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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 98 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,30). Si dia lettura del processo verbale. PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione delle mozioni nn. 65 (testo 2), 66 (testo 2), 69 e 88 sul TAV Torino-Lione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00065 (testo 2), presentata dal senatore Laus e da altri senatori, 1-00066 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, 1-00069 , presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori, e 1-00088 , presentata dal senatore Romeo e da altri senatori, sul TAV Torino-Lione. Ha facoltà di parlare il senatore Nastri per illustrare la mozione n. 69. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, come è noto da tempo, le reti transeuropee rappresentano un insieme di infrastrutture di trasporto integrate, fondamentali e strategiche previste per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e rafforzare, soprattutto, la crescita, l'occupazione e la competitività dell'Unione europea. Al riguardo, i nuovi orientamenti dell'Unione europea prevedono la creazione di una rete articolata in pratica in due livelli. Vi sono una rete globale, possibilmente da realizzare entro il 2050, che mira a garantire la piena copertura del territorio dell'Unione europea, e una rete centrale, che sarà realizzata entro il 2030 ed è basata su un approccio di corridoi che dovranno includere almeno tre modalità differenti di trasporto attraverso almeno tre Stati membri e prevedere anche l'accesso ai porti marittimi. In tale contesto, la rete centrale è articolata in nove corridoi principali, quattro dei quali interessano appunto l'Italia. Uno è il corridoio Mediterraneo che attraversa il Nord Italia da Ovest a Est. A tal fine, il completamento delle infrastrutture di collegamento risulta certamente essenziale per ridurre il deficit infrastrutturale italiano, sostenere la competitività delle nostre imprese - come dicevo prima - nonché per garantire l'integrazione dell'Italia nello sviluppo europeo. Il nuovo asse ferroviario tra Italia e Francia - e, più nello specifico, tra Torino e Lione - rientra, come sappiamo, all'interno del corridoio mediterraneo. Noi di Fratelli d'Italia, insieme alla stragrande maggioranza degli italiani, da sempre siamo promotori e anche sostenitori della TAV, i cui principali obiettivi sono di diverso tipo. Vi sono sicuramente obiettivi di tipo economico, per rendere più competitivo il treno per il trasporto di persone e merci; di carattere ambientale, per ridurre il numero di TIR sulle strade; di carattere sociale, per connettere meglio tra loro e valorizzare le diverse aree presenti all'interno del nostro Paese. Tra i principali vantaggi della Torino-Lione occorre aggiungere soprattutto il dimezzamento dei tempi di percorrenza dei passeggeri, l'incremento della capacità nel trasporto merci e la riduzione del numero di camion. Oggi ci sarebbero circa 600.000 camion in meno su strada, tra l'altro anche in considerazione del delicato ambiente alpino. I dati più recenti dimostrano che ogni anno tra Italia e Francia passano circa 3 milioni di mezzi pesanti e, se le previsioni dell'Osservatorio sull'impatto della nuova linea fossero rispettate, dopo otto anni dalla sua apertura si assisterebbe a un trasferimento di 20 milioni di tonnellate da strada a rotaia e di 38 milioni dopo trent'anni. Per quella data, se il flusso di merci tra Italia e Francia rimanesse stabile ai valori odierni, vale a dire intorno ai 40 milioni di tonnellate, potrebbe essere assorbito al 95 per cento dalla ferrovia, determinando così una riduzione di circa 3 milioni di camion che attraversano il confine. Al di là di ogni valutazione legata alle questioni formali, è ben noto che, essendo questo un trattato internazionale, l'adesione dell'Italia al progetto non può essere sicuramente cancellata o modificata con un tratto di penna. Ogni giorno di ritardo penalizza non sono le Regioni del Nord che vengono attraversate dalla linea, ma anche l'Italia intera. Non è nemmeno il caso di ricordare come siano in gioco penali a carico dell'Italia e, soprattutto, è in gioco la credibilità del Paese. Per quanto riguarda le penali, proprio oggi si è parlato di circa 833 milioni di euro. In merito alla credibilità del Paese poi, non può passare a livello internazionale che, ogni volta che cambia il Governo, i trattati possano essere modificati o addirittura sostituiti. Sicuramente l'Italia non ci fa una bella figura. Aggiungo che fonti nazionali e comunitarie hanno stimato in 3,4 miliardi di euro gli oneri a carico dell'Italia in caso di sospensione definitiva della TAV, considerando i costi legati alla rescissione dei contratti, agli appalti già avviati, al ripristino degli scavi; chiaramente, oltre a tutto questo, sarebbero a carico dell'Italia anche le penali, come ho prima detto. La mancata realizzazione imporrebbe, infatti, anche la messa in sicurezza degli oltre 26 chilometri già scavati e l'adeguamento del tracciato del Frejus. Non è nemmeno il caso di ricordare i posti di lavoro in ballo per quanto riguarda quest'opera e il rischio di creare ulteriore disoccupazione: tutto questo creerebbe gravi problemi sociali. Il problema principale, oltre a quelli che ho citato poc'anzi, è che l'Italia resterebbe tagliata fuori dalle vie dello sviluppo europeo, a vantaggio di collegamenti a Nord delle Alpi. Analogamente non dimentichiamo che - come ho detto prima - i porti di Trieste e Genova rischierebbero di veder diminuire i loro traffici, perdendo l'occasione di un collegamento vitale con i mercati dell'Europa centrale. Vedete, quindi, che i problemi sono più di uno. Lo stesso dicasi anche per l'Interporto di Novara, un nodo cruciale per le direttrici Nord-Sud ed Est-Ovest, che proprio lì vanno a incrociarsi. Non dimentichiamo che le incertezze del Governo sul destino dell'opera hanno portato alla nascita di tantissimi movimenti di opinione, composti dalle maggiori associazioni di categorie del Paese, e quindi non solo piemontesi, ma anche nazionali, e da numerosi amministratori locali che hanno manifestato, a più riprese, la volontà e il massimo sostegno alla realizzazione dell'opera: ciò avrebbe dovuto far riflettere il Governo e indurlo a confermare la TAV come elemento importante per lo sviluppo del nostro Paese. Avviandomi alla conclusione del mio intervento, le richieste che il Gruppo Fratelli d'Italia chiede al Governo sono principalmente due. In primo luogo, chiediamo al Governo di adottare le iniziative di competenza affinché possa tenersi, sussistendo i presupposti di legge, un referendum consultivo sulla realizzazione del progetto TAV Torino-Lione nella stessa data nelle Regioni interessate dalla tratta nazionale del corridoio Mediterraneo: parliamo del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia. In secondo luogo, chiediamo di adottare tutte le iniziative che consentano alla società concessionaria Telt di procedere immediatamente con la pubblicazione dei bandi di gara per la realizzazione del tunnel di base. Non si può continuare, con il tira e molla di tutti i mesi trascorsi; un giorno il progetto TAV si realizza, uno non si fa, l'altro non si capisce. Adesso il Governo cerca di trovare una soluzione che sarebbe l'ennesima novità, ovvero una mini TAV di cui chiaramente nessuno sa nulla. È inoltre corretto parlare dei numeri, e sul punto non si può barare. Il costo del tunnel transfrontaliero è pari a 8,6 miliardi di euro, come certificato da un ente terzo, di cui il 40 per cento a carico dell'Unione europea; il 35 per cento - circa 3 miliardi di euro - a carico dell'Italia e il 25 per cento della Francia. Non solo: l'Europa si è resa pronta, proprio in questi giorni, ad aumentare la sua quota. L'Italia non può permettersi di fermarsi a causa dei mal di pancia del MoVimento 5 Stelle. Si tratta, Presidente, di un pregiudizio chiaramente demagogico contro il progresso e lo sviluppo del nostro Paese. Fratelli d'Italia farà tutto ciò che è possibile per dare continuità a un'opera che riteniamo fondamentale e strategica per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Laus per illustrare la mozione n. 65 (testo 2). LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, gli avvenimenti dei mesi passati hanno evidenziato in modo inequivocabile come il Governo non abbia una linea precisa e univoca sul progetto TAV, anzi di come ne abbia troppe. Ciò vuol dire non averne nessuna. La confusione regna sovrana tra i due partiti di Governo che, come in uno spietato gioco di forza, continuano a tenere il punto. Da una parte la Lega sembra spingere per il sì; dall'altra, vi è il no tassativo e categorico del MoVimento 5 Stelle. Il ministro Toninelli taccia l'opera come inutile e dannosa. Il premier Conte sceglie di non scegliere e, in virtù del ruolo di garante, continua semplicemente a prendere atto della volontà dei suoi sostenitori politici, per di più su un tema tanto importante per ragioni economiche e di relazioni internazionali. Non credete che, arrivati a questo punto, gli italiani abbiano il diritto di sapere cosa pensate del TAV? Non credete sia necessario, opportuno e giusto che ci diciate nell'Aula del Parlamento, luogo principe del confronto istituzionale, cosa intendete fare della vicenda? Non credete sia giunto il momento di smettere di eludere le domande a cui non avete mai voluto o - a questo punto - saputo rispondere? Sono tanti gli interrogativi rimasti in sospeso. Quanto si spenderà se si porterà a compimento l'opera? Quanti sono i costi in caso di recesso? A quanto ammontano le penali in caso di non completamento? Avete ignorato le nostre domande e continuate a farlo in maniera irresponsabile. Oggi dovreste invece iniziare a dare risposte: lo dovete agli italiani e anche al ruolo che ricoprite. Le assunzioni di responsabilità sono passaggi della vita politica; non è rimandandole che si dura nel tempo, che si va lontano e si diventa credibili. È più semplice sostenere il Governo quando si devono distribuire zuccherini, ma è più complicato quando bisogna esercitare responsabilità politiche: vero, colleghi? La tattica è chiaramente quella di perdere tempo. Tuttavia, incombe a breve l'appuntamento dell'11 marzo, data entro la quale il consiglio d'amministrazione di TELT (Tunnel euralpin Lyon Turin) deve sbloccare i bandi per 2,5 miliardi di euro per il tunnel di base, pena la perdita di 300 milioni di euro di finanziamenti europei. Anche se questi bandi possono essere revocati entro sei mesi - come ha seraficamente dichiarato il ministro Toninelli - si corre il concreto rischio di perdere finanziamenti europei, di dover restituire i fondi già concessi e di essere estromessi dalla ripartizione per i prossimi cinque anni: non è roba da poco. Perdere tempo, continuare nel gioco del rinvio, guardare solo ai singoli interessi elettorali è la sola strategia che sa usare il Governo, oltre a quella delle chiusure. Chiudono grandi opere come la TAV o il Terzo valico, si chiudono i cantieri per sistemare strade, sottopassaggi, piste di aeroporto, ferrovie urbane, metropolitane e ponti, mentre un fantomatico decreto sblocca cantieri ha difficoltà a venire alla luce e stessa sorte tocca alla riforma del codice degli appalti. Tutto è bloccato. Crescono i timori e l'economia rallenta. Il Governo dispone sempre la chiusura, per non cominciare mai niente. Chiusure, contrasti, incertezze, rinvii, referendum della base e quant'altro sull'opera in questione: di fronte a questo stallo, la Commissione europea ha fatto sentire la propria voce, rimarcando il concetto che la linea Torino-Lione è un progetto importante non solo per la Francia e per l'Italia, ma per l'Europa nel suo complesso. Quella a cui assistiamo inermi è una crisi di credibilità, risultato inevitabile, dato dall'assenza di chiari e decisi provvedimenti di politica economica e industriale. È una crisi di credibilità certamente accentuata dalla posizione assunta nei riguardi della linea Torino-Lione. Non fare la TAV non vuol dire solo rinunciare a posti di lavoro e investimenti importanti, che possono rilanciare l'occupazione, lo sviluppo e il PIL, ma significa soprattutto condannare il nostro Paese a una sfiducia da parte del mondo delle imprese e a un ruolo marginale nei mercati internazionali. Un numero crescente di cittadini e imprese, lavoratori, associazioni, amministratori, sindaci, esponenti politici di tutta Italia chiedono, con sempre maggiore forza, il completamento della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. La verità, ormai innegabile, è che i reali ostacoli alla realizzazione dell'opera sono da imputare alla caduta verticale dei consensi del MoVimento 5 Stelle nei confronti dell'altro partner governativo, testimoniata dalle recenti elezioni regionali, oltre all'avvicinarsi delle elezioni europee e, soprattutto, all'impossibilità di mantenere fede a tutte le mirabolanti promesse fatte in campagna elettorale, che tolgono al Movimento qualsivoglia intenzione di fare ciò che si prospetta essere il meglio per il Paese e fare invece ciò che torna utile al Movimento stesso. Siamo passati da dichiarazioni che alludevano alla volontà di trovare soluzioni tecniche, con l'analisi costi-benefici, a frasi del tipo: «Troveremo un accordo politico»; il tutto senza rendersi conto che non solo si cadeva in contraddizione con quanto sempre sostenuto, ma che si conferma quanto sostenevamo da tempo e cioè che la soluzione alla questione TAV è tutta politica. Altro che analisi costi-benefici: basta prendere in giro gli italiani! Mi chiedo se, qualora non ci fossero state mobilitazioni di piazza delle opposizioni e dei cittadini rispetto a questo vostro atteggiamento irresponsabile, la TAV sarebbe oggi un nodo politico da sciogliere. L'analisi costi-benefici sulla TAV Torino-Lione è stata oggetto di pesanti critiche per i gravi difetti logici con cui è stata condotta. Si è basata su dati risalenti al 2011; è stata quasi tutta incentrata sull'analisi dei costi presunti dell'opera, non tenendo conto degli obiettivi di benessere sociale attesi dalla sua realizzazione in termini di maggiore interconnessione del Paese con il sistema delle reti Trans-European Networks-Transport (TEN-T) europee, di incremento degli scambi commerciali e di maggiore mobilità per i cittadini. Lo stesso ordine degli ingegneri di Torino, riappropriandosi nel ruolo di tecnici che gli compete, parla nella sua controanalisi costi-benefici di errori e semplificazioni che hanno abbattuto i benefici e ingigantito i costi. Il tentativo è stato quello di dimostrare, al di fuori delle regole che disciplinano la redazione di una corretta analisi costi-benefici, che l'opera avrà un costo ampiamente superiore a quanto preventivato. Il documento non valuta invece se l'opera riesce a raggiungere lo scopo per cui è stata decisa e non calcola in modo analitico e completo i benefici monetari (ambiente, salute pubblica, sicurezza, mobilità) che sono a fondamento di qualsiasi investimento pubblico. Una seconda stesura dell'analisi richiesta dal Presidente del Consiglio dei ministri, in ragione delle critiche sollevate sul testo, ha ridotto l'impatto negativo dell'opera da 7,6 miliardi a 2,5 miliardi, confermando l'inadeguatezza e i difetti logici contenuti nel primo dossier costi-benefici. È chiaro dunque che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti avrebbe sottoposto al Parlamento e al Paese, nonché al Governo francese e all'Unione europea, un'analisi costi-benefici palesemente infondata e oggetto di successivi aggiustamenti da parte del Presidente del Consiglio che, per uscire dalla situazione di evidente contrasto fra le forze politiche della maggioranza, ha recentemente espresso un parere positivo sull'ipotesi di realizzazione della cosiddetta mini TAV, appoggiando la proposta avanzata dalla Lega come progetto originario della TAV Torino-Lione. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, la velocità della risposta economica e la competitività del nostro Paese dipendono in buona misura anche dalla realizzazione di importanti investimenti pubblici. Sulle grandi opere infrastrutturali si misura la capacità di un Governo di guardare al futuro e dotare il Paese di un sistema connesso, integrato con il resto dell'Europa e capace di creare crescita. I recenti dati diffusi dall'ISTAT sull'andamento della nostra economia rendono ancora più urgente l'avvio e il completamento di importanti investimenti pubblici. Colleghi, è un intervento in grado di incidere nei prossimi anni sulla crescita dei posti di lavoro, sul tasso di sviluppo del nostro Paese e non da meno sulla credibilità della nostra politica. Siete pagati per decidere: potete farlo e oggi fatelo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Pichetto Fratin per illustrare la mozione n. 66 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. PICHETTO FRATIN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, illustro la mozione n. 66 (testo 2) del Gruppo Forza Italia per dare piena attuazione all'accordo che riguarda il Corridoio 5, da Lisbona a Kiev. Per me questo è un dibattito anche abbastanza surreale, perché mi fa tornare a quando, quindici anni fa,da assessore ho fatto il giro dei vari Comuni per trovare il punto di consenso, le compensazioni, gli attraversamenti dei poderi e, quindi, creare le condizioni perché il Corridoio Lisbona-Kiev potesse partire. Oggi, a quindici anni di distanza, ci troviamo con una discussione che mette in ballo la credibilità del nostro Paese. Noi non possiamo discutere della tratta Torino-Lione; non è una tratta locale, ma una scelta fatta a partire dal 1994 dall'Unione europea per una grande infrastrutturazione ferroviaria di tutto il sistema dell'Unione, con gli assi Est-Ovest e Nord-Sud. Ed è stata la scelta fatta dall'Italia di dare sviluppo, di creare opportunità per le nuove generazioni, per essere più ricchi e non più poveri. Questa è stata la scelta. TAV significa collegare Spagna, Francia e Italia fino a Kiev. Abbiamo 170 miliardi di interscambio con i Paesi Ovest, con la Francia e i Pirenei. TAV può significare, in futuro, andare fino a Pechino: non deve sfuggire che la Cina ha un grande piano di infrastrutturazione, che ragiona anche sulla Via della seta. Apprezzo il ragionamento, che ha fatto proprio ieri una parte del Governo in missione in Cina, di valutare attentamente e condividere il percorso della Via della seta, che prevede una Pechino-Teheran con uno stanziamento complessivo, su un piano ferroviario, di 460 miliardi di dollari e su un piano ancor più grande, come quello marittimo, di mille miliardi di dollari. La parte Torino-Lione della TAV è un piccolo pezzo in mezzo che serve a collegare e a essere centrali per stare meglio rispetto ad altri. Vorrei ricordare che, qualora ciò non avvenisse, il transito verrebbe spostato laddove c'è stata la discussione a fine anni Novanta e inizio anni Duemila, quando la Germania voleva il collegamento sull'Italia non sotto le Alpi, ma sulla tratta Vienna-Monaco-Ginevra. Ecco dove doveva passare la TAV: sulla tratta Vienna-Monaco-Ginevra-Lione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ed è stata una battaglia di questo Paese, dall'estrema destra all'estrema sinistra, unite, perché allora si capì che l'essere al centro e non alla periferia significava creare davvero le condizioni di sviluppo. Le economie tra Lione e Trieste, complessivamente, creano 1.200 miliardi di prodotto interno lordo: territorialmente, sono tra le più alte del mondo. Ma pensate solo al vantaggio turistico. Siamo a Roma e si potrebbe raggiungere Parigi in sette ore, utilizzando quella tratta. Che significato avrebbe, in termini di beneficio, per il sistema Italia? La discriminante, quindi, sta nell'altra scelta. La questione non scegliere a favore o contro la galleria, anche se, comunque, 25-26 chilometri sono già costruiti, dei discendenti, più sette della principale. La scelta sta tra l'essere al centro o alla periferia. Sta nel fare degli altri porti, Genova e Trieste, l'attracco naturale dei traffici mediterranei e tra Est-Ovest. Altrimenti, solo con un Nord-Sud (anzi, con un Sud-Nord, in questo caso) avremmo traffici semidomestici per l'Europa. Vogliamo che l'Italia delle nuove generazioni non sia l'Italia dei pensionati o del reddito di cittadinanza, salvo che, senza giovani che pagano, si va verso il Venezuela. Questa è la realtà, se non ci sviluppiamo. Questo è il motivo che ha portato il Governo Berlusconi, nel 2004, a ratificare i primi accordi internazionali. Permettetemi anche, essendo piemontese, di fare un richiamo storico, già citato dal collega Malan nei giorni scorsi. Andate a leggere la discussione sulla costruzione del traforo del Fréjus del 1857. I contrari sostenevano che vi transitavano solo pochi asini che trasportavano poca merce in Savoia e in Rhône-Alpes. Cavour disse al re che, se non si fosse costruita la galleria del Fréjus, sarebbe stato opportuno trasferire la Capitale a Genova, perché il futuro era nei commerci. Torino la realizzò e nei trenta anni successivi vi fu uno sviluppo enorme. Nacquero FIAT, RAI, SIP, Venchi, SNIA i nomi che hanno caratterizzato il boom produttivo e industriale del nostro Paese. Questo è il dato. Questo è il significato. Ma leggete anche la discussione del Parlamento di Roma, che è istruttiva, allorquando i contrari alla galleria del Gottardo sostenevano che non aveva senso che fosse pagata per il 70 per cento dall'Italia, dal momento che la galleria del Gottardo era tutta, al 100 per cento, in territorio svizzero. Anche questo è istruttivo. Quali erano i costi e i benefici, allora? Non era neanche possibile considerare, come ha fatto il professor Ponti, i pedaggi autostradali come un beneficio pari a 6.100 milioni di euro. A questo punto, invito a calcolare il beneficio relativo alla cosiddetta terra dei fuochi, visto che non c'è costo pubblico nel fare l'operazione: c'è un danno ambientale. Eppure, allora i nostri predecessori decisero di andare avanti: capirono che significava lavoro. Dal Nord Italia si fermò l'esodo verso gli altri Paesi (principalmente, a quei tempi, il Sud America). Colleghi, non c'è più da discutere: la TAV è per questo Paese - non per Torino o Milano - il futuro e significa sviluppo per i nostri figli e le nuove generazioni, ben oltre i 300 o gli 800 milioni di euro immediati, entro il giorno 20, e i 500 milioni successivamente che costituirebbero un danno erariale. La mancata attuazione di una norma del Parlamento, per effetto di un altro voto del Parlamento, è danno erariale e dovrebbe essere pagato da chi lo causa, in questo caso il ministro Toninelli e tutti coloro che, complici con lui, producono tale danno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Concludo con una citazione. Non ricorro spesso alle citazioni, ma permettetemi di citare il ministro Tria: «Nessuno verrà mai a investire in Italia se il Paese mostra che un Governo che cambia non sta ai patti…». (Applausi dal Gruppo FI-BP e dei senatori Bonino e Pittella. Congratulazioni) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Patuanelli per illustrare la mozione n. 88. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, è stato detto che si paventa un danno erariale quando si decide di ripensare a un'opera. Vorrei capire se, in questo Paese, si è mai paventato un danno erariale quando sono stati spesi male soldi pubblici. (Applausi dal Gruppo M5S) . Questo ragionamento non l'ho mai sentito fare. Credo ci sia un elemento di coerenza e chiarezza su un tema che ha una componente tecnica complessa e un ancor più complessa componente politica. Su questo tema non voglio essere ipocrita: è evidente che le due forze che governano il Paese partono da due posizioni diverse su quest'opera, è inutile negarlo e girarci intorno, e vi è poi la complessità tecnica. Come dicevo, se c'è un elemento di coerenza nella nostra azione su quest'opera - e in generale su come vengono spesi i soldi pubblici - è quello di analizzare le modalità con cui spendiamo i soldi pubblici e gli obiettivi che ci prefiggiamo, nonché valutare se le allocazioni di risorse consentono l'effettiva realizzazione degli obiettivi che ci si è preposti. Colleghi, non stiamo parlando di 4 euro. Pertanto - su questo credo che la maggioranza sia totalmente compatta - l'approfondimento che abbiamo voluto fare su quest'opera specifica, tenuto conto delle tante esigenze del Paese, è necessario e si sarebbe dovuto fare molto spesso anche in passato quando sono state spese risorse pubbliche. (Applausi dal Gruppo M5S) . Sta passando il messaggio di un Governo del no e di un bloccare le opere, dando la responsabilità prevalentemente a una componente della maggioranza, nonostante, però, qualche giorno fa, sono stati allocati 11,3 miliardi di euro di risorse pubbliche (ovviamente non in un'annualità, ma oltre 3 miliardi di euro sono previsti per il solo 2019) per un grande piano di protezione idrogeologica del Paese, che certamente porterà grandi vantaggi. Infatti, eseguire opere e fare lavori fa crescere l'economia, l'indotto e il PIL. Inoltre, questo piano porterà anche a un grande risparmio negli anni, perché la tutela del territorio consentirà di risparmiare sui costi per fronteggiare gli eventuali danni causati dai disastri idrogeologici. Abbiamo visto recentemente - anche nell'ottobre scorso - che cosa succede quando c'è un po' di maltempo. Pensare allora a proteggere il nostro Paese e a prevenire credo che sia una cosa molto utile. Da questo punto di vista, il dibattito anche televisivo e mediatico che si sta facendo sul TAV certamente non ha paragoni rispetto a quello che avremmo dovuto fare su quel grande piano proteggi Italia (Applausi dal Gruppo M5S) su cui abbiamo investito tantissimi soldi. Non una volta ci è stato chiesto di parlare di quell'elemento, mentre ogni giorno ci viene chiesto di parlare di un piccolo tratto di un corridoio transfrontaliero che già non arriva a Lisbona (dal momento che il Portogallo ne è uscito) e che già vede altri Paesi che stanno uscendo da questo progetto. Ciò non perché si voglia bloccare lo sviluppo europeo delle infrastrutture, ma semplicemente perché, rispetto a previsioni del 1994, si è preso atto di alcune cose, anche sulle modalità di trasporto merci, anche sulle potenzialità di sviluppo delle infrastrutture: penso ad esempio al fatto che la trazione stradale sta compiendo degli sviluppi molto più veloci rispetto a quella ferroviaria. Rispetto a questi temi, molti Paesi stanno facendo una riflessione chiedendosi se abbia senso continuare ad investire grandi risorse in opere che, di fatto, produrranno meno effetti di quanto in effetti si pensava, anche lecitamente, venticinque anni fa. È stata citata Trieste e un po' la conosco: abbiamo raddoppiato il volume di traffico merci su rotaia, a parità di infrastrutture e di normativa, semplicemente utilizzando politiche logistiche, trasportistiche e di intermodalità che prima non si utilizzavano. È in questo modo che si produce lo scambio nodale, non facendo nuove infrastrutture. (Applausi dal Gruppo M5S) . Oltre alla questione tecnica, voglio qui dire chiaramente che l'analisi costi-benefici è stata realizzata da un pool di professionisti che fanno proprio questo mestiere; non hanno una visione negativa sull'opera, ma semplicemente hanno preso dei dati che sono quelli del 2011, perché è questo il modo corretto di rapportare le due analisi. (Commenti dai Gruppi FI-BP e PD). NENCINI (Misto-PSI) . Non è così. PRESIDENTE. Colleghi, finora nessuno è stato interrotto. Fate terminare. PATUANELLI (M5S) . Ritengo che definire una buffonata uno studio di docenti universitari, professori ordinari, mi sembra quanto meno censurabile. (Applausi dal Gruppo M5S) . Quello dell'analisi costi-benefici è un dato. Certamente, ci sono delle scelte; anche nella letteratura scientifica delle scienze dei trasporti ci sono filoni accademici che ritengono lecito inserire pedaggi e accise nel calcolo, mentre altri ritengono che non vada fatto; questi elementi erano previsti già all'interno delle analisi costi-benefici del 2011 dell'osservatorio. Da quel punto di vista, c'è coerenza totale tra l'analisi costi-benefici di allora e quella di oggi. Cambia che ci sono numerosi dati in più rispetto all'andamento dei trasporti e ovviamente il dato finale è stato modificato: l'analisi costi-benefici ci dice che quell'opera è profondamente in rosso, se vogliamo usare questa metafora. Dopodiché, c'è un dato politico, che è il contratto di Governo che questa maggioranza ha sottoscritto e che ci sta facendo fare tante cose per questo Paese (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Ripamonti) . All'interno di quel contratto di Governo abbiamo inserito semplicemente una cosa: una ridefinizione integrale dell'accordo Italia-Francia, una ridiscussione integrale del progetto. Rispetto anche all'interesse di entrambi i Paesi su quest'opera, ritengo che ci siano diverse perplessità. Anche la posizione della Francia non mi sembra che sia così chiara. Quindi andare a ridefinire con la Francia integralmente il progetto credo sia la cosa migliore che questo Governo possa fare. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Domizia Lucilla» di Roma. (Applausi). Ripresa della discussione delle mozioni nn. 65 (testo 2), 66 (testo 2), 69 e 88 DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, credo che il dibattito di questa mattina dovrebbe cercare in qualche modo di fare lo sforzo di riportarci alla riflessione e al ragionamento su alcuni dati. Vorrei ricordare a tutti che il progetto nasce trent'anni anni fa - ricordiamocelo bene - quindi è da decenni ormai che si discute di quest'opera, che nasce ovviamente in una situazione europea e in un assetto anche geopolitico ed economico-finanziario molto diverso da quello attuale. Non possiamo far finta che il progetto sia stato ideato pochi anni fa. Ovviamente, anche tutte le discussioni, i dibattiti, gli osservatori e gli aggiustamenti che ci sono stati negli anni hanno evidenziato sempre una serie di problemi di fondo. La questione fondamentale è che in realtà, anche nella discussion che per ogni grande - o anche media - opera si dovrebbe fare, da parte di chi negli anni ha governato - purtroppo - non si è mai voluta prendere in considerazione l'opzione zero. Lo voglio dire perché noi facciamo una discussion e una valutazione di impatto ambientale in cui l'opzione zero, per la non realizzazione dell'opera, non viene mai presa in considerazione. Lo dico perché è una questione che riguarda anche altre opere. Ognuno ha quindi cercato di portare acqua al suo mulino e ha trasformato questa discussione in una discussione ideologica. Voglio dire con estrema chiarezza qual è il punto di vista che noi cerchiamo di rappresentare in questo ordine del giorno. La questione non è se si sia pregiudizialmente contrari o no alle grandi opere. Io sono anche favorevole alla realizzazione di grandi opere, ma a quelle che sono utili e prioritarie per questo Paese. Nel nostro Paese ci sono Regioni, come l'Abruzzo di cui io sono originaria, che hanno una ferrovia a binario unico, per cui tutti utilizzano ovviamente sull'autostrada e ne pagheremo i costi anche dal punto di vista sociale ed economico chissà per quanto tempo. Avrei quindi voluto veramente sognare e discutere in quest'Aula di opere di ammodernamento, di grandi opere, ma di quelle che sono assolutamente prioritarie. Sgombriamo pertanto il campo da questa discussione. Ritornando alla questione della TAV, al fatto che ricordavo che sono trascorsi venti-trenta anni, vorrei riportarci all'esigenza di calcolare bene la portata effettiva del traffico merci oggi su quell'asse Est-Ovest. Tra l'altro, vorrei ricordare a tutti che la stazione dell'Atlantico già non c'è più dal punto di vista del Portogallo, per non parlare poi dell'arrivo a Kiev. Abbiamo visto in questi anni una riduzione drastica dei traffici su quell'asse. Vorrei qui ricordare a tutti che negli anni 2000-2001 si erano assunti degli impegni precisissimi, ad esempio, sulla nota vicenda dell'ammodernamento - credo e spero che ognuno di voi si sia documentato sugli impegni che erano stati assunti - che avrebbe dovuto, nel frattempo che continuava la discussione sulla TAV, portare ad aumentare la possibilità e la capacità della linea storica esistente. Tutto questo non è stato fatto, come non è stata affrontata un'altra delle questioni fondamentali che dovrebbe essere alla base della programmazione e della progettazione di qualsiasi opera, soprattutto sotto il profilo dei trasporti: sto parlando del Piano generale dei trasporti e della logistica. Il problema è infatti in quale rete e sistema si inquadra quest'opera. La discussione svolta negli ultimi anni, che purtroppo si sta continuando a portare avanti in queste ore, è completamente avulsa - per cui sembra una cosa a sé - da quanto un Paese civile e serio dovrebbe fare, ossia le scelte di fondo di sistema, sul piano generale dei trasporti e della logistica, che riguardano come ci si sposta. Adesso, infatti, i sostenitori del TAV sono diventati tutti ecologisti, ma vorrei sapere quali sono le scelte per fare in modo che il traffico delle merci si possa spostare dalla gomma al ferro, perché altri Paesi le hanno compiute. Vorrei ricordare che, quando in Europa è stata avviata la discussione sui corridoi e sulla scelta dell'alta velocità per le merci, anche la Svizzera stava discutendo della stessa cosa, ma poi ha compiuto una scelta diversa, nel senso di non privilegiare i sistemi a corridoio bensì quelli a rete. Ha potenziato cioè in modo massiccio e pesante tutti gli investimenti infrastrutturali sul sistema a rete del territorio e ha messo in atto politiche che, aumentando i pedaggi autostradali e le accise, hanno penalizzato - e non incentivato, come facciamo noi - gli autotrasportatori su gomma. Qual è il risultato oggi? Paragonate il volume di traffico che si realizza e si prevede in Svizzera con il nostro: il 70 per cento delle merci su quell'asse viene trasportato su ferro, perché hanno fatto una scelta di rete e non di corridoio, di sistema; mentre ragionavano sulle opere da fare, facevano la programmazione e la mettevano in atto. Noi invece abbiamo iniziato una discussione molto accalorata in merito all'Alta velocità Torino-Lione insieme a quella sul Ponte sullo Stretto: vorrei ricordarlo a tutti, perché erano gli anni d'oro della legge obiettivo, di cui paghiamo ancora le conseguenze (perché siamo dovuti arrivare fino al 2016 per superarla, ad eccezione della TAV). Quelli erano gli anni d'oro in cui bastava che si bucasse qualsiasi cosa: si potevano bucare le montagne, perché magari c'erano altri interessi, per cui si era inventata la legge obiettivo, con il general contractor , che ha creato molti problemi sul sistema di appalti e subappalti, tagliando fuori tutte le piccole e medie imprese. Noi invece, in tutti questi anni abbiamo portato avanti la discussione sulla TAV, ma non una discussione vera e reale con le comunità locali né un'ipotesi di previsione e di analisi seria su cosa avrebbe comportato fare investimenti infrastrutturali di ammodernamento in tutto il territorio italiano, soprattutto al Sud. Ci siamo illusi, adesso che si parla di via della seta, tra l'altro senza renderci conto di cosa sta avvenendo a livello internazionale e globale in merito alle merci e alle esigenze attuali. Per questo dico che si sta continuando a discutere di un tratto praticamente a sé: si evocano scenari incredibili, come l'intercettazione della via della seta, ma in realtà non si vuole dire che lì il traffico delle merci è diminuito e non si fa cenno ad una programmazione seria dal punto di vista sistemico, perché nel frattempo non abbiamo assolutamente fatto politiche per spostare il trasporto dalla gomma al ferro. Iniziò Delrio, nell'ultima fase, a rivedere il Piano generale dei trasporti e della logistica, ma poi basta: in tutti gli anni precedenti discussione sul TAV e nient'altro. Non parliamo poi dei dati occupazionali, sui quali probabilmente devo essermi confusa: in questo Paese, negli ultimi trent'anni, devono aver governato gli ecologisti e gli ambientalisti, per cui sono state bloccate tutte le opere e nell'edilizia si è creata una crisi di 150.000 posti di lavoro. Forse non me ne ero accorta; probabilmente avevamo comandato. Invece non è così e lo sapete perfettamente. La crisi occupazionale che si è creata è avvenuta in concomitanza non solo con la crisi generale, ma con una certa idea di opere e con una certa idea di investimenti pubblici (tra l'altro alcuni non andati mai a buon fine). Per quanto riguarda i livelli occupazionali, sapete meglio di me quanto produce in termini di posti di lavoro investire nelle piccole e nelle medie opere che riguardano davvero la comunità, invece di concentrarsi solo su una grande opera che ci fa discutere molto e che probabilmente corrisponde a degli interessi che non sono quelli di questo Paese e dei cittadini ma solo di alcune lobby ben precise. Per questo motivo noi abbiamo presentato un ordine del giorno in cui chiediamo di prendere una decisione politica. I dati ce li abbiamo tutti; si deve decidere e, per quanto ci riguarda, vale l'opzione zero. Quelle risorse devono essere utilizzate in un altro modo e soprattutto deve essere fatto finalmente un vero piano generale dei trasporti e della logistica, per fare sì un'operazione di sostenibilità ambientale e spostare il traffico merci dalla gomma al ferro. (Applausi dai Gruppi Misto e M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il tempo che mi è concesso non mi consente di approfondire, quindi dirò in modo chiaro che è noto che nel nostro Gruppo vi sono posizioni diverse: per quello che mi riguarda, dico subito con chiarezza che sono per la realizzazione dell'alta velocità. Lo dico senza infingimenti e vorrei motivarlo con tre brevissime argomentazioni. C'è intanto la necessità di confermare gli accordi internazionali e, da questo punto di vista, c'è un problema di credibilità. In secondo luogo, la via scelta dal contratto di fare un'analisi costi-benefici evidentemente con molta chiarezza non ha funzionato e non funziona. Io trovo che la discussione che stiamo facendo ora, in questo momento, sia un po' kafkiana. Ieri sera c'è stato un vertice che non ha concluso niente; bisognerebbe capire qual è in realtà la direzione di marcia. Condivido con la mia collega De Petris l'idea che bisognerebbe fare un piano dei trasporti e sono d'accordo sul fatto che questo Governo avrebbe dovuto fare una scelta, pur nella dialettica tra Lega e MoVimento 5 Stelle all'interno della maggioranza (come ha detto il Capogruppo dei 5 Stelle). Sarebbe opportuno che ci fossero un quadro di priorità e una strategia sul tema della programmazione trasportistica e logistica; ma non c'è niente di tutto questo. Tutta la discussione ormai si riduce a come si gestisce il tema del consenso in relazione alle elezioni europee. Questo è un danno per il Paese, anche prescindendo dai diversi punti di vista in relazione a quest'opera. Infine, visto che il tempo mi incalza, rimane sempre e comunque un grande tema: come l'Italia incrocia i grandi corridoi europei. Da questo punto di vista, la figura che sta facendo l'Italia mi preoccupa. Ieri l'OCSE ha previsto un -0,2 per cento di crescita del PIL nel 2019. Attenzione: il tema della TAV non può essere messo in contrapposizione con il sistema ferroviario locale, che è in grandissima emergenza, e non può essere messo in contrapposizione con le opere indispensabili di ammodernamento. Noi stiamo arretrando rispetto ad anni precedenti per quanto riguarda le quote di traffico merci su ferro. Appunto ci vuole una strategia, ma di tutto questo non vi è traccia, nemmeno nel dibattito tra le forze politiche di maggioranza, tantomeno è data a quest'Aula la possibilità di discutere. Questa è la mia posizione, che mi sembrava giusto e corretto evidenziare. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (Misto-PSI) . Signor Presidente, pur apprezzando la presenza in Aula del ministro Stefani, mi consentirà di dire che trovo paradossale discutere di un argomento così rilevante in completa assenza di Ministro, Vice Ministro e Sottosegretari del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Penso che il rispetto per l'Aula avrebbe dovuto... (Commenti dal Gruppo M5S) . Non mi pare di vedere nessun rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. VOCI DAL GRUPPO M5S. Ma c'è! (Dal banco del Governo il sottosegretario di Stato Dell'Orco fa un cenno all'indirizzo del senatore Nencini) . NENCINI (Misto-PSI) . C'è. Benissimo, perfetto. (Applausi ironici dal Gruppo M5S) . Metto gli occhiali e mi scuso, signor Sottosegretario, ora la vado bene. Mi scuso ancora, ma non cambia il tema perché, come ricordava il collega Errani, discutiamo di una questione sulla quale il Governo non ha fatto ancora conoscere la sua opinione finale. Devo sottoporre all'attenzione dell'Assemblea, non una, ma due questioni e lo farò brevemente. Voglio anzitutto sottolineare un aspetto che qui non è stato assolutamente ricordato e che ha due teste. La prima questione: nessuno ha detto che per bloccare l'opera è necessario abrogare due leggi, la n. 71 del 2014 e la n. 1 del 2017. Fino a che non si toccano queste leggi, il blocco dell'opera diventa impossibile. La seconda questione riguarda le verifiche costi e benefici che si sostiene - lo ha fatto per ultimo il capogruppo Patuanelli - essere state fatte soltanto di recente. È completamente falso: la prima risale al 2003 e la fece l'Unione europea, anzi la fece la BEI (una valutazione finanziaria sull' incipit delle opere) e la seconda al 2008 e ne fu protagonista il vice ministro Castelli, leghista, nel Governo Berlusconi- quater . C'è un'altra questione che è stata toccata, ma che intendo sviluppare nel tempo che ho ancora a disposizione: si tratta della questione politico-logistica, il vero punto attorno al quale conviene discutere. Oggi leggiamo che il Governo italiano è stato il primo dell'Unione europea ad aderire al progetto imperiale cinese della via della seta. Benissimo: se partecipiamo ad un progetto di questa natura senza definire qual è la nostra strategia della politica estera e commerciale e, soprattutto, della rete logistica con cui l'Italia si presenta, noi rischiamo di aderire ad un megaprogetto perdendo completamente la nostra autonomia. Non è vero che a livello di Governo non esista un piano per la logistica; esiste, perlomeno per quanto riguarda i Governi precedenti. Questo Governo dovrebbe far sapere che cosa ne pensa e qual è la sua posizione. Non è vero che il traffico merci nell'arco alpino si è ridotto: in cinquant'anni è passato nel 2018 da 20 a 220 milioni di tonnellate di merci in transito. Non c'è quindi alcun dubbio che ci sia un problema logistico per l'Italia. La domanda finale, allora, è qual è la strategia che il Governo italiano intende mettere in campo per essere competitivo e stare nel cuore dell'Europa, soprattutto mantenendo le proprie responsabilità sulle reti europee, che ci hanno visto firmatari e sottoscrittori con Governi di natura e caratteristiche completamente differenti. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marino. Ne ha facoltà. MARINO (PD) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi e colleghe, vorrei cominciare a sgombrare il campo da alcune questioni sull'argomento di cui stiamo ragionando. Il problema di cui parliamo non è andare da Torino a Lione, argomento sollevato da alcuni detrattori di parte per minimizzare l'opera. Non è un problema locale, anche se poi lo diventa in un secondo momento e spiegherò alla fine dell'intervento il perché. La questione è, prima di tutto, nazionale e poi europea. Il tema su cui ragioniamo è il corridoio mediterraneo Trans European Network-Transport (TEN-T), su cui insiste il 18 per cento della popolazione europea e il 17 per cento del PIL europeo. Se cancelliamo il corridoio, non finisce lì. Se non si costruisce la linea TAV tra Torino e Lione, si fa l'interesse della Germania con la Budapest-Lione che passa a Nord delle Alpi evitando l'Italia. Non è molto diverso da ciò che accadde con la questione Trans-Adriatic Pipeline (TAP), quando l'Azerbaigian, anche per motivi geopolitici, decise di non passare a nord, dopo quanto successo con l'Ucraina, ma da sud privilegiando l'Italia invece che la Germania. Ci porremmo nelle stesse identiche condizioni. In secondo luogo, non solo favoriamo un altro Stato come la Germania, ma danneggiamo il nostro Paese facendogli perdere più di 800 milioni di euro di finanziamenti europei, di cui 300 milioni subito e facendo scadere i bandi TELT. Questi argomenti sono già stati affrontati e non solo qui: il vice premier Salvini, infatti, proprio ieri ha detto che costa di più non farla che farla. Mi fermo a questo perché ciò è funzionale al ragionamento che sto sviluppando. Concordo con Salvini anche quando spiega che le infrastrutture servono per la crescita e che il TAV è più sicuro, più veloce, costa meno e inquina meno (ma anche su questo arriverò dopo), argomentando in linea con il mio pensiero. Lui qualche preoccupazione in più ce l'ha anche perché ha visto ieri i dati delle previsioni OCSE sul PIL, che oggi sono stati pubblicati sui giornali, secondo cui nel 2019 passeremo da un 0,9 a un -0,2 per cento. Vi informiamo che questa si chiama recessione e a questa qualche risposta bisogna cercare di darla. (Applausi dal Gruppo PD) . Inoltre, nel 2020 da +0,9 passeremo a +0,5. Forse i colleghi del MoVimento 5 Stelle non si preoccupano tanto di questi dati: Di Maio li chiama «numerini» e poi non è detto che sia a loro così chiaro il valore dello zero in rapporto alla virgola, visto che nella manovra della legge di bilancio nel rapporto deficit -PIL si è passati dal 2,4 al 2,04 con una nonchalance che faceva rabbrividire, pensando forse che gli italiani fossero un po' sciocchini e non cogliessero questo gioco delle tre carte. In terzo luogo, dire no al TAV significa - è stato ricordato anche adesso - non solo dover cambiare due leggi italiane, ma anche violare due regolamenti europei e comporta, soprattutto, la disdetta unilaterale da parte dell'Italia di un trattato, cosa per cui non esistono precedenti. Il tema della credibilità è serio in Europa perché la credibilità porta poi il rispetto. Noi rischiamo di perdere tutto ciò, per non parlare poi di quanto si ventilava ieri sera e che stamattina è riportato sui giornali. Mi riferisco alla cosiddetta clausola di dissolvenza. Facciamo partire i bandi TELT per 2,3 miliardi di euro con la possibilità di revocarli entro sei mesi. Capisco che questo vi fa scavallare le elezioni europee, ma con quale dignità potremo poi sederci intorno a un tavolo in Europa? Vi ricordo quanto è successo sulle banche, così colgo anche l'occasione per dire una parola contro la fantasiosa ricostruzione fatta ieri dal sottosegretario Villarosa. Oltretutto, lo informo che l'intervento sulle prime quattro banche è stato fatto prima che ci fosse il recepimento della bank recovery and resolution directive (BRRD) e che l'accelerazione nel novembre 2015 era stata fatta proprio per evitare che ci fosse l'applicazione del bail in , che non è mai avvenuta. Il bail in non è mai stato applicato perché in casi diversi noi siamo riusciti, grazie alla credibilità conquistata da ministri come Padoan, a farci rispettare. Credibilità, serietà, rispetto del principio di continuità dell'azione amministrativa: questi devono essere i nostri punti di riferimento. Voi state distruggendo questo patrimonio, che però non è vostro, ma di tutto il Paese. Se queste cose sono ben chiare, lo dobbiamo allora dire. Lo dobbiamo dire con la stessa chiarezza con cui il ministro Tria, in una trasmissione televisiva qualche giorno fa, ha ammesso chiaramente - sono le sue parole - che nessuno verrà mai ad investire in Italia se il Paese mostra che con un cambio di Governo non si sta più ai patti: si cambiano i contratti, si cambiano le leggi e le si rendono retroattive. Lo ha detto il Ministro dell'economia, a lui ispiriamoci. Il quarto punto, quello dell'analisi costi-benefici, è un po' particolare. Noi sappiamo che l'analisi costi-benefici è uno strumento importante per rendere più trasparente la discussione pubblica sulle opere. In un'epoca in cui è necessario evitare sprechi del denaro del contribuente, stabilire come allocarlo è sicuramente fondamentale. Lasciamo da parte le dure critiche al rapporto del gruppo di lavoro guidato dal professor Ponti, che in questi giorni hanno riempito i giornali e le trasmissioni televisive, anche se, dal mio punto di vista, una commissione come quella, senza doversi ergere a giudice imparziale, forse non dovrebbe nemmeno comportarsi come un avvocato, che deve dimostrare le tesi del cliente. Parliamo dell'analisi costi-benefici in quanto tale, anzi «delle» analisi perché, come è emerso chiaramente, ce ne sono due, che presentano dati anche piuttosto discordanti. La prima, mostrata - si dice - ai francesi, prima che la vedessero il Parlamento e una parte stessa del Governo, parla di un impatto negativo di 6.995 milioni di euro. La seconda, richiesta dal presidente Conte, ha ridotto l'impatto negativo a 2.225 milioni. Già la differenza è notevole, ma leggendo le relazioni si colgono elementi che non possono che preoccuparci. Rispettiamo l'autorevolezza di coloro che le hanno stese, ma c'è una domanda fondamentale sul trattamento di tasse e pedaggi. Viene infatti evidenziato come la diminuzione degli introiti per lo Stato nasca dalla diminuzione delle accise relative al transito su gomma e alla diminuzione delle entrate dei pedaggi autostradali per i gestori. A questo punto mi pongo una domanda di altro tipo: è positivo o no lo spostamento da gomma a ferro? È evidente che questa è una domanda di carattere politico. C'è, però, un altro elemento ancora più strano. I No TAV sostengono sempre che si spendano tantissimi soldi per un'opera che verrà utilizzata da pochi. La relazione, invece, dice che quanto più l'opera attira traffico, se si considerano le conseguenze, tanto più essa è uno spreco. C'è, quindi, una contraddizione veramente pazzesca; infatti, portando alle estreme conseguenze questo ragionamento, persino se ce la regalassero lo Stato ci perderebbe, partendo da quanto contenuto in quell'analisi. C'è chi ha argomentato questi elementi meglio di me, ma non possono non saltare agli occhi. Mi chiedo soprattutto: qualcuno ha considerato quali siano gli effetti della diminuzione delle accise e dei pedaggi rispetto alla riduzione delle tasse pagate dai cittadini che essa comporta? Anche su questo ci aspettiamo una risposta. L'analisi è stata costruita a livello europeo, ma si riverbera negativamente sul piano italiano. Soprattutto, gli stessi autori dell'analisi costi-benefici, in questa così claudicante relazione, non prendono in considerazione le valutazioni di più ampia portata. Prima facevo riferimento all'impatto positivo, sotto il profilo ambientale, del passaggio dalla gomma al ferro; ora faccio riferimento anche gli effetti macroeconomici che possono portare allo sviluppo di nuove iniziative industriali lungo tutto il suo percorso. Con questa considerazione, mi permetto di introdurre l'ultimo punto. All'inizio avevo detto che non vi era una dimensione locale: la TAV non è un problema locale, ma può diventarlo. Questo perché la crisi economica, che sembrava stesse passando, sta tornando alla ribalta. Personalmente, conoscendo l'importanza dell' export per Regioni come il Piemonte, non mi rassegnerò mai all'idea che Torino possa essere un punto in alto della cartina d'Italia. Mentre una volta lo sviluppo italiano era basato sulla logica del triangolo industriale Genova-Milano-Torino, recenti studi (cito innanzitutto il rapporto Giorgio Rota) hanno dimostrato che lo sviluppo futuro passa attraverso l'immagine del sette: Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma e Torino, in questo caso, rimane un punto in alto a sinistra. Se allora dobbiamo pensare al nostro futuro, dobbiamo anche riflettere su questioni che riguardano la vision futura. Quando leggo che Guido Montanari, vicesindaco grillino di Torino, sostiene che la TAV non esiste, che il futuro non è trasportare lavatrici, ma persone e idee, io rispondo che il problema non sono nemmeno più i numeri, non è la risibile analisi costi-benefici; il problema è l'idea di futuro che noi abbiamo. Un futuro che assomiglia pericolosamente al trapassato prossimo; magari fosse il passato remoto, quello citato da Pichetto Fratin con Cavour, che prevedeva la costruzione del tunnel del Frejus nel 1861. In conclusione, penso che i politici non possano essere tutti degli statisti, ma che debbano pensare alle generazioni future in primis ; non devono essere nemmeno sondaggisti con la necessità di uscire dalla contingenza, con la volontà di guardare quello che i cittadini vogliono in quel momento: devono tornare ad avere vision . Penso che il MoVimento 5 Stelle e la Lega abbiano creato un Governo che è un'"ATI", da intendersi però non come un'associazione temporanea di imprese, ma d'interessi. Nel contratto di Governo è scritto: «Con riguardo alla linea ad Alta velocità Torino-Lione nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia (…) ci impegniamo a ridiscutere integralmente il progetto»; è un ossimoro. Ma questa ATI, in realtà, finisce per essere una marmellata messa nel contenitore del contratto di Governo. La marmellata ha cominciato a fermentare. Volete un consiglio? Aprite il barattolo prima che i gas della fermentazione lo facciano scoppiare. Pensate al futuro del Paese invece che alle elezioni europee: non ve lo chiede il PD, non ve lo chiedono soltanto le piazze, le associazioni di categoria e i rappresentanti delle attività produttive, soprattutto ve lo chiedono le future generazioni, coloro che pagherebbero il frutto dei vostri errori. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, partiamo dall'analisi costi-benefici della linea AV/AC Torino-Lione. Intervenendo in sede di discussione generale, vorrei puntualizzare alcuni aspetti, rilevando che la mia posizione politica è quella espressa dall'ordine del giorno della senatrice De Petris, cioè l'opzione zero. Come prima considerazione vorrei dire che la politica che si nasconde dietro un'analisi costi-benefici è veramente surreale, quasi ridicola, perché ad un'analisi costi-benefici puoi far dire esattamente quello che vuoi. Tanto è vero che ce ne sono due e ciascuna delle due dice una cosa contraria all'altra e, secondo me, ciascuna delle due afferma cose giuste e sbagliate contemporaneamente. Pensiamo, ad esempio, alle considerazioni sulle esternalità legate alla CO 2 . Non esiste un'informazione sul prezzo della CO 2 ; varia da 30 a 120 sterline a tonnellata, secondo una stima del 2010 della Corte dei conti inglese, fino alle stime attuali della Commissione europea, fino al panel delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici che afferma che tanto più il budget di carbonio scende, tanto più il prezzo della CO 2 schizza a più infinito. Ciò è ragionevole. Il budget di carbonio è quello da considerare quando si decide di investirne una parte per realizzare qualcosa che ha un progetto di decarbonizzazione. Affidarsi a questi numeri, partoriti da analisi che, per loro stessa natura, non sono esatte, è una follia. Persino le scienze esatte non fanno questo. Per citare un signor nessuno, persino Albert Einstein ha prima supposto che la forza di gravità fosse un sottoprodotto della curvatura dello spazio-tempo e dopo ha cercato le conferme numeriche, non il contrario. Questo aspetto va tenuto in considerazione. Inoltre l'analisi costi-benefici è basata su analisi di mercato. Le proiezioni del libero mercato sui flussi di merci; dove sta la politica? Non è né dietro l'analisi costi-benefici, né dietro i parametri di tale analisi. In un'analisi costi-benefici prima si mette la progettualità politica, cioè cosa ci vogliamo fare con i 57 chilometri del tunnel sotto la montagna, e dopo si va a vedere se i numeri danno ragione oppure torto. Ancora un'altra riflessione: l'analisi costi-benefici ha dato un esito negativo in termini economici. Benvenuti. Guardate che è così sempre. Credete che il progetto AlpTransit, con i quattro tunnel (Lötschberg, Zimmerberg, Ceneri e Gottardo), abbia dato un'analisi costi-benefici positiva? No. Il tunnel sotto la Manica? No. La linea alta velocità Torino-Salerno? No. Il trasporto pubblico locale con i mezzi pubblici ha un'analisi costi-benefici negativa, sono tutti in perdita. Basandoci su questo principio, allora, non dovremmo realizzare i pullman . Il trasporto pubblico locale e ferroviario non ha mercato - a parte la linea alta velocità -, è in perdita e un'analisi costi-benefici darebbe esito negativo. Un'altra cosa: nelle ragioni a favore del no e del sì c'è sempre un dualismo inaccettabile. Chi dice no, cerca le ragioni a sostegno della sua tesi e lo stesso fa chi dice sì, sempre senza una progettualità. Nel tempo che mi resta a disposizione, voglio fare velocemente una comparazione con qualcosa che somiglia alla fattispecie oggi in esame, ovvero il tunnel di base del Gottardo. Si tratta di un tunnel a doppia canna, con galleria di servizio, lungo 57 chilometri, che fa parte di una progettualità chiamata Alp Transit. Questo mi consente di collegarmi alla domanda sul perché la linea storica della Val di Susa è sottoutilizzata. Essa è sottoutilizzata perché il mercato ha stabilito che farvi passare delle merci su rotaia non è conveniente. Lo credo: il massimo carico è di 1.500 tonnellate in tripla trazione e dunque un treno di 3.600 tonnellate in singola trazione non può passare. I treni merci moderni hanno però un carico di 3.600 tonnellate in singola trazione e quindi è chiaro che quel tunnel non è adeguato. In secondo luogo c'è il problema delle sagome: è vero che la galleria è stata riadattata, ma la sagoma principale non può essere cambiata, cioè non si può fare un rialzamento, perché hanno grattato il fondo. Esiste almeno un tipo di carro merci per trasporto motrici che non ci passa, per una questione di interbinario. È lo stesso motivo per cui chi prende l'alta velocità tra Milano e Roma a un certo punto si trova su un treno che va a 250 chilometri all'ora, perché l'interbinario scende da 4,40 metri (fino a Chiusi), a 4 metri (da Chiusi fino a Roma): questo è il motivo per cui i treni in quel tratto devono andare più piano. In terzo luogo, c'è il tema della sicurezza in galleria: se è vero che ci passano quasi tutti i treni intermodali, non c'è più banchina sufficiente per poter evacuare in caso di emergenza. Chi pensa al no deve anche ragionare su questo e chi pensa al sì deve fare altrettanto. Quindi, la saturazione non è economicamente sostenibile, ma la vera questione è un'altra. Operando con una vera progettualità si dovrebbe dire che, nel caso in cui venga offerto un altro tunnel di base, non deve essere il mercato a decidere se farci passare le merci, ma deve essere la politica a stabilire di togliere la merce dal trasporto su gomma, per portarla sulla ferrovia e andare così a saturazione. Questo è un beneficio. Nell'analisi costi-benefici si lascia invece che sia il mercato a decidere. Mi chiedo dunque cosa stiamo a fare qui noi: mettiamo al nostro posto i presidenti dei consigli di amministrazione delle ditte, che agiranno secondo il mercato. Nella seduta di ieri, il collega Bagnai ha giustamente detto che il mercato non è il perequatore di ultima istanza, ma è una variabile, che deve venire dopo scelte che dobbiamo fare a livello politico. Questa è la cosa su cui ragionare e pertanto questo tipo di opera deve essere inquadrato in una progettualità, come ha detto giustamente la collega intervenuta in precedenza. Al di là della mia posizione sull'opzione zero, vi invito a riflettere su questi parametri di base, perché la politica deve arrivare prima e non dopo. (Applausi dal Gruppo Misto e della senatrice Biti) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, potete essere tranquilli: oggi non ho alcuna invettiva da proporre contro la compagine governativa. Signor Presidente, è evidente a tutti che oggi non stiamo parlando solo della linea TAV, ma della credibilità del Governo e della maggioranza, che si misura non solamente con il consenso del popolo italiano, ma anche nel consesso internazionale. Che considerazione hanno gli altri Paesi - i Paesi europei e tutti quelli che vogliono investire nel nostro Paese - se a distanza di venti anni siamo ancora discutendo un progetto nel merito? Che credibilità ha il Paese? Signor Presidente, lei verrebbe ad investire in un Paese che, a distanza di venti anni, ancora non ha maturato una sua opinione? Ho ascoltato i colleghi con grandissimo rispetto, ma ancora stiamo facendo le analisi, ancora stiamo facendo misurazioni per capire se ne vale la pena o no. Vi rendete conto che il mondo va tanto veloce? Nei Paesi nordici si costruiscono ponti lunghi 10 chilometri nell'arco di due anni e noi siamo qui a discutere, perché è cambiato il Governo e pertanto, ogni volta che cambia il Governo, come nei Paesi peggiori del Sud America, si rimettono in discussione le scelte fatte e approvate con Trattati internazionali. Questo è il dramma che sta vivendo l'Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Mi dispiace che non sia presente in Aula il Capogruppo del Movimento 5 Stelle, che stimo tantissimo per la sua onestà intellettuale, che oggi si è manifestata quando ha dichiarato, in questo consesso formale, che vi è una netta spaccatura tra il MoVimento 5 Stelle e la Lega. Il problema, caro collega Patuanelli, è che questa spaccatura non la pagate solo voi in termini di consenso: questo vostro immobilismo lo pagheranno 60 milioni di italiani e noi vogliamo denunciarlo oggi. Questo immobilismo blocca l'Italia. A me dispiace citare il presidente della commissione tecnica, il professor Ponti, ma come si fa a dare credibilità a un professore che ieri ci ha comunicato che nell'analisi costi-benefici non vengono incluse le penali che si devono pagare nel caso in cui non si realizzasse l'opera? Siamo di fronte a un'analisi farlocca (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sto parlando di ben 4 miliardi di euro che il professor Ponti non ha inserito nell'analisi. Cari colleghi, voi pensate che con questi stratagemmi e con queste scorciatoie potrete risalire la china? Io penso che dobbiate avere il coraggio di proporre un'operazione verità al Paese, ma purtroppo questo è tutto insito nel vostro DNA. Con tutto il rispetto, voi oggi dovreste rileggere un libro bellissimo di Kafka che si intitola «La metamorfosi». Voi oggi state vivendo questo dramma: siete alienati dalla vostra assenza di identità, non sapete più chi siete. Siete al Governo o all'opposizione? Avete aperto alla società civile candidando nei collegi maggioritari tanti esponenti provenienti dalle professioni e oggi pagate questo scotto perché non avete maturato una cultura di Governo. Negli anni Sessanta la Democrazia Cristiana dovette lottare con un grande partito, il Partito Comunista Italiano, per la costruzione dell'autostrada del sole. Gli argomenti adottati in quegli anni sono gli stessi addotti dagli amici 5 Stelle: è un'opera pubblica inutile, che determina sperpero di denaro e poi la corruzione, questa maledetta piaga. Non è che si frena la corruzione controllandola, ma si elimina l'opera pubblica perché si ha paura. In quegli anni quelli erano gli argomenti, ma poi il Partito Comunista Italiano ha fatto un percorso, è maturato un convincimento nel governare il Paese, si è assunto quella responsabilità, ha avuto la metamorfosi, ma certo non è durata tre anni. Questo è ciò che paghiamo oggi, cari colleghi: un Movimento in profonda metamorfosi, che purtroppo fa pagare a noi italiani gli interessi derivanti dal suo immobilismo. Io sono di Roma e da giovane romano e giovane amministratore ho vissuto questo dramma nella mia città. Negli anni Novanta si dibatteva se costruire un polo attrattivo culturale, che era il Parco della musica, al quartiere Flaminio; ebbene, anche in quel caso c'era chi (ed erano tanti) osteggiava quell'opera pubblica, chi incendiava cassonetti e macchine perché era sperpero di denaro pubblico. Chi oggi avrebbe il coraggio di dire che nella Capitale d'Italia quell'opera sia stata un grande spreco di fondi pubblici? È questo approccio culturale, è questo approccio di Governo che a voi manca e che io auspico voi possiate maturare in questi anni. Il prezzo però lo stiamo pagando noi. Signor Presidente, lo dico con molta franchezza, il collega Pichetto Fratin ha spiegato benissimo come è maturato questo progetto. In quegli anni noi abbiamo fatto battaglie con il governo Berlusconi e anche con quelli che si sono succeduti per ottenere quell'opera. I tedeschi la volevano; non volevano che passasse in Italia. Purtroppo dobbiamo dare ragione agli amici tedeschi, perché ci avevano visto lungo, molto lungo. Noi possiamo ripetere tante volte "prima gli italiani, prima gli interessi nazionali" ma poi quando dobbiamo realizzarli, questi interessi nazionali non decollano. Il ministro Toninelli non ha neanche la dignità di venire in Aula per raccontarci la sua posizione: come al solito scappano quando sono messi all'angolo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il ministro Toninelli doveva venire qui e difendere sue tesi. Lo dico con estrema franchezza, senza alcuna polemica: il ministro Toninelli sarebbe più credibile se in questi dieci mesi che ormai sono trascorsi dalla nascita del Governo avesse fatto partire una delle 36 grandi opere (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non ne ha azzeccata una. Non ha fatto partire una sola opera. L'unica cosa che ricorderemo del ministro Toninelli (le gaffe le evito) è il pugno alzato al cielo in quest'Aula. Non ho altre immagini, non ho provvedimenti. Troppa fuffa e sulla fuffa non si costruiscono le opere pubbliche, non si crea occupazione. Signor Presidente, non vorrei aggiungere molto altro, ma semplicemente dire agli amici 5 Stelle di farci capire qual è la loro strategia nell'ambito del consesso internazionale. Io sono un umile senatore, ma penso che anche i 60 milioni di italiani non vi stiano comprendendo. Stanotte abbiamo letto le agenzie: chiederete alla Francia un supporto e un sostegno nella elaborazione dei progetti. Non so quale sia lo stratagemma, ma vi dico, con estrema sincerità e schiettezza, che qualunque stratagemma voi oggi andiate a individuare questo non vi porterà a crescere nel consenso del Paese. Toglietevelo dalla testa. Non siete più credibili come forza di Governo. Dovete, necessariamente, fare un'analisi retrospettiva e introspettiva per capire chi siete. Quando la farete, forse tornerete ad essere credibili. Voglio capire meglio. Oggi voi chiedete alla Francia di aiutarvi e di aiutarci. Prima, però, andate in Francia, a Parigi. Parte la carovana del leader politico Di Maio insieme a Di Battista, che oggi è sparito. Prendete l'aeroplano, andate a Parigi, legittimate i gilet gialli, poi tornate e dopo ventiquattro ore subito smentite quell'operazione e oggi chiedete alla Francia di aiutarci. Ma con quale faccia? Con quale faccia? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Io rimango basito. Per quanto si possa avere una posizione di contrasto alle vostre linee politiche, penso che proprio il Paese quando la gente leggerà che state chiedendo aiuto alla Francia, si metterà a ridere. Cosa volete che faccia? Signor Presidente, oggi voteremo l'ennesima mozione in cui si cercherà di esaltare il temporeggiare. Altro che Quinto Fabio Massimo: voi ormai siete maestri. L'avvertenza che vi diamo, però, è non soltanto in termini di consenso. L'avvertenza che vi diamo è che, purtroppo, tutti i dati reali sono negativi. L'OSCE ieri ci ha confermato che siamo in piena recessione economica. Abbiamo due Ministri "strategici", quello del lavoro e delle politiche sociali e quello delle infrastrutture e dei trasporti, che si divertono esclusivamente a smentire quanto detto il giorno precedente. Con questa modalità, il Paese non troverà mai alcuna forma di crescita e di occupazione. Con questa modalità, saranno purtroppo i dati reali che suggelleranno il fallimento delle vostre azioni politiche, perché, purtroppo, non siete credibili. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, il MoVimento 5 Stelle ha sempre manifestato, qui e altrove, la propria contrarietà alla realizzazione della linea ad Alta velocità Torino-Lione. Ci hanno sempre accusato di avere una posizione ideologica e infondata, ma l'analisi costi benefici ha dimostrato chiaramente a tutti che la nostra posizione era, ed è, fondata su solide basi e sulla conoscenza dei dati. Non si può dire certo altrettanto dei sostenitori del sì, che da anni accampano giustificazioni fasulle, fantasmagorici aumenti di traffico fino ad ora mai visti. Addirittura, si parla di saturazione della linea storica, che in realtà è utilizzata ben al di sotto delle sue possibilità, mentre la saturazione doveva essere il prerequisito per l'opera in base al primo accordo con la Francia. (Applausi dal Gruppo M5S) . La posizione più ricorrente è anche la più interessante politicamente: dobbiamo andare avanti per non perdere i finanziamenti europei e far lavorare le imprese (sostenuto anche ieri dal neo segretario del Partito Democratico, Zingaretti, a Torino). Quindi, l'opera va fatta, non perché serve, ma perché ci danno una parte dei soldi per farla. Quindi, per avere qualche milione dall'Unione europea (comunque soldi pubblici, che in parte diamo noi all'Europa), ne spendiamo miliardi di nostri: e poco importa se serve o no. Vi sembra l'atteggiamento giusto e responsabile di chi in passato ha governato un Paese? Le risorse pubbliche vanno spese nell'interesse dei cittadini (e l'analisi costi-benefici dice che l'interesse pubblico non c'è) e non per fornire facili guadagni alle imprese che vorrebbero realizzare l'opera. Di infrastrutture necessarie, in Piemonte e nel resto di Italia, ce ne sono centinaia da finanziare e tutte più utili di un nuovo tunnel , dove c'è già una linea ferroviaria a cui servono pochi interventi migliorativi per renderla più competitiva. Una linea che, già oggi, può sopportare un aumento di oltre il 100 per cento del volume di merci trasportate. E lo ripeto, la linea storica non è satura e non ha visto aumenti di traffico negli ultimi anni, semmai il contrario, con una riduzione di un terzo. E lo stesso vale per l'autostrada dove circolano 2.000 mezzi pesanti al giorno, contro i 60.000 che percorrono la tangenziale di Torino. Sono quelli i mezzi che dobbiamo togliere dalle strade. Quelli che percorrono le distanze medio-brevi e inquinano tutta la Pianura Padana. Consiglio ai colleghi che sono intervenuti prima di verificare meglio i dati prima di citarli a caso. Tutte le previsione di aumento del traffico merci sono disattese su tutto l'arco alpino. Si registrano la metà delle merci rispetto alle previsioni su cui era stata fondata l'opera trent'anni fa e sul confine con la Francia siamo tornati ai livelli di trent'anni fa. (Applausi dal Gruppo M5S) . Raccontano che senza questa linea saremmo tagliati fuori dall'Europa e che comprometteremmo il corridoio Mediterraneo previsto dall'Unione europea e non la tratta Lisbona-Kiev, che non esiste più perché il Portogallo si è sfilato già nel 2012 e senza pagare alcuna penale. Nulla di più falso, comunque, perché il corridoio Mediterraneo è costituito, per la maggior parte, da linee ferroviarie tradizionali e autostrade e non da linee ad alta velocità. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ne fanno già parte sia l'autostrada del Frejus che la storica linea ferroviaria Torino-Lione. Quindi, non tagliamo alcun collegamento internazionale se fermiamo la linea TAV e non lasciamo alcun buco nel corridoio Mediterraneo. Se non credete a me, potete verificarlo da soli, andando sulla sezione mobilità e trasporti del sito della Commissione europea, dove sono riportate tutte le tratte. Ma non possiamo certo infrangere l'accordo con la Francia, dobbiamo essere dei partner credibili. Solo che la Francia ha già spostato i lavori della sua tratta nazionale a dopo il 2038, ritenendoli investimenti non prioritari. E sapete perché il tunnel di base non l'ha invece ancora rinviato? Perché, nonostante i 57,5 chilometri ricadano per la maggior parte su suolo francese (ben 45 chilometri, pari al 78 per cento dell'opera) e solo 12,5 chilometri siano su territorio italiano, noi ci siamo impegnati a pagare il 58 per cento della tratta internazionale. (Applausi dal Gruppo M5S) . Sì, avete sentito bene: pagheremo il 58 per cento di un'opera nostra solo per il 22 per cento. È chiaro che la Francia ci chiede di farlo, glielo paghiamo in gran parte noi e l'Europa. (Applausi dal Gruppo M5S) . Però la tratta nazionale no, quella la rimandano al 2038. Non è strategica e la loro Corte dei conti dichiara la spesa non prioritaria per gli interessi del Paese. E non finisce ancora qui, perché questa fantastica opera ha un altro piccolissimo problema che la rende anche poco conveniente dal punto di vista ambientale. Sì, perché la temperatura nel tunnel di base si aggirerebbe intorno ai 50 gradi centigradi. Capite bene che non sarebbe percorribile dai treni e, quindi, andrà anche refrigerato. Pertanto, si vorrebbero costruire i due tunnel - uno per ciascun senso di marcia - come due enormi frigoriferi sotto la montagna, lunghi ciascuno 57,5 chilometri. Mi sembra che ciò sia perfetto per preservare l'ambiente alpino, senza contare che comunque i TIR continuerebbero a passare, perché si prevede un aumento del traffico merci dagli attuali 11 milioni di tonnellate a oltre 38 nei prossimi trent'anni. Di questi, si prevede di spostarne circa il 50 per cento su ferro e, quindi, su strada ne rimarrebbero ancora circa 19, ossia il doppio di oggi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Passo all'ultimo tema, ma non per importanza. Sapete oggi quanti treni merci viaggiano sui circa 1.000 chilometri di linee ad alta velocità già esistenti in Italia? Zero. Ve lo ripeto: zero. Ciò avviene perché danneggerebbero le linee, rendendole pericolose per i treni passeggeri. Le poche merci che, da qualche mese, viaggiano ad alta velocità lo fanno sui convogli dello stesso tipo di quelli dei passeggeri (mi riferisco al treno ETR.500, ossia il modello precedente al Frecciarossa 1000). Quindi, se pensate che sia vero che sulla nuova linea viaggeranno container o i TIR direttamente caricati sui treni, vi sbagliate di grosso, oppure credete alle favole che ci raccontano da trent'anni. (Applausi dal Gruppo M5S) . I colleghi di Fratelli d'Italia nella loro mozione scrivono che «il completamento delle infrastrutture di collegamento risulta essenziale per ridurre il deficit infrastrutturale italiano, sostenere la competitività delle imprese italiane e favorire una maggiore integrazione tra Nord e Sud del Paese, nonché per garantire l'integrazione dell'Italia nello sviluppo europeo; oggi la priorità a livello europeo è quella di garantire la continuità dei corridoi». Noi concordiamo, solo che il deficit infrastrutturale sta altrove: nelle linee mancanti per arrivare a Matera da Roma, o nelle linee a binario unico della Puglia o dello stesso Piemonte. (Applausi dal Gruppo M5S) . E non c'è un collegamento mancante tra Torino e Lione, mentre tanti colli di bottiglia sul resto delle ferrovie italiane ci sono, eccome. Investiamo in quelli, allora, perché attraverso la linea esistente passano già sagome maggiori rispetto a quelle che poi possono attraversare il Piemonte e proseguire verso Genova. Ci sembra che, più che la nostra, la vera posizione ideologica sia quella di chi vuole il tunnel ad ogni costo, di chi usa questo argomento in maniera strumentale come arma di distrazione di massa per distogliere l'attenzione dai provvedimenti del Governo che stanno cambiando il nostro Paese: decreto dignità, spazzacorrotti, semplificazioni, 11 miliardi del proteggi Italia (Applausi dal Gruppo M5S) , reddito di cittadinanza, quota 100 ed a breve anche il salario minimo garantito. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ed allora lasciamo lavorare il presidente Conte, che è in riunione con i due Vice Presidenti del Consiglio e con il ministro Toninelli, e che intendono valutare in modo corretto l'analisi costi-benefici per trarne le conclusioni più giuste. Insieme troveranno la migliore soluzione, che sarà certamente quella che consentirà di tutelare l'interesse nazionale. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni e sull'ordine del giorno presentati. DELL'ORCO, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla mozione 1-00088. Esprimo parere contrario su tutte le altre mozioni e sull'ordine del giorno. Su quest'ultimo vorrei fare una precisazione: dato che già la mozione 1-00088, a prima firma del senatore Romeo, prevede la ridiscussione integrale del progetto, auspico anche a livello personale che, una volta conclusa questa discussione (cosa che spero avverrà molto presto), si andrà proprio nella direzione auspicata dalla senatrice De Petris. Ciò detto, confermo il parere contrario. PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione delle mozioni e dell'ordine del giorno. BONINO (Misto-PEcEB) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, sono più di vent'anni che discutiamo della tratta Torino-Lione, ogni volta snocciolando dati, finanziando analisi sui costi, alcune utili e altre un po' strumentali. Quello che è certo, però, è che nessuno in coscienza può dire di sapere oggi con certezza quali saranno le tecnologie, la società, il livello di trasporti, il livello di sviluppo che ci saranno in Italia o in Europa tra trenta/cinquant'anni, che è il periodo di vita di un'opera come questa. Non lo sappiamo noi esattamente come non lo sapeva chi, a metà dell'Ottocento, realizzò il tunnel del Frejus. Nessuno allora poteva neanche immaginare quale sarebbe stata la tecnologia di oggi, lo sviluppo dell'elettronica, la capacità e la volontà delle persone e delle imprese di spostarsi, l'attuale livello del commercio. Voi che siete più giovani, se per caso vi incuriosisce, andate a vedere il dibattito e le polemiche degli anni Sessanta sull'Autostrada del Sole: si diceva che era un'opera inutile, che non c'era un livello di trasporti tale per costruire un'autostrada del genere. Oggi, francamente, credo che nessuno abbia dubbi sulla lungimiranza di quella scelta. Per questo la decisione è innanzitutto politica, una decisione peraltro già assunta. Ci troviamo a ridiscutere per l'ennesima volta con il 10 per cento dell'opera già realizzata. È un'assurdità per chiunque abbia un minimo di raziocinio. Le linee di trasporto sono state sempre, nella storia dell'umanità, corridoi di sviluppo economico e di comunicazione tra i popoli. Dovremmo smetterla di parlare della Torino-Lione: qui stiamo parlando perlomeno di Milano-Parigi o di Venezia-Parigi, di cui il tratto Torino-Lione è semplicemente un pezzetto. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . Questa linea è diventata per molti un totem da abbattere, non ha più nulla a che vedere con i fatti, i dati e le scelte. In questo senso, diceva qualcuno tanto tempo fa che prima di fare l'Appia nessuno viaggiava sull'Appia, giustamente; fatta l'Appia si è viaggiato sull'Appia. Questo è quello che vi dovete ricordare. Stiamo pensando a un'opera proiettandola a trenta, cinquant'anni, non è un'opera che guarda il presente, e anzi si spera che la crescita economica, diversamente da quello che sta succedendo, aumenti la mobilità, i commerci, gli spostamenti e dunque dobbiamo farci trovare pronti. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, dichiaro il voto contrario su tutte le mozioni e ovviamente il voto favorevole sull'ordine del giorno presentato. Il Sottosegretario auspica che si vada poi nella direzione indicata dal mio ordine del giorno, ma nel frattempo la mozione di maggioranza ancora una volta cerca di non decidere e di prendere tempo. Siamo arrivati a un punto - lo sapete perfettamente - per cui non è più possibile rinviare la decisione politica. I dati sono chiari e su questo mi permetterò di dire ancora alcune cose, ma è evidente a tutti che non si può pensare o illudersi di riuscire a tirare a campare, facendo partire le gare per poi magari revocarle, fino alle elezioni europee. Questo - lo dico dal punto di vista politico e mi rivolgo anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle - non può continuare ad essere il modo di procedere, senza assumere decisioni. La decisione sulla TAV non solo non è più rinviabile, ma è ancora una decisione politica. Lo abbiamo ribadito varie volte e sono passati venti, trent'anni; abbiamo i risultati degli studi e le posizioni da questo punto di vista sono chiare; per quanto ci riguarda sono chiarissime. La valutazione costi-benefici l'abbiamo fatta da moltissimo tempo e, per cominciare a leggere i dati di cui disponiamo e guardando lo scenario del commercio internazionale, noi sappiamo che questa opera rischia di essere non solo non prioritaria, ma un'opera - per come è stata concepita - astrusa rispetto al piano generale dei trasporti e della logistica e rispetto ad una programmazione seria del futuro del nostro Paese. Si rischia di fare un buco non solo nella montagna ma, ancora una volta, anche nei conti pubblici. Il famoso finanziamento dell'Unione europea - ricordiamocelo bene - riguarda soltanto la tratta transfrontaliera e non tutto il resto, che ovviamente è necessario a valle e dopo il buco nella montagna stessa. Dico anche un'altra cosa: ho sentito molti interventi che richiamavano alla responsabilità le future generazioni, e proprio di questo voglio parlare. Mi dispiace, per esempio, che il nuovo segretario del Partito Democratico, come primo atto, sia andato a sponsorizzare il TAV e abbia annunciato contemporaneamente anche la partecipazione alla marcia per il clima il 15 marzo. I ragazzi che il 15 marzo faranno sciopero per richiamare tutti i governanti e i decisori politici alle proprie responsabilità per quanto riguarda l'attuazione degli accordi di Parigi - e quindi per il loro futuro - hanno risposto con chiarezza anche a quella presa di posizione. Il futuro dei nostri figli riguarda il fatto che finalmente, senza averlo fatto per anni, ci assumiamo la responsabilità della decisione di un cambio di rotta, che però significa conversione ecologica dell'economia - lo dico con chiarezza in quest'Aula - e non la prosecuzione di un modello di sviluppo che non ci ha portato da nessuna parte, dopo aver messo al centro le grandi opere, senza peraltro neanche riuscire a realizzarle, e ha lasciato a se stesse le infrastrutture prioritarie. Leggetevi i dati, non è un problema di contrapposizione tra gli investimenti per i pendolari e il trasporto pubblico locale, ma di come vengono collocate le risorse e di quale futuro si vuole disegnare, non solo per il trasporto, ma per questo Paese. In questi anni di crisi, in cui abbiamo visto pochi posti di lavoro, le misure anticicliche che hanno funzionato sono state quelle che hanno privilegiato le opere che facevano bene al territorio, davano benessere e facevano lavorare le piccole imprese e l'economia locale. Questo è il futuro che dovremmo immaginare: quello della generazione nostra e dei nostri figli non è appeso a un tunnel di 56 chilometri, ma alla capacità di programmare, investire e di attuare una riconversione ecologica vera dei trasporti, dei consumi e del modo di concepire, sanare e curare il territorio. (Applausi del senatore Martelli). Pertanto, coloro che adesso si sono svegliati tutti ecologisti, pensando che quell'investimento alla fine sia la prova della sostenibilità, si sbagliano: a nostro avviso, è esattamente il contrario, e vorrei soltanto richiamarvi a questo. Oggi però è arrivato il momento di scegliere anche da quale parte andare, verso quale modello di sviluppo e quali investimenti per il nostro territorio e il nostro Paese. Servono razionalità e programmazione: altro che corridoi, quell'investimento sul TAV è fuori da una seria programmazione e una seria decisione per spostare drasticamente il trasporto delle merci dalla gomma al ferro, cosa che non è avvenuta. Andatevi a leggere sul sito del Ministero dell'ambiente - non di quello attuale, ma di quello precedente, in cui il dato era già presente - l'elenco dei 16 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi, gran parte dei quali va a foraggiare il trasporto su gomma e l'autotrasporto, quindi esattamente il contrario di quello che oggi i fautori del TAV vorrebbero venire qui a raccontarci. (Applausi dei senatori Buccarella e Martelli). LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, dopo averla ascoltata con attenzione, mi chiedo come la senatrice De Petris, che in questo caso sostiene a spada tratta la tesi dei 5 Stelle, speri di convincerci, visto che non è riuscita a convincere neanche il senatore Errani, che pure fa parte della sua componente nello stesso Gruppo, a sua volta Misto. È una tesi ardita, ma apprezzo che la coerenza con le proprie idee venga manifestata in maniera chiara. (Commenti della senatrice De Petris). Queste idee purtroppo non solo sono diametralmente opposte alle mie, ma ritengo lo siano anche a quelle di chiunque abbia a cuore la realtà e la verità che possiamo trovare non solo dal presente, ma anche dalla storia. Negli ultimi cinque minuti, mentre ascoltavo i colleghi, ho guardato alcune date. È venuto fuori che nel 1839 - pensate - per la prima volta in Italia si costruiva una ferrovia, lunga solo pochi chilometri (7,25 chilometri). L'hanno fatta i Borboni (allora anche il Sud poteva aspirare a essere in testa nelle infrastrutture); si trattava della famosa Napoli-Portici. Per quanto riguarda l'analisi costi-benefici, pensate che serviva solo per consentire ai Borboni di andare in vacanza da soli. Se ne avessero fatto un problema preciso di costi, sicuramente quella ferrovia non andava fatta. E perché dopo continuare con la ferrovia? Potevamo continuare con i cavalli e con le carrozze, che per fortuna erano state inventate, perché prima gli uomini andavano solo a cavallo. Ma si poteva forse andare solo a cavallo e non inventare neanche le carrozze. Poi un certo Benz, il cui nome compare all'interno del famoso marchio Mercedes-Benz, nel 1886 inventò il primo motore a scoppio. Pensate che andava a pochi chilometri all'ora, poco più di una carrozza. E, se avessimo dovuto immaginare il costo delle strade per far camminare le vetture con quel motore a scoppio, perché non camminare sempre a piedi o con i cavalli? Ce n'era bisogno? Toninelli avrebbe deciso sicuramente che il motore a scoppio era qualcosa che faceva male all'umanità e avrebbe continuato a dire che era meglio andare con le carrozze. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . E pensate che i fratelli Wright nel 1903 decisero addirittura che si poteva volare e per la prima volta misero in cielo una macchina che veniva sollevata dall'aria e che, con una persona a bordo, faceva un piccolo tratto. Benedetto Dio, ma perché fare questa roba? Pensate all'analisi costi-benefici del volo. Perché? Per il gusto dei fratelli Wright? Oggi per attraversare l'oceano ci dovremmo ancora affidare alle navi, come Colombo con le tre caravelle, il quale a sua volta, se ne avesse fatto un problema di costi e benefici, non avrebbe scoperto l'America, ministro Toninelli. Come si fa a immaginare che tutto dipenda dai costi e dai benefici immaginati da Toninelli? (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e PD) . Per venire in epoca più recente e a situazioni più concrete, perché capisco che possa sembrare un pezzo tanto per farsi ascoltare... (Commenti dei senatori Giarrusso e Catalfo) . Lasciami parlare; vuol dire che ti ha colpito qualcosa di quanto ho detto. Grazie dell'interruzione. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Il 21 settembre 1924 (capisco che si tratta di un'epoca che sicuramente fa inorridire la senatrice De Petris) viene inaugurato il primo tratto autostradale, la Milano-Varese, quella che diventerà l'Autostrada dei laghi; pochi anni dopo, viene inaugurata la Milano-Genova. Le autostrade? Ma perché non limitarsi ai viottoli di campagna? Costi e benefici? Non mi dilungherò troppo su quanto gli altri colleghi hanno detto e diranno, sul percorso incredibile dell'analisi costi-benefici, che prima era di 7,6 miliardi e che improvvisamente diventa di soli 2,2 miliardi al massimo di deficit e di impatto negativo. Non mi dilungherò nell'illustrare il danno enorme che il blocco degli appalti, cioè il blocco del TAV, provocherebbe. Dico che, oltre alle cose che hanno detto tutti (il ripristino delle aree, le penali, le mancate contribuzioni dell'Europa), io non credo sempre a ciò che dice Confindustria. Però Confindustria, attraverso il suo presidente Boccia, sostiene che perderemo, solo per quello, 50.000 posti di lavoro. Poco male; gli diamo il reddito di cittadinanza e il problema è assolutamente risolto. Risparmiamo di qua e poi diamo i soldi a quelli che perdono il posto di lavoro. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Volete creare un danno enorme. Vedete, io sono d'accordo con il Capogruppo del MoVimento 5 Stelle: il problema è figlio di due modi diversi di concepire lo sviluppo. Lo ha detto anche la senatrice De Petris: è figlio di due visioni del mondo opposte. Il resto sono chiacchiere. Ma plasticamente i cittadini hanno fatto vedere come la pensano. Da un lato, a Torino, ci sono state due grandi manifestazioni civili e pacifiche, per uno sviluppo controllato, certo, attento ai costi e attento acché nessuno rubi. Ma non è che per non far rubare non si fanno le cose. Dall'altro lato, le aree della sinistra più antagonista hanno dato vita in questi anni con violenza estrema al movimento No TAV, troppo a lungo accarezzato e coccolato anche da molti che oggi capiscono che la linea TAV non può essere bloccata. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Questi sono i due mondi ed è giusto che i 5 Stelle stiano con il mondo dei No TAV, io ve lo riconosco, anche se poi i voti li prendete per il reddito di cittadinanza che con i No TAV non ha molto a che vedere, considerato che molti sono figli di papà che non hanno bisogno di un reddito di cittadinanza. Mi meraviglio, però, degli amici della Lega. Voi sapete che noi abbiamo fatto e stiamo facendo un'opposizione patriottica. Vi abbiamo sostenuto nella politica sull'immigrazione, nonostante, anziché lavorare per il blocco navale che vi abbiamo ripetutamente chiesto di ottenere, vi siate fermati al no agli sbarchi, forse per non contrastare gli amici dei 5 Stelle. Così, di fronte al movimento No TAV, anziché ribattere ai colleghi di Governo: «Ma che cavolo state dicendo?», dite di fare il mini-TAV. Che cos'è il mini-TAV? È una linea TAV più piccola? Non si è capito neanche bene. (Entra in Aula il ministro Toninelli, che va a sedersi tra i banchi del Gruppo M5S) . Vedo che è arrivato il ministro Toninelli, ma adesso non mi devo certo interrompere perché c'è il ministro Toninelli. Lo saluto; è una persona che fa bene a venire in Aula; tra l'altro si siede sempre tra i banchi del MoVimento 5 Stelle e mai ai banchi del Governo, perché evidentemente si prepara già ai prossimi mesi. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Me lo ha suggerito Gasparri e l'ho detto. Stavo chiedendo agli amici della Lega: «È possibile che, di fronte alla linea TAV, voi proponiate il mini-TAV e che di fronte al blocco navale vi limitiate al mini- blocco degli sbarchi? Possibile che, di fronte al tentativo di fermare la legge sulla legittima difesa, voi tentenniate e consideriate possibile diminuire quello che i vostri elettori - i nostri comuni elettori - vi hanno chiesto? Possibile che, siccome a loro non piace la flat tax , non si parla più, né della mini, né della grande flat tax ?». (Applausi dal Gruppo FdI) . Credo allora che abbia ragione il capogruppo del MoVimento 5 Stelle: sono due mondi diversi. Da un lato, quelli che credono che lo sviluppo si possa ottenere con il No TAV e, dall'altro, quelli che credono invece che non si ferma il progresso, ma lo si controlla, lo si gestisce, lo si governa con onestà, con serenità, ma anche con scelte chiare, non con scelte mini. Infine, come se tutto ciò non bastasse, c'è un dato che ci consente di dire che siamo a favore del TAV, anche se la nostra mozione è l'unica in cui si dice che se proprio siete contrari, voi dei 5 Stelle abbiate il coraggio di proporre un referendum consultivo tra la gente di quelle Regioni e vediamo se ha ragione chi la pensa come voi o come noi. Concludo, signor Presidente, dicendo che c'è una ragione che per me vale più di tutte le altre, il valore della parola data: pacta sunt servanda. (Applausi dal Gruppo FdI) . Chi mai investirà in Italia, se si potrà pensare che la nostra parola non vale niente, quando Toninelli decide che va cambiata? (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP. Congratulazioni) . MARGIOTTA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARGIOTTA (PD) . Signor Presidente, ieri ho visto scorrere in televisione le immagini dell'uomo forte del Governo, il vice premier Salvini, mentre si avviava al vertice a Palazzo Chigi e pronunciava queste parole: «Stasera sì o no, il forse non esiste». Il mio cuore si era aperto a una speranza che, invece, era fallace. Il forse esiste ancora nell'esito del vertice di ieri, che non ha deciso nulla, ed esiste ancora più chiaramente nella mozione presentata dai colleghi della maggioranza, persino a prima firma del presidente Romeo, che impegna il Governo a ridiscutere tutto. Siamo ancora al forse. È il caso di dire che - anch'io faccio una citazione latina - dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur . Mentre si entra in recessione tecnica, il mondo delle imprese di costruzione è fortemente in crisi. Due delle prime tre per fatturato rischiano di scomparire in questi giorni. Mentre tutto questo accade e gli organismi autonomi e indipendenti ci mostrano che le previsioni sul prodotto interno lordo vanno assolutamente riviste in diminuzione, qui si discute e ci si consiglia. Abbiamo visto una cosa imbarazzante: il sottosegretario Dell'Orco ha detto di essere d'accordo sull'ordine del giorno della senatrice De Petris, però il parere è contrario, anche se auspica che si vada in quella direzione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Vitali) . In anni di vita parlamentare una cosa così imbarazzante non l'avevo mai vista, ma questa legislatura ci sta abituando a questo e altro. È di ieri la notizia che l'OCSE prevede - è stato detto - un PIL al -0,2 per cento, il che significa 1,1 punti in meno rispetto alle previsioni sulla base delle quali avete fatto la legge di bilancio - il modo in cui avete fatto quella legge di bilancio ancor ci offende - che, quindi, sarete costretti a rivedere. Vedremo in che modo e con quali strumenti. Servirebbe a questo punto un grande piano di investimenti pubblici. Lo sanno anche gli studenti di economia che a questo stato di cose bisogna rispondere in quel modo e, invece, si bloccano anche le opere già finanziate - vedremo anche come - che potrebbero dare sviluppo, aiuto alla ripresa del PIL e lavoro alle imprese. Ci vorrebbe un Governo illuminato che sappia programmare e decidere soprattutto; abbiamo, invece, un Governo tanto confuso che il ministro Toninelli non sa bene dove sedersi e si è seduto giustamente nei banchi del Senato, quasi che preconizzi che effettivamente - come mi auguro e ci tornerò - questa Assemblea sappia dare la sfiducia quando voteremo la mozione di sfiducia del PD e del presidente Marcucci. (Applausi dal Gruppo PD) . È stato un errore calendarizzarla così in là perché ogni giorno che passa è un danno in più per il Paese. Questa Assemblea saprà avere un sussulto di autonomia e di dignità quando ne discuteremo e noi lavoreremo perché ciò accada. Il modo in cui il dossier sulla linea TAV è stato portato avanti fin qui è l'emblema di una strategia fallimentare di questo Governo. È una strategia senza un punto di vista che guardi lontano e senza la capacità di affrontare neanche le cose dell'oggi, visto che domani bisogna decidere di far partire i bandi, se non si vogliono perdere 300 milioni di euro. Avete iniziato spacciando l'analisi costi-benefici, che era diventato una sorta di mantra, come una specie di strumento innovativo, dimentichi che solo su quest'opera se ne sono fatte una decina. A un certo punto avete detto di aver fermato i bandi, ma per fortuna non l'avevate fatto. È stato detto che non esiste l'inizio dell'opera. Mi è già capitato di dire che il tunnel che non esiste è quello del Brennero. (Applausi della senatrice Rizzotti). Non faccia confusione il ministro Toninelli. Detto tutto questo, viene nominata una commissione analisi costi-benefici, scelta con elementi così oggettivi che tutti coloro i quali ne hanno fatto parte, ad eccezione di un componente, si erano già dichiarati contrari all'opera. È come se, in un processo penale, la corte giudicante fosse costituita dai pm e non da persone terze rispetto allo stesso giudizio. È come se al liceo ci dessero un compito con la traccia chiusa: Dimostri il candidato che l'opera non è conveniente. Hanno lavorato come se - direbbe Totò - a prescindere quest'opera non si dovesse fare. Questo è il modo in cui ha lavorato questa commissione, compiendo degli errori sui quali non voglio annoiarvi. Mi fermo proprio a quelli più evidenti. Si assume per assioma che l'infrastruttura costerà più del preventivato; si trascura la circostanza che di quel costo ben il 40 per cento è a carico dell'Unione europea. Si considera un costo per la collettività il minor utilizzo del carburante e dunque la riduzione delle accise: una follia. Quel che noi abbiamo detto essere un problema per l'ambiente e per l'inquinamento diventa, in questa analisi costi-benefici, un costo. Addirittura si considerano un costo i soldi in meno che le concessionarie guadagneranno attraverso i pedaggi; ma queste concessionarie sono vostre nemiche o le volete aiutare, tanto da essere preoccupati che diminuiscano i pedaggi? (Applausi dal Gruppo PD) . Signor Presidente, questi due ultimi aspetti sono risibili: ma si può pensare di analizzare un'opera ferroviaria guardando ai danni che ne avrebbe, per conseguenza, un'opera stradale? È come se si fosse deciso di non fare l'alta velocità in tutta Italia per i problemi che ciò ha determinato ad Alitalia: una vera follia dal punto di vista dell'analisi costi-benefici. Ancora una volta siamo di fronte ad un'analisi fatta dal punto di vista monetario e finanziario, che esclude completamente la valutazione dei benefici veri, quelli ambientali, in termini di salute pubblica, di sicurezza, di mobilità. Errori così marchiani che, dopo pochi giorni, su input , pare, di Conte, si è dovuto dire che c'era bisogno di una seconda stesura e sono stati richiamati in fretta e furia. Insomma, un'analisi costi-benefici più frutto di fake news e di analisi pregiudiziale, che non di studio serio, approfondito e scientifico. Concludo, Presidente, perché non voglio soffermarmi di più su un tema che pure mi appassiona. In economia, come è stato già detto, l'affidabilità è un bene primario. Non si investe in Paesi che non rispettano i patti, non si investe in Paesi in cui i Governi cambiano opinione a ogni legislatura. Il ministro Tria ve lo ha ricordato, dicendo che, se non si rispettano i patti, come potrebbe succedere per la linea TAV Torino-Lione, nessuno verrà più a investire in Italia. Ripeto, nessuno verrà più a investire in Italia: se ve lo dice un vostro Ministro, vi sta evidenziando che danno state facendo al Paese, un danno davvero enorme. (Applausi dal Gruppo PD) . Per inciso, mi rivolgo al senatore Malan, che l'altro giorno ha fatto alcune affermazioni, molte delle quali condivisibili. Il PD e i nostri Governi sono sempre stati coerenti sull'opera; sempre, dal 2003 ad oggi, non c'è stato un momento in cui i nostri Governi abbiano avuto incertezze. Concludo davvero, Presidente. Seneca, nelle «Lettere a Lucilio», scrive che gran parte del progresso è nella volontà di progredire. Se questa volontà non l'avete, colleghi della maggioranza, fatevi da parte, mettetevi di lato, fermatevi: è l'unica cosa che possiate fare per il bene del Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto d'istruzione superiore «Piazza della Resistenza, 1» di Monterotondo, in provincia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 65 (testo 2), 66 (testo 2), 69 e 88 PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, come noto la Lega e il MoVimento 5 Stelle non si sono presentati alle elezioni del 4 marzo 2018 in coalizione e con un programma unitario. Per questa ragione, per dare stabilità al Paese e consentire il superamento dello stallo, è stato concordato e sottoscritto un contratto di Governo, allo scopo di disciplinare e indirizzare la futura attività di Governo. Tra i temi discussi, sicuramente le grandi opere hanno avuto il rilievo che meritano e, nello specifico caso del treno ad alta velocità Torino-Lione, su cui la Lega ha più volte espresso una posizione favorevole, si è ritenuto di dover procedere a un approfondimento. Obiettivo condiviso da entrambe le forze politiche è stato quello di rivedere il progetto e verificare la possibilità di realizzarlo risparmiando risorse e riducendo l'impatto ambientale. Ipotizzando un risparmio di un milione di euro, infatti, si libererebbero risorse da destinare ad altre opere prioritarie, consentendo così di risolvere problematiche presenti in altri territori. Daremo pertanto seguito, come prevede la mozione unitaria che abbiamo sottoscritto, a quanto previsto nel contratto di Governo, che ci impegna a valutare quest'opera, nel rispetto degli accordi internazionali. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . MALAN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, il traffico merci attraverso i valichi alpini italiani è passato, dal 1967 al 2018, da 19 milioni di tonnellate a 200 milioni di tonnellate, aumentando di 10 volte e mezzo in cinquantuno anni e raddoppiandosi ogni undici anni. Quando la tendenza continuava ad andare avanti, sono arrivati gli studi di alcuni militanti No TAV, che hanno detto che invece improvvisamente, da quando si era deciso di fare la linea ferroviaria, gli scambi e i traffici di merci erano in costante discesa. È qualcosa che sentiamo ancora oggi. Sono andato ad ascoltare i militanti No TAV in Val di Susa nel 2001, essendo allora candidato in quel collegio uninominale, dicendo senza compromessi che ero, così come Forza Italia è sempre stata, a favore del TAV. Bisogna però ascoltare le ragioni di tutti e costoro, che facevano propaganda, i loro comizi e i loro raduni, sono poi diventati la Commissione costi-benefici. I vecchi militanti No TAV sono cioè diventati gli esperti del Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La senatrice Pirro, che è piemontese, ha detto che costoro fanno questo di mestiere, fanno la valutazione costi-benefici di mestiere. Fanno i No TAV di mestiere; indoviniamo allora cosa avrebbe detto la Commissione costi-benefici, con cinque membri su sei militanti No TAV. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il sesto non lo era e infatti non ha sottoscritto la relazione finale, anche perché si tratta di una storia veramente incredibile. Andrebbe infatti ricordato che analisi costi-benefici sono già state fatte sia dall'Italia, sia dall'Unione europea, da essa finanziate, con dei parametri e approcci più seri di quelli adottati dalla Commissione, dove l'uomo di maggiore rilievo era il professor Marco Ponti. Il fatto di considerare un costo aggiuntivo la diminuzione del traffico autostradale e, di conseguenza, gli introiti dei gestori delle autostrade e le minori tasse che lo Stato incassa, è veramente demenziale. Avevo sentito dire nelle prime settimane di Governo che le accise sarebbero state cancellate o perlomeno una gran parte di esse sarebbe stata cancellata; ancora non ne abbiamo notizia ed, anzi, le accise non possono diminuire perché altrimenti avremmo un grave danno all'erario. Dire che un traffico minore per le strade rappresenta un danno per lo Stato è un approccio straordinario. Quando nell'analisi si dice che non si è tenuto conto delle penali che si devono pagare è veramente un altro elemento straordinario. Un altro fatto straordinario è che dell'analisi costi-benefici abbiamo sentito parlare fin dal primo giorno di insediamento del Governo Conte, il primo giugno 2018. Passati otto mesi, finalmente arriva l'analisi costi-benefici. Credo che ci potrebbero essere dei tempi minori perché se solo per fare l'analisi ci vogliono otto mesi, per costruire davvero l'opera, ove si decidesse di costruirla, ci vorranno 8.000 anni. Se solo per fare un'analisi in studi e in uffici, ci sono voluti otto mesi, figuriamoci a lavorare sul serio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Lavorare sul serio, però, è forse qualcosa di estraneo a tali logiche. Dopo otto mesi arriva con grande spolvero l'analisi, preceduta da dichiarazioni dei massimi esponenti non soltanto del MoVimento 5 Stelle, ma del Governo, perché è un problema dell'Italia. Il vice presidente del Consiglio dei ministri Di Maio e il ministro Toninelli hanno detto che finché ci saranno loro al Governo, l'opera non si farà mai. Ciò è avvenuto prima che arrivasse l'analisi costi-benefici. Poi arriva e dà certi risultati. Otto giorni dopo arriva l'altra analisi che dice che non è proprio così e che, più o meno, il costo e il danno ammontano alla metà. Che razza di serietà c'è in questo? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Che razza di serietà c'è nell'aver detto che l'opera non si farà mai, sapendo che più leggi dello Stato, che non sono state né abrogate, né modificate, prevedono che l'opera si faccia. Pertanto, è un atto illegale aver fermato gli appalti (Applausi dal Gruppo FI-BP) e aver detto alla società privata che sta effettuando i lavori di bloccare tutto. Anche tale società chiederà i danni, se l'opera non dovesse andare avanti. Quella è una società costituita appositamente e ci sono macchinari costosissimi fermi da mesi, perché sono stati fermati gli ulteriori appalti. È un danno gravissimo, che pagheranno tutti gli italiani, anche se, come chiediamo, si riprendesse a lavorare domani. Il danno per l'Italia, dunque, non è costituito soltanto dagli 800 milioni di euro che perderemo fra qualche giorno, perché credo che ormai sia fatale. Cari colleghi della maggioranza, 800 milioni di euro sono pari a circa 1,6 milioni di euro per ogni parlamentare della maggioranza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Se non ci fosse l'articolo 68 della Costituzione che vi tutela, dovreste pagare. Se fossimo in Consiglio comunale a fare una cosa del genere, correreste il rischio di dover tirare fuori 1,6 milioni di euro a testa. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Ferrari) . Siete però tutelati dell'articolo 68 della Costituzione, che quando eravate all'opposizione dicevate di voler abolire, ma lasciamo stare. Si dice di no alla linea TAV e si propone di approvare una mozione che dice di «ridiscutere integralmente» il progetto: lo so che c'era scritto già nel contratto di Governo e infatti, fin da quando lo abbiamo letto, abbiamo denunciato questo aspetto. Come si può ridiscutere integralmente un'opera che è già in costruzione, per cui ci sono chilometri di galleria definitiva già fatti? (Commenti dal Gruppo M5S). Collega del MoVimento 5 Stelle, gli altri chilometri non vengono realizzati non perché non si voglia fare la galleria principale, ma proprio perché in tutte le gallerie, anche molto più corte di 57 chilometri, ci vuole la ventilazione. Il collega sostiene che in quella galleria ci sarebbe una temperatura di 50 gradi: certo, se si chiude la galleria da entrambi i lati, ci sono 50 gradi, ma da che mondo è mondo, già con il traforo del Frejus, fatto centocinquanta anni fa, si fa la ventilazione delle gallerie. Dunque, non ci sarà l'inferno in quella galleria, come invece è stato raccontato in Val di Susa e in molti altri luoghi. Inoltre, chiedendo di ridiscutere integralmente il progetto, si fa perdere completamente la credibilità all'Italia: lo ha detto il ministro Tria. Pertanto, colleghi della maggioranza, se siete coerenti con la posizione che tenete oggi, dovreste presentare voi una mozione di sfiducia al ministro Tria, che ha detto che state facendo perdere credibilità all'Italia con le vostre mosse (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . Non lasciate a noi la mozione di sfiducia al ministro Toninelli, ma presentatela voi! C'è poi un'altra questione, forse meno rilevante dal punto di vista monetario: dire di no e ridiscutere integralmente un'opera già stabilita, su cui ci sono degli accordi internazionali, ci farà perdere credibilità. Di conseguenza, non venite a raccontare che i fondi europei potranno essere usati altrove, perché dovremo restituirli. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non venite a raccontare che con i soldi risparmiati si faranno le linee ferroviarie per i pendolari, la linea per Matera o per non so dove: in ogni Regione avete raccontato che, grazie al fatto che non si farà più la linea TAV, si potranno realizzare chissà quali opere meravigliose. Sono soldi che perde l'Italia, per cui, magari, bisognerà cancellare delle opere che si sarebbero potute realizzare per pagare i danni del TAV. Questa è la verità! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Se non si realizzerà questa tratta, i grandi traffici di passeggeri, commerciali e turistici non si fermeranno in Italia, ma la escluderanno, per cui ci sarà meno possibilità di investire e di creare lavoro e ricchezza con cui pagare i sussidi alle persone che hanno bisogno, invece di dare un sussidio ai disoccupati. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Tutto ciò passerà a Nord delle Alpi e tutto sarà fatto nell'interesse della Germania, della Svizzera e dell'Austria, che avranno quei benefici che dovremmo avere noi. Avevo sentito dire che devono venire prima gli italiani e invece verranno prima i tedeschi, gli svizzeri e gli austriaci. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Buon per loro, ma noi dobbiamo difendere gli interessi del nostro Paese. Colleghi della maggioranza, le decisioni che prendete in questa sede le prendete voi e non i capi dei vostri partiti: siete voi che votate. Le decisioni che prendete qui non hanno effetto soltanto sui sondaggi o sui like di Facebook, ma hanno effetto sulla vita dei cittadini, per decenni. Per decenni, se si dice no a quest'opera, l'Italia sarà più povera e ci saranno meno opportunità per i giovani. Diciamo sì alla linea TAV: non fermate l'Italia! (I senatori del Gruppo FI-BP espongono uno striscione con la scritta «Sì TAV. Non fermate l'Italia» e cartelli, su sfondo tricolore, con la scritta «Non fermate l'Italia» ). PRESIDENTE . Togliete immediatamente i cartelli! Sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 11,55, è ripresa alle ore 12,01 ) . AIROLA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, rieccoci a parlare di TAV. Anzi, eccoci a parlare di TAV, perché, finalmente, c'è stata una discussione, visto che, quando abbiamo votato la ratifica degli accordi con la Francia nel 2017, i tempi degli interventi sono stati contingentati incostituzionalmente: giusto per chiarirlo a chi si lamentava che si parlasse poco di questa opera in Aula. Bene, parliamone. Questa storia del TAV è intrisa di anomalie gravissime, di regole calpestate, a cominciare dalla repressione violenta attuata dai Governi precedenti a danno dei cittadini e delle cittadine della Valsusa. C'è da domandarsi, infatti, come mai un popolo si compatti in questo modo, trasversalmente, dai giovani agli anziani, dal vigile al sindaco, contro un'opera che voi definite fondamentale, e che per vent'anni non si arrende, ma continua a lottare. Avete mai ascoltato le loro ragioni? No, non l'avete mai fatto. Forse per paura della loro competenza o perché sapete bene che le argomentazioni pro -TAV, come minimo, spesso sono delle fake news . Sono false. Sono menzogne. Il primo motivo è perché l'accordo di base tra Italia e Francia nel 2001 prevedeva, all'articolo 1, che i lavori partissero a saturazione della linea esistente, attualmente sfruttata per meno del 15 per cento. Quindi, questo è il mattone e la base. Dove stanno, allora, questi enormi flussi di merci citati tra noi e Lione? Le proiezioni fatte venti anni fa, di aumento del traffico, sono miseramente crollate, come confermato recentemente dallo stesso Osservatorio della Torino-Lione. Inutile, quindi, far andare un treno merci, non un treno passeggeri, come ho sentito, in gallerie da 57 chilometri alla velocità di 160 chilometri orari, guadagnando, rispetto all'attuale linea, una manciata di minuti. Secondo punto: perché non è mai partita l'opera? Perché, visto che non c'è un solo centimetro del tunnel di base di quest'opera? Quest'opera non ha un centimetro di buco. (Applausi dal Gruppo M5S) . Fino ad oggi sono state realizzate solo attività di riconoscimento geologico, comprese quelle in Francia, perché, più volte, anche la Francia ha fatto un passo indietro. La Corte dei conti francese molto chiaramente - e ho qua il documento (Espone un documento) - ha detto che l'opera è troppo cara e consiglia di ammodernare quella esistente. In più, ha ricordato alla Francia che anche altri Paesi, come Slovenia e Ungheria, hanno preferito migliorare l'esistente, piuttosto che imbarcarsi in opere costosissime e inutili. Più volte l'Europa, che ha decine di progetti ad alta priorità, ha modificato la destinazione dei fondi ad altri Stati membri. Inoltre, persino il Portogallo ha rinunciato all'opera senza pagare un centesimo di penale, pur avendo già ricevuto parte dei finanziamenti. Quindi, per favore, non parlateci della grande linea Kiev-Lisbona, perché vi fareste ridere dietro. (Applausi dal Gruppo M5S) . È roba da Ottocento, roba da Michele Strogoff. Oggi il traffico di merci avviene prevalentemente sulle direttrici Nord-Sud e non su quelle Est-Ovest. Andate in Svizzera - ne avete parlato anche voi - a dare un'occhiata. Assodato che non ci sono flussi di merci che giustifichino quest'opera e che la linea attuale può portare TIR e container e pochissimi la usano, anche la storia dell'inquinamento si può risolvere con una tassa sul trasporto su gomma, come fanno, ad esempio, gli svizzeri. Parliamo poi dello spauracchio delle penali, sventolato continuamente. Vi voglio svelare un segreto: non ci sono penali da pagare. (Applausi dal Gruppo M5S) . In riferimento agli appalti già attribuiti non sussiste diritto alcuno a richiedere penali, come recita l'articolo 2, comma 232, lettera c) , della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria 2010). La norma stabilisce che «il contraente o l'affidatario dei lavori deve assumere l'impegno di rinunciare a qualunque pretesa risarcitoria eventualmente sorta in relazione alle opere individuate con i decreti del Presidente del Consiglio, nonché a qualunque pretesa anche futura connessa al mancato o ritardato finanziamento dell'intera opera o di lotti successivi». Questo è ribadito anche all'articolo 3 della legge di ratifica 5 gennaio 2017, n. 1, precedentemente richiamata. Identica previsione è contenuta nella delibera del CIPE n. 67 del 2017, nel combinato disposto degli articoli 1 e 6 del deliberato. Io parlo di cose vere, scritte nero su bianco. (Applausi dal Gruppo M5S) . Passiamo al tema delle penali nei rapporti internazionali. Si tratta di decisioni rimesse agli Stati sovrani, come ricorda anche l'Avvocatura dello Stato nella sua relazione giuridica, che devono essere solidamente ancorate alla sostenibilità socio-economica e finanziaria dell'intera opera, secondo le stesse norme europee. Non si vede come possano imputarsi responsabilità gravi in capo agli Stati quando questi presupposti mancano, cioè quando mancano i soldi. Esiste, infine, un precedente. Mi riferisco al Portogallo, che nel 2012 cancellò la propria tratta ad alta velocità Lisbona-Madrid. Non ci fu alcuna richiesta di indennizzo o altra compensazione da parte della Commissione europea e della Spagna. Quindi, nessuna penale, tranne le inutili minacce di TELT e il diktat dell'Unione europea. Parliamo dei costi. La linea dovrebbe costare 9,6 miliardi di euro, attualizzati al 31 dicembre 2017, più 1,4 miliardi già spesi tra studi preliminari, indagini, gallerie geognostiche, arriviamo così a oltre 11 miliardi di euro. Considerato che, per adesso, c'è un solo impegno verbale dell'Unione europea per l'incremento del contributo dal 40 al 50 per cento, potremmo anche non ricevere i soldi. Il finanziamento del tunnel è di fatto rinviato all'approvazione del bilancio pluriennale dell'Unione europea del 2021 e i fondi già stanziati nel Grant Agreement non potranno essere utilizzati a causa dei ritardi, ma soprattutto perché l'articolo 16 dell'accordo del 2012 impone a Italia e Francia la disponibilità certa del finanziamento di tutta l'opera, compreso l'importo del 40 per cento promesso, ma non ancora approvato dal Parlamento europeo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Tale disponibilità è requisito indispensabile per avviare la costruzione del tunnel di base. Questa disponibilità di fondi non esiste. La Francia non ha stanziato un solo euro per il tunnel di base. Quindi, il tunnel non può partire. Quindi i soldi non arriveranno! Ricapitolando: arriviamo a un costo superiore a 13 miliardi, di cui più di 11 ancora da spendere. Inoltre, la tratta francese, che costava 7,7 miliardi nel 2011, oggi costerebbe 9 miliardi circa et voilà : superati i 20 miliardi di euro. Ma tutto ciò non servirebbe ripeterlo, perché è scritto nero su bianco nell'analisi costi-benefici che l'opera non conviene e non è una fake news . Si è impiegato tanto tempo proprio per approfondire adeguatamente la materia. Non dimentichiamo che, per di più, c'è una ripartizione asimmetrica. Oggi è indispensabile che la ripartizione dei costi sia ridiscussa tra Italia e Francia, alla luce del fatto che i due Paesi non vogliono fare più le linee di accesso al tunnel . Tale decisione modifica questa ripartizione asimmetrica, per cui un chilometro italiano costerebbe 280 milioni di euro, mentre quello francese 60. Chi insiste su quest'opera, quindi, non ha a cuore l'interesse del popolo, ma di multinazionali ed euromafie, che non aspettano altro che aggiudicarsi ricchi appalti. (Applausi dal Gruppo M5S). Peraltro, essendo giuridicamente territorio francese anche il cantiere italiano, se li aggiudicherebbero senza leggi antimafia. Dovranno però aspettare un po', perché sull'intera fattibilità dell'opera, la Francia deciderà nel 2038. Capito? Ma come potete pensare di spendere miliardi per un'opera inutile che, se tutto procede come desiderato dai promotori, potrebbe essere terminata tra trent'anni, quando proprio oggi mi dovete spiegare - lo dico ai lucani presenti - come andrete a Matera, città della cultura 2019? Questo Paese è stanco di vedere sprecati i soldi. Questo Paese vuole strutture adeguate, muoversi e viaggiare su tratte locali e non andare a lavorare stipati come sardine, in carri bestiame, farsi una gita senza dover prendere due bus e un taxi. TELT non ha alcun titolo o via libera (ancorché silenzio-assenso) al lancio delle gare TAV. Qualora TELT procedesse in tal senso, questo comporterebbe una grave e diretta violazione degli accordi Italia-Francia, che sono legge vigente dello Stato italiano. Il Governo è direttamente responsabile dell'operato di TELT. I residui fondi della Unione europea, attualmente a disposizione per la Torino-Lione, sono già persi anche in presenza di proroga del Grant Agreement al 2020. Le attività finanziate sono in grave ritardo da anni a causa di comprovate inefficienze di TELT. La Commissione europea e l'INEA sono perfettamente a conoscenza di ciò. Anche se TELT non lanciasse lunedì 11 marzo le gare TELT, la Commissione europea vorrebbe decurtare oltre 300 milioni di euro di sovvenzioni assegnate. Ma la Commissione europea non può imporre il calendario. Tale situazione e l'esatta replica di quanto già visto nel 2013 col Governo Monti. Il grave ritardo cui assistiamo è diretta responsabilità di chi doveva agire per tempo e non ha agito, a cominciare dai commissari dei Governi passati. Ho finito, ma prima voglio dirvi una cosa: qui non ci sono solo in gioco miliardi sottratti a scuole, ospedali, ferrovie utili; qui c'è una questione di ordine etico e morale. Lo Stato ha spianato la volontà popolare con la violenza; lo Stato non ha ascoltato i cittadini; lo Stato si è comportato da dittatore calpestando tutto e tutti per il TAV. (Applausi dal Gruppo M5S) . È scoccata l'ora di dare giustizia al popolo valsusino e riconoscere, dopo quasi trent'anni, che avevano ragione loro. Non solo vogliamo mantenere una promessa fatta tanto tempo fa da Beppe e tutti noi, ma li ringrazieremo per quello che hanno fatto per il Paese e soprattutto per l'esempio che ci hanno dato: la sovranità appartiene al popolo e quando il popolo è unito, nessuno può batterlo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Annuncio pertanto il voto favorevole alla mozione Lega-MoVimento 5 Stelle. (Vivi applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE . Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Dopo la votazione delle mozioni, ai sensi dell'articolo 160 del Regolamento, sarà posto ai voti l'ordine del giorno G1. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 65 (testo 2), presentata dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 66 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 69, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 88, presentata dai senatori Romeo, Patuanelli e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). MALLEGNI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, segnalo che nell'ultima votazione sull'ordine del giorno avrei voluto votare contro ed ho erroneamente votato a favore. (Applausi ironici del Gruppo M5S). PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. Si è così conclusa la discussione delle mozioni all'ordine del giorno. Discussione del disegno di legge: Doc 677 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, firmato a Trieste il 10 giugno 2011; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus sulla cooperazione culturale, firmato a Trieste il 10 giugno 2011 (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, fatto a Trieste il 10 giugno 2011; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus sulla cooperazione culturale, fatto a Trieste il 10 giugno 2011 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 677. La relatrice, senatrice Pacifico, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. PACIFICO, relatrice . Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata a esaminare il disegno di legge di iniziativa parlamentare recante ratifica ed esecuzione di due accordi, rispettivamente in materia di cooperazione scientifica e tecnologica e di cooperazione culturale, sottoscritti dall'Italia e dalla Bielorussia nel giugno 2011. Mi preme sottolineare che il testo in esame ripropone, sia pure parzialmente e limitatamente ai soli due accordi con la Bielorussia, il testo del disegno di legge di ratifica di numerosi trattati internazionali bilaterali proposto dal Governo nel corso della XVII legislatura, con atto del Senato n. 2812 che, presentato il 4 maggio 2017, fu esaminato ed approvato dalla Commissione affari esteri del Senato in data 11 ottobre 2017, senza peraltro poter vedere completato il proprio iter di esame parlamentare per la chiusura della legislatura. I due accordi con la Bielorussia oggetto della presente ratifica rispettivamente in materia di cooperazione scientifica e tecnologica e di cooperazione culturale sono composti ciascuno di 11 articoli e definiscono il quadro giuridico entro cui far continuare e far crescere la collaborazione bilaterale anche attraverso il coinvolgimento della società civile. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,21) ( Segue PACIFICO, relatrice ). Il primo dei due accordi è finalizzato a promuovere lo sviluppo della cooperazione nel campo della scienza e della tecnologia su base paritaria e di reciproco vantaggio, nel rispetto degli obblighi internazionali dei due Paesi, in particolare nei settori della ricerca fondamentale ed applicata, della tecnologia industriale e dell'innovazione. Il secondo accordo, sulla cooperazione culturale, è a sua volta finalizzato alla realizzazione di programmi di attività comuni per il rafforzamento della cooperazione bilaterale in ambito culturale, che potranno assumere, tra le altre, le forme dell'organizzazione di manifestazioni culturali ed artistiche, della promozione di contatti tra enti ed associazioni culturali, della traduzione di opere letterarie, della intensificazione dei rapporti tra istituzioni museali. Gli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento sono valutati complessivamente in circa 170.000 euro annui e in 176.820 euro a decorrere dal terzo anno successivo all'entrata in vigore del provvedimento. Evidenzio, per ultimo, come la ratifica degli accordi non presenti profili d'incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea e con gli altri obblighi internazionali assunti dall'Italia, risultando i testi in esame strettamente correlati agli altri strumenti giuridici internazionali dedicati ai temi culturali e scientifici già sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GIACOBBE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, con il suo permesso vorrei solamente dichiarare il voto convintamente favorevole del Gruppo Partito Democratico e chiedere di poter lasciare agli atti il testo del mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto e la autorizza in tal senso, senatore Giacobbe. FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, i due accordi con la Bielorussia oggetto della presente ratifica, rispettivamente in materia di cooperazione scientifica e tecnologia e di cooperazione culturale, definiscono il quadro giuridico entro cui far crescere la collaborazione bilaterale e offrono all'Italia l'opportunità di avere un interlocutore privilegiato e un mercato di sbocco importante per i nostri prodotti e servizi. Noi del MoVimento 5 Stelle da sempre siamo favorevoli agli accordi di cooperazione culturale con altri Paesi, perché crediamo che siano le basi per una reciproca conoscenza e collaborazione e permettano la creazione di un contesto favorevole per promuovere il nostro ruolo economico. Credo pure che quando parliamo di mondo della cultura in crisi, in Italia dobbiamo tener conto dell'opportunità di diffondere la nostra cultura, il nostro stile di vita e i nostri prodotti e servizi nel mondo, a partire dalla grande competenza dei nostri Atenei, che - permettetemi di dirlo - sono all'avanguardia. Accordi di questo tipo sono uno strumento privilegiato, al quale dobbiamo ricorrere in maniera ancora più frequente in questa legislatura. Nello specifico, l'accordo di cooperazione nel campo della scienza e della tecnologia permetterà certamente di produrre buoni risultati insieme ai partner bielorussi. In particolare, noi siamo tra i primi posti al mondo per ricerca e tecnologia e possiamo cogliere appieno i benefici di questa cooperazione, dando anche ai nostri docenti la possibilità di far conoscere il know how italiano all'estero, aumentando così il prestigio dei nostri centri di ricerca. Il secondo Accordo sulla cooperazione culturale permetterà di dare vita a collaborazioni proficue e a nuove forme dell'organizzazione di manifestazioni culturali e artistiche, della promozione di contatti tra enti e associazioni culturali, della traduzione di opere letterarie e dell'intensificazione dei rapporti fra istituzioni museali. Mi sembra molto interessante, poi, il richiamo alla tutela del patrimonio culturale, che potrebbe aprire la strada a ulteriori collaborazioni future anche in campo economico. Signor Presidente, ci auguriamo che possano aumentare le opportunità di collaborazione con il popolo bielorusso, ma soprattutto che la via della promozione del nostro ruolo culturale e scientifico diventi uno degli strumenti della nostra cooperazione internazionale, anche in considerazione della nostra grande esperienza. Mi permetto di dire, in conclusione, che la cooperazione culturale con altri popoli va vista sempre come un ponte, una mano tesa alla società con cui ci relazioniamo, ancor prima di un accordo con questo o quel Governo. Lo dico perché è importante comprendere il nostro ruolo internazionale, che non può più essere quello del passato. In questo nuovo contesto multipolare, l'Italia deve essere protagonista della mediazione, deve promuovere la pace e il benessere e proporsi nello scambio di conoscenze e nella tutela del patrimonio umano in tutte le sue forme. Per questo il Parlamento, nell'espletamento del suo lavoro, deve essere scevro da pregiudizi e pragmatico nell'agire, avendo sempre a cuore l'interesse del nostro Paese. Facendo ciò, dobbiamo inevitabilmente valorizzare le nostre peculiarità; e la promozione della cultura e della ricerca è una di queste. Annuncio quindi il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle al Senato su questa ratifica. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione, con il seguente titolo: «Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, fatto a Trieste il 10 giugno 2011; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Belarus sulla cooperazione culturale, fatto a Trieste il 10 giugno 2011». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Discussione del disegno di legge: Doc 678 Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo in materia di cooperazione culturale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Corea, fatto a Roma il 21 ottobre 2005; b)Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Corea in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, con allegato, fatto a Roma il 16 febbraio 2007 (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo in materia di cooperazione culturale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Corea, fatto a Roma il 21 ottobre 2005; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Corea in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, con Annesso, fatto a Roma il 16 febbraio 2007 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 678. Il relatore, senatore Ciampolillo, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. CIAMPOLILLO, relatore . Signor Presidente, il disegno di legge di iniziativa parlamentare oggi all'esame dell'Assemblea reca la ratifica e l'esecuzione degli Accordi di cooperazione nelle materie culturale e tecnico-scientifica, sottoscritti dall'Italia e dalla Repubblica di Corea rispettivamente nell'ottobre 2005 e nel febbraio 2007. Come si evince dalla relazione introduttiva, il testo al nostro esame ripropone, sia pure parzialmente e limitatamente ai soli due Accordi con la Corea del Sud, l'atto Senato n. 2813, recante ratifica di numerosi accordi internazionali bilaterali, che, presentato dal Governo nel corso della XVII legislatura, venne esaminato dalla Commissione affari esteri, emigrazione del Senato il 28 giugno 2017, ma non poté vedere completato il proprio iter parlamentare a causa della fine della legislatura. Gli Accordi in via di ratifica sono finalizzati a definire la cornice giuridica entro cui far crescere la già ottima collaborazione fra l'Italia e la Corea del Sud nei settori delle arti, della cultura, dell'istruzione, della scienza e della tecnologia. In particolare, con il primo dei due testi, quello sulla cooperazione culturale, le parti esprimono il comune auspicio a voler promuovere la cooperazione bilaterale e multilaterale nei settori delle arti, della cultura, dell'istruzione, del patrimonio culturale e archeologico, dei giovani e dello sport (articoli 1 e 2). Con il secondo accordo, che verte sulla cooperazione scientifica e tecnologica, si mira a superare un precedente trattato bilaterale di settore, risalente al 1984, e a promuovere lo sviluppo della collaborazione scientifica e tecnologica nei settori di mutuo interesse (articolo 1), sia sul piano bilaterale, in particolare mediante la stipula di specifici accordi tra Ministeri, istituzioni, università e centri di ricerca coinvolti nella ricerca scientifica e nell'innovazione tecnologica (articolo 2), che su quello multilaterale (articolo 3). Gli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento sono valutati complessivamente in circa 790.000 euro annui e in 815.170 euro a decorrere dal terzo anno successivo all'entrata in vigore del provvedimento. Evidenzio, da ultimo, come la ratifica degli accordi non presenti profili di incompatibilità con la normativa nazionale, con l'ordinamento dell'Unione europea e con gli altri obblighi internazionali assunti dall'Italia, risultando i testi in esame strettamente correlati agli altri strumenti giuridici internazionali dedicati ai temi culturali e scientifici già sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GIACOBBE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, mi riservo di consegnare agli atti il testo del mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. GIACOBBE (PD) . Mi sia consentito, però, di fare due considerazioni brevissime, anche perché i rapporti culturali e di collaborazione scientifica e tecnologica tra la Corea del Sud e l'Italia sono ottimi e penso che questo Accordo ci aiuti a svilupparli ancora di più. In particolare, la cooperazione culturale ci permetterà nuove forme di scambio nel settore delle arti e della cultura, dell'istruzione, del patrimonio culturale e archeologico, dei giovani e dello sport. Per ciò che riguarda la cooperazione scientifica e tecnologica, penso che vada sottolineato che la Corea è oggi uno dei leader mondiali in questo settore e quindi è grande l'attenzione che il Governo coreano dà agli investimenti e alla ricerca sull'innovazione tecnologica, con l'obiettivo di far parte dei dieci Paesi leader in tale ambito. Penso che sia importante che l'Italia, che intende porsi in una posizione importante in estremo Oriente, profilandosi sempre di più come Paese capace di produrre eccellenze tecnologiche e di stabilire sinergie con Stati partner particolarmente avanzati, veda la Corea del Sud come interlocutore privilegiato. Questi accordi dunque ci indirizzeranno e ci aiuteranno in quella direzione. Concludo, augurandomi che questi accordi siano ratificati con il più ampio consenso possibile e annunciando il voto convintamente favorevole del Gruppo Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD) . PACIFICO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PACIFICO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, colleghe, signori rappresentanti del Governo, come ben sapete i rapporti tra il nostro Paese e la Repubblica della Corea del Sud sono ormai consolidati da almeno cinquant'anni. Il primo Accordo fu firmato a Seul nel lontano 1965. Con il passare degli anni l'iniziativa diplomatica tra i due Paesi si è intensificata sempre di più e gli Accordi e i Protocolli di intesa sono stati man mano aggiornati e modellati rispetto alle esigenze dei firmatari. Del resto, se analizziamo i dati storici della Corea del Sud non possiamo che constatare la progressiva crescita economica e demografica di quel Paese: nel 1965, anno del primo accordo, la Corea del Sud contava 28 milioni di abitanti; oggi ne conta 50 milioni. Sempre nel 1965 il reddito pro capite era di 79 dollari statunitensi; oggi è di 31.000. La crescita del PIL è stata costante con punte del 4 per cento annuale. Gli Accordi oggetto oggi di ratifica vanno a definire un quadro giuridico nel quale si estrinseca la potenzialità dei rispettivi Paesi. Il primo accordo riguarda la promozione e cooperazione bilaterale e multilaterale attinente alla cultura, all'istruzione e al patrimonio culturale e archeologico. È inutile che vi descriva l'interesse di quel popolo per l'Italia, per le nostre arti e la nostra cultura. Appare persino superfluo elencare i dati delle presenze turistiche di visitatori sudcoreani in Italia: vi posso assicurare che si attestano tra i più significativi del continente asiatico e sono in costante crescita. Lo scambio culturale nel campo musicale si è concretizzato nella presenza stabile del padiglione della biennale di Venezia interamente dedicato al Paese asiatico. Si registra, inoltre, un crescente interesse verso il cinema coreano, sempre presente nelle ultime edizioni della mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. L'interesse dei coreani per il Paese del bel canto si appalesa nelle selezioni per i corsi di canto. Tanto per renderci conto di cosa parliamo, è doveroso citare alcuni dati: nel 1997 nel conservatorio di Santa Cecilia a Roma, su 30 candidati ammessi, tra i 180 che avevano presentato domanda, 23 erano ragazzi coreani. Inoltre, secondo gli ultimi dati raccolti, sembrerebbe che siano quasi 3 milioni i giovani coreani impegnati nei conservatori e nelle scuole di musica occidentali. Sono numeri impressionanti che ci fanno capire l'importanza di questo accordo. Il secondo accordo, che di fatto supera il precedente del 1984, si pone come obiettivo la promozione e lo sviluppo del partenariato scientifico e tecnologico attraverso accordi tra Ministeri, università e centri di ricerca. Ricordiamo che anche su questo versante l'interscambio bilaterale ha raggiunto complessivamente i 10 miliardi e 800 milioni di dollari, con un avanzo commerciale a noi favorevole di circa un miliardo e 800 milioni di dollari. Basterebbero questi dati a giustificare l'interesse reciproco alla ratifica e all'esecuzione dei citati accordi. Vi chiedo pertanto di votare favorevolmente al disegno di legge n. 678 per la ratifica degli Accordi tra l'Italia e la Repubblica della Corea per la cooperazione scientifica, culturale e tecnologica. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge nel suo complesso, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione, con il seguente titolo: «Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo in materia di cooperazione culturale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Corea, fatto a Roma il 21 ottobre 2005; b) Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Corea in materia di cooperazione scientifica e tecnologica, con Annesso, fatto a Roma il 16 febbraio 2007». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: Doc 960 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e l'Organizzazione internazionale di diritto per lo sviluppo (IDLO) relativo alla sede dell'organizzazione, fatto a Roma il 14 giugno 2017 FERRARA ed altri. - (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 960. Il relatore, senatore Lucidi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. LUCIDI, relatore . Signor Presidente, le chiedo cortesemente l'autorizzazione a consegnare il testo scritto della mia relazione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Mai dichiarazione fu così applaudita. La Presidenza la autorizza in tal senso. LUCIDI, relatore . Signor Presidente, mi limiterò soltanto a citare pochi punti salienti della relazione. L'Assemblea è chiamata ad esaminare il disegno di legge di ratifica dell'Accordo del giugno 2017 tra l'Italia e l'Organizzazione internazionale di diritto per lo sviluppo (IDLO). Ricordo che è l'organizzazione che promuove lo Stato di diritto e le pratiche di buon governo nei Paesi in via di sviluppo e in situazioni postbelliche. Il testo in via di ratifica è importante perché consolida la presenza in Italia della sede dell'IDLO, scongiurando il rischio di un suo possibile trasferimento all'estero. Gli oneri economici del disegno di legge sono valutati complessivamente in 326.000 euro annui. La ratifica dell'Accordo in oggetto non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Per i motivi che ho brevemente riassunto, propongo l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Gino Rossi Vairo» di Agropoli, in provincia di Salerno, che stanno assistendo ai nostri lavori. Tra l'altro Agropoli è un paese che conosco, per esserci stato. Grazie della vostra visita. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 960 PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. GIACOBBE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, anche in questo caso chiedo di poter consegnare il testo della mia dichiarazione di voto, anche se ci sono due aspetti molto importanti che desidero sottolineare. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. GIACOBBE (PD) . Innanzitutto il fatto che l'IDLO, International development law organization, è un'organizzazione intergovernativa che si dedica alla promozione dello Stato di diritto e delle pratiche di buon governo nei Paesi in via di sviluppo, in transizione economica e nei Paesi in situazioni postbelliche. A questo riguardo, l'Organizzazione integra anche le attività di altre organizzazioni internazionali, aventi sede a Roma e che operano nel settore della sicurezza alimentare e dello sviluppo dell'agricoltura sostenibile. Penso che sia importante sottolineare come lo Stato di diritto sia una condizione precedente ed essenziale, al fine di perseguire e attuare politiche di sviluppo sostenibile. Signor Presidente, mi permetta di dire che i valori dell'International development law organization sono anche i valori in cui si riconosce il Partito Democratico; questo, quindi, è un ulteriore motivo per dichiarare convintamente il voto favorevole da parte del Gruppo. (Applausi dal Gruppo PD) . FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, cercherò di essere celere. L'IDLO è un'organizzazione intergovernativa dedicata alla promozione dello Stato di diritto e delle pratiche di buon governo nei Paesi in via di sviluppo, in transizione economica e nei Paesi reduci da conflitti armati. Va inoltre ricordato che ha lo status di osservatore presso la sede delle Nazioni Unite a New York e partecipa costantemente a meeting che riguardano i temi da essa trattati; lo fa attraverso la formazione di giuristi, la produzione di documenti analitici e la promozione del dibattito sull'accesso alla giustizia, sul diritto dei minori, sullo sviluppo sostenibile, sulla pace e la democrazia, sulla salute e sulle riforme legali in 47 Paesi. L'IDLO produce studi, consulenze e alta formazione, con l'intento di migliorare il quadro giuridico dei Paesi poveri o in via di sviluppo, armonizzandolo con quello dei Paesi ricchi o industrializzati aderenti all'organizzazione. Dai lavori dell'IDLO molti Governi prendono spunto per riforme della giustizia o per interventi normativi sui temi trattati dall'Organizzazione. È il caso di citare l'intervento dell'Organizzazione in Guatemala, a tutela dei diritti degli indigeni. Nel 2014 l'IDLO ha formulato una serie di raccomandazioni specifiche al Governo per aiutarlo a rafforzare le istituzioni e per ridurre i conflitti legati alla terra nelle aree rurali, sostenendo una proposta di aumento dei finanziamenti governativi per attuare progetti di sviluppo sostenibile. L'Organizzazione promuove inoltre il ruolo delle donne nella giustizia e l'adozione di provvedimenti per mitigare le cause della disparità di genere, soprattutto in Africa, attraverso un report analitico con una serie di esperienze che hanno migliorato l'accesso delle donne alle carriere nel settore della giustizia. Con il voto di oggi manteniamo aperto uno spazio importantissimo che si traduce anche in maggiori opportunità per i nostri giuristi di potersi confrontare con un ampio panorama internazionale direttamente a Roma. Il MoVimento 5 Stelle è da sempre una forza politica attenta al mondo della ricerca, sia tecnico scientifica che di altra natura, perché possiamo valorizzare il nostro patrimonio più grande: i nostri ricercatori, i nostri docenti, la nostra scuola pubblica ed evitare che i nostri giovani vadano all'estero a cercare opportunità. Noi dobbiamo invece creare le condizioni, che sono ovviamente molteplici, perché non solo i centri di ricerca scientifica, ma anche le organizzazioni come l'IDLO, possano vedere nell'Italia un centro culturale stimolante a livello mondiale. Per queste ragioni, signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: Doc 997 Ratifica ed esecuzione del Protocollo aggiuntivo (n. 3) all'Accordo sulla sede tra il Governo della Repubblica italiana e l'Istituto universitario europeo, con allegati, fatto a Firenze il 19 ottobre 2018 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 997. Il relatore, senatore Petrocelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PETROCELLI, relatore . Signor Presidente, se lei me lo consente, consegno il testo della mia relazione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. PETROCELLI, relatore . Mi permetta però un appunto, signor Presidente. Sono consapevole che i lavori di ratifica che arrivano in Assemblea e che vengono sovrapposti uno all'altro generano un minimo di confusione. Devo però ringraziare anzitutto gli esponenti del Governo che hanno assunto lo stesso atteggiamento che ha avuto il vice ministro Del Re, ascoltando con grande attenzione e pazienza quattro ratifiche svolte velocemente. Ringrazio tutti i colleghi per la loro collaborazione. Faccio solo un appunto. A nome di tutta la Commissione, quale Presidente della Commissione affari esteri, devo sottolineare che è veramente poco piacevole nel momento in cui chi deve fare dichiarazioni di voto o svolgere la relazione di introduzione a un provvedimento, con la dignità di qualsiasi altro componente di Commissione, si prende il tempo necessario, ascoltare mormorii quando i tempi sulla discussione delle ratifiche vanno oltre quello che qualcuno in Assemblea considera necessario. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto) . Lo dico con grande franchezza, ringrazio tutti i colleghi e spero che non accada più. Mi assumo tutta la responsabilità di questa dichiarazione perché la Commissione affari esteri, anche se svolge velocemente i propri lavori, ha dignità uguale a quella di qualsiasi altra Commissione. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE . Non ne dubitiamo e concordiamo, anche se credo lei possa poi tener conto del fatto che l'Assemblea ha dato ampio riconoscimento, praticamente senza voti contrari, al lavoro ben svolto dalla vostra Commissione. Si può tener conto anche di questo. Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. BITI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, cercherò di rimanere nei tempi, avendo preparato solo dei brevi appunti. L'Istituto universitario europeo ha sede tra Fiesole e Firenze e siamo grati a chi ci ha preceduto per aver permesso, nella storia del nostro territorio, di accogliere con grande entusiasmo la proposta che fecero sei Paesi europei, già nel 1972, per creare tale Istituto universitario, con il fine di promuovere la ricerca e il perfezionamento nell'ambito delle scienze sociali, come effettivamente è avvenuto. Oggi l'Istituto universitario europeo è sostenuto da 22 Paesi europei; 600 studenti fruiscono di questa scuola di altissima formazione, che costituisce un unicum mondiale a questo livello; sono più di 70 i docenti e, all'interno del percorso di formazione, si avvicenda un numero ancora superiore di personaggi che, con seminari ed eventi particolari, crea davvero dei percorsi e un modello di formazione di altissimo livello. Signor Presidente, colleghi, il Protocollo aggiuntivo all'Accordo tra il Governo e l'Istituto universitario europeo, ora al nostro esame, propone di istituire un'altra scuola e un altro percorso formativo importantissimo, ovvero la Scuola delle politiche pubbliche transnazionali, che ha come obiettivo l'attivazione di percorsi di ricerca e di formazione su temi importanti della governance globale, quali la democrazia, i diritti, la finanza, il commercio, i cambiamenti climatici e la diplomazia; tutti temi che sono o almeno dovrebbero essere veramente cari all'Assemblea e tutti noi dovremmo forse guardare a questa istituzione con un senso di apertura e di interesse maggiore, anche per il ruolo che svolgiamo in questa sede. A proposito del Protocollo all'Accordo fra il Governo e l'Istituto universitario europeo, mi permetto di sottolineare anche un altro fatto, che andrà a ricadere in maniera pratica sul territorio fiorentino e non soltanto con riferimento alla formazione dei tanti studenti che frequentano la scuola e provengono da più di 60 Paesi. Andremo a recuperare un importante e bellissimo contenitore, che adesso è vuoto, situato nel centro di Firenze, vicino all'Università, che finalmente potrà vivere una vita nuova e sarò mantenuto grazie al Protocollo in esame. Come abbiamo sempre detto, l'obiettivo fondamentale per il territorio di Firenze, che abbiamo perseguito fin dalle ultime legislature e dagli ultimi mandati amministrativi, è di trasformare, riformare, ristrutturare e far vivere i contenitori vuoti del centro città. Questo è sicuramente un punto del Protocollo che mi premeva di sottolineare. Signor Presidente, colleghi, concludo il mio intervento facendo riferimento a quello che ho detto poco fa, ovvero al fatto che tutti noi dovremmo guardare con interesse all'Istituto universitario europeo. Siete dunque invitati, colleghi, a venire a Firenze nei primi giorni di maggio per seguire l'iniziativa intitolata «The State of the Union», che ormai da anni a Palazzo Vecchio promuove la conoscenza, attraverso l'Istituto europeo, degli organismi europei e sappiamo quanto siano importanti per noi. Sono contenta che un provvedimento che vede l'Europa e la formazione europea di altissimo livello come centrali e prioritarie possa essere approvato con voto unanime dall'Assemblea del Senato, come spero. Per risolvere problemi globali non bastano e non sono adatte risposte nazionali, ma servono risposte di ampio respiro e sicuramente per noi l'Europa è il respiro che serve. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Monti) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Svolgimento di interrogazioni PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni. Saranno svolte per prime le interrogazioni 3-00475 e 3-00610 , sul «Progetto di ricerca sul bullismo omofobico» promosso dall'Ufficio scolastico regionale dell'Umbria. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni. GIULIANO, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca . Signor Presidente, rispondo alle interrogazioni evidenziando che, differentemente da quanto sembrerebbe emergere in uno dei due atti di sindacato ispettivo in parola, questo Ministero, unitamente agli altri soggetti istituzionali, ha sempre operato nel pieno rispetto delle regole, cercando di garantire tutte le varie realtà e differenti sensibilità, nell'interesse esclusivo di studenti, famiglie e di tutte le componenti del mondo della scuola. Terzietà, imparzialità ed equità sono i princìpi che hanno, infatti, sempre improntato le scelte e le azioni poste in essere da questo Ministero. Tuttavia, è necessario premettere che il questionario sul bullismo omofobico, oggetto delle interrogazioni parlamentari, trova fondamento in un accordo di collaborazione per la realizzazione di attività di analisi, studio, ricerca, formazione e sperimentazione finalizzata alla prevenzione e al contrasto del fenomeno del bullismo omofobico, sottoscritto nel novembre 2017 tra la Regione Umbria, l'Università degli studi di Perugia, l'Ufficio scolastico regionale, l'Ufficio per il garante dell'infanzia e dell'adolescenza della Regione Umbria e l'Associazione Omphalos. L'impegno dell'Ufficio scolastico regionale, nell'ambito dell'accordo in argomento, è stato volto ad agevolare e sostenere la diffusione di informazioni nelle scuole per lo svolgimento dell'attività di ricerca. È per questo motivo che lo stesso Ufficio scolastico regionale ha informato le istituzioni scolastiche della Regione - selezionate mediante sorteggio pubblico, al fine di individuare le 54 classi campione - dell'avvio della ricerca in questione, precisando che le stesse sarebbero state libere di non aderirvi. La procedura prevista ha consentito il trasparente coinvolgimento tanto delle comunità scolastiche interessate, attraverso l'approvazione da parte degli organi collegiali dell'adesione alla ricerca, quanto delle famiglie, attraverso l'acquisizione del consenso scritto alla somministrazione e compilazione da parte dei propri figli del questionario. Difatti, l'Università degli studi di Perugia, al momento del contatto con le istituzioni scolastiche interessate, ha trasmesso, unitamente al predetto questionario, il modulo di acquisizione del consenso da parte dei genitori. Secondo quanto riportato nella relazione pervenuta a questo Ministero dall'Ufficio scolastico interessato, tale meccanismo di libertà di scelta ha fatto sì che più del 60 per cento delle scuole contattate abbia deciso di non partecipare alla ricerca. È di tutta evidenza, dunque, che le scuole hanno lavorato in piena collaborazione con le famiglie, recependo le istanze provenienti da queste e preoccupandosi di tutelare pienamente l'interesse dei minori. Non è un caso, difatti, che la nota con la quale l'Ufficio scolastico regionale ha comunicato l'avvio della ricerca abbia evidenziato l'assenza di vincoli e la necessità di valutare l'opportunità della partecipazione, in considerazione del contesto scolastico e delle osservazioni degli organi collegiali e dei genitori; valutazione che, come dimostra il numero definitivo delle scuole aderenti alla ricerca, è avvenuta. È doveroso ricordare che, sempre secondo quanto riportato nella sopra richiamata relazione, è stata proprio la direzione scientifica della ricerca dell'Università degli studi di Perugia ad aver selezionato dalla letteratura scientifica internazionale il questionario e ad averlo inviato alle istituzioni scolastiche, senza aver sottoposto lo stesso al vaglio dell'Ufficio scolastico regionale. Ad ogni modo, quest'ultimo non appena è venuto a conoscenza del questionario, tenuto conto che lo stesso non era stato condiviso e considerato l'impatto che il medesimo aveva avuto nel contesto scolastico regionale, ha proceduto formalmente a chiedere all'Università degli studi di Perugia e alla Regione Umbria di rivedere la formulazione dei questionari e le modalità di realizzazione del progetto, sospendendo, di fatto, l'operazione di avvio alla somministrazione del questionario. Difatti, in una comunicazione di chiarimento inviata dall'Università degli studi di Perugia all'Ufficio scolastico regionale, si precisava che il questionario in oggetto, al momento del clamore mediatico, non era ancora definitivo, in quanto, a seguito di osservazioni e suggerimenti provenienti prevalentemente da dirigenti scolastici che lo avevano letto, si stava procedendo ad alcune modifiche, tra le quali, per l'appunto, l'eliminazione della parte di questionario destinato alla scuola secondaria di primo grado, contenente domande relative all'orientamento sessuale, all'orientamento religioso e all'orientamento politico. Si evidenzia, infine, così come riportato nella relazione dell'Ufficio scolastico regionale, che il link definitivo per la somministrazione del questionario non è stato mai inviato a nessuno e la somministrazione del questionario non è mai iniziata in alcuna istituzione scolastica. Stante tale situazione, nel dicembre 2018 l'Ufficio scolastico regionale ha ritenuto opportuno informare il Ministro della richiesta di riformulazione dei questionari e di revisione delle modalità di realizzazione del progetto, con conseguente sospensione della ricerca. Successivamente, il ministro Bussetti ha reso pubblica la sospensione dei questionari, ritenendo necessario un approfondimento e chiedendo, altresì, di rivederne la formulazione degli stessi e di cambiare le modalità di realizzazione del progetto. In aggiunta a quanto sopra rappresentato, occorre sottolineare che la mancata adesione da parte di più del 60 per cento delle scuole coinvolte non avrebbe consentito il reclutamento del campione necessario, facendo venir meno la rappresentatività delle classi. I risultati ottenibili, secondo i numeri registrati, sarebbero stati, pertanto, non corrispondenti alla realtà del territorio e poco utili all'analisi del fenomeno in oggetto. In questo scenario, è doveroso rimarcare come il MIUR sia da tempo impegnato sul fronte della prevenzione del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo (come prevede la legge n. 71 del 2017) e, più in generale, di ogni forma di violenza, attivando diverse strategie di intervento utili ad arginare comportamenti a rischio determinati, in molti casi, da condizioni di disagio sociale non riconducibili solo al contesto scolastico. In particolare: Generazioni Connesse, il tavolo tecnico interministeriale e il progetto Piattaforma Elisa. In conclusione, trattasi di strumenti fondamentali in quanto solo la formazione nei giovani di una cultura fondata sul rispetto potrà porre fine agli episodi esecrabili di bullismo, di violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione. CIRINNA' (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, ringrazio il collega Sottosegretario del Governo, che ritiene di aver salvato qualche bambino bullizzato con la sua triste replica, totalmente burocratica, piena di parole senza senso che non aiutano. Non stiamo parlando, caro Sottosegretario del Governo, di pezzi di carta, di delibere, di atti. Stiamo parlando della vita di molti ragazzini presenti nelle nostre scuole. Le segnalo «la Repubblica» di oggi, dove si legge che una ragazzina non è stata solo bullizzata, ma violentata dal padre e segregata in casa, perché si vergogna di avere una figlia lesbica. Se lei pensa di aver dato una risposta esaustiva con la sua nota, la invito a uscire dal Palazzo e a andare a vedere quello che accade nelle scuole, nei nostri quartieri, nelle nostre città, dove ormai, purtroppo, per la immensa diffusione di odio continua, che viene fatta anche, purtroppo, a elevatissimi livelli delle nostre istituzioni, ogni diversità è considerata da punire; ogni diversità è considerata una vergogna; ogni ragazzino, semplicemente perché indossa una maglietta rosa ed è un maschio, va in qualche modo preso di mira. È su questo che io ho presentato l'interrogazione, insieme ai miei colleghi umbri, la senatrice Ginetti e il senatore Grimani. È su questo che la scuola interviene nel diventare quel nido di protezione in cui insegnare e a quei poveri ragazzi che la loro diversità è un valore e non va nascosta. Bloccando quel questionario avete fatto in modo che, forse, l'unico raggio di luce che poteva entrare in alcune scuole, consentendo a quei ragazzi almeno la possibilità di segnalare la loro diversità o dire come la pensano, è stato immediatamente oscurato. Signor Sottosegretario, vado molte volte in Umbria e lavoro con l'associazione Omphalos, che è una delle più importanti ed è riuscita a ottenere in quella Regione la legge contro l'omofobia. Il punto vero è proprio questo. Mettiamo l'omofobia sullo stesso piano di tutte le altre violenze, come il femminicidio e tutti i reati contro la persona, e con lo stesso stigma etico e morale con cui va colpita ogni manifestazione di odio. Leggo con estremo dolore che il suo Ministero parteciperà a quel festival dell'odio che si aprirà tra pochi giorni a Verona - e forse non dovrebbe farlo - contro il quale abbiamo fatto una pacata dimostrazione, chiedendo che almeno il logo della Presidenza del Consiglio - visto che il suo è un Ministero senza portafoglio, non può farlo in proprio - non sia presente sul volantino. In quella grande manifestazione delle famiglie del mondo sono presenti persone che, nel loro Paese, ritengono che vada data la pena di morte - o chissà cos'altro - agli omosessuali e alle donne che interrompono la gravidanza o sono contro il divorzio. Attenzione: è la scuola che forma i nuovi cittadini ed educa anche dove la famiglia ti abbandona e il tuo quartiere ti respinge. La scuola può essere un nido, se è rispettosa di tutti i valori e le diversità, come la nostra Costituzione ci insegna e come è scritto negli articoli 2 e 3. Nelle sue parole non trovo nulla che possa proteggere e quei ragazzini vittime di bullismo omofobico. Ma voglio riferirmi non solo al bullismo omofobico, bensì al bullismo in generale, di tutti coloro che puniscono una diversità, invece di valorizzarla. Vorrei vedere nei prossimi programmi del Ministero parole chiare su questo, nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Masini) . PILLON (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colgo l'occasione per ringraziare le associazioni dei genitori che hanno denunciato l'abuso che si stava perpetrando nelle scuole umbre, segnalando tempestivamente al Ministero quello che veniva somministrato - o che si rischiava di somministrare - ai loro figli. Signor Sottosegretario, con la sua decisione - per la quale la ringrazio - il Ministero ha voluto garantire un nesso di fiducia tra la scuola e la famiglia, che non può essere tradito in alcun modo. Ricordo al Partito Democratico che, oltre all'articolo 33 della Costituzione, è in vigore anche l'articolo 30, che sancisce la priorità educativa dei genitori con riguardo alle scelte e al tipo di educazione che devono essere somministrate ai loro figli. Ricordo anche che la Dichiarazione universale dei diritti umani sancisce, all'articolo 26, che i genitori hanno diritto di priorità nelle scelte sul genere di istruzione da impartire ai loro figli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che è stata ratificata dal nostro Paese, stabilisce che lo Stato, nell'attività che svolge nel campo dell'educazione e dell'insegnamento, rispetterà il diritto dei genitori di assicurare l'educazione e l'insegnamento secondo le proprie convinzioni religiose e filosofiche. Quest'alleanza educativa tra la famiglia e la scuola è - a nostro modo di vedere - indispensabile e prioritaria ed episodi come quello che si stava verificando in Umbria si ripetono continuamente. È notizia di questi giorni ciò che è accaduto a Bari con i questionari sull'educazione sessuale, in cui si spiegava ai ragazzini, con termini espliciti che mi vergogno di ripetere in quest'Aula, come utilizzare i propri organi genitali. Allora se, secondo il Partito Democratico, questa è lotta al bullismo, noi siamo convinti che questo sia l'esatto contrario: questo è bullismo sui minori (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , bullismo di pochi invasati che con i nostri figli vogliono fare i loro esperimenti sociali del tutto inaccettabili. I fatti sono duri da smentire e, quindi, andiamo a prendere il questionario che si stava somministrando ai nostri figli e leggiamo che cosa c'era scritto. Costringere una ragazzina di dieci anni a scegliere se definirsi «esclusivamente eterosessuale», oppure «prevalentemente eterosessuale», oppure «bisessuale», oppure «prevalentemente omosessuale», oppure «esclusivamente omosessuale» oppure «asessuale», è qualche cosa di vomitevole. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È una vergogna che qualcuno pensi di poter indottrinare i nostri figli in questo modo inaccettabile. Come del resto è una vergogna che quei minori siano costretti, nella mente di qualche ricercatore, ad associare tale domanda ad altre due contigue legate al proprio sentimento religioso: «quanto consideri importante la religione nella tua vita»; e al proprio orientamento politico: «ti definisci di estrema sinistra, di sinistra, di centrosinistra, di centro, di centrodestra, di destra o di estrema destra»? Questo su un bambino di dieci anni è qualche cosa di scandaloso. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Altro che educazione contro l'omofobia! Questo è indottrinamento politico-ideologico. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD) . Lo dico con estrema chiarezza ai senatori del Partito Democratico: finché ci saremo noi, queste porcherie non saranno date ai nostri figli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Croatti) . La lotta al bullismo si fa coinvolgendo le famiglie e non contro le famiglie; si fa educando i figli al rispetto del corpo e non sessualizzandoli precocemente; si fa usando il buonsenso e non sciocche ricerche infarcite di ideologia vomitevole. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Per fare tutto questo c'è uno strumento che la legge prevede e che il Ministero ha recentemente ribadito in modo autorevole. (Commenti della senatrice Bellanova). PRESIDENTE. Senatrice, non disturbi. Il senatore Pillon sta solo svolgendo il suo intervento, senza offendere nessuno. Prego, senatore, prosegua. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Dicevo, per fare queste cose c'è uno strumento che è quello del consenso informato, che permette alle famiglie di essere informate preventivamente dei contenuti che si vogliono somministrare ai figli e di decidere legittimamente se quei contenuti sono ritenuti o meno adeguati per i propri minori. Ma se il consenso informato è la roba che è stata somministrata ai genitori umbri, nella quale si legge: «Io sottoscritto», «in qualità di genitore di», «frequentante la classe, sezione», «con la presente acconsento alla partecipazione di mio figlio o mia figlia all'indagine attraverso la risposta al questionario», non informa un bel niente. Questo non è un consenso informato, ma è una presa in giro, un prendere i genitori e raccontargli la storia dell'orso. Ma i genitori non accettano più questo tipo di soprusi. Abbiamo sentinelle in tutta Italia, in piedi, sedute. Qualunque tipo di sopruso sarà denunciato, segnalato, intercettato, bloccato. Invito la senatrice Cirinnà, il Presidente e tutti i presenti in quest'Aula a venire alla festa della famiglia di Verona: non sarà la festa dell'odio, ma sarà la festa della famiglia (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , del sorriso, del domani, della vita, del futuro, della bellezza, della meraviglia che c'è in ogni famiglia del nostro Paese, in ogni famiglia che c'è al mondo. In questo senso, Presidente... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. La ringrazio. Il suo intervento è abbastanza chiaro. (Commenti della senatrice Cirinnà). ROMEO (L-SP-PSd'Az) . È nata anche lei da una famiglia! PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00138 sulla riforma delle intercettazioni telefoniche introdotta con il decreto milleproroghe. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, con l'atto di sindacato ispettivo in oggetto, i senatori interroganti, nel fare riferimento alla proroga dell'entrata in vigore di alcune disposizioni in materia di riforma delle intercettazioni, recata dal decreto legislativo n. 216 del 2017, richiamando dichiarazioni che il Ministro della giustizia avrebbe reso a margine della proroga in discussione - quali ad esempio «(…) Possiamo dire che ogni volta che uno del PD veniva ascoltato dai cittadini, il PD tagliava la linea, le comunicazioni (...) La norma che abbiamo bloccato, ripeto, ledeva tutti i diritti in gioco: la possibilità innanzitutto di portare avanti le indagini, dando alla polizia giudiziaria la possibilità di scegliere quali intercettazioni fossero rilevanti e quali no, un'attività che deve spettare al pm ma che in questo caso veniva tagliato fuori» - chiedono di sapere di quali informazioni il Ministro sia in possesso per affermare che «ogni volta che qualcuno del PD veniva ascoltato, c'era il PD che cercava di tagliare la linea e le comunicazioni», sulla base di quale legge dello Stato, con quali modalità e con quali finalità abbia ottenuto queste informazioni e se non ritenga doveroso, vista la gravità dei fatti riportati, informare subito il Parlamento, se non ritenga che le sue affermazioni siano state gravemente lesive delle prerogative e dei compiti della magistratura e della Polizia giudiziaria e se non ritenga che, nel suo ruolo di Ministro della giustizia, sia tenuto al rispetto dell'applicazione delle leggi vigenti. Nella presente sede, non possono che essere ribadite le medesime considerazioni già svolte in questa stessa Aula lo scorso mese di agosto su un question time di analogo tenore. In coerenza rispetto a quanto affermato dal Ministro della giustizia anche nella precedente veste di rappresentante del MoVimento 5 Stelle, occorre preliminarmente riconoscere l'importante ruolo dei mass media nella dialettica democratica per la maturazione di una cittadinanza attiva e consapevole rispetto alle vicende politiche del nostro Paese, fermo restando il pieno rispetto delle prerogative della magistratura. Si tratta di un logico quanto elementare corollario del principio costituzionalmente garantito della libera manifestazione del pensiero. Partendo da tali premesse, corre l'obbligo di precisare che le dichiarazioni a cui fa riferimento l'atto di sindacato ispettivo derivano non dalla disponibilità di informazioni riservate da parte di questo Ministro, ma da una attenta osservazione dell' iter parlamentare sul disegno di legge di riforma del processo penale contenente anche la delega al Governo per la revisione della disciplina in tema di pubblicazione delle intercettazioni. Giova, infatti, ricordare la singolare accelerazione dei lavori parlamentari sul citato provvedimento e invero il disegno di legge veniva approvato dal Consiglio dei ministri il 29 agosto 2014 e veniva trasmesso alla Camera dei deputati solo il 23 dicembre 2014, oltre quattro mesi dopo e all'indomani degli arresti eseguiti nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale, nella quale era emerso il coinvolgimento di taluni esponenti del Partito Democratico romano. Dopo circa sei mesi, il 25 luglio 2015, in una seduta notturna della Commissione giustizia della Camera, veniva approvato l'ormai noto emendamento Pagano relativo al diritto di diffusione di riprese e registrazioni di conversazioni tra privati, laddove, tra le cause di esclusione della punibilità, non veniva ricompreso l'esercizio del diritto di cronaca,; emendamento, questo, poi opportunamente modificato nella versione definitiva in ragione delle allarmanti ricadute sulla libertà di stampa. La seduta notturna era stata valutata dall'allora maggioranza indispensabile per una pronta trasmissione in Aula del testo. Difatti, il successivo 27 luglio 2015, il testo del disegno di legge arrivava in Aula della Camera per la discussione, il tutto pochi giorni dopo la pubblicazione su «il Fatto Quotidiano» della nota conversazione tra l'allora Premier Matteo Renzi e il comandante interregionale della Guardia di finanza Michele Adinolfi, acquisita nell'ambito delle indagini della procura di Napoli sulla vicenda CPL Concordia, nonché all'indomani della pubblicazione su «l'Espresso» della conversazione tra l'allora governatore della Sicilia Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino. Ancora, il 19 maggio 2017, all'indomani della pubblicazione della conversazione sempre tra l'allora premier e suo padre, nell'ambito della vicenda Consip, fu proprio il precedente guardasigilli, l'onorevole Andrea Orlando, a segnalare l'opportunità di procedere all'approvazione del disegno di legge al precipuo scopo di scongiurare tali propalazioni giornalistiche. Pertanto, quelle dichiarazioni nascono, all'evidenza, dalla singolare coincidenza tra l'emersione di vicende giudiziarie che vedevano coinvolti esponenti del Partito Democratico e l'improvvisa accelerazione dell' iter parlamentare. L'approccio del Ministero della giustizia verso la materia delle intercettazioni parte dal riconoscimento del ruolo centrale e ineludibile che questo mezzo di ricerca della prova riveste nell'ambito delle indagini. Proprio per tale ragione, il Ministro della giustizia, nell'ottica del confronto che ne contraddistingue da sempre l'operato, ha inteso curare una apposita interlocuzione con tutti gli uffici requirenti del territorio, da cui sono emerse varie criticità della riforma che non possono essere ignorate e che impongono tuttora una riflessione approfondita sulle ricadute che ne discendono. In questa direzione, si iscrive il cosiddetto decreto milleproroghe, con cui si è procrastinata ulteriormente l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 216 del 2017, così da riservare un congruo spatium deliberandi nel cui ambito ricercare, in prospettiva migliorativa, un'ottimale declinazione degli equilibri fra garanzie difensive ed efficienza investigativa. La decisione, infatti, risponde alla necessità di riconsiderare l'impianto complessivo della riforma, con l'obiettivo di trovare un giusto ed equilibrato contemperamento tra esigenze parimenti prioritarie, cioè l'efficienza delle indagini, la corretta distribuzione delle funzioni istituzionali tra pubblico ministero e Polizia giudiziaria e la piena tutela del diritto di difesa. VALENTE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, per quanto possibile rispondere e interloquire con il signor Sottosegretario, credo che le dichiarazioni che oggi ha rilasciato a quest'Assemblea rendano decisamente ancora più gravi quelle allora rilasciate dal ministro Bonafede, che, a dir la verità, avremmo gradito venisse in quest'Aula, avendo atteso già molti mesi una risposta all'interrogazione presentata. Ci saremmo dunque augurati che oggi fosse lui a rispondere, perché lo avevamo interrogato esattamente su parole che aveva pronunciato in maniera non solo alquanto irrituale, ma decisamente irresponsabile e poco rispettosa, tanto innanzi tutto della figura che lo stesso onorevole Bonafede ricopre ancora a tutt'oggi, in qualità di Ministro della giustizia, quanto dell'Assemblea, delle forze politiche e direi addirittura del sistema istituzionale di questo Paese. Lei, signor Sottosegretario, oggi si permette di avallare e difendere le dichiarazioni del ministro Bonafede facendo riferimento a singolari coincidenze. Eviterò di fare polemica con lei e con il Governo, anche se, pure solo in cinque minuti, avrei modo di riferire a quest'Assemblea quante singolari coincidenze ci siamo trovati ad affrontare dall'inizio della legislatura ad oggi, rispetto a provvedimenti che ci avete portato. Lei però parla di singolari coincidenze rispetto ad affermazioni gravissime rilasciate non da un cittadino qualunque per strada, ma dal Ministro della giustizia. Un Ministro della giustizia si permette di dire e di accusare sostanzialmente una forza politica ed i suoi esponenti di aver scritto, proposto, sostenuto e approvato in Parlamento norme in relazione a fatti che accadevano in quel periodo, per evitarli e coprirli. Intanto, singolari coincidenze mi sembrano veramente poco per lanciare accuse di questo tipo, dato che oggi non ci avete portato alcuna ragione o motivazione valida: del resto, se ne aveste avute, immaginiamo che probabilmente avreste agito diversamente, come il vostro dovere istituzionale vi avrebbe imposto. Capiamo che per voi il dovere istituzionale sia qualcosa di lontano da quello che concepite, ma probabilmente, se aveste avuto fatti dalla vostra, avreste dovuto fare ben altro. Non avete dunque tali fatti - oggi infatti non siete venuti a raccontarceli - in base ai quali il Ministro della giustizia di allora e di oggi sarebbe addirittura arrivato a fare quel tipo di illazioni. Avevamo però formulato anche altre domande e al Ministro della giustizia in modo particolare abbiamo chiesto come sia possibile e in quale sistema giuridico e istituzionale viva, essendo arrivato addirittura a dire che le intercettazioni devono essere fatte per consentirne l'ascolto ai cittadini: in quale sistema di garanzia vive il ministro Bonafede? (Applausi dal Gruppo PD). È arrivato addirittura a sostenere questo perché eravamo giunti a trovare un'intesa dopo aver effettuato un'attenta analisi: anche lui, quindi, riconosce che c'era stato un lavoro complicato. Del resto, la disciplina delle intercettazioni non è proprio facile da regolare, tant'è che ci hanno provato in molti nel corso del tempo, senza riuscirci. Secondo il ministro Bonafede, dunque - quasi a nostro demerito - dopo aver ascoltato, avevamo addirittura trovato un'intesa tra magistratura e avvocatura, cui egli fa riferimento, e una norma che metteva d'accordo tutti. Questa è la prova dell'imbroglio, ossia governare bene, ascoltare, dialogare con le parti, trovare intese complicate, quindi metterci del tempo (Applausi dal Gruppo PD) : non abbiamo bisogno di propaganda, infatti, ma di risposte serie, rigorose e puntuali, che provano ad affrontare i problemi anche del sistema giustizia; per il ministro Bonafede, invece, significava fare un accordo per coprire qualcosa - guarda un po' - sempre per quella singolare coincidenza a cui faceva riferimento lei, signor Sottosegretario. Noi però non siamo abituati al tribunale del popolo, a differenza di voi. (Applausi dal Gruppo PD). Quindi, per voi erano i cittadini che dovevano ascoltare i politici. Per noi sono i magistrati - guardi un po' che banalità le dico oggi - che devono eventualmente, quando necessario, ascoltare e valutare (Applausi dal Gruppo PD) , perché solo con la competenza e il rigore propri di un magistrato si può decidere che uso fare, nel corso di un'indagine, di un giudizio e di un processo, delle dichiarazioni rilasciate da un politico. Non sono i cittadini a dover ascoltare quelle intercettazioni. Di questo noi chiedevamo conto al ministro Bonafede, solo di questo. Lei oggi, ancora una volta, ha perso l'occasione per dimostrare non solo che voi avete il senso delle istituzioni ma che un Ministro della giustizia, prima di rendere dichiarazioni di un certo tipo, deve rendersi conto della delicatezza del suo ruolo e della sua funzione. Avete perso l'occasione per dimostrarci che lavorate nell'interesse del Paese e non solo della vostra propaganda. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00482 sulla carenza di organico della Polizia penitenziaria nel carcere di Giarre. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, con l'atto di sindacato ispettivo in epigrafe i senatori interroganti, nel richiamare la situazione dell'istituto penitenziario di Giarre (aperto nel 1993 come casa mandamentale e destinato in un primo momento a ospitare solo detenuti tossicodipendenti provenienti da altri istituti, riconosciuto nel 2000 come istituto a custodia attenuata per tossicodipendenti e poi divenuto, a partire dal 2008, luogo per la detenzione anche di detenuti comuni) evidenziando in particolare il sovraffollamento della popolazione ristretta (che conta 68 unità rispetto ai 58 posti disponibili) e la mancanza di 9 unità di personale di polizia penitenziaria (composto da 25 unità effettive su 31 formalmente assegnate, a fronte delle 79 unità in dotazione all'atto dell'apertura della struttura) chiedono di sapere se il Ministro sia a conoscenza di quanto esposto e se non ritenga urgente intervenire per sanare la condizione di carenza strutturata di organico causata dai tagli lineari della cosiddetta riforma Madia, anche al fine di ristabilire normali condizioni di lavoro, con la riattivazione di posti di servizio essenziali, garantendo adeguata sicurezza all'istituto. Per quanto attiene alla dotazione organica, risulta che presso l'istituto di Giarre sono effettivamente in servizio, al netto dei distacchi in entrata e in uscita, un totale di 33 unità, rispetto a una previsione organica di 34 unità di cui al provvedimento del capo del dipartimento 29 novembre 2017, sviluppato in applicazione del decreto ministeriale 2 ottobre 2017. L'unica carenza viene registrata nel ruolo dei sovrintendenti, rispetto a cui manca una delle quattro unità previste. Si tratta, all'evidenza, di un margine di scopertura che, se debitamente correlato al contesto dell'intero territorio nazionale, può definirsi modesto. A contenerne la criticità, del resto, converge anche il dato relativo alla popolazione carceraria, in quanto alla data dello scorso 7 gennaio erano presenti presso la struttura di Giarre 62 detenuti rispetto ai 58 previsti, venendo in rilievo un tasso di sovraffollamento nettamente inferiore rispetto alla media nazionale, pari al 126 per cento circa. Peraltro, il rapporto complessivo tra Corpo di polizia penitenziaria e detenuti si attesta su una percentuale del 56,5 per cento, come tale in linea con la media nazionale. Ad ogni buon conto, tra le priorità del Ministero della giustizia rientrano le iniziative volte a rafforzare il contingente della Polizia penitenziaria e a ripristinare conseguentemente condizioni di maggior sicurezza nelle carceri italiane. In questa direzione si iscrive il significativo stanziamento di risorse pari a 71,5 milioni di euro per il triennio 2019-2021, previsto dalla legge di bilancio per il 2019 e con cui è stata pianificata l'assunzione di 1.300 unità del Corpo di polizia penitenziaria nell'anno 2019 e di 577 unità nel periodo 2020-2023, proprio al fine di incrementare l'efficienza degli istituti penitenziari, anche tenuto conto delle indifferibili necessità di prevenzione e contrasto della diffusione dell'ideologia di matrice terroristica in ambito carcerario. Inoltre, è prevista l'immissione in ruolo di 976 allievi vice ispettori, che hanno frequentato il corso di formazione appena concluso. Quanto invece al ruolo dei sovrintendenti, sono tuttora in corso le procedure per il concorso interno a complessivi 2.851 posti per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente del ruolo maschile e femminile del Corpo. Peraltro, proprio con riferimento alla dotazione organica della casa circondariale di Giarre, va detto che la stessa ha fruito del recente incremento di due unità maschili nel ruolo di agenti-assistenti, tramite mobilità ordinaria collegata all'immissione in ruolo degli allievi agenti del 173° corso perfezionatosi lo scorso mese di settembre. ANASTASI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANASTASI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il signor Sottosegretario per la risposta. La Provincia di Catania attendeva da molto tempo questo tipo di interessamento. La situazione della casa circondariale di Giarre, infatti, è stata oggetto in passato di più interrogazioni parlamentari, ma purtroppo i Governi precedenti non sono mai stati all'altezza di dare una risposta, né verbale, né fattiva. Mi corre l'obbligo di ricordare che, appena un anno fa, alcune sigle sindacali hanno protestato presso la prefettura di Catania, denunciando le condizioni di lavoro degli agenti della polizia penitenziaria costretti a turni massacranti, con rischio anche per la stessa sicurezza della casa circondariale. Per effetto dei tagli dovuti in particolare alla legge Madia, che hanno ridotto gli agenti prima da 44 a 39 e poi fino a 34, nonché per effetto dei pensionamenti e malattie, abbiamo assistito ad una riduzione dell'organico a 29 unità, cosa che ha reso addirittura impossibile lo svolgimento dei più elementari servizi. Basti pensare che il box di accesso alla casa circondariale è spesso sguarnito e il cancello deve essere tenuto necessariamente chiuso, perché nessuno può controllare i movimenti in entrata e in uscita. Allo stesso modo, non si può pensare neppure di svolgere altri servizi, quali per esempio gli accompagnamenti: così, quando un detenuto deve essere accompagnato presso l'ospedale, che dista 30 chilometri, o presso il tribunale, che è altrettanto lontano, deve essere distaccata un'unità da un'altra casa circondariale. Queste unità devono venire a Giarre, devono prendere il detenuto, lo devono accompagnare di nuovo a Catania, poi devono riaccompagnarlo a Giarre e tornare di nuovo a Catania, quindi con uno spreco enorme di risorse. Io sono molto soddisfatto per la prevista immissione di nuove unità: questo mi conforta molto. Naturalmente mi auguro che queste assunzioni siano destinate in parte proprio alla casa circondariale di Giarre. Dichiarandomi pertanto soddisfatto della risposta, continuerò a porre attenzione alla questione, fino alla completa soluzione della stessa. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00272 sulla situazione di degrado nella zona denominata «boschetto di Rogoredo» a Milano, più volte agli onori della cronaca. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, onorevoli senatori, la problematica segnalata dai senatori interroganti, relativa al degrado nella città di Milano dell'area conosciuta anche come «boschetto di Rogoredo», limitrofa all'omonima stazione ferroviaria e ritrovo di spacciatori e tossicodipendenti, è costantemente attenzionata dall'autorità provinciale di pubblica sicurezza e dalle Forze dell'ordine. Il degrado e le condizioni di precaria sicurezza di quell'area sono state, peraltro, oggetto di una seduta ad hoc del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto nell'autunno scorso dal Ministro dell'interno, che ha confermato l'impegno per una più incisiva attività di prevenzione e di contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti nelle aree del parco, allo scopo di addivenire ad una risoluzione definitiva della problematica, assicurando, altresì, il pieno sostegno a specifiche progettualità del Comune di Milano. Gli impegni assunti in quella sede si sono tradotti in una serie di iniziative che si muovono su tre direttrici fondamentali: la riqualificazione urbana e ambientale dell'area, la profilassi sanitaria e il rafforzamento dell'attività di prevenzione e contrasto dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti. Sotto il primo aspetto, si informa che la società Rete ferroviaria italiana (RFI) ha completato già nel mese di settembre del 2018 la costruzione presso la stazione ferroviaria di Milano-Rogoredo di un muro in cemento armato lungo 600 metri per evitare i continui scavalchi e gli indebiti attraversamenti dei binari, oltre ad aver eseguito opere di tamponatura degli accessi. La stessa società ha inoltre programmato la realizzazione del nuovo impianto di videosorveglianza per un totale di 85 telecamere, il cui inizio dei lavori è previsto entro l'anno in corso. Analogo sistema di controllo sarà realizzato anche nelle stazioni di Lambrate, Greco Pirelli, Porta Garibaldi e nella stazione di Pavia. Ulteriori iniziative di riqualificazione economica e sociale dell'area vedono il coinvolgimento attivo di Regione, Comune e forze di polizia per l'avvio in tempi rapidi di un progetto di recupero urbanistico incentrato sulla realizzazione nell'area in questione del Palazzo del ghiaccio, in vista dell'eventuale assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026 a Milano e Cortina. Nella stessa direzione si segnala la possibile realizzazione di un progetto per il trasferimento della sede della fondazione Exodus all'interno del parco. Sotto il profilo sanitario invece, è stato già programmato l'avvio di uno specifico progetto - elaborato tra Regione Lombardia d'intesa con il Comune di Milano e con il coinvolgimento del privato sociale - per disincentivare il consumo di droga, ridurre il danno per gli assuntori abituali e garantire immediati soccorsi sul posto. Il previsto aumento del numero di giornate e dei tempi di presenza degli operatori sanitari sul posto consentirà anche di intensificare l'approccio mirato ai consumatori occasionali, con particolare riguardo ai minori. Per quanto riguarda il più specifico versante del contrasto allo spaccio di stupefacenti, si evidenza che nell'area in questione siano costanti già da tempo i controlli quotidianamente assicurati dalle Forze dell'ordine. Numerose sono state le operazioni di polizia che hanno portato all'elevazione di sanzioni amministrative e al sequestro di sostanze stupefacenti, oltre all'adozione di provvedimenti di foglio di via obbligatorio nei confronti degli assuntori non residenti. In particolare, nell'ultimo trimestre sono state controllate nella zona circa 1.000 persone. Tale attività, condotta dalla Polizia di Stato, dall'Arma dei carabinieri e dalla polizia locale - che colgo l'occasione per ringraziare - ha avuto i seguenti esiti: 24 persone arrestate, 45 denunciate, 90 segnalate per l'applicazione dei provvedimenti di foglio di via obbligatorio da parte dell'autorità di pubblica sicurezza; circa 800 veicoli controllati; circa 3 chili di sostanze stupefacenti sequestrate. Infine, quanto all'auspicata attivazione di un presidio permanente della polizia ferroviaria nella stazione di Milano Rogoredo, si informa che il Dipartimento della pubblica sicurezza, rivalutando i motivi che avevano portato nel 2004 alla sua chiusura, ha deciso di ripristinarlo prevedendo un organico di 18 dipendenti. A tal fine, sono già stati individuati i locali che ospiteranno il nuovo presidio e avviate le procedure per la realizzazione dei necessari interventi strutturali. Nelle more delle istituzioni del nuovo reparto, comunque, l'organico della Polfer di Milano-Lambrate - che dal 2004 ha assorbito la competenza territoriale sullo scalo di Rogoredo - è stato già potenziato con l'assegnazione di due unità che si sono recentemente aggiunte all'organico effettivo, ora pari a 35 unità, con ciò consentendo un aumento dei controlli con riferimento all'area ferroviaria oggetto della presente interrogazione. MIRABELLI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, la risposta del Governo non è aggiornatissima, però vorrei sottolineare la nostra insistenza, di cui questa interrogazione è stata un elemento perché è da tempo che, anche con diversi interventi di fine seduta, insistiamo perché ci sia un intervento al boschetto di Rogoredo volto a consentire, con un intervento e una presenza massiccia delle Forze dell'ordine, al Comune di Milano di completare il risanamento dell'area di Porto di mare, che - ricordo - era di 34 ettari che sono stati risanati. Restava, appunto, il boschetto, dove erano concentrate due piazze di spaccio che sono state, come sa il Presidente, la piazza di spaccio per tutta la Lombardia. Prendiamo atto con soddisfazione che la nostra insistenza è stata premiata, che l'insistenza del Comune di Milano è stata premiata, che oggi le Forze dell'ordine sono intervenute in maniera massiccia e che ci sono le condizioni per risanare anche l'ultimo pezzo ed Italia Nostra è già all'opera per questo. Prendiamo, altresì, atto che il tema della stazione di Rogoredo - che tra l'altro, ricordo, è stazione anche di transito e di sosta dei treni dell'alta velocità - è stato finalmente preso in carico. Si è aperta - lo dico al Sottosegretario - la sede della Polfer e sono stati assegnati gli organici necessari. Tutto ciò va bene e approfitto di questo intervento per fare il passaggio successivo. Ora bisogna concludere il risanamento, ma diventa decisivo per la città evitare che, a questo punto, si spostino le piazze di spaccio e se ne creino altre nei quartieri limitrofi. Credo, quindi, che l'intervento a presidio di quei quartieri da parte delle forze dell'ordine debba essere mantenuto, proprio per evitare che l'effetto di un risultato molto positivo, come il risanamento totale del boschetto di Rogoredo, si trasformi in un problema per altre parti della città. Penso altresì che sia necessario, visto che la stazione di Milano-Rogoredo continua a essere meta e punto di arrivo per molti consumatori di droghe, che lì venga mantenuto il presidio della Polfer, insieme a un'adeguata presenza di servizi, che possano anche aiutare i consumatori sul territorio. Infatti, così come si è posto sul tavolo della prefettura il problema del contrasto allo spaccio, vi è anche un problema di aiuto ai tossicodipendenti e quindi di coinvolgimento dei servizi. Penso che si stia andando nella direzione giusta e non bisogna assolutamente abbassare la guardia, ma occorre evitare che un fatto positivo si trasformi in un fatto negativo per altre zone della città. Su questo, oltre al Comune, che sta già operando, occorre che le Forze dell'ordine non siano smobilitate. PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00466 sulla situazione di degrado nel quartiere di San Berillo Vecchio a Catania. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno . Signor Presidente, onorevoli senatori, il quartiere di San Berillo vecchio rientra tra le zone di Catania che presentano un alto indice di criminalità; nel suo ambito, infatti, sono presenti diversi immobili fatiscenti e in stato di abbandono, occupati anche da cittadini stranieri, alcuni dei quali risultano coinvolti in attività delinquenziali, in particolare nello spaccio di sostanze stupefacenti, nella prostituzione e nella vendita di merce contraffatta. A tal proposito, si rappresenta che nel suddetto quartiere lo scorso anno le forze dell'ordine hanno deferito all'autorità giudiziaria per spaccio di droga 37 stranieri, quasi tutti di nazionalità gambiana, molti dei quali appena diciottenni, contestando, altresì, 34 illeciti amministrativi per detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale. Nell'ottica di incrementare maggiori condizioni di sicurezza nella città e di contrastare, in particolare, il fenomeno dello spaccio di droga, il prefetto di Catania, in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, con la partecipazione del procuratore della Repubblica di Catania e del sindaco metropolitano, ha provveduto all'elaborazione di una strategia volta ad incrementare l'attività di vigilanza del territorio, soprattutto concentrata in quelle zone che presentano un più alto indice di criminalità. A tal fine, proprio dal quartiere di San Berillo, nella notte del 22 novembre 2018, hanno preso avvio servizi straordinari e coordinati di controllo del territorio, con l'impiego di circa 80 unità fra Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza, con il supporto dei militari impegnati nell'operazione Strade sicure, della Polizia municipale e dei Vigili del fuoco. La suddetta iniziativa ha consentito di sottoporre a controllo 70 persone e 29 mezzi; di rilevare 29 violazioni del codice della strada, con conseguente applicazione dì diverse sanzioni di carattere accessorio, quali sequestri e fermi amministrativi; di deferire all'autorità giudiziaria otto persone per il reato di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti; di eseguire due perquisizioni in flagranza di reato; di procedere a tre sequestri di sostanze stupefacenti; di disporre la chiusura di alcuni esercizi commerciali per mancanza delle prescritte autorizzazioni e di irrogare le relative multe. Con cadenza periodica sono programmate in altri quartieri a rischio di Catania operazioni analoghe per riaffermare la presenza dello Stato nel territorio. Si informa, inoltre, che nei giorni scorsi si è conclusa nel quartiere San Cristoforo un'importante operazione di polizia giudiziaria denominata Stella cadente che ha portato all'arresto di 37 persone, 3 delle quali minorenni all'epoca della commissione dei delitti, ritenute responsabili a vario titolo di associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti. Nel concludere, si evidenzia che su un piano più generale, con il cosiddetto decreto sicurezza e immigrazione il Governo ha introdotto diverse disposizioni che incidono su aspetti inerenti al contrasto alla criminalità diffusa e al miglioramento delle condizioni di sicurezza delle città, attraverso l'innovazione e il potenziamento degli istituti e degli strumenti di prevenzione e contrasto delle diverse tipologie criminali, siano esse comuni od organizzate. In particolare, sono state potenziate le dotazioni strumentali e le facoltà operative della polizia municipale, con disposizioni in materia di accesso al CED interforze e di utilizzo in via sperimentale di armi comuni ad impulso elettrico (il cosiddetto modello Taser). Sono state, altresì, previste specifiche misure nell'ambito della prevenzione di reati di rilevante allarme sociale, e sul piano della prevenzione si è provveduto all'estensione dell'ambito di applicazione del cosiddetto DASPO urbano. Di sicuro impatto, infine, sono le misure finalizzate al contrasto del fenomeno delle occupazioni abusive di immobili, attraverso l'inasprimento delle pene fissate nei confronti di promotori od organizzatori dell'invasione. Il Governo confida, quindi, che l'applicazione delle nuove disposizioni, unitamente alla prosecuzione dell'azione di coordinamento delle Forze di polizia con le istituzioni presenti sul territorio - già avviata dalla prefettura di Catania - possa produrre nel prossimo futuro risultati ancora più soddisfacenti nell'azione di ripristino della legalità nelle aree del capoluogo connotate da maggiori criticità. DRAGO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DRAGO (M5S) . Signor Presidente, gentile Sottosegretario, cari colleghi, sono soddisfatta dell'esito dell'interrogazione e di aver appreso gli interventi messi in atto nella nostra città, tenendo conto del fatto che San Berillo è un quartiere del centro storico di Catania. Mi auguro che non si tratti solamente di interventi straordinari, ma che ci sia un'attenzione che abbia il carattere dell'ordinarietà. Mi dispiace però non aver ricevuto alcuna risposta del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Avevo infatti indirizzato l'interrogazione anche a tale Ministero, sottolineando la presenza di pusher minorenni. L'ipotesi era quella di valutare una corrispondenza tra la dispersione scolastica e la loro presenza in quei territori. L'attività, se così vogliamo definirla, di questi ragazzi è infatti presente non solo nel quartiere di cui parliamo, ma in vari quartieri a rischio della zona del catanese. Auspico che si prenda come riferimento la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Diciamo sempre che i ragazzi sono il futuro della nostra Italia; se vogliamo che sia così, dobbiamo partire dal presente per preservare il futuro. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Il quartiere di San Berillo ha una storia antica e conto anch'io sull'impegno del Sottosegretario GERACI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico . Signor Presidente, l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE) è stata istituita, come noto, dall'articolo 14 del decreto-legge n. 98 del 2011. La normativa vigente prevede un fondo per la copertura dei costi dell'attività ed un fondo per la copertura dei costi di funzionamento e le spese di natura obbligatoria. Lo spirito della riforma si può riassumere nella volontà del legislatore di mantenere l'ente attuatore delle politiche governative d'internazionalizzazione nell'ambito delle pubbliche amministrazioni, determinandone così una forte riduzione dei costi, affidata ad una nuova formula organizzativa più agile e più efficiente. È importante evidenziare che lo stanziamento totale del 2018 assegnato all'ICE è stato pari a circa 140 milioni di euro, mentre la somma di 177 milioni di euro citata nell'interrogazione parlamentare, si riferisce ad un totale che comprende più voci. Nel 2017, l'attività dell'ICE ha registrato la partecipazione di ben più di 19.000 aziende ad eventi promozionali organizzati per favorire l'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane. In questo contesto, sulla base di esigenze particolari dettate dalla situazione congiunturale, è emersa la necessità di aggiungere al fondo annuale per l'attività ordinaria dell'Agenzia ulteriori dotazioni finanziarie, disposte con apposite leggi volte a determinarne l'entità e le finalità specifiche. Per quanto riguarda il quadro delle risorse per il 2019, in particolare, rappresento che le risorse destinate al Piano per la promozione straordinaria del made in Italy e l'attrazione degli investimenti in Italia sono passate da 130 a 140 milioni di euro. Sono sostanzialmente confermate le disponibilità di fondi per il Piano promozionale ordinario, per il Piano made in Italy e per il Piano export Sud. Nel complesso, quindi, nonostante i ben noti vincoli finanziari che hanno caratterizzato la costruzione della legge di bilancio per il 2019, di cui siamo tutti al corrente, si é riusciti ad integrare già il più importante volano di risorse promozionali a sostegno dell' export per dare maggiore visibilità ai nostri prodotti nei mercati internazionali e favorire quindi il sistema Italia. Per quanto concerne invece le linee promozionali prioritarie per il 2019, la ripartizione delle risorse tra le diverse macro -iniziative è caratterizzata da alcune novità. In primo luogo, un incremento delle risorse a sostegno del maggior utilizzo e della miglior visibilità delle imprese italiane su piattaforme e marketplace dell' e-commerce internazionale. In secondo luogo, il lancio del progetto innovativo High street Italia, che prevede l'allestimento di show room permanenti di sistema nelle principali capitali mondiali - il progetto pilota, che stiamo portando avanti, é in fase di avvio a Seoul, Shanghai e Osaka - in cui concentrare e dare visibilità ai prodotti di qualità caratteristici del made in Italy di grandi brand , accanto a produzioni di piccole e medie imprese, uniti da uno storytelling comune, che esalti le caratteristiche di unicità storica, culturale e di gusto dello stile italiano. Il budget per questo tipo di iniziative di comunicazione è salito dai 16 milioni di euro dell'anno scorso ai 23 milioni di euro del 2019. In terzo luogo, una particolare attenzione al sostegno dell'internazionalizzazione delle nostre imprese startup e innovative, attraverso un progetto che, sul modello di quanto già realizzato con la misura dei voucher TEM (Temporary export manager), le sostenga nell'accedere ai servizi di importanti incubatori e acceleratori d'impresa all'estero. Per quanto riguarda il quadro delle missioni per il 2019, in attuazione e in programmazione, esse sono concordate e in linea con quanto deciso dalla Cabina di regia per l'internazionalizzazione e comprendono: missioni di sistema negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, Australia e Messico; missioni di followup in India, Vietnam, Brasile ed Albania; missioni government to government (G2G) in Canada, Russia e Messico e missioni business to business (B2B) in Cina, Giappone, Kenya, Marocco e Tunisia. Dunque, la differenziazione tra l'attività impostata a medio termine e la programmazione straordinaria permetterebbe al decisore pubblico di verificare tempestivamente se le politiche straordinarie di breve periodo hanno raggiunto l'obiettivo prefissato, rimodulandole ove necessario. Le direttive ministeriali espresse annualmente dalla cabina di regia interministeriale ed impartite all'Agenzia distinguono chiaramente, infatti, gli obiettivi di lungo periodo dell'azione in favore dell'internazionalizzazione del sistema produttivo nazionale da quelli di breve periodo, in genere a matrice settoriale o geografica. La differenziazione dei fondi risponderebbe, quindi, anche all'esigenza di poter bilanciare la riprogrammazione delle iniziative. Il Ministero dello sviluppo economico, in ogni caso, nello svolgimento della sua funzione di vigilanza, monitorerà costantemente l'andamento gestionale dell'ente, per conoscerne le effettive esigenze. La stessa riorganizzazione interna operata recentemente è infatti finalizzata al progressivo recupero di margini di efficienza dell'ente stesso e della sua attività. LANZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, desidero ringraziare il sottosegretario Geraci. Ciò che ha detto va a rafforzare ancor di più la realtà e il lavoro che il Ministero dello sviluppo economico sta facendo in questi mesi nell'approcciarsi verso i mercati esteri. Lo sviluppo del made in Italy passa inesorabilmente attraverso l'attenta e puntuale valutazione dei singoli mercati esteri, ognuno con la sua specificità. L' export italiano negli ultimi anni ha fatto da traino per la nostra economia, gravemente colpita dalla crisi, contribuendo al mantenimento di interi settori produttivi. Io stesso, avendo una lunga esperienza nel settore ceramico, posso confermare come la crescita delle vendite al di fuori del nostro Paese sia stata fondamentale per la sopravvivenza di decine di aziende italiane. L'ICE, quindi, svolge questa importantissima funzione di raccordo, fornendo alle imprese italiane il know how di una grande agenzia nell'apertura di un canale extraeuropeo. L'Istituto ha contribuito negli anni all'internazionalizzazione di centinaia di aziende italiane con attività quali formazione, assistenza alle imprese, attrazione degli investimenti, comunicazione strategica, potenziamento delle filiere nazionali, organizzazione e intermediazione per fiere internazionali. Inoltre, nel grande mercato globale tutte le maggiori economie dispongono di agenzie specializzate per l'internazionalizzazione. Solo per citare alcuni Paesi, Francia, Brasile, Australia, Cina, Spagna, Germania, Giappone e Regno Unito hanno tutti agenzie che ottengono più del doppio dei finanziamenti del nostro Istituto per il commercio estero. Gli ultimi anni e le ultime legislature hanno purtroppo visto una trasformazione dell'ICE tutt'altro che positiva. L'ex ministro Calenda, con il suo piano straordinario per il made in Italy, ha spostato il finanziamento ordinario dell'ICE trasformandolo, appunto, in forma prevalentemente straordinaria, rifinanziata anno dopo anno. Proprio per tornare alla normalità nella pianificazione pluriennale delle attività dell'istituto è necessario tornare a finanziamenti ordinari sufficienti al funzionamento della sua struttura. Il ministro Di Maio ha dato un forte impulso in tal senso, innanzitutto con un grande impegno personale in missioni extraeuropee per favorire la crescita di partnership commerciali. Il mercato internazionale è duro e competitivo. Non dobbiamo affrontare questa sfida con paura, ma investendo e incentivando sempre di più le nostre imprese ad aprirsi a mercati nuovi al di fuori dei confini nazionali. La creazione di posti di lavoro passa anche da queste cose. Tanto è stato fatto, tanto c'è ancora da fare, ma siamo sulla strada giusta. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno si è così esaurito. Sospendo la seduta fino alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 13,57, è ripresa alle ore 15) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie e il Ministro per la pubblica amministrazione. Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. Il senatore Ruspandini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00667 sulle iniziative per il potenziamento dell'offerta di trasporto pubblico locale e regionale, per tre minuti. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, mentre ci interroghiamo sul dubbio amletico sì TAV-no TAV, o magari sull'articolo determinativo appropriato da usare, se "il TAV" o "la TAV" (che un po' ricorda il tormentone la VAR-il VAR), cerchiamo anche di capire cosa intende fare questo Governo, con le sue infinite analisi sul rapporto tra costi e ricavi. E mentre siamo impegnati in queste cose, milioni di nostri concittadini "invisibili", che danno vita a un fenomeno che potremmo chiamare pendolarismo italiano perché riguarda la metà della nostra popolazione nazionale, si imbattono, hanno a che fare e subiscono il nostro sistema di trasporto ferroviario locale, che versa ormai da tempo in condizioni estremamente critiche. Non voglio essere ripetitivo, perché si tratta di problemi noti a tanti e di cui abbiamo discusso anche nella Commissione che si occupa del tema dei trasporti. Tuttavia, sono davvero troppi i disagi, dal punto di vista sia logistico che sanitario, che i nostri pendolari devono subire: i ritardi, la mancanza di collegamenti diretti, le infiltrazioni, la presenza di insetti e topi, la scarsa illuminazione, i servizi igienici inagibili, i sedili sporchi, ambienti vetusti e la mancanza di riscaldamento e di sicurezza. Queste e tante altre sono le criticità che i viaggiatori si trovano a dover affrontare quotidianamente. A fronte dei numerosi annunci trionfalistici provenienti da esponenti dell'attuale maggioranza, manca un vero e proprio piano pluriennale efficiente di investimenti da realizzare a sostegno della mobilità. Chiediamo pertanto quali misure questo Governo intende adottare per risolvere le problematiche evidenziate in premessa e rilanciare, mediante investimenti adeguati, l'offerta per i pendolari e il trasporto pubblico locale. Signor Ministro, una cosa non esclude l'altra. Noi siamo per le grandi opere. Voi potete anche essere contro, ma questo non esclude la riqualificazione della nostra rete ferroviaria regionale e locale, la messa in sicurezza di ponti, viadotti e gallerie e l'implementazione dei sistemi di sicurezza e prevenzione. A prescindere da come la chiamiamo - il TAV o la TAV - non dobbiamo far diventare quest'opera un alibi, un'arma di distrazione di massa. A farne le spese sono, come sempre, i nostri pendolari. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Toninelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, ringrazio il senatore Ruspandini e gli altri interroganti. La prima cosa che dico è che non siamo contro le grandi opere. Siamo contro le grandi opere inutili e siamo totalmente, profondamente e ferocemente a favore delle grandi operi utili. (Applausi dal Gruppo M5S) . Questo Governo ha impostato una linea di politica economica incentrata sul rilancio degli investimenti pubblici, al fine di stimolare l'economia del Paese e avviare una stagione di maggiore crescita economica e sociale. In particolare, oggi, il potenziamento del trasporto pubblico locale è uno degli obiettivi principali dell'azione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Il programma di investimento sul trasporto pubblico locale relativo al periodo 2014-2033 è finanziato da fondi statali per oltre 13 miliardi di euro, oltre a un cofinanziamento regionale di circa 1,5 miliardi. Tali risorse sono destinate al rinnovo del parco autobus, al rinnovo del materiale rotabile per le ferrovie urbane, alla messa in sicurezza delle reti ferroviarie isolate e al potenziamento del trasporto rapido di massa. In particolare, a quest'ultimo fine sono state assegnate risorse, a valere sul fondo istituito con la legge di stabilità 2016, pari a circa 2,4 miliardi, che andranno a finanziare la realizzazione di progetti già nei prossimi mesi. Per quanto riguarda gli investimenti sulla rete ferroviaria nazionale, con il nuovo contratto di programma con RFI, valido fino al 2021, abbiamo destinato 2 miliardi per interventi di messa in sicurezza; quasi 700 milioni per investimenti in tecnologie per l'efficientamento delle linee e degli impianti; circa 1,3 miliardi per la valorizzazione delle reti regionali; quasi 900 milioni per il potenziamento e lo sviluppo delle infrastrutture dei nodi metropolitani; circa 700 milioni per nuovi collegamenti con gli aeroporti e con i porti. L'attenzione verso i pendolari passa anche per il rinnovo della flotta regionale di Trenitalia, che ha già sostenuto 2 miliardi di investimenti per l'acquisto di 285 nuovi treni. Entro il 2024 saranno stanziati oltre 5 miliardi di euro per l'acquisto di nuovi treni. Con il prossimo aggiornamento al contratto di programma ulteriori risorse per circa 6 miliardi di euro saranno destinate agli investimenti ferroviari, la cui ripartizione terrà certamente conto delle esigenze dei territori e della necessità di ammodernare le tecnologie e innalzare i livelli di sicurezza. A titolo personale aggiungo che, una volta nominato il nuovo consiglio d'amministrazione di Ferrovie dello Stato, la prima cosa che dirò al nuovo amministratore delegato sarà di seguire il pendolarismo, i pendolari e l'efficientamento dei servizi a favore di chi quotidianamente, alzandosi la mattina presto e magari tornando la sera tardi, prende i mezzi di trasporto pubblico locale. Le porto un esempio: la Trenord in Lombardia, che rappresenta la struttura ferrovia con il maggior numero di utenza quotidiana, ha registrato ottimi miglioramenti una volta portati al tavolo il presidente della Regione Lombardia Fontana e quello di Ferrovie dello Stato, coordinati dal sottoscritto; questi miglioramenti non sono sufficienti, ma quantomeno abbiamo iniziato. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Ruspandini, per due minuti. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, ho ascoltato il Ministro con attenzione sia in Commissione che al question time alla Camera. Purtroppo, essendo pendolare, devo dire che la situazione non migliora. Mi auguro che ai buoni propositi facciano finalmente seguito fatti concreti, perché la situazione per i pendolari italiani non è assolutamente migliorata. PRESIDENTE . La senatrice Ferrero ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00672 sul ripristino delle infrastrutture danneggiate da una frana a Quincinetto, per tre minuti. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, il mio intervento tratta della messa in sicurezza di un movimento franoso che incombe sull'autostrada A5 presso il Comune di Quincinetto, al confine tra le Regioni Piemonte e Valle d'Aosta, dove una frana di circa mezzo milione di metri cubi di roccia e detriti ha ripreso a muoversi negli ultimi mesi con una certa intensità, costituendo un serio pericolo per l'autostrada A5 Torino-Aosta con potenziali ricadute sull'abitato. L'ARPA Piemonte sta monitorando il movimento franoso dal 2012. Lo spostamento dei blocchi lapidei solo nel mese di dicembre 2018 è stato quantificato in 12 centimetri; ciò è avvenuto, con molta probabilità, a causa delle forti precipitazioni verificatesi nel periodo autunnale. Le misurazioni dei movimenti sono state rilevate anche attraverso un sistema di monitoraggio in tempo reale messo in atto a partire dal mese di ottobre 2018 dallo stesso Comune. Risulta che il sindaco di Quincinetto, preso atto della situazione, ha chiesto già a dicembre 2018 alla Società autostrade valdostane (SAV), incaricata della gestione del tratto autostradale, di controllare autonomamente i cambiamenti e gli spostamenti della frana, provvedendo alla segnalazione del pericolo ai viaggiatori e alla predisposizione di un piano di intervento in caso di necessità, che prevede anche la chiusura del tratto autostradale che corre parallelo alla montagna. Dai monitoraggi eseguiti, le rilevazioni non avrebbero ancora evidenziato anomalie tali da rendere necessaria la chiusura del tratto autostradale. Tuttavia, in caso di necessità, si dovrà valutare anche la chiusura per i potenziali pericoli per gli automobilisti che quotidianamente transitano sulla A5 nella parte interessata dal movimento franoso. Da circa due anni è attesa la corresponsione di 4 milioni di euro da parte del Ministero competente per garantire la sicurezza dell'area. Il progetto è già stato approvato come intervento urgente nelle varie sedi. Si tratta di una grande opera per la messa in sicurezza di tutta l'area attraverso un sistema di terrazzamenti antifrana preceduta dalla realizzazione di una viabilità alternativa, necessaria anche per i cantieri che verranno allestiti. L'intervento si ritiene necessario tenuto conto che il tratto autostradale in oggetto costituisce la primaria via di accesso alla Regione Valle D'Aosta e la principale rete di collegamento tra Torino e Aosta. Si chiede quindi quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche di concerto con il Ministro dell'ambiente, per assicurare l'efficienza della viabilità del tratto autostradale della A5 Torino-Aosta nella parte interessata dal movimento franoso di Quincinetto. PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Toninelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, ringrazio la collega interrogante. Il fenomeno franoso è costantemente monitorato sia dal Comune di Quincinetto che dal Centro di competenza della Protezione civile su mandato della concessionaria autostradale SAV. Al fine di esaminare gli elementi acquisiti con il monitoraggio e l'individuazione di eventuali ulteriori iniziative finalizzate al contenimento del rischio, il Ministero dell'interno ha comunicato che nei prossimi giorni si terrà un tavolo tecnico con la partecipazione della prefettura di Torino, della Regione Piemonte, del Comune di Quincinetto e della concessionaria SAV. Quest'ultima ha già predisposto materiali e mezzi per la chiusura della tratta autostradale in caso di anomalie riscontrate dai sistemi di monitoraggio, misure che potranno essere eventualmente integrate dal predetto tavolo tecnico. Inoltre, la stessa società ha elaborato un progetto, oggi a livello di definitivo, che prevede un rilevato paramassi a protezione dell'asse autostradale; il progetto integra la sistemazione idraulica di un ramo della Dora e risolve anche alcuni problemi della viabilità secondaria nei tratti interferenti con l'autostrada. Infine, il Ministero dell'ambiente informa che sul sistema Rendis la Regione Piemonte ha già caricato l'intervento di difesa idrogeologica del versante in sponda destra del fiume Dora Baltea in località Chiappetti, per un importo richiesto pari a quattro milioni di euro. Per procedere all'erogazione dell'anticipo pari al 10 per cento, a luglio 2018 l'intervento è stato inserito nella banca dati unitaria (BDU) del MEF, e le risorse saranno a breve erogate. Concludo evidenziando che - sulla base di una preliminare relazione già predisposta dal Centro della Protezione civile - il sistema integrato di monitoraggio, i dispositivi di protezione fisica e le procedure di emergenza di protezione civile costituiscono un ottimale sistema armonizzato di prevenzione e intervento in caso di rischio. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Ferrero, per due minuti. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Ringrazio il ministro Toninelli per la risposta, che dimostra la sensibilità di questo Governo per la messa in sicurezza dei nostri territori e delle nostre reti viarie. Non dimentichiamo che il tratto di collegamento autostradale di cui stiamo parlando è un'importante arteria di collegamento veloce tra Torino e Aosta ed è un'arteria indispensabile per il settore turistico in qualsiasi stagione. È quindi di fondamentale importanza intervenire urgentemente per l'incolumità di coloro che transitano sull'autostrada e per tutti gli abitanti della zona. Mi auguro quindi che le risorse vengano erogate velocemente per poter dare inizio ai lavori di messa in sicurezza del sito. Ringrazio ancora il Ministro, il suo Ministero e il Ministro dell'ambiente, della cui risposta mi ritengo soddisfatta, con la preghiera di velocizzare i tempi di erogazione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Il senatore De Poli ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00668 sulla realizzazione della nuova strada regionale Padana inferiore in Veneto, per tre minuti. DE POLI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, porto oggi all'attenzione dell'Assemblea una questione importante, relativa ad opere e cantieri, e quindi al lavoro. Lo scorso 15 novembre, in Conferenza unificata, è stata approvata un'intesa del cosiddetto piano di rientro strade, in cui si intende riclassificare come strade di interesse nazionale, e dunque a gestione ANAS, 2.713 chilometri di tratte regionali e provinciali, di cui, nel caso specifico, 720 chilometri in Veneto, ex ANAS. Tra queste strade, c'è la strada regionale 10 (SR 10, già strada statale), che ha l'obiettivo di collegare Monselice (in provincia di Padova) a Legnago (in provincia di Verona), ma che è ferma a Carceri ormai da più di trent'anni. Mancano sette chilometri da Carceri allo svincolo della A31; 10 chilometri per arrivare a Montagnana; serve circa 220.000 abitanti. Si tratta di un piccolo intervento, Ministro, piccolo, piccolissimo. Non parliamo di grandi opere, ma di opere essenziali per la vita e lo sviluppo di quei territori; per lo sviluppo delle nostre aziende ma anche per ognuno di noi, per le famiglie, per chi ci abita, per avere un futuro, per i nostri giovani. Sono stati portavoce di questa battaglia sindaci, amministratori locali, persone di tutte le categorie economiche, associazioni, comitati di cittadini di tutti i colori, non di appartenenze partitiche ma di tutti i colori di quel territorio. Il territorio dove incide la strada regionale 10 è particolarmente colpito da una grave crisi economica e occupazionale ed è fondamentale completare quest'opera per attrarre investimenti, per far arrivare nuove aziende e far sì che quelle attuali non chiudano ma possano avere un futuro. Per riqualificare le zone industriali e artigianali della Bassa Padovana, che è stata dichiarata, purtroppo, area di crisi non complessa (distretto, ad esempio, del mobile di Casale di Scodosia, dell'agroalimentare del Montagnanese ), è fondamentale, direi essenziale, aggiungere quei sette chilometri. Altrettanto fondamentale è che il Ministero acceleri l' iter del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che sembra si sia fermato al Consiglio superiore dei lavori pubblici per poi arrivare alle Commissioni di competenza. La Regione Veneto ha chiesto la rimodulazione del contratto di programma ANAS, chiedendo proprio, in modo particolare, la realizzazione del primo stralcio funzionale della SR10. La Regione Veneto, attraverso il presidente Zaia, ha già messo le risorse per l'intervento del progetto sia preliminare sia esecutivo in tutte le sue parti. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore. DE POLI (FI-BP) . Quindi, è solo un intervento affinché il piano passi all'ANAS come riqualificazione e al contempo si dia la priorità. Caro Ministro, no alla linea TAV veneta, che è un piccolo intervento, no alla Pedemontana Veneta, altro piccolo intervento, no alla strada regionale 10, un minuscolo intervento, un «microbo», se così possiamo definirlo, però fondamentale per lo sviluppo di quel territorio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Toninelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, ringrazio anzitutto il senatore De Poli. Come evidenziato dal senatore stesso, la revisione denominata «Rientro strade» si è resa necessaria alla luce delle forti asimmetrie territoriali conseguenti alla riclassificazione derivante dalla riforma Bassanini, nonché dei fallimentari effetti della riforma Delrio sulle Province. (Commenti dal Gruppo PD). Il decreto del Presidente del Consiglio del 21 Luglio 2017, in applicazione dell'articolo 1, comma 140, della legge di stabilità del 2016, ha stanziato nel Fondo infrastrutture 440 milioni destinati a interventi di riclassificazione della rete stradale. Successivamente, nel 2018 il Fondo è stato ulteriormente rifinanziato per oltre 640 milioni di euro. Ad oggi, quindi, per gli investimenti sui tratti stradali trasferiti dalle Regioni ad ANAS sono stanziate risorse pari ad oltre un miliardo di euro. Il decreto con cui la Regione Veneto ha trasferito circa 700 chilometri di strade ad ANAS risulta attualmente in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ; quindi, abbiamo terminato l' iter . Nel prosieguo dell' iter in corso, il Ministero porrà la massima attenzione per un'opera strategicamente importante per lo sviluppo della Bassa Padovana come la strada regionale 10 Padana inferiore, senza escludere di prendere in considerazione il progetto preliminare già commissionato da Veneto Strade. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Poli, per due minuti. DE POLI (FI-BP) . Signor Presidente, se è reale e concreto l'impegno del Ministro qui presente nel far sì che intanto l' iter diventi applicativo - a me risulta che sia ancora fermo al Consiglio superiore dei lavori pubblici, salvo le indicazioni del Ministro - benissimo. Se questo è già confermato in tutti i suoi aspetti, vediamo se concretamente le risorse verranno date al Veneto, e di conseguenza come priorità alla strada regionale 10, passando, nel caso specifico, a strada statale 10, proprio per dare risposte a tutti quei cittadini e alle imprese di quel territorio che aspettano da decenni la conclusione dei lavori da Carceri fino all'imbocco dell'autostrada, e fino a Montagnana, almeno per quanto riguarda la Provincia di Padova. Credo e spero, signor Ministro, che le sue parole siano reali, perché le ha pronunciate qui, all'interno dell'Aula del Senato, quindi le considero valide. Spero però che questa non sia una delle tante promesse che poi, ancora una volta, diventano un "no" a un'opera fondamentale e piccola. Lei diceva prima di fare le piccole opere; io dico di fare le grandi opere e di fare anche le piccole opere (su questo condivido quanto lei diceva), per dare quelle risposte oggi essenziali, nel caso specifico, con il completamento della SR10 nel territorio della Bassa Padovana. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Il senatore Stefano ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00671 sull'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a Statuto ordinario, per tre minuti. STEFANO (PD) . Signor Ministro, ad oggi 13 Regioni a statuto ordinario su 15 hanno avviato la procedura per il riconoscimento di maggiore autonomia rispetto allo Stato centrale. Paradossalmente, però, sulla nutrita schiera di richieste grava l'assenza di quella che dovrebbe essere la bussola di questi processi: mi riferisco alla definizione di criteri uniformi che presiedano alla singola valutazione e di procedure idonee a conseguire un accordo complessivo con tutte le Regioni a statuto ordinario sugli strumenti di perequazione delle risorse. Ma non basta. A corredo di queste due marchiane assenze, ci sono ulteriori criticità. La prima è quella che investe il ruolo e la funzione del Parlamento, che non può continuare ad essere il convitato di pietra delle intese. La seconda invece riguarda il troppo fumoso precipitato degli esiti di questi differenti iter di differenziazione. Riguardo al primo punto, signora Ministro, mi limito a ricordare la ratio del comma 3 dell'articolo 116, dove le ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia possono essere attribuite con legge dello Stato. Capisco che volete ormai farci abituare al progressivo svuotamento della funzione legislativa in capo al Parlamento; lo abbiamo visto con la legge di stabilità e ce lo avete riproposto con il decreto milleproroghe e "mille rivoli". Ma le leggi dello Stato devono quantomeno essere lette, eventualmente emendate, e poi, solo poi, approvate dalle due Camere. Nella giornata di ieri è arrivato l'appello di 30 costituzionalisti, inviato al presidente Mattarella e ai Presidenti di Camera e Senato, nel quale viene ribadita questa forte preoccupazione per le modalità di attuazione finora seguite e per il rischio concreto di una marginalizzazione del Parlamento, che è - lo ricordo - l'unico luogo di tutela degli interessi nazionali. Oltre a chiederle, signor Ministro, quali sono gli intendimenti dell'Esecutivo su tale ambito, intendo far presente anche l'esigenza di una pre-intesa. Non è possibile infatti che ci sia una modifica costituzionale fatta senza sentire le altre Regioni, perché anche le altre Regioni sono parte di un accordo necessario. Sono messe in discussione infatti le istituzioni dell'uguaglianza, in primis in tema di salute, istruzione e protezione sociale, che servono a realizzare il secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione e che necessitano di una decisione corale e di una partecipazione vera alla decisione. Anche qui, signor Ministro, in che modo e quando questo Governo si produrrà nella definizione dei livelli essenziali delle prestazioni? È una scelta che va fatta a monte non a valle. Non possiamo infatti legare questi diritti al reddito dei residenti; non si può legare la cittadinanza e la possibilità di esercitare i propri diritti al luogo di residenza. Mi sia permesso infine, signor Presidente, un brevissimo inciso. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Stefano. STEFANO (PD) . Personalmente, insieme a tante migliaia di cittadini, ho sottoscritto la petizione del professore Viesti, che, ben argomentando nei fatti, sintetizza questi maggiori poteri, in special modo al Veneto e alla Lombardia, come la secessione dei ricchi. PRESIDENTE. Senatore Stefano, le ho dato un minuto in più. Deve concludere. STEFANO (PD) . Ho finito, signor Presidente. Ed è una secessione che avviene solo in apparenza con i guanti di velluto, perché sostanzialmente questo Governo sta tentando di mettere la parola fine, la pietra tombale su quella che è già la nostra Italia spaccata a metà... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Il ministro per gli affari regionali e le autonomie, senatrice Stefani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. STEFANI, ministro per gli affari regionali e le autonomie . Signor Presidente, ringrazio il senatore Stefano e agli altri senatori interroganti in merito alle questioni sollevate. Preliminarmente continuo a ricordare che, nell'ambito dell'autonomia differenziata, stiamo parlando dell'attuazione di una previsione costituzionale. Così come indicato dalla norma, si prevede che le competenze siano attribuite con legge dello Stato, approvata a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di un'intesa fra lo Stato e la Regione interessata. Il ruolo che quindi la Costituzione attribuisce al Governo nell' iter delineato nella previsione costituzionale è semplicemente quello di trovare l'intesa rispetto alle richieste avanzate dalla Regione. In questa fase, com'è noto, l'Esecutivo sta completando un'intensa e complessa attività istruttoria e di negoziazione, che è propedeutica alla redazione di un testo o, meglio, di uno schema di testo condiviso con le Regioni. Il Governo è assolutamente disponibile ad aprire un confronto con il Parlamento in merito al contenuto di questo progetto, nelle forme che verranno definite ovviamente nel rispetto delle prerogative del Parlamento. Il Governo è ben consapevole della centralità delle Camere nell'ambito di un processo di trasferimento di competenze legislative che assume un rilievo costituzionale e che vede il Parlamento doverosamente coinvolto. Per quanto riguarda le altre Regioni richiedenti l'autonomia differenziata, abbiamo definito un testo relativo alle richieste della Regione Piemonte, che mi appresto ad inviare a breve a tutti i Ministeri competenti. Oggi, tra l'altro, ho incontrato il presidente De Luca per avviare l'istruttoria sulle richieste della Regione Campania. Sul quesito di trattare in modo congiunto le richieste delle Regioni, devo osservare che tale ipotesi non trova riscontro di fattibilità. Le richieste di autonomia sono arrivate in momenti diversi: le prime, quelle di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna, sono partite addirittura nella precedente legislatura e hanno portato ad un pre-accordo firmato dal Governo Gentiloni Silveri, per cui è come se ci fossero delle velocità diverse. Successivamente sono pervenute le richieste di Liguria, Piemonte, Toscana, Umbria e Marche e, nel mese di gennaio, quella della Campania. Le domande di autonomia sono eterogenee per materie e competenze. È comunque compito del Governo garantire un impianto generale identico per tutte le richieste di autonomia. La Commissione tecnica per i fabbisogni standard , già istituita con la legge di stabilità 2016, dovrà poi analizzare e valutare le attività e le metodologie di elaborazione relative alla determinazione dei fabbisogni standard. La nomina di tale Commissione, che opera presso il Ministero dell'economia e delle finanze, compete al Presidente del Consiglio. Per quanto riguarda la richiesta di definire preventivamente i livelli essenziali delle prestazioni, ricordo che le bozze di intesa richiamano al loro interno, sia i fabbisogni standard , sia i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere assolutamente realizzati. La definizione dei fabbisogni standard non riguarda la spesa per l'esercizio delle funzioni delle Regioni, bensì la spesa sostenuta dallo Stato nelle Regioni per funzioni oggi in capo ad esse. Non si tratta di indicatori collegati al gettito fiscale maturato in quel territorio e comunque non c'è nessun riferimento a questo. Cercando di andare rapidamente alla conclusione, signor Presidente, per quanto riguarda le risorse, c'è una proposta proveniente dal mio stesso Dicastero affinché il trasferimento avvenga sulla base del costo storico, cioè di quanto spende lo Stato nella Regione interessata. Pertanto, le risorse finanziarie spese per il servizio dello Stato nelle altre Regioni rimarranno invariate. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Collina, per due minuti. COLLINA (PD) . Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro, anche se a me sembra che manchi una dichiarazione di fondo. In effetti, il modo in cui si stanno sviluppando il confronto e la discussione dimostra che siamo davanti ad un passaggio cruciale, ad un bivio per il Paese: o si imbocca la strada di un federalismo che tiene conto di com'è fatto il Paese, di com'è fatta l'Italia, o si rischia di far saltare l'unità del Paese. Non mi sembra che questa consapevolezza risieda nelle argomentazioni che oggi state portando avanti, specialmente nel momento in cui manca la definizione di tutta una serie di elementi, come lei ha dimostrato in questo momento, dai fabbisogni standard, alla definizione dei LEP, ad una definizione anche in rapporto alla capacità fiscale dei territori. Tutti questi elementi mancano, per cui siamo davanti ad un rapporto bilaterale tra il Governo e le Regioni per definire delle intese che non sappiamo in quale tipo di equilibrio potranno stare rispetto al bilancio dello Stato e alla compatibilità economica complessiva del nostro Paese. Con questo livello di definizione, oggi facciamo delle proposte: individuiamo un percorso parlamentare che ci consenta di valutare e di correggere eventualmente i disequilibri che possono saltare fuori dall'affrontare queste intese quando si tratta di un numero più che significativo di Regioni (ce ne sono nove, che hanno chiesto di accedere al regionalismo differenziato). (Applausi dal Gruppo PD) . Chiediamo, quindi, che anche le altre Regioni possano rientrare in un tavolo che definisca l'equilibrio complessivo che deve essere mantenuto e che si prevedano fondi perequativi che ci consentano di dare concretamente la possibilità di mantenere l'unità del Paese. Se non vengono date risposte a tutto questo, non siamo di fronte a un bivio tra il federalismo temperato e il rischio di far saltare il Paese, siamo di fronte a un vicolo cieco, che non porterà da nessuna parte nella definizione dell'autonomia e delle richieste di regionalismo differenziato che sono state fatte. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Il senatore Presutto ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00666 sul trasferimento di risorse statali alle Regioni nell'ambito del processo di autonomia differenziata, per tre minuti. PRESUTTO (M5S) . Signor Presidente, nelle attuali tre bozze di intesa Stato-Regioni, ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione, datate 25 febbraio 2019 e pubblicate sul sito del Dipartimento per gli affari regionali, è prevista l'applicazione automatica, dopo tre anni, della spesa media nazionale. Le formule per il trasferimento di risorse al Veneto, alla Lombardia e all'Emilia-Romagna prevedono che, per ciascuna voce, l'ammontare delle risorse assegnate non possa essere inferiore al valore medio nazionale pro capite . Se tale ammontare è inferiore a detto valore pro capite , il relativo importo va innalzato, mentre se è superiore esso deve essere rimanere inalterato. L'applicazione di tale sistema a tutte le Regioni porta matematicamente un aumento della spesa, il che risulta insostenibile per ragioni di bilancio, mentre per le sole Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna comporta una concentrazione della spesa che aumenta i già presenti squilibri economici in favore delle Regioni più ricche. Sul sito del Dicastero per gli affari regionali è pubblicata una tabella con la spesa pro capite per l'istruzione universitaria in alcune Regioni, dove al vertice viene indicata l'Emilia-Romagna, con 163 euro, e in coda la Puglia, con 93 euro. A dispetto delle dichiarazioni del Ministero in indirizzo in merito al rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni, nelle bozze di intesa Stato-Regioni del 25 febbraio scorso non c'è alcun passaggio che leghi il trasferimento di funzione e risorse, né tanto meno il calcolo dei fabbisogni standard , alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni pur citati nel testo. Sul sito del Ministero è stata pubblicata una tabella con i confronti territoriali nella spesa statale, che vedono Lombardia e Veneto in coda alla classifica della spesa pro capite. La fonte è la Ragioneria generale dello Stato, che tuttavia visiona appena un quarto della spesa del settore pubblico, mentre la banca dati dei conti pubblici territoriali, che fa capo al MEF, non è stata considerata in alcun modo nonostante sia stata pensata proprio per verificare l'azione del sistema pubblico nelle Regioni. Considerato che i dati dei conti pubblici territoriali permettono di raffrontare in maniera affidabile la distribuzione della spesa nelle diverse Regioni e dimostrano come la spesa pubblica complessiva sia sensibilmente più elevata per le Regioni del Centro-Nord rispetto a quelle del Mezzogiorno, il rapporto 2018 sui conti pubblici territoriali riporta che la spesa pro capite nel settore pubblico nel suo insieme si attesta a 15.000 euro per le Regioni del Nord contro i 12.000 euro per quelle del Sud. Si chiede, pertanto, di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di pubblicare una tabella di raffronto sulla spesa statale per le Regioni che prenda come riferimento i dati dei conti pubblici territoriali; se la pubblicazione nei confronti di spese relative alle università sia la premessa per una riduzione di risorse destinate agli atenei dell'Emilia-Romagna, in favore in particolare di quelli della Puglia; se non sia opportuno tralasciare l'aggancio automatico alla spesa media pro capite , portatore di ulteriori squilibri nel bilancio statale, in ragione di altre metodologie di calcolo che facciano riferimento a una pur tardiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei fabbisogni standard . (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Il ministro per gli affari regionali e le autonomie, senatrice Stefani, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata. STEFANI, ministro per gli affari regionali e le autonomie . Signor Presidente, ringrazio il senatore Presutto per le questioni sollevate, perché dimostrano che la pubblicazione sul sito sia delle bozze della parte generale dell'intesa, che di alcune tabelle esemplificative relative alla spesa statale regionalizzata, ha reso possibile un dibattito che deve essere assolutamente franco sul regionalismo differenziato. Preciso che la bozza pubblicata sul sito del Dipartimento, peraltro condivisa nell'impianto generale con il Ministero dell'economia e delle finanze, rappresenta lo stato della negoziazione in corso ed è dunque soggetta a possibili modifiche, integrazioni e miglioramenti, alla luce dei continui incontri con i vari Ministeri e di quanto risulterà anche dal confronto con il Parlamento. La scheda riportata sul sito fa riferimento alla spesa statale regionalizzata pubblicata dalla Ragioneria generale dello Stato ed è la spesa relativa ad alcune funzioni statali esercitate nelle Regioni. Poiché l'oggetto dell'autonomia differenziata è l'attribuzione alle Regioni di competenze legislative e amministrative dello Stato, il tema della quantificazione delle risorse finanziarie non può che essere strettamente collegato alla spesa attuale dello Stato per l'esercizio delle funzioni da trasferire. Comunque ricordo che, in molti casi, il trasferimento di molte delle competenze di cui si sta trattando non produce alcun effetto dal punto di vista finanziario. I conti pubblici territoriali a cui fa riferimento l'onorevole senatore, pur avendo rilevanza sul tema della spesa nei territori, non hanno una relazione con le funzioni da attribuire alle Regioni in base all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Tali dati riguardano il complesso della spesa pubblica nelle Regioni, comprendendo anche quella degli enti territoriali e delle aziende pubbliche, quindi non inerente al calcolo necessario per determinare le risorse derivanti dall'attribuzione di competenze statali. In realtà, quando queste competenze saranno definite, la quantificazione delle risorse necessarie sarà determinata rilevandole dai bilanci dei Ministeri coinvolti, individuando così le spese che attualmente gli stessi sostengono per lo svolgimento della funzione nel territorio regionale. Il valore, quindi, è un dato oggettivo certo e non avrà, né deve avere, alcun impatto complessivo sul bilancio dello Stato. Ricordo che l'intesa deve essere sottoscritta senza alcun onere a carico del bilancio dello Stato. Per quanto riguarda il riferimento alla spesa universitaria, nella scheda pubblicata sul sito del Dipartimento è stata riportata tale voce solo a titolo esemplificativo. La bozza d'intesa non prevede in alcun modo un ipotetico trasferimento di risorse relative al fondo di finanziamento ordinario. Anche se non sarebbe necessario, ribadisco una cosa scontata: nelle bozze dell'intesa l'autonomia delle università non è assolutamente intaccata. Per concludere, ricordo che nell'intesa definitiva, con l'individuazione precisa delle materie e delle competenze da trasferire, potremmo individuare la spesa storica, di concerto con il MEF. Per noi resta primaria la definizione dei fabbisogni standard unitamente ai livelli essenziali delle prestazioni, ai fini dell'efficientamento della spesa, ma in contestuale garanzia di un'erogazione omogenea di servizi su tutto il territorio nazionale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Presutto, per due minuti. PRESUTTO (M5S) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per l'attenta risposta. Il tema del federalismo fiscale, come è stato evidenziato già in quest'Aula, è di rilevante importanza per il nostro Paese e non da oggi: è un argomento ricorrente negli ultimi diciannove anni. Siamo certi che il procedimento verrà attuato nel rispetto dei valori portanti della coesione e della solidarietà, quindi secondo i principi richiamati dalla nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Il senatore Errani ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00665 sulle ripercussioni sui servizi pubblici dei pensionamenti consentiti dalla nuova normativa, per tre minuti. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Ministro, intervengo per porle un problema che in noi crea grande preoccupazione. In sostanza, la combinazione tra quota 100, i pensionamenti ordinari, la legge di bilancio con il relativo, al netto della scuola e delle Forze dell'ordine, blocco delle assunzioni fino alla fine del 2019, rischia di produrre, in un assetto già piuttosto stressato, di cui lei è certamente più che consapevole, una situazione di vera e propria emergenza. Intanto le chiedo se i dati che, ad esempio, le organizzazioni sindacali stanno diffondendo sulla scuola, che parlano sostanzialmente di un fabbisogno di 150.000 cattedre e di circa 24.000 posti ATA, siano credibili. Diversamente, quali siano i dati credibili. Se così fosse, la situazione critica in cui ci siamo trovati nell'anno scolastico attuale, nel prossimo anno esploderebbe in modo drammatico e occorrerebbe capire ora, non agli inizi di settembre, cosa s'intende fare per porvi rimedio. In secondo luogo, sulla sanità, dato che mancano 7.000 medici specialisti, già prima di quota 100 ci troveremo in una situazione veramente critica: per esempio, per gli infermieri, come saprà, adesso c'è il percorso universitario e non si potrà fare come con i navigator ; cosa s'intende fare, quindi? Intanto, lo togliete questo maledetto blocco dell'1,4, che ha già creato una situazione d'emergenza in tutto il sistema sanitario, sia nelle Regioni che hanno i conti in regola, sia in quelle che non ce l'hanno? Ne parliamo da tanto tempo. Infine le chiedo se sia stato risolto il conflitto tra Governo e Regioni sui navigator , perché gli spot vanno bene, ma se c'è un conflitto non capisco come riuscirete a gestire questa partita complessa, su cui, com'è noto, abbiamo espresso una attenzione, non una contrarietà. PRESIDENTE. Il ministro per la pubblica amministrazione, senatrice Bongiorno, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BONGIORNO, ministro per la pubblica amministrazione . Onorevole senatore, intanto le indico la stima delle domande di pensionamento anticipato per il 2019, che ammonta a circa 100.000 unità, a cui si aggiungono le 150.000 presentate dagli aventi diritto a pensione secondo i requisiti della legge Fornero. Queste sono le stime, ma si tratta di dati che erano ampiamente previsti, che ritengo per noi positivi perché consentono un ricambio, che sono contentissima di poter fare. È chiaro che ci dobbiamo attrezzare e già lo abbiamo fatto, dato che è stata adottata una serie di provvedimenti: mi riferisco alle disposizioni che consentono di procedere all'assunzione di personale a tempo indeterminato, in misura pari al 100 per cento della spesa relativa al personale cessato nell'anno precedente; all'utilizzazione di graduatorie vigenti e alla possibilità d'indire nuovi concorsi senza autorizzazione preventiva (questa è la cosiddetta SCIA per le assunzioni); ad assunzioni straordinarie, di cui pochi parlano, ma che credo siano importantissime, utilizzando risorse stanziate nell'ultima legge di bilancio (pari, nel triennio 2019-2021, a 893 milioni di euro, per la maggiore parte già distribuiti tra le varie amministrazioni). Aggiungo che durante l'esame del disegno di legge cosiddetto quota 100, sono stati presentati dal Governo e già approvati al Senato alcuni emendamenti che nel triennio 2019-2021 consentiranno alle Regioni e agli enti locali di cumulare le risorse destinate alle assunzioni per cinque anni e di conteggiare, ai fini della programmazione di quelle nuove, le cessazioni dal servizio che si verificheranno in corso d'anno; al Ministero della giustizia di assumere, secondo modalità semplificate, a partire da luglio, 1.300 unità; alle pubbliche amministrazioni di utilizzare le graduatorie dei nuovi concorsi espletati per assumere i vincitori ed eventualmente sostituirli, fermo restando l'ordine di merito. Possiamo quindi dire che gli effetti dei pensionamenti verranno compensati dai nuovi concorsi e dall'utilizzazione delle loro graduatorie. In particolare, visto che il tempo sta finendo, per quanto riguarda il settore scuola, al quale lei faceva riferimento, le faccio presente che già ho risposto a un'interrogazione parlamentare: è già previsto che nel settore istruzione vengano effettuate nell'anno in corso massicce assunzioni; per quello della sanità, le graduatorie contengono 33.000 unità. L'ultimo dato che le fornisco è che è intenzione del Governo presentare un emendamento che consentirà alle aziende e agli enti del servizio sanitario di conteggiare, ai fini delle nuove assunzioni, al pari di Regioni ed enti locali, anche le cessazioni dal servizio che si verificano in corso d'anno. Per quanto riguarda i navigator , c'è una confusione generale: non sono pubblica amministrazione, quindi non rientrano nella mia competenza, ma non c'è alcun conflitto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti delle senatrici Bellanova e Malpezzi). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Errani, per due minuti. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Ministro, la ringrazio e sarò telegrafico: lei ha parlato del ricambio e siamo tutti d'accordo su questo. Il problema è se il ricambio c'è. La domanda è: ma davvero pensa, con queste risposte, di poter affrontare e dare sicurezza sull'avvio del prossimo anno scolastico? (Applausi dal Gruppo PD) . Le assicuro che purtroppo non è così. In secondo luogo, le chiederei di approfondire un po' di più l'incrocio terribile tra le norme in relazione alle assunzioni in sanità, perché se lei sostiene che si può spendere fino al 100 per cento di quello che si spendeva prima, le ribadisco che c'è un vincolo normativo dell'1,4 per cento, che ha praticamente messo in discussione la sostenibilità del sistema. A proposito di semplificazione, signor Ministro, le consiglierei di mettere insieme tutte le norme: scoprirà che il combinato disposto mette in crisi il sistema. Non parliamo poi dei concorsi: davvero pensate che i concorsi in questi mesi risolveranno il problema drammatico in cui ci troviamo? Secondo me, signor Ministro, siete un po' troppo tranquilli. Dovete trovare degli strumenti straordinari, superare i vincoli, sburocratizzare il meccanismo delle assunzioni e aprire una nuova fase. In relazione ai navigator , so bene che non sono di sua competenza e le chiedo scusa; tuttavia, visto che rappresenta il Governo, l'unica cosa che non mi può dire è che non c'è un conflitto tra le Regioni e il Governo. È infatti una cosa sancita e definita con grande chiarezza. Le ribadisco dunque la preoccupazione e le chiedo di fare un approfondimento. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Saluto a rappresentanze di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i partecipanti al Master in comunicazione d'impresa, lobbying e relazioni internazionali della «24 ore business school » e i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Vittorio Bachelet» di Ferrara, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MANTOVANI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, gentili senatrici e senatori, intervengo oggi in Aula per ricordare e chiedere, alla fine del mio intervento, un minuto di silenzio per Carmelo D'Addetta, un agente di polizia locale di San Nicandro Garganico, in provincia di Foggia. Sono qui presenti oggi, per assistere alla seduta, i suoi familiari, il sindaco di San Nicandro e alcuni rappresentanti della polizia locale. Nel giorno di Ferragosto dello scorso anno, Carmelo D'Addetta venne travolto da un'auto in corsa, mentre era impegnato nei rilievi di un tragico incidente stradale, avvenuto poco prima sulla strada statale 693, in cui avevano perso la vita due giovani ragazze e un ragazzo di Torremaggiore. Dopo mesi di ricovero in ospedale, Carmelo è venuto a mancare il 13 novembre. Sono venuta a conoscenza di questa tragica vicenda lo scorso gennaio, quando ho partecipato al convegno nazionale del Sindacato unitario dei lavoratori della polizia locale (SULPL). Al convegno nazionale del SULPL, alla presenza dei familiari, l'agente D'Addetta ha ricevuto un attestato e una medaglia d'oro alla memoria, per aver pagato con la vita la sua grande dedizione e l'attaccamento al lavoro. Purtroppo lo Stato spesso si dimentica di tali uomini e donne che svolgono un importante servizio a favore della comunità e della cittadinanza locale nella lotta contro il crimine, nel contrasto a reati, come ad esempio lo spaccio di sostanze stupefacenti e la prostituzione, e nella tutela dell'ordine pubblico. Spesso, essi si trovano ad affrontare situazioni critiche e di disagio, ad alto impatto emotivo senza nessun supporto anche psicologico. Nel caso di agenti di polizia locale, le morti per cause di servizio rimangono spesso anonime; esse meritano al contrario un segno di attenzione da parte delle istituzioni e, nel nostro caso, del Parlamento italiano. Il MoVimento 5 Stelle ha già presentato un disegno di legge a prima firma del collega, senatore Corbetta, per l'estensione alle vittime del dovere dei benefici riconosciuti alle vittime del terrorismo. Tale estensione rappresenta un atto doveroso da parte dello Stato, proprio in nome dei principi fondamentali tutelati e riconosciuti dal nostro ordinamento, che non può tollerare status normativi diversi in relazione alle differenti modalità nelle quali il sacrificio della vittima si è consumato. Sarebbe un primo riconoscimento a chi offre e ha offerto, anche a costo della vita, tale alto servizio al Paese, con onore e dedizione. Gentile Presidente, colleghe e colleghi, in conclusione chiedo quindi a tutta l'Assemblea di offrire un segno tangibile di vicinanza a questi lutti, osservando un minuto di silenzio per onorare la loro memoria, per le vittime del dovere e oggi in particolare per ricordare l'agente Carmelo D'addetta. PRESIDENTE . La Presidenza si associa e invita l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio). (Applausi) . Salutiamo i familiari presenti in tribuna. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, vorrei sottolineare in Aula la preoccupazione dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (ANPI) di Pessano con Bornago, un piccolo Comune nella zona Est dell' hinterland milanese che ha una storia particolare, in quanto il 9 marzo 1945 furono trucidati sette partigiani. Da allora c'è un ricordo continuo e costante, che si celebra con una particolare sensibilità, estesa a tutto il territorio. La storia di per sé è drammatica. Quest'anno a Pessano con Bornago il 17 marzo è stato organizzato - e non ci vediamo nulla di male - un evento sportivo da combattimento che vede come protagonista l'associazione Wolf of the ring (WTR) a sostegno della ONLUS Bran.Co. Sia l'associazione che la ONLUS in questione fanno riferimento all'organizzazione di estrema destra Lealtà Azione; inoltre, la stessa ONLUS Bran.Co è stata al centro di recenti polemiche perché sembra che nella propria attività di aiuti a famiglie in difficoltà abbia messo in atto azioni di vera e propria discriminazione nei confronti delle famiglie non italiane. L'ANPI di Pessano con Bornago si è accorta che questa manifestazione privata sportiva è patrocinata dalla Regione Lombardia. L'unica cosa che ANPI ha chiesto, senza voler fare eccessivo rumore, ma sottoponendo, secondo la formula più democratica, una sorta di ordine del giorno anche a tutti i Comuni limitrofi per trovare un sostegno, è che la Regione Lombardia tolga il patrocinio. Si tratta di una manifestazione fatta in un luogo privato, oltretutto in un luogo che, forse, il buon senso e anche il buon gusto, visto poi il mese in questione, dovrebbe vedere altre scelte. So che non è nei suoi poteri, signor Presidente, quello di intercedere presso la Regione Lombardia ma, sicuramente, si dovrebbe provare a riflettere se sia il caso che la Regione, che, tutto sommato, è una Regione di tutti, anche dei cittadini che non si sentono da questa manifestazione rappresentati, possa scegliere in questo modo, così palese, di sostenere un evento che risulta offensivo per una buona parte della città. (Applausi dal Gruppo PD) . CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, molti di voi avranno letto l'editoriale di Tomaso Montanari, pubblicato martedì 5 marzo su «il Fatto Quotidiano», dal titolo «L'indegna apologia del ladro di libri». Montanari, ottimo storico dell'arte e noto protagonista del dibattito culturale italiano, prende nettamente le distanze dall'ultimo saggio del professore Sergio Luzzatto, ordinario di Storia moderna presso l'Università di Torino, che per i Tipi di Einaudi ha appena pubblicato il saggio «Max Fox o le relazioni pericolose». Chi pensasse, giudicando dal titolo, ad un'avventura di Geronimo Stilton o di Harry Potter cadrebbe in un tragico errore. Ho detto tragico, invece dovrei dire tragicomico, perché la trama dello scritto di Luzzatto, un saggio appunto, non una novella, non è di fantasia, ma si ispira ad un fatto gravissimo, una storia italiana che rasenta il ridicolo nella sua drammaticità e che, se non fosse cosa giudicata, apparirebbe incredibile: la biblioteca dei Girolamini di Napoli depredata dal suo direttore, Marino Massimo De Caro. Al sequestro della biblioteca e all'arresto del De Caro, presunto campione del commercio illecito di libri su scala internazionale, arrivato nel 2011 alla direzione di uno dei più importanti presidi culturali italiani per una congiunzione astrale favorevole, evidentemente (ma forse non è superfluo ricordare che, questa volpe, messa a guardia del pollaio, come scrive Montanari, era il braccio destro di Marcello Dell'Utri, uomo di Publitalia, proprio come l'allora Ministro dei beni e delle attività culturali, Giancarlo Galan). Seguì la condanna a sette anni per peculato, mentre pende tuttora il giudizio per associazione a delinquere, devastazione e saccheggio. Se in Italia la devastazione e il saccheggio del patrimonio culturale pubblico, appunto, non sono stati ancora legalizzati, come si spera che la sentenza possa in futuro ribadire, nessun dubbio è ammissibile sulla liceità, ma neppure sulla inopportunità, di dare dignità letteraria e, più o meno esplicitamente, assolvere, com'è palese fin dal titolo sussiegoso del saggio di Luzzatto, il protagonista di imprese truffaldine particolarmente odiose, perché tese a depauperare i nostri beni culturali. Si è molto discusso, colleghi, del valore diseducativo di certe produzioni cinematografiche e, più di recente, di certe fiction sulla criminalità organizzata, fortunatissime quanto ai numeri e al gradimento del pubblico, ma accusate di attenuare la riprovazione sociale nei confronti di quelle devianze e, peggio, di trasformare i protagonisti in eroi, fino a suscitare emulazione. Ebbene, non è meno grave che il professor Luzzatto, neo ufficio stampa del novello Lupin, si faccia complice di un reato odioso come quello commesso a danno dell'eredità culturale del Paese, materializzata nel patrimonio librario. L'avrà ispirato il fascino del crimine o, piuttosto, un furbesco ammiccamento al lettore che, notoriamente, nell'eterna lotta tra guardie e ladri, sotto sotto parteggia per i secondi? Stupisce una scelta simile da parte di un docente universitario. Stupisce, ancor di più, che un editore di altissimo profilo come Einaudi si sia prestato, per mero profitto, ad un gioco così sporco. Bene ha fatto Tomaso Montanari, già autore della denuncia pubblica che innescò l'indagine, a bollare l'iniziativa editoriale come «L'indegna apologia del ladro di libri». (Applausi dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 19 marzo 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 19 marzo, alle ore 15,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 15,59) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 677 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 678 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 960 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 997 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Dichiarazione di voto del senatore Giacobbe sul disegno di legge n. 677 Presidente, onorevoli colleghi, gli accordi tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Belarus in materia di cooperazione scientifica e tecnologica ed in materia di cooperazione culturale intendono favorire i contatti e gli scambi fra i due Paesi. Come noto, l'impegno italiano nei confronti della Repubblica di Belarus, già consistente, è in fase di espansione. La Repubblica di Belarus considera l'Italia come interlocutore di importanza strategica anche in virtù dei richiami culturali che contraddistinguono le relazioni tra i due Paesi. In tale contesto, la cooperazione scientifica e tecnologica ricopre un ruolo fondamentale nel rafforzamento dei rapporti bilaterali e l'accordo che stiamo per votare mira a consolidare rapporti con la società civile del Paese nel settore della collaborazione tra istituzioni ed enti che operano nel settore. Lo scopo principale dell'accordo in materia di cooperazione culturale è di consolidare e di armonizzare i legami e la comprensione reciproca, fornendo al contempo una risposta efficace alla forte richiesta di cultura e lingua italiana in Belarus. L'accordo rappresenterà inoltre un valido strumento per assicurare la protezione dei diritti d'autore e della proprietà intellettuale, in ottemperanza alle norme internazionali e nazionali. Concludo augurandomi che questi accordi possano essere ratificati con la più ampia adesione da parte di questa Assemblea ed annunciando il voto convintamente favorevole del Gruppo Partito Democratico. Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Giacobbe sul disegno di legge n. 678 Onorevoli Senatori, oggi discutiamo degli accordi in materia di cooperazione culturale e di cooperazione scientifica e tecnologica fra l'Italia ed il Governo della Repubblica di Corea. La già ottime relazioni diplomatiche fra l'Italia e la Corea del Sud vivono un periodo particolarmente dinamico, positivo e fruttuoso. Uno dei volet principali dell'iniziativa diplomatica italiana verso la Corea del Sud è rappresentato dalla volontà di rafforzare la collaborazione culturale, scientifica e tecnologica fra i due Paesi. La ratifica degli Accordi del presente disegno di legge permetterà di beneficiare di uno strumento giuridico aggiornato per dar vita a nuove forme di collaborazione. L'accordo di cooperazione culturale regolamenta il comune desiderio di promuovere la cooperazione culturale nel settore delle arti, della cultura, dell'istruzione, del patrimonio culturale ed archeologico, dei giovani e dello sport. In materia di cooperazione scientifica e tecnologica, l'Accordo permetterà di rafforzare e promuovere nuove iniziative di collaborazione fra aziende ed enti di ricerca. La Corea è oggi un leader mondiale in questi settori. Grande è l'attenzione posta dall'industria e dal Governo coreano agli investimenti nel settore della ricerca e della innovazione tecnologica, con l'obiettivo di far parte dei dieci Paesi leader in tale ambito. Da parte sua l'Italia, che intende profilarsi in estremo oriente sempre più come Paese capace di produrre eccellenze tecnologiche e di stabilire sinergie con Stati partner particolarmente avanzati, vede la Corea del Sud come interlocutore privilegiato. Concludo augurandomi che questi accordi possano essere ratificati con la più ampia adesione da parte di questa Assemblea ed annunciando il voto convintamente favorevole del Gruppo Partito Democratico. Testo integrale della relazione orale del senatore Lucidi sul disegno di legge n. 960 L'Assemblea è chiamata ad esaminare il disegno di legge di ratifica dell'Accordo del giugno 2017 tra la l'Italia e l'Organizzazione internazionale di diritto per lo sviluppo (IDLO) relativo alla sede romana dell'Organizzazione. Si ricorda innanzitutto che il disegno di legge in esame riproduce parzialmente il testo dell'Atto Senato n. 2978 che, presentato dal Governo nel corso della XVII legislatura, venne approvato dalla Camera dei deputati nel novembre del 2017, ma non poté vedere completato il suo iter di esame al Senato a causa della conclusione della legislatura. L'intesa con l'Organizzazione internazionale di diritto per lo sviluppo (IDLO), l'organizzazione che promuove lo stato di diritto e le pratiche di buon governo nei Paesi in via di sviluppo, ed in situazioni post-belliche, aggiorna l'Accordo di sede del 1992, in considerazione del mutamento del quadro istituzionale nel frattempo determinatosi e di altre specifiche esigenze segnalate dall'Organizzazione. Il testo in via di ratifica consolida la presenza in Italia della sede dell'IDLO, scongiurando il rischio di un suo possibile trasferimento all'estero. Il nuovo Accordo, composto di 18 articoli e sottoscritto nel giugno 2017, dispone l'inviolabilità della sede centrale dell'Organizzazione (articolo III), la sua protezione (articolo IV), individuandone i servizi pubblici necessari (articolo V), e stabilendo che essa goda di immunità giurisdizionale in relazione ai suoi atti di natura pubblica o privata e che possa predisporre idonee procedure per la soluzione delle controversie con il suo personale (articolo VI). Alla struttura viene altresì riconosciuta la qualifica di organizzazione intergovernativa con personalità giuridica internazionale (articolo VII) e viene concessa l'esenzione dalla tassazione diretta (articolo IX) anche al personale italiano regolarmente impiegato presso la struttura, analogamente a quanto fatto da altri Paesi. Il testo accorda inoltre all'Organizzazione alcune agevolazioni finanziarie per il raggiungimento dei suoi obiettivi istituzionali (articolo X) e stabilisce norme in materia di assicurazioni sociali e sanitarie per il personale (articolo XI) e per il loro transito e soggiorno nel territorio della Repubblica italiana (articolo XII). Altre norme individuano i privilegi e le immunità per i rappresentanti degli Stati e i membri del Consiglio consultivo (Articolo XIII) e per gli esperti impegnati in missioni ufficiali per conto dell'Organizzazione (articolo XIV), nonché per il personale stabile della struttura (articolo XV), precisando che tali privilegi e immunità non siano conferiti a vantaggio personale degli interessati ma ad esclusivo interesse dell'Organizzazione (articolo XVI). Gli oneri economici del disegno di legge sono valutati complessivamente in 326.000 euro annui. Pur in assenza di una relazione tecnica allegata al provvedimento, si può affermare che l'Accordo oggetto della presente ratifica non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Giacobbe sul disegno di legge n. 960 Presidente, colleghe e colleghi senatori, l'IDLO - International development law organization è un'organizzazione intergovernativa dedicata alla promozione dello Stato di diritto e delle pratiche di buon governo nei Paesi in via di sviluppo, in transizione economica e nei Paesi in situazioni post belliche. Dal 1983, l'IDLO ha sede a Roma ed è considerata un riferimento fondamentale, a livello internazionale, nel settore della giustizia. Oggi ci accingiamo a votare la ratifica di un accordo per la sede dell'organizzazione a Roma. L'IDLO svolge attività a sostegno delle comunità e dei Governi nel settore delle riforme legislative e dello sviluppo delle istituzioni al fine di promuovere pace, giustizia, sviluppo sostenibile e opportunità economiche. L'Organizzazione contribuisce allo sviluppo di società stabili e inclusive, nelle quali vi siano opportunità per tutti e dove ciascun individuo possa condurre, senza discriminazioni, un'esistenza libera dal timore e dal bisogno. Si occupa, inoltre, di attività di ricerca nel settore del diritto e sui temi della giustizia. Il lavoro svolto dall'Organizzazione integra anche le attività di altre organizzazioni internazionali aventi sede a Roma, che operano nel campo della sicurezza alimentare e dello sviluppo dell'agricoltura sostenibile. Lo Stato di diritto, infatti, è condizione precedente ed essenziale al fine di perseguire ed attuare politiche di sviluppo sostenibile. Il Partito Democratico si riconosce nei valori che sottendono a tutte le attività dell'IDLO e questo è ulteriore motivo per dichiarare convintamente il voto favorevole da parte del Gruppo. Relazione orale dell'intervento del senatore Petrocelli sul disegno di legge n. 997 L'Assemblea è chiamata a esaminare il disegno di legge, d'iniziativa governativa, che reca la ratifica del Protocollo aggiuntivo (n. 3) all'Accordo sulla sede tra l'Italia e l'Istituto universitario europeo, sottoscritto nell'ottobre 2018. Si ricorda che l'Istituto universitario europeo (IUE) è un'istituzione accademica di assoluta eccellenza, fondata nel 1972 dagli Stati membri dell'allora Comunità europea, la cui missione principale è quella di promuovere la ricerca e gli studi dottorali e post-dottorali nell'ambito delle scienze umane. Ad oggi fanno parte dello IUE 23 Stati membri dell'Unione europea, cui si aggiungono Svizzera e Norvegia che hanno siglato con la struttura accordi di associazione. A seguito della stipula nel luglio del 1975 di un apposito Accordo con l'Italia, l'Istituto ha stabilito la propria sede presso la Badia Fiesolana di San Domenico di Fiesole, a pochi chilometri dal centro di Firenze. Nella scorsa legislatura, proprio in ragione del prestigio derivante per il nostro Paese dalla presenza dello IUE sul suo territorio, con la ratifica del Protocollo aggiuntivo (n. 2) all'Accordo sulla sede, avvenuta con legge n. 182 del 2014, le disposizioni già previste per la sede principale dell'Istituto sono state estese anche ad altre strutture limitrofe, come Villa Schifanoia e Villa Salviati. Il Protocollo aggiuntivo (n. 3) all'Accordo sulla sede tra l'Italia e l'Istituto universitario europeo, oggetto del presente disegno di legge di ratifica, ha l'obiettivo di favorire l'avvio, nell'ambito dell'offerta formativa dello IUE, della School of Transnational Governance , una struttura di formazione avanzata sui grandi temi strategici dei futuri scenari internazionali, a beneficio di studenti, ricercatori, studiosi e operatori pubblici e privati destinati a esercitare responsabilità decisionali e a formulare politiche statuali e sovranazionali. Stante il prestigio ulteriore che la nuova Scuola apporterà all'Istituto, l'Italia ha offerto la concessione di un ulteriore edificio, identificato nel Palazzo Buontalenti, nel cuore di Firenze, già sede della Corte d'appello fino al 2012 e attualmente inutilizzato Il Protocollo, in particolare, composto di 8 articoli, oltre a mettere a disposizione dell'Istituto universitario europeo l'edificio (articoli 1-3), prevede una razionalizzazione delle dotazioni immobiliari che l'Italia assicura allo IUE (articolo 4), oltre al versamento da parte del nostro Paese di un contributo annuale forfettario per far fronte alle spese di manutenzione ordinaria, in ottemperanza agli obblighi derivanti dagli accordi internazionali vigenti (articolo 5). Il testo consente altresì eventuali successive intese fra le parti per la concessione di altri immobili finalizzati a un più razionale funzionamento dell'Istituto (articolo 6). Gli oneri economici del disegno di legge - ascrivibili essenzialmente alle spese di ristrutturazione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici demaniali concessi in uso all'Istituto - sono valutati complessivamente in 3,75 milioni di euro per il 2018, in 7,55 milioni di euro per il 2019, in 8,75 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, in 28,75 milioni di euro per l'anno 2022, in 850.000 euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026, e in 1,05 milioni di euro a decorrere dal 2027. Come si evince dall'analisi tecnico-normativa che accompagna il disegno di legge, il Protocollo aggiuntivo (n. 3) non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 677: sugli articoli 1, 2, 3, 4 e 5, le senatrici Castellone e Gaudiano avrebbero voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 2, il senatore Collina avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Disegno di legge n. 678: sull'articolo 1, la senatrice Castellone avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 4, il senatore Rufa avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale, la senatrice Minuto avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Disegno di legge n. 997: sull'articolo 2, la senatrice Pucciarelli avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Aimi, Alderisi, Alfieri, Auddino, Barachini, Bogo Deledda, Boldrini, Bonfrisco, Borgonzoni, Bossi Umberto, Candiani, Casolati, Cattaneo, Cioffi, Crimi, D'Angelo, de Bertoldi, De Poli, Dessi', Faraone, Ferrero, Giammanco, Mangialavori, Marti, Merlo, Mininno, Monti, Napolitano, Ortis, Pepe, Quagliariello, Romani, Ronzulli, Santangelo, Saviane, Siri, Solinas, Steger, Toffanin, Urso, Vattuone, Vescovi e Zaffini. Sonoassenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Maiorino, per attività della 1ª Commissione permanente; Fusco e Tesei, per attività della 4ª Commissione permanente; Briziarelli, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Casini, per attività dell'Unione interparlamentare; Fazzone, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Commissione parlamentare per le questioni regionali, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati in data 6 marzo 2019 ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali il deputato Antonio Federico, in sostituzione del deputato Giuseppe D'Ambrosio, dimissionario. Regolamento del Senato, proposte di modificazione È stata presentata la seguente proposta di modificazione del Regolamento d'iniziativa dei senatori: Mantovani, Patuanelli, Romeo, Grassi, Perilli, Saponara, Pirovano, Coltorti, Santillo, Accoto, Angrisani, Anastasi, Botto, Castiello, Corbetta, Croatti, D'Angelo, Dell'Olio, Di Marzio, Drago, Evangelista, Fede, Floridia, Gallicchio, Garruti, Gaudiano, Granato, La Mura, L'Abbate, Lanzi, Lomuti, Lorefice, Lucidi, Maiorino, Marinello, Matrisciano, Mautone, Mininno, Mollame, Montevecchi, Morra, Ortis, Ortolani, Marco Pellegrini, Pirro, Giuseppe Pisani, Presutto, Puglia, Riccardi, Ricciardi, Romagnoli, Urraro, Vono, Di Piazza, Romano, Di Girolamo, De Lucia, Castaldi, Guidolin, Leone, Castellone, Airola, Vanin, Lannutti, Russo, Corrado, Granato, De Bonis, Arrigoni, Augussori, Barbaro, Bergesio, Borghesi, Simone Bossi, Briziarelli, Candura, Cantù, De Vecchis, Faggi, Fregolent, Iwobi, Marin, Montani, Nisini, Emanuele Pellegrini, Pergreffi, Pianasso, Pillon, Pietro Pisani, Pizzol, Pucciarelli, Ripamonti, Rufa, Tosato e Vallardi - «Istituzione della 15a Commissione permanente - Infrastrutture e innovazioni digitali - e modificazioni degli articoli 22 e 40 del Regolamento» ( Doc . II, n. 3). Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati iniziativa popolare Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa (5-199-234-253-392-412-563-652-B) (presentato in data 07/03/2019) S.5 approvato in testo unificato dal Senato della Repubblica (T.U. con S.199, S.234, S.253, S.392, S.412, S.563, S.652) C.1309 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati (assorbe C.274, C.580, C.607, C.1303) Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Piarulli Angela Anna Bruna Disposizioni in materia di istituzione delle sezioni di polizia giudiziaria del Corpo di polizia penitenziaria, di servizi centrali di polizia giudiziaria del Corpo di polizia penitenziaria, di utilizzo di aeromobili a pilotaggio remoto da parte del Corpo di polizia penitenziaria, nonché di istituzione di un Nucleo di Polizia Penitenziaria presso ogni Tribunale di sorveglianza (1129) (presentato in data 06/03/2019) Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Sbrollini Daniela, Sen. Malpezzi Simona Flavia Disposizioni per la promozione dell'educazione motoria e della cultura sportiva, per il sostegno del percorso formativo degli studenti atleti e per il riconoscimento delle professioni relative alle attività motorie e sportive (896) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 07/03/2019); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare Dep. Molinari Riccardo ed altri Modifica all'articolo 4 del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, concernente le partecipazioni in società operanti nel settore lattiero-caseario (1110) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.712 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 07/03/2019); In sede referente 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi, Ministro difesa Trenta ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 10 novembre 2016 e a Montevideo il 14 dicembre 2016 (1084) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 07/03/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi, Ministro difesa Trenta ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Corea sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 17 ottobre 2018 (1085) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 07/03/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi, Ministro difesa Trenta ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione nel settore della difesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica argentina, fatto a Roma il 12 settembre 2016 (1086) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 07/03/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi, Ministro difesa Trenta ed altri Ratifica ed esecuzione dello Scambio di Note per il rinnovo a tempo indeterminato dell'Accordo tra il Ministero della difesa italiano e il Ministero della difesa macedone sulla cooperazione nel campo della difesa del 9 maggio 1997, fatto a Skopje il 3 febbraio e il 23 agosto 2017 (1087) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 07/03/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo transattivo fra il Governo della Repubblica italiana e la Comunità europea dell'energia atomica sui princìpi governanti le responsabilità di gestione dei rifiuti radioattivi del sito del Centro comune di ricerca di Ispra, con Appendice, fatto a Bruxelles il 27 novembre 2009 (1103) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) C.1394 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 07/03/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Dep. Grande Marta ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Cuba, dall'altra, fatto a Bruxelles il 12 dicembre 2016 (1104) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) C.1332 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 07/03/2019). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 33 del 24 gennaio 2019, depositata il 4 marzo 2019, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale: dell'articolo 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, in legge 30 luglio 2010, n. 122, come modificato dall'articolo 19, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, in legge 7 agosto 2012, n. 135, nella parte in cu non prevede la possibilità, in un contesto di Comuni obbligati e non, di dimostrare, al fine di ottenere l'esonero dell'obbligo, che a causa della particolare collocazione geografica e dei caratteri demografici e socio ambientali, del Comune obbligato, non sono realizzabili, con le forme associative imposte, economie di scala e/o miglioramenti, in termini di efficacia ed efficienza, nell'erogazione dei beni pubblici alle popolazioni di riferimento; dell'articolo 1, commi 110 e 111, della legge della Regione Campania 7 agosto 2014, n., 16, recante "Interventi di rilancio e sviluppo dell'economia regionale nonché di carattere ordinamentale e organizzativo (collegato alla legge di stabilità regionale 2014). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 33). Assemblea parlamentare dell'iniziativa Centro Europea (InCE), variazioni nella composizione della delegazione parlamentare italiana Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea (InCE) la senatrice Papatheu, in sostituzione del senatore Cesaro, dimissionario. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 28 febbraio al 6 marzo 2019) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 23 DE POLI: sulla riqualificazione dell'Istituto oncologico veneto (4-00409) (risp. GRILLO, ministro della salute ) ERRANI ed altri: sul mantenimento del punto nascita Oglio-Po di Cremona (4-00415) (risp. GRILLO, ministro della salute ) GALLONE, RIZZOTTI: sulla chiusura del punto nascita di Piario (Bergamo) (4-00246) (risp. GRILLO, ministro della salute ) GARAVINI ed altri: sulla cittadinanza degli italiani residenti nella Repubblica di San Marino (4-00989) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale ) GASPARRI, MALLEGNI: sulla crisi dell'agenzia di stampa Askanews (4-01078) (risp. CRIMI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ) IANNONE: sui fatti accaduti ad una giovane affidata ad una casa famiglia in provincia di Napoli (4-00623) (risp. GRILLO, ministro della salute ) sulla quantità degli estrogeni presenti nel latte vaccino (4-00835) (risp. GRILLO, ministro della salute ) sulle necessità di pulizia dell'alveo del fiume Tanagro nel Vallo di Diano (4-00867) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ) MISIANI: sulla chiusura del punto nascita di Piario (Bergamo) (4-00237) (risp. GRILLO, ministro della salute ) PILLON ed altri: sull'autorizzazione alla distribuzione gratuita di un farmaco per il disturbo dell'identità di genere degli adolescenti (4-00110) (risp. GRILLO, ministro della salute ) RIZZOTTI ed altri: sulla prescrivibilità dei farmaci innovativi da parte dei medici di medicina generale, specie nei confronti dei pazienti diabetici (4-00286) (risp. GRILLO, ministro della salute ) ROJC: sul taglio di alcuni quotidiani dal servizio emeroteca della biblioteca di Monfalcone (Gorizia) (4-00622) (risp. CRIMI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ) TESTOR: sulla riapertura del punto nascita dell'ospedale di Cavalese (Trento) (4-00009) (risp. GRILLO, ministro della salute ) TOTARO: sul ristoro dei soggetti danneggiati da trasfusioni, somministrazione di emoderivati o vaccinazioni (4-01014) (risp. GRILLO, ministro della salute ) Mozioni Atto n. 1-00094 CIRINNA' MARCUCCI D'ARIENZO BONINO DE PETRIS GRASSO ERRANI BRESSA NENCINI NUGNES MALPEZZI MIRABELLI VALENTE STEFANO FERRARI COLLINA BINI ROSSOMANDO ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI COMINCINI CUCCA D'ALFONSO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI IORI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI NANNICINI PARENTE PARRINI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RAMPI RICHETTI RENZI ROJC SBROLLINI SUDANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI ZANDA - Il Senato, premesso che: il 29, 30 e 31 marzo 2019 si svolgerà a Verona il "World congress of families" (WCF), con il patrocinio del Ministro per la famiglia e le disabilità, con il previsto intervento di autorevoli esponenti del Governo in carica, tra cui il Ministro dell'interno, lo stesso Ministro per la famiglia e il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca; il WCF è stato segnalato da organizzazioni per i diritti civili come il "Southern poverty law center" (SPLC) e lo "Human rights campaign" con la dicitura di " hate group "; tra gli obiettivi del WCF non rientra soltanto la difesa della "famiglia naturale", ma anche la promozione di una concezione delle relazioni familiari basate sulla subordinazione della donna all'uomo e su una decisa compressione dell'autodeterminazione femminile, ad esempio per ciò che riguarda la conciliazione tra vita familiare e lavoro; come ampiamente riportato dagli organi di stampa, tra i soggetti organizzatori del WCF figurano associazioni e gruppi, anche stranieri, che si distinguono per un messaggio gravemente omofobo e di sostegno a leggi liberticide e miranti alla repressione penale dell'omosessualità, oltre che alla limitazione dell'autodeterminazione in materia affettiva e familiare; secondo il programma ufficiale dell'evento, al congresso interverranno alcune personalità di spicco dell'antiabortismo e dei sostenitori della famiglia tradizionale come il russo Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità che ha lo scopo di influenzare il parlamento russo, la Duma, e di aiutare il presidente russo Vladimir Putin a sviluppare politiche in linea con le indicazioni della chiesa ortodossa; il ministro per la famiglia del Governo ungherese, Katalin Novak, e il presidente moldavo Igor Dodon, che ha spesso espresso posizioni omofobe; all'evento interverranno inoltre anche Theresa Okafor, un'attivista nigeriana che nel 2014 ha proposto una legge che criminalizza le unioni tra persone dello stesso sesso, e Lucy Akello, Ministro ombra per lo sviluppo sociale in Uganda, che nel 2017 ha presentato al Parlamento ugandese una legge contro le coppie omosessuali, già proposta nel 2014, che prevedeva originariamente la pena di morte per "omosessualità aggravata"; considerato che: l'articolo 3 della Costituzione riconosce il principio della pari dignità sociale di tutti i cittadini e il divieto di discriminazione sulla base, tra l'altro, delle "condizioni personali e sociali"; l'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sancisce espressamente il divieto di discriminazione in ragione dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere; la consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, anche in fattispecie riguardanti condotte poste in essere dalle istituzioni italiane, ha da tempo riconosciuto che alle coppie formate da persone dello stesso sesso spetta il pieno riconoscimento del diritto alla vita familiare ivi compreso il riconoscimento della possibilità di adottare il figlio del partner (in tal senso si vedano i casi Schalk and Kopf c. Austria, 24 giugno 2010; X. c. Austria, 19 febbraio 2013; Oliari v. Italia, 21 luglio 2015; Taddeucci v. Italia, 30 giugno 2016; Orlandi c. Italia, 14 dicembre 2017); la stessa Corte europea dei diritti dell'uomo ha sancito la contrarietà alla Convenzione di qualunque discriminazione fondata sull'orientamento sessuale, così come delle condotte discriminatorie veicolate da discorsi d'odio e volte ad incidere sulla libertà di espressione delle persone LGBT+ (al riguardo i casi Bayev e altri c. Russia, 20 giugno 2017; Vejdeland e altri c. Svezia, 9 febbraio 2012); il diritto italiano si è da tempo aperto alla pluralità delle formazioni familiari, sulla base di una cospicua giurisprudenza costituzionale e di legittimità, culminata nella nota pronuncia n. 138 del 2010 della Corte costituzionale; la legge 20 aprile 2016, n. 76, recante "Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze", all'articolo 1 definisce: "l'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione" e ai successivi commi 11 e 12 stabilisce rispettivamente che: "le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall'unione civile deriva l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni", nonché: "Le parti concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune"; rilevato che: il Presidente del Consiglio dei ministri, come riportato dagli organi di stampa, ha smentito il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri al WCF, sottolineando come la partecipazione del Ministro per la famiglia e le disabilità sia da ricondursi ad autonoma iniziativa politica di quest'ultimo; tuttavia, ad oggi sul sito del WCF, così come sul materiale informativo relativo al congresso, continua a comparire il logo della Presidenza del Consiglio dei ministri, seppure con la dicitura Ministro per la famiglia e le disabilità; appare pertanto oltremodo grave, nonché lesivo dei principi costituzionali e convenzionali su richiamati, che il Governo della Repubblica e la Presidenza del Consiglio dei ministri, sia pure per il tramite di un Ministro senza portafoglio, concedano il proprio patrocinio ad un evento che si pone in aperto contrasto con detti principi, e che punta a diffondere una cultura di odio e discriminazione verso le persone LGBT+, oltre a promuovere una concezione delle relazioni familiari astorica e fondata sulla subordinazione femminile, in aperto contrasto con l'art. 29 della Costituzione, impegna il Governo: 1) a revocare ogni forma di patrocinio al World congress of families, che si svolgerà a Verona il 29, 30 e 31 marzo 2019; 2) a porre in essere politiche di contrasto all'omotransfobia, con strumenti culturali e specificamente giuridici; 3) a sostenere attivamente la condizione femminile, in particolare attraverso una tutela adeguata delle lavoratrici madri e la salvaguardia del modello italiano di diritto di famiglia, solidamente basato, come impone la Costituzione, sull'eguaglianza morale e giuridica tra i coniugi. Atto n. 1-00095 LUCIDI DONNO PIRRO CORBETTA LANNUTTI ANGRISANI ROMANO COLTORTI PELLEGRINI Marco PRESUTTO ACCOTO DELL'OLIO MORRA MARILOTTI - Il Senato, premesso che: l'articolo 4 della Costituzione della Repubblica popolare cinese, richiamato dall'articolo 2 della legge sull'autonomia regionale nazionale (LRNA) del 1949, dichiara che: "L'autonomia regionale è esercitata in aree in cui persone appartenenti a minoranze etniche vivono in comunità concentrate"; la LRNA definisce l'autonomia come la linea politica adottata dal Partito comunista cinese per la soluzione del problema delle etnie all'interno della Cina. Le minoranze etniche, sotto una leadership unificata, esercitano l'autonomia regionale nelle aree in cui vivono in comunità concentrate e danno vita a organismi di autogoverno per esercitare il potere di autonomia. La LRNA incarna il pieno rispetto dello Stato nei confronti delle minoranze etniche e il loro diritto a gestire i propri affari interni e dimostra, allo stesso tempo, che lo Stato riconosce i principi di uguaglianza, unità e prosperità di tutte le etnie ; l'etnia tibetana è composta da circa 6 milioni di persone pari allo 0,42 per cento della popolazione nazionale della Repubblica popolare, e risulta oggi divisa tra la Regione autonoma tibetana e le province confinanti a maggioranza cinese: il Qinghai, il Sichuan, il Gansu e lo Yunnan; la Regione autonoma tibetana venne stabilita dal Governo cinese nel 1965. La sua superficie si estende per circa un quarto del territorio della Repubblica e conta una popolazione residente pari a 3.370.000 persone (stima del 2018), fra cui 2,09 milioni di tibetani; dall'annessione del Tibet alla Cina popolare nel 1950 e dalla creazione del Governo tibetano in esilio nel 1959, nonostante gli sforzi della Cina e della comunità internazionale, la questione tibetana è ancora al centro delle tensioni nell'area, a cui il Governo cinese risponde anche attraverso la repressione di qualsiasi forma di attivismo politico, così come della libertà di parola; considerato che: nel 1979 è iniziata una fase di contatti diretti tra autorità governative cinesi e gli inviati del Dalai Lama, che hanno permesso la visita di tre delegazioni investigative del Governo in esilio per visitare vaste aree del Tibet nell'arco di due anni; ulteriori sessioni di colloqui sono partite nel 1982 e nel 1984 che hanno condotto, nel 1985, ad una nuova fact-finding mission in Tibet; nel 1993 sono stati interrotti i rapporti fra le rappresentanze diplomatiche dei due Paesi; nel 2002 sono ripresi i contatti fra le parti e, negli 8 anni successivi, fino al 2010, la rappresentanza tibetana ha incontrato il Governo cinese in 9 tornate di colloqui, durante i quali ha presentato e promosso la scelta del Governo tibetano di seguire la via dell'autonomia del Tibet all'interno della cornice della Costituzione cinese, sempre ribadendo la via della non violenza; l'ultimo incontro è avvenuto nel gennaio 2010 e da allora il dialogo fra la Repubblica popolare cinese e i rappresentanti tibetani è sospeso; il Dalai Lama si è dimesso da capo del Governo in esilio nel 2011, rinunciando alla propria posizione di autorità nell'organizzazione a favore di un leader democraticamente designato: Lobsang Sangay, eletto il 27 aprile 2011, attualmente a capo del Governo tibetano in esilio in India; nel 2006 la Cina ha aperto la prima linea ferroviaria nell'area. Dal 2007 si è impegnata a costruire nel Tibet occidentale l'aeroporto a più alta quota del mondo, aperto nel 2013. Lo sviluppo di infrastrutture in Tibet, e nelle province vicine con ampie comunità tibetane, costituisce una parte importante della campagna cinese lanciata nel 1999 per ridurre il divario economico tra le aree povere dell'interno della Cina e le ricche aree orientali; considerato inoltre che: il 18 settembre 1997 il Parlamento tibetano in esilio ha approvato all'unanimità una risoluzione contenente la proposta di auto-governo del Tibet da sottoporre alle autorità cinesi; negli anni successivi, a partire dal marzo 2010, il Parlamento tibetano in esilio ha approvato una serie di risoluzioni che reiteravano la risoluzione del 1997; nel 2012 è stata approvata un'ulteriore risoluzione (2012/15/3/4) per promuovere la ripresa dei negoziati, sollevare la necessità di mantenere la situazione tibetana una priorità nell'agenda dei leader cinesi ed aprire a nuove fact-finding mission di operatori neutrali in territorio tibetano; i monumenti, i monasteri e le tradizioni tibetane rischiano di scomparire, devono essere tutelati, recuperati e conservati con uno sforzo comune e condiviso; preso atto che: la proposta tibetana descrive una forma di autogoverno del Tibet che garantisca allo stesso tempo l'unità e la stabilità della Repubblica popolare cinese e che, quindi, non preveda la separazione dalla stessa; la proposta conferma e accetta la permanenza della popolazione non tibetana nativa nel territorio tibetano, e chiede l'applicazione dell'articolo 43 della legge nazionale sull'autonomia regionale che recita: "secondo gli accordi di legge, gli organi di auto-governo delle aree autonome nazionali devono adottare misure per il controllo della popolazione migrante"; la proposta salvaguarda gli interessi di entrambe le parti, garantendo l'identità e la dignità dei tibetani e allo stesso tempo ai cinesi la sovranità e l'integrità territoriale della madre patria, in sintonia con la Costituzione e con la LRNA; inoltre, si assegna un ruolo centrale alle attività economiche tibetane, all'accesso all'istruzione, alla libertà di espressione, di associazione e di credo del popolo tibetano e alla libertà linguistica tibetana; rilevato che: le istituzioni europee ed internazionali hanno mantenuto alta l'attenzione sulla questione tibetana. Nel 2012 l'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite Navi Pillay ha richiamato il Governo cinese a rispettare i diritti della popolazione tibetana alla libertà di associazione ed espressione ed ha richiesto il rilascio dei detenuti incarcerati per aver meramente esercitato i suddetti diritti; anche l'Unione europea si è più volte espressa sulla questione. Il Parlamento europeo ha approvato una serie di risoluzioni sul Tibet, fra le quali una sui diritti linguistici del 25 novembre 2010, una sull'immolazione dei religiosi del 27 ottobre 2011, una sui diritti umani del 14 giugno 2012 e, sempre sullo stesso tema, una del 15 dicembre 2016; una recente risoluzione del Parlamento europeo, approvata a maggioranza il 18 gennaio 2018, invitava la Cina, nel rispetto del suo stesso disposto costituzionale, a garantire i diritti dei tibetani, e di altri cittadini cinesi, alla libertà di espressione e parola, alla libertà di associazione e religione, incluso il diritto di criticare o protestare contro la politica governativa; molte nazioni hanno già espresso parere favorevole alla proposta di autogoverno tibetana nel rispetto dell'unità e della stabilità della Repubblica popolare cinese: in modo ufficiale Stati Uniti, Gran Bretagna, India, Francia, Germania, Australia, Nuova Zelanda; in modo non ufficiale Giappone, Brasile, Lussemburgo e Italia; considerando infine che: la Repubblica popolare cinese, quale attore politico, economico e sociale di livello mondiale, nel rispetto della sua unità e stabilità interna, ha non solo la responsabilità nei confronti del resto della comunità mondiale ma anche i mezzi politici e diplomatici per risolvere la questione tibetana; il Governo in esilio quale attore politico di rappresentanza morale dei tibetani ha il dovere di trovare una soluzione che non metta in pericolo la stabilità e la pace della regione; recentemente è stata presa, da parte del Governo cinese, la decisione di chiudere gli accessi alla regione tibetana dell'Himalaya a causa dell'enorme mole di rifiuti abbandonati dalle spedizioni alpinistiche, un luogo dove l'Italia ha avuto un ruolo di primo piano, impegna il Governo: 1) a farsi promotore, attraverso il dialogo con la Cina, e nelle sedi consone, sia a livello europeo che internazionale, dell'opportunità di riapertura dei negoziati tra la Repubblica popolare cinese e il Governo tibetano in esilio; 2) a proporsi come mediatore di un primo incontro diplomatico tra le autorità della Repubblica popolare cinese e il Governo tibetano in esilio, anche alla presenza dell'Alto rappresentante per la politica estera europea, ed a incoraggiare il suo ruolo di moderatore; 3) a sostenere il processo di autonomia regionale dell'etnia tibetana, purché nel rispetto dei principi di autoderminazione, sovranità e non ingerenza presso la Repubblica popolare cinese; 4) a farsi promotore, attraverso il dialogo con la Cina, dell'opportunità di tutelare la lingua, la cultura e la religione tibetana permettendone la piena espressione all'interno delle unità politiche amministrative contemplate nella Repubblica popolare cinese, incoraggiando il Governo cinese a garantire l'insegnamento della cultura tibetana nelle scuole locali e a garantire pari opportunità ai tibetani nell'accesso al mondo del lavoro; 5) a promuovere il ruolo italiano nella tutela e nel recupero del patrimonio monumentale tibetano; 6) a proporre, nelle competenti sedi internazionali, il sostegno politico e tecnico italiano al fine di consentire una rapida soluzione della questione ambientale tibetana, anche attraverso l'offerta di supporto logistico, mezzi, personale e risorse economiche, per permettere la riapertura ed una futura fruizione sostenibile dell'Himalaya tibetano. Interrogazioni Atto n. 3-00677 DI GIROLAMO MORONESE COLTORTI CASTELLONE SANTILLO RICCIARDI CORRADO DESSI' DONNO LANNUTTI DE LUCIA ANGRISANI NOCERINO CORBETTA L'ABBATE FEDE ORTIS CASTALDI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: la direttiva 2001/42/CE impone la realizzazione della valutazione ambientale strategica (VAS) per "piani e programmi" aventi per oggetto l'energia. In particolare, l'art. 4, comma 1, estende tale obbligo anche alle relative procedure legislative, comprese le loro varianti sostanziali. La rete nazionale dei gasdotti, istituita dal decreto ministeriale 22 dicembre 2000, costituisce un programma di sviluppo della rete, che incide sul territorio, potenzialmente sulle matrici ambientali (suolo, aria, acqua), determinando localizzazioni e fabbisogni infrastrutturali a scala nazionale; numerose opere della rete nazionale dei gasdotti non sono conformi ai piani urbanistici e in tali casi il Ministero dello sviluppo economico, nell'ambito delle singole autorizzazioni delle opere, ha ritenuto di applicare la "variante automatica" agli strumenti urbanistici vigenti, che quindi vengono modificati attraverso l'autorizzazione stessa; la Corte di giustizia dell'Unione europea con la sentenza 22 settembre 2011 (causa C-295/10) si è già espressa sul punto disponendo che una normativa che preveda varianti automatiche ai piani senza la previa assoggettabilità a VAS sia contraria alle norme comunitarie, e in particolare alla direttiva 2001/42/CE. Tale circostanza, unitamente all'omissione delle procedure di VAS e della valutazione di incidenza ambientale (Vinca) per la rete nazionale dei gasdotti e per i piani di sviluppo dei singoli concessionari potrebbe esporre il nostro Paese all'apertura di procedure d'infrazione per violazione delle direttive 2001/42/CE e 92/43/CEE; considerato che: una delle più rilevanti opere nell'ambito della strategia, mai sottoposta a VAS, di trasformazione del Paese nel cosiddetto hub del gas è il gasdotto Rete adriatica. Il tracciato di tale opera, programmata a metà del decennio precedente, interessa ben tre crateri sismici (terremoti di L'Aquila, di Amatrice e del Vettore) in cui nel frattempo è cambiata profondamente la situazione economico-sociale nonché addirittura quella ambientale con stravolgimento del territorio per frane, fagliazione superficiale, incendi dell'estate 2017 e notevole trasformazione del regime idrogeologico; con decreto 7 marzo 2018 del Ministero dello sviluppo economico, con il Governo Gentiloni in regime di ordinaria amministrazione, veniva rilasciata l'autorizzazione della centrale di spinta e compressione del gas di Sulmona (L'Aquila) che presenta le stesse criticità procedurali per quanto riguarda l'assenza di VAS; per il tratto Sulmona-Foligno (progetto depositato il 3 febbraio 2005; decreto ministeriale n. 70 del 2011) sono stati rilasciati i decreti di compatibilità ambientale del Ministero dell'ambiente e del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali, comprensivi sia della VIA che della Vinca. In via ordinaria i decreti di compatibilità ambientale hanno durata di 5 anni ma nel caso specifico risultano di fatto illimitati nel tempo grazie al combinato disposto di diverse norme che hanno fatto salvi i procedimenti avviati prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 4 del 2008. In tal senso, la Commissione europea ha aperto la procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI ritenendo contraria alla direttiva 92/43/CEE "Habitat" la mancanza di scadenza ai pareri relativi ai procedimenti di Vinca; la sentenza n. 67 del 2010 della Corte costituzionale evidenzia espressamente la necessità di tener conto delle mutate condizioni ambientali nei procedimenti amministrativi, si chiede di sapere: se e quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per sottoporre a VAS e Vinca la rete nazionale dei gasdotti e le sue varianti, nonché i piani di sviluppo dei concessionari; quali iniziative di competenza intendano adottare al fine di prevedere che i singoli progetti infrastrutturali di gasdotti e opere connesse non coerenti con i piani urbanistici vigenti, come la centrale di spinta e compressione del gas prevista a Sulmona, siano sottoposti a VAS, anche in forma coordinata con le procedure di VIA e Vinca eventualmente svolte; se, nei limiti delle proprie attribuzioni, non intendano intraprendere iniziative di ulteriore verifica e analisi tecnico-giuridica delle autorizzazioni rilasciate per i gasdotti e le opere connesse, in mancanza delle valutazioni ambientali che interessano territori vulnerabili sotto il profilo ambientale; se non ritengano che i mutamenti ambientali, socio-economici e degli scenari energetici, compresi quelli causati dai sismi e degli incendi del 2017, insistenti sul tracciato del gasdotto "Dorsale adriatica" possano essere oggetto di approfondimento anche ai sensi e per gli effetti delle previsioni di cui all'art. 28 del decreto legislativo n. 152 del 2006. Atto n. 3-00678 ROSSOMANDO RAMPI Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: l'importante complesso monumentale del castello di Moncalieri (Torino), incluso nel 1997 nel patrimonio dell'umanità dell'UNESCO insieme alle altre residenze sabaude e riaperto al pubblico il 9 novembre 2017, dopo una chiusura di 9 anni a causa di un grave incendio, dal 1° gennaio 2019 è stato nuovamente chiuso al pubblico per mancanza di personale, essendo rimasto un unico dipendente, e non sarà più fruibile per le visite; nonostante le evidenti difficoltà legate alla carenza di personale, e il limitato orario di apertura a 12 giorni al mese, le visite al castello si sono dimostrate un grande successo, con un numero di accessi pari a 20 all'anno; come si apprende da notizie di stampa, il 20 dicembre 2018 il sindaco di Moncalieri ha indirizzato una lettera al Ministero per i beni e le attività culturali, specificando la disponibilità del Comune a farsi carico delle problematiche sorte, al fine di valorizzare e di mantenere aperto il complesso monumentale del castello e dei giardini, sottolineando altresì la disponibilità dell'amministrazione comunale a stabilire specifici accordi con il Ministero e con l'Arma dei Carabinieri, i cui reparti sono a tuttora ospitati negli edifici del castello; inoltre il Comune, attraverso una delibera di Giunta, ha finalizzato un accordo con l'associazione "Amici del Castello", per valorizzare iniziative legate all'edificio storico, mentre i Carabinieri si sono fatti carico di accompagnare nelle sale della residenza sabauda le scolaresche che avevano già prenotato una visita; oltre alla grande importanza storica e culturale che il castello di Moncalieri rappresenta e al gravissimo danno che deriverebbe dalla sua chiusura definitiva, bisogna considerare la quantità di risorse impegnate per la ristrutturazione del sito: i soggetti coinvolti sono stati la fondazione "Compagnia di San Paolo" di Torino, con un finanziamento di 3,5 milioni di euro, il polo museale del Piemonte, il consorzio delle residenze sabaude e il Ministero, mentre il Comune di Moncalieri ha investito circa 70.000 euro per la valorizzazione del monumento e dei giardini, impegnandosi nella progettazione di percorsi culturali e iniziative, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di consentire quanto prima possibile la definitiva riapertura al pubblico del complesso monumentale del castello di Moncalieri, patrimonio nazionale e dell'UNESCO. Atto n. 3-00679 BELLANOVA FARAONE CUCCA RICHETTI GINETTI NANNICINI MANCA GARAVINI D'ALFONSO STEFANO VALENTE BITI FEDELI GIACOBBE PITTELLA IORI PARENTE PATRIARCA PARRINI MESSINA Assuntela FERRAZZI MAGORNO ROSSOMANDO SUDANO CIRINNA' VERDUCCI BOLDRINI Al Ministro per il Sud Premesso che: con decreto direttoriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 16 novembre 2016 veniva istituito l'incentivo "Occupazione Sud", indicando nell'Inps l'ente attuatore. Con successivo decreto direttoriale del 6 dicembre 2016 si definiva l'importo pari a 530 milioni di euro a valere sulle risorse del programma operativo nazionale "Sistemi di politiche attive per l'occupazione" (PON SPAO) - CCI 2014IT05SFOP002, asse prioritario di intervento "Occupazione", priorità di investimento 8i e 8ii; il decreto indicava come destinatari dell'incentivo i datori di lavoro privati che assumono persone disoccupate nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna, di età compresa tra 15 e 24 anni, nonché i lavoratori con almeno 25 anni, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi; l'incentivo era riconosciuto per le assunzioni effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017 e l'importo riconosciuto ai beneficiari era pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi all'Inail, nel limite massimo di 8.060 euro annui per lavoratore assunto; le tipologie contrattuali incentivate riguardavano il contratto a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione, l'apprendistato professionalizzante e di mestiere. L'incentivo era riconosciuto anche in caso di lavoro a tempo parziale e di trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a tempo determinato, mentre era escluso in caso di assunzioni con contratto di lavoro domestico e accessorio; con il decreto direttoriale n. 2 del 2 gennaio 2018, pubblicato il 26 gennaio, l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), in attuazione della previsione contenuta nell'articolo 1, comma 893, della legge di bilancio per l'anno 2018 (legge n. 205 del 2017), e al fine di favorire le assunzioni con contratto a tempo indeterminato nelle regioni "meno sviluppate" (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e nelle regioni "in transizione" (Abruzzo, Molise, Sardegna), ha disciplinato l'incentivo "Occupazione Mezzogiorno", disponendo la sua gestione in capo all'Istituto nazionale della previdenza sociale; in sostanziale continuità con il precedente, l'incentivo "Occupazione Mezzogiorno", attivo dal 1° gennaio fino al 31 dicembre 2018, aveva come destinatari i datori di lavoro privati che assumevano le seguenti categorie: lavoratori e lavoratrici di età compresa tra i 16 anni e 34 anni di età; lavoratori e lavoratrici con 35 anni di età e oltre, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi. L'incentivo, la cui attuazione era demandata all'Inps, prevedeva sgravi dei contributi a carico dei datori di lavoro privati, da fruire mediante conguaglio sui contributi Inps, cumulabile con l'incentivo strutturale all'occupazione giovanile stabile (art. 1, comma 100, della legge n. 205); rilevato che: per quanto riguarda l'incentivo per l'occupazione al Sud, come riportato dal sito dell'Anpal, le domande presentate nel 2017 sono state 168.792, di cui 121.920 (72,2 per cento) confermate e accolte dall'Inps. La Regione che presentava il maggior numero di domande è la Campania (42.251), seguita da Sicilia (30.878) e Puglia (26.038). Le assunzioni a tempo indeterminato sono state 88.200 (72,3 per cento), mentre sono state 27.451 (22,5 per cento) le trasformazioni di rapporti a termine in tempo indeterminato e 6.269 (5,1 per cento) i nuovi apprendisti; il 28 febbraio 2019, l'Anpal ha comunicato che sono state presentate 161.002 domande con riferimento all'incentivo "Occupazione Mezzogiorno". Di queste risultano confermate 120.752, con un incremento dell'8,9 per cento. L'ammontare complessivo delle risorse riferite alle domande confermate è pari a 488,1 milioni di euro con un incremento del 9,1 per cento. Le Regioni che presentano un maggior numero di domande sono Campania, Sicilia e Puglia; considerato che: il Ministro in indirizzo in un post sui social network datato 26 gennaio 2019 affermava che "grazie alla somma delle misure inserite nel reddito di cittadinanza e a una mia proposta approvata nella Legge di bilancio 2019, le imprese del Sud che vorranno assumere personale potranno accedere a un doppio incentivo". Nella stessa comunicazione, poi ripresa in più interviste, aveva spiegato come al reddito di cittadinanza si potesse agganciare un'altra misura, la decontribuzione al 100 per cento dagli oneri Inps, sul 2019 e il 2020, per quelle imprese che nel Mezzogiorno avrebbero assunto con contratti stabili per persone under 35 o disoccupati da più di 6 mesi; nell'ultima legge di bilancio, tuttavia, il Governo ha tagliato 850 milioni di euro di risorse nazionali destinate nel 2019 ai cofinanziamenti per le politiche comunitarie, e 850 milioni le risorse del Fondo sviluppo e coesione. Ha inoltre bloccato il credito d'imposta, per gli investimenti in beni strumentali alle imprese che hanno strutture produttive nel Mezzogiorno, e il credito di imposta Irap per chi impiega lavoratori dipendenti a tempo indeterminato; tali tagli di spesa iniziano a dispiegare i loro effetti: in particolare, gli sgravi per chi assume dipendenti nel Mezzogiorno risulterebbero inesigibili in ragione non della mancata adozione del decreto direttoriale da parte di Anpal ma del taglio ai fondi europei che avrebbe determinato una scopertura economica dell'incentivo all'occupazione nel Mezzogiorno, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti; quali iniziative urgenti intenda adottare per ovviare concretamente al blocco degli sgravi per chi assume personale nel Mezzogiorno, che di fatto paralizza un andamento molto positivo registrato negli anni passati, rischiando di danneggiare imprese e lavoratori nelle regioni meridionali coinvolte. Atto n. 3-00680 D'ARIENZO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il 27 febbraio 2019 è stato emanato un decreto dal Presidente del Consiglio dei ministri avente ad oggetto l'assegnazione di risorse finanziarie di cui all'articolo 1, comma 1028, della legge 30 dicembre 2018, n. 145; nel dettaglio, il decreto assegna le risorse per la realizzazione di investimenti strutturali ed infrastrutturali finalizzati alla mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico nonché all'aumento del livello di resilienza delle strutture e infrastrutture colpite da gravi eventi calamitosi, compresi quelli avvenuti in diversi comuni del Veneto; i beneficiari delle risorse sono i territori colpiti da rilevanti eventi atmosferici accaduti nei periodi dal 25 al 28 giugno 2017, dal 4 al 10 agosto 2017 e dal 27 ottobre al 5 novembre 2018, per i quali è stato decretato lo stato di emergenza il 22 dicembre 2017 e l'8 novembre 2018; il decreto, tuttavia, non ricomprende tra i beneficiari i Comuni di Verona, Negrar, S. Pietro in Cariano, Colognola ai Colli, S. Martino Buon Albergo, Zevio, Belfiore, Soave, Monteforte D'Alpone, Cazzano di Tramigna e Illasi, colpiti da eccezionali avversità atmosferiche nei giorni 1° e 2 settembre 2018 per i quali, in considerazione dei gravi danni arrecati, la Regione Veneto aveva dichiarato lo stato di crisi e chiesto lo stato di emergenza che è stato decretato dal Consiglio dei ministri il 17 gennaio 2019; in sede di discussione del disegno di legge di bilancio per il 2019, sono stati depositati due emendamenti, contrassegnati come 1.3342 e 1.3096, con i quali l'interrogante chiedeva di destinare 10 milioni di euro per la copertura dei danni arrecati nel biennio 2019 e 2020. Tali emendamenti sono stati respinti dalla Commissione di merito e, pertanto, non sono stati inseriti nel maxiemendamento con il quale il Governo ha posto la questione di fiducia sul provvedimento; è fondata la preoccupazione dei tanti residenti, famiglie e imprese, nei territori colpiti e dei relativi enti locali di fronte all'incertezza se i danni subiti rientreranno o meno in provvedimenti che ne consentiranno la compensazione economica; per Verona servono anche risorse per realizzare interventi di prevenzione. Infatti, la calamità ha evidenziato la cogente necessità di operare interventi che serviranno per evitare il ripetersi delle medesime condizioni; a fronte dei gravi danni subiti nei territori dei suddetti comuni, si ritiene urgente e necessario un appropriato esame del contesto al fine di non discriminare il territorio veronese interessato dagli eventi rispetto ad analoghi accadimenti avvenuti altrove e compensati con le risorse assegnate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri emanato lo scorso 27 febbraio, si chiede di sapere: se per le calamità avvenute nel territorio veronese il 1° e 2 settembre 2018 siano in corso procedure finalizzate alla determinazione dello stato di emergenza prodromico alla destinazione delle risorse finanziarie a ristoro dei danni subiti da famiglie e imprese e se tali risorse comprenderanno anche i finanziamenti per le opere di prevenzione che i Comuni veronesi hanno previsto; quali siano le ragioni per le quali ancora ad oggi non risulta essere stato decretato lo stato di emergenza; nel caso non fossero in essere le previste procedure, quali siano le ragioni per le quali si ritiene che le calamità non abbiano le caratteristiche tali da essere oggetto di mirati finanziamenti. Atto n. 3-00681 MORRA L'ABBATE CASTELLONE MORONESE GARRUTI MANTOVANI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nel 2009 il Comune di Castrolibero (Cosenza), proprietario e gestore di una discarica per rifiuti solidi urbani sita in località Destre-Spizzirri, intraprendeva i lavori di realizzazione di una nuova vasca da 95.000 metri cubi (deliberazione della Giunta n. 10877 del 15 giugno 2009); allo stato attuale i lavori risultano sospesi per la presentazione di un progetto di variante, a seguito del quale la Regione Calabria ha chiesto l'attivazione della procedura di verifica d'impatto ambientale (VIA) per l'intero progetto, pari ad un ampliamento sino a 800.000 metri cubi; con la deliberazione della Giunta n. 7611 del 21 luglio 2015, riprendendo quanto già previsto nella precedente VIA dell'8 aprile 2009, la verifica è stata definita favorevolmente con prescrizioni obbligatorie; a seguito della richiesta di informazioni ambientali inerenti alla discarica, ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, effettuata da un cittadino il 31 ottobre 2018, con arco temporale dal 2009 alla data della domanda, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Calabria ha risposto con una serie di documenti che si fermano al 6 luglio 2015; la medesima richiesta è stata presentata al Comune di Castrolibero che ha fornito, all'esito dell'accesso, una documentazione relativa agli anni 2016-2017, trasmessa alla Regione Calabria ma non ancora all'ArpaCal, almeno sino alla data di accesso agli atti all'agenzia regionale; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: l'ultima verifica di conformità della relazione annuale è quella relativa al 2015 (protocollo n. 26625 dell'8 luglio 2016, doc. n. 2), acquisita da ArpaCal il 18 maggio 2016 al protocollo n. 19214. L'ente medesimo definisce la relazione carente dei dati sulla composizione del biogas e sulla mancata realizzazione del sistema di raccolta dello stesso, di quelli relativi alla qualità dell'aria ed eventuali emissioni diffuse, dei dati di monitoraggio dell'eventuale migrazione del gas di discarica nel suolo e sottosuolo, di quelli concernenti il rilevamento periodico dei dati meteoclimatici, ancorché ci sia, all'interno del sito una stazione meteoclimatica e sia stata recentemente rinnovata la fornitura originaria (atto n. 111 del 28 novembre 2018) con determinazione del responsabile di area tecnica n. 845 del 27 ottobre 2015; relativamente agli anni 2016 e 2017 risultano superamenti dei limiti di norma per le analisi relative alle acque reflue per l'azoto nitroso, l'azoto ammoniacale e solidi sospesi totali, con un massimo per l'azoto ammoniacale che, nel campione n. 201602062 del 25 maggio 2016 curato dal laboratorio Delvilt Chimica Srl, risulta superare 10 volte rispetto al limite di legge, mentre ancora nulla di definitivo è stato prodotto per il 2018; la mancata manutenzione ordinaria del sistema di raccolta delle acque meteoriche, non evitando potenzialmente il ruscellamento derivante dalle precipitazioni atmosferiche, potrebbe aver fatto aumentare di molto la produzione di percolato e il relativo accumulo; non a caso, già il protocollo n. 38448 del 30 settembre 2014 del Dipartimento provinciale di Cosenza, Servizio tematico acque dimostra che i campioni di acqua sotterranea prelevati al piezometrico PZ1 presso il sito, prelevato il 24 giugno 2014, contengono una concentrazione di idrocarburi superiore al limite massimo consentito, pari al triplo della soglia di tossicità di cui alla tabella 3 dell'allegato 3 del decreto legislativo 16 marzo 2009, n. 30, ovvero 350 microgrammi al litro rispetto al valore rilevato di 1.197 microgrammi al litro; la sospetta instabilità del fondo dell'impianto, alimentata dalla mancata documentazione delle azioni di sorveglianza e di adeguati sistemi antincendio e di illuminazione, non esclude il danneggiamento delle geo-membrane di fondo, con la conseguente inevitabile contaminazione del suolo sottostante e il venir meno delle condizioni di aderenza di cui all'allegato 1, punto 2.5, del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36; nell'ultimo sopralluogo documentato, di cui al verbale del 22 luglio 2015 redatto dai tecnici dell'ArpaCal, sono stati consegnati dai funzionari dell'ufficio tecnico dell'amministrazione comunale le relazioni annuali relative agli anni 2010-2013, indirizzate al commissario delegato per l'emergenza ambientale e al Dipartimento delle politiche dell'ambiente della Regione, all'interno delle quali è stato contestato il mancato rispetto della frequenza mensile del monitoraggio del sito e delle emissioni diffuse; nelle analisi di laboratorio allegate alla documentazione 2016 e 2017 fornita dal Comune (ad oggi non trasmesse all'ArpaCal ma solo alla Regione Calabria e non in regime di contraddittorio come quelle presenti nella relazione relativa al 2015), i valori degli idrocarburi rientrano nei termini consentiti (2016) ovvero non vengono proprio controllati (2017), mentre sin dal 2011 il certificato n. 692/2011 del laboratorio scelto dal Comune di Castrolibero definisce pericoloso già il solo percolato, in quanto supera i valori massimi di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, rispettivamente, a 206,300 su un massimo di 200,000 e 1.308,210 su un massimo di 1.000,000; le inadempienze emergenti dalle attività di controllo sono continue e ripetute negli anni. Più volte è stato rimarcato dalle autorità regionali che la volumetria autorizzata con la deliberazione della Giunta di AIA 10877/09 non può superare i 95.000 metri cubi in quanto la variante presentata, essendo il primo stralcio di 95.000 metri cubi di un progetto di 800.000, deve essere soggetta a nuova valutazione ambientale contestualmente alla presentazione del progetto complessivo; l'estensione di tale complessivo progetto potrebbe lambire il complesso scolastico più grande di Castrolibero, con evidenti conseguenze negative per gli studenti e le recenti inurbazioni; nulla si può evincere dalle spese di gestione dopo la revisione al piano economico-finanziario trasmesso con protocollo n. 10525 del 1° settembre 2011 dal Comune di Castrolibero al commissario delegato per l'emergenza ambientale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative di competenza intenda assumere al fine accertare la realtà dei fatti, con riguardo alle analisi chimico-fisiche e allo stato dei luoghi, della copertura e della geo membrana; se intenda, qualora le irregolarità dovessero essere accertate, avviare un tavolo tecnico con la Regione Calabria e gli enti coinvolti al fine di ripristinare una gestione del sito aderente alla normativa di settore. Atto n. 3-00682 STEFANO TARICCO BITI MAGORNO SBROLLINI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: il consiglio oleicolo internazionale è l'unica organizzazione internazionale al mondo dedicata all'olio d'oliva e olive da tavola, contribuisce in modo decisivo allo sviluppo responsabile e sostenibile dell'olivo, e fornisce un forum mondiale in cui le politiche vengono discusse ed adottate per affrontare le sfide che attendono il settore; la Tunisia è alla guida dell'organismo da ormai 4 anni mentre alla Spagna, che da 17 anni ininterrotti, a Bruxelles, ricopre la carica di capo unità o vice capo unità dell'olio d'oliva e delle materie grasse, è attribuito il direttore esecutivo aggiunto; nei giorni scorsi, il Governo spagnolo ha proposto a Bruxelles di riconfermare il duo tunisino-iberico Ghedira-Lillo alla guida del consiglio oleicolo per i prossimi 4 anni; tale decisione andrebbe a consolidare quella che appare sempre con maggiore evidenza come una diarchia nel settore con la Spagna leader indiscussa sul fronte europeo e la Tunisia che sta ritagliandosi un ruolo di primo attore nel mondo arabo, grazie anche al coinvolgimento dell'Egitto che ha assunto la presidenza del Coi per tutto il 2019, e che si sublima nel tentativo di eliminare il panel test per l'olio di oliva extravergine; l'intervento del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale italiano, che ha ricordato l'esistenza di un patto politico europeo che prevede l'assegnazione all'Italia della guida del Consiglio, scaduto il mandato di Ghedira, ha di fatto sospeso questa determinazione; considerato che: come riportato in un puntuale articolo pubblicato sul giornale "Italia oggi", su impulso della Tunisia, la Lega araba sta pensando di arrivare alla l eadership del settore olivicolo-oleario, giungendo in pochi anni a una produzione di 1,2-1,4 milioni di tonnellate, riuscendo così a condizionare i mercati e la quotazione mondiale dell'olio d'oliva; la produzione media cumulata di Tunisia, Marocco, Algeria, Turchia, Siria, Giordania, Libano ed Egitto arriva a poco più di 800-900.000 tonnellate, ovvero un terzo di quella mondiale; l'Italia sta attraversando un momento di rilevante difficoltà, stretta dall'emergenza Xylella e dai danni provocati dalle gelate del 2018, che di fatto hanno portato a registrare nell'anno un dimezzamento della produzione attesa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati; se siano state assunte determinazioni riguardo alla posizione che l'Italia intende assumere nell'indicazione del nuovo vertice dell'organismo Coi; quali iniziative intenda avviare al fine di sostenere e puntellare la posizione italiana di leadership culturale nel mondo olivicolo-oleario. Atto n. 3-00683 MARILOTTI GRANATO FLORIDIA CORRADO DE LUCIA MONTEVECCHI VANIN ANGRISANI CASTELLONE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: con la circolare del 1° febbraio 2019, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, d'intesa con l'Inps, ha diramato le indicazioni operative per l'attuazione del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni per le cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2019 del personale docente, educativo, ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) e dei dirigenti scolastici; il termine finale per la presentazione, da parte del personale del comparto scuola, delle domande di cessazione per pensionamento anticipato dal servizio è stato fissato alla data del 28 febbraio 2019; da fonti di stampa si apprende che il Ministero ha diffuso una tabella riepilogativa delle domande presentate con "Quota 100", pari a 16.804 (13.347 da docenti; 3.248 da personale ATA; 162 da insegnanti di religione cattolica e 47 da personale educativo); a queste, inoltre, vanno aggiunte le domande ordinarie, per cui il totale delle istanze di pensionamento è pari a 42.050 (come emerge da "orizzontescuola" del 6 marzo 2019); tuttavia, a fronte di un tale numero elevato di richiedenti diritto, non appare ancora chiaro se i posti liberati dai pensionamenti saranno resi disponibili per la mobilità dell'anno scolastico 2019/2020 e le assunzioni in ruolo; se così non fosse i posti liberi potranno essere disponibili per assegnazioni provvisorie e supplenze; considerato che sono note le reiterate richieste al Governo di un intervento urgente sulle purtroppo famigerate storture prodotte dall'entrata in vigore della legge 13 luglio 2015, n. 107, che ha causato per molti docenti del meridione un "esodo" verso sedi di lavoro molto distanti rispetto ai territori di appartenenza in seguito all'utilizzo di un algoritmo di cui è stato riconosciuto il malfunzionamento in tutte le sedi giudiziarie in cui sono presentati ricorsi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda assumere urgenti iniziative, al fine di consentire, entro un congruo lasso temporale, procedure di mobilità, da contemperare con le esigenze di nuovi immissioni in ruolo, che permettano il rientro stabile nei luoghi di origine dei docenti del Sud che, a seguito delle procedure di reclutamento straordinarie della legge n. 107, hanno ottenuto il ruolo presso istituzioni scolastiche di Regioni centro-settentrionali. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01391 RAMPI NENCINI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno e della difesa Premesso che: fonti giornalistiche riferiscono che una nave militare italiana sia venuta meno dal dovere sancito, tanto dalle leggi del mare quanto dal diritto internazionale, e a maggior ragione dall'appartenenza al dispositivo "Frontex", a causa di una dichiarata un'avaria; a salvare il gruppo di 87 migranti, a 30 miglia a sud di Lampedusa, sarebbe stata una nave militare delle forze armate di Malta, dopo parecchie ore di trattative; attualmente nel Mediterraneo centrale non ci sono navi civili che si occupano del salvataggio di migranti, poiché quelle delle organizzazioni non governative ("Open Arms", "SeaWatch 3", "Acquarius") sono bloccate nei porti in attesa di "controlli tecnici" che di fatto ne impediscono l'operatività; considerato che, a giudizio degli interroganti: questi elementi dimostrano tanto che non vi è relazione tra la presenza di navi delle organizzazioni non governative e le partenze di migranti, tanto che si è riusciti di fatto a togliere dal Mediterraneo centrale testimoni di ciò che continua ad accadere; il Ministro dell'interno ha rivendicato il proprio ruolo proattivo nell'impedire il salvataggio degli 87 naufraghi dichiarando che "L'interesse nazionale è non far sbarcare i clandestini in Italia, cosa che ho fatto anche stanotte, con 87 migranti che stanno sbarcando a Malta in queste ore", si chiede di sapere: che cosa sia avvenuto realmente alla nave italiana; che cosa stia avvenendo nel Mediterraneo centrale; se quanto sta avvenendo sia rispettoso dei trattati internazionali e delle leggi del mare. Atto n. 4-01392 IANNONE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il quotidiano "Il Mattino" in data 6 marzo 2019 riferisce di un brutto episodio accaduto a Campagna (Salerno); una ragazzina disabile che frequentava un istituto scolastico del paese sarebbe stata a lungo "bullizzata" dalle compagne di classe; la giovane, oltre ad essere stata derisa e sbeffeggiata, è stata insultata continuamente anche sul gruppo "Whatsapp" della classe; la mamma della vittima ha esortato la figlia a non mollare di fronte alla stupidità di alcune pseudoamiche e spesso dinanzi alla "sordità" degli insegnanti; fino all'ultimo episodio in ordine di tempo, ovvero quando alla stessa ragazza è stato rubato il cellulare: di fronte a questo la madre non ha potuto fare altro che denunciare l'accaduto e cambiare scuola alla figlia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo grave fatto e se intenda attivare i suoi poteri ispettivi per verificare che cosa abbiano fatto le istituzioni scolastiche per tutelare la ragazza e punire i colpevoli di questi tristi atti di bullismo. Atto n. 4-01393 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: il 5 marzo 2019 intorno alle ore 18 una ragazza di 24 anni è stata violentata da tre giovani nella stazione della ferrovia Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano (Napoli); la violenza è avvenuta nell'ascensore della stazione; la giovane, che abita a Portici (Napoli), è stata trasportata in stato di shock all'ospedale "villa Betania" e sul posto è intervenuta la polizia, alla quale ha sporto denuncia; gli agenti hanno visionato le immagini delle telecamere di sorveglianza e si sono messi sulle tracce dei tre aggressori, che, come si apprende da fonti di stampa, avevano già cercato qualche giorno prima di usare violenza alla stessa giovane donna; la stazione di San Giorgio a Cremano è già finita più volte sotto i riflettori della cronaca: appena un mese fa sono stati ripristinati i murales di Massimo Troisi e Alighiero Noschese, entrambi originari della zona, vandalizzati con vernice spray nell'ottobre 2019; nel marzo 2018 è stata bloccata una baby gang di ben 19 ragazzi, tra i 14 e i 16 anni, che si preparava a salire su un treno armata di coltelli, mazze e tirapugni. Ma è lungo l'elenco degli episodi di teppismo e violenza verificatisi lungo la linea della Circumvesuviana, che collega Napoli con alcune decine di comuni dell' hinterland ; tre anni fa un gruppo di vandali costrinse un capotreno a fermare un convoglio, per poi farlo scendere e bersagliarlo di pietre; pochi giorni prima una passeggera era stata ferita proprio da un lancio di sassi. Il 10 maggio 2013 il treno su cui viaggiava il Ministro per i beni e le attività culturali pro tempore , Massimo Bray, diretto a Pompei, fu costretto a fermarsi per atti vandalici, episodi che si susseguirono anche nei giorni successivi, tanto da spingere l'Eav (Ente autonomo Volturno) a far viaggiare sui treni, per qualche tempo, guardie giurate armate, si chiede di saper: se il Ministro in indirizzo intenda farsi carico dell'emergenza sicurezza che riguarda la Circumvesuviana di Napoli, che da troppo tempo è teatro di violenze e degrado; se, d'intesa con il Ministro della difesa, ritenga di destinare l'Esercito al pattugliamento delle stazioni della Circumvesuviana, attesa l'incapacità di Eav di garantire un servizio sicuro. Atto n. 4-01394 ARRIGONI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che: la ditta Cemerad ha svolto dal 1989 al 2000 attività di stoccaggio provvisorio di rifiuti radioattivi in un capannone sito a Statte (Taranto); nel 2000, con provvedimento della Procura della Repubblica, il sito fu sottoposto a sequestro. Dopo essere stato sotto la custodia del Comune di Statte, il capannone è ora affidato al commissario straordinario per gli interventi di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto dottoressa Vera Corbelli; nel capannone Cemerad sono stoccati, da oltre 15 anni, circa 16.500 fusti contenenti rifiuti radioattivi di diversa tipologia; circa 13.020 contengono rifiuti a più bassa attività, probabilmente decaduti (il decadimento deve essere certificato), e circa 3.480 contengono rifiuti e sorgenti radioattive a più alta attività, sicuramente non decaduti, che devono essere trattati con diverse metodologie nell'ottica del conferimento al costruendo deposito nazionale; con decreto-legge n. 1 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 20 del 2015, sono stati stanziati 10 milioni di euro per la messa in sicurezza e gestione dei rifiuti radioattivi del sito; i lavori di rimozione, trasporto e smaltimento dei rifiuti radioattivi stoccati all'interno del capannone sono stati affidati alla società (di Stato) Sogin SpA grazie a un accordo di collaborazione stipulato sulla base della norma prevista nel decreto-legge n. 243 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 18 del 2017, recante interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale, con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno; Sogin, tramite la controllata società Nucleco SpA, ha indetto una gara per la gestione (inclusa la caratterizzazione) dei rifiuti radioattivi a più bassa attività, presumibilmente decaduti per un quantitativo di circa 13.020 fusti. I rimanenti 3.480 circa fusti a più alta attività sono gestiti da Sogin tramite Nucleco; il 13 novembre 2018 sul sito web del commissario straordinario è apparsa una nota dal titolo "Dal maggio 2017 a oggi rimossi oltre 1200 fusti di rifiuti dall'ex Cemerad", datata Taranto, 12 novembre. La nota dichiara che la destinazione dei rifiuti radioattivi provenienti dalla bonifica è l'impianto di Bouhunice, in Slovacchia, gestito dalla società slovacca Javys. La nota citata dichiara, inoltre: "Le attività di allontanamento dei fusti si erano interrotte in attesa dei requisiti di equivalenza al fine di assicurare caratteristiche radiologiche tra i rifiuti primari da inviare in Slovacchia, dove vengono trattati, e le ceneri di ritorno in Italia"; l'obiettivo dell'invio all'impianto slovacco è quello del trattamento termico dei rifiuti, finalizzato alla "riduzione dei volumi". Infatti volumi ridotti di rifiuti radioattivi permettono una loro migliore gestione e una minore occupazione degli spazi disponibili per lo stoccaggio temporaneo in attesa della realizzazione del deposito nazionale; considerato che: quella della società Javys sembra non essere l'unico impianto di trattamento termico di rifiuti radioattivi esistente al di fuori dei confini nazionali; all'interrogante non risulta che sia stata indetta ufficialmente una gara per l'assegnazione dell'importante commessa di trattamento, nonostante l' iter , come previsto dal codice degli appalti, ne preveda l'evidenza pubblica, si chiede di sapere se ai Ministri in indirizzo risulti quali siano stati i criteri utilizzati per effettuare tale delicata assegnazione. Atto n. 4-01395 DE POLI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: i bandi pubblicati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, inerenti al programma operativo nazionale PON per la programmazione 2014-2020 dei fondi europei destinati a progetti per la scuola, hanno di fatto escluso dalla partecipazione le scuole parificate; con decisione 8 febbraio 2018 è stato modificato l'accordo di partenariato per la politica di coesione tra la Commissione europea e l'Italia che stabilisce che il FSE (Fondo sociale europeo) e il FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale) interverranno nel sistema nazionale di istruzione; in risposta all'interrogazione parlamentare alla Commissione europea P-0003114/2018 che chiedeva se il ricorso ai fondi UE destinati a tutto il sistema di istruzione nazionale italiano, compreso quello delle scuole paritarie, prefigurasse una violazione della normativa sugli aiuti di Stato, Margrethe Vestager, a nome della Commissione, rispondeva che tali risorse non costituiscono risorse statali se sono concesse direttamente dall'Unione, dalla Banca europea per gli investimenti o dal Fondo europeo per gli investimenti, senza che le autorità nazionali possano esercitare alcun potere discrezionale e quindi, si evince che l'istruzione pubblica organizzata nell'ambito del sistema scolastico nazionale finanziato e controllato dallo Stato può essere considerata un'attività non economica; con atto di sindacato ispettivo dell'interrogante 4-00498 del settembre 2018 il Ministro in indirizzo veniva informato di tale situazione; considerato che l'art.1, comma 1, della legge 10 marzo 2000, n. 62, stabilisce che sono istituzioni scolastiche tutte quelle che costituiscono il sistema nazionale di istruzione, ivi comprese le scuole paritarie, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di procedere nel più breve tempo con l'emanazione di nuovi bandi a cui potranno partecipare le scuole paritarie finora escluse, consentendo anche a loro di finanziare progetti che contrastino la dispersione scolastica e, tra l'altro, la riqualificazione degli edifici scolastici, al fine di non incorrere in comportamenti discriminatori nei confronti degli studenti delle scuole paritarie, considerate a pieno titolo facenti parte dell'intero sistema scolastico nazionale, avendo come scopo una vera parità e libertà di scelta in campo educativo per le famiglie. Atto n. 4-01396 BARBARO Al Ministro della salute Premesso che: con l'espressione "disturbi dello spettro autistico" si definisce un disturbo dello sviluppo neurologico le cui cause sono al momento pressoché sconosciute, benché si tratti di una patologia molto diffusa che colpisce addirittura, nelle forme meno gravi, un bambino su 100; l'insorgenza del disturbo in un bambino reca un impatto devastante su tutto il contesto familiare, dato che la malattia compromette le relazioni lavorative, sociali ed economiche dei componenti; l'autismo si manifesta solitamente nei primi 3 anni di vita e, in certi casi, può essere accompagnato da ritardo mentale lieve, medio o grave; per tali ragioni, è fondamentale giungere ad una diagnosi tempestiva, in modo da seguire il bambino sin dai primi momenti di comparsa dei sintomi attraverso interventi di carattere psicoeducativo calibrati sulle esigenze specifiche; considerato che: i bambini che manifestano disturbi dello spettro autistico sono curati principalmente attraverso una terapia di tipo cognitivo-comportamentale, finalizzata a potenziare l'inclusione sociale e favorire la comunicazione e l'ampliamento degli interessi; l'Istituto superiore di sanità, in particolare, ha raccomandato l'utilizzo del metodo Aba (Applied behavior analysis), che interviene sulle competenze cognitive, linguistiche e di adattabilità del bambino; una recente ordinanza del Tribunale civile di Roma ha stabilito che le terapie Aba per l'autismo devono essere garantite e sostenute dal Sistema sanitario nazionale; non tutte le Asl però hanno strutture pubbliche o convenzionate specializzate in grado di curare i bambini attraverso questo metodo e quindi le terapie sono erogate a "macchia di leopardo"; anche nei casi in cui vi è un notevole stanziamento di fondi, i progetti non sempre sono funzionali alle cure dei bambini; in Campania, in particolare, la Asl di Avellino ha deciso di investire circa 8 milioni di euro per i prossimi due anni, con l'obiettivo di affidare in gestione il nuovo centro semiresidenziale di Sant'Angelo dei Lombardi per la cura e il trattamento di tutti i casi di bambini, ragazzi e adulti affetti da autismo nell'intera provincia; nonostante l'investimento sia ingente, il progetto irpino di fatto destina ai maggiori di 12 anni soltanto attività semiresidenziali e residenziali, rivolte ad un numero di destinatari inferiori alle necessità, nell'ambito di una struttura fortemente delocalizzata rispetto al bacino d'utenza, si chiede di sapere: se quanto richiamato circa l'erogazione non uniforme delle terapie cognitivo-comportamentali corrisponda al vero; quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia assumere al fine di consentire che le terapie siano rese effettive per tutti i bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico, in tutto il territorio nazionale, senza disparità tra una Asl e l'altra. Atto n. 4-01397 FARAONE Al Ministro dell'interno Premesso che: il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco rappresenta una delle realtà più importanti per la sicurezza dei cittadini e del nostro Paese; da sempre, soffre la presenza di una forte componente di personale precario, costituito dai vigili del fuoco "discontinui", che costituiscono una figura strategica del Corpo nazionale, pur essendo privi di contratto a tempo indeterminato, e pur potendo essere richiamati in servizio per non più di 14 giorni consecutivi e per un massimo di 160 giorni all'anno; il 18 gennaio 2017, la I Commissione permanente (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) della Camera dei deputati ha approvato all'unanimità una proposta di risoluzione dell'on. Fiano che impegna il Governo "a prevedere che, a partire dal 2017, per le immissioni di personale permanente in organico, in coerenza con le vigenti disposizioni sulla stabilizzazione, il 50 per cento dell'organico sia attinto dall'Albo dei richiamati in servizio e il restante 50 per cento sia attinto dalle graduatorie dei vincitori dei concorsi pubblici che dovranno prevedere una riserva del 35 per cento dei posti disponibili a favore dei richiamati in servizio iscritti all'Albo, anche prevedendo a favore di questa categoria un limite di età maggiormente flessibile, alla luce dell'esperienza maturata sul campo". Inoltre la risoluzione impegnava il Governo a mettere in pratica ogni possibile disposizione che permetta l'impiego dei Vigili del fuoco "discontinui" in altri servizi ausiliari e di supporto; considerato che: all'art. 1, commi 287 e 289, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per il 2019), è prevista l'assunzione straordinaria, nell'arco di un quinquennio a decorrere dal 2018, di un contingente di personale del ruolo iniziale del Corpo, nonché l'incremento di 300 unità della dotazione organica della qualifica di vigile del fuoco, con la previsione, all'art. 1, comma 295, di una riserva, nel limite massimo del 30 per cento, delle assunzioni ivi previste al personale volontario del Corpo e deroga al limite di età anche per le assunzioni di cui all'art. 19 -bis del decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 aprile 2017, n. 45; in attuazione dell'art. 1, commi 287 e seguenti, della legge n. 205 del 2017, è stato adottato il regolamento ministeriale 26 ottobre 2018, concernente "Assunzioni straordinarie riservate al personale volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco", e, conseguentemente, il 20 novembre 2018 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando inerente alla procedura selettiva; tenuto conto che: nonostante gli sforzi fin qui messi in campo, occorre trovare con urgenza soluzioni idonee a contrastare il fenomeno del precariato all'interno del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, per rendere effettivo il percorso di progressiva stabilizzazione del maggior numero possibile di discontinui, per valorizzare le esperienze acquisite per tutti coloro che non possano partecipare alle prove concorsuali, valutando la possibilità di una specifica prelazione per l'accesso al ruolo degli operatori e degli assistenti da impiegare in servizi ausiliari e di supporto, come ad esempio nel caso di officine in dotazione al Corpo e controllo mezzi; è importante provvedere, per le future immissioni di personale permanente, che il 50 per cento dell'organico sia attinto dall'albo dei richiamati in servizio e il restante 50 per cento sia attinto dalle graduatorie dei vincitori dei concorsi pubblici che dovranno prevedere una riserva del 35 per cento dei posti disponibili a favore dei richiamati in servizio iscritti all'albo, anche prevedendo a favore di questa categoria un limite di età maggiormente flessibile, alla luce dell'esperienza maturata sul campo, si chiede di sapere quali interventi il Ministro in indirizzo ritenga di promuovere al fine di garantire, in tempi rapidi, la definizione delle procedure selettive in atto, nonché giungere in tempi rapidi alle procedure di selezione per le assunzioni straordinarie riservate ai "discontinui" del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco per il 2019, con un necessario aumento di posti riservati a tale personale. Atto n. 4-01398 ROMEO FREGOLENT CANTU' MARIN RUFA PILLON Al Ministro della salute Premesso che: l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha dato il via libera alla prescrizione della triptorelina per la disforia di genere, cioè l'identificazione del sesso opposto a quello biologico; la triptorelina è un principio attivo, contenuto in alcuni medicinali, che inibisce lo sviluppo di ormoni; fino ad ora la prescrizione, a carico del Servizio sanitario nazionale, era limitata al trattamento di tumori sensibili agli ormoni, mentre da oggi la triptorelina potrà essere prescritta anche ai minori gender variant , che vivono cioè un conflitto interiore sulla loro sessualità; la triptorelina, infatti, è stata inserita nell'elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale per l'impiego, in casi selezionati, in cui la pubertà sia incompatibile con l'identità di genere (disforia di genere), con diagnosi confermata da un' équipe multidisciplinare e specialistica e in cui l'assistenza psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica non sia risolutiva; si viene in tal modo a spianare la strada, con il contributo dello Stato, alla sospensione della pubertà su base chimica, in attesa che il soggetto minore, con disturbi di genere, capisca a quale sesso voglia appartenere; il trattamento minimo per ottenere gli effetti desiderati ha durata di sei mesi, con un costo a carico della collettività di oltre mille euro, ma, per i casi più complicati, le statistiche prevedono una durata di due o tre anni; il farmaco verrebbe somministrato attraverso una prescrizione " off label ", ovvero per un trattamento non previsto dalla scheda tecnica del prodotto, realizzato invece per combattere carcinomi della prostata, della mammella, fibromi uterini non operabili o per trattamento prechirurgico dei fibromi uterini; in più, la responsabilità penale della prescrizione " off label " ricade sul singolo medico, cosicchè la decisione dell'Aifa non ha solo una valenza economica, ma anche deontologica, e la validità scientifica del trattamento è ancora tutta da dimostrare; tra le controindicazioni della triptorelina risultano: osteoporosi, depressione, infertilità femminile, malattia policistica dell'ovaio; a giudizio degli interroganti l'esposizione del minore al rischio di tali effetti collaterali, comprensibile se controbilanciata dal tentativo di curare patologie oncologiche, risulta di difficile giustificazione se bilanciato dal semplice dubbio circa la propria identità sessuale; tra l'altro, in un'altissima percentuale i minori che abbiano inizialmente manifestato dubbi circa la propria identità sessuale si sono poi naturalmente allineati al proprio sesso biologico, con il semplice maturamento del processo di crescita, come autorevolmente riconosciuta dalla letteratura scientifica in materia; ai sensi dell'art. 32, comma primo, della Costituzione, "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività", e spetta dunque al Ministro della salute compiere tutte le attività necessarie affinché la salute dei cittadini, e specialmente dei minori, sia costantemente garantita e tutelata in ogni modo, si intende di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno valutare l'eliminazione della prescrizione della triptorelina dai farmaci dispensati a carico del Servizio sanitario nazionale per la disforia di genere, secondo quanto previsto dalla determina Aifa del 25 febbraio 2019. Atto n. 4-01399 MARINO Al Ministro dell'interno Premesso che il giorno 9 dicembre 2018 un gruppo di antagonisti e di anarchici ha occupato l'edificio della casa cantoniera Anas di Oulx (Torino), posta lungo la strada statale 24 al margine del centro abitato del capoluogo. Si tratta di un edifico Anas in stato di abbandono sin dai primi anni '90; l'occupazione dell'edificio da parte di anarchici ed antagonisti, sia italiani che stranieri (francesi, spagnoli, tedeschi di altre varie nazionalità), è finalizzata a fornire un punto stabile di assistenza ai migranti che cercano quotidianamente di attraversare il confine con la Francia al valico del Monginevro. Si tratta dei medesimi occupanti sgomberati nel mese di ottobre 2018 dal "sottochiesa" di Clavière; considerato che: ad Oulx è operativo un efficace sistema (in stretto raccordo con la Prefettura e basato anche sul volontariato) di assistenza umanitaria ai migranti che vengono respinti alla frontiera, con anche messa a disposizione di un rifugio notturno e di assistenza medica e informazione giuridica, e la situazione dell'occupazione della casa cantoniera desta molte preoccupazioni nell'amministrazione comunale e nella cittadinanza; si tratta di una presenza che, oltre ad ingenerare confusioni nell'attività di assistenza, fornendo ai migranti anche informazioni e supporti di dubbia legalità, crea oggettive situazioni di allarme sociale, soprattutto da parte degli abitanti delle case più vicine alla casa cantoniera, in relazione a schiamazzi e precarie condizioni igieniche, oltre alla presenza di allacciamenti elettrici ed idrici abusivi e potenzialmente rischiosi; tenuto conto che: l'amministrazione comunale si è subito attivata con un comunicato stampa di dura condanna dell'occupazione e con lettera ufficiale al prefetto, al questore e all'Anas al fine che venisse immediatamente posta fine all'occupazione, soprattutto prima che la presenza degli occupanti potesse di fatto essere considerata consolidata; l'Anas nel medesimo mese di dicembre ha sporto formale denuncia per l'avvenuta occupazione della casa cantoniera; le forze dell'ordine effettuano un puntuale monitoraggio della situazione ma, nonostante numerosi incontri con il prefetto, anche in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, lo sgombero dell'edificio non è ancora stato eseguito, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia intenzione di intraprendere per procedere il più rapidamente possibile allo sgombero pacifico della casa cantoniera occupata, al fine di garantire il ripristino della legalità. Atto n. 4-01400 LANNUTTI CASTELLONE MININNO LEONE CORBETTA VONO DELL'OLIO DE LUCIA FENU GIANNUZZI ROMAGNOLI GUIDOLIN FEDE ROMANO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la famiglia e le disabilità Premesso che: secondo i dati della Commissione italiana per le adozioni internazionali (CAI), da alcuni anni l'Italia si attesta come secondo Paese di accoglienza al mondo, dopo gli Stati Uniti e prima di Spagna, Francia e Canada, a dimostrazione che il sistema italiano delle adozioni internazionali, nonostante le criticità, funziona, e che le famiglie italiane rappresentano una valida risposta all'accoglienza dei bambini in stato di abbandono; ma negli ultimi anni, le adozioni internazionali dei minori stranieri hanno subito un drastico calo in tutto il mondo: negli USA sono stati adottati 5.372 bambini; in 12 anni il dato è calato di oltre il 76 per cento (nel 2004, anno in cui negli USA si è realizzato il maggior numero di adozioni internazionali, erano 22.989); in Francia la percentuale di calo supera il 76 per cento, tanto che dalle 4.079 adozioni del 2004 si è passati alle 956 del 2018; in Spagna il calo è stato ancora maggiore, quasi del 90 per cento, se si considera il primato spagnolo del 2004 quando erano stati ben 5.541 i bambini oggetto di adozione internazionale in confronto ai 567 del 2018; in Italia, le adozioni sono diminuite dalle 4.130 del 2011 alle 1.394 del 2018; la dipendenza gerarchica ed amministrativa della Commissione adozioni risulterebbe nella Presidenza del Consiglio dei ministri, in cui il presidente è anche presidente della Commissione, ma per altre competenze, tra cui quelle amministrative, è coinvolto il Dipartimento per la famiglia della stessa Presidenza del Consiglio; il costo dell'adozione internazionale, per scelta del legislatore (legge n. 184 del 1983, e successive modifiche), è sostenuto integralmente dalla famiglia che riceve un aiuto molto ridotto, attraverso il recupero fiscale e il contributo della Commissione, mentre le altre forme di genitorialità quali l'adozione nazionale, la fecondazione assistita, la fecondazione eterologa, il cui importo è sicuramente non inferiore a quello dell'adozione internazionale, è sostenuto integralmente dalla collettività; secondo le lagnanze di alcuni enti autorizzati dalla CAI, non sarebbero stati erogati i contributi del fondo per le famiglie, circa 12.000 famiglie che hanno adottato dal 2011 al 2017, né saldati i finanziamenti dei progetti realizzati dagli enti autorizzati, per conto della Commissione, mentre sarebbero state interrotte le iniziative di incontri, colloqui e accordi bilaterali con i Paesi di provenienza dei minori, si chiede di sapere: se gli enti autorizzati dalla CAI, per loro natura organizzazioni senza scopo di lucro, che non godono di alcun contributo pubblico per il loro funzionamento, diventati creditori dello Stato, potranno vedere riconosciuta l'erogazione dei fondi a saldo dei progetti di adozione da loro conclusi negli anni 2009-2014, che ammonta a circa 2 milioni di euro; se la CAI non abbia il compito di ripristinare accordi bilaterali con i Paesi di provenienza dei minori adottati, al fine di realizzare missioni, colloqui, inviti in Italia per verificare l'inserimento dei bambini adottati dalle famiglie italiane, consentendo in tal modo l'incremento delle adozioni stesse; se il Governo, oltre a sbloccare la situazione con le opportune autorizzazioni alla Commissione, non debba attivarsi al fine di modificare la normativa contenuta nella legge n. 184 del 1983, per sanare le discriminazioni enunciate tra i minori adottati in Italia ed all'estero. Atto n. 4-01401 GINETTI GRIMANI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la proposta di riparto di risorse del piano nazionale per il dissesto idrogeologico su un totale di 3 miliardi di euro assegna 750 milioni al Veneto, 300 alla Liguria, 230 milioni all'Abruzzo, mentre assegna alla Regione Umbria circa 900.000 euro per il 2019 e 3 milioni per il triennio 2019-2021, cifre che appaiono irrisorie rispetto al fabbisogno di messa in sicurezza del territorio regionale; il presidente della Regione, Catiuscia Marini, in una nota Ansa del 27 febbraio 2019, evidenziava che il riparto di risorse sembra rispondere ad un mero criterio di discrezionalità politica e non ad un quadro oggettivo di valutazione del rischio sul territorio, preannunciando pertanto un parere negativo alla proposta di riparto in sede di Conferenza Stato- Regioni; la comunicazione a firma del Presidente del Consiglio dei ministri Conte del 20 febbraio 2018 per il riparto di risorse del piano nazionale per il dissesto idrogeologico sembra far riferimento alle risorse destinate meramente agli eventi calamitosi verificatisi nei mesi di settembre e ottobre 2018, in riferimento al riparto delle risorse finanziarie stanziate dall'art. 24- quater del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, e dell'art.1, comma 1028, della legge 30 dicembre 2018, n. 145; nello specifico il territorio dell'Umbria risulta esposto al rischio idrogeologico per il 100 per cento della superficie, attraversata peraltro dal Tevere caratterizzato da evidenti problematiche idrauliche che si riflettono lungo l'intero corso del fiume in territorio laziale fino alla città di Roma capitale; 40 sui 92 comuni umbri sono stati interessati da fenomeni di frane e smottamenti di diversa entità durante il 2018; l'Umbria lungo la fascia appenninica e su una parte significativa del restante territorio è tra le regioni a più alto rischio sismico, che la espone pertanto ad evidenti impatti di dissesto; grazie ai finanziamenti assegnati dal 2016 alla Regione Umbria per un totale di 82,613 milioni di euro, sono stati conclusi interventi per 71,382 milioni e sono in corso i restanti 11,230 milioni di euro, dimostrando pertanto un'alta capacità di impegno e di spesa delle risorse previste; le necessità per le quali si richiede il finanziamento per far fronte al rischio idrogeologico ed idraulico ammontano a 425,477 milioni di euro come risulta dalla banca dati RENDIS (repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo dell'Ispra); inoltre sono stati richiesti al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare finanziamenti da attivare con i fondi BEI per complessivi 34,691 milioni di euro, come meglio specificato nell'elenco degli interventi proposti di cui alla delibera della Giunta regionale n. 97 del 5 febbraio 2018, si chiede di sapere: quali criteri tecnici e valutazioni scientifiche abbiano guidato la scelta nella ripartizione delle risorse alle diverse Regioni del piano nazionale per il dissesto idrogeologico; se il Ministro in indirizzo non ritenga che siano stati violati principi d'imparzialità, e pari dignità di tutti i territori nell'attribuzione discrezionale delle risorse in relazione ai fattori di rischio e certificati in atti e mappe ufficiali in possesso del Governo; quali provvedimenti di competenza intenda adottare per far fronte alle richieste motivate da presidente Catiuscia Marini al fine della messa in sicurezza e mitigazione del rischio idrogeologico per l'Umbria, in particolare con il finanziamento degli interventi connessi alla crisi sismica del 2016-2017, solo parzialmente finanziati dal commissario straordinario, che sono propedeutici alla ricostruzione privata; quali intendimenti abbia in merito all'attuazione dell'accordo di programma previsto dall'art. 1, commi 1072 e seguenti, della legge 25 dicembre 2017, n. 205, con il finanziamento del piano stralcio già concordato con la Regione Umbria (individuati interventi con delibera della Giunta regionale n. 97 del 5 febbraio 2018) per il quale era ipotizzato il ricorso ai fondi BEI. Atto n. 4-01402 GIRO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il "reddito di cittadinanza" è una misura assistenziale, riservata a chi non supera determinate soglie di reddito e volta ad aiutare le famiglie o le persone singole che realmente si trovano in una situazione di disagio economico; è uno strumento che dovrebbe contrastare la povertà, favorire i processi di formazione professionale e aiutare le persone a trovare un lavoro, prevedendo in parallelo un percorso di ricollocamento nel mondo del lavoro; in base al decreto-legge n. 4 del 2019 che lo disciplina, attualmente in discussione presso la Camera dei deputati, il reddito di cittadinanza viene riconosciuto ai nuclei familiari in difficoltà che vivono in condizioni di disagio sociale, in possesso di una serie di requisiti: cittadinanza italiana, o di Paesi della UE, o con permesso di soggiorno di lungo periodo. Il provvedimento dispone altresì che è necessaria la residenza in Italia da almeno 10 anni al momento della presentazione della domanda, di cui gli ultimi due anni in modo continuativo, secondo la notizia pubblicata sul quotidiano "Il Messaggero" in data 6 marzo 2019, membri della famiglia Spada, residenti nel X municipio di Roma capitale, fra cui alcuni già coinvolti in una nota vicenda giudiziaria, avrebbero avviato presso il centro di assistenza fiscale di appartenenza la procedura per richiedere il reddito di cittadinanza, si chiede di sapere: se sia confermata la notizia riportata; se il Ministro in indirizzo abbia predisposto dei sistemi di controllo immediati per verificare ipso facto chi sia realmente idoneo a ricevere tale misura e chi non lo sia. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00678 della senatrice Rossomando e del senatore Rampi, sulla riapertura al pubblico del complesso monumentale del castello di Moncalieri (Torino); 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo): 3-00679 della senatrice Bellanova ed altri, sui tagli agli incentivi "Occupazione Sud"; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-00677 della senatrice Di Girolamo ed altri, sulla sottoposizione a valutazione ambientale strategica e a valutazione di incidenza dei progetti relativi alla rete nazionale dei gasdotti; 3-00681 del senatore Morra ed altri, sulla discarica del Comune di Castrolibero (Cosenza). Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 3-00669, del senatore D'Arienzo.