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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione BILANCIO (5ª) 84 PESCO La seduta inizia alle ore 10,55. SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI Il presidente PESCO comunica che il senatore Misiani, a nome del proprio Gruppo, ha fatto richiesta di pubblicità dei lavori della seduta, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, attraverso l'attivazione del circuito interno. Tale richiesta è stata trasmessa alla Presidenza del Senato, che ha comunque già preventivamente espresso il proprio assenso. Dispone quindi l'avvio della trasmissione della seduta. La Commissione conviene. IN SEDE REFERENTE 981 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021 e relativa Nota di variazioni DDL 981 e 981-bis Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021 e relativa Nota di variazioni (Seguito dell'esame e rinvio) - (Tabb. 1 e 1- bis ) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2019 e per il triennio 2019-2021 (limitatamente alle parti di competenza) - (Tabb. 2 e 2 -bis ) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2019 e per il triennio 2019-2021 (limitatamente alle parti di competenza) Prosegue l'esame sospeso nella seconda seduta pomeridiana di ieri. Il presidente PESCO dichiara aperta la discussione generale. Il senatore MISIANI ( PD ) rileva come la manovra finanziaria all'esame del Parlamento si inserisca in una situazione senza precedenti, determinata dalla approssimazione e dalla confusione del Governo nella gestione della politica economica, anche a causa delle differenze e delle incompatibilità degli indirizzi presenti al suo interno. Dopo aver ripercorso sinteticamente le principale tappe che hanno condotto allo stato attuale, rileva la necessità, all'esito di continui tentennamenti, conflitti e contraddizioni, di procedere alla riscrittura di una parte rilevante della manovra, in relazione al difficilissimo confronto con le istituzioni europee. Ricorda, a tale proposito, come il quadro programmatico su cui si fonda il disegno di legge di bilancio non abbia ricevuto la validazione dall'Ufficio parlamentare di bilancio e sia stato ritenuto irrealistico dalle principali istituzioni internazionali, oltre a ricevere critiche dalla Banca d'Italia, dall'Istat e dalla Corte dei Conti: ne hanno dato un giudizio negativo anche le associazioni di categoria, che ora l'Esecutivo cerca faticosamente di recuperare con una competizione surreale tra il Ministro dell'interno e il Ministro per lo sviluppo economico. Sottolinea come il Governo abbia, nel contempo, ricercato lo scontro con le Istituzioni europee, allo scopo di lucrarne vantaggi elettorali, per poi rendersi conto di aver sottovalutato la portata e gli effetti di tale conflitto, che presenta singolari analogie con quanto sta accadendo in relazione alla cosiddetta Brexit : tale atteggiamento ha avuto come unico risultato l'isolamento dell'Italia in Europa, anche da parte di quei Governi che si ritenevano teoricamente vicini alla maggioranza, che non hanno esitato a schierarsi con le posizioni più rigorose nei confronti del nostro Paese. Reputa ancor più grave l'effetto che tale condotta ha causato sui mercati finanziari e nei confronti dei risparmiatori, suscitando una fuga di capitali, la flessione degli indici di borsa e l'innalzamento dello spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi, che ormai da settimane risulta attestato intorno a 300 punti. Aggiunge che anche la situazione economica risulta in evidente peggioramento, con la riduzione del Pil nel terzo trimestre, intervenuta dopo una lunga serie di risultati positivi, e la diminuzione degli investimenti privati: un quadro che dà la sensazione di un sistema bloccato, a seguito dell'incertezza politica che ha segnato gli ultimi mesi, con un tentativo tardivo di recupero di fronte alla prospettiva di un collasso. Osserva che, in concomitanza di tutti questi fattori preoccupanti, la manovra finanziaria prevede un aumento rilevante del debito pubblico e dell'indebitamento netto rispetto al quadro tendenziale. Di essa, tre quarti delle risorse sono destinate essenzialmente a tre tipologie di intervento: in primo luogo, si prevede il blocco dell'aumento dell'Iva e delle accise, scelta condivisibile anche se, ancora una volta, parziale e non definitiva; 7 miliardi sono destinati ad anticipare i requisiti pensionistici per un'ampia platea di persone e risorse equivalenti confluiscono in un fondo per finanziare il reddito di cittadinanza. Evidenzia, tuttavia, che nel provvedimento in esame, al di là dello stanziamento delle risorse, nulla è previsto sul funzionamento delle due misure principali, facendosi sostanzialmente rinvio a successivi provvedimenti attuativi. A tale riguardo, rileva il rischio che l'intervento in materia pensionistica favorisca alcune categorie di lavoratori penalizzandone invece altre, in particolare la componente femminile, caratterizzata da una carriera lavorativa discontinua, e il settore privato, che spesso presenta numerosi cambiamenti di datore di lavoro. Per evitare maggiori distorsioni, raccomanda almeno la proroga del cosiddetto APE (anticipo pensionistico) sociale, sul quale, al di là delle dichiarazioni e degli impegni, si prende atto che un emendamento presentato dal Pd alla Camera è stato bocciato: si tratta di un meccanismo più equo rivolto alle categorie lavorative più fragili, ossia i disoccupati, i disabili, i lavoratori impegnati in attività gravose. Sul reddito di cittadinanza, segnala un grande rischio: l'abbandono di uno strumento universalistico di contrasto della povertà introdotto nella scorsa legislatura, ossia il reddito di inclusione, che richiederebbe sicuramente un rafforzamento finanziario ma che sta iniziando a dare i propri frutti, anche grazie alla rete dei servizi sociali dei comuni a cui si appoggia, per adottare invece un nuovo meccanismo incardinato su un'amministrazione che ha dimostrato di essere meno efficiente e che richiederà tempo per essere attuato. Allo stesso proposito, ritiene necessario sciogliere quanto prima un'ambiguità persistente sul reddito di cittadinanza, ossia la confusione tra gli interventi di contrasto della povertà assoluta e le politiche attive sul lavoro, secondo quanto l'esperienza internazionale sta a dimostrare. Segnala che il Partito democratico ha presentato, già alla Camera dei deputati, una proposta alternativa alla misura avanzata dal Governo, diretta a concentrare le risorse sul potenziamento del reddito di inclusione, anche al fine di superare i dubbi e le preoccupazioni formulate dalle associazioni impegnate sul tema. Rimarca, inoltre, la sostanziale carenza nella manovra finanziaria del tema del sostegno alle infrastrutture, giacché delle risorse stanziate complessivamente solo una percentuale del 15 per cento risulta destinata a interventi in conto capitale nel triennio di riferimento. Viene in rilievo, al riguardo, la situazione di blocco delle grandi opere che si sta verificando, anche per effetto dell'annuncio di una non meglio definita analisi tra costi e benefici degli interventi già previsti. In tema di investimenti, esprime perplessità anche sull'istituzione di una centrale di progettazione, che non appare, peraltro, coerente con gli sforzi di semplificazione burocratica, già annunciati ma rimasti per ora senza un concreto seguito. Ritiene che nel provvedimento in esame vi sia poco anche sul tema del supporto alle imprese: si interrompe anzi il processo di riduzione della pressione fiscale, che dovrebbe restare stabile al 41,8 per cento del Pil, ma che, con lo sblocco delle aliquote dei tributi locali, potrebbe in effetti aumentare. Esprime quindi valutazioni critiche sulla cancellazione dell'Iri (imposta sul reddito d'impresa) e dell'Ace (aiuto alla crescita economica), che recano un aggravio ulteriore sulle imprese, non adeguatamente controbilanciato dall'estensione del regime forfettario per le partite Iva. Evidenzia, altresì, l'indebolimento del progetto Industria 4.0, del credito d'imposta per ricerca e sviluppo e di quello relativo al Mezzogiorno. Nel registrare poi la sostanziale mancanza di investimenti su scuola e università, considera grave il depotenziamento della alternanza tra scuola e lavoro, che andrebbe migliorata e non abbandonata. Sul tema fiscale, rileva l'assenza di misure efficaci per il contrasto all'evasione fiscale, mentre il recente decreto fiscale ha già determinato effetti controproducenti sulla compliance fiscale dei contribuenti. Nel complesso, ritiene che la manovra in esame non solo contribuisce ad aumentare l'instabilità finanziaria del Paese, all'incremento dei differenziali tra tassi di interesse dei titoli di Stato, al peggioramento dei corsi di borsa e dei coefficienti patrimoniali delle banche, ma ha la colpa di non affrontare i nodi strutturali dell'economia italiana, ovvero la crisi di produttività, in particolare del settore manifatturiero, la crisi di equità sociale, con l'incremento delle diseguaglianze tra le persone, nonché il cosiddetto "inverno demografico", con la diminuzione degli indici di fecondità. Proprio per affrontare tali questioni decisive, il Partito democratico ha intenzione di presentare una propria complessiva controproposta, di cui auspica che saranno adeguatamente discussi gli aspetti principali, pur in una tempistica così ristretta. In conclusione, chiede al Governo di cambiare completamente metodo, superando il prima possibile il conflitto con le Istituzioni europee e recuperando i fili del dialogo con i corpi intermedi del Paese, e si augura che gli impegni derivanti da tale svolta possano tradursi in incisive e sostanziali modifiche alla manovra finanziaria, al momento caratterizzata da interventi a debito, assistenzialismo, poca attenzione allo sviluppo e nessuna visione di prospettiva. Il senatore FANTETTI ( FI-BP ), nella consapevolezza della complessità degli interventi inseriti nella manovra finanziaria e dei tempi ridotti per l'esame, auspica in primo luogo che vi sia disponibilità da parte del Governo ad un'effettiva interlocuzione con le varie forze politiche. Ricorda che la presente legislatura ha ereditato una situazione economicamente e socialmente devastante, determinata dalla successione di governi non indicati dagli elettori, con l'effetto che oggi l'Italia è praticamente l'unico dei Paesi del G20 che non ha ancora recuperato i livelli pre-crisi. A titolo di esempio, ricorda i forti disinvestimenti industriali, i numerosi tavoli di crisi aperti al Mise, le migrazioni all'estero di moltissimi giovani italiani che cercano in altri Paesi, soprattutto dell'Unione europea, quelle occasioni che non trovano più nel proprio. Tale situazione, aggiunge, è stata una delle ragioni determinanti del voto di protesta che si è espresso lo scorso 4 marzo e che ha portato alla formazione del Governo in carica, sul quale evidentemente sono state riposte grandi attese, scontando tuttavia le diversità di impostazione tra le due forze politiche che lo sostengono e che richiederebbero di essere messe a fattor comune. Ritiene, in realtà, che la manovra finanziaria all'esame del Senato rispecchi maggiormente la visione del Movimento 5 Stelle rispetto alla Lega, essendo questa incentrata soprattutto sul sostegno alla domanda, mentre poco spazio residua per le misure di impulso allo sviluppo. Richiama, quindi, l'importanza di un confronto costruttivo con le Istituzioni dell'Unione europea, che rappresentano comunque un fondamentale riferimento culturale, politico ed economico, che può essere sottoposto a critiche ma non demonizzato: ritiene infatti un grave errore violare deliberatamente le regole che i Paesi dell'Unione europea si sono dati, invece di cercare con pazienza di migliorarle. Più che il rapporto con l'Europa, poi, il problema dell'elevato debito pubblico italiano pone l'esigenza di impostare correttamente il rapporto con i mercati finanziari, non in termini di sfida ma di chiarezza e di trasparenza, comprendendone i meccanismi di funzionamento, anche al di là dello specifico aspetto dell'aumento dei tassi di interesse, che a suo giudizio peraltro è stato anche troppo enfatizzato. Sottolinea quindi che il Gruppo di Forza Italia è concentrato a cambiare la manovra finanziaria, principalmente, su quattro tematiche: con riguardo alle politiche per la famiglia, al fine di contrastare il declino demografico; per introdurre il cosiddetto reddito di formazione, che risulta più efficace al rilancio dell'occupazione rispetto al reddito di cittadinanza; in materia di infrastrutture, determinanti per lo sviluppo e la competitività di un paese industrializzato, e che peraltro richiede una incisiva riforma del codice degli appalti; sotto il profilo fiscale, infine, per un'applicazione molto più ampia della cosiddetta flat tax , che appare nel disegno di legge di bilancio in una versione troppo timida. Rimarca come questi interventi siano ispirati a un principio fondamentale del pensiero liberale, ossia che il miglior gestore delle risorse è l'individuo, che ne sa massimizzare l'efficienza, mentre un'eccessiva presenza dello Stato nell'economia ha effetti controproducenti. Il senatore Marco PELLEGRINI ( M5S ), nel ringraziare il senatore Fantetti per l'onestà intellettuale con la quale ha dato conto della situazione economica in cui il Governo ha trovato il Paese, ricorda che in Italia si contano circa cinque milioni di persone in povertà assoluta, nove milioni sono sotto la soglia di povertà relativa, numerose piccole e medie imprese, soprattutto artigiane, risultano in grosse difficoltà. Sottolinea, quindi, che la manovra finanziaria è volta a fronteggiare proprio questa situazione, ponendo al centro della sua attenzione le persone e dando importanza, oltre che alla stabilità finanziaria, alla stabilità sociale, anche al fine di evitare le turbolenze in corso presso altri Paesi europei. Esclude, al riguardo, che saranno fatti passi indietro sulla direzione intrapresa, in quanto proprio l'ampia disponibilità di risorse prevista per finanziare le principali misure della manovra offre un margine adeguato anche per apportare eventuali aggiustamenti all'esito del negoziato con l'Unione europea. Il senatore SACCONE ( FI-BP ), nel rivendicare un approccio privo di pregiudizi al provvedimento in esame, confessa che si aspettava più coraggio da parte del Governo del cambiamento, mentre la manovra sembra più che altro rispecchiare l'incontro di istanze contraddittorie e la mancanza di una visione unitaria. A tale proposito, individua nei dati del primo trimestre del 2019 il primo, vero, banco di prova della politica economica, dal Governo, che si troverà, allora, di fronte alle proprie responsabilità. Vede comunque con favore le retromarcia in corso rispetto al conflitto ingaggiato con le Istituzioni europee, che sta sconfessando una narrazione del tutto sconnessa rispetto alla realtà, e di cui l'opinione pubblica sta acquisendo ormai piena consapevolezza. Sul concreto effetto delle misure previste nella manovra, esprime la convinzione che la pressione fiscale non solo non diminuirà, ma sarà destinata ad aumentare, soprattutto a causa dello sblocco delle aliquote degli enti locali. Con riferimento al reddito di cittadinanza, prevede enormi problemi organizzativi e di gestione, che determineranno la rapida disillusione delle speranze alimentate. Crede, nel complesso, che la crescita non corrisponderà alle previsioni del Governo, anche in conseguenza della confusione e della conflittualità che caratterizza la conduzione della politica economica da parte dell'Esecutivo, e si dichiara certo, infine, che i dati faranno emergere presto la verità, purtroppo a spese del Paese. Il senatore MANCA ( PD ) considera la manovra finanziaria all'esame della Commissione il primo atto politico rilevante di un Governo fondato sul sostegno di due forze politiche che non appaiono, in realtà, in grado di integrarsi. Prende atto che si è deciso di abbandonare un sentiero, percorso dai Governi della precedente legislatura, che aveva cercato di coniugare la tenuta dei conti pubblici con il sostegno alla crescita; osserva, tuttavia, che all'abbandono di tale indirizzo non ha fatto seguito l'adozione di una chiara alternativa o visione del futuro. Ritiene che il Governo stia cercando di nascondere tale confusione e mancanza di prospettiva con la ripetizione di una narrazione sul passato: tale espediente, tuttavia, non appare costruttivo e utile a fronteggiare seriamente i problemi del Paese, che ha subito una modificazione non solo ciclica ma anche strutturale della propria economia per effetto della grande crisi del 2008. In merito alle misure specificamente previste nella manovra, rileva come il rilancio degli investimenti ivi prospettato non sia coerente con il blocco delle opere infrastrutturali avvenuto negli ultimi mesi, che ha avuto peraltro l'effetto di disincentivare l'apporto dei capitali privati, con conseguenze negative per l'occupazione. A titolo esemplificativo, segnala come la prevista istituzione di una centrale unica per la progettazione rappresenti più un costo che un fattore di sviluppo, mentre per il rilancio degli investimenti sarebbe necessario individuare gli ambiti territoriali ottimali per le stazioni appaltanti, invece di indulgere ad un nuovo velleitario centralismo. Sul reddito di cittadinanza, dopo aver rilevato che il sovradimensionamento delle risorse, riconosciuto nella discussione anche da alcuni esponenti della maggioranza, non rappresenta comunque una risposta adeguata ed efficiente alle esigenze, fa presente che le esperienze maturate hanno dimostrato come il contrasto alla povertà richieda un lavoro lungo e paziente, con una presa in carico delle persone più deboli da parte dei servizi territoriali, che consenta di coniugare le funzioni degli enti locali con la rete diffusa dell'associazionismo. Rimarca, infine, come l'incoerenza e la confusione delle misure e delle dichiarazioni degli esponenti del Governo, generando instabilità e fiducia, stia vanificando i concreti segni di ripresa che si erano manifestati già da tempo nel ciclo economico del nostro Paese. Invita inoltre a non sottovalutare, accanto a tali fattori, il contributo negativo che può derivare, per le imprese e più in generale per il sistema Italia, dall'incremento della pressione fiscale, dall'indebolimento del progetto Industria 4.0, dal depotenziamento delle misure di sostegno alla formazione e alla ricerca, che denunciano ancora una volta la mancanza di visione di questa maggioranza. Il senatore PRESUTTO ( M5S ) ricorda che, sulla base del Rendiconto di bilancio esaminato dalla Commissione nei mesi scorsi, si evincono debolezze strutturali del nostro sistema Paese, quali l'elevato debito pubblico, l'ingente ammontare delle passività finanziarie e il mancato incasso delle entrate da ruolo imputabile ad un sistema tributario datato. Pertanto, dalle risultanze di gestione degli ultimi anni, emerge una situazione finanziaria deficitaria che testimonia più di ogni altro dato il fallimento delle politiche economiche fin qui adottate. Tale considerazione si inquadra in un contesto nel quale i vincoli di bilancio europei, pur compatibili per paesi con un basso debito pubblico, risultano esiziali per un paese ad alto debito come il nostro, in cui un aggiustamento finanziario di pochi decimali finisce per penalizzare fortemente lo stato sociale. È quindi doveroso avviare nuove politiche economiche e di bilancio, attraverso una difficile trattativa con l'Unione europea, che sconta la sfiducia delle istituzioni di Bruxelles nei confronti delle modalità con cui il nostro Paese è stato governato negli ultimi venti anni. Nonostante ciò, la maggioranza e il Governo hanno il compito di individuare, pur tra molte difficoltà, gli spazi percorribili per porre rimedio all'eredità dei precedenti governi. Il senatore D'ALFONSO ( PD ) ricorda in via preliminare che negli ultimi anni si è assistito a un ingente recupero di risorse derivanti dal contrasto all'evasione fiscale. Il disegno di legge di bilancio all'esame della Commissione si caratterizza, a seguito delle recenti modifiche della normativa contabile, per un tendenziale allineamento tra i dati di competenza e quelli di cassa, il che aiuta a rendere più comprensibile i numeri del bilancio e a formulare un giudizio che può essere parametrato sulle prospettive per il futuro piuttosto che sulla sostenibilità finanziaria o sulla base della realtà dei fatti. Adottando quest'ultimo parametro quale metro di valutazione, risulta quantomeno discutibile l'istituzione di una centrale per la progettazione delle opere pubbliche concepita quale soggetto isolato che rischia di offrire regalie amministrative. Analogamente, appare curiosa l'istituzione di una struttura come Investitalia mancando, peraltro, una riflessione su quello che dovrebbe essere il ruolo delle strutture di missione quali strumenti di concentrazione di competenze e di superamento della dispersione amministrativa. Nell'auspicare un effettivo confronto dialettico tra le diverse posizioni, ritiene necessario non sottovalutare l'importanza di una politica degli investimenti molto attesa dalle realtà regionali come, a titolo esemplificativo, gli interventi per il contrasto al dissesto idrogeologico. Il senatore DE BERTOLDI ( FdI ) osserva come il proprio Gruppo si sarebbe aspettato da parte del Governo del cambiamento una manovra di cambiamento effettivo, ferma restando la valutazione delle singole misure in essa incluse. Purtroppo, su temi di grande rilevanza quali la tutela dei risparmiatori a seguito delle difficoltà del mondo bancario o le politiche tributarie - si pensi per esempio alla fatturazione elettronica - si è assistito ad una sostanziale continuità tra l'attuale Governo e le scelte politiche dei precedenti Esecutivi del Partito democratico, il che è testimoniato peraltro dalle forte preoccupazioni espresse dal mondo delle imprese, del commercio e delle libere professioni. Nel disegno di legge di bilancio sono del tutto assenti misure per lo sviluppo del Paese e non si intravedono elementi di cesura anche nel rapporto con le istituzioni europee. A quest'ultimo riguardo, il Gruppo di Fratelli d'Italia sarebbe in prima linea nel sostenere il Presidente del Consiglio nella trattativa con l'Unione europea al fine di tutelare gli interessi nazionali e difendere il tricolore, ma sarebbe opportuno finalizzare questo negoziato al raggiungimento di obiettivi concreti come la diminuzione del cuneo fiscale e la riduzione della tassazione sulle imprese. L'auspicio è che si abbia in questi giorni un sussulto di dignità e di orgoglio per modificare i contenuti della manovra, improntandola verso una direzione favorevole allo sviluppo. Il senatore ERRANI ( Misto-LeU ) rileva in via preliminare come la situazione di attuale difficoltà del Paese rappresenti anche il portato delle scelte degli ultimi anni. Tuttavia, scaricare i problemi di oggi sul passato, pur rappresentando un consueto gioco di dialettica politica, risulta controproducente, dal momento che non aiuta a risolvere i problemi. In merito alla legge di bilancio e alla relativa composizione, occorre prendere atto che, a prescindere dallo spread tra gli interessi dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, i vincoli di bilancio europei sono stringenti e impongono delle scelte. Peraltro, a livello economico, i dati negativi degli ultimi mesi confermano un allargamento del divario tra la nostra economia e quella degli altri Paesi europei. Tutto questo si accompagna al rischio di una stretta creditizia che potrebbe essere letale per un Paese le cui imprese hanno difficoltà a reperire finanziamenti su canali extra bancari. Nell'esprimere il proprio accordo su una politica di riforme che superi la rigida austerità degli ultimi anni, osserva tuttavia che andrebbe chiarita la direzione di marcia delle riforme. Per esempio, se fosse vera l'analisi sulla sovrastima dei fondi per il reddito di cittadinanza e per la cosiddetta "quota cento", si sarebbe in presenza di errori di valutazione che già hanno costato, secondo la Banca d'Italia, un incremento dei costi per il servizio del debito di circa 1,5 miliardi di euro. Una politica di riforme richiede una visione di insieme basata su scelte chiare ai fini della risoluzione dei conflitti sociali e territoriali - si pensi alla questione della Tav - che non possono essere demandati a consultazioni referendarie. Per esempio, dinanzi ad un piano di riconversione ecologica del sistema economico-produttivo, che avrebbe una portata superiore a qualche decimale di prodotto interno lordo, difficilmente le Istituzioni europee potrebbero porre un diniego. Purtroppo, le singole misure contenute nella legge di bilancio risultano ancorate a scelte sbagliate del passato come la creazione di una centrale unica di progettazione che appare astratta e inefficace. Sarebbe invece necessario, per esempio, un piano di assunzione straordinario nelle pubbliche amministrazioni incentrato sulla selezione di profili professionali calibrati sul responsabile unico di procedimento e sulla direzione dei lavori, in modo da facilitare l'attuazione di una politica di progettazione imperniata sulle centrali uniche territoriali. Un altro tema curiosamente non affrontato dalla legge di bilancio è l'allargamento del divario tra il Nord Italia e il Mezzogiorno, a cui occorrerebbe dare risposta attraverso una quota percentuale vincolata degli investimenti da destinare al Sud Italia e strutture di gestione adeguate, superando la frammentazione dei cosiddetti "progetti sponda". Da questo punto di vista, sono andate deluse le aspettative riposte nella capacità della Lega di adottare politiche di investimenti territoriali: invece, si continua ad oscillare tra livelli massimi di centralismo e una sorta di federalismo fai da te del tutto inconcludente. Passando al reddito di cittadinanza, occorrerebbe uno strumento unitario di contrasto alla povertà, nella consapevolezza che tale tema non coincide con quello dell'assenza di lavoro, come testimoniato dall'elevato numero di nuclei familiari che, nonostante la presenza di componenti che lavorano, si ritrovano comunque nell'indigenza. Tuttavia, l'ammodernamento dei centri per l'impiego richiede tempi lunghi e il rischio è che tutto si concluda nella scelta tra l'erogazione diretta di risorse alle imprese oppure l'utilizzo delle agenzie interinali. Per quanto attiene alle politiche sociali, denuncia l'emergenza del settore sanitario caratterizzato da forti disparità territoriali nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Peraltro, la sofferenza del settore si sta estendendo anche alle regioni più virtuose sia per l'assenza di innovazione tecnologica sia per le politiche di blocco delle assunzioni di personale, con la conseguenza che molte strutture ospedaliere non riescono a gestire interi reparti. Un altro aspetto di preoccupazione è rappresentato dalla situazione degli asili nido e delle scuole materne, in cui l'elevato livello delle rette rischia di disincentivare fortemente l'occupazione femminile. Ribadisce, pertanto, la necessità di delineare una politica di lungo periodo che vada oltre la scadenza primaverile delle elezioni europee, attraverso la configurazione di misure sociali calibrate su territori, sullo sblocco delle assunzioni di figure professionali di competenza tecnica elevata e sugli investimenti. Nel rimarcare la disponibilità del proprio Gruppo a contribuire nel miglioramento della legge di bilancio, con particolare attenzione all'aspetto degli investimenti e delle politiche sociali, constata come purtroppo, nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, gli emendamenti approvati abbiano risposto più che altro alla logica delle misure micro settoriali anziché a quella delle misure di sistema. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. POSTICIPAZIONE DELLA SEDUTA POMERIDIANA DI OGGI Il presidente PESCO comunica che la seduta pomeridiana di oggi, martedì 11 dicembre 2018, già convocata alle ore 14, è posticipata alle ore 14,30. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 13,15.