Document Type: resaula
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 270 Presidenza del vice presidente LA RUSSA, indi del vice presidente TAVERNA e del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente LA RUSSA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 10,30). Si dia lettura del processo verbale. LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 28 ottobre è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro dell'economia e delle finanze e dal Ministro della giustizia: «Conversione in legge del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19» (1994). Sull'attentato occorso a Nizza URSO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, con il concorso del Gruppo Fratelli d'Italia ho chiesto di intervenire in apertura di seduta per esprimere la solidarietà nostra, dell'Assemblea del Senato e, più in generale, del nostro Parlamento alla Francia, al Parlamento francese, alla città di Nizza e, ovviamente, alle vittime di questo nuovo, gravissimo attentato terroristico. Pochi minuti fa, alcuni terroristi hanno colpito la città di Nizza, assassinando e decapitando tre cittadini che erano in preghiera nella cattedrale di Notre-Dame. Non si ha ancora contezza di quante siano effettivamente le vittime, ma si ha la certezza, per quanto ha dichiarato anche il sindaco che si tratti di un attentato terrorista e che almeno uno degli aggressori sia stato colpito ed arrestato. Si tratta del secondo recente episodio che colpisce la Francia: quindici giorni fa è stato assassinato e decapitato un professore che aveva osato insegnare la libertà di espressione nella scuola francese. La scuola e la chiesa, gli emblemi della nostra civiltà, sono state colpite nel cuore della Francia: quindici giorni fa, nella periferia di Parigi, e questa mattina, nel centro di Nizza. Ricordo a noi tutti che quest'ultima è già una città martoriata, perché pochi anni fa, nel 2016, un altro terrorista l'aveva colpita nel giorno della festa nazionale francese, il 14 luglio, uccidendo 40 persone e ferendone 250. Ecco perché credo che oggi sia più importante che mai esprimere all'Assemblea nazionale francese e al popolo francese la nostra solidarietà, nella consapevolezza che l'attacco ripetuto alla Francia e ai simboli della nostra civiltà - la scuola e la libertà di espressione, la chiesa e la libertà di religione - sia un attacco a tutti noi, italiani ed europei, che pertanto dobbiamo tutelarli fino in fondo. Non sfugge ad alcuno che questo sia accaduto pochi giorni dopo che una persona, che ho difficoltà a nominare come presidente e anche come signore, cioè Erdoğan, aveva soffiato sul fuoco, aizzando il fondamentalismo islamico, di fatto, a difendersi, quindi a colpire nel cuore d'Europa. Questo è inaccettabile e noi, come Parlamento e come Governo, dobbiamo trarne le necessarie conseguenze. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Urso, la ringrazio per la sensibilità di aver posto questo tema all'Assemblea del Senato. RUOTOLO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, prendiamo la parola a pochi minuti dall'attacco nella cattedrale di Nizza per esprimere sconcerto e sgomento, in un momento così drammatico per la storia del pianeta, sotto attacco da parte di un altro grande nemico - anzi, dal nemico - in questo momento, ossia la pandemia. Voglio esprimere, a nome delle colleghe e dei colleghi del Gruppo Misto, le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime di questo nuovo attentato terroristico. Vogliamo essere vicini al popolo francese e alle sue istituzioni. La dinamica, almeno secondo le prime notizie, fa pensare a un attentato di matrice islamista, con un'autobomba o un'auto che diventa arma, usate nelle recenti stragi (ricorderete il camion o la macchina usata sul ponte di Londra). Oggi ci sono il coltello e la decapitazione, a due settimane - come ricordava il collega Urso - da quella dell'insegnante Samuel Paty, decapitato a Parigi per aver parlato agli studenti delle vignette di «Charlie Hebdo». Anche a Nizza una donna sarebbe stata decapitata e uno degli assalitori è stato ferito e fermato dalla polizia. Stiamo vivendo un momento drammatico per la pandemia, questo nemico invisibile che sta mietendo migliaia e migliaia di vittime e causando sofferenze nel mondo. Oggi Nizza e ieri Parigi ci parlano anche di quell'altro nemico: il terrorismo e la violenza, con le sue guerre, asimmetriche o classiche. Ecco perché in troppi su questo pianeta stanno soffiando sul fuoco. Occorre abbassare i toni: questo è quello che dobbiamo fare noi, nel nostro Paese. Servono coesione sociale e istituzionale, nonché tenuta democratica. (Applausi) . CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, innanzitutto, a nome del Gruppo Lega, porgo le mie condoglianze e il mio cordoglio al popolo di Francia, alle istituzioni francesi e, in particolare, alla comunità cristiana francese. Nel dicembre di due anni fa, in quest'Aula, da questo posto, intervenni per commentare un altro orrore: l'attacco ai mercatini di Natale di Strasburgo, avvenuto con la stessa dinamica - quella volta si utilizzò un'arma da fuoco rubata - e sempre con lo stesso scopo, ovvero colpire le radici identitarie del popolo francese, nella loro declinazione cristiana. Se ci riteniamo laicizzati e che la religione e l'identità cristiana non siano tali, ma solamente un afflato spirituale proprio del "foro interno" di ciascun individuo, come direbbe un giurista, lo stesso non vale per altri, che ritengono la dimensione spirituale assolutamente attuale e immanente alla realtà politica. Anzi, affermare valori religiosi (che non condividiamo, negli scopi e nei mezzi) per qualcuno è un obiettivo politico, di Realpolitik , che viene perpetrato e perseguito con mezzi che a noi ripugnano, ma che per altri sono addirittura santificanti. Signor Presidente, gli atti di violenza nei confronti dei miscredenti fanno conquistare il paradiso. Eppure qualcuno parla di questo terrorismo, come frutto dell'azione di un pazzo o dell'azione di una guerra asimmetrica. Certamente si tratta di una guerra asimmetrica, ma non classica, come la intendiamo noi, e non ha, come dicono i marxisti, una radice economica, perché nessuno si suicida per raggiungere un obiettivo economico; ha nella dimensione spirituale un obiettivo concreto, quindi il problema è la difesa delle nostre radici: occorre esserne coscienti. (Applausi) . Questa è la riflessione che occorre fare e quindi mi appello al Governo, affinché tenga presente che, se per qualcuno, qui in Occidente, la politica è economia, nel resto del pianeta, per qualcuno, è raggiungere un obiettivo ideologico, ideale e spirituale. Dunque occorre tener conto del perché il nostro nemico combatte. Questi sono i nostri nemici e hanno una targa religiosa: non bisogna aver paura di dire che il terrorista è islamico, è musulmano. (Applausi) . Hanno creato l'ideologia islamista, che esiste solo per noi, ma non per loro; sono lodati dalla loro popolazione e sono considerati eroi e, tra l'altro, non ci sono imam che li condannino, perché non possono farlo, in quanto eseguono quanto previsto dal Corano e dagli hadith del profeta Maometto. Faccio quindi un appello al Governo a considerare la sicurezza del nostro Paese. Bene lavorano i nostri servizi di intelligence : mi raccomando, continuiamo a supportare l'azione dei nostri servizi di sicurezza, tenendo presente l'obiettivo del nostro nemico, che non è quello di una classica politica di potenza. (Applausi) . DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del MoVimento 5 Stelle, esprimo solidarietà alle famiglie delle vittime dell'attentato di questa mattina, alla città di Nizza, all'Assemblea nazionale e al popolo francese. La dinamica dell'assalto e le testimonianze lasciano pochi dubbi sulla matrice e sull'estrazione politico-culturale di questi assassini, che tuttavia, al di là del singolo episodio, ci richiamano, come cittadini europei e italiani, a una presa di coscienza sull'eccezionalità della situazione che stiamo vivendo, la quale ci interpella tutti, come cittadini e parlamentari, al massimo della coesione politica. Infatti, laddove c'è divisione in una situazione di tale emergenza, è naturale purtroppo che malintenzionati o anche gruppi politici organizzati prendano iniziative per lacerare lo spirito unitario che un popolo deve avere in questo momento e per seminare paura e terrore. Da qui l'appello che, ancora una volta, rivolgo a nome del MoVimento 5 Stelle a tutte le forze politiche. Davanti alle difficoltà dei cittadini e all'esasperazione, l'appello è al massimo dell'unità politica, al di là delle differenze, e a una leale collaborazione repubblicana, che è la sola che in questo momento ci consente di fare tutti gli sforzi necessari per fronteggiare e rispondere alle esigenze dei cittadini. Al contempo, occorre lanciare un messaggio a chi volesse seminare terrore e paura e destabilizzare: la democrazia in Italia è un bene prezioso che tutti, a partire dalle forze politiche presenti in quest'Aula, lealmente e insieme, siamo pronti a difendere con tutti i mezzi necessari. (Applausi) . GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Italia Viva-P.S.I., esprimo viva e profonda solidarietà e vicinanza al presidente Macron, all'Assemblea nazionale francese e a tutti i cittadini francesi, colpiti in questo momento da un tragico avvenimento. È chiaro che gli accertamenti sono in corso e bisognerà verificare - anche se è probabile - che la radice sia di natura terroristica, anche alla luce del tragico attentato avvenuto soltanto un paio di settimane fa a danno di un insegnante che aveva avuto la saggezza, il coraggio e il buon senso di insegnare ai propri studenti i valori della tolleranza e del rispetto delle opinioni e delle diversità reciproche, anche di natura religiosa. Questo tragico atto va a ferire una città che, solo un paio di anni fa, aveva conosciuto gli effetti drammatici di altri attentati terroristici. Mi riferisco, in particolare, all'uccisione, con un camion, di tanti cittadini, tra cui anche alcuni nostri connazionali ivi residenti. Per tali motivi, la nostra solidarietà e vicinanza vanno al popolo francese e, soprattutto, al presidente Macron, che solo qualche giorno fa è stato vittima di attacchi duri e inaccettabili da parte del presidente turco Erdogan, che, anche rispetto alla recrudescenza che viviamo oggi, rischia di aizzare la violenza e l'odio. Ciò ci spinge ancora più fortemente, come Parlamento nazionale, a esprimere la nostra vicinanza al popolo francese, a richiamare i valori della tolleranza e del rispetto dei diritti e a dire che atti di questo tipo (e anche attacchi come quelli sentiti nei giorni scorsi) sono del tutto inaccettabili. Siamo al fianco del popolo francese e crediamo nei valori del rispetto e della tolleranza reciproca. (Applausi) . *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, mi unisco agli interventi dei colleghi su quanto è successo solamente pochi minuti fa nella città di Nizza, in uno dei luoghi simbolo di quella città, della Francia, della nostra Europa, la cattedrale di Notre-Dame. Un orrore indicibile, Presidente, che però noi abbiamo il dovere di affermare e di denunciare in questa Aula. L'omicidio, la decapitazione di due persone sono un colpo alla Francia e all'Europa in uno dei momenti più drammatici della loro storia recente, nel momento in cui facciamo i conti e siamo alle prese con gli effetti della terribile pandemia che compromettono e mettono a dura prova la tenuta sociale ed economica dei nostri Paesi. In tale contesto, l'attentato di questa mattina ha l'obiettivo di creare paura, disorientamento e irrazionalità. A tutto questo la politica deve rispondere con la massima fermezza. Esprimo solidarietà, a nome del Partito Democratico, alla Repubblica francese, al popolo francese e alla città di Nizza, già colpita da un terribile attentato terroristico nella sera del 14 luglio 2016, durante i festeggiamenti di popolo per celebrare la Repubblica francese. L'attentato di questa mattina è un tentativo innanzitutto di minare lo Stato di diritto. A questo si risponde rafforzando lo Stato di diritto e dimostrando che esso è più forte del tentativo dei terroristi. Come sappiamo, Presidente, è un attentato particolarmente grave perché è il culmine di una sequenza che ha colpito in questi anni l'Europa, in particolare la Francia, e che ha visto solamente pochissimi giorni fa, nell'omicidio di Samuel Paty, nella sua terribile decapitazione davanti alla scuola dove insegnava, una vicenda di gravità inaudita. Quell'omicidio voleva colpire anch'esso il simbolo dello Stato di diritto, l'insegnamento e l'educazione alla laicità e alla libertà. Allora, Presidente, penso che la fermezza che noi dobbiamo assumere di fronte a tutto questo si debba esprimere non solo nello sdegno di questa Aula stamattina, ma in una risposta molto forte. Chiedo allora, per suo tramite, che quest'Aula possa dedicare alla figura di Samuel Paty, così simbolica, un'apposita sessione di lavoro per riaffermare l'importanza dei valori di libertà e di laicità contro ogni scontro di civiltà che tradisce tutte le religioni, e tra esse quella dell'Islam. (Applausi). BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il Gruppo per le Autonomie esprime solidarietà alla famiglia e al popolo francese per il drammatico e orribile attentato di questa mattina. Vorrei qui brevissimamente ricordare la frase di Muhammad Ali, che è il nome che Cassius Clay prese dopo essersi convertito all'Islam: «L'Islam non è odio. Dio non sta con gli assassini». È una sintesi perfetta e sublime. No al fanatismo, no a chi lo coltiva, no chi lo usa come uno strumento di lotta politica. La responsabilità della politica è riuscire ad essere altro rispetto all'odio e alla violenza che ne scaturisce. Dobbiamo essere capaci di dimostrarlo e all'altezza di questa sfida, anche qui, noi, oggi. Questa e solo questa è la responsabilità della politica. (Applausi) . MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, anche il Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC esprime la sua solidarietà al popolo francese, alle sue istituzioni, alla città di Nizza in particolare, già colpita anni fa, e alla Francia, colpita diverse volte da questo tipo di terrorismo. Sulla natura di questo terrorismo credo che non ci possano essere dubbi, considerate le modalità con cui ha agito l'assassino, che, da quanto si sa, era isolato (ma non lo sappiamo ancora con certezza). Da ciò che ha gridato durante e dopo aver commesso i suoi omicidi, com'è stato più volte testimoniato, invocando il suo dio, è evidente la matrice: non è terrorismo generico, ma islamico. (Applausi) . Di fronte a questo dobbiamo avere un atteggiamento, sì, laico, com'è stato detto, ma ciò significa essere fedeli ai valori della nostra Costituzione, della libertà, della democrazia e dell'uguaglianza fra tutti i cittadini, uomini e donne, e applicarli, tramite le leggi vigenti, a tutti coloro che sono in Italia, senza scusanti per l'incitamento all'odio, anzi capendo che costituisce un'aggravante, quando è fatto su basi religiose. È evidente infatti che questo gli conferisce maggiore peso. Occorre quindi vigilanza sui luoghi di culto e di istruzione, perché questo mondo non è presente soltanto in Francia o in altri Paesi, ma anche da noi. Il contrasto alla radicalizzazione e all'uso della religione per l'incitamento all'odio, con gli effetti diretti che vediamo, dev'essere portato avanti in ogni circostanza, anche nei confronti di quei Paesi in cui i bambini vengono educati all'odio verso l'altro e l'altra religione, magari con libri finanziati in parte dall'Unione europea, a volte forse anche dalla Repubblica italiana. (Applausi) . Occorrono coerenza e, sì, solidarietà, ricordandosi però che non ci si può limitare ad essa e a un'esecrazione generica. Bisogna andare nel concreto e colpire chi incita all'odio e diffonde questo tipo di ideologia. (Applausi) . PRESIDENTE . La condanna e il cordoglio unanime espressi ora in Aula da tutti i Gruppi mi consentono, a nome della Presidenza e di tutto il Senato, di invitare i senatori a un minuto di raccoglimento in segno di solidarietà per chi ha perso la vita e di vicinanza alla Francia. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio). Seguito della discussione congiunta del disegno di legge: Doc 1721 Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2019 (Relazione orale) Doc Doc. LXXXVI, n. 3 Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (Anno 2020) Doc Doc. LXXXVII, n. 3 Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (Anno 2019) Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 1721 con il seguente titolo: Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2019-2020 Approvazione della proposta di risoluzione n. 1 relativa ai documenti LXXXVI, n. 3, e LXXXVII, n. 3 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione congiunta del disegno di legge n. 1721 e dei documenti LXXXVI, n. 3, e LXXXVII, n. 3. Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli articoli del disegno di legge n. 1721. GINETTI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GINETTI (IV-PSI) . Signor Presidente, oggi siamo chiamati a votare la legge di delegazione europea 2019-2020, presentata in Senato già nel febbraio scorso e accompagnata da un attento esame dei suoi quasi 30 articoli; un esame su materie particolarmente significative, che ci era sembrato superato dal lavoro a cui ci ha costretti l'emergenza sanitaria, che ha stravolto e continua a stravolgere la vita sociale, economica e politica in tutto il mondo. È un lavoro contestuale non facile, quello sul tavolo nazionale ed europeo, per l'adozione di strumenti efficaci a contrastare gli effetti prodotti dalla pandemia in termini di tutela della salute, ma anche di contrazione economica e di aumento del debito pubblico, delle disuguaglianze e delle disparità territoriali. Purtuttavia, proprio la legge di delegazione europea rappresenta uno strumento fondamentale per il processo di armonizzazione e avvicinamento degli ordinamenti dei singoli Stati membri, che quindi contribuisce a realizzare un'Unione sempre più stretta per un progetto che riteniamo non solo possibile, ma dovuto, l'orizzonte di un destino comune. La crisi sanitaria ha dimostrato quanto sia importante essere parte di un'Unione capace di mettere in campo propri strumenti di sostegno, dallo state supported short-time work (Sure), all'intervento della BEI e della BCE. In questo contesto, la legge di delegazione europea 2019-2020, che consente l'adeguamento a ben 33 direttive europee e 14 regolamenti, qualificherà la nostra partecipazione a quel processo d'integrazione europea. Anche su questo ci giochiamo la nostra credibilità, da mettere certamente in campo nel far fronte all'emergenza sanitaria, ma anche nella definizione della strategia di ripresa e resilienza e per l'impiego dei 208 miliardi del Next generation EU, risorse faticosamente negoziate, ma che rischiano - ahimè - di essere messe in discussione da quei Paesi sovranisti che fanno fatica a condividere non solo le spinte europeiste, ma anche il patrimonio culturale e democratico di difesa dei diritti fondamentali e delle libertà comuni, dall'Ungheria alla Polonia. Occorre dunque un lavoro parallelo tra l'attuazione delle norme europee e la realizzazione delle riforme strutturali indicate nell'ambito del semestre europeo, che dovrebbero contribuire a superare la crisi, ma anche le tante storture che hanno frenato da anni crescita stabile e qualità dello sviluppo, dunque riforma della giustizia e del sistema della pubblica amministrazione, ma anche del lavoro e dell'istruzione. Si tratta pertanto di un impegno complementare e coerente tra il Piano nazionale di ripresa e resilienza e la legge di delegazione europea per norme che attengono proprio alle stesse priorità strategiche, ovvero transizione ambientale verso un'economia verde sostenibile, con riferimento al VII programma quadro per l'ambiente e al green new deal, e transizione digitale, a cui molti articoli della legge di delegazione sono connessi. In questo quadro, di particolare rilievo sono gli articoli in materia di tutela del diritto d'autore e del mercato digitale, per mettere in relazione sviluppo delle tecnologie e tutela della creatività e del suo valore, anche in attesa di una disciplina europea che riesca a stabilire il giusto prelievo fiscale a carico di tali gestori, che operano in un mercato certo difficile da disciplinare, ma che è necessario regolamentare. Particolare attenzione ha posto il mio Gruppo all'articolo 3 per l'attuazione della direttiva 2018, che apre la strada a un contesto normativo più equo per il settore audiovisivo, verso una maggior tutela dei minori, per la lotta contro l'incitamento all'odio, nonché per prevedere misure nei confronti di chi utilizza profili fittizi al fine di alterare lo scambio di opinioni, generare allarmi e trarre vantaggio dalla divulgazione di false notizie. È una tutela di estrema attualità, che ci appare necessaria non solo per i singoli, ma per la costruzione stessa del processo democratico. Di transizione ambientale si occupano poi molti articoli (5, 12, 19), in materia di mercato interno dell'energia da fonti rinnovabili, secondo il criterio della neutralità tecnologica, nonché secondo il principio del riuso e riciclo, verso un'economia compiutamente circolare; fonti rinnovabili e non inquinanti sia per l'autoconsumo che di comunità, con particolare attenzione al trasporto pubblico e, in prospettiva, anche a quello aereo in riferimento ai biocarburanti, nella consapevolezza che proprio la tutela della salute umana deve fare i conti con la salvaguardia dell'ambiente e il contrasto al cambiamento climatico. L'articolo 7 detta i princìpi in materia di pratiche commerciali sleali, nei rapporti tra imprese della filiera agricola e alimentare, e introduce elementi di maggior trasparenza a beneficio della stessa filiera dei consumatori finali. Se rendere più coese e convergenti le economie nazionali rende più competitiva l'economia europea, allora, signor Sottosegretario, è urgente sollecitare sui tavoli europei la riforma delle norme in materia di aiuti di Stato e di concorrenza, che ormai appaiono del tutto distoniche rispetto all'evoluzione di relazioni commerciali internazionali che richiedono una maggiore attenzione da rivolgere alle produzioni interne europee, ora che abbiamo compreso, anche a causa della pandemia, quanto la nostra economia debba contare sul mercato unico europeo. Per concludere, numerose sono ancora le procedure di infrazione a cui dare risposta, ben 83, con l'auspicio di accompagnare il lavoro di attuazione delle normative europee con un maggiore impegno in fase ascendente, ripensando anche a una più stretta collaborazione con le Regioni per le materie di loro competenza. Un lavoro, quello della partecipazione del nostro Paese alla costruzione europea, importante, che deve vederci protagonisti nell'interesse degli italiani e nell'interesse di un'Europa che venga percepita sempre più utile e vicina ai bisogni dei cittadini. Lo abbiamo detto, per questo serviva un Governo europeista; e oggi è il tempo di accelerare con coraggio. Ora la sfida è a casa nostra, per costruire e progettare oggi il futuro che lasceremo ai nostri figli, a partire dall'adozione di misure efficaci per contrastare la pandemia e tutelare la salute dei cittadini. Per questo torniamo a dire che non è più rinviabile l'utilizzo delle risorse del MES, ora che il sistema sanitario rischia di collassare di fronte al dilagare dei contagi. La sfida è di superare la crisi e di garantire ripresa e crescita durevole e strutturale, ma anche sostenibilità finanziaria delle misure adottate nel percorso verso la transizione verde e digitale. Anche la legge di delegazione contribuisce a tale trasformazione e a tale cambiamento. Per questo oggi noi facciamo la nostra parte, dichiarando il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-P.S.I. alla legge di delegazione europea 2019-2020. (Applausi) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, anche quest'anno abbiamo il rito della legge europea; in sostanza, facciamo i compiti a casa. L'Europa ci dice quello che dobbiamo fare e noi lo facciamo. Ma lo facciamo ormai in modo talmente acritico che rischiamo di cadere veramente nel ridicolo. La relazione programmatica che ci accingiamo a votare è stata scritta a gennaio 2020, cioè prima della pandemia. La legge di delegazione europea ha cominciato il suo percorso anni fa, mesi fa, prima della pandemia, e noi facciamo finta che tutto questo non sia accaduto; facciamo i compiti a casa, facendo finta che il mondo sia lo stesso che c'era prima. Se voi credete di fare così la figura dei bravi europeisti, sbagliate; fate la figura degli imbecilli, perché uno deve essere anche minimamente razionale quando fa le cose. Fratelli d'Italia, nella sua proposta di risoluzione, chiede di ritirare i documenti e di ripresentarli adeguandoli al nuovo contesto, perché non facciamo una bella figura in Europa e non facciamo una bella figura in Italia. Dobbiamo dare seguito a 33 direttive, 14 regolamenti, 33 procedure di infrazione; ma, signor Sottosegretario, quante di queste saranno valide negli anni successivi? Vi sfugge che l'Europa ha deciso nuove regole, nuovi sistemi, nuovi aiuti alle imprese. Noi facciamo finta di nulla e andiamo avanti come se nulla fosse. In ambito economico sono cambiate molte cose: i nuovi strumenti europei, la nuova funzione della BCE e gli aiuti di Stato. Non sarebbe stato più utile essere chiari con le nostre imprese? Ai colleghi è sfuggito l'articolo de «Il Sole 24 Ore» intitolato «Rischio restituzione per gli aiuti alle imprese». Avete parlato di aiuti alle imprese. Il Governo mi ascolta o parlo da solo? Va bene che questa è una procedura fasulla; lo stiamo dicendo, ma almeno voi che ci credete fate finta di crederci. ( Applausi ). Sottosegretario, sulla restituzione alle imprese, il ministro Amendola ci specifica che la parola impresa in Europa vuol dire gruppo. Peccato che questo è stato reso pubblico ieri. È vero che nel sito dell'Unione europea, dove un imprenditore poteva andare a verificare, si indica il limite di 800.000 euro a impresa. Il dossier di Camera e Senato del 27 ottobre parla di 800.000 euro a impresa. Se non sono 800.000 euro a impresa, perché per le regole europee è per gruppo, dovevate essere più chiari e scrivere «gruppo» e, quando andavate in televisione, non dovevate dire che ci sono 800.000 euro a impresa, ma 800.000 euro di aiuti di Stato massimi per gruppo. Oggi, infatti, stiamo parlando della partecipazione dell'Italia all'Unione europea, che non può essere una presa in giro sistematicamente. Invece di far finta di nulla, oggi era l'occasione di specificare, visto che le nostre imprese sono in ginocchio e che si parla di aiuti di impresa, che alla parola «impresa» corrisponde effettivamente l'impresa e non il gruppo. Lo potevamo fare oggi; non l'abbiamo fatto perché dovevamo fare gli utili idioti. Sempre in ambito economico, Macron - che non mi sembra un sovranista - sta parlando di autosufficienza e di sussistenza. Banalmente dice: l'epidemia ci ha spiegato che una globalizzazione totale nella quale l'Europa non è autosufficiente quantomeno per la sopravvivenza è un problema. Macron domanda: ci poniamo il problema? Un dirigente del PD, Maurizio Martina, ha scritto recentemente il libro «Cibo sovrano» proprio sul concetto che si può riassumere come segue: ragazzi, stiamo attenti; non è che domani non abbiamo neanche i prodotti alimentari di sopravvivenza? Non era il caso di parlarne nella legge di delegazione europea? No, parliamo dei 14 regolamenti che ci interessano e delle 33 direttive perché siamo in Europa in ginocchio da fermi e non capiamo qual è il ruolo della partecipazione dell'Italia in Europa. In ambito sanitario lo sapete che adesso stiamo andando verso il lockdown . La Francia e la Germania vanno verso il lockdown , ma ci siamo interrogati su una voce banale? Mi riferisco all'applicazione di Schengen in periodo di pandemia. Quali sono le regole di ingaggio? Ognuno può chiudere all'altro, così come accaduto all'Italia quando vi siete fatti chiudere le frontiere in faccia da Francia, Slovenia e Austria perché eravamo gli appestati l'Europa? Adesso come funziona? Quali sono le regole? Era questa la sede per parlarne e non ne parlate perché il vostro documento è di gennaio del 2020. Si parla sempre dello stato di diritto - lo ha citato poco fa anche la collega Ginetti - perché i cattivi ungheresi e polacchi vogliono difendere le loro radici cristiane ed europee. Per quanto riguarda lo Stato di diritto non spendete mai una sola parola in ordine alla questione del contrasto al fondamentalismo islamico in Europa. È un tema che Fratelli d'Italia affronta sistematicamente. In ambito europeo lo inserisce sistematicamente tra le priorità: lo abbiamo fatto negli anni scorsi e anche quest'anno, ma quest'anno immaginavamo che avreste speso almeno una parola. Non so se vi è sfuggito che i Paesi musulmani di tutto il mondo stanno attaccando la laicità della Francia, cioè dell'Europa. Nel frattempo avvengono episodi come quello di oggi, in cui terroristi islamici entrano dentro una cattedrale sgozzando e uccidendo delle persone. Qualche giorno fa era stato decapitato il professor Samuel Paty, colpevole di aver spiegato la laicità a scuola. È stato decapitato da un sedicente profugo ceceno, rifiutato dalla cristiana Polonia, finito in Francia a sgozzare ed ammazzare i professori francesi. Oggi abbiamo toccato il culmine della vergogna. Invito tutti a riascoltare gli interventi di dolore espressi dai colleghi del MoVimento 5 Stelle, di Italia Viva e del Partito Democratico riguardo gli eventi di questa mattina; nessuno dei tre ha mai citato le parole «islamista», «Islam», «musulmani» o «terrorismo islamico». (Applausi) . Queste tre persone oggi sono state ammazzate per caso o sono morte di freddo. E la cosa vergognosa è che sulla decapitazione del professor Samuel Paty non ci sia una sola dichiarazione dei membri del Governo, né una dichiarazione del Partito Democratico e nemmeno una dichiarazione del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . (Commenti del senatore Mirabelli e del senatore La Pietra). Nessuno di voi ha finora espresso solidarietà alla Francia e condannato l'omicidio islamista del professor Paty, perché credete che occorra assecondare qualunque forma di invasione dell'Europa e che parlare di integralismo islamico sia un tabù. (Vivaci commenti) . PRESIDENTE. Pregherei di restare ognuno nel proprio ruolo. Prego, prosegua senatore Fazzolari. Il disturbo non viene avvertito. (Vivaci commenti) . FAZZOLARI (FdI) . Presidente, le chiedo di farmi recuperare qualche minuto. PRESIDENTE. Sì, non si preoccupi, è tutto calcolato. Vada avanti. Il senatore Mirabelli non riuscirà a toglierle i secondi. FAZZOLARI (FdI) . Volevo dire semplicemente che è sintomatica la questione che dai banchi del PD arrivi l'urlo «fascista», perché sto dicendo che è una vergogna non condannare la decapitazione islamista del professore Samuel Paty, che non mi risulta essere un esponente di destra. Quindi, se il PD crede che condannare la decapitazione del professor Paty sia un atto da estremisti di destra siamo messi veramente male. Annuncio che, a differenza dei membri del PD, mi ha chiamato il sindaco dell'Aquila, l'amico Pierluigi Biondi, che ha annunciato che il Comune dell'Aquila dedicherà una via al professore Samuel Paty per ricordarsi esattamente quali sono le battaglie che dobbiamo compiere in Europa. (Applausi) . In conclusione, il Partito Democratico crede - e purtroppo ormai il MoVimento 5 Stelle con lui - che il ruolo dell'Italia in Europa sia quello di assecondare gli appetiti altrui: nessuna difesa dei nostri asset strategici, le nostre imprese saccheggiate e questa debolezza arriva addirittura ad attaccare i nostri confini nazionali. Grazie a Fratelli d'Italia, abbiamo denunciato il tentativo di cedere parte delle nostre acque territoriali con l'accordo di Caen, che al momento è saltato; grazie a Fratelli d'Italia e all'interrogazione presentata dal senatore La Russa al Senato e dall'onorevole Lollobrigida alla Camera, abbiamo denunciato il tentativo francese di impossessarsi del vertice del Monte Bianco e anche questo speriamo che con la denuncia di Fratelli d'Italia sarà scongiurato (Applausi). Come ha recentemente detto il presidente del Partito dei conservatori europei, a nome dei 40 partiti europei occidentali che rappresenta, l'italiana Giorgia Meloni, non bisogna stare necessariamente in ginocchio davanti all'eurosistema, in Europa si può anche stare in piedi, a testa alta, a difendere il proprio interesse nazionale e il proprio popolo. È quello che intendiamo fare e per questo voteremo contro la pessima legge di delegazione europea di questo Governo. (Applausi) . MIRABELLI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Su che cosa vuole intervenire? MIRABELLI (PD) . Sull'ordine dei lavori, Presidente. PRESIDENTE. Su quale argomento? MIRABELLI (PD) . Ho sentito un intervento che... PRESIDENTE. No, non può commentare. MIRABELLI (PD) . No, non sto commentando, Presidente. PRESIDENTE. Non è stato chiamato in causa lei personalmente. MIRABELLI (PD) . Ma il mio Gruppo. PRESIDENTE . Proseguirei con le dichiarazioni di voto, può intervenire al termine dei lavori. (Commenti del senatore Mirabelli). Si accomodi, stia tranquillo, do la parola quando è giusto. Se dopo mi spiega perché vuole intervenire, gliela do. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, i senatori del Gruppo Misto-LeU voteranno convintamente a favore del disegno di legge di delegazione europea 2019. Qualcuno l'ha definito il rito stanco di ogni anno, ma io penso che sia invece un atto assolutamente fondamentale per il nostro Paese e particolarmente quest'anno, perché sempre di più l'elemento di integrazione, anche nell'aspetto legislativo, delle normative, è cruciale per il futuro dell'Europa. So che molte volte ci siamo trovati in situazioni magari complesse, su alcune direttive, su questioni che magari riguardano gli interessi nazionali, ma oggi ci troviamo in un contesto molto diverso da quello di qualche anno fa e credo che il processo di contemperare gli interessi nazionali diversi stia andando in una buona direzione. Le preoccupazioni invece derivano - lo dico esplicitamente - non tanto da un problema di contrapposizione di interessi nazionali, ma - mi rivolgo anche al relatore Pittella che ben conosce queste dinamiche - dalla circostanza che ci troviamo di fronte, riguardo ad alcuni atti molto importanti dell'Unione europea e della Commissione, a pressioni lobbistiche che spesso non corrispondono agli interessi del nostro Paese. Penso, ad esempio, a tutta la discussione sulla PAC: anche in quel caso ci troviamo spesso di fronte a pressioni molto forti e anche ad interessi che talvolta mettono a repentaglio gli interessi del nostro Paese e della nostra agricoltura. Penso che questo sia un processo che bisogna certamente contrastare, ma è anche un processo che sta andando in qualche modo in senso diverso. La legge di delegazione, tra l'altro, è molto importante perché noi, purtroppo, siamo un Paese che ha avuto sempre una storia di procedure di infrazione. Questo è uno strumento che ci permette, anche quest'anno, di metter mano tranquillamente e di ridurre il numero di queste procedure di infrazione. L'altra questione certamente importante (anche se negli ultimi tempi le cose stanno andando in un senso abbastanza diverso,) è quella di riuscire, in un periodo abbastanza congruo, a recepire le direttive stesse. Il lavoro del nostro Paese e nostro in qualità di legislatori, è anche quello di provare, in qualche modo, attraverso il recepimento a migliorare i profili normativi delle direttive stesse, proprio in termini di ricaduta sulle normative italiane. In questo disegno di legge di delegazione ci sono molte questioni molto importanti, anche sul fronte dell'occupazione. Pensiamo all'articolo 20 e ai principi e ai criteri direttivi specifici di delega per l'adeguamento al regolamento relativo al prodotto pensionistico, a quello per i fondi per l'imprenditoria sociale, alla definizione di diritti minimi per i lavoratori e anche a quelli che riguardano l'equilibrio tra attività professionale e vita familiare. Così come, nel campo della formazione e della cultura, tra le direttive che il Governo è delegato a recepire, ve ne sono alcune molto importanti. Penso, ad esempio, alla direttiva UE 2018/1808, relativa al coordinamento di tutte le disposizioni legislative per quanto riguarda la fornitura di servizi di media audiovisivi e all'intervento sui diritti d'autore. Quindi, come vedete, è tutto il fronte, molto importante, che l'Europa ha come traguardo. Con questa legge di delegazione europea si interviene, per esempio, sulle energie rinnovabili, sapendo perfettamente che noi abbiamo discusso molte volte in questa Aula, sempre in vista dei Consigli europei, di quanto sia importante oggi, in questo momento, anche rispetto al programma Next generation EU, tutto il percorso verso la transizione energetica e i nuovi obiettivi che l'Europa si è data di riduzione delle emissioni, anche in vista del traguardo da conseguire della neutralità climatica nel 2050. Ci sono molti elementi che io trovo, dunque, non solo importanti, ma che ci mettono in grado anche di fare ulteriori passi in avanti. Il lavoro di Commissione e quello d'Aula, poi, hanno introdotto delle ulteriori modifiche, assolutamente positive. Al riguardo ringrazio il relatore, senatore Pittella, e il sottosegretario Agea che ci hanno permesso anche di migliorare ulteriormente il lavoro sia in Commissione che in Aula. Penso, ad esempio, ad alcuni emendamenti che, proprio sul fronte delle rinnovabili, sono stati approvati, a prima firma del collega Girotto, e che sono molto importanti per quanto ci riguarda. Noi li riteniamo fondamentali, per quanto attiene la questione delle comunità energetiche, dell'auto-dispacciamento, dell'autoconsumo. Insomma, una serie di misure che ritengo determinanti. Per non parlare del fatto che abbiamo conseguito un obiettivo che ritengo abbastanza importante, anche rispetto alla discussione in Aula riguardo all'emendamento sull'olio di palma. Aver stabilito di escludere l'olio di palma dal novero delle fonti rinnovabili nel nostro Paese dal 1° gennaio 2023 (anticipando, quindi, di un anno la direttiva che prevede la graduale esclusione tra il 2024 e il 2030) è un risultato molto importante. (Applausi) . Ricordo che la Francia - visto che parlavamo di questo Paese - ha deciso, per esempio, di eliminare gli incentivi già dal 2020; l'ENI, il nostro player nazionale, ha deciso che si muoverà già dal 2023, quindi credo che l'Assemblea, votando questa modifica, abbia fatto un lavoro importante per il nostro Paese, e più in generale per il Pianeta. Conoscete meglio di me, infatti, la connessione stretta che c'è tra l'olio di palma e i meccanismi devastanti di deforestazione nel mondo, in particolare nell'Amazzonia. C'è un altro elemento che abbiamo salutato con favore. Proprio mentre siamo tutti preoccupati perché in piena seconda ondata della pandemia, siamo intervenuti con una norma che apparentemente può sembrare secondaria, ma che reputo molto importante, legata alle zoonosi, ovvero il divieto di importazione di tutti gli animali esotici. Sappiamo perfettamente quanto questo sia connesso alle regole sanitarie. Sono risultati che - torno a ripetere - hanno aggiunto elementi positivi in questa legge di delegazione europea. Allo stesso tempo, le direttive che deleghiamo il Governo a recepire sono un altro passo avanti - per noi assolutamente cruciale - nell'integrazione legislativa a livello europeo. Questo sempre con l'accortezza di guardare, certamente, agli interessi del nostro Paese, ma sapendo perfettamente che, su molte di queste norme, essi sono strettamente legati al fatto che in Europa sia davvero ad un sistema di integrazione legislativa, che è cruciale per il nostro sistema economico e politico. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il rappresentante del Partito Democratico... MIRABELLI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE . Senatore Mirabelli, se lei ritiene di prendere la parola adesso in dichiarazione di voto al posto del collega Stefano che avena preannunciato di intervenire può farlo benissimo. (Commenti del senatore Mirabelli) . Guardi, mi sono consultato anche con gli Uffici; mi lasci dire, con cortesia, che non esiste né può esistere la possibilità, per rispondere a un intervento in dichiarazione di voto... (Commenti del senatore Mirabelli) . Lei ha iniziato così il suo intervento; cosa vuole fare? Me lo dica. Mi dica qual è il motivo del suo intervento. MIRABELLI (PD) . Negare il fatto che dal Gruppo PD sia stato dato del fascista a qualcuno... PRESIDENTE. E quello può farlo a fine seduta. MIRABELLI (PD) . E negare altresì che non abbiamo espresso cordoglio per la morte del professor Samuel Paty. PRESIDENTE . Senatore Mirabelli, glielo dico con sincerità: non è rituale che si prenda la parola dopo un intervento in dichiarazione di voto, anche perché ora interverrà il rappresentante del suo Gruppo che avrà la possibilità di dire quello che ritiene, esattamente come ha fatto il rappresentante di Fratelli d'Italia. Ad ogni modo, abbiamo preso atto della sua dichiarazione. STEFANO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, intervengo in dichiarazione di voto e non per altra ragione. Colleghe e colleghi, ci troviamo oggi ad approvare la legge di delegazione europea per gli anni 2019 e 2020. È stato un lavoro importante, che ha impegnato la Commissione per molte settimane, con l'esame dei testi, le audizioni, gli emendamenti. Un lavoro importante, e anche complesso, che ha visto il contributo di tutti i Gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, che ringrazio insieme al mio predecessore, senatore Licheri, al Ministro, al sottosegretario Agea, a tutta la struttura della Commissione e ai relatori qui al mio fianco. Il disegno di legge può quindi passare alla Camera, sicuramente arricchito e migliorato, per la sua approvazione definitiva. Con la legge di delegazione approviamo anche le due relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per gli anni 2019 e 2020. Intendo quindi procedere a sottolineare alcuni punti, perché credo sia opportuno farlo prima del voto. Il primo concerne il rapporto con l'Europa. Il nostro Paese ha avuto in questi anni un rapporto con l'Europa contrastato, soprattutto per alcune posizioni critiche formulate nei confronti delle politiche della zona euro. Non tutte le posizioni critiche hanno evidenziato elementi di merito, ma alcune questioni le abbiamo poste anche noi, perché fondate. La costruzione europea, infatti, ha tuttora bisogno di un ammodernamento nelle sue istituzioni, nella sua governance , nelle sue regole di funzionamento. Ne siamo ben consapevoli. Ma è anche vero che i progressi maggiori sono stati realizzati nel corso dei periodi di crisi e ne abbiamo la riprova anche in questo tormentato 2020, in cui la pandemia da Covid ha provocato un grave shock economico, ma al contempo ha accelerato cambiamenti attesi da tempo. Faccio alcuni esempi. Si era parlato di regole di bilancio troppo stringenti, e il Patto di stabilità e crescita è stato sospeso; temporaneamente, ma è stato sospeso. Si era parlato di aiuti di Stato e di regole relative troppo rigide, e queste sono state sospese; anche queste temporaneamente, ma sospese. Si era parlato della BCE come troppo attenta al lato dell'inflazione, e abbiamo avuto la prosecuzione degli acquisti di titoli degli Stati membri. Si era parlato della necessità di dotare l'Unione europea di eurobond, e abbiamo avuto il meccanismo SURE e il recovery fund . Mi vengono in mente questi quattro aspetti per poter dire che si stanno facendo dei passi in avanti enormi nella costruzione della casa comune europea. Sono punti che ci fanno dire che una risposta europea c'è stata ed è stata molto forte. L'Europa non è il nemico che alcuni indicano in maniera quasi ossessiva, ma è la nostra grande opportunità, la nostra prospettiva di crescita, la nostra casa comune. Certo, questi aspetti andranno stabilizzati anche dopo la pandemia, quando sarà terminata, ed è questo l'orizzonte sul quale dobbiamo lavorare ed impegnarci. Non è infatti pensabile che gli avanzamenti che si sono realizzati e che hanno permesso di adottare politiche finalmente espansive siano solo temporanei. Ci dovrà essere tempo ed occasione affinché si apra una riflessione sulle modifiche definitive di alcuni paradigmi dell'Unione europea. D'altra parte, se anche il Governo federale tedesco ha previsto di aumentare il suo debito pubblico per 96 miliardi di euro nel 2021 per finanziare spese sociali e stimolare la ripresa economica, possiamo dire che qualcosa è davvero cambiato; ed è cambiato in meglio, anche grazie alla nostra azione. Resto all'oggi. In questi giorni abbiamo discusso molto e anche approfonditamente del recovery fund , anche qui in Aula. Si tratta della vera risposta europea alla pandemia ed è stato creato in uno spirito di solidarietà comune, che forse avremmo avuto difficoltà ad immaginare in tempi normali, anche recenti. Insieme con il meccanismo SURE, il recovery fund verrà finanziato tramite l'emissione di titoli obbligazionari da parte della Commissione europea: una svolta. Abbiamo chiesto per tanto tempo gli eurobond e ora abbiamo bond europei emessi dalla Commissione; ci si avvicinano molto e di questo dobbiamo esserne soddisfatti. Era una richiesta tutta italiana e ci siamo arrivati, per vie traverse, con una denominazione diversa, ma in qualche modo ci siamo arrivati. È un buon risultato del quale credo che tutto il Parlamento dovrebbe gioire. Il secondo tema è il rapporto con gli Stati membri: la pandemia ha permesso di far comprendere a tutti che i nostri Paesi sono tra loro realmente interdipendenti. Non dobbiamo quindi in alcun modo esitare a riannodare i fili di un dialogo sempre più stretto con i nostri partner europei, per riuscire ad incidere maggiormente nella costruzione delle regole, cambiando paradigma. Non possiamo più dire che le direttive e i regolamenti ce li chiede l'Europa, perché l'Europa siamo noi, e non dobbiamo dimenticarlo. Partecipiamo anche noi ai negoziati e alle istituzioni che fissano le regole ed è lì che va esposto il nostro punto di vista, senza scadere nel lamento, ormai quasi rituale, che le regole europee si scrivono a Bruxelles, senza poi fare nulla per provare ad incidere nella loro definizione. Per fare questo, però, bisogna leggere i dossier , stabilire alleanze con gli altri Stati membri, ragionare in termini di famiglie politiche europee, dialogare con i nostri colleghi del Parlamento europeo. Certamente costa fatica e non porta molti consensi sui social , ma il nostro interesse nazionale lo tuteliamo a partire da questo modus operandi , cioè lavorando nella fase di costruzione della norma europea, per inserirci un pezzo più grande del nostro interesse nazionale, proprio come fanno gli altri Stati membri, anche perché non possiamo certo più dire che gli atti arrivano da Bruxelles senza che ce ne rendiamo conto: basti pensare alle direttive oggi contenute nel disegno di delegazione e che ci accingiamo a votare. Ognuna di esse è stata elaborata dal legislatore europeo, è vero, ma il nostro Senato, la Camera dei deputati e ogni altro Parlamento nazionale hanno la possibilità di esaminarle in tre momenti diversi: quando le proposte di direttiva vengono presentate a Bruxelles, quando esaminiamo il disegno di legge di delegazione europea e quando ci esprimiamo sugli atti del Governo che danno attuazione alla delega. Sono tre momenti distinti, che ci impongono di entrare nel merito delle singole questioni. Da questo punto di vista siamo assolutamente in grado di incidere sui contenuti della norma europea e di adattarli alle nostre specificità nazionali, ma bisogna lavorarci sopra, frequentare quei tavoli e motivare le nostre ragioni nei negoziati. In questo senso, come riferivo all'inizio del mio intervento, la legge di delegazione europea, oggi al nostro esame, contiene tante riforme importanti. C'è la delega per la riforma del sistema radiotelevisivo, che prendeva il nome del collega Gasparri; c'è quella per la riforma del sistema delle comunicazioni elettroniche, con il dibattito in corso sulla rete unica nazionale, dove si fissa il principio dell'accesso generalizzato alle reti di comunicazione ad altissima velocità e della loro diffusione, per tutti i cittadini, a prezzi accessibili; c'è la delega per la riforma del sistema di promozione dell'uso delle energie rinnovabili, che si innesta nel percorso di transizione verde, che sta compiendo l'Unione europea, e c'è quella per la riforma delle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare, che sono un nostro vanto nel commercio internazionale e che abbiamo il dovere di tutelare con forza. Sono solo i primi quattro articoli della legge di delegazione europea, che fanno però capire l'importanza cruciale di questo strumento normativo. Anche andando a verificare le direttive contenute nell'allegato, ci rendiamo conto dei temi decisivi che sono contenuti al loro interno. Prendo spunto dalle direttive in materia di giustizia: dovremmo recepire quella sulla lotta al riciclaggio, mediante il diritto penale, quella sulle frodi e le falsificazioni dei mezzi di pagamento diversi dai contanti e quella sull'insolvenza delle imprese. Poi ci sono le direttive in materia di lavoro, come quella sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea e quella sull'equilibrio tra attività professionali e vita familiare. In conclusione, cito l'approvazione dell'emendamento che introduce il divieto dei prodotti di plastica monouso, che impattano drammaticamente sull'ambiente, con cui cominciamo a rispondere in pieno alle missioni che ci siamo dati con il recovery fund . PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Stefano. STEFANO (PD) . Sostenere al contempo la produzione degli stessi oggetti con plastica biodegradabile e compostabile e con percentuali crescenti di materia prima rinnovabile ha infatti un doppio rilevante vantaggio: da una parte facilitiamo la transizione green , dall'altra sosteniamo le nostre aziende che in questo settore sono all'avanguardia, perché è possibile mantenere e creare occupazione senza rinunciare all'ambiente e alla sua cura. Insomma, signor Presidente, la legge di delegazione europea permette al nostro Paese di adottare una serie di importanti riforme ogni anno, seguendo il modello sociale europeo cui ci siamo da tempo ispirati. Ecco perché il Partito Democratico, a nome del quale esprimo questa mia dichiarazione di voto, voterà convintamente a favore del disegno di legge di delegazione europea e delle due relazioni in esame. (Applausi) . GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori senatori, il lavoro alla base dell'imminente approvazione del disegno di legge di delegazione europea al nostro esame è stato approfondito e articolato e ringrazio pertanto il relatore, senatore Pittella, e il sottosegretario Agea, che hanno svolto un buon lavoro di mediazione tra le istanze delle diverse forze politiche. Il loro approccio è stato costruttivo e non era per nulla scontato; anzi, devo dire che mi ha sorpreso perché in questi mesi ci siamo scontrati regolarmente con un atteggiamento di totale chiusura da parte del Governo e della maggioranza nei confronti delle nostre proposte, le quali ci avrebbero permesso di gestire in modo sicuramente più tempestivo e razionale l'emergenza sanitaria ed economica in corso. Infatti, dopo aver dato il nostro via libera a scostamenti di bilancio per un ammontare complessivo di 100 miliardi di euro, siamo stati regolarmente esclusi da ogni tavolo di confronto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ritardi sopra ritardi accumulati nella gestione di una prevedibilissima seconda ondata di contagi; misure insufficienti a sostegno di imprese, partite IVA e lavoratori dipendenti; prestiti che si fa fatica anche solo a richiedere; risorse sperperate per l'acquisto di fantomatici banchi a rotelle e monopattini elettrici, responsabili - a mio parere - di uno scempio a danno delle nostre città in termini sia di decoro, che di sicurezza; mezzi pubblici pieni come uova. Tutto ciò non ha ovviamente dato una risposta alla crisi e alla tensione sociale che purtroppo sta montando. Ci auguriamo, quindi, che il percorso positivo sperimentato in Commissione non rimanga un caso isolato, perché è inaccettabile che il Governo pretenda di gestire in totale autonomia i tanti, troppi, dossier sul tavolo. La collaborazione va praticata - lo dico alla maggioranza - e non teorizzata, perché voi teorizzate la collaborazione, ma poi in pratica nessuna collaborazione c'è stata in questi mesi. In vista della complessiva sfida del Next generation EU, esigiamo dal Governo un coinvolgimento vero ai tavoli che decideranno il destino economico del nostro Paese e il futuro dei nostri figli. In ragione della situazione attuale, non dovrebbe essere più un tabù collaborare e lavorare insieme. Sia chiaro, non offriamo e non abbiamo mai offerto appoggio al Governo; offriamo solo ed esclusivamente la responsabilità e il senso delle istituzioni che oggi più che mai servono al Paese. Il disegno di legge di delegazione europea in esame contiene la delega per il recepimento della direttiva sulla plastica, che prevede una serie di disposizioni che mirano a ridurne il consumo e trova un giusto bilanciamento tra la tutela dell'ambiente e la salvaguardia delle nostre realtà produttive. La direttiva indica la strada degli incentivi per sostenere la riconversione delle produzioni industriali: incentivi e non nuove tasse. Sia chiaro, le tasse non vanno aumentate, né trasferite, come invece vorrebbe fare il commissario Gentiloni con il gioco delle tre carte: dal lavoro alle cose, dal lavoro alla casa. La prima casa è un bene prezioso e non va toccata. Le tasse vanno diminuite; questa è l'unica strada per rilanciare l'economia e aiutare gli italiani stremati da questa emergenza che sembra non finire mai e che li sta portando alla disperazione. Nel testo è anche contenuta la delega per il recepimento della direttiva sul copyright . Si tratta di una direttiva importante cui hanno lavorato molto gli esponenti di Forza Italia anche al Parlamento europeo; la rete e i social sono un formidabile strumento di crescita, ma i giganti del web non possono continuare a saccheggiare le creazioni degli autori. (Applausi). Ho ritenuto doveroso quindi sottolineare la questione del giusto compenso per giornalisti, scrittori, musicisti e artisti, presentando un ordine del giorno che è stato accolto dal Governo, che si è impegnato a definire per loro una remunerazione adeguata. Ci auguriamo quindi che sia dato seguito in tempi rapidi all'impegno preso dal Governo accogliendo il mio ordine del giorno. Grazie all'approvazione di alcuni miei emendamenti abbiamo anche ridotto le sanzioni amministrative per le microimprese, in base al principio di proporzionalità, e migliorato la delega per l'attuazione del regolamento relativo al benessere degli animali, introducendo incentivi per chi sviluppa buone prassi di allevamento intensivo. Come ho detto ieri, non ci piace il fatto che la governance dei dispositivi medici sarà finanziata da chi dovrà controllare... (Brusio) . PRESIDENTE. Prego i colleghi di fare maggiore attenzione. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Non ci piace che la governance dei dispositivi medici sarà finanziata da chi dovrà controllare, cioè dalle imprese aggiudicatarie di gare d'appalto dei dispositivi medici stessi. Continuerò e continueremo quindi a lavorare perché questo evidente conflitto di interessi venga eliminato. Con la legge di delegazione europea votiamo oggi anche le relazioni del Governo sulla partecipazione del nostro Paese all'Unione europea. Su questo versante, colleghi della maggioranza e Governo, c'è veramente ancora molto da fare. Il Governo deve continuare a lavorare in Europa per un'equa armonizzazione fiscale, salvaguardando le nostre imprese dall'insopportabile fenomeno del dumping fiscale; Olanda, Lussemburgo e Irlanda fanno perdere all'Italia ben 8 miliardi di euro l'anno. Come denuncia il presidente dell' Antitrust , ogni anno sfuggono dalla tassazione del nostro Paese oltre 23 miliardi di dollari di profitti, che finiscono in giurisdizioni più favorevoli alle multinazionali. (Brusio). Prego anche i miei colleghi di Forza Italia di avere un minimo di delicatezza nei confronti del fatto che sto intervenendo. (Applausi). Signor Presidente, ogni anno sfuggono quindi dal nostro Paese oltre 23 miliardi di dollari di profitto. Non possiamo quindi più accettare che nell'Unione ci siano Stati che si comportano come veri e propri paradisi fiscali, attuando pratiche che danneggiano l'economia degli altri Paesi, compreso ovviamente il nostro. Forza Italia afferma da tempo che occorre una tutela maggiore del nostro made in Italy , ancor più in questo momento di crisi economica. (Applausi). Dobbiamo difendere il made in Italy in tutti i modi e in tutte le occasioni. Il segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo, in visita in Italia, ci ha anche ricordato che siamo una democrazia liberale fondata sul rispetto di doveri e riconoscimento di diritti. In questo contesto mi sembra quindi anche doveroso sottolineare la necessità di un vero e proprio reset delle relazioni con la Cina: argomento scomodo, da mettere però necessariamente sul tavolo. Alla luce di ciò che sta accadendo nel mondo per responsabilità della Repubblica popolare cinese, non possiamo ancora fare finta di niente. (Applausi). Il rapporto dell'Italia e dell'Unione europea con Pechino non deve perdere di vista i nostri principi di riferimento. Dobbiamo pretendere dalla Cina il rispetto dei diritti umani, il rispetto delle regole a tutela dei lavoratori, anche a garanzia di una leale concorrenza economica, il rispetto della privacy a tutela della nostra sicurezza, il rispetto di norme igienico-sanitarie a salvaguardia di una comunità globalizzata e interconnessa, in cui le falle di un Paese si ripercuotono inevitabilmente su tutti gli altri. Il fatto che la Cina sia una potenza economica mondiale non può e non deve essere più un alibi a giustificazione del fatto che tutto le sia concesso. Serve un cambio di passo deciso e coraggioso da parte del nostro Paese e di tutta la comunità internazionale. Siamo molto preoccupati dalla deriva filocinese del Governo, come abbiamo detto più volte, e lo ribadisco in quest'Aula. Abbiamo di fatto ceduto - anzi, svenduto, come giustamente mi correggono i miei colleghi - a un gruppo cinese una parte consistente del porto di Taranto. Non possiamo continuare a piegarci a investimenti predatori da parte di Pechino. Voi avete un'enorme responsabilità nei confronti del futuro di questo Paese. Pechino, se vuole restare nel mercato globale, deve prima accettarne le regole. Serve il coraggio che non avete. Vi esortiamo a un cambio di passo e a farvi promotori, a livello comunitario, di iniziative volte a ottenere impegni precisi dalla Repubblica popolare cinese, a garanzia dell'economia e della salute di tutti noi. L'Italia, inoltre, deve ulteriormente lavorare affinché i nostri partner comprendano che le coste italiane corrispondono ai confini europei. Ci è stata presentata dalla Commissione europea una proposta di riforma del Regolamento di Dublino ma non mi sembra si sia compiuto alcun sostanziale passo in avanti. Ci attendiamo quindi che il Governo faccia sentire la sua voce affinché la riforma del regolamento di Dublino non sia solo uno spot ma venga fatta davvero. Se così non sarà, dopo la scellerata modifica dei decreti sicurezza e in particolare con il ripristino di quella che era una volta la protezione umanitaria, il nostro Paese sarà ancora più danneggiato da flussi che inevitabilmente si intensificheranno, alimentando le tensioni sociali che si susseguono sui nostri territori. PRESIDENTE. La invito a concludere. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Vi ricordo che i territori periferici soffrono già di gravi disagi. Signor Presidente, un ultimo appunto. Sappiamo che per diverse categorie messe in ginocchio il Governo sta ipotizzando ristori; chiedo ufficialmente al Governo di prevedere dei ristori anche per le famiglie e per le aziende dei pescatori che sono stati sequestrati in Libia. (Applausi) . Da due mesi queste famiglie attendono una risposta che non arriva dal Governo, che è sordo alle loro esigenze. Ci aspettiamo che prevediate dei ristori per queste famiglie e per queste aziende, che sono bloccate loro malgrado. Per tutti questi motivi dichiaro il nostro voto di astensione sulla legge di delegazione europea e il nostro voto contrario sulle relazioni del Governo sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea. (Applausi) . CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, le Relazioni programmatica e consuntiva annuali rappresentano lo strumento di controllo del Parlamento sulla condotta del Governo nelle sedi decisionali dell'Unione europea. Questo documento, presentato dal ministro Amendola il 24 gennaio e annunciato in Assemblea il 18 febbraio di quest'anno, risulta anacronistico e quindi inadatto a descrivere gli impegni che l'Italia ha adottato e adotterà nell'Unione per l'anno corrente. L'emergenza pandemica da Covid-19, sorta in primavera, e la conseguente crisi economica mondiale hanno creato un prima e un dopo, come per le torri gemelle; tutto ciò che è stato scritto prima (valutazioni, prospettive e quant'altro) risulta oggi anacronistico, perché si rifà a uno scenario totalmente diverso. Oggi ci apprestiamo a votare con un atto di indirizzo una relazione che spiega gli impegni che l'Italia dovrà prendere in Europa per il 2020. Oggi è il 29 ottobre e l'anno termina il 31 dicembre. Come giustamente ha sottolineato il relatore, senatore Pittella, l'importanza di questo documento è nota a tutto il Parlamento. È questo il problema, la principale criticità: il Parlamento italiano, organo di rappresentanza del popolo italiano, tratta solo oggi, a sessantatré giorni dal 2021, le Relazioni programmatica e consuntiva e la legge di delegazione, continuando nei fatti ad essere completamente esautorato dal dibattito europeo. Cosa me lo fa pensare? Per esempio un Presidente del Consiglio che non permette il voto prima della sua partecipazione ai tavoli europei, sostenendo che sono informali, oppure il ritardo nell'invio di documenti importanti come abbiamo visto nella fase di trattativa di riforma del MES, o ancora, ripeto, lo stesso dibattito di oggi completamente anacronistico e obsoleto. Nonostante l'assurdità della discussione in oggetto, approfitto per dire ciò che, secondo noi del Gruppo Lega-Salvini Premier, l'Italia dovrebbe fare in Europa. Mai come oggi è fondamentale ripensare ai parametri di Maastricht (Applausi) , prevedendo l'esclusione dal computo dei parametri utili al pareggio di bilancio e dal rapporto deficit - PIL degli investimenti produttivi, infrastrutturali, di messa in sicurezza del territorio, di quelli riguardanti la tematica ambientale e degli investimenti a favore della crescita demografica. Il tutto per permettere anche ai Paesi che devono perseguire la ristrutturazione del debito di poter rilanciare la propria economia investendo in settori strategici. Bisogna prevedere una reale semplificazione normativa per l'accesso ai progetti europei, considerando al contempo una revisione degli obblighi di cofinanziamento di fondi europei che spesso rappresentano un vincolo di spesa insostenibile in particolari realtà del Paese e che a volte comportano un mancato utilizzo di tali fondi. È necessario promuovere a livello europeo misure di valorizzazione delle eccellenze nazionali del made in Italy (Applausi) e perseguire politiche coraggiose che proteggano le nostre imprese dagli attacchi predatori provenienti da Paesi dentro e fuori l'Europa. Questi sono tutti appelli che durante le audizioni i rappresentanti dei diversi settori del nostro tessuto produttivo ci hanno fermamente sollecitato. Queste sono preoccupazioni che si aggiungono a quelle che ci fanno temere per l'esistenza stessa dei nostri valori, della nostra storia e della nostra cultura, recentemente minata dalla scellerata ratifica della Convenzione di Faro. Non è questa l'Europa che vogliamo, un'Europa fatta di valori annacquati, o peggio negati, e prodotti surrogati: il cioccolato non cioccolato, il parmigiano non parmigiano o la dieta a base di insetti rispetto alla dieta mediterranea. (Applausi) . È per questo che ci battiamo, per avere le risorse necessarie a difendere il nostro tessuto sociale ed economico. Questo è il motivo per cui riteniamo fondamentale assicurare, in sede di negoziato sulle proposte legislative per la nuova politica agricola comune (PAC), il mantenimento di adeguate risorse finanziarie o quantomeno analoghe al precedente quadro finanziario pluriennale dell'Unione, al fine di tutelare gli interessi nazionali e in grado di garantire un equo reddito ai produttori agricoli. È necessario difendere, in sede europea, il principio della sovranità e della tassazione diretta. L'attuale configurazione dell'Unione manca di sufficiente rappresentanza per imporre tasse a cittadini e imprese. Sul green deal europeo è evidente il diverso atteggiamento dell'Europa tra il settore produttivo della plastica, dove l'Italia è tra i leader , e quello del carbone che interessa particolarmente la Germania. Il processo di decarbonizzazione verrà sostenuto dai fondi europei. Il settore della plastica, probabilmente, sarà colpito da una nuova tassazione. L'unico risultato che questo comporterà sarà un calo di produzione della plastica in Europa, e quindi in Italia (Applausi) , e se la pandemia continuerà si finirà per importarla da paesi extraeuropei che non rispettano alcun tipo di normativa. Tutto questo sicuramente non porterà alcun beneficio all'ambiente. Mi permetto di fare un riferimento ad un emendamento presentato dalla senatrice De Petris - il 5.310 - del quale si è felicitata poc'anzi in Aula, che mette al bando, all'insegna della vostra ideologia ambientalista, gli oli di palma e di soia per la produzione di biocarburanti. Sottolineiamo che questo, in primo luogo, contrasta con la direttiva europea, in secondo luogo rallenterà la conversione verso la mobilità sostenibile e, in terzo luogo - aspetto più importante -, metterà in ginocchio le imprese della filiera della bioraffinazione che hanno investito centinaia di milioni. (Applausi) . Bisogna evitare di assumere decisioni importanti in tema di neutralità climatica che incrementino gli obiettivi dell'Unione europea per il 2030 oltre il 40 per cento. Bisogna tener conto delle difficoltà economiche del momento e non si può permettere che i nostri agricoltori e le nostre aziende vengano vessate da tasse solo per ideologia. Si deve promuovere la nascita di un'agenzia europea per la cultura con sede in Italia, dal momento che il nostro Paese è primo al mondo per numero di siti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO: sono 55 e dobbiamo valorizzarli con specifici progetti e investimenti, prevedendo una reale semplificazione normativa per l'accesso ai progetti europei. Dobbiamo ribadire la contrarietà dell'Italia riguardo all'adesione della Turchia all'Unione europea. (Applausi) . Questo alla luce delle sue azioni, che minacciano i nostri interessi energetici e strategici. Dobbiamo sostenere in ambito europeo la necessità di conservare un legame forte e privilegiato con gli Stati Uniti d'America e l'Alleanza atlantica; troppo spesso abbiamo sentito dichiarazioni ambigue da parte di esponenti di questa maggioranza e a volte del nostro Governo. Per quanto riguarda l'immigrazione, gli impegni dichiarati dal Governo per l'anno 2020 sono sconfessati nei fatti, con una gestione che ha consentito in questi mesi l'ingresso incontrollato di migliaia di immigrati irregolari che hanno messo a repentaglio la sicurezza sanitaria dei nostri cittadini. Invitiamo il Governo ad assumere tutte le iniziative ritenute utili per promuovere un rafforzamento delle frontiere esterne dell'Unione europea, al fine di contrastare la tratta degli uomini e la criminalità organizzata a essa connessa. L'Italia deve impegnarsi al fine di disincentivare le partenze e sostenere la creazione, nei Paesi di partenza e transito, di appositi centri in cui avviare gli immigrati per verificare da subito la sussistenza dei requisiti richiesti per l'asilo politico. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12,07) ( Segue CASOLATI). Permettetemi - concludendo - un passaggio sul fondo Sure, visto che è stato poc'anzi nominato. L'Italia ha già preso 10 miliardi di euro dal fondo Sure. Ci raccontate che è un regalo, ma la verità è che è tutto molto opaco. Non si sa quali siano le condizioni, perché sui mercati i tassi sono negativi. Quanto ci costano i tassi dell'Europa è vietato saperlo, perché è stato tutto segretato. È questa la trasparenza? (Applausi) . Dal momento che abbiamo il sentore, anzi la quasi certezza che questo Governo non sarà in grado di garantire quelle che per noi sono le priorità per l'Italia in Europa, con il presente comunico il voto contrario della Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione su tutti e due i documenti in esame. (Applausi) . LOREFICE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LOREFICE (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, Governo, finalmente arriviamo alle battute finali, dopo un lunghissimo e travagliato percorso prima in Commissione e poi anche in Aula. Non ricordo che una legge di delegazione abbia mai preso tutto questo tempo. Questo percorso, a mio modo di vedere, è stato anche appesantito da interventi spesso fuori luogo e inopportuni, fatti dal principe degli assenteisti in Senato, che vediamo solo in determinate occasioni e per usare questa Aula come palcoscenico per attaccare il Presidente del consiglio e il Governo. (Applausi) . Stiamo trattando di legge di delegazione europea e invece ho visto tantissimi interventi fuori tema, anche sugli emendamenti; ognuno si sente libero di intervenire sulla legge delegazione europea per trattare il tema che reputa più opportuno e utile anche a fomentare l'odio religioso e razziale. Dovremmo restituire a quest'Aula la necessaria dignità. Perciò anch'io divago ed esco fuori dal seminato della legge europea... (Commenti) . Signor Presidente, qui c'è qualcuno che, appena viene additato dai colleghi, si alza dicendo che gli impediscono di parlare. Io mi rivolgo a lei, signor Presidente, e chiedo che i colleghi abbiano rispetto, come lo abbiamo noi dall'inizio alla fine. Grazie per il rispetto dovuto. (Applausi) . PRESIDENTE. Prego, senatore Lorefice, continui. LOREFICE (M5S) . Continuo, più che concludere, signor Presidente. PRESIDENTE. Io ho detto «continui». LOREFICE (M5S) . La ringrazio. Torniamo ai temi della legge di delegazione europea. Ringrazio il relatore, i presidenti e il sottosegretario Agea perché hanno avuto anche loro tanta pazienza, però mi permetto di invitare il sottosegretario Agea a portare al Ministro un messaggio per la prossima volta: una legge di delegazione con 38 provvedimenti tra direttive e regolamenti è difficilmente gestibile in Assemblea; consentite all'Assemblea e alle Commissioni di lavorare per bene perché i temi delle direttive europee e dell'Europa tutta per noi sono importanti. Perciò, mi permetto di fare un invito al Governo e al Ministro in questo senso. Nello specifico la legge interviene, ad esempio, sulla disciplina dei servizi dei media audiovisivi, delegando al Governo un riordino generale della normativa e recependo, altresì, cambiamenti intervenuti in Europa in materia di tutela della dignità umana e dei minori, promozione delle opere europee, divieto di pubblicità del gioco d'azzardo (un altro tema seguito da anni dal MoVimento 5 Stelle con la massima attenzione). Si interviene ancora in materia di pratiche commerciali sleali nella filiera agricola, al fine di tutelare meglio i produttori (e l'attenzione di questa maggioranza e del Governo per i produttori agricoli è sempre molto alta). I temi sono molti e perciò cerco di evitare un mero elenco. Vorrei solamente soffermarmi su alcune questioni che ritengo maggiormente significative. Con questa legge delegazione avviamo l' iter per il recepimento della renewable energy directive (RED) II e della direttiva del mercato dell'energia elettrica per noi molto importante. Come sapete, per il MoVimento 5 Stelle questo è un tema fondante. Grazie a questa norma ci avviciniamo a grandi passi all'idea di futuro che abbiamo in mente da undici anni: energia pulita da fonti rinnovabili del cittadino e a servizio dello stesso. ( Applausi ). Vorrei citare le comunità energetiche, anche questo è un tema a noi molto caro, già anticipate nel milleproroghe del 2020 e da un decreto del Ministero dello sviluppo economico di poche settimane fa. In merito, ringrazio anche Stefano Patuanelli per l'impegno profuso. Oggi compiamo un ulteriore passo in avanti verso la creazione di un quadro giuridico semplice e omogeneo in grado di contribuire alla loro necessaria espansione. Per noi le comunità energetiche sono importanti per superare anche la dipendenza dalle fonti fossili e perciò anche da fonti esterne alla Nazione, un altro punto del programma del Movimento che viene realizzato sempre con l'intento di mettere il cittadino al centro e fornirgli gli strumenti per essere parte del cambiamento verso un futuro non più rimandabile, grazie anche alle risorse del recovery fund per cui il Presidente del Consiglio si è battuto e che ringrazio per questo. Abbiamo un'occasione unica per realizzare quanto detto. Recepiamo, inoltre, il codice delle comunicazioni elettroniche, che costituisce anche in questo caso un nuovo passo verso l'ammodernamento del nostro Paese. Seppure la rete italiana abbia superato la prova del lockdown - ricordiamo che nei giorni di chiusura totale non era scontato e che almeno nei primi giorni non avevamo la certezza che la rete reggesse - è emerso con maggior forza il digital divide che alcune zone del Paese vivono quotidianamente. Pensiamo alle difficoltà incontrate da alcuni cittadini a causa dell'assenza di una connessione adeguata allo svolgimento dello smart working o della didattica a distanza. Bene, con questo provvedimento si pongono le basi per il rinnovamento della rete e per un suo sostanziale potenziamento mirante, tra l'altro, al superamento della condizione di esclusione delle zone bianche ancora presenti nel Paese per cui si è intervenuti in Commissione. Altro tema fondante affrontato da questo disegno di legge è quello ambientale. Penso immediatamente alla cosiddetta direttiva SUP (single use plastics), quella sulla plastica monouso, volta a limitare l'incidenza dei prodotti in plastica nell'ambiente, e alla direttiva relativa agli impianti di conferimento dei rifiuti nei porti. La prima mira a limitare l'utilizzo dei prodotti in plastica monouso al fine di prevenirne la dispersione nell'ambiente e nel mare, mentre la seconda mira a dotare i porti di impianti di conferimento dei rifiuti adeguati e che rispettino i principi dell'economia circolare. Credo sia evidente anche ai più distratti come l'azione del Governo, anche in questo caso, anticipi il recepimento della normativa europea e ne apra la strada: penso al disegno di legge cosiddetto salvamare, che ha visto riprendere il suo iter proprio qui in Senato dopo lo stop forzato dovuto alla pandemia; penso alla plastic tax e agli interventi per il rinnovamento del parco auto circolante per la transizione verso la mobilità elettrica, che stiamo incentivando da prima dello scoppio della pandemia globale. Penso soprattutto a quanto approvato il 13 ottobre scorso qui in Senato in relazione al Piano nazionale di ripresa e resilienza. L'ambiente è al centro dell'azione di Governo e della maggioranza e siamo ben consci delle responsabilità che abbiamo e delle opportunità - e ribadisco il termine «opportunità» - di sviluppo che una giusta e coerente gestione dell'ambiente può e deve generare. Proprio in tema di SUP credo sia importante anche sottolineare come, grazie all'intensa attività di mediazione tra Parlamento e Governo, sia stato approvato un emendamento di grande importanza, non solo per l'ambiente ma anche per l'Italia: mi riferisco alle bioplastiche, quelle biodegradabili e compostabili, quali sostituto della plastica per quei contenitori monouso per cui non sia possibile avere un'alternativa riutilizzabile. L'approvazione di questo emendamento non solo tutela l'ambiente, ma dà sicurezza a una filiera che ci vede leader in Europa e che rischiava di venire danneggiata da una non corretta interpretazione delle norme comunitarie. Vorrei citare un ulteriore emendamento volto a chiarire un'ambiguità che si era creata in relazione alla possibile esclusione dei bicchieri di plastica monouso dalla normativa. Grazie a questo emendamento, fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle e da tutta la maggioranza, superiamo i rischi di un non corretto recepimento della direttiva e creiamo un ambiente favorevole per le nostre aziende italiane che potranno godere di un quadro normativo certo per poter pianificare la transizione verso un mondo libero dalla plastica monouso. Tutto questo per dire che, seppure la pandemia ha sicuramente rallentato i lavori che hanno portato questo disegno di legge in Aula, il testo che oggi è sottoposto all'esame è il frutto di un grande impegno e di una sinergia creata tra Governo, Parlamento e opposizioni e rispecchia la visione che abbiamo del Paese per i prossimi anni. La ripartenza è stata ed è complicata... PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Lorefice. LOREFICE (M5S) . Ma oggi diamo alle imprese e a tutti gli altri attori un quadro normativo maggiormente chiaro e omogeneo che gioverà alla ripresa delle normali attività economiche e allo sviluppo dell'Italia. Per questi motivi e per tutto quello che abbiamo fatto finora e che faremo esprimo il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi e commenti) . PRESIDENTE. Se volete applaudire lo potete fare. LOREFICE (M5S) . Ho finito. E ringrazio per gli applausi. (Commenti) . PRESIDENTE. Assolutamente no. Sono io che tengo i tempi ed è stato dato un minuto in più, come faccio con tutti. Non si permetta. Se vuole applaudire il collega lo può fare ora. Applauda. LOREFICE (M5S) . Ringrazio le opposizioni per gli applausi e ricambio. (Applausi) . PRESIDENTE . Invito i colleghi a prendere posto. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1721, nel suo complesso, nel testo emendato. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Procediamo ora alla votazione della proposta di risoluzione n. 1, accettata dal Governo, sulla quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. GAUDIANO, relatrice sui documenti LXXXVI, n. 3, e LXXXVII, n. 3 .Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento in esame. AGEA, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Romeo e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Lorefice, Nannicini, Ginetti, Lonardo e Durnwalder. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Risultano pertanto precluse le proposte di risoluzione nn. 2, 3 e 4. Sospendo la seduta, che riprenderà con l'informativa del Presidente del Consiglio. (La seduta, sospesa alle ore 12,23, è ripresa alle ore 12,44) . Informativa del Presidente del Consiglio dei Ministri sul DPCM del 24 ottobre 2020, recante ulteriori misure per il contrasto della diffusione dell'epidemia da COVID-19 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Presidente del Consiglio dei Ministri sul DPCM del 24 ottobre 2020, recante ulteriori misure per il contrasto della diffusione dell'epidemia da COVID-19». Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la RAI. Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte. CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, torno qui, in Parlamento, per illustrare le ulteriori misure restrittive, che è stato necessario adottare, con urgenza, al fine di contrastare la diffusione, subdola e repentina, del contagio da Covid-19. Come è noto, nella sera di sabato 24 ottobre ho firmato un nuovo decreto, all'esito di un lungo e articolato confronto tra tutte le forze di maggioranza, con i Presidenti di Regione e con il Comitato tecnico-scientifico. Nel pomeriggio di sabato ho inoltre, doverosamente, informato i Presidenti delle Camere della mia intenzione di venire a riferire, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge n. 19 del 2020, sul contenuto delle ulteriori misure adottate. D'accordo con i Presidenti dei due rami del Parlamento, ho poi voluto informare i Presidenti dei Gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione sulle importanti determinazioni che stavamo per assumere e li ho incontrati lo stesso pomeriggio di sabato 24. I dati delle ultime settimane indicano una curva epidemiologica in rapida crescita, con diffusione del virus su tutto il territorio nazionale. L'indice RT ha raggiunto la soglia critica di 1,5 e il numero di nuovi positivi al virus è cresciuto in maniera preoccupante. Risulta ormai difficoltoso per gli operatori tracciare in modo completo le catene di trasmissione. Lo stesso, peraltro, sta avvenendo in molti altri Paesi europei, in particolare in Germania e Francia, come ammesso pubblicamente rispettivamente dalla cancelliera Merkel e dal presidente Macron. Questo quadro epidemiologico sta determinando una pressione particolarmente severa sul nostro servizio sanitario. Negli ultimi giorni si è infatti osservato un incremento significativo del numero di persone ricoverate e conseguentemente sono aumentati i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva. Da tutto ciò deriva la necessità di adottare misure che consentano di raffreddare e mitigare il più possibile la curva di crescita del contagio, al fine di alleviare il carico già molto pesante che grava sul sistema sanitario. Riassumo di seguito le ragioni e anche i criteri che hanno ispirato queste ultime scelte. Innanzitutto, mi preme sottolineare che le misure adottate si pongono in linea di continuità sul piano sia del merito, che del metodo, con le decisioni sin qui assunte dal Governo, tutte sempre ispirate ai principi di massima precauzione, adeguatezza e proporzionalità e mai tendenti a sottovalutare la severità e l'imprevedibilità della pandemia. Non abbiamo mai affermato di essere fuori dal pericolo e da una costante condizione di necessaria allerta. In questi mesi abbiamo agito di conseguenza, impegnandoci costantemente nell'attuazione di una pluralità di misure atte a realizzare un adeguato apparato di prevenzione del contagio e di rafforzamento del servizio sanitario. Notevole è stato lo sforzo sin qui compiuto in termini sia finanziari che organizzativi per potenziare l'organizzazione del servizio sanitario. Tali interventi appaiono tanto più rilevanti se si ha la bontà di considerare che negli ultimi anni il reiterarsi delle diverse misure di contenimento della spesa aveva determinato una significativa riduzione anche del personale del Servizio sanitario nazionale. Nella prospettiva di consolidare e stabilizzare l'apparato preventivo costruito e nella consapevolezza di non aver superato la fase del rischio pandemico si iscrive la scelta di prorogare lo stato di emergenza nazionale che - lo ricorderete - è stata annunciata e poi deliberata una prima volta a luglio scorso, pur in presenza di un quadro pandemico fortemente attenuato, e successivamente a ottobre, quando invece già si palesava una nuova recrudescenza del contagio. Ricordo che tale decisione, da parte di alcuni (anche tra i presenti in quest'Aula) fortemente criticata, ha in realtà consentito di mantenere in vigore quel quadro giuridico che costituisce il presupposto per l'intera nostra disciplina dell'emergenza, nonché per la continuità operativa del sistema di allerta, prevenzione e contrasto del virus. Le misure si collocano pertanto in un continuum di interventi progressivamente più restrittivi e rigorosi, adeguati all'evoluzione dell'epidemia che si muove con crescente e preoccupante rapidità. Con le misure adottate da ultimo lo scorso 24 ottobre abbiamo compiuto il passo più deciso; abbiamo scelto di intervenire su attività, ambiti e situazioni suscettibili di favorire direttamente o anche indirettamente fenomeni aggregativi e afflussi eccessivi di persone, spesso concentrati in determinati orari della giornata. Le misure introdotte si fondano sulle indicazioni e le raccomandazioni elaborate dai nostri esperti e scienziati e fanno riferimento anche a protocolli internazionali formulati per il contrasto alla pandemia. Vorrei sottolineare in particolare che l'Istituto superiore di sanità, insieme e d'intesa con il Ministero della salute, la Conferenza delle Regioni e vari organismi di ricerca anche universitari, hanno pubblicato, ed è quindi accessibile a tutti, il documento che vi invito a considerare intitolato «Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione autunno-invernale». In questo documento sono rappresentate, in relazione all'evoluzione di scenari epidemiologici, le specifiche e diverse modulazioni delle misure da adottare. Allo stato l'epidemia è in rapido peggioramento e risulta compatibile a livello nazionale con lo scenario di tipo 3, che è descritto nello studio, con rapidità di progressione maggiore in alcune Regioni italiane. In particolare, per lo scenario di tipo 3, lo studio menzionato prevede tra le misure da adottare proprio quelle alle quali il Governo si è attenuto. Non abbiamo quindi agito secondo criteri arbitrari, né operando una impropria gerarchia di valori tra differenti attività con il risultato di apprezzarne alcune a scapito di altre, ma ci siamo attenuti a evidenze scientifiche che ci hanno consentito di compiere solide valutazioni prognostiche. Non solo, una volta poi elaborato il quadro più dettagliato delle nuove misure da inserire nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nel primo pomeriggio dello stesso sabato 24 ottobre il Governo, nella persona del Ministro della salute, ha inviato la bozza al Comitato tecnico-scientifico (CTS), sollecitando un parere degli esperti anche sul merito delle specifiche misure. Con verbale n. 121, reso qualche ora più tardi dello stesso giorno, il CTS - leggo letteralmente - «dopo ampia analisi condivide i provvedimenti previsti dal testo». Ha poi aggiunto qualche limitata osservazione che peraltro il Governo ha sostanzialmente recepito. Voi sapete che il regime di pubblicità degli atti del CTS prevede la pubblicazione, quindi l'accessibilità a tutti, dopo quarantacinque giorni; il verbale n. 121 sarà pertanto accessibile integralmente tra un po' di giorni. Peraltro, la ratio che ha ispirato le misure è coerente con il modello adottato per la fase di ripresa delle attività. C'è quindi una coerenza nella strategia del Governo per affrontare e gestire la pandemia. Infatti il nostro modello, che ha portato alla creazione di quattro classi di rischio - basso, medio-basso, medio-alto e alto - è basato su tre parametri: esposizione, prossimità e aggregazione. Come è noto, la riapertura progressiva delle attività ha interessato prima alcune classi di attività lavorative, poi quelle commerciali e, infine, quelle che potremmo definire ludico-ricreative. Per questo, nel momento in cui siamo costretti a progressive restrizioni, quindi adesso, dobbiamo inevitabilmente adottare i medesimi criteri, procedendo però a ritroso, a partire da quelle attività che presuppongono e determinano propensione alle relazioni sociali anche, se non soprattutto, tra persone sconosciute. In particolare l'intervento si è decisamente indirizzato con maggiore severità a tre settori: ristorazione serale, teatri, cinema e sale concerto, palestre e piscine, le cui attività sono state sospese. Sono, inoltre, sospese tutte le competizioni sportive, ad eccezione di quelle professionistiche a livello nazionale, senza, però, più la presenza del pubblico. Per ciò che concerne l'attività sportiva di base, rimane consentita solo quella non da contatto e comunque al di fuori di palestre e piscine. Entro la medesima logica si iscrive l'estensione del divieto di organizzare feste, anche con riferimento a festeggiamenti conseguenti a cerimonie civili o religiose, che, come ricorderete, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 ottobre potevano essere svolte nel limite massimo di 30 persone. Così come si iscrive in questa medesima logica la forte raccomandazione di non ricevere persone diverse del conviventi nelle abitazioni private, salvo che per esigenze lavorative e situazioni di necessità o urgenza. Ugualmente ispirata a una logica di contenimento delle occasioni di aggregazione e di incontro è la raccomandazione di non spostarsi, salvo che per esigenze lavorative, di studio, di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi. Questo complesso apparato di divieti, sospensioni, raccomandazioni è stato oggetto di critiche, anche molto accese, da parte innanzitutto delle categorie direttamente interessate, ma anche da parte di molti cittadini, che hanno espresso il loro dissenso, anche con manifestazioni di protesta spontanee in alcune città. Ai soggetti coinvolti tali scelte sono apparse in contraddizione con l'obbligo di adottare rigorosi protocolli di sicurezza, che è stato, come ricorderete, uno dei presupposti che ci ha consentito, a partire dal mese di maggio, la progressiva riapertura delle medesime attività. Sul punto, tuttavia, desidero ribadire ancora una volta che la scelta di sospendere o ridurre temporaneamente l'attività in alcuni settori - qui, come in altri Paesi europei - non deriva dal mancato rispetto delle misure di sicurezza che, salvo eccezioni, sono state adottate anche con rigore e a prezzo di sacrifici e di non trascurabili costi di organizzazione. Se siamo stati costretti a operare scelte così radicali, la causa risiede esclusivamente nell'esigenza di ridurre, in presenza di un contagio diffuso ed esponenziale, senza che possano identificarsi precisi, circoscrivibili focolai, le occasioni di socialità, di relazione, soprattutto in quei contesti in cui è più facile che venga abbassata la guardia e quindi vengano allentate le indispensabili precauzioni del distanziamento e dell'uso dei dispositivi di protezione personale. Inoltre, l'oggettiva difficoltà - sottolineo oggettiva difficoltà - di assicurare sempre il rigoroso rispetto delle regole di distanziamento sui mezzi di trasporto, anche nelle ore di maggiore afflusso degli utenti, unita al mancato pieno utilizzo dei fondi messi a disposizione dal Governo da parte delle Regioni per servizi aggiuntivi di trasporto locale (risultano al momento utilizzati 120 milioni di euro dei 300 messi a disposizione), impone di alleggerire la pressione sul trasporto pubblico e privato, limitandolo solo agli spostamenti di necessità, evitando per quanto possibile assembramenti alle fermate o all'interno dei mezzi. Ribadisco che, a differenza di quello che viene imputato al Governo, le attività che sono state sospese non sono state sospese perché ritenute non essenziali; si tratta di attività pur sempre fondamentali - e il Governo ne è pienamente consapevole - per il benessere della persona che, anche sulla base di ormai consolidate acquisizioni mediche, presuppone la cura del corpo, ma anche il nutrimento dello spirito. La scelta discende esclusivamente dalla necessità, fondata su evidenze scientifiche, di diradare il più possibile i contatti sociali e le interazioni tra le persone. Per lo stesso motivo, tra le misure contenute nell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri abbiamo previsto l'obbligo della didattica a distanza per una percentuale pari ad almeno il 75 per cento per le sole scuole secondarie di secondo grado. Anche questa misura ci è costata molto, soprattutto considerando l'intenso lavoro svolto nei mesi estivi per dotare la scuola di un sistema di prevenzione e di sicurezza tale da consentire la ripresa delle attività educative in presenza che costituisce per noi tutti - l'ho già detto in quest'Aula - un valore irrinunciabile. Analogamente, risponde alla medesima ratio l'incentivazione nelle pubbliche amministrazioni allo smart working e alla differenziazione dell'orario di ingresso del personale. Questa modalità di lavoro, peraltro, è raccomandata anche nel settore privato. Permettetemi di soffermarmi, in particolare, sulla misura con la quale abbiamo sospeso gli spettacoli nelle sale teatrali, da concerto e cinematografiche. Ho già avuto modo di affermarlo in più sedi: questa scelta è stata particolarmente dolorosa. I protagonisti del mondo dello spettacolo, parlo degli artisti, musicisti, autori, imprenditori, tecnici e lavoratori stanno affrontando ormai da molti mesi enormi difficoltà che aggravano una condizione che possiamo definire di criticità strutturale, viste ormai le nuove tecnologie che rischiano di oscurare la magia che scaturisce dalla tradizionale fruizione di concerti e rappresentazioni teatrali e cinematografiche nelle sale aperte al pubblico. Purtroppo, gli stessi protocolli di sicurezza, seppure hanno offerto garanzie per evitare il contagio nelle sale, tuttavia negli scorsi mesi hanno fortemente limitato la presenza del pubblico, contribuendo a un generale depauperamento dell'intero settore. Peraltro, siamo consapevoli che il danno recato a questo settore deriva anche dalle modalità di organizzazione che si basano su una programmazione non di breve periodo. Questo significa che, da un lato, la chiusura interrompe attività sulle quali si era investito sotto il profilo delle risorse umane e finanziarie già da tempo, quindi chiude la prospettiva di ricavi che erano stati ovviamente frutto di investimento; dall'altro, la medesima riapertura delle attività, che speriamo avvenga il prima possibile, non significherà immediata ripartenza proprio considerata l'esigenza di una adeguata programmazione. Questa scelta ci pesa anche, se non di più, per il significato che la chiusura di questi luoghi implica, per il loro valore sociale e culturale, non solo economico. Sappiamo quanto in quegli spazi - parlo, appunto, dei teatri, dei cinema e delle sale da concerto - la persona nutra lo spirito e articoli la capacità di definire la propria identità, finanche la propria emotività. In quei luoghi si rafforza il sentimento di appartenenza ad una dimensione collettiva, si cementa la medesima coesione sociale che si alimenta della condivisione di quei valori di civiltà tanto più essenziali in un momento così duro di crisi come quello che l'umanità sta attraversando. Il Governo è pienamente consapevole degli immani sacrifici richiesti a tutte queste categorie di lavoratori e da subito si è posto in ascolto. Siamo estremamente sensibili alle manifestazioni di dissenso, protesta e frustrazione che si sono verificate in questi giorni in alcune città d'Italia: cittadini e lavoratori che esprimono pacificamente il proprio disagio, le proprie angosce e paure, che vedono minata la propria sicurezza economica e temono per il futuro delle proprie attività e del proprio lavoro. È per questo che abbiamo ritenuto giusto confrontarci immediatamente con i rappresentanti delle categorie più penalizzate dalle nuove misure restrittive al fine di spiegare loro direttamente le ragioni sottese a questi interventi e di annunciare le proposte di ristoro e di indennizzo individuate tempestivamente dal Governo. Consapevoli fin dall'inizio dell'impatto che queste restrizioni avrebbero avuto su un gran numero di attività commerciali, produttive, culturali e sportive e sui lavoratori impegnati in questi settori, il Governo ha infatti parallelamente - nelle medesime ore in cui lavoravamo per le misure restrittive - predisposto adeguati strumenti di intervento a supporto di tali categorie, in continuità con l'operato dello stesso Governo, che ha scelto da sempre e da subito la strada del sostegno e del ristoro, per evitare che la crisi sanitaria possa trasformarsi repentinamente in crisi economica e sociale, acuendo ancor più squilibri preesistenti e generando nuove diseguaglianze. Rivendico questa come una decisa e qualificante scelta di politica economica e sociale. (Applausi) . Questo nuovo decreto-legge, il cosiddetto decreto ristori, è stato pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale e contemporaneamente è stato trasmesso ieri sera al Parlamento. Esso reca un insieme di interventi che forniscono un sostegno immediato, consistente e aggiuntivo rispetto a quello predisposto all'inizio della pandemia e nei mesi scorsi. Il pacchetto di misure previste dal decreto-legge è complessivamente quantificabile in 5,4 miliardi di euro, se parliamo di indebitamento netto, e in 6,2 miliardi in termini di saldo netto da finanziare. Innanzitutto, oltre 2 miliardi sono stati riservati a un nuovo contributo a fondo perduto per le attività dei comparti interessati dalle nuove disposizioni, con livelli di ristoro e di indennizzo differenziati a seconda dell'intensità del danno economico subito dalle categorie. Abbiamo individuato quattro fasce, con diverse scale di coefficienti di ristoro (100, 150, 200, fino a 400 per cento), con riferimento alle compensazioni già ricevute secondo quanto previsto dal decreto-legge rilancio. Per quanto riguarda le modalità di erogazione, è previsto un doppio binario: coloro che in precedenza avevano presentato la domanda per la prima edizione del contributo a fondo perduto riceveranno, entro la metà di novembre, un bonifico da parte dell'Agenzia delle entrate direttamente sul conto corrente che il beneficiario ha già indicato. Coloro che non avevano aderito o che erano rimasti fuori dal contributo a fondo perduto, in quanto avevano un fatturato superiore ai 5 milioni di euro, adesso invece potranno presentare richiesta e il ristoro sarà corrisposto in modalità identiche - confidiamo già per la metà di dicembre - con una nuova procedura avviata verso la metà di novembre. In aggiunta, per ulteriori sei settimane saranno rifinanziate la cassa integrazione ordinaria (l'assegno ordinario) e la cassa integrazione in deroga legata all'emergenza Covid-19. Contestualmente sarà riproposto il reddito di emergenza, con due nuove tranche mensili a partire da 400 euro esigibili da tutti coloro che ne avevano già diritto e da chi nel mese di settembre ha percepito un reddito familiare inferiore al beneficio stesso. (Applausi) . A favore delle filiere dell'agricoltura, della pesca e dell'acquacoltura è stato istituito un fondo da 100 milioni di euro, volto a concedere contributi a fondo perduto alle imprese del settore. Abbiamo inoltre stanziato un miliardo di euro a sostegno del mondo della cultura e del turismo, mentre significative risorse sono state stanziate in favore dei lavoratori del settore sportivo e delle associazioni e società sportive dilettantistiche. Abbiamo predisposto infine un insieme di interventi volti a rafforzare la risposta sanitaria all'emergenza epidemiologica. Tra questi segnalo in particolare 30 milioni di euro per favorire la somministrazione di tamponi rapidi presso i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. È proprio di ieri il fatto - lo saluto con favore - che sono stati sottoscritti due nuovi accordi collettivi, rispettivamente per i medici di medicina generale e per i pediatri di libera scelta, che contemplano tra le nuove clausole la possibilità di coinvolgere queste categorie professionali e di operatori sanitari nell'attività di rafforzamento dell'opera di prevenzione e prevedono il coinvolgimento di questi medici nell'attività di indagine epidemiologica e anche per i test. È un fatto molto importante perché alleggerisce molto l'intensa attività e il sovraccarico in questo momento del dipartimento di prevenzione. Occorre sottolineare che l'impegno del Governo italiano per il superamento della crisi da Covid si dispiega, fin dall'inizio della pandemia, anche in sede europea e multilaterale. Senza una risposta coordinata a livello dell'Unione europea e sul piano globale, nessuno Stato può da solo superare la crisi sul piano sia sanitario che economico. L'attenzione dell'Unione europea rimane alta, tanto più a seguito della recrudescenza del Covid nel nostro continente in queste ultime settimane. Questa impostazione abbiamo messo a punto in particolare anche nell'ultimo Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Leggo testualmente dalle conclusioni di quel Consiglio europeo: «Ha invitato il Consiglio stesso, la Commissione e gli Stati membri a proseguire lo sforzo globale di coordinamento sulla base delle migliori conoscenze scientifiche disponibili, in particolare per quanto riguarda le norme di quarantena, il tracciamento transfrontaliero dei contatti, le strategie in materia di test, la valutazione congiunta dei metodi diagnostici, il riconoscimento reciproco tra gli Stati dei test, la limitazione temporanea dei viaggi non essenziali verso l'Unione europea». Il medesimo Consiglio: «ha ribadito la necessità di definire un solido processo di autorizzazione e di monitoraggio, creare capacità di vaccinazione nell'Unione europea e garantire un accesso ai vaccini equo e a prezzi abbordabili» e «i leader hanno incoraggiato la cooperazione a livello mondiale». In sostanza, la competenza in materia di salute rimane certamente nazionale, ma i capi di Stato e di Governo degli Stati membri, gli stessi vertici delle istituzioni comunitarie hanno concordato sulla necessità di un coordinamento efficace perché ci renderà tutti più forti. Potremo prevenire meglio e superare le criticità sul piano sanitario. In quest'ottica di condivisione e di coordinamento europeo, proprio questo pomeriggio - tra poco - si farà un punto sulla situazione sanitaria. Ci sarà una videoconferenza con tutti i leader europei e i vertici delle istituzioni comunitarie. In questa occasione anticipo che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen illustrerà il pacchetto di proposte di misure di risposta alla pandemia Covid che l'Esecutivo comunitario ha adottato mercoledì 28 ottobre e che mira appunto a favorire un adeguato coordinamento continentale sul piano sanitario, in particolare sulle strategie di test e sul vaccino anticovid. Alla videoconferenza di questo pomeriggio ne seguiranno altre perché nell'ultimo Consiglio europeo abbiamo concordato di scambiare informazioni e confrontarci costantemente in modo da proseguire uniti, per quanto possibile, nella strategia di contrasto della pandemia. Io stesso ho suggerito, proprio nell'ultimo Consiglio europeo, di affiancare ai leader anche i Ministri della salute, i quali sono impegnati in prima linea sul piano tecnico. Quindi, questo pomeriggio avrò a fianco anche il ministro della salute Speranza. La risposta sanitaria dell'Unione europea rimane intimamente collegata a quella economica. Le due dedizioni sono non alternative, bensì complementari sul piano nazionale, ma anche europeo. È, quindi, assolutamente urgente una positiva conclusione del negoziato su Next generation EU e sul nuovo quadro finanziario pluriennale, perché far partire al più presto i programmi e l'erogazione dei fondi europei rappresenta innanzitutto un obbligo morale verso le decine di migliaia di vittime europee e verso i cittadini del nostro continente. L'Italia resta impegnata a tal fine in una serrata e intensa azione politico-diplomatica a tutto campo. Mi avvio alla conclusione. Il rinnovato impeto del virus ci pone di fronte a una nuova sfida, non meno minacciosa della prima battaglia che abbiamo combattuto la scorsa primavera. È una seconda sfida che continua a investire tutto il mondo e con una cresciuta intensità - come possiamo tutti constatare - tutta l'Unione europea. Tutti i Paesi europei stanno affrontando l'urto drammatico della seconda ondata della pandemia e stanno adottando misure via via più restrittive per il contenimento del contagio, molto simili - a dire il vero - a quanto disposto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre per piegare la curva del contagio. Ormai un po' tutti i Paesi europei hanno introdotto misure restrittive, in alcuni casi anche più severe delle nostre, per proteggere la salute dei cittadini e le proprie economie. Tutti i Governi europei, con i loro meriti e i loro demeriti - questo vale ovviamente anche per questo Governo - stanno fronteggiando un nemico che oggi ci costringe a fare un passo indietro. Siamo quindi costretti a modificare alcune abitudini di vita e i nostri comportamenti. La scorsa settimana il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ha ricordato che tutte le articolazioni dell'ordinamento democratico, per perseguire il benessere della società e lo sviluppo dei territori, sanno di dover operare sempre con spirito di unità e di coesione, consapevoli dei tanti interessi comuni. Questo è il momento di restare veramente uniti. (Applausi) . Dobbiamo restare uniti, pur nella varietà delle opinioni, pur nel rispetto delle differenti sensibilità. Ringrazio coloro che hanno sostenuto i nostri sforzi protesi a salvare tanto le vite umane, quanto il tessuto produttivo del Paese, e tutti coloro che, pur nella legittima dialettica politica che caratterizza e deve caratterizzare una moderna democrazia, offrono un contributo costruttivo ai nostri sforzi protesi al bene e all'interesse del Paese. Regnano ancora una grande incertezza e insicurezza sulla fase che stiamo attraversando. Vi assicuro che il Governo ce la metterà tutta per mettere in sicurezza il Paese. Tutti noi componenti del Governo siamo consapevoli che dobbiamo impegnarci con tutte le nostre energie e tutta la nostra determinazione in questo compito. In particolare, siamo pienamente consapevoli che siamo qui non per noi, ma - come ebbe a scrivere Einstein - «siamo qui per gli altri uomini: innanzitutto per coloro dal cui sorriso e dal cui benessere dipende la nostra felicità, ma anche per quella moltitudine di sconosciuti alla cui sorte ci incatena un vincolo di simpatia». (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, la mia opinione è che stiamo vivendo un tempo decisamente diverso da quello che l'Italia ha vissuto nella primavera scorsa: è il tempo che si è aperto in questo autunno e - bisogna riconoscerlo - è decisamente peggiore. Dovremmo fare ammenda - non soltanto chi è qui, ma anche chi è fuori da qui - per aver dimenticato nel periodo estivo che dopo l'estate veniva l'autunno e che abbassare la guardia fuori da qui e dentro le Aule parlamentari si sarebbe rivelato un tragico errore. Io non appartengo alla categoria di chi soffia sul fuoco, ma trovo altrettanto colpevole sia chi soffia sul fuoco, sia chi eleva il silenzio a motivo, a ragione, a comportamento. Questo non è il tempo per manifestare in un'Aula parlamentare silenzio. Quello che abbiamo fatto in passato lo rifaremo e lo rifarò e cioè consegnare la fiducia di un Gruppo, di una storia politica e di una persona che parla in quest'Aula e parla a lei, decisamente nelle sue mani. Prima che essere partigiani di una parte e partigiani di un'idea, siamo italiani e tali siamo fuori e dentro quest'Aula. Mi consenta, però, tre considerazioni che riguardano l'Assemblea, ma che riguardano in modo particolare il Governo. Lei ha inneggiato continuamente al confronto: condivido, sottolineo e sottoscrivo. Quando si entra in un'Aula parlamentare, però, non si può inneggiare al confronto e sostenere che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è immutabile. Non si può venire in un'Aula con un resoconto che riguarda il decreto rilancio, già presentato ai cittadini italiani, senza passare da un confronto nelle Aule parlamentari. (Applausi) . Lo dico e lo sottolineo perché continuo a sostenere che, da questa seconda fase molto più delicata della prima, si esce solo se si genera, solo se germina dall'attività parlamentare e dall'attività del Governo un nuovo spirito civico, ed è il secondo punto che affronto. Lei ha pronunciato, alla fine del suo intervento, un appello a restare uniti. Sottoscrivo anche questo, presidente Conte, ma non basta l'appello a restare uniti. C'è uno spirito civico, uno spirito repubblicano, che noi dobbiamo ricreare dalle fondamenta e non per sua responsabilità, perché lei arriva alla fine di un percorso politico e istituzionale, lei non porta responsabilità esclusive su questo. Ma dalle grandi emergenze nazionali - e l'Italia del Novecento vi è passata perlomeno un paio di volte - si esce ricreando uno spirito di comunità larga, altrimenti è complicato superare crisi che abbiano caratteristiche del genere, che ci gettano dallo stato di emergenza a uno stato di eccezione e lo stato di eccezione ha bisogno di uno spirito repubblicano formidabile e lo spirito repubblicano si può ricreare, sì, grazie a una maggioranza parlamentare, ma - aggiungo io - perché non confidando in un tavolo istituzionale che coinvolga l'intero Emiciclo? L'hanno fatto prima di lei tutti coloro che sono passati da emergenze del genere. In conclusione, vengo al terzo punto. Presidente, lei ha citato giustamente protocolli e altro e evidenzio due aspetti, scusandomi con la Presidenza se sforo con il tempo. Il primo è che abbiamo il dovere anche di pensare ciò che è stato fatto, perché è già successo più di una volta che comitato tecnico-scientifico da una parte e una parte del suo Governo siano entrati in rotta di collisione: penso e parlo di un problema che conosco abbastanza, quello dei trasporti. Il decreto ministeriale n. 39 del luglio scorso obbliga scuola e Ministero dei trasporti a mettersi in armonia, perché altrimenti non è possibile governare correttamente la riapertura delle scuole. E siamo di fronte ad un Ministro dei trasporti che non crede in ciò che vede, ma vede ciò che crede. Vedo che lei continua - ha fatto bene e condivido - finalmente a mettere il dito su questo punto, perché immagino, ascoltando il comitato tecnico-scientifico, che da lì siano germinati i punti di crisi più grande. Il rischio che vedo è che la coesione sociale e territoriale possa in qualche modo entrare in una crisi non dico irreversibile, ma che siamo obbligati ad affrontare con armi straordinarie. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, convocando poche ore fa il Consiglio supremo di difesa, un organismo istituzionale autorevolissimo, che si convoca in momenti particolari e lei lo sa bene. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, è evidente che la forte diffusione dei contagi sta mettendo in ginocchio l'intera Europa e molti Governi del continente stanno assumendo provvedimenti duri e dolorosi. Se è chiaro, però, che la pandemia non è colpa dei Governi - e questo deve essere chiaro, se non a qualche bizzarra diciamo minoranza - e non è colpa neanche dei cittadini, dovrebbe essere altrettanto chiaro che i Governi, nel fronteggiare l'emergenza - a mio avviso - dovrebbero dimostrare la stessa responsabilità e diligenza che pretendono dai cittadini. Signor Presidente del Consiglio, da marzo dell'anno scorso l'attività legislativa del suo Governo non ha avuto tregua: un profluvio di decreti-legge, tutti accompagnati da centinaia di decreti legislativi, che non ho capito a che punto stanno - molti di questi sono ancora sospesi - e ben 23 decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, di cui tre negli ultimi dieci giorni. Non ho l'impressione che il profluvio di questa attività legislativa sia pari all'efficacia. A mio avviso, siete arrivati alla seconda ondata, che qualcuno negava, impreparati. Penso, inoltre, che sia importante ammetterlo in modo onesto. Ad esempio, senza essere grandi esperti, era evidente che i settori più esposti sarebbero stati la sanità, i trasporti e la scuola. Sono i settori dove, secondo me, l'impreparazione si è dimostrata più evidente. È saltato il tracciamento dei contagi, non sono state adeguate le strutture sanitarie territoriali e ospedaliere, a partire da quelle intensive, e abbiamo assistito a ore e ore di code di cittadini per fare un tampone. Tralascio il settore del trasporto pubblico, cui lei ha fatto riferimento. Ho già detto della scuola. Abbiamo speso giorni sui banchi a rotelle sì o banchi a rotelle, mentre, in realtà, mancano i professori e i presidi e le scuole non sono state sanitizzate. Ogni volta che si presenta l'occasione, lei e molti colleghi insistete e invocate il senso di responsabilità per il benessere del Paese, ricordando che siamo tutti nella stessa barca e avanti contando. E io, ogni volta, mi chiedo se questi appelli accorati si rivolgono anche alla sua maggioranza, in particolare al MoVimento 5 Stelle, o se loro, nel loro tetragono, irragionevole e puramente identitario rifiuto del MES, ne siano esentati per non troppe misteriose ragioni. Se, infatti, quei soldi li avessimo presi il primo giugno, forse niente sarebbe al punto in cui si sta. Quindi, è inutile rispondere con arroganza ai lavoratori dello spettacolo che protestano, perché non hanno piena consapevolezza della gravità della crisi - come ha detto un suo autorevole Ministro - perché non è così. Veramente non è così che si può chiamare tutti a quel senso di responsabilità che, a volte, non dimostrate neppure voi. Tralascio il rapporto con le Regioni: chi chiude, chi apre, chi chiude a metà e chi apre a metà. Io penso che il costo dell'impreparazione si aggiunge a quello della pandemia e lo rende più gravoso. Penso anche, presidente Conte, che ammettere di aver fatto errori o sottovalutazioni sia il modo migliore per meritare la fiducia per il nostro comune futuro. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, autorevoli colleghe e colleghi, in questo periodo siamo chiamati spesso a intervenire su temi complessi e difficili per il futuro del nostro Paese e per la salute dei nostri concittadini. Ogni volta ci deve tremare la voce, ogni volta dobbiamo essere preoccupati di usare termini e parole sbagliate. Ho deciso di essere come al solito franco, diretto, e parlare dal nostro punto di vista, quello del Partito Democratico, con grande trasparenza. Lo dico subito: il Partito Democratico, il Gruppo che ho l'onore di rappresentare, nel merito è a favore del decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri e concorda sui contenuti del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che avete varato nelle ultime ore, semplicemente perché il Paese aveva bisogno di questo. Avete dovuto farlo e noi apprezziamo che lo abbiate fatto nel modo migliore possibile. (Applausi). Bisogna inquadrare il contesto, e il contesto in cui si inserisce il DPCM è che molto semplicemente bisognava limitare la circolazione delle persone, i momenti di incontro, le occasioni di scambio del nostro peggior nemico, il virus. Lo avete fatto nei modi che avete ritenuto, seguendo le indicazioni del comitato tecnico-scientifico e sentendo anche i Gruppi di maggioranza e di opposizione. Avete fatto bene e, se a breve servirà un altro decreto del Presidente del Consiglio dei ministri perché la situazione peggiorerà - cosa che non mi auguro - ovviamente vi invitiamo di nuovo a tornare in Parlamento a spiegarcelo, e noi saremo al vostro fianco con un obiettivo: esattamente come si fanno i DPCM per ridurre le libertà individuali, li si possano varare per restituirle non appena le condizioni lo consentiranno. (Applausi). Siamo con lei, signor Presidente del Consiglio, quando ci dice che il Governo e - aggiungo - il Parlamento devono fare di tutto affinché queste misure siano limitate nel tempo, e perché ciò avvenga è necessario che siano incisive. Ho letto prese di posizione, interviste, distinguo di singole personalità, anche scientifiche, in qualche caso consulenti del Governo, di esponenti dei partiti di opposizione e - ahimè - anche della maggioranza, e ho espresso su questo un'opinione che confermo: tutto ciò mi sembra archeologia politica, guardandosi intorno, negli altri Paesi, in tutto il mondo, vedendo cosa sta succedendo. Credo che si debba essere coscienti del quadro che ci è dato vivere oggi e rispettosi della vita anche di ogni singolo cittadino che saremo in grado di salvare con questi provvedimenti. Ho sempre rispetto di chi esprime la propria libera opinione, anche nelle piazze, anche contro quello che sto dicendo io, ovviamente, o quello che sostiene il Governo. Ho, però, anche disprezzo - e sottolineo questo termine - per chi, in un momento come questo, spera di lucrare sulla più grande tragedia che sta vivendo il nostro Pianeta. (Applausi). Signor Presidente, non mi interessa al momento se sono stati fatti errori. Sono valutazioni che farà il corpo elettorale quando sarà chiamato a farlo, che faremo noi nelle discussioni parlamentari, nei Gruppi, che faranno le singole persone tra di loro. Sicuramente errori ci sono stati; ci sono stati sui trasporti come sulla sanità. Si sono fatti errori nel permettere che i concorsi pubblici andassero avanti, nel consentire le elezioni provinciali all'inizio del mese di dicembre, muovendo migliaia di persone. Su queste questioni vorremmo intervenire con il decreto-legge; è nostro dovere, è dovere del Parlamento. Io il precedente che i decreti-legge non si cambino non lo posso accettare. Non mi interessa però oggi analizzare gli errori: mi interessa guardare al futuro del Paese. E, per guardare al futuro del Paese, ho delle richieste da farle: le chiedo, signor Presidente, di valutare - lei, non altri, non gli opinionisti sui giornali - se i singoli Ministri siano adeguati all'emergenza che stiamo vivendo, perché questo è importante. Questo Governo deve andare avanti e deve avere le migliori donne e uomini che possano salvare il nostro Paese. Sempre a lei, signor Presidente, spetta la verifica - visto quello che si legge - della tenuta della maggioranza. Noi dobbiamo contare su una maggioranza parlamentare solida che ci permetta di governare bene il nostro Paese. (Applausi) . Signor Presidente, è sempre a lei l'onere - forse l'onore, ma soprattutto l'onere in una fase così difficile - di trovare il modo di coinvolgere le opposizioni. Ho chiesto di parlare tra i primi perché lo voglio dire alle forze di opposizione: certamente hanno posizioni diverse, di grande critica, e non devono essere distruttive; devono valutare, quando fanno un intervento e dicono una cosa, se quell'intervento e quella presa di posizione fanno bene al futuro del nostro Paese e alla comunità nazionale. Ma devono avere un luogo, che sta a lei individuare, che sia una Commissione parlamentare bicamerale, che sia un'altra struttura, dove si possano confrontare con il Governo e con la maggioranza, che sia un comitato di salvezza nazionale. Permettetemi un inciso di richiamo ai nostri amici francesi. Comitato di salvezza nazionale mi ricorda « liberté, égalité, fraternité »: solidarietà da parte di tutto il Parlamento agli amici francesi e al presidente Macron per quello che è successo nelle ultime ore. (Applausi) . Il coinvolgimento parlamentare, signor Presidente del Consiglio, è centrale. Il Parlamento rappresenta il Paese. I parlamentari tutti, di maggioranza e opposizione, hanno relazioni sul territorio. Il Parlamento va ascoltato, le istanze che provengono dal Parlamento sono un tesoro utile per l'azione di Governo. Ci avviciniamo alla legge di bilancio che, con i fondi aggiuntivi europei, sarà la chiave di volta di questa vicenda e di questa situazione. Non ci possiamo permettere di sbagliare, signor Presidente. Diamo la nostra disponibilità e chiediamo a tutti i colleghi e a tutte le forze politiche di collaborare. Se mostriamo di essere una comunità unita in questa fase e se saremo capaci, ognuno dalle proprie posizioni, di dare il nostro contributo, credo che usciremo da questa crisi, anche più forti e più capaci di dare speranza ai nostri cittadini. Questo è quello che oggi il Paese ci chiede: non polemiche, ma verità, responsabilità e futuro. Noi, signor Presidente, non possiamo sbagliare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, signor presidente Conte, colleghi, qualche tempo fa esistevano nell'Africa australe delle tribù che vivevano cacciando e utilizzando delle frecce imbevute di una sostanza velenosissima. A quelle tribù appartenevano tanti gruppi familiari diversi; eppure, ogni volta che bisognava decidere del destino di quel popolo, quelle tribù si sedevano a discutere. Per evitare che a qualcuno venisse in mente di usare quelle armi potentissime, avevano escogitato un metodo, in realtà molto pratico, che consisteva nel delegare un membro del gruppo a collezionare tutte le armi e nasconderle in un luogo sicuro fino a quando non fosse terminato il confronto. E così il gruppo si sedeva e discuteva anche per giorni, per notti, fino ad arrivare a una soluzione condivisa dei problemi. Oggi, il mio invito in quest'Aula è quello a deporre davvero ciascuno le proprie frecce, le proprie differenze, e a lavorare tutti insieme (Applausi) , per portare questo Paese fuori dalla più grande crisi dal dopoguerra ad oggi. Sono momenti difficili per tutti. Da giorni ricevo messaggi di tutti i miei colleghi medici, che mi raccontano di nuovo di reparti sovraffollati, di carenza di posti letto, di turni massacranti. Allo stesso tempo, proprio qualche ora fa ho ricevuto il messaggio di un imprenditore, preoccupato di non riuscire a ripartire, perché la sua attività è stata nuovamente chiusa, nonostante avesse investito i risparmi di una vita per metterla in sicurezza. Sembrano posizioni inconciliabili, ma il nostro compito deve essere proprio quello di riuscire a trovare un percorso, che - come ha detto, signor Presidente - metta in sicurezza la salute e l'economia. Per fare questo, però, abbiamo un alleato preziosissimo, che ogni giorno muove passi da gigante, ovvero la scienza. Quando sono arrivata per la prima volta in quest'Aula, due anni e mezzo fa, dopo vent'anni trascorsi a occuparmi di scienza e di ricerca biomedica, prima a Washington e poi a Napoli, mi chiedevo spesso come parlare di scienza e di ricerca in quest'Aula e come sensibilizzare i miei colleghi sull'importanza di investire in questi settori. Mai avrei immaginato che avremmo parlato così tanto di scienza e di ricerca, perché, per la prima volta nella storia, stiamo prendendo decisioni politiche seguendo un metodo scientifico e questo - a mio avviso - è fondamentale. (Applausi) . È solo grazie alla scienza se oggi riusciamo a intravedere una luce, al di là di questo buio. Come ha detto, signor Presidente del Consiglio, quando questa pandemia ci ha investito, non avevamo i mezzi e affrontavamo un nemico sconosciuto a mani vuote. Invece in questi mesi abbiamo messo a punto degli strumenti diagnostici, che ci consentono oggi di fare diagnosi tempestive; abbiamo dei protocolli che riescono a rallentare l'evoluzione clinica della malattia; stiamo mettendo a punto farmaci antivirali e anticorpi monoclonali e quindi non bisogna perdere adesso la rotta. È fondamentale che le Regioni mettano in atto tutte le direttive ministeriali di riorganizzazione della rete ospedaliera e della rete territoriale. (Applausi) . Signor Presidente, stiamo lavorando a una proposta di interventi, a breve e a medio termine, che le sottoporremo, come Gruppo MoVimento 5 Stelle del Senato, e speriamo possano essere un valido contributo, per affrontare le settimane difficili che verranno. Per noi infatti è fondamentale programmare, avendo le idee chiare, e in questa programmazione dobbiamo mantenere vivo il ricordo di quello che abbiamo vissuto, il ricordo dei medici bardati negli scafandri, il ricordo delle bare di Bergamo. Manterrò vivo nel cuore il ricordo di Anna Maria, la mia collega di una vita, anche lei ricercatrice al CNR, che ad aprile mi ha lasciato per Covid (Applausi) e che ho provato per venti giorni a strappare al ventilatore che la teneva in vita. Mai come oggi, signor Presidente, questo ricordo è vivo, perché siamo ripiombati nello stesso incubo. Dobbiamo dunque pensare a una nuova normalità che, per, forza di cose, sarà fatta di didattica a distanza, di smart working , di ricette dematerializzate, di presa in carico territoriale e cura di prossimità. Forse serviva un virus per capire, a caro prezzo, che è possibile anche un'altra normalità. Noi però questa normalità, questo nuovo futuro dobbiamo essere bravi a saperlo costruire, partendo proprio dal mettere da parte le nostre differenze, le nostre frecce, e costruendo una rete di sicurezza che tuteli la salute e l'economia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Unterberger. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, siamo nella seconda ondata e, se qualcuno vuole dare la colpa al Governo, dovrebbe dare la colpa a tutti i Governi d'Europa: ricordo la Spagna, che ha un milione e 200.000 contagi, i dati fuori controllo di Svizzera, Belgio e Olanda; la Francia costretta a un nuovo lockdown , per non dire poi di quello che succede nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Certo, mentre la prima ondata ci ha travolto come uno tsunami , la seconda era prevedibile e avrebbe dovuto essere preparata meglio. Ma anche questo però vale per tutti i Paesi europei e, soprattutto, non può essere contestato da chi, solo poche settimane fa, si rifiutava ostinatamente di portare la mascherina anche in Senato. (Applausi) . Il virus si nutre di relazioni sociali e non ci sono ricette o verità assolute per debellarlo prima del vaccino. Tutti devono procedere per tentativi: lo fa la politica e lo fa anche la scienza, che non parla con una voce sola. Poi si può discutere se questa o quella misura era giusta o sbagliata, ma, tenendo ferma la volontà di non chiudere le scuole e le attività produttive, non rimangono molte scelte, anche perché non è vero che i trasporti pubblici possono essere facilmente potenziati, come oggi spiega bene il governatore Fedriga su «la Repubblica». Le misure contenute nell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sulla chiusura serale dei ristoranti e dei luoghi di svago sono un tentativo in atto un po' dappertutto, come primo passo per evitare misure più dolorose. Prendiamo per esempio la Germania, che ha uno sviluppo pandemico simile al nostro. Sappiamo che è uno Stato federale, dove la competenza per intraprendere le misure spetta solo ai Land . Ebbene, ieri la cancelliera Merkel, d'intesa con tutti i Presidenti dei Land , ha deliberato esattamente le stesse misure che sono contenute nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui stiamo parlando: chiusura dei ristoranti e dei bar alle ore 18 e di cinema, teatri, palestre nonché di tutte le attività di svago alle quali si può rinunciare per prime. Stamattina si è tenuto il dibattito nel Bundestag, in cui la Merkel ha testualmente detto che sono misure necessarie, idonee e proporzionate. Pertanto, rimproverare al Governo italiano che le misure non si basano su dati scientifici mi sembra un po' tirato per i capelli. Naturalmente c'erano anche in Germania le critiche delle opposizioni e le stesse discussioni come da noi sul ruolo del Parlamento, sulla libertà individuale, sui trasporti e sulla mancanza di medici. Le critiche più ostinate sono arrivate dall'AfD, il partito che in Europa è alleato con la Lega. (Applausi) . Il Capogruppo dell'AfD ha spiegato il suo concetto, dicendo che anche il traffico è pericoloso, ma non per questo viene vietato. Lo stesso dicasi per quanto riguarda la pandemia: siccome sappiamo che certe fasce della popolazione sono molto fragili e altre no, dobbiamo isolare solo quelle, perché - dice testualmente - la libertà vale di più della vita. Con quest'affermazione si può essere d'accordo oppure no (io certamente non lo sono), ma almeno ha espresso un concetto e fatto una controproposta. Sinceramente dall'opposizione sento solo critiche, ma non ho ancora capito il loro concetto e le loro proposte e che cosa farebbero. (Applausi) . Il giorno in cui si annunciano misure restrittive, si obietta che così si ammazza l'economia; il giorno in cui si cerca di evitare una nuova chiusura, si obietta che così si gioca con la salute delle persone. Ricordo che a maggio scorso, quando ho criticato il Governo per l'approccio centralistico nella gestione della fase 2, dalle opposizioni ho ricevuto moltissimi applausi. Oggi che invece il Governo coinvolge di più gli enti locali, gli stessi dicono che si lava le mani e scarica la responsabilità su Regioni e sindaci. (Applausi) . Mi chiedo, allora, se qui si vuole abbattere il Covid o il Governo. (Applausi) . Mi vanno bene tutti gli appelli a un maggiore coinvolgimento delle opposizioni, che credo sarà possibile però solo quando anche esse mostreranno un atteggiamento più costruttivo e responsabile. Se chiediamo ai cittadini di essere responsabili, dobbiamo esserlo per primi, altrimenti non stupiamoci che i più colpiti dalle misure protestino in piazza con la drammatica infiltrazione dei professionisti del caos e della protesta. Quello che il Governo italiano ha fatto meglio di quello tedesco, che per questo è stato criticato dalle opposizioni, è stato collegare il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri alla certezza delle risorse per i più colpiti nel cosiddetto decreto ristori. È bene coinvolgere maggiormente gli enti locali che, come abbiamo sempre detto in quest'Aula, sono quelli che hanno il polso della situazione, perché ci sono differenze da territorio a territorio. A Bolzano, per esempio, la chiusura delle scuole, che avverrà la prossima settimana in occasione della festa di Ognissanti, comporterà automaticamente una riduzione dei contatti. Certo, la pandemia porta a galla la fragilità del sistema Italia, che vede una carenza strutturale di personale, medico, infermieristico e scolastico. Anche in tal caso, però, devo constatare che le critiche più feroci vengono proprio da quelle forze politiche che, con la loro misura di bandiera, quota 100, hanno aggravato questa situazione. La carenza di personale ospedaliero è sentita molto anche nel Sud Tirolo; molti dei nostri ragazzi che vanno a studiare nei Paesi di lingua tedesca restano poi lì per le migliori condizioni lavorative che vengono loro offerte. Inoltre, come abbiamo più volte contestato, i medici e gli infermieri che dalla Germania e dall'Austria vengono da noi, per via di un'assurda legislazione che contraddice lo spirito europeo, non possono lavorare nella nostra Provincia, nonostante la nostra popolazione sia per due terzi di madrelingua tedesca e per il 90 per cento perfettamente bilingue. Questo senza una ragione logica, se non per un nazionalismo fuori tempo, che un Governo di centrosinistra dovrebbe rifiutare. Il mio ennesimo appello è pertanto quello di cambiare finalmente tale normativa. Sono questi gli auspici del nostro Gruppo, che si accompagnano a quello più generale di vedere finalmente le polemiche messe da parte. L'ora della responsabilità non è ancora finita, serve davvero spirito collaborativo tra tutte le forze politiche e tutti gli attori istituzionali. Il nemico si chiama coronavirus, non dimentichiamocelo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, i cittadini e le cittadine italiani sono disorientati, preoccupati, a volte avviliti o pieni di speranza per quando usciremo da questa difficile fase. Alcuni ci dicono che non vorrebbero stare nei nostri panni di politici, perché dobbiamo assumere decisioni complicate e sofferte. Il suo discorso, signor Presidente, era intriso della sofferenza relativa alla difficoltà del momento. Ci siamo trovati, colleghe, colleghi e signor Presidente, in questo tempo storico a chiedere ai nostri cittadini di rinunciare ma - secondo la frase contenuta nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri burocratico - «alle attività essenziali», ma all'umanità più profonda, a mettersi in relazione con l'altro, evitando abbracci, baci e incontri persino in famiglia, con figli e nostri amici, perché questa è l'arma per combattere il virus. È una prova durissima per la nostra profonda umanità. Di conseguenza andiamo a rinunciare alla nostra libertà personale, con il rischio, a causa di ulteriori provvedimenti restrittivi per proteggere la salute, di produrre nuovi disoccupati e di allargare ancora di più la forbice tra garantiti e non. Credo infatti, signor Presidente, che siamo tutti consapevoli che non esiste né in natura, né in un'altra ipotizzabile forma, alcun ristoro che compensi la dignità del lavoro, che costituisce l'essenza della soggettività umana e della persona. (Applausi). Non esiste alcun ristoro che compensi ed equivalga al fondamento della Repubblica democratica, il diritto che la stessa riconosce a tutti i cittadini. La drammaticità del quadro epidemiologico non è diversa né più grave della tragicità dello sconvolgimento sociale e psicologico nel quale la popolazione italiana versa e i fatti degli ultimi giorni ne sono testimonianza. Condanniamo gli episodi di violenza, ma mettiamoci in sintonia con il grandissimo disagio sociale della nostra popolazione. La tutela della salute deve essere allora in armonia con lo sviluppo dell'economia e del lavoro e dobbiamo assolutamente garantire il diritto alla scuola. La politica è fatica, perché è fatta di scelte di priorità. Due grandi Paesi, Francia e Germania, che si apprestano a decidere lockdown più o meno duri hanno una priorità: lasciare aperta la scuola. Perciò dobbiamo accompagnare e guidare quest'ora buia - per parafrasare il grande Churchill - con un piano concreto di qui a sei mesi, signor Presidente, o almeno a medio termine. È questo che chiediamo come Italia Viva. Quale luogo migliore per confrontarci tra parlamentari, di maggioranza e opposizione, e anche naturalmente tra partiti eterogenei, presenti nella stessa maggioranza? Dobbiamo mostrare la luce dopo il buio, perché nel 2021 dovremo riprendere a correre. Questa è la richiesta che le rivolgiamo: un confronto politico approfondito, serio, per non guardare solo al giorno dopo e al prossimo DPCM, ma per traghettare la nostra Nazione oltre la crisi. La politica non è altro che una risposta ai bisogni della popolazione, quindi è nello stesso tempo celerità e lungimiranza. Allora, signor Presidente, non si arrabbi con noi; occorre che tutti insieme facciamo in modo che l'apparato dello Stato e quello dei Ministeri non accumulino ritardi di alcun genere. Dobbiamo impegnarci giorno e notte affinché i vertici dell'INPS garantiscano che non ci siano mai più ritardi nell'erogazione della cassa integrazione e di altri sostegni e affinché i Ministeri non accumulino altri ritardi. Faccio un esempio per tutti: abbiamo all'esame in Commissione un disegno di legge sui defibrillatori, approvato alla Camera, tanto atteso dalla popolazione italiana, che rimane fermo per le lungaggini dei pareri all'interno dei Ministeri. Questo, signor Presidente, in un momento di crisi non possiamo permettercelo. Per questo, priorità assolute sono per noi un sistema nazionale di tracciamento, di tamponi e di sorveglianza attiva, un progetto di prevenzione nazionale, la medicina territoriale e il MES. Abbiamo bisogno di risorse, se vogliamo mettere tutti al riparo dalle frecce di cui ha parlato prima una collega. Nessuno di noi può prendersi la responsabilità di non avere a disposizione altre risorse, tantomeno lei. Un appello finale, signor Presidente: tutto questo lo facciamo con una conduzione univoca e chiara del rapporto Stato-Regioni. Abbiamo 21 sanità diverse e in un tale assetto costituzionale abbiamo il dovere di avere una conduzione univoca tra Stato e Regioni, perché i nostri cittadini devono essere uguali e avere pari opportunità in tutto il territorio italiano. Il popolo italiano ha affrontato guerre, carestie e difficoltà sociali ed economiche, che ha superato sempre con uno spirito coeso e con la guida di classi dirigenti forti e coraggiose. Che anche questa volta la storia sia magistra vitae . Facciamo in modo, con i panni che indossiamo, di avere una visione politica anche a lungo termine e di portare il Paese fuori dall'ora più buia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, professor Conte, lei ha avuto modo di gestire questa emergenza utilizzando poteri e risorse mai visti nella storia repubblicana. Ha avuto una totale libertà d'azione, fino al punto di saltare il Parlamento, come sta facendo oggi, non consentendoci di votare su questo ennesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri - il quindicesimo o il sedicesimo, non si capisce bene con annesso show a reti unificate (l'ultimo addirittura dopo l'Angelus papale, perché mi sembra giusto che ci sia un orario consono). Le ricordo, signor Presidente, che l'Italia da vent'anni ininterrotti, lo sottolineo, è in avanzo primario, cioè tassa più di quello che spende, e continua ad incrementare il debito pubblico, che in questo periodo sarà incrementato di 190 miliardi di euro, 100 dei quali dovuti all'ultimo scostamento; quello precedente, collega Castellone, l'abbiamo votato anche noi, mettendo via le frecce; ma quella riunione dura da nove mesi e credo che, a questo punto, le frecce si siano automaticamente liberate, da sole. Quindi, signor Presidente, come dicevo, ha avuto risorse e poteri come mai nessuno prima. La situazione odierna è assolutamente drammatica: Unioncamere stima che 45.000 imprese saranno cancellate in camera di commercio e che almeno altrettante siano in corso di eliminazione; poi, ovviamente, ci sono quelle moribonde. Per quanto riguarda gli aiuti ricevuti per i ristori, i famosi ristori, il centro di ricerca dell'università di Oxford stima oggi che l'Italia è la peggiore d'Europa rispetto a quelli stanziati (non erogati). Lei, signor Presidente, a proposito di mettere da parte le frecce, è quello del «La mia esperienza finisce qui», con il governo Conte I: lo disse in quest'Aula, davanti a tutti noi. Lei è quello del bazooka da 400 miliardi, la potenza di fuoco. Lei è quello del ristoro dell'altra volta, il famoso fondo perduto, che ancora tutti stanno attendendo, perché non è arrivato; lei è quello della cassa integrazione, che ancora stanno attendendo. Il nuovo decreto ristori parla di 100 per cento, 200 per cento o 400 per cento; parte dicendo che ristorerà un intero anno, ma poi si scopre che invece ristorerà il 100 per cento dell'ultimo ristoro, oppure fa riferimento, come per i locali di intrattenimento, agli incassi del mese di aprile. Chiunque sappia come funziona un locale di intrattenimento sa che nel mese di aprile i locali invernali hanno già chiuso e quelli estivi non hanno ancora riaperto. Lo sa anche un bambino. Non c'è bisogno di questo, signor Presidente. Oggi non c'è bisogno di mettere da parte le frecce, colleghi. C'è bisogno di dirsi le cose per quelle che sono, perché sono passati nove mesi dall'inizio dell'epidemia e purtroppo sono decedute migliaia di persone. Di fronte a questo, ognuno di noi interpreta il proprio ruolo a cospetto della propria responsabilità, davanti al suo specchio personale. E allora non parliamo di bonus , signor Presidente, ma della sospensione dei costi fissi per le imprese. Non basta il bonus . Oggi si parla di metà novembre. Vogliamo scommettere, signor Presidente, che a metà novembre non arriverà niente? La facciamo una scommessa io e lei, signor Presidente? Scommettiamo un caffè: uno per me, uno per lei e uno per la sanità. (Commenti del senatore Faraone. Richiami del Presidente) . Per quanto riguarda la sanità, dite che tutti stanno affrontando la seconda ondata. Si dà il caso, però, che nessuno abbia fatto due mesi e mezzo di lockdown totale, durante la precedente ondata, lo sottolineo. Oggi esistono questi due paradigmi, signor Presidente, che abbiamo ribattezzato, da un lato, contenimento e, dall'altro, mitigazione. Dobbiamo riscrivere il dizionario dei sinonimi e dei contrari. Il contenimento, per farci capire da chi ci ascolta, è la parte che dovrebbe fare lo Stato (quello con la S maiuscola), mentre la mitigazione è la soppressione delle libertà d'impresa e di movimento, la coercizione delle attività commerciali e tutto quell'insieme di attività che sono state oggetto di 16 decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, tutti orientati al versante della cosiddetta mitigazione, che procurano danni economici che saranno drammaticamente irreversibili. È quindi evidente che è una medicina amara, che bisogna utilizzare con grande cautela e parsimonia, solo in condizioni estreme, quali erano quelle di marzo e di aprile, non oggi, che sono passati nove mesi, durante i quali abbiamo fallito ogni operazione sull'altro versante, quello del contenimento. Abbiamo fallito lo studio di sieroprevalenza e il tracciamento dell' app Immuni, signor Presidente del Consiglio, perché gli italiani, che l'ascoltano in diretta a ogni DPCM, non si fidano di lei e non credono alle sue misure. È per questo che non scaricano l' app Immuni; hai voglia a fare pubblicità progresso, con Fedez e company . Il motivo per cui non hanno aderito allo studio di sieroprevalenza è proprio perché non si fidano. Nei giorni scorsi, in Commissione sanità abbiamo ascoltato il professor Brusaferro. Oggi stiamo di nuovo ragionando sulla necessità di tracciare gli asintomatici, perché questo è lo scrimo, la linea del Piave: riuscire a scoprire chi non ha sintomi e quindi legittimamente, in totale buona fede, gira e conduce una normale vita quotidiana. Non si distanzia, perché sa di star bene, e invece infetta, come confermato dal professor Brusaferro non più tardi di ieri. Oggi lei ci dice che finalmente, dopo che il sottoscritto (insieme a tanta altra gente, evidentemente) ha ribadito per mesi la necessità di fare centinaia di migliaia di test, a nove mesi dall'inizio dell'epidemia, il Governo stanzia 30 milioni per fare i tamponi rapidi. Ecco l'accordo di ieri con i medici di medicina generale, dopo nove mesi: lo si sarebbe dovuto fare dopo nove giorni, sia con i medici di medicina generale, sia con i pediatri di libera scelta, i farmacisti e i distretti. Tutte queste cose andavano fatte prima, non adesso, e l'avevamo detto. Collega Unterberger, si è intrattenuta dicendo che non ci sono proposte da parte dell'opposizione, ma non può non ricordare quante volte abbiamo parlato in quest'Aula; ha votato insieme a me una mozione unitaria che prevedeva di fare tamponi a tappeto. O forse non l'ha letta e non se n'è accorta? Fatto sta che ancora oggi, signor Presidente del Consiglio - che vedo parlare con il collega Sileri, il quale dovrebbe capire e sapere queste cose, perché fa il medico - mancano i protocolli; c'è un'inappropriatezza diffusa, sia nell'ospedalizzazione, in entrata e in uscita, sia nelle cure domiciliari. Non c'è un protocollo a beneficio dei sanitari, dei medici di medicina generale e degli ospedalieri, che detti alcuni punti di riferimento sulla terapia per i malati di Covid; non c'è. Allora, signor Presidente, alla percezione di insicurezza sanitaria che purtroppo prende alla gola i nostri concittadini - ne sono riprova gli atteggiamenti che tutti censuriamo, ma comprendiamo - oggi se ne aggiunge pericolosamente una crescente di ingiustizia. Questo è un sentimento pericoloso. In combinazione con la percezione di insicurezza sanitaria, quella di ingiustizia, che in questo momento trapela, può determinare danni gravi alla nostra convivenza civile. Signor Presidente del Consiglio, ci richiama e ci dice che questo è il momento di restare veramente uniti. Bene, allora la faccia un'operazione per restare veramente uniti: ci liberi da questo Governo. Faccia un rimpastino, come ha detto il senatore Marcucci, e trovi il modo di risolvere qualche Ministro che non fa il suo dovere. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Zaffini. ZAFFINI (FdI) . Come in campagna c'è un vecchio detto che dice che il pesce puzza dalla testa, lo faccia questo gesto per restare tutti uniti: si tolga di mezzo e ci restituisca un po' di normalità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Zaffini e, entrando nel merito di alcune questioni, mi auguravo che non finisse nello stesso modo, tanto per alimentare un po' di propaganda. È sotto gli occhi di tutti ciò che sta accadendo in Europa; non lo cito come alibi, ma perché è ciò su cui ci stiamo confrontando. Siamo nel pieno di una nuova, eccezionale ondata della pandemia, perché i numeri fanno tremare i polsi. Siamo stati investiti per primi, abbiamo preso misure drastiche con il lockdown e adesso siamo in una situazione meno grave. Forse, essendo state assunte in primavera misure così severe, diciamoci le cose come stanno: ognuno ha pensato che il peggio fosse passato per noi e che forse la seconda ondata - che sapevamo in arrivo - sarebbe stata meno cruenta. Ciò non significa che abbiamo sottovalutato, perché come tutti, in tutto il mondo, in questa fase siamo andati avanti - anche il Governo lo ha fatto - con il riscontro di aggiornamenti periodici. Ci saranno tante voci diverse e purtroppo continuiamo a sentire tante opinioni diverse, anche da parte dei virologi. Se compriamo dieci giornali, ci sono altrettante interviste di chi critica le misure del Governo, chi dice che ha fatto bene e chi dice che bisogna fare altro. Dal punto di vista scientifico, non abbiamo certezze assolute. Ci troviamo pertanto di fronte, ancora una volta, a una situazione molto complicata e difficile. Il Governo ha assunto, di volta in volta, anche con l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, le misure che lei, signor Presidente, ci ha ricordato avere lo scopo ben preciso di limitare i contatti. Credo che adesso in quest'Aula dovremmo piantarla tutti di dividerci o trovare il colpevole, non dobbiamo farlo. In questi giorni sono state fatte rappresentazioni tali per cui ci si voleva accanire contro una categoria rispetto a un'altra, quasi con un intento punitivo. Le misure sono state prese per tentare di rallentare le possibilità di contatto. Signor Presidente, oggi ci ha detto che - come sappiamo tutti - a questo punto della situazione serve ancor di più una programmazione strategica, che sappia guardare bene gli scenari che potrebbero presentarsi da qui a qualche giorno. Questo è il punto fondamentale. Forse ci sono stati ritardi su alcune cose; sappiamo benissimo che, come abbiamo detto varie volte, per esempio sul fronte dei trasporti, abbiamo città particolarmente complesse. È complicato fare il paragone con la Francia o con la Germania, che hanno un sistema di trasporti diverso. Signor Presidente, lo dico anche ai colleghi: è complicato fare il paragone con questi Paesi anche perché abbiamo un assetto istituzionale che purtroppo in questa emergenza non ci aiuta. Ci ha parlato della Conferenza Stato-Regioni e della condivisione con le Regioni. Il giorno dopo abbiamo assistito, anche in quel caso, a prese di distanza. Questo sport dello scaricabarile è francamente intollerabile. Abbiamo assistito addirittura, ieri, ad un Presidente di Regione che si è messo a manifestare insieme con i ristoratori: tutto legittimo, per carità, ma questo è il quadro anche istituzionale che, a mio avviso (ma su questo bisognerà anche richiamare ognuno al senso di responsabilità), non ci permette di condurre quella strategia condivisa che chiedo (e che penso tutti chiedano. Definirla «condivisa» non è fare appello al buon cuore; dev'essere una strategia che faccia marciare tutti allo stesso modo (e non può esistere che il giorno dopo ognuno prenda le distanze). Lo dico perché, signor Presidente, assieme al senatore Errani e ad altri che sono intervenuti nei mesi scorsi, abbiamo ripetuto varie volte - e ora bisogna farlo - di rafforzare i servizi medici territoriali e anche i medici di base. Infatti, non è che il Governo non volesse fare le convenzioni con i medici di base; ci sono state, anche in quel caso, chiusure molto forti. Su questo siamo in emergenza e ci sono provvedimenti straordinari da prendere, ai quali tutti si devono adeguare. Questo riguarda la questione dei trasporti, così come il potenziamento dei servizi medici territoriali e il fatto che ogni Regione, che ha molte competenze primarie in materia, deve non solo assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, ma operare perché finalmente si marci tutti insieme, uniti. (Applausi) . Arrivo alle questioni che stanno appassionando tutti, come i piani regolatori degli orari delle città. Lo devono fare obbligatoriamente e dico anche un'altra cosa senza problemi: è arrivato il momento di parlamentarizzare, anche le responsabilità. Vogliamo fare un tavolo? Molto bene. Facciamone uno in cui finalmente non ci sia speculazione politica e in cui ognuno si assuma le proprie responsabilità. Si propone di fare i tamponi in un certo modo? Ci confrontiamo sulle proposte: benissimo. Signor Presidente, deve sapere che, se diamo forza al Parlamento nel gestire la crisi e nell'aiutare ad uscirne, saremo tutti quanti più forti, purché si metta da parte la tentazione, forse tipica di questo nostro Paese, di finalizzare sempre tutto alla speculazione politica. Quest'epidemia a me preoccupa, perché sta aumentando le disuguaglianze in modo incredibile. In piazza c'erano i violenti, ma anche tante persone che hanno paura per il loro futuro. Signor Presidente, glielo chiedo io, come tutti: che questo sia il nostro senso di responsabilità; dobbiamo dare risposte a tutte le migliaia di precari e di persone che hanno paura, oltre che del virus, di non poter vedere il loro futuro. Non lo vedono e non sanno neanche come campare. Questo per noi è un dovere etico e morale. Se a ciò ci atteniamo, con un programma d'emergenza straordinario per intervenire sulle disuguaglianze, ce la potremo fare ancora una volta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente del Consiglio, credo di aver colto dalla sua presentazione di oggi un fatto politico che mi auguro di aver compreso bene e che quindi considero importante. Come ha detto, ci siamo ritrovati a dover ripristinare chiusure che ovviamente traguardano il contenimento del virus, sapendo tutti che questa pandemia avrà un finale che nessuno di noi conosce e che soprattutto sarà quello vero quando ci sarà il vaccino e quando lo potranno utilizzare tutti. Quindi nessuno è in grado, oggi, di programmare questo finale. L'aspetto positivo della sua informativa, che vorrei sottolineare, è questo. Nello stesso tempo, però, sappiamo anche che nella prima fase abbiamo acquisito un'esperienza, rispetto ad alcuni nodi che stanno venendo al pettine, perché probabilmente non siamo stati in grado di affrontarli. Penso ad esempio a un fatto tipico della nostra cultura istituzionale, governativa ed in senso generale, delle maggioranze e delle minoranze che si sono susseguite nel Paese: la capacità di condivisione dell'analisi e di programmazione dei tempi necessari per realizzarla, passo dopo passo. Parto da questo perché ovviamente siamo tutti preoccupati - lei più di noi, visto che ci rappresenta e sceglie, insieme al Parlamento, con il suo Governo, le azioni da mettere in campo - di quello che ha detto, da ultimo, la senatrice De Petris, cioè che le persone oggi hanno una maggiore preoccupazione per il loro futuro rispetto a quanta ne avessero nella prima fase, soprattutto in relazione al lavoro, alla possibilità di vita, a quando e come ci potrà essere la riapertura. Mi soffermo su questo. Se abbiamo avuto un'assenza di programmazione e di capacità di decidere che le priorità che mettiamo al centro sono intrecciate con l'insieme delle condizioni di vita e di lavoro, le chiedo, signor Presidente, di costruire davvero da subito le condizioni di intreccio di interventi e di investimenti, avendo anche la possibilità di finanziamenti europei, dal MES al recovery fund . In tal modo, potremo costruire da subito le condizioni grazie alle quali, quando diciamo che le scuole e la sanità sono punti centrali, sapremo su cosa intervenire e investire: sulla medicina territoriale; sulla possibilità di accompagnare e sgravare le scuole e gli insegnanti dal doversi occupare del coronavirus, quando potremmo avere un medico che lo fa (questi sono elementi importanti); o anche, sapendo che è complesso, sulla possibilità di riorganizzare, per la didattica e per l'apprendimento delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, di ogni età e in ogni fase, condizioni che accompagnino una fase che avrà una certa durata (non possiamo permetterci di non vedere come farlo in modo diverso da quello tradizionale). Dico solo che siamo tutti preoccupati, quando, negli interventi sui quotidiani e non solo, vediamo conflittualità fra livelli istituzionali e fra chi li rappresenta. Andiamo avanti a guardare al merito, ma tutti insieme dobbiamo sapere che la condizione per evitare il più possibile questi conflitti - che non saranno tutti evitabili, soprattutto per chi guarda più facilmente al proprio interesse immediato che non agli interessi del Paese - è il coinvolgimento, per condividere le scelte in questa fase. Questo è il punto della politica. Secondo me, converrebbe affrontare questa fase in modo quasi più pedagogico, anche dedicandovi più ore, ma è determinante per fare scelte condivise, perché poi dovremo essere tutti messi nelle condizioni di attuarle a ogni livello istituzionale, nella maggioranza e anche con le opposizioni. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bernini. Ne ha facoltà. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Ministro, signori vice ministri e sottosegretari, onorevoli colleghi, poiché il presidente Conte ha concluso il suo intervento con una bella citazione di Albert Einstein, vorrei farne una anch'io, a mio parere altrettanto bella: «Il mondo è un posto pericoloso non per quelli che compiono azioni malvagie, ma per quelli che osservano senza fare cose e per quelli che fanno cose senza saperle fare». (Applausi) . Noi glielo abbiamo detto fin dall'inizio: di fronte a una pandemia, di fronte a un mostro mellifluo che sta mettendo il mondo in ginocchio da marzo, si faccia aiutare. Non si faccia travolgere dalla tentazione dell'uomo solo al comando. Non creda, a livello comunicativo, di poter governare un'opinione pubblica per sempre. Non è possibile, al netto dei contenuti. Non perché glielo diciamo noi: glielo sta dicendo la sua maggioranza. Ha appena detto cose importanti. Noi abbiamo ascoltato e condividiamo da sempre il fatto di poter collaborare, ma non per avere seggiolini, strapuntini, posticini in Commissione o Presidenze di Commissione. Non è quello che ci interessa, presidente Conte. (Applausi) . Noi, a partire da marzo, le abbiamo proposto delle ricette, le abbiamo dato delle soluzioni, le abbiamo detto quali erano le pietre d'inciampo di questa pandemia: e sono ancora quelle. Lei ha detto che mantenere lo stato di emergenza ha aiutato il Governo a governare e a gestire la crisi. Non è vero. Se così fosse, se lo stato di emergenza avesse funzionato e le cose fossero andate bene, a cosa si dovrebbero imputare quei dieci chilometri di code che abbiamo visto davanti ai Pronto soccorso, con una medicina d'urgenza ridotta ormai all'ombra di se stessa? (Applausi) . Tra le otto - nove ore di coda per fare tamponi; tamponi che, alla fine, è impossibile fare privatamente, nelle case. Purtroppo, la app Immuni non ha funzionato, ce lo dobbiamo dire: un altro investimento sbagliato, un investimento sbagliato sulla app , un mancato investimento sui tracciatori, che non sono mai esistiti. Ebbene, se qualcuno sciaguratamente incappa in un tracciamento della app Immuni, è costretto a rimanere chiuso in casa in libertà vigilata a tempo indeterminato perché non riesce a fare un tampone privatamente. Questo è il modo in cui lei ritiene lo stato di emergenza abbia funzionato? Lei ci ha detto a luglio che aveva bisogno di leggi speciali per governare l'Italia, ma neanche quelle sono servite. Signor Presidente, non è riuscito a governare la situazione. Per quale motivo? E la prego di non fare gestacci, non è urbano da parte sua fare gestacci in Parlamento; mi ascolti con attenzione e non faccia gesti. (Applausi) . Già lo ha fatto una volta e l'ho lasciato passare, questa volta la correggo con la matita rossa e blu. Presidente Conte, la sanità è veramente la pietra di inciampo, non di questo Governo ma degli italiani, di tutti quelli che stanno affrontando una seconda ondata che eravamo perfettamente consapevoli sarebbe arrivata. Lo sapevate anche voi. Noi ve lo stiamo dicendo da aprile. Vi abbiamo proposto di aprire ospedali Covid ogni 500.000 abitanti; vi abbiamo dato dei suggerimenti molto concreti; vi abbiamo dato dei documenti, che non so dove lei abbia messo e non so se li abbia mai letti. Vi avevamo detto che sarebbe stato pericoloso combinare l'emergenza Covid con l'emergenza influenzale ordinaria. Dove sono i vaccini antinfluenzali? Le sembra compatibile con uno stato di emergenza che ha funzionato quella coda di persone anziane che noi vediamo alla ricerca disperata di vaccini antinfluenzali che non ci sono? (Applausi) . Io le sto parlando molto pacatamente. Sono molto più pacata della sua maggioranza, che le ha lanciato dei segnali molto forti. Anzi, se mi posso permettere, anziché lanciarvi messaggi in Aula, scrivervi lunghe lettere sui giornali, telefonatevi; telefonateci. Noi ci siamo e siamo sempre disponibili alla collaborazione. L'importante è che ci ascoltiate. (Applausi) . Abbiamo parlato di scuola. Colleghi, voi mi siete testimoni: quante volte, tutti noi di Forza Italia, della Lega e di Fratelli d'Italia vi abbiamo parlato di scuola e vi abbiamo pregato di affrontare il tema scuola in maniera professionale? Non dico altro. Troppe cose abbiamo detto e tante altre cose vi diremo. Un'unica immagine: in questi giorni voi state consegnando i famigerati, famosi, costosissimi banchi a rotelle nelle scuole chiuse! (Applausi) . Non c'era modo di impiegare diversamente questi soldi, magari per rimpolpare quelle piante organiche di medici, operatori socio-sanitari e infermieri che adesso state chiamando? Non a giugno, a luglio, ad agosto o a settembre: adesso li state chiamando. Adesso state facendo i concorsi per le terapie intensive. Questo lei lo chiama stato di emergenza? Mi perdoni, glielo dico molto laicamente, ma io non sono d'accordo su questa gestione. Ve lo abbiamo detto in ogni modo possibile e lei non lo sa oggi dalle mie parole: lei lo sa da tutte le cose che abbiamo continuato a dirle in questi sette mesi e tutti noi, come opposizione responsabile, abbiamo il dovere di ricordarglielo. Ripeto, lei, come Governo, ha il dovere di renderci conto di questi ritardi. Perché non sono state fatte queste cose? Perché? Cosa si aspettava a fare le terapie intensive? Si sapeva che ci sarebbe stata la seconda ondata e ora anche la terza, ma non mi voglio ripetere. Lei sicuramente sente il rumore della piazza, e non della piazza cattiva, quella dei contestatori professionali, dei disturbatori; no, la piazza della gente che ha paura di chiudere per non riaprire mai più! La piazza degli esercizi commerciali, quelli che hanno fatto tutto in regola, che hanno speso soldi fino a 25.000 euro. Pensi, il 51 per cento degli esercizi commerciali ha speso fino a 25.000 euro - e i restanti oltre - per mettersi in sicurezza, sperando in un credito d'imposta del 65 per cento (il famoso bonus) che per mancanza di fondi si è ridotto ad un 15 per cento del 60 per cento, cioè al 9 per cento: un'ulteriore presa in giro. Avevate detto che non volevate il MES perché avevate i soldi: bene, perché non li destinate a questi bonus? Non si può chiedere alle persone di mettersi in regola e poi, dopo che queste persone fanno tutto come Dio comanda, come premio partita dite loro che devono chiudere. È ovvio che si sentano traditi, è ovvio che siano in piazza: hanno ragione, anche perché il problema è stato affrontato dalla coda. Signor Presidente, lei lo sa, ci ha gentilmente consultato dieci minuti prima di emanare il DPCM, però, glielo dico con affetto, se per caso ci chiamerà cinque minuti prima per dire che chiude l'Italia noi le attaccheremo il telefono. Questa volta basta! (Applausi). Signor Presidente, il DPCM prende il problema dalla coda. Perché non avete deflazionato il trasporto pubblico locale? Gliel'ha detto un suo coordinatore del comitato tecnico-scientifico, quello che lei invoca ed evoca sempre, il professor Miozzo, il quale ha dichiarato che è da aprile che dice al Presidente del Consiglio che deve fare una stretta sui trasporti. Ed è evidente che quello su cui si deve agire non è il commerciante virtuoso che si è messo in regola, ma il mezzo di trasporto dove ci si contagia perché ci sono "sardine" strette tra di loro - anche se mascherate - che si trasmettono il virus. (Applausi). E questo vale per gli autobus, le metropolitane, le corriere, gli aerei dove non c'è il distanziamento. Ce n'è molto meno che nei teatri e nei cinema. Anzi, le dirò, nelle sale di dieci cinema di Roma, a ottobre, secondo me c'erano meno persone che in un autobus strapieno all'ora di punta. (Applausi). Signor Presidente, la prego, non è troppo tardi, però non facciamo più demagogia sulla pelle degli italiani, su quelli che la stanno chiamando dalla piazza, quei contestatori che il Ministro dell'interno ha chiamato «autonomi». Vorrei fosse chiaro che sono «autonomi» da intendere come partite IVA, non come autonomi contestatori, ma partite IVA, non garantiti, perché il Covid non è una livella: ha diviso il mondo tra garantiti, che prendono comunque lo stipendio, la pensione o la cassa integrazione, e partite IVA, autonomi, professionisti, commercianti, che non prendono niente. (Richiami della Presidenza) . Mi scusi, Presidente, finisco subito, ho ancora un minuto. Presidente Conte, sa perché quei signori sono in piazza? Perché dentro di loro, nella loro protesta, ci sono anni e anni di sacrifici, di spese, di bollette, di mutui, di burocrazia inutile, di tasse comunali, provinciali, regionali, statali, con delle sigle impronunciabili e urticanti. Oltre a tutto questo, adesso devono chiudere. Non le chiediamo provvedimenti folli, non le chiediamo l'incoscienza; le chiediamo la coerenza. Le chiediamo prima di tutto di collaborare, ma farlo veramente; lo ha detto il Capogruppo del Partito Democratico. Per noi - ripeto -collaborare vuol dire fare le cose insieme, non avere regalini o strapuntini; vuol dire condividere il contenuto dei provvedimenti, significa fare come, secondo noi, le cose vanno fatte per fare in modo che il nostro Paese affronti questa pandemia con armi migliori e non con le armi spuntate che in questo momento sono state proposte. Signor Presidente del Consiglio, e concludo, noi ci siamo dati un appuntamento qui la settimana scorsa; lo sapevo che sarebbe tornato, sapevo che il fine settimana avrebbe annunciato nuove misure, ovviamente in televisione, perché lei va prima in diretta Facebook, poi viene qui in replica, tra Marzullo e il Consorzio Nettuno! Va bene, però, signor Presidente, la prego: gli stop and go stanno ammazzando il Paese. Lo ha detto il presidente Berlusconi tempo fa: non possiamo sopravvivere al Covid e poi morire di fame. Tutti noi dell'opposizione lo impediremo in ogni modo possibile. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, innanzitutto ritengo doveroso - so che il Senato l'ha già fatto stamattina, penso e spero non a nome di una parte, ma di tutti - mandare un abbraccio al popolo francese (Applausi) , perché si stanno ripetendo di ora in ora gli attentati e gli attacchi dei terroristi a Nizza, Avignone, Lione. Stiamo combattendo una malattia virale, ma intanto altri tipi di contagi non si fermano. Quindi siamo tutti francesi, senza se e senza ma da questo punto di vista. Signor Presidente del Consiglio, è preoccupante che, in un momento così grave per il Paese, non ci sia uno scontro opposizione-maggioranza: state facendo tutto voi. Mentre in Italia cresce lo scontro sociale, abbiamo sentito in quest'Aula la bocciatura nei suoi confronti non dalle opposizioni ma dalla sua maggioranza (Applausi) , che in un momento così delicato arriva a chiedere un rimpasto di Governo. Traduco dal linguaggio del PD e del collega Marcucci, che le chiede - e questo è allarmante - se tutti i suoi Ministri siano all'altezza della situazione. Evidentemente, se c'è una domanda, c'è anche una risposta: è evidente che un ministro come la signora Azzolina non è in grado di gestire la scuola italiana. (Applausi) , non è in grado di dare risposte agli studenti e agli insegnanti. Però risolveteveli nelle riunioni di maggioranza i vostri problemi interni. Le dico anche che il centrodestra è pronto a collaborare, ma non vogliamo e non ci interessa mezza poltrona. Vogliamo dare idee. (Applausi) . Commissioni bicamerali no, non ci interessano. Il Paese ha già dato un responso chiaro, quindi la sfiducia nei suoi confronti non è del Senato, ma del Paese. Non abbiamo mai sentito una parola magica, che costa poco però dà la dimensione di una persona, in questi mesi e neanche oggi: «scusa». Non abbiamo sentito qualcuno dire: «scusa». Cosa avete fatto per sei mesi? Per quanto riguarda i lavori negli ospedali, grazie a quel genio del commissario Arcuri, che lei, dopo i disastri per le mascherine e per la scuola ha nominato a sovrintendere la salute degli italiani, sa quando sarà online l'elenco degli operatori per fare i lavori negli ospedali? Il 2 novembre. Ripeto, il 2 novembre. A parte la data non particolarmente felice, la domanda è: che cosa avete fatto a maggio, giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre, oltre che ad occuparvi di banchi con le rotelle e monopattini? (Applausi) . Perché non vi siete occupati e preoccupati di ospedali? Sono fermi da giugno 400 milioni di euro per comprare nuovi autobus da Roma a Milano, da Torino a Napoli, perché manca una firma in un Ministero. Sono fermi nelle casse del Governo 80 miliardi di euro. Lei oggi viene ad annunciare il decreto ristoro per novembre-dicembre, ma le posso chiedere sottovoce di pagare i decreti di luglio, agosto, e settembre, che sono ancora fermi perché siete incapaci di passare dalle parole ai fatti? (Applausi) . Prima di promettere altri soldi, pagate quelli che dovevate. La cosa surreale è poi che un cittadino a casa pensa che il Parlamento si stia occupando da settimane e da mesi, giorno e notte dal lunedì al venerdì, di questa emergenza sanitaria, sociale, culturale ed economica. L'altro ieri la Camera si è occupata di omotransfobia; il dibattito giornalistico è occupato dalla legge elettorale. Avete passato un'estate a smontare i decreti sicurezza e i fatti di Francia ci dicono che c'è bisogno di più sicurezza, non di meno sicurezza. (Applausi) . Da giugno a oggi ci sono stati 22.000 sbarchi, di cui 11.000 dalla Tunisia, dove non mi risulta sia scoppiata la guerra di recente. Le proposte le abbiamo sentite, da parte degli amici di Fratelli d'Italia e di Forza Italia, ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, magari perché parla un'altra lingua in quest'Aula. Quanto alle cure a domicilio, adesso, fra venti minuti (finalmente!) si riunisce il consiglio d'amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA): la cura per il Paese non è un ennesimo lockdown , la chiusura totale, che sarebbe la sconfitta non tanto di Conte, di cui ci interessa poco, quanto dell'Italia e dell'economia italiana. Dobbiamo fare di tutto per evitare un'altra chiusura, e facendo cosa? Andando a curare le persone a casa loro (Applausi) , usando tutti i mezzi e tutte le terapie necessarie, anche quelle che non piacciono alle multinazionali del farmaco perché costano troppo poco. Signor Presidente del Consiglio, lei ci ha annunciato come se fosse un gran risultato che i tamponi a domicilio sono frutto di un accordo che avete fatto questa settimana. Questa settimana? A fine ottobre? Ma voi sapete che, grazie al fatto che avete perso sei mesi di tempo, i lavori nelle terapie intensive non si faranno, perché, molto banalmente - basta parlare con qualunque primario ospedaliero per accertarlo - non si possono fare i lavori a metà novembre quando gli ospedali e le terapie intensive sono piene di malati e di pazienti? (Applausi) . Arcuri si dovrebbe dimettere oggi! In qualunque Paese normale, un commissario che fallisce si dimette, non viene promosso! Ma lei, più incapaci sono e più li promuove? È bizzarra questa cosa qua! Cure a domicilio e tamponi a domicilio. Ci risparmi poi il fatto che è sempre colpa degli altri: è colpa degli studenti, delle palestre, degli attori, dei sindaci e dei governatori. Se sugli autobus e sulle metropolitane non siete intervenuti, prendetevi le vostre responsabilità! Non contestiamo la chiusura di alcune attività economiche, se serve a salvare vite, ma mi spieghi che vite si salvano, chiudendo palestre, piscine, cinema e teatri che erano fra i più controllati e sicuri al mondo. (Applausi) . Che vite si salvano? Semplicità! Altra proposta: avete rinnovato per alcune settimane la cassa integrazione. Signor Presidente, glielo chiedono i consulenti del lavoro, i fiscalisti, gli avvocati e i commercialisti. Oggi, grazie alle vostre scelte bizzarre, ci sono 25 modalità operative diverse per accedere alla cassa integrazione. Semplificate la vita agli italiani, altrimenti fate decreti di notte che poi finiscono nel nulla di giorno. Lo dico a chi ci sta seguendo da casa, con enorme pazienza: delle chiacchiere degli ultimi nove mesi, il 90 per cento è rimasto aria fritta, perché si stanno aspettando 110 decreti attuativi per le promesse che avete fatto agli italiani. (Applausi) . Non basta il titolo! Poi uno si stupisce se protestano a Napoli, a Verona, a Roma, a Milano, a Palermo o a Bergamo. Sono persone perbene: gli imbecilli, quelli con il volto coperto, con il casco e con il bastone in mano stiano a casa, perché la violenza non è mai la risposta e non è mai la soluzione (Applausi) , sempre che non venga alimentata da qualcuno a cui conviene che nelle piazze ci siano dei violenti. Quindi non stupiamoci del fatto che la gente chieda risposte. Ci sono decine di scadenze fiscali non prorogate per novembre. Signor Presidente del Consiglio, almeno queste possiamo bloccarle e non rinviarle? Questo è un Governo fondato sui rinvii! Rinviamo le decisioni su Alitalia e su Autostrade per l'Italia: ricordo che gli unici che hanno guadagnato dal caos autostrade sono i signori Benetton, alla faccia di quelli che chiedevano certezza della pena e del diritto! (Applausi) . Ieri, signor Presidente del Consiglio - non sei mesi fa - la sua litigiosa maggioranza - Renzi ce l'ha con lei, il PD ce l'ha con Renzi, la Bonino ce l'ha con il mondo, in un tutti contro tutti che non ci possiamo permettere in questo momento -che la sostiene - vedremo per quanto tempo - ha bocciato un emendamento delle opposizioni che chiedeva una cosa normale, ovvero che lo Stato paghi i suoi debiti nei confronti delle famiglie e delle imprese italiane. (Applausi) . Sono 50 miliardi di euro di arretrati. Ripeto, 50 miliardi! (Applausi) . Quindi, prima di fare la morale agli altri, guardiamo in casa nostra. Passo all'ultima riflessione. Errare è umano perseverare diabolico, Presidente. A febbraio e marzo scorsi l'improvvisazione poteva essere accettata perché era una prima volta. Sono passati sette mesi e non venite adesso a dirci che, nel nome del virus, chiudete teatri e ristoranti e fate uscire dal carcere 5.000 delinquenti che tornano a casa loro. (Applausi) . L'abbiamo già provato e non funziona. Gli italiani chiusi in casa e i delinquenti tranquilli a guardare le sue dirette su Rai 1! Quindi, noi ci siamo, non per i posti, che non ci interessano. Lei e i suoi parlamentari chiedete collaborazione, ma a me pare che l'unico confronto che nei passati nove mesi lei ha avuto non sia stato con Confindustria o con i sindacati - che se ne lamentano - o con gli insegnanti, le famiglie e gli studenti, bensì con se stesso davanti allo specchio. Non è più il momento di specchiarsi e dirci quanto è bravo e bello. Sul canone estetico non intervengo, mentre sulla bravura una nuova chiusura significherebbe il fallimento di questi sei mesi di nulla da parte sua e del Governo. Noi siamo disposti a lavorare per salvare vite e posti di lavoro. Spero che nessuno sia disposto a lavorare per salvare se stesso e la sua poltrona, perché questa è l'impressione che ci date. Buon lavoro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi. Ne ha facoltà. CIOFFI (M5S) . Signor Presidente, abbiamo sentito un prolasso di parole, pronunciate a volte persino con protervia. Potremmo quindi ricordare solo alcune piccole cose. Siccome si è sentito molto parlare di trasporti e sanità, ricordiamo di chi sono le competenze in questi ambiti. Mi sembra che siano delle Regioni, se non ricordo male. (Applausi) . E mi sembra, oltretutto, che molte di queste Regioni siano governate dal centrodestra. Quindi, prima di parlare di quello che viene addebitato al Governo, è meglio guardarsi in casa propria e assumersi le proprie responsabilità. Invece di parlare di tutto ciò che è stato detto, usciamo da questo loop con le parole che il Sommo poeta fa dire a Virgilio: «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa». Mi sembra sia il Canto III dell'Inferno, dove si parla di un gruppo di persone che erano nell'anticamera, in quanto neanche degne di stare nell'Inferno. Usiamo una parola che potrebbe essere interessante e si richiama all'illustre personaggio citato dal Presidente del Consiglio, che era un fisico: entropia. Sulla base del secondo principio della termodinamica, l'entropia è una misura del caos. Noi vediamo che il caos aumenta all'interno di un sistema isolato quando aumenta la temperatura. Quindi, una prima cosa che dobbiamo fare per diminuire il livello di caos è raffreddare il sistema. (Applausi) . Questo significa agire e ragionare con lucidità e freddezza, perché la politica deve assumersi la responsabilità utilizzando il raziocinio, che non è naturalmente disgiunto dal cuore. L'entropia l'abbiamo vista anche in quest'Aula, in cui mi sembra che ci sia stato un certo caos vagante. Come è stato detto, il vero nemico che stiamo affrontando è il Covid, che ha un trend non lineare ma esponenziale. E qui dobbiamo stare molto attenti a quello che facciamo perché quando ci troviamo di fronte alla necessità di compenetrare la salute delle persone con la loro libertà dobbiamo ricordarci di una cosa. Ancora una volta mi tocca citare il presidente Pertini, quando diceva che non c'è libertà senza giustizia sociale. Siccome ci troviamo nella condizione che per salvaguardare la salute delle persone abbiamo dovuto fare una restrizione del livello di libertà, dobbiamo parimenti aumentare il livello di giustizia sociale e in fin dei conti è quello che è stato fatto con il decreto-legge pubblicato oggi, in cui si affronta il tema e si cerca di riportare un livello di giustizia sociale accettabile per la vita delle persone. (Applausi). Ovviamente questo non ha fatto altro che accentuare un sistema che già c'era. Come tutti sappiamo, il sistema neoliberista ha esasperato le disuguaglianze. Abbiamo visto cosa è successo nei Paesi di lingua anglosassone, Stati Uniti per primi. Quindi ci troviamo in una condizione che è preesistente, con un aumento delle disuguaglianze e noi dobbiamo intervenire proprio per combattere questo enorme livello di disuguaglianza e fare in modo che ci sia un riequilibrio tra chi tanto ha e chi poco ha. Quindi dobbiamo ancora una volta pensare che dobbiamo far pagare le tasse a chi tanto ha, anche se magari sono società estere o anche se sono società che hanno acquisito molta più ricchezza in questo periodo, e cercare quindi di riequilibrare per dare al popolo quello di cui ha bisogno. La senatrice Bernini diceva che non bisogna morire di fame; chi può essere in disaccordo? Però, per non morire di fame, dobbiamo capire di cosa stiamo parlando. Come ci ha ricordato il Presidente del Consiglio, nel cosiddetto decreto ristori abbiamo previsto contributi a fondo perduto, proroga della cassa integrazione, esonero dal versamento dei contributi previdenziali, credito d'imposta sugli affitti, cancellazione della seconda rata IMU, misure per i lavoratori dello spettacolo e del turismo, fondi di sostegno per alcuni settori più colpiti, proroga del reddito di emergenza e così via. Ci troviamo però anche nelle condizioni di vedere cosa succede in Francia e in Germania. In Francia il presidente Macron ha annunciato che da domani passeranno al lockdown ; una cosa però non la faranno: non chiuderanno le scuole. Come ci ha detto il presidente Conte, l'istruzione è un valore irrinunciabile e quindi noi dobbiamo mettere al centro il valore dell'istruzione, capire che non possiamo agire nella chiusura delle scuole e quindi intervenire nei confronti di alcuni pezzi dell'apparato statale che pensano che chiudere le scuole sia una soluzione quando non lo è, perché dobbiamo salvaguardare l'integrità psichica - principalmente - ed empatica dei bambini. Mi sembra quindi che non sia corretto chiudere le scuole elementari. Alla fine il discorso è molto semplice; possiamo fare tutte le cose che vogliamo, anche con l'opposizione se questa è disposta a discutere, ma non possiamo accettare che si metta in discussione l'operato e la figura del Presidente del Consiglio che si è trovato a gestire una situazione incredibile, per posizionamenti che non vanno da nessuna parte. (Applausi). Il senatore Salvini ha detto che non vuole avere mezza poltrona; forse ne vuole avere una intera. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri, che ringrazio per la disponibilità. Sospendo i lavori. (La seduta, sospesa alle ore 14,53, è ripresa alle ore 15,02) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. Il senatore De Carlo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02030 sui pregiudizi al settore agroalimentare causati dalle recenti misure governative, per tre minuti. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, noi sappiamo che lei non è una fata e non può avere la bacchetta magica per risolvere con un solo tocco tutti i problemi dell'agricoltura che sono ovviamente antecedenti alla crisi del Covid. Possiamo dire, però, che è stata un po' timida nell'affrontare le tante questioni aperte. Per quanto riguarda il nutri-score, ad esempio, se non fosse stato il Gruppo Fratelli d'Italia a sollevare in Aula il problema, dopo averlo fatto con le etichette a semaforo o con la questione relativa ai pesticidi, il tentativo dei Paesi del Nord e delle grandi multinazionali di discriminare i nostri prodotti nazionali come il grano e il prosciutto sarebbe passato quasi sotto traccia. Quello a cui stiamo assistendo, infatti, signor Ministro, è un vero e proprio attacco alle nostre produzioni, la cui riconosciuta alta qualità costituisce per i nostri competitor sul mercato proprio il motivo per tenerle sotto attacco. La nostra agricoltura è sotto attacco anche da parte di un certo ambientalismo, quando proprio l'agricoltura italiana è invece la più verde d'Europa. Sicuramente migliorabile ma non demonizzabile. Possiamo dirle che non ha certo affrontato e risolto il problema dei prezzi dei prodotti agricoli che troviamo sugli scaffali della grande distribuzione a prezzi addirittura inferiori ai costi di produzione. È ora che si lavori, Ministro, per un prezzo minimo garantito che dia dignità non solo ai braccianti, ma anche agli imprenditori. Inoltre, Ministro, le ricordo la concorrenza sleale, l' italian sounding , gli accordi commerciali europei che non tutelano il prodotto italiano mentre noi chiediamo da tempo l'introduzione dei dazi di civiltà nei confronti di quelle merci che provengono da quei Paesi in cui non si rispettano gli standard salariali, di sicurezza sul lavoro e di tutela ambientale. È proprio l'agricoltura italiana che paga il prezzo più alto di questi accordi. È in questo contesto, già fragile e complicato, che il Governo di cui lei fa parte ha risposto con la chiusura di tante attività che sono uno sbocco naturale per molti operatori agricoli. Infatti, Ministro, i locali che il Governo ha chiuso costituiscono solo la punta dell' iceberg dell'intera filiera, che era stata messa già pesantemente in difficoltà nella prima andata, in cui lei e il suo Governo avete dato risposte più ideologiche che concrete, più di facciata che sostanziali. Le chiediamo pertanto se abbia contezza che questa crisi la pagherà l'intera filiera, con stime che le associazioni di categoria hanno già provveduto a fare, ma anche se non ritenga inutile e privo di evidenze scientifiche un DPCM che dà il colpo di grazia a tante realtà economiche che costituiscono oggi gli ambasciatori del made in Italy , l'eccellenza italiana nel mondo. PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BELLANOVA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, come Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, mi sono impegnata fin al giorno del mio insediamento per difendere, sostenere e promuovere, a livello nazionale ed europeo, il patrimonio agroalimentare italiano in tutte le sue declinazioni. È stato e continua ad essere il mio obiettivo principale. Ritengo non possa essere messa in discussione la mia attenzione e consapevolezza sul riacutizzarsi dell'emergenza sanitaria e sulle gravi ripercussioni a danno del sistema produttivo e occupazionale. È tra le ragioni per cui prosegue ininterrotto, anche in questi giorni, il confronto con le associazioni di settore e l'intera filiera istituzionale per avere dati costantemente aggiornati sulle ripercussioni del diffondersi del Covid-19 sul nostro comparto. Non è un caso che tra quelle indicate dagli interroganti compaiano le rilevazioni Ismea. Tale consapevolezza mi ha spinto a lavorare con la forza necessaria per ottenere gli stanziamenti utili ad attenuare e se possibile anticipare le conseguenze di una crisi che, se non adeguatamente governata, rischia di provocare fratture economiche e sociali difficilmente ricomponibili. La dialettica all'interno del Governo è nota; così la mia posizione, rivolta a trovare equilibrio e bilanciamento tra le esigenze di carattere sanitario e quelle di natura economica. Ma qui oggi conta restituire il lavoro in atto e le misure di merito rivolte alla filiera agroalimentare. Sotto questo ultimo profilo, giova ricordare che quest'anno, per i settori agricolo, della pesca e dell'acquacoltura, abbiamo stanziato risorse pari a circa quattro miliardi di euro. Cifre prima inimmaginabili, ma che oggi si rivelano indispensabili a garantire liquidità e sostegno alle imprese che, con grande sacrificio, si stanno adeguando alle stringenti misure di contenimento. Tra le numerose misure adottate, voglio segnalare il decreto attuativo del bonus ristorazione, con cui destiniamo 600 milioni di euro di aiuti immediati alle attività di ristorazione che hanno acquistato prodotti agricoli e agroalimentari italiani. Una disposizione importante per il canale ho.re.ca, che io considero settore strategico della nostra economia e parte integrante della filiera agroalimentare. Vengo all'ultimo punto. Nel decreto-legge ristori, pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale , assicuriamo per il mese di novembre l'esonero contributivo, previdenziale e assistenziale per i datori di lavoro delle filiere agricole, della pesca e dell'acquacoltura, agli imprenditori agricoli professionali, ai coltivatori diretti, ai mezzadri e ai coloni. A questa misura, che vale oltre 350 milioni di euro, si affianca la costituzione di un fondo da 100 milioni di euro per sostenere, con contributi a fondo perduto, quelle imprese agroalimentari maggiormente coinvolte dalle limitazioni dell'ho.re.ca. Non nascondo come il lavoro da fare sia molto difficile e complesso, a maggior ragione perché sono assolutamente convinta che tutela della salute e salvaguardia dell'occupazione e del reddito delle lavoratrici, dei lavoratori e delle imprese debbano andare di pari passo. Anche per questo considero importante l'apporto di quanti, tra le opposizioni, vorranno contribuire a migliorare i provvedimenti in un confronto leale, fattivo e virtuoso. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Carlo, per due minuti. DE CARLO (FdI) . Signor Ministro, non sono soddisfatto della sua risposta, e non solo perché la sua frase «non può essere messa in discussione la mia attività» sia assolutamente fuori luogo. È infatti questo il luogo nel quale vengono messe in discussione proprio le politiche che un Ministro attua; questo è il tema e il fulcro della democrazia. Vorrei rileggerle quanto lei stessa dichiarò ai giornali, al quotidiano «La Stampa»: «Sabato ho ribadito per tutta la giornata come la chiusura dei ristoranti alle 18 fosse sbagliata». Continua dicendo: «Lo stesso comitato tecnico-scientifico avrebbe avanzato dubbi sull'utilità della chiusura. Chi ha fatto sforzi per mettersi in regola non deve sentirsi tradito». Ma la realtà, signor Ministro, è ormai che questo giochino del poliziotto buono (lei) e del poliziotto cattivo (Conte) lo hanno capito tutti; abbiamo capito quanto strumentale sia per cercare di mantenere la visione del Governo e la visione di una minoranza interna nello stesso perimetro, quello della sua maggioranza. No, signor Ministro, non funziona più. Lei è organica a questo Governo adesso, così come lo era quando, usando l'agricoltura, perorò ed ottenne la sanatoria per i migranti. Una sanatoria in linea sicuramente con il suo pensiero e con il suo percorso, ma non certo utile, come si è dimostrato, alla risoluzione dei problemi dell'agricoltura, che chiedeva tutta voucher e corridoi verdi. Oggi la proposta del Governo, venduta come la panacea di tutti i mali, sono i ristori. Ristori per rimediare a un vostro errore, quello delle chiusure senza evidenza scientifica che ne dimostri l'utilità. Tale errore ha precisi responsabili: voi, appunto. Indebitate ultimamente gli italiani oggi per rimediare a un vostro errore; lo Stato costringe a chiudere chi per legge si è impegnato ad adeguare i locali e a rispettare le leggi e i protocolli. Ma uno Stato che per decreto riduce o azzera le entrate di un'impresa, per essere serio e concreto deve intervenire sui costi fissi: sugli affitti, sui dipendenti, sui mutui, sulle utenze e sulle tasse. Non ci sono bonus e ristori che tengano, anche perché parlavate di un rimborso pari al 100, 150 o 200 per cento del calo del fatturato. Invece ci siamo svegliati tutti con un bonus del 100, 150 o 200 per cento del bonus previsto dal decreto rilancio. Costringete migliaia di imprese a chiudere per decreto. E allora, signor Ministro, a poco conteranno le sue parole di distinguo. E se le sue parole «siamo a pieno titolo nel Governo e ci resteremo fino a quando avrà senso per la qualità delle politiche che vengono messe in campo» hanno un valore, signor Ministro, delle due l'una: o lei ha usato questa frase per prendere in giro ancora una volta gli agricoltori e gli italiani oppure lei è ancora in questo Governo perché ne condivide la linea. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Vono ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02033 sugli assembramenti di persone nei mezzi del trasporto pubblico locale, per tre minuti. VONO (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, occorre dire in premessa che il repentino innalzamento della curva dei contagi da Covid-19, che ha portato all'emanazione degli ultimi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, non può esimere da una riflessione maggiormente approfondita sulle condizioni sanitarie ed economiche in cui attualmente versa tutto il settore dei trasporti, in particolar modo il settore del trasporto pubblico locale, e sulle garanzie di sicurezza per gli utenti. Dopo la ripresa delle attività scolastiche, si sono verificati folti assembramenti, soprattutto nelle grandi città, e non solo nelle ore di punta. Alle fermate della metropolitana e degli autobus - malgrado i dati tecnici del comitato tecnico-scientifico e le posizioni rassicuranti in tema di trasporto pubblico locale, che richiamano una riduzione di percentuale di passeggeri sottolineando l'esiguo tempo di permanenza all'interno di alcuni mezzi di trasporto - gli episodi di affollamento risultano ancora molto preoccupanti. Noi di Italia Viva-PSI riteniamo essenziale, per un'efficace azione di contrasto all'esponenziale aumento dei contagi, non delle semplici linee guida a seguire di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ma uno specifico piano di riorganizzazione dell'intera rete dei trasporti su tutto il territorio nazionale, che tenga conto delle differenze che attengono alle varie modalità di trasporto e ai mezzi. Considerato che lei, nei tavoli convocati al Ministero, ha confermato la decisione di mantenere il livello massimo dell'80 per cento di capienza raggiungibile all'interno dei mezzi di trasporto, che alcune Regioni come la Toscana hanno attuato misure più stringenti rispetto a quelle messe in atto dal Governo, oltre ad aver aumentato i servizi di trasporto aggiuntivi e alla luce del peggioramento della situazione epidemiologica, è evidente che queste misure sono essenzialmente da rivedere e da potenziare, ma soprattutto da condividere. Tutto quanto premesso, chiediamo di sapere quali siano gli orientamenti prossimi del suo Ministero rispetto alle problematiche descritte in premessa e, qualora ne abbia conoscenza, le motivazioni che hanno determinato l'aggravarsi della situazione di criticità in cui versa il sistema trasportistico. Chiediamo altresì di sapere quali siano le ulteriori misure previste e le scelte che vorrà attuare, mi auguro in condivisione non solo con il Parlamento e con le Commissioni competenti, ma anche con gli enti territoriali e le rappresentanze del settore, per superare questa situazione incerta, che coinvolge i mezzi e le reti del trasporto pubblico e che rischia non solo di ledere il diritto dei cittadini di usufruire di servizi di trasporto con una buona qualità, ma anche di causare forti preoccupazioni riguardo la corretta tutela della salute dei cittadini stessi e la tenuta del sistema Paese nel suo complesso. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, onorevoli senatori, come chiaramente indicato anche nell'ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, la regolazione e la programmazione del servizio del trasporto pubblico locale, anche non di linea, secondo modalità tali da evitare il sovraffollamento dei mezzi nelle fasce orarie della giornata in cui si registra la maggiore presenza degli utenti, sono in capo alle Regioni in forza del Titolo V della Costituzione, in coerenza con le previsioni di cui all'articolo 32 della legge n. 833 del 1978. Nonostante questo, abbiamo condiviso, sempre insieme a tutte le Regioni, il contenuto delle linee guida vigenti, definite sulla base dell'analisi dei flussi puntuali della domanda di trasporto elaborata dall'Inail e oggetto di specifica condivisione con il comitato tecnico-scientifico, come da richiesta delle stesse Regioni, e con i titolari dei servizi di trasporto pubblico locale e responsabili dell'erogazione dei servizi di trasporto scolastico dedicato. Un percorso di condivisione, quindi, con Regioni ed enti locali. Nel corso della riunione di monitoraggio, le Regioni, le Province e i Comuni hanno evidenziato di aver provveduto ad incrementare i mezzi per le tratte con maggiore domanda, utilizzando 120 dei 300 milioni di euro messi a disposizione dal Governo con il decreto n. 111 del 2020, che hanno consentito l'utilizzo di 2000 mezzi di trasporto aggiuntivi privati, e a potenziare i controlli da parte del personale sulle banchine e nelle aree di sosta dei mezzi, garantendo l'intervento a seguito di segnalazioni puntuali e non generiche di criticità. Nessuna Regione ha chiesto nelle sedi opportune e formali di procedere ad una revisione delle linee guida, nel senso di consentire una percentuale di riempimento più bassa di quella attuale. Come Governo, siamo disponibili sempre a ricevere i contributi per il miglioramento delle linee guida, sia in ragione dell'andamento della diffusione del virus sia sulla base delle indicazioni provenienti dalla comunità scientifica. Rappresento, comunque, che i dati di utilizzo dei bus che ci hanno fornito le Regioni, che sono stati registrati a partire dallo scorso mese di settembre, si attestano attorno a meno 50 per cento (con una riduzione, quindi, del 50 per cento) rispetto allo stesso periodo del 2019, una riduzione che generalmente viene rispettata anche durante le ore di punta mattutine e pomeridiane; e che la percentuale massima di riempimento dell'80 per cento consentirebbe, quindi, di soddisfare l'intera domanda di trasporto pubblico locale per lavoro e per scuola. Inoltre, in questi giorni stiamo monitorando tutti i sistemi tecnologici, testati e sperimentati dalle Regioni, per valutare di implementare ulteriormente, con l'utilizzo della tecnologia, proprio i sistemi di controllo e di monitoraggio del riempimento. Ritengo che, grazie alla fattiva collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, le Regioni, le aziende di trasporto e gli utenti, e attraverso la stretta osservanza delle attuali linee guida, che indicano anche specifiche attività e regole di comportamento, a carico sia dell'utenza che delle aziende di trasporto, la mobilità dei cittadini debba rimanere garantita come diritto per poter raggiungere i luoghi di lavoro e di studio. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Vono, per due minuti. VONO (IV-PSI) . Signor Ministro, prendo atto di quanto ella ha detto nella sua risposta, senza però far finta di non capire il tentativo di distribuire, in modo molto sottile, le colpe un po' tra Governo e Regioni, pur sostenendo di condividere le misure adottate con le Regioni. Comprendo, comunque, che sono state stanziate ingenti risorse e mi auguro che queste vadano giustamente indirizzate e destinate, anche aumentando i controlli. È inutile, infatti, negare che i contagi sono aumentati magari proprio per una non adeguatezza dei controlli per quanto riguarda soprattutto i trasporti. Ritenendo che tutti gli operatori del settore dei trasporti abbiano bisogno di dovute misure economiche, reputo necessario non soffermarmi solo sulle linee guida. È doveroso, invece, che il Governo appronti, come ho detto prima, un piano concreto, relativo a tutto il servizio di trasporto nazionale e non solo a quello locale. La ringrazio e, come Italia Viva-PSI, restiamo disponibili a collaborare. PRESIDENTE . La senatrice De Petris ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02025 sulle misure di rafforzamento e i piani di sviluppo del trasporto pubblico locale, per tre minuti. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, abbiamo già sentito anche alcune risposte del Ministro, ma io ribadisco qui alcune questioni. È evidente a tutti che ci saranno le linee guida, ma il problema c'è. Ha dimostrato esserci in modo assolutamente palese ed è stata una delle maggiori criticità emerse in questa seconda fase della pandemia. Evidentemente, anche la percentuale dell'80 per cento di capienza, forse era un'idea un po' ottimista della situazione del trasporto pubblico locale. Il Governo, come il Ministro sa perfettamente perché ce l'ha ribadito in questa sede, nel decreto-legge agosto aveva autorizzato la spesa di 150 milioni per il servizio di trasporto scolastico e di 400 milioni proprio per incrementare le risorse del fondo per il trasporto pubblico locale, 300 dei quali potevano essere utilizzati per i servizi aggiuntivi di trasporto destinato anche a studenti. Magari non erano sufficienti, ma certamente erano risorse stanziate per contrastare l'emergenza sul fronte trasportistico. Sappiamo perfettamente che la competenza è regionale, ma, per quanto ci riguarda, vogliamo sapere quanta parte di queste risorse è stata effettivamente utilizzata; quanta è stata destinata al trasporto aggiuntivo, perché come semplici utenti - soprattutto nelle grandi città - abbiamo continuato a vedere problemi, sofferenze e resse, e nessuno può venirci a spiegare che questi non abbiano accelerato anche il contagio. È talmente palese che credo non ci sia da dire altro. Nell'interrogazione le chiediamo altresì, Ministro, se, oltre ai fondi stanziati per l'emergenza, il Governo abbia intenzione - lo abbiamo già chiesto anche a Conte -di mettere in atto un programma di emergenza aggiuntivo con altre misure, perché dobbiamo garantire certamente la mobilità e far fronte alle situazioni che si sono venute a creare. Questo è il preludio anche a un rafforzamento generale, con un piano serio - sul quale lei starà certamente lavorando per reperire risorse non indifferenti -, del sistema dei trasporti pubblici nel nostro Paese. PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, puntualizzo alcune questioni. Anche potendolo fare in punta di diritto, per motivi politici, non è mia intenzione - e non lo sarà mai - scaricare la responsabilità su qualcun altro, nonostante le previsioni di legge. Il processo faticosissimo che questo Governo sta portando avanti per affrontare la pandemia o si affronta insieme o semplicemente non si affronta. Questo è stato lo spirito che ha improntato la nostra attività istituzionale nei confronti delle Regioni, che per la maggior parte hanno maggioranze diverse da quella di questo Governo, ma con le quali la collaborazione è sempre stata improntata alla massima professionalità, mettendo reciprocamente a disposizione tutte le competenze del Ministero e delle Regioni stesse. Credo che, in un momento così difficile, questo sia l'unico modo di lavorare di fronte alle grandi difficoltà e alle grandi criticità rispetto alle quali i cittadini ci chiedono di intervenire. La seconda puntualizzazione: ho appena provveduto a inviare alle Commissioni trasporti di Senato e Camera, cara senatrice De Petris, ricerche scientifiche internazionali (francesi, tedesche, americane) sulla verifica di come il virus si può o non si può trasmettere all'interno dei mezzi di trasporto. Tali analisi riguardano tutti i mezzi di trasporto (aerei, pullman, treni), e lì ci sono indicazioni molto interessanti perché sono analisi fatte su Paesi che hanno deciso di tenere la capienza al 100 per cento e dove non sono state prese misure, a differenza dell'Italia - l'unico Paese che ha adottato linee-guida - ad eccezione dell'obbligo di indossare la mascherina. Credo che i risultati di quelle analisi - che avrete la possibilità di vedere fra qualche minuto - siano particolarmente interessanti, le approfondirò nel corso del dibattito con le Commissioni riunite che si terrà alle 16,30. Inoltre, in merito alle risorse, senatrice De Petris, il decreto-legge agosto, come lei diceva, ha previsto l'immediato impiego - sui 300 milioni stanziati - di 150 milioni, di cui ad oggi sono stati utilizzati 120 milioni. Gli altri milioni sono attualmente all'esame della Conferenza unificata per la formalizzazione dell'intesa sui meccanismi di distribuzione che, a consuntivo, potranno permettere alle Regioni, quindi, di utilizzare il plafond messo a disposizione dal Governo di 300 milioni. In particolare, quello schema di decreto prevede che l'unico criterio definitivo di ripartizione delle risorse destinate ai servizi aggiuntivi, quindi al noleggio di pullman che possono essere messi in linea, sia quello già previsto per legge, ossia che i servizi implementati abbiano un riempimento superiore all'80 per cento. Inoltre, è stato previsto che le Regioni comunichino al MIT entro il 15 novembre i dati inerenti ai servizi aggiuntivi già resi e quelli che saranno programmati da qui a fine anno, anche per consentirci di programmare le risorse per il 2021. Pertanto, solo dopo la data del 15 novembre potrò far conoscere al Parlamento per ogni singola Regione l'utilizzo di queste risorse. Come Governo abbiamo messo a disposizione vari strumenti, che consentono già in questa fase emergenziale di implementare, in linea con gli indirizzi della Commissione europea, le offerte di TPL e di ridurre l'impiego delle autovetture private. Oltre alle risorse di cui abbiamo già parlato, che sostanzialmente intervengono su circa 4.000 tratte, abbiamo anche introdotto procedure semplificate per l'affidamento delle gare - è l'articolo 1 del decreto-legge semplificazione, che lei conosce direi a memoria - e incentivato l'utilizzo dei mezzi di trasporto non di linea, ossia i taxi e gli NCC, con una norma che finanzia il voucher nel decreto-legge rilancio. Inoltre, da quando ci siamo insediati, abbiamo distribuito 3 miliardi, tra Regioni e città, per consentire due grandi operazioni che rifinanzieremo per i prossimi anni, ovvero il potenziamento dei progetti di trasporto rapido di massa, sui quali le città avevano già progetti maturi in termini di avanzamento, e 2,2 miliardi per la sostituzione dei bus al fine di trasformare la nostra flotta bus cittadina in una flotta ambientalmente sostenibile. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice De Petris, per due minuti. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro. Ovviamente noi attenderemo con ansia il 15 novembre per capire esattamente il livello di utilizzo da parte delle Regioni delle risorse messe a disposizione dal Governo e dal Parlamento. Però vorrei dirle una cosa molto chiara, signor Ministro. Verificherò queste ricerche scientifiche, ma avevamo già un livello di sofferenza non indifferente, e lei lo sa perfettamente: in tempo di pace eravamo già in grande sofferenza nelle grandi città. Io sono di Roma e possiamo organizzarci un viaggio insieme, se vuole, così possiamo vedere un po' di autobus e le condizioni in cui sono. Magari uno non si prende il coronavirus, ma si può prendere qualche altra cosa. Poi c'è il problema dell'affollamento delle metropolitane che lei conosce perfettamente, tant'è che con lei avevamo discusso anche della metro C. Quindi, abbiamo un livello di sofferenza nelle città che in tempo di pace era già notevole. Oggi pensare che con quel sistema non ci sia stata diffusione del contagio all'interno dei mezzi di trasporto, francamente... Leggiamo pure oggi sui giornali che ci sono dei farmaci miracolosi, però oggettivamente le cose stanno un po' diversamente. Credo invece che dobbiamo assolutamente rafforzare l'azione per un piano di intervento straordinario, sapendo che prima o poi in pace ci torneremo, quindi a maggior ragione dobbiamo lavorare per un piano triennale di rafforzamento del sistema del trasporto pubblico locale. I problemi sanitari li avremo anche dopo, magari non per questioni relative al Covid, ma alla salute dei nostri polmoni. Quella è la priorità e su questo lavoreremo insieme anche per avere i fondi del recovery fund . PRESIDENTE . Il senatore D'Arienzo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02034 sulle misure di supporto al settore del trasporto pubblico locale, per tre minuti. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro per la disponibilità. L'occasione, nel luogo più rappresentativo del nostro Paese della democrazia e degli italiani, è quella di usare parole di verità; in parte, ne ha già fatto riferimento. Per noi del Partito Democratico, il trasporto pubblico è un tema delicato ed ha una rilevante valenza sociale. È la ragione per la quale abbiamo condiviso la scelta di non fermare il trasporto pubblico locale anche nel periodo del lockdown : è costato parecchio ed è una scelta che abbiamo condiviso e supportato, perché convinti dei benefici che dà alla comunità e che si tratti di un diritto che l'Italia deve sempre garantire. In ogni caso, abbiamo condiviso anche il fatto che, sebbene il trasporto pubblico locale e il trasporto scolastico non siano di competenza dello Stato - non lo dico per polemica, perché questa è la verità - lo Stato si è fatto carico di finanziare non solo le perdite dei ricavi e il rimborso dei biglietti e degli abbonamenti, ma anche i servizi aggiuntivi, per fare in modo che non ci fosse quel sovraffollamento che tutti denunciano e che comunque, pensiamo alla capienza dell'80 per cento, sono frutto di scelte e analisi fatte dal comitato tecnico-scientifico il 26 di agosto. Conosciamo bene come si sono svolte le cose: sono stati emanati il decreto rilancio, con risorse per 500 milioni di euro, il decreto agosto, con 400 milioni di euro, e il decreto di inizio settembre, con la decisione di finanziare i servizi aggiuntivi del trasporto pubblico locale e del trasporto scolastico. Rileviamo però che qualcosa non ha funzionato, perché in alcune Regioni si è partiti subito, ma in altre, come il bellissimo Veneto, ad esempio, si è partiti il 26 ottobre. Cos'è che davvero non ha funzionato? Non voglio gettare la croce addosso a nessuno: sicuramente ci sono stati problemi, ma noi siamo qui per risolverli e non per fare polemica. Cosa è successo? Come mai questi servizi aggiuntivi sono partiti in ritardo? Inoltre pensiamo che debbano essere ancora investite risorse sul trasporto pubblico locale, che soffrirà anche in ragione dell'ultimo DPCM. Chiediamo quindi se sono previsti ulteriori finanziamenti, rispetto ai 900 milioni di euro, già investiti in questo settore. Queste sono le informazioni di cui abbiamo bisogno, per continuare a garantire questo servizio e fare in modo che ogni polemica cessi, perché in questo momento non ne abbiamo bisogno. PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, non ripeterò il dettaglio della progressione degli interventi del Governo a supporto del trasporto pubblico locale, già perfettamente ricordata dal senatore D'Arienzo. Innanzitutto, come effettivamente va riconosciuto, partiamo dal presupposto di un sistema di trasporto pubblico locale profondamente differenziato, con livelli di efficienza diversi, che spesso sono diversi all'interno delle stesse Regioni, tra trasporti extraurbani e urbani, tra modalità di trasporto su ferrovia e modalità di trasporto su gomma, tra città dotate di sistemi di metropolitane e di sistemi tranviari particolarmente efficienti sul fronte ambientale, ma ancora non completamente dotati di mezzi, perché in fase di implementazione. Quindi, la pandemia accade in un momento nel quale il Governo stava sostenendo Regioni e Comuni, come ho descritto nella risposta precedente alla senatrice De Petris, proprio per potenziare tutto il sistema e per cercare di garantire un'omogeneità, sia tra Regioni che a livello intraregionale. Pensate, per esempio, alla grande attività svolta per la sostituzione e l'ampliamento del numero dei nuovi treni regionali, che è in uno stato di avanzamento molto differenziato tra Regione e Regione e questo è figlio di questioni legate alla storia di ogni singolo territorio. L'altro punto fondamentale da ricordare è che, rispetto a questa seconda riapertura totale delle attività più importanti del nostro Paese, con l'aggiunta quindi della scuola, il calcolo dei flussi, che abbiamo analizzato con l'Inail, praticamente da aprile in poi, ci diceva che, da un totale di 30 milioni di fruitori giornalieri del trasporto pubblico locale, avremmo avuto sui mezzi un carico attorno ai 21 o 22 milioni, perché c'è già stata una riduzione naturale, legata ai temi del Covid e ad un po' di smart working , rimasto in campo anche durante il periodo estivo. Ad oggi le Regioni e le aziende di proprietà delle Regioni ci dicono che, complessivamente, siamo arrivati al 50 per cento in quest'ultima settimana. Da lunedì abbiamo un indicazione attorno al 50 per cento e quindi circa 15 milioni di persone. Certamente, in termini di programmazione dell'utilizzo dei fondi, abbiamo stanziato risorse sempre in accordo con le Regioni: tutto quello che sto riferendo in quest'Aula oggi e che ho riferito alle Commissioni congiunte stamane, è frutto di un accordo, peraltro verbalizzato nella Conferenza unificata del 31 agosto. Ma è del tutto evidente che in alcune aree del Paese è stato più complicato fare una mappatura dei fabbisogni, perché c'è un'esigenza, negli orari di punta, radicalmente diversa dal resto della giornata. Per questa ragione, oltre a tutte le risorse che abbiamo stanziato, abbiamo chiesto fortemente a livello sia nazionale, che di istituzioni locali di attivare tavoli di moral suasion il più potenti possibile per continuare a garantire quanto c'è stato nei mesi di maggio, giugno e luglio di quest'anno, e cioè lo scaglionamento dei tempi di ingresso e di uscita, prima di tutto dal lavoro, e - poi - anche dalla scuola, in particolar modo quella superiore. Questo è un metodo ovviamente molto più potente e veloce rispetto a tutte le altre attese di utilizzo di risorse. In alcuni casi è accaduto, mentre in altri no. Concludo sulla questione dei contagi. Non ho una competenza medico-sanitaria, come immagino molti di noi, ma in questi mesi, vista la pandemia, abbiamo tutti dovuto occuparci del tema del Covid. Gli studi ai quali facciamo riferimento non dicono che esistono luoghi di trasporto o lavoro con contagio zero. Non avrei mai la presunzione di dirlo, e se leggessi uno studio di questo tipo, non ci crederei perché penso di avere un discreto realismo per non credere. Tuttavia, se ci sono dei meccanismi di protezione e organizzazione della presenza delle persone sui mezzi di trasporto, avendo il trasporto pubblico locale il grande vantaggio di una permanenza breve degli utenti, se si riesce a organizzare questa permanenza si determina un impatto minore di quanto la percezione di una persona porta a credere. Dico questo non perché il tema non sia da affrontare - anzi, è assolutamente fondamentale affrontarlo - ma la citazione di questi studi è per me importante perché è il giustificativo scientifico delle ragioni per le quali noi abbiamo deciso di consentire alle persone di esercitare il diritto alla mobilità, anche se con poche risorse (non tutti si possono comprare l'automobile). Abbiamo deciso di garantire il diritto alla mobilità proteggendo queste persone e partendo dai presupposti scientifici che ci dicono: mascherina, aereazione, sostituzione molto veloce delle persone nell'area e analisi dei sistemi di filtraggio dei mezzi che hanno un livello di aereazione inferiore. Ad ogni modo, credo che le successive interrogazioni consentiranno di integrare ulteriormente la risposta. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore D'Arienzo, per due minuti. D'ARIENZO (PD) . Signor Ministro, la ringrazio perché oggi in questa sede, la più autorevole del Paese, sono state dette parole di verità. E non lo dico per polemica. Abbiamo acquisito con chiarezza il dato per cui le scelte sulla capienza sono frutto di analisi e hanno fondamento scientifico. Abbiamo capito che tutte le Regioni (che sono molto plurali) erano d'accordo e che i fondi aggiuntivi hanno garantito l'esercizio del servizio, la continuità, il rimborso degli abbonamenti e la capacità di affrontare la riduzione dei ricavi. Abbiamo capito che i fondi per i servizi aggiuntivi erano pronti già dall'8 settembre scorso. Eppure, i cittadini sapranno valutare, nell'ambito delle realtà dove vivono, quando sono partiti i servizi aggiuntivi di competenza non dello Stato. I cittadini che oggi hanno seguito il dibattito potranno giudicare. Non è compito nostro fare le polemiche. Noi continueremo a lavorare perché il trasporto pubblico locale è per noi questione culturale, ma è bene che la verità sia sempre la strada maestra da seguire e la scelta migliore perché l'Italia lo merita, ancor di più in un momento di difficoltà come quello attuale. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Mallegni ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02031 sulle limitazioni di capacità nei mezzi di trasporto e sull'aumento dell'offerta all'utenza, per tre minuti. Invito tutti al rispetto dei tempi. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, li rispetteremo come li ha rispettati il Ministro. PRESIDENTE. Senatore Mallegni, mi dispiace fare questo invito adesso che tocca a lei. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Sono abituato. Quando tocca a me, qualcuno mi richiama prima. PRESIDENTE. Non dica così. Lo dico solo perché c'è la diretta televisiva. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Mi faccia almeno recuperare il tempo usato per le battute. PRESIDENTE. Prego, senatore Mallegni. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Ministro, lei sa che io sono sempre estremamente collaborativo e che Forza Italia si pone sempre come metodo in modo collaborativo e, seppure su posizioni diverse dal Governo, sempre nell'interesse generale del Paese. Le devo dire però che, con largo anticipo, ci avete detto che la scuola sarebbe iniziata il 14 settembre; è più o meno come ricordare che il 25 dicembre è Natale. Quindi, in qualche modo, dovevate prevedere che 9 milioni di persone sarebbero state in movimento, come ha ricordato lei stamani mattina nell' incipit del suo intervento svoltosi nelle Commissioni riunite IX della Camera e 8 a del Senato. Capisco che è divertente, ora che siamo in maggioranza nelle Regioni, dare la colpa a noi. Ci mancherebbe altro! Le devo dire però, con la massima franchezza, che quando la colpa è delle Regioni, è delle Regioni; quando facciamo il DPCM, come quello del 24 ottobre, con le Regioni contrarie, con la Conferenza delle Regioni che manda uno spiegone di tre pagine dicendo di non essere d'accordo con il Governo sulle misure che sarebbero state da lì a poco prese, il Governo non gli dà importanza, va avanti, si prende le sue responsabilità e prosegue dritto. Quindi, il fatto che le Regioni siano d'accordo non vi tange quando avete idee diverse. È vero che sono stati stanziati 300 milioni sul trasporto pubblico locale (TPL), ma - mi permetta - 120 milioni, che sono stati i primi spesi, come ci ha detto stamattina in Commissione, sono andati a finire tutti alle aziende pubbliche. Forza Italia ritiene che il Governo e, probabilmente, il Ministero che lei presiede siate particolarmente ostaggio del sistema della pubblica amministrazione. Lo capiamo, siete da quella parte, la difendete, ma ci sono le imprese che hanno i bus nei parcheggi e ancora non hanno visto un euro di ristoro per i leasing da pagare. Le segnalo che Flixbus, che fattura più di 500 milioni, in Italia non paga le tasse e il decreto che è stato precedentemente approvato dà a quella società l'opportunità e la possibilità di prendere quattrini; quindi prende quattrini e noi ovviamente lasciamo le nostre aziende a secco. Per quanto riguarda il problema dei bus turistici, lo abbiamo affrontato male e nei termini sbagliati. È stato detto poco fa che 2.000 autobus sono stati messi in servizio. Le do una notizia: una tabella del suo Ministero, che ho in mio possesso, fresca di stamani, dice che sono stati messi in servizio poco più di 1.000 autobus. Non le posso dire chi me l'ha mandata, ma mi creda, e lei sa che non le dico baggianate. È stato detto che gli autobus turistici sono grandi e non possono transitare nelle strade. Le faccio presente che più del 45 per cento di quegli autobus è inferiore ai sette metri. Per quanto riguarda gli scuolabus, i sindaci sono stati lasciati da soli e con il gioco delle tre carte qualche governatore si è divertito anche a partecipare alla manifestazione contro il Governo; si veda l'esempio della Toscana qualche giorno fa in piazza. Oggi il Presidente del Consiglio ci chiede come mai non ci sia fiducia nel rapporto con gli italiani. Come si fa? Abbiamo avuto sei mesi per cercare di mettere a punto una serie di misure e scopriamo che il 14 settembre inizia la scuola e il 25 dicembre è Natale. Mi creda: le famiglie sono ben disposte, ma ad un certo punto, quando vedono dall'altra parte un'insipienza e - non so come mai - probabilmente un'incapacità, non credo cattiva volontà, ovviamente il problema non si riesce a risolvere. Concludo facendo una battuta anche a lei che è il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Il Governo ha risolto la questione. Sa come ha fatto? Ha detto che il 75 per cento dei ragazzi che frequentano le scuole superiori deve starsene a casa, e siccome il problema nasce proprio da lì, a questo punto abbiamo risolto anche il problema del trasporto pubblico locale. Adesso però qualcuno dirà che la percentuale scende al 50 per cento; vedremo che in base ai numeri non servirà più avere nuovi autobus in servizio e, di conseguenza, ancora una volta i bus turistici se ne staranno nel parcheggio. Dal decreto ristoro mancano i codici Ateco per moltissime imprese, tra cui queste, e quindi, anche questa volta, i quattrini non arriveranno. Oggi ho ascoltato parole più dure di quelle che ho pronunciato adesso io dalla sua maggioranza. Di conseguenza, vogliamo veramente sapere qual è il punto di vista formale. Ce lo dirà anche dopo in Commissione, ma intanto approfitto del suo intervento in Aula di oggi. (Applausi). PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, ringrazio il senatore Mallegni, al quale ripeto quanto ho detto nella risposta agli onorevoli colleghi. Nelle mie risposte e nella mia relazione di questa mattina in audizione presso le Commissioni riunite, alla quale lei ha partecipato, non c'è mai stato, non ci sarà, non ci vuole essere, né ho bisogno che ci sia alcuno scarico di responsabilità su altri. Quando prendiamo decisioni insieme, chi riveste un ruolo e porta questo onore e quest'onere temporaneo si assume anche la responsabilità degli altri, senza se e senza ma. Siccome tutto quello che è stato fatto fino ad ora (le cose positive e quelle negative) è stato condiviso con le Regioni, a prescindere dal colore politico, e nelle sedi istituzionali, continuerò ad andare avanti così, perché è l'unico modo in cui sono capace di fare il Ministro; non c'è un altro modo. Prima vengono le istituzioni, poi vengono le persone che temporaneamente ricoprono un ruolo istituzionale. Ho letto anch'io qualche distinguo, peraltro avvenuto negli ultimi minuti, da parte di alcuni assessori regionali. Me ne dispiaccio, perché casualmente, nell'ultima riunione della scorsa settimana, le medesime persone hanno detto cose esattamente opposte. Ma non conta niente, senatore. Conta quello che noi diciamo e facciamo per i cittadini. Se questa discussione odierna - perché parleremo di trasporto pubblico locale tutto il giorno - aiuterà me e le Regioni a trovare anche solo una piccola soluzione in più per alleggerire la sensazione di preoccupazione che si è generata in chi utilizza il trasporto pubblico locale, sarà stata utile. E io credo che sarà così. Seconda questione: i 120 milioni di euro alle aziende di trasporto di proprietà delle Regioni sono stati utilizzati per fare le gare dei privati; quindi, queste risorse andranno ai privati, sia che abbiano nelle loro disponibilità mezzi di trasporto o bus più piccoli, che quindi potranno circolare anche per il trasporto urbano - solo quelli di minori dimensioni possono infatti circolare - sia che gestiscano bus turistici più grandi - come gli ultimi 350 pullman presi dall'Emilia-Romagna - che invece giocheranno un ruolo nell'ambito del trasporto extraurbano. I dati che riportava lei, senatore, da cui emergerebbe che i bus sarebbero 1.000 e non 2.000, si riferiscono al monitoraggio dell'8 ottobre; il mio monitoraggio, che riporta il dato di 2.000, è dell'altro ieri, martedì. Ad ogni modo, conto di fornire oggi pomeriggio alle Commissioni l'elenco dettagliato del numero dei bus che ci è stato fornito per ogni Regione. In merito alle riaperture del 14 settembre, l'attività svolta dal Governo di preparazione alla ripresa della scuola affonda le sue radici ad aprile. Il fatto che l'accordo con le Regioni sia stato concluso solo alla fine di agosto non è determinato né dalla scarsa volontà politica delle Regioni, né dall'assenza di volontà politica da parte del Governo: è determinato dalla necessità di una serie di approfondimenti di natura scientifica, perché volevamo completare le linee guida sanitarie e avere il massimo della certezza possibile, con le condizioni date di conoscenza del virus, da mettere a disposizione degli utenti, ossia delle persone che prendono i mezzi tutti i giorni. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Mallegni, per due minuti. MALLEGNI (FIBP-UDC) . Signor Ministro, lei lo sa che non metto mai in dubbio la sua buona fede, ma le debbo chiedere di opporsi un po' di più. Capisco e conosco le problematiche interne al Governo e alla maggioranza: si opponga un po' di più. Troverà aiuto e supporto da tutto l'arco parlamentare, compresi noi, nell'interesse generale della comunità. Si confronti più spesso - come ho avuto modo di dire anche ai suoi colleghi - con il Parlamento e non faccia come il Presidente del Consiglio, che ritiene questo luogo quasi un orpello obbligatorio, in qualche modo fastidioso, essendo costretto a parlare con noi. Le Regioni sono importanti, ma loro fanno un mestiere, mentre il Parlamento ne fa un altro. Il Parlamento è il dante causa del Governo. Siamo persone che vivono tutti i giorni il territorio, molti di noi sono imprenditori - io particolarmente nel turismo - e forse potremmo proporre qualcosa. In merito alla questione delle gare, signor Ministro, ad aprile, con la problematica dell'inizio della scuola, avrebbero dovuto essere previste immediatamente e saltate, come previsto dal decreto semplificazione che lei ci ha ricordato questa mattina. Infine, sull'approfondimento scientifico, non ci nascondiamo dietro le indicazioni del comitato tecnico-scientifico, che fa il suo mestiere e molte volte dà indicazioni che il Governo alla fine segue alla rovescia. Noi stiamo rischiando non di affondare le nostre radici nello studio e nell'approfondimento; noi stiamo rischiando, signor Ministro, di affondare. Questo è il problema. Non ci interessa se affonda il Governo, che è evidente a tutti che, prima o poi - neanche aspettando troppo - affonderà. Il problema è che sta affondando il Paese e non ce lo possiamo assolutamente permettere. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Pergreffi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02032 sull'attivazione di servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale, per tre minuti. PERGREFFI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, fra i settori maggiormente colpiti dalla crisi economica, conseguente alla crisi sanitaria Covid, vi è quello dei trasporti di massa. In particolare, le imprese del trasporto pubblico locale hanno patito perdite superiori a 1,2 miliardi di euro. All'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 8 settembre 2020, n. 111, il Governo ha stabilito un coefficiente di riempimento dei mezzi non superiore all'80 per cento dei posti consentiti; limite da ultimo confermato anche dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020, quando eravamo già in piena emergenza, perché con quest'ultimo decreto sono state chiuse molte attività. Con il decreto-legge rilancio è stato istituito un fondo a compensazione dei minori ricavi derivanti sia dal mancato utilizzo dei mezzi pubblici da parte dell'utenza, sia dagli oneri derivanti dall'obbligo di emettere voucher o prolungare gli abbonamenti agli utenti del servizio pubblico nel periodo non usufruito del lockdown . La dotazione di questo fondo, che era pari inizialmente a 500 milioni di euro, è stata aumentata di altri 400 milioni di euro con un'apposita norma contenuta nel decreto agosto. Una quota del predetto fondo di ristoro, pari a 300 milioni, può essere utilizzata per il finanziamento di servizi aggiuntivi erogati a soggetti diversi dagli affidatari dei servizi, da destinare ai servizi che nel periodo ante-Covid abbiano avuto un riempimento superiore all'80 per cento della capacità dei mezzi. Stando ai dati in nostro possesso, dei 300 milioni stanziati per servizi aggiuntivi, al momento soltanto 120 sono stati utilizzati per finanziare - dato oggi da lei confermato - 4.000 corse aggiuntive al giorno, concentrate nelle direttrici ad alta densità e nelle grandi aree metropolitane; ciò perché la norma prevede l'adozione di un decreto di riparto di tali risorse che al momento non risulta ancora emanato. Le Regioni, quindi, hanno avuto l'attivazione dei servizi aggiuntivi, fermo restando il vincolo di utilizzo delle risorse per i servizi che nel periodo ante-Covid abbiano avuto un riempimento dell'80 per cento. Queste misure, quindi, sono state bloccate. Tutte le misure, comunque, sono risultate inefficaci per la riduzione del sovraffollamento dei mezzi e per la diffusione del contagio. È vero anche che non esistono studi che ci dicano che la diffusione dei contagi avviene all'interno dei mezzi pubblici, ma penso sia sotto gli occhi di tutti perché, nel momento stesso in cui chiudiamo i bar, i ristoranti e altre attività come le palestre, non vedo perché all'interno dei mezzi pubblici non ci si possa comunque contagiare. (Applausi) . Chiediamo quindi al Ministro quali azioni da oggi intenda intraprendere e attivare con la massima urgenza. Non possiamo aspettare - come diceva prima - il 15 novembre. Siamo in emergenza. Andiamo avanti velocemente su tutto quello che riguarda i servizi aggiuntivi al trasporto pubblico e magari ripensiamo anche in merito al coefficiente dell'80 per cento di riempimento dei mezzi. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, ricordo alla senatrice interrogante che, nel mese di giugno, a me e ad altri membri del Governo è stata scritta una lettera da parte di alcune Regioni - Liguria, Piemonte e Lombardia - proprio in vista dell'imminente riapertura delle scuole che si sarebbe poi realizzata il 14 settembre, nella quale veniva chiesto che venisse garantito il riempimento dei mezzi pubblici al 100 per cento. Noi siamo rimasti, fino al DPCM dell'8 settembre, con una possibilità di riempimento dei mezzi del trasporto pubblico locale del 50 per cento, perché quelli erano i flussi. Tale richiesta non è stata poi evasa, ovviamente, perché - anche ringraziando la disponibilità di quelle stesse Regioni e di tutte le altre - abbiamo trovato, insieme al comitato tecnico-scientifico, la possibilità di dare una risposta ai fabbisogni senza arrivare al riempimento totale dei mezzi, con l'autorizzazione al riempimento all'80 per cento e con tutta una serie di misure sanitarie che caratterizzano specificamente solo il trasporto pubblico locale. Inoltre, nel 2020 abbiamo stanziato 900 milioni in più, oltre a quelli di cui già le Regioni sono titolari per il trasporto pubblico locale, per garantire la minore bigliettazione, e cioè la copertura della stragrande maggioranza dei minori ricavi. Siamo arrivati a un accordo all'unanimità non solo sulle linee guida, ma anche sull'utilizzo e i criteri dei 300 milioni. E qui mi soffermo, onorevole senatrice; 150 milioni di questi 300 sono automaticamente assegnati e non hanno bisogno di alcun atto amministrativo di assegnazione. Ne sono già stati utilizzati 120 per implementare, con tutto quello che le aziende hanno ritenuto essere necessario, le corse su gomma. Non sfuggirà a nessuno dei presenti che le corse su treno o comunque sulle metropolitane non sono così facilmente implementabili; si può arrivare a un massimo della capienza della frequenza, ma non si può andare in un autosalone ad acquistare un treno. Tant'è vero che abbiamo molte Regioni che hanno in ordine il rinnovo dei mezzi, ma con termini di dodici, tredici e diciotto mesi. Detto questo, gli altri 150 milioni - a cui forse faceva riferimento con la sua citazione legata alla distribuzione alle Regioni - con il decreto del Ministro sono già all'attenzione della Conferenza, di cui stiamo attendendo il parere. La proposta che abbiamo fatto alla Conferenza è quella di distribuirli con gli stessi criteri con cui sono stati assegnati i precedenti 150 milioni, attribuendoli alle linee che prima del Covid avevano già uno stress trasportistico. Se dobbiamo potenziare dei percorsi, urbani o extraurbani, è bene concentrarsi sui percorsi già stressati, perché hanno un numero importante di passeggeri e di persone. Un'ultima cosa mi sono dimenticata di dire nelle mie risposte: dopo vari mesi di sperimentazione che abbiamo chiesto ad alcune società del trasporto pubblico in varie parti d'Italia, sono arrivate a definizione alcune applicazioni tecnologiche che potranno essere utili per migliorare la qualità del servizio. Per questo domani si terrà la riunione di un tavolo tecnico che ho istituito, alla presenza del ministro Pisano e degli uffici del Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, per fare una valutazione tecnica su quali sono le sperimentazioni andate meglio ed eventualmente metterle a disposizione di tutte le Regioni e le aziende di trasporto pubblico locale. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Romeo, per due minuti. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio l'egregio signor Ministro per le sue risposte, che però non ci hanno assolutamente soddisfatto. Non mi riferisco solo alla nostra interrogazione; anche le risposte che lei ha dato a tutte le altre interrogazioni degli altri Gruppi non ci hanno soddisfatto. (Applausi) . Operazione verità: solo l'8 settembre, con il decreto-legge n. 111 dell'8 settembre 2020, avete messo in campo 300 milioni per i servizi aggiuntivi. Una settimana prima dell'inizio delle scuole: alla faccia della programmazione! (Applausi) . Di questi 300 milioni, solo 150 erano immediatamente disponibili (il 50 per cento), con criteri di ripartizione fatti con il decreto rilancio. Per gli altri 150 deve ancora essere fatto decreto di ripartizione, come ha detto lei all'attenzione della Conferenza Stato-Regioni. Siamo al 28 ottobre: mi perdoni, signor Ministro, ma è un po' tardi. Questo è giusto anche riconoscerlo. (Applausi) . Così come è giusto riconoscere il fatto che 300 milioni, su 105 miliardi utilizzati in scostamento per affrontare l'emergenza, sono un po' pochi per 20 Regioni; me lo faccia dire onestamente. (Applausi) . Non facciamo il giochino secondo cui le Regioni ne hanno spesi solo 120 su 300. No; ne hanno spesi 120 su 150, che non è una piccola percentuale, perché ricordo che gli altri 150 non sono ancora stati ripartiti. (Applausi) . Velocemente mi avvio a concludere. Ci sono anche dei vincoli sull'utilizzo di queste risorse nei servizi aggiuntivi. Sempre l'articolo 1 stabilisce che queste risorse possono essere usate ove i predetti servizi nel periodo ante Covid abbiano avuto un riempimento superiore all'80 per cento della capacità. Quindi le Regioni non potevano usarli per fare chissà quali tipi di servizi; lei sa che i bus turistici si possono utilizzare non nelle linee urbane, ma solo nelle linee extraurbane. Il DPCM con la regola dell'80 per cento del riempimento l'avete scritto voi e l'avete firmato voi. Siete voi che non siete stati in grado di garantire il distanziamento sui mezzi pubblici. (Applausi) . Avreste potuto fare un DPCM anche non in accordo con le Regioni, visto che l'avete appena fatto in data 24 ottobre. Infine, signor Ministro, non è ancora stata data risposta a un'interrogazione che la Lega ha presentato il 10 giugno 2020, l'interrogazione 4-03642 , indirizzata al Ministro dell'economia e delle finanze. Glielo dica al ministro Gualtieri. Quattrocento milioni sono bloccati per l'acquisto di nuovi autobus per le aree urbane, quelle a maggior densità - stiamo parlando di città come Milano, Torino, Roma e così via - perché il ministro Gualtieri non ha ad oggi ancora messo la firma. (Applausi) . Sono passati quattro mesi. Per chiudere, signor Ministro, più che continuare a scaricare sulle Regioni, dicendo che avete fatto il possibile per aumentare le corse, date l'impressione di essere un Governo a fine corsa. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Santillo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02029 sul nuovo Piano economico-finanziario della convenzione tra Anas e Autostrade per l'Italia, per tre minuti. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, con la presente interrogazione chiediamo spiegazioni al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sui contenuti del piano economico-finanziario (PEF) con cui si definiscono interventi, investimenti e tariffe all'interno del rapporto con il concessionario Autostrade per l'Italia SpA (Aspi). Il 22 settembre 2020 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha trasmesso all'Autorità di regolazione dei trasporti (ART) la proposta di aggiornamento del suddetto Piano economico-finanziario, su cui lo scorso 14 ottobre l'Autorità ha espresso un parere estremamente critico, rilevando che «il Piano economico-finanziario (...) presenta alcune significative difformità applicative (...) potenzialmente idonee a riflettersi anche sui livelli tariffari applicabili all'utenza» e che il Piano, ora come ora, prevede una variazione tariffaria media annua dell'1,75 per cento, che invece, secondo le stime dell'ART, dovrebbe valere lo 0,87 per cento. Altra censura dell'Autorità è legata ai costi delle manutenzioni incrementali, cioè quelle aggiuntive da dover fare per compensare le mancanze di gestione degli anni precedenti. Secondo il parere, l'inclusione di tali interventi in tariffa va attentamente valutata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sotto il profilo dell'ammissibilità. Infine, l'Autorità contesta anche l'inclusione in tariffa di un onere correlato agli effetti economici innescati dall'emergenza Covid-19, mentre il sistema tariffario dell'ART prevede il trasferimento del rischio tariffario soltanto in capo al concessionario. Alla luce delle evidenze dell'Autorità, appare più concreta la volontà di Autostrade per l'Italia SpA di incrementare notevolmente i propri profitti, a scapito degli utenti destinatari dei pedaggi maggiorati. Tale scenario è assolutamente contro corrente rispetto all'azione governativa in essere. È appena il caso di ricordare che, a seguito della tragedia del ponte Morandi, il Governo ha dapprima avviato una procedura amministrativa per valutare la revoca della concessione; successivamente questa iniziativa è sfociata nella delicata trattativa, attualmente in corso con Cassa depositi e prestiti, finalizzata a ricondurre il concessionario a una gestione pienamente coerente con gli interessi pubblici coinvolti, attraverso la partecipazione della medesima Cassa depositi e prestiti, controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze. Come il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sa, questa complessa e delicata trattativa punta a rilevare da Atlantia SpA, holding controllata dalla famiglia Benetton, la partecipazione in Autostrade per l'Italia, per permettere l'ingresso di una cordata di investitori guidati da Cassa depositi e prestiti. La stessa trattativa rischia tuttavia di essere irreversibilmente alterata da un Piano economico-finanziario che, garantendo eccessivi vantaggi all'attuale concessionario, è potenzialmente in grado di influire negativamente sul prezzo di cessione. Per quanto fin qui detto, intendiamo sapere dal Ministro quali azioni intenda intraprendere per evitare che il nuovo PEF realizzi ingiustificati vantaggi in favore di Autostrade per l'Italia, soprattutto in questa fase di delicate trattative con Cassa depositi e prestiti, e per evitare che si creino irreversibili effetti sui termini, anche e soprattutto economici, della suddetta trattativa. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, gentile senatore, la procedura di risoluzione della convenzione per grave inadempimento, che è stata avviata dall'agosto del 2018 nei confronti di Autostrade per l'Italia SpA a seguito del tragico evento del crollo del ponte Morandi, è stata poi sospesa nel mese di luglio 2019, a seguito della richiesta, che la società stessa ha fatto al Ministero, di avviare una fase finalizzata a un accordo transattivo e a una modifica radicale della convenzione, maggiormente rispondente all'interesse pubblico e depurata da pattuizioni sbilanciate a favore del concessionario. La fase per la verifica di un possibile accordo transattivo, che è stata avviata proprio dal precedente Governo, è stata da me poi proseguita a settembre 2019, a seguito di una specifica decisione dell'Esecutivo. In particolare, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) ha portato avanti un confronto molto duro con il concessionario, al fine di verificare la sussistenza delle condizioni per una definizione consensuale della procedura da sottoporre poi alla valutazione del Governo; tutto ciò nel rispetto del principio costituzionale del buon andamento dell'azione amministrativa, anche a seguito delle risultanze della commissione che aveva fatto una verifica sulle conseguenze dell'attuazione della revoca, al fine esclusivo di perseguire l'interesse pubblico. Dopo una lunga interlocuzione tra Aspi e Atlantia, il Consiglio dei ministri, nella seduta del 14 luglio, ha esaminato le ultime proposte transattive trasmesse e giunte all'esito di una lunga e complessa valutazione di tutte le problematiche tecnico-giuridiche e di un minuzioso confronto tra gli uffici del mio Ministero, della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero dell'economia e delle finanze, avviando l' iter previsto dalla legge per la formale predisposizione di una transazione. È dunque nell'ottica di tale soluzione concordata, volta a garantire la piena realizzazione dell'interesse pubblico connesso all'esigenza di consentire all'utenza di continuare a fruire dell'infrastruttura, di salvaguardare i livelli occupazionali, di effettuare nuovi e consistenti investimenti e di tutela dei risparmiatori, che deve essere oggi considerato il piano economico-finanziario (PEF) che è stato presentato da Aspi, non dal MIT. Nell'evidenziare che il MIT e le altre amministrazioni coinvolte hanno costantemente rappresentato alla società la necessità di sviluppare la proposta del PEF recependo puntualmente tutte le indicazioni della nuova regolazione tariffaria introdotta dall'Autorità di regolazione dei trasporti, ricordo che l'approvazione del PEF da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero dell'economia, segue precise regole procedurali, tra cui l'acquisizione del parere dell'Autorità di regolazione dei trasporti. Le osservazioni formulate dall'Autorità sulla proposta di PEF di Aspi sono attualmente oggetto di specifici approfondimenti, che saranno ovviamente resi noti non appena definiti, ma hanno contenuti per molti versi difformi da quanto ho appena sentito. Concludo comunque tranquillizzando gli onorevoli interroganti ed evidenziando che questo snodo procedurale risponde unicamente alle regole tecniche di carattere economico-finanziario, oltre che trasportistico ovviamente, ma non influenza la trattativa riguardante gli impegni di Aspi e di Atlantia sul futuro assetto societario, che tra l'altro non è gestita dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e in relazione alla quale comunque vi posso riferire che Cassa depositi e prestiti ha confermato al Governo che tutte le interlocuzioni si svolgono sulla base di criteri competitivi e di prassi correnti di mercato e, quindi, non riconducibili alla vicenda del PEF. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Toninelli, per due minuti. TONINELLI (M5S) . Signor Ministro, siamo evidentemente preoccupati perché siamo di fronte a una questione a dir poco delicatissima. Sarebbe importante, signor Ministro, se riuscissimo ad interloquire. PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di lasciare liberi i banchi del Governo. TONINELLI (M5S) .Stavo dicendo che siamo evidentemente e oggettivamente preoccupati, perché siamo di fronte a una questione delicatissima, intrecciata: da una parte abbiamo le nuove tariffe e i nuovi termini della concessione, il piano economico-finanziario che il MIT, quindi lo Stato concedente, fa con Aspi; dall'altra, abbiamo una delicatissima trattativa che un soggetto pubblico, in questo caso Cassa depositi e prestiti, sta portando avanti per far entrare lo Stato e far sì che si sostituisca a quell'interesse privato e a quella parte societaria maggioritaria del concessionario che si è comportata oggettivamente malissimo nella gestione dei 6.000 chilometri di autostrade italiane. (Applausi) . La questione è completamente intrecciata, perché è vero che quel Piano economico-finanziario inviato all'Autorità di regolazione dei trasporti è di Aspi, ma è passato dal MIT, che lo ha fatto avere all'Autorità di regolazione dei trasporti, che lo ha clamorosamente bocciato perché conta svariati miliardi in più di entrate per il concessionario privato, rispetto a quanto dovrebbe prevedere la regolamentazione, nata in conseguenza di un articolo del cosiddetto decreto Genova, che ha portato l'Autorità di regolazione dei trasporti a creare il nuovo modello tariffario. Il nuovo modello tariffario significa semplicemente una cosa: pedaggi più bassi, manutenzione più alta, più sicurezza e meno extraprofitti per il concessionario. (Applausi) . C'è da fare semplicemente una cosa - lei signor Ministro lo sa benissimo - certamente molto difficile, perché si tratta di colossi che guadagnano miliardi di euro, con un margine operativo netto (EBIT) del 64 per cento, cioè rimangono in tasca loro due euro su tre. Vanno semplicemente convocati e detto loro che c'è la legge: il decreto Genova, modello tariffario ART, e in quella legge le manutenzioni devono aumentare; chi non le fa paga la penale, che abbiamo previsto noi dopo la tragedia del ponte Morandi. Deve aumentare la sicurezza e i pedaggi devono diminuire. Va detto loro semplicemente questo. L'obiettivo non è assolutamente prendersela con qualcuno, ma è semplicemente riequilibrare l'interesse pubblico con il legittimo interesse privato al guadagno, diventato un abuso della cosa pubblica, che in questo caso era l'autostrada. Forza Ministro, quindi, faccia vincere i cittadini italiani e l'interesse pubblico sulla bramosia di profitto di questi colossi, che ha vinto invece contro lo Stato e contro i cittadini per decine di anni. Significa che, quando andremo al casello a pagare il pedaggio, pagheremo un po' di più e vedremo qualche cantiere in più, che renderà più sicure le nostre autostrade. (Applausi) . PRESIDENTE . Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Il 27 ottobre, due giorni fa, il sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma Carlo Fuortes ha inviato una informativa preventiva ex articolo 19 del decreto-legge n. 18 del 2020 alle segreterie sindacali e alle RSU per metterle al corrente dell'intenzione di ricorrere al Fondo di integrazione salariale (FIS) dal 2 al 15 novembre per i dipendenti a tempo determinato e indeterminato di tutte le unità produttive della fondazione, fino al 100 per cento dell'orario di lavoro. Ciò si traduce in una decurtazione dello stipendio pari al 40 per cento per le maestranze contrattualizzate. Orbene, nei circa quattro mesi di lockdown le 14 fondazioni lirico-sinfoniche italiane, nove delle quali - com'è noto - sono monitorate da un commissario straordinario di Governo, hanno sospeso attività e spettacoli. Ne sono derivati sia un mancato incasso al botteghino per gli spettacoli annullati, sia un risparmio sui costi di produzione legati ai compensi degli artisti, degli ospiti e agli allestimenti scenici, oltre che agli stipendi tagliati di cui dicevo. Poiché le fondazioni hanno incassato per l'anno in corso contributi dallo Stato e dagli enti locali, il risparmio dovuto alla sospensione degli spettacoli, peraltro incrementato dalla mancata contrattualizzazione dei tanti lavoratori precari stagionali e intermittenti, che da tempo riempiono gli organici delle fondazioni, in attesa della piena applicazione del decreto-legge n. 59 del 2019, è ampiamente superiore ai mancati incassi di botteghino. Il margine di produzione sarà quindi positivo per tutte. In queste condizioni, l'eventuale ricorso al FIS per i dipendenti da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche, per quanto non illegittimo, appare quantomeno inopportuno. Qual è la ratio di questa scelta? Impiegare quelle risorse per la cassa integrazione senza reali necessità economiche e produttive, poiché il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha ribadito - da ultimo proprio il 27 ottobre - la possibilità di allestire spettacoli da mandare in scena ad esempio in streaming , significa penalizzare le maestranze contrattualizzate e sottrarre quelle risorse alla priorità del momento, che è la tutela dei lavoratori dello spettacolo meno protetti, intermittenti, stagionali, precari da sempre, che non lavorano da marzo a causa della pandemia. Le fondazioni, avendo ricevuto integralmente i finanziamenti preventivati - lo ripeto - dovrebbero quindi ricorrere alla certificazione economico-finanziaria redatta dal collegio dei revisori dei conti, che attesti la necessità di detti sussidi allo scopo di evitare una perdita di esercizio. Mancando tale documentazione, ritengo difficile che possano evitare uno scandalo all'atto della presentazione dei bilanci consuntivi per avere chiesto sussidi statali in presenza di ingenti utili e lo scandalo ovviamente coinvolgerebbe anche chi quei sussidi ha concesso. La priorità - torno a dirlo - sono indennità adeguate e immediate ai lavoratori dello spettacolo meno protetti. Il Governo deve tutelare questi e tutti gli altri lavoratori della cultura, favorendo le buone pratiche e scoraggiando, invece, ogni distorsione. (Applausi) . LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUNESU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il tema del mio intervento è la richiesta di finanziamenti per gli investimenti sulla rete ferroviaria italiana in Sardegna. Come già noto, uno dei problemi principali della logistica sarda è la sua situazione ferroviaria. Difatti, la rete ferroviaria sarda è caratterizzata da bassa velocità e scartamento ridotto. In tutta Italia, da Nord a Sud, si progettano e si realizzano le reti ferroviarie di alta velocità e capacità per passeggeri e merci, il doppio binario, l'elettrificazione diffusa: ovunque, tranne che da noi. Dobbiamo forse sentirci in colpa perché viviamo su un'isola? Secondo l'istituto Tagliacarne, che misura il divario infrastrutturale, la nostra è la peggiore rete ferroviaria italiana. Una nota positiva c'è. Proprio qualche giorno fa, è stato inaugurato il nuovo treno Swing, destinato a poche tratte. Subito sono nate le preoccupazioni, perché non è certo che i treni di questo tipo abbiano la possibilità di percorrere tratte ferroviarie obsolete, con conseguenze di servizi inaccettabili e rischiosi. Con questa situazione, credo sia indispensabile garantire alla Sardegna i finanziamenti necessari per il superamento dell'attuale svantaggio competitivo, al pari di quanto stanziato per molte altre Regioni italiane da Nord a Sud. Nel maggio 2020 è stato sottoscritto un accordo quadro tra la Regione Sardegna e RFI, in attuazione del disegno di legge n. 112 del 2015, strumento di coordinamento e pianificazione, oltre che programmatorio, che migliorerebbe la qualità del servizio ferroviario. La Regione Sardegna, in accordo con il gruppo FS, è impegnata a potenziare e rendere efficiente il trasporto pubblico. Ha previsto investimenti per rinnovare e velocizzare le linee ferroviarie del gruppo su tutta l'isola. Il punto è il seguente: gli interventi per lo sviluppo infrastrutturale e tecnologico, pur condivisi nell'accordo, non trovano copertura finanziaria, se non in minima parte. Intercalo un dato interessante. Secondo il rapporto Pendolaria di Legambiente, negli ultimi anni la Sardegna ha incrementato il numero di passeggeri del 18 per cento. Questo ci fa capire ancora di più quanto siano necessari un miglioramento e un incremento dell'efficienza dei trasporti ferroviari. Tra gli investimenti da finanziare, vanno ricompresi l'elettrificazione della rete ferroviaria a sud di Oristano, incluso tutto il Sulcis; il raddoppio del binario tra le località di Villamassargia e Decimomannu, nonché tra San Gavino e Oristano; il potenziamento della linea ferroviaria Macomer-Olbia, di rilevanza strategica per il futuro della nostra isola; ma soprattutto il collegamento con il porto e l'aeroporto di Olbia. Chiedo, a nome di tutti i sardi, una cosa molto importante: il Governo intervenga con non meno di 900 milioni di euro, cifra minima se si vuole realizzare una reale opera di svecchiamento della rete, e con almeno 100 milioni di euro per interventi sulle opere di alta velocizzazione. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 3 novembre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 3 novembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 16,19) . VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione: Disegno di legge n. 1721: sulla proposta d risoluzione n.1, relativa ai Docc . LXXXVI, n. 3 e LXXXVII, n. 3, la senatrice Russo avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Auddino, Barachini, Bossi Umberto, Campagna, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, Crucioli, De Poli, Di Marzio, Di Micco, Di Piazza, Fazzone, Galliani, Laus, Lezzi, Malpezzi, Mantero, Margiotta, Matrisciano, Merlo, Misiani, Mollame, Monti, Napolitano, Nocerino, Pichetto Fratin, Pisani Giuseppe, Rojc, Romagnoli, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Stabile, Tiraboschi e Turco. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Rampi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Cangini e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bagnai e Zuliani, per attività della Commissione di vigilanza sulla Cassa Depositi e Prestiti; Rampi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Cangini e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione i senatori: Stefano, per attività della 14ª Commissione permanente; Maiorino, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO. Disegni di legge, annunzio di presentazione Presidente del Consiglio dei ministri Ministro dell'economia e finanze Ministro della giustizia Conversione in legge del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (1994) (presentato in data 28/10/2020); senatore Puglia Sergio Disposizioni in materia di equità del compenso e responsabilità professionale delle professioni (1995) (presentato in data 29/10/2020); senatrice Piarulli Angela Anna Bruna Disposizioni per il superamento dell'emergenza carceraria e il rilancio dell'edilizia penitenziaria e giudiziaria: istituzione dei Ruoli Tecnici di edilizia penitenziaria e giudiziaria (1996) (presentato in data 29/10/2020). Governo, trasmissione di atti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 23 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1- bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 ottobre 2020 recante l'esercizio di poteri speciali, con condizioni, in ordine alla notifica della società Fastweb Spa, avente ad oggetto acquisto dalla società Huawei della Core Stand Alone (SA) e dei relativi servizi professionali. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 600). La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 23 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1- bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 ottobre 2020 recante l'esercizio di poteri speciali, con condizioni, in ordine alla notifica della società Fastweb Spa, avente ad oggetto acquisto di ponti radio e della componente di servizi professionali quali: I&C degli OSS, Supporto alla validazione , Training, Supporto Tecnico tramite TAC. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 601). La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 23 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1- bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 ottobre 2020 recante l'esercizio di poteri speciali, con condizioni, in ordine alla notifica della società WIND TRE S.p.A., avente ad oggetto accordo di collaborazione tra Wind Tre S.p.A:, ZTE Italia S.r.l. ed Open Fiber S.p.A. denominato "Beyond 5G Trial" . Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente (Atto n. 602). Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 22 ottobre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 31, comma 4, della legge 14 novembre 2016, n. 220, la prima relazione sullo stato della concorrenza nel settore della distribuzione cinematografica, riferita all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CCLII, n. 2). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 28 ottobre 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 342); del Gestore dei Servizi Energetici - GSE S.p.A., per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 343); dell'Autorità di Sistema portuale dello Stretto, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 344). Mozioni, apposizione di nuove firme I senatori Cantù, Doria, Fregolent, Lunesu e Marin hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00289 della senatrice Binetti ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Mautone e Castiello hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04313 del senatore Presutto ed altri. I senatori Angrisani, Corrado, Croatti, Donno, Lannutti, Pavanelli, Romano, Trentacoste e Vanin hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04316 della senatrice Granato. Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dal 22 al 29 ottobre 2020) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 83 BALBONI: sulla carenza di personale presso la Procura della Repubblica di Ferrara (4-03851) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) BARBONI: sull'aumento del personale delle forze dell'ordine, specie sulla riviera romagnola (4-03795) (risp. MAURI, vice ministro dell'interno ) BOTTO ed altri: sulla tutela di un albero monumentale secolare nel giardino dell'ospedale "Galliera" di Genova (4-04086) (risp. ORRICO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo ) DE PETRIS: sulla normativa relativa alla gestione dei centri di accoglienza straordinaria (CAS) (4-02944) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) DE POLI: sul trattamento previdenziale degli appartenenti al corpo nazionale dei Vigili del fuoco (4-03858) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno ) GASPARRI: sui trasferimenti del personale over 50 della Guardia costiera (4-03930) (risp. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) GIANNUZZI ed altri: sulla società di trasporto pubblico CTP della Città metropolitana di Napoli (4-03914) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) LAFORGIA: sul caso della campionessa sportiva Olesya Korotkova (4-02214) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) LANNUTTI ed altri: sulle ripetute denunce di anomalie nella gestione di amministratori di condominio in provincia de L'Aquila (4-03885) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) sull'abnorme presenza di supermercati nel distretto Rieti-Cittaducale (4-04053) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) MASINI, MALLEGNI: sulla riapertura della strada statale 64 Porrettana (4-03411) (risp. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) MODENA: sulla condizione dei funzionari giuridico pedagogici in ambito penitenziario (4-03813) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) PEROSINO: sulla condanna a morte dell'atleta iraniano Navid Afkari (4-04132) (risp. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ) PILLON: su un provvedimento di allontanamento dei membri di una famiglia con figlio minore (4-03543) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia ) PRESUTTO ed altri: sui corsi concorsi per segretari comunali e provinciali (4-03917) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno ) Interpellanze Atto n. 2-00073 MANTOVANI ANGRISANI BOTTO CASTELLONE CORBETTA CROATTI D'ANGELO DE LUCIA DELL'OLIO DONNO FEDE GALLICCHIO GARRUTI GAUDIANO GIANNUZZI GRANATO L'ABBATE LANNUTTI LANZI LEZZI LOREFICE MAIORINO MARILOTTI MARINELLO MATRISCIANO MAUTONE MONTEVECCHI MORONESE ORTIS PAVANELLI PERILLI PETROCELLI PIRRO PISANI Giuseppe PRESUTTO RICCIARDI SANTANGELO TONINELLI VANIN Al Ministro della salute Premesso che: al solo fine di allertare le persone, che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi e tutelarne la salute attraverso le previste misure di prevenzione nell'ambito delle misure di sanità pubblica legate all'emergenza COVID-19, l'articolo 6 del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, ha istituito una piattaforma unica nazionale per la gestione del sistema di allerta dei soggetti che, a tal fine, hanno installato, su base volontaria, un'apposita applicazione sui dispositivi di telefonia mobile; il 1° giugno 2020 l'applicazione per il contact tracing "Immuni" viene resa disponibile al download sugli store "Apple" e "Google". L'obiettivo dell' app è quello di aiutare a combattere la pandemia di COVID-19 causata dal virus SARS-CoV-2. L' app punta a notificare all'utente, tempestivamente, eventuali contatti a rischio avuti per poter minimizzare la diffusione del virus e ottenere consigli e cure mediche riducendo al minimo i rischi e le conseguenze sulla sua salute; per garantire il massimo rispetto della privacy sono stati presi tutti gli accorgimenti utili: "Immuni" non raccoglie nessun dato che possa svelare l'identità dell'utente come il suo nome, numero di telefono, e-mail o data di nascita. Inoltre, non raccoglie nessun dato legato alla geolocalizzazione. I movimenti dell'utente non sono quindi tracciati. Il segnale che viene emesso dal device non contiene nessun dato sul device stesso e non può quindi essere ricollegato all'utente e cambia spesso in modo randomico. Infine, i dati, come i codici temporanei, sono criptati; considerato che: la suddetta norma prevede che il Ministero in indirizzo, in qualità di titolare del trattamento, si coordini con i soggetti operanti nel Servizio nazionale della protezione civile e con i soggetti attuatori previsti, nonché con l'Istituto superiore di sanità e, anche per il tramite del Sistema Tessera Sanitaria, con le strutture pubbliche e private accreditate, che operano nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, nel rispetto delle relative competenze istituzionali in materia sanitaria connessa all'emergenza epidemiologica da COVID 19, per gli ulteriori adempimenti necessari alla gestione del sistema di allerta e per l'adozione di correlate misure di sanità pubblica e di cura; spetta, quindi, al Ministero della salute coordinarsi con le varie strutture sanitarie territoriali, in modo che siano adottate tutte le misure propedeutiche alla gestione del sistema di contact tracing attraverso la app "Immuni"; risulta agli interpellanti che diverse regioni, cui era affidata la gestione dell' app "Immuni", abbiano diretto in maniera poco efficiente l'attività di contact tracing attraverso tale applicazione. Secondo quanto riportato da organi di stampa, l' app sarebbe stata ripetutamente snobbata o bollata come inutile da alcuni Presidenti e direttori sanitari regionali, come accaduto in Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte, tra le zone più colpite dal virus . Sarebbero stati inoltre paventati rischi per la privacy e di controllo sociale, che sono completamenti assenti come evidenziato ("il Fatto Quotidiano", del 14 ottobre 2020); alcuni governi regionali sembrano, inoltre, non avere dato molta importanza alla promozione dell 'app tra i cittadini e alla formazione degli operatori delle ASL. Ciò, nonostante sia noto che con l'aumento dei contagi a cui si assiste ormai da giorni, le operazioni di indagine epidemiologica a carico di tali strutture stiano diventando sempre più difficili. Oltre un certo numero di contagi, le ASL non potrebbero più riuscire a gestire il contact tracing , quindi molti contatti di positivi sfuggirebbero al monitoraggio, e i focolai non verrebbero fermati tempestivamente; "Immuni" è stata sviluppata proprio per supportare questo tipo di attività, e permette peraltro di raggiungere persone che sono state a contatto con positivi, che in molti casi sfuggirebbero alle normali indagini epidemiologiche. La sua efficacia è strettamente legata al numero di utenti, e da mesi Governo e virologi insistono sull'importanza che sia scaricata e attivata da più cittadini possibili. Ad oggi è stata scaricata da 10 milioni di persone; il funzionamento di "Immuni" è totalmente inefficace se il personale, preposto alla comunicazione dei codici chiave dei soggetti risultati positivi al COVID-19, non esegue il necessario compito di inserimento; considerato inoltre che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 ottobre 2020 ha previsto che "al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l'utilizzo dell'App Immuni, è fatto obbligo all'operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività"; è stata quindi inserita l'obbligatorietà da parte dell'operatore sanitario di caricare il codice chiave, perché sono state molte le segnalazioni in cui gli operatori stessi lamentavano linee guida non chiare a livello regionale per le procedure da adempiere. Tale previsione è stata confermata anche nell'ultimo decreto del 24 ottobre 2020, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati; se e in che misura stia avvenendo il coordinamento previsto dall'art. 6 del decreto-legge n. 28 del 2020 tra il Dicastero e i soggetti coinvolti nella gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, necessario per una corretta gestione del sistema di contact tracing ; se sia in atto un'attività di monitoraggio e controllo per conoscere quali atti regionali siano stati adottati per sostenere dal punto di vista procedurale il sistema di tracciamento tramite "Immuni", se siano state dettate linee idonee al personale sanitario regionale e se, alla luce degli ultimi eventi, si sia data necessaria comunicazione, sempre al personale sanitario, degli obblighi derivanti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 ottobre 2020 e successivi; se sia disponibile o in fase di realizzazione un monitoraggio stabile e il relativo report sull'attività d'immissione dei codici generati dall' app "Immuni" da parte del personale sanitario, nonché sul numero totale dei codici chiave inseriti, suddiviso per ciascuna Regione. Interrogazioni Atto n. 3-02044 GRIMANI Al Ministro della salute Premesso che: la Regione Umbria, a differenza di quanto accaduto durante la prima fase dell'emergenza epidemiologica verificatasi durante i mesi di marzo e aprile 2020, sta affrontando con estrema difficoltà l'attuale incremento della curva dei contagi; l'Umbria, infatti, si colloca ai primi posti tra le Regioni con il più alto tasso di saturazione delle terapie intensive, ormai oltre la soglia d'allarme; nella Regione il rapporto tra posti letto di rianimazione e popolazione è tra i più bassi d'Italia (7,9 letti per 100.000 abitanti), con soli 76 posti disponibili a fronte dei 70 che esistevano già prima della pandemia; nonostante apparisse altamente probabile una seconda ondata di contagi per questo autunno e inverno, la Regione Umbria non ha tuttavia adoperato il prezioso tempo trascorso durante gli scorsi mesi, al fine di costruire un piano di potenziamento delle strutture sanitarie, né ha strutturato un efficace confronto con i rappresentanti degli ospedali, i sindaci e i presidi delle scuole per poter intervenire organicamente, garantendo una maggiore efficacia ed efficienza delle scelte assunte; il Governo ha stanziato fondi pari a 25 milioni di euro per potenziare il sistema sanitario umbro e per predisporre il rafforzamento delle terapie intensive, prevedendo fino a 70 posti in più per l'intero sistema regionale; tale strategia di potenziamento dei reparti ospedalieri non è stata perseguita e, al contempo, non è stato adottato nessuno strumento idoneo ad affrontare una seconda fase critica dell'emergenza; emblematici in tal senso sono gli esempi che arrivano dagli ospedali di Perugia e Terni, in cui i reparti ospedalieri sono sguarniti di personale adeguatamente formato; nelle more di questa mancata programmazione, la Regione Umbria ha adottato unicamente iniziative unilaterali per fronteggiare l'emergenza, senza alcun coinvolgimento del tessuto regionale e delle comunità umbre interessate, penalizzando così in maniera inequivocabile una parte rilevante del territorio; considerato che: il Presidente della Regione Umbria, Tesei, con ordinanza n. 67 del 22 ottobre 2020, ha disposto la riconversione temporanea e parziale dell'ospedale di Spoleto in struttura dedicata al COVID-19; in ottemperanza all'ordinanza, si è proceduto con l'attività di dismissione e riconversione della struttura ospedaliera e con il conseguente provvedimento di chiusura del Pronto Soccorso e di altri reparti, adottato dal direttore sanitario dottor Camillo Giammartino; la riorganizzazione totale della struttura ospedaliera, con la chiusura di quasi tutti i reparti ordinari e del Pronto Soccorso, appare assai pericolosa per la comunità e altresì di difficile gestione, sia per le oggettive condizioni della struttura, sia per la mancanza di personale adeguato; sotto il profilo della pericolosità per la comunità, inoltre, è da rilevare che il Pronto Soccorso dell'ospedale di Spoleto è l'unico della zona ed è al servizio anche della Valnerina e dei comuni limitrofi, prestando assistenza ad un'area nevralgica del territorio avente un bacino di 60.000 persone, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda mettere in atto adeguate iniziative volte a raccogliere dettagliatamente tutte le informazioni attinenti alla difficile condizione in cui versa la comunità spoletina, in seguito all'ordinanza della Presidente della Regione; se, conseguentemente, non ritenga opportuno instaurare un consono dialogo con la Regione Umbria, al fine di ripristinare un'adeguata pianificazione dei servizi sanitari e, al contempo, mantenere un adeguato equilibrio tra la gestione dell'emergenza e il mantenimento dei servizi sanitari ordinari. Atto n. 3-02045 CIRINNA' DE PETRIS ALFIERI BOLDRINI FEDELI NUGNES PITTELLA ROJC ROSSOMANDO RUOTOLO VALENTE Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e per gli affari europei Premesso che: in data 22 ottobre 2020, la Corte costituzionale polacca ha dichiarato incostituzionale la possibilità di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza in caso di gravi malformazioni del feto; la sentenza si iscrive nel quadro di un dibattito pubblico e di una azione dei pubblici poteri caratterizzata dalla crescente ostilità verso le rivendicazioni di libertà e pari dignità sociale delle donne, oltre che da una significativa riduzione delle più elementari garanzie dello stato di diritto; dalla data della sentenza, centinaia di migliaia di donne polacche stanno scendendo quotidianamente in piazza per difendere il proprio diritto all'autodeterminazione riproduttiva; alla protesta contro l'irrigidimento della disciplina dell'interruzione volontaria di gravidanza si è unita progressivamente la protesta di moltissimi cittadini che chiedono la fine delle politiche oscurantiste del Governo polacco e il pieno ripristino delle garanzie democratiche in quel Paese; le manifestazioni sono state fortemente ostacolate dalle forze dell'ordine, anche con modalità violente e non conformi agli standard di una democrazia europea, come dimostrano innumerevoli denunce e testimonianze video pubblicate sugli organi di stampa e sui social network ; considerato che: la Polonia è uno Stato membro dell'Unione europea e, come tale, vincolata dagli articoli 2 e 7 del Trattato sull'Unione europea al "rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze", valori che "sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini"; il diritto a interrompere volontariamente la gravidanza è riconosciuto nella totalità degli Stati membri dell'Unione europea secondo condizioni molto meno afflittive di quelle oramai previste in Polonia; in Italia, in particolare, una legge sull'interruzione volontaria della gravidanza esiste da 42 anni e, sebbene appaia ancora necessaria la piena garanzia della sua effettività, essa rappresenta un ormai irrinunciabile presidio di libertà e pari dignità sociale per le donne nel nostro Paese; la condotta della Polonia in relazione al diritto all'interruzione volontaria della gravidanza e, più in generale, in relazione alla tenuta stessa della democrazia e dello stato di diritto, appare sempre più preoccupante e suscettibile di minare alla radice lo standard di protezione dei diritti fondamentali richiesto dalla comune appartenenza all'Unione europea, si chiede di sapere quali iniziative intendano intraprendere i Ministri in indirizzo, nelle competenti sedi diplomatiche e nell'ambito dell'azione delle istituzioni dell'Unione europea, per sollecitare la Polonia a riprendere il cammino della democrazia e del rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali e per sostenere concretamente la protesta delle donne e della cittadinanza polacca. Atto n. 3-02046 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Atto n. 3-02047 GINETTI GRIMANI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e per gli affari europei Premesso che: il 20 maggio 2020 è stata pubblicata la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo, e al Comitato delle Regioni, recante "Strategia dell'Unione Europea sulla biodiversità per il 2030. Riportare la natura nella nostra vita"; l'ambizioso obiettivo che si prefigge di raggiungere l'Unione europea, in vista della quindicesima conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica (CBD), è di riportare la biodiversità sulla via della ripresa entro il 2030 a beneficio delle persone, del clima e dell'economia in linea con l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, nonché con gli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici e con il "Green New Deal" europeo; la strategia dell'Unione europea di estendere la propria rete di zone protette, prediligendo in particolare zone ad alto valore e potenziale di biodiversità e maggiormente soggette ai cambiamenti climatici, impegna i singoli Paesi membri a designare zone supplementari protette a integrazione della rete Natura 2000, ad adottare misure coerenti per la loro conservazione e tutela, a promuovere gli investimenti nelle infrastrutture verdi e blu, e a cooperare con gli altri Stati per realizzare corridoi ecologici che impediscano l'isolamento genetico; considerato che: il rapporto ISPRA n. 153/11, recante "Contributi per la tutela delle biodiversità delle zone umide", presenta indicazioni per la gestione ed il monitoraggio di tali zone, coerentemente con gli impegni previsti dalle convenzioni internazionali CBD e RAMSAR, dalla direttiva "Habitat" e dalla direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino; i laghi e le zone umide risultano particolarmente preziose, in quanto tipicamente ricche di carbonio e rappresentano gli ecosistemi più delicati, richiedendo pertanto specifica attenzione; tale criticità può essere superata attraverso il rafforzamento di azioni integrate tra le politiche territoriali di sviluppo e di tutela dell'ambiente, di sicurezza idraulica e rinaturalizzazione, al fine di attivare una reale e concreta tutela delle zone umide ed il recupero dell'integrità ecologica dei laghi e dei corsi d'acqua; rilevato inoltre che: la recente pandemia di COVID-19 insegna che esiste uno stretto legame tra la natura, la salute degli ecosistemi e la salute, e dimostra la necessità di adottare catene di approvvigionamento e modi di consumo e di produzione sostenibili, che non forzino i limiti del pianeta; al fine di rafforzare la resilienza e prevenire la comparsa e diffusione di malattie future, è perciò fondamentale proteggere e ripristinare la biodiversità e il buon funzionamento degli ecosistemi; il lago Trasimeno, quarto lago per dimensioni (128 chilometri quadrati) in Italia, è interessato da alcune criticità strutturali del bacino imbrifero legate al basso livello delle acque, tra cui la scarsa profondità dei fondali (6 metri), la variabilità ciclica della portata idrica, i ricorrenti e duraturi periodi di siccità e l'evaporazione delle acque dettati dai cambiamenti climatici, a cui si accompagna la difficoltà di assicurare regolari e straordinari interventi di manutenzione, anche a causa della difficoltà ad individuare competenze e continuità di risorse per il finanziamento, sia di opere di manutenzione ordinaria, ripulitura e sistemazione delle sponde, dragaggio dei fondali, sia di opere di manutenzione straordinaria; il lago, inoltre, non ha emissari naturali, ma un solo emissario artificiale, e la sua portata è alimentata quasi esclusivamente dalle piogge e dai torrenti Rigo Maggiore, Tresa, Moiano, Maranzano, che confluiscono nell'immissario artificiale dell'Anguillara, accanto a quelli naturali Paganico e Pescia; il lago medesimo, nondimeno, non rappresenta solamente una preziosa risorsa naturale per la conservazione della biodiversità, ma è anche un'importantissima fonte di sviluppo economico regionale e di significativi livelli occupazionali legati ad attività quali la pesca, la ristorazione e il turismo balneare e paesaggistico, qualificandosi nondimeno come un luogo di tutela della tradizione e del patrimonio storico-architettonico ed artistico comprendente i borghi rivieraschi che vi si affacciano; si constata l'urgenza di intervenire e assicurare adeguati strumenti finanziari per la salvaguardia, il risanamento e la valorizzazione del lago Trasimeno, in virtù del cruciale ruolo naturalistico ed economico che riveste, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del grave stato in cui versa il bacino imbrifero del lago Trasimeno e quali ne siano gli orientamenti in merito; quali urgenti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria intendano pianificare al fine di conservare e ripristinare l'ecosistema, a tutela delle biodiversità locali e al fine di assicurare la continuità delle attività economiche e culturali connesse alla qualità di conservazione del bacino imbrifero del lago Trasimeno, a salvaguardia dell'occupazione e dell'imprenditorialità regionale; se non ritengano opportuno adottare misure di finanziamento specifiche nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per l'utilizzo dei fondi europei di "Next Generation EU", in coerenza con le Linee guida nazionali ed europee e con la "Strategia dell'Unione Europea sulla biodiversità per il 2030. Riportare la natura nella nostra vita", al fine di attivare una reale e concreta tutela delle zone umide e il recupero dell'integrità ecologica dei laghi, nonché in virtù della valenza naturalistica e di contrasto ai cambiamenti climatici assunta dal lago Trasimeno. Atto n. 3-02048 CORRADO DE LUCIA ANGRISANI LANNUTTI MORRA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta all'interrogante che il Metropolitan Museum of Art (MET), a New York, esponga il dipinto di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) raffigurante la "Negazione di Pietro": un olio su tela (cm 94 per 125,5) verosimilmente realizzato a Napoli poco prima della morte dell'artista; l'opera, poco documentata a confronto di altre perché ignota alle fonti, tant'è che restano oscure la committenza e l'identità dei primi proprietari, fu ceduta a Guido Reni nel 1613 dall'incisore urbinate Luca Ciamberlano a ristoro parziale di un debito di 350 scudi, quindi appartenne al cardinale Paolo Savelli e ai suoi eredi fino a metà del XVII secolo; il dipinto, rimasto in Italia per i successivi trecento anni, nel 1964 era a Napoli, acquistato nel dopoguerra da Vincenzo Imparato Caracciolo per la propria collezione e poi nella disponibilità della figlia Elena, dove fu riconosciuto dal restauratore Pico Cellini sulla scia delle ipotesi di Roberto Longhi; dopo il restauro (1959-1964), appunto, sul finire del decennio la tela fu venduta a nobili svizzeri e uscì dal Paese per approdare, in fine, alla collezione di Herman Shickman, la cui moglie Lila Acheson Wallace la cedette al MET nel 1997, tant'è che risulta inventariata con il n. 1997.167; considerato che: lo storico dell'arte Maurizio Marini, autore di una fortunata monografia sul Caravaggio, fin dal 1973 ricostruì in dettaglio e svelò le criticità del percorso accennato: dall'Italia, il dipinto sarebbe passato prima in una collezione di Losanna, uscendo dal Paese senza permesso di esportazione, poi, con la mediazione del restauratore Ian Dik, sarebbe giunto all'antiquario newyorchese Julius Waitzner; lo Shickman, aggiungono altre fonti, l'acquistò nel 1981 per esporlo poi a Londra nel 1982, a Washington nel 1983 e New York nel 1985, fino alla presunta vendita camuffata da donazione da parte di Lila Shickman alla direzione del Metropolitan, che ben difficilmente poteva ignorare le vicissitudini descritte; l'ipocrisia aveva infatti già toccato l'apice con il catalogo della mostra Napoli-New York del 1985: nella scheda del quadro firmata dalla storica dell'arte Mina Gregori si legge che l'opera "Dopo il 1964 è uscita illegalmente dall'Italia" (p. 350), concetto che nella traduzione inglese è ben più edulcorato: "It left Italy after 1964"; altrettanta ambiguità circonda la donazione al Metropolitan, evidentemente fittizia, e il Museo sembra ormai così certo di averla "fatta franca" che nel comunicato stampa di cordoglio per la morte di Lila (2018) ammette che la generosità dei coniugi Shickman permise "to acquire" la "Negazione di Pietro" di Caravaggio, mentre in quello per la morte di Herman (2007) aveva evitato riferimenti diretti. Solo la storica responsabile del dipartimento pittori europei, Keith Christiansen, al MET dal 1977 e protagonista del passaggio di mano, aveva richiamato, in un messaggio personale alla vedova associato a quello ufficiale, le interlocuzioni avute e la ferma volontà del defunto che l'opera "trovasse casa" al MET, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative abbia inteso intraprendere finora e quali assumerà in futuro per reclamare la restituzione all'Italia del suddetto dipinto di Caravaggio, che è pacifico sia uscito dal Paese senza che ne fosse stata autorizzata l'esportazione e senza che la direzione del Metropolitan, che lo detiene dal 1997, possa accampare la scusante dell'acquisto in buona fede, poiché lo acquisì ben conscio della sua storia recente, ricorrendo ad una donazione fittizia allo scopo di attenuare, apparentemente, le proprie responsabilità, a ben 14 anni dalla ratifica da parte degli Stati Uniti della Convenzione UNESCO di Parigi del 1970. Atto n. 3-02049 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI SBRANA DE VECCHIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: le nuove misure di contenimento dell'emergenza da COVID-19 adottate dal Governo con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, serie generale n. 265 del 25 ottobre 2020, hanno determinato per il canale Horeca una dura battuta di arresto, ancora peggiore della precedente; il settore, infatti, dopo essere riuscito a fatica a superare gli effetti del primo lockdown , per effetto del quale ha subito una grave perdita di liquidità, ed aver effettuato gli investimenti richiesti per poter ripartire in sicurezza, si trova adesso ad affrontare una situazione che va al di sopra delle proprie forze; secondo Coldiretti, i limiti di orario imposti dal citato decreto, determineranno la perdita del 63 per cento dei clienti, ovvero sei persone su dieci, condannando molte attività della ristorazione alla chiusura; l'impatto sulla filiera agroalimentare è assolutamente drammatico. La perdita è stimata in oltre un miliardo di euro di fatturato che si ripercuoterà su tutte le categorie: dalla carne al pesce, dal vino all'olio e ai formaggi e dalla frutta alla verdura; per la ristorazione si ravvisa un crollo di fatturato senza precedenti. Un settore che muove un giro di affari di circa 85 miliardi di euro l'anno, nei 330.000 bar , ristoranti, pub , gelaterie e pasticcerie, dal quale dipende anche la sopravvivenza di circa 70.000 industrie alimentari e 740.000 aziende agricole fornitrici. La chiusura anticipata dei servizi di ristorazione mette a rischio circa 3,8 milioni di posti di lavoro; la sostenibilità economica di parte delle attività della ristorazione dipende in maggior misura proprio dal lavoro serale, mancando il quale molte attività sono destinate alla chiusura. La stessa pausa pranzo che prima garantiva un buon volume di affari alla ristorazione, anche grazie alla clientela abituale, adesso appare un'abitudine scomparsa, anche per effetto del ricorso al lavoro da remoto; anche le imprese agrituristiche, oltre 24.000 su tutto il territorio nazionale, stanno assistendo ad una grave perdita di fatturato; si tratta di strutture a conduzione familiare, spesso situate in zone isolate, le cui attività contribuiscono a render unico il nostro Paese dal punto di vista culinario e attrattivo; l'ospitalità e la ristorazione, grazie all'eccellenza dei prodotti agroalimentari offerti, costituiscono non solo una parte importante del nostro tessuto economico, ma anche l'espressione dell'identità e dell'unicità dei territori del nostro Paese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo voglia intraprendere tutte le iniziative di sua competenza al fine di persuadere il Governo ad adottare provvedimenti che, pur contemplando l'esigenza di mantenere alti i livelli di sicurezza sanitaria nel Paese, vadano incontro alla necessità della ristorazione di poter continuare a svolgere il proprio lavoro, prevedendo il posticipo dell'orario di chiusura degli esercizi alle ore 23; se, a favore della ristorazione, voglia mettere in atto immediate iniziative che coincidano con la necessità di concedere al settore l'adeguato ristoro a compensazione delle perdite subite, la liquidità necessaria per il pagamento dei fornitori, l'estensione delle misure di cassa integrazione fino alla stabilizzazione della domanda turistica; la proroga per l'intero anno 2021 delle misure di decontribuzione; la riduzione dell'aliquota IVA per l'anno 2021; se non ritenga che la filiera dell'agroalimentare italiana sia strategica per l'economia del Paese, e come tale necessiti di adeguate misure di sostegno, le quali in ogni caso dovranno necessariamente essere rivolte a tutto l'indotto che gravita intorno al canale Horeca. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02050 TESTOR Ai Ministri della salute, per le politiche giovanili e lo sport e dell'economia e delle finanze Premesso che: tra le nuove misure urgenti di contenimento del contagio varate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri il 24 ottobre 2020, all'articolo 1, comma 9, lettera f) , sono sospese le attività di palestre, piscine, centri termali (fatta eccezione per quelli con presidio sanitario obbligatorio o che effettuino l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza); ai sensi del citato decreto le prestazioni di rieducazione motoria e di ginnastica medica tra il professionista e la singola persona ( one to one , come usualmente si definiscono) possono continuare solo se svolte in un presidio sanitario obbligatorio (fisioterapia o riabilitazione) o erogate come prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza; l'attività del chinesiologo si occupa della prevenzione primaria, secondaria e terziaria mediante rieducazione motoria, rientrando nei servizi essenziali alla persona e riguarda il movimento umano razionale attivo ad indirizzo educativo (educazione fisica nelle scuole), preventivo (ginnastica posturale, di mantenimento, terza età), formativo (ginnastica per bambini, giovani), ricreativo (ginnastica con musica, animazione, giochi) e sportivo (preparazione atletica, allenamenti). Il chinesiologo clinico, le cui competenze includono quelle mirate alla prevenzione e al ricupero mediante l'attività motoria, sono finalizzate: al mantenimento della migliore efficienza fisica lungo l'arco dell'intera vita, sia in soggetti normali, che in quelli predisposti o affetti da patologie correlate con la sedentarietà o con scorretti stili di vita; in soggetti con disabilità motorie, in quelli affetti da patologie cronico-degenerative stabilizzate (diabete, parkinson, sindrome metabolica), che possono trarre beneficio dall'esercizio fisico in condizioni di disagio infantile e adolescenziale; il percorso formativo dopo la laurea in scienze motorie (L22), si completa con la laurea in scienze delle attività motorie preventivo adattate LM67 (laurea magistrale), formando il chinesiologo clinico con conoscenze scientifiche avanzate nel campo delle attività motorie dell'uomo, con particolare riguardo alle aree preventiva e adattativa. A differenza di quanto avviene negli altri Stati dell'Unione europea, nei quali la laurea magistrale conferisce al chinesiologo il riconoscimento di figura operante in ambito sanitario e consente di lavorare anche presso strutture ospedaliere, in Italia, dove vi è una lacuna legislativa in materia di riconoscimento professionale, il chinesiologo è stato inserito nell'ambito dello sport e opera principalmente da libero professionista o da solo o in collaborazione con diverse figure mediche (ortopedico, fisiatra, fisioterapisti, nutrizionista) all'interno di centri privati. L'attività libero professionale viene svolta individualmente o all'interno di piccoli gruppi sempre con programmazione individuale e principalmente su appuntamento con la massima sicurezza della salute della persona; considerato che tale lacuna legislativa della figura del chinesiologo si evidenzia nei molteplici codici Ateco che tentano di definire la sua attività: 86.90.29 (altre attività paramediche indipendenti nca), 96.09.09 (Altre attività di servizi per la persona nca), 85.51.00 (Corsi sportivi e ricreativi). Tutte queste attività non sono state inserite nell'elenco degli aventi diritto ai ristori previsti dal decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, assegnato in prima lettura al Senato (A.S.1994), si chiede di sapere: se ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020, l'attività del chinesiologo sia esclusa da quelle soggette ad una sospensione o chiusura, al fine di poter continuare ad offrire prevenzione primaria, secondaria e terziaria mediante rieducazione motoria, cioè servizi essenziali alla persona, e se, ove ciò non sia, i Ministri in indirizzo non ritengano necessario includerle, anche con un proprio intervento di carattere emendativo, in quelle attività che hanno diritto al ristoro; se alla luce di quanto esposto in premessa, i Ministri non ritengano necessario riconoscere con urgenza la figura professionale del chinesiologo in ambito sanitario, come avvenuto nel resto d'Europa. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04333 CALIGIURI AIMI BARBONI BATTISTONI BERARDI BINETTI CALIENDO DAMIANI FERRO GALLIANI GALLONE MALAN MALLEGNI MASINI MINUTO MOLES PAGANO PAPATHEU PEROSINO PICHETTO FRATIN RIZZOTTI ROSSI SICLARI STABILE TIRABOSCHI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: l'estate ha visto impegnato il Ministero dell'istruzione in un vero e proprio inventario, che ha coinvolto gli 8.088 dirigenti scolastici italiani, al fine di comprendere lo stato dell'arredo scolastico; dall'indagine è emersa la necessità di 2.540.236 banchi, tra cui solo 440.245 con le rotelle, e di 1.374.425 sedie tradizionali; le richieste "conservatrici" degli istituti italiani lasciano comprendere come, nel metodo di studio adottato, l'utilità di un banco con poco spazio per tutto il necessario per l'attività didattica sia vana e, di fatto, costituisca un vero e proprio spreco di denaro pubblico; il Ministero non è stato in grado di svolgere un attento inventario e di valutare le reali situazioni di necessità, per ogni singolo caso, impedendo così di risparmiare decine di migliaia di euro; circolano ovunque le foto dei banchi in ottime condizioni, e quindi utilizzabili in attesa dell'arrivo del nuovo arredo o, in vista di un ritorno alla normalità, ammassati nei cortili delle scuole e lasciati alle intemperie climatiche, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non abbia intenzione di svolgere, nel più breve tempo possibile, al fine di evitarne lo smaltimento, un'approfondita analisi in merito al reale stato dei banchi in possesso delle scuole fornendo un puntuale report sull'arredo scolastico dei 58.000 plessi scolastici del Paese prima dell'emergenza sanitaria; se abbia valutato o ritenga di valutare anche la possibilità di donare i banchi inutilizzati a chi ne ha più bisogno come, ad esempio, ad associazioni che si occupano di solidarietà e promozione sociale nei Paesi più poveri del mondo. Atto n. 4-04334 BORGONZONI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: l'attività di numerose tipologie di commercio al dettaglio è fortemente penalizzata dalle misure di contenimento dell'emergenza da COVID-19, da ultimo adottate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale , serie generale n. 265 del 25 ottobre 2020; molte categorie commerciali, infatti, pur non rientrando nell'elenco delle attività sottoposte a limitazione, sono ugualmente danneggiate, in quanto trattasi di fornitori legati come indotto alle attività bloccate e che quindi vedono i propri introiti fortemente ridotti. Rischiano, senza un intervento diretto da parte del Governo, di perdere importanti quote di mercato, con un forte impatto sull'occupazione; dalle dichiarazioni del Presedente del Consiglio dei ministri si apprende come gli interventi di ristoro, pensati per dare liquidità immediata alle imprese in crisi, saranno indirizzati alle attività economiche che sono state limitate o direttamente chiuse, lasciando evidentemente senza aiuti interi comparti, che sono fortemente dipendenti da queste attività, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia adottare le opportune iniziative con cui provvedere all'immediato ristoro economico delle categorie del commercio al dettaglio indissolubilmente legate alle imprese beneficiarie di indennizzo previste dal decreto-legge sui ristori, considerata la necessità di supportare anche questi commercianti, vista la gravità della situazione economica nella quale versano. Atto n. 4-04335 GALLICCHIO D'ANGELO BOTTO MORONESE NOCERINO PAVANELLI LANNUTTI CORRADO ANGRISANI GUIDOLIN CROATTI PRESUTTO MONTEVECCHI ROMANO PIARULLI TRENTACOSTE DONNO CAMPAGNA GIANNUZZI VANIN Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: la sospensione delle attività sanitarie programmate durante l'emergenza legata alla pandemia ha allungato esponenzialmente le liste di attesa legate a prestazioni differibili e non urgenti; a tali rinvii si aggiungono le prestazioni che, a causa della pausa estiva o delle condizioni strutturali difficili di talune realtà, sono state comunque differite; da una stima effettuata dal sindacato dei medici dirigenti ANAAO ASSOMED, la gran parte delle attività ordinarie è stata sospesa e oggi le attese si misurano in semestri, se non in anni in alcune regioni. Sono state sospese 13 milioni di visite specialistiche, 300.000 i ricoveri non effettuati, 500.000 gli interventi chirurgici e ben 4 milioni sono gli screening oncologici rimandati; il grave ritardo della Regione Basilicata nella individuazione di strutture deputate all'accoglienza di pazienti COVID positivi, che non necessitano di assistenza ospedaliera, ha portato al ricovero degli stessi in nosocomi pubblici non organizzati a ricevere tali pazienti, motivo per cui ciò ha provocato serie conseguenze in ordine all'efficienza degli stessi; si apprende dal Tribunale dei diritti del malato che anche le prestazioni urgenti, che hanno un limite massimo di attesa pari a 10 giorni, in talune realtà si trasformano in attese che raggiungono i due mesi; l'articolo 29, comma 9, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 prevede che le regioni e le province autonome presentino al Ministero della salute e al Ministero dell'economia e delle finanze uno specifico Piano operativo regionale per il recupero delle liste di attesa, nel quale vengano dettagliati i modelli organizzativi prescelti, i tempi di realizzazione e la destinazione delle risorse; il suddetto decreto-legge prevede specifici stanziamenti, pari a 112,406 milioni di euro, destinati ai ricoveri ospedalieri, ed a circa 365,812 milioni di euro per il recupero delle prestazioni ambulatoriali; considerato che: il procrastinarsi di tale situazione andrebbe a ledere il diritto alla salute, così come tutelato dall'articolo 32 della Costituzione; non tutte le regioni risultano aver individuato e comunicato un termine entro il quale recuperare le liste d'attesa, assumendo scelte diversificate sulle risorse da stanziare per finanziare il potenziamento dei servizi sanitari regionali funzionali al recupero; tali circostanze possono provocare differenze in ambito regionali tali da ledere il diritto di cui all'articolo 3 della Costituzione che sancisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se intenda verificare, in relazione a quanto descritto, lo stato attuale delle prestazioni sanitarie rimandate e le azioni intraprese dalle regioni, e, nello specifico relativamente alla Regione Basilicata, contrastare l'allungamento delle tempistiche relative alle prestazioni sanitarie; se intenda, altresì, verificare quali misure abbia utilizzato la Regione Basilicata al fine di garantire l'accoglienza dei pazienti COVID non ospedalizzati e se la stessa si è dotata di strutture ad hoc per questo fine; se non ritenga, anche per la particolare congiuntura sociale dovuta alla pandemia che ha aggravato ancor più la condizione dei pazienti, che si possano prevedere misure straordinarie, oltre a quelle previste dal decreto-legge n. 104 del 2020, atte a garantire il rispetto delle norme a loro tutela; quali ulteriori iniziative di competenza intenda intraprendere per garantire il diritto dei cittadini al recupero di tempi certi di diagnosi e cura, anche attraverso il monitoraggio e la rivalutazione di strategie, azioni, risorse economiche e tempistiche da applicare al sistema sanitario in maniera uniforme, in accordo con regioni e province autonome, al fine di evitare che aumentino le disuguaglianze tra i sistemi sanitari regionali e risolvere in modo sistematico il recupero delle liste d'attesa. Atto n. 4-04336 GUIDOLIN VANIN ENDRIZZI LANNUTTI NOCERINO CROATTI PAVANELLI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: secondo lo studio sulla povertà in Italia pubblicato dall'ISTAT il 16 giugno 2020, nel 2019 il tasso di povertà assoluta in Italia è calato per la prima volta, dopo quattro anni di aumento costante, pur rimanendo su livelli molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008-2009; l'ISTAT riporta che "sono quasi 1,7 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta con una incidenza pari al 6,4% (7,0% nel 2018), per un numero complessivo di quasi 4,6 milioni di individui (7,7% del totale, 8,4% nel 2018)"; nello studio si evidenzia che "l'andamento positivo si è verificato in concomitanza dell'introduzione del Reddito di cittadinanza (che ha sostituito il Reddito di inclusione) e ha interessato, nella seconda parte dell'anno, oltre un milione di famiglie in difficoltà"; tuttavia, nel medesimo studio, l'ISTAT rileva come l'incidenza della diminuzione della povertà assoluta abbia interessato prevalentemente le aree del centro e del sud Italia, mentre solo il 20 per cento dei sussidi da Reddito di cittadinanza (RdC) sia stato destinato ai poveri residenti nel nord, nonostante questi rappresentino il 43 per cento su scala nazionale; considerato che: questa distorsione è dovuta ai criteri di accesso al Reddito di cittadinanza i quali non combaciano con quelli che lo stesso ISTAT utilizza per identificare individui e famiglie in condizione di povertà assoluta, col risultato che questi ultimi non sempre soddisfano i requisiti per accedere all'integrazione al reddito; le principali differenze tra criteri di accessibilità al RdC e la condizione di povertà assoluta riguardano soprattutto tre elementi principali di calcolo: gli indicatori di benessere, l'universo di riferimento e i livelli di soglia; proprio il livello di soglia è la causa della distorsione tra Nord e Sud nell'accesso al RdC, in quanto varia, tra gli altri, in base al costo della vita a seconda della ripartizione geografica e dell'ampiezza del comune di residenza; se dunque la soglia di povertà assoluta viene universalmente definita in base al costo della vita, l'ISTAT rileva che "nel caso del RdC è stata fissata una soglia unica nazionale che non tiene conto dell'area geografica o della tipologia del comune di residenza"; stando ai criteri utilizzati dall'ISTAT, "un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 839,75 euro mensili se risiede in un'area metropolitana del Nord, a 754,26 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 566,49 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno"; in modo analogo, in una famiglia composta da due genitori e due figli minorenni, la soglia di povertà è pari a 1.726 euro mensili, se residente in un'area metropolitana del Nord e a 1.263 euro, se residente in un piccolo comune del Sud; l'ISTAT conclude affermando che "il confronto tra la platea dei beneficiari del RdC e quella degli individui in povertà assoluta stimati dall'Istat risulta quindi affetto da numerosi fattori di diversità che rendono solo parzialmente sovrapponibili le due popolazioni", col risultato che tante persone e famiglie che versano in stato di povertà assoluta nelle regioni del Nord non hanno la possibilità di accedere al RdC, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda porre rimedio alla distorsione nell'accesso al Reddito di cittadinanza per i poveri residenti al Nord, anche attraverso una ridefinizione dei criteri di accesso al medesimo, secondo parametri analoghi a quelli utilizzati dall'ISTAT nella definizione delle soglie di povertà assoluta, con particolare riferimento al costo della vita nel comune e nell'area geografica di residenza. Atto n. 4-04337 LUCIDI BORGONZONI RUFA PIANASSO RICCARDI ZULIANI PUCCIARELLI VALLARDI BERGESIO SAPONARA ALESSANDRINI BRIZIARELLI PISANI Pietro Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: Inarcassa è la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza per gli ingegneri ed architetti liberi professionisti, i cui Ministeri vigilanti sono il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell'economia e delle finanze; con una larghissima maggioranza, il comitato nazionale dei delegati di Inarcassa, nella seduta dei giorni 11 e 12 maggio 2020, ha varato l'impiego dello stanziamento di 100 milioni di euro, derivante dalla variazione del bilancio di previsione 2020 per le iniziative di sostegno agli architetti e ingegneri iscritti, danneggiati dall'emergenza Coronavirus; da quanto appreso dagli interroganti, a seguito di un primo sollecito inviato da Inarcassa nel mese di luglio 2020, il Ministero dell'economia e delle finanze ha richiesto, ad agosto, di produrre ulteriori elementi informativi; la ulteriore relazione informativa è stata inviata dagli uffici Inarcassa in data 2 settembre 2020, accompagnata da un altro sollecito da parte del Consiglio di amministrazione della stessa Inarcassa; considerato che: attualmente, nonostante i solleciti, il bando per l'assegnazione delle risorse è sospeso in attesa della necessaria approvazione del Ministero vigilante; le prime richieste di finanziamento da parte dei professionisti sono state inoltrate già alla fine del mese di maggio e dopo 5 mesi ingegneri ed architetti non hanno ancora avuto accesso ai benefici previsti; considerato infine che come citato, le risorse reperite per lo stanziamento derivano da una variazione di bilancio Inarcassa. In particolare, i 100 milioni di euro stanziati provengono dalla variazione al bilancio di previsione 2020, a valere sulla voce B.7.a.2 Prestazioni Assistenziali, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se non ritenga prioritario dare seguito e approvazione immediata alla semplice richiesta sottoposta da Inarcassa circa lo sblocco del bando, tenuto conto della gravissima situazione emergenziale che ha colpito tutte le categorie sociali, lavorative e professionali. Atto n. 4-04338 FREGOLENT PELLEGRINI Emanuele CAMPARI URRARO RUFA PUCCIARELLI TOSATO PISANI Pietro RICCARDI CANDURA FERRERO BAGNAI ZULIANI AUGUSSORI VALLARDI PIANASSO PERGREFFI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: il rapido incremento del numero di contagi da COVID in Italia sta creando un clima di forte preoccupazione e di incertezza e i cittadini sono additati quali principali responsabili per lo scarso senso di responsabilità dimostrato nell'applicare in autotutela le regole di distanziamento sociale e di protezione individuale; il Governo sta intervenendo prevalentemente con solerti emanazioni di decreti del Presidente dei ministri, piuttosto che con interventi e misure preventive a supporto della cittadinanza, che stanno riducendo progressivamente la libertà di tutti, gettando nello sconforto tutta la popolazione e mettendo in crisi la economia; il rischio di una seconda ondata era altamente prevedibile, e pertanto, con altrettanta solerzia, ci si aspettava dal Governo l'adozione di misure per creare le migliori condizioni ed arrivare preparati ad affrontare questa nuova sfida, anche con la definizione di protocolli e percorsi segnalati ed identificati per i malati COVID nelle strutture sanitarie, al fine di garantire la tutela della salute di tutti i malati e del personale medico, scongiurando il rischio di infezione; ad oggi la situazione si presenta ancora instabile e lontana dal fornire garanzia ai cittadini sul livello di preparazione delle strutture sanitarie e ospedaliere nell'accogliere e assistere l'elevato numero di pazienti e dei ricoveri atteso; già in occasione della prima crisi sanitaria e ospedaliera, il commissario straordinario Arcuri ha dimostrato scarsa capacità di intervento sulle urgenze, nonché una certa tendenza a scaricare le proprie responsabilità, come è stato per le accuse di ritardi sulla disponibilità dei DPI e tamponi, per i quali aveva individuato diversi responsabili, tra cui il suo predecessore, l'"organizzazione sostanzialmente federalista della sanità" e la poca disponibilità di reagenti a livello mondiale; oggi ci si trova di fronte alla carenza dei posti in terapia intensiva, per la quale il commissario straordinario Arcuri non si ritiene responsabile, accusando le Regioni di non aver realizzato tutti i posti previsti, sottolineando la mancanza di 1.600 posti per i quali "le risorse sono già nelle disponibilità delle singole regioni ma non ancora attive"; a queste affermazioni, molte regioni italiane, tra cui il Piemonte, hanno rigirato al mittente le accuse ricevute, colpevole a loro avviso dei mesi di ritardo nel decidere come gestire acquisti e interventi intesi ad aumentare i posti di rianimazione, avendo in tal modo rallentato tutto il processo; considerato che: solo il 26 ottobre scorso, ovvero a ben otto mesi dall'inizio dell'epidemia, è stata indetta dal commissario straordinario la gara con "procedura di massima urgenza per l'affidamento della fornitura di ambulanze ed auto mediche" dedicati ai trasferimenti secondari per pazienti COVID, con scadenza il 3 novembre, che consentirà di vedere qualche risultato concreto verosimilmente non prima dei primi mesi del prossimo anno; anche in questo caso, il commissario Arcuri ha dimostrato scarsa attitudine ad intervenire con fattiva urgenza, nonché l'incapacità nel gestire le emergenze, nonostante le previsioni, per le quali l'adeguamento delle strutture ospedaliere e sanitarie rappresenta una assoluta priorità, si chiede di sapere quale sia il motivo dei ritardi e delle mancanze descritte e come intenda il Governo intervenire per velocizzare tutte le procedure necessarie per garantire la migliore preparazione possibile per questa nuova fase emergenziale, assicurando tempestivo e opportuno intervento a tutti i malati e in completa sicurezza sanitaria, ed evitare che si creino le stesse condizioni della scorsa primavera, quando il Paese, in piena crisi si è trovata a corto di posti letto, dispositivi e strumenti essenziali ad affrontare e gestire l'emergenza. Atto n. 4-04339 PIARULLI DONNO PESCO ABATE TRENTACOSTE PRESUTTO LANNUTTI CROATTI GUIDOLIN ANGRISANI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, risulta agli interroganti: è stata inviata dalla Regione Puglia al Ministro in indirizzo una lettera, in relazione all'impianto di depurazione consortile che si sta ultimando in zona Specchiarica-Urmo, avente ad oggetto la richiesta di valutare specifica deroga alla Parte III, Allegato V del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Paragrafo 2, rubricato "Scarichi sul Suolo", in riferimento alle distanze dal più vicino corpo idrico superficiale, oltre il quale è permesso lo scarico sul suolo, in merito ai previsti scarichi degli impianti di depurazione di acque reflue urbane degli agglomerati di Nardò (Lecce), Porto Cesareo (Lecce), Sava (Taranto) e Manduria (Taranto); la disciplina degli scarichi costituisce una delle componenti principali della normativa per la tutela delle acque dall'inquinamento ed è regolamentata dal citato decreto legislativo n. 152 del 2006; nello specifico, l'articolo 103, comma 1, vieta lo scarico sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo. Lo stesso comma, alla lettera c) , prevede la possibilità di derogare al divieto generale per gli scarichi di acque reflue urbane e industriali per i quali sia accertata l'impossibilità tecnica o l'eccessiva onerosità, a fronte dei benefici ambientali conseguibili; considerato che: la vicenda è stata già in passato oggetto di numerose sollecitazioni istituzionali, di associazioni ambientali e di comitati cittadini, che hanno proposto soluzioni alternative allo scarico in mare, volte alla salvaguardia dell'ambiente e al recupero delle acque reflue da utilizzare per il ripristino della riserva idrica contrastando la desertificazione dei terreni; nello specifico, era stata prevista la delocalizzazione del depuratore lontano dalla costa, la riqualificazione delle strutture esistenti, la messa a norma e l'ampliamento del depuratore di Manduria, la costruzione a Sava dell'impianto citato in un'area già cementificata (dove anni fa furono avviati i lavori di realizzazione di un depuratore poi abbandonato in corso d'opera senza mai essere entrato in funzione), il collegamento dei tronchi fognari in parte al depuratore di Avetrana (Taranto) e in parte a quello di Maruggio (Taranto) con opportuni dimensionamenti, si chiede di sapere: quali misure intenda adottare il Ministro in indirizzo per fronteggiare l'emergenza ambientale descritta per i comuni coinvolti e per le aree marine connesse, al fine di tutelare le riserve naturali considerate protette e l'intero patrimonio marittimo pugliese; quali iniziative voglia promuovere al fine di risolvere l'annosa questione relativa alla depurazione delle acque costiere, perno fondamentale del turismo zonale e di un'ecologia sostenibile. Atto n. 4-04340 LANNUTTI PESCO BOTTO DI NICOLA LANZI GUIDOLIN MARINELLO MAUTONE GIANNUZZI RUSSO CORRADO NATURALE ROMANO MORONESE CASTELLONE LOMUTI ORTIS FEDE CIOFFI COLTORTI CORBETTA SANTILLO FENU DELL'OLIO GARRUTI AIROLA DESSI' GIROTTO EVANGELISTA TRENTACOSTE LICHERI GAUDIANO PAVANELLI MORRA PIRRO SANTANGELO LOREFICE CASTIELLO ENDRIZZI FERRARA VANIN CROATTI TONINELLI LEONE ACCOTO GALLICCHIO D'ANGELO Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: in 18 anni, il finanziamento del Sistema sanitario nazionale (SSN) è passato dal 7 per cento del prodotto interno lordo del 2001 al 6,6 per cento del 2019. In particolare, secondo i dati elaborati dalla Fondazione Gimbe negli anni 2010-2019 alla sanità pubblica sono stati sottratti oltre 37 miliardi di euro: 25 miliardi di euro nel 2010-2015, come conseguenza dei tagli previsti dalle manovre finanziarie, e oltre 12 miliardi di euro nel periodo 2015-2019, come conseguenza del definanziamento che ha assegnato meno al SSN rispetto ai livelli programmati per l'attuazione degli obiettivi di finanza pubblica; tra inizio febbraio e fine maggio le Regioni italiane hanno speso per l'emergenza COVID-19 oltre 4,1 miliardi di euro, pari al 3,5 per cento dell'intera spesa pubblica sanitaria. La distribuzione regionale delle spese per l'emergenza COVID-19 affrontate nei primi quattro mesi della pandemia è stata piuttosto variegata: si è concentrata su Lombardia (21,8 per cento) ed Emilia-Romagna (17,9 per cento). Seguono Piemonte (10,2 per cento), Veneto (8,9 per cento) e Sicilia (8,5 per cento). Per meglio rappresentare la realtà, bisogna comunque tener conto che le regioni hanno una dimensione demografica molto diversa, come pure non va sottovalutato che sono state colpite dalla pandemia con differente intensità. È opportuno quindi analizzare anche le spese COVID-19 pro capite , che mostrano come l'impegno di spesa sia stato superiore alla media anche in Friuli-Venezia Giulia, a Bolzano, Trento e in Valle d'Aosta. Tra le regioni settentrionali, la Liguria ha avuto una spesa per il COVID-19 molto bassa sia come livello (1 per cento sul totale nazionale) che come valore pro capite . La Sicilia è l'unica regione meridionale con spese pro capite di poco superiori alla media nazionale (68,3 euro); per quanto riguarda invece l'impatto economico delle spese per l'emergenza COVID-19 sulla spesa sanitaria regionale, dall'ultima edizione dei Conti Pubblici Territoriali dell'Agenzia per la coesione territoriale emerge che a livello nazionale, i 4,1 miliardi di spese per l'emergenza COVID-19 relativi a febbraio-maggio sono il 3,5 per cento della spesa sanitaria complessiva. In Emilia-Romagna l'incidenza delle spese per l'emergenza raggiunge l'8 per cento della spesa sanitaria annuale, un valore molto elevato e superiore a quello della Lombardia, che si posiziona sulla media nazionale (3,5 per cento). Valori superiori alla media caratterizzano tutte le regioni settentrionali, tranne la Liguria (1,4 per cento). Un livello di reazione dunque molto differenziato a livello regionale, con un "attivismo" solo in parte correlato con l'andamento dell'epidemia sul territorio; il Governo a maggio ha stabilito con decreto-legge quasi un raddoppio dei posti di terapia intensiva. Le risorse per il potenziamento dei posti sono gestite dal commissario straordinario, Domenico Arcuri, che può delegare i presidenti di Regione. Secondo la piattaforma di Analisi distribuzione aiuti della struttura commissariale risulta che tra l'inizio della crisi e il 9 ottobre 2020 sono stati distribuiti 3.109 ventilatori per la terapia intensiva e 1.429 per la terapia sub-intensiva. Oltre il 90 per cento dei ventilatori polmonari è stato consegnato nei primi 2 mesi dell'emergenza. I posti letto, però, per essere operativi hanno bisogno anche e soprattutto di personale sanitario. Secondo il report dell'Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari l'incremento del numero di posti letto in terapia intensiva e quello degli anestesisti non sono andati di pari passo. Infatti, ad oggi, sono 1,6 gli anestesisti e rianimatori per posto letto. Prima dell'emergenza sanitaria erano 2,5. Con il decreto "Cura Italia" è stato stabilito, dunque, un aumento del finanziamento statale del fabbisogno sanitario: 1,4 miliardi di euro per il 2020 da ripartire tra le Regioni. Ed è istituito il commissario straordinario per l'emergenza nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri il 18 marzo 2020, che "raccordandosi con le Regioni, le Province autonome e le aziende sanitarie provvede, inoltre al potenziamento della capienza delle strutture ospedaliere, anche mediante l'allocazione delle dotazioni infrastrutturali, con particolare riferimento ai reparti di terapia intensiva e sub-intensiva". Con il decreto "Rilancio" del 19 maggio è stato stabilito come rafforzare in modo strutturale la rete ospedaliera, fissando degli obiettivi sui posti in terapia intensiva e sub-intensiva: "È resa, altresì, strutturale sul territorio nazionale la dotazione di almeno 3.500 posti letto". Così le Regioni sono state chiamate a predisporre dei piani di riorganizzazione che passano al vaglio del Ministero della salute; i fondi stanziati per riorganizzare i posti letto sono stati distribuiti fra le Regioni in questo modo: la Lombardia è quella con l'assegnazione maggiore (225 milioni) seguita da Campania (163,8), Sicilia (123) e Lazio (118,5). Il decreto Rilancio ha stabilito che queste risorse, una volta approvati i piani, siano trasferite alla contabilità speciale intestata al commissario straordinario. Che procede con tutti i suoi poteri "a dare attuazione ai piani, garantendo la massima tempestività e l'omogeneità territoriale, in raccordo con ciascuna regione e provincia autonoma". Ha anche la facoltà di delegare i suoi poteri ai presidenti di Regione. Ed è quello che è successo con Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Puglia, Sicilia, Valle d'Aosta, e con le province autonome di Bolzano e Trento; nel frattempo sono stati assunti 33.857 medici, anche se il presidente dell'Ordine dei medici, Filippo Anelli, ha chiesto che venga urgentemente sbloccato il concorso per 14.500 specializzandi, facendo notare che servono ancora 34.000 assunzioni per arrivare alle 9.300 terapie intensive indispensabili per contrastare la seconda ondata della pandemia; considerando infine che i presidenti di Regione, pur con i poteri straordinari, hanno comunque l'obbligo di rispettare tempi e direttive stabilite dal commissario all'emergenza. E considerando che i piani regionali adottati a seguito del decreto rilancio prevedono un importante potenziamento di posti, in realtà questi posti aggiuntivi effettivamente implementati per alcune Regioni rischiano di mostrare delle carenze in piena seconda ondata. Lo stesso Arcuri ha recentemente dichiarato che in «pre-crisi, avevamo 5.179 posti letto in terapia intensiva. Abbiamo distribuito 3.109 ventilatori e oggi dovremmo avere 8.288 posti attrezzati. Invece ne abbiamo 6.628: ne mancano 1.600», si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se ritengano che si debba intervenire affinché le Regioni rispettino i piani d'emergenza, così come stabiliti e approvati per contrastare la pandemia; se ritengano di dover vigilare sull'operato del commissario straordinario per l'emergenza; se il Ministro della salute ritenga di doversi adoperare per un progetto di rilancio dell'intero sistema sanitario, sia per far fede all'ispirazione originaria che quarantadue anni fa produsse una delle riforme più importante della storia della Repubblica italiana, sia per dare certezza a un sistema in grandissima sofferenza, già colpito da costanti tagli, per evitare in futuro che la sanità sia ancora trasformata inesorabilmente in un "bancomat" ogni volta che l'economia è stagnante. Atto n. 4-04341 PARAGONE Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'ultimo studio pubblicato dalla Fondazione dei consulenti del lavoro evidenzia che, nel secondo trimestre del 2019 e in quello del 2020, in Italia si sono persi 841.000 posti di lavoro, di cui 219.000 in proprio, un comparto che è passato da 5,4 a 5,1 milioni di occupati con una flessione del 4,1 per cento. Per il 79 per cento dei professionisti, tra aprile e maggio, le entrate sono notevolmente diminuite, segnando per il 35,8 per cento di questi un calo superiore al 50 per cento. I più colpiti sono soprattutto i professionisti tra i 30 e i 39 anni, se ne contano 110.000 in meno sui 219.000 complessivi, con una contrazione del 2,4 per cento nella fascia 40-59 anni e del 2,2 per cento tra gli over 60. Sempre dallo studio emerge che i segmenti del lavoro autonomo più colpiti sono: i piccoli imprenditori del commercio con 71.000 addetti in meno, le professioni intellettuali ad elevata qualificazione con una perdita di 31.000 occupati e le professioni tecniche con 39.000 occupati. A livello settoriale la ricaduta ha riguardato, oltre al comparto della ristorazione e delle attività ricettive, anche gli agenti finanziari e assicurativi, la filiera dei servizi alle imprese (meno 11,3 per cento), dell'informazione (meno 11,5 per cento) e della formazione (meno 14,8 per cento); in data 17 ottobre 2020 sulla pagina "Facebook" dell'INPS è stata pubblicata la notizia dell'erogazione di quasi 27 miliardi di prestazioni per 14 milioni di beneficiari, ripartiti fra indennità bonus 600 euro, baby-sitting , congedo parentale, estensione legge n. 104, reddito emergenza, lavoratori domestici, reddito, pensione di cittadinanza e cassa integrazione guadagni; in relazione all'erogazione della cassa integrazione l'INPS non specifica però gli importi corrisposti dall'inizio della pandemia; appena poche settimane prima il Presidente Tridico aveva affermato: «Abbiamo pagato 11 milioni di casse integrazioni negli ultimi 5 mesi, sono in attesa di essere pagati circa 30 mila lavoratori, ma è un flusso continuo. 30 mila lavoratori su 11 milioni di prestazioni pagate è una percentuale piccola, che continuerà a esistere perché è un flusso continuo» confondendo, a parere dell'interrogante, il numero delle prestazioni da erogare con il numero dei soggetti beneficiari. Già allora, dai dati dell'Istituto, risultavano infatti in attesa di ricevere i soldi 272 lavoratori per il mese di febbraio, 23.579 per quello di marzo, 33.768 per aprile, 121.760 per maggio, 136.931 per giugno, 77.183 per luglio e 5.057 per agosto. Con ogni evidenza, dunque, il riferimento ai 30.000 lavoratori in attesa riguardava esclusivamente quanti non avessero mai ricevuto alcun bonifico dal mese di febbraio; considerato che: stando a quanto si apprende dagli organi di stampa, nonostante le cifre dell'Istituto, sembrerebbe che, per quanti l'abbiano ricevuta, la cassa integrazione sia stata erogata interamente per i mesi di febbraio e marzo e nella percentuale del 40 per cento per quelli di aprile e maggio, non risultando ulteriori pagamenti a partire da quella data; è del tutto evidente, dunque, che decine di miglia di cittadini stiano affrontando con grande difficoltà le spese ordinarie, non ricevendo alcun tipo di sostegno al reddito da diversi mesi per essere stati costretti a causa della pandemia a ridurre o perdere del tutto il proprio impiego e non è noto con quali mezzi di sussistenza si stiano sostenendo; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 ottobre 2020 contiene ulteriori restrizioni per i settori della ristorazione, spettacolo e sport andando pertanto a incrementare il numero delle domande per la cassa integrazione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano fare chiarezza circa il numero dei lavoratori che abbiano effettivamente ricevuto la cassa integrazione, per ciascun mese e in quale percentuale; se, vista l'emergenza sociale in corso, intendano impegnarsi per assicurare l'urgente corresponsione della cassa integrazione a quanti ne abbiano fatto richiesta e siano ancora in attesa dei bonifici dovuti. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-02046 del senatore De Bertoldi, sulle riduzioni di spesa imposte alle casse di previdenza dei professionisti; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02049 del senatore Bergesio ed altri, sulle conseguenze delle misure di limitazione imposte al settore della ristorazione.