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Art. 6 1. Il terzo comma dell'articolo 246 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: "Se non deve ordinare la liberazione, il procuratore della Repubblica o il pretore, con decreto motivato, convalida l'arresto e, valutate le esigenze cautelari di cui all'articolo 253, dispone il mantenimento della custodia in carcere, l'applicazione della misura prevista nel primo comma dell'articolo 254-bis o di quelle previste nell'articolo 282, ovvero la rimessione in libertà dell'imputato. Il decreto di convalida deve contenere l'enunciazione sommaria del fatto e degli articoli di legge che lo prevedono e deve essere immediatamente consegnato in copia all'imputato". Nota all'art. 6: Il testo vigente dell'art. 246 del codice di procedura penale, già modificato dalla legge 18 giugno 1955, n. 157, dall'art. 2 della legge 12 agosto 1982, n. 532 e dell'art. 12 della legge 28 luglio 1984, n. 398, quale ulteriormente modificato dalla legge qui pubblicata, è il seguente: "Art. 246 (Provvedimenti del procuratore della Repubblica e del pretore relativi alla libertà personale dell'arrestato). - Dopo l'interrogatorio, il procuratore della Repubblica o il pretore ordina con decreto motivato che l'arrestato sia posto immediatamente in libertà, se risultava evidente che l'arresto avvenne fuori dei casi preveduti dalla legge o per errore ovvero che il fatto non sussiste o che l'arrestato non lo ha commesso o che la legge non prevede il fatto come reato o che l'azione penale non può essere iniziata. In questi casi si provvede a norma dell'art. 74. La liberazione è altresì ordinata se l'arresto è avvenuto, fuori dei casi preveduti dagli articoli 235, 236 e 238, senza ordine o mandato dell'Autorità giudiziaria. Se non deve ordinare la liberazione, il procuratore della Repubblica o il pretore, con decreto motivato, convalida l'arresto e, valutate le esigenze cautelari di cui all'art. 253, dispone il mantenimento della custodia in carcere, l'applicazione della misura prevista nel primo comma dell'art. 254-bis o di quelle previste nell'art. 282, ovvero la rimessione in libertà dell'imputato. Il decreto di convalida deve contenere l'enunciazione sommaria del fatto e degli articoli di legge che lo prevedono e deve essere immediatamente consegnato in copia all'imputato. Quando l'imputato non deve essere giudicato con il rito direttissimo, il decreto di convalida è trasmesso senza ritardo insieme agli atti al giudice istruttore competente per la convalida dell'ordine di arresto, e cessa di avere efficacia se non è da questi confermato con decreto motivato entro dieci giorni dall'arresto; nel confermare la convalida il giudice istruttore può anche modificare le disposizioni relative alla libertà personale. Se si procede a giudizio direttissimo ai sensi dell'art. 502 o del quarto comma dell'art. 505, la convalida cessa di avere efficacia ove entro dieci giorni dall'arresto non sia confermata con ordinanza del giudice del dibattimento e non sia pronunciata sentenza di condanna. Se l'arrestato non ha compiuto gli anni quattordici, ne è ordinata con decreto la consegna all'Autorità di pubblica sicurezza, affinchè provveda a norma di legge. Se l'arrestato ha compiuto gli anni quattordici ma non ancora i diciotto e si tratta di reato per il quale è autorizzato il mandato di cattura, il procuratore della Repubblica o il pretore può ordinare con decreto il ricovero in un riformatorio giudiziario. Contro il decreto di convalida dell'arresto e contro quello previsto dalla prima parte del quarto comma l'imputato può proporre richiesta di riesame ai sensi degli articoli 263-bis, 263-ter e 263-quater".