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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 116 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 12,02). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Colleghi, poiché non è ancora pervenuto il parere della Commissione bilancio sugli emendamenti al decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con il question time ; alle ore 17, proseguirà la discussione del decreto-legge, come stabilito nella seduta di ieri. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Senatore Marcucci, in realtà ho già sospeso la seduta, ma, se vuole intervenire sull'ordine dei lavori, ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, la ringrazio per il suo atteggiamento magnanimo. Le cose stanno andando molto diversamente rispetto al calendario dei lavori: poco fa ero in Commissione bilancio, dov'è arrivato un nuovo emendamento e, quindi, occorre il tempo per subemendare; ma in realtà, la questione più rilevante è che il Presidente della Commissione bilancio ha comunicato che non c'è ancora traccia di alcuna relazione tecnica su tutti i recenti emendamenti del Governo e dei relatori, e dunque è assolutamente improbabile che la Commissione possa completare i lavori entro le ore 17. Signor Presidente, sono obbligato a chiederle di prendere in seria considerazione l'ipotesi di una convocazione della Conferenza dei Capigruppo da parte della Presidenza, perché l'organizzazione dei lavori, così come definita in quella precedente, mi sembra oggettivamente irrealizzabile. Chiedo quindi, con approccio costruttivo, di convocare una Conferenza dei Capigruppo per verificarne l'andamento. PRESIDENTE . La ringrazio, senatore Marcucci. La sua richiesta mi sembra assolutamente corretta, dunque non potrò fare altro che riferirla immediatamente al Presidente, senatrice Alberti Casellati. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, mi associo alla richiesta: non è possibile una simile gestione dei lavori, anche perché non è la prima volta che accade, anzi, direi che sarebbe un'eccezione se si procedesse normalmente, secondo il decoro che dovrebbe caratterizzare i lavori parlamentari. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . La ringrazio, senatore Malan. Fermo restando che riferirò al Presidente del Senato quanto avete appena esposto, vi informo che la seduta per la discussione del decreto-legge al nostro esame riprenderà alle ore 17, senza dimenticare che alle ore 15 si terrà in ogni caso il question time . Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 12,08, è ripresa alle ore 15,02) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dell'interno, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del turismo e il Ministro della difesa. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. La senatrice Unterberger ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00865 sulle disposizioni del Ministero dell'interno applicative del divieto di circolazione con veicoli immatricolati all'estero per i residenti in Italia, per tre minuti. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, onorevole Ministro, il decreto sicurezza ha introdotto una novella dell'articolo 93, comma 1- bis , del codice della strada, che, salvo limitate eccezioni, prevede il divieto di circolazione per i veicoli immatricolati all'estero e in disponibilità di soggetti che abbiano stabilito la propria residenza in Italia da più di sessanta giorni, con conseguenti pesanti sanzioni in caso di violazioni. La circolare n. 245 del 2019 del Ministero dell'interno, attuativa della suddetta norma, ha inspiegabilmente previsto per i cittadini europei che si possa tener conto anche della cosiddetta residenza normale. La definizione di «residenza normale», introdotta nel nostro ordinamento dall'articolo 118- bis del codice della strada, è mutuata in realtà dal diritto europeo e, in particolare, dall'articolo 12 della direttiva europea n. 126 del 2006 sul rilascio delle patenti di guida allo scopo di facilitarne l'acquisto. Si tratta di una norma, per così dire, speciale, che nulla ha a che fare con la residenza anagrafica. Ad oggi, a causa della circolare del Ministero dell'interno e di tale utilizzo della definizione di residenza normale, le autorità competenti sanzionano i lavoratori stranieri, i cosiddetti stagionali - quelli, ad esempio, del settore alberghiero con contratti di lavoro in Italia di durata superiore a sessanta giorni - che, non essendo residenti in Italia, non dovrebbero essere ricompresi nel divieto e, quindi, nemmeno sanzionati. Per forza di cose, il divieto interessa in particolare le Regioni situate nelle zone di confine, tra cui il Südtirol, dove il rischio di incorrere in sanzioni è più diffuso e gli effetti negativi connessi all'applicazione della norma in maniera distorta sono maggiormente avvertiti dai cittadini e dai lavoratori, specialmente transfrontalieri. In occasione di un incontro informale con i tecnici del suo Ministero, avevamo ricevuto rassicurazioni in merito a una modifica della suddetta circolare, ma ancora nulla è stato fatto. In aggiunta, signor Ministro, c'è da dire che la disciplina attualmente in vigore appare del tutto inadeguata, specie se applicata ad alcune situazioni che nulla hanno a che vedere con l'elusione fiscale. Mi riferisco all'addetto dell'albergo che parcheggia la macchina del cliente della struttura o al conducente della Croce Bianca che ha un accordo con l'assicurazione per il soccorso stradale e deve guidare la macchina della persona coinvolta in un incidente. Gli esempi sono tanti e ho richiamato solo alcune delle segnalazioni pervenute dal territorio. Le chiedo pertanto, signor Ministro, innanzitutto se intende predisporre un intervento correttivo della circolare n. 245 del 2019, che escluda l'inspiegabile utilizzo della definizione di residenza normale. In generale, chiedo poi se non ritenga opportuno un intervento legislativo ad hoc , affinché siano definitivamente esclusi dal divieto anche tutti i soggetti e le categorie al momento attuale ingiustamente coinvolti e sanzionati. PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, senatore Salvini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. SALVINI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'interno . Signor Presidente, onorevoli senatori, ringrazio anzitutto l'onorevole interrogante. È evidente che le modifiche apportate all'articolo 93 del codice della strada nello scorso dicembre, in occasione della conversione in legge del cosiddetto decreto sicurezza, non volevano punire gli autisti della Croce Bianca o i camerieri degli alberghi di confine - mi sembra evidente - ma avevano e hanno l'obiettivo di contrastare il fenomeno della cosiddetta esterovestizione, ossia la circolazione di autoveicoli con targa estera nel territorio nazionale, al solo fine di eludere gli obblighi assicurativi e fiscali, nonché di evitare l'applicazione delle sanzioni del codice della strada (ciò è accaduto in migliaia di casi). Il divieto cui ho fatto riferimento è temperato da alcune eccezioni esplicitamente previste. Si tratta quindi di disposizioni importanti che, come riferito dagli stessi operatori di polizia, stanno già facendo registrare risultati positivi che sono certo nel tempo andranno a consolidarsi. In ogni caso, visto che nessuna norma nasce perfetta e se dei problemi arrivano dal territorio e da quest'Assemblea è nostro dovere affrontarli, gli uffici del Ministero hanno già fornito indicazioni operative con circolare dello scorso gennaio, evidentemente non ancora sufficienti per limitare le controindicazioni di cui lei, onorevole senatrice interrogante, ha parlato. La segnalata problematica dell'applicazione del divieto non solo ai cittadini comunitari, ma anche ai cosiddetti residenti normali (ossia quelli dimoranti nel territorio nazionale per almeno centottantacinque giorni all'anno per interessi professionali o personali) potrà essere superata in via amministrativa, precisando l'esclusione dei cittadini comunitari residenti all'estero dal campo d'applicazione del divieto di circolazione e la facoltà per gli stessi di circolare sul territorio nazionale con targa estera per la durata massima di un anno. Quanto alla situazione dei lavoratori stagionali stranieri - cui lei, onorevole interrogante, ha fatto riferimento - che potrebbero incorrere nel divieto di circolazione in ragione della natura potenzialmente pluriennale dell'attività lavorativa, invece, stiamo già valutando diverse possibili soluzioni che, come ricordava, dovranno trovare ingresso nell'ordinamento con un provvedimento normativo. Una soluzione richiede quindi una circolare, mentre l'altra un provvedimento normativo. Posso infine assicurare che le criticità segnalate ed emerse nella fase di prima applicazione della normativa sono adeguatamente affrontate in modo da salvaguardare le poche, ma evidenti situazioni meritevoli di uno specifico trattamento derogatorio, fermo restando l'obiettivo di colpire le migliaia di condotte elusive degli obblighi di legge. In conclusione, senatrice Unterberger, la ringrazio e le assicuro che siamo assolutamente a disposizione per risolvere i residuali problemi segnalati, visto che adottiamo i decreti per semplificare la vita alle persone perbene e complicarla ai furbetti e alle persone permale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e delle senatrici Lupo e Piarulli) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Unterberger, per due minuti. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor ministro Salvini, come saprà politicamente non sono della sua linea, ma ritengo sia una persona dotata di grande buon senso per risolvere questioni pratiche. Immagini che da noi, in Alto Adige, sta per iniziare la stagione, ma abbiamo una carenza di lavoratori: sono state fermate e contravvenzionate molte persone che hanno la residenza all'estero e vengono da noi a lavorare per cinque, sette o otto mesi, poiché sono state sequestrate loro le autovetture, in tanti hanno già disdetto, dicendo di non voler più venire in questo Paese. È da tanto tempo che cerchiamo di intervenire anche impugnando le contravvenzioni, al punto che la giudice di pace ci ha dato ragione e le ha sospese; tuttavia, non possiamo consigliare a quelle povere persone di rivolgersi ad un avvocato per impugnare tali provvedimenti. La soluzione pertanto sarebbe soltanto cancellare dalla vostra circolare il richiamo alla residenza normale, che giuridicamente nulla ha a che fare con la residenza anagrafica. Signor Ministro, confidiamo in lei e nel suo buon senso: ci dia una mano per risolvere questa situazione. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e del senatore Marcucci) . PRESIDENTE . Il senatore De Bonis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00863 sull'istituzione della Commissione unica nazionale per i prezzi del grano con sede a Foggia, per tre minuti. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, al nostro Ministro per le politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo vogliamo chiedere qual è la situazione della Commissione unica nazionale introdotta nel nostro ordinamento dall'articolo 6- bis del decreto-legge n. 51 del 5 maggio 2015, disposizione che ha introdotto il principio di trasparenza nei meccanismi di formazione dei prezzi all'origine dell'agricoltura. La costituzione di una CUN a Foggia per il prezzo del grano duro è in discussione da molto tempo, sin dal luglio 2016, e fa parte addirittura del piano dell'ex ministro Maurizio Martina per il rilancio del grano italiano, prodotto d'eccellenza da cui ricaviamo pane e pasta. Lo stesso, tra l'altro, in un tavolo ministeriale al quale partecipai ebbe modo di affermare che dai dati Ismea sull'andamento dei prezzi per il grano duro non c'era alcuna correlazione tra il mercato internazionale e quello nazionale, lasciando così ipotizzare la presenza in Italia di fenomeni distorsivi dei prezzi e dunque della concorrenza. Da allora fino ad oggi al Ministero si sono susseguiti tanti tavoli, come ben sa, senza alcun esito. L'esigenza di stabilire la Commissione nel Capoluogo della Capitanata è data dal fatto che i prezzi del grano duro fino pastificabile sia all'ingrosso sia all'origine continuano a non essere remunerativi per i nostri produttori, sicché gli agricoltori della Daunia, del Belice e dell'associazione GranoSalus in queste settimane hanno protestato per il grano pagato solo 17 o 18 centesimi. Gli agricoltori denunciano ovviamente le politiche comunitarie che svantaggiano il grano siciliano, pugliese, lucano, molisano e abruzzese, costringendoli ad abbandonare i propri terreni, visto che i costi superano sempre più i guadagni. Pare dunque evidente l'opportunità di individuare a Foggia la sede di questa Commissione sul grano duro, senza alcun indugio verso le sperimentazioni, come pure è stato annunciato qualche giorno fa da alcuni esponenti del Governo. Tenuto conto che, nonostante la citata legge, il decreto attuativo approvato in sede di Conferenza Stato-Regioni e la risoluzione della precedente legislatura, questa commissione non è stata istituita, anche a causa di ostacoli frapposti da alcune organizzazioni, vi sono stati anche ricorsi presso i TAR e il Consiglio di Stato per annullare i listini della borsa merci di Foggia. Tale grave ritardo nell'attuazione della CUN sul grano duro a Foggia penalizza il processo di trasparenza e aggrava le condizioni delle imprese cerealicole dell'Italia e del Mezzogiorno in particolare, senza consentire ai consumatori di avere anche orientamenti circa la qualità tossicologica dei prodotti. Il mondo agricolo e quello dei consumatori aspettano quindi, sotto questo profilo, un chiaro segnale da parte del Ministro per indire rapidamente la Commissione e soprattutto affidare all'Antitrust un'indagine che argini i fenomeni distorsivi dei prezzi e della concorrenza e verifichi il rispetto delle regole nazionali ed europee in materia. PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del turismo, senatore Centinaio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CENTINAIO, ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo . Signor Presidente, il sistema cerealicolo italiano riveste una grande importanza all'interno dell'intero settore agricolo nazionale, sia per l'estensione delle coltivazioni e per la formazione di una parte rilevante del fatturato, sia per il forte valore identitario che esprime. Proprio a tal fine, il Ministero è impegnato nel sostegno alla filiera grano-pasta e nel consolidamento dei rapporti tra i trasformatori e gli agricoltori, per garantire massima tutela ai consumatori. Nel quadro delle azioni d'intervento rientra anche la disponibilità operativa del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo a varare la creazione della Commissione unica nazionale sul grano duro. Tale strumento, che si avvia in applicazione della legge n. 91 del 2015, prevede un accordo tra la parte acquirente e venditrice per la formazione di un prezzo di riferimento valido a livello nazionale, che superi il sistema attuale di quotazione delle borse merci. Al fine di progredire nelle procedure e a fronte di una richiesta di filiera, il Ministero ha già tenuto il 14 marzo 2018 un tavolo tecnico e in data 21 marzo 2018 ha inviato ai partecipanti un questionario per stabilire alcune caratteristiche fondamentali della costituenda CUN sul grano duro, tra le quali la scelta della sede. A tale tavolo tecnico sono state invitate le organizzazioni agricole e la rappresentanza della parte industriale di trasformazione, proprio per individuare congiuntamente un percorso utile di formazione della CUN, e alla riunione hanno partecipato anche i rappresentanti dell'associazione GranoSalus. Il Ministero ha ricevuto solo tre risposte al questionario, due delle quali contenenti la richiesta d'interrompere il percorso di formazione della CUN da parte delle rappresentanze della futura parte acquirente, nessuna risposta o indicazione invece, è stata inviata dall'associazione GranoSalus. Convinto dell'importanza dell'obiettivo di avere un prezzo indicativo più trasparente per chi produce fuori dai contratti di filiera, lo scorso dicembre, al tavolo della filiera grano pasta, ho ribadito la disponibilità alla creazione di una Commissione unica nazionale per il grano duro nell'ambito di una serie di azioni per il settore e in tale direzione sta continuando il lavoro di dialogo tecnico con le parti. In merito al recepimento di una griglia di valutazione tossicologica della qualità del grano, anche a tutela dei consumatori, richiesta dall'interrogante, giova ricordare che quello immesso sul mercato deve rispettare per legge tutte le caratteristiche di sicurezza e salubrità previste dalla normativa europea e nazionale in materia. Per quanto concerne le indagini antitrust, ricordo che esse spettano all'Autorità garante della concorrenza e del mercato che, in caso di pratiche sleali, provvede d'ufficio. Ribadisco comunque l'impegno del Ministero, per quanto di competenza, a evitare speculazioni, frodi e volatilità dei prezzi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Bonis, per due minuti. DE BONIS (Misto) . Signor Ministro, le cose non stanno esattamente in questi termini, perché è assurdo che l'agricoltura sia l'unico settore in cui a decidere i prezzi d'acquisto delle materie prime siano le controparti forti, ossia l'industria, la trasformazione e i commercianti. Ho depositato un disegno di legge per superare tale ostacolo, perché questa CUN non si farà mai, dal momento che alcune associazioni di categoria di parte industriale non vogliono un processo di trasparenza, che pure lo Stato italiano ha avviato, dopo anni di dure battaglie. È merito del MoVimento 5 Stelle aver introdotto, anche su nostra sollecitazione, questa norma, che stabilisce il principio di trasparenza. Se pertanto l'ostacolo è l'ostracismo da parte delle industrie, lo si può rimuovere anche accogliendo la proposta che ho presentato, che lei può trasformare in un decreto immediato: non è con i questionari, infatti, che riusciremo a convincere le industrie a ripartire equamente il valore aggiunto lungo la filiera. PRESIDENTE . La senatrice Biti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00869 sull'eventuale revisione del trattato commerciale CETA con il Canada in ambito agricolo, per tre minuti. BITI (PD) . Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare il Ministro per la sua presenza. Possiamo dire che quella di oggi è la terza puntata della nostra personale serie sul CETA ( Comprehensive economic and trade agreement ). In Commissione ho già avuto modo di chiederle cosa ne pensasse in qualità di Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali pro tempore della Repubblica italiana; ho avuto modo di provocarla nuovamente in Aula, quando abbiamo parlato di agricoltura. Questa è la terza puntata e, visto che anche i cittadini ci stanno guardando da casa, mi auguro che abbia finalmente l'opportunità di spiegare a tutti cosa intende fare sul CETA come Ministro delle politiche agricole. Ricordo infatti le sue dichiarazioni di un anno fa, quando chiese di aspettare per vedere i risultati del CETA, in quel momento in vigore provvisoriamente, e di avere i dati alla mano per capire se apportare revisioni (che sappiamo essere possibili). D'altra parte, sentiamo Ministri del suo stesso Governo dire cose diverse, schierandosi in maniera netta e chiara contro quest'accordo di libero scambio col Canada. Come le ho già detto più volte e come ribadisco ora, però, il Ministro è lei ed è lei che sceglie la politica dei settori agricolo e agroalimentare. Le chiediamo allora, signor Ministro, cosa pensa davvero su questo fondamentale strumento di accordi bilaterali con un'importante Paese qual è il Canada. È una risposta politica quella che vogliamo, perché è una scelta che il Governo deve fare. Vogliamo sapere allora se siete d'accordo o meno con la ratifica, che ancora non è avvenuta, anche se il Trattato è in vigore e in funzione e dati descritti e riportati sono importanti per il settore dell'agricoltura e soprattutto per quello agroalimentare. Vorremmo quindi sapere qual è la vostra opinione rispetto alla ratifica, con quali previsioni e in che tempi volete farla o meno e anche in che modo, cioè se pensate a una revisione. Noi non abbiamo bisogno che lei ci elenchi dei dati, perché quelli li troviamo anche da soli, ma che ci dica cosa vuole fare questo Governo. Anche se ai doppi binari siamo abituati su tutto, noi che ci interessiamo soprattutto di agricoltura con i colleghi della Commissione vorremmo sapere finalmente qual è la posizione univoca del Governo, che lei rappresenta come Ministro pro tempore delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, e conoscere la sua posizione sul CETA. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del turismo, senatore Centinaio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CENTINAIO, ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo . Signor Presidente, io avevo una risposta che mi era stata preparata dagli uffici competenti, che ringrazio visto che era una risposta tecnica; in questo momento però le do una risposta politica, perché considero doveroso farlo visto che da troppo tempo stiamo parlando del CETA. Come ben sapete, in questo momento il CETA è in vigore, di conseguenza le nostre aziende possono beneficiarne totalmente senza problemi; chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Come abbiamo detto in più occasioni, l'obiettivo che ci siamo dati era quello di valutare, insieme alle associazioni di categoria, alle aziende e al mondo agricolo il prosieguo di questo accordo. Nelle scorse settimane abbiamo iniziato a incontrare alcune delle associazioni di categoria, quindi abbiamo cominciato a vedere insieme a loro come sta andando il CETA. Sappiamo benissimo che adesso ci sarà una revisione di medio termine e di conseguenza ci sarà anche la possibilità di interloquire con il Canada per vedere cosa si può modificare. In questo momento stiamo vedendo - personalmente è vero che i dati sono molti positivi - che chi può esportare in Canada ha la possibilità di fare volumi e quindi business ; pertanto in questo senso lo consideriamo positivamente. Gli aspetti negativi li abbiamo già chiariti in più di un'occasione; mi riferisco cioè al fatto che non tutti possono esportare, perché questo accordo è previsto solamente per un numero limitato di prodotti italiani. L'altro dei due aspetti che vogliamo riconsiderare nella revisione di medio termine perché non lo riteniamo positivo è il fatto che l' italian sounding in Canada sia ancora permesso. Queste sono le due motivazioni per cui in questo momento esprimerei ancora parere negativo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Taricco, per due minuti. TARICCO (PD) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per la schiettezza della risposta: quantomeno adesso abbiamo una risposta fresca da cui partire nei ragionamenti. Mi permetto solo di fare una considerazione. Come lei ben sa, nei mesi scorsi è stata aggiunta all'elenco delle denominazioni protette anche quella del prosciutto di Carpegna, certificando in modo plastico che quanto molti avevano detto, cioè che questa tutela riguardava solo un numero ristretto di denominazioni d'origine, in realtà non è suffragato perché gli accordi dicono cose diverse. A mio avviso abbiamo urgentemente bisogno del chiarimento cui lei faceva riferimento, perché ritengo che il tema non riguardi tanto e soltanto come gestire il prosieguo del percorso sul CETA, ma, alla luce di questo discorso, capire quale strategia usare a livello internazionale per tutelare le nostre denominazioni d'origine. Il tema principale è che in questo caso avremo tutele limitate, ed è vero, ma c'è da chiedersi quale altra strada ci sia per tutelare le denominazioni d'origine. Quindi, da questo punto di vista, credo che il chiarimento cui lei faceva riferimento sia sicuramente fondamentale per il CETA, ma credo anche per tutto il settore italiano votato all' export , che (proprio ieri abbiamo vissuto un momento di approfondimento su questo tema) ha nelle denominazioni di origine un patrimonio straordinario sia in termini economici, che in termini di ricaduta d'immagine sull'Italia. (Applausi dal Gruppo PD) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti della facoltà di Scienze politiche dell'Università «LUISS» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . Il senatore Bergesio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00866 sulla tutela della dieta mediterranea rispetto al programma proposto dalla commissione internazionale Eat-Lancet, per tre minuti. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, portiamo alla sua attenzione e a quella dei colleghi di quest'Assemblea un problema che si sta riproponendo dopo poco più di cinque mesi dall'approvazione, da parte di entrambi i rami del Parlamento, di una mozione con la quale chiedevamo al Governo di difendere il settore agroalimentare italiano nelle opportune sedi internazionali, in particolare nell'ambito dell'ONU e delle sue principali agenzie. Grazie al suo intervento e a quello delle nostre diplomazie, l'ONU è tornata sui suoi passi e ha dovuto ammettere che i nostri prodotti agroalimentari e le nostre eccellenze del made in Italy non sono così dannosi per la salute come dicevano. Oggi ci troviamo a dover discutere nuovamente di questo tema. Il 19 gennaio scorso è stata presentata ad Oslo la commissione Eat-Lancet su alimentazione, pianeta e salute, che si propone di trasformare il sistema globale della nutrizione. Tale commissione dispone di risorse economiche straordinarie, è collegata a una fondazione che gestisce oltre 30 miliardi di dollari e intende proporre stili alimentari lontani dal nostro modello della dieta mediterranea, stili basati solo su studi epidemiologici, senza avere alla base nessun fondamento clinico che ne certifichi l'efficacia e la salubrità. Questo modello risulta avere delle gravi carenze. I passaggi attraverso cui tale commissione vorrebbe realizzare i propri piani sono gravemente lesivi della libertà di scelta del consumatore, al punto da prevedere prima una guida delle scelte attraverso incentivi, poi una guida attraverso disincentivi (che vorrebbe dire tassare alcuni cibi), poi la restrizione tramite l'esclusione di alcuni prodotti dal mercato e infine addirittura l'eliminazione della scelta, sulla base del fatto che sarebbe lo Stato a indicare al consumatore quali sono i cibi salutari. Viene naturale pensare che dietro questo ennesimo attacco al made in Italy ci siano ben altri interessi e che sotto la copertura della salute umana si voglia invece colpire l'agricoltura e la filiera agroalimentare. Le chiediamo pertanto se e come intenda nuovamente intervenire per tutelare ancora una volta la filiera agroalimentare italiana nei confronti di un modello contrario alle abitudini e alle tradizioni alimentari. Sarebbe opportuno farlo anche attraverso campagne di informazione mirate, che consentano ai cittadini consumatori di valutare in modo obiettivo l'iniziativa di questa commissione, la cui propaganda purtroppo ha già attecchito presso diversi media all'estero e, alcuni, anche in Italia, al fine di evitare che i consumatori possano mettere in atto comportamenti alimentari nocivi per la loro salute. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del turismo, senatore Centinaio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CENTINAIO, ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo . Signor Presidente, onorevoli senatori, il Ministero ha sempre lavorato rispondendo nell'ottica della mozione che era stata approvata all'unanimità da entrambi i rami del Parlamento. Proprio per questo motivo di recente, al fine di rappresentare la posizione italiana nell'ultima sessione del comitato etichettatura alimentare del Codex Alimentarius, organismo della FAO, che si è tenuto a Ottawa dal 13 al 17 maggio scorso, insieme con i Ministeri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della salute e dello sviluppo economico abbiamo elaborato una posizione che ha modificato la posizione originaria che la Commissione avrebbe presentato a nome di tutti gli Stati membri, ancora una volta contro l'agroalimentare italiano. L'azione della delegazione italiana è stata finalizzata a contrastare l'eventuale approvazione di nuove linee guida sull'etichettatura nutrizionale fronte pacco, che legittimano sistemi di etichettatura basati sulla classificazione cibi sani/cibi non sani, sistemi di etichettatura FOP a colori (il famoso semaforo), sistemi che attribuiscono un giudizio sintetico sulle qualità complessive dell'alimento (Nutri-score) e sistemi basati su indicatori di nocività. Per quanto riguarda nello specifico l'iniziativa Eat, una startup no profit dedicata alla trasformazione del sistema alimentare mondiale, quest'ultima è ormai nota per il rapporto della commissione Eat-Lancet «Diete salutari da sistema alimentare sostenibile», in cui viene affermata la necessità di modificare le abitudini alimentari mondiali verso regimi alimentari più dietetici, da un punto di vista non solo della salute pubblica ma, anche e soprattutto, di lotta al cambiamento climatico. Questo modello pone attenzione su un incremento a livello mondiale della produzione e del consumo dei cibi ritenuti salubri (frutta, verdura, cereali integrali, legumi e frutta secca) e una drastica riduzione, o totale eliminazione, del consumo dei cibi ritenuti dannosi (in particolare di carne rossa, ma anche di carne bianca, latticini, zuccheri e cereali raffinati). Sono previste diverse gradazioni di intervento pubblico per «cambiare il sistema alimentare globale», comprensive di misure più morbide e misure più drastiche, quali l'adozione di incentivi per alcune categorie di prodotti alimentari identificati come sani, e di disincentivi per le altre categorie merceologiche, fino alla totale eliminazione della libertà di scelta da parte del consumatore. Il rapporto della Commissione afferma che l'industria alimentare dovrebbe addirittura ritirare dal commercio i prodotti inappropriati e diversificare il proprio business . Il rapporto succitato ha suscitato forte preoccupazione, non solo da parte del Governo italiano, ma anche a livello imprenditoriale presso le organizzazioni agricole di categoria e di produttori agroalimentari. Le principali perplessità si incentrano sulla non adeguata fondatezza scientifica del rapporto e soprattutto sul carattere prescrittivo delle sue conclusioni e raccomandazioni. Infatti, in linea con i più consolidati orientamenti scientifici, il Ministero della salute e il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo hanno sempre ritenuto invece fondamentale la totalità della dieta e non il singolo alimento, evitando di classificare gli alimenti in buoni e cattivi, poiché tali alimenti devono essere commisurati alle esigenze del singolo individuo e non giudicati nell'ambito di una semplice valutazione standardizzata. L'Italia ha promosso, promuove e sempre promuoverà la dieta mediterranea, riconosciuta il 16 novembre del 2010 patrimonio culturale immateriale dell'umanità dall'UNESCO (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, per i suoi positivi effetti sulla salute e incoraggia i produttori a mantenere la qualità eccellente dei prodotti tradizionali italiani. La posizione concettuale espressa nel rapporto della Commissione Eat-Lancet potrebbe produrre effetti discriminatori soprattutto nei confronti di quei prodotti italiani riconosciuti a livello europeo come patrimonio nazionale (DOP e IGP), che sono obbligati per legge a mantenere determinati tenori di nutrienti, previsti dai disciplinari di produzione a tutela delle tradizioni e dei consumatori. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Nel mese di settembre 2019 a Parigi è prevista un'ulteriore iniziativa dei promotori della campagna Eat-Lancet nell'ambito di un think tank cui sono stati invitati diversi rappresentanti della Commissione europea. Non si mancherà in tale sede di intervenire per controbattere rispetto a questi tentativi di influire sui Governi e sulle competenti autorità regolatorie in varie parti del mondo per imporre una visione non suffragata da convincenti evidenze scientifiche e senz'altro controproducente per il mondo agricolo e i produttori di alimenti sani e di qualità come quelli italiani. Quanto sopra non esaurisce l'azione di tutela delle eccellenze agroalimentari nazionali, perché intendiamo mantenere alta l'attenzione in tutti i fori internazionali, FAO compresa, in cui vengono definite le politiche della salute con potenziale impatto sulla produzione e commercializzazione dei prodotti alimentari, con l'intento di imprimere incisività e determinazione al ruolo dell'Italia, salvaguardando il made in Italy . (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Bergesio, per due minuti. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, crediamo che, con tutti i problemi che l'agricoltura italiana ha oggi, ritrovarsi ancora una volta a dover discutere di questo argomento e a dover difendere ancora una volta il nostro made in Italy sinceramente sia svilente, non solo per quest'Assemblea, non solo per i consumatori, ma soprattutto per i nostri agricoltori e per i nostri produttori, che si trovano già a combattere contro i continui cambiamenti climatici e contro la concorrenza sleale, in primis dei Paesi europei e poi dei Paesi extraeuropei. Colgo l'occasione anche per ricordare - e la ringraziamo - che le risorse messe a disposizione dell'agricoltura e del comparto agroalimentare da parte di questo Governo negli ultimi sei mesi ammontano ad oltre 1 miliardo di euro. Questo al fine di favorire le produzioni italiane, che sono di assoluta qualità. È notizia recente che, con oltre 55.000 aziende agricole guidate da under 35, l'Italia è al vertice a livello europeo. Il ritorno alla terra è indubbiamente favorito da tutto questo. I problemi, naturalmente, non mancano, ma l'attenzione che lei porrà a tale argomento è fondamentale per le nostre produzioni, per la redditività dei nostri agricoltori e soprattutto per il consumatore finale. Prima i prodotti italiani, sempre. Grazie, signor Ministro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE . La senatrice Rauti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00867 sul tema scelto per la sfilata militare del 2 giugno 2019, per tre minuti. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, l'inclusione è il tema scelto quest'anno per la tradizionale parata militare ai Fori imperiali del 2 giugno. Un evento che di per sé è inclusivo, proprio perché si svolge in occasione della Festa della Repubblica, ricorrenza che unisce tutti gli italiani. Ma tra i compiti delle Forze armate ricordiamo: la difesa dello Stato, la sicurezza e la sovranità nazionale, la protezione dei confini della Patria, la costruzione e il mantenimento della pace nelle missioni internazionali, interventi in caso di calamità naturale, difesa collettiva in operazioni in ambienti complessi. Insomma, le Forze armate non sono organizzazioni non governative né associazioni di volontariato, e non è loro compito istituzionale combattere l'emarginazione sociale, né scambiare fucili con borse di studio per la pace, come ha chiesto e proposto il presidente Conte. La parata del 2 giugno è, o dovrebbe essere, occasione per celebrare ed onorare l'impegno dei militari e rafforzare il senso dell'appartenenza nazionale. È proprio questa specificità delle Forze armate che andrebbe onorata e rispettata in occasione della ricorrenza del 2 giugno, ricordando sempre, ogni giorno, che i militari sono servitori dello Stato e ambasciatori dell'Italia nelle missioni all'estero. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az) . L'aver dedicato la parata del 2 giugno al tema dell'inclusione ci sembra, signor Ministro, un'ipocrisia ideologica, un'alterazione politica e anche un mancato riconoscimento della vocazione principale delle Forze armate. Pur condividendo l'ottica che la strategia dual use non potrebbe essere diversa, riteniamo che la scelta finisca per privilegiare l'impegno civile con una deminutio dei valori militari che sono proprio quelli che una parata delle Forze armate dovrebbe celebrare. Insomma, signor Ministro, più che una parata sarà una sfilata, più dai colori arcobaleno che dai colori del Tricolore. Buona festa buonista, signor Ministro. Peace and love ! PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Trenta, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TRENTA, ministro della difesa . Peace and love a lei, senatrice! (Il Ministro rivolge il gesto cosiddetto di peace and love all'indirizzo della senatrice Rauti. Applausi dal Gruppo M5S. Proteste dal Gruppo FdI). PRESIDENTE . Signor Ministro, non capisco questo gesticolare. Si rivolga all'Assemblea e si rivolga a me. (Applausi dal Gruppo FdI) . VOCE DAL GRUPPO FDI. Un Ministro che fa i gesti all'Assemblea! PRESIDENTE. Il Ministro della difesa... (Proteste dal Gruppo FdI). TRENTA , ministro della difesa . Non ho fatto il gesto delle corna, ma quello di peace and love. PRESIDENTE. Ho appena detto che non trovo comprensibile questo tipo di gesticolazione, non idoneo a quest'Aula. L'ho appena detto. (Applausi dal Gruppo FdI) . TAVERNA (M5S) . Lo dica a loro! PRESIDENTE. Signor Ministro, per cortesia, risponda all'interrogazione illustrata. TRENTA, ministro della difesa . Signor Presidente, la risposta all'interrogazione oggi in discussione mi consente di chiarire con esattezza una questione oggetto di particolare interesse ed evidenza mediatica, nell'auspicio che tale intervento possa dissipare tutti i dubbi e non dia spazio a strumentalizzazioni e interpretazioni di parte. La festa della Repubblica è la festa di tutti i cittadini e di tutti i militari che rappresentano la Repubblica e i valori di unità che essa sottende. Per tale motivo, come parte essenziale della Repubblica, i militari rappresentano l'incarnazione stessa dei principi e dei valori costitutivi dello Stato. Il concetto di inclusione è interno alla difesa. Inclusione vuol dire considerare come parte integrante della compagine difesa tutti i militari che hanno rischiato la vita per il servizio e che, ad esempio, si sono ammalati a seguito del loro impiego nei teatri operativi. Questi militari per tanto tempo non hanno trovato un riconoscimento formale e solo ora, finalmente, si sta facendo chiarezza sulla genesi delle patologie collegate all'esposizione ad agenti nocivi, con il preciso intento di ridurre al minimo, se non addirittura eliminare, ogni fattore di rischio per la salute dei militari impiegati. L'occasione di questa ricorrenza così speciale per la storia della Repubblica mi ha imposto di tenere tutti nella loro debita considerazione, affinché nessuno, nella difesa, debba rimanere indietro. Per tale motivo, nel corso della sfilata avremo con noi rappresentanti delle vittime del dovere e delle famiglie di coloro che sono caduti per il bene della Patria. (Applausi dal Gruppo M5S) . Inclusione vuol dire che, per la prima volta, parteciperanno i civili della Difesa e per la prima volta la riserva selezionata. La diversità delle scelte e delle abilità è un patrimonio comune e rispettare l'autodeterminazione delle persone è necessario perché un Paese si mantenga vivo e competitivo, anche nella considerazione solidale per chi ha maggiormente pagato per il proprio impegno. Tali considerazioni e argomentazioni mi consentono di affermare che la dedica della parata della festa della Repubblica al tema dell'inclusione non possa costituire una sorta di deminutio dei valori militari o un mancato riconoscimento della vocazione principale delle Forze armate. Anzi, è un ringraziamento dovuto a tutti coloro che hanno dato la vita e sacrificato parte importante di essa per servire la patria. È la festa degli eroi del Paese, anche di quelli che, ammalatisi per il servizio, sono transitati al ruolo civile. In tale ottica, il tema che ha ispirato l'organizzazione dei festeggiamenti per il 2 giugno mi pare del tutto coerente con la vocazione delle Forze armate ed in perfetta armonia con il dettato costituzionale. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore La Russa, per due minuti. LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, io ho sempre apprezzato i Ministri della difesa degli ultimi Governi, a partire dalla senatrice Pinotti. Questa volta, però, proprio non siamo soddisfatti, perché la toppa che il ministro Trenta ha cercato di mettere al buco ci sembra colorata e la rende ancora più visibile. Io ho capito, signor Ministro, che lei si è vergognata di aver fatto capire che questa storia dell'inclusione fosse un attacco a chi ha altre visioni, per esempio sul tema dell'immigrazione, che fosse un attacco al suo presunto alleato Salvini. Adesso ha cercato di aggiustare tale storia, ma non è andata come dice lei. Angelo Tofalo, il suo Sottosegretario, del MoVimento 5 Stelle (che ha applaudito senza leggere i comunicati), un'ora fa ha detto che ha cercato per un anno di stare accanto al ministro Trenta e di spiegarle che il nemico non è Salvini o chissà chi altro ma che, purtroppo, il Ministro ha deciso di fare valutazioni diverse. Non lo dico io, lo dice il suo Sottosegretario. E stia tranquilla: Gianfranco Paglia e Luca Barisonzi, medaglie d'oro ferite in Afghanistan e in altre missioni, non hanno bisogno della sua inclusione, perché sono già nel cuore delle Forze armate e di tutti gli italiani, senza bisogno che lei dedichi loro il 2 giugno. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az) . Vede, quando al Presidente del Consiglio, che ha detto che vendeva sette fucili per creare una borsa di studio, hanno chiesto cosa avrebbero fatto i sette militari senza fucile, egli ha risposto che li avrebbe messi nelle retrovie a parlare di pace. E lei non ha detto una parola; quasi che non siano tutti i militari, con il loro impegno, a difendere ogni giorno in armi la pace! Non sono certo amanti della guerra, i militari! (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az) . Caro ministro Trenta, noi, più che la bandiera arcobaleno, amiamo il Tricolore. Amiamo il Tricolore. (I senatori del Gruppo FdI espongono il Tricolore. Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Bonfrisco) . PRESIDENTE. No, mi stupisce... LA RUSSA (FdI) . E siccome, come insegna il proverbio, dopo il trenta verrà il trentuno, speriamo che lei passi presto. PRESIDENTE . Sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 15,46, è ripresa alle ore 15,48) . La seduta è ripresa. CAUSIN (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, a nome del gruppo di Forza Italia, desidero interrogarla sull'annosa e controversa questione che riguarda la dotazione d'arma relativa al programma di rinnovamento della nostra flotta aerea attraverso l'introduzione di caccia di nuova generazione, denominati F-35. Il Gruppo Forza Italia, come lei sicuramente sa, non ha mai nutrito alcun dubbio rispetto all'importanza strategica e industriale della partecipazione dell'Italia al programma degli F-35. Da parte del Governo però questa chiarezza non c'è, non c'è stata e non ci pare all'orizzonte. Sul tema degli F-35 infatti, come su molte altre questioni, si sta verificando una dinamica insolita: anche quando siete in due riuscite ad esprimere tre posizioni. Salvini ha infatti affermato che il programma relativo agli F-35 è irrinunciabile; Di Maio il 31 gennaio 2019 ha detto che assolutamente no, non si possono buttare via i soldi con gli F-35. Lei è stata più cauta, affermando che sta studiando e valutando (ed è da un anno che sta studiando). Dal momento che riteniamo che il programma sia utile e indispensabile sul piano industriale, sul piano dello sviluppo tecnologico, dell'occupazione e del miglioramento delle capacità di difesa dello spazio aereo italiano, le chiediamo tre cose: la posizione ufficiale del Governo rispetto al programma, ammesso che essa ci sia; le valutazioni alle quali ella è giunta in un anno di contemplazione e di riflessione; se ritiene, in coerenza con i pareri tecnici che arrivano dall'Aeronautica militare e dal Ministero della difesa, che il programma di sviluppo e di produzione di caccia strategici di nuova generazione, denominati F-35, possa rappresentare, come dicono tutti, un'eccellenza sul piano militare e possa essere altresì un'opportunità per lo sviluppo tecnologico ed economico dell'industria italiana della difesa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Trenta, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TRENTA, ministro della difesa . Signor Presidente, il programma Joint Strike Fighter, avviato circa vent'anni fa e proseguito dagli Esecutivi che si sono avvicendati fino a oggi, è estremamente complesso sia per le ragioni tecniche legate alle caratteristiche di assoluta innovazione tecnologica del velivolo sia perché presenta una peculiare struttura contrattuale del sistema di partenariato internazionale attraverso cui si sta procedendo. La scelta di partecipare al programma sin dalle sue fasi iniziali va letta nella duplice ottica di soddisfare le esigenze prioritarie di difesa nazionale e alleata attraverso un sistema d'arma dotato di elevata tecnologia in grado di svolgere funzioni multiruolo avanzate, che consenta alle Forze armate di mantenere un adeguato margine di superiorità tecnologica rispetto alle possibili minacce, nonché di assicurare all'industria nazionale l'accesso a tecnologie innovative e all'avanguardia con i correlati e adeguati ritorni industriali e la relativa crescita occupazionale. Va anche detto, tuttavia, che l'impegno finanziario per il programma F-35, così come era stato originariamente concepito, è di assoluta rilevanza nel quadro del budget per la difesa e per le finanze pubbliche, e pertanto deve essere attentamente analizzato in un'ottica di valutazione complessiva del rapporto costi-benefici. Pertanto, sin dal mio insediamento ho chiesto agli uffici tecnici competenti una valutazione approfondita del programma che tenga conto delle esigenze e delle capacità delle nostre Forze armate e dell'indotto occupazionale connesso, delle importanti ricadute imprenditoriali e di ulteriori variabili utili allo scopo di determinare una riflessione esaustiva sul dossier . Al momento, il Dicastero è autorizzato a procedere al completamento della prima fase del progetto, che vedrà la realizzazione e la consegna di 28 velivoli entro il 2022 (i velivoli sinora consegnati sono 13), i cui contratti sono stati completamente finanziati come da richieste del Joint Program Office. Le diverse articolazioni del Ministero della difesa coinvolte stanno, come dicevo, esaminando le conseguenze - sul piano delle capacità e su quello industriale e occupazionale - dei possibili scenari derivanti dalla eventuale rimodulazione del profilo di acquisizione dei velivoli, ovvero del livello di partecipazione al programma. Ritengo sia assolutamente chiaro e condivisibile il fatto che qualsiasi valutazione politica che preceda un'approfondita valutazione tecnica rischi di apparire superficiale, approssimativa e incauta. Nel concludere, sento il dovere di puntualizzare che le decisioni sul futuro del programma non possono comunque - alla luce delle implicazioni di carattere strategico internazionale, industriali e occupazionali - essere demandate al solo Ministero della difesa. Reputo infatti necessaria al riguardo una valutazione corale che consenta all'Esecutivo di sostenere con coerenza una posizione rappresentativa di un impegno che nei fatti è di lungo termine. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Causin, per due minuti. CAUSIN (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, vorrei premettere che mi sembra incredibile che si debba aprire una valutazione su questioni già valutate e in corso; ma questa è solo una parentesi. Ringrazio il signor Ministro per la risposta che, tuttavia, considero non esaustiva e non soddisfacente. Le ricordo, signor Ministro, che la Difesa non è un comparto secondario dello Stato, ma un bene comune dello Stato e dei cittadini e, come tale, non solo va preservato, ma deve essere anche oggetto di corretti e giusti investimenti. Penso che sia sulla base di queste valutazioni che, illo tempore , si decise di attuare il programma degli F-35. Sappiamo che la distanza che l'Italia sconta sul piano degli investimenti e degli obiettivi fissati è ampia: spendiamo l'1,25 per cento contro il 2 per cento che spendono in media i Paesi NATO. Anche le riduzioni che lei ha posto sul bilancio pluriennale della Difesa, di 600 milioni di euro, vanno sicuramente nella direzione di penalizzare ulteriormente questo programma e ci portano perciò a temere che lei voglia, forse, far fare al programma F-35 la fine che ha fatto fare al programma dei droni della Piaggio Aerospace, un programma già in corso che è stato stoppato. Per carità, sono scelte ma non le condividiamo assolutamente. Riteniamo al contrario - e lo voglio ribadire - che il programma F-35 a regime consentirà di assumere, di aumentare e migliorare le nostre capacità di difesa; consentirà all'Italia di progredire dal punto di vista tecnologico e sarà anche una grande risposta sul piano dell'evoluzione scientifica e dell'occupazione. Per tale ragione, a nome del Gruppo, esprimo insoddisfazione per la sua risposta, con l'auspicio che lei possa dedicare del tempo a tale questione e giungere finalmente alle ulteriori valutazioni necessarie per dare una risposta definitiva su questo programma, anche perché siamo diventati lo zimbello d'Europa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . La senatrice Maiorino ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00868 sulla tutela dei militari colpiti da patologie contratte nel corso delle missioni nei Balcani, per tre minuti. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, gentile Ministro, nel 2001 scoppia il caso «Sindrome dei Balcani», con l'emergere dei primi episodi di militari italiani ammalatisi o deceduti al rientro dalle missioni in Bosnia Erzegovina e Kosovo, due Paesi dove la NATO, nel 1995 e nel 1999, aveva fatto uso di proiettili all'uranio impoverito. Secondo i dati dell'Osservatorio militare ad oggi si contano nel nostro Paese almeno 4.000 reduci colpiti da patologie asbesto-correlate e 359 decessi. Viene altresì confermato dalla ricerca scientifica che questi proiettili sono pericolosi, sia per la radioattività emanata, sia per le nano-polveri tossiche che rilasciano nell'ambiente. Continuano, inoltre, a verificarsi toccanti vicende umane legate a patologie contratte a causa di agenti patogeni, alle quali occorre dare costante attenzione e assicurare una doverosa ricerca della verità. Inoltre, nei giorni scorsi è apparsa, su alcuni organi di stampa, la notizia di un militare che si è tolto la vita, perché colpito da una patologia connessa all'esposizione all'uranio impoverito nel corso di alcune missioni all'estero; era stato costretto ad affrontare un lungo quanto penoso contenzioso con il Ministero della difesa. Infine, il Ministro ha avuto il coraggio di rompere il muro di silenzio sulle responsabilità della Difesa, annunciando la creazione di un tavolo tecnico e provvedimenti legislativi proprio a tutela dei nostri militari. Tutto ciò premesso, si chiede dunque di sapere quali siano tali provvedimenti concreti che il Ministro intende intraprendere per affrontare una problematica che tanta sofferenza ha provocato e continua a provocare nel personale militare, che ha messo a rischio la propria incolumità fisica per servire lo Stato e che lo Stato ha il dovere di tutelare. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Rufa) . PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Trenta, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TRENTA, ministro della difesa . Signor Presidente, ringrazio la senatrice per questa domanda, che mi consente di illustrare la posizione della Difesa e la mia personale su un tema quanto mai delicato per la vita di ciascuno di noi: la tutela della salute. È un tema che assume ancor più rilievo per tutti quei lavoratori maggiormente esposti a rischi professionali e, tra questi, i militari. Individuare le cause delle patologie che abbiano colpito o possano colpire i militari è per noi una priorità assoluta e, nella stessa misura, ci sta a cuore manifestare ogni possibile forma di solidarietà a chi si è ammalato, dando finalmente una risposta a chi l'aspetta ormai da troppo tempo. Fin dal mio insediamento ho ritenuto preminente tutelare i militari colpiti da patologie in relazione all'esposizione ad agenti nocivi e rompere quel silenzio assordante che era stato denunciato dalla Commissione d'inchiesta presieduta dall'onorevole Scanu. Per questi motivi, le conclusioni cui è pervenuta quella Commissione sono state considerate il punto da cui è partita l'attività del tavolo tecnico, per approfondire le criticità emerse in relazione all'esposizione a particolari fattori di rischio ambientale in ambito Difesa. Nei giorni scorsi il tavolo ha concluso la propria attività con la proposizione di una relazione finale e di un possibile testo normativo, che solo dopo aver ricevuto il parere di concordanza dei Dicasteri interessati inizierà il suo iter di approvazione. Le soluzioni individuate per rispondere alle richieste di coloro che si sono ammalati durante il servizio a causa dell'esposizione a sostanze nocive, incluso l'uranio, agiranno su diversi fronti. In primo luogo, si propone di invertire l'onere della prova, sollevando così il personale dal dover dimostrare di aver contratto la patologia per effetto dell'esposizione a sostanze nocive durante il servizio. Sarà ora l'Amministrazione a dover dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la malattia derivi da altre cause, diverse da quelle di esposizione a fattori di rischio. Si propone inoltre l'adozione di procedure in grado di oggettivizzare il più possibile il procedimento presso le commissioni mediche territoriali o centrali, al fine di evitare il più possibile qualsivoglia disparità di trattamento tra casi similari. Si ritiene anche necessario intervenire su alcune criticità riconducibili a una pesante stratificazione normativa determinatasi negli anni, disegnando nuove modalità operative per snellire le procedure e ridurre i tempi di attesa per il personale interessato. La recente notizia riportata dai giornali sul ritrovamento di uranio nel midollo di un militare conferma - se mai ce ne fosse bisogno - che dobbiamo rispondere velocemente al dramma dei tanti militari e delle loro famiglie e rendere sempre più saldo il rapporto di fiducia tra l'Amministrazione e il suo personale. Peraltro, con immensa soddisfazione ho appreso che di recente il Consiglio di Stato ha individuato la natura giuridica, i presupposti e l'ambito applicativo delle disposizioni del codice dell'ordinamento militare (COM) e del testo unico regolamentare dell'ordinamento militare (TUOM) che tutelano il personale civile e militare ammalatosi di alcune gravi patologie tumorali in quanto esposto a particolari fattori di rischio. Quindi, per chiarire con la citata sentenza - come anche io ho sempre sostenuto - le commissioni sanitarie competenti a riconoscere dal punto di vista medico-legale la sussistenza dei requisiti per la speciale indennità oggi dovranno dimostrare in concreto quali siano le cause delle patologie che hanno colpito il personale diverse da quelle automaticamente riconducibili alle situazioni di pericolo contemplate dal COM e dal TUOM. Nella medesima direzione si muove il progetto di disegno di legge in corso di elaborazione da parte del tavolo tecnico citato. Il disegno di legge non potrà che recepire favorevolmente anche questo arresto giurisprudenziale e rendere finalmente fruibile, oggettivo ed equo il riconoscimento della speciale indennità per tutti coloro che durante il servizio siano stati esposti - ad esempio - a fattori di rischio derivanti da partecipazione a missioni operative, a stress da particolari condizioni ambientali e operative e naturalmente anche ad ambienti lavorativi inquinati dal cosiddetto uranio impoverito. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Maiorino, per due minuti. MAIORINO (M5S) . Signor Ministro, la ringrazio per la risposta e soprattutto per le iniziative già intraprese e che sta intraprendendo, che dimostrano quell'attenzione che purtroppo è finora tristemente mancata. Si tratta di passi importanti che vanno incontro alle esigenze del nostro personale militare, esigenze che sono rimaste inevase e inascoltate per troppo tempo. È un cambio di direzione ancora più importante perché le sue rassicurazioni arrivano proprio alla vigilia della festa della Repubblica, ricorrenza che sarà dedicata, per sua espressa volontà, proprio alle vittime, ivi inclusi i militari italiani rientrati dai teatri operativi malati di cancro a causa dell'uranio impoverito e che meritano dallo Stato delle risposte. Noi, nonostante le malevole interpretazioni e le sceneggiate cui abbiamo dovuto assistere proprio in quest'Aula dagli oppositori di professione, siamo invece molto grati per le iniziative del Ministro e siamo veramente orgogliosi della sua scelta. Un disegno di legge per tutelare i diritti dei militari che si sono ammalati è un obiettivo condivisibile - credo - innovativo e ambizioso che dimostra, ancora una volta, la sensibilità di questo Governo e del Ministro su temi lungamente ignorati. Mi auguro solo che su una questione così delicata, che interessa la vita e la salute dei tanti servitori dello Stato in divisa che, nel servizio reso al Paese e alle istituzioni, non si sono mai tirati indietro nell'assolvimento del proprio dovere, il Parlamento non dimostri di essere diviso. Spero dimostri, invece, di essere compatto e coeso a sostenere le iniziative proposte dal Ministero. Posso assicurare che il Gruppo MoVimento 5 Stelle anche in questa circostanza sarà pronto a sostenere e a tutelare il nostro personale militare. (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Rufa e Pianasso) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Sospendo la seduta, che riprenderà dopo la Conferenza dei Capigruppo, convocata per le ore 16,30. (La seduta, sospesa alle ore 16,05, è ripresa alle ore 17,21) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, comunico che, a seguito della riformulazione dell'emendamento 1.7 sul decreto-legge sblocca cantieri, la Conferenza dei Capigruppo ha fissato il termine per la presentazione di subemendamenti alle ore 12 di domani. Il seguito della discussione del decreto-legge proseguirà, fino alla sua conclusione, martedì 4 giugno, a partire dalle ore 9,30, con seduta senza orario di chiusura. Restano confermati gli altri argomenti previsti dal calendario. Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente: Martedì 4 giugno h. 9,30 - Seguito disegno di legge n. 1248 - Decreto-legge n. 32, Sblocca cantieri (scade il 17 giugno) - Disegno di legge n. 920-B - Concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale) - Disegni di legge nn. 980 e 885 - Contrasto alla circonvenzione degli anziani - Disegno di legge n. 1088 - Ratifica con il Kenya sul Centro spaziale Luigi Broglio - Doc. XXIV, n. 5 - Risoluzione della 9ª Commissione sull'invasione della cimice marmorata asiatica - Mozioni sul contrasto ai cambiamenti climatici (mercoledì 5) - Mozioni su Radio Radicale - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 6, ore 15) Mercoledì 5 " h. 9,30-20 Giovedì 6 " h. 9,30-20 La settimana dal 10 al 14 giugno sarà riservata ai lavori delle Commissioni. Martedì 18 giugno h. 16,30-20 - Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 35, Misure urgenti per il servizio sanitario della Regione Calabria (ove trasmesso dalla Camera dei deputati) (scade il 1° luglio) - Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019 (mercoledì 19, ore 9,30) - Disegno di legge n. 310 e connessi - Salario minimo orario (ove conclusi dalla Commissione) - Disegno di legge n. 897 e connessi - Videosorveglianza (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge n. 1144 e connessi - Distacco comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e aggregazione alla regione Emilia-Romagna (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) - Sindacato ispettivo - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 20, ore 15) Mercoledì 19 " h. 9,30-20 Giovedì 20 " h. 9,30-20 Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 35, Misure urgenti per il servizio sanitario della Regione Calabria) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati. I termini per la presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 310 e connessi (Salario minimo orario), n. 897 e connessi (Videosorveglianza) e n. 1144 e connessi (Distacco comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla Regione Marche e aggregazione alla Regione Emilia-Romagna) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni. Martedì 25 giugno h. 16,30-20 - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 34, Crescita economica (ove trasmesso dalla Camera dei deputati) (scade il 29 giugno) - Votazione per l'elezione di due componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali (votazione a scrutinio segreto mediante schede) (mercoledì 26, ore 9,30) - Disegno di legge n. 944 - Legge di delegazione europea 2018 (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) (voto finale con la presenza del numero legale) - Doc. LXXXVI, n. 2 - Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2019 (ove concluso dalla Commissione) - Doc. LXXXVII, n. 2 - Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2018 (ove concluso dalla Commissione) - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri - Disegno di legge costituzionale n. 214-515-805-B - Riduzione del numero dei parlamentari (approvato in prima deliberazione dal Senato; approvato senza modificazioni in prima deliberazione dalla Camera dei deputati) (seconda deliberazione del Senato) (voto finale con la maggioranza assoluta dei componenti del Senato) - Disegno di legge costituzionale n. 1089 - Disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare e di referendum (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge n. 1200 e connessi - Tutela vittime violenza di genere (dalla sede redigente) (approvato dalla Camera dei deputati) (ove concluso dalla Commissione) - Sindacato ispettivo - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 27, ore 15) Mercoledì 26 " h. 9,30-20 Giovedì 27 " h. 9,30-20 Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 34, Crescita economica) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati. I termini per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 944 (Legge di delegazione europea 2018) e al disegno di legge costituzionale n. 1089 (Disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare e di referendum ) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1248 (Decreto-legge n. 32, Sblocca cantieri) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 1 h. Votazioni 1 h. Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1 h. 40' FI-BP 1 h. 10' L-SP-PSd'Az 1 h. 8' PD 1 h. 4' FdI 42' Misto 39' Aut (SVP-PATT, UV) 35' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 920-B (Concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 3 ore, di cui: M5S 43' FI-BP 30' L-SP-PSd'Az 29' PD 28' FdI 18' Misto 17' Aut (SVP-PATT, UV) 15' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 35, Misure urgenti per il servizio sanitario della Regione Calabria) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 12' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno 2019 (2 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto) Governo 30' Gruppi 2 ore, di cui: M5S 29' FI-BP 20' L-SP-PSd'Az 20' PD 18' FdI 12' Misto 11' Aut (SVP-PATT, UV) 10' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 34, Crescita economica) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 12' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 944 (Legge di delegazione europea 2018) e dei connessi Doc. LXXXVI, n. 2 e Doc. LXXXVII, n. 2 (Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 12' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46' FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BOLDRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ricordare che ieri è stato il settimo anniversario del sisma che il 29 maggio 2012 ha colpito il territorio dell'Emilia-Romagna, causando morti e distruzioni. È nostro dovere ricordare in quest'Aula le 28 vittime di quel nefasto evento, i numerosi feriti, gli sfollati e i danni subiti dai territori delle Province di Modena, Ferrara, Bologna e Reggio Emilia. Nel corso di questi anni, grazie allo spirito di abnegazione dei cittadini, delle imprese, delle associazioni e delle istituzioni, l'Emilia-Romagna è riuscita a risollevarsi in quelle zone, ripartendo con risultati economici ancora più positivi. Sono stati fatti grandi passi in avanti nel percorso della ricostruzione ed enorme è stato lo sforzo dispiegato in questi anni per ricostruire abitazioni, imprese, opere pubbliche e beni storici e artistici. Ricordo che, dal giorno dell'evento, non un giorno di scuola è stato perso e tutti gli alunni a settembre sono entrati a scuola, con continuità e tranquillità. Certamente ci sono ancora aspetti e questioni da risolvere. Dal gennaio 2019 lo stato di emergenza è cessato in 29 dei 59 Comuni colpiti dal sisma, mentre rimane ancora attivo lo stato di emergenza nei 30 Comuni più colpiti e danneggiati che formano il cratere ristretto. Il buon lavoro messo in campo dal Governo di centrosinistra in questi anni è stato purtroppo vanificato dall'immobilismo e dall'incapacità di questo Governo. Stiamo parlando del provvedimento sblocca cantieri, che probabilmente vorrà sbloccare i cantieri, ma obbligatoriamente bloccherà quelli della ricostruzione e vi ricordo che se l'emendamento su Invitalia non verrà approvato, delle persone che stanno lavorando alla ricostruzione torneranno a casa. Credo che queste zone non debbano essere assolutamente abbandonate e, visto che ne parleremo durante l'esame del cosiddetto decreto sblocca cantieri, chiedo che il lavoro iniziato possa andare avanti. Solo l'intervento della Regione Emilia-Romagna ha permesso di tracciare, anche per quest'anno, un bilancio positivo delle cose fatte. Mi viene da pensare che la collaborazione che noi - sia come senatori, che come deputati - abbiamo sempre offerto al Governo nella precedente legislatura abbia portato a risultati ottimi e positivi. Non ci siamo mai fermati di fronte a questo. Certo, c'è ancora molto da fare. Una ricostruzione così complessa richiederà ancora molto tempo per essere debitamente conclusa, ma la situazione di stallo politico, economico e sociale in cui versa questo Paese e le prospettive future sempre più confuse ed incerte evidentemente non aiutano nemmeno questo grande passo che è stato fatto con la ricostruzione. Il Partito Democratico, ovviamente, è pronto a continuare a lavorare in collaborazione per completare il processo di ricostruzione. Mi auguro che anche il Governo continuerà a darci una mano. (Applausi dal Gruppo PD) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 4 giugno 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 4 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 17,26) . Allegato A Interrogazione sulle disposizioni del Ministero dell'interno applicative del divieto di circolazione con veicoli immatricolati all'estero per i residenti in Italia Congedi e missioni Sono in congedo i senatori Alderisi, Barachini, Battistoni, Bogo Deledda, Bonfrisco, Bonifazi, Borgonzoni, Bossi Umberto, Candiani, Castaldi, Cattaneo, Cioffi, Crimi, De Poli, Di Nicola, Fantetti, Fattori, Garnero Santanchè, Giacobbe, Lucidi, Merlo, Monti, Napolitano, Ronzulli, Santangelo, Schifani, Solinas, Stabile e Turco. . È assente per incarico avuto dal Senato il senatore Fazzone, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza Il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico, con lettera in data 29 maggio 2019, ha comunicato che il senatore Dario Stefano, in data 13 febbraio 2019, è stato eletto Vicepresidente del Gruppo stesso, in sostituzione della senatrice Valeria Valente. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Lannutti Elio, Buccarella Maurizio, Corrado Margherita, Fenu Emiliano, Leone Cinzia, Mollame Francesco, Vanin Orietta Disposizioni in materia di commercializzazione delle acque minerali e termali (1309) (presentato in data 29/05/2019); senatore Lannutti Elio Misure per il recupero della plastica in mare e delega al Governo per l'adozione di incentivi, anche fiscali, finalizzati alla raccolta della plastica in mare (1310) (presentato in data 29/05/2019); senatore Pisani Pietro Norma per favorire l'occupazione giovanile e la registrazione di brevetti (1311) (presentato in data 29/05/2019); Presidente del Consiglio dei ministri Ministro per la pubblica amministrazione Ministro per i beni e le attività culturali Delega al Governo per il riordino della materia dello spettacolo e per la modifica del codice dei beni culturali e paesaggio (1312) (presentato in data 29/05/2019). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 29 maggio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 182 e 184, della legge 13 luglio 2015, n. 107 - lo schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante: "Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera c ) della legge 13 luglio 2015, n. 107" (n. 86). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7 a Commissione permanente nonché - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5 a Commissione permanente, che esprimerà i rispettivi pareri entro il termine del 29 luglio 2019. Le Commissioni 1 a , 11 a e 12 a potranno formulare le proprie osservazioni alla 7 a Commissione entro il 9 luglio 2019. Governo, trasmissione di atti Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 28 maggio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6 della legge 7 marzo 2001, n. 58, la relazione sullo stato di attuazione della legge concernente l'istituzione del Fondo per lo sminamento umanitario, riferita all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3 a Commissione permanente ( Doc . CLXXIII, n. 2). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 21, 23 e 24 maggio 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: della Fondazione "La Triennale di Milano", per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 152); della Società Gestione Impianti Nucleari S.p.A. (SO.G.I.N.), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 153); della Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti (CIPAG), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 154); dell'Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti italiani "Giovanni Amendola" (INPGI), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 155). Mozioni, apposizione di nuove firme I senatori Mollame, Corbetta e Castellone hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00133 della senatrice Lupo ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Campagna ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01671 del senatore Lannutti ed altri. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 16 al 30 maggio 2019) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 30 FREGOLENT: sulla situazione in Mozambico (4-01599) (risp. DEL RE, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ) MALLEGNI: sul possibile conflitto di interessi in capo al vice sindaco di Carrara (4-01128) (risp. VILLAROSA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze ) MANTOVANI ed altri: su un temporaneo oscuramento dei dati sul sito web del Ministero dello sviluppo economico (4-01632) (risp. CRIPPA, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico ) PELLEGINI Emanuele ed altri: sulla scomparsa nel 1998 di un connazionale in Congo (4-01619) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) RAUTI ed altri: sul diniego da parte del "Circolo degli esteri" all'organizzazione di una conferenza celebrativa del giorno del ricordo delle foibe (4-01493) (risp. DEL RE, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ) Mozioni Atto n. 1-00134 MAIORINO LEONE VONO DE LUCIA ANGRISANI PERILLI ROMANO ORTIS DONNO BOTTICI AIROLA LUCIDI PETROCELLI MORRA - Il Senato, premesso che: l'ingresso del personale femminile nelle forze armate, Arma dei Carabinieri compresa, nonché nella Guardia di finanza, ha costituito un evento che, nella coscienza comune, è stato, e forse viene ancora avvertito, come la conquista da parte della donna di una nuova frontiera di una società, fino a ieri, fortemente declinata al maschile; la legge 9 febbraio 1963, n. 66, recante "Ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni", pur consentendo l'accesso delle donne a tutte le cariche pubbliche, confermò l'indirizzo di preclusione all'arruolamento nelle forze armate; tale anomalia è venuta meno con la legge 20 ottobre 1999, n. 380, la norma ha previsto l'emanazione di una serie di decreti legislativi e ministeriali per disciplinare il reclutamento, lo stato giuridico e l'avanzamento del personale militare femminile; ad oggi, il 5 per cento delle forze armate italiane è costituito da personale femminile. Stando all'ultima relazione sullo stato della disciplina militare trasmessa dal Governo al Parlamento, il 31 dicembre 2015 l'Italia poteva contare su 11.895 donne in divisa. L'ingresso della componente femminile nella compagine militare ha non soltanto comportato la necessità di adeguare le infrastrutture militari ma ha imposto nel contempo un radicale cambiamento soprattutto nella mentalità; considerando che: da allora, il Ministro della difesa italiano si è mostrato attento alla promozione e alla protezione dei diritti delle donne, ad esempio tramite l'emanazione della direttiva dello Stato maggiore della difesa "Linee guida in tema di parità di trattamento, rapporti interpersonali, tutela della famiglia e della genitorialità" (dicembre 2012, attualmente in fase di revisione), dove non mancano riferimenti agli atteggiamenti e le condotte devianti, fra le quali rientrano le molestie sessuali, o la partecipazione del Ministero della difesa al piano strategico per il contrasto alla violenza maschile contro le donne, in attuazione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ovvero la cosiddetta Convenzione di Istanbul, ratificata dall'Italia con la legge 27 giugno 2013, n. 77; nonostante tali tangibili progressi, da quando le donne sono entrate nelle forze armate, nell'ordinamento militare non esiste il reato di molestie sessuali. Una grave lacuna, a cui le istituzioni dovrebbero far fronte; preso atto che: le leggi in materia di parità di trattamento tra uomini e donne nell'ambiente di lavoro hanno portato a considerare la molestia come una forma di discriminazione. Per questa ragione, come disposto dall'art. 1468 del codice dell'ordinamento militare (di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66), "È vietata nei confronti dei militari ogni forma di discriminazione diretta o indiretta, di molestia anche sessuale, secondo quanto disposto dai decreti legislativi 9 luglio 2003, n. 215, 9 luglio 2003, n. 216 e 11 aprile 2006, n. 198. Nei confronti dei militari, in sede di attribuzione di incarico, di assegnazioni o di trasferimento a comandi, a enti, a reparti, ad armi o a specializzazioni, sono vietate le discriminazioni per motivi politici, ideologici, religiosi, razziali, etnici, per l'orientamento sessuale o per la differenza di genere"; in particolare, occorre graduare i fenomeni in modo da scindere le fattispecie individuabili e riconducibili a reati previsti dal nostro ordinamento, da quelle inquadrabili in responsabilità dal punto di vista disciplinare, dai casi, infine, non sanzionabili; comportamenti o atti riconducibili a molestie sessuali, oltre ad avere risvolti penali, configurano gravi illeciti disciplinari rilevanti sia ai fini di comminare sanzioni di Corpo passibili di consegna di rigore, sia ai fini di disporre di un'eventuale inchiesta formale; caso estremo è rappresentato dalla violenza sessuale, che, come previsto dall'art. 609- bis del codice penale, modificato ed integrato dalla legge 15 febbraio 1996, n. 66, deve intendersi il fatto commesso da "chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali"; occorre tenere distinti il "reato militare" e il "reato comune", così come espressamente codificato nel nostro ordinamento (nel codice penale militare di pace, di cui al regio decreto 20 febbraio 1941, n. 303, l'art. 37, infatti, afferma che "è reato militare qualunque violazione della legge penale militare"). Inoltre, in base a quanto affermato dalla dottrina più autorevole, perché un reato possa qualificarsi come militare, devono concorrere due elementi, ossia un elemento formale, l'espressa previsione da parte di una legge penale militare, ed un elemento sostanziale, l'offesa di un interesse militare, oltre al requisito soggettivo dell'appartenenza alle forze armate. Attualmente, la violenza sessuale è prevista dal solo codice penale comune, con la conseguenza che, nel caso in cui la fattispecie si possa manifestare (o si possa essere manifestata) tra militari oppure all'interno di una struttura militare (ivi compresa una nave o un aeromobile), la cognizione giurisdizionale apparterrà al giudice ordinario, avuto riguardo, naturalmente al locus commissi delicti (cioè, al luogo in cui sia avvenuta la violenza); esistono due codici dell'ordinamento militare: uno in tempo di pace e uno in tempo di guerra. Quello attualmente in vigore ovviamente è quello del tempo di pace. I reati sanzionati in questo codice sono quelli che possono essere commessi solo da militari e sono attinenti allo svolgimento dell'attività militare. Tutti gli altri reati sono perseguibili in sede ordinaria. Nel caso specifico, il reato di violenza sessuale o molestie è perseguibile dal codice penale ordinario, e il fatto di essere un militare comporta semplicemente una circostanza aggravante; i reati militari, essendo contro lo Stato, hanno tempi lunghi di prescrizione e a volte non si prescrivono mai, e comportano anche pesanti pene detentive da scontare presso istituti di pena militari. Hanno importanti risvolti dal punto di vista disciplinare, tali da poter mettere in discussione il servizio militare ed il posto di lavoro; considerando infine che: in caso di violenza, la denuncia può essere ad oggi veicolata tramite canali esterni (quindi al giudice ordinario) o attraverso canali interni, ossia al comandante diretto o ai livelli superiori della gerarchia militare; il reato di violenza sessuale o di molestie non è perseguibile anche dal codice penale militare di pace e di guerra nel novero dei reati militari. Tali reati, se commessi tra militari e all'interno di un'unità militare, possono seriamente inficiare la piena operatività, in particolare in contesti ad alto rischio come nei teatri operativi; si rende necessario rafforzare gli strumenti giuridici di contrasto alle molestie ed alla violenza sessuale nel comparto militare, nella consapevolezza che le discriminazioni e le devianze comportamentali potenzialmente scaturenti in azioni violente possono non solo impedire un impiego ottimale delle risorse umane (si pensi, ad esempio, all'impiego di particolari unità specialistiche come i "Female engagement teams" per il rapporto diretto con le popolazioni locali nel corso delle missioni di pace all'estero), ma anche minare la coesione e l'efficacia degli assetti operativi nei contesti in cui esse sono chiamate ad operare, impegna il Governo a proporre norme di aggiornamento dei codici penali militari di pace e di guerra affrontando il caso della commissione, nell'ambito delle forze armate, di reati sessuali da parte di loro appartenenti. Interrogazioni Atto n. 3-00872 PATRIARCA PARENTE LAUS ASTORRE BELLANOVA BINI BOLDRINI CIRINNA' COLLINA COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE IORI MAGORNO MALPEZZI MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI PARRINI PITTELLA ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO SUDANO TARICCO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: sabato 25 maggio 2019 1.800 dipendenti di Mercatone Uno hanno scoperto, su "Facebook" o direttamente davanti ai negozi, che l'azienda per cui lavoravano era fallita; la Shernon Holding, società che ad agosto 2018 si è aggiudicata la storica azienda Mercatone Uno, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Milano, con sentenza del 23 maggio, comportando la chiusura di 55 negozi sparsi in tutta Italia e coinvolgendo, secondo alcune stime riportate dal quotidiano "la Repubblica", più di 10.000 lavoratori dell'indotto; inoltre, Mercatone Uno è finita in amministrazione straordinaria nel 2015 con 400 milioni di euro di debiti. Nel giugno 2018, agli inizi del Governo a guida Lega e Movimento 5 Stelle, è iniziata la trattativa che ha poi portato alla vendita dell'azienda Mercatone Uno alla Shernon, una holding controllata dall'azienda maltese Star Alliance, ritenuta degna di un positivo riscontro da parte del comitato di vigilanza del Ministero dello sviluppo economico; considerato che: già nei primi mesi dopo l'acquisizione della Shernon, buona parte dei soci, tra cui un produttore di mobili polacco, uno turco e il fondo americano Tpg, si sono defilati, portando, secondo quanto riportato dal quotidiano "la Repubblica", «i commissari a spacchettare l'affare tra immobili, licenze e magazzino. Shernon allora ha coinvolto altre società e un fondo americano, Gordon Brothers, ma intanto sono partite le istanze di fallimento perché la società "per finanziarsi" non paga fornitori, contributi e i debiti con l'amministrazione straordinaria. Per questo la richiesta di concordato, presentata da Shernon ad aprile, non è accolta»; si legge ancora che «i primi a dare l'allarme sono stati i sindacati. Subito sono partiti i presidi in varie parti d'Italia, davanti ai negozi dove i lavoratori non sono potuti entrare. "Nessuno ci ha detto nulla", spiegano alcuni di loro, mentre i clienti si presentano per sapere dove finiranno gli acconti versati per mobili e cucine»; secondo quanto spiegato dal curatore fallimentare Marco Angelo Russo e riportato dal quotidiano, «il tribunale ha dichiarato il fallimento perché ha riscontrato che Shernon Holding ha accumulato in questi nove mesi 90 milioni di euro di debiti, con quasi 6 milioni di euro di perdite al mese, oltre che "la totale assenza di credito bancario e di fiducia dei fornitori"»; il curatore fallimentare ha restituito l'azienda ai tre commissari Stefano Coen, Vincenzo Tassinari ed Ermanno Sgaravato, considerato che «l'esercizio provvisorio, per il tribunale, avrebbe peggiorato le cose»; tenuto conto che: a marzo le tre federazioni confederate, Filcams, Fisascat e Uiltucs, denunciavano già, attraverso alcuni comunicati sindacali, che i punti vendita di Mercatone Uno risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata, sebbene già venduta e pagata dagli acquirenti; nell'incontro tenutosi a marzo fra Filcams, Fisascat, Uiltucs e l'amministratore delegato di Shernon, quest'ultimo preannunciava un'imminente capitalizzazione della Shernon e informava le rappresentanze sindacali «in merito ad una non meglio precisata trattativa con potenziali investitori», si chiede di sapere: quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire la salvaguardia dei circa 1.800 lavoratori coinvolti dalla chiusura dei 55 punti vendita, presenti in tutta Italia, di Mercatone Uno; se ritenga che il supporto del Ministero dello sviluppo economico attraverso la struttura per le crisi d'impresa sia stato poco adeguato al sostegno e alla vigilanza dell'attività della Shernon Holding Srl; se non ritenga tardivo l'intervento del Ministero dello sviluppo economico avvenuto solamente il 27 maggio con la convocazione del tavolo di crisi. Atto n. 3-00873 MONTEVECCHI DE LUCIA CORRADO Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: costruito nel 1737, il teatro "San Carlo" di Napoli fu distrutto da un incendio la notte del 22 febbraio 1816 e dopo il restauro diventò uno dei teatri più belli del mondo e dall'acustica migliore, ottenuta con procedimenti scientifici ispirati ai teatri greci e latini, recuperati da scritti di Vitruvio e Leon Battista Alberti; in prossimità del restauro della facciata, di recente aggiudicazione, molti "addetti ai lavori" e alcuni articoli di stampa ("il Fatto Quotidiano" del 26 maggio 2019 "La storia dello scempio del teatro San Carlo di Napoli") ricordano le critiche ai lavori di ristrutturazione che hanno interessato il teatro nel corso degli anni; considerato che: i lavori di ristrutturazione sarebbero costati ben 70 milioni di euro, ma oltre a non avere la longevità che ci si aspettava, come sembra dimostrare la condizione dei porticati di ingresso che presentano evidenti danni all'intonaco, sarebbero stati molto criticati per le scelte tecniche e di presunta valorizzazione che avrebbe adottato l'allora commissario dottor Nastasi; il commissario, secondo quanto riporta l'articolo citato, avrebbe fatto distruggere la cassa risonante collocata sotto il palcoscenico che ne garantiva l'acustica, unica nel suo genere, sostituendola con cemento. Inoltre sarebbe stato costruito un bar in stile moderno mentre inspiegabilmente l'archivio sarebbe stato spostato in un magazzino nella zona orientale della città, lontano e praticamente inaccessibile; valutato che: l'articolo ricorda le vicende e la condanna per danno erariale a carico di Marcello Fiori, commissario straordinario degli scavi archeologici di Pompei, autore del progetto di ristrutturazione edilizia in tufo e cemento armato del teatro grande di Pompei. Sentenza di condanna che forse per la prima volta pone l'attenzione sui beni culturali e sul concetto di valorizzazione del bene che "non può essere assimilata al mero 'sfruttamento' dello stesso per fini di natura imprenditoriale-commerciale"; la vicenda del danno erariale di Pompei rappresenta uno dei casi di gestione dissennata dei beni culturali nel nostro Paese; valutato infine che il Teatro San Carlo di Napoli, quindi, sarebbe stato oggetto di lavori di ristrutturazione non adeguati se si considerano le condizioni in cui versano alcune parti della struttura, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga necessario valutare i danni cagionati al teatro San Carlo di Napoli negli anni e individuarne le responsabilità, al fine di attivare le dovute azioni nelle sedi opportune. Atto n. 3-00874 PAPATHEU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: domenica 10 marzo 2019, alle 8:44 ora locale (le 6:44 in Italia), sei minuti dopo il decollo, a circa 60 chilometri a sud-est di Addis Abeba, vicino alla cittadina di Bishoftu, un Boeing 737 della compagnia Ethiopian Airlines (ET302) partito dalla capitale e diretto a Nairobi, è precipitato dopo il decollo: tutte le 157 persone a bordo sono decedute, e tra esse 8 otto italiani. Le persone a bordo del velivolo erano di 35 nazionalità diverse (Kenya, Canada, Etiopia, Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Francia): almeno 21 di loro servivano le Nazioni Unite ed erano dirette alla quarta Assemblea dell'ONU sull'ambiente; per la presenza anche di personale delle Nazioni Unite, l'accaduto ha avuto una vasta eco ed è stato ricordato dal Segretario generale dell'organizzazione; l'amministratore delegato di Ethiopian Airlines, Tewolde GebreMariam, ha precisato che il comandante del veivolo, il ventinovenne Yared Getachew, aveva volato durante la sua carriera per un totale di oltre ottomila ore e che era un pilota «eccellente». Il pilota, a quanto è dato conoscere, aveva comunicato, poco dopo il decollo, di riscontrare problemi tecnici e aveva chiesto il permesso di tornare indietro ed atterrare; secondo quanto pubblicato nei giorni successivi dagli organi di stampa (e tra essi la "Reuters" e il "The New York Times") il comandante avrebbe ancora dovuto addestrarsi nel nuovo simulatore del Boeing 737 Max, che la compagnia aveva comprato a gennaio. Il comandante avrebbe seguito un corso di circa 50 minuti sull'"iPad", «pratica peraltro a cui ricorrono anche i piloti americani», mentre non è dato sapere il tipo di formazione seguito dal primo ufficiale di bordo; l'Unità di crisi del Ministero ha tenuto rapporti con i familiari delle vittime per aggiornarli sulla situazione delle salme dei loro familiari; evidenziato che: il Governo italiano ha inviato alcuni specialisti della scientifica solamente dopo 45 giorni dalla tragedia, specialisti che a quanto è dato conoscere dai familiari non hanno lavorato sul luogo dell'incidente; è stato constatato che l'area è abbandonata, non circoscritta ed è accessibile a tutti, con il rischio di inquinamento delle flebili prove da comparare per la ricerca del dna; nel frattempo il Governo etiope ha bloccato le visite dei familiari e contestualmente chiuso le ricerche sulle cause del disastro; lo Stato di Israele, molto attivo sin dal primo giorno della tragedia, aveva chiesto di poter acquistare il terreno per proseguire le ricerche. Il Governo etiope ha rifiutato; i familiari hanno infine ricevuto un sacchettino di terra, presumibilmente del luogo della sciagura, simbolico, si chiede di sapere: per quale motivo il Governo abbia inviato propri specialisti solamente dopo 40 giorni dalla tragedia e se è vero che questi non abbiano avuto accesso al luogo dell'impatto del velivolo; se il Ministro in indirizzo abbia contezza di come gli altri Stati coinvolti abbiano reagito alla volontà del Governo etiope di non proseguire la ricerca di resti, seppur minimi delle vittime; se sia vera la comunicazione del comandante riguardo a problemi tecnici riscontrati e se il Governo italiano abbia contezza dei contenuti della scatola nera; se i tecnici italiani abbiano partecipato alla raccolta di resti delle persone e dei reperti rinvenuti sul luogo del disastro, dove questi sono conservati e per quanto tempo; se risulti quando sono state dichiarate concluse le operazioni di recupero; se il Governo italiano intenda adeguarsi agli intendimenti del Governo etiope di non proseguire nelle indagini sulle cause del disastro e sulle ricerche di resti delle vittime; quali siano i motivi per i quali il Governo italiano non abbia pensato di trasmettere alle famiglie delle vittime le foto dei reperti rinvenuti per permettere loro di riconoscere oggetti appartenuti ai loro cari; se il Governo sia stato informato dal Governo etiope del recente suffragio organizzato sul luogo del disastro e la ragione per la quale non sia stata data notizia ai parenti delle vittime. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01729 LANNUTTI PESCO ANGRISANI CORRADO FEDE NATURALE LEONE LOMUTI FENU BOTTO PUGLIA LANZI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il problema degli Npl (non performing loans) bancari, cioè i crediti deteriorati, ha assunto una dimensione notevole, specie in Italia, sia per la crisi finanziaria del 2008, che per la concessione "allegra" del credito, spesso senza garanzie reali o ridotte. Essi sono crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti), che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Secondo uno studio pubblicato da "Pwc" intitolato "Npl: Entering a new era", il mercato italiano degli Npl nel 2018 ha raggiunto un volume record di cessioni superiore a 70 miliardi di euro; nel 2019 la stima si attesta a 50 miliardi di euro; per smaltire tale enorme massa di crediti "ammalorati", le banche ricorrono alla cartolarizzazione esterna con la banca cessionaria, che in base all'art. 58 del testo unico bancario (di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993 e successive modificazioni e integrazioni) dà notizia dell'avvenuta cessione mediante iscrizione nel registro delle imprese e pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale . "I privilegi e le garanzie di qualsiasi tipo, da chiunque prestati o comunque esistenti a favore del cedente, nonché le trascrizioni nei pubblici registri degli atti di acquisto dei beni oggetto di locazione finanziaria compresi nella cessione, conservano la loro validità e il loro grado a favore del cessionario, senza bisogno di alcuna formalità o annotazione. Restano altresì applicabili le discipline speciali, anche processuali, previste per i crediti ceduti. Nei confronti dei debitori ceduti gli adempimenti pubblicitari previsti dal comma 2 producono gli effetti indicati dall'art.1264 del codice civile"; a giudizio degli interroganti, quando tali cessioni di crediti andranno a regime, ci sarà un aumento di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari, che metteranno in mezzo ad una strada molti cittadini, colpiti dalla crisi dei mutui subprime del 2008, che non avranno più diritti e garanzie sia per le norme del Governo Renzi, che per la riforma della giustizia e l'assenza di terzietà della magistratura, che invece di far prevalere i diritti dei debitori, è tentata di parteggiare per gli interessi delle banche; considerato che: su un articolo di Natalia La Rosa del 13 aprile 2019, pubblicato sulla "Gazzetta del Sud", dal titolo "Crediti bloccati, strategia comune banche-magistratura per il rilancio dell'economia: congresso a Taormina", si legge che: «Operatori del diritto e del sistema bancario, insieme per risolvere l'emergenza del "cash in court", il fiume di denaro immobilizzato nelle aule di giustizia in procedure esecutive infinite, con effetti socioeconomici devastanti per l'Italia, con crediti deteriorati per 196 miliardi di euro, 1120 giorni in media per provare a ottenerne il recupero rispetto ai 395 della Francia, con un'alea che scoraggia l'iniziativa imprenditoriale a tal punto da determinare una perdita di due punti sul Pil. Gli allarmi di un sistema in crisi strutturale - che vede impigliate nelle reti dell'insolvenza tutte le fasce sociali, dalle grandi imprese alle famiglie in difficoltà col mutuo a fine mese - e le soluzioni, che passano da strategie condivise fra gli operatori del sistema nelle sue varie fasi, al centro della decima edizione del meeting su diritto fallimentare e delle esecuzioni, tenutosi a Taormina. Il tema centrale, "Cash in Court - Il ruolo della magistratura e delle banche nel rilancio dell'economia", declinato nei quasi cinquanta interventi da esperti della tematica sotto il profilo giuridico, finanziario e accademico»; nel corso dell'evento hanno svolto interventi numerosi esponenti di primo piano della Magistratura e del mondo bancario. Non è mancato chi ha «sottolineato la costante consapevolezza del ruolo svolto dalla magistratura sulle dinamiche del sistema Paese»; per quanto risulta agli interroganti, già in passato le principali banche ed Abi (Associazione bancaria italiana) hanno costituito apposite società denominate Asteimmobili, nei principali Tribunali (Roma, Milano, Genova, eccetera), per intervenire nella fase di vendita per tutte le procedure esecutive nel mercato immobiliare, allentando le garanzie costituzionali sulla tutela del risparmio che della casa, garantito dall'art. 47 della Costituzione; gli interroganti ritengono che l'esistenza di un'eventuale strategia comune banche-magistratura per il rilancio dell'economia configuri violazione di norme, anche di rango costituzionale, sulla separazione netta dei poteri, a danno dei cittadini consumatori sempre più vessati e in balia dei potentati economici, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia valutato i rischi di conflitto di interessi che si configura, in luogo di una trasparente gestione delle esecuzioni immobiliari, con il ruolo di Asteimmobili, partecipata da Abi e banche per la gestione integrata delle informazioni relative ai procedimenti e l'invio informatico degli atti processuali, per gestire la pubblicità dei fallimenti; se sia al corrente degli attuali volumi del mercato italiano degli Npl, che andranno a regime sui mutui cartolarizzati, con conseguenti esecuzioni immobiliari, e quali iniziative di propria competenza intenda attuare per evitare che eventuali procedure sfalsate a favore dei creditori possano ricadere su migliaia di famiglie in difficoltà economiche. Atto n. 4-01730 CASTALDI ORTIS TAVERNA GUIDOLIN COLTORTI DONNO LANNUTTI MOLLAME CORRADO ROMANO GAUDIANO ANASTASI LEONE VACCARO TURCO DI GIROLAMO FERRARA Al Ministro della salute Premesso che: un rogo divampato in una struttura del complesso sanitario "villa Serena" a Città Sant'Angelo (Pescara), il 21 maggio 2019, ha causato la morte di due pazienti psichiatrici entrambi non deambulanti: un 52enne nato a Vasto e un 63enne di Roccamontepiano, in provincia di Chieti. I pazienti si trovavano nella struttura indipendente rispetto al complesso principale della clinica, distante quasi un chilometro e denominata "Armonia" quando, intorno alle ore 21.10, ha avuto origine l'incendio nella stanza dove risiedevano; secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera" sull'incendio, in un articolo a firma di Nicola Catenaro: "Al momento si esclude l'origine dolosa, anche perché gli occupanti della stanza erano a letto e forse già dormivano del tutto ignari di quello che stava accadendo"; sottolineando che tra le ipotesi delle cause, al vaglio degli inquirenti e delle squadre speciali dei vigili del fuoco intervenute per investigare, ci sono diverse supposizioni (tra le quali secondo alcuni quotidiani on line "una sigaretta sfuggita di mano a qualcuno"), si evidenzia che ad oggi non ci sono indagati e nel fascicolo aperto dalla Procura di Pescara, a carico di ignoti, si ipotizzano i reati di omicidio colposo e incendio colposo; stando a quanto previsto dalla carta dei servizi edizione 2018 di villa Serena, punto 7.3," Villa Serena è un istituto libero dal fumo. È assolutamente vietato fumare nella struttura, in tutti gli ambienti interni e pertinenze esterne"; al punto 8, rubricato "Obiettivi standard di qualità, impegni e programmi", si legge altresì che: "La Casa di Cura garantisce la sicurezza dei propri utenti attraverso una corretta gestione dell'organizzazione del lavoro, della qualità dei servizi, della sicurezza degli impianti e della tutela dell'igiene ambientale", che in "Tutte le Aree della Casa di Cura sono dotate di rilevazione fumo" e che "La casa di Cura mantiene i requisiti richiesti dall'accreditamento regionale"; considerato che: secondo l'agenzia di stampa "Ansa", la Regione Abruzzo ha inviato presso la struttura gli ispettori "per acquisire ogni elemento utile a verificare il rispetto delle prescrizioni amministrative e di sicurezza"; come si può leggere sul sito della clinica "Villa Serena è una struttura sanitaria privata, accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale, che offre prestazioni ospedaliere, ambulatoriali e residenziali. (...) L'area residenziale di Villa Serena offre servizi di assistenza specializzata, riabilitazione e reinserimento sociale a pazienti anziani, disabili e pazienti affetti da varie forme di disagio mentale"; in particolare, le residenze sanitarie psicoriabilitative sono "strutture dedicate alla riabilitazione psichiatrica attraverso programmi personalizzati validati e periodicamente condivisi con il Centro di Salute Mentale di riferimento dell'utente. (...) Il servizio si rivolge a pazienti affetti da disturbi mentali, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita attraverso il recupero delle loro abilità sociali, relazionali e lavorative. Obiettivo dell'attività riabilitativa è di favorire il reinserimento sociale dei pazienti, anche attraverso il coinvolgimento della comunità locale e dei familiari", con un' équipe di assistenza "multidisciplinare formata da: medico psichiatra, tecnico della riabilitazione psichiatrica, educatore professionale, psicologo, assistente sociale, musicoterapista, infermiere professionale e personale di supporto". L'assistenza è assicurata "nell'arco delle 24 ore"; le residenze di riabilitazione psichiatrica sono 9 (tra queste la residenza "Armonia") "differenziate per livelli di cura e per contesto, in modo da rispondere ai bisogni di diverse tipologie di utenti. Ogni struttura accoglie solo un piccolo numero di pazienti, in modo da garantire un supporto personalizzato e continuativo"; considerato inoltre che: con deliberazione della Giunta regionale n. 234 del 19 aprile 2018, la Regione Abruzzo ha deliberato gli "Adempimenti attuativi del DCA 10/2016 recante 'Riordino della Rete di Residenzialità Psichiatrica. Approvazione documento tecnico, individuazione tariffe e definizione del processo di riorganizzazione della Rete regionale Residenziale e semiresidenziale della salute mentale'", che comporta la rimodulazione della dotazione dei posti letto per i soggetti privati accreditati per prestazioni psicoriabilitative secondo le tipologie previsto dal decreto commissariale n. 10/2016 e in coerenza con gli indirizzi nazionali di cui alla Conferenza Stato-Regioni del 17 ottobre 2013; il piano sanitario regionale 2008-2010 approvato con legge regionale n. 5 del 2008, per quanto riguarda la salute mentale, ha provveduto a "riclassificare i setting assistenziali di riabilitazione psichiatrica extra ospedaliera, individuando un fabbisogno di 4 posti letto per 10.000 abitanti", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti; come intenda intervenire affinché sia verificato il rispetto di quanto stabilito dai riferimenti normativi e amministrativi indicati, facendo chiarezza su quanto accaduto, e in particolare: se i pazienti presenti nella struttura fossero in numero tale da rispettare gli standard autorizzativi, oppure in misura maggiore; se il personale impiegato fosse in numero adeguato ad assicurare il rispetto dei parametri previsti dalla legge, visto che la struttura è remunerata a "tariffa riabilitativa psichiatrica"; se la struttura fosse munita di tutte le misure di sicurezza antincendio, materassi ignifughi e ogni altro oggetto a norma; quali siano le determinazioni che, nei limiti delle proprie attribuzioni, intenda intraprendere laddove si ravvisasse una violazione delle norme generali sanitarie e di accreditamento; se non ritenga, nell'ambito delle proprie competenze, sollecitare la Regione Abruzzo ad attivare controlli nelle strutture psicoriabilitative presenti sul territorio regionale. Atto n. 4-01731 CASTALDI ACCOTO MOLLAME GAUDIANO LANZI PIARULLI ANASTASI VACCARO LEONE LANNUTTI VANIN L'ABBATE RICCIARDI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, per la pubblica amministrazione e della salute Premesso che: la disciplina concernente la cessione dei crediti nei confronti di una pubblica amministrazione ha natura derogatoria e speciale rispetto alla comune disciplina codicistica della cessione del credito tra privati. La cessione dei crediti vantati nei confronti di un ente pubblico è infatti subordinata alla preventiva adesione della pubblica amministrazione; negli ultimi mesi si assiste al frequente fenomeno del rifiuto, da parte di amministrazioni pubbliche e aziende sanitarie locali, di cessioni di crediti da parte di imprese con le quali le stesse abbiano stipulato o stipulino contratti di natura commerciale; durante il 2018 tali episodi si sono verificati in misura crescente, coinvolgendo soggetti come, tra gli altri, la Asl Napoli 1, gli "Spedali civili" di Brescia, l'Agenzia della tutela della salute di Pavia, l'azienda ospedaliera di Perugia, la Asl di Catanzaro; nel giugno 2018 la Commissione europea ha inviato un parere motivato all'Italia a causa della persistente non conformità della legislazione nazionale alla direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento, che fa seguito alla decisione del dicembre 2017 di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea a causa di ritardi sistemici nei pagamenti da parte delle autorità pubbliche italiane nelle transazioni commerciali, violando così le norme UE sulle modalità di pagamento; ad avviso degli interroganti il rifiuto di cessione del credito aggira gli obblighi imposti dalla direttiva richiamata e ne ostacola la corretta applicazione, nella misura in cui si consente alle pubbliche amministrazioni di impedire la libera cessione a terzi dei crediti commerciali vantati dai creditori nei confronti delle stesse pubbliche amministrazioni, generando di fatto un impatto distorsivo sulla finanza pubblica e sull'intero sistema economico. Da un lato, infatti, il meccanismo crea un importante squilibrio nel potere negoziale tra i fornitori e l'ente pubblico, a favore di quest'ultimo: le imprese che non sono pagate in tempo, infatti, non possono trasferire o cedere i loro crediti, essendo costrette in alcuni casi a dover rinunciare agli interessi e a parte del capitale per riscuotere il loro credito; in molti casi, inoltre, le aziende fornitrici, non potendo proteggersi dal rischio derivante dai ritardi dei pagamenti e dall'impossibilità di cedere il credito, applicano listini più cari o non partecipano alle gare pubbliche, riducendo la concorrenza e comportando un aumento dei costi sostenuti dal settore pubblico; la normativa vigente in materia di rifiuto della cessione risulta oggi inadeguata, poiché frammentata e per certi versi obsoleta: il riconoscimento del diritto potestativo della pubblica amministrazione di opporsi alla cessione dei crediti risale addirittura alla legge sul contenzioso amministrativo n. 2248 del 1865. La disciplina è stata modificata varie volte a partire dal regio decreto n. 2240 del 1923, sino ad essere più recentemente rivista con le disposizioni contenute all'art. 106, comma 13, del decreto legislativo n. 50 del 2016 (codice dei contratti pubblici); il quadro delineato risulta fortemente penalizzante per le imprese creditrici della pubblica amministrazione e, per diversi profili e la ratio delle norme, oggi privo di fondamento, oltre che in palese contrasto con le disposizioni contenute nella normativa europea. Il rifiuto di pagare il nuovo legittimo titolare del credito in base alla cessione espone inoltre la pubblica amministrazione a un rischio di ripetizione dei pagamenti eseguiti, creando un danno anche all'erario; considerato che: con l'obiettivo di porre rimedio a una situazione al limite dell'insostenibile per le imprese, il Governo ha istituito, nell'ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, una sezione speciale dedicata a interventi di garanzia in favore delle piccole medie imprese che sono in difficoltà nella restituzione delle rate di finanziamenti già contratti con banche e intermediari finanziari e sono titolari di crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni (art. 1 del decreto-legge n. 135 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 12 del 2019); tale situazione comporta enormi costi in termini di gestione del contenzioso amministrativo. La mole di contenzioso generata in questi mesi, infatti, rappresenta un altro pesante ostacolo al buon andamento nell'amministrazione della giustizia nel nostro Paese, e incrementa i tempi di ricezione dei pagamenti dalla pubblica amministrazione alle imprese, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti, specie per quanto riguarda le aziende sanitarie locali; se non ritengano opportuno adottare iniziative di competenza volte a prevedere l'abolizione del diritto potestativo di diniego di cessioni del credito in capo alle pubbliche amministrazioni, nonché a proibire loro l'inserimento di clausole di divieto di cessione e, al contempo, intervenire per realizzare una profonda semplificazione procedurale e normativa della disciplina. Atto n. 4-01732 MANTOVANI CASTALDI RICCARDI LANNUTTI RICCIARDI FEDE MONTEVECCHI GALLICCHIO VANIN NATURALE CORRADO ANGRISANI DONNO CASTELLONE Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: da notizie a mezzo stampa, si apprende che nel mese di gennaio 2019 si è svolta presso la nuova fiera di Roma la prova preselettiva di un corso concorso finalizzato al reclutamento di dirigenti dello Stato che, secondo alcuni partecipanti, è stata caratterizzata da gravi anomalie, secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera" del 14 aprile 2019; il concorso, bandito con decreto n. 181 del 2018 del presidente della Scuola nazionale dell'amministrazione (SNA), è finalizzato all'ammissione di 148 allievi al corso concorso selettivo di formazione dirigenziale per il reclutamento di 123 dirigenti nelle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e negli enti pubblici non economici; ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera a) , del decreto, il concorso è stato riservato a "soggetti muniti di laurea specialistica o magistrale (...) nonché di dottorato di ricerca, o di master di secondo livello, o di diploma di specializzazione [...]" ovvero a "dipendenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni, muniti di laurea specialistica o magistrale oppure del diploma di laurea (...) che hanno compiuto almeno cinque anni di servizio, svolti in posizioni funzionali per l'accesso alle quali è richiesto il possesso della laurea"; come previsto dall'articolo 5, poiché il numero di domande di partecipazione è stato "pari o superiore a tre volte il numero dei posti messi a concorso", si è svolta la prova preselettiva per determinare l'ammissione dei candidati alle prove scritte consistita in un "test composto da 60 quesiti a risposta multipla, di cui 24 quesiti di ragionamento logico e 36 quesiti diretti a verificare il possesso di conoscenze nelle seguenti materie"; la prova preselettiva si è svolta nei giorni 22, 23 e 24 gennaio 2019 in 6 differenti sessioni, mattina e pomeriggio, con candidati suddivisi in base all'iniziale del cognome; considerato che, per quanto risulta: alcuni candidati, non ammessi alle prove scritte, hanno presentato il 12 marzo 2019 un ricorso presso il Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro la SNA per procedere all'annullamento del bando, di ogni atto relativo allo svolgimento della procedura preselettiva e degli altri atti consequenziali; i ricorrenti denunciano il numero esiguo degli ammessi alle prove scritte (452 candidati a fronte di 7.000 partecipanti) considerando il numero dei posti a disposizione (148) e gli anni di attesa dall'ultimo concorso indetto nel 2012; ciò sarebbe avvenuto sulla base di una prova preselettiva irragionevolmente formata in misura del 40 per cento da quesiti di "ragionamento logico", quindi non attinenti con le materie oggetto delle prove scritte e della prova orale; l'abbinamento dei fogli risposte ai candidati è avvenuto in assenza di pubblicità e con violazione delle garanzie minime poste a presidio del principio dell'anonimato, nonché in modo tale da rendere possibili errori e manomissioni di ogni sorta, sostanzialmente impossibili da scoprire; considerato inoltre che, a quanto risulta: sebbene la prova preselettiva avrebbe agevolmente potuto svolgersi in un'unica giornata, con somministrazione a tutti i candidati del medesimo questionario, la SNA ha ritenuto di dividere i candidati in più gruppi, somministrando prove diverse, che si sono rivelate assolutamente disomogenee dal punto di vista del coefficiente di difficoltà, violando la par condicio dei candidati; si è infatti verificata l'anomala situazione per cui, su 1.289 partecipanti alla sessione pomeridiana del 22 gennaio 2019, hanno superato la prova preselettiva ben 144 candidati, pari ad una percentuale dell'11,17 per cento. Per contro, su un totale di 1.280 partecipanti alla sessione antimeridiana del 24 gennaio 2019, hanno superato la prova preselettiva soltanto 27 candidati, pari ad una percentuale del 2,1 per cento, mentre, su un totale di 1.392 partecipanti alla sessione pomeridiana dello stesso 24 gennaio, hanno superato la prova appena 34 candidati, pari ad una percentuale del 2,4 per cento; analogamente, mentre il punteggio medio riportato dai partecipanti alla sessione del 22 gennaio pomeriggio è stato di 27,09, e il punteggio medio dei partecipanti alla sessione del 23 gennaio pomeriggio è stato di 27,48, la media riportata nelle sessioni del 24 gennaio mattina e del 24 gennaio pomeriggio è stata, rispettivamente, di 21,31 e di 21; tale disomogeneità nel livello di difficoltà delle prove assegnate nelle varie sessioni è stata confermata da un esperto professore associato di Probabilità e statistica matematica, che ha espresso un parere pro veritate sulle caratteristiche statistiche dell'esito della procedura preselettiva. Sulla base dell'analisi effettuata, l'esperto ha dichiarato che i punteggi medi riportati dai sei gruppi di concorrenti estremamente diversi fra loro non possono essere frutto del caso: il livello di difficoltà delle sei prove è stato dunque sensibilmente diverso, tale da impedire un confronto equo tra i candidati che hanno sostenuto le prove in momenti diversi; dopo anni di studio e ingenti spese sostenute per la preparazione, vi è grande malumore e comprensibile delusione in molti candidati che hanno affrontato una prova concepita ed eseguita con diverse anomalie e che, a parere degli interroganti, ha ingiustamente favorito alcuni concorrenti, penalizzandone altri, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti; se non ritenga opportuno che venga avviata un'attività di verifica sulla procedura di abbinamento tra l'elaborato dei candidati e il codice di identificazione, per assicurare la regolarità e la correttezza della procedura adottata; se, nel caso in cui venissero confermate le anomalie descritte, non ritenga opportuno assumere iniziative di propria competenza per determinare l'annullamento del bando e della prova preselettiva del concorso, che è ancora in fase di svolgimento, prevedendo una nuova selezione con modalità che consentano ai candidati di concorrere tutti alle stesse condizioni. Atto n. 4-01733 PEROSINO Ai Ministri della salute, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'interno Premesso che: il decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante "Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale", convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, prevede delle vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e per i minori stranieri non accompagnati; gli obblighi vaccinali indicati nel decreto diventano requisito per l'ammissione all'asilo nido e alle scuole dell'infanzia (per i bambini da 0 a 6 anni), mentre dalla scuola primaria (scuola elementare) in poi i bambini e i ragazzi possono accedere, comunque, a scuola e fare gli esami, ma, in caso non siano stati rispettati gli obblighi, viene attivato dalla Asl un percorso di recupero della vaccinazione ed è possibile incorrere in sanzioni amministrative da 100 a 500 euro; nel caso quindi di inadempienza dell'obbligo, con precipuo riferimento all'asilo nido e alle scuole dell'infanzia, i bambini da 0 a 6 anni non potranno accedere nei plessi scolastici; nel caso però in cui i genitori di un bambino da 0 a 6 anni, che non abbia ottemperato all'obbligo vaccinale, decidano di presentarsi con lo stesso a scuola, nonostante il provvedimento di sospensione, non risultano essere state emanate circolari che chiariscano come gestire operativamente questo caso; in particolare, sarebbe utile avere delle indicazioni dai Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, su quali azioni debba porre in essere il dirigente scolastico al fine di impedire materialmente l'accesso a scuola del minore sospeso; se avrà l'autorità di utilizzare il personale scolastico o ponendosi un problema configurabile come di ordine pubblico, sarà necessario chiedere l'intervento della forza pubblica; è di tutta evidenza che dato i soggetti coinvolti, minori di 6 anni, la questione non è da sottovalutare nelle sue modalità operative, si chiede di sapere quale iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere al fine di risolvere la problematica applicativa descritta. Atto n. 4-01734 PUGLIA VACCARO DONNO ANGRISANI LANZI LANNUTTI CASTELLONE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: il Comune di San Giorgio a Cremano e la società D'Alessandro Costruzioni a r.l. stipulavano in data 11 aprile 2011 un contratto d'appalto (Provincia di Napoli, n. 5098 Rep.) integrato avente ad oggetto lavori di sistemazione via Pagliare e via Cupa Madre (1° lotto nel comune di San Giorgio a Cremano). Nello specifico, in data 21 giugno 2011 veniva approvato il progetto esecutivo (delibera di Giunta comunale n. 287); tuttavia, durante l'esecuzione dei lavori emergevano numerose problematiche. Ed invero, si susseguiva una serie di varianti tecniche al progetto delle quali l'ultima avveniva nel gennaio 2015. Nel marzo 2016 veniva redatto l'atto di sottomissione (determina dirigenziale n. 28/2016) in virtù del quale la fine dei lavori veniva prevista al 30 giugno 2016. Di conseguenza, anche l'importo lordo dei lavori eseguiti subiva delle maggiorazioni. Tuttavia, a seguito delle contestazioni sorte tra la le parti del contratto, i lavori non venivano completati; il 21 dicembre 2016 veniva depositato dalla società D'Alessandro Costruzioni a r.l. presso il Tribunale di Napoli ricorso per accertamento tecnico preventivo, ai sensi degli articoli 696 e 696- bis del codice di procedura civile (R.G. n. 37535/2016) nei confronti del Comune di San Giorgio a Cremano, contenente i seguenti quesiti al consulente tecnico d'ufficio (Ctu): la descrizione dello stato dei luoghi e delle opere compiute dalla ricorrente in relazione al computo metrico estimativo e al progetto esecutivo iniziale; la verifica circa l'omissione o meno da parte della stazione appaltante dell'indicazione della tipologia dei lavori effettivamente eseguiti; la verifica circa le lavorazioni ordinate dalla stazione appaltante e sull'entità delle variazioni del progetto originario, e la regolare esecuzione delle opere, in virtù delle modifiche approvate dall'Amministrazione comunale; la quantificazione delle opere eseguite dalla ricorrente; nelle more del procedimento in questione, nell'agosto 2018 veniva depositata dal Ctu la relazione tecnica, la Autostrade Meridionali SpA veniva incaricata della relazione tecnica con progetto esecutivo per l'ammodernamento ed adeguamento della sede autostradale (Sottovia Cupa Pagliare progr. chilometro 5+800.65) e dei relativi svincoli; considerato che: il 6 giugno 2018, presso gli uffici del Settore lavori pubblici-urbanistica del Comune di San Giorgio a Cremano, per l'individuazione di una soluzione per la sistemazione della sede stradale in corrispondenza del sottopasso autostradale di via Cupa Mare e dei relativi sottoservizi, si riunivano il settore lavori pubblici-Urbanistica del Comune di San Giorgio a Cremano e diversi interlocutori (la GORI SpA, la ITALGAS SpA, la Società Autostrade Meridionali SpA, la E-Distribuzione SpA), in quanto in corrispondenza del sottopasso, ai fini dell'abbassamento della livelletta stradale, venivano rilevate interferenze con la conduttura gas, lo speco fognario, la tubazione di adduzione idrica dell'Acquedotto Campano, altre possibili tubazioni della rete di distribuzione idrica e cavidotti di distribuzione dell'energia elettrica. All'esito di tale adunanza si conveniva di "(...) di rinviare ulteriori valutazioni di competenza a seguito dello sviluppo di una proposta progettuale inerente il tracciato stradale planoaltimetrico"; il 17 agosto 2018 il Ministero in indirizzo procedeva a richiedere alle amministrazioni regionali, provinciali e locali interessate il monitoraggio dello stato di conservazione e manutenzione delle opere di competenza. Nello specifico, nella nota prot. 0023260 del 17 agosto 2018 si legge: " (...) occorre procedere con la massima urgenza all'avvio di un'azione di il monitoraggio dello stato di conservazione e manutenzione delle opere infrastrutturali, varie e non, che ricadono nella competenza di codesti Enti/Amministrazioni. Si invitano, pertanto, codeste Amministrazioni a voler comunicare (...) entro e non oltre il 30 agosto p.v., gli interventi necessari a rimuovere le condizioni di rischio riscontrate nelle tratte infrastrutturali di competenza, corredando le predette segnalazioni di adeguate attestazioni tecniche e indicazioni di priorità, nonché della stima indicativa dei relativi costi"; il 28 agosto 2018 il Comune di San Giorgio a Cremano, settore 4° Lavori pubblici Urbanistica, provvedeva a riscontrare la nota citata dando atto di come fossero ancora sospesi i lavori di "Sistemazione stradale del sottovia Cupa Pagliare" iniziati dalla Società Autostrade Meridionali SpA così come previsti negli elaborati progettuali in possesso. Dalla nota si apprende che: "(...) mentre sono stati terminati i lavori di allargamento della sede autostradale con la realizzazione della terza corsia di marcia in entrambi i sensi, non sono stati mai avviati i lavori propedeutici a: garantire un franco all'interno del tombino autostradale almeno superiore ai 4 metri di altezza per assicurare il transito di piccoli mezzi per il trasporto merci e per automezzi destinati a1 trasporto pubblico; eliminate la corda molla del profilo stradale presente net progetto originario, per ottimizzare il tracciato, garantendo un sensibile miglioramento sia sotto l'aspetto idraulico sia sotto l'aspetto della sicurezza stradale per l'utenza che abitualmente passa sulla predetta arteria"; considerato infine che: a tutt'oggi sussistono condizioni di precaria sicurezza dal punto di vista idraulico e stradale del sottovia e, contestualmente, una rilevante limitazione all'utilizzo delle strade comunali Cupa Pagliare e Cupa Mare a causa di blocchi di cemento posti all'ingresso della stessa in quanto risulta essere, per tutti i motivi descritti, attualmente ancora un cantiere e pertanto chiuso al traffico veicolare; il tratto stradale suddetto è inagibile da circa dieci anni ed è divenuto oramai luogo di scarico di rifiuti di qualsivoglia genere, si chiede di sapere: quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di verificare la situazione descritta; se intenda attivarsi nelle sedi di competenza affinché vengano rimosse celermente e definitivamente le condizioni di rischio insistenti sul sottovia Cupa Pagliare. Atto n. 4-01735 RIPAMONTI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'art. 1, comma 277 della legge di stabilità per il 2016 (legge n. 208 del 2015), stabilisce che: «Ai lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario che hanno prestato la loro attività nel sito produttivo, senza essere dotati degli equipaggiamenti di protezione adeguati all'esposizione alle polveri di amianto, per l'intero periodo di durata delle operazioni di bonifica dall'amianto poste in essere mediante sostituzione del tetto, sono riconosciuti i benefìci previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257»; tra il 1° maggio 1994 ed il 5 dicembre 2015 presso lo stabilimento di Vado Ligure (Savona), sito produttivo attualmente di proprietà di Bombardier Transportation Italy SpA, si sono svolti lavori di sostituzione dei tetti all'interno del sito produttivo; con messaggio INPS n. 587 del 10 febbraio 2016 e n. 781 del 19 febbraio 2016 sono state fornite le prime indicazioni per la presentazione delle istanze e conseguentemente, a febbraio 2016, sono state presentate all'INPS di Savona le domande da parte dei lavoratori; il decreto ministeriale 12 maggio 2016 ha stabilito le modalità di attuazione dell'art. 1 comma 277 della legge di stabilità per il 2016, nonché le modalità di certificazione da parte degli enti competenti (INPS e INAIL), e con circolare INPS n. 68 del 6 aprile 2017 sono state fornite le istruzioni per l'applicazione delle disposizioni stabilite; il suddetto decreto ministeriale, all'articolo 2, comma 2, prevede in capo al datore di lavoro l'obbligo di produrre apposita documentazione, anche per la mancata adozione dei dispositivi di protezione individuale, e l'impossibilità delle aziende a produrre tale documentazione ha determinato un'interruzione dell' iter autorizzativo; conseguentemente, la legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017), all'art. 1, comma 246, ha modificato il comma 277 della legge di stabilità per il 2016 e in data 15 febbraio 2018 l'INPS ha emesso il messaggio n. 696 fornendo nuove indicazioni per la presentazione delle istanze; a febbraio 2018 sono state presentate all'INPS di Savona ed alle altre sedi INPS territorialmente competenti in base ai domicili dei singoli lavoratori le nuove domande da parte dei lavoratori stessi, con annessa sospensione delle precedenti; per i lavoratori che sono stati presenti nel sito produttivo per l'intera durata del piano pluridecennale di bonifica dei tetti, la richiesta del periodo massimo temporale di esposizione è pari a 21 anni e 7 mesi, essendo stato dichiarato dall'azienda il periodo compreso fra il 1° maggio 1994 ed il 5 dicembre 2015, come periodo di svolgimento dei lavori di sostituzione dei tetti, a cui occorre aggiungere il periodo da maturare fino a 10 anni successivi all'ultima data relativa alla bonifica (4 dicembre 2025); con la circolare INPS n. 46 del 14 marzo 2018 sono state fornite le istruzioni per l'applicazione delle disposizioni stabilite dalla suddetta legge di bilancio per il 2018, nonché le modalità di certificazione da parte degli enti competenti (INPS e INAIL); ai fini del rilascio della certificazione tecnica da parte dell'INAIL, le sedi territoriali INPS hanno richiesto al datore di lavoro la documentazione attestante il periodo di bonifica, e la documentazione attestante la durata dell'opera di ogni singolo lavoratore interessato presso il sito produttivo durante il periodo di bonifica dei tetti, nonché la continuità del rapporto di lavoro già in essere al momento delle operazioni di bonifica relative ai dieci anni successivi; nonostante l'azienda Bombardier abbia già terminato la completa raccolta di tutta la documentazione aggiuntiva richiesta con la circolare n. 46 del 2018 fin da aprile 2018, l'INAIL di Savona non ha preso in carico le domande sulla base di una presunta mancanza di ulteriore circolare attuativa; con la circolare INAIL n. 52 del 2018 sono state fornite le istruzioni applicative delle disposizioni, oggetto della precedente circolare INPS n. 46/2018, nonostante ciò l'INAIL di Savona non ha tuttora provveduto a rilasciare all'INPS le certificazioni tecniche per i lavoratori interessati; considerato che: nonostante le sollecitazioni arrivate alla sede INAIL di Savona a tutt'oggi le domande risultano ancora bloccate; i lavoratori del sito Bombardier Transportation di Vado Ligure, che hanno presentato le domande prima di lavoratori di altre aziende del settore costruzione di materiale rotabile ferroviario, mentre nei territori di Pistoia e Potenza sono già state approvate le domande stesse da parte delle competenti sedi INPS e INAIL, con identica documentazione, comportando una inspiegabile situazione che mette su piani diversi lavoratori con medesimi diritti, si chiede di sapere quali atti e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché la sede INAIL di Savona svolga l'attività propedeutica alla definizione da parte delle sedi INPS competenti alle attività finalizzate al riconoscimento del beneficio previdenziale che la legge attribuisce ai lavoratori. Atto n. 4-01736 CIRIANI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: in Valcellina (Pordenone) gli utenti del servizio Eni stanno lamentando l'ormai cronico ritardo nell'inoltro delle fatture per i consumi del gas; in particolare, le ultime bollette pervenute alle famiglie risalirebbero al mese di ottobre 2018; gli stessi sindaci della zona hanno segnalato l'anomalia all'Eni e all' authority per l'energia ARERA; nel caso concreto non vi è solo il timore di future fatturazioni di conguaglio con importi quanto mai rilevanti, si corre anche il rischio di far perdere agli utenti della valle degli speciali contributi regionali a supporto delle spese sostenute per il riscaldamento; sull'intero territorio nazionale vengono citati altri episodi analoghi, con la spedizione delle fatture solo dopo svariate mensilità di esercizio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda promuovere un tavolo di concertazione tra gestori della rete energetica nazionale ed enti locali al fine di evitare il ripetersi di situazioni simili e tali da creare forti tensioni tra i consumatori. Atto n. 4-01737 PESCO GIROTTO LOMUTI GALLICCHIO ACCOTO PRESUTTO PELLEGRINI Marco PIRRO DELL'OLIO LEONE COLTORTI FEDE AGOSTINELLI NATURALE MOLLAME ABATE GRASSI AUDDINO LANNUTTI DI GIROLAMO CROATTI RICCARDI Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia Premesso che: il 15 marzo 2019 è stata presentata alla Camera l'interrogazione 4-02496 (che non ha ancora avuto risposta), nella quale veniva affrontato il delicato tema dei lavoratori dei negozi Mercatone Uno acquisiti da Shernon Holding e della mancata attuazione di diversi impegni che erano stati presi tra le controparti durante la trattativa svoltasi in sede ministeriale, incluse le erogazioni delle spettanze maturate e non erogate; dopo quasi due anni di commissariamento giudiziale, la Shernon Holding si è aggiudicata l'acquisizione dei 55 punti vendita a marchio Mercatone Uno, oltre al quartier generale di Imola e alla piastra logistica bolognese di 50.000 metri quadrati, per un totale di 1.885 dipendenti. Questa " newco " con sede a Malta fondata da Valdero Rigoni, Ceo, e il socio Michael Tahlmann, è controllata al 100 per cento dalla società maltese Star Alliance limited. L'operazione si è perfezionata dopo che sono andati deserti i bandi di gara europei, e dopo che (come si apprende da una nota del Ministero dello sviluppo economico) la nuova proprietà era stata designata il 18 maggio 2018, prima dell'insediamento del nuovo Governo. Secondo fonti stampa, "Calenda si è giustificato dicendo che la trattativa con la Shernon Holding era l'unica possibile per salvaguardare i posti di lavoro. In pratica sembra che sia successo che dopo i bandi di gara europei andati deserti, Mercatone Uno sia stato ceduto al primo che ha depositato un'offerta. Calenda e Gentiloni non hanno avuto nessun sospetto sul fatto che la Holding avesse sede a Malta e che la copertura del capitale richiesto potesse avvenire solo in un secondo tempo, quando due ipotetici soci avrebbero provveduto a ricapitalizzare l'operazione", come si legge su "lavocedeltrentino" il 28 maggio 2019; i problemi del gruppo Mercatone Uno cominciarono nel 2015, quando entrò in amministrazione straordinaria, schiacciata da 500 milioni di euro di debiti. Nel gennaio 2017, la Guardia di finanza intervenne con sequestri e perquisizioni che videro indagate una decina di persone, inclusi i soci fondatori, familiari e manager , con l'accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale, per aver costituito negli anni precedenti un nuovo assetto societario, che si appoggiava su nuove società aperte anche in Lussemburgo: sistema a detta degli inquirenti volto a distrarre fondi al gruppo in favore dei soci; nonostante le dichiarazioni ottimistiche relative al rilancio del gruppo, rilasciate a "Il Sole-24 ore" da Valdero Rigoni nel novembre 2018, il 9 aprile 2019 la Shernon presentava al Tribunale di Milano una richiesta di ammissione al concordato preventivo; il 23 maggio 2019 lo stesso Tribunale fallimentare di Milano ne ha però dichiarato il fallimento, nonostante fosse già stato fissato per il 30 maggio 2019 un incontro al Ministero dello sviluppo economico per valutare la crisi. L'incontro è stato anticipato al 27 maggio. Sempre da fonti stampa si apprende che sono oltre 500 le aziende fornitrici che vantano nel complesso 250 milioni di euro di crediti verso Shernon. Molte vantano ulteriori crediti verso l'amministrazione straordinaria svolta degli anni precedenti; da "Il Sole-24 ore" del 25 maggio 2019 si apprende che "Inoltre, secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica, l'amministrazione straordinaria avrebbe ricevuto 10 milioni dalla Shernon: ma questi 10 milioni sarebbero arrivati dalla cessione da parte della Shernon del magazzino di Mercatone Uno a una società americana (con un guadagno di 8 milioni da parte di quest'ultima) e non da fondi nella disponibilità della stessa Shernon. Inoltre nei mesi di gestione la Shernon avrebbe accumulato 10 milioni di debiti verso l'erario, con 60 milioni di debiti verso fornitori. Non sarebbe stata versata l'Iva, come le ritenute d'acconto sui lavoratori". Sulla gestione Shernon si apprende inoltre che: "Tuttavia, col passare del tempo, la mancanza di finanziamenti e di liquidità ha fatto sì che, già negli ultimi mesi del 2018, la merce nei magazzini, e di conseguenza nei negozi, cominciasse a scarseggiare. A marzo 2019 i punti vendita risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata sebbene già venduta e pagata"; pare che i fornitori abbiano sempre manifestato a tutti gli organi competenti le proprie perplessità sull'operazione con Shernon Holding, che ha fatto così perdere ulteriori svariati mesi e di conseguenza altre ingenti risorse finanziarie, tra le quali una mancata entrata di 8 milioni di euro per la cessione di un magazzino, altri 60 milioni verso fornitori senza che venissero correttamente riforniti i rivenditori, e svariati milioni di euro, forse decine, verso l'erario. Tutto ciò senza tutelare i dipendenti, quasi 2.000, che considerando l'indotto potrebbero arrivare alle 10.000 unità; a parere degli interroganti la dichiarazione di fallimento è sicuramente utile per la tutela del patrimonio ma la connessa e immediata chiusura dei punti vendita ha impedito ad alcuni clienti che avevano già versato un acconto per merce ordinata e disponibile e quindi solo da ritirare, di concludere l'acquisto, ritrovandosi tra i creditori per la cifra anticipata, si chiede di sapere: come sia stato possibile selezionare come compratore, da parte del Governo pro tempore Gentiloni, una società con sede in un paradiso fiscale, senza un'adeguata patrimonializzazione; se per l'acquisto dell'azienda ci siano state altre offerte oltre a quella di Shernon e, nel caso, il motivo per cui sarebbero state scartate; quando i commissari straordinari abbiano ricevuto le prime segnalazioni dai sindacati e dai fornitori circa elementi di cattiva gestione, e quando siano iniziate le prime verifiche sul posto; se e come i Ministri in indirizzo intendano, con iniziative di competenza, intervenire per permettere la chiusura delle transazioni commerciali già in essere; se sia mai stata eseguita una verifica sulla destinazione dei flussi finanziari degli ultimi mesi, considerato che la nuova società ha provveduto alla svendita di beni mobili e immobili, senza effettuare nuovi acquisti e rifornimenti di materiali generando surplus a favore del compratore del magazzino citato; se sia stato riscontrato che, tra i debiti prededucibili in essere, vi siano circa 3,5 milioni di euro, all'apparenza non congrui, dovuti ad agenzie pubblicitarie e studi di consulenza. Atto n. 4-01738 ORTIS Al Ministro della giustizia Premesso che secondo quanto risulta all'interrogante: il 22 maggio 2019, una rivolta scoppiava nel carcere di Campobasso, coinvolgendo otto detenuti della casa circondariale. Immediatamente, la protesta assurgeva agli onori della cronaca locale e nazionale, anche perché avveniva in concomitanza con la presenza in città del ministro Trenta, nel capoluogo molisano per un comizio; come da informazioni note, poco prima delle sette di sera, un detenuto, brandendo un bastone, minacciava atti di autolesionismo con una lametta al collo, per abbandonarsi poi ad atti di vandalismo. A nulla valevano i tentativi di dialogo messi in atto dagli agenti penitenziari: aiutato da altri sette compagni, il recluso bloccava, con un cavo ricavato dalle telecamere già danneggiate, il blindato d'ingresso alla sezione del secondo piano; per poi appoggiarvi sopra materassi, a cui infine dava fuoco. L'incendio veniva prontamente spento dagli agenti, ma il fumo sprigionatosi, insieme ai ripetuti tentativi di dialogo da parte del vice comandante, finalmente induceva i detenuti ad aprire il blindato; i reclusi defluivano quindi nel cortile. Nel frattempo, la direttrice pro tempore della struttura, Irma Civitareale, faceva immediato ritorno da Cassino per parlare, insieme al Comandante, ai rivoltosi, riuscendo a tranquillizzarli. La protesta quindi rientrava e i detenuti venivano riportati nelle celle senza altri incidenti o danneggiamenti; il giorno seguente, il detenuto che aveva innescato la protesta veniva portato in un carcere extra distrettuale, mentre gli altri sette venivano trasferiti in istituti nel territorio del Provveditorato; nel frattempo, la Procura di Campobasso contestava loro i reati di interruzione di pubblico servizio, incendio, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. All'inchiesta si aggiungevano gli accertamenti avviati dal Dipartimento amministrazione penitenziaria di Roma e dal Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria; considerato che: come rilevato dall'interrogante nel corso di ispezioni, e come riferito dall'associazione Antigone, la vetusta e ormai inadeguata struttura carceraria, concepita nel 1830, terminata nel 1861, e ubicata nel centro cittadino, presenta notevoli problemi, versando in condizioni difficili. Stando all'ultimo rapporto del 2018, redatto dall'associazione: "L'istituto risale alla fine dell'Ottocento e - per la sua struttura fisica composta da 5 padiglioni separati fra di essi - non permette una vivibilità che possa rientrare nei dettami della sicurezza: né per i detenuti né per chi gestisce e dirige la struttura." Inoltre "il clima detentivo (con il progressivo e crescente ingresso di detenuti stranieri) è diventato oramai una criticità di emergenza quotidiana, nonostante i rapporti con il personale penitenziario sia mediamente positivo. Del resto l'Amministrazione penitenziaria è consapevole del problema e periodicamente (in particolar modo attraverso la eco delle organizzazioni sindacali) segnala all'esterno ed ai media tali emergenze", tra le quali spiccano diversi episodi di aggressione ai danni di agenti di Polizia penitenziaria; le pessime condizioni di lavoro degli agenti sono state spesso oggetto di lamentele degli operatori, giunte anche all'interrogante. Nei giorni successivi alla rivolta, per citare solo il caso più recente, gli agenti si sono trovati a lavorare nella sezione in cui era avvenuta la protesta in condizioni difficili, a causa dell'acre odore lasciato dall'incendio; come inoltre recentemente dichiarato dalla Garante regionale dei diritti della persona, anche garante dei detenuti, Leontina Lanciano, "le condizioni di vivibilità della struttura carceraria devono essere migliorate al fine di consentire sia ai detenuti, sia agli agenti di Polizia penitenziaria, di vivere in un clima disteso nel reciproco rispetto"; sulle generali condizioni di sicurezza dell'istituto, si segnala inoltre come in più di un'occasione si siano verificati tentativi di introduzione nella struttura di smartphone e droga, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi all'interno dell'istituto di Campobasso per valutare le condizioni della struttura, le condizioni di lavoro degli agenti di Polizia penitenziaria, oltre che le condizioni detentive degli ospiti; se non ritenga inadeguata la vetusta struttura di Campobasso, considerando l'ipotesi di costruire una nuova casa di reclusione unica al di fuori dei centri abitati, in posizione baricentrica rispetto all'altra struttura carceraria di Isernia, la quale presenta criticità strutturali ed ospita poche decine di detenuti; ciò al fine di garantire maggiore sicurezza per i cittadini, migliori condizioni di lavoro per gli operatori del settore e dignitose condizioni di vita alla popolazione carceraria. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 3 a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) 3-00874 della senatrice Papatheu, sul disastro aereo dell'Ethiopian Airlines avvenuto ad Addis Abeba il 10 marzo 2019; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00873 della senatrice Montevecchi ed altri, sul restauro del teatro "San Carlo" di Napoli; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-00872 del senatore Patriarca ed altri, sul futuro dei lavoratori dell'azienda Mercatore Uno.