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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione IGIENE E SANITA' (12ª) 135 COLLINA La seduta inizia alle ore 15,15. IN SEDE REFERENTE dl 30/20 (studi epidemiologici e statistiche sul sars-cov-2) DDL 1800 Conversione in legge del decreto-legge 10 maggio 2020, n. 30, recante misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-COV-2 (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 13 maggio. Il PRESIDENTE ricorda che nella mattinata odierna si è concluso il ciclo di audizioni informative sul provvedimento in titolo. Dichiara pertanto aperta la discussione generale. La senatrice FREGOLENT ( L-SP-PSd'Az ) osserva che sarebbe stato preferibile valorizzare, nell'effettuazione dell'indagine epidemiologica, i Dipartimenti di prevenzione, che in questo ambito posseggono competenze ed esperienze ampiamente rodate. Ritiene che sia difficilmente comprensibile il motivo che ha indotto il Governo ad affidare i compiti in materia alla Croce Rossa Italiana. Rileva che occorrerebbe un chiarimento sul numero dei congelatori previsti, che appare sproporzionato in eccesso rispetto al numero dei test programmati. Si domanda infine cosa abbia spinto il Governo a immaginare la creazione di una nuova, ulteriore banca dati, quando sarebbe stato preferibile valorizzare i data base già esistenti, rendendoli interoperabili. La senatrice BINETTI ( FIBP-UDC ) rileva che anche il provvedimento in esame si iscrive nel novero di interventi con i quali si dà mostra di voler accelerare i processi decisionali, per determinare una sensazione di efficienza cui, nella realtà, corrisponde un basso livello di efficacia. Quanto al ruolo attribuito alla Croce Rossa Italiana, si associa ai rilievi formulati dalla senatrice Fregolent, sottolineando che la scelta compiuta dal Governo appare poco coerente con la finalità di valorizzare e potenziare la medicina territoriale. Si domanda se la scelta risponda ad un'esigenza di sistema o sia legata all'esigenza contingente di ridare smalto e prestigio ad un ente dall'immagine un po' appannata. Conclude rilevando che urgono interventi di reale cambiamento e miglioramento del Servizio sanitario nazionale, nell'ambito di una complessiva semplificazione burocratica, e che il provvedimento in esame sembra muoversi in tutt'altra direzione. La senatrice CANTU' ( L-SP-PSd'Az ) osserva che il fine del provvedimento è lodevole ma il mezzo prescelto potrebbe essere inadeguato oltre che tardivo, mancando un piano nazionale antipandemia e di sorveglianza epidemiologica entro cui avrebbe dovuto essere tempestivamente inserito, definito ed implementato in accompagnamento al lockdown uno studio di tale natura. Soggiunge che di questa tardiva indagine non si sa quando saranno disponibili i risultati, e che le Regioni peraltro hanno adottato protocolli propri utilizzando test differenti senza standard di riferimento nazionale sui tamponi (a fronte di una media nazionale di 61 per 100.000 abitanti al giorno, si va dai 17 della Puglia ai 166 della Valle D'Aosta), che nella migliore delle ipotesi depotenziano, se non inficiano ex ante , la App Immuni, che per definizione è uno strumento "tampone-dipendente". Rileva che si continua a perpetuare un utilizzo distorto della decretazione sostitutiva senza soluzione strutturale ed organica delle carenze, omissioni e criticità che si continuano a perpetrare sia sul versante dei flussi che della prevenzione, tanto nella programmazione previsionale che nell'azione. Sottolinea che il Sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica avrebbe dovuto guidare il processo, basato e alimentato da dati ed informazioni di carattere statistico, epidemiologico e predittivo di assoluta consistenza scientifica indispensabili per la messa in campo di una strategia integrata per "testare", "tracciare" e "trattare" con tempestività e appropriatezza. Nota che non è stata data nemmeno contezza di aver messo in campo un sistema per poter monitorare efficacemente l'evoluzione del contagio, che consenta di valutare con oggettività le azioni intraprese per correggere o limitarne gli effetti. Evidenzia lacune ed omissioni, amplificate nel quadro incerto di orientamenti variabili senza adeguato monitoraggio e controllo della gestione sanitaria nella cosiddetta fase 2, perpetrate nel decreto-legge n. 33 del 16 maggio, nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 maggio e nel Titolo I del decreto-legge n. 34 del 19 maggio in violazione di principi e diritti fondamentali, in specie del ruolo centrale dal Parlamento, disattendendosi l'assetto ordinamentale e competenziale nel caso di pandemia di cui all'articolo 117 lett. q) Cost. in materia di tutela, controllo e sorveglianza epidemiologica nazionale in combinato disposto con l'articolo 120 Cost. a fronte della più grave emergenza sanitaria della storia repubblicana. Rileva che si continua ad assistere a decretazione che tratta tutto lo scibile per addossare ad altri le responsabilità di decisioni già prese con i relativi ritardi, come lamentato da taluni governatori che sostengono la maggioranza, anziché intervenire su questioni di primaria necessità e importanza presupposte anche a qualsivoglia indagine siero epidemiologica per arrivare a dare risposte concrete e immediate in emergenza. Al riguardo, segnala il problema della mancanza di reagenti, senza i quali non c'è attivazione dei tamponi indispensabili per gli interventi di contenimento dell'epidemia e per la diagnosi e la cura precoce: ciò, stante l'impossibilità di mappare tutti i casi sospetti, a cascata ha generato la tardiva presa in carico dei pazienti sul territori, con i risultati di cui oggi si dibatte. Stigmatizza la mancanza di una governance nazionale dei flussi informativi di monitoraggio e di sorveglianza delle curve epidemiche, a cominciare dalla garanzia di puntuale rilevazione dei 21 indicatori previsti dal decreto del Ministero della Salute del 30 aprile scorso. Il primo report disponibile ne è a suo avviso controprova, posto che 16 (tra indicatori di processo e di risultato) dei 21 indicatori prescritti risultato totalmente disattesi e, quindi, non utilizzabili per l'applicazione degli algoritmi e la definizione del livello di rischio. Si domanda come si possa pretendere, con la circolare del 22 maggio n. 0017644, che piccole realtà, prevalentemente dedicate ad attività commerciali, siano trattate quanto ad adempimenti burocratici alla stregua di grandi organizzazioni aziendali, come fossero tutti dei mega centri commerciali. Si perpetua così, a giudizio dell'oratrice, lo scarico di responsabilità, nel contrasto dell'epidemia, fino ad arrivare al singolo cittadino, sormontato di obblighi e procedure che ben difficilmente potrà assolvere ancorché di fatto sia noto che i risultati più efficaci di contenimento del contagio siano stati proprio i comportamenti responsabili dei singoli a seguito di poche semplici regole comportamentali di distanziamento sociale, igiene e uso delle mascherine. Ferme restando le considerazioni svolte, si riserva a nome del proprio Gruppo ogni definitiva, diversa determinazione in esito a verifica della disponibilità della maggioranza ad accogliere alcune proposte sistematiche della sua parte politica, anche recependo contributi correttivi e migliorativi in sede emendativa. Non essendovi altre richieste di intervento, il PRESIDENTE dichiara conclusa la discussione generale. La relatrice CASTELLONE ( M5S ), in sede di replica, ricorda che il provvedimento in esame, caratterizzato da un protocollo metodologico preciso, persegue due obiettivi principali: valutare la risposta anticorpale al virus e costruire una banca dati sierologica anche in vista di indagini future. Sottolinea che gli esperti sentiti nel corso delle audizioni informali hanno evidenziato diversi punti di forza dell'indagine epidemiologica prevista dal provvedimento in esame: la stratificazione del campione, la ricomprensione nello stesso di tutti i settori lavorativi e l'affidabilità della tipologia di test , che secondo studi recentemente pubblicati raggiunge il 99 per cento di sensibilità. Fa rilevare che la Croce Rossa Italiana è stata scelta in ragione della necessità di avere un soggetto terzo, ciò che è elemento di garanzia di dati standardizzati. Soggiunge che detta scelta è altresì finalizzata a preservare il personale sanitario, che in questa fase è già sottoposto a carichi di lavoro gravosi, da incombenze ulteriori, fermo restando che le regioni hanno la possibilità di ricorrere ai propri operatori. Quanto alla questione del numero di congelatori, evidenzia che esso è tutt'altro che spropositato se si pensa che il materiale che verrà acquisito è funzionale anche a indagini successive. Riguardo al tema delle banche dati, ritiene che la decisione di creare un nuovo data base sia da difendere in quanto funzionale a evitare distorsioni nell'acquisizione dei dati e a garantire l'auspicata stratificazione dell'indagine. Fa infine notare che l'indagine epidemiologica in discorso, del tutto analoga a quelle svolte da altri paesi, come ad esempio la Spagna, non è volta a valutare l'andamento del contagio ma piuttosto a "scattare una fotografia" della situazione attuale. Il rappresentante del GOVERNO rinuncia allo svolgimento della replica. Il PRESIDENTE propone di fissare il termine per la presentazione di ordini del giorno ed emendamenti alle ore 12 del prossimo giovedì 28 maggio. La senatrice BINETTI ( FIBP-UDC ) auspica un termine più ampio. La Commissione conviene infine sulla proposta del PRESIDENTE di fissare il predetto termine alle ore 12 del prossimo venerdì 29 maggio. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA dl 28/20 - proroga intercettazioni e sospensioni processuali DDL 1786 Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta COVID-19 DDL 1799 Conversione in legge del decreto-legge 10 maggio 2020, n. 29, recante misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o differimento dell'esecuzione della pena, nonché in materia di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari, per motivi connessi all'emergenza sanitaria da COVID-19, di persone detenute o internate per delitti di criminalità organizzata di tipo terroristico o mafioso, o per delitti di associazione a delinquere legati al traffico di sostanze stupefacenti o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l'associazione mafiosa o con finalità di terrorismo, nonché di detenuti e internati sottoposti al regime previsto dall'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, nonché, infine, in materia di colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati (Parere alla 2 a Commissione. Seguito dell'esame del disegno di legge n. 1786, congiunzione con l'esame del disegno di legge n. 1799 e conclusione. Parere favorevole) Prosegue l'esame del disegno di legge n. 1786, sospeso nella seduta del 13 maggio. La relatrice BOLDRINI ( PD ) illustra il disegno di legge n. 1799, recante "Conversione in legge del decreto-legge 10 maggio 2020, n. 29, recante misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o differimento dell'esecuzione della pena, nonché in materia di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari, per motivi connessi all'emergenza sanitaria da COVID-19, di persone detenute o internate per delitti di criminalità organizzata di tipo terroristico o mafioso, o per delitti di associazione a delinquere legati al traffico di sostanze stupefacenti o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l'associazione mafiosa o con finalità di terrorismo, nonché di detenuti e internati sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, nonché, infine, in materia di colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati". Il PRESIDENTE propone di abbinare il predetto disegno di legge al disegno di legge n. 1786, considerato che presso la Commissione di merito si sta svolgendo degli stessi un esame congiunto. Conviene la Commissione. Nessuno chiedendo di intervenire in sede di discussione generale congiunta, il PRESIDENTE invita la relatrice Boldrini ad illustrare la propria proposta di parere. La relatrice BOLDRINI ( PD ), anche alla luce della documentazione fornita dal Garante per la protezione dei dati personali in relazione al disegno di legge n. 1786, propone di esprimere, per quanto di competenza, parere favorevole. Si passa alle dichiarazioni di voto. La senatrice CANTU' ( L-SP-PSd'Az ), relativamente al decreto-legge n. 28, reputa che, per quanto competenza della Commissione, ancora una volta venga chiesto un parere senza mettere a disposizione le evidenze, in fatto e in diritto, in punto di legittimità della decisione già presa su di un modello di tracciamento che potrebbe incidere, in futuro, sui diritti fondamentali di tutela dei dati sensibili e di salute dei cittadini. Rileva che dal disegno di legge di conversione del predetto decreto non è dato neppure capire se i diritti in discorso saranno soggettivamente e oggettivamente tutelati, al di là delle questioni legate al decentramento o alla centralizzazione della piattaforma e all'effettività della dichiarata caratteristica di open source dell'applicazione. Osserva inoltre che la scelta dell'app è stata fatta su disegni e non su effettiva verifica di funzionalità e, di conseguenza, nonostante la tardiva pubblicazione dei codici sorgente è difficile "ieri per oggi" verificarne la sicurezza. Trova inoltre incomprensibile, venendo al merito del decreto-legge n. 29, perché non sia stato previsto, tra gli innumerevoli decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, come assicurare tutela sanitaria protetta, in regime di detenzione senza soluzione di continuità, per coloro che sono soggetti a restrizioni della libertà, stabilendo ad esempio che allo scopo possa essere utilizzato o un ospedale o una caserma dismessi. Annuncia pertanto, in questa fase, voto contrario, soprattutto per la scarsa considerazione che viene mostrata nei riguardi delle Commissioni, con la lacunosità dei documenti di accompagnamento e l'indisponibilità al miglioramento dei provvedimenti in sede emendativa. Il senatore SICLARI ( FIBP-UDC ) dichiara che il proprio Gruppo esprimerà voto contrario, ritenendo che l'applicazione non verrà adottata dal necessario numero di cittadini e non sarà pertanto efficace, pur mettendo a rischio dati estremamente sensibili: si tratta di uno strumento inadeguato, che rischia di fornire false sicurezze agli utenti. Il senatore ENDRIZZI ( M5S ), nell'annunciare il voto favorevole del proprio Gruppo, osserva che l'app immuni è solo uno degli strumenti messi in campo dal Governo per contrastare il COVID-19: nessun intervento è di per sè risolutivo ma non si può lasciare nulla di intentato. Ritiene che in ogni caso l'applicazione rappresenterà un valore aggiunto per la tempestività della diagnosi e della presa in carico. Fa conclusivamente rilevare che in questa materia lo scetticismo può creare un clima sfavorevole al successo dell'intervento. Il senatore ZAFFINI ( FdI ) osserva che l'applicazione non è uno strumento diagnostico e faticherà in ogni caso a raggiungere il necessario numero di adesioni: si tratta di un intervento pensato male, che non fornisce neppure garanzie sul piano della protezione dei dati sensibili. Ritiene che occorrerebbe, quanto meno, prevedere una specifica fattispecie di reato quale deterrente alla diffusione dei dati. Dichiara conclusivamente voto contrario a nome del proprio Gruppo. Non essendovi altre richieste di intervento, previa verifica del numero legale, la proposta di parere avanzata dalla relatrice è posta in votazione ed approvata. giornata dei camici bianchi DDL 1795 Istituzione della Giornata dei camici bianchi DDL 1778 Istituzione del "Giorno del personale sanitario medico e infermieristico" DDL 1798 Istituzione della Giornata nazionale dei professionisti e degli operatori sanitari, sociosanitari e socioassistenziali (Parere alla 1 a Commissione. Esame congiunto. Parere favorevole con osservazione) Il relatore ENDRIZZI ( M5S ) riferisce sui disegni di legge in titolo. Il disegno di legge n. 1778, d'iniziativa della senatrice Papatheu e altri, prevede l'istituzione del «Giorno del personale sanitario medico e infermieristico», con l'obiettivo di ricordare l'impegno, la professionalità, la dedizione e il sacrificio che medici e infermieri hanno dimostrato a tutela della vita umana in occasione della pandemia virale del 2020. Si prevede che nella giornata del 20 febbraio (data in cui è stato individuato il primo caso di contagio da Covid-19) di ciascun anno siano organizzate iniziative per diffondere tra i giovani che frequentano le scuole di ogni ordine e grado la consapevolezza dell'importanza della medicina, delle buone pratiche sanitarie, della ricerca medica e del ruolo degli operatori sanitari. Secondo quanto previsto dal disegno di legge, sarà anche un giorno dedicato alla memoria del fenomeno Covid-19 e dei suoi effetti devastanti sulla vita delle persone. Di contenuto analogo sono i disegni di legge n. 1795, a prima firma della senatrice Bernini, che prevede l'istituzione della «Giornata dei camici bianchi» da celebrare il 20 febbraio di ogni anno, e il disegno di legge n. 1798, d'iniziativa del senatore Collina e altri, che propone la data dell'11 marzo per celebrare la «Giornata nazionale dei professionisti e degli operatori sanitari, sociosanitari e socioassistenziali». I tre disegni di legge sono esaminati congiuntamente dalla 1 a Commissione, che ha adottato come testo base il disegno di legge n. 1795, in quanto sottoscritto dai Presidenti di tutti i Gruppi. In conclusione, il relatore rileva che occorrerebbe, a suo avviso, offrire il giusto riconoscimento a tutte le persone che si sono adoperate, anche con sacrificio personale, per evitare il tracollo del sistema sanitario nella fase più acuta dell'emergenza epidemiologica, senza focalizzare l'attenzione su una o più categorie professionali in particolare. Si apre la discussione generale. La senatrice BINETTI ( FIBP-UDC ), premesso che l'esperienza drammatica vissuta dal Paese ha lasciato su tutti dei segni profondi, osserva che medici ed infermieri sono statisticamente quelli più colpiti e che, se è giusto da un lato ricordare tutti coloro che si sono adoperati per la tenuta del sistema, è nondimeno sbagliato porre tutti sullo stesso piano, perdendo di vista apporti, competenze e specificità. La senatrice BOLDRINI ( PD ) trova del tutto condivisibili le iniziative legislative in esame, ritenendo necessario dare atto dell'impegno e dei sacrifici di quanti hanno operato sul fronte del COVID-19. Reputa tuttavia che, sul piano della formulazione, il testo base adottato dalla Commissione di merito debba essere migliorato, mediante l'introduzione di un più corretto riferimento alle figure professionali previste dalla normativa vigente. La senatrice CASTELLONE ( M5S ) ritiene che i disegni di legge in esame rappresentino solo un primo passo: si augura che si manterrà analoga unione di intenti quando si discuterà del cosiddetto scudo penale per i professionisti che hanno operato in prima linea, di rinnovi contrattuali e di concorsi basati esclusivamente sul merito. Fa rilevare che se in questo frangente il Servizio sanitario ha retto è stato solo ed esclusivamente grazie alla dedizione degli operatori. La senatrice FREGOLENT ( L-SP-PSd'Az ) è dell'avviso che non tutto il personale debba essere necessariamente posto sullo stesso piano, essendo viceversa necessario dare un riconoscimento al merito e alle specificità. Soggiunge che servirebbero anche azioni concrete a supporto dei professionisti sanitari: ad esempio, si sarebbe dovuto riconoscere a coloro che hanno operato in prima linea un premio di natura economica, che tuttavia il Governo non ha previsto. Non essendovi altre richieste di intervento, il PRESIDENTE dichiara conclusa la discussione generale. Il relatore ENDRIZZI ( M5S ), in sede di replica, osserva che occorre ben sì riconoscere il merito, ma tenendo presente che impegno e abnegazione non sono appannaggio solo di alcune categorie. Il rappresentante del GOVERNO, nel manifestare apprezzamento per i disegni di legge in esame, suggerisce di valutare la possibilità di prevedere la celebrazione del Servizio sanitario nazionale tout court , piuttosto che quella delle singole categorie. Il PRESIDENTE , attesa l'urgenza di rendere il parere, propone di conferire mandato al relatore a redigere un parere favorevole, corredato da un'osservazione che richiami l'attenzione sull'ambito soggettivo della celebrazione, come ribadito dallo stesso relatore in sede di replica. La senatrice FREGOLENT ( L-SP-PSd'Az ) dichiara che la sua parte politica non è contraria alla soluzione prospettata dal Presidente, purchè si tratti di coinvolgere nella giornata del ricordo anche altre categorie di operatori e non di celebrare il Servizio sanitario nazionale tout court . Previa verifica del numero legale, la Commissione conferisce mandato al relatore nei termini precisati dal Presidente. AFFARI ASSEGNATI Affare relativo ai profili sanitari della cosiddetta Fase 2: strategie anti e post Covid-19 (n. 456) Doc n. 456 Affare sui profili sanitari della cosiddetta fase due: strategie anti e post Covid-19 (Esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento e rinvio) Il PRESIDENTE ( PD ), in qualità di relatore, introduce i temi dell'affare in titolo e riepiloga le risultanze della fase istruttoria, svolta tramite audizioni informali. Illustra, quindi, lo schema di risoluzione da lui redatto, pubblicato in allegato. La senatrice CANTU' ( L-SP-PSd'Az ) dà conto dello schema di risoluzione a sua prima firma, pubblicato in allegato. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SULLA PUBBLICAZIONE DI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DELLE AUDIZIONI Il PRESIDENTE comunica che, nel corso delle audizioni svolte il 20 maggio ed in data odierna, in Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi, sul disegno di legge n. 1800 (decreto-legge n. 30 del 2020 recante studi epidemiologici e statistiche sul SARS-COV-2), è stata consegnata documentazione che, ove nulla osti, sarà resa disponibile per la pubblica consultazione sulla pagina web della Commissione. La Commissione prende atto. La seduta termina alle ore 16,25. Allegato SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 456 La 12 a Commissione, premesso che: il 20 febbraio 2020 nel nostro Paese ha avuto inizio l'epidemia SARS-CoV-2, quando un paziente ricoverato all'Ospedale di Codogno (Lodi) è risultato positivo ad un nuovo Coronavirus Covid-19; da allora il numero delle persone decedute è di 32.877 e, secondo quanto riportato dalla Protezione civile, il totale delle persone che hanno contratto il virus è pari a 230.158; per cercare di contrastare il diffondersi dell'epidemia, caratterizzata da rapida diffusione del contagio a causa della infettività dell'agente patogeno, il Governo ha adottato, tra le altre, misure finalizzate al potenziamento del sistema sanitario, alla produzione e alla fornitura di dispositivi medici e di dispositivi di protezione individuale, all'assunzione e al reclutamento di medici, infermieri e altri operatori sanitari, all'istituzione di Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA), all'aumento del numero di posti letto di terapia intensiva, passato da 5.179 a 8.679 e ora a 11.091 grazie a quanto previsto dal decreto-legge c.d. "Rilancio", pari al 115 per cento in più rispetto al numero di posti disponibili nella fase precedente all'emergenza; le misure di limitazione della mobilità (c.d. lockdown) , adottate progressivamente e in modo sempre più stringente dal Governo, fino alla data del 4 maggio 2020, si sono rivelate molto efficaci nel ridurre la trasmissibilità della malattia (rappresentata dal numero di riproduzione di base, Rt) e nel preservare, in modo importante, dall'ondata epidemica le Regioni del centro e del sud del Paese e delle isole, nonché nello scongiurare il rischio potenziale di tracollo del SSN nelle regioni più colpite del Nord; si è passati, infatti, grazie alle misure di lockdown da un indice di contagiosità (Rt) pari al valore di 3-3,5 (indicante che ogni contagiato trasmetteva a sua volta il contagio a 3-3,5 altre persone, quindi ad un esponenziale aumento dei casi totali) a un valore, alla data del 12 maggio 2020, compreso tra 0,5 e 0,7 (per cui per ogni 100 casi positivi, al termine del decorso del contagio si aveva la trasmissione solamente a 50-70 nuovi casi); ciò ha consentito di ridurre via via l'incidenza di nuovi casi, così come dei malati, delle complicanze, della necessità di posti letto ospedalieri e, soprattutto dei posti occupati nelle terapie intensive e dei decessi; le misure adottate - in particolare con il decreto-legge c.d. "Cura Italia" e ora con il decreto-legge c.d. "Rilancio" - in materia di potenziamento del sistema sanitario, di garanzia di accesso alle cure e di contenimento del contagio - danno la misura dello sforzo straordinario compiuto, per dare risposte adeguate alla situazione drammatica e di assoluta emergenza che il Paese sta attraversando, nonché alle criticità e ai problemi inediti (a causa della novità del virus e della carenza di conoscenze virologiche, epidemiologiche, immunologiche, cliniche, farmacologiche) che si sono affrontati in questi ultimi tre mesi nella gestione dell'epidemia, messi chiaramente in evidenza anche dalle audizioni svolte nell'ambito dell'affare sui profili sanitari della cosiddetta fase due: strategie anti e post Covid-19 (Atto n. 456); infatti le risposte date - soprattutto nella fase iniziale dell'epidemia - sono state elaborate necessariamente in condizioni di urgenza ed emergenza e pur tuttavia erano indispensabili percontrastare quanto più possibile il diffondersi dell'epidemia e per garantire, in condizioni di enorme difficoltà, assistenza e cure a tutti i cittadini affetti da Covid-19. È stata proprio la situazione di assoluta emergenza a rivelare alcune fragilità del sistema, quali: a) un modello assistenziale obsoleto, troppo centrato sull'assistenza ospedaliera, più costosa e tardiva rispetto alle necessità di diagnosi precoce e di prevenzione delle complicanze della sindrome SARS-COV-2; b) la difficoltà di individuazione dei soggetti malati o comunque portatori del virus attraverso l'analisi di tamponi molecolari e/o con analisi di siero prevalenza; c) l'esistenza di una catena decisionale troppo lunga e non sufficientemente definita che ha portato spesso a momenti di incoordinazione tra la responsabilità dello Stato di definire le scelte strategichee le Regioni, attuatrici ed organizzatrici degli interventi a livello territoriale; a queste criticità il Governo, di concerto con le Regioni, sta continuando a dare risposte nell'ottica di superare la fase emergenziale, traendo insegnamento dalle evidenze scientifiche e dalle puntuali analisi a livello statistico dei risultati, per cercare di delineare, in modo lungimirante, un sistema sanitario più solido e più vicino ai cittadini; nell'ambito dei 3 miliardi e 250 milioni di euro stanziati per la sanità nell'ultimo provvedimento del Governo, sono previsti interventi: a) per il territorio: - l'implementazione dell'assistenza domiciliare; - il potenziamento dell'attività di sorveglianza attiva in tutte le Regioni e le Province autonome a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta; - l'incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (RSA), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti; - l'aumento della funzionalità delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA); - il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l'assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai soggetti cronici, disabili, con disturbi mentali o in situazioni di fragilità, mediante l'introduzione della figura dell'infermiere di famiglia o di comunità, anche a supporto delle suddette USCA; il monitoraggio domiciliare anche attraverso l'uso di un applicativo di telefonia mobile (c.d. app Immuni ) al fine di migliorare la diagnosi precoce e di coordinare al meglio i servizi d'assistenza necessari ai pazienti; - l'integrazione delle USCA con la figura degli assistenti sociali; - la previsione di attivare specifiche strutture residenziali territoriali laddove per applicare le misure di isolamento domiciliare e di quarantena, o per ospitare pazienti dimessi dagli ospedali, sia necessario disporre temporaneamente di immobili alternativi al domicilio privato, fondamentali ad impedire il contagio intrafamiliare; b) per gli ospedali: - la previsione di istituire e/o di incrementare stabilmente nella rete ospedaliera i Covid- Hospital , strutture ad alto valore aggiunto in termini di innovazione, tecnologia e competenze, dedicati esclusivamente ai pazienti affetti da Covid-19; - il consolidamento di 3.500 posti in terapia intensiva tra i nuovi fin qui istituiti e l'incremento stabile di 4.225 posti letto di terapia semintensiva, di cui il 50 per cento prontamente convertibile in terapia intensiva; - la ristrutturazione e la riorganizzazione dei Pronto Soccorso e l'acquisto delle Covid Ambulance ad alto biocontenimento; c) per il personale: - l'incremento delle risorse per straordinari, indennità contrattuali, produttività e risultato del personale ospedaliero; - le risorse per ulteriori assunzioni in ambito ospedaliero e del SSN; - l'incremento di 4.200 borse di specializzazione in area medica, con particolare riferimento alle borse in anestesia e rianimazione, medicina d'urgenza, pneumologia, malattie infettive e loro specialità equipollenti; d) per la ricerca: - aiuti alle imprese per la ricerca e lo sviluppo in materia di COVID-19; il Governo e il Parlamento hanno inoltre istituito un apposito fondo, previsto dall'articolo 22-bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, destinato all'adozione di iniziative di solidarietà a favore dei familiari di medici, personale infermieristico e operatori socio-sanitari, deceduti nell'ambito del loro impegno nelle azioni di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. Nel decreto-legge c.d "Rilancio" le suddette iniziative sono state estese a tutti gli esercenti le professioni sanitarie; premesso inoltre che: dalle audizioni svolte nell'ambito dell'affare assegnato sui profili sanitari della cosiddetta fase due - nell'attesa di un vaccino o di un farmaco antivirale efficaci per uso di massa o di una notevole attenuazione della virulenza del virus - è emersa la necessità che la fase 2 sia improntata a logiche di flessibilità nell'adottare ed, eventualmente, implementare le misure di isolamento con preparazione del Dipartimento di Prevenzione delle ASL e con l'attivazione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta nel segnalare casi sospetti; di coordinazione a livello regionale, europeo ed internazionale nella gestione e nel contrasto della malattia, nonché di preparazione delle strutture ospedaliere e delle RSA, utilizzando in primis lo strumento del monitoraggio attivo; considerato che: le priorità da perseguire in questa fase devono essere: la sicurezza degli ospedali (percorsi di accesso, flussi separati), il rafforzamento del territorio per le attività sanitarie per i cronici e le attività sociosanitarie utilizzando anche tecnologie innovative per remotizzare processi e servizi (conseguente riduzione di accessi in ospedale, luogo da dedicare alle acuzie), la creazione di strutture intermedie/alberghiere per persone in condizione di fragilità/non autosufficienza con forme di Covid-19 non grave (sintomatologia non da ospedale), nonché il potenziamento dell'assistenza a domicilio ai soggetti con disabilità che necessitano di interventi presso il proprio domicilio; solo così sarà possibile affrontare e gestire in modo appropriato un periodo, la cui durata è al momento del tutto incerta, di "convivenza" con il virus ; occorre quindi riorganizzare il sistema sanitario affinché possa rispondere in modo pronto e sempre più adeguato a questa enorme sfida, investendo in primis sulla ricerca scientifica e sulla medicina territoriale, con setting domiliciliari e l'impiego della medicina digitale; riguardo la medicina territoriale occorre rivedere il rapporto fra ospedale e territorio finalizzata ad una gestione più tempestiva, flessibile e diversificata dei pazienti che non necessitano di ricovero. Occorre valorizzare e diffondere le strutture residenziali sanitarie, già previste dalla programmazione e con ruoli precisi nelle fasi non COVID, quali gli ospedali di comunità, come sedi per il trattamento di casistiche intermedie, per le quali l'isolamento domiciliare e il ricovero non rappresentino le soluzioni adeguate. Le strutture intermedie possono rappresentare le sedi ove già i medici di medicina generale svolgono parte delle loro attività e che, in occasioni epidemiche, con il supporto delle USCA possono accogliere ed assistere adeguatamente i pazienti e costituire un punto di riferimento per le comunità. In tale contesto riveste rilievo fondamentale il rafforzamento del ruolo clinico dei medici di base e la formazione dei diversi attori del sistema all'utilizzo della telemedicina; considerato che: un monitoraggio efficace richiederà test molecolari per verificare il livello delle infezioni da eseguire prevalentemente su tecnologia aperta (per superare il problema della dipendenza dai reagenti), test sierologici affidabili per monitorare il livello di immunità, testing capillare nel territorio ripetuto ad intervalli regolari e un uso esteso del " contact tracking and tracing "; sarà necessario l'investimento in tecnologie adeguate per l'effettuazione e la refertazione dei tamponi rinofaringei, da eseguire in elevata quantità. Solo un numero di tamponi adeguato consentirà di ottimizzare l'utilizzo del contact tracing ; molta attenzione dovrà altresì essere dedicata allo studio di sieroprevalenza, da effettuarsi con kit diagnostici ad elevata sensibilità e specificità, poiché ciò consentirà di ottenere informazioni importanti sulla diffusione del virus in Italia e nelle diverse Regioni. Sarà così possibile definire in modo più compiuto il numero di soggetti asintomatici o paucisintomantici venuti a contatto con il virus e lo stesso tasso di letalità sarà spiegato in modo più corretto in rapporto alla diffusione del virus ; considerato che: rispetto agli investimenti edilizi, essi andranno realizzati rivedendo le procedure secondo un principio di essenzialità in modo da ridurre al minimo i tempi, avendo a riferimento le modifiche richieste per garantire standard , di dotazione, logistici (percorsi, spazi in grado di garantire distanziamento, impianti, isolamento), di copertura territoriale, che tengano conto delle misure idonee a ridurre il rischio di trasmissione di COVID-19 e di potenziamento dell'assistenza territoriale. Anche le strutture residenziali e semiresidenziali per non autosufficienti andranno valutate applicando gli stessi principi; occorre prevedere la formulazione di piani che definiscano fasi ed interventi da mettere in atto, nella preparazione dei singoli ospedali e delle singole strutture residenziali sociosanitarie, a fronte dei diversi gradi di diffusione epidemica e dei diversi eventi infettivi interni alla struttura, realizzando una formazione continua del personale sulla riduzione e sulla gestione del rischio infettivo; impegna il Governo: 1) ad aggiornare regolarmente e tempestivamente, in base alle eventuali nuove conoscenze e condizioni, le linee guida e i protocolli per assicurare agli operatori regole certe ed efficaci a contrastare la diffusione del virus ; 2) ad adottare le iniziative e gli investimenti necessari per l'effettuazione e la refertazione dei tamponi rinofaringei nelle Regioni in modo proporzionale al numero degli abitanti; 3) a individuare test sierologici affidabili da eseguire in laboratori, anche privati, abilitati all'esecuzione dei test; 4) a orientare l'investimento sui Covid hospital in modo da distribuire sul territorio strutture di riferimento coordinate tra loro con alte specialità a beneficio dell'intera rete ospedaliera e territoriale, anche attraverso la riconversione strutturale di edifici esistenti, previa ricognizione delle competenze presenti in medicina d'urgenza, malattie infettive e microbiologia-virologia; 5) a rafforzare il sistema di prevenzione potenziando i Servizi di Epidemiologia e di Medicina Ambientale; 6) a prevedere adeguati investimenti nella ricerca biomedica, potenziando il coordinamento con la rete degli IRCCS; 7) a prevedere adeguati investimenti sulle infrastrutture digitali per lo storage dei dati, la capacità di calcolo e l'interoperabilità tra le principali strutture di riferimento, nonché ad adottare le iniziative necessarie al fine di unificare il sistema di raccolta dati delle Regioni con una piattaforma unica e indicatori uguali; 8) a investire sulla ricerca per la medicina di genere poiché molte e importanti differenze di genere - secondo l'Istituto superiore di sanità - si osservano nella frequenza, nei sintomi, nella gravità di numerose malattie e anche nella risposta alle terapie e nelle reazioni avverse ai farmaci; 9) a prevedere adeguati investimenti in tecnologia avanzata per supportare la medicina digitale al fine di assicurare la continuità di cura e assistenza e per la formazione all'utilizzo della telemedicina, il telemonitoraggio e il telecontrollo dei pazienti; 10) nell'ambito dei piani di riorganizzazione della rete assistenziale, previsti dal c.d. decreto-legge "Rilancio", ad adottare le iniziative necessarie al potenziamento del ruolo clinico dei medici di medicina generale, prevedendone un maggior coinvolgimento nella gestione del Covid-19 rispetto a quanto previsto, in quanto figure fondamentali nella cura del paziente nella fase precedente e successiva alla ospedalizzazione; 11) a utilizzare le strutture residenziali sanitarie, quali gli ospedali di comunità o altre ritenute appropriate, come sedi per il trattamento di casistiche intermedie, per le quali l'isolamento domiciliare e il ricovero non rappresentino soluzioni adeguate in modo che queste possano costituire un luogo fondamentale nel passaggio tra il domicilio e l'ospedale e un punto di riferimento per la comunità, assicurando un uso "appropriato" dell'ospedale e il funzionamento dell'attività del Pronto soccorso, mantenendo sempre, anche in queste strutture, gli standard di protezione individuale e di sanificazione; 12) a potenziare la presenza delle strutture c.d. "intermedie" per pazienti post o sub acuti dopo la dimissione ospedaliera; 13) ad adottare le iniziative necessarie affinché le risorse stanziate per "il rilancio del territorio" trovino omogeneità sul territorio nazionale a partire dal Distretto sanitario di base, quale prima dimensione di governance per assicurare l'integrazione sociosanitaria l'interprofessionalita, la presa in carico del paziente e tutti gli ulteriori aspetti tipici della medicina di territorio; 14) a favorire, anche mediante opportuni investimenti, la coprogettazione tra le strutture pubbliche e le imprese e associazioni del Terzo settore nell'ambito delle attività collegate alle attività sanitarie e sociosanitarie; 15) a prevedere, tramite opportuni interventi normativi, strumenti a tutela degli esercenti le professioni sanitarie per tutti gli eventi avversi che si siano verificati o abbiano trovato causa durante l'emergenza epidemiologica Covid-19, sia per le strutture sanitarie pubbliche quanto per quelle private; 16) a prevedere un Piano che, con certezza, permetta di raggiungere in tempi brevi l'attivazione delle borse di specializzazione necessarie al fabbisogno stimato in Italia, nonché l'inserimento anche della medicina di comunità nell'ambito delle 4.200 borse di specializzazione in area medica previste dal decreto-legge "Rilancio"; 17) ad adottare un Piano per il sostegno psicologico in conformità a quanto previsto dall'articolo 24 del DPCM 12 gennaio 2017, recante definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, al fine di dare una risposta concreta ed adeguata all'allarme sulla tenuta psicologica degli operatori sanitari e dei cittadini già lanciato da molte società scientifiche; 18) ad adottare norme di semplificazione che garantiscano iter autorizzativi rapidi per gli investimenti pubblici e pubblico-privati relativi a interventi con destinazione d'uso sanitario e sociosanitario; 19) a prevedere il monitoraggio e la mappatura dell'utilizzo delle ingenti risorse stanziate nei vari provvedimenti adottati dal Governo per contrastare l'emergenza epidemiologica al fine di verificare che tutte le misure ivi previste siano portate a compimento. Allegato SCHEMA DI RISOLUZIONE SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAI SENATORI Maria Cristina CANTU', Sonia FREGOLENT, SICLARI E ZAFFINI SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 456 La 12 aI Commissione Premesso che: l'affare assegnato sui profili sanitari della cosiddetta Fase 2: strategie anti e post Covid-19 (n. 456)si inserisce in un contesto provvedimentale di "sostituzione della sostituzione senza soluzione": di decreto legge 19 del 25 marzo, che già sostituiva altro decreto legge (il n. 6 del 23 febbraio), prima ancora della sua conversione (ddl 1811 del 21 maggio), già sostituito con altro decreto legge del 16 maggio il n. 33, perpetuandosi le rilevanti lacune sostanziali e la violazione di principi e diritti fondamentali - e non solo nella gerarchia delle fonti provvedimentali - in spregio al ruolo centrale del Parlamento, trattando tutto lo scibile delle misure "eventualmente applicabili su tutto il territorio nazionale o su parte di esso per contenere e contrastare prevalentemente i rischi sanitari conseguenti, per periodi di tempi predeterminati" per addossare ad altri le responsabilità di decisioni già prese con i relativi ritardi, anziché intervenire su questioni di primaria necessità e importanza per arrivare a dare risposte concrete e immediate in emergenza. Come la cronica mancanza di reagenti, indispensabili alla attivazione dei tamponi essenziali per gli interventi di contenimento dell'epidemia e per la diagnosi e la cura precoce, con le ordinarie misure programmatiche nazionali atte a far sì che l'industria sia chiamata ad attrezzarsi prontamente per rispondere alle esigenze con i consueti strumenti previsti di licenza e produzione conto terzi in uso nell'industria farmaceutica, sì da escludere le carenze che hanno determinato l'incontrollata espansione dell'epidemia (a conferma dell'ingiustificabile gravità del ritardo, è stato fatto un bando nazionale lanciato dalla struttura del Commissario l'11 maggio per offerta di kit e reagenti e il 18 ben 59 aziende a domanda hanno risposto!). Il ché, stante l'impossibilità di mappare tutti i casi sospetti, a cascata ha generato la tardiva presa in carico dei pazienti sul territorio ovviamente con i risultati di cui oggi si dibatte. Del pari, non si capisce perché non siano state adottate misure di autentica prevenzione avendo a disposizione una schiera di task force mai viste prima d'ora in campo che avrebbero potuto in tempi brevissimi, sol ché incaricate, preparare - partendo dalle informazioni a mani del Ministero - un vero piano nazionale antipandemia che avrebbe potuto essere attuato in accompagnamento al lockdown. Così come non si capisce perché non sia stato previsto tra gli innumerevoli DPCM come assicurare tutela sanitaria protetta in regime di detenzione senza soluzione di continuità per coloro che sono soggetti a restrizioni della libertà, dedicando allo scopo o un ospedale o una caserma dismessi tanto per esemplificare (se non c'erano posti a sufficienza nelle strutture dedicate) a salvaguardia del principio della certezza della pena. Si è permesso, viceversa, che alcune Amministrazioni locali potessero accanirsi su cittadini che legittimamente protestavano per gli effetti dei surrichiamati provvedimenti nella riapertura dei loro esercizi; non c'è altresì piena consapevolezza della gravità della crisi economica che ci aspetta, rilevando non meno gravi i ritardi e le carenze sul versante del contrasto all'emergenza economica, giacché il periodo di chiusura necessitata a causa dell'emergenza sanitaria avrebbe dovuto essere accompagnato da politiche di vera solidarietà transnazionale da far valere sui tavoli comunitari con misure che impediscano ex ante possibili azioni di dumping nei confronti di altri Stati membri a fronte di ingenti aiuti alle imprese pur legittimi da parte dei singoli Stati a seconda delle relative disponibilità. Oltre all'irrisolta questione del dumping fiscale che avrebbe dovuto trovare delle disposizioni correttive che mitigassero gli effetti, sta puntualmente avvenendo anche il dumping industriale, registrandosi imprese dalla Germania per esempio che vengono a prendere quote di mercato delle nostre imprese proprio perché con gli aiuti di Stato possono fare prezzi al di sotto dei costi variabili di produzione. Vale a dire, cominciare a far sentire la propria voce con proposte semplici ma efficaci di solidarietà e non solo a slogan o a parole, facendo sì ad esempio che non possano ricevere aiuti di Stato quelle imprese che vadano ad aggredire opportunisticamente mercati in altri paesi della Comunità diversi dal market share precedente al covid grazie ai sussidi ricevuti, con un sistema europeo trasparente di verifica e controllo della finalizzazione degli aiuti di Stato alle sole imprese che ne hanno effettivamente bisogno e non a quelle che hanno solo mire espansionistiche. Queste sarebbero state politiche lungimiranti di rilancio e rafforzamento del ruolo dell'Europa di fronte alla sfida dell'emergenza pandemica coerentemente alla sua missione costitutiva, anche se negli ultimi giorni parrebbe che vi siano interventi affinché qualche prospettiva di solidarietà seppur tardiva ci dovrebbe essere ma di cui, a quanto pare, al nostro Paese verrà dato il premio di consolazione' mentre da noi c'è chi vuol farlo passare per una vittoria nostrana'; trattasi di incongruenze sostanziali e a rischio di incostituzionalità che risultano amplificate dalle lacune, carenze ed omissioni in sede di programmazione strategica della Fase 2 di cui al Decreto Legge cosiddetto rilancio n. 34 del 19 maggio che non tiene conto della necessità di adottare le seguenti iniziative normative e progettuali atte a superare i nodi critici dell'emergenza e le carenze strutturali del ns Sistema Sanitario (strategia Anti e Post Covid) secondo le direttrici di riprogettazione della Gestione della Sanità nell'emergenza (a) e nell'ordinarietà (b) di seguito indicate: (a) Il paradigma è: non basta avere le linee guida, ma bisogna avere ben chiare le procedure e seguirle e farle seguire in modo rigoroso. E questo in Sanità vale ancora di più ma chi è a capo delle varie strutture a sua volta deve essere in grado di declinare le norme nazionali e regionali calandole nelle singole realtà in protocolli aziendali operativi, igienico sanitari, diagnostico terapeutici che, recependo le direttive superiori, mettano degenti e personale nelle condizioni di massima sicurezza e protezione possibili. Nessuno deve sottrarsi alle proprie responsabilità. Azioni e strumenti a.1. CDC (Center for Disease Control and Prevention) centrale nazionale emergenza che potrebbe coincidere per esempio con l'ISS (Istituto Superiore di Sanità) o addirittura essere incardinato nella Protezione Civile sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica, prevenzione nuova ondata epidemica, potenziamento capacità diagnostica e predittiva in emergenza in forte sinergia e leale collaborazione Stato Regioni; a.2. Reingegnerizzazione del sistema nazionale di Protezione civile strutturato come vero Hub centrale per le emergenze, con progettualità innovative quale per esempio la creazione di un albo dinamico di "riservisti in Sanità" sviluppabile come segue: Attivazione di un elenco di riservisti idonei della Protezione Civile tra i vari professionisti in pensione, in questo caso "riservisti in Sanità" quindi medici, infermieri che siano richiamabili entro 12 mesi comunque non oltre 3 anni dalla quiescenza, su base volontaria a fronte di un riconoscimento tipo indennità di chiamata, di reperibilità (per esempio, tanto per introdurre un parametro si potrebbe pensare al 10% dell'ammontare netto della pensione percepita) pronti a intervenire con la massima tempestività (altro che necessità di fare bandi). Tenuto conto che in Italia vanno in pensione almeno 5.000 medici all'anno, non sarà cosa difficile avere una riserva di 5.000 medici idonei anche già dal primo anno, posto che, come dicevo prima, si possono richiamare coloro che ancora freschi di tecnicalità e professionalità siano andati in pensione da nel triennio antecedente. Ovviamente un registro in progress aggiornato dinamicamente in modo che, raggiunti i tre anni, gli old siano automaticamente depennati e mensilmente siano inseriti le new entry che abbiano dato disponibilità in occasione del loro pensionamento, così che si abbia una riserva di professionisti suddivisi per specialità e ruoli ricoperti, aggiornato dinamicamente, attivabili in 24 ore. La stessa cosa per gli infermieri, con un elenco a cui attingere di non meno di 10.000 all'anno posto che non tutti quelli che mediamente vanno in pensione potrebbero essere in condizione di rispondere alla chiamata, ovviamente suddivisi per macro aree: area critica e terapia intensiva, area territoriale e chirurgica, area medica, area materno infantile, area salute mentale. (b) Evoluzione sistemica del SSN incidendo prioritariamente nei segmenti di Promozione, Prevenzione (dentro e fuori l'Ospedale), potenziamento della Rete di Medicina territoriale e domiciliarizzazione appropriata del paziente creando nel contempo occupazione stabile per gli italiani almeno per 24 mesi (assistente familiare) sul modello home care' team integrato composto dal medico di famiglia (MMG, PdF, MCP), case manager clinico e dall'infermiere di famiglia, case manager assistenziale e correlata riprogettazione Rete ospedaliera integrata con la lungo degenza. Azioni e strumenti b.1. Responsabilizzazione istituzionale della filiera Stato Regioni in punto di adempimento e verifica secondo predeterminati parametri dei seguenti Livelli Essenziali di Assistenza con applicazione innovativa del regionalismo sanitario differenziato, riconoscendo maggiori funzioni e risorse alle Regioni adempienti sulla base del criterio, da subito, della spesa storica e, a regime, del costo standard attingendo alle maggiori risorse dei fondi europei a salvaguardia del meccanismo dell'art. 119, commi 4 e 5 (Cost.) secondo nuove regole di ingaggio non più eludibili (accreditamento e contratto) e controlli stringenti b.1.1 Rete territoriale "medici e infermieri di famiglia", con l'istituzione del ruolo professionale dell'infermiere di famiglia secondo standard di fabbisogno (1 ogni 500 assistiti) nel contesto di un Livello Essenziale di Assistenza continua territoriale a garanzia di effettività e non solo di promozione della relativa implementazione dove l'infermiere di famiglia ( Family Health Nursing ,già sperimentato con successo in regioni pilota e in altre nazioni europee) vada a coadiuvare il medico di cure primarie negli interventi di prevenzione, assistenza e cura domiciliare dei fragili (minori, disabili, anziani) e cronici con parametri LEA di medicina di prevenzione accreditata e a contratto (convenzionata) debitamente profilati e segregati privilegiando modelli dove i due professionisti di integrano nelle loro rispettive funzioni in équipe stabili multiprofessionali; b.1.2Rete (nazionale) ospedali Covid e post Covid riqualificando per questo secondo segmento alcuni dei piccoli e medi ospedali di recente o imminente smantellamento (soprattutto a causa della chiusura punti nascita) sì che, debitamente attrezzati per la fase di emergenza epidemica, possano essere reimpiegati nell'ordinarietà per integrare la rete di Cure Intermedie e per tutte le esigenze di estensiva e convalescenziali dei pazienti non stabilizzati con adeguamento correttivo delle strutture del DM 70/2015 portando in particolare il vincolo dei 3,7 posti letto per mille abitanti (comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie) fino a 4,7 e superamento delle incongruenze della rete di Emergenza Urgenza non solo per i posti letto delle terapie intensive, bensì soprattutto per i Pronti Soccorso generalisti, OBI (Osservazione Breve Intensiva), posti letto e servizi cui debbono concorrere, proporzionalmente al budget, presidio per presidio (principio di aderenza territoriale), sia il pubblico che il privato; b.1.3 Rete delle strutture Long Term Care superando la logica della dicotomia intra ed extraospedaliera e investendo in occupazione e riqualificazione del sistema con il lavoro di assistenza e cura al domicilio, Anziché una sanatoria per i migranti, pensiamo a finalizzare almeno una parte delle importanti risorse disponibili cassa integrazione compresa, dando lavoro strutturato e giustamente remunerato ai cittadini italiani disoccupati, disoccupandi e cassaintegrati nell'ambito dell'assistenza e cura al domicilio delle persone e delle famiglie, istituendo il ruolo dell'assistente familiare, non solo per la protezione dell'anziano fragile (marginalizzando i ricoveri in struttura) ma anche di disabili non autosufficienti e minori, normando altresì il riconoscimento del lavoro di assistenza e cura del caregiver familiare, elettivamente nei confronti del congiunto assistito. Un nuovo paradigma che sviluppa assistenza e cura generando occupazione secondo il modello innovativo di regolazione e formazione di cui in allegato. In questo modo si generano le condizioni per ridurre la pressione sulle RSA che dovranno essere in parte riprogettate con standard sanitari socio sanitari ed assistenziali più stringenti, superando l'altro vulnus del DM 70 a garanzia dei LEA sociosanitari per la non autosufficienza e la terminalità, con riconoscimento differenziato di remunerazione in ragione della caratterizzazione sanitaria e maggiore/minore medicalizzazione, assistenza infermieristica, diagnostica, trattamenti farmacologici ecc. necessari alla domanda eleggibile per moduli residenziali, semiresidenziali, domiciliari di presa in carico degli anziani, disabili, minori non autosufficienti totali e terminali. Nei nuovi standard di accreditamento inserire parametri ineludibili di prevenzione delle malattie trasmissibili, delle infezioni correlate all'assistenza (ICA) nonché lotta all'antimicrobicoresistenza (AMR), non solo quindi di prevenzione e contrasto delle infezioni da, per esemplificare, SARS-CoV-2 promuovendo l'adesione alle buone pratiche a partire dal lavaggio delle mani e l'utilizzo corretto dei DPI, l'introduzione di sistemi di protezione germicida sostituzione dell'illuminazione con lampade a LED a basso consumo e UV-C antivirus e batteri, purificatori molecolari, compartimentazioni con flussi laminari agli ingressi dei reparti con dispositivi individuali per gli operatori adeguati. Ineludibile, come dicevo prima, è la contestuale parametrazione della remunerazione sanitaria e socio sanitaria della Long Term Care secondo analisi dei costi, del valore clinico, riabilitativo, assistenziale e dei prezzi ripulendo' progressivamente il sistema Ospedali RSA dalle storture e distorsioni verificatesi negli anni e drammaticamente esplose nella fase dell'emergenza secondo principio del giusto corrispettivo e responsabilizzazione dei gestori agganciato a controlli stringenti delle prestazioni ed interventi, con flussi di rilevazione digitalizzati e di tracciamento delle attività a contratto erogatori, prescrivendo la messa a budget delle attività di prevenzione, sicurezza e contrasto delle inappropriatezze; b.2. Rete dei Laboratori di Sanità Pubblica secondo parametri minimi dedotti nei Livelli Essenziali di Assistenza quali Centri di effettuazione diagnostica in emergenza dei test microbiologici per la ricerca diretta virologica (in grado anche di fare autoproduzione, in caso di necessità) e nell'ordinarietà di analitica rilevante per il governo dei determinanti sanitari e ambientali considerato che da più parti viene avanzata l'ipotesi di una correlazione importante tra virus e inquinamento. Si tenga conto che là dove carenti possono essere utilizzati Laboratori interni ad aziende ospedaliere che ne abbiano le caratteristiche. Tanto premesso e ritenuto e per quanto non specificato in appresso valgono le premesse in dispositivo, per il superamento dei nodi critici dell'emergenza e strutturali del nostro Sistema Sanitario in termini di strategia anti e post Covid, impegna il governo: a) a valutare di creare una centrale nazionale dell'emergenza sul modello CDC, Center for Disease Control and Prevention, almeno elettivamente coincidente con l'Istituto Superiore di Sanità ovvero incardinato nella Protezione Civile, quale sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e di prevenzione pandemica, con un potenziamento della capacità diagnostica e predittiva in emergenza, mediante screening a diffusione estensiva con impiego sistematico e combinato sulla base di appropriate linee guida di test molecolari e sierologici quanto più rapidi e specifici, assumendo che possano essere utili test sierologici fatti in modo massivo seguiti da ulteriore diagnostica clinica (tamponi) per coloro i quali siano risultati positivi, allocando adeguate risorse per l'esecuzione degli screening; b) ad avviare una reingegnerizzazione del sistema nazionale di Protezione civile, strutturandolo come vero Hub centrale per le emergenze, con progettualità innovative fra cui la creazione di un albo dinamico di "riservisti in Sanità", che contempli l'attivazione di un elenco di riservisti idonei della Protezione Civile tra i vari professionisti in pensione, quindi medici, infermieri che siano richiamabili entro 12 mesi comunque non oltre 3 anni dalla quiescenza, su base volontaria a fronte di un riconoscimento tipo indennità di chiamata, di reperibilità, pronti a intervenire con la massima tempestività; c) a realizzare una forma di responsabilizzazione istituzionale della filiera Stato Regioni in ordine all'adempimento e alla verifica secondo predeterminati parametri degli aggiornati Livelli Essenziali di Assistenza Continua territoriale integrata H/T a garanzia di Promozione, Prevenzione (dentro e fuori l'Ospedale), potenziamento della Rete di Medicina territoriale e domiciliarizzazione appropriata del paziente di cui ai punti b.1.1 a b.1.3 in premessa con applicazione innovativa del regionalismo sanitario differenziato pansolidale, riconoscendo maggiori funzioni e risorse alle Regioni adempienti agli indicati nuovi livelli di prevenzione, promozione, sanità e assistenza evolutivamente normati sulla base del criterio, da subito, della spesa storica e, a regime, del costo standard, attingendo alle maggiori risorse dei fondi europei a salvaguardia del meccanismo dell'art. 119, commi 4 e 5 della Costituzione con finalizzazione di adeguate risorse incrementali nelle Regioni con inferiori livelli assistenziali e sanitari rispetto agli indicati standard nazionali di riferimento insuscettibili di essere disattesi a detrimento dei cittadini giacché agganciati a nuove regole di ingaggio non più eludibili (novellando i parametri di accreditamento e contratto con sistema effettivamente deflattivo dell'inadempimento) e implementando controlli stringenti di impiego e risultato; d) ad istituire la rete territoriale dei medici e infermieri di famiglia, creando il ruolo professionale dell'infermiere di famiglia che vada a coadiuvare il medico di cure primarie negli interventi di prevenzione, assistenza e cura domiciliare dei fragili (minori, disabili, anziani) e cronici secondo parametri LEA di medicina di prevenzione accreditata e a contratto (convenzionata) debitamente profilati e segregati privilegiando modelli dove i due professionisti si integrano nelle loro rispettive funzioni in équipe stabili multiprofessionali; e) a realizzare la rete nazionale di ospedali Covid e post Covid, rendendo fungibili i moduli di terapia intensiva delle nuove strutture che avendo tutto il necessario per esserlo possono essere utilizzate in tempi non pandemici per altri scopi (lo stesso dovrebbe valere per le ambulanze ad alto biocontenimento) e riqualificando per il secondo segmento anche piccoli e medi ospedali di recente o imminente smantellamento sì che, debitamente attrezzati per la fase di emergenza epidemica, possano essere reimpiegati nell'ordinarietà per integrare la rete di Cure Intermedie e per tutte le esigenze di estensiva e convalescenziali dei pazienti non stabilizzati, con adeguamento correttivo del DM 70/2015 portando in particolare il vincolo dei 3,7 posti letto per mille abitanti (comprensivi di 0,7 posti letto per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie) fino a 4,7 per mille abitanti e adeguamento della rete di Emergenza Urgenza non solo per i posti letto delle terapie intensive bensì soprattutto per i Pronti Soccorso, OBI (Osservazione Breve Intensiva), posti letto e servizi cui debbono concorrere, proporzionalmente al budget presidio per presidio (principio di aderenza territoriale) tutti gli erogatori pubblici e privati; f) a creare la rete delle strutture Long Term Care superando la logica della dicotomia intra ed extraospedaliera e investendo in occupazione e riqualificazione del sistema con il lavoro di assistenza e cura al domicilio secondo le allegate direttrici e riducendo da un lato la pressione sulle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) con standard sanitari, socio sanitari ed assistenziali più stringenti e dall'altro sviluppando lavoro strutturato e giustamente remunerato per i cittadini italiani disoccupati, disoccupandi e cassaintegrati nell'ambito dell'assistenza e cura al domicilio delle persone e delle famiglie, istituendo il ruolo dell'assistente familiare non solo per la protezione dell'anziano fragile ma anche di disabili non autosufficienti e minori e normando altresì il riconoscimento del lavoro di assistenza e cura del caregiver familiare, il cui ruolo ha validità solo nei confronti del congiunto assistito; g) a potenziare la rete dei laboratori di sanità pubblica secondo parametri minimi dedotti nei Livelli Essenziali di Assistenza quali centri di effettuazione diagnostica in emergenza dei test microbiologici per la ricerca diretta virologica (in grado anche di fare autoproduzione, in caso di necessità) e nell'ordinarietà di analitica rilevante per il governo dei determinanti sanitari e ambientali in un sistema di controlli di sicurezza delle attività produttive a costo zero per le imprese che assolvono i parametri di legge; h) a realizzare il modello di assistenza territoriale integrata H/T con la telemedicina e la digitalizzazione, implementando strutturalmente il fascicolo sanitario e socio-sanitario elettronico dell'assistito quale LEA informativo non più eludibile del sistema nazionale di medicina digitalizzata; i) a sviluppare il trasferimento tecnologico di ricerca e innovazione con industrializzazione degli esiti con incentivi alle imprese a risultato, a cominciare in materia di prevenzione e profilassi vaccinale dalla promozione dell'investimento in vaccini sempre più efficaci e sicuri, anche puntando sulle nuove tecnologie di trasferimento vaccino su cerotto (patch); j) ad adottare misure, anche in via sperimentale e in considerazione dell'emergenza epidemiologica covid, volte a sopperire alla mancanza di medici specialisti, nel quadro di una rete formativa delle scuole di specializzazione aperta ed integrata con le strutture di alta specialità (Aziende Sanitarie Ospedaliere, Ospedaliere Universitarie e IRCCS pubblici e privati) Second Opinion Supporting-Teaching Hospital, attraverso l'istituzione di un percorso di formazione specialistica che, affiancandosi a quello attualmente vigente, si avvale dell'applicazione dell'istituto dell'apprendistato giuridicamente qualificato in punto di alta formazione e ricerca, anche ai fini dell'accesso in sovrannumero alle scuole di specializzazione del personale di ricerca del SSN il cui ruolo è stato istituito con la legge 205/2017 (cd "Piramide del ricercatore"), valutandosi altresì la possibilità di consentire per tutto il periodo dell'emergenza l'accesso ai corsi di specializzazione medica attraverso procedure meno stringenti, quali in particolare l'apertura di nuove finestre temporali a candidati che non siano rientrati nei posti di specializzazione banditi in precedenza, in linea con i dettami del ddl n. 1066 e n. 1160 (quanto alle specializzazioni veterinarie) quivi integralmente richiamati per relatio formale e sostanziale, estendendo l'applicazione delle disposizioni in materia di specializzazioni a tutti i professionisti afferenti alla dirigenza sanitaria (psicologi, biologi, farmacisti, odontoiatri, fisici, chimici) . Allegato risoluzione atto n. 456 Sviluppo assistenza e cura che crea occupazione Anziché fare una sanatoria per i migranti, pensiamo a finalizzare almeno una parte delle importanti risorse disponibili cassa integrazione compresa, dando lavoro strutturato e giustamente remunerato ai cittadini italiani disoccupati, disoccupandi o cassaintegrati nell'ambito dell'assistenza e cura al domicilio delle persone e delle famiglie, istituendo il ruolo professionale dell'assistente familiare non solo per la protezione dell'anziano fragile (marginalizzando i ricoveri in struttura) ma anche di disabili non autosufficienti e minori con un innovativo riconoscimento del lavoro di assistenza e cura del caregiver familiare. In questi due anni di legislatura abbiamo visto che il reddito di cittadinanza non crea quella prospettiva di riscatto individuale per una nuova occupazione lavorativa nei termini attesi. Al contrario delle misure alternative che si propone di implementare con carattere sperimentale per la durata di anni due, fintantoché l'emergenza covid non sarà definitivamente superata e fintantoché i settori di provenienza (ristorazione prevalentemente ecc.) non saranno in grado di riassorbire almeno parte degli attuali esuberi che si andranno a creare con la riapertura delle attività. Vale a dire, creando nuovi posti di lavoro strutturati che prevalentemente assorbano la schiera di lavoratori (disoccupati, disoccupandi, cassaintegrati) provenienti dai settori ad elevata interazione con il pubblico (ex baristi, ex camerieri ma anche ex agenti di viaggio, allargando a tutto il comparto turistico alberghiero e di tutti coloro che per attitudine hanno facilità a rapportarsi con la persona) e finalizzando, altresì, il cosiddetto reddito di emergenza in fase di adozione condizionandolo allo svolgimento di un lavoro di comunità che privilegia la disponibilità all'accudimento socioassistenziale e socioeducativo di minori, disabili, anziani sia della propria famiglia che di soggetti aventi bisogno nella comunità di riferimento. Ciò in modo da avviare un percorso di riconoscimento non solo etico ma giuridico economico e previdenziale al lavoro di cura dentro' e per' la famiglia con percorso responsabilizzante per ogni beneficiario del reddito di emergenza accompagnato da corsi di formazione differenziati e con supporto a distanza (Centri di accesso e supporto alle Cure e di teleconsulto e monitoraggio da remoto in capo alle ASL in rete con le strutture specialistiche ospedaliere per la Second Opinion) nel progetto di presa in carico del fragile a domicilio (assistenza domiciliare integrata e diffusa) in team care con gli infermieri di famiglia e con i medici di cure primarie a garanzia di appropriata continuità assistenziale del paziente a domicilio. Proponiamo un rafforzamento sostanziale della medicina territoriale ridefinendo il ruolo del medico di famiglia (MMG, PdF e MCP) con Centri di supporto a distanza e delle Unità mobili multidisciplinari dotate di strumentazione diagnostica di primo intervento organizzate a livello territoriale dalle ASL/ATS ecc. secondo i diversi modelli regionali per teleconsulto e tutoraggio alle cure e con Unità Ospedaliere di Second Opinion supporting accreditate e a contratto. Il ripensamento dell'istituzionalizzazione e la riduzione della pressione sulle RSA (che in questa fase hanno dimostrato essere l'anello debole di tutta la catena) nella nuova Rete di Long Term Care parte strategicamente dal potenziamento dei servizi domiciliari di presa in carico degli anziani, disabili, minori non autosufficienti dando lavoro agli italiani con una visione che va ad incrociare la curva discendente dell'emergenza sanitaria con quella ascendente dell'emergenza economica e sociale. Qualificare il lavoro degli assistenti familiari, contrastare il lavoro sommerso e irregolare, sostenere le famiglie e le persone assistite sia economicamente che attraverso il supporto di azioni di orientamento e consulenza: queste le direttrici fondamentali dell'iniziativa legislativa (in chiave emendativa e/o ddl dedicato) che si inserisce in un disegno più ampio di strategie di riqualificazione del sistema sanitario non solo cure covid'. Modello innovativo di regolazione e formazione di un nuovo welfare di lavoro e di sostegno alla domiciliarità, con LEA socio sanitari e socio assistenziali integrati di contrasto all'emergenza sociale anti e post covid. A risorse date, posto che si vorrà attingere ai fondi europei finalizzati a interventi diretti e indiretti in Sanità e utilizzando parte del reddito di cittadinanza, gran parte del Rem e una fetta altrettanto importante dei fondi della cassa integrazione (vale a dire molti dei cassaintegrati sono quelli 'target' a cui si vuole dare un'opportunità nell'attesa del riassorbimento generando comunque valore e dunque trascinarsi le rispettive risorse), non potendo andare ad incidere su tutto il bacino di utenza potenzialmente eleggibile (posto che in Italia dei 14 milioni di ultrasessantacinquenni almeno 2,5 mio sono non autosufficienti residenti al proprio domicilio) si potrebbe indentificare quale target prioritario il 40% di quelli più compromessi degli 1,2 milioni di anziani con problemi cognitivi e/o demenze (dati epidemiologici disponibili). Azioni e Strumenti Riconoscimento ex lege progettuale e lavorativo in termini di evoluzione reddito di cittadinanza coniugato con il REM che viene condizionato allo svolgimento di assistenza e cura in favore di persone in condizione di fragilità, di non autosufficienza temporanea, parziale o permanente per stato di cronicità, di accudimento e cura dei minori in conformità ai requisiti e alle disposizioni normative introdotte. Questo andrebbe a ridurre la pressione sulle cosiddette RSA che a regole date potrebbero avere le risorse umane per dedicare più minutaggio all'utenza in carico riconoscendo il corrispettivo delle misure aggiuntive di sicurezza e qualità assistenziale prescritte per ricondurle ad uno snodo centrale della Rete delle strutture di Cure Intermedie. Il REM da misura prevalentemente assistenzialistica diventa una misura strutturale di opportunità lavorativa della durata di almeno 2 anni tempo utile affinché si ritorni alla normalità con un adeguamento di trattamento a 1.000 euro netti e oneri sociali a carico dello Stato. Riconoscimento al caregiver familiare (il cui ruolo ha validità solo nei confronti del congiunto assistito) di un assegno mensile di presenza parentale di continuità assistenziale a cui possono accedere tutti coloro che svolgono attività di accudimento e cura domiciliare del non autosufficiente, assimilato previdenzialmente al lavoro di assistente familiare. Meccanismi di fruibilità: in analogia con gli attuali parametri di accesso sia sotto il profilo dei requisiti occupazionali che socio sanitari. Formazione Per il percorso relativo alla formazione al lavoro di assistente familiare, con la finalità di integrare il percorso di presa in carico della persona assistita, e implementare la rete di assistenza domiciliare diffusa anche attraverso l'utilizzo dei sistemi di telemedicina e tele monitoraggio, si possono prevedere brevi sessioni di addestramento al caregiver da parte dell'infermiere di famiglia (formatore e certificatore) sul monitoraggio e sui sistemi di allerta. Inoltre attraverso delle schede educazionali si può verificare l'avvenuto raggiungimento della capacità di gestire in modo autonomo il sistema di tele monitoraggio/teleconsulto, che permette all'assistente famigliare di raggiungere sempre l'infermiere che valuterà la necessità di allertare il medico di medicina generale. Le competenze ulteriori, relative all'igiene della persona e alle norme di primo soccorso, possono essere ugualmente verificate attraverso delle schede di addestramento da parte dell'infermiere.