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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 89 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,35). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo M5S ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Colleghi, desidero inoltre formulare, ritenendo di interpretare anche i sentimenti dell'Assemblea, i miei complimenti alla senatrice Valente per l'elezione a Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio. (Applausi) . Per un'informativa urgente del Governo sulla linea ferroviaria TAV MARGIOTTA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARGIOTTA (PD) . Signor Presidente, nella giornata di ieri il presidente Marcucci le ha inviato una lettera nella quale, ai sensi dell'articolo 105, comma 1- bis , del Regolamento del Senato, abbiamo chiesto che il Governo venga in Aula, nei tempi più brevi possibili, per discutere della vicenda della TAV. Presidente, avevamo previsto - ed eravamo stati buoni profeti - che l'analisi costi-benefici sarebbe stata nient'altro che un diversivo, perché si tratta di una scelta eminentemente politica; così come abbiamo più volte detto che la vicenda della TAV sarebbe stata inevitabilmente un terreno di scontro tra le due forze di maggioranza che appoggiano l'attuale Governo. L'avevamo detto e sta accadendo. Ciò che, però, non è ammissibile è che si parli di questo argomento dappertutto tranne che in Parlamento, tranne che in Senato, tranne che alla Camera. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi verrebbe da dire che chiediamo questa informativa urgente anche a beneficio del vice premier Salvini, il quale ha riferito di non aver potuto vedere l'analisi costi-benefici. (Applausi dal Gruppo PD) . Chissà che, dovendone parlare in Parlamento, qualcuno, oltre a darla al Governo francese, la mostri anche a lui: mi sembrerebbe assolutamente giusto. Noi abbiamo sempre il senso dello Stato e soccorriamo il vice presidente Salvini, anche essendo all'opposizione. Signor Presidente, il PIL cala; non lo diciamo noi, ma i dati. Siamo in recessione tecnica; le previsioni di crescita dell'1,5 per cento rischiano di scendere molto al di sotto dell'uno, addirittura allo 0,2. In qualsiasi altro Paese che non fosse l'Italia le grandi opere sarebbero accelerate, non rallentate e bloccate. È noto a tutti, infatti, anche agli studenti di economia non particolarmente brillanti, che se si vuole far crescere il PIL bisogna intervenire sugli investimenti. Peraltro - iniziamo a fare un po' di chiarezza - si tratta di un'opera largamente finanziata dall'Unione europea, per cui la frase classica «utilizzeremo questi fondi per fare altre cose» è ancora una volta propaganda, falsità. (Applausi dal Gruppo PD) . Sono fondi che l'Unione europea ci dà e sono vincolati: o si fa quell'opera o si restituiscono. Ma un Paese con queste difficoltà economiche può restituire qualche miliardo di euro? Insomma, che il Parlamento non debba discutere di questo argomento è coerente con la vostra strategia, con ciò che abbiamo detto ieri, che diremo oggi e che continueremo a dire. Per voi il Parlamento deve essere svuotato, non deve avere ruolo, non deve avere importanza; i parlamentari devono essere passacarte: magari passacarte di un contratto di Governo firmato altrove e non nelle sedi istituzionali. Questo è il vostro disegno, chiarissimo: non si deve discutere in Parlamento, men che meno si deve discutere di argomenti che spaccano la maggioranza. L'abbiamo già visto sul caso Maduro, con la ingloriosa e poco dignitosa posizione che ha il Governo dell'Italia. Ma se per voi il Parlamento deve essere chiuso, per noi il Parlamento è la sede più alta della democrazia, quella in cui la democrazia si esprime. Non vale solo per noi. Vedrete che su questo i cittadini italiani apriranno gli occhi e saranno con noi e con tutti coloro i quali vogliono difendere la democrazia, che voi quotidianamente calpestate. (Applausi dal Gruppo PD) . Parliamo di TAV in Parlamento. Signor Presidente, faccio appello a lei: dobbiamo dare alle nostre istituzioni il valore che esse meritano. (Applausi dal Gruppo PD) . PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo per associarmi, sul tema che è stato testé proposto. In questo Paese è avvenuto nei giorni scorsi un fatto inaudito. Il ministro Toninelli, almeno a quanto risulta dagli organi di stampa, avrebbe presentato il piano di modifica, rispetto ad accordi internazionali, di un'opera finanziata dall'Unione europea e ritenuta fondamentale da più Governi di questa nazione solo e solamente ai parlamentari - o ad alcuni di essi - del suo Gruppo politico. Non ci risulta che il Presidente del Consiglio dei ministri abbia potuto rispondere in merito a questo studio. Non solo. Sempre dagli organi di stampa, ci risulta che il vice presidente del Consiglio dei ministri Salvini abbia dichiarato di non esserne a conoscenza. Siamo quindi di fronte ad atti unilaterali di un Ministro che, all'insaputa del Governo e del Parlamento, si muove in direzione opposta a quelli che sono stati gli indirizzi parlamentari dato che la linea ad alta velocità Torino-Lione e il corridoio 5 di collegamento tra Lisbona e Kiev sono contenuti in accordi internazionali e finanziati dall'Italia, dalla Francia e dall'Unione europea e sono stati più volte oggetto di voto parlamentare, anche sui Trattati. In questo momento c'è il tradimento dell'impegno parlamentare della Repubblica da parte di un Ministro, uno solo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per questo motivo, signor Presidente, chiediamo il suo intervento nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio, affinché l'Esecutivo ne risponda al Parlamento e il tema venga portato nelle Aule parlamentari e costituisca oggetto di un voto parlamentare, perché è un voto parlamentare che ha indicato la TAV come opera essenziale per lo sviluppo del nostro Paese. Ci associamo, pertanto, alla richiesta che il Governo venga urgentemente a riferire in Parlamento e si facciano le opportune valutazioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . NENCINI (Misto-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NENCINI (Misto-PSI) . Signor Presidente, mi rivolgo a lei sul punto sollevato dal senatore Margiotta per due questioni. Temo che, sulla questione del rapporto costi-benefici consegnato dal ministro Toninelli al Governo francese, si sia di fronte a una lesione del diritto parlamentare. La pregherei di verificare, ma, se non ricordo male, nell'accordo italo-francese ratificato dal Parlamento nel 2013 era previsto che le Commissioni venissero primeramente informate sullo stato di avanzamento dei lavori e quant'altro. Se il Governo in carica ha consegnato un lavoro relativo alla comparazione tra i costi e i benefici al Governo francese senza informare il Parlamento, né la Commissione parlamentare preposta di Camera o Senato, indifferentemente, temo che si sia di fronte a una lesione del diritto parlamentare, salvo verifica (e mi fido naturalmente della sua competenza, signor Presidente), e, in particolare, degli impegni assunti dal Governo con questo Parlamento. Ciò genera una condizione di imbarazzo che si aggiunge alle tante situazioni particolarmente difficili e complicate che si sono succedute nel corso delle ultime settimane. AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, la questione, come abbiamo già ribadito da tempo, è legata all'analisi costi-benefici, in base alla quale valuteremo, con i nostri contraenti di Governo, la fattibilità dell'opera. Voglio ricordare che alcune questioni che si continuano a ripetere, come per esempio il fatto che i soldi siano tutti europei, sono false, perché l'Italia ha circa 11 miliardi da investire in un'opera che incide per due terzi sul territorio italiano e per un terzo sul territorio francese. I francesi, più o meno, hanno la stessa cifra da pagare. Di quest'opera non è stato scavato un centimetro, perché soltanto le discenderie, cioè i tunnel geognostici, sono stati fatti per verificare cosa c'era nella montagna, peraltro con risultati ambientali inquietanti, perché all'interno delle montagne della Val Susa sono presenti in quantità notevole sia amianto che uranio che, se stanno sotto le montagne, non fanno nulla, ma se vengono portati fuori con lo sfriso per una galleria di più 57 chilometri, immaginate quanto materiale può produrre e quanto inquinamento può derivarne. La storia che dovremmo pagare delle penali è falsa perché, anche con l'ultima ratifica dell'accordo tra Italia e Francia in questo Parlamento, del 2017, è stato ribadito un punto fondamentale: noi non dobbiamo restituire nulla a TELT, è TELT che chiede, eventualmente, dei soldi, ma noi non siamo obbligati né rispetto a chi farà i lavori, né rispetto all'Europa, che ci dovrebbe dare le risorse. Ribadisco che il coordinatore speciale europeo già nel 2013, a proposito di tutte le infrastrutture europee di viabilità su ferrovia, affermava l'inutilità di quest'opera. Questa è infatti un'opera - lo ricordiamo per la milionesima volta - che va ad affiancarsi a una linea esistente che è sfruttata per il 13-16 per cento e che può portare attualmente già tir con sopra container ; ma non è conveniente. Vogliamo allora aspettare l'analisi costi-benefici e smetterla di parlare di mozioni, che saltano fuori in questa legislatura perché è cambiato il Governo? Questa è un'opera che già dalla stessa Corte dei conti francese nel 2013 (ci sono i documenti) è stata definita troppo costosa e inutile ed è l'ennesimo soggetto che la definisce troppo costosa e inutile. Guadagnare venti minuti nel portare delle merci a Lione o a Parigi, in un tunnel con l'alta velocità (la chiamano TAC), considerando che non si possono fare sicuramente 200 chilometri all'ora in un tunnel di 10 o 20 chilometri (quanto saranno i segmenti del tunnel), ritengo che sia assolutamente una follia, soprattutto dal momento che non è vero che all'Italia non costa nulla. All'Italia, che ha già speso 1,8 miliardi fino ad oggi, toccano altri 2,8 miliardi e poi altri miliardi, fino al raggiungimento di 11 miliardi. Questa è la verità: tutto il resto sono chiacchiere. (Applausi dal Gruppo M5S) . TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, desidero intervenire solo su questa questione per dire che ci va bene la comunicazione, però... PRESIDENTE. No, mi scusi, senatore Taricco: il suo Gruppo ha già parlato. TARICCO (PD) . Volevo solo ribadire, da senatore piemontese, che ritengo abbiamo bisogno di una comunicazione ufficiale del Governo. PRESIDENTE. L'ha già detto il senatore Margiotta, che ha parlato per il suo Gruppo. Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale: Doc 214 Modifiche alla Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari QUAGLIARIELLO. - Doc 515 Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica CALDEROLI e PERILLI. - Doc 805 Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei deputati e dei senatori PATUANELLI e ROMEO. - (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) Approvazione, con modificazioni, in un testo unificato, con il seguente titolo: Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 214, 515 e 805, nel testo unificato proposto dalla Commissione. Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e hanno avuto luogo le repliche del relatore e del rappresentante del Governo. CALDEROLI, relatore . Signor Presidente, sugli emendamenti all'articolo 1 il relatore esprime parere contrario e formula un invito al ritiro al senatore Bressa rispetto alla proposta emendativa 1.106 perché, pur comprendendo i problemi legati alla minoranza slovena, la ritiene inopportuna. All'articolo 56 della Costituzione, infatti, non vi sono riferimenti ad alcun tipo di minoranza, mentre resta in vigore l'articolo 6, che è assolutamente presente e operante. FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta . Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, colgo l'occasione di questa dichiarazione di voto per avanzare la richiesta di diminuire la temperatura in quest'Aula, anche perché quello che stiamo sprecando in energia e CO 2 è l'equivalente di dieci senatori, visto che il parametro mi pare questo; sarebbe quindi auspicabile cercare di lavorare in un modo adeguato per la salute nostra e per quella dell'ambiente. Il primo emendamento in esame è, appunto, l'1.1: come dicevo ieri sera e come tentavo di spiegare durante la fase di illustrazione degli emendamenti, il criterio guida di questa riforma - almeno da quanto abbiamo compreso dalle repliche e dai rarissimi interventi della maggioranza - nei fatti ci è sembrato solo ed esclusivamente quello dei costi. I numeri indicati - 400 deputati e 200 senatori - vengono ancorati ad una pura scelta matematica (che avrebbe anche potuto cadere su altre cifre, come 420, 430 o 450), senza però l'indicazione di un criterio chiaro. Noi abbiamo compiuto una scelta anche attraverso un'analisi del rapporto che c'è tra gli eletti nelle Camere basse e le Camere alte degli altri Paesi europei, quindi tra deputati e senatori e vorrei ricordare ancora una volta che l'Italia, nella situazione attuale, non si colloca certamente tra i Paesi che presentano il numero più alto di parlamentari. Quanto al raffronto numerico tra le Camere basse, in questo caso all'articolo 1, torno a ribadire i dati presenti nel dossier preparato dall'ufficio studi Senato, che abbiamo potuto esaminare e sono all'attenzione di tutti: in Austria il rapporto tra deputati per 100.000 abitanti è di 2,1, in Belgio di 1,3, in Bulgaria di 3,4, in Danimarca di 3,1, in Estonia di 7,7 e in Finlandia di 3,6. Non abbiamo certamente preso a riferimento questi Paesi, nei quali il rapporto produce come coefficiente un numero di deputati piuttosto elevato, ma quelli che presentano una similitudine con l'Italia dal punto di vista istituzionale, socio-economico e storico, sì da essere più vicini a noi: sto parlando di Francia, Germania e Spagna. Con la proposta di 400 deputati, l'Italia, che attualmente ha un deputato ogni 96.000 abitanti, si troverebbe ad avere un deputato ogni 151.210, con un rapporto di 0,7 deputati ogni 100.000 abitanti. Noi abbiamo fatto un ragionamento per collocare l'Italia a metà strada, tra la proposta legislativa e Paesi come Francia, Germania e Spagna e abbiamo proposto un rapporto dello 0,8, portando così il numero dei cittadini per ogni deputato a 114.295, con un coefficiente che ci sembrava adeguato. Vorrei ricordare che la Francia ha un coefficiente di 0,9, la Germania di 0,9, la Spagna dello 0,8; se le nostre proposte venissero approvate, l'Italia si collocherebbe tra questi Paesi con un rapporto dello 0,8. Stiamo facendo semplicemente una proposta, che evidentemente non abbiamo potuto discutere e approfondire, ma che abbiamo voluto ancorare a dati e ad analisi precise perché, invece, nella proposta che è venuta dalla maggioranza, il numero poteva essere 450 o 500, non essendo ancorato a nulla se non ad un generico costo. Presidente, visto che prima parlavamo della TAV - sulla quale le nostre posizioni sono un po' diverse da quelle illustrate finora - proporremmo di istituire una Commissione costi-benefici della democrazia, così magari avremo dei dati più certi per capire quanto costa e quali benefici dà la democrazia, perché a questo punto siamo arrivati. VITALI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, faccio una dichiarazione di voto complessiva su tutti gli emendamenti a prima firma della senatrice De Petris, annunciando il voto favorevole di Forza Italia. La nostra non è un'adesione occasionale ma è una scelta che risale alla riforma costituzionale del 2005, nella quale avevamo indicato in 518 il numero dei deputati e in 252 quello dei senatori. Non si tratta quindi di tagliare puramente e semplicemente la rappresentanza parlamentare, si tratta di renderla compatibile alle esigenze di efficienza e di lavoro di ordinaria amministrazione. Riteniamo che tutti gli emendamenti De Petris mirino esattamente a questa condizione, per cui su tutti i suddetti emendamenti annunciamo il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dalle senatrici De Petris e Nugnes. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, come già annunciato dal senatore Vitali, voteremo a favore anche di questo emendamento, perché contiene i numeri che proponemmo, con un lungo percorso parlamentare che arrivò alla fine del suo iter con l'approvazione in entrambi i rami del Parlamento con la doppia votazione, così come prescritto dalla Costituzione. Tale riforma prevedeva numeri molto simili a quelli che indica la senatrice De Petris, per questo voteremo a favore dell'emendamento 1.100. Abbiamo sentito varie favole sul numero dei parlamentari italiani. Oggi, a livello di Unione europea, se rapportiamo il numero dei parlamentari alla popolazione, su 28 Paesi siamo al sesto posto, nel senso che solo cinque Paesi hanno meno parlamentari per ogni milione di abitanti dell'Italia. Con una riduzione anche soltanto di 180 parlamentari, quindi togliendo 60 senatori e 120 deputati, passeremmo al secondo posto in Europa; in altre parole nessun Paese avrebbe, già solo con questa riduzione, così pochi parlamentari rispetto agli abitanti rispetto all'Italia. L'unico Paese che continuerebbe ad avere un numero di parlamentari inferiore al nostro è la Germania, con tutto che si sono attrezzati perché oggi ci sono 700 deputati per via della legge elettorale e della Costituzione con un numero flessibile di deputati. Tuttavia, la cosa interessante è che la Germania è uno Stato federale e dunque ha più di 2.000 equivalenti ai nostri consiglieri regionali, mentre noi ne abbiamo solo circa 700. CASTALDI (M5S) . Meno male. MALAN (FI-BP) . I consiglieri dei parlamenti di Länder , che sono l'unità sulla base della quale è formata la Repubblica federale tedesca, sono equiparabili ai parlamentari nazionali, anche perché hanno dotazioni molto superiori a quelle dei parlamentari italiani in sede di segreteria e rimborsi spese. Di conseguenza, il numero dei parlamentari tedeschi più i consiglieri regionali (che non sono veri e propri consiglieri regionali) è di 2.700, senza contare il fatto che alcuni membri dei Governi dei Länder fanno parte del Bundesrat , che è la cosiddetta seconda Camera tedesca, anche se non è realmente una seconda Camera: non li possiamo contare perché alcuni coincidono, quindi sono 2.700. In Italia, oggi, tra consiglieri regionali e parlamentari siamo intorno ai 1.600, pertanto dal punto di vista numerico l'Italia non costituisce nessun scandalo. Noi riteniamo che si debba diminuire il numero dei parlamentari, ma non perché il numero attuale sia uno scandalo, bensì perché lo riteniamo più funzionale a una democrazia efficiente, dove si possano individuare le singole responsabilità di come vota ciascun parlamentare. Certo che se i parlamentari non votano, non c'è alcun problema di individuarli: se succede come per la scorsa legge di bilancio, quando non si è votato se non per il voto finale, non c'è bisogno né di 300, né di 600, né di 2.000. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi vogliamo una democrazia efficiente, ma soprattutto una democrazia; c'è invece chi vuole una democrazia che costi poco e che se non è democrazia è meglio ancora. Noi non siamo su quel lato lì. Continuando con i paragoni, in questi giorni ho sentito, tra il divertito e l'inorridito, l'autorevole vice presidente del Consiglio fare il paragone con i numeri della Cina. Vedo però che il tempo a mia disposizione è già terminato, pertanto parlerò della Cina nel prossimo intervento. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Pinotti) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.101, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.102. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, questo emendamento affronta lo spinoso problema, toccato ieri dal relatore in sede di replica, degli italiani eletti all'estero, o meglio dei cittadini italiani residenti all'estero, tema disciplinato da una legge costituzionale, che io non ho votato perché non è stata approvata in una legislatura in cui ero membro del Parlamento, e da una legge ordinaria, che anche io a suo tempo, in una legislatura in cui invece facevo parte di questo Senato non ho votato. Comunque nella Costituzione è scritto che gli italiani all'estero hanno diritto al voto, quindi non si può far finta, non modificando quella parte, che gli "stranieri" (come qualcuno li ha definiti) non possano votare: i nostri connazionali residenti all'estero hanno diritto di votare perché sono italiani. Questo afferma la Costituzione italiana, anche prima della riforma avvenuta una ventina di anni fa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il relatore ha citato il principio del no taxation without representation , che però dice esattamente l'opposto. Dice che non puoi tassare qualcuno senza dargli il diritto di rappresentanza; non dice il contrario, ossia che non puoi avere rappresentanza se non paghi le tasse, perché se così fosse, se il principio fosse interpretato nel senso che se non paghi le tasse in Italia non hai diritto di votare, allora bisognerebbe tornare a prima della legge cosiddetta Tremaglia che ha agevolato il voto degli italiani all'estero. Bisognerebbe azzerare il voto degli italiani all'estero: se il principio è che se non paghi le tasse non puoi votare, anche se questi partono da chissà dove, magari dalla Svizzera o dall'Australia per venire a votare in Italia, non dovrebbero poter votare lo stesso, quando è sempre stato possibile. Per la verità solo dal 1948, perché prima non si poteva. Vogliamo ritornare a prima del 1948? Credo di no, ma forse qualcuno lo vorrebbe. Riteniamo dunque che non possano essere passate sotto silenzio le argomentazioni proposte dai colleghi eletti dagli italiani all'estero, i quali peraltro qualche tassa la pagano. Cosa dovremmo scrivere, allora? Dovremmo fare un allegato alla legge sul reddito di cittadinanza, perché se tu non solo non paghi le tasse, ma addirittura percepisci un reddito dallo Stato, dovresti essere privato del diritto di voto. Se c'è questa coerenza, allora mi aspetto di trovare un emendamento che dice: se prendi il reddito di cittadinanza, non hai più diritto di voto. Certo, cesserebbe il meccanismo del voto di scambio insito in quella norma, però si rispetterebbe il principio enunciato dal relatore del no taxation no representation . (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.102, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Parrini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.103. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, qualche giorno fa il vice presidente del Consiglio, l'onorevole Luigi Di Maio, ha fatto un paragone davvero molto interessante con la Cina e ha detto che, se la Cina avesse lo stesso rapporto parlamentari-abitanti dell'Italia, il suo parlamento si dovrebbe riunire nel palazzetto dello sport o qualcosa del genere. È vero: la Cina ha una trentina di volte gli abitanti dell'Italia, per cui avrebbe esigenze diverse. Però, se adottiamo lo stesso principio, dovremmo anche ricordare che, se avessimo lo stesso rapporto cittadini-parlamentari della Svezia, il nostro Parlamento dovrebbe essere formato da 2.000 componenti. Noi non riteniamo che dovrebbe essere composto da 2.000 parlamentari, ma forse l'onorevole Di Maio sì, perché se va bene il rapporto dell'Italia con la Cina, allora va bene anche tra l'Italia e la Svezia. Se adottiamo gli stessi parametri del Lussemburgo, dovremmo avere 7.000 parlamentari; quelli di Malta 10.000 parlamentari. Allora non facciamo paragoni azzardati; ma non parlo di numeri, perché la cosa straordinaria e veramente molto interessante, purtroppo inquietante, del paragone del ministro Di Maio è che ha dimenticato un piccolo dettaglio: in Cina il Parlamento non c'è, questo è il problema. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non c'è, perché la gente non ha diritto di voto, non c'è libertà religiosa e non c'è libertà di associazione sindacale. È questo il modello che si vuole proporre? Altro che numeri, qui il problema è: c'è o non c'è la democrazia? Qui si vuol far credere che ridurre il numero dei parlamentari sia una buona cosa in sé e dunque il modello cinese è: zero parlamentari per un miliardo e mezzo di persone. Siccome lo zero non è moltiplicabile, lo stesso numero è quello dell'Italia ed è quello che succede quando viene impedito al Parlamento di votare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.103, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.104, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.105 è stato ritirato. Senatore Bressa, accetta l'invito al ritiro dell'emendamento 1.106? BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . No, signor Presidente. PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.106, presentato dal senatore Bressa. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.107, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti, già illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CALDEROLI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti i subemendamenti riferiti all'emendamento 2.100; su quest'ultimo ovviamente esprimo parere favorevole. Invito inoltre al ritiro degli emendamenti 2.109, 2.110, 2.5, 2.111 e 2.6, perché riguardano l'argomento trattato e risolto dall'emendamento 2.100 del relatore. FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta . Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.100/1. VITALI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, ripeto la stessa dichiarazione di voto fatta in precedenza. In questo caso parliamo della riduzione del numero dei senatori. Tutti gli emendamenti a prima firma della senatrice De Petris riferiti all'articolo 2 vanno nel senso di aumentare la soglia del numero dei senatori, quindi si avvicinano al senso della riforma Berlusconi del 2005, che portava il numero di senatori a 252. Dobbiamo però evidenziare che l'emendamento 2.100 del relatore in buona sostanza rende ininfluenti tutti gli altri emendamenti. Chiedo pertanto che resti agli atti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, la mia dichiarazione è relativa a tutti i subemendamenti presentati rispetto all'emendamento 2.100 del relatore. Spiace dirlo, perché della questione delle Province autonome del Trentino-Alto Adige, come lei sa, in Commissione avevamo discusso per moltissimo tempo, quindi avremmo auspicato una soluzione anche prima delle votazioni in Commissione. È ovvio che, avendo stabilito un numero fisso di duecento senatori, questo ha prodotto, per risolvere la questione del Trentino-Alto Adige e del Molise, una modifica non proprio ininfluente per quanto riguarda il numero minimo di senatori per ogni Regione (si passa a tre), e in particolare la riduzione del numero di senatori (come sapranno le Regioni interessate) per alcune Regioni più piccole, come ad esempio Basilicata e Umbria. Qual è dunque il problema? Come abbiamo detto prima intervenendo in dichiarazione di voto sull'articolo 1, sebbene la riduzione del numero dei deputati e dei senatori sia la stessa in termini percentuali, se nel caso della Camera dal punto di vista dell'efficienza parliamo comunque di 400 deputati, nel caso del Senato la misura prevista avrà un impatto maggiore e molto più forte sull'organizzazione dei lavori. Queste riduzioni prescindono però da valutazioni di questo tipo e sono di carattere numerico: qualcuno ha deciso che la riduzione dovesse essere del 36 per cento e a tale riguardo trovo una certa somiglianza con le proposte dell'odiato Macron da parte di questa maggioranza, il quale ha presentato una proposta di legge per la riduzione del numero dei parlamentari del 30 per cento. Voi vi siete attestati al 36 per cento, ma la logica mi pare la stessa. Non vi rileggo - lo ha fatto anche il senatore Malan - le classifiche dei vari Paesi, ma vorrei sottolineare ancora una volta che, nel caso del Senato, anche se la riduzione percentualmente è la stessa prevista per la Camera, l'impatto sui lavori parlamentari; in particolare sull'organizzazione proficua del lavoro delle Commissioni, sarà maggiore. Vorrei ricordare a tutti che, come si è dimostrato, produrre strappi sul Senato non porta mai bene. Quindi fate voi e vedete se volete continuare su questa strada. Grazie. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100/1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.100/2. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, potremmo promuovere una tavola rotonda con il ministro Di Maio sul Senato cinese visto che la Cina, essendo un Paese avanzato, lo ha proprio abolito, o meglio non ce l'ha mai avuto, per cui è veramente un modello di democrazia. (Applausi dal Gruppo FI-BP e dei senatori Margiotta e Martelli) . Nessuna libertà, nessun diritto dei lavoratori, nessuna libertà religiosa: un vero modello, grandi risparmi. Investono tutto sull'Istituto nazionale di statistica, che è il loro punto di forza e che va al posto del Parlamento: non faccio allusioni alle vicende riguardanti l'Istituto nazionale di statistica, che ovviamente è di nomina statale, soprattutto in Cina, e questo è un modello sicuramente. (Il ministro Fraccaro accenna un sorriso). Ministro Fraccaro, la ringrazio per la sua benevolenza. Voglio parlare delle notizie che vengono fatte circolare dal MoVimento 5 Stelle sui presunti risparmi di questa riforma. Dicono che il risparmio sarebbe di 300.000 euro al giorno, vale a dire 109,5 milioni all'anno. C'è però un piccolo problema: non è vero, è una bugia e, quando dicono il falso, parlano del proprio e spero che qualcuno colga la citazione. In effetti, persino l'ex ministro Boschi, quando vantava i risparmi che sarebbero derivati dalla sua riforma, non arrivava a queste cifre parlando del Senato: c'erano altre spese allegate che riteneva si sarebbero ridotte, perché il provvedimento era molto più ampio. Io all'epoca dissi, e ne sono convintissimo, che i numeri non erano assolutamente veri e la Ragioneria generale dello Stato mi diede ragione, affermando che in tutto, dalla riforma complessiva proposta dalla maggioranza Renzi, ci sarebbe stato un risparmio di circa 60-70 milioni di euro. Ora improvvisamente, con un provvedimento che non tocca le Province e non tocca tutta una serie di altre cose che toccava invece la proposta della scorsa legislatura, si arriva a 109. Questo perché l'avete scritto su Twitter, lo ripetete, lo dite in tutte le fasi e, come diceva un celebre comunicatore del secolo scorso, la menzogna ripetuta mille volte diventa verità ( Wiederholung macht Wahrheit ). Il celebre comunicatore era anche un luminare, essendo dottore secondo i parametri tedeschi, e si chiamava Joseph Goebbels e indubbiamente il suo insegnamento fa ancora proseliti anche oggi. Ripetere mille volte una menzogna la fa diventare verità. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . I numeri sono questi. Partendo dai numeri reali - quelli del bilancio del Senato, che è pubblico - il risparmio sarebbe di 49-50 milioni di euro. Naturalmente poi voglio approfondire la questione, ma sono 49-50, non sono 109. Naturalmente tutti diranno che è meglio 49-50, infatti anche noi siamo per una riduzione, ma non siamo per raccontare menzogne alla gente, perché chi di menzogna ferisce finisce come in Venezuela, dove si fece credere alla gente che triplicando i dipendenti statali si sarebbe raggiunta la democratizzazione e l'umanizzazione dell'economia e invece si ha la miseria, guarda un po'. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100/2, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Presidente, segnalo che il meccanismo non ha funzionato e non ho potuto votare. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.100/3. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Da questa riforma, posto che venga mantenuto invariato lo status attuale dei parlamentari - e qui abbiamo fior di proclami di volerlo diminuire, per cui diminuirebbe anche il risparmio - si risparmierebbero 50 milioni, ma secondo la propaganda menzognera del MoVimento 5 Stelle sarebbero 109,5. Faccio notare che, solo per i maggiori interessi sul debito pubblico, dei titoli collocati dal fantastico 1° giugno, quando ha iniziato il suo lavoro l'attuale Governo, fino ad oggi, l'Italia si è impegnata a pagare circa quattro miliardi aggiuntivi rispetto agli interessi medi che c'erano l'anno prima, che non era il mondo ideale, ma era il Governo precedente. Si sono buttati via quattro miliardi in interessi per fare i proclami e poi andare ad accucciarsi a Bruxelles a chiedere «Che vi serve?», «Come dobbiamo scriverla?». Nel frattempo si sono buttati via quattro miliardi, ma poi si risparmiano 50 milioni: volete mettere? Poi si dice che i 50 sono 100, ma direi che 100 milioni è sempre molto meno di quattro miliardi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non parlo, tra l'altro, di previsioni fatte da qualche nemico del popolo, ma delle previsioni fatte da questo Governo, che erano di un aumento del PIL dell'1,50 per cento per l'anno prossimo. Ieri abbiamo avuto notizia che sarà dello 0,2 e l'andazzo non è per lo 0,2 ma semmai per il - 0,2, la differenza è di 1,3 punti. Abbiamo sentito per diversi mesi dire «Ma chi se ne frega degli zero virgola?». Ricordo però che ogni 0,1 per cento di prodotto interno lordo rappresenta qualche miliardo, per la precisione più di due. La differenza di 1,3 punti del PIL, quindi, equivale a circa 25 miliardi in meno nelle tasche degli italiani rispetto a quello che questo Governo aveva previsto appena qualche mese fa. Per ricapitolare, quindi, venticinque miliardi in meno nelle tasche degli italiani solo per la decrescita del PIL e quattro miliardi per i maggiori interessi pagati. C'è poi una mia interrogazione, alla quale il ministro Toninelli forse un giorno risponderà, nella quale gli chiedo come fa a regalare ai detentori delle concessioni autostradali - tutte, anche quelle dove non ci sono progetti in house - incassi che dovrebbero essere dello Stato, perché da ormai otto mesi e mezzo non si preoccupa di fare le gare per le concessioni autostradali e lì si parla di un altro miliardo (proprio facendo un buon prezzo) ma poi risparmiamo 50 milioni su questo. Allora, benissimo. Parliamone, approfondiamo la questione; noi, ripeto, l'abbiamo fatto, per cui è ovvio che siamo favorevoli a una riduzione, ma non raccontiamo alla gente che con questa misura, poi, si potranno fare chissà quali spese sociali, si potranno aiutare i poveri: i poveri si aiutano facendo crescere il Paese, facendo in modo che non siano più poveri, perché trovino un lavoro e non vivano di assistenzialismo, come nel regime di Chávez e Maduro in Venezuela. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100/3, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100/4, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100/5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100/6, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100/7, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dal relatore, interamente sostitutivo dell'articolo. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi i successivi emendamenti presentati sull'articolo 2. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti volti a inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 3, già illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. CALDEROLI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta . Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.0.1 (testo 2), sostanzialmente identico all'emendamento 3.0.2. COLLINA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, l'emendamento 3.0.1 (testo 2) mira a riproporzionare il numero dei delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica. Ieri il relatore, presidente Calderoli, ci ha spiegato, in modo molto preciso, il motivo per il quale ha ridotto proporzionalmente i rappresentanti degli italiani all'estero: ha detto che si sta facendo una riduzione proporzionale, quindi proporzionalmente si fa anche sugli eletti all'estero. A quel punto, l'unico emendamento non politico, ma tecnico, che abbiamo presentato è andato proprio nella direzione indicata dal vice presidente Calderoli. Perché non ridurre proporzionalmente anche il numero dei delegati regionali? Ieri però lo stesso vice presidente Calderoli ha invece fatto un ragionamento al contrario, sostenendo che tale numero non va ridotto proporzionalmente. Ebbene, questo ci sembra assolutamente incoerente. Vorrei fare, in conclusione, un'osservazione. C'è un combinato disposto di cui occorre tenere conto. Il senatore Calderoli ci ha detto ieri che la visione complessiva delle riforme non la discutiamo qui, perché si trova nel contratto di Governo. Il ministro Fraccaro ci ha poi detto che questa è un'iniziativa parlamentare e, quindi, il Governo non dice nulla. Infine, arriva lei, signor Presidente, che con l'interpretazione giudica inammissibili gli emendamenti. A questo punto è evidente che del quadro e dell'idea complessiva delle riforme che porterete avanti nel Paese non ne discuteremo mai. Infatti, il senatore Calderoli ci dice di leggere il contratto di Governo; il rappresentante del Governo ci dice che è una questione che riguarda del Parlamento; la Presidenza ci dice che è tutto circoscritto. Vi chiedo, per favore, di darci la possibilità di discutere complessivamente del disegno di legge e, quindi, vi invito a ritornare dal notaio e fare un contratto di riforme, estrapolandolo da quello di Governo. Così è più chiaro. Il contratto di Governo riguarda il Governo e lei, ministro Fraccaro, potrà tranquillamente esprimersi sulle questioni dell'Esecutivo. Le riforme saranno contenute nel contratto delle riforme e qualcuno ci dovrà spiegare complessivamente come vanno fatte. Non va però bene questo giochino in cui il relatore ci dice di guardare il contratto di Governo, il rappresentante del Governo sostiene che si tratta di una questione del Parlamento (e, quindi, dobbiamo occuparcene noi), mentre il Presidente giudica inammissibili tutte le proposte emendative che escono di una virgola dal contenuto dei disegni di legge (puntuali e chirurgici, come sono stati definiti). Tutto ciò, infatti, azzera la discussione sul disegno complessivo delle riforme che volete portare avanti nelle Aule parlamentari ed è assolutamente inaccettabile. (Applausi dal Gruppo PD) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ieri abbiamo ascoltato la replica del relatore, che - lo dico con estrema franchezza - sulla questione di come rimane invariato il collegio per l'elezione del Presidente della Repubblica non è assolutamente convincente, per un motivo molto semplice. Avete applicato una percentuale di riduzione secca del numero dei parlamentari ed è evidente che si produce così uno squilibrio. Nessuno mette in discussione che tutti coloro che fanno parte del collegio chiamato a eleggere il Presidente siano eletti (anche i consiglierei regionali sono eletti). Il problema è però costituito dal rapporto e dalla proporzione, per un motivo molto semplice. Stiamo parlando di una percentuale pari a circa il 10 per cento (58 su 600) ed è evidente che crea un'alterazione. Con questi numeri - il senatore Calderoli lo sa meglio di me - il rapporto si altera. Infatti, il nuovo rapporto tra i 58 grandi elettori indicati dalle Regioni e i 600 parlamentari produrrà un effetto chiaro sull'elezione del Presidente della Repubblica e sulle disposizioni della Costituzione per tentare di avere una maggioranza la più larga possibile. Quindi era assolutamente normale che ci fosse un riproporzionamento; per questo motivo noi l'abbiamo indicato nel numero di due, garantendo che ci siano le minoranze, uno e uno, opposizione e governo delle Regioni. Questo non modifica assolutamente nulla dello spirito e del senso per cui vengono indicati i grandi elettori regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica. Invece altera molto e ci fa capire una cosa; ho parlato ieri, nel mio intervento, dell'applicazione dell'articolo 116 e di quello che accadrà il 15 febbraio. L'unica cosa che rimane intatta è il numero dei grandi elettori per l'elezione del Presidente della Repubblica; questo indica una strada di modifica sostanziale dell'assetto del nostro Stato. Bisogna dirlo e bisogna assumersene la responsabilità. Volete fare l'autonomia rafforzata e la secessione delle Regioni ricche; fatelo, però dovete dirlo e ve ne dovete assumere la responsabilità. Non prendetela da un'altra parte, con la storiella della riduzione del numero dei parlamentari o con la retorica della democrazia diretta. Assumetevi le vostre responsabilità e indicate qual è l'obiettivo che state perseguendo, perché questo ormai è chiarissimo. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.0.1 (testo 2), presentato dai senatori Parrini e Collina, sostanzialmente identico all'emendamento 3.0.2, presentato dalle senatrici De Petris e Nugnes. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 10,40) DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il Gruppo Per le Autonomie, con l'intervento del senatore Casini, ha espresso le sue perplessità sul provvedimento in esame, un provvedimento che rischia di compromettere oltremodo la rappresentanza democratica del Paese. Siamo certamente d'accordo sul fatto che una revisione del numero dei parlamentari debba essere fatta, ma questa dovrebbe essere accompagnata, a nostro avviso, da una riforma più organica. Come rappresentante della componente delle minoranze linguistiche del Gruppo Per le Autonomie vorrei tuttavia rivolgere un ringraziamento a tutti quei colleghi, a cominciare dal relatore del provvedimento, presidente Roberto Calderoli, per aver sostenuto e votato a favore dell'emendamento che salvaguarda la giusta rappresentanza delle minoranze linguistiche negli organi legislativi. Come noto, nella Provincia autonoma di Bolzano la misura 111 del pacchetto, diretta attuazione dell'accordo internazionale di Parigi, garantisce la partecipazione al Parlamento dei rappresentanti dei gruppi linguistici italiano e tedesco in proporzione alla consistenza dei gruppi stessi. Nella nostra terra il gruppo linguistico tedesco raggiunge una consistenza pari a circa il 75 per cento e il gruppo linguistico italiano pari a circa il 25 per cento dei cittadini. L'unica soluzione per garantire la corretta rappresentanza dei gruppi linguistici consiste quindi nella previsione di almeno tre collegi uninominali, proprio come previsto oggi dalla legge n. 422 dell'anno 1991. Il disegno di legge costituzionale, grazie a questa importante modifica approvata in Assemblea, mantiene immutata la situazione per il Trentino-Alto Adige/Südtirol e, in linea con la giurisprudenza della Corte costituzionale, parifica le Province autonome alle Regioni. Anche per la Regione Valle D'Aosta, in cui è presente la minoranza di lingua francese, il testo del provvedimento non modifica la situazione attuale, mantenendo immutati gli stessi numeri di rappresentanti sia per il Senato che per la Camera dei deputati. All'appello manca la rappresentanza della minoranza linguistica slovena. A questo proposito, auspichiamo che essa possa essere adeguatamente rappresentata e assicurata nel corso della discussione dell'Atto Senato n. 881, relativo all'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari. Ci auguriamo altresì che, sul disegno di legge n. 881 citato, prossimamente all'esame di quest'Aula, sia prestata la stessa attenzione verso il delicato tema delle minoranze linguistiche consolidate nel nostro Paese. Dichiaro pertanto il voto favorevole al provvedimento da parte della componente delle minoranze linguistiche del Gruppo per le Autonomie. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, i senatori del Gruppo Misto-Liberi e Uguali voteranno contro questa proposta di legge di revisione costituzionale, che mira alla riduzione del numero dei parlamentari. Crediamo di aver già ampiamente esposto le motivazioni negli interventi in discussione generale e anche durante l'esame in Commissione. Il criterio guida per questa proposta di riduzione del numero dei parlamentari, come si è capito chiaramente anche nei rarissimi e preziosissimi interventi della maggioranza, è stato solo e unicamente quello dei costi. Questo cosa significa? Per quanto ci riguarda, non è assolutamente accettabile che la questione della democrazia parlamentare sia analizzata soltanto con il parametro dei costi, perché questo vuol dire affermare che la questione della democrazia - sulla quale tornerò in seguito - evidentemente è legata solo al risparmio o all'aumento dei costi. Per questo ho proposto ironicamente di istituire una Commissione costi-benefici della democrazia stessa. Come ben comprenderete, ci troviamo di fronte ad un cambiamento davvero epocale, che sta avvenendo in tutto il mondo e riguarda non solo il nostro Paese, ma anche moltissimi altri. Oggettivamente vi è una crisi della democrazia rappresentativa, che nel nostro Paese abbiamo registrato in modo inesorabile negli ultimi anni, e di un forte allentamento del rapporto tra i cittadini e le istituzioni e con i loro rappresentanti. Alla crisi della democrazia rappresentativa non si può rispondere con meno democrazia o con il parametro dei costi; vi si deve rispondere con più democrazia, a nostro avviso - e sul punto non abbiamo cambiato idea, perché si tratta delle stesse questioni che ponevamo quando ci siamo opposti alla riforma costituzionale Boschi-Renzi - e con la capacità di riformare e intervenire, per rafforzare il sistema della democrazia parlamentare. Questo è il punto: la riduzione del numero dei parlamentari, a vostro avviso, può rendere possibile il rafforzamento del sistema democratico e della democrazia parlamentare? Non credo. Analizzare solo i risparmi e i costi, per assumerli come uniche linee guida, è un modo assolutamente sbagliato di agire. Non avete avuto neanche il coraggio di porre la questione dell'efficienza, mentre sarebbe stato possibile riflettere sull'efficientamento del sistema democratico, per renderlo più rispondente alla necessità di assumere decisioni e responsabilità politiche al fine di ricostruire il rapporto con i cittadini; ma voi su questo non avete dato alcuna risposta. E non vi potete nascondere dietro il fatto che in realtà rafforzate la democrazia, perché nell'altra Camera avete presentato una proposta di riforma costituzionale sull'istituto del referendum propositivo. Questo schema non funziona. Contrapporre gli istituti di democrazia diretta, della democrazia partecipata e del referendum alla democrazia parlamentare è esattamente il contrario di quello che è necessario fare: bisogna rafforzare - e di questo siamo assolutamente convinti - innovare, anche con il referendum propositivo, gli istituti della democrazia diretta, della democrazia partecipata; rafforzare la possibilità dei cittadini di decidere e dare il proprio forte contributo. Contemporaneamente, però, è necessario perseguire il rafforzamento degli istituti della democrazia parlamentare, e non la contrapposizione perché non porta al rafforzamento della democrazia. È una concezione sbagliata. La contrapposizione porta a un'altra idea di democrazia plebiscitaria che forse va di moda in Ungheria e in altri Paesi, ma non è certamente un esempio di democrazia parlamentare. La democrazia parlamentare è il sistema che la Costituzione ci ha consegnato e su cui sono stati costruiti i nostri istituti democratici. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,48) ( Segue DE PETRIS). Che cosa era necessario fare? Lo dico al ministro Fraccaro che è molto distratto in questo momento. Proprio per dare una spinta, per ridare forza alla democrazia parlamentare era necessario rimettere mano al sistema che la Costituzione ci consegna, che prevede l'equilibrio dei poteri, la divisione dei poteri tra legislativo ed esecutivo. Quello che è accaduto negli ultimi anni, inesorabilmente perché ha contraddistinto praticamente tutti i Governi, è stata una sorta di costruzione ancellare del Parlamento nei confronti dell'Esecutivo - questo è ciò che è accaduto - attraverso l'utilizzo continuo e costante della decretazione d'urgenza a sproposito e della fiducia. Questo ha prodotto, di fatto, un indebolimento quasi irreparabile della democrazia parlamentare e del Parlamento nei confronti dell'Esecutivo. Per rafforzare la democrazia parlamentare, anche in vista della riduzione del numero dei parlamentari sarebbe necessario limitare fortemente l'utilizzo della decretazione d'urgenza. È accaduto che i grandi fautori della democrazia, della divisione dei poteri e dell'equilibrio dei poteri - queste erano le istanze che venivano avanzate anche da voi nell'opporvi alla precedente riforma costituzionale - appena sono diventati maggioranza hanno fatto uso e abuso, ancor più dei loro predecessori, della decretazione d'urgenza. Siamo arrivati al punto - come è accaduto per la legge di bilancio - che i parlamentari sono stati messi davvero nelle condizioni di non vedere, di non conoscere e di passare sotto il banco della Presidenza o a votare, senza avere la possibilità di intervenire per modificare il disegno di legge. Questo è ciò che sta accadendo, esattamente il contrario di quanto era necessario. Ora, voi siete rappresentanti e questa riforma ne è un sintomo, perché il problema non è solo la riduzione dei parlamentari ma tutto il resto, quello che prefigura, le dichiarazioni, i Parlamenti che dovranno sparire. Forse voteremo tutti quanti su piattaforme gestite da qualche società, da qualche multinazionale, ma questa è la visione che si intravede della democrazia e noi non ci stiamo. L'antiparlamentarismo, purtroppo, è uno dei mali del nostro Paese e non è un male recente; è un fiume carsico, un filone che si è costruito fin dall'epoca dell'unità d'Italia, che appare e scompare e ancora una volta voi lo state alimentando; lo declinate adesso con le dichiarazioni demagogiche e retoriche contro la casta. Ma, se volevate smentirlo, all'antiparlamentarismo doveva essere contrapposto il rafforzamento non soltanto della democrazia diretta e della democrazia partecipata ma anche della democrazia parlamentare. Si deve ricostruire un rapporto forte tra cittadini ed eletti, tra rappresentati e rappresentanti. Questo è il punto vero. Voi invece continuate ad alimentare la retorica della casta che funziona, però - a quanto pare - solo fino ad un certo punto, perché adesso vi state apprestando evidentemente ad assolvere la casta. E vedremo quello che accadrà sulla vicenda Salvini, su cui invece avrete un atteggiamento diverso. In quel caso la casta non si assolve più; in quel caso emerge un'altra idea che non appartiene allo Stato di diritto, quella per cui i Ministri, nella loro azione di Governo, possono essere anche al di sopra delle leggi, legibus solutus. Come vi dicevo ieri, benvenuti nella normalità. Pian piano state arrivando alla normalità, quella di chi usa, abusa e calpesta il Parlamento e di chi arriva anche al punto di pensare che, in nome del contratto di Governo, che è la vostra nuova Costituzione, si può agire anche fuori della legge e contro la legge. Questa non è l'idea che noi abbiamo di democrazia. Sulla vicenda del referendum - come il Ministro sa benissimo - stiamo lavorando, abbiamo collaborato, abbiamo fatto proposte alla Camera nell'idea che quella riforma, che è importante, debba essere accompagnata da un rafforzamento della democrazia parlamentare e non dalla contrapposizione tra democrazia partecipata e parlamentare. Quella è una strada che ci porta da un'altra parte: non verso il rafforzamento della democrazia, ma verso l'abbandono del sistema del sistema democratico, non come quello che abbiamo conosciuto. Pensavamo davvero che, dopo la sconfitta al referendum costituzionale di quella riforma costituzionale, potesse arrivare il momento di ridare forza alla nostra Costituzione, alla nostra democrazia e invece ancora una volta ci si sta incamminando su una strada su cui non ci troverete mai, ma ci troverete sempre a sbarrarvela così come abbiamo fatto in passato. (Applausi dei senatori Laforgia e Grasso) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia - non so se lei l'ha notato - si è astenuto su tutti gli emendamenti e non ne ha presentati in Commissione, perché noi non abbiamo considerazione per il disegno di legge costituzionale in esame, che si appresta a fare il primo giro di boa: la strada è lunga, più di quanto si possa presumere necessariamente duri un Governo. Non abbiamo voluto in alcun modo interferire su quella che abbiamo considerato non una proposta di riforma costituzionale, ma uno spot elettorale. A Napoli dicono: « ccà nisciuno è fesso » e allora il tentativo dei partiti di maggioranza di mettersi dalla parte di coloro che vanno dietro il desiderio popolare di abbattere il numero dei parlamentari non ci vede contrapposti: sarebbe troppo comodo. Non faremo le controfigure, non accetteremo la logica dei partiti di Governo di ergersi a difensori del buono contro il volere di tutta l'Assemblea. Annuncio pertanto che comunque voteremo a favore del provvedimento in esame, che pure non apprezziamo minimamente. Non è che non apprezziamo l'idea che si debba e si possa ridurre il numero dei parlamentari. Lei è stato eletto credo nella mia stessa legislatura e sa che, per primi, abbiamo provato a realizzarlo e ce l'ha bocciato un referendum popolare appoggiato dalla sinistra, che ha fatto saltare quello che tanti anni fa, nel 2005, era un piano complessivo, in cui si inserivano elementi di presidenzialismo, in cui si discuteva del complesso dell'architettura istituzionale dello Stato e conseguentemente si diminuiva il numero dei parlamentari. Voi invece volete cominciare neanche dal tetto dell'edificazione di una riforma costituzionale, ma dalle suppellettili: il numero dei parlamentari è la conseguenza di una riforma costituzionale. Non si può dire che intanto facciamo in modo di essere pochi e poi vedremo come e cosa faranno i 200 senatori o i 400 deputati. Prima dobbiamo decidere che cosa fa il Parlamento, dopo quanti lo debbano fare. (Applausi dal Gruppo FdI) . Forse l'obiettivo è far dimenticare che sulla famiglia non siete riusciti a fare niente? Dov'è la flat tax che avevate promesso? Non se ne parla, neanche di quella incrementale che ha proposto Fratelli d'Italia. Lo stesso reddito di cittadinanza, che a me non piace e che è assistenziale, dov'è? Con quali soldi e a chi toccherà? È solo una cattiva promessa, che non verrà, neanche quella, mantenuta. E sull'immigrazione? Dov'è il blocco navale al largo della Libia? Dove sono i rimpatri che ci avete promesso? Non ci sono. E la burocrazia è cresciuta, non è diminuita. Per non parlare delle infrastrutture: No TAV, Sì TAV, No TAV, Sì TAV. Povera Italia! Qual è l'elemento che può coprire tutto, allora? Abbattiamo il numero dei parlamentari. Diamo al popolo un tozzo di pane, se non possiamo dargli lavoro, se non possiamo abbattere le tasse e non possiamo aiutare le famiglie. Almeno soddisfiamo la voglia di dire: è tutta colpa di quei parlamentari, seduti in quei banchi, a non fare niente. Abbattiamoli, così abbiamo risolto il problema del consenso. (Applausi dal Gruppo FdI) . Noi non cerchiamo un facile consenso, ma vorremmo ricostruire le fondamenta delle nostre istituzioni. Per questo, Presidente, giacciono in Parlamento, Camera e Senato, proposte di legge di riforma presidenzialista dello Stato. Lei ieri, presidente Calderoli, si è scagliato anche contro una delle riforme moralmente più belle, quella dell'indimenticabile Mirko Tremaglia, che volle dare rappresentatività anche agli italiani all'estero. Poi si può discutere sulla legge che abbiamo fatto dopo e su come garantirla, ma il sacrosanto diritto degli italiani nel mondo di votare non può essere considerato un errore dal relatore, anzi. (Applausi dal Gruppo FdI) . Abbiamo presentato più disegni di legge di riforma presidenziale. E, quando parliamo di riforma presidenziale, non è una cosa di destra o, peggio, per anni si è detta «fascista», perché si vuole che comandi uno solo. Ricordo che di presidenzialismo hanno parlato Gaetano Salvemini, Piero Calamandrei, Rodolfo Pacciardi, Leo Valiani, Giuseppe Saragat, Giuseppe Maranini, Giorgio La Pira, Craxi, Almirante e Franchi. In quest'Aula invece si parte dal numero dei parlamentari, senza neanche consentire un dibattito su quello che gli italiani, all'80 per cento, vorrebbero e non per accontentare uno spirito di sterile rivalsa, ma per dare all'Italia istituzioni serie, vere e buone. Che ci sarebbe di male se avessimo oggi almeno dibattuto - poi avrebbe votato l'Assemblea; se fosse stata contraria, pazienza - assieme al numero da ridurre dei parlamentari, il modo con cui i cittadini possano eleggere direttamente un Capo dello Stato? Il Presidente ha già più poteri di quelli che prevedeva la Costituzione scritta dai Padri, ma li ha senza il suffragio elettorale alle spalle, e non dico abusivamente, ma quasi, senza la necessaria e decisiva autorevolezza nei momenti importanti. Se l'avesse avuta, presidente e relatore Calderoli, oggi un Presidente della Repubblica avrebbe consentito un voto di astensione sul Venezuela? L'avrebbe mai potuto consentire in un sistema presidenzialista? (Applausi dal Gruppo FdI) . Si dice: «Non lo so, ci pensiamo». Maduro è un comunista che sta facendo di una dittatura spietata una sua dittatura personale, e noi diciamo: «Non lo so». Perché? Perché non lo sappiamo o perché manca un sistema istituzionale in cui la responsabilità sia chiaramente attribuita a qualcuno per volontà popolare? Di questo avremmo voluto parlare, e non dei 200 o 300 senatori. Peraltro, questo taglio mi ricorda il mio amico Tremonti - anche suo amico, signor Presidente - che, quando ha dovuto fare i tagli economici ai Ministeri - se lo ricorda, Presidente? - ha fatto un taglio lineare perché sostiene che in tal modo non scontentava nessuno. Noi abbiamo fatto sì che la politica cedesse il posto a un maestro di aritmetica: tagliamo una percentuale a testa, prescindendo ad esempio dal fatto - lo dico tra le mille cose - che 200 senatori forse sono troppo pochi rispetto ai deputati della Camera per mantenere l'attuale numero di Commissioni. Prima, allora, si prevede dove devono andare i 200 senatori, e poi si decide il numero. No, facciamo il contrario. Ma cosa volete che interessi all'elettore del mio paese di origine, Paternò, o all'elettore della mia città di adozione, Milano, quante sono le Commissioni? Vota non certo per quello, ma se gli si dà un pasto e poi per lui «quei maledetti senatori e deputati a casa devono andare, così imparano». Che cosa impariamo non lo so; che cosa imparano non lo so. Ci può stare, ci deve stare un abbattimento del numero, solo in funzione di una diversa costruzione. La strada è lunga. La strada - grazie a Dio - ancora non l'avete potuta cambiare. I Padri costituenti l'hanno prevista con più passaggi. Noi votiamo a favore del provvedimento, perché - ripeto - « ccà nisciuno è fesso »: non potrete andare a dire che erano tutti contrari, e che voi, belli e buoni, avete accontentato l'istinto di rivalsa popolare. Ve lo votiamo a favore, pur essendoci astenuti su tutti. Ma il percorso è lungo: ci sarà il passaggio alla Camera, tornerete qui e vedremo se sarete capaci di cambiare rotta e di costruire un'alternativa istituzionale che parta non dalle suppellettili, ma dalle fondamenta; che parta da una riforma del sistema di rappresentatività, da un sistema di elezione diretta del Capo dello Stato; che si discuta di una elettorale, quella attuale, che solo noi abbiamo contrastato pensando al bene nazionale e non al pareggio che tutti cercavate. Questo è un dato che lei sa benissimo essere vero: mi rivolgo a lei, signor Presidente, e agli amici della Lega. So benissimo che invece i colleghi 5 Stelle hanno letto forse più fantascienza che libri di politica. C'è un famoso racconto di fantascienza - io sono un lettore anche di fantascienza, non c'è niente di male - che presuppone un sistema istituzionale completamente rivoluzionario. Quel racconto di fantascienza dice che, in uno Stato ipotetico del futuro, con il sistema dei sondaggi che scendono - oggi il campione è di 2.000, 3.000 o 4.000 - e con sistemi sempre più scientifici si arriva a individuare una persona che dà la risposta uguale a quella che sarebbe stata votando. Pertanto vengono abolite le votazioni e, quando c'è da risolvere un problema, si chiama quella persona: lui è il popolo e lui risponde. Capisco che il sistema ideale dei 5 Stelle non è far votare sessanta o settanta persone per decidere chi fa il parlamentare, ma far parlare una sola persona, perché non c'è bisogno del Parlamento e neanche del Presidente della Repubblica. Basta un Casaleggio qualsiasi. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, noi siamo sempre stati favorevoli, e lo siamo ancora oggi, a una riduzione del numero dei parlamentari. Lo siamo sempre stati, però, e lo siamo ancora oggi, se questa scelta si colloca all'interno di una riforma seria che perlomeno porti al superamento delle due anomalie più gravi del sistema parlamentare italiano: il fatto che ci sono due Camere che fanno esattamente le stesse cose e il fatto che siamo l'unico Paese al mondo in cui un ramo del Parlamento non usa il suffragio universale per essere eletto. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 11,07) ( Segue PARRINI). Nessuna di queste due condizioni minime di serietà è soddisfatta dal provvedimento che oggi siamo chiamati a votare. Abbiamo sempre detto no e diciamo no ancora oggi a scelte che, anziché essere parte di una riforma seria, sono lo strumento di un disegno antiparlamentare e - non «o», ma «e» - uno spot elettorale di bassissimo livello, un mostriciattolo propagandistico pasticciato e confuso. (Applausi dal Gruppo PD) . Signor Presidente, ieri si è svolta una discussione generale che ha avuto una precisa caratteristica, che voglio ricordare: su 83 interventi, la maggioranza ne ha fatti soltanto 3. State battendo ogni tipo di record. Ebbene, quando ieri nel corso della discussione il senatore Calderoli ha preso la parola per la replica, dopo non averlo fatto per illustrare il provvedimento, ha dimostrato l'inesauribile validità di un detto che è invalso dalle mie parti, ma credo sia noto anche al senatore Calderoli, che recita: «Arlecchino si confessò burlando», che vuol dire che scherzando uno dice la verità. Calderoli ci ha detto, citando Nanni Moretti, che il suo obiettivo principale era capire in che modo lo si sarebbe notato di più, se tacendo o parlando. Io pensavo che il senatore Calderoli fosse superiore a obiettivi di questo tipo, a queste misere vanità. Detto questo, vorrei però rassicurare il senatore Calderoli sul fatto che noi lo abbiamo notato, anche se non ha parlato all'inizio per illustrare il provvedimento, per quello che ha detto invece in replica, tirandosi la zappa sui piedi, quando ha affermato che noi siamo chiamati a giudicare non questo singolo provvedimento, ma l'insieme del pacchetto che il ministro Fraccaro ci propone. Bravo, senatore Calderoli: noi diamo proprio un giudizio di questo tipo sull'intero pacchetto che il ministro Fraccaro ci propone e quello che il ministro Fraccaro - ha avuto la cortesia di ascoltare buona parte della nostra discussione - ci propone è un pacchetto antiparlamentare, di aggressione alla democrazia liberale. (Applausi dal Gruppo PD) . È un disegno esplicito e strombazzato di svolta autoritaria in questo Paese, perché è un disegno che si compone di referendum propositivo fatto in maniera grave contro le prerogative del Parlamento. È un disegno che si compone della volontà di superare il divieto di mandato imperativo, in modo che i partiti diventino caserme. È un disegno che si compone della volontà di superamento del quorum nel referendum abrogativo. È un disegno che si nutre anche di atti non parlamentari: l'attacco continuo ai poteri indipendenti; l'attacco continuo agli organi di garanzia costituzionale; l'attacco continuo alla libera stampa e a qualsiasi voce che abbia ai loro occhi la colpa di essere libera. (Applausi dal Gruppo PD) . È questo pacchetto, senatore Calderoli e cara maggioranza, che ci induce a prendere una posizione ferma sul provvedimento in esame, perché è il primo tassello del progetto. I giornali sono pieni delle differenze che ci sarebbero tra il MoVimento 5 Stelle e la Lega e noi siamo costretti a parlare molto di quelle differenze, alcune reali, alcune inventate. Io oggi, però, vorrei parlare non delle differenze, ma della cosa fondamentale che unisce i due partiti e che è più forte di tutte le differenze che ci sono tra loro. Sapete qual è la cosa forte che unisce questi due partiti? È una cultura politica profondamente illiberale e autoritaria. (Applausi dal Gruppo PD) . E se comprendiamo questo, tutto si spiega: si spiega come mai il MoVimento 5 Stelle va pazzo per il Venezuela di Maduro; si spiega come mai Salvini stravede per Orbán e si spiega come mai entrambi stravedono per Putin. Tutto si spiega. (Applausi dal Gruppo PD) . Vorrei dire, per inciso, che a rendere poco credibile la posizione di Salvini sul Venezuela è esattamente la sua posizione su Orbán e a rendere poco credibile la posizione del MoVimento 5 Stelle su Orbán è esattamente la loro posizione sul Venezuela. Non dimentichiamolo. A me questa corrispondenza di amorosi sensi fra Calderoli e Fraccaro ha colpito, voglio dire la verità. Al senatore Calderoli vorrei anche dire un'ultima cosa: lei ieri, senza - credo - rendersene conto, ha commesso una gaffe che è tipica di chi ha un fondo di cultura autoritaria, dicendo cose secondo me incommentabili. Sul diritto di voto degli italiani all'estero, lei ha citato il principio del no taxation without representation , e cioè nessuna tassazione senza rappresentanza. Fu lo slogan dei coloni americani che nel Settecento si ribellarono democraticamente contro la madrepatria che voleva tassarli senza dare loro rappresentanza del Parlamento britannico. Caro senatore Calderoli, il principio a cui lei si è ispirato è il contrario ed è no representation without taxation - e cioè non ti rappresento se non paghi le tasse - e questo principio è stato all'origine di tutte le battaglie che coloro che avversavano il suffragio universale hanno fatto contro i movimenti democratici nell'Ottocento e nel Novecento. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini) . Si vergogni e impari che cosa la storia insegna. Si vergogni, senatore Calderoli. È un'affermazione grave quella che ha fatto e il fraintendimento della storia è tipico di chi è animato da una cultura autoritaria. Ma questo provvedimento non è soltanto un mostriciattolo propagandistico: è anche un'arma di distrazione di massa per coprire le vergogne che caratterizzano questa maggioranza. E le vergogne sono tante, e posso citarne pochissime perché sta terminando il tempo a mia disposizione. La prima vergogna è che state mandando a picco l'economia italiana e l'occupazione in questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini) . Pochi minuti fa, sono usciti i dati dell'Istat sulle vendite al dettaglio nel mese di dicembre: i consumi stanno crollando - sono diminuiti dello 0,7 per cento in un mese - ed è esclusivamente responsabilità vostra. Dovete nascondere la vergogna del fatto che state per salvare - mi rivolgo ai senatori del MoVimento 5 Stelle - Salvini dal processo sulla nave Diciotti, seppellendo ogni vostra credibilità legalitaria per sempre. (Applausi dal Gruppo PD) . Dovete nascondere la pantomima sulla TAV, i pasticci sul Venezuela, il fatto che state occupando selvaggiamente il potere, e la vicenda di Savona ne è l'ultima dimostrazione. Ve ne fregate allegramente delle leggi e occupate ogni posto di potere possibile, dalla RAI alla Consob. Volete nascondere tutto questo con le armi di distrazione di massa. Noi a questo gioco non possiamo prestarci. Avevamo presentato degli emendamenti che vi avrebbero consentito di trasformare questo mostriciattolo in una riforma seria; li avete snobbati e ci sono stati perfino dichiarati inammissibili: è stata una decisione grave. Di fronte a questa decisione noi non ci arrendiamo: ci rivolgeremo a qualsiasi istanza costituzionale possa essere legittimamente invocata affinché si ponga l'attenzione sul fatto che si vuole impedire al Senato e alla minoranza in questo Senato di discutere di cose serie. È avvenuto in occasione della legge di bilancio e purtroppo è avvenuto anche ieri. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini. Molte congratulazioni) . CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, molte delle cose sono state già dette ieri nella mia relazione, ma la dichiarazione di voto deve assolutamente essere fatta. Sono convinto che questo piccolo provvedimento produca dei risultati giganteschi in termini di efficacia. Tagliamo di 345 il numero dei membri del Parlamento: è un risultato importante per il Parlamento stesso, riducendo di 230 i deputati e di 115 i senatori, contenendo anche quelli di nomina presidenziale e riducendo il numero degli eletti all'estero. E cito questo particolare per gli interventi di ieri e per l'intervento odierno del senatore Parrini. Qualcuno pensa che io possa avercela con i cittadini italiani residenti all'estero? (Commenti dal Gruppo PD) . MARCUCCI (PD) . L'hai detto tu! CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Tanto di cappello a chi se n'è andato per motivi di lavoro, per fare impresa, per raggiungere i familiari. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Lanzi) . Tanto di cappello al diritto di voto: è giusto che votino. Assolutamente sì. Personalmente ho detto che vorrei che votassero, come negli Stati Uniti, per i membri del Parlamento. La citazione per cui dovrei vergognarmi, no taxation without representation , non è stata usata da me ieri; quella che ho usato io ieri è no taxation, no representation . Quindi io mi vergognerò, ma lei, senatore Parrini, deve andare da un otorino per problemi di udito. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PARRINI (PD) . È uguale, è uguale! CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Il disegno di legge in esame, molto popolare al di fuori di questo Parlamento, è assolutamente impopolare qui dentro. Diciamocelo chiaro: 115 di noi e 230 alla Camera potrebbero non tornare in funzione della legge e potrebbe riguardare anche me, può riguardare assolutamente tutti. Ma questo non ci deve impedire di approvarla, per il semplice motivo che è una cosa giusta, che deve essere fatta. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ciò che dico è rappresentato plasticamente dalla foto del banco delle Commissioni in Aula martedì: dovrei dire che mi hanno lasciato da solo, perché ero lì solo come un cane. Veramente non c'era nessuno, diversamente da ciò che accade per tutti gli altri provvedimenti. (Applausi del senatore Airola). Ho portato un testo che è la sintesi di altre proposte - ne ho presentata una singolarmente - per la riduzione del numero dei parlamentari: ci sono quella dei senatori Romeo e Patuanelli e quella del senatore Quagliariello. Io ho presentato la mia e sono assolutamente orgoglioso: posso dire che rappresenta il raggiungimento di un risultato che sto perseguendo da ventinove anni, sono quasi trent'anni. Ieri ricordavo - come ha ricordato lei, Presidente - che c'ero già riuscito nel 2005; poi il provvedimento fu bocciato da un referendum popolare, proprio perché - come indicava lei - era inserito all'interno di una grande riforma. Ciò ci ha indotto a proporre solo misure limitate, chirurgiche che, sommate insieme, determineranno una riforma complessiva. C'è però un motivo. Voglio che deputati e senatori, nel momento in cui voteranno, sappiano precisamente e chiaramente cosa si vota e se ne assumano la responsabilità di fronte al proprio elettorato. Volete ridurre il numero dei parlamentari, sì o no? Solo così, probabilmente, si raggiungerà quel quorum dei due terzi che non consentirà il referendum popolare sulla riforma costituzionale. Tuttavia, mi augurerei quasi di non raggiungerlo per poter andare davanti al popolo. (Applausi del senatore Dessì) . Così, infatti, per la prima volta in un referendum , la gente saprà il quesito che viene loro sottoposto: vuoi ridurre il numero dei parlamentari? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Credo che la risposta del popolo sarà plebiscitaria. Ci vogliono però dei motivi. Perché stiamo riducendo il numero dei parlamentari? Ho individuato tre motivi. In primo luogo, siamo troppi. Nell'Unione europea l'Italia è il secondo Paese per numero di parlamentari. Come ha ricordato la senatrice De Petris, siamo secondi solo al Regno Unito, che ha circa 790 senatori, che sono di diritto e a vita, e il cui titolo si trasmette o trasmetteva, perché è a esaurimento, addirittura per via ereditaria. Non vorrei fare i confronti con i 1.442 parlamentari del Regno Unito. Farei un confronto con le altre democrazie occidentali, nell'ambito delle quali l'Italia non rappresenta la seconda Nazione per numero di cittadini. Quindi, siamo troppi. Il secondo motivo, che oggi sembra diventato quasi una colpa, è rappresentato dal taglio dei costi della politica, che qualcuno interpreta come costi della democrazia. Colleghi, 345 stipendi in meno sono un attacco non alla democrazia, ma ai costi, che è una cosa completamente diversa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Paradossalmente, invece, sia in Commissione, che in Assemblea il provvedimento è stato osteggiato e attaccato perché viene fatto passare come semplice taglio dei costi della politica e dei privilegi della casta. Questa è una colpa? È populista? Non si deve adottare un provvedimento perché rappresenterebbe una bandierina da portare in campagna elettorale per le prossime elezioni? È una colpa? Mi onoro di essere popolare e populista. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Non lo dico oggi, perché nel corso della mia storia parlamentare - in qualità di deputato, senatore e Ministro - ho avuto l'onore di tagliare il numero dei consiglieri e assessori comunali. Ciò è stato fatto non perché ce l'avessi con i consiglieri, ma perché in certe realtà c'erano più consiglieri che cittadini facenti parte del Comune. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Mi onoro di aver tagliato il numero di consiglieri e assessori provinciali, perché erano troppi. Mi onoro di aver costretto le Regioni a ridurre il numero dei propri consiglieri. Mi onoro di aver tagliato il numero delle società partecipate e dei membri dei consigli di amministrazione negli anni. È questo un attacco alla democrazia rappresentativa? A voi sembra che negli ultimi anni la democrazia ne abbia sofferto? No, nessuno si è accorto di niente. I cittadini sono solamente contenti. Gli organi sono più snelli, costano meno e funzionano in modo migliore. Gli unici a rimanere scontenti sono coloro che puntavano a quelle poltrone, a quelle cadreghe . (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Mi dispiace per loro. Ed è il terzo dei motivi che cito per sostenere il taglio che viene fatto, perché organi più snelli - il famoso cavallo magro corre più forte - e meno pesanti sono più efficaci ed efficienti. Sembra una frase fatta, ma vorrei portare, come prova provata di quanto sto sostenendo, il confronto tra Camera e Senato. La Camera è composta da un numero doppio di parlamentari rispetto al Senato e costa il doppio in termini di bilancio, ma facciamo le stesse cose; quindi evidentemente c'è qualcosa che non torna. Io sostengo anche che noi le facciamo un po' meglio. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ho fatto l'esperienza della Camera sia come deputato, che come membro del Governo: ogni volta che vado alla Camera, con quell'Aula di 630 parlamentari, mi sembra di essere un arbitro al centro di una partita di pallone, con tutte le tribune piene e dove tutti alla fine non capiscono niente. Si vota senza sapere probabilmente che cosa si va a votare, perché si è troppi. La dimostrazione più pratica viene dalla XVII legislatura, quando si discusse la riforma dei Regolamenti di Camera e Senato, una riforma che ha una portata che talvolta va al di là di una riforma costituzionale. Nella XVII legislatura c'erano le stesse maggioranze politiche (anzi, la Camera aveva più numeri del Senato) e c'era la medesima volontà politica. La Camera inizia due anni prima la riforma del proprio Regolamento, con il risultato che la Camera non "cava un ragno dal buco" e il Senato approva una modifica del Regolamento che a tutt'oggi noi stiamo tentando di applicare e che per me funziona. Quindi i numeri sono dalla nostra parte, non ci sono santi. Questa è una legge che secondo me va non approvata, di più, va stra-approvata, non foss'altro perché finalmente - perdonatemi la battuta - quando il Parlamento si riunirà in seduta comune anche i senatori potranno sedersi, perché l'Aula potrà contenere assolutamente tutti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Vi prego di lasciarlo concludere. Senatore Calderoli, le ho già dato un po' di tempo in più; la prego di avviarsi alla conclusione. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Concludo, signor Presidente. Però la matematica è matematica: se si usano i posti del Governo, ci saranno anche i posti per i 58 grandi elettori regionali e ci staremo tutti. (Commenti dal Gruppo PD) . Comunque io voto un convinto sì, straconvinto per il sì. Ciascuno poi voterà per quello che vuole: astenetevi pure, ma non nascondetevi dietro al discorso della difesa della democrazia, della democrazia rappresentativa, del bicameralismo e tutto il resto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti della senatrice Malpezzi) . Perché chi vota no o chi si astiene lo fa per difendere la propria cadrega e il proprio stipendio. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti dal Gruppo PD) . *QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUAGLIARIELLO (FI-BP) . Signor Presidente, la democrazia rappresentativa è in crisi; questo è sotto gli occhi di tutti. E, quando la democrazia rappresentativa è in crisi, è necessario riformarla. È necessario riformarla, ma non abrogarla: la democrazia rappresentativa, con tutti i suoi limiti e con tutti i suoi difetti, è infatti la forma migliore di Governo, soprattutto per le società complesse. È stata data per morta tante volte ed è sempre risorta dalle ceneri. È stata data per morta quando sono nati i partiti extraparlamentari, quelli che avevano un'organizzazione anche al di fuori del Parlamento. È stata data per morta negli anni '30, quando si riteneva che l'autoritarismo e il totalitarismo fossero la norma. È stata data per morta dai cantori dell'assemblearismo nell'immediato Dopoguerra e poi nel '68. È sempre risorta dalle sue ceneri, perché non si è fermata, perché si è messa in discussione e ha accettato di riformarsi. Non nascondiamoci dietro a un dito, allora. La riduzione del numero dei parlamentari in quest'Aula l'abbiamo proposta tutti, e talvolta è stata proposta anche con argomentazioni che probabilmente hanno incoraggiato pulsioni ed esiti non favorevoli a quanti sono per una democrazia liberale e per una democrazia rappresentativa. Nei manifesti dell'ultima campagna referendaria, coloro che hanno fatto propaganda per il sì, hanno incitato a votare per tagliare stipendi e poltrone: dobbiamo dirci queste cose perché, se non facciamo un esame di coscienza tutti, non ne veniamo a capo. La riduzione del numero dei parlamentari può senz'altro servire a una riforma delle nostre Camere, a renderle più snelle, a migliorare il loro lavoro nonché la rappresentanza e la sua qualità, apportandovi le competenze di cui hanno bisogno, perché non siamo onniscienti e non si può decidere tutto attraverso un click sulla rete. Questi sono motivi seri per volere una riduzione del numero dei parlamentari. Diciamocelo con chiarezza: non si tratta di un problema di cadreghe , né soprattutto di costi. E a questo proposito mi rivolgo anche alla maggioranza: sarebbe bastato non prendere nei Ministeri gli aspiranti parlamentari che non sono riusciti a entrare in queste Camere o ridurre alcuni stipendi, per risparmiare anche più di quanto oggi volete dirci che si risparmi con il taglio dei parlamentari. Per queste ragioni non vi daremo alibi e voteremo a favore di questa riforma. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti del senatore Faraone). Cari amici, non dimentichiamo, però, alcuni aspetti: siamo all'interno di un procedimento parlamentare, che ha una certa durata temporale, anche perché deve servire ad avere alcune risposte. La riduzione del numero dei parlamentari deve rispondere a determinati requisiti: in primo luogo, deve dare garanzia di rappresentatività agli italiani che stanno qui o all'estero (Applausi della senatrice Rizzotti) ; in secondo luogo, deve dare garanzia di rappresentatività alle minoranze; in terzo luogo, deve integrarsi in maniera equilibrata con le altre riforme che state proponendo. Un referendum propositivo non è infatti uno scandalo, ma vi chiediamo: con tale istituto mirate a integrare o ad abrogare la democrazia rappresentativa? (Applausi dal Gruppo FI-BP). Questo è l'interrogativo al quale dovrete rispondere nei prossimi mesi, perché se il referendum propositivo si potrà fare anche sulle leggi di spesa, potremmo paradossalmente trovarci di fronte a quesiti del tipo «volete abrogare l'esercito?»; se non avrà limiti e sarà del tutto alternativo al lavoro del Parlamento, allora la vostra riduzione del numero dei parlamentari sarà un modo non per riformare la nostra democrazia e ciò che in quest'Aula facciamo insieme, ma per ridurre quello che considerate un danno, per iniziare ad abrogare gli istituti parlamentari e per farci sembrare ogni giorno più simili a un regime, magari come quello di Maduro rispetto al quale alcuni di voi vorrebbero fossimo equidistanti. Noi non siamo equidistanti, ma stiamo dalla parte della democrazia rappresentativa, contro qualsiasi tentativo di abolirla o di cambiarle completamente i connotati. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Voteremo a favore del provvedimento come un'apertura di credito, perché questa riforma, se ben interpretata, potrà dare più efficienza e riportare prestigio a quel Parlamento che ogni giorno cercate di infangare anche attraverso la vostra propaganda e i vostri manifesti. Nei prossimi mesi vedremo cosa accadrà e sapremo regolarci, ma oggi non vi diamo l'alibi di essere i soli a volere che questo Parlamento sia in grado di autoriformarsi partendo dal mettere in dubbio il numero di quanti siamo qui dentro. Il nostro sì è un'apertura di credito, ma se questa si rivelerà una pagina squallida di antiparlamentarismo e una sorta di boulangismo minore, saremo i primi a dirlo, forte e fino in fondo. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PERILLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, è bene ricordare che con questo disegno di legge noi intendiamo ridurre il numero di parlamentari di circa un terzo, adeguando così l'Italia agli altri Paesi europei e producendo un risparmio di 100 milioni di euro all'anno e 500 milioni di euro a legislatura. Per molti questo è poco e noto con piacere che molti colleghi si sono - diciamo - divertiti a demolire questo punto. Per alcuni il risparmio è addirittura ininfluente (il senatore Mirabelli), mentre al senatore Malan, visto che si è agitato molto sulla questione citando anche il Mahatma Gandhi, vorrei dire che noto questa sua inquietudine, rispondendo alla sua citazione, e gli ricordo che «serenità è quando ciò che dici, ciò che pensi e ciò che fai sono in perfetta armonia». Per lei è così, senatore Malan? Per noi è perfetta armonia. (Applausi dal Gruppo M5S) . Per noi è perfetta armonia. Sempre per fare riferimento alla perfetta armonia, devo notare che anche lei, presidente La Russa, nel suo discorso ha praticamente demolito a parole questo provvedimento e poi ha annunciato il voto favorevole quasi per ripicca, come ha fatto anche il senatore Quagliariello, che ha definito questa vicenda come una delle più squallide però poi ha annunciato il voto positivo perché è un'apertura di credito. Mi fa piacere e credo comunque che all'interno di questo dibattito sia rispettabile anche la vostra opinione. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti del senatore Caliendo) . Iniziamo dunque da qui, dal Senato, e ne siamo particolarmente lieti, colleghi. Iniziamo il percorso di questa legge costituzionale che, in caso di sua definitiva approvazione, centrerà un obiettivo storico - lo vedremo in seguito - più volte mancato nelle precedenti legislature. Noi lo interpretiamo come un atto di assoluta autonomia, di indipendenza e di libertà del quale - colleghi - anche voi un giorno andrete fieri; voi del Partito Democratico grazie a noi, ma va bene comunque, sarete fieri anche voi di questa diminuzione. L'importante è raggiungere l'obiettivo. (Applausi dal Gruppo M5S) . È un segnale forte che diamo al Paese, oltre che la realizzazione perfetta e puntuale del nostro programma in materia di riforme costituzionali, che non sono segrete. Ho sentito dire da molti colleghi che la nostra strategia di riforme costituzionali è stata invisibile. Vorrei capire qual è il vostro concetto di invisibilità dal momento che è presente, nero su bianco, nel contratto di Governo. All'inizio di questa legislatura, infatti, sono state depositate delle proposte che sono state annunciate in sede di conferenza stampa. Avete un concetto molto singolare dell'invisibilità. Detto questo, noi pensiamo di ridisegnare un Parlamento che sia più aperto, moderno, che sappia guardare a se stesso, rimettersi in discussione, guardare alle sue funzioni, ragionare sulle proprie funzioni, a partire proprio dalla sua composizione, libero da condizionamenti di sorta e da interessi di parte. Diversamente si profilerebbe l'immagine, avvilente, e direi anacronistica, di un Parlamento ripiegato su se stesso, che si chiude alle esigenze che provengono da fuori di quest'Aula e, in maniera molto sospetta, si potrebbe interpretare questo ripiegamento come una protezione dei propri interessi che, guarda caso, in questa circostanza coincidono con la difesa delle poltrone. (Applausi dal Gruppo M5S) . Comunque, non è su questo, colleghi, che noi vogliamo convincervi. Noi vogliamo convincervi attraverso una riforma puntuale e perfettamente attuabile che non è stata mai condotta in porto perché noi crediamo che le riforme costituzionali non si possano basare sulle prove di forza e neanche su una prova di coraggio. Esiste una condivisione, esiste un esame ragionato delle reciproche ragioni ma alla fine non può essere un braccio di ferro; per cui non è sulla vostra paura, che potrebbe essere interpretata come esercizio di autoconservazione di quest'Aula, ma è proprio sul ragionamento, su quello che vi portiamo all'esame che puntiamo. I vostri ragionamenti nel merito, i vostri attacchi non aiutano in questo senso perché crediamo che senza condivisione una riforma costituzionale non possa andare in porto. Si è visto l'ottimo contributo che alla Camera si è registrato in materia di referendum propositivo, in merito alla questione del quorum approvativo, che è senz'altro un passo in avanti. Inspiegabilmente in quest'Aula, con motivazioni che molti riconducono al benaltrismo (questa categoria per cui si ritiene che sia «ben altro» quello che impedisce questa riforma), voi vi opponete alla riduzione del numero dei parlamentari, che è la linea che unisce una serie di legislature e di studi ai quali anche voi avete partecipato. Ma è ben altra la ragione per la quale vi opponete. Colleghi, entriamo nel merito di questa riforma che, come si è detto, rende il Parlamento più efficiente e più snello? Voi sostenete che non è così e che questo in qualche modo scatena una controriforma dei Regolamenti e dell'organizzazione e il blocco delle Commissioni. Tutto ciò non è vero, bisogna ritornare alla realtà e capire quello che si sta facendo. In questo momento in cui noi stiamo ricostruendo il Paese, abbiamo chiesto spesso un esercizio e un esame di coscienza a molti cittadini su misure che richiedono degli sforzi nell'interesse del bene collettivo. Io vorrei sapere perché, chiedendo questo agli altri cittadini, non siamo capaci di farlo per noi stessi. Se riteniamo che un organismo pubblico sia troppo numeroso e dispendioso, noi provvediamo a ridurlo. Colleghi, perché questo esame non lo possiamo fare su noi stessi? (Applausi dal Gruppo M5S) . Perché non possiamo farlo su noi stessi? Qual è la ragione che crea delle verità altre e fuori di quest'Aula e delle verità specifiche per quest'Assemblea (Applausi dal Gruppo M5S) . Se la coerenza è la stessa a guidare le scelte, se il criterio della giustizia è lo stesso, bisogna saperle attuare anche in questa sede e così si recupera la credibilità, quel distacco che c'è tra la politica e la società che sta qua fuori. (Applausi dal Gruppo M5S) . Noi lo abbiamo ridotto di molto e sapete perché? Perché abbiamo avvicinato la nostra vita parlamentare a quella dei cittadini che sono qui fuori: abbiamo ridotto le nostre indennità, abbiamo abolito i vitalizi (cosa che non è mai avvenuta prima) e adesso tagliamo le poltrone dove siamo seduti. (Applausi dal Gruppo M5S) . Quale esempio più alto e fuori da ogni sospetto è quello di privarsi della poltrona sulla quale si è seduti? Non c'è alcuna critica che si può muovere, non c'è alcun sospetto di conflitto di interessi, non c'è alcun interesse personale che si può anteporre. È illuminata la bontà e l'onestà intellettuale di chi fa questa scelta. Dicevo però che non è sulla paura che vorrei insistere o sul vostro atteggiamento, perché sono consapevole che questo passaggio - voi ve ne rendete conto - desta un grande interesse per tutti quanti i cittadini che ci ascoltano. Nelle precedenti legislature sapete che in due occasioni (nel 2006 e nel 2016) sono state approvate delle riforme fino all'ultimo gradino, ovvero il referendum popolare confermativo. Ebbene, i cittadini dissero di no (questo per riprendere un discorso che è stato avanzato da voi), ma perché lo fecero? Si opposero alla riduzione del numero dei parlamentari o a un sistema confuso di riforme che andavano a stravolgere la Carta costituzionale e che riguardavano solo in parte una scelta sentita da coloro i quali volevano votarla? (Applausi dal Gruppo M5S) . Ebbene, è stato detto di no a un metodo fallimentare ed è curioso che con i vostri emendamenti (io non voglio entrare sulle vostre raffinate strategie politiche) in pochi mesi vi siate scagliati contro il reddito di cittadinanza, una misura che va in aiuto dei più deboli e che dà una prospettiva per il lavoro e per la formazione (Commenti del senatore Marcucci) . MIRABELLI (PD) . Questo lo vedremo. PERILLI (M5S) . Ci vuole molto fiuto, molto talento e molto intuito a mettersi su queste posizioni. State poi ostacolando la riforma della riduzione del numero dei parlamentari introducendo i princìpi di una riforma che è stata bocciata dal 60 per cento degli italiani: è un capolavoro! (Applausi dal Gruppo M5S) . Qualcuno di voi ha detto che seguendo questa strada noi rimarremo pochi anni al Governo di questo Paese. È sicuro che se voi seguirete questa strada rimarrete all'opposizione per molti anni, cosa che è dignitosissima. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il senatore Rampi ha citato il mito di Icaro. Senatore Rampi, lei è convinto che quel mito al quale lei si riferiva non si addicesse proprio al presidente Renzi e alla sua vicenda? PRESIDENTE. Si rivolga direttamente all'Assemblea e non ai singoli parlamentari. Lei sa che il Regolamento lo prevede. PERILLI (M5S) . Tramite la Presidenza chiedo allora se il senatore Rampi è convinto che il mito di Icaro che ha citato non si addica proprio alla vicenda del presidente Renzi: è perfettamente coerente con il percorso che è stato seguito, solo che probabilmente lui non voleva raggiungere il sole. Ho sentito poi dire dal senatore Faraone che se avessimo aderito, se avessimo votato a favore della loro riforma costituzionale, adesso non avremmo bisogno della Lega per governare. Ci dovevamo fare una riforma costituzionale su misura per poter governare. Sono tutti temi che non sono nostri. Noi intendiamo perseguire l'obiettivo comune del benessere collettivo (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Vi rammento anche l'episodio di un collega dell'opposizione che mi ha detto, dati alla mano: «Siete sicuri che questa riforma convenga al MoVimento 5 Stelle? Sareste quelli che perderebbero di più». Ecco, è proprio su questo punto che rispondo pubblicamente e, come ho risposto a lui privatamente: noi non pensiamo a riforme che servano per i nostri interessi personali. ( Applausi dal Gruppo M5S. Applausi e commenti ironici dal Gruppo PD) . Di questo siete esperti voi. Noi vogliamo riforme che perseguano l'interesse collettivo. È per questo, Presidente, che annuncio non solo il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle, ma anche un voto espresso con il cuore. (Applausi dal Gruppo M5S e L-SP-PSd'Az . Congratulazioni. Commenti dal Gruppo PD) . FANTETTI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo in dissenso dal mio Gruppo, insieme alla collega Alderisi, in rappresentanza della circoscrizione estero nella quale siamo onorati di essere stati eletti. Voi con questo provvedimento non state tagliando dei costi, ma state tagliando spazi di democrazia. (Applausi dai Gruppo FI-BP e PD) . Come abbiamo già ampiamente elaborato, quattro senatori in rappresentanza dei 5 milioni e mezzo di italiani all'estero, che sono il 10 per cento della popolazione, sono un'aberrazione e siamo tranquillissimi che la Corte costituzionale non convaliderà questa impostazione. È una negazione palese degli spazi di democrazia. Abbiamo avuto una discussione e ci sono considerazioni generali, per cui ci rimettiamo naturalmente alla maggioranza. L'apertura politica che il collega Quagliariello ha annunciato ha una scadenza; sul tema della rappresentanza e della difesa degli interessi degli italiani all'estero, il nostro Gruppo non ha alcuna esitazione. Quindi, l'apertura di credito, anche per questo, ha una validità temporale limitata al prossimo passaggio. Noi continueremo a difendere la nostra posizione e continueremo a denunciare questo come un attacco alla democrazia. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Pittella) . CANGINI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, fino ad esattamente un anno fa facevo un altro mestiere: dirigevo giornali. Negli anni della mia direzione avevo caldamente raccomandato a tutti i miei colleghi giornalisti di non usare la parola «casta» e mai avrei pensato che sarei stato candidato e poi eletto in un'Assemblea parlamentare. Lo avevo fatto perché ritengo che la politica meriti rispetto e che denigrare la politica voglia dire squalificare la Nazione, squalificare lo Stato e inficiare la forza di tutti quanti noi. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . C'è chi si appella da poco a categorie importanti, come quelle dello Stato o della volontà popolare. Presidente, non ho mai militato nei centri sociali, non ho mai rappresentato i comunisti padani, ho sempre creduto nella Patria, nello Stato e mi sono sempre commosso davanti al Tricolore. Non ho mai pensato che la secessione potesse essere un obiettivo interessante per nessuno, men che meno per il Paese nel quale vivo. Per questo credo che la politica meriti rispetto e per questo ritengo che tale provvedimento abbia come unico obiettivo quello di umiliare e avvilire ulteriormente la politica, perché si giustifica unicamente con questioni di soldi, di casta e di presunti privilegi. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD e del senatore Casini) . Credo nelle riforme istituzionali: il primo atto che ho fatto, una volta eletto, è stato depositare un disegno di legge per introdurre nel nostro sistema il semipresidenzialismo alla francese. Condivido la linea del mio Gruppo, nel senso di aprire una linea di credito nei confronti di questa maggioranza e di questo Governo, qualora, con un'improvvisa resipiscenza, si rendessero conto che tagliare il numero dei parlamentari non serve a nulla, ma farlo nel quadro di una riforma organica dello Stato - di cui si parla da trent'anni - questo sì che servirebbe e sarebbe una grande novità, un segnale forte al Paese e un obiettivo storico, per usare le espressioni del collega del MoVimento 5 Stelle. Pertanto, non parteciperò al voto e sarò pronto a votare sì nel secondo passaggio parlamentare di questo provvedimento qualora, nel frattempo, fossero maturati in quest'Aula e fuori segnali confortanti che mi facciano pensare alla possibilità di riformare veramente questo Stato, nell'interesse reale dello Stato e non per la convenienza di una parte politica in prossimità di elezioni imminenti. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, sarò breve perché sul merito sono intervenuto nella seduta di ieri. Confermo che di essere pienamente in sintonia con l'intervento che lei, presidente La Russa, ha svolto in rappresentanza del Gruppo Fratelli d'Italia: sono favorevole a una vera riforma che rappresenti un efficientamento dei costi per le istituzioni. Ho però rinvenuto in questa legge un'assoluta mancanza di un quadro costruttivo, di un progetto che riguardi federalismo e presidenzialismo, in sostanza una riforma vera e vedo invece in essa una semplice mossa elettorale per coprire le inefficienze economiche di cui si è macchiata e si sta macchiando questa maggioranza. Proprio per tali ragioni non voterò, per non dare alcun alibi che possa consentire di dire che io sono contro la riduzione dei parlamentari. Peraltro ciò non mi riguarda, in quanto la mia Provincia autonoma di Trento non viene toccata, quindi sono al di sopra di ogni sospetto. In ogni caso, proprio perché non condivido le marchette elettorali e credo nella serietà della politica e dell'azione di Governo, io non partecipo al voto, mi alzo e me ne vado. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Ricordo a me stesso e a tutti che l'articolo 138 della Costituzione prevede che per modificare le norme costituzionali occorrano due successive votazioni per ciascuna Camera ad intervallo non minore di tre mesi e che devono essere approvate a maggioranza assoluta, salvo che ricorrano poi ulteriormente le condizioni previste dalla Costituzione per il referendum popolare. Quindi abbiamo la tranquillità di iniziare questo percorso. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico del testo unificato dei disegni di legge costituzionale nn. 214, 515 e 805, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari». (Segue la votazione). Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo: Senatori presenti 244 Senatori votanti 243 Maggioranza 120 Favorevoli 185 Contrari 54 Astenuti 4 Il Senato approva in prima deliberazione. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az, e del senatore Carbone). MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, è inaccettabile che il senatore Perilli accusi... (Vivi commenti dai Gruppi M5S). PRESIDENTE . Colleghi, è inutile che vi lamentiate quando qualcuno disturba i vostri interventi, se fate gli ululati da stadio appena inizia a parlare una persona che non la pensa come voi. (Applausi dal Gruppo PD) . MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, è inaccettabile che il senatore Perilli, durante la dichiarazione di voto per il MoVimento 5 Stelle, faccia un'accusa pesante al Partito Democratico, ossia quella di ostacolarlo (Applausi dal Gruppo PD) nel cambiare la Costituzione. Noi non ostacoliamo nessuno: noi facciamo le nostre battaglie a difesa del Parlamento, a difesa del Senato, a difesa della nostra Costituzione e a difesa della democrazia! (Applausi dal Gruppo PD) . Vedremo se nella votazione su Salvini lui e il suo partito voteranno nell'interesse delle proprie poltrone! Lo vedremo in quell'occasione. (Applausi dal Gruppo PD) . Discussione del disegno di legge: Doc 881 Disposizioni per assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari PERILLI ed altri. - (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 881. La relazione è stata stampata e distribuita. Chiedo al relatore, senatore Garruti, se intende integrarla. GARRUTI, relatore . Signor Presidente, l'obiettivo del disegno di legge in esame è quello di rendere neutra, rispetto al numero dei parlamentari fissato in Costituzione, la normativa elettorale per le Camere. Si tratta cioè di ritornare alla tradizionale impostazione in base alla quale tale disciplina è sempre applicabile, a prescindere dal numero dei membri che compongono il Parlamento. In base allo schema proposto, eventuali modifiche del numero dei deputati e dei senatori, stabilito agli articoli 56 e 57 della Costituzione, non richiederanno specifici interventi di armonizzazione della normativa elettorale che diversamente sarebbero necessari per evitare problemi di funzionamento del sistema. In questo modo si garantisce che il Parlamento sia in ogni momento rinnovabile e, dunque, che il potere presidenziale di scioglimento delle Camere non sia mai paralizzato da un eventuale vuoto legislativo in materia elettorale. Si rammenta, inoltre, che il riferimento al numero dei seggi e dei collegi è stato introdotto in entrambi i testi unici in materia elettorale solo con la legge 3 novembre 2017, n. 165, «Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali», mentre precedentemente la legislazione elettorale recava meccanismi applicabili indipendentemente dal numero dei parlamentari. In particolare, le leggi 4 agosto 1993, n. 276 e n. 277, nell'introdurre la quota di seggi da attribuire nei collegi uninominali e quella da attribuire con metodo proporzionale, facevano riferimento ad una percentuale o ad un rapporto sul totale dei seggi (rispettivamente del 75 e 25 per cento del numero totale dei deputati e dei tre quarti e un quarto dei senatori di ciascuna Regione), con una tecnica redazionale che consentiva il funzionamento del sistema anche nell'eventualità di un mutamento del numero dei parlamentari. Pertanto, con la proposta in esame si intende tornare ad un'impostazione che preveda, in luogo di un numero fisso di seggi uninominali, l'indicazione di una frazione del numero totale dei deputati e dei senatori. Si intende che tale meccanismo possa rappresentare la soluzione ottimale affinché la legge elettorale divenga flessibile rispetto alla variabile del numero dei parlamentari fissato in Costituzione. Con il disegno di legge in esame si è proceduto, attraverso la tecnica della novella legislativa, a sostituire ogni indicazione numerica relativa ai collegi uninominali delle circoscrizioni con il riferimento ad una frazione del numero totale dei deputati e dei senatori, conservando le disposizioni vigenti per ogni altro aspetto e riducendo al minimo gli interventi normativi. Tali interventi mantengono inalterato il sistema elettorale vigente di tipo misto, conservando le percentuali della quota maggioritaria e di quella proporzionale attualmente previste. Lo stesso meccanismo è stato applicato anche alle circoscrizioni, per le quali la legge vigente indica esplicitamente uno specifico numero di collegi uninominali (Trentino-Alto Adige/Südtirol, Valle d'Aosta e Molise). Nell'intervento normativo proposto, la cifra relativa al numero dei seggi è sostituita da un rapporto con il totale dei seggi assegnati alla circoscrizione, dalla cui applicazione risultano dati numerici che, in mancanza della variazione costituzionale del numero dei parlamentari, sono identici a quelli attualmente stabiliti, mentre, in presenza di una variazione del numero dei parlamentari, risultano proporzionalmente ridotti. Le modifiche che si propongono alla normativa elettorale, non solo assicurano la neutralità del meccanismo elettorale rispetto al quadro normativo vigente, ma ne garantiscono altresì l'applicabilità e il corretto funzionamento anche nell'ipotesi di riduzione del numero dei parlamentari, qualunque sia l'entità di tale variazione. Il presente disegno di legge è composto da tre articoli. L'articolo 1 modifica gli articoli 1 e 83 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361. Le modifiche mantengono inalterato il sistema elettorale vigente limitandosi ad individuare, per le diverse circoscrizioni per le quali la legge vigente indica il numero dei collegi uninominali, il rapporto frazionario la cui applicazione restituisce gli stessi numeri attualmente fissati. L'articolo 2 modifica gli articoli 1, 16- bis , 17, 20 e 21- ter del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, con modifiche che, analogamente a quelle operate sul testo unico per l'elezione della Camera, mantengono inalterato il sistema elettorale vigente, semplicemente individuando, per le diverse circoscrizioni per le quali la legge vigente indica il numero dei collegi uninominali, il rapporto la cui applicazione restituisce gli stessi valori numerici attualmente fissati. L'articolo 3 reca la delega al Governo avente ad oggetto la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali che può essere esercitata solo ove sia intervenuta, nel termine di ventiquattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge, una modifica costituzionale volta alla riduzione del numero dei componenti delle Camere di cui agli articoli 56, secondo comma, e 57, secondo comma, della Costituzione. La citata delega, da esercitare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della predetta legge costituzionale, reca princìpi e criteri direttivi che riproducono i medesimi princìpi recati dalla legge n. 165 del 2017. In particolare, anziché riferirsi a numeri fissi, ai fini dell'individuazione del numero dei collegi uninominali e plurinominali sia della Camera che del Senato, le modifiche rinviano al dato risultante dall'applicazione del rapporto di cui all'articolo 1, comma 2, dei rispettivi testi unici. Il testo che si sottopone all'esame dell'Assemblea è il risultato del lavoro della Commissione affari costituzionali, la quale, dopo un ciclo di audizioni informali e un articolato dibattito, ha concluso l'esame in sede referente con l'approvazione senza modifiche del testo presentato dai senatori Perilli e altri. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo statale «Vincenzo Monti» di Cesena, che stanno assistendo ai nostri lavori, che ringrazio per essere rimasti fino praticamente al termine della seduta. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 881 PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, procediamo sulla falsariga che abbiamo criticato aspramente in queste ultime ore. Qui, in modo chirurgico, come è stato definito precedentemente, si va avanti a fare delle modifiche significative ed importanti, che vengono trattate in modo quasi asettico: prese una alla volta con grande indipendenza e con grande impossibilità di valutare, per mancanza di disponibilità a procedere ad un confronto serio, tutte le implicazioni e le interrelazioni esistenti tra i vari provvedimenti che stiamo affrontando. Ora, ditemi voi, che avete partecipato anche alla scorsa legislatura, quanto sono stati importanti il confronto e la discussione sul legame, che tutti hanno riconosciuto esistere, tra le riforme costituzionali, le riforme del Parlamento e le leggi elettorali. Noi, invece, in questa discussione, procediamo come se non ci fossero legami, come se la democrazia e la rappresentanza nel nostro Paese fossero slegate, come se il numero dei deputati e dei senatori presenti in queste Aule fosse indipendente dalla morfologia del nostro territorio, dall'organizzazione istituzionale, dagli enti intermedi che ne reggono la rappresentanza, dai confini fisici, geografici ed amministrativi presenti nel nostro Paese. Nel nostro Paese vi è una grande disomogeneità; tante sono state le possibilità, le discussioni, i tentativi di ridurre le disomogeneità presenti nel nostro Paese, che sono di vario tipo, di varia dimensione, di varie categorie. Ebbene, queste disomogeneità sussistono anche dal punto di vista elettorale e della rappresentanza politica. La nostra Costituzione ne tiene conto, parla di minoranze e di territori che hanno caratteristiche speciali. Noi affrontiamo il tema della riduzione del numero dei parlamentari, diciamo che è una cosa giusta, che è un taglio lineare, una riduzione proporzionale, una riduzione di costi e poi ci poniamo il problema, evidentemente sotto gli occhi di tutti, del modo con il quale questi parlamentari giungono qui: si chiamano elezioni. Le elezioni si fanno con una formula: la legge elettorale, che trasforma i voti dei cittadini in rappresentanti nel Senato e nella Camera. È una cosa molto semplice, perché nella democrazia rappresentativa ci vuole una formula che trasformi i voti in rappresentanti, il voto di un corpo elettorale formato da milioni di persone in un numero ristretto di persone che siede nel Parlamento. Ora, le implicazioni che sono rappresentate dalla definizione della legge elettorale, quindi di questa formula, sono sotto gli occhi di tutti. Oggi voi, con questo passaggio, volete affermare che è un aspetto neutrale, anzi che deve essere neutralizzato, che non è significativo. Indipendentemente dal numero dei parlamentari che fosse eventualmente deciso (perché l' iter parlamentare delle riforme costituzionali è lungo e quindi va verificato nei fatti), non importa quale sia la legge elettorale: neutralizziamo la formula e rendiamola applicabile indipendentemente dal numero. Credo che questa sia un'affermazione alquanto singolare, anche rispetto alla storia del nostro Paese, alla storia dell'evoluzione delle leggi elettorali che sono state approvate. Il nostro Paese infatti è stato per tanto tempo proporzionalista; poi ha pensato che l'efficienza delle istituzioni dovesse passare necessariamente attraverso una modifica delle leggi elettorali, costruendo un diverso rapporto, più diretto, tra cittadino elettore e cittadino eletto e quindi il tema dei collegi elettorali e del rappresentante di collegio è entrato con forza nella storia del nostro Paese, attraverso dei referendum significativi, che ci hanno portato ad affrontare con compiutezza questo aspetto. Tuttavia, anche in quel momento ci siamo accorti della necessità di tenere conto delle peculiarità del nostro territorio e delle rappresentanze che, dal punto di vista geografico, sono chiaramente disomogenee ma hanno diritto, ai sensi dei valori contenuti nella nostra Costituzione, ad essere considerate e ad avere rappresentanza. Abbiamo tentato di dare maggiore adeguatezza al sistema elettorale e sono intervenuti ulteriori aspetti: penso alle sentenze della Corte costituzionale, che hanno rimesso in discussione leggi che avevano una ratio ma con un'applicazione assolutamente negativa nei fatti, che abbiamo sempre contestato. La scorsa legislatura abbiamo fatto un percorso, a mio avviso, di grande coerenza: abbiamo portato avanti la riforma dello Stato e della Costituzione congiuntamente alla riforma della legge elettorale. È stato un lavoro difficile e complesso, ce ne rendiamo conto. Oggi voi ci avete detto che era un metodo sbagliato e che bisogna procedere in modo diverso, facendo le cose in modo comprensibile. Ma questa complessità va affrontata e discussa ed è questo che noi chiediamo. Questa complessità, oggi, la semplificate ulteriormente, anzi decidete di non occuparvene: diminuiamo il numero dei rappresentanti e la legge elettorale? Ma che significato ha la legge elettorale? Vogliamo occuparcene e fare una discussione sul rapporto tra cittadino elettore ed eletto? Vogliamo ragionare della conoscibilità di un candidato rispetto all'ampiezza del collegio? Vogliamo ragionare del fatto che un candidato possa efficacemente rappresentare un territorio perché ha la possibilità di viverlo e percorrerlo in modo significativo e serio? No, tutto questo non ci importa. Neutralizzare la legge elettorale rispetto alla riforma costituzionale significa che i collegi elettorali eventualmente costituiti avrebbero un milione di abitanti. Si tratta di cose assolutamente improbabili, anzi impossibili. Non c'è un'idea di quale sia il rapporto tra il cittadino - quello che voi, ragazzi, chiamate cittadino - e i rappresentanti. Diteci qual è, perché ridurre il numero dei rappresentanti nel Parlamento senza avere un'idea di quale sia il rapporto tra cittadino ed eletto significa aprire un libro, scrivere la prima pagina e lasciare tutto il resto in bianco; significa non aver detto nulla; significa non aver dichiarato e proposto nulla sul modello di democrazia che volete portare avanti, perché bisogna fare i conti con questo. Non è sufficiente dire che tanto basta un decreto legislativo, come previsto dalla legge che rimane in vigore, con cui il Governo metterà mano alla ridefinizione dei collegi, in funzione di quello che sarà il numero dei collegi necessari in base ai rappresentanti da eleggere. Questo significa burocratizzare l'elemento fondamentale della democrazia rappresentativa. Tutto ciò è uno svuotamento della democrazia che avviene quasi nel disinteresse generale. Il disegno di legge in esame, infatti, non è una grande bandiera da piantare, me ne rendo conto: sulla legge elettorale voi non ci fate un cinema con grandi ricadute mediatiche, come invece può essere fatto sulla riduzione del numero dei parlamentari. Si tratta di una cosa di minore importanza e credo che la discussione svolta in Commissione denoti la stessa cosa. Signor Presidente, visto che il tempo a mia disposizione è terminato, ci riserviamo di intervenire in sede di dichiarazione di voto sugli emendamenti per esprimerci in modo più preciso sul contenuto del provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, come ho avuto modo di dire varie volte nel corso della discussione conclusa poc'anzi sul tema della riduzione del numero dei parlamentari, noi dobbiamo guardare al provvedimento in esame insieme al disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari. È infatti il combinato disposto che produce una serie di problemi molto seri, che sono non solo di natura tecnica, ma anche di natura politica molto forte, dal momento che producono, come dimostrerò, un ridimensionamento elevatissimo del grado di rappresentatività della Camera e di tutto il Parlamento. Potremmo stare a disquisire e a ragionare a lungo sulle implicazioni (lo abbiamo già fatto), ma una cosa è certa: è stato applicato il rapporto frazionario dei tre ottavi. Il fine dichiarato di questa proposta di legge è quello di rendere sempre applicabile la legge; cioè non deve accadere, anche a fronte di un cambio del numero dei parlamentari, che ci possiamo trovare di fronte al famoso vuoto legislativo. A parte il fatto che il voto di cinque minuti fa è solo l'inizio di un percorso che non sarà proprio brevissimo, perché essendo un percorso di revisione costituzionale, avrà bisogno di qualche passaggio e quindi, onestamente, non si sostanzia la fretta sull'applicazione della formula matematica per adeguare l'attuale legge elettorale, ma il vuoto rimarrebbe comunque, perché è evidente che si tratterà poi di dover intervenire sul ridimensionamento e sulla riformulazione dei collegi. Si pone poi un altro problema, che a mio avviso avrebbe consigliato un'altra scelta (ma la vostra non è stata una scelta tecnica, a mio avviso è un'altra scelta politica). Visto che è appena iniziato l' iter della riforma costituzionale, come vi ho detto varie volte in Commissione, parallelamente voi potevate iniziare un percorso di discussione della nuova legge elettorale. Invece vi siete convertiti anche voi al Rosatellum- bis , tant'è che lo consacrate con questa legge. La riduzione del numero dei parlamentari, a meno che non si voglia affermare il principio che comunque è giusto ridurre il pluralismo della rappresentanza, avrebbe dovuto immediatamente porvi il problema di un'iniziativa legislativa o almeno di un inizio di discussione della nuova legge elettorale, che dovrebbe essere adeguata a tale riduzione. Certo, c'è tempo, direte voi. Ma, siccome c'è tempo anche per il percorso di revisione costituzionale, non si comprende per quale motivo abbiate voluto portare immediatamente in Aula questa cosiddetta legge di adeguamento, che non è un mero passaggio tecnico, perché, comunque sia, sono convinta che rimarrà come legge elettorale producendo una situazione molto complicata, perché - torno a ripetere - vi è un ridimensionamento del grado di rappresentatività dell'organo. Vi sarà un dilatarsi della dimensione dei collegi uninominali, sempre con l'applicazione del rapporto frazionario dei tre ottavi, e il distacco tra rappresentati e rappresentanti, che è la questione vera che abbiamo di fronte e che dovremo approfondire, nell'ulteriore dilatazione del collegio si accentuerà ancora di più. Ci troveremo di fronte a collegi uninominali di dimensioni molto elevate, più di quelli attuali e vi invito a fare un'inchiesta tra gli elettori, per capire se hanno avuto coscienza di chi hanno eletto e di chi era candidato, perché avevamo già una sovradimensionamento del collegio. Poi, per com'è il Rosatellum- bis , ossia un sistema misto tra maggioritario e proporzionale, cosa ci troveremo di fronte? Non saranno toccate le pluricandidature, per esempio (e ho presentato un emendamento in proposito) e vi voglio vedere: senza toccare le pluricandidature, ampliando i collegi uninominali, rimanendo il sistema plurinominale, per effetto di questa legge verrà ulteriormente dilatato il potere delle segreterie dei partiti, dei movimenti politici e dei capi nel decidere e nell'allocare le candidature. Ma forse è proprio quello che auspicate e perseguite: non ho dubbi che sia così per la Lega, che è sempre stato un partito di tal fatta, ma evidentemente lo siete anche voi. Ancora una volta, il semplice adeguamento tecnico della legge elettorale attuale al nuovo numero dei parlamentari - ridotto o anche ampliato, vista la formula che avete messo, ma per ora abbiamo iniziato l' iter per la sua riduzione - produrrà una contrazione della democrazia e della rappresentatività, sotto ogni profilo. Da una parte, infatti, si rafforzerà il potere delle segreterie, dei capi partito, dei capi movimento o dei capi società, chiamateli come volete; dall'altra, ci sarà un fortissimo ridimensionamento del grado di rappresentatività dell'organo, perché al momento del voto si allontanerà e fluidificherà ulteriormente, rendendola quasi del tutto inesistente, la possibilità di identificare il candidato da parte dell'elettore e quindi di scegliere nella maniera più cosciente. Cosa si produce? Già il sistema del Rosatellum- bis è una legge che ha prodotto molti problemi e una sorta di indeterminatezza (uno dei motivi di ciò, oltre alla modalità con cui è stato approvato, tramite le otto questioni di fiducia, è anche la sua tecnicalità). Uno degli elementi cardine dei sistemi elettorali democratici dovrebbe essere la certezza, per il cittadino che vota, di aver dato il voto a un tizio, il quale potrà essere eletto o no, ma il suo voto è andato a lui. Il sistema del Rosatellum- bis , con il famoso meccanismo del flipper , invece, ha prodotto situazioni paradossali: nel nostro caso, questo è accaduto, per esempio, in Molise, con l'elezione in una Regione dove tra l'altro avevamo molti meno voti. Il sistema del flipper , amplificato dal Rosatellum- bis , impedisce tecnicamente all'elettore di seguire il viaggio del proprio voto, per cui se vota Zanda, non elegge De Petris: con il Rosatellum- bis , infatti, un elettore, pensando di votare Zanda, per uno strano meccanismo, potrebbe dare un contributo forte all'elezione di De Petris, anche se candidata in una lista diversa o per una Regione diversa. Questo meccanismo viene amplificato con l'adeguamento alla riduzione del numero dei parlamentari. Un'ultima questione - e poi mi taccio - è un problema serio nella rappresentanza e nel suo pluralismo. Voi infatti non toccate il meccanismo della legge né le soglie, che rimangono quelle fissate dal Rosatellum- bis , e questo, signor Presidente, interessa molto anche a lei. Le soglie implicite diventano altissime, al di sopra del 10 per cento, in alcuni casi. Questo produrrà non solo la riduzione dei parlamentari, così saremo tutti più efficienti: certo, forse due o tre partiti potranno sopravvivere con questo meccanismo. Dovevate produrre una legge di stampo più proporzionale, se volevate garantire il pluralismo della rappresentanza e invece, con il trucchetto dell'adeguamento tecnico, produrrete quello che evidentemente avevate come fine: la riduzione dei parlamentari e la riduzione della rappresentanza. PRESIDENTE. Senatrice De Petris, sono stato attento anche alla parte conclusiva, come lei mi ha invitato a fare. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, questo disegno di legge non ci piace, non ci piace il modo con cui intendete modificare la legge elettorale, non ci piacciono i tempi che avete dettato per procedere a tale modifica, non ci piacciono i risultati che sarebbero raggiunti ove questa legge elettorale, così come voi la proponete, dovesse essere malauguratamente approvata ed entrare in vigore. Nella discussione precedente qualcuno si è lamentato del fatto che dopo una serie di interventi critici, documentalmente e puntualmente critici, alla riforma costituzionale per la riduzione dei parlamentari, Forza Italia abbia annunciato il suo voto favorevole condizionato. Evidentemente, non si è stati attenti alla discussione generale, nella quale non abbiamo mancato di evidenziare le grandi lacune che una semplice riduzione dei parlamentari, non accompagnata da una serie di altre riforme necessarie che possano rendere effettivo il risparmio senza andare a incidere sulle prerogative dei parlamentari e sul lavoro dei parlamentari, fosse inutile. Noi abbiamo fatto della riduzione dei costi della politica in generale una nostra battaglia. Non potevamo votare contro, ma il nostro voto favorevole è condizionato all'atteggiamento che questo Governo e questa maggioranza dimostreranno di avere nel prosieguo dei lavori per cercare di modificare il numero effettivo dei parlamentari superstiti e nell'affrontare altri temi come il bicameralismo perfetto e come la forma di Stato e la forma di Governo. Solo a queste condizioni ripeteremo il voto favorevole. Diversamente, riproporremo le nostre ragioni con un voto contrario. Lo stesso vale per la legge elettorale. Vi abbiamo chiesto in Commissione quale fosse il motivo della fretta di licenziare velocemente una legge elettorale che, peraltro, non inventa niente, fa un taglio orizzontale al cosiddetto Rosatellum e lo rende applicabile a qualunque riduzione, presente e futura, del numero dei parlamentari. Non vi era alcuna necessità di correre, anche perché la riforma costituzionale relativa alla riduzione dei parlamentari che avete avviato, nella migliore delle ipotesi potrebbe vedere la luce tra un anno e mezzo e in un anno e mezzo c'era tutto il tempo per studiare una legge elettorale adeguata, che tenesse conto di un fattore importante che per noi non è secondario. Mi rivolgo soprattutto ai colleghi della Lega che del contatto con gli elettori e del radicamento sui territori hanno fatto, legittimamente, un cavallo di battaglia: con questa legge elettorale si spersonalizza il voto, non c'è più il rapporto fra eletto ed elettore; l'elettore non conosce il suo rappresentante, vota per sentito dire, vota per simpatia dei leader , vota per il radicamento di un partito, non ha un rapporto diretto con il suo rappresentante, c'è un collegio immenso. Forse, se questa doveva essere o deve essere la legge elettorale che dovrà regolare le prossime elezioni in presenza della riduzione dei parlamentari, manca un elemento. Forse bisognerebbe prevedere per legge che ogni eletto apra un numero verde, attraverso il quale gli elettori possano contattarlo, attraverso il quale gli elettori possano conoscerlo, attraverso il quale gli elettori possano interloquire, e invece no. Mi meraviglio, ripeto, dei colleghi della Lega che del rapporto eletto-elettore hanno fatto un cavallo di battaglia e probabilmente su questo rapporto hanno anche costruito le loro fortune elettorali, mentre oggi accettano un giudizio, una valutazione che cancella la meritocrazia, cancella la disponibilità dell'eletto, cancella la sua possibilità di intervenire sulle problematiche. Certo, lo capisco, per il MoVimento 5 Stelle, per il quale non c'è bisogno del rapporto tra eletto ed elettore. Vediamo che le competizioni online si concludono con poche centinaia di click: anche quella per lo stesso capo politico del MoVimento 5 Stelle (che in un certo momento è stato il partito di maggioranza relativa e oggi, per fortuna, non lo è più) si è risolta con poche migliaia di voti. Cioè, in un Paese di 60 milioni di abitanti si indica un leader con poche migliaia di click : non è questa la democrazia! Questa è una democrazia a peso, che uccide i veri princìpi della democrazia. Questa legge elettorale non si può modificare. Non abbiamo presentato emendamenti, perché questa è una legge elettorale immodificabile, che non può prevedere alcun intervento. Anche quando siamo stati forza di Governo ci siamo battuti contro i tagli orizzontali, perché non si può applicare a tutti la stessa decurtazione, alcune cose vanno tagliate più di altre. Non condividiamo quindi il principio ispiratore del disegno di legge in esame, che non fa altro che prendere il Rosatellum e dire che viene tagliato in maniera percentuale, quindi si adatta a questa e a qualunque altra riduzione dei parlamentari questo o altri parlamenti dovessero decidere in futuro. Per queste ragioni, ci auguriamo con tutte le forze che venga bocciato. Siamo disponibili ad aprire in Commissione un serio e franco dibattito di approfondimento su quella che può essere la migliore forma per stabilire un rapporto reale, visibile tra eletto ed elettore. Il disegno di legge in discussione non si preoccupa delle minoranze, crea dei collegi immensi, fa dei parlamentari degli stipendiati, che poi svolgono soltanto una funzione istituzionale nelle Aule parlamentari, mentre gran parte del lavoro dei parlamentari si svolge ancora oggi sui territori, a contatto con i propri elettori, con tutti, anche quelli che non hanno votato quel parlamentare. Voi con questa legge elettorale cancellate questi princìpi. Ripeto ancora una volta: faccio appello alla Lega. La Lega è quella che abbiamo conosciuto noi, con la quale abbiamo governato, con la quale abbiamo fatto le riforme costituzionali o è un'altra cosa? Lo si dica: è un'altra cosa? È stata grillizzata? O ha rinunciato alle proprie battaglie, alle proprie prerogative, a quelli che sono stati i cavalli di battaglia di tutto il centrodestra? Come si fa a votare un disegno di legge di questo tipo? Come si fa a sostenere che basta un'indagine conoscitiva su una piattaforma tecnologica per stabilire chi è il capo di un partito, chi il capo di un Governo, chi deve essere eletto in un determinato territorio? Noi non potremo mai accettare questo tipo di massificazione. Noi siamo perché il rapporto tra eletto ed elettore sia più reale, più concreto, più evidente perché crediamo alla democrazia, crediamo alla rappresentanza, crediamo ai diritti delle minoranze. Con il taglio dei parlamentari avete stracciato i diritti degli italiani all'estero, per cui date la cittadinanza agli immigrati, ma la negate agli italiani che hanno acquisito la nazionalità con la nascita nel nostro Paese, creando cittadini di serie A e di serie B. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Se è questo che vi interessa, noi non parteciperemo a questo massacro delle istituzioni. Vi invitiamo piuttosto a prendere atto delle reali problematiche di questo Paese. Voi pensate di averle risolte con il reddito di cittadinanza e non vi preoccupate che per il secondo trimestre abbiamo un indice negativo della crescita del PIL e se sarà negativo anche il prossimo, evidentemente saremo in recessione reale e non più tecnica. Il collega Malan vi ha parlato dei miliardi di euro che peseranno nelle tasche dei cittadini. Questi sono i problemi reali! Voi state facendo soltanto degli spot , illudendo i cittadini che in questa maniera saranno risolti i problemi del Paese. Noi siamo convinti che il tempo come sempre sarà galantuomo e quando passerà questa luna di miele, quando gli italiani si renderanno conto che dietro queste parole, dietro queste promesse, ci sono stati impegni non mantenuti e vi sono state soluzioni che non hanno affrontato e risolto i problemi, probabilmente vi faranno ritornare a percentuali che oggettivamente, secondo il mio modesto avviso, meritate e non invece a quel consenso che secondo i sondaggi sembra, ancora oggi, possiate cavalcare. Noi siamo qui, non abbiamo fretta, abbiamo visto passare tanti altri leader; abbiamo visto sciogliersi 40 per cento che sono tornati al 18 e al 15 per cento. Probabilmente è la stessa sorte che toccherà al MoVimento 5 Stelle e alla Lega, se continuerà a seguire queste indicazioni e questi princìpi. Buona fortuna. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale statale «Maria Lazzari» di Dolo, in provincia di Venezia, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 881 MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, senatrici e senatori, il disegno di legge oggi all'esame dell'Aula, come avete tutti ricordato, è strettamente connesso con la riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari e che avrà un impatto evidente sulla disciplina elettorale. Tale riduzione, una volta approvata, renderebbe inapplicabile la legge elettorale attualmente vigente e questo vuoto normativo potrebbe paralizzare il potere del Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere. Il disegno di legge che ci apprestiamo a votare, pertanto, serve a rendere neutra la legge elettorale attuale rispetto al numero di parlamentari previsto dalla Costituzione e la rende sempre applicabile, comunque venga fissato il numero dei parlamentari, sia esso inferiore o anche, ipoteticamente, superiore a quello attuale. È quindi una modifica prettamente tecnica. Si sostituisce ogni indicazione numerica assoluta dei collegi uninominali delle circoscrizioni con il riferimento ad una frazione del numero totale dei deputati e dei senatori, conservando le disposizioni vigenti per ogni altro aspetto e riducendo al minimo gli interventi normativi. Infine, vi è una delega per il Governo per la nuova determinazione geografica dei collegi uninominali e plurinominali, come si è sempre fatto. Grazie a questa misura, il Parlamento rimane rinnovabile e non avremo più il problema di un sistema istituzionale paralizzato in attesa di una nuova modifica elettorale, nel caso di scioglimento delle Camere. Del resto, è opportuno rammentare due elementi di discussione e di analisi: il primo è che, nella formulazione approvata dall'Assemblea costituente, il numero dei parlamentari non era fisso bensì variabile, restando fisso il loro rapporto con la popolazione. Solo con la legge costituzionale n. 2 del 1963 è stato previsto un numero fisso di deputati e senatori. Quindi, un numero fisso di deputati e di senatori non è un dogma e la legge elettorale si è sempre adattata di conseguenza. Il secondo elemento è che il riferimento ad un numero assoluto di seggi e di collegi è stato introdotto dalla legge n. 165 del 2017, comunemente nota come Rosatellum- bis , mentre, precedentemente, le diverse leggi elettorali che si sono susseguite nella Repubblica recavano meccanismi per determinare il numero di collegi con una formula applicata al numero dei parlamentari (si pensi al Mattarellum, che prevedeva, con il sistema dei collegi uninominali, il 75 per cento degli eletti con il sistema maggioritario e il 25 per cento con il proporzionale). Le misure proposte in questo intervento normativo riguardante l'applicabilità della legge elettorale sono quindi assolutamente coerenti al nostro dettato costituzionale e alla tradizione delle nostre leggi elettorali. Fortunatamente, come per la riforma del numero dei parlamentari, anche in questo caso il Parlamento si sta muovendo in maniera circoscritta e precisa. Solo le innovazioni puntuali e mirate possono produrre cambiamenti radicali, senza distruggere le garanzie a tutela di tutti. In questo senso, il MoVimento 5 Stelle ha seguito da sempre una linea chiara. Nel programma con cui ci siamo presentati alle elezioni del 2018 abbiamo evidenziato come le grandi riforme istituzionali, che pretendono di sconvolgere le regole che sono di tutti, a beneficio di una parte sola, siano sbagliate. Esse intervengono sulla macchina dello Stato in modo disorganico e confuso, con risultati pessimi. Questo è stato l'errore dei Governi e dei Parlamenti precedenti, che hanno elaborato riforme invasive della nostra Carta costituzionale. Sappiamo tutti com'è andata a finire e l'avete ricordato anche voi in questi giorni: la proposte del centrodestra, con Berlusconi, nel 2006, e quella del centrosinistra, con Renzi, nel 2016, sono state nettamente respinte dal popolo italiano, attraverso una valanga di no ai referendum costituzionali. Gli italiani vi hanno bocciato e tale decisione va non solo rispettata, ma anche letta e interpretata da questo Parlamento. Il quesito referendario deve essere chiaro e si deve poter rispondere con un sì o con un no ad una domanda atomica. Non un prendere o un lasciare rispetto ad un cumulo di provvedimenti, posti tutti insieme. È infatti sufficiente che solo uno di essi non piaccia perché l'elettore rinunci a tutto il pacchetto. Oggi non vogliamo ripetere lo stesso errore. La revisione del numero dei parlamentari viaggia in stretta connessione al disegno di legge per introdurre il referendum propositivo, un grande istituto di democrazia diretta. Se per un verso razionalizziamo la composizione delle Camere, per un altro rafforziamo il ruolo dei cittadini, restituendo effettivamente lo scettro della democrazia ai cittadini e al popolo con gli strumenti della democrazia diretta e partecipata. Efficienza, rappresentatività e controllo sono legate a doppio filo, per noi. Sì, perché la democrazia della delega in bianco non è più attuale: i cittadini vogliono partecipare. È nostro compito predisporre strumenti di partecipazione diretta che vadano oltre i like sui social e diano, in maniera istituzionale, effettivo potere di controllo e di decisione. Siamo convinti che la democrazia diretta, affiancata alla democrazia rappresentativa, sarà uno strumento educativo e migliorerà la società, migliorerà i partiti, migliorerà i politici e migliorerà anche i cittadini. Come vedete, colleghe e colleghi, nulla è stato fatto a caso. Come in altre materie (penso al lavoro, al fisco, alla sicurezza), anche sul piano istituzionale ci stiamo muovendo in maniera organizzata e sincronizzata per rimettere in moto il Paese sulla base di quanto abbiamo promesso ai cittadini che hanno respinto le vostre precedenti proposte di riforma e a marzo scorso hanno votato il MoVimento 5 Stelle per il cambiamento. Concludo, signor Presidente. Con questi provvedimenti, la riduzione del numero dei parlamentari e la presente modifica della legge elettorale, abbiamo davanti una grande occasione: il Parlamento può dare prova di indipendenza e credibilità riformando se stesso, sic et simpliciter , senza salvaguardie o altri paracaduti. Mi auguro che questo sia il primo passo della stagione delle riforme istituzionali per cambiare in positivo la qualità della politica e della società tutta. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per il question time . (La seduta, sospesa alle ore 12,47, è ripresa alle ore 15) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, il Ministro della giustizia e il Ministro per il Sud. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. Il senatore De Bonis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00478 sulla composizione della commissione per la valutazione di impatto ambientale, con riferimento al gasdotto TAP, per tre minuti. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, l'ingegner Graziano Falappa è stato membro della commissione VIA per il gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline); un articolo dell'editoriale on line «TraniLive» del 14 giugno 2018 riportava che la procura della Repubblica di Trani aveva rinviato a giudizio l'ingegner Falappa, indagato per il reato di omissione in atti d'ufficio nel procedimento penale sulla condotta sottomarina, che avrebbe dovuto portare i reflui del depuratore di Trani al largo della costa cittadina. Inoltre, l'ingegner Graziano Falappa è stato coinvolto nell'inchiesta su Tirreno Power (centrale termoelettrica di Vado Ligure), in quanto componente del gruppo istruttore della commissione VIA. Nei capi di imputazione gli venivano contestati i reati di abuso di ufficio e disastro colposo aggravato dall'evento. Attualmente non si conoscono gli stati dei procedimenti penali, né tantomeno se sono intervenute richieste di archiviazione, sentenze di assoluzione o condanna nei confronti dell'ingegner Falappa. Il 5 dicembre 2018 «il Fatto Quotidiano» pubblicava un articolo nel quale si disaminavano le vicende dei componenti delle commissioni VIA, che avrebbero autorizzato le grandi opere in prorogatio . L'ANAC segnalava alle istituzioni la necessità di ridefinire i termini di inconferibilità e di incompatibilità degli incarichi. Veniva riportato, infine, che il Ministro avrebbe voluto espellere un commissario ingegnere rinviato a giudizio dalla procura di Trani. La «Gazzetta del Mezzogiorno» del 20 dicembre 2018 riportava la notizia di altri quindici indagati per reati ambientali che sarebbero stati commessi in località Le Paesane di Melendugno, dove sono stati espiantati 445 ulivi per far posto alla trincea del gasdotto, e in località San Basilio, sempre a Melendugno, dove si ipotizza l'inquinamento della falda. Considerato che la VIA non esaurisce ogni aspetto della procedura autorizzativa e non è idonea ad esprimere un giudizio definitivo, chiedo al Ministro competente di sapere se risulti che il commissario sia Graziano Falappa, se intenda provvedere al più presto alla sua rimozione dall'incarico, se intenda riaprire la procedura di valutazione di impatto ambientale in autotutela e, infine, se intenda avvalersi delle linee guida dell'ANAC in materia di inconferibilità ed incompatibilità degli incarichi. PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, onorevole Fraccaro, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta . Signor Presidente, senatori, rispondo all'interrogazione sulla base degli elementi comunicati dagli uffici del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Con riferimento alle questioni poste, si osserva che l'ingegner Graziano Falappa nel mese di giugno 2018 è stato rinviato a giudizio con decreto del tribunale di Trani per reati di omissione di atti di ufficio, inadempimento e frode nelle pubbliche forniture che sarebbero stati commessi in qualità di direttore dei lavori di realizzazione di una condotta sottomarina del depuratore del Comune di Trani. Il rinvio a giudizio non coinvolge l'ingegner Falappa nella qualità di componente della commissione VIA-VAS del Ministero dell'ambiente, la cui nomina a componente della medesima commissione è avvenuta con decreto del Ministro del 2011. L'articolo 18 del decreto ministeriale n. 342 del 2017, diversamente dal precedente decreto relativo all'organizzazione e al funzionamento della commissione di verifica dell'impatto ambientale, ha previsto, quale causa di decadenza dall'incarico di commissario della commissione VIA-VAS, il rinvio a giudizio per un delitto contro la pubblica amministrazione. Su richiesta del Ministero dell'ambiente, l'ANAC ha reso un'interpretazione delle norme che prevedono la decadenza da incarichi, concludendo che il predetto articolo 18, stante la sua natura non punitiva, sarebbe sottratto al divieto di retroattività e pertanto, tale norma potrebbe essere applicata, anche al caso in esame, in ragione del superiore interesse pubblico al buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione. L'ingegner Falappa è stato poi sottoposto a indagini preliminari per il reato di abuso d'ufficio in relazione ad alcuni pareri resi quale componente del gruppo istruttore della commissione VIA-VAS, relativamente alla centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure. Questo procedimento penale è stato archiviato con decreto del tribunale di Savona del 13 ottobre 2016. Per quanto concerne le notizie di stampa relative ad un procedimento penale per reati ambientali che sarebbero stati commessi in località Le Paesane di Melendugno e in località San Basilio di San Foca, si tratta di vicende giudiziarie alle quali la commissione VIA-VAS del Ministero è estranea. Fermo restando che il rinvio a giudizio dell'ingegner Falappa per fatti attinenti alla realizzazione del depuratore di Trani non ha alcuna attinenza con l'operato della commissione VIA-VAS, né con le valutazioni di impatto ambientale relative al progetto del gasdotto TAP, il Ministero dell'ambiente ha chiesto un parere all'Avvocatura dello Stato in ordine alla possibilità di applicare la decadenza introdotta dal citato articolo 18 del decreto ministeriale n. 342 del 2017, in caso di rinvio a giudizio per reati contro la pubblica amministrazione, anche agli incarichi di componente della commissione VIA-VAS, conferiti prima dell'entrata in vigore del medesimo decreto. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Bonis, per due minuti. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, immaginavamo che, anche in applicazione di una sentenza del TAR Lombardia, il Ministero avrebbe potuto invocare la possibilità di procedere a sospensione in autotutela. Restiamo in attesa del riscontro dell'Avvocatura dello Stato. PRESIDENTE . Il senatore Maffoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00563 sulla realizzazione di una nuova centrale termoelettrica in provincia di Brescia, per tre minuti. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, nel territorio del Comune di Nave, in provincia di Brescia, è insediato il complesso produttivo della ditta Duferco Sviluppo SpA del gruppo Duferco, holding internazionale che, nata per operare prevalentemente nel settore siderurgico, nel corso degli anni ha sviluppato a livello internazionale business diversificati in differenti settori, quali l'energia, la logistica, il trasporto e l'ambiente. La società, in data 6 settembre 2018, ha presentato al Ministero in indirizzo istanza per l'avvio del procedimento di valutazioni ambientali VAS-VIA del progetto «Impianto peaker per bilanciamento rete elettrica», ai sensi dell'articolo 27 del decreto legislativo n. 152 del 2006. Il progetto prevede la trasformazione dell'area già industrializzata in una centrale termoelettrica alimentata a gas naturale, con la collocazione di due generatori di nuova generazione in grado di produrre 300 megawatt termici, che potrebbero produrre 900.000 metri cubi di fumi contenenti 118 tonnellate di anidride carbonica. Si consideri che l'insediamento produttivo interessato rientra nella zona D1 (industriale esistente) e confina con zone a diversa caratterizzazione, in particolare: centro storico; area residenziale e agricola; vasta estensione boschiva soggetta a vincolo paesistico-ambientale e a vincolo idrogeologico forestale. Secondo i recenti dati diffusi da Legambiente, nel 2018 nella città di Brescia sono stati superati i limiti giornalieri per le polveri sottili o per l'ozono per centocinquanta giorni, di cui 47 per il PM10 e 103 per l'ozono, ed almeno 1.000 morti premature annue sono imputabili alle condizioni dell'aria nell'area urbana di Brescia. In questo contesto risulta non solo necessario, ma anche doveroso, un approfondimento dell'effettivo impatto che l'opera determinerà in termini sociali, sanitari e ambientali, al fine di scongiurare rischi per la salvaguardia dell'intero territorio e la salute della popolazione residente. La valutazione di impatto ambientale (VIA) e la valutazione ambientale strategica (VAS) costituiscono specifici strumenti di partecipazione a supporto di procedure amministrative relative ad atti sia singoli che di pianificazione e programmazione tecnicamente complesse, per cui la normativa nazionale di settore prevede esplicitamente la concertazione come modalità di decisione condivisa nella definizione di obiettivi e nell'allocazione di risorse di finanziamento. Per quanto concerne il progetto in questione, invece, le istituzioni locali non sono state adeguatamente coinvolte. Si chiede pertanto di sapere quale sia la posizione del Ministro interrogato riguardo alla questione evidenziata in premessa e, in particolare, se ritenga opportuna la realizzazione della centrale termoelettrica in un territorio già interessato da fenomeni di inquinamento da polveri sottili. PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, onorevole Fraccaro, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta . Signor Presidente, rispondo all'interrogazione sulla base degli elementi comunicati dagli uffici del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna. Con riferimento alle questioni poste, relative al progetto della nuova centrale termoelettrica a gas naturale da realizzare all'interno dello stabilimento industriale della società Duferco Sviluppo SpA, sito nel Comune di Nave, in cui sono attualmente svolte attività di trasformazione di metalli ferrosi, recupero e smaltimento di rifiuti, si rappresenta quanto segue. Nel settembre 2018 la società Duferco ha presentato l'istanza per il rilascio del provvedimento di VIA e di autorizzazione integrata ambientale, nonché di autorizzazione paesaggistica. La valutazione di impatto ambientale relativa al progetto risulta inoltre integrata con la valutazione di impatto sanitario. Per quanto riguarda lo stato del procedimento, si segnala che nel dicembre 2018 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha provveduto a comunicare l'avvio dello stesso ai proponenti, alle amministrazioni e agli enti interessati. Sono attualmente in corso le attività di istruttoria da parte della competente commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA-VAS e del Ministero per i beni e le attività culturali (peraltro, tutta la documentazione relativa al procedimento è disponibile sul sito istituzionale del Ministero). L' iter è quindi tutt'ora in corso. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Maffoni, per due minuti. MAFFONI (FdI) . Signor Ministro, la ringrazio, ma la risposta non mi soddisfa perché ritengo che interventi in materia ambientale come questo non possano essere dettati da politiche e logiche locali. Ciò che in questo momento manca è una chiara politica ambientale che il Governo e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare dovrebbero dettare in accordo con le istituzioni presenti sul territorio. Brescia è una città a vocazione fortemente industriale, che sta facendo molto e molto deve ancora fare per la tutela dell'ambiente. I dati allarmanti che ho espresso nell'interrogazione, diffusi da Legambiente e riguardanti le condizioni attuali dell'aria, ci dicono che quel territorio è al limite e che ulteriori emissioni di CO 2 non possono essere più tollerate. Nessuno discute la capacità tecnologica di alcune aziende che oggi propongono nuovi impianti. Anzi, ben vengano nuovi impianti, che possono essere migliorativi. Tuttavia, dopo attenta valutazione e attente analisi che la politica dovrebbe fare per tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini (politiche che, però, in questo momento sono totalmente assenti), spero che al più presto il ministro Costa possa venire a Brescia e, con spirito propositivo, si possa costruire insieme un piano ambientale ambizioso rivolto al futuro. PRESIDENTE . Il senatore Bruzzone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00582 sulla coerenza tra normativa italiana ed europea in materia di calendario venatorio, per tre minuti. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, mi spiace che il ministro Costa non sia venuto personalmente a rispondere in Aula. Intervengo brevemente per ricordare che, dal 2001, l'Italia ha in uso dei dati, purtroppo non veritieri, inerenti all'inizio della fase migratoria prenuziale degli uccelli. Può sembrare una cosa poco importante, ma non lo è. Con i dati in uso, per scelta ISPRA, le ricadute non sono di poco conto. In Italia la migrazione degli uccelli inizia un mese, un mese e mezzo prima rispetto agli altri Paesi con la stessa latitudine. Pertanto, è difficile applicare la legge 11 febbraio 1992, n. 157, sulla protezione della fauna selvatica omeoterma e, quindi, siamo invasi da ricorsi al TAR, spesso e volentieri proposti proprio dalla Lega italiana protezione uccelli (LIPU), che immagino il Ministro conosca bene. Abbiamo adesso l'occasione di metterci finalmente in regola. La procedura da seguire è quella indicata dall'articolo 1, comma 7- bis , della citata legge n. 157, che recita: «Il Ministro per le politiche europee, d'intesa con i Ministri interessati, trasmette alla Commissione europea tutte le informazioni a questa utili per coordinare le ricerche e i lavori riguardanti la protezione, gestione e utilizzazione della fauna selvatica, nonché quelle sull'applicazione pratica della presente legge». Questo, però, non è avvenuto perché il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha provveduto da sé, non ha seguito le procedure della legge e ha inviato alla Commissione europea dei dati - un vero e proprio database - molto strani, anomali e peraltro non condivisi da nessuno, perché i soggetti interpellati - le Regioni, il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo - non hanno condiviso questa scelta, che - ripeto - è anomala perché si discosta da tutto il mondo accademico internazionale e anche da buona parte di quello nazionale. PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, onorevole Fraccaro, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta . Signor Presidente, rispondo all'interrogazione sulla base degli elementi comunicati dagli uffici del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Con riferimento alle questioni poste, si fa presente che il documento " Key Concepts " ha carattere puramente scientifico e stabilisce le date di fine riproduzione e inizio migrazione prenuziale per le specie di uccelli degli allegati 2A e 2B della direttiva 147/2009/CE. La richiesta di revisione del documento da parte del Ministero dell'ambiente è stata accolta nel 2017 e la Commissione europea ha avviato il processo di revisione dei " Key Concepts ". A livello nazionale la procedura di revisione del documento è stata seguita con grande attenzione fin dal suo inizio, nel maggio 2018. Il Ministero dell'ambiente ha da subito definito con tutte le amministrazioni e i portatori d'interesse la procedura di raccolta e condivisione delle informazioni per la predisposizione delle risposte da fornire alla Commissione europea, grazie anche a un pluriennale coinvolgimento delle Regioni, di ISPRA e dei vari portatori d'interesse. Il procedimento di revisione, affrontato dalla Commissione europea anche a seguito delle osservazioni del Ministero dell'ambiente sulle incongruenze presenti fra i dati dei diversi Paesi, si è concluso nel mese di ottobre 2018 ed è stato svolto in piena trasparenza. L'Italia ha contribuito a sostenere la redazione da parte della Convenzione sulle specie migratrici di un Atlante delle migrazioni, i cui dati saranno disponibili nei prossimi mesi e che potrà costituire uno strumento utile a fornire elementi necessari per la coerenza dei dati fra tutti gli Stati membri. Occorre ribadire, ad ogni modo, che il Ministero ha agito in osservanza della legge n. 157 del 1992, che all'articolo 1, comma 7- bis , prevede che il Ministero dell'ambiente trasmetta periodicamente alla Commissione europea tutte le informazioni a questa utili sull'applicazione pratica della presente legge e delle altre norme vigenti in materia, limitatamente a quanto previsto dalla direttiva 2009/147/CE. È opportuno evidenziare la qualità generale dell'operato di ISPRA, il cui lavoro e i cui tecnici, specialmente ma non esclusivamente in materia di studi sulle migrazioni degli uccelli selvatici, vanno annoverati tra i più importanti e qualitativamente validi nel panorama internazionale. Quanto alle incongruenze fra i dati dei diversi Paesi, che non riguardano solo l'Italia, queste, come già accennato, sono il risultato dell'approccio per singolo Stato adottato storicamente dalla Commissione europea. L'Italia ha peraltro proposto di modificare tale approccio secondo il modello di fly away , nella cui direzione va lo stesso Atlante delle migrazioni. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Bruzzone, per due minuti. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ho preparato una replica perché immaginavo che la risposta fosse di questo tenore. L'articolo 1, comma 7- bis , della legge n. 157 del 1992 dispone che le informazioni periodiche devono essere limitate a quanto previsto dalla direttiva uccelli. Stiamo parlando dei « Key Concepts» (KC), che non sono previsti dalla direttiva uccelli. L'argomento è regolamentato da un altro comma, che prevede, come realtà c'è stato (ma con scarso successo), il coinvolgimento del Ministero delle politiche comunitarie. Di fatto, con i dati inviati dal Ministero dell'ambiente, anticipiamo ancora le migrazioni prenuziali: adesso arriviamo a Capodanno. Quando andavamo a scuola (io, il Ministro e tanti altri, ma anche i ragazzi che vanno a scuola oggi), ci dicevano che a primavera arrivano gli uccelli e vanno a fare il nido. Adesso cambiano dei dati e cambia tutto. Sembrerà molto strano, anche perché questi dati sono difformi dalle innumerevoli pubblicazioni scientifiche accreditate nel nostro Paese, alcune delle quali anche dello stesso ISPRA, e sono altrettanto diversi dagli istituti scientifici statali (i pari ISPRA) di Francia, Spagna, Grecia, Cipro, Malta, Croazia e persino Romania e Bulgaria. Siamo rimasti soli; siamo soli a sostenere l'insostenibile, cioè che nella prima decade di gennaio gli uccelli migratori vanno a fare il nido. Non ci crede nessuno, tanto meno quelli che hanno lavorato su questo tema, magari avendo nei loro uffici affissi gli adesivi della LIPU, perché di questo purtroppo sono anche testimone diretto. L'Italia quindi su questo tema è in contrasto con il mondo accademico internazionale. Se si hanno delle posizioni politiche diverse, le si dicano. Se si è contro, si dica che si è contro, ma non si dica che a Capodanno gli uccelli migratori fanno il nido, perché non ci crede nessuno. Questo sistema lo abbiamo visto in passato, signor Ministro. Ricordo perfettamente il Governo Prodi, quando aveva un Ministro dell'ambiente, tal Pecoraro Scanio, che di danni ne ha fatti tantissimi e li vediamo ancora adesso. Sono sistemi che non ci piacevano allora e che non ci piacciono neanche oggi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . La senatrice L'Abbate ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00585 sulle iniziative di contrasto al cambiamento climatico e ai suoi effetti, per tre minuti. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, gentile Ministro, lo scorso dicembre a Katowice, in Polonia, si è tenuta la conferenza delle parti sul clima, la COP24, che ha rappresentato una congiuntura importante, in quanto si è svolta in concomitanza con una serie di scadenze legate al calendario dell'Accordo di Parigi, quali la pubblicazione del primo rapporto IPCC sul riscaldamento globale e l'avvio di quello che viene definito il dialogo facilitativo, per promuovere nuovi impegni di riduzione delle emissioni. L'IPCC ha presentato nell'ottobre del 2018 il suo speciale report che per la prima volta ha valutato gli impatti del cambiamento climatico sul target di 1,5 gradi. Basato su prove e dati scientifici, il documento ha dimostrato che il riscaldamento globale indotto dall'uomo ha già raggiunto un grado sopra i livelli preindustriali e che sta crescendo approssimativamente di 0,2 gradi a decade. La Conferenza si è poi conclusa con l'approvazione del manuale operativo per l'attuazione dell'accordo di Parigi, il rulebook , che ha stabilito fra le altre cose l'utilizzo delle nuove linee guida nella valutazione dei gas climateranti e la redazione di un inventario delle emissioni con scadenza biennale. Considerato che con il climate change i ghiacciai si stanno sciogliendo, provocando l'innalzamento del livello del mare che arriverà anche a sette metri, come portavoce dei nostri territori non posso che essere fortemente preoccupata. Immagino gli impatti potenzialmente apocalittici e disastrosi per le nostre Regioni insulari, come la Sicilia e la Sardegna, e per quelle come la Calabria e la Puglia, che hanno sviluppato la loro economia e gli insediamenti urbani sulle coste. Consideriamo inoltre gli effetti che ci saranno sulle risorse idriche, sul territorio e sugli ecosistemi. Abbiamo già visto le eccezionali gelate che hanno devastato l'agricoltura pugliese. Entro il 2030, ad esempio, è possibile prevedere in Italia un calo del 30 per cento del fabbisogno energetico legato al riscaldamento e un aumento del 72 per cento legato alla climatizzazione e alla refrigerazione. Ritenuto che riuscire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e a governarne le cause non è solo un dovere morale nei confronti delle future generazioni, ma anche una priorità strategica per l'economia nazionale italiana, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare o abbia già adottato sul piano nazionale e internazionale per contrastare le conseguenze del riscaldamento globale. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, onorevole Fraccaro, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta . Signor Presidente, colleghi senatori, rispondo all'interrogazione sulla base degli elementi comunicati dargli uffici del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Com'è noto, l'Accordo di Parigi del dicembre 2015 ha quale obiettivo di lungo termine il contenimento dell'aumento della temperatura globale tra 1,5 e 2 gradi centigradi, rispetto ai livelli preindustriali. Lo special report del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dello scorso ottobre ritiene ancora possibile limitare il riscaldamento a 1,5 gradi, ma solo con una riduzione immediata e progressiva delle emissioni per raggiungere un loro livello netto pari allo zero in ambito globale, intorno alla metà del secolo. La preparazione della Conferenza COP24 si è focalizzata soprattutto sul completamento delle regole operative necessarie a rendere applicabile in maniera effettiva l'Accordo di Parigi, a partire dal 2020. In tale contesto, l'Italia non solo è già in linea con gli obiettivi al 2020, ma conta di superarli considerevolmente, garantendo allo stesso tempo opportunità di crescita per le aziende e maggiore salvaguardia dell'ambiente. A tal fine, il nostro Paese sta lavorando al Piano nazionale energia e clima che, in una prospettiva estesa fino al 2030, mira a definire le azioni necessarie per realizzare gli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni e di aumento delle energie rinnovabili. Più nello specifico, gli obiettivi principali del Piano consistono nell'eliminazione del carbone nella produzione energetica entro il 2025, nella riduzione di almeno il 40 per cento delle emissioni entro il 2030, nel raggiungimento del 32 per cento di energie rinnovabili sui consumi complessivi al 2030, nella riduzione dei consumi di energia primaria del 32,5 per cento e nella riduzione dei consumi finali dello 0,8 per cento annuo nel periodo 2021-2030. Tali obiettivi potranno essere raggiunti attraverso l'autoconsumo, la progressiva estensione dell'obbligo di quota minima di fonti rinnovabili negli edifici esistenti e la sburocratizzazione delle procedure, il maggiore utilizzo delle pompe di calore e ristrutturazioni edilizie profonde, la riconversione del patrimonio edilizio esistente a partire da quello pubblico e misure per il miglioramento della qualità dell'aria nel bacino padano. Un ruolo importante va inoltre riconosciuto al settore dei trasporti, nel quale si prevede la riduzione del traffico veicolare privato a favore di quello collettivo, la conversione del parco autobus in elettrico o ad idrogeno, la promozione dell'uso dei biocarburanti e altri carburanti rinnovabili nonché una forte spinta all'auto elettrica. Dal punto di vista della fiscalità, si punterà a prevedere incentivi alle fonti rinnovabili, detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica e il recupero del patrimonio edilizio esistente e il conto termico per l'incentivazione delle rinnovabili termiche e degli interventi di efficientamento energetico nelle pubbliche amministrazioni. Infine si segnala che l'Italia è tra i principali donatori della finanza per il clima per realizzare azioni di mitigazione e adattamento nei Paesi più vulnerabili (in particolare Africa, isole del Pacifico e caraibiche) ed è in tale spirito di riconoscimento del ruolo chiave del Fondo per l'adattamento che il Ministero intende continuare, nel prossimo futuro, a sostenere il Fondo con ulteriori 7 milioni di euro. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice L'Abbate, per due minuti. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro della risposta che mi ha fornito che ha ampiamente soddisfatto le questioni che ho sollevato. Aggiungo solo una piccola riflessione: spesso con le nostre interrogazioni discutiamo di problemi locali o regionali e magari il riscaldamento globale, a volte, può sembrare un problema lontano dalla vita di tutti i giorni. Dimentichiamo, però, che il globale è strettamente collegato al locale. Il nostro ecosistema è complesso e si creano una serie di anelli di retroazione positivi e negativi tali che, ad esempio, l'anidride carbonica di natura antropica, emessa in un'atmosfera fortemente industrializzata, può sommergere una città come Brindisi o far scomparire un'isola nel Pacifico come le Isole Cook. A tale proposito vi riporto una frase che ho ascoltato a Katowice da uno dei delegati delle isole del Sud Pacifico, quando ero lì a sentire i vari discorsi. Si tratta di un appello ad agire subito: «Le scelte sono ciò che divide gli uomini dal regno animale e questa, poi, non è una scelta è un dovere». Un altro momento molto bello è stato quando un gruppo di bambini polacchi, chiamati ad esprimere il loro punto di vista, hanno detto: «I Governi di tutto il mondo devono preparare e mettere in atto un'agenda collettiva. Potremo passare alla storia come la generazione che è riuscita a cancellare l'egoismo dell'uomo?». (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti della senatrice Malpezzi) . PRESIDENTE . Il senatore Steger ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00560 sulla mancata corresponsione agli ufficiali giudiziari delle quote di introiti erariali loro spettanti, per tre minuti. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Ministro, premesso che l'articolo 122, comma 1, punto 2 del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959 n. 1229 prevede che gli ufficiali giudiziari siano retribuiti anche con una percentuale sui crediti recuperati dall'erario sui campioni civili, penali ed amministrativi e sulle somme introitate dall'erario per effetto della vendita dei corpi di reato in ragione del 15 per cento. Tale percentuale è comprensiva anche delle quote di spettanza degli aiutanti e ufficiali giudiziari. Con una nota recente indirizzata al Ministero della giustizia, i funzionari dell'ufficio unico notificazioni, esecuzioni e protesti di Bolzano e gli ufficiali giudiziari del distretto di Trento, con riferimento alla retribuzione prevista in percentuale di cui all'articolo 122 citato, lamentano la mancata corresponsione degli emolumenti relativamente al primo, secondo, terzo e quarto bimestre 2018. Considerato che la mancata corresponsione degli emolumenti in percentuali è lamentata anche da molti funzionari dell'ufficio unico notificazioni, esecuzioni e protesti (UNEP) di altre sedi di corti d'appello del Paese, si chiede di sapere quali siano le ragioni di tali ritardi e se non sia il caso di assumere al più presto iniziative volte alla fattiva soluzione del problema. PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Bonafede, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BONAFEDE, ministro della giustizia . Signor Presidente, il ritardo maturato nell'erogazione della retribuzione percentuale spettante agli ufficiali giudiziari come derivante dai crediti recuperati dall'erario ai sensi dell'articolo 122 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1229 del 1959, trova la sua causa nella necessità di attuare il protocollo di cui all'articolo 1, comma 5, del decreto legislativo n. 16 del 2017 che rimette alla Regione Trentino-Alto Adige la previsione delle modalità operative di gestione del personale transitato nei ruoli della Regione autonoma. Tale protocollo non è stato ancora formalmente adottato. Attualmente risulta predisposta una bozza che individua nel 1° gennaio 2018 la data di decorrenza per il passaggio del personale, ivi compreso il personale degli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti nei ruoli regionali di appartenenza. Riguardo all'emolumento in discussione, si prevede che il Ministero comunichi e trasferisca alla Regione l'importo lordo dipendente che la medesima provvederà ad erogare agli aventi diritto. Medio tempore , il Ministero della giustizia si è attivato provvedendo ad accantonare per tutti i crediti recuperati nel 2018 la quota spettante al personale UNEP in attesa delle definitive determinazioni contenute nell'emanando protocollo. In ogni caso, questo Dicastero sta valutando e si riserva la possibilità di dare comunque seguito già da subito alle legittime aspettative del personale, sulla base delle modalità contenute nella bozza del medesimo protocollo, previo accordo con l'ente regionale. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Steger, per due minuti. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, prendo atto della risposta ed esprimo il mio ringraziamento. PRESIDENTE . La senatrice Conzatti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00587 sull'affidamento delle funzioni di curatore e di liquidatore ai consulenti del lavoro, per tre minuti. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo presentato questa interrogazione perché ci preoccupiamo per le imprese e ancora di più per quelle in crisi. Pensavamo fosse un concetto unanimamente condiviso quello per il quale solo i professionisti specializzati, abituati ad affrontare casi critici, potessero occuparsi e avere il ruolo di curatore, di liquidatore giudiziale e di commissario. Questa stessa nostra convinzione l'ha avuta per moltissimo tempo la commissione Rordorf, che ha elaborato la riforma che voi stessi avete approvato in Consiglio dei ministri. Il criterio di specializzazione era sancito: solo i dottori commercialisti e gli avvocati che avevano superato degli specifici esami di Stato in diritto fallimentare, in diritto tributario d'impresa, in diritto commerciale e tecniche di bilancio potevano occuparsi dei casi più delicati delle aziende in crisi. Per questo motivo il nostro stupore è stato davvero grande quando, a pochissime ore dall'approvazione in Consiglio dei ministri del decreto legislativo sulla crisi di impresa, abbiamo assistito all'ampliamento della platea di questi professionisti che possono svolgere questi ruoli così delicati e specifici. Ovviamente non lo diciamo per creare un contenzioso tra professioni; a noi preme che le imprese in crisi vengano tutelate al meglio. La legge che ha istituito l'esame di Stato per i consulenti del lavoro non prevede che tali professionisti superino esami specifici nelle materie occorrenti a occuparsi delle tematiche relative alla crisi d'impresa. La stessa raccomandazione e preoccupazione la hanno espressa gli stessi tecnici del suo Ministero nella relazione accompagnatoria alla Commissione giustizia del Senato; hanno scritto a lei, signor Ministro, e a tutto il Consiglio dei ministri che i compiti di curatore, di commissario giudiziale e di liquidatore richiedono competenze contabili, di gestione di attività d'impresa e di liquidazione che non rientrano nell'ambito delle competenze tipiche del consulente del lavoro. Noi siamo molto preoccupati per questo e lo siamo ancora di più perché il giorno successivo all'approvazione di questa importante riforma in Consiglio dei ministri abbiamo visto il premier Conte e il vice premier Di Maio andare all'incasso politico all'assemblea dei consulenti del lavoro, pronunciando in un comunicato stampa delle frasi molto discutibili. Hanno infatti dichiarato di essere felici che si potesse accedere alla figura di curatore (come se si potesse accedere per decreto) e dei passi avanti fatti da un ordine professionale (come se i passi avanti invece non dovessero essere fatti e finalizzati alle imprese in crisi perché potessero tornare in bonis ) , e che erano felici di poter festeggiare questo accrescimento di competenza (come se le competenze non si acquisissero solo con lo studio e la tecnica). Desideriamo quindi chiedere al Ministro se intende modificare la normativa dell'esame di Stato di consulente del lavoro, perché solo superato un esame di Stato adeguato allo scopo i professionisti potranno occuparsi di ciò che a noi tutti preme, cioè di un tessuto industriale in bonis e trainante per tutta l'Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Bonafede, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BONAFEDE, ministro della giustizia . Signor Presidente, va preliminarmente considerato che la riforma della disciplina fallimentare persegue l'obiettivo di favorire soluzioni della crisi di impresa incentrate sulla prosecuzione dell'attività aziendale in un'ottica conservativa, sostituendo il fallimento e la stigmatizzazione sociale che il termine evoca con la liquidazione giudiziale, così da offrire all'imprenditore una seconda opportunità, favorendo al contempo la tutela del ceto creditorio. È dunque di immediata evidenza che la crisi d'impresa, oltre al profilo strettamente patrimoniale e gestionale, normalmente coinvolga i rapporti di lavoro su cui si basa l'intera struttura aziendale. Non va infatti dimenticato che l'imprenditore è anche un datore di lavoro. Per questo motivo tra i principi ispiratori della riforma figura l'esigenza di armonizzare le procedure di gestione della crisi e dell'insolvenza con le forme di tutela dell'occupazione e del reddito dei lavoratori alle dipendenze impresa. Ne consegue l'opportunità di coadiuvare il giudice attraverso figure professionali idonee a supportare, nella fase di emersione della crisi fino alla sua auspicabile risoluzione, le scelte di gestione, tra le quali vengono in rilievo indubbiamente quelle relative alle risorse umane, ai rapporti di lavoro e agli ammortizzatori sociali per gli esuberi legati alla crisi di impresa. In altre parole, la conservazione dell'impresa e la salvaguardia del lavoro dipendente risultano essere elementi connessi tra loro per il conseguimento del risultato complessivo cui mira la riforma. Peraltro, la professionalità dei consulenti del lavoro trova conferma nell'ampio ventaglio di funzioni che gli stessi possono già essere chiamati a svolgere nel nostro ordinamento (ricordo, fra tutti, la possibilità di patrocinare vertenze davanti alle commissioni tributarie, di essere nominati commissari liquidatori o sindaci di società commerciali) e, in ogni modo, la disciplina prevede che, nel momento in cui l'albo sarà operativo (entro il 20 marzo 2020), il consulente del lavoro potrà essere iscritto solo dopo aver frequentato positivamente una formazione non inferiore a un anno e mezzo. In conclusione, con la disciplina in oggetto si è inteso semplicemente allargare lo spettro delle professionalità cui il giudice può attingere nell'individuare la figura tecnica che, alla luce del caso concreto, risulti più idonea alla gestione della crisi di impresa, riconoscendo pari dignità alle primarie istanze gestionali e patrimoniali rispetto a quelle non meno stringenti relative al profilo occupazionale; non a caso, proprio con riferimento agli iscritti agli albi dei consulenti del lavoro, viene espressamente previsto che l'autorità giudiziaria in sede di conferimento dell'incarico, tenga conto dell'esistenza di rapporti di lavoro subordinato in atto. Si tratta dunque - voglio precisarlo - di un ventaglio di opzioni maggiore per dare la possibilità all'autorità giudiziaria di ritagliare la figura professionale sulla base delle esigenze che ci sono, senza nulla togliere alla possibilità, nei casi in cui il giudice lo ritiene, di individuare altre figure. Ripeto: è solo un ventaglio di opzioni in più e mi sento di dire che questa norma, che tra l'altro ha iniziato il suo percorso nella scorsa legislatura e che dall'opposizione avevo votato, risulta aver completato il suo percorso con i decreti attuativi ed essere sicuramente un passo avanti, non per una categoria o per l'altra, ma certamente per tutto il mondo delle imprese che necessitava di uno Stato che, nel momento di crisi, stesse a fianco di quelle imprese e non procedesse invece a una liquidazione troppo veloce e sbrigativa. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Conzatti, per due minuti. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, la risposta del Ministro è totalmente insoddisfacente, perché conferma le mie preoccupazioni che questa riforma è solo uno spot , l'ennesimo spot elettorale. Quando lei dice, Ministro, era già previsto e del resto i suoi stessi uffici gliel'hanno fatto presente, come l'hanno fatto presente a tutto il Consiglio dei ministri, precisando che il tribunale già oggi, con la riforma fallimentare vigente, può valersi del potere attribuito dall'articolo 49, comma 3, lettera b) del nuovo codice della crisi di impresa, di affiancare ai curatori (che devono sapere anche di tecnica bilancistica) uno o più esperti per l'esecuzione di compiti specifici. Infatti, a questo sono sempre stati chiamati i consulenti del lavoro. L'ampliamento che voi invece avete introdotto snatura e toglie valore agli esami di Stato, che attribuiscono titoli, qualifiche e competenze diverse a professionalità diverse. Siamo davvero molto dispiaciuti e preoccupati. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . La senatrice Bellanova ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00586 sulle misure per il sostegno alla crescita economica del Mezzogiorno, per tre minuti. BELLANOVA (PD) . Signor Presidente, onorevole ministro Lezzi, nel contratto Lega-5 Stelle manca il Mezzogiorno. Noi l'avevamo notato e vi avevamo invitato a non interrompere quelle misure che rappresentavano una strategia coerente per la ripresa e per lo sviluppo del Mezzogiorno. Non ci avete ascoltati: avete sottratto risorse, avete eliminato misure e avete distrutto una strategia che, non a nostro dire, ma a dire di tutti gli istituti statistici soprattutto della realtà del Mezzogiorno, stava incominciando a dare importanti risultati. Con la vostra legge di bilancio, invece, avete tagliato oltre 2 miliardi di euro di finanziamenti al Mezzogiorno e con queste risorse avete finanziato la vostra propaganda, che probabilmente lei richiamerà nella risposta. Ma io voglio dirlo qui a lei e ai cittadini italiani: 850 milioni di euro di risorse tagliate, che erano destinate al cofinanziamento delle politiche comunitarie. (Applausi dal Gruppo PD) ; 800 milioni di euro di risorse del Fondo per lo sviluppo e coesione; non avete poi prorogato il credito d'imposta per investimenti in beni strumentali alle imprese che hanno strutture produttive nel Mezzogiorno (oltre 300 milioni di euro). Dov'era lei, Ministro, quando si facevano queste scelte? È stata informata che, in mancanza di certezze, le imprese non programmano, e che se le imprese non programmano, di conseguenza non fanno investimenti (Applausi dal Gruppo PD) , e che se non c'è programmazione, di conseguenza non c'è sviluppo e non si generano opportunità di lavoro? Avete cancellato il credito di imposta IRAP per le imprese che occupano i lavoratori a tempo indeterminato. Volete una pletora di persone che devono essere al servizio della vostra propaganda (Applausi dal Gruppo PD) , e invece avevate il dovere di abbattere i costi proprio per quelle imprese che nel Mezzogiorno hanno investito e hanno dato opportunità di lavoro. Avete invece inserito il bonus-malus per l'acquisto delle auto. È stata informata, Ministra, lei che mi pare un po' distratta, che le auto che oggi vengono penalizzate sono quelle che acquistano le famiglie meno abbienti e che vengono prodotte negli stabilimenti di Melfi, Pomigliano e Cassino? (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Concluda, senatrice. BELLANOVA (PD) . Siete andati a dirlo a quei lavoratori che con le scelte propagandistiche che avete fatto state facendo saltare investimenti importanti e, di conseguenza, importanti posti di lavoro nel Mezzogiorno? Lei, Ministro, richiama spesso la clausola del 34 per cento, che abbiamo voluto noi. Come intende applicarla, ce lo può dire? Siete coscienti, lei e il suo Governo, che aver ricompreso la clausola del 34 per cento anche per RFI e ANAS non è proprio un passo molto significativo, visto che l'ANAS - la informo - già dedica oltre il 40 per cento delle risorse al Mezzogiorno. Ministro, quando l'avvio operativo delle zone economiche speciali (ZES), prima che venga annacquato con l'estensione a tutto il territorio nazionale e quindi perda di qualsiasi efficacia e determini solo uno sperpero di risorse? Quali interventi per rafforzare il sistema del welfare , per contrastare la povertà educativa nelle aree marginali, per sviluppare i servizi all'infanzia nel Mezzogiorno? Insomma, il Governo quali iniziative urgenti intende adottare per il rilancio del nostro Mezzogiorno? (Applausi dal Gruppo PD) . Avete messo in piedi... PRESIDENTE. Concluda, senatrice. Ha impiegato oltre quattro minuti. BELLANOVA (PD) . Ho concluso, signor Presidente. PRESIDENTE. Il ministro per il Sud, senatrice Lezzi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. LEZZI, ministro per il Sud . Signor Presidente, cercherò di stare nei tempi. Partiamo dalla clausola del 34 per cento. Per l'onorevole interrogante sicuramente ha poca importanza il fatto di averla resa finalmente attuabile perché, dopo oltre un anno dall'inserimento, era "acqua fresca" a causa dell'altro Governo. Andando avanti, vorrei subito smentire questa falsità del taglio sul Fondo di rotazione e sul Fondo sviluppo e coesione. Richiamo l'attenzione dell'onorevole interrogante sul fatto che nella legge di bilancio è stato incrementato di 4 miliardi di euro il Fondo sviluppo e coesione. Ma, come l'interrogante saprà sicuramente, il grosso problema del Mezzogiorno, mai risolto, è quello della programmazione e della spesa. Ci sono - ed è stato un delitto della scorsa legislatura - lasciare fermi svariati miliardi per l'incompetenza nella spesa. (Applausi dal Gruppo M5S) . La vera scommessa è allora finalmente non fare propaganda, ma dare nuove risorse a quelle amministrazioni che sono incapaci, quasi tutte amministrate dal Partito Democratico, soprattutto nelle Regioni del Sud. È stata avviata una cabina di regia per gli investimenti presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. MALPEZZI (PD) . Avviate cabine di regia, ma ci vogliono soldi! LEZZI , ministro per il Sud . È stata avviata una centrale per la progettazione, per mettersi accanto agli enti locali e finalmente spendere - e spendere bene - quei fondi strutturali europei (Commenti dal Gruppo PD. Applausi dal Gruppo M5S) che per trent'anni sono stati sprecati dall'irresponsabilità della classe dirigente, soprattutto del Sud, che ora piagnucola chiedendo nuove risorse, incapace di spendere le precedenti. (Commenti dal Gruppo PD). FARAONE (PD) . Fai il comizio a casa tua! LEZZI , ministro per il Sud . Per quanto riguarda le azioni... (Vivaci proteste dal Gruppo PD). Signor Presidente, se mi lasciano rispondere. PRESIDENTE. Colleghi, se si fanno le interrogazioni... MALPEZZI (PD). Il Ministro non sta rispondendo! PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, lei non è un interrogante. Ascoltate le risposte, poi la senatrice Bellanova replicherà. Prego, Ministro. LEZZI , ministro per il Sud . Per quanto riguarda la decontribuzione, voglio ricordare ai cittadini del Mezzogiorno, oltre che all'onorevole interrogante, probabilmente distratta a fine 2014, pur avendo incarichi di Governo, che hanno cancellato una norma strutturale che sgravava dai contributi INPS e INAIL e che aveva appostato circa un miliardo di euro nel bilancio dello Stato (quasi l'80 per cento per il Sud), dal 1990 abrogato grazie al Governo Renzi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ricordiamoci questi particolari. BITI (PD) . Stai tranquilla, non ti agitare! LEZZI , ministro per il Sud . Il nostro piano è quello di superare il mantra di quelli che vogliono il MoVimento 5 Stelle contrario alle infrastrutture. (Vibrate proteste e applausi ironici dal Gruppo PD). VALENTE (PD) . Non fare comizi! LEZZI , ministro per il Sud . Noi vogliamo le strade, le autostrade, le ferrovie, che al Sud fino ad ora non sono state fatte. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Urla e vivacissime proteste dal Gruppo PD. Richiami del Presidente). D'ARIENZO (PD) . Smettila con i comizi! FARAONE (PD) . Accendi il condizionatore! LEZZI , ministro per il Sud . Grazie sicuramente alla collaborazione del Parlamento, riusciremo finalmente a non sprecare risorse in opere inutili per realizzare quelle che realmente servono al bene del Paese, e soprattutto del Sud. (I senatori del Gruppo M5S si levano in piedi. Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Vibrate proteste dal Gruppo PD). VALENTE (PD) . Svegliati! PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, si segga. Senatore Faraone, per cortesia, anche se cambia posto la individuo ugualmente. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Bellanova, per due minuti. BELLANOVA (PD) . Signor Presidente, lo temevo; da questa risposta ho avuto la certezza... (Il ministro Lezzi richiama l'attenzione del Gruppo M5S). PRESIDENTE. Ministro, per cortesia, qui sono io che dirigo l'Assemblea, quindi stia al suo posto. VALENTE (PD) . Non fare comizi! MARCUCCI (PD) . Guardi cosa sta facendo, Presidente. Vai a casa che sei una maleducata! FERRARI (PD) . Vergognati! VALENTE (PD) . Il Ministro aizza le folle, è grave! PRESIDENTE. Colleghi, sedetevi, spetta alla senatrice Bellanova parlare. Prego. BELLANOVA (PD) . Ognuno espone l'educazione che ha. FARAONE (PD) . Sei peggio di Toninelli, e ho detto tutto! PRESIDENTE. Senatore Faraone, ancora? Prosegua, senatrice Bellanova. BELLANOVA (PD) . Signor Presidente, l'argomento è troppo serio per cadere... (Il ministro Lezzi volge le spalle al Gruppo PD). FARAONE (PD) . Ascolta! MALPEZZI (PD) . Ci guardi! PRESIDENTE. Volete lasciare parlare la senatrice Bellanova? BELLANOVA (PD) . Signor Presidente, parlo con lei visto che il Governo è incapace di ascoltare. (Commenti dal Gruppo M5S). PRESIDENTE. Anche voi, colleghi dei 5 Stelle, calma e sangue freddo. Stiamo facendo una seduta di question time , non stiamo discutendo della guerra. BELLANOVA (PD) . Signor Presidente, oggi ho avuto la certezza che, senza cambiare le leggi, avete già avviato un percorso inverso. Le nostre leggi dicono che in Italia si fanno quaranta giorni di campagne elettorali e, se si è capaci poi, si fanno cinque anni di Governo. Questo Governo intende fare cinque anni di campagna elettorale e, forse, quaranta giorni di Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . Vorrei informare il Governo che in queste ore ci viene ulteriormente confermato da tutti gli istituti nazionali e internazionali che c'è un rallentamento della nostra crescita economica e che il quarto trimestre del 2018, nonostante le festività natalizie, registra un calo dei consumi e - udite udite - un calo dei consumi alimentari. Se io fossi al Governo, mi tremerebbero le vene ai polsi, invece di pensare a fare propaganda! (Applausi dal Gruppo PD) . MALPEZZI (PD) . Brava! VOCE DAL GRUPPO M5S. Ma che cosa dici? CASTALDI (M5S) . Avete lasciato cinque milioni di poveri! PRESIDENTE. Senatore Castaldi, per cortesia. BELLANOVA (PD) . Torniamo al tema. Non c'è il Mezzogiorno, ma vorrei sapere dalla Ministra che non mi ha risposto, perché signora Ministra, non avete pubblicato il piano triennale dell'agenzia che è scaduto il 31 gennaio, ed è il piano attraverso il quale si rende chiaro e si mette a conoscenza di tutti la qualità delle attività e le modalità con cui queste vengono svolte per attuare tutti i progetti. Quanta opacità, nonostante stiate riempiendo i Ministeri di amiche e amichette e di persone senza alcuna qualifica. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP. Proteste dal Gruppo M5S). PRESIDENTE. Senatrice, deve concludere. BELLANOVA (PD) . Risponda a questo, signor Ministro: il Mezzogiorno sta subendo da parte vostra un esproprio. Con le risorse del Sud volete finanziare il reddito di cittadinanza, senza renderlo chiaro ai cittadini. La vostra scelta è quella di portare i pensionati degli altri Paesi nel Mezzogiorno, abbassando loro le tasse e deportando i ragazzi e le ragazze del Mezzogiorno! (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . La ringrazio senatrice Bellanova. Il tempo a sua disposizione è concluso. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. (Vivaci proteste dal Gruppo PD) . GRIDA DAL GRUPPO PD. Vergogna! Buffona! FARAONE (PD) . Vai via! D'ARIENZO (PD) . Auf Wiedersehen ! PRESIDENTE. Colleghi, la seduta è ancora in corso e quindi qualche espulsione possiamo farla anche oggi. (Vivaci proteste dal Gruppo PD) . Iniziamo a buttare fuori qualcuno dei presenti? (Applausi dal Gruppo M5S) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per portare all'attenzione dell'Assemblea la questione del lago di Massaciuccoli, in provincia di Lucca, in Toscana. Si tratta di un lago bellissimo e spettacolare, in cui c'è una biodiversità unica e veramente straordinaria, una parte del quale è sottoposto all'ente parco di Migliarino. Vediamo dunque cosa sta accadendo a questo lago. Stiamo continuando a dire al PD, che governa la Regione Toscana, che si stanno continuamente arrecando dei danni al lago attraverso delle "non attività". Il nostro Capogruppo, Elisa Montemagni, continua a ricordare alla Regione Toscana che i danni che si stanno arrecando adesso si protrarranno nel futuro. Ci sono dunque due aspetti importanti da evidenziare, il primo dei quali è che le postazioni fisse da caccia, in base alla delibera della Regione, non possono essere cedute con atti tra vivi e nemmeno in donazione, facendo così morire un'attività di caccia e un fantastico rapporto tra l'uomo e l'ambiente, che durano da tempo. È una questione importante, perché in tal modo si va a rovinare l'ambiente. L'altro punto da evidenziare, ancora peggiore del primo, è che nella parte del lago soggetta all'ente parco di Migliarino, non si può fare nessuna manutenzione alle bilance da pesca e alle baracche in cui ci sono le barche, se non attraverso un autorizzazione, come si trattasse di un'abitazione civile. Ciò porta i proprietari a non ripararle, creando un grave degrado. Pertanto abbiamo una parte del lago, che non è sottoposta all'ente parco di Migliarino, che funziona molto bene e l'altra parte invece, posta sotto l'ente parco, che è in continuo degrado. Fortunatamente manca un solo anno al 2020, l'anno in cui forse - anzi, sicuramente - prenderemo in mano la Regione Toscana, per cambiare il continuo degrado causato dal PD in quella Regione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PISANI Giuseppe (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PISANI Giuseppe (M5S) . Signor Presidente, prendo la parola per esternare in quest'Aula il mio dispiacere, provocato dalla notizia di un ennesimo atto di aggressione nei confronti di personale del Sistema sanitario nazionale. Tale episodio è occorso qualche giorno fa nel reparto di pronto soccorso dell'Ospedale di Siracusa, che è la provincia in cui vivo e in cui esercito ancora il mio lavoro. Nel corso di una colluttazione con un paziente, due medici hanno riportato delle lesioni, uno con prognosi di trenta giorni e l'altro con prognosi di quindici giorni. Si tratta chiaramente di fatti gravi, che si ripetono da diverso tempo a questa parte. Dietro questi episodi non ci sono soltanto le intemperanze, la maleducazione e talvolta anche l'angoscia dei pazienti, che devono fare delle lunghe attese, ma c'è anche la colpa e la responsabilità di chi non ha saputo, in tutti questi anni, prevedere il crescente bisogno dei servizi sanitari. C'è anche la responsabilità della politica, che non ha capito e non ha saputo prevedere né programmare, a differenza di quanto invece si diceva poc'anzi, interventi e strategie sanitarie atte ad affrontare tali tematiche e criticità. In particolare, le criticità che sono sorte in ambito ospedaliero, specialmente nell'ambito dell'urgenza-emergenza, sono veramente molto preoccupanti. Per non parlare poi degli atti di aggressione che ci sono stati nei confronti dei medici della Continuità assistenziale, cioè dei medici della ex Guardia medica. Con l'attuale Governo stiamo cercando di risolvere o perlomeno di affrontare adeguatamente tali criticità. Il Ministro e il Ministero hanno approntato un disegno di legge riguardante la sicurezza dei lavoratori esercenti le professioni sanitarie. Noi abbiamo preparato una mozione che impegna il Governo a trovare delle soluzioni per aumentare e incrementare le misure di tutela e di salvaguardia per una maggiore sicurezza degli operatori della ex Guardia medica. Auguro dunque un buon lavoro al Governo e a noi tutti e ai miei colleghi di Siracusa una pronta guarigione, un buon rientro ed un proficuo lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 12 febbraio 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 12 febbraio, alle ore 15,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 15,58) . VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: DISEGNO DI LEGGE N. 214, 515 e 805: sull'emendamento 1.106, il senatore Testor avrebbe voluto esprimere un voto di astensione; sull'emendamento 2.100/2, il senatore de Bertoldi avrebbe voluto esprimere un voto di astensione; sull'articolo 4 il senatore Di Piazza avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Bagnai, Barachini, Barboni, Bogo Deledda, Borgonzoni, Botto, Campagna, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, D'Angelo, De Poli, Fattori, Garnero Santanchè, Giacobbe, Ginetti, Merlo, Monti, Napolitano, Nocerino, Ortolani, Parente, Renzi, Richetti, Ronzulli, Santangelo, Siri, Solinas, Taverna e Vanin. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Fusco, per attività della 4ª Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Alla ripresa pomeridiana della seduta è assente per incarico avuto dal Senato il senatore Fusco, per attività della 4ª Commissione permanente. Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, Ufficio di Presidenza La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha proceduto all'elezione dell'Ufficio di Presidenza. Sono risultati eletti: Presidente: senatrice Valeria Valente; Vice Presidenti: senatrice Cinzia Leone e senatrice Donatella Conzatti; Segretari: senatrice Gelsomina Vono e senatore Gianfranco Rufa. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Valente Valeria, Malpezzi Simona Flavia, Mirabelli Franco, Collina Stefano, Ferrari Alan, Bini Caterina, Cirinna' Monica, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Astorre Bruno, Bellanova Teresa, Biti Caterina, Boldrini Paola, Comincini Eugenio, Faraone Davide, Fedeli Valeria, Ferrazzi Andrea, Garavini Laura, Grimani Leonardo, Iori Vanna, Magorno Ernesto, Messina Assuntela, Patriarca Edoardo, Pittella Gianni, Rojc Tatjana, Sbrollini Daniela, Stefano Dario, Sudano Valeria, Verducci Francesco Disposizioni volte alla prevenzione dei suicidi in carcere (1046) (presentato in data 07/02/2019); senatori Rufa Gianfranco, De Vecchis William, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia di disciplina dell'esercizio della prostituzione (1047) (presentato in data 07/02/2019); senatore Verducci Francesco Disposizioni di deroga al limite dei mandati per la carica di sindaco dei comuni colpiti dal sisma del 2016 nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria (1048) (presentato in data 07/02/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali sen. Corbetta Gianmarco Estensione alle vittime del dovere dei benefici riconosciuti alle vittime del terrorismo (876) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 07/02/2019); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro sen. Bonfrisco Anna Cinzia Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati (1028) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia) (assegnato in data 07/02/2019); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare sen. Bergesio Giorgio Maria ed altri Disposizioni in materia di cerca, raccolta, coltivazione e commercializzazione dei tartufi destinati al consumo (933) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/02/2019); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo sen. Quagliariello Gaetano Regime di aiuti e norme per favorire il rimpatrio delle imprese italiane e in favore della riqualificazione di aree industriali dismesse (893) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/02/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale sen. Matrisciano Susy ed altri Modifiche al decreto 21 aprile 2011, n. 67, per l'introduzione dei lavoratori che operano nella costruzione di elettrodotti tra le categorie di addetti a lavori usuranti (889) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 07/02/2019). In sede referente 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione del Trattato sul trasferimento delle persone condannate o sottoposte a misure di sicurezza tra la Repubblica italiana e la Repubblica argentina, fatto a Buenos Aires l'8 maggio 2017 (1014) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 07/02/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione del Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay, fatto a Montevideo l'11 maggio 2017 (1015) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 07/02/2019). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 24 gennaio 2019, pervenuta il 5 febbraio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno 2019, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 70). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 27 febbraio 2019. Governo, trasmissione di atti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 7 febbraio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le osservazioni e il parere circostanziato riguardanti la notifica 2018/0546/I relativa allo "Schema di regolamento recante la definizione di livelli massimi di THC (tetraidrocannabinolo) negli alimenti", formulati rispettivamente dalla Commissione europea e dalla Repubblica Ceca, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2, e dell'articolo 6, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535. La predetta documentazione è deferita alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 175). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 12 del 5 dicembre 2019, depositata il 31 gennaio 2019, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 23, comma 6, del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83 (Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria), convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2015, n. 132, nella parte in cui non prevede che l'ottavo comma dell'articolo 545 del codice di procedura civile, introdotto dall'articolo 13, comma 1, lettera l), del medesimo decreto-legge, si applichi anche alle procedure esecutive aventi ad oggetto prestazioni pensionistiche pendenti alla data di entrata in vigore di detto decreto-legge. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 30). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 7 febbraio 2019, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 per quanto riguarda le risorse destinate alla dotazione specifica per l'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (COM(2019) 55 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 4 aprile 2019. L'atto è altresì deferito per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 5 a e 14 a . Mozioni, apposizione di nuove firme La senatrice Garnero Santanchè ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00076 del senatore Fazzolari ed altri. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 25 gennaio al 7 febbraio 2019) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 19 ASTORRE: sull'assegnazione degli alloggi alle famiglie dei militari, in particolare ai " sine titulo " (4-00933) (risp. TRENTA, ministro della difesa ) GIRO: sullo scioglimento di Formez PA (4-00690) (risp. BONGIORNO, ministro per la pubblica amministrazione ) su Formez PA (4-01022) (risp. BONGIORNO, ministro per la pubblica amministrazione ) Mozioni Atto n. 1-00078 MARCUCCI MALPEZZI PITTELLA FEDELI GINETTI ALFIERI CUCCA D'ARIENZO GARAVINI GIACOBBE IORI MANCA MARGIOTTA STEFANO PATRIARCA ASTORRE - Il Senato, premesso che: negli ultimi anni, i Paesi europei, in particolare quelli del Mediterraneo, sono stati interessati da una continua e crescente pressione migratoria, soprattutto a causa della forte instabilità socio-politica di alcune aree dell'Africa centrale e della Libia, del protrarsi del drammatico conflitto in Siria, dell'emergere di nuove e differenziate forme di povertà e diseguaglianze sociali, delle persistenti violazioni dei diritti umani e del deterioramento delle condizioni di sicurezza, economiche e umanitarie in Africa e nell'area mediorientale; i flussi migratori verso l'Europa, secondo le previsioni degli analisti, continueranno ancora, almeno fin quando non si perverrà ad una parziale stabilizzazione politica dei Paesi di origine (migrazioni di profughi) e permarranno divari sensibili di ricchezza e di sviluppo tra le diverse aree a nord e a sud del Mediterraneo (migrazioni per ragioni economiche); gli stessi fattori di crisi politica e economica, sommati al protrarsi dei conflitti armati, delle persecuzioni e delle tensioni fra Stati e popolazioni, stanno incidendo, peraltro, sulla composizione stessa dei flussi, modificando la "struttura" stessa del complesso processo migratorio nel dato sia "quantitativo" e "direzionale" sia "qualitativo": cambiano non solo i numeri e le rotte dei flussi ma le migrazioni "politiche" si sommano e si affiancano alle migrazioni "economiche", generando flussi di tipo misto, che comprendono sia migranti economici che potenziali richiedenti asilo; l'Italia, per la sua peculiare posizione geografica che la rende, di fatto, uno degli snodi essenziali di sbarco sul versante meridionale per chi intende raggiungere l'Europa, è una delle aree maggiormente esposte a questo intenso fenomeno migratorio che, per le sue dimensioni, richiede capacità di intervento, efficienza e capacità operativa, nonché coordinamento e condivisione dei medesimi con le istituzioni e gli Stati dell'Unione europea; considerato che: il recente rapporto dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), pubblicato lo scorso 30 gennaio 2019, rivela che, nel 2018, sono arrivati in Europa 139.300 rifugiati e migranti, il numero più basso degli ultimi cinque anni. Il rapporto conferma il significativo cambiamento nelle rotte seguite dai rifugiati e dai migranti. Per la prima volta in anni recenti, la Spagna è divenuta il principale punto d'ingresso in Europa. Sulla base dei dati dell'UNHCR, nel 2018 sono giunti via mare sulle coste dell'Europa meridionale circa 111.000 migranti; nel medesimo periodo la rotta del Mediterraneo centrale (da Libia e altri Paesi del Nord Africa verso l'Italia) ha registrato circa 23.000 sbarchi (sulla base dei dati del Ministero dell'interno, circa la metà dalla Libia); la rotta del Mediterraneo orientale (dalla Turchia alla Grecia) ha coinvolto oltre 31.000 persone, e quella del Mediterraneo occidentale (ovvero i flussi verso la Spagna) ha riguardato circa 55.000 persone, oltre agli sbarchi a Malta e a Cipro (rispettivamente, 1.000 persone e 600 persone); per molti immigrati, approdare in Europa rappresenta la fase finale di un viaggio pericoloso durante il quale sono stati esposti a violenze, torture, stupri e aggressioni sessuali, e alla minaccia di essere rapiti e sequestrati a scopo d'estorsione; secondo il rapporto dell'UNHCR, nel tentativo di attraversare il mar Mediterraneo per raggiungere l'Europa, nel 2018 sono decedute o disperse circa 2.275 persone, ovvero in media circa sei persone al giorno. Il Mediterraneo è allo stato attuale la rotta marittima più letale al mondo. Nonostante la diminuzione degli arrivi, il tasso di mortalità registrato sulle rotte migratorie nel mar Mediterraneo è salito drasticamente nel breve volgere di un anno. Lungo la rotta Libia-Europa si è passati da un decesso ogni 38 arrivi nel 2017 a uno ogni 14 nel 2018. Il bilancio delle vittime è stato altrettanto pesante anche lungo l'altra rotta migratoria del Mediterraneo, quella verso la Spagna, dove il numero dei decessi e dei dispersi è quasi quadruplicato nel 2018 rispetto al 2017; il cambio delle politiche adottate da alcuni Stati europei, secondo il rapporto dell'UNHCR, ha portato a numerosi incidenti in cui un numero elevato di persone è rimasto in mare alla deriva per giorni, in attesa dell'autorizzazione a sbarcare; le navi delle organizzazioni non governative e i membri degli equipaggi hanno subìto crescenti restrizioni alle possibilità di effettuare operazioni di ricerca e soccorso, tanto che migliaia di persone, sia migranti "politici" sia "economici", sono state ricondotte in Libia, dove hanno dovuto affrontare condizioni terribili nei centri di detenzione; il rapporto ha messo in luce le principali criticità della situazione relativa all'immigrazione verso i Paesi europei, esortando gli Stati europei ad adottare politiche nazionali ed europee condivise ed efficaci, a partire dall'urgente istituzione di un meccanismo regionale, coordinato e prevedibile, per rafforzare le operazioni di soccorso in mare, migliorando la capacità di ricerca e di soccorso nel Mediterraneo centrale ed eliminando anche le restrizioni alle organizzazioni non governative; con particolare riguardo alla situazione della Libia, l'UNHCR sottolinea che gli Stati europei dovrebbero sollecitare le autorità libiche a porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati e migranti intercettati o soccorsi in mare, modificando anche le misure che prevedono i lavori forzati come pena per l'entrata irregolare nel Paese, offrendo una base legale allo sfruttamento di rifugiati e migranti; visto che: il diritto di asilo è sancito solennemente dalla Costituzione italiana; il riconoscimento dello status di rifugiato è entrato nel nostro ordinamento con l'adesione alla Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, ratificata nel 1954, e con la Convenzione di Dublino, sulla determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri della Comunità europea; la Carta europea dei diritti dell'uomo sancisce il diritto d'asilo con riferimento ai principi e gli standard della Convenzione di Ginevra e del protocollo del 1967; la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha condannato in più occasioni l'Italia per violazione della Convenzione europea sui diritti dell'uomo in materia d'asilo; dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo pendono migliaia di casi, il che mette in evidenza come sia urgente procedere ad una rivisitazione delle politiche d'asilo dei Paesi dell'Unione europea; le crescenti restrizioni alle possibilità di effettuare operazioni di ricerca, soccorso e sbarco dei migranti, tenuto conto dei flussi misti di migranti politici e di migranti economici, impedisce di distinguere e di fatto di riconoscere immediato soccorso ai potenziali richiedenti asilo e di garantire la necessaria tutela legale ai minori non accompagnati. Tali restrizioni avvengono in palese contrasto con i contenuti della Carta europea dei diritti dell'uomo, più volte richiamati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo a fondamento delle sentenze di condanna nei confronti dei Paesi chiamati in giudizio; preso atto che: il 4 maggio e il 13 luglio 2016, la Commissione europea ha presentato un insieme di proposte legislative diretto alla riforma del sistema europeo comune di asilo (CEAS), che avrebbe dovuto realizzare il nuovo quadro in cui affrontare e gestire con strumenti più adeguati la complessa questione delle migrazioni; il "pacchetto" del 2016 comprendeva la revisione del regolamento di Dublino, che individua lo Stato membro competente per l'esame della domanda di asilo, e del regolamento Eurodac, il database europeo per il controllo delle impronte per l'applicazione efficace del regolamento di Dublino, assieme a una proposta di regolamento relativo alla creazione dell'Agenzia europea per l'asilo, che andrebbe a sostituire l'attuale Ufficio europeo per l'asilo, una proposta di regolamento che stabilisce una procedura comune di protezione internazionale nella UE, una proposta di regolamento sulle qualifiche, la rifusione della direttiva sulle condizioni di accoglienza e una proposta di regolamento che istituisce un quadro dell'Unione europea per il reinsediamento; accanto a ciò, nel settembre 2018, la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento volta a potenziare il sistema della guardia di frontiera e costiera europea, con il rafforzamento dell'Agenzia europea e del suo mandato, nonché con la costituzione di un corpo permanente di 10.000 unità operative; inoltre la Commissione ha presentato una proposta di revisione mirata della direttiva rimpatri volta ad accelerare le procedure di rimpatrio e a controllare i movimenti secondari irregolari; alcune delle proposte facenti parte del pacchetto sono giunte ad uno stato avanzato nei rispettivi negoziati (in particolare, l'Agenzia UE per l'asilo, il sistema Eurodac, le condizioni di accoglienza, le qualifiche e lo status , il quadro giuridico per il reinsediamento); tuttavia, nonostante i progressi, la riforma complessiva resta bloccata in particolare perché ancorata alla mancata soluzione e al mancato accordo tra gli Stati membri in merito alla revisione del regolamento di Dublino, assieme al mancato raggiungimento di una posizione comune sulla proposta legislativa per una procedura unica di protezione internazionale; considerato che: il cosiddetto regolamento di Dublino III (regolamento (UE) n. 604/2013), entrato in vigore il 1° gennaio 2014, stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide; in base a tale regolamento, i criteri per stabilire la responsabilità dell'esame di una domanda di protezione internazionale sono, nell'ordine, considerazioni di natura familiare, il possesso recente di un visto o permesso di soggiorno in uno Stato membro, l'ingresso regolare o irregolare del richiedente nell'Unione europea, o, altrimenti, è competente il primo Stato membro nel quale la domanda è presentata; in particolare, poi, qualora sia accertato che il richiedente abbia varcato illegalmente, in provenienza da un Paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, è questo Stato, quello di "primo approdo", ad essere competente per l'esame della domanda di protezione internazionale; di fatto, è quest'ultimo il criterio più applicato: è il Paese di arrivo il responsabile della domanda; la proposta avanzata dalla Commissione nel 2016 di rifusione del regolamento Dublino III era finalizzata in particolare ad istituire un nuovo sistema di distribuzione delle domande di asilo basato sulla solidarietà fra gli Stati membri e che fosse più equo, più efficiente e più sostenibile, prevedendo un meccanismo di assegnazione correttivo, il "meccanismo di equità", in base al quale nel caso in cui uno Stato membro si trovasse ad affrontare un afflusso sproporzionato di migranti, i nuovi richiedenti protezione internazionale dovrebbero essere ricollocati in altri Stati membri; gli Stati che avessero deciso di non partecipare al ricollocamento avrebbero dovuto versare un "contributo di solidarietà"; la proposta della Commissione prevedeva altri elementi complessivamente migliorativi: un meccanismo di valutazione degli sforzi di reinsediamento; un sistema più efficiente per l'esecuzione dei trasferimenti fra gli Stati membri; obblighi giuridici più chiari per i richiedenti protezione internazionale; maggiori garanzie per i minori non accompagnati e l'ampliamento della definizione di "familiari"; nel novembre 2017, poi, il Parlamento europeo si era espresso sulla proposta della Commissione, con una maggioranza trasversale e molto ampia, prospettando ulteriori miglioramenti: il superamento del criterio del "primo approdo"; un sistema obbligatorio di ricollocazione, da applicare indipendentemente dalla pressione migratoria; la ripartizione dei richiedenti protezione fra tutti gli Stati membri in maniera automatica; inoltre, per gli Stati membri non disponibili ad accogliere la propria quota di richiedenti asilo, limiti all'accesso ai fondi dell'Unione e all'uso dei fondi per i rimpatri; nel Consiglio europeo del giugno 2018 si sarebbe dovuto affrontare a livello di capi di Stato e di Governo il tema della revisione del regolamento, seppure su una bozza di lavoro, quella presentata dalla Bulgaria che presiedeva il Consiglio europeo, ben meno avanzata sia della proposta della Commissione che di quella del Parlamento europeo, quasi peggiorativa rispetto all'attuale, soprattutto per i Paesi di primo approdo come Italia, Grecia e Spagna; considerato altresì che: per una svolta sulle politiche migratorie, l'Italia ha bisogno di una profonda revisione del regolamento di Dublino e contemporaneamente di solidi accordi con i Paesi del Nord Africa; in tale senso si erano conseguentemente mossi i Governi della XVII Legislatura, al fine di garantire che nella revisione del regolamento di Dublino fosse superato il suo principio cardine, che fa ricadere sul Paese di primo approdo la responsabilità di gestire i richiedenti asilo, di fatto scaricando il peso dei flussi sulle spalle dei Paesi maggiormente esposti alle rotte del Mediterraneo, come Spagna, Grecia, e la stessa Italia; essenziale inoltre, ed assolutamente prioritario per il nostro Paese, per l'elaborazione e l'attuazione di ogni strategia relativa alla gestione degli arrivi, il riconoscimento che la questione delle migrazioni è una questione europea e non riconducibile alla responsabilità di singoli Paesi; da ciò la necessità di garantire strutturalmente il ricollocamento solidale dei migranti che giungono nell'Unione; la rinegoziazione, ferma come si è visto nella fase di Consiglio europeo, per tutelare il nostro Paese, deve passare necessariamente da una politica di accordi e alleanze con quei Paesi dell'Unione che fronteggiano i nostri medesimi problemi, il gruppo dei "Paesi del Mediterraneo" (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro, un gruppo di Paesi che rappresentano un quarto della membership europea e contribuiscono al 41 per cento del budget della UE), scelta strategicamente importante per contrastare il gruppo dei "Paesi di Visegrad" che rifiutano l'applicazione del sistema di redistribuzione e delle quote europee per i rifugiati sostanzialmente sfavorendo l'interesse italiano; per queste ragioni appare incomprensibile e contraria all'obiettivo di una strategia europea condivisa la ricerca da parte del Governo italiano di una controproducente alleanza proprio con i Paesi del gruppo di Visegrad, con l'Ungheria di Orban che finora non ha accolto neanche un richiedente asilo, così come la Polonia, mentre la Repubblica Ceca resta su numeri assolutamente insufficienti; nel Consiglio europeo di giugno 2018, in particolare, l'introduzione del concetto di volontarietà, accettato dal Presidente del Consiglio dei ministri Conte e sostenuto irresponsabilmente dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Moavero Milanesi, ha rappresentato un deciso passo indietro rispetto ai progressi che si erano fatti dal 2016 e che, su iniziativa dei Governi della XVII Legislatura, favorivano la redistribuzione dei migranti richiedenti asilo in applicazione del principio di solidarietà esplicitamente riconosciuto dai trattati in materia di asilo e immigrazione; l'azione del Governo italiano nel corso dei Consigli europei tenutisi nell'ultimo semestre, dunque, è stato assolutamente contrario alle esigenze dell'Italia, che con un'avanzata riforma del regolamento di Dublino avrebbe visto, assieme ad una compiuta politica europea in materia di migrazione, realizzarsi automaticamente e strutturalmente la ricollocazione dei migranti, senza dover giungere né allo scontro frontale con gli alleati europei e in particolare con quei Paesi che con l'Italia condividono problematiche ed interessi comuni in materia di gestione dei flussi migratori, né, soprattutto, a quelle politiche sconsiderate ed inumane nei confronti dei migranti che contrastano con i nostri principi fondamentali, con le norme del nostro ordinamento e con i trattati internazionali sottoscritti dall'Italia, impegna il Governo: 1) a sostenere in ogni sede istituzionale europea, a partire dal Consiglio europeo, le modifiche alle norme del regolamento di Dublino, sulla base della proposta approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo, la quale è fondata sulla redistribuzione permanente e strutturale dei richiedenti asilo e introduce dunque il principio della responsabilità condivisa e solidale, prevedendo (nel rispetto di quanto sancito dall'articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) che l'onere di procedere all'esame delle domande di asilo non gravi solo ed esclusivamente sul Paese di primo ingresso, ma riguardi tutti gli Stati membri dell'Unione, sulla base di criteri oggettivi calcolati in relazione al PIL e alla popolazione, stabilendo altresì un meccanismo sanzionatorio, già proposto dall'Italia nel 2016 e fondato su limitazioni all'accesso ai fondi UE per i Paesi che rifiutino di rispettare tale programma; 2) a proseguire nel percorso di equa condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri in materia di gestione del fenomeno migratorio, sostenendo altresì le iniziative internazionali per la stabilizzazione della Libia, essenziale per rafforzare la sicurezza e la stabilità nella regione; 3) a sollecitare l'attuazione di un programma europeo di controllo efficace delle frontiere esterne, che implementi gli sforzi per combattere le reti criminali di trafficanti di uomini compiuti dal 2015 ad oggi, rafforzando i poteri e le competenze dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e incentivando le azioni di dialogo e collaborazione messe in campo dall'Italia con le autorità dei Paesi di origine e di transito; 4) a sostenere lo sviluppo dei Paesi africani di origine e di transito mediante la previsione di dotazioni finanziarie adeguate, superando così l'asimmetria contributiva che vede poche centinaia di milioni di euro per contenere i flussi sulla rotta mediterranea a fronte di quelli erogati per contenere i flussi sulla rotta balcanica; 5) a sostenere un maggior coordinamento nelle politiche di accoglienza evitando di utilizzare la pratica della chiusura dei porti come strumento di pressione negoziale e a sostenere la creazione di piattaforme di sbarco regionali ( hotspot ) gestite a livello europeo, con risorse comunitarie, per procedere alla prima accoglienza ed identificazione dei migranti; 6) a promuovere e sostenere l'apertura di corridoi umanitari per quanti fuggono da guerre e conflitti e a sostenere tutte le iniziative assunte dall'Unione e dalla comunità internazionale per fermare guerre e conflitti armati e costruire soluzioni politiche fondate su dialogo e negoziato; 7) a promuovere ogni forma di collaborazione con l'UNHCR, con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni e il Consiglio dei diritti umani dell'ONU, per l'apertura di centri di accoglienza nei Paesi di origine e soprattutto di transito che garantiscano il rispetto dei basilari diritti dei migranti; 8) a promuovere l'adozione di una normativa europea sul diritto di asilo, applicabile in modo omogeneo e uniforme da tutti i Paesi dell'Unione; 9) a sostenere e incentivare programmi nazionali di affidi familiari, con cui dare un focolare e una vita sicura agli stranieri minori non accompagnati; 10) ad accompagnare politiche coordinate e condivise a livello europeo di rimpatri umanitari volontari dei migranti irregolari; 11) a promuovere accordi bilaterali tra l'Unione europea e i Paesi africani per l'apertura di canali legali per la gestione dell'immigrazione economica. Interrogazioni Atto n. 3-00589 BITI BINI MALPEZZI GARAVINI CUCCA FEDELI SUDANO LAUS MARGIOTTA VERDUCCI BOLDRINI STEFANO IORI ROJC PINOTTI RAMPI PARRINI SBROLLINI MESSINA Assuntela TARICCO ALFIERI MAGORNO MARINO PITTELLA MIRABELLI FERRAZZI D'ALFONSO MISIANI GIACOBBE Al Ministro della salute Premesso che: in data 30 gennaio 2019 è stato organizzato presso il Parlamento europeo un evento dal titolo "Expanded Newborn Screening Programme", a cura dell'eurodeputato del MoVimento 5 Stelle Fabio Massimo Castaldo col sostegno del MoVimento 5 Stelle e del gruppo politico "Europe of freedom and direct democracy"; accanto ai loghi dei gruppi politici organizzatori, la locandina dell'iniziativa presentava il logo del Ministero della salute, a indicare una forma di sostegno pubblico all'evento; premesso inoltre che: le note legali sul sito del Ministero chiariscono che il logo dello stesso Ministero non può essere riprodotto senza consenso. A tal proposito si fa notare che un'eventuale riproduzione senza consenso sarebbe da considerarsi indebita; le istituzioni e i loro simboli sono patrimonio di tutti i cittadini e legarle all'attivitaÌ politica di un partito costituirebbe una grave violazione del principio di rispetto istituzionale, si chiede di sapere: quale provvedimento del Ministero della salute abbia concesso l'utilizzo del logo istituzionale all'iniziativa; se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno affiancare il logo del Ministero a iniziative di un partito politico, specie se quest'ultimo ha assunto negli anni posizioni controverse o antiscientifiche su temi importanti per la salute pubblica. Atto n. 3-00591 CONZATTI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: i porti, gli interporti e gli aeroporti sono i punti di accesso e di movimentazione internazionale del Paese. Il Brennero, in quanto valico di minore altitudine delle Alpi austriache centrali, è il corridoio multimodale (strada e ferrovia) transalpino maggiormente trafficato e il più importante nodo di connessione tra l'Italia e numerosi Paesi dell'Unione europea; a fine della XVII Legislatura, il 5 febbraio 2018, si è svolto a Monaco di Baviera il vertice europeo sul traffico lungo l'asse del Brennero. Il vertice, organizzato dal coordinatore del corridoio scandinavo-mediterraneo dell'Unione europea, Pat Cox, ha registrato la partecipazione dei Ministri dei trasporti di Italia, Austria e Germania, nonché dei governatori locali dei territori interessati, ovvero Baviera, Tirolo, Trentino-Alto Adige. Al termine del vertice è emersa la volontà Comune di ricercare soluzioni di respiro europeo per risolvere la questione, tenuto conto che il documento comune varato dall'Euregio sottolinea come, con oltre 11 milioni di transiti, di cui 2,2 milioni di TIR, il Brennero sia ormai giunto al limite delle proprie capacità infrastrutturali; poiché il traffico pesante non ha registrato quindi alcuna diminuzione (a gennaio 2018 sono stati registrati 36.100 mezzi pesanti, ovvero più 22 per cento) dal 22 marzo 2018 l'Austria ha imposto per il transito lungo l'asse del Brennero un sistema di dosaggio dei veicoli pesanti con una limitazione del passaggio dei veicoli a 300 combinazioni all'ora, secondo un calendario di 25 giornate. La motivazione, come noto, risiede nelle richieste della Regione austriaca del Tirolo di contingentare i veicoli in transito nel suo territorio (solo i TIR ammontano a oltre due milioni all'anno): conseguentemente, da tempo, ogni venerdì sera, si forma una lunga colonna di mezzi pesanti sull'A22 versante a sud del Brennero, per il divieto notturno e il nuovo divieto di circolazione del sabato mattina in Tirolo. Ciò determina, non solamente un problema di circolazione, ma anche di sicurezza: infatti, i mezzi pesanti che trasportano merci deperibili e quelli autorizzati a circolare anche di notte, per evitare di rimanere bloccati dall'entrata in vigore dei divieti austriaci, tentano di superare la colonna di TIR per soddisfare i committenti e consegnare le merci, un servizio essenziale per l'economia dell'Italia; ricordato che: seppure in maniera non ufficiale, la commissaria europea per i trasporti, Violetta Bulc, a margine di un convegno che si è svolto il 16 aprile 2018 a Vienna, ha messo in guardia l'Austria dal prendere iniziative unilaterali sul transito dei mezzi pesanti lungo l'asse del Brennero. Riguardo alle misure di limitazione del traffico introdotte dal Governo austriaco, la Commissaria ha rilevato che, pur comprendendo le motivazioni di carattere ambientale del provvedimento, l'Unione europea può accettare un contingente al transito di veicoli solamente "in circostanze molto specifiche", che devono essere giustificate dal Paese che le propone; il regolamento (CE) n. 2679/1998, sul funzionamento del mercato interno in relazione alla libera circolazione delle merci tra gli Stati membri, prevede una particolare procedura per inibire iniziative unilaterali restrittive degli scambi e rimuovere gli ostacoli alla libera circolazione delle merci Consente alla Commissione di intervenire chiedendo allo Stato membro interessato di adottare le misure necessarie a rimuovere l'ostacolo entro un termine da essa stabilito; evidenziato che poiché mancano almeno otto anni al completamento del tunnel del Brennero, in assenza di soluzioni alternative, non penalizzanti per i cittadini e le imprese, l'interrogante non condivide determinazioni che pongono in essere importanti limitazioni del traffico di transito e del traffico deviato, cioè non reputa possano essere accolte iniziative che incidono negativamente sullo sviluppo sociale ed economico dell'Italia, ancorché determinate da soggetti sovranazionali con i quali l'Italia ha solidi rapporti di amicizia, si chiede di sapere: quali azioni intenda porre in essere il Governo, anche in sede europea, per contrastare queste violazioni della libertà di movimento di merci e persone; se il Presidente del Consiglio dei ministri non intenda tempestivamente chiedere al suo omologo austriaco un incontro volto a raggiungere un accordo che possa superare, amichevolmente, per quanto riguarda l'Italia, gli attuali limiti al transito di mezzi pesanti lungo l'asse del Brennero. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00590 NANNICINI MALPEZZI PATRIARCA LAUS PARENTE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il Governo ha indicato il professor Domenico Parisi quale nuovo presidente di Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) e amministratore unico di Anpal Servizi SpA, ai sensi del decreto legislativo n. 150 del 2015 e la nomina ha già ricevuto il parere favorevole delle competenti commissioni parlamentari; Domenico Parisi è professore ordinario presso l'Università del Mississippi, nonché direttore del "National Strategic Planning and Analysis Research Center", che ha sviluppato "Mississippi Works", un'applicazione che, utilizzando big data , incrocia domanda e offerta di lavoro nello stato del Mississippi; come si evince dal curriculum vitae allegato all'atto di nomina, il professor Parisi ricopre ancora numerosi incarichi di consulenza con esponenti politici e agenzie pubbliche statunitensi; in alcune iniziative pubbliche, il Ministro del lavoro, Luigi Di Maio, ha presentato il professor Parisi come colui che, tramite il "suo" sistema informatico creato nel Mississippi, rivoluzionerà i centri per l'impiego italiani, aiutando i navigator ad incrociare domanda e offerta di lavoro con l'utilizzo di una piattaforma informatica innovativa; come riportato dal giornale "Linkiesta", nel maggio 2018, Domenico Parisi ha fondato, negli Stati Uniti, una nuova società, "Valentz Inc", amministrata dalla moglie Michelle Parisi, a sua volta VP of finance and administration della società "Camgian", che si occupa dello sviluppo di piattaforme finalizzate, tra le altre cose, all'analisi di big data ; il decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 2016, n. 108, recante "Regolamento recante approvazione dello Statuto dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro", all'articolo 5, comma 2, prevede che l'incarico di presidente di Anpal è incompatibile "con altri rapporti di lavoro subordinato pubblico o privato", e che è altresì incompatibile con "qualsiasi altra attività di lavoro autonomo, anche occasionale, che possa entrare in conflitto con gli scopi e i compiti dell'Anpal"; a oggi, il professor Parisi non ha ancora chiarito se, così come imposto dal decreto del Presidente della Repubblica citato, prenderà una " unpaid leave of absence " (aspettativa senza emolumenti) dall'Università del Mississippi e rinuncerà agli altri numerosi incarichi di consulenza in potenziale conflitto di interesse con le forniture di Anpal e della sua società controllata Anpal Servizi SpA, si chiede di sapere: quali azioni il Ministro in indirizzo intenda percorrere per assicurarsi che il professor Parisi si metta in aspettativa presso l'Università del Mississippi e rinunci immediatamente a tutti gli incarichi in potenziale conflitto di interesse, così come imposto dalla normativa vigente, per trasferirsi in Italia e ricoprire con pieno impegno il ruolo di presidente di Anpal e amministratore unico di Anpal Servizi SpA; con quale tempistica e con quali azioni si intenda vigilare, affinché il potenziamento delle piattaforme informatiche dei servizi per il lavoro, ai sensi del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, che istituisce il cosiddetto "Reddito di cittadinanza", avvenga in totale trasparenza e con procedure aperte volte a favorire la partecipazione del maggior numero di potenziali fornitori a livello italiano e internazionale, in modo da fugare ogni dubbio sul fatto che, come riportato da varie testate giornalistiche, esista l'ipotesi che a vendere la piattaforma informatica e la relativa "App" allo Stato italiano sia direttamente l'Università del Mississippi, qualsivoglia soggetto controllato dall'Università del Mississippi, o addirittura società private riconducibili al professor Parisi, a suoi familiari o a soggetti presso i quali il professor Parisi svolge attività di lavoro subordinato o autonomo. Atto n. 3-00592 GRASSI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'articolo 25- undecies del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, ha modificato il comma 49- bis dell'art. 31 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 attinente alla cosiddetta affrancazione, cioè l'eliminazione dei vincoli relativi alla determinazione del prezzo massimo di cessione e del canone massimo di locazione degli alloggi di tipo economico e popolare statuendo che: «49- bis bis. I vincoli relativi alla determinazione del prezzo massimo di cessione delle singole unità abitative e loro pertinenze nonché del canone massimo di locazione delle stesse, contenuti nelle convenzioni di cui all'articolo 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, e successive modificazioni, per la cessione del diritto di proprietà, ovvero per la cessione del diritto di superficie, possono essere rimossi, dopo che siano trascorsi almeno cinque anni dalla data del primo trasferimento, con atto pubblico o scrittura privata autenticata stipulati a richiesta delle persone fisiche che vi abbiano interesse, anche se non più titolari di diritti reali sul bene immobile, e soggetti a trascrizione presso la conservatoria dei registri immobiliari per un corrispettivo proporzionale alla corrispondente quota millesimale, determinato, anche per le unità in diritto di superficie, in misura pari ad una percentuale del corrispettivo risultante dall'applicazione del comma 48 del presente articolo. La percentuale di cui al presente comma è stabilita, anche con l'applicazione di eventuali riduzioni in relazione alla durata residua del vincolo, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Il decreto di cui al periodo precedente individua altresì i criteri e le modalità per la concessione da parte dei Comuni di dilazioni di pagamento del corrispettivo di affrancazione dal vincolo. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano agli immobili in regime di locazione ai sensi degli articoli da 8 a 10 della legge 17 febbraio 1992, n. 179, ricadenti nei piani di zona convenzionati»; considerato che ai sensi del comma 3 dell'articolo 25- undecies del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al comma 49- bis dell'articolo 31 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, sarebbe dovuto essere adottato entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto stesso, ma, ad oggi, il suddetto decreto non è ancora stato emanato; rilevato infine che, risulta all'interrogante, numerosi uffici comunali si rifiutano di procedere alle istanze di affrancazione a seguito di una interpretazione, a parere dell'interrogante, restrittiva delle avvocature comunali che ritengono implicitamente abrogata la norma dell'articolo 29 comma 16- undecies del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, la quale consentiva ai comuni di stabilire la percentuale di cui al comma 49- bis dell'articolo 31 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, dare precisazioni sull' iter e sui tempi di adozione del citato decreto; quali provvedimenti di competenza intendano adottare al fine di consentire, nelle more dell'adozione del decreto in questione, ai comuni di agevolare le procedure di affrancazione. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01216 GASPARRI MALLEGNI Al Ministro dell'interno Premesso che: a Trento sono comparse, la notte scorsa a seguito della proiezione del film "Red Land", delle scritte sul cinema "Astra" contro Norma Cossetto, medaglia d'oro al merito civile, vittima dei comunisti titini, infoibata insieme a migliaia di italiani sul confine orientale negli anni '40; la coincidenza con la proiezione del film non è casuale in quanto lo stesso racconta proprio la vicenda della Cossetto e delle persecuzioni che subirono gli italiani; si tratta quindi di una vera e propria ritorsione nei confronti di un atto di verità e di memoria storica e contro chi ha avuto il coraggio di produrre e proiettare quest'opera, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno sollecitare ogni azione di investigazione utile ad individuare e punire i responsabili di questo vile e oltraggioso gesto. Atto n. 4-01217 MANGIALAVORI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, concernente "Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria", convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, reca all'articolo 6 la definizione agevolata delle controversie tributarie; il comma 1 dispone che le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l'Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l'atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia. Il valore della controversia è stabilito ai sensi del comma 2 dell'articolo 12 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546. In caso di ricorso pendente iscritto nel primo grado, la controversia può essere definita con il pagamento del 90 per cento del valore della controversia; il comma 2 dispone, in deroga a quanto previsto dal comma 1, in caso di soccombenza dell'Agenzia delle entrate nell'ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare depositata alla data di entrata in vigore del decreto, le controversie possono essere definite con il pagamento: a) del 40 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado; b) del 15 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado; in caso di accoglimento parziale del ricorso o comunque di soccombenza ripartita tra il contribuente e l'Agenzia delle entrate, l'importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni è dovuto per intero relativamente alla parte di atto confermata dalla pronuncia giurisdizionale e in misura ridotta per la parte di atto annullata. Le controversie tributarie pendenti innanzi alla Corte di cassazione, alla data di entrata in vigore della legge di conversione, per le quali l'Agenzia delle entrate risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio, possono essere definite con il pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della controversia; constatato che: una causa è pendente quando il giudizio fra le parti è in corso e quindi continua a verificarsi attraverso quella successione di atti e attività processuali che caratterizza il processo; la causa non è più pendente a seguito dell'emissione del provvedimento finale, e non con il deposito, da parte dell'organo giudiziario chiamato a pronunciarsi sulla questione; considerato che: si ha tecnicamente pendenza di giudizio per tutto il lasso di tempo intercorrente dal momento dell'instaurazione del procedimento giurisdizionale e fino alla deliberazione della sentenza, provvedimento finale della lite tra le parti in causa; la pronuncia della sentenza, corredata della data di deliberazione e di sottoscrizione del presidente del tribunale e del giudice estensore ex art. 36, comma 3, del codice del processo tributario (decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546), costituisce il momento finale della pendenza della causa tra le parti; il successivo procedimento di deposito e di pubblicazione della sentenza, disciplinato dall'art. 37 del codice, è mera attività burocratica degli uffici giudiziari subordinata al termine meramente ordinatorio di giorni 30 dalla deliberazione, che non influisce sulle motivazioni e sul dispositivo della pronuncia giurisdizionale che definisce il rapporto tra le parti in causa; pertanto, le liti tributarie oggetto di pronunce di condanna nei confronti dell'Agenzia delle entrate deliberate, ex art. 36, comma 3, del codice del processo tributario, anche anteriormente all'entrata in vigore del decreto-legge n. 119 del 2018 non rientrano nella definizione di liti pendenti ex art. 1 dello stesso decreto-legge, poiché già tecnicamente definite, ma sono esposte, tuttavia, all'eventuale disapplicazione della deroga di cui al comma 2 dell'art. 6 a seconda della speditezza o del ritardo del procedimento di deposito e di pubblicazione che differenzia l'attività burocratica dei numerosi uffici giudiziari delle commissioni tributarie provinciali e regionali presenti su tutto il territorio nazionale; gli effetti della deflazione del contenzioso tributario nel caso di sentenza di condanna nei confronti dell'Agenzia delle entrate cui tende la norma in esame e la possibilità di accesso allo strumento deflattivo per tutti i cittadini devono essere garantiti dalla legge con l'adozione di criteri obbiettivi ed uniformi su tutto il territorio nazionale, evitando disparità di trattamento in danno dei contribuenti a seconda della celerità del procedimento di deposito e pubblicazione delle segreterie delle commissioni tributarie delle pronunce recanti data certa anteriore; pertanto, è necessario scongiurare, in caso di sentenze di condanna dell'Agenzia delle entrate pronunciate e deliberate con data certa anteriore all'entrata in vigore del decreto-legge n. 119 del 2018 dalle diverse commissioni tributarie regionali e provinciali presenti sul territorio nazionale, ogni disparità di trattamento per i cittadini contribuenti in dipendenza della casuale tempistica di deposito delle stesse, si chiede di sapere quali siano gli intendimenti del Ministro in indirizzo sulla questione e se non ritenga opportuno attivare iniziative per sanare il vulnus normativo descritto. Atto n. 4-01218 BARBARO Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: la commercializzazione e vendita dei "piccoli agrumi", in particolare quella delle clementine, risulta fortemente diminuita soprattutto nell'area più produttiva del Centro-Sud Italia, in particolare in Calabria, dove circa il 30-40 per cento delle clementine non viene raccolto rimanendo, quindi, ferme sulle piante, il che sta comportando una vera e propria crisi del mercato che non consente ai produttori di avere stabilità e crescita economica; negli ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici e soprattutto a seguito di gelate e alluvioni, si stanno registrando rilevanti difficoltà per il comparto agrumicolo. La crisi che sta attraversando il settore non è occasionale ma sta diventando, purtroppo, strutturale, per cui sarebbe importante intervenire nel lungo periodo per affrontare le sfide del rinnovamento varietale nonché realizzare un ammodernamento della filiera tramite l'innovazione del processo produttivo; ad aggravare la situazione si sono anche le massicce importazioni di agrumi dall'estero che, confondendosi con la produzione italiana, soprattutto calabrese, hanno fatto abbassare i prezzi di vendita al dettaglio e ancor più il prezzo riconosciuto all'agricoltore, che non copre ormai nemmeno i costi di raccolta; un duro colpo alla produzione e alla sopravvivenza delle aziende agrumicole italiane potrebbe venire dal rischio incombente dell'ingresso nell'area mediterranea di malattie e parassiti distruttivi come la malattia della macchia nera degli agrumi (CBS, citrus black spot) e la nota malattia di arance, limoni e pompelmi (HLB, citrus greening desease), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di provvedere al più presto al fine di fronteggiare la crisi del settore agrumicolo, attraverso strumenti adeguati a sostenere gli operatori del comparto, come per esempio l'attuazione di un "fondo agrumi" o l'elaborazione di un "piano di settore pluriennale" per la tutela della produzione; se intenda attivarsi, per quanto di sua competenza, nelle opportune sedi europee al fine di prevedere misure per contrastare l'ingresso nel nostro Paese delle suddette malattie, a tutela delle produzioni agrumicole che sono una vera eccellenza del made in Italy e con qualità organolettiche uniche. Atto n. 4-01219 IANNONE Al Ministro della giustizia Premesso che: il 17 gennaio 2019 "il Fatto Quotidiano" dava notizia di un'indagine da parte della Procura di Salerno, nei confronti di almeno 15 magistrati calabresi, alcuni con ruoli apicali, per vicende e reati diversi, alcuni gravi come il favoreggiamento mafioso, la corruzione in atti giudiziari e la corruzione; riferiva il contenuto dei verbali di audizioni secretate in seno alla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, dai quali emerge uno scontro molto forte tra il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e il procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini. Secondo le notizie di stampa a rivolgersi al Csm sarebbe stato il procuratore Gratteri, dopo che il procuratore generale Lupacchini gli avrebbe contestato, con una nota interna, di non rispettare regole di coordinamento con altri uffici giudiziari e di non aver inviato immediatamente alla Procura di Salerno gli elementi di indagine sui magistrati calabresi, ma solo dopo aver fatto delle verifiche; di particolare peso appare il tenore delle parole che, secondo i resoconti della stampa, Lupacchini avrebbe reso al Consiglio superiore della magistratura il 25 luglio 2018 in riferimento al procuratore Gratteri: "Solo lui era il verbo non solo nel distretto di Catanzaro, ma probabilmente in tutta Italia, nell'universo e forse anche in altri siti". "Tutti sono farabutti all'infuori di lui, nessuno capisce nulla, perché il verbo giuridico è lui a possederlo"; ascoltato dalla prima commissione del Csm il 26 luglio, il procuratore Gratteri avrebbe spiegato che non poteva coordinarsi con la Procura di Castrovillari perché c'erano dei sospetti sugli inquirenti e che aveva mandato le carte a Salerno come previsto dal codice; nella stessa audizione, nel riferire al Csm dei rapporti con il procuratore generale, Gratteri avrebbe espresso dei fondati timori: "Vorrei non avere ostile il pg. Non sottovalutate questa cosa. Se esce fuori la notizia che con il pg non ci sono più rapporti, dietro la porta della Procura generale faranno la fila per trovare il tallone d'Achille di Gratteri, per questo ho fatto quell'esposto"; immediatamente dopo la pubblicazione della notizia, come riporta "il Fatto Quotidiano" il 18 gennaio, il presidente della prima commissione Alessio Lanzi ha anticipato che il Csm avrebbe archiviato il fascicolo sullo scontro tra Gratteri e Lupacchini, e che quindi non si sarebbe proceduto ad alcun trasferimento per incompatibilità ambientale. I consiglieri della Prima commissione si sarebbero espressi all'unanimità in tal senso, poiché si sarebbe trattato di un caso circoscritto senza alcuna conseguenza sull'andamento della giustizia; il 24 gennaio lo stesso giornale dà notizia che il plenum del Csm ha effettivamente archiviato il fascicolo come proposto dalla prima commissione, senza avviare pertanto una procedura per incompatibilità ambientale o funzionale; il clima di tensione all'interno degli uffici giudiziari di Catanzaro si è manifestato in tutta la sua evidenza il 26 gennaio, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. L'intervento del procuratore generale Lupacchini si è concentrato sul tema degli innocenti colpiti da provvedimenti di custodia cautelare e dei soldi spesi dallo Stato per i risarcimenti per ingiusta detenzione, che secondo gli organi di stampa è sembrato un duro atto di accusa nei confronti del lavoro della Procura e dell'ufficio del giudice per le indagini preliminari, ancor più perché circostanziato dallo stesso procuratore generale a decisioni intervenute nel corso dell'anno 2017, ovvero in piena gestione Gratteri. Tale intervento ha richiesto un'immediata e determinata puntualizzazione da parte del presidente della Corte d'appello Domenico Introcaso, che ha ricordato come i dati dei risarcimenti per ingiusta detenzione citati dal procuratore generale coprono "un arco di tempo che va dal 2010 al 2014-2015", quindi fino all'anno precedente all'insediamento del procuratore Gratteri; secondo alcuni autorevoli organi di stampa, sarebbe in atto un tentativo di frenare o delegittimare il lavoro condotto dal procuratore Gratteri, che fin dal suo insediamento ha coordinato decine di importanti inchieste che hanno portato a centinaia di arresti, ed ha avviato indagini che vedono coinvolti 'ndranghetisti, ma anche esponenti politici, funzionari pubblici, imprenditori e professionisti: un lavoro che più organi di stampa definiscono come la "primavera" della giustizia calabrese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se risultino note le modalità di quella che il presidente della prima commissione del Csm definisce come "una fuga di notizie indebita su una pratica segretata", e chi ne abbia avuto interesse; se intenda attivare i propri poteri ispettivi al fine di verificare l'esistenza di eventuali disfunzioni nella gestione degli uffici giudiziari del distretto di Catanzaro. Atto n. 4-01220 IANNONE Al Ministro della giustizia Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: con decreto ministeriale del 3 dicembre 2018 il Ministro in indirizzo ha provveduto alla nomina in sostituzione di componenti della commissione ministeriale incaricata dell'accertamento dei risultati delle elezioni per il rinnovo del consiglio nazionale forense; nello specifico, sulla base delle ragioni esposte dal consiglio nella nota del 23 novembre 2018, ha sostituito i componenti avvocati Aldo Pannain, Stefano Gattamelata e Goffredo Maria Barbantini con gli avvocati Claudio Neri, Luigi Angiello e Bruno Meoli; la commissione risulta pertanto attualmente così composta dagli avvocati Mario Sanino, Patrizio Leozappa, Claudio Neri, Luigi Angiello, Bruno Meoli; la commissione ha il compito, ai sensi dell'art. 11 del decreto legislativo luogiotenenziale n. 382 del 1944, previa verifica dell'osservanza delle norme di legge, di accertare e proclamare il risultato complessivo delle votazioni per il rinnovo del consiglio nazionale forense; la commissione si accinge a svolgere il suo compito con riferimento alle votazioni appena concluse nei mesi di dicembre 2018 e gennaio 2019 in ogni distretto di Corte d'appello; ogni membro della commissione, quale incaricato di pubblico servizio, è tenuto a produrre la dichiarazione sull'insussistenza di situazioni di conflitto di interesse e di cause di incoferibilità e incompatibilità (ai sensi dell'art. 53, comma 14, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e dell'art. 20 del decreto legislativo n. 39 del 2013); vi sono molti componenti del consiglio nazionale forense uscente, compreso lo stesso presidente avvocato Andrea Mascherin, i quali sono stati rieletti alle ultime elezioni per il rinnovo del consiglio svolte nei vari distretti; l'avvocato Bruno Meoli è coautore di almeno due testi scritti con l'avvocato Salvatore Sica: e come risulta attraverso il motore di ricerca "Italgiure" si è recentemente domiciliato per 6 giudizi in Corte di cassazione presso lo studio a Roma dello stesso avvocato Sica, il quale è consigliere uscente del consiglio nazionale forense e nuovamente candidato alle ultime elezioni per il suo rinnovo; l'avvocato Mario Sanino come risulta dal sito web della Giustizia amministrativa che nel 2015 (quindi durante l'ultima consiliatura consiglio nazionale forense) avrebbe ricevuto 2 incarichi di difesa dal consiglio innanzi al TAR del Lazio ed un incarico innanzi al Consiglio di Stato; il sito web del consiglio nazionale forense riporta lo stesso avvocato Claudio Neri come attuale componente esterno della commissione consigli giudiziari e Consiglio superiore della magistratura; il profilo "Linkedin" dell'avvocato Patrizio Leozappa lo riporta come "Membro dell'Osservatorio Permanente del Consiglio Nazionale Forense sull'esercizio della giurisdizione"; l'avvocato Luigi Angiello risulta dal sito web del consiglio nazionale forense essere stato nominato il 23 ottobre 2015 (durante l'ultima consiliatura): "Presidente della Commissione d'esame per la verifica finale dei frequentanti dei corsi per l'iscrizione nell'albo speciale degli avvocati cassazionisti", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle circostanze indicate e se ritenga di valutare la composizione della Commissione al fine di verificare la sussistenza dei requisiti di permanenza in carica. Atto n. 4-01221 ROMAGNOLI SILERI MARINELLO AGOSTINELLI ACCOTO FEDE COLTORTI Al Ministro della salute Premesso che presso l'ospedale "Profili" di Fabriano (Ancona), ormai da decenni, è attivo un punto nascita, struttura all'interno della quale si garantiscono in modo pluridisciplinare procedure, assistenze alle donne incinte e a neonati, fisiologici e non, per parti spontanei, operativi, complicati, che costituisce un indispensabile riferimento per tutta la cittadinanza; considerato che: numerosi organi di stampa riportano notizie relative a una imminente chiusura del punto nascita, disposta, come confermato dalle sue dichiarazioni, dal presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, come riportato dal "Corriere Adriatico" del 31 gennaio 2019); a seguito di tali notizie e dichiarazioni la cittadinanza è immediatamente entrata in uno stato di forte agitazione e preoccupazione nonché il personale medico presente e operante presso il punto nascita, che ormai da tempo è costretto a operare in condizioni di notevole criticità per le ormai croniche carenze di personale; l'area di Fabriano è interessata da anni da gravi problematiche economiche e sociali conseguenti alla crisi economica che ha visto la chiusura di importanti e storiche attività produttive, con relativo licenziamento del personale; inoltre, l'area è interessata da gravi fenomeni di terremoto, che hanno causato grandi difficoltà alla popolazione; la chiusura del punto nascita costituirebbe un'altra grave ferita socio-economica per tutta l'area, con conseguente forte disagio per gli utenti che sarebbero costretti a recarsi presso strutture sanitarie distanti decine di chilometri; il Comitato percorso nascite nazionale, ai tempi del Governo Gentiloni, nella riunione del 22 maggio 2018 ha espresso "parere negativo alla richiesta di deroga" per la chiusura del punto nascita. Detto parere è stato trasmesso alla Regione Marche il 6 luglio 2018 dalla Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero; il parere negativo si basa su alcuni aspetti tra cui: gravi carenze relative ai requisiti operativi con particolare riferimento alla mancanza di guardia attiva anestesiologica e pediatrico-neonatologica sulle 24 ore, assenza di criteri di disagio orografico e numero totale dei parti registrati presso la struttura; a giudizio degli interroganti tali criteri possono essere superati da queste considerazioni: le carenze relative ai requisiti operativi devono essere assolutamente risolte, con adeguati interventi da parte del presidente Ceriscioli; l'assenza di criteri di disagio orografico è del tutto priva di fondamento, in quanto nella valutazione fatta dal Comitato non si fa menzione della particolare condizione in cui versa l'area di Fabriano relativamente alle problematiche connesse con i terremoti avvenuti in questi anni; riguardo all'aspetto relativo al numero dei parti, dato significativo per ottenere la deroga, il progressivo calo degli indici demografici richiederebbe un'urgente e ormai non più rinviabile rivisitazione della normativa di riferimento; il Ministro in indirizzo, consapevole delle criticità riguardo la questione dei punti nascita sul territorio nazionale e della pressoché totale assenza di interventi fatti dai precedenti governi, ha dichiarato: "In questi mesi sono state molte le richieste di rimodulazione della rete dei punti nascita arrivate da varie parti d'Italia al ministero della Salute. In considerazione del progressivo calo degli indici demografici del Paese, della carenza di alcune figure professionali sanitarie e per l'evidenza di situazioni territoriali caratterizzate da particolare disagio orografico, credo sia necessario valutare insieme alle Regioni - e di questo ho già accennato al presidente Bonaccini - l'attualità dell'Accordo Stato-Regioni del 2010, recepito poi dal DM 70/2015. (...) Le riforme (...), come tutti gli esperimenti, vanno monitorate ed eventualmente aggiornate, se necessario, alla luce dell'esperienza acquisita sul campo. Le mutate condizioni al contesto richiedono oggi una profonda riflessione sulla ponderazione dei rischi, nell'interesse primario delle mamme e dei neonati. In tal senso (...) nelle scorse settimane ho chiesto, tramite la Direzione della Programmazione, di invitare il Comitato Percorso nascita nazionale ad approfondirne le problematiche al fine di inserire una riflessione specifica all'interno del Patto per la Salute", come riposrtato su "quotidianosanita" il 26 gennaio; considerato infine che, a parere degli interroganti: appare grave che il presidente della Regione abbia disposto la chiusura del punto nascita di Fabriano, adducendo motivazioni che soltanto cinque giorni prima il ministro Grillo aveva dichiarato di voler risolvere, dimostrando così palese noncuranza per tali importanti dichiarazioni; risulta altresì grave il suo comportamento in quanto, con la chiusura del punto nascita, viene leso il diritto alla salute e al migliore trattamento sanitario, che si può anche configurare come interruzione di un pubblico servizio, peraltro attivo da oltre 50 anni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di competenza intenda intraprendere per sollecitare il presidente della Regione Marche a sospendere la procedura di chiusura del punto nascita, anche alla luce delle recenti dichiarazioni del Ministro stesso con le quali ha annunciato l'avvio della procedura di riforma e rivisitazione della normativa di riferimento; se non ritenga opportuno intervenire a tutela del diritto di ciascuno alla salute e al migliore trattamento sanitario, anche considerato il mancato, urgente e immediato, intervento da parte della Regione per sanare le gravi carenze relative ai requisiti operativi, in particolare la mancanza di guardia attiva anestesiologica e pediatrico-neonatologica sulle 24 ore all'interno del punto nascita di Fabriano, così come evidenziato dal citato parere espresso dal Comitato percorso nascite nazionale. Atto n. 4-01222 MONTEVECCHI LANZI MANTOVANI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 2 febbraio 2019 è crollato l'argine del fiume Reno a Boschetto di Castelmaggiore (Bologna): 50 metri per 2 di altezza di barriera hanno ceduto alla spinta della forza della piena; la massa d'acqua riversatasi dalla falla arginale nella pianura nord di Bologna ha allagato una vastissima area (comuni di Castelmaggiore, Argelato, Pieve di Cento, Castello d'Argile, San Giorgio di Piano e San Pietro in Casale). Circa 2 milioni di metri cubi di acqua hanno travolto tutto quello che incontravano davanti a sé per cinque ore, coinvolgendo un'area di circa 5 chilometri quadrati e costringendo almeno 280 persone ad abbandonare le proprie abitazioni; anche se una valutazione esatta dei danni è ancora prematura, oltre ai disagi subiti dai cittadini "sfollati", il primo grido di allarme arriva da Coldiretti che rileva come da un primo esame le stime dei danni appunto sembrerebbero aggirarsi intorno a un valore di 10 milioni di euro e che riguarderebbero oltre 200 ettari di terreno agricolo coltivato soprattutto a seminativo; le campagne finite sott'acqua erano già state seminate a grano ed esiste il concreto rischio che l'intero raccolto di un anno possa andare perduto con grave danno economico per decine di aziende. Dalle dichiarazioni di Coldiretti provinciale si evince anche il pericolo che se l'inondazione non defluirà velocemente "le radici delle piantine di grano soffocheranno". Inoltre, poiché i terreni erano già stati preparati per le semine primaverili di mais e barbabietole e poiché l'alluvione ha cosparso i campi di fango frammisto a rami, sassi e rifiuti, è probabile che il terreno sarà inutilizzabile nell'immediato futuro compromettendo anche la produzione delle colture; inoltre gli ultimi bollettini dell'Agenzia regionale per la prevenzione, l'ambiente e l'energia dell'Emilia-Romagna (Arpae) e della Regione, hanno previsto stati di allerta "arancione" per criticità idraulica nella pianura emiliana orientale e sulla costa ferrarese dovuta al lento esaurimento delle piene in atto; criticità "arancione" idrogeologica nei bacini emiliani dovuta alla possibilità di innesco di fenomeni franosi. Allerta "gialla" per criticità idraulica nei bacini emiliani orientali e nella pianura emiliana centrale e per criticità idrogeologica nei bacini romagnoli; considerato che: i cambiamenti climatici stanno causando, ormai inequivocabilmente, un aumento degli eventi meteorologici estremi. I danni alle abitazioni, alle aziende, e quindi all'economia, e soprattutto i morti e i feriti causati da intense piogge torrenziali, che provocano devastanti alluvioni, segnalano vieppiù la necessità e l'urgenza della messa in sicurezza dei territori. L'esondazione del Reno ne è un chiaro esempio; sembrerebbe infatti che un cantiere "sospeso" e non chiuso per tempo, in pieno inverno, abbia favorito la rottura dell'argine e la conseguente esondazione delle acque e dei fanghi; l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), sulla base delle nuove mosaicature, ha proceduto nel 2018 all'aggiornamento degli indicatori nazionali di rischio, per frane e alluvioni, relativi a popolazione, imprese e beni culturali e ha elaborato nuovi indicatori su famiglie ed edifici. Gli indicatori relativi a popolazione, imprese e beni culturali sono strategici in quanto consentono di individuare obiettivi prioritari di intervento per la salvaguardia della vita umana, delle attività produttive e dei servizi, e del patrimonio culturale, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare in favore delle popolazioni colpite dall'alluvione; quali iniziative intenda assumere per contrastare il grave problema del dissesto idrogeologico dell'area interessata dall'inondazione nonché per mettere in sicurezza tutto il territorio emiliano-romagnolo, poiché anche in questa occasione le criticità idrogeologiche si riscontravano anche per le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ravenna e di conseguenza la popolazione, il tessuto economico-produttivo e il patrimonio culturale; quali iniziative intenda intraprendere per verificare eventuali responsabilità in capo alle amministrazioni locali per l'esondazione del fiume Reno e la conseguente alluvione. Atto n. 4-01223 PUGLIA LA MURA VACCARO DONNO LANNUTTI RICCARDI GRANATO GIANNUZZI TRENTACOSTE L'ABBATE LUCIDI CORBETTA CAMPAGNA DRAGO VANIN ANASTASI ANGRISANI GALLICCHIO CORRADO GAUDIANO LANZI CASTALDI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nel periodo intercorrente tra i mesi di aprile e maggio dello scorso anno venivano resi pubblici, con capillare diffusione sul tutto il territorio nazionale, anche a mezzo della carta stampata, i dati afferenti alla situazione in cui versava il mare in Italia; in particolare, i dati raccolti da "Cnr", "Ismar" e "Greenpeace" segnalavano che, tra gli altri, il mare di Portici (Napoli) fosse particolarmente inquinato, essendo al suo interno presente un'abbondante quantità di plastica; dall'analisi effettuata risultava che i picchi più rilevanti si fossero registrati proprio nelle acque di Portici, tanto che il golfo di Napoli risultava, anche a occhio nudo, più inquinato di altri; il quotidiano "la Repubblica" recitava, infatti, in un articolo del 23 aprile 2018, testualmente che "In alcune zone è come nuotare fra 8.900 pezzi di plastica"; considerato che: il suddetto articolo di stampa riportava inoltre, a proposito della plastica, che: "A preoccupare maggiormente gli scienziati, inoltre, c'è il fatto che il Mediterraneo - dove si rischia di perdere il 50% della biodiversità a causa delle azioni dell'uomo - sia un bacino semi-chiuso fortemente antropizzato, con un limitato riciclo d'acqua che ne consente l'accumulo"; nel medesimo studio, infatti, i ricercatori sono giunti alla considerazione che le microplastiche trovate fossero imputabili alla presenza di prodotti per l'igiene personale, cosmetici, dentifrici e alla frammentazione e decomposizione di materiali plastici di dimensioni più grandi; allo stesso modo, è emerso che a Portici, in particolare, si trovassero valori importanti e significativi di microplastiche per metro cubo e che vi si trovassero nelle medesime acque 14 diversi tipi di polimeri, per lo più plastiche di polietilene; considerato ancora che non risulta agli interroganti, salvo smentita, che la situazione delle acque dei nostri mari, in particolare quella di Portici, sia mutata in meglio, non essendo, evidentemente, nelle more, intervenuto nessun serio intervento risolutivo; considerato infine che, a parere degli interroganti: la tutela del mare è un obiettivo e un impegno imprescindibile dal quale non ci si può esimere, anche per assicurare il rispetto della sicurezza e della salute pubblica; oltretutto, la stagione balneare tra pochi mesi avrà inizio e, conseguentemente, risulta opportuno preoccuparsi di assicurare che le località turistiche interessate dalla ricerca siano messe nelle condizioni di poter ospitare, in sicurezza e in salute, i turisti che nel corso dell'estate vorranno arrivare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, alla luce delle argomentazioni esposte, intenda procedere all'avvio di un'attività ispettiva dello stato di salute dei nostri mari, avendo riguardo di considerare lo stato allarmante in cui, secondo la citata ricerca, versa il mare di Portici; se non ritenga, conseguentemente, opportuno avviare, sin da subito, ogni attività ritenuta idonea a ripulire l'acqua dei mari interessati dalla descritta ricerca, anche promuovendo campagne di sensibilizzazione, volte al rispetto dell'ambiente. Atto n. 4-01224 FATTORI GRASSI BINI MARGIOTTA DE FALCO PITTELLA NANNICINI SICLARI Ai Ministri della salute e della giustizia Premesso che: il tema dei vaccini è strumentalizzato da gruppi antivaccino che si sono organizzati e definiti nel corso del tempo in maniera diversa ( anti vax , no vax , free vax , va xfree ) e che si oppongono, spesso in maniera aggressiva, non tanto alla specifica modalità obbligatoria ma piuttosto alla somministrazione dei vaccini in toto , assumendo pertanto una posizione contraria all'indirizzo consolidato nella comunità scientifica che ne sottolinea l'efficacia e la sicurezza; il presidente dei pediatri italiani Alberto Villani, in un'intervista del 13 giugno 2017 ha denunciato come ci sia "dietro agli antivaccinisti un giro di soldi vergognoso" e come "la violenza e l'aggressività delle campagne dei no-vax derivano proprio dal fatto che ci sono grandi interessi in gioco. Da una parte ci sono i genitori in buona fede, dall'altra questa gente che approfitta di famiglie in difficoltà, magari con un bambino con una malattia neuromuscolare, facendo fare esami inutili innescando l'illusione di risarcimenti", come riportato il 13 giugno 2017 da "linkiesta"; in data 14 luglio 2017 l'Istituto superiore di sanità ha pubblicato sul sito istituzionale una nota intitolata "Fact checking vaccini", che smentisce le false e allarmanti notizie propagandate dai gruppi antivaccino; la forza condizionante dei movimenti no vax e free vax attraverso la diffusione di informazioni scientificamente sbagliate ha portato a casi di estrema pericolosità per la salute pubblica come la condanna di quella madre nel bresciano, ad agosto 2018, che si vantava di aver eluso la legge presentando una certificazione falsa sui vaccini, il cui caso potrebbe non essere isolato; a luglio 2018 il giudice per le indagini preliminari di Modena, Paola Losavio, ha stabilito la falsità dell'informazione posta su alcuni cartelli in occasione di una manifestazione no vax a febbraio 2018 e, per la prima volta in Italia, la responsabile di una " fake news " legata al movimento che si batte contro i vaccini è stata punita con una multa per il reato di procurato allarme; il gruppo Corvelva (Coordinamento regionale veneto per la libertà delle vaccinazioni) ha annunciato di aver ricevuto 10.000 euro dall'ordine nazionale dei biologi il 26 ottobre 2018 e afferma che prevede di utilizzare i soldi per la ricerca che indaga sulla sicurezza e l'efficacia dei vaccini comunemente usati; il presidente dell'ordine, Vincenzo D'Anna, nel corso di un'intervista rilasciata a "Nature", ha dichiarato che è necessaria una ricerca veramente indipendente perché, a suo parere, il lavoro condotto nei laboratori pubblici e nelle università è solitamente influenzato o finanziato dalle aziende che producono vaccini; attualmente lo svolgimento delle elezioni dell'ordine nazionale dei biologi, conclusesi a fine anno 2017, è sottoposto all'attenzione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio; Vincenzo D'Anna è stato presidente di Federlab, che racchiude i laboratori di analisi convenzionati con il Servizio sanitario nazionale; lo studio Corvelva, finanziato dall'ordine, è stato definito dalla comunità scientifica come inaccettabile scientificamente per chiari errori nella metodologia e nelle procedure utilizzate; considerato che: Sara Pluviano, Caroline Watt e Sergio Della Sala hanno pubblicato uno studio ("Misinformation lingers in memory: failure of three pro-vaccination strategies", July 27, 2017) che mostra come gli effetti della disinformazione legata ai vaccini comportano l'incapacità delle persone a sradicare false credenze, anche alla luce di informazioni correttive, con importanti conseguenze per la salute pubblica, come nel caso della scelta della vaccinazione; a gennaio 2019 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato come "pericoloso per la salute globale" il rifiuto dei vaccini; visto che a parere degli interroganti la condotta sul caso Corvelva, sia per il finanziamento che per le dichiarazioni dell'attuale presidente dell'ordine nazionale dei biologi, è chiaramente contraria e pericolosa per la tutela della salute pubblica e delle linee indicate dal dicastero di afferenza, si chiede di sapere: se e quali misure di persuasione e raccomandazione vaccinale, comprese quelle di carattere legale in caso di potenziale allarme procurato, il Ministro della salute intenda implementare al fine di ridurre il fenomeno di esitazione vaccinale fomentata da potenti campagne antivacciniste; se e quali misure di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere verso la condotta dell'ordine nazionale dei biologi; quali misure di competenza al fine di un monitoraggio dei social network intendano porre in essere, alla luce dei recenti studi citati, al fine di assicurare campagne di corretta informazione e prevenire fenomeni di palese disinformazione; se, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano costituire dei gruppi di esperti indipendenti, non coinvolti in possibili conflitti di interessi e disciplinati da un codice etico stringente, al fine di organizzare e monitorare le campagne di informazione scientificamente corrette così da aumentare il grado di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e delle informazioni fornite; come intendano vigilare sulla diffusione da parte di persone fisiche e giuridiche di notizie false e informazioni pseudoscientifiche sulla pericolosità e tossicità dei vaccini (presenza di nanoparticelle di metalli pesanti, presenza di parti di feti umani, eccetera) creando allarme e paura tra la popolazione con il risultato di ridurre potenzialmente le coperture vaccinali nonché garantire che campagne come quella descritta non abbiano a ripetersi; se intendano attivarsi, anche con iniziative di carattere normativo, al fine di considerare l'istituzione di albi appositi e l'obbligo di trasparenza dei bilanci per le società scientifiche in area medica. Atto n. 4-01225 CORBETTA Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: gli utenti del servizio ferroviario regionale lombardo soffrono da anni pesanti disservizi legati alla carenza di personale, alla insufficiente disponibilità e manutenzione del materiale rotabile, alla vetustà dei convogli; con il nuovo orario invernale in vigore dal 9 dicembre 2018, Trenord ha ridotto o soppresso i servizi su ben 18 linee e ha sostituito oltre 80 corse con i bus . Nessun nuovo servizio o miglioramento è stato previsto sulle linee che richiederebbero interventi immediati per alleviare i gravi disagi subiti ogni giorno dai pendolari; la linea Seregno-Carnate è stata soppressa e sostituita con un servizio bus che comporta tempi di percorrenza quadruplicati e assolutamente inadeguati, di conseguenza il numero degli utenti si è pressoché azzerato; i cittadini residenti nei comuni attraversati dalla tratta ferroviaria si sono attivati con una raccolta firme per chiedere il ripristino del servizio e analoga richiesta è stata fatta dal Consiglio comunale di Carnate attraverso l'approvazione di un ordine del giorno; il collegamento est-ovest reso possibile dalla Seregno-Carnate, se adeguatamente rilanciato e potenziato, consentirebbe di sviluppare una importante linea ferroviaria pedemontana, in grado di collegare Malpensa a Bergamo senza gravare sugli snodi altamente congestionati dell'area milanese. Al contrario, la chiusura della linea e la contemporanea mancanza del collegamento Carnate-Bergamo per la manutenzione del ponte sull'Adda, ha di fatto cancellato il collegamento ferroviario pedemontano, si chiede di sapere quali azioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda avviare nei confronti di Regione Lombardia e Trenord, affinché sia accelerato il ripristino della linea Seregno-Carnate, nonché promosso il rilancio e la valorizzazione del collegamento ferroviario pedemontano Malpensa-Bergamo. Atto n. 4-01226 FANTETTI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno Premesso che: il decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante "Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata" convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132, ha introdotto, con l'art. 14, nella legge 5 febbraio 1992, n. 91 (legge sulla cittadinanza) l'articolo 9.1; il citato articolo recita che: "La concessione della cittadinanza italiana ai sensi degli articoli 5 e 9 è subordinata al possesso, da parte dell'interessato, di un'adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER). A tal fine, i richiedenti, che non abbiano sottoscritto l'accordo di integrazione di cui all'articolo 4- bis del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, o che non siano titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all'articolo 9 del medesimo testo unico, sono tenuti, all'atto della presentazione dell'istanza, ad attestare il possesso di un titolo di studio rilasciato da un istituto di istruzione pubblico o paritario riconosciuto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ovvero a produrre apposita certificazione rilasciata da un ente certificatore riconosciuto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca" ; il referendum sulla Brexit, che ha sancito la volontà del popolo britannico di avviare il processo di recesso unilaterale dall'Unione europea, ha spinto gli italiani residenti nel Regno Unito a voler regolarizzare la propria posizione iscrivendosi all'Anagrafe Italiana dei residenti all'estero (AIRE); nel clima di incertezza generale che da più di un anno genera timori e perplessità presso il popolo degli europei, che ormai considerano il Regno Unito la propria casa, situazione complessa risulta essere quella delle prerogative al fine della richiesta per la concessione della cittadinanza e il requisito di possesso di un'adeguata conoscenza della lingua italiana presentata dai coniugi non italiani di cittadini italiani residenti nel Regno Unito; a parere dell'interrogante, si rende necessario venire incontro alle necessità delle famiglie italiane con coniuge straniero presenti nel Regno Unito, in un momento difficile come quello della Brexit, anche potenziando il ruolo del Consolato generale d'Italia a Londra, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano attivarsi per disporre un incremento di risorse economiche e umane in servizio presso il Consolato generale d'Italia a Londra ed emanare, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, atti specifici e urgenti, affinché il prolungamento dei termini per la concessione della cittadinanza e la richiesta della conoscenza della lingua italiana non abbia effetto sulle richieste di cittadinanza presentate dai coniugi non italiani di cittadini italiani residenti nel Regno Unito, almeno fino al termine del periodo di transizione durante il quale il Regno Unito continuerà ad applicare le normative europee, previsto per il 31 dicembre 2020. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-00591 della senatrice Conzatti, sui limiti al transito di mezzi pesanti lungo l'asse del Brennero; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-00589 della senatrice Biti ed altri, sull'uso del logo del Ministero della salute per un evento politico presso il Parlamento europeo. Interrogazioni, ritiro di firme Il senatore Quagliariello ha dichiarato di ritirare la propria firma dall'interrogazione 3-00587, della senatrice Bernini ed altri.