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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 339 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,35) . Si dia lettura del processo verbale. BINETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 17 giugno. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 2129 Modifiche all'articolo 25 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di procedura di nomina dei rappresentanti di lista LANZI ed altri. - (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Semplificazioni in materia di procedimenti elettorali PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2129. Ricordo che nella seduta del 16 giugno il relatore ha svolto la relazione orale e hanno avuto luogo la discussione generale e la replica del rappresentante del Governo. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione. Non essendo trascorso il termine di venti minuti dall'inizio della seduta e non potendo procedere alla votazione degli emendamenti, invito nel frattempo i presentatori a procedere alla loro illustrazione. GARRUTI, relatore . Signor Presidente, intendo illustrare l'emendamento 5.0.100, che recepisce il parere della 5 a Commissione, inserendo un articolo di invarianza finanziaria. Sulle elezioni presidenziali in Nicaragua CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, poiché abbiamo qualche minuto a disposizione e cogliendo anche un certo vuoto di iniziativa in Aula, vorrei porre una questione all'attenzione del Governo. Mi riferisco alla questione drammatica del Nicaragua. In questi giorni è in corso la campagna presidenziale e, su iniziativa del presidente Ortega, sono già stati arrestati alcuni dei candidati presidenziali a lui concorrenti. Credo che dovremmo, nei modi e nelle forme che il Governo riterrà utili, elevare una vibrata protesta e che l'Europa debba assumere un'iniziativa. Ormai si stanno ripetendo nel mondo fenomeni assai preoccupanti. È di queste ore l'inasprimento della repressione in Birmania, la situazione del Venezuela continua ad essere una sorta di emergenza umanitaria e oggi il Nicaragua si aggiunge drammaticamente a questo elenco di disastri mondiali. Esprimendo solidarietà ai cittadini del Nicaragua, alle donne, agli uomini e ai giovani impegnati nelle proteste, duramente repressi e incarcerati, vorrei dire che l'Italia, per le tradizioni nobili di attaccamento ai valori di libertà e democrazia, deve assumere un'iniziativa nella sede internazionale perché la vicenda del Nicaragua non passi nel silenzio. A volte il silenzio è complicità. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Casini. Sono lieto di averle dato la parola. Sulla scomparsa di Gabriele Boscetto BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, se mi è consentito, è mancato nella giornata odierna Gabriele Boscetto, ex senatore della provincia di Imperia, della mia Regione. Segnalerei alla Presidenza di volerlo ricordare, magari anche con un minuto di silenzio. PRESIDENTE. Senatore Bruzzone, trasferirò la sua doverosa richiesta alla Presidente del Senato e intanto mi associo al cordoglio. Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 2129 PRESIDENTE . Presidente Pesco, vuole intervenire esprimendo il parere della Commissione bilancio sugli emendamenti all'articolo 4? PESCO (M5S) . Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, la Commissione bilancio esprime parere di nulla osta sull'emendamento 4.100 solo ed esclusivamente se modificato come da subemendamento 4.100/1. PRESIDENTE . Quindi, a condizione che l'emendamento 4.100/1 venga approvato e integri l'emendamento del relatore, il parere della Commissione bilancio è di nulla osta, altrimenti non c'è il nulla osta della Commissione. Il Governo potrebbe approfittare dei restanti cinque minuti per esprimere un parere anche su questa vicenda. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, in realtà intervengo proprio perché, supponendo che il parere del relatore sia favorevole... (Brusio) . PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto e seguire l'intervento del rappresentante del Governo. Vedo, una volta tanto, che c'è più movimento a sinistra rispetto ai banchi di centro-destra, normalmente meno ordinati. SIBILIA , sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, avendo ricevuto e acquisito il parere sugli emendamenti del relatore da parte del Presidente della Commissione bilancio, dato per favorevole il parere del relatore su un suo stesso emendamento, direi che il Governo avrebbe bisogno, dal momento che si tratta di un provvedimento congiunto che prevede sia le competenze del Ministero dell'interno che del Ministero della giustizia, una ragionevole sospensione di dieci minuti per poter riflettere e acquisire gli emendamenti e subemendamenti conseguenti su questi emendamenti del relatore. (Il senatore De Vecchis fa cenno di voler intervenire). PRESIDENTE . Senatore De Vecchis, le darò la parola alla ripresa dei lavori. Sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 16,50, è ripresa alle ore 17,04) . La seduta è ripresa. Il senatore De Vecchis ha anticipato l'argomento del suo intervento, che prego di trasferire a fine seduta, essendo quella la sede più adatta alla materia che vorrebbe trattare. La mascherina è ancora obbligatoria all'interno. Speriamo non lo sia per sempre, almeno per noi vaccinati. Prima o poi i senatori Questori dovranno esaminare la possibilità, se tutti sono vaccinati, di una diversa regolamentazione (ma è un altro problema). Il Governo aveva chiesto una sospensione per esprimere il parere; spero che abbia maturato una decisione. Ha quindi facoltà di intervenire il rappresentante del Governo. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, una sospensione fruttifera, perché abbiamo il parere favorevole sugli emendamenti del relatore. PRESIDENTE. La ringrazio. Come lei avrà sentito, il presidente Pesco condizionava il parere sull'emendamento 4.100/1 al parere favorevole del Governo. SIBILIA , sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, il parere del Governo è in linea con ciò che diceva il presidente Pesco. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 4 sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui - ricordo - il parere è favorevole. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.100/1, presentato dal senatore Dell'Olio. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.100 (testo emendato), presentato dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4, nel testo emendato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame di un emendamento volto ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 5, già illustrato e su cui - ricordo - il parere è favorevole. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.100, presentato dal relatore. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione finale. GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, intervengo per esprimere una valutazione positiva del Gruppo Italia Viva su questo disegno di legge, che semplifica, come già abbiamo avuto modo di sottolineare nella discussione generale e dopo la relazione del relatore, il procedimento elettorale. Non è sicuramente un disegno di legge che scalda il cuore degli italiani, ma comunque è un provvedimento che semplifica molti aspetti del procedimento elettorale e li allinea alla disponibilità della tecnologia, cosa che fino ad ora non era avvenuto. Inoltre, per quanto riguarda soprattutto il contenuto dell'articolo 4 circa la pubblicazione dei certificati del casellario giudiziale, tale provvedimento sgrava i partiti - che meritano rispetto perché sono l'architrave dell'esercizio democratico - da un onere che la precedente normativa rendeva eccessivamente gravoso. Il provvedimento in esame consente sostanzialmente di semplificare alcuni passaggi, come ad esempio quello relativo al deposito del simbolo elettorale, che potrà essere presentato anche in formato digitale e non più solo in formato cartaceo (come avveniva fino ad oggi). Inoltre, le autenticazioni delle firme saranno possibili anche tramite avvocati iscritti all'albo che abbiano comunicato tale disponibilità al proprio ordine; i nomi degli avvocati dovranno essere pubblicati sul sito Internet dell'ordine, quindi saranno facilmente individuabili. Quanto alla richiesta dei certificati di iscrizione nelle liste elettorali per la sottoscrizione a sostegno di liste di candidati, essi potranno essere richiesti via PEC. Questo prima non avveniva e determinava per i rappresentanti dei partiti degli impegni presso le segreterie dei Comuni per il rilascio dei certificati necessari per la sottoscrizione delle liste elettorali da parte dei sottoscrittori: una serie di impegni gravosi che determinavano un affollamento degli uffici soprattutto a ridosso della presentazione della lista. In questo modo, invece, si semplifica il procedimento. L'articolo 4 è molto importante, è stato discusso e in Commissione affari costituzionali si è manifestata una disponibilità a modificarlo, anzi ad introdurlo, perché non c'era nella stesura originaria del testo. Invece, si tratta di un articolo che tiene conto dell'importanza della pubblicazione dei certificati del casellario giudiziale. Prima tale adempimento era tutto a carico dei partiti, che dovevano richiedere i certificati al tribunale e poi li dovevano pubblicare sul proprio sito. Se ciò non avveniva, erano i partiti a essere sanzionati, mentre oggi la procedura, con questo disegno di legge, diviene molto semplice. Sostanzialmente, i rappresentanti dei partiti chiedono al tribunale il certificato del casellario giudiziale dei candidati entro il ventesimo giorno antecedente alle elezioni. Il tribunale deve inviarlo entro quarantott'ore e, successivamente, i partiti lo inviano all'ente dove si svolgono le elezioni, affinché questo sia pubblicato. Se il tribunale non manda il certificato, il partito si ritiene non responsabile di questo mancato invio e fa fede la richiesta fatta al tribunale attraverso la posta certificata. Si tratta, quindi, di una serie di elementi che semplificano il procedimento elettorale, rendono più facile la presentazione delle liste, evitano il sovraffollamento degli uffici e tengono conto dell'importanza delle tecnologie attuali, come la posta elettronica certificata, per snellire le comunicazioni, evitando gli affollamenti degli uffici, le difficoltà oggettive che spesso determinano ritardi nella presentazione delle liste, i ricorsi e tutto ciò che va a intasare gli uffici pubblici e complicare la giurisdizione in campo elettorale. Abbiamo sostenuto con convinzione tale provvedimento in Commissione affari costituzionali, approvando convintamente le modifiche intervenute. Queste rendono più omogeneo e più ampio il campo di intervento rispetto al testo iniziale, che riguardava invece soltanto la comunicazione, sempre via PEC, dei rappresentanti di lista. Oltre a quella norma ce ne sono tante altre, come ho detto, che permettono di semplificare il procedimento preelettorale. È per questo motivo che Italia Viva-P.S.I. voterà a favore dell'approvazione di questo disegno di legge. (Applausi) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore di questo disegno di legge, anche in virtù delle modifiche che sono state introdotte con gli emendamenti che abbiamo appena votato. Ogni procedimento elettorale deve essere improntato al principio di efficienza e semplicità e, soprattutto, al principio della conservazione degli atti che comunque raggiungono lo scopo cui sono destinati. A volte, la prevalenza della forma sulla sostanza porta al formalismo che, come sappiamo, è nemico della democrazia e non suo alleato. La semplicità è la cifra con la quale dobbiamo lavorare per rendere il procedimento elettorale il più chiaro ed efficiente possibile. Certamente, con queste modifiche andiamo in questa direzione, anche se, a nostro parere, si sarebbe potuto fare ancora di più. Purtroppo, però, alcune delle nostre proposte in Commissione sono state ignorate e disattese dalla maggioranza, tanto per cambiare. Eppure il nostro atteggiamento rimane costruttivo e propositivo, nonostante questa maggioranza continui a ritenersi autosufficiente e, a volte, continui a dimostrare di ritenere l'opposizione quasi un fastidio, come nel caso dei tanti colleghi del Partito Democratico che mi danno le spalle mentre parlo, dimostrando grande sensibilità democratica per il ruolo. PRESIDENTE . Senatore Balboni, ha perfettamente ragione. Non sono intervenuto perché non volevo disturbarla interrompendola, ma invito i colleghi a rivolgersi verso il centro dell'emiciclo, se non verso la Presidenza. Alla stessa maniera, anche i colleghi di Forza Italia sono pregati di non dare la schiena e di accomodarsi. BALBONI (FdI) . La ringrazio, signor Presidente. Colgo l'occasione per manifestare il mio rammarico. Innanzitutto per il fatto che in tutta Europa si è votato, anche durante la pandemia, ma in Italia no. A mio avviso, questo è un segnale che non va nella direzione di garantire la sovranità popolare, come pure è scritto all'articolo 1 della Costituzione. La Costituzione quando vi fa comodo, ve la dimenticate. In secondo luogo, mi rammarico per il fatto che ancora oggi, nonostante stiamo discutendo di modificare il procedimento elettorale e alcune sue regole, non conosciamo la data precisa del voto amministrativo del prossimo autunno. Sappiamo infatti che si voterà in una finestra che va dal 15 settembre al 15 ottobre, ma non sappiamo ancora la data precisa. Questo è molto grave, signori del Governo e della maggioranza, perché manca poco tempo e c'è Ferragosto di mezzo. La democrazia ha i suoi tempi: comprimerli in questo modo non è un servizio alla democrazia, tanto più che sono rinviate anche le elezioni provinciali, in attesa dei ballottaggi, che si svolgeranno ancora più avanti. Quindi ci sono istituzioni importanti, che rispondono ai bisogni dei cittadini sul territorio, che sono bloccate e non possono rinnovarsi, a causa di questi tempi non certi. Pur esprimendo il voto favorevole sul provvedimento in esame, il Gruppo Fratelli d'Italia tiene quindi a porre l'accento su queste criticità, consapevole che, se anche voi non ci ascoltate, gli italiani fortunatamente ci ascoltano sempre di più. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio, anche per la sua pazienza, senatore Balboni. PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico sul provvedimento al nostro esame, su cui abbiamo un orientamento favorevole, per ragioni di sostanza e di metodo. In primo luogo, mi vorrei concentrare sulle ragioni di metodo, che ritengo molto importanti. Da qualche tempo, in Commissione affari costituzionali abbiamo inaugurato una maniera di lavorare che ci ha portato a inserire tra le priorità del nostro impegno legislativo la rimozione di alcune parti, poco ragionevoli, della normativa riguardante il procedimento elettorale e a farlo nel segno della semplificazione e dell'equità, ricercando, attraverso un lavoro importante dei comitati ristretti, punti di intesa tra forze politiche differenti. In questo clima, ci è stato possibile raggiungere risultati significativi - quello di oggi è uno, ma non è il solo - e credo che questo vada sottolineato e debba essere ritenuto un esempio da seguire, anche per portare a casa altri risultati, nell'interesse comune. È evidente che la semplificazione del procedimento elettorale riguarda tutti e che nel provvedimento in esame si fanno scelte importanti, ad esempio per quanto riguarda la possibilità di depositare i contrassegni in formato elettronico e la semplificazione delle operazioni di deposito dei nomi dei rappresentanti di lista. In generale, si rende più fluido il rapporto tra pubblica amministrazione e forze politiche che esprimono le candidature, nelle fasi che precedono il deposito delle liste, che sono solitamente molto concitate. Una parte importante del provvedimento è inoltre dedicata a dare un'organizzazione più semplice all'acquisizione dei certificati del casellario giudiziale, introducendo la possibilità per i partiti di chiederlo per i loro candidati e ponendo in carico al tribunale l'obbligo di dare questi certificati entro un certo numero di giorni. Le cose diventano, allo stesso tempo, più semplici e più corrette e penso che questo sia un elemento estremamente significativo. Allo stesso modo, credo che sia importante la possibilità di richiedere e acquisire in formato elettronico, attraverso posta elettronica certificata (PEC), i certificati elettorali. In quale solco si inseriscono dunque questi interventi legislativi, che hanno avuto l'appoggio unanime della nostra Commissione e che, come tali, sono approdati in Aula? Si inseriscono in un contesto che, negli ultimi tempi, ci ha visti impegnati a fare altri aggiustamenti importanti della disciplina elettorale. Cito soltanto quello riguardante le norme che disciplinano la validità delle elezioni in cui si presenta un solo candidato a sindaco. In questi Comuni, che sono soprattutto di piccolissima dimensione, sapevamo di avere problemi riguardanti la presenza degli iscritti nell'elenco dei residenti all'estero nella platea degli aventi diritto; sapevamo quindi di avere grandi problemi, in molti casi, a garantire la possibilità di elezioni decidenti. Con l'intervento che è stato fatto e che quest'Assemblea ha di recente approvato, abbiamo inserito un elemento di razionalizzazione importante, come lo è stata l'azione contro le liste fantasma. Vorrei dire che con lo stesso spirito speriamo di arrivare presto all'approvazione in Commissione di una legge che ci consentirà, per la prima volta, di recepire in tempi molto rapidi una sentenza monito della Corte costituzionale (la n. 48), che, sempre riguardo al procedimento elettorale, ci ha ammonito sull'esistenza di un vuoto di tutela giurisdizionale per chi presenta candidature alle elezioni per la Camera e per il Senato, che, diversamente da quanto accade per l'elezione di altri organismi rappresentativi, si trovano privi di un giudice al quale poter rivolgere istanze e obiezioni per quello che riguarda le operazioni di carattere prettamente pre-elettorale. Stiamo approfondendo la questione, abbiamo ascoltato molti esperti e contiamo, con lo stesso metodo con cui abbiamo potuto definire il provvedimento in esame, di arrivare a un risultato anche su questo fronte. Devo dire che sono determinanti il confronto tra le forze politiche e l'apporto che in questi comitati ristretti ci ha sempre correttamente fornito il Governo. Considero tutto quello di cui ho parlato finora di buon auspicio anche per riforme più grandi e importanti, che mi auguro la Commissione possa affrontare e che si possono innestare su questo clima di condivisione e di consenso ampio che ha caratterizzato questi provvedimenti e che sarebbe bene riscontrare sempre ogni volta che si parla di regole del gioco. Ribadisco l'orientamento favorevole del Partito Democratico al provvedimento e ringrazio ancora tutti i colleghi della Commissione per il fattivo contributo che hanno fornito al buon esito dei nostri lavori di approfondimento e di costruzione della normativa. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, quello in esame, su cui magari qualcuno ha fatto anche un po' di ironia, è invece un disegno di legge di semplificazione molto importante. Vorrei dire al Presidente della Commissione e al relatore che, se per esempio assumessimo il metodo di prendere ogni volta una questione e di operare semplificazioni per settore, forse ci troveremmo davanti a risultati molto più immediati e meno complicati e avremmo la possibilità di analizzare meglio nel campo in cui operiamo. Invece, purtroppo, continuiamo ogni anno, perché è diventato di moda, a fare decreti di semplificazione su tutto l'universo mondo; poi spesso non semplifichiamo la vita dei cittadini. In questo caso, certamente operiamo in un campo ristretto e limitato, che però è importante, ossia quello della partecipazione democratica e delle elezioni, dando la possibilità di parteciparvi anche a coloro che non hanno grandi apparati. Penso ad esempio alle elezioni amministrative, che tra le altre cose sono incombenti a ottobre: ci sono tante liste civiche che non hanno dietro un apparato. Queste semplificazioni aiutano non solo a modernizzare e a intervenire finalmente su procedure e su norme che erano state fissate negli anni Cinquanta (da allora il mondo è un po' cambiato), ma anche a fare in modo che ci sia una spinta nella semplificazione delle possibilità di partecipazione dei cittadini, che liberamente si associano e magari liberamente vogliono presentarsi alle elezioni. Interveniamo quindi sulla normativa vigente, adeguandola intanto al processo generale di digitalizzazione. Oggi parliamo di transizione, di innovazione e rivoluzione digitali e spesso non ci rendiamo conto di avere una serie di norme, soprattutto nella pubblica amministrazione, che sono rimaste invece molto indietro. Come dicevo, interveniamo dunque per semplificare la normativa e per adeguarla al processo generale, nonché per alleggerire una serie di adempimenti pre-elettorali, attraverso l'innovazione e la possibilità di ricorso anche alle nuove tecnologie digitali. Le procedure vengono rese dunque molto più semplici, si assumono di più anche principi di responsabilità e soprattutto, nell'alleggerire e nel semplificare, si preserva tuttavia - e questo è importante e fondamentale - il rigoroso rispetto della legalità. Anzi, a mio avviso - e questo è stato poi lo spirito che ci ha guidato nel comitato ristretto - si immettono ancora di più elementi di certezza dal punto di vista della legalità e della trasparenza, che nel procedimento e soprattutto negli adempimenti pre-elettorali sono un requisito assolutamente centrale. Attraverso gli articoli da 1 a 5 si introducono, quindi, queste misure di semplificazione. In materia di deposito dei contrassegni elettorali, per la verità, siamo tutti un po' romantici e ricordiamo le file che si facevano per essere i primi a presentare la scheda, mentre oggi introduciamo le corse: si facevano cose che fanno parte della storia politica, anche molto importante, del nostro Paese. Oggi introduciamo novità che semplificano, aiutano e danno certezza, perché spesso ci sono problemi anche nel deposito dei contrassegni. In questo modo, a mio avviso, semplifichiamo bene. L'altro profilo centrale riguarda l'articolo 2, in materia di autenticazione delle firme dei presentatori delle liste elettorali, anche attraverso l'estensione ulteriore - finalmente - della platea dei soggetti autorizzati a effettuare le autenticazioni. Questo è molto importante e riguarderà tra l'altro le elezioni, ma anche la raccolta delle firme per le leggi di iniziativa popolare, nonché per il referendum e questo è uno dei temi fondamentali per fare in modo che l'iniziativa dei cittadini possa essere non solo semplificata, ma supportata. Non c'è bisogno che tutti abbiano chissà quali risorse, ma i cittadini che vogliono lavorare per costruire un disegno di legge di iniziativa popolare o per realizzare un altro tipo di iniziativa popolare sono certamente facilitati. Altra questione molto importante e non da poco è legata all'articolo 3, in materia di richiesta della certificazione di iscrizione alle liste elettorali: anche in questo caso, si fanno corse su corse, arrivano i moduli, si raccolgono le firme, si portano, ci sono i timbri e poi ritornano. Finalmente, possiamo inviare tutto via PEC e soprattutto, quando i moduli tornano, non perdono valore. Inoltre, diamo anche termini molto precisi per la risposta. All'articolo 4 - parliamo di un profilo che era stato introdotto anche con la legge spazzacorrotti - non allentiamo il presidio di legalità, anzi, tengo a dirlo: addirittura, secondo me, aumentiamo il meccanismo di trasparenza, prevedendo in capo ai partiti, con una loro maggiore assunzione di responsabilità, la possibilità di richiedere la certificazione e la pubblicazione del certificato del casellario giudiziale. Diamo anche termini per poter avere questo certificato. Un'altra materia molto complessa è quella della designazione dei rappresentanti di lista. Anche in questo caso, c'è la possibilità, finalmente, di trasmettere tramite PEC, con una semplificazione notevole. Ora, è importante intervenire sulla normativa, perché si tratta di procedure molto importanti, che però sono molto datate, perché interveniamo su norme che risalgono a molti anni fa. Riteniamo quindi che quello al nostro esame sia un provvedimento di portata certamente limitata, ma importante. Credo che dobbiamo assumere come metodo quello che facciamo, ad esempio, in 1 a Commissione, dove il lavoro in comitato ristretto produce, a mio avviso, risultati importanti. Mi rivolgo anche al Governo: se finalmente cominciassimo a prendere in esame settore per settore e ad intervenirvi con le semplificazioni, riusciremmo a ottenere risultati molto più immediati e forse ad andare anche molto più a fondo nell'intervenire sui problemi che ci troviamo di fronte. Credo che questo disegno di legge stia a testimoniare che è un lavoro che si può fare e in questo caso semplifica la vita certamente delle forze che si presentano alle elezioni, ma incentiva anche molto la partecipazione - perché la semplifica - dei cittadini alle elezioni, alla vita politica e anche all'iniziativa popolare. Non si tratta soltanto di un ammodernamento, di un adeguamento al processo di digitalizzazione, ma è un ulteriore elemento che, nel riaffermare e nel garantire ancor di più i principi di trasparenza e legalità di tutto il procedimento elettorale, aiuta molto e facilita la partecipazione politica. Per tutti questi motivi, dichiaro il voto favorevole a nome del mio Gruppo. (Applausi) . VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli rappresentante del Governo e colleghi, desidero fare una premessa alla mia dichiarazione di voto su questo provvedimento e voglio dare atto al Parlamento di aver operato, in questa circostanza, nell'interesse reale dei cittadini. Molte volte questo è uno scenario di contrapposizione e di polemiche e credo non sia inopportuno segnalare quando il Parlamento, con i suoi rappresentanti, mette da parte gli interessi di parte - scusatemi per il bisticcio di parole - e gli slogan e, in buona sostanza, ci si sfila la maglia del proprio partito per vestire quella della nazionale, visto che siamo in tema di campionati europei e la nostra fino a questo momento ha fatto un figurone. Devo dire che in 1 a Commissione è stato instaurato questo criterio, sicuramente per merito del presidente Parrini, che ringraziamo, ma anche per senso di responsabilità di tutti i rappresentanti. Quello in esame è l'ennesimo provvedimento che viene licenziato all'unanimità all'interno del comitato ristretto e quindi della Commissione e che si appresta ad avere il voto unanime di tutta l'Assemblea. Il presidente Parini ha citato il provvedimento precedente sulla semplificazione della raccolta delle firme del quorum di validità per le elezioni e ha anticipato l'adeguamento al monito della Corte costituzionale; a me preme citare anche l'inserimento della tutela dell'ambiente in Costituzione, che è stato un lavoro laborioso, ma al cui termine si sono trovate una sinergia e una sintesi che hanno soddisfatto tutti e credo che il Parlamento abbia fatto un ottimo lavoro. Non voglio tornare sulle semplificazioni che questo provvedimento ha portato e che il Senato si appresta a varare, con l'auspicio che anche la Camera dei deputati lo esamini in tempi rapidi, perché possa essere utilizzato già al prossimo turno delle elezioni amministrative. Desidero piuttosto porre una questione di metodo. Signor Presidente, nella semplificazione delle varie procedure e anche nel solco di una campagna di digitalizzazione che il Governo e questa maggioranza hanno lanciato (che mi auguro sia portata a termine con rapidità, tenuto conto della complessità del nostro territorio), assistiamo a una situazione anomala. Diamo la possibilità ai rappresentanti dei partiti di richiedere i certificati elettorali per PEC e obblighiamo i Comuni a rispondere per PEC entro ventiquattr'ore. Ricordo la défaillance presente nella legge del 2019, che prevedeva la sanzione per i partiti che non pubblicavano sul proprio sito i certificati penali, ma non dava loro alcuna possibilità di richiederli autonomamente, con la conseguenza che c'era una sanzione, ma non una delega al partito. Il provvedimento in esame faculta invece il rappresentante del partito sia nazionale, sia di lista civica a sostituirsi al candidato negligente nella richiesta del certificato penale. E qui c'è l'anomalia, che non si spiega, in forza della quale i dipendenti comunali sono obbligati a restituire entro ventiquattr'ore, con lo stesso mezzo (ossia la posta certificata), i certificati elettorali, mentre quando si arriva agli oneri dei rappresentanti del Ministero della giustizia (nella fattispecie, i dipendenti del casellario giudiziario) il termine PEC sparisce e non viene usato. La conseguenza è che la PEC dev'essere usata dai cittadini per qualunque cosa, ma non dal personale della pubblica amministrazione. Si tratta di un atteggiamento inspiegabile, che andrebbe semplificato e di molto, in quanto piuttosto che avere file di persone che vanno quotidianamente a richiedere il certificato penale, con un semplice click (rispettando la trasparenza, la legittimazione, la delega e quant'altro) sarebbe stato possibile mandare i certificati. Mi pongo allora una domanda. Questo argomento è stato affrontato e sviscerato in sede di comitato ristretto e di Commissione e, sia pure con qualche difficoltà, si è trovata una sintesi politica tra le varie posizioni di tutti i partiti su un provvedimento che tutti quanti riteniamo utile, necessario e urgente. Ora non è possibile che l'innovazione e la semplificazione introdotte da questo provvedimento vadano a sbattere contro un muro di non adeguatezza della burocrazia ministeriale, che si sostituisce - e non per la prima volta - in maniera arbitraria alla prerogativa del Parlamento e del legislatore. (Applausi) . È il Parlamento che decide quello che si deve fare e che - essendo stato indicato dal popolo italiano, sovrano - detta la linea cui la burocrazia deve adeguarsi, facendo in modo che i risultati siano raggiunti e attrezzandosi farlo. Quando la politica arretra non è sicuramente un bene per la democrazia e quando non è messa nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo, sicuramente facciamo passi indietro e non in avanti. Mi auguro che prima o poi si ponga attenzione a questo problema e che ci sia un momento di riflessione, discussione e approfondimento. Le cose non possono andare sempre in questa maniera: il Parlamento non si può fermare di fronte alle ingiustificate opposizioni della burocrazia ministeriale, che deve dare il suo parere dal punto di vista tecnico, ma la scelta politica deve rimanere nelle mani del legislatore. (Applausi) . Mi auguro che i nostri rappresentanti all'interno del Governo si facciano portatori di questa situazione e di questo grido di dolore che lancia il Parlamento, il quale, dopo aver consumato ore e giorni per trovare sintesi complicate e delicate, ma necessarie, si deve poi fermare di fronte a un ingiustificato rifiuto. Infatti, non vi è una giustificazione valida per cui il casellario giudiziale non possa rispondere per PEC, così come fanno tutti gli altri uffici e gli stessi cittadini che chiedono certificati e svolgono attività. Preannuncio che esprimeremo un voto favorevole, perché questo provvedimento lo abbiamo voluto, cercato e composto. Rimane questa piccola nota stonata, che mi auguro possa rappresentare l'inizio di una nuova riflessione e di un nuovo rapporto tra la politica e la burocrazia, che non deve ostacolare, ma aiutare. Oggi si discute di semplificazioni alla Camera, ma se servono soltanto a semplificare gli altri e non invece gli oneri a carico della pubblica amministrazione, non abbiamo risolto alcun problema, soprattutto oggi, quando si annunciano decine di migliaia di assunzioni che devono servire proprio per digitalizzare il nostro sistema e renderlo più veloce e rispondente alle esigenze dei tempi moderni. Esprimiamo quindi un voto favorevole sul provvedimento, ringraziando il collega Lanzi che ha lanciato la pietra nello stagno e ha dato immediatamente disponibilità, quando gli ho chiesto di inserire norme aggiuntive, sempre nel solco della semplificazione. Pur di ottenere un risultato, abbiamo evitato di attendere l'abbinamento del disegno di legge al nostro esame con quello che avevo presentato, inserendone le norme nel testo, perché non ci interessa la forma, ma la sostanza. Non ci interessa avere il nome su un disegno di legge, ma aver ottenuto un risultato nell'interesse del Paese e degli italiani. Nonostante il piccolo neo citato, che mi auguro prima o poi venga affrontato e risolto, esprimiamo un voto convintamente favorevole al disegno di legge. (Applausi) . PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, è un piacere intervenire in dichiarazione di voto sul provvedimento al nostro esame, perché è il secondo in pochissimo tempo che è stato trattato e concluso dalla 1 a Commissione con esito molto favorevole, non solo per il risultato concreto e formale, ma anche per la modalità di lavoro. Mi riferisco a quelle del comitato ristretto, cui ha partecipato il collega Augussori, che già durante la discussione generale ha spiegato nei dettagli gli articoli del provvedimento. Ritengo molto importante che ciascuno, a suo tempo, in base alla propria esperienza e alle proprie capacità - perché non tutti sappiamo tutto di qualsiasi cosa - si renda di volta in volta disponibile per approfondire una tematica. Sembra una cosa molto semplice da dire, ma, in realtà, purtroppo non è e non è stato sempre così. Nella nostra Commissione abbiamo la fortuna di avere, oltre a provvedimenti enormi, che si fa fatica ad analizzare nei tempi prestabiliti, anche altri, che sono più piccoli non come importanza, ma come numero di articoli, e riusciamo a intervenire in modo puntuale e con buon senso. Vorrei rilevare che siamo abituati a sentir parlare di decreti semplificazioni, ma poi alla fine non si capisce più neanche cosa c'è dentro. Provvedimenti come quello al nostro esame o come quello sul quorum della lista unica dell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) riguardano invece vere semplificazioni, che vanno a migliorare davvero il funzionamento della macchina pubblica e a facilitare il lavoro dei cittadini, che in questo caso si trovano nelle vesti di potenziali candidati o di persone che all'interno dei partiti gestiscono le operazioni pre-elettorali o anche incaricati dell'amministrazione pubblica che riescono a velocizzare il proprio lavoro grazie a queste norme puntuali. Non voglio dilungarmi troppo nella mia dichiarazione di voto, perché è ovvio che il nostro voto sarà favorevole. Ritengo infatti che bisognerebbe impiegare il tempo in Parlamento per parlare quando si ha qualcosa da dire. Se riusciamo a portarci a casa un disegno di legge in meno di un mese significa che, quando si parla poco e si lavora tanto, bene in modo collaborativo e cordiale, i risultati ci sono. Quindi, forse, uno dei problemi di questo posto è anche che bisognerebbe pensare ad altri metodi di lavoro. Non dico che la 1 a Commissione sia la migliore o quella che ha indovinato tutto, perché non sarebbe assolutamente vero; tuttavia è opportuno prendere spunto, così come stiamo facendo noi, da altri colleghi in altre Commissioni per capire quali sono i modi migliori per esercitare il nostro potere democratico e fare in modo che quello che facciamo in questa sede produca risultati concreti per i cittadini. Vi porto un esempio: quando una persona si candida, all'inizio non sa cosa l'aspetta in termini di burocrazia, ma il disegno di legge in esame risolve questioni che creavano ansie terribili, soprattutto, come dicevano anche i colleghi, per le liste civiche o per quelle piccole (magari non parliamo dei grandi partiti), perché ci si ritrovava all'improvviso a confrontarsi con la macchina della burocrazia, con cui non si aveva mai avuto a che fare e purtroppo a volte si possono commettere piccoli errori. Ad esempio, si potrà comunicare il simbolo elettorale via posta elettronica certificata (PEC), mentre prima bastava che si stampasse il simbolo sulla carta lucida con uno sbaglio di millimetri perché venisse annullato il deposito e venisse quindi messa in discussione anche la candidatura. È prevista la semplificazione dell'autentica delle firme, quindi il consigliere comunale non deve più dare la comunicazione al sindaco per poter fare l'autentica delle firme; semplicemente è in suo potere autenticare le firme come consigliere comunale. Si realizza poi una semplificazione nella richiesta dei certificati elettorali: è possibile farne sia l'invio sia la ricezione via PEC. Se il candidato non presenta il certificato del casellario giudiziario, fino all'entrata in vigore del presente provvedimento, è prevista una sanzione per il partito, che non può sanare la situazione; il disegno di legge prevede invece che il partito stesso possa richiederlo direttamente. Chiunque abbia fatto da rappresentante di lista, anche in un piccolo centro, sa che fino ad oggi bisognava presentarsi al seggio il venerdì oppure il sabato (per essere in presenza, magari si potevano avere problemi di lavoro); adesso, basta semplicemente comunicare, con un unico invio tramite PEC, i nomi dei rappresentanti di lista. Oltre a quanto è stato detto sulla capacità di lavoro di questo Parlamento, vorrei sottolineare che, nonostante a volte si riescano a ottenere bei risultati, anche grazie alla collaborazione tra di noi, si prova sempre un po' di amarezza, quando ci si scontra con problemi interni relativi proprio al funzionamento burocratico dei vari Ministeri, uffici e funzionari. Infatti, tanti di noi a volte partono con buonissimi propositi e tanto entusiasmo, ma poi ci si rende conto che, per questioni che a noi sembrano veramente di poco conto e piccole rispetto al problema da affrontare, ci sono ostacoli rispetto ai quali a volte non si capisce se ci siano la mancanza di volontà di risolverli o uno strano piacere nel mettere i bastoni fra le ruote alla democrazia. Sono questioni che a un parlamentare dovrebbero dare veramente tanto fastidio e che accadono sempre con tutti i Governi, non ci sono grandi differenze tra maggioranza e minoranza, ognuno è stato vittima di questi inghippi burocratici. Se vogliamo che la burocrazia non sia più un ostacolo insormontabile per il progresso di questo Paese, dovremmo innanzitutto cercare di fare in modo che non lo sia neanche per il lavoro di questo Parlamento. (Applausi) . LANZI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, intervengo con piacere in dichiarazione di voto, perché oggi, con l'approvazione di questo disegno di legge a mia prima firma, arricchito dal valido contributo di più colleghi, tagliamo un importante traguardo, portando a compimento un percorso durato solo poche settimane, grazie all'intesa tra tutti i Gruppi. Si tratta di uno dei pochi disegni di legge di iniziativa parlamentare approvati e questo la dice lunga su come si debba migliorare, invertendo la tendenza. Il Parlamento torna a svolgere il ruolo affidatogli dalla Costituzione, occupandosi e modificando di propria iniziativa alcune anacronistiche disposizioni del nostro ordinamento. La semplificazione e la digitalizzazione previste da questo testo riguardano tutte le procedure preelettorali, ma ancor più importante è il fatto che l'approvazione di questo disegno di legge segni l'adozione - oserei dire - del modello 5 Stelle. Adesso i partiti non avranno più scuse. Infatti, tra le tante migliorie, le forze politiche potranno richiedere il certificato penale prima di candidare gli aspiranti: modello 5 Stelle! (Applausi) . Noi da sempre facciamo così; non è mai troppo tardi per seguirci in questi percorsi e vi diamo il benvenuto. Come ho già espresso in sede di discussione generale, l'approvazione di questo disegno di legge non può considerarsi un risultato scontato, perché esso semplifica, senza colore politico, un tema non eticamente impegnativo, come invece lo sono, senz'altro, l'eutanasia e la cannabis terapeutica, di cui quest'Assemblea dovrebbe presto occuparsi. È un disegno di legge semplice, ma ciononostante, senza la mia insistenza, l'impegno del relatore, senatore Vincenzo Garruti, il sostegno di tutti, a partire dal presidente della 1 a Commissione, senatore Dario Parrini, del senatore Luigi Vitali e della capogruppo, senatrice Maria Laura Mantovani, e i consigli del presidente, senatore Roberto Calderoli, saremmo ancora lontani dalla sua approvazione. Infatti, se dal lato politico abbiamo trovato ampie sponde da parte anche dei nostri Sottosegretari, in primis Carlo Sibilia, che ha seguito il provvedimento, non posso che rilevare il solito ostracismo burocratico da parte di talune strutture ministeriali, che molto spesso tentano di rallentare le forti istanze di cambiamento provenienti dalla società civile, anche per il tramite della politica. Sarebbe bene allora rimarcare la tanto declamata separazione tra politica e amministrazione, oggetto di numerosi interventi legislativi, ma ancora oggi non del tutto attuata. È inaccettabile quest'ostracismo. Considerando che le dichiarazioni di voto hanno valenza di atto preparatorio, è stato presentato un emendamento, appena approvato, per introdurre il termine di cinque giorni per consentire al tribunale di trasmettere i certificati al richiedente, con l'auspicio che i tribunali utilizzino per la consegna dei certificati tutti i canali telematici a loro disposizione, a partire dalla PEC, recependo il parere della Commissione referente. Tornando però alle semplificazioni in discussione, è chiaro che sulla medesima materia si può fare ancora di più. Mi riferisco ad altre proposte già depositate, che avremo l'occasione di tradurre presto in norme concrete, come, ad esempio, l'Atto Senato 862, un disegno di legge a prima firma della senatrice Felicia Gaudiano, elaborato per scongiurare comportamenti fraudolenti posti in essere da rappresentanti di lista, volti ad esprimere più volte il proprio voto nell'ambito della medesima consultazione elettorale. Mi riferisco anche all'emendamento 5.1, presentato dal senatore Sergio Vaccaro, che, se approvato, avrebbe introdotto ulteriori semplificazioni nel procedimento di nomina degli scrutatori. Signor presidente Parini, come ha detto poco fa, raccolga la sfida e chiudiamo insieme anche su queste osservazioni, senza indugio. In conclusione, mi auguro adesso che anche la Camera dei deputati mostri la stessa sensibilità sul tema e proceda in tempi altrettanto brevi alla definitiva approvazione di questo disegno di legge. Esso dev'essere operativo per le elezioni amministrative suppletive del prossimo autunno, altrimenti tutto il nostro impegno verrebbe vanificato. Concludendo, felici per il lavoro svolto da questo ramo del Parlamento, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Semplificazione in materia di procedimenti elettorali». (Segue la votazione). (Brusio) . Alcuni senatori lamentano il malfunzionamento del proprio dispositivo di votazione. Li invito a cambiate postazione o a segnalarlo successivamente, affinché i loro voti siano messi a verbale. Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi) . Discussione dalla sede redigente e approvazione del documento: Doc Doc. XXII, n. 32 Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore del gioco pubblico in Italia e sul contrasto del gioco illegale MARINO ed altri. - (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del documento XXII, n. 32. Il relatore, senatore Pittella, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PITTELLA, relatore . Signor Presidente, colleghi, non deve sorprendere l'istituzione di una Commissione di inchiesta nella materia del gioco. Anzi, testimonia la grande attenzione della politica rispetto ad un settore caratterizzato da molti aspetti, che giustificano punti di vista differenziati, se non addirittura antitetici. Il mestiere della politica è proprio questo: ascoltare, verificare le diverse posizioni e poi tentare di fare una sintesi. Questo schema operativo è già stato messo in campo dalla Commissione finanze nell'esaminare il documento presentato dai senatori del Gruppo Italia Viva, a prima firma del collega senatore Marino. La Commissione ha condiviso da subito l'iniziativa, concentrando la fase emendativa sulle disposizioni che potevano indurre in un errore di prospettiva. L'oggetto dell'inchiesta non è il gioco pubblico in Italia, ma il gioco illegale e le eventuali disfunzioni del gioco pubblico. Infatti, è opinione prevalente e condivisa, anche tra i Gruppi parlamentari più critici e sensibili alle conseguenze sociali della diffusione del gioco d'azzardo, che il comparto del gioco è una componente economica e produttiva importante, con profili occupazionali e di gettito erariale meritevoli di grande attenzione e certamente non può essere oggetto tout court di un'inchiesta parlamentare o amministrativa, anche in relazione all'esecuzione delle concessioni, anche verificando l'eventuale verificarsi di sovrapposizioni e antinomie nell'azione di contrasto al gioco illegale. Particolare attenzione sarà posta nell'evitare che i compiti dell'istituenda Commissione possano sovrapporsi a quelli di altri organismi di inchiesta, in particolare con la Commissione antimafia, il cui lavoro di approfondimento è precipuamente indirizzato a un'azione di contrasto della criminalità organizzata. È stata poi prestata attenzione ad alcune preoccupazioni sollevate in particolare da alcuni colleghi del Gruppo MoVimento 5 Stelle. In conclusione, la proposta emersa, sulla base di quella originaria di Italia Viva, è molto equilibrata e sicuramente ci consentirà di fare un lavoro serio, laico, attento alla dimensione e a tutti i profili del gioco illegale, ma anche alle eventuali disfunzioni del gioco legale. Ringrazio molto tutti i componenti della Commissione finanze, dal primo all'ultimo, perché da ciascuno è venuta una grande disponibilità al dialogo, all'ascolto e alla collaborazione, e questo disegno di legge è il frutto di questo clima collaborativo. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. DURIGON, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, non ho nulla da aggiungere a quanto detto dal relatore. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione degli articoli del documento, nel testo formulato dalla Commissione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Passiamo alla votazione finale. MARINO (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINO (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, signori rappresentanti del Governo, con questo provvedimento riprendiamo idealmente un percorso interrotto nella scorsa legislatura; un percorso irto di ostacoli nel quale si sovrapponevano sensibilità diverse: c'è chi optava per una riforma sistemica e chi invece preferiva l'analisi settoriale. In tal modo si sovrapponevano anche competenze diverse, che potevano afferire alla Commissione finanze o alla Commissione sanità, nell'affrontare i problemi con sensibilità che erano diverse esse stesse. Come testimoniato dai due gruppi di disegni di legge presentati sia al Senato sia alla Camera dei deputati nella scorsa legislatura, i due profili prioritari erano quelli che afferivano alla Commissione finanze e al tema della Commissione sanità. In realtà, il percorso era molto più lungo e partiva dalla legge di delega fiscale, la legge n. 23 del 2014, dove, all'articolo 14, si davano indirizzi perché vi fosse una raccolta sistematica della disciplina in un codice di disposizione dei giochi. Si ipotizzava poi il riordino del prelievo erariale, interventi volti a tutelare i minori dalla pubblicità dei giochi, nonché interventi volti a recuperare dal disturbo del gioco d'azzardo, il DGA, quello che noi volgarizziamo in ludopatia, le persone maggiormente esposte. Cito solo questi, perché sono alcuni dei temi più significativi. Purtroppo questa norma fu uno dei cinque punti inattuati della delega fiscale, insieme a quello del catasto, della giustizia tributaria, della fiscalità ambientale e della riscossione degli enti locali. La delega scadeva il 27 giugno 2015. Preso atto del fallimento dell'attuazione della delega in materia, la legge di stabilità del 2016 interveniva, all'articolo 1, comma 936, dando disposizioni che, in sede di conferenza unificata Stato-Regioni, venissero definite: le caratteristiche dei punti di vendita dove si raccoglie il gioco pubblico; i criteri di distribuzione e di concentrazione territoriale dei punti di vendita, ma anche la tutela della salute, la tutela dell'ordine pubblico, la tutela della pubblica fede dei giocatori e, naturalmente, la tutela dei minori di età. Il 5 maggio 2016 iniziò un confronto sulla regolazione dei giochi, con gli enti locali e con la Commissione antimafia: sensibilità particolari, anche rispetto alle mozioni approvate dal Parlamento e ai disegni di legge parlamentari. In altre parole, lo Stato voleva ragionare sulla distribuzione dell'offerta e regolarla, perché l'aumento dell'offerta, che era la risposta che veniva data al gioco illegale, trovava una reazione, da parte degli enti locali, che ravvisava un effetto di emergenza sociale. Su tutto, chiaramente, dominava la mancanza di un quadro regolatorio nazionale, a fronte del fatto che nel 2016 il gettito per l'erario fosse di ben 10,5 miliardi di euro. Contemporaneamente, a fronte di quanto veniva vissuto come un procedere claudicante da parte dell'Esecutivo di allora, vennero presentati diversi disegni di legge, che, fondamentalmente, solo al Senato si aprirono in due filoni: uno faceva riferimento al disegno di legge presentato dal senatore Mirabelli, che chiedeva anche la procedura d'urgenza ex articolo 77 del regolamento del Senato e che aveva un carattere ampio, trattandosi di disposizioni in materia di riordino dei giochi. Ve ne erano altri. Per citarne solo alcuni, quello del senatore Endrizzi, che è presente in Aula, ma anche quelli della senatrice Albano e del senatore Crosio, che invece ragionavano più sulla pubblicità dei giochi. Si apriva addirittura un conflitto di attribuzioni tra Camera e Senato, che veniva risolto dai due Presidenti delle Camere ponendo la trattazione della materia in capo al Senato. Quando sembrava che, finalmente, l' iter parlamentare fosse sulla rampa di lancio, questo veniva interrotto, su richiesta specifica dell'Esecutivo. L'Esecutivo sosteneva: visto che ci siamo portati più avanti e che stiamo procedendo nel rapporto con la Conferenza unificata, sarebbe saggio sfruttare l'occasione migliore. Dopo un dibattito parlamentare su questo tema, il Parlamento decise di fare un passo indietro e di lasciare mano libera al Governo, il quale firmava l'intesa in Conferenza unificata il 7 settembre 2017. Intesa che, però, non veniva rispettata proprio da parte di alcuni sottoscrittori. Ho fatto questo breve quadro riepilogativo perché esso fa capire il livello di anarchia sotto il profilo del percorso legislativo e quindi la necessità di mettere ordine tra le norme. Quindi, se si uniscono la narrazione storica di quanto è successo, l'incremento verticale del fenomeno del gioco in generale e la dimensione crescente del gioco illegale, che ha subito un picco proprio in occasione della pandemia e che ha costretto alla diminuzione dell'offerta del gioco legale, a fronte delle necessarie chiusure, si capisce il perché dell'opportunità di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico. Ricordo che il titolo è stato così modificato, proprio grazie a un emendamento frutto del lavoro della Commissione. Il senso di ciò è mettere ordine nell'intricata matassa della gerarchia delle fonti, capire quale sia il ruolo svolto effettivamente dall'eventuale presenza di soggetti criminali in relazione al riciclaggio di denaro, alla manipolazione dei terminali di gioco, ma anche alla creazione di una rete parallela dell'usura in cui finiscono molti dei soggetti deboli che vengono risucchiati da questo vortice, verificare quale sia l'impatto delle trasformazioni tecnologiche del sistema, a partire dal gioco on-line , che ha finito per assumere un ruolo preponderante in alcuni settori, nei quali si dovrà intervenire sotto il profilo normativo, e verificare l'efficacia della disciplina pubblica in relazione alla tutela dei soggetti più deboli e al contrasto della diffusione del disturbo da gioco d'azzardo. Colleghi, non elenco i contenuti, che vedrete dettagliati nell'articolo 3 del testo al nostro esame. Mi sento però di dire che il testo è stato il frutto di un lavoro corale, per cui voglio ringraziare in primis il relatore, senatore Pittella, perché c'erano sensibilità diverse, ma insieme al Presidente della Commissione siamo riusciti a portarle a sintesi, con un obiettivo ambizioso. Questo è il quadro: adesso è importante che questo lavoro di analisi venga fatto senza il velo del pre-giudizio, nel senso etimologico del termine e con un atteggiamento che, permettendomi di prendere a prestito le parole di Tacito all'inizio degli "Annales", sia veramente sine ira et studio, ovvero senza animosità e simpatia. Solo così, con questa Commissione di inchiesta, avremo l'opportunità di cogliere un'occasione da lungo aspettata, come ho cercato di sunteggiare, e di fornire un piccolo ma importante servizio al Paese. Con questo spirito costruttivo, il Gruppo Italia Viva dice un convinto sì all'approvazione della proposta di inchiesta parlamentare al nostro esame. (Applausi) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, inizio il mio intervento con una premessa, che è però sostanziale nella valutazione che andremo a fare sulla Commissione d'inchiesta. Colleghi, ben venga questa Commissione: lo spiegheremo e lo motiveremo. Non possiamo però non ricordare all'Assemblea, ai colleghi della maggioranza, ai colleghi del centrodestra, agli amici della Lega e di Forza Italia, che, se c'era bisogno di questa Commissione, riteniamo da tempo ci sia bisogno anche di una Commissione sul tema del Covid-19 e della pandemia, che faccia chiarezza su come è stata gestita la pandemia da Covid-19. Ci aspettiamo dunque che la stessa positività, che oggi motiveremo a favore della presente Commissione, possa al più presto arrivare anche per un tema che molti italiani da tempo attendono venga affrontato, con identica serietà e impegno. Detto questo, vorrei fare delle considerazioni anche terminologiche, a proposito della Commissione in oggetto, che dal titolo vediamo essere una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore del gioco pubblico in Italia e sul contrasto al gioco illegale. Bene, a livello terminologico credo sarebbe stato più corretto - lo dico anche per far capire come ci poniamo su questo tema - parlare di una Commissione di inchiesta sul fenomeno patologico, cioè sul gioco illegale, e di una Commissione di indagine su quello che è invece il fenomeno fisiologico, cioè sul gioco pubblico e legale. Con questo spirito ci approcceremo a questa Commissione, che sicuramente dovrà essere d'inchiesta sul fenomeno in crescita - ahimè - del gioco illecito e che dovrà essere invece, in modo costruttivo, di indagine sul gioco pubblico e legale. Una distinzione terminologica che non è formale, ma assolutamente sostanziale. Arrivo ora agli aspetti fondamentali e pregnanti di una tale Commissione, che credo possiamo sostanzialmente individuare in tre passaggi: la problematica delle ludopatie, che certamente è presente in tutti noi, la problematica dell'illegalità e delle mafie, sulle quali tornerò, e le problematiche - permettetemelo di dire anche con un po' di pathos - del gioco pubblico. Tali problematiche hanno riguardato un settore composto da decine di migliaia di piccole imprese e da oltre 150.000 occupati, che stanno soffrendo per gli oltre tredici mesi di lockdown . Non dimentichiamoci che i sacrifici che sono stati spesso erroneamente imposti, come abbiamo più volte sottolineato, a tante imprese italiane, ai bar, ai ristoranti e alle palestre, sono sacrifici che vedono negli operatori del gioco pubblico, cioè nei concessionari dello Stato (non dimentichiamocelo), coloro che più sono stati colpiti e meno sono stati aiutati. Quindi ricordiamoci - anche la Commissione se lo dovrà ricordare - di decine di migliaia di operatori del gioco pubblico e di oltre 150.000 occupati nel settore. Venendo quindi ai singoli aspetti, c'è il tema della ludopatia. Quando si approccia il fenomeno del gioco, non si può non pensare anche a questo problema. Dobbiamo ricordare che il gioco di per sé non è una patologia, come non sono una patologia l'alcol, il cibo e tanti piaceri della vita. Lo possono diventare; qui sta la discriminante che una persona di pensiero liberale non può non considerare. Questo è il primo aspetto che dobbiamo prendere come riferimento quando affrontiamo il tema delle ludopatie. A questo riguardo, dobbiamo subito dire che la patologia, cioè il degenerare della passione per il gioco, trova una barriera prima di tutto negli operatori del gioco pubblico, perché questi sono gli unici che devono attenersi alle regole date, che possono controllare che i minori non giochino e che possono controllare i fenomeni degenerativi. In sostanza, le normative, le limitazioni e le tutele che vogliamo porre e che abbiamo posto per salvaguardare le persone da questa patologia vedono negli operatori legali i primi artefici e sostenitori. Viceversa, laddove, spesso anche in modo insensato, le Regioni hanno provocato di fatto le chiusure degli operatori del gioco legale (penso ad esempio al Piemonte o all'Emilia-Romagna), in quelle Regioni statisticamente è esploso il gioco illegale e hanno brindato a champagne - come dico spesso - le mafie e l'illegalità, cioè gli operatori che prosperano sulla chiusura del gioco legale, che non si attendono altro che norme restrittive e proibizionismo crescente, perché lì guadagnano e brindano. Questo dobbiamo dircelo chiaramente. Pertanto, anche in quest'ottica, c'è il tema delle riforme, un altro aspetto che dovremo considerare nelle indicazioni che la Commissione poi dovrà dare. Che tipo di riforme vogliamo andare a promuovere? Quale sarà la strada da tracciare? Sarà una strada - che ritengo non auspicabile - di ghettizzazione del gioco, magari nelle grandi sale, dove naturalmente il giocatore viziato, patologico e che si isola trova purtroppo un contesto, un habitat per peggiorare nel proprio vizio, ovvero dovremo favorire invece gli operatori delle cosiddette macchinette nelle quali al massimo si possono inserire uno o 200 euro? Qui sta infatti il discrimine tra la macchinetta da intrattenimento, da una parte, e le sale giochi professionali alla casinò dall'altra: poter inserire 100 o 200 euro a colpo nella macchinetta o invece un euro. Questi sono temi sui quali dovremo ragionare, anche nell'ottica di una riforma e quindi della tutela dei nostri concittadini, che devono approcciarsi a questo mondo in modo naturale e non perverso. Ciò naturalmente permetterebbe anche di porre un freno all'illegalità. Ricordo infatti a me stesso e a tutti voi le parole del procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, che penso sia al di sopra di ogni sospetto, il quale ha detto, lo leggo testualmente: «Ove si espelle il gioco legale, arrivano le mafie». C'è quindi l'illegalità da combattere attraverso una riforma del gioco pubblico: per questo prima parlavo di indagine sul gioco pubblico. Arriviamo dunque in modo costruttivo a una riforma che sia nell'interesse vero del Paese e nel contrasto alle mafie e all'illegalità, che invece, ribadisco, con le censure tout court , trovano solamente conforto. Questi sono dati pubblici, riscontrati peraltro dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli e dalla Guardia di finanza. Avviandomi alla conclusione, l'ultimo tema che ritengo interessante per il lavoro della Commissione riguarda il ruolo delle nostre imprese, delle nostre piccole e medie imprese. Anche nel mondo del gioco dovremo decidere, infatti, come dicevo prima, se dare spazio, da una parte, al gioco isolato, al gioco delle grandi sale rispetto al gioco di intrattenimento e, dall'altra, se garantire il monopolio delle multinazionali, perlopiù straniere, oppure dare lavoro alle piccole imprese italiane. Questa è un'altra discriminante che per Fratelli d'Italia è importante e su cui chiederemo a tutti ausilio. Ribadisco e chiudo, signor Presidente, chiederemo a tutti ausilio sulla tutela dei nostri concittadini, sulla lotta a ogni forma di negatività e di ludopatia, ma, dall'altra parte, sulla tutela delle nostre imprese nazionali e dei loro occupati. MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, credo che il passaggio di oggi in quest'Aula e l'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta possano essere strumenti utili per riaccendere i riflettori su un settore molto importante per l'economia del Paese, un settore che ha bisogno davvero di essere analizzato, valutato e approfondito. Sul settore del gioco legale abbiamo bisogno di fare una riflessione. Troppe cose si sono susseguite. Manca una riforma organica del settore e stiamo parlando di un settore importante, che garantisce otto miliardi all'anno di entrate allo Stato italiano, ma che è anche fortemente permeabile alla criminalità e alla illegalità. Molte sono le inchieste che abbiamo visto susseguirsi da Nord a Sud in questi mesi e in questi anni, che hanno visto la criminalità organizzata penetrare il gioco legale o gestire il gioco illegale. Rispondere a tutto questo significa valorizzare, come è giusto fare, l'importanza del gioco legale, mantenere un gioco legale anche per contrastare l'illegalità, ma bisogna sapere che ciò non è sufficiente. Bisogna verificare i capitali delle società legali: chi investe nel gioco legale? Bisogna creare regole più ferree e più forti rispetto al gioco online , che oggi è un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più. Bisogna stabilire regole ferree come quelle che hanno garantito, con il provvedimento che abbiamo approvato nella scorsa legislatura, la possibilità, come era necessario, di collegare tutte le slot machine e tutti gli apparecchi VLT da remoto, per impedire quelle truffe ai consumatori che venivano perpetrate modificando le schede macchina per macchina. C'è molto da fare e forse la Commissione può aiutare, come sta aiutando la Commissione antimafia, che si sta occupando del gioco illegale. È un settore riservato allo Stato, ma che ha bisogno di una forte riflessione e di una riforma organica, perché vive di grandi contraddizioni. Immagino che siamo tutti d'accordo sul fatto che bisogna contrastare le ludopatie e sappiamo che il gioco, anche quello legale, produce in alcuni soggetti dipendenza. Sappiamo bene che ci sono famiglie che sono state rovinate dal gioco, e non da quello illegale. Bisogna contrastare le ludopatie, bisogna stabilire regole ferree nel funzionamento, ad esempio, delle VLT e delle slot machine , per evitare che le persone si rovinino. Bisogna prevedere tempi più lenti di gioco, la possibilità di giocare somme di denaro inferiori a quelle che si possono giocare. Se vogliamo contrastare le ludopatie, dobbiamo ridurre domanda e offerta di gioco. Per ridurre la domanda, abbiamo fatto anche cose importanti, come la proibizione delle pubblicità televisive sul gioco, ma non basta. Sappiamo bene che continuano a essere aggirate molte di queste regole, soprattutto nel mondo dello sport. Anche sul fronte della riduzione della domanda, siamo intervenuti decidendo, nella scorsa legislatura, di ridurre del 30 per cento la presenza di macchine nei bar e nei locali pubblici, un intervento importante, così come quando abbiamo reso necessaria la tessera sanitaria per poter giocare nelle sale giochi, con l'obiettivo di garantire anche una verifica, di aiutare le persone più predisposte alla ludopatia. Servono però delle regole di funzionamento e anche su questo siamo tutti d'accordo: bisogna ridurre domanda e offerta di gioco. Dopodiché questo non si può fare se, mentre da una parte riduciamo domanda e offerta di gioco, dall'altra mettiamo nel bilancio dello Stato più soldi sulla voce entrate dal gioco. È questo che sta succedendo: si aumentano un po' il prelievo erariale unico (Preu) e le tasse, ma comunque continuiamo ad avere un pezzo del bilancio dello Stato che dipende dal gioco. Se vogliamo essere seri, ridurre davvero domanda e offerta e salvaguardare davvero le imprese, ce lo dobbiamo dire: meno domanda e meno offerta, ma anche meno entrate nel bilancio dello Stato dal gioco d'azzardo. In caso contrario, non se ne esce. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,36) ( Segue MIRABELLI). Concludo dicendo che non possiamo neanche pensare di tutelare un settore economico importante come quello delle aziende che offrono gioco d'azzardo, al di là di quanto accaduto a causa della pandemia. Negli ultimi dieci anni queste aziende si sono trovate a fronteggiare una situazione di incertezza costante, di cambio continuo delle regole e di impossibilità di prevedere il loro futuro e - aggiungo - anche di trovare uno Stato che le aiuti nel momento in cui si chiede loro di riconvertirsi e fare altro proprio per ridurre domanda e offerta di gioco. Penso che per queste ragioni serva una riforma di riordino complessivo del settore e mi auguro che il Sottosegretario che ha la delega su questo sia d'accordo con me. Abbiamo bisogno di una legge di riordino perché le questioni da affrontare sono tante. L'accordo trovato alla fine della scorsa legislatura in sede di Conferenza Stato-Regioni era importante e buono, ma è morto - o è stato ucciso - pochi giorni prima della nuova legislatura, quando, dopo un lungo lavoro, si era finalmente trovata una quadra. Chiederei al Sottosegretario di ripartire da lì, sapendo che questa è una cosa che possiamo fare in fretta e che in Senato ci sono proposte di legge che vanno in questa direzione. Partiamo da qui. La Commissione può essere utile per fungere da sprone, dare argomenti e costruire approfondimenti, ma noi abbiamo bisogno di una legge di riordino. (Applausi) . LANNUTTI (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (Misto) . Signor Presidente, colleghi, discutiamo in merito all'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta monocamerale sul settore del gioco pubblico in Italia e sul contrasto al gioco illegale. In Italia il gioco d'azzardo coinvolge circa 10 milioni di persone: dalle scommesse online fino alle slot machine . I malati di ludopatia sono 1,3 milioni, come acclarato dall'osservatorio nazionale sul contrasto al gioco d'azzardo. La ludopatia è una piaga sociale anche peggiore dell'alcolismo e della tossicodipendenza. Come ho già avuto occasione di affermare in Commissione finanze e tesoro, oltre alle lotterie istantanee vengono istituite anche commissioni di inchiesta lampo istantanee e ne sono lieto. Mi permetto però di ricordare - lo dico senza acrimonia - che il 22 maggio 2018 (quindi oltre tre anni fa) avevo presentato la proposta di legge n. 411, la terza a mia prima firma dopo le norme a tutela e garanzia del diritto di proprietà della prima casa (n. 319). Per quanto riguarda quest'ultima, purtroppo proprio oggi la Consulta ha dichiarato incostituzionale la seconda proroga, dal primo gennaio al 30 giugno 2021, della sospensione delle procedure esecutive sulla prima casa, oltre alle disposizioni in materia di incompatibilità con la partecipazione ad associazioni che comportino il vincolo di obbedienza, come richiesto da logge massoniche o da associazioni fondate sul giuramento o sul vincolo di appartenenza. La proposta di legge n. 364, norme per il contrasto, la riduzione e la prevenzione del gioco d'azzardo patologico, assegnata il 20 ottobre 2018 alle Commissioni finanze e sanità, nonostante i solleciti, giace impolverata nei cassetti delle Commissioni. Certo, la pandemia ha cambiato le cose. Secondo l'Istituto superiore di sanità (ISS) la presa di coscienza di essere ludopatici con il lockdown è aumentata; stando a casa sono in crisi di astinenza. L'impossibilità di giocare d'azzardo per una persona con un disturbo specifico può causare un aumento del livello di stress, inquietudine, aggressività disturbi del sonno, al punto tale da inasprire le relazioni sociali di convivenza. Dunque, improvvisamente, in tanti si sono accorti di avere una dipendenza. La situazione è gravissima soprattutto quando i ludopatici giocano. Le persone affette da ludopatia solitamente stabiliscono con il gioco un rapporto esclusivo e altamente coinvolgente. L'elevato livello di eccitazione li spinge a trascurare famiglia, affetti e lavoro, per non parlare dei soldi sottratti alla quotidianità della famiglia. In base al Libro Blu, redatto dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, in Italia ogni anno le giocate superano i 110 miliardi di euro, una cifra equivalente a due gigantesche manovre finanziarie. È come se ogni italiano scommettesse un totale di 1.780 euro l'anno ed è un dato in aumento, soprattutto a causa del gioco online , che rappresenta un terzo del fatturato complessivo del settore. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,43) ( Segue LANNUTTI). Secondo l'Agenzia delle entrate il volume del giro d'affari del gioco d'azzardo aumenta del 3,5 per cento l'anno per quanto riguarda il gioco fisico, del 16 per cento invece se ci si riferisce al gioco online . I cosiddetti poker cash fanno la parte del leone e si tratta di giochi in cui c'è sempre un unico vincitore: la società che promuove il gioco. Il giocatore perde sempre, a volte arriva a ridursi sul lastrico; ma c'è di più: il gioco d'azzardo non riduce soltanto il tenore di vita del ludopatico e del suo nucleo familiare; a rimetterci è anche l'economia reale a cui vengono sottratte risorse preziose. Il giocatore compulsivo limita infatti le proprio capacità di spesa con evidenti danni al circuito economico e commerciale e, in più, colpisce soprattutto le fasce più basse della popolazione, le persone con minor grado d'istruzione, quelle con i lavori precari. Secondo recenti statistiche dell'Istituto per la salute del bambino e dell'adolescente del Bambin Gesù, il gioco d'azzardo è in pericoloso aumento tra i giovani. Il 49 per cento dei giovani italiani tra i quattrodici e i diciannove anni ha giocato al Lotto almeno una volta, il 20 per cento di giovanissimi tra i dieci e i diciassette anni ha frequentato le sale scommesse, il 25 per cento dei bambini tra i sette e i nove anni ha acquistato i tagliandi «gratta e vinci». Inoltre sono in allarmante aumento le applicazioni per telefoni cellulari e tablet che offrono centinaia di giochi d'azzardo, scaricabili gratuitamente anche nella versione per bambini con immagini e format accattivanti. Sempre più minorenni utilizzano quotidianamente telefoni cellulari e tablet da cui possono accedere alle applicazioni del gioco d'azzardo. Tra i giovanissimi è altissimo il rischio di sviluppare dipendenza dal gioco d'azzardo. È proprio lo Stato il primo responsabile di questo disastro sociale. Gli apparecchi di intrattenimento, ovvero slot machine e videolottery si confermano i più utilizzati con il 63 per cento delle giocate complessive su rete fisica. Seguono le lotterie, comprese quelle istantanee, i cosiddetti «gratta e vinci», con il 12,4 per cento, e le varie tipologie di Lotto, con il 10,8 per cento. Va bene quindi, colleghi, signora Presidente, indagare sul settore del gioco pubblico e sul contrasto al gioco illegale, ma la ludopatia ed i costi sanitari e sociali con il gioco che si accanisce sui più deboli con la complicità dello Stato avrebbe meritato maggiore attenzione. Il gioco d'azzardo, che per Camillo Benso di Cavour era la tassa volontaria sugli stolti, la tassa sugli imbecilli, si accanisce sui più deboli, proprio coloro che lo Stato, tramite la Costituzione, dovrebbe proteggere, quindi non dovrebbe essere complice. Bisognerebbe cambiare paradigma, iniziando a trattare il gioco d'azzardo con lo stesso approccio con cui si affronta la droga, senza nascondere la testa sotto la sabbia facendo finta, per salvaguardare le entrate erariali, di non conoscere i costi sanitari, sociali ed umani che lo Stato biscazziere è costretto a pagare con interessi capestro. In conclusione, signora Presidente, certamente è stato ottenuto qualche miglioramento dell'impianto iniziale, anche grazie alla discussione che c'è stata e ai nostri emendamenti, ma non è ancora sufficiente. Per questo personalmente mi asterrò sulla votazione del disegno di legge in esame. (Applausi) . BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, per chi ha vissuto l'avventura di una riflessione intensa, accesa, prolungata nel tempo, capace di sollevare problemi di ogni tipo e ordine in merito al gioco d'azzardo, la Commissione di inchiesta arriva un poco come un fulmine a ciel sereno. Tutti noi avremmo voluto una legge quadro sul gioco d'azzardo; tutti noi avremmo voluto poter discutere su una legge nella sua struttura organica. Oggi, invece, con la Commissione d'inchiesta ci troviamo a intervenire in maniera chirurgica o comunque più simile al lavoro che fa un medico quando interviene su un corpo che considera già malato, infettato. Istituire una Commissione d'inchiesta, infatti, significa assumere già in premessa che ciò che c'è non va bene; significa assumere in premessa una visione in cui gli elementi di pericolosità di quello che in questo momento stiamo facendo sono insiti nella struttura stessa, quella che possiamo considerare l'infrastruttura del gioco d'azzardo. Molti colleghi intervenuti in dichiarazione di voto hanno invocato il ruolo del tutto ambiguo dello Stato, esercitato dal Governo attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze, che a sua volta lo esercita attraverso l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, che a sua volta lo esercita attraverso i suoi concessionari, che a loro volta lo esercitano attraverso i gestori. Si tratta di una lunga filiera che comunque riconduce sempre al padre padrone che, nella dimensione dello Stato, del Governo, del MEF non è altri che colui che con l'Agenzia delle dogane e dei monopoli fa cassa sul gioco d'azzardo. Questa dimensione è stata citata da alcuni nel bene e da altri nel male; alcuni hanno sottolineato come dal gioco d'azzardo ci siano entrate significative per la fiscalità generale. Stiamo parlando di entrate che superano i 14 miliardi; qualche anno fa erano quasi pari a una manovra finanziaria. Oggi non sappiamo più che cosa sarà una manovra finanziaria, quali saranno le sue dimensioni, probabilmente stratosferiche, ma c'è stato un periodo di tempo in cui dal gioco d'azzardo lo Stato ricavava energie importanti per la fiscalità generale e questo creava quel conflitto d'interessi che è l'aspetto più pericoloso del gioco d'azzardo, perché lo Stato non ha interesse a ridurlo; tutt'al più potrebbe avere un certo interesse a regolamentarlo, ma sempre senza ridurre il gettito fiscale di cui si avvale. Questa è stata la nostra battaglia in anni precedenti: mettere su un piatto della bilancia ciò che il Governo incassava dal gioco d'azzardo e sull'altro piatto ciò che investiva per riparare i danni che il gioco d'azzardo aveva occasionato. E i danni c'erano, erano nella patologia. Abbiamo fatto di tutto per cambiare la definizione della diagnosi da ludopatia ad azzardopatia. La parola ludopatia, infatti, evoca sempre una dimensione di gioco: pensate alle ludoteche, gli spazi in cui si portano i bambini a giocare. Abbiamo fatto fatica a sostituire ludopatia con azzardopatia, affinché fosse evidente la dimensione di azzardo. Ma il Governo ha sempre concesso molto poco. Ce ne renderemo conto giovedì e venerdì, quando al Ministero della salute si cercherà di fare il punto sulla salute mentale. Vedremo allora quanto sono scarsi gli investimenti che si fanno, sotto tanti aspetti, anche per controllare il fenomeno drammatico delle dipendenze. La ludopatia è una dipendenza del tutto particolare, perché è senza materia: la dipendenza dall'alcool ha una materia, che è l'alcool (mi astengo dall'alcool); la dipendenza dal tabacco ha una materia, il tabacco da fumo (mi astengo dal fumo); della dipendenza dalle droghe non ne parliamo nemmeno. Poco fa qualcuno dei colleghi ha invocato il fatto che in quest'Aula noi dovremmo parlare di liberalizzazione delle droghe, cioè di questa spaventosa dimensione che crea dipendenze di tutti i tipi, generi e specie, che a sua volta diventa una fonte di rischio altissimo. Cosa fa lo Stato per affrontare la patologia? In che misura si fa carico, per esempio, dei lunghi processi di psicoterapia di cui ci sarebbe bisogno per spostare il centro dell'attenzione di queste persone dal gioco ad altri obiettivi, che riguardano l'affermazione di sé, la propria identità, l'autostima? Fa pochissimo o nulla. Non fa molto di più per nessun altro aspetto della salute mentale, ma su questo fronte preciso non fa nulla. Sapete dove si curano le persone affette da azzardopatia? Nei centri per il trattamento delle dipendenze, dove troviamo, prima di tutto, la dipendenza dall'alcool e dalle droghe; forse in questo momento cominciamo a trovare la dipendenza da Internet (altro tipo di dipendenza sine materia ) e anche la dipendenza dall'azzardo. Le quattro dipendenze che ho citato appartengono allo stesso soggetto. Oggi infatti la dipendenza è sempre una multidipendenza. Questo modello di trattamento però, in certi aspetti, invece che una presa in carico del paziente multidimensionale, sembra creare aree di contagio e di contaminazione tali per cui una persona è soggetta, in virtù della propria fragilità, a contrarre dipendenza da qualunque oggetto che in quel momento sembri soddisfare la logica del desiderio. Cosa fa lo Stato, che tanto incassa, per rimediare a questi rischi? E non ci sono solo i rischi della salute fisica e della salute mentale; ci sono anche tutti i rischi collegati a quell'impoverimento che è stato denunciato, descritto, quantificato da altri colleghi. Il giocatore, per definizione, è destinato a un processo di impoverimento. Abbiamo romanzi straordinari e bellissimi (non voglio citare ora quello di Dostoevskij, ma ce ne sono anche di più recenti) che descrivono questo demone, che di fatto comporta necessariamente l'impoverimento, non solo materiale - perché queste persone si giocano tutto - ma anche affettivo, perché gli stessi legami familiari si disgregano, viene meno la fiducia reciproca e ci si sente spogliati e derubati del proprio. Questo impoverimento, in una dimensione e nell'altra, genera il rischio e la tentazione dell'usura. A Roma gli usurai si chiamano "cravattari", perché ti prendono per il collo; vai a chiedere una piccola risorsa economica per far fronte a un debito che poi ti salverà, perché tradurrai quella risorsa economica nella tentazione di giocare. Sapete dove viene esaminato il tema della Commissione di inchiesta, all'interno del documento? È stato questo l'oggetto del mio stupore oggi in Commissione, mentre votavamo il parere al documento: all'articolo 3, comma 1, lettera g) . Nell'intero documento, tutti i problemi che ho enunciato sono contenuti in tre righe. Questa è volontà perversa di creare un danno senza una riparazione; il resto ruota sicuramente intorno alle dinamiche economiche che si cerca di salvaguardare in tutti i modi: qualunque vantaggio, ma senza riduzione del gettito. E nemmeno si affronta con tutta la serietà e il rigore necessario il tema del gioco illegale. Signor Presidente, chiudo con una osservazione: peccato che dal momento in cui si formerà questa Commissione di inchiesta (mi auguro che si formi presto, ma accadrà comunque a ridosso della pausa estiva), essa avrà a malapena un anno di vita, per cui anche gli stanziamenti economici previsti fanno un po' sorridere (i 25 milioni per quest'anno e i 70 milioni per gli anni successivi). Mi auguro che, al di là di quelle che possono sembrare chiacchiere, di fatto si abbia il coraggio di affrontare questa che possiamo considerare una moderna piaga della nostra società. (Applausi) . BORGHESI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BORGHESI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, oggi l'Assemblea è chiamata ad approvare la costituzione di questa nuova Commissione parlamentare d'inchiesta. A nostro modo di vedere il lavoro fin qui svolto presenta molteplici aspetti positivi che ci auguriamo andranno ad incidere e a combattere efficacemente alcune odiose problematiche che affliggono la nostra società, da non ignorare o sottovalutare, ma delle quali ci dobbiamo fare carico. Lo scopo principale di questa Commissione è senza alcun dubbio la lotta decisa al gioco illegale. Questo fenomeno è molto complesso e si manifesta in molteplici forme: come ben sappiamo, produce effetti disastrosi per la nostra società; favorisce la criminalità organizzata; crea dipendenza e contribuisce ad aumentare i casi di ludopatia, solo per citarne alcuni. In queste situazioni il ruolo dello Stato deve essere chiaro e non equivoco: oltre ad una ferma condanna del gioco illegale, lo Stato non deve lucrare sulle debolezze dei propri cittadini. I soggetti più deboli, più fragili e più giovani, potenzialmente più a rischio, devono essere tutelati. Si devono mettere in atto tutte le misure che vadano nella direzione di prevenire e di evitare un insensato e innaturale aumento della spesa di singoli e famiglie nel gioco, che possa portare ad un impoverimento, o peggio ancora anche a fenomeni di usura. Ci rendiamo conto che il compito non è assolutamente facile: servono equilibrio e buon senso, serve trovare un equilibrio tra la tutela occupazionale, la tutela delle attività che lecitamente operano in questi settori e quella della salute pubblica. Lo Stato deve farsi carico di garantire correttezza nell'offerta e una leale concorrenza tra gli operatori autorizzati. Ci rendiamo conto della diversificazione delle varie attività e della complessità della normazione di ciascuna. Il settore, infatti, è assai vasto: si pensi, a titolo esemplificativo, alla produzione, alla commercializzazione e alla gestione degli apparecchi di intrattenimento, ma anche alla gestione del settore delle scommesse e a quello delle lotterie istantanee. Non è semplice, ma lo Stato deve farsi carico anche dei più deboli. In questo quadro assume importanza prioritaria e va assolutamente sostenuto il ruolo dell'azione pubblica di prevenzione, di cura e sostegno per i soggetti a rischio o affetti da ludopatia, svolta in particolare dagli enti territoriali e dai servizi sanitari. Una Commissione di inchiesta che faccia piena luce su tali problematiche in tutte le loro sfaccettature e possa individuare misure per contrastare il gioco illegale alla radice è un obiettivo che oggi quest'Assemblea raggiungerà anche grazie al nostro convinto sostegno. La Commissione dovrà inoltre farsi carico di dare maggiore ordine e di armonizzare il sistema del gioco legale in Italia, di analizzare e trovare le migliori soluzioni per tutelare interessi legittimi contrapposti al fine di salvaguardare attività legali ed evitare problemi sociali per i più deboli. Riteniamo che il testo oggetto della nostra approvazione vada in questa direzione. Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi) . DI PIAZZA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI PIAZZA (M5S) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici e senatori, il gioco pubblico nella dimensione del gioco d'azzardo è stato oggetto negli anni di interventi normativi e di attenzione da parte della società civile. Ne è derivato un dibattito complesso per la diversità di interessi e di attori coinvolti, che specialmente negli ultimi vent'anni ha comportato tesi contrapposte. Sembrano incompatibili le finalità di un comparto che, a fronte di una dimensione economica rilevante, degenera in ludopatia e disagio sociale - con una incidenza percentuale che non è accettabile in uno Stato che deve mettere al centro il benessere e la felicità dei suoi cittadini -, in dipendenze e in illegalità diffusa che attrae le mafie e sfugge al controllo di un impatto di regole non sufficienti e - cosa più grave - non adeguate. L'11 settembre 2020, l'Agenzia delle dogane e dei monopoli ha presentato i dati ufficiali sul gioco d'azzardo con la pubblicazione annuale che riporta i dati principali: raccolta, spesa, vincite, incassi erariali. L'Italia è il Paese d'Europa in cui si spende di più per il gioco d'azzardo. La raccolta è passata dai 47,5 miliardi del 2008 ai 110,5 del 2019, con entrate statali quest'anno pari a 11,4 miliardi. Degli oltre 110 miliardi di euro puntati nel 2019, più di 46 miliardi di euro arrivano dalle slot machine, e poi i giochi derivati dal lotto, i «gratta e vinci», le sale scommesse e il bingo: tutto basato su un'idea di fortuna discutibile, che solo nel caso dei giochi legati allo sport ha un qualche margine di determinazione nella scelta delle variabili da parte del giocatore. Un panorama in cui si muovono migliaia di persone con numeri che crescono ogni anno anche per la quota del gioco online . Anche a causa del Covid-19, e quindi delle chiusure delle sale da gioco e delle limitazioni alla circolazione, abbiamo assistito nell'ultimo anno a un fenomeno in atto da tempo, ossia il deciso aumento del gioco online rispetto a quello fisico. Addirittura il gioco online avrebbe superato il gioco fisico, secondo una recente dichiarazione del direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Questa però per lo Stato non è una buona notizia, essendo il gioco online molto meno tassato rispetto a quello fisico. In tempi normali lo Stato incamera 11 miliardi di euro dai giochi fisici e 350 milioni da quelli telematici. Nel periodo del lockdown il gioco d'azzardo online è ancora aumentato perché non soggetto alle restrizioni, come invece è toccato a quello fisico, e così a fine 2020 il bilancio dell' online è di circa 44 miliardi al lordo. Persone di cui non conosciamo i volti: alcuni di essi piano piano si annientano fino a diventare invisibili e fragili quando, perdendo il senso del tempo e del denaro stesso, diventano prede e poi vittime di azioni criminali come l'usura. Il cosiddetto Libro Blu dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli ha confermato nel 2019 il trend di crescita, sconvolto in seguito alle conseguenze della pandemia, che in realtà ha richiamato le riflessioni sul volto disumano di questo settore. Perché più che parti di una teoria economica, le analisi e gli studi sul gioco sembrano un trattato sulla speculazione. I dati Istat sulla povertà italiana, pubblicati qualche giorno fa, ci restituiscono la fotografia di un Paese in grande difficoltà, con 5,6 milioni di persone (circa una su 10) in condizioni di povertà assoluta, cioè con difficoltà ad arrivare alla fine del mese, nonostante misure importanti adottate dagli ultimi Governi, come il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, il reddito d'emergenza, cui aggiungiamo i tanti cassaintegrati, su cui pende l'incertezza del futuro. Non è certo di giustizia sociale che si parla quando si parla di puntate e scommesse. La giustizia sociale agisce contro ogni forma di discriminazione e tutela i diritti imprescindibili di ciascuna persona. Oggi è il valore della persona, della sua fragilità e dei suoi diritti, ad essere minacciato dalla diffusa tendenza a ricorrere esclusivamente ai criteri dell'utilità e dell'avere imposti dall'economia liberista. Forme di Stato e di Governo che attuano politiche sociali fondate su principi transgenerazionali, misurate e misurabili sull'impatto nella vita di ciascuna persona, sono temi ormai diventati protagonisti del cambiamento in atto verso la sostenibilità e lo sviluppo umano integrale. Oggi, in tempi di pandemia, dobbiamo parlare di uno Stato che premia le imprese che creano valore e avviarci verso un modello economico sostenibile, che genera ricchezza e benessere. L'economia dell'azzardo, invece, è costruita su una mega macchina sociale, che estrae valore e non genera ricchezza. Il gioco d'azzardo è un'operazione finanziaria in sé, non dispone di progetto industriale e di economia reale sottostante. Chiediamoci, allora, quali sono i costi reali da computare per rimanere nei temi dell'etica. Ben venga una Commissione di inchiesta che mostri intransigenza sugli affari della criminalità e che abbia una forza generatrice di idee innovative per le politiche sociali correlate. Riflettere sul gioco, dunque, come strumento, riconoscendone le ricadute negative nell'utilizzo illegale e non controllato. Non siamo convinti che sia utile arrivare al proibizionismo, perché, avendo raggiunto il gioco d'azzardo volumi notevolissimi, ciò determinerebbe fratture sociali e nuovi spazi di crimine. Riteniamo, invece, utile rafforzare le riforme restrittive, nel segno della tutela della salute dei cittadini e delle comunità. Regioni ed enti locali hanno avviato iter legislativi significativi, che a regime prevedranno misure operative e formative: limiti agli orari di apertura delle sale da gioco, distanziometro ovvero il divieto di apertura di sale da gioco e/o servizi commerciali che ospitano slot machine entro una distanza, in genere circa 500 metri, da luoghi definiti sensibili, quali scuole, luoghi di culto, ospedali, centri ricreativi e sportivi, luoghi frequentati soprattutto dai soggetti più a rischio, in primo luogo giovani e anziani. Ma questo non basta: c'è bisogno di procedere con un'azione coordinata a livello parlamentare e governativo, per individuare le fasce che distinguono i tipi di gioco per categorie, individuate per persone coinvolte e rischi connessi; bisogna formare addetti ai lavori e pubblicizzare il rischio dell'azzardo, studiando nuovi equilibri, che non trasformino il tempo libero di un giocatore in tempo da liberare per consegnarlo ad una ossessione distruttiva. Con lo stop imposto dal Covid-19 anche su alcune aree del gioco d'azzardo, cogliamo l'occasione per ripartire in un modo nuovo, che abbia un valore guida assoluto: la protezione di ciascuna persona da catene di sofferenza da cui è difficile e improbabile venire fuori. Mentre alle nuove generazioni chiediamo scusa in nome di un futuro sostenibile, non inchiodiamo i nostri ragazzi in una realtà virtuale fatta di slot machine e scommesse, che distraggono da percorsi di vita. Non vi è bene comune nel miraggio della ricchezza costruita su una speculazione. Un agire che non mortifichi i posti di lavoro creati in questo comparto, ma che garantisca che il mercato cui si riferiscono non sia territorio di illegalità e di sofferenza. Vedete, colleghe senatrici e colleghi senatori, ricordo bene i volti fieri degli esercenti di Palermo, quando prima del mio mandato di senatore mi occupavo di contrasto alle ludopatie. Gli esercenti, insieme all'insegna della propria attività, chiedevano di apporre una semplice targa, con scritto: «Un bar senza slot ha più spazio per le persone»: semplice, ma nello stesso tempo necessaria di tanto coraggio e fiducia in uno Stato che tutela e garantisce i diritti fondamentali. Se i ragionamenti asettici sui bilanci industriali non dovessero dimostrarlo, è da queste manifestazioni di responsabilità che dobbiamo prendere lezione, monito e spunto per costruire nuovi modelli di sviluppo sostenibile. Per questo motivo il MoVimento 5 Stelle, che nella giustizia sociale ha la sua stella polare, accoglie con favore la richiesta di istituire una Commissione d'inchiesta sul gioco d'azzardo, esprimendo il proprio voto favorevole al documento in esame. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del documento XXII, n. 32. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B) . Come da accordi intercorsi, concludiamo qui i lavori dell'Assemblea per la seduta odierna. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, «non si arrestano le ondate degli sbarchi dei migranti. Nella notte sono arrivati circa un centinaio di stranieri a bordo di barche di fortuna» ed è questa «solo l'ultima conta, che va ad aggiungersi agli oltre 1.100 migranti che sono sbarcati nel weekend sull'isola di Lampedusa, ormai ridotta al collasso». Signor Presidente, questo è l'inizio di uno dei tanti articoli di giornale, che registrano la situazione, che si ripete ormai da molti anni a questa parte - troppi - sulle nostre coste. Oggi, signor Presidente, non voglio però parlare solo di numeri, che conosce bene anche lei, così come li conoscono bene anche i miei colleghi senatori. Signor Presidente, le chiedo la cortesia di prestare un attimo di attenzione, perché l'argomento è molto importante. PRESIDENTE. Chiedo scusa, senatrice Saponara. Stavo cercando di fare, impropriamente, due cose in contemporanea. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, come dicevo, oggi non voglio parlare solo di numeri, perché i numeri li conosce bene lei, così come li conoscono bene anche i miei colleghi senatori. Oggi vorrei parlare di altro, vorrei parlare di quello che c'è dietro a questi numeri, perché non basta dire che abbiamo salvato e accolto i naufraghi che i trafficanti di esseri umani mettono in mare, per dire che abbiamo assolto ai nostri doveri umanitari. Non basta e non è sufficiente dire che li abbiamo integrati, solo perché un certo numero di loro è stato collocato in un centro di accoglienza o preso in carico da cooperative e gli abbiamo trovato un lavoro. Non basta, perché dietro ai numeri di questi sbarchi, che noi della Lega contestiamo perché incontrollati (Applausi) , ci sono tante vite fragili, di cui spesso si perde traccia. Poco più di un mese fa, in Commissione infanzia, ho chiesto conto dei bambini scomparsi alla Garante per l'infanzia e ho chiesto inoltre se ci fosse una banca dati di questi bambini. La banca dati c'è, è tenuta dal Dipartimento della pubblica sicurezza, Direzione centrale della polizia criminale; attualmente è stata aggiornata al 30 giugno 2020 e prende in considerazione i bambini scomparsi dal 1° gennaio 1974 al 30 giugno 2020. È quindi ovvio che di molti bambini scomparsi non si è saputo più nulla. I dati forniti dalla Garante per l'infanzia indicano questo numero in 250.000, di cui il 52,72 per cento (quindi circa 132.000) rientra nella fascia di età dei minori di diciotto anni. Anche se l'Italia rientra tra i Paesi dove scompaiono meno minori rispetto agli altri Stati europei, Presidente, la cosa che mi ha colpito è il fatto che di questi bambini scomparsi il 68 per cento sono minori stranieri, il che significa che su dieci minori scomparsi quasi sette sono stranieri. I dati sui ritrovamenti sono confortanti, per carità, e di questo ringraziamo chi lavora per prevenire e contrastare questo fenomeno. Ma resta sempre una percentuale piuttosto alta di minori di cui non si ha più traccia. Dove finiscono dunque questi minori stranieri? E allora vede, Presidente, a me viene la pelle d'oca quando, in uno dei tanti articoli di giornale, leggo che arrivano sulle nostre coste barconi con centinaia di profughi e che tra di loro ci sono molte donne, ma soprattutto bambini, la maggior parte senza genitori e - aggiungo io - forse venduti ai trafficanti di esseri umani e che finiranno tra le mani della criminalità organizzata; di loro non si saprà più nulla. Non le sembra, Presidente, che questo sia uno dei tanti motivi per cui è necessario fermare questa disonorevole migrazione incontrollata? La lascio con questa domanda e la ringrazio per l'attenzione. (Applausi) . TRENTACOSTE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TRENTACOSTE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, mentre il governo regionale siciliano propone un bando per la progettazione di due termoutilizzatori, in provincia di Enna, in località Dittaino, sta per essere autorizzato un inceneritore. Con un nome roboante ("Piattaforma di recupero risorse idriche tramite essiccazione di fanghi da depurazione e recupero energia termica dalla parte secca"), viene camuffato un inceneritore che brucerà fanghi essiccati, provenienti dagli impianti di depurazione delle acque reflue. Sia chiaro: il progetto di cui parlo è complementare alla manifestazione d'interesse per i due termoutilizzatori proposti dal presidente Musumeci. Sarà un terzo impianto che nascerebbe per bruciare fanghi, ma, come si evince dall'elenco dei codici identificativi dei rifiuti (allegato al progetto), sarà autorizzato a bruciare anche altro. La procedura di valutazione ambientale è stata avviata a gennaio 2020, nel silenzio generale, con il benestare delle amministrazioni competenti e nessuna pubblicità dell'atto volta a informare la popolazione; lo stesso Consiglio comunale di Enna non è stato chiamato a esprimersi in merito. L'impianto disterà pochi chilometri in linea d'aria, da alcuni centri dell'ennese come Agira, Assoro, Calascibetta, Enna, Leonforte, Nissoria e Valguarnera: un grande comprensorio agricolo di qualità, dove insistono numerose aziende che trasformano, confezionano e commercializzano prodotti agroalimentari che giungono sulle nostre tavole e all'estero. Questo inceneritore distruggerà materia organica che potrebbe, invece, essere utilizzata per la produzione di biogas e compostata per un successivo utilizzo in agricoltura, se priva di sostanze inquinanti. Mi chiedo quale sia la visione del governo regionale in termini di sviluppo della Sicilia interna, visto che sono 400 i progetti per grandi impianti fotovoltaici già presentati sull'intero territorio regionale, di cui circa 50 in provincia di Enna, che andranno a occupare aree a vocazione agricola. Basti pensare che solo pochi mesi fa erano stati proposti tre siti per lo stoccaggio di amianto, a pochi chilometri da Enna e Caltanissetta, decisione poi revocata. Adesso, come ho denunciato sulla stampa pochi giorni fa, si vuole realizzare un inceneritore nel cuore dell'isola: personalmente, ritengo tutto questo inaccettabile. (Applausi) . La volontà della Regione siciliana di bruciare rifiuti è obsoleta, antieconomica, dispendiosa e nociva per l'ambiente e la salute umana. Peraltro, innesca un meccanismo perverso, che farà rallentare la raccolta differenziata, mancando l'obiettivo europeo che punta ad una quota sempre minore di rifiuti da conferire in discarica, uno scenario tragico e antitetico agli indirizzi del green deal e del Piano nazionale di ripresa e resilienza, oltre che del buon senso. Auspico che il Ministero della transizione ecologica faccia chiarezza sulla vicenda e blocchi questa oscura visione del futuro della Sicilia. I rifiuti non si bruciano. (Applausi) . VANIN (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VANIN (M5S) . Signor Presidente, il mio intervento è relativo al documento dell'UNESCO che è uscito proprio in questi giorni. Dopo anni di rapporti e minacce, ora l'UNESCO si è espressa fermamente sulla questione Venezia. Il rischio che il sito di Venezia e la sua laguna siano rimossi dalla prestigiosa lista del Patrimonio dell'umanità è concreto. La decisione finale verrà presa nella prossima riunione del Comitato del Patrimonio mondiale a Fuzhou, in Cina, dal 16 al 31 luglio prossimi, ma nel frattempo Venezia e la sua laguna vengono derubricati nella lista del Patrimonio mondiale e iscritti nella lista dei siti in pericolo. Le ragioni stanno tutte nell'evidente incapacità delle autorità locali e nazionali, che si dovranno prendere la responsabilità di non aver saputo gestire la città e il suo fragilissimo ecosistema, favorendo scelte scellerate opposte ai parametri per i quali Venezia e la laguna sono stati eletti a patrimonio dell'umanità. Sedici sono i punti contestati nel rapporto UNESCO, molti dei quali, tra l'altro, già oggetto di mie interrogazioni parlamentari. In primis , c'è la questione delle grandi navi, per le quali il rapporto chiede fermamente una soluzione di lungo periodo che impedisca l'accesso in laguna alle grandi navi, dirottandole verso luoghi più idonei nelle aree limitrofe. C'è poi il tema dei flussi turistici. L'UNESCO invita infatti Venezia a sviluppare una reale politica di turismo sostenibile, che significa rispettare la città, il suo sistema e, soprattutto, i suoi abitanti, danneggiati da altri progetti impattanti che si vogliono fare, come quello che recentemente è stato proposto per collegare Murano alla terraferma, con la distruzione dell'ultima parte di laguna primigenia con altri scali e terminal per il turismo di massa. Sul Mose (Modulo sperimentale elettromeccanico), il rapporto invita lo Stato italiano a monitorarne da vicino gli impatti della costruzione e del funzionamento e a sviluppare misure adeguate per mitigare eventuali impatti negativi che ci saranno sull'ecosistema della laguna. Quanto a Porto Marghera, la cui presenza di sito industriale altamente inquinato in una delle lagune più fragili del mondo, a ridosso di una città, costituisce da sempre un pericolo ambientale, per cui si chiede finalmente di eliminare progressivamente le attività nel porto di Marghera che hanno effetto dannoso sull'ecosistema. Non poteva passare inosservato anche in laguna Sud il deposito GPL, per il quale si chiede di smantellare l'impianto di stoccaggio a Chioggia. In questo elenco è precisato anche che devono essere fermati tutti i progetti di recente presentati per interventi su vasta scala su beni e ambienti rientranti nel sito UNESCO. Soprattutto, pensiamo che si debba bloccare il progetto del collegamento ferroviario a cappio, a Tessera, che prevede uno scavo di quattro chilometri, profondo 30 metri, a 200 metri dall'acqua della laguna, per la costruzione di un tunnel ferroviario all'interno di un sito tutelato dall'UNESCO stesso, perché quell'area fa parte della Gronda lagunare, che quindi deve essere assolutamente tutelata. Molti altri sono i punti sui quali concordiamo. L'obiettivo dell'UNESCO deve essere la tutela di questo luogo unico, della città e della sua laguna, dei suoi abitanti e della sua identità. Venezia, lo ripeto sempre, non è un'infrastruttura, ma un ambiente complesso e come tale va tutelo perché patrimonio del mondo, come ben chiaramente ha indicato il rapporto UNESCO. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 23 giugno 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 23 giugno, alle ore 15, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 19,25) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Semplificazioni in materia di procedimenti elettorali (2129) ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 1. (Semplificazione in materia di deposito dei contrassegni elettorali) 1. All'articolo 15 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, il terzo comma è sostituito dal seguente: «Il contrassegno deve essere depositato a mano su supporto digitale o in triplice esemplare in forma cartacea». 2. Al testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 28, sesto comma, il secondo periodo è sostituito dal seguente: «Il contrassegno deve essere depositato a mano su supporto digitale o in triplice esemplare in forma cartacea»; b) all'articolo 32, settimo comma, il numero 1) è sostituito dal seguente: «1) un modello di contrassegno depositato a mano su supporto digitale o in triplice esemplare in forma cartacea». Art. 2. (Semplificazione in materia di autenticazione delle firme dei presentatori delle liste elettorali) 1. All'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53, i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti: « 1. Sono competenti ad eseguire le autenticazioni che non siano attribuite esclusivamente ai notai e che siano previste dalla legge 6 febbraio 1948, n. 29, dalla legge 8 marzo 1951, n. 122, dal testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, dal testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, dalla legge 17 febbraio 1968, n. 108, dal decreto-legge 3 maggio 1976, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 1976, n. 240, dalla legge 24 gennaio 1979, n. 18, e dalla legge 25 maggio 1970, n. 352, nonché per le elezioni previste dalla legge 7 aprile 2014, n. 56, i notai, i giudici di pace, i cancellieri e i collaboratori delle cancellerie delle corti d'appello e dei tribunali, i segretari delle procure della Repubblica, i consiglieri regionali, i membri del Parlamento, i presidenti delle province, i sindaci metropolitani, i sindaci, gli assessori comunali e provinciali, i componenti della conferenza metropolitana, i presidenti dei consigli comunali e provinciali, i presidenti e i vice presidenti dei consigli circoscrizionali, i consiglieri provinciali, i consiglieri metropolitani e i consiglieri comunali, i segretari comunali e provinciali e i funzionari incaricati dal sindaco e dal presidente della provincia. Sono altresì competenti ad eseguire le autenticazioni di cui al presente comma gli avvocati iscritti all'albo che hanno comunicato la propria disponibilità all'ordine di appartenenza, i cui nominativi sono tempestivamente pubblicati nel sito internet istituzionale dell'ordine. 2. L'autenticazione deve essere compiuta con le modalità di cui all'articolo 21, comma 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445». Art. 3. (Semplificazione in materia di richiesta del certificato di iscrizione alle liste elettorali) 1. Il certificato di iscrizione alle liste elettorali, riportante i dati anagrafici e il numero di iscrizione alle liste elettorali dell'elettore, necessario per la sottoscrizione a sostegno di liste di candidati per le elezioni politiche, dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia e amministrative, di proposte di referendum e per iniziative legislative popolari, può essere richiesto anche in formato digitale, tramite posta elettronica certificata, dal segretario, dal presidente o dal rappresentante legale del partito o del movimento politico, o loro delegati, o da uno dei soggetti promotori, o suo delegato, mediante apposita domanda all'ufficio elettorale, accompagnata da fotocopia del documento di identità del richiedente. In caso di richiesta tramite posta elettronica certificata, è allegata alla domanda l'eventuale delega, firmata digitalmente, del segretario, del presidente o del rappresentante legale del partito o del movimento politico o di uno dei soggetti promotori del referendum o dell'iniziativa legislativa popolare. 2. Qualora la richiesta tramite posta elettronica certificata sia riferita a sottoscrizioni a sostegno di liste di candidati, l'ufficio elettorale deve rilasciare in formato digitale, tramite posta elettronica certificata, i certificati richiesti entro il termine improrogabile di 24 ore dalla domanda. 3. Qualora la richiesta tramite posta elettronica certificata sia riferita a sottoscrizioni a sostegno di referendum popolari, l'ufficio elettorale deve rilasciare in formato digitale, tramite posta elettronica certificata, i certificati richiesti entro il termine improrogabile di 48 ore dalla domanda. 4. I certificati rilasciati ai sensi dei commi 2 e 3 costituiscono ad ogni effetto di legge copie conformi all'originale e possono essere utilizzati per le finalità cui al comma 1 nel formato in cui sono stati trasmessi dall'amministrazione. 5. La conformità all'originale delle eventuali copie analogiche dei certificati ricevuti in forma digitale ai sensi dei commi 2 e 3 è attestata dal soggetto che ne ha fatto richiesta o da un suo delegato con dichiarazione autenticata autografa resa in calce alla copia analogica dei certificati medesimi. 6. Sono competenti ad eseguire le autenticazioni delle dichiarazioni cui al comma 5 del presente articolo i soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. Art. 4. (Semplificazione in materia di richiesta dei certificati del casellario giudiziale) 1. All'articolo 1 della legge 9 gennaio 2019, n. 3, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 14 è sostituito dal seguente: « 14. Entro il quattordicesimo giorno antecedente la data delle competizioni elettorali politiche, per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, regionali e amministrative, escluse quelle relative a comuni con meno di 15.000 abitanti, i partiti e i movimenti politici, nonché le liste di cui al comma 11, primo periodo, hanno l'obbligo di pubblicare nel proprio sito internet ovvero, per le liste di cui al comma 11, nel sito internet del partito o del movimento politico sotto il cui contrassegno si sono presentate nella competizione elettorale il curriculum vitae fornito dai loro candidati e il relativo certificato del casellario giudiziale di cui all'articolo 24 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di casellario giudiziale europeo, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313, rilasciato non oltre novanta giorni prima della data fissata per la consultazione elettorale. I rappresentanti legali dei partiti e dei movimenti politici, nonché delle liste di cui al comma 11, primo periodo, o persone da loro delegate, possono richiedere, anche mediante posta elettronica certificata, i certificati del casellario giudiziale di cui al primo periodo dei candidati, compreso il candidato sindaco, per i quali sussiste l'obbligo di pubblicazione, previo consenso e su delega dell'interessato, da sottoscrivere nell'atto di accettazione della candidatura. Ai fini dell'ottemperanza agli obblighi di pubblicazione nel sito internet di cui al presente comma non è richiesto il consenso espresso degli interessati. Nel caso in cui il certificato del casellario giudiziale sia richiesto da coloro che intendono candidarsi alle elezioni di cui al presente comma, per le quali sono stati convocati i comizi elettorali, dichiarando contestualmente sotto la propria responsabilità, ai sensi dell'articolo 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che la richiesta di tali certificati è finalizzata a rendere pubblici i dati ivi contenuti in occasione della propria candidatura, le imposte di bollo e ogni altra spesa, imposta e diritto dovuti ai pubblici uffici sono ridotti della metà»; b) al comma 15, primo periodo, le parole: «certificato penale» sono sostituite dalle seguenti: «certificato del casellario giudiziale di cui all'articolo 24 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313» e le parole: «dal casellario giudiziale» sono soppresse. EMENDAMENTI ARTICOLO 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 5. (Semplificazione in materia di designazione dei rappresentanti di lista) 1. All'articolo 25 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo comma, secondo periodo, le parole: «entro il venerdì precedente l'elezione,» sono sostituite dalle seguenti: «entro il giovedì precedente l'elezione, anche mediante posta elettronica certificata,»; b) dopo il primo comma, è inserito il seguente: «Le autenticazioni di cui al primo periodo del primo comma non sono necessarie nel caso in cui gli atti siano firmati digitalmente da uno dei delegati di cui all'articolo 20, o dalle persone da essi autorizzate con atto firmato digitalmente, e i documenti siano trasmessi a mezzo di posta elettronica certificata». 2. Al testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 32, settimo comma, numero 4), è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «L'autenticazione di cui al primo periodo non è necessaria nel caso in cui l'atto sia stato firmato digitalmente dai delegati e il documento sia stato trasmesso a mezzo di posta elettronica certificata»; b) all'articolo 35, secondo comma, le parole: «venerdì precedente l'elezione al segretario del Comune,» sono sostituite dalle seguenti: «giovedì precedente l'elezione, anche mediante posta elettronica certificata, al segretario del Comune,». EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 5 ARTICOLO 6 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE Art. 6. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale . DOCUMENTO NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico (Doc. XXII, n. 32) ARTICOLI DA 1 A 6 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE Art. 1. ( Istituzione della Commissione ) 1. È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione e dell'articolo 162 del Regolamento del Senato, per la durata della XVIII legislatura, una Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico, di seguito denominata «Commissione». Art. 2. ( Composizione della Commissione ) 1. La Commissione è composta da venti senatori, nominati dal Presidente del Senato su proposta dei Gruppi parlamentari, in proporzione al numero dei rispettivi componenti, favorendo, per quanto possibile, un'equilibrata rappresentanza tra i generi e assicurando comunque la presenza di un rappresentante per ciascun Gruppo. Il Presidente del Senato convoca la Commissione affinché proceda all'elezione del presidente, di due vicepresidenti e di due segretari. 2. Per l'elezione del presidente, dei due vicepresidenti e dei due segretari, ciascun componente della Commissione scrive sulla scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti e, in caso di parità, il più anziano d'età. Art. 3. ( Compiti della Commissione ) 1. La Commissione accerta: a) le condizioni complessive del settore del gioco pubblico, considerato il sistema concessorio; b) l'efficacia della disciplina pubblica in relazione alla tutela dei soggetti più deboli, al contrasto della diffusione del disturbo da gioco d'azzardo (DGA), alla gestione delle concessioni nonché alla tutela della correttezza dell'offerta di gioco e del rispetto della concorrenza tra gli operatori; c) le dimensioni del gettito erariale e le dimensioni complessive del comparto, con particolare attenzione ai settori produttivi impegnati nella produzione, nella commercializzazione e nella gestione degli apparecchi da intrattenimento, nonché nella produzione e gestione del settore delle scommesse e delle lotterie istantanee, verificando che l'offerta corrisponda agli interessi tutelati di cui alla lettera b) ; d) l'efficacia dei poteri regolatori, di differente rango normativo, attribuiti ai Ministeri competenti, all'Agenzia delle dogane e dei monopoli e agli enti territoriali; l'efficacia dell'azione amministrativa anche in relazione all'esecuzione delle concessioni pubbliche, non trascurando di verificare se vi siano sovrapposizioni e antinomie nell'azione di contrasto al gioco illegale; e) l'efficacia del sistema di regolazione e di controllo con particolare riferimento al contrasto del gioco illecito e illegale e alle connessioni con altre attività illegali come il riciclaggio di denaro e l'usura; f) la presenza di imprese controllate direttamente o indirettamente da soggetti criminali e di fenomeni di illegalità e di elusione fiscale; g) l'efficacia dell'azione pubblica di prevenzione, cura e sostegno per i soggetti affetti da DGA, con particolare riferimento alle attività svolte dagli enti territoriali e dai servizi sanitari. 2. La Commissione può individuare gli strumenti legislativi più adatti a razionalizzare e implementare la disciplina vigente rispetto ai compiti di cui al comma 1, aggiornandola inoltre alle trasformazioni del sistema, con particolare riferimento alle innovazioni tecnologiche e al gioco on line . Art. 4. ( Poteri e limiti della Commissione ) 1. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria e può avvalersi delle collaborazioni che ritenga necessarie. 2. La Commissione può richiedere agli organi e agli uffici della pubblica amministrazione copie di atti e di documenti da essi custoditi, prodotti o comunque acquisiti in materie attinenti all'inchiesta. 3. La Commissione può richiedere, nelle materie attinenti all'inchiesta, copie di atti e di documenti riguardanti procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e di documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari. 4. Sulle richieste di cui al comma 3 l'autorità giudiziaria provvede ai sensi dell'articolo 117 del codice di procedura penale. 5. La Commissione mantiene il segreto fino a quando gli atti e i documenti trasmessi in copia ai sensi del comma 3 sono coperti da segreto nei termini indicati dai soggetti che li hanno trasmessi. 6. La Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione a esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso. Devono in ogni caso essere coperti dal segreto gli atti, le testimonianze e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari, fino al termine delle stesse. 7. Per il segreto d'ufficio, professionale e bancario si applicano le norme vigenti in materia. È sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale nell'ambito del mandato. 8. I componenti della Commissione, i funzionari e il personale addetti alla Commissione stessa e tutte le altre persone che collaborano con la Commissione o compiono o concorrono a compiere atti d'inchiesta oppure che vengono a conoscenza di tali atti per ragioni d'ufficio odi servizio sono obbligati al segreto, anche dopo la cessazione dell'incarico. Art. 5. ( Organizzazione interna ) 1. Le sedute della Commissione sono pubbliche, salvo che la Commissione disponga diversamente. L'attività e il funzionamento della Commissione sono disciplinati da un regolamento interno, approvato dalla Commissione medesima prima dell'inizio dei lavori. 2. Per l'espletamento dei propri compiti la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dal Presidente del Senato. 3. Le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite massimo di 15.000 euro per l'anno 2021 e di 75.000 euro per ciascun anno successivo di durata della Commissione e sono poste a carico del bilancio interno del Senato. Il Presidente del Senato può autorizzare annualmente un incremento delle spese di cui al precedente periodo, comunque in misura non superiore al 30 per cento, a seguito di richiesta formulata dal presidente della Commissione per motivate esigenze connesse allo svolgimento dell'inchiesta, corredata di certificazione delle spese sostenute. Art. 6. ( Relazioni della Commissione ) 1. La Commissione riferisce al Senato annualmente, con singole relazioni o con relazioni generali, nonché ogni qualvolta ne ravvisi la necessità e, comunque, al termine dei suoi lavori. Sono ammesse relazioni di minoranza. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 2129 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, condizionato ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento, dopo l'articolo 5, del seguente: «Art. 5- bis . ( Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione delle relative disposizioni con l'impiego delle sole risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.». In relazione alle proposte emendative 4.100 e 4.100/1, l'esame resta sospeso. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione: Disegno di legge n. 2129 sulla votazione finale, la senatrice Ferrero avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Abate, Accoto, Airola, Alderisi, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bini, Borgonzoni, Bossi Simone, Bossi Umberto, Botto, Caligiuri, Campagna, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Donno, Endrizzi, Evangelista, Ferrazzi, Floridia, Fregolent, Galliani, Giacobbe, Ginetti, Iwobi, Mallegni, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Nocerino, Piarulli, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Quarto, Rauti, Renzi, Rojc, Ronzulli, Sbrana, Sciascia, Segre, Sileri, Toffanin, Turco e Vaccaro. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Di Micco, Marilotti, Perilli, Rizzotti e Vescovi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Mollame, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE. È considerato in missione il senatore Buccarella, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Sono considerate in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, le senatrici: Alessandrini e Corrado. Gruppi parlamentari, denominazione di componente I senatori Crucioli, Corrado, Granato e Angrisani hanno costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "l'Alternativa c'è - Lista del Popolo per la Costituzione". Commissioni permanenti, approvazione di documenti La 7 a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), nella seduta del 10 giugno 2021, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla promozione dei cammini interregionali quali itinerari culturali ( Doc . XXIV, n. 40). Il predetto documento è stato inviato al Ministro dell'istruzione e al Ministro del turismo. La 10 a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), nella seduta dell'8 giugno 2021, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle principali aree di crisi industriale complessa in Italia ( Doc . XXIV, n. 41). Il predetto documento è stato inviato al Ministro dello sviluppo economico. Insindacabilità, deferimento di richieste di deliberazione E' deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, avanzata dal senatore Stefano Candiani, in relazione ad un procedimento penale avviato nei suoi confronti dal Tribunale di Catania - Sezione del Giudice per le indagini preliminari. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Senatori Vallardi Gianpaolo, Bergesio Giorgio Maria, Sbrana Rosellina, Ripamonti Paolo, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano, Fattori Elena, Mollame Francesco Norme per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale (728-B) (presentato in data 17/06/2021) S.728 approvato dal Senato della Repubblica C.2115 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati ; On. Fregolent Silvia Disposizioni in materia di attività di ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricerca (2285) (presentato in data 17/06/2021) C.208 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.783, C.1382, C.1608, C.2218, C.2294, C.2996). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Pirro Elisa, Licheri Ettore Antonio, Pellegrini Marco, Evangelista Elvira Lucia, Vanin Orietta, Donno Daniela, Santangelo Vincenzo, Trentacoste Fabrizio, Presutto Vincenzo, Croatti Marco, Matrisciano Susy, Pavanelli Emma Disposizioni in materia di riconoscimento della filiazione (2284) (presentato in data 17/06/2021); senatori Rufa Gianfranco, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Doria Carlo, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Mollame Francesco, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia di ripartizione del 5 per mille (2286) (presentato in data 21/06/2021); senatori Fregolent Sonia, Cantu' Maria Cristina, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Doria Carlo, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Marti Roberto, Mollame Francesco, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modificazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in tema di introduzione di una prova psicoattitudinale nei concorsi pubblici (2287) (presentato in data 21/06/2021); senatori Vescovi Manuel, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Cantu' Maria Cristina, Fregolent Sonia, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Doria Carlo, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Marti Roberto, Mollame Francesco, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Zuliani Cristiano Disciplina per l'assistenza sanitaria dei cittadini italiani residenti all'estero iscritti all'AIRE (2288) (presentato in data 21/06/2021); senatori Saviane Paolo, Bagnai Alberto, Borghesi Stefano, Montani Enrico, Siri Armando, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bergesio Giorgio Maria, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Doria Carlo, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Mollame Francesco, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Sbrana Rosellina, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Istituzione di una zona economica speciale (ZES) nella provincia di Belluno (2289) (presentato in data 21/06/2021); senatori Rufa Gianfranco, Pergreffi Simona, Campari Maurizio, Corti Stefano Disposizioni relative alla disciplina di noleggio di monopattini elettrici (2290) (presentato in data 21/06/2021); senatore Pillon Simone Disposizioni in materia di contrasto alle discriminazioni basate sul sesso in ambito sportivo (2291) (presentato in data 21/06/2021); senatori Montevecchi Michela, De Lucia Danila, Vanin Orietta, Pavanelli Emma, Quarto Ruggiero, Coltorti Mauro, Corbetta Gianmarco, Croatti Marco, Donno Daniela, Lanzi Gabriele, Lomuti Arnaldo, Presutto Vincenzo, Romano Iunio Valerio, Trentacoste Fabrizio Disposizioni in materia di conservazione, rigenerazione e residenzialità dei centri storici, nuclei e complessi edilizi storici (2292) (presentato in data 22/06/2021); senatrice De Petris Loredana Nuove disposizioni in materia di attribuzione del cognome ai coniugi e ai figli (2293) (presentato in data 22/06/2021). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Pellegrini Emanuele Disposizioni in materia di compartecipazione da parte dello Stato alle spese sostenute dagli enti locali per i minori collocati in comunità di tipo familiare o in istituti di assistenza (2229) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 18/06/2021); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Evangelista Elvira Lucia Modifica all'articolo 381 del codice di procedura penale in materia di arresto facoltativo in flagranza per i delitti di cui all'articolo 387-bis del codice penale (2148) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 18/06/2021); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Lonardo Alessandrina Istituzione del Registro nazionale degli amministratori di condominio (2186) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 18/06/2021); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Marino Mauro Maria Disposizioni in materia di compensazione dei crediti maturati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione (2250) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 18/06/2021); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. De Lucia Danila ed altri Dichiarazione di monumento nazionale dell'Arco di Traiano di Benevento (2166) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 18/06/2021); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo Regione Piemonte Interventi di sostegno finanziario a favore di operatori economici per contrastare l'emergenza da COVID-19 (2217) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 18/06/2021); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Unterberger Julia ed altri Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, concernenti il sostegno alla maternità e l'introduzione del congedo di paternità obbligatorio (32) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 18/06/2021); 13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali Sen. L'Abbate Patty ed altri Disposizioni in materia di transizione ecologica per il contrasto all'aumento dei gas serra fluorurati provenienti dalla refrigerazione commerciale (2236) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 18/06/2021). Disegni di legge, nuova assegnazione 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare in sede redigente Sen. Gasparri Maurizio ed altri Modifiche alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, in materia di divieto dell'impiego di prodotti costituiti da infiorescenze di cannabis sativa L., o contenenti tali infiorescenze, per uso ricreativo (1289) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita') Già assegnato, in sede redigente, alla (9° e 10° riun.) (assegnato in data 21/06/2021); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare in sede redigente Sen. Bonino Emma Modifiche alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, recante disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa (1466) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita') Già assegnato, in sede redigente, alla (9° e 10° riun.) (assegnato in data 21/06/2021); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare in sede redigente Sen. Mantero Matteo, Sen. La Mura Virginia Modifiche alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, in materia di promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa (2128) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita') Già assegnato, in sede redigente, alla (9° e 10° riun.) (assegnato in data 21/06/2021); Commissioni 7ª e 11ª riunite in sede redigente Sen. Papatheu Urania Giulia Rosina ed altri Legge quadro dei lavoratori dello spettacolo (1231) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali Già assegnato, in sede redigente, alla 11ª Commissione permanente (Lavoro) (assegnato in data 18/06/2021). Disegni di legge, ritiro La senatrice Iori in data 21 giugno 2021 ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Iori ed altri - "Istituzione della figura professionale dell'educatore scolastico e del pedagogista scolastico per lo sviluppo della comunità educante" (1319). Inchieste parlamentari, presentazione di testo proposto dalla Commissione In data 22 giugno 2021, la 6 a Commissione permanente (Finanze e tesoro), ha presentato il testo degli articoli, proposto dalla Commissione stessa, per il documento: "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore del gioco pubblico in Italia e sul contrasto del gioco illecito" ( Doc . XXII, n. 32-A). Governo, trasmissione di atti Il Ministro della salute, con lettera in data 18 giugno 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, l'ordinanza 2 giugno 2021 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19" pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 131 del 3 giugno 2021 (Atto n. 869). Con lettere in data 10 e 15 giugno 2021 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Lesa (Novara), Genazzano (Roma), Solopaca (Benevento), Cambiago (Milano), Foggia, Monte Compatri (Roma). Governo, comunicazione dell'avvio di procedure di infrazione Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 15 giugno 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le seguenti comunicazioni concernenti l'avvio di procedure d'infrazione ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - notificate il 9 giugno 2021 - che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni permanenti, nonché alla 14 a Commissione permanente: comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2021/2016, sulla presunta violazione del Regolamento 1143/2014 recante disposizioni volte a prevenire e gestire l'introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive - alla 9 a e alla 13 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 94); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2021/2028 sul mancato completamento della designazione dei siti nella rete Natura 2000 - alla 1 a e alla 3 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 95); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2021/2040, sul non completo recepimento della direttiva 2014/17/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 febbraio 2014, in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali e recante modifica delle direttive 2008/48/CE e 2013/36/UE e del regolamento UE n. 1093/2010 - alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 96); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2021/2043 sulla non corretta applicazione del Regolamento 2017/352 che istituisce un quadro normativo per la fornitura di servizi portuali e norme comuni in materia di trasparenza finanziaria dei porti - alla 8 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 97); comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2021/4037, sui ritardi nei pagamenti per quanto concerne le spese di giustizia - alla 2 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 98). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 16 giugno 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 425). Assemblea parlamentare della Nato, variazioni nella composizione della delegazione parlamentare italiana In data 17 giugno 2021, il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO la senatrice Roberta Pinotti, in sostituzione del senatore Alessandro Alfieri, dimissionario. Mozioni, apposizione di nuove firme Il senatore Ostellari ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00390 del senatore Romeo ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Ferrara, Pirro, Trentacoste, Pavanelli, Donno, Vanin, Gaudiano, Presutto e Romano hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05653 della senatrice Matrisciano. Il senatore Castaldi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05668 della senatrice Montevecchi ed altri. Il senatore Castaldi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05669 della senatrice Montevecchi ed altri. Mozioni Atto n. 1-00392 CASTIELLO DE LUCIA MAUTONE MARINELLO PIRRO LANNUTTI LA MURA PAVANELLI GAUDIANO SANTILLO ORTIS GALLICCHIO ANGRISANI PRESUTTO FERRARA LOMUTI CASTELLONE CROATTI MAIORINO GIANNUZZI - Il Senato, premesso che: il Cilento è un territorio costiero a forte vocazione turistica, che presenta gravi carenze infrastrutturali, sia viarie che ferroviarie, le quali impediscono di esprimere a pieno le potenzialità economiche del territorio, nonostante contribuisca in modo considerevole al PIL turistico della Regione Campania, con circa 3 milioni di presenze annue; il Cilento è l'unica area costiera del parco nazionale del Cilento, vallo di Diano e Alburni (PNCVDA), il secondo parco d'Italia; i treni ad alta velocità, Italo e Frecciarossa, da alcuni anni collegano il Cilento direttamente con le altre aree del Paese. Ciò ha determinato un rilevante incremento dei flussi turistici, con la piena soddisfazione dei vettori dell'alta velocità. Il direttore commerciale di Italo, Fabrizio Bona, nell'intervista rilasciata all'emittente 105TV, il 5 maggio 2021, sull'ipotesi di esclusione del Cilento dalla rete dell'alta velocità esprimeva tutto il suo stupore, così osservando: "L'esclusione del Cilento tecnicamente non la capisco. Mi sembra una gran fesseria rinunciare ad attraversare un territorio che offre molti passeggeri, ciò equivale a rendere meno economico il tutto, sia per il privato che per il pubblico"; il "Documento di fattibilità delle alternative progettuali della nuova linea AV Salerno-Reggio Calabria", presentato in Parlamento il 7 aprile 2021, ha evidenziato la valenza turistica del Cilento e pertanto la sua importanza commerciale per i vettori ad alta velocità, difatti, alla pagina 6, si afferma che: "In particolare il nuovo collegamento consente di incrementare i livelli di accessibilità alla rete AV per diverse zone a elevata valenza territoriale quali il Cilento e la Valle di Diano, la costa Jonica, l'alto e il basso Cosentino, l'area del Porto di Gioia Tauro e il Reggino, oltre che velocizzare anche collegamenti per la Sicilia attraverso l'interconnessione a Villa S. Giovanni. Questa configurazione risponde perfettamente anche al modello di servizi Lunga Percorrenza, garantendo non solo un collegamento tra i principali nodi metropolitani e i punti di adduzione dell'offerta regionale quali Sapri, Paola, Lamezia, Rosarno, Gioia Tauro, Villa S. Giovanni, ma anche località ad alta valenza turistica quali Maratea, Vallo della Lucania, Scalea, Vibo Pizzo e con opportuni interventi anche verso la costa ionica"; lo stesso documento evidenzia i benefici e i rischi rispettivamente connessi all'inclusione e all'esclusione dalla rete dell'alta velocità, difatti alla pagina 10 si precisa che: "È un dato di fatto che l'alta velocità nelle aree in cui è stata realizzata ha portato ad una migliore coesione territoriale, e numerosi altri benefici quali l'aumento dei flussi turistici, di business e di studenti; l'aumento dei valori immobiliari; l'ampliamento del mercato del lavoro; effetti agglomerativi"; è per tutte queste ragioni che il territorio cilentano, inciso da grave e diffuso spopolamento, non può restare escluso dal circuito dell'alta velocità, né può rimanere privo dei necessari interventi di ammodernamento e velocizzazione dell'esistente linea tirrenica; il "Documento di fattibilità delle alternative progettuali della nuova linea AV Salerno-Reggio Calabria" indica due ipotesi per il lotto 2, Battipaglia-Atena-Sapri (con prosecuzione verso Praja mediante linea tirrenica) e Battipaglia-Atena-Praja. Dall'audizione in data 8 giugno 2021 della commissaria Fiorani presso l'8a Commissione permanente del Senato è emerso che l'ipotesi preferita è Battipaglia-Atena-Praja, scelta di cui, peraltro, non sono state illustrate le ragioni giustificative; l'esclusione del Cilento e della stazione di Sapri trova il disappunto dei vettori dell'alta velocità, Italo e Frecciarossa, che mirano alla remuneratività dei collegamenti, ed incontra oggettive difficoltà realizzative indicate in modo puntuale nel documento presentato al Parlamento il 7 aprile 2021; la Battipaglia-Atena-Praja presenta notevoli e plurime difficoltà realizzative che, al contrario, non sono riscontrabili nella linea Battipaglia-Atena-Sapri, come evidenziato nello stesso documento, ossia: a) attraversa un'area con maggiore pericolosità sismica; b) l'orografia del comprensorio attraversato impone lunghe gallerie alternate a viadotti, in cui risulta difficoltoso localizzare anche le sottostazioni elettriche di alimentazione; c) le lunghe e accentuate pendenze mal si conciliano con le caratteristiche della rete dell'alta velocità e le performance dei treni veloci; d) i costi al momento preventivati nel tratto Vallo di Diano-Praja rischiano di subire imponenti incrementi, in quanto non risulta possibile in sede di studio di fattibilità valutare le numerose variabili ancora in esame; e) la redditività dell'investimento e la remuneratività dei servizi sono limitate per il fatto che la linea attraversa un territorio con minor appetibilità commerciale per i vettori alta velocità; lo stesso documento di fattibilità fa emergere che il tracciato Battipaglia-Atena-Sapri-Praja è suppergiù identico all'ipotesi Battipaglia-Atena-Praja, ciò rafforza l'opzione per l'ipotesi Sapri, che ha l'effetto di aumentare l'accessibilità dei territori alla rete dell'alta velocità, tra cui il Cilento privo di rete autostradale, nonché di accrescere la redditività dell'investimento e la remuneratività dei servizi, impegna il Governo: 1) ad intervenire con ogni opportuna, tempestiva iniziativa diretta al recupero dell'inclusione del territorio cilentano nel circuito dell'alta velocità, attraverso il tracciato Battipaglia-Atena-Sapri-Praja, così ampliando i livelli di accessibilità alla rete AV di una vasta area ad elevata valenza territoriale; 2) ad assumere gli opportuni interventi per l'ammodernamento e la velocizzazione dell'esistente linea tirrenica (Battipaglia-Agropoli-Vallo della Lucania-Sapri). Atto n. 1-00393 CUCCA VONO FARAONE CARBONE GARAVINI SBROLLINI SUDANO GRIMANI - Il Senato, premesso che: l'11 febbraio 2020 l'assemblea straordinaria dei soci della compagnia aerea Air Italy ha dato avvio alla procedura di liquidazione della società, a causa delle persistenti e strutturali condizioni di difficoltà del mercato, procedendo, a tal fine, alla nomina di due commissari; in data 1° aprile 2021, dopo l'avvio della liquidazione e il fermo dell'attività, la compagnia aerea avvia la procedura per il licenziamento collettivo di circa 1.400 dipendenti, assunti con contratto a tempo indeterminato e distribuiti tra Olbia e Malpensa, adducendo come motivazioni la cessazione dell'attività e l'imminente scadenza, a giugno 2021, della cassa integrazione straordinaria; infatti, i lavoratori di Air Italy, al momento e fino al 30 giugno 2021, possono beneficiare della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale messa a disposizione con l'articolo 94 del decreto-legge n. 18 del 2020, così come poi modificato dal decreto-legge n. 104 del 2020, in favore delle aziende operanti nel settore aereo; il decreto-legge n. 73 del 2021, detto "sostegni bis", ha previsto, attraverso l'articolo 45, una proroga di sei mesi per quei lavoratori dipendenti di aziende in liquidazione che hanno incontrato particolari difficoltà nel processo di cessazione aziendale; il dettato dell'articolo 45 si inserisce in un quadro normativo differente rispetto a quello attualmente applicato, con la logica conseguenza che tale proroga non può essere applicata anche ai lavoratori di Air Italy; inoltre, il contributo addizionale che grava sulla cassa integrazione, a cui fa riferimento il suddetto articolo 45, pari al 9 per cento della retribuzione globale da parte dell'azienda, aggraverebbe la liquidazione di costi aggiuntivi che l'azienda ha già dichiarato di non essere più disposta a sostenere; premesso altresì che: i 45 giorni della prima fase sindacale della procedura si sono conclusi infruttuosamente nei vari incontri tra azienda e sindacati; in particolare, i liquidatori hanno illustrato, da un lato, come non paiono sussistere i presupposti giuridici per accedere a un ulteriore ammortizzatore sociale, alla luce delle attuali previsioni normative, e, dall'altro, come i costi che la società ha già sostenuto nel corso del 2020 a causa della situazione di emergenza sanitaria non consentano di aggravare ulteriormente i costi della liquidazione; considerato che: la Sardegna vive in un clima molto teso a livello sociale, in virtù delle tante vertenze in attesa di una risoluzione; la vertenza che ha coinvolto Air Italy assume carattere nazionale, non potendo essere derubricata a mera vicenda regionale, che interessa solo i lavoratori sardi; nel quadro complessivo delle difficoltà e delle tensioni economiche e sociali, che il territorio sardo sta vivendo con la vertenza Air Italy, è necessario assumere ogni azione possibile per evitare o rimandare possibili licenziamenti del 30 giugno 2021, che aggraverebbero ulteriormente tale stato di crisi; in questo contesto, la concessione della proroga degli ammortizzatori sociali fino a dicembre 2021 consentirebbe di garantire un opportuno sostegno al reddito ai lavoratori e di disporre del tempo necessario per affrontare e individuare eventuali possibili opzioni funzionali alla definizione della vertenza e al contestuale ricollocamento del personale interessato; peraltro, tutti i lavoratori risultano essere professionalmente idonei, avendo ottenuto il rinnovo delle relative licenze specialistiche; in mancanza di una celere soluzione i lavoratori si ritroveranno immediatamente disoccupati, e questo avrà anche conseguenze sulla continuità territoriale da assicurare alla Sardegna, impegna il Governo: 1) ad adottare con urgenza ogni misura necessaria per definire il corretto percorso per la proroga dell'attuale cassa integrazione straordinaria, almeno fino a dicembre 2021; 2) a verificare le opportunità industriali per il recupero delle professionalità coinvolte, in un contesto più ampio di una riforma delle regole del sistema del trasporto aereo; 3) a definire, di concerto con gli altri soggetti istituzionali coinvolti, una strategia industriale di più ampio respiro, che possa condurre a una soluzione occupazionale strutturata e duratura, anche nell'ottica delle prospettive future della Sardegna. Atto n. 1-00394 DORIA LUNESU FLORIS PIANASSO PISANI Pietro VALLARDI MARIN BERGESIO - Il Senato, premesso che: l'11 febbraio 2020 l'assemblea straordinaria dei soci della compagnia aerea Air Italy ha dato avvio alla procedura di liquidazione della società, a causa delle persistenti e strutturali condizioni di difficoltà del mercato, procedendo, a tal fine, alla nomina di due commissari; in data 1° aprile 2021, dopo l'avvio della liquidazione e il fermo dell'attività, la compagnia aerea avvia la procedura per il licenziamento collettivo di circa 1.400 dipendenti, assunti con contratto a tempo indeterminato e distribuiti tra Olbia e Malpensa, adducendo come motivazioni la cessazione dell'attività e l'imminente scadenza, a giugno 2021, della cassa integrazione straordinaria; infatti, i lavoratori di Air Italy, al momento e fino al 30 giugno 2021, possono beneficiare della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale messa a disposizione con l'articolo 94 del decreto-legge n. 18 del 2020, così come poi modificato dal decreto-legge n. 104 del 2020, in favore delle aziende operanti nel settore aereo; i liquidatori di Air Italy possono, allo scadere del suddetto ammortizzatore, fare ricorso anche ai 12 mesi di cassa integrazione straordinaria per cessazione ( ex art. 44 del decreto-legge n. 109 del 2018) previsti per legge (che l'art. 45 del decreto-legge n. 73 del 2021, detto "sostegni bis", proroga di sei mesi, per quelle aziende che già usufruiscono di cassa integrazione straordinaria per cessazione); tuttavia, il ricorso alla proroga della cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione aggraverebbe la liquidazione in bonis di Air Italy di costi aggiuntivi (il TFR degli addetti e il contributo addizionale dovuto per l'utilizzo della cassa integrazione) e i soci, inoltre, per il tramite dei liquidatori, hanno già dichiarato di non essere più disposti a sostenere costi aggiuntivi; premesso altresì che: i 45giorni della prima fase sindacale della procedura si sono conclusi infruttuosamente nei vari incontri tra azienda e sindacati; in particolare, i liquidatori hanno illustrato, da un lato, come non paiono sussistere i presupposti finanziari per accedere a un ulteriore ammortizzatore sociale, visti i costi aggiuntivi che questo comporterebbe alla luce delle attuali previsioni normative, e, dall'altro, come i costi che la società ha già sostenuto nel corso del 2020, a causa della situazione di emergenza sanitaria, non consentono di aggravare ulteriormente i costi della liquidazione; nel corso dell'incontro convocato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 17 giugno 2021 per l'espletamento della fase amministrativa della procedura di licenziamento collettivo, le parti sociali e istituzionali presenti all'incontro hanno unitariamente chiesto ai liquidatori di fare ricorso alla cassa integrazione straordinaria per cessazione, oppure, ove venisse inserito uno specifico emendamento al decreto-legge n. 73 del 2021 in corso di conversione, di fare ricorso alla cassa integrazione dedicata alle aziende e ai lavoratori del settore aero ( ex art. 94 del decreto-legge n. 18 del 2020, successivamente modificato dall'art. 20 del decreto-legge n. 104 del 2020) che comporterebbe, per la procedura di liquidazione, un minore aggravio di costi rispetto alla cassa integrazione straordinaria per cessazione; i liquidatori di Air Italy, nel corso del predetto incontro presso il Ministero del lavoro, hanno chiarito che avrebbero doverosamente fatto un'informativa ai soci in cui avrebbero riportato le richieste delle parti sociali ed istituzionali, riservandosi di comunicarne le risposte alla riunione di espletamento della fase amministrativa della procedura di licenziamento riconvocato dal Ministero del lavoro il 22 giugno; considerato che: la Sardegna vive in un clima molto teso a livello sociale, in virtù delle tante vertenze in attesa di una risoluzione; la vertenza che ha coinvolto Air Italy assume carattere nazionale, non potendo essere derubricata a mera vicenda regionale, che interessa solo i lavoratori sardi; nel quadro complessivo delle difficoltà e delle tensioni economiche e sociali che il territorio sardo sta vivendo con la vertenza Air Italy, è necessario assumere ogni azione possibile per evitare o rimandare possibili licenziamenti del 30 giugno, che aggraverebbero ulteriormente tale stato di crisi; in questo contesto, la concessione della proroga degli ammortizzatori sociali fino a dicembre 2021 consentirebbe di garantire un opportuno sostegno al reddito ai lavoratori e di disporre del tempo necessario per affrontare e individuare eventuali possibili opzioni funzionali alla definizione della vertenza e al contestuale ricollocamento del personale interessato; peraltro, tutti i lavoratori risultano essere professionalmente idonei, avendo ottenuto il rinnovo delle relative licenze specialistiche; in mancanza di una celere soluzione, i lavoratori si ritroveranno immediatamente disoccupati, e questo avrà anche conseguenze sulla continuità territoriale da assicurare alla Sardegna, impegna il Governo: 1) ad adottare con urgenza ogni misura necessaria per definire il corretto percorso di supporto per la società Air Italy in liquidazione, affinché decida di ritirare la procedura di licenziamento collettivo, o congelarla, facendo contestualmente ricorso ad un ulteriore periodo di cassa integrazione per un periodo congruo, che possa consentire alle istituzioni centrali e regionali di usufruire di maggior tempo, per mettere in campo tutte le azioni di politica attiva e di salvaguardia delle importanti professionalità dei circa 1.400 addetti di Air Italy; 2) a verificare le opportunità industriali per il recupero delle professionalità coinvolte, in un contesto più ampio di una riforma delle regole del sistema del trasporto aereo; 3) a definire, di concerto con gli altri soggetti istituzionali coinvolti, una strategia industriale di più ampio respiro, che possa condurre a una soluzione occupazionale strutturata e duratura, anche nell'ottica delle prospettive future della Sardegna. Atto n. 1-00395 BALBONI CIRIANI BARBARO CALANDRINI DE BERTOLDI DE CARLO DRAGO FAZZOLARI GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA LA RUSSA MAFFONI NASTRI PETRENGA RAUTI RUSPANDINI TOTARO URSO ZAFFINI - Il Senato, premesso che: da molteplici fonti di stampa si apprende che il 20 giugno 2021, a Roma, nei pressi dell'uscita della stazione Termini di via Giolitti, un uomo di nazionalità ghanese, che avrebbe precedenti penali, brandendo un coltello da cucina ha terrorizzato i passanti; l'uomo sarebbe stato avvistato da una guardia giurata addetta alla sicurezza, che avrebbe allertato prontamente gli agenti di Polizia ferroviaria; nelle immagini diffuse dai media si intravede l'uomo armato, con l'arma da taglio, spaventare i passanti e salire sugli scooter parcheggiati con fare minaccioso; sempre in base alle immagini rilanciate dalla stampa si intuisce che gli agenti della Polizia ferroviaria intervenuti a seguito della segnalazione hanno circondato l'uomo, gli hanno intimato di gettare l'arma, gli si sono avvicinati con dei manganelli tentando di disarmarlo, tuttavia l'uomo non ha desistito dagli intenti evidentemente ostili ed intimidatori, seguitando ad agitare la lama in direzione degli operanti; infine uno degli agenti occupato nelle operazioni di accerchiamento avrebbe sparato ad una gamba dell'uomo, che accasciatosi al suolo è stato finalmente disarmato e, rimasto ferito, è stato trasportato presso una vicina struttura ospedaliera; al momento si apprende che l'uomo, non in pericolo di vita, si troverebbe piantonato in ospedale, in stato di arresto per i reati di tentato omicidio, porto abusivo d'arma, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale; l'agente della Polizia ferroviaria che ha sparato, sempre da quanto si apprende dagli organi di stampa, è stato iscritto nel registro degli indagati per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi, circostanza che rischia di demotivare le forze dell'ordine e che ha già suscitato le proteste dei sindacati di categoria; l'evento non costituisce un caso isolato, atteso lo stato di degrado e di illegalità che imperversa nelle periferie e nei luoghi di transito particolarmente affollati come le stazioni ferroviarie delle grandi città; il fatto appare di una gravità assoluta e pone al centro del dibattito politico non solo la questione della sicurezza delle aree urbane, ma anche le dotazioni ed il ruolo degli agenti di polizia giudiziaria, che si trovano sempre più spesso a dover fronteggiare, senza mezzi adeguati, situazioni di pericolo ed emergenza come quella descritta; esistono dei sistemi che consentirebbero, agli agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria o dei militari in servizio di pubblica sicurezza impegnati in operazioni con evidenti margini di rischio, di evitare di utilizzare le armi da fuoco, quali le pistole ad impulsi elettrici, detti " taser ", strumenti meno lesivi e più efficaci per tutelare l'integrità fisica di cittadini, forze di polizia e delinquenti; è noto che l'art. 8, comma 1- bis , del decreto-legge 22 agosto 2014, n. 119, autorizzava in via sperimentale l'utilizzo del taser e che tra il settembre 2018 e il giugno 2019 iniziava su 12 città italiane la sperimentazione; il Consiglio dei ministri il 17 gennaio 2020 ha approvato, in esame preliminare, un regolamento che modifica le norme (decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 1991, n. 359) sui criteri per la determinazione di armamento e munizioni, che avrebbe dovuto costituire la base giuridica per l'adozione del taser per le forze dell'ordine in via ordinaria; in data 23 febbraio 2021 sul sito del Ministero dell'interno è stata data notizia che sarebbe stata avviata la gara pubblica per l'acquisto dei taser per la Polizia di Stato; ad oggi nulla si sa sugli esiti della procedura; tra gli strumenti indispensabili a garantire la sicurezza degli agenti operanti, nonché di tutte le persone che con loro entrano in contatto durante operazioni di pubblica sicurezza, sono ricompresi i dispositivi di videoripresa da apporre sulle divise (dette body cam ); il garante per la protezione dei dati personali, a questo proposito, con i pareri n. 6197012 e n. 6197365 del 2017, ha altresì fugato dubbi di legittimità rispetto all'utilizzo di tali strumenti, disciplinando i tipi di trattamento effettuati per finalità di pubblica sicurezza e sancendo a quali principi in materia di privacy devono attenersi organi, uffici e comandi di polizia; anche la dotazione di sistemi di videoripresa, dunque, costituisce uno strumento per tutelare la polizia giudiziaria e la collettività da eventuali abusi; ulteriore questione che si pone come preliminare per l'effettiva tutela degli agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza o dei militari in servizio di pubblica sicurezza è la necessità di garantire che sia lo Stato a dover anticipare le spese di difesa e di giudizio per eventuali procedimenti che scaturiscano per fatti compiuti in servizio e relativi all'uso di armi o di altro mezzo di coazione fisica; allo stato l'art. 32 della legge 22 maggio 1975, n. 152 (Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico), prevede che "la difesa può essere assunta, a richiesta dell'interessato dall'Avvocatura dello Stato o da libero professionista di fiducia dell'interessato medesimo. In questo secondo caso le spese di difesa sono a carico del Ministero dell'interno salvo rivalsa se vi è responsabilità dell'imputato per fatto doloso"; in buona sostanza la normativa, unitamente alla contrattazione collettiva, prevede per questi casi unicamente un rimborso ex post e delle sole spese di difesa, con possibilità di richiesta di anticipazione delle spese per una somma massima di 2.500 euro; appare dunque una disposizione recisamente insufficiente a far sì che gli operatori, attinti da un procedimento penale o civile, possano sentirsi tutelati in caso di azioni arbitrarie e infondate; l'unico sistema pienamente tutelante sarebbe quello di prevedere l'anticipo integrale da parte dello Stato tanto delle spese legali che di giudizio, senza il tetto di 2.500 euro, salvo rivalsa; considerato che tutti questi temi appaiono funzionali e necessari all'implementazione delle politiche di tutela e garanzia non solo degli agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza o dei militari in servizio di pubblica sicurezza, ma anche più in generale della sicurezza della collettività, impegna il Governo: 1) ad agevolare ed accelerare la conclusione dell' iter del procedimento ad evidenza pubblica che dovrebbe condurre all'acquisto dei taser per la Polizia di Stato; 2) ad agevolare ed accelerare il processo per l'adozione dei sistemi di videoripresa ( body cam ) da apporre sulle divise, nell'alveo dei processi di ammodernamento delle dotazioni degli agenti di pubblica sicurezza; 3) a porre in essere un'azione volta a garantire che le spese legali e di giudizio per fatti compiuti in servizio e relativi all'uso di armi o di altro mezzo di coazione fisica possano essere anticipate integralmente dallo Stato, senza il limite dei 2.500 euro, salvo rivalsa. Interrogazioni Atto n. 3-02628 MAGORNO Ai Ministri dello sviluppo economico e della giustizia Premesso che: nella giornata del 16 giugno 2021, durante il telegiornale delle ore 12, RAI 3 ha diffuso in esclusiva il video, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, del tragico incidente della funivia del Mottarone avvenuto il 23 maggio 2021, in cui hanno perso la vita 14 persone, inclusi due bambini; immediatamente, il video ha avuto larga diffusione su altre emittenti e on line ; una prima questione non riguarda già la legittimità, dal punto di vista del diritto, della scelta di pubblicare tali immagini, quanto una riflessione morale, che impone di domandarsi quali siano i limiti etici del diritto di cronaca, ovvero quando la società può aspettarsi e chiedere che la deontologia professionale e il rispetto per coloro che sono coinvolti in una vicenda così drammatica debbano imporre alla coscienza del giornalista di fermarsi, e di espungere dal materiale su cui basa il suo lavoro, la diffusione di immagini che ritraggono gli ultimi istanti di vita di una o più persone, come in questo caso, in particolare, in contesti in cui tale diffusione nulla aggiunge al racconto dei fatti, ma rischia soltanto di ridursi ad un'ignobile spettacolarizzazione del dolore; per quanto riguarda la legittimità della diffusione del video, si è prontamente pronunciata il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi, in una nota in cui ha sottolineato che le immagini fanno parte della documentazione dell'indagine, che non erano mai state portate a conoscenza nemmeno dei familiari delle vittime, proprio nel rispetto della loro sofferenza, che ora, invece, risulta ulteriormente acuita dall'iniziativa del 16 giugno; il diritto di cronaca non può e non deve entrare nel dolore delle persone: e tuttavia, negli ultimi anni, nell'ambito dell'informazione italiana, si assiste ad una preoccupante tendenza al sensazionalismo della sofferenza privata, uno sviluppo davanti al quale la politica non può rimanere inerte, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo ritengano opportuno intraprendere al fine di porre rimedio alla sofferenza cui i familiari delle vittime della tragedia del Mottarone e le comunità coinvolte sono state sottoposte a causa della diffusione del video citato; quali misure di propria competenza intendano altresì adottare affinché episodi di questo tipo non si verifichino nuovamente in futuro. Atto n. 3-02629 NUGNES Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: in data 3 dicembre 2007, ai fini della progettazione, realizzazione e gestione dell'autostrada regionale Cremona-Mantova, è stata stipulata e sottoscritta la convenzione tra il concedente Infrastrutture lombarde S.p.A. ed il concessionario società Stradivaria S.p.A., il cui schema è stato approvato dalla Giunta regionale della Lombardia con propria deliberazione n. VIII/ 5539 del 10 ottobre 2007; l'art. 36 della convenzione disciplina la decadenza della concessione specificandone le fattispecie in cui si verifica, nonché la procedura da seguire per poterla dichiarare; in particolare l'art. 36, comma 1, alla lettera f) recita: "Assoggettamento del concessionario a procedure concorsuali, sopravvenienza di cause che comportino una notevole diminuzione della capacità tecnico-economica e/o patrimoniale del concessionario"; a quanto risulta all'interrogante, nell'attuale fase dell' iter approvativo del progetto autostradale regionale in questione, si evidenzierebbe la sussistenza di puntuali elementi che renderebbero palese la notevole diminuzione della capacità economica e patrimoniale del concessionario e la presenza di obiettive ragioni di interesse pubblico per addivenire alla decadenza della concessione, anche in ragione del contesto economico e sociale, completamente mutato rispetto a quello in cui è maturata la programmazione dell'opera; va considerato questo un indispensabile passaggio amministrativo, propedeutico all'apertura di una nuova fase, con la realizzazione e la gestione del progetto autostradale attraverso una delle soluzioni alternative ipotizzate al tavolo regionale delle infrastrutture del 30 luglio 2019, e precisamente lo "scenario C - concessione pubblica", che prevede l'affidamento della concessione a una società pubblica partecipata dalla Regione Lombardia (esempio CAL/ILSPA); inoltre, al progetto autostradale della Cremona-Mantova, mancano i 9 chilometri centrali del tracciato, la cui realizzazione è attualmente in carico alla concessione del Ti-Bre autostradale e, nel richiamato "scenario C", verrebbero portati in capo alla concessione regionale, previa revisione della convenzione di concessione del Ti-Bre, con conseguente rideterminazione della sua durata, e con significativi riflessi negativi sull'accordo siglato tra Governo italiano e Commissione europea in ordine alla chiusura della procedura di infrazione per la proroga senza gara della concessione autostradale A15 Parma-La Spezia; tra gli scenari regionali, c'è la proposta delle associazioni ambientaliste inviata al Ministro in indirizzo con nota del 22 febbraio 2021 con allegato apposito studio, lo "Scenario ulteriore", nel quale sarebbe prevista la riqualificazione dell'ex strada provinciale 10 (ora in carico ad ANAS), strada a una corsia per senso di marcia: si tratterebbe di una ricalibratura (piattaforma categoria C1) dell'esistente con un costo di 100-200 milioni di euro a carico di soggetti pubblici e tempi di realizzazione in 3 anni; tale proposta rappresenta la vera alternativa alla Cremona-Mantova, sia sul piano sia economico-finanziario che ambientale, con uno scarsissimo consumo di suolo, commisurata all'effettivo TGM della strada statale 10, che da decenni si attesta sui 9.000 veicoli al giorno; oltre al costo regionale di realizzazione della Cremona-Mantova di 1.083 milioni di euro, l'onere finanziario statale, qualora si decidesse di assecondare la scelta della Regione Lombardia di continuare nella realizzazione dell'autostrada, ammonterebbe a circa, ulteriori, un miliardo di euro, per finanziare: a) i 9 chilometri del tracciato (ex Ti-Bre); b) le opere di connessione alla Cremona-Mantova; c) il credito di imposta a titolo di IVA sui lavori e imposte su utili di esercizio e sull'attività di gestione; tali costi sarebbero da confrontare con quelli derivanti dall'accordo di programma proposto dalle associazioni ambientaliste, che ammontano a circa 400 milioni di euro; inoltre il piano della mobilità della Regione evidenzia che: dei circa 16 milioni di spostamenti quotidiani, il 90 per cento avviene entro i 20 chilometri e di questi il 70 per cento avviene entro i 10 chilometri, mentre solo il 7 per cento delle merci viaggia su "ferro", a fronte del 93 per cento ancora su gomma; come più volte dichiarato nel corso del dibattito parlamentare dagli esponenti del Governo, il piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta un'occasione irripetibile per operare nel nostro Paese quella "rivoluzione verde e transizione ecologica", che dovrebbe contemplare quale scelta strategica la realizzazione di adeguate infrastrutture al servizio di un nuovo modello di mobilità, moderna e sostenibile, in grado di contribuire in modo determinante al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica fissati dallo "European green deal", si chiede di sapere: quali siano gli orientamenti del Governo, per quanto di competenza, in relazione alla proposta che prevede la riqualificazione della strada statale 10, la cui gestione è ora passata in capo ad ANAS S.p.A., come alternativa concreta e sostenibile alla realizzazione dell'autostrada Cremona-Mantova, all'interno di un preciso accordo di programma e nel segno di un'indispensabile sostenibilità ambientale; quale sia l'orientamento del Governo, per quanto di competenza, in ordine alla richiesta, avanzata dalla Regione Lombardia, di stralciare dalla convenzione della concessione autostradale A15 Parma-La Spezia i 9 chilometri centrali di interconnessione con il progetto dell'autostrada regionale Cremona-Mantova. Atto n. 3-02630 NUGNES FATTORI LA MURA Ai Ministri della transizione ecologica e della salute Premesso che: nel 2016, a seguito di importanti manifestazioni e iniziative promosse da comitati, associazioni e movimenti spontanei di cittadini, l'Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno di Portici (Napoli), in collaborazione con altri importanti istituti di ricerca, come l'istituto "Pascale" di Napoli, il CNR e le università di Milano, "Federico II" e Seconda università degli studi di Napoli, ha eseguito uno "studio di esposizione nella popolazione suscettibile-SPES" e una ricerca epidemiologica trasversale sull'uomo, al fine di indagare la correlazione tra esposizione ambientale e salute in Campania; in Irpinia le aree interessate sono state quelle della valle del Sabato e della valle dell'Irno, che, come noto, da decenni sono fortemente esposte a processi di inquinamento dei corsi d'acqua, dei suoli e dell'aria soprattutto a seguito di storture storiche della pianificazione produttiva e di una degenerazione dell'attuazione del ciclo industriale; i risultati dello studio e della ricerca, purtroppo, sono stati resi pubblici a 5 anni dall'esecuzione dei prelievi ematici e solo grazie alla forte insistenza delle associazioni ambientaliste interessate e ai "Medici per l'ambiente"; la dirigenza dell'Istituto attribuisce tale ritardo ai due anni di tempo che sono stati impiegati dall'Istituto superiore di sanità per la convalida dei risultati e alle problematiche legate agli eventi pandemici; tali motivazioni appaiono, a parere delle interroganti, poco convincenti, ma anche preoccupanti, in quanto in 5 anni non solo si rischia di vanificare l'efficacia di una simile iniziativa, ma si mette anche a repentaglio la salute stessa dei cittadini di quei territori, in quanto i test di analisi non sono stati realizzati attraverso campionature esterne, ma con il rilevamento di inquinanti presenti negli organismi dei tanti volontari che spontaneamente si sono sottoposti allo screening di campionatura; gli esiti non lasciano alcun dubbio sul livello di pericolosità raggiunto, in quanto è stata riscontrata l'eccessiva presenza di metalli pesanti e di elementi fortemente nocivi come l'antimonio, il titanio, il cadmio, il mercurio e la diossina, in proporzione addirittura superiore ai tassi riscontrati nella già tristemente famosa "terra dei fuochi"; in queste due aree della provincia di Avellino si è ad un punto di non ritorno e questi dati scientificamente inoppugnabili, a cui è doveroso associare quelli relativi ai monitoraggi periodici relativi alle condizioni dell'aria e delle acque realizzate dall'ARPAC, confermano la loro costante e insidiosa insalubrità; considerato che, a seguito della pubblicazione dello studio SPES, è stata avviata un'inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Avellino, che ha aperto un fascicolo nel merito, fatto che lascia sperare si possa quanto prima approdare a conclusioni certe, visto che i comitati hanno presentato esposti circostanziati già nel 2013 e nel 2016, senza nessun risultato, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, non ritengano opportuno accertare le ragioni del grave ritardo con il quale è stato reso pubblico lo studio "SPES"; se, alla luce degli allarmanti dati dello studio, non sia urgente disporre l'avvio di uno screening di massa per la popolazione interessata delle due valli, nonché un'indagine epidemiologica per individuare la prevalenza di patologie correlate all'inquinamento; se, come richiesto da tempo dalle associazioni e dalle comunità locali, si possa garantire una sistematica azione di prevenzione primaria e secondaria per tutelare la salute delle popolazioni interessate e procedere alla riduzione delle cause di inquinamento; se in queste due aree non ricorrano le condizioni per dichiarare lo stato di emergenza ambientale e arrestare qualsiasi forma di ulteriore pressione ambientale, in quanto sarebbe letteralmente criminoso perseverare a introdurre eventuali nuovi impianti, ivi compresi quelle relativi alla filiera del trattamento dei rifiuti; se nei capitoli di spesa del PNRR 2021-2026 siano previsti, in specie in quelli riguardanti la transizione ecologica, fondi da destinare a situazioni caratterizzate da gravi emergenze ambientali, da canalizzare per l'auspicabile azione di bonifica e di salvaguardia territoriale. Atto n. 3-02631 RUOTOLO DE PETRIS Ai Ministri della giustizia e dello sviluppo economico Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: in data 26 ottobre 2020 la trasmissione televisiva di RAI 3 "Report", condotta dal giornalista Sigfrido Ranucci, mandò in onda una puntata denominata "Vassalli, valvassori e valvassini", che indagava sugli appalti pubblici in Lombardia e tra gli argomenti trattati faceva riferimento ad alcune consulenze affidate all'avvocato Andrea Mascetti da enti locali; l'avvocato Andrea Mascetti, ritenendo di dover tutelare la propria reputazione asseritamente diffamata dal contenuto del servizio giornalistico che lo riguardava, in data 29 ottobre 2020, presentò al competente ufficio RAI una richiesta di ostensione di tutti gli atti, documenti, dati e informazioni relativi all'inchiesta giornalistica condotta, con particolare riguardo a tutte le interlocuzioni avvenute dai giornalisti con soggetti privati e funzionari di enti pubblici; in data 12 novembre 2020 la RAI - Radiotelevisione italiana S.p.A., al fine di tutelare il segreto professionale, ex art. 2, comma 3, della legge n. 69 del 1963, connesso alla libertà di stampa, emise il provvedimento prot. n. ALS/D/0009766 di integrale diniego dell'avanzata richiesta di accesso agli atti; diniego avverso il quale l'avvocato Mascetti presentò ricorso ai sensi dell'art. 22 della legge n. 241 del 1990 innanzi al TAR Lazio, così incardinando il giudizio R.g. 198/2021; in data 18 giugno 2021 la sezione terza del TAR Lazio ha emesso la sentenza n. 7333/2021, con la quale accoglie parzialmente il ricorso dell'avvocato Mascetti e condanna la RAI a consentire "entro giorni trenta dalla comunicazione o notificazione (se anteriore) della presente sentenza l'accesso agli atti e ai documenti", relativi alla "documentazione connessa all'attività preparatoria di acquisizione e di raccolta di informazioni riguardanti le prestazioni di carattere professionale svolte dal ricorrente in favore di soggetti pubblici, confluite nell'elaborazione del contenuto del servizio di inchiesta giornalistica mandato in onda, nello specifico avente ad oggetto la rete di rapporti di consulenza professionale instaurati su incarico di enti territoriali e locali"; considerato che: la sentenza parrebbe introdurre il pericoloso principio secondo cui i giornalisti che prestano la propria attività presso le reti del servizio pubblico sarebbero assimilabili a funzionari pubblici e gli atti e i documenti relativi alle inchieste giornalistiche da loro condotti assimilabili, quindi, ad atti amministrativi, con la conseguenza che tutte le informazioni raccolte con il lavoro di inchiesta giornalistica, se svolte in favore del servizio pubblico e relative a soggetti pubblici, sarebbero assoggettabili al diritto di accesso di cui alla legge n. 241 del 1990, e nel dettaglio, il diritto di accesso sarebbe da ritenersi prevalente sul diritto alla tutela delle fonti, con evidente e gravissima lesione della libertà d'informazione e del diritto alla tutela della riservatezza delle fonti, di cui all'art. 2, comma 3, della legge professionale n. 69 del 1963 e all'art. 13, comma 5, della legge n. 675 del 1996; se confermato, tale principio, oltre a porre un'irragionevole discriminazione fra i professionisti che lavorano per il servizio pubblico e quelli che prestano invece la propria attività per enti privati, rappresenterebbe una palese violazione della libertà di stampa, di cui all'articolo 21 della Costituzione. Porrebbe infatti a repentaglio l'attività giornalistica effettuata in favore del servizio pubblico, soprattutto con riguardo all'attività giornalistica d'inchiesta, che per assodata giurisprudenza di legittimità costituisce "l'espressione più alta e nobile dell'attività di informazione; con tale tipologia di giornalismo, infatti, maggiormente si realizza il fine di detta attività quale prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, per sollecitare i cittadini ad acquisire conoscenza di tematiche meritevoli, per il rilievo pubblico delle stesse (Cass. 2010/13269)", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del fatto descritto e se non intendano intervenire affinché il diritto alla tutela delle fonti, la libertà d'informazione e in definitiva la libertà di stampa siano pienamente garantite, anche nell'ambito dell'attività giornalistica svolta per il servizio pubblico; se il Ministro della giustizia, in quanto autorità garante e "custode" dell'albo dei giornalisti, non ritenga di dover intervenire affinché non si verifichi un'ingiusta discriminazione fra giornalisti del servizio pubblico, assoggettati al diritto di accesso ai documenti, di cui alla legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni, e gli altri giornalisti, e affinché la normativa a tutela della riservatezza delle fonti non sia pienamente rispettata; infine, quali iniziative, amministrative e, nel caso in cui lo si ritenga opportuno, legislative, i Ministri intendano promuovere per prevenire, contrastare e reprimere fatti gravi come quelli descritti. Atto n. 3-02632 BRUZZONE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la tortora selvatica, Streptopelia turtur , è specie cacciabile in Italia ai sensi della legge n. 157 del 1992 e della direttiva 147/2009/CE, denominata "Uccelli"; la Commissione europea ha approvato per questa specie un piano d'azione internazionale nel 2018, nella seduta del comitato NADEG, in cui lo Stato italiano, nelle persone dei rappresentanti del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha espresso il suo accordo, con la premessa, condivisa anche da altri Stati europei, di non accettare la parte del piano contenente la proposta di moratoria sulla caccia avanzata dalla Commissione; successivamente, la Commissione ha predisposto il piano di gestione adattativa del prelievo della tortora in UE, attraverso un contratto professionale con un gruppo di lavoro scientifico; nel mese di maggio 2021 si sono conclusi gli incontri tecnici con istituzioni e portatori d'interesse, ed è stato stabilito che per l'areale che interessa l'Italia (ad eccezione di Liguria e Piemonte) la caccia può continuare nell'anno 2021, se si riduce il prelievo del 50 per cento rispetto ai dati degli anni precedenti; a questo scopo la Commissione ha inviato un questionario agli Stati membri, in cui si devono descrivere le condizioni per assicurare la riduzione del prelievo e le azioni per garantirne il rispetto. Dagli incontri, a cui hanno preso parte anche i tecnici del Ministero della transizione ecologica, sembrerebbe che sia emerso un quadro negativo delle Regioni italiane, mettendo in dubbio la loro capacità di attuare quanto richiesto dalla Commissione e aggiungendo argomenti al di fuori della materia trattata; le Regioni, come anche i gruppi di interesse, non sono state direttamente coinvolte ai fini della pianificazione della strategia per attuare la riduzione del prelievo, ma è stato semplicemente inviato loro un questionario, chiedendo di compilare alcuni campi, senza consentire alcun confronto per adempiere a quanto richiesto dalla Commissione e mantenere quindi la caccia alla specie con il carniere ridotto; sembrerebbe in atto, da parte del Ministero, un tentativo di presentare appositamente un quadro erroneamente negativo alla Commissione europea, al fine di far rigettare la possibilità di caccia alla specie per il nostro Paese, al contrario di quanto stanno facendo gli altri Stati UE, in cui la specie è cacciabile, che hanno difeso e stanno difendendo la caccia alla tortora nel loro territorio (Grecia, Bulgaria, Austria, Malta, Cipro, Romania); l'Italia è l'unico Paese dell'Unione europea in cui esiste un limite di carniere stagionale, e in cui la caccia all'inizio di settembre è consentita per un numero variabile fra una e 3 giornate; è quindi sufficiente agire su questi parametri per adempiere alla richiesta della Commissione, cioè ridurre da 20 a 10 il numero di capi abbattibili per cacciatore all'anno, e ridurre a 2-3 mezze giornate la caccia all'inizio di settembre, si chiede di sapere: quale sia il quadro complessivo presentato alla Commissione europea in relazione alla caccia alla tortora nella stagione 2021-2022; se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover coinvolgere al più presto le Regioni e i portatori d'interesse per trovare la soluzione più corretta per adempiere alla richiesta di riduzione del prelievo da parte della Commissione europea; quali siano ragioni per le quali l'Italia non ha ancora dato seguito all'approvazione del piano nazionale di gestione della tortora, rinunciando in questo modo allo strumento per i miglioramenti ambientali favorevoli alla specie, e se non ritenga che tale posizione possa essere riconducibile a scelte politiche antivenatorie. Atto n. 3-02633 MIRABELLI ALFIERI FEDELI MARGIOTTA STEFANO ROSSOMANDO Ai Ministri dello sviluppo economico e per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale Premesso che: DAZN, fondato a Londra nel 2015 da DAZN group, è un servizio a pagamento di video streaming di eventi sportivi, sia in diretta che on demand , disponibile in 30 Paesi. In Italia, la piattaforma è presente dal 1° luglio 2018 per trasmettere in esclusiva tutte le partite di calcio della serie B e 3 della serie A, insieme ad altri eventi calcistici e sportivi; il 26 marzo 2021, DAZN si è aggiudicato i diritti per tutte le partite del campionato di serie A per il triennio 2021-2024, battendo Sky con la propria offerta da 840 milioni di euro a stagione, di cui 7 in esclusiva e 3 in co-esclusiva con altro operatore televisivo; considerato che: gli utenti abbonati a DAZN hanno lamentato frequenti disservizi nella visione delle partite a pagamento trasmesse in video streaming , che sono stati dovuti, secondo l'operatore, al sovraccarico della rete internet ; DAZN, per scongiurare il ripetersi di tali disservizi, avrebbe proposto alla lega calcio di serie A di trasmettere, nel triennio 2021-2024, le 10 partite di ogni turno di campionato in 10 momenti diversi; tale proposta, che non ha precedenti nella storia del campionato di calcio di serie A, oltre a sconvolgere le abitudini dei consumatori, presenta evidenti problemi di natura sportiva e logistica, con ripercussioni sull'intero movimento calcistico professionistico; DAZN è un operatore con sede legale a Londra e con autorizzazione estera, e in quanto tale non è soggetto a tutte le norme vigenti in Italia a tutela del consumatore, al contrario applicabili agli operatori nazionali. Tale situazione prefigura il rischio di una tutela non completa dei diritti degli utenti italiani di DAZN in caso di ripetuti disservizi nella trasmissione degli eventi sportivi acquisiti per il triennio 2021-2024; rilevato che: nei giorni scorsi, l'operatore Sky, in possesso dei diritti per sole 3 partite a turno di campionato, avrebbe offerto a DAZN circa 500 milioni di euro per ciascuna stagione calcistica 2021-2024, per trasmettere su "Sky Q", attraverso l' app di DAZN, e tramite un canale lineare via satellite, le partite di quest'ultima. Tale offerta non sarebbe stata in esclusiva, ma al contrario avrebbe lasciato piena libertà a DAZN di offrire le partite su altre piattaforme e ad altri operatori, assicurando così i necessari profili concorrenziali a tutto vantaggio dei consumatori; l'offerta di Sky sarebbe stata rifiutata da DAZN, senza adeguate motivazioni, con grave pregiudizio per i consumatori che vedranno restringersi, a partire dalla prossima stagione calcistica, le possibilità di scelta dell'operatore a cui abbonarsi per la visione delle partite di campionato di serie A; in seguito a tale decisione, DAZN avrebbe siglato una partnership con Tim, che vedrà quest'ultimo come distributore di tutte le partite di campionato, di cui 7 in esclusiva, dal prossimo luglio 2021. Ad aggravare la situazione di scarsa concorrenza a danno dei consumatori, sia DAZN che Tim hanno, inoltre, annunciato un consistente aumento dei prezzi dei pacchetti relativi al calcio rispetto a quello delle precedenti stagioni calcistiche; rispetto alla stagione 2020-2021, si ridurrebbero, pertanto, di molto le piattaforme distributive e le modalità di fruizione per seguire l'intero campionato di calcio, avendo Sky acquisito i diritti per sole 3 partite a turno di campionato; in forza di questo accordo, gli appassionati del campionato di calcio di serie A vedrebbero ristretta la propria libertà di scelta o all' app di DAZN o al servizio "Tim Vision" di Tim, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo in merito ai fatti esposti; se ritengano che DAZN e gli altri operatori che ne hanno acquisito i diritti di trasmissione, a fronte dell'attuale stato della rete internet su tutto il territorio nazionale e del suo sviluppo tecnologico, siano in grado di trasmettere le partite di ciascun turno del campionato di serie A nelle stagioni dal 2021 al 2024, senza disservizi per gli utenti e senza ricorrere alla suddivisione delle 10 partite in 10 momenti diversi; quali iniziative intendano adottare per tutelare gli interessi di milioni di tifosi a fronte dell'annunciato aumento dei prezzi per la visione delle partite del prossimo campionato di calcio di serie A, per salvaguardare la concorrenza nel settore e la più ampia possibilità di scelta dell'operatore da parte degli utenti; se ritengano che le azioni di DAZN, a seguito dell'acquisizione dei diritti televisivi per la trasmissione delle partite del campionato di serie A nel triennio 2021-2024, prefigurino comportamenti anticoncorrenziali rispetto ad altri operatori del settore, alcuni dei quali hanno già avviato azioni legali per mancato rispetto di precedenti contratti o per chiedere verifiche da parte dell'autorità antitrust sulla regolarità dei nuovi accordi; se la strategia intrapresa da Tim nel prevedere l'utilizzo di fondi pubblici ( voucher ) per la sottoscrizione di abbonamenti di calcio ("fiber to the football") sia compatibile con le finalità dei fondi pubblici e se tale scelta non comporti anche un'alterazione del mercato. Atto n. 3-02634 CANGINI AIMI BARBONI CALIENDO CALIGIURI DAL MAS GALLIANI GASPARRI PAGANO PAPATHEU Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: dall'11 al 13 giugno 2021 si è tenuto il vertice del G7 a Carbis Bay, in Cornovaglia. La sessione 3 è stata dedicata alle questioni di politica estera; la sessione 5 ha riguardato i valori comuni condivisi dai membri del G7 e dai paesi ospiti invitati. Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel ha dichiarato che: "Vediamo che le democrazie liberali e le società aperte affrontano la pressione dei regimi autoritari. Questa sfida ci ha spinto a unire le forze durante il G7, non solo per poter rispondere a pressioni o attacchi, ma anche per diffondere i nostri valori di libertà, stato di diritto e rispetto dei diritti umani"; il Presidente Mario Draghi ha sottolineato che "Il tema politico dominante è stato quale atteggiamento debba avere il G7 nei confronti della Cina e in generale di tutte le autocrazie, che inquinano l'informazione, interferiscono nei processi elettorali, usano la disinformazione come tecnica aggressiva, usano i social media, fermano gli aerei in volo, rapiscono, uccidono, non rispettano i diritti umani, usano il lavoro forzato. Tutti questi temi di risentimento nei confronti delle autocrazie sono stati toccati e condivisi"; con riferimento alla Repubblica Popolare Cinese - il punto 49, ultimo paragrafo della Dichiarazione finale del G7 ("La nostra agenda condivisa per un'azione globale per ricostruire meglio"), precisa: "Allo stesso tempo, e così facendo, promuoveremo i nostri valori, anche invitando la Cina a rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali, in particolare in relazione allo Xinjiang e a quei diritti, libertà e alto grado di autonomia per Hong Kong sanciti dalla Sino-Dichiarazione congiunta britannica e Legge fondamentale"; il punto 60, della Dichiarazione finale del G7 precisa: "Ribadiamo l'importanza di mantenere un Indo-Pacifico libero e aperto, inclusivo e basato sullo stato di diritto. Sottolineiamo l'importanza della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan e incoraggiamo la risoluzione pacifica delle questioni che attraversano lo Stretto. Rimaniamo seriamente preoccupati per la situazione nel Mar Cinese Orientale e Meridionale e ci opponiamo fermamente a qualsiasi tentativo unilaterale di cambiare lo status quo e aumentare le tensioni"; negli ultimi anni gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno espresso crescente allarme per gli abusi del Governo cinese nello Xinjiang, rilasciando dichiarazioni congiunte al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e al Terzo Comitato dell'Assemblea generale, che si concentra sui diritti umani. Nell'ottobre 2020, 39 Paesi hanno espresso collettivamente grave preoccupazione per la situazione dei diritti umani nello Xinjiang, in Tibet e a Hong Kong. In data 23 marzo 2021 sul sito delle notizie dell'Organizzazione delle Nazioni Unite si affermava: "Secondo le fonti, i lavoratori Uiguri sarebbero stati sottoposti a sfruttamento e a condizioni di vita abusive, e centinaia di migliaia sarebbero stati detenuti in strutture di "rieducazione". Molti sono stati anche trasferiti forzatamente a lavorare in fabbriche nella regione autonoma uigura dello Xinjiang, situata nel nord-ovest della Cina, e altrove nel paese. I lavoratori Uiguri sarebbero stati impegnati con la forza in industrie poco qualificate e ad alta intensità di lavoro, come l'agroalimentare, il tessile, l'abbigliamento, l'automotive e i settori tecnologici. Mentre il Governo cinese giustifica le sue azioni relative al trattamento degli uiguri con la lotta contro il terrorismo e l'estremismo violento, la riduzione della povertà o gli scopi di sviluppo, tuttavia sollecitiamo rispettosamente il governo a cessare immediatamente qualsiasi misura che non sia pienamente conforme al diritto internazionale, alle norme e agli standard relativi ai diritti umani, compresi i diritti delle minoranze"; mentre l'11 giugno a Carbis Bay in sede di G7 il Presidente del Consiglio dei ministri Draghi si accingeva ad incontrare il Presidente degli Stati Uniti d'America Biden per discutere anche della questione Cina, trapelava la notizia dell'incontro, fissato nel tardo pomeriggio a Roma tra Giuseppe Conte, Giuseppe "Beppe" Grillo e l'ambasciatore di Pechino Li Junhua. Un incontro al quale, all'ultimo momento, Conte, pare senza spiegazioni, non avrebbe dato seguito a causa di "concomitanti impegni". Due mesi orsono, Beppe Grillo sul suo blog difendeva Pechino accusando l'amministrazione Biden di "mettere in pericolo l'umanità"; a quanto risulta agli interroganti, il sen. Vito Rosario Petrocelli, Presidente della 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Senato, avrebbe dichiarato di condividere il rapporto sulla regione cinese dello Xinjiang pubblicato sul blog di Beppe Grillo, nel quale si afferma che non è vero che la Cina stia perseguitando la minoranza Uigura, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa; quale posizione abbia il Governo in ordine alla questione della minoranza uigura. Atto n. 3-02636 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Ai Ministri della difesa e della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: come riferito dai media l'8 giugno 2021, l'incrociatore lanciamissili e portaelicotteri "Vittorio Veneto" (C550), nave ammiraglia della Marina militare dal 1971 al 1987, proprio all'alba di quel giorno ha lasciato Taranto, dov'era di base dall'ottobre 1969 e alla fonda nell'arsenale militare del mar Piccolo, alla banchina frigoriferi della stazione torpediniere, da quasi 20 anni, per cominciare il suo ultimo viaggio (si legga l'articolo "Taranto dà l'addio alla nave Vittorio Veneto: passa per l'ultima volta il Ponte Girevole prima della demolizione in Turchia" su "repubblica" e altri su "cronachetarantine", "lagazzettadelmezzogiorno" e "grottaglieinrete"); la società che nel 2018 ha partecipato e a febbraio 2019 si è aggiudicata la gara per la rottamazione e demolizione della nave e del pattugliatore d'altura "Granatiere" (fuori servizio dal 2015), infatti, la Simsekler general ship chandlers &ship repair Inc., offrendo 3.382.000 euro, cioè il 280 per cento in più dell'importo iniziale, ha sede in Turchia ed è perciò ad Aliaga, nel distretto di Smirne, sulla costa centro-settentrionale del Paese, che si è diretta la "Vittorio Veneto", destinata ad uno smantellamento sostenibile condotto secondo il regolamento europeo n. 1257/13, adottato anche in Turchia (si veda l'articolo "Ultimo saluto alla nave Vittorio Veneto" su "cosmopolismedia" e altri su "shipmag" e "linchiestaquotidiano"); nelle more dell'approvazione dei due decreti attuativi necessari per attivare le procedure le risorse stanziate dalla legge di bilancio per la rimozione e lo smaltimento delle navi abbandonate e dei relitti presenti nei porti italiani, la Simsekler si è aggiudicata anche la demolizione di altre 4 navi militari, ormeggiate nel porto di Augusta ("Ship recycling in Italia: uno dei decreti attuativi è pronto ma intanto quattro navi militari fanno rotta verso la Turchia" su "shippingitaly"); per il Vittorio Veneto, costruito da Navalmeccanica nel cantiere di Castellammare di Stabia (Napoli), varato il 5 febbraio 1967 e consegnato alla Marina il 12 luglio 1969, rimasto in servizio fino al 2003 e in disarmo dal 29 giugno 2006 (senza che però gli fosse stata tolta iscrizione al quadro del naviglio militare), si era sperato in un destino diverso, ipotizzandone fin dal 2004 la conversione in nave museo, il primo della Marina militare; interlocuzioni tra il Comune, la Regione Puglia e la Marina, con il coinvolgimento dei Ministeri della difesa e per i beni culturali e di Fincantieri, ci furono innanzi tutto in vista delle celebrazioni del 2011 per i 150 anni dall'unità d'Italia, ma il progetto fu portato avanti anche in seguito, e fino nel 2017, quando bonifica e messa in sicurezza della nave furono date per imminenti, dal presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Debora Serracchiani, dopo una visita del Ministro della difesa Pinotti a Trieste a maggio 2016, supponendo di farne una pertinenza galleggiante del museo del Mare allestito nel porto Vecchio (si legga "Addio Vittorio Veneto e scusaci" su "corriereditaranto"); oggi la città giuliana chiede che il nome "Vittorio Veneto" sia attribuito ad una nuova unità militare ("Vittorio Veneto perde la 'sua nave storica: 'Interesseremo il Ministro, date il nome della città a nuova unità'" su "oggitreviso"); il progetto di musealizzazione pare essere tramontato soprattutto per la presenza, sull'incrociatore, di quantità di amianto incompatibili con la fruizione pubblica, peraltro denunciate come fonte di rischio per i militari e i lavoratori del porto di Taranto anche dall'ex commissario straordinario alle bonifiche Vera Corbelli e da Contramianto onlus ("Il Vittorio Veneto lascia Taranto per sempre" su "corriereditaranto"), la cui identificazione e rimozione completa avrebbe richiesto una cifra considerevole, ma mai ben precisata (pare, circa 20 milioni di euro), che non si è ritenuto di voler impegnare per dotare la Marina di un museo galleggiante. Altra ragione del fallimento del progetto di nave museo sarebbe poi l'assenza di "soggetti privati interessati a gestirlo economicamente" ("Addio Vittorio Veneto per sempre" su "lojonio"), si chiede di sapere: se il Ministro della difesa voglia spiegare perché la partenza del Vittorio Veneto per la Turchia non sia stata preceduta o accompagnata da alcun comunicato del dicastero stesso o della Marina militare, come correttezza e dignità avrebbero richiesto, e se effettivamente si pensi di battezzare con quel nome glorioso un'altra unità militare; perché, nonostante la plurimillenaria tradizione marinara italiana giustificasse e anzi imponesse la conservazione a fini didattici del Vittorio Veneto quale nave museo della Marina militare, sia stata decisa, e da chi, una fine così ingloriosa in sé ma specialmente indegna della storia dell'incrociatore che nel 1979, per ricordare solo la sua impresa umanitaria più nota, partecipò ai soccorsi ai profughi della guerra del Vietnam; se la decisione di abbandonare la nave al peggiore destino sia dipesa, e in quale misura, dalle ragioni riferite (costo elevato dello smaltimento dell'amianto e mancanza di soggetti privati interessati alla gestione dell'eventuale museo) o da altre; se il Ministro della cultura possa riferire l'esito dell'istruttoria eventualmente svolta per dichiarare l'interesse storico relazionale del Vittorio Veneto e le ragioni della rinuncia a tutelarlo proprio mentre si andava affermando l'orientamento di musealizzare sia il mar Piccolo di Taranto, grazie ai fondi del CIS, sia il porto Vecchio di Trieste. Atto n. 3-02637 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il Parco archeologico dell'Appia antica, esteso dal civico n. 195 di Porta Capena (Roma) fino a alla località Frattochie (nel Comune di Marino), con un perimetro coincidente con quello del Parco regionale dell'Appia antica (legge regionale n. 66 del 1988), rientra nel novero dei circa 40 istituti del Ministero della cultura dotati, ai sensi dei decreti ministeriali n. 44 del 2016 e n. 198 del 2016 e da ultimo del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 169 del 2019, di autonomia speciale: scientifica, finanziaria, contabile e amministrativa (si veda la sezione "chi siamo" sul sito internet istituzionale); dal 17 febbraio 2020, la direzione del suddetto ufficio di livello dirigenziale non generale del Ministero è stata riconferita dal direttore generale musei all'architetto Simone Quilici, incaricato una prima volta il 10 giugno 2019, all'esito di una selezione pubblica internazionale avente carattere non concorsuale i cui effetti erano stati subito sospesi, però, escludendo il parco dell'Appia antica dagli istituti autonomi, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 76 del 2019 ma sono stati ripristinati dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 169 del 2019 (si veda la sezione "il direttore"); considerato che, sempre per quanto risulta: in seno al parco, il complesso monumentale di Capo di Bove, situato al IV miglio della via Appia antica (civico n. 222), insiste all'interno di una proprietà di circa 8.500 metri quadrati poco distante dalla tomba di Cecilia Metella, acquistata mediante prelazione nel gennaio 2002 dal Ministero per i beni e le attività culturali, su proposta della Soprintendenza archeologica di Roma, e costituita da una residenza privata su tre livelli, frutto di interventi realizzati a partire dal 1945 su un casale storico "ad uso delle vigne" e da un altro piccolo manufatto, giardino e viale d'ingresso; gli interventi effettuati dalla Soprintendenza hanno liberato il casale dalle distorsioni finalizzate all'uso residenziale per renderne leggibili le stratificazioni antiche, innovato l'area esterna con piante e cespugli fioriferi, realizzato una sala conferenze che è al contempo mostra permanente sulla piaga dell'abusivismo e sul contrasto allo stesso. Hanno inoltre portato alla luce un impianto termale del II secolo e dimostrato l'afferenza dell'area al Triopio di Erode Attico, consentendo in tal modo di acquisire rilevanti conoscenze scientifiche su una porzione territoriale scarsamente nota in precedenza. I principali ritrovamenti sono esposti in sala (si veda "Il complesso di Capo Bove"); ancora il 19 giugno 2021, consultando il portale, che tuttavia non reca la data dell'ultimo aggiornamento, si legge che Capo di Bove ha un responsabile sito, che è il funzionario archeologo Carmelina Ariosto, un responsabile tecnico (si veda la sezione "staff"). Risulta tuttavia agli interroganti che dal 1° giugno 2021 il direttore Quilici abbia, con motivazioni opache, sollevato la dottoressa Ariosto dall'incarico, avocandolo a sé unitamente all'archivio Cederna, di cui la stessa era responsabile e strenuo difensore per passione intellettuale, lasciando il sito, di elevato interesse archeologico, privo di un responsabile archeologo: un unicum ,consta agli interroganti, rispetto a tutti gli altri istituti del Ministero; sorvolando sul presunto carattere ritorsivo della decisione del dirigente, precipitato di una serie di determinazioni e condotte oggetto di segnalazioni di parte sindacale e legale, preoccupa la trasformazione che appare inesorabile del complesso di Capo di Bove, le cui funzioni originarie sono venute meno: da luogo di cultura a preminente sede di uffici. La gestione del complesso di Capo di Bove appare, in effetti, sempre più distante dalle intenzioni iniziali e non si può che deplorare il mancato decollo dell'edificio che custodisce il fondo Cederna come centro di ricerca e di studio; la trasformazione non è affatto fisiologica ma s'intuisce decisa a tavolino, perché ottenuta mediante la mancata erogazione di risorse finanziarie, pur se richieste dalla responsabile in sede di programmazione annuale, e soprattutto con la progressiva sottrazione di spazi ai potenziali fruitori dell'archivio. Non basta: essa costituisce lo snaturamento delle funzioni (centro di ricerca e di studio sulla tutela paesaggistica e archeologica, laboratorio progettuale, non solo dell'Appia) per le quali era stata eseguita la prelazione e impiegate in maniera esemplare risorse pubbliche; la gestione e le determinazioni direttoriali appaiono ancora più gravi ove si consideri che il parco ha avuto assegnati spazi all'interno degli uffici presso le Terme di Diocleziano a seguito di interventi di adeguamento, a spese dello stesso parco, e disponga di uffici presso la villa dei Quintili capaci di accogliere la direzione e tutto il personale oggi ancora allocato a Capo di Bove, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del declassamento a uffici "per comodità" di un complesso monumentale, Capo di Bove, acquistato con risorse pubbliche per ben altri scopi; se non ritenga l'agire del direttore del parco archeologico in conflitto con l'interesse pubblico alla piena fruizione del sito e alla ricerca scientifica; se non ritenga di intervenire per restituire all'archivio e alla biblioteca Cederna il ruolo fondante che meritano e che è stato alla base dei meditati interventi effettuati su tutto il complesso per renderlo adatto agli scopi prefissati; se sia al corrente delle inaccettabili condizioni professionali di una funzionaria dello Stato, deprivata immotivatamente dei suoi incarichi, denunciate alle competenti direzioni generali Ministero e all'autorità giudiziaria; se sia al corrente dei comportamenti tenuti dal direttore del parco, incompatibili con il ruolo rivestito, nei confronti della dottoressa Ariosto, ad avviso degli interroganti del tutto in contrasto con il codice di comportamento dei dipendenti pubblici (decreto 28 novembre 2000 del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri) e con il codice etico del Ministero (art. 54, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001); se non ritenga necessario e inderogabile sollecitare le competenti direzioni generali del Ministero ad effettuare un'articolata indagine tesa a verificare l'eventuale veridicità delle azioni denunciate e, se confermata, ad attivare tempestivamente l'esercizio del potere sostitutivo nei confronti del direttore del parco ai sensi del decreto legislativo n. 161 del 2001 e successive modifiche, art. 17 e con riguardo al successivo art. 21. Atto n. 3-02638 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che le perplessità manifestate innanzi tutto da comitati civici e associazioni di cittadinanza attiva in merito ai lavori condotti tra fine 2020 e inizio 2021 nel teatro ellenistico-romano di Elea-Velia, nel Parco archeologico omonimo, ubicato in territorio di Ascea (Salerno) e ricompreso nel perimetro del "Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano, Alburni", nonché inserito nelle liste del patrimonio UNESCO tra i "paesaggi culturali", siano state respinte, sia dal vertice amministrativo, sia da quello politico del Ministero della cultura; hanno rivendicato la regolarità del proprio agire, infatti, tanto la Direzione del Parco archeologico di Paestum e Velia (PAEVE), in capo a Gabriel Zuchtriegel fino a febbraio 2021, sia i due uffici centrali coinvolti: la Direzione generale Musei, che nei confronti del PAEVE, istituto autonomo di seconda fascia, avrebbe il dovere di esercitare i poteri di coordinamento, direzione, indirizzo e controllo, e la Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (ABAP), alla quale fa capo la Soprintendenza per le province di Salerno e Avellino: l'ufficio di tutela territorialmente competente, ma le cui prerogative, nell'occasione, sono state calpestate; reggendo il gioco della Direzione generale Musei, la Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio non ha esitato a dichiarare, a torto, la propria incompetenza sulla materia, rispondendo al Codacons Cilento (con nota prot. 5741 del 19 febbraio 2021), mentre la Direzione generale Musei ha scritto alla prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo, che aveva chiesto informazioni in merito con nota del 4 febbraio 2021, inviando alcuni atti e rimandando alla Direzione del PAEVE per l'ulteriore documentazione dalla stessa richiesta; tra le lacune più rilevanti, figurava tutta la documentazione grafica di progetto, che il PAEVE, unico detentore, ha asserito di non poter trasmettere alla richiedente per l'impossibilità di fotocopiarla, dunque negando di possederla in formato digitale, e invitando la parlamentare a prenderne visione in loco ; in occasione del sopralluogo (3 maggio 2021) negli uffici del Parco di Elea-Velia, le sono state esibite 3 tavole di modestissima qualità tecnica, e del tutto insufficienti sul piano contenutistico, per di più, prive di alcuna intestazione che le associasse espressamente (e da una qualsiasi data accertabile) alla Relazione di progetto cui si voleva far credere fossero appartenute fin dall'inizio; considerato che: all'interrogazione 3-02316 del 3 marzo 2021, rivolta dalla prima firmataria al Ministro in indirizzo in sede di question time del 4 marzo e avente ad oggetto il restauro del teatro ellenistico-romano di Elea-Velia, condotto senza autorizzazione paesaggistica e senza nulla osta archeologico, discutibile nella ratio e negli esiti, oltre che per l'attribuzione dei ruoli di progettista e direttore lavori e in quello di responsabile unico del procedimento a personale ministeriale privo di titoli ed esperienza, il Ministro ha risposto ribadendo l'assoluta correttezza delle procedure amministrative di autorizzazione e di identificazione della natura dell'intervento (qualificato ostinatamente come manutenzione straordinaria), così come, dato l'importo inferiore a 150.000 euro, di affidamento diretto ad un unico operatore selezionato tramite "MePA" e poi di esecuzione dei lavori stessi; considerato inoltre che: come risulta dalla comunicazione ufficiale di conclusione del procedimento inviata all'interrogante, l'Autorità Nazionale Anticorruzione, destinataria di una relazione a firma della predetta (inviata il 22 marzo 2021) che la invitava a sottoporre a verifica i lavori condotti dal PAEVE nel teatro ellenistico-romano di Elea - Velia , ha aperto una istruttoria che, a valle, ha visto l'Ufficio Vigilanza Lavori (UVLA) dell'Autorità inviare al PAEVE, il 31 maggio 2021, "una nota di fermo richiamo con indicazioni per il futuro" a causa delle numerose documentate "approssimazioni, carenze, irregolarità" alla Direzione generale ABAP, lo stesso giorno e sugli stessi presupposti, l'UVLA ha inviato una lettera con invito a far conoscere "le valutazioni condotte e le eventuali iniziative ritenute attivabili a miglior tutela delle esigenze connesse alla valorizzazione dell'intero patrimonio culturale"; valutato che: anche il quadro "ambientale" in cui si colloca l'affidamento diretto dei lavori del teatro è alquanto ambiguo: da fonti aperte si apprende che la ditta incaricata, la Restauri e Costruzioni S.r.l. di Eboli (Salerno), nata a maggio 2019 e già in possesso della certificazione SOA a settembre, a novembre 2019 si aggiudicava l'appalto della manutenzione del cimitero di Eboli, avendo la meglio su 57 concorrenti (si veda "Eboli, manutenzione al cimitero: vince la gara ditta del fratello del consigliere Infante" su "salerno.occhionotizie"). Lo stesso Gianino Infante che ne possiede il 75 per cento (il restante 35 per cento è di Natascia Alfano), è institore, dal 2014, di un'altra impresa, la RE.CO. S.r.l., in attività dal 2013, che a luglio 2019 conta 3 soci ed ha quale amministratore unico Gaetano Vignola, detentore del 12 per cento delle quote; il terzo socio, con il 37 per cento, è Angelica Infante, ma la Restauri e Costruzioni S.r.l. detiene il 51 per cento della Re.CO. La Co.Re. S.r.l., invece, che si è aggiudicata i futuri lavori di scavo sull'acropoli di Elea-Velia per circa 300.000 euro, appartiene per il 50 per cento ad Antonio Infante; un fratello di Gianino, il commercialista Pasquale, è a processo in relazione all'inchiesta "Caporalato" della Procura di Salerno, accusato di essere a capo dell'organizzazione che sfruttava i braccianti extracomunitari della Piana del Sele (si veda "Inchiesta Caporalato, Comune di Eboli: spunta il nome di Pierino Infante, fratello del consigliere Pasquale" su "salerno.occhionotizie.it"); un altro, Pierino Infante, impegnato in politica come Gianino, è consigliere della giunta ebolitana di Massimo Cariello, inquisito e posto agli arresti domiciliari, lo scorso autunno, perché Infante lo avrebbe corrotto (si veda "Infante avrebbe consegnato soldi a Cariello" su "cronachesalerno"); nel 2016 la Procura di Salerno ha indagato il dipendente del Genio Civile Franceso Cataldo e la figlia Paola, legale rappresentante della Cataldo Consulting S.r.l., per compravendita di certificazioni SOA. La Cataldo, compagna del dipendente comunale di Eboli, Damiano Bruno, è coinvolta con quello nell'indagine della Direzione Distrettuale Antimafia sulle gare per affidamento di servizi del Comune (ad esempio manutenzione Cimitero), per i favori illeciti alla Italcompany Costruzioni; benché il nome della Cataldo, che dal 2020 collaborerebbe con l'Ufficio Bilancio del PAEVE, che è stato chiamato ad occuparsi anche di appalti e procedure tramite "MePA", non trovi riscontro nei relativi "Impegni contrattuali" (su "pae.authorityonline.eu"), una C. Consulting S.r.l. è presente in elenco (p. 18), con la C puntata ad abbreviare, verosimilmente, il cognome che renderebbe riconoscibile, invece che solo intuibile, la ragione sociale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di avviare subito una indagine interna, sia allo scopo di accertare chi e perché abbia fornito gli elementi per la risposta al question time del 4 marzo 2021 consistenti in una non veritiera rivendicazione di correttezza delle procedure seguite dall'ex direttore del PAEVE, Gabriel Zuchtriegel, nei lavori di restauro del teatro ellenistico-romano di Elea-Velia, minando la credibilità del Ministro stesso, sia di verificare la trasparenza degli atti e gli eventuali profili di inopportunità in tema di affidamenti di lavori e di collaborazioni esterne per compiti legati alla gestione dei fondi del PAEVE, evitando che anche in vista della realizzazione del progetto da 7,6 milioni "Percorsi storici ex gallerie", si possano instaurare illegittimi monopoli di operatori economici. Atto n. 3-02639 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: alcuni soggetti politici e associazioni di Cosenza hanno avanzato forti dubbi, nei giorni scorsi, su alcune azioni demolitorie fatte eseguire dall'amministrazione comunale nel centro storico cittadino, negandone l'urgenza e denunciando la presunta mancanza delle necessarie autorizzazioni. Da qui l'appello al sindaco Mario Occhiuto di fermare immediatamente la "dissennata distruzione selettiva del cuore antico della nostra città"; il crollo, verificatosi sabato 12 giugno 2021 dopo un temporale, dei solai di un palazzo patrizio situato nel quartiere di Santa Lucia, in vicoletto San Tommaso angolo via Abate Saverio Salfi, che si teme che sia ora pericolante a causa dei danni subiti dalle strutture portanti, e la caduta di pezzi di cornicioni da un altro, in vico II Santa Lucia, ha infatti offerto il pretesto per l'abbattimento, disposto in somma urgenza, con un'ordinanza a firma del vicesindaco, di un altro immobile residenziale, che, pur distando alcune decine di metri dal primo, come quello si affaccia su uno spazio vuoto risultante da crolli e demolizioni pregresse. Sembra anche che il sindaco abbia minacciato di abbattere almeno altre due case in cattivo stato, escludendo comunque quella di cui sono appena collassati i solai; considerato che, sempre a quanto risulta: ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, codice dei beni culturali e del paesaggio, in un centro storico gli assi stradali e le cortine edilizie che vi si affacciano sono di proprietà pubblica e di interesse storico. Non possono, perciò, essere soggetti ad alcun intervento non autorizzato dal Ministero della cultura; nel caso di Cosenza, l'abitato storico riveste un notevole interesse pubblico già ai sensi della legge n. 1497 del 1939 e il decreto ministeriale 15 luglio 1969 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 208 del 14 agosto 1969) lo assoggetta a tutte le disposizioni contenute in quella norma. Con il decreto ministeriale 26 giugno 1992, poi, il Ministero dichiarò espressamente il notevole interesse pubblico del centro storico di Cosenza e delle aree limitrofe; soluzioni drastiche e irreversibili come le demolizioni, nella città bruzia, devono quindi essere valutate preventivamente dalla "commissione regionale per il patrimonio culturale" (Co.Re.Pa.Cu), ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 171 del 2014; a dispetto di quanto sopra, la Giunta Occhiuto sembrerebbe avere sistematicamente disatteso le prescrizioni di tutela, prevenzione, valutazione della vulnerabilità sismica e riduzione del rischio, limitandosi ad emettere ordinanze sindacali e a procedere con demolizioni in somma urgenza, come già era accaduto nel 2017 tra via Bombini, via Gaeta e corso Telesio, iniziativa oggetto di un'apposita interpellanza (4-16687 del 23 maggio 2017 a prima firma dell'on. Celeste Costantino); valutato che: Antonio Cederna affermava che l'unicità dei centri storici italiani consiste "nel complesso contesto stradale ed edilizio, nell'articolazione organica di strade, case, piazze, giardini, nella successione compatta di stili e gusti diversi, nella continuità dell'architettura 'minore', che di ogni nucleo antico di città costituisce il tono, il tessuto necessario, l'elemento connettivo, in una parola l''ambiente' vitale"; in questa luce, non ha alcun pregio la rozza giustificazione fornita da Occhiuto che gli edifici cosentini demoliti e da demolire non presentano alcunché di rilevante dal punto di vista architettonico e storico, perché il carattere principale del centro storico di Cosenza non sta nell'edilizia monumentale, pur se di grande pregio, ma proprio nella formazione composita, armonica, irripetibile (e finora, miracolosamente quasi intatta) del tessuto urbano, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto sopra e sia in grado di riferire circa l'eventuale convocazione, prima delle demolizioni, da parte del segretario regionale del Ministero per la Calabria, della Co.Re.Pa.Cu., nonché sull'orientamento da questa espresso; se possa spiegare perché sia stato consentito all'amministrazione Occhiuto di strappare un altro importante tassello della forma urbis di Cosenza, praticando una nuova e larga ferita nell'antico tessuto urbano, nonostante la palese incoerenza tra l'emergenza causata dal crollo dei solai di un palazzo e l'azione demolitoria intrapresa, indirizzata su immobili diversi e distanti da quello danneggiato; se non ritenga necessaria e urgente la creazione di un tavolo tecnico tra il Comune e la competente Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio allo scopo di adottare una seria strategia di salvaguardia del tessuto urbano storico e per evitare, tra l'altro, che agli interventi finanziati con i 90 milioni di euro che proprio il ministro Franceschini destinò al centro storico cosentino, riservati però, per ragioni mai del tutto chiarite, all'edilizia pubblica, si accompagni la creazione, tutto intorno a quelli, di un esteso campo di rovine che potrebbe suscitare gli appetiti degli speculatori. Atto n. 3-02640 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che, l'11 giugno 2021, Carlo Tecce abbia pubblicato un articolo su "L'Espresso" dal titolo "Il flop di ITsART e Dario Franceschini: mentre Chili ci guadagna, il contribuente paga due volte"; com'è ancor meglio sintetizzato nel sottotitolo, "La 'Netflix della cultura' è un affare solo per il partner privato. Chi entra nella piattaforma si trova davanti un catalogo modesto con prezzi fuori mercato. E alcuni doc e film si trovano gratis su Raiplay", il giornalista, già autore di un pezzo sullo stesso argomento ad inizio anno, dunque a pochi giorni dalla registrazione di ITsART (24 dicembre 2020), (si veda "La Netflix della cultura di Franceschini e Palermo non aiuta gli artisti ma solo Chili" su "espresso.repubblica" e "Cosa sappiamo di ItsArt, la società che dovrà realizzare la Netflix della cultura italiana" su "wired"), si vede costretto a constatare che la partenza della piattaforma a pagamento, avvenuta in coincidenza con la riapertura di cinema, teatri, sale concerto eccetera il 31 maggio 2021, coincidenza temporale alquanto inopportuna, non ha suscitato l'entusiasmo degli italiani, né poteva farlo; il cospicuo quanto contestato investimento ministeriale (si veda "Che cosa sarà concretamente questa Netflix della cultura" su "ilpost"), pari a dieci milioni di euro, e la campagna mediatica connessa, costata altro denaro pubblico, coperti dal "Recovery Fund", finora non sono bastati ad attirare l'attenzione degli utenti, anche perché l'offerta è piuttosto scarna, a fronte di prezzi tutt'altro che convenienti (si veda "Il Netflix della cultura italiana di Dario Franceschini è un disastro" su "thesubmarine"); l'obiettivo dichiarato del progetto sembra dunque essere stato mancato clamorosamente (al pari di "italia" nel 2007 e "verybello" nel 2015, entrambi di triste memoria), non così quello che molti, fin dall'inizio, hanno creduto di riconoscere come lo scopo reale dell'iniziativa di Franceschini e del suo entourage amministrativo (si vedano "L'opportunista Dario Franceschini adesso si prepara per Palazzo Chigi" su "espresso.repubblica" o "Ecco la "Netflix della cultura": è il nuovo gioco della politica?" su "emergenzacultura"), da sempre legato a doppio filo al mondo dello spettacolo e da più breve tempo a quello delle piattaforme digitali: favorire consolidate clientele, invece di risparmiare agli Italiani l'ennesimo salasso coinvolgendo a costo zero la RAI; come osserva Tecce: "l'unico affare è per gli azionisti privati di Chili, altra piattaforma perlopiù di prodotti americani, soprattutto film e serie tv", aggiungendo poi, sarcastico, che Chili (fondata nel 2012 e oggi controllata dal fondo Negentropy di Ferruccio Ferrara, con 4,5 milioni di utenti registrati nel 2020 fra Italia, Austria, Germania, Polonia e Regno Unito), azionista privato di minoranza che, con il 49 per cento delle quote (di categoria B), affianca Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria del 51 per cento (quote di categoria A), e scelto della stessa CDP ad agosto 2020 tra i partecipanti ad un'apposita gara, "ha un doppio primato nel mercato italiano: ha ampliato la diffusione del cinema su internet e ha registrato otto bilanci di fila in perdita"; se non bastasse, Chili TV (che esprime l'amministratore delegato di ITsArt, Giano Biagini, e ha nel CdA anche il predetto Ferruccio Ferrara, mentre fanno capo a CDP il presidente, Antonio Garelli, e altri due consiglieri), non ha dovuto spendere, nell'immediato, neppure un euro dei sei milioni di sua spettanza (6,25 era invece la quota di CDP), poiché la piattaforma che ha messo a disposizione del progetto ITsArt è stata valutata giusto sei milioni nella perizia presentata da Chili stessa, cui non sfugge neppure l'incarico per la manutenzione ordinaria e straordinaria della suddetta piattaforma. Solo con l'aumento di capitale da due milioni avvenuto a gennaio 2021, Chili, che nelle dichiarazioni iniziali si era vantata di offrire "tecnologia, cassa e competenze di management" ("ItsArt: altro che Netflix, gli piacerebbe" su "tvzoom"), ha coperto la sua quota per un milione; considerato che: al momento gli artisti italiani disertano ItsArt, che garantisce solo la distribuzione digitale del prodotto (e neppure in abbonamento, solo a noleggio o in vendita), non il costo d'impresa di eventuali nuove produzioni, mancando perciò di incentivare in alcun modo il settore, tant'è che la bocciatura degli operatori fu immediata (si veda "Il Netflix della cultura del ministro Dario Franceschini bocciato senza appello dagli operatori dello spettacolo" su "italiaoggi"); la home page si articola in Palco, Luoghi e Storie: sezioni dedicate rispettivamente ai teatri, ai musei e ai film /documentari, ma ItsArt propone attualmente solo 28 film (su 700 contenuti totali), parte dei quali, però, hanno un costo maggiore che se acquistati su Chili, e comunque sono "già tutti fruibili altrove, spesso anche gratis" (si veda "Viaggio dentro ITsArt, il "Netflix della cultura italiana" su "rollingstone"), mentre alcuni dei documentari si possono veder su "Raiplay" gratuitamente. Le esclusive sono una ventina, non tutte corredate da una opportuna descrizione; è ancora in gran parte di là da venire "l'accesso a dirette e registrazioni di spettacoli di teatro, danza, concerti e arti performative?tuor virtuali nei musei, visite a festival culturali" (si veda "Abbiamo provato ItsArt, «la Netflix della cultura italiana» che però non c'entra niente con Netflix" su "open.online" e "Cosa sappiamo di ItsArt, la società che dovrà realizzare la "Netflix della cultura italiana"" su "wired"), mentre in generale l'offerta di cultura italiana è oggi solo parziale e tutt'altro che contemporanea, per non dire che ItsArt si raggiunge tuttora da browser poiché non è stata ancora predisposta l'apposita app , si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di spiegare perché nel CdA di "Italy is Art" (ItsArt) non compaia alcun soggetto riconducibile al Ministero della cultura, escluso quindi da qualsiasi controllo diretto sulla società partecipata, benché abbia contribuito con 10 milioni di euro alla nascita di quella che è stata lanciata da Franceschini, il 18 aprile 2020, come "una sorta di Netflix della cultura italiana", mentre alla prova dei fatti è stata a ragione ribattezzata "la Chili della cultura italiana", poiché un impietoso confronto dimostra che la prima esiste già ed è, se mai, "Raiplay"; perché il taglio dato alla piattaforma digitale ItsArt sia connotato, almeno finora, a giudicare cioè dai pochi contenuti disponibili, soprattutto nell'ottica di una fruizione turistica del Paese, invece che in un'ottica culturale in senso pieno, capace cioè di veicolare a tutti i pubblici potenzialmente raggiungibili contenuti di qualità. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02635 DI MICCO GRANATO ANGRISANI GIANNUZZI LEZZI ABATE CORRADO Ai Ministri della giustizia e dello sviluppo economico Premesso che: nel corso degli anni, la trasmissione "Report", che va in onda su RAI 3, ha suscitato un sempre crescente interesse da parte del pubblico con i suoi servizi di giornalismo di inchiesta. Al contempo si sono moltiplicati, a carico della medesima trasmissione, gli attacchi politici, come è accaduto dopo le inchieste sulla sanità campana e sui fondi della Lega. In alcune interviste il conduttore Sigfrido Ranucci ha più volte dichiarato che non solo è aumentato il rischio di incorrere in questioni legali, ma che addirittura alla redazione sarebbero pervenute anche minacce, tra cui minacce di morte dirette al conduttore; a ottobre 2020 la trasmissione "Report" aveva mandato in onda un servizio intitolato "Vassalli, valvassori e valvassini", che indagava sugli appalti pubblici in Lombardia e citava alcune consulenze delegate all'avvocato amministrativista Andrea da enti locali; il medesimo Mascetti aveva in seguito presentato ricorso al TAR del Lazio chiedendo l'accesso alla documentazione in possesso dei giornalisti di "Report", da cui essi avevano estrapolato le informazioni esposte nel servizio; il Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio - Sezione Terza, con la sentenza 7333/2021 ha ordinato a "Report" di rivelare le sue fonti, dando ragione all'esposto dell'avvocato Mascetti, in relazione all'inchiesta della trasmissione sugli appalti lombardi; il TAR chiede alla RAI di provvedere "all'ostensione degli atti, documenti, dati e informazioni richiesti dal ricorrente, nessuno escluso, ai sensi degli artt. 22 e segg. della L. n. 241/1990 o ai sensi dell'art. 5, comma 2, del D.Lgs. n. 33/2013". Le suddette, però, sono leggi valide per gli atti amministrativi. La sentenza del TAR del Lazio, de facto , degrada l'informazione pubblica, equiparandola ad atti amministrativi. Secondo i giudici del tribunale amministrativo, quindi, i giornalisti della RAI non potrebbero tutelare le proprie fonti, determinando lo scardinamento di uno dei capisaldi del diritto all'informazione dei cittadini italiani; nel caso in questione si è pienamente nel territorio della libertà di espressione e del diritto di cronaca, previsto e tutelato dall'articolo 21 della Costituzione. La RAI è una società per azioni e, secondo un'antica e costante giurisprudenza, non può essere omologata alla pubblica amministrazione. Appare contraddittoria quindi una sentenza emessa in conseguenza di una richiesta basata sulla legge n. 241 del 1990, che regola l'accesso ai documenti della pubblica amministrazione, ma immaginata per tutelare cittadine e cittadini nei procedimenti inerenti proprio all'amministrazione e ai diversi attori che ne sono la struttura portante; considerato che: nel nostro ordinamento la tutela del segreto professionale viene tradizionalmente fatto risalire all'articolo 622 del Codice penale del 1930 (in vigore), che punisce la rivelazione del segreto professionale. Il divieto di divulgare la fonte della notizia è, invece, un principio giuridico. Giornalisti ed editori, in base all'articolo 2 (comma 3) della legge professionale n. 69 del 1963, "sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse". Tale norma consente al giornalista di ricevere notizie, mentre le fonti sono "garantite". Anche l'articolo 13 (V comma) della legge sulla privacy (n. 675 del 1996) tutela il segreto dei giornalisti sulla fonte delle notizie, quando afferma che "restano ferme le norme sul segreto professionale degli esercenti la professione di giornalista, limitatamente alla fonte della notizia". La violazione della regola deontologica del segreto sulla fonte fiduciaria comporta responsabilità disciplinare (articolo 48 della legge n. 69 del 1963); anche la Convenzione europea dei diritti dell'Uomo protegge le fonti dei giornalisti. Un giudice (mai un pubblico ministero) può ordinare, come riferito, a un giornalista professionista, in base all'articolo 200 del Codice di procedura penale, di "indicare la fonte delle sue informazioni se le notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato e la loro veridicità può essere accertata solo attraverso l'identificazione della fonte della notizia". Bisogna sottolineare che in sede giurisprudenziale è affiorato un orientamento più favorevole alle ragioni dei giornalisti: "La norma di cui al comma 3 dell'art. 200 Cpp deve intendersi riferita all'accertamento della fondatezza della notizia pubblicata, in quanto funzionale all'esame della sua veridicità che può trovare l'unico strumento nella identificazione della fonte fiduciaria. Solo in tale circostanza quindi il giudice, al fine di verificare la rispondenza della notizia indispensabile per la prova di un reato per cui si procede, potrebbe ordinare al giornalista di indicare la sua fonte, purché sia l'unico strumento investigativo a disposizione" (Pret. Roma, 21 febbraio 1994); il segreto professionale è salvaguardato anche dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo. L'articolo 10 ("Libertà di espressione"), ripetendo le parole della Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo del 1948 e del Patto sui diritti politici di New York del 1966, recita: "Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiere". La libertà di ricevere le informazioni comporta, come ha scritto la Corte dei diritti dell'Uomo di Strasburgo, la protezione assoluta delle fonti dei giornalisti; tenuto conto che: a lanciare l'allarme sulla vicenda sono stati gli organismi sindacali, la Federazione della Stampa e l'Usigrai, i quali hanno pubblicato su "Facebook" il testo della sentenza, che in pratica assimila la RAI alla pubblica amministrazione imponendole le stesse regole di trasparenza; la RAI ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato e il conduttore Sigfrido Ranucci ha assunto una posizione netta dichiarando che "non rivelerà le sue fonti". La direzione di RAI 3 inoltre ha comunicato di schierarsi al fianco dei suoi giornalisti: la sentenza, così riporta una nota della stessa direzione, "è un precedente gravissimo, un attacco all'indipendenza e all'autonomia dell'informazione", si chiede di sapere: fermo restando il rispetto incontestabile per gli atti della magistratura, quali azioni concrete i Ministri in indirizzo ritengano di dover adottare al fine di contrastare l'ennesimo tentativo di imbavagliare la trasmissione della RAI "Report", programma d'inchiesta pagato dai contribuenti e fiore all'occhiello della tv pubblica; se non ritengano necessario mettere in atto azioni che chiariscano in che modo si sia giunti ad una sentenza che, applicando leggi del diritto amministrativo, finisce per contrastare con diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana. Gli effetti collaterali e devastanti di una simile decisione, infatti, inciderebbero in modo pesante sull'offerta dell'informazione pubblica in Italia; se non ritengano doveroso intervenire per impedire che la decisione della sezione terza del TAR del Lazio al complesso dei fenomeni mediali, qualora applicata, riduca la facoltà del giornalismo di inchiesta di operare in libertà e finanche di esistere. A parte, infatti, il tema del segreto professionale, verrebbero messi in causa i fondamenti medesimi della cronaca; in che modo intendano intervenire per garantire la tutela delle fonti giornalistiche, cardine della professione giornalistica stessa esercitata in nome del diritto della collettività ad essere informata attraverso il prezioso lavoro di inchiesta. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05672 BALBONI Al Ministro dell'interno Premesso che: recentemente a Bologna si è tenuto il congresso provinciale del FSP Polizia di Stato (l'ex UGL), nel quale è intervenuto il questore di Bologna, Gianfranco Bernabei, rilasciando alcune dichiarazioni relative al tema della sicurezza nell'area urbana di Bologna; quanto affermato dal questore, pur nel rispetto delle sue opinioni, a giudizio dell'interrogante dovrebbe essere oggetto di alcuni chiarimenti da parte del Ministero dell'interno nel merito delle valutazioni che ha effettuato sulla situazione relativa alla sicurezza a Bologna; la classifica redatta da "Il Sole-24 ore", risalente all'ottobre 2020, che effettua una panoramica relativa all'indice di criminalità nelle città italiane, pone Bologna al quarto posto con 59.724 denunce sulla base dei dati forniti dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero; inoltre, Bologna recentemente è stata protagonista di molteplici e differenti episodi criminali come: la sparatoria avvenuta al Pilastro, l'assalto al portavalori in zona Corticella e le molestie sessuali avvenute nei confronti di una diciannovenne alla fermata dell'autobus; il questore medesimo, facendo un confronto con ciò che ha vissuto Bologna negli anni "di piombo", avrebbe dichiarato che: "il fenomeno che oggi ci troviamo ad affrontare penso sia di minor gravità rispetto al passato" e che " le nostre armi sono spuntate nel contrasto alla microcriminalità" e, inoltre, ha aggiunto che "tali reati sarebbero i più facili da affrontare se le previsioni di legge ce lo consentissero" e, dopo tali dichiarazioni, si è focalizzato sull'esempio dei reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti; il questore Bernabei ha chiuso l'intervento facendo riferimento all'installazione delle telecamere a bordo delle volanti, al fine di registrare costantemente l'attività di monitoraggio del territorio e che il personale di polizia verrà dotato di uno strumento in grado di auto-interrogare le banche dati alleggerendo il carico delle sale operative e, infine, ha dichiarato quanto segue: "la Polizia ha registrato una flessione degli organici ma è anche vero che gli apparati tecnologici oggi a nostra disposizione ci agevolano molto e migliorano le procedure di lavoro"; pur avendo piena comprensione delle molteplici difficoltà che si devono affrontare nello svolgimento della carica di questore di una città complessa come Bologna, tuttavia l'interrogante ritiene che il parallelismo con gli anni "di piombo" sia storicamente anacronistico per la difformità del contesto sociale e storico e della tipologia dei fenomeni criminosi che non sono di minor gravità rispetto a quanto accadeva in passato; inoltre, il Ministero in indirizzo dovrebbe porre in essere un piano legislativo volto a potenziare le capacità normative di intervento delle forze dell'ordine nel contrastare i reati legati alla microcriminalità e monitorare che le innovazioni tecnologiche non comportino un calo del personale nelle sale operative e tra le fila dei poliziotti che operano sul territorio, si chiede di sapere: se ed entro quali termini il Ministro in indirizzo intenda porre in essere proposte e iniziative a carattere normativo, al fine di potenziare le previsioni di legge per contrastare i reati legati alla microcriminalità come lo spaccio di droga; se sia in programma un potenziamento degli organici di polizia da impiegare sulla città metropolitana di Bologna e nel resto della regione Emilia-Romagna e se verrà tutelata la piena occupazione anche quando saranno operative le innovazioni tecnologiche di cui ha parlato il questore di Bologna Gianfranco Bernabei. Atto n. 4-05673 DE POLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno Premesso che: l'avviso di garanzia che ha raggiunto il sindaco di Crema dopo che un bambino si è ferito due dita in una porta antincendio nell'asilo comunale e la multa di 300 euro comminata dal giudice di pace al sindaco di Quinto Vicentino per un banale incidente occorso ad una donna inciampata in un piccolo rialzo di un marciapiede del paese, riportando lesioni con una prognosi di 40 giorni, sono gli ultimi episodi di una lunga serie; nello scorso mese di marzo 4.000 sindaci hanno firmato un appello al Parlamento dopo la condanna del sindaco di Torino per i fatti accaduti a piazza San Carlo; l'abuso d'ufficio è il reato che ha coinvolto tantissimi primi cittadini di grandi e piccole città: nel 60 per cento dei casi le indagini si chiudono, perché il pubblico ministero chiede il proscioglimento, il 20 per cento dei fascicoli si estingue davanti al giudice per le indagini preliminari, il 18 per cento va a dibattito e solo il 2 per cento dei procedimenti finisce con una condanna definitiva; le norme del testo unico sugli enti locali sull'esercizio del potere di ordinanza da parte dei sindaci li rende vulnerabili, poiché la mancata adozione di ordinanze contingibili ed urgenti integra il delitto di omissione di atti di ufficio, e li porta ad essere accusati di azioni e fatti su cui non hanno nessuna competenza concreta, attribuendo loro responsabilità civili e penali non commisurabili alle indennità che percepiscono per il loro incarico; il Ministro della giustizia Cartabia il 10 giugno 2021, rispondendo in sede di question time in Senato sulla normativa in materia di responsabilità degli amministratori locali, ha dichiarato che "la legalità va presidiata senza scoraggiare l'assunzione di responsabilità pubbliche" ricordando il "corretto equilibrio tra l'interesse ad un costante presidio di legalità, che non può mai venir meno, e quello ad un'amministrazione scorrevole, che non assume atteggiamenti difensivi, con il rischio di diventare inerte", si chiede di sapere se il Governo non ritenga indispensabile intervenire per risolvere alcuni dei nodi cruciali di carattere meramente ordinamentale che costituiscono l'origine dei recenti casi di indagine o condanna a carico dei sindaci, semplificando in questo modo la vita degli amministratori locali, perché se non si interviene subito, anche in vista delle prossime elezioni amministrative, sempre meno cittadini si candideranno a ruolo di sindaco, un ruolo essenziale di collegamento tra il cittadino, le piccole e grandi realtà locali e lo Stato centrale e che va invece tutelato e valorizzato. Atto n. 4-05674 LOREFICE Ai Ministri dell'interno, per gli affari regionali e le autonomie e per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: nell'aprile 2018 è stato firmato un protocollo d'intesa per la realizzazione di azioni nei settori della legalità e sicurezza tra il presidente della Regione Siciliana, la Presidenza del Consiglio dei ministri, l'Agenzia per la coesione territoriale, il Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, l'autorità di gestione del "PON Legalità 2014-2020" e l'Agenzia nazionale per l'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; il protocollo prevede numerose azioni volte al miglioramento della sicurezza e della legalità nell'isola mediante numerose iniziative da porre in essere attraverso l'attivazione di una "cooperazione interistituzionale in attività mirate alla semplificazione dell'attività amministrativa e snellimento delle procedure"; tra gli altri progetti finanziati con le risorse europee, si prevede la realizzazione di impianti di videosorveglianza nell'agglomerato industriale di Carini (Palermo), nella zona industriale di Catania e nel settore nord e nord-est di Gela (Caltanissetta); nel programma si prevede altresì la realizzazione di impianti di videosorveglianza in aree agricole e, attraverso le risorse del "PON Cultura 2014-2020", analoghi interventi in luoghi qualificati, quali attrattori culturali; inoltre, tra le azioni previste, se ne prevedono anche in relazione all'accoglienza dei migranti, volte, tra l'altro, al contrasto del fenomeno del caporalato; considerato che: a quanto risulta all'interrogante a seguito di interlocuzioni con i membri dell'Assemblea regionale siciliana, nonostante le ripetute offerte di supporto da parte del Ministero dell'interno, la Regione ancora non ha provveduto alla presentazione dei progetti necessari all'avvio delle opere; l'utilizzo dei fondi europei, storico "tallone d'Achille" delle amministrazioni italiane, continua, di programmazione in programmazione, a far perdere risorse che spettano ai cittadini italiani e che potrebbero contribuire allo sviluppo e alla sicurezza di vaste aree del Paese; considerato infine che tra pochi mesi, nell'ambito delle proprie competenze, le Regioni saranno chiamate ad attuare quanto previsto dal piano nazionale di ripresa e resilienza, al fine di garantire il rilancio economico e sociale del Paese, fondamentale per colmare il gap Nord-Sud e per garantire che le misure d'emergenza adottate nel corso della pandemia da COVID-19 non si trasformino in un insopportabile fardello per le generazioni future, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se non ritengano opportuno approfondire le ragioni che non hanno consentito alla Regione Siciliana di presentare, da tre anni a questa parte, i progetti per la costruzione dei sistemi di videosorveglianza finanziati dall'Unione europea; se non ritengano altresì opportuno sollecitare le amministrazioni regionali al rispetto delle tempistiche, anche e soprattutto nell'ottica della futura partecipazione di queste ultime all'implementazione del piano nazionale di ripresa e resilienza; se non ritengano opportuno porre in essere azioni sostitutive al fine di sopperire alle forme di inerzia, garantendo altresì che le risorse destinate alla Sicilia e ai siciliani non vengano perse. Atto n. 4-05675 PAROLI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: nel settore dei trasporti, l'idrogeno blu rappresenta una fonte di energia pulita di straordinaria rilevanza nello sviluppo della mobilità sostenibile (trasporto pesante, ferroviario, marittimo, movimentazione dei materiali), in quanto è considerata una fonte alternativa efficace e strategica per sostenere il processo di decarbonizzazione e per accelerare la riduzione delle emissioni di anidride carbonica al 2025, in linea con le politiche energetiche e ambientali europee; al riguardo, il Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, nel corso del suo intervento al Parlamento lo scorso aprile, relativo alle comunicazioni in vista della trasmissione alla Commissione europea del piano nazionale di ripresa e resilienza, ha evidenziato che le linee guida prevedono lo stanziamento complessivo pari a 3,6 miliardi di euro per lo sviluppo dell'idrogeno (le cui risorse risultano significativamente superiori rispetto ai 2 miliardi di euro della Francia e 1,6 miliardi di euro della Spagna); l'interrogante evidenzia che, all'interno del quadro degli interventi indicati dal PNRR, finalizzati a sostenere il settore "infrastrutture per la mobilità", attraverso l'utilizzo dell'idrogeno, occorre affiancare a tali misure ulteriori iniziative in grado di incrementare i livelli di crescita e di sviluppo nel settore dei trasporti e della mobilità sostenibile, in particolare quello stradale e ferroviario, che scontano gravissimi ritardi in termini di competitività ed efficienza dei servizi, rispetto ai principali Paesi europei; l'introduzione di un fondo presso il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, finalizzato alla realizzazione d'infrastrutture ad idrogeno lungo le autostrade e le strade di interesse nazionale (in grado di consentire una mobilità a zero emissioni tramite mezzi pesanti e leggeri di trasporto di merci e persone con veicoli a cella combustibile) e il finanziamento di specifici progetti sperimentali, connessi all'aumento progressivo della mobilità a zero emissioni legati all'utilizzo dell'idrogeno nel trasporto ferroviario nazionale e regionale (destinati alla conversione delle tratte da diesel a idrogeno, in grado di realizzare treni a celle combustibili, nonché l'acquisto di materiale rotabile ferroviario a idrogeno), costituiscono, ad avviso dell'interrogante, interventi urgenti e necessari, in grado di accelerare le linee guida indicate nella strategia nazionale ad idrogeno, nonché il ruolo che l'idrogeno può occupare nel percorso nazionale di decarbonizzazione, in conformità al piano nazionale integrato per l'energia e il clima, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se condivida le osservazioni richiamate, finalizzate all'introduzione di iniziative nell'ambito dei trasporti e della mobilità sostenibile, in particolare stradale e ferroviaria a zero emissioni, in grado di realizzare un sistema infrastrutturale più moderno, sostenibile ed in linea con gli interventi già adottati dagli altri Paesi europei; quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di attribuire un ruolo primario all'idrogeno nel trasporto stradale e ferroviario, nella convinzione che tale fonte di energia può svolgere un ruolo determinante nel miglioramento della qualità dell'aria e del sistema dei trasporti nazionale. Atto n. 4-05676 FAZZONE Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: i servizi adibiti al trasporto pubblico non di linea di persone in conto terzi sono assoggettati alla legge di settore n. 201 del 1992, e con decreto-legge n. 135 del 2018, detta legge ha subito sostanziali modifiche ai principi che dettavano le norme per decine di migliaia d'imprese esercenti il servizio di noleggio con conducente; dette modifiche, dettate dall'art. 10 -bis del citato decreto-legge, sono state dall'AGCM e dall'ART definite palesemente contrastanti con l'ordinamento vigente, presentando queste notevoli profili di criticità, sotto il profilo sia costituzionale e comunitario che concorrenziale; in data 26 marzo 2020 la Corte costituzionale, con sentenza n. 56, è intervenuta sulle menzionate modifiche di legge ed ha ritenuto incostituzionale il rientro in rimessa per ogni viaggio da parte del noleggiatore e che le prenotazioni di servizio, anche quelle aggiuntive alle programmate, possono essere ricevute, attraverso i nuovi sistemi informatici e tecnologici, anche al di fuori dell'ambito ottimale di esercizio individuato nella provincia ove ricade il Comune rilasciante il titolo autorizzativo, senza obbligo di ritornare alla rimessa; l'art. 3 della legge n. 21 del 1992, così come modificata dal citato art. 10 -bis , prevede che il prelevamento e l'arrivo dell'utente possono avvenire fuori dall'area provinciale o metropolitana, e che le tipologie di servizio per il noleggiatore sono individuate in servizio a tempo o a viaggio; l'art. 11 del decreto-legge sancisce che il trasporto del passeggero non ha limite territoriale; con la medesima sentenza, la Corte costituzionale riteneva inutile le deroghe al rientro in rimessa per ogni viaggio e alla tenuta del foglio di servizio per quelle imprese di noleggio con conducente che operassero in forza di contratti di servizio al di fuori dell'ambito previsto dalla nuova normativa, vista l'incostituzionalità dell'obbligo di rientro in rimessa; l'attuale legge n. 21 del 1992, a seguito delle modifiche apportate dall'art. 10 -bis del decreto-legge n. 135 del 2018 e dall'entrata in vigore di parte del comma 1 -quater dell'art. 29 della legge n. 14 del 2009, nonché dell'intervento della Corte costituzionale, lascia spazio a miriadi di interpretazioni per le contraddizioni insorte nel corpo stesso della legge; tali contraddittorie interpretazioni stanno oggi comportando una serie di gravi situazioni nel settore degli NCC, che stanno sfociando in un vero e proprio dramma sociale e che vedono centinaia di operatori indagati dalla Polizia di frontiera di Fiumicino, nonché dalla Polizia locale di Roma capitale - GIPT, che hanno messo in atto una serie di interventi a tappeto, inviando a tantissimi Comuni, dislocati nel territorio nazionale, richieste di verifiche sul rientro in rimessa dei veicoli autorizzati all'esercizio di NCC ed il tutto a seguito di segnalazioni di sigle sindacali del settore taxi e di un'associazione di NCC romani che espongono parziali norme di legge del settore degli autoservizi pubblici non di linea, inducendo così le forze dell'ordine di Roma e Fiumicino ad attivarsi nelle verifiche; le procedure di verifica, senza un approfondimento sulla normativa e soprattutto senza appurare la veridicità o meno di quanto sostenuto negli esposti delle menzionate sigle, risulterebbero alquanto anomale, per il fatto che le attività di controllo verrebbero svolte non su specifici soggetti titolari di autorizzazioni, ma bensì in modo generalizzato, chiedendo a migliaia di Comuni l'elenco storico di tutte le autorizzazioni rilasciate, indagine questa di portata nazionale che deve essere indubbiamente sostenuta da specifici mandati delle Procure e che dovrebbe coinvolgere più reparti delle forze dell'ordine e non solo, ad esempio, la Polizia di frontiera di Fiumicino o la Polizia locale di Roma capitale, che, peraltro, sono impegnate in tali operazioni con singoli agenti e sempre gli stessi, circoscritti in un numero di circa 3 o 4; pur nella convinzione che l'operato di tale sparuto gruppo di agenti sia legittimo in merito a verifiche e controlli su strada, risulta però anomalo nelle modalità di intervento. Infatti, le attività della Polizia di frontiera di Fiumicino si svolgerebbero attraverso scatti fotografici dei veicoli degli operatori NCC in sosta o in transito presso l'aeroporto "Leonardo da Vinci" di Fiumicino, nonché fotografando la documentazione tenuta a bordo del veicolo, quali autorizzazione all'esercizio di NCC, carta di circolazione e documenti personali del conducente e senza verbalizzare o contestare eventuali violazioni al soggetto controllato; ancora più anomalo risulta che tale identica attività venga attuata dalle menzionate sigle sindacali, che utilizzerebbero allo scopo addirittura un'applicazione per smartphone , denominata "timestamp camera", ove confluirebbero tutte le foto scattate ai veicoli NCC con autorizzazioni rilasciate da pubbliche amministrazioni diverse da Roma. Materiale che verrebbe poi utilizzato quale allegato ai suddetti esposti; tale situazione, oltre al dramma sociale in corso di migliaia di lavoratori, già estremamente provati dall'emergenza da COVID-19, comporta la formazione di un illegittimo monopolio nel mercato del trasporto persone nelle grandi città a scapito del consumatore; tale situazione, a parere dell'interrogante, determinerà una ricaduta negativa sull'occupazione nel settore del noleggio con conducente, un drastico crollo dell'offerta di servizi di trasporto a Roma, città che non emette titoli autorizzativi dal 1993, ma anche nelle maggiori città italiane, con finanche la messa a rischio dell'ordine pubblico; le citate modifiche alla legge n. 21 del 1992 comportano, a giudizio dell'interrogante, un danno irreparabile al settore del turismo, nonché ai consumatori dei servizi, creando enormi disagi ad eventi mondiali che si svolgeranno in Italia all'indomani della fine dell'emergenza sanitaria; alla luce dei suddetti interventi, sarebbe opportuno sospendere l'efficacia della nuova normativa, nonché dei suoi effetti giuridici, si chiede di sapere se e quali iniziative si intenda avviare per salvare decine di migliaia di lavoratori che operano nel settore del noleggio con conducente e che stanno subendo l'arrogante pressione di soggetti loro concorrenti nel mercato, senza essere stati chiamati a partecipare alla costituzionalmente prevista concertazione richiesta per una modifica sostanziale e radicale di una legge. Atto n. 4-05677 VONO CARBONE CUCCA GARAVINI MAGORNO SBROLLINI SUDANO Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: con l'art. 18 della legge n. 196 del 1997, sono stati istituiti i tirocini e gli stage destinati a soggetti che abbiano già assolto all'obbligo scolastico, al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e agevolare le scelte professionali, mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; il legislatore è successivamente intervenuto in materia, al fine di fornire un quadro normativo comune di riferimento basato su standard minimi condivisi; tale strumento è stato largamente utilizzato dagli enti ospitanti e ha assunto, talora, i caratteri di una prestazione lavorativa con qualità proprie della subordinazione; in particolare, nella regione Calabria, la questione attiene ad un bacino di circa 6.520 unità, disoccupati di lunga durata o beneficiari di ammortizzatori sociali in deroga, destinatari nel tempo di misure di politica attiva del lavoro; i tirocinanti sono suddivisi in quattro percorsi: Ministero della giustizia, Ministero dell'istruzione, Ministero della cultura e 4.700 persone, ex beneficiari di mobilità in deroga, presso enti pubblici e privati; è, quindi, evidente l'allarme sociale che discende dalla situazione di precarietà prospettata, anche in ragione della prossima conclusione del periodo di tirocinio; non sembra, tuttavia, realisticamente attuabile una contrattualizzazione dei soggetti interessati, stante, peraltro, la circostanza che molti enti locali ospitanti versano in condizioni di dissesto finanziario; inoltre, la ratio dell'attivazione dei tirocini, sì come chiarita dalle diverse disposizioni legislative, è la formazione e l'orientamento, non già l'inserimento nel mondo del lavoro; nondimeno, tale situazione ha spesso comportato situazioni di precarietà e incertezza in termini di continuità lavorativa; nonostante la finalità enunciata, allo stato, il tirocinante non acquisisce alcuna qualifica professionale, né un titolo che attesti il raggiungimento di un certo livello di conoscenze, abilità e competenze relativamente al settore all'interno del quale ha svolto la propria attività; in particolare, si segnala la condizione di 843 tirocinanti del settore giustizia, regionali, che non godono dello specifico riconoscimento e titolo di preferenza all'interno delle procedure selettive nazionali, ottenuto dai tirocinanti UDP, ex art. 37 del decreto-legge n. 98 del 2011, pur avendo acquisito le stesse competenze anche in base ad adeguata selezione e mai equiparati; tale condizione è lesiva della stessa finalità della disciplina normativa dettata in materia; appare, pertanto, necessario ridefinire la figura dei tirocinanti impegnati negli uffici pubblici dislocati nelle diverse territorialità, con l'obiettivo di tracciare un percorso che permetta di tutelarne le esigenze attraverso il riconoscimento dell'attività svolta in favore dell'ente ospitante, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, anche di concerto con gli altri Ministeri interessati, intenda, e con quali strumenti, sopperire alla segnalata problematica, disponendo che, all'esito dello svolgimento del periodo formativo, il tirocinante possa maturare il diritto all'ottenimento di un titolo, che attesti l'acquisizione delle specifiche competenze tecniche relative all'ambito di svolgimento dell'attività conformemente alle declaratorie regionali. Atto n. 4-05678 D'ANGELO LANNUTTI FERRARA VANIN CAMPAGNA PISANI Giuseppe ANASTASI SANTANGELO TRENTACOSTE PAVANELLI DONNO Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia ha da sempre costituito una situazione di emergenza e caos costanti, rappresentando, da un lato, una grave minaccia ambientale, sanitaria ed economica e, dall'altro, un terreno di storica interferenza tra interessi privati e pubblica amministrazione; negli ultimi 20 anni funzione politica e ragione d'impresa si sono spesso intrecciate, dando luogo a inerzie e inefficienze che hanno rallentato ogni progetto di riforma, con la conseguenza che l'unico esito possibile dell'intero ciclo resta oggi il massiccio conferimento in discariche private; al fine di adeguare la pianificazione regionale per la gestione dei rifiuti urbani al contesto attuale di produzione, alla sopravvenuta normativa europea e alle più recenti direttive comunitarie del 2018, si è reso necessario l'aggiornamento del precedente piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR) ritenuto dalla Commissione europea non conforme, tra l'altro, agli obiettivi di raccolta differenziata e troppo legato allo smaltimento in discarica; a seguito di un lungo e complesso iter normativo, la Regione Siciliana ha finalmente approvato un nuovo PRGR, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 aprile 2021, annunciato dal Governo Musumeci come l'inizio di una nuova fase di razionalizzazione del settore; pochi giorni dopo la pubblicazione del nuovo piano regionale, contrariamente a quanto in esso stabilito dal principio che il rifiuto deve essere lavorato, riciclato o smaltito nella stessa provincia in cui è prodotto, il 13 aprile il Dipartimento dell'acqua e dei rifiuti ha pubblicato un avviso pubblico finalizzato all'acquisizione di manifestazioni di interesse nei confronti delle SRR (società di regolamentazione dei rifiuti) per affidare il trasporto dei rifiuti fuori regione, anche all'estero se necessario, per smaltire l'immondizia accumulata; in altri termini, nei fatti sono stati completamente contraddetti i principi di autosufficienza e prossimità contenuti nelle direttive europee e richiamati dal medesimo piano regionale; pur se il piano regionale ribadisce la preminenza del pubblico nel sistema di raccolta e smaltimento rifiuti, nei fatti l'azione del Governo regionale continua ad agevolare un sistema basato su monopoli privati; a parere degli interroganti il piano risulta inadeguato e non corrispondente alle "osservazioni del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare" aventi ad oggetto il piano rifiuti e il relativo rapporto ambientale, nella formulazione dell'anno 2018; considerato che: il disegno di legge regionale n. 290, recante "Riforma degli ambiti territoriali ottimali e nuove disposizioni per la gestione integrata dei rifiuti", recentemente approvato dalla Commissione ambiente della Regione Siciliana, che dovrebbe attuare la tanto auspicata riforma, non affronta le reali criticità del sistema, occupandosi soltanto di rimodulare gli ambiti territoriali (9 ATO e nuove autorità di ambito, ADA, con responsabilità dirette dei sindaci in sostituzione delle SRR); l'individuazione di 9 ATO, inoltre, si discosta da quanto indicato negli atti del Governo e delle altre autorità nazionali richiamati nella relazione allo stesso disegno di legge, nonché con le ulteriori osservazioni dell'Autorità nazionale anticorruzione che, nel parere n. 1375/2016, ha osservato che "ad avviso dell'Autorità, tuttavia, la dimensione degli ATO dovrebbe essere improntata al perseguimento di logiche di tipo concorrenziale e nel caso della Sicilia i territori di determinate province potrebbero risultare non sufficientemente ampi, sotto il profilo della dimensione territoriale, da assicurare una gestione del servizio secondo una scala ottimale"; allo stato attuale manca inoltre un regime transitorio che garantisca il passaggio dalle SRR alle ADA; la grave inefficienza del sistema continua ad avere dirette ripercussioni sulla vita dei cittadini della regione, da un punto di vista sia igienico-sanitario, sia economico, determinando le tariffe più alte d'Italia e i servizi più scadenti; è stata annunciata come imminente la chiusura dell'impianto di smaltimento rifiuti di Lentini (Siracusa), che non potrà più servire 180 comuni della Sicilia orientale; la prospettiva è quella di portare i relativi rifiuti in altre regioni o addirittura all'estero, facendo lievitare i costi sui Comuni interessati, in particolare sul Comune di Messina, a quasi 350 euro a tonnellata, ovvero tre volte il costo attuale; il Governo Musumeci è riuscito, ad avviso degli interroganti, a mettere in crisi il sistema, consumando la disponibilità delle vasche esistenti, senza realizzare nuovi impianti già previsti, tra l'altro, in fase di autorizzazione; il PRGR, sotto questo profilo, si limita a fornire un quadro descrittivo della situazione impiantistica e di quella in divenire, senza prevedere nulla per il futuro, in aperto contrasto con il principio di certezza dell'azione amministrativa, che crea un pericoloso vuoto prescrittivo, in cui può facilmente trovare spazio quella gestione oligopolista dei gestori degli impianti privati; a parere degli interroganti è del tutto anacronistico e contrario alle direttive europee continuare a proporre la realizzazione di inceneritori, in quanto vi dovrebbero essere conferiti solo rifiuti non riciclabili, che non sono stati differenziati a monte, dovendosi al contrario ricercare la soluzione aumentando piuttosto le percentuali di raccolta differenziata e sostituendo sul mercato materiali non riciclabili con materiali che possono diventare materie prime seconde e alimentare l'economia circolare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda valutare la legittimità dell'azione posta in essere complessivamente dal Governo regionale in ordine al PRGR; quali azioni intenda porre in essere al fine di adeguare la pianificazione regionale della gestione dei rifiuti alle più recenti direttive comunitarie, in coerenza con un modello di economia circolare. Atto n. 4-05679 AIMI Ai Ministri della giustizia, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno Premesso che: da autorevoli fonti si apprende che il Ministero della giustizia è al lavoro per richiedere all'Interpol l'emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti dei genitori di Saman Abbas, la ragazza 18enne di origini pakistane, scomparsa da Novellara (Reggio Emilia) a inizio maggio 2021. Il sospetto degli inquirenti è che la giovane possa essere stata uccisa dai suoi parenti poiché aveva rifiutato un matrimonio forzato in Pakistan con un suo cugino; il provvedimento è fondamentale per consentire alle forze di polizia pakistane di ricercare i genitori della ragazza, fuggiti in Pakistan subito dopo la scomparsa della figlia. Tuttavia, l' iter per ottenere l'estradizione di Shabbar Abbas e di sua moglie Nazia Shaheen non sembra semplice, in quanto non esiste un accordo bilaterale Italia-Pakistan e, pertanto, occorrerà avviare una trattativa di natura diplomatica, si chiede di sapere: a che punto sia l' iter per ottenere l'emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti dei genitori di Saman Abbas; quali azioni di competenza si intenda mettere in campo per la stipula di un accordo bilaterale Italia-Pakistan in materia di estradizione. Atto n. 4-05680 AIMI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della giustizia e dell'interno Premesso che: sono ormai tristemente note le vicende della giovane Saman Abbas, 18enne di origini pakistane, scomparsa a inizio maggio 2021 da Novellara (Reggio Emilia). Il sospetto degli inquirenti è che la giovane possa essere stata uccisa dai suoi parenti poiché aveva rifiutato un matrimonio forzato in Pakistan con un suo cugino; nel corso delle ultime settimane sono molti i dettagli emersi anche grazie al lavoro degli inquirenti. In particolare, da autorevoli fonti si apprende che Saman era stata ospitata presso una comunità nel bolognese, proprio perché si era ribellata ai dettami imposti dalla sua famiglia. Saman voleva essere libera e decidere da sola del proprio futuro. In particolare si apprende che la ragazza aveva lasciato la comunità l'11 aprile e che i servizi sociali avrebbero avvisato i Carabinieri solo 12 giorni dopo; se tali circostanze fossero confermate, occorrerebbe, a parere dell'interrogante, avviare ogni verifica di competenza per accertare la correttezza del comportamento da parte dei servizi sociali stessi. In comunità, inoltre, la ragazza avrebbe ricevuto un telefonino e, pertanto, sarebbe stata esposta al rischio di entrare in contatto con la famiglia, cosa che pare effettivamente avvenuta. La ragazza, infatti, stante quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe rientrata presso la famiglia proprio a causa di un messaggio, dal tono particolarmente disperato, che sua madre le avrebbe inviato; un primo campanello d'allarme era scattato in relazione alla gestione dell'educazione della ragazza: la famiglia di Saman, infatti, non l'aveva iscritta alle scuole superiori, in un'età in cui nel nostro Paese è previsto l'obbligo scolastico. È pertanto necessario appurare se i servizi sociali avessero preso in carico il caso già all'epoca di quei fatti; ancora da autorevoli fonti emerge che, nel 2017, l'AUSL di Reggio Emilia aveva incaricato l'associazione "Hansel & Gretel" di tenere un corso di formazione per operatori dei servizi sanitari, dei servizi sociali, dei servizi socio-educativi e psicologia scolastica. L'associazione è già ascesa alle cronache per via delle vicende legate agli affidi di Bibbiano; intanto i genitori della ragazza, fuggiti, si troverebbero tuttora in Pakistan e le autorità italiane stanno profondendo tutto il loro impegno per riportarli forzatamente in Italia al fine di interrogarli, si chiede di sapere: se si intenda acquisire elementi conoscitivi in relazione alla vicenda di Saman Abbas; se si intenda avviare verifiche di competenza, volte ad accertare se il comportamento dei servizi sociali sia stato corretto in relazione alla vicenda; quali iniziative di carattere diplomatico si intenda intraprendere per individuare i genitori di Saman Abbas e farli rientrare in Italia dal Pakistan, affinché possano essere interrogati sulle sorti della propria figlia. Atto n. 4-05681 BALBONI Al Ministro dell'interno Premesso che: da molteplici fonti di stampa si apprende che il 20 giugno 2021, a Roma, nei pressi dell'uscita della stazione Termini di via Giolitti, un uomo di nazionalità ghanese, che avrebbe precedenti penali, brandendo un coltello da cucina ha terrorizzato i passanti; l'uomo sarebbe stato avvistato da una guardia giurata addetta alla sicurezza, che avrebbe allertato prontamente gli agenti di polizia ferroviaria; dalle immagini diffuse dai media si intravede l'uomo armato, con l'arma da taglio, spaventare i passanti e salire sugli scooter parcheggiati con fare minaccioso; sempre in base alle immagini rilanciate dalla stampa si intuisce che gli agenti della Polizia ferroviaria intervenuti a seguito della segnalazione hanno circondato l'uomo, gli hanno intimato di gettare l'arma, gli si sono avvicinati con dei manganelli tentando di disarmarlo, tuttavia l'uomo non ha desistito dagli intenti evidentemente ostili ed intimidatori, seguitando ad agitare la lama in direzione degli operanti; infine, uno degli agenti occupato nelle operazioni di accerchiamento avrebbe sparato ad una gamba dell'uomo, che accasciatosi al suolo è stato finalmente disarmato e, rimasto ferito, è stato trasportato presso una vicina struttura ospedaliera; al momento si apprende che l'uomo, non in pericolo di vita, si troverebbe piantonato in ospedale, in stato di arresto per i reati di tentato omicidio, porto abusivo d'arma, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale; l'evento non costituisce un caso isolato, atteso lo stato di degrado e di illegalità che imperversa nelle periferie e nei luoghi di transito particolarmente affollati come le stazioni ferroviarie delle grandi città; il fatto appare di una gravità assoluta e pone al centro del dibattito politico non solo la questione della sicurezza delle aree urbane, ma anche le dotazioni ed il ruolo degli agenti di polizia giudiziaria, che si trovano sempre più spesso a dover fronteggiare, senza mezzi adeguati, situazioni di pericolo ed emergenza come quella descritta; esistono dei sistemi che consentirebbero, agli agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria o dei militari in servizio di pubblica sicurezza impegnati in operazioni con evidenti margini di rischio, di evitare di utilizzare le armi da fuoco, quali le pistole ad impulsi elettrici, i " taser ", strumenti meno lesivi è più efficaci per tutelare l'integrità fisica di cittadini, forze di polizia e delinquenti; è noto che l'art. 8, comma 1 -bis , del decreto-legge 22 agosto 2014, n. 119, autorizzava in via sperimentale l'utilizzo del taser e che tra il settembre 2018 e il giugno 2019 iniziava su 12 città italiane la sperimentazione; il Consiglio dei ministri il 17 gennaio 2020 ha approvato, in esame preliminare, un regolamento che modifica le norme (decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 1991, n. 359) sui criteri per la determinazione di armamento e munizioni, che avrebbe dovuto costituire la base giuridica per l'adozione del taser per le forze dell'ordine in via ordinaria; in data 23 febbraio 2021 sul sito del Ministero dell'interno è stata data notizia che sarebbe stata avviata la gara pubblica per l'acquisto dei taser per la Polizia di Stato; ad oggi nulla si sa sugli esiti della procedura; tra gli strumenti indispensabili a garantire la sicurezza degli agenti operanti, nonché di tutte le persone che con loro entrano in contatto durante operazioni di pubblica sicurezza, sono ricompresi i dispositivi di videoripresa da apporre sulle divise (cosiddette body cam ); il garante per la protezione dei dati personali, a questo proposito, con i pareri n. 6197012 e n. 6197365 del 2017, ha altresì fugato dubbi di legittimità rispetto all'utilizzo di questi strumenti, disciplinando i tipi di trattamento effettuati per finalità di pubblica sicurezza e sancendo a quali principi in materia di privacy devono attenersi organi, uffici e comandi di polizia; anche la dotazione di sistemi di videoripresa dunque costituisce uno strumento per tutelare la polizia giudiziaria e la collettività da eventuali abusi; ulteriore questione che si pone come preliminare per l'effettiva tutela degli agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza o dei militari in servizio di pubblica sicurezza è la necessità di garantire che sia lo Stato a dover anticipare le spese di difesa e di giudizio per eventuali procedimenti che scaturiscano per fatti compiuti in servizio e relativi all'uso di armi o di altro mezzo di coazione fisica; allo stato l'art. 32 della legge 22 maggio 1975, n. 152 (Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico), prevede che "la difesa può essere assunta, a richiesta dell'interessato dall'Avvocatura dello Stato o da libero professionista di fiducia dell'interessato medesimo. In questo secondo caso le spese di difesa sono a carico del Ministero dell'interno salvo rivalsa se vi è responsabilità dell'imputato per fatto doloso"; in buona sostanza la normativa prevede per tali casi unicamente un rimborso ex post e delle sole spese di difesa, con possibilità di richiesta di anticipo fino a 2.500 euro; appare dunque una disposizione recisamente insufficiente a far sì che gli operatori, attinti da un procedimento penale o civile, possano sentirsi tutelati in caso di azioni arbitrarie e infondate; l'unico sistema pienamente tutelante sarebbe quello di prevedere l'anticipo integrale da parte dello Stato tanto delle spese legali che di giudizio, salvo rivalsa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia contezza degli eventuali esiti del procedimento ad evidenza pubblica che avrebbe condotto all'acquisto dei taser per la Polizia di Stato e se comunque intenda agevolare ed accelerare la conclusione dell' iter ; se nell'alveo dei processi di ammodernamento delle dotazioni degli agenti di pubblica sicurezza intenda agevolare ed accelerare il processo per l'adozione dei sistemi di videoripresa ( body cam ) da apporre sulle divise; se intenda porre in essere un'azione volta a garantire che le spese legali e di giudizio per fatti compiuti in servizio e relativi all'uso di armi o di altro mezzo di coazione fisica possano essere anticipate integralmente dallo Stato, salvo rivalsa. Atto n. 4-05682 NOCERINO PESCO CORBETTA CROATTI PRESUTTO RICCIARDI VANIN Al Ministro dell'interno Premesso che: da quanto si apprende da fonti giornalistiche, a Milano, alle Colonne di San Lorenzo, zona famosa per la movida milanese nei pressi dei Navigli, nel quartiere Ticinese, si sono riaccesi i riflettori a causa dei ripetuti e ravvicinati episodi di violenza, connessi allo spaccio, alla microcriminalità e alla quasi sistematica violazione delle norme anti COVID; nello specifico, nella notte tra il 27-28 maggio 2021, due ventitreenni tedeschi hanno fermato una pattuglia di Carabinieri, in via Molino delle Armi, per denunciare di essere stati appena rapinati in piazza Vetra da due uomini con pitbull al seguito; i rapinatori sono stati subito individuati dalle forze dell'ordine ma, vista la presenza di centinaia di persone, nonostante fosse quasi ormai quasi l'una di notte, hanno deciso di attendere i colleghi di rinforzo e di simulare un intervento anti assembramenti con sirene e lampeggianti per allontanare il maggior numero di ragazzi e operare in sicurezza; in molti però sono rimasti e hanno assistito alle fasi concitate dell'arresto di uno dei due rapinatori; il giovane arrestato, un ragazzo di origine marocchina di 22 anni con precedenti, ha aizzato il cane contro i militari: uno di loro è stato morso a un braccio e alle gambe, prima di estrarre la pistola d'ordinanza e sparare due colpi contro il cane; i proiettili, di rimbalzo, hanno colpito un ventiseienne originario della provincia di Bergamo e una ragazza estone di 31 anni, entrambi ricoverati in condizioni non gravi per ferite superficiali; a quel punto, si è scatenata la reazione della folla, che non era a conoscenza del reale motivo dell'intervento: insulti a distanza e lanci di bottiglie contro le forze dell'ordine che si stavano allontanando dalla zona; non è certo la prima volta che episodi di violenza si verificano in zona nelle notti della movida milanese, e già in precedenza gli agenti delle volanti e del reparto mobile erano intervenuti dopo le ore 22 per far rispettare il coprifuoco, e avevano dovuto fronteggiare la reazione dei ragazzi che li avevano accolti in piazza con fitti lanci di bottiglie; la zona dei Navigli è ormai teatro di continui eventi di microcriminalità, spaccio e consumo di droghe, risse, rapine e una quasi totale inosservanza delle misure anti COVID. Tali comportamenti riguardano anche moltissimi minorenni che si riversano in strada e risalta l'inspiegabile facilità con cui riescono a reperire l'alcol di cui abusano, constatato che dovrebbe esserne vietata loro la vendita, si chiede di sapere in che misura e con quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intervenire per intensificare la sicurezza del territorio ed evitare il ripetersi di episodi simili. Atto n. 4-05683 RAMPI Al Ministro della giustizia Premesso che: dal 1968 al 1985 nella provincia di Firenze si sono verificati otto duplici omicidi di giovani coppie appartate in auto, duplici omicidi che, senza ombra di possibile dubbio, come attestato da 10 perizie nel corso degli oltre 50 anni di indagine, sono stati effettuati con la stessa arma da fuoco e con munizioni del medesimo tipo, oltre ad essere caratterizzati da notevoli similitudini nelle modalità di esecuzione; nonostante ciò, per ben tre dei duplici omicidi della serie Pettini-Gentilcore (settembre 1974) De Nuccio-Foggi (giugno 1981), Cambi-Baldi (ottobre 1981), ancora ad oggi, non esiste alcuna sentenza passata in giudicato, a differenza degli altri duplici omicidi; esistono ancora indagini aperte relative a tutti gli otto duplici omicidi presso la procura di Firenze inerenti ad aspetti non ritenuti chiariti dalle sentenze passate in giudicato (come anche richiesto espressamente nelle motivazioni di alcune di esse, pure recenti). Ad esempio, recentemente, con sentenza di non luogo a procedere a carico di due indagati per gli otto eventi delittuosi n. 3851/18 R.G.GIP, il giudice per le indagini preliminari di Firenze ha sottolineato come l'archiviazione non sia in alcun modo preclusiva di approfondimenti investigativi ove emergano ulteriori elementi relativamente ai duplici omicidi; l'avvocato Antonio Mazzeo ha ottenuto la rappresentanza di Rosanna De Nuccio, sorella di Carmela De Nuccio, uccisa con il fidanzato Giovanni Foggi in uno dei duplici omicidi del giugno 1981, a Scandicci, uno dei tre non interessato da sentenze passate in giudicato; il Codice di procedura penale ha previsto agli articoli 327 -bis , 391 -novies e seguenti, il diritto dell'avvocato difensore, compreso il difensore della persona offesa dal reato, di svolgere attività investigativa preventiva con riferimento a delitti su cui non si è formato un giudicato; a tale scopo, il 1° dicembre 2020 l'avvocato Mazzeo proponeva istanza al presidente della corte di assise di Firenze per l'autorizzazione alla disamina e al rilascio di copia di atti facenti parte del procedimento n. 1/1994 R.G. Corte di assise di Firenze (cosiddetto «processo Pacciani»), in particolare di atti relativi ai duplici omicidi di Scandicci (1981) e di Vicchio (1984); l'istanza veniva accolta il 15 dicembre 2020, anche dal pubblico ministero Luca Turco a cui sono oggi assegnate le indagini sul caso; iniziata l'indagine di archivio, il successivo 25 gennaio 2021 il difensore proponeva al pubblico ministero una seconda, più specifica istanza di rilascio di copia di atti del processo Pacciani, con indicazione di fatti, persone, documenti; il pubblico ministero però, con decreto del 4 febbraio 2021, la respingeva con una motivazione per la quale la richiesta sarebbe stata inerente ad «altri fatti reato» e non a quello in esame, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover valutare la sussistenza dei presupposti per l'avvio di iniziative ispettive, ai fini dell'eventuale esercizio di ogni potere di competenza. Atto n. 4-05684 CIRIANI RAUTI Al Ministro della salute Premesso che: pervengono agli interroganti le segnalazioni di profili di criticità e forti e non trascurabili preoccupazioni inerenti alla carenza o incongruenza delle schede informative di alcuni farmaci contraccettivi; si tratta di una questione che, come emerge anche dagli atti parlamentari, risulta persistente da tempo, essendo stata già sollevata in sede parlamentare, precisamente alla Camera dei deputati, nel corso della Legislatura XVII mediante più atti di sindacato ispettivo (A.C. 5/05321 e A.C. 2/00800), e sottoposta all'attenzione del Ministro della salute con richiesta di un tempestivo chiarimento in ordine all'efficacia dei farmaci in argomento e alla effettiva e trasparente descrizione degli effetti degli stessi e del loro meccanismo di azione, con particolare riguardo all'effetto anti-annidatorio, specie ai fini del consenso informato delle donne cui essi sono somministrati; nel caso del farmaco "EllaOne", in particolare, come riportato tra l'altro da fonti stampa, secondo ampia letteratura scientifica, nonché per il parere del Consiglio Superiore della Sanità del 10 marzo 2015, desta una preoccupazione assolutamente condivisibile la possibilità che esso possa impedire all'ovulo già fecondato di impiantarsi nell'endometrio: una possibilità antinidatoria e abortiva della quale nel foglio illustrativo non darebbe riscontro; la questione è tornata attuale anche in considerazione del fatto che, lo scorso 8 ottobre, con determina n. 998, l'AIFA ha abolito anche per le minorenni l'obbligo di ricetta per la contraccezione d'emergenza fino a cinque giorni dopo il rapporto; avverso tale provvedimento lo scorso dicembre, furono ben otto associazioni no profit a proporre ricorso davanti al TAR Lazio, al fine di tutelare le ragazze più giovani; sebbene con sentenza n. 6657 del 4 giugno 2021 il TAR Lazio abbia respinto tale ricorso, gli interroganti desiderano evidenziare come tale rigetto riguardi la legittimazione dei proponenti a sollevarlo, non invece gli aspetti di merito delle questioni evidenziate, sulle quali persiste comunque un dovere etico e morale di fornire i chiarimenti necessari alla formazione di un consenso informato; gli interroganti desiderano evidenziare, prioritariamente a qualsiasi valutazione sulle decisioni intraprese e adottate dalle competenti autorità sanitarie, come la delicatissima questione della somministrazione di tali farmaci investa in modo preponderante diritti umani fondamentali e conseguentemente, persista in capo alle autorità pubbliche e sanitarie della nostra Nazione il dovere di diradare ogni dubbio e assicurare la più ampia tutela dei diritti costituzionalmente garantiti che vengono qui in considerazione, primi tra tutti il diritto alla tutela della vita e della salute dei cittadini e ad una corretta e completa informazione resa dalle case farmaceutiche in ordine agli effetti dei farmaci, tale da consentire alle donne di assumere decisioni fondamentali in modo informato, libero e consapevole, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario avviare ogni opportuno approfondimento volto a verificare che i fogli illustrativi dei farmaci contraccettivi indicati nelle premesse, peraltro recentemente autorizzati anche per le donne minorenni senza necessità di prescrizione medica, siano corredati da tutte le necessarie informazioni in ordine al loro meccanismo di azione, chiarendo in modo definitivo, esplicito e inequivocabile se essi determinino o meno un effetto anti-annidatorio e dunque abortivo. Atto n. 4-05685 LANNUTTI ANGRISANI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della giustizia Premesso che: il cameraman Mario Biondo, originario di Palermo, il 30 maggio del 2013 è stato trovato senza vita, nella sua abitazione, a Madrid. Sposato con la conduttrice Raquel Sanchez Silva, presentatrice della versione spagnola de "L'Isola de famosi", il giovane fu trovato impiccato a una libreria di casa. All'epoca nessuna indagine fu svolta dalle autorità spagnole, che da subito parlarono di suicidio. La Procura di Palermo aprì però una indagine per omicidio e, tramite rogatoria, sentì diversi testimoni tra cui la moglie della vittima. Non avendo individuato elementi utili a proseguire l'inchiesta, chiese l'archiviazione. Una scelta non condivisa dalla Procura generale, che ha avocato il caso e disposto la riesumazione del corpo; del caso si è occupata nei giorni scorsi la trasmissione televisiva "Le Iene". La morte misteriosa di Mario Biondo è stata al centro di uno speciale andato in onda in prima serata il 15 giugno 2021 dal titolo "Un suicidio inspiegabile". Il punto di partenza è rappresentato da un quesito che, a distanza di 8 anni, non trova ancora una risposta certa: "Come è morto Mario Biondo?". I genitori di Mario non hanno mai creduto al suicidio e, per questo, hanno avviato una lunga battaglia, affinché la verità potesse finalmente emergere. A convincerli dell'impossibilità che il figlio si sia tolto la vita sarebbero tutta una serie di anomalie emerse in questi anni, anche grazie al lavoro dei periti che hanno ingaggiato. I genitori di Biondo hanno infatti incaricato di svolgere indagini difensive la "Emme Team", un gruppo di legali e paralegali italo-americani. Della "Emme Team" fanno parte 16 studi legali e 20 professionali, un pool che in casi particolari lavora anche pro bono e che fornisce consulenze giuridiche e investigazioni private. Solo in Italia ha risolto o contribuito a risolvere 926 casi; la vedova del cameraman non si è unita alla richiesta della famiglia di Mario per ottenere nuove indagini. La star della TV spagnola ha dichiarato di essere convinta che suo marito si sia tolto la vita. Sulle motivazioni che avrebbero spinto il 31enne a suicidarsi, la donna ha dato tre versioni differenti: «In un primo momento, ci disse che aveva problemi di fertilità - ha spiegato Santina, la madre di Mario Biondo - Poi disse che mio figlio aveva fatto uso di cocaina e, per addormentarsi, aveva usato quella come tecnica del rilassamento. Infine, aveva collegato ricerche sui siti porno con un gioco autoerotico nel salone»; considerato inoltre che: le anomalie riscontrate e per le quali la Procura Generale di Palermo ha deciso di continuare a indagare, riguardano, tra le altre, il doppio segno di stretta sul collo del cameraman : ad avvolgere il collo di Mario è una pashmina di seta dal nodo visibilmente largo e distante dalla testa; il corpo era rigido con le gambe tese e i talloni che toccano terra, la testa reclinata in avanti e le braccia stese lungo il corpo. Altro elemento anomalo le contusioni trovate sulla fronte di Biondo, di cui, però, non ci sarà traccia nel referto del medico legale spagnolo. Anomala anche la stessa scena del crimine. I consulenti della famiglia ritengono sia infatti impossibile che gli oggetti esposti sulla libreria siano rimasti al loro posto, come si evince dalle foto scattate dopo il ritrovamento. Lo strangolamento provoca spasmi che i tecnici hanno paragonato ai movimenti derivanti da un sisma, quindi sarebbe inspiegabile il fatto che le due piume poggiate su una mensola non siano cadute. Infine, incomprensibile anche il fatto che la notizia della morte di Mario sia circolata addirittura prima che la moglie lo venisse a sapere; il team di consulenti italo-americani ha effettuato nuovi accertamenti. Dallo studio dei profili social di Mario Biondo e grazie ai sistemi di identificazioni degli indirizzi IP e delle attività internet , la Emme Team ha accertato che due smartphone avevano avuto accesso alle pagine "Facebook" e "Twitter" della vittima proprio tra il 29 e il 30 maggio 2013, sera della morte, come a voler controllare le attività social del cameraman . Uno dei due cellulari inoltre sarebbe stato connesso al wi-fi dell'appartamento in cui viveva Biondo. Alle 00:48 uno dei due dispositivi scoperti dalla consulenza avrebbe agganciato il wi-fi e sarebbe stato quindi usato nell'appartamento, mentre il secondo sarebbe stato utilizzato nei dintorni dell'abitazione. Entrambi i dispositivi sarebbero stati nuovamente utilizzati in casa di Biondo alle 19 del 30 maggio, quando dentro erano presenti ancora le forze dell'ordine che avevano trovato il cadavere. Dal lavoro dei tecnici, emergerebbe dunque che Biondo, contrariamente a quanto ritenuto finora, al momento della morte non era solo in casa e che qualcuno ha addirittura usato la sua carta di credito in un night di Madrid, poco distante dalla sua abitazione, tra le 2:08 e le 2:53 del mattino, quindi dopo il decesso del giovane cameramen ; i consulenti di "Emme Team" avevano scoperto che le conclusioni del consulente nominato dalla procura di Palermo nel 2014 «erano totalmente incompatibili con gli allegati e le copie forensi dei dispositivi, specialmente dopo aver recuperato le attività internet dei profili social di Mario Biondo, su Facebook e Twitter». Dopo un attento confronto del traffico dati, i consulenti hanno potuto adesso identificare almeno due persone coinvolte, forse presenti all'interno dell'appartamento o almeno nelle sue immediate vicinanze. Il lavoro del team confluisce così in una consulenza finale alla Procura Generale di Palermo, «in modo che finalmente, dopo tanto tempo, si possano iniziare quelle azioni peritali che speriamo portino finalmente giustizia a Mario Biondo, dopo 8 anni di lotta per verità condotta dai suoi genitori», si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa; quali siano le iniziative che intendano adottare affinché anche la Spagna finalmente collabori per giungere rapidamente a risposte convincenti sulla morte del nostro connazionale, anche in vista di una possibile nuova rogatoria. Atto n. 4-05686 BINETTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: un commercialista ha preso in carico il contenzioso di un cliente a settembre 2019 per un valore di quasi 3 milioni di euro; il professionista ha presentato varie istanze presso l'Agenzia delle entrate in cui evidenziava la documentazione giustificativa, sottolineando come si trattasse di uno di quelli che vengono comunemente definiti "grandi contribuenti", con l'obiettivo di giungere ad uno sgravio parziale da parte della direzione regionale del Lazio; durante questo periodo l'Agenzia delle entrate-riscossione ha effettuato un pignoramento dei crediti presso terzi ai sensi dell'articolo 72- bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, ed ordinava ad Hermes Italie S.p.A., nella persona del legale rappresentante pro tempore , di pagare direttamente all'Agenzia della riscossione le somme nei limiti dell'importo del credito intimato. Successivamente, ottenuta la sospensione della riscossione, intimava ad Hermes Italie di accantonare le somme, invitando codesta spettabile società a tenere sospeso l'ordine di pagamento delle somme pignorate, restando fermi gli obblighi di legge imposti al custode relativamente alle somme da questi detenute; in data 3 marzo 2021, il commercialista otteneva gli sgravi e presentava varie istanze in cui chiedeva all'Agenzia delle entrate-riscossione di ottenere il pagamento delle somme residue e il rimborso delle somme accantonate in eccesso; purtroppo ad oggi la situazione non è cambiata; Hermes Italie sta accantonando le somme in quanto non ha ricevuto nessuna comunicazione da parte dell'Agenzia quindi non paga né l'Agenzia della riscossione, né tanto meno il cliente, che risulta bloccato sia sul piano economico-finanziario che su quello del rilancio e della ripresa professionale, si chiede di sapere quando e in che modo l'Agenzia delle entrate, in un momento così difficile e complesso per la vita di tanti professionisti e di tanti imprenditori, intenda procedere per lo meno alla comunicazione di dati che spettano di diritto a chi sta attendendo questa fase di fine pandemia per rilanciare la propria attività professionale in modo del tutto legittimo. Atto n. 4-05687 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: l'ossigenoterapia è un trattamento che si basa sulla somministrazione di una miscela gassosa, composta per la maggior parte da ossigeno, a pazienti che soffrono di diverse patologie, sia croniche che acute. Molte malattie rare polmonari necessitano della somministrazione di una quantità supplementare di ossigeno a scopo terapeutico; con la legge di conversione del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, è stato introdotto l'articolo 5- ter rubricato "Disposizioni per garantire l'utilizzo di dispositivi medici per ossigenoterapia", con l'obiettivo di garantire alle persone con insufficienze respiratorie acuto-croniche, la possibilità di avvalersi anche in ambiente non domestico del dispositivo che consente la ricarica dell'ossigeno liquido; secondo l'articolo, il Ministro della salute avrebbe dovuto definire, entro il 31 luglio 2020, con proprio decreto, le modalità con cui rendere disponibili sul territorio nazionale, attraverso le strutture sanitarie individuate dalle Regioni ovvero, in via sperimentale fino all'anno 2022, mediante la rete delle farmacie, la fornitura di ossigeno e la ricarica dei presidi portatili che garantiscono l'ossigenoterapia; oggi, nonostante il termine previsto dalla legge sia scaduto da quasi un anno, non sono state emanate le disposizioni necessarie per dare concreta applicazione a quanto previsto dall'articolo 5- ter ; l'assenza dei necessari decreti attuativi, trascorsi diversi mesi dalla conversione, è stata sollevata da diverse associazioni rappresentati di pazienti con malattie rare polmonari: FIMARP - Federazione italiana IPF e malattie polmonari rare, "Un respiro di speranza" Lazio, AS.MA.RA onlus Associazione malattia rara sclerodermia ed altre malattie rare, Associazione apnoici italiani onlus APS, Associazione italiana IPF e malattie rare del polmone Sardegna, Associazione pazienti BPCO onlus , "Respiriamo insieme" APS, "Un respiro di speranza" Lombardia, attraverso una lettera inviata al Ministero della salute in data 29 luglio 2020, si chiede di sapere quando e in che modo il Ministro in indirizzo intenda intervenire per emanare i decreti attuativi necessari al fine di dare concreta applicazione a quanto previsto dall'articolo 5- ter del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18. Atto n. 4-05688 BARBONI BERNINI AIMI Al Ministro della salute Premesso che: a seguito dell'emergenza da Coronavirus, da marzo 2020 sono stati sospesi, su tutto il territorio nazionale, i servizi di apertura al pubblico dei locali da ballo, nonché gli spettacoli di qualsiasi natura; in base ai dati emersi, il 30 per cento delle discoteche presenti sul territorio nazionale ha già chiuso e un ulteriore 40 per cento rischia la chiusura per la stagione estiva ormai prossima; il settore di intrattenimento da ballo e di spettacolo conta circa 3.000 locali in tutto il Paese, che da solo vale 2 miliardi di euro, produce 600 milioni in termini di gettito fiscale e offre lavoro a 100.000 persone; eccetto una parentesi temporale di riaperture durante la scorsa estate, i locali da ballo sono chiusi ininterrottamente da 15 mesi, provocando ingenti perdite di fatturato e con i ristori ricevuti sinora insufficienti; le ricadute nel settore dell'intrattenimento da ballo non sono solo economiche, ma riguardano il sistema Paese, in quanto hanno un impatto rilevante dal punto di vista turistico, perché potrebbero essere scelte località turistiche all'estero, dove non vigono le nostre restrizioni per trascorrere le vacanze estive, e dal punto di vista sociale bisogna tener conto che vi sono circa 3 milioni di giovani alla ricerca di divertimento; a seguito della campagna di vaccinazione contro il COVID-19 ormai inoltrata, sono alte le aspettative sulla riapertura dei locali da ballo. A tal proposito gli operatori del settore hanno programmato due esperimenti in due diverse località italiane per comprendere al meglio come gestire i maxi-assembramenti in luoghi come le piste da ballo e soprattutto la tipologia di impatto che potrebbero avere sui contagi COVID, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia intrapreso azioni mirate che possano consentire in sicurezza le riaperture dei locali, offrendo ad un intero settore, l'unico ancora penalizzato dalle chiusure, di ricominciare ad operare, da un lato per far fronte agli ingenti danni subiti, ma anche per evitare che i giovani possano trovare soluzioni alternative in luoghi improvvisati e non controllati. Atto n. 4-05689 DE BONIS Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale, dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: sul tema della povertà la Regione Basilicata presenta un quadro veramente desolante e mortificante. Tale quadro, in tutte le sue sfaccettature, è sconfortante persino in confronto con altre regioni meridionali; un incremento spaventoso della povertà che spinge la Basilicata all'ultimo posto in Italia per incidenza di tale parametro, superando Calabria, Sicilia e Campania; la situazione economica delle famiglie, secondo i dati ISTAT, dice che "se gli indicatori di povertà identificano le casistiche più gravi, ulteriori dati statistici disponibili, come la fonte principale dei redditi familiari e il numero dei componenti occupati, consentono di mappare in maniera più ampia eventuali condizioni di fragilità economica. In Basilicata (anno 2018) gli indicatori di povertà sono decisamente più elevati rispetto a quelli nazionali; l'incidenza della povertà relativa familiare è pari al 17,9 per cento contro l'11,8 per cento nazionale; l'incidenza della povertà relativa individuale è pari al 19,0 per cento rispetto al 15,0 per cento del totale Italia. Ulteriori differenze rispetto alla media nazionale si riscontrano nella distribuzione delle famiglie per fonte principale di reddito. La Basilicata si caratterizza per una maggiore incidenza delle famiglie la cui fonte principale di reddito è il reddito da lavoro dipendente (46,5 contro 45,1 per cento) o i trasferimenti pubblici (42,5 contro 38,7 per cento). Da rilevare, inoltre, che mentre la quota di famiglie lucane in cui nessun componente lavora supera di 4 punti percentuali la media nazionale (22,7 per cento contro 18,4), la percentuale di famiglie in cui lavorano almeno due persone (28,7 per cento) è di 6 punti inferiore alla media nazionale (34,6 per cento)"; come riferiscono sul tema anche il segretario generale CGIL Basilicata e il direttore scientifico del centro studi Ires CGIL, "non si può non rilevare l'esaurirsi progressivo di ogni politica sociale e di welfare da parte della giunta regionale attuale che ha sepolto nell'oblio la legge n. 4/2007, ha dimenticato completamente la necessaria riorganizzazione e riqualificazione dei servizi sociali, ha abbandonato qualsiasi minima velleità di rilancio del disastrato servizio sanitario regionale, non andando - stavolta in pesante corresponsabilità con l'amministrazione precedente - oltre riforme meramente contabili e prive di strutturalità (il tasso di persone adulte in cattivo stato di salute, nel 2019, quindi prima del Covid, era dell'8,2 per cento, valore più alto di quello meridionale, 7,1 per cento e di quello nazionale, 6,4 per cento), non vi sono state politiche industriali degne di questo nome, con realtà industriali fondamentali come Stellantis che minacciano di abbandonare il territorio, il problema irrisolto dei Consorzi industriali (quasi come se la loro privatizzazione aprisse a chissà quale prospettiva nuova), l'assenza di un'idea strategica sul turismo, con l'esperienza di Matera rapidamente archiviata senza alcun sequitur vero e proprio, con i 3.000 occupati persi fra 2019 e 2020, malgrado i provvedimenti governativi di difesa (CIG pandemica e blocco dei licenziamenti)"; nel 2020 i fallimenti di imprese sono cresciuti del 7,7 per cento. La Basilicata è l'unica regione italiana, insieme al Friuli-Venezia Giulia, che ha visto crescere il numero di fallimenti nel 2020, malgrado le misure di contenimento (chiusura dei tribunali, improcedibilità delle cause per fallimento) che hanno portato ad una riduzione del 31,6 per cento su base nazionale; la Caritas diocesana di Potenza, Muro Lucano e Marsico Nuovo ha messo a punto un dossier presentato nel Centro pastorale Caritas di Tito, dal titolo «In Bilico! L'emergenza raccontata dai Centri di Ascolto Caritas». Si tratta di un documento dal particolare valore sociale, culturale ed economico e Monsignore Salvatore Ligorio, Arcivescovo Metropolita della Diocesi di Potenza, ha ospitato un confronto trasversale proprio sui dati proposti dal dossier . L'auspicio è che vi sia una nuova stagione di alleanze territoriali, perché si concentri lo sforzo di quanti sono chiamati a dare risposte, poiché dietro i numeri vi sono volti e storie. Tra le possibili strade da percorrere, è stato affermato nell'incontro, sarà indispensabile non tralasciare specifiche "attenzioni": trovare nuovi approdi di accoglienza e relazione; imparare a rimettere al centro la comunità; immaginare nuove forme di scambio e interazione con il territorio e le istituzioni ma, soprattutto, rimettere al centro la dignità della persona umana; nell'ambito del progetto «Zetema: ricerca e sperimentazione per la crescita della comunità», la Caritas di Basilicata ha predisposto un altro dossier sulla vulnerabilità alla povertà in Basilicata. L'indagine ha chiarito che l'impoverimento ha interessato in modo massiccio quella fetta di popolazione che in passato veniva definita "classe media". Dalle 600 schede raccolte è emerso il "profilo" delle persone che hanno fatto ricorso ai servizi della Caritas: il 55,5 per cento sono donne, il 20 per cento sono stranieri e il 28 per cento non ha concluso il ciclo della scuola dell'obbligo. In ognuna delle realtà diocesane, è scritto, il precariato economico o l'assenza di un lavoro è un fattore determinante. La crisi causata dal COVID ha fatto emergere la punta di un iceberg di "nuovissimi poveri" non ancora definito. Il dossier spiega che la quarantena non è stata solo sinonimo di ristrettezza economica, ma ha posto in evidenza i pregi e i difetti di un sistema cronicizzato sull'individualismo; considerato che: il ceto medio produttivo di piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi non ha trovato alcuna tutela dalle politiche locali e intanto, con il precipitare della povertà, sono cresciuti i fenomeni di devianza sociale. Il tasso di abbandono scolastico è risalito al 14,6 per cento, dal 14 per cento dell'anno precedente, più di 27.000 lucani vivono in condizioni abitative disagiate, i NEET raggiungono il 26,3 per cento dei giovani, una risalita che interrompe un triennio di riduzioni continue e che va ad aggravare il fenomeno dell'emarginazione sociale, che difficilmente si potrà sopire e peserà sulla collettività regionale per molto tempo ancora; l'ultima relazione semestrale della DIA ha evidenziato come siano in crescita gruppi criminali autoctoni stabili, con connotazione mafiosa e operanti sul territorio regionale, in grado di costruire accordi duraturi con organizzazioni mafiose campane, calabresi, pugliesi e albanesi, distruggendo l'immagine di isola tranquilla e priva di significative infiltrazioni criminali che la Basilicata poteva mettere in mostra sinora. Evidentemente, la povertà e l'assenza di prospettive, specie per i giovani, costituisce un potente motore per il reclutamento di nuove leve criminali; il disastro demografico non è che la naturale conseguenza di questo sfacelo sociale; fra i mesi di gennaio 2019 e 2021, la popolazione regionale è diminuita di 11.000 unità e il saldo migratorio riprende a correre: nel 2020 e nei primi due mesi del 2021 quasi 3.600 lucani sono emigrati; tenuto conto che da più parti, come descritto, si cerca di affrontare la questione della povertà in Basilicata, ma chi davvero dovrebbe affrontare con decisione il grave disagio e risolverlo nel miglior modo possibile sono le istituzioni, sia locali che nazionali. Le istituzioni politiche devono sapere ascoltare e riprendere in mano il protagonismo di una programmazione economica ormai dimenticata e abbandonata. E pensare che la Basilicata è considerata la regione più ricca d'Italia per i suoi giacimenti di petrolio e di gas naturale, per le sue acque, per cultura, tradizioni, gastronomia, produzioni agricole, bellezza paesaggistica e per mille altre risorse ancora, si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Governo intenda adottare per affrontare e risolvere i nodi profondi dell'arretratezza della Regione Basilicata, determinata il più delle volte dalla posizione passiva e inerte della politica, che non ha saputo varare programmi economici in grado svilupparne le enormi potenzialità. L'immagine tradizionale della Basilicata viene cancellata da una recessione che ha colpito il sistema produttivo in misura molto più aggressiva rispetto alle stesse altre regioni del Sud. Atto n. 4-05690 PAVANELLI FERRARA DE LUCIA CROATTI PRESUTTO VANIN DONNO TRENTACOSTE Al Ministro della cultura Premesso che: venerdì 25 giugno 2021 si inaugura la sessantaquattresima edizione del "Festival dei Due Mondi" di Spoleto, la prima edizione a firma della direttrice artistica Monique Veaute; il Festival delle arti performative più antico d'Italia, ideato da Gian Carlo Menotti nel 1958, trasforma ancora una volta la città in palcoscenico e dal 25 giugno all'11 luglio 2021 mette in relazione musica, opera, danza, teatro, arte attraverso la creatività dei migliori artisti e delle migliori compagnie internazionali; tuttavia questo evento, orgoglio italiano, è finito nell'occhio del ciclone alla prima edizione della direttrice artistica Monique Veaute, per l'inchiesta de "Il Fatto Quotidiano" pubblicata il 15 giugno 2021 relativamente alla nomina di Ada Urbani, ex assessore alla cultura, quale consigliere per lo sviluppo del festival spoletino; all'articolo suddetto è seguita immediatamente la richiesta di precisazione dell'Ufficio Stampa del "Festival dei Due Mondi", Marco Ferullo: "con riferimento all'articolo pubblicato questa mattina in ripresa di quello pubblicato dal Fatto Quotidiano, siamo a precisare che l'onorevole Ada Urbani non ricopre incarichi o ruoli nella Fondazione Festival di Spoleto, né percepisce compensi. Il suo titolo di consigliere della direttrice artistica è un riconoscimento alla disponibilità personale e al senso di appartenenza dell'Onorevole che da sempre è impegnata nella promozione del territorio e delle sue eccellenze. Il rapporto con la direttrice artistica nasce dalla reciproca amicizia stima e dall'obbiettivo comune di contribuire alla migliore riuscita del Festival di Spoleto" ("tuttoggi", 15 giugno 2021); l'inchiesta ha allertato più di una istituzione, dal Comune di Spoleto, retto dal Commissario Prefetto Tiziana Tombesi, fino alla Regione Umbria; solo due giorni dopo la pubblicazione dell'inchiesta, "Il Fatto Quotidiano" riportava che inspiegabilmente il nome di Ada Urbani non era più presente sul sito ufficiale del festival ; considerato che: la citata nomina è alla luce di ovvi motivi del tutto inopportuna, visto che la Urbani ha retto fino all'11 marzo scorso, giorno in cui è stata sfiduciata dalla maggioranza del Consiglio comunale, l'assessorato alla cultura del Comune con delega anche al Festival; la nomina potrebbe essere, oltre che inopportuna, anche illegittima ai sensi del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, che vieta agli amministratori pubblici di prendere cariche o incarichi pubblici se non dopo due anni successivi alla fine del proprio mandato; il ruolo di consigliere della direttrice artistica spetterebbe, ai sensi dello statuto della Fondazione Festival dei Due Mondi Onlus , al sindaco pro tempore , ma è pur vero che l'organizzazione si regge sostanzialmente su fondi pubblici del Ministero in indirizzo; in questi giorni gli uffici del Comune di Spoleto stanno effettuando, su richiesta del Prefetto Tombesi, una dettagliata relazione al fine di inviare una nota alla Fondazione, con la quale molto probabilmente si chiederà alla Veaute di ritirare la nomina; nella sezione "Trasparenza" del sito del festival non sono riportati i compensi dei collaboratori; considerato inoltre che: dalla stampa si apprende che l'incarico di Ada Urbani, oltre a quello di altri collaboratori del festival , sarebbe stato orientato e determinato da legami di amicizia o parentela con alcuni esponenti politici; se per i primi 50 anni di vita "il Festival dei Due Mondi era riuscito, secondo il volere del Maestro Gian Carlo Menotti, a tenere la politica fuori dalle decisioni artistiche, dall'avvento di Ferrara fino ai giorni nostri si è assistito all'usurpazione della creatura menottiana da parte proprio della politica, per di più di quella autoreferenziale, che ragiona solo "a prendere" e mai "a dare"" ("spoletonline ", 15 giugno 2021); a parere degli interroganti, se i fatti riferiti dalla stampa fossero confermati, ci si troverebbe di fronte a un modo impopolare di fare politica, che trasmette ai cittadini un messaggio corrotto e del tutto disonesto, si chiede di sapere se quanto riportato dalla stampa corrisponda al vero e, nel caso, quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, di concerto con le istituzioni coinvolte, per restituire dignità al "Festival dei Due Mondi". Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-02629 della senatrice Nugnes, sulla realizzazione dell'autostrada Cremona-Mantova; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-02630 della senatrice Nugnes ed altre, sui risultati dello studio SPES, relativo alla correlazione tra esposizione ambientale e salute in Campania; 3-02632 del senatore Bruzzone, sulle disposizioni che disciplinano la caccia alla tortora selvatica.