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Articolo III 1. Un'impresa di uno degli Stati contraenti non è soggetta ad imposta nell'altro Stato contraente per i suoi profitti industriali e commerciali, a meno che essa svolga una attività commerciale o industriale in tale altro Stato per mezzo di un'organizzazione permanente ivi situata. Se essa svolge tale attività, detto altro Stato può applicare le proprie imposte sull'intero reddito che all'impresa deriva da fonti situate nel suo territorio. 2. Nel determinare i profitti industriali o commerciali derivanti da fonti situate in uno degli Stati contraenti ad una impresa dell'altro Stato contraente, si stabilisce che non sorgano profitti per il semplice acquisto di merci o prodotti nel primo Stato contraente da parte di tale impresa. 3. Quando un'impresa di uno degli Stati contraenti svolge un'attività commerciale o industriale nell'altro Stato contraente per mezzo di una organizzazione permanente ivi situata, sono attribuiti a tale organizzazione permanente i profitti industriali o commerciali che si ritiene potrebbero essere stati da essa ricavati se fosse stata un'impresa indipendente operante nella stessa o in simili attività, alle stesse o simili condizioni, senza alcun legame con l'impresa di cui è organizzazione permanente. I profitti così attribuiti sono considerati, in conformità della legge di tale altro Stato contraente, come reddito derivante da fonti situate in esso altro Stato contraente e sono accertati secondo la legge ivi vigente. 4. Le autorità competenti dei due Stati contraenti possono stabilire d'accordo i criteri per la ripartizione dei profitti industriali e commerciali. 5. Nella determinazione dei profitti netti industriali e commerciali dell'organizzazione permanente sono ammesse in deduzione tutte le spese, ovunque sostenute, ragionevolmente imputabili a tale organizzazione permanente, incluse le spese amministrative, esecutive e generali, così imputabili.