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Ratifica ed esecuzione dello Scambio di note di modifica della Convenzione del 19 marzo 1986 per la pesca nelle acque italo-svizzere tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera, fatto a Roma il 10 e il 24 aprile 2017. Onorevoli Senatori . – Il testo di convenzione proposto dalla Commissione italo-svizzera per la pesca risulta aderente ai princìpi originari enunciati in quello attualmente in vigore, oltre che migliorativo rispetto ad alcuni aspetti che riguardano, in particolare: una più precisa definizione dei limiti territoriali di applicazione (articolo 1), una ripartizione più pertinente e funzionale sia dei compiti della Commissione e dei Commissari (articolo 2) che delle materie affidate al Regolamento di applicazione (articolo 4). Degne di nota e di riflessione risultavano, inoltre, le implicazioni segnalate dalla Commissione riguardo alle profonde lacerazioni dell'assetto qualitativo e quantitativo subite dalla comunità ittica, manifestatasi a seguito delle gravi emergenze che hanno interessato il lago Maggiore nel corso dell'ultimo decennio, quali l'introduzione di specie ittiche alloctone e l'inquinamento da DDT, con conseguenti divieti e riduzioni della pesca. Da qui trovano giustificazione le proposte della Commissione riguardo all'ampliamento degli interventi, dalla ricerca scientifica (articolo 18), alle pratiche ittiogeniche e di ripopolamento (articolo 19), sulla base di specifiche proposte di spesa della Commissione medesima (articolo 24). Trattasi di misure appropriate suscettibili, ove sostenute da adeguate risorse, di pervenire ad un recupero equilibrato del popolamento ittico e ad una gestione delle semine di materiale ittico e della pesca mediante criteri fondati su oggettive conoscenze scientifiche. Da segnalare, infine, il miglioramento delle prescrizioni riguardanti la protezione dell'ambiente in ordine agli interventi vietati o da sottoporre a preventiva autorizzazione (articolo 14), agli obblighi ittiogenici e di ripristino ambientale (articolo 15) ed alle semine, che vengano subordinate alla conformità rispetto ad un apposito regolamento (articolo 16). In particolare, relativamente alle attribuzioni del Commissario, l'articolo 14, comma 2, prevede un parere obbligatorio e vincolante da rendere in ordine a una serie di attività, tra cui si annoverano anche i movimenti terra. All'articolo 15 è prevista altresì la facoltà per il Commissario di richiedere interventi di ripristino (vale a dire di riparazione primaria) o compensativi di carattere ambientale, nel caso vi sia stato danneggiamento o inquinamento dell'ambiente acquatico, matrice tutelata dalla direttiva 2004/35/CE Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, in materia di danno ambientale. Al riguardo occorre precisare che i suddetti poteri del Commissario restano comunque circoscritti all'attività di pesca, che costituisce oggetto specifico della Convenzione. Anche alla luce della circostanza, nel testo proposto è espressamente previsto che tali poteri siano esercitati conformemente a quanto previsto dall'ordinamento nazionale, e resta inteso che, in caso di verificazione di danno ambientale, le relative azioni giudiziarie, sia in sede civile che penale, saranno esercitate in via esclusiva dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, così come previsto dalla parte VI del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in un contesto in cui il Commissario, in quanto organo statale, potrà comunque farsi parte attiva presso il Ministero e, se del caso, fornendo il proprio supporto al fine del promovimento delle predette azioni. La proposta di modifica della Convenzione per la pesca nelle acque italo-svizzere tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera, firmata a Roma il 19 marzo 1986, è la conclusione di un intenso lavoro congiunto tra l'Italia e la Svizzera svolto nell'ambito della Commissione italo-svizzera per la pesca (CISPP) allo scopo di aggiornare e ottimizzare le norme internazionali che regolamentano la gestione del popolamento ittico dei due grandi laghi prealpini, Maggiore e Lugano, e del fiume Tresa. L'adeguamento dell'aspetto legislativo è infatti fondamentale per il rispetto delle finalità della Convenzione, che, come si legge in premessa al documento che la sancisce, è di « contribuire alla difesa e al miglioramento dell'ambiente acquatico »; « assicurare la gestione ottimale del patrimonio ittico delle acque italo-svizzere » e ciò, nell'ordine, per « favorire lo sviluppo delle categorie che direttamente e indirettamente operano nel settore della pesca professionale » e « consentire un equilibrato sviluppo delle attività di pesca sportiva intesa come espressione del tempo libero ». L'obiettivo della proposta di modifica della Convenzione italo-svizzera in questione è dettato dall'esigenza che la Convenzione debba ormai adeguarsi alle mutate situazioni ambientali, all'accresciuto corpo di conoscenze scientifiche, all'affacciarsi di problemi ed esigenze in passato sconosciuti, nonché alla necessità di conferire un ordinamento più agile per realizzare le finalità e le prescrizioni della Convenzione stessa. Infatti il rapido evolversi degli attrezzi di pesca professionale e sportiva, e, soprattutto, le modificazioni del popolamento ittico indotte prevalentemente dai processi trofici nei due laghi, ma anche dalla comparsa di specie alloctone per lo più introdotte da pratiche ittiogeniche illegittime, richiedono un'attenzione continua sulla normativa comune, che deve mantenersi costantemente aggiornata per garantire un'effettiva tutela del patrimonio ittico. Per il raggiungimento di tale scopo le proposte di modifica della Convenzione non cambiano l'impianto normativo precedente ma lo migliorano riorganizzandolo per quelle tematiche la cui regolamentazione aveva mostrato carenze e difficoltà applicative. Le modifiche toccano infatti i seguenti aspetti: – precisazione dei limiti territoriali di applicazione della Convenzione (articolo 1); – ripartizione più pertinente e funzionale dei compiti della Commissione (articolo 2) e delle materie affidate al Regolamento di applicazione (RdA) (articolo 4, comma 1); – eliminazione di norme relative all'uso di attrezzi e sistemi di cattura, resisi ormai del tutto desueti, e che debbono essere vietati o disciplinati nel RdA (articolo 4, comma 2); – trasferimento al RdA di tematiche gestionali (zone di divieto e limitazioni protettive all'esercizio della pesca) che esigono interventi troppo rapidi e tempestivi per poter essere inclusi nella Convenzione che per sua natura deve contemplare principalmente le linee di indirizzo ed aspetti di principio (articoli 5, 6, 7 e 8); – definizione del testo di alcune norme in forma più accurata e chiare (articoli 4, 9, 14, 16, 19), nonché di adeguamento alla mutata situazione faunistica del gambero autoctono che resta proibito, mentre viene trasferita al RdA la regolamentazione di cattura e trasporto dei gamberi non autoctoni (articolo 10); – miglioramento delle prescrizioni riguardanti la protezione dell'ambiente in ordine agli interventi vietati o da sottoporre a preventiva autorizzazione (articolo 14), agli obblighi ittiogenici e di ripristino ambientale (articolo 15) ed alle semine, che vengano subordinate alla conformità rispetto ad un apposito Regolamento delle semine (articolo 16); – infine, risultano degne di nota e di riflessione le implicazioni segnalate dalla Commissione circa le profonde alterazioni dell'assetto qualitativo e quantitativo subite dalla comunità ittica, manifestatasi a seguito delle gravi emergenze che hanno interessato il lago Maggiore nel corso dell'ultimo decennio, quali l'introduzione di specie ittiche alloctone e l'inquinamento da DDT, con conseguenti divieti e riduzioni della pesca. Da qui trovano giustificazione le proposte della Commissione riguardo all'ampliamento degli interventi, dalla ricerca scientifica (articolo 18), alle pratiche ittiogeniche e di ripopolamento (articolo 19), sulla base di specifiche proposte di spesa della Commissione medesima (articolo 24). Trattasi di misure appropriate suscettibili, ove sostenute da adeguate risorse, di pervenire ad un recupero equilibrato del popolamento ittico e ad una gestione delle semine di materiale ittico e della pesca mediante criteri fondati su oggettive conoscenze scientifiche.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare lo Scambio di note di modifica della Convenzione del 19 marzo 1986 per la pesca nelle acque italo-svizzere tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera, fatto a Roma il 10 e il 24 aprile 2017. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data allo Scambio di note di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dallo Scambio di note stesso. 3 (Clausola di invarianza finanziaria) 1 Per le attività derivanti dallo Scambio di note di cui all'articolo 1, si provvede con le risorse disponibili previste a legislazione vigente dalla legge 22 novembre 1988, n. 530. 4 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .