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Esecuzione della pena - Condannato all’ergastolo per uno dei delitti di cui alla norma censurata - Ammissione alla liberazione condizionale - Esclusione in assenza della collaborazione con la giustizia - Lamentata lesione dei principî della funzione rieducativa della pena e del reinserimento sociale del condannato - Non fondatezza della questione.. La disciplina che subordina l'ammissione alla liberazione condizionale del condannato alla pena dell'ergastolo per uno dei delitti ivi previsti, alla collaborazione con la giustizia, non preclude in modo automatico, assoluto e definitivo l'accesso al beneficio, ma consente al condannato - che sia nelle condizioni oggettive e giuridiche di farlo - di scegliere se collaborare o non ed eventualmente di cambiare la propria scelta, sicché essa non si pone in contrasto con il principio della funzione rieducativa della pena. Non è, pertanto, fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1, primo periodo, della legge 26 luglio 1975, n. 354, come modificato dal decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito nella legge 7 agosto 1992, n. 356, sollevata in riferimento all'art. 27, terzo comma, della Costituzione. - Sulle ipotesi di impossibilità di prestare un'utile collaborazione, v. citate sentenze n. 306/1993, n. 357/1994 e n. 68/1995; con riferimento alla liberazione condizionale, v. citate sentenze n. 89/1999 e n. 273/2001.