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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 164 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 9,10. IN SEDE REFERENTE d.l. 29/20 detenzioni domiciliari e differimenti pena DDL 1799 Conversione in legge del decreto-legge 10 maggio 2020, n. 29, recante misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o differimento dell'esecuzione della pena, nonché in materia di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari, per motivi connessi all'emergenza sanitaria da COVID-19, di persone detenute o internate per delitti di criminalità organizzata di tipo mafioso, terroristico e mafioso, o per delitti di associazione a delinquere legati al traffico di sostanze stupefacenti o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l'associazione mafiosa, nonché di detenuti e internati sottoposti al regime previsto dall'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, nonché, infine, in materia di colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati (Esame e rinvio) I relatori MIRABELLI ( PD ) e PIARULLI ( M5S ) illustrano il disegno di legge in titolo, che reca la conversione in legge del decreto legge n. 29 del 2020. Il provvedimento d'urgenza si compone di sette articoli. L'articolo 1 interviene sul comma 7 dell'articolo 47- ter dell'ordinamento penitenziario (O.P.), prevedendo la possibilità di revoca del provvedimento di ammissione alla detenzione domiciliare c.d. in deroga nel caso in cui vengano meno i presupposti per la sua concessione ovvero la motivazione relativa al rinvio dell'esecuzione della pena ai sensi degli articoli 146 o 147 del codice penale con applicazione della detenzione domiciliare. L'articolo 2 stabilisce - per i giudici di sorveglianza che abbiano adottato o adottino provvedimenti di ammissione alla detenzione domiciliare ovvero di differimento dell'esecuzione della pena per motivi connessi all'emergenza sanitaria da COVID-19, nei confronti di persone condannate o internate per una serie specifica di gravi delitti - l'obbligo di valutare l'effettiva permanenza dei motivi legati all'emergenza sanitaria che hanno determinato la collocazione extra-muraria del detenuto a causa delle sue condizioni di salute. Più nel dettaglio, con riguardo all'ambito soggettivo di applicazione della norma, si tratta di persone condannate o internate: per delitti di criminalità organizzata di tipo terroristico o per delitti commessi con finalità di terrorismo; per delitti di criminalità organizzata di tipo mafioso o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l'associazione mafiosa; per delitti di associazione a delinquere legati al traffico di sostanze stupefacenti; nonché di detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354. L'articolo introduce un particolare procedimento qualora - in relazione alle predette tipologie di condannati o internati - il giudice di sorveglianza adotti un provvedimento di ammissione alla detenzione domiciliare o di differimento della pena per motivi connessi all'emergenza sanitaria da COVID-19. La nuova procedura, limitata all'emergenza epidemiologica in atto, prevede che il giudice di sorveglianza, che ha disposto la scarcerazione, debba valutare la permanenza dei motivi legati all'emergenza sanitaria. La rivalutazione va effettuata: previa acquisizione del parere del Procuratore distrettuale antimafia del luogo in cui è stato commesso il reato e del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo per i condannati ed internati già sottoposti al regime di cui all'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario ; sentita l'autorità sanitaria regionale, nella persona del Presidente della Giunta della Regione, sulla situazione sanitaria locale e acquisite dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) informazioni in ordine all'eventuale disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta in cui il condannato o l'internato ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire del differimento della pena possa riprendere la detenzione o l'internamento senza pregiudizio per le sue condizioni di salute. La valutazione deve essere effettuata entro il termine di quindici giorni dall'adozione del provvedimento e, successivamente, con cadenza mensile. I termini di quindici giorni e di un mese sono anticipati nel caso in cui il DAP comunichi la disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta adeguati alle condizioni di salute del detenuto o dell'internato ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire del differimento della pena. L'autorità giudiziaria provvede valutando se permangono i motivi che hanno giustificato l'adozione del provvedimento di ammissione alla detenzione domiciliare o al differimento di pena, nonché la disponibilità di altre strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta idonei ad evitare il pregiudizio per la salute del detenuto o dell'internato. Con riguardo al provvedimento di valutazione della magistratura di sorveglianza che revochi la detenzione domiciliare o il differimento della pena, sene stabilisce l'immediata esecutività. L'articolo 3 - in analogia a quanto disposto dall'articolo 2 - prevede l'obbligo di una revisione periodica relativa alla effettiva permanenza dei motivi, legati all'emergenza epidemiologica in corso, che hanno determinato la sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari nei confronti di imputati per i medesimi gravi delitti di cui all'articolo 2. Il comma 1, in particolare, affida la verifica della permanenza dei motivi legati alla emergenza epidemiologica, che hanno determinato la sostituzione della custodia cautelare con la misura degli arresti domiciliari, al pubblico ministero, che deve procedere entro il termine di quindici giorni dalla data di adozione di tale misura e, successivamente, con cadenza mensile. Anche in questo caso i termini sono anticipati qualora il DAP comunichi la disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta adeguati alle condizioni di salute dell'imputato. Il pubblico ministero, sempre che sussistano le originarie esigenze cautelari, chiede al giudice il ripristino della custodia cautelare in carcere: se le condizioni che hanno giustificato la sostituzione della misura cautelare sono mutate; oppure se sopraggiunga la disponibilità di strutture penitenziare o reparti di medicina protetta adeguate alle condizioni di salute dell'imputato. Il comma 2 disciplina l'istruttoria che il giudice deve effettuare, in vista del provvedimento di revoca oppure della conferma della misura sostitutiva. In particolare il giudice dovrà, analogamente a quanto prescritto per il magistrato di sorveglianza: sentire l'autorità sanitaria regionale, nella persona del Presidente della Giunta della Regione, sulla situazione sanitaria locale acquisire dal DAP informazioni in ordine all'eventuale disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta, in cui l'imputato può essere nuovamente sottoposto alla custodia cautelare in carcere senza pregiudizio per le sue condizioni di salute. A differenza di quanto previsto per i giudici di sorveglianza dall'articolo 2, si prevede la possibilità per il giudice, qualora non sia in grado di decidere allo stato degli atti, di disporre, anche di ufficio e senza formalità, accertamenti in ordine alle condizioni di salute dell'imputato o procedere a perizie, i cui esiti vanno acquisiti nei successivi quindici giorni. È fatto salvo quanto previsto dall'articolo 299, comma 1, codice di procedura penale, in merito all'immediata revoca della misura cautelare quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste della stessa ovvero vengano meno le esigenze cautelari. L'articolo 4 interviene sulla disciplina relativa ai colloqui in carcere. Oltre ad essere prevista la possibilità di svolgere tali colloqui a distanza mediante apparecchiature e collegamenti, è reintrodotta la possibilità per i detenuti di vedere i propri congiunti almeno una volta al mese. In particolare comma 1, dispone che, dal 19 maggio al 30 giugno 2020, negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni i colloqui dei condannati, anche minorenni internati e imputati, con i congiunti o con altre persone possono essere svolti a distanza, ove possibile, mediante apparecchiature e collegamenti di cui dispone l'amministrazione penitenziaria e minorile, o mediante corrispondenza telefonica, che può̀ essere autorizzata oltre i limiti attualmente previsti. La disposizione, al comma 2, prevede il diritto dei condannati, internati e imputati ad almeno un colloquio al mese in presenza di almeno un congiunto o altra persona, demandando nel contempo al direttore dell'istituto penitenziario e dell'istituto penale per minorenni, l'indicazione - sentiti, rispettivamente, il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria e il dirigente del centro per la giustizia minorile, nonché l'autorità sanitaria regionale in persona del Presidente della Giunta della Regione  del numero massimo di colloqui da svolgere con modalità in presenza. L'articolo 5 prevede che le disposizioni dettate dagli articoli 2 e 3 trovino applicazione anche ai provvedimenti di ammissione alla detenzione domiciliare speciale, di differimento della pena o di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari emessi a partire dal 23 febbraio 2020. Per tutti i provvedimenti emessi dunque dal 23 febbraio al 10 maggio 2020 - e motivati in relazione all'emergenza sanitaria da COVID-19, come previsto dagli articoli 2 e 3 - il magistrato o il tribunale di sorveglianza (per i casi di cui all'articolo. 2) e il pubblico ministero (per i casi di cui all'articolo 3) hanno 15 giorni di tempo dall'entrata in vigore del decreto-legge per procedere alla prima verifica della permanenza dei motivi di emanazione del provvedimento di scarcerazione. L'articolo 6 reca la clausola di invarianza finanziaria, mentre l'articolo 7 dispone, infine, in ordine alla entrata in vigore del decreto-legge. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Così come le programmate audizioni dell'Ufficio di Presidenza integrato si stanno tenendo unitariamente in funzione dei disegni di legge nn. 1786 e 1799, il PRESIDENTE evidenzia le ragioni di economia dei mezzi che consiglierebbero che fosse unico anche lo svolgimento della discussione generale sui medesimi disegni di legge, riservandosi una ulteriore valutazione, unitamente ai Relatori ed ai Gruppi, sul prosieguo dei lavori. Convengono i senatori MIRABELLI ( PD ) e PIARULLI ( M5S ). Non facendosi osservazioni, così resta stabilito. Il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ) riscontra, in via di prima approssimazione, elementi di estremo interesse nelle audizioni svoltesi ieri, soprattutto nella parte in cui i procuratori Greco e Melillo hanno indicato l'esistenza di strumenti normativi già disponibili, per conseguire buona parte delle esigenze conclamate dal Governo a fondamento dell'intervento decretizio. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) denuncia la prassi seguita da molti capi degli uffici giudiziari, che si valgono della facoltà - prevista dalla normativa di sospensione per pandemia dopo l'11 maggio - per procedere a rinvii in massa delle cause ad autunno inoltrato, quando non addirittura a fine anno. L'effetto aggrava le evidenti carenze, dimostrate dal Governo nella gestione della crisi, mettendo in estrema difficoltà gli utenti del sistema Giustizia ed i cittadini tutti, che pretendono risposte precise e non certo un disimpegno così pernicioso per la stessa credibilità delle Istituzioni. IN SEDE CONSULTIVA dl n. 22/2020 conclusione e avvio anno scolastico e svolgimento esami di Stato DDL 1774 Conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato (Parere alla 7a Commissione sugli emendamenti. Rinvio dell'esame) Il PRESIDENTE dà conto delle richieste di parere su emendamenti pervenute dalla 7 a Commissione dopo la conclusione della seduta in sede consultiva del 6 maggio scorso, e delle posizioni assunte dalla Presidenza in merito (secondo il precedente del 18 luglio 2006). In particolare, nessuno degli emendamenti trasmessi il 6, il 7, l'8, l'11, il 12 ed il 13 maggio 2020 è stato ritenuto di competenza della Commissione, ad eccezione della riformulazione dell'emendamento 5.0.1 in un testo 2 (per la quale il parere favorevole dato sul testo precedente si estende al successivo, non essendo sostanzialmente innovativo sulla parte di competenza) e dell'emendamento 5.0.100, che attiene ad una norma sulla quale è di interesse della Commissione verifica dell'accoglimento delle osservazioni espresse, ai sensi dell'articolo 40 del Regolamento, nel parere sul testo del decreto (secondo i precedenti del 4 e 11 aprile 2007). Non facendosi osservazioni, così resta stabilito. Il sottosegretario FERRARESI dichiara che l'emendamento 5.0.100 sarà probabilmente ritirato alla luce del fatto che il decreto-legge approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri vi ha abbondantemente attinto, per una norma ad hoc sui concorsi curati dal Ministero della giustizia, la quale avrebbe il vantaggio in questo modo di entrare direttamente in vigore. Ne prende atto la relatrice VALENTE ( PD ) la quale, se l'espressione del parere fosse rimasta attuale, avrebbe comunque ribadito, anche in riferimento all'emendamento 5.0.100, le osservazioni già precedentemente formulate su testo ed emendamento. Dopo interventi dei senatori CUCCA ( IV-PSI ), CALIENDO ( FIBP-UDC ), PILLON ( L-SP-PSd'Az ) e DAL MAS ( FIBP-UDC ), la Commissione conviene di rinviare l'esame dell'emendamento 5.0.100, con l'intesa che un suo ritiro farà venir meno l'attualità dell'interesse alla ripresa della sede consultiva. La seduta termina alle ore 9,40.