità mediche e manageriali nel campo della salute mentale e se, in realtà, non sia in corso un progressivo ridimensionamento della salute mentale triestina; se così fosse, come intenda intervenire non solo per ripristinare il servizio nella sua completa funzionalità, e salvaguardare una delle eccellenze sanitarie del Friuli-Venezia Giulia e dell'intero Paese. Atto n. 4-06168 BERGESIO CASOLATI FERRERO MONTANI PIANASSO Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: è del 12 ottobre 2021 la notizia della prossima chiusura di Alpitel, storica azienda specializzata in tecnologia delle telecomunicazioni situata a Nucetto (Cuneo), fondata nel 1950 e acquisita nel 2019 dal colosso PSC, leader in Italia nell'impiantistica tecnologica per grandi infrastrutture, controllato da PSC Partecipazioni S.p.A., holding della famiglia Pesce, partecipato al 10 per cento da Fincantieri; Alpitel rappresenta un'importante realtà per la valle Tanaro, che offre lavoro a circa 100 persone, senza contare tutto l'indotto, che in seguito ad un'effettiva chiusura sarebbero costrette a trasferirsi nella sede di Beinasco (Torino); la chiusura costituirebbe un fatto estremamente negativo per i lavoratori interessati e le loro famiglie, ma più in generale un grave danno per il tessuto economico e sociale della valle, tanto più in un frangente così delicato come quello attuale; un anno fa si era scongiurata la chiusura, attraverso un accordo che prevedeva il contratto di solidarietà per i dipendenti, mentre questa volta sarebbe risultato vano l'incontro tra la proprietà ed i sindacati; l'azienda ha confermato la sua irrevocabile decisione di chiudere lo stabilimento di Nucetto entro marzo 2022 e ha affermato che non tutti i 100 dipendenti verranno ricollocati in altre sedi bensì alcuni di loro dovrebbero essere posti in "mobilità" mentre i restanti saranno ricollocati, a seconda delle mansioni, nelle sedi di Savona, Cherasco (Cuneo) e Beinasco; l'assessore per il lavoro ha già provveduto a contattare le organizzazioni sindacali e a proporre alle parti di attivare un nuovo tavolo dedicato in sede regionale per valutare la situazione e verificare ogni possibile intervento da porre in essere sia a tutela dell'occupazione, sia del tessuto economico locale; il gruppo PSC si era impegnato a garantire i livelli occupazionali Alpitel su tutto il territorio nazionale e in particolare in provincia di Cuneo, e con la chiusura della sede a Nucetto verrebbe meno agli impegni societari presi al momento dell'acquisizione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda procedere a un'immediata convocazione dei vertici aziendali al fine di chiarire le intenzioni del gruppo PSC rispetto alla chiusura dello stabilimento Alpitel di Nucetto che, oltre a rappresentare una violazione degli impegni presi dalla società, costituirebbe un danno economico e sociale enorme per tutta la valle Tanaro. Atto n. 4-06169 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: la promozione, da parte della Giunta regionale della Campania, dell'ospedale di Pozzuoli a DEA di secondo livello, mentre l'ospedale "Umberto I" di Nocera Inferiore resta a guardare da anni, ha determinato amarezza e scoramento; da sempre il personale dell'Umberto I ha manifestato le difficoltà operative di una struttura che, invece di essere rilanciata per specialistiche, professionalità e capacità operative già possedute, viene mortificata; dal punto di vista formale l'Umberto I, a cui fanno riferimento anche gli ospedali di Pagani e Scafati, non può essere un Dipartimento di emergenza e urgenza di maggiore complessità, in quanto serve un bacino di utenza di 400.000 abitanti che è al di sotto della soglia dei 600.000, ma che nella pratica serve una platea ben più vasta, perché affluiscono anche pazienti del Vesuviano; quanto ai posti letto, l'ospedale di Nocera, con Pagani e Scafati, ne ha 500, rispetto agli attuali 400 del "Santa Maria delle Grazie" di Pozzuoli; ci sono anche altre incongruenze: l'Umberto I, infatti, è tra i quattro ospedali della Campania (gli altri sono il "Cardarelli" e il Policlinico di Napoli, oltre al "Ruggi" di Salerno) che costituiscono la rete degli hub per la "stroke unit", tanto che anche quest'anno, grazie al lavoro dei reparti di Neurologia e Neuro Radiologia, è stato riconosciuto dall'organizzazione internazionale ESO Angels come "centro platino" per il trattamento dell' ictus , si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e se ritenga che sia leso dalla decisione della Regione Campania il diritto alla salute dei cittadini dell'area più densamente popolata della provincia di Salerno. Atto n. 4-06170 LANNUTTI ANGRISANI ABATE GIANNUZZI DI MICCO LA MURA GRANATO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della transizione ecologica Premesso che: il 20 ottobre 2021 il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo rinvio dell'imposta sui contenitori e imballaggi costituiti anche parzialmente da plastica con singolo impiego (monouso), i "MACSI", nel Documento programmatico di bilancio per il 2022. È stato deciso che l'imposta entrerà in vigore dal 2023; l'imposta sui "MACSI" è stata istituita dalla legge di bilancio per il 2020 (legge 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, commi 634-658). La legge di bilancio per il 2021 (legge 30 dicembre 2020, n. 178) aveva fissato l'entrata in vigore della plastic tax al 1° luglio 2021 e introdotto alcune significative modifiche alle modalità di applicazione. Il decreto "sostegni bis" (decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73) aveva prorogato nuovamente l'entrata in vigore al 1° gennaio 2022. Il 20 ottobre scorso, l'ennesimo rinvio; considerato che: i MACSI sono i prodotti con funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari, tutti monouso, ad esempio bottiglie, le buste e le vaschette per alimenti in polietilene, i contenitori in tetrapak , contenitori per detersivi, ma anche imballaggi in polistirolo espanso, i rotoli in plastica pluriball , le pellicole e film in plastica estensibili. Sono inclusi i "semilavorati", ad esempio preforme (precisazione contenuta nelle modifiche apportate alla legge di bilancio per il 2020). I soggetti obbligati al pagamento della tassa sono: il fabbricante ovvero il venditore di MACSI (quest'ultimo, residente o meno in Italia, che ha ottenuto i MACSI per suo conto in un impianto di produzione, ad altri soggetti nazionali); l'acquirente (il soggetto che acquista i MACSI nell'esercizio dell'attività economica oppure il cedente se i MACSI sono acquistati dal consumatore privato); l'importatore da Paesi extra UE, nonché i committenti ovvero i soggetti per i quali i MACSI sono fabbricati; l'imposta è fissata nella misura di 0,45 euro per chilogrammo di materia plastica e sorge al momento della produzione, dell'importazione definitiva nel territorio nazionale ovvero dell'introduzione nel medesimo territorio da altri Paesi dell'Unione europea. Non paga l'imposta la materia plastica proveniente da processi di riciclo. La norma quindi esonera dal pagamento della tassa quei soggetti (fabbricanti, venditori, acquirenti o importatori) che scelgono processi e materiali che derivano dal riciclo di altra materia. Non la pagano nemmeno i MACSI ceduti direttamente dal fabbricante per il consumo in altri Paesi UE ovvero esportati dallo stesso soggetto (e, nel caso sia stata già versata, è previsto il rimborso dell'imposta). Per quanto riguarda le sanzioni amministrative la legge di bilancio per il 2021 le aveva ridotte come segue: importo pari dal doppio al quintuplo (prima era il decuplo) dell'imposta evasa, non inferiore comunque a 250 euro (prima era 500); in caso di ritardo del pagamento, 30 per cento dell'importo della tassa, non inferiore comunque a 250 euro; considerato che: ogni anno in mare finiscono almeno 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, una minaccia per gli organismi marini, per gli equilibri degli ecosistemi e anche per l'uomo, visto che nemmeno la catena alimentare è immune dai rischi di contaminazione soprattutto a causa delle microplastiche. Infatti, ogni giorno nuovi studi certificano la presenza di minuscoli frammenti nella placenta umana o nell'aria o nel cibo; dai dati dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), emerge che l'Italia è seconda solo all'Egitto per immissione di plastica nel Mediterraneo. È bene ricordare inoltre che il 99 per cento della plastica deriva da petrolio e gas fossile, responsabili dell'emergenza climatica in atto; visto che la decisione del Consiglio dei ministri del 20 ottobre 2021 è stata accolta con grande entusiasmo dalla Unionplast, il ramo di Confindustria del settore della gomma e della plastica, e dalla grande distribuzione organizzata che, con questo materiale sintetico, impacchetta milioni di prodotti che finiscono ogni giorno nelle case. Nei giorni precedenti, il leader di Confindustria, Carlo Bonomi, aveva invitato il Governo a non mettere alcuna nuova tassa nel disegno di legge finanziaria, inclusa la plastic tax . E, a giudizio degli interroganti, il Governo non ha battuto ciglio e ha eseguito, si chiede di sapere: per quale motivo questo Governo che si fregia di un Ministero della transizione ecologica ha deciso di proporre ancora una volta il rinvio della plastic tax , considerando che la questione ambientale è diventata tema dirimente e la crisi climatica reclama scelte radicali di inversione di rotta, e considerando inoltre che secondo il Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici "entro fine secolo in Italia la temperatura potrà aumentare tra 3 e i 6 gradi", con un'estremizzazione del clima accompagnata da precipitazioni violente alternate a periodi di aridità; se la decisione sia stata condizionata dalla pletora di associazioni e rappresentanti di industrie che evidentemente, con questo ennesimo rinvio, hanno visto andare a segno l'incessante lavoro di lobby messo in atto nei mesi scorsi; se intenda ritornare sui suoi passi e introdurre il prima possibile la tassa per disincentivare l'uso dei MACSI; più in generale, quali politiche intenda mettere in atto per invertire la rotta e cercare di garantire alle generazioni più giovani il diritto al futuro. Atto n. 4-06171 LANNUTTI ANGRISANI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: Binck Banca è una filiale della banca olandese Binck Bank, la quale, ad avviso dell'interrogante, ha innovato il modo di fare trading ottenendo vasto successo in vari Paesi europei; nel 2019 Binck Bank è stata acquistata da Saxo Bank, una banca danese, anche lei specializzata nel trading on line ma con sistemi di gestione totalmente diversi; Saxo ha costituito una nuova SIM in società con il gruppo Generali (Banca Generali) chiamata BgSaxo, SIM alla quale intende girare i vecchi clienti Binck. Nel farlo offre molti meno servizi ed opportunità di investimento, e soprattutto condizioni rincarate del cinquanta per cento: le ultime condizioni base di trading di Binck sono a 11 euro, Directa Sim ne vuole 5, mentre BgSaxo addirittura 18; considerato che sono stati presentati numerosi esposti sia alla Banca d'Italia che alla CONSOB (si stanno attendendo i risultati delle relative indagini) che denunciano irregolarita? e scorrettezze poste in essere da Binck Banca - Milano, in corso di conferimento alla neo costituita BgSaxo SIM S.p.A. di Milano. Tali segnalazioni evidenziano gravi carenze in punto di diligenza, correttezza, professionalita?, adeguatezza operativa e deontologica da parte della citata Binck Banca, giunta al punto di trattenere irregolarmente presso di sé i clienti per costringerli a restare BgSaxo, bloccandone nel contempo l'operativita?, imponendo un blocco di quattro mesi del conto trading . Tutto questo ha provocato evidentissimi danni patrimoniali in capo ai titolari dei dossier poiche? i titoli quotati sono soggetti, come ben noto, ad oscillazioni anche ampie; considerato, inoltre, che: nel corso di questi due anni la Saxo Bank, ad opinione dell'interrogante, ha rovinato l'efficienza e l'immagine di Binck in ogni modo possibile. Ad esempio, ha ridotto a soli quattro impiegati il call center che deve gestire cinquemila clienti, per cui era praticamente impossibile avere un supporto. Dalle denunce risulta che centinaia di persone hanno lamentato serie difficolta? perfino nello stabilire contatti con la banca (e trattasi di una banca on line ), che non risponde al telefono del suo call center , con attese di decine e decine di minuti, oppure non rispondendo affatto alle e-mail inviatele quando anche come "PEC"; tale inqualificabile comportamento avrebbe come scopo il portare alla disperazione i clienti apprensivi che, trovandosi ostaggio nelle mani della stessa, rinuncerebbero al richiesto trasferimento dei dossier presso la concorrenza pur di riottenere la disponibilita? del proprio patrimonio, quale probabile manovra rivolta a turbare la liberta? di concorrenza e mercato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa, ovvero dell'irregolare gestione dei dossier titoli dei clienti di Binck Banca-Part of Saxo Bank incorporanda in BgSaxo SIM; se non ritenga essere opportuno assumere con urgenza misure di contenimento nei confronti di probabili malsani comportamenti di banche estere che irrompono sul mercato finanziario italiano con metodologie piratesche avverso i diritti e gli interessi della clientela, e rivolte a scomporre subdolamente la liberta? di concorrenza, ingenerando cosi? nuova sfiducia nell'opinione pubblica; se non valuti opportuno assumere immediati provvedimenti di propria competenza nei confronti di Binck/Saxo/BgSaxo SIM, per lo meno finalizzati alla mera verifica e allo sblocco dei dossier titoli che, dopo vari mesi, non sono, irregolarmente, stati ancora trasferiti ai richiesti nuovi intermediari; se, vista la plateale carenza normativa che il caso evidenzia, non ritenga indispensabile una integrazione al disposto dell'art. 118 TUB (per quanto attiene i dossier titoli) che si? riconosce il diritto di recesso in capo al cliente, ma che essendo privo di tassativi termini temporali di esecuzione e di relative sanzioni in caso di inadempimento, si rivela in pratica essere del tutto inefficace; se non ritenga sia il caso di mettere mano alla normativa che riguarda le forme di controllo, spesso giudicate intempestive se non finanche inefficaci nell'intervenire a tutela del pubblico interesse. Atto n. 4-06172 LANNUTTI ANGRISANI CASTALDI PRESUTTO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del turismo Premesso che: il 23 ottobre 2021 è apparso sul sito di informazione "ilGiornale" un articolo a firma di Patricia Tagliaferri dal titolo "Incubo Ita, i passeggeri per Milano scaricati a Genova". In esso viene riportata la testimonianza di un passeggero solito fare la tratta Roma-Milano con la nuova compagnia aerea ITA, che lo scorso 15 ottobre ha rimpiazzato l'Alitalia. Il passeggero racconta che il volo è partito dallo scalo di Roma Fiumicino alle 7 del mattino, in perfetto orario. Mentre l'aereo era in avvicinamento a Linate, il comandante ha avvertito i passeggeri che c'era nebbia e che non sarebbero potuti atterrare. A quel punto il velivolo ITA ha cominciato a girare sopra a Linate per un'oretta, fino a quando il comandante ha riattivato il microfono per comunicare che si sarebbero diretti all'aeroporto di Malpensa. Il problema sembrava risolto con un minimo disagio. Una decina di minuti più tardi, un altro annuncio del comandante informava che non avrebbero atterrato a Malpensa, perché non c'erano servizi per quel volo. Secondo la testimonianza del passeggero, uno degli assistenti di volo avrebbe a quel punto spiegato il motivo del mancato atterraggio a Linate: «Gli aerei ITA non hanno la licenza per atterrare con la nebbia». Nel frattempo il comandante ha comunicato che sarebbe atterrato a Genova, creando non pochi disagi ai passeggeri visto che, da comunicazione ufficiale del comandante, non era stato predisposto alcun trasferimento per Linate. I passeggeri sono stati letteralmente abbandonati al loro destino. Il passeggero che ha raccontato la storia alla giornalista ha detto di aver raggiunto Milano a sue spese con un taxi, costato 300 euro; considerato che per atterrare in situazioni di scarsa visibilità servono due condizioni: l'aeroporto deve essere dotato di sistema ILS funzionante e certificato, e l'aereo deve essere dotato di strumentazione ILS funzionante e certificata. Se manca una delle due condizioni l'aereo non può atterrare in condizioni di scarsa visibilità, ovvero con una visuale inferiore a mezzo miglio (900 metri) in orizzontale e 200 piedi (60 metri) in verticale. Quando la visibilità scende sotto un certo valore, quindi, in aeroporto (solo quelli dotati di infrastrutture idonee) vengono attivate le cosiddette "procedure per bassa visibilità". In poche parole, il traffico a terra viene molto ridotto, per diminuire il rischio di collisioni, così come anche il numero di atterraggi e decolli. Durante l'attivazione di queste procedure, inoltre, vengono autorizzati ad operare solo quegli aerei dotati di speciale strumentazione, e solo quei piloti che hanno avuto l'addestramento specifico per atterraggi e decolli in bassa visibilità; considerato inoltre che il Governo ha autorizzato la costituzione di una nuova società interamente controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze per l'esercizio dell'attività d'impresa nel settore del trasporto aereo di persone e merci, con uno stanziamento fino a 3 miliardi di euro, denominata Italia Trasporto Aereo S.p.A. (ITA). ITA è la compagnia di bandiera ed è più piccola di Alitalia, con meno aerei (52 nel 2021 e 78 nel 2022 al posto degli attuali 113). Nel frattempo, ITA ha acquistato il marchio Alitalia per 90 milioni di euro e ha firmato un "Memorandum of Understanding" con Airbus per l'acquisto di 28 aeromobili: 10 Airbus A330neo per le rotte intercontinentali, 7 A220 per le rotte nazionali ed europee (suddivisi tra A220-100 e A220-300), 11 della famiglia A320neo per le rotte di breve e medio raggio, mentre altri 56 aerei saranno presi in leasing ; considerato infine che: secondo gli ultimi dati disponibili contenuti nell'Indagine sul turismo internazionale pubblicata a giugno dalla Banca d'Italia, nel 2019 (cioè nell'ultimo periodo di riferimento pre-pandemia) "la spesa complessiva dei viaggiatori stranieri in Italia è aumentata del 6,2 per cento rispetto all'anno precedente, superando i 44 miliardi di euro". Secondo l'indagine, "vi è stata una netta crescita della spesa dei turisti pernottanti, che rappresenta circa il 95 per cento del totale, sostenuta dall'aumento sia del numero dei viaggiatori sia della spesa media per notte". Naturalmente, una parte rilevante di questi flussi turistici è giunta in Italia con un viaggio in aereo. L'indagine evidenzia inoltre che è cresciuta ulteriormente la quota dei viaggiatori stranieri che arrivano in Italia utilizzando l'aereo, che "rappresentano il 41 per cento del totale e il 64 per cento in termini di spesa". In sostanza, nel 2019 ben 39,5 milioni di turisti stranieri hanno viaggiato con l'aereo, e si stima abbiano speso in Italia 28,42 miliardi di euro su un totale di oltre 44 miliardi di euro. Si tratta di cifre importanti per il sistema Paese; con una compagnia di bandiera all'altezza ci sarebbero anche dei vantaggi, che non hanno immediate ricadute economiche, ma strategiche, dovuti, ad esempio, al fatto che solo questa può assicurare alcune rotte interne minori che vengono trascurate dalle compagnie aeree estere, con conseguenze importanti in termini di libertà di movimento per i cittadini italiani e stranieri, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa; cosa intendano fare per assicurare al Paese un vettore aereo nazionale affidabile, visto che in Italia, una volta che sarà rallentata definitivamente la pandemia, sarà fondamentale preparare la ripresa dei flussi turistici e garantire che tale vettore possa conquistare gli spazi lasciati vuoti dalle compagnie low cost , altrimenti, di contro, vi è il serio pericolo che i flussi turistici, se non intercettati, si dirigano altrove, con danni ingenti per il sistema Paese. Atto n. 4-06173 DE BONIS Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: un articolo de "Il Fatto Quotidiano" del 22 ottobre 2021, mette in evidenza come la procedura per l'assunzione di 2.800 tecnici specializzati nelle amministrazioni del Mezzogiorno sia stata un misto di nuovi errori e problematiche; il primo ostacolo sarebbe stato costituito da alcune norme predisposte dal Ministero della pubblica amministrazione che avrebbero determinato la rinuncia di molti giovani e, successivamente, a causa della scarsità di presenze, vi sarebbe stato il ripescaggio dei candidati "scartati". Secondo l'articolo non avrebbero preso parte al concorso i più preparati ed esperti, in quanto non attratti dalle prospettive economiche e lavorative e pare che lo stesso Ministro, che puntava ad accelerare le procedure di assunzione, sempre secondo l'articolo, avrebbe ammesso: "Vanno ripensati contratti e stipendi"; considerato che: in merito al Concorso Coesione per le amministrazioni del Mezzogiorno, già a metà aprile 2021 era scoppiata la protesta di migliaia di persone al di sotto dei 40 anni contro le disposizioni volte ad accelerare le procedure di selezione. Di fatto, il decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, convertito dalla legge 28 maggio 2021, n. 76, aveva previsto nuove modalità di reclutamento nella pubblica amministrazione e doveva servire proprio a sbloccare l' iter di oltre 60 concorsi per 125.000 posti di lavoro. È chiaro, però, che le cose non sono andate esattamente per il verso giusto. Le nuove norme hanno legittimato le pubbliche amministrazioni (anche per i concorsi già banditi) a sostituire la prova pre-selettiva con la valutazione dei titoli ed, eventualmente, l'esperienza professionale specifica. Paradossalmente, la selezione in base al possesso di titoli come master o esperienze pregresse discriminava chi si era appena laureato o diplomato. I più giovani e meno esperti, quindi, ma anche chi si trovava in condizioni non agiate o tali da consentire l'acquisizione di costosissimi titoli e di maturare significative esperienze lavorative; molti giovani, dunque, avranno anche rinunciato al concorso con queste premesse (e quindi per colpa del bando), ma lo stesso hanno fatto anche molti degli 81.000 candidati, che inizialmente avevano compilato la domanda e che avevano tutti i requisiti, titoli, competenze e pure esperienza, ma sono stati allontanati dalle condizioni poco appetibili (come ha ammesso lo stesso ministro Brunetta). Infatti, alla prova scritta si è presentato in media il 65 per cento degli ammessi e, in alcune regioni, non si è arrivati neppure alla metà degli 8.582 candidati ammessi per titolo. A quel punto il Dipartimento della Funzione Pubblica ha rivisto la soglia di sbarramento per la partecipazione alla prova scritta, ammettendo gli altri 70.000 candidati di cui erano già stati valutati i titoli nella fase pre-selettiva; subito dopo, in maniera inaspettata, sono stati selezionati anche i candidati "scartati", mentre sono rimasti fuori tutti quelli che non avevano fatto proprio domanda. Si è arrivati a 1.483 idonei (circa la metà dei posti da coprire) e il problema principale si è verificato proprio nei profili altamente specializzati. Circa la metà dei posti era destinata a funzionari tecnici esperti: se ne cercavano 1.412 e solo 167 sono risultati idonei (restando scoperti 1.245 posti). Per il profilo di esperto in gestione, rendicontazione e controllo, gli idonei sono stati 196 e 722 i posti rimasti scoperti. Così il Ministro si è visto costretto ad annunciare un altro bando per la copertura dei posti rimasti (quasi 2.000, sempre a tempo determinato), rimarcando la necessità di un serio approfondimento sulle condizioni di inquadramento delle figure più qualificate, anche dal punto di vista retributivo; a non partecipare al concorso sono stati proprio i più preparati ed esperti, nonostante il fatto che, pur trattandosi di un contratto a tempo determinato di 36 mesi, almeno una parte di quei contratti si sarebbero potuti trasformare in contratti a tempo indeterminato. Infatti, l'alta specializzazione va remunerata con stipendi giusti e, nel caso specifico del bando per il Sud, lo stipendio netto previsto era tra i 1.400 e i 1.500 euro (tra i 1.800 e 1.900 lordi); ma il concorso per il Sud non è stato l'unico ad affrontare ostacoli. A circa cinque anni dal bando, solo la scorsa estate si è svolta la prova scritta per la selezione di 1.052 dipendenti del Ministero della cultura. Si è sbloccato di recente, il bando per 2.736 funzionari amministrativi della Pubblica Amministrazione centrale. Anche quello, annunciato a giugno 2020 dall'ex ministra Dadone, che aveva parlato di "criteri innovativi", ma che alla fine è slittato di oltre un anno; alla riapertura del bando, le disposizioni sono cambiate con l'abolizione delle prove pre-selettiva e orale e, come unico test di verifica, un quiz da 40 domande che si è svolto qualche settimana fa. Si valuteranno solo i titoli di chi ha superato il quiz . Stessa fine anche per un altro concorso: solo in questi giorni si svolgeranno le prove scritte per selezionare 1.541 profili per l'Istituto Nazionale del Lavoro, l'INAIL e il Ministero del lavoro. Autorizzato a dicembre 2018 e più volte bloccato, dopo due anni è stato ripubblicato, anche in questo caso apportando delle modifiche: niente prova selettiva né orale, ma un altro test scritto a risposta multipla; tenuto conto che: il flop del primo concorso è stato davvero un colpo basso per il Sud e occorre fare presto. L'associazione "Recovery Sud", composta da più di 500 sindaci meridionali, ha subito lanciato l'allarme, rivolgendosi direttamente alla Comunità europea. Lo stesso interrogante ha scritto ai Presidenti della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europei ricevendo risposte rassicuranti: "Il raggiungimento della coesione economica, sociale e territoriale all'interno degli Stati membri è un obiettivo dell'Unione, che emana dai Trattati UE e a cui, da molti anni, viene destinato circa un terzo del bilancio comunitario. L'attenzione data dalla Commissione alla questione della convergenza tra regione europee è dimostrata dalla dotazione, proprio a questi fini, del dispositivo per la ripresa e la resilienza e dall'aumento del stanziamento di fondi per la politica di coesione nel Quadro finanziario pluriennale 2021-2027"; se non si dotano le amministrazioni del Sud di personale tecnico qualificato in breve tempo, il Sud non riuscirà ad intercettare i bandi del PNRR e si otterrà l'effetto contrario a quello desiderato dall'Europa: i comuni ricchi vinceranno i bandi, riceveranno altri fondi; i comuni poveri non riusciranno ad aggiudicarsi i fondi, non riceveranno un bel nulla. In questo modo si rischia davvero di ottenere l'effetto contrario: anziché ridurre il gap socio-economico-infrastrutturale tra Nord e Sud, verrà accentuato; con l'auspicio che il bando in scadenza il prossimo 15 novembre (concorso pubblico per il reclutamento a tempo determinato - durata 36 mesi - di 2.022 posti di personale non dirigente - Area III - F1), che si occuperà degli aspetti previsti dalla politica di coesione dell'Unione europea e nazionale, vada a buon fine, si chiede di sapere: se quanto riportato dall'articolo di stampa corrisponda al vero; se il Ministro in indirizzo non ritenga che le vicende descritte, legate allo svolgimento dei concorsi, in special modo quelle attinenti al reclutamento di esperti da affiancare alle amministrazioni del Sud per la migliore gestione delle risorse dell'Europa destinate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, non siano gravissime; quali urgenti iniziative intenda intraprendere al fine di espletare non solo in maniera rapida i concorsi, ma anche selezionando persone con titoli di studio, specializzazioni e soprattutto competenze specifiche nel settore delle politiche di coesione, adeguate ai posti che andranno a ricoprire e offrendo loro la giusta retribuzione. Atto n. 4-06174 ZAFFINI Al Ministro della salute Premesso che: il 31 luglio 2020, l'AIFA autorizzò la sperimentazione di fase 1 di GRAd-COV2, per valutarne sicurezza e immunogenicità; il progetto fu sostenuto da un finanziamento pubblico di 8 milioni di euro, stanziati dalla Regione Lazio (5 milioni) e Ministero dell'università e della ricerca e CNR (3 milioni), che andarono a sommarsi ai 12 milioni già investiti da Reithera; a coordinare lo studio fu l'istituto "Lazzaro Spallanzani" di Roma, con la partecipazione del centro ricerche cliniche del policlinico "Giambattista Rossi" di Verona; lo studio coinvolse numerosi volontari tra i 18 e gli 85 anni, mostrando, quattro settimane dopo il vaccino, risultati positivi. Infatti più del 97 per cento delle persone aveva anticorpi "neutralizzanti" e cellule T che attivano altre risposte immunitarie; secondo il comunicato pubblicato da Reithera il 12 luglio 2020, il vaccino consente di sviluppare una risposta anticorpale in più del 93 per cento dei volontari dopo tre settimane dalla prima dose, e nel 99 per cento dei volontari dopo il richiamo; nonostante queste premesse, lo sviluppo industriale non è stato altrettanto promettente: a metà maggio la Corte dei conti respinse il finanziamento statale del vaccino sperimentale che era stato firmato il 17 febbraio 2021. Tale accordo fu sottoscritto da Reithera, dal Ministero dello sviluppo economico e da Invitalia, l'agenzia pubblica per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa, e prevedeva un investimento complessivo di 81 milioni di euro, in parte erogati dallo Stato e in parte da Reithera; il decreto esaminato dalla Corte dei conti mise a disposizione 49 milioni di euro di cui 41,2 a fondo perduto e 7,8 con un finanziamento agevolato; nella sua nota, la Corte dei conti spiegò che i chiarimenti forniti dal Ministero dello sviluppo economico non avevano superato le osservazioni presentate e, quindi, non avevano ammesso la registrazione dell'accordo, bloccando di fatto l'intervento dello Stato; nel frattempo, lo scorso marzo, anche il ministro Speranza, in conferenza stampa con il presidente Draghi a palazzo Chigi, si dichiarò fiducioso sulla produzione del vaccino anti COVID Reithera entro l'autunno; dopo la sentenza della Corte dei conti, in occasione della presentazione del rapporto sulla ristorazione 2020 di FIPE Confcommercio, il ministro Giorgetti dichiarò che sarebbero stati trovati altri modi per contribuire economicamente allo sviluppo del vaccino di Reithera; a questo punto l' iter si fermò, i volontari della sperimentazione rischiarono di rimanere in una "terra di nessuno". Ai vaccinati con Reithera, infatti, non fu riconosciuto il green pass perché il vaccino italiano non era stato autorizzato, né da EMA, né da AIFA; inoltre, a metà luglio emerse un interesse del Governo messicano, che stava valutando l'opportunità di sostenere la terza fase dello sviluppo. Come riportato da "Reuters", le autorità messicane dichiararono di aver iniziato una trattativa con Reithera per produrre il vaccino in Messico; inoltre, l'azienda avviò colloqui anche con l'università del Cile, che presentò un progetto biotech per aumentare l'efficienza e la capillarità delle campagne vaccinali, dedicando il centro in Cile alla produzione di vaccini. Nella collaborazione, l'università del Cile avrebbe messo a disposizione anche la piattaforma di loro proprietà (Grad) basata sull'utilizzo degli stessi vettori adenovirali utilizzati da Reithera, si chiede di sapere: se corrisponda al vero che ai vaccinati con Reithera nella fase di sperimentazione non possa essere riconosciuto il green pass perché il vaccino italiano non è stato autorizzato né da EMA né da AIFA e se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno chiarire se alle persone che hanno sperimentato tale vaccino possano essere somministrati i vaccini autorizzati; se, rispetto alla sperimentazione effettuata, con riferimento alle persone alle quali è stato somministrato il vaccino Reithera, siano state adottate delle linee guida o dei protocolli per chiarire le tempistiche di vaccinazione con altri vaccini autorizzati, analogamente a coloro i quali hanno contratto la malattia e sviluppato gli anticorpi; se si abbia tuttora intenzione di perseguire il finanziamento alla società Reithera per avviare la terza fase di sperimentazione del vaccino italiano; di quali informazioni disponga circa le trattative in corso, riportate dalla stampa, fra Reithera ed autorità estere, per avviare sia la terza fase di sperimentazione che la possibilità di produrre il vaccino in loco , abbandonando dunque definitivamente la possibilità di produrre un vaccino completamente italiano e ammettendo, con ciò, il fallimento anche di questo progetto contro il COVID-19. Atto n. 4-06175 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: venerdì 22 ottobre 2021, a Bacoli (Napoli), alle ore 20.30 circa, si è tenuto il Consiglio comunale e il clima è apparso a tutti da subito piuttosto teso, vista la presenza di circa una cinquantina di cittadini a cui era stato impedito di accedere presso l'aula consiliare, per motivi legati alle disposizioni anti COVID, che prevedono la partecipazione di un numero contingentato di persone data la dimensione dei locali in cui si svolge il Consiglio comunale attualmente; così, tra le urla di protesta provenienti dall'esterno dell'aula, ha avuto inizio un difficile Consiglio comunale vista anche la delicatezza dei punti presenti all'ordine del giorno, tutti riguardanti interrogazioni presentate dalle minoranze; il primo punto affrontato, avente ad oggetto "Analisi del problema politico inerente alle tabelle pubblicitarie erette sul territorio cittadino in assenza di un piano comunale degli impianti pubblicitari; delucidazioni in ordine al presunto accanimento ed alla presunta discriminazione subiti dal concittadino I.D.R. ad opera dell'amministrazione comunale, pubblicamente denunziati in recenti video diffusi sui social", ha da subito acceso gli animi; il cittadino, oggetto del presunto accanimento discriminatorio, era infatti presente in aula e, a gran voce, ha iniziato a protestare contro il sindaco e l'amministrazione, tanto che la situazione ha richiesto l'intervento degli agenti di Polizia municipale, già impegnati all'esterno dell'aula per cercare di sedare gli animi, che hanno accompagnato il cittadino all'esterno dell'aula consiliare; in un clima già carico di tensione, è accaduto l'impensabile: un altro cittadino presente in aula ha iniziato ad urlare dicendo di non riuscire più ad andare avanti, di avere un mutuo da pagare, di essere stato licenziato ingiustamente, nonostante una causa vinta; egli si è alzato tra il pubblico e ha estratto una bottiglietta con liquido infiammabile, e si è cosparso il corpo impugnando un accendino; solo grazie al pronto intervento delle forze dell'ordine, presenti al triste momento, si è riusciti a fermare l'uomo e ad evitare il peggio, scongiurando quella che poteva essere una tragedia; il cittadino, impiegato presso il complesso denominato "parco vanvitelliano", in proprietà al Centro ittico campano, società partecipata del Comune di Bacoli a capitale interamente pubblico, come addetto al controllo degli ingressi con mansioni di assistente alle visite per foto di matrimoni e preposto anche alla riscossione del prezzo pagato dagli sposi, nell'ottobre 2019 vedeva recapitarsi una lettera di licenziamento per giusta causa per presunti ammanchi di denaro; lo stesso cittadino, deducendo la natura discriminatoria del licenziamento, nonché la manifesta infondatezza dell'addebito disciplinare, adito il Tribunale di Napoli, nell'ottobre 2020, aveva ottenuto una sentenza con cui il giudice del lavoro dichiarava illegittimo il licenziamento e disponeva in alternativa la riassunzione entro 3 giorni o la corresponsione di un indennizzo; il sindaco, per effetto della sentenza, con una propria nota, aveva dato indicazioni all'allora commissario liquidatore del centro ittico campano di procedere con il pagamento dell'indennizzo e non dare seguito invece alla riassunzione; per il carattere di urgenza e la delicatezza della questione, le minoranze più volte si sono fatte portavoce del problema, presentando interrogazioni rivolte alla maggioranza, senza ottenere purtroppo alcun risultato, poiché l'amministrazione ad oggi, con gli stessi metodi descritti, non ha ancora concesso la discussione dell'argomento in Consiglio comunale; è già estremamente grave il contenuto della questione e profondamente triste quanto accaduto durante la seduta del 22 ottobre, ossia il tentativo da parte di un uomo disperato di compiere un ultimo gesto verso sé stesso, così come evidenziato anche dal comunicato redatto dai Carabinieri presenti sul luogo, ciò che ha lasciato tutti sgomenti sono state le dichiarazioni del primo cittadino, affidate di lì a poco ad un social network , riguardanti un presunto attentato ai suoi danni, inventandosi affermazioni, minacce e parole mai proferite dal cittadino in questione; a detta delle opposizioni il tentativo del sindaco Della Ragione di strumentalizzare a proprio favore una circostanza dagli aspetti tanto tragici e delicati, oltre ad apparire profondamente deplorevole sotto l'aspetto morale, appare anche inutilmente allarmistico, lasciando intendere all'opinione pubblica che a Bacoli si faccia uso di metodi violenti e camorristici verso le istituzioni, in offesa anche di chi, con coraggio, ogni giorno si batte realmente contro il racket e la camorra, nonché creando pericolose tensioni sociali, per fatti che nulla hanno a che fare con la realtà, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi fatti esposti e se intenda accertare come si siano svolti gli eventi ed in particolare se si sia trattato di un gesto autolesionistico dettato dalla disperazione del lavoratore licenziato, o di una minaccia operata contro l'amministrazione come sostenuto dal sindaco. Atto n. 4-06176 MALAN Al Ministro della salute Premesso che: uno studio pubblicato sul "Journal of Medical Virology", rivista tra le più prestigiose al mondo nel settore, condotto dai professori Sergio Pandolfi e Giovanni Ricevuti dell'università di Pavia, autori di numerose pubblicazioni mediche, conferma che il paracetamolo aumenterebbe il rischio di evoluzione negativa del COVID-19; in particolare, riferisce lo studio, intitolato "Paracetamolo nel trattamento domiciliare dei primi sintomi della Covid-19: un possibile nemico piuttosto che un amico per i pazienti anziani?", l'uso del paracetamolo per trattare a casa i sintomi lievi di COVID-19, soprattutto negli anziani con comorbilità, avrebbe notevolmente aumentato il rischio di ricovero per dispnea da polmonite interstiziale, aumentando il deprecato affollamento delle terapie intensive; lo studio stesso cita anche altre ricerche che sono arrivate ad analoghe conclusioni, tra cui una del maggio 2020 a firma del professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri", e Fredy Suter, già primario di malattie infettive all'ospedale "Papa Giovanni XXIII" di Bergamo; tale ricerca ha evidenziato che l'uso dei "FANS" avrebbe portato a una riduzione del 90 per cento dei giorni di ospedalizzazione rispetto all'uso del paracetamolo; in Italia si è riscontrato il più alto tasso di letalità (rapporto tra decessi e contagi) della malattia COVID-19 di tutta l'Europa occidentale; l'Italia è anche la nazione con la più alta letalità delle 12 con più contagi, con un tasso del 2,83 per cento contro l'1,84 per cento degli altri undici; con un tasso dell'1,84 per cento in Italia ci sarebbero stati 59.000 morti in meno, si chiede di sapere: per quale motivo sia stato ignorato lo studio di Remuzzi e Suter, per quanto riguarda la pericolosità del paracetamolo nel trattamento dei sintomi da COVID-19; quali urgenti misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere a seguito dell'ulteriore studio di Pandolfi e Ricevuti; quali ritenga siano le cause della alta letalità della malattia da COVID-19 in Italia. Atto n. 4-06177 SANTANGELO PRESUTTO NATURALE TRENTACOSTE FERRARA MARINELLO DONNO CASTALDI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 1, commi da 98 a 108, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016) ha istituito, a decorrere dal 1° gennaio 2016, un credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni del Mezzogiorno: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo. L'incentivo è stato ulteriormente prorogato dapprima al 31 dicembre 2020 con la legge di bilancio per il 2020 (articolo 1, comma 319, legge n. 160 del 2019) e successivamente al 31 dicembre 2022, con la legge di bilancio per il 2021 (articolo 1, comma 171, legge n. 178 del 2020); l'Agenzia delle entrate, con circolare illustrativa del 3 agosto 2016, n. 34/E, ha fornito ulteriori chiarimenti, precisando che per "struttura produttiva", in conformità con quanto affermato dalla propria prassi, deve intendersi ogni singola unità locale o stabilimento, ubicati nei territori richiamati dal citato comma 98, in cui il beneficiario esercita l'attività d'impresa; più nel dettaglio, può trattarsi di un autonomo ramo di azienda, inteso come un insieme coordinato di beni materiali, immateriali e risorse umane precisamente identificabili ed esclusivamente ad esso attribuibili, dotato di autonomia decisionale come centro di costo e di profitto, idoneo allo svolgimento di un'attività consistente nella produzione di un output specifico indirizzato al mercato, ovvero anche di un'autonoma diramazione territoriale dell'azienda, ovvero una mera linea di produzione o un reparto, pur dotato di autonomia organizzativa, purché costituisca di per sé un centro autonomo di imputazione di costi e non rappresenti parte integrante del processo produttivo dell'unità locale situata nello stesso territorio comunale ovvero nel medesimo perimetro aziendale; il comma 99 dell'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, individua la tipologia di investimenti per i quali è possibile usufruire dell'agevolazione, annoverando tra gli stessi quelli relativi all'acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengano impiantate nel territorio. Il comma 100 invece limita l'ambito soggettivo di applicazione della norma per i soggetti che operano nei settori dell'industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo; la ratio di quest'ultimo comma sembrerebbe rinvenibile nell'esigenza di impedire il finanziamento di investimenti diretti in tali settori esclusi e non anche quello di precludere ad un'impresa operante in detti settori esclusi di potere diversificare ed ampliare i propri investimenti anche in altri settori ammessi e di beneficiare del relativo credito d'imposta; considerato che sul tema, il Ministero dello sviluppo economico, più volte informalmente investito della questione, non ha fornito chiarimenti, rimandando all'interpretazione fornita dall'Agenzia delle entrate. Quest'ultima, tramite la Direzione regionale della Sicilia, tuttavia, adita per mezzo di due interpelli (n. 920-150/2021 e n. 920/518-2021) ha rimandato la questione sul suddetto dubbio interpretativo al Ministero, anche sull'assunto previsto dalla circolare dell'Agenzia delle entrate n. 31/E del 23 dicembre 2020, si chiede di sapere: se i soggetti operanti nei settori esclusi (trasporti, produzione energia) possano beneficiare del credito d'imposta di cui all'articolo 1, commi da 98 a 108, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, diversificando l'investimento su attività in settori ammessi dalla richiamata normativa (con codici ATECO riconosciuti); se dette imprese, operanti nei settori esclusi, che diversifichino ed amplino i propri investimenti anche in altri settori ammessi (con nuovi codici ATECO) possano compensare, nel rispetto della normativa vigente, il credito d'imposta derivante dalle nuove strutture produttive (ai sensi dell'articolo 1, commi 98-108, della legge 28 dicembre 2015, n. 208) in promiscuità, ossia anche con le imposte derivanti dalle citate attività escluse. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-02895 della senatrice Garavini, sui fondi agli enti gestori dei corsi di lingua italiana all'estero; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02893 della senatrice Fregolent ed altri, sul possibile legame tra protesi al seno macrotesturizzate e linfoma anaplastico a grandi cellule. Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 4-06151 del senatore Trentacoste.