Document Type: massime
Token Count: $#tokens

Impiego pubblico - Disposizioni imperative sul lavoro a termine - Divieto di conversione dei rapporti di lavoro a termine in rapporti di lavoro a tempo indeterminato - Lamentata violazione del canone di ragionevolezza e del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, nonché disparità di trattamento tra lavoratori pubblici e privati - Non fondatezza della questione.. Il principio dell'accesso mediante concorso - enunciato dall'art. 97 della Costituzione, a presidio delle esigenze di imparzialità e buon andamento dell'amministrazione - rende palese la non omogeneità del rapporto di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni rispetto al rapporto alle dipendenze di datori di lavoro privati, sicché è giustificata la scelta del legislatore - cui spetta, nei limiti della ragionevolezza, individuare i casi eccezionali in cui il principio del concorso può essere derogato - di ricollegare alla violazione di norme imperative riguardanti l'assunzione o l'impiego dei lavoratori da parte delle amministrazioni pubbliche conseguenze di carattere esclusivamente risarcitorio, in luogo della conversione (in rapporto) a tempo indeterminato prevista per i lavoratori privati. Non è, pertanto, fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 36, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost., nella parte in cui esclude che la violazione di disposizioni imperative riguardanti l'assunzione o l'impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, possa comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni. - Sulla discrezionalità del legislatore, in tema di deroghe al principio del concorso, secondo quanto prescritto dal terzo comma dell'art. 97 Cost., v. richiamo alle sentenze n. 320/1997 e n. 205/1996.