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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 25 Presidenza del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier: L-SP; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,33). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 19 luglio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sui gravi incendi che hanno colpito la Grecia PITTELLA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Gruppo Partito Democratico desidero esprimere profonda vicinanza e fortissima solidarietà al popolo greco, colpito al cuore da una serie di incendi dolosi che hanno provocato oltre cento vittime. (Applausi). Deve scattare non solo un sentimento, ma un impegno concreto di solidarietà da parte di tutti i Paesi europei, come hanno fatto sinora Italia, Spagna, Cipro, Germania, Polonia e Francia. Serve aiuto concreto per fronteggiare questa drammatica emergenza e io chiedo che anche la Commissione europea si attivi con i suoi strumenti di protezione civile. Un messaggio di sostegno e di incoraggiamento al primo ministro Tsipras e a tutte le istituzioni coinvolte, perché superino questo nuovo tornante drammatico della storia recente di un Paese e di una comunità che hanno contribuito in modo decisivo alla costruzione della nostra democrazia. In queste ore anche in Svezia e in Lettonia si lotta contro la violenza del fuoco. Cari colleghi, apriamo gli occhi: il surriscaldamento del pianeta non è un noioso argomento da conferenza, ma è una triste, tristissima realtà, che dobbiamo combattere con misure efficaci e prioritarie. (Applausi dal Gruppo PD) . Discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge: DDL 648 Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. 648. Ha facoltà di parlare il senatore Ferrazzi per illustrare la questione pregiudiziale QP1. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, vi sono almeno due approcci possibili a questo intervento. Il primo naturalmente è quello sul merito. Ora, vi è una contraddizione di fondo a parer nostro, che volevamo mettere in evidenza all'inizio di questo nostro intervento, tra la finalità positiva e corretta del provvedimento su cui oggi presentiamo una questione pregiudiziale e il dispositivo stesso. L'elemento di fondo è che stiamo parlando di interventi e di settori di straordinaria importanza per la nostra Nazione. Parliamo di soppressione delle strutture di missione di Casa Italia e di ItaliaSicura; parliamo di settori che hanno a che fare con la vita di milioni e milioni di nostri cittadini. Parliamo di eventi drammatici, con esiti spesso catastrofici, dei quali però, ahinoi, ci ricordiamo solamente nel momento in cui esplodono in tutta la loro vulnerabilità e ce ne dimentichiamo nel momento invece in cui sarebbe opportuno ricordarsene, cioè nei momenti della prevenzione. Nel nostro territorio nazionale, solamente relativamente agli eventi sismici, ci sono danni annui pari a 3,6 miliardi di euro (sono dati della Protezione civile). Abbiamo fenomeni franosi che negli ultimi anni sono stati pari a 615.000 e hanno interessato, secondo i dati dell'ISPRA, il 7,5 per cento dell'intero territorio nazionale. Dal punto di vista della pericolosità idraulica, rilevata medio alta, quasi il 20 per cento del nostro territorio è all'interno di questi settori (altro dato dell'ISPRA). I due terzi delle nostre scuole non sono a norma; su più di 10.000 istituti del nostro Paese, questo vuol dire che più di 6.000 non sono a norma. Dall'inizio del 1970 ad oggi, i Comuni colpiti da alluvioni e frane nel nostro Paese sono stati 2.458, e immagino sappiamo tutti quanti sono i soggetti titolati a monitorare questi interventi: ad oggi quattordici. Ebbene, cosa fa questo provvedimento? Elimina strutture di missioni fondamentali che definivano una politica essenziale per il nostro Paese. Cosa serve al nostro Paese? Serve che si superino i singoli interventi, pur positivi, inserendoli invece in una valutazione, in una programmazione e in un ambito di intervento strategico governato dal massimo livello istituzionale, che è la Presidenza del Consiglio dei ministri. I soggetti che hanno a che fare con questi interventi sono decine e moltissimi di questi sono Ministeri. Il nostro Paese ha bisogno di superare urgentemente - e mi rivolgo al Governo, qui presente - la logica della straordinarietà, ma ha bisogno anche di superare urgentemente la frammentazione dei poteri. E qual è il livello istituzionale corretto per la gestione preventiva ed efficace anche durante i fenomeni acuti degli interventi? È, in maniera evidente, la Presidenza del Consiglio di ministri e, sotto di questa, le strutture di missione, che invece con questo provvedimento si vogliono eliminare. C'è dunque una contraddizione di fondo tra l'obiettivo del provvedimento, che è quello di migliorare l'intervento sui settori strategici e invece la possibilità fattuale di farlo, perché si torna indietro anni luce, si frammentano di nuovo tutti i poteri tra tantissimi Ministeri e si perde la capacità di incidere sui settori che invece sono di importanza capitale. Badiamo bene che, solo per parlare di ItaliaSicura, in questi tre anni di attività, su 9.397 interventi e opere del piano nazionale, per ben 1.445 sono già stati aperti i cantieri e sono già stati messi a disposizione 13 miliardi di euro. La struttura di cui stiamo parlando già oggi coordina il Ministero dell'ambiente, delle infrastrutture, dell'economia, dei beni culturali e dell'agricoltura; per non parlare della Protezione civile, dell'ISPRA, dell'ISTAT, del CNR, della Regione, dell'ANCI, delle Città metropolitane e delle Province. Facciamo fare invece il coordinamento a un singolo Ministero? Inoltre, tutte le competenze che erano state pensate e valorizzate e tutta la rete delle conoscenze che in questi anni sono state messe a valore per il nostro Paese, che fine fanno con questo provvedimento? Qual è la ratio di questo provvedimento? Com'è possibile, ad esempio, pensare che nel Paese che ha il 70 per cento del patrimonio culturale, artistico e architettonico mondiale (dati UNESCO) noi sleghiamo il turismo dal Ministero dei beni culturali e lo diamo a quello dell'agricoltura? (Applausi dal Gruppo PD) . È una cosa insensata. Qual è la ratio ? Qual è la motivazione? Vogliamo forse solo far fuori tutto quello che era stato fatto in precedenza, a prescindere dalla qualità degli interventi, dalla qualità delle strutture? Oppure vogliamo fare una spartizione di antica memoria di carattere partitocratico: un pezzetto di competenza per uno, e siccome il Ministero dell'agricoltura magari non ha abbastanza competenze, gli diamo anche il Ministero del turismo. Ma l'interesse è quello della Nazione, dei cittadini, o è nella logica della spartizione? Altro che Prima Repubblica, signor Presidente. Vi è poi un profilo che riguarda la legittimità costituzionale, che abbiamo depositato e che ora leggo per sommi tratti. A parere nostro, vi sono rilevanti perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale del provvedimento in esame per l'assenza dei requisiti essenziali per l'uso del decreto-legge. Innanzitutto non ricorrono, nel testo adottato dal Governo, quei presupposti di necessità ed urgenza indispensabili per il legittimo utilizzo dello strumento di cui stiamo parlando. Ovviamente, non è infatti sufficiente la mera dichiarazione di necessità ed urgenza per giustificare l'adozione di un decreto-legge se, come nel provvedimento in esame, il contenuto del decreto-legge risulta assolutamente carente rispetto ai requisiti prescritti dall'articolo 77 della Costituzione. In effetti, la puntuale giurisprudenza costituzionale in materia, con le sentenze della Corte n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008, ha stabilito che l'esistenza dei presupposti di costituzionalità, di cui all'articolo 77 della nostra Carta fondamentale, non possa evincersi dall'apodittica enunciazione dell'esistenza delle ragioni di necessità ed urgenza, né può esaurirsi nella constatazione della ragionevolezza della disciplina introdotta, sottolineando che la valutazione della sussistenza dei presupposti di costituzionalità non può essere meramente soggettiva, ma deve ovviamente fondarsi soprattutto su riscontri oggettivi, secondo un giudizio che non può ridursi alla valutazione in ordine alla mera ragionevolezza od opportunità delle norme introdotte. Nel decreto-legge in esame non vi è nessun riscontro oggettivo sulla necessità ed urgenza delle disposizioni di cui ai primi tre articoli. In particolare, all'articolo 1 il presupposto carattere di straordinaria necessità ed urgenza del trasferimento al Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestalidelle funzioni esercitate dal Ministero per i beni e le attività culturali in ambito turistico risiederebbe, secondo quanto si legge nell'analisi contenuta nella relazione tecnica normativa, nel favorire un rapido avvio di una politica integrata di valorizzazione del made in Italy . Si tratta quindi di una motivazione che, già a leggere, si capisce essere del tutto inconsistente e che mostra, al contrario, come il trasferimento avrebbe potuto avvenire per legge ordinaria. Allo stesso modo, signor Presidente, la necessità ed urgenza che dovrebbe giustificare l'inserimento nel decreto-legge delle norme di cui agli articoli 2 e 3 non è motivata e addirittura nell'articolo 4 i requisiti di necessità ed urgenza non sono nemmeno affermati. È evidente, signor Presidente, che a parere del Gruppo PD ciò pone una questione pregiudiziale che sottoponiamo all'attenzione di tutta l'Assemblea. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Pagano per illustrare la questione pregiudiziale QP2. PAGANO (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, vorrei semplicemente spiegare come il Gruppo Forza Italia abbia inteso presentare una questione pregiudiziale sul provvedimento legislativo in questione. Intanto, come è già stato ampiamente riferito poco fa, non sembra che nel testo adottato dal Governo ricorrano quei presupposti di necessità ed urgenza che sono indispensabili per il legittimo utilizzo dello strumento del decreto-legge. Non siamo qui nel campo né della necessità, né dell'urgenza, sono requisiti prescritti dall'articolo 77 della Costituzione che mancano assolutamente in questo decreto-legge. Il provvedimento in esame trasferisce, di fatto, le funzioni in materia di turismo, fino ad oggi esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. La finalità è quella di promuovere - almeno secondo la relazione - e valorizzare il turismo italiano anche attraverso i prodotti delle attività primarie di competenza del Ministero delle politiche agricole. Tale decisione è motivata dalla necessità e dall'urgenza di favorire una politica integrata di valorizzazione del made in Italy e di promozione del sistema Italia. Il decreto-legge reca altresì disposizioni finalizzate al riordino delle competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, prevedendo all'articolo 2 che al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare siano trasferite le attribuzioni relative alle azioni e agli interventi di monitoraggio degli interventi ambientali di cui all'articolo 2 del decreto-legge n. 136 del 2013, assegnando allo stesso il coordinamento del Comitato interministeriale e assegnando alla Commissione istituita dal medesimo decreto-legge le relative attività di supporto tecnico. L'articolo 3 del decreto-legge reca poi una revisione e l'ampliamento delle funzioni di indirizzo e il coordinamento del Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero del Ministro delegato per la famiglia e le disabilità in materia di politiche per la famiglia, adozioni, infanzia, adolescenza e disabilità. Il provvedimento reca infine disposizioni sull'edilizia scolastica e il dipartimento cosiddetto Casa Italia. Tutto ciò, in realtà, come detto in premessa, non ha nulla a che vedere con la necessità e l'urgenza contenuta in un decreto-legge. (Applausi del senatore Siclari). Devo dire, inoltre, che in passato - e mi soffermo in particolare sulla decisione assunta di accorpare il settore del turismo con il Ministero delle politiche agricole - il Ministero del turismo e dello spettacolo fu istituito nel lontano 1959, fu poi abrogato nel 1993 da un referendum dei radicali, ma dal 2009 al 2011 fu nuovamente dal Governo Berlusconi ricostituito come Ministero del turismo. Il settore del turismo - è giusto ricordarlo - nel 2017 ha generato un contributo diretto al PIL italiano di oltre 91 miliardi di euro, cioè il 5,5 per cento del PIL nazionale, diventati più di 217 miliardi con l'indotto, pari al 13 per cento. Nel 2018 è prevista un'ulteriore crescita di due punti percentuali, gli investimenti sono stati pari a 11,6 miliardi, con un milione e mezzo di addetti diretti e 3,4 milioni circa nell'indotto. Parliamo quindi di un settore fondamentale per l'economia nazionale, un settore che coinvolge milioni di italiani e sul quale si basa anche la prospettiva di sviluppo economico del nostro Paese. Ebbene, questo settore verrebbe, da questo decreto, annesso al settore dell'agricoltura che invece, in controtendenza, scende a 28 miliardi nel 2017, rispetto ai 91 miliardi del settore turismo, con un calo di rendimento del 4,4. Vale a dire che il turismo, che è in crescita, viene annesso ad un settore che è in perdita e che naturalmente genera una produzione di crescita economica molto ridotta rispetto a quella del comparto turistico. È doveroso chiedersi se, addirittura, un accorpamento del turismo al Dicastero dell'agricoltura non sia suscettibile di comportare un rallentamento di un settore come il turismo, che invece è in crescita. Paradossalmente, avrebbe un senso annettere l'agricoltura al turismo e non viceversa, con invece cervelloticamente viene fatto in questa vicenda. Il turismo è un comparto talmente importante da meritare un Dicastero ad hoc , all'interno del quale accorpare il cosiddetto made in Italy , di cui impropriamente si parla nella relazione introduttiva al decreto-legge, che non è contrassegnato solo dai nostri straordinari e ineguagliabili prodotti agricoli, ma anche dai prodotti della creatività italiana nei settori dell'artigianato, del turismo, della moda, dei profumi, dei gioielli, del design e quant'altro. Ebbene, tutto questo viene ignorato e si pensa solo all'enogastronomia e all'agriturismo, che sono elementi di nicchia, invece che al comparto complessivo che genera molto di più. Si parla di una politica dell'accoglienza moderna, si parla di cercare di venire incontro all'esigenza di promuovere il turismo balneare, di montagna e delle città d'arte e via di seguito: l'Italia ha un tesoro, una miniera che non abbiamo mai saputo sfruttare fino in fondo. Signori, non basta che nel programma di Governo, al paragrafo 28, dedicato al turismo, si legga che «L'Italia è una nazione a vocazione turistica grazie al patrimonio storico, culturale, paesaggistico e naturale e ad eccellenze quali, ad esempio, l'enogastronomia, la moda, il design , unici al mondo. Il turismo vale attualmente» - come ho detto - «il 12 per cento del PIL e il 14 per cento dell'occupazione. Può valere molto di più e può diventare uno dei settori cardine per l'attivazione del volano della nostra economia» che vive, invece, da troppi anni una crisi che non tende a scemare e a chiudersi. Un Paese come l'Italia non può non avere un Ministero del turismo, che non può essere solo una direzione di un altro Ministero. Il turismo culturale è solo uno dei turismi presenti sul nostro territorio, ma ha bisogno di centralità di governance e di competenze, con una visione e una mission coerente con gli obiettivi di crescita che il nostro Paese può raggiungere. Il decreto-legge, lungi dall'essere necessario e urgente, manca di una logica, di un filo comune e, soprattutto, di risorse finanziarie. Va rilevato che desta perplessità che, nell'arco di pochi giorni, il Governo abbia emanato ben cinque decreti-legge, rendendo palese l'abuso di uno strumento legislativo particolare da parte di chi, invece, più volte nel corso della passata legislatura aveva stigmatizzato il ricorso eccessivo ai provvedimenti d'urgenza. E tengo a rappresentare, nonostante l'Assemblea sia poco attenta ad ascoltare le mie parole, che il Presidente della Camera in questi giorni ha tenuto a precisare che l'attività del Parlamento deve comunque essere il filo conduttore di questa legislatura: non mi sembra che vi sia coerenza tra le parole del Presidente della Camera e quanto si sta verificando in questi giorni. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ancora una volta il legislatore ha reputato, in modo inappropriato, che inserire nel titolo il termine «urgenti» sia motivo sufficiente per rendere emanabile un decreto-legge: non basta scrivere «urgente» perché automaticamente un decreto-legge abbia una ragione d'essere e possa essere approvato. È necessario ricordare e considerare che si dovrebbe usare maggiore cautela nell'emanazione di provvedimenti emergenziali che sembrano redatti ad hoc per acquisire solo maggior consenso popolare. Per queste ragioni, chiedo all'Assemblea di deliberare, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, di non procede all'esame del provvedimento in essere. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Congratulazioni) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. Essendo convocata alle ore 17 la Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta fino alla conclusione dei suoi lavori. (La seduta, sospesa alle ore 17, è ripresa alle ore 18,46) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 10 agosto. Nella seduta di oggi saranno discusse le questioni pregiudiziali riferite al decreto-legge sul riordino dei Ministeri. Il calendario della settimana corrente prevede inoltre la discussione di questioni pregiudiziali riferite al decreto-legge concernente interventi per il tribunale di Bari, nonché l'esame dei decreti-legge sulla cessione di unità navali alla Libia, interventi per il tribunale di Bari e riordino dei Ministeri. La seduta di domani sarà sospesa tra le ore 10,45 e le ore 15,30 per la cerimonia del Ventaglio e i lavori delle Commissioni. Resta confermato nella giornata di giovedì 26 luglio, alle ore 15, lo svolgimento del question time . Nella settimana dal 30 luglio al 3 agosto, oltre al seguito dei decreti-legge non conclusi, saranno discusse, ove concluse dalle Commissioni, le proposte istitutive di Commissioni di inchiesta Antimafia, sul ciclo dei rifiuti, sulla comunità Il Forteto, sul terremoto di L'Aquila del 2009 e sul femminicidio. Giovedì 2 agosto, alle ore 15, si svolgerà il question time . Infine, nella settimana successiva, con sedute dal pomeriggio di lunedì 6 agosto e fino a venerdì 10 agosto, se necessario, oltre all'eventuale seguito dei decreti-legge non conclusi, sarà discusso il decreto-legge dignità lavoratori e imprese, ove approvato dalla Camera dei deputati. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 10 agosto 2018: Martedì 24 Luglio h. 16,30-20 - Questioni pregiudiziali su disegno di legge n. 648 - Decreto-legge n. 86, riordino Ministeri - Questioni pregiudiziali su disegno di legge n. 675 - Decreto-legge n. 73, interventi per il tribunale di Bari - Disegno di legge n. 624 - Decreto-legge n. 84, cessione unità navali alla Libia (voto finale entro il 10 agosto) (scade l'8 settembre) - Disegno di legge n. 675 - Decreto-legge n. 73, interventi per il tribunale di Bari (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 21 agosto) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 26, ore 15) - Disegno di legge n. 648 - Decreto-legge n. 86, riordino Ministeri (voto finale entro l'11 agosto) (scade il 10 settembre) Mercoledì 25 " h. 9,30-20 Giovedì 26 " h. 9,30-20 Gli emendamenti al disegno di legge n. 624 (Decreto-legge n. 84, cessione unità navali alla Libia) dovranno essere presentati entro le ore 20 di martedì 24 luglio. Gli emendamenti al disegno di legge n. 675 (Decreto-legge n. 73, interventi per il tribunale di Bari) dovranno essere presentati entro le ore 9 di mercoledì 25 luglio. Gli emendamenti al disegno di legge n. 648 (Decreto legge n. 86, riordino Ministeri) dovranno essere presentati entro le ore 19 di mercoledì 25 luglio. La seduta unica di mercoledì 25 luglio sarà sospesa tra le ore 10,45 e le ore 15,30 per la cerimonia del Ventaglio e per consentire i lavori delle Commissioni. Lunedì 30 Luglio h. 16-20 - Eventuale seguito decreti-legge non conclusi - Disegno di legge n. 689 e connessi - Istituzione Commissione di inchiesta antimafia (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge n. 627 e connessi - Istituzione Commissione di inchiesta ciclo rifiuti (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente) (ove concluso dalla Commissione) - Disegno di legge n. 536 - Istituzione Commissione di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" (dalla sede redigente) (ove concluso dalla Commissione) - Doc . XXII, n. 11 - Istituzione Commissione di inchiesta sul terremoto de L'Aquila (dalla sede redigente) (ove concluso dalla Commissione) - Doc . XXII, nn. 1, 8 e 9 - Istituzione Commissione di inchiesta sul femminicidio (dalla sede redigente) (ove conclusi dalla Commissione) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 2, ore 15) Martedì 31 " h. 9,30-20 Mercoledì 1° Agosto h. 9,30-20 Giovedì 2 " h. 9,30-20 Venerdì 3 " h. 9,30 Lunedì 6 Agosto h. 16,30-20 - Eventuale seguito decreti-legge non conclusi - Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 87, dignità lavori e imprese (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade l'11 settembre) Martedì 7 " h. 9,30-20 Mercoledì 8 " h. 9,30-20 Giovedì 9 " h. 9,30-20 Venerdì 10 " h. 9,30 (se necessaria) Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 87, dignità lavoratori e imprese) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 624 (Decreto-legge n. 84, cessione unità navali alla Libia) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1h 13' FI-BP 50' L-SP 49' PD 46' FdI 30' Misto 27' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 675 (Decreto-legge n. 73, interventi per il tribunale di Bari) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 3 ore, di cui: M5S 44' FI-BP 30' L-SP 29' PD 28' FdI 18' Misto 16' Aut (SVP-PATT, UV) 15' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 648 (Decreto-legge n. 86, riordino Ministeri) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1h 13' FI-BP 50' L-SP 49' PD 46' FdI 30' Misto 27' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 87, dignità lavoratori e imprese) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1h 13' FI-BP 50' L-SP 49' PD 46' FdI 30' Misto 27' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' Ripresa della discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. DDL 648 PRESIDENTE . Proseguiamo con il punto all'ordine del giorno, la discussione della questione pregiudiziale. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, cambiano i Governi e le maggioranze, ma una cosa non cambia mai. Mi riferisco all'utilizzo di decreti d'urgenza anche quando non ci sarebbe la necessità. Sui requisiti prescritti dall'articolo 77 della Costituzione per quanto riguarda questo decreto-legge di riordino delle competenze dei Ministeri credo ci sarebbe molto da dire. Signor Presidente, posso comprendere che possa essere ritenuto d'urgenza il fatto di mettere ordine alle competenze dei Ministeri, però credo che sarebbe stato - lo dico con molta franchezza - anche molto più produttivo arrivare a un ragionamento più ponderato per quanto riguarda la ridistribuzione delle competenze stesse. Purtroppo è inutile citare - io però lo faccio ancora una volta - la giurisprudenza e le varie sentenze della Corte costituzionale che hanno stabilito esattamente quali sono i presupposti di costituzionalità per l'urgenza di cui all'articolo 77. Credo che, purtroppo, l'utilizzo della decretazione d'urgenza sia ormai diventato una specie di asse fondamentale dell'attività normativa di tutti i Governi. Questo è un elemento che credo, al di là del merito del provvedimento in oggetto, dovremmo, anche all'interno della Commissione affari costituzionali, forse approfondire un pochino di più. Ma veniamo al merito di alcuni rilievi di costituzionalità con riferimento al decreto-legge in esame e in particolare a quello avanzato anche dalla questione pregiudiziale QP2 a prima firma del senatore Pagano che ha posto l'attenzione sul turismo e sullo spostamento delle funzioni esercitate in materia dal Ministero dei beni e delle attività culturali al Ministero delle politiche agricole. Signor Presidente, una volta per tutte noi dovremmo affrontare con serietà la questione del turismo. Per quanto ci riguarda, forse si poteva fare un ragionamento, che sarebbe stato magari anche più opportuno per capire se potessero esserci le condizioni per il ripristino del Ministero del turismo, dopo l'abrogazione della legge del 1993 che lo aveva istituito. Anche qui, infatti, le competenze, come lei sa, sono praticamente quasi tutte in capo alle Regioni e questo, per certi versi, ancor prima anche della riforma del Titolo V della Costituzione. È evidente, però, che una questione si pone e qui sta la delicatezza, che poi dopo affronteremo anche nel merito del decreto-legge stesso. Vi è, però, una delicatezza anche dal punto di vista costituzionale. Certo è che una riflessione è d'obbligo. Noi trattiamo, a quanto pare senza distinzione di Governi, il turismo come una sorta di Cenerentola. Quasi ad ogni cambio di Governo le competenze in materia di turismo sono state trasferite, fino a quest'ultimo spostamento dai beni culturali all'agricoltura. E questo, francamente, è un po' incredibile in un Paese come il nostro, dove il turismo dovrebbe essere una delle missioni fondamentali su cui investire. Invece, ancora una volta, il turismo viene trattato, a mio avviso, come una sorta di Cenerentola. Certamente vi è anche un profilo non trascurabile di riflessione relativo a come sono distribuite le competenze all'interno delle Regioni e a come, invece, dovrebbero essere esercitate, nello spostamento al Ministero delle politiche agricole, le funzioni in materia. Sugli altri profili posti dalle pregiudiziali di costituzionalità abbiamo opinioni un po' articolate. Ho detto, anche in premessa, che è certamente molto delicata la questione riguardante i presupposti di cui all'articolo 77. Quanto alle altre questioni, come ad esempio il problema della soppressione delle strutture di missione presso la Presidenza del Consiglio, come quella di ItaliaSicura sul dissesto idrogeologico, noi siamo assolutamente convinti che il passaggio al Ministero dell'ambiente sia giusto. È infatti fondamentale che, dal punto di vista strutturale, tale missione possa essere ricollocata là dove deve stare, cioè all'interno del Ministero dell'ambiente, che deve assicurare, a nostro avviso, anche il coordinamento e il piano. Certo, si pone una questione. La struttura di missione ha accumulato anche una serie di esperienze. In sede di conversione del decreto-legge e di discussione in quest'Aula, presenteremo una nostra proposta emendativa per far sì che possa transitare al Ministero dell'ambiente anche tutta la struttura, proprio perché essa ha acquisito un know how e perché il Ministero dell'ambiente - ahimè - ha ormai un atavico problema di personale tecnico (e prima o poi andrà affrontata la questione della pianta organica). Altra è la questione molto delicata dell'attribuzione di una serie di competenze e funzioni che sono state spostate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali al nuovo Ministero della famiglia. Torno a ripetere che qui c'è un profilo molto serio di costituzionalità per quanto riguarda una questione che rischia di mettere in capo a questo Ministero e di produrre non un'integrazione, ma addirittura una sorta di ghettizzazione tra la disabilità e la famiglia, una sorta di perpetuarsi di discriminazioni. Pertanto, come è chiaro, noi abbiamo articolato una riflessione che non è uguale per tutti i profili presenti nel provvedimento. Un'altra questione su cui siamo d'accordo - e lo diciamo con chiarezza - riguarda la soppressione della cosiddetta struttura di missione Casa Italia, lasciandone, in qualche modo, il coordinamento alla Presidenza del Consiglio. Casa Italia è stata una specie di meteora, è stata annunciata, propagandata e poi nessuno di noi è riuscito a comprendere quale fosse la funzione e quali fossero effettivamente i progetti avviati, se non una generica questione di prevenzione assolutamente fondamentale, che era in capo anche alla struttura di missione Italiasicura e quindi alla lotta al dissesto idrogeologico e alla sicurezza del nostro territorio. Su alcune questioni siamo assolutamente in linea con le motivazioni poste nella questione pregiudiziale presentata dal senatore Marcucci; non ne condividiamo però altri profili emersi nell'illustrazione della pregiudiziale stessa. Per tutti questi motivi, proprio perché il nostro giudizio sulle varie questioni di riordino delle competenze è molto articolato, preannuncio il voto di astensione dei senatori del mio Gruppo sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . NASTRI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, siamo al quinto decreto-legge, provvedimento d'urgenza, in neanche due mesi di vita di questo cosiddetto Governo del cambiamento, che di innovazione, come stiamo assistendo, ha ben poco o nulla. Se è vero come è vero, che l'avvio di questa legislatura è contraddistinto con la presentazione alle Camere di un uso così inappropriato della decretazione d'urgenza, allora, colleghi e soprattutto signori del Governo, abbiamo la dimostrazione che questo Governo segue lo stesso filo conduttore dei precedenti Governi di centro sinistra. Alla faccia per chi, come il MoVimento 5 Stelle, per anni ha protestato a gran voce contro lo svuotamento delle funzioni parlamentari e l'abuso dei decreti-legge e oggi inaugura la sua attività di governo appunto con l'emanazione di decreti-legge a raffica. Il mio intervento non potrà quindi avere la caratteristica della novità rispetto agli interventi che, in occasioni analoghe, sono stati svolti da colleghi dell'opposizione anche nel corso della scorsa legislatura, ma questo non dipende da noi, bensì da un Governo che segue questo percorso legislativo - a nostro avviso sbagliato - attraverso un modus operandi che limita il Parlamento. Nello specifico il decreto-legge in esame contiene una complessità d'interventi normativi di così ampia portata, su settori fondamentali per l'economia nazionale, che avrebbe meritato un approfondimento delle materie trattate in maniera più razionale e logica, attraverso la presentazione di un disegno di legge. Non ci convincono del tutto le disposizioni sul trasferimento delle funzioni, attualmente esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero dell'ambiente, per gli interventi di coordinamento e monitoraggio di emergenza ambientale, volti a garantire la sicurezza agroalimentare nei territori della Regione Campania, anche di tipo sanitario, ovvero la vasta area tristemente nota come terra dei fuochi. Tali argomenti sociali e ambientali, avrebbero per l'appunto, meritato un'analisi delle norme, meno sbrigativa rispetto ai tempi imposti dai provvedimenti d'urgenza. Al riguardo non posso non evidenziare come si interviene, con l'articolo 2, soltanto sulle competenze, e non si interviene né sui crimini dei rifiuti, né per il Daspo ambientale, per i quali servirà sicuramente un'altra legge. Il decreto-legge, composto da soli 5 articoli, si occupa esclusivamente di riordinare le attribuzioni dei Ministeri proponenti. Il preambolo dell'atto normativo non presenta alcun riferimento all'interramento dei rifiuti tossici, né alle aree del Paese che, da Nord a Sud, sono interessate dal dramma dei roghi di rifiuti. I presupposti di straordinaria necessità ed urgenza, quindi, a nostro avviso, destano fortissime perplessità. Sul passaggio delle competenze in materia di coordinamento e monitoraggio degli interventi di emergenza ambientale, le cui funzioni sono attualmente esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e che con questo provvedimento andranno al Ministero dell'ambiente, vorrei chiedere al rappresentante del Governo: che fine farà la Protezione civile? Non è chiaro se nell'ambito delle misure di riordino di competenze e attribuzioni di nuovi compiti, il Ministero dell'ambiente avrà anche quello di gestire un capitolo così difficile come quello delle emergenze, delle allerte dei dissesti idrogeologici e delle calamità naturali in un Paese, come il nostro, ad altissimo rischio. Di fronte a questa prospettiva è assolutamente necessario fare chiarezza, affinché la struttura nazionale della Protezione civile e le strutture regionali e di supporto abbiano il massimo appoggio da parte delle istituzioni, nell'ambito della definizione di un quadro normativo certo e chiaro. In Italia non abbiamo un altro sistema pronto a subentrare a quello esistente e soprattutto migliore di quello attuale. Anche per questo il nostro sistema di protezione civile va rafforzato e rispettato nelle sue competenze e nella sua autonomia; al contrario, svuotandolo di responsabilità e di competenze, si rischia di creare una situazione di confusione che non porta da nessuna parte. Per quanto riguarda il passaggio delle competenze in materia turistica al Ministero delle politiche agricole, auspichiamo una maggiore attenzione nel corso della presente legislatura in favore di questo comparto che rappresenta in Italia una leva principale per la ripresa economica e che ha un indotto formidabile. Penso, ad esempio, alla tutela e alla valorizzazione del nostro made in Italy , soprattutto per quanto riguarda l'agroalimentare, che rappresenta un volano formidabile per la nostra economia, specie sul fronte delle esportazioni. Crediamo che il trasferimento delle competenze al Ministero delle politiche agricole possa promuovere e valorizzare il turismo italiano anche attraverso i prodotti delle attività primarie: come dicevo prima, attraverso le eccellenze del made in Italy al pari delle destinazioni turistiche. Auspichiamo fortemente che il Governo, nel settore turistico, aiuti i nostri operatori e ciò significa, ad esempio, tutelare i balneari dalla morsa della direttiva Bolkenstein o anche uniformare la tassa di soggiorno e far sì che i suoi proventi finiscano tutti in investimenti turistici. In definitiva, l'impianto normativo delle disposizioni previste dal decreto-legge e, in particolare, la decisione d'intervenire con tale strumento non ci convincono del tutto. Inoltre, il provvedimento, proprio a causa del susseguirsi di disposizioni tra loro eterogenee, è oggettivamente carente di una sua linearità strutturale, nel senso che le materie trattate non risultano sequenziali e unite da un nesso. Giova ricordare che la verifica del criterio di omogeneità costituisce uno dei perni fondamentali sui quali la Corte costituzionale fonda da sempre i percorsi argomentativi legati alla presenza o assenza del rispetto degli indispensabili requisiti di straordinaria necessità e urgenza, richiesti dall'articolo 77 della Costituzione per la legittima adozione dei decreti-legge. Il Governo ha infatti reputato, in modo non del tutto appropriato, che inserire nel titolo il termine «urgenti» sia motivo sufficiente per giustificare la necessità di emanare un decreto-legge. Il riordino delle attribuzioni dei Ministeri non rappresenta certamente un evento straordinario, considerato che la definizione delle attribuzioni dei Ministeri è riservata alla legge, come recita la Costituzione, all'articolo 93, terzo comma. Appare più che evidente, pertanto, che non vi è qui alcun caso straordinario di necessità e urgenza, visto che il riordino potrebbe essere avviato nello stesso lasso di tempo con il normale iter legislativo di un disegno di legge. Per questi motivi, Fratelli d'Italia ritiene che questo provvedimento contenga un impianto normativo composto da luci e ombre e che, proprio per questo, avrebbe meritato maggiore attenzione nell'esame delle norme, attraverso la presentazione di un disegno di legge d'iniziativa governativa. Pertanto, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia preannuncio il voto di astensione alle proposte di questione pregiudiziale all'esame dell'Assemblea. (Applausi dal Gruppo FdI) . MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, il decreto-legge in questione è stato nominato «riordino dei Ministeri». Ora, a noi sembra si tratti solo di un grande disordine. Le rilevanti perplessità, sotto il profilo della legittimità costituzionale del provvedimento, sono state spiegate prima molto bene dal collega Ferrazzi. Io mi limiterò a sottolinearne ancora alcune, che mettono evidenza proprio il perché noi siamo contrari alle vostre scelte e culturalmente distanti dalle vostre impostazioni. Come è stato spiegato, non ci sono motivi perché queste misure siano state inserite in un decreto-legge: sarebbe stato più corretto il normale iter legislativo, ma per voi il Parlamento è un orpello - vi dà pure un po' fastidio - e questo orpello non deve lavorare. (Commenti dai Gruppi L-SP e M5S) . Infatti, in sessanta giorni abbiamo votato solo proroghe, mentre voi avete governato esclusivamente dai salotti televisivi, chiaramente senza contraddittori, e dalle pagine Facebook. Ma vi abbiamo seguito, abbiamo avuto tutte le informazioni: per voi la centralità del Parlamento era uno slogan buono per girare video in Aula quando qualcuno di voi sedeva sui banchi dell'opposizione e non sapevate leggere i provvedimenti. (Applausi dal Gruppo PD) . Oggi, purtroppo, ci accorgiamo che non li sapete neanche scrivere. Entriamo nel merito. Non ci avete spiegato in modo convincente - noi non siamo riusciti a capirlo, forse il problema è nostro - come mai nel Paese con il più vasto patrimoniale culturale e paesaggistico, il turismo venga scaricato al Ministero delle politiche agricole. Nell'analisi contenuta nella relazione tecniconormativa - leggo testualmente - dite semplicemente che si tratta di favorire un rapido avvio di «una politica integrata di valorizzazione del made in Italy »; forse intendete dire quello che recentemente il ministro Centinaio, parlando nel meraviglioso Castello sforzesco di Vigevano, ha così anticipato: secondo i suoi desiderata, il castello dovrebbe ospitare un bell'albergo, magari a cinque stelle, in onore degli alleati di Governo, sogno che non è riuscito a realizzare quando era assessore comunale a Pavia. (Applausi dal Gruppo PD) . Forse è questa la spiegazione per cui la materia del turismo passa al Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e non, come credevamo noi, per il rispetto maniacale che questo Governo ha manifestato nella spartizione delle quote da manuale Cencelli, per cui tutte le cariche possibili e immaginabili di Governo sono state divise tra le due forze politiche dall'inizio della legislatura. Infatti, apparirebbe davvero incomprensibile anche a un bambino - lo dico da madre ai bambini sono abituata - mettere insieme la materia del turismo e quella delle politiche agricole, alimentari e forestali: si tratta di un Ministero sicuramente importantissimo, ma risulta poco credibile definirlo il Ministero del made in Italy . Signor Presidente, noi avremmo anche capito, pur non condividendo, se il Ministero del turismo fosse stato trasformato in un Ministero a sé o se fosse stato unito al Ministero dello sviluppo economico: saremmo stati in disaccordo, ma avremmo potuto capirlo. Ma oggi non riusciamo proprio a capire il motivo, né riusciamo a comprendere se sia seria la motivazione che ha spinto qualcuno a dire che il Ministro ha delle competenze specifiche: vorremmo ricordare che i Ministri sono pro tempore e quindi, fortunatamente, passano anche quelli. Il punto drammatico è che neppure vi sforzate di spiegarle, le vostre scelte: a domande chiare, fatte in Commissione quando venite a relazionare i provvedimenti, offrite uno spettacolo pietoso, venendo a balbettare risposte incomprensibili, come se ai cittadini non interessasse conoscere le ragioni per cui avete cambiato idea su tutto, rinnegando ogni principio o battaglia fatta in un recente passato. Tanto che - e lo abbiamo potuto constatare amaramente - in assenza della benché minima idea o proposta sul futuro del Paese, che cosa fate? Trasformate l'ordinario in straordinario, riuscendo anche a spacciare per vostri provvedimenti e misure varate dai Governi precedenti: i 7 miliardi che state spacciando pronti per l'edilizia scolastica ve li hanno lasciati il Governo Renzi e il Governo Gentiloni Silveri! (Applausi dal Gruppo PD). Le 67.000 assunzioni del personale della scuola, che il MoVimento 5 Stelle spaccia con volantini come proprie, sono frutto del normale turnover : volete dire o no la verità agli italiani? Forse se la meritano, vi hanno pure votato! (Commenti del senatore Airola). Ora, come definire questo provvedimento, se non figlio davvero della propaganda? FARAONE (PD) . Stai zitto, devi stare zitto! (Commenti dal Gruppo M5S). PRESIDENTE. Tranquilli! MALPEZZI (PD) . Per spartirvi le poltrone utilizzate lo strumento che tanto avete contestato del decreto-legge ed espropriate - parole che erano vostre fino alla scorsa legislatura - il Parlamento delle sue competenze legislative. Del resto, però, siete coerenti, perché lo stesso Casaleggio, il padrone del MoVimento 5 Stelle, qualche giorno fa ha dichiarato che, tra qualche anno, del Parlamento non ci sarà più alcun bisogno. Quindi, voi vi state semplicemente portando avanti, trattando quest'Assemblea in maniera indecorosa. Per molto meno, nella scorsa legislatura, avete alzato barricate indegne. Del resto, però, la Costituzione era la più bella del mondo, quando si trattava di girare l'Italia in moto a spese dei contribuenti per sostenere le ragioni del no al referendum . (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo M5S). Oggi ne potete fare tranquillamente cartastraccia perché non è più di moda. Ma andiamo avanti. (Proteste del senatore Airola. Commenti del senatore Giarrusso). PRESIDENTE. Senatore! L'ho vista e sentita. MALPEZZI (PD) . Vi siete solo occupati di cambiare i nomi alle cose. Vi preoccupate di gettare fumo negli occhi dell'opinione pubblica e intanto cancellate, nella vostra furia iconoclasta, anche le cose utili per gli italiani. (Brusio) . Faccio ordine: avete soppresso la struttura di missione per la riqualificazione dell'edilizia scolastica, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico, Casa Italia, tutte strutture che consentivano trasparenza, risposte immediate agli amministratori locali e, soprattutto, Presidente, prevenzione e programmazione, in un Paese che piange sempre dopo che i disastri si sono verificati. Parliamo della messa in sicurezza del nostro Paese, che è una cosa seria e non un gioco di poltrone. (Applausi dal Gruppo PD. Applausi ironici del senatore Di Nicola). Però Presidente, per correttezza, queste cose non le stiamo dicendo solo noi del Partito Democratico: bastava fare un giro oggi in 1 a Commissione ad ascoltare le audizioni dei rappresentanti delle associazioni che hanno detto esattamente lo stesso: sono preoccupati perché le strutture di missione sono state chiuse senza oltretutto alcuna sostituzione. Ma lasciamo perdere. Voi, siete voi, i paladini della partecipazione diretta. Avrete voi il dovere di ascoltare quello che i cittadini sono venuti a dirvi come rappresentanti delle associazioni nelle Aule parlamentari. Tralascio, Presidente, il fatto che venga creato, presso la Presidenza del Consiglio, questo Ministero alla famiglia. Già solo il nome è di per sé sbagliato: «famiglie» forse era il termine più appropriato. Famiglie, nella pluralità di quella che è la società di oggi. (Applausi dal Gruppo PD). CAMPARI (L-SP) . E' nella Costituzione. Leggi la Costituzione! PRESIDENTE. Senatore, bisogna avere la capacità di ascoltare. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Morra). MALPEZZI (PD) . Avete deciso di fare un passo indietro lungo decenni sulle politiche per le persone con disabilità: siete quelli che hanno proposto un codice tutto loro per le persone disabili. Vi ricordo che l'Italia ha ratificato la convenzione ONU che si fonda proprio sul riconoscimento che le persone con disabilità non godono di diritti speciali diversi da quelli degli altri esseri umani e impone, quindi, agli Stati aderenti, come l'Italia, di assumere tutte le misure necessarie a garantire il pieno esercizio di tali diritti. Quando si parla di questioni che attengono ai diritti delle persone bisogna stare molto attenti alle parole che si utilizzano. Applicate le leggi: ci sono. Non inventatevi ghetti! (Applausi dal Gruppo PD) . Mi chiedo poi, cari colleghi del MoVimento 5 Stelle, se vi siete accorti che con il decreto-legge in esame la Lega vi porta via e porta via ai vostri Ministri deleghe chiave: smembra il MIBACT, declassa Di Maio, sottraendo deleghe importanti sul tema della conciliazione dei tempi, che riguardano i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, e dà al MIUR competenze che erano prima in capo alla Presidenza del Consiglio. Oggi è il 24 luglio: sono due mesi che state governando e ci chiedete di dare il nostro assenso a un provvedimento che, nell'ordine: sopprime strutture utili ai cittadini, crea Ministeri che escludono e aiuta forse il ministro Centinaio ad esaudire un sogno. Mi sembra che l'elenco di queste iniziative giustifichi il nostro voto favorevole alla questione pregiudiziale che abbiamo presentato. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . NISINI (L-SP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, i Gruppi Partito Democratico e Forza Italia hanno presentato due questioni pregiudiziali di costituzionalità nei confronti del disegno di legge di conversione in esame, che, nonostante le argomentazioni utilizzate, non hanno alcun fondamento. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Vorrei anzitutto ricordare che mai come in questo caso sussistono i presupposti straordinari di necessità ed urgenza, che l'articolo 77 della Costituzione - che sicuramente i colleghi sia del PD che di Forza Italia conosceranno bene - pone come requisito indispensabile affinché il Governo possa esercitare una funzione materialmente legislativa, emanando un decreto avente forza di legge. Certo è che i Governi della Repubblica che ci hanno preceduto hanno fatto un uso forse eccessivo della decretazione d'urgenza ed è anche noto che la Corte costituzionale sia intervenuta più volte per porre un argine a questa prassi scorretta, che altera l'equilibrio dei poteri fissato dalla Costituzione. Ricordo che i decreti-legge sono consentiti solo in presenza di casi straordinari di necessità ed urgenza e qui i presupposti sono del tutto evidenti: stiamo infatti esaminando il riordino delle attribuzioni del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, nonché le competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e quelle in materia di famiglia e disabilità, il tutto per adeguare l'ordinamento alla composizione del Governo in carica. In particolare, con la nomina del Governo Conte, le funzioni in materia di turismo sono state attribuite al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e, conseguentemente, scorporate dal Ministero dei beni e delle attività culturali. Oltre alla ridenominazione dei due Dicasteri, ciò comporta la necessità di trasferire tutte le strutture amministrative dal vecchio al nuovo Ministero. Ciò non può realizzarsi se non con un atto di livello legislativo e, dal momento che l'adeguamento dei testi normativi al trasferimento di competenze richieste dagli atti presidenziali di nomina deve essere tempestivo, per non dire immediato, ne consegue che ricorrono in tutto e per tutto i presupposti straordinari di necessità ed urgenza per l'emanazione di un decreto-legge, le cui disposizioni entrano in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, in pratica immediatamente. Del resto, quando in passato la nomina del Governo ha prodotto un mutamento nell'articolazione dei Dicasteri, l'Esecutivo ha prontamente adeguato l'ordinamento, attraverso l'immediata emanazione di un decreto-legge di riordino. Ciò è accaduto ad esempio - e qui mi rivolgo ai colleghi di Forza Italia - con il decreto-legge n. 217 del 12 giugno 2001, emanato dal secondo Governo Berlusconi, a seguito della nomina dei Ministri delle comunicazioni e della salute e, successivamente - qui mi rivolgo ai colleghi del PD - con il decreto-legge n. 181 del 18 maggio 2006, con cui il Governo Prodi istituiva quattro nuovi Ministeri, portando il numero complessivo degli stessi a 18. Sbaglio o ve ne siete tutti dimenticati? (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Vorrei ricordare che l'accusa rivolta al Governo in carica è di aver approvato ben cinque decreti-legge in poche settimane, ma forse ai colleghi sfugge - ribadisco: sfugge - che la Costituzione non pone vincoli al numero di atti che si possono emanare. Se non si possono fare decreti-legge omnibus , è evidente che bisogna emanare decreti-legge ad hoc , uno per ogni intervento che si rivela necessario e improcrastinabile. Posto quindi che i presunti profili di incostituzionalità del decreto-legge in esame non sussistono in alcun modo, va poi evidenziato che neppure i restanti argomenti richiamati nelle questioni pregiudiziali hanno fondamento. I colleghi del PD e di Forza Italia contestano in particolare la scelta di scorporare il turismo dal Ministero dei beni e delle attività culturali, sulla base della considerazione per cui il futuro del nostro Paese non può che derivare dalla cultura, cosa di cui nessuno dubita, noi in primis . Ciò non toglie che affidare al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali la delega del turismo consenta di valorizzare al meglio le eccellenze del made in Italy , con l'obiettivo di incrementare la competitività delle nostre aziende e quindi creare sviluppo e incrementare la ricchezza: più lavoro e più crescita, senza per questo penalizzare il mondo della cultura. Una scelta indubbiamente vincente, che non è quindi legata alla personalità che ricopre il ruolo di Ministro, ma che risulta strategica nell'economia delle politiche su cui il Governo punta. Altro che impatto negativo sulle casse dello Stato! L'effetto è esattamente il contrario. Certo, è evidente che il made in Italy sia cosa poco nota alla senatrice Malpezzi e a tutti i colleghi del PD, perché per sette lunghi anni hanno scelto di valorizzare prodotti esteri - e vi faccio un esempio: riso cambogiano, olio tunisino - a scapito delle nostre eccellenze! (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Perché noi al riso cambogiano preferiamo il riso della Lomellina e rispetto all'olio tunisino preferiamo l'olio toscano. (Commenti dei senatori Faraone e Nannicini. Scambio di apostrofi tra i senatori Giarrusso e Faraone). PRESIDENTE. Senatore Giarrusso, per cortesia. NISINI (L-SP) . Lei preferisce il tunisino? Noi il toscano, abbia pazienza. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . E comunque tutte le associazioni di categoria, sia del turismo che dell'agricoltura, considerano questa scelta vincente. Voi ancora non ci siete arrivati, ma ci è arrivato il popolo italiano, che ha deciso di far governare noi e di lasciare voi a casa. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Parimenti inconsistenti sono le censure relative al riordino delle competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al quale sono trasferite le funzioni di coordinamento delle azioni in materia di contrasto al dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo e di sviluppo delle infrastrutture idriche, funzioni ancora gestite da una struttura di missione istituita presso la Presidenza del Consiglio, che tuttavia difettava di quelle competenze che invece sono proprie del Ministero dell'ambiente, che possiede quindi gli strumenti per esercitarle al meglio. È questa, pertanto, un'ottimizzazione dettata non da esigenze contingenti, ma da attenta valutazione di come le funzioni sono state esercitate finora. Infine qualcuno è riuscito addirittura a definire pericolose le disposizioni di revisione e ampliamento delle funzioni della Presidenza del Consiglio in materia di politiche per la famiglia, adozioni, infanzia, adolescenza e disabilità. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Questo per il fatto che segnerebbero un passo indietro e tenderebbero a considerare la disabilità come un problema e come una questione trattata in una dimensione esclusivamente patologica. Evidentemente ai presentatori sfugge che il riordino delle funzioni e l'attribuzione delle medesime in capo a un Dipartimento della Presidenza del Consiglio è funzionale a un maggior coordinamento delle politiche in tema di famiglia e disabilità, per una maggiore efficienza dell'esercizio delle stesse. A differenza vostra, noi parliamo non di esclusione, ma di inclusione. (Commenti dal Gruppo PD) . In conclusione, signor Presidente, le censure di incostituzionalità contenute nelle due questioni pregiudiziali non sussistono, anzi, danno modo di mettere in evidenza come la stesura del testo sia stata particolarmente accurata, dato l'obiettivo di mantenersi nel solco della rigorosa giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di decreti-legge. Altre censure, poi, attengono di fatto al merito delle scelte politiche e sono quindi questioni di natura politica mascherate da presunti, ma inesistenti, profili di incostituzionalità. Su tali scelte il Parlamento ha il diritto di esprimersi, ma per poterlo fare è necessario che il Senato abbia modo di esaminare fino in fondo i contenuti del decreto-legge ai fini della sua conversione in legge. Per tali ragioni il Gruppo della Lega voterà convintamente contro le proposte di questione pregiudiziale presentate. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). TIRABOSCHI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, vorrei fare un intervento di merito molto poco polemico. Pensiamo a venticinque anni fa - credo di averlo già detto in Aula tre settimane fa - quando Internet era agli esordi: i settori dell'industria tradizionale non capirono le potenzialità di Internet; l'unica che veramente lo capì fu l'industria turistica e oggi possiamo dire che il turismo sia la più digitale delle industrie, però non è divenuta nel nostro Paese protagonista dell'innovazione. Allora io dico: perché non guardiamo ai Paesi che ci hanno superato? Mi riferisco alla Spagna: lei pensi che in Spagna è stato istituito il Ministero del turismo e dell'agenda digitale. Questo perché hanno capito la potenzialità dell'analisi e dello studio dei big data. Ora, io non so se qui, a cominciare da me, sia facile comprendere la potenzialità del digitale, perché qui di nativi digitali ce ne sono molto pochi e nei Ministeri, caro Ministro, ci sono grandi burocrati, ma non ci sono uomini che sanno parlare in termini di comunicazione, di promozione, di marketing e di industria e noi è a questo che dobbiamo pensare. E non copiamo solo la Spagna, pensiamo che l'Italia sia molto di più della Spagna, perché il made in Italy è il terzo brand più conosciuto al mondo dopo Coca-Cola e Visa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È da questo che dobbiamo partire per promuovere e valorizzare non solo il turismo - quello che i miei colleghi che hanno preceduto il mio intervento hanno detto che vale l'11-13 per cento del PIL italiano - ma l'industria creativa italiana, l'industria dell'eccellenza artigianale italiana. Al suo interno, signor Ministro, c'è anche l'agricoltura, con tutto quello che rappresenta il comparto dell'enogastronomia. Pensiamo allora ad un Ministero della promozione del made in Italy - è a questo che lei deve pensare, signor Ministro - che abbia tre obiettivi, il primo dei quali è riorganizzare funzioni e competenze sparse in diversi Ministeri: il Ministero degli esteri, il MISE, il MIBAC, il Ministero dell'ambiente e chi più ne ha più ne metta, per essere molto incisivi. Pensiamo anche a riorganizzare l'offerta turistica per i flussi internazionali, quelli che per noi rappresentano le esportazioni della bilancia commerciale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E li organizziamo in funzione di che cosa? Di prodotti culturali, ambientali, enogastronomici, di benessere. Signor Ministro, non so se ha letto un articolo del «Sole 24 Ore» su quanto sta crescendo l'industria del benessere italiana sul mercato cinese: è a due cifre percentuali. È a quel mercato che noi dobbiamo guardare, Ministro. Un mercato difficile da penetrare per noi imprenditori che andiamo da soli nelle fiere a promuovere le eccellenze italiane. Ci aiuti questo Paese, ci aiuti il Governo! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È questo che lei deve fare, signor Ministro. Organizziamo anche una mega piattaforma digitale, quella che porta questa offerta turistica che è l'ombrello sotto il quale sta l'industria creativa italiana, che è rappresentata da 4,5-6 milioni (non si capiscono bene i numeri) di piccole e medie imprese, quelle che hanno meno di 15-20 dipendenti e che, con coraggio e passione, portano avanti la loro attività quotidianamente perché ci credono ancora. Sono quelle imprese che contribuiscono per il 90 per cento al PIL nazionale e a rendere ricco il nostro Paese; quelle imprese che potrebbero aumentare le esportazioni e migliorare ulteriormente, insieme al turismo, la bilancia commerciale del nostro Paese. Sono quelle imprese che possono contare su 400 milioni di consumatori che hanno un elevato potere d'acquisto, che amano il bello, il buono, il benfatto, il bel vivere italiano, tutto ciò di cui dobbiamo andare orgogliosi e che può rappresentare un mercato mondiale del valore di circa 1.200 miliardi. Signor Ministro, noi dobbiamo intercettare proprio quello. Vorrei ora fare un ultimo passaggio che è molto complicato da comprendere, perché lo dobbiamo vedere da qui a dieci anni. Penso a un nuovo modello d'impresa che sta all'incrocio tra la manifattura che si terziarizza e un mondo del terziario che tende ad assumere quei metodi, quelle culture e quei saperi che una volta erano tipici dell'industria. PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice Tiraboschi. Senatrice Donno, per cortesia, lasci la possibilità al Ministro di ascoltare. TIRABOSCHI (FI-BP) . Penso a nuove funzioni e nuovi saperi che in Italia non ci sono, sono una parte di quei 600.000 posti di lavoro che non riescono a trovare professionalità. Facciamo allora un megapiano Marshall sulla formazione digitale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Andate in Europa a dire che questo megapiano Marshall deve essere finanziato con risorse esattamente uguali a quelle che vanno negli investimenti strutturali, anche se vanno negli investimenti infrastrutturali, che sono quelli che costituiscono il nuovo sapere. Penso pertanto a una sorta di nuovo piano che ibrida l'artigianalità, l'industria tradizionale con l'industria 4.0. Di questo si tratta e tutto può essere trascinato dal turismo che è il driver per eccellenza, quello che intercetta i flussi turistici internazionali. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni) . GRASSI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (M5S) . Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi e devo constatare che la discussione sui contenuti di merito del disegno di legge di conversione è già stata svolta, quindi mi verrebbe da fare una battuta: votiamo direttamente il disegno di legge, visto che abbiamo già esaurito la trattazione nel merito. (Applausi dal Gruppo M5S) . Io invece vorrei soffermarmi unicamente sulla questione di pregiudizialità costituzionale che in questa sede, anche per l'oggetto all'ordine del giorno a me sembra degna di attenzione. Tutti noi conosciamo la nota sentenza della Corte costituzionale n. 171 del 2007, la quale ha chiarito che i presupposti di necessità ed urgenza non devono solo essere indicati dal Governo dal punto di vista soggettivo, ma devono sussistere dal punto di vista oggettivo. Vero, giusto. La Corte costituzionale, però, tra le righe e in più occasioni ha anche chiarito che questa valutazione dei presupposti da un punto di vista oggettivo non deve essere fatta secondo categorie astratte, ma deve essere svolta in concreto. Ciò significa che la riorganizzazione dei Ministeri con un decreto-legge in qualche frangente, in qualche occasione storica, potrebbe effettivamente essere priva dei presupposti costituzionali indicati dall'articolo 77; la valutazione in concreto, invece, impone di andare a guardare il contesto, la situazione politica del momento. Ebbene, noi tutti sappiamo che questa maggioranza intende perseguire nuovi e diversi obiettivi politici, segnando un profondo cambiamento rispetto alla politica degli anni precedenti. Noi sappiamo anche che, per raggiungere determinati fini, sono necessari, indispensabili gli opportuni strumenti e sappiamo anche che non vi è margine per un ritardo in ordine all'inizio dell'attività politica di una nuova legislatura, non siamo stati eletti certo per partire qualche mese dopo rispetto all'inizio della legislatura. Ne deriva che, se è necessario ed urgente iniziare subito l'attività politica da noi indicata nel programma di Governo, e altresì necessario ed urgente dotarsi degli strumenti per raggiungere quegli obiettivi. È abbastanza facile, dunque, comprendere che quei requisiti di necessità ed urgenza sussistono eccome, perché senza la struttura organizzativa noi non possiamo partire. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Sotto questo profilo, dunque... FARAONE (PD) . Ma di che parli? (Commenti dai Gruppi M5S e L-SP). PRESIDENTE. Senatore Faraone, faccia il bravo, lasci parlare gli altri. Stia tranquillo! GRASSI (M5S) . Colleghi, vi prego, per cortesia... AIROLA (M5S) . Perché non parli l'italiano! (Commenti del senatore Faraone). PRESIDENTE. Senatore Faraone, per cortesia. Senatore Faraone, e tre! Prego, senatore Grassi. Iniziamo coi richiami, così apriamo una nuova stagione anche con gli ammoniti, per poi passare agli espulsi? GRASSI (M5S) . Voglio solo aggiungere a livello personale che non me la prendo, perché è giusto che l'opposizione faccia il suo mestiere: è opposizione e lo comprendo, altrimenti che opposizione è? VOCE DAL GRUPPO PD. Bravo! GRASSI (M5S) . In realtà, ritengo che il mio intervento sia concluso. Volevo sottolineare che non vi è alcuna preoccupazione da parte del Governo e da parte di questa maggioranza sulla insussistenza dei requisiti di necessità ed urgenza, anzi colgo l'occasione per ribadire che questa maggioranza svolgerà la sua azione politica nel pieno rispetto dei fondamentali principi costituzionali. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE . Colleghi, non voglio correggere nessuno, ma rispetto a tutti gli interventi segnalo che i presupposti di costituzionalità al Senato non ci sono: ci sono le pregiudiziali e i presupposti di necessità, di urgenza e di costituzionalità sono stati aboliti nel nuovo Regolamento e si giudicavano solo in Commissione. Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dal senatore Marcucci e da altri senatori (QP1) e dal senatore Pagano e da altri senatori (QP2), riferita al disegno di legge n. 648. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Prima di passare agli interventi di fine seduta, mi auguro, poiché la fine dei lavori è fissata per le ore 20 e gli interventi previsti sono sette, che ciascuno si autocontingenti, perché alle ore 20 la seduta si deve comunque concludere. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno RUSPANDINI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, negli anni Sessanta si avvia il processo di industrializzazione del territorio nazionale. La mitica Cassa del Mezzogiorno sfornava opportunità per imprese e imprenditori da tutto il Nord Italia. Cassino e la provincia di Frosinone rappresentano il lembo più appetibile e invitante per investire: poco a Sud di Roma, viene percepita come il Nord del Sud, dove è possibile prendere in maniera molto facile finanziamenti da parte della Cassa del Mezzogiorno. È la provincia più a Nord della Cassa del Mezzogiorno, per cui molti si tuffano per prendere, più che per intraprendere. Si assiste, parallelamente, a uno stravolgimento in questi anni di questo lembo di terra, di questa Valle del Sacco, che è meglio conosciuta in Italia come Ciociaria. Abbiamo uno stravolgimento di questo territorio, che ha avuto sempre una vocazione agricola e pastorale, che diventa, invece, irrimediabilmente industriale. Si assiste, però, anche a un incremento del tenore di vita, dei costumi e dell'economia. Si registra una grandissima concentrazione di fabbriche, tanto da farla diventare una terra ad altissima concentrazione industriale, tra le più alte d'Europa. Finita però la Cassa del Mezzogiorno e finita con essa l'era del consociativismo democristiano, socialista, comunista e sindacale, abbiamo oggi, invece, purtroppo una fase di deindustrializzazione molto grande; rimangono chilometri quadrati di capannoni abbandonati da Cassino ad Anagni, imprese fallite, migliaia di disoccupati, fiumi e valli inquinate. All'epoca dei fatti, subito dopo gli anni Sessanta, non esisteva nemmeno il reato di danno ambientale. Con ciò voglio dire che, purtroppo, l'industrializzazione selvaggia ci ha lasciato un territorio pieno di problemi. Il Sacco, che è il fiume che attraversa tutta la Valle del Sacco e la provincia di Frosinone, secondo alcuni studi risulta essere tra i fiumi più inquinati d'Europa, anche per la presenza di beta-esaclorocicloesano, che è uno scarto di lavorazione del lindano, necessario per la produzione di DDT, prodotto a Colleferro. Chiediamo al Governo e al ministro Costa di intervenire con urgenza sulla questione del Sacco che, all'interno della regione Lazio, comprende territori che arrivano a 700.000 abitanti. È per rispondere alle richieste di tanti Comuni presi in giro dalla politica degli annunci, di tante associazioni e di intere comunità a ridosso di siti dismessi e a una preoccupante psicosi legata alla percezione di un'incidenza tumorale sugli abitanti di questi territori. Chiudo dicendo che questa terra meravigliosa ha bisogno di un intervento concreto e vero; vi chiediamo di occuparvene; vi chiediamo di non prendere in giro questi territori martoriati. (Applausi dal Gruppo FdI) . NENCINI (Misto-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NENCINI (Misto-PSI) . Signor Presidente, le ho chiesto la parola per ricordare che in questi giorni ricorre il settimo anno dalla prima grande strage avvenuta in Europa a Utøya. Tra Oslo e quella località, dove si ritiravano nel periodo estivo fino dai tempi di Willy Brandt ragazze e ragazzi che appartenevano alla storia della sinistra europea, morirono più di 80 persone. È una strage poco ricordata rispetto a quelle più recenti, però rappresenta l'inizio di una storia terrificante che ha raggiunto proprio in quel caso, sette anni fa, il suo dramma apicale. Mi limiterò a ricordare le parole citate da Breivik, l'autore di quella strage, proprio nel manifesto politico che inviò ai partiti che avrebbero dovuto condividere la sua opinione, anzi, più che opinione, vorrei dire la sua ideologia. Il pronostico che fece nel manifesto che inviò prevedeva che in Europa avrebbero preso il potere, nell'arco di poco tempo, di pochissimi anni, partiti sovranisti e citava, fra questi, Le Pen in Francia, la Lega in Italia, l'FP Ö in Austria e partiti simili in Olanda e nell'Est europeo. I giovani vennero massacrati uno a uno con un colpo alla testa in un tempo molto breve, qualcosa più di un'ora. I feriti vennero finiti successivamente. Pochi ricordano che Breivik non rientra assolutamente nella categoria dei folli. L'autore della strage è stato dichiarato sano di mente e nel processo lui stesso affermò che non avrebbe fatto appello a nessun tribunale, perché la sua azione era un'azione da considerare esclusivamente politica. La sentenza che lo ha condannato è definitiva. Se quest'Aula ricorda, come io cerco di fare, il destino tragico di un'ottantina di ragazze e di ragazzi, io lo faccio nel nome della libertà di pensiero e di una condanna verso un'ideologia che rischia di trasportarci terribilmente in un drammatico precipizio. (Applausi dal Gruppo PD) . CASOLATI (L-SP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio portare a conoscenza dell'Aula quanto è avvenuto e sta avvenendo in Piemonte e più precisamente in Valsusa. Da giorni sono in corso attacchi al cantiere di Chiomonte, cantiere della linea Alta Velocità Torino-Lione, da parte di gruppi di antagonisti dei centri sociali. Sono state ore di tensione e di violenza contro le Forze dell'ordine, attacchi studiati che destano preoccupazione nei cittadini e negli imprenditori valsusini, imbavagliati da sindaci eletti da minoranze e da forze sociali riconducibili a vecchi brigatisti rossi scarcerati, personaggi che continuano la loro battaglia personale utilizzando i ragazzi dei centri sociali. In questo contesto, voglio ricordare che gli attivisti no TAV che hanno utilizzato ed utilizzano bombe carta, molotov e altri strumenti illegali, agiscono anche con intimidazioni verso la popolazione sana e responsabile della Valsusa. Questi soggetti sfruttano un'opposizione ormai insensata nei fatti alla costruzione della linea ferroviaria e mirano a due chiari obiettivi: da una parte, avere visibilità a livello internazionale rafforzando la loro posizione; dall'altra, vi è l'esempio del Festival della felicità, che si svolgerà questo fine settimana e che incamererà sostanziosi profitti, rigorosamente in nero, atti a finanziare altri interventi delinquenziali. (Applausi dal Gruppo L-SP) . Gli attacchi dell'altra notte sono null'altro che la prova pratica di quanto appreso al no TAV camp , che culmina ogni anno con l'attacco del cantiere. Eh sì: perché se fai un corso qualsiasi alla fine c'è la gara di fine corso, se fai il no TAV camp : l'assalto! L'altra sera, giusto per la cronaca, all'aggressione si contavano circa 150 corsisti, provenienti per lo più dai centri sociali di Torino, Pisa, Catania, Bologna, Siena, ma anche dall'estero. Sono oramai anni che tutto questo accade in Valsusa, una valle che attualmente vive anche di indotto portato dal cantiere internazionale e che rischia, senza di esso, di perdere il futuro economico e produttivo. Raccolgo con profonda soddisfazione la dichiarazione del ministro Toninelli che ha detto di essere, seppur in un'ottica di revisione possibile e apprezzabile, concorde nel mantenere gli impegni presi sulla linea ad Alta Velocità Torino-Lione. (Applausi dal Gruppo L-SP. Commenti dal Gruppo PD) . Questa posizione renderà sicuramente più semplice il controllo del territorio, perché isolerà le frange violente dei centri sociali, togliendo loro l'illusione di una protezione che fino ad oggi credevano di avere da una parte del Governo. Per concludere, voglio portare la solidarietà e la vicinanza agli uomini delle Forze dell'ordine che, con il loro impegno e professionalità, continuano da anni a difendere lo Stato da un'esigua minoranza violenta, che contesta in maniera violenta, non un progetto o una ferrovia, ma le istituzioni stesse, e che in questi anni hanno subito il ferimento di più di 600 agenti. A loro va il nostro grazie. (Applausi dal Gruppo L-SP) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, ogni settimana arrivano notizie nuove dagli organi di stampa che arricchiscono di particolari la saga «i soldi della Lega dove sono finiti?», si moltiplicano le domande, ma purtroppo le risposte rimangono a zero. (Commenti dal Gruppo L-SP) . So che vi dà fastidio perché è un nervo scoperto. Le domande si moltiplicano sugli strumenti societari e sulle ONLUS. Come la ONLUS Più voci, che è ospitata da un commercialista amico di Salvini che, guarda caso, ha curato il bilancio della Lega per Salvini Premier. Su questi aspetti non abbiamo avuto risposte, così come sui trasferimenti di denaro Italia-estero e ritorno, girandole di bonifici, in alcuni casi fatti proprio da associazioni e ONLUS vicine alla Lega e non dal partito, non dalla Lega, o dovrei dire dai due partiti. Sì, perché oggi sono due, come sono due le sedi, una in via Bellerio e una in via Privata delle Stelline, di cui però nessuno sa dell'esistenza. Come due sono i codici - uno per la Lega Nord e un altro per la Lega per Salvini Premier - per chiedere il 2 per mille. Da questo punto di vista c'è una gestione poco chiara o opaca, per usare un eufemismo. Ecco perché, più che evocare sentenze politiche, Salvini dovrebbe rispondere con chiarezza come sono stati spesi i soldi della Lega. Su questo deve rispondere e deve essere chiaro. Un uomo delle Istituzioni rispetta le sentenze, anche e soprattutto quando riguardano il partito che lui guida, anche quando la sentenza di appello, in questo caso, riguarda, come oggi, il capogruppo della Lega Molinari, che è stato condannato. Le sentenze si rispettano anche quando riguardano i tuoi compagni di partito. Questo vale anche per noi stessi. Da questo punto di vista c'è bisogno di chiarezza e trasparenza, quella stessa trasparenza di cui oggi si è riempito più volte la bocca il ministro Bonafede, spesso citandola a sproposito. Noi vorremmo che quella stessa foga oratoria e quella passione e vivacità le usasse anche per rispondere alle interrogazioni sui soldi della Lega e sui suoi rapporti con Lanzalone. (Applausi dal Gruppo PD). ASTORRE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ASTORRE (PD) . Signor Presidente, voglio denunciare in quest'Aula un atto vandalico con fuoco e sfregio di stampo nazista, avvenuto questa notte a Marino, a danno di una Madonnina che era stata restaurata appena ieri sera e inaugurata in una messa da don Pietro e dai fedeli di Marino, a Piazza Europa. Una Madonnina di gesso, che era stata bruciata un mese fa. Questo fa parte di una preoccupante serie di atti vandalici avvenuti ai Castelli Romani nelle ultime settimane, a Rocca di Papa, a Castel Gandolfo e a Frascati, dove addirittura hanno dato fuoco ad una statua di Padre Pio. La vicenda di Marino è però più preoccupante perché, per la prima volta, è stata messa una firma vicino alla Madonnina bruciata, che ieri sera era stata in qualche maniera riconsacrata a Piazza Europa. C'è infatti la scritta, con simboli nazisti: «cosa c'entra un idolo giudeo con lo spirito europeo?». Ora io alla Madonna ho pensato tante volte, ma ritengo un po' strano pensarla come un idolo giudeo: è un altro modo di pensare la Madonna che, effettivamente, è nata in Giudea. La scritta reca anche dei simboli nazisti. So che la procura di Velletri e il comando dei carabinieri di Marino stanno indagando. Voglio portare anche in quest'Aula questo allarme perché una serie di sfregi a danno dei simboli cristiani non può passare sotto silenzio e soprattutto non può passare sotto silenzio l'ideologia di stampo nazista che vorrebbe far tacere la nostra fede e la nostra coscienza. (Applausi dal Gruppo PD) . GALLICCHIO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLICCHIO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, pongo alla vostra attenzione la grave situazione politica ed istituzionale in cui versa la Regione Basilicata. Attualmente il governatore Marcello Pittella si trova agli arresti domiciliari a seguito dell'indagine, coordinata dalla procura di Matera e condotta dalla Guardia di finanza, con decine di persone coinvolte, riguardante concorsi pubblici truccati. Venerdì scorso il tribunale del riesame ha confermato gli arresti, valutando dunque come concreti i rischi di inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Scambi di favore, logiche clientelari: ecco dove può arrivare la mano della politica sulla sanità, una mano che va necessariamente fermata. LAUS (PD) . Aspettiamo la sentenza! GALLICCHIO (M5S) . Il ministro della salute, Giulia Grillo, si è prontamente attivata per accertare se e in quale misura, in conseguenza delle vicende giudiziarie, ci siano stati impedimenti nell'erogazione dei servizi sanitari ai cittadini. Ecco quali sono i rischi: reati, mancanza di criteri meritocratici e anche disservizi, perché se i concorsi non vengono vinti dai migliori, la sanità non viene gestita dai migliori. Oltre il danno, la Regione subisce la beffa del Presidente, sospeso dalle sue funzioni per l'applicazione della legge Severino, che non si è dimesso e che avrebbe piegato il Sistema sanitario regionale a interessi privatistici e a logiche clientelari. Di fronte a questo si rimane sconfortati. (Commenti dal Gruppo PD) . Il mio pensiero va ai lucani, ai giovani laureati meritevoli, costretti ad abbandonare la propria terra in cerca di un lavoro e di un futuro dignitoso. (Commenti della senatrice Bellanova) . Vogliamo una Regione e un Paese normale, dove anni di studio, impegno e sacrifici vengano giustamente premiati e non siano invece vanificati da un sistema pubblico inquinato. Un Paese dove il pubblico, insomma, sia espressione di eccellenze e di chi concorsi li vince perché merita di vincerli. Tutti cittadini ed elettori sono chiamati a reagire e l'occasione sarà il prossimo autunno, quando i lucani saranno chiamati alle urne e sono certa che, con orgoglio, potranno scegliere l'onestà, la competenza, la rinascita civile e la trasparenza, che in sanità è una nostra priorità a livello nazionale. Il ministro Grillo ha lanciato l'invito a partecipare a una manifestazione di interesse per ricoprire l'incarico di direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco. È un esempio di trasparenza: ecco come dovrebbe funzionare il pubblico, ecco come potrà funzionare al meglio la Basilicata. (Applausi dal Gruppo M5S) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo tre minuti di attenzione in quest'Aula da dedicare alla Grecia, che in queste ore è divorata dalle fiamme e ha chiesto aiuto all'Europa. Si sono sviluppati nella zona a Nord di Atene una serie di incendi che hanno causato oltre 70 morti (se ne stimano già 100), mentre i feriti sono oltre 200 e migliaia sono gli sfollati. È un bilancio che si aggrava di minuto in minuto. Le autorità greche denunciano altri roghi nella regione Attica e, a causa del vento, il propagarsi delle fiamme anche a Corinto e nel Peloponneso. Si tratta con ogni probabilità di incendi di origine dolosa. Alla richiesta di aiuto rivolta all'Europa hanno già risposto la Francia, la Germania, la Danimarca, la Polonia, la Spagna e Cipro, inviando pompieri, paramedici, autopompe e Canadair. Tutti gli aiuti sono stati veicolati attraverso la Protezione civile europea. Anche l'Italia contribuisce alla solidarietà dell'Unione europea mettendo a disposizione due Canadair dei Vigili del fuoco che partiranno per la Grecia nelle prossime ore e la Farnesina ha attivato, attraverso l'unità di crisi, un numero di assistenza per i nostri connazionali. Nell'esprimere la solidarietà di Fratelli d'Italia e la vicinanza alle vittime del popolo greco, vogliamo richiamare l'attenzione del Governo sulla necessità di contribuire con il massimo impegno per fronteggiare l'emergenza incendio in corso e impiegare un numero più consistente di mezzi rispetto a quelli annunciati. Duole constatare - lo diciamo senza polemica, ma con animo triste - che il Governo italiano, al di là delle doverose e condivisibili espressioni di solidarietà e ai dichiarati «faremo», non ha ancora enunciato un piano di intervento proporzionato alla gravità della situazione, fatta eccezione per il previsto invio dei succitati due Canadair. Abbiamo letto alcuni tweet da parte del Presidente del Consiglio, del Ministro dell'interno e del Ministro dell'ambiente, ma oltre queste dichiarazioni aspettiamo di conoscere, con i tempi che l'urgenza richiede, quale voglia essere precisamente il ruolo dell'Italia per fronteggiare questa emergenza. (Applausi dal Gruppo FdI) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 25 luglio 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 25 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 20,01) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità (648) PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Borgonzoni, Caliendo, Candiani, Cattaneo, Causin, Cioffi, Crimi, De Poli, Giacobbe, Merlo, Messina Alfredo, Napolitano, Rossomando, Santangelo, Saviane, Sciascia, Siri e Tosato. Ufficio parlamentare di Bilancio, trasmissione di documentazione Il Presidente dell'Ufficio parlamentare di Bilancio ha inviato, ai sensi dell'articolo 18, comma 4, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, il Programma annuale delle attività relativo all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 39). Il Presidente dell'Ufficio parlamentare di Bilancio, con lettera in data 5 luglio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, unitamente alla relazione illustrativa, il rendiconto della gestione finanziaria del medesimo Ufficio per il 2017, che sarà pubblicato quale allegato al conto consuntivo per il medesimo anno del Senato della Repubblica ( Doc . VIII- bis , n. 1). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, Ronzulli Licia, Galliani Adriano, Moles Giuseppe, Schifani Renato, Mallegni Massimo, Testor Elena, Minuto Anna Carmela, Giammanco Gabriella, Toffanin Roberta, Gallone Maria Alessandra, Barboni Antonio, Damiani Dario, Papatheu Urania Giulia Rosina, Biasotti Sandro Mario, Fantetti Raffaele, Alderisi Francesca, Masini Barbara, Aimi Enrico Istituzione del "Consorzio Costa degli Dei" (694) (presentato in data 19/07/2018); senatori Campari Maurizio, Bossi Simone Norme generali per la protezione e la conservazione della fauna ittica nelle acque interne attraverso la determinazione di principi fondamentali riguardanti la gestione delle acque pubbliche del territorio nazionale ai fini della pesca e del turismo alieutico sportivo-ricreativo (695) (presentato in data 19/07/2018); senatori Patriarca Edoardo, Valente Valeria, Astorre Bruno, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Grimani Leonardo, Alfieri Alessandro, D'Arienzo Vincenzo, Taricco Mino, Garavini Laura, Iori Vanna, Fedeli Valeria, Bini Caterina, Bellanova Teresa Disposizioni in materia di prevenzione e cura del gioco d'azzardo patologico (696) (presentato in data 19/07/2018); senatrice Binetti Paola Disposizioni in materia di donazione del corpo post mortem e di utilizzo dei cadaveri a fini di studio, di ricerca scientifica e di formazione (697) (presentato in data 19/07/2018); senatori Faraone Davide, Sudano Valeria, Bellanova Teresa, Margiotta Salvatore, Magorno Ernesto Disposizioni per il riconoscimento e il sostegno dell'attività di cura nonché per il sostegno della conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura e di assistenza (698) (presentato in data 18/07/2018); senatore Nannicini Tommaso Norme in materia di estensione delle tutele al lavoro tramite piattaforme digitali (699) (presentato in data 20/07/2018); senatori Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia di fatturazione elettronica (700) (presentato in data 23/07/2018); senatori Romeo Massimiliano, Bagnai Alberto, Montani Enrico, Saviane Paolo, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche all'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, in materia di regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni (701) (presentato in data 23/07/2018); senatori Montevecchi Michela, Lucidi Stefano, Petrocelli Vito Rosario Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005 (702) (presentato in data 23/07/2018); senatrice Cirinna' Monica Norme per lo sviluppo degli spazi verdi nell'edilizia scolastica (703) (presentato in data 23/07/2018); senatori Bini Caterina, Alfieri Alessandro, Boldrini Paola, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, D'Arienzo Vincenzo, Fedeli Valeria, Ferrazzi Andrea, Garavini Laura, Giacobbe Francesco, Ginetti Nadia, Pittella Gianni, Stefano Dario, Taricco Mino, Vattuone Vito, Barboni Antonio, Lonardo Alessandrina, Pellegrini Marco, Piarulli Angela Anna Bruna Misure per favorire l'utilizzo di dispositivi di allarme finalizzati a prevenire l'abbandono di bambini a bordo dei veicoli (704) (presentato in data 24/07/2018); senatori De Petris Loredana, Laforgia Francesco Istituzione del marchio per le imprese aderenti alla Rete del lavoro agricolo di qualità e norme concernenti l'erogazione di contributi nel settore agricolo (705) (presentato in data 24/07/2018); senatori De Petris Loredana, Laforgia Francesco Nuove disposizioni in materia di reati agroalimentari (706) (presentato in data 24/07/2018); senatori Puglia Sergio, Matrisciano Susy, Abate Rosa Silvana, Anastasi Cristiano, Angrisani Luisa, Botto Elena, Castellone Maria Domenica, De Falco Gregorio, De Lucia Danila, Dessi' Emanuele, Di Girolamo Gabriella, Donno Daniela, Endrizzi Giovanni, Evangelista Elvira Lucia, Fede Giorgio, Fenu Emiliano, Ferrara Gianluca, Gallicchio Agnese, Giarrusso Mario Michele, La Mura Virginia, L'Abbate Patty, Lannutti Elio, Lanzi Gabriele, Leone Cinzia, Lomuti Arnaldo, Maiorino Alessandra, Marinello Gaspare Antonio, Pacifico Marinella, Patuanelli Stefano, Piarulli Angela Anna Bruna, Pirro Elisa, Riccardi Alessandra, Romagnoli Sergio, Romano Iunio Valerio, Russo Loredana, Santillo Agostino, Trentacoste Fabrizio, Vaccaro Sergio, Vono Gelsomina, Guidolin Barbara, Paragone Gianluigi, Pellegrini Marco, Dell'Olio Gianmauro, Sileri Pierpaolo Disposizioni in materia contributiva a contrasto di comportamenti distorsivi a danno della sicurezza sociale (707) (presentato in data 18/07/2018). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. Moronese Vilma Legge quadro per lo sviluppo delle isole minori (497) previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 23/07/2018). Inchieste parlamentari, deferimento Sono deferite, in sede redigente, le seguenti proposte d'inchiesta parlamentare: alla 1 a Commissione permanente (Affari costituzionali): Marcucci ed altri. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere", previ pareri della 2 a e della 5 a Commissione permanente ( Doc . XXII, n. 8); Donno ed altri. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere", previ pareri della 2 a e della 5 a Commissione permanente ( Doc . XXII, n. 9); alla 9 a Commissione permanente (Agricoltura): Donno ed altri. - "Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla diffusione del batterio della Xylella fastidiosa nei territori della Puglia" previ pareri della 1 a , della 2 a , della 5 a , e della 13 a Commissione permanente( Doc. XII, n. 10); alla 13 a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): Bernini e Quagliariello. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta su sicurezza, emergenza e ricostruzione, dal terremoto dell'Aquila 2009 ai successivi eventi sismici, nonché sulle conseguenti criticità demografiche e socioeconomiche delle aree interne", previ pareri della 1 a , della 2 a , della 5 a , della 8 a e della 11 a Commissione permanente ( Doc . XXII, n. 11). Inchieste parlamentari, nuovo deferimento Sono nuovamente deferite, in sede redigente, le seguenti proposte d'inchiesta parlamentare, già assegnate in sede referente: alla 1 a Commissione permanente: Rizzotti ed altri - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere" ( Doc. XXII, n. 1), con i pareri della 2 a e della 5 a Commissione permanente; Rampi - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul caso Cambridge Analytica" ( Doc. XXII, n. 3), con i pareri della 2 a , della 5 a e della 10 a Commissione permanente; Boldrini - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie" ( Doc. XXII, n. 5), con i pareri della 2 a , della 5 a , della 7 a , della 8 a , della 11 a , della 12 a e della 13 a Commissione permanente; alla 9 a Commissione permanente: De Bonis - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'emersione e gestione dell'emergenza Xylella fastidiosa nei territori della Puglia" ( Doc . XXII, n. 6), con i pareri della 1 a , della 2 a , della 5 a e della 13 a Commissione permanente; alla 11 a Commissione permanente: Nannicini ed altri - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza e sullo sfruttamento del lavoro" ( Doc . XXII, n. 4), con i pareri della della 1 a , della 2 a , della 5 a , e della 12 a Commissione permanente; De Petris - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla condizione del lavoro in Italia" ( Doc. XXII, n. 7), con i pareri della 1 a , della 2 a , della 5 a , della 7 a e della 10 a Commissione permanente; alla 12 a Commissione permanente: Rizzotti ed altri - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale" ( Doc. XXII, n. 2), con i pareri della 1 a , della 2 a e della 5 a Commissione permanente. Affari assegnati È deferito alla 14 a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare su "Gli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell'Unione europea" (Atto n. 40). Governo, trasmissione di atti e documenti Con lettere in data 13 luglio 2018 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Campi Salentina (Lecce), Tribiano (Milano), Cardeto (Reggio Calabria), Malnate (Varese), Sesto Calende (Varese), Barzago (Lecco). Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 28 giugno 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9, comma 11, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, la relazione sulle erogazioni effettuate in favore dei policlinici universitari gestiti direttamente da università non statali e dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù, aggiornata al 5 giugno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc. CLXVII, n. 1). Il Ministero per i beni e le attività culturali, con lettera in data 13 luglio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, la relazione concernente gli interventi realizzati e avviati nell'ambito del Piano strategico "Grandi progetti beni culturali", riferita all'anno 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . CXI, n. 1). Il Ministro della salute, con lettera in data 30 giugno 2017, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, la relazione sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita, relativa all'anno 2016 per l'attività dei centri di procreazione medicalmente assistita (articoli 2 e 18) e all'anno 2017 per l'utilizzo dei finanziamenti. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12 a Commissione permanente ( Doc . CXLII, n. 1). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla valutazione intermedia dell'iniziativa Volontari dell'Unione per l'aiuto umanitario per il periodo compreso tra la metà del 2014 e la metà del 2017 (COM (2018) 496 definitivo), alla 3 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14ª; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio relativa agli "impegni sulla fiducia nelle statistiche" degli Stati Membri, in conformità al regolamento (CE) n. 223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2009 (COM (2018) 516 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14ª; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Seconda relazione sull'applicazione del regolamento (CE) n. 723/2009 del Consiglio, del 25 giugno 2009, relativo al quadro giuridico comunitario applicabile ad un consorzio per un'infrastruttura europea di ricerca (ERIC) (COM (2018) 523 definitivo), alla 7 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14ª; Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1393/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale ("notificazione o comunicazione degli atti")(COM (2018) 379 definitivo), alla 2 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1 a e 14ª. Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha inviato, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia delle seguenti sentenze: n. 149 del 21 giugno 2018, depositata il successivo 11 luglio 2018 in Cancelleria, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 58- quater , comma 4, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui si applica ai condannati all'ergastolo per il delitto di cui all'articolo 630 del codice penale che abbiano cagionato la morte del sequestrato; dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l'illegittimità costituzionale dell'articolo 58- quater , comma 4, della legge n. 354 del 1975, nella parte in cui si applica ai condannati all'ergastolo per il delitto di cui all'articolo 289- bis del codice penale che abbiano cagionato la morte del sequestrato. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 13); n. 158 del 23 maggio 2018, depositata il successivo 13 luglio 2018 in Cancelleria, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 24, comma 3, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non esclude dal computo di sessanta giorni immediatamente antecedenti all'inizio del periodo di astensione obbligatoria del lavoro il periodo di congedo straordinario previsto dall'articolo 42, comma 5, decreto legislativo n. 151 del 2001, di cui la lavoratrice gestante abbia fruito per l'assistenza al coniuge convivente o a un figlio, portatori di handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 14). Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, trasmissione di documenti Il Presidente dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, con lettera in data 13 luglio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 12, lettera i ), della legge 14 novembre 1995, n. 481, e dell'articolo 1, comma 12, primo e secondo periodo, della legge 23 agosto 2004, n. 239, la relazione sullo stato dei servizi e sull'attività svolta dall'Autorità medesima, aggiornata al 31 marzo 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CXLI, n. 1). Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti Il Presidente della Società italiana degli autori ed editori, con lettera in data 24 maggio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 28, comma 5, del decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 35, la relazione sui risultati dell'attività svolta dalla Società stessa, aggiornata al mese di giugno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . CCXXX, n. 1). Il Presidente della Fondazione Ugo Bordoni, con lettera in data 19 luglio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, la relazione concernente l'attività svolta dalla Fondazione stessa nell'anno 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente (Doc. CVII, n. 1). Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 17 luglio 2018, ha inviato il testo di quindici risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dall'11 al 14 giugno 2018: risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante regole comuni nel settore dell'aviazione civile, che istituisce un'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea e che abroga il regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio ( Doc . XII, n. 88). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 8 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il monitoraggio e la comunicazione dei dati relativi al consumo di carburante e alle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi ( Doc . XII, n. 89). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 8 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che sostituisce l'allegato A del regolamento (UE) 2015/848 relativo alle procedure di insolvenza ( Doc . XII, n. 90). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 2 a , alla 6 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di ulteriore assistenza macrofinanziaria all'Ucraina ( Doc . XII, n. 91). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 5 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio su un test della proporzionalità prima dell'adozione di una nuova regolamentazione delle professioni ( Doc . XII, n. 92). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 2 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio europeo che stabilisce la composizione del Parlamento europeo ( Doc . XII, n. 93). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e l'Islanda su disposizioni complementari in relazione allo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, nell'ambito del Fondo Sicurezza interna, per il periodo 2014-2020 ( Doc . XII, n. 94). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo tra l'Unione europea e la Confederazione svizzera su disposizioni complementari in relazione allo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, nell'ambito del Fondo sicurezza interna, per il periodo 2014-2020 ( Doc . XII, n. 95). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sulle relazioni UE-NATO ( Doc. XII, n. 96). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sulla ciberdifesa ( Doc. XII, n. 97). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 4 a , alla 8 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sulla Russia, in particolare il caso del prigioniero politico ucraino Oleg Sentsov ( Doc. XII, n. 98). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Bahrein, in particolare il caso di Nabeel Rajab ( Doc. XII, n. 99). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sulla situazione dei rifugiati rohingya, in particolare sulla drammatica situazione dei bambini ( Doc. XII, n. 100). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sul regolamento delegato della Commissione del 2 marzo 2018 recante modifica del regolamento delegato (UE) 2017/118 che stabilisce misure di conservazione nel settore della pesca per la protezione dell'ambiente marino nel Mare del Nord ( Doc. XII, n. 101). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 9 a e alla 14 a Commissione permanente; risoluzione sui territori georgiani occupati a 10 anni dall'invasione russa ( Doc. XII, n. 102). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente. Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia: il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede: misure a tutela delle imprese italiane e dell'iniziativa economica privata (Petizione n. 127, assegnata alla 10 a Commissione permanente); l'abolizione dell'obbligo di comunicazione annuale per coloro che non possiedono un apparecchio radiotelevisivo; la riduzione del canone RAI e lo scorporo dello stesso dalla bolletta dell'energia elettrica (Petizione n. 128, assegnata alla 8 a Commissione permanente); l'introduzione del divieto di creazione di falsi profili sui social network (Petizione n. 129, assegnata alla 2 a Commissione permanente); il Sig. Dario Bossi da Montegrino Valtravaglia (Varese) chiede: di modificare l'articolo 3, comma 2, della Costituzione, sostituendo le parole "tutti i lavoratori" con "tutti i cittadini" (Petizione n. 130, assegnata alla 1 a Commissione permanente); la gratuità del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (Petizione n. 131, assegnata alla 2 a Commissione permanente); di modificare l'articolo 414, comma 1, del codice di procedura penale, aggiungendo dopo le parole "su richiesta del pubblico ministero" le seguenti "oppure su richiesta personale della parte offesa" (Petizione n. 132, assegnata alla 2 a Commissione permanente); di prevedere che nei moduli di richiesta del certificato ex art. 335 del codice di procedura penale (Registro delle notizie di reato) sia inserita la possibilità di richiedere "Copia del Modello 45" (Registro degli atti non costituenti notizie di reato) (Petizione n. 133, assegnata alla 2 a Commissione permanente); di prevedere la fissazione di un termine di venti giorni per il rilascio del certificato ex art. 335 del codice di procedura penale (Registro delle notizie di reato) (Petizione n. 134, assegnata alla 2 a Commissione permanente); di prevedere un supporto psicologico gratuito alle persone che hanno subito un'ingiusta detenzione, con costo a carico del Ministero della giustizia (Petizione n. 135, assegnata alla 2 a Commissione permanente); la creazione di un registro pubblico delle lauree conferite ad honorem, consultabile sul sito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (Petizione n. 136, assegnata alla 7 a Commissione permanente); ai fini dell'ottenimento della carta d'identità elettronica, l'acquisizione delle impronte digitali di tutte le dita e la condivisione di tali dati con le Autorità di pubblica sicurezza (Petizione n. 137, assegnata alla 1 a Commissione permanente); il signor Antonio Candela da Cosenza chiede un impegno a favore degli ammalati di demenza (Petizione n. 138, assegnata alla 12 a Commissione permanente); la signora Maria Letizia Antonaci da Roma chiede, in relazione all'articolo 6, comma 4, della legge n. 225 del 2016, in materia di definizione agevolata dei carichi, di prevedere la possibilità di rateazione di tali somme per coloro che manifestano delle difficoltà di natura finanziaria e che sono stati impossibilitati ad assolvere al pagamento per motivi di attività di impresa ovvero di natura personale (Petizione n. 139, assegnata alla 6 a Commissione permanente); il signor Simon Baraldi da Bologna chiede: l'introduzione del reato di revenge porn nel codice penale italiano e la possibilità per le vittime di beneficiare del gratuito patrocinio a spese dello Stato (Petizione n. 140, assegnata alla 2 a Commissione permanente); l'introduzione dell'obbligo di indossare la divisa scolastica per gli alunni di tutte le scuole di ogni ordine e grado, sia pubbliche che paritarie, nonché la fornitura gratuita di tale abbigliamento da parte degli istituti scolastici (Petizione n. 141, assegnata alla 7 a Commissione permanente); l'introduzione del reato di discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere nel codice penale italiano; l'istituzione di un Osservatorio nazionale per il contrasto della discriminazione a carattere sessuale; l'introduzione della figura del "Responsabile antidiscriminazione" in ogni plesso scolastico di ogni ordine e grado e presso le Università; la possibilità di beneficiare del gratuito patrocinio a spese dello stato per le vittime di tali reati (Petizione n. 142, assegnata alla 2 a Commissione permanente); la signora Elena Casavola da Martina Franca (Taranto) chiede che vengano promosse iniziative per celebrare il Centenario della Prima guerra mondiale (Petizione n. 143, assegnata alla 7 a Commissione permanente); il signor Maurizio Munda da Limbiate (Monza e Brianza) chiede iniziative legislative in materia di salute mentale (Petizione n. 144, assegnata alla 12 a Commissione permanente); il Sig. Dario Bossi da Montegrino Valtravaglia (Varese) chiede l'istituzione di un tavolo di studio al fine di individuare modalità per ridurre le ingiuste detenzioni e l'introduzione del principio di collegialità per le decisioni del Giudice per le indagini preliminari (Petizione n. 145, assegnata alla 2 a Commissione permanente). Mozioni, apposizione di nuove firme I senatori D'Alfonso e Laus hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00026 del senatore Ferrazzi ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Astorre ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00090 della senatrice Boldrini ed altri. Le senatrici Masini e Testor hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-00114 del senatore Vitali ed altri. Mozioni Atto n. 1-00027 Giuseppe PISANI SILERI CASTELLONE MARINELLO DI MARZIO ENDRIZZI TAVERNA ROMAGNOLI MAUTONE Il Senato, premesso che: il rapporto di lavoro autonomo, coordinato e continuativo che si instaura tra le aziende sanitarie locali ed i medici che svolgono attività di continuità assistenziale è disciplinato dal capo III dell'accordo collettivo nazionale, ai sensi dell'art. 8 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 52, per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale del 23 marzo 2005, e successive modificazioni e integrazioni; l'accordo collettivo nazionale prevede che al fine di garantire un'attività di assistenza medica continuativa nell'intero arco della giornata, in tutti i giorni della settimana, le aziende sanitarie organizzino un servizio di continuità assistenziale, già guardia medica, per assicurare la realizzazione delle prestazioni assistenziali territoriali non differibili, dalle ore 10 del giorno prefestivo alle ore 8 del giorno successivo al festivo e dalle ore 20 alle ore 8 di tutti i giorni feriali; tale attività si espleta attraverso interventi territoriali e domiciliari, consulenze telefoniche ed eventuali prestazioni ambulatoriali, ove le condizioni lo consentano; il servizio viene svolto dai medici di continuità assistenziale i cui obblighi sono ben definiti dall'accordo stesso ed attengono prettamente a prestazioni sanitarie non differibili, somministrazione di farmaci, terapie iniettive, oltre a redazione di certificati, constatazioni di decesso, richieste di trattamento sanitario obbligatorio ed eventuali segnalazioni al medico delle cure primarie nei casi di particolare complessità; l'art. 73 dell'accordo prevede esclusivamente un'assicurazione contro gli infortuni subiti a causa o in occasione dell'attività professionale espletata, ovvero in occasione dell'accesso alla sede di servizio e del conseguente rientro; l'art. 68, comma 2, annovera, tra i compiti delle aziende sanitarie, quello di predisporre sedi di servizio dotate di idonei locali, e di adeguate misure di sicurezza; considerato che: i medici di continuità assistenziale svolgono prevalentemente da soli questo servizio, ed in particolar modo svolgono da soli le attività di assistenza domiciliare; la maggior parte delle chiamate riguarda prestazioni non rispondenti alle finalità del servizio di continuità assistenziale, mentre solo una minima parte riguarda la somministrazione di farmaci o di terapie iniettive; molti dei presidi medici di continuità assistenziale, dislocati sul territorio nazionale, sono contraddistinti da forti carenze sul piano della tutela dell'integrità fisica: numerosi sono infatti gli episodi assurti alle cronache locali e aventi ad oggetto intimidazioni, minacce e violenze, non solo verbali ma anche fisiche, ai danni di tali figure professionali; la vicenda relativa alla violenza sessuale ai danni di una dottoressa, verificatasi nel 2017 a Trecastagni, in provincia di Catania, rappresenta una delle conseguenze più drammatiche delle precarie condizioni di lavoro in cui si trovano ad operare i medici di continuità assistenziale. Il piano di investimenti, previsto dall'azienda sanitaria provinciale, per la messa in sicurezza dei 59 presidi di continuità assistenziale presenti sul territorio era stato peraltro predisposto di recente; i sistemi di sicurezza che potrebbero essere attivati sono numerosi: tra loro si può citare l'installazione di videocitofoni, videoregistratori e porte blindate all'ingresso degli ambulatori ove avvengono le visite mediche, ovvero la dotazione di dispositivi elettronici collegati alle forze di polizia; rilevato inoltre che: non sempre le aziende sanitarie rispettano, o sono in condizione di rispettare, le disposizioni previste dall'art. 68 dall'accordo per ciò che attiene alla presenza di locali idonei, delle adeguate misure di sicurezza, di servizi igienici adeguati (separati per il personale medico ed i pazienti), di mezzi di servizio, come telefoni mobili ovvero di caratteri distintivi che permettano l'individuazione come mezzi adibiti a soccorso, di un sistema efficiente di registrazione delle chiamate, su supporto magnetico o digitale e di un sistema adeguato di tenuta e custodia dei registri di carico e scarico dei farmaci, dei presidi sanitari e degli altri materiali messi a disposizione dei medici di continuità assistenziale; è di tutta evidenza che non si possano ammettere atti di inaccettabile violenza ai danni del personale sanitario che garantisce il servizio di assistenza continuativa né che la sicurezza dei lavoratori possa essere compromessa per ragioni di interesse economico-finanziario, impegna il Governo: 1) ad assumere tutte le iniziative necessarie a restituire dignità e sicurezza alla figura professionale del medico di continuità assistenziale; 2) ad assumere iniziative volte al potenziamento degli strumenti di verifica e controllo relativi al rispetto, da parte delle aziende sanitarie, di tutte le misure di prevenzione per la tutela della sicurezza dei lavoratori, per l'igiene ed il decoro dei locali; 3) a prevedere e potenziare i sistemi di sicurezza e videosorveglianza nelle sedi di servizio di continuità assistenziale, valutando la possibilità di dotare il personale di dispositivi elettronici collegati con le forze dell'ordine; 4) a prevedere l'istituzione di in numero telefonico unico al quale far afferire tutte le chiamate per il rilievo delle generalità dei richiedenti, al fine di realizzare un sistema efficiente di registrazione e tracciabilità delle chiamate; 5) ad assumere iniziative volte a potenziare considerevolmente la presenza di personale sanitario nei presidi di continuità assistenziale, affinché si giunga a garantire la presenza di almeno 2 medici per turno, e la dotazione di auto medicalizzate; 6) a valutare la possibilità di operare il riordino delle attività dei servizi di continuità assistenziale, attraverso una redistribuzione delle risorse, finanziarie e professionali, volte al ricollocamento dei medici che svolgono l'attività di assistenza medica continuativa nell'assistenza ambulatoriale primaria diurna, nei servizi di pronto soccorso ospedaliero e nel potenziamento del servizio di 118; 7) a considerare la possibilità di istituire un servizio di cardiotelefono che permetta un collegamento diretto tra il medico di continuità assistenziale che esegue l'elettrocardiogramma e lo specialista dell'unità operativa che referta e provvede a dare indicazioni su eventuali terapie o approfondimenti. Atto n. 1-00028 D'ARIENZO MARGIOTTA ASTORRE ALFIERI COMINCINI FERRARI FERRAZZI MALPEZZI MIRABELLI MISIANI NANNICINI RAMPI SBROLLINI Il Senato, premesso che: la direttrice Brescia - Verona costituisce un'importante sezione del corridoio della rete centrale TEN-T "Mediterraneo" (MED) e rappresenta un'ulteriore tappa per la realizzazione della linea AV/AC Milano - Venezia; la direttrice Brescia-Verona è una delle linee più importanti a livello nazionale e funge da distributore dei traffici merci che giungono dal nord Europa attraverso l'Austria e la Svizzera verso il resto del Paese. Essa si caratterizza per la presenza di un alto numero di treni viaggiatori, nelle ore diurne, a cui si aggiunge una consistente quantità di treni merci, soprattutto nelle ore notturne. I volumi e la tipologia dell'offerta si differenziano tratta per tratta, assumendo un carattere prevalentemente regionale/metropolitano in corrispondenza dei grandi nodi; il potenziamento della direttrice Brescia-Verona riveste, quindi, un'importanza strategica, sia per superare i vincoli di capacità e di prestazione dell'infrastruttura esistente, sia per cogliere le opportunità di sviluppo dei traffici lungo il corridoio del Mediterraneo; l'intervento sulla linea AV/AC Milano-Venezia, direttrice Brescia-Verona, ricade tra le infrastrutture strategiche incluse negli strumenti programmatori già approvati (XI allegato infrastrutture al Documento di economia e finanza del 2013), ed è stato inserito tra le opere prioritarie del Programma delle infrastrutture strategiche allegato al Documento di economia e finanza; nel settembre 2014 è stato avviato l' iter per quanto riguarda le procedure autorizzative della Brescia-Verona; i Consigli regionali della Regione Lombardia e della Regione Veneto, a conclusione delle rispettive istruttorie condotte ai fini dell'espressione del parere sul progetto definitivo dell'opera, pur sottolineando alcune integrazioni progettuali, hanno espresso parere favorevole alla realizzazione della direttrice Brescia -Verona; nella seduta del 10 luglio 2017, il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha approvato il progetto definitivo del lotto funzionale Brescia Est-Verona. Nello specifico, il CIPE ha approvato il progetto definitivo della nuova linea ferroviaria Brescia-Verona ''Lotto Brescia est - Verona, escluso nodo di Verona, dal costo complessivo di 2.499 milioni di euro ed ha autorizzato l'avvio della realizzazione delle opere del primo lotto costruttivo, entro un limite di spesa di 1.892 milioni di euro; la nuova linea AV/AC Brescia Est-Verona comprende: a) il primo lotto costruttivo relativo alla realizzazione delle opere civili della linea AV, per un valore complessivo di 1.892 milioni di euro, finanziato con le leggi di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013) e per il 2015 (legge n. 190 del 2014), trova copertura nell'ambito degli stanziamenti assegnati con il contratto di programma Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e RFI vigente. In questo tratto, l'opera si sviluppa in affiancamento all'autostrada A4 Milano -Verona per circa 31 chilometri e nell'ultimo tratto di circa 7,3 chilometri in affiancamento alla linea ferroviaria esistente Milano-Venezia; b) il secondo lotto costruttivo riguarda le opere civili di completamento del suddetto lotto "Brescia Est-Verona", nei comuni di Mazzano e Calcinato, in provincia di Brescia, per uno sviluppo di circa 5,6 chilometri, nonché l'armamento e gli impianti tecnologici dell'intero lotto funzionale, per un valore di 607 milioni di euro; con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 24 marzo 2018 della suddetta delibera del Cipe del 10 luglio 2017, n. 42, previa registrazione dalla Corte dei conti in data 1° gennaio 2018, è stato dato il via libera definitivo ai lavori di costruzione della tratta della linea ferroviaria ad alta velocità - alta capacità - Brescia-Verona; la progettazione esecutiva iniziata nei mesi scorsi ha recepito tutte le 309 osservazioni prescritte dal Cipe al progetto definitivo; lo scorso 5 giugno, Rete Ferrovia Italiana e il consorzio Cepav2 hanno siglato il contratto per la realizzazione del primo lotto costruttivo Brescia-Verona, per un valore di 1.645 milioni. Il valore totale della tratta è pari a 2.160 milioni; le prime attività avranno inizio durante il periodo estivo con le acquisizioni delle aree, la preparazione di cantieri e campi logistici lungo il tracciato, unitamente a bonifiche belliche e indagini archeologiche. Le aree di cantiere su cui iniziare gli attrezzaggi dei campi logistici avranno una durata di qualche mese e si concluderanno nel corso del prossimo anno, unitamente alla preparazione delle piste di cantiere, degli altri campi logistici e delle aree tecniche a servizio delle opere e di quelle stoccaggio delle terre, mentre le prime opere in calcestruzzo e gli scavi sono previste entro la fine dell'anno in corso; la durata prevista per il completamento dei lavori sulla direttrice Brescia-Verona è di 82 mesi (7 anni); considerato che: in più occasioni, diversi membri del Governo hanno annunciato, in linea con i contenuti del contratto di Governo Lega-M5S, l'intenzione di rivedere le decisioni in merito ad alcune infrastrutture strategiche, usando a pretesto una "verifica su costi e benefici", già ampiamente realizzata in sede di decisione dell'investimento; grave preoccupazione suscitano le ispezioni già disposte e le iniziative annunciate che prefigurano il sostanziale blocco o l'allungamento dei tempi nella realizzazione di grandi opere di rilevanza nazionale ed internazionale, fra cui l'AV/AC Milano Venezia, nella direttrice Brescia-Verona; lo scorso 12 luglio 2018, nel corso della seduta di interrogazioni a risposta immediata al Senato, il Ministro per i rapporti con il Parlamento, interrogato in sostituzione del Ministro delle infrastrutture e trasporti sulle grandi opere e anche in merito alla direttrice Brescia-Verona, ha confermato che: «Gli uffici del Ministero delle infrastrutture e trasporti, compresa la struttura tecnica di missione, sono al lavoro sui singoli dossier per un'attenta analisi dei costi e dei benefici, per la valutazione della sostenibilità ambientale effettiva, dal punto di vista economico, ambientale e sociale»; il Ministro delle infrastrutture e trasporti, nella medesima data ha diramato, tramite l'ufficio stampa del Ministero, una nota nella quale ha dichiarato, proprio in relazione alla direttrice Brescia Verona, che: «Stiamo lavorando, come sempre, per dare la soluzione migliore ai cittadini e al territorio. È in corso un esame dell'analisi trasportistica già fatta, che aveva escluso l'ipotesi del potenziamento della linea esistente. Si stanno rivedendo pure le Conferenze dei servizi e la Valutazione di impatto ambientale. Dunque, si porrà la massima attenzione a tutti i vincoli in termini di sostenibilità. Inoltre, stiamo vagliando con precisione l'entità delle eventuali penali di rescissione. Ribadiamo: si lavora alacremente per arrivare alla migliore soluzione infrastrutturale»; tali dichiarazioni hanno avuto una vasta risonanza e destato forti preoccupazioni tra i cittadini e le imprese dei territori interessati, in particolare per gli effetti dell'eventuale blocco dell'opera e per le conseguenze che questo comporta per altri percorsi strettamente collegati, in primo luogo quello verso il Brennero; la decisione di fermare la suddetta opera infrastrutturale sarebbe a parere dei proponenti del presente atti di indirizzo estremamente grave, anche in considerazione del fatto che si tratta di un intervento che rientra nel corridoio della rete centrale TEN-T "Mediterraneo" ed investe la responsabilità internazionale del nostro Paese, impegna il Governo: 1) a garantire la piena realizzazione dell'opera infrastrutturale di cui in premessa secondo le modalità previste dal progetto definitivo approvato dalla delibera del Cipe del 10 luglio 2017, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 24 marzo 2018 e del progetto esecutivo che ha recepito tutte le 309 osservazioni proposte dal Cipe; 2) in ragione della trasparenza, a rendere noto al Parlamento e ai cittadini: a) quali siano le modalità di svolgimento delle verifiche sui costi-benefici sull'opera di cui in premessa e a chi sono stati, o saranno, affidati gli incarichi per procedere alle valutazioni; b) se i predetti incarichi siano stati affidati o saranno affidati con procedure di evidenza pubblica oppure a professionisti di fiducia e se nella valutazione siano coinvolti anche gli uffici del Ministero delle infrastrutture e la struttura tecnica di missione ivi insediata; c) quali siano i tempi entro i quali verranno effettuate e concluse tali verifiche; d) se in attesa dei risultati di tali valutazioni, i cui tempi sono ancora ignoti, il Governo intenda comunque garantire l'avvio dei lavori sulla direttrice Brescia-Verona o se, al contrario, intenda interromperli; e) a quanto ammontino gli eventuali oneri a carico del bilancio pubblico in caso di sospensione della suddetta opera. Atto n. 1-00029 FEDELI MARCUCCI BERNINI CANGINI BONINO ALFIERI CIRINNA' MIRABELLI PARENTE VALENTE VERDUCCI Il Senato, premesso che: il 2 giugno 2018 è ricorso il settantaduesimo anniversario della nascita della Repubblica italiana e, contestualmente, il settantaduesimo anniversario del voto alle donne in Italia; fino al 1945 le italiane non godevano dell'elettorato attivo, fino al 1946 di quello passivo; al termine del primo conflitto mondiale, la legge 16 dicembre 1918, n. 1985 ampliò il suffragio, estendendolo a tutti i cittadini maschi, che avessero compiuto il ventunesimo anno di età e, prescindendo dai limiti di età, a tutti coloro che avessero prestato servizio nell'esercito mobilitato; le donne italiane dovettero aspettare il 1945, quando, con il Paese ancora diviso, fu emanato il decreto legislativo luogotenenziale 2 febbraio 1945, n. 23, recante "Estensione alle donne del diritto di voto", che riconobbe il diritto di voto alle donne, con grave ritardo rispetto ad altri Paesi: in Nuova Zelanda le donne votavano sin dal 1893, in Finlandia dal 1906, in Norvegia dal 1913, in Canada dal 1917, in Gran Bretagna dal 1918 e in Germania dal 1919; prima dell'Italia avevano riconosciuto questo diritto, fra gli altri Paesi, anche Turchia, Mongolia, Filippine, Cuba e Thailandia; nel suddetto decreto non era tuttavia previsto l'elettorato passivo delle donne, che fu riconosciuto con il decreto legislativo luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74, recante "Norme per l'elezione dei deputati all'Assemblea costituente", che sancì il principio dell'uguaglianza tra i sessi per l'esercizio dei diritti politici; il 2 giugno del 1946 tutte le donne italiane poterono recarsi alle urne ed essere elette in elezioni politiche in quella che fu una giornata storica: finalmente le donne potevano prendere attivamente parte alla vita politica; sui banchi dell'Assemblea costituente sedettero le 21 prime parlamentari, a ragione denominate "Madri costituenti": 9 erano comuniste, 9 democristiane, 2 socialiste e una era stata eletta tra i candidati dell'Uomo Qualunque. Erano quasi tutte laureate, molte di loro insegnanti, qualcuna era giornalista-pubblicista, una sindacalista e una casalinga. Erano tutte giovani, alcune giovanissime e molte di loro avevano preso parte alla Resistenza; 5 di loro entrarono nella "Commissione dei 75", incaricata dall'Assemblea costituente di scrivere la Carta costituzionale: Angela Gotelli, Maria Federici, Nilde Iotti, Angelina Merlin e Teresa Noce. Solo più di trent'anni dopo, proprio Nilde Iotti fu la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati, una delle cinque più alte cariche dello Stato, mai ricoperte da una donna, occupando lo scranno più alto di Montecitorio per tre legislature, dal 1979 al 1992; far parte della "Commissione dei 75" fu per le donne una grandissima occasione: rispetto agli uomini, infatti, esse sostenevano non solo le istanze del partito nelle cui liste erano state elette, ma anche le istanze femminili per cambiare finalmente in meglio la condizione delle donne. Contribuirono così in modo determinante a scrivere gli articoli più moderni e di principio della Costituzione, tra cui gli articoli 3, 29, 31, 37, 48 e 51; premesso inoltre che: da allora iniziò per le donne un lungo percorso di riconoscimento di diritti e di autonomia che negli anni ha prodotto leggi significative nel solco dei principi della Costituzione italiana, tappe fondamentali di un cammino difficile, ma foriero di importanti novità: è del 1950 la legge sulla tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri, del 1958 la legge sull'abolizione delle case di prostituzione e sulla lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui, firmata da Lina Merlin, primo esempio di mobilitazione parlamentare trasversale, è del 1960 l'accordo interconfederale per la parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici, è del 1970 la legge sul divorzio, del 1975 la riforma del diritto di famiglia, che garantì finalmente la parità tra i coniugi e la comunione dei beni, del 1977 la legge sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro, del 1978 la legge sull'interruzione di gravidanza; la formulazione del primo comma dell'articolo 51 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza" fu frutto di un'importante discussione nell'Assemblea costituente, nella quale prevalse la consapevolezza del ruolo che le donne potevano svolgere nella formazione della Repubblica e nello sviluppo della democrazia. Grazie anche ai contributi delle donne costituenti furono respinte proposte limitative dell'universalità del diritto, come quella che proprio all'articolo 51 prevedeva l'inciso "conformemente alle loro attitudini e facoltà": quel fondamentale risultato ha consentito alle donne l'accesso, prima impensabile, a professioni come la magistratura, la polizia e l'esercito; tuttavia, nel tempo ci si è resi conto che l'uguaglianza nella rappresentanza politica era ben lungi dall'essere raggiunta. Per questo motivo fu approvata la legge costituzionale 30 maggio 2003, n. 1, dovuta anche a un orientamento espresso dalla Corte costituzionale con una sentenza del 1995, che ha modificato l'articolo 51 della Costituzione aggiungendo un periodo secondo cui "la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini". Con questa legge si è compiuto un passo in avanti nella realizzazione dell'eguaglianza sostanziale, nel rispetto dell'universalità del principio di eguaglianza e del carattere universale della rappresentanza, fornendo la necessaria copertura costituzionale alla rimozione degli ostacoli che non consentono alle donne l'accesso alle cariche elettive; e, ancora, l'articolo 117, settimo comma, della Costituzione (modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) stabilisce che "Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive"; considerato che: la pronuncia più rilevante della Corte costituzionale sul tema è la sentenza n. 4 del 2010, con cui la Corte, richiamando il principio di uguaglianza inteso in senso sostanziale, ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Governo, relativa all'introduzione della "doppia preferenza di genere", da parte della legge elettorale della Campania, in considerazione del carattere promozionale e della finalità di riequilibrio di genere della misura. Secondo la Corte "il quadro normativo, costituzionale e statutario, è complessivamente ispirato al principio fondamentale dell'effettiva parità tra i due sessi nella rappresentanza politica, nazionale e regionale, nello spirito dell'articolo 3, secondo comma, Cost., che impone alla Repubblica la rimozione di tutti gli ostacoli che di fatto impediscono una piena partecipazione di tutti i cittadini all'organizzazione politica del Paese. Preso atto della storica sotto-rappresentanza delle donne nelle assemblee elettive, non dovuta a preclusioni formali incidenti sui requisiti di eleggibilità, ma a fattori culturali, economici e sociali, i legislatori costituzionale e statutario indicano la via delle misure specifiche volte a dare effettività ad un principio di eguaglianza astrattamente sancito, ma non compiutamente realizzato nella prassi politica ed elettorale"; la legge 12 luglio 2011, n. 120 ha introdotto misure per la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati; la legge 23 novembre 2012, n. 215, recante disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali, ha previsto, per l'elezione dei consigli comunali, nei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, la cosiddetta "quota di lista", per cui nelle liste dei candidati nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore a due terzi e l'introduzione della cosiddetta "doppia preferenza di genere", che consente all'elettore di esprimere due preferenze (anziché una, come previsto dalla normativa previgente) purché riguardanti candidati di sesso diverso, pena l'annullamento della seconda preferenza, restando comunque ferma la possibilità di esprimere una singola preferenza; la legge 22 aprile 2014, n. 65, per le elezioni del Parlamento europeo, ha introdotto nella legge elettorale europea disposizioni, volte a rafforzare la rappresentanza di genere, prevedendo, per la disciplina da applicarsi dal 2019, la cosiddetta "tripla preferenza di genere": le preferenze devono infatti riguardare candidati di sesso diverso non solo nel caso di tre preferenze, ma anche nel caso di due preferenze. Nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l'annullamento della seconda e della terza preferenza; la legge 15 febbraio 2016, n. 20, recante disposizioni volte a garantire l'equilibrio nella rappresentanza tra donne e uomini nei consigli regionali, ha modificato l'articolo 4 della legge 2 luglio 2004, n. 165, prevedendo la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell'accesso alle cariche elettive mediante la doppia preferenza di genere, ove sia prevista l'espressione di preferenze, l'alternanza tra candidati di sesso diverso, ove siano previste liste senza espressione di preferenze e l'equilibrio tra candidature presentate con il medesimo simbolo, in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60 per cento del totale, in caso di collegi uninominali. Si realizza così l'equilibrio di genere anche nei consigli regionali; nella proposta di riforma costituzionale, bocciata dal referendum del 4 dicembre 2016, era stato modificato l'articolo 55 prevedendo che "Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l'equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza"; la legge elettorale 3 novembre 2017, n. 165, (cosiddetto "Rosatellum"), recante "Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali", detta alcune norme in favore della rappresentanza di genere, prevedendo che, "in ogni collegio plurinominale ciascuna lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati presentati secondo un ordine numerico. (...) in ogni caso, il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro. A pena di inammissibilità, nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali, i candidati sono collocati secondo un ordine alternato di genere". Inoltre, nel complesso delle candidature presentate da ogni lista o coalizione di liste nei collegi uninominali a livello nazionale, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all'unità più prossima ed il rapporto 60-40 deve anche essere mantenuto nella scelta dei candidati nei collegi uninominali. Al livello nazionale quindi ogni lista, o coalizione di liste, deve selezionare i candidati assicurandosi che nessuno dei due sessi sia rappresentato in misura superiore al 60 per cento; considerato altresì che: il percorso della rappresentanza femminile in Italia è stato ed è tuttora complesso. Basti pensare che solo nel 1963 è stato riconosciuto l'accesso delle donne alla magistratura. Stante ciò, non stupisce che l'inadeguata presenza femminile nelle istituzioni rappresentative e nei luoghi della decisione politica, particolarmente grave in Italia rispetto ad altri Paesi di analogo sviluppo civile, costituisca ancora questione cruciale della democrazia contemporanea; sebbene, come ricordato, negli ultimi venti anni la promozione delle pari opportunità sia stata oggetto di numerosi interventi normativi a livello statale e regionale, modifiche della Costituzione e pronunce della Corte costituzionale, la questione della presenza delle donne nelle sedi rappresentative e decisionali resta tuttora aperta e da riprendere nella XVIII Legislatura, sia nell'ambito della riforma delle leggi per le elezioni politiche, che nelle proposte tese a introdurre una disciplina organica dei partiti politici, in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione, sia nell'ambito di altri e diversi organismi; non è un caso allora che, secondo il Global Gender Gap Report 2017, redatto dal World economic forum, il nostro Paese è piombato all'82 esimo posto su 144 posizioni complessive, nella classifica sulla discrepanza in opportunità, status e attitudini tra i due sessi: dal 41° del 2015, il Paese è crollato di ben 32 posizioni; valutato che: nei giorni 18 e 19 luglio 2018, il Parlamento ha proceduto all'elezione di componenti dei Consigli di Presidenza della Giustizia amministrativa, della Corte dei conti e della Giustizia tributaria, nonché, in seduta comune, dei componenti il Consiglio superiore della magistratura (Csm); diversamente dalla XVII Legislatura, quando il Parlamento aveva eletto donne in tutti e quattro gli organi di autogoverno della magistratura, stavolta non è stata eletta nessuna donna. Nella componente del Csm eletta direttamente dai magistrati, il risultato è stato migliore (4 donne), ma il dato non è positivo per nulla nel suo complesso, in quanto si tratta del 15 per cento di rappresentanza femminile su un totale di 27 componenti; oggi il Parlamento italiano, per la rappresentanza femminile formale e sostanziale, come indicano gli articoli 3 e 51 della nostra Carta costituzionale, fa molto meno che nel 1981 quando, sebbene fosse ben altra epoca, per la prima volta votò due donne nel Csm, controbilanciando l'assenza tra le togate; dunque, ancora una volta, i dati dimostrano come, laddove si tratti di cariche pubbliche di altissimo rilievo e autorevolezza, le donne, che pure hanno capacità, preparazione e competenze indiscutibili, sono di fatto tagliate fuori, discriminate ed estromesse da quei ruoli e dai quei circuiti che costituiscono ancora oggi aree riservate agli uomini; questo scenario, rispetto al quale la politica ha enormi responsabilità, deve essere urgentemente cambiato. Non è solo un problema di giustizia. Non si tratta, cioè, solo di rispondere alla legittima aspettativa di entrambi i generi di accedere, in condizioni di parità, a tutti gli uffici pubblici, compresi quelli di maggior rilievo, anche nella magistratura. Il riequilibrio tra i generi è infatti un obiettivo che deve essere perseguito nell'interesse dell'intera collettività, giacché costituisce dato ormai acquisito che si tratta di fattore strumentale al buon andamento e all'imparzialità dell'azione amministrativa tutta; come ha attestato la giurisprudenza amministrativa formatasi sulla questione concernente la composizione delle Giunte degli enti locali e regionali, solo una congrua rappresentazione dei due sessi negli organi collegiali può garantire che questi adottino decisioni sulla scorta di «tutto quel patrimonio, umano culturale, sociale, di sensibilità e di professionalità che assume una articolata e diversificata dimensione in ragione proprio della diversità di genere» (Tar Lazio, sentenze nn. 6673 del 25 luglio 2011 e 633 del 21 gennaio 2013); la presenza delle donne negli organi di autogoverno è un presupposto fondamentale di una democrazia compiuta, perché la democrazia è fatta di uomini e donne o non è, ed il Parlamento dovrebbe essere la prima tra le istituzioni a garantire una equa rappresentanza tra i generi in organismi delicati per la democrazia del Paese come la magistratura tutta; con riguardo alle più recenti elezioni di componenti della magistratura, quindi, l'Associazione delle donne magistrato, per voce della sua presidente, Carla Marina Lendaro, ha denunciato la gravità della totale assenza di elette di genere femminile, sottolineando come sia indispensabile che il Csm esprima le diverse sensibilità anche di "genere" e ha fatto appello "affinché anche in questa legislatura vengano operate scelte che rimedino allo squilibrio di genere nell'organo di autogoverno"; similmente, la quasi totalità delle professoresse della disciplina di diritto costituzionale, socie dell'Associazione italiana costituzionalisti, hanno scritto una lettera ai Presidenti di Senato e Camera, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, in cui si esprime stupore e "preoccupazioni di fronte a questa decisione, adottata in aperta violazione dell'art. 51 della Costituzione, che assicura a uomini e donne il diritto di accedere in condizioni di uguaglianza agli uffici pubblici e che, a tal fine, affida alla Repubblica il compito di adottare appositi provvedimenti", impegna il Governo: 1) ad adottare, nel più breve tempo possibile, ogni iniziativa legislativa o amministrativa utile affinché sia introdotta una disposizione anti discriminatoria atta a rimuovere gli ostacoli che formalmente e sostanzialmente le donne devono affrontare con riguardo a quello che, di fatto, continua ad essere un monopolio maschile nell'elezione degli organi di autogoverno di tutta la magistratura, sia per la componente togata eletta dai magistrati, sia la componente laica eletta dal Parlamento; 2) a promuovere e a rafforzare la tutela dei diritti delle donne e il loro empowerment in tutti i settori, affrontando le cause strutturali della discriminazione basata sul genere, a promuovere le condizioni che favoriscono la trasformazione nelle relazioni di genere per renderle egualitarie e a garantire alle donne l'effettiva partecipazione, nonché la possibilità di assumere la leadership a tutti i livelli decisionali, politici, economici e sociali. Interrogazioni Atto n. 3-00111 MARGIOTTA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atto n. 3-00112 D'ARIENZO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atto n. 3-00113 LANZI ANASTASI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'art. 14, commi 17-27, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, come sostituito dall'art. 22, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2011, n. 214, e successive modifiche, ha soppresso l'Istituto nazionale per il commercio estero e costituito l'ICE, Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane; l'Agenzia ICE è l'organismo governativo che favorisce e supporta lo sviluppo economico-commerciale delle nostre imprese sui mercati esteri e promuove l'attrazione degli investimenti esteri in Italia. Con una rete di 64 uffici all'estero, 14 punti di corrispondenza, 48 desk promozionali in 74 Paesi, l'istituto svolge attività di informazione, assistenza, consulenza, promozione e formazione alle aziende italiane con particolare attenzione alle piccole e medie imprese; secondo quanto si apprende da fonti ICE, le spese di funzionamento dell'Agenzia per l'anno 2018 ammontano a 74,6 milioni di euro; nell'ultimo triennio lo stanziamento totale per l'attività dell'istituto ha visto una contrazione del finanziamento ordinario a beneficio del piano straordinario rifinanziato annualmente dal Governo. Questo non permetterebbe una corretta, trasparente e puntuale pianificazione annuale delle attività future dell'ICE. Per il 2018 è previsto uno stanziamento totale di 177,6 milioni di euro di cui 132 da piano straordinario; l'ICE ha contribuito negli anni all'internazionalizzazione di centinaia di aziende italiane con attività quali: formazione, assistenza alle imprese, attrazione d'investimenti, comunicazione strategica, potenziamento fiere nazionali, organizzazione e intermediazione per fiere internazionali (eccetera); secondo l'ISTAT l' export italiano è in trend positivo da molti anni e si prevede che raggiungerà la cifra di 540 miliardi di euro entro il 2021. Il 2017 ha visto un incremento del 7,4 per cento rispetto al 2016 e l'avanzo commerciale ha raggiunto la cifra di 47,5 miliardi di euro; il programma di Governo prevede un'attenzione particolare al made in Italy e alla sua tutela, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano adottare le opportune iniziative di competenza al fine di istituire il fondo di cui all'art. 14, comma 19, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, per il finanziamento delle attività dell'ICE in misura sufficiente alla copertura delle spese di funzionamento e alla pianificazione pluriennale dell'attività dell'istituto. Atto n. 3-00114 MALLEGNI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: alla data del 1° settembre 2018, circa un terzo delle istituzioni scolastiche (2.400) sarà sprovvisto del direttore servizi generali ed amministrativi (DSGA) e tale numero, con i prossimi pensionamenti, è destinato a crescere; dal 2000, tale funzione è svolta dagli assistenti amministrativi incaricati DSGA che, sopperendo alla mancanza di DSGA titolari, garantiscono il regolare funzionamento delle scuole loro affidate; per coloro i quali hanno maturato questa condizione sarebbe opportuno prevedere l'indizione di una procedura selettiva distinta da quella del concorso ordinario, sulla tipologia del corso-concorso già utilizzato nella progressione verticale del 2010, ricordando che tale procedura, prevista con cadenza biennale, dopo la prima applicazione, non è stata più espletata; in tal modo potranno essere valorizzati il servizio da DSGA già svolto, i titoli culturali e l'eventuale idoneità conseguita nella precedente procedura del 2010, la titolarità di prima o seconda posizione economica, la formazione per il profilo da DSGA effettuata nei periodi di servizio svolti nel medesimo profilo, così come richiesto dall'amministrazione, l'anzianità di servizio, eccetera, con l'attribuzione di punteggi congrui per ciascuna fattispecie seguendo criteri oggettivi. La graduatoria così formata, oltre che per le immissioni nei ruoli, potrà essere utilizzata come graduatoria permanente da cui attingere per le eventuali sostituzioni; il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4139 del 7 settembre 2015, ha precisato che alla stregua della giurisprudenza costituzionale (sentenze n. 227 del 2013, n. 90 e n. 62 del 2012, n. 310 e n. 299 del 2011) deve ritenersi che il concorso pubblico costituisca la modalità ordinaria di accesso nei ruoli delle pubbliche amministrazioni, in coerenza con i principi costituzionali di uguaglianza ( art. 3) ed i canoni di imparzialità e di buon andamento (art. 97) e che pertanto i concorsi interni sono da considerare come eccezione al principio dell'ammissione in servizio per il tramite del pubblico concorso; giova evidenziare che ogni eventuale riserva sulla legittimità di una procedura come quella rappresentata, riferita alle sentenze della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato, vengono rese nulle se si considera che la situazione attuale è stata determinata dalla deroga, operata dall'amministrazione, alle previsioni di legge (decreto legislativo n. 165 del 2001, art. 52, comma 4, che così dispone: "Qualora l'utilizzazione del dipendente sia disposta per sopperire a vacanze dei posti in organico, immediatamente, e comunque nel termine massimo di novanta giorni dalla data in cui il dipendente è assegnato alle predette mansioni, devono essere avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti") con la finalità, per peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico, di non bloccare il regolare funzionamento degli enti; pertanto, poiché tali azioni sono state funzionali alla realizzazione del buon andamento dell'amministrazione scolastica, legittimamente ricorre "la facoltà del legislatore di introdurre deroghe al predetto principio che deve essere delimitata in senso rigoroso, potendo tali deroghe considerarsi legittime soltanto allorquando siano funzionali al buon andamento dell'amministrazione e ricorrano altresì le peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico idonee a giustificarle"; a far data dal 1° gennaio 2013 (a seguito dell'entrata in vigore della legge di stabilità per il 2013), i DSGA hanno subito gravi penalizzazioni economiche derivate dalla mancata attribuzione di emolumenti legati alle funzioni superiori e, per interpretazione unilaterale del Ministero dell'economia e delle finanze, e dalla decurtazione in busta paga di consistente parte degli emolumenti stipendiali, riferiti al profilo del ruolo di appartenenza; la promozione degli amministrativi a DSGA sarebbe utile per non disperdere i posti per la mancanza di candidati, e soprattutto sarebbe un'operazione a costo zero per l'amministrazione; è necessario, altresì, tenere presente l'effetto che avrebbe, sotto il profilo umano e professionale, l'esclusione di chi, per tanti anni, ha supportato le esigenze peculiari e straordinarie dell'amministrazione, dando la propria disponibilità alla sostituzione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di avviare le opportune iniziative al fine di pervenire alla regolarizzazione della posizione di tutti i dipendenti facenti le funzioni di DSGA, che dal 2001 hanno contribuito al regolare funzionamento delle istituzioni scolastiche in tutto territorio nazionale. Atto n. 3-00115 DURNWALDER Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'accordo sullo spazio economico europeo (accordo SEE) sottoscritto dai Paesi UE e dai Paesi AELS (EFTA) garantisce ai cittadini e agli operatori economici del SEE parità di diritti e doveri nel mercato europeo comune; lo spazio economico europeo si basa su "quattro libertà": la libera circolazione di merci, di persone, di servizi e di capitali; considerato che: l'articolo 4 dell'accordo vieta ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità; l'articolo 36 recita: "Nel quadro delle disposizioni del presente accordo non sussistono restrizioni alla libera prestazione di servizi nel territorio delle Parti contraenti nei confronti di cittadini degli Stati membri della Comunità o degli Stati AELS (EFTA) stabiliti in uno Stato membro della Comunità o in uno Stato AELS (EFTA) diverso da quello del destinatario della prestazione"; il decreto del Presidente della Repubblica 9 giugno 2000, n. 277, prevede delle agevolazioni fiscali a favore degli esercenti le attività di trasporto merci, sia nazionali che comunitari, si chiede di sapere se le agevolazioni fiscali di cui al decreto del Presidente della Repubblica siano applicabili anche agli esercenti le attività di trasporto merci che hanno la sede legale in uno degli Stati AELS (EFTA). Atto n. 3-00116 TARICCO GARAVINI GRIMANI BOLDRINI D'ALFONSO BRESSA LANIECE MARINO D'ARIENZO MARGIOTTA MIRABELLI SBROLLINI GINETTI BITI COMINCINI RAMPI FERRAZZI LAUS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che a quanto risulta agli interroganti: la città di Cuneo continua ad essere un capoluogo di provincia di fatto non connesso da viabilità autostradale con il resto della Pianura Padana; l'autostrada A/33 Asti-Cuneo rappresenta, al momento, solamente un primo collegamento con Torino e con la Liguria, e quindi è assolutamente necessario e strategico il completamento dell'arteria tra i due capoluoghi del basso Piemonte, per collegare un'area ad alta densità produttiva con l'intero territorio regionale e le principali direttrici di traffico nazionale; il primo finanziamento per la realizzazione di questo collegamento autostradale risale a 20 anni fa, quando la legge 3 agosto 1998, n. 295, all'articolo 3, comma 1, istituì un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dei lavori pubblici per interventi di adeguamento del sistema autostradale, ed in particolare delle tratte Asti-Cuneo e Siracusa-Gela; il progetto di tale importante arteria stradale si articolava in 2 tronchi di complessivi 90,15 chilometri, tra loro connessi da un tratto di 20 chilometri dell'Autostrada A/6 Torino-Savona, compreso tra gli svincoli di Marene e Massimini; il tronco 1 (dalla città di Cuneo all'interconnessione di Massimini sulla A/6 Torino Savona) risulta completato e operativo, anche se risulta ancora mancante del lotto 1.6, che completerebbe la viabilità intorno alla città di Cuneo; il tronco 2 (dagli svincoli di Asti est ed Asti ovest della A/21 Torino Piacenza sino allo svincolo di Marene sulla A/6 Torino Savona) è solo parzialmente completato: mancano, infatti, i lotti 2.5 (Guarene-Roddi), 2.6 (Roddi - Diga Enel), 2.1b (Asti est-Rocca Schiavino) e 2.1 dir (Rocca Schiavino - Asti ovest), e l'opera rimane quindi interrotta a causa della mancata realizzazione dei lotti centrali, fra Alba e Cherasco, dove il traffico viene deviato sulla viabilità ordinaria, determinando inevitabili problemi per la circolazione locale e rendendo poco conveniente la sua utilizzazione; nei primi mesi del 2012 la società concessionaria, in accordo con il Ministero, aveva chiesto di rinviare l'esecuzione del lotto 2.5 (Guarene-Roddi) e la prevista costruzione della galleria sotto il fiume Tanaro per mancanza di fondi e di utilizzare, come soluzione temporanea e senza pedaggio, la tangenziale di Alba, impegnandosi a completare il lotto 2.6, consentendo così un primo efficace collegamento a scorrimento veloce e a doppia carreggiata tra Asti e Cuneo; la proposta era stata accettata dalle amministrazioni locali interessate a condizione che, contemporaneamente alla costruzione del lotto 2.6 (Roddi-Diga Enel), fossero realizzate alcune opere complementari, indispensabili per il miglioramento della viabilità locale, ed il 14 marzo e il 19 aprile dello stesso anno si sono svolte, presso la Direzione generale per lo sviluppo del territorio, della programmazione e dei progetti internazionali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, 2 sedute della Conferenza dei servizi, indetta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, prevedendo anche l'approvazione, da parte dell'Anas, del progetto definitivo del lotto 2.6 entro il 30 settembre 2012; il tronco autostradale in oggetto è gestito dall'Autostrada Asti-Cuneo SpA, costituita il 23 marzo 2006, in qualità di concessionaria del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e per effetto della convenzione di concessione approvata con decreto interministeriale del 21 novembre 2007, registrato dalla Corte dei conti in data 31 gennaio 2008, e resa efficace con comunicazione dell'Ispettorato di vigilanza concessioni autostradali dell'Anas, n. CDG-0021686-P dell'11 febbraio 2008; i volumi di traffico, allo stato, notevolmente inferiori a quelli preventivati, anche a causa dello scarso effettivo interesse all'utilizzo legato all'interruzione, sulla base del contratto di convenzione a suo tempo stipulato, andavano a modificare il piano finanziario dell'opera; l'articolo 5 del decreto-legge 12 settembre, 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, intervenendo in materia di concessioni autostradali, ha disciplinato una procedura volta a modificare alcune concessioni autostradali vigenti (anche tramite accorpamenti di tratte interconnesse e proroghe della durata), al fine di assicurare gli investimenti necessari per gli interventi di potenziamento, adeguamento strutturale, tecnologico e ambientale delle infrastrutture autostradali nazionali nonché tariffe e condizioni di accesso più favorevoli per gli utenti; a fine 2017 ed inizio 2018 il Ministero comunicava che in accordo con la società concessionaria, che informalmente esprimeva il proprio assenso, si stava valutando la possibilità di un'operazione di proroga della concessione autostradale SIAS per la A4 Torino-Milano, subordinata al finanziamento degli investimenti necessari per il completamento dell'autostrada Asti-Cuneo ( cross-financing ), a seguito di una revisione progettuale, superando il tunnel a due canne inizialmente previsto, che richiedeva un costo di realizzazione di quasi 700 milioni di euro, e quindi di complessa realizzabilità, con la soluzione senza tunnel , in superficiale esterna, che riduceva drasticamente il costo e anticipava la fine dei lavori; il 27 aprile 2018 la Commissione europea ha assunto la decisione positiva circa lo "State Aid SA.49335 (2017/N) and SA.49336 (2017/N) - Italy Italian Motorways investment plan", che prevede, fra le altre misure, di prorogare la concessione autostradale SIAS per la A4 Torino-Milano per consentire di finanziare gli investimenti necessari per il completamento dell'autostrada Asti-Cuneo ( cross-financing ) sulla base del tracciato alternativo per un importo di circa 350 milioni; considerato che: risulterebbe che il Governo non abbia ancora al momento concluso la negoziazione dell'atto integrativo che dovrà poi ancora essere sottoposto all'approvazione del CIPE, situazione che di fatto sta bloccando tutto l' iter e rischia di congelare il completamento dell'operazione descritta; qualsiasi ipotesi alternativa al progetto attualmente al vaglio, che metta in discussione l'impianto approvato dalla Commissione europea, rappresenterebbe un passo indietro e introdurrebbe forti rischi per il completamento dell'opera; la Regione Piemonte ha sollecitato il completamento dell' iter in oggetto; da notizie raccolte risulterebbe che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non abbia intenzione di presentare all'esame del CIPE il pacchetto di accordi convenuto con la Commissione europea sulla regolazione e lo sviluppo della rete autostradale del Nord-Ovest, in particolare in relazione all'autostrada Asti-Cuneo, soprattutto in merito al meccanismo di finanziamento dell'opera che non prevedeva oneri a carico della Stato e che vi sarebbe la volontà di voler declassare l'opera a strada a scorrimento veloce; la posizione del Ministero fa riferimento alla ridefinizione del progetto richiesta nella XVII Legislatura e alla ricerca della soluzione migliore in termini di rapidità, efficienza e sostenibilità finanziaria, rispetto alla quale l'approvazione dell'Unione europea è un passaggio importante, ma preliminare; rilevato che a parere degli interroganti: un eventuale declassamento dell'autostrada a strada a scorrimento veloce comporterebbe la necessità da parte dello Stato di reperire le risorse necessarie alla sua realizzazione e manterrebbe il nodo dei termini della concessione il cui decorso formalmente partirà solo dal momento del completamento della stessa autostrada; il tratto Roddi-Diga Enel del lotto 2.6, cioè quello non interessato da modifica del tracciato, potrebbe essere immediatamente cantierabile, non dovendo più essere sottoposto ad attività approvative già esperite, diversamente dal tratto sostitutivo che necessita invece di completamento della fase di riprogettazione e di approvazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tutto quanto descritto in premessa; se non ritenga utile e necessario rendere noto ai cittadini, agli enti locali ed alle istituzioni interessate i tempi di definizione dell'atto integrativo e dell'invio dello stesso al CIPE, ed i tempi di avvio della realizzazione di un'opera così fondamentale per il territorio. Atto n. 3-00117 MIRABELLI Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il progetto di razionalizzazione della rete a 220 kV della val Formazza interconnector Svizzera-Italia "all'Acqua - Pallanzeno - Baggio" prevede, tra gli interventi elencati, la realizzazione di una stazione di conversione (Baggio 2) da corrente continua a corrente alternata (DC/AC) che permetta di interconnettere il costruendo collegamento Italia-Svizzera alla stazione già esistente localizzata a Settimo Milanese, per poi immettersi nella rete di trasmissione nazionale; il progetto è stato dichiarato dalla Commissione europea "di interesse comunitario" secondo le procedure previste dal regolamento (UE) n. 347/2013. La sua localizzazione si basa sulla contiguità con l'esistente stazione denominata Baggio, dal nome del vicino quartiere della città di Milano, pur trovandosi nel comune di Settimo milanese; il progetto è stato realizzato ai sensi della legge n. 99 del 2009. Un gruppo di investitori privati ha incaricato di progettare e realizzare l' interconnector Terna Rete Italia SpA, la quale ha individuato, per la realizzazione della nuova stazione sul territorio di Settimo milanese, un'area di circa 115.000 metri quadrati, attualmente destinata a uso agricolo, all'interno dell'area vincolata del parco agricolo sud Milano; Terna Rete Italia, in risposta ai numerosi quesiti esposti sia dall'amministrazione comunale di Settimo milanese sia dai numerosi altri enti e comitati coinvolti a livello territoriale, nel dicembre 2016 ha controdedotto su tali osservazioni, senza però colmare le molteplici lacune ed interrogativi che sono rimasti irrisolti; nel maggio 2018, Terna ha protocollato presso il Comune e presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un nuovo progetto che continua a ignorare le principali richieste presentate dal Comune in data 5 aprile 2017, in particolare sulla salvaguardia che deve essere garantita a un'area protetta destinata a parco regionale agricolo di cintura metropolitana e alla necessità di realizzare un progetto maggiormente integrato con i componenti di rete esistenti; considerato che: la direttiva 2014/52/UE, che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, obbliga il proponente di un progetto soggetto a VIA a fornire: una descrizione dei probabili effetti significativi del progetto sull'ambiente; una descrizione delle caratteristiche del progetto o delle misure previste per evitare, prevenire o ridurre e, possibilmente, compensare i probabili effetti negativi significativi sull'ambiente; una descrizione delle alternative ragionevoli prese in esame dal committente, adeguate al progetto e alle sue caratteristiche specifiche, con indicazione delle ragioni principali alla base dell'opzione scelta, soprattutto in relazione agli effetti ambientali; a fronte di tali obblighi Terna Rete Italia SpA, nelle più recenti controdeduzioni pubblicate, si è rifiutata di svolgere gli approfondimenti richiesti dal Comune di Settimo milanese, dagli altri enti e dai comitati, tra cui l'analisi del rapporto tra costi e benefici e l'analisi multicriteria da parte di soggetti terzi e indipendenti delle varie alternative proposte anche dai comitati stessi; a fronte di richieste di trasparenza sui costi delle varie alternative Terna risponde con valutazioni qualitative non verificabili. La documentazione predisposta da Terna risulta inoltre carente in quanto: non appaiono opportunamente approfonditi e motivati gli elementi che hanno portato ad escludere una sia pur parziale integrazione della nuova stazione di conversione con la stazione elettrica preesistente; vi sono dati insufficienti circa l'inquinamento elettromagnetico; la documentazione risulta priva di un'analisi mirata e dettagliata del progetto; il progetto definitivo non è corredato da alcun intervento esaustivo relativo alle mitigazioni, né da una qualsivoglia opera compensativa; manca di un'analisi paesaggistisca che valuti il congruo inserimento paesistico-ambientale dell'opera; manca l'identificazione dei potenziali rischi, da effettuare mediante una valutazione scientifica realizzata in modo rigoroso e completo sulla base dei dati esistenti; non sono specificate le eventuali misure di contenimento dei rischi o la certezza scientifica che permetta di escludere ragionevolmente la presenza di rischi identificati; visto che: rispetto alla documentazione prodotta nell'ambito delle ultime controdeduzioni, non appaiono opportunamente approfonditi e motivati gli elementi che hanno portato a escludere una sia pur parziale integrazione della nuova stazione di conversione con la stazione elettrica preesistente, prevedendone l'ammodernamento tramite la sostituzione con componenti più compatti (interruttori blindati isolati in gas SF6: tale soluzione permetterebbe di migliorare l'impatto elettromagnetico della situazione esistente e di guadagnare spazio per realizzare l'intervento all'interno di aree già dedicate a applicazioni industriali, salvaguardando l'area destinata a scopi agricoli e la rete di fontanili esistenti, tutelata dall'istituzione parco; terna Rete Italia SpA ha già realizzato impianti con caratteristiche analoghe che permettono di integrare la nuova stazione HVDC all'interno di stazioni di conversione già esistenti. Un esempio è rappresentato dalla stazione elettrica di Piossasco (Torino), nella quale, prima della realizzazione della nuova interconnessione Italia-Francia, erano presenti 4 linee a 80 kV, 2 linee a 220 e una zona a 132 kV. Nella stazione di Settimo milanese sono presenti 5 linee a 380 kV, 2 linee a 220 e una zona a 132 kV. La stazione di Piossasco, essendo stata realizzata con apparecchiature e sistemi di sezionamento e di interruzione isolati in gas SF6, richiede una occupazione di suolo che è circa pari alla metà dell'ingombro della stazione di Settimo milanese. La costruenda sezione in HVDC del collegamento Italia-Francia prevede la realizzazione di una stazione HVDC di 1.200 MW di capacità installata e presenta caratteristiche tecniche assimilabili a ciascuno dei 2 moduli che Terna chiede di realizzare nel comune di Settimo milanese e risulta integrata nella stazione AC/DC esistente. L'ingombro della sezione HVDC, stimato sulla base del progetto presentato da Terna presso il Comune di Piossasco, è di circa 4 ettari; la stazione già esistente a Settimo milanese occupa circa 100.000 metri quadrati di suolo a fronte di una richiesta, nel territorio del medesimo comune, di ulteriori 115.000 metri quadrati in area agricola protetta. Finora, non è stato possibile valutare e realizzare soluzioni alternative che sfruttino aree già destinate a scopi industriali e aree di frangia, di minor pregio e confinanti con la vecchia stazione e la zona industriale, salvaguardando in tal modo le aree che possono rimanere dedicate all'attività agricola, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sulla situazione descritta; se intendano richiedere a Terna Rete Italia SpA: che siano prese in considerazione ipotesi alternative all'attuale progetto di realizzazione della stazione, e in particolare la ristrutturazione e la razionalizzazione della stazione esistente e la sostituzione degli attuali componenti con apparecchiature e sistemi di sezionamento e interruzione isolati in gas SF6; che nello studio di ammodernamento della stazione sia previsto che la parte aggiuntiva della stazione necessaria per la connessione del collegamento HVDC alla rete di trasmissione nazionale sia integrata nella stazione esistente; che la realizzazione di 2 moduli HVC i 1.100 MW della stazione di smistamento e delle relative strutture di servizio avvenga all'interno dell'area della stazione già esistente; se Terna Rete Italia intenda prendere in considerazione nello studio di fattibilità del progetto le analisi del rapporto tra costi e benefici e le analisi multicriteria richieste dal Comune e dagli altri enti e comitati interessati; se Terna Rete Italia SpA intenda considerare nello studio di fattibilità e nelle analisi anche scenari progettuali che includano, oltre alla realizzazione della nuova stazione, anche delle misure di mitigazione e compensazione per le comunità locali quali: a) la ristrutturazione della stazione esistente con tecniche innovative già realizzate in Italia per minimizzare l'impatto di suolo e migliorare l'impatto elettromagnetico delle linee esistenti; b) che la nuova stazione sia realizzata all'interno del perimetro dell'attuale stazione esistente con ampliamenti del perimetro, coinvolgendo anche aree di frangia ma salvaguardando il territorio a vocazione agricola del parco agricolo sud Milano; c) l'interramento di alcuni tratti di linee aeree, con lo scopo di recuperare all'utilizzo più razionale dei cittadini di Settimo milanese e della frazione di Seguro delle aree a verde attrezzato che colleghino la stazione con il laghetto dell'ex cava di Seguro; d) lo spostamento di alcuni tralicci adiacenti ad alcune attività agricole ed industriali, oltre che a fabbricati residenziali, tra cui: il traliccio sito in via Podere la Vigna collocato all'interno di un'attività agricola; il traliccio in frazione Vighignolo ai bordi del complesso di edilizia economica popolare collocato nei pressi del canale scolmatore del Seveso; il traliccio di via Novara collocato tra il cimitero della frazione Vighignolo ed il capannone industriale; e) una nuova viabilità per rendere più corretto e funzionale l'accesso alla nuova stazione, integrandola con gli opportuni interventi alla viabilità locale finalizzati a rendere più coerente ed agevole la viabilità della frazione ed il suo collegamento con la città di Milano; f) il ripristino dei corsi dei fontanili per mantenere coerente e funzionale il reticolo delle acque per l'irrigazione agricola e realizzare interventi mirati alla mitigazione ambientale, proponendo e realizzando un sistema arboreo a tale scopo. Atto n. 3-00118 LONARDO GALLONE CESARO DE SIANO CARBONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Atto n. 3-00119 MALAN Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 22 maggio 2017 il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Giappone hanno siglato a Tokyo un accordo concernente il trasferimento di equipaggiamenti e di tecnologia di difesa; l'accordo ha lo scopo di consolidare la collaborazione in materia di sicurezza, di incrementare i rapporti a livello tecnico- industriale con un Paese con cui sono esistenti solidi legami culturali e che risulta un importantissimo attore nel panorama politico, economico e tecnologico mondiale; simili accordi sono stati già conclusi dal Giappone con altri Paesi membri del G7: Stati Uniti nel 1954, Regno Unito nel 2014, Francia nel 2016, Germania nel 2017; per l'entrata in vigore con l'Italia è necessaria l'approvazione della ratifica in Parlamento; nella XVII Legislatura, il 10 novembre 2017, il Governo pro tempore Gentiloni ha presentato in Senato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell'accordo (AS 2971), cosa che non è ancora avvenuta nella XVIII Legislatura, si chiede di sapere quando il Governo intenda presentare il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell'accordo in premessa. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00395 MALLEGNI Ai Ministri dell'interno e dello sviluppo economico Premesso che, secondo quando risulta all'interrogante: il 17 luglio 2018, nel corso di un vertice svoltosi a Lucca tra l'amministrazione comunale e la prefettura, è stata negata l'autorizzazione alla chiusura dei passi a mare per ragioni di sicurezza; la decisione ha suscitato vibrate proteste degli operatori balneari (Associazione balneari di Marina di Pietrasanta) che, negli ultimi mesi, hanno sovente invocato la chiusura dei varchi fino al 30 settembre, dalle 20.30 alle 8 del mattino, nei giorni di venerdì, sabato e domenica, per difendere gli stabilimenti balneari dai ricorrenti eventi vandalici che caratterizzano il weekend durante il periodo estivo in particolari e delicati tratti del litorale; secondo le associazioni di categoria, la chiusura dei passi a mare avrebbe dovuto essere ordinata già mesi fa per evitare danneggiamenti alle strutture e situazioni pericolose per cittadini e turisti ed evitare problemi di sicurezza e di ordine pubblico; i reiterati atti vandalici compiuti all'interno degli stabilimenti confinanti con i passi a mare sono spesso correlati ad un consumo incontrollato di alcolici; il consorzio Mare Versilia ha stigmatizzato la decisione del prefetto che, a due anni dalla scadenza delle concessioni demaniali e in un clima di assoluta incertezza, genera ulteriori problemi al comparto, creando ingenti danni alle attività delle imprese, già in sofferenza, compromettendo il turismo e vanificando gli sforzi dei tanti operatori che da tempo investono sulla crescita economica della zona, si chiede di sapere: quali orientamenti i Ministri in indirizzo intendano esprimere in riferimento a quanto esposto; se non ritengano, ciascuno per la propria competenza, di intraprendere iniziative che concilino le esigenze di tutela della sicurezza di persone e territori con le corrispondenti esigenze di tutela del lavoro e dell'occupazione degli operatori del turismo dell'intera zona. Atto n. 4-00396 BERUTTI MALLEGNI Al Ministro dell'interno Premesso che: con una missiva del 18 luglio 2018, il Coordinamento per l'indipendenza sindacale delle forze di polizia (COISP) ha dato notizia al capo della Polizia, prefetto Franco Gabrielli, della mancanza di uniformi e di attività di insegnamento teoriche nell'ambito del 10° corso di formazione per vice ispettori e della carenza di uniformi per i frequentatori dei 200°, 201° e 202° corso di formazione per allievi agenti; si fa riferimento al fatto che nell'istituto per ispettori di Nettuno (Roma) e nella scuola allievi agenti di Campobasso tutti i frequentatori del 10° corso per vice ispettore non hanno ricevuto i capi di vestiario necessari o li hanno ricevuti di dimensioni inadeguate; la carenza totale di vestiario riscontrata nell'istituto per ispettori di Nettuno e nella scuola allievi agenti di Campobasso coinvolgerebbe anche gran parte degli allievi agenti impegnati nelle scuole di Alessandria, Brescia, Forlì, Pescara, Peschiera del Garda (Verona), Piacenza, Spoleto (Perugia), Trieste e Vibo Valentia; alla mancanza di uniformi, per i frequentatori del 10° corso per vice ispettori, si sommerebbe l'inesistenza quasi totale delle attività teoriche del corso, si chiede di sapere: se risultino al Ministro in indirizzo le gravi mancanze e carenze evidenziate; quali iniziative urgenti intenda adottare per far fronte a tali problematiche; se non intenda porre in essere azioni concrete volte a superare le difficoltà materiali che sovente coinvolgono le forze di polizia. Atto n. 4-00397 TOFFANIN MALLEGNI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'attuale procedura della fatturazione elettronica prevede che il fornitore trasmetta una fattura elettronica B2B allo SdI (sistema d'interscambio dell'Agenzia delle entrate), indicando la modalità di consegna comunicatagli dal cliente e, una volta acquisito il documento, sarà il SdI ad effettuare la consegna al cliente finale; la consegna può avvenire: sulla PEC del cliente; sul cassetto fiscale del cliente presso il sito dell'Agenzia; sul software gestionale del cliente. La consegna sul software gestionale del cliente solleva quest'ultimo da onerose attività amministrative e per questo motivo si pensa che sarà la soluzione preferita. Tecnicamente avverrà tramite dei "centri di smistamento" (HUB) di cui le software house si stanno dotando al fine di servire i propri clienti. Tendenzialmente ogni software house disporrà di un proprio HUB, identificato da uno specifico "codice destinatario" di 7 caratteri alfanumerici rilasciato dall'Agenzia delle entrate a seguito di opportuno accreditamento. L'HUB riceve pertanto la fattura da SdI e provvede a smistarla al proprio cliente, sulla base del codice fiscale, che la scaricherà tramite il software gestionale in uso; il soggetto passivo, colui che riceve la fattura, ha due modi per farsela inviare all'HUB desiderato: 1) accedendo all'area telematica dell'agenzia e impostando il codice destinatario predefinito. Questo avrà priorità su qualsiasi altra scelta dovesse fare il fornitore in fase di invio della fattura; 2) comunicando al fornitore il proprio codice destinatario. Il fornitore dovrà avere cura di inserire tale codice nell'apposito campo della fattura prima dell'invio; è importante notare che: a) in assenza del codice del destinatario, la fattura verrà comunque consegnata nel "cassetto fiscale" del destinatario (accessibile dall'area telematica dell'Agenzia delle entrate); b) in presenza di codice destinatario errato (non improbabile nel caso di comunicazione al fornitore) la fattura verrà scartata ed il fornitore dovrà procedere ad una nuova emissione; occorre evidenziare due aspetti che presentano delle criticità: riguardano l'area telematica dell'Agenzia delle entrate: chi vuole impostare il codice destinatario predefinito deve accedere all'area telematica dell'Agenzia. Le fasi di accreditamento e accesso, pur possibili in vari modi, risultano complicate e probabilmente fuori dalla portata delle micro imprese. Immaginare che a gennaio 2019 milioni di partite iva, tra cui artigiani e professionisti, siano in grado di accedere e configurare i parametri di ricezione delle fatture elettroniche è del tutto irrealistico; al fine di evitare o limitare questa iniziale criticità operativa e considerando che i software gestionali saranno in grado di trattare l'intero ciclo di fatturazione (emissione e ricezione), servirebbe un passaggio in più per fare in modo che costoro possano anche, per tramite dei rispettivi HUB accreditati, di comunicare all'Agenzia delle entrate quali siano i codici fiscali da loro gestiti (ovviamente con le garanzie del caso); con riferimento ai codici destinatario errati, e non essendoci un sistema preventivo di verifica, nei primi mesi è altamente probabile un proliferare di fatture scartate a causa di codici errati; per ridurre (ai fornitori) gli oneri di reinvio occorrerebbe equiparare il comportamento di SdI per il codice destinatario errato con quanto accade in caso di PEC errata, ovvero non produrre uno scarto del documento ma depositarlo nel cassetto fiscale del destinatario, si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per risolvere le criticità esposte. Atto n. 4-00398 LANNUTTI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: si legge sul sito internet del Cnr: "Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) è la più grande struttura pubblica di ricerca in Italia. Fondata nel 1923, ha operato in passato come consulente di Governo in materia di ricerca e come fondo di finanziamento per i grants della ricerca universitaria. Dal 1989 il Cnr è un Ente di ricerca, con la missione di realizzare progetti di ricerca, promuovere l'innovazione e la competitività del sistema industriale nazionale, l'internazionalizzazione del sistema di ricerca nazionale, e di fornire tecnologie e soluzioni ai bisogni emergenti nel settore pubblico e privato. Obiettivi che vengono raggiunti attraverso un patrimonio di risorse umane che conta oltre 8000 dipendenti, la metà dei quali è rappresentata da ricercatori e tecnologi. Circa 4000 sono i giovani ricercatori impegnati in attività di ricerca post-dottorato presso i laboratori dell'Ente, mentre un contributo importante arriva dalle collaborazioni, anche internazionali, con i ricercatori delle Università e delle imprese, rafforzando così il sistema nazionale della ricerca". Forte di 8.400 persone tra ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi, considerato un'eccellenza italiana ed internazionale, riceve 550 milioni di euro di finanziamento pubblico dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca; anche il Cnr è attraversato dal fenomeno del precariato e dalle mancate stabilizzazioni che sembravano possibili. Come si legge su "Pisatoday", in un articolo del 21 febbraio 2018, «Rispetto agli 8800 precari degli enti di ricerca, scrivono in una nota i ricercatori, sostenuti dall'Unione sindacale di base (Usb), non ha speso un euro, stanziando invece 200 milioni per i dirigenti scolastici. La ministra che, con orgoglio, parla della firma di un contratto collettivo del pubblico impiego, come un importante risultato: 80 euro medi di aumento dopo 8 anni di blocco contrattuale. Contratto che Usb che non ha sottoscritto e che contesta radicalmente»; si legge su un articolo dell'Associazione nazionale professionale per la ricerca (Anpri) del 29 maggio, che, dopo le elezioni politiche del 4 marzo, «A valle della conferma di Roberto Battiston alla presidenza dell'Agenzia Spaziale Italiana, avvenuta il 9 maggio ad opera della ministra Valeria Fedeli, l'assemblea dei soci del CIRA, riunitasi il 10 maggio, ha approvato il bilancio 2017 e ha nominato il nuovo CdA. Per la presidenza del CIRA Battiston ha confermato la fiducia a Paolo Annunziato, già direttore del CNR dal 2012 al 2016. A lui si affiancano, anche essi su indicazione dell'ASI, i consiglieri Maurizio Cheli, già celebre astronauta, ora imprenditore, e Tiziana De Chio, avvocato. La Regione Campania ha designato Felicio De Luca, dottore commercialista, già direttore generale di Irpinia Ambiente, mentre l'Associazione Italiana delle Industrie per Aerospazio e Difesa (AIAD) ha nominato come suo rappresentante Ludovica Schneider, ingegnere, di provenienza Leonardo Finmeccanica, con competenza nel settore aeronautico. Ai vertici della ricerca aerospaziale governativa, a pochi giorni dalla formazione del nuovo Governo, si conferma quindi un'amministrazione espressione del Governo uscente (a guida Centro-Sinistra). Resta da verificare come questa scelta possa influire su una questione fondamentale per il rilancio del Centro quale il rifinanziamento del PRO.R.A. (Programma Nazionale di Ricerche Aerospaziali), di competenza del MIUR (e quindi in capo al nuovo Governo) ma che contemporaneamente prevede ingenti investimenti anche da parte dell'ASI e della Regione Campania (enti amministrati dal Centro-Sinistra)»; considerato che: il 18 luglio Gilberto Corbellini, storico della medicina e bioeticista, per il Cnr e l'università "La Sapienza" di Roma, sulle colonne di "Wired" ha pubblicato un articolo dal titolo "Come si possono combattere razzismo e xenofobia con la scienza?": «Viviamo in un paese profondamente egoista e xenofobo, sostiene Corbellini. Matteo Salvini è bravo a intercettare sentimenti largamente diffusi. È geniale lo slogan "prima gli italiani", che risuona nel cervello tribale di ognuno di noi come "la sopravvivenza del mio gruppo è minacciata da estranei e dobbiamo proteggere le nostre donne, i nostri figli, il nostro lavoro, le nostre case, etc". (...) Il fenomeno migratorio dal Medioriente verso l'Europa ha generato un cambiamento culturale e morale nell'antico continente, creando una divisione tra chi è a favore e chi è contro l'immigrazione. Per l'ennesima volta nella storia umana siamo di fronte a un evento che scatena comportamenti innati e vede in lotta tra loro, nei cervelli umani, i naturali impulsi xenofobi e quelli altruisti. Le dinamiche neurobiologiche che negoziano il peso relativo di altruismo e xenofobia non sono del tutto chiare. Appunto, la stessa persona può comportarsi altruisticamente dato un contesto, ed esprimere sentimenti xenofobi o razzisti in un altro. Quali sono i fattori che influenzano questi switch?». Per questo Corbellini parla della concreta possibilità di ricorrere alla conoscenza per «circoscrivere gli effetti socialmente destabilizzanti di xenofobia e razzismo». Tanto che «già nel 2001 l'Unesco consigliava di sviluppare strategie scientificamente fondate per controllare atteggiamenti xenofobi e discriminatori», che il professore comunque riconosce essere caratteristiche intrinseche dell'essere umano. E qui entra in gioco l'ossitocina, l'ormone dell'altruismo, della fiducia e dei legami sociali. «Il tempo nel quale viviamo offre eccellenti opportunità per studiare il problema». E fa riferimento a un recente esperimento, realizzato da un team di studiosi e scienziati dell'università di Bonn. I risultati dell'esperimento sui fattori che rendono altruiste o xenofobe le persone dicono che se i partecipanti inalavano per via nasale l'ossitocina diventavano maggiormente propensi ad aiutare e a donare denaro ai rifugiati, anche perché venivano influenzati reciprocamente; risulta all'interrogante che il dipartimento di Corbellini, che ha una retribuzione lorda fissa di 112.272,27 euro annui, costa circa 44 milioni di euro all'anno (34 milioni circa di stipendi), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che un ricercatore del Cnr possa proporre l'uso dell'ossitocina, utilizzando gli italiani come cavie per inoculare l'ormone dell'altruismo, della fiducia e dei legami sociali, per offrire eccellenti opportunità per studiare il problema; se ritenga validi i risultati dell'esperimento sui fattori che rendono altruiste o xenofobe le persone, dove i partecipanti inalavano per via nasale l'ossitocina diventando così maggiormente propensi ad aiutare e a donare denaro ai rifugiati, anche perché venivano influenzati reciprocamente; se tale proposta, che riporta alla memoria esperimenti di massa su uomini e donne utilizzati come cavie da laboratorio, non debba essere contrastata, anche richiamando i ricercatori del Cnr a non esorbitare dai propri compiti; se il Governo, che dovrebbe offrire risposte tangibili ai precari della ricerca, non abbia il dovere di utilizzare l'istituto dello spoil system , rispetto agli incarichi di vertice del CNR e collegati centri di ricerca. Atto n. 4-00399 DE PETRIS Al Ministro della salute Premesso che: il "Santa Maria della Pietà" è l'ex manicomio della provincia di Roma e costituisce un luogo di grande rilievo per la storia della città e una grande risorsa pubblica sotto il profilo architettonico e ambientale; l'ex ospedale psichiatrico ha visto la sua chiusura solamente del 1998, dopo un lungo e complesso processo iniziato 20 anni prima con l'approvazione della legge Basaglia (legge n. 180 del 1978), che ha consentito il superamento dell'impostazione manicomiale nella cura e assistenza dei malati psichiatrici; ulteriori 20 anni sono trascorsi senza che le amministrazioni locali e territoriali si impegnassero a consentire una vera fruibilità di tale prezioso patrimonio pubblico, anni in cui associazioni e cittadini hanno elaborato proposte e progetti per un uso socioculturale rivolto ai reali bisogni di Roma e dei suoi cittadini; la legge n. 388 del 2000 (art. 98) ha previsto che "i beni mobili e immobili degli ex ospedali psichiatrici, già assegnati o da destinare alle aziende sanitarie locali o alle aziende ospedaliere, sono da esse a loro volta destinati alla produzione di reddito attraverso la vendita anche parziale degli stessi, con diritto di prelazione per gli enti pubblici, o la locazione. I redditi prodotti sono utilizzati prioritariamente per la realizzazione di strutture territoriali, in particolare residenziali, nonché di centri diurni con attività riabilitative destinate ai malati mentali", in attuazione degli interventi previsti sia dal piano sanitario nazionale 1998-2000 che dal progetto obiettivo "tutela della salute mentale"; anche la sentenza del Consiglio di Stato n. 1422 del 2003 ha confermato per gli ex ospedali psichiatrici un utilizzo reddituale, finalizzato al finanziamento dei progetti di salute mentale, escludendo l'utilizzo sanitario anche in considerazione del fatto la stessa legge n. 388 non comprende l'uso psichiatrico per tali edifici; nel corso degli anni il Comune di Roma ha approvato atti e documenti volti ad accogliere tali indicazioni. Bisogna tuttavia considerare come la legge della Regione Lazio n. 14 del 2008 abbia stabilito che i beni gestiti dalle ASL destinati alla produzione di reddito passino alla proprietà esclusiva della Regione, che nel caso del Santa Maria della Pietà deve comunque attenersi alle linee guida predisposte dal Comune per la realizzazione di un progetto urbano dedicato alla struttura (come previsto dalle norme tecniche di attuazione del piano regolatore generale di Roma); si ricorda come lo schema di assetto preliminare che il Comune deve predisporre debba essere elaborato possibilmente ma non necessariamente in accordo con i soggetti proprietari; in tale contesto si è inserita nel 2015 la delibera n. 40 dell'Assemblea capitolina, che ha accolto la proposta di delibera di iniziativa popolare presentata dal comitato "Si può fare". Il documento ha indicato con estrema chiarezza la prevalenza dell'utilizzo socioculturale, configurando come residuo, ai sensi della legge n. 388 del 2000, l'uso sanitario; la Giunta regionale del Lazio nel dicembre 2016 ha approvato la delibera n. 787, mediante la quale ha attribuito un utilizzo quasi completamente sanitario all'intero complesso, indicando la ASL RmE come proprietaria di 25 edifici su 35. Tale delibera non ha in alcun modo individuato le forme e le modalità per la produzione di redditi da destinare ai progetti di salute mentale; le associazioni coinvolte hanno dunque presentato ricorso, ancora pendente, presso il TAR del Lazio, non tenendo in alcuna considerazione tra l'altro la proposta di legge di iniziativa popolare, che è in linea con le indicazioni elaborate precedentemente dal Comune; il 10 luglio 2018 la Regione ha approvato la delibera n. 359, con l'obiettivo di portare a compimento il programma di "recupero, riqualificazione e risanamento" contenuto nella delibera n. 787 del 20 dicembre 2016. Sembra che sia stato già trovato un accordo per la firma di un protocollo con il Comune di Roma, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda fare chiarezza sulla vicenda, in particolar modo verificando la compatibilità di quanto previsto dalla delibera della Giunta regionale n. 787 del 20 dicembre 2016 con le indicazioni di cui alla legge n. 388 del 2000, al fine di garantire il rispetto del modello organizzativo delineato dal legislatore statale volto a promuovere la costituzione di una rete di strutture destinate ad assicurare il soddisfacimento delle esigenze di prevenzione, cura e riabilitazione di cui necessitano le persone affette da malattie mentali, in particolare non sradicandole dal tessuto sociale cui appartengono. Atto n. 4-00400 CONZATTI SERAFINI Al Ministro della salute Premesso che nel corso delle diverse legislature sono state presentate interrogazioni parlamentari in materia di acufeni al Ministro della salute, tra cui l'interrogazione 4-03609 dell'11 marzo 2015 alla quale il ministro Beatrice Lorenzin ha dato risposta il 23 aprile 2015, specificando che: "Attualmente, non è possibile prevedere l'inserimento dell'acufene tra le malattie croniche ed invalidanti di cui al decreto ministeriale n. 329 del 1999, poiché esso non costituisce una vera e propria malattia, ma è un sintomo con diversi livelli di gravità, determinato da patologie vascolari (fistole del collo, tumori carotidei, aneurismi intracranici o meningei, patologie dei grossi vasi del collo) o, più frequentemente, associato a patologie audiologiche, vestibolari, neurologiche, autoimmuni, cerebrovascolari, dismetaboliche ed ematologiche. Inoltre, la condizione non sembra rispondere ai criteri di inclusione previsti dal decreto legislativo n. 124 del 1998 (gravità, invalidità ed onerosità del relativo trattamento) e sarebbe difficoltosa l'individuazione delle prestazioni erogabili in esenzione (appropriate per il monitoraggio della patologia e la prevenzione di aggravamenti e complicanze). Peraltro, si rammenta che i pazienti affetti da acufene sono tutelati dal Servizio sanitario nazionale attraverso i livelli essenziali di assistenza e che gran parte delle condizioni che determinano l'acufene sono già comprese tra le malattie previste dal decreto ministeriale n. 329 del 1999, per le quali sussiste l'esenzione dalla partecipazione al costo delle relative prestazioni specialistiche. Da ultimo, si precisa che una campagna di conoscenza e sensibilizzazione concernente l'acufene, al momento non è ricompresa tra quelle in cui il Ministero della salute è impegnato", si chiede di sapere: se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative volte a prevedere degli screening audiologici nelle fasce di età più a rischio e nei soggetti che presentano patologie che hanno correlazione con questo disturbo, per evidenziare una predisposizione o l'insorgenza di acufeni; se ritenga di promuovere studi sui casi noti, visto che, a parte i pazienti che si rivolgono alle strutture del sistema sanitario nazionale (circa 2.500 all'anno), esistono delle associazioni di persone affette da questi disturbi con migliaia di iscritti, al fine di valutare il grado di gravità dei fastidi e le limitazioni a cui costoro sono soggetti; se ritenga di valutare la possibilità di finanziare ricerche che portino a escludere che l'utilizzo di tecnologie ( smartphone , apparecchi wifi , cuffie e altro) possano concorrere alla comparsa di acufeni o possano creare peggioramenti nei soggetti già sofferenti; se intenda valutare la necessità di assumere iniziative per informare le famiglie e i più giovani sull'uso distorto e continuativo di musica ad alto volume e di apparecchi elettronici e sui rischi che si corrono, considerato che l'insorgenza di acufeni è spesso legata all'esposizione al rumore o all'inquinamento acustico; se ritenga di assumere iniziative volte a promuovere il sostegno psicologico per i soggetti che manifestano i disturbi più gravi e per scongiurare che l'acufene possa influire sulla qualità della vita e sulle relazioni sociali e familiari delle persone sofferenti, che possono arrivare a valutare perfino il suicidio; se intenda valutare l'opportunità di censire i farmaci (tanti di uso comune, tossici per l'orecchio) che possono avere fra gli effetti collaterali quello di indurre gli acufeni, così da informare i medici di base ed evitare che una combinazione di fattori differenti possa indurre a questo fastidioso disturbo, difficile da superare; se intenda stilare un elenco dei centri di eccellenza, esigenza sempre più frequentemente manifestata, capaci di seguire con qualche successo i soggetti che presentano questo disturbo; se ritenga di attivarsi al fine di riconoscere, urgentemente, l'acufene come malattia cronica invalidante ai sensi del decreto ministeriale n. 329 del 1999, da ricomprendere nei LEA (livelli essenziali assistenza), di cui all'art. 1, comma 7, del decreto legislativo n. 502 del 1992. Atto n. 4-00401 NASTRI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: secondo quanto risulta da un articolo pubblicato dal quotidiano "La Stampa" il 20 luglio 2018, le condizioni generali del sistema infrastrutturale italiano, dei collegamenti stradali e della manutenzione, delle opere infrastrutturali da completare o non ancora avviate, sono estremamente gravi e in forte ritardo rispetto alle richieste della comunità nazionale; al riguardo, l'Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) segnala che il complesso delle opere e dei cantieri rimasti in sospeso, tra grandi e piccole opere viarie, dighe e ponti, bretelle, edifici pubblici e scuole da ricostruire o da mettere a norma, risulta numericamente pari a 270, quantificato in 21 miliardi di euro suddivisi sull'intero territorio nazionale, il cui danno economico e occupazionale, generato dalla situazione estremamente precaria, si ripercuote sui servizi resi alla collettività, la perdita di posti di lavoro pari a 330.000 persone in meno e 75 miliardi di euro di ricadute in negativo sull'economia; la lista delle opere infrastruttuali rimaste ferme o mai avviate, che coinvolgono pressoché l'intero territorio nazionale, riportata dal sito "sbloccacantieri" e verificata dall'Ance, anche grazie alle segnalazioni ricevute, comprende in particolare 81 progetti di edilizia scolastica, 78 opere di gestione delle acque concentrate soprattutto al Sud e 40 nel campo della viabilità, tra strade statali, provinciali e comunali, 29 opere idrogeologiche e 20 grandi infrastrutture di collegamento; dai grandi lavori come la gronda di Genova, il cui importo si attesta sui 5 miliardi di euro, alla terza corsia dell'autostrada A11 Firenze-Pistoia, 3 miliardi di euro, sino al sistema di tangenziali venete, nel tratto Verona-Vicenza-Padova, con interventi stimati in 2,2 miliardi di euro, fino ad interventi di manutenzione per il comune di Roma, per 78 milioni di euro, nonché per il programma per gli interventi straordinari per le scuole del Lazio, Marche ed Umbria danneggiate dal sisma, che avrebbero dovuto essere realizzati per l'anno scolastico 2017/2018; i ritardi e il blocco degli interventi, evidenzia ancora l'Ance, non sono causati da problemi finanziari, essendo già disponibili 140 miliardi di euro, quanto piuttosto dalle procedure burocratiche talmente complesse da determinare la situazione di stallo; a tal fine, secondo l'amministratore delegato dell'Anas, è necessario rivedere la normativa del codice degli appalti (decreto legislativo n. 50 del 2016, e successive modificazioni e integrazioni), in particolare occorre rivedere gli strumenti di raccordo con la legge fallimentare (regio decreto n. 267 del 1942, e successive modificazioni e integrazioni) a tutela delle piccole e medie imprese, che sempre più spesso sono travolte dal fallimento delle grandi imprese affidatarie dei lavori, e intervenire con urgenza sui tempi delle procedure autorizzative che incidono sull'efficacia degli investimenti; l'Ance e l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, riporta ancora "La Stampa", nel concordare sulla necessità di rivedere l'assetto normativo del codice degli appalti, evidenziano altresì l'urgenza di introdurre misure di semplificazione unitamente a incentivi per la digitalizzazione, ed interventi per la trasparenza e la legalità; a giudizio dell'interrogante, i rilievi dell'Ance configurano un quadro generale di evidente emergenza in ordine ai ritardi nel completamento delle opere infrastrutturali, per numero elevato e importanza strategica, che accresce i gap di competitività rispetto agli altri Paesi; l'interrogante evidenzia altresì come il danno economico, occupazionale e sociale, causato dalla lentezza nel procedere alla realizzazione delle opere pubbliche, stimato dall'Ance in 21 miliardi di euro, unitamente ad una legislazione complessa e farraginosa, costituisce un freno per il rilancio economico del Paese di proporzioni enormi, se si valuta l'incidenza che il sistema delle opere pubbliche determina per il PIL, unitamente all'indotto generato, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se intenda confermare la situazione complessiva dei ritardi delle opere pubbliche come descritta in premessa e quali iniziative di competenza intenda intraprendere, al fine di accelerare il completamento dei cantieri indicati; se non convenga con i rilievi espressi dall'Anas in merito alle difficoltà applicative del codice degli appalti, che costituiscono un freno nella realizzazione delle opere pubbliche per il Paese; quali iniziative infine di competenza intenda assumere, al fine di semplificare i sistemi autorizzativi e procedurali degli appalti all'interno del piano nazionale delle opere pubbliche, i cui strumenti d'intervento appaiono fortemente precari e inefficienti, ai fini della crescita e della competitività del sistema Paese. Atto n. 4-00402 BRIZIARELLI Al Ministro dell'interno Premesso che: dagli inizi degli anni '90 si è strutturato a Palermo, all'interno del parco della Favorita, un campo nomadi che, pur nascendo come accoglienza provvisoria, si è ormai definitivamente stabilizzato, senza mai essere definitivamente né smantellato né sistemato; molti minori vivono all'interno di questo campo che, con ovvia evidenza che si evince dalle cronache e anche da un'osservazione che chiunque può fare, è molto al di sotto degli standard igienico-sanitari minimi, a maggior ragione per un minore; risultano essere numerose le chiamate alle forze dell'ordine da parte dei residenti nelle zone limitrofe al campo nomadi, specialmente per il cattivo odore che si sviluppa da roghi estemporanei all'interno del campo; la Procura di Palermo in data 17 luglio 2018 ha provveduto al sequestro dell'area; considerato che: recentemente l'associazione dei comitati civici ha sollevato il problema di alcuni pericolosissimi cavi di luce che partono da un contatore irregolare ubicato a ridosso di villa Castelnuovo; recentemente il sindaco ha dichiarato che attraverso finanziamenti PON si prevede un totale svuotamento del campo nomadi entro il 2019; è indecoroso che nel 2018 delle persone possano e debbano vivere, in Italia, in una condizione di tale degrado e miseria, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno attivare tutte le procedure di competenza atte a verificare quanto riportato; se esista un registro del movimento nomadi, così come previsto dall'art. 1, comma 2, del regolamento campi nomadi del Comune di Palermo; chi ne sia, eventualmente, il responsabile e se tale registro sia aggiornato; quanti siano i minori complessivamente ospitati nel campo nomadi e se a tutti sia fornita adeguata assistenza da parte degli assistenti sociali del Comune di Palermo. Quali interventi siano stati fatti nel recente passato e quali siano programmati per il futuro per favorire l'integrazione di tali minori nel tessuto sociale cittadino; che tipo di accordo esista tra la Regione Sicilia e il Comune di Palermo per l'assegnazione, ancorché in via temporanea o di emergenza dell'area sulla quale insiste il campo nomadi, considerato il vincolo ambientale che grava su tale area, che è all'interno della riserva naturale orientata di monte Pellegrino, area B (decreto regionale n. 610/44 del 6 ottobre 1995, di istituzione della riserva, ricadente nel territorio del comune di Palermo, e relativi allegati) e che la proprietà della riserva della Favorita è della Regione Siciliana (decreto legislativo n. 265 del 2010); a quale titolo, considerata la proprietà della Regione sulla zona dove insiste il campo nomadi, il Comune di Palermo fornisca utenze idriche agli abitanti del campo, attraverso i silos che vengono riforniti dalle autobotti del Comune; se sia il Comune a fornire agli ospiti del campo nomadi le utenze elettriche e a che titolo, considerata che la proprietà della zona è della Regione Siciliana; se i tre contatori Enel che si vedono dentro il campo nomadi siano intestati al Comune di Palermo, quanto sia costata annualmente la fornitura di tale servizio, con la specifica per gli anni 2015-2016-2017; quale importo sia stato introitato dal Comune, come pagamento delle utenze idriche ed elettriche, qualora fornite dal Comune, per gli anni 2015-2017 da parte degli occupanti del campo nomadi, così come previsto dall'art. 7, comma 2, del citato regolamento; quali siano state le spese complessive sostenute dal Comune di Palermo per la logistica, pulizia e quanto altro serva per il mantenimento del campo nomadi negli anni 2015-2017 con la specifica per ciascun anno; se esista allo stato attuale un progetto definito o in stato avanzato di definizione di riqualificazione del campo nomadi; se e quali studi abbia effettuato il Comune, o altri enti di cui comunque il Comune sia a conoscenza, per verificare se ci sia il pericolo di inquinamento o contaminazione di falde acquifere, considerato che il campo esiste dal 1993 e non è dotato di scarichi fognari e che quella zona è ricca di falde acquifere; se sia stato mai fatto un censimento, con relativa segnalazione all'autorità giudiziaria, di immobili, o comunque strutture non mobili, assimilabili ad appartamenti, privi di autorizzazione, utilizzati o esistenti all'interno del campo nomadi, considerati i vincoli paesaggistici ed ambientali, e quanti di questi siano stati abbattuti o rimossi; se ritenga opportuno attivare tutte le procedure di competenza atte a verificare se siano stati arrecati danni allo Stato. Atto n. 4-00403 VESCOVI Al Ministro della giustizia Premesso che: con la legge n. 148 del 2011, il Parlamento ha conferito delega al Governo al fine di riorganizzare la distribuzione degli uffici giudiziari sul territorio nazionale; la delega ha portato all'eliminazione di tutte le sezioni distaccate, fatto salvo il correttivo di cui all'art. 10 del decreto legislativo n. 14 del 2014, con il quale sono state ripristinate le sezioni distaccate di tribunale delle isole, di Portoferraio, Ischia e Lipari sino al 31 dicembre 2016, poi ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2018; il Ministro in indirizzo, all'epoca deputato, con l'interrogazione 4-18920, presentata in data 21 dicembre 2017, ebbe a chiedere al Ministro pro tempore Andrea Orlando, riferendosi all'avvenuta riapertura delle sezioni citate: "tale riapertura, avvenuta il 6 ottobre 2014, trovava quindi la propria ratio nella particolare situazione geografica insulare (oltre a Portoferraio, sono state riaperte solo le sezioni di Ischia e Lipari), che rendeva, altrimenti, per i cittadini elbani assai difficile il ricorso alla giustizia; è indubbio che sono ancora del tutto sussistenti le ragioni che hanno determinato il ripristino delle sezioni insulari: basti pensare che dall'Isola d'Elba per arrivare al porto di approdo più vicino (Piombino) occorrono circa 1 ora e 30 minuti di nave e poi vi sono ulteriori 100 chilometri da percorrere in auto, o con mezzi pubblici, per giungere alla sede centrale del tribunale di Livorno -: quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro interrogato, al fine di evitare la chiusura della sezione distaccata di Portoferraio del tribunale di Livorno e non aggravare ulteriormente il carico di lavoro degli omologhi di Livorno"; oltre alle evidenti persistenti specificità insulari, l'isola d'Elba ha una popolazione di circa 40.000 abitanti durante il periodo invernale, raggiungendo le 400.000 presenze durante tutta l'estate, è sede di vice prefettura e vede la presenza di un penitenziario con oltre 300 detenuti, si chiede di sapere quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro in indirizzo, al fine di evitare la chiusura della sezione distaccata di Portoferraio del tribunale di Livorno al 31 dicembre 2018. Atto n. 4-00404 BINETTI RIZZOTTI GALLONE Al Ministro della salute Premesso che: gli organi di senso, in particolare vista e udito, sono essenziali per orientarsi nel tempo e nello spazio, per entrare in relazione con gli altri, per ricavare dal contesto, in cui viviamo gli stimoli necessari per avere un accettabile livello di benessere e quindi per sentirsi pienamente inseriti nell'ambiente familiare, sociale e professionale. Sono noti, infatti, i disagi, sia pure di diversa entità, a cui vanno incontro le persone con disturbi nella vista o nell'udito, pur senza giungere alle condizioni di deficit pressoché totale delle persone cieche e sorde, o perfino sordo-cieche; uno dei sintomi che creano particolare disagio alle persone è rappresentato dagli acufeni: un suono continuo, fatto di fischi, ronzii, fruscii, crepitii, soffi, eccetera, percepito in uno o in entrambi gli orecchi; non si tratta semplicemente di un sintomo fastidioso, a volte è una vera e propria malattia con carattere invalidante, che colpisce con diversa intensità il 10 per cento della popolazione; in genere si tratta di una popolazione di età compresa tra i 45 e i 75 anni, che denuncia serie difficoltà a continuare il suo lavoro; il disturbo causato dagli acufeni incide a livello emotivo e sensoriale per il suo carattere di persistenza, rende più difficile la concentrazione nel lavoro e nell'ambito delle relazioni interpersonali, crea tensione ed irritabilità e altera spesso il ritmo sonno-veglia; le persone che ne soffrono sono spesso stressate, stanche e appaiono meno disponibili, a causa del fastidio percepito assimilabile a un chiodo piantato nel cervello; l'acufene determina quindi ripercussioni concrete sulla qualità di vita che si manifestano a livello globale, con disturbi del sonno, ansia, nervosismo, difficoltà di concentrazione, stress , fino a disturbi depressivi o d'ansia; rari, ma certi, alcuni casi esitati nel suicidio; non è classificabile come una malattia, ma è una condizione che può derivare da una vasta pluralità di cause. Tra di esse si possono includere: danni neurologici (ad esempio dovuti a sclerosi multipla), infezioni dell'orecchio, stress ossidativo, stress emotivo, presenza di corpi estranei nell'orecchio, allergie nasali che impediscono (o inducono) il drenaggio dei fluidi, accumulo di cerume e l'esposizione a suoni di elevato volume. La sospensione dell'assunzione di benzodiazepine può essere anch'essa una causa; l'acufene può essere un accompagnamento della perdita dell'udito neurosensoriale o una conseguenza della perdita dell'udito congenita, oppure può essere anche un effetto collaterale di alcuni farmaci (acufene ototossico). Diverse sono le cause alle quali può essere associato: tumori cerebrali, otiti, perdita dell'udito, anche in rapporto all'invecchiamento, esposizione prolungata a rumori intensi, utilizzo prolungato di alcuni farmaci ototossici, eccetera; l'acufene è solitamente un fenomeno soggettivo, tale da non poter essere misurato oggettivamente e la condizione è spesso valutata clinicamente su una semplice scala da "lieve" a "catastrofico" in base agli effetti che esso comporta; al 2016, non vi sono farmaci efficaci, si chiede di sapere, considerato il carattere invalidante della patologia descritta in premessa, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per ottenerne uno specifico riconoscimento a livello di LEA (livelli essenziali di assistenza) e per attivare studi e ricerche mirate, sia per verificare le cause del disturbo, sia per intervenire in modo appropriato con farmaci specifici che possano contribuire a rimuovere questo fastidioso sintomo. Atto n. 4-00405 BINETTI RIZZOTTI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: in Italia, come è noto, esistono due diversi corsi di laurea, afferenti a due diverse facoltà, che permettono di conseguire il titolo di educatore, reso obbligatorio per l'esercizio della professione con la legge n. 205 del 2017, commi 594-601, e soprattutto della legge n. 3 del 2018. In un caso si tratta del corso di laurea in Scienze dell'educazione per educatori e formatori (L-19), i cui laureati possono occuparsi, come previsto nel curriculum dell'educatore , di servizi educativi e formativi, culturali, giudiziari; di genitorialità e famiglia; di mediazione interculturale e di integrazione; di bisogni educativi speciali e inoltre di formazione, gestione e valorizzazione delle risorse umane; di orientamento e bilancio delle competenze, di centri per l'impiego, eccetera. Nel secondo caso i laureati che ottengono il titolo di educatori professionali, provengono dalla facoltà di Medicina e chirurgia, dove frequentano lo specifico corso di educatore professionale, istituito ai sensi della legge n. 502 del 1992, e successive modifiche; si tratta di un corso di laurea abilitante alla professione sanitaria di educatore professionale e gli ambiti professionali previsti in questo caso riguardano contesti di tipo sanitario e sociosanitario; l'educatore sociosanitario programma, gestisce e verifica interventi educativi mirati al recupero e allo sviluppo delle potenzialità dei soggetti in difficoltà per il raggiungimento di livelli sempre più avanzati di autonomia; contribuisce a promuovere e organizzare strutture e risorse sociali e sanitarie, al fine di realizzare il progetto educativo integrato; programma, organizza, gestisce e verifica le proprie attività professionali all'interno di servizi sociosanitari e strutture sociosanitarie e riabilitative e socio-educative, in modo coordinato e integrato con altre figure professionali presenti nelle strutture, con il coinvolgimento diretto dei soggetti interessati e delle loro famiglie, dei gruppi, della collettività; opera sulle famiglie e sul contesto sociale dei pazienti, allo scopo di favorire il reinserimento nella comunità; partecipa ad attività di studio, ricerca e documentazione finalizzate a tali scopi. Rientra nella classe L SNT/02, classe delle lauree in professioni sanitarie della riabilitazione come educatore professionale sanitario; la figura dell'educatore professionale è stata oggetto di un ampio dibattito nella XVII Legislatura, anche se poi, dopo un lungo stallo della legge in Senato, si è giunti ad un'approvazione a giudizio delle interroganti frettolosa che non ha affatto risolto i problemi legati ad un tema così delicato come quello della formazione, in una prospettiva dai confini amplissimi, come è possibile rilevare dagli ambiti di competenza dei due profili professionali; il 21 luglio 2018, i tre principali sindacati Cgil, Cisl, Uil hanno scritto al Governo con l'obiettivo di riunificare la figura dell'educatore professionale, criticando lo sdoppiamento della figura. A loro avviso, i due corsi universitari avrebbero qualifiche simili e ambiti di competenza sovrapponibili e la scissione creerebbe disagi sia ai professionisti che alle diverse forme di servizio pubblico; in realtà, la struttura stessa dei due corsi di laurea è diversa, anche per collocazione culturale, dal momento che il corso di laurea a carattere sociosanitario conferisce una laurea abilitante, esige almeno 60 crediti formativi universitari di tipo professionalizzante, adeguatamente certificati, e per questo è a numero chiuso: circa 40 studenti, opportunamente selezionati, contro le diverse centinaia di studenti dell'indirizzo socio-pedagogico; inoltre ha un orizzonte professionale in cui l'aspetto sanitario richiede conoscenze mirate ed approfondite anche nell'ambito fisio-patologico, terapeutico e riabilitativo; non si tratta ovviamente di una scelta politica, ma di una scelta con caratteristiche culturali e metodologiche distinte, che in un caso abilita i neolaureati all'esercizio della professione, mentre nell'altro conserva un aspetto culturalmente molto più ampio, ma proprio per questo meno professionale; la situazione è resa ancor più complessa dalla particolare natura del corso di laurea ad indirizzo socio-pedagogico e dalle norme transitorie previste per la sua attuazione, la cui mancanza di chiarezza sta creando notevoli incertezze nella sua applicazione. A cominciare dalla struttura dei 60 crediti formativi universitari necessari per ottenere l'equipollenza tra corsi di formazione precedenti e l'attuale titolo di laurea richiesto per l'esercizio della professione; si assiste infatti a corsi universitari annuali, o poco più, diversissimi tra di loro per permettere ai professionisti in attività da tempo di trasformare in titolo di laurea, un titolo ottenuto dopo un'incontrollata attivazione di corsi di formazione professionali, diversi a seconda dell'ambito regionale e territoriale di riferimento, che hanno diplomato lavoratrici e lavoratori con qualifiche molto diverse ma con l'obiettivo di rispondere ai fabbisogni di educatori nei vari servizi pubblici, sia quelli erogati direttamente dalle aziende e enti pubblici, sia quelli erogati da aziende e imprese private, in appalto o in accreditamento, si chiede di sapere quali criteri intenda confermare o modificare il Ministro in indirizzo, sia ai fini di una precisazione dei due titoli di laurea, mantenendo come è auspicabile la specificità di ognuno di loro, sia in merito alle norme transitorie che tutelino la professionalità di quanti già da anni sono impegnati nel settore educativo socio-pedagogico e sono disorientati davanti a richieste così disomogenee da parte degli atenei. Atto n. 4-00406 BINETTI RIZZOTTI Ai Ministri della salute, per la pubblica amministrazione e dell'economia e delle finanze Premesso che: la Croce rossa italiana ha sempre rappresentato una delle eccellenze italiane, per la competenza professionale delle persone impegnate, per la loro disponibilità ad intervenire in condizioni di emergenza e per un indubbio consenso popolare che ha contribuito in modo significativo alla disponibilità di risorse di cui l'ente ha sempre goduto: una risposta di gratitudine ispirata alla realtà tangibile di servizi resi in modi diversi e in tempi diversi, ma sempre a servizio di chi ne aveva bisogno; come è noto, l'ordinamento della Croce rossa italiana si ispira ai principi di sussidiarietà, di democrazia ed elettività delle cariche associative, di separazione tra le funzioni di indirizzo e controllo e le funzioni operative di autonomia degli organi territoriali, nonché ai criteri di efficacia, efficienza ed economicità; il decreto legislativo 28 settembre 2012, n.178, contenente la riforma che ha cambiato la natura giuridica della Croce rossa da pubblica a privata, ha posto in essere una serie di importanti cambiamenti anche in relazione alle componenti volontaristiche, alle attività, al personale dipendente e al patrimonio; attualmente, la Croce rossa italiana si articola in tre diversi organismi: organizzazione locale che agisce sul territorio, articolata in comitati con autonoma personalità giuridica; organizzazione regionale articolata in comitati regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano, che coordina e controlla, mediante specifiche attribuzioni, l'attività dei comitati che operano nella regione, nel rispetto dell'autonomia di ciascun comitato; organizzazione nazionale, che stabilisce la strategia dell'associazione ed approva le normative generali, denominata comitato nazionale e a cui fanno ancora capo due strutture storiche della CRI: le crocerossine e un corpo di ausiliari delle forze armate; a parere delle interroganti, pur nel nuovo assetto organizzativo gestionale, vanno sempre rispettati i principi fondativi della CRI che sono: l'imparzialità, la neutralità, la indipendenza; la volontarietà, unità e universalità di una struttura tra le più amate e rispettate nel mondo, soprattutto laddove l'emergenza si fa sentire con più forza. Non a caso ogni programma di sviluppo della CRI si fonda su una visione globale dei bisogni e richiede la partecipazione degli stessi destinatari, coinvolgendoli e contribuendo al miglioramento delle loro condizioni di vita; il processo di trasformazione dell'ente, tuttavia, sembra muoversi secondo binari diversi e un profondo malessere, documentato anche sulla stampa popolare, si è impadronito delle persone che a titolo volontario collaborano con l'ente stesso, anche perché nel tempo si è proceduto alla sostituzione dei volontari con altre figure professionali, secondo un modello in cui non si ravvisano facilmente criteri di trasparenza, mentre è evidente il processo di allontanamento di persone disponibili a collaborare a titolo gratuito; ovviamente tutto ciò avviene con un considerevole aumento dei costi, che coinvolge anche il patrimonio dell'ente; in altri termini, il processo di aziendalizzazione a cui è attualmente sottoposta la CRI sta modificando le sue caratteristiche fondazionali, riducendole agli obiettivi di un qualunque ente pubblico con finalità socio-assistenziali, che conti su di un personale rigorosamente assunto e adeguatamente retribuito. Il cambio di indirizzo della nuova CRI risponde in modo discutibile all'ispirazione iniziale, centrata sul volontariato, ma mette seriamente in dubbio anche la gestione di un patrimonio che nel tempo si era accumulato attraverso donazioni volontarie fatte ad un ente che si muoveva sulla base di iniziative di volontariato, si chiede di sapere: come i Ministri in indirizzo intendano procedere per salvaguardare anche sotto il profilo etico-istituzionale la struttura di una realtà, nata in Italia oltre 150 anni fa e che ha fatto scuola nel mondo intero; se non intendano porre in essere azioni concrete volte a verificare che i criteri di gestione organizzativa e amministrativa rispondano alla necessaria trasparenza, dovuta per le finalità dell'ente e in rispetto del suo stesso patrimonio di valori e di beni anche materiali. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-00119, del senatore Malan, sulla ratifica dell'accordo tra Italia e Giappone in merito al trasferimento di equipaggiamenti e di tecnologie di difesa; 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-00115, del senatore Durnwalder, sulla libera prestazione di servizi di trasporto merci nello spazio economico europeo; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-00111, del senatore Margiotta, sull'attuazione del programma di investimenti per la messa in sicurezza della strada statale 658 Potenza-Melfi e collegate; 3-00112, del senatore D'Arienzo, sulla validità della gara di appalto dei lavori del collettore fognario del lago di Garda; 3-00116, del senatore Taricco ed altri, sul completamento della realizzazione dell'autostrada A/33 Asti-Cuneo. Mozioni, ritiro di firme La senatrice Masini ha dichiarato di ritirare la propria firma dalla mozione 1-00023, del senatore Martelli ed altri.