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Ordinamento penitenziario - Detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione - Adozione di tutte le necessarie misure di sicurezza, anche attraverso accorgimenti di natura logistica sui locali di detenzione, volte a garantire che sia assicurata l'assoluta impossibilità di cuocere cibi - Limitazione della permanenza all'aperto ad una durata non superiore a due ore al giorno - Denunciata violazione dei principi di uguaglianza, di ragionevolezza e della necessaria finalizzazione rieducativa della pena, nonché asserita lesione del diritto alla salute - Carenza di motivazione sulla rilevanza e di pregiudizialità - Manifesta inammissibilità delle questioni.. Le questioni di legittimità costituzionale aventi ad oggetto l'art. 41- bis , comma 2- quater , lett. f ), della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), come modificato dall'art. 2, comma 25, lett. f ), n. 3, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), nella parte in cui prevede, per i detenuti sottoposti al regime speciale di cui allo stesso art. 41- bis , «l'adozione di tutte le necessarie misure di sicurezza, anche attraverso accorgimenti di natura logistica sui locali di detenzione, volte a garantire che sia assicurata l'assoluta impossibilità di cuocere cibi» - sollevata in riferimento agli artt. 3, primo e secondo comma, e 27, terzo comma, della Costituzione -, nonché nella parte in cui limita la permanenza all'aperto dei detenuti sottoposti al regime speciale a non più di due ore al giorno - sollevata in riferimento agli artt. 27, terzo comma, e 32, primo comma, Cost. - sono manifestamente inammissibili. La prima questione è infatti sollevata con ordinanza carente di motivazione sulla rilevanza, atteso che il rimettente - pur riferendo che il detenuto reclamante chiede di poter acquistare generi alimentari consumabili anche senza cottura - non espone le ragioni per le quali ritiene di dover fare applicazione della norma censurata - la quale si limita a porre il divieto di procedere alla cottura dei cibi - e non piuttosto della connessa circolare dell'Amministrazione, cui si deve la diversa e generalizzata preclusione all'acquisto od alla ricezione dall'esterno di «generi alimentari che per il loro utilizzo richiedano cottura». La seconda questione - il cui procedimento principale è introdotto da un reclamo direttamente rivolto a contestare le ulteriori restrizioni trattamentali concernenti la permanenza all'aperto, oltre che e il divieto di cuocere cibi - è priva della necessaria pregiudizialità: essa rivela una piena coincidenza di oggetto tra giudizio principale e procedimento incidentale di costituzionalità, che è causa di inammissibilità della questione medesima. Per l'inammissibilità della questione per difetto di pregiudizialità, in ipotesi di coincidenza di oggetto tra giudizio principale e procedimento incidentale di incostituzionalità, vedi, per questioni analoghe all'attuale, la citata ordinanza n. 220 del 2010.