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SENT. 373/06 B. PARLAMENTO - INSINDACABILITÀ - GIUDIZIO CIVILE PER IL RISARCIMENTO DEI DANNI A SEGUITO DELLE DICHIARAZIONI RESE AL DI FUORI DELLE SEDI ASSEMBLEARI DA UN SENATORE DELLA REPUBBLICA, RIPORTATE SU UN PERIODICO - DELIBERAZIONE DI INSINDACABILITÀ DEL SENATO DELLA REPUBBLICA - CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE TRA POTERI DELLO STATO SOLLEVATO DAL TRIBUNALE DI MILANO - DENUNCIATA MANCANZA DI NESSO FUNZIONALE TRA OPINIONI ESPRESSE ED ESERCIZIO DELLE FUNZIONI PARLAMENTARI - MERO RIFERIMENTO AD ATTIVITÀ PARLAMENTARE E GENERICA INERENZA A TEMI DIBATTUTI IN PARLAMENTO - IRRILEVANZA DELLA QUALIFICA DI PARLAMENTARE RISPETTO ALL'ESERCIZIO DI DIRITTI O DI DOVERI NON RICHIEDENTI L'INTERMEDIAZIONE DELLA RAPPRESENTANZA PARLAMENTARE - NON SPETTANZA AL SENATO DELLA REPUBBLICA DELLA POTESTÀ ESERCITATA - ANNULLAMENTO DELLA DELIBERA DI INSINDACABILITÀ.. Non spettava al Senato della Repubblica affermare che i fatti oggetto del processo civile per risarcimento danni proposto nei confronti di un proprio componente, e pendente davanti al Tribunale di Milano, sezione I civile, concernono opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, e, conseguentemente, va annullata la delibera adottata dall'Assemblea nella seduta del 23 luglio 2003. Perché sia ravvisabile l'esistenza di un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese da un parlamentare extra moenia e l'espletamento delle sue funzioni di membro del Parlamento è infatti necessario che tali dichiarazioni possano essere identificate come espressione dell'esercizio di attività parlamentari, laddove nella specie né la delibera di insindacabilità, né la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato contengono alcun riferimento ad atti tipici compiuti dal senatore sul tema oggetto dell'articolo dal medesimo pubblicato, non valendo l'inerenza a temi di rilievo generale dibattuti in Parlamento, entro cui le dichiarazioni si possano collocare, a connotarle quali espressive della funzione, ove esse siano non già il riflesso del peculiare contributo che ciascun deputato o senatore apporta alla vita parlamentare mediante la propria opinione e i propri voti, ma un'ulteriore e diversa articolazione di tale contributo, elaborata ed offerta all'opinione pubblica nell'esercizio della libera manifestazione del pensiero assicurata a tutti dall'art. 21 Cost., né potendosi condividere l'assunto per cui l'attività di parlamentare e giornalista può essere considerata come parte della più ampia funzione di politico ed espressione - per quanto atipica - del relativo ruolo istituzionale. > >- Sul nesso funzionale tra le dichiarazioni rese dal parlamentare e le funzioni di membro del Parlamento, vedi le citate sentenze n. 10 e n. 11/2000, nonché le sentenze 317, n. 329 e n. 335/2006. > >- In ordine alla irrilevanza del "contesto politico" entro il quale le dichiarazioni del parlamentare si possano collocare, v. le citate sentenze n. 51/2002, n. 317 e n. 329/2006. > >- Sulla irrilevanza della qualità di parlamentare rispetto all'esercizio di diritti e doveri che non richiedono l'intermediazione della rappresentanza parlamentare, v. le citate sentenze n. 286 e n. 329/2006.