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Introduzione dell'obbligo di versamento anticipato, a titolo di deposito cauzionale, di una quota per la garanzia della solvibilità fiscale per le attività imprenditoriali esercitate da soggetti non appartenenti all'Unione europea. Onorevoli Senatori . – Le imprese costituite dai cittadini stranieri sono ormai un elemento strutturale del nostro tessuto imprenditoriale. Secondo i dati Unioncamere per il 2017, tali imprese costituiscono il 9,6 per cento di tutte le imprese registrate sul territorio nazionale. Si tratta di una presenza in progressivo aumento, che vede una diversa concentrazione di nazionalità di provenienza sulle aree regionali del territorio italiano. Dall'analisi del dato, emerge in particolare che il settore che registra la maggior presenza delle imprese di stranieri è quello del commercio al dettaglio (con circa 162.000 imprese, pari al 19 per cento di tutte le aziende del settore), mentre a seguire si collocano il settore dei lavori di costruzione specializzati (109.000, pari al 21 per cento del totale) e quello dei servizi di ristorazione, pari a 43.000 unità, corrispondente all'11 per cento del comparto. Quanto alla provenienza degli imprenditori stranieri, il Paese più rappresentato è il Marocco, con 68.259 imprese individuali esistenti, seguito dalla Cina con 52.075 imprese. Rispetto alle aree territoriali con maggiore concentrazione, lo studio evidenzia poi come la provincia di Milano vede una fortissima concentrazione di imprenditori di nazionalità egiziana, con una percentuale pari al 44,7 per cento di tutte le imprese egiziane in Italia, mentre nella città di Milano si concentra l'11 per cento dell'imprenditoria cinese; a Roma invece hanno sede il 42,5 per cento di tutte le sue imprese è di titolarità di un imprenditore del Bangladesh. Parallelamente, secondo dati di Confesercenti, negli ultimi sei anni (dal 2017 a ritroso, ultimo dato disponibile) in Italia le imprese in mano a imprenditori italiani sono diminuite del 2,7 per cento. Si tratta di dati che possono essere letti sotto un duplice profilo: quello meramente quantitativo, che non può che essere oggetto di una valutazione positiva rispetto al contributo che questa componente apporta alla crescita dell'economia nazionale; quello qualitativo, che dall'altra parte però pone tutta una serie di elementi che assumono rilevanza sul piano dell'equità delle relazioni economiche, specie in ragione della parità di condizioni di accesso al mercato e dell'uguaglianza di trattamento tra imprese a gestione italiana e a gestione extraeuropea, in piena coerenza con i principi di tutela della concorrenza e con la funzione di indirizzo e coordinamento dell'attività economica a fini sociali che l'articolo 41 della Costituzione demanda al legislatore. La proliferazione di queste attività e la loro concentrazione in determinate aree e contesti urbani e specie nelle aree economicamente più svantaggiate del Paese, determinano l'emersione di squilibri economici e sociali connessi soprattutto alla regolarità dell'esercizio delle attività: una regolarità difficile da controllare. Sono infatti numerose le irregolarità segnalate alle autorità dai cittadini e dagli esercenti attività imprenditoriali che faticosamente riescono a rimanere sul mercato, specie a fronte della pressione fiscale e degli adempimenti burocratici cui i piccoli imprenditori sono soggetti; cittadini che percepiscono con sempre maggiore disagio la disparità di trattamento tra chi si attiene alle regole, come correttamente sono tenuti a fare tutti i commercianti, e chi invece, mediante gli artifizi più disparati e anche grazie ad una legislazione carente sul piano delle modalità di controllo e di verifica della regolarità, vi si sottrae. Proprio su questo punto si ritiene doveroso intervenire, attraverso alcuni strumenti di tutela e salvaguardia dell'economia nazionale. Le irregolarità e i raggiri a danno del fisco italiano del resto sono ormai casi numerosissimi, se non addirittura la prassi in molte zone d'Italia: è questo ciò che si evince dalle frequenti operazioni della Guardia di finanza che si registrano con preoccupante assiduità in diverse aree della Nazione, come apprendiamo dalla stampa e dai comunicati diramati dalla Guardia di finanza; una lunga serie di casi di evasione, fondati molto spesso sui medesimi meccanismi fraudolenti, reiterati e replicati in tutta Italia e di cui se ne citano di seguito e a titolo esemplificativo, soltanto alcuni; è il caso, ad esempio, di quanto avvenuto nell'agosto del 2015, quando i finanzieri di Oderzo accertavano imposte non pagate per oltre 1 milione e mezzo di euro; il meccanismo si basava sulla costituzione di una ditta individuale, che successivamente cessava le attività cedendole di fatto ad una seconda ditta, intestata ad un dipendente della ditta precedente, per poi ripetere l'operazione alla decorrenza di un nuovo biennio. E ancora, lo scorso gennaio l'operazione « Magic Box », condotta dalla Guardia di finanza di Cividale del Friuli, su delega della Procura della Repubblica di Udine, che ha portato all'esecuzione di un sequestro preventivo di beni per oltre 1,4 milioni nei confronti di 10 tappezzerie di imprenditori cinesi, operanti nel distretto industriale del cosiddetto « Triangolo della sedia ». Anche in questo caso, le indagini, durate un anno, hanno consentito di rilevare che le imprese coinvolte erano inserite in uno schema evasivo ormai consolidato, perpetrato mediante la sistematica omissione del versamento delle imposte sui redditi e dell'IVA, attraverso la creazione di imprese « apri e chiudi », intestate a prestanome nullatenenti e tali da consentire la prosecuzione dell'attività con nuovi soggetti economici. Sulla medesima scia fraudolenta, è di sole poche settimane fa, tanto per citare l'ultimo caso, la notizia degli esiti dell'indagine denominata « Dominus », condotta dalla Guardia di finanza di Jesi, che ha scoperto un sistema di evasione fiscale posto in essere da imprenditori cinesi attivi nel settore delle confezioni di capi di abbigliamento: il sistema messo in campo si basava anche in questo caso sul meccanismo cosiddetto « apri e chiudi »; anche in questo caso, un'impresa terminava la propria attività dopo due anni, e al suo posto, in continuità con la precedente attività e proseguendo le attività con gli stessi locali e macchinari e con i medesimi clienti e fornitori, subentrava una nuova ditta individuale, costituita ad hoc ma con una gestione unitaria, in quanto tutte le imprese succedutesi nel tempo sono gestite di fatto sempre dallo stesso soggetto (« dominus » ). Un « turn over » fittizio, in quanto le ditte che cessavano l'attività non davano esecuzione agli adempimenti fiscali. Alla luce di questi numeri, considerati allarmanti e sintomatici di un fenomeno evasivo oramai sistemico, e della reiterazione di reati perpetrati a danno dell'economia e del fisco italiano (peraltro, secondo un preciso schema oramai consolidato e replicato a catena sul territorio nazionale, che sembra sfruttare carenze e lacune del nostro sistema di accertamento tributario), appare necessario e urgente intervenire introducendo strumenti di salvaguardia dell'economia idonei a prevenire, bloccando sul nascere, la possibilità di emersione di simili fattispecie di reato, capaci al contempo di danneggiare l'erario e il fisco della nostra Nazione, ma soprattutto, di minare alle basi la salvaguardia dell'economia nazionale, disincentivando l'iniziativa imprenditoriale di quanti cittadini onesti con grande sacrificio e specie a fronte della pressione fiscale ormai ai limiti della sostenibilità sulle imprese, ancora operano in piena conformità con le leggi dello Stato e con la disciplina fiscale e tributaria. Le modifiche proposte vanno ad agire sulla procedura per l'apposizione del nullaosta provvisorio ai fini dell'ingresso sul mercato nazionale, nonché del conseguente rilascio del visto da parte dell'autorità competente. Si propone pertanto, l'introduzione, tra gli adempimenti amministrativi, contabili e burocratici necessari ai fini della richiesta di nullaosta e conseguente rilascio del visto, della ricevuta di versamento di una quota versata in deposito cauzionale di garanzia della solvibilità fiscale presso apposito fondo di garanzia, da istituire con apposito decreto del Ministro dell'economia e delle finanze nello stato di previsione del medesimo Ministero. Con il medesimo decreto, il Ministro dispone le procedure attuative e le modalità versamento di detta quota, nonché, al contempo, il meccanismo mediante il quale al termine di ciascun esercizio contabile, l'ammontare delle imposte effettivamente maturato e dovuto al fisco dai medesimi commercianti, è trattenuto dall'amministrazione finanziaria a valere sulla medesima quota versata in precedenza.. 1 1 All'articolo 39 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, sono apportate le seguenti modificazioni: a dopo il comma 3 è inserito il seguente: « 3-bis . Ai fini dell'apposizione del nullaosta di cui al comma 5, è richiesta la presentazione alla questura territorialmente competente, unitamente alla documentazione di cui ai commi 2 e 3, della ricevuta del versamento anticipato di una quota cauzionale di garanzia della solvibilità fiscale pari ad euro 30.000, da versare presso il fondo di garanzia della solvibilità fiscale dei cittadini extraeuropei che intendono svolgere attività imprenditoriali in Italia, da istituire nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze »; b al comma 4, le parole: « e l'attestazione di cui al comma 3 » sono sostituite dalle seguenti: « , l'attestazione di cui al comma 3 e la ricevuta di cui al comma 3- bis »; c al comma 5, dopo le parole: « di cui al comma 3 » sono inserite le seguenti: « e la ricevuta di cui al comma 3- bis »; d al comma 7, dopo le parole: « di cui ai commi 2, 3 » sono inserite le seguenti: « , 3- bis ». 2 Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, è istituito presso lo stato di previsione del medesimo Ministero, il fondo di garanzia della solvibilità fiscale dei cittadini extraeuropei che intendono svolgere attività imprenditoriali in Italia, di cui all'articolo 39, comma 3 -bis , del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, come introdotto dal comma 1, lettera a) , del presente articolo. 3 Con il decreto di cui al comma 2 sono stabilite altresì le modalità mediante le quali: a i soggetti di cui al citato articolo 39, comma 3- bis , sono tenuti al versamento della quota cauzionale per garanzia della solvibilità fiscale pari ad euro 30.000; b al termine di ciascun esercizio contabile, l'ammontare delle imposte effettivamente maturato e dovuto dai medesimi soggetti è trattenuto dall'amministrazione finanziaria a valere sulla medesima quota precedentemente versata; c le disposizioni di cui alla presente legge si applicano alle imprese individuali e alle imprese esercitate in forma societaria.