Document Type: resaula
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 315 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente TAVERNA, del vice presidente ROSSOMANDO e del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,31). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione della mozione n. 325 sulla realizzazione di un piano strategico per la siderurgia PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00325 , presentata dal senatore Urso e da altri senatori, sulla realizzazione di un piano strategico per la siderurgia. Ha facoltà di parlare il senatore La Pietra per illustrarla. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghi senatori, Fratelli d'Italia ha presentato questa mozione per portare nella discussione parlamentare e all'attenzione del Governo il tema centrale del settore siderurgico, che è considerato strategico e su cui è costruita la competitività di tutto il sistema industriale italiano. L'acciaio in Italia non solo ha una lunga tradizione, ma rappresenta l'eccellenza e la flessibilità tipiche del made in Italy . Per queste ragioni, la siderurgia italiana mantiene un ruolo di primo piano non solo nel contesto economico nazionale, ma anche in quello europeo e globale, essendo la seconda potenza produttiva a livello continentale, dopo la Germania, e la decima a livello mondiale. In Italia ci sono quattro siti di rilevanza nazionale: Trieste, Piombino, Terni e Taranto, tutti coinvolti in opere di ristrutturazione tecnologica, industriale e ambientale. A parte il sito friulano, gli altri tre lo sono con partnership straniere, con poca predisposizione alla tutela degli interessi nazionali. Le gravi crisi esplose negli ultimi anni all'Ilva di Taranto, alla Lucchini di Piombino e alla AST di Terni mettono in discussione la vitalità dell'intero settore della siderurgia, esponendo l'intera economia italiana a un rischio di sistema di enorme portata, che non sembra essere preso nella giusta considerazione dal Governo. Nel caso di Terni, la ThyssenKrupp ha espresso l'intenzione di voler uscire dal settore; nel caso di Taranto, ArcelorMittal ha dichiarato l'impossibilità di eseguire non solo il piano ambientale, ma anche l'attività industriale, dopo provvedimenti che hanno tolto lo scudo penale, invocando persino l'esercizio del diritto di recesso. Nel caso di Piombino, la JSW ha atteso fino all'ultimo momento possibile la presentazione del proprio piano, alimentando le tesi di coloro che, fin dall'inizio, hanno sostenuto che gli investimenti della multinazionale indiana avessero l'obiettivo di eliminare un concorrente più che quello di aumentare la loro presenza in Europa. La situazione è ancora più critica se si considera che proprietà e management hanno due direzioni e obiettivi divergenti: da una parte, si chiedono investimenti di Stato; dall'altra, si parla di chiusura e riconversione. Sicuramente si tratta di due posizioni poco conciliabili. È in questo quadro, quindi, che abbiamo presentato la mozione in esame e chiediamo al Governo impegni precisi: in primo luogo, la realizzazione di un piano strategico per la siderurgia che definisca nel dettaglio il fabbisogno di acciaio del nostro Paese e le condizioni di mercato su cui i produttori devono muoversi, prevedendo la ristrutturazione del comparto in un'ottica di maggiore competitività. In secondo luogo, con riferimento al sito di Taranto, chiediamo un elemento molto importante, ossia di accelerare l'attuazione del piano ambientale e del piano industriale, assicurandosi che ArcelorMittal rispetti gli impegni assunti affinché lo stabilimento ex Ilva possa davvero diventare il più grande polo siderurgico green d'Europa. Qui voglio specificare un altro passaggio per noi importante, forse non ben compreso, ma fondamentale: chiediamo anche di ricostituire lo scudo penale per il periodo di attuazione del piano, alla luce degli sviluppi giudiziari in corso a Taranto, per evitare che le gravissime responsabilità del passato - che, lo sottolineo, vanno sicuramente accertate e perseguite con la massima severità, sul piano sia penale sia civile - non ricadano però anche su chi oggi si impegna invece per la salvaguardia della salute e dell'ambiente, operando la necessaria riconversione industriale e il risanamento ambientale. Chiediamo di confermare il programma di investimento previsto per la AST di Terni nel corrente anno 2021 e di valutare l'impegno di Cassa depositi e prestiti o di Invitalia, ove fosse richiesto. Chiediamo di convocare tempestivamente un tavolo per valutare la fondatezza del piano industriale presentato dall'acciaieria di Piombino, che, come emerge dalle poche notizie trapelate, appare del tutto generico e privo di garanzia. Chiediamo, cosa molto importante e fondamentale, di prorogare l'estensione, anche al settore siderurgico, del golden power , con l'obiettivo di garantire livelli occupazionali e la produttività, non essendo stata prorogata dal precedente Governo. Come ultimo punto, chiediamo di utilizzare anche le risorse del recovery fund e il ruolo propositivo di Cassa depositi e prestiti e Invitalia al fine di riaffermare il ruolo strategico della siderurgia italiana. Signor Presidente, concludo rivolgendo al Governo e all'Assemblea l'invito a trovare una convergenza di intenti sulla mozione in esame. Per noi mettere al centro della discussione politica e del piano nazionale la siderurgia è così importante che siamo disponibili a trovare dei punti di incontro e modificare la mozione affinché tutta l'Assemblea possa convergervi, mettendo la siderurgia al centro del piano industriale nazionale. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero anzitutto ringraziare il collega Urso, che questa mattina ci dà modo di discutere di un tema assolutamente necessario, indispensabile e strategico per il nostro interesse nazionale. Nei "rari sprazzi di lucidità", il collega Urso riesce a fornire e produrre materiale assolutamente interessante e fortemente impegnativo per quest'Assemblea, così come, appunto, la mozione in esame. Uno dei cinque stabilimenti della siderurgia nazionale si trova nella mia Regione, l'Umbria, nella città di Terni, ed è la prima azienda regionale per numero di dipendenti. Nonostante nel tempo abbia subito ridimensionamenti drastici e pesanti, rimane, anche con il coinvolgimento dell'indotto, la prima azienda per produzione e numero di dipendenti. Oltre a ciò, è da considerare che quello di Terni è rimasto l'ultimo stabilimento di produzione dell'acciaio inox. Come possono capire anche i non addetti ai lavori, tale produzione è fortemente strategica per l'interesse nazionale e l'industria complessiva del Paese. Infatti, in Italia la produzione di macchine utensili, che prevede l'utilizzo dell' inox , è un comparto di grande eccellenza. La produzione e la presenza sul mercato dello stabilimento di Terni sono assolutamente soddisfacenti e gratificanti. Anche gli ordini della prima parte dell'anno 2021 riscontrano la capacità di assorbire la produzione dello stabilimento ternano, tenendo conto sia della sua grande qualità, sia dell'elevata domanda di acciaio inox . Su tutto ciò incombe il mercato, che va guardato come qualcosa non da cui rifuggire o proteggersi, ma sicuramente da regolare. Sono stato consigliere regionale per tre legislature e posso trasmettere il grande senso di impotenza delle istituzioni locali nei confronti di tematiche che volano alte sulla testa del Governo regionale, tanto da non riuscire neanche ad afferrarne i momenti salienti. Lo stesso potrebbe accadere nel momento in cui lo Stato si trova a interfacciarsi con processi che rischiano di vederlo come banale spettatore: è del tutto evidente che in questo tipo di trattative deve avere strumenti utili a far valere la sua presenza e l'intera filiera delle istituzioni (ivi comprese quelle regionali) ha il dovere e il diritto di partecipare a tali processi, con la possibilità di incidere ed essere protagonista al fine di vigilare e controllare. Certamente il mercato risponde a logiche che a volte devono essere integrate da un'azione politica delle istituzioni di presenza sul territorio, in termini di controllo del rispetto dei parametri ambientali, del mantenimento dei livelli occupazionali e dei programmi di investimento presentati dalle grandi aziende multinazionali, che a volte invece travalicano l'esigenza di confrontarsi con le istituzioni. Rispetto a tutto ciò la mozione pone puntelli precisi, quindi ribadisce la necessità di un piano siderurgico nazionale, di agire con lo strumento della golden share, che dev'essere evidentemente trasformata in legge, visto che è scaduta quella che era stata posta. In alternativa, si deve anche considerare una vecchia proposta di Fratelli d'Italia, espressa anche sul territorio dalla nostra presidente Giorgia Meloni, cioè la possibilità di acquisto da parte di Invitalia o di Cassa depositi e prestiti di una piccola quota tale per cui lo Stato possa almeno vigilare sull'andamento di una trattativa che non può essere lasciata semplicemente alle dinamiche di mercato, cioè alla domanda e all'offerta. La proprietà dello stabilimento di Terni è di una multinazionale tedesca, che ha già dichiarato da tempo di volerlo vendere; sappiamo che a volte queste trattative anche di acquisto vengono condizionate dalla volontà del compratore di acquistare le semplici quote di mercato, piuttosto che lo stabilimento, con tutto quello che comporta. Questo evidentemente non può accadere e ciò in tutti i cinque stabilimenti presenti sul territorio nazionale, che hanno un patrimonio di cultura, di tradizioni e di presenza sull'economia locale assolutamente importante, che va salvaguardato e difeso, e questo evidentemente lo deve fare lo Stato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, alla ArcelorMittal di Taranto un lavoratore, Riccardo Cristello, è stato licenziato perché aveva pubblicato su Facebook un post che invitava a seguire una fiction televisiva riguardante il tema dell'inquinamento di una città non meglio identificata, da parte di una fabbrica non meglio identificata. Gli è bastato questo per essere licenziato. Imporre ai lavoratori di nascondere le proprie opinioni e non manifestarle è fascismo aziendale. Un licenziamento così ingiusto e abnorme è il segno inequivocabile che in questo frangente di crisi, non solo sanitaria ed economica, ma anche sociale e democratica, i più forti si sentono invulnerabili e contano sull'impunità nelle prepotenze sui più deboli, perché l'aura che emana da questo Governo è proprio quella della predominanza del grande sul piccolo, del forte sul debole e del capitale sul lavoro. La razza padrona fiuta subito l'aria, stringe la morsa e comprime diritti che fino a poco tempo fa sarebbero stati inviolabili. Per contrastare questa deriva, domani sarò a manifestare con l'Unione sindacale di base (USB) davanti al Ministero del lavoro e della previdenza sociale e ho sottoscritto la petizione lanciata da questo sindacato. Potete farlo anche voi, fatelo! Si trova sul sito Internet dell'Unione sindacale di base, è facilissimo. In Italia non c'è un piano dell'acciaio e nemmeno in Europa, eppure l'acciaio è strategico. Non possiamo farne a meno, ma non al prezzo di inquinare le nostre città e compromettere salute e ambiente o di imporre di nuovo uno scudo penale. Nel nostro Paese non ci possono essere licenze di uccidere. Per produrre senza inquinare occorre investire e cambiare tecnologie e mentalità. Certamente costa molto, ma è su questo, sulla bonifica di Taranto e delle tante realtà simili, che occorre spendere i soldi del piano di ripartenza, non in armi o in ponti sullo stretto di Messina. Voi però non ascoltate, siete sordi e ciechi. Il piano acciaio noi ce l'abbiamo ed è una ricerca e produzione di nuova generazione, costi quel che costi, liberandoci delle vecchie scorie con tutti i soldi che sono necessari. Voi parlate del 2050, ma guardate all'Ottocento. L'alternativa c'è e voterà contro la mozione di Fratelli d'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, stamattina, spero non nella distrazione generale, si discute uno dei temi più significativi per il Paese, perché parliamo non solo di acciaio, ma anche di centralità del sistema economico del nostro territorio. Parliamo altresì di 70.000 persone che lavorano (o, meglio, per molti di loro potremmo dire che lavoravano, perché alcuni sono attualmente in cassa integrazione e molti altri purtroppo hanno perso il lavoro). Si tratta di un elemento importante, ma altrettanto importante e significativa è la centralità che l'Italia vuole avere nel sistema europeo e internazionale relativamente all'acciaio. Prima abbiamo venduto, o svenduto - non lo so, cercate voi di meglio interpretare quello che è accaduto - a gruppi stranieri. Ciò ha riguardato Taranto e Piombino, con ArcelorMittal o Jindal. I nostri impianti, strategici e fondamentali per lo sviluppo e la produzione dell'acciaio nazionale, all'epoca anche europeo, sono andati nelle mani di imprenditori non italiani, ma esteri. Oggi siamo un'entità zoppa. Nei giorni scorsi, l'imprenditore che gestisce - si fa per dire - Piombino ha addirittura chiuso l'ultimo treno di laminazione dell'acciaieria piombinese. Ci sono 1.800 persone che non sanno quale sarà il loro destino, una comunità intera che guarda a quell'azienda come possibile ipotesi di sviluppo e un Paese e una Regione che fanno conto su quell'attività, di cui fino ad oggi ci siamo occupati poco e male. La prospettiva è allora quella contenuta in un fantomatico piano industriale che ancora non abbiamo visto. C'è soltanto una linea astratta nell'aria, che l'azienda ancora non ha mostrato a nessuno; non l'ha mostrata sicuramente al Parlamento e penso neppure alla compagine di Governo. C'è l'ipotesi di una partecipazione di Invitalia all'azienda piombinese, che però è ancora per aria, perché giustamente le prospettive legate al piano industriale sono evanescenti. Sembra quasi che ci sia la volontà di far chiudere l'azienda e trasferire la produzione altrove, probabilmente perché produrre acciaio nel mondo costa molto meno rispetto a quello che costa nel nostro Paese. Abbiamo sottoscritto però un accordo di qualche miliardo tra Ferrovie dello Stato e Piombino per la realizzazione delle rotaie, senza di fatto un oggettivo vincolo di permanenza sul posto di questa commessa, che domani l'imprenditore indiano potrebbe prendersi e trasferire nei propri impianti indiani, abbandonando la città di Piombino, senza guardare alla prospettiva del futuro dell'azienda, delle persone, delle famiglie, dell'economia italiana e della centralità del Paese all'interno dell'economia dell'acciaio. Non possiamo accettare tutto questo. Vogliamo un impegno forte del Governo, che ringrazio, insieme al sottosegretario Pichetto Fratin, che, pur non avendo la delega per le aree di crisi, si è subito prestato per entrare nel merito della questione, dando la sua disponibilità insieme al sottosegretario Todde, che ha la delega e che pure ringrazio. Vogliamo un rapporto diretto e stretto anche con tutta la questione della cantieristica industriale navale italiana e con Fincantieri. Vogliamo capire l'esercizio del golden power, perché probabilmente non c'è stato, e comprendere a posteriori l'opportunità di tanti imprenditori dell'acciaio italiano ancora oggi disposti a partecipare quell'azienda, rendendola nuovamente nazionale e portando avanti la prospettiva dell'acciaio italiano nel mondo, con una visione occupazionale di rilievo, per la centralità del nostro Paese in quello scenario, che ormai abbiamo abbandonato da troppo tempo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marti. Ne ha facoltà. MARTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio il senatore Urso per averci dato oggi l'opportunità di riparlare in Aula di un tema così importante, così come ringrazio il Governo, che da quando si è insediato sta lavorando alacremente per far ripartire l'Italia, dopo un lungo anno di lockdown politico ed economico. È questo il momento di ricostruire il Paese, non sono con le infrastrutture, il turismo, l'agricoltura e lo snellimento della burocrazia, ma anche con un piano industriale che faccia tornare l'Italia ad essere protagonista in Europa. L'Italia ha bisogno di un'industria sana, che rispetti il diritto al lavoro, il diritto all'ambiente e il diritto alla salute. È necessario un piano industriale diverso e aggiornato, perché l'obbligo è quello di far lavorare le aziende. Il settore siderurgico costituisce un elemento fondamentale delle attività produttive e rientra in questo piano. Noi della Lega siamo consapevoli di quanto sia importante produrre acciaio in Italia, ma siamo anche consapevoli di quanto sia importante tutelare la salute. Per questo motivo, il problema dev'essere affrontato a tutto tondo e, chiaramente, non solo con una mozione. Non è infatti un caso che uno dei primi dossier su cui il ministro Giorgetti ha iniziato a lavorare sia stato quello relativo allo stabilimento di ArcelorMittal, incontrando da subito il commissario dell' ex Ilva, il governatore della Puglia, Emiliano, il sindaco di Taranto, i sindacati e Confindustria Puglia. Inoltre, egli ha proposto di effettuare una verifica di fattibilità tecnico-economica, per puntare a una riconversione energetica del sito dell'ex Ilva. Tale possibilità è prevista nel quadro del Next generation EU, con la riconversione energetica di questi impianti, per produrre acciaio con bassissimo impatto inquinante. Signor Presidente, la città di Taranto vive momenti di grandi tensioni sociali, legati alle incertezze per il mantenimento dei livelli occupazionali, da un lato, e alle legittime aspettative di tutela della salute, dall'altro. È il momento di intervenire in favore di questa città, dei suoi abitanti e di questa Regione, non concentrandosi più sui racconti di un domani non realizzabile. Corre l'obbligo di dare finalmente concretezza a scelte di buonsenso, capaci di infondere fiducia anche nelle aziende dell'indotto, che, da più parti e a più riprese, chiedono interventi urgenti in favore della produttività. È inderogabile una significativa accelerazione, sia sul piano ambientale, sia sul piano industriale. Vigileremo affinché ArcelorMittal rispetti tutti gli impegni assunti con il Governo: lo dobbiamo a un pezzo importante della storia industriale italiana e ai tanti lavoratori che di questa storia fanno parte. L'ambizione è quella di trasformare l'attuale sito produttivo dell'Ilva di Taranto nel più grande polo siderurgico d'Europa e mai come in questo momento ci sono fondi per garantire l'adeguata copertura finanziaria di questo eccezionale progetto. Le risorse messe a disposizione dell'Europa attraverso il recovery fund, il decisivo intervento della Cassa depositi e prestiti e i 400 milioni di euro di Invitalia devono essere gli strumenti attraverso i quali costruire solide basi, sulle quali poter riaffermare il ruolo strategico della nostra siderurgia in Italia e in Europa. Per far questo è necessario evitare che le pesanti e gravi responsabilità del passato ricadano su chi intende impegnarsi attivamente per salvaguardare l'ambiente e la salute, garantendo il risarcimento dei luoghi e la riconversione industriale, nonché prorogare l'estensione del golden power , unico argine in grado di garantire gli attuali livelli occupazionali del settore siderurgico. Signor Presidente, l'ingresso dello Stato non servirà per fare la solita politica assistenziale, perché il Sud non ha bisogno di questo, ma per far crescere e sviluppare non solo il Mezzogiorno, ma l'intera nazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pavanelli. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, la mozione sottoposta alla valutazione dell'Assemblea pone importanti questioni in merito al punto di svolta in cui si trova il settore siderurgico nazionale, sul piano economico, della salute pubblica e ambientale. In un contesto internazionale sempre più agguerrito, la situazione in Italia sta peggiorando di anno in anno, con decine di migliaia di lavoratori che rischiano il proprio posto di lavoro. Non possiamo restare a guardare che uno dei punti di forza della nostra industria perda un pezzo alla volta. Occorre con urgenza la formulazione di un piano nazionale strategico per la siderurgia da parte del Governo, che prenda in considerazione tutte le attuali criticità per proteggere questa importante parte del PIL nazionale. È un piano indispensabile, poiché, oltre alla salvaguardia dei posti di lavoro, dobbiamo anche rispondere alle istanze di salvaguardia della salute dei cittadini nei territori in cui sono presenti stabilimenti siderurgici, in cui i dati statistici di incidenza delle patologie tumorali sono molto superiori alla media nazionale. Il primo pensiero va alla drammatica situazione di Taranto, dove per decenni la salute pubblica è stata sacrificata sull'altare del profitto, a tutto vantaggio di pochi proprietari, favoriti da una classe politica asservita al loro potere economico, come le indagini giudiziarie hanno portato alla luce. Da cittadina umbra non posso non menzionare le acciaierie di Terni, all'interno di un'area classificata come sito di interesse nazionale (SIN), ovvero altamente inquinata e da bonificare, a cui si aggiunge la presenza di due inceneritori, che complica ulteriormente la criticità ambientale della conca ternana. Purtroppo, devo notare l'atteggiamento dell'amministrazione regionale, che ha sostanzialmente fermato il pieno funzionamento del registro dei tumori, importantissimo strumento per avere l'incidenza delle patologie tumorali nella popolazione in un'area geografica. Non possiamo scordarci dell'ambiente. Ecco perché serve essere consapevoli del fatto che le acciaierie emettono una grande quantità di CO 2 . I dati del 2018 del report «Acciaio sostenibile - Indicatori 2018 e iniziative» rivelano che, per ciascuna tonnellata di acciaio, sono state prodotte in media 1,83 tonnellate di CO 2 . È quindi arrivato il momento di fare scelte coraggiose, imprescindibili per il futuro di tutti noi e delle generazioni che verranno, e orientare le acciaierie - di cui non possiamo fare a meno - verso la necessaria transizione ecologica, con aziende responsabili, che mettano in campo una reale visione a medio e lungo termine, sia dal punto di vista industriale, sia per la conversione green del settore. Questo è fondamentale anche per una città come Terni, dove i lavoratori attendono ancora risposte chiare. Il dovere costituzionalmente riconosciuto di proteggere la salute dei cittadini è direttamente collegato alla salvaguardia dell'ambiente nel suo complesso, a partire dall'emissione nell'aria e nell'acqua, tenendo presenti le disposizioni dell'Unione europea, che prevedono il conseguimento della neutralità climatica entro il 2050 (quanto previsto nel green deal europeo). Da legislatori e decisori siamo chiamati a una grande responsabilità, per iniziare a guardare a questo settore con un'ottica diversa. Dobbiamo proteggere l'industria siderurgica nazionale, ma dobbiamo spingere le imprese a investimenti in nuove tecnologie e impianti che permettano di produrre acciaio con il minore inquinamento possibile nel ciclo di produzione delle scorie residue nelle emissioni in atmosfera; è fondamentale però che la stessa industria si attivi verso lo stesso obiettivo. Il World steel association (cioè tutte le industrie dell'acciaio nel 2018) ha infatti sottoscritto il Sustainable development charter of the world steel industry , ma ad oggi questo cambiamento non sembra ancora attuato. La tecnologia ci viene in aiuto. Ecco perché serve passare velocemente alla decarbonizzazione del settore. Dobbiamo promuovere l'economia circolare al riuso del materiale in quanto al 100 per cento riciclabile e adottare soluzioni per il riciclo delle scorie attraverso la creazione di nuovi materiali. Anche per questi motivi, è stato pensato il nuovo Ministero della transizione ecologica che, in sinergia con altri Ministeri, sarà chiamato a svolgere un ruolo importantissimo per conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione e neutralità climatica previsti dai sopra richiamati piani europei e normative collegate. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Comunico che è stata ritirata la mozione 1-00325 e che è stato presentato l'ordine del giorno G1, presentato dai senatori Urso, Collina, La Forgia, Sbrollini, Ripamonti, Mallegni, Santillo e Bressa (dunque a firma di otto Gruppi parlamentari), già stampato e distribuito. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sull'ordine del giorno presentato. PICHETTO FRATIN, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico . Signor Presidente, a nome del Governo ringrazio i proponenti la mozione, anche per la disponibilità a trovare una convergenza rispetto al tema che è stato discusso, concernente la strategia nazionale del nostro Paese, la competitività, sia per l'aspetto produttivo, sia per la necessità di salvaguardare l'occupazione, e l'insieme del sistema dell'acciaio. Vorrei ricordare che Ilva e Piombino sono questioni nazionali relative a un certo tipo di acciaio, mentre Terni è un'altra questione. È come confrontare la viscosa e la vicuña, parlando di tessile. Vi è, quindi, la necessità di salvaguardare tutta la filiera e naturalmente di trovare le soluzioni opportune, nei primi due casi di ristrutturazione, nel terzo caso di individuazione di un nuovo socio rispetto alle finalità dell'attuale proprietà. Il Governo non esprime una posizione sulla scelta tra socio industriale e socio finanziario; occorrerà valutare nel momento opportuno. Sotto questo aspetto è importante procedere alla valutazione con l'attenzione e il potenziale deterrente, rispetto ad alcune situazioni, dell'utilizzo degli strumenti giuridici a disposizione. Ringrazio i proponenti e credo che l'ampia sottoscrizione dell'ordine del giorno rappresenti un maggiore stimolo, anche per il Governo, a intraprendere percorsi per individuare soluzioni positive. Esprimo, quindi, parere favorevole. PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione. GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per le considerazioni poc'anzi espresse e per aver contribuito, a nome del Governo, alla stesura di un ordine del giorno che va nella direzione che anche la mozione presentata da Fratelli d'Italia ha voluto proporre all'attenzione del Parlamento. Era importante produrre una discussione sul tema della siderurgia, che caratterizza gran parte dello sviluppo del nostro Paese, per la centralità che il settore siderurgico ha nella nostra proiezione europea e mondiale. Ben venga quindi una discussione di questo tipo. Anzi, per la rilevanza che il settore riveste nella nostra economia, dovremmo dedicare più tempo ad un tema così importante. Il mio punto di vista di umbro, proveniente da una Regione nella quale si trova un importante sito come quello dell'acciaieria AST di Terni, mi porta a dare particolare rilevanza a un dibattito di questa natura. Noi abbiamo il dovere, come Parlamento, di contribuire a dare una direzione e una spinta al Governo sul tema della siderurgia. Sappiamo bene che il settore siderurgico è una ricchezza straordinaria, non solo del nostro Paese ma di tutta l'Europa; una ricchezza occupazionale stimabile in 70.000 addetti, sia nel settore diretto che in quello indiretto, il cosiddetto indotto. È un settore che caratterizza la vita del nostro Paese e dell'Europa nell'ambito delle costruzioni, della meccanica, dell' automotive , degli elettrodomestici. Sul nostro territorio riconosciamo la centralità di tre siti straordinariamente importanti (Taranto, Piombino, Terni), caratterizzati in questa fase da problematiche piuttosto rilevanti, su cui torno tra poco. Il quadro di riferimento è quello di una crisi siderurgica che è avanzata in questi anni pesantemente in Europa prima che in Italia, per effetto della concorrenza molto forte dei Paesi asiatici, degli Stati Uniti e dell'acciaio turco. Si tratta di Paesi che hanno fatto soprattutto della riduzione del costo della manodopera il proprio punto forte. In Italia vi sono problemi relativi alla bassa efficienza energetica e all'elevato impatto inquinante degli impianti, ma soprattutto le nostre produzioni non sono protette dal dumping e dalla forte concorrenza che si determina sul costo del lavoro nel confronto con gli altri Paesi asiatici che ricordavo prima e con gli Stati Uniti. Anche la Corea, tra i Paesi asiatici, è un forte competitor in questa direzione. Per reagire a questa crisi ormai imperante bisogna assolutamente rilanciare un piano di industria sostenibile, come veniva detto prima e come si dice nella riflessione che l'ordine del giorno pone al Parlamento. Innanzitutto ciò dovrà essere fatto puntando sulle risorse del recovery plan. In questo senso, abbiamo visto come quel piano può avere una grande centralità, soprattutto per quanto riguarda le risorse da destinare a tutto il processo di transizione verso una produzione sostenibile. All'interno del piano sono stimati 2 miliardi che sono un punto di partenza dell'azione che deve mettere in campo il Governo. È di grande rilevanza trattare questo tema oggi in Parlamento perché abbiamo tre siti importanti e centrali per la nostra economia che hanno problemi diversi, ma che sono uniti dalla stessa necessità di intervento. Innanzitutto abbiamo l'Ilva sulla quale è aperto un tavolo di confronto tra commissari, sindacati e istituzioni, all'indomani della crisi che c'è stata con ArcelorMittal relativamente a problemi sorti nella gestione del sito e alle questioni concernenti la cancellazione dello scudo penale. Tutti questi temi non possono essere alternativi alla questione centrale della sostenibilità ambientale di quello stabilimento e alla riconversione ambientale dello stesso. Rispetto a questo tema centrale nessuno si può sottrarre, inclusi il Governo e l'Unione europea. Abbiamo il tema di Piombino, un altro dei siti di grande valore strategico per questo Paese, caratterizzato dalla presenza dell'azionariato Jindal, che in questi anni non ha dato l'impressione di voler spingere il polo industriale di Piombino verso un rinnovato sviluppo. È sembrato quasi più un tentativo di limitare la concorrenza di questo stabilimento nel panorama mondiale. Di fatto, Jindal, comprandolo, lo ha sottratto alla concorrenza verso le proprie produzioni con altri siti mondiali. Appare più questo il problema di Piombino piuttosto che questioni che attengono alle valutazioni che invece sono da fare sullo sviluppo di un sito così importante. Da ultima, ma non per importanza, vi è la questione dell'acciaieria ternana, che avverto personalmente come molto importante. È un'acciaieria di grande rilevanza e di grande valore europeo: è il quarto player europeo. L'acciaieria ternana ormai da molti anni è sottoposta a stress - soprattutto i lavoratori - per i continui cambi di assetto societario. L'anno scorso la proprietà attuale, ThyssenKrupp, che l'aveva riacquistata per motivi attinenti all'intervento dell'Europa in tema di antitrust dai finlandesi di Outokumpu, ha annunciato la dismissione dell' inox (ovvero della produzione di acciaio su Terni) e non della produzione negli altri siti di sua proprietà. Anzi, ha dichiarato di mantenere tutti i centri servizi. In questo senso si pone una riflessione che deve coinvolgere necessariamente le istituzioni europee perché, come l'Europa intervenne per bloccare la cessione ai finlandesi di Outokumpu dell'acciaieria ternana per questioni relative alla concentrazione di azionariato all' Antitrust , è del tutto evidente che bisogna chiedersi oggi se le azioni di ThyssenKrupp, relativamente al fatto di cedere soltanto l'inox e non i centri servizi, possano essere sostenute anche in campo europeo. Noi pensiamo di no e quindi il tema deve essere sicuramente posto all'attenzione del commissario europeo per la concorrenza e il Governo deve spingere in questa direzione. Sostanzialmente però non possiamo che esprimere, per le considerazioni che sono state fatte a più livelli, un voto positivo sull'ordine del giorno, soprattutto perché esso mette in evidenza degli impegni che riteniamo sia importante vengano assunti dal Governo, tra cui sostenere dei tavoli europei per la definizione di una politica industriale comune. Questo sicuramente è il primo punto e il più rilevante. Siamo convinti che sia importante adottare un nuovo piano di azione che dia una visione di lungo periodo per quanto riguarda la politica siderurgica in Italia. Pensiamo però che sia fondamentale fare questo attraverso un passaggio che poi è indicato bene negli impegni per il Governo: la soluzione di tutti i tavoli di crisi. Le situazioni dei tre principali stabilimenti (Piombino, Terni e Taranto) sono lì all'attenzione del Governo, insieme a tante altre situazioni di crisi nel campo della meccanica e della siderurgia di questo Paese. È per questo che una politica di sviluppo deve passare anche attraverso la necessità di dare una prospettiva alla soluzione dei tavoli di crisi. Sarà assolutamente fondamentale - come veniva detto poc'anzi - dare sostegno e linfa ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, perché sono quelli che potranno garantire i necessari passaggi di riconversione ecologica verso una produzione industriale sostenibile, che può dare nuova linfa alla siderurgia italiana. Non abbiamo altrimenti sbocchi di rilancio e che possano portarci a essere concorrenziali con il sistema europeo e mondiale. (Applausi) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, Fratelli d'Italia ha presentato la mozione che ha dato occasione al Parlamento e a quest'Aula di discutere di una questione fondamentale per l'assetto della politica industriale, sociale e ambientale di questo Paese. L'ha fatto con convinzione, in un momento particolarmente delicato per il settore, come dimostra il fatto che il Governo ha convocato i sindacati per domani e il fatto che c'è grande agitazione nelle sedi e negli stabilimenti del settore siderurgico italiano, a Taranto, a Genova, a Piombino, a Terni. Ma, soprattutto, c'è tanta agitazione e preoccupazione nei settori che utilizzano l'acciaio italiano. L'altro giorno un quotidiano importante e certamente non vicino a noi ipotizzava che ci fosse una strategia internazionale di cui gli stabilimenti italiani fossero oggetto per aumentare il prezzo dell'acciaio in Europa, come dimostra l'andamento del prezzo dell'acciaio di questi giorni, facendo uscire fuori dalla competizione proprio gli utilizzatori del settore in Italia, che sono gran parte della nostra industria ferroviaria, automobilistica, degli elettrodomestici e quant'altro. Ringraziamo il Governo e le altre forze politiche per aver compreso l'importanza della questione e aver convenuto nella realizzazione di un documento finale unitario: un ordine del giorno che recepisce gran parte delle nostre indicazioni, tutte quelle sostanziali, e che pone al primo punto il settore siderurgico come un asset strategico del Paese a cui l'Italia non può rinunciare. Lo ringraziamo quindi nel merito, perché stiamo parlando di una cosa fondamentale per l'economia italiana, ma lo ringraziamo anche nel metodo, che è quello che noi vogliamo attuare in questa fase della legislatura, come ha detto sin dall'inizio Giorgia Meloni nel motivare la nostra posizione rispetto al Governo, quella di un'opposizione patriottica e quindi costruttiva e collaborativa, tanto più quando si tratta di argomenti e di decisioni che vanno prese oggi per non pregiudicare il futuro del Paese, anzi per costruirlo insieme. Poi, quando noi saremo al Governo, ci ritroveremo in una condizione migliore, se abbiamo collaborato insieme in Parlamento a indicare le vie giuste su cui il Paese si deve indirizzare. Nel merito si tratta quindi di un argomento strategico su cui lo Stato - l'abbiamo detto - deve intervenire non come Stato interventista, ma come Stato stratega nel delineare quale sia il fabbisogno dell'acciaio in Italia, per sostenere la propria industria e nel delineare quali devono essere gli attori. Tutti siamo infatti consapevoli che gli stabilimenti di Terni, Piombino e Taranto, oggi in mano ad aziende straniere, nei prossimi mesi o nei prossimi anni vedranno altri attori, perché siamo consapevoli che costoro stanno uscendo da tali aziende per motivi diversi: TyssenKrupp per una strategia internazionale abbandona l'acciaio; Piombino perché di fatto non vediamo un impegno reale, come era stato assicurato dall'azienda indiana che aveva acquisito lo stabilimento; l'Ilva perché voi che avete governato in questi anni siete più consapevoli di noi di quali fossero i reali intendimenti del soggetto che è intervenuto e di come si possa operare. Però oggi si può fare qualcosa, anzi si può fare molto, anzi si può fare tutto, oggi più che mai, utilizzando proprio le risorse del recovery fund , e non solo quelle. Sulla siderurgia è stata costruita l'industria italiana: nessuno può dimenticare che la siderurgia è il fondamento dell'industria automobilistica e manifatturiera italiana, che è la principale voce delle nostre esportazioni proprio perché ha potuto usufruire in questi anni di un prezzo competitivo e di un acciaio prodotto che è migliore di quello prodotto in altri stabilimenti europei. Lo sanno tutti, a cominciare dai militari europei che operano all'estero e che, quando si ritrovano in un mezzo protetto dall'acciaio italiano (Applausi) , sanno bene che quell'acciaio protegge meglio di quello prodotto in Francia. Ecco perché noi sappiamo quanto fondamentale sia e oggi delineiamo una strategia che prevede un piano per la siderurgia, una logica unitaria (non lo spezzettamento tra i tre tavoli di Piombino, dell'Ilva e di Terni, ma una logica complessiva), e nel contempo la riproposizione del golden power , che era stato inserito con un emendamento nostro e credo della Lega alla Camera nel decreto-legge liquidità dell'aprile scorso, ma che è scaduto il 31 dicembre dello scorso anno. Ringrazio il ministro Giorgetti per la postura che ha adottato in questo campo, e il sottosegretario Gilberto Pichetto Fratin, che ha fortemente voluto che la discussione si concludesse con un documento unitario, ben consapevole che su questo il Parlamento non si deve dividere. Noi per primi non intendiamo dividere le altre forze politiche, nemmeno quelle della maggioranza: il nostro intendimento era unire, non dividere; era costruire, non ostruire; era risolvere, non denunciare. Tutti possono ostruire, dividere e denunciare, ma ora si tratta invece di costruire, di unire e di risolvere; lo dobbiamo ai tanti lavoratori e anche a coloro che hanno pagato in termini sanitari, talvolta con la vita, l'inquinamento della siderurgia di Taranto. Noi dobbiamo risolvere il problema e non meramente denunciarlo, né tantomeno dobbiamo lasciare che sia la magistratura a dettare le regole della politica industriale e ambientale in questo Paese. È la politica e il Parlamento che lo debbono fare, e in questo la magistratura non può, a nostro avviso, svolgere un ruolo di supplenza del Parlamento; ovviamente deve indagare e colpire in maniera chiara i colpevoli. Per questo l'estensione del golden power è importante: in un momento in cui probabilmente i soggetti stranieri intendono uscire dal Paese, dobbiamo indirizzare chi ne prenderà il posto per costruire una siderurgia che si regga sulla strategia dello Stato, anche sull'intervento pubblico - che sia Invitalia o Cassa depositi e prestiti - che può essere importante per il momento di supplenza per condizionare poi le scelte e indirizzarle verso l'interesse nazionale nel settore. Ma cito anche i privati italiani, perché abbiamo un'industria siderurgica e un management di prim'ordine in Italia, che va coinvolto nella logica di un piano nazionale e nella gestione industriale di queste aziende: si può fare se insieme costruiamo una politica nazionale che sia di esempio anche su altri settori. In queste ore alla Camera si sta discutendo di Borsa italiana. Anche in questo caso, essendo un settore fondamentale, Giorgia Meloni ha voluto che ci fosse un dibattito aperto in Parlamento, con delle convergenze tra maggioranza e opposizione, nell'interesse supremo del Paese, su decisioni che - prese oggi - possono pregiudicare o salvare e costruire l'interesse nazionale dei prossimi anni. Su questa linea proseguiremo anche sulle altre questioni fondamentali, con la consapevolezza che in questo scorcio finale di legislatura dobbiamo proporre e costruire un rapporto corretto con la maggioranza e con il Governo, nella convinzione che in questo campo è sempre più necessario condividere le scelte. Talvolta critico, come sapete, la posizione della Francia su alcune questioni, ma ammiro quel Paese perché quando fa una scelta condivisa tra maggioranza e opposizione, la mantiene nell'arco degli anni e dei decenni, perché non si può cambiare una politica sulla siderurgia, sull'acciaio o sulla finanza allo stormir dei Governi. Queste sono scelte nazionali che tutelano e rafforzano l'interesse nazionale e per questo devono essere condivise nel Parlamento. Oggi siamo l'unica forza di opposizione ed anche in questo vogliamo segnare la discontinuità con il passato. (Applausi) . COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, desidero ringraziare il sottosegretario Pichetto Fratin e tutti i Capigruppo della 10 a Commissione, che hanno contribuito a costruire l'ordine del giorno unitario, che credo scaturisca essenzialmente dalla consapevolezza che abbiamo tutti della particolarità di questo momento, che ci costringe a guardare con occhi nuovi le situazioni che viviamo nel nostro Paese e in tutto il mondo. Il Covid ci ha fatto dire spesso che niente sarà come prima, ma questo dipende essenzialmente dalla nostra capacità di guardare in modo diverso alla realtà, di proiettarla nel futuro in un modo più consapevole rispetto a tanti temi che oggi abbiamo scoperto essere essenziali, come la sostenibilità ambientale. L'Europa si è data, con grande coraggio, degli obiettivi ambiziosi di cambiamento; il recovery plan non è soltanto una grande iniezione di risorse, ma è un percorso di trasformazione dell'economia, del sistema produttivo dell'Europa e quando si fanno queste valutazioni, credo che debbano essere individuati i settori strategici. Questo è il tema fondamentale. Oggi, con la discussione che abbiamo affrontato, soprattutto con l'ordine del giorno che ci apprestiamo a votare unitariamente, dichiariamo di avere questa consapevolezza. È vero che ci sono delle crisi aziendali e ci sono tavoli di crisi che vanno assolutamente risolti, ma non è una risposta emergenziale quella che vogliamo dare, bensì una risposta che contenga una progettualità, che dia un senso e un percorso complessivo al nostro Paese, in un quadro di strategie europee che dobbiamo assolutamente richiamare e cercare di ottenere. Le soluzioni rispetto a questi ambiti strategici non stanno più soltanto nella ricerca delle condizioni che localmente possono determinare una via d'uscita, ma vanno ricercate e trovate in una prospettiva che all'intero settore siderurgico riconosca un ruolo fondamentale. Il settore siderurgico per l'Europa è assolutamente decisivo proprio perché sono venute a crearsi delle nuove condizioni, ad esempio l'industria automobilistica ha fatto dei cambiamenti, delle fusioni, ha fatto dei passi di avanzamento importanti, con tutto quello che ne consegue. Le filiere legate all'acciaio sono assolutamente importanti per il nostro continente e sono legate, come è stato anche detto, a produzioni di grande qualità. È chiaro che oggi nel mondo ci sono delle grandi disomogeneità dal punto di vista produttivo. Non è un'eresia parlare di dumping per alcuni Paesi che detengono grande capacità produttiva, spesso però in assenza del rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale. Di fronte a tali disomogeneità, noi dobbiamo fare delle scelte strategiche come Unione europea e l'acciaio sta al centro. Non può arrivare un'altra pandemia e colpire un'Europa che ancora non sa quali sono i settori strategici sui quali dobbiamo aver fatto un percorso di messa in sicurezza. L'Europa non può rischiare di trovarsi sguarnita su questi settori, perché ci sono dinamiche che l'hanno portata ad affidare ad altri soggetti il futuro di determinati settori sul territorio dell'Unione europea. Questo è il tema di prospettiva che dobbiamo affrontare. Nei punti che sono contenuti nell'ordine del giorno unitario c'è un'indicazione forte per il Governo a lavorare in questa direzione, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale ed europeo. Infatti, se non facciamo crescere questa consapevolezza tra tutti i Paesi e continuiamo a pensare che la soluzione di certi temi stia prima di tutto nel nostro Paese e non sia invece da ricercare a livello europeo, non troveremo mai quelle soluzioni che autonomamente ci darebbero le condizioni per uscire dalla crisi in cui ci troviamo. L'Europa ha fatto un salto di qualità dal punto di vista della consapevolezza di fronte a questa pandemia. Deve ripetere, secondo me, questo salto di qualità in ogni settore che dal punto di vista strategico rappresenta un'infrastruttura fondamentale dell'economia del continente. Questo è un punto d'inizio. Normalmente le mozioni cercano di essere precise e di dare degli impegni precisi. Quelli contenuti nell'ordine del giorno possono sembrare un po' sfumati, ma in realtà sono punti decisivi, perché rappresentano gli obiettivi sui quali occorre lavorare in modo determinato da subito, proprio perché abbiamo davanti le risorse del recovery plan . Per l'utilizzo di tali risorse, però, non viene dato un lasso di tempo gigantesco, ma ci viene chiesta una grande capacità, una grande determinazione e tempestività. Quindi, queste riflessioni strategiche vanno fatte in fretta e vanno condivise a livello di Governo, ma soprattutto a livello di Parlamento, con il coinvolgimento di tutte le parti interessate: il sistema produttivo, i lavoratori, i sindacati e le popolazioni sulle quali insistono questi grandi impianti. I territori sono assolutamente protagonisti in questo tipo di percorso. Se questo ordine del giorno può rappresentare un punto di partenza per sviluppi successivi, anche in 10 a Commissione potremmo valutare ulteriormente l'approfondimento di questi temi. Abbiamo un affare assegnato sulle aree di crisi complessa e sappiamo che tra le diciassette aree di crisi complessa ci sono proprio quelle interessate dagli impianti siderurgici. Al di là dei temi specifici di ciascun sito, credo che il Governo e il Parlamento dovranno lavorare per affrontare i temi di fondo che sono emersi da questa discussione. Certamente, tutti i settori strategici hanno necessità di scelte significative della parte pubblica, da parte del Governo. Ci sono delle trasformazioni che, se le lasciamo al mercato, seguono dinamiche che non danno le risposte che cerchiamo. Quindi, l'indicazione emersa di valutare l'estensione del golden power al settore siderurgico è assolutamente decisiva. Noi non possiamo cadere in questa contraddizione dove, da una parte, diciamo che il settore siderurgico è strategico e, dall'altra parte, come Stato, non mettiamo in campo le risorse e le azioni che danno rango di settore strategico alla siderurgia. Questo è un tema importante, da continuare a sviscerare e approfondire, ma poi, con il Governo, dovremo riuscire ad approdare a scelte precise, incisive e decisive. (Applausi) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, ringrazio innanzitutto i colleghi e naturalmente anche il Governo, che hanno promosso una discussione così importante su un settore strategico come quello siderurgico. Grazie anche per l'impegno a contenere, nei limiti del possibile e per quanto si possa fare, questa discussione dentro un ordine del giorno unitario, condiviso trasversalmente dalle forze politiche. Penso che, in generale, dentro la politica industriale, la discussione su ciò che debba essere e debba diventare questo settore nel futuro sia paragonabile, per un Paese, alla politica estera (o a come dovrebbe essere in teoria), cioè una cornice di fondo costruita attraverso linee strategiche condivise trasversalmente dalle forze politiche e dall'intero Paese. Dentro questa cornice, naturalmente, rientra la legittimità, da parte delle forze politiche, di dividersi in relazione alle proprie sensibilità e al proprio sguardo sul mondo. Quindi, il fatto di costruire un ordine del giorno che ha queste caratteristiche mi conforta, perché vuol dire rimettere al centro la discussione sulla politica industriale e porci la domanda delle domande, cioè che cosa vuole diventare l'Italia nei prossimi venti, trenta anni. Dobbiamo tornare all'ambizione di riformulare domande che abbiamo smesso di farci da molto tempo. Aggiungo soltanto poche considerazioni che tra l'altro sono sottolineature che riprendono alcune riflessioni già sviluppate dai colleghi che mi hanno preceduto. La prima: Ilva, Lucchini, AST sono naturalmente e tecnicamente vicende trattate in tavoli di crisi industriali, che però non possono essere considerati semplici tavoli di crisi industriali, tanto più se li trattiamo in modo separato, in assenza di una cornice unificante, di un filo conduttore che li tenga insieme, se non usciamo dalla logica emergenziale, se non individuiamo un piano strategico complessivo, se non pensiamo, come invece dovremmo, che tali vicende hanno bisogno di una trattazione unificante. Questo perché c'è un tema che le attraversa, che riguarda l'innovazione tecnologica, che riguarda la capacità di aumentare e di far crescere la produttività, che riguarda, per esempio, la possibilità di aumentare la capacità negoziale in relazione alla trattativa sui costi energetici. Stiamo parlando di programmazione che è la premessa per costruire un piano di investimenti sul settore tutto, nella sua complessità e nelle sue articolazioni. Per questo, l'indicazione individuata all'interno dell'ordine del giorno è un'indicazione giusta, che è di metodo, ma anche di sostanza. Non lo dico perché ho sentito echeggiare alcuni richiami patriottici e autarchici: non abbiamo bisogno di questo. Abbiamo bisogno di difendere l'interesse nazionale, ma con la consapevolezza che la scala su cui riportare questa discussione è quantomeno europea. Anche in questo senso, l'ordine del giorno dà un contributo significativo proprio perché sottolinea il tema dei tavoli europei su cui bisogna aprire la discussione, ritarando al contempo i rapporti di forza e le relazioni con gli altri Paesi europei. La partita - ripeto - va affrontata anzitutto su questa scala. In secondo luogo, abbiamo ragionato di operatori propensi più a operare una sorta di disimpegno sugli investimenti, che ad attivarsi realmente per far ripartire l'attività industriale dei siti di cui stiamo discutendo. Ciò vale sia per Terni (che è stata citata e dove la ThyssenKrupp ha espresso l'intenzione di uscire dal settore), che per ArcelorMittal, con l'impossibilità dichiarata di eseguire non solo il piano ambientale, ma anche la stessa attività industriale, utilizzando - io dico come scusa, tutta strumentale - il tema dell'assenza dello scudo penale. È di questo che stiamo parlando: una scusa strumentale da parte di chi ha utilizzato quell'occasione per un disimpegno. Penso anche agli indiani di Piombino (lo dico non in senso dispregiativo, ma a sottolineare la nazionalità della multinazionale), che hanno atteso fino all'ultimo minuto per presentare il piano, sostanzialmente dichiarando in modo piuttosto esplicito - almeno così la si deve leggere - l'intenzione più di eliminare un concorrente, che di mettersi in corsa attivamente per far ripartire la produzione industriale. Non so se si possa definire così, ma io mi permetto di chiamarlo capitalismo predatorio, in quanto stiamo parlando di società e famiglie che hanno messo le mani su asset non per farli funzionare, ma per l'obiettivo esattamente opposto. Qui entrano in gioco il ruolo dello Stato (in ordine al quale mi pare ci sia una sintonia, che sottolineo positivamente, anche tra le forze politiche) e la funzione di quel golden power che è stato citato e che chiediamo di estendere al settore siderurgico per garantire i livelli occupazionali e la produttività. Ricordo la clausola prevista nel cosiddetto decreto liquidità, cessata il 31 dicembre 2020, che chiediamo di estendere con una proroga. Si tratta di un punto importante che ha a che fare con la funzione e il ruolo dello Stato in un settore che non può essere considerato uno come tanti, perché rappresenta l'ossatura e la spina dorsale di un bel pezzo dell'industria manifatturiera del Paese. Infine, la siderurgia è certamente la storia di un settore industriale, ma anche di luoghi, comunità, famiglie e storie come quelle raccontate nel bel romanzo di Silvia Avallone, che ha un titolo piuttosto esplicativo - «Acciaio» - e racconta la storia di famiglie e ragazzi che hanno vissuto nelle terre e nella comunità di Piombino. Insomma, si tratta della storia non semplicemente di un settore industriale, ma di luoghi e comunità attraversati da conflitti tra il lavoro e la salute e tra la dignità delle persone e l'ambiente. Dobbiamo entrare insieme in una stagione nuova della storia di questo Paese, dove quelle vicende non rimangano confinate a luoghi e territori specifici e a singole comunità, ma diventino un pezzo della storia di questo Paese, che deve uscire dal ricatto di fronte al quale si sono spesso trovate le famiglie che hanno vissuto in quegli e per quegli insediamenti industriali. Mi riferisco al conflitto tra l'accettazione di un lavoro (con l'idea, quindi, di poter continuare a garantire la dignità per sé e i propri familiari) e la consapevolezza di doverlo fare a prezzo della propria salute e del depauperamento delle risorse ambientali. Io penso che siamo arrivati in una fase in cui bisogna uscire da questo ricatto e abbiamo fatto bene a porre l'accento con molta forza sui processi di riconversione ecologica che devono attraversare questi settori. Dobbiamo discutere anche di una parola che per alcuni è una parolaccia ma che per me non lo è affatto: la decarbonizzazione. Mi riferisco a processi che ci riportano immediatamente in un tempo nuovo, in un futuro, e naturalmente dobbiamo farlo in continuità con gli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che deve essere la guida per ridisegnare un settore nuovo. Si tratta di comunità che guardano al futuro con maggiore dignità di quella che hanno avuto fino ad ora per entrare complessivamente come Paese in una fase nuova della nostra storia (Applausi) . BIASOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BIASOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, io rivolgo un ringraziamento particolare a Fratelli d'Italia, ma soprattutto al sottosegretario Pichetto Fratin, perché ha avuto la capacità di trasformare un'ipotetica discussione fra di noi in un ordine del giorno condiviso da tutti su un settore così importante e strategico. Vorrei fare però un brevissimo excursus per evitare - e l'invito è rivolto al Governo - di compiere gli sbagli enormi che abbiamo fatto in passato. Quello siderurgico è sempre stato un settore strategico che si è sviluppato soprattutto nel Dopoguerra, per l'evidente necessità di ricostruire un sistema industriale praticamente distrutto. Il merito è andato ad un personaggio mitico nella siderurgia, Oscar Sinigaglia, cui è stato intitolato lo stabilimento di Cornigliano, che ha avuto meriti enormi, ma anche enormi demeriti alla luce dei fatti odierni. I meriti sono stati: aver capito che solo un ciclo integrale poteva permettere di costruire l'acciaio a prezzi competitivi; comprendere che in quegli anni grandi finanziamenti pubblici erano necessari per poter sviluppare il settore siderurgico e infine esser riuscito a prendere dalla Comunità europea del carbone e dell'acciaio, appena nata, e soprattutto dal piano Marshall enormi risorse per fare i vari stabilimenti. Il grande demerito che ci portiamo dietro ancora oggi è quello di aver deciso di costruire i siti degli stabilimenti sulle coste e soprattutto nelle grandi città. Forse in quegli anni ciò aveva il fine di evitare il trasferimento degli operai e talune difficoltà, ma questo è stato lo sbaglio che ancora oggi ci portiamo dietro. Nel 1953 nacquero quindi lo stabilimento di Cornigliano, quello di Taranto, che poi fu sviluppato nel 1970, quello di Piombino e così di seguito. Solo per dare una notizia ai colleghi, Cornigliano era a Genova, insieme a Nervi dalla parte opposta, la spiaggia dorata dei genovesi, era il luogo di villeggiatura dei genovesi, forse come Bagnoli per i napoletani; pertanto quella distruzione fu disastrosa per Genova. Ancora oggi chi arriva a Genova in aereo purtroppo costeggia l'acciaieria di Cornigliano: invece di avere le belle spiagge di Portofino, ha una schifezza (Applausi) . Io purtroppo devo dire a tutti quelli che vengono a Genova che è bellissima, ma non ci credono perché quando arrivano in aereo vedono una città brutta. Negli anni Sessanta è andato tutto bene perché la ripresa è stata enorme, ma il primo errore che ha fatto il Governo fu quello di tenersi la siderurgia pubblica ancora per vent'anni anziché privatizzarla, mentre c'erano delle enormi manifestazioni d'interesse. Invece di privatizzarla ce la siamo tenuta in mano fino agli anni Novanta, producendo perdite che io non potrei attualizzare, ma allora erano di 10.000 miliardi, con una perdita mensile di 200-300 miliardi; purtroppo però, forse per ragioni di clientelismo politico, per interesse, lo sbaglio di Gioia Tauro, che adesso abbiamo trasformato in un porto (che però non vuole più nessuno), è stato eclatante. Sono stati tutti soldi buttati via. Invito quindi il Governo a fare attenzione. Nel 1992 finalmente si privatizza ed è stato compiuto un altro sbaglio: abbiamo privatizzato all'imprenditore Riva. Quando ho avuto l'onore di fare il Presidente della Regione la prima cosa che ho fatto è stata una battaglia epocale contro Riva, che è stato un ottimo imprenditore per sé stesso (Applausi), producendo enormi utili alle sue casse, ma senza rispettare alcun accordo di programma. Ci siamo trascinati quindi questo inquinamento acustico e ambientale, i carbonili senza ripari, in un modo vergognoso. Finalmente, dopo venti anni, la giustizia ha però fatto una delle poche cose giuste, togliendo la proprietà a Riva e affidandola ai commissari. Mi rivolgo allora al Governo; mi raccomando, abbiamo avuto ora la fortuna di aver dato le Acciaierie ad ArcelorMittal, che non è Riva o Biasotti, ma il più grande industriale al mondo di acciaio. È in 60 Paesi, ha 200.000 dipendenti, fattura 80 miliardi; noi vogliamo mandarlo via? Perché Sabrina Ferilli ha difeso un operaio? Perché due Ministri sono intervenuti sulla vicenda? Il licenziamento è avvenuto per giusta causa, forse ha sbagliato, ma facciamo andare avanti i tribunali, i giudici di pace, i giudici del lavoro e noi pensiamo al sodo. Abbiamo un partner che ci dobbiamo tenere ben stretto; guai a gestire con il pubblico la siderurgia, così come guai a gestire l'Alitalia o altro con il pubblico. Il pubblico non è in grado, salvo un Dopoguerra, salvo, come adesso, una crisi economica come quella causata dal Covid, in cui lo Stato è certamente importante. Lo Stato però deve fare il finanziatore, deve controllare che vengano fatti i lavori di riconversione, deve fare quello che deve fare lo Stato e non l'imprenditore. Non ne siamo capaci storicamente. (Applausi) . Inoltre, Governo, se vogliamo che le nostre attività industriali siano competitive, dobbiamo renderle tali, non possiamo pagare l'energia tre volte tanto, non possiamo pagare le imposte quattro volte tanto, non possiamo pagare gli interessi due volte tanto rispetto agli altri Paesi europei; non parlo dei cinesi, ma di Paesi europei. Noi imprenditori partiamo davvero con dei macigni addosso che non riusciamo a togliere. Ricapitolando e concludendo il mio intervento, teniamoci stretta, strettissima l'ArcelorMittal; facciamo finta di niente, lasciamo andare. (Applausi) . Non sprechiamo questa occasione, non siamo capaci. I commissari sono solo capaci a farsi lo scudo fiscale per loro, a fare le parcelle, a prendersi uno stipendio, a fare delle slide che vanno avanti anni e anni (Applausi) , come accaduto con Alitalia. Basta, Ministro. Tenetevi ArcelorMittal. Credo per fortuna che Giorgetti, Draghi e lei abbiate una competenza e una lucidità, che ritengo essenziali. Grazie quindi per l'ordine del giorno e per l'unanimità che credo sia importante; pochi voli pindarici però, pedaliamo e andiamo avanti. (Applausi) . RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il primo ringraziamento va ovviamente al sottosegretario Pichetto Fratin e all'Assemblea che in qualche modo a fronte del focus giusto e puntuale che la mozione del collega Urso ha posto sul tema della siderurgia, sono riusciti a trovare una sintesi e a coniugare le diverse anime e posizioni che sul tema avrebbero trovato sicuramente luogo di scontro all'interno del Parlamento. Ringrazio quindi il Sottosegretario, perché l'ordine del giorno è firmato da quasi tutte le forze politiche e credo sia rappresentativo del sentimento che in questo momento l'Assemblea e il Paese esprimono sul comparto siderurgico. Terni, Trieste, Piombino e Taranto; i focus e i siti sono stati posti all'interno dell'ordine del giorno. Sono queste di fatto le sfide che il Paese dovrà affrontare nei confronti del suo posizionamento all'interno della geopolitica che riguarda la parte siderurgica. Evidentemente ognuno di loro è diverso, ogni sito ha la sua peculiarità, ci sono problemi di piani industriali, occupazionali, di transizione e trasformazione energetica dal punto di vista dell'approvvigionamento per la produzione. È evidente che il Parlamento ha questo ruolo, il Governo ha il suo e noi, come giustamente ricordava il senatore Collina, attraverso l'esercizio degli affari assegnati sull'area di crisi complessa, nelle prossime settimane affronteremo in modo particolare le questioni relative a due di questi siti, Piombino e Terni. La pandemia, come tutti sanno, ha fatto registrare nel comparto una perdita del 40 per cento, ma la nota positiva è che nel 2021 questi 40 punti percentuali si sono ridotti a 12. Condivido totalmente le preoccupazioni del senatore Biasotti, quando fa cenno alla difficile localizzazione degli attuali impianti. L'acciaieria di Cornigliano ha 1.200 dipendenti ed è sita effettivamente in una posizione strategica, che probabilmente oggi risulta anacronistica. Il ruolo giocato in questo momento nello scacchiere geopolitico dal comparto siderurgico è estremamente importante, anche alla luce della difficoltà nell'approvvigionamento delle materie prime e della difficoltà di mantenere prezzi concorrenziali. Questo porta evidentemente a riflettere ancora di più, se mai ce ne fosse bisogno, sul fatto che il ruolo centrale della produzione dell'acciaio nel nostro Paese è estremamente importante, senza ombra di dubbio. Aggiungiamo anche che proprio il business core del recovery plan porta a favorire lo sviluppo infrastrutturale e - viva Dio! - ognuno di noi sa quanto sia difficile muoversi nel nostro Paese. Se oltre alla parte infrastrutturale aggiungiamo la parte edilizia, attraverso il bonus del 110 per cento, sperando in una proroga e in un ampliamento, si mette insieme un'enorme richiesta di produzione di acciaio. Non voglio ricordare quanto ad esempio l'opera pubblica, ormai storica, del ponte sullo Stretto di Messina fosse assolutamente strategica, anche per la produzione dell'acciaio. Se poi riteniamo, come credo facciamo tutti, anche alla luce dell'ordine del giorno, che questo comparto sia assolutamente strategico, allora l'esercizio del golden power è a mio avviso necessario, se non addirittura fondamentale. Signor rappresentante del Governo, come è già stato ricordato, ogni tanto ci si pone un problema, non solo dal punto di vista del comparto siderurgico, che è comunque particolarmente strategico, ma anche per altri comparti particolarmente utili al nostro Paese, come ad esempio quello dell'aerospaziale. A tal proposito credo che, a volte, gli investimenti stranieri non sono sempre ed esclusivamente figli della volontà di ampliare, di produrre o di sviluppare la produttività di un sito che - combinazione! - spesso si trova in Europa e la cui proprietà ha una forte produzione extra-europea. Quindi invito il rappresentante del Governo, ma credo che lo farà sicuramente, a stare molto attento al fatto che i piani industriali proposti da queste società siano effettivamente vocati intanto alla salvaguardia dell'occupazione, che mi sembra un altro tema fondamentale, e in modo particolare alla produttività e allo sviluppo. Non vorrei infatti che fossero solo messi strategicamente a bilancio come perdite e poi la concorrenza, come per magia, viene meno. Aggiungo un elemento che spero aiuti, ma che non so se potrà essere condiviso, essendo una mia riflessione personale. È evidente che ogni transizione energetica, in modo particolare in questo periodo, è fondamentale e ce lo chiede l'Europa, con la decarbonizzazione e quant'altro. Mi pongo però il problema che questa transizione, molto spesso, non viene vista come un'incidenza sui costi di produzione, perché tale incidenza ci rende probabilmente meno competitivi all'interno dello scacchiere mondiale. Voglio portare un esempio, che spero possa aiutare. A Linz, in Austria, c'è un'acciaieria, che viene unanimemente riconosciuta come la più verde dell'intero settore siderurgico ed essa brucia la plastica come combustibile, riducendo enormemente l'impatto dell'utilizzo del carbon coke. Non voglio dire che quella sia la strada, però voglio provare a fare l'esercizio ideologico di togliermi da dosso qualcosa per dare un contributo. Credo che questa possa essere realmente una possibilità, anche perché dal 1° gennaio 2021, entra in vigore la plastic tax europea quindi, rispetto a questo grande, enorme problema della plastica, secondo me un buon Governo potrebbe cominciare a guardare anche in quella direzione. È evidente che sono utilissimi i tavoli di concertazione comune dei vari Ministeri per affrontare il tema dell'innovazione dei settori; d'altra parte, la questione non investe solo il MISE, ma altri Ministeri quale, ad esempio, quello della transizione ecologica. Mi ritengo soddisfatto del lavoro fatto per giungere all'ordine del giorno. Non voglio neanche dilungarmi perché dobbiamo affrontare altre mozioni. In conclusione, mi sento di indicare la crisi come un'opportunità. In questo momento storico, l'ingente impegno di risorse conseguente alla crisi rappresenta una grandissima opportunità. Da questo punto di vista, mi sento tranquillo se ad affrontare questo argomento all'interno del Governo c'è un Ministero che ha come suo principale inquilino il ministro Giorgetti, anche perché durante la fase delle audizioni ha posto anche il tema della diversità di approccio nei confronti dei tavoli di crisi. Una diversità che contempla, all'interno del panorama delle possibilità, anche l'intervento pubblico attraverso gli strumenti che abbiamo, per la ricerca di partner realmente efficienti. Per questo motivo, a nome del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, dichiaro il voto favorevole all'ordine del giorno G1. (Applausi) . TURCO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TURCO (M5S) . Signor Presidente, cari colleghi e colleghe, sull'ordine del giorno in discussione, presentato da Fratelli d'Italia e da altri Gruppi parlamentari, il MoVimento 5 Stelle esprime con forza una posizione contraria. Il tema della siderurgia non può prescindere dalla transizione ecologica dichiarata e in atto, dagli obiettivi dell'Agenda 2030 e da quelli più ambiziosi dell'Agenda 2050, a cui l'Italia ambisce e a cui saranno destinate prevalentemente le risorse del recovery fund . Nel programmare la transizione industriale, poi, occorre prendere atto dei cambiamenti avvenuti nell'ultimo ventennio proprio nel settore in esame, dove è necessario abbandonare le nostalgie del passato e orientare le scelte su nuovi paradigmi industriali ed economici. Due sono le realtà che si sono contrapposte nel nostro Paese e che, purtroppo, rispecchiano ancora una volta il divario tra Nord e Sud: la produzione a ciclo integrale a carbone e quella a forno elettrico. Quest'ultima è risultata vincente sui mercati, in forte crescita, con un alto valore aggiunto, sostenibile sul piano economico, ambientale e sociale. Vorrei ricordare che nella produzione a forno elettrico l'Italia è prima in Europa e tra i primi a livello internazionale. La realtà produttiva a ciclo integrale a carbone, invece, fondata sull'utilizzo del carbon coke, ha avuto un declino inevitabile, ma anche prevedibile, viste le chiusure degli stabilimenti di Bagnoli, prima, di Cornigliano, Piombino e recentemente di Trieste. Trattasi di una realtà produttiva fuori contesto dai mercati, molto impattante su ambiente e salute pubblica, non accettata sul piano sociale, superata sul piano tecnologico, con un basso valore aggiunto, basata sulle economie di scala, ahimè, non più correnti, concepita per far fronte alle grandi produzioni di massa non più attuali e con un'elevata incidenza del costo del lavoro. A fronte di questa contrapposizione produttiva, le nostre imprese siderurgiche, i nostri imprenditori italiani hanno già scelto: hanno scelto le produzioni a forno elettrico, su cui ormai si concentra l'82 per cento della produzione nazionale, pari a 23 milioni di tonnellate. La produzione a forno elettrico, divenuta progressivamente di eccellenza, si concentra nel Nord del Paese, dove la classe politica e quella imprenditoriale e sindacale hanno saputo prendere decisioni lungimiranti e coraggiose e hanno programmato e realizzato per tempo processi virtuosi di transizione industriale ed economica. Tutto questo però - ahimè - non è accaduto per il Sud e per l'ultimo impianto ancora rimasto aperto, quello di Taranto, dove, nell'anno 2020, la produzione ha superato di poco i tre milioni di tonnellate. Per tale impianto, dopo oltre trent'anni di incompiuta, inefficiente gestione, prima pubblica, poi privata, affidata a soggetti prima italiani e poi stranieri, non si è riusciti a dare soluzioni tecnologiche ed economiche valide per soddisfare le primarie ed essenziali esigenze di corretta funzionalità e le necessarie e indispensabili attese di salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica. E, tra tutte, la tutela del lavoro. Ciò è dovuto all'eccessiva dimensione e capacità produttiva dell'impianto, all'obsolescenza degli stessi impianti, alla forte concorrenza internazionale, alla qualità e all'elevato costo di produzione, come dimostrano le perdite di importanti commesse, tra cui quelle nel settore dell'automobile. La crisi dello stabilimento siderurgico di Taranto non è di origine giudiziaria, risalente a quando, nove anni fa, la magistratura sequestrò gli impianti e perseguì penalmente proprietari e dirigenti. Quella fabbrica, Presidente, venne definita fonte di malattia e morte per chi ci lavora e per chi abita nelle vicinanze! (Applausi) . È invece una crisi strutturale, dovuta all'obsolescenza degli impianti, all'assenza di investimenti in ammodernamento tecnologico e di processo, di manutenzioni straordinarie e persino ordinarie; a piani ambientali e di messa a norma redatti e mai - mai! - realizzati, sempre prorogati, l'ultimo dei quali avrebbe dovuto essere ultimato nel 2015 ed è stato ora spostato al 2023, traguardo che non sarà, per l'ennesima volta, raggiunto. Se nel 2020 ArcelorMittal a Taranto ha prodotto e venduto poco più di tre milioni di tonnellate, Presidente, non è perché l'autorità giudiziaria ha impedito di produrre e vendere di più, ma perché l'acciaio prodotto oggi a Taranto non ha mercato, come dimostra, d'altronde, l'avvio della cassa integrazione per crisi di mercato promossa dalla stessa società nel luglio del 2019, quando l'attuale pandemia era relegata al mondo dei brutti sogni. Sullo stabilimento siderurgico di Taranto, quindi, servono scelte coraggiose, all'avanguardia, sostenibili, come avvenuto in altre parti del Paese, garantendo immediati e ingenti investimenti in grado di riconvertire radicalmente i processi produttivi e di rimettere la fabbrica sul mercato, ma con nuove prospettive industriali ed economiche. Per fare questo è necessario abbandonare il ciclo integrale a carbone, non più sostenibile, orientando la produzione a forno elettrico, sperimentando nuovi processi produttivi innovativi, come quello presente nell'accordo stipulato con Invitalia, che è a forno elettrico, ampliando l'attività di lavorazione, anche favorendo filiere produttive post produzione di acciaio, e prevedendo, nel periodo di transizione, un accordo di programma finalizzato a gestire le linee produttive destinate alla chiusura, alla riconversione e alla riqualificazione e reimpiego delle unità lavorative in esubero. Allo stesso tempo è necessario garantire la città, ancora agli ultimi posti per qualità della vita, sia sulla tutela ambientale, sia su quella della salute. Su quest'ultimo profilo ribadisco con forza in questa sede che la valutazione del danno sanitario contenuta nel decreto Balduzzi-Clini del 2013, oggi ancora in vigore, è un'arma spuntata, superata, inefficace e fuori contesto. Tale decreto, emesso dopo il sequestro penale e la pubblicazione dei dati aggiornati dello studio "Sentieri", fa dipendere la valutazione del danno sanitario dalla circostanza in cui i valori per ciascuno degli inquinanti cancerogeni emessi dalla fabbrica superano i limiti stabiliti dalla legge. (Applausi) . Si tratta di un paradosso inaccettabile dopo otto anni. Presidente, chiedo pertanto formalmente di voler sollecitare le Commissioni competenti ad accelerare l' iter di discussione di una proposta sul tema, a mia prima firma, che prevede la valutazione integrata del danno ambientale a prescindere dal superamento dei valori limite previsti dalla legge. Si tratta di introdurre la valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario in modo da poterla contemplare nel prossimo piano ambientale. In un contesto più generale è opportuno confermare l'orientamento del Governo Conte II di partecipazione dello Stato nel settore, salvaguardare la riconversione green e la diversificazione produttiva dell'impianto ex Ilva di Taranto che contempli soprattutto orizzonti mai sperimentati. La recente mancanza di continuità e decisioni da parte dell'attuale Governo sta provocando incertezze, ritardi, rischi di incidenti in fabbrica, tensioni tra i lavoratori e, persino, licenziamenti di lavoratori per un semplice post su Facebook. Presidente, le possibili decisioni su tale impianto dipendono da un ricorso per la chiusura dell'area a caldo al Consiglio di Stato, che verrà discusso il prossimo 13 maggio, dal rischio di confisca legato al processo «Ambiente svenduto» e da una sentenza di condanna dell'Italia emessa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo del 2019 per la mancanza di misure a tutela. Presidente, abolire l'immunità penale è stato un atto di civiltà di uno Stato che si è appropriato del suo ruolo di tutela dei lavoratori e dei cittadini e di rispetto di quanti hanno perso anche la vita all'interno di quell'impianto. (Applausi) . Su altri aspetti della sentenza l'Italia corre il rischio di incorrere in procedure di infrazione. Presidente, Taranto ha il diritto di non essere più prigioniera dell'impianto siderurgico e non si possono accettare ancora scelte emergenziali. Presidente, l'ordine del giorno in esame, con la richiesta di reintrodurre lo scudo penale, offende la civiltà di un Paese e di tutti coloro che hanno conquistato quei diritti con la vita. Il MoVimento 5 Stelle, pertanto, esprimerà con forza il suo voto contrario. (Applausi) . Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare il mio intervento. PRESIDENTE. Ne prendo atto. La Presidenza la autorizza in tal senso. Diamo il bentornato alla senatrice Segre, che salutiamo. LEZZI (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. LEZZI (Misto) . Signor Presidente, esprimo voto in dissenso rispetto all'ordine del giorno presentato. Ho ascoltato attentamente gli interventi soprattutto di Forza Italia e Fratelli d'Italia, che sono indignati più per il fatto che la Ferilli vuole difendere da una multinazionale che tratta con arroganza il nostro Paese che non per il lavoro e la dignità di una persona. (Applausi) . Nell'ordine del giorno si fa riferimento al mantenimento della partnership con ArcelorMittal, facendo finta che due anni fa ArcelorMittal non sia arrivata alle minacce di chiudere gli altiforni solo perché avevamo eseguito una sentenza della Corte costituzionale che dice che, qualora si rispetti l'autorizzazione integrata ambientale (AIA), non è necessaria alcuna immunità penale. A quel punto, quando due procure si sono mosse, Milano e Taranto, si è scoperto che ArcelorMittal aveva già svuotato i magazzini, per 500 milioni di euro di soldi degli italiani. Ricordiamo che quella fabbrica è presa in affitto da ArcelorMittal, che dovrebbe seguire la legge e trattare con rispetto la città che la ospita. Qui si deve giungere finalmente a una soluzione chiara e definitiva, perché, dopo che tutti i Gruppi, in questo anno così drammatico, si sono sciacquati la bocca sulla salute pubblica e sulla dominanza della salute sull'economia, questo ancora non vale per Taranto e per i tarantini, i quali possono anche morire, possono anche ammalarsi, possono anche avere dei rappresentanti, come Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, che mettono l'acciaio davanti alla salute dei bambini. (Applausi) . E ancora si discute in Parlamento di una cosa così scandalosa! Andate a dirlo a Taranto. Quindi, dal momento che ancora una volta su Taranto si prendono delle posizioni fumose, ideologiche e senza alcun riferimento sano e solido sulla salute e sull'economia, noi voteremo contro. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dai senatori Urso, Collina, Laforgia, Sbrollini, Ripamonti, Mallegni, Santillo e Bressa. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Discussione delle mozioni nn. 329 e 338 sulla concessione della cittadinanza italiana a Patrick Zaki e sulle iniziative per la sua liberazione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00329 , presentata dal senatore Verducci e da altri senatori, e 1-00338 , presentata dalla senatrice Montevecchi e da altri senatori, sulla concessione della cittadinanza italiana a Patrick Zaki e sulle iniziative per la sua liberazione. Avverto che è stato altresì presentato l'ordine del giorno G1 dai senatori Verducci, Segre, Montevecchi, Alfieri, Malpezzi, Bernini, De Petris, Faraone, Unterberger, Saponara e da altri senatori. Il relativo testo è in distribuzione. Ha facoltà di parlare il senatore Verducci per illustrare la mozione n. 329. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, colleghi, da quasi quindici mesi Patrick Zaki, studente e ricercatore dell'Università di Bologna, attivista per i diritti umani, è imprigionato nelle carceri egiziane per la sola colpa delle sue idee. Dal 7 febbraio 2020 è sottoposto ripetutamente, senza prove e senza processo, a quella che viene chiamata detenzione preventiva, ma che è a tutti gli effetti una detenzione arbitraria e una violazione dei diritti umani. Patrick è stato picchiato e torturato con scariche elettriche, come denunciato dai suoi legali. Le accuse contro di lui sono pretestuose e, come lui, sono migliaia i "prigionieri di coscienza" (come vengono definiti dalle organizzazioni umanitarie) che sono stati incarcerati in Egitto negli ultimi anni (avvocati, intellettuali, cittadini comuni). La detenzione prolungata è una tecnica intimidatoria che vuole cancellare e far dimenticare vite, storie, volti, nomi, rivendicazioni. Ma la storia di Zaki non deve e non può essere cancellata, perché è una storia importante, più grande ancora del suo destino personale: è una storia di multiculturalismo, di incontro tra mondi diversi che vogliono stare insieme. Zaki è tra le centinaia di ragazzi di tutto il mondo che partecipano al bando per la borsa di studio europea Erasmus Mundus, è tra i pochissimi a vincerla e per questo arriva a Bologna. Zaki ha scelto l'Europa e ha scelto l'Italia, dove studiare e poter essere libero di esprimere le proprie idee e le proprie convinzioni; è diventato parte di qualcosa di universale, la comunità studentesca e universitaria. In una lettera alla madre, qualche settimana fa, ha scritto: «Voglio mandare il mio amore ai miei compagni di classe e agli amici di Bologna. Mi mancano la mia casa, le strade, l'università». E questo sentimento di Zaki è ricambiato da una grande spinta emotiva che ovunque in Italia ha portato molti Comuni ad attivarsi per conferirgli la cittadinanza onoraria, come già hanno fatto le città di Bologna e di Milano; la conferenza dei rettori delle università a chiederne formalmente l'immediata liberazione; e oltre 200.000 cittadini a firmare la petizione sostenuta da molte associazioni per il riconoscimento della cittadinanza italiana, come chiesto a gran voce dalla consulta degli studenti dell'Emilia-Romagna, alla cui comunità Zaki appartiene. L'impegno del Governo per la cittadinanza a Zaki è quello che noi parlamentari oggi chiediamo in questa mozione che ho l'onore di presentare e che è sostenuta dalla quasi totalità dei Gruppi parlamentari, ognuno dei quali voglio ringraziare. Una mozione che diventerà un ordine del giorno più ampio che terrà insieme entrambi gli atti che oggi vengono presentati. La reclusione e la sorte di Zaki rende più profonda la ferita del sequestro, della tortura, dell'omicidio di Giulio Regeni. Abbiamo il dovere di non smettere mai di pretendere dalle autorità egiziane verità e giustizia per Giulio. (Applausi) . Le vite di Giulio e di Zaki sono legate: entrambi giovani ricercatori, entrambi innamorati dell'Italia e dell'Egitto. E tra i tanti murales a loro dedicati, comparsi in questi mesi, ce n'è uno molto bello che li ritrae abbracciati e sorridenti, con Giulio che dice, rivolto a Zaki: «Stavolta andrà tutto bene». Ebbene, abbiamo il dovere di far sì che questo avvenga, di non lasciare nulla di intentato. Questa mozione può salvare la vita di Zaki e dimostrare che per l'Italia lo Stato di diritto è una frontiera irrinunciabile, non derogabile. A dare a questa mozione un significato speciale - me lo faccia dire, signor Presidente - è la firma e la presenza in Aula della senatrice Liliana Segre. (Applausi) . Il nome di Liliana Segre accanto a quello di Zaki ha un valore incommensurabile, perché il nome di Liliana Segre porta con sé l'enormità della storia, il monito contro ogni discriminazione, contro ogni totalitarismo, contro ogni violazione dei diritti umani e dei diritti civili, contro ogni indifferenza. Solo pochi giorni fa Zaki ha affidato alla sua compagna, nascosto tra le pagine di un libro, «Cent'anni di solitudine», un messaggio scritto in italiano e rivolto a noi, che dice: «Ancora sto resistendo. Grazie per il supporto a tutti». Signor Presidente, quando Zaki saprà che avremo approvato questa mozione, alla presenza di Liliana Segre in quest'Aula, potrà essere orgoglioso dell'Italia, il Paese che ha scelto, e anche noi, signor Presidente, potremo esserlo quando finalmente Zaki sarà di nuovo libero. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Montevecchi per illustrare la mozione n. 338. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, ho sottoscritto la mozione del senatore Verducci poiché credo fermamente che la concessione della cittadinanza italiana a Patrick Zaki sia un atto dall'alto valore simbolico. Il MoVimento 5 Stelle e personalmente io in qualità di cittadina di Bologna e come ex studente dell'Università di Bologna, siamo stati contattati subito il giorno dopo e ci è stato segnalato il caso di questo giovane studente. Mi sono mobilitata e ringrazio tutte le colleghe della Commissione straordinaria per i diritti umani, che insieme a me hanno sostenuto questa mobilitazione in Commissione e che mi hanno supportata nel mio continuo promuovere iniziative, non ultima quella di costituire un osservatorio permanente sul caso di Patrick. L'osservatorio purtroppo non ha potuto ancora dispiegare le sua potenzialità, perché come sapete la Presidenza della Commissione per i diritti umani in questo momento è vacante, in quanto alla Presidente è stato affidato un incarico di Governo. (Applausi) . Auspichiamo, quindi, che la Presidenza si ricostituisca il prima possibile per continuare questo lavoro prezioso della Commissione per i diritti umani, che si inserisce nel solco di una mobilitazione nazionale ed internazionale di cui la mia Bologna si è fatta capofila, con la sua Università, con i suoi docenti, insieme a tutte le organizzazioni internazionali, tra cui mi sento di ricordare particolarmente Amnesty International (Applausi) , che ha avviato dei contest e tante iniziative, anche una maratona musicale, per richiamare l'attenzione sul caso di Zaki e per far capire che anche la nostra cultura è presente a fianco di Patrick Zaki. L'impegno costante della Commissione per i diritti umani si inserisce anche in un solco internazionale, perché il 18 dicembre 2020 il Parlamento europeo ha approvato una proposta di risoluzione comune sulle violazioni dei diritti umani in Egitto e successivamente anche il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il 12 marzo 2021, ha espresso in una nota la profonda preoccupazione per la traiettoria assunta dai diritti umani in Egitto. È quindi in questo solco che oggi finalmente - lo dico, colleghi, con emozione e con commozione, perché a un certo punto sembrava quasi non potesse più accadere - siamo qui a discutere e ad approvare delle mozioni importanti, non solo quella che chiede al Governo di impegnarsi per farsi promotore, presso la Presidenza della Repubblica, dell'emanazione di un decreto di concessione della cittadinanza italiana a Patrick Zaki, ma per spingerci oltre. Infatti, se la concessione della cittadinanza italiana ha un valore altamente simbolico, comunque dobbiamo continuare a perseguire l'obiettivo della liberazione di Patrick Zaki. (Applausi) . Patrick ha voglia di tornare nella sua Bologna, nelle piazze di Bologna, insieme agli studenti, a parlare del futuro, a scambiare opinioni sui cambiamenti, a dare vita a quell'incubatore di intelligenze vivaci di cui sono promotori i nostri studenti quando si incontrano nei contesti internazionali. Il caso di Patrick Zaki porta alla luce una situazione anche più ampia di academic freedom , di libertà all'interno delle università, di libertà di ricerca, di libertà nelle accademie, che oggi sono messe in discussione e sono in gravissimo pericolo. Ciò significa mettere in pericolo le istituzioni che diffondono la nostra conoscenza. Oltre al riconoscimento della cittadinanza italiana, che chiaramente aumenterebbe la pressione diplomatica - voglio qui ringraziare la nostra ambasciata al Cairo, che già sta fornendo la massima assistenza al caso e vorrei sottolineare che dopo lo stop all'ingresso degli osservatori stranieri alle udienze, la diplomazia italiana sta lavorando per ripristinare il monitoraggio processuale internazionale, al quale l'Egitto non può sottrarsi - il MoVimento 5 Stelle ha voluto presentare una sua mozione in cui impegnare il Governo a compiere ulteriori passi concreti al fine di arrivare a una risoluzione pacifica della questione e alla liberazione di Patrick. Questi sono: «intraprendere tempestivamente ogni ulteriore iniziativa presso le autorità egiziane per sollecitare l'immediata liberazione di Patrick Zaki», ma - è questo il punto giuridico fondamentale - valutando la possibilità dell'utilizzo degli strumenti previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 10 dicembre 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. (Applausi) . Infatti, come è stato anche rilevato, a margine, sul caso di Patrick Zaki nel corso di audizioni in Commissione Regeni, è individuata come unica via giuridica concreta per intraprendere un percorso... (Il microfono si disattiva automaticamente). Gli ultimi trenta secondi, Presidente. PRESIDENTE. Erano sei minuti e poi sono tornati cinque. MONTEVECCHI (M5S) . In questa mozione mi preme sottolineare un altro tema molto importante, cioè che l'Italia si faccia promotore attivo, all'interno di un consesso internazionale come il G7, del tema del rispetto dei diritti umani e della tutela dei difensori dei diritti umani, poiché le libertà individuali e i diritti dell'uomo non sono diritti negoziabili e sono a fondamento di tutte le nostre relazioni e del nostro vivere comune. (Applausi) . Noi dobbiamo superare l'ipocrisia e portare con coraggio questi temi nei consessi internazionali, per richiamare l'attenzione di tutti e ragionare insieme su come recuperare questo valore altissimo e concreto, non astratto. Dunque, ho firmato convintamente la mozione a prima firma del senatore Verducci. Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo presentato la mozione n. 338 che si vuole spingere oltre e aggiungere passi importanti, ma è stato fatto un lavoro per confluire in un unico ordine del giorno. Al riguardo ringrazio il senatore Verducci e tutte le forze politiche che hanno contribuito a questo sforzo. Per questa ragione ritiro la mozione n. 338, perché i punti fondamentali sono confluiti nell'ordine del giorno unitario. (Applausi) . PRESIDENTE . Comunico che, in relazione alla avvenuta presentazione dell'ordine del giorno G1, come testé anticipato dalla senatrice Montevecchi, sono state ritirate le mozioni n. 329 e n. 338. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghi, senatore Verducci, non voglio aggiungere nulla a quanto il relatore ha detto in modo encomiabile e condivido anche, da senatore di Bologna e laureato, come la collega, all'università di Bologna, le parole che ha detto la senatrice Montevecchi. Noi oggi siamo chiamati ad un atto che è molto particolare; non si tratta solo di esprimere solidarietà alla persona, a Zaki, ad uno studente che a Bologna si è segnalato solo per elementi di positività, di entusiasmo e di impegno. No. Noi oggi siamo chiamati ad un esercizio diverso, colleghi, e la presenza qui in Aula della vice ministro Sereni ci richiama a questo nostro dovere. Noi oggi discutiamo sulla possibilità che la politica estera si misuri con alcune questioni fondamentali che per noi sono beni indisponibili, tra cui, ad esempio, il rispetto dei diritti individuali delle persone. (Applausi) . Noi, come l'Egitto, siamo firmatari di una Convenzione ONU del 1984 contro le torture, le punizioni inumane e degradanti. Noi, cioè, come l'Egitto, come Stato, abbiamo firmato un impegno che dovrebbe vincolare i nostri sistemi Paesi. E vediamo che questo ragazzo, da quindici mesi, senza una condanna e una imputazione specifica, si trova nelle carceri di un Paese, dove, peraltro, esistono preoccupanti analogie con casi di altre persone - penso al giornalista di «Al Jazeera» -che, da diversi anni, senza imputazioni o condanne stanno nelle carceri egiziane. Io vorrei dirvi che noi siamo amici del popolo egiziano. Al termine di questo dibattito non devono scaturire equivoci su questo punto. Il popolo italiano è unito al popolo egiziano e noi abbiamo la chiara consapevolezza dell'importanza che l'Egitto ha nel Mediterraneo. Noi vogliamo collaborare con l'Egitto. Noi sappiamo benissimo che l'Egitto è importante per la stabilizzazione della Libia, per le questioni energetiche del Mediterraneo, sappiamo che l'Egitto è un bastione contro i rischi del terrorismo e della sua espansione nel Mediterraneo. Proprio per questo richiamiamo le autorità egiziane a un rispetto dei diritti dell'uomo, perché non è in nessun modo possibile macchiare tutti gli elementi di positività, che noi vediamo in questo Paese, con un comportamento che è del tutto intollerabile. Noi non vogliamo esportare la democrazia, come diceva il presidente americano Bush, perché sappiamo che la questione è molto più complessa, perché sappiamo che ci scontriamo con Paesi nel mondo che hanno una concezione anche religiosa antitetica alla nostra. Quindi, esportare la democrazia, come se fosse possibile farlo in modo automatico, è un atto che addirittura potrebbe essere anche di arroganza da parte nostra. Ci sono, però, dei diritti inalienabili. Ci sono dei confini oltre i quali il compromesso della politica estera incontra dei limiti e delle barriere. Noi siamo arrivati a questi limiti. Siamo arrivati a questi limiti che per noi non è possibile in alcun modo varcare, perché significherebbe complicità con atteggiamenti che noi riteniamo antiumani. Terminando, dico alle autorità egiziane, ringraziando anche l'ambasciata per quello che fa in modo encomiabile, che noi abbiamo una ferita che non è chiusa, ma è aperta, che è quella di Giulio Regeni, vicenda sulla quale non abbiamo avuto una risposta in termini di collaborazioni istituzionali, come pure ci era stato promesso e come pure noi speravamo di avere, come autorità dello Stato italiano, Parlamento e Governo. Colleghi, questo atto di indirizzo per dare la cittadinanza a Patrick Zaki è, dunque, un atto, secondo me, di grande decoro e dignità del Parlamento, che acquisisce un punto fermo tra tutte le forze politiche. Dove i diritti individuali delle persone vengono sistematicamente violati, noi dobbiamo dire una parola di libertà e di verità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, saluto e ringrazio il Governo e la viceministro Sereni e ringrazio il collega Verducci. È bene fare anche un po' di storia. Il 7 febbraio 2020, più di un anno fa, veniva arrestato al Cairo Patrick Zaki. Il fermo è avvenuto appena lo studente egiziano aveva messo piede in Egitto, dove era tornato per una breve vacanza e per vedere i genitori. Arrivava da Bologna, dove si era trasferito dal settembre 2019 per seguire un master . Dopo l'arresto, ventiquattro ore di blackout , durante le quali, secondo le denunce di legali e attivisti, Zaki è stato interrogato e torturato. Poi, l'8 febbraio, la formalizzazione dello stato di arresto. Da allora è nel carcere di Tora, in attesa di processo, dopo svariati rinnovi di custodia cautelare con accuse che vanno dalla propaganda sovversiva al terrorismo, solo per alcuni post sui social , che peraltro la sua difesa sostiene essere falsi. I reati che gli sono stati contestati sono quelli di istigazione, proteste e propaganda per il terrorismo sul proprio profilo Facebook, cioè di aver pubblicato notizie false con l'intento di disturbare la pace sociale, incitando proteste contro l'autorità pubblica, sostenendo il rovesciamento dello Stato egiziano usando i social network e istigando alla violenza e al terrorismo. Per quei messaggi Patrick rischia fino a venticinque anni di carcere. Si susseguono inoltre continui rinvii delle udienze preliminari per mezzo di provvedimenti pronunciati da una magistratura priva delle più elementari garanzie di indipendenza dal potere esecutivo. Proprio qualche giorno fa la corte d'assise del Cairo ha rinnovato di altri quarantacinque giorni la detenzione del ricercatore egiziano ed è stata inoltre respinta la richiesta presentata dalla difesa di un cambio dei giudici che seguono il caso. Secondo le stime di Amnesty International il tempo medio di detenzione in un penitenziario egiziano è di trecentoquarantacinque giorni, ma esistono casi che superano i mille giorni. Nel rapporto «Stato d'eccezione permanente» si evidenzia il disinvolto uso da parte della procura di forme di tortura quale mezzo per estorcere confessioni, nonché la complicità nelle sparizioni forzate operate dall'agenzia di sicurezza nazionale. Sempre nel documento, infine, si rileva che la procura omette sistematicamente di informare i detenuti dei loro diritti, nega loro l'accesso agli avvocati e li sottopone a interrogatori coercitivi in cui sono bendati, trattenuti in condizioni inumane e minacciati di ulteriori interrogatori e torture da parte dell'agenzia di sicurezza nazionale. Insomma, il ruolo della cosiddetta procura suprema per la sicurezza dello Stato, che è un ramo speciale del pubblico ministero responsabile di perseguire i crimini che riguardano la sicurezza dello Stato, ha poi subito una significativa espansione nel sistema giudiziario egiziano. Queste violazioni hanno un impatto più ampio su altri diritti, tra cui quelli alla libertà di espressione, associazione, assemblea e partecipazione politica, creando un senso pervasivo di paura. È passato più di un anno da quel tragico arresto, ma nessuna petizione e protesta è purtroppo riuscita a esercitare una pressione tale da portare a una sua scarcerazione da parte del Governo egiziano. Sempre dal rapporto del 2016 appare evidente un progressivo aumento di rapimenti di studenti, attivisti e manifestanti, anche minorenni, spariti per opera del sistema di repressione dello Stato. Quindi, come Patrick Zaki ce ne sono altri. Occorre oggi fare una scelta. Dobbiamo prendere una netta posizione sulla questione dei diritti umani, in nome di una chiara adesione ai valori di libertà e giustizia che fondano la nostra Costituzione. Dobbiamo farci portavoce di questa battaglia di civiltà, schierandoci dalla parte di Patrick e di tutti gli altri che, come lui, sono ingiustamente detenuti in Egitto. La storia di Zaki non è una faccenda egiziana di cui l'Italia può disinteressarsi, come sostenuto anche dal Ministero dell'interno e dalla stampa egiziani. Sono state raccolte circa 200.000 firme e più di 1.000 Comuni italiani hanno votato per la cittadinanza onoraria di Zaki. Concludo affermando, a nome del Gruppo Italia Viva-PSI, che dobbiamo contribuire con urgenza affinché Patrick Zaki abbia la cittadinanza italiana, in quanto solo così potremo affermare diritti di libertà e giustizia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, la dizione della mozione e poi dell'ordine del giorno in esame è che ricorre un eccezionale interesse dello Stato italiano a concedere la cittadinanza italiana allo studente Zaki. La cittadinanza è l'appartenenza a un insieme di valori e di principi, in virtù dei quali si è titolari di diritti e di doveri e in un sistema democratico e liberale questi diritti umani sono esigibili. Pertanto, la questione della cittadinanza è collegata a un sistema compiuto di garanzie: l'effettività dei diritti umani è collegata a un sistema di garanzie ancorate alla Costituzione, che hanno il baricentro in un diritto di libertà, in un diritto di opinione, come è stato ricordato, ma soprattutto anche in un diritto all'inviolabilità della persona, che può essere limitata soltanto in virtù di provvedimenti giudiziari in un sistema di garanzie motivate, trasparenti, impugnabili. Il vulnus della vicenda dello studente Zaki è esattamente questo. La cittadinanza prevede che non si possa essere privati della libertà senza un processo giusto, o in alternativa anche prima di un processo, se non con motivate esigenze che devono essere impugnabili e non possono essere riprodotte come di fotocopia senza possibilità di difesa. La libertà e la cittadinanza implicano l'inviolabilità della dignità della persona e, soprattutto, non può mai essere un arbitrio del potere politico, anche se legittimato dal voto, privare o limitare la libertà delle persone. La cittadinanza e questi diritti implicano anche un diritto alla verità, che appartiene ai cittadini, al popolo, nell'universalità dei diritti umani. Per questo ci richiamiamo alla Dichiarazione universale dei diritti umani e questa idea di cittadinanza, questa idea di Europa, che però vogliamo sia universale, ci richiama a un diritto mite, a uno Stato che è per un diritto mite. Tuttavia, a questo diritto mite corrisponde la prepotenza del nostro grido, che si leva alto e chiaro, per la libertà delle persone, per la tutela dei loro diritti, per l'inviolabilità della dignità della persona. Con la mozione in discussione vogliamo anche affermare l'obiettivo che questa universalità dei diritti umani, che ha radici nella dichiarazione del 1948 (non a caso a Parigi), non potrà mai muoversi secondo una convergenza parallela, una linea parallela alle politiche degli Stati e ai rapporti tra di loro. Con la mozione in esame affermiamo questo obiettivo, questa direzione, questo impegno ed è per questo, in conclusione, che noi diciamo che Zaki è uno di noi, perché è un cittadino, è titolare e partecipe di questa idea di cittadinanza; pertanto, per questo motivo affermiamo che deve avere la cittadinanza italiana e riconosciamo questo diritto come universale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruotolo. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, quattrocentotrentadue giorni di carcere preventivo; picchiato, sottoposto a scariche elettriche, minacciato, accusato di diffondere notizie false, di attentare alla sicurezza nazionale dell'Egitto, accusato cioè di battersi per i diritti civili nel tuo Paese dove è al potere il regime di al-Sisi. Amnesty international considera Patrick Zaki un prigioniero di coscienza, detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media. Altri interventi prima del mio hanno motivato l'adesione alla mozione n. 329, che ha come primo firmatario il senatore Verducci, che ringrazio, e cioè la richiesta al Governo italiano di concedere la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, ricercatore egiziano, studente dell'Università di Bologna, detenuto in una prigione egiziana dal 7 febbraio dell'anno scorso. La battaglia per la libertà di Zaki è una battaglia di tutti perché i diritti di Patrick Zaki sono i diritti di tutti. Questo è un caso di detenzione arbitraria che ha colpito l'opinione pubblica del nostro Paese. Non siamo i soli a essere preoccupati per le violazioni dei diritti umani in Egitto; 31 Stati hanno sottoscritto di recente una dichiarazione al Consiglio ONU dei diritti umani per quello che accade in Egitto. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulle violazioni dei diritti umani in Egitto, citando come esempi i casi di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016, e Patrick Zaki. Le autorità egiziane si rifiutano di rivelare il numero dei detenuti presenti nelle carceri. Organizzazioni non governative impegnate per i diritti umani stimano che il numero sia di 114.000, oltre il doppio della capienza massima indicata dal presidente al-Sisi. Dal 2014 in Egitto sarebbero state eseguite almeno 165 condanne a morte. C'è poi l'omicidio di Giulio Regeni; sì, l'orrendo omicidio del ricercatore italiano rapito il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo, torturato e ucciso dai Servizi di sicurezza egiziani. Cinque anni senza giustizia, cinque anni di depistaggi e di reticenze delle autorità del Cairo. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,54) ( Segue RUOTOLO). Colleghe e colleghi, abbiamo un problema enorme nei rapporti tra il nostro Paese e l'Egitto. Come possiamo coniugare i nostri interessi strategici, i rapporti diplomatici e di cooperazione con l'Egitto di al-Sisi, responsabile dell'omicidio di Giulio Regeni e della detenzione illegale di Patrick Zaki. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ci dà una risposta quando definisce il presidente turco Erdoğan un dittatore. Si deve essere franchi - ha detto il presidente Draghi - nell'esprimere le proprie diversità di vedute, di opinioni e di visioni della società e si deve essere anche pronti a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare l'equilibrio giusto. Vi chiedo e mi chiedo quale sia l'equilibrio giusto con l'Egitto che tiene in carcere illegalmente Patrick Zaki e che è responsabile dell'omicidio di Giulio Regeni. Sappiamo che sta facendo rotta verso l'Egitto la seconda fregata Fremm, destinata alla Marina egiziana e stiamo sostenendo nei fatti il regime egiziano con forniture militari. Non si possono vendere armi a un Paese in cui si violano i diritti umani e civili. (Applausi) . Colleghe e colleghi, abbiamo il dovere di chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni e approvando oggi la mozione per la cittadinanza italiana a Patrick Zaki impegniamo il Governo ad intraprendere ogni ulteriore iniziativa presso le autorità egiziane per sollecitarne l'immediata liberazione. L'impegno che prendiamo oggi è quello di batterci perché Patrick Zaki possa riabbracciare al più presto, da uomo libero, la sua famiglia, i suoi amici e i suoi compagni dell'Università di Bologna. Caro Zaki, non ti lasceremo solo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, ringrazio il collega Verducci e la collega Montevecchi per l'importantissimo documento che stiamo discutendo oggi. Ovviamente ringrazio la senatrice Segre per essere qui con noi a ricordarci l'importanza dei diritti umani. La repressione del pensiero critico e la compressione dei diritti umani sono ancora troppo diffuse; penso non solo all'Egitto di al-Sisi, ma anche alla Turchia di Erdoğan, all'Arabia Saudita del principe bin Salmān. Si pensi al brutale assassinio di Jamal Khashoggi, ai territori occupati da Israele in Palestina, al Myanmar della giunta militare golpista. Quando si sente parlare di diritti umani, oggi si si fa sempre più riferimento a qualcosa di astratto e lontano, un ideale da perseguire solo perché è giusto portarlo avanti, perché certe convenzioni sociali ci dicono che è opportuno farlo. Signor Presidente, colleghi, i diritti umani non sono negoziabili e il Parlamento oggi vuole dare un chiaro e forte segnale in tal senso. (Applausi) . Siamo privilegiati, abbiamo la fortuna di vivere in una parte del mondo in cui non dobbiamo preoccuparci di cosa diciamo e di cosa pensiamo, siamo liberi di scrivere un post su un social o di manifestare in piazza contro quelle che per noi sono ingiustizie. I nostri studenti possono svolgere ricerche su ogni tematica, possiamo professare liberamente la nostra fede, senza temere ripercussioni da parte dello Stato. Colleghe e colleghi, prendiamoci un attimo per riflettere veramente su cosa ciò significhi e, ancor di più, su cosa significherebbe non avere queste possibilità. I diritti umani sono un elemento costitutivo della pace, che non è solo assenza di conflitto, ma significa creazione di sistemi giusti, che garantiscano la pace sociale, lo Stato di diritto e le libertà fondamentali di tutti gli individui. Esistono però, purtroppo, molti casi in cui le basilari fondamenta di uno Stato libero e moderno non riescono a tutelare i cittadini. Voglio ricordare con dolore i Paesi in cui le donne vengono sottoposte a orribili mutilazioni genitali e quelli che puniscono gli individui per il loro orientamento sessuale. Signor Presidente, colleghe e colleghi, non dimenticheremo mai la barbarica uccisione del nostro Giulio Regeni, sulla quale non smetteremo mai di chiedere verità e giustizia. (Applausi) . Rischiamo infatti di compiere un errore imperdonabile, di dare per scontate le libertà fondamentali e di diventare sempre più anestetizzati di fronte alle ingiustizie. Il moltiplicarsi dei casi di tortura fisica e psicologica nel mondo non deve lasciare indifferenti, solo perché sono lontani da noi. Oggi, come è stato detto, affrontiamo la dolorosissima vicenda del sequestro - perché di questo si tratta - di Patrick Zaki, cittadino egiziano, detenuto dal febbraio 2020 in carcere in Egitto, senza un giusto processo. Il motivo della detenzione sarebbero alcuni post sui social , che per il Cairo sono stati sufficienti a mettere Patrick in stato di fermo. Con una serie di udienze farsa, che rappresentano chiaramente un accanimento giudiziario, sono ormai quindici mesi che Zaki è privato della libertà, in un modo che viola ogni basilare principio dello Stato di diritto. I suoi avvocati hanno riportato che è stato bendato e ammanettato per ore, mentre veniva interrogato da professionisti della tortura. Come accaduto per Regeni, Zaki è stato sottoposto a scosse elettriche e percosse, in maniera da non lasciare tracce sul corpo. L'Egitto, come diceva anche il senatore Casini, ha un ruolo geopolitico di fondamentale importanza sul piano internazionale e ancor di più locale, ma nessun ruolo politico ed economico potrà mai giustificare certi metodi medioevali. La storia ci ha donato strumenti internazionali per assicurare che alcune linee non venissero mai superate e per assicurare che ogni essere umano potesse vivere una vita degna di essere chiamata tale. È il caso della Convenzione contro la tortura adottata dalle Nazioni Unite nel 1984. L'Egitto è parte della Convenzione dal 1986, tuttavia sembrerebbe non osservarne i principi fondanti. Concludo dicendo che quanto accaduto a Zaki, come a tanti altri attivisti, giornalisti e studenti, ci deve sconvolgere e far paura. È proprio questa paura, quella stessa paura che Zaki vive ogni giorno, che deve spingerci non solo a condannare tali pratiche disumane, ma anche e soprattutto a chiedere con forza una soluzione, affinché nessun individuo debba mai più scontare il peso della negata libertà. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sull'ordine del giorno presentato. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, senatori e senatrici, il Governo segue con la massima attenzione il caso di Patrick George Zaki sin dalle prime ore successive all'arresto del giovane e condivide pienamente la preoccupazione espressa con l'atto parlamentare in oggetto, anche alla luce dell'ulteriore proroga della sua custodia cautelare in esito all'udienza dello scorso 5 aprile. L'azione di sensibilizzazione sulle autorità egiziane, che abbiamo svolto e continuiamo a svolgere sia a livello bilaterale - in particolare, tramite la nostra ambasciata al Cairo - sia nei fora multilaterali, è continua: sollecitiamo le controparti egiziane in ogni occasione di confronto a rilasciare lo studente. Seguiamo direttamente anche l'evoluzione del processo. Su nostra richiesta, infatti, il procedimento giudiziario nei confronti dello studente è stato inserito nel programma di monitoraggio processuale dell'Unione europea, pochissimi giorni dopo il suo arresto. Abbiamo insistito a tutti i livelli affinché il meccanismo europeo sopra descritto e coordinato dall'Unione europea, che era stato sospeso prima dell'estate per i rischi legati al Covid, venisse al più presto riattivato, non solo per Zaki, ma per tutti i casi qualificati come sensibili. Si tratta, infatti, a nostro avviso, di uno strumento fondamentale per la promozione dei diritti umani. Questa nostra posizione è stata condivisa dalla delegazione dell'Unione europea al Cairo e il meccanismo è stato immediatamente applicato al caso dello studente egiziano e ad altri. Anche nei mesi in cui il meccanismo era quasi del tutto inattivo per via della situazione epidemiologica, un gruppo di Paesi europei ed extraeuropei ha mantenuto un costante monitoraggio sulla vicenda di Patrick. Ciò è avvenuto grazie alla tenace opera di sensibilizzazione condotta dalla nostra ambasciata al Cairo, che ha continuato a inviare un proprio funzionario alle udienze, coinvolgendo di volta in volta altri partner europei e internazionali. Grazie a questa azione incessante, alle ultime udienze hanno partecipato, in varie forme, oltre ai diplomatici italiani, funzionari di Francia, Germania, Spagna, Belgio, Olanda, Danimarca, Stati Uniti e Canada. Anche in occasione della più recente udienza del 5 aprile, pur nelle circostanze collegate alla scelta della difesa del giovane di non partecipare all'udienza per sostenere la richiesta di una sostituzione del collegio giudicante, un funzionario della nostra ambasciata al Cairo si è recato presso il tribunale assieme ai colleghi di Francia e Canada, mentre gli Stati Uniti hanno depositato una lettera per rimarcare la loro attenzione verso il caso. L'Italia ha portato la questione del rispetto dei diritti umani nel Paese all'attenzione dell'Unione europea e del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Lo scorso 18 dicembre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui, citando esplicitamente Regeni e Zaki, si chiede un'indagine indipendente sui diritti umani in Egitto. Il 25 gennaio, quinto anniversario del sequestro di Giulio Regeni, il ministro Di Maio è intervenuto in occasione del Consiglio affari esteri dell'Unione europea per chiedere all'Unione di fare uso degli strumenti a sua disposizione affinché il Cairo compia progressi concreti in tema di diritti fondamentali. In occasione del segmento di alto livello della 46 a sessione del Consiglio per i diritti umani dell'ONU, lo scorso 24 febbraio, il ministro Di Maio ha sollevato nuovamente il caso del giovane richiedendone il rilascio. Abbiamo inoltre sottoscritto la dichiarazione congiunta sull'Egitto e la situazione dei diritti umani nel Paese, pronunciata in Consiglio per i diritti umani l'11 marzo dalla Finlandia, a nome di 31 Paesi tra cui gli Stati Uniti, mentre il 12 marzo, su nostra iniziativa, è stato inserito un riferimento specifico alla vicenda dello studente nel discorso pronunciato dall'Unione europea al Consiglio. È importante sottolineare che l'impegno del Governo non riguarda soltanto il caso di Patrick Zaki, ma il complesso delle questioni relative ai diritti umani nel Paese e non solo. Conduciamo da anni un lavoro coerente e costante a difesa della centralità della persona e della sua tutela, in Egitto così come nel mondo, in linea con le nostre consolidate priorità di politica estera e con i valori su cui esse si fondano: il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello stato di diritto e della tutela dei diritti umani. Sono valori su cui non arretriamo, avendo ben chiaro il quadro complessivo dei rapporti bilaterali. Sebbene le relazioni con Il Cairo restino fortemente compromesse dalla drammatica vicenda del nostro connazionale Regeni e perciò depotenziate fintanto che non sarà fatta piena verità su questo caso, l'Egitto rimane un Paese cruciale su dossier come la stabilizzazione della Libia, il Mediterraneo Orientale, la collaborazione nella lotta al terrorismo e ai traffici illeciti, la gestione dei flussi migratori, come è stato qui ricordato sia dal senatore Casini che dal senatore Ferrara. Ma sui valori non si arretra. Con riferimento all'eventuale attribuzione della cittadinanza italiana a Zaki, si riconosce la portata ideale, simbolica e umanitaria del possibile gesto, al pari delle altre numerose iniziative susseguitesi in questi mesi da parte di enti locali, ONG e associazioni, a testimonianza della sensibilità della società civile italiana su questi temi; una sensibilità in cui l'azione del Governo si rispecchia e di cui si avvale al fine di ribadire la propria fermezza in materia di diritti umani in ogni foro bilaterale e multilaterale. Sottolineo, tuttavia, l'importanza che la mozione oggi in discussione, nel testo da ultimo presentato - testo sul quale approfitto per esprimere fin da ora il parere favorevole del Governo - faccia riferimento anche alla necessità di verifica di tutte le condizioni in vista della possibile concessione della cittadinanza. Vorrei attirare in questa sede l'attenzione sull'esigenza di una valutazione approfondita delle circostanze di contesto in cui tale eventuale riconoscimento andrebbe ad inserirsi. Invito me stessa e tutti noi a riflettere, in particolare, su due punti. In premessa, va considerata la circostanza per cui l'attribuzione della cittadinanza italiana a Zaki si configurerebbe, in definitiva, quale misura simbolica, priva di effetti pratici a tutela dell'interessato. Anche alla luce del diritto e dei principi internazionali, l'Italia incontrerebbe, infatti, notevoli difficoltà a fornire protezione consolare al giovane, essendo egli anche cittadino egiziano, poiché prevarrebbe la cittadinanza originaria, principio applicato peraltro dall'Egitto in maniera particolarmente stringente. Ancor più importante è addirittura il rischio, da valutare, di effetti negativi sull'obiettivo che più ci sta a cuore: ottenere il rilascio di Patrick. In questo senso, la concessione della cittadinanza potrebbe - dico "potrebbe", per questo chiediamo e accettiamo l'idea di una verifica - addirittura rivelarsi controproducente ed è responsabilità di tutti noi fare una riflessione su questo. Il Governo continuerà a seguire il caso Zaki con la massima attenzione, in raccordo con i partner che sostengono numerosi l'azione dell'Italia in questo campo. Porteremo avanti ogni possibile iniziativa di sensibilizzazione sul piano bilaterale nell'ambito del coordinamento europeo e a livello multilaterale, per raggiungere l'obiettivo cui tutti lavoriamo: la liberazione di Patrick. (Applausi) . PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione dell'ordine del giorno. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Brusio). PRESIDENTE. Senatrice, mi scusi, ma devo invitare i colleghi impegnati in conversazioni private a mantenere almeno un tono di voce basso. Non riesco a sentire chi interviene. Ha facoltà di intervenire, senatrice Unterberger. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, da più di quattrocento giorni Patrick Zaki è rinchiuso in carcere senza processo. Ben undici volte il tribunale ha prorogato la carcerazione preventiva; eppure 3.000 persone in Egitto sono uscite dal carcere per il Covid-19, ma tra queste non c'è Patrik, nonostante i problemi di salute. Quale sarebbe, allora, l'immane delitto compiuto da questo ragazzo, tanto da essere attenzionato dai Servizi egiziani mentre studiava a Bologna, arrestato non appena atterrato in Egitto, sottoposto ad atroci torture e, infine, trasferito in un carcere di massima sicurezza? Cosa c'è di così grave da rendere le autorità egiziane completamente sorde alle richieste dell'Italia e dell'Europa, alle manifestazioni di protesta, agli appelli delle organizzazioni umanitarie? Niente, se non un regime che già una volta è stato capace - come disse la mamma di Giulio Regeni - di tutto il male del mondo; un regime paranoico che vive come un'intollerabile minaccia ai giovani colti allergici ai pregiudizi e alle ingiustizie. È per questo che, pensando a Patrick, non solo viene in mente Regeni, ma tornano alla memoria anche Antonio Megalizzi, Fabrizia Di Lorenzo e Valeria Solesin. È proprio pensando a loro che Patrick è a tutti gli effetti un cittadino italiano ed europeo. Lo è perché con il suo giovane, ma intenso percorso di vita ha coltivato gli stessi valori fondativi delle nostre società. Abbiamo, quindi, un vincolo morale, come abbiamo un debito molto grande verso Giulio Regeni e la sua famiglia. Come ha scritto Luigi Manconi, qui non è in ballo un utopico idealismo contrapposto al realismo della ragion di Stato. Uno Stato esprime la propria legittimità attraverso pochi, ma chiari elementi e, tra questi, c'è la difesa dell'incolumità dei suoi cittadini e, quindi, nessuna sudditanza psicologica nei confronti di un regime dove i dissidenti vengono torturati e dove gli appelli alla ricerca della verità vengono sistematicamente disattesi. Negli ultimi tempi emergono frammenti di un'aggressività di regimi illiberali verso l'Italia e l'Europa. Penso non solo all'Egitto, ma anche alla vicenda dello spionaggio russo e allo sgarbo di Erdogan. La sensazione è che, al di là delle parole, poco o nulla si faccia per ripristinare la dovuta correttezza nei rapporti con quei Paesi. Presidente, credo allora che il lavoro del Senato non debba concludersi con l'approvazione di questa mozione. Mesi fa alcuni colleghi le hanno scritto per chiedere una missione del Senato nel carcere dove Zaki è detenuto. Credo che questa richiesta sia più che mai opportuna. Basta con i balletti di parole! L'Europa, l'Italia e anche il Senato si facciano carico di un'iniziativa per la liberazione di Zaki. Il riconoscimento della cittadinanza italiana sia solo il primo passo. (Applausi) . GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vice ministra Sereni, Bologna, Firenze, Bari, Milano, Procida, Bisceglie, Udine, Lauria, Pisa sono tra le oltre 200 città italiane, da Nord a Sud, da Est a Ovest, che hanno accolto l'appello della società civile e si sono dette pronte a conferire la cittadinanza onoraria al giovane studente Patrick Zaki. Molte di queste città hanno anche già deliberato. A loro si aggiungono centinaia di migliaia di firme raccolte dagli attivisti di diverse realtà associative per trasmettere insieme un segnale di vicinanza al ragazzo e ai suoi familiari e per chiedere con forza al Governo di conferire, a sua volta, la cittadinanza onoraria italiana a Patrick Zaki, così da avere ancora più legittimità nel pretendere dall'Egitto la sua liberazione. Noi oggi facciamo nostra con convinzione la richiesta delle tante amministrazioni italiane e dei tanti cittadini che già si sono mobilitati per chiedere che il giovane ricercatore venga rimesso in libertà e possa tornare ai suoi studi. L'hanno già detto bene alcuni colleghi: Patrick è uno di noi; Patrick è un nostro studente, iscritto all'Ateneo di Bologna, l'università più antica del mondo, eppure così moderna nell'insegnarci ancora oggi il valore universale della difesa dei diritti, tra cui innanzitutto la tutela della libertà, ma anche il diritto allo studio; quel diritto che Patrick stava esercitando da ricercatore e che gli è stato negato la notte tra il 6 e il 7 febbraio dell'anno scorso, quando è stato arrestato all'aeroporto del Cairo, perché accusato dal Governo egiziano di diffondere notizie false attraverso i suoi canali social e di attentare alla sicurezza nazionale. Fino a quel momento Patrick era un giovane senza confini, un figlio del mondo, esattamente come i tanti nostri ragazzi e ragazze che ogni anno partono per ampliare il proprio sapere e la propria conoscenza. Noi oggi qui chiediamo che Patrick possa tornare ad esserlo. Chiediamo che il Governo italiano si prodighi nei confronti dell'Egitto per lasciarlo studiare in Italia, libero di imparare e libero di scegliere come vivere la sua vita. Al tempo stesso, chiediamo che l'Egitto fornisca finalmente chiarimenti sulla vicenda dell'altro nostro giovane ricercatore italiano, a sua volta arrestato dalla polizia egiziana in modo del tutto immotivato e poi purtroppo brutalmente ucciso: Giulio Regeni; quel Giulio Regeni per il quale non si conosce ancora la verità sull'ignobile fine che gli è stata riservata. Il destino dei ragazzi è per forza di cose intrecciato ed entrambi ci stanno profondamente a cuore. Consapevoli delle riflessioni che adesso ci ha appena riferito la vice ministra Sereni, crediamo però che conferire la cittadinanza italiana onoraria a Patrick Zaki sarebbe un chiaro segnale alle autorità egiziane, un modo per attribuire più forza alle nostre istituzioni nella pretesa di rilascio di Zaki e nella richiesta di verità sul caso Regeni. Riteniamo che sarebbe non soltanto un fatto simbolico, ma anche uno strumento oggettivo attraverso il quale rendere più facile l'assistenza legale al ragazzo. Patrick è in stato di detenzione preventiva dal giorno del suo arresto, oltre un anno fa, senza che ci siano motivi fondati; i reati imputati a Zaki si riferiscono in realtà a legittime attività di denuncia o di normale commento critico. Fino a oggi non è mai stato avviato un processo a suo carico, anzi gli si rinnovano i giorni di carcerazione, quarantacinque giorni di carcerazione di volta in volta; e purtroppo la custodia cautelare - come avvenuto per molti altri attivisti prima di lui - può essere rinviata in modo indefinito, al punto che il rischio è che Patrick rimanga in carcere ancora a lungo, fino addirittura all'ergastolo. Ecco perché questa mobilitazione corale a favore del conferimento della cittadinanza onoraria a Patrick Zaki, e dunque a favore della sua liberazione, è così importante. Le accuse che gli vengono rivolte sono le stesse per le quali sono state incarcerate persone che svolgevano attività del tutto legittime secondo il diritto internazionale; accuse usate ad arte in Egitto in questi anni per arrestare centinaia di attivisti, ricercatori, avvocati, esponenti di organizzazioni per la tutela dei diritti umani. Ecco che con questa mozione indirettamente chiediamo all'Egitto anche il rispetto dei diritti umani per i tanti prigionieri detenuti ingiustamente nelle loro carceri, attraverso la loro liberazione, perché sappiamo che purtroppo sono in tanti in Egitto a essere nelle stesse condizioni. Lì la libertà di pensiero viene repressa e troppo spesso si calpestano i diritti di chi osa esprimere il proprio dissenso, attraverso l'arresto. Questa mozione vuole dunque essere anche un segnale di solidarietà nei confronti di coloro che vengono trattenuti in carcere senza motivo, magari solo perché sospettati di fare parte di movimenti che si battono a difesa dei diritti umani. Allora, signora Presidente, esprimo un grazie caloroso e sentito ai tanti che si sono impegnati per questo atto di indirizzo e per quanto comunque il Governo ha fatto fino a oggi proprio per favorire il rilascio di Patrick Zaki. Un ringraziamento speciale va ai funzionari della Farnesina, sia a Roma che a Il Cairo, che si stanno prodigando per essere vicini e di aiuto già oggi, in questa fase di arresto, al giovane Patrick Zaki. Nell'esprimere questi ringraziamenti, a nome del mio Gruppo annuncio il nostro voto favorevole alla mozione che ci apprestiamo a votare. Chiediamo al Governo italiano di spendersi per il conferimento della cittadinanza onoraria a Patrick Zaki. Chiediamo il massimo impegno nel continuare a chiedere, in tutte le sedi istituzionali, a partire da quelle europee, il suo rilascio. E contemporaneamente chiediamo anche il massimo impegno dell'Italia nell'ottenere finalmente la verità sulla morte di Giulio Regeni. (Applausi) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, la vicenda di Patrick Zaki interpella le coscienze di tutti noi e di tutto il mondo libero: un giovane studente, detenuto da quattrocentotrentadue giorni per reati presunti e comunque di opinione; un attivista per i diritti umani e per i diritti civili detenuto in carcere illegalmente, senza prove, con accuse gravissime, soltanto per avere espresso le proprie idee e per avere difeso i diritti delle minoranze, i diritti civili e i diritti politici dei suoi concittadini. È un fatto gravissimo per il quale oggi, giustamente, il Senato si impegna a fare tutto ciò che è possibile al fine di ottenere la liberazione di questo giovane, come quella di tanti altri perseguitati, in Egitto e nel mondo. Parlando di Patrick Zaki, si riapre - come altri colleghi hanno ricordato - una ferita mai rimarginata, che è quella di Giulio Regeni, torturato e assassinato cinque anni fa, per il quale ancora l'Italia e il mondo libero intero attendono giustizia e giustamente condannano i depistaggi, l'ostruzionismo, l'omertà delle autorità egiziane. Tuttavia, colleghi, credo che una riflessione in più la dobbiamo fare e ringrazio il Governo per averlo sottolineato. Ci dobbiamo cioè chiedere se davvero il modo migliore per aiutare Patrick e ottenere l'obiettivo principale, prioritario e assoluto che tutti ci dobbiamo proporre, e cioè la sua liberazione e la restituzione della libertà non soltanto personale, ma anche di manifestare le sue idee e le sue opinioni, sia proporre e conferirgli la cittadinanza italiana. La Vice Ministra lo ha sottolineato ed io la ringrazio. L'articolo 9 della legge n. 91 del 1992 in materia di cittadinanza è molto chiara e dice che l'Italia può concedere la cittadinanza italiana a uno straniero in due soli precisi casi: qualora lo straniero abbia svolto eminenti servizi a favore dell'Italia, oppure quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato. L'esempio che mi viene in mente è quello dei due ragazzi, Adam e Ramy, che nel 2019 riuscirono a sventare con grande coraggio il dirottamento di un bus, salvando la vita probabilmente a decine e decine di loro coetanei. In quel caso, certamente c'erano i presupposti per conferire la cittadinanza a quei due giovani, e noi, come Fratelli d'Italia, sostenemmo che fosse giusto farlo, anche quando altri sollevavano dubbi e perplessità. Ebbene, mi chiedo se in questo momento in cui Patrick è ancora detenuto in Egitto, sia utile conferirgli la cittadinanza italiana e se non sia un atto di provocazione nei confronti dell'Egitto che potrebbe avere l'effetto di irrigidire le autorità egiziane anziché di favorirne la liberazione. Lo Stato egiziano, leggendo la nostra legge, si potrebbe chiedere quali sono gli eminenti servizi che Patrick ha svolto a favore dello Stato italiano. Potremmo addirittura ottenere il paradossale risultato di confermare l'Egitto e l'autorità giudiziaria egiziana nei loro sospetti. Questo è il rischio che corriamo. La strada giusta - a nostro parere - era un'altra e lo voglio dire chiaramente: era quella indicata nella mozione, poi purtroppo ritirata, cui avremmo dato un voto favorevole, a firma dei senatori Montevecchi, Licheri ed altri. La strada giusta è perseguire la via diplomatica in ogni sede opportuna. La via giusta è stata, come è stata, quella di mobilitare il Parlamento europeo, di chiedere ed ottenere l'intervento delle Nazioni Unite, di appellarsi - come si dice nella mozione purtroppo ritirata - alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984. È un lavoro certamente più difficile, che dà meno spazio sui media , forse meno adatto a procurare consenso facile, ma certamente - a nostro avviso - molto più utile all'obiettivo di liberare questo ragazzo. Desidero qui ringraziare sinceramente il Governo per la comunicazione che oggi ci ha fatto, perché è precisa, puntuale e responsabile, che tiene davvero conto del contesto, non propagandistica, ma volta all'unico obiettivo utile che vogliamo realizzare. Ringrazio il Governo per l'impegno che ha sempre profuso a difesa di Patrick Zaki; per l'impegno che ha sempre profuso per ottenere la verità e la giustizia per gli assassini di Giulio Regeni. Ringrazio, a nome di Fratelli d'Italia, le nostre rappresentanze diplomatiche a Il Cairo, che hanno tenuto sempre alta l'attenzione sulle fasi processuali che hanno riguardato i continui rinvii della liberazione di Patrick e le continue conferme della detenzione preventiva, che in realtà è una vera e propria pena, molto grave, e non c'è nulla di preventivo in questo. Voglio anche ricordare, però, che purtroppo l'Egitto non è l'unico Paese al mondo in cui vengono calpestati i diritti umani, civili e politici. È giusto battersi per Patrick, ma è giusto battersi anche per tutti gli altri milioni di casi nel mondo di persone nelle stesse condizioni di Patrick. Non avrebbe senso concedere una cittadinanza quando nelle stesse condizioni si trovano milioni di persone. Pensiamo a quello che succede a Hong Kong, in Myanmar, in Cina. Pensiamo, cari colleghi, a quello che succede a Cuba, perché fra poco voteremo una mozione encomiastica su Cuba, nella quale non c'è una sola riga dove si condanna la violazione dei diritti umani, civili e politici in quel Paese, Vergogna! (Applausi) . Cari colleghi, queste sono le ragioni per cui noi, a malincuore, ci vediamo purtroppo costretti ad astenerci sull'ordine del giorno presentato unitariamente dalle forze politiche di maggioranza. (Applausi) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, penso che si debba partire con un giusto ringraziamento a chi ha voluto promuovere l'ordine del giorno in esame, con un lavoro di confronto all'interno delle forze di maggioranza, a dimostrazione che questo forse è anche il primo atto, al di là di quanto fatto dal Governo, espresso da un'Aula parlamentare su un tema diventato simbolico. Non stiamo parlando, infatti, solo della vicenda umana, già drammatica, di Zaki e della sua famiglia: stiamo parlando di un tema che ha assunto evidentemente un valore simbolico, che va oltre i confini dell'Egitto, oltre i confini del nostro Paese ed è diventato un caso europeo e mondiale. Quando parli di Zaki parli delle centinaia di migliaia di persone i cui diritti umani, non solo in Egitto, ma in molti Paesi, non vengono rispettati. Parli dei casi di violazione, di uso della forza esagerato, di vera e propria tortura e di maltrattamenti. Ed è chiaro che, come per tutti i casi simbolici, tutto questo ha delle conseguenze non sono, ma difficili da affrontare. I casi simbolici diventano infatti occasione di dibattito mediatico, di raccolta di firme, di appelli e fortunatamente anche di mobilitazione e di un'opinione pubblica viva nei Paesi europei. E così è stato per Zaki. Ma il contraltare è che il caso diventa simbolico anche per quei Paesi che invece non rispettano i diritti umani e tendono a irrigidirsi, evidentemente, davanti a casi di questo genere. Quindi, per la diplomazia e per i Governi è davvero complicato conciliare quei due principi che si scontrano spesso nella politica internazionale: la battaglia per i diritti civili e i diritti umani - una battaglia universale - e, dall'altra parte, il principio di sovranità che tende a chiudere i confini e a non rispettare quei diritti umani. Ci troviamo in una situazione davvero complicata e difficile come Governo che crede in quei diritti, crede nella tutela dei diritti umani, si batte e fa un lavoro straordinario. Noi l'abbiamo fatto a tutti i livelli, perché lo abbiamo fatto come società civile italiana, a partire dal Comune di Bologna, che ha abbinato - questo è il messaggio importante - il caso di Patrick Zaki a quello di Regeni, a dimostrazione che non facciamo distinzione fra cittadini italiani e cittadini che vengono da storie diverse. (Applausi) . Per noi la battaglia dei diritti umani si fa a tutte le latitudini e la facciamo anche nei confronti dei Paesi amici, con cui c'è un lungo e consolidato rapporto. Quando c'è stato il caso di George Floyd, ucciso da un poliziotto americano, noi siamo intervenuti e l'abbiamo detto chiaramente: siamo un Paese amico degli Stati Uniti, ma allo stesso tempo - perché siamo amici e c'è un rapporto consolidato - ci sentiamo in dovere di denunciare quando alcuni dei diritti più elementari non vengono rispettati. È evidente e lo facciamo anche nei casi che, purtroppo, sono avvenuti all'interno delle caserme o delle carceri italiane. È una battaglia che dobbiamo fare a tutto campo. L'abbiamo fatto come società civile e l'abbiamo fatto nelle sedi europee. Ricordo il passaggio in Parlamento europeo quando abbiamo richiamato l'esigenza della liberazione di tutti gli attivisti che in Egitto manifestano per la libertà di espressione, per la libertà di stampa e di orientamento sessuale; tutte quelle libertà che sono scolpite nella nostra Costituzione e nella Carta europea dei diritti fondamentali. Lo abbiamo fatto alle Nazioni Unite il 12 marzo del 2021, quando insieme ad altri Paesi, Stati Uniti compresi, abbiamo richiamato la necessità di rilasciare tutti i prigionieri politici, tutti gli attivisti, coloro che si battono per i diritti umani in Egitto. E lo ha fatto - come richiamava prima - Marina Sereni in qualità di vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, come ambasciata in Italia, seguendo passo passo la vicenda legale di Zaki e mandando un funzionario dell'ambasciata a seguire tutti i passaggi. Siamo mobilitati al massimo grado e a tutti i livelli. Perché anche la richiesta di cittadinanza? Come dicevo prima, ha assunto un valore simbolico la vicenda di Patrick Zaki e noi abbiamo voluto dire in maniera molto chiara che non facciamo distinzioni, a prescindere dalla cittadinanza. Allora, preannunciando la mia dichiarazione di voto, in cui esprimerò il voto favorevole delle donne e degli uomini del Partito Democratico, voglio fare due considerazioni: la prima è che questa deve essere una battaglia culturale, prima ancora che politica. Noi ci muoviamo in un quadrante complicato e difficile come quello del Mediterraneo orientale, dove è inevitabile mantenere canali di cooperazione con la Turchia e l'Egitto; un territorio fondamentale per la stabilità e la sicurezza dell'Europa e del nostro Paese, dove Turchia ed Egitto sono partner fondamentali nel lottare contro il terrorismo di matrice islamica e nel colpire il traffico di esseri umani e armi. Da questo punto di vista un canale di dialogo va tenuto aperto dal Governo. Allo stesso tempo questo non ci può e non ci deve impedire, soprattutto a livello parlamentare, di mettere in campo un'iniziativa molto forte a tutela dei diritti umani. È evidente che si scontra - come dicevo prima - quella dialettica complicata e difficile che noi viviamo giorno per giorno tra il rispetto della sovranità e delle scelte dei singoli Paesi e una battaglia universale come quella sui diritti umani, ma questo non ci deve far retrocedere. Abbiamo il dovere di andare avanti e fare questa battaglia soprattutto all'interno delle Aule parlamentari. C'è un cambiamento notevole rispetto al passato, in quanto la vittoria di Biden negli Stati Uniti apre una nuova fase nel Mediterraneo. Lo dico perché il rischio che alcune declamazioni sul rispetto dei diritti umani da parte dei Paesi europei finiscano per essere velleitarie è concreto e diciamocelo chiaramente senza ipocrisie. Avere gli Stati Uniti accanto è fondamentale e abbiamo visto il cambio di passo tra l'Amministrazione americana a guida Trump e quella a guida Biden: Trump impostava i rapporti, soprattutto a livello bilaterale, su logiche di forza, mentre con Biden si torna al metodo multilaterale e ciò è sicuramente un passo in avanti notevole. Il richiamo che il Presidente americano ha fatto alla comunità delle democrazie liberali aiuta a perimetrare il campo e avere alle spalle dell'Europa gli Stati Uniti che tornano così a garantire non solo la sicurezza internazionale, ma anche il rispetto di alcuni valori fondamentali delle democrazie liberali, come le libertà di espressione, di stampa e di orientamento sessuale, che sono scolpite nelle Costituzioni delle democrazie liberali. Da questo punto di vista, si tratta di un passo avanti notevole di cui dobbiamo approfittare. Le prime uscite di Biden nei confronti dell'Arabia Saudita - per esempio - e delle monarchie del Golfo, con lo stop e la sospensione di alcune forniture di armi perché impegnati a bombardare delle comunità dello Yemen senza standard minimi di rispetto dei diritti umani, la dicono lunga sul segnale che si è inteso lanciare, ossia che non ci sono più assegni in bianco per il Paese guidato da al-Sisi. Lo stesso Blinken, il nuovo segretario di Stato, è intervenuto in maniera molto chiara quando tre attivisti dell'organizzazione non governativa a cui aderisce Patrick Zaki avevano avuto l'ardire di incontrare 13 diplomatici europei (alla fine sono stati rilasciati). Blinken ha preso una posizione molto forte, dicendo che non è un crimine incontrare dei diplomatici europei. Si apre quindi una nuova fase, favorita anche dall'ascesa della nuova leadership americana, e noi dobbiamo approfittarne. In che modo? Dobbiamo mettere in grado il Governo di fare la propria battaglia direttamente in sede bilaterale, ma anche a livello europeo e in tutte le sedi, a livello sia di NATO, che di ONU. Ricordo che il Patto atlantico è nato non solo con l'esigenza di garantire la stabilità e la sicurezza del nostro Continente, ma anche per mettere insieme una comunità che condivideva valori e principi comuni. Ci dobbiamo muovere dentro questo sentiero stretto. Condividiamo la mozione proposta dal collega Verducci, con la consapevolezza, attingendo alla tradizione, alla storia e alle nostre origini, che, come scritto nel Talmud, «Chi salva una vita salva il mondo intero». Penso che a questo dobbiamo fare sempre riferimento quando ci battiamo per i diritti umani. (Applausi) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signora Presidente, ringrazio anche io i colleghi Verducci e Montevecchi e tutti coloro che hanno contribuito in modo sostanziale a promuovere una discussione su una questione che ci sta a cuore e che - come dimostra anche il dibattito di oggi - è trasversale alle forze politiche. Il tema ci sta cuore perché parliamo della storia di Patrick Zaki, un ragazzo che sentiamo nostro al punto tale da chiedere per lui la cittadinanza italiana, a dimostrazione del filo che unisce noi a lui e che lui stesso sente sul piano della sua appartenenza, che vorrei dire doppia in quanto non solo al suo Paese d'origine, ma anche al nostro. Tuttavia dobbiamo evitare - come evidentemente in questa discussione non stiamo facendo, per fortuna - di derubricare la storia di Zaki a quella di un ragazzo. Quella di Patrick Zaki non è semplicemente la storia di un ragazzo (ovviamente, con la parola «semplicemente» tra tante virgolette) detenuto illegalmente da quindici mesi, così come la storia di Giulio Regeni non era e non è quella di un ragazzo ammazzato ingiustamente. Se la derubricassimo a una vicenda di singoli, non ne capiremmo la natura e non riusciremmo ad affrontare nel migliore dei modi una discussione delicata che investe più piani. È la storia di un Paese, il nostro, che, come dicevo, ha accolto lo studente Zaki e sente Patrick come suo figlio, addirittura da chiederne, come stiamo facendo oggi, la cittadinanza italiana. Tuttavia è una storia di relazioni tra Paesi e di relazioni diplomatiche in difesa dei diritti umani. Non abbiamo né dobbiamo avere la pretesa - per usare un'espressione che è stata drammaticamente in voga negli anni Novanta - di esportare la democrazia, ma dobbiamo essere consapevoli del ruolo e della funzione di un Paese come il nostro nel mondo, a tal punto da pretendere la difesa e il rispetto di diritti civili e dei diritti umani, quando questi non dovessero essere rispettati da altri Paesi, anche da quelli con cui intratteniamo giustamente e legittimamente relazioni di natura economica, commerciale e diplomatica. Lo dico perché un passaggio come quello odierno, che deve far sentire tutta la solennità di questo strumento, non è semplicemente un atto di indirizzo, ma l'espressione del Parlamento italiano che chiede la cittadinanza italiana per un ragazzo che è stato imprigionato, torturato e ingiustamente detenuto, che non può avere diritto a un processo e che non ha contatti con il resto del mondo. Se non lo prendiamo da questo punto di vista, il passaggio odierno non è la votazione su una mozione o su un atto di indirizzo, ma diventa una mozione degli affetti di cui possiamo farci ben poco sul piano della risoluzione dei problemi, ma soprattutto della possibilità di mettere al centro le grandi questioni di cui stiamo discutendo. Questa non è semplicemente la storia di un ragazzo, né quella del nostro Paese, e non riguarda soltanto il nostro Paese, e com'è stato già detto. Stiamo parlando di qualcosa che ha investito l'Europa; è una discussione che ha investito il mondo. Una risoluzione del Parlamento europeo, ricordata negli interventi che mi hanno preceduto e votata il 18 dicembre 2020, fa tre affermazioni: la prima è richiedere misure restrittive per i funzionari egiziani responsabili di violazioni più gravi, perché l'impunità non può essere un elemento sostenibile sul piano democratico; non possiamo considerare democrazia un Paese che mette al riparo i suoi aguzzini, che si macchiano di reati gravi come quelli di cui stiamo discutendo. In secondo luogo, la risoluzione denuncia il tentativo da parte dell'Egitto di ostacolare le indagini su Giulio Regeni. È stato ricordato anche questo aspetto: la vicenda di Patrick Zaki è legata a doppio filo con quella di Giulio Regeni, perché riguarda non solo la rivendicazione del rispetto di diritti civili e diritti umani, ma un tema che è persino sovraordinante rispetto a questi, cioè quello della verità, e noi su Giulio Regeni continuiamo a chiedere la verità e dobbiamo continuare a farlo. La mozione chiede poi di subordinare la cooperazione con l'Egitto ai progressi delle riforme democratiche, dello Stato di diritto e dei diritti umani. In questo senso, il nostro lavoro non è una mozione degli affetti, ma un lavoro tutto politico, che vuol dire diplomatico, perché investe la sfera dei rapporti tra i Paesi, e vuol dire ancora chiedere questo all'Egitto, così come ci è capitato e ci dovrà ricapitare, per esempio, di chiedere la stessa cosa alla Turchia, subordinando quindi la cooperazione al suo rientro nella Convenzione di Istanbul. Ne abbiamo discusso poco tempo fa. È un rapporto che dobbiamo stabilire con i Paesi verso i quali non abbiamo e non dobbiamo avere la pretesa di insegnare la democrazia, ma rispetto ai quali dobbiamo puntare i piedi e usare tutte le armi a disposizione per richiedere il rispetto dei diritti. In questo senso, signor Presidente, la domanda, che definirei scomoda, è la seguente: dove finisce la realpolitik e dove inizia la sacrosanta richiesta, che mi pare tutti stiamo formulando, del rispetto dei diritti umani? Chiedo ancora dove finisce la legittima volontà del nostro Paese di considerarsi amico dell'Egitto e di continuare a intrattenere relazioni commerciali e dove inizia, finita questa, la pretesa della verità e del rispetto di diritti per Zaki, ma anche la pretesa, come dicevo prima, della verità su Giulio Regeni. Vorrei esprimere una mia opinione personale, di cui mi assumo la responsabilità, su un punto cui non è stato forse fatto riferimento da altri in questo dibattito. Quando dico che bisogna usare tutte le armi a disposizione per ottenere la verità, voglio dire anche di usare come arma piuttosto estrema, ma efficace, quella di immaginare persino il ritiro della missione diplomatica italiana in Egitto, a fronte di un diniego di collaborazione da parte di quel Paese per aiutare il nostro a far luce su quanto è accaduto a Giulio Regeni e soprattutto, poi, per la liberazione di Patrick Zaki, di cui stiamo ragionando oggi. Infine, come diceva il collega Ruotolo, come si scioglie il nodo di contraddizione tra rivendicare tutto questo e non fornire - come non dovremmo fare, se vogliamo essere coerenti - commesse militari all'Egitto? Ci sono contraddizioni che ci riguardano, che investono il Governo e il nostro Parlamento e di cui dobbiamo sentire la responsabilità, in relazione alla possibilità di scioglierle. Se non vogliamo infatti che la mozione che stiamo discutendo diventi semplicemente un modo per lavarci la coscienza - e non lo è - ma vogliamo dare un contributo fattivo alla liberazione di Zaki, dobbiamo affrontare la discussione esattamente in quest'ottica. Signor Presidente, in conclusione, penso che questo primo passo debba essere considerato tale, per chiedere la cittadinanza, ma anche per impegnare tutte le energie a disposizione per chiedere la liberazione di Zaki e la verità su Giulio Regeni, nonché per dare il contributo decisivo dell'Italia affinché si entri in una nuova stagione del mondo, fatta del rispetto dei diritti, di pace e di libertà. (Applausi) . CRAXI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRAXI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la questione che oggi ci troviamo a discutere in quest'Aula rappresenta l'essenza del nostro vivere le istituzioni democratiche e plasma il modo stesso di concepire le relazioni internazionali e la nostra presenza sullo scenario internazionale. Libertà e diritti umani non conoscono frontiere o colore politico, né sono orpelli da utilizzare alla bisogna, nelle varie contingenze, nella polemica politica o nel conflitto tra Nazioni, ma sono un patrimonio dell'umanità che, dichiarazioni e convenzioni a parte, riteniamo eticamente vincolante e su cui non ci possono essere distrazioni o compromessi. La vicenda di Patrick Zaki, che si protrae da oltre un anno, ha scosso le coscienze in tutto il mondo, o meglio in quella parte del mondo libero, l'Occidente, di cui siamo parte integrante, non solo per ragioni geografiche, quanto per appartenenza culturale e valoriale. Ha scosso ancor più il nostro Paese, l'Italia, in cui il giovane Zaki studiava e aveva trovato i suoi affetti. Nell'affrontare questa discussione e il voto che esprimerà il Parlamento sul testo al nostro esame, è necessario precisare che non si tratta di aprire l'ennesimo fronte di conflitto con le autorità egiziane, dopo la tragica vicenda di Giulio Regeni, che - lo dirò anch'io - ancora reclama verità. Si tratta di ribadire l'inviolabilità, ad ogni latitudine del globo, dei diritti umani riconosciuti a ogni singolo uomo. Personalmente - spero non si scandalizzino le anime belle - non contesto il diritto di un Paese sovrano, al di là della sua forma di Governo, di giudicare un suo cittadino. Contesto, come sancito dalla Carta dei diritti dell'uomo, che a un individuo possano essere sospesi i propri diritti inalienabili, specie in virtù delle sue opinioni politiche; pertanto, il procedimento giudiziario dev'essere giusto - è tale, se lo è anche nei tempi - e privo di discriminazioni. Constatiamo che Zaki si trova a vivere una vicenda giudiziaria non limpida, non trasparente e non giusta. Privato dei suoi legittimi diritti di difesa - di un giusto processo, diremmo noi - subisce una detenzione a tratti umiliante per la sua persona. Ricordo che Marco Pannella non perdeva occasione per ricordare e ricordarci che «dove vi è strage di diritto, vi è strage di popoli». È questo e non altro, onorevoli colleghi, il tema su cui soffermarci e su cui siamo chiamati a fare una battaglia politica. Non pensate, pur nella bontà delle vostre idee, che possiamo entrare nel merito della natura dei tanti Paesi che, dal Mediterraneo al Medio Oriente, passando per l'Estremo Oriente, presentano caratteri e forme di Governo a-democratiche. Siamo chiamati a difendere i valori sanciti nelle Convenzioni internazionali, base riconosciuta della nostra civiltà, che rappresentano la base naturale del nostro ordinamento costituzionale e della Repubblica. Possiamo e dobbiamo farlo, agganciando le nostre relazioni e lo sviluppo dei nostri rapporti economici e diplomatici al rispetto dei diritti umani e alla liberazione dei prigionieri politici. Dobbiamo farlo tanto con i Paesi che consideriamo deboli, come con quelli forti, ivi compresa la Cina, su cui molti degli stessi urlatori della difesa dei diritti umani nel Mediterraneo perdono poi la voce, pronti ad applaudire le nuove vie della seta, dimenticando la persecuzione religiosa di musulmani, buddisti, Falun gong e cristiani, perpetuata in questi anni da Pechino. (Applausi) . Non dimentichiamo la nostra storia e le conquiste di civiltà di cui il nostro Paese è stato interprete. Infatti, nel passato l'Italia ha avuto la forza politica e istituzionale di difendere i diritti dei popoli oppressi in ogni dove, anche di fronte all'alleato americano. Forse qualcuno di voi, credo pochi, ricorderà le parole dell'allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, al Congresso americano, sulla repressione cilena. Dobbiamo poi difendere e subordinare al rispetto dei diritti umani non solo nel caso Zaki, ma anche quando siamo chiamati a determinarle e svilupparle, le politiche comunitarie. Vi confesso che ho provato forte imbarazzo, lo scorso dicembre, quando è stato siglato l'accordo commerciale tra l'Unione europea e la Cina. Dovevamo pretendere che il rispetto dei diritti umani basilari fosse una parte importante di quell'accordo, approvato al fotofinish dalla presidenza tedesca, anche non tenendo in considerazione i dettami del Parlamento europeo. I risultati li abbiamo visti la scorsa settimana, con un gruppo di rappresentanti e parlamentari europei sanzionati da Pechino. È quindi questa l'occasione, onorevoli colleghi, di affrontare i nodi e i capisaldi intorno a cui ricostruire la nostra politica estera. Personalmente ho accolto con piacere le parole da realpolitik del presidente Draghi sui nostri rapporti internazionali necessari e la franchezza con cui, però, ha chiamato le cose con il loro nome. Credo e spero che questa formula istituzionale di emergenza nazionale possa servire per resettare alcuni sbandamenti del recente passato, riannodare il nostro legame atlantico, rilanciare una nostra presenza indispensabile nell'area del Mediterraneo allargato, dove ancora si giocano gli equilibri mondiali. L'Egitto, verso il cui popolo nutriamo sentimenti di grande amicizia, al pari di tante altre realtà della sponda Sud, è stato e può ritornare a essere - nella chiarezza dei rapporti e nel rispetto di quei diritti fondamentali che ho richiamato - un partner affidabile dell'Italia per la stabilizzazione dell'area e per lo sviluppo di feconde relazioni. Credo che l'ordine del giorno in discussione, per avviare tempestivamente, mediante le competenti istituzioni, le necessarie verifiche al fine di conferire a Patrick Zaki la cittadinanza italiana, possa essere un modo per porre l'attenzione sulla questione (che, mi permetto di dirlo, è una delle tante che si consumano in silenzio e tra l'indifferenza dei più in molte parti del mondo). Consentitemi e consentitici, pur tuttavia, di essere fortemente scettici che questa possa essere la strada che porti alla liberazione di Zaki e alla soluzione della sua vicenda; anzi, il nostro timore è che possa innescare un nuovo e più alto contenzioso giuridico sulla vicenda, esasperare i toni e gli animi e prolungare l'ingiusta detenzione di Zaki, alla cui condizione vogliamo dare una risposta e non già fare crociate sulla sua pelle. È una perplessità che condividiamo con la vice ministra Sereni e con il collega senatore Balboni, che però vogliamo mettere agli atti, non solo a futura memoria, ma perché abbiamo il dovere di abbandonare la retorica imperante, che, specie sui temi di politica estera, ha già fatto tanti danni all'Italia. Do atto al Governo, in questa particolare occasione, di averlo fatto. Non si possono infatti sostituire una buona e autorevole politica estera e l'azione politica e diplomatica di un grande Paese, come l'Italia dev'essere, con escamotage giuridici. Nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo Forza Italia, ritengo altresì che quella indicata nel testo, ossia sollecitare il Ministero degli affari esteri e le sue articolazioni a sviluppare ogni ulteriore iniziativa diplomatica che porti al più presto alla risoluzione della vicenda, sia la strada migliore e quella suscettibile di portare maggiori risultati. (Applausi) . CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Sottosegretario, abbiamo particolarmente apprezzato il pragmatismo e anche la sua descrizione molto corretta dei fatti e dei rischi che si possono prefigurare, anche all'esito di questo nostro dibattito, rispetto alla persona stessa di Patrick Zaki, ma anche a chi come lui, in Egitto o in altri Paesi, vive in situazioni di costrizione e di mancato rispetto della libertà. Quello di oggi è un dibattito importante, perché tratta di diritti fondamentali, di libertà e di diritti umani, quindi non ci si può scherzare e bisogna evitare qualsiasi scivolone retorico o rischio di strumentalizzazione. E lei, signor Sottosegretario, a nome del Governo ha molto correttamente precisato che lo stesso esito auspicato dall'ordine del giorno, che tutti ci accingiamo a votare, può produrre un effetto distorsivo rispetto ai presupposti di soccorso per i quali esso è stato presentato. Mi riferisco al fatto che il Governo egiziano potrebbe leggere come provocazione la concessione della cittadinanza italiana per le motivazioni - che ben conosciamo - inserite nella legge. Dobbiamo essere molto determinati nel fare rispettare i diritti umani e nel pretendere che le istituzioni internazionali, che dovrebbero essere preposte a farli rispettare, facciano la loro parte fino in fondo, evitando in ogni caso l'errore di considerare questa come un'azione bilaterale tra l'Italia e un altro Paese: questi non sono accordi commerciali, bensì valori fondamentali, che, proprio in quanto tali, non possono essere commerciati, quindi debbono essere fatti rispettare. Penso innanzitutto alle istituzioni europee, all'Alto commissariato per la politica estera europea, ma certamente anche all'Organizzazione delle Nazioni Unite, che purtroppo - e dico tre volte purtroppo - appare totalmente evaporata. Non può essere un'iniziativa solo dell'Italia, che certamente ha però il dovere di sollevare la questione, laddove i diritti siano calpestati. Non nascondiamoci che dietro questo dibattito si intravede, in maniera netta e stagliata, la figura di Regeni e quanto ancora oggi quella ferita sia aperta. È altrettanto indubbio, però, che il tutto non può essere ricondotto - lo ribadisco - a un rapporto tra l'Italia e l'Egitto. Occorre che le azioni siano ben ponderate, quindi contiamo che il Governo tenga conto dell'esito del nostro dibattito e della votazione, nella quale ci accingiamo ad esprimerci in senso favorevole, ma abbia anche ben chiaro che ci sono dei rischi. Prima il senatore Balboni evidenziava che vi è il rischio che con questo dibattito si scivoli verso cattive interpretazioni; ormai siamo già oltre il rischio: il dibattito è avvenuto, i temi sono stati sollevati, da chi in una maniera e da chi nell'altra, ma certamente all'orecchio egiziano la nostra opinione arriverà, e anche forte. Si tratterà ora di gestirla a livello diplomatico, come ben deve fare la Farnesina e come ben devono fare i nostri rappresentanti all'estero, affinché l'esito di tutto ciò sia la liberazione di Patrick Zaki. Mi permetterei di correggere quanto inserito nell'ordine del giorno, non prevedendo semplicemente (come si legge al punto 4) del dispositivo) un impegno ad attivarsi a livello dell'Unione europea per sollecitare istituzioni e Stati membri affinché richiedano all'Egitto e agli altri Paesi in cui persistono diffuse violazioni dei diritti umani miglioramenti concreti su questo tema; anziché semplici miglioramenti concreti, dovremmo pretendere infatti il rispetto dei diritti umani, non essendo contrattabili i valori fondamentali. Ci sono sottoscrizioni popolari, come accennava prima la senatrice Garavini? Certo che sì, ma - bontà di Dio - di tutto abbiamo bisogno, fuorché che la spinta dell'opinione pubblica deformi l'obiettivo finale, facendo sì che dall'altra parte ci sia un irrigidimento di posizioni tale per cui, al contrario, quello che andrebbe definito in maniera molto chiara tutt'altro che una democrazia, ossia un regime, voglia invece dare una dimostrazione muscolare alle spalle proprio di Patrick Zaki e delle organizzazioni che si battono in Egitto per garantire i diritti e la libertà delle persone. Abbiamo bisogno che tutto questo sia fatto in maniera intelligente dalla Farnesina. Abbiamo bisogno di sapere - cosa di cui siamo certi - che già ci stiamo muovendo in maniera intelligente, affinché non ci si trovi di fronte a un ulteriore caso Regeni, sapendo bene che ad ogni azione corrisponde una reazione proporzionale e inversa e che, se ci avventuriamo in dichiarazioni di un certo tipo, o facciamo seguire prese di posizione conseguenti oppure andremo incontro a una nuova frustrazione, per cui la politica estera italiana e il nostro Paese ne risulteranno ulteriormente indeboliti, alle spalle, per di più, della vita di una persona o della libertà di parecchie altre persone. (Applausi) . Non dimentichiamocelo mai! Oggi non stiamo parlando di Patrick Zaki, ma della libertà di una persona, non di un nome e di un cognome. Tanti Patrick Zaki, infatti, in tanti altri Paesi, nel mondo e in Egitto, subiscono le stesse condizioni senza avere avuto - uso un'espressione impropria, ma in questo momento non me ne vengono altre - il vantaggio della notorietà pubblica, che assicura ovviamente attenzione. Molti altri, invece, che non conosciamo e si trovano in una condizione di silenzio, vivono lo stesso livello di privazione di libertà. Dobbiamo pertanto, tenerci sempre su valori importanti. Occorrono prese di posizione e credo lo stiamo facendo nella maniera più corretta, come il Governo prima ha delineato. Occorre anche avere consapevolezza che in questi dibattiti non ci si può limitare a un semplice ordine del giorno o a una risoluzione approvata in Senato, ma - ripeto - le istituzioni internazionali preposte devono essere attivate e fare la loro parte in maniera corretta e compiuta nell'interesse di tutta l'umanità e non di una persona. Signor Presidente, signor Sottosegretario, il Governo tenga conto in maniera corretta del nostro dibattito, se del caso utilizzando lo strumento della cittadinanza che viene indicato o andando oltre e avendo ben chiaro che ciò che abbiamo come obiettivo è la liberazione della persona e che siano rispettati i diritti umani in Egitto e negli altri Paesi nei quali non lo sono, con o senza cittadinanza. Non vogliamo infatti che quella cittadinanza italiana che non fu in grado di proteggere Regeni sia oggi un ulteriore fardello sulle spalle di Patrick Zaki. (Applausi) . MONTEVECCHI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, non le nascondo di essere emozionata e anche commossa di essere qui oggi. (Applausi) . Sono trascorsi quasi quindici lunghissimi mesi dal giorno in cui fui raggiunta dal messaggio di una docente dell'Università di Bologna che mi segnalava l'arresto di Patrick e mi chiedeva di attivarmi. In quel momento, ho sentito subito il dovere e la responsabilità di attivarmi e l'ho fatto - come dicevo - insieme ai miei colleghi della Commissione diritti umani per iniziare a seguire questo caso, quando ancora non era noto al mondo. È vero che tutti i casi vanno seguiti, anche se non noti al mondo, perché ogni singola libertà va difesa, al di là del clamore mediatico che la circonda. (Applausi) . Lo dico a noi stessi in primis . Signor Presidente, è importante occuparsi di diritti umani e civili, perché in questo periodo di crisi sanitaria, economica e sociale i bisogni concreti e le condizioni di vita drammatiche in cui molti dei cittadini si trovano a vivere tendono inevitabilmente a rendere sfumata la nostra percezione dell'importanza di diritti astratti come quelli umani e civili. Essi, invece, insieme alla protezione dei loro difensori sono fondamentali, perché ci parlano della nostra libertà di esprimere le nostre idee, di essere come vogliamo e di essere felici come siamo. Queste libertà ci toccano tutti, direttamente o indirettamente. Chi, infatti, non ha un figlio, un fratello, un fidanzato o un marito studente, ricercatore o difensore di questi diritti? È importante allora essere qui oggi e aver portato in quest'Aula il caso di Patrick Zaki, che è uno studente e un ricercatore, come lo era Giulio Regeni. Si tratta di un caso paradigmatico del pericolo e della deriva che stiamo vivendo a livello internazionale sulla libertà di essere studenti e ricercatori, di perseguire liberamente i propri filoni di ricerca e le proprie idee e di fare liberamente le proprie battaglie. Potrebbe dunque essere un nostro figlio, un nostro fratello o un nostro fidanzato a trovarsi oggi o domani, nelle condizioni di Patrick Zaki; oppure noi potremmo ritrovarci nelle condizioni dei genitori di Giulio Regeni. È perciò importante portare in Aula questi temi fondamentali e queste questioni, che siamo chiamati non solo ad affrontare, ma a risolvere. La libertà di ricerca è importante, ma lo è anche la mobilità degli studenti, perché i nostri studenti e i nostri ricercatori sono incubatori di idee e di cambiamento come solo i giovani studenti e i giovani ricercatori sanno essere. E quegli incubatori di cambiamento e di idee non possono che portare beneficio anche a tutti noi e alla nostra società, perché di quei cambiamenti positivi beneficeremo tutti noi, non solo chi li avrà prodotti. (Applausi) . Perciò è importante essere qui oggi a difendere un cittadino egiziano studente di un'istituzione prestigiosa come l'Università di Bologna. Grazie all'università per tutta la mobilitazione e a tutti i Comuni d'Italia che hanno voluto riconoscere la cittadinanza onoraria a Patrick, nonché a tutta la società civile che si è messa in moto. (Applausi) . Patrick è da quasi quindici mesi in detenzione cautelare, in attesa di avere un processo per i capi di accusa che gli sono contestati; è in attesa di avere un processo. In una lettera del dicembre 2020, Patrick già lamentava condizioni psicofisiche molto deteriorate e anche recentemente abbiamo notizia della sua vita faticosa all'interno di un carcere di massima sicurezza, dove sono incarcerate altre persone come lui, con gli stessi capi d'accusa, anch'esse in attesa di un processo. Vede, signor Presidente, il riconoscimento della cittadinanza italiana a Patrick è un gesto di alto valore simbolico nei confronti di questo ragazzo e di tutte le persone che si trovano nella sua condizione. La situazione di Patrick va inquadrata in un contesto internazionale e globale di deriva nei confronti dei diritti umani e delle libertà civili, ma noi ci siamo voluti spingere un po' oltre: innanzitutto, dobbiamo batterci e chiedere, come sta facendo la nostra diplomazia, che sia ripristinato il monitoraggio processuale internazionale, al quale l'Egitto non può sottrarsi. Poi dobbiamo spingerci oltre e chiedere che sia valutata la possibilità di utilizzare tutti gli strumenti messi in campo dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984. Questa è la via procedurale e giuridica per intraprendere un percorso pacifico e arrivare a una soluzione del problema attraverso una negoziazione. È inoltre molto importante un altro impegno che abbiamo chiesto di inserire e che è confluito in quest'ordine del giorno (e ringrazio il senatore Verducci, la senatrice a vita Liliana Segre e tutte le forze politiche che lo hanno voluto sottoscrivere): l'Italia si faccia promotrice di un dibattito e di una riflessione all'interno di consessi internazionali come il G7. Ricordiamo che l'Italia lo presiederà e tra i suoi assi prioritari c'è il seguente motto: persone, pianeta e prosperità. I diritti umani e le libertà individuali, in questa prospettiva, non sono dunque negoziabili e l'Italia dev'essere promotrice di una riflessione sul rispetto dei diritti umani in questo consesso, che nasce nel segno di tali principi e obiettivi. Ricordiamolo di nuovo: persone, pianeta e prosperità. (Applausi) . Signor Presidente, a chi ancora si dovesse chiedere, dopo questo mio intervento, perché siamo qui oggi, ricordo una frase estratta dal film «Milk»: «Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo». Oggi perciò votiamo a favore di quest'ordine del giorno, che - lo ricordo al senatore Balboni - contiene il punto sulla Convenzione dell'ONU, e dunque, se il senatore volesse anche cambiare la sua opinione sul voto in merito e unirsi a noi ne saremmo tutti contenti. (Applausi) . Concludo con un messaggio per Patrick; signor Presidente, me lo conceda, da cittadina di Bologna ed ex studente dell'Università di Bologna. Patrick in questi giorni ha consegnato all'interno di un romanzo, che è un monumento della letteratura mondiale, «Cent'anni di solitudine» di Márquez, un messaggio scritto in un italiano un po' zoppicante: «Anchora resetendo. grazie Per il supporto tutti tutti». Patrick, noi oggi siamo qui, il Parlamento è qui, la tua Bologna è qui, la tua università è qui, io sono qui e non ci sposteremo di un millimetro fino alla tua liberazione. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dai senatori Verducci, Segre, Montevecchi, Alfieri, Malpezzi, Bernini, De Petris, Faraone, Unterberger, Saponara e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Si è così conclusa la discussione sulle mozioni sulla concessione della cittadinanza italiana a Patrick Zaki e sulle iniziative per la sua liberazione. I lavori dell'Assemblea riprenderanno alle ore 15,30. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 13,19, è ripresa alle ore 15,35) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Colleghi, siccome la ripresa dei lavori coincide con l'orario di convocazione della Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta per mezz'ora: non più di mezz'ora e poi riprendiamo i lavori. (Commenti del senatore Perilli). Senatore, la seduta è sospesa. Tra l'altro, mi sono presa la libertà di indicare trenta minuti di sospensione perché, anche se la Conferenza dei Capigruppo proseguisse, io comunque rientrerò per riprendere i lavori. Le verrà data la parola immediatamente alla ripresa - mi impegno personalmente - prima di proseguire con l'ordine del giorno. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 15,36, è ripresa alle ore 16,01) . Come concordato, do la parola senatore Perilli che l'aveva chiesta poco prima della sospensione dei lavori. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, intervengo in quest'Aula per denunciare un fatto gravissimo, una vera e propria vergogna, e invito i colleghi a intervenire dopo di me. Come noto, la Commissione contenziosa del Senato, dove - ci tengo a precisarlo - non siedono esponenti del mio Gruppo, il MoVimento 5 Stelle, ma componenti di Lega e Forza Italia, ha deciso di riattribuire l'assegno vitalizio a Roberto Formigoni, condannato a cinque anni e dieci mesi di reclusione per corruzione. Questo è un fatto gravissimo che cancella un percorso per il quale la mia forza politica si è battuta per anni e che va contro la delibera adottata nel 2015 (l'allora Presidente del Senato era il senatore Grasso) che proibiva di riconoscere il vitalizio a persone condannate per reati gravi. (Applausi) . Questa situazione è ancora e maggiormente... (Commenti). Lo so che non interverrete... PRESIDENTE. Senatore Perilli, non le voglio togliere la parola, ma desidero solo precisare che il suo intervento si sta svolgendo sull'ordine dei lavori. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, ne va della dignità di quest'Assemblea e dei cittadini che hanno eletto coloro che siedono in quest'Aula. Bisogna parlarne perché la delibera del presidente Grasso vietava espressamente il riconoscimento del vitalizio a persone condannate. Voglio chiedere ai colleghi che stanno contestando il mio intervento dove vogliamo arrivare o - meglio - dove volete arrivare, perché noi non saremo complici e ci opporremo in tutte le sedi. Questo percorso era stato interrotto da noi per ristabilire un principio di giustizia sociale che ora viene cancellato. (Applausi) . Su questa china noi ripristineremo... (Commenti). Questa cosa è particolarmente grave in un momento in cui il Paese è prostrato dalle difficili condizioni economiche e dalla pandemia. Il riconoscimento di un vitalizio di diverse migliaia di euro diventa un insulto, uno schiaffo alle persone... (Commenti). È bene che quest'Assemblea proclami che... PRESIDENTE. Senatore Perilli, mi consenta... PERILLI (M5S) . ...devono tener conto che quest'Assemblea si sta oggi assegnando... PRESIDENTE. Senatore Perilli, mi scusi... PERILLI (M5S) . ...dei privilegi antistorici... PRESIDENTE. Senatore Perilli, mi faccia parlare. PERILLI (M5S) . ...e lo rimarcherà sempre... PRESIDENTE. Senatore Perilli, mi consenta di intervenire. La prego di concludere perché la Presidenza vuole intervenire. PERILLI (M5S) . Ho rispetto della Presidenza. Deve considerare che quest'argomento è molto all'ordine del giorno là fuori ed è sbagliato... PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, prima di dare la parola a chi l'ha chiesta, desidero precisare che non sto aprendo una discussione su questo argomento e che gli interventi si stanno svolgendo sull'ordine dei lavori. La questione deve essere posta esattamente in questi termini e, rispondendo al senatore Perilli, spiego anche il motivo. È evidente che ieri, come abbiamo tutti appreso dalle agenzie di stampa, c'è stata una decisione della giurisdizione interna del Senato della Repubblica e quindi, come sa il senatore Perilli e come sappiamo tutti, le sedi competenti per l'approfondimento di questi argomenti, la cui importanza ovviamente non sfugge a nessuno, sono rispettivamente la Commissione contenziosa e il Consiglio di garanzia, per l'aspetto giurisdizionale, e il Consiglio di Presidenza per gli aspetti deliberativi, tanto è vero che si discute di delibere prese dal Consiglio di Presidenza. Pertanto, il merito di questi argomenti, per la loro rilevanza, va discusso in queste sedi. Naturalmente la Presidenza non può che prenderne atto e, data l'importanza, consento dei brevissimi interventi se si vuole porre la questione, ma non per svolgere una discussione dell'argomento. Questo vale oggi, come valeva ieri e come varrà domani. CRUCIOLI (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, la questione dei vitalizi restituiti a due persone condannate, come dice lei, ha avuto la sua genesi in organismi giurisdizionali, tuttavia mi permetto di dissentire circa il fatto che la questione sia meramente giuridica. In un momento come quello attuale, in cui una pandemia ha messo in ginocchio l'intero Paese, in cui c'è un popolo che sta manifestando e la rabbia comincia a crescere perché c'è una crisi economica che morde fortissimo, un segnale come quello verificatosi in questi giorni, cioè la restituzione con gli arretrati e anche con gli interessi, dei vitalizi a persone condannate, che quindi hanno rubato alla collettività (uno è condannato per corruzione e l'altro anche per fatti gravissimi che hanno danneggiato la collettività) è qualcosa che può far esplodere la rabbia sociale, ancora di più rispetto a quello che abbiamo visto nei giorni scorsi. Pertanto, la questione non è meramente giuridica, ma è politica e se ne deve discutere in questa sede. Chiedo quindi che si trovi il modo di parlarne e di superare questo vulnus evidentissimo all'eguaglianza e all'equità sociale (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Crucioli, non posso che ribadire quanto espresso poc'anzi, che non era ovviamente teso a delimitare la questione solo a un profilo prettamente giuridico, ma solo a riportare la questione nell'ambito delle competenze politico-amministrative del Consiglio di Presidenza, di cui non a caso fanno parte gli esponenti di ciascun Gruppo. In ogni caso l'argomento ha una sua rilevanza, e ora possiamo procedere oltre con la trattazione del punto all'ordine del giorno. Discussione della mozione n. 281 sulla celebrazione del 150° anniversario della proclamazione di Roma Capitale PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00281 , presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sulla celebrazione del 150° anniversario della proclamazione di Roma Capitale. Ha facoltà di parlare la senatrice De Petris per illustrarla. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, la mozione n. 181 era stata depositata a suo tempo in previsione di una discussione in Aula che coincidesse con l'anniversario della nascita di Roma Capitale, e quindi con la presa di Porta Pia il 20 settembre 1870. Le celebrazioni ovviamente riguarderanno il biennio 2020-2021. Rispetto alle ragioni di una mozione come questa, non solo vorrei ringraziare in questa sede tutti coloro che hanno firmato l'atto di indirizzo, che è anche frutto del lavoro di un osservatorio dei parlamentari per Roma, di molti parlamentari, alcuni dei quali eletti a Roma ma non solo, che da due anni cercano in tutti i modi, con convegni, riflessioni e iniziative, di porre al centro dell'attenzione del Parlamento e delle istituzioni la questione che riguarda il ruolo, di Roma Capitale. Alla Camera - lo dico, ma molti colleghi lo sanno perfettamente - sono stati incardinati alcuni disegni di legge, uno che prevede modifiche alla Costituzione e gli altri con proposte di legge ordinaria, e la Commissione affari costituzionali ne ha cominciato l' iter di discussione. La mozione, che è stata presentata anche alla Camera, grazie al lavoro dell'Osservatorio parlamentare per Roma e di tutti i parlamentari che ne fanno parte, anche se sappiamo perfettamente che sono rimasti pochi mesi e che ci troviamo in una situazione molto particolare a causa della pandemia, ha lo scopo preciso di far sì che finalmente, ufficialmente e in modo molto solenne, si svolgano le celebrazioni per il 150° anniversario della proclamazione di Roma Capitale. Credo che qualsiasi Paese dell'area europea, ma anche di altre aree, avrebbe avuto un'attenzione particolare per la propria Capitale e per le celebrazioni del suo anniversario. Ciò non è invece accaduto nel nostro Paese. Per i centocinquanta anni dell'Unità d'Italia, nel 2011 sono state organizzate giustamente moltissime iniziative e vi sono state cerimonie solenni che hanno visto la partecipazione di entrambe le Camere. Per Roma Capitale, invece lo Stato e il Governo non hanno fatto altrettanto, anche se - ripeto - ci troviamo in una situazione particolare a causa della pandemia; il Comune ha organizzato una serie di iniziative; vi è stata soltanto l'iniziativa di un concorso di idee, dal titolo «Tutte le strade portano a Roma», che vede la collaborazione del Ministero dell'istruzione, del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, della Presidenza del Consiglio dei ministri e di Roma Capitale, e un francobollo commemorativo. In realtà però non è accaduto niente altro. Torno a ripetere invece che in altre occasioni ci sono state celebrazioni ufficiali. Gli impegni richiesti dalla mozione prevedono che ci si adoperi affinché tale anniversario sia celebrato in modo adeguato e solenne, mettendo in campo anche una serie di risorse con il coinvolgimento delle istituzioni. Conclusa la parte celebrativa, che è comunque fondamentale, ricordo che l'ultimo provvedimento speciale per Roma risale alla legge n. 396 del 1990, che aveva stanziato risorse e attribuito un'attenzione particolare alla Capitale. Sono state stanziate poi risorse per il Giubileo del 2000, ma l'attenzione sul ruolo e i poteri della Capitale sono purtroppo scemati nel corso degli anni. Credo che basterebbe soltanto andare a vedere quello che accade per le altre Capitali europee - Parigi, Berlino, potremmo citarle una per una - che seppure con assetti istituzionali diversi l'una dall'altra, hanno tutte dei poteri speciali. Tra l'altro Roma è l'unica città capitale di due Stati e che, essendo capitale anche del Vaticano, della cristianità e del cattolicesimo, si caratterizza per una vocazione universale. Credo allora sia arrivato il momento di prestare una particolare attenzione, rilevando che anche le celebrazioni sono un modo per significare che il Governo e il Paese hanno a cuore la propria capitale. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Saccone. SACCONE (FIBP-UDC) . Signora Presidente, signora Ministra, ringrazio i colleghi che hanno presentato la mozione n. 281, a partire dalla senatrice De Petris e dal senatore Gasparri. A dir la verità, purtroppo è una situazione assai imbarazzante. Sono ormai vent'anni che parliamo di forme di adeguamento della capitale d'Italia alle altre capitali europee e non si è fatto nulla. Grazie a Dio c'è questo osservatorio trasversale, che sta discutendo in modo concreto non di dare più poteri alla capitale d'Italia, ma di renderla adeguata alle sfide, non solo dell'oggi, ma anche del domani. Gli inglesi lo hanno fatto con The Greater London Authority, con cui hanno reso autonoma la città di Londra. È stato fatto per Berlino, capitale da poco più di venti anni, che è stata elevata al rango di Land , quindi con pieni poteri legislativi, tutti finalizzato allo sviluppo della città capitale e a dotarla di autonomia in termini di infrastrutture e di investimenti. La capitale d'Italia è trattata invece alla stregua di un Comune superiore a 15.000 abitanti. Con tutto il rispetto, mi chiedo se sia possibile che la città che ospita tutte le sedi diplomatiche dei Paesi stranieri, gli organismi internazionali e le istituzioni abbia lo stesso trattamento amministrativo, non solo politico, di un qualsiasi Comune italiano. Assolutamente non è possibile! Sono stato profondamente onorato di servire la città da consigliere circoscrizionale, da presidente di municipio e da consigliere comunale e, da amministratore di questa città, ho combattuto quotidianamente con tutti i limiti amministrativi. Per realizzare un parcheggio pertinenziale su suolo pubblico occorrono oltre dodici, quindici o venti anni di attesa. Servono 51 nulla osta per fare un parcheggio da 50 posti macchina! Questa è la capitale d'Italia e questa è la sfida del futuro. Non voglio polemizzare con gli amici del MoVimento 5 Stelle, che sono in una fase di profonda metamorfosi, perché si rendono conto di quanto sia difficile governare una comunità, ma abbiamo visto fotografie della sindaca della capitale d'Italia, con degli alberi potati o con un manto stradale rifatto: non la critico, ma ciò dà la dimensione della coscienza e della consapevolezza del ruolo che si occupa. Non è stata tradita la fiducia dei cittadini, ma si è semplicemente inadeguati. È difficile immaginare il signor Khan o la signora Manuela Carmena Castrillo, sindaca di Madrid, che postano un selfie con un albero che si andrà a potare. Ciò dà dunque la dimensione di qual è la concezione di chi fa il sindaco della capitale d'Italia ed è ridicola. Non è colpa della sindaca Raggi: sono tante altre le sue responsabilità. Ho letto stamattina che ieri è stata salvata, perché non ha la maggioranza in consiglio comunale: neanche il presidente Conte ce l'aveva e si è dimesso. Sarebbe utile, come ha chiesto l'UDC a Roma, che la sindaca Raggi ne prendesse atto e che almeno il 20 Giugno si dimettesse, dando finalmente luogo a un commissariamento della capitale d'Italia. Signora Presidente, ripeto che quella foto con gli alberi potati dà la dimensione del fatto che non si guarda al futuro. Si dice spesso, ultimamente, per propaganda, che a Roma non si è mai fatto nulla. Lo dico come esponente politico che è stato anche avversario di chi ha governato per tanti anni la capitale d'Italia: le ultime opere pubbliche o le ultime opere che hanno dato una prospettiva alla città, le abbiamo inaugurate venti anni fa. Pensiamo all'auditorium o al sottopasso di Castel Sant'Angelo: non le ho certamente inaugurate come amministratore di maggioranza, ma ne rendo atto. Qual è l'ultima opera pubblica inaugurata in questa città? Non c'è niente! Sono vent'anni che non si costruisce il futuro di Roma. Sono vent'anni che non si va a costruire un'opera pubblica, che dia una maggiore fruizione e una maggiore prospettiva. Per concludere, mi auguro che questa non sia l'ennesima occasione in cui si contempla e si esalta il ruolo di Roma, lasciando poi a Roma il destino di un qualunque Comune d'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Vecchis. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, quando penso a Roma, la prima parola che mi viene in mente è amor, ovvero amore per questa città, culla del diritto, centro della cristianità, con 6.000 chilometri di strade, dove si stratificano tremila anni di storia, e sede di tre tipi di ambasciate (presso la Capitale, le organizzazioni internazionali e la Santa sede). Roma, che all'interno dei suoi confini vanta un museo a cielo aperto. Roma, che si estende su un territorio che potrebbe contenere otto delle principali città italiane e ben nove capitali europee: Amsterdam, Atene, Berna, Copenaghen, Dublino, Lisbona, Parigi, Vienna e Bruxelles. Il centocinquantesimo anniversario della sua proclamazione come capitale d'Italia deve essere l'occasione per impegnarci tutti insieme, senza steccati ideologici e logiche di appartenenza partitica, affinché Roma torni ad occupare uno spazio importante nel contesto sia nazionale che internazionale. Roma deve riappropriarsi del suo fondamentale ruolo di traino economico e soprattutto culturale, che la storia le riconosce da sempre. Roma capitale della cultura europea: non deve soltanto essere uno slogan , ma un impegno che oggi tutti noi dobbiamo prendere in quest'Aula votando la mozione. Roma, orma: restituire la giusta dignità che merita alla capitale d'Italia significa seguire - da orma - quella traccia che segna il giusto cammino, per far sì che questa città torni a essere grande nel mondo, ma allo stesso tempo capace di farsi piccola e prendersi cura di tutti i suoi cittadini, nessuno escluso. Una città che deve ambire a una maggiore autonomia di funzioni sia per governare il suo enorme patrimonio storico sia per la gestione efficiente di una macchina amministrativa così complessa. Roma, infatti, è una delle poche capitali che a livello mondiale non gode di una particolare autonomia. L'altra direttrice deve essere infatti un intervento che possa seguire al decentramento municipale. Data l'ampiezza del suo territorio - come accennavo prima nel mio intervento - e l'elevata densità demografica, la città di Roma, stante il suo particolare status , non può essere governata in modo esclusivamente verticistico e centralizzato. L'esperienza amministrativa dimostra che, soprattutto in enti territoriali molto estesi, il decentramento puntuale e non generalizzato può essere la chiave per migliorare la qualità dei servizi al cittadino in termini di maggiore efficienza. E noi a questo teniamo, al bene dei cittadini. Ecco perché sarà necessario procedere a conferire ai municipi specifiche funzioni amministrative per il cui esercizio risulti più efficiente la devoluzione a un ente di prossimità e riconoscere una maggiore autonomia finanziaria di spesa finalizzata all'erogazione dei servizi ai cittadini residenti. L'obiettivo in questo caso è incentivare l'azione amministrativa decentrata nei municipi (che in altri enti sarebbero città) attraverso il conferimento di nuove funzioni e il riconoscimento di maggiore autonomia finanziaria, quest'ultima anche quale meccanismo premiale della gestione virtuosa ed efficiente. Roma, amor, orma: la strada che ci porterà a una rinascita di questa città, la Città eterna, non può che essere incarnata nell'amore proprio per la città: Roma, amor, orma. Viva Roma! (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare la rappresentante del Governo, alla quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione presentata. DADONE, ministro per le politiche giovanili . Signor Presidente, ringrazio i colleghi senatori per aver posto la questione in oggetto con la mozione. Ricordo brevemente, in primis a me stessa, che sono state effettuate alcune celebrazioni per i centocinquant'anni di Roma capitale d'Italia: ricordo che nella legge di bilancio 2019 sono stati stanziati 500.000 euro, cui ha fatto seguito un bando del Mibact proprio per selezionare progetti da finanziare sulle associazioni territoriali. Il Ministro per le politiche giovanili e lo sport che mi ha preceduto ha costituito un tavolo tecnico di coordinamento al quale sono stati invitati i rappresentanti del Mibact, del Ministero dell'istruzione e di Roma Capitale. Il tavolo era coordinato dalla struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale e si è riunito tre volte. Il Ministero dell'istruzione ha promosso un concorso per gli studenti di ogni ordine e grado, «Tutte le strade portano a Roma», anche questo nell'ottica di ricordare ma altresì di includere i giovani, e Roma Capitale ha avviato le celebrazioni lo scorso 3 febbraio 2020 con un evento di apertura al Teatro dell'opera: c'è stata, in sede di Musei Capitolini, una lectio magistralis tenuta dal saggista e storico Paolo Mieli, alla quale ha partecipato una delegazione di giovani studenti. Da quando ho assunto le deleghe, ho avviato la ricostituzione della struttura di missione, alla quale, però, ho voluto anche dare una nuova forma. Quindi, accanto alle celebrazioni nazionali, vi è anche il coinvolgimento dei giovani, proprio in un'ottica partecipativa: ricordo e coinvolgimento dei ragazzi. È mia intenzione anche confermare il comitato che è stato nominato lo scorso dicembre, valutando la possibilità di allargarne la composizione. Ciò detto, per quanto riguarda la mozione in esame esprimo parere favorevole sulle premesse e sugli impegni, con una proposta di riformulazione degli impegni 4) e 5). La riformulazione è finalizzata, al punto 4), a inserire nel testo, dopo le parole «le università pubbliche e private», le seguenti «, i giovani e le associazioni giovanili» e a sostituire il punto 5) con il seguente: «a valutare, nel caso di insufficienti disponibilità del bilancio dello Stato, la possibilità, sulla base delle necessarie verifiche tecniche, di destinare in via del tutto eccezionale una quota parte degli incassi delle biglietterie dei principali siti archeologici e monumentali e dei musei della capitale alla celebrazione del 150° anniversario e alla realizzazione dei progetti individuati». (Applausi) . PRESIDENTE . I firmatari della mozione dichiarano di accettare la proposta di riformulazione testé avanzata dal rappresentante del Governo. PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, già nel marzo 1861 Cavour, in un discorso alla Camera del Regno d'Italia, affermava: «Tutta la storia di Roma, dal tempo dei Cesari al giorno d'oggi, è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio, di una città, cioè, destinata ad essere la capitale di un grande Stato». Partendo da questa frase pensiamo al danno culturale per l'umanità che questa pandemia sta creando da un anno alla nostra capitale, privando anche i turisti di tutto il mondo della possibilità di godere della bellezza e della storia di Roma. Una volta mi colpì la frase di un ragazzo - e ringrazio la ministra Dadone per aver citato la partecipazione dei giovani e per aver proposto la riformulazione di quel punto della mozione - di un altro continente che era a Roma per uno scambio interculturale; egli disse che i ragazzi italiani, i ragazzi romani, fanno meno fatica a studiare sui libri, perché a Roma si vive continuamente in un libro di storia aperto. Ebbene questa mozione, a prima firma della collega De Petris, chiede di celebrare in maniera forte i centocinquant'anni della proclamazione di Roma Capitale. Certo, in questo anno non abbiamo potuto farlo come Roma e l'Italia avrebbero meritato e come è stato fatto per altri eventi, tra i quali, ad esempio, quello ricordato nella mozione, del 2018, in occasione dell'anniversario della vittoria nella Prima guerra mondiale, con un evento finale al quale ha partecipato il Presidente della Repubblica. A questo proposito, ancora una volta mi piace ricordare l'impegno nel comitato per gli anniversari di interesse nazionale del senatore Marini, che purtroppo abbiamo perso da poco a causa del Covid-19 e che è stato autorevole presidente di questo Senato. Il 150° anniversario della proclamazione di Roma Capitale va oltre le sue celebrazioni, naturalmente, e ci induce a ripartire dall'epidemia, per ragionare su come la nostra bella capitale sia città di solidarietà e di inclusione e come dobbiamo aiutarla a svolgere questo ruolo. Ricordare i centocinquant'anni significa compiere una grande operazione culturale ed educativa, come la mozione chiede, con il coinvolgimento di centri studi, università pubbliche e private, associazioni culturali, terzo settore, sindacato, mezzi di comunicazione, aggiungendo adesso, su impulso della ministra Dadone, come ricordavo prima, giovani e associazioni giovanili. Ma richiede anche un impegno straordinario per la riduzione dell'inquinamento e la realizzazione di un programma di opere pubbliche e di riqualificazione del tessuto urbano. Abbiamo le risorse del recovery e anche su questo dobbiamo impegnarci per la nostra capitale. Questa discussione naturalmente intreccia - lo diceva molto bene la collega De Petris - inevitabilmente la questione del rafforzamento del ruolo, delle funzioni e del finanziamento della nostra capitale. All'altro ramo del Parlamento sono in corso le audizioni per l' iter di proposte di legge di intervento nella nostra Costituzione per ampliare il ruolo di Roma Capitale. Riteniamo che questo sia il momento. C'è un osservatorio - anche questo lo si ricordava - in cui sono presenti tutte le forze politiche per rilanciare il ruolo e le funzioni di Roma Capitale. È, dunque, questo il momento. Rendiamo la nostra capitale il simbolo del riscatto dell'umanità intera per l'infinitezza del senza confini che Roma rappresenta nel post -pandemia. Per queste ragioni, il Gruppo Italia Viva-P.S.I. voterà convintamente a favore della mozione su Roma Capitale in discussione oggi. (Applausi) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, Governo, Ministri, oggi discutiamo la mozione su Roma Capitale, che risale ad agosto 2020 e che è gemella di un'omologa mozione presentata alla Camera. Entrambe sono uno dei frutti e degli intenti trasversali, come è stato ricordato, del lavoro dell'Osservatorio parlamentare per Roma. L'oggetto è la ricorrenza dei centocinquant'anni dalla proclamazione di Roma a capitale. La data di riferimento è quella del 3 febbraio 1871, data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia della legge n. 33, appunto del 3 febbraio 1871, che trasferiva la capitale da Firenze a Roma. Il 3 febbraio scorso, complice la pandemia e le note ristrettezze, le celebrazioni sono state ridotte e la ricorrenza è passata quasi inosservata, ma abbiamo ancora tempo per recuperare. Il punto non è solo questo, come ricordava anche la collega De Petris. Non è solo una questione di celebrazioni, peraltro dovute, ma anche di sostanza e cercherò di spiegarlo. Potrei impiegare interamente i dieci minuti a mia disposizione per elencare il quadro normativo. Non lo farò, ma darò dei riferimenti che contestualizzano la vexata quaestio di Roma Capitale. Come non ricordare alle origini la legge per Roma Capitale n. 396 del 1990 di Craxi e Andreotti, con relativi stanziamenti, definanziati purtroppo nel 2012. Mi piace sottolineare che Roma Capitale entra nella Costituzione con la legge costituzionale n. 3 del 2001, che modifica il comma 3 dell'articolo 114 della nostra Costituzione con la definizione: «Roma è la capitale della Repubblica». Seguono altri interventi legislativi nel 2009 e nel 2010 in attuazione del federalismo fiscale, il decreto legislativo del 2011 per funzioni e valorizzazioni e il già citato ridimensionamento del decreto legislativo del 2012 e poi, purtroppo, la mannaia della legge finanziaria 2015. Potrei continuare - ma non lo farò - perché sono praticamente più di trent'anni che parliamo di questo. Torniamo, però, ad oggi. La data del 3 febbraio 2021, che segna i centocinquant'anni dalla proclamazione di Roma Capitale, non è stata adeguatamente celebrata finora. Questo è il senso propositivo e l'intento della mozione che Fratelli d'Italia ha sottoscritto alla Camera e al Senato e che quindi - anticipo - convintamente voterà. Lasciateci, però, sottolineare talune cose. Non è stata solo la pandemia a contribuire a questa distrazione istituzionale verso Roma e la ricorrenza in oggetto. Infatti, non si era predisposto il calendario degli eventi a partire dalla data del 20 Settembre 2020, cioè l'anniversario della Breccia di Porta Pia, fino al citato 3 febbraio, mentre il 50° anniversario dell'unione di Roma all'Italia nel secolo scorso fu ampiamente celebrato con iniziative istituzionali. Lo stesso dicasi per la ricorrenza dei cento anni dalla proclamazione di Roma Capitale, celebrata come completamento dell'unità d'Italia e come chiusura dell'epopea risorgimentale. Invece i centocinquant'anni sono stati trascurati. Mi piace ricordare un bel francobollo celebrativo di Poste italiane e qualche iniziativa quel giorno; però poca roba. Ma qual è il vulnus , al di là del 3 febbraio scorso? Il vulnus è più profondo, cari colleghi, ed è l'attribuzione a Roma Capitale di poteri speciali, cui devono o dovrebbero corrispondere fondi speciali. Questa è peraltro la storica posizione di Fratelli d'Italia, che siamo contenti abbia visto anche la convergenza di altre forze politiche, come dimostra l'approvazione dell'ordine del giorno alla Camera a firma degli onorevoli Meloni e Rampelli nel febbraio scorso, ma anche l'assemblea capitolina del 24 febbraio scorso dedicata a maggiori fondi e poteri per Roma Capitale, con un consenso trasversale. Mi riferisco alla richiesta di poteri speciali per la città di Roma, come avviene per le altre capitali europee: Parigi, Berlino, ma anche Londra pre e post Brexit. Qual è il punto, cari colleghi? La piena attuazione della riforma in materia di poteri, risorse e funzioni di Roma Capitale. È evidente a tutti che non sono bastati gli importanti dispositivi introdotti nella Costituzione, né la legge ordinaria sui poteri e le competenze speciali, perché sono rimasti senza conseguenze concrete e perché la legge ordinaria è rimasta senza i decreti attuativi. C'è un passaggio interessante di previsione nella legge di bilancio 2021, che ci auguriamo venga attuato, mentre - e questo non lo notiamo solo noi, ma direi che è stato notato in termini multipartisan - c'è un insufficiente stanziamento nel recovery plan . Spiace dover ricordare - lo dico in questo caso senza polemica - che il 31 marzo scorso è stata bocciata la proposta di Fratelli d'Italia di destinare alla capitale nel PNRR un miliardo all'anno per i prossimi sei anni, anche in vista del Giubileo che ricordo sarà nel 2025. Proponemmo anche di inserire nel PNRR dei poteri per Roma Capitale; purtroppo tale proposta è stata bocciata. Vengo alle conclusioni. Al di là di questa mozione, che voteremo, Roma non è solo la capitale della Repubblica italiana, ma è anche la capitale della Chiesa cattolica e della cristianità ed è anche la sede di organismi internazionali che rafforzano la vocazione internazionale di Roma. A Roma si concentra un immenso patrimonio artistico e monumentale; il centro storico di Roma è un sito dell'UNESCO. Rilanciare Roma Capitale, colleghi, significa rilanciare l'Italia intera, significa investire sul futuro della Nazione, perché il futuro della Nazione passa per le strade di Roma. Senza Roma non ci sarebbe stata l'Italia unita e libera che noi abbiamo conosciuto e che ci piace ricordare. È per questo che dobbiamo recuperare tutti (non è una questione di parte) l'orgoglio della romanità e anche della capitale di una Nazione. Per Fratelli d'Italia i poteri speciali di Roma Capitale non sono un problema della città di Roma, ma una questione di rango e di livello nazionale. Rilanciare Roma significa appunto puntare sul futuro dell'Italia, perché, cari colleghi, Roma è storia, è civiltà, deve essere orgoglio. Roma Capitale, però, non deve soltanto essere evocata, deve ricevere strumenti e risorse che la mettano in condizione di affrontare le sfide che ci attendono e anche di primeggiare, come può o come potrebbe, tra le capitali europee. Voglio anche aggiungere che Roma nell'immaginario collettivo mondiale è il centro della storia. Goethe ha scritto: «Roma è la capitale del mondo» e di Roma capitale del mondo, di Roma capitale d'Italia, di Roma centro della storia non dobbiamo dimenticarcene noi che siamo qui. La mozione in discussione è un passo, uno stimolo, una sollecitazione, non solo a celebrare il 150° anniversario della proclamazione di Roma Capitale, ma a non dimenticare che, se non rilanciamo Roma, penalizziamo l'Italia. (Applausi) . ASTORRE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ASTORRE (PD) . Signor Presidente, ringrazio naturalmente la collega De Petris e i colleghi che hanno firmato la mozione, in particolare la senatrice Monica Cirinnà, che con me ha firmato la mozione per il Partito Democratico. Voglio ringraziare quindi chi ha voluto porre il tema in quest'Aula, dove non è facile e non è mai stato facile parlare di Roma. A Loredana De Petris voglio rivolgere un grazie particolare, così come alla salute che mi ha assistito fino ad oggi, perché la salute che mi ha assistito fino ad oggi e la mozione presentata dalla collega De Petris mi hanno consentito di sentire in quest'Aula esponenti della Lega sbracciarsi giustamente per Roma, per Roma-Amor. Abbiamo sentito un esponente della Lega e ne sentiremo anche un altro in fase di dichiarazione di voto. Questo è positivo perché non molti anni fa, quando si discutevano i provvedimenti che la collega Rauti ha citato, le Aule parlamentari hanno dovuto spesso scontare un'opposizione della Lega, che all'epoca era secessionista. Ora la Lega è sovranista ed europeista, per cui prendiamo il momento buono e positivo. Perché la mozione in discussione è centrale? Non tanto e non solo, consentitemi di dire, per la questione della celebrazione dei centocinquant'anni della proclamazione di Roma Capitale. Com'è stato ricordato, l'anniversario dei centocinquant'anni con la vicenda della pandemia è passato un po' in secondo ordine, però pone nell'Aula del Senato il tema dello status e dei finanziamenti della capitale d'Italia. A partire dal definanziamento di Roma Capitale, fatto negli anni scorsi rispetto alla legge n. 396 del 1990, ci troviamo di fronte a un tema ineludibile, del quale purtroppo questo Paese, che non ama la sua capitale - spesso forse anche noi ci mettiamo del nostro per non farci amare - deve rendersi conto, per cui oggi è positiva una discussione sul tema. Vogliamo che questa Nazione, la nostra Patria, l'Italia si renda conto che, o ci si decide a dare un ruolo e un finanziamento particolare alla città di Roma, al di là di chi la governa - la può governare chiunque - oppure, se non ha uno status e, soprattutto, consentitemi, un finanziamento particolare, per il finanziamento con il quale viene oggi trattata, la capitale d'Italia sostanzialmente non differisce molto dagli altri Comuni italiani capoluoghi di Regione. Non devo andare troppo indietro. Basta aver visto le manifestazioni di questi giorni a Roma. In un regime normale come quello in cui si tornerà una volta usciti - speriamo quanto prima - dalla pandemia, la capitale d'Italia ha dei ruoli, delle rappresentanze, un peso non solo perché è capitale del Paese, ma perché è un unicum in quanto capitale mondiale della cristianità. La sua funzione quindi è triplice: capoluogo del Lazio, capitale d'Italia, capitale mondiale della cristianità. Credo, quindi, che questa sia una funzione alla quale il Parlamento e il Governo debbano assolvere. Ringrazio anche la Ministra, che ha dato delle indicazioni a favore, anche con una riformulazione dell'ordine del giorno e della mozione accolta, mostrando così una sensibilità del Governo rispetto ai temi posti dalla mozione. È bene, però, che il Parlamento prenda spunto da questa vicenda. Si entra in un periodo elettorale e tutte le cose che si dicono e si fanno in un periodo elettorale, come è quello a pochi mesi dal rinnovo del Consiglio comunale del Campidoglio, forse può essere strumentalizzato, ma la maggioranza e l'intero Parlamento - ho sentito anche la senatrice Rauti e Fratelli l'Italia dire che non ci si può sottrarre da una vicenda come quella di Roma - devono impegnarsi e porre il tema di finanziamenti particolari e straordinari, con un'assunzione di responsabilità, dal momento che la nostra capitale è triplice capitale ed è un unicum mondiale. Penso che la mozione abbia il merito di porre questo tema, partendo dal 150° anniversario di Roma capitale d'Italia (tra il settembre 1870 e il febbraio 1871), ma ricorda anche a questa Assemblea e al Governo lo status di Roma e soprattutto lo stato dei suoi finanziamenti. Si discute da tanti anni del suo status istituzionale, alla Camera sono in discussione in Commissione affari istituzionali alcuni provvedimenti. La discussione è delicata, perché coinvolge i cittadini di Roma, del Lazio e della provincia di Roma e parliamo di una Regione di sei milioni di abitanti, la seconda Regione per PIL in Italia. È quindi un argomento naturalmente delicato, ma da affrontare. Il tema che sia il Governo, sia il Parlamento hanno dimenticato in questi anni è quello del sostegno economico a partire dal recovery e dalle risorse normali legate alle funzioni straordinarie che per sua natura la capitale d'Italia, capoluogo della Regione e capitale mondiale del cattolicesimo e della cristianità deve affrontare. Dichiaro quindi, anche a nome del Partito Democratico, il voto favorevole a questa mozione, perché è giusto porre in quest'Aula, al centro della nostra discussione, un tema così importante e vitale per il nostro Paese. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Ringrazio i colleghi intervenuti sia in dichiarazione di voto, sia nella discussione, perché questa mozione sulle celebrazioni per i centocinquant'anni di Roma capitale d'Italia voleva esattamente porre al centro dell'attenzione del Senato e del Governo la questione dello status e del ruolo di Roma Capitale. Credo che Roma non abbia bisogno di alcuna presentazione nel mondo per la sua storia, perché ovunque si vada non solo in Europa, ma anche oltre i suoi confini, si trovano le tracce di questa presenza, di questa storia. Roma è diventata capitale del nostro Paese e certamente questo è stato un fatto straordinariamente importante, che ha segnato davvero la nascita dello Stato italiano. È paradossale che una città tanto famosa e importante per il mondo da anni riceva invece dal proprio Paese, dallo Stato italiano di cui è capitale, pochissima attenzione. Roma per sua natura, come ricordava il collega Astorre, è capitale d'Italia, capoluogo della Regione, capitale della cristianità nonché sede di moltissime organizzazioni internazionali. Ricordo la FAO, ma ce ne sono molte altre. Tutto questo comporta ovviamente degli oneri molto pesanti. Oltre al prestigio, vi sono pesanti oneri. Abbiamo anche doppie ambasciate, con tutto quanto ciò comporta. Il tema dei finanziamenti è stato sempre una questione cruciale. Non a caso nella mozione ricordo la legge n. 396 del 1990, istitutiva di Roma Capitale, il cui ispiratore fu il compianto Antonio Cederna; ebbene, quella è stata l'ultima legge nazionale che si è in qualche modo occupata di Roma. Nel tempo è stata praticamente definanziata e di fatto abrogata. Questa però non è una questione che - torno a ripetere - riguarda soltanto i cittadini romani, i cittadini dell'area metropolitana, del Lazio o i parlamentari di Roma, ma è una questione nazionale. Così com'è stata una questione nazionale Berlino, capitale della Germania, Parigi per la Francia e Londra per il Regno Unito, anche questa è una questione nazionale e di vanto per tutto il Paese. Cito queste capitali per dire che ognuna di esse, evidentemente con assetti istituzionali diversi, ha uno status giuridico speciale: da Berlino che è una città-Stato, per esempio, con tutto ciò che comporta, a Parigi con le sue autonomie molto forti e riconosciute. Vi ricordo che Roma è la città più grande d'Europa per superficie, così come il comune agricolo più grande d'Europa: questo sta a significare che ha un'estensione territoriale molto ampia per ragioni storiche e significa anche che bisogna intervenire. Esamineremo anche i disegni di legge al momento incardinati in Commissione affari costituzionali alla Camera. Vi è la necessità fondamentale - finalmente, dico io - di decidere dal punto di vista costituzionale lo status giuridico di Roma, che è uno status speciale e non può che essere così, come per tutte le altre capitali. Poi sceglieremo le forme; il dibattito è aperto da molti anni, ma credo sia necessario assumere, tutti insieme, una decisione su questo. Contemporaneamente vi è un disegno di legge ordinario, perché oggi, per come stanno le cose, abbiamo la necessità di fare un salto di qualità; non si può governare una città così complessa con gli stessi poteri di un Comune con molti meno abitanti e un ruolo decisamente minore. I municipi di Roma, ad esempio, dovrebbero essere trasformati in Comuni per avere la possibilità di un governo vero del territorio. Questo non riguarda chi in quel momento governa la città, perché in quest'Aula praticamente abbiamo governato un po' tutti Roma e in un modo o nell'altro vi sono state alternanze, ma le questioni davanti a noi sono rimaste praticamente le stesse. Credo sia arrivato il momento di fare questo salto di qualità e finalmente spero che alla Camera la discussione proceda velocemente e che anche il Senato possa alla fine esaminare i disegni di legge in materia, perché la questione di Roma Capitale, del suo ruolo e dei suoi finanziamenti (quindi sia sul recovery fund , ma anche, tra poco, sulla legge di bilancio) riguarda tutto il Paese. È una questione assolutamente prioritaria che riguarda appunto l'Italia. Siamo, alla vigilia del rinnovo del consiglio comunale e delle elezioni, ma, torno a ripetere, non si tratta di una questione di parte. È una questione che riguarda profondamente lo Stato, il Governo e il Paese intero. Una capitale, con maggiori possibilità di avere finanziamenti, risorse, un assetto istituzionale e poteri speciali che permettano di governare al meglio, è importante per tutto il nostro Paese. Quindi, con l'auspicio che questa mozione possa portarci rapidamente a definire sia il ruolo che i finanziamenti per Roma, annuncio il voto favorevole dei senatori del Gruppo Misto e della componente LeU. (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, questa mozione viene discussa un po' in ritardo, per la verità. Da dove nasce? L'iniziativa è singolare, perché la mozione è firmata in modo trasversale e non sempre accade in Parlamento. Tutti i Gruppi, la senatrice De Petris, il sottoscritto, la senatrice Cirinnà, il senatore Dessì, la senatrice Binetti, il senatore Giuseppe Pisani e molti altri hanno sottoscritto questa mozione sui centocinquant'anni di Roma Capitale, che ricorrono quest'anno. Anni fa, a Roma, è nato un coordinamento, un osservatorio dei parlamentari eletti a Roma e, quindi, insieme abbiamo redatto una mozione per richiamare, per la verità già da mesi, le istituzioni, i Governi, il Governo dell'epoca, a celebrazioni adeguate per i centocinquant'anni di Roma Capitale. Non è solo per retorica. Potrei fare una citazione: «L'Italia è restituita a se stessa e a Roma. Qui, dove noi riconosciamo la patria dei nostri pensieri, ogni cosa ci parla di grandezza». È scritto dietro la presidente Rossomando. Nessuno di noi le guarda, ma ci sono queste lapidi. Noi le consideriamo un fatto normale, ma non è che la mattina entriamo in Aula e leggiamo la lapide. È scritto là. Quindi, la mozione risponde all'esigenza scritta nella lapide: richiamare alla storia, all'identità, al percorso. Non voglio fare qui una lezione di storia: non sarei all'altezza né i colleghi ne hanno bisogno. Tuttavia, credo che avere consapevolezza del ruolo della nazione e del ruolo della capitale sia un fatto importante. Roma, poi, è stato un luogo controverso, di polemiche, addirittura definita mafiosa. Poi, però, non lo era: c'era la corruzione, come c'è stata in tante parti d'Italia e del mondo. La Corte di cassazione ha però tolto quel marchio, che era stato con superficialità appioppato alla Capitale, con un danno di immagine gigantesco al Paese di cui qualcuno poi dovrebbe essere chiamato a rispondere. Per questo, però, basta leggere i libri di Sallusti e Palamara, non c'è bisogno che io ne parli qui. Quindi, la mozione serve a richiamare il Governo. Dico alle rappresentanti del Governo che si fa ancora in tempo a fare qualcosa. Siamo ancora ad aprile, infatti. Io ricordo che, in occasione del centenario (io ero un ragazzino), vi furono celebrazioni, se ne parlava nelle scuole ed era un momento importante. Credo, pertanto, che si debba riflettere sul ruolo della nazione, sul ruolo della capitale e, certo, anche sui poteri. Nel dibattito è emerso qualcosa. Dico alla collega Rauti, che conosco e stimo da tempo e che è alla sua prima legislatura, che, negli anni Ottanta, il Governo Craxi fece una legge speciale per Roma; nel 2008 e nel 2009 il Governo Berlusconi ha fatto norme e leggi per Roma. È stata cambiata la Costituzione, introducendo la dicitura Roma Capitale. Non basta, però, cambiare il nome. Come hanno detto dei colleghi, bisogna anche dotare la capitale di mezzi adeguati. Ricordo alla senatrice Rauti, che faceva delle giuste rivendicazioni, di dire ai colleghi del suo Gruppo che basta sottoscrivere la proposta di legge dell'onorevole Barelli di Forza Italia, che vuole introdurre in Costituzione dei poteri maggiori per Roma, affinché venga equiparata ad una Regione. Come in altri Stati del mondo, dell'Occidente, la città capitale ha dei poteri che non sono quelli degli altri Comuni: per gli oneri, per le funzioni che sono state ricordate, per la presenza di ambasciate e rappresentanze internazionali. Per certi versi, non secondari, Roma è la capitale della cristianità. È un luogo particolare e, difatti, le lapidi e la storia ce lo ricordano. Poi, noi ce ne dimentichiamo nel percorso che ha portato a questo traguardo. Io credo, quindi, che questa mozione impegni il Governo a fare qualcosa in più, da qui alla fine dell'anno, per celebrare i centocinquant'anni di Roma Capitale. Credo non servano grandi mezzi economici, a partire dalla comunicazione e - perché no - dalle stesse Aule parlamentari. L'Aula del Senato è stata aperta per momenti importanti di riflessione istituzionale e di incontri sulla cultura e su temi di varia natura. Credo si possa tranquillamente, a costo zero, avere un momento più solenne di celebrazione con il Presidente della Repubblica e le massime istituzioni. Si promuovono tante iniziative, che apprezzo, dedicate a vari aspetti e credo che il Senato potrebbe ospitare questi eventi, in coerenza con le lapidi che ci ricordano la storia patria. Alla Camera dei deputati si sta svolgendo una discussione sul ruolo di Roma Capitale. Forza Italia ha avanzato queste proposte, mentre altri Gruppi non hanno fatto proposte di rango costituzionale, ma ben vengano; basta avvisare i colleghi della Camera e la relatrice, onorevole Calabria, di Forza Italia (mentre l'onorevole Silvestri, del MoVimento 5 Stelle, è relatore sui provvedimenti di carattere ordinario). Noi abbiamo posto una questione costituzionale. Si può discutere del ruolo di Roma. Ricordo l'Osservatorio parlamentare che è trasversale e plurale e che ho presieduto, per anzianità di mandato, quando si è costituito. Attualmente è presieduto dall'onorevole Magi, che è di tutt'altro Gruppo rispetto al mio, e la senatrice De Petris ne è esponente illustre vista, non dico l'anzianità, ma l'esperienza politica maturata sia sul territorio che in queste Aule. Noi avvertiamo il dovere di porre una questione storica, culturale, identitaria, costituzionale e normativa. Roma può stare anche antipatica perché è sempre al centro delle polemiche. Peraltro, Roma ospita i difetti suoi e dell'Italia, perché a Roma tante vicende negative hanno visto protagonisti quelli che vi si trovano, in quanto capitale, a svolgere le proprie funzioni e magari l'hanno trasformata in un teatro di cose non pregevoli. Roma è anche storia, cultura e identità (non devo qui aggiungere riferimenti). Anche nelle discussioni sul recovery fund abbiamo detto che una voce cospicua andrebbe introdotta per Roma Capitale per poteri specifici, risorse, trasporti, accoglienza e infrastrutture, in quanto è la porta dell'Italia, del Paese e della Nazione. Non è questa la sede per tale discussione, ma il nostro Gruppo lo ha illustrato anche all'attuale capo del Governo Draghi. In un breve intervento sulla fiducia dissi che Draghi, oltre a essere europeo ed europeista per antonomasia, è anche romano e, quindi, nella sua azione di governo potrà forse trovare lo spazio per ciò che è un servizio e un'esigenza della comunità nazionale intera e non una rivendicazione di natura campanilistica. Mi auguro che la mozione in esame venga approvata - il nostro Gruppo la sostiene - per ragioni storiche, culturali e morali e per le possibilità anche celebrative, da qui alla fine dell'anno, della ricorrenza dei centocinquant'anni della Capitale. Faccio appello anche alla Presidenza del Senato, che può autonomamente assumere un'iniziativa senza costi particolari. Infatti, disponiamo della sala, che è accessibile secondo le regole del tempo e non occorre quindi spendere soldi. Per quanto riguarda la comunicazione, la televisione trasmette perfino le nostre normali sedute, non tutte di rilevanza storica. Quindi, questa iniziativa può essere assunta e rivolgo un appello alla Presidenza. Dopodiché, dobbiamo discutere dei poteri e dei ruoli, cosa che si sta facendo attualmente alla Camera dei deputati, dove si sta svolgendo il relativo procedimento legislativo. Credo però che questa materia debba trovare spazio anche nelle discussioni sui vari provvedimenti economici e decreti. Sono partito dalla lapide, ma non vogliamo solo mettere lapidi: vogliamo fare leggi e rendere la Nazione consapevole del suo ruolo e della sua storia. Quando dicono che è l'Europa a chiedere o volere qualcosa, ricordiamoci cosa sarebbe senza l'Italia, senza Roma e senza la nostra storia e le nostre vestigia. (Applausi) . Un po' di orgoglio, noi siamo l'Europa! Pensiamo alla città di Roma. Se uscite da qui trovate Caravaggio a San Luigi dei Francesi, così come a Santa Maria del Popolo, e trovate anche il Pantheon. Basta fare 500 metri qui intorno a piedi e vedrete più storia di quanta ce ne sia in altri luoghi d'Europa (non dico altro per evitare equivoci). Orgogliosi della nostra storia, voteremo pertanto a favore della mozione in esame, sperando che dia la spinta per leggi utili alla capitale e quindi alla Nazione. (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Gasparri, direi che stiamo discutendo di Roma capitale europea. FUSCO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FUSCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, signori senatori, il Gruppo Lega apprezza la mozione presentata dai colleghi, che ha posto all'attenzione di quest'Assemblea l'importanza di Roma come capitale del Paese, con l'intento di voler diffondere e valorizzare il suo ruolo di capitale, promuovendo lo sviluppo futuro della città, tramite una serie di iniziative celebrative e commemorative, in occasione della ricorrenza del 150° anniversario della proclamazione a capitale d'Italia. Riteniamo che il ricorrere del 150° anniversario dalla proclamazione di Roma Capitale debba però rappresentare l'occasione per affrontare più compiutamente un tema di importanza strategica, non solo per la città di Roma, ma per l'intero Paese, con l'auspicio che questa discussione possa rappresentare un primo ma importante tassello nel percorso che veda il Parlamento riconoscere a Roma una maggiore autonomia nell'esercizio di poteri e di funzioni, dotando la capitale d'Italia delle necessarie risorse, utili a una migliore gestione del suo patrimonio archeologico, storico e architettonico. Proprio oggi che Roma si appresta ad affrontare il 150° anniversario dalla sua proclamazione a capitale del Paese, ritengo che non sia più rinviabile il riconoscimento di uno status che in termini di autonomia possa realmente garantire l'obiettivo di poter preservare il valore di città eterna, di città aperta, simbolo di vittoria e liberazione, che le è riconosciuto a livello internazionale. Se guardiamo Roma con uno sguardo alle altre capitali europee, come correttamente sottolineato dalla mozione che stiamo discutendo, non si può non constatare come le maggiori capitali europee e occidentali godano di finanziamenti specifici per l'espletamento delle funzioni connesse al loro ruolo in seno all'ordinamento statale, indispensabile anche per contribuire alla conservazione e alla valorizzazione di un patrimonio storico e culturale di enorme valore che raramente appartiene alle sole amministrazioni locali, che necessita dunque di interventi dei rispettivi Stati nazionali. Non possiamo parlare di Roma senza considerare che il suo territorio da solo risulta più grande di quello delle altre otto più grandi città italiane messe insieme ed è equivalente alla somma di nove tra le maggiori capitali europee: parliamo di Amsterdam, Berna, Atene, Bruxelles, Copenaghen, Dublino, Lisbona, Parigi e Vienna. Nonostante questi dati pongano in evidenza la grandezza di Roma, non si può fare a meno di evidenziare come a ciò non corrisponda un adeguato riconoscimento normativo in termini di autonomia che spetta invece alle principali capitali europee che, sia pure con specifiche diverse, godono di forme di autonomia riconosciute dai rispettivi ordinamenti. A titolo esemplificativo, in Germania e Austria, Berlino e Vienna sono Länder; in Spagna, Madrid rappresenta una comunità autonoma; in Belgio, Bruxelles è divenuta la terza regione. Guardando oltreoceano, Washington non è solo la capitale degli USA, ma è anche uno Stato. Roma è l'unica città al mondo che ospita tre circuiti di ambasciate: come capitale della Repubblica, come sede dello Stato della Città di Vaticano e come sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO). Al contempo, però, Roma è una delle poche capitali mondiali che ancora oggi non gode di una particolare autonomia. Condividiamo la preoccupazione espressa nella mozione in esame per la drammatica emergenza economica causata per la città di Roma dall'epidemia da Covid-19, in particolare con la paralisi del settore del turismo, da sempre asse portante dell'economia cittadina, per cui si rende necessario un sostegno straordinario da parte dello Stato nei confronti della città. Riteniamo che oltre a questo sostegno straordinario, in occasione della ricorrenza dei centocinquant'anni dalla sua proclamazione a capitale, Roma meriti anche una nuova considerazione all'interno dell'ordinamento italiano. Ricordo infatti che oltre ad essere la nostra capitale, come riconosciuto dall'articolo 114 della Costituzione, Roma è stata definita dalla legge n. 42 del 2009 come ente territoriale Roma Capitale. In virtù di ciò, le sono state riconosciute specifiche funzioni amministrative sul tema dell'edilizia pubblica e privata, dello sviluppo economico, dei beni culturali e della protezione civile. Il primo vulnus normativo che riteniamo debba essere quanto prima superato sta nel fatto che le prerogative riconosciute a Roma Capitale insistono solo sul territorio comunale e non sull'area della Città metropolitana, così come istituita nella legge n. 56 del 2014. Una soluzione a questa incongruenza consisterebbe nel voler costringere l'area metropolitana con quella comunale, costituendo una Roma centrale cui la Regione Lazio dovrebbe inevitabilmente cedere alcune competenze. Attraverso un decentramento municipale, si tratterebbe di riconoscere anche ai singoli municipi, oggi nell'area metropolitana, maggiori poteri e maggiore autonomia, anche finanziaria, sui propri territori nell'interesse dei cittadini e dei servizi che ad essi vanno erogati. Solo così potremo veramente riconoscere a Roma il ruolo di capitale del Paese, valorizzando al contempo i singoli municipi che ad oggi ricadono nell'area metropolitana e che spesso faticano a godere delle risorse di cui necessiterebbero perché il più delle volte trattenuti a livello centrale. Sono questi gli obiettivi che si prefigge di poter raggiungere la nostra proposta di legge che reca disposizioni sull'ordinamento della Città metropolitana di Roma Capitale che, riconoscendo ad essa una propria autonomia, creerebbe indubbi benefici anche agli altri capoluoghi della provincia del Lazio. Parliamo di Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina che il più delle volte vedono sottratte dai propri territori risorse regionali che con l'ordinamento attuale vengono perlopiù fagocitate da Roma, alla quale dovrebbero invece essere destinate risorse specifiche dello Stato. Per tale ragioni esprimeremo un voto favorevole alla mozione in esame con l'auspicio che essa possa rappresentare il primo tassello di un percorso legislativo che veda finalmente il Parlamento discutere di Roma e di quanto necessario affinché quella che da centocinquanta anni è la capitale del nostro Paese, sede delle principali accademie di arte e cultura, centro della cristianità del mondo e culla del diritto, possa vedere pienamente riconosciuto il suo status di capitale italiana. (Applausi) . LUPO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUPO (M5S) . Signor Presidente, ringrazio anzitutto la senatrice De Petris per aver presentato la mozione sulla celebrazione del 150° anniversario dell'unione di Roma allo Stato italiano e quindi della sua proclamazione a capitale d'Italia. È stato ricordato come effettivamente a causa del Covid non sia stato facile... (Brusio) . PRESIDENTE . Senatrice Lupo, mi scusi un momento. Colleghi, come spesso accade c'è una parte dell'emiciclo che è molto rumorosa e non consente di ascoltare l'intervento della collega. Non so se ciò avviene perché prevalgono le voci maschili, non vorrei farne una questione di genere, ma vi chiederei di abbassare il tono della voce o comunque, nel caso, di uscire dall'Aula. Prego, senatrice Lupo. LUPO (M5S) . La ringrazio, Presidente, è sempre gentile. Come è stato già detto, in questo anno di Covid è stato effettivamente quasi impossibile poter fare le celebrazioni che tutti avremmo voluto e che ci aspettavamo. Vorrei ricordare però che effettivamente Roma non è solo celebrazioni ed eventi perché sarebbe altrimenti abbastanza scontato. Roma è già una celebrazione vivente. Bisogna ricordare Roma non solo per il Giubileo o per le polemiche sterili, che si sentono spesso. Bisogna lavorare insieme, concretamente. (Commenti). Ringrazio il senatore De Vecchis per il fatto di fare la ola , anche da lontano. (Richiami del Presidente) . Grazie, signor Presidente, posso continuare. Desidero ricordare le parole del presidente Mattarella, che è stato presente, insieme a tutte le istituzioni e anche al vicario di Roma, il portavoce del Papa, alla prima celebrazione che ci fu nel febbraio 2020. Egli disse proprio che «Roma può dare tanto allo sviluppo del Paese» e che «la comunità nazionale deve assicurare il sostegno necessario, affinché le funzioni della capitale siano svolte al meglio e creino così vantaggi per l'intero sistema». Investire su Roma significa infatti puntare su tutta l'Italia. È stato già detto che le maggiori capitali europee hanno già tutte dei poteri speciali e hanno delle funzioni e un ruolo, nell'ordinamento statale, che rappresentano un laboratorio permanente e contemporaneo. È giunto effettivamente il fatidico momento di lavorare tutti insieme per dare anche a Roma questi poteri speciali: si può lavorare ad una legge costituzionale oppure su semplici leggi ordinarie, per dare più efficacia e per fare più in fretta. Dispiace però che spesso questi argomenti emergano maggiormente durante il periodo preelettorale. Ho però notato che oggi i toni sono stati molto collaborativi e quindi mi auguro che, dopo le parole, seguano i fatti. Ovviamente Roma ha bisogno di risorse ad hoc e sono indispensabili anche per contribuire alla conservazione e alla valorizzazione di un patrimonio storico e culturale di enorme valore. Si tratta di un patrimonio nazionale, prima ancora che della singola amministrazione comunale. Vengo al punto: siamo partiti dall'accordo per cui tutti dobbiamo lavorare per riconoscere questi poteri speciali. Quindi bisogna riconoscere questo status giuridico, solo che, anche in questo ramo del Parlamento, l'unica proposta di legge per i poteri speciali, con un articolato di soli tre articoli, a cui si può lavorare, è a prima firma di parlamentari del MoVimento 5 Stelle. Quindi, visto che siamo in un sistema bicamerale, chiedo di iniziare subito anche a lavorare in questa Camera alta del Parlamento (Applausi) e di farlo concretamente, oltre alle parole, su questo disegno di legge. Penso che Roma Capitale sia importante per tanti motivi. La gestione di Roma non è facile, perché qui c'è la sede delle istituzioni italiane, delle ambasciate e bisogna far fronte alle tante esigenze legate alla sicurezza pubblica, al trasporto pubblico locale, al trasporto alternativo e tantissimo alla cura del verde. Si tratta di spese che devono essere fatte anche nell'immediato: pensiamo alla sicurezza pubblica e non solo in questi giorni, per le manifestazioni che stiamo vivendo, ma in tutto l'anno. Quindi è ovvio che non si può attendere un passaggio a cascata, dallo Stato, alla Regione, fino a Roma Capitale, perché chiunque sia chiamato ad amministrarla, Roma Capitale ha bisogno di immediatezza. Si tratta infatti di risposte che non si danno solo ai cittadini romani, ma ai cittadini italiani e ai cittadini del mondo, perché Roma è la città del mondo. (Applausi) . Colleghi, avete parlato di città d'Italia, ma Roma è la città del mondo, è il centro della cultura, è la città che ci invidiano tutti e che ci copiano anche, ma male, perché è unica. Il MoVimento 5 Stelle è certamente favorevole e voterà sì alla mozione al nostro esame. Chiediamo però la cortesia di dare seguito alle bellissime parole pronunciate nei confronti della nostra capitale, perché Roma non è solo città d'Italia, ma è la città degli italiani e di tutti i cittadini nel mondo. Ringrazio dunque la senatrice De Petris per la mozione al nostro esame, su cui il nostro voto sarà favorevole. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 281 (testo 2), presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi). Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino al 29 aprile. Fermi restando gli argomenti già previsti dal calendario corrente, la prossima settimana l'Assemblea si riunirà a partire da martedì 20 aprile, dalle ore 16,30 alle 20, per la terza lettura del disegno di legge di delegazione europea 2019-2020, ove concluso della Commissione, nonché per le ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri. Nella giornata di mercoledì 21 si procederà alla discussione del decreto-legge sul riordino dei Ministeri, ove concluso della Commissione; diversamente si proseguirà con la discussione delle ratifiche di accordi internazionali. Giovedì 22 aprile avrà luogo la discussione congiunta del Documento di economia e finanza 2021 e della Relazione sullo scostamento dall'obiettivo programmatico di bilancio. Per quest'ultima è previsto il voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato. La replica del Governo e le dichiarazioni di voto finale avranno luogo con trasmissione diretta televisiva. Martedì 27 aprile, alle ore 15, il Presidente del Consiglio dei ministri renderà comunicazioni in vista della trasmissione alla Commissione europea del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per la discussione sono state ripartite tre ore e trenta minuti, escluse le dichiarazioni di voto. Per la replica del Presidente del Consiglio dei ministri e le dichiarazione di voto è prevista la trasmissione diretta televisiva. Il calendario della settimana dal 27 al 29 aprile prevede inoltre, oltre all'eventuale seguito del decreto-legge sul riordino dei Ministeri, la discussione del decreto-legge in materia di trasporti e traffico crocieristico nella laguna di Venezia. Giovedì 29, alle ore 15, avrà luogo il question time. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 29 aprile: Giovedì 15 aprile h. 15 - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (ore 15) * * * Martedì 20 aprile h. 16,30-20 - Disegno di legge n. 1721-B - Legge di delegazione europea 2019-2020 (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (voto finale con la presenza del numero legale) (ove concluso dalla Commissione) - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri - Disegno di legge n. 2172 - Decreto-legge n. 22, Riordino Ministeri (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 30 aprile) (ove concluso dalla Commissione) - Discussione congiunta del Doc. LVII, n. 4 - Documento di economia e finanza 2021 e della Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato) * (giovedì 22) Mercoledì 21 " h. 9,30 Giovedì 22 " h. 9,30 Gli emendamenti al disegno di legge n. 2172 (Decreto-legge n. 22, Riordino Ministeri) dovranno essere presentati entro le ore 13 di lunedì 19 aprile. * Le proposte di risoluzione al doc. LVII, n. 4 (Documento di economia e finanza 2021) e alla Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione. Gli emendamenti alla risoluzione accolta dal Governo sul Documento di economia e finanza 2021 dovranno essere presentati entro mezz'ora dall'espressione del parere. Martedì 27 aprile h. 15 - Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della trasmissione alla Commissione europea del Piano nazionale di ripresa e resilienza - Eventuale seguito decreto-legge n. 22, Riordino Ministeri (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 30 aprile) - Disegno di legge n. 2168 - Decreto-legge n. 45, Trasporti e traffico crocieristico nella laguna di Venezia (scade il 31 maggio) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 29, ore 15) Mercoledì 28 " h. 9,30 Giovedì 29 " h. 9,30 Gli emendamenti al disegno di legge n. 2168 (Decreto-legge n. 45, Trasporti e traffico crocieristico nella laguna di Venezia) dovranno essere presentati entro le ore 14 di venerdì 16 aprile. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1721-B (Legge di delegazione europea 2019-2020) Relatori 10' Governo 10' Gruppi 2 ore, incluse dichiarazioni di voto, di cui: M5S 22' L-SP-PSd'Az 19' FIBP-UDC 17' Misto 16' PD 14' FdI 11' IV-PSI 11' Aut (SVP-PATT, UV) 9' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2172 (Decreto-legge n. 22, Riordino Ministeri) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 4 ore, di cui: M5S 43' L-SP-PSd'Az 39' FIBP-UDC 35' Misto 33' PD 29' FdI 23' IV-PSI 21' Aut (SVP-PATT, UV) 18' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del doc. LVII, n. 4 (Documento di economia e finanza 2021) e della Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 54' L-SP-PSd'Az 48' FIBP-UDC 43' Misto 41' PD 36' FdI 28' IV-PSI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per le Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della trasmissione alla Commissione europea del Piano nazionale di ripresa e resilienza (3 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto) Governo 30' Gruppi 3 ore, di cui: M5S 32' L-SP-PSd'Az 29' FIBP-UDC 26' Misto 30' PD 22' FdI 22' IV-PSI 16' Aut (SVP-PATT, UV) 14' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2168 (Decreto-legge n. 45, Trasporti e traffico crocieristico nella laguna di Venezia) Relatori 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 4 ore, di cui: M5S 43' L-SP-PSd'Az 39' FIBP-UDC 35' Misto 33' PD 29' FdI 23' IV-PSI 21' Aut (SVP-PATT, UV) 18' Dissenzienti 5' Discussione della mozione n. 238 (testo 2) sulla rimozione dell'embargo nei confronti di Cuba PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00238 (testo 2), presentata dalla senatrice Nugnes e da altri senatori, sulla rimozione dell'embargo nei confronti di Cuba. Avverto che sono stati presentati gli ordini del giorno G1, dalla senatrice Nugnes e da altri senatori, in sostituzione della mozione n. 238 (testo 2) che è stata ritirata, e G2, dal senatore Ciriani e da altri senatori. I testi sono in distribuzione. Ha facoltà di parlare la senatrice Nugnes per illustrare l'ordine del giorno G1. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, l'ordine del giorno G1 è teso a impegnare il Governo italiano affinché continui ad adoperarsi in tutte le sedi e che lo faccia con sempre maggiore attenzione e incisività: in sede ONU, nelle sedi dell'Unione europea e in tutte le sedi internazionali opportune, fino a che non sarà raggiunto l'obiettivo della rimozione definitiva dell'embargo contro la Repubblica di Cuba che dura da quasi sessant'anni. Coerentemente, questo, con tutti gli appelli umanitari che si sono sollevati in questi ultimi tempi di atroce pandemia globale, che sono partiti dal Pontefice, dal Segretario generale delle Nazioni Unite a marzo 2020, dal leader dei Paesi del G20, affinché ci sia un allentamento delle sanzioni economiche, esortando a sospendere le sanzioni che minano la capacità dei Paesi di rispondere alla pandemia e a continuare ad adoperarsi, soprattutto in coordinamento con i Paesi dell'Unione europea e nei fori multilaterali, affinché il meccanismo sanzionatorio, tutt'ora applicato nei confronti di Cuba, almeno non contempli ostacoli alla fornitura di generi di prima necessità, inclusi medicinali e strumentazioni mediche. Ciò coerentemente, inoltre, con il voto, quasi unanime, di condanna del blocco, che per 28 volte consecutive ha visto l'Assemblea generale dell'ONU esprimersi in tal senso. Il drammatico periodo causato dalla rapida diffusione del Covid-19 e la conseguente situazione di emergenza in cui è precipitato il mondo hanno messo in difficoltà tutti; ma, più di tutti, quei Paesi che subiscono embarghi, come Cuba, che lo subisce, appunto, da sessant'anni, ma non solo Cuba. I blocchi economici, commerciali e finanziari, mossi da interessi economici, commerciali e finanziari, ma soprattutto politici (diciamocelo), ricadono inevitabilmente sempre sui più deboli, sulle popolazioni. La pandemia è stata una lente di ingrandimento su una situazione, quella di Cuba, oramai insostenibile, mettendo in evidenza i danni socio-economici del blocco, aggravati dagli inasprimenti messi in atto dall'Amministrazione Trump proprio nel periodo peggiore, proprio nel periodo di maggior bisogno sanitario e sociale, bloccando anche l'approvvigionamento di medicinali e del materiale sanitario. Non dovrebbe essere necessario ricordare all'Italia che, mentre questo accadeva nell'indifferenza di tanti, Cuba era tra i Paesi che hanno prestato soccorso al nostro Paese nel marzo 2020, inviando, su richiesta delle Regioni Lombardia e Piemonte, che in quel periodo erano davvero sotto una pressione indicibile, due brigate mediche composte da immunologi e infermieri specializzati in interventi di contrasto alle pandemie; medici e logisti che hanno operato a Crema e Torino, due dei focolai più rilevanti del Nord Italia. La nostra valutazione, infatti, deve prescindere da questo, anche se non lo si può ignorare. Quindi il nostro impegno su questo deve essere inteso solo a vantaggio della popolazione, qualunque sia la nostra valutazione di tipo politico. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Ciriani per illustrare l'ordine del giorno G2. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, il nostro Gruppo ha voluto dare un contributo, spero fattivo, non ideologico e molto più pratico, alla discussione odierna sul regime delle sanzioni, in particolare quelle rivolte a Cuba, ma, più in generale, sul problema delle sanzioni, del loro utilizzo e della loro efficacia. Sicuramente nessuno di noi può dimenticare che Cuba è stata protagonista per molti decenni di gravi e prolungate limitazioni dei diritti delle persone, delle libertà economiche e anche di diritti fondamentali e che questo purtroppo prosegue anche dopo la riforma costituzionale del 2019. A Cuba infatti ancora vige un regime fondato su un partito unico. Deve però essere ricordato, per fare chiarezza, un aspetto che forse pochi conoscono, ossia che né l'Italia, né l'Unione europea in questo momento hanno in vigore sanzioni contro Cuba. Le sanzioni contro Cuba sono degli Stati Uniti. È chiaro che gli Stati Uniti applicano sanzioni unilaterali con portata extraterritoriale e che questo ha un riflesso anche sulle attività economiche degli imprenditori italiani. Quindi, è giusto ricordare che l'Italia e l'Unione europea in questo momento non hanno in vigore sanzioni e provvedimenti restrittivi del commercio nei confronti dell'isola di Cuba. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,31) ( Segue CIRIANI). L'ordine giorno ricorda anche che il 23 marzo il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato con il voto contrario dell'Italia un provvedimento che andava a criticare l'impatto negativo di alcune misure coercitive. Più in generale, noi vogliamo sottolineare la necessità di passare da sanzioni indiscriminate che rischiano di avere scarsa efficacia e che vanno a colpire la vita delle persone normali a sanzione più mirate. Da questo punto di vista, ricordiamo la risoluzione approvata dalle Nazioni Unite con il voto contrario dell'Italia, che ha suscitato parecchie polemiche. Brevemente in questa risoluzione dell'ONU si faceva riferimento alla condanna dello strumento delle sanzioni unilaterali. Il documento, infatti, «esorta vivamente tutti gli Stati ad astenersi dall'imporre misure coercitive unilaterali» per le conseguenze drammatiche che misure come l'embargo creano sulla popolazione perché spesso colpiscono le fasce più deboli. Andando al dispositivo, ricordiamo sicuramente che l'Italia è uno dei principali partner commerciali dell'isola di Cuba e non si può neanche dimenticare - è un nostro dovere di riconoscenza - la presenza di molti medici cubani che l'anno scorso sono venuti in soccorso dell'Italia durante i tristissimi e drammatici mesi dell'inizio della pandemia. Spero che la nostra proposta possa ottenere ascolto, considerazione e attenzione da parte del Governo, che mi pare impegnato a fare altro in questo momento. (Commenti). Noi vorremmo attirare l'attenzione del Governo rispetto alla parte dispositiva del nostro ordine del giorno che impegna l'Italia a cambiare il registro delle sanzioni, passando da sanzioni unilaterali generalizzate a sanzioni più oculate che evitino gli effetti diretti sulla popolazione, che siano misurabili negli effetti pratici che possono ottenere in modo da essere veramente selettive, che colpiscano i responsabili politici dei Governi e non la generalità della popolazione. Su questo argomento, che ho dovuto sintetizzare per necessità di tempo, il Gruppo Fratelli d'Italia - lo dirà più tardi il collega Urso - sollecita un confronto vero con il Governo affinché l'Italia possa adoperarsi per tutelare gli interessi nazionali ed economici delle nostre imprese rispetto alle sanzioni unilaterali extraterritoriali degli Stati Uniti. Speriamo che il Governo voglia accogliere il nostro ordine del giorno che - ripeto - non è ideologico, ma pratico e concreto. È rivolto alla tutela degli interessi nazionali, senza colpire la popolazione, ma i responsabili politici delle restrizioni della libertà nei Paesi come Cuba. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dei documenti che stiamo discutendo, mi riferirò, in particolare, alla mozione dei membri di opposizione del Gruppo Misto. Leggendola, l'abbiamo giudicata un testo ideologico e soprattutto strumentale. Non dimentichiamoci che il testo è stato presentato il 26 maggio del 2020, in una fase di estrema emergenza e in risposta a un segnale arrivato dal popolo cubano. Detto questo, a fronte della votazione che c'è stata il 24 marzo 2021 presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, questa mozione è oramai superata, perché il Governo italiano in teoria si sarebbe già espresso sull'esito e sul tema delle sanzioni. Vorrei entrare un po' nel merito di queste sanzioni. Di cosa stiamo parlando? Se facciamo un passo indietro nel secolo scorso, tutto avvenne intorno ai primi giorni di gennaio del 1959, quando i cosiddetti barbudos entrarono finalmente all'Avana (8 gennaio 1959). Un anno e mezzo dopo avvenne la nazionalizzazione di tutte le industrie che risiedevano sul suolo cubano; a seguito di quella nazionalizzazione partì l'embargo da parte degli Stati Uniti. Quindi stiamo parlando sostanzialmente di un rapporto tra gli Stati Uniti e l'isola di Cuba, che non ci riguarda. Perché dico che non ci riguarda? Non ci riguarda perché, se andiamo sul sito del Ministero dell'economia e delle finanze, notiamo che alla voce sugli embarghi finanziari da parte dell'Italia l'isola di Cuba non c'è. Quindi l'Italia non deve vergognarsi, come ha detto qualcuno, ma deve essere fiera del fatto che, in risposta a quell'atto fatto dai medici cubani, noi non abbiamo applicato delle sanzioni dirette. Ma c'è di più: se andiamo sul sito della Commissione europea a vedere quali sono le restrizioni finanziarie che l'Unione europea ha applicato ai vari popoli del mondo che sono in una black list , notiamo ancora una volta che Cuba non c'è. Questo sta a significare, ancor di più, che si tratta di una relazione tutta atlantica tra Stati Uniti e Cuba, a proposito della quale, secondo me, noi non dobbiamo vergognarci di nulla. Facciamo il punto sulle sanzioni. Queste ultime sono uno strumento di politica estera, sono un atto diplomatico sancito dal diritto internazionale; non stiamo parlando di atti criminali o di cose di questo tipo. Se volessimo seguire il solco tracciato da questa mozione, come potremmo aiutare il popolo cubano, che è sotto il giogo della negazione dei diritti umani e della povertà? Innanzitutto potremmo scoprire - secondo quanto dice un articolo pubblicato oggi sulla rassegna stampa - che venerdì finalmente finirà l'era Castro, perché il fratello di Fidel Castro si dimetterà definitivamente, dopo sessant'anni. Alla faccia di chi sosteneva la regola dei due mandati: qui stiamo parlando di sessant'anni. L'embargo non ha intaccato minimamente questo aspetto, tant'è che addirittura solo nel 2016 nell'isola di Cuba è stato permesso l'uso dei telefoni cellulari. Non è che sono arrivati i cellulari: era proprio vietato usarli. Quindi l'embargo ha effetti paradossali su questi aspetti, che molto spesso dipendono dalle scelte proprie dell'isola. Ma veniamo ancora al punto. Come possiamo aiutarli? Ad esempio chiedendo che aderiscano al Cuban democracy act , nel quale si chiedono elezioni libere. Giusto per lasciarla agli atti, ho stampato la scheda elettorale delle scorse elezioni, che sono avvenute proprio in concomitanza con le nostre: una scheda elettorale del 2018, in cui c'è un solo partito (ancora nel 2018). Questo forse dovremmo fare: aiutarli a progredire anche democraticamente. Chiudo semplicemente dicendo cosa potremmo fare, anziché chiedere il rispetto degli impegni contenuti negli ordini del giorno. Potremmo per esempio scorrere tutti gli accordi internazionali (possiamo farlo, come Parlamento), alcuni dei quali sono fermi addirittura al 1903; mi riferisco ai rapporti bilaterali di amicizia, di scambio economico, di crescita economica, culturale e democratica. Questo possiamo fare; per il resto, credo si tratti di rapporti che non riguardano direttamente il nostro Paese. Dovremmo semplicemente attenerci a quella che è stata la nostra politica estera fino a questo momento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, volevo ricordare al collega, con cui abbiamo militato insieme, che noi eravamo per l'autodeterminazione dei popoli e che qui non stiamo mettendo in discussione il sistema politico di un Paese, ma il fatto che medicinali e generi di prima necessità non arrivino alle popolazioni, perché c'è un embargo politico. Il 29 marzo centinaia di cubani hanno manifestato a L'Avana con una sfilza di auto e moto d'epoca per chiedere agli Stati Uniti, certo, e non all'Italia, che non ha niente di cui vergognarsi perché si è sempre prodigata in questo verso, di revocare l'embargo contro l'isola in vigore da oltre sessant'anni. La protesta ha avuto luogo anche in altre 50 città in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti. Le manifestazioni erano per chiedere all'Amministrazione Biden di eliminare l'embargo. «Chiediamo la fine del blocco», ha dichiarato il ministro Rodriguez. «L'inasprimento opportunistico del blocco durante il governo Trump, nel bel mezzo della pandemia Covid-19, lo rende ancora più genocida», ha aggiunto. Il 23 marzo il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione sull'impatto negativo delle misure coercitive unilaterali e sul godimento dei diritti umani e ha sottolineato che tali misure impediscono la piena realizzazione dello sviluppo economico e sociale delle Nazioni, influendo anche sulla piena realizzazione dei diritti umani. La risoluzione approfondisce le conseguenze drammatiche che misure come l'embargo creano sulla popolazione e sottolinea, inoltre, che queste colpiscono sempre le frange più deboli della società. Ci sembra importante anche ricordare l'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'Unione europea e Cuba, firmato nel dicembre 2016, che ha inteso imprimere un nuovo corso alle relazioni euro-cubane, per una migliore cooperazione bilaterale, in controtendenza all'extraterritorialità del blocco, che colpisce, tra l'altro, la possibilità di rapporti economici tra Cuba e l'Europa. L'Accordo riapre il rapporto di partnership tra l'Europa e Cuba e deroga alla posizione comune del 1996, lo dico soprattutto al collega. Questo accordo - come fu detto dall'alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Mogherini - significa che per Cuba e per tutti i Caraibi l'Unione europea è amica e partner . Non si può dimenticare, però, che l'Amministrazione Trump ha inasprito l'embargo contro Cuba e ha portato indietro l'orologio del tempo, oltre ad aver abrogato una serie di norme che consentivano agli statunitensi di viaggiare a Cuba per turismo e aver limitato le rimesse degli emigranti, colpendo così le due principali fonti di reddito dell'isola. Le mosse di Trump hanno segnato il totale capovolgimento degli sforzi dell'Amministrazione Obama per ricostruire i legami con l'isola. L'attuale presidente degli USA Biden ha promesso in campagna elettorale che avrebbe cambiato la politica verso l'isola, affermando che le politiche di Trump avevano inflitto danni al popolo cubano e non avevano fatto nulla per promuovere la democrazia e i diritti umani. Al momento afferma che la revisione dell'approccio verso L'Avana è in corso, ma la Casa Bianca non ha indicato ancora quando agirà e cosa farà e se intende davvero proseguire con la storica distensione tra Cuba e gli Stati Uniti che era stata avviata da Obama. Spero quindi che il Governo accetti questo nostro invito in linea con gli appelli che sono venuti, soprattutto in quest'anno, anche dal Pontefice. PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, per quanto riguarda l'ordine del giorno G1, che ha sostituito la mozione n. 238 (testo 2), presentata dalla senatrice Nugnes e da altri senatori, esprimo parere favorevole. Passerei poi a proporre una serie di riformulazioni dell'ordine del giorno G2, presentato dal senatore Ciriani e da altri senatori, che è un po' più complesso e il cui testo ho ricevuto poco fa. Quanto alla premessa, al primo capoverso, che è l'unico che chiediamo di riformulare, la proposta del Governo è di modificare nel seguente modo: « premesso che : a Cuba persistono gravi limitazioni dei diritti civili e politici e diffuse violazioni delle libertà fondamentali confermate dall'esistenza tuttora di un numero indefinito di detenuti politici e di coscienza». Per quanto riguarda il dispositivo, al primo capoverso proponiamo di aggiungere la parola «continuare» prima delle parole «ad adoperarsi», perché è un'attività che noi già svolgiamo. Anche per quanto riguarda il secondo capoverso del dispositivo, proponiamo di aggiungere la parola «continuare» alle parole «ad adoperarsi affinché siano misurati gli effetti reali di tali misure». Proponiamo quindi di interrompere il periodo con un punto e virgola dopo le parole «perduranti nel tempo», eliminando l'ultima frase. Al terzo capoverso del dispositivo, proponiamo di riformulare come segue: «a continuare ad adoperarsi affinché sia prescelto il sistema» - eliminando le parole «ove necessario» - «delle sanzioni mirate che colpiscono gli autori delle decisioni». Il quarto capoverso del dispositivo sarebbe riformulato nel modo seguente: «ad adoperarsi in ogni contesto affinché il regime cubano riconosca pienamente al proprio popolo i diritti civili e politici individuali, anche dando applicazione alle Convenzioni internazionali dell'ONU sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali del 1996, firmate da L'Avana nel 2008 ma finora non ratificate dal Parlamento cubano e liberi i prigionieri politici e di coscienza attualmente detenuti». PRESIDENTE. Questa più che una modifica è proprio l'aggiunta di un argomento. SERENI , vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Presidente, penso che lo debbano valutare i presentatori. Al penultimo capoverso non proponiamo modifiche. Chiederemmo invece di espungere l'ultimo capoverso, non perché non tocchi una questione interessante ed importante, ma perché nell'economia di una riflessione che parte da un Paese singolo forse meriterebbe un altro tipo di discussione in un'altra sede. PRESIDENTE. Non è presente il senatore Ciriani, ma vedo il senatore Urso, cui chiedo di riflettere sulle riformulazioni proposte mentre il Vice Ministro prosegue il suo intervento. SERENI , vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, la discussione di oggi mi offre l'opportunità di evidenziare brevemente le linee di fondo della politica italiana ed europea verso Cuba, nonché la posizione tradizionalmente espressa dall'Italia in ambito ONU nei confronti dell'embargo che gli Stati Uniti hanno imposto all'isola all'inizio degli anni Sessanta. I rapporti italo-cubani, pur nel contesto di una concezione della democrazia e dei diritti umani evidentemente non coincidenti, sono improntati a una tradizionale amicizia e vengono periodicamente passati in rassegna nel quadro di un meccanismo di dialogo politico che si riunisce a cadenza regolare alternativamente a Roma e L'Avana, nel corso del quale non manchiamo di rappresentare alla controparte le nostre aspettative in termini di aperture sul versante delle libertà fondamentali. Cuba è anche un Paese prioritario della nostra cooperazione allo sviluppo, uno status che consente la programmazione e l'attuazione di importanti progetti che interessano settori cruciali della società cubana e la rilevanza dei quali oggi è ulteriormente accresciuta visto il duro impatto che la pandemia da Covid-19 ha prodotto sull'isola. Nel dicembre 2016, l'Unione europea ha firmato con L'Avana un accordo di dialogo politico e di cooperazione che ha ridefinito il quadro complessivo delle relazioni euro-cubane. In linea con questo rinnovato slancio l'Italia sta contribuendo ad accompagnare il complesso percorso di attualizzazione del sistema economico dell'isola, una sfida che il Governo cubano ha intrapreso da alcuni anni e che ha quindi trovato un inquadramento istituzionale all'interno della Costituzione del 2019. Uno dei dialoghi settoriali che discendono dal citato Accordo di dialogo politico e di cooperazione è interamente dedicato alle tematiche relative alle misure coercitive unilaterali. L'ultima sessione, tenutasi lo scorso 25 marzo, ha permesso pertanto di discutere in dettaglio le conseguenze dell'embargo statunitense e della recente applicazione dei titoli III e IV della legge Helms-Burton, i cui effetti extraterritoriali pongono una seria minaccia agli interessi di operatori economici europei e sulla quale l'attenzione di Bruxelles rimane particolarmente elevata. Un altro dialogo settoriale che nel contesto dell'Unione europea conduciamo con Cuba su base regolare, certamente non meno importante, è invece quello sui diritti umani, la cui ultima sessione si è tenuta lo scorso 26 febbraio, nella quale sono state affrontate anche le note e perduranti criticità dell'isola in questo settore. Il solido ma anche franco rapporto con Cuba fa sì che l'Italia sia bene a conoscenza delle complesse relazioni che intercorrono tra L'Avana e Washington, sulle quali grava in maniera preponderante l'embargo che gli Stati Uniti mantengono nei confronti dell'isola. Durante il mandato dell'Amministrazione Trump, l'embargo ha subito un progressivo inasprimento del meccanismo sanzionatorio ed è stato applicato senza più alcuna eccezione, com'è dimostrato dall'inserimento di Cuba lo scorso gennaio tra i Paesi sponsor del terrorismo, provocando tra l'altro una sensibile contrazione dei partenariati economico-commerciali di Cuba su scala internazionale. La nuova Amministrazione statunitense ha adottato un atteggiamento di cautela verso l'isola e ha mostrato sinora scarsa propensione ad intraprendere azioni in discontinuità con il passato. Nello scorso mese di febbraio è stata decisa la proroga di un anno del provvedimento di national emergency funzionale all'attuazione dell'embargo, in attesa di completare l'esame della fitta rete di restrizioni vigenti. Qualsiasi eventuale cambio di rotta, inclusa l'ipotesi della ripresa del dialogo con L'Avana, che comunque non sembra rientrare tra le priorità della nuova amministrazione, sarà fondato sul pilastro dei diritti umani e delle libertà fondamentali. L'Italia si è sempre espressa, di concerto con gli altri Stati membri dell'Unione europea, promuovendo con essi una linea contraria al blocco economico e ai suoi effetti extraterritoriali verso Paesi terzi ritenuti contrari al diritto internazionale e votando tradizionalmente a favore della risoluzione che il Governo cubano presenta annualmente all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Si tratta di una linea coerente e consolidata, come confermato dall'ultimo voto del novembre 2019, di cui il Governo cubano ci è grato e che confidiamo possa contribuire a migliorare il clima complessivo dei rapporti tra L'Avana e Washington, con positive ricadute per entrambi. La nostra contrarietà all'embargo, peraltro, è dovuta non solo alle ripercussioni sulla popolazione o alla già citata portata verso altri Paesi, ma anche dalla constatazione del fatto che esso non abbia in effetti contribuito a promuovere processi di apertura e di dialogo sui diritti e le libertà fondamentali. Vorrei pertanto cogliere l'occasione per ribadire che l'Italia non ha mai votato a favore delle sanzioni contro Cuba, come già chiarito dal ministro Di Maio durante l'audizione tenutasi lo scorso 31 marzo sulle linee programmatiche del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. L'annuale progetto di risoluzione per richiedere la fine dell'embargo statunitense verrà presentato da Cuba in Assemblea generale delle Nazioni Unite per la ventinovesima occasione consecutiva il prossimo 23 giugno. In quella sede l'Italia, in stretto coordinamento con i partner europei, si impegnerà a considerare favorevolmente il progetto di risoluzione per confermare il tradizionale appoggio accordato all'istanza cubana. PRESIDENTE . Vorrei quindi sentire il Gruppo Fratelli d'Italia sulla proposta avanzata di modifica dell'ordine del giorno G2. URSO (FdI) . Signor Presidente, voglio ringraziare il Governo perché le proposte di modifica che ci ha chiesto di realizzare migliorano la comprensione del nostro testo. Sono elementi aggiuntivi e anche significativi, che vanno nella stessa direzione. Per questo motivo, le accogliamo in pieno. PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, intervengo molto brevemente. L'illustrazione del vice ministro Sereni è stata estremamente chiara ed esaustiva, per cui c'è poco da aggiungere. C'è da sottolineare una cosa in particolare: il testo, che ha raggiunto una larghissima convergenza parlamentare, sottolinea in modo particolare un aspetto, riprendendo quelle che sono state le dichiarazioni del Pontefice e del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, rimarcando una questione fondamentale. Anche in presenza di sanzioni, mai e poi mai queste possono in qualche modo riguardare la fornitura di generi di prima necessità e di strumentazioni mediche. È chiaro che la posizione del Governo italiano è quella appena illustrata. Speriamo che nella ventinovesima occasione che Cuba presenta alla prossima Assemblea delle Nazioni Unite ci sia, questa volta, la volontà e la capacità di approvarla. Così come è importante continuare nell'opera, da sempre sostenuta dal Governo italiano, di superare definitivamente l'embargo. Per questo, il nostro sarà un voto convintamente favorevole. (Applausi) . GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, vice ministro Sereni, onorevoli colleghi, Cuba sta cambiando. Impegnata da sempre nel sociale, Cuba è un Paese in cui si hanno ancora tanti problemi. Continua ad essere una realtà controversa, oggetto di molte critiche, cui bisogna guardare, però, in modo differenziato, riconoscendo lo sviluppo in atto. Anche Papa Francesco vi si è recato alcuni anni fa. La sua stretta di mano a Fidel Castro interpreta bene l'immagine del cambiamento in corso. Nonostante i tanti limiti, si iniziano a vedere i primi segnali di apertura. Il Paese - ad esempio - ha fatto passi avanti importanti in campo sanitario, nel campo della ricerca, della scuola, dell'emancipazione femminile. Ecco perché crediamo che sia il caso di dare un'opportunità a questo Paese. In piena pandemia, nei mesi scorsi Cuba si è distinta attraverso un bel gesto umanitario nei nostri confronti. Sulla bacheca dell'ospedale covid hospital di Torino ci sono ancora tanti messaggi lasciati da ex pazienti: «Mi avete donato una seconda vita»; «Avete lasciato le vostre famiglie e siete venuti qui per mesi in mezzo all'inferno della pandemia»; «Siete stati i miei angeli custodi»; messaggi che riportano, in modo semplice ma diretto, i tanti gracias di chi è guarito dal Covid-19 dopo settimane di sofferenza; messaggi che trasmettono la profonda gratitudine verso quei medici cubani che hanno supportato le nostre strutture ospedaliere. Non era scontato decidere di aiutarci. Cuba viveva, a sua volta, una situazione molto seria, perché i problemi strutturali, già causati dall'embargo sotto cui Cuba vive da anni, erano ulteriormente aggravati dal Covid-19. Negli stessi giorni in cui si apprestava ad aiutarci, Cuba era costretta, a sua volta, a chiudere le frontiere per settimane nel tentativo di arginare i contagi. Questo voleva dire, in pratica, mandare a rotoli la principale fonte di reddito: il turismo; un duro colpo all'economia locale, dunque, in un periodo già fortemente provato dalle politiche messe in atto dall'allora Presidenza Trump che, con il divieto imposto alle navi da crociera, aveva già provocato un calo del 15 per cento delle entrate del settore turistico, poi ulteriormente calato in modo drastico. In questo quadro generale di certo non facile, Cuba, sin dall'inizio della pandemia, ha scelto lo stesso di mobilitare un esercito di camici bianchi o medici, non bombe, a sostegno di diversi Paesi amici, tra cui anche l'Italia, messi in ginocchio dal coronavirus. Attraverso l'invio di personale sanitario, Cuba ha dimostrato la sua grande generosità. Nell'isola da decenni scarseggiano generi di prima necessità, medicinali compresi (nelle farmacie de L'Avana, per esempio, non ci sono antibiotici) e ciò è il frutto dell'embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba da oltre sessant'anni, quando si trattava di contrastare i conflitti scaturiti dalla rivoluzione castrista. Ciò vuol dire che, ancora oggi, Cuba sta subendo le conseguenze di un embargo determinato da condizioni storiche, politiche e sociali totalmente diverse da quelle odierne, tant'è che il presidente Obama, nel corso del suo mandato, aveva provato a rimuovere l'embargo senza però riuscirvi, a causa dell'opposizione messa in atto dai repubblicani che detenevano la maggioranza al Senato. Il presidente Trump, invece, ha ulteriormente inasprito il blocco con l'aggiunta di nuove sanzioni e ha stoppato di fatto l'arrivo di una serie di prodotti, tra cui petrolio, generi di prima necessità e materiali sanitari. L'attuale presidente Biden, invece, durante la campagna elettorale ha annunciato la sua intenzione di modificare le politiche degli Stati Uniti nei confronti di Cuba, lasciando intravedere un possibile allentamento delle sanzioni. Ci auguriamo che questi intenti espressi durante la campagna elettorale possano trovare realizzazione. Anche noi di Italia Viva siamo convinti che i tempi siano maturi affinché si arrivi a un superamento di questo embargo che riteniamo essere esaurito nella sua ragion d'essere. Ci auguriamo che il Governo recepirà l'ordine del giorno promosso dalla collega Nugnes e anche quello del collega Ciriani, laddove il Gruppo accetterà le proposte di riformulazioni avanzate. Il nostro voto sugli ordini del giorno sarà favorevole, al fine di impegnare il Governo a sensibilizzare gli Stati Uniti a mettere fine all'embargo nei confronti di Cuba. Gli appelli per la sospensione delle sanzioni all'isola sono ormai molteplici e arrivano da voci autorevoli, a partire dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, che ha esortato i leader del G20 a rivedere la loro posizione sull'embargo a Cuba. Un appello analogo è arrivato anche dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, che per ben 28 volte consecutive ha espresso a larga maggioranza un voto di condanna dell'embargo. C'è poi anche un collega democratico, il senatore Ron Wyden, Presidente della Commissione finanze del Senato degli Stati Uniti, che ha depositato un disegno di legge sulla questione e si è espresso a favore del ripristino di normali relazioni commerciali tra Cuba e gli Stati Uniti. Con il nostro voto possiamo dare forza al suo progetto e - ci auguriamo - anche agli intenti del presidente Biden, rimarcando l'importanza della ripresa dei rapporti anche al fine di alleviare le difficili condizioni di vita della popolazione cubana. Le sanzioni continuano infatti a provocare gravi disagi al popolo dell'isola. Dal punto di vista economico, gli effetti dell'embargo si sentono ancora più forti di prima. Cuba sta attraversando un periodo molto nero a causa dell'assenza di turisti impossibilitati a raggiungere l'isola anche a seguito delle restrizioni anti-Covid e ciò sta mettendo ulteriormente in crisi la già fragile economia. Il superamento dell'embargo è reso ancora più urgente dalla pandemia in corso e le logiche geopolitiche che hanno determinato l'applicazione delle sanzioni tanti anni fa sono oggi superate degli eventi, a maggior ragione a seguito della situazione problematica nella quale versa l'isola. Voler continuare a mantenerle è antistorico e rischia di essere controproducente. Nei mesi scorsi Cuba si è distinta per un'operazione di grande solidarietà nei nostri confronti. Oggi abbiamo modo di esprimere, a nostra volta, gratitudine attraverso un voto che può aiutare Cuba a uscire da una paralisi che è già durata sin troppo. «Gracias Cuba» hanno scritto i pazienti di Torino. Oggi lo diciamo anche noi in quest'Aula. Così come quest'isola con i suoi medici ha contribuito a preservare un pezzo del nostro futuro, allo stesso modo con il nostro voto possiamo contribuire a nostra volta a preservare un po' del futuro dell'isola. È per questo che salutiamo con favore il parere favorevole espresso dal Governo rispetto agli ordini del giorno che andiamo ad approvare e annunciamo il voto favorevole di Italia Viva (Applausi) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, noi abbiamo colto l'occasione della mozione presentata dai colleghi parlamentari di diversa cultura politica, a prima firma della senatrice Nugnes, per presentare il nostro ordine del giorno che affronta la questione di Cuba, ma che va oltre per cercare di delineare quale possa essere oggi l'uso sapiente delle sanzioni per colpire regimi o anche sistemi autoritari senza arrecare danno diretto e continuativo alle popolazioni. Una cosa sono i regimi e un'altra sono le popolazioni di quei Paesi, anche perché molto spesso le popolazioni già subiscono quei regimi. Ringraziamo il Governo di averci proposto delle modifiche integrative che sono anche lessicalmente migliorative del nostro atto di indirizzo, esprimendo parere favorevole alla sua approvazione. Credo che ciò sia importante in questo momento. Stamattina un collega di Liberi e Uguali notava come fosse importante approvare un documento unitario sulla politica industriale del Paese; in quel caso eravamo noi i proponenti della mozione e siamo stati noi anche a realizzare, con le altre forze di maggioranza, l'ordine giorno finale che reca comunque la nostra prima firma. Abbiamo dato un indirizzo e siamo felici che in quell'indirizzo di politica industriale che riguarda il settore strategico della siderurgia il Parlamento per la prima volta si sia trovato insieme a indicare al Governo, e quindi al Paese, alle forze sociali, sindacali e produttive, la strada che insieme vogliamo percorrere per riaffermare il valore della siderurgia e rassicurare non solo le imprese della filiera, ma soprattutto le imprese che utilizzano l'acciaio in Italia, che sono centinaia di migliaia. Dopo la politica industriale - lo diceva proprio il collega stamattina - c'è la politica estera; sono due asset in cui, per il loro valore strategico, un Paese deve delineare, possibilmente maggioranza e opposizione insieme, la sua postura. Ovviamente questo non riguarda solo il contingente, ma la strategia con cui si pone nella politica internazionale. Per questo nel nostro atto di indirizzo siamo partiti proprio dalla condizione di Cuba, che purtroppo tutti noi sappiamo essere un regime. Ancora oggi la Costituzione, ratificata non quarant'anni fa ma nel 2019, prevede che Cuba sia un sistema a partito unico, in cui il Partito Comunista è l'unico partito politico legale. Sappiamo bene cosa è Cuba. Personalmente, quando era delegato al commercio estero del nostro Paese durante il Governo Berlusconi, promossi una delegazione politica e imprenditoriale a Cuba, all'Avana; pur essendo in un Governo di destra, sapevo bene qual era l'interesse del mio Paese e come era opportuno rapportarsi con un regime comunista, ovviamente nell'ambito delle regole internazionali. Quella missione la ricordano bene i cubani, perché fu anche l'occasione per siglare un accordo attraverso la SACE. Pertanto, conosco personalmente la situazione, come è dovere di tutti conoscere prima di giudicare. Pertanto Cuba è un regime in cui i dissidenti vengono ancora oggi puniti e in cui nella Costituzione vi è soltanto il Partito comunista. Cuba è però anche un popolo generoso, che possiede uno straordinario patrimonio culturale e che si riconosce nella comune religione cattolica. Il ruolo della Chiesa a Cuba è fondamentale ancora oggi perché quel regime, a differenza di altri regimi comunisti, non ha conculcato la Chiesa. È una differenza sostanziale che bisogna percepire, pur contrapponendosi. Cuba ha uno spirito generoso al punto tale che ha inviato - e noi lo riconosciamo - una sua delegazione nel momento più acuto della pandemia. A Cuba il sistema comunista ha investito soltanto nella scolarizzazione e nel sistema sanitario, come sapete meglio di me voi che l'avete frequentata anche per motivi ideologici. Tralasciando tutto il resto, dobbiamo riconoscere questo aspetto. Si parla di vaccini cubani che arriveranno tra breve. Riconosciamo che l'atto di generosità, ovviamente avallato dal regime, ha colpito anche noi italiani, che non dobbiamo dimenticare che, quando cadde l'Unione sovietica e Cuba si reggeva solo sulla finanza sovietica, perché ne era il baluardo, fu l'apertura al turismo italiano a permettere al Paese di sopravvivere. Tutto questo lo sappiamo noi e lo sa il nostro Paese. Per tale ragione abbiamo colto l'occasione per ribadire la politica italiana ed europea nei confronti di Cuba, senza intrometterci nella politica americana perché è diversa la sensibilità. Noi non diciamo cosa deve fare l'America, ma non vogliamo nemmeno che l'America ci dica cosa dobbiamo fare. La politica delle sanzioni e gli embarghi è la politica americana, ma non la politica italiana ed europea, ancorché abbia - come sanno tutti coloro che studiano la questione - un valore extraterritoriale, sul quale ci siamo misurati più volte. Il valore extraterritoriale delle sanzioni e degli embarghi americani non riguarda solo Cuba ed è un problema per l'Europa e per le sue imprese. Nell'affrontare l'argomento, allora noi delineiamo quale debba essere la politica del nostro Paese all'interno dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica ed occidentale. Sappiamo che siamo italiani e quindi europei e, essendo tali, siamo occidentali. Affermiamo ogni volta e in ogni comportamento la nostra sfera di civiltà e il nostro quadro delle alleanze. Non siamo però ciechi e non siamo sudditi di nessuno. Siamo italiani, europei ed occidentali; questa è la sfera dei nostri valori, questi sono i nostri alleati; gli altri, semmai, sono partner commerciali. Gli alleati restano soltanto coloro che condividono a fondo i nostri valori. Deve essere chiaro a tutti che Cuba non può essere un alleato, perché non condivide i nostri valori. Detto questo, noi abbiamo tanto rispetto verso quel popolo che nella mozione che abbiamo presentato affermiamo che comunque la politica delle sanzioni non può essere la politica dell'embargo. Chiediamo - e il Governo ha fatto bene a precisarlo - sanzioni mirate, e non solo in quel caso, ma possibilmente in ogni caso; sanzioni mirate alle quali ormai anche nella legislazione internazionale ci si sta orientando sapientemente che colpiscano personalmente gli autori dei crimini e delle azioni liberticide, che colpiscano attraverso la politica delle sanzioni e degli embarghi gli autori e non le loro vittime. Se colpiamo le vittime degli autori dei crimini, se colpiamo le vittime dei regimi, li rafforziamo e, quando le sanzioni durano troppo a lungo, vuol dire che sono inefficaci. La vera politica di sanzioni è quella che colpisce in maniera selettiva e mirata gli autori dei crimini e gli autori o le cricche di regime. Quando davvero agiamo in tal senso facciamo male. In ogni caso, però, tale politica non può essere perdurante nel tempo perché altrimenti non è efficace. È efficace in quanto colpisce, potete dire rieduca o comunque ottiene effetti, altrimenti le sue conseguenze sulla popolazione sono controproducenti e rafforzano il regime. Vi è tale consapevolezza nella destra italiana perché analizza i fenomeni, non ha pregiudizi e ha un solo faro, l'interesse nazionale, che in questo caso si deve coniugare con la libertà e la dignità di ogni popolo, valore e diritto sancito dalla nostra Costituzione. (Applausi) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, dichiaro innanzitutto il voto favorevole del Gruppo all'ordine del giorno a prima firma della senatrice Nugnes e all'ordine del giorno a prima firma del senatore Ciriani, così come riformulato secondo la proposta del rappresentante del Governo. La discussione su questi testi costituisce l'occasione per parlare del tema delle sanzioni, e non solo nei confronti di Cuba. Questo tema è stato posto all'attenzione degli organi di stampa grazie ad un equivoco, un malinteso, nel momento in cui il Movimento dei Paesi non allineati, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, a Ginevra, ha sollevato la questione delle sanzioni come strumento generale, applicato in maniera non proporzionale rispetto alle questioni e ai casi internazionali da affrontare. Si trattava dunque di una questione generale, rivolta verso tutti e verso tutti i tipi di sanzione, che è stata strumentalizzata e riportata in Italia con riferimento alle sanzioni a Cuba, di cui poi parlerò. È però evidente che un ragionamento serio sul sistema delle sanzioni vada fatto e penso sia corretto. Lo si può fare, partendo da un lavoro nelle Commissioni competenti, a partire dalla Commissione affari esteri, emigrazione, accompagnando tale riflessione al lavoro che si sta facendo a livello europeo, in cui è già stato stilato un documento, secondo cui le sanzioni devono essere proporzionate, selettive e mirate, incidendo su settori che non vadano a colpire i diritti essenziali di un popolo, come gli aiuti umanitari e le forniture di prima necessità, dai generi alimentari fino alle medicine e alle forniture mediche: abbiamo visto cosa ciò possa voler dire durante una pandemia. Più in generale abbiamo avuto occasione di parlarne in un incontro, in cui il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha presentato le linee del suo mandato sul tema generale delle sanzioni, con una riflessione su quali funzionano e quali non funzionano. Abbiamo visto che certamente le sanzioni mirate e individuali hanno un effetto deterrente, vanno a colpire gli autori dei reati o dei comportamenti contrari al diritto internazionale, mentre le sanzioni più generali rischiano a volte di colpire la popolazione, avendo un impatto sul versante del rispetto dei più elementari diritti umani. Penso sia utile che una riflessione generale sull'utilità delle sanzioni, ma soprattutto sull'efficacia di alcuni tipi di esse, venga svolta anche dal Parlamento italiano, nelle modalità più opportune e coinvolgendo gli organismi competenti. Quindi, questa può essere l'occasione per riflettere insieme sulle modalità con cui farlo. Per arrivare a Cuba, è evidente che, da anni, a livello europeo e italiano abbiamo relazioni bilaterali molto forti, con accordi di collaborazione in campo economico, sociale, culturale, politico e diplomatico. Da questo punto di vista, all'interno di questo quadro di collaborazione, nel marzo scorso si è chiuso un accordo con due Regioni. Ricordo di essermene personalmente interessato, proprio per facilitare l'accordo con la Regione Lombardia, visto che alcuni medici avevano già rapporti con gli istituti sanitari privati lombardi, per far diventare questa collaborazione, che derivava dalla sanità privata, a favore della Regione Lombardia. Eravamo in un momento di grandi difficoltà, tanto che un contingente di medici e operatori sanitari cubani arrivò nella città di Crema e fu di grande aiuto, proprio in una delle aree più colpite della Lombardia, in quel momento, svolgendo un servizio importantissimo in favore della popolazione e a supporto delle strutture sanitarie lombarde, come recentemente sottolineato dalla sindaca di Crema Stefania Bonaldi e dalle istituzioni locali. Quindi, da questo punto di vista siamo grati al popolo cubano, ai medici e agli operatori sanitari venuti. Non solo per questo motivo, ma per tanti altri, stiamo nel solco delle scelte che il Governo italiano ha sempre fatto, da ultimo nel novembre 2019, così come annunciato da Marina Sereni in qualità di Vice Ministro degli affari esteri. E mi sembra di capire che lo saremo anche il 23 giugno dando mandato al Governo italiano, che sarà presente in quella sede, di votare a favore della proposta di risoluzione per il superamento dell'embargo e soprattutto degli effetti più deleteri che a volte alcune sanzioni, decise in maniera bilaterale, scaricano con effetti extraterritoriali su altri Paesi. Questo in riferimento al dibattito su come le sanzioni rischiano a volte non solo di colpire la popolazione a cui si rivolgono - quindi, persone che non sono responsabili per gli atti del proprio Governo - ma anche di penalizzare i legittimi interessi di aziende e imprese di altri Paesi. Da questo punto di vista saluto in maniera positiva il contributo che è stato dato oggi dai colleghi perché ci permette di parlare di Cuba, del contributo importante che hanno dato al Paese in un momento di difficoltà, delle esigenze di superare l'embargo e anche di una riflessione più generale da fare in prospettiva con strumenti diversi e coinvolgendo gli organismi competenti sul sistema delle sanzioni. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, penso che la mozione in esame sia molto importante e non solo - come ha giustamente ricordato il collega Alfieri - quale atto di ringraziamento e di gratitudine al popolo cubano, ai medici e agli operatori sanitari che ci hanno aiutato nel momento più difficile per noi, quello del primo impatto. Ricordo a tutti che noi siamo stati il Paese su cui il virus ha impattato per primo, con tutte le situazioni drammatiche che ricordiamo nel Nord Italia. Quegli operatori sono arrivati e hanno operato bene nella città di Crema e a Torino. Tra l'altro, non soltanto la sindaca di Crema ma anche oggi le istituzioni piemontesi, e soprattutto torinesi, hanno ringraziato il Governo e il popolo cubano per l'aiuto che è stato prontamente dato; ricordo che il ringraziamento è un atto dovuto. Nel periodo della pandemia continuare con provvedimenti come quello dell'embargo - a mio avviso assolutamente antistorici - è un grave danno. Come tutti gli embarghi, è un danno nei confronti dei cittadini cubani, che ha prodotto in tutti questi anni grande sofferenza. In questo periodo di pandemia, capite bene che la cosa è ancora ancora più grave. Non è un caso che nella mozione si cita l'appello che è stato lanciato dallo stesso Pontefice, che riguardava tutti gli embarghi nei confronti dei Paesi perché, in un momento così difficile, l'embargo viene a esercitarsi anche su quelle che sono le strumentazioni sanitarie e tutto ciò che serve. Quindi, è giusto, in questo momento più di altri, far sì che finalmente si esca da provvedimenti di tal genere, soprattutto nei confronti di chi li subisce da molti anni. Vorrei ricordare, poi, che non è una novità. Infatti uno degli impegni è a «continuare» in quella che è sempre stata, da parte dell'Italia, una politica di collaborazione e di cooperazione con un Paese amico. Inoltre, come sapete e come ricordava ora il vice ministro Sereni, l'Italia si è sempre adoperata, anche durante le assemblee generali dell'ONU, votando a favore della rimozione dell'embargo nei confronti di Cuba. Vorrei ricordare anche che durante l'Amministrazione Obama erano stati fatti grandi passi in avanti e una parte dell'embargo era stata rimossa. Ci siamo poi ritrovati, con l'Amministrazione Trump, a un passo indietro. Quella rimozione di una parte dell'embargo aveva prodotto una spinta, anche molto forte, del processo di riforme, sia economiche sia politiche, all'interno di Cuba. Il periodo della Presidenza Trump ha riportato indietro quel processo che pure era stato avviato, così come accaduto per altre questioni (penso all'accordo di Parigi). Oggi confidiamo che, con la nuova Amministrazione Biden e nell'ambito dei nostri rapporti con gli Stati Uniti, si possa riprendere quel percorso verso un rapporto diverso e di collaborazione, soprattutto per arrivare alla sospensione - e io dico alla rimozione - dell'embargo. In questo momento è particolarmente urgente operare in tal senso, perché la maggior parte dell'economia e quindi del PIL di Cuba si fonda sul turismo, come tutti sanno. Siamo ormai praticamente all'anno zero; ciò riguarda anche l'Italia, in cui pure il turismo ha un peso notevole, ma non quanto in un Paese come Cuba. Capite bene che l'embargo, anche dal punto di vista economico, produce una situazione veramente drammatica per le popolazioni. Credo quindi che l'ordine del giorno G1 sia importante e spero che il Governo si adopererà per proseguire in questo impegno, anche in sede europea. Tra l'altro, il rapporto tra Cuba e l'Unione europea è da molti anni su una strada di cooperazione molto importante e credo che il lavoro dell'Italia all'interno dell'Unione europea e di altri organismi, come l'Assemblea generale dell'ONU, sia molto importante per arrivare a un processo di rimozione dell'embargo. Occorre innanzitutto rafforzare i rapporti di cooperazione. Ha fatto bene il Pontefice a rivolgere un appello a tutti i governanti del mondo, facendo seguito a quello del Segretario generale dell'ONU, per far sì che siano sospese tutte le sanzioni, che danneggiano, in un momento difficile come questo, soprattutto i popoli e i cittadini. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole dei senatori del Gruppo Misto-LeU e di altri senatori del Gruppo Misto sull'ordine del giorno G1. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, ho sentito in quest'Aula riecheggiare più volte un riferimento alla nuova Amministrazione Biden. Mi permetto di inviare immediatamente un telegramma a chi lo ha fatto, non per congelare il pensiero e un sentimento - che immagino alberghi nel cuore di ciascuno di noi - finalizzato a cercare di guardare al meglio del popolo cubano. Voglio però ricordare che lo stesso Biden pochi giorni fa ha dichiarato che il problema delle sanzioni a Cuba non è una priorità del Governo americano. È fin troppo ovvio che Forza Italia considera ogni gesto di solidarietà, come quello che si è verificato nell'ultimo anno a Crema e a Torino, da parte dei medici e degli infermieri che provengono da Cuba, come un atto di amicizia e sicuramente di benevolenza nei confronti del popolo italiano. Non possiamo però sottacere, visto che abbiamo l'occasione di parlarne, la situazione drammatica che vive in questo momento Cuba. Evidenziamo immediatamente che Forza Italia è vicina al popolo cubano. Sono stato a Cuba qualche tempo fa; è un Paese del quale mi sono innamorato. Dico subito che sono andato con mia moglie, affinché non si generino equivoci, dato che è una realtà in cui l'economia un tempo purtroppo - lo devo dire - si basava sui sigari, la canna da zucchero e qualcos'altro che qui non cito per correttezza. È una realtà meravigliosa, con gente molto mite e incredibilmente buona, ma c'è un Governo comunista e militare ormai da sessantadue anni che ha oppresso quel popolo e dobbiamo prendere in considerazione anche questi aspetti. Ricordo il primo incontro che feci. Era intorno al 1985 e venni invitato per la presentazione di un libro. L'autore era un poeta e scrittore cubano, Armando Valladares. Il suo libro si intitolava «Contro ogni speranza». Era stato incarcerato all'età di ventitré anni, perché contrario al regime castrista, e ne ha passati ventidue nei gulag del regime castrista. È stato torturato; ha cercato più volte la fuga. È una sorta di «Papillon», ma nessuno ne ha mai parlato e sarebbe un libro consigliabile a tanti che oggi ascoltano e sanno perfettamente che quel regime ha commesso nefandezze inenarrabili. Vogliamo ricordare - dobbiamo farlo per correttezza - gli 8.000 esecutati da quando nel gennaio del 1959 Fidel Castro raggiunse il potere. Non possiamo nemmeno dimenticare i mille desaparecido che hanno tentato di attraversare il mare per arrivare in America, in Florida, da cui li separavano più o meno 200 chilometri. La gente è stata uccisa dalle motovedette, a volte su zattere di fortuna, o molto spesso mangiata dagli squali. Dobbiamo ricordare la situazione per quello che è. La rivoluzione aveva promesso la libertà. Sapete qual è la libertà di Cuba? Secondo l'articolo 53 della Costituzione, le libertà di parola e di stampa sono garantite conformemente ai fini della società socialista. Ciò significa che personaggi e poeti come Armando Valladares potevano e possono ancora oggi - a Cuba ci sono ancora detenuti politici - essere incarcerati per queste cose. Nelle ultime pagine di quel libro c'era l'indicazione di tutti i gulag , di tutti i campi di concentramento presenti a Cuba. Voglio ricordare all'Assemblea che, quando cadde Batista nel 1959, a Cuba c'erano 14 istituti penitenziari. Oggi gli istituti penitenziari a Cuba sono più di 200. Vorrà dire qualcosa? Oggi abbiamo una percentuale di incarcerati per ogni 100.000 persone superiore a 500. È il record dell'America Latina. Con l'amico senatore Cangini prima parlavamo del fatto che c'è un corto circuito nel sistema del diritto internazionale, perché se, da un lato, l'unico strumento che abbiamo sono le sanzioni, dall'altro, conosciamo anche la loro scarsa, inutile e, a volte - peggio ancora - degradante efficacia, che può portare anche a reazioni. Queste sono le ragioni per le quali credo che dobbiamo fare un'attenta riflessione su ciò che sta avvenendo. Anche questi medici che sono venuti sono una cosa un po' strana, perché non abbiamo mai saputo, pur essendo state presentate alcune interrogazioni, quale sia stato il loro emolumento o il loro salario; pare che fosse dai 4.000 ai 6.000 euro, quindi non è che stiamo parlando, in questa situazione, di un'attività filantropica o solidaristica. Il Governo italiano ha pagato e pare addirittura che ai medici cubani, oltre naturalmente ad essere stato sequestrato il passaporto all'arrivo, perché in molti casi sono anche scappati via (non in Italia, ma in altre parti del mondo), sia stato dato circa il 10 per cento dell'emolumento. Ora, capisco che la vita a Cuba costi poco: per comperare un televisore ci vogliono 16 mensilità e per un pacco di detersivo ci vuole il 20 per cento dello stipendio. Si era promesso il benessere e ci siamo ritrovati in una situazione di crisi, anche alimentare, di quel popolo. Allora giustamente diciamo che non lo possono pagare i bambini e i deboli. Quali strumenti abbiamo per farlo pagare a questo regime sanguinario, che ha dimostrato nella storia di essere tale, nonostante la cecità di tanti? Voglio ricordare il carcere di La Cabaña, che era gestito da Che Guevara, e le torture che avvenivano lì. Le vogliamo dimenticare? Oppure i campi di lavoro nei quali ancora oggi si lavora per dodici ore, incessantemente. Come ha detto con molta eleganza il Governo, i diritti umani tra noi e loro non sono coincidenti; certo, non sono coincidenti, siamo su strade diametralmente opposte. C'è la necessità, in questa situazione, di guardare in faccia alla realtà, come ho detto tante volte intervenendo in Aula. Cosa possiamo fare? Vi anticipo che il Gruppo Forza Italia voterà a favore dell'ordine del giorno presentato da Fratelli d'Italia e che ci asterremo su quello presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori, perché abbiamo la speranza che si possa davvero trovare una soluzione positiva al dramma che sta vivendo Cuba in questo momento. È una situazione davvero disastrosa e siamo di fronte a una mozione che ha anche un sapore ideologico. Dobbiamo dirla tutta: questa è una mozione che ha un sapore ideologico. Mi domando se sia il caso di eliminare le sanzioni a Cuba, che ci ha aiutato inviando questi medici. Peraltro il presidente dell'ordine dei medici venezuelani ci ha indicato che in Venezuela circa il 70 per cento non erano nemmeno medici. Poi affrettatamente se ne sono andati da Crema; anche questo è un aspetto che avevamo chiesto in passato di verificare. Credo che dobbiamo avere il linguaggio della verità e, di fronte a questa situazione, non possiamo dimenticare tutto ciò che è avvenuto in quella realtà, che è drammatica. E non capisco perché, nonostante ci fosse la possibilità di avere oltre 200 medici venezuelani specializzati a disposizione, questi non siano stati presi in considerazione, ma siamo andati a guardare altrove. Se togliamo le sanzioni a Cuba con questo sistema, per relationem , dovremmo farlo anche con quelli che ci hanno aiutato, anche con la Russia e - perché no? - dovremmo considerare Bolsonaro e soprattutto il Brasile una Nazione da non fustigare, come stiamo facendo raccontando il numero dei morti. Se ci guardiamo in casa, forse avremmo anche noi qualche cosa di cui vergognarci per ciò che è avvenuto prima dell'arrivo di questo Governo. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Aimi, mi permetto di ricordarle - non è una correzione, ma un'informazione - che comunque un gruppo di medici venezuelani sta operando meritoriamente nella Regione Marche; a loro va il nostro ringraziamento. (Applausi) . PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nell'apprestarmi a fare la dichiarazione di voto, mi sono soffermato sulle ragioni che sono alla base della mozione al nostro esame. Credo che una delle ragioni principali che hanno accomunato tutte le dichiarazioni che sono state fatte finora sia quella della solidarietà con un popolo, com'è quello cubano, che subisce un regime. Siamo assolutamente vicini al popolo cubano e questo penso sia unanimemente venuto fuori un po' da tutti nella discussione, perché non deve essere un popolo a pagare per le scelte di quello che, com'è stato detto anche dal collega Aimi, è di fatto un regime. Procediamo però per punti. Nella mozione si fa riferimento all'intervento dei medici cubani anche nella Regione Lombardia, nella mia Lombardia, e per questo, di cui è stato dato atto sia dalla Regione sia dalle amministrazioni locali, sicuramente dobbiamo dire grazie a coloro che ci hanno dato una mano in un momento in cui è scoppiata una tempesta, una tragedia devastante che nessuno si poteva aspettare. Io stesso - posso citare questo episodio - nel settembre 2019, quando ho fatto parte della Delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ho avuto modo di confrontarmi con il rappresentante del Governo cubano, che ha portato avanti proprio l'eccellenza medica che poi abbiamo sperimentato sulla nostra pelle. I ringraziamenti vanno quindi sicuramente ribaditi, perché è giusto riconoscere ciò che è giusto. Oggi parliamo di sanzioni, che non sono nei confronti del popolo cubano, che sicuramente ne subisce le conseguenze. Le sanzioni - e questo probabilmente non è stato sottolineato abbastanza - sono emanate nei confronti di un regime, che, lo voglio ricordare, ma è già stato detto da altri, prevede sostanzialmente un solo partito, che nella propria Costituzione richiama comunque ancora l'elemento socialista come fondamentale. Dobbiamo riportare al centro il vero oggetto della discussione, cioè il rispetto dei diritti umani, che è quello che oggi andiamo a discutere (Applausi) e che chiediamo a Cuba, ma anche agli altri Stati che subiscono determinate sanzioni. Nel momento in cui le istituzioni internazionali e la diplomazia vanno ad affrontare questo discorso, allora sì, siamo assolutamente d'accordo con l'intraprendere un percorso che possa arrivare anche ad allentare o a eliminare determinate sanzioni. Non possiamo peraltro dimenticare un'altra cosa. Dobbiamo ricordare che l'interlocutore principale - è stato citato tantissime volte - che insiste sulla manovra dell'embargo sono gli Stati Uniti, con cui abbiamo una storica e fondata relazione di amicizia e di collaborazione, al netto delle Amministrazioni che si succedono. Se è vero, infatti, che nella mozione e anche negli altri atti che abbiamo esaminato si fa riferimento a una scelta dell'ex presidente Trump di inasprire comunque la posizione degli Stati Uniti nei confronti di Cuba, è pur vero che il nuovo presidente Biden ha chiarito immediatamente che l'intenzione degli Stati Uniti è di promuovere la democrazia e i diritti umani. Questo è il vero oggetto della discussione che ci deve riguardare. Quindi, se vogliamo intraprendere un percorso per far sì che le sanzioni siano mirate e oculate e che vadano a colpire, come ha riferito il senatore Urso poco fa, i veri responsabili di comportamenti che sono di fatto antigiuridici e contrari alla morale che ci deve tenere tutti uniti - cioè appunto, come dicevo prima, il rispetto dei diritti umani, che sono fondamentali - credo che solo perseguendo una strada di questo tipo potremo dare giustizia al popolo cubano. D'altro canto, nella mozione - lo ricordo perché probabilmente a qualcuno sfugge - non si fa cenno, ad esempio, ai movimenti interni cubani, che non sono decisamente allineati e ovviamente poi devono subire determinate repressioni. Credo che dobbiamo veramente fare un lavoro di diplomazia e su questo dobbiamo interloquire ancora di più con gli Stati Uniti e con tutte le altre istituzioni internazionali, a cominciare dall'Unione europea, che deve farsi interlocutore e da questo punto di vista sicuramente non possiamo che condividere gli auspici che abbiamo ascoltato e che sono contenuti in particolare nelle proposte di ordini del giorno. Proprio perché dobbiamo essere molto cauti nel muoverci, dobbiamo ricordare che abbiamo ottimi rapporti bilaterali con Cuba, ci sono trattati internazionali che ci legano e dobbiamo essere attenti a portare avanti un cammino che però non deve rischiare di rompere determinati equilibri, anche perché - lo ricordo sempre a beneficio mio, ma anche di tutti gli altri - Cuba intrattiene comunque relazioni molto fitte con altri Paesi che sono stati già portati all'onore della cronaca anche in questa Assemblea, come ad esempio la Cina, l'Iran e il Venezuela. Abbiamo già avuto modo di affrontare discussioni su questi argomenti. Credo che sia assolutamente riduttivo richiamare semplicemente dei buoni propositi. D'altro canto, vanno sostenuti quei percorsi diplomatici cui facevo riferimento poco fa. Non voglio dilungarmi e nel confermare che il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà a favore dell'ordine del giorno G2, presentato dai senatori del Gruppo Fratelli d'Italia, annuncio che, come i colleghi di Forza Italia, ci asterremo, per le motivazioni che ho già detto, sull'ordine del giorno G1. Mi preme sempre ricordare quale dev'essere la stella polare che guida i nostri rappresentanti governativi, ma anche la discussione che si svolge in quest'Aula e nelle Commissioni: non soltanto su Cuba, ma su tutti gli altri Paesi che subiscono questo tipo di sanzioni - su questo concordo con il senatore Alfieri - va affrontata una discussione approfondita, perché sicuramente è un argomento che dev'essere sottolineato e non dato per scontato. D'altra parte, la previsione di queste sanzioni mirate va riportata all'attenzione di tutti i Paesi che le subiscono, perché poi i regimi e gli Stati che le subiscono ne fanno ricadere le conseguenze sui singoli popoli. Ricordo anche alla senatrice Nugnes che il mio Gruppo parlamentare, il mio partito politico, è quello che ha fatto dell'autodeterminazione del popolo un elemento fondante e quindi su questo dobbiamo ritornare, ossia al fatto che il popolo dev'essere il nostro primo interlocutore e il nostro primo tesoro da custodire. Nel ribadire quindi quanto già detto in merito alla dichiarazione di voto, auspico che davvero nel prosieguo della discussione si possa riuscire ad arrivare concretamente a degli obiettivi, senza però scendere a livelli di ideologia ferma che possono portare lontani dal fine ultimo, che è il rispetto della persona e dei diritti umani. (Applausi) . FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, care colleghe e cari colleghi, prima di tutto lasciatemi esprimere ancora una volta la più profonda e sincera gratitudine nei confronti di Cuba per il sostegno che ci ha offerto durante le ore più buie dell'emergenza Covid, inviando medici e infermieri. Questo gesto di vicinanza e generosità non sarà mai dimenticato dal popolo italiano. (Applausi) . Quella cubana è una realtà complessa e tale complessità non deriva soltanto dalle numerose sfide interne che il Paese si trova ad affrontare, ma soprattutto dalle pressioni esterne, miranti a sanzionare la politica dell'Avana, ma che nei fatti hanno avuto pesantissime ripercussioni sulla popolazione civile, il cui sviluppo è fortemente ostacolato da più di sessant'anni. Eppure, nonostante il blocco economico, la Repubblica di Cuba è riuscita a ottenere sorprendenti risultati, ad esempio nell'ambito del diritto allo studio e del livello delle cure mediche che riesce a garantire. L'avanguardia dell'industria biofarmaceutica pubblica cubana ha permesso al Paese di produrre vaccini anti-Covid di altissima qualità e senza brevetto. Questi vaccini potranno essere venduti ai Paesi più sviluppati, ma verranno anche offerti agli Stati più svantaggiati, in uno spirito di protezione e assistenza da cui dovrebbero prendere spunto alcune multinazionali dell'industria farmaceutica. (Applausi) . Pensiamo quindi al grande potenziale che un Paese del genere ha e potrebbe sprigionare, se liberato da costrizioni anacronistiche, ingiuste e sproporzionate. Il MoVimento 5 Stelle è fermamente convinto che, rispetto alla coercizione sanzionatoria, il dialogo e la cooperazione siano strumenti migliori in termini di risultato. La medesima posizione è stata espressa dall'Unione europea nell'ambito della decisione del Consiglio UE del 2016 sull'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'Unione europea e la Repubblica di Cuba. Quella del blocco contro Cuba è una strategia che si è rivelata inefficace e lo prova il fatto che non ha prodotto risultati sostanziali in più di mezzo secolo, o meglio ha prodotto un risultato di cui nessuno Stato moderno dovrebbe andare fiero: ha affamato un popolo. (Applausi) . Cari colleghi, il popolo cubano sta soffrendo tanto. Ricordo ancora quando visitai l'isola, lo sguardo degli anziani e dei bambini, generazioni a confronto unite in una sofferenza di cui non sono colpevoli, puniti per crimini che non hanno commesso, privati della dignità, ma sempre disponibili a condividere quel poco che hanno, a regalare un sorriso. Il voto dello scorso 23 marzo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha destato molto scalpore e diverse voci male informate hanno accusato il nostro Paese di essersi opposto alla rimozione delle sanzioni su Cuba. Tengo a precisare in questa sede, come ha già fatto il ministro degli affari esteri Luigi Di Maio, che quel voto aveva natura e finalità differenti. Si votava, infatti, sulla richiesta di abolire in generale lo strumento delle sanzioni in quanto tali; quindi, non si è trattato di un voto contro Cuba. In sede ONU l'Italia ha sempre votato a favore della rimozione delle sanzioni contro Cuba (l'ultima volta, il 7 novembre del 2019, quando votammo per la fine del blocco economico insieme ad altri 186 Paesi; ad opporsi furono solo Stati Uniti, Israele e Brasile). Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei che soffermaste la vostra attenzione su questo dato: da aprile 2019 a marzo 2020 si stima che il blocco abbia causato a Cuba perdite di circa 5,5 miliardi di dollari. Complessivamente, negli ultimi sessant'anni le perdite dovute alle sanzioni supererebbero i 1.000 miliardi di dollari, una cifra astronomica per un piccolo Paese. Ancora oggi il popolo cubano non ha accesso ad alcuni generi di prima necessità. È stato riportato che le richieste a compagnie americane di medicine necessarie per i bambini e i malati oncologici rimangono inevase. I prodotti cubani non possono essere esportati negli Stati Uniti e L'Avana non può importare beni che contengano almeno una certa porzione di componenti statunitensi, anche se prodotti da aziende europee. Pensate quanto più grave sia la situazione oggi, con le difficoltà imposte dall'emergenza sanitaria connessa al Covid. Il Paese è sostanzialmente impossibilitato a perseguire qualsiasi forma di sviluppo economico e la drammatica situazione è stata ulteriormente inasprita, tra l'altro in piena pandemia, dalle politiche dell'Amministrazione di Donald Trump. Auspichiamo pertanto che gli Stati Uniti del neopresidente Biden accolgano finalmente l'appello che Papa Francesco lanciò nel 2015, in occasione della sua visita a Cuba, quando chiese ai responsabili politici di proseguire sulla strada della normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi come servizio a favore della pace e del benessere dei loro popoli e di tutta l'America e come esempio di riconciliazione per il mondo intero. Concludo dicendo che siamo fiduciosi che la nuova guida statunitense potrà portare al superamento delle posizioni estremiste dei suoi predecessori, aprendo finalmente la strada a un ormai necessario e non più differibile cambio di atteggiamento nei confronti di Cuba e del suo splendido popolo. Per questi motivi, annuncio convintamente il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle sui due ordini del giorno. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2 (testo 2), presentato dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . La Presidenza prende atto che la senatrice Rauti, in occasione dell'ultima votazione, non è riuscita a votare e che il suo voto intendeva essere favorevole. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (Misto) . Signor Presidente, intervengo brevemente per parlare di dotazione organica e produzione in rapporto al Teatro dell'Opera di Roma, dal 1996 fondazione di diritto privato come gli altri enti lirici italiani, ai quali è comunque riconosciuto senso pubblicistico, nonostante la privatizzazione. Come per le altre fondazioni lirico-sinfoniche, anche nel caso dell'Opera di Roma il piano di risanamento previsto dalla legge Bray del 2013 non è stato attuato nei tempi previsti; da qui lo spostamento dei termini in avanti, che però non ha risolto il problema. Dopo la legge 8 agosto 2019, n. 81, poi, tesa a stabilizzare il personale precario, con il decreto ministeriale 4 febbraio 2021, n. 68, è stata data attuazione all'articolo 1 della suddetta legge, imponendo alle fondazioni lirico-sinfoniche di inviare ai Ministeri competenti la loro proposta di dotazione organica formulata secondo uno schema tipo predisposto ad hoc. Orbene, nel triennio 2017-2019 l'Opera di Roma ha avuto bilanci in attivo con l'organico che ora viene messo in forse. Dal 2020, poi, data la chiusura imposta ai teatri dalla pandemia, l'Opera di Roma ha avuto un margine di produzione positivo, grazie ai considerevoli risparmi sui vari costi di produzione e nonostante il mancato incasso; a ciò si aggiungono i contributi del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) e il ricorso al Fondo d'integrazione salariale (FIS) per i dipendenti a tempo determinato e indeterminato di tutte le unità operative fino al 100 per cento dell'orario di lavoro. Com'è possibile allora che la proposta di dotazione organica di Fuortes, stando a quanto reso noto dalla direzione del teatro il 16 marzo, sottostimi di oltre 100 unità la dotazione finora ritenuta adeguata, soprattutto per il settore produttivo? Com'è possibile che il numero dei contratti a tempo determinato e indeterminato proposti contrasti con la disciplina transitoria della legge n. 81 del 2019? Eppure la norma afferma che la proposta dev'essere mirata a conseguire adeguati livelli di produzione e di produttività della fondazione, ovvero un loro incremento ai fini statutari comuni alle fondazioni lirico-sinfoniche, che sono la tutela e la diffusione del patrimonio artistico-culturale italiano, lirico-sinfonico e del balletto. Occorre ricordare al sovrintendente Fuortes, emanazione del "Sinistro" della cultura, che non è possibile fare le nozze con i fichi secchi. Se si vuole tenere l'organico produttivo al minimo, bisogna per forza puntare al precariato e dunque verosimilmente su spettacoli prêt-à-porter, con tanti saluti per la produzione artistica di qualità e nessuna chance di competere con i grandi teatri stranieri. Né lo streaming, che pure rappresenta un'importante opportunità soprattutto in questo momento, può sostituire gli spettacoli di tipo tradizionale. Infine, ministro Franceschini e Governo tutto, cosa aspettate a riaprire i teatri? (Applausi) . CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il mio intervento è teso a portare la vicinanza della Lega e dei piemontesi perbene alle donne e agli uomini della Polizia di Stato che da due giorni cercano con estrema professionalità di mantenere l'ordine in Val Susa. Nella giornata di ieri 400 antagonisti, più della metà mascherati e pronti a dare battaglia, hanno invaso il Comune di San Didero (500 anime). Sono state ore di guerriglia terribile tra le forze dell'ordine e i per nulla pacifici manifestanti, che in più occasioni hanno tentato di assaltare l'area che sarà sede della nuova autostazione internazionale per impedire agli operai di Tunnel Euralpin Lyon Turin (TELT) di recintarla. Pietre e oggetti contundenti sono stati lanciati contro le Forze dell'ordine e massi anche di cinque chili sono stati scagliati contro il parabrezza dei furgoni che portavano gli operai. Sono stati feriti un lavoratore e tre poliziotti, tra i quali un vicequestore ancora ricoverato all'ospedale di Rivoli per accertamenti. I delinquenti hanno anche occupato i binari, interrompendo i collegamenti Italia-Francia e bloccando un treno passeggeri diretto a Torino, con immensi disagi per i viaggiatori, in quanto l'unica via d'accesso al paese era bloccata dai manifestanti e gli autobus navetta non riuscivano a raggiungere i pendolari per portarli a destinazione. I sindaci no TAV si indignano perché non avvertiti in tempo della recinzione dell'area. I lavori dovevano partire a dicembre, oggi siamo ad aprile e mi indigno del fatto che un'amministrazione abbia concesso l'uso della sala polivalente per un'assemblea organizzata dai no TAV. (Applausi) . Mi indigno perché è lì che i contestatori hanno pianificato le azioni da compiersi a danno dell'installazione e delle Forze dell'ordine. I dati aggiornati a luglio 2019 vedevano spesi 143 milioni di euro per i sette chilometri di gallerie scavate e 146 milioni di euro (stimati per difetto) per la sicurezza e il ripristino dei danni causati dalle contestazioni. Se non si cambia registro, gli effetti collaterali costeranno ben più dell'opera. Simili comportamenti e atti di violenza non sono più tollerabili, così com'è intollerabile l'atteggiamento di chi governa quei territori, che prende le distanze dagli scontri, si lamenta dell'eccessiva militarizzazione della valle, ma al tempo stesso autorizza e concede locali dove riunirsi a gruppi sfascisti con chiari e dichiarati intenti belligeranti. (Applausi) . Voglio concludere questo mio intervento citando il segretario generale provinciale del Sindacato italiano unitario lavoratori polizia (SIULP) di Torino: «una cosa è certa: altri dieci anni di queste condizioni dimostrerebbero la fine dello Stato di diritto, incapace di mettere in atto la volontà di ammodernamento delle opere pubbliche senza attivare un perenne massiccio impiego delle Forze dell'ordine». La TAV rischia dunque di diventare l'emblema della debolezza dello Stato, costretto a dispiegare tutte le sue forze per consentire la realizzazione di opere pubbliche moderne e innovative. Una risposta risolutiva sul piano politico e legislativo va data e in fretta, che vada ben oltre l'obsoleta indignazione a cui poi segue un insopportabile nulla di fatto. La ringrazio, Presidente, e dalla parte delle Forze dell'ordine sempre. (Applausi) . ROMAGNOLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMAGNOLI (M5S) . Signor Presidente, lo scorso 9 aprile, a Fabriano, il presidente del consiglio comunale Giuseppina Tobaldi e l'assessore Barbara Pagnoncelli hanno riunito il tavolo istituzionale permanente sull'osservatorio della situazione occupazionale del territorio. Tale osservatorio era stato già stato istituito nel 2018 per la situazione critica della Whirlpool Indesit a Fabriano. Il tavolo permanente è stato riunito per monitorare la situazione del territorio che ora è peggiorata. Infatti, guarda caso, abbiamo l'ennesimo imprenditore che delocalizza la propria produzione e in questo periodo di pandemia assurdo e di crisi socio economica globale e totale, che coinvolge il mondo, ha deciso di spostare la propria produzione in Polonia, mettendo sulla strada 410 persone, 410 famiglie, con l'indotto arriviamo circa a 1.000 persone. È una situazione assurda. Due settimane fa, a Pasqua, sono stato ai cancelli dell'Elica per assistere alla manifestazione dei lavoratori, che ha visto anche la presenza dei rappresentanti della Federazione impiegati operai metallurgici (FIOM) e ho parlato con loro, persone disastrate che si trovano in una situazione di difficoltà. Do lettura di una parte della nota che hanno predisposto tutte le associazioni insieme, che riporterò direttamente al Ministero dello sviluppo economico per poter dare una soluzione a questa situazione tragica. Il piano di ristrutturazione annunciato dall'Elica, leader mondiale nella produzione di cappe aspiranti, «è inaccettabile. Le lavoratrici e i lavoratori hanno da subito iniziato la mobilitazione e hanno scelto di restare in presidio permanente per protestare contro la decisione del management che prevede 409 esuberi su 560 dipendenti, nel comprensorio di Ancona, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi e l'organizzazione del 70 per cento della produzione in Polonia». La decisione dell'azienda rischia di provocare l'ennesimo disastro sociale e la desertificazione industriale del territorio. Per la FIOM, la Federazione italiana metalmeccanici (FIM) e l'Unione italiana lavoratori metalmeccanici (Uim) «l'unica soluzione possibile è il mantenimento della produzione nei siti di Fabriano, Cerreto d'Esi e Mergo e la tutela di tutta l'occupazione». La lettera è in mano al ministro Giorgetti, che saprà attivarsi immediatamente per risolvere la questione. Faccio presente a tutti i miei colleghi che dobbiamo risolvere assolutamente la situazione del lavoro in Italia perché è troppo labile e troppe situazioni si creano a causa di aziende che delocalizzano il lavoro all'estero. Non abbiamo più tempo, dobbiamo agire. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento vuole richiamare ancora una volta l'attenzione sulla lotta al cancro, in particolare nell'età infantile e ancora di più dopo il provvedimento che il Senato ha adottato ieri sulla necessità di un nuovo Piano nazionale oncologico. La diagnosi dei tumori nei bambini al tempo del Covid è costellata purtroppo da ritardi e dalle conseguenze problematiche che ciò comporta. Diagnosi, interventi e cure si sono ritardati, in molti centri oncologici, durante la pandemia. Tutto ciò comporta gravi ripercussioni e negativi risvolti sul corretto approccio al bambino con sospetta diagnosi di tumore. Si è ridotto il numero delle diagnosi e degli interventi chirurgici e, d'altronde, molte sedute di chemio e radioterapia sono state rinviate. L'incidenza e il peso della grave situazione che stiamo vivendo, legata alla pandemia, ha stravolto l'organizzazione di molti ospedali e dei centri oncologici, soprattutto nei paesi e nelle Regioni economicamente più deboli, in cui la situazione sanitaria, organizzativa e strutturale pre-pandemia era già molto carente e nelle quali il SARS-CoV-2 ha letteralmente stravolto la debole rete oncologica, la cui sopravvivenza, indispensabile per seguire i tanti piccoli pazienti con patologie neoplastiche nei loro follow-up , si reggeva e si regge sui tanti sacrifici e sulla lodevole abnegazione di tanti operatori sanitari. Proprio questi ultimi sono stati spostati e trasferiti nei reparti Covid dedicati, distogliendo una risorsa umana importante nei difficili equilibri esistenti nei reparti di oncologia pediatrica. A tutto ciò si aggiunga che una parte importante delle risorse economiche è stata dirottata verso l'emergenza sanitaria pandemica, con tagli cospicui dei finanziamenti, riduzione dei posti letto e del personale, fino alla chiusura di interi reparti e la loro riconversione in reparti Covid. Come era logico supporre, i paesi e le Regioni a basso reddito pagano ancora una volta il prezzo più alto. La pandemia ha reso più difficile ottenere cure di qualità e tutto questo, purtroppo, non sono nel campo della patologia oncologica. La lotta al tumore anche nell'età pediatrica, grazie alla ricerca, è via via costellata di sempre più numerosi successi. Occorrono solo un'attenta programmazione, opportuni investimenti e un'adeguata riorganizzazione della rete oncologica, che vada oltre le problematiche complesse della pandemia. Concludendo, signor Presidente, non dimentichiamo che il binomio tra diagnosi precoce e qualità della terapia è fondamentale per sconfiggere il cancro, ancor più nell'età infantile. (Applausi) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, si è verificato ancora una volta un focolaio di Covid negli allevamenti di visoni, dopo la Lombardia, questa volta in Veneto, a Padova, dove dovranno essere abbattuti, tra qualche giorno, ben 3.311 visoni: una strage autorizzata dalla ASL. Questo dimostra che la proroga della sospensione delle attività degli allevamenti di visoni su tutto il territorio italiano, disposta dal Governo fino al 31 dicembre 2021, non è purtroppo una misura sufficiente. Certo, in questo modo è stata risparmiata la vita ed enormi sofferenze a migliaia di cuccioli, circa 35.000, che sarebbero nati proprio ora, nel mese di aprile e in quello di maggio, i quali però, dopo otto o nove mesi di prigionia in anguste gabbie, sarebbero stati uccisi con il gas, il tutto per il solo e ignobile scopo di realizzare delle pellicce. La pelliccia di visone non è necessaria all'uomo, ma è necessaria agli animali. È sconcertante che oggi, in tempi di transizione ecologica, con un nuovo e apposito Ministero, il Governo non prenda in considerazione l'ipotesi di chiudere definitivamente questi allevamenti, come hanno fatto, del resto, in molti Paesi d'Europa. Ne cito alcuni: Regno Unito, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Serbia, Germania, Norvegia, Belgio, Olanda, Svezia e Danimarca hanno sospeso l'allevamento, l'Ungheria ha disposto il divieto di importazione di visoni al fine di evitare la delocalizzazione e, infine, la Francia ha disposto il divieto dal 2026. Occorre tutelare l'ambiente e gli ecosistemi, è necessario porre fine allo sfruttamento degli animali selvatici. L'industria delle pellicce deve definitivamente abbandonare la produzione di questi animali, in favore di materiali sostenibili e ciò non solo per tutelare l'ambiente, ma soprattutto per ragioni di salute pubblica. È probabile che gli allevamenti di visoni siano stati l'origine delle linee virali che hanno diffuso il coronavirus nelle prime ondate. Infatti, non sempre negli allevamenti, come ha dimostrato l'associazione animalista LAV, le regole di sicurezza sono state rispettate. La stessa Organizzazione mondiale della sanità ha identificato gli allevamenti di visoni come possibili serbatoi del virus, anche le pericolosissime varianti. Basterebbe che il Ministero della salute obbligasse gli allevatori ai test sierologici. Ecco che allora occorre chiudere questi allevamenti subito, anche per importantissime ragioni etiche, attesa l'enorme sofferenza inferta ai bellissimi e poveri animali. Concludo, Presidente, con l'auspicio che il Governo intervenga immediatamente sia per la tutela degli animali, ma soprattutto per la tutela della salute pubblica. (Applausi) . PRESIDENTE . Benissimo, sarà fatto. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 15 aprile 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 15 aprile, alle ore 15, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,16) . Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Turco sulla mozione 1-00325 Signor Presidente, cari colleghi e colleghe, sulla mozione in discussione, il MoVimento 5 Stelle esprime chiaramente una posizione contraria. Il tema della siderurgia non può prescindere dalla transizione ecologica, a cui l'Italia ambisce e a cui saranno destinate le principali risorse del Recovery Fund. Nel programmare la transizione energetica, poi, occorre prendere atto dei cambiamenti avvenuti nell'ultimo ventennio proprio nel settore in esame, dove è necessario abbandonare le nostalgie del passato e orientare le scelte su nuovi paradigmi economici. Attualmente il settore siderurgico italiano si colloca ai vertici del sistema economico nazionale, con circa 70.000 addetti, con una produzione media di 23 milioni di tonnellate negli ultimi cinque anni, e del mercato europeo dove si posiziona al secondo posto per produzione e consumo di acciaio alle spalle della Germania (dati di Federacciai, anno 2020). Due sono le realtà produttive che si sono contrapposte nel nostro Paese: la produzione a ciclo integrale e quella a forno elettrico. Quest'ultima è risultata vincente sui mercati e in forte crescita, per via del suo alto valore aggiunto e per la sua sostenibilità sul piano economico, ambientale e sociale. Nella produzione a forno elettrico l'Italia primeggia in Europa e a livello internazionale. Un settore, quello a forno elettrico, costituito da piccole e medie imprese, di proprietà e gestione italiana, integrate in filiera con il settore manifatturiero, vicine ai mercati di approvvigionamento delle materie prime e di commercializzazione dei prodotti. Produzioni, peraltro, coerenti con gli obiettivi posti dell'Agenda 2030, dell'economia circolare e con quelli più ambiziosi dell'Agenda 2050. L'altra realtà produttiva, quella a ciclo integrale, invece, fondata sull'utilizzo del carbon coke, ha avuto un declino inevitabile e anche prevedibile, viste le chiusure degli stabilimenti di Bagnoli, prima, di Cornigliano, Piombino e recentemente di Trieste. Trattasi di una realtà produttiva fuori contesto dai mercati, molto impattanti su ambiente e salute pubblica, non accettata sul piano sociale superata sul piano tecnologico, con un basso valore aggiunto e un'elevata incidenza del costo del lavoro. È, quindi, divenuta insostenibile sul piano economico, ambientale, sociale e della redditività. Gli impianti a ciclo integrale risultano realizzati a metà del '900, non si sono evoluti sul piano tecnologico e furono concepiti in un momento storico irripetibile per rispondere all'esigenza della ricostruzione post-bellica, caratterizzata dalle produzioni fordiste di massa, dalle economie di scala, da una concorrenza internazionale quasi assente, da mercati in forte espansione e chiusi, dal basso costo delle materie prime, del lavoro e dagli alti costi del trasporto marittimo. A fronte di questa contrapposizione produttiva, le nostre imprese siderurgiche hanno scelto le produzioni a forno elettrico, puntando sull'innovazione di processo e sviluppando un'alta capacità tecnologica. Il successo di questa scelta è attestato dalla composizione della stessa produzione italiana di acciaio, dove a fronte di una capacità produttiva complessiva media di circa 23 milioni di tonnellate, l'82 per cento è realizzata con forno elettrico, ovvero circa 19 milioni di tonnellate (dati di Federacciai, anno 2020). Una produzione, quella a forno elettrico, divenuta progressivamente di eccellenza, che si concentra nel Nord del Paese, dove la classe politica, imprenditoriale e sindacale ha saputo prendere decisioni lungimiranti e coraggiose, programmando e realizzando per tempo processi virtuosi di transizione industriale ed economica. Tutto questo, però, non è accaduto per l'ultimo impianto a ciclo integrale ancora funzionante, alimentato peraltro a carbone, cioè l'impianto siderurgico di Taranto, dove nell'anno 2020 la produzione ha superato di poco i 3 milioni di tonnellate (dati di Federacciai, anno 2020). Per tale impianto, dopo oltre 30 anni di incompiuta e inefficiente gestione, prima pubblica, poi privata, affidata a soggetti, prima italiani e poi stranieri, non si è riusciti a dare soluzioni tecnologiche ed economiche valide per soddisfare le primarie ed essenziali esigenze di corretta funzionalità, e le necessarie e indispensabili attese di salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica. La crisi dello stabilimento siderurgico di Taranto non è una crisi di origine "giudiziaria", risalente a quando 9 anni fa la magistratura sequestrò gli impianti, e perseguì penalmente proprietari e dirigenti nell'ambito di un'inchiesta per disastro ambientale, dove la fabbrica venne definita "fonte di malattie e morti per chi ci lavora e per chi abita nelle vicinanze". E, invece, una crisi strutturale dovuta all'obsolescenza degli impianti e all'assenza di investimenti di ammodernamento tecnologico, di processo e di manutenzioni straordinarie e persino ordinarie. Se nel 2020 ArcelorMittal, società che gestisce in affitto lo stabilimento siderurgico di Taranto, ha prodotto e venduto poco più di 3 milioni di tonnellate di acciaio, non è perché l'Autorità Giudiziaria le ha impedito di produrre e dunque vendere di più, ma perché l'acciaio prodotto oggi a Taranto non ha mercato, come dimostra, d'altronde, l'avvio della cassa integrazione per crisi di mercato promossa dalla stessa società nel luglio del 2019, quando l'attuale pandemia era relegata al mondo dei brutti sogni. A nessuno può sfuggire come tale impianto non abbia mai raggiunto, nella sua storia, la sostenibilità economica, così come a nessuno può sfuggire l'eccessiva dimensione e capacità produttiva dell'impianto rispetto alle reali esigenze del mercato (nazionale ed estero). Si consideri che la produzione effettiva è pari a circa un terzo della reale capacità produttiva installata, al momento del suo concepimento e successivo, assurdo, ampliamento. Ciò è dovuto a problemi di commercializzazione legati alla congiuntura, alla forte concorrenza, ma anche alla qualità e al costo della produzione, come dimostra la perdita di commesse nel settore auto-motive, con conseguenti gravi ripercussioni sugli investimenti a tutela dell'ambiente e della salute di lavoratori e cittadini. Sullo stabilimento siderurgico di Taranto non servono approcci ideologici, ma azioni risolutive ispirate solo e soltanto alla sostenibilità, sia ambientale che economica, mai garantita, di fatto, in oltre cinquanta anni di esistenza. Servono scelte coraggiose e, soprattutto, sostenibili, garantendo subito ingenti e precisi investimenti in grado di riconvertire radicalmente i processi produttivi e di rimettere la fabbrica sul mercato. Per fare questo è necessario abbandonare il ciclo integrale a carbon coke, non più sostenibile, orientando la produzione a forno elettrico, sperimentando nuovi processi produttivi innovativi (come, ad esempio, quelli a idrogeno), ampliando le attività di lavorazione a freddo e prevedendo, nel periodo di transizione, un "accordo di programma" finalizzato a gestire le linee produttive destinate alla chiusura, la loro riconversione e la riqualificazione e reimpiego delle unità lavorative in esubero. Allo stesso tempo, è necessario garantire la città, oggi ancora agli ultimi posti per la qualità della vita, sulla tutela ambientale e della salute. Sotto quest'ultimo profilo, ribadisco con forza in questa sede che la valutazione del danno sanitario, contenuta nel decreto Balduzzi-Clini del 2013, oggi ancora in vigore, è un'arma spuntata, superata, inefficace, fuori contesto. Tale decreto interministeriale, come è noto, fu emesso dopo il sequestro penale dell'area a caldo e la pubblicazione dell'aggiornamento dello studio epidemiologico "Sentieri". Tuttavia, la Valutazione del danno sanitario introdotta con quel decreto, secondo l'autorevole parere di diversi esperti, non viene avviata qualora le autorità di controllo riscontrino valori al di sotto della soglia limite stabilita per legge, per ciascuno degli inquinanti presi in esame. Si tratta di un paradosso inaccettabile per lo più dopo otto anni dalla sua introduzione e per i rischi a cui la popolazione continua ad essere esposta. Infatti, se i livelli di diossine, polveri, benzo(a)pirene e altri inquinanti emessi dall'acciaieria si mantengono entro i limiti di legge, non si procede a una stima del danno sanitario che quegli stessi cancerogeni provocano sulla salute dei cittadini. Sul tema, già nel 2018, ho depositato la proposta di legge, a mia prima firma, per modificare tale disposizione, introducendo un dispositivo che preveda la valutazione integrata del danno ambientale e sanitario, a prescindere dal superamento dei valori limiti previsti dalla legge. Si tratta di introdurre la cosiddetta Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario (VIIAS). Pertanto, Presidente, chiedo formalmente di voler sollecitare le Commissioni competenti ad accelerare l' iter di discussione di tale proposta, in modo da poterla contemplare nel prossimo piano ambientale che sarà redatto a seguito dell'accordo, siglato nel 2020, tra ArcelorMittal e Invitalia. In un contesto più generale, poi, siamo d'accordo nella necessità di promuovere un Piano nazionale della siderurgia che, confermando l'orientamento del Governo Conte II di partecipazione dello Stato nel settore, oltre a salvaguardare la riconversione green e la diversificazione produttiva dell'impianto ex Ilva di Taranto, contempli soprattutto orizzonti mai sperimentati in questo settore produttivo dal nostro Paese. Ci riferiamo alla prospettiva che la società siderurgica pubblica che si andrà a costituire possa operare e produrre acciaio italiano anche all'estero, sul modello Eni, con la partecipazione delle più importanti aziende pubbliche che utilizzano acciaio. In questo modo, si potranno valutare di cogliere le possibili opportunità tecnologiche, produttive, di localizzazione e di mercato, oltre che garantire autonomia di approvvigionamento al nostro manifatturiero, convenienza economica al settore e redditività al Paese. Taranto, in questa nuova prospettiva, unitamente a sperimentare nuove produzioni innovative e sostenibili, si candiderebbe a diventare l' hub della siderurgia pubblica, specializzandosi nella logistica dell'acciaio anche prodotto all'estero, nelle lavorazioni per la cantieristica e nella produzione di semilavorati e infrastrutture, risolvendo così definitivamente il problema del ricatto occupazionale e degli esuberi. Quanto sarà programmato e realizzato sul sito siderurgico di Taranto, poi, non può prescindere dal continuare quel processo di riconciliazione sociale con la città e di riconversione economica e culturale del territorio, iniziato nel 2019 con il progetto strategico "Cantiere Taranto", che ha raggiunto importanti ed evidenti risultati, ma che oggi rischia di fermarsi. La mancanza di continuità e di decisioni da parte dell'attuale Governo sta generando: incertezze sul territorio; utilizzo continuo della cassa integrazione; ritardi nei pagamenti a favore dell'indotto (ad oggi, le fatture scadute e non pagate ammontano ad oltre 35 milioni di euro); tensioni nei relativi pagamenti degli stipendi dei lavoratori; rischi di incidenti in fabbrica, divenuti sempre più frequenti; conflitti sindacali, ultimo di questi il licenziamento di un lavoratore per aver condiviso un semplice post di una fiction sul suo profilo Facebook, a cui va la mia piena solidarietà. Concludo Presidente, ricordando che le possibili decisioni su tale impianto, ripeto unico rimasto a ciclo integrale a carbon coke, non possono e non devono prescindere dal fatto che su tale impianto pende:un ricorso per la chiusura dell'area a caldo al Consiglio di Stato, che verrà discusso il prossimo 13 maggio e con una sentenza del TAR Lecce che ha decretato la sua chiusura; - un rischio di confisca legato al processo "ambiente svenduto", che dovrebbe andare a sentenza nel corso del 2021; - una sentenza di condanna all'Italia emessa, il 24 gennaio 2019, dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, in violazione degli articoli 8 e 13, per la mancata adozione di misure volte a tutelare il diritto degli individui a vivere in un ambiente salubre, compromesso dalle continue emissioni inquinanti provenienti dall'impianto siderurgico. Nella recente riunione dell'1l marzo 2021 sull'attuazione della sentenza di Strasburgo, unico dato che il Comitato dei ministri ha valutato positivamente è stato proprio l'abolizione dell'immunità penale e amministrativa concessa con i decreti "salva-llva", estesa anche ai nuovi gestori dello stabilimento, finalmente cancellata dal Governo Conte II e che oggi Fratelli d'Italia chiede assurdamente di ripristinare. Abolire l'immunità penale è stato un atto di civiltà di uno Stato che si è riappropriato del suo ruolo di tutela dei lavoratori c dei cittadini e di rispetto di quanti all'interno di quell'impianto c a causa della sua produzione hanno perso la loro vita. Chi oggi, poi, chiede il suo ripristino dimentica anche che già la Corte costituzionale era stata interessata dalla sua legittimità costituzionale, sollevata dal giudice del tribunale di Taranto, dottor Benedetto Ruberto, che a febbraio 2019, aveva persino sollevato la questione di legittimità costituzionale, ritenendo che violasse ben sette articoli della Costituzione. Sugli altri aspetti della sentenza europea di Strasburgo, l'Italia è stata dichiarata inadempiente e rischia di incorrere in procedimento di infrazione sia per la mancata attuazione del piano di risanamento ambientale, i cui lavori principali avrebbero dovuto essere completati entro il 2021, sia per l'omessa adozione di misure di valutazione dell'impatto delle emissioni sulla salute pubblica, oltre che per non aver provveduto al ripristino di un livello di qualità ambientale accettabile nelle zone inquinate. Concludo Presidente, dicendo che Taranto ha il diritto di non essere più prigioniera dell'impianto siderurgico e non si possono ancora accettare scelte emergenziali. Non possiamo più sottrarci dallo scrivere una nuova e diversa storia per lo stabilimento di Taranto, per la città, per i suoi cittadini e per il Paese. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione: MOZIONE 1-00325 SULLA REALIZZAZIONE DI UN PIANO STRATEGICO PER LA SIDERURGIA: sull'ordine del giorno G1, il senatore Turco avrebbe voluto esprimere un voto di astensione. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Abate, Accoto, Alderisi, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Briziarelli, Caliendo, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Cirinna', De Poli, Di Marzio, Endrizzi, Fazzolari, Floridia, Galliani, Giacobbe, Iwobi, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Rizzotti, Ronzulli, Sbrana, Sciascia, Segre e Sileri. Sono assenti per incarico avuto dal Senato il senatori Petrocelli, per attività della 3ª Commissione permanente. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Borghesi, Castaldi, Castiello, Giannuzzi, Mininno, Pizzol e Romano. Alla ripresa pomeridiana sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Petrocelli, per attività della 3ª Commissione permanente; Arrigoni, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Alla ripresa pomeridiana è considerata in missione la senatrice Moronese, per partecipare a una conferenza internazionale. Alla ripresa pomeridiana sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Borghesi, Castaldi, Castiello, Giannuzzi, Mininno, Pizzol e Romano. Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione Il senatore Mollame ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo Misto e di aderire al Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. Il Presidente del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione ha accettato tale adesione. Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato, in data 13 aprile 2021, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza la senatrice Drago, in sostituzione del senatore Bertacco. Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato, in data 12 aprile 2021, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario il senatore Marco Perosino in sostituzione del senatore Francesco Battistoni, entrato a far parte del Governo. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatore Giacobbe Francesco Legge di riforma dei Comitati degli Italiani all'Estero (COMITES) (2176) (presentato in data 13/04/2021); senatori Balboni Alberto, Ciriani Luca, Barbaro Claudio, Calandrini Nicola, de Bertoldi Andrea, De Carlo Luca, Drago Tiziana Carmela Rosaria, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Maffoni Gianpietro, Nastri Gaetano, Petrenga Giovanna, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco Aggravamento delle sanzioni penali per i reati di violenza sessuale commessi nei confronti di persone con disabilità (2177) (presentato in data 14/04/2021). Disegni di legge, assegnazione In sede referente 2ª Commissione permanente Giustizia sen. Gaudiano Felicia Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione territoriale degli uffici giudiziari (2139) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 14/04/2021). Affari assegnati E' deferito alla 10 a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sull'aggiornamento della normativa in materia di certificati bianchi (Atto n. 784). Sono stati deferiti alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 1 e 2, del Regolamento: l'affare sul rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani da parte dell'Egitto, con specifico riferimento alla scarcerazione di Patrick Zaky (Atto n. 785); l'affare sull'assegnazione di maggiori risorse al programma Covax e sul riconoscimento della vaccinazione come diritto universale (Atto n. 786). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro della cultura, con lettera in data 8 aprile 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 17 ottobre 1996, n. 534 - lo schema di decreto ministeriale recante la tabella delle istituzioni culturali da ammettere al contributo ordinario annuale dello Stato per il triennio 2021-2023 (n. 251). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione. Governo, trasmissione di atti Il Ministero dell'interno, con lettere in data 8 aprile 2021, ha dato comunicazione del decreto del Presidente della Repubblica di nomina del commissario straordinario per la provvisoria gestione del comune di Melito di Napoli (Napoli), ai sensi dell'articolo 141 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e dell'articolo 23, comma 20, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Con lettere in data 8 aprile 2021 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Lizzanello (Lecce), Spoleto (Perugia), Guardavalle (Catanzaro), Carovigno (Brindisi), Orta di Atella (Caserta) e Carmiano (Lecce). Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri per gli affari europei, con lettera in data 9 aprile 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14, commi 3 e 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le informazioni e i documenti relativi alle procedure d'infrazione e ai casi di pre-infrazione (EU pilot ) interessati dagli emendamenti approvati nel corso della prima lettura in relazione al disegno di legge recante "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2019-2020". La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 2, del Regolamento, alla 14 a Commissione permanente (Procedura di infrazione n. 93). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Grecia e alla Francia in relazione a catastrofi naturali e ad Albania, Austria, Belgio, Cechia, Croazia, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Montenegro, Portogallo, Romania, Serbia, Spagna e Ungheria in relazione a un'emergenza di sanità pubblica (COM(2021) 201 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 12 a , 13 a e 14 a . Governo, trasmissione di pareri del CNEL su atti dell'Unione europea Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 8 aprile 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 28 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, i seguenti pareri relativi ad atti dell'Unione europea, approvati dall'assemblea del CNEL nella seduta del 31 marzo 2021, che sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni: Progetto di conclusioni del Consiglio concernenti la relazione comune sull'occupazione 2021 (Atto del Consiglio dell'Unione europea 6240/21) - alla 11 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto 788); Raccomandazioni della Commissione per il Piano strategico della PAC dell'Italia ( SWD(2020) 396 definitivo) - alla 9 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto 789); Documento di lavoro dei servizi della Commissione - Valutazione del piano nazionale per l'energia e il clima definitivo per l'Italia (SWD(2020) 911 definitivo/2) - alla 10 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto 790); Libro Verde sull'invecchiamento demografico. Promuovere la solidarietà e la responsabilità tra le generazioni (COM(2021) 50 definitivo) - alla 1 a , alla 11 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto 791). Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento In data 26 marzo 2021 è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13- bis , della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nel 2020 dal Garante del contribuente per la Regione Campania. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente (Atto n. 787). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 63 del 25 febbraio 2021, depositata il successivo 13 aprile, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 13, comma 6, secondo periodo, del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 (Disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, a norma dell'articolo 55, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144), nella parte in cui non prevede che, per le patologie aggravate da menomazioni preesistenti concorrenti, trovi applicazione la medesima disciplina contemplata dal primo periodo in aggiunta alla persistente erogazione della rendita di cui al terzo periodo del medesimo comma 6. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 105). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 9, 12 e 14 aprile 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: della Fondazione Casa Buonarroti, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 403); dell'Aero Club d'Italia (Ae.C.I.), per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n.404); della Fondazione Human Technopole (FHT), per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 405). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore De Bonis ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02419 dei senatori De Falco e Marilotti. Interrogazioni Atto n. 3-02422 NENCINI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Atto n. 3-02423 RUSSO Ai Ministri della salute e dell'istruzione Premesso che: a seguito dell'emergenza epidemiologica SARS-CoV-2 il personale scolastico è stato considerato fra le categorie maggiormente esposte al contagio; per tale ragione la categoria è stata inserita prioritariamente nei piani vaccinali di tutte le Regioni; tuttavia, nell'ambito dei piani vaccinali regionali si sono registrate delle criticità per quanto riguarda il personale scolastico e universitario in servizio presso una regione diversa da quella di residenza o di assistenza sanitaria e per tale ragione per molti soggetti, soprattutto fuori sede, si è registrato un ritardo nella prenotazione della vaccinazione; con ordinanza del 9 aprile 2021, il commissario straordinario per l'emergenza COVID-19, generale Francesco Paolo Figliuolo, ha disposto che le vaccinazioni rispetteranno l'ordine di priorità dettato dall'età e dalla condizione di fragilità; la campagna vaccinale è stata quindi interrotta per il personale scolastico, anche per coloro che avevano già effettuato la prenotazione; considerato che: tale circostanza comporta un'illegittima discriminazione nei confronti del personale scolastico che non ha potuto accedere alla prima fase di vaccinazione; molti docenti, in particolare quelli di sostegno, sono tenuti, anche durante le fasi più critiche dell'epidemia, a svolgere la loro attività in presenza; proprio in questo momento, di ripresa in presenza di tutte le attività didattiche, è quanto mai urgente completare la vaccinazione del personale scolastico, si chiede di sapere quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di garantire a tutto il personale scolastico, docente e non docente, la prosecuzione della campagna vaccinale, anche al fine di effettuare la riapertura delle scuole in totale sicurezza. Atto n. 3-02424 BALBONI CIRIANI Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo il "cruscotto statistico" del 31 dicembre 2019 il numero dei migranti sbarcati in Italia a decorrere dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019 sono stati 11.471, il 50,92 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno 2018 (in cui si contarono 23.370 sbarchi) e il 90,39 per cento in meno rispetto al 2017 (con 119.369 sbarchi), in drastica diminuzione grazie agli effetti dei "decreti sicurezza" varati all'inizio della Legislatura; secondo i dati pubblicati il 1° marzo 2021 sul sito del Ministero dell'interno, il numero dei migranti sbarcati dal 1° gennaio al 1° marzo di quest'anno, comparato con il numero degli sbarcati nello stesso periodo del 2020, è raddoppiato, da 2.553 a 5.033 persone; un aumento conseguenziale alle modifiche apportate ai "decreti sicurezza 1 e 2" che hanno ampliato enormemente le fattispecie per la concessione della protezione internazionale, trasformando così l'Italia in meta privilegiata di migliaia e migliaia di migranti economici; gravissime sono le conseguenze non solo di ordine pubblico e di sicurezza o di maggiori oneri per la finanza pubblica, ma anche e soprattutto di ordine sanitario, visti i numerosi focolai di contagio che si sono verificati in giro per l'Italia anche a causa del fatto che i migranti, contrariamente ai cittadini italiani o agli immigrati regolari, si muovono liberamente sul territorio nazionale, aumentando il rischio di diffusione di varianti del virus resistenti ai vaccini; considerato, inoltre, che: numerosi sono i casi di terroristi e affiliati alle varie mafie straniere che sono riusciti ad entrare in Italia e in Europa proprio attraverso la rotta dei migranti; sono in corso da anni inchieste giudiziarie sulle organizzazioni non governative che "soccorrono" i migranti in mare, da cui emergono inquietanti collaborazioni tra i soccorritori e i trafficanti; lo scorso marzo la procura di Trapani ha chiuso le indagini formalizzando le accuse contro il personale di tre organizzazioni umanitarie: "Save the children", "Medici senza frontiere" e "Jugend Rettet", mettendo sotto accusa 21 persone accusate di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per aver partecipato a diversi salvataggi di migranti in fuga dalla Libia tra il 2016 e il 2017; anche la procura di Ragusa ha formulato accuse nell'ambito delle indagini sul trasbordo di 27 naufraghi, avvenuto nel settembre 2020, dal cargo danese "Maersk Etienne" alla nave italiana "Mare Jonio", in cambio di denaro; queste gravissime ipotesi di reato, laddove confermate, aprirebbero per l'ennesima volta scenari inquietanti sui cosiddetti salvataggi dei migranti in mare, posto che configura un vero e proprio traffico di esseri umani camuffato da missione umanitaria; la situazione sul fronte immigrazione continua a essere drammatica e non appare chiaro se il nuovo Governo intenda dare un segnale di discontinuità rispetto al precedente o meno, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia porre in essere per difendere i confini nazionali da questa vera e propria invasione di migranti e limitare il numero di ingressi soltanto a chi è veramente perseguitato nel proprio Paese di origine, in modo da tutelare l'ordine pubblico e la salute dei cittadini italiani e degli stranieri regolari. Atto n. 3-02425 RUOTOLO DE PETRIS ERRANI Al Ministro dell'interno Premesso che: in provincia di Napoli, nei comuni di Castellammare di Stabia e Torre del Greco vi è una forte presenza della criminalità organizzata che richiama la necessità di adoperarsi per la tutela dei diritti della cittadinanza e di sradicare il malaffare dal tessuto economico e sociale del territorio già investito da un pesante disagio anche a seguito della pandemia; in particolare, a Castellammare di Stabia, per quanto risulta agli interroganti, i clan operano nelle tradizionali attività illecite legate al mercato della droga, del racket e dell'usura ma, come emerge dalle ultime inchieste, manifestano un interesse non solo nel sistema degli appalti pubblici con il tentativo di condizionare l'esito in favore di imprese loro legate, ma anche nella politica, come emergerebbe già nel corso della campagna elettorale del 2018; negli ultimi giorni, poi, come riportano gli organi di stampa, a seguito delle indagini dei Carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata coordinate dai magistrati dell'antimafia, è stata messa a segno, il 23 marzo 2021, l'operazione "Domino bis", che ha portato all'arresto di 16 esponenti apicali del clan D'Alessandro giunto alla terza generazione; è emerso, grazie anche al racconto di collaboratori di giustizia, come la cosca avrebbe messo le mani sulla sanità stabiese, entrando all'interno dell'ospedale "San Leonardo" grazie alla capacità di controllare appalti pubblici attraverso ditte proprie. In particolare, nel periodo di pandemia, si segnalano due settori strategici: il trasporto degli ammalati con il servizio ambulanze e le pulizie; anche nella vicina città di Torre del Greco, il quadro che emergerebbe da un'indagine che già nell'aprile 2019 aveva condotto all'arresto di diversi soggetti, se confermato, oltre ad essere inquietante, per la presunta compravendita di voti effettuata da più soggetti che avrebbero partecipato direttamente e indirettamente alla competizione elettorale, lascerebbe trasparire una regia unica e ben definita volta a condizionare in maniera inequivocabile e criminale il voto delle elezioni amministrative del 2018 su più fronti; a tal proposito si fa rilevare che, in data 2 aprile 2021, i Carabinieri hanno eseguito una nuova ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari di Torre Annunziata, su richiesta della Procura di Torre Annunziata, nei confronti di 5 persone, tra le quali un ex assessore comunale e un consigliere comunale di Torre del Greco, tutte gravemente indiziate del reato di associazione per delinquere mediante la sistematica compravendita di voti in occasione dello svolgimento delle elezioni amministrative del Comune del giugno 2018. In particolare il consigliere comunale, eletto all'opposizione da poche settimane, risultava essere passato nella maggioranza che sostiene l'attuale sindaco Giovanni Palomba, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare le iniziative di competenza per l'istituzione di una commissione d'indagine per l'esercizio dei poteri di accesso e di accertamento di cui all'articolo 143 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, alla luce degli elementi evidenziati che interessano i Comuni di Castellammare di Stabia e di Torre del Greco e dell'estesa ingerenza della criminalità organizzata in quest'area. Atto n. 3-02426 CANDIANI IWOBI AUGUSSORI LUCIDI GRASSI PIROVANO RICCARDI VESCOVI Al Ministro dell'interno Premesso che: i flussi migratori provenienti dalla Libia nelle ultime settimane sono notevolmente aumentati: solo nel primo fine settimana di aprile, nonostante per l'Italia fossero state previste le misure più restrittive da "zona rossa", a causa dell'elevato numero di contagi da COVID-19, sono sbarcati a Lampedusa circa 500 migranti. Esiste fondato timore che, con la ripresa delle operazioni in mare delle organizzazioni non governative e con condizioni meteorologiche più favorevoli, i tentativi di sbarco aumentino ancora; i dati riportati dal Ministero dell'interno sono allarmanti: dal 1° gennaio al 13 aprile 2021 i migranti sbarcati irregolarmente sulle nostre coste sono stati 8.505, a fronte dei 3.227 arrivati nello stesso periodo del 2020 e dei 625 arrivati negli stessi giorni del 2019; alla situazione già fortemente problematica della gestione dei migranti si aggiunge anche quella del contenimento del contagio da COVID-19, che richiede misure supplementari di controllo e di isolamento che rischiano di mandare al collasso l'intero sistema; considerato che la diffusione del COVID-19 nei Paesi africani non viene gestita con adeguate misure di contenimento, quali la limitazione degli spostamenti, quarantene, sorveglianza, e, considerato che i flussi interni verso la Libia sono continui e sistematici, è necessario e urgente impedire gli sbarchi sulle nostre coste per evitare di dare vita ad un fenomeno devastante con un numero indefinito di persone potenzialmente infette; pochi giorni fa il Presidente del Consiglio dei ministri, nella sua prima missione estera da premier , a Tripoli ha tentato di riaprire il dialogo fra il nostro Paese e la Libia anche sul tema dell'immigrazione, e non è escluso che un nuovo accordo basato sull'interesse nazionale si rifaccia al trattato di Bengasi del 2008; questo Governo ha ribadito in più occasioni l'assoluta urgenza di un intervento concreto dell'Unione europea per gestire i flussi migratori: è infatti fondamentale ripartire con il meccanismo dei ricollocamenti nei vari Paesi, ultimamente bloccato anche a causa dalla pandemia; è evidente che una politica di accoglienza indiscriminata senza le giuste garanzie per le persone accolte (di carattere sanitario, di sicurezza, di dignità della persona) non può essere considerata un valore e si trasforma in un buonismo vuoto e propagandistico che strumentalizza la disperazione dei clandestini, rischiando di alimentare la tratta degli esseri umani, e con essa gli ingenti guadagni dei moderni schiavisti che operano nelle associazioni criminali internazionali, si chiede di sapere quali azioni di politica interna ed estera, anche in accordo con il Governo libico e con gli altri Paesi europei, stia programmando a partire dalle prossime settimane da una parte per impedire il continuo e incessante sbarco di migranti provenienti dalla Libia sulle nostre coste e, dall'altra, per collocare equamente i migranti in tutta l'Europa, evitando così che il nostro Paese, già pesantemente provato dall'emergenza sanitaria, sia ulteriormente gravato nell'affrontare problemi di ordine pubblico legati alla gestione dell'immigrazione clandestina. Atto n. 3-02427 DURNWALDER STEGER UNTERBERGER LANIECE Al Ministro dell'interno Premesso che: l'articolo 1 della legge 23 ottobre 1961, n. 1165, prevede l'attribuzione dell'indennità di seconda lingua anche al personale dei ruoli della Polizia di Stato in servizio nella provincia di Bolzano; il decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, ha introdotto gli esami di bilinguismo per l'accertamento della conoscenza delle lingue italiana e tedesca finalizzato al rilascio, da parte delle commissioni, di 4 tipi di attestato a seconda del livello di conoscenza delle lingue italiana e tedesca (C1, B2, B1 e A2); l'indennità di bilinguismo è calcolata con riferimento all'attestato richiesto per l'accesso dall'esterno alla funzione stessa; considerato che l'articolo 1, comma 1, lettera e) , n. 1), del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, ha sostituito la lettera d) del comma 1 dell'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, innalzando il livello rispetto al titolo di studio richiesto per l'accesso ai ruoli di base della Polizia di Stato, da diploma di istruzione secondaria di primo grado a diploma d'istruzione secondaria di secondo grado; a seguito dell'innalzamento del requisito rispetto al titolo di studio richiesto, i soggetti interessati hanno inoltrato domanda alla Questura di Bolzano di allineamento dell'indennità di bilinguismo in busta paga, come previsto dalla normativa in vigore, dal livello "B1" al livello "B2", con richiesta di corresponsione dei relativi arretrati economici maturati; tali domande risultano, allo stato attuale, inevase presso gli uffici competenti, si chiede di sapere quali siano le ragioni del ritardo nella presa in carico delle domande di allineamento dell'indennità di bilinguismo secondo i nuovi livelli stabiliti e se il Ministro in indirizzo non intenda sollecitare gli uffici competenti al disbrigo di tali domande. Atto n. 3-02428 BERNINI MALAN GIAMMANCO CESARO DE SIANO MASINI PAPATHEU Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: nell'ambito del pacchetto "Next Generation EU" il programma "REACT-EU" (recovery assistance for cohesion and the territories of Europe) rappresenta uno "strumento ponte" per finanziare gli interventi più urgenti e assicurare continuità al sostegno alle imprese, già duramente colpite dalle conseguenze dell'emergenza sanitaria, nonché a favorire la transizione verde e digitale e resiliente di economia e società; lo strumento garantisce un'iniezione di fondi aggiuntivi per la politica di coesione 2014-2020, in attesa della piena operatività della programmazione dei fondi strutturali europei 2021-2027, che per l'Italia vale 13,5 miliardi di euro; si tratta di somme che possono essere immediatamente spese e che costituiscono ossigeno per l'economia italiana, e soprattutto per il Sud, mentre i lavori per la definitiva stesura del PNRR vanno avanti, si chiede di sapere quale sia lo stato dell'attuale programmazione e soprattutto quale sia, nell'ambito della misura, la quota riservata al Mezzogiorno e la tipologia di interventi previsti. Atto n. 3-02429 RICCIARDI Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: nella relazione delle commissioni riunite 5ª e 14ª del Senato sulla proposta di piano nazionale di ripresa e resilienza, comunicata alla Presidenza il 31 marzo 2021, nel capitolo 4.3 è riportato testualmente: "La quota di risorse indicata nel PNRR (per il Mezzogiorno), pari al 34 % della popolazione residente, risponde esclusivamente ad una logica di mantenimento dello status quo, ossia a non fare aumentare il divario esistente tra Nord e Sud (...); tale percentuale va considerata come una quota minima, assolutamente da aumentare (...). Si ritiene pertanto necessario fissare espressamente questa destinazione di risorse nel Piano definitivo, in almeno parziale coerenza con i criteri di ripartizione delle risorse tra gli Stati membri: popolazione, inverso del PIL pro capite e tasso di disoccupazione (...). È prioritario includere tra le cosiddette 'riforme strutturali' affrontate dal PNRR la definizione dei LEP e delle funzioni fondamentali. Soltanto così, il PNRR interviene sulle condizioni necessarie al recupero dei divari nella fornitura di servizi pubblici essenziali per il pieno esercizio dei diritti civili e sociali"; analogamente, nella relazione della V Commissione permanente della Camera dei deputati sulla proposta di PNRR, presentata alla Presidenza il 30 marzo 2021, nel paragrafo 5 recante "Considerazioni di carattere generale e metodologico", è riportato testualmente: "Tra le varie urgenze cui devono provvedere le azioni del PNRR vi è quella di contribuire al raggiungimento dei LEP (...). Sarebbe necessario - come del resto già evidenziato in linea di principio nella Relazione sulla individuazione delle priorità nell'utilizzo del Recovery Fund presentata dalla Commissione bilancio all'Assemblea lo scorso 12 ottobre - applicare, con eventuali aggiustamenti, il criterio di riparto tra i Paesi previsto per le sovvenzioni dal Dispositivo di ripresa e resilienza (popolazione, PIL pro capite e tasso di disoccupazione) anche all'interno del nostro Paese (tra le regioni e le macroaree), superando in maniera significativa la quota del 34 % di investimenti al Mezzogiorno, senza considerare in tale computo le risorse per interventi 'in essere', quelle già incluse nei tendenziali di finanza pubblica e quelle del REACT-EU", si chiede di sapere: se si intenda applicare il criterio di riparto richiesto nelle relazioni sulla proposta di PNRR della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; se si intenda definire i LEP, così come richiesto nelle relazioni, e se, eventualmente, si ritenga corretto che diritti costituzionali possano essere finanziati con risorse straordinarie europee e non con fondi ordinari nazionali; quale sia la quota esatta di risorse che, complessivamente, si intende destinare al Mezzogiorno al netto dei fondi estranei alla dotazione del programma "Next Generation EU". Atto n. 3-02430 STEFANO PITTELLA Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: l'articolo 1, commi 59 e 60, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020), prevede l'istituzione di un fondo finalizzato a interventi di "costruzione, ristrutturazione, messa in sicurezza e riqualificazione di asili nido, scuole dell'infanzia e centri polifunzionali per i servizi alla famiglia, con priorità per le strutture localizzate nelle aree svantaggiate del Paese e nelle periferie urbane" e "riconversione di spazi delle scuole dell'infanzia attualmente inutilizzati, con la finalità del riequilibrio territoriale". Il fondo è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'interno "con una dotazione pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2023 e a 200 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2034"; l'articolo 1, comma 61, stabilisce che, per la realizzazione di tali interventi, i progetti vengono elaborati dai Comuni, mentre i criteri di riparto dei fondi, le modalità di utilizzo delle risorse e le procedure di trasmissione sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Stabilisce anche che, "con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, con il Ministro per le pari opportunità e la famiglia e con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca", da adottare entro 90 giorni dalla pubblicazione del predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, "sono individuati gli enti beneficiari, gli interventi ammessi al finanziamento e il relativo importo", si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, in linea con lo spirito delle norme richiamate, al fine di: a) dare maggiore priorità alla realizzazione di asili nido o scuole per l'infanzia nei comuni o nelle periferie urbane prive di tali servizi nelle aree del Mezzogiorno d'Italia; b) consentire a una platea quanto più ampia possibile di interessati di presentare i progetti, garantendo maggiore flessibilità nei casi in cui, per ragioni che esulano dal controllo dei Comuni, non sia stato possibile inserire le opere in programmazione oppure sia difficile presentare progetti più dettagliati entro la scadenza; c) garantire che i progetti presentati dai Comuni capoluogo di provincia vengano realizzati nelle aree di periferia urbana nel Mezzogiorno d'Italia. Atto n. 3-02431 FARAONE Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: il programma "Next Generation EU", come opportunamente ribadito negli ultimi mesi da tutti i rappresentanti istituzionali europei e nazionali, è il più ambizioso progetto di investimenti che l'Unione europea abbia mai messo in campo; l'occasione di rendere incisiva ed efficiente ogni singola voce di spesa che verrà effettuata nella cornice specifica del recovery plan è unica: non solo allo scopo di far rialzare il nostro Paese a seguito dei duri colpi che la pandemia da COVID-19 ha inferto e continua ad inferire al tessuto socio-produttivo italiano, minando altresì la stabilità delle strutture sanitarie, ma anche e soprattutto al fine di far tornare l'Italia a dirigere l'economia mondiale attraverso una crescita solida e mirata; tra gli asset che, senza dubbio, costituiranno la colonna portante dello sviluppo futuro, assume rilievo principale anche il rilancio del Mezzogiorno. Il Sud Italia, infatti, vive da anni un periodo di disallineamento economico-produttivo, sociale e, come si è potuto purtroppo appurare in questi ultimi mesi, sanitario non più sostenibile per la stabilità finanziaria del Paese, né giustificabile alla luce delle ingenti risorse che saranno ad esso destinate e soprattutto della strategica posizione geografica che esso assume nel contesto europeo ed internazionale; a tal proposito, sono emblematici i dati emersi dallo studio pubblicato da Confcommercio "Economia e occupazione al Sud 2015-2019": il PIL prodotto nel Meridione, infatti, costituirebbe solo il 22 per cento del PIL complessivo del Paese (nel 1995, nondimeno, si attestava al 24 per cento), mentre dal 1995 la crescita cumulata dell'occupazione è stata bassissima (4,1 per cento), ma soprattutto si sono registrati 1,5 milioni di giovani in meno nelle regioni del Sud; puntuale, in questo senso, è stato l'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri Draghi espresso in occasione dell'iniziativa "Sud - Progetti per ripartire": Draghi ha infatti ricordato che nei prossimi anni gli stanziamenti a favore del Sud ammonteranno complessivamente a 96 miliardi di euro, considerando le risorse del Next Generation EU e degli ulteriori programmi europei e dei fondi per la coesione; il Presidente del Consiglio ha altresì sottolineato l'importanza di dirigere queste risorse a favore in particolare delle donne e dei giovani, al fine di rilanciare il processo di convergenza Nord-Sud, i cui finanziamenti sono andati progressivamente riducendosi: nel decennio compreso tra il 2008 ed il 2018, a ben vedere, spesa pubblica per investimenti del Mezzogiorno si è addirittura dimezzata, passando da 21 a poco più di 10 miliardi di euro; alla luce di queste considerazioni, occorre rilevare l'inadeguatezza del piano di assunzioni posto in essere dal Ministro per la pubblica amministrazione Brunetta: sebbene l'idea di prevedere assunzioni per il rilancio del Sud costituisca una buona base di partenza per ridefinirne le fondamenta, è altresì vero che 2.800 unità risultano nettamente insufficienti per rafforzare gli organici della pubblica amministrazione delle regioni coinvolte. Conviene inoltre consentire, oltre ad una cospicua integrazione del numero e dei profili professionali assunti, la possibilità di attivare convenzioni con ordini professionali e università per supportare gli enti locali nella progettazione degli interventi strategici; e tuttavia, non mancano i progetti innovativi che, se realizzati e valorizzati adeguatamente, potrebbero davvero consentire uno sviluppo duraturo per il Sud del Paese. Tra gli esempi che possono essere menzionati in questa sede, non ci si può esimere dal sottolineare la valenza strategica che potrebbe assumere la riqualificazione del porto di Palermo, illustrato il 29 marzo 2021 dall'Autorità del sistema portuale del mare di Sicilia ed il cui avvio dei lavori è previsto per il prossimo ottobre; il valore economico dell'opera si attesta a circa 35 miliardi di euro: l'idea fondamentale che ha spinto a promuovere tale progetto, come spiegato anche dall'amministratore delegato e direttore generale del gruppo Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti, è quella di connettere le stazioni, i porti e gli aeroporti al fine di rilanciare sia il turismo sia il commercio del Mezzogiorno, accrescendo altresì il ruolo svolto dall'Italia nel corridoio TEN-T Scandinavia-Mediterraneo, che si estende dal confine russo-finlandese fino a raggiungere Malta, passando per la Svezia meridionale, la Danimarca, la Germania, l'Austria e l'intera Italia, nondimeno, alla stregua di queste riflessioni, è opportuno che il recovery plan includa al suo interno anche ulteriori progetti vitali per il rilancio del Mezzogiorno: tra i temi che, ancora, attendono un segnale in questo senso, sono da sottolineare senza dubbio il potenziamento strategico del porto di Gioia Tauro, nonché la valorizzazione dei territori tramite un piano di assunzioni nella pubblica amministrazione mirato, rivolto in via principale ai piccoli Comuni del Sud, si chiede di sapere: quali iniziative mirate il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto al fine di rilanciare il Mezzogiorno in considerazione dell'attuazione del recovery plan , nonché quali progetti innovativi intenda promuovere allo scopo di frenare il divario tra Nord e Sud del Paese ed assicurare ai territori del Sud di trasformarsi nel volano del nuovo sviluppo economico italiano, rispondendo altresì alle future sfide determinate da una collocazione geopolitica in grado di qualificare il Mezzogiorno come soggetto strategico di rilievo nel contesto europeo ed internazionale; se non ritenga opportuno attivarsi al fine di potenziare il piano di assunzioni per il Sud adottato dal Ministro per la pubblica amministrazione Brunetta, prevedendo un aumento del numero e dei profili assunti, nonché la possibilità di attivare convenzioni con ordini professionali e università per supportare gli enti locali nella progettazione degli interventi strategici. Atto n. 3-02432 ANGRISANI GRANATO ABATE CORRADO CRUCIOLI LEZZI MORRA Ai Ministri dell'istruzione e dell'università e della ricerca Premesso che: il decreto 30 settembre 2011 reca criteri e modalità per lo svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno, ai sensi degli articoli 5 e 13 del decreto n. 249 del 2010; le attività di sostegno didattico di cui all'art. 13, commi 3, 5 e 6, della legge n. 104 del 1992, sono svolte, dunque, da insegnanti muniti della relativa specializzazione conseguita nelle università, attraverso corsi attivati secondo i criteri stabiliti dal decreto; nello specifico, la programmazione per accedere ai corsi è stabilita dal Ministro dell'istruzione, sulla base della programmazione regionale degli organici del personale docente della scuola e del fabbisogno specifico di personale specializzato per il sostegno didattico degli alunni con disabilità; in seguito l'attivazione dei corsi, cui possono accedere coloro che siano abilitati all'insegnamento, è di competenza delle università, le quali disciplinano le modalità di svolgimento dei medesimi nei regolamenti didattici di ateneo, in via generale, e nei singoli bandi, in via specifica; in via generale l'accesso ai corsi per la specializzazione è subordinato allo svolgimento di una prova di accesso, predisposta da ciascuna università ed articolata in un test preliminare, in una o più prove scritte ovvero pratiche e in una prova orale; il corso di formazione si intende superato con il conseguimento di 60 crediti formativi universitari, da acquisire in non meno di 8 mesi, ed a seguito dell'esito positivo di un esame finale orale, la cui disciplina è stabilita nell'articolo 9 del decreto 30 settembre 2011; valutato che: a legislazione vigente, anche sulla base delle modifiche introdotte dalla legge n. 145 del 2018 per la scuola secondaria, ai fini dell'accesso nei ruoli di docente di sostegno il superamento dei percorsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità costituisce titolo di accesso; tuttavia, nonostante le chiare disposizioni normative, ogni anno moltissime cattedre di sostegno vengono assegnate a personale non in possesso del relativo requisito (il titolo di specializzazione), con ripercussioni estremamente negative per l'inclusione e la didattica degli studenti con disabilità (secondo l'ultimo rapporto ISTAT in materia nell'anno scolastico 2010/2020 tale quota è risultati pari a circa il 37 per cento del personale impiegato per il sostegno didattico); tuttavia, nonostante dunque sia indispensabile aumentare il numero dei posti disponibili per l'accesso ai corsi di specializzazione, per quanto risulta agli interroganti, il Ministero dell'università e della ricerca non avrebbe chiesto al Ministero dell'economia e delle finanze l'ampliamento dei posti disponibili per il VI ciclo, non potendo dunque garantire la frequenza al medesimo neanche ai candidati idonei al IV e V ciclo (nonché a coloro intendano affrontare per la prima volta le prove di accesso), si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, in sede di programmazione, non intendano attivarsi al più presto, d'intesa con le altre amministrazioni competenti, al fine di ampliare il numero dei posti disponibili per il VI ciclo dei corsi di specializzazione sul sostegno, in modo da garantire la frequenza al medesimo ciclo dei candidati risultati idonei nei cicli precedenti (IV e V ciclo) nonché, in numero adeguato, di coloro che supereranno le relative prove di accesso, in modo da garantire un maggiore contingente di personale specializzato per le attività di sostegno ai fini dell'accesso del personale nei ruoli di docenza. Atto n. 3-02433 GRANATO Al Ministro della salute Premesso che: secondo i dati riportati sul sito web del Governo ( report sui vaccini anti COVID-19) alla data del 14 aprile 2021 il totale dei vaccini somministrati in Italia è di circa 13,5 milioni di dosi; il numero delle persone vaccinate con ambedue le dosi previste è, invece, pari a 4,05 milioni; per quanto concerne la Calabria il totale delle dosi somministrate è pari a 346.586 rispetto alle 461.590 consegnate (il rapporto è del 75,1 per cento): la regione si colloca, pertanto, all'ultimo posto nel rapporto tra distribuzione delle dosi e consegne effettuate (la media nazionale è pari all'87,2 per cento; la regione Veneto, la più virtuosa, ha una percentuale del 95,4 per cento, mentre sono soltanto due regioni del Paese, Calabria e Basilicata, registrano un dato inferiore all'83 per cento); considerato che: le vaccinazioni in corso, sulla base del piano nazionale per il COVID-19, sono iniziate il 27 dicembre 2020 e nella fase attuale riguardano: gli operatori sanitari e sociosanitari, i residenti e il personale delle RSA, la popolazione in età avanzata, sulla base di fasce d'età (prima over 80, poi over 70), il personale delle forze armate e il personale scolastico; talune categorie, tuttavia, sono generiche: si tratta del personale non sanitario e delle persone inserite nella categoria residuale denominata "altro"; il dato più allarmante in Calabria, tuttavia, è che il numero delle somministrazioni effettuate a persone inserite all'interno della categoria "altro" risulta essere il più elevato, con 106.374 somministrazioni effettuate, a fronte di: 100.716 per gli over 80, 80.209 per operatori sanitari e sociosanitari, 23.072 per il personale scolastico, 22.464 per il personale delle RSA, 11.209 per le forze armate e 2.542 per il personale non sanitario; valutato, inoltre, che la Regione è sottoposta dal 2009 ad un piano di rientro sanitario, per la razionalizzazione e la riqualificazione del servizio sanitario regionale (l'attuale commissario ad acta è Guido Longo), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivarsi, insieme con il commissario governativo, per chiarire le ragioni in base alle quali la categoria "altro" nella distribuzione delle somministrazioni vaccinali contro il COVID-19 in Calabria sia la più consistente. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02421 LONARDO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: per quanto risulta all'interrogante, la campagna vaccinale in Campania, nelle diverse fasi successive in cui si è articolata, evidenzia a tutt'oggi un problema per la copertura vaccinale della sua popolazione a causa delle riduzioni di forniture dei vaccini che hanno fortemente penalizzato il territorio regionale rispetto ad altre regioni; a giudizio dell'interrogante, è inaccettabile che la Campania debba essere, ancora, la regione con la dose più bassa di vaccini in percentuale alla sua popolazione. Ad oggi, si registra un dato sulla disponibilità di vaccini attorno alla metà della Lombardia e 9.000 dosi in meno rispetto all'Emilia-Romagna, che ha 1,3 milioni di abitanti meno della Campania, risultando così ultima regione d'Italia, con solo il 22 per cento di vaccini ricevuti rispetto al numero di abitanti. Non è tollerabile sul piano costituzionale che non venga garantita uguaglianza tra i cittadini italiani nella distribuzione dei vaccini, e che vi sia, pertanto, una discriminazione della Campania con un vantaggio inspiegabile a favore di altri territori regionali, si chiede di sapere quali siano le ragioni per le quali ai cittadini campani siano state sottratte circa 210.000 dosi di vaccino e quali siano le iniziative immediate ed urgenti per riequilibrare le riduzioni di vaccini e garantire anche in Campania che la disponibilità delle dosi possa coprire il fabbisogno globale della popolazione regionale a tutela del primato del diritto alla salute. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05272 DE POLI Ai Ministri dell'università e della ricerca, della salute, per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale e dello sviluppo economico Premesso che: un gruppo di scienziati delle tre università venete operanti in aree diverse delle scienze della vita e della medicina ("Ca' Foscari" Venezia, Padova, Verona) intende istituire un centro di ricerca internazionale per la progettazione e realizzazione di farmaci innovativi per combattere le attuali emergenze sanitarie (malattie virali e microrganismi patogeni resistenti ad antibiotici) e quelle per le quali non esistono ancora cure risolutive (malattie cardiovascolari, metaboliche, neurodegenerative, invecchiamento, tumori, eccetera); il centro, che prenderà il nome di "Venice international centre for advanced drug discovery" (Venice ADD), si ispira a due modelli già operanti in ambiti diversi e che stanno dimostrando il ritorno scientifico e socioeconomico dell'investimento iniziale: l'Istituto italiano di tecnologia (IIT) con sede a Genova, dedicato alle nanotecnologie e lo "Human technopole" (HT) con sede a Milano, con focus sulle scienze della vita; e sarà organizzato in due sezioni: a) sezione teorica-computazionale con sede nel centro storico di Venezia, essendo perfettamente ecocompatibile con la struttura della città di cui sfrutterà l'enorme attrattività internazionale e le avanzate infrastrutture di connessione e trasmissione dati realizzate recentemente, dove scienziati esperti arruolati da tutto il mondo e giovani ricercatori in formazione studieranno i processi patologici e progetteranno farmaci per contrastarli basandosi sulle più moderne tecnologie computazionali (modellizzazione, machine learning, deep learning, intelligenza artificiale), che sono considerati i mezzi più avanzati e potenti per la ricerca farmacologica; b) sezione sperimentale dove laboratori avanzati realizzeranno i farmaci progettati e ne misureranno l'azione, tossicità ed efficacia in sistemi cellulari e modelli d'organo. Il dialogo fra progettazione e verifica sperimentale sarà continuo, fino al disegno di principi attivi definitivi che possano passare alla sperimentazione su animali modello e sull'uomo in collaborazione con strutture specializzate (ospedali, università, centri di ricerca, industrie farmaceutiche). La sezione sarà collocata nella zona industriale di Marghera per favorire l'integrazione con le strutture di ricerca e cura pubbliche e private, le imprese e le relazioni con il territorio; il progetto è stato valutato e sottoscritto da un gruppo di scienziati nazionali e internazionali di chiara fama e supportato istituzionalmente dalle università di Venezia Ca' Foscari, Padova e Verona, dalla Regione Veneto, dal Comune di Venezia, da Generali group, dall'istituto veneto di scienze lettere ed arti, dalla fondazione Venezia, dall'European centre for living technology, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo ritengano che l'istituendo centro Venice ADD possa trovare collocazione nel "centro nazionale di alta tecnologia per il biofarma", previsto dal piano nazionale di resilienza e ripartenza nell'ambito del "Next generation plan" e beneficiare di un congruo finanziamento che consenta alla fondazione di assumere il ruolo di catalizzatore di una rinascita sociale e di una nuova e sostenibile crescita economica e culturale sia per Venezia che per l'intero Nordest d'Italia, considerato uno dei territori di traino di tutta l'economia italiana e abbia, anche, come scopo, riportare l'Italia in una posizione di leadership nella scoperta e sviluppo di nuove molecole ad azione farmacologica, campo nel quale è passata da lungo tempo dall'eccellenza alla dipendenza di centri di ricerca e imprese estere. Atto n. 4-05273 PEROSINO Ai Ministri della transizione ecologica e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 2 aprile 2020 in attuazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 102 del 2019 definisce le modalità con le quali le Regioni possono richiedere deroga al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 in merito alla semina in acque pubbliche di specie ittiche alloctone. Le specie ittiche non autoctone che da più di un secolo rappresentano la consuetudine nella gestione delle politiche inerenti alla pesca professionale e ricreativa sono principalmente il coregone, la trota iridea e la trota fario; la Regione Piemonte è impegnata da anni nelle politiche di conservazione da un lato, mediante attuazione di un piano Ittico regionale in cui i provvedimenti a tutela delle specie autoctone hanno attivamente coinvolto le istituzioni locali e il mondo dell'associazionismo alieutico, e dall'altro lato nell'incentivazione della pesca sportiva e ricreativa come volano dell'indotto economico destagionalizzato nelle aree interne sia alpine che appenniniche; con la prossima adozione della checklist delle specie ittiche autoctone, strumento la cui bozza presentata in occasione della conferenza Stato-Regioni ha mostrato non poche lacune e imprecisioni, si verrebbe a completare un quadro normativo che potrebbe comportare l'interruzione delle immissioni in tutte le acque regionali delle specie suddette con ingenti danni al comparto pesca, sia professionale che ricreativo e turistico. Tale repentina interruzione comporterà l'inevitabile impossibilità gestionale dell'intero comparto a causa della sovrapposizione degli strumenti di pianificazione regionale (piano ittico regionale e carta delle vocazionalità ittiche) con quelli qui citati e la necessaria ridiscussione ed adeguamento delle politiche ittiogeniche, di immissione e di valorizzazione sportiva e turistica delle acque vallive delle aree interne sia del quadrante alpino che appenninico; seppure si condividano le finalità e gli obiettivi di salvaguardia delle specie autoctone e della salubrità delle acque e del territorio, già peraltro contemplate negli strumenti di pianificazione regionale, l'utilizzo di talune specie ittiche non autoctone in modalità non invasiva e monitorata ha da oltre un secolo rappresentano un elemento fondante il sistema della pesca non solo in Piemonte, ma anche nel resto delle regioni italiane e pertanto si ritiene che un'eventuale sospensione dovrà essere graduale e concertata proprio con le istituzioni locali preposte alla gestione alieutica; il Ministro della transizione ecologica concorderà con la logica che la pesca dilettantistica, ricreativa, sportiva o turistica, rappresenta non solo il modus operandi delle politiche di conservazione del patrimonio ittico indigeno, ma anche e soprattutto un'occasione per innumerevoli territori montani di esercitare attrattività ed economia collegata alla frequentazione di aree interne in cui il reticolo idrografico rappresentato da laghi, fiumi e torrenti è stato, è e sarà uno strumento imprescindibile per la resilienza ed il rilancio delle aree interne sia dal punto di vista economico e commerciale che sociale in considerazione delle innumerevoli associazioni locali con coinvolgimento di decine di migliaia di appassionati ed addetti, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere in merito alla possibilità di "sospensione" dell'adozione della checklist delle specie ittiche autoctone al fine di perfezionarne i contenuti e di concertarli con gli strumenti di pianificazione delle Regioni e delle Province autonome; quali siano gli intendimenti riguardo alla possibilità di definire un congruo periodo transitorio che consenta al sistema gestionale della pesca e alla collegata normativa territoriale un graduale adeguamento alle eventuali nuove implicazioni; a valle delle criticità già espresse dalle Regioni e dalle Province autonome, se intendano adottare delle iniziative sull'eventuale proposta di parziale modifica del suddetto decreto anche al fine di consentire un congruo e produttivo lasso di tempo per una corretta redazione e successiva valutazione delle istanze di deroga. Atto n. 4-05274 GIACOBBE Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: uno studioso permanentemente impegnato presso un'università all'estero da almeno 3 anni può beneficiare di una chiamata diretta dall'estero su posizione equipollente a quella attualmente ricoperta, secondo una tabella di equipollenze predisposta dal Ministero dell'università e della ricerca (le chiamate dirette sono previste dall'art. 18, comma 1, lettera b) , della legge n. 240 del 2010); uno studioso che è su una posizione equipollente a professore associato in un'università all'estero può anche candidarsi a tutti i concorsi per professore associato, senza necessità di dovere conseguire l'abilitazione scientifica nazionale (ASN); uno studioso che ha conseguito l'ASN in un settore disciplinare può candidarsi, in virtù di quell'abilitazione, a tutti i concorsi da professore associato nel macrosettore inerente al suo settore disciplinare; considerato che: attualmente, un numero crescente di studiosi italiani all'estero con la speranza di tornare in Italia partecipano non solo a concorsi da professore associato, ma anche a concorsi da ricercatore a tempo determinato di tipo B (RTD-B); se uno studioso con più di 3 anni di esperienza come professore associato presso un'università all'estero vincesse un concorso per ricercatore RTD-B in Italia, deve comunque ottenere l'abilitazione in quel settore concorsuale al fine della trasformazione del suo contratto in posizione da professore associato dopo 3 anni; la norma in vigore appare discriminatoria per gli studiosi stabilmente impegnati all'estero che vorrebbero rientrare in Italia, e che per farlo sarebbero disposti anche ad accettare una posizione lavorativa inferiore rispetto a quella da loro detenuta all'estero, si chiede di sapere quale azioni intenda portare avanti il Ministro in indirizzo in merito a tale situazione. Atto n. 4-05275 DE BONIS Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: in un momento storico così importante, gli Stati europei, e non solo, sono chiamati a dare risposte certe al fenomeno dei cambiamenti climatici, al fine di salvare il pianeta; l'Organizzazione mondiale della sanità stima che il riscaldamento globale provoca già oltre 150.000 morti all'anno; la risposta europea a tale fenomeno trova fondamento nel patto del green deal , già avviato dal precedente Governo Conte bis con il "decreto-legge clima"; già il "Pike paper", scritto 6 anni prima del COVID-19 (Jamison Pike, Tiffany Bogich, Sarah Elwood et alii , "Economic optimization of a global strategy to address the pandemic threat", in "Proceedings of the National academy of sciences", CXI, n. 52, 2014), formulava varie ipotesi sui danni di una pandemia zoonotica all'economia mondiale e concludeva che il modo migliore per risparmiare denaro sarebbe la mitigazione alla fonte: freno alle piantagioni, agli allevamenti, agli abbattimenti di foreste e, soprattutto, all'estrazione mineraria; a tal proposito suscita scalpore l'autorizzazione della commissione di valutazione di impatto ambientale del Ministero della transizione ecologica all'estrazione di idrocarburi, proprio quando il capitale fossile e le industrie petrolifere si trovano al "centro del mirino": la domanda di petrolio è crollata, l'industria ha chiuso impianti e pozzi, i prezzi sono scesi talmente tanto da non poter più remunerare i costi di produzione, il fracking si è quasi arrestato e l'appuntamento annuale di Houston, che riunisce i dirigenti del petrolio e del gas, è stato annullato; proprio mentre la crisi petrolifera diventa, secondo gli analisti, la peggiore da un secolo, quindi, la peggiore di sempre, l'Italia presta il consenso a 10 progetti di sfruttamento di giacimenti di petrolio e metano, a terra e in mare, che interessano varie zone della penisola: dal Veneto alla Sicilia, passando per l'Emilia-Romagna e l'Abruzzo; all'interno di questi progetti si autorizza inoltre la perforazione di oltre 20 nuovi pozzi; hanno ottenuto il via libera i giacimenti dell'ENI: "Calipso", al largo di Ancona e "Donata" al largo di San Benedetto del Tronto e Alba adriatica. Nelle Marche lo stesso ENI perforerà 4 pozzi. Anche la compagnia Po Valley avrà la possibilità di sfruttare il giacimento "Teodorico" al largo di Comacchio e del delta del Po e perforerà due nuovi pozzi. Sull'Appennino modenese, invece, la compagnia Siam ha ottenuto il rinnovo delle concessioni del giacimento "Vetta" (dove perforerà 3 pozzi) ma anche del giacimento "Barigazzo". La compagnia Po Valley avrà la possibilità di estrarre metano dal giacimento "Selva Malvezzi", nella bassa pianura bolognese. In Sicilia, l'ENI potrà perforare il giacimento di metano "Lince" a largo di Licata e Gela e anche sei nuovi pozzi nei giacimenti "Argo" e "Cassiopea", oltre che altri due pozzi esplorativi; considerato che: lo shock economico ha ripulito i cieli dalle emissioni di anidride carbonica e si rende sempre più necessario incentivare tecnologie di rimozione dell'anidride carbonica (cattura diretta, forestazione, bioenergia eccetera), meno impattanti; nella lotta ai cambiamenti climatici, la sostenibilità ambientale deve essere il punto chiave per uscire dalla crisi: pertanto, si ritiene che lo sviluppo delle rinnovabili e dell'efficienza energetica debbano essere imprescindibili; le associazioni ambientaliste lamentano la mancanza, nell'ordinamento vigente, di una disposizione che stabilisca un chiaro termine ultimo di validità delle concessioni di coltivazioni in essere e che preveda, di conseguenza, un fermo di tutte le attività correlate oltre ad un fermo delle autorizzazioni per nuove attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi, si chiede di sapere: perché siano state autorizzate nuove trivellazioni, atteso che la combinazione dei cambiamenti climatici e il crescente impatto sugli ecosistemi naturali favorisce la diffusione di patogeni aumentando l'esposizione dell'uomo a rischi enormi; se sia intenzione del Ministro in indirizzo proseguire la politica ambientale del green deal imposta dalla normativa europea; se intenda porre in essere atti concreti per l'emancipazione definitiva dalle fonti fossili del nostro Paese, che preveda un' exit strategy dalle trivellazioni ed investimenti per una svolta a tutela dell'ambiente, con l'ausilio delle risorse del programma "Next Generation EU". Atto n. 4-05276 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: in data 9 aprile 2021 la ASL di Avellino ha comunicato agli amministratori dei Comuni sedi dei centri vaccinali la sospensione sine die delle vaccinazioni per i cittadini dell'intera provincia di Avellino; solo il giorno prima il presidente della Regione ha inaugurato a Sant'Angelo dei Lombardi la struttura per l'autismo, schiaffeggiando le speranze dei tanti congiunti che hanno lottato per il centro per l'autismo di Valle, e faceva "passarella" al centro drive in della Berardi, dove tanti poveri cittadini non riuscendo ad ottenere la somministrazione domiciliare per i propri genitori non deambulanti sono stati costretti a portare in ambulanza i propri congiunti pur di immunizzarli; dopo appena 24 ore dall'iniziale passerella, mentre sui canali social si sproloquiava di campagne vaccinali massive nelle isole del golfo di Napoli, la ASL di Avellino, senza illustrare alcuna motivazione, ha comunicato la sospensione della somministrazione dei vaccini in Irpinia, senza neanche dare una previsione circa la ripresa della campagna vaccinale; sembrerebbe, in realtà, che siano andate esaurite le scorte di vaccino destinate alla provincia di Avellino, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del grave fatto e se ritenga possibile gettare nello sconforto i tanti "prenotati" con una comunicazione serale inoltrata ai sindaci; quali motivi abbiano determinato che le dosi siano finite soltanto in Irpinia, visto che nel resto della Campania si continua a vaccinare, seppure a rilento; se risponda al vero quanto affermato ad ogni piè sospinto dal presidente De Luca secondo il quale alla Campania siano state fornite meno dosi rispetto ad altre regioni italiane. Atto n. 4-05277 ZAFFINI Ai Ministri della salute e dell'università e della ricerca Premesso che: la legge 11 gennaio 2018, n. 3, "Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute", per trovare una sua completa applicazione richiede l'attuazione di ben 19 decreti attuativi; l'articolo 7 fa rinvio, per l'individuazione dell'ambito di attività e le funzioni caratterizzanti le professioni dell'osteopata e del chiropratico, i criteri di valutazione dell'esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti, ad un accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore della legge; la medesima disposizione ha inoltre indicato l'adozione di un decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, da adottare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, per la definizione dell'ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia e in chiropratica nonché gli eventuali percorsi formativi integrativi; il 5 novembre 2020 è stato sancito un accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome concernente l'istituzione della professione sanitaria dell'osteopata, a distanza di quasi 3 anni dall'entrata in vigore della legge per il riordino delle professioni sanitarie; per quanto riguarda l'individuazione dei criteri di valutazione dell'esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dell'equipollenza dei titoli pregressi alla laurea universitaria in osteopatia, non è ancora stato stipulato alcun accordo; risulta all'interrogante che, in questo contesto di tardiva attuazione delle disposizioni previste nell'ambito del riordino delle professioni sanitarie, lo scorso 7 marzo 2019 il presidente della federazione nazionale ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM PSTRP), in rappresentanza di ben 19 professioni sanitarie e 61 ordini provinciali e interprovinciali, ha indirizzato alle scuole osteopatiche italiane una lettera in cui invitava ad "informare gli studenti e i postulanti circa il fatto che solo i titoli pregressi equipollenti (per offerta formativa) all'istituendo corso di laurea in Osteopatia saranno ritenuti idonei a potersi iscrivere al futuro albo degli Osteopati. Diversamente, per coloro non in possesso di un titolo pregresso di laurea equipollente a quello futuro italiano, sarà necessario, in ossequio a quanto disposto dall'art. 7, comma 2, della legge 3/2018, effettuare un percorso formativo integrativo la cui durata sarà proporzionale al debito formativo esistente rispetto all'ordinamento didattico e ai crediti formativi che il MIUR intenderà riconoscere a una formazione a carattere privato"; risulta poi rilevante la posizione dell'istituto superiore di osteopatia, ufficialmente riportata sul proprio sito web istituzionale, precisamente alla voce "osteopatia", sottovoce "riconoscimento in Italia", secondo la quale per gli aspiranti osteopati la soluzione migliore sarebbe "quella di seguire un corso che rilascia una laurea di livello magistrale e ad oggi l'unico modo per ottenere una laurea in Osteopatia è attraverso un percorso validato da una università estera o attraverso la frequenza diretta presso una università estera": un'indicazione, questa, che, a parere dell'interrogante necessita di un'opportuna e urgente valutazione, stante la circostanza per cui allo stato attuale migliaia di osteopati si trovano di fatto nell'impossibilità di esercitare una professione se non attraverso un contorto meccanismo di riconoscimento all'estero, con tutto ciò che questa situazione comporta in termini di proliferazione burocratica e complessità di processo per il bacino di aspiranti osteopati, nonché di dispersione di capitale umano e, nondimeno, di compromissione dell'immagine e del prestigio internazionale del sistema formativo e universitario nazionale che di fatto in questo momento risulta inadeguato a favorire uno sbocco diretto ed immediato a questo rilevante segmento di professioni sanitarie; secondo un articolo di "Italia Oggi" dell'11 gennaio 2021, in Italia gli osteopati sono stimati in circa 12.000 unità, di cui 4.000 iscritti al registro degli osteopati d'Italia, e 400 aderenti all'associazione italiana chiropratici, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della circostanza in base alla quale, allo stato attuale, gli studenti dei corsi di osteopatia siano di fatto costretti, ai fini dell'esercizio della professione in Italia, a conseguire un titolo all'estero; quali siano le tempistiche stimate per l'attuazione del decreto ministeriale, che avrebbe dovuto essere adottato entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge citata, per la definizione dell'ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia e in chiropratica; quali iniziative, ciascuno per i profili di competenza ed eventualmente anche in modo congiunto, ritengano di adottare nei confronti dei laureati a partire dall'anno 2018 e dei laureandi nei corsi di osteopatia che conseguiranno il titolo nell'anno 2021, ovvero negli anni successivi qualora non venisse posto in essere il decreto, al fine di evitare il perdurare di tale situazione di incertezza, disagio e dispersione di risorse e capitale umano a discapito della piena operatività del comparto di riferimento. Atto n. 4-05278 PRESUTTO GALLICCHIO GAUDIANO PAVANELLI PUGLIA VANIN FERRARA TRENTACOSTE VACCARO Al Ministro della cultura Premesso che: la chiesa di Santa Maria la Bruna, ubicata nel comune di Arzano alla periferia nord di Napoli, è un monumento con oltre 500 anni di storia del tutto ignorata; attualmente abbandonata, degradata, pericolante e protetta soltanto da una bassa cinta muraria di sostegno, rappresenta una forte testimonianza storica e artistica dell'antico culto mariano che si praticava in età rinascimentale e che inglobava l'originario villaggio e poi Casale di Lanciasino, la cui storia è purtroppo poco nota; sulle origini della chiesa, si trovano pochi documenti e datati dal 1515 in poi, anche se le sue fondamenta risulterebbero più antiche, sorte molto probabilmente sui resti di un tempio pagano che giaceva nell'antico villaggio medioevale di Lanciasino; nel corso dei secoli la chiesa ha subito diversi interventi ma nel 1978, purtroppo, la curia di Napoli la sconsacrò e la vendette per soli 10 milioni di lire ad un privato che la adoperò come deposito. Iniziò così lo scempio; il luogo cadde in disuso e iniziò ad essere usato come rifugio dei senza fissa dimora, prostitute e tossicodipendenti, diventando in breve tempo una discarica illegale a cielo aperto; nell'aprile 1997, a seguito di numerose denunce da parte di associazioni, di comitati e istituzioni impegnati nel recupero del sito e supportati dalla stampa locale, l'ufficio centrale per i beni archeologici, artistici e storici intervenne con un decreto ai sensi della legge n. 1089 del 1939 sulla tutela dei beni di interesse storico-artistico ma, nonostante il decreto, la situazione non è mai migliorata; oggi del suo antico splendore resta ben poco: si nota la facciata in pietra che conteneva un bellissimo rosone ormai caduto, una nicchia classica che probabilmente ospitava un affresco, due archi, uno a lato che affiancano il portone d'ingresso; si regge miracolosamente in piedi il campanile in stile rinascimentale costruito a tre livelli, le cui campane furono (come altre opere) trafugate; all'interno, l'incuria e il degrado hanno fatto il loro corso: leggendari erano i pavimenti policromi, fiore all'occhiello della navata, che sono stati fortemente danneggiati a causa dell'acqua piovana che penetra da ogni apertura e dalle finestre monofore; pure l'immagine della "Madonna bruna", gli angeli e il pulpito in marmo di pregevole maestria hanno subito l'erosione della natura, annerendo per buona parte e inghiottiti dall'umidità che ha reso questo luogo irriconoscibile, inospitale per l'uomo ma accomodante per le erbacce; il sito è stato, nel corso degli anni, al centro di vari progetti e tentativi di recupero e di valorizzazione da parte di associazioni del territorio ed enti preposti, progetti caduti però nel dimenticatoio; si tratta di una situazione allarmante per un monumento che, recuperato, potrebbe essere per l'area a nord di Napoli un luogo di aggregazione e rilancio di attività sociali, artistiche e culturali, in un territorio dove questi luoghi sono quasi inesistenti: una formidabile opportunità di rilancio culturale ma anche di futura occupazione per una zona problematica come la periferia nord di Napoli e considerata quasi "invisibile" da chi invece dovrebbe amministrarla ed averne cura, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; come intenda adoperarsi affinché un'antica testimonianza storica, di grande valore culturale e artistico, possa essere restaurata e restituita ai cittadini di un'area, la periferia a nord di Napoli, che avrebbe tanto bisogno di luoghi di aggregazione culturale e sociale. Atto n. 4-05279 PRESUTTO GALLICCHIO DONNO PUGLIA CROATTI FERRARA TRENTACOSTE MAUTONE Ai Ministri della transizione ecologica e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che in data 26 novembre 2020 il primo firmatario del presente atto ha presentato l'interrogazione 4-04529 avente ad oggetto la controversa e delicata questione inerente alla localizzazione di un deposito di GNL nel porto di Napoli. Vi è stata descritta una vicenda che si è evoluta attraverso una serie di intricati passaggi che, negli ultimi anni, hanno visto come protagonisti l'allora presidente dell'Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale Pietro Spirito e due tra le multinazionali del settore più rappresentative a livello mondiale: Edison e Q8 (Kuwait petroleum); considerato che: il 26 gennaio 2018 l'Autorità ha pubblicato un avviso per raccogliere "manifestazioni di interesse" per la realizzazione e gestione di un deposito costiero GNL nel porto di Napoli per poi avviare una procedura di evidenza pubblica ai sensi del decreto legislativo n. 50 del 2016 (codice dei contratti pubblici); il 24 aprile dello stesso anno con nota PEC, inoltrata a tutte le aziende che avevano manifestato l'interesse, il presidente dell'Autorità ha dichiarato unilateralmente la volontà di mutare le condizioni indicate nell'avviso pubblico adottando le procedure del codice della navigazione e della legge n. 84 del 1994 in luogo di quelle previste dal codice dei contratti, e preannunciando per il mese di maggio 2018 un bando di gara per l'assegnazione dell'appalto per la progettazione, realizzazione e gestione di un deposito GNL; in data 5 novembre 2020 con la delibera n. 231 egli ha approvato "l'avvio della procedura per il rilascio di una concessione demaniale della durata di 30 anni per la realizzazione e gestione di un deposito costiero GNL avente capacità di 20.000 metri cubi all'interno del porto di Napoli, ubicato al Molo Vigliena all'interno della Darsena Petroli" e richiamato esplicitamente un "progetto preliminare" che, a suo dire, sarebbe stato approvato con decreto del Ministero dello sviluppo economico del 23 giugno 2020; a seguire il 9 novembre 2020 l'Autorità ha reso noto l'avviso inoltrato al Comune di Napoli ed alla Capitaneria di porto per il rilascio della concessione di 30 anni in favore di Edison e Q8 con richiesta di pubblicazione "all'albo pretorio del Comune di Napoli" ed all'albo della Capitaneria di porto, ex art. 18 del regolamento di esecuzione del codice della navigazione del 1952; il 3 febbraio 2021 vi è stato un cambio di vertice all'Autorità con la firma da parte del Ministro pro tempore delle infrastrutture e dei trasporti De Micheli del decreto di nomina di Andrea Annunziata come nuovo presidente; il neo presidente si è subito, e in varie occasioni, espresso sfavorevolmente in merito alla localizzazione di un deposito GNL nel porto di Napoli, evidenziando la volontà di agire in autotutela al fine di bloccare quella che ha definito come "una forzatura pericolosa per il porto e per tutta l'area di Napoli Est", supportato dai numerosi comitati di quartiere preoccupati per le possibili conseguenze derivanti dalla realizzazione di un deposito costiero GNL in un'area con caratteristiche particolari; la zona, che ricade in un'area SIN (sito di interesse nazionale) fin dal 1999, è stata dichiarata zona rossa dal Dipartimento della protezione civile ed è considerata ad alto rischio vulcanico e sismico. Inoltre è attualmente fortemente urbanizzata con elevata presenza di scuole, uffici e civili abitazioni; considerato inoltre che: appare evidente come l'eventuale necessità di provvedere ad un'evacuazione immediata poco sia compatibile con la presenza di un deposito costiero di GNL; nonostante la ferma opposizione del presidente Annunziata e dei comitati cittadini, di recente Edison e Q8 hanno presentato al Ministero della transizione ecologica la richiesta per la valutazione dell'impatto ambientale propedeutica all'autorizzazione per la realizzazione dell'impianto; il punto di vista del presidente Annunziata è stato di recente condiviso anche dal Comune di Napoli; nei giorni scorsi si è tenuto a palazzo San Giacomo, sede del municipio, un incontro per discutere i progetti e piani di rigenerazione per la città e il porto di Napoli, che vedono sinergicamente impegnate tre istituzioni: Comune, Città metropolitana e Autorità di sistema portuale; all'incontro erano presenti oltre al presidente dell'Autorità anche i massimi vertici del Comune di Napoli e della Città metropolitana: tutte le istituzioni hanno convenuto sull'opportunità di non dare seguito alla gara di progettazione indetta dall'Autorità di sistema portuale per le vasche di colmata per la darsena di Napoli est al fine di indirizzare tutti gli sforzi per interventi di valorizzazione del litorale di San Giovanni, con particolare attenzione al recupero del paesaggio costiero e marino esistente, al ripristino della balneazione e al recupero del mare alla città; coerentemente, si è confermata l'intenzione delle amministrazioni di portare avanti la delocalizzazione dei depositi petroliferi esistenti e la volontà di non ricorrere all'impiego di GNL, dando priorità ai processi di bonifica dell'area SIN, con ricorso a sistemi integrati di riciclo delle acque. Le amministrazioni si sono infine impegnate a richiedere nuovamente al Ministero della transizione ecologica un incontro per presentare il piano di trasformazione in chiave di transizione ecologica dell'area orientale; tale orientamento appare del tutto in sintonia anche con la volontà più volte espressa dal presidente della Regione Campania, De Luca, di provvedere ad una reale riqualificazione e valorizzazione ambientale del territorio campano, già avviata con numerosi progetti nella regione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda valutare l'effettiva opportunità della realizzazione di un deposito costiero di GNL in un'area SIN già fortemente urbanizzata, ad alto rischio sismico e vulcanico, considerata zona rossa dalla protezione civile. Atto n. 4-05280 OSTELLARI BERGESIO SBRANA RUFA ZULIANI VALLARDI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il Serprino, biotipo del vitigno Glera, è un vino bianco frizzante o spumante prodotto sui Colli Euganei, dove le caratteristiche del suolo vulcanico e del clima creano una combinazione di intensi caratteri qualitativi che portano i vini euganei oltre i confini regionali e nazionali; risulta agli interroganti che un decreto ministeriale, attualmente in fase di definizione, prevedrebbe la possibilità di ampliare all'intero territorio nazionale la produzione di uno spumante generico utilizzando lo stesso vitigno; il provvedimento conterrebbe altre discutibili "liberalizzazioni", come ad esempio, la concessione indiscriminata dell'uso di recipienti alternativi al vetro come plastica, lattine e TetraPak, senza la valutazione dei consorzi di tutela; il Veneto produce il 75 per cento del vino, come DOC o DOCG. Il Serprino è forte di una coltivazione storica che appartiene da sempre alla terra euganea e una deregolamentazione della sua produzione penalizzerebbe fortemente tutti i suoi produttori; infatti, sono piccoli produttori dei Colli Euganei quelli che producono, su 500 ettari, più di 700.000 bottiglie, seguendo disciplinari e regolamenti per la tutela della tipicità con abilità enologiche tramandate da intere generazioni; sarebbe importante intervenire per modificare le procedure contenute nella bozza di decreto ministeriale che potrebbero determinare un danno per i viticoltori e per tutti i vini a denominazioni di origine e mettere in discussione l'identità e la riconoscibilità di un prodotto che caratterizza la produzione di un territorio; obiettivo dell'azione di Governo deve essere quello di tutelare le identità e le qualità delle nostre produzioni agroalimentari, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto affinché sia garantita la continuità dell'attuale protezione del termine "Serprino", nome che funge da sinonimo del vitigno Glera, affinché tale termine sia riservato esclusivamente all'identificazione dei vini prodotti nella denominazione Colli Euganei e affinché non sia messa in pericolo la specificità di alcune eccellenze enogastronomiche italiane. Atto n. 4-05281 STABILE Al Ministro della salute Premesso che: i media hanno dato notizia del documento sottoscritto dai primari urologi dell'intera regione Friuli-Venezia Giulia che denunciano il preoccupante allungamento delle liste di attesa degli interventi chirurgici anche per la patologia oncologica; viene evidenziato che soprattutto il ritardo di terapia delle neoplasie uroteliali (alte vie escretrici e vescica), in particolare di quelle che presentano una malattia muscolo invasiva, determina un peggioramento della prognosi; analogamente il ritardo diagnostico endoscopico conduce ad un peggioramento della prognosi in alcuni soggetti; i pesanti ritardi denunciati porteranno un numero non trascurabile di pazienti alla perdita dell'organo (vescica) o a quella della vita, altrimenti evitabili; attualmente è sospeso ogni trattamento in elezione per cui risultano pesantissimi ritardi nelle cure di altre situazioni cliniche, come il tumore del rene o la patologia calcolotica, che nei casi complessi rappresentano un rischio non trascurabile per l'organo (rene) e talvolta per la vita; i ritardi superano enormemente i tempi fissati dalla vigente specifica normativa che stabilisce che l'intervento chirurgico deve avvenire "entro 30 giorni per i casi clinici che potenzialmente possono aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti, o comunque tali da recare grave pregiudizio alla prognosi"; non si hanno dati ufficiali in merito alle liste di attesa in quanto da almeno 3 anni non vi è evidenza pubblica, nonostante la stessa normativa regionale (legge regionale n. 7 del 2009) prescriva una relazione annuale ed un monitoraggio trimestrale di tali tempi; a detta degli urologi autori del documento le persone che hanno possibilità vanno in Veneto e Lombardia per operarsi nel privato convenzionato, per cui la sopravvivenza ai tumori in Friuli-Venezia Giulia è almeno in parte determinata dalla possibilità di "emigrare" in altre regioni per le cure dovute, si chiede di sapere: quale sia l'attuale situazione delle liste di attesa per interventi chirurgici urologici in Friuli-Venezia Giulia; quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo per il rientro dei tempi di attesa nell'ordine dei parametri fissati dalla specifica normativa; se non si ritenga opportuno che anche in Friuli-Venezia Giulia le liste di attesa abbiano evidenza pubblica. Atto n. 4-05282 LANNUTTI DI MICCO ANGRISANI GIANNUZZI LA MURA LUPO Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, dell'economia e delle finanze e per gli affari europei Premesso che: dal maggio 2017, la compagnia di bandiera Alitalia si trova in amministrazione straordinaria e, da allora, ha percepito prestiti statali per un ammontare complessivo pari a 1,3 miliardi di euro; con il decreto-legge n. 18 del 2020 ("cura Italia") Alitalia viene rinazionalizzata e il Ministero dell'economia e delle finanza acquisisce il 100 per cento delle azioni. Alitalia torna quindi pubblica dopo 11 anni di gestione privata; il 9 ottobre 2020, con un decreto di salvataggio firmato dagli allora Ministri dell'economia, delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, da Alitalia S.p.A. è nata una newco , denominata "Italia trasporto aereo" S.p.A. (ITA), con sede nel comune di Roma; il nome Alitalia è rimasto alla compagnia commissariata, la bad company , che si svuoterà e trasferirà parte dell'attività a ITA. La nuova compagnia è partita con un capitale sociale di 20 milioni di euro, detenuto dallo Stato attraverso il Ministero dell'economia, come è stato stabilito dal decreto "agosto" (decreto-legge n. 104 del 2020). A maggio 2020, il decreto "rilancio" ha introdotto uno stanziamento di capitale di 3 miliardi di euro, che sarà versato a rate, secondo le esigenze del piano industriale, nell'arco di due anni alla nuova società; considerato inoltre che: la pandemia da COVID-19 ha duramente colpito il trasporto aereo europeo, il che ha spinto diversi Paesi a concedere aiuti alle compagnie nazionali, anche sotto forma di ricapitalizzazioni. Ad esempio, per tenere in piedi i bilanci della compagnia aerea Lufthansa, la Governo tedesco ha stanziato 11 miliardi di euro. Di più ha fatto il Governo francese per il gruppo Air France-KLM, che ha ricevuto oltre 10 miliardi di euro nel 2020, ai quali se ne aggiungeranno a breve altri 5, come annunciato nei giorni scorsi dal Ministro dell'economia transalpino Bruno Le Maire, grazie a un "accordo di principio" raggiunto con la Commissione UE su un'altra erogazione di aiuti pubblici in sostegno del vettore; aiuti di tutt'altra misura sono stati concessi invece ad Alitalia. Nel 2020 il sostegno autorizzato dalla Commissione UE a favore della compagnia italiana è stato di appena 297,2 milioni di euro, pari al 9,5 per cento del fatturato prima del grande crollo dovuto alla pandemia, e una capitalizzazione pari a 3 miliardi di euro rimasta ancora sulla carta. Quando nelle casse di Lufthansa sono finiti invece 11 miliardi di euro, la Commissione UE non ha battuto ciglio, benché i soldi versati alla compagnia di bandiera tedesca, se fosse stato utilizzato lo stesso parametro applicato in Italia, sarebbero dovuti essere appena 2,6 miliardi di euro anziché 11. Tutto questo mentre la Commissione europea centellina alla compagnia italiana persino le poche decine di milioni di euro necessari a pagare gli stipendi agli 11.000 dipendenti ed evitare così che migliaia di famiglie finiscano per strada; considerato che: il Governo da mesi conduce un'estenuante trattativa sulla questione Alitalia-ITA con la vicepresidente della Commissione europea e commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager; stando alle condizioni poste dalla commissaria Vestager, per salvare la compagnia di bandiera il Governo italiano dovrebbe rispettare una serie di stringenti condizioni: dalla cessione di alcuni redditizi slot (i diritti di decollo e atterraggio) su Linate, a una "cura dimagrante" della flotta e, infine, al divieto di utilizzare il marchio Alitalia almeno per i primi due anni, con una perdita stimata di 500 milioni di euro tra mancati ricavi e spese extra per il marketing . Più che condizioni, agli interroganti appaiono un capestro, destinato a minare sin dall'inizio qualsiasi piano di rilancio della compagnia di bandiera, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda esigere un chiarimento sui parametri per la concessione degli aiuti, visto che le condizioni poste alla nuova compagnia "Italia trasporto aereo" sembrano essere estremamente diverse e impari rispetto a quelle richieste alle altre compagnie europee, come Lufthansa e Air France-KLM; quali iniziative a tutela della nascente compagnia di bandiera italiana intenda intraprendere, in considerazione del fatto che l' antitrust UE ha concesso finora maggiori aiuti alle compagnie aeree che erano già in salute, con la conseguenza che nei prossimi mesi vi potrebbe essere una riduzione drastica del numero delle compagnie di bandiera, a vantaggio delle grandi compagnie, tedesche e francesi per prime, pronte a riempire il vuoto che si creerebbe. Atto n. 4-05283 CALANDRINI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: gli effetti dell'emergenza da SARS-CoV-2 colpiscono plurimi settori economici e nell'ultimo anno la crisi economica che ne è derivata si è resa sempre più critica e in tale ambito; tra i provvedimenti susseguitisi, rileva il decreto-legge n. 137 del 2020 ("decreto ristori") che ha previsto, tra le altre misure, disposizioni volte a sostenere i settori economici maggiormente lesi; risulta anche rilevante la misura che agevola i titolari di un mutuo per la prima casa, i quali, dato il momento contingente particolarmente sfavorevole, possono richiedere (al verificarsi di condizioni di difficoltà economiche-lavorative specifiche) la sospensione del pagamento delle rate; a tal fine, nella fase di conversione del decreto, con riferimento alla sospensione dei mutui, è stata approvata la disposizione (precisamente, il comma 2- bis dell'articolo 12 del decreto-legge n. 23 del 2020), concernente la proroga di un anno dei versamenti in favore degli istituti di credito "dalla prima rata in scadenza successiva alla data di presentazione della domanda", passando dunque dal 31 dicembre 2020 al 31 dicembre 2021; tale sospensione si applica anche ai finanziamenti in ammortamento da meno di un anno fino al 9 aprile 2020: pertanto potranno godere del periodo di "congelamento" anche i finanziamenti attivati da un breve lasso di tempo; fino al 17 dicembre 2020, tramite l'accesso al fondo di sospensione dei mutui per l'acquisto della prima casa gestito dalla società CONSAP, detto "fondo di solidarietà Gasparrini", la richiesta di moratoria del mutuo poteva essere avanzata anche da lavoratori autonomi, liberi professionisti, artigiani e commercianti che avevano subito una riduzione di attività pari almeno al 33 per cento del fatturato; con il decreto-legge n. 137 del 2020 tale misura non è stata più prevista e dunque, dal 18 dicembre 2020 in poi, per lavoratori autonomi, liberi professionisti, artigiani e commercianti non è più stato possibile accedere all'agevolazione; tutto il settore produttivo del Paese è messo a dura prova dall'emergenza sanitaria in modo ancor più rilevante nella delicata fase attuale, con conseguenze drammatiche non solo nei confronti dei lavoratori dipendenti, delle medie e grandi imprese, ma anche nei confronti delle piccole imprese e di tutti i lavoratori autonomi; il beneficio, inizialmente previsto dall'articolo 54 del decreto-legge n. 18 del 2020, aveva procurato un sollievo alle categorie di lavoratori autonomi, duramente colpiti dalla crisi economica che si è sviluppata in seguito all'emergenza sanitaria, si chiede di sapere quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo affinché l'accesso alle misure che prevedono la sospensione del pagamento dei mutui relativi alle prime abitazioni sia permesso anche ai lavoratori autonomi, ai commercianti, ai liberi professionisti ed agli artigiani. Atto n. 4-05284 LANNUTTI ANGRISANI CORRADO Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: il decreto-legge n. 44 del 2021, pubblicato il 1° aprile 2021 in Gazzetta Ufficiale , prevede, con l'articolo 10, nuove modalità di reclutamento nella pubblica amministrazione, stabilisce un nuovo protocollo con regole più stringenti e, al tempo stesso, rimuove alcuni vincoli che rendevano impossibile lo svolgimento delle prove. Prevede nuove modalità di reclutamento per sbloccare l' iter di oltre 60 concorsi per 125.000 posti di lavoro, anche per quelli già banditi, per i quali le pubbliche amministrazioni possono ora sostituire la prova preselettiva con la valutazione dei titoli ed eventualmente con l'esperienza professionale specifica "il cui possesso sarà necessario per l'ammissione alle fasi successive"; le nuove modalità di reclutamento valutano appena 0,1 punti una laurea con 110 e lode conseguita da un giovane senza esperienza, il che impedisce al neolaureato di competere con una persona che già da anni lavora nella pubblica amministrazione e il cui servizio viene valutato, per ogni anno, un punto, ovvero quanto 10 lauree con lode. In poche parole, due o tre lauree, master e lavori pregressi per enti pubblici (non specificamente rientranti nella materia di questo concorso) possono valere meno di una laurea breve e di pochi anni di lavoro specifico presso enti pubblici e privati; la riforma dei concorsi pubblici toglie quindi ai più giovani e a chi ha meno possibilità economiche l'occasione di provare a mettersi in gioco contro chi ha potuto accumulare più titoli ed esperienza. E rischia di aprire la strada ai concorsi ad personam , in spregio dei principi fondamentali della Costituzione. Con la riforma, infatti, non è più garantita la possibilità di partecipare e di dimostrare il proprio valore e merito a chi ha esperienza. Come pure selezionare in base al possesso di titoli come master o in base alle esperienze pregresse significherebbe discriminare diplomati, neolaureati, chi si trova in condizioni non agiate o tali da consentire l'acquisizione di costosissimi titoli e chi, vivendo in una realtà sociale meno favorevole, non ha avuto occasione di maturare significative esperienze lavorative. Mentre la possibilità di accedere ai concorsi pubblici deve essere garantita a tutti coloro che sono in possesso del titolo di studio richiesto per la posizione bandita. In un colpo solo, con la riforma promossa dal Ministro in indirizzo è stato fatto fuori il principio di uguaglianza e quello di efficienza della pubblica amministrazione; considerato che: il primo bando emanato con la nuova formula concorsuale è quello del "concorso coesione" per l'assunzione di 2.800 tecnici specializzati nelle amministrazioni del Mezzogiorno. Con le nuove norme, per chi si è appena laureato o diplomato e non ha ancora frequentato un master (una fascia d'età che arriva fino circa ai 30 anni) sarà molto difficile (quando non impossibile) raggiungere il punteggio per superare la prova preselettiva e accedere alle fasi del concorso; dal 2008 al 2018 la pubblica amministrazione ha perso 260.000 impiegati a tempo pieno e almeno altri 150.000 negli ultimi 2 anni, mentre l'età media in tutta l'amministrazione pubblica supera oramai i 50 anni, mentre nei ministeri è di oltre 54 anni. Nei ministeri solo l'1 per cento degli impiegati ha meno di 30 anni e poco più nelle Regioni e negli enti locali. Il 58 per cento degli impiegati pubblici non ha una formazione universitaria e oltre il 20 per cento possiede solo il diploma di terza media; anche in virtù di questi numeri la Commissione europea aveva auspicato per l'Italia l'ingresso di giovani preparati e motivati nel settore pubblico, al fine di svecchiarne il personale, tra i più anziani del continente, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato; se non ritenga opportuno promuovere un superamento sulle norme contenute nel decreto-legge, viste anche le veementi proteste dei sindacati e di molte associazioni; se non ritenga di doversi attivare, in subordine, per modificare il decreto-legge, introducendo nuovi parametri per quanto riguarda il punteggio nei concorsi pubblici. Atto n. 4-05285 MARTI RUFA VESCOVI PEPE Al Ministro dell'interno Premesso che: la Polizia di Stato di Foggia e provincia ormai da anni lamenta carenza di organico e di mezzi per le attività ordinarie e straordinarie, denunciando le connesse difficoltà che incontra il personale per far fronte al grande lavoro che il territorio foggiano (nel quale purtroppo opera la "quarta mafia") richiede; il Corpo della Polizia di Stato, durante l'attuale emergenza sanitaria, è stato caricato, in aggiunta alle normali attività volte a garantire l'ordine pubblico e la sicurezza, di ulteriori compiti legati al contenimento del contagio del virus e non solo non ha potuto contare su una dotazione aggiuntiva di personale, ma ha dovuto gestire tutta la situazione con un numero ancora inferiore, dovuto ai pensionamenti non compensati; a fronte degli imminenti pensionamenti (nel corso dell'anno 2021 ne sono previsti 55 e l'anno successivo altri 60) è assolutamente inadeguato il numero delle 8 unità che sembrerebbero essere state assegnate come incremento; per riuscire a garantire un servizio efficiente ed efficace, è indispensabile ottenere subito più personale e più autovetture da destinare agli uffici della Questura di Foggia e dei commissariati della provincia, riconoscendo il loro importante ruolo di avamposti contro una criminalità, anche organizzata, sempre più agguerrita; il territorio di Foggia e provincia vive una situazione similare anche riferita alla Polizia stradale e alla Polizia ferroviaria, dove non si riesce neanche a garantire il turno serale e quello notturno, così come purtroppo accade spesso anche per la Polizia postale e per gli altri uffici esistenti sul territorio, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda intervenire per dotare il Corpo della Polizia di Stato di Foggia e provincia del personale e dei mezzi necessari alle attività ordinarie e straordinarie che deve quotidianamente affrontare, anche rimodulando la ripartizione nazionale delle risorse umane della Polizia di Stato attualmente prevista, affinché i pensionamenti e i trasferimenti previsti per l'anno in corso siano opportunamente compensati con nuovo personale. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-02422 del senatore Nencini, sulla presenza di un sottopassaggio che collegherebbe palazzo Pitti con il forte Belvedere a Firenze; 3-02432 della senatrice Angrisani ed altri, sulla specializzazione per gli insegnanti di sostegno; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-02433 della senatrice Granato, sulle vaccinazioni in Calabria.