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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 211 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 15,02). Si dia lettura del processo verbale. NISINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Commemorazione di Emilio Colombo nel centenario della nascita PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Signori senatori, ricorre quest'anno il centesimo anniversario della nascita di Emilio Colombo, storico esponente dell'area politica cristiano-democratica e uno dei più significativi interpreti della nostra storia repubblicana. Emilio Colombo abbracciò l'impegno politico con la passione, l'entusiasmo e la concretezza - per usare le sue parole - di un giovane adulto che aveva vissuto gli anni precedenti la Costituente, soprattutto quelli immediatamente precedenti, quelli dell'Italia sconfitta, distrutta, dell'Italia che si domandava se avrebbe avuto un suo domani. La sua esperienza tra i banchi del Parlamento iniziò sin dall'Assemblea costituente, di cui fu tra i più giovani componenti, eletto a soli ventisei anni. Nel corso del suo lungo impegno politico - ben 16 legislature - Emilio Colombo è stato più volte Sottosegretario di Stato, Ministro dell'agricoltura, del commercio con l'estero, dell'industria e del commercio, del tesoro, bilancio e programmazione economica, di grazia e giustizia, degli affari esteri e delle finanze; Presidente del Consiglio dei ministri dal 1970 al 1972. In ogni occasione seppe dare prova di grandi competenze, rigore, senso di responsabilità e rispetto delle istituzioni. Forte era infatti la sua convinzione che proprio alle istituzioni spettasse il compito di trasmettere ai cittadini un fondamentale senso di sicurezza e stabilità, condizioni che egli riteneva indispensabili per dare solide basi alla crescita di un Paese veramente libero, veramente democratico. Profondo fu il legame con la sua terra d'origine, la Basilicata, e con tutto il Sud Italia, che Emilio Colombo mise al centro di molte politiche pubbliche da lui promosse per lo sviluppo delle infrastrutture e delle attività produttive. Ma Emilio Colombo è stato anche uno dei principali attori italiani nella costruzione dell'Unione europea: il sogno della sua generazione che in quella comunione di intenti e di aspirazioni democratiche ha visto un'opportunità per estirpare ogni conflitto attraverso la condivisione dei principi universali di solidarietà, fratellanza e reciproca considerazione. Eletto per due volte al Parlamento europeo, ne fu il Presidente dal 1977 al 1979. Ebbe un ruolo di primo piano nella creazione della Politica agricola comune e fu tra i primi sostenitori del Mercato unico e del Trattato di Maastricht. Nominato senatore a vita nel 2003 dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo ha arricchito con la sua intelligenza, la sua esperienza e la sua non comune sensibilità politica anche il prestigio di questa Assemblea, diventando per molti giovani senatori un punto di riferimento e un prezioso consigliere. Con la sua morte, l'Italia democratica e repubblicana è rimasta orfana dell'ultimo dei suoi padri fondatori. (Applausi) . PITTELLA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, provo un grande onore nel ricordare Emilio Colombo, con cui per ventura condivido la terra d'origine. Lei, signor Presidente, ha già ricordato le tantissime e altissime responsabilità che il presidente Colombo ha avuto. Il suo cursus honorum è stato così vasto e alto che di fatto può dirsi il racconto di mezzo secolo della nostra Repubblica. Papa Pacelli, incontrandolo giovinetto nel 1946, pronosticò felicemente: «Questo Colombo volerà». Poche settimane dopo avvenne la sua prima elezione tra i Costituenti, con 21.000 voti di preferenza a Potenza. I suoi tratti distintivi, l'eleganza, la gentilezza, la facilità di rapporto con chiunque, l'oratoria ragionata, la capacità di capire, di anticipare e di controllare i processi politici e il suo forte radicamento territoriale ne fecero subito un leader indiscusso e popolare. Ma fu la sua capacità di visione che lo rese uno statista; fu un anticipatore anche sulle politiche europee. L'europeismo di Colombo fu limpido e coerente, a difesa al contempo degli interessi dell'Italia e dell'Europa. Fu prima negoziatore italiano - "rispettatissimo" lo definì Montanelli - in quel delicatissimo momento di crisi delle politiche agricole seguito alla cosiddetta crisi della sedia vuota, che Colombo contribuì a riportare al tavolo delle trattative. Fu davvero un grande europeista: nel 1981, fu il piano Genscher-Colombo, sottoscritto da Germania e Italia, a definire i capisaldi dell'integrazione europea, con la nascita, cinque anni dopo, della Comunità economica europea. Riusciva a combinare l'esercizio più alto della rappresentanza politica intorno al mondo e i rapporti con il suo collegio elettorale. Fu uno dei più alti esponenti della cultura cattolica democratica del nostro Paese. I suoi anni più belli li visse al Tesoro: dieci anni trascorsi accanto all'indimenticato governatore Guido Carli, fronteggiando insieme la prima grande inflazione italiana dopo quella di De Gasperi, una storia straordinaria. Per me è un onore anche personale averlo conosciuto e, pur partendo da identità politiche diverse, averlo considerato sempre un alto riferimento, un modello per chiunque sappia intravedere nella politica uno strumento di emancipazione e di progresso e nella ricerca della sintesi il cuore del processo democratico, il primato della politica e la funzione dei partiti e delle classi dirigenti. Ecco una sua frase, bellissima: «Non si capisce che le future classi dirigenti si formano nei partiti. E che dunque i partiti, quelli veri, sono necessari». Questa Repubblica e - come lei ha ricordato - questo Parlamento gli devono molto. Ricordarlo a cento anni dalla nascita è un dovere e un monito, in questi tempi difficili che il Paese saprà superare anche grazie al ricordo del suo esempio. (Applausi dai Gruppi PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, innanzitutto un ringraziamento va a lei per la sensibilità con cui ha voluto che il Senato della Repubblica si soffermasse oggi, a cent'anni dalla nascita dell'indimenticabile presidente Emilio Colombo. Le sue parole e quelle del collega Pittella, piene di emozione e di ricordi personali, non meriterebbero altre aggiunte, perché i vostri interventi sono stati assai esaustivi. Ho conosciuto Emilio Colombo più di quarant'anni fa, quando ero nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana, e di lui conservo il ricordo della migliore tradizione della classe dirigente della Prima Repubblica e della Democrazia Cristiana. Il suo nome scorre accanto a quello di Giulio Andreotti, di Amintore Fanfani, di Cossiga, di Marcora, di Bisaglia, di Donat-Cattin: personalità che sapevano ascoltare ed essere sempre in grado di aprirsi, anche e soprattutto al mondo giovanile. E ciò è incredibile per una classe dirigente che è stata dipinta come immutabilmente di Governo: difatti è stato così, perché quella classe dirigente è stata per quaranta o cinquant'anni anni alle più alte vette dello Stato e il presidente Colombo è stato Ministro per 28 volte. Eppure, la loro capacità di dialogo e di ascolto è stata la vera ragione della particolarità di quella stagione. Il senatore Pittella ricordava il rapporto morboso che c'è stato sempre tra Emilio Colombo e la Basilicata. Ricordo che Colombo, ai vertici dello Stato e del Parlamento europeo, di sabato e di domenica non poteva far mancare la sua presenza a Potenza, a Matera, in Basilicata. Il suo rapporto con quella gente era espressione di una classe dirigente che parlava col popolo. Questo è oggi il problema vero che i mass media o Internet non possono in alcun modo surrogare, perché il rapporto vero è quello che si ha guardando in faccia la gente e capendo i problemi della propria realtà. Emilio Colombo lo ha fatto sempre, con grandi sacrifici personali e grande coerenza. Dato che - come sapete - mi occupo prevalentemente di politica internazionale, voglio ricordare che in tre parole c'è la storia della collocazione degasperiana dell'Italia nel nostro dopoguerra: multilateralismo, Europa e Alleanza atlantica. Ebbene, Emilio Colombo ha rappresentato questi tre concetti. Quanto al multilateralismo, ricordo che è stato anche Ministro con delega per i rapporti con le Nazioni Unite. Senza il multilateralismo non c'è soluzione dei problemi contemporanei e questo valeva per il dopoguerra, ma vale anche per il dopo Covid-19: se il multilateralismo viene abbattuto, non c'è la possibilità di difenderci da nemici invisibili che non hanno confini. Il Covid-19 non si ferma alle frontiere italiane, americane, russe o cinesi, ma si propaga nel mondo e il mondo deve essere unito nel contrastare fenomeni del genere, come unito doveva essere - e lo è stato - nel combattere il terrorismo e come unito deve essere per migliorare le condizioni dell'ambiente del nostro pianeta, che sono drammaticamente una minaccia per i nostri figli. Il secondo punto è l'Alleanza atlantica. Oggi possiamo avere idee diverse sul presidente Trump e sull'attuale amministrazione americana: sicuramente le abbiamo e io per primo ho le idee assai diverse dall'attuale amministrazione americana. Ricordate però, colleghi, che i nostri grandi vecchi della prima Repubblica ci hanno insegnato che le amministrazioni cambiano, ma i Paesi rimangono. I Governi cambiano, ma le amicizie tra gli Stati sono scelte che possiamo definire genetiche e per noi l'Alleanza atlantica e l'Occidente sono parole che hanno ancora un valore, di cui non possiamo deprivarle. Il mio modello non può diventare quello cinese o quello russo: lo dico con grande franchezza. Sono contento degli aiuti, voglio essere e sono amico di russi e cinesi, ma la nostra storia, identità, cultura e democrazia sono un'altra cosa. E grandi personalità della Repubblica come Emilio Colombo ce lo hanno dimostrato e insegnato. Infine, in ultimo, vorrei parlare dell'Europa. L'atto Genscher-Colombo che è stato ricordato è stato uno degli atti più importanti di protagonismo dell'Italia nel contesto europeo. Colleghi, noi possiamo lamentarci; lo dico ai miei amici - voglio usare questo termine - della Lega e di Fratelli d'Italia che magari a volte hanno visioni diverse dalle nostre sull'Europa. Non ci piace questa Europa - forse avete ragione - ma senza l'Europa non ci sarà salvezza per l'Italia e senza l'Europa noi non avremo alcuna possibilità di affrontare una crisi più grande di noi. (Applausi dai Gruppi PD, IV-PSI e del senatore Bressa). Se non ci fosse la Banca centrale europea che anche nelle ultime ore compra a mani basse i bassi titoli di Stato italiani, noi non saremmo nelle condizioni di affrontare questa crisi con una qualche serenità. Emilio Colombo ci ha insegnato queste cose. La sua non è una lezione da liquidare o da mettere in ammuffiti libri di storia, con la grande consapevolezza che la storia ci ha insegnato cose che non dobbiamo mai dimenticare. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e IV-PSI) . SACCONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la ringrazio soprattutto perché oggi ci dà la possibilità di commemorare un politico italiano. Di solito, quando si fa questa azione, si tende a raccontare la biografia di un parlamentare, i suoi atti parlamentari oppure la sua attività politica. Io voglio partire dalla sua attività proprio politica all'interno del partito della Democrazia Cristiana. Emilio Colombo è stato un dirigente e un militante di quel partito che lui ha definito, quando fu nominato Presidente del Consiglio, come partito cerniera. Ai suoi occhi questa definizione indicava soprattutto un partito capace di unire il Paese rispetto ai due estremi alla sinistra e alla destra di quel periodo. Tuttavia, signor Presidente, mi permetta di ricordare Emilio Colombo negli anni della sua formazione, ciò che manca alla politica di oggi, non ci si improvvisa politici. Egli si è formato nell'Azione cattolica, un baluardo di tanta classe dirigente che poi è diventata classe dirigente della Repubblica italiana. È importante nella sua vita la tappa di Camaldoli, dove nasce il codice, il concetto di comunità politica, dove la persona umana è al centro dell'impegno sociale e politico. È quello che il suo amico Giulio Alfano definisce la politica come impegno sociale. Questa è stata la formazione di Emilio Colombo, nulla è stato improvvisato e quella formazione ha tratteggiato tutta la sua vita politica, non solamente quella domestica, come è stato ricordato dai presidenti Casini e Pittella. Vorrei ricordare solamente che la legge speciale per lo sfollamento dei Sassi a Matera ha testimoniato la capacità di un politico di dare concretezza a quei valori: grazie a quel provvedimento 14.000 suoi concittadini hanno avuto una casa, mostrando - come ha detto bene il presidente Pittella - il suo legame indissolubile con la Basilicata. Vorrei poi ricordare l'impegno fondamentale in politica estera e mi piacerebbe partire dalla capacità di un politico italiano autorevole, uno statista, cioè colui che guarda alle generazioni future, dimostrata - ad esempio - nel compromesso di Lussemburgo, quando il presidente francese Charles de Gaulle annunciò la sua intenzione di uscire dall'appena nata Comunità europea. Eppure, la capacità di mediazione di Emilio Colombo in quell'assise riportò la Francia all'interno della Comunità europea. Vorrei altresì ricordare - come ha ben detto il presidente Casini - l'atto europeo maturato insieme a Genscher, ministro degli affari esteri della Repubblica federale tedesca, in cui si pongono le basi della futura Unione europea, quella incompleta, che ancora non realizza gli intenti dei suoi padri fondatori. Quella però era l'Italia che contava nel contesto internazionale, perché era affidabile e credibile ed era soprattutto capace di costruire ponti, non di chiudersi in un regionalismo che tutt'oggi appare ai nostri occhi del tutto anacronistico. Quella è la visione di un'Italia che poteva sfidare il tempo in cui si viveva, ma soprattutto il tempo futuro in un contesto più allargato. E, oggi, se dobbiamo trarre qualche beneficio dai numerosi insegnamenti di Emilio Colombo, è nel capire che è una grande utopia pensare di poter affrontare le sfide globali con un regionalismo anacronistico. Quella è l'Italia che purtroppo non possiamo più avere, perché oggi dobbiamo avere un sogno più grande. Solamente con l'Europa - ci piaccia o meno - possiamo raccogliere le sfide globali. Tutto il resto è utopia o propaganda, che non riporterà l'Italia a essere un Paese credibile e affidabile. Concludo, Presidente, nel dire che ho frequentato il presidente Colombo negli ultimi anni della sua vita, ma non ho avuto la possibilità di vivere la sua vita politica, di cui però ho letto molto. Egli è accomunato da un filo conduttore a quella classe dirigente dei democratici cristiani, che era caratterizzata dalla prudenza, che qualcuno, un po' distratto, confonde con l'immobilismo. Assolutamente no: quella era la prudenza dell'intelligenza, della capacità di saper costruire dei ponti soprattutto con il dialogo. Capisco che è più difficile, ma è certamente l'unico orizzonte che abbiamo dinanzi a noi. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)) . MARGIOTTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARGIOTTA , sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti . Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato questa opportunità e soprattutto per aver voluto prevedere questa seduta di particolare importanza, per me anche particolarmente emozionante, considerata la lunga consuetudine che avevo con il presidente Colombo. Tutti gli interventi che sono stati sinora svolti - il suo, signor Presidente, di cui la ringrazio ancora una volta, ma anche quelli dei senatori Casini, Pittella e Saccone - hanno tratteggiato tante verità a proposito di una bellissima personalità. Io aggiungo soltanto un ricordo che credo sia significativo in questa Assemblea. Il presidente Casini ha ricordato il forte legame che Colombo aveva con i giovani: ci chiamavamo Movimento giovanile della DC, all'interno del quale ho iniziato a fare politica e il mio maestro era Emilio Colombo; ci chiamavamo "colombiani" e qualcuno ci chiamava "colombei". Quando partecipavamo alle prime riunioni nazionali, per noi, partiti dalla nostra terra, il fatto di dirci amici di Colombo ci meritava immediatamente una certa stima e una certa considerazione. Egli infatti è stato molto ammirato e apprezzato nel contesto del Partito e nel contesto nazionale e internazionale. Potrei raccontare tanti episodi, ma ha ragione il presidente Casini: per noi giovani andare ai corsi di formazione politica o andare a casa sua a parlare di politica significava parlare con una persona che il giorno prima aveva incontrato Bush o Margaret Thatcher o il Papa e che ci raccontava, con l'amabilità di un amico, le cose che si erano detti. Questo era il modo di fare politica e di formarsi. Concludo, Presidente, con un ricordo che mi pare significativo in questi tempi in un certo senso di antiparlamentarismo e di antipolitica: il presidente Colombo nel 2013 ha presieduto - i colleghi della scorsa legislatura lo ricorderanno - la prima seduta in quanto senatore anziano (aveva novantatré anni). E ha presieduto quella seduta con spirito impareggiabile, con senso delle istituzioni e dello Stato, e anche con la capacità - qualcuno ricorderà alcune sue battute - di moderare qualche bollente spirito. Più avanti tenne in questa sede - ed è questo che voglio ricordare - il suo ultimo intervento. Interveniva ormai pochissimo nel dibattito parlamentare, ma in occasione dei Consigli europei ci teneva molto - proprio per l'europeismo prima ricordato - a dare il proprio contributo. In quella occasione iniziò a parlare con l'incedere faticoso di chi ha novantatré anni, col suo blocchetto di appunti. A un certo punto - siamo sempre frettolosi nelle Aule parlamentari - scaduto il tempo a disposizione la Presidenza di turno iniziò a rumoreggiare; in genere, quando ciò accade, tutti i colleghi sono contenti, perché non vedono l'ora che si passi all'intervento successivo. Allora, invece, vi fu un moto diffuso in tutta l'Aula per significare al Presidente di lasciarlo parlare. I colleghi ci tenevano ad ascoltare le ultime parole - fu quello il suo ultimo discorso in Parlamento - di una persona che aveva ancora tanto da dire, soprattutto su certi temi. Ricordo bene questa pagina perché è un monito a tutti noi ad ascoltarci di più, a dare più importanza a quel che diciamo, a dare più importanza al ruolo che svolgiamo e al modo in cui lo facciamo. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV)) . Sulla scomparsa di Adriana Pasquali DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, con una certa emozione mi accingo a ricordare Adriana Pasquali, senatrice del collegio di Bolzano. Sono - come sapete - senatore di Trento, di famiglia trentina, ma sono nato e cresciuto a Bolzano. Sono nato e cresciuto ammirando una persona come Adriana Pasquali. Adriana è una persona che ha avuto nella sua vita prima di tutto una caratterizzazione professionale. È stata uno degli avvocati più importanti del foro bolzanino. Fu precocemente maturata al liceo classico di Bolzano a diciassette anni; a ventuno anni si laureò in giurisprudenza; a ventitré anni divenne procuratore legale e fu la prima e la più giovane cassazionista della provincia di Bolzano. Divenne fondatrice e Presidente delle Camere penali di Bolzano, presidente dell'Ordine degli avvocati di Bolzano, rappresentando davvero per tutta la cittadinanza altoatesina un punto di riferimento nella sua vita, per la sua professione. Adriana non fu tuttavia solamente un grande avvocato, non fu solamente un grande esempio per il suo lavoro e il suo impegno professionale, ma fu anche una persona da sempre vicina alla politica, prima come semplice elettrice, come persona che si impegnava a supporto della destra italiana in Alto Adige e quindi, nella legislatura che andò dal 1996 al 2001, fu senatrice. Fu colei che mi precedette rappresentando il collegio di Bolzano nel Senato della Repubblica. Quello che è giusto ricordare da corregionale, da bolzanino di nascita - come ho già detto - è che Adriana Pasquali fu il punto di riferimento, la bandiera e l'icona dell'italianità in Alto Adige. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Ruta) . Adriana Pasquali rappresentò per gli italiani dell'Alto Adige, insieme ai compianti fratelli Andrea e Pietro Mitolo, quell'elemento di certezza e sicurezza che coniugava la lealtà alla correttezza e il rispetto verso tutti. Anche gli avversari politici, anche la comunità tedesca dell'Alto Adige, pur su fronti opposti, riconoscevano ad Adriana Pasquali quella serietà e quella correttezza che da sempre sono parte dell'identità della destra italiana. Adriana Pasquali sapeva sempre avere la parola al momento giusto, sapeva sempre dare delle risposte anche nei momenti più difficili che ha vissuto la comunità italiana dell'Alto Adige. Ricordiamo gli anni Sessanta; ricordiamo il periodo delle bombe; ricordiamo quei periodi nei quali tante volte gli italiani si sentivano stranieri in patria. Ricordiamo quei momenti nei quali l'autonomia delle due Province autonome di Trento e Bolzano non veniva vissuta in modo uguale dalla comunità italiana e da quella tedesca. Ricordiamo quei periodi, cioè, nei quali l'autonomia veniva vista non come un momento di emancipazione sociale dei territori, non come un momento di crescita delle istituzioni locali, ma che altro come un sistema che creava cittadini di serie a e cittadini di serie b. Ecco in quella fase storica, in quella fase che fu anche di piombo, Adriana Pasquali seppe infondere certezze e tranquillità; seppe infondere serenità perché il confronto politico doveva rimanere contenuto all'interno della dialettica parlamentare e della dialettica politica locale. Mi avvio a concludere, signor Presidente, ma mi conceda ancora un minuto per ricordare la figura di Adriana Pasquali come un'icona dell'emancipazione femminile. Lei, come ricordato, fu un avvocato che, a partire dal dopoguerra, seppe affermarsi in un mondo tipicamente maschile, dimostrando che non servono le barriere, non servono i recinti, ma che solamente il merito di una donna può competere con l'uomo. Lei si affermò e divenne presidente degli avvocati delle camere penali come donna, e lo divenne nel secolo scorso. Vorrei ricordarla citando le parole di colui che la affiancò alla Camera dei deputati nella sua esperienza parlamentare, ossia l'ex ministro Frattini, il quale la settimana scorsa - lei è mancata esattamente sette giorni fa, all'età di novantuno anni - ha dichiarato: non ho mai visto nella mia carriera una persona così legata al proprio territorio e agli elettori; era un'italiana tutta d'un pezzo, amava la sua comunità di riferimento. Era parte di una destra rigorosa, una destra senza proclami o parole urlate. Era cresciuta accanto a una generazione di persone come Pietro e Andrea Mitolo; si potevano contestarne le idee, ma non l'etica e i comportamenti umani. È per questo, per i suoi modi e la sua dirittura, che era apprezzata anche dagli avversari. Io la conobbi fin da ragazzo, da bambino, e con le parole dell'ex ministro Frattini voglio condividere con voi, con l'Assemblea del Senato e con tutti gli italiani, tra cui quelli del Trentino-Alto Adige, la valente figura storica di Adriana Pasquali. (Applausi). PRESIDENTE . Per commemorare la senatrice Pasquali, vorrei osservare un minuto di silenzio. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio). Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino al 7 maggio. Questo pomeriggio si svolgerà la discussione congiunta del Documento di economia e finanza 2020 e dell'annessa relazione sullo scostamento dall'obiettivo programmatico strutturale, al termine della quale il Governo, in sede di replica, renderà il parere sulle proposte di risoluzione presentate ai documenti. Gli emendamenti alla risoluzione accolta dal Governo sul DEF dovranno essere presentati entro mezz'ora dall'espressione del parere. Le dichiarazioni di voto, con diretta televisiva, si svolgeranno nella seduta di domani, a partire dalle ore 9,30. Si procederà quindi alla votazione, a maggioranza assoluta, delle risoluzioni, alla risoluzione sullo scostamento, secondo l'ordine di presentazione, e successivamente, ai sensi dell'articolo 125- bis , comma 4, del Regolamento, alla votazione della risoluzione accettata dal Governo sul DEF e relativi emendamenti. L'ordine del giorno della seduta di domani prevede altresì, alle ore 12,30, un'informativa con trasmissione diretta televisiva del Presidente del Consiglio dei ministri sulle iniziative del Governo per la ripresa delle attività economiche. I Gruppi potranno intervenire per dieci minuti. Martedì 5 maggio, alle ore 16,30, l'Assemblea si riunirà per comunicazione, ai sensi dell'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, della presentazione di un disegno di legge di conversione di decreto-legge preannunciato dal Governo. L'ordine del giorno della seduta di mercoledì 6 prevede, a partire dalle ore 9,30 e fino alla sua conclusione, la discussione del decreto-legge sull'organizzazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici Milano Cortina 2026 e alle ore 16 un'informativa, con trasmissione diretta televisiva, del Ministro dei beni culturali e del turismo sulle iniziative di competenza del Ministero per contrastare il Covid-19. I Gruppi potranno intervenire per dieci minuti. Giovedì 7 maggio, alle ore 9,30, si terrà il question time con la presenza dei Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e della giustizia. A conclusione di tale seduta sarà convocata la Conferenza dei Capigruppo. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 7 maggio 2020: Mercoledì 29 aprile h. 15 - Discussione congiunta del Doc . LVII, n. 3 - Documento di economia e finanza 2020 e dell'annessa Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato) * - Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sulle iniziative del Governo per la ripresa delle attività economiche (giovedì 30, ore 12,30) Giovedì 30 " h. 9,30 * Le proposte di risoluzione al documento LVII, n. 3 (Documento di economia e finanza 2020) e all'annessa Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione. Gli emendamenti alla risoluzione accolta dal Governo sul Documento di economia e finanza 2020 dovranno essere presentati entro mezz'ora dall'espressione del parere. Martedì 5 maggio h. 16,30 - Comunicazioni, ai sensi dell'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, della presentazione di disegno di legge di conversione di decreto-legge Mercoledì 6 " h. 9,30 - Disegno di legge n. 1777 - Decreto-legge n. 16, Organizzazione e svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici Milano Cortina 2026 (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 12 maggio) - Informativa del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo sulle iniziative di competenza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per contrastare il Covid-19 (mercoledì 6, ore 16) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 7, ore 9,30) Giovedì 7 " h. 9,30 Gli emendamenti al disegno di legge n. 1777 (Decreto-legge n. 16, Organizzazione e svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici Milano Cortina 2026) dovranno essere presentati entro le ore 10 di giovedì 30 aprile. Ripartizione dei tempi per la discussione del Doc . LVII, n. 3 (Documento di economia e finanza 2020) e dell'annessa Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 4 ore e 50 minuti, di cui: M5S 50' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 56' PD 30' Misto 26' FdI 30' IV-PSI 20' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' La ripartizione dei tempi tiene conto di specifiche richieste dei Gruppi. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1777 (Decreto-legge n. 16, Organizzazione e svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici Milano Cortina 2026) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatore 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h 4' FI-BP 48' L-SP-PSd'Az 48' PD 35' Misto 29' FdI 27' IV-PSI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' Discussione congiunta del documento: Doc Doc. LVII, n. 3 Documento di economia e finanza 2020e dell'annessaRelazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)(Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione congiunta del documento LVII, n. 3, e dell'annessa relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243. Il relatore, senatore Pellegrini Marco, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Pellegrini Marco. PELLEGRINI Marco, relatore . Signor Presidente, colleghe, colleghi, rappresentanti del Governo, in momenti eccezionali la risposta della politica non può che essere eccezionale. Tale quindi è la caratteristica del DEF che discutiamo in queste ore in Parlamento, perché siamo di fronte a una minaccia improvvisa, imprevedibile e per certi aspetti ancora oggi indecifrabile. Quindi, di fronte alla pandemia da coronavirus, il Governo sta mettendo in campo ogni sforzo possibile per mitigare gli effetti sociali ed economici conseguenti alla pandemia. Le proiezioni di questo sforzo che è storico - lo possiamo definire così - sono appunto delineate all'interno del DEF. A causa della rapida evoluzione del quadro economico conseguente al diffondersi dell'epidemia da Covid-19 a livello nazionale ed europeo, ma ovviamente anche mondiale, il DEF del 2020 presenta un contenuto più essenziale e limitato rispetto a quello degli anni precedenti. In particolare, in linea con gli altri Paesi europei, gli scenari di previsione della finanza pubblica sono limitati al solo periodo 2020-2021 (quindi non al triennio) e al solo quadro tendenziale, mentre il quadro programmatico e la presentazione del Programma nazionale di riforme vengono rinviate a un momento successivo, quando ci saranno meno incertezze. In considerazione della caduta della produzione e dei consumi già registrata e delle difficili prospettive di breve termine, il DEF stima una caduta del PIL reale nel 2020 di 8 punti percentuali e per il 2021 si prospetta invece un recupero reale pari al 4,7 per cento. La previsione sconta una caduta di PIL di oltre il 15 per cento nel primo semestre e un successivo rimbalzo nella seconda metà dell'anno sulla base delle ipotesi che le misure di chiusura dei settori produttivi non essenziali e quelle di distanziamento sociale vengano attenuate a partire dal mese di maggio e, inoltre, che l'impatto economico dell'epidemia si esaurisca completamente nel primo trimestre del 2021. Gli interventi a sostegno dei redditi e dell'occupazione, già adottati alla data di chiusura della previsione, sono inclusi nello scenario a legislazione vigente, ma il quadro di bilancio del presente documento indica anche gli effetti dei prossimi provvedimenti. Con il decreto cosiddetto cura Italia, lo voglio ricordare, sono stati messi in campo interventi pari a 20 miliardi di euro, che rappresentano circa l'1,2 per cento del PIL in termini di impatto sull'indebitamento netto delle amministrazioni, ed è pari a circa 25 miliardi di nuovi stanziamenti di risorse. Il decreto-legge cura Italia è intervenuto lungo quattro linee principali: in primo luogo, ha previsto un ulteriore aumento delle risorse a disposizione del sistema sanitario per garantire l'assistenza alle persone colpite dalla malattia e per potenziare la prevenzione e la mitigazione del contenimento dell'epidemia stessa. In secondo luogo, contiene misure volte a proteggere i redditi e il lavoro, allargando gli ammortizzatori sociali esistenti quali la cassa integrazione guadagni ordinaria, il fondo di integrazione salariale e la cassa integrazione guadagni in deroga a tutte le imprese costrette a limitare o arrestare l'attività a causa della pandemia e sospendendo i licenziamenti per motivi economici per la durata del periodo di emergenza. Ancora, terzo punto, prevede il sostegno alla liquidità delle imprese e delle famiglie, rinviando le scadenze fiscali relative ad oneri tributari e contributivi e introducendo l'obbligo di mantenimento delle linee di credito delle banche a favore delle piccole e medie imprese, nonché potenziando il fondo centrale di garanzia per le PMI e fornendo garanzie pubbliche sulle esposizioni assunte dalla Cassa depositi e prestiti in favore di banche che eroghino finanziamenti alle imprese colpite dall'emergenza. Infine, quarto punto, sono previsti aiuti settoriali per i comparti più danneggiati dalla pandemia. Nel complesso, sommando la moratoria sul credito e le nuove garanzie, il cura Italia protegge o garantisce un volume di credito stimato in 350 miliardi di euro. Si è tuttavia immediatamente avvertita l'esigenza di rafforzare ulteriormente le erogazioni di credito all'economia e ciò ha portato alla definizione, a inizio aprile, del decreto liquidità. Quest'ultimo ha prodotto, in particolare, lo stanziamento di garanzie dello Stato alla società SACE, del gruppo Cassa depositi e prestiti, per un totale di 400 miliardi di euro, metà dei quali è dedicata al credito alle imprese e la parte restante al credito alle esportazioni. Viene poi previsto un ulteriore potenziamento del fondo centrale di garanzia anche con l'introduzione di una garanzia al 100 per cento per prestiti fino a 25.000 euro. Il decreto liquidità contiene anche misure per accelerare i pagamenti della pubblica amministrazione verso i propri fornitori e l'estensione del cosiddetto golden power , ossia dello strumento che consente allo Stato di autorizzare preventivamente operazioni societarie in imprese operanti in settori strategici per il sistema Paese quali quello creditizio, assicurativo, quello dell'acqua e quello energetico, ciò al fine di bloccare eventuali scalate ostili. Il prossimo decreto-legge riprenderà gli interventi del cura Italia, rafforzandoli, potenziandoli e prolungandoli nel tempo, in modo da rispondere alle esigenze della prossima fase di graduale riapertura delle attività produttive. In particolare, oltre alle misure di sostegno al lavoro, all'inclusione e al reddito e a quelle per la salute, la sicurezza e per gli enti territoriali, vi saranno significativi interventi per la liquidità e la capitalizzazione delle imprese, per il supporto ai settori produttivi più colpiti dall'emergenza e ancora per gli investimenti e per l'innovazione. Questo DEF sottolinea, altresì, che nella previsione tendenziale per il 2021 si sconta la soppressione delle clausole di salvaguardia, che rappresentavano un vulnus in ogni legge di bilancio e che ci portavamo dietro dal 2011. Finalmente riusciamo a scontare le clausole di salvaguardia che riguardavano l'IVA e le accise. In relazione al rischio che le misure di contenimento dell'attività produttiva e di distanziamento sociale si prolunghino oltre il previsto, in considerazione dell'incertezza, cui facevo riferimento prima, circa la ripresa delle attività nei principali Paesi con cui l'Italia intrattiene rapporti commerciali, il DEF considera anche uno scenario alternativo, in cui la ripresa sarebbe più graduale e non si radicherebbe fino al secondo trimestre del 2021. Questo è richiesto anche dalle linee guida concordate a livello europeo che - appunto - richiedono la presentazione di scenari alternativi in cui l'andamento e la durata dell'epidemia sarebbero più sfavorevoli, causando una maggiore contrazione del PIL nel 2020 (in questo caso sarebbe previsto a -10,6 per cento) e una ripresa più debole nel 2021 (in questo caso, quello alternativo e meno favorevole, la ripresa nel 2021 sarebbe pari al 2,3 per cento del PIL), nonché un ulteriore aggravio sulla finanza pubblica. Sui saldi di finanza pubblica del 2020, come detto, inciderà anche l'imminente cosiddetto decreto aprile, a cui è legata la nuova relazione con cui il Governo ha richiesto al Parlamento l'autorizzazione al ricorso al maggiore indebitamento per 55 miliardi di euro nel 2020. In considerazione della natura degli interventi programmati, l'effetto sul fabbisogno delle amministrazioni pubbliche previsto è di 65 miliardi di euro nel 2020 e 25 miliardi di euro nel 2021, mentre è pari all'indebitamento netto in ciascuno degli anni successivi. Sul saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato, in termini di competenza e di cassa, gli effetti ammontano a 155 miliardi nel 2020 e 25 miliardi nel 2021 e risultano pari a quelli indicati in termini di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in ciascuno degli anni successivi. Il nuovo livello di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, tenuto conto dell'impatto finanziario del prossimo decreto-legge, con misure urgenti per il rilancio economico, è quindi fissato al 10,4 per cento del PIL nel 2020 e al 5,7 per cento del PIL nel 2021. Quanto al livello del debito pubblico, questo è previsto attestarsi al 155,7 per cento del PIL nel 2020 e al 152,7 per cento nel 2021. A tale proposito, la relazione certifica comunque la sostenibilità del debito pubblico dell'Italia, il cui rapporto rispetto al PIL verrà ricondotto verso la media dell'area euro anche sulla base del rilancio degli investimenti pubblici e privati, grazie anche a una semplificazione delle procedure amministrative. Mi avvio a concludere. È un momento difficile per il Paese. Il Governo e il Parlamento sono impegnati, senza lesinare alcuno sforzo, a stendere la migliore protezione possibile intorno ai nostri lavoratori, alle nostre famiglie e alle nostre imprese. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE. I relatori di minoranza, senatori Damiani e Ferrero, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Damiani. DAMIANI, relatore di minoranza . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, è indubbia l'eccezionalità del momento che stiamo vivendo tutti quanti noi, non soltanto gli italiani, ma tutti i cittadini del mondo. Su questo, come dicevo, non vi è alcun dubbio. Il periodo di grande stress economico che stiamo vivendo tutti quanti nel nostro Paese non ha precedenti, soprattutto guardando agli ultimi settant'anni della storia italiana. È quindi un momento difficile e particolare, che impone oggi sicuramente delle scelte importanti da fare con significative capacità di organizzazione, programmazione, lungimiranza e visione politica, tutto ciò che noi oggi non riscontriamo in questo Governo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Noi non riscontriamo oggi in questo Governo questa visione di Paese per affrontare una sfida epocale. PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, vi invito a rispettare e mantenere il distanziamento. DAMIANI, relatore di minoranza . Non mi soffermerò tanto sui numeri del prodotto interno lordo, ma guarderò un po' all'analisi del Documento di economia e finanza, così come presentato, partendo anche dalle ultime manovre finanziarie che il Governo ha adottato, le quali - come dicevamo - già dovevano affrontare una crisi economica conclamata. Infatti, basta ricordare che la nostra crescita del PIL nel 2019 è stata la più bassa d'Europa (pari soltanto allo 0,3 per cento). Quindi, le manovre finanziarie che dovevano essere varate a suo tempo (ecco perché dobbiamo guardare al quadro economico che già avevamo) erano - e noi lo abbiamo già detto a più riprese come opposizione e come Forza Italia - sicuramente anch'esse sbagliate. Quindi, l'economia già segnava il passo nel 2019. Servivano, a suo tempo, delle manovre economiche sicuramente più vantaggiose. Invece, che cosa ha fatto questo Governo in quei momenti, qualche mese fa? Ha aumentato, anche se pur di poco, dello 0,2 per cento, la tassazione, andando a togliere risorse alle famiglie e alle imprese italiane. Per di più, ha confermato alcuni progetti che non hanno nulla a che fare con lo sviluppo del nostro Paese, che sono soltanto progetti di spesa corrente del momento. Sono progetti che noi riteniamo soltanto di piccolo respiro, cioè le politiche assistenzialistiche che questo Governo ha messo in campo negli ultimi anni, andando a sottrarre risorse allo sviluppo del nostro Paese. Noi avremmo avuto, in questo anno, 12 miliardi di euro in più, se questi 12 miliardi di euro non fossero stati utilizzati, con scelte che voi avete fatto - vi siete assunti anche questa responsabilità - per le politiche assistenziali. Quindi, il presidente Conte, che, appunto, si era definito un tempo l'avvocato del popolo, è diventato e, secondo me, si è anche proclamato, il notaio della decrescita infelice. Questa, pertanto, è la situazione nella quale oggi affrontiamo il DEF. Il nostro giudizio sull'attuale Documento di economia e finanza è un giudizio assolutamente negativo perché, appunto, non ha alcuna visione del Paese. Poi, ancora una volta, abbiamo manifestato, in tutti i modi e in tutti i sensi, la nostra voglia di stare al fianco del Paese, dell'Italia e, quindi, di collaborare con le nostre proposte, ma anche su questo non avete tenuto in considerazione minimamente quello che le opposizioni hanno portato a vostra conoscenza. Si tratta quindi di un DEF che noi non riteniamo assolutamente utile, perché non ha un quadro di insieme, non affronta e non guarda allo sviluppo, non presenta un Programma nazionale di riforma, così come doveva essere scritto. L'altro riscontro negativo che noi facciamo è che esso presenta una relazione per quanto riguarda la seconda parte del 2020, il 2021 e poi presenta una relazione di indebitamento fino al 2032. Voi state, cioè, indebitando i nostri figli e i nostri nipoti fino al 2032: 450 miliardi di euro di debito che voi scaricate per altre due legislature. Ecco perché questo documento non è assolutamente condiviso con tutte le forze politiche di questo Parlamento. Io ho fatto un calcolo di questo genere: questo DEF, porterà sicuramente, per ogni bambino italiano che nascerà, a circa 45.000 euro di debito che il bambino si porterà sulle spalle. È una guerra, lo abbiamo detto da tempo: questa è una guerra, che certamente va combattuta con gli strumenti di una guerra. Invece, in questo momento avete apportato al Paese tanti piccoli provvedimenti che, messi insieme, non stanno dando oggi quella portata di fuoco dei provvedimenti che dovevano esserci per affrontare una guerra invisibile, sì, ma una guerra al tempo stesso. I tanti piccoli provvedimenti che avete messo in campo non arrivano a quello che è il Paese reale, che, in queste ore e in questi momenti, si sta lamentando in tutte le sue forme. Si stanno lamentando le categorie, i cittadini, le famiglie, i dipendenti che ancora non ricevono la cassa integrazione. Si stima, lo sappiamo tutti, che il debito salirà al 163 per cento e che avremo un deficit di circa l'11,2 per cento. Nel DEF, come affrontiamo oggi questa crisi? Come affrontiamo questi numeri negativi? Nel vostro caso, gli unici due strumenti da attuare (ed è scritto, li trovate nelle relazioni scritte all'interno stesso del DEF) sono il contrasto all'evasione e la tassazione ambientale. Quindi, voi continuate ancora ad agire, sbagliando, sulla tassazione: voi confermate le tasse ambientali, che, in questo momento, vanno abolite per dare sviluppo, in particolar modo, alle attività produttive e il contrasto all'evasione. Ma se oggi i piccoli e i piccolissimi imprenditori, le partite IVA e gli artigiani, non riescono e non possono, in questo momento, pagare le nostre tasse, che cosa andiamo a cercare? Li abbiamo chiusi noi in questo momento di emergenza. Sono misure che non condividiamo assolutamente come strategia; invece, voi continuate e perseverate. Quindi, ecco dove sono le scelte sbagliate. Noi vi abbiamo dato suggerimenti e lo ribadiamo in quest'Aula. Avviandomi alla conclusione del mio discorso, vorrei ricordare soltanto alcune proposte che vi abbiamo lanciato, che vi abbiamo Sottoposto e lo continueremo a fare, perché, come dicevamo, noi vogliamo essere al fianco del Paese e vogliamo contribuire alla rinascita, oggi importante, del nostro Paese. Sicuramente è importante adottare delle misure, anche nei prossimi decreti-legge che di qui a breve saranno varati dal Governo, a sostegno delle imprese, delle attività e delle famiglie ma a fondo perduto. Ve lo stiamo dicendo da settimane: servono sostegni a fondo perduto e non di indebitamento delle famiglie o delle imprese, come avete fatto con i prestiti. Bisogna utilizzare oggi l'indebitamento: va bene indebitare i nostri figli per il futuro, ma per misure di investimento e non per misure di spesa corrente o per politiche assistenziali. Bisogna evitare ogni forma di tassazione: la patrimoniale tenetevela nelle vostre tasche; non la portate ai cittadini e agli italiani. Non lo dite minimamente: il patrimonio dei cittadini italiani non va assolutamente toccato. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Bisogna ridurre la pressione fiscale; dobbiamo prevedere la riapertura di tutti i cantieri; dobbiamo pagare i debiti della pubblica amministrazione ai professionisti e alle imprese. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Sono questi i programmi che vi abbiamo offerto e che ancora qui, oggi, stiamo proponendo alla maggioranza e al Governo, nonostante il vostro atteggiamento di contrasto nei nostri confronti. Serve un grande piano strategico per il Mezzogiorno d'Italia che riparta proprio dall'utilizzo e della riprogrammazione dei fondi comunitari messi a disposizione dalla Commissione europea. Se, come dice il ministro Gualtieri, il Governo ha volontà di fare delle riforme, le riforme si fanno nel e con tutto il Parlamento. Noi abbiamo le nostre proposte e le diamo agli italiani perché vogliamo contribuire a collaborare all'uscita da questa situazione grave di economia. La nostra disponibilità c'è tutta, ma - ahimè - anche questa volta sul Documento di economia e finanza avete sbagliato strada e avete sbagliato percorso. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE . Prima di passare la parola alla relatrice di minoranza, senatrice Ferrero, vorrei ricordare a tutti di rispettare le regole minime di sicurezza che ci sono per evitare che ci siano assembramenti in Aula. I nostri senatori Questori hanno lavorato intensamente per dare il posto a tutti, ma seguendo delle regole di sicurezza minime che riguardano le distanze. Vi pregherei, pertanto, di non creare assembramenti. Capisco che ci sia la necessità di interloquire, però non è possibile. Ringraziando il cielo, qui al Senato non ci sono casi proprio perché fino a oggi abbiamo rispettato tutti, con grande senso di responsabilità, queste misure. Vi pregherei di farlo ancora e di non abbassare la guardia perché non è il momento. Vi ringrazio tutti per la collaborazione. (Commenti della senatrice Bernini) . Senatrice Bernini, l'ho appena detto. BERNINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Per che cosa? BERNINI (FIBP-UDC) . Per fatto personale. Presidente, non capisco per quale motivo richiama me. PRESIDENTE. Io ho parlato di assembramenti. Prima ho dovuto richiamare più volte lei, come altri colleghi. Le distanze non c'erano. BERNINI (FIBP-UDC) . Io non mi sono mossa. PRESIDENTE. Lei non si è mossa, ma vicino a lei c'era un gruppo. BERNINI (FIBP-UDC) . Presidente, queste sedute sono registrate. Un richiamo nominale ha un valore e io ribadisco che non mi sono mossa. PRESIDENTE. Nessuno ha detto che lei si è mossa; ho detto che intorno a lei c'era un assembramento. BERNINI (FIBP-UDC) . Prima di essere richiamata credo vada valutata correttamente la situazione. PRESIDENTE . Abbia pazienza: vicino a lei c'era un assembramento e ho invitato gli altri ad allontanarsi da lei. Non ho detto che lei si dovesse muovere. Ho detto che gli altri dovevano allontanarsi dal suo posto, così come lo ho detto ad altri esponenti, come la senatrice De Petris. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Ferrero. FERRERO, relatrice di minoranza . Presidente, onorevoli colleghi, mi riservo di finire questo mio intervento in sede di replica, perché, dopo aver ascoltato tutte le audizioni e tutte le parti sociali, mi preme ascoltare gli interventi dei miei colleghi per poi fare una breve replica. Il documento in esame, data l'incertezza legata alla situazione emergenziale, presenta previsioni economiche e finanziarie che si sviluppano su un orizzonte temporale biennale e manca del Programma nazionale di riforma necessario ad individuare gli interventi e le riforme strutturali che il Governo intenda realizzare. L'annesso al DEF richiede l'autorizzazione al ricorso all'indebitamento del 3,3 per cento di PIL per l'anno 2020 ed è quindi pari a 55 miliardi di euro, ma il ritardo con il quale stanno trovando concreta applicazione le misure già approvate, ma soprattutto con il quale si stanno predisponendo nuovi e più efficaci strumenti per fronteggiare la crisi, anche in sede Europea, pone un rischio concreto per la sopravvivenza di interi comparti economici e produttivi. L'assenza del Programma nazionale di riforma impedisce un'effettiva e completa valutazione delle misure urgenti di rilancio economico che il Governo dichiara di voler intraprendere, restando ad oggi mere dichiarazioni di intenti. La stessa previsione della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, posta dalla legge di bilancio 2020, e la considerazione della dannosità di misure restrittive di politica fiscale non trovano alcun aggancio nel documento prefiggendosi, invece - a legislazione vigente - un aumento della pressione fiscale al 42,5 per cento del PIL nel 2020 e al 43,3 per cento nel 2021 (mi ricollego, quindi, a quanto detto dal senatore Damiani sulla pressione fiscale). Allo stesso modo, non paiono definirsi con nitidezza i contorni della strategia di riduzione del debito, la quale si basa sulla tenuta annuale e per i prossimi dieci anni di un bilancio primario in surplus , ma soprattutto sul contrasto all'evasione fiscale, sulla tassazione ambientale e sulla riforma del sistema fiscale improntata a semplificazione ed equità. Con specifico riferimento agli effetti finanziari del prossimo decreto-legge annunciato dal Governo, risulta sensibile la differenza tra il suo impatto in termini di deficit (55 miliardi di euro) e di saldo netto da finanziare (155 miliardi di euro). Al netto fisiologico disallineamento tra i due saldi, tale cospicua differenza pare potersi ricondurre alla scelta di contabilizzare - solo al saldo netto da finanziare e non anche all'indebitamento netto per il 2020 - i miliardi necessari a presentare le controgaranzie dello Stato alle garanzie di SACE SpA previste con il decreto-legge n. 23 dell'8 aprile, considerate per prassi garanzie non standardizzate ai sensi del regolamento contabile europeo. Il meccanismo costruito dal suddetto decreto-legge, in particolar modo all'articolo 1, appare, però, del tutto assimilabile - quanto a standardizzazione delle percentuali e delle procedure di rilascio delle garanzie - a quello proprio delle garanzie standardizzate del fondo centrale PMI, e come tali conteggiabili a indebitamento netto. Tale diversa contabilizzazione produrrebbe un maggiore indebitamento netto per l'anno 2020, ma in regime di general escape clause , consentendo di sgravare il deficit dei prossimi anni nei quali sarà necessario affrontare strategie di rientro sul percorso di avvicinamento all'obiettivo di medio termine di finanza pubblica. Risulterebbe quindi necessario rivedere la contabilizzazione delle garanzie dello Stato previste dal citato decreto-legge n. 23 pur aumentando l'indebitamento per il 2020. Sarebbe opportuno presentare al Parlamento un piano completo, strutturato, concreto di sostegno e rilancio del sistema economico nazionale, incentrato sulla semplificazione amministrativa, sulla riduzione dei carichi fiscali nonché sull'innovazione tecnologica e lo sviluppo industriale. Ovviamente, sarebbe necessario un cambio di passo, visti i risultati inconsistenti e confusi dei precedenti provvedimenti, con misure veloci ed efficaci, perché l'Italia non può davvero più attendere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Ricordo che, ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza l'aggiornamento del piano di rientro è adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti. Pertanto, l'esame del documento si concluderà con l'approvazione di due distinti atti di indirizzo: il primo, relativo alla relazione di cui all'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, da votare a maggioranza assoluta; il secondo, relativo al Documento di economia e finanza, da votare a maggioranza semplice. Le proposte di risoluzione a entrambi i documenti dovranno essere presentate entro la fine della discussione. MAGORNO (IV-PSI) . Signor Presidente del Senato, onorevoli colleghi senatori, signori del Governo, «Roma è molto grande e molto lontana da qui», scriveva nel suo romanzo «Tibi e Tascia» il nostro grande scrittore calabrese Saverio Strati. Prima di entrare nel cuore del mio intervento, consentitemi però di rivolgere il mio pensiero a chi a causa del Covid-19 in queste settimane ha perso la vita, a chi ha lottato e continua a lottare in prima linea, agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, alle Forze dell'ordine tutte. Abbiamo vissuto momenti di intensa tragicità. Le immagini della trista sfilata delle bare portate dai camion militari nella notte di Bergamo hanno straziato il cuore degli italiani; le terremo sempre nel cuore, come monito a imperitura memoria. L'emergenza che ancora stiamo vivendo ha avuto il suo drammatico snodo la sera dell'8 marzo al Sud, quando, a causa dell'imperdonabile circolazione delle bozze del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, si è scatenato un vero e proprio esodo verso il Mezzogiorno, che di fatto ha determinato il diffondersi del coronavirus nel Mezzogiorno d'Italia. Quell'8 marzo è stato il nostro 8 settembre: un intero Paese, a causa di un'improvvida fuga di notizie, è stato preso dal panico e si è ritrovato confuso e impaurito. Restano incancellabili le immagini delle stazioni del Nord brulicanti di persone, di tanta gente in fuga verso il Sud. Di quella scellerata notte stiamo ancora pagando le conseguenze. Questo mi fa ritornare alla mente la citazione di Saverio Strati: «Roma è molto grande e molto lontana da qui». Questa immagine letteraria ha un sapore profetico e racconta meglio di ogni altra l'antica e dolorosa distanza che avverte la nostra gente. È questa la situazione che si è palesata, ancora di più in queste settimane, nei rapporti tra il Governo e i sindaci, soprattutto quelli del Sud. I sindaci, eroi costretti troppo spesso a lottare da soli, a mani nude, fuori dalla trincea, sul campo di battaglia, contro un nemico potentissimo ma invisibile, che semina morte, senza l'ausilio dello Stato; anzi, lo abbiamo sentito lontano. Entrando nel merito dei provvedimenti del Governo, lo scostamento di 55 miliardi previsto nel DEF rappresenta un passaggio importante per affrontare la crisi legata all'emergenza Covid-19. Se da un lato le misure volte a non lasciare indietro nessuno rappresentano solo un primo passo, dall'altro non posso non rimarcare la necessità di porre attenzione alla situazione dei Comuni, in particolare di quelli piccoli. I sindaci in queste settimane hanno svolto un lavoro straordinario e sono stati, 24 ore su 24, il primo punto di riferimento dei cittadini, accogliendo e cercando sempre di dare una risposta concreta alle necessità, anche le più disparate, di ogni singola persona. Ma servono maggiori risorse ed è per questo che bisogna sostenere l'appello dell'ANCI, che chiede 5 miliardi di euro da destinare ai Comuni. Il fondo di 3 miliardi e mezzo di euro pensato dal ministro Gualtieri non è sufficiente per garantire il corretto funzionamento dei Comuni, che rischiano concretamente il fallimento. Sarebbe allora il fallimento di un intero sistema, volto ad assicurare i servizi essenziali ai cittadini: penso ai trasporti, ai servizi sociali, alla raccolta dei rifiuti, tutto l'insieme dei servizi indispensabili per affrontare la quotidianità, il minimo vitale. Non si può perdere tempo, perché in questi giorni le casse comunali sostanzialmente non hanno registrato entrate e non possono registrarle. Per questo sarebbe delittuoso dare ai sindaci meno di quanto loro chiedono. Rendiamoci conto che è in gioco la tenuta dell'intero sistema, che ha nei Comuni le prime fondamenta e il primo avamposto dello Stato. Le conseguenze sociali di un crollo sarebbero inimmaginabili, soprattutto nelle Regioni del Sud. In questo senso un altro snodo fondamentale riguarda la possibilità di controllare capillarmente il territorio. Per questo occorrerebbe una presenza maggiore e costante delle Forze dell'ordine. L'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) dà ai sindaci l'onere dei controlli sul territorio, ma non si capisce con quali forze. I sindaci in questo momento sono come i generali, che vanno in guerra con truppe valorose, ma sparute, in alcuni casi inesistenti. In queste settimane le Forze dell'ordine hanno svolto un lavoro straordinario, ma soprattutto al Sud c'è l'impellente bisogno di assumere vigili urbani, per rafforzare gli organici, che in alcuni Comuni non dispongono di un solo agente di polizia municipale. Non sono pochi i casi in cui i sindaci stessi e gli amministratori si sono improvvisati vigili, per effettuare i controlli e colmare il vuoto esistente, un vuoto enorme, come è enorme il vuoto sulle linee guida per affrontare la fase 2. Di fronte a questa fase decisiva per la ripresa dei territori, i sindaci sono stati ridotti a marinai costretti a navigare a vista, senza bussola e con l'amara prospettiva di una disastrosa deriva. L'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri scarica tutto sui primi cittadini, senza però indicare loro concretamente cosa fare. Matteo Renzi, oggetto di feroci attacchi, in tempi non sospetti è stato il primo a focalizzare l'attenzione sulla ripartenza. Bisognava ascoltarlo, allora, sulla necessità di programmare per successivi step il ritorno alla normalità. Ora, tardivamente, tutti si affrettano a fornire ricette e indicazioni, ma di fronte a taluni ritardi, per alcuni settori, in particolare per il turismo, è già troppo tardi. Il tempo è già scaduto. Per questo settore, motore dell'economia di molte zone del Paese, tra cui quella da cui provengo, servono regole chiare ed immediate sul come e sul quando ripartire, sul quando riaprire le attività turistiche. I sindaci devono confrontarsi quotidianamente con le ansie e le richieste degli operatori, che nell'imminenza della stagione estiva temono di vedere vanificare anni di lavoro e di sacrifici. PRESIDENTE. Senatore Magorno, per cortesia, la invito a concludere. MAGORNO (IV-PSI) . Le chiedo un minuto in più, signor Presidente. Sempre a proposito di turismo, non posso non porre la questione relativa al Fondo di solidarietà comunale, istituito con l'articolo 1 della legge n. 228 del 2012. Si tratta di un balzello, che va assolutamente tolto o almeno sospeso per il 2020. Per quel che riguarda poi, in particolare, i provvedimenti necessari, vorrei segnalare i seguenti: la riduzione del Fondo crediti di dubbia esigibilità, dal 95 per cento al 50 per cento; il ristoro totale a fondo perduto delle perdite secche derivanti dal mancato incasso dei tributi comunali e dei tributi minori; l'aumento dell'anticipazione di tesoreria a sette dodicesimi e il riconoscimento di un contributo a copertura dei maggiori interessi; la sospensione delle rate di restituzione delle anticipazioni di liquidità derivanti dai contributi dati ai Comuni in dissesto o che hanno sfruttato, ad esempio, il decreto-legge n. 35 del 2013; l'accelerazione di accordi con le banche che superino i problemi burocratici in essere, che stanno impedendo la sospensione delle rate dei mutui nei confronti dei creditori dell'ente; l'emanazione di norme più snelle per la concessione e la gestione di tutto il patrimonio pubblico. PRESIDENTE. Per cortesia, concluda, senatore Magorno. Altrimenti può anche consegnare il testo scritto del suo intervento, che potrà essere riportato integralmente nel Resoconto della seduta odierna. MAGORNO (IV-PSI) . Per tutte queste cose, che volevo dire, bisogna dare maggiori risorse per costruire un futuro migliore, che ripensi il suo sviluppo, dando priorità al rispetto delle persone e dell'ambiente che ci circonda. Consentitemi di essere di parte. Provengo da un territorio, l'Alto Tirreno cosentino, che risplende per bellezza, nel quale ineguagliabili paesaggi marini sono poco distanti da colline altrettanto belle ed ospitali e ancora poco oltre - e concludo - si possono raggiungere gli incredibili scenari montani del Pollino. La bellezza da noi è di casa, ma in quest'ultimo periodo - lo abbiamo notato tutti, lo avrete constatato tutti voi che provenite da ogni parte d'Italia - la natura sembra essersi risvegliata, ha una luce diversa ed è ritornata a brillare. La natura ci sta lanciando un messaggio chiaro: ci chiede più attenzione e amore per quando tutto tornerà alla normalità. Ripensare il futuro vuol dire dare risorse ai territori, senza dimenticare le urgenze dell'oggi; è necessaria anche un'ecologia dei rapporti, che imponga rispetto per chi per troppo tempo è stato lasciato da solo (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Senatore, sono dieci minuti, lei ne aveva a disposizione sei. Vorrei far presente questo, perché evidentemente il tempo in più lo devo togliere ai suoi colleghi. MAGORNO (IV-PSI) . In conclusione, più di ogni altra cosa abbiamo bisogno di rispetto e vorrei che questa parola risuonasse forte in quest'Aula oggi quando si parla dei sindaci e delle nostre Regioni del Mezzogiorno. «Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi e ipocrisia», così scriveva Tommaso Campanella. Non vogliamo e non possiamo essere ancora una volta vittime di ipocrisia e di ignoranza. Non abbandoniamo i sindaci, non abbandoniamo il Sud. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE . A me dispiace interrompere i discorsi, però se c'è una richiesta di sei minuti da parte del suo Gruppo e lei ne sfora per quattro su sei (ha parlato per dieci minuti), io non posso che richiamarla nel senso di invitarla a concludere. Se lei vuol parlare dieci minuti, si metta d'accordo con il suo Gruppo in modo da suddividere un po' meglio il tempo a disposizione degli altri. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, ci sono poche cose chiare nel Documento in discussione e io le riassumo in tre dati: il PIL, che è destinato a ridursi anche in modo piuttosto vistoso, la disoccupazione, che è destinata ad aumentare in modo abbastanza consistente, e il debito pubblico, che è stato già annunziato essere in crescita esponenziale. Questi sono i tre dati negativi su cui si incentra il Documento, da cui esso deve necessariamente partire. A questo punto noi ci aspetteremmo delle deduzioni coerenti con queste premesse; cioè che il Governo fosse in grado di selezionare pochi obiettivi strategici capaci di attivare processi virtuosi di cambiamento sostanziale nell'andamento del nostro Servizio sanitario nazionale. Non c'è dubbio infatti che la ragione prevalente di questa diagnosi così negativa sia da attribuire in gran parte all'epidemia che stiamo vivendo in questo periodo e che non si è ancora conclusa, anche se si sta avviando verso la famosa fase 2. Viceversa, quando andiamo a leggere le linee guida che il Governo suggerisce attraverso questo Documento, ci rendiamo conto che per l'ennesima volta siamo davanti a un disegno utopistico in cui è possibile tutto e il contrario di tutto, per cui si fa riferimento in modo chiaro ed esplicito alla necessità di prestare un'attenzione di gran lunga più qualificata e più qualificante a quella che da molte legislature noi chiamiamo la medicina del territorio. Ci si dice che si presterà grande attenzione alla famiglia e io immagino che quando si collega il tema della famiglia a quello della salute si fa riferimento in modo abbastanza esplicito a quella presa in carico degli anziani, delle persone con disabilità, delle persone che hanno una malattia rara che interessa il sistema cardiorespiratorio, per i quali noi abbiamo visto essere zero l'attenzione che c'è stata nella fase che si è appena conclusa. Un prezzo altissimo è stato pagato in termini di morti; si dice che solo alla morte non c'è rimedio e in questo caso il dato delle persone morte dice chiaramente che essa è proporzionale a una disattenzione complessiva al modello di sanità. Ci siamo dimenticati che da un punto di vista demografico il nostro Paese è una piramide rovesciata e che quindi al vertice la categoria più rappresentata è quella degli anziani, che vanno oltre anche quel livello degli ottantaquattro-ottantacinque anni che in questo momento sono considerati l'età media; quando ci troviamo davanti a dati di questo tipo, sappiamo che a questa categoria non si presta attenzione. Sono ben contenta che ci siano i pediatri di base, che hanno la massima stima e la massima fiducia da parte mia, ma in questo momento noi sentiamo urgente il bisogno dei geriatri di base e dei geriatri di famiglia, perché la categoria che dobbiamo prendere in carico e tutelare è quella degli anziani e, in particolare, degli anziani portatori di altre patologie, per i quali si richiedono competenze specifiche. Se queste persone fossero rimaste bene accudite nelle loro case probabilmente non avremmo avuto quegli indicatori di mortalità che sono tutt'ora un vulnus gravissimo al Paese, a un'intera generazione che se n'è andata, a tutto quello che avremmo potuto e dovuto fare. Certamente, però, a tale scopo deve essere fatto un investimento nei confronti della famiglia, soprattutto nei confronti di quella figura straordinaria che è il care giver familiare, cui abbiamo destinato attenzioni in disegni di legge che non abbiamo mai portato in Assemblea. Voglio concludere sottolineando che tra gli altri aspetti che questo DEF affronta vi sono temi importantissimi, come quello dell'università e della ricerca, che io traduco in borse di studio per gli specializzandi, perché il Paese ha bisogno di specialisti: noi avremmo controllato questa epidemia se avessimo avuto gli specialisti, non assumendo i medici neolaureati. Ma per avere gli specialisti servono le borse di studio per le scuole di specializzazione e, al di là delle chiacchiere, noi questo chiediamo. L'altra tematica riguarda la ricerca: abbiamo tagliato di tutto in questi anni, obiettivi strategici, più volte predicati e mai praticati. Alla ricerca abbiamo tolto linfa vitale. Pertanto, io credo che questo Governo avrebbe dovuto avere la correttezza della coerenza e la chiarezza di obiettivi precisi, concreti e misurabili, cosa che non c'è stata. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calandrini. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, intervengo in questo momento, in una fase delicata della vita del Paese per ciò che è accaduto in questi due mesi; si tratta di una fase di recessione molto pesante, ma noi di Fratelli d'Italia non possiamo esimerci dal fare delle considerazioni, delle valutazioni. Vediamo infatti che da parte di questo Governo non c'è una visione politica rispetto alle scelte fatte fino ad oggi. Mi riferisco, in particolare, ad alcuni appunti che ho preso dopo le ultime parole del Vice Ministro, che ringrazio: è arrivato in ritardo ma c'è e può ascoltare, perché, come vedete i banchi del Governo sono desolatamente vuoti. Il Vice Ministro ha concluso gli interventi in Commissione dandoci la visione di questo Documento di economia e finanza in tre punti fondamentali: al primo punto ci ha detto che questo è un DEF di transizione, per quanto è accaduto e sta accadendo in questa fase, e che manca una parte fondamentale, ossia il piano nazionale delle riforme. Il secondo punto su cui ha espresso delle valutazioni è stato che i conti pubblici subiscono un appesantimento importante: ha parlato del 10 per cento del deficit . Il terzo punto, che è l'unica cosa che noi di Fratelli d'Italia condividiamo e che non ho sentito nessuno prima di me accennare, è l'eliminazione alla radice e in modo definitivo, come ha detto lei, delle clausole di salvaguardia sull'IVA, che ci daranno la possibilità almeno di sperare in un futuro migliore. Queste norme, infatti, hanno pesato purtroppo moltissimo nella predisposizione delle ultime leggi di bilancio. Per definire l'attuale Documento di economia e finanza voglio ripetere le parole dette da lei in chiusura, signor Vice Ministro. Un altro aspetto positivo, che non riguarda il Governo nazionale, ce l'ha dato la Commissione europea (anche in questo caso, l'unico atto di rilievo fatto in questa dannata crisi economica e sanitaria), quando ha deciso di sospendere le clausole di salvaguardia riferite al patto di stabilità. Questo chiaramente starà a significare che il Governo, come si dice in gergo, potrà pompare risorse e metterle nel sistema degli Stati nazionali finché questo servirà ai Governi nazionali. Spero che queste risorse, questo allentamento del patto di stabilità possa in qualche modo servire ai Comuni italiani, ai nostri 8.000 sindaci, che sono la spina dorsale del sistema economico e sociale del Paese lei sa quanto mi batta anche in Commissione, signor Vice Ministro, per gli enti locali - affinché abbiano spazi finanziari importanti per liberare risorse, per poter far ripartire gli investimenti pubblici, oggi vitali per la prosecuzione della vita del nostro Paese. Come dicevo prima il DEF si sovrappone oggi, perché oggi questo documento non ci dice granché per le motivazioni che ho espresso poc'anzi. Dobbiamo quindi gioco-forza sovrapporlo ai vari decreti, perché operano di pari passo; Documento di programmazione economica e finanziaria, nel breve periodo perché questo DEF racchiude l'anno 2020-2021, invece di andare oltre come è stato lo scorso anno. Questo DEF non può essere definito quindi una legge e le misure previste in tale documento non hanno la possibilità di entrare in vigore immediatamente. Sul punto devo per forza di cose riferirmi alle attività poste in campo dal Governo in questa fase, anche perché purtroppo non c'è stata data la possibilità di confronto in questo Parlamento perché tutte le belle enunciazioni di principio date dal presidente Conte fino ad oggi non si sono verificate. Questo DEF è lontano anni luce dalla realtà che stiamo vivendo; una realtà drammatica non solo dal punto di vista sanitario. Noi siamo convinti che quando questa emergenza passerà, dovremo raccogliere le macerie di un Paese economicamente devastato. Questo anche in funzione di tutte le scelte fatte dal Governo, in particolare dal presidente Conte attraverso l'emanazione di questi famosi decreti del presidente del Consiglio dei ministri; torneremo in altra sede su questa attività, che non so fino a che punto sia costituzionale, riferita al lavoro svolto dal Presidente del Consiglio dei ministri. Come possiamo dare fiducia, signor Vice Ministro, a questo documento se lo stesso ministro Gualtieri un mese fa, non un anno fa, parlando in Commissione bilancio, nelle more dell'approvazione del cosiddetto decreto Cura Italia, ha detto che il coronavirus avrebbe causato una caduta del PIL di qualche punto percentuale, che sarebbe stata pienamente gestibile? Questo è uno degli scivoloni che ha fatto il nostro Ministro; per non ricordare il primo scivolone quando all'inizio di questa crisi pandemica, aveva dichiarato che serviva un primo decreto per impegnare, come saldo netto da finanziare, dai 3 ai 7 miliardi di euro in prima battuta. È dovuto intervenire il centrodestra, nella sua interezza, per far rilevare la necessità di un decreto che almeno in quella prima fase avesse coperto 30 miliardi di saldo netto da finanziare. Il primo decreto - guarda caso - è stato di 25 miliardi di saldo netto da finanziare. Per non parlare delle stime di questo DEF, che parlano di un crollo dell'8 per cento, senza pensare a ciò che dice il Fondo monetario internazionale, sul fatto che invece stima quasi un 10 per cento di caduta del PIL in questa annualità. Addirittura per l'anno 2021, Presidente, si ipotizza una crescita che mi lascia basito. Ho sentito anche il relatore di maggioranza parlare di una crescita per l'anno 2021 del 4,7 per cento, definendola addirittura una stima di crescita prudenziale. Del resto il Ministro ci ha abituato a queste enunciazioni, perché conta in una sorta di boom economico nel 2021, ad emergenza finita, con una ripresa in grande stile delle attività e dei consumi. Signor Vice Ministro, ma come si fa a pensare in questo modo quando, se usciamo fuori da quest'Aula, non vediamo alcuna potenzialità di boom economico, ma un disastro? Questo disastro è valutato in alcune situazioni e in alcune criticità che oggi vivono gli italiani: ad oggi, le attività economiche sono ancora completamente chiuse. Pensavamo ad una fase 2, ma siamo ancora alla fase 1, e non sappiamo quando arriverà la seconda fase, che avrà delle limitazioni importanti ai fini del distanziamento sociale, e sarà un dramma per coloro che decideranno eventualmente di riaprire le proprie attività. Senza parlare del fatto che oggi gli italiani sono dissanguati, non hanno più un euro nelle tasche. Signor Presidente, è chiaro che la priorità del decreto cura Italia è stata, almeno nella prima fase, di evitare il diffondersi del contagio, ma dobbiamo anche prendere atto che con i provvedimenti emanati gli italiani se non moriranno di virus, moriranno di fame probabilmente. Quindi dovremo stare molto attenti. Questo per non parlare del decreto liquidità e di tutto ciò che è accaduto. A tale proposito, voglio leggere un articolo che ha pubblicato un quotidiano nazionale il 26 aprile, quando parlavamo di decreto liquidità, che aspetteremo in Aula, dove avete detto agli imprenditori che, se vogliono sopravvivere, debbono indebitarsi. Li abbiamo prima costretti a chiudere, poi abbiamo promesso loro che avremmo riaperto, ma non abbiamo riaperto. E non c'è ancora traccia di erogazione di fondi da parte delle banche ai nostri imprenditori: né i 25.000 euro, né somme maggiori. Voglio invece prendere a riferimento ciò che è accaduto in altri Paesi, ad esempio in Germania e negli Stati Uniti, dove le aziende che non hanno licenziato e che hanno continuato a pagare gli stipendi ai propri dipendenti hanno già avuto accesso a finanziamenti a fondo perduto, e che in pochi minuti hanno compilato i tre fogli previsti. Voglio leggervi un passaggio scritto da un imprenditore, che tra l'altro rappresenta l'Unione industriale: la mia azienda tedesca ha ricevuto due finanziamenti a fondo perduto, soldi veri e non prestiti, dimostrando un calo del fatturato e mantenendo l'occupazione. In totale sono stati erogati 34.000 euro, ma non si devono restituire perché sono a fondo perduto. È bastato compilare un modulo di tre pagine e dopo meno di una settimana avevamo i soldi sul conto corrente. Questo è quanto accade nella vicina Germania rispetto a ciò che non sta accadendo nel nostro Paese. Mi avvio alle conclusioni, signor Presidente. Pensavamo che a molti fosse rimasta la possibilità di poter pregare, ma addirittura vi siete ostinati a tener chiuse anche le nostre chiese, e siete anche riusciti a far infuriare i nostri vescovi. Signor presidente Conte (che non è presente), signor Vice Ministro, signori del Governo, con questi continui annunci avete raccontato le favole, ma a queste favole gli italiani non credono più. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo DEF si muove in un sentiero molto stretto perché, da un lato, dobbiamo far fronte alle esigenze straordinarie determinate dalla pandemia e, dall'altro, lato dobbiamo pensare alla ripartenza economica del Paese. Eppure, per uno strano scherzo del destino, il DEF arriva nel giorno in cui si denuncia la presenza in Italia di oltre 1 milione di nuovi poveri da inizio lockdown , che hanno bisogno di aiuto per assicurare il cibo alle proprie famiglie. La perdita di opportunità di lavoro, anche occasionale, a due mesi dalla chiusura del Paese per l'emergenza, ha portato a un aumento del 40 per cento delle richieste di aiuti alimentari gestiti con il Fondo di aiuti europei agli indigenti e distribuiti da associazioni come la Caritas ed il Banco alimentare, con picchi anche superiori in alcune zone del Paese. Fra i nuovi poveri ci sono coloro che hanno perso il lavoro e non possono utilizzare lo smart working , piccoli commercianti, artigiani, persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati come pure molti lavoratori a tempo determinato e con attività saltuaria. L'idea del Governo è creare le condizioni per far ripartire il Paese. Il DEF cerca di disegnare questo scenario, metterlo in sicurezza, senza lasciare nessuno indietro e puntando a rilanciare gli investimenti attraverso una dose massiccia di misure espansive. Tuttavia, mentre Gualtieri ci rassicura dicendo che «i fondamentali dell'economia e della finanza pubblica dell'Italia sono solidi», nel frattempo ieri l'agenzia Fitch ha previsto una contrazione del PIL dell'8 per cento nel 2020 e declassato l'economia italiana. Standard & Poor's, qualche giorno fa, ha lasciato invariato il rating dell'Italia, mantenendo l' outlook negativo. Per le imprese già insolventi la crisi rende improbabile che l'attivo possa essere venduto con risultati soddisfacenti, perché il mercato è completamente alterato. Per le aziende già in crisi è possibile proporre un piano da sottoporre ai creditori e al giudice pur dinanzi ad una crisi così ampia e ancora incerta. Speriamo che l'Unione europea non voglia solo aiutare le prime imprese, abbandonando le altre al loro destino. Questa però sembra la direzione presa anche dal decreto liquidità, che individua l'accesso ai finanziamenti e la possibilità di una prospettiva per la continuità aziendale solo per quelle. È certo difficile verificare quando si sia determinato stato di crisi, cioè se prima o a causa della pandemia. Alla ripresa industriale di questi giorni all'imprenditore indebitato deve essere data la facoltà di sospendere una procedura di insolvenza; ai suoi creditori deve essere sospesa la possibilità di chiederne il fallimento, tutelando altresì gli amministratori di società in crisi e magari sospendendo i pagamenti dei debiti e delle azioni esecutive. Questi potrebbero essere alcuni punti cruciali sui quali si dovrà intervenire in Parlamento. Per le partite IVA, ovviamente, la politica economica e finanziaria deve necessariamente incentivare la domanda di liquidità ed evitare di indebitare ulteriormente le future generazioni per poter conseguire questo obiettivo vitale. Urge quindi destinare i rimborsi a fondo perduto ai titolari di attività di impresa; urge destinare un rimborso a fondo perduto anche ai titolari di attività di locazione; urge prevedere, per un periodo di almeno sei mesi, un reddito di emergenza; urge anche favorire il dialogo con le banche, affinché vengano erogati piccoli prestiti fino a 100.000 euro a tasso zero, restituibili in almeno quindici anni, per ristrutturazioni, innovazioni, riconversione, acquisto di scorte e consolidamento di passività anche per quelle imprese in sofferenza. Non dobbiamo sottovalutare, cari colleghi, che i partner del Nord Europa con debiti sovrani più bassi dei nostri, quindi con maggiore capacità di spesa pubblica, tenteranno di approfittare della sospensione delle regole sulle ricapitalizzazioni stradali e della deroga al divieto di aiuti di Stato per rifare la struttura del tessuto industriale. Nel frattempo l'Italia non ha ancora inviato a Bruxelles la notifica per gli aiuti alle imprese, mentre ha deciso senza alcun dibattito in Aula quali debbano essere i settori strategici in cui entrare nel proprio capitale: telecomunicazioni, energia e acciaio. Limitiamo almeno gli aiuti pubblici alle imprese che hanno sede fiscale e legale in Italia, senza favorire le multinazionali che sono andate all'estero. Sulla politica ambientale e per la salute nel DEF non c'è un progetto straordinario di finanza pubblica. In questa prospettiva il Governo avrebbe dovuto considerare la possibilità di mettere in atto, per esempio, una politica energetica e produttiva che potesse abbandonare i fossili, valorizzare i nostri pozzi petroliferi come collaterale garanzia per l'emissione di obbligazioni al fine di reperire nuove risorse sul mercato internazionale. La sola consistenza del giacimento petrolifero di Regioni come la Basilicata consentirebbe di emettere bond tali da azzerare il debito pubblico italiano e con il risparmio tra il costo dei bond attuali e i petrol bond si avrebbero, nel giro di venticinque anni, risorse per rimborsare queste obbligazioni senza estrarre un solo barile e sostenendo lo stesso costo che oggi si paga, a titolo di interessi, sul nostro debito pubblico. Con un debito pubblico azzerato, potremmo ricominciare ad investire sullo sviluppo di tutto il Paese, in particolare del Mezzogiorno, che sino ad oggi è stato trascurato nelle politiche dei governi. Noi abbiamo degli enormi giacimenti idrici ma non vengono valorizzati, abbiamo il miglior grano al mondo, per esempio, ma non sappiamo valorizzarlo, sicché veniamo trattati peggio dei maiali canadesi. Abbiamo le migliori fragole al mondo, la migliore ortofrutta, ma non sappiamo valorizzarla e il valore aggiunto va altrove. Intanto il Governo deve realizzare una politica economica previsionale che tenga conto di tutti questi aspetti a tutela della salute, la quale non può prescindere da un'agricoltura in grado di offrire cibi sani, con materie prime di qualità, prive di pesticidi e riconoscibili come autentico made in Italy a tutela dell'ambiente, mettendo al bando, tra le altre cose, quelle tecnologie i cui effetti biologici possono essere gravemente nocivi per la nostra salute (penso alle radiofrequenze e all'inquinamento elettromagnetico da 5G). In tale prospettiva, urge un cambio repentino della politica. Urge introdurre etichette più chiare che possano consentire ai consumatori di non intossicarsi, urge un maggior controllo ai porti, urge un'attenta politica della qualità del cibo, che impatterebbe positivamente sulla riduzione della spesa sanitaria fuori controllo del nostro Stato. Oggi un chilo di pasta per un celiaco, non lo dimentichiamo, costa quasi 12 euro e la finanza pubblica va fuori controllo. Per l'agricoltura mancano politiche poste a tutela degli imprenditori agricoli. Nel DEF abbiamo visto che, tra le altre disposizioni di carattere fiscale, sono previste maggiori entrate dalla rideterminazione dei valori di acquisto di partecipazioni non negoziate di terreni edificabili e con destinazione agricola. Ciò sta a significare che è intenzione di questo Governo spremere ulteriormente il mondo agricolo con l'aumento dei tributi. Credo sia una scelta inaccettabile che attenta una categoria che è già in ginocchio. E allora è giusto che il Governo garantisca maggiore liquidità agli imprenditori, suonando a gran voce la carica per trasferire i fondi, spesso inutilizzati, dal secondo al primo pilastro. Per quanto riguarda il Mezzogiorno, il Governo deve scongiurare assolutamente la rimodulazione dei fondi strutturali per la coesione destinati al Mezzogiorno, in modo tale che tali fondi rimangano vincolati. Abbiamo assistito in questi giorni alla diatriba se vi sia stata oppure no una fuga di notizie dall'interno del Governo per destinare la programmazione economica verso altri lidi, ma noi riteniamo che i fondi di sviluppo per il Sud non vadano toccati. Non si devono toccare risorse destinate alla coesione sociale, allo sviluppo della scuola e alla formazione professionale, nonché all'occupazione dei nostri ragazzi. Secondo Svimez, oggi la spesa annua pro capite nel settore pubblico allargato del Sud, al netto di interessi, è pari a 13.394 euro. Nel Centro-Nord questo investimento è pari a 17.065 euro. È un divario nella spesa storica che va colmato e non aggravato. Se le opportunità offerte dalle zone economiche speciali fossero state attuate per tempo almeno dai governi regionali, forse oggi avremmo avuto una speranza in più. Lo sviluppo del Sud non è una questione di equità, di uguaglianza di o convergenza. È un'esigenza per l'Italia tutta. Al Nord conviene rilanciare il Mezzogiorno, soprattutto come polo logistico dell'Europa, in un'ottica green affinché si agganci alla sua crescita e sviluppi la logistica, i porti e le zone economiche speciali e un nuovo manifatturiero di qualità che guardi all'ecosostenibilità. D'altronde, lo stesso premier Conte ha affermato che gli investimenti nelle ferrovie e nelle infrastrutture al Sud dovrebbero essere opere più che mai strategiche, quindi non dovremmo trascurare questi aspetti e dovremmo fare in modo che questo tipo di percorso possa ridurre la pressione antropica esercitata solo in determinate zone d'Italia che ha contribuito, grazie all'inquinamento spropositato, alla diffusione del virus con tutte le conseguenze a cui stiamo assistendo. Ritengo che da questo punto di vista la pressione antropica sia arrivata alle stelle e debba essere controllata attraverso una redistribuzione delle attività in modo equo, onde evitare che la natura possa nuovamente mietere vittime in un territorio già fortemente provato e devastato. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, sottosegretario, colleghi, parto dalla situazione, almeno come la vedo io e come la vedono le persone che frequento. Sento dire che faremo, vedremo, dispiegheremo una potenza di fuoco da 750 miliardi. Non la vedo. Sento che la gente si lamenta. Per ora vedo che state liberando i detenuti, quelli macchiati di reati gravi. Conosco personalmente delle situazioni decisamente gravi, che mettono in difficoltà le famiglie: detenuti liberati senza tampone e senza preavviso. Ho sentito dire e letto che siete contrari allo scudo penale, civile e contabile per gli operatori della sanità. Con riferimento ai datori di lavoro, ho letto che quando un dipendente si ammala di Covid viene iscritto all'INAIL e, in caso di gravi conseguenze, la questione diventa penale, ovunque sia avvenuto il contagio, che è difficile da provare. Esamino i vostri precedenti. Non so cosa succederà dell'Ilva e di Alitalia. Vedo i migranti che arrivano e sento che volete fare la sanatoria per 600.000 di loro perché dovrebbero lavorare in agricoltura. Signor Sottosegretario, lei è sensibile. I voucher in agricoltura sono fattibili; non sono un dogma ideologico, ma lo strumento rapido per risolvere un problema. Io penso che questo sia un DEF che esamina il passato, ma forse è stato scritto prima dell'epidemia. Ci sarà un motivo, oggi, se tutte le categorie protestano: le famiglie che non sanno dove mettere i bambini; i commercianti; gli artigiani; il mondo della scuola; Confindustria e anche la Chiesa. In politica, quando si hanno tutte le categorie che protestano, bisogna secondo me fermarsi un attimo ed esaminare la situazione e se stessi e, se possibile, cambiare rotta. Io penso che il debito pubblico - passo a una proposta più costruttiva - possa essere aumentato. Se sia sostenibile è da verificare, ma lo faranno tutti. Lo dice anche Draghi e, se lo dice lui, per la sua esperienza e credibilità (e anche perché si esprime raramente in modo chiaro e comprensibile da tutti come invece questa volta), la situazione è grave. Tuttavia, può aumentare facendo affidamento sull'inflazione guidata, programmata e fisiologica, ma al momento con una remunerazione che possa invogliare le famiglie (diciamo l'1,5-2 per cento). I titoli possono essere acquistati dagli italiani (si chiamino come si vuole, ad esempio BTP retail). Si è parlato anche di un'altra proposta (ne hanno parlato esponenti dell'opposizione e anche io ne ho scritto): la moneta fiscale è realizzabile (si tratta di decine di miliardi che possono essere messi in circolo). Si può costituire il fondo salva Italia: ne abbiamo parlato ed è stato inventato non da me, ma da economisti. È scritto ed è agli atti: bisogna valorizzare il patrimonio pubblico. Passo ora al cosiddetto decreto aprile (che forse diventerà decreto maggio). Ricordatevi che bisogna pagare la CIG subito - domani - perché non ci sono soldi in tasca degli italiani e dei lavoratori che, purtroppo, subiscono questa difficoltà a causa del settore in cui lavorano. Bisogna prevedere - voi ne avete parlato, ma vi suggerisco di farlo in questo modo - contributi a fondo perduto alle aziende - ma subito - in base al fatturato e al numero di dipendenti, senza tante esibizioni di documenti. Infatti, se dobbiamo aspettare le banche e le procedure, non ci arriveremo mai. Quanto a quello che chiamate reddito di emergenza (non mi piace il nome, ma mi adeguo), non 500, ma 1.000 euro a tutte le famiglie per tre mesi. Poi, rottamazione- quater e non cartelle nuove; una politica industriale che sappia in che direzione andare; una campagna di promozione per il made in Italy e il turismo che rappresenta il 13 per cento del PIL e sarà in notevole difficoltà. Occorre poi che gli investimenti pubblici partano secondo il modello Genova: date la firma ai sindaci e ai Presidenti di Provincia e Regione. Non è una crisi periodica: è una guerra. Cambierà il metro di giudizio delle cose e dei valori; cambieranno i prezzi, i costi, i servizi e la produzione. Occorre una visione di società più creativa, più innovativa e più vicina al centrodestra. Libertà: tutto è permesso, tranne ciò che è vietato. Produrre ricchezza non è peccato e non è reato. No a uno Stato di polizia o a una società giudiziaria. Occorre una visione in cui si contempli anche che l'economia e la società sono sensazioni, competenze, movimento e creatività: il famoso laissez faire, laissez passer . Penso che a volte convenga deliberare sugli stanziamenti ed evitare di deliberare su certe questioni. Mi auguro tuttavia che - abbiate pazienza per la sincerità ma vi porto quello che dicono gli italiani fuori - nonostante voi ce la faremo, perché siamo italiani. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e della senatrice Pizzol) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, sottosegretario Misiani, onorevoli colleghi, soprattutto in quest'Aula sarebbe molto importante, a mio avviso, costruire una condivisione che fotografi la fase della crisi che stiamo attraversando, perché il rischio di ascoltare tante banalità, che poi possono diventare pericolosi focolai di contrapposizione, credo che sia a tutti noi evidente. Questa non è una guerra, non è una crisi finanziaria che determina una crisi strutturale delle dinamiche economiche e non è nemmeno una crisi congiunturale che quindi si poteva prevedere con gli strumenti della programmazione dei Governi: questa è una pandemia che nasce local e diventa global e che produce effetti non solo in Italia; basta guardare le previsioni del Fondo monetario internazionale e i tassi di riduzione della crescita (stimati, secondo me in maniera eccessivamente prudenziale, almeno al 6 per cento: questa mattina, in sede di audizione, la Banca d'Italia parlava addirittura di previsioni che possono arrivare al 10 per cento). Quindi, è un fenomeno globale, che colpisce al cuore i tassi di crescita delle dinamiche economiche dei nostri Paesi. Dunque è naturale immaginare, rispetto allo scostamento che il Parlamento si appresta ad autorizzare (lo dico con amicizia al collega Damiani, che ha valutato gli strumenti fin qui messi in campo dal Governo inutili e inefficaci sotto certi aspetti), che stiamo confezionando una cornice economica che consentirà al Governo di realizzare, se teniamo conto anche della prima manovra di emergenza di 25 miliardi di euro, una delle manovre economiche più ampie ed espansive della storia della Repubblica dal dopoguerra ad oggi. Sono, dunque, strumenti importanti, perché 55,3 miliardi di euro di indebitamento, più 155 miliardi di euro di saldo netto da finanziare, rappresentano una risposta adeguata. Poi si tratta di discutere e lo dico con grande intensità. Il DEF non ha al fianco il Programma nazionale di riforma (PNR) e, dunque, sono anche superficiali e inutili i conflitti politici visto che avremo tempo e modo, quando il Governo le presenterà dopo la pandemia, di confrontarci sul piano nazionale delle riforme, che è la discriminazione politica di un dibattito normale. Insomma, sarebbe l'ora della responsabilità, lo dico con grande chiarezza, perché il quadro macroeconomico che abbiamo di fronte non ci consente tentennamenti in questa direzione. Intanto, non consente a nessuno, e non è una questione politica, di presentare un'idea dell'Italia ai margini o contro le dinamiche europee. Noi abbiamo bisogno di più Europa perché, inevitabilmente, questo quadro macroeconomico, a cominciare dal rapporto deficit -PIL al 155 per cento, richiede inevitabilmente una nuova dinamica europea. Non si può parlare della BCE alla mattina e contrastare l'Europa al pomeriggio. L'Europa, infatti, non solo ha messo in campo, con la BCE, nuovi ed imponenti investimenti che ci consentono la gestione degli spread (che, lo ribadisco, è fondamentale per il sostegno alla crescita economica), ma ha sospeso il Patto di stabilità e ha messo in campo una serie di misure che sono tutte preziose e che andranno verificate con attenzione nei prossimi mesi. Per gestire, infatti, un debito al 155 per cento del PIL è inevitabile che la gestione degli oneri finanziari richieda un grande pensiero e un grande investimento da parte di tutte le dinamiche economiche che abbiamo di fronte nel nostro Paese. Dunque, serve più Europa. È folle e irresponsabile spingere l'Italia ai margini o contro l'Europa. (Applausi dal Gruppo PD) . Così come è folle e irresponsabile in questo momento soffiare sul fuoco potenziale di un conflitto sociale. Lo dico perché anche questo è folle è insostenibile: chiamare la piazza non è una questione contro qualcuno; è una questione che danneggia, non solo la democrazia e le istituzioni, ma danneggia al cuore la credibilità di un Paese, genera instabilità, colpisce le famiglie e le imprese italiane. Dobbiamo quindi assumerci una responsabilità collettiva e ciò riguarda anche la ripartenza. Sappiamo tutti, infatti, che dovremo convivere con il virus; con la comunità scientifica non possiamo essere alleati alla mattina e nemici al pomeriggio. La comunità scientifica sta lavorando per costruire le condizioni per sviluppare una difesa immunitaria e sarà il vaccino che ci metterà in sicurezza e, quindi, avremo bisogno di un periodo di convivenza, che, con la ripartenza necessaria delle dinamiche economiche, dobbiamo monitorare con attenzione. Ricordiamoci che la fase della ripartenza ha messo in campo 4 milioni di lavoratori, che quindi si muovono; abbiamo bisogno di verificare la curva epidemiologica. Su questa dinamica condivido la richiesta e la proposta fatta questa mattina dal Presidente della Commissione sanità di arrivare anche a costruire un indirizzo del Parlamento in merito al come affrontare la fase nuova della ripartenza anche per le dinamiche economiche più complesse, perché il commercio e il turismo sono filiere nazionali ma hanno purtroppo nella dimensione territoriale il loro ambito di vita. Abbiamo quindi bisogno di costruire un ambito di indirizzo del Parlamento. Non è incompatibile per il Parlamento assumersi una responsabilità insieme alla comunità scientifica per ripartire insieme, dopo il monitoraggio della curva epidemiologica, senza bisogno di soffiare sui conflitti. Questa mi sembra una proposta e una misura utile. Attenzione perché anche nel DEF si fa un'operazione di economia importante: si sterilizzano le clausole di salvaguardia, liberandoci da un tema che dal 2011 ad oggi paralizza la costruzione dei bilanci. La legge di bilancio è sempre stata paralizzata, purtroppo, dalla necessità di sterilizzare queste clausole. È una scelta strutturale che il Governo compie e che il Parlamento si appresta ad approvare. Come si fa a votare contro dinamiche strutturali che aiuteranno nei prossimi mesi il Paese a ripartire? Finisco sul tema investimenti, velocità e legalità. È vero che c'è bisogno di garantire velocità, dobbiamo però costruire un sistema veloce nella legalità: dobbiamo fare incontrare velocità con legalità. I dati sui reati di usura presentati in questi giorni sono drammatici e richiedono un investimento veloce anche sulla prevenzione e sul controllo della velocità perché, solo se faremo emergere il sommerso e solo se porteremo il controllo dell'evasione e dell'elusione, come abbiamo fatto nel 2019, a dei livelli avanzati, solo... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...potremo costruire le condizioni migliori per il futuro di questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ancora una volta ci viene richiesto di votare un documento in cui si prevede di sforare per una cifra rilevantissima senza che ci vengano dati i dettagli di come e dove impiegare tali risorse. Mi riferisco a quanto succede e potrebbe succedere in sanità. Faccio qualche esempio perché voglio che sia decisamente molto chiaro ciò che intendo dire. Siamo d'accordissimo sul fatto che bisogna investire in sanità, ma come ho avuto occasione di dire e di ricordare più volte anche in quest'Aula bisognerebbe che prima si chiedesse conto di come le risorse sinora disponibili siano state effettivamente impiegate. Scusate se, ancora una volta, insisto sulla dispersione delle risorse a causa di inappropriatezze, che chi si occupa di sanità sa essere numerose e spesso di diretto nocumento per la salute delle persone, oltre che un danno economico per il sistema. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . E anche se oggi la priorità non è l'efficienza ma l'efficacia delle cure, la programmazione della cosiddetta fase 2 non può non essere accompagnata da un progetto di lungo periodo sostenibile nel tempo, con prospettive ed opportunità secondo merito, in una visione d'insieme che tenda a minimizzare le storture che si sono verificate negli anni e non solo in questa fase d'emergenza. Se così fosse, saremmo pronti a correre per sostenere l'iniziativa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Se però, a fronte di importanti disponibilità per le quali ci vedremo impegnati per decenni nel ripiano del disavanzo - non ci sono solo i maggiori costi ma ci saranno anche i mancati introiti fiscali - non solo non si affrontano i nodi critici dell'emergenza ma neppure le carenze strutturali cristallizzate del nostro sistema sanitario, non so se sia più grave tacerne la finalizzazione o sottovalutare la gravità della distorsione possibile nel caso di impiego incontrollato, come peraltro in molti casi fin qui avvenuto. L'allargamento le maglie delle maggiorazioni tariffarie e delle funzioni non tariffabili disposte nel decreto-legge n. 18 del 2020 è un esempio quale aggravante invece che normare meccanismi di remunerazione di messa a contratto con clausole generali atte a escludere che vi sia assistenza e cura senza certezza di assolvimento delle fondamentali misure di igiene e prevenzione, sia in ospedale che negli altri ambiti assistenziali (RSA in primis ), quale politica stringente di contrasto alle infezioni correlate all'assistenza. Un altro esempio: le morti per infezioni negli ospedali in Italia - che non sono morti di serie B - ammontano a 50.000 all'anno, quindi circa il doppio delle pur sin qui tantissime morti da coronavirus, senza volerle sminuire. Una strage silenziosa cui si potrebbe porre rimedio con regole negoziali sussunte nei livelli essenziali di assistenza, di prevenzione e di contrasto delle malattie trasmissibili, che ci saremmo aspettati di trovare come direttrice programmatica. Altro esempio: incentivare la sostituzione dell'illuminazione delle strutture assistenziali con lampade LED a basso consumo e UV antigermiche e l'utilizzo di purificatori molecolari; avere una visione, insomma. Ebbene, di tutto questo non abbiamo visto alcuna traccia. L'Italia ha il triste primato di mortalità per antimicrobico-resistenza: oltre 10.000 all'anno per infezioni causate da batteri diventati progressivamente insensibili agli antibiotici a causa dell'abuso di questi farmaci nell'uomo e negli animali. Non vi pare sia giusto porvi qualche rimedio mettendo mano anche alla filiera alimentare? Il documento sottostante alle risoluzioni che andremo a votare ha nell'indeterminatezza sostanziale il suo punto apicale quando sostiene che sono stati allocati 2,8 miliardi di euro per la sanità (quelli del decreto-legge n. 18 del 2020, per intenderci) ed entra nei dettagli sull'assegnazione delle risorse alla Protezione civile, fino a prevedere l'acquisto di sostanze germicide, senza fare alcun riferimento alla necessità di una sua riprogettazione per superare le falle emerse, quale vero hub centrale per le emergenze che nel momento del bisogno sappia intervenire in modo universalistico e con strumenti innovativi. Penso, ad esempio, alla creazione di un albo dinamico di riservisti della Protezione civile fra i vari professionisti in pensione reclutabili, su base volontaria, non oltre tre anni dalla quiescenza e a cui attingere in caso di necessità. In questo caso si tratta di riservisti in sanità (non meno di 5.000 medici e almeno 10.000 infermieri), ma questo dovrebbe avvenire anche per gli ingegneri, in caso di terremoti, o per i pompieri, in caso di alluvioni, proiettando la Protezione civile nell'efficienza dell'emergenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Anche per quanto riguarda la medicina territoriale non abbiamo visto nulla, salvo una mera dichiarazione di intenti sul suo rafforzamento (come dire «voglio bene alla mamma»). Ma dovremmo andare ben oltre, anche oltre quella che è la dotazione diagnostica di primo livello. Oggi, con le moderne tecnologie è possibile fare in modo che un medico dell'ultimo paese della "Val d'Ultimo" sia messo in tempo reale in connessione con un second opinion center che possa supportarlo nell'inquadramento diagnostico e terapeutico del paziente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . E un drone può recapitargli i più appropriati farmaci, anche in regime di sperimentazione clinica con somministrazione controllata sul territorio. Insomma, è necessario incentivare l'adozione di nuove tecnologie che coniughino prevenzione e appropriatezza, come quella recentissima dei ricercatori dell'Università di Milano, Bicocca che hanno brevettato un kit antispreco dell'ossigeno. Mi accingo alla conclusione, signor Presidente. Avremmo voluto vedere - questi sono solo alcuni esempi - degli investimenti finalizzati all'effettivo ammodernamento ed efficientamento del sistema in questo documento di programmazione, chiamato alla sfida anti... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...che sarebbero state utili ad arrivare molto più preparati all'appuntamento con il coronavirus. Abbiamo fatto parecchie richieste in questo senso, tutte inascoltate. Se è vero che il coronavirus per la sua virulenza e letalità è destinato ad essere epidemiologicamente e clinicamente governato (non sappiamo se ci impiegheremo tre mesi, sei mesi o un anno, ma sicuramente sarà governato), in questo documento non c'è traccia di come far incrociare, incidendo su un più oculato uso delle risorse, la curva discendente dell'emergenza sanitaria con quella ascendente dell'economia, rischiando così la deriva dell'emergenza sociale! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, come si legge nella premessa del documento di programmazione economica al nostro esame, il fatto di posporre la presentazione del Programma nazionale di riforma e dei suoi principali allegati risponde ad un'esigenza di coerenza - cito testualmente - con «l'orientamento espresso anche da altri Paesi europei e alla luce delle linee guida riviste dalla Commissione europea». Ciò fa sì che quest'anno, nel Documento al nostro esame, siano chiaramente rimaste in sospeso anche le politiche settoriali e quindi, per ciò che riguarda i temi che tratto quotidianamente in Parlamento, anche quelle relative all'istruzione, al diritto allo studio, alla formazione superiore e quindi all'università e all'alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), alla ricerca, ai beni e alle attività culturali - tra cui anche lo spettacolo dal vivo -,e allo sport. Dunque, quella odierna è anche un'occasione per fare una riflessione sul Programma nazionale di riforma che dovrà arrivare e per partecipare a tale discussione in modo propositivo e collaborativo, partecipando quindi ad un momento così importante in una fase emergenziale così drammatica. Sappiamo che alcune misure urgenti di rilancio, evidenziate nel Documento al nostro esame, saranno contenute in uno dei due provvedimenti che il Documento stesso ci dice essere di imminente arrivo alle Camere: uno riguardante le ulteriori misure di sostegno ai lavoratori e alle imprese per preparare al meglio la fase di ripresa, e l'altro volto ad introdurre una serie di semplificazioni delle procedure amministrative in alcuni settori considerati strategici per il rilancio del Paese. A tal proposito mi permetto una chiosa, perché, quando parliamo di semplificazioni, chi si occupa di beni culturali si mette subito in allarme per la tutela del paesaggio e del patrimonio. Colgo quindi questa occasione per richiamare ulteriormente l'attenzione dell'Assemblea sulla necessità di garantire il principio, previsto dall'articolo 9 della Costituzione, della massima tutela per il nostro patrimonio artistico e paesaggistico. Tra le misure urgenti di rilancio per quel che riguarda la cultura, leggiamo di misure per i lavoratori, per gli operatori e per le imprese, per il sostegno alla domanda e per il rilancio dei settori; per l'istruzione leggiamo di investimenti e semplificazioni in materia di innovazione tecnologica, edilizia scolastica, formazione terziaria non universitaria e sostegno alla rete dei servizi educativi del segmento zero-sei anni; per la formazione superiore e la ricerca, leggiamo di misure a sostegno della funzionalità delle università, dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica e degli enti pubblici di ricerca. Le stime contenute nel documento al nostro esame sono lugubri - diciamolo - ma è il periodo ad essere lugubre, drammatico ed eccezionale. In questo contesto una delle preoccupazioni principali è che, con l'aggravarsi di una crisi strutturale, ci possa essere anche un drammatico impoverimento sociale, che chiaramente comporta anche il pericolo che vada ad acuirsi la forbice delle disuguaglianze e che quindi si possa diffondere ancora di più il "virus" della povertà Non si tratta però solo di povertà materiale, che è già di per sé un gravissimo problema perché compromette una serie di diritti fondamentali dell'uomo (come il diritto all'alimentazione o alla salute per rimanere in tema di emergenza sanitaria): voglio richiamare l'attenzione anche sulla povertà immateriale, connessa al pericolo di un aumento della povertà educativa. Già a febbraio 2020, in un consesso presso le Nazioni unite dedicato specificamente alla povertà educativa nel mondo, i dati dell'ONU erano poco rassicuranti. Ora l'UNESCO ci restituisce dei dati che chiaramente preoccupano, perché ci dice che al 18 aprile 2020 il 91,3 per cento degli studenti ha interrotto l'attività scolastica, per un totale di 1,5 miliardi di studenti in 191 Paesi. In Italia dal 5 marzo nove milioni di studenti delle scuole di ogni ordine e grado hanno dovuto improvvisamente cimentarsi con la didattica a distanza e io ringrazio il ministro Azzolina e questo Governo per tutte le misure che sono riusciti a mettere in campo fino a questo momento, per cercare di fare in modo che tutti i nostri bambini e bambine e tutti i nostri studenti fossero in grado di avere accesso alla didattica a distanza. (Applausi dal Gruppo M5S) . Sappiamo però che c'è ancora molto da fare; lo sappiamo e ne siamo consapevoli, questo però non può esimerci dal riconoscere i meriti al Governo e al Ministro in questo campo. È chiaro però che il rischio di un aumento della povertà educativa è strettamente legato a quello dell'abbandono scolastico, ma anche a un altro rischio se passiamo al settore della formazione successiva alla scuola dell'obbligo, ovvero al rischio di una contrazione o dell'abbandono dei percorsi di formazione post scuola dell'obbligo, quindi di formazione universitaria, sia essa appunto universitaria o artistica, musicale e coreutica. Dunque, è in pericolo anche il diritto allo studio, alla formazione e al pieno sviluppo della persona. Va da sé che in questo contesto emerga anche forte l'esigenza di aumentare significativamente gli investimenti nella ricerca, perché penso che in questo momento emergenziale anche al cittadino più disinteressato sia ormai chiaro quanto sia importante per un Paese investire adeguatamente nella ricerca pubblica e libera, quindi non mi soffermerò troppo su questo punto, perché lo do per assodato. Io do per assodato che si sia assorbita e introiettata l'importanza di investire in questo settore e nelle sue professionalità. Infine vorrei parlare della cultura che, insieme all'istruzione, è uno dei settori maggiormente colpiti da questa pandemia, perché è uno dei comparti che purtroppo, date le dinamiche usuali di prossimità tra le persone e data l'essenza prima della cultura in sé, che è un momento di aggregazione tra le persone, è uno dei settori che più sta pagando questa crisi e che faticosamente e forse più nel lungo periodo riuscirà a riprendere completamente le proprie attività. Vorrei comunicare qualche dato anche a questo riguardo, perché l'UNESCO ci dice che, sempre al 18 aprile 2020, dei 167 Paesi che detengono beni rientranti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO, 119 hanno completamente chiuso tutti i siti, 31 Paesi hanno autorizzato aperture parziali e 17 hanno mantenuto i siti aperti. Una delle prime risposte è stata chiaramente il ricorso al digitale e allo streaming e ben vengano e anche in questo caso ben vengano le misure finora messe in campo dal Ministro e dal Governo per cercare di dare un sostegno al mondo dei beni e delle attività culturali, in particolar modo dello spettacolo dal vivo e del cinema, ma c'è ancora molto da fare. C'è, infatti, ancora da affrontare un'emergenza perché ancora tantissimi lavoratori dello spettacolo dal vivo attendono delle misure per poter essere sostenuti e ancora c'è da fare per pianificare la ripartenza e il successivo periodo di transizione verso la normalità e non basteranno il digitale e lo streaming perché, come ho detto prima, la funzione primaria della cultura è avvicinare le persone, è l'aspetto aggregativo. Non solo: dalla cultura arriveranno quegli stimoli di creatività, di esplorazione e di capacità di uscire dai paradigmi di cui avremo bisogno se vorremo continuare quella strada che il Governo ha lodevolmente intrapreso, anche nel contesto europeo, rompendo un muro e parlando prepotentemente di solidarietà. Ecco, noi dovremmo continuare su quella strada per cambiare questi paradigmi e per parlare di indici che non rientrano nel PIL bensì nel benessere equo e sostenibile. Dalla cultura e dall'istruzione ci arriveranno le risorse necessarie, fondamentali, per ripensare questi nuovi tempi nel segno della giustizia sociale. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, una premessa: noi discutiamo qui di un Documento di economia e finanza che ci è stato consegnato, ma lo facciamo anche alla luce delle notizie che conosciamo sulla cosiddetta ripartenza. Devo dire che di questo non possiamo non dolerci perché, signor Presidente, può essere comprensibile che l'emergenza venga in qualche modo gestita con semplici comunicazioni al Parlamento, ma lo stesso non è ammissibile per la programmazione del nostro futuro. Io so bene che il Sottosegretario la pensa come noi, ma gli chiedo di riferirlo al presidente Conte. La Costituzione non stabilisce che il Presidente del Consiglio ci debba rendere edotti delle sue decisioni, ma che debba discutere e decidere con il Parlamento. Questo, signor Presidente, anche perché ci troviamo in un periodo molto particolare. Noi sommiamo una situazione da dopoguerra con una crisi di dimensioni mondiali. Vengo alla discussione del Documento. Dai dopoguerra si esce con i debiti, ce l'ha detto Draghi qualche tempo fa. Nulla da dire, perciò, sulla misura dello scostamento che è stata prevista. Tuttavia, se non si fa attenzione a come questi soldi vengono spesi, la storia ci ammonisce. Noi abbiamo un precedente, quello della Repubblica di Weimar, in cui, appunto, le conseguenze di un dopoguerra si sommarono alle conseguenze di una crisi economica globale e sappiamo com'è andata a finire. Allora, rispetto a questo e con un atteggiamento non pregiudiziale, devo dire che a me non sembra che si sia individuata la strada da percorrere; non mi rassicura il Documento che ho letto, non mi rassicurano le cose che ho ascoltato in televisione, tra il telegiornale e «I soliti ignoti». Né mi sembra, sinceramente, che una soluzione possa venire dal cosiddetto decreto liquidità. Signor Presidente, noi abbiamo presentato anche delle mozioni e delle interrogazioni sulla sburocratizzazione, mentre qui sono previste delle intermediazioni che, di fatto, hanno fino ad ora anestetizzato quel provvedimento, nei confronti del quale non c'era alcun atteggiamento preconcetto. Abbiamo usato l'INPS e poi ci siamo inventati l'invasione degli hacker ; si è pensato di potersi avvalere della SACE, che evidentemente non era pronta per un ruolo di quel tipo; abbiamo immaginato di utilizzare le banche e siamo arrivati al massimo alla ristrutturazione di qualche linea di credito. Ma se qualcuno di voi conosce una sola azienda che ha avuto una nuova linea di credito importante grazie a quel decreto-legge, ce lo faccia presente, la porti come esempio all'interno di quest'Aula. Purtroppo non c'è. E devo aggiungere, anche qui senza un atteggiamento preconcetto, signor Presidente, che mi sembra - e lo dico al collega Manca, di cui ho apprezzato i toni - che anche dall'Europa non sia venuto quello scatto di reni che ci si poteva aspettare. Io non sono tra quelli che ritengono che noi si possa fare a meno dell'Europa e sono assolutamente consapevole che senza la BCE avremmo uno spread doppio rispetto a quello che ha costretto alcuni governi della Repubblica a dimettersi, anche se mantenevano una maggioranza in quest'Aula parlamentare. L'Europa però non è diventata una comunità di destino, l'Europa è rimasta un condominio dove vige la regola del più forte. Siamo andati da un rinvio all'altro; il MES è rimasto un trattato nonostante ognuno possa avere l'opinione che vuole sul suo utilizzo; il recovery fund è ancora avvolto nelle nebbie di Bruxelles. Non mi pare di aver trovato traccia delle misure che potevamo immaginare, per allargare il viottolo che ci potrebbe portare fuori da questa situazione, e cioè di una vera sburocratizzazione. Abbiamo l'esempio del ponte di Genova: un intervento emergenziale, per il quale sono stati saltati 63 passaggi. Signor Presidente, se non siamo in emergenza oggi, quando saremo e quando ci considereremo in emergenza? E poi bisognerebbe togliere livelli di intermediazione, il che vuol dire compensare i crediti della pubblica amministrazione, pagare i debiti, creare crediti di imposta e soprattutto sterilizzare obblighi fiscali. Rinviare alcune scadenze fino a che non si conosceva l'ampiezza e la durata della crisi poteva avere un senso. Oggi rimandare significa semplicemente convincere qualche impresa che è meglio desistere perché arriverà un momento in cui il gradino sarà troppo alto. Signor Presidente, concludo laddove ho iniziato; credo che di queste cose che riguardano il nostro futuro, il Parlamento dovrebbe parlare non sotto forma di DEF, ma discutendo di ripresa. Ieri mi è capitato di collegarmi con il sito dell'Assemblea nazionale francese, dove il primo Ministro (persona che politicamente io non amo), con perfetto stile istituzionale, ha illustrato un piano prima di farlo ai giornalisti e prima di farlo in televisione (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e della senatrice Lunesu) , con toni non da Grande Fratello. Signor Presidente, mi permetta di concludere con le parole e la citazione di un altro Conte, un italiano molto amato in Francia. Un cittadino italiano, vedendo quelle scene e confrontandole a come noi e le nostre istituzioni siamo ridotti, ha la stessa sensazione che quel Conte attribuiva ai francesi quando assistevano alle vittorie di Bartali: le balle gli girano. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'AZ) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, la ringrazio molto per avermi dato la parola e la ringrazio anche per essersi fermata ad ascoltare questa discussione generale così lunga. Grazie, è una forma e una sensibilità che apprezzo molto. Inizio il mio intervento dicendo che quando domani noi approveremo lo scostamento di bilancio confermeremo quanto sia ampio l'impegno finanziario dello Stato in questa fase; ampio ed anche molto pesante rispetto al nostro debito pubblico, su cui proprio oggi il declassamento di Fitch ha dato un segnale preoccupante. I sacrifici degli italiani e l'impiego di questa massa enorme di risorse finanziarie pubbliche debbono spingerci a portare il Paese fuori dalla crisi con misure che lo rendano non soltanto più forte sotto il profilo economico e sociale, ma anche più saldo, più robusto e più lineare nelle sue istituzioni. È proprio con riferimento alle difficoltà della nostra condizione istituzionale che mi rivolgo al Presidente del Senato per chiederle di fare tutto quel che può per fermare il vistoso declino del Parlamento, e al Presidente del Consiglio, per chiedergli di tornare in Senato ad esporre la sua visione sul futuro del Paese. Signor Presidente, sul declino del Parlamento ci sarebbe moltissimo da dire. Non passa giorno senza che ci capiti di sentire quanto il Parlamento sia diventato marginale, e di questi tempi la sua sostanziale evaporazione è divenuta insostenibile. Non hanno mai smesso di lavorare a tempo pieno il Governo e tutti i suoi comitati; lavorano ai limiti dell'eroismo i sindaci, i Presidenti delle Regioni, gli ospedali, la Protezione civile, le Forze dell'ordine, i servizi pubblici; lavorano le farmacie, i panifici, i supermercati, gli alimentari e i ferramenta. Francamente, non si comprende perché il Senato, dopo una prima fase di piena chiusura, debba continuare a riunirsi molto parcamente e solo per approvare i provvedimenti urgenti del Governo. Signor Presidente, le chiedo di tornare a far lavorare il Senato secondo i suoi abituali ritmi di lavoro e consentiamo alle Commissioni e all'Aula di esaminare anche i provvedimenti di iniziativa parlamentare. Il ridotto lavoro del Senato contribuisce a favorire un clima antiparlamentare e un discredito del Parlamento che viene da lontano. Contrastarlo dipende in gran parte da noi parlamentari, dal nostro silenzio di fronte al declino, innanzitutto, ed anche dalla qualità del nostro lavoro e dalla fermezza con cui sappiamo difendere le nostre prerogative. PRESIDENTE. Scusi, senatore Zanda, se la interrompo. Colleghi, vi ricordo che non si può fotografare o fare riprese in Aula. Lo sapete benissimo e non avete bisogno che lo dica io. Prego, senatore Zanda, continui pure. ZANDA (PD) . Io non sto pensando solo al danno che ne viene al Parlamento dall'abnorme riduzione di quello che è nostro compito principale, la funzione legislativa, che ormai viene esercitata prevalentemente dal Governo con voti di fiducia e decreti-legge. Noi sappiamo che la democrazia italiana è molto forte e possiede sufficienti anticorpi, ma è sempre bene usare con cautela gli strumenti eccezionali. Questo non vale solo per i decreti-legge, ma anche per i decreti del Presidente del Consiglio, il cui utilizzo deve essere non solo limitato, ma anche attento a non invadere la riserva di legge. Suggerisco una lettura accurata dell'intervento del presidente della Corte costituzionale, Cartabia, a questo proposito. Ho altresì in mente, signor Presidente, i tanti casi nei quali siamo stati noi parlamentari a lasciar delegittimare il Parlamento, a mortificare la Camera e il Senato lasciando che si dicesse, senza ascoltare alcun tipo di reazione, che la ragione della riduzione del numero dei parlamentari sarebbe il risparmio di 50 milioni di euro. Così come l'aver sostenuto che vitalizi legittimamente percepiti fossero soldi rubati: è stato usato questo termine. Questo ha offeso l'onore di tante personalità che prima di noi sono state deputati e senatori, e molte delle quali hanno fatto l'Italia. Nemmeno ha giovato il termine "rottamazione" riferito ai parlamentari, così come non aiutano quei regolamenti interni ai partiti, compreso quello del mio - che, delimitino a due o tre legislature il mandato dei loro parlamentari. Mi chiedo come sia possibile dimenticare che i più grandi uomini politici della storia repubblicana - ne abbiamo avuto un esempio poco fa celebrando il presidente Colombo - da Moro a Berlinguer, da La Malfa a Craxi, da Malagodi a Saragat e ad Almirante, si siano tutti formati, ma proprio tutti, attraverso una presenza parlamentare molto lunga. Anche la predicazione nazionalista - fatemelo dire - non aiuta a rafforzare la democrazia parlamentare. Fino al grave danno provocato dalla richiesta di pieni poteri, che è stato un modo indiretto di dire che in Italia si deve fare quello che Orbán ha fatto in Ungheria. Guardate che il rinnovamento è una linfa vitale del Parlamento, ma altrettanto vitale è la necessità di non disperdere la cultura e l'esperienza politica. Io so bene, Presidente, che qui sono stati ricordati anche fatti politici extraparlamentari e conosco bene i suoi poteri e certo non tiro dalla giacca il Presidente del Senato chiedendo di travalicarli; ma lei rappresenta tutti i senatori in carica e, moralmente, rappresenta anche i senatori delle scorse legislature. Dunque, una sua parola chiara e, ove servisse, anche alta, rude e ripetuta sulla dignità del Parlamento, in particolare sull'esercizio del potere legislativo, darebbe una grande forza a quei tanti che non si rassegnano alla progressiva trasformazione della nostra democrazia in qualcosa che ancora non si capisce cosa sia, ma che certamente avrebbe un tasso di democraticità di gran lunga inferiore a quello voluto dai nostri Padri costituenti. Concludo rivolgermi al Presidente del Consiglio, certo che il sottosegretario Malpezzi riferirà, perché il voto sullo scostamento di bilancio vale anche come espressione di fiducia al Governo per il lavoro fatto nella prima fase di questa gravissima e difficile crisi. C'è però una raccomandazione che mi sento di rinnovare al Presidente del Consiglio e di farlo nella solennità dell'Aula del Senato: in un tempo nel quale sono richiesti allo stesso modo molta cautela per i rischi sanitari e molto coraggio per evitare la depressione e per far ripartire l'economia, il Parlamento e il Paese hanno un estremo bisogno di conoscere l'orizzonte verso il quale il Governo sta portando l'Italia. Ancora in questi giorni la forza della televisione sta mostrando un'evoluzione delle nostre prassi istituzionali; lo ha ricordato poco fa con altre parole il senatore Quagliariello. L'illustrazione di importanti provvedimenti governativi in televisione, prima che in Parlamento, mostra l'inversione di un ordine istituzionale che non si dovrebbe mai abbandonare. La prospettiva della ripresa deve spingerci a scelte coraggiose per nuove politiche sociali, industriali ed ambientali e deve impegnarci a consistenti investimenti sulla scuola, sulla ricerca scientifica e sull'innovazione. Le risorse che l'Italia e l'Europa stanno mobilitando ammontano a svariate centinaia di miliardi e in misura non piccola tutto questo farà crescere il nostro debito, che è la prima tra le tante nostre preoccupazioni. Come possiamo pensare di impegnare centinaia di miliardi e aumentare un debito già così spropositato, senza che il Presidente del Consiglio venga in Parlamento ad illustrare la prospettiva generale e il senso complessivo delle scelte che ci accingiamo a fare? (Applausi dalla senatrice Garavini) .I miliardi di euro sono infatti solo una parte di quel che serve al Paese. Al Paese serve anche un pensiero, un progetto e una logica che aiuti a collocare nel loro contesto le varie decisioni e che, parafrasando Aldo Moro, rassicuri che siamo noi a guidare gli avvenimenti e non ad esserne guidati. Un ultimo minuto per un appello, Presidente: nonostante nelle nostre carceri il numero dei detenuti si sia ridotto, non lo è ancora abbastanza. Le carceri possono ricevere 47.000 detenuti e ne ospitano quasi 54.000. Non sto qui adesso a ripetere gli allarmi sanitari molto seri che conosciamo tutti, così come conosciamo i rischi di contagio. Dico invece che nelle carceri sovraffollate la grande criminalità ha facile presa sui tantissimi detenuti per lievi reati, i quali, se non sono protetti da un ambiente carcerario umano, finiscono fatalmente con l'essere arruolati dal grande crimine. Chi accampa ragioni di sicurezza per opporsi a misure in grado di ridurre l'affollamento deve sapere che la politica delle carceri affollate produce fatalmente conseguenze opposte. Solo carceri umanamente vivibili, dove a un detenuto sia garantito lo spazio vitale senza che sia costretto a venire a patti con le mafie interne, possono garantire la sicurezza pubblica. Nelle carceri sovraffollate si entra piccoli spacciatori e si esce manovalanza delle grandi mafie. Questo è oggi il grande rischio al quale le condizioni del nostro sistema carcerario stanno esponendo il Paese e se non vogliamo che questo scenario si perpetui è necessario decidere. Il Presidente del Consiglio può farlo, farlo veramente e farlo in fretta. (Applausi dai Gruppi PD, FIBP-UDC e IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà. CENTINAIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, innanzitutto vorrei dichiarare che ho apprezzato buona parte dell'intervento del collega Zanda, che anche nella scorsa legislatura, come Capogruppo, è sempre stato puntuale nelle sue affermazioni. L'ho apprezzato quando si è riferito al ruolo che devono avere il Parlamento e l'Aula. L'Aula del Senato e l'Aula della Camera devono tornare punto centrale della vita politica e amministrativa del nostro Paese. L'ho apprezzato in un passaggio, quando ha ricordato che qualcuno, ha chiesto quest'estate i pieni poteri, con una battuta estiva, mentre ora ci troviamo con qualcuno che, invece, i pieni poteri se li è presi a colpi di apparizioni televisive, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e consulenti tecnici che ha voluto mettere al posto dei parlamentari regolarmente eletti dai cittadini italiani. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . Invito anch'io il Presidente Conte a venire in Parlamento, a confrontarsi con i parlamentari, con i senatori, a confrontarsi con l'Assemblea e con le Commissioni. Il voto dell'Aula, ormai, è un optional . Questo, colleghi, è un dramma che ha colpito il nostro Paese che avrebbe potuto creare un clima che ha pochissimi precedenti nella storia d'Italia, nella storia repubblicana. Maggioranza e minoranza che lavorano insieme per superare con dignità questo periodo e farlo superare ai nostri concittadini: un lavoro congiunto, un lavoro dove parlamentari eletti in partiti totalmente diversi si sarebbero messi insieme, ma un lavoro richiesto a gran voce dagli italiani. In questi due mesi, però, la collaborazione auspicata non si è vista. Si doveva fare quello che diceva il Governo e in caso contrario si era cattivi. Abbiamo visto un Presidente del Consiglio superstar occupare le televisioni per annunciare provvedimenti che stanno deludendo milioni di italiani. Anche oggi ci dite che non sapete esattamente dove verranno spesi i soldi, ma che dobbiamo fidarci di voi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Signori, il mondo produttivo - e non lo dice la Lega - è deluso dalla mancanza di risposte di questi mesi. Il mondo del sociale è deluso, il mondo dello sport è deluso. Le famiglie italiane e i genitori sono in fermento perché ormai non sanno più che risposte dare ai propri figli e che risposte dare ai propri parenti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ci sono due tematiche che mi sono particolarmente care: la prima è relativa al mondo agricolo e all'agricoltura. Ormai il Ministero è diventato la sede di Italia Viva, dove si parla più di politica che di tematiche legate all'agricoltura. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Le Regioni chiedono il contenimento della fauna selvatica e non se n'è mai parlato. Abbiamo chiesto aiuto per le filiere più in difficoltà. Per la filiera del latte abbiamo proposto la trasparenza sui dati dell'importazione. Non costava nulla, ma anche quella proposta l'avete bocciata. Per la filiera della pesca, in più di un'occasione abbiamo ricordato che i pescatori italiani chiedono aiuto al Ministero, ma non ottengono risposte. Anche per quanto riguarda il florovivaismo, un dirigente del Ministero ha detto che ci voleva un miliardo e quel miliardo non è mai arrivato. Per la suinicoltura, l'Assica chiede 500 milioni di euro, ma anche in questo caso non c'è stata nessuna risposta. Per quanto riguarda il problema del vino, tutti dicono che il vino è un'eccellenza. Benissimo, quest'anno ci sarà un problema per questa filiera. Abbiamo chiesto la distillazione e la vendemmia verde: nessuna risposta. Abbiamo avanzato delle proposte, Presidente; abbiamo chiesto di costruire la filiera del made in Italy , come stanno facendo altri Paesi, come ad esempio la Francia. Una filiera in cui tutti i settori avrebbero dovuto essere seduti al tavolo Ministero: la distribuzione, le aziende di trasformazione e tutto il mondo del primario. Ebbene, neanche una parola. Ma non una mancata risposta alla Lega: non una risposta alle filiere e agli interlocutori che volevano parlare con il Ministro. E poi ricordiamo che - ahimè - abbiamo fatto un breve elenco di tutte le richieste che arrivano dall'agricoltura. Le uniche cose che ci sentiamo dire è che l'agricoltura ha bisogno di 600.000 clandestini che devono essere regolarizzati, che secondo il Ministro sono la priorità del mondo agricolo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . Guardate cosa hanno fatto altri Paesi - la Spagna o la Francia - che hanno adottato dei provvedimenti mettendo a disposizione fondi per le persone bisognose, per chi è in cassa integrazione, per chi è disoccupato. E altrove i posti di lavoro si trovano. Chissà perché in Italia no. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . C'è poi il settore del turismo. Abbiamo proposto al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo un piano strategico in data 2 marzo. Siamo stati i primi ad aver convocato le associazioni di categoria insieme alle quali abbiamo avanzato delle proposte. In data 2 marzo abbiamo detto che eravamo disponibili, nell'ottica di collaborazione che ci avete chiesto: stiamo ancora aspettando una risposta da parte del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, troppo preso a fare altro. Il turismo è un settore dove il 75 per cento dei fatturati andranno "morti". All'interno del settore del turismo ci sono tutta una serie di filiere che non avranno la possibilità di tirarsi su. Questa è la problematica che stiamo evidenziando. Fermo il turismo termale; fermi gli agriturismi; parchi a tema chiusi; l' incoming quasi morto; quanto al turismo interno, speriamo di cavarcela. Stessa cosa per i pubblici esercizi. Ieri in Commissione la FIPE vi ha detto esattamente quello che pensa: non li avete considerati, in due mesi non li avete ascoltati neanche una volta. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az): 300.000 italiani che lavorano nel settore dei pubblici esercizi non sono stati considerati. Abbiamo proposto un piano Marshall sul turismo, niente. Abbiamo proposto un fondo straordinario di sostegno al reddito (a fondo perduto, perché questo è quello che chiedono le associazioni del turismo), niente, neanche una risposta in due mesi. Abbiamo proposto il buono vacanza da dare agli italiani per fare le vacanze in Italia, ma ce l'avete bocciato. Il 2 marzo ve l'abbiamo proposto e ce l'avete bocciato in quest'Assemblea parlamentare per, poi, nelle televisioni, sentire esponenti di maggioranza dire che l'idea geniale dell'anno è il vostro bonus vacanza. Vergognatevi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Abbiamo chiesto l'adozione immediata del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di attuazione della revisione delle concessioni demaniali marittime, ai sensi della legge 30 dicembre 2018, n. 145, a costo zero. Ad oggi i balneari stanno ancora aspettando una risposta da questo Governo, i cui esponenti vanno davanti ai balneari a promettere loro dei provvedimenti. Abbiamo proposto i voucher sul lavoro sia in agricoltura, che nel turismo. La risposta è stata zero semplicemente perché CGIL, CISL e UIL hanno mandato al Governo una lettera dicendo che avrebbero creato lo scontro sociale se l'Esecutivo avesse accettato i voucher. Siete nelle mani dei sindacati e, insieme a loro, siete responsabili della situazione del lavoro che c'è in questo Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vi siete dimenticati, come vi ho detto, dei pubblici esercizi e del pubblico spettacolo, concerti ed eventi. Anche queste categorie nei prossimi giorni vogliono fare una manifestazione, sfidando la legge e andando in piazza - io li sconsiglio - per protestare contro questo Governo. Ci siamo noi a protestare contro questo Governo. Quindi, cari colleghi, come possiamo fidarci di voi? L'Italia non si fida di voi. Troppo confusi, approssimativi e conflittuali, con esponenti di maggioranza e del Governo che pubblicamente dicono che l'Esecutivo sta sbagliando. Ma vai a dirlo in Consiglio dei ministri che i tuoi colleghi di Governo stanno sbagliando e non nelle trasmissioni televisive! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Abbi coraggio e dignità: se secondo te il Governo sta sbagliando, fai la valigetta e vai a casa, perché vuol dire che non condividi quello che l'Esecutivo sta facendo. Un po' di dignità e un po' di coerenza anche in questo momento non guasterebbero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, intervengo solo per scusarmi, perché ho indotto, colpevolmente, il senatore Urso a fare una registrazione di un minuto. Voglio veramente chiedere scusa, perché conosco il Regolamento e so che non si può e non si deve fare. In trenta secondi, però, voglio, ad attenuante, se non a giustificazione, spiegare il perché. Oggi è il 29 aprile e ricorre il quarantacinquesimo anniversario dell'assassinio, a Milano, di un giovane di diciassette anni, Sergio Ramelli, assassinato da un commando di Avanguardia operaia, uno dei cui componenti è oggi un medico. È un giorno in cui avrei voluto essere a Milano. Non potendo, volevo testimoniare da qui le ragioni della mia assenza. (Applausi dal Gruppo FdI) . Chiedo ancora scusa, signor Presidente, ma il ricordo di Sergio Ramelli ci tenevo comunque a manifestarlo anche in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi senatori, intanto voglio anch'io ringraziare il collega Zanda, che adesso sta scendendo i gradini dell'Aula. Effettivamente, devo dire che ascoltare parole di politica con la P maiuscola, come a mio giudizio egli ha fatto, oggi fa del bene alla politica. È la ragione per la quale anche io ritengo, come anche chi prima di lui ha detto, che il ruolo del Parlamento e, soprattutto, il diritto che tutti i parlamentari hanno di consentire al Parlamento di svolgere la funzione che la nostra Costituzione gli assegna sia assolutamente fondamentale. Anche il collega Quagliariello ha ricordato come, anche in situazioni di emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo, in una pandemia e, quindi, in un epidemia mondiale, non si debba mai dimenticare che, comunque, noi siamo una Repubblica che ha una Costituzione, che va assolutamente tenuta in considerazione ed osservata. Anzi, bisogna ricordare, lo dico telegraficamente, che nella nostra Costituzione non si prevedono emergenze da pandemia ed epidemia, ma solo da stato di guerra. Quindi, noi ci troviamo in una situazione che viviamo con analogia rispetto allo stato di guerra, ma è giusto ricordare che tutte le limitazioni alla nostra libertà e ai nostri diritti devono, comunque, essere coniugate con il nostro sistema costituzionale. Non dimentichiamolo mai, perché troppe volte in questi giorni, in questi provvedimenti e in questi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, credo sia stata smarrita la strada principale che dobbiamo percorrere. Io non voglio parlare tanto di questo DEF, dal quale emerge con chiarezza che aumenta il nostro debito pubblico e che aumenta, in prospettiva, anche il tasso di disoccupazione per l'anno 2020 e, purtroppo, anche per l'anno 2021. Non vi parlerò di cose che già conoscete. È un DEF che noi riteniamo assolutamente inadeguato e, a nostro giudizio, lo è anche perché manca completamente di un programma e di un piano generale. Soprattutto, da questo DEF non emerge nessun tipo di intenzione a muoversi verso una riduzione della pressione fiscale, che è assolutamente vitale per il futuro di questo Paese. Voglio ricordare come, purtroppo, alcune questioni che abbiamo sollevato e che sono state sollevate anche in questo dibattito, e di cui si discute in questi giorni non sono effettivamente affrontate nel modo giusto nel Paese. Per esempio, una parola chiave, una parola che è divenuta fondamentale per tutti in questo Paese è la parola liquidità, che sembra essere diventata in questi giorni la parola magica. Come, però, accaduto spesso in passato, per noi non fa difetto tanto l'obiettivo, ma come arrivare a questo obiettivo. Ed è questo, appunto, il primo problema che intendo sollevare oggi in quest'Aula. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18) ( Segue PAGANO). Innanzitutto è meglio precisare che, quando il Presidente del Consiglio dei ministri ha parlato di liquidità, forse avrebbe fatto bene a parlare di debito. Quando si ci si riferisce alla liquidità, in effetti non si fa null'altro che parlare di debito per chi ne fa richiesta. Che si tratti di una richiesta di 25.000 euro a garanzia totale dello Stato o degli scaglioni fino a 800.000, sono soldi che le aziende e i piccoli imprenditori dovranno restituire. Che si tratti di un bar chiuso, di un'estetista o di un barbiere, le domande sono sempre le stesse: avrò i clienti in futuro? Riuscirò a pagare le rate alla banca o ai miei fornitori? Quanto durerà questo lockdown ? Diciamocelo francamente: si poteva e si doveva scegliere un'altra strada, prevedere almeno per alcune tipologie di impresa o di artigiani contributi a fondo perduto. È l'unica possibilità per dare un po' di serenità soprattutto a chi sta subendo sulla propria pelle gli effetti devastanti di questa chiusura forzata e, cioè, i lavoratori autonomi. Anche la richiesta che viene fatta di garanzia assoluta e di prestiti all'Europa risulta fondamentale, ma deve essere chiaro che, anche quando si è parlato di recovery fund , bisogna parlare soprattutto di contributi a fondo perduto. Nel DEF si parla di debito pubblico, che aumenterà. Lo scostamento di bilancio non può che vederci ovviamente favorevoli, ma si tratta di capire se vivere o morire. Far ripartire il Paese significa aiutare le imprese che ne sono l'unico motore. Non possiamo pensare che questo Paese si possa bloccare con la burocrazia che abbiamo. C'è una sola cosa peggiore del non fare le cose: prometterle e non farle. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santillo. Ne ha facoltà. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, è stato detto tante volte oggi che ci troviamo di fronte a una situazione inimmaginabile. La pandemia da coronavirus è un evento storico; una sfida immane di fronte alla quale il Governo e la maggioranza stanno cercando di raccogliere ogni sforzo possibile per mitigare gli effetti sanitari ed economici e porre le basi per una ripartenza in piena sicurezza. Lo sforzo economico messo in campo in tal senso è ingente: tra decreto cura Italia, decreto liquidità e l'imminente nuovo decreto-legge avremo un ricorso al deficit per circa 80 miliardi di euro. Il nuovo provvedimento, in particolare, metterà in campo un ricorso al deficit per 55 miliardi, gli stessi richiesti nella relazione sottoposta al Parlamento in termini di scostamento dagli obiettivi di bilancio. In tutto la manovra innescata dal provvedimento arriverà ad oltre 150 miliardi, considerando le garanzie pubbliche per l'erogazione di liquidità alle imprese, le nuove dotazioni per la Cassa depositi e prestiti e i miliardi messi in campo per saldare i debiti della pubblica amministrazione nei confronti dei nostri imprenditori. L'importanza del combinato disposto di questi provvedimenti è sotto gli occhi di tutti. Parliamo di un'ulteriore ampia estensione della cassa integrazione a beneficio anche delle piccolissime aziende, di un ampiamento e potenziamento del sostegno mensile per gli autonomi, di un incisivo intervento a fondo perduto per le imprese che hanno subito un calo del fatturato, di un reddito di emergenza a favore di coloro che sono rimasti scoperti dalle garanzie fornite dalla cassa integrazione e dal sostegno agli autonomi. Ripeto: il tutto deve essere letto in un complesso di misure organiche che stanno cercando in modo progressivo di rispondere alle mutevoli esigenze della popolazione. In un mondo i cui equilibri sono stati letteralmente ribaltati da un virus invisibile, ma molto aggressivo non c'era alternativa a questo modo di procedere: un attento monitoraggio della situazione, un conseguente pacchetto di risposte progressive e adattate di volta in volta alla rapida evoluzione dei problemi. Il MoVimento 5 Stelle come componente decisiva della maggioranza che sostiene questo Governo non ha lesinato e non lesinerà i suoi sforzi per far sì che le risorse stanziate in questi provvedimenti arrivino a destinazione, per far sì che la liquidità arrivi nel minor tempo possibile alle nostre imprese, ai nostri artigiani, ai nostri commercianti e alle nostre famiglie, per far sì che parte considerevole di queste stesse risorse sia utilizzata per potenziare il bene primario che è il nostro Servizio sanitario nazionale. (Applausi dal Gruppo M5S) . In un contesto in cui si prevedono una caduta del PIL dell'8 per cento, un aumento del deficit del 10 per cento del PIL, un incremento del debito del 155 per cento dello stesso prodotto interno lordo, abbiamo l'obbligo di interpretare e indirizzare questa crisi. Intendo dire che questa sfida immane deve essere interpretata come un acceleratore dei processi di cambiamento che, fino a qualche mese fa, se non qualche settimana, sembravano irrimediabilmente bloccati. In questa direzione non potranno non inserirsi massicce semplificazioni di tutte le procedure che devono portare a liberare investimenti, ad aprire i cantieri, ad archiviare tutta quella serie di incombenze che non dovranno ostacolare le potenzialità della ripartenza. Il Governo sta lavorando a queste semplificazioni. Il Parlamento, forte anche dell'esperienza e degli input accumulati durante la discussione di alcuni precedenti provvedimenti (quali, ad esempio, lo sblocca cantieri) è in grado di fornire preziosi suggerimenti e preziose soluzioni per togliere la sabbia da tutti quegli ingranaggi che dovranno - giocoforza - essere lubrificati, con un occhio di riguardo proprio al settore delle imprese e delle costruzioni, a quello dei lavori pubblici e delle infrastrutture, i veri volani dell'economia del nostro Paese. Insomma, come dichiarato dal nostro premier Conte, dobbiamo realizzare lo sblocca Italia. Il Governo italiano sta facendo la sua parte, nella consapevolezza che la risposta al coronavirus, dramma europeo e internazionale - dramma simmetrico, come più volte detto - dovrà essere rafforzata e ampliata proprio in una dimensione europea. Lasciamo stare il ritardo con il quale una certa tecnocrazia comunitaria si è mossa; nessuno vuole e può nascondere il fatto che l'Unione europea, pur di fronte a un evento di portata epocale, in certi frangenti è sembrata voler rispondere più guardando agli interessi del proprio orticello che non al cuore del problema. Un dato è certo: l'ultimo Consiglio europeo ha certificato l'inserimento - nel pacchetto di soluzioni messe in campo - dell'istituzione del fondo per la ripresa, il cosiddetto recovery fund, definito urgente nei documenti conclusivi. Si tratta di un risultato importantissimo, il cui merito va in buona parte ascritto al Governo italiano che ha saputo farsi capofila di una serie di Paesi che, durante le trattative, hanno chiesto l'utilizzo di strumenti di debito comune. Mi riferisco alle lettere dei nove Paesi, tra cui, appunto, Italia, Spagna e Francia, ma voglio essere chiaro: nessuno si illude che il riferimento al recovery fund sia di per sé un colpo di bacchetta magica. Sappiamo benissimo che al momento possiamo considerare quel riferimento come l'embrione di un percorso molto difficile. Dovremo trattare ancora una volta per dotare questo strumento delle risorse adeguate a far sì che buona parte di queste siano assegnate agli Stati sotto forma di trasferimenti e non di prestiti. Questi ultimi, infatti, non farebbero altro che appesantire i debiti pubblici nazionali già in sofferenza come quello italiano. Aver ottenuto l'inserimento del principio del recovery fund è un risultato di assoluto valore. È un impegno politico a cui Eurogruppo, Consiglio europeo e Commissione devono sentirsi vincolati. È da qui che deve partire la svolta, quella accelerazione dei processi di cambiamento a cui facevo riferimento in precedenza. Le risposte europee che accompagnano l'impegno a istituire un fondo per la ripresa, da questo punto di vista, non sembrano rappresentare le caratteristiche di una svolta. Il piano Sure contro la disoccupazione ha un potenziale di 100 miliardi di euro che, però, verrebbero dati sempre in prestito. In più, non potrebbe mettere a disposizione più di 10 miliardi di euro l'anno, cifra davvero troppo esigua rispetto all'enorme sfida della protezione del lavoro. L'investimento della Banca europea degli investimenti (BEI) si basa sulla logica dei prestiti, che potranno essere erogati solo dopo la prestazione di garanzie degli Stati per 25 miliardi. Infine, il MES, dal canto suo, per il MoVimento 5 Stelle continua a essere uno strumento del tutto inadeguato e insufficiente. Stante l'attuale tenore dei trattati, non esclude, anzi, impone rigorose condizionalità al Paese che dovesse chiedere l'accesso ai suoi fondi. Esso metterebbe a disposizione 36 miliardi che non possono essere considerati una risposta all'altezza della situazione, soprattutto se questa cifra è l'anticamera per esigere un domani aggiustamenti macroeconomici che già hanno fatto danni inenarrabili per altri Paesi. Presidente, colleghi, oggi sono vent'anni che l'Italia ha un avanzo primario, cioè chiude il bilancio per entrate superiori alle spese, al netto degli interessi sul debito, eccezion fatta soltanto per un anno. Ma questo non ha portato il debito a diminuire e non ha messo il Paese in una direzione di crescita. In più, come certificato da autorevoli stime, questo virtuoso percorso contabile ha portato il Servizio sanitario nazionale a essere definanziato per 37 miliardi di euro negli ultimi dieci anni. Allora io mi chiedo e vi chiedo: dovremmo andare a chiedere al MES 36 miliardi di euro per il Servizio sanitario nazionale, ossia quegli stessi miliardi che a colpi di aggiustamenti macroeconomici sono stati negati nell'ultimo decennio ai nostri ospedali, ai nostri medici e ai nostri infermieri? Per poi magari sentirci dire dai signori del MES che in cambio dobbiamo sottoporci a quegli stessi aggiustamenti macroeconomici? In tutto questo resta centrale il ruolo della BCE, che recentemente ha potenziato e allargato il suo raggio d'azione nell'acquisto dei titoli di Stato. Siamo consapevoli dei limiti statutari che permangono; ma, proprio perché occorre un ribaltamento degli schemi sin qui seguiti, dobbiamo insistere sull'ulteriore ampliamento del modus operandi della Banca centrale europea a protezione dei debiti pubblici più fragili. Non è il momento di riproporre l'austerità, ma è il momento di andare incontro alla sofferenza dei cittadini e delle imprese. Il MoVimento 5 Stelle è immerso in questa sofferenza e intende lottare fino alla fine per portare il Paese fuori da tutto questo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà. TOSATO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, i dati di questo Documento di economia e finanza sono sicuramente molto preoccupanti, direi drammatici. Mi riferisco al -8 per cento di previsione del PIL per il 2020 e al 155 per cento del rapporto tra debito pubblico e PIL; queste previsioni dicono tutto, dicono che la situazione della nostra economia rischia di diventare insostenibile. Io credo però che non dobbiamo addentrarci in una discussione che stabilisca se queste previsioni siano più o meno attendibili e se i numeri siano corretti o meno; il tema di fondo è se questo Governo ha affrontato e sta affrontando in modo efficace e coerente l'emergenza sanitaria che ha creato questo dissesto nei conti pubblici e se sta affrontando in modo efficace l'emergenza economica. Noi siamo convinti - e credo che lo siano la maggior parte degli italiani - che il Governo non è stato assolutamente all'altezza di affrontare né l'emergenza sanitaria, né tantomeno quella economica. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non è stato all'altezza di affrontare l'emergenza sanitaria perché noi sappiamo ora che già da gennaio si sapeva che esistevano dei rischi di pandemia causati dal coronavirus e si è perso più di un mese colpevolmente, con un ritardo inaccettabile, in un momento in cui dovevamo invece creare le condizioni per avere a disposizione posti letto per le terapie intensive, respiratori necessari per affrontare questa ondata pandemica, dispositivi medici e mascherine utili al nostro personale sanitario e alla nostra comunità. Tutto ciò non è stato fatto; il Governo ha agito in ritardo e ci siamo trovati nel pieno di una pandemia senza nemmeno avere la possibilità di essere pronti ad affrontarla. Abbiamo ovviamente attivato un lockdown che era assolutamente necessario per salvaguardare la sicurezza degli italiani. Ma la domanda è: durante il lockdown sono stati portati avanti quei provvedimenti necessari a tenere in piedi l'economia? Noi siamo convinti di no. I famosi 350 miliardi di prestiti non si sono attivati, la cassa integrazione è in ritardo e non ci sono segnali di riapertura. Quest'ultima è avvenuta in modo assolutamente inadeguato, partendo dalle librerie e dalle biblioteche o da altri settori che sicuramente sono importanti, ma di fatto senza una strategia univoca. Possiamo ora aspettare ulteriormente la riapertura? Noi siamo convinti di no. Non possiamo aspettare un vaccino che non sappiamo quando arriverà, fra un anno o forse più; è il momento di prendere decisioni. Questo Governo in Europa è stato debole e diviso e in Italia è apparso lento e confuso. Per la fase 2 servono delle linee chiare, poche linee chiare. Non bastano le conferenze stampa del Presidente del Consiglio, che annuncia periodicamente vari provvedimenti, sempre in modo assolutamente confuso; servono delle regole chiare e nette per la riapertura. Non serve stabilire un calendario dedicato alle attività commerciali, artigianali e industriali; servono delle regole. È necessario stabilire quali sono i presupposti perché un'attività possa aprire: i presidi sanitari necessari e l'igienizzazione dei locali. Questi sono i presupposti e quindi bisogna invertire il comportamento che fin qui è stato adottato dal Governo, che ha stabilito date di apertura senza stabilire i criteri. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il 4 maggio le industrie come potranno aprire le attività? Quali sono i provvedimenti ai quali saranno tenute ad attenersi? Non lo sappiamo ancora; il 4 maggio è vicino e molti non saranno nelle condizioni di riaprire in condizioni di sicurezza. Noi diciamo "sì" alla riapertura, ma pretendiamo dei dispositivi di sicurezza e delle regole certe perché questo possa avvenire a tutela dei cittadini e dei lavoratori. È stato poi inqualificabile e meschino - permettetemi - il comportamento del Governo, che, di fronte alle proprie divisioni e alle proprie difficoltà, ha voluto spostare l'attenzione sul comportamento delle Regioni e degli enti locali, che si sono trovati in prima fila ad affrontare un'emergenza senza precedenti, senza le adeguate condizioni di supporto da parte del Governo. Avete mosso accuse nei confronti delle Regioni esclusivamente per tutelare la vostra immagine: il vostro unico obiettivo era spostare i riflettori su altri per nascondere le vostre inadeguatezze. È stato un comportamento inaccettabile e vergognoso, che continua purtroppo anche in questi giorni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Chiediamo dunque dei provvedimenti chiari sulla pace fiscale e sulla burocrazia zero. Cosa intendiamo per burocrazia zero? Voi continuate a pensare che la burocrazia serva per limitare il malaffare, ma non è così. Coloro che sono dediti al malaffare sanno aggirare anche le norme più complicate. I cittadini onesti, che vogliono rispettare le norme, sono oppressi dalla burocrazia, dalle regole e dalle vessazioni che imponete attraverso la legge. Abbiamo chiesto un anno fa, quando eravamo al Governo con il MoVimento 5 Stelle, di attenersi alla burocrazia stabilita nel codice degli appalti dalla Commissione europea, che è paradossalmente meno restrittiva di quella che oggi applichiamo in Italia. L'abbiamo chiesto un anno fa e ora è il momento di intervenire. Chiediamo contributi e agevolazioni fiscali a fondo perduto, perché non si può vivere solo dei miseri sussidi che state distribuendo in questa fase di emergenza: non è questa la soluzione. Si può vivere solo ritornando al lavoro e mettendo le imprese nelle condizioni di dare posti di lavoro. L'Italia è stata la prima a istituire il lockdown e, purtroppo, sarà l'ultima a uscirne. Questo è l'unico triste primato del Governo Conte- bis . Qui c'è la differenza tra i Governi che hanno agito in modo efficace e tempestivo e un Governo come il nostro che, invece, ha agito con lentezza, senza coraggio e con una colpevole inerzia, che sta mettendo in crisi il nostro sistema economico. Certamente non ci riconosciamo in un Presidente del Consiglio - permettetemi - vanesio e vanitoso, attento più alla sua immagine, alla piega e al taglio dei suoi capelli, che al malessere dei suoi cittadini e alla sofferenza della propria comunità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questa è una vergogna: datevi una mossa, datevi una regolata, perché il Paese non può più attendere e non può più permettersi il lusso di sopportare la vostra indecisione, la vostra inadeguatezza e, di fatto, la vostra inutilità! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei condividere una storia, perché anche dietro ai grandi numeri e ai dati macroeconomici ci sono sempre i destini delle persone. Quindi vorrei iniziare con la storia di Daniela e Francesco, una giovane coppia, con un piccolo bambino di otto mesi, Mattia. Il loro sogno di sposarsi a settembre l'hanno dovuto mettere da parte, a data da destinarsi, non tanto perché temano il protrarsi del divieto di assembramenti, quanto per il timore di non farcela, economicamente parlando. Daniela lavorava in un'azienda che ha a che fare col turismo, che ha già annunciato la chiusura della propria sede e quindi è sostanzialmente senza lavoro, e la stessa sorte spetta al suo compagno, Francesco, che aveva aperto soltanto di recente un negozietto per la degustazione e la vendita di prodotti d'eccellenza made in Italy . Anche per una giovane e flessibile startup come la sua quasi tre mesi di chiusura e di mancati redditi sono troppi e quindi teme di non farcela, col risultato che entrambi sono senza lavoro. La vicenda di questi ragazzi è emblematica per l'attuale fase e ritengo che dobbiamo tenerla bene a mente per le risposte che siamo chiamati a dare in quest'Aula, perché le risorse che andremo a stanziare domani col voto andranno a gravare proprio e soprattutto su giovani come Daniela e Francesco e sui loro figli. Prevedere uno scostamento di bilancio di 55 miliardi di euro, come ci accingiamo a fare, altro non vuol dire che indebitare ulteriormente il nostro Paese e, quindi, aggiungere ulteriori oneri a quella montagna di debito che già oggi fa di noi il terzo Paese al mondo per indebitamento pubblico. È chiaro ed è fuori discussione che non ci sono molte alternative, e anche i colleghi dell'opposizione tutto sommato concordano sul fatto che c'è assoluto bisogno di questa sorta di manovra straordinaria, perché serve a ridare speranza al Paese. Anche le stime più ottimistiche ipotizzano cifre da far tremare i polsi: forte riduzione del PIL, aumento della disoccupazione, aumento alle stelle del rapporto deficit -PIL. Non si può quindi fare a meno di ricorrere a un maggiore indebitamento, innanzitutto proprio per essere al fianco di famiglie come quella di Daniela e Francesco, in modo tale che possano affrontare il presente, garantendo però al contempo anche un futuro per i loro bimbi; per stare al fianco di quegli ulteriori milioni di italiani che hanno perso il lavoro a causa del coronavirus o si apprestano a perderlo, e anche per consentire a tantissime aziende - si stima che un terzo delle piccole e medie imprese avrà difficoltà a riaprire una volta sbloccato il lockdown - di poter sopravvivere. Dobbiamo però tener ben presente che saranno le nuove generazioni che verranno chiamate a pagare i costi e le conseguenze delle decisioni assunte oggi e, dunque, queste risorse vanno spese al meglio. Non possiamo permetterci sprechi. I nostri figli non si meritano di vedere ipotecato il loro futuro a causa di buchi neri senza fondo. Per questo innanzitutto non possiamo alimentare un sistema volto alla mera sussistenza, in cui tutti vivono o si aspettano di vivere di assistenza. È fuori di dubbio che dobbiamo farci carico degli oltre 9 milioni di poveri che già oggi fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, ma si prevedano aiuti una tantum per persone indigenti stanziati dai Comuni e non sussidi elargiti a tappeto tramite l'INPS. I servizi sociali comunali conoscono le singole situazioni di bisogno e possono intervenire in modo oculato e chirurgico, così da tamponare situazioni emergenziali, senza che vengano sperperati soldi a pioggia, destinati solo ad aumentare gli sprechi. Al contrario, bisogna investire risorse per incentivare la crescita. È nostro dovere creare le condizioni affinché venga data alle persone la possibilità di ricominciare a lavorare e a produrre reddito. La pandemia ha stravolto la salute e la vita delle persone: adesso dobbiamo evitare che si faccia saltare il tessuto produttivo del nostro Paese. Per questo vanno sbloccati in fretta ai cantieri pubblici, così da mettere in moto e in circolo ingenti risorse capaci di creare lavoro, nonché l'economia per impedire che una miriade di imprese vada fallita. Il tutto deve avvenire con un'ambizione: cercare di trasformare la crisi in opportunità, nel tentativo di rendere migliore il nostro Paese, con un maggiore utilizzo delle risorse tecnologiche, con un più diffuso impiego dello smart working, con un maggiore rispetto dell'ambiente e delle energie rinnovabili, con una mobilità più sostenibile, con meno burocrazia, con una più equa ripartizione tra i generi dei tempi di lavoro e di famiglia. Per fortuna abbiamo un'alleata, quella tanto criticata Europa. È grazie all'Unione europea che potremo ottenere in prestito miliardi di risorse a basso costo per finanziare gli investimenti necessari, vuoi che sia con il fondo Sure ( Support to mitigate unemployment risks in an emergency ), vuoi che sia con il Meccanismo europeo di stabilità, con i prestiti della Banca europea per gli investimenti o in una seconda fase con il recovery fund . Sono tutti passaggi che risultano strategici per farci uscire dalla crisi e senza i quali l'Italia sarebbe probabilmente già finita gambe all'aria, perché altrimenti non avremmo mai ottenuto altrettanti crediti a condizioni così vantaggiose. Allora abbiamo una grande sfida davanti a noi: a noi l'opportunità di coglierla. I fondi che oggi rendiamo disponibili con il Documento in discussione vanno utilizzati soprattutto per favorire crescita e sviluppo. Ne va della possibilità di realizzare quei sogni di Daniela e Francesco (sogni nell'immediato), ma ne va soprattutto del futuro, non soltanto di Mattia, ma anche dei nostri figli e dei bambini come loro, cittadini del domani. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e del senatore Zanda) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, ci sono dei dati di realtà nel percorso che affrontiamo e nei numeri che sicuramente devono indirizzare i contenuti del nostro dibattito all'altezza delle argomentazioni e del ruolo. Oggi ci dobbiamo esprimere sul Documento di economia e finanza e sullo scostamento di bilancio, che poi verranno inviati al Consiglio dell'Unione europea e alla Commissione europea. Già qui ci sono dei passaggi obbligati e logici nel dibattito che ci deve impegnare. È stato detto molto chiaramente dal ministro Gualtieri, nell'audizione delle Commissioni in sede congiunte di Senato e Camera su questo argomento, che, a causa dell'emergenza Covid-19, gli scenari su cui ci esprimiamo oggi sono limitati al periodo 2020-2021, per un importo di 55 miliardi di euro. Abbiamo due emergenze fondamentali: liquidità, per consentire al Paese di superare questo momento e poter discutere del futuro - altrimenti non si inizia neanche la discussione - ed emergenza sanitaria. Si va allora al Consiglio europeo. C'è una connessione strettissima con l'Europa, così come c'è stata per i 25 miliardi precedenti, i quali - vogliamo fare polemica politica? - era chiarissimo che fossero vincolati a una certa emergenza, mentre gli altri provvedimenti ( bonus turismo e qualsiasi altra cosa) sarebbero stati affrontati successivamente. Prima questione: per essere all'altezza è imprescindibile essere all'interno di una trattativa europea. Non è dato né tertium , né secundum : senza l'Europa il debito non sarà sostenibile. Ho sentito evocare da colleghi delle opposizioni un finanziamento a fondo perduto. Come pensiamo di finanziarlo? Qui entra in gioco la politica, il ruolo politico che si riesce ad avere in Europa. Certo, non si è partiti benissimo, ma non possiamo negare che una serie di risultati è stata ottenuta, cui dovranno sicuramente seguire altre; ma i risultati sono stati ottenuti con il primato della politica, rispetto al quale il nostro Paese ha avuto un ruolo fondamentale. Costruire alleanze con coloro con cui si fa asse, spostare delle posizioni - penso a un inizio di spostamento di posizione della Germania - è importante. Serve o non serve? Rispetto a questo un Paese trova la sua unità. È stata citata più volte l'analogia con il periodo più vicino per difficoltà, quello della Seconda guerra mondiale, e si è detto che è più dignitoso ricorrere ad analogie con le modalità con cui si ricostruì nel dopoguerra. Giustamente il senatore Zanda ci ha richiamato a un ruolo centrale del Parlamento e della politica. Voglio citare due esempi: il primo è il discorso, ormai celeberrimo, che Alcide De Gasperi pronunciò alla Conferenza di pace di Parigi, in cui l'Italia si presentava in una posizione molto difficile e doveva trattare le condizioni delle sanzioni. Certamente non fece un discorso isolazionista e pronunciò la celeberrima frase: «Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me». E ottenne molto - come sappiamo - certo non isolandosi. Chiedo ancora un minuto e mezzo, non di più. Il secondo paragone riguarda l'Assemblea costituente: nel 1947, per i noti equilibri mondiali, furono espulsi dai Governi del dopoguerra i rappresentanti della parte politica socialcomunista; questo non impedì che nel nostro Paese, mentre c'era un contrasto fortissimo sul piano politico e anche internazionale, si lavorasse tutti insieme per la Costituente, presieduta da Umberto Terracini, che - guarda caso - era un comunista. A questi esempi, quindi, dobbiamo guardare come altezza del Parlamento. Il ministro Gualtieri ha detto molto chiaramente, elencandoli, quali sono i provvedimenti immediati: automatismo per il bonus autonomi in ventiquattro ore; si discute su un fondo perduto o qualcosa di simile per le piccole e medie imprese; rinvio della sugar e plastic tax ; dotazione di 3,5 miliardi in favore dei Comuni, delle Province, delle città metropolitane e quant'altro. Si parla di 6 miliardi all'anno fino al 2031 per la ripresa destinati a incentivi e investimenti. Allora qua c'è argomento di dibattito. Se le emergenze continueranno a essere liquidità, potenziamento, revisione della sanità e investimenti per l'economia, entra in gioco il ruolo che vogliamo attribuire alle politiche pubbliche e allo Stato. Concludo il pensiero perché non voglio abusare, Presidente, della sua cortesia e di quella dell'Assemblea. Allora in questa ripartenza - lo dico senza polemica - il Parlamento e tutte le forze politiche quanto sono disposti a mettere in discussione convinzioni ante emergenza pandemia? Si parla di sanità e di risorse da mettere sulla sanità; certo, di più, ma quanti sono disposti a rimettere in discussione modelli di privatizzazione della sanità? Quando si parla di territori, ovviamente non parliamo di riaprire piccoli ospedali, magari con poche competenze. Stiamo parlando di una rete territoriale che necessita di un governo regionale o comunque di un governo pubblico. Quanto siamo disposti a ridiscutere modelli di darwinismo economico alla "ognun per sé e Dio per tutti" - parlo con rispetto - e modelli che esaltavano la flat tax ? Se avessimo la flat tax oggi, saremmo a discutere di risorse a disposizione dello Stato? Quando si parla del ruolo dello Stato, la differenza è tra Stato erogatore, che non ha una strategia, e uno Stato imprenditore, sostenitore, che indirizza e tiene la coesione. Queste sono le condizioni per riscrivere il nostro futuro. Su questo ci giochiamo una ripartenza e dobbiamo essere all'altezza di questo tipo di dibattito, certamente ognuno con le proprie idee, sapendo che un cambiamento non è necessario, ma è indispensabile. Con ciò ci dobbiamo misurare per rivendicare una centralità e una dignità del Parlamento, che passano anche attraverso la levatura delle nostre proposizioni. (Applausi delle senatrici Boldrini e Leone). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il Documento di economia e finanza in discussione ci restituisce l'immagine di un Paese in ginocchio. L'Italia che produce sta vivendo la sua ora più buia e noi abbiamo il dovere di darle delle risposte concrete. Lo dico alla maggioranza: siamo stanchi di conferenze stampa, stanchi di dirette Facebook, di riunioni con esperti e task force e soprattutto stufi di avanzare proposte senza essere ascoltati. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il tempo è scaduto ed è necessario dare risposte concrete agli italiani subito. Il presidente Conte continua a ripetere, forse per auto convincersene, che rifarebbe esattamente tutto ciò che ha fatto e allora credo sia giusto dire con chiarezza, senza dover temere per questo di essere accusata di scarso senso di unità nazionale, che ciò che a cui abbiamo assistito è stata una lunga sequenza di decisioni prese con estremo ritardo, che ci hanno portato a dove siamo. Il Governo è stato ed è in ritardo praticamente su tutto; in ritardo nel riconoscere la gravità dell'emergenza sanitaria; in ritardo sull'approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale, le famose mascherine; in ritardo sui tamponi; in ritardo nell'avviare il lockdown e nel decidere di porvi fine; in ritardo nel rispondere alla grave crisi economica in corso e financo in ritardo sul decreto che aspettiamo ormai da un mese. Forse Palazzo Chigi è troppo impegnato nell'interpretazione autentica della parola «congiunti» per accorgersi che centinaia di migliaia di attività rischiano di chiudere i battenti. Il DEF fotografa un PIL che crolla dell'8 per cento e la disoccupazione che cresce di oltre due percentuali. Queste stime appaiono addirittura ottimistiche, se confrontate con quelle dell'Ufficio parlamentare di bilancio, che prevede un crollo del PIL del 15 per cento, e con quelle del Fondo monetario internazionale, che stima un aumento del 3 per cento della disoccupazione. Ma non servono più nemmeno i dati numerici per comprendere in quest'Aula che ciascuno di noi rappresenta un popolo duramente provato, che quotidianamente ci grida il suo dolore. Avete chiesto agli italiani di restare chiusi in casa e loro hanno rispettato le regole mostrando senso delle istituzioni e amor patrio. Lo hanno fatto seppur al prezzo di enormi sacrifici, mentre sulle nostre coste, sulle coste siciliane in particolare, hanno continuato a sbarcare navi di immigrati. Avete chiesto agli italiani non solo di allontanarsi dai propri affetti, ma anche di chiudere negozi, attività e imprese. Avete fatto multare in modo severo i pochi trasgressori delle regole e intanto, con la scusa del coronavirus, il ministro della giustizia Bonafede ha permesso che uscissero dal carcere diversi boss mafiosi. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . È così! È surreale e scandaloso, se pensiamo che la mafia, e in genere la criminalità organizzata, proprio in periodi di crisi specula ancora di più sulla povera gente. In contesti come questo, si moltiplicano fenomeni come quelli dell'usura e delle offerte predatorie per attività che, pur di tirare a campare, si è costretti a svendere. LICHERI (M5S) . Ma dai! GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Nel suo ennesimo night show il presidente Conte ha comunicato alla Nazione la proroga della chiusura di molte attività di impresa per tutto il mese di maggio. Ciò equivale a scrivere una loro condanna a morte. Del decreto di marzo gli italiani hanno visto poco o nulla; quasi un milione di lavoratori autonomi sta ancora aspettando il bonus da 600 euro. Partite IVA e liberi professionisti sono stati umiliati: chi ha ricevuto qualcosa ha percepito meno dei beneficiari del reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il bonus di aprile non è ancora arrivato e per maggio si pensa addirittura di ridurre ulteriormente la platea dei beneficiari. Ma questo non lo dite. Lo stesso discorso vale per la cassa integrazione in deroga che non arriva e che ha lasciato scoperte diverse categorie di lavoratori. Anche il cosiddetto decreto liquidità, che il Governo avrebbe dovuto chiamare invece "decreto prestiti da restituire con gli interessi", è un flop : doveva agevolare il rilascio di prestiti da parte delle banche alle imprese, ma si è rivelato un buco nell'acqua. Perfino i finanziamenti fino a 25.000 euro sono stati ostacolati - e lo sono tuttora - da procedure lunghe e complesse. L'istruttoria, che secondo le promesse del Governo sarebbe stata semplice e veloce, è praticamente quella ordinaria. (Commenti dal Gruppo M5S). Capisco che i colleghi sono un po' dispiaciuti per quello che dico, ma lo devo dire. Decine di documenti sono richiesti sulla situazione contabile; eppure, si capisce che le aziende in realtà sono quelle che già vivevano una situazione di difficoltà che si è acuita con la crisi in atto, e quindi è paradossale. Piccoli imprenditori armati di buona volontà sono stati paralizzati dalle pastoie burocratiche; lo Stato li sta umiliando obbligandoli a fare la questua. Questo è inaccettabile, per cui non voglio girarci intorno: servono soldi adesso, direttamente sul conto corrente delle aziende, attraverso compensazioni fiscali. Serve garantire liquidità alle imprese, che non devono essere costrette a passare dalle banche. Solo con questo obiettivo la richiesta di un ulteriore scostamento di bilancio può essere accolta. Lo diciamo da quando è iniziata l'emergenza, ma solo ora il ministro Patuanelli ha iniziato a parlare di risorse a fondo perduto. Sia chiaro un concetto: quelle risorse serviranno a far ripartire la nostra economia; iniziamo a considerarle un vero e proprio investimento. Prima il Governo lo capirà e prima inizierà la ripresa economica. Consentitemi di fare anche un passaggio sul Sud, distante anni luce dal resto del Paese e che, con la crisi attuale, vedrà aumentare il suo disagio economico e sociale. Il Governo continua a guardare alle risorse destinate al Mezzogiorno con l'acquolina in bocca, e un documento di Palazzo Chigi ipotizza di usarle a copertura del prossimo decreto. Spero si tratti di opzioni già accantonate perché, se così non fosse, si profila un vero e proprio scippo ai danni del Mezzogiorno. Non permetteremo che sia fatta cassa a spese dei meridionali. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il Sud non può pagare la crisi e non può diventare il bancomat del Governo. PRESIDENTE. Senatrice, deve terminare il suo intervento. Ha superato di due minuti il tempo concesso. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Un'ultimissima considerazione: mi aspettavo una parola dal ministro Di Maio sulla Cina, parola che non è arrivata, purtroppo, nonostante le responsabilità di quel Paese nella pandemia siano enormi. Credo che presto sarà troppo tardi per questo Governo, che non sta dando risposte concrete al Paese. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Colleghi, rispetto all'intervento della senatrice Giammanco, vi ricordo che, nella nostra organizzazione dei lavori, gli oratori non possono più parlare dal posto in cui si trovano, ma devono scendere nei posti che sono stati destinati e definiti dai nostri questori. È iscritto a parlare il senatore Pittella. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, credo che ci sia un dato non confutabile in questo dibattito, e cioè che questa sia la manovra più espansiva e più coraggiosa dal dopoguerra: su questo almeno credo che nessuno in quest'Aula possa dire una parola. È giusto così ed è giusto che a questa manovra si colleghi uno sforzo europeo. Anche su questo, con onestà, dobbiamo ammettere che, dopo un approccio indolente e superficiale, c'è stata una risposta europea adeguata. Chi oggi critica ancora l'Europa rifletta su che cosa saremmo oggi se non ci fosse l'azione quotidiana della Banca centrale europea che compra i nostri titoli. Anch'io sono favorevole alla trasformazione della BCE in una banca prestatrice di ultima istanza che stampa moneta, ma per fare questo - lo diciamo ai cittadini - ci vogliono due o tre anni, perché bisogna cambiare lo statuto della BCE. Aspettiamo tre anni per dare risposte ai cittadini? Sottolineiamo l'importanza dell'azione oggi di questa BCE e sottolineiamo l'importanza che la Commissione europea abbia sospeso il Patto di stabilità e consenta a noi di fare le operazioni finanziarie di appesantimento del debito. Mettiamo in evidenza che il Consiglio europeo - dato non scontato - ha deciso di fare un piano europeo per la ricostruzione, grazie anche alla capacità del Governo di fare alleanze in sede europea. Ora la Commissione europea è chiamata a dare risposte immediate e lo dico con totale fermezza: non possiamo aspettare gennaio del 2021; il bilancio pluriennale ovviamente può essere approvato e va in vigore nel 2021, ma occorre trovare - ed esiste - uno strumento per anticipare i finanziamenti a partire dal prossimo giugno. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . La Commissione europea deve dare una risposta sul quantum - noi siamo per avere un piano di 1.500 miliardi - e anche sulle tipologie, e cioè su quali settori andiamo a finanziare per la ricostruzione . Qui ci sta tutto il discorso sul digitale, sulla telemedicina, sull'istruzione, sulla ricerca, sulla scienza, oltre ai settori tradizionali. Questo è il quadro, se vogliamo essere onesti e credo che sia nella nostra coscienza esserlo. Non mi pare peraltro che vi siano alternative ragionevoli, ma io sono per ascoltare e per agire possibilmente in modo coeso. Non penso che questo sia il tempo delle verità possedute e meno ancora di quelle vendute come se fossero verità. Il Governo ha avuto un merito essenziale, e lo dico al sottosegretario Misiani: si è assunto le sue responsabilità e ha agito; a mio giudizio e a giudizio del Gruppo del Partito Democratico ha agito bene. Ora dobbiamo andare avanti, con il Parlamento che si riappropria delle sue funzioni - e sottoscrivo, parola per parola, l'intervento magistrale del senatore Zanda - e con una tensione collaborativa di tutti e dico tutti, compreso chi sta al Governo e chi sta all'opposizione. Rinuncino al proprio tornaconto di parte. Se si sa ascoltare l'umore profondo del Paese, il Paese ci dice questo. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Borgonzoni. Ne ha facoltà. BORGONZONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, devo premettere, prima di iniziare il mio intervento che sarà legato alla cultura, che mi ha un po' imbarazzato una serie di discorsi che ho sentito pronunciare in quest'Aula dalla maggioranza, che appare confusa, ogni tanto, e sembra opposizione, come se non sia sua specificità quella di portare avanti i provvedimenti che racconta perché sembra quasi che siamo noi a bocciare quelli che vorrebbe. Mi ha anche imbarazzato sentir parlare della centralità del Parlamento. Per voi il Parlamento è centrale? A me sembra che abbiamo un Presidente del Consiglio che decide anche sulla testa di tanti che stanno in maggioranza cosa si fa e cosa non si fa. Viene in questa sede a raccontarci quello che ha già detto alle televisioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Malan) . La centralità del Parlamento, sì, dovrebbe esserci ma manca, per cui chi in maggioranza la chiede vada a bussare alla porta del presidente Conte che la centralità non riconosce a questo Parlamento perché noi, in questa sede, rappresentiamo la gente che ci ha votato, e non solamente noi stessi, e dovremmo avere rispetto da parte di Conte e di tutti voi. Mi dispiace constatare che anche nel DEF la cultura ha una centralità pari a zero, come noi parlamentari. Non se ne parla, Conte non ne parla. Potrei ora parlarne io, raccontandovi quanto è importante, quanto la cultura italiana faccia opinione più di tutte le altre culture nel mondo. Potrei dirvi come noi siamo conosciuti negli altri Stati proprio per la nostra cultura, per le tante differenze che ci sono e che vediamo nei festival, nelle manifestazioni, in tutto quello che racconta la nostra cultura. Voglio però parlare, per essere più pragmatica, di numeri. Mi spiace che non sia presente il presidente Pittoni perché gli suggerirei di convocare una seduta della Commissione per chiamare il Presidente del Consiglio e tutti coloro che in quest'Aula cercano di aiutare poco un comparto così tanto importante. Se penso anche agli emendamenti segnalati, se si esclude il Gruppo della Lega, gli altri Gruppi non hanno certo dedicato molto tempo a segnalare gli emendamenti legati alla cultura. Il comparto culturale e creativo ha un milione e mezzo di occupati. Oltre ai ricavi diretti, se consideriamo l'indotto, arriviamo a 256 miliardi: quasi il 17 per cento del PIL. Forse questo non vi è chiaro perché, se vi fosse stato chiaro, non avreste bocciato gli emendamenti di cui abbiamo parlato e magari il tema sarebbe molto più centrale nella discussione, soprattutto perché la cultura è fondamentale anche per il rilancio del turismo. Visto che spesso parliamo di giovani - penso che i giovani debbano essere nei pensieri di tutti noi - e, quando si scrivono i provvedimenti, si parla proprio dei ragazzi, vorrei ricordare che nel mondo della cultura un occupato su quattro è under trentacinque e più del 50 per cento dei lavoratori ha meno di quarantaquattro anni. Dobbiamo pensare che cosa vogliamo fare della cultura. Dobbiamo pensare se vogliamo regalare la cultura a qualcun altro o iniziare a dedicarvi il nostro tempo, il nostro impegno e i fondi. Non basta un centinaio di milioni per pensare che vada tutto bene perché, quando si parla di cultura, si parla di tante cose. Vanno stanziati i fondi. Abbiamo presentato ora un altro emendamento perché servono almeno 800 milioni. Ne servirebbero molti di più - lo sappiamo, e dovremmo saperlo tutti in quest'Aula - ma almeno quelli vanno immediatamente consegnati a quelle aziende e a quelle persone che lavorano nel mondo della cultura e dello spettacolo. Avevamo presentato un emendamento con il quale chiedere di equiparare tutti coloro che lavorano in quel mondo alle piccole-medie imprese, affinché potessero avere gli stessi aiuti e gli stessi sgravi, cosa che oggi non è possibile perché il comparto è stato dimenticato. Per fare un esempio di come poco sia nella testa di tutti quello che ruota attorno alla cultura e all'arte, vi ricordo le imprese di restauro sono state tolte dai codici Ateco, non sono state inserite tra quelle che possono ripartire ora, anche se sono legate a lavori privati e lavori pubblici. I cantieri ripartono, ma quelle sono state tenute fuori perché nessuno ci ha pensato. Quando si parla di cultura e arte nessuno ci pensa, perché probabilmente in quest'Assemblea si crede che cultura e arte riguardino solo persone che se ne occupano per hobby o sono ricchissime, scordandosi tutti quei piccoli autori che - pensiamo al diritto d'autore - con la SIAE guadagnano 10.000 euro all'anno. Nessuno ha pensato a quelle persone. Nessuno ha pensato a come far ripartire le produzioni cinematografiche. Noi chiederemo che l' art bonus venga allargato a tutti i festival e a tutte le manifestazioni, almeno ora. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Noi stiamo rischiando di consegnare il Paese - e, quando dico noi, in realtà intendo voi, perché noi assumeremmo dei provvedimenti diversi - alle multinazionali, ai cinesi e alle persone che arrivano con i soldi e si possono comprare quello che c'è, o - ancora peggio voi - nelle mani della mafia. Io spero che non ne siate consci e iniziate a ragionare su questo. Succede in Romagna, come in tante parti d'Italia: ci sono denunce di prefetti che dicono che persone si presentano con valigette piene di soldi per comprare alberghi - ma questo succede con tutte le attività - dicendo: oggi ti do 100, se me lo vendi fra un mese ti do 50, tra tre mesi ti do un terzo. Bisogna che iniziamo veramente a pensare alle attività, a dar loro liquidità e a difendere un popolo che, dopo aver pagato tasse - noi e i nostri nonni, tutti abbiamo sempre pagato le tasse - e vorrebbe ricominciare a lavorare, si trova in ginocchio e deve piatire dei soldi e andare a prenderli dalla mafia. Per questo dovreste vergognarvi tutti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Iniziate a pensarci e a prendere provvedimenti seri, altrimenti è una colpa che avrete tutti voi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà. MINUTO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il nostro Paese sta vivendo una crisi così grande da poter essere paragonata - come ha già detto qualcuno oggi - a quella del dopoguerra. Serviranno numerosi anni per uscire dalla crisi che segnerà le vite non solo nostre, ma soprattutto quelle delle generazioni future, dei nostri figli. Oggi ci troviamo di fronte a grandi problemi e, quindi, chiediamo allo Stato, a tutti coloro che oggi ci danno delle direttive - di dare grandi risposte agli italiani. La manovra che ci accingiamo a porre in essere è di circa 55 miliardi di euro: stiamo parlando di 10 e più manovre finanziarie messe insieme. La domanda che mi pongo è la seguente: se facciamo un debito così grande, a cosa serviranno le risorse? Spiegatecelo, perché noi oggi non sappiamo ancora nulla o sappiamo molto poco. (Applausi del senatore De Vecchis) . Credetemi: lo dico senza alcuna polemica. Il Paese si è fermato, compreso il Mezzogiorno che già prima soffriva e oggi, con la pandemia, rischia di essere travolto. Mi auguro che gli investimenti che verranno effettuati siano in linea con le reali aspettative del Mezzogiorno. Perché dico questo? Quello che purtroppo è successo in passato non deve ripetersi. Abbiamo assistito a interventi che erano l'opposto di ciò di cui aveva bisogno il nostro Sud. Con gli interventi adottati si è fatto esattamente il contrario e si sono spesi soldi per altro. Pertanto, se avremo la possibilità di utilizzare i fondi messi a disposizione dalla Commissione europea o quelli che verranno dai nuovi strumenti che disporrà il Consiglio europeo, dovremo prenderli tutti, ovviamente partendo dal presupposto che non siano pregiudizievoli per il sistema del Paese. Abbiamo l'obbligo di non radicare ancora più profondamente le disuguaglianze già esistenti e ai cittadini non dobbiamo far gravare il peso di un disagio che può essere ridimensionato. È preoccupante lo stato di incertezza cui le famiglie e i bambini sono sottoposti. La pandemia ci ha insegnato che il nostro Paese vive un deficit tecnologico importante. Prima ascoltavo una senatrice che stimo molto, ma, purtroppo, la realtà dei fatti non è quella. Nella nostra Regione il Miur ha messo a disposizione 140.000 euro che, distribuiti nei Comuni e nelle scuole, diventano poco meno di 8.000-9.000 euro. Questo significa briciole in confronto al reale bisogno dei nostri bambini: per fare didattica, si ha bisogno di strumenti come computer iPad, stampanti. Scusatemi se anch'io, oggi, cito alcune persone, delle quali leggo alcuni scritti e alcune frasi. Mi scrive Francesca: «Ho 6 figli. Mio marito ha percepito fino a questo mese la disoccupazione. Ho perso il lavoro per mancanza di cantieri. Comunque, io e la mia famiglia viviamo da mia madre, che percepisce 500 euro di pensione. Sosteniamo, ogni due mesi, bollette pari a 300 euro. Quelle del condominio e dell'acqua ammontano a 150». «A tutto ciò aggiungete, per cortesia,» - mi scrivono - «ciò che può servire per una famiglia con figli. E cosa più grave è sostenere le spese della scuola, perché non riesco a stare al passo, per colpa dei computer , dei tablet , di tutto il sistema tecnologico, della spesa della rete Internet. Quindi, per me è impossibile». Poi mi ha scritto, e ha fatto una battuta, su Facebook: «Dite che l'Italia sta invecchiando, che è un Paese ormai vecchio e ci chiedete di far figli. Bene. Io ne ho 6 ma non posso camparli». (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Da questa grande tragedia impariamo che, già da adesso, lo Stato deve porre rimedio a questo deficit tecnologico. Oggi dobbiamo farlo. Oltretutto, mi permetto di farvi osservare che bisogna preparare adeguatamente i docenti. Molti non sono in grado, per carità, non per colpa loro, di fare formazione a distanza. Bene avrebbe fatto il Governo a stanziare fondi da destinare unicamente alla formazione di tutti i formatori. E arrivo qui a quello che più mi ha fatto soffrire in questi giorni: parlo delle piccole e medie imprese. Dobbiamo intervenire presto: hanno fitti, mutui da pagare, mentre le attività sono inattive. Le normative sanatorie sono in contrasto con la vita reale. Ripeto: le normative sono in contrasto con la vita reale. Penso, ad esempio, al pizzaiolo, che dimezzerà i posti a sedere nel suo locale e, di conseguenza, incasserà meno, da non riuscire a coprire i costi di gestione, dopo aver comunque licenziato il proprio personale, che diventerà, a sua volta, disoccupato. Lo Stato deve far fronte oggi a questa esigenza, immettendo liquidità. Lo Stato deve adoperarsi con interventi pubblici, dare ossigeno al tessuto che rende vivo il nostro Paese. Vi voglio ricordare che il 70 per cento delle piccole e medie imprese forma il nostro territorio. Abbiamo presentato un emendamento, signori colleghi, che non era un emendamento della senatrice Minuto o un emendamento del Gruppo Forza Italia. Era un emendamento che parlava di liquidità da dare a quel tipo di aziende, che avevano già esteso una linea di credito con le banche e quindi non erano moratorie. E se a quel tipo di piccole imprese si dà un minimo di ossigeno, se a queste aziende, che avevano un credito di 100, si dà un credito di 150, oggi hanno la saracinesca chiusa, ma domani riapriranno e si rimetteranno in piedi. Anche quell'emendamento, che, lo ripeto, non era mio e non era del Gruppo Forza Italia, ma era un emendamento che rispondeva a quello che il territorio ci chiedeva, lo avete bocciato, così come quello dei fitti: avete bocciato anche quello dei fitti, signori, presentato perché, in quel momento, la gente, se il primo mese era riuscita a pagare, dopo non è riuscita più. La gente è esausta. E che cosa succede? Ve lo anticipo: iniziano già i contenziosi. I locatori pretenderanno, finita la pandemia, di avere i fitti. PRESIDENTE. Senatrice Minuto, la invito a concludere. MINUTO (FIBP-UDC) . Sì, signor Presidente. Quindi, i locatori chiederanno quello che non è stato loro pagato e, in quel momento, inizieranno i contenziosi. E qui che facciamo? Lasciamo i giudici e i magistrati a risolvere questa questione? È sbagliato. È qui che oggi lo Stato non deve e non può permettersi di fermarsi: deve decidere e imporre; anzi, lo Stato deve essere oggi capace di risolvere il problema. Abbiamo dato ossigeno alle banche tramite lo Stato e oggi le banche hanno il dovere di ammorbidirsi nei confronti degli imprenditori. Anche in questo caso lo Stato deve disciplinare e non deve surrogare ad altri. Presidente, concludo. PRESIDENTE. Concluda! Colleghi, ho fatto quattro conti: se va bene, la discussione generale finisce dopo le ore 21 e dopo ci sono le repliche. MINUTO (FIBP-UDC) . Presidente, le chiedo un attimo. La prego perché in questi giorni abbiamo sofferto un po' tutti. PRESIDENTE. Resta alle ore 21 ugualmente. Vorrei concludere anche il suo intervento. MINUTO (FIBP-UDC) . Le vorrei leggere cosa scrive la signora Morena, che dal 10 marzo, per il decreto, decide di chiudere spontaneamente il centro estetico: «Per senso di responsabilità e attaccamento allo Stato lo faccio. Resto a casa, come da decreto. Passano i giorni, ma mi arrivano le bollette». PRESIDENTE. Concluda o sono costretto a farle spegnere il microfono. La autorizzo a depositare il testo. MINUTO (FIBP-UDC) . Concludo. Alla signora che aveva questo centro estetico l'altro giorno il commercialista ha detto: preparati a chiudere. «Ho pianto per un giorno intero. Dove sono i fondi?». PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi. Ne ha facoltà. CIOFFI (M5S) . Signor Presidente, stiamo lungamente disquisendo e parlando di questo scostamento di bilancio che, come tutti sappiamo, cuba 55 miliardi di euro. Lo scostamento di bilancio dovrebbe trovare - credo - tutti i parlamentari, ma di più, tutti i rappresentanti delle istituzioni, ma di più, tutti i cittadini coesi nel capire che questa azione che il Governo e le istituzioni devono fare deve trovarci tutti a remare dalla stessa parte. Nel 1835 Giuseppe Mazzini definì la Nazione come un insieme di persone che riconoscono lo stesso principio e si avviano sotto la scorta di un diritto comune al conseguimento di un medesimo fine. Forse dovremmo ripartire da cosa vuol dire «nazione», da cosa significa senso di appartenenza a una comunità nazionale per capire ciò che abbiamo di fronte e l'azione che deve compiere il Governo. Quando, per esempio, parliamo di questo scostamento, sappiamo che il Governo si sta assumendo l'onere di indebitare ulteriormente le prossime generazioni. È un onere molto forte perché, per esempio, io, come tantissimi di noi, ho dei bambini piccoli e, quando li guardo, penso che avranno un debito ancora più grande. Forse dovremmo anche ragionare su come attutire questo impatto verso le prossime generazioni. Bisognerebbe forse pensare a sistemi basati sulla progressività temporale, coerentemente con l'articolo 53 della Costituzione. Quando sentiamo che l'Unione europea ha previsto la sospensione del Patto di stabilità e crescita, dovremmo chiedere all'Unione europea che questa sospensione non duri un anno o due, ma il tempo necessario per affrontare la crisi e per immettere liquidità nel sistema per fare in modo che la crescita economica sia concreta, reale e duratura. Per quanto riguarda la BCE, non si poteva parlare di modificarne lo statuto, come veniva ricordato prima. Lo statuto della BCE deve essere modificato per inserire le politiche di piena occupazione. Questo significa far diventare la BCE prestatore di ultima istanza, parallelamente a quello che già fa la Fed. Queste cose, però, non si potevano dire, perché sembravano un'eresia fino a quando non è arrivato questo maledetto coronavirus. È un momento incredibile quello che dobbiamo affrontare; è il momento in cui la comunità nazionale deve stringersi intorno all'azione che lo Stato deve fare per i suoi cittadini. I cittadini e le istituzioni devono essere all'unisono; devono vibrare con la stessa intensità e la stessa nota. Questo lo devono fare prima di tutto coloro che siedono al Parlamento. Siamo noi che più di tutti dobbiamo fare questa azione. Vediamo ciò che sta succedendo. Per quanto riguarda il prezzo del petrolio, avete visto che i future sul petrolio WTI sono scesi; il petrolio è in contrazione, a -37 dollari solamente sulle forniture di maggio. Oggi è risalito del 34 per cento e adesso, secondo gli ultimi dati, è a 17 dollari. Questo ci fa capire che dobbiamo andare verso un sistema diverso, quello delle fonti rinnovabili. Ricordiamoci che l'Italia importa l'85 per cento delle fonti primarie dall'estero, quindi quella che facciamo è un'azione di rilancio dell'industria nazionale, che deve partire dalle sue eccellenze, dalle sue grandi capacità. Non ci devono più essere aziende che erano leader mondiali in alcune tecnologie, come per esempio le pompe di calore Stirling, che sono state cedute all'estero: questo non deve più accadere. Vediamo che cosa succede con il blocco delle supply chain , cioè delle catene di trasmissione del valore. Il disaccoppiamento, lo sfasamento temporale del virus ha prodotto contrazioni enormi, perché alcuni pezzi sono prodotti al di fuori del nostro Paese. Dobbiamo ripensare una strategia industriale e lo abbiamo visto su un piccolo tema, che è stato fondamentale, quale quello delle mascherine che in Italia non si producevano più. Ecco, dobbiamo ripensare a questi sistemi, capire anche che lo sfasamento temporale, seppur minimo, che esiste, per esempio, tra Italia e Germania, porta a degli squilibri, perché, ad esempio, l'industria automobilistica tedesca Volkswagen, che ha 650.000 dipendenti, ha come subfornitura le aziende italiane, che servono l'industria tedesca. Ebbene, dobbiamo capire queste cose. Dobbiamo capire quali sono i problemi delle persone, che è il punto fondamentale. Diverse persone hanno tantissimi problemi: il commercio al dettaglio, i ristoranti, gli alberghi, i servizi alle persone. In una situazione come quella pregressa, in cui c'era un fortissimo disagio sociale, in cui la giustizia sociale è stata abbandonata dagli ultimi trent'anni di neoliberismo imperante, questo virus non ha fatto altro che aumentare e amplificare quella politica. Una politica sbagliata, perché, come sappiamo tutti, il disallineamento delle percentuali tra i più ricchi e i più poveri negli Stati Uniti è esploso. In Europa si è contenuta questa esplosione, ma comunque sono aumentate le distanze sociali, quindi dobbiamo ripartire da lì. Il reddito di cittadinanza che abbiamo introdotto ha ripristinato il concetto di uno Stato che si prende cura dei cittadini, partendo dagli ultimi perché è da lì che dobbiamo ripartire. Esso si muove in questa direzione così come il reddito di emergenza, che ne costituisce un ampliamento. Dobbiamo ripartire da lì. Dobbiamo fare quello che hanno fatto anche gli altri Paesi: non dobbiamo dare i soldi alle società che hanno sede in paradisi fiscali. Sappiamo che c'è un elenco di Paesi che sono nella black list dell'Unione europea: non è completa, bisogna lavorare, dobbiamo capire che ci sono anche i paradisi fiscali intracomunitari, ma ci si lavorerà, perché adesso in Europa si può parlare anche di questo. Prima non se ne poteva parlare, sembrava un'eresia. Questo è un momento incredibile, in cui veramente si possono fare quelle cose che si pensava fossero giuste, ma lo dobbiamo fare se siamo tutti insieme. Se, invece, c'è chi dice una cosa e chi ne dice un'altra, diamo un'impressione assolutamente sbagliata all'Europa, che deve vedere l'Italia come un moloch, come un gruppo forte e coeso, come un unico Stato, come fanno gli altri. Non è difficile. Dobbiamo imparare a essere coesi. Sappiamo che le logiche neoliberiste hanno prodotto grandi disuguaglianze, non c'è bisogno che dica io cosa è successo; basta leggere la relazione del capo del dipartimento economia e statistica della Banca d'Italia quando si è parlato dell' austerity , il quale ci dice che oggi l'economia avrà bisogno di un adeguato periodo di sostegno e rilancio, durante il quale le politiche di bilancio restrittive sarebbero controproducenti. Si sono svegliati un po' tardi, ma si sono svegliati; forse hanno iniziato a capirlo. Dobbiamo capire che cosa è successo. Ci sono delle analisi molto interessanti dalle quali potremmo partire. Per esempio, potremmo ricordarci quanto il reddito da lavoro si è divaricato rispetto al reddito da capitale; non è che lo dico io, lo dice una società di consulenza statunitense, che spiega molto bene questo disaccoppiamento. Dobbiamo pensare a una società in cui la finanza sia meno preponderante rispetto all'economia, perché è l'economia quella che ci salva, è l'economia che fa le mascherine, è l'economia che fa i respiratori, è l'economia che produce le cose. La finanza deve essere a sostegno dell'economia, non il contrario. Forse anche di questo potremmo riparlare, di quanto è strategico pensare e ragionare su questi temi. C'è un tema sul quale forse potremmo lavorare e che mi permetto di sottoporre all'attenzione di tutti. Forse dovremmo riprendere in considerazione quello che ci insegnava Wassily Leontief, un famoso economista premio Nobel nel 1973; egli ha spiegato a tutti gli economisti cosa sono le matrici di input-output . Forse potremmo ripartire da là, da quel pensiero, da quelle matrici con cui possiamo capire delle cose: ad esempio, possiamo capire quanto l'Italia dipenda dall'estero su una serie di settori produttivi o su una serie di minerali strategici. Vorrei ricordare che l'Europa dipende dalla Cina per l'85 per cento delle importazioni di terre rare e le terre rare sono alla base dell'innovazione tecnologica e delle energie rinnovabili; forse dovremmo capire queste cose. Ma con quelle matrici, se vengono implementate, migliorate e ampliate (attualmente le fa l'Istat), possiamo capire le interconnessioni tra i settori verticali, per capire che l' output di un'azienda può diventare l' input di un'altra azienda. Se incrociamo questi dati, possiamo immaginare un mondo diverso ed è questo quello che dobbiamo fare. Ribadisco però che c'è un solo modo: dobbiamo impegnarci tutti a lavorare per fare in modo che l'Italia abbia un ruolo fondamentale, anche di contrasto a quelle vecchie politiche che sono state deleterie nei confronti dell'Europa e nei confronti degli altri Paesi del mondo. Se l'Italia farà questo e se lo faremo tutti insieme, bene, riusciremo a fare delle cose. Se invece ci continuiamo a dividere, l'Europa non capirà e noi non cambieremo l'Europa e, se non cambia l'Europa, non riesco a capire cosa potremmo fare. Dobbiamo farlo, dobbiamo farlo tutti insieme, dobbiamo essere compatti, coesi, forti e determinati; lo chiedono i cittadini e noi dobbiamo impegnarci tutti a farlo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciampolillo. Ne ha facoltà. CIAMPOLILLO (Misto) . Signor Presidente, illustri colleghi, il DEF che oggi è portato alla nostra attenzione evidenzia chiaramente il modello di comunità nazionale che si intende realizzare. La situazione che stiamo vivendo è diventata l'occasione per questo Governo di mettere mano, senza alcun controllo del Parlamento, al futuro economico dell'Italia e soprattutto alle libertà fondamentali dei cittadini. Oggi il Governo espone gli obiettivi economici e finanziari. Quali obiettivi? Pensiamo al Mezzogiorno: ancora una volta il nulla, in concreto. Del resto, cosa potevamo aspettarci da un Governo formato da personaggi che per una poltrona sono pronti a dire e a fare esattamente il contrario di quello che hanno promesso agli elettori? Dobbiamo ringraziare il direttore di Telenorba, Magistà, per aver svelato il piano vergognoso di sospendere gli effetti della legge n. 18 del 2017, allo scopo di sottrarre ai cittadini meridionali ben 21 miliardi di euro, pari al 34 per cento delle risorse ordinarie. Ma non doveva essere l'Europa ad assicurare le risorse finanziarie per affrontare la crisi? Certo, ora si proverà a cancellare ogni traccia di questo documento e magari si dirà che si è trattato di una macchinazione dei servizi segreti deviati. La verità è che Conte e la sua corte stanno svendendo il sogno degli italiani di avere la speranza di un futuro migliore. Sono state sospese tutte le libertà fondamentali, ma non è stata sospesa la voglia di potere di questo Governo, che ha portato ad alcune nomine scandalose nelle società pubbliche economiche, senza alcun confronto, riproponendo nomi fino a qualche giorno fa ritenuti impresentabili. Cosa è successo nelle buie segreterie di Palazzo Chigi? È arrivata qualche telefonata da Pechino? Tutto questo per non parlare dell'inutile nomina di 450 esperti, suddivisi in un numero imprecisato di task force . Quanto costano ai cittadini queste task force ? Per fare cosa? Solo per deresponsabilizzare il Governo e per nascondere la sua incapacità. Una vergogna, un trucco! Quando poi si tratta di risolvere i problemi concreti dei cittadini, il Governo mostra tutta la sua incapacità e, peggio ancora, il suo disinteresse. Dove sono i soldi per la cassa integrazione e perché i famosi 600 euro per le partite IVA ad oggi non sono stati nemmeno tutti versati? La verità è che siamo di fronte a uno scandaloso e ipocrita piano di occupazione del potere, da parte di una banda di arrivisti, titolati e non, che anche attraverso la vacuità di questo DEF dimostrano di essere un pericolo per il futuro economico dell'Italia. Il Governo, per nascondere le sue responsabilità, ha scaricato le colpe sui cittadini, aizzando le Forze dell'ordine, imponendo autocertificazioni e multe vergognose e incostituzionali. Qualcuno dovrà rendere conto di tutto questo! La speranza è che gli uomini liberi, anche del Parlamento, sappiano finalmente unirsi, per mandare a casa questo Governo incapace e ipocrita e restituire a tutti i cittadini la libertà di non dover vivere in uno squallido e mortificante "Grande fratello". (Applausi dei senatori Rizzotti e Zaffini) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo ancora affrontando una fase di emergenza sanitaria e siamo tutti consapevoli, tanto più alla luce del Documento di economia e finanza, che siamo già in presenza di un'emergenza economica. Il rischio - credo di dirlo a ragione - è che da questa emergenza sanitaria, che si trasforma in un'emergenza economica, nasca per il nostro Paese - e solo per il nostro Paese nell'Unione europea - un'emergenza costituzionale, come credo tutti noi abbiamo compreso dalle parole e dall'allarme lanciato ieri dal Presidente della Corte costituzionale. Siamo in presenza anche, purtroppo, di un'emergenza costituzionale, che può portare al collasso delle istituzioni del nostro Paese a fronte di un Governo che ci dice che questo è il Documento di economia e finanza più importante dal dopoguerra nell'assenza, plasticamente visibile in quest'Aula, nei banchi del Consiglio dei ministri: non c'è stato qui in Aula nessun Ministro, durante l'odierno dibattito, delegando la questione - come se fosse la riunione di un consiglio comunale per l'ordinaria amministrazione - a un Sottosegretario che ascolta, a nome di tutti e in modo distratto. Siamo inoltre in presenza di un Documento di economia e finanza, in una fase di questa enormità, che non affronta le questioni che avrebbe dovuto necessariamente affrontare, ovvero lo scenario che il Paese si appresta ad affrontare, perché si limita esclusivamente a una previsione tendenziale nell'anno in corso, già compromesso, e nell'anno 2021, già pregiudicato. Non ci dice, nemmeno tendenzialmente, cosa potrebbe accadere, come scenario futuro, e inoltre, manca totalmente della parte programmatica. È come se il Governo fosse simbolicamente rappresentato da un'armata Brancaleone, che va avanti non so dove e non so come, senza scenario e senza alcun programma tracciato della strada da percorrere. Vi rendete conto delle condizioni a cui state portando il Paese e i suoi organi costituzionali? Voi, che parlavate di cittadini parlamentari e che ritenevate che uno valeva uno, al punto tale da dire al Paese che qualunque decisione sarebbe stata presa ascoltando per referendum i cittadini numero uno della piattaforma Rousseau, e che oggi vi rivolgete, svuotando il Parlamento, esclusivamente alle task force di 500 presunti competenti che decidono per tutti, per i cittadini e per il Parlamento e quindi anche per il Governo? Vi rendete conto del paradosso che sta portando al collasso, non solo economico, ma istituzionale del Paese? Dico questo a fronte delle altre grandi democrazie, che invece hanno realizzato un metodo del tutto diverso. Ieri in Francia, una Repubblica presidenziale come gli Stati Uniti, in capo alla cui Presidenza della Repubblica sono poteri straordinari perché è eletta direttamente dal popolo, il Premier ha parlato al Parlamento, per ottenerne il consenso prima di programmare la riapertura e le misure economiche. Negli Stati Uniti il vituperato presidente Trump, che può decidere con un tweet, invece si confronta con il Partito Democratico sui provvedimenti determinanti (2.200 miliardi di dollari, poi 2.800 miliardi) che vengono decisi all'unanimità dal Congresso. Voi invece siete assenti persino quando il Parlamento doverosamente si confronta col Governo. Questa situazione è particolarmente grave alla luce di quello che già sta accadendo. Io non vorrei che anche i parlamentari della maggioranza siano presi dalla sindrome di Stoccolma, al punto tale che oggi dipingono le istituzioni europee, così come si stanno approntando, come una salvaguardia del nostro Paese, senza rendersi conto che invece sono già prigionieri di Stoccolma e, come coloro che erano ostaggi a Stoccolma, alla fine diventano loro stessi talmente coinvolti da giustificare i loro sequestratori, i loro carcerieri, anzi i nostri sequestratori, i nostri carcerieri. L'Europa certo ha autorizzato gli Stati a indebitarsi e, con le ultime decisioni prese ieri dalla Commissione europea, su 1.800 miliardi (vado a memoria e potrei sbagliarmi) già autorizzati per gli Stati, il 55 per cento è denaro che hanno autorizzato la Germania a spendere a difesa e a supporto delle imprese tedesche. Vale a dire che della spesa autorizzata dei singoli Stati, la Germania è stata autorizzata a spendere il 55 per cento dell'ammontare, la Francia il 20 per cento e l'Italia il 10 per cento. Questo ci dice una cosa enorme: che l'Unione europea, consapevolmente o inconsapevolmente, sta già agendo nel concreto, per la tempistica e per la modalità con cui prende i provvedimenti, per aumentare e non ridurre il divario all'interno dell'Unione europea tra chi può (la Germania e i Paesi del blocco del Nord) e chi non può. È tutto il contrario di quello che dovrebbe fare l'Unione europea a fronte dei motivi per cui è nata. Ciò è ancora più grave se pensiamo che l'Unione europea si regge sui principi della libertà di mercato, della concorrenza e del mercato interno. Se noi teniamo insieme i principi del mercato interno e della concorrenza e consentiamo a un attore, la Germania, e alle sue imprese e poi agli altri Paesi del Nord e alle loro imprese di rafforzarsi proprio mentre noi ci stiamo indebolendo, il divario aumenta ed è destinato ad aumentare per i ritardi dell'Unione europea che a questo punto sono colpevolmente acquisiti. Infatti, i ritardi dell'Unione europea ad attivare strumenti che consentano anche all'Italia di agire in modo tempestivo a soccorso delle proprie imprese di fatto rappresentano un vantaggio competitivo gravissimo che la Germania acquisisce sostenendo le proprie imprese quando noi non possiamo farlo, con tutto quello che ne consegue nei prossimi anni per il mercato interno, per la libertà di impresa, per il diritto alla concorrenza all'interno della comune casa europea. Ecco perché mi sembra improvvido assistere alla vostra insipienza nel confrontarvi col Parlamento e nel chiedere al Parlamento una decisione unanime, che pure noi daremmo sullo scostamento di bilancio, perché è doveroso, perché l'indicazione di marcia è quella. Non possiamo accettare un Documento di economia e finanza che non ci dice dove andate, armata Brancaleone, trascinando il Paese nel baratro economico. Questo lo dico con sofferenza, perché fino ad oggi - e qui il DEF dà dei numeri - avete fatto il decreto cura Italia, che sappiamo tutti che non ha curato per nulla l'economia italiana; avete elaborato un decreto liquidità, paradosso dei paradossi, senza liquidità; vi apprestate a varare un decreto aprile (poco fa è giunta la notizia), che non sarà varato in aprile ma a maggio. Vi rendete conto di quello che state facendo? Tutto ciò non rendendosi conto che i due asset produttivi che hanno permesso all'Italia di resistere - male, perché siamo l'unico Paese europeo che non ha ancora recuperato la grave crisi determinata dal 2008 e non siamo ancora ai livelli del 2007, non ce l'abbiamo fatta, mentre perfino la Grecia ci sta arrivando e noi no - i due asset che hanno tenuto in piedi il Paese in questi anni, in conseguenza alla crisi del 2008, sono stati il turismo e l' export e i due asset colpiti da questa crisi sono soprattutto il turismo e l' export . È come se, saltato il ponte Morandi a Genova, saltasse il ponte Morandi dell'Italia. Alla risposta per Genova si è arrivati con un decreto d'emergenza, al crollo del "ponte Morandi" d'Italia dell' export e del turismo si deve rispondere ricostruendo il ponte in un'emergenza nazionale, da discutere in Parlamento per il livello che deve avere. A quel punto il Parlamento può assumersene la responsabilità. Questo manca anche oggi; ce ne dispiace non tanto per noi e per gli italiani, ma molto per i nostri e i vostri figli, che pagheranno il vostro egoismo e la vostra insipienza. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'epidemia causata dal Covid-19 ha cambiato in modo repentino e drammatico la vita degli italiani e le prospettive economiche del Paese. Il Documento di economia e finanza in esame costituisce il principale documento di programmazione della politica economica e di bilancio, che traccia in una prospettiva di medio e lungo termine gli impegni e gli altri obiettivi programmatici prefigurati dal Governo per l'anno in corso e per il triennio successivo. All'interno del DEF 2020, che consideriamo un piano scarno, che non entra nel dettaglio programmatico in maniera soddisfacente e senza alcuna reale creazione di opportunità, ritroviamo, per quanto riguarda i temi ambientali, voci di investimento messe in campo oggi per supportare la transizione ecologica auspicata dal green deal europeo, a cui l'Italia - si legge - vorrebbe dare seguito. Per contro, però, troviamo evidenze di maggiori entrate e minori spese, che sembrano animate, più che da ragioni ambientali, da motivi di natura meramente finanziaria e di aggiustamento del deficit e dello scostamento. L'ambiente si tutela e si salva attraverso il progresso, l'innovazione, lo sviluppo, il lavoro e le azioni per la ripartenza dopo l'emergenza dovrebbero essere l'occasione per realizzare un vero green deal economico e industriale, oltre che la liberalizzazione per la realizzazione degli impianti di raccolta, smaltimento e riciclo dei rifiuti e la crescita dell'economia circolare. Per attuare concretamente il piano nazionale integrato per l'energia e il clima, l'economia circolare e le infrastrutture necessarie ad avviare il Paese serve infatti un serio piano di semplificazione amministrativa. È evidente che il testo presenta un'incapacità di base di proiettarsi in una visione futura e reale per le imprese italiane, che non saranno nella condizione di poter lavorare con progettualità e serenità. Abbiamo bisogno di creare condizioni giuridiche affinché vengano sbloccati immediatamente gli investimenti sulle grandi opere. Il ponte di Genova è l'esempio lampante di come la sburocratizzazione faccia sì che il Paese sia in grado di realizzare in breve tempo un'opera di questa portata con efficienza e tempi rapidi. Del resto, però, non possiamo chiedere ciò a chi pensa di governare questa fase caricando a bordo top manager che si dimenticano addirittura di molte categorie di lavoratori nella fatidica fase 2. In questo documento non c'è nulla che lasci presagire una ripartenza del Paese o la creazione di nuove opportunità concrete per le imprese, per gli enti locali, per l'agricoltura, per il turismo e molto altro. Dobbiamo sostenere trasporto e logistica. Sul trasporto mi soffermo perché non ho sentito considerazioni in merito, o meglio almeno a me non è parso siano state fatte. Per quanto riguarda il piano di razionalizzazione sul sistema dei trasporti, immaginiamo una metropolitana alle sette del mattino, a Milano, che in una fermata muove 1.000 persone: noi pensiamo di creare le condizioni per metterne una sì e una no. Qualcuno ha pensato che bisogna triplicare il sistema dei trasporti sui treni, sulle metropolitane, sugli autobus e su tutto il resto? Mi rivolgo a questo emiciclo perché obiettivamente mi sembra di non averne sentito parlare, però abbiamo un blocco di scienziati che stanno lavorando e vedremo cosa mettono a punto. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Dovremo mettere fine a politiche assistenzialistiche che pesano sul bilancio e non danno prospettiva, lavorando per agevolare l'assunzione di giovani e over cinquanta. Oggi quindi siamo qui per approvare un testo mirato solo ed esclusivamente allo scostamento di bilancio senza alcuna prospettiva reale dal lato pratico. Serve più politica seria, più centralità del Parlamento, meno burocrazia, meno manager e più gente con i piedi per terra. Il nostro Paese ha bisogno di risposte concrete subito, o sarà un disastro. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il Covid-19 è nato in Cina e là è stato isolato il 27 dicembre dello scorso anno, ma l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato l'emergenza sanitaria solo lo scorso 30 gennaio; sul punto potremmo aprire una discussione infinita. Da allora tantissimi contagiati, tanti morti, tra questi medici, infermieri, farmacisti, tantissimi anziani, ma anche persone più giovani. Tanta sofferenza e tanto dolore per intere comunità. Tengo ad esprimere ora il mio ringraziamento per il Vice Ministro; lo ringrazio non solo per la presenza, ma per l'atteggiamento sempre molto rispettoso in questi giorni. Probabilmente il fatto di venire da una terra tanto colpita, cambia anche molto l'atteggiamento. Davanti a questo evento, così violento quanto sconosciuto negli effetti e nelle forme di contagio, abbiamo avuto rispetto per l'enorme peso delle decisioni che il Governo avrebbe dovuto prendere. Ci sono stati però davvero tanti errori; alcuni fatti solo per ripicca politica. Si chiede collaborazione alle minoranze e poi se ne ignorano i contributi. Torniamo però alla cronaca delle prime richieste di chiusura da parte dei presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto. Il Governo ha ritenuto non fosse necessaria e addirittura, per esponenti del PD, il problema era il razzismo della Lega. A pandemia ancora in corso, l'urgenza è commissariare la Lombardia e togliere la sanità alle Regioni. Questa, a mio avviso, è una vergogna: l'urgenza è salvare la vita delle persone, fare in modo che il contagio si fermi e che il lavoro e la vita normale possano riprendere. Potrei raccontare e sottolineare tutte le incertezze che hanno tardato l'applicazione di misure efficaci, errori ne sono stati fatti e verrà un tempo per analizzarli. Lasciatemi sottolineare però quanto sia fuori luogo l'affermazione del Premier, che ha detto che rifarebbe ogni cosa, segno che egli ritiene di essere infallibile. In effetti abbiamo una riprova di questo dall'attenta regia che lo riprende in modalità reality con inquadrature studiate, come uomo solo al comando, dinamico, assorto, decisionista. Torni per favore nella drammatica realtà, dove la tempistica delle misure è fondamentale per chi sta male, per chi ha perso il lavoro, per chi sta perdendo le proprie attività. Se risorse importanti - forse non sufficienti, ce lo siamo detti anche questa mattina - sono state messe a disposizione, occorre fare in modo che la burocrazia sia minima. Molte persone non hanno più risorse e le tempistiche sono strette perché, nonostante le misure prese, ancora devono effettuare numerosi pagamenti, ma non hanno i mezzi. Un altro suggerimento che voglio arrivi al Presidente del Consiglio è che si confronti con il Parlamento, dove ci sono gli eletti del popolo, anziché circondarsi da numerose task force , e ricordargli che con i suoi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri esautora e mortifica il Parlamento. Anche il nostro presidente del Senato Alberti Casellati ha sottolineato e lamentato questa nuova abnorme pratica. Veniamo alle misure. Le cifre importanti sono state destinate a combattere innanzitutto le conseguenze dell'emergenza sanitaria ma, come in ogni crisi davvero importante, ci può essere l'occasione di pensare alla costruzione di un nuovo Paese, moderno, con una digitalizzazione compiuta che funzioni su tutto il territorio nazionale. Ieri - lo ricordo a coloro che non sono membri della 5 a Commissione - non siamo riusciti ad audire le Regioni, alcuni sindaci, perché il collegamento alla Camera non funzionava: una situazione che nel 2020 è veramente inaccettabile. Si pensi alle università, a creare quelle professionalità che faranno sì che si possa costruire l'architettura di un Paese nuovo, efficiente e moderno, dotato di nuove tecnologie e con una pubblica amministrazione più snella, più veloce, più pronta. La gente certamente è in emergenza, è disperata e ferita, ma vuole ripartire, vuole avere una prospettiva, vuole ricostruire; è pronta e lo vediamo anche da tante persone che in questo momento di chiusura totale hanno detto: noi ci siamo per la Protezione civile. Ed hanno fatto di tutto: sono andati ad accompagnare altre persone, addirittura a mettere le pastiglie antizanzare nei tombini, piuttosto che a distribuire mascherine, a pulire monumenti e cimiteri. Si tratta di persone che si sono messe in gioco perché credono che il Paese debba andare avanti tutto insieme. Tutte queste persone vogliono lavorare; la nostra gente vuole lavorare e ricominciare a ricostruire il Paese. Diamo la possibilità a queste famiglie, a queste persone, a queste aziende e a questi imprenditori di farlo. Ma non dimentichiamo allo stesso tempo - come invece è stato fatto - alcune fasce di persone ancora escluse dalle misure adottate. Non possiamo dimenticarle perché anche se poche sono comunque meritevoli della stessa attenzione che hanno ricevuto altri. Spero che ci sia la massima serietà ed invito il Premier e tutta la maggioranza a prendere in considerazione in maniera seria le persone perbene, con una collaborazione fattiva con tutte le minoranze, che sono portatrici giustamente anche di critiche, ma soprattutto di tante idee, di senso pratico e di tanto amore per questo Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, il DEF che oggi siamo chiamati ad approvare risponde alla necessità di varare misure straordinarie dirette a garantire a famiglie e imprese la liquidità e il sostegno necessari per far fronte alle gravi conseguenze economiche e sociali derivanti dalla crisi epidemiologica da Covid-19. Il periodo di grave emergenza che stiamo attraversando peserà sui consumi e sugli investimenti. Secondo le previsioni, infatti, i consumi dovrebbero registrare quest'anno un calo del 7,2 per cento e gli investimenti fissi lordi un calo del 12,3 per cento. Inoltre, quest'anno i redditi dei lavoratori dipendenti diminuiranno in media del 5,7 per cento, anche per il ricorso massiccio alla cassa integrazione, per poi tornare a crescere nel 2021 con un aumento del 4,6 per cento. La crisi colpirà inevitabilmente alcune tipologie di lavoro, in particolare quelle stagionali e quelle dipendenti con contratti a termine, con la conseguenza di un aumento del tasso di disoccupazione fino all'11,6 per cento nel 2020 e fino all'11 per cento nel 2021. La situazione in cui ci troviamo richiede uno sforzo importante nell'immediato su ogni aspetto e in ogni settore, sanitario sociale ed economico. Il Governo è impegnato in questo sforzo ascoltando tutte le istanze (e di questo devo dare anche atto e ringraziare il sottosegretario Misiani, avendone avuto oggi riscontro diretto), cercando di dare risposte a tutti, imprese, lavoratrici e lavoratori con l'estensione della cassa integrazione, l'ampliamento del potenziamento delle indennità ai lavoratori autonomi, il ristoro a fondo perduto per i cali di fatturato e un reddito di emergenza a tutti coloro che sono rimasti esclusi dai precedenti provvedimenti. Tra le novità annunciate dal DEF, vi è un nuovo decreto per una drastica semplificazione che interesserà appalti, edilizia, commercio e controlli. Sul piano tributario nel DEF è anche scritto che i principi generali della strategia di rientro nel rapporto debito-PIL saranno, tra le altre cose, la riforma del sistema fiscale, improntata alla semplificazione, all'equità e alla tutela ambientale. A questo proposito non si può non tenere più conto della profonda iniquità dell'attuale assetto fiscale che colpisce duramente i contribuenti ordinari, le piccole e medie imprese, e concede trattamenti fiscali di estremo favore alle aziende multinazionali del web . Le più importanti società web , anche in queste ultime settimane di emergenza sanitaria, a causa della limitazione degli spostamenti e della chiusura di tante attività economiche e commerciali, hanno visto incrementare ancora di più i propri utenti e clienti. Pensiamo ad Amazon, Netflix e tante altre. È di oggi la notizia secondo cui il valore in borsa del titolo di Alphabet, la holding di Google, dopo aver visto confermati gli utili del primo trimestre, nonostante l'epidemia, è cresciuta in tutti i dati relativi a profitti e fatturato rispetto all'anno precedente. Il fatturato è cresciuto del 13 per cento, passando da 36 miliardi del 2018 a 41 miliardi del 2019. Ma il nostro sistema fiscale non è adeguato ad intercettare i redditi prodotti da questi colossi e quindi ad assoggettarli a tassazione in applicazione delle vigenti regole e procedure. La strategia di riduzione del nostro debito pubblico indicata nel DEF non può più contemplare vecchi sistemi di imposizione fiscale che hanno ad oggetto il reddito o il patrimonio, che vanno dall'aumento delle aliquote delle imposte dirette fino all'introduzione di una tassa patrimoniale, addirittura con prelievi forzosi. Come suggerisce il professor Franco Gallo, in un'audizione che si è tenuta alla Camera nella scorsa legislatura ed in un contributo più recente su «Il Sole 24 Ore», occorre pensare a forme di tassazione diverse che hanno per oggetto non il reddito in sé o un suo surrogato, ma altre manifestazioni di capacità contributiva o altri modi di creare ricchezza. La Commissione finanze del Senato, nell'esame del DEF e nell'espressione del parere in sede consultiva, ha formulato un'osservazione che è anche un invito al Governo ad adottare misure specifiche volte a introdurre, nel sistema di imposizione fiscale, il criterio del volume di dati trasferiti all'estero alle imprese digitali quale indicatore di fatturato per l'applicazione dell'imposta, superando dunque tanto il criterio della transazione economica veicolato dalla piattaforma, quanto quello degli introiti da pubblicità. Ogni giorno tutti produciamo un enorme quantitativo di dati che sono poi trasferiti via Internet, in particolare su server collocati fuori dai confini nazionali di proprietà delle aziende multinazionali del web . Questi dati vengono utilizzati per analisi predittive e per la predisposizione di nuovi servizi e a volte sono rivenduti a società terze. Quindi, i dati che quotidianamente produciamo sono utilizzati da coloro che li ricevono per realizzare prodotti e servizi, così da generare un profitto dal quale però sono esclusi proprio coloro che quei dati li avevano prodotti, ovvero gli utenti. Le informazioni e i dati raccolti dalle imprese che forniscono piattaforme digitali assumono il carattere di un bene comune, ossia di un bene che va tutelato e salvaguardato, pena il deterioramento. I flussi di informazioni a vantaggio delle multinazionali del web possono costituire un indicatore di volume d'affari e imponibile. Si tratta di un'idea innovativa proposta all'interno del nostro Gruppo dalla collega senatrice Mantovani, che ha trovato interesse anche nei colleghi degli altri Gruppi della maggioranza. Una proposta che trova similitudini in forma di tassazione come la bit tax di Arthur Cordell, un tributo che non colpisce un indice di capacità contributiva tradizionale come il reddito e il patrimonio, ma grava sulla trasmissione di dati come nuovo modo di fare ricchezza. L'attuale regime di tassazione delle imprese digitali come la web tax , pur formalmente corretta dal punto di vista tributario, appaiono ancora inadeguati poiché non tengono conto di quei ricavi che derivano dalla messa a disposizione di dati e dalle informazioni fornite dagli utenti sulle piattaforme. Quindi, siamo di fronte ad un evento che provoca un profondo senso di impotenza e disorientamento ma da questa crisi si può iniziare un percorso attraverso il quale giungere al ribaltamento di alcuni schemi economici sin qui seguiti. Questo deve valere per la politica economica nell'accezione più ampia dell'espressione. È notizia di oggi il declassamento del nostro debito pubblico da parte di Fitch fino all'orlo dei titoli cosiddetti spazzatura. Secondo alcuni commenti, il giudizio sul nostro debito da parte dell'Agenzia di rating di attenuerebbe se l'Italia aderisse alla linea di credito del MES, non tanto perché le risorse messe a disposizione potrebbero aiutarci nell'emergenza - sappiamo tutti che queste risorse non sono sufficienti -quanto perché l'adesione al MES darebbe a questa agenzia la garanzia di un controllo esterno dell'economia italiana. Questi sono i commenti che si leggono oggi. Mi rivolgo al Governo e ai colleghi della maggioranza: se altri Paesi hanno interessi ad aderire a queste linee di credito dobbiamo consentirlo soprattutto per quei Paesi che ci hanno accompagnato nelle ultime battaglie in Europa, ma noi non dovremmo accedervi. Finita questa emergenza, non possiamo farci imporre dall'esterno, soprattutto dai mercati, politiche di austerità, ulteriori tagli ai servizi pubblici, ai servizi della sanità pubblica, l'incremento della pressione fiscale e contributiva nei confronti delle nostre PMI. Non possiamo più percorrere strade di politica economica restrittiva. Dobbiamo cambiare gli schemi della politica economica, dobbiamo cambiare gli schemi delle politiche tributarie, chiedendo di più a chi finora ha guadagnato tanto e non ha pagato nulla: alle grandi società internazionali del web . Dobbiamo sgravare e liberare chi finora ha sostenuto la nostra economia: le piccole e medie imprese. Tutto questo in base ad un principio molto semplice scritto nella nostra Costituzione, all'articolo 53, che ha però valore universale: «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva». (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, sono di Bergamo, in Lombardia, avamposto dell'emergenza e per quanto mi riguarda le parole stanno a zero. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il premier Conte è passato da noi nella notte due giorni fa, dopo due mesi: una capatina veloce che è riuscita, se possibile, ad inasprire ancora di più molti animi. Neanche un saluto a quegli alpini, agli artigiani, agli ultras dell'Atalanta e a tutti i volontari che in dieci giorni hanno tirato su un ospedale da campo, e che ospedale! (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Mi inchino io, allora, alla dignità altissima dei miei concittadini che li ha portati a non perdere mai la compostezza, neanche di fronte a situazioni inumane e sapete a cosa mi riferisco. Da noi manca ancora tanto: mancano ausili, mancano tamponi alle famiglie con i malati in casa, sostegno ai sanitari del territorio - importantissimi - che mendicano camici e mascherine, ai farmacisti, alla Protezione civile del territorio che non ha visto un euro arrivare da quella centrale, si pagano la benzina che mettono nei mezzi e si fanno il disinfettante da soli. Siamo riusciti per miracolo a togliere le accise dall'alcool. Per tutti coloro che hanno continuato a lavorare per garantirci i servizi essenziali ci vogliono riconoscimenti concreti e non ringraziamenti di circostanza. E manca vero sostegno alle nostre imprese, che sono i datori di lavoro, perché senza lavoro si muore come con il coronavirus . E basta con decreti così imprecisi e confusi, dove le risposte alle domande frequenti, le FAQ, diventano fonte di diritto, forse secondo quello che diceva Confucio: «Se non puoi convincerli, confondili». Non andrà tutto bene se non si capirà come mettere in equilibrio la bilancia che su un piatto porta il problema sanitario da sostenere e sull'altro la questione economica da far funzionare per la ripartenza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Spero sappiate fare due cose contemporaneamente: saprete gestire la ripartenza delle attività meno rischio rispetto a quelle più rischiose, come quelle artigiane, cui chiedete ancora pazienza, come le partite IVA? Chiediamo vigorose azioni di sostegno economico mirato subito per loro che, invece, oggi sono i più preparati e i più abbandonat; 1.000 euro almeno per chi ha sempre pagato le tasse, visti i 780 euro erogati a chi non lavora e le tasse non le paga! (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Servono azioni e soldi. Non possono arrivare cartelle esattoriali come se niente fosse, mentre la pubblica amministrazione - per contro - non paga i suoi debiti. Sul DEF esprimiamo tutta la nostra perplessità e il nostro disaccordo. Non possiamo più permetterci titoli senza contenuto. Ascoltate il Parlamento, che avrebbe dovuto essere la principale task force del Governo. Mi dispiace non avere più tempo per entrare nel merito di questa assurdità. Ascoltate e soprattutto realizzate le nostre proposte. Ve lo ripeteremo fino allo sfinimento: subito semplificazione, flessibilità, liquidità a fondo perduto, equità fiscale con le modalità di esecuzione immediata. Aiutate i sindaci, perché senza di loro sarebbe stata tragedia nella tragedia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Mandate risorse ai Comuni e non solo anticipi di quanto già dovevano prendere. Basta con le tasse ambientali. L'ambiente si tutela e si salva attraverso progresso, innovazione, sviluppo e lavoro e non con le tasse. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il Paese può risollevarsi a due condizioni: fiducia e libertà come nel dopoguerra; regole chiare, ma fiducia. Mettiamo in condizioni le persone che vogliono fare di fare subito, compreso il sostegno alla scuola nella sua interezza, ossia sia statale, che paritaria perché sarebbe un disastro qualora le scuole paritarie chiudessero perché abbandonate al loro destino. Non ho tempo di parlare del turismo, della cultura, dei ragazzi, dei bambini, e così via. Nessuno soffia sui conflitti. Il rischio sociale c'è senza bisogno di soffiare. Sapete come si potrebbe far rientrare? Con la speranza della rinascita, che sarebbe un vaccino potentissimo se questo Governo sapesse ingenerarla. Lo saprete fare chiusi come siete? Non trasformateci in un Paese di mendicanti, non ve lo lasceremo fare. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il Governo dia la leva e vedrà che gli italiani solleveranno il mondo, o si levi lui. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stefani. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, parliamo di DEF e numeri. Forse mai come oggi i numeri diventano parte di un processo che sta veramente travolgendo il nostro Paese. La domanda è una: come è stato possibile che un intero Paese, quasi senza accorgersene, eticamente e politicamente sia crollato di fronte a una malattia? In realtà ci siamo trovati, da un paio di mesi a questa parte, di fronte a un susseguirsi di decreti-legge e decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, provvedimenti di natura squisitamente parlamentare che hanno inciso clamorosamente sui diritti costituzionali, rivelando così una rottura istituzionale. Alla fine forse dobbiamo chiederci se possiamo chiamare le cose per quelle che sono. Siamo di fronte veramente a una dittatura della necessità o a una dittatura dell'emergenza che supera tutto e tutti? Abbiamo un dato di fatto, oltre ai numeri del DEF: il vero problema che si è rivelato è che ciascuno deve essere all'altezza del compito che gli spetta. Quello che manca in questo panorama, infatti, è il Governo, che non ha affatto esercitato il ruolo che la Costituzione gli assegna ed è andato anche oltre. Le Regioni, invece, hanno affrontato il loro compito ed esercitato il loro dovere. Le Regioni hanno resistito, hanno resistito nonostante questo Governo, nonostante la politica del Governo. Queste Regioni hanno salvato vite umane, nonostante la confusione comunicativa e normativa creata dallo stesso Governo. Sono le Regioni che sono riuscite a tenere in piedi il sistema sanitario. Ringrazio tutte quelle Regioni che, in realtà, hanno costituito un argine al dilagare di un'epidemia e che si sono esse stesse sacrificate per tutti. E senza l'impegno di queste Regioni, signori, l'Italia sarebbe sprofondata: e non sono nemmeno parole mie. Quindi, dobbiamo ringraziare le Regioni e i Presidenti delle Regioni. Ringraziamo la Lombardia, per la gravissima difficoltà che ha affrontato e che ha saputo affrontare, diventando il bersaglio, tra l'altro, in maniera del tutto indecorosa, di attacchi e di aggressioni politiche puramente speculative. ( Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ringrazio la Regione Veneto, per come ha affrontato la situazione, per il coraggio, per la decisione. Io, per un po' di campanilismo, ovviamente devo ringraziare, in particolare, anche il presidente Zaia. Ma le Regioni hanno pagato costi economici elevati per una spesa enorme: dalla Protezione civile, alla sanità, ai costi che dovranno affrontare per cercare di sopperire a quelle che saranno le gravi mancanze, anche di questo Governo; i costi politici delle scelte fatte e il costo sociale, che non so se si sanerà, ma che di sicuro lascerà una ferita profondissima. Ci sarà, poi, il costo pesante delle vite umane perse. E questi costi non sono assolutamente in questo DEF. Ci sono stati dei bisogni, espressi dalle Regioni, delle richieste avanzate dalle Regioni: alcuni hanno avuto anche dei riscontri, ma parziali. Le Regioni hanno bisogno di una salvaguardia degli equilibri di bilancio, per coprire anche le minori entrate di cui si sono dovute fare carico. E stiamo attenti, perché vi possono essere dei profili entro i quali le Regioni potrebbero non rispettare i livelli essenziali delle prestazioni. Hanno chiesto degli incrementi, ovviamente, del Fondo nazionale sanitario e questo, magari, è da attribuirsi anche, in proporzione, a quella che è la densità del contagio. Si sa, infatti, qual è stato l'uso delle terapie intensive e dei ricoveri. Ancora, un incremento del fondo di Protezione civile: questo per le spese già sostenute e quelle da sostenere. C'è un problema sul trasporto pubblico locale. Sono stati dati anche dei riscontri, ma ciò di cui c'è bisogno è un piano straordinario degli investimenti. Tali investimenti devono essere assegnati anche alle Regioni, in modo che esse possano, a livello territoriale, in sinergia con gli stessi enti locali, rilanciare una situazione che è assolutamente difficile. Vi è però bisogno di una semplificazione del quadro normativo, anche per questi investimenti, e di strumenti flessibili nell'utilizzo delle risorse. Queste risposte non si sono avute. Alla fine ci siamo trovati, domenica, con l'ennesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che, invece di aprire questa famosa nuova fase, non ha fatto altro che mascherare una proroga, senza motivarla, illudendo anche i cittadini, che ora sono delusi e frustrati e non fanno altro che subire una crisi incombente che questo Governo non sa davvero affrontare. Vorrei concludere il mio intervento, velocemente, perché, alla fine, forse una nota positiva in tutto questo c'è stata. Nei momenti più difficili, nei momenti drammatici, come quelli di un'emergenza, in realtà tutto si rivela. I piccoli si manifestano per essere dei piccoli e i grandi per essere dei grandi. E penso che il popolo abbia già dato il suo giudizio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, volendo avviare il mio intervento con una immagine retorica, mi sento di richiamare l'immagine degli strimpellatori del Titanic, che strimpellavano gentili musichette mentre il transatlantico affondava e accadeva quanto sappiamo e che abbiamo visto raccontato nel famoso film. Noi abbiamo un Documento di economia e finanza che dovrebbe programmare per i prossimi anni l'economia nazionale, ma non lo fa; abbiamo anticipato - è stato detto dal collega Urso - un decreto liquidità senza la liquidità che, per esempio, doveva essere impegnata anche nella ricostruzione delle zone terremotate perché quella l'abbiamo fatta con il credito d'imposta. La liquidità del decreto liquidità sta dentro gli affidamenti bancari. Avete approvato un decreto cura Italia che, con tutta evidenza, non cura e sicuramente non è stato sufficiente allo scopo. Ci accingiamo ad approvare un Documento che certifica che il debito pubblico italiano sarà pari a una volta e mezza il nostro PIL e, cioè, supera il 150 per cento del nostro PIL. Fino a ieri il nostro dramma era il debito pubblico che era pari al 130 per cento. Il DEF fa una fotografia; ci illustra un'emergenza, che peraltro conosciamo tutti, e scambia questo Parlamento come coloro ai quali va recapitata questa fotografia. Le fotografie, però, le fanno i fotografi e non i governanti. Oltre a fotografare una realtà che tutti sappiamo essere evidentemente problematica, i Governi devono immaginare, vedere il futuro e illustrare; devono segnare la strada e sciogliere i nodi. La fotografia eclatante è proprio lo spazio riservato al Governo che, con tutto il rispetto per i colleghi presenti, è vuoto e non potrebbe essere altrimenti. Il Documento è, infatti, vuoto e, quindi, anche gli spazi del Governo non possono che essere vuoti. Colleghi, la cosa ancora più preoccupante per chi, come me per esempio, viene da tanti anni di frequentazione della politica è l'assenza della politica da questo Documento. È stato detto, peraltro, in modo assolutamente bipartisan da altri interventi che mi hanno preceduto. In questo Documento non c'è la politica; non c'è il rispetto per le istituzioni; non c'è la necessità di confrontarsi in un momento di così grave e drammatica esigenza in modo bipartisan . Abbiamo elencato una serie di cifre che ci piombano in un baratro e lo facciamo con l'assenza gravissima del primo Ministro, che, peraltro, non è eletto dai cittadini. Le cose dovrebbero essere diverse quindi, se non altro per una questione di educazione e rispetto. Il Ministro dell'economia non è eletto dai cittadini o, anzi, è stato eletto nelle elezioni suppletive di Roma. Comunque, non è stato parte della composizione di questo Parlamento e, se non per altro, per rispetto doveva essere qui ad ascoltare gli interventi. Non è solo un problema di forma perché ora vengo al contenuto del mio intervento. Il motivo per il quale penso che il documento sia vuoto è che non si sa come andrà a finire con il problema dell'epidemia; non si sa se ci sarà una seconda tempesta virale a ottobre da più parti anticipata. Il documento è, quindi, un work-in-progress , se vogliamo usare un termine colto, per adattarsi agli eventi. Noi, invece, dobbiamo aggredire il vero grande problema e io l'ho detto fin dall'inizio di questa emergenza. La sovrapposizione del tema della sanità e del tema dell'economia ha determinato molto spesso una distorsione di analisi che oggi ancora ci portiamo dietro. Oggi noi - e il DEF lo dimostra in modo plastico perché si ferma davanti a tutti i passaggi programmatori nel dubbio di cosa accadrà con l'emergenza sanitaria - abbiamo ancora da affrontare proprio quella emergenza sanitaria. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 20,05) (Segue ZAFFINI). Colleghi, di questo virus - come è stato osservato da tutti e su questo l'intera comunità scientifica è d'accordo - sono più le cose che non sappiamo di quelle che sappiamo; sono più le cose che ci sono sconosciute di quelle che ci sono conosciute. È ovvio, allora, che la ripartenza con la cosiddetta fase 2, o fase 1,5 o come la si voglia chiamare, al buio, a fari spenti, è un andare a sbattere certo, sia che ci sarà il secondo lockdown o la seconda tempesta virale sia che non ci sarà. È del tutto evidente, infatti - lo stiamo vedendo in Germania e in Francia - che, senza uno strumento di screening profondo della popolazione, non siamo in grado di riaprire assolutamente niente. In questo senso, il ritardo del Ministero della salute nel validare i benedetti test rapidi, test che nel giro di un minuto danno una risposta - ancorché insufficiente e con una notevole dose di dubbio - è grave e colpevole perché non mettere questi strumenti a disposizione delle Regioni, della Protezione civile, dei medici di medicina generale, della sanità del territorio significa impedire che ci sia uno screening della popolazione laddove ci accingiamo a riaprire. Spiegatemi come fa il turno delle acciaierie di Terni - io sono umbro - che sarà più o meno di un centinaio di persone, ad essere analizzato nel momento in cui entra a lavorare! C'è una collega di Terni alla quale do il benvenuto e auguro buon lavoro. Come faremo a fare il tampone a 150 persone che entrano nel giro di dieci minuti se non mettiamo a disposizione uno strumento che già esiste? Oggi questo strumento c'è; ha una latenza, ha un'indecisione di risposta solo nell'eccesso di positività, ma il negativo è certo. E l'eccesso di positività lo mettiamo in quarantena e gli facciamo il tampone. Non si può tardare ancora. Colleghi, è la terza volta che intervengo per esprimere questo concetto: qualcuno dovrà rispondere di questa situazione. Non si può ancora tardare a validare i benedetti o maledetti test rapidi, perché senza questo strumento non si riparte, e se si riparte, dopo una settimana dovremo richiudere, e allora sarà come la ricaduta dell'influenza, che è sempre una polmonite. Rispetto a tutto ciò, come facciamo a non avere qui il Ministro o il Vice Ministro della salute? Con chi parliamo? Personalmente, sono oltremodo preoccupato, anche perché in un'altra vicenda paradossale abbiamo bloccato tutta la sanità nazionale in attesa della "botta" del Covid; botta che è arrivata in tre, quattro Regioni e che in tutto il resto del territorio nazionale non c'è. Lo ripeto, sono umbro e in Umbria questa emergenza non c'è, come non c'è in Basilicata e neanche nel Lazio. Abbiamo ospedali con fior di professionisti che stanno con le mani in mano: dobbiamo metterli in cassa integrazione? Forse dovremmo metterci noi stessi, colleghi. Che stiamo a fare qui? Non serviamo. Ci sono le task force ; quindi, mettiamoci anche noi in cassa integrazione. Mettiamoci i medici che sono negli ospedali inutilizzati. Dobbiamo ripartire con l'attività programmata, colleghi, che è rimasta bloccata per due mesi. Abbiamo un deficit di trattamento di prestazioni e un deficit di diagnosi che per smaltirlo ci porteremo dietro per anni perché oggi ci sono patologie gravissime che non sono ferme, camminano. Oggi la chirurgia di importanti ospedali sta a meno 80 per cento; gli accessi al pronto soccorso sono a meno 80-75 per cento. Dobbiamo ripartire con l'attività programmata; la sanità va organizzata. Questa organizzazione non c'è; è un rimpallo quotidiano tra Regioni e Ministero. Ma, di fronte a tutto ciò, evidentemente noi a giorni dovremo smaltire i danni gravi di tutta questa situazione. Io raccomando innanzitutto di assumersi le proprie responsabilità, ma non davanti ai cittadini in televisione; il Governo della Nazione non è un "Grande fratello". Raccomando di assumersi le proprie responsabilità nei luoghi delle istituzioni, come è evidente che debba essere e come costituzionalmente è previsto che debba essere. Ognuno deve esercitare a pieno titolo la propria delega. La delega della sanità oggi è centrale; oggi in Commissione sanità ci siamo confrontati sulla necessità di intervenire in sede di proposta, per tentare di mettere mano a tutta una serie di problematiche che stanno dentro l'universo mondo della sanità, vecchie e nuove, aggravate dall'emergenza, che non vengono affatto affrontate. C'è un rimpallo continuo di responsabilità fra le Regioni e il Governo. Chiudo raccomandando evidentemente un passo diverso. Aspettiamo il prossimo decreto-legge, quello di aprile, che sarà emanato a maggio; benissimo, purché venga emanato. In quel decreto-legge ci dovranno essere le risorse per mettere a disposizione delle Regioni i test rapidi, che nel giro di cinque minuti dicono qual è la situazione epidemiologica del soggetto indagato. Senza questi test andiamo a sbattere, andiamo al disastro. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, oggi abbiamo ascoltato, con molta attenzione tutti gli interventi, sia di maggioranza che di opposizione. Alcuni suggerimenti, alcune prese di posizione e alcune proposte sono sicuramente all'attenzione e alla riflessione di tutti noi. Penso all'ultimo intervento, in cui è stata posta la questione di come riprendere l'attività normale nella sanità e di come affrontare in sicurezza tutti i controlli e tutte le altre attività sanitarie che in questo momento si sono fermate, ma che sono certamente alla nostra attenzione e quella del Ministro della salute. Vorrei dire alcune cose. Ci dobbiamo assolutamente rendere conto - ma da alcuni altri interventi sembra che non ce ne siamo resi conto pienamente - di come noi oggi abbiamo dovuto e di come il Governo ha dovuto elaborare il DEF. Pensate che ci troviamo in una situazione normale? Non è questo un DEF in emergenza? Io credo che questa doveva essere non solo la prima preoccupazione, ma anche il primo elemento su cui insieme avremmo dovuto mettere in campo tutte le energie e ogni forma di collaborazione. Ovviamente poi ognuno ha le sue idee, per carità, ma non possiamo non renderci conto che evidentemente ci troviamo di fronte non a un DEF in tempi di pace, ma a una sorta di DEF in tempi di guerra. Non è un caso che la straordinarietà di quanto dobbiamo affrontare si riscontra nei numeri, nella realtà che il DEF ci consegna e nell'aumento del debito. Ma cosa pensavamo? Pensavamo davvero che un Paese che aveva già le sue difficoltà per quanto riguarda l'indebitamento arrivasse oggi all'appuntamento con il DEF come se niente fosse? Noi abbiamo fatto già una manovra e un primo scostamento di 20 miliardi, su cui abbiamo appoggiato le prime misure. Il Ministro dell'economia - che è qui e che saluto - sa perfettamente quanto noi, come maggioranza, abbiamo detto: non solo bisogna fare presto, ma bisogna anche fare in modo che una serie di altre situazioni siano coperte, perché ci rendiamo perfettamente conto che lo tsunami che ci ha travolto sta producendo a livello sociale delle difficoltà enormi. Viviamo nel Paese, siamo a contatto con tutte le persone e ce ne rendiamo conto; lo sappiamo perfettamente. Con il cura Italia e con la prima manovra di scostamento abbiamo messo in campo una serie di misure. Questa è stata la prima risposta all'emergenza davanti a una situazione - lo sapete perfettamente - che non dico ci abbia colto tutti di sorpresa, ma che certamente non abbiamo potuto affrontare con tranquillità dovendo intervenire immediatamente in emergenza. In alcune Regioni c'è stato un impatto molto più forte e anche lì le risposte sono state diverse. Non è che tutta la colpa sta da una parte, nel Governo centralista che ha fatto delle scelte, mentre, dall'altra parte, tutte le cose sono andate bene. Non è una questione politica: lo voglio dire in modo molto chiaro. Non è una questione politica e non c'è stato un attacco soltanto ad alcune Regioni: non è stato così. Sapete perfettamente che in Veneto le cose sono andate in un modo e in Lombardia sono andate in un altro e quindi, chiaramente, ci dobbiamo rendere conto che sono entrati in campo, in questa emergenza, anche modelli di gestione della sanità diversi, che hanno risposto a quel dramma in modo diverso. Di tutto questo non potete far carico al Governo o alla maggioranza. Qualcuno ha detto che la Lombardia, ad esempio, è stata oggetto di attacchi, ma non è così. Le cose sono andate diversamente in ciascuna Regione, perché sono state messe in campo misure molto diverse, di cui però ognuno si deve assumere la responsabilità. Ovviamente il Governo e la maggioranza si assumono la responsabilità per la parte che compete loro, ma anche le Regioni lo devono fare, per la parte che compete loro. Ciò che dovremmo ritrovare tutti è un coordinamento forte, soprattutto adesso, nella fase 2, tra le azioni delle Regioni e quello che si decide a livello centrale. Ritorno rapidamente alla questione del DEF. Domani ci appresteremo a votare un altro e secondo scostamento ben più poderoso, che certamente ha portato a numeri che a leggerli fanno tremare i polsi. Pensate forse che il Governo venga qui alla leggera a presentarci un rapporto tra debito e PIL al 155 per cento? È chiaro che sono questioni che fanno tremare i polsi. Pensate però che non avremmo dovuto mettere in campo una seconda operazione di scostamento così robusta? Qualcuno dice addirittura che non sarà neanche sufficiente e sappiamo che probabilmente dovremo trovare anche degli altri strumenti. Anche questa però è un'operazione poderosa, con una manovra che non si registrava non so da quanto tempo - anzi, forse non c'è mai stata una manovra così nel nostro Paese - per continuare a sostenere i redditi, intervenire sulle fasce che sono state fino ad ora escluse - continuo infatti a ribadire che esiste la necessità assoluta di intervenire, ad esempio con un reddito d'emergenza o altri strumenti, chiamateli come volete, per aiutare le persone che fino ad ora sono state escluse e le famiglie che sono in una grande sofferenza - e far funzionare la liquidità. Anche in questo caso, però, bisogna assumersi le responsabilità. Tra l'altro la Commissione finanze e tesoro e la Commissione d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario hanno svolto delle audizioni. Sappiamo perfettamente che molti dei rallentamenti per quanto riguarda il sostegno alle imprese non sono certamente dovuti al decreto-legge, per come è stato scritto. Nel decreto liquidità ci sono input abbastanza chiari ma vi sono delle resistenze da parte delle banche, di cui sicuramente il Ministro si sta facendo carico e su cui dobbiamo dare degli input molto forti. Lo sappiamo e quindi anche in questo caso abbiamo gli elementi per capire con chiarezza come abbiamo costruito il decreto e anche il fatto che ci sono delle resistenze, perché il nostro Paese purtroppo è così, lo sappiamo e non da oggi. Non è la prima volta che affrontiamo il nodo delle banche. Certamente, anche a livello internazionale dei grandi gruppi di pressione, cosa pensate del declassamento fatto da Fitch? Io non sono una complottista ma certamente, guardando a come vengono portati avanti alcuni giudizi dalle agenzie di rating , si tratta di un'operazione politica, non finanziaria . Chiaramente ci troviamo in un coacervo di questioni che cerchiamo di affrontare una alla volta. Avviandomi alla conclusione, vorrei anche dire che in tutto quello che mettiamo in campo in questa fase e nelle modalità con cui affrontiamo la fase 2 (che per quanto mi riguarda significa anche come far ripartire il Paese, intendendo non soltanto come lo si apre ma quale input si dà per poter far sì che lo sviluppo possa riprendere) non dobbiamo fare un errore. La natura ha parlato chiaro, ci ha dato degli avvertimenti chiarissimi con questa crisi enorme causata da questo virus: non facciamo l'errore di pensare che questo Paese possa riprendere il proprio cammino e il proprio sviluppo rinunciando alle questioni che noi avevamo messo in campo. Per quanto mi riguarda, la transizione verde, il green new deal, gli investimenti nella sostenibilità ambientale e nell'economia circolare sono tanto più in questo momento uno strumento poderoso per andare avanti e per far riprendere il Paese. Noi siamo convinti della necessità di una manovra in cui si sostiene il reddito, quindi si sostiene la domanda interna (perché questa è la cosa importante), e soprattutto si riprende un cammino con ancor più forza sulla strada che noi avevamo indicato, che è l'unica possibile perché una seconda possibilità la natura non ce la darà. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, durante questa pandemia da molti analisti ma anche nell'opinione pubblica generale è stata usata l'analogia con la situazione della Seconda guerra mondiale; credo che per alcuni versi tale analogia regga, naturalmente non per l'evento in sé, ma per le conseguenze che questa ha generato. Ebbene, a nessuno di noi sfugge che la Seconda guerra mondiale fu naturalmente un elemento di devastazione di massa e che a partire da quello ci fu anche un grandissimo piano di rilancio dell'economia mondiale ed europea. Il 5 giugno 1947 si tenne ad Harward il famoso discorso che lanciò il cosiddetto piano Marshall, che in realtà si chiamava European recovery program. Guardate un po' che analogia con ciò di cui stiamo parlando oggi. Ci sono analogie storiche, ci sono analogie dal punto di vista dei programmi e degli strumenti, ci sono delle analogie lessicali. In quel tempo furono tre i grandi obiettivi di questo grande piano internazionale: il primo era ovviamente un piano di aiuti economico-finanziari; il secondo era un piano per favorire l'integrazione economica, certamente quella tra gli Stati Uniti e l'Europa, ma anche quella all'interno dell'Europa che era stata devastata politicamente, culturalmente, sociologicamente ed economicamente; poi il terzo obiettivo era quello di dare finalmente uno sfogo operativo reale alla grande utopia che stava crescendo da tempo verso il progetto politico europeo. Signor Presidente, in quegli anni, quando si definì questo programma, vi fu un grandissimo dibattito negli Stati Uniti e in Europa perché vi erano due grandi correnti di pensiero: c'era chi diceva che fondamentalmente i 12,7 miliardi di dollari che questo piano trasferì all'Europa (di cui 1,2 miliardi all'Italia) dovessero servire per gli aiuti per fronteggiare la contingenza drammatica, e chi sostenne che questo era necessario ma non sufficiente perché quei soldi dovevano servire anche per avviare un processo di trasformazione radicale e di ricostruzione del sistema produttivo europeo. Ebbene, signor Presidente, oggi siamo esattamente in questa linea, in questa posizione. Ha perfettamente ragione la senatrice De Petris: la nuova frontiera è cogliere l'occasione di questa grande trasformazione necessaria, di questa crisi, di questo dramma, per ripensare strutturalmente il modello di crescita economica, valorizzando i miliardi di euro che arrivano dall'Unione europea e dal Governo e dal Parlamento nazionali. Se noi immaginassimo di utilizzare questi fondi solamente per l'emergenza sanitaria - e naturalmente dobbiamo farlo - ma non anche per dare un orientamento marcato verso il vero confine della trasformazione, verso il green new deal , è del tutto evidente che compiremmo un lavoro a metà. Su questo c'è consapevolezza? Un po' ce n'è, ma il lavoro da fare è enorme. Tutto il lavoro che anche quest'Assemblea del Parlamento ha compiuto in questi anni, in questi mesi e in queste settimane sulla questione del green new deal non va buttato alle ortiche, anzi. Non era una questione di moda, ma era assolutamente necessaria, oltre che urgente. Ultima nota, Presidente. Ho sentito alcuni senatori, in particolare la senatrice Stefani - mia conterranea tra l'altro - parlare di diritti costituzionali violati e di dittatura dell'emergenza. Io credo ci sia un limite a tutto e lo dico senza polemica, ma perché credo che le parole abbiano un senso, almeno in quest'Aula. Come si fa a rivolgere una frase di questo tipo a un Governo italiano, mentre contemporaneamente il leader di quel partito, dinanzi a quello che fa il Primo ministro ungherese della democrazia illiberale, solidarizza e fraternizza con l'amico Orbán? (Applausi dai Gruppi PD e Misto) . Quello che ha teorizzato e praticato la democrazia illiberale, quello che ha detto nell'ultima disposizione - contro la quale naturalmente l'opposizione del Parlamento ungherese si è opposta - che da quel momento in poi, cari amici, amiche e colleghi, l'opposizione l'avrebbe fatta la maggioranza parlamentare; quello che ha detto che chi manifesta contro il suo Governo è un traditore della Nazione. Sapete qual è la questione? Che i veri patrioti in Italia sono gli europeisti. (Commenti dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) .I sovranisti e i nazionalisti sono contro l'Europa, ma sono anche contro gli italiani. Il passo che stiamo facendo, di ricostruzione del piano europeo, a partire da questa occasione, è una grande occasione per noi, per l'Europa e per i nostri cittadini. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, «Come le pecorelle escon del chiuso a una, a due, a tre, e l'altre stanno timidette atterrando l'occhio e 'l muso», così, dopo l'ultima volta in cui ho avuto il privilegio di rivolgermi alla Presidenza in quest'Aula, per recarle l'allarme democratico di milioni di italiani, i costituzionalisti sono usciti dal chiuso dei loro santuari e hanno scoperto la Costituzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Meglio tardi che mai, viene da dire. Ma non bisogna essere ingiusti: il mio intervento, a dire il vero, si nutriva dei contributi di tanti che sulle riviste specializzate si erano già espressi. Fra i primi a denunciare l'emergenza costituzionale, che alcuni colleghi non vedono, era stato probabilmente Massimo Cavino, sul sito federalismi.it (basta leggerlo), seguito da Gaetano Silvestri sul blog di Unità per la Costituzione ed altri. Quelli che sono usciti ora, come lumache dopo il temporale di qualche giorno fa, sono i padri nobili della disciplina, quelli descritti tanto bene dal Vangelo di Matteo, capitolo 23. Meglio così. Visto che parlare da qui serve a farsi ascoltare da chi ha il privilegio di pontificare sui giornaloni, approfitto della discussione sul DEF, di questa liturgia sterile, fiacca, stantia, per evidenziare come la deriva autoritaria che abbiamo denunciato la volta scorsa e l'inefficacia delle misure prese con questa manovra, da tanti ricordata, siano due mali che hanno una comune radice. Questa radice risiede nel fatto che un sistema economico in cui l'unica valvola di sfogo è la compressione dei salari, l'austerità, necessariamente porterà con sé la compressione dei diritti politici. È una deriva autoritaria oggettiva: dato che i salari sono la fonte di reddito della maggioranza, l'unico modo che il sistema ha di perpetuarsi è comprimere, insieme ai salari, la democrazia: impedire alla maggioranza di esprimersi. E naturalmente ogni riferimento alla necessità di elezioni politiche che riallineano il Parlamento agli elettori è puramente intenzionale. E che c'entrano i costituzionalisti con queste valutazioni? Che c'entra il DEF? C'entrano perché le dinamiche che ho descritto si riflettono in una scelta giuridica di gerarchia delle fonti, quella di sottomettere la Costituzione di una Repubblica fondata sul lavoro, articolo 1, ai trattati di un'Unione basata sulla stabilità dei prezzi, articolo 3, comma 3, del Trattato sull'Unione europea (TUE). Ora le due cose insieme non si possono avere per il semplice motivo che i prezzi e la loro inflazione sono legati alla disoccupazione da una relazione inversa; per controllare i prezzi devi alzare la disoccupazione. L'austerità serve a questo; i keynesiani la chiamano «curva di Phillips», i marxisti la chiamano «esercito industriale di riserva» e la sinistra lompo la chiama «risorse». La domanda che avremmo tutti dovuto rivolgerci da tempo è che senso ha organizzare la nostra società attorno ad una "guerra santa" contro un nemico - l'inflazione - che non c'è più? Quanta giurisprudenza costituzionale in materia di diritto del lavoro potrebbe essere, con il dovuto rispetto, rivista alla luce di questo dato di fatto? Tutte le istituzioni di cui ci siamo dotati, dalle regole di bilancio austeritarie - di cui oggi si festeggia l'apoteosi - alle banche centrali indipendenti, puntano a una sola cosa: uccidere un nemico morto. Io sono convinto, in piena umiltà e consapevolezza del tanto che non so e che da voi quotidianamente imparo, che se mi trasformarsi in "iena" e andassi in giro col microfonino a chiedere da quanti anni non abbiamo più in Italia la temibile inflazione a due cifre, voi mi rispondereste quello che leggete nei giornaloni: «Dalla fine degli anni Novanta, da quando siamo entrati nell'euroۚ». Invece no. L'inflazione in Italia è a una cifra dal 1985, dall'anno di «We are the world». D'accordo? Michael Jackson ci ha lasciati, l'inflazione pure, l'ossessione dei trattati e di chi gli va dietro contro il deficit e la sua monetizzazione purtroppo è molto più longeva ma è ora di disfarsene. Ormai dovremmo saperlo che la dinamica dei prezzi non è legata all'offerta di moneta, lo ha mostrato il fallimento di Draghi nel raggiungere l'obiettivo dell'inflazione al 2 per cento, nonostante i 2.666 miliardi di euro emessi con il quantitative easing (QE). Il problema non è l'eccesso di liquidità in questo momento, ma la mancanza di liquidità. Anche prima che il prezzo del petrolio crollasse, sapevamo bene che quello che ci aspettava era un mondo di deflazione e di tassi di interesse negativi, altrimenti non ci si spiegherebbe l'appetito dei mercati per titoli a lunghissimo termine. Se i cinquantennali o i centennali con tassi fra l'1 e il 2 per cento vanno a ruba, significa che i mercati si aspettano tassi più bassi. E allora perché abbiamo perso tanto tempo a Bruxelles, impegnandoci in trattative fallimentari e pericolose invece di unirci a quanti chiedono quella che in ogni caso sarà l'inevitabile soluzione, la soluzione che sarà adottata perché l'unica che permetterà al progetto unionista di tirare a campare ancora per un po'? Sto parlando dell'intervento deciso e illimitato della Banca centrale europea. Il Governo sottostima l'entità della crisi e ci propone rimedi basati su strumenti inadeguati, dei quali peraltro sembra vergognarsi. È stato notato in altra sede che il ricorso al MES, cioè le forche caudine alla cui umiliazione questo Governo ha voluto esporci, nel dileggio unanime della stampa internazionale, non è nemmeno citato nel DEF. Forse una cosa non è chiara; tutti gli strumenti di finanziamento europei proposti prevedono che una qualche istituzione, che sia il fondo MES, che sia la Banca europea per gli investimenti (BEI), che sia il costituendo fondo European redemption fund (ERF), collochi dei titoli sul mercato. Ora il collocamento di una quantità di titoli proporzionata alle dimensioni delle esigenze di recupero dell'eurozona richiede innanzitutto tempo e poi non è detto che vada a buon fine, a meno che non intervenga la BCE a sostenere il mercato, perché i ritardi, in particolare quelli del nostro Paese nel gestire l'emergenza sanitaria e l'emergenza dell'economia reale, porteranno con sé una crisi finanziaria. A quel punto solo la BCE potrà fare mercato per quei titoli. La domanda quindi è: perché non ci disfiamo subito di questo tabù? Perché non saltiamo un passaggio, quello in cui ci viene chiesto di indebitarci con il MES, con tutti i rischi connessi? Perché non chiediamo liquidità a chi può crearla senza costi? Mistero. Ci viene detto che il MES non imporrà condizioni al Paese, ma poi ci viene confessato che quel MES non c'è. Ci viene detto: «Voi avete ostacolato il percorso verso la solidarietà europea votando contro gli eurobond ». Certo, carissimi amici, la solidarietà degli eurobond pagata con l'oro di Bankitalia, come voleva l'onorevole Prodi, o con le ecotasse europee come vogliono i verdi, sinceramente ci interessa poco. Solo voi potete considerare un successo un fondo di solidarietà in cui gli interessi sui titoli emessi per finanziare gli interventi a fondo perduto verranno pagati con nuovo eurotasse europee, nuove ecotasse. Questo è scritto al punto 9 della proposta italiana. Noi apprezziamo la raffinatezza. Dopo aver impedito a noi di togliere la plastic tax tramite emendamento, vi accingete a toglierla voi per decreto, ma solo perché avete promesso all'Europa di far rientrare dal portone europeo quello che adesso fate finta di buttare dalla finestra. Ci viene detto, e questa è la più bella di tutte: «Ma se siete contro l'Europa, perché chiedete all'Europa di salvarci?». Questo è un grande capolavoro di "gnè gnè gnè" dialettico. Noi non siamo contro l'Europa, come non siamo contro l'Antartide o contro l'Oceania. Noi siamo contro le istituzioni che non funzionano secondo le regole. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Se non interviene, la BCE rischia di innescare una crisi, semplicemente rischia di venire meno al suo compito di contribuire alla stabilità del sistema finanziario, ex articolo 127, comma 5, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). È un compito che, nella sua insondabile saggezza, ha interpretato nel senso di far cadere i Governi che le stavano antipatici (ma questo è un altro discorso). Sta a chi difende, sta a chi venera l'Unione europea dimostrare che le sue istituzioni funzionano. Sarò estremamente chiaro. L'Europa di cui voi parlate, quella della solidarietà che presuppone una piena unione politica, questa Europa irenica, non c'è ancora e non ci sarà mai. In questo però siamo abbastanza simili, perché anche l'Europa che vorremmo noi, quella che funzionava, quella precedente al Trattato di Maastricht, non c'è. Ma tutti vedono la differenza. Voi sognate, auspicate, sperate; noi prendiamo atto della realtà e ci rivolgiamo all'Europa che esiste, alle istituzioni esistenti, ai Governi nazionali e alla BCE. Voi auspicate e noi scongiuriamo. Vi scongiuriamo: uscite da dogmi e da cliché che non vi appartengono culturalmente; uscite dal pattume liberista degli anni Ottanta e guardatevi intorno: il mondo in cui viviamo è diverso. Ma per l'inerzia del mastodonte unionista dobbiamo gestirlo con istituzioni inadeguate, arretrate. Aprite gli occhi: l'Italia è un paese meraviglioso, non affossatelo con la vostra cecità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Papatheu) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, siamo dunque arrivati al momento in cui il nodo è venuto al pettine, perché questo DEF ci parla di un aumento della disoccupazione, che è arrivata all'11,6 per cento; di un calo dei consumi del 7,2 per cento; di un calo degli investimenti del 12,3 per cento; di un calo del PIL dell'8 per cento; di un calo dell' export del 14 per cento; di una crescita del rapporto debito-PIL (rapporto che arriva al 155 per cento, un valore mai riscontrato nella storia della Repubblica). Ci troviamo a dover configurare un aumento del debito, quindi un indebitamento netto di 75 miliardi di euro, perché oltre ai 55 richiesti si tratta di recuperare quei 20 miliardi che mancavano al decreto di liquidità. Si tratta di acquisire la liquidità che non c'era nel decreto liquidità. Quindi si tratta di affrontare un fabbisogno di 160 miliardi di euro. Ebbene, quando uno ha bisogno di liquidità e non ha risorse proprie, deve fare debito, è molto semplice. Quindi l'Italia quest'anno dovrà andare sui mercati ed emettere 550 miliardi di euro di emissioni statali, di obbligazioni. Vorrei allora vorrei che fosse chiaro a tutti in quest'Aula e a tutti quelli che ci ascoltano che di questi 550 miliardi la BCE quest'anno, se rispettasse il parametro minimo del 17 per cento dell'azionariato Italia del sistema dell'Eurogruppo e con un criterio di 85 per cento di emissioni statali e 15 per cento di emissioni private, acquisterebbe - anzi acquisterà - circa 200 miliardi di euro di obbligazioni e titoli di Stato italiani. Noi siamo più o meno in piedi perché la BCE compra questa roba: deve essere chiaro agli italiani, perché altrimenti si continua a mistificare. Siccome probabilmente la BCE crescerà e comprerà più del 17 per cento, arriverà a coprire metà del fabbisogno obbligazionario italiano. Chiarito che la BCE è dalla nostra parte, come tante altre istituzioni europee, noi di Forza Italia facciamo della difesa del nostro ruolo in Europa una bandiera (non per niente facciamo parte del Partito Popolare Europeo che è il partito di maggioranza del Parlamento europeo), restano circa 300 miliardi di euro da trovare sui mercati. Di questi 300 miliardi facciamo ancora leva su tutto quello su cui si può far leva. Signor Ministro, ricorderà che in audizione ho anche sollecitato un approfondimento sulla possibilità di richiedere, come azionisti del Fondo monetario internazionale, un'emissione di diritti speciali di prelievo per ottenere una riserva sulla quale fare una provvista sui mercati a costi un po' migliori. Facciamo leva sui programmi della BEI, se siamo capaci di proporli, perché si tratta di finanziamenti a fronte di progetti che vanno presentati. Facciamo leva sui sussidi; è stato detto che 1.800 miliardi di euro di operazioni sono state autorizzate dalla Commissione in tema di aiuti di Stato; di questi, più di 1.000 miliardi sono stati utilizzati dalla Germania. Svegliamoci e svegliatevi: utilizziamone una parte importante. L'Europa ci dà una mano, prendiamola. Poi ci sarà il recovery fund ; bene, siamo contenti e vedremo cosa arriverà. Resta il problema di trovare diverse centinaia di miliardi sui mercati. Lì c'è il problema di questa maggioranza e di questo Governo, perché sui mercati ci vuole credibilità e per avere credibilità bisogna innanzitutto dimostrare di poter sostenere questo debito e quindi consentire a chiunque di verificare che la crescita nominale è superiore al costo di servizio del debito. Ma la crescita nominale del PIL non si ottiene con le vostre formule di nazionalizzazioni spinte, di statalizzazione dell'economia. Questa aberrazione dei 50 miliardi di euro per rifare l'IRI, attraverso la formula della Cassa depositi e prestiti non crea ricchezza. Voi dovete uscire da questa ideologia anti-aziendalista e anti- business , perché è lì che si crea la ricchezza. La ripresa italiana è stata coadiuvata dal settore privato, dal settore delle piccole e medie imprese che, aiutato da un regime che lo consentiva, è riuscito a creare la ricchezza di cui abbiamo goduto. Quel regime non c'è più; lo state rendendo sempre più difficile. Voi parlate di "modello Genova". Il modello Genova, che vuol dire un po' di sburocratizzazione, regolamentazione inferiore e tutta la tematica degli appalti, non vuol dire altro che applicare i criteri europei. Se noi applicassimo in Italia il codice degli appalti formato europeo, saremmo in grado di rifare il nuovo ponte Morandi al posto di quello collassato (come ne collasseranno tanti altri se non ci sarà manutenzione adeguata) in pochi mesi. Non capite che dobbiamo sburocratizzare e deregolamentarizzare e non avete l'onestà intellettuale di accettare alcune delle nostre proposte. Noi l'abbiamo richiesto e abbiamo presentato centinaia di emendamenti nei provvedimenti scorsi e nessuno di questi è stato accettato. Avete chiesto una collaborazione politica, ci abbiamo creduto e siamo caduti nella trappola. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Abbiamo proposto centinaia di interventi, abbiamo avanzato centinaia di proposte e non ne è stata approvata una. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Così allora non potrete andare avanti perché, ripeto, ci vogliono riforme pro- business , ci vuole credibilità e - lasciatemi intervenire per quest'ultimo minuto - ci vuole anche un'altra cosa: attenzione agli italiani all'estero. Adesso tutti avete scoperto che ci sono degli italiani all'estero. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Avete scoperto che ci sono virologi, scienziati, esperti di varie professioni perché adesso vanno di moda. Ce ne sono in tutte le professioni, però voi, da quando è iniziata questa legislatura, e - ahimè - questo Governo continua, li avete derisi e in una manovra da 25 miliardi di euro avete stanziato 4 milioni di euro per gli italiani all'estero indigenti. Si tratta di circa 3,87 euro per ogni italiano indigente all'estero. Non solo non li avete curati ma avete impedito la rielezione dei Comitati degli italiani all'estero, i Comites e avete abolito l'unico consesso istituzionale che noi avevamo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Il Comitato per le questioni degli italiani all'estero lo ha abolito il primo Governo Conte e il secondo Governo Conte non lo ricostituisce. Prima c'erano i colleghi del PD che almeno ci aiutavano a difendere questi capitoli, adesso sono entrati in maggioranza, si sono accontentati di qualche poltrona e non se ne parla più. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . A parlare degli italiani all'estero siamo rimasti veramente in pochissimi. Gli italiani all'estero esistono e senza di loro la vostra strada sarà ancora più ardua quindi vi invito a cambiare indirizzo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Presutto. Ne ha facoltà. PRESUTTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, oggi stiamo parlando di un DEF particolare, un DEF speciale che è condizionato da un problema serio: parliamo di contagio, non dimentichiamolo. Le lezioni di economia lasciamole alle università: in questo momento l'economia serve ma si tratta di un'economia di emergenza. Quindi rivolgo un ringraziamento speciale al Governo per come ha gestito finora una criticità, prima di natura sanitaria e contestualmente di natura economica, in abbinamento con le misure di aiuto per le imprese che accompagneranno il nuovo modello di Italia. Stiamo discutendo in uno scenario internazionale a dir poco inimmaginabile che riguarda tutto il mondo. Il mondo intero vede messe improvvisamente in discussione alcune certezze, scoprendosi più fragile e per certi aspetti impotente; non è un problema soltanto dell'Italia. Eppure tutti noi, nessuno escluso, lavoriamo con la certezza che ci lasceremo tutto questo alle spalle. Certo, l'emergenza da coronavirus - perché parliamo del coronavirus oltre che del DEF - lascerà a tutti noi un'eredità non facile: l'economia italiana e internazionale uscirà da questa situazione con cicatrici non indifferenti e probabilmente con modelli economici che le università dovranno reimparare a studiare (poi ci sarà modo per ripeterli anche in Aula). Oggi parliamo di vite umane, quelle che stanno lottando negli ospedali e quelle che dobbiamo aiutare a recuperare dignità attraverso un sistema economico che torni ad essere sano. (Applausi dal Gruppo M5S) . Per questo non possiamo non sottolineare l'importanza della risposta approntata da questo Governo con l'appoggio della maggioranza parlamentare. Dopo un deficit da 20 miliardi di euro autorizzato con il decreto Cura Italia, ci apprestiamo a mettere in campo un ulteriore sforzo, sempre in termini di deficit . Questa volta parliamo di 55 miliardi di euro, il tutto per una sorta di manovra che attraverso il «decreto maggio» -diamogli il giusto nome perché mancano due giorni al mese di maggio - metterà in campo più di 150 miliardi di euro. Si tratta di un intervento molto significativo e direi storico. Un intervento del tutto dovuto all'interno del quale ci sono soluzioni per: l'estensione ed il potenziamento della cassa integrazione anche per le piccolissime aziende; un ampliamento e un potenziamento del sostegno per gli autonomi; un reddito di emergenza per tutte le categorie rimaste scoperte dalle precedenti misure; uno stanziamento pubblico ingente per coprire tutte le garanzie concesse a favore della liquidità per le imprese; un ampliamento della sospensione di tutta una vasta serie di adempimenti fiscali e burocratici; nuovi stanziamenti per pagare alle imprese i debiti della pubblica amministrazione e ulteriori interventi a fondo perduto a beneficio delle imprese che hanno subito un calo del fatturato. Questo è, solo in grandi linee, ciò che il Governo, con il supporto del Parlamento, ha fatto nel combinato disposto di più provvedimenti che si susseguono: il decreto cura Italia, il decreto liquidità e l'imminente decreto maggio. Non vi è chi, responsabilmente, possa negare che si sta mettendo insieme ogni tipo di sforzo per stendere una rete di protezione intorno alla nostra sanità, ai nostri lavoratori, alle nostre famiglie e alle nostre imprese; questo è il nostro obiettivo. Non vi è chi, responsabilmente, possa negare l'estrema complessità della situazione e l'estrema difficoltà nel predisporre misure adattabili alle mutevoli esigenze del Paese. È da irresponsabili mettere ulteriori difficoltà su queste difficoltà oggettive e di natura epidemica. (Applausi dal Gruppo M5S) . Questo Paese si appresta ad affrontare, di conseguenza, uno sforzo finanziario ingente e dovuto, un impegno che apre anche un orizzonte di opportunità che abbiamo l'obbligo di abbracciare. Di fronte a noi abbiamo la prospettiva di un ribaltamento di paradigmi e modelli economici sin qui seguiti, che la crisi sta accelerando. Il Governo sta ampiamente facendo la sua parte sia all'interno del Paese, sia in chiave europea perché tutti ormai abbiamo capito come le due dimensioni siano connesse e vadano gestite in emergenza. Sull'inserimento nel pacchetto delle proposte europee del recovery fund - quindi sul tema dirimente della condivisione degli sforzi - il Governo italiano ha il merito indiscutibile di aver indirizzato il dibattito e aver arricchito un ventaglio di proposte che all'inizio erano apparse come un minimo timide. Siamo consapevoli che è un primo passo e tutti sappiamo anche quanto lavoro ancora dovrà essere fatto per riempire il recovery fund di contenuti e quanto sarà importante che le risorse da esso reperite non vadano agli Stati solo sotto forma di prestito (operazione che andrebbe ad alimentare ulteriore debito). Ma un principio è stato fissato. Non solo, c'è un vincolo anche temporale definito urgente e messo nero su bianco, del quale le istituzioni comunitarie adesso sono chiamate a rispondere. Signor Presidente, colleghi, il richiamo al debito non è casuale. La risposta italiana, come del resto quella di tutti i Paesi, comporterà un ingente aumento del debito pubblico italiano che si appresta a passare, in pratica, dal 133 al 155 per cento del PIL. Sappiamo tutti che il debito pubblico italiano è sostenibile e che il Paese ha fondamentali economici sani, un elevato livello di risparmio privato, un basso debito privato, uno storico - almeno fin qui - avanzo primario, una posizione di creditore esterno netto e un'economia diversificata. Ma un debito pubblico alto è comunque un moloch a cui dobbiamo sacrificare risorse ingenti, sottratte alle nuove generazioni e allo sviluppo del nostro Paese, che ci espone costantemente al solito ricatto delle speculazioni di turno. Siamo consapevoli dei rischi di alcuni rapporti e si lavorerà per migliorarli, facendo però arrivare l'Italia pronta. Nella risposta alla crisi così difficile che stiamo vivendo dobbiamo quindi cogliere l'occasione anche di affrontare il tema del debito. Da questo punto di vista, è fondamentale, e potrà ulteriormente esserlo, la Banca centrale europea. Quindi, concordo su questo punto. La Banca centrale europea ha già potenziato il suo raggio d'azione mettendo sul piatto 750 miliardi di euro aggiuntivi del suo quantitative easing e quindi da qui a fine anno si raggiungerà la cifra di 1.100 miliardi, dando respiro al debito italiano e di altri Paesi europei. In più, la stessa Banca centrale europea ha posto le basi per il superamento di alcune regole che finora ne hanno circoscritto la potenza di fuoco. Mi riferisco alla regola del 33 per cento che impedisce un acquisto di titoli superiore al 33 per cento di una singola emissione obbligazionaria ed alla flessibilità temporanea inserita sul cosiddetto capital key che limita gli acquisti di bond di Stato alla percentuale di capitale della BCE detenuta dalle singole banche centrali. Su quest'ultimo punto, dirimente ai fini di trasmissione della politica monetaria al mercato, ci attendiamo dalla BCE interventi maggiormente incisivi e definitivi e li andremo a chiedere. Ciò non significa sottoporre la BCE alla volontà politica dei vari Paesi, bensì l'opposto. Solo un autorità monetaria indipendente può ignorare i vari egoismi nazionali che purtroppo ancora permangono all'interno dell'Unione europea. Solo una banca centrale autorevole può superare i vincoli statutari autoimposti, frutto di accordi e compromessi al ribasso, ma fatti in passato e non adeguati a un periodo di radicali cambiamenti di paradigma. Riteniamo però altrettanto importante individuare canali autonomi di reperimento di risorse e protezione del nostro debito pubblico. Da questo punto di vista, il MoVimento 5 Stelle ha diverse proposte sul piatto, di cui vado ad estrapolare solo alcuni punti, utili ad aprire spunti di riflessione generale, che spero possano coinvolgere, già domani, tutte le risorse umane del nostro Paese e cogliere tutte le opportunità di cambiamento che l'attuale scenario ci presenta. Ad esempio, dovremmo pensare a un processo naturale migliorativo nell'azione della pubblica amministrazione, per permetterle di gestire con molta più efficienza le risorse pubbliche. Un nuovo modello di misurazione delle performance , più moderno, più al passo con i tempi ed esteso anche alle società pubbliche, è una soluzione da tenere presente. Dovremo, altresì, pensare a meccanismi incentivanti per offrire alle famiglie, su base rigorosamente volontaria, la possibilità di investire in titoli di Stato. Lo diciamo spesso: in Italia c'è una ricchezza finanziaria e immobiliare di circa 10.000 miliardi di euro; di questi, quasi 5000 miliardi sono di ricchezza finanziaria, di cui 1500 circa depositati su conti correnti. Si deve poter pensare a titoli di Stato fiscalmente agevolati, strumenti smart che possano incentivare il possesso stabile fino a scadenza, in un'ottica di risparmio e di investimento a favore delle famiglie mirato ad un incremento reddituale stabile. Allo stesso tempo, dovremmo valutare, ad esempio, la costituzione di una banca pubblica di investimento, una banca che, allo stesso tempo, possa garantire finanziamenti a basso costo per famiglie e imprese e che possa investire nelle grandi infrastrutture del Paese. Come pure si potrebbe valutare la realizzazione di una piattaforma di certificazione dei crediti vantati dai contribuenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, sia di natura commerciale sia di natura fiscale, derivanti da agevolazioni o detrazioni. L'obiettivo sarebbe quello di favorire la circolazione di questi crediti attraverso la loro cessione a banche e a intermediari finanziari, la loro compensazione con i debiti fiscali, la loro cessione a terzi, quale corrispettivo di transazioni commerciali. Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, i tempi così complicati che stiamo vivendo e l'enorme sforzo che lo Stato sta mettendo in campo ci impongono anche di essere innovativi: una parola magica in questo momento. Ci impongono di velocizzare un percorso di cambiamento che solo fino a pochi mesi fa ritenevamo inimmaginabile. Un percorso che avvieremo ridando dignità e qualità della vita ai cittadini, preservando, in primis , la loro salute. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione congiunta. Comunico all'Assemblea che sono pervenute alla Presidenza, sulla relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, le proposte di risoluzione nn. 100, presentata dai senatori Calderoli e da altri senatori, 101, presentata dai senatori Perilli, Marcucci, De Petris, Faraone e Unterberger, e 102, presentata dai senatori Bernini e da altri senatori. Sono inoltre pervenute alla Presidenza, sul Documento di economia e finanza 2020, le proposte di risoluzione nn. 1, presentata dai senatori Perilli, Marcucci, De Petris e Faraone, e 2, presentata dai senatori Bernini, Romeo e Ciriani. I testi sono in distribuzione. Ha facoltà di parlare il relatore. PELLEGRINI Marco, relatore . Signor Presidente, data l'ora tarda, davvero andrò per titoli e svolgerò la replica nella maniera più veloce possibile. Io ho preso appunti su tutti gli interventi che hanno fatto gli illustri colleghi, ma ripeto che non voglio parlare per dieci minuti. Anzi, ne occorrerebbero anche di più. Vado davvero per titoli, anche perché i temi si sono ripetuti. Da più parti si è lamentato un insufficiente intervento del Governo. Io ricordo che finora abbiamo messo in campo 75 miliardi di interventi e due scostamenti. Se si guarda alle ultime leggi di bilancio e non si considerano le clausole di salvaguardia, praticamente abbiamo fatto, finora, l'equivalente di 10 ultime leggi di bilancio. Si è poi posto l'accento, più volte, sulla richiesta di mettere fine alle politiche assistenziali. Immagino si faccia riferimento al reddito di cittadinanza. Io, invece, la forza politica alla quale appartengo e il Governo che sosteniamo, riteniamo che sia una misura che ha consentito, proprio in questo periodo, di dare risposte a 2 milioni e mezzo di persone, che, senza il reddito di cittadinanza, sarebbero stati in una situazione davvero drammatica. (Applausi dal Gruppo M5S) . Che questa misura sia giusta e vada incontro alle politiche di inclusione sociale e di avviamento al lavoro lo testimoniano le richieste che provengono da altre categorie sociali che in questo momento soffrono appunto per le restrizioni, per il lockdown e per la chiusura di tante attività economiche. È quello l'obiettivo: il metodo da seguire è quello per cui lo Stato aiuta i cittadini che si trovano in difficoltà anche temporaneamente e non li abbandona a loro stessi. Invece, sulla questione dell'aumento della pressione fiscale ci sono stati un paio di interventi. Avevo detto per la verità in maniera veloce nella mia relazione che non è così: non c'è un aumento della pressione fiscale e, anzi, al netto del beneficio degli 80 euro mensili (che poi sono stati innalzati a 100 euro per i titolari di reddito complessivo non superiore a 28.000 euro), la pressione fiscale (che era del 41,9 del 2018) passerebbe al 41,8 nel 2020 e al 42,5 del 2021. Non c'è aumento, quindi. Con riferimento, invece, agli interventi volti a favorire la riapertura delle attività economiche il prima possibile - ovviamente è una cosa che ci auguriamo tutti e che vorremmo fare tutti - ma in maniera responsabile il Governo tiene d'occhio anche alla curva dei contagi. Voglio soltanto ricordare che in Germania in pochi giorni dopo la riapertura di alcune attività l'indice di contagio è passato da 0,7 a 1. Ciò indica che non ci inventiamo i pericoli che sono insiti nelle riaperture, ma che ci poniamo il problema e cerchiamo di salvaguardare la salute dei cittadini, che deve essere davvero il nostro primo obiettivo. Altri interventi hanno riguardato la necessità di potenziare il sistema sanitario e di investire in questo campo. Non possiamo che essere d'accordo anche perché abbiamo sempre stigmatizzato quanto fatto all'opposto. In dieci anni, infatti, sono stati sottratti almeno 37 miliardi al Sistema sanitario nazionale e, quindi, ovviamente noi del MoVimento 5 Stelle non possiamo che approvare questo tipo di proposta. La stessa cosa vale per quanto riguarda la possibilità di creare più medici specialisti. Evidentemente c'è in questo Parlamento un cambiamento di mentalità e di idee perché - ripeto - anche in questo caso negli ultimi anni si è andati in senso opposto imponendo i numeri chiusi. Ben venga questo cambio di idee; prendiamoci tutti le nostre responsabilità e, quindi, operiamo affinché ciò sia possibile. Per quanto riguarda le clausole di salvaguardia, qualcuno nel suo intervento ha sottolineato l'importanza della loro eliminazione, una volta per tutte. In effetti, era un'azione che bisognava fare perché la presenza delle clausole di salvaguardia faceva sì che sostanzialmente le ultime leggi di bilancio avessero le mani legate. Altri interventi richiedevano la volontà comune di mettere mano alla macchina amministrativa del Paese, ammodernandolo, quindi. Se su questo siamo tutti d'accordo, dovremmo davvero superare le nostre differenti idee politiche e almeno su questo intervenire come un sol corpo decisorio. Per quanto riguarda i numeri drammatici del calo del PIL che sono stati citati, per la verità mi sono appuntato uno degli interventi in cui si citava una diminuzione del PIL del 15 per cento. Questo sarebbe stato sostenuto dall'Ufficio parlamentare di bilancio, ma in realtà non è così perché l'Ufficio parlamentare di bilancio non dice nulla di diverso rispetto al DEF, tanto è vero che lo ha validato. La diminuzione del 15 per cento del PIL è riferita al primo semestre del 2020; poi c'è un rimbalzo nel secondo semestre e questo fa sì che la diminuzione che noi calcoliamo sia dell'8 per cento circa. Per quanto riguarda invece la cultura, si chiedono maggiori investimenti in questo settore. Anche in merito siamo super d'accordo. Mi verrebbe da fare una battuta perché un famoso Ministro dell'economia diceva, invece, che con la cultura non si mangia. Tra l'altro, è stato sostenuto proprio da chi qualche ora fa ha parlato invece della necessità di investire in questo settore. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 21,01) ( Segue PELLEGRINI Marco, relatore ). Ho quasi terminato. Lo stesso discorso può essere fatto per la scuola; si è indicata la necessità di fare investimenti importanti in tale settore. Anche in questo caso verifico che c'è un diverso approccio al problema, visto che la scuola è stata depauperata di risorse negli ultimi anni, quindi anche in questo caso, se il Parlamento è unanimemente d'accordo in questo senso, mettiamoci mano e non dividiamoci almeno sulle questioni su cui andiamo d'accordo. Credo di avere risposto più o meno a tutto. C'era la questione della liquidità, che più volte è venuta fuori, quindi della necessità del fondo perduto. Nel penultimo intervento il senatore Fantetti chiedeva di non statalizzare l'economia. Mi è venuto in mente, allora, quello che ci ha raccontato Confindustria, che evidentemente ci ha superato tutti a sinistra perché, nell'audizione fatta in Commissione bilancio, chiedeva invece trasferimenti diretti alle imprese da parte dello Stato per compensare le perdite e poi addirittura la ricapitalizzazione delle imprese in crisi mediante forme innovative di acquisizione temporanea di pacchetti di minoranza, cioè le partecipazioni statali. Siamo tornati cioè al socialismo reale. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Damiani. DAMIANI, relatore di minoranza . Signor Presidente, anche io ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi di maggioranza e di opposizione e vorrei concentrarmi su alcuni aspetti emersi dal dibattito, in particolar modo dagli interventi dei colleghi della maggioranza. Soprattutto dai banchi del Gruppo parlamentare PD in molti hanno parlato di Documento di economia e finanza espansivo. Ebbene, agli stessi colleghi vorrei chiedere cosa oggi troviamo e leggiamo di espansivo nel Documento che è stato presentato a queste Camere. Forse il reddito di emergenza, ancora una volta l'assistenzialismo? Per noi l'assistenzialismo non è espansivo, perché vorrei sapere che cosa generano i moltiplicatori dell'assistenzialismo per lo sviluppo del Paese. Cosa ben diversa è un sostegno al reddito, che in questo momento è necessario per le categorie produttive e soprattutto per le casse integrazioni. Quello, sì, serviva erogare con velocità assoluta. Dai banchi del Gruppo MoVimento 5 Stelle, invece, molti hanno richiamato all'unità nazionale, al consenso che ci deve essere in questo Parlamento sulle riforme, sulle manovre che si vanno a fare. Ebbene, abbiamo offerto la nostra disponibilità più volte, ma il Governo l'ha puntualmente respinta. La riproponiamo ancora qui, in questa sede, lo abbiamo fatto oggi in tutti i nostri interventi. Non so, però, se nel decreto-legge, che non è arrivato ad aprile e arriverà a maggio, ci saranno le nostre proposte. Mettetevi anche voi a disposizione; per parte nostra, siamo disponibili ad aiutare il Paese, ad aiutare l'Italia e lo facciamo con le nostre proposte, quindi, visto che il provvedimento slitta da aprile a maggio riproponiamo quelle che sono le soluzioni per il Paese. Infine, non soffiamo assolutamente sul conflitto sociale, ma in questo momento particolare la gente vuole una politica con la P maiuscola, vuole far ripartire il Paese in sicurezza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Dobbiamo far ripartire il Paese. Ecco quali sono le soluzioni per arginare la caduta del PIL oggi. Caro Ministro, lei i numeri li conosce meglio di me e molto molto meglio di altri in questo Parlamento. Il PIL non si risolleverà soltanto con un'azione di rimbalzo nel 2021, ma avrà bisogno di un sostegno forte e di misure economiche zeppe di investimenti. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Ferrero. FERRERO, relatrice di minoranza . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato gli interventi e sarò un po' più diretta rispetto al mio precedente intervento, perché mi avete convinto: questo DEF non esprime una consapevolezza della realtà. Colleghi, tutti voi credete davvero che le aziende riapriranno così facilmente? Voi tutti, colleghi di opposizione, ma anche di maggioranza, avete portato testimonianze di vita concreta: il dramma degli italiani rimasti senza un reddito, degli italiani rimasti senza il sostentamento necessario per vivere, degli imprenditori che vedono sfumare il lavoro e i progetti di una vita. Purtroppo sull'utilizzo dei 55 miliardi non abbiamo evidenze concrete, ma soltanto annunci. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . E il paradosso è ancora più evidente quando i colleghi senatori di maggioranza dicono: "si dovrebbe". Ormai è tardi, la prova dei 25 miliardi con il cura Italia l'avete fallita completamente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La Lega aveva presentato oltre 200 proposte concrete, ma ne avete accettata solo una; la collaborazione auspicata tra maggioranza e opposizione è miseramente fallita per colpa del vostro comportamento e ora come ci affacceremo all'utilizzo di questi 55 miliardi? Sono molto preoccupata. Sì, perché con il cosiddetto cura Italia avete perso un'occasione e avete messo in campo provvedimenti assolutamente inadeguati, ignorando completamente la voce delle opposizioni. Verranno ancora una volta sprecati in provvedimenti senza efficacia? Ve li ricordate i 600 euro di marzo? Una vera presa in giro per le partite IVA. Il grave ritardo nell'erogazione della cassa integrazione era prevedibile e la gente sta facendo la fame. Ci sono state poi la presa in giro della proroga delle scadenze fiscali e la presa in giro del decreto liquidità, cavilloso, burocraticamente pesante e sbagliato nel suo presupposto di far indebitare gli italiani. La situazione economica e sociale è allo stremo. L'economia ha bisogno di provvedimenti concreti e urgenti, con effetto immediato, ma facilmente applicabili e senza burocrazia. Ieri i rappresentanti delle categorie sentite in audizione hanno dato indicazioni precise: hanno ascoltato le proposte della Lega e ci hanno anche dato ragione. Peccato che le audizioni siano state disertate da molti colleghi della maggioranza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Spero che il Governo riascolti quelle audizioni: contributi a fondo perduto alle aziende in difficoltà, anno bianco, annullamento delle scadenze fiscali, riduzione dell'Ires sugli utili reinvestiti, compensazione tra debiti e crediti fiscali, cancellazione della finzione degli acconti Irpef, snellimento delle procedure (ma sul serio). Purtroppo, anche ascoltando i vostri interventi, colleghi di maggioranza, capisco che non avete - tranne alcuni, lo devo dire - la sensibilità dell'urgenza estrema dei provvedimenti e che la sensibilità verso i problemi delle aziende non è nel vostro DNA. Fate fatica, tanta fatica a capire che, se non c'è l'imprenditore che rischia, non esiste lavoro, non esiste produzione e non esiste il PIL. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . Ma come si può pensare di inserire la responsabilità dell'amministratore per la malattia da coronavirus Covid-19? Facendo così, voi provate odio per i datori di lavoro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo M5S) . Lo sapete cosa mi hanno detto degli artigiani, ormai esasperati da quei 600 euro che non gli sono neanche arrivati e dai quei 25.000 euro di finanziamento negati per un mutuo esistente? Lo sapete cosa mi hanno detto? Ridimensiono e licenzio. Il Governo afferma che i principi generali che guideranno il suo modus operandi sono chiari: in primo luogo il debito pubblico dell'Italia e il rapporto debito-PIL verranno ricondotti verso la media dell'area euro nel prossimo decennio, attraverso una strategia di rientro che, oltre al conseguimento di un adeguato surplus di bilancio primario, si baserà sul rilancio degli investimenti pubblici e privati, grazie anche alla semplificazione delle procedure amministrative, rendendo il debito sostenibile. Allora, lasciando perdere il rilancio degli investimenti pubblici e privati, la riforma fiscale e la deregulation burocratica (tutte cose alle quali è lecito non credere), l'unico strumento realmente certo resta l'adeguato surplus di bilancio primario. Ma noi sappiamo bene cosa sia: vuol dire tagli, lacrime e sangue. Permettetemi di non credere più agli annunci, dopo le indegne rappresentazioni del nulla del Presidente del Consiglio propinate alla Nazione a reti unificate. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il popolo italiano è nella completa incertezza, con un Governo capeggiato da un Presidente del Consiglio campione di falsità, che a botte di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri tiene agli arresti domiciliari un popolo ormai esasperato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dopo una fase iniziale - e ho quasi terminato - di affermazioni, di azioni fuorvianti e di aperitivi ai Navigli, in cui i buoi sono scappati, avete deciso di chiudere, giustamente. Oggi, però, sembra pure che ci prendiate gusto. Questi mesi sono serviti per imparare ad usare le mascherine e per capire quali comportamenti tenere per tutelare la salute di tutti. Oggi bisogna avere fiducia negli italiani, che hanno dato grande prova di civiltà, osservando le regole imposte. Oggi è ora di riaprire ed è ora di riconquistare un minimo di normalità, altrimenti, al rischio di morire di Coronavirus si sostituirà il rischio di morire di fame. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il ministro dell'economia e delle finanze, professor Gualtieri, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate alla relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, nonché di indicare quale proposta di risoluzione relativa al Documento di economia e finanza intende accettare. GUALTIERI, ministro dell'economia e delle finanze . Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 101, a firma dei senatori Perilli, Marcucci, De Petris, Faraone e Unterberger, e accetta la proposta di risoluzione n.1, relativa al Documento di economia e finanza 2020, presentata dai senatori Perilli, Marcucci, De Petris e Faraone. PRESIDENTE . Poiché il Governo ha dichiarato di accettare la proposta di risoluzione n. 1, a firma dei senatori Perilli, Marcucci, De Petris e Faraone, decorre da questo momento il termine di un'ora per la presentazione di eventuali emendamenti ad essa riferiti. Prego, ministro Gualtieri. GUALTIERI, ministro dell'economia e delle finanze . Signor Presidente, onorevoli senatori, vi ringrazio per il ricco dibattito sulla richiesta di scostamento avanzata dal Governo e sul Documento di economia e finanza. Come risulta evidente da questo dibattito e anche dalla lettura delle diverse proposte di risoluzione e come non deve d'altronde sorprendere, esistono opinioni diverse sulle misure varate dal Governo e su quelle in via di preparazione. Naturalmente le opposizioni hanno criticato il Governo, come è legittimo e fisiologico, anche se alcune critiche sono apparse a volte trascurare il fatto che, di fronte a una delle più grandi pandemie globali di tutti i tempi, a un inedito lockdown totale, probabilmente non esistono soluzioni semplici, che qualcuno avrebbe saputo fornire in scioltezza. È lecito quantomeno dubitarne. Di fronte alla prova a cui sono sottoposti gli italiani a causa di questa pandemia, credo sia bene, da parte di tutti, esercitare la massima sobrietà e umiltà, evitando trionfalismi, ma anche forse recriminazioni e praticando la virtù del dialogo e dell'ascolto, riconoscendo che abbiamo di fronte sfide molto difficili, che richiedono il massimo grado di unità, di impegno e di responsabilità. Sembra comunque esserci largo consenso sul fatto che sia necessario mobilitare risorse aggiuntive e sono quindi lieto che ci sia un larghissimo consenso sull'autorizzazione ad aumentare l'indebitamento per 55,3 miliardi di euro e il saldo netto da finanziare per ulteriori 155 miliardi di euro. Ringrazio tutti i senatori di maggioranza e di opposizione per il loro sostegno a questa richiesta. Il Documento di economia e finanza inquadra la richiesta di scostamento in previsioni economiche e di finanza pubblica che evidenziano l'impatto che le misure di contenimento dell'epidemia hanno avuto e avranno sull'economia. Non richiamo i numeri che conoscete perché sono nel DEF, e che esprimono una valutazione prudente, validata dall'Ufficio parlamentare di bilancio, che, come noto, nello scenario di base prospetta quest'anno una caduta del PIL dell'8 per cento e l'anno prossimo una ripresa del 4,7 per cento. Sarò anche molto rapido nel richiamare gli interventi già adottati dal Governo di fronte a questo shock inaspettato e che abbiamo cercato di varare in modo tempestivo. Innanzitutto abbiamo fornito il necessario e immediato supporto alla sanità, alla Protezione civile, e offerto un primo sostegno per evitare crisi di liquidità e perdita di posti di lavoro e per sostenere il reddito dei cittadini; abbiamo introdotto il blocco dei licenziamenti; abbiamo finanziato ed esteso la cassa integrazione a tutti i lavoratori dipendenti; abbiamo varato una prima indennità per i lavoratori autonomi e introdotto misure urgenti di supporto alla liquidità, come la moratoria ex lege sui finanziamenti e sulle aperture di credito e il potenziamento del Fondo centrale di garanzia. L'attuazione di queste misure naturalmente ha costituito una sfida, tuttavia a seguito di queste misure circa 4 milioni di lavoratori autonomi e stagionali hanno percepito l'indennità di 600 euro, 140 miliardi di prestiti a più di un milione di famiglie e imprese sono stati oggetto della moratoria, più di nove milioni i lavoratori sono entrati in cassa integrazione, anche se sappiamo bene che solo oltre cinque milioni hanno percepito l'assegno e ci sono dei ritardi - che deploriamo - soprattutto per la parte che riguarda la procedura regionale della cassa integrazione in deroga, un problema che va affrontato e risolto. La seconda tappa è stata il decreto-legge cosiddetto liquidità, che ha seguito le modifiche da parte dell'Unione europea delle regole ( temporary framework ), che ha consentito di aumentare il livello di garanzie rispetto a quello che avevamo stabilito col primo decreto-legge, e che ha consentito appunto di varare la nuova Garanzia Italia, da un lato, e di rafforzare fino al 100 per cento, per i prestiti fino a 25.000 euro, le garanzie del Mediocredito centrale. Le norme del decreto-legge liquidità stanno ora entrando a regime; a ieri hanno generato già 3,6 miliardi di finanziamento, di cui 450 milioni per le quasi 21.000 operazioni per i finanziamenti fino a 25.000 euro. Ci attendiamo nei prossimi giorni una crescita molto significativa di questi numeri e auspichiamo un superamento dei problemi iniziali, che alcune di queste misure hanno avuto nei loro primi giorni di attuazione, anche con il contributo prezioso del Parlamento. L'impatto di queste misure è scontato nel quadro tendenziale di finanza pubblica, a differenza delle nuove misure per cui chiediamo appunto l'autorizzazione a spese aggiuntive, perché, come abbiamo annunciato fin dall'inizio, a queste prime misure ne sarebbero seguite delle altre per proseguire e rafforzare il sostegno economico alle famiglie e alle imprese, anche con trasferimenti a fondo perduto, che sono e saranno tanto più equi e quindi efficaci quanto più avverranno in un momento in cui saremo in grado anche di valutare e parametrare l'impatto sui diversi settori, come ad esempio la perdita di fatturato. È quindi perfettamente logico e sensato che a una prima fase (blocco dei licenziamenti, cassa integrazione, indennità) e a una seconda fase (liquidità), segua ora tempestivamente una terza fase basata sul sostegno diretto, anche a fondo perduto, alle imprese. Il Governo chiede per questo uno scostamento, che peraltro non riguarda solo - è importante richiamare questo punto - il 2020, ma anche gli anni successivi. Infatti abbiamo deciso di chiedere l'autorizzazione anche all'eliminazione completa e definitiva dell'incremento delle aliquote IVA e delle accise, previsto a partire dal 2021, per tutti gli anni, finché queste sono previste dall'attuale legislazione, e per aumentare ulteriormente le risorse per gli investimenti. L'eliminazione degli aumenti dell'IVA e delle accise costituisce una fondamentale operazione di "pulizia" del bilancio pubblico, che, da un lato, aumenta la trasparenza e la credibilità delle nostre previsioni di finanza pubblica e, dall'altro, è finalizzata a realizzare una riduzione della pressione fiscale nella fase della ripresa, quando l'intonazione della politica fiscale dovrà rimanere espansiva per un congruo periodo di tempo, sia pure nei limiti evidenti di una gestione oculata della finanza pubblica. L'eliminazione dell'incremento di IVA e accise comporta una riduzione della pressione fiscale dell'1,1 per cento del PIL e restituisce anche margini di politica economica, che in questi anni sono stati compressi dal meccanismo delle clausole di salvaguardia, che hanno trasformato spesso le leggi di bilancio in un esercizio focalizzato pressoché esclusivamente sulla eliminazione degli aumenti dell'IVA per l'anno in corso e spesso sul loro incremento negli anni successivi. Per stimolare la crescita agiremo anche attraverso la previsione di specifici incentivi, destinando parte delle maggiori richieste per il 2021 e per gli anni successivi (circa 6 miliardi di euro ogni anno fino al 2031) al rafforzamento degli investimenti. Se prendiamo, quindi, in considerazione le risorse previste dalla relazione al precedente scostamento e a questo, abbiamo complessivamente per il 2020 uno scostamento di 75 miliardi aggiuntivi in termini di indebitamento netto e di circa 180 miliardi di stanziamenti di bilancio. Si tratta senza alcun dubbio di una manovra espansiva poderosa, di un'entità mai raggiunta dal dopoguerra ad oggi. Nonostante lo scostamento richiesto abbia una dimensione molto rilevante, tale da portare nel 2020 l'indebitamento netto al 10,4 per cento e il debito pubblico al 155,7 per cento, questa manovra espansiva non mette a repentaglio la sostenibilità della finanza pubblica e, anzi, è condizione del suo rafforzamento. Vorrei peraltro ricordare che prima della crisi il debito pubblico era sceso rispetto alle previsioni della Nota di aggiornamento al DEF di circa un punto percentuale e che il rendimento dei titoli di Stato mostrava un profilo stabile e discendente. Inoltre, dopo la crisi in corso, che inevitabilmente ha innescato una risalita dei rendimenti, anche grazie agli interventi adottati dalla BCE, prima richiamati, già a partire dalla seconda metà di marzo sono ritornate sui mercati condizioni di funzionamento sicuramente migliori. D'altra parte, la dimensione quantitativa del pacchetto messo in campo dalla BCE è tale da garantire un sostegno commisurato all'entità del maggior debito che tutti i Paesi dovranno collocare per fronteggiare la crisi. Anche quest'anno il nostro tasso di interesse medio sul debito continuerà a scendere e l'anno prossimo, considerando la crescente porzione di debito detenuta dalla BCE, i pagamenti al netto della quota che ci viene retrocessa dalla Banca d'Italia saranno in linea con quelli attuali. In ogni caso sia il deficit , sia rapporto debito-PIL scenderanno in misura significativa già nel 2021. Per gli anni successivi imposteremo una strategia di riduzione del debito che sarà pienamente compatibile con gli obiettivi di inclusione sociale, di sostenibilità ambientale, di crescita e di sviluppo che questo Governo si è dato e che si baserà sul rilancio degli investimenti pubblici e privati, grazie anche la semplificazione delle procedure amministrative, e sul perseguimento di una politica di bilancio responsabile. Infine, l'azione del Governo sarà indirizzata all'introduzione di innovativi strumenti europei, necessari ad assicurare una risposta comune adeguata, simmetrica, ad uno shock che è di tipo simmetrico. Vogliamo sostenere un tessuto economico messo a dura prova da questa crisi e ridare speranza a un intero Paese, che ha visto improvvisamente scomparire familiari, amici e colleghi, da cui mai avrebbe pensato di doversi separare così repentinamente a causa di questa terribile pandemia. Naturalmente vorrei esprimere un pensiero di cordoglio a tutte le persone che hanno pagato e stanno pagando un prezzo altissimo. (Applausi). Stiamo definendo i dettagli degli interventi che saranno contenuti nel prossimo decreto-legge. Questo lavoro si basa anche sull'esame attento degli ordini del giorno che sono stati approvati dalla Camera e dal Senato sul cosiddetto decreto cura Italia che, come noto, non aveva le risorse per consentire emendamenti con aumento di spesa. Come però abbiamo definito e concordato, prendendo un impegno, la preparazione del "decreto aprile" sarebbe stata basata anche su un attento esame di questi ordini del giorno. Stiamo appunto cercando di tenerne conto il più possibile. Non mancheremo di avere, prima del varo definitivo del decreto, che attende peraltro - spiego anche un elemento circa i tempi - il varo imminente di una nuova versione del temporary framework da parte della Commissione europea, dedicato esattamente a definire modalità, soglie e caratteri dei finanziamenti diretti, capitale o a fondo perduto alle imprese, di cui naturalmente è bene tener conto per calibrare i nostri interventi, che è imminente e che costituisce un evidente elemento di cui è opportuno tener conto per non dover poi correggere in corso d'opera le misure. Siamo però fiduciosi che all'inizio della prossima settimana queste norme saranno approvate e anche il decreto con pochissimi giorni, due-tre giorni di differenza rispetto ai piani originari, potrà essere varato. Queste maggiori risorse che, grazie all'autorizzazione parlamentare, saranno disponibili, saranno utilizzate, da un lato, per rafforzare e prolungare nel tempo gli interventi già varati, dall'altro, per introdurre nuovi strumenti a sostegno del tessuto produttivo che favoriscano e accelerino la fase della ripresa. Sarà previsto innanzitutto il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e degli strumenti di supporto al reddito già in vigore. Come abbiamo detto più volte, dobbiamo impegnarci perché nessuno perda il lavoro a causa dell'epidemia e il sostegno che stiamo fornendo ai lavoratori è perciò fondamentale e sarà erogato finché ce ne sarà bisogno. L'indennità per i lavoratori autonomi sarà rinnovata e rafforzata con una revisione delle procedure che renda rapidissima l'erogazione della prossima tranche. Stiamo inoltre ragionando sul nuovo strumento temporaneo in favore dei nuclei familiari che non hanno reddito, pensioni o sussidi pubblici e che oggi trovano in difficoltà economiche. Verrà prorogata la Nuova assicurazione sociale per l'impiego (Naspi) a favore di coloro che hanno il sussidio di disoccupazione in scadenza e sarà previsto un indennizzo a favore di colf e badanti che a causa dell'emergenza non hanno potuto lavorare in questo periodo. Saranno riproposte e rafforzate le sospensioni, semplificazioni e agevolazioni fiscali e elimineremo completamente l'IVA sui dispositivi di protezione per tutto il 2020, sfruttando tutto lo spazio di manovra sulle aliquote concesso in via straordinaria dalla Commissione europea, per poi a regime, dal 2021, ridurre l'IVA stabilmente al 5 per cento su questi fondamentali prodotti. Inoltre aumenteremo il credito d'imposta per le imprese che procedono alla sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro e che acquistano dispositivi necessari a tutelare la salute dei lavoratori. A questi interventi e ad altri si aggiungerà un importante pacchetto di misure di supporto alle imprese che terrà conto sia della loro dimensione che dell'impatto avuto dalla crisi. La tenuta del sistema delle imprese, che è fondamentale, sarà assicurata da specifiche forme di sostegno a fondo perduto per chi ha subito l'impatto della crisi e, con alcuni interventi mirati, interverremo inoltre su alcuni dei problemi strutturali dell'economia italiana aggravati naturalmente da questa crisi, come ad esempio la scarsa patrimonializzazione delle imprese. Stiamo quindi predisponendo misure per il rafforzamento patrimoniale delle imprese, per contribuire all'assorbimento delle perdite generate dalla crisi e per sostenerle con prospettive di rilancio per quanto riguarda gli investimenti per la ripresa e la crescita. Com'è noto, ci muoveremo in linea con le nuove norme in via di definizione da parte della Commissione europea. Naturalmente proseguiremo e cercheremo di rafforzare e rilanciare il piano Green and innovation deal che, nell'ottica di una maggiore sostenibilità, potrà essere rafforzato da una maggiore digitalizzazione dell'economia, che in questa fase è risultato evidente conoscere moltissimi spazi e margini di rafforzamento. Ci saranno anche misure importanti di stimolo agli investimenti per aumentare sia la sostenibilità che la resilienza dell'economia, nonché anche un intervento sui vincoli burocratico-amministrativi e sull'interazione tra il settore produttivo e la pubblica amministrazione, che pensiamo possa essere oggetto di uno specifico provvedimento parallelo. Questi interventi anticiperanno parte delle riforme che successivamente confluiranno nella strategia pluriennale che sarà compiutamente definita dal PNR, che verrà presentato alle Camere sulla base di una valutazione condivisa a livello europeo. In questa fase sarebbe stato prematuro - ma la maggior parte dei Paesi seguirà questo indirizzo - presentare un PNR nel corso della epidemia. Infine, stanzieremo 12 miliardi per consentire la riscossione dei crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni per forniture, appalti e prestazioni professionali, rafforzando in questo modo la necessaria iniezione di liquidità del sistema. Vareremo specifici interventi di supporto agli enti territoriali, che rappresentano il livello di governo più vicino alle istanze dei cittadini e sono centrali in questa fase. Vorrei anzi ringraziarli per il lavoro molto difficile che stanno svolgendo. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . Questi interventi devono essere collocati nell'ambito di misure di risposta alla pandemia globale adottate a livello europeo, che sono importanti e necessarie anche per evitare che emergano situazioni di divergenza all'interno dell'Unione. Il senatore Urso ha richiamato i dati differenziati sull'utilizzo degli interventi pubblici nei vari Paesi dell'Unione. Questa è esattamente una delle ragioni che spingono l'Italia e altri Paesi a chiedere che ci siano strumenti significativi comuni a livello europeo per definire appunto una risposta comune. Rispetto le radicate convinzioni del senatore Bagnai, che ci ha riproposto anche questa volta e che naturalmente troverebbero spazio in un dibattito accademico e ampio in una complessa azione di discussione e revisione dei trattati europei. Forse, però, questo è il momento per concentrarci tutti insieme e cercare di costruire una risposta adeguata e forte a livello europeo, come sta chiedendo il Governo italiano. Il Governo ha conseguito l'obiettivo non trascurabile - anzi vorrei dire difficilmente immaginabile fino a poche settimane fa - di modificare l'agenda delle possibili risposte, in modo che - come è stato indicato - un insieme di strumenti dovrà essere attivato a partire dai tre (prima ce n'era solo uno, poi sono diventati tre). Ricordo la nuova linea di credito senza condizioni del MES per sostenere le spese sanitarie dirette e indirette; il programma Sure per i Paesi che ne vorranno fare richiesta; la nuova linea Sure per sostenere gli interventi a sostegno dell'occupazione; il nuovo programma della BEI per sostenere con garanzie e investimenti comuni le imprese; il fondo recovery per la rinascita dell'Europa - evoca anche l' European recovery plan , come è stato dottamente richiamato, ossia il vero nome del piano Marshall - che nelle intenzioni di chi lo ha proposto, ottenendo che venisse riconosciuto come necessario e urgente, dovrebbe emettere titoli comuni di debito per finanziare interventi comuni, in particolare a sostegno dei Paesi e dei settori più colpiti dalla crisi. Naturalmente il Governo italiano è molto impegnato in questi giorni e lo sarà nelle prossime settimane per avere un'attuazione adeguata di questi strumenti. Siamo quindi di fronte a una strategia globale per la quale è bene ricercare e perseguire - ed è questo l'intendimento del Governo - il più alto grado di unità, di collaborazione e di dialogo di tutte le forze del Paese. È una sfida difficile, ma noi pensiamo che questo Paese sia in grado di affrontarla e superarla. Chiediamo per questo un largo sostegno, un voto comune del Parlamento alla richiesta di scostamento e anche, per chi vorrà darlo naturalmente, al sottostante Documento di economia e finanza che presenta le previsioni di base della richiesta di scostamento. Poi ci impegneremo insieme per approvare un decreto adeguato, forte ed efficace e per costruirlo e migliorarlo insieme in un dialogo fecondo tra Governo e Parlamento. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-PSI) . PRESIDENTE . Rinvio il seguito della discussione congiunta del documento LVII, n. 3, e dell'annessa relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno VALENTE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, ho chiesto la parola per esprimere il cordoglio dei senatori del Partito Democratico e ovviamente mio personale per la scomparsa di Aldo Masullo, avvenuta lo scorso 24 aprile. Il professore Aldo Masullo fu per decenni un punto di riferimento per colleghi e studenti dell'Università Federico II di Napoli e filosofo tra i più originali nel panorama italiano. Cresciuto nel solco della scuola filosofica napoletana, si dimostrò sempre negli anni capace di rinnovarla nel profondo, aprendo a tradizioni di pensiero europee anche poco conosciute a Napoli. Aldo Masullo è stato un uomo dall'intelligenza viva e generosa, un uomo mite, dalla grande signorilità dei modi, ma dalle forti passioni, a partire naturalmente da quella per lo studio e la ricerca coltivata per l'intera vita fino all'impegno civile e politico, che pure sotto varie forme egli mai abbandonò, neppure negli ultimi anni. La stima e l'apprezzamento attribuitogli anche dal mondo studentesco a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta gli consentirono di venire eletto prima deputato nel 1972, come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano, e poi confermato senatore nel 1976. In quegli anni, così come poi tra il 1994 e il 2001, quando tornò a sedere sui banchi di quest'Aula, il suo impegno parlamentare fu dedicato soprattutto ai temi dell'istruzione e del sistema scolastico universitario, in una fase in cui l'istituzione universitaria subì un profondo aggiornamento, anche organizzativo. Ma seguì e lavorò con passione e dedizione anche ai temi della giustizia, sostenendo in quest'Aula un disegno di legge per l'abolizione della pena dell'ergastolo dall'ordinamento italiano. Non fu soltanto nelle istituzioni che Aldo Masullo riservò le sue energie migliori. Napoli, città che lo aveva da tempo pienamente adottato - lui, avellinese di origini - ricorda la sua partecipazione in prima linea nella vita pubblica della città, soprattutto in due rilevanti circostanze: la prima è quella delle famose Assise di Palazzo Marigliano, che soprattutto grazie ad Aldo Masullo e ad altri, a partire dal 1991, animarono il risveglio della città; la seconda, che voglio qui ricordare, è il «Manifesto degli intellettuali per Napoli», firmato da Aldo Masullo nel 2004, che trova ampio consenso da parte dell'opinione pubblica cittadina e disponibilità di ascolto da parte di tutte le istituzioni locali. Con due esempi significativi voglio concludere: mi piace ricordare che ancora l'anno scorso, all'età di novantasei anni, Masullo aveva aderito attivamente, anche come testimonial , all'iniziativa «adotta un filosofo», tenendo lezioni ai ragazzi campani delle superiori sul progetto di costruzione europea, proprio nell'imminenza delle nuove elezioni del Parlamento europeo. Negli anni ci aveva abituati a leggere su «la Repubblica» e «Il Mattino» i suoi interventi e ritrovarvi, oltre allo sguardo acuto e ficcante del commentatore, soprattutto un grande senso di umanità. Tra i molti temi che potrei ricordare ne richiamo uno soltanto: l'attenzione costante alle difficoltà del sistema penitenziario, al mondo dei detenuti e al non poter sottrarre nessuno mai in una comunità che si pretende democratica il diritto alla speranza. Fino all'ultimo non ha mancato di esprimere la sua voce, intervenendo ancora sull'epidemia da coronavirus. Descrisse il vuoto esistenziale che sentiva diffondersi, quello che tutti noi abbiamo provato in queste settimane e che oggi ci sembra ancora più grande a causa della sua perdita. Voglio da qui esprimere il nostro cordoglio a tutta la sua famiglia e in particolare i suoi tre figli - Carlo, Paolo e Lorenzo - a cui va il saluto affettuoso mio e di tutto il PD. A causa delle restrizioni, Napoli non l'ha potuto salutare. Lo faremo sicuramente meglio. Mi auguro che lo potremo fare anche qui in Senato, per rendere omaggio davvero a un intellettuale italiano che ha reso migliore sicuramente la vita politica della sua città e credo di poter dire dell'intero Paese. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colgo l'occasione di questo intervento per testimoniare la nostra vicinanza a tutte le popolazioni della Lombardia, la mia Lombardia, che in questi mesi sta affrontando una tragedia come mai ci si sarebbe potuti immaginare: amici che muoiono e sono troppi per poterli elencare, ma li ricordiamo tutti; parenti che ci lasciano senza nemmeno poter dare l'ultimo saluto. Sono cose che forse non abbiamo compreso appieno nella bolgia mediatica che specialmente in questi ultimi giorni sta dimostrando tutti i limiti della politica odierna. Anche la mia Brianza sta pagando il proprio tributo di sangue, per fortuna meno di altre province, ma oggi non esiste una distinzione di provenienza. Oggi siamo e dobbiamo essere tutti lombardi. Questo è un messaggio che però, forse, non tutti comprendono, visti i beceri e sinceramente disgustosi attacchi programmati e organizzati da una certa parte politica che non conosce evidentemente il rispetto dell'altro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ; attacchi che hanno il solo fine di colpire la gestione della Regione Lombardia, perché così conviene. La Regione Lombardia ha fatto tutto il possibile e farà l'impossibile per contrastare oggi e in futuro un nemico invisibile, subdolo e sconosciuto. Ma noi Lombardi non ci fermeremo. Noi continueremo a lottare per ripartire, con ogni mezzo, anche quando un Governo centrale, sempre troppo lontano, che arriva di notte, cerca in ogni modo di cancellare le eccellenze che hanno - checché se ne dica - lavorato per arginare il propagarsi dell'epidemia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questo Governo lontano, troppo lontano, deve però comprendere che dalla Lombardia, come da ogni altra Regione della penisola, il grido di dolore si alza oggi sempre di più. Ad oggi, chi dirige a Roma rimane sordo a ogni tentativo di dialogo per alleviare il dolore della popolazione. Ed è per questo motivo che, dovendo rendere conto solo ed esclusivamente alla gente di qualsiasi estrazione, colore, professione, provenienza, non possiamo tacere ulteriormente circa la sistematica e intollerabile distorsione dei diritti democratici che si sta verificando in queste settimane. Per questo restiamo ad oltranza in Parlamento, che è il nostro luogo di lavoro, finché non ci saranno risposte per tutti i cittadini, madri, padri, imprenditori, commercianti, lavoratori che non sanno cosa fare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non hanno certezze, non sanno se possono riaprire i loro negozi, se i figli torneranno a scuola. Noi porteremo nelle aule le voci dei lavoratori, di chi soffre, dei disabili, di chi è più fragile, finché il Governo non darà risposte chiare. Chiediamo risposte, anche a nome di sindaci e amministratori locali, sul ripristino di tutte le libertà, nella piena tutela della salute, con indicazioni a livello nazionale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Servono certezze sulle regole sanitarie per poter ripartire in sicurezza; tempi certi per la cassa integrazione, per chi non sta lavorando e soldi veri per autonomi e imprenditori. Siamo e rimarremo in Aula anche per ribadire l'importanza della certezza della pena e l'indignazione per la scarcerazione di decine di mafiosi, ergastolani e assassini. È ora che finalmente ciascuno si assuma le proprie responsabilità, che sia coinvolto di nuovo il Parlamento nelle decisioni che riguardano la vita, i diritti e la libertà di ognuno di noi. È ora che torniamo a essere una democrazia compiuta. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, dove sono finiti i bambini? La gravissima situazione sanitaria globale ci impone di tutelare il diritto alla salute di tutti e in particolare delle persone anziane e più vulnerabili, ma dobbiamo stare attenti a non trascurare i più piccoli, i bambini. L'emergenza coronavirus sta avendo un forte impatto sulla loro vita quotidiana, con effetti nel lungo termine che potrebbero essere drammatici. Ma dei bambini non si sente più parlare; non si vedono più i bambini; non si vedono bambini nelle strade, nei cortili, davanti ai cancelli di scuola e nelle piazze. Ci ricordano la loro esistenza i cartelli colorati appesi alle finestre con la scritta: «Andrà tutto bene». Ma andrà davvero tutto bene per loro in una situazione di prolungato isolamento? Le scuole sono chiuse dal 5 marzo, ma è nelle scuole che ci si accorge se un bambino ha mangiato, è pulito, ha i lividi. Ci sono bambini che hanno perso la socialità, il sorriso, la danza, il coro, il calcio, la comunione e la cresima. Ci sono bambini che hanno paura e hanno iniziato a non dormire e a mangiare in maniera scorretta. Ci sono bambini che stanno perdendo la scuola perché non hanno un pc, un tablet , un cellulare. Qualche bambino non ha neanche una cameretta. E chi ha il cellulare talvolta perde la vista, ma anche la sicurezza e l'incolumità perché sappiamo quanto sono pericolosi gli strumenti informatici. Sappiamo che in Italia una famiglia su tre non ha un pc e una famiglia su dieci non ha un tablet . In alcune aree la linea Internet è molto scarsa. Ci sono bambini che non hanno un supporto scolastico perché i genitori lavorano e i nonni, terrorizzati, sono spariti. Ci sono genitori che lavorano in smart working e, quindi, non possono prestare attenzione e supportare i bambini nelle lezioni online . Gli insegnanti in pochi mesi sono diventati degli esperti informatici, ma ora si stanno rendendo conto che il piano didattico non può sopperire il piano pedagogico e i rapporti umani. La dispersione scolastica in Italia è al 14 per cento. Quale sarà la percentuale dopo la pandemia? Ci siamo chiesti ancora cosa succede nelle famiglie con problemi di violenza domestica, tossicodipendenze e povertà. Quei bambini sono diventati invisibili. Gli assistenti sociali hanno ridotto l'orario di lavoro e non si recano più nei domicili. Le denunce da parte dei bambini sono diminuite. Ci sono poi i bambini speciali, privi di ogni supporto esterno alla famiglia. È di pochi giorni fa la notizia di un bambino di tre anni autistico che amava correre e che è scappato di casa. È stato trovato dopo cinque ore. Ci sono poi i bambini contesi, figli di separati e divorziati. C'è chi non vede più da mesi il genitore non affidatario perché la giurisprudenza non è unanime nel diritto di spostarsi per fare visita al figlio. E, poi, dove la visita, in quale famiglia, in quale strada se non si può uscire? Ci sono bambini che sono rimasti bloccati, al contrario, a casa del genitore non affidatario e sono reclamati dall'altro. Concludo, signor Presidente, con l'auspicio che i bambini tornino, seppure gradualmente, a correre, sorridere, socializzare e giocare all'aria aperta e che il Governo - ma soprattutto le Regioni e i Comuni - si adoperino il più in fretta possibile perché tutto questo accada e non si lasci alcun bambino senza tutela. (Applausi dai Gruppi M5S e PD e della senatrice Conzatti) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori per capire bene cosa è successo. Non so se ho compreso esattamente le parole pronunciate nella foga dell'intervento costruito ad arte, ma mi è sembrato di capire che dal collega rappresentante della Lega si è annunciato ad oltranza l'occupazione dell'Aula del Senato; il che mi fa pensare che la Lega abbia deciso di far saltare domani la votazione sui saldi di bilancio che permetteranno al Governo e a questo Paese di mettere a disposizione i fondi per fare gli interventi di cui l'Italia ha bisogno. (Applausi dai Gruppi PD e M5S. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Un momento! Un momento! (Proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MARCUCCI (PD) . Ma sapete stare zitti quando parla qualcun altro? Signor Presidente, questo è stato detto dal collega della Lega! Ha parlato di occupazione a oltranza! PRESIDENTE. Senatore Marcucci, io vado avanti con la seduta. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, mi lasci concludere. Abbia la cortesia. Allora le chiedo questa era l'ennesima, una delle tante, pagliacciate fatte dalla Lega, oppure io voglio capire come intende procedere, come intende garantire i lavori dell'Aula e permettere a questo Parlamento di stanziare i fondi necessari per far fronte all'emergenza dell'Italia e a tutto ciò che il nostro Paese merita e di cui ha bisogno. (Applausi dai Gruppi PD e M5S. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, è evidente, e dobbiamo evitarlo, che il Senato viene scambiato per un'operazione strumentale e anche - come è stato detto - per una pagliacciata. Dobbiamo evitarlo perché questa operazione è partita oggi, nel pomeriggio, con una dichiarazione del senatore Salvini in televisione, con l'occupazione a oltranza del Senato. Quindi, c'è stato tutto un aggiustamento, ci sono stati i capannelli, hanno confabulato fino a poco tempo fa, tra l'altro anche con maniere che mi ricordano, colleghi - e lo voglio dire - esperienze nostre. Io, infatti, non critico questo modo di manifestare. Quello che critico è che io ritengo che questa sia veramente una crisi sull'orlo dei nervi da parte della Lega relativa al calo dei consensi. (Applausi dai Gruppi PD e M5S. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Colleghi, mettete dinanzi ai riflettori un atteggiamento del genere, che serve a riportarvi alla ribalta. Abbiamo seguito tutti il litigio sulle piazze: piazza sì, piazza no, forse. Poi vi siete contraddetti e poi Forza Italia ha detto che non lo sapeva. Insomma, c'è stata tutta questa situazione. Io non vorrei, signor Presidente, che a farne le spese sia il Senato, ma, soprattutto, i cittadini italiani, in questo momento in cui una tale operazione è penosa. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). Il Paese ha bisogno di risposte. L'intervento della senatrice Ferrero si è concluso dicendo che bisogna dare risposte a chi ha fame. Benissimo: le risposte si danno qua, ma dovete venirci. Il senatore Salvini deve venire qui per avere le risposte. Se lei, senatore Salvini, in Senato non c'è, e viene solo a occuparlo, come fa ad avere quelle risposte? (Applausi dai Gruppi M5S e PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non si viene in Senato solo per occuparlo, ma ci si viene anche per lavorare e non solo per fare il record delle assenze. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). Signor Presidente, bisogna chiarirle queste cose, perché poi bisogna dare le risposte agli imprenditori e agli artigiani. E le si danno qui dentro, con i provvedimenti, ma qualcuno ci deve essere per raccoglierle e per stare a sentire, perché è troppo facile fare sempre il gioco della propaganda e della strumentalizzazione. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). Signor Presidente, mi è arrivato un messaggio. Quando io già sapevo - visto che è l'Adnkronos che l'aveva annunciato - mi ha scritto una persona, che sicuramente non ci vota, dicendomi che forse avrebbero occupato l'Aula, e cioè che devono manifestare occupando l'Aula, tra l'altro mettendo a rischio il lavoro vero. E quella persona mi ha poi detto che stanno raschiando il fondo del barile. E non ci vota. È questa un'operazione che veramente dimostra la scarsa serietà e la irresponsabilità di chi, in questo momento storico, dice agli italiani che le risposte non gliele dà e viene qui a occupare i banchi. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). Quindi, signor Presidente, chiedo a lei di non rendere complice, suo tramite, il Senato di un'operazione largamente annunciata, attuata e di far pure accomodare quei senatori come se il Senato fosse un albergo. Questa cosa non va bene. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). PRESIDENTE . Questa mattina abbiamo fatto una Conferenza dei Capigruppo e abbiamo votato un calendario all'unanimità. Quindi, mi pare non ci sia dubbio su quello che deve essere il prosieguo dei lavori. Abbiamo votato. C'è stata una Conferenza dei Capigruppo e il calendario è stato votato all'unanimità. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, lei ha fatto bene a ricordare che questa mattina la Conferenza dei Capigruppo ha all'unanimità concordato il calendario della settimana. Quindi, non c'è alcuna dichiarazione di occupazione dell'Aula. Noi abbiamo detto che stiamo in Parlamento a oltranza perché vogliamo continuare a sottolineare alcuni aspetti di alcune libertà individuali che sono state assolutamente calpestate - come ha ricordato bene il senatore Emanuele Pellegrini - e per ricordare tutta una serie di motivi che ci tengono qui a sottolineare l'importanza del fatto che non arrivano delle risposte a tanti cittadini, a tanti imprenditori che stanno aspettando. Domani mattina alle ore 9,30 ci sarà l'assoluta garanzia che inizieranno le dichiarazioni di voto e ci sarà il voto anche sullo scostamento. Tra l'altro, dovreste guardare tutte le agenzie. E questo riguarda sia il Senato che la Camera, dove addirittura sullo scostamento è stato confermato dal ministro Gualtieri il senso di responsabilità da parte della Lega nel dare il via libera all'autorizzazione, mentre prende una posizione differente sul DEF, ma questo lo vedremo domani. Nessun lavoro sarà interrotto. Non ci sono problemi e, quindi, prima di parlare uno dovrebbe innanzitutto ascoltare bene ciò che ha detto il collega e informarsi di quanto effettivamente è stato dichiarato. Qualche giornalista può dichiarare che occuperemo l'Assemblea o qualcuno all'interno del Palazzo può pensarlo, ma noi non abbiamo mai detto una cosa del genere e andate a leggere bene le agenzie e quello che è scritto su Facebook. Forse non sapete leggere o non sapete scrivere o siete in malafede. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non ci sono alternative. Non cercate di giocare - ve lo dico - su Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia. Non tentate di deviare le difficoltà che ci sono nella vostra maggioranza, e ciò è tanto vero che il Consiglio dei ministri, che doveva essere convocato per domani per dare il via al decreto, sarà posticipato perché non siete ancora riusciti a mettervi d'accordo e la gente sta ancora aspettando i soldi del decreto non di maggio, che non è più aprile, ma ancora quelli di marzo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Guardate in casa vostra. Cercate di risolvere i problemi e date delle risposte concrete ai cittadini senza prendervela con noi che siamo qua a fare il nostro onesto lavoro fino in fondo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Presidente, non so se hanno poca dimestichezza con l'italiano, ma hanno detto che stavano qui a oltranza e questa parola in italiano - lei me lo insegna - significa che non c'è un orario di chiusura. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . Quindi, è assolutamente legittimo che il presidente Marcucci abbia chiesto a lei di capire come proseguiamo. Se, invece, visto che sono state citate le dichiarazioni su Facebook, tutto questo deve avvenire per fare qualche diretta sui social , ditecelo così in un'ora capiamo. Caro collega Romeo, il punto è che noi e questo Paese non abbiamo bisogno di sceneggiate. Il Paese ha bisogno di serietà. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Noi siamo stati qui a sentire tutte le stupidaggini che avete detto oggi. CENTINAIO (L-SP-PSd'Az) . Andate a casa! DE PETRIS (Misto-LeU) . Volete scansare tutte le responsabilità. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Qual è il problema? State calmi! L'ho già detto un'altra volta. Cosa volete fare qui? Volete evitare che qualcuno discuta della Lombardia? (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Volete sapere le altre Regioni cosa pensano di voi? PRESIDENTE. Senatrice, sono io che decido sulla direzione dei lavori. Me l'hanno appena chiesto e allora volevo annunciare e chiudere la seduta. DE PETRIS (Misto-LeU) . Presidente, lei mi lascia finire, come ha fatto finire tutti. PRESIDENTE. Certamente sì. DE PETRIS (Misto-LeU) . Sono stata interrotta e anche lei dovrebbe chiedere a loro quando si fanno qua dentro affermazioni sulla oltranza; non lo deve chiedere a me. È chiaro, Presidente? Lei forse dovrebbe chiedere a loro che cosa intendono. Presidente, domani mattina abbiamo un orario e hanno votato anche loro il calendario. Noi vogliamo sapere - questo significa essere seri o meno - se alle ore 9,30 potremo regolarmente fare il nostro dovere, come facciamo sempre, al contrario vostro. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Per favore, facciamo finire e poi termino io. DE PETRIS (Misto-LeU) . Detto questo, se si sta qui a oltranza, non si esce e si entra. Si sta qui a oltranza, chiaro? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Colleghi, siccome mi pare di aver capito - se non ho inteso male - che il senatore Romeo ha detto che domani ci sarà una regolare seduta alle ore 9,30, prendo atto che il calendario, così come è stato stabilito dalla Capigruppo all'unanimità, verrà rispettato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Allora, se è così, verrà rispettato e posso chiudere la seduta. MARCUCCI (PD) . No! PRESIDENTE. Ho già detto che questo è l'ordine dei lavori. (Commenti del senatore Marcucci). Non sento niente fuori dal microfono. Chiudo la seduta, non capisco quello che vuole, senatore Marcucci. Parli al microfono, perché non la sento. MARCUCCI (PD) . Lei è molto cortese, signor Presidente, ma non può dare l'autorizzazione a fare cosa? Perché liberano l'Aula domattina alle 9,30, lei dà l'autorizzazione a fare cosa? PRESIDENTE. Io non do alcuna autorizzazione a nessuno. Sto continuando la seduta secondo quello che è il suo ordine. Faccia fare a me il Presidente. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 30 aprile 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 30 aprile, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 22,07) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Barachini, Bertacco, Castaldi, Cattaneo, Crimi, De Poli, Di Piazza, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Segre, Sileri e Turco. . Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Aimi, Alderisi, Battistoni, Biasotti, Bongiorno, Bossi Umberto, Caliendo, Carbone, Causin, Dell'Olio, Donno, Fazzone, Ferro, Floris, Galliani, Ghedini, Giro, La Mura, Marin, Messina Alfredo, Paroli, Pirovano, Romagnoli, Rossi, Sciascia, Serafini e Stabile. Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati, in data 28 aprile 2020, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza la deputata Rossella Muroni in sostituzione del deputato Ubaldo Pagano, dimissionario. Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto", variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati, in data 28 aprile 2020, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" il deputato Luca Pastorino in sostituzione del deputato Gabriele Toccafondi, dimissionario. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatrice Garavini Laura Disposizioni relative alla definizione di un quadro normativo nazionale di sostegno e promozione alla pratica deli "Orti urbani" (1784) (presentato in data 28/04/2020); senatrice Pinotti Roberta Modifiche alla legge 23 agosto 1988, n. 440, sull'attività di Governo, concernenti la parità di accesso agli incarichi di consulenza e ai comitati di consulenza, di ricerca o di studio su specifiche questioni (1785) (presentato in data 28/04/2020). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 20 aprile 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante l'individuazione di un intervento infrastrutturale ritenuto prioritario, da adottare su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, relativo alla ricostruzione del Viadotto di Albiano sul fiume Magra tra le province di La Spezia e Massa Carrara (n. 173). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 19 maggio 2020. Le Commissioni 5ª e 13ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 8ª Commissione permanente entro il 14 maggio 2020. Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 20 aprile 2020, ha inviato il testo di tre risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nella tornata del 26 marzo 2020, deferite, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia: risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 95/93 relativo a norme comuni per l'assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità, alla 8 a , alla 10 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 620); risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013, il regolamento (UE) n. 1301/2013 e il regolamento (UE) n. 508/2014 per quanto riguarda misure specifiche volte a mobilitare gli investimenti nei sistemi sanitari degli Stati membri e in altri settori delle loro economie in risposta all'epidemia di COVID-19 (Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus), alla 1 a , alla 4 a , alla 6 a , alla 7 a , alla 9 a , alla 10 a , alla 12 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 621); risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio al fine di fornire assistenza finanziaria agli Stati membri e ai paesi che stanno negoziando la loro adesione all'Unione colpiti da una grave emergenza di sanità pubblica, alla 3 a , alla 4 a , alla 7 a , alla 8 a , alla 10 a , alla 12 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente ( Doc . XII, n. 622). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Corrado ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03061 della senatrice Pacifico ed altri. I senatori Ciriani, Rauti, Calandrini, De Bertoldi, La Pietra, Totaro e Urso hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03260 dei senatori Zaffini e Iannone. Mozioni Atto n. 1-00227 FARAONE CONZATTI SBROLLINI RENZI GARAVINI BONIFAZI COMINCINI CUCCA GINETTI GRIMANI MAGORNO MARINO NENCINI PARENTE SUDANO VONO - Il Senato, premesso che: la parità di genere è una questione che viene affrontata nel dibattito sociale, politico culturale, quale argomento di convegni e seminari, come tema di riflessione su quotidiani e programmi televisivi, eppure troppo spesso rimane un tema astratto che preoccupa soltanto una piccola parte della società. Nonostante venga reclamata a più voci l'esigenza di dare alla parità di genere piena attuazione anche nella vita reale, ad oggi non ne esiste un'applicazione concreta nelle prassi consolidate di ogni ambito sociale e lavorativo; l'attuale situazione di emergenza epidemica ha costretto a misure di contenimento che hanno un impatto pesantissimo sulla vita di ogni persona, ma che colpiscono in particolare le donne: il rischio è che l'unico modo per riuscire a conciliare le numerose esigenze di gestione della famiglia diventi quello di rinunciare al lavoro da parte di uno dei membri, sacrificando ovviamente la retribuzione più bassa che nella maggior parte dei casi è quella delle donne; sono tantissime le donne che in questo periodo non hanno mai smesso di lavorare, garantendo la continuità dei servizi essenziali nei vari settori della produzione e del commercio; il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (cosiddetto decreto Cura Italia) a seguito della sospensione dei servizi educativi per l'infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado conseguente all'emergenza epidemiologica da COVID-19, ha riconosciuto specifici congedi parentali e indennità in favore dei genitori lavoratori dipendenti, pubblici e privati, autonomi, iscritti in via esclusiva alla gestione separata, o dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato; ha altresì incrementato di ulteriori complessivi dodici giorni il numero di giorni di permesso retribuito riconosciuto dalla normativa vigente per l'assistenza di familiari con grave disabilità; è tuttavia evidente che questi strumenti debbano essere confermati e rafforzati, ma debbano necessariamente essere affiancati da attività educative, di comunità e socialità; le donne sono scarsamente rappresentate nei ruoli apicali delle società, ai vertici delle aziende e delle imprese, nella compagine di Governo, nei ruoli decisionali e anche nelle task forces nominate di recente per risolvere le questioni legate all'emergenza COVID-19 e per riorganizzare la ripartenza italiana, dove le donne sono sotto rappresentate e nessuna ricopre ruoli di coordinamento e controllo, fatta eccezione per la task force istituita dal Ministro per le pari opportunità e la famiglia; l'Agenda sullo sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite, sottoscritto a settembre 2015 dai Governi dei 193 Paesi membri dell'ONU, fissa, tra i 17 Obiettivi da raggiungere, l'Obiettivo 5 "Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze"; da indagini condotte risulta che la maggior presenza femminile nel mercato del lavoro contribuisce ad incrementare significativamente il prodotto interno lordo nazionale, non solo facendo crescere la forza lavoro, ma per i livelli di produttività elevati che avrebbero le nuove occupate; in Italia le imprese femminili (che rappresentano il 22 per cento delle imprese) sono quasi un milione e mezzo ed impiegano tre milioni di persone; il Governo, attraverso il Dipartimento per le pari opportunità e la famiglia, per far fronte all'attuale situazione di grave difficoltà per il Paese a causa dell'emergenza da COVID-19, ha incrementato di 5 milioni di euro la sezione speciale del Fondo per le piccole e medie imprese dedicato all'imprenditoria femminile per favorire l'accesso al credito delle imprese guidate da donne, settore che potrà essere uno dei motori più importanti per far ripartire il Paese; le analisi in tema di diversity confermano che il ruolo delle donne nello sviluppo di una società, abbia una funzione strategica per uno sviluppo innovativo e sostenibile del tessuto economico, produttivo e sociale. Ruolo del quale è quindi colpevole privarsi in particolare per l'avvio di un processo di rinascita, che debba condurre il Paese verso la ripresa in ogni settore: un vero e proprio "Rinascimento 2.0"; i cambi di paradigma che sovente accompagnano le emergenze, fino ad ora non ci hanno aiutato a liberarci dei precedenti metodi di scelta della classe dirigente. Ad oggi, tuttavia, non è più possibile permettere che siano prevalentemente uomini ad immaginare e a costruire la società del domani; considerato inoltre che il talento femminile si manifesta con evidenza in ogni ambito e che per tale ragione va aumentata la percentuale di donne in tutti gli ambiti lavorativi, per superare le barriere all'avanzamento nei percorsi di carriera, in particolare nei campi in più rapida crescita (STEM, informatica, cloud computing , dati e intelligenza artificiale), contro gli stereotipi sul genere che impediscono alle donne di raggiungere le posizioni di leadership , per costruire un futuro sostenibile più inclusivo per tutti: 1) in Italia il primo caso di COVID-19 è stato diagnosticato sul cosiddetto "paziente 1" grazie alla competenza e all'intuito di una anestesista donna, quando ancora questa patologia era sconosciuta in tutti gli ospedali del Paese e nessun medico aveva mai studiato alcuna diagnosi e protocollo in merito; 2) all'ospedale Spallanzani di Roma, grazie al lavoro di tre ricercatrici, è stato isolato per la prima volta il COVID-19, operazione che si è rivelata fondamentale per sviluppare le terapie, per curare il virus e per iniziare lo studio di un vaccino; 3) la legge n. 120 del 2011, cosiddetta Golfo-Mosca, che ha portato molti talenti nei ruoli di amministrazione e controllo di società quotate e partecipate pubbliche, in scadenza, è stata prorogata e potenziata con la legge n. 160 del 2019 (legge di bilancio per il 2020) elevando la percentuale della quota nelle società da 1/3 a 2/5 per ulteriori 6 mandati, grazie all'iniziativa femminile di Italia Viva e di altre forze politiche; 4) molte donne ricoprono ruoli lavorativi conquistati con merito e nel contempo hanno creato famiglie che gestiscono grazie ai servizi pubblici e adesso non possono essere private di tali servizi essenziali quali: servizi per l'infanzia, la scuola, servizi per disabili e autistici, centri diurni per anziani, impegna il Governo: 1) a sostenere le madri lavoratrici per evitare che debbano abbandonare il lavoro, proponendo misure urgenti, anche normative, per consentire alle donne di riprendere al più presto le attività lavorative prevedendo, altresì, strumenti di programmazione concreti per la riorganizzazione del sistema scolastico e di ogni servizio alla famiglia; 2) a valutare l'opportunità di riconoscere l'acquisto dei servizi di baby-sitting per l'assistenza e la sorveglianza dei figli minori fino a 14 anni di età, anche ai lavoratori dipendenti del settore pubblico; 3) a promuovere ogni utile iniziativa al fine di sostenere le famiglie nella crescita e nell'educazione dei bambini e delle bambine; 4) ad investire ulteriori risorse adeguate per aumentare i fondi già predisposti per il bonus baby sitter e prevedere un prolungamento dei congedi parentali attualmente riconosciuti, rendendoli paritari e fruibili a tutti i genitori indipendentemente dall'attività lavorativa svolta; 5) a rafforzare le misure di sostegno, in termini economici e di servizi, per le famiglie con figli, con disabili o anziani non autosufficienti; 7) a valutare l'opportunità di integrare la composizione delle task forces con competenze femminili; 8) ad agevolare l' iter di approvazione del disegno di legge Atto Senato 1594, per l''Istituzione di una Commissione parlamentare per i diritti della donna e dell'uguaglianza di genere'; 9) ad agevolare l' iter di approvazione del disegno di legge Atto Senato 1423, recante "Norme in materia di parità retributiva tra donne e uomini e di sostegno alle madri lavoratrici"; 10) ad adottare per la prima volta in Italia una "Strategia Nazionale sulla strategia per la parità di genere" per colmare i persistenti divari di genere nel mondo del lavoro e a livello di retribuzioni, assistenza e pensioni, per sviluppare il suo pieno potenziale nelle imprese, nella politica e nella società, nonché conseguire un equilibrio di genere a livello decisionale e politico. Interpellanze Atto n. 2-00061 BONINO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: +Europa, con una iniziativa sostenuta da numerose personalità del mondo scientifico e accademico, chiede che l'Italia si renda protagonista e promotrice di una proposta di modifica del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, al fine di conferire all'Unione europea un effettivo potere di gestione delle emergenze sanitarie; la proposta di +Europa è sostenuta già da 135 professori universitari in gran parte dei settori di Malattie infettive, Biologia molecolare, Anestesiologia, Diritto dell'Unione europea e Diritto internazionale; inoltre la FISV, la Federazione italiana scienza della vita, ha chiesto alla European Scientific Community una politica comune europea per contrastare la diffusione del virus SARS-CoV-2, auspicando un più stretto coordinamento a livello europeo; sulla base dell'articolo 168, l'Unione oggi può solo svolgere un'azione per «sostenere, coordinare o completare» politiche che restano di esclusiva competenza nazionale, persino quando riguardano «la sorveglianza, l'allarme e la lotta contro gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero»; nella gestione della crisi causata dal COVID-19 i Paesi dell'Unione hanno agito senza un reale coordinamento, applicando misure e protocolli non armonizzati e alcuni, tra cui l'Italia, sono rimasti in una situazione di gravissima penuria di personale e materiale sanitario. In un'Unione europea basata sui principi di solidarietà, equità e coesione questo non può accadere; la necessità di una politica comune europea per la lotta contro le contro gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero era già stata riconosciuta agli albori della Comunità europea da Robert Schumann, che nel 1952 affermava che un settore nel quale l'unificazione era necessaria era proprio quello della lotta contro le epidemie; recentemente la commissaria europea alla salute, Stella Kyriakides, ha dichiarato che l'Unione ha bisogno di nuovi e più vasti poteri per permettere un passo avanti sulla tutela della salute pubblica, rispetto a crisi future simili a quella odierna; +Europa, con la sua proposta, chiede che venga conferita all'Unione «una competenza concorrente» in materia di gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero, per garantire una effettiva gestione coordinata delle emergenze sanitarie con misure, protocolli e metodologie omogenee di contenimento della diffusione del contagio, di raccolta dei dati e, in caso di bisogno, un'offerta condivisa di cure ospedaliere e materiali medici; in base a questa proposta dovrebbe essere anche costituita una forza di intervento rapido a supporto degli apparati nazionali, che includa squadre mediche mobili e riserve di medicinali e dispositivi medici; +Europa chiede che il Governo italiano presenti questa proposta di modifica dei trattati nel quadro della Conferenza sul futuro dell'Europa che si apre il 9 maggio 2020; nell'attesa che si discuta della proposta e si compiano tutti i passaggi istituzionali necessari per una modifica dei trattati, con tempi necessariamente lunghi, l'Italia potrebbe lanciare l'iniziativa per una cooperazione rafforzata, che permetta di predisporre misure e strumenti nuovi, anche ai fini di un nuovo articolo del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, con un numero limitato di Paesi, che condividano l'urgenza di una gestione comune delle emergenze sanitarie, si chiede di sapere se il Governo condivida e intenda promuovere in sede europea la proposta descritta in premessa, per conferire all'Unione europea più ampie competenze e un ruolo effettivo per la gestione delle emergenze sanitarie a carattere transfrontaliero. Interrogazioni Atto n. 3-01526 MANTOVANI DI GIROLAMO RICCIARDI ACCOTO AIROLA CORRADO DE LUCIA DI NICOLA FERRARA GAUDIANO L'ABBATE LANZI NATURALE NOCERINO PAVANELLI PISANI Giuseppe Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: fin dall'inizio del passaggio dalla televisione analogica alla televisione digitale terrestre, vi sono state diverse difficoltà di ricezione dei canali RAI; come evidenziato e denunciato attraverso diversi atti parlamentari e il disegno di legge A.S. 1290, prima firmataria la sen. Gaudiano, è da tempo immemore che in alcune zone d'Italia viene rappresentata e segnalata l'assenza totale del segnale RAI. Nonostante le sollecitazioni e le richieste dei cittadini non sono stati fatti decisivi passi avanti. Gli utenti delle aree interessate dal disservizio, pur essendosi dotati di appositi decoder , non possono usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo in ragione della mancata copertura del segnale; in particolare nelle zone montane del Parmense, tale disservizio ha causato il malcontento dei cittadini, regolarmente paganti il canone televisivo; nel corso del tempo, i cittadini di tali zone hanno in più occasioni evidenziato molte difficoltà di ricezione del segnale per quasi tutti i canali della RAI, compreso RAI3, importantissimo per la diffusione del telegiornale regionale. Allo stesso tempo, risulta impossibile accedere agli altri canali tematici e informativi trasmessi in digitale terrestre; la mancanza di infrastrutture telematiche adeguate, come la fibra ottica, preclude agli utenti anche l'accesso via internet ai contenuti delle piattaforme digitali; il verificarsi di eventi atmosferici avversi, quali piogge o temporali, sono sufficienti per far perdere del tutto il segnale televisivo; considerato che a quanto risulta agli interroganti: la Presidente dell'assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna già nel 2009 scriveva alla sede RAI in merito a tali disservizi, senza ottenere riscontri, e anche le segnalazioni e le richieste di intervento da parte dei cittadini delle zone montane del Parmense alle autorità locali e alle sedi RAI regionali sono, fino ad oggi, rimaste del tutto inascoltate; come si legge on line su "la Repubblica", edizione di Parma, del 31 marzo 2020, in tali zone, già di per sé geograficamente isolate, la mancanza di informazione risulta intollerabile soprattutto in questo periodo di emergenza epidemiologica determinata dal diffondersi del COVID-19; a parere degli interroganti, tutti i cittadini hanno la necessità di comprendere e di avere notizie certe e attendibili circa lo sviluppo dell'epidemia nelle proprie zone e nelle zone circostanti, nonché di conoscere le indicazioni e le misure del Governo, del Parlamento e degli altri soggetti nazionali, regionali e locali per contrastare l'emergenza e per il rilancio del tessuto economico, produttivo e sociale in tutte le zone del nostro Paese, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno adottare iniziative di propria competenza per risolvere in maniera definitiva i problemi di ricezione del segnale del digitale terrestre e ripristinare la completa diffusione dei canali RAI, eliminando i disturbi e le interferenze che impediscono ai cittadini utenti di usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo, in particolare in questo periodo di emergenza epidemiologica determinata dal diffondersi del COVID-19, su tutto il territorio nazionale e in particolare nelle zone montane del Parmense. Atto n. 3-01527 MORONESE SANTILLO PAVANELLI FERRARA DONNO LA MURA CORRADO LANZI ANGRISANI ABATE PRESUTTO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta agli interroganti: la Regione Campania il 12 maggio 2016 emanava un avviso indirizzato alle amministrazioni comunali al fine di ricevere da esse manifestazioni di interesse per la localizzazione di impianti di compostaggio anaerobici o misto aerobico/anaerobico conosciuti con il nome di biodigestori. Il Comune di Caserta nel luglio 2016 manifestava la disponibilità ad ospitare nell'area ASI di "Ponteselice" il suddetto impianto, rappresentando di aver già redatto e approvato uno studio di fattibilità per la realizzazione di un impianto analogo. Confermava tale scelta il 9 settembre 2016 durante il Tavolo tecnico tenutosi fra Regione Campania, UOD autorizzazioni ambientali e rifiuti di Caserta e Sogesid. Successivamente con delibera n. 62 del 29 settembre 2016, anziché nell'area ASI di Ponteselice, il Comune pianificò la realizzazione del suddetto impianto nella zona ASI "Lo Uttaro", ex mattatoio comunale, e il 19 ottobre 2016 con l'atto di sindacato ispettivo 3-03237, la prima firmataria del presente atto denunciava la non idoneità del luogo prescelto in quanto l'area risultava contaminata e non ancora bonificata. Il 17 gennaio 2017, con prot. 2017-0001375/UDCP GAB/UL, la Regione confermava la compromissione ambientale del sito nella risposta all'interrogazione del consigliere del M5S Viglione. Il 2 agosto 2017, con l'atto di sindacato ispettivo 3-03939, la prima firmataria del presente atto denunciava altresì che il Comune con delibera n. 112 del 2017 stava valutando la possibilità della localizzazione dell'impianto in oggetto in zona Gradilli, e che tale sito risultava palesemente inidoneo per l'esistenza di vincoli ambientali e paesaggistici. A tale atto rispondeva il Ministero dell'ambiente in data 21 febbraio 2018 confermando la sussistenza dei problemi ambientali nella zona Lo Uttaro, precisando inoltre che "Il Comune di Caserta, in data 15 novembre 2017, ha trasmesso la documentazione per l'ammissione a finanziamento dell'impianto da realizzarsi nell'area ASI Ponteselice. Con D.D. n. 45 del 11 dicembre 2017, l'intervento in questione è stato ammesso provvisoriamente a finanziamento per un importo complessivo di € 26.499.998,90 ed è stata liquidata al Comune la somma di € 2.649.999,80 per l'avvio dell'intervento"; considerato che: risulta agli interroganti che sull'area prescelta dal Comune in località Ponteselice insistano alcuni vincoli importanti che ne determinerebbero di fatto l'improcedibilità; il Comune con D.D. n. 387 del 6 aprile 2017 impegnava per lo studio di fattibilità per la "progettazione e costruzione di un impianto di trattamento del rifiuto umido" in località Ponteselice 48.190 euro in favore della Athena Srl, il cui presidente risulta essere l'ingegner Maria Laura Mastellone, già assessore all'Ambiente per il Comune di Caserta dal 2006 al 2011 e per la Provincia di Caserta dal 2011 al 2015; il 4 luglio 2018 presso la ASMECOMM in Napoli si svolgeva la gara "Realizzazione dell'impianto di compostaggio con recupero di biometano da 40.000 tonnellate all'anno nell'area ASI località Ponteselice viale Enrico Mattei", dal verbale risultarono escluse dalla graduatoria le ditte ENGCO e Perillo, in quanto non fecero pervenire l'offerta economica. Pertanto il Comune con D.D. n.1512 del 12 ottobre 2018 aggiudicava definitivamente il progetto alla RTI Tecnosistem SpA, impegnando la spesa di 714.391,282 euro; il Comune con D.D. n. 1435 del 28 settembre 2018 impegnava ulteriori 14.287 euro in favore del RUP e dell'assistente al RUP il Comune con D.D. n. 486 del 6 aprile 2020 procedeva all'affidamento diretto per 44.100 euro all'ingegner Giuseppe Maria Grimaldi del servizio di revisione della perimetrazione delle aree in località Casa Mastellone definite a rischio frana nel PSAI-Rf dell'ex Autorità di Bacino della Campania al fine della "Realizzazione dell'impianto di compostaggio con recupero di biometano da 40.000 t/anno"; il 13 novembre 2018 il "Corriere del Mezzogiorno" informava di una inchiesta della DDA di Napoli e della perquisizione di casa e studio del sindaco di Caserta dove sarebbero stati sequestrati computer, hard-disk , e documentazione sulla gara d'appalto per raccolta dei rifiuti solidi urbani al momento ferma all'ASMEL e atti e delibere sul biodigestore, per trattamento dei rifiuti umidi da far sorgere in località Ponteselice, limitrofa alla Reggia di Caserta; il 16 novembre 2018 il sindaco del Comune Carlo Marino si dimette da Presidente dell'ATO rifiuti di Caserta; l'avviso citato della Regione Campania prevedeva una capacità per gli impianti di trattamento di 30.000 tonnellate all'anno, anziché le 40.000 previste dal Comune; i criteri di localizzazione degli impianti imponevano il rispetto dei vincoli, della tutela dell'ambiente e del territorio, nonché il quadro normativo nazionale e regionale; le risorse economiche concesse dalla Regione Campania al Comune sono a valere sui fondi comunitari FSC 2014-2020, e che come da delibera CIPE n. 25/2016, pena la revoca del finanziamento, l'affidamento dei lavori doveva avvenire inderogabilmente entro il termine del 31 dicembre 2019 e prevedeva idonea garanzia fidejussoria o cauzione rilasciata ai sensi di legge; a giudizio degli interroganti, le azioni messe in atto dal Comune e puntualmente denunciate dagli interroganti, compresa per ultimo quella di voler insediare l'impianto con D.D. n. 486 in località Casa Mastellone a circa 400 metri dall'abitato in una cava dismessa e su un territorio sottoposto a vincoli regionali ed a rischio frana, sono dannose per la cittadinanza e per l'ambiente e dunque da evitare, si chiede di sapere: se il Governo sia informato dei fatti esposti e se intenda, per quanto di competenza, adoperarsi al fine di effettuare delle verifiche, anche disponendo idonei controlli tramite l'Agenzia per la coesione in merito ai fondi comunitari, al fine della loro eventuale revoca; se ritenga che dalla documentazione e dai fatti evidenziati siano ravvisabili episodi di mala gestio o di rischio di danno erariale per esborso di denaro pubblico e di mancata realizzazione della finalità pubblica, tali da adire l'istituzione competente. Atto n. 3-01528 CORRADO VANIN ROMANO ANGRISANI PRESUTTO TRENTACOSTE Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta all'interrogante che il Cleveland Museum of Art (CMA) esponga, da qualche anno, una scultura in bronzo mutila dell'avambraccio sinistro e del braccio destro (restano anche la mano sinistra e la lucertola) che molti specialisti identificano con l'Apollo Sauroktonos (che uccide il rettile), celebre opera dello scultore greco Prassitele (IV sec. a.C.); la statua era già nota per qualche decina di repliche romane in marmo, dopo che nel '700 fu riconosciuta dal barone prussiano von Stosch, grazie alla descrizione pliniana, e più tardi studiata da Winkelmann, ma l'Apollo di Cleveland sarebbe il solo originale in bronzo superstite del celebre scultore ateniese; considerato che: la notizia dell'avvenuta acquisizione da parte del Museo dell'Ohio è stata resa pubblica dalla direttrice il 22 giugno 2004; a vendere è la società specializzata Phoenix Ancient Art S.A., dei fratelli Ali e Hicham Aboutaam, mercanti di antichità con gallerie a Ginevra e New York; secondo la versione ufficiale, la sede ginevrina della Phoenix Ancient Art S.A. avrebbe acquistato il capolavoro da un venditore anonimo al quale, se si dà credito all'avvocato tedesco Ernst-Ulrich Walter, che sostiene di essere rientrato in possesso nel 1990, grazie alla riunificazione della Germania, di una residenza di famiglia nei pressi di Dresda sequestratagli dopo la seconda guerra mondiale dove ricordava la statua in giardino, già creduta un manufatto del XVIII o XIX secolo, fin dal 1930, e dove la recuperò in pezzi verso il 1993, dovrebbe averla ceduta il mercante d'arte olandese che nel 1994 la ebbe dallo stesso Walter, vittima di un vuoto di memoria quanto all'identità dell'acquirente; avrebbe fatto in tempo a vedere la scultura in quello stesso giardino, nel 1993, anche la specialista rumena Lucia Marinescu, che per prima l'ha presentata al mondo scientifico in un congresso internazionale di bronzistica nel 2003, dunque anteriormente all'esposizione nel CMA, ma ad acquisto probabilmente già avvenuto; lo scopo non dichiarato e tuttavia patente di questa sequela di passaggi dai contorni incerti è accreditare l'idea che la statua si trovasse in Germania in data molto anteriore alle convenzioni dell'Aja del 1954 e UNESCO del 1970 (che tra l'altro impone ai musei l'obbligo di vigilare affinché la costituzione delle proprie collezioni sia fondata su principi morali universalmente riconosciuti), così da sottrarla alle rivendicazioni dei Paesi mediterranei dai quali, in teoria, potrebbe provenire; la credibilità degli Aboutaam è infatti pressoché nulla, poiché su entrambi pendono condanne, in Egitto e negli USA, per reati connessi a traffici illeciti di antichità su scala internazionale; indagati in vari Paesi, in Italia i due fratelli di origini libanesi, già coinvolti in indagini analoghe insieme agli altrettanto famigerati R. Symes e G. Becchina, hanno avuto un ruolo anche nel recente tentato acquisto della Collezione Torlonia (2015), oggetto di un pregresso atto di sindacato ispettivo dell'interrogante; considerato inoltre che: stante la palese inattendibilità della ricostruzione ufficiale dei fatti, l'ipotesi di un trafugamento dall'Italia dell'Apollo di Prassitele non ha generato alcun dibattito nell'opinione pubblica nazionale né tra gli studiosi, benché sia stato sostenuto con validi argomenti che la statua si trovasse a Roma già in età repubblicana e che il Palatino potrebbe averla ospitata fino ai celebri saccheggi del V secolo; la Grecia ha invece richiesto con forza agli americani la restituzione della scultura, le cui fratture sembrerebbero compatibili con il ripescaggio accidentale in un sito archeologico subacqueo, asserendo che proverrebbe dalle sue acque territoriali; così anche la Turchia; altrettanto plausibile è per gli specialisti uno scenario simile, ma non identico: quello indiziato dal recupero, nella seconda metà degli anni '90, nelle reti di pescherecci che frequentano il Canale di Sicilia, di alcuni bronzi ellenistici di altissima qualità (compreso il celebre "Satiro Danzante"); considerato infine che: la rimozione immediata, da parte dei restauratori del Cleveland Museum of Art, delle incrostazioni, della patina e persino dei residui interni della statua (terre di fusione), rende impossibile, oggi, avere informazioni dirette sia sulla sua origine sia sulle condizioni di giacitura del manufatto (sotto terra o sott'acqua); ciò nonostante, non è escluso che un team multidisciplinare e l'impiego delle tecnologie raffinate oggi disponibili potrebbero offrire un contributo alla verità, se il CMA non impedisse agli studiosi stranieri di avvicinare la statua, italiani compresi, benché nel novembre 2008 il Ministero per i beni e le attività culturali abbia stretto con l'Istituto un accordo di cooperazione per la restituzione di 14 reperti di provenienza italiana, si chiede di sapere: se, per il tramite dei Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, sia mai stato chiesto di interrogare o interrogato il signor Walter, asserito ex proprietario e venditore della statua oggi a Cleveland, o i fratelli Aboutaam o il curatore del CMA Michael Bennet; se esistano documenti o fotografie attestanti la presenza della statua in Germania prima della firma della convenzione UNESCO del 1970; se, come convenuto nell'accordo del 2008, una commissione scientifica paritetica di esperti designati dal Ministero e dal Museo abbia mai esaminato l'Apollo e prodotto una relazione al riguardo; se il Ministro in indirizzo abbia ricevuto dal CMA copia integrale di tutte le analisi effettuate sulla statua e sulla base (moderna), insieme alla documentazione degli interventi di restauro eseguiti; se intenda riferire in quanti casi il Memorandum d'intesa Italia - USA del 2001 abbia finora trovato applicazione; se, in generale, non creda giunto il momento di prendere le distanze dalla strategia che negli scorsi anni ha premiato con collaborazioni e prestiti proprio i musei stranieri meno attenti alla legalità nelle loro campagne acquisti, compreso il Cleveland Museum of Art; se non ritenga opportuno cessare di assecondare questi consapevoli predatori delle antichità in cambio della restituzione di pochi pezzi eclatanti, mentre nei depositi di detti istituti resta, spesso neppure reclamato, il frutto di migliaia di furti d'arte commessi sul territorio italiano. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01525 NUGNES MONTEVECCHI DE PETRIS RUOTOLO LA MURA DE BONIS FATTORI DE FALCO Al Ministro della salute Premesso che: secondo il position paper pubblicato dalla Società italiana di medicina ambientale (SIMA) e dalle università di Bologna e di Bari la presenza di polveri sottili nell'aria e la diffusione del Coronavirus hanno un legame. L'analisi sottolinea come vi sia «una solida letteratura scientifica che correla l'incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico (PM10 e PM2,5). È noto infatti che le polveri sottili funzionano da " carrier ", ovvero da vettore di trasporto, per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus»; considerato che nelle aree maggiormente colpite, come Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana sono allocati il 73 per cento dei termovalorizzatori e il 64,2 per cento delle centrali a biomasse. Le centrali a biomassa del nord Italia bruciano ogni anno 2,8 milioni di tonnellate di legno e producono 21,3 milioni di µg I-TEQ (tossine equivalenti) di diossina e 214,3 milioni di milligrammi di benzo(a)pirene. A queste vanno aggiunte le emissioni dei termovalorizzatori e dei numerosi impianti industriali. I termovalorizzatori ubicati nel nord bruciano 5,5 milioni tonnellate di rifiuti all'anno e emettono 291,5 milioni di µg I-TEQ e 3,8 milioni di milligrammi di benzo(a)pirene. Senza parlare delle polveri sottili e nano polveri per le quali non si hanno dati numerici da sottoporre. La diossina e benzo(a)pirene, nano particelle e particolato atmosferico, producono malattie allergiche, asma bronchiale, bronchiti acute e croniche, enfisema polmonare, tumori polmonari e dell'apparato respiratorio, come affermato più volte da esperti, come il dottor Ferdinando Laghi; considerato altresì che: l'ingegner Eugenio Rogano ha ipotizzato una correlazione tra distribuzione dei termovalorizzatori e diffusione del contagio, attraverso un lavoro di ricerca di cui ha scritto "L'Espresso"; a questo studio si aggiungono molti importanti lavori: di Boule L. A., Burke, C.G., O'Dell C.T., Winans B., Lawrence B.P. che, monitorando la maturazione della citotossicità dei linfociti TCD8+, a seguito di un'infezione volontaria delle prime vie aeree su topi contagiati con il virus dell'influenza, hanno evidenziato una compromissione nella funzionalità dei CTL ( Cytotoxic T lymphocytes ) in soggetti precedentemente esposti alle diossine che risultavano più soggetti a patologie respiratorie; lo studio propone in particolare un grafico relativo alla provincia di Brescia. Dal quale sembra evidente la correlazione tra i picchi di diffusione del Coronavirus e le giornate con alte concentrazioni di polveri sottili. «A questo proposito è emblematico il caso di Roma in cui la presenza di contagi era già manifesta negli stessi giorni delle regioni padane. Senza però innescare un fenomeno così virulento», aggiunge lo studio. Che conclude la propria analisi suggerendo di introdurre «misure restrittive di contenimento dell'inquinamento»; Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale (SIMA), ha commentato: «L'impatto dell'uomo sull'ambiente sta producendo ricadute sanitarie a tutti i livelli» commenta «Questa dura prova che stiamo affrontando a livello globale deve essere di monito per una futura rinascita in chiave realmente sostenibile, per il bene dell'umanità e del pianeta. In attesa del consolidarsi di evidenze a favore dell'ipotesi presentata, in ogni caso la concentrazione di polveri sottili potrebbe essere considerata un possibile indicatore o "marker" indiretto della virulenza dell'epidemia da COVID-19», si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e come intenda intervenire perché si faccia chiarezza sulla vicenda e sul perché non sia stato svolto un lavoro autoptico su un campione significativo di morti; se ritenga opportuno istituire un gruppo di lavoro per approntare uno studio scientifico finalizzato ad avviare una seria indagine conoscitiva sulla relazione causale tra numero di contagi e di morti e fattori di esposizione a rischio inquinanti atmosferici, visto che geograficamente si sovrappongono, affidando l'indagine a scienziati esperti di ecologia ambientale, al fine di porre i necessari eventuali cambiamenti al modello di sviluppo che ha, nel caso, favorito la pandemia. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03267 AUGUSSORI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'articolo 44- bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" e noto alle cronache come "decreto Cura Italia", introdotto nel corso dell'esame presso il Senato del relativo disegno di legge di conversione, prevede l'erogazione di un'indennità mensile aggiuntiva di 500 euro per un massimo di tre mesi, attraverso l'INPS, in favore dei collaboratori coordinati e continuativi, dei titolari di rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale e dei lavoratori autonomi o professionisti ivi compresi i titolari di attività di impresa, iscritti all'assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, nonché alla gestione separata INPS, e che svolgono la loro attività lavorativa alla data del 23 febbraio 2020 nei comuni individuati nell'allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020, o siano ivi residenti o domiciliati alla medesima data (cosiddetta "zona rossa"); l'indennità mensile è fissata in 500 euro, ma è parametrata all'effettivo periodo di sospensione delle attività; questo aspetto denota una criticità, in quanto per molti professionisti, se non per tutti, le ripercussioni sulla propria attività professionale derivanti dall'emergenza epidemiologica sono state fortemente negative anche in assenza di una effettiva sospensione dell'attività medesima; il disegno di legge di conversione è stato esaminato anche dalla Camera dei deputati ed approvato in via definitiva, in quanto non sono state apportate modificazioni rispetto al testo approvato presso l'altro ramo del Parlamento; la disposizione richiamata riprende testualmente l'articolo 16 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, entrato in vigore nella medesima data, ed è pertanto già in vigore ancorché la legge di conversione del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, non sia ancora stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale alla data del 28 aprile 2020; l'erogazione delle indennità si pone come misura necessaria per consentire a moltissimi lavoratori della "zona rossa" di poter superare la difficile fase e prepararsi in vista della crisi economica che sta colpendo il nostro Paese, come testimoniano i dati sul PIL elaborati dal Governo e trasfusi nel Documento di economia e finanza 2020, si chiede di sapere: quali saranno le modalità e le tempistiche di erogazione da parte dell'INPS delle indennità richiamate in premessa, disciplinate ai sensi dell'articolo 44- bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18; quali saranno, in particolare, le modalità attraverso cui l'importo dell'indennità sarà parametrato all'effettivo periodo di sospensione delle attività e se, a tal proposito, il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno sollecitare un'interpretazione elastica della disposizione, tale da non penalizzare i soggetti beneficiari che, anche in assenza di una riduzione o sospensione effettiva della propria attività, hanno subito pesanti ripercussioni a causa dell'emergenza epidemiologica. Atto n. 4-03268 ROJC Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: a seguito delle disposizioni sull'emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, in tutto il Paese si stanno moltiplicando controlli, in particolare da parte di Carabinieri, Polizia di Stato e di tutte le altre forze dell'ordine; in molti casi, cittadini fermati per regolari controlli, filmano o fotografano, con i propri telefonini, gli agenti mentre compiono regolari atti del loro ufficio, quali chiedere documenti o redigere verbali dopo aver riscontrato eventuali irregolarità; foto e filmati vengono successivamente postati sui social network dalle persone fermate, allo scopo di ottenere condivisioni e adesioni; considerato che: in più casi, questi filmati "amatoriali" vengono inopinatamente utilizzati dalle TV o radio locali e nazionali, che diffondono immagini con contenuto manipolato e fanno sorgere dubbi sulla legittimità degli atti compiuti dagli agenti, creando imbarazzo sul corretto operato del personale in divisa; lo scopo è quello di intimidire gli stessi agenti e di mettere in cattiva luce l'operato delle forze dell'ordine; i cittadini fermati adducono, secondo molte testimonianze degli stessi agenti e anche confermati dagli stessi video postati sui social , inesistenti violazioni dei diritti fondamentali dell'uomo, citando articoli e atti sbagliati e riferimenti non confermati; è oltremodo riscontrabile che in tali casi i cittadini fermati mantengano un atteggiamento di sfida nei confronti degli agenti, cercando in tutti i modi di intimorirli e anche di ridicolizzare chi invece sta svolgendo con serietà il proprio lavoro; tenuto conto che: vengono ripresi e fotografati anche i verbali dove figurano le generalità degli agenti operanti al fine di innescare vere e proprie campagne d'odio senza che gli interessati possano, come è noto, in alcun modo replicare, pena un eventuale giudizio degli organi di ricorso; pressoché nella totalità dei casi, come documentano gli stessi video, gli operatori di Polizia o gli incaricati di un pubblico servizio, durante l'espletamento della loro attività, mantengono un comportamento volto alla legalità e al rispetto delle norme e regole democratiche; considerato infine che tali comportamenti generano una comprensibilissima situazione di incertezza e mancata sicurezza nell'operato degli agenti, quando sarebbe invece auspicabile che tali funzioni si svolgessero in un clima di fiducia e rispetto reciproco con il cittadino; inoltre gli atteggiamenti intimidatori descritti e la loro impropria diffusione mediatica rischiano di compromettere lo stesso operato del personale di pubblica sicurezza, che non si sente in alcun modo tutelato nel proprio quotidiano esercizio di funzioni, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda prendere al fine di scoraggiare e stigmatizzare la pubblicazione e la trasmissione su emittenti tv nazionali e locali di tali riprese fotografiche e video, specie nei molti casi nei quali queste siano state artatamente manipolate al solo scopo di mettere in cattiva luce l'operato delle forze dell'ordine, rendendo così più difficile il pieno rispetto e l'applicazione delle necessarie misure di sicurezza, volte ad arginare la gravissima situazione di emergenza causata dall'epidemia da COVID-19. Atto n. 4-03269 ROJC Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante, l'azienda sanitaria Giuliano Isontina (ASUGI) ha deciso, con ritardo e molte indecisioni, di avviare nel mese di aprile una campagna di tamponi a tappeto su circa sessanta case di riposo in provincia di Trieste, ricavate all'interno di normali condomini; considerato che: l'ASUGI, più volte sollecitata, fino al 22 aprile 2020 si è a lungo rifiutata di riferire quali siano le strutture oggetto di indagine e quali siano allo stato i risultati ottenuti; al momento risultano effettuati rilievi su 65 delle 94 residenze censite, pari a 904 persone sottoposte a tampone (30 per cento degli ospiti) e di questo campione circa un terzo ha dato esito positivo; tenuto conto che: soltanto il 17 aprile l'ASUGI richiedeva a "tutte le strutture per anziani la stesura di un piano di emergenza COVID"; mancano dati certi anche per quanto riguarda i decessi avvenuti nelle strutture cosiddette promiscue; al momento risulta ufficialmente solo la nota dell'azienda pubblica "ITIS" di Trieste, inviata alle famiglie, secondo la quale "pur in presenza di sintomi compatibili con il COVID-19, sono deceduti anziani risultati negativi al tampone o che il tampone non l'avevano fatto"; è pubblica altresì la denuncia di alcune case di riposo che hanno accusato la Regione e l'Azienda sanitaria di aver fornito le prime indicazioni solo a fine marzo; preso atto che: grave altresì è la situazione del personale sanitario negli ospedali di Trieste, dove 150 dipendenti risultano infetti e 1.300 (su 3.500) sono quelli sottoposti al regime della sorveglianza attiva, applicato a chi ha avuto contatti a rischio in assenza di adeguati dispositivi di sicurezza. Ciò a fronte del dato nazionale in base al quale il 10,7 per cento del totale dei casi di COVID-19 è stato diagnosticato tra gli operatori sanitari; da notizie di stampa (dei quotidiani "Il Piccolo", "Messaggero Veneto" e "Il Gazzettino") risulta che sulle morti nelle case di riposo siano stati aperti dei fascicoli presso le Procure di Trieste, Udine e Pordenone e, in particolare, a Trieste si apprende della possibile esumazione della salma di una novantenne, già residente in una casa di riposo con contagio, al fine di verificare le cause del decesso, si chiede di sapere: se, a fronte di questa situazione ancora molto preoccupante, il Ministro in indirizzo abbia già assunto o intenda assumere informazioni intese ad accertare se il ritardo con cui sono stati eseguiti i tamponi e sono state diramate le linee di prevenzione da adottare nelle case di riposo e negli ospedali, nonché l'opacità della comunicazione istituzionale, abbiano potuto contribuire ad abbassare il livello di sicurezza imposto dalle esigenze del contenimento del virus ; se, in particolare, il Ministro intenda accertare, considerando l'avvio dell'emergenza da COVID-19 al 7 marzo: a) quanti tamponi siano stati effettuati ogni settimana nelle residenze per anziani nella Regione Friuli-Venezia Giulia, suddivise per province, e con quale cadenza; b) quanti siano i decessi complessivi nelle case di riposo e su quanti siano stati fatti i tamponi, con indicazione temporale settimanale e per provincia; c) quanti siano stati i ricoveri ospedalieri dalle case di riposo, sempre con frequenza settimanale e per provincia e se e quando ASUGI o la Direzione centrale salute della Regione abbiano fornito indicazioni e linee guida per tali ricoveri; d) se, relativamente alla casa di riposo "La Primula", che aveva ottenuto dalla Regione posti letto convenzionati aggiuntivi prima dello scoppio dell'emergenza, siano state fatte opportune verifiche di adeguatezza strutturale; se il Ministro intenda accertare come, alla luce del fatto che indicazioni su percorsi sicuri sono state date solo negli ultimi giorni, sia stato possibile che abbiano patito gravi criticità dei reparti chiave quali Geriatria e Medicina d'urgenza, quest'ultima chiusa addirittura per giorni e attualmente a un quarto della capacità. Atto n. 4-03270 LA MURA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: per promuovere i siti di interesse culturale, come previsto nel Programma operativo nazionale "Cultura e sviluppo" 2014-2020 (PON), sono stati realizzati diversi progetti di Rafforzamento delle dotazioni culturali, anche con l'impiego dei Fondi europei di sviluppo regionali (FESR); alcuni interventi relativi al Parco archeologico di Pompei sono stati realizzati con 110 milioni di euro, stanziati nell'ambito del Grande Progetto Pompei; nei giorni scorsi è stata pubblicata una nuova relazione della Corte dei conti europea, dal titolo "Gli investimenti dell'UE nei siti di interesse culturale meritano maggiore attenzione e coordinamento", nella quale la Corte ha verificato l'efficacia e la sostenibilità degli investimenti FESR nei siti culturali, valutando l'adeguatezza del quadro dell'Unione europea per la cultura, il suo coordinamento con i meccanismi di finanziamento e l'esecuzione dei finanziamenti FESR; la Corte dei conti europea, ai fini della relazione appena pubblicata, ha analizzato 27 progetti, relativi a sette Paesi, tra cui compaiono sei progetti italiani e, in particolare, il progetto nel sito di Pompei, patrimonio mondiale, che ha ricevuto fondi FESR per circa 78 milioni di euro a fini di salvaguardia e di promozione. L' audit della Corte è stato condotto solo sui lavori relativi alla "Casa dell'Efebo", ultimata nel dicembre 2015. Gli interventi effettuati presso la Casa hanno compreso lavori di restauro nel triclinio estivo, una sala da pranzo romana che dà sul giardino sotto un porticato sostenuto da quattro colonne; nella relazione viene dichiarato che l'autorità di gestione ha visitato la Casa dell'Efebo per verificare le spese dichiarate e conferma che i lavori erano stati ultimati. Inoltre, si rileva che tre anni dopo il completamento dei lavori, la struttura era danneggiata in una serie di punti. Nel corso di una verifica di monitoraggio svolta dal beneficiario, gli esperti hanno concluso che la struttura era stata compromessa dall'altissimo numero di visitatori che avevano accesso al triclinio e dall'assenza di protezioni su tutti i lati della struttura. Un dispositivo di protezione in policarbonato, finanziato dal progetto FESR controllato, era stato conservato in un magazzino e mai installato. La relazione afferma che tale struttura di protezione è stata installata all'inizio del 2019, nel corso di lavori di manutenzione, tre anni dopo il completamento del progetto. "Un errore", si dichiara, "che ha danneggiato l'infrastruttura fisica del triclinio estivo"; la notizia è stata ripresa da molte testate giornalistiche e il 24 aprile 2020 è stato pubblicato sul sito web del Parco archeologico di Pompei un comunicato in cui si conferma di aver dato riscontro alla richiesta di chiarimenti degli auditors della Corte dei conti europea, con una nota di osservazioni inviata il 29 gennaio 2020. Nella nota, il Parco precisava di non condividere il rilevamento di danni al triclinio della Casa dell'Efebo e dichiarava che la teca in policarbonato a protezione delle pitture ad affresco dello stesso non era stata installata al termine dei lavori sulla base di specifiche valutazioni tecniche; nonostante lo scambio epistolare, la Corte ha ritenuto di confermare sia il ritardo di completamento delle attività del progetto, che i conseguenti danni intercorsi sull'opera, che si sarebbero potuti evitare, come indicato nella relazione finale, con l'installazione tempestiva della teca in policarbonato, che avrebbe assicurato l'adeguata protezione dal numero elevato di visitatori; a seguito della pubblicazione delle osservazioni della Corte dei conti europea, si è acceso un dibattito che ha coinvolto moltissimo i cittadini di Pompei, che considerano il Parco, insieme al Santuario, il cuore pulsante, economico e culturale, della città, e sentono la necessità di un intervento di massima trasparenza che chiarisca i fatti e ne determini le logiche conseguenze; considerato che, a parere dell'interrogante: non essendo conciliabili le posizioni della Corte dei conti europea con quelle espresse nel citato comunicato stampa del Parco archeologico di Pompei, è assolutamente necessario fornire chiarimenti in ordine alla vicenda esposta; in analogia all' audit condotto dalla Corte dei conti europea, ad interventi ultimati, avente lo scopo di verificarne l'efficacia e la sostenibilità degli investimenti dell'UE nei siti culturali, è opportuno prevedere, per tramite della funzione di vigilanza e controllo, anche nuove verifiche relative agli altri interventi specificatamente previsti dal Grande Progetto Pompei nell'intera buffer zone , si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda assumere affinché la vicenda descritta sia definitivamente chiarita; se ritenga di adottare, nei limiti delle sue competenze, provvedimenti affinché nell'ambito del Grande Progetto Pompei venga redatto un piano di auditing ulteriore, che possa verificare, anche dopo l'ultimazione degli interventi effettuati, entro comunque i 5 anni, l'effettivo impatto e lo stato di mantenimento delle opere realizzate. Atto n. 4-03271 PAVANELLI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: l'impresa Agri Flor Srl (codice ATECO 38.21.01 - produzione di compost ) con sede in località Villa Pitignano, frazione del Comune di Perugia, è impresa insalubre di prima classe, essendo ricompresa nell'elenco allegato al decreto del Ministero della sanità 5 settembre 1994, recante "Elenco delle industrie insalubri di cui all'art. 216 del Testo Unico delle Leggi sanitarie", nella "Parte Prima - industrie di Prima Classe", alla "Lettera B) Prodotti e materiali", al numero "100. Rifiuti solidi e liquami - depositi ed impianti di depurazione, trattamento"; i terreni in cui è presente l'impianto industriale ricadono in area sottoposta ai seguenti vincoli: zona di particolare interesse agricolo EAl ex art. 31 del Testo unico delle norme di attuazione (T.U.N.A.) del Piano regolatore generale vigente; zona di tutela dei fiumi, torrenti, corsi d'acqua e relative fasce di rispetto, secondo delibera di Giunta regionale n. 7131/1995, in base all'art. 142, lettera c) del decreto legislativo n. 42 del 2004; zona PAI, Fascie A e B, di cui all'art. 141 del T.U.N.A. ed artt. 28, 29, 30 del Piano di assetto idrogeologico (PAI); considerato che, a quanto risulta agli interroganti: l'impresa Agri Flor Srl, in data 11 giugno 2018, ha presentato istanza per rilascio di provvedimento autorizzatorio unico regionale (P.A.U.R.) alla Regione Umbria con progetto di modifiche agli impianti industriali, al fine di sanare il mancato adeguamento alle B.A.T. ( Best Available Techniques ) previsto dalla determinazione dirigenziale della Provincia di Perugia n. 2971 del 6 luglio 2015, in sede di rilascio di A.I.A., come prescritto al punto "E" del rapporto istruttorio allegato alla determinazione stessa; il Comune di Perugia ha espresso parere negativo al progetto per rilascio di P.A.U.R. presentato da Agri Flor Srl, con D.C.C. n. 72 del 22 maggio 2019, eccependo numerose situazioni ostative al rilascio dell'approvazione tra cui, si riportano: presenza di aree agricole di particolare interesse; distanza inferiore a 500 metri da centri e nuclei abitati e previsioni di espansioni di aree A, B, C ed F; soggiacenza della falda idrica, posta a meno di 5 metri di profondità in condizioni di morbida; presenza di un acquifero di rilevante interesse regionale; interferenza con la rete ecologica della Regione Umbria (RERU), per quanto riferito alla connettività e pietre di guado; disturbo dovuto alla diffusione di odori; aumento del traffico sulla rete stradale interessata; maggiore disturbo arrecato dall'inquinamento acustico; disagi alla popolazione e all'ambiente determinati da vibrazioni; incremento dell'inquinamento atmosferico; dispersione di materiali leggeri nelle aree contermini al sito; contaminazione delle risorse idriche sotterranee; contaminazione di risorse idriche superficiali; alterazione del paesaggio (visibilità); la Conferenza dei Servizi (CdS) indetta dalla Regione Umbria per esaminare l'istanza per rilascio di P.A.U.R. presentata da Agri Flor Srl si è conclusa, come da verbale della quarta ed ultima riunione della CdS tenutasi in data 15 ottobre 2019, con esito negativo approvato all'unanimità, su proposta del presidente della CdS, da parte dei rappresentati unici di ciascuna Autorità locale chiamata ad esprimersi; a seguito del mancato adeguamento da parte di Agri Flor Srl alle B.A.T., la Regione Umbria, dopo plurime diffide, ha emesso la determinazione dirigenziale n. 11915 del 22 novembre 2019 avente ad oggetto "Agri Flor S.r.l. - Strada della Fornace, Loc. Villa Pitignano - Ponte Felcino Perugia. Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla Provincia di Perugia con D.D. n. 2917 del 06/07/2015. Atto di diffida e contestuale sospensione ai sensi dell'art. 29-decies comma 9 lett. b) D.Lgs. 152/2006, per inosservanza delle prescrizioni autorizzative", dunque disponendo la sospensione dell'attività produttiva; considerato inoltre che: il Consiglio di Stato, con sentenza n. 5841 dell'11 ottobre 2018, dopo averli riuniti, ha considerato in parte inammissibili ed in parte respinto i ricorsi presentati da Agri Flor Srl al T.A.R. dell'Umbria (n.r.g. 325/2016, n.r.g. 364/2016, n.r.g. 393/2016, n.r.g. 413/2016, n.r.g. 9/2017), confermando la legittimità e l'efficacia degli atti amministrativi emessi da Comune di Perugia, Provincia di Perugia e Regione Umbria, per effetto dei quali emerge definitivamente accertata la mancata attuazione delle prescrizioni contenute nell'A.I.A. rilasciata dalla Provincia di Perugia con determinazione dirigenziale n. 2917 del 6 luglio 2015, nonostante siano stati concessi all'impresa ormai quasi cinque anni di tempo per adeguarsi; il mancato rispetto dell'A.I.A., insieme a tutte le motivazioni descritte nel parere negativo al rilascio di P.A.U.R. determina altresì l'incompatibilità ambientale dell'impianto industriale a svolgere l'attività nell'attuale ubicazione, in zone sottoposte ai vincoli elencati e troppo vicina a dei centri abitati, rendendo necessaria ed evidente una sua urgente delocalizzazione in zona adeguata a svolgere tale tipologia di produzione, considerando anche la sua classificazione, di impresa insalubre di prima classe; l'impresa Agri Flor Srl ha impugnato la determinazione dirigenziale della Regione Umbria n. 11915 del 22 novembre 2019, presentando nuovo ricorso al T.A.R. dell'Umbria (n.r.g. 953/2019), che in data 15 gennaio 2020 ha emesso un'ordinanza in cui: a) sospende l'efficacia del provvedimento impugnato, b) fissa per la trattazione di merito del ricorso l'udienza pubblica del 9 giugno 2020; per effetto dell'ordinanza l'impresa ha ritenuto di poter continuare l'attività produttiva e di conseguenza persistono le nauseabonde emissioni odorigene, il traffico di mezzi pesanti e tutte le altre situazioni di incompatibilità ambientale, condizione che potrebbe protrarsi per molto tempo ancora, data la sospensione dell'attività dei tribunali a causa dell'emergenza sanitaria in atto; ritenuto che le circostanze descritte provochino ormai da troppi anni pesantissimi disagi nella popolazione residente, costretta a convivere tutti i giorni con emissioni ambientali nauseabonde, prodotte dal deposito e trattamento dei rifiuti accumulati, e con il traffico degli automezzi pesanti, che condizionano fortemente lo svolgimento delle normali attività quotidiane, provocando un gravissimo stress psico-fisico, con grave pregiudizio per la salute pubblica e l'ambiente, si chiede di sapere, sulla base di quanto esposto, quali azioni di competenza, considerando anche l'attuazione del principio di precauzione, i Ministri in indirizzo intendano intraprendere a tutela della salute pubblica e dell'ambiente, valutando la possibilità di un'ordinanza di revoca dell'A.I.A. rilasciata nel 2015, per mancato adeguamento alle prescrizioni in essa contenute, ovvero, in subordine, la sospensione dell'attività produttiva nei confronti dell'impresa Agri Flor Srl. Atto n. 4-03272 LA MURA Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta all'interrogante: con ordinanza n. 39 del 25 aprile 2020 il Presidente della Regione Campania ha consentito, con decorrenza dal 27 aprile, le attività conservative e di manutenzione, di pulizia e sanificazione nei locali ed aree adibiti allo svolgimento di attività commerciali e produttive, ancorché sospese per effetto della vigente disciplina statale o regionale, ivi comprese le attività relative alla manutenzione, conservazione e lavorazione delle pelli; nel bacino idrografico del fiume Sarno è presente il distretto conciario di Montoro-Solofra, che rappresenta circa il 14 per cento delle attività manifatturiere dell'intera area, con più di 100 aziende addette alla preparazione e alla concia del cuoio, nonché alla fabbricazione di pelletteria; l'industria conciaria ha un forte impatto sull'ambiente, per la produzione di acque reflue e fanghi contenenti materiali chimici e organici delle fasi di lavorazione. Nel processo produttivo dell'attività conciaria sono utilizzate sostanze altamente inquinanti. Si tratta di sostanze inorganiche, come i sali di cromo, la calce idrata, il solfuro di sodio, il cloruro di sodio denaturato, i sali di alluminio e zirconio, il solfidrato di sodio, il solfato e cloruro di ammonio, acidi cloridrico e solforico, il carbonato e bicarbonato di sodio, il solfato di magnesio, il solfito, il bisolfito, il caolino, e di prodotti organici di sintesi, come resine, coloranti, emulsionanti, tannini sintetici o sintani; tali sostanze sono spesso smaltite illecitamente, con gravi danni per gli ecosistemi naturali e per la salute dei cittadini che vivono nel bacino idrografico del fiume Sarno; considerato che: a seguito del temporaneo arresto delle attività produttive, in ottemperanza alle disposizioni governative per l'emergenza epidemiologica da COVID-19, si è assistito ad un miglioramento dello stato delle acque del fiume Sarno, come risulta dalle immagini pubblicate da diversi giornali on line , tra cui "Il Mattino" del 1° aprile 2020; tale miglioramento è strettamente connesso all'interruzione delle attività produttive, tra cui quelle del distretto conciario di Montoro-Solofra, posto che il fiume Sarno e i suoi affluenti hanno continuato a ricevere le acque reflue urbane; considerato, inoltre, che: il Ministro in indirizzo ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Abbiamo attivato una task force costituita da Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitanerie, insieme ad Ispra ed Arpa […] per procedere con controlli serrati sul territorio e cercare di individuare le situazioni di maggiore criticità. Un'iniziativa nata dalla constatazione che in questo periodo, a produzione ferma, abbiamo potuto notare come mari, corsi d'acqua, laghi stiano tornando trasparenti. La natura si sta riappropriando dei propri spazi, e sta a noi individuare il modo di proteggerla, nella consapevolezza che quando tutto ripartirà dovrà farlo secondo una logica diversa" (notizia dell'agenzia "Agi" del 25 aprile 2020); dalla dichiarazione emerge l'impegno a garantire un'intensa attività di controllo, al fine di evitare che riprendano condotte illecite e siano vanificati gli effetti positivi per l'ambiente derivanti dalla sospensione delle attività produttive; il Ministro ha incaricato l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale di predisporre il master Plan del bacino del fiume Sarno al fine di definire un piano di misure per fronteggiare le criticità presenti e delineare un percorso di riqualificazione e rigenerazione dell'area del bacino del Sarno; considerato, altresì, che a parere dell'interrogante, è fondamentale potenziare i controlli relativi al distretto conciario di Montoro-Solofra anche nella fase attuale, in cui la produzione non è ancora ripresa, al fine di conservare gli effetti ambientali positivi e prevenire condotte illecite, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda intraprendere, nei limiti delle sue competenze, affinché non siano vanificati gli effetti positivi che il lockdown ha determinato in relazione agli ecosistemi naturali del bacino idrografico del fiume Sarno. Atto n. 4-03273 CANDURA FUSCO PEPE PUCCIARELLI Al Ministro della difesa Premesso che: è stata pubblicata l'interrogazione 3-01520, a prima firma del senatore Ferrara, con la quale il capogruppo in 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Movimento 5 Stelle, insieme ad altri 50 senatori del medesimo gruppo parlamentare, chiede al Ministro della difesa di sospendere il programma F-35 per un anno e di rivalutarlo nel suo complesso, così da destinare più risorse alla sanità; secondo quando si legge in un comunicato stampa, il ridimensionamento del programma viene considerato "doveroso", e "conveniente per la nostra industria"; considerato che: l'Italia si è impegnata con gli Stati Uniti ad acquistare progressivamente 90 velivoli F35 nelle due versioni A e B, rispettivamente in 60 e 30 esemplari; all'acquisto dei predetti velivoli nel numero prefissato si lega lo sfruttamento della fabbrica di Cameri (Novara), dove non solo vengono prodotti gli F35 destinati all'Italia, ma ne sono assemblati anche per conto di altri Paesi, rendendo la fabbrica il perno di una filiera internazionale che rappresenta un importante asset dell'Alleanza Atlantica; una riduzione della commessa rischia di precludere all'Italia la piena valorizzazione dell'impianto di Cameri e, inoltre, la possibilità di negoziare l'allargamento delle partnership industriali nel campo della difesa e dell'aerospazio tra il nostro Paese e gli Stati Uniti; valutato infine che: mettere in contrapposizione la questione sanitaria con l'esigenza di sicurezza significa non tenere conto della reale importanza del settore della difesa, e degli elevati costi non solo economici, ma anche dei rischi reputazionali del sistema Paese; a novembre 2019, alla Camera, è stato votato con schiacciante maggioranza di 477 voti su 482, il terzo punto di una mozione di maggioranza, che prevedeva di valorizzare gli investimenti fatti a Cameri e di "allargare ulteriormente gli ambiti di cooperazione internazionale nel campo aerospaziale e della difesa, al fine di massimizzare i ritorni economici, occupazionali e tecnologici del distretto"; appare agli interroganti vi sia un'ampia spaccatura all'interno dell'attuale maggioranza sul tema dell'acquisizione degli F-35, si chiede di sapere quale sia la posizione del Ministro in indirizzo alla luce dei fatti esposti in premessa. Atto n. 4-03274 CROATTI Ai Ministri dell'interno e per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: l'emergenza Coronavirus in Italia prosegue senza sosta e rischia di mettere in ginocchio un settore strategico del nostro Paese, migliaia di piccole imprese italiane e milioni di famiglie: tra i settori più in crisi c'è infatti quello del turismo, azzerato dopo il lockdown . Nel nostro Paese il comparto è importantissimo, vale il 13 per cento del prodotto interno lordo e in alcuni territori, come la riviera romagnola, il turismo vale addirittura oltre il 30 per cento del PIL; il comparto turistico e le sue aziende sono, in questo momento, deboli e vulnerabili. Si stima che il 95 per cento delle strutture ricettive sia chiusa. Il trimestre marzo-aprile-maggio 2020 è destinato a chiudersi con l'azzeramento dei ricavi. Nel momento in cui queste attività potranno riaprire non si potrà puntare sui turisti stranieri, ma solo sul mercato della clientela italiana, che vale circa il 50 per cento delle presenze, e genera solo il 30 per cento dei ricavi. In sostanza viene stimato che il settore avrà perdite tra il 60 e il 70 per cento; con la riduzione del fatturato la maggior parte delle aziende turistiche potrebbe trovarsi nella condizione di non riuscire a coprire i costi fissi, con il possibile rischio di innescare una pericolosa spirale di svendita del patrimonio: molte aziende turistiche potrebbero finire in zone oscure; considerato che: a metà aprile il capo di gabinetto del Ministero dell'interno, Matteo Piantedosi, ha inviato una circolare a tutti i prefetti, lanciando un monito sul rischio di infiltrazioni mafiose nei settori resi più vulnerabili dalla crisi; il 16 aprile 2020 l'Unità di informazione finanziaria, il braccio antiriciclaggio della Banca d'Italia, ha lanciato l'allarme: "L'attuale emergenza sanitaria espone il sistema economico-finanziario a molteplici rischi di comportamenti illeciti: sussiste il pericolo di truffe, di fenomeni corruttivi e di possibili manovre speculative anche a carattere internazionale; l'indebolimento economico di famiglie e imprese accresce i rischi di usura e può facilitare l'acquisizione diretta o indiretta delle aziende da parte delle organizzazioni criminali; gli interventi pubblici a sostegno della liquidità possono determinare tentativi di sviamento e appropriazione, anche mediante condotte collusive"; il Prefetto di Rimini, Alessandra Camporota, ha evidenziato il rischio che "la mafia sfrutterà il virus per infiltrarsi". Sarebbero già moltissime le offerte "predatorie" sugli alberghi chiusi della riviera romagnola (secondo "ilsole24ore", del 24 aprile 2020), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, stiano monitorando con attenzione la situazione descritta, in particolare nei territori più deboli e fragili in seguito all'emergenza COVID-19, e quali siano gli strumenti e le risorse messe in campo per affrontare i rischi evidenziati; se siano allo studio misure normative che consentano di rafforzare in questa fase i controlli antiriciclaggio. Atto n. 4-03275 DE POLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la presentazione della cosiddetta "fase 2", contenuta nel nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 aprile 2020, ha fatto esplodere la rabbia e la disperazione di esercenti attività di acconciatori, estetiste e commercianti esclusi dalle riaperture. Tra le dichiarazioni: "dopo due mesi di lockdown ogni giorno di chiusura in più significa produrre danni gravissimi e mettere a rischio un settore che conta 135 mila imprese con un giro di affari che tocca i 6 miliardi di euro; in Italia il 90 per cento di queste attività è costituito da piccole unità capaci di generare fatturati e margini molto bassi appena sufficienti a garantire la gestione giornaliera dell'esercizio e la retribuzione dei dipendenti (in media 2 lavoratori); il protrarsi della chiusura forzata ha, inoltre, avuto come conseguenza l'aumento del lavoro nero a domicilio con gravi rischi per la sicurezza sanitaria; sono già stati sottoscritti dei protocolli che definiscono misure precise con elementi specifici per ciascun settore di attività, a garanzia della salute dei lavoratori e dei clienti"; per molti esercenti, inoltre, le nuove misure di sicurezza (non più di una persona per 40 metri quadri), comporteranno il ridursi del fatturato con probabile licenziamento di dipendenti, se non addirittura con la chiusura definitiva dell'attività, si chiede di sapere se il Governo non reputi assolutamente indispensabile rivedere il decreto e apportare le modifiche che consentano anche al comparto degli acconciatori ed estetisti, dei ristoratori e gestori bar, qualora riescano a garantire nel loro negozio le norme di sicurezza, di riprendere il prima possibile la loro attività e che li mettano in grado di fronteggiare l'impatto devastante che questa crisi sta generando, anche al fine di evitare che, se costretti, cessino la loro attività, con conseguenze nefaste per l'occupazione di migliaia di lavoratori. Atto n. 4-03276 PUCCIARELLI CAMPARI CENTINAIO BOSSI Simone CANDIANI CASOLATI TOSATO Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'emergenza globale legata al virus COVID-19 ha bloccato decine di migliaia di cittadini italiani all'estero; ci sono tuttora migliaia di italiani che desiderano rientrare nel loro Paese, ma che risultano impossibilitati a farlo a causa delle soluzioni predisposte dal Ministero; per quanto risulta agli interroganti, e per quanto riportato da diversi organi di stampa, i voli proposti per il rientro in Italia dal Ministero degli esteri sono estremamente costosi, e in alcuni Paesi risulta costoso anche l'atto stesso di raggiungere il luogo di partenza per il rimpatrio, date le grandi distanze da coprire e il trasporto interno bloccato; considerato che, inoltre, migliaia di italiani hanno già speso innumerevoli fondi per comprare voli privatamente che sono stati in seguito cancellati senza possibilità di rimborso; valutato infine che: il Meccanismo di protezione civile europea (UCPM) ha un budget di 368 milioni di euro, e tra i suoi scopi c'è quello di fornire una risposta comune alle catastrofi; per essere attivato, il regolamento dell'UCPM prevede che i governi nazionali debbano presentare le domande per i rimpatri; a fine marzo 2020 la Commissione europea aveva proposto di dotare il Meccanismo di ulteriori 75 milioni, proprio per favorire i processi di rimpatrio; secondo quanto si apprende da fonti giornalistiche, al momento, dei 52.000 cittadini europei rimpatriati con fondi dell'UCPM, 28.031 sono cittadini tedeschi, 4.700 sono francesi, 3.198 spagnoli, mentre i cittadini italiani che hanno beneficiato di un volo cofinanziato dall'Unione sono stati solamente 860; dei 216 voli operati dall'Europa all'interno del meccanismo, solo uno ha interessato l'Italia, quello del 21 febbraio 2020 proveniente da Tokyo, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per effettuare i rimpatri per i cittadini italiani ancora bloccati all'estero offrendo condizioni adeguate; quali siano le ragioni del mancato utilizzo dei fondi del Meccanismo di protezione civile europea. Atto n. 4-03277 STABILE Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: secondo un articolo apparso sul quotidiano "Il Piccolo" del 28 aprile 2020, una nave ospiterà a Trieste i pazienti COVID-19, anziani attualmente ricoverati dalle case di riposo in cui risiedono; si tratterebbe di un traghetto di Grandi Navi Veloci, varato nel 1987, con 471 cabine che presentano dimensioni assai limitate, con il locale bagno in proporzione, con perenne rumore di fondo e vibrazioni, determinati dai generatori in funzione 24 ore su 24; le condizioni degli anziani affetti da COVID-19, ospiti in piccole case di riposo che trovano collocazione in stabili condominiali, dove vi sono quindi altri e diversi alloggi familiari, sono state in queste settimane al centro del dibattito politico; molti, infatti, sono stati i decessi all'interno di varie case di riposo, a causa dell'elevato livello del contagio, e in alcuni casi la magistratura inquirente ha aperto delle indagini in merito; come riportato dal citato articolo, nonostante l'Azienda sanitaria regionale abbia già avviato le procedure di assunzione di infermieri e OSS, sembrerebbe che i tempi stimati per predisporre la nave siano ancora incerti, considerato che la Protezione civile nazionale deve ancora autorizzare la spesa che si aggira intorno ai 700.000 euro al mese per il solo nolo della nave; risulta all'interrogante inoltre che alcune strutture alberghiere di Trieste che si sarebbero offerte ad essere temporaneamente adibite ad ospitare pazienti COVID-19, potendo offrire una qualità logistica e residenziale migliore di una nave, avrebbero trovato ostacoli insormontabili da parte dell'amministrazione regionale; la decisione di trasferire dalle case di riposo gli anziani sarebbe stata presa dopo l'ispezione dei Carabinieri del NAS, che evidentemente ritenevano inidoneo il soggiorno in tali condizioni, e quindi verosimilmente il trasferimento andava eseguito nel più breve tempo possibile; la soluzione alberghiera avrebbe consentito un intervallo molto più breve per il trasferimento degli anziani, che nell'attesa continuano ad essere esposti al rischio di contagio e non è noto quanti di essi siano stati nel frattempo infettati; desta preoccupazione il fatto che non siano stati presi in considerazione i rischi connessi al muoversi su una nave, soprattutto per anziani con disturbi cognitivi, oltre ai rischi relativi alle operazioni di soccorso in caso di intervento di emergenza e trasporto in ospedale, soprattutto in caso di pazienti barellati, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le loro valutazioni; se non ritengano di dover verificare le modalità tecniche, operative e sanitarie che regoleranno l'attività della nave che raggiungerà Trieste per essere adibita a residenza sanitaria assistenziale per isolare anziani positivi a COVID-19 provenienti da case di riposo; quali siano i criteri che hanno portato all'individuazione del mezzo scelto, i costi dell'intera operazione e se non ritengano, fosse più conveniente, confrontando i costi, oltre che strutturalmente più adeguato, individuare per lo stesso scopo strutture alberghiere nella stessa città di Trieste. Atto n. 4-03278 MARILOTTI PACIFICO FERRARA PRESUTTO ANGRISANI GRANATO PIRRO TRENTACOSTE LICHERI MORONESE LANNUTTI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: a livello locale e nazionale è più volte emersa la necessità di assicurare anche nei piccoli centri, in particolare quelli geograficamente più difficili da raggiungere e distanti dalle grandi città, il diritto all'istruzione, che deve essere garantito in modo capillare ed uniforme su tutto il territorio nazionale; il mantenimento di un presidio scolastico in un piccolo comune rappresenta uno strumento fondamentale per garantire il diritto allo studio, nonché una garanzia per assicurare la sopravvivenza e la valorizzazione dei territori con minor popolazione che rivestono, comunque, grande importanza in merito alla gestione delle risorse naturali, alla qualità territoriale e alla coesione sociale; la lotta contro lo spopolamento dei piccoli comuni e il contrasto alla dispersione scolastica dovrebbero rappresentare una priorità nella gestione e pianificazione del territorio; i sindaci dei piccoli comuni, la stessa ANCI, molte associazioni, famiglie e privati cittadini più volte sono stati promotori di iniziative su questo importante tema; tuttavia negli ultimi anni si è assistito a una costante e inesorabile riduzione dei servizi offerti nelle aree montane, periferiche ed insulari, con un impoverimento dei territori più disagiati e isolati. Moltissime le scuole che sono state chiuse o che rischiano di scomparire, contribuendo così ad accelerare l'esodo verso le grandi città; considerato che: in Sardegna, l'Ufficio scolastico regionale ha recentemente previsto la chiusura delle scuole dell'infanzia dei comuni di Bortigiadas e Nughedu San Nicolò per l'anno scolastico 2020/2021; da uno studio della Regione Sardegna, realizzato in collaborazione con l'Università degli Studi di Cagliari, denominato "Comuni in estinzione", che analizzava la dinamica di spopolamento delle comunità, Bortigiadas e Nughedu San Nicolò erano individuati fra i 31 a rischio scomparsa; questa decisione risulta ancor più intempestiva, essendosi verificata proprio nel momento di massimo impegno dei sindaci e delle istituzioni locali nella gestione dell'emergenza COVID-19; a parere degli interroganti sarebbe necessario trovare un accordo con la Regione Sardegna sul piano di dimensionamento scolastico 2020/2021 affinché, anche alla luce dei problemi aggiuntisi per l'attuale emergenza COVID-19, nessuna scuola venga chiusa quest'anno e venga salvaguardata l'esistenza delle scuole d'infanzia di Bortigiadas e Nughedu di San Nicolò; è evidente che la chiusura di una scuola in un piccolo centro rischia di aumentare l'isolamento e la marginalità dello stesso, pertanto sarebbe auspicabile garantire la continuità e la qualità scolastica anche in futuro nei comuni più piccoli, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intenda adottare per evitare la chiusura delle scuole d'infanzia di Bortigiadas e Nughedu San Nicolò. Atto n. 4-03279 BATTISTONI MOLES Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile 2020 ha normato una serie di misure per la partenza sociale ed economica della "fase 2" dell'emergenza Coronavirus; nelle 70 pagine che compongono il testo del decreto non vi è alcun riferimento all'ippica, né tanto meno alla possibilità di accudimento dei cavalli o all'attività di maneggio; i cavalli all'interno delle strutture sono allo stremo delle forze per via dell'impossibilità, sempre più marcata, di essere alimentati, accuditi e controllati a livello veterinario; la riapertura dei maneggi consentirebbe ai vari circoli italiani di far ripartire le pratiche riabilitative e le pratiche sportive, che come da routine hanno distanziamenti sociali importanti: circa 20 metri all'interno delle aree tecniche e minimo 4 metri lungo i percorsi esterni, si chiede di sapere: quali siano i tempi per la riapertura dei maneggi; quali iniziative il Governo intenda porre in essere per tutelare la salute degli animali da maneggio e, in particolare, dei cavalli. Atto n. 4-03280 RUOTOLO DE PETRIS NUGNES Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo quanto risulta agli interroganti, le scuole di danza private in Italia ammontano a circa 30.000, suddivise in modo capillare su tutto il territorio nazionale, con un indotto di circa 5 milioni di lavoratori; la filiera lavorativa collegata alle scuole di danza è di ampissime proporzioni sotto forma di fabbriche di scarpette, di costumi e di abbigliamento per la danza, sartorie, tecnici, laboratori scenografici, fotografi, grafici, pubblicitari e web marketing ; il settore, attualmente, non ha una chiara e precisa normazione, è in attesa dell'attuazione della legge n. 175 del 2017, recante "Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia" in quanto non sono stati adottati i decreti legislativi nei tempi previsti, per superare una vacatio normativa che dal 1974 arriva fino ad oggi, ed è senza diritti né tutele; la legge n. 175 del 2017, infatti, attribuiva al Governo il potere di esercitare una delega in materia di spettacolo entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge. La legge è entrata in vigore il 27 dicembre 2017 e il termine di esercizio è perciò scaduto il 27 dicembre 2018; la citata legge fissa un principio storico e introduce una normativa che regolamenta l'insegnamento della danza tramite la definizione di percorsi formativi e professionalizzanti validi su tutto il territorio nazionale, nell'ambito dei quali la figura dell'insegnante di danza acquista la piena dignità professionale che mai, incomprensibilmente, le era stata riconosciuta; la legge n. 175 del 2017 richiama, infatti, l'introduzione di disposizioni finalizzate sia a dare impulso alle opere di ricostruzione del repertorio coreutico classico e contemporaneo, alla produzione artistica e alla sperimentazione, sia all'istituzione delle scuole di danza, al fine di regolamentare e garantire le professionalità interessate; la tremenda emergenza del COVID-19 ha travolto il settore, imponendo la chiusura a tempo indeterminato, dato che, anche nella fase 2, per le scuole di danza non si accenna a nessuna potenziale data di riapertura; in questo stato di crisi socio-economico-sanitaria il settore appare completamente ignorato; nel decreto "Cura Italia" del 17 marzo (di cui al decreto-legge n. 18 del 2020), infatti, la categoria delle scuole di danza private non è citata in alcuna misura di sostegno, sia in termini di ammortizzatori sociali che in altri interventi economici; a giudizio degli interroganti, e raccogliendo il grido di dolore dell'AIDAF (associazione italiana danza attività di formazione), più il tempo passa e più il numero delle scuole di danza in Italia che non potranno più riaprire aumenta, facendo sprofondare un intero settore in una crisi senza sbocco e con una perdita di posti di lavoro rilevante, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano tener conto di quanto esposto in premessa e se non ritengano di dover adottare urgenti provvedimenti fornendo al settore una forma di sostegno pubblico e agevolazioni alle circa 30.000 scuole, che svolgono funzioni rilevanti per la vita sociale, educativa, culturale e economica del Paese, dando attuazione alla legge n. 175 del 2017. Atto n. 4-03281 GASPARRI VITALI Al Ministro dell'interno Premesso che: da diversi giorni si apprende dagli organi di stampa della vicenda delle mascherine acquistate dalla Regione Lazio a marzo, ma che non sono mai state consegnate; in una nota trasmissione televisiva il giornalista responsabile dell'inchiesta ha sollevato diverse criticità nelle procedure di acquisto: la società intermediaria aggiudicataria dell'appalto, la Ecotech Srl, non si occupava di presidi sanitari, ma di vendita di apparecchiature elettriche; l'acquisto sarebbe stato effettuato pur in presenza di altri preventivi nettamente inferiori a parità di prodotto. Alla società sarebbero stati subito erogati 11 milioni di euro, anticipati dalla Regione Lazio, su un totale di 35; le mascherine non sono mai state consegnate. La procedura ha subito delle interruzioni dopo che il caso è stato sollevato in Consiglio regionale, per poi essere ripresa e quindi, ora che la vicenda è stata resa nota, essere annullata nuovamente; la magistratura sta indagando sull'accaduto; nel frattempo in molti ospedali del Lazio sono state distribuite mascherine inadeguate, che hanno suscitato non poche polemiche e proteste, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza della vicenda; se non ritenga di dover fare chiarezza attraverso gli strumenti a sua disposizione e, qualora fosse confermata la cattiva gestione della vicenda, di dover prendere tutti i provvedimenti previsti dalla legge per agire sull'amministrazione della Regione, su cui ricadrebbero gravissime colpe per un fatto di assoluta gravità accaduto in un momento di grande difficoltà per tutto il Paese. Atto n. 4-03282 GASPARRI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: la Reggia di Caserta è uno tra i più bei siti archeologici italiani, visitata ogni anno da migliaia di turisti; la direzione della Reggia ha dato mandato, per un costo di circa 37.500 euro al netto di IVA, alla ditta "Sigla Comunicazione" di realizzare il nuovo logo. Lo stesso è stato presentato dal direttore del museo, Tiziana Maffei, nei giorni scorsi; la presentazione del logo ha suscitato molte polemiche, in quanto ritenuto da più parti estremamente semplice e inefficace nel trasmettere l'importanza, il prestigio e la storia dell'opera che deve rappresentare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'episodio descritto in premessa; se non ritenga che l'affidamento diretto per la realizzazione del logo abbia fatto sì che non si profondesse quell'impegno che ad esempio, al contrario, un concorso di idee avrebbe stimolato e che quindi il risultato sia del tutto insufficiente a rappresentare in Italia e nel mondo intero la Reggia di Caserta; quali misure intenda adottare per porre rimedio a questa situazione senza costi aggiuntivi per il complesso museale. Atto n. 4-03283 IANNONE Al Ministro dell'istruzione Premesso che a quanto risulta all'interrogante: la scuola pubblica, alla ripresa del nuovo anno scolastico, taglierà dal proprio organico 300 insegnanti vincitori di concorso nel 2016; una sentenza del Consiglio di Stato emanata a novembre 2019, non passata in giudicato, ha stabilito la cancellazione di questi docenti dalle graduatorie, con ricadute drammatiche per molte famiglie e la perdita del posto di lavoro; sulla vicenda dovrà pronunciarsi la Corte di cassazione, dopo che i docenti hanno impugnato il provvedimento, per alcuni profili di nullità; nell'attesa, gli insegnanti non potranno tornare tra i banchi, nonostante l'immissione in ruolo avvenuta nel mese di agosto del 2019; una situazione assurda e paradossale, anche perché con i prossimi pensionamenti, ci saranno migliaia di cattedre vuote; il tutto nasce da un concorso aperto per soli docenti abilitati nel lontano 2016, tagliando dalla partecipazione migliaia di laureati privi del titolo abilitativo; questi ultimi, non potendo più abilitarsi, per la mancanza di corsi e non più in vigore, si sono rivolti alla giustizia amministrativa, chiedendo di essere ammessi al concorso; partecipano, così, alla prova circa 10.000 ricorrenti e 1.000 di questi superano anche il concorso, vincendolo; la giustizia amministrativa ammette in via precauzionale gli insegnanti al concorso, anche perché, il Ministero dal 2017 ha eliminato i corsi abilitanti, rafforzando così la tesi dei ricorrenti; la prova per questi aspiranti docenti si svolge nel 2017 ed i vincitori vengono immessi in ruolo nel 2019, in quanto inseriti a pieno titolo nelle graduatorie di merito: tra questi saranno 300 ad iniziare l'insegnamento; il Ministero ad aprile del 2019 impugna la sentenza del TAR del Lazio che aveva ammesso i ricorrenti alla prova concorsuale; interviene successivamente il Consiglio di Stato che, il 20 giugno 2019, nega la sospensiva della decisione impugnata, ma poi, a novembre 2019, esprime un avviso di segno opposto: i docenti entrati per concorso, dovranno andare a casa e quindi, in attesa dell'intervento della Cassazione, a settembre gli insegnanti non potranno presentarsi a scuola, perché licenziati; per molti dei soggetti interessati essere stati immessi in ruolo, per questioni di incompatibilità, ha comportato la rinuncia al proprio precedente lavoro e al danno si è aggiunta la beffa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare con tempestività una soluzione politica che, con una sanatoria, chiuda la vicenda ed offra certezze ai docenti che comunque sono risultati vincitori di concorso. Atto n. 4-03284 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: in piena emergenza sanitaria da COVID-19 c'erano state notizie di stampa dell'inserimento del presidio ospedaliero "Cav. R. Apicella" di Pollena Trocchia (Napoli) tra i "COVID Hospital"; con il passare delle settimane si è fatta spazio tra gli operatori del settore e tra la popolazione la paura di ritrovarsi un nosocomio fantasma, perché i reparti di eccellenza sono stati spostati proprio per favorire la nascita di una struttura COVID per la gestione dell'emergenza; non si capisce quali siano le indicazioni del Governo regionale della Campania, visto che sono ormai decenni che per la struttura vesuviana la Regione non programma una definita rivalutazione, anzi più passa il tempo e più si vedono tentativi di smantellare un ospedale che ha una posizione di collegamento strategica per la sua vicinanza agli assi viari più importanti del territorio; l'ultimo "scippo" è stata la chiusura del PSAUT e sarebbe meschino approfittare dell'emergenza sanitaria per smantellare ulteriormente la struttura, privando il territorio di eccellenze come la Pneumologia, la Medicina generale, l'Endoscopia digestiva, la Senologia e tutto il blocco operatorio collegato ai reparti nonché l'attività di day surgery ; sembra che da lunedì 4 maggio 2020 dovrebbe rientrare in funzione l'Endoscopia digestiva, ma al momento non risultano atti ufficiali che possano far sperare in un riscontro positivo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo ritenga che, seppur in un momento di emergenza, non si debba trascurare la programmazione sanitaria e che questa meriterebbe di essere rivista a favore della rete dell'emergenza; se ritenga essere un paradosso che in momento come questo una struttura di ben 72 posti letto non ne abbia nemmeno uno occupato e si trovi inutilmente smembrata dei reparti; se al Ministro siano note le ragioni dello stop alle prestazioni indispensabili e indifferibili come gli interventi per neoplasie al seno; se consideri un errore che in piena emergenza sanitaria si realizzino "cattedrali nel deserto"; se intenda, anche in questa fase di emergenza, impegnarsi nel controllo dell'operato delle Regioni, e nello specifico della Regione Campania, al fine di aver una idea chiara sul futuro dell'Ospedale "Cav. R. Apicella" di Pollena Trocchia; se ritenga che la pandemia da COVID-19 dovrebbe ispirare nuovi modelli di gestione sanitaria in cui vengano espunte logiche clientelari ed assurde, scelte che sono sempre contrarie al diritto alla salute dei cittadini dei territori. Atto n. 4-03285 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: i centri autorizzati di assistenza agricola (CAA) sono società disciplinate tra l'altro dal decreto ministeriale 27 marzo 2008, recante "Riforma dei centri autorizzati di assistenza agricola"; ai CAA devono obbligatoriamente rivolgersi le imprese agricole, e tutta una serie di altre imprese o soggetti, interessate da procedimenti amministrativi nel settore agricolo e agroalimentare (richiesta di agevolazioni e contributi nell'ambito della politica agricola comunitaria, richiesta di carburante agricolo ad accisa agevolata, partecipazione a misure dei piani regionali di sviluppo rurale, registrazioni obbligatorie per prodotti agroalimentari a qualità regolamentata, importatori di materie prime per alimenti e mangimi); il decreto ministeriale 27 marzo 2008, che disciplina la materia, prevede tra l'altro: che i CAA possano essere costituiti da associazioni di liberi professionisti (art. 1); che il CAA e le società di cui esso si avvale devono operare attraverso dipendenti o collaboratori con comprovata esperienza ed affidabilità nella prestazione di attività di consulenza in materia agricola (art. 7); che gli organismi pagatori (pubbliche amministrazioni che gestiscono l'erogazione di contributi in agricoltura ed i relativi controlli) possano avvalersi di professionisti iscritti agli ordini e collegi professionali per l'esercizio di funzioni di controllo delle fattispecie finanziate (art. 13); non vi è dubbio che i liberi professionisti, in particolare periti agrari, agrotecnici, dottori agronomi e forestali, iscritti nei relativi ordini e collegi professionali, e quindi tenuti al superamento di un esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della libera professione, e successivamente alla formazione continua, rientrino tra i soggetti "con esperienza e affidabilità nella prestazione di attività di consulenza in materia agricola". Del resto, dal momento in cui la legislazione ha previsto l'istituzione in Italia dei CAA, e il transito obbligatorio attraverso i CAA per un numero sempre crescente di procedimenti e pratiche, centinaia di professionisti si sono visti costretti, volenti o nolenti, a costituire CAA o a collaborare con gli stessi, in molteplici forme (collaborazioni, convenzioni); considerato che: l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) è l'organismo pagatore che gestisce direttamente a livello nazionale la maggior parte dei fondi destinati all'agricoltura, ed ha funzione di coordinamento anche per le regioni in cui sono presenti organismi pagatori regionali. I CAA per poter operare devono necessariamente sottoscrivere una convenzione con AGEA, che fissa condizioni di lavoro e requisiti; la convenzione che AGEA impone ai CAA da quest'anno prevede espressamente: "entro il 30 settembre 2020 tutti gli operatori titolari abilitati ad accedere ed operare nei sistemi informativi dell'Organismo pagatore devono essere lavoratori dipendenti del CAA o delle società con esso convenzionate" (art. 4.3 della convenzione). Quindi con un atto non legislativo, AGEA in un sol colpo, ha deciso di eliminare i liberi professionisti da buona parte delle attività, che per formazione, competenza, storia essi hanno sempre praticato, privando al contempo di un'assistenza qualificata migliaia di imprese che si affidano ai professionisti per le proprie pratiche; l'interrogante ricorda, a solo titolo esemplificativo, alcuni degli obblighi e oneri che sono stati imposti negli ultimi anni ai liberi professionisti: assicurazione professionale; Posta elettronica certificata; firma digitale; SPID; fatturazione elettronica. Dopo tutto questo e nonostante la normativa nazionale riconosca ai professionisti, in particolare periti agrari, agrotecnici e dottori agronomi e forestali, le competenze professionali nelle materie e procedimenti, di cui si occupano i CAA, senza alcuna giustificazione i professionisti vengono privati di una fetta consistente di competenze, lavoro e fatturato; in questo momento di emergenza e di difficoltà operative, gran parte dei liberi professionisti sta continuando ad operare, sia per necessità che per senso di responsabilità e correttezza verso i clienti, mentre sarebbe interessante sapere quanti CAA operanti con dipendenti abbiano richiesto per gli stessi la cassa integrazione, scaricandone l'onere sulla collettività e lasciando senza assistenza le imprese clienti; l'interrogante ha già esposto la presente problematica attraverso l'atto di sindacato ispettivo 4-02931, pubblicato il 19 febbraio 2020, raccomandando al Ministro in indirizzo di assumere iniziative affinché la nuova convenzione OP di AGEA e la nuova convezione di coordinamento recassero disposizioni conformi alla legislazione vigente in materia e, ove occorresse, richiedendo anche un nuovo parere all'AGCM; occorre, adesso, porre rimedio ad una imposizione che non sembra avere alcuna utilità pratica o giustificazione tecnica, se non forse quella di favorire qualche soggetto a svantaggio di altri, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga utile e urgente assumere le opportune iniziative affinché venga modificata la convenzione tra l'Organismo pagatore AGEA ed i centri di assistenza agricola autorizzati, con eliminazione dell'obbligo per i CAA di operare esclusivamente attraverso dipendenti, disposizione che, senza alcuna motivazione razionale, estromette i liberi professionisti da un settore che è sempre stato di loro competenza e nel quale hanno sempre operato. Atto n. 4-03286 DE BONIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il 21 aprile 2020 un noto editoriale pugliese, denominato "Il Fatto", condotto da Vincenzo Magistà e trasmesso dall'emittente televisiva "Telenorba", ha diffuso la notizia avente ad oggetto un documento, pubblicato dal "Quotidiano del Sud" a firma del DIPE, Dipartimento per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel quale sono illustrate le modalità per far fronte al disastro economico determinato dal COVID-19; il documento, sostiene Magistà, propone la sospensione di un articolo della legge 27 febbraio 2017, n. 18, imposta dall'Unione europea, con il quale si riserva al Mezzogiorno il 34 per cento degli investimenti pubblici (spesa ordinaria in conto capitale delle amministrazioni centrali); con e-mail del 22 aprile, attraverso la propria segreteria, l'interrogante ha chiesto al sottosegretario di Stato, professor Mario Turco una copia del documento elaborato dal Dipartimento e la risposta della segreteria, pervenuta il giorno successivo, diceva "siamo a ribadire l'impossibilità di trasmetterVi la bozza del documento in questione, in quanto questo Ufficio ribadisce che non ha partecipato né alla sua redazione né ad un suo avallo politico. È un falso documento politico"; il 24 aprile "Il Quotidiano del Sud" ha pubblicato una lettera del sen. Andrea Cioffi nella quale si trattava il tema di quota 34, ed in particolare il senatore scriveva che: "Nei giorni scorsi, complice l'uscita di un'ipotesi di lavoro del DIPE (Dipartimento Programmazione Economica), si è sollevato un polverone a proposito della sospensione di "quota 34", ovvero il principio sacrosanto secondo il quale investimenti pubblici da destinare al Meridione devono essere proporzionali alla popolazione qui residente. La suddetta ipotesi del DIPE, come già chiarito da esponenti governativi, non sta in piedi e non verrà eseguita" . Si evince, pertanto, l'esistenza di una bozza, pur essendo questa stata disattesa da esponenti governativi; dal blog del saggista e giornalista Pino Aprile si legge: "Il progetto per la ripartenza stilato dal DIPE, Dipartimento per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio è passato al Sole24ore, il giornale della Confindustria, prima ancora che potessero vederlo i ministri interessati e, pare, lo stesso Sottosegretario al DIPE" e aggiunge "qualcuno del DIPE ha elaborato la bozza e passata ai giornali" . Infatti, l'articolo on line de "IlSole24ore" dell'11 marzo dal titolo "Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord" è riportato: "Il nodo è che le risorse sono destinate in prevalenza alle regioni del Mezzogiorno, come è nella logica della politica di coesione, mentre in questo momento le necessità sono al Nord. Si sta ragionando, «ma bisognerà mettere d'accordo tanti soggetti», spiega una fonte coinvolta, sull'ipotesi di trasferire temporaneamente le risorse dove servono, immaginando meccanismi compensativi successivi che non privino nel medio termine le regioni del Sud di una fonte indispensabile per gli investimenti" . Viene in pratica riassunto, senza citare la fonte, quanto è scritto alla pagina 124 del "misterioso" Documento DIPE; anche l'interrogante, successivamente, in maniera informale, è venuto in possesso di una copia del documento DIPE e, alla pagina 133 si legge: "Il decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, recante "Interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale, con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno" - convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18 - ha introdotto all'articolo 7- bis un principio di riequilibrio territoriale riferito agli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni centrali, nella percentuale del 34%. La norma è stata successivamente modificata/integrata, con decorrenza 1° gennaio 2019, dalla legge di bilancio per il 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145, articolo 1, commi 597, 598 e 599). Tale articolo persegue la finalità di favorire il riequilibrio territoriale tra le diverse zone del paese, prevedendo che le risorse aggiuntive per la politica di coesione siano assegnate anche secondo le differenzialità presenti nei territori del Mezzogiorno. A seguito dell'esplosione della crisi sanitaria e delle sue conseguenze economiche nel Paese si rende necessario operare una sospensione del criterio di riparto delle risorse dei programmi di spesa in conto capitale finalizzati alla crescita o al sostegno degli investimenti, consentendo all'Autorità Politica la valutazione delle zone ove concentrare la maggior quantità di risorse per investimenti in considerazione del mutato scenario sociale e produttivo"; ancora si legge alla pagina 124: "Tale riprogrammazione avrebbe effetti sulla politica di coesione nazionale realizzata attraverso il Fondo di sviluppo e coesione (FSC) che verrebbe utilizzato (insieme alle risorse già presenti nei Piani Operativi Complementari (POC), ove disponibili) per dare copertura ai progetti e interventi selezionati nei Programmi ma non più finanziati dai Fondi europei; inoltre, il FSC verrebbe riprogrammato per liberare risorse aggiuntive per la spesa legata all'emergenza e alla programmazione di interventi in funzione anticrisi. In questo contesto particolare, si ipotizza di assegnare alle Regioni del Centro-Nord una dotazione aggiuntiva di risorse FSC del ciclo 2014-2020. Le regioni meridionali in conseguenza di questo eventuale maggior contributo all'emergenza Coronavirus saranno compensate con risorse FSC del nuovo ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell'ambito della Legge di Bilancio 2021", si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri in indirizzo intendano fare chiarezza sulla vicenda che ruota attorno al citato documento e, in particolare, come mai questo sia giunto in possesso degli organi di stampa prima ancora che al vaglio dei ministri interessati; se non ritengano di dover dare spiegazioni circa l'ipotesi sperequativa, riportata alla pagina 133 del documento in questione, riguardante la volontà di sospendere l'applicazione della clausola "quota 34%" per far fronte al disastro economico cagionato dal COVID-19, destinando una parte di tali fondi dalle regioni del Sud a quelle del Nord, visto che negli ultimi 17 anni è stata già sottratta la somma di 840 miliardi di euro al Sud per essere destinata alle altre aree d'Italia. Atto n. 4-03287 DE BONIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: da tempo il direttore del quotidiano "Libero", Vittorio Feltri, ha più volte, con articoli, editoriali e dichiarazioni pubbliche, ingiuriato e offeso i cittadini meridionali, istigando l'odio razziale dei settentrionali nei confronti dei meridionali con frasi certamente non degne di un professionista, quale dovrebbe essere; tali dichiarazioni ledono i principi fondamentali della Costituzione italiana, accentuate dai mezzi di comunicazione utilizzati, ed alimentano, in tal modo, tensione e odio in un momento in cui l'Italia sta affrontando la grave crisi epidemiologica determinata dal COVID-19, sostenendo, inoltre, vecchi luoghi comuni di lombrosiana memoria e calpestando la dignità di tutto il popolo meridionale, che si è sempre contraddistinto per la laboriosità e per lo spirito di sacrificio nell'allontanarsi dalla propria terra e portare le "eccellenze" dal Sud al Nord; il saggista e giornalista Vittorio Feltri ha proferito ancora una volta frasi discriminatorie e diffamatorie contro il popolo meridionale che ha reso, invece, grande il Nord con le sue risorse prima finanziarie e successivamente umane ed intellettuali. Per esempio, il distretto industriale della ceramica di Sassuolo (Modena) deve molto ad interi comuni della Basilicata trapiantati, che hanno messo a disposizione le loro maestranze. Infatti, circa 7.500 irsinesi vivono e lavorano stabilmente a Sassuolo città gemellata con Irsina (Matera). Oggi l'indotto mondiale delle piastrelle viene alimentato dai servizi offerti da tanti artigiani del Sud, e in prevalenza irsinesi, che si sono affermati in quel distretto. Per non parlare di migliaia di professionisti, medici, avvocati, docenti e dirigenti di origine meridionale che vivono al Nord; secondo studi condotti dallo Svimez e da Eurispes, nelle loro ultime relazioni hanno denunciato che in 17 anni è stata sottratta la somma di 840 miliardi di euro al Sud per essere destinata alle altre aree d'Italia. Ogni anno 46,7 miliardi di euro si sarebbero dovuti usare per realizzare opere pubbliche, università, strade, ferrovie nel Mezzogiorno, che avrebbero costituito uno strumento moltiplicatore per l'occupazione di cui avrebbe beneficiato l'intera nazione. A queste somme vanno aggiunte le quote dei Fondi FAS utilizzate fuori dal Mezzogiorno. Con i soldi per il Sud è stato ripianato il disavanzo delle Ferrovie dello Stato, sono state realizzati i trasporti sul lago di Garda e di Como, è stato realizzato l'aeroporto di Vicenza, sono stati coperti gli sconti della benzina per le regioni vicino alla frontiera settentrionale, i contratti di servizio con Trenitalia per l'alta velocità (che al Sud non arriva), l'alta velocità Milano-Verona e Milano-Genova, la Metropolitana di Bologna, il tunnel del Frejus, la pedemontana Lecco-Bergamo e il MOSE di Venezia, infine, anche le risorse per il Jobs Act di Renzi sono state prese dai fondi FAS; ancora tutta la vicenda legata al Banco di Napoli con risorse sottratte all'economia meridionale e destinati ad implementare il Fondo Atlante destinato ad operazioni a favore delle banche del Nord, che hanno privato il Sud di qualsiasi istituto di credito. Insomma, per anni i fondi destinati al Mezzogiorno sono stati utilizzati in larga parte per il Nord e non per gli scopi per i quali gli stessi venivano dati all'Italia; come l'interrogante ha già evidenziato nell'atto di sindacato ispettivo 4-03136, pubblicata l'8 aprile 2020, pare che il Governo si voglia accingere non solo a ridurre ulteriormente le quote di investimento per il Mezzogiorno dei fondi ordinari ma anche ad utilizzare i fondi strutturali come misure per la ripartenza su tutto il territorio nazionale; sarebbe un vero e proprio scippo ai danni del Mezzogiorno che si vedrebbe negata la possibilità di accedere alle proprie risorse per poter ripartire dopo la chiusura imposta dal Governo Conte; Feltri, pur essendo "maestro" del giornalismo italiano, probabilmente ignora queste verità e, in un momento storico molto particolare a causa dell'emergenza sanitaria e con una crisi economica gigantesca, preferisce offendere i meridionali, compresi quelli di cui Milano è piena; questa volta, però, il limite è stato superato e non possono e non devono passare inosservate le ormai note parole pronunciate il 22 aprile nella trasmissione "Fuori dal Coro", in onda su Rete4, su cui la stessa Agcom ha acceso i riflettori. Il direttore di "Libero", rispondendo ad una provocazione di Vincenzo De Luca, Presidente della Campania, ha attaccato il Sud affermando: "molta gente è nutrita da un sentimento di invidia, rabbia nei nostri confronti (abitanti del Nord) perché subisce una sorta di complesso di inferiorità. Io non credo ai complessi di inferiorità, ma credo che i meridionali, in molti casi, siano inferiori". Oltre a queste clamorose dichiarazioni, sorprende ancor di più la reazione del conduttore Mario Giordano, che non solo non ha preso le distanze da quegli ingiustificati attacchi ma, ridacchiando, si è preoccupato dell' audience che avrebbe avuto il suo programma dopo quelle frasi piene di odio: "no direttore, così me li fai arrabbiare davvero, non puoi dirlo questo. Se mi cambiano canale è un guaio", ha affermato il giornalista Mediaset; insomma, in un periodo così difficile per tutti, in cui ogni spot pubblicitario colpisce la mente degli ascoltatori con l' hashtag "andràtuttobene" e si invita la popolazione a restare unita e ad aiutare il prossimo, i cittadini meridionali sono costretti anche a subire gli attacchi provenienti dalle televisioni nazionali; considerato che: il caso Feltri rappresenta solo la punta dell' iceberg , visto che è stato il più esplicito, ma il razzismo subdolo di molti altri fa ancora più male, perché continua ad alimentare stereotipi che il Coronavirus ha probabilmente smascherato. In molti ospedali del sud Italia sono guariti molti malati di COVID-19 e si apprende dalle Tv estere il grande lavoro che stanno facendo gli esperti del Cotugno di Napoli o dello Spallanzani di Roma, o venire a conoscenza che a Londra il luminare vicino a Boris Johnson è un calabrese laureatosi a Reggio Calabria. Con questo non si vuole far credere che nelle regioni del Sud non esistano gli sprechi o la mala organizzazione, ma bisogna essere anche intellettualmente onesti nel riconoscere che si tratta di un discorso estendibile a tutta Italia ed è occorso il Coronavirus per aiutarci a capirlo; dopo tutti questi attacchi, Feltri ha cercato di correre ai ripari tramite un articolo di fondo del quotidiano "Libero" del 26 aprile scorso dal titolo "Lombardia stracciona, Sud florido" e attraverso la presenza ad una nota trasmissione anti-meridionale (quella di Giletti), dove ha potuto ribadire di non essere stato capito e di riferirsi alla sola inferiorità economica. Insomma, invece di chiedere scusa agli italiani, ha utilizzato quei media per sfuggire alla sentenza dell'Ordine dei giornalisti e alla magistratura; anche l'interrogante ha provveduto a segnalare la vicenda all'Ordine nazionale dei giornalisti per violazione del codice deontologico e, inoltre, l'Agcom ha avviato un procedimento sanzionatorio nei confronti della rete Mediaset per violazione dei principi e degli obblighi del regolamento di contrasto all' hatespeech di cui alla delibera 157/19/C.O.N.S., si chiede di sapere: quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere affinché in futuro non si debbano più ascoltare commenti o dichiarazioni di così basso stile nei maggiori talk show politici, contravvenendo anche ai numerosi appelli di solidarietà ed unione che sono giunti dalle varie istituzioni, ivi compreso il Presidente della Repubblica Mattarella; se non ritenga di dovere intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, presso l'Ordine nazionale dei giornalisti, il cui codice deontologico pur prevede obblighi stringenti, affinché prenda severi provvedimenti e venga risparmiata agli italiani una così becera propaganda, che non ha nulla a che vedere con la sana critica politica, ma che è finalizzata solo ad aumentare l'odio, la discriminazione e ad accentuare lo storico divario tra il nord ed il sud d'Italia. Atto n. 4-03288 DE BONIS Ai Ministri dell'interno e dello sviluppo economico Premesso che: con circolare n. 15350/117/3 del 10 aprile 2020, il Ministro dell'interno avvisava i prefetti del disagio sociale ed economico dovuto al COVID-19 ed invitava gli stessi ad una maggiore attività di prevenzione e di contrasto dei fenomeni criminosi e di ogni forma di illegalità; con PEC del 17 marzo 2020 l'Associazione famiglie ed aziende libere per la ripresa di Alberobello (Bari), segnalava al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Prefetto antiracket e, per competenza, al Prefetto di Bari i gravi disagi e il bisogno di aiuto di centinaia di famiglie e PMI a conduzione familiare che avevano denunciato usura non di tipo criminale ma di tipo bancario; con circolare del 23 marzo 2020 - avente ad oggetto il decreto-legge cosiddetto "Cura Italia" (decreto-legge n. 18 del 2020), riguardante "Precisazioni in materia di segnalazioni alla Centrale dei rischi" la Banca d'Italia invitava a porre la massima attenzione ai criteri segnaletici previsti dal decreto suddetto, ad altre previsioni di legge e ad accordi o protocolli d'intesa; considerato che: è noto che le tutele e le elargizioni previste dalla legge n. 44 del 1999 per le vittime di usura, le modifiche operate dalla legge n. 3 del 2012 ed altre disposizioni hanno previsto che l'intervento del procuratore o del pubblico ministero, laddove la vittima ha richiesto accesso al fondo di solidarietà, deve avvenire ope legis e senza discrezionalità, con concessione della sospensione dei termini ed altre agevolazioni atte a consentire la ripresa socio-economica della vittima; purtroppo, tutto ciò non avviene, a causa della mancanza di controlli atti a vigilare su determinati comportamenti che dovrebbero essere impartiti dal commissario straordinario antiracket . Accade, quindi che la vittima che denuncia la banca per usura non ottiene in sede penale - tranne che in rare occasioni - nessuna tutela, nonostante che in sede civile sia stata riconosciuta l'usurarietà del titolo posto a base dell'esecuzione immobiliare; sarebbe, pertanto, opportuno che gruppi di imprenditori rimasti a proteggere i loro beni, a lavorare - vivendo spesso alla giornata - e che non possono permettersi fermi o ferie forzate come quelle imposte dal COVID 19, ricevessero al più presto adeguate tutele. Questi dovrebbero essere riammessi al credito legale proprio al fine di scongiurare il pericolo di dover ricorrere alla cosiddetta "usura di strada"; alla luce di tali considerazioni, sembrerebbe ragionevole ipotizzare una modifica alla legge n. 44 del 1999 nella parte in cui prevede che i mutui agevolati devono poter essere elargiti anche in favore di coloro che hanno ottenuto la sospensione civile delle procedure; portare a conoscenza delle prefetture, delle procure e dei pubblici ministeri della semplice proposizione della domanda di accesso al fondo delle vittime di usura, da parte del commissario straordinario antiracket , è motivo di sospensione dei termini delle condizioni stabilite dalla legge, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri in indirizzo non ritengano di dovere assumere misure finalizzate alla concessione di mutui agevolati anche a coloro che hanno ottenuto la sospensione civile delle procedure, affinché un quadro normativo più incisivo possa tutelare maggiormente la salute, la dignità ed il rispetto sociale delle vittime che hanno denunciato e continuano denunciare l'annoso problema dell'usura, con gravi rischi di infiltrazioni mafiose. Atto n. 4-03289 LANNUTTI GIANNUZZI PRESUTTO VANIN TRENTACOSTE PAVANELLI Ai Ministri della giustizia, dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che: nell'atto di sindacato ispettivo 4-01202, pubblicato il 5 febbraio 2019, nella seduta n. 87, indirizzato ai Ministri della giustizia, dell'economia e delle finanze e dell'interno veniva evidenziato che: "articoli di stampa (in particolare "la Repubblica", edizione di Genova, del 28 ottobre 2017) richiamavano gravi errori di Equitalia Giustizia riconducibili alla gestione del recupero crediti conseguente alle note vicende processuali del G8 di Genova, relativamente ai fatti della caserma "Diaz" (per un importo complessivo di circa un milione di euro solo per i fatti della caserma), conclusa con un cospicuo contenzioso promosso dagli imputati condannati, stante l'erroneità della quantificazione operata da Equitalia Giustizia in via solidale anziché pro quota, in violazione dell'art. 535 del codice di procedura penale; numerose sentenze hanno accolto le doglianze dei ricorrenti, confermando l'erronea quantificazione delle spese di giustizia le cui cartelle relative al G8 sono state pagate dal Ministero dell'interno, impropriamente notificate quale coobbligato, determinando la grottesca situazione dello Stato che paga a sé stesso"; le giustificazioni addotte da Equitalia-Giustizia e trasmesse ai Ministeri destinatari dell'atto di sindacato ispettivo, al di là dell'artificiosa ricostruzione della vicenda dal punto di vista tecnico, contengono l'indicazione di dati radicalmente sbagliati e valutazioni errate; considerato che: in primo luogo si afferma che la quantificazione è stata effettuata correttamente ai sensi dell'art. 541 del codice di procedura penale, e non ai sensi dell'art. 535, non applicabile alla fattispecie; tale affermazione appare evidentemente, forse volutamente errata e fuorviante; l'art. 541 disciplina unicamente il regime dei crediti vantati dalle parti civili nei confronti dei soggetti condannati e dei responsabili civili, i Ministeri interessati, tutti obbligati in solido a garanzia dei crediti dei soggetti danneggiati; un diverso regime è previsto nell'ipotesi in cui sia lo Stato, e non i privati, ad agire per il recupero delle spese anticipate alle parti civili ammesse al gratuito patrocinio; in tale ipotesi si applica l'art. 535 del Codice, che vieta, dal lontano 2009, di agire in via solidale. Ciascun condannato è tenuto pro quota e non per l'intero; si afferma inoltre che esistono poche sentenze di accoglimento dei ricorsi per erronea quantificazione. Anche questa affermazione è sbagliata; l'errore di quantificazione è accertato da numerosissime sentenze e provvedimenti cautelari che già all'epoca dell'atto di sindacato ispettivo si erano pronunciate in tal senso; il 70 per cento dei provvedimenti giurisdizionali ritengono le cartelle viziate da erronea quantificazione e pertanto le annullano o le sospendono; il restante 30 per cento dichiara la cessata materia del contendere per il pagamento del Ministero dell'interno e sono state appellate dai ricorrenti che pretendono l'annullamento per evitare il regresso del Ministero stesso; i numeri corretti già a marzo 2019 erano: 41 cartelle di pagamento impugnate; 25 provvedimenti giurisdizionali (di cui 6 sentenze di annullamento); 11 sospensive cautelari; 8 per cessata materia del contendere dopo il pagamento del Ministero dell'interno; le cartelle sono state notificate anche al Ministero dell'interno che ha pagato; si è così ottenuto un risultato a dir poco surreale; le spese anticipate dal Ministero della giustizia alle parti civili sono state pagate nuovamente dal Ministero dell'interno, che non potrà agire in regresso nei confronti dei condannati che hanno ottenuto l'annullamento delle cartelle. Risultato: doppio pagamento dello Stato e condannati liberati; la prescrizione è prevista a luglio 2022, ma occorre tener conto dei tempi biblici per la nuova cartellazione, ossia ottimisticamente 18 mesi circa, si chiede di sapere: quali siano le ragioni che inducono Equitalia a non annullare per poi quantificare nuovamente pro quota , le partite di credito, neppure quelle annullate e non solo sospese dai giudici, data l'esecutività delle sentenze anche se appellate, con l'incombente prescrizione prevista per luglio 2022; quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare l'evidente rischio di danno erariale causato da questi censurabili comportamenti, che possono riguardare anche altri episodi. Atto n. 4-03290 MONTEVECCHI VANIN CORRADO DE LUCIA ANGRISANI Al Ministro dell'istruzione Premesso che a quanto risulta alle interroganti: il professor Giancarlo Chielli è direttore dell'Accademia di Belle Arti di Bari ed ha sostituito il professor Giuseppe Sylos Labini; la nomina è avvenuta a seguito di pubblicazione del bando e selezione della Commissione elettorale nel 2018; considerato che: risulta alle interroganti che già dal mese di giugno 2018, ovvero prima della nomina del direttore, un gruppo di docenti e i componenti del Consiglio accademico in carica in quel periodo, avrebbero segnalato presso diverse sedi ritenute dagli stessi competenti, nonché al Ministro dell'istruzione in carica all'epoca, le irregolarità relative alla candidatura di Chielli, che non aveva titoli adeguati all'incarico per cui si era candidato; come riportato da alcuni quotidiani, tra cui si cita "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 9 novembre 2018 "Accademia di belle Arti, due direttori, una poltrona. Il Miur congela per 45 giorni l'insediamento del nuovo eletto", dopo le segnalazioni il Ministro avrebbe concesso una proroga di 45 giorni al direttore uscente, probabilmente legata al procedimento incardinato dinanzi al TAR Puglia per l'annullamento della delibera di ammissione di Chielli; il 14 dicembre 2018 veniva emanato il decreto ufficiale di nomina a direttore dello stesso professor Chielli, nel quale si dava atto che il procedimento dinanzi al TAR era ancora pendente; da quello che risulta alle interroganti, il procedimento dinanzi al TAR è ancora pendente e non risulta fissata l'udienza di merito; risulta, inoltre, alle interroganti che il direttore abbia inviato al Ministro in indirizzo una segnalazione disciplinare a carico dei docenti e dei componenti del Consiglio accademico allora in carica che avevano segnalato le irregolarità; risulta altresì che il direttore dopo un ultimo Consiglio accademico del 14 marzo 2019 (con D.D. n. 11 pubblicata sul sito dell'Istituto), abbia disposto lo scioglimento del Consiglio accademico, adducendo come motivazione la presunta irregolarità dei due bandi delle elezioni del Consiglio accademico del 28 marzo 2018, prot. 713 e del successivo bando suppletivo (D.D. n. 114 del 26 settembre 2018); considerato inoltre che la situazione pare stia avendo ricadute negative sull'immagine e sulla didattica dell'Accademia, che rappresenta per la Puglia un importante centro per la formazione artistica per gli studenti pugliesi ma anche della vicina Basilicata, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga opportuno reperire le necessarie informazioni al fine di approfondire e valutare le iniziative che riterrà più adeguate per tutelare l'Istituzione. Atto n. 4-03291 CORRADO LOMUTI VANIN ROMANO ANGRISANI GIROTTO PRESUTTO MONTEVECCHI MORRA TRENTACOSTE PAVANELLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico Premesso che a quanto risulta all'interrogante: ai primi di agosto 2019 il Presidente della Regione Basilicata, l'ex generale della Guardia di finanza Vito Bardi, ha nominato direttore generale del Dipartimento Ambiente ed Energia l'avvocato potentino Michele Busciolano, che contestualmente assumeva ad interim anche la direzione dell'ufficio Urbanistica e Pianificazione territoriale, dell'ufficio Parchi, Biodiversità e Tutela della Natura, nonché dell'ufficio Energia; la nomina, anche a causa delle imminenti scadenze (26 e 30 ottobre 2019) sia della concessione petrolifera decennale di ENI e Shell in Val d'Agri, con relativa variazione del programma dei lavori, sia dell'accordo ventennale sulle compensazioni ambientali, che rendevano l'attribuzione dei suddetti incarichi particolarmente delicata, ha suscitato immediate critiche da parte del consigliere regionale del gruppo M5S Gianni Perrino e di esponenti dell'ambientalismo lucano; il 26 settembre 2019 il Busciolano è stato designato dalla Conferenza Stato-Regioni come uno dei due rappresentanti regionali in seno alla Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (C.i.r.m. - sezione b), scelti in quanto esperti in materia di sicurezza delle attività di ricerca e coltivazione; il 30 gennaio 2020, con D.G.R. n. 68, l'avvocato è stato nominato anche commissario pro tempore dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Basilicata (ARPAB), oggetto di riordino ai sensi della legge regionale 20 gennaio 2020, n. 1; per scongiurare la coincidenza controllore-controllato data dal cumulo degli incarichi, la suddetta delibera è stata modificata nel corso della seduta di Giunta sostituendo il punto 2 con i paragrafi 2) e 2 -bis ), vergati a mano, dove tra l'altro si legge che: "…l'esercizio delle attività di vigilanza sull'attività del Commissario Straordinario, attribuite in via ordinaria al predetto direttore generale del dipartimento regionale, ai sensi dell'art. 15 comma 3, della predetta Legge regionale n. 1/2020, sono in via provvisoria conferite al direttore generale pro-tempore del Dipartimento competente in materia di politiche di sviluppo, lavoro, formazione e ricerca della Regione Basilicata, avv. Maria Carmela Panetta"; considerato che: Michele Busciolano è dirigente a tempo indeterminato del gruppo ENEL in qualità di responsabile "Security"; secondo quanto emerge anche da articoli di stampa gli atti dell'inchiesta "Black Monkey" della DDA di Bologna rivelano e stigmatizzano, pur senza contestargli ipotesi di reato, i plurimi contatti del Busciolano con il boss di 'ndrangheta Nicola Femia, principale imputato del processo nato da quella inchiesta, perché ritenuto capo di un'organizzazione malavitosa attiva nel business del gioco d'azzardo, reato derubricato ad associazione semplice nella sentenza di secondo grado pronunciata il 29 ottobre 2019; a detta del Femia, l'avvocato Busciolano sarebbe stato uomo dei Servizi e il boss un suo informatore; a conferma di quanto detto, nel curriculum pubblicato sul sito web della Regione Basilicata si legge che il Busciolano, in forza alla Guardia di finanza dal 1984 al 2005, dal 2011 al 2015 ha svolto attività di intelligence (nazionale e internazionale) presso la Presidenza del Consiglio dei ministri; lo stesso portale non pubblica alcuna dichiarazione patrimoniale, mentre quella di insussistenza delle cause di inconferibilità/incompatibilità/conflitto con gli incarichi ricevuti si rinviene solo dopo un'ardua ricerca; quest'ultimo documento, che l'atto di nomina a commissario ARPAB attesta essere stato consegnato dal Busciolano il 4 febbraio 2020, cioè il giorno precedente la presa di servizio, non è pubblicato sul portale dell'agenzia, nella sezione Amministrazione Trasparente (aggiornata al 3 aprile 2020), così come non lo è il curriculum , mentre per gli altri titolari di incarichi dirigenziali amministrativi di vertice la stessa pagina contiene entrambi gli atti, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo reputino compatibili, in seno alla stessa Regione, gli incarichi di direttore generale del Dipartimento Ambiente ed Energia e di commissario dell'Agenzia regionale per l'Ambiente, sia pure pro tempore ; se non considerino sorprendente o piuttosto paradossale, data la loro mission , e dunque censurabile, la "ritrosia" fin qui dimostrata dai responsabili della Trasparenza dell'ARPAB rispetto alla pubblicazione dei documenti riguardanti l'avvocato Busciolano; se non ritengano che dalle esperienze lavorative del Busciolano tra AISE ed ENEL derivino conflitti di interessi od incompatibilità con gli attuali incarichi, date le responsabilità conferitegli in materia di ambiente ed energia in una regione che, tra coltivazione di idrocarburi e accantonamento di scorie nucleari, espone la salute dei cittadini a gravi rischi. Atto n. 4-03292 BORGONZONI Al Ministro della salute Premesso che: l'Istituto S. Anna e S. Caterina è un ente morale, sito a Bologna, specializzato nell'assistenza di persone anziane, con una disponibilità di oltre 350 posti letto rivolti ad anziani non autosufficienti; come si evince da alcuni servizi trasmessi da emittenti televisive nazionali, presso la struttura si risconterebbero forti criticità in relazione alla gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19; secondo i dati ricostruiti dalla testata, nella struttura vi sarebbero circa 200 anziani e non meno di 18 decessi confermati per via del COVID-19; secondo fonti interne alla struttura medesima, tuttavia, i morti per COVID-19 sarebbero non meno di 40; gli operatori sanitari in servizio presso la struttura avrebbero più volte denunciato i rischi di una gestione non adeguata all'emergenza in corso; già da fine febbraio 2020 gli operatori denunciavano la presenza sospetta di ospiti con febbre alta, tanto che in data 11 marzo sei anziani sono stati mandati d'urgenza presso il pronto soccorso; a quel punto, i responsabili della struttura avrebbero deciso di separare gli anziani con sintomi respiratori dagli altri che non presentavano alcun sintomo, senza tuttavia procedere preventivamente con azioni di disinfezione e sanificazione degli ambienti; conseguenza di ciò è stata la diffusione del contagio ai danni di altri anziani presenti; il virus si sarebbe progressivamente diffuso presso il personale sanitario, in quanto ben 80 persone su 150 sarebbero risultate positive ai successivi controlli; i dirigenti della struttura, oltre a non disporre tempestivamente i controlli sui soggetti ospiti, per mezzo del tampone, avrebbero anche invitato il personale sanitario a non utilizzare le mascherine, reperite autonomamente dai diretti interessati, per non spaventare gli anziani residenti; i controlli attraverso i tamponi sarebbero stati svolti solo a fine marzo, dopo alcune denunce, quando ormai il virus circolava nella struttura da un mese; alcuni degli anziani deceduti sarebbero infine stati registrati come morti per cause naturali, nonostante il tampone avesse certificato la positività al COVID-19, si chiede di sapere: se i fatti richiamati in premessa corrispondano al vero; se il Ministro in indirizzo abbia provveduto a dare tempestive istruzioni alle residenze sanitarie assistenziali su come gestire l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e fornito adeguati strumenti; in caso affermativo, in che data abbia dato tali istruzioni, dal momento che la Direzione della struttura ha pubblicamente dichiarato di aver ottemperato alle indicazioni ministeriali e dell'AUSL; quale sia il numero totale di persone ospitate presso le medesime strutture, i dati totali dei decessi e quanti dovuti a COVID-19 nel periodo compreso tra gennaio e fine aprile 2020, nonché nell'anno precedente; quali iniziative di propria competenza il Ministro abbia assunto al fine di fare luce sugli eventi descritti in premessa e favorire l'accertamento di eventuali responsabilità da parte dell'autorità giudiziaria. Atto n. 4-03293 BORGONZONI Al Ministro della salute Premesso che: nel territorio comunale di Sasso Marconi, Comune di circa 15.000 abitanti sito nella città metropolitana di Bologna, sono presenti tre diverse strutture per la degenza di persone anziane: Villa Teresa, dotata di 60 posti in convenzione con l'azienda USL di Bologna; Villa Emma, dotata di 54 posti letto; Nuova Villa Fiore, dotata di 89 posti letto; la stampa locale, negli ultimissimi giorni, ha riportato la notizia di diversi decessi registrati in una delle strutture richiamate, alcuni dei quali sono certamente da ricondurre al COVID-19; nelle scorse settimane, durante un Consiglio comunale tenuto in data 8 aprile 2020, il sindaco della cittadina, responsabile del settore socio-sanitario, in quanto titolare di specifiche deleghe assegnate dall'Unione dei comuni, ha negato che vi fosse un focolaio COVID-19 nel territorio comunale ed ha assicurato che la situazione delle strutture per anziani fosse sotto controllo; eppure a Sasso Marconi già alcuni giorni fa si contavano ben 8 vittime su 23 positive al Coronavirus, tra quelle ospitate presso le strutture per anziani; a seguito di una denuncia presentata dai familiari di una donna di 87 anni deceduta presso la struttura di Villa Teresa, la Procura di Bologna ha avviato un'inchiesta per omicidio colposo contro ignoti e disposto accertamenti, sia sul corpo dell'anziana, sia sulla gestione dell'emergenza presso la struttura; i Carabinieri dei NAS hanno effettuato dei sopralluoghi a Sasso Marconi e sequestrato la cartella sanitaria e il cadavere, ora a disposizione dell'autorità giudiziaria; l'Istituto superiore di Sanità ha avviato un report statistico dedicato al contagio da COVID-19 nelle strutture residenziali e secondo i dati raccolti il 6 per cento delle persone ospitate è deceduto; c'è quindi il forte sospetto che le case di cura per anziani rappresentino dei veri e propri focolai di contagio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia provveduto a dare tempestive istruzioni alle residenze sanitarie assistenziali su come gestire l'emergenza epidemiologica da COVID-19; quali indicazioni siano comunque arrivate dal Ministero e in quale data; se presso le strutture richiamate vi siano in dotazione guanti e mascherine, se vengano poste in essere tutte le azioni volte a sanificare gli ambienti e se vengano effettuati con regolarità gli esami per diagnosticare precocemente la presenza di malati di COVID-19; quale sia il numero totale di persone ospitate presso le medesime strutture, i dati totali dei decessi e quanti dovuti a COVID-19 nel periodo compreso tra gennaio e fine aprile 2020. Atto n. 4-03294 PILLON Al Ministro della giustizia Premesso che: in data 3 dicembre 2019 veniva depositata una interrogazione (atto 4-02570) al Ministro della giustizia, che ancora non ha ricevuto risposta; dalla suddetta data la situazione non risulta essere migliorata, anzi negli ultimi mesi la madre ha posto in essere comportamenti ostruzionistici alla relazione genitoriale padre-figlio; nonostante in data 9 aprile 2020 il Tribunale di Nocera Inferiore, su istanza dell'avvocato del padre, abbia emesso un provvedimento immediatamente esecutivo per il ripristino della relazione genitoriale padre-figlio, disponendo un intervento educativo domiciliare dei servizi sociali, in caso di mancato adempimento da parte della madre, la madre ha impedito anche i contatti telefonici o in videochiamata e ha bloccato l'utenza telefonica del padre; i servizi sociali non sono intervenuti per attivare il servizio disposto dal giudice; inoltre, a seguito della denuncia per conflitto di interessi presentata da parte del marito, per avere l'avvocato di parte avversa altresì l'incarico di sindaco del comune di residenza della moglie, con la conseguente rinuncia al mandato di difensore da parte di quest'ultimo, l'incarico è stato conferito alla sorella dello stesso, che lavora nel medesimo studio legale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adottare iniziative volte ad accertare le ragioni della mancata attuazione del provvedimento del giudice; se intenda, per i profili di propria competenza, verificare la sussistenza di presupposti per una potenziale condizione di conflitto di interessi anche dell'attuale avvocato della madre, per le ragioni esposte in premessa. Atto n. 4-03295 STABILE VITALI Al Ministro della salute Premesso che: a causa dell'emergenza COVID-19 le residenze per anziani e le strutture ospedaliere sono diventate in molte regioni delle vere e proprie «polveriere», essendo emerso che una quota rilevante dei contagi si produce in queste strutture; in Italia, secondo i dati diffusi dall'Istituto superiore di sanità, dall'inizio dell'epidemia, sono migliaia i professionisti sanitari che hanno contratto un'infezione da COVID-19 e aumentano giornalmente gli operatori morti per Coronavirus con un elenco dei «caduti»; in tutto il territorio nazionale si susseguono le segnalazioni di casi di contagio di operatori sanitari, in prima fila contro la pandemia da COVID-19, e parrebbe che la situazione nella quale i sanitari si trovano sia così grave in quanto, oltre all'evidente sovraccarico di lavoro, si ritrovano spesso privi di dispositivi di protezione adeguati, quali guanti, tute e mascherine, verosimilmente a causa della scarsità di forniture, e la situazione rischia di aggravarsi nei prossimi giorni; per gli operatori sanitari che hanno avuto un contatto stretto con un paziente positivo al COVID-19 non si applica la misura della quarantena, per cui questi proseguono l'attività lavorativa e rischiano quindi di divenire essi stessi fonte di diffusione del virus fra i degenti; il numero dei contagi e dei decessi in rapporto alla popolazione evidenzia a Trieste una situazione di gran lunga peggiore che nel resto della regione Friuli-Venezia Giulia: dai dati nazionali e regionali della Protezione civile in data 28 aprile risultano 528 casi totali ogni 100.000 abitanti, con una letalità dell'11,40 per cento, mentre la media per le altre province è di 179 casi ogni 100.000 abitanti, con letalità 7,74 per cento; a Trieste i dipendenti dell'Azienda sanitaria contagiati, secondo quanto riportato dalla stampa locale il 23 aprile 2020 sarebbero stati 150 e quelli in sorveglianza attiva per esposizione al contagio 1.300 su un totale di 3.500, ma sinora non vi sono state comunicazioni da fonti istituzionali; in entrambi gli stabilimenti ospedalieri facenti capo all'ASUGI vi sono stati reparti gravemente colpiti, fra questi la Geriatria dell'ospedale Maggiore e la Medicina d'Urgenza di quello di Cattinara, che per questo è stata chiusa temporaneamente; il contagio da COVID-19 all'interno delle strutture sanitarie a Trieste induce a ipotizzare che vi sia stata una carente attuazione di misure di prevenzione per evitare i rischi pandemici e suggerisce che i modelli organizzativi adottati dall'Azienda sanitaria non abbiano funzionato adeguatamente; i reparti dedicati ai malati COVID-19 sono distribuiti nei due ospedali facenti capo all'ASUGI; in particolare l'ospedale di Cattinara non sembra strutturalmente idoneo alla netta separazione dei percorsi COVID-19 e non; particolare attenzione andrebbe rivolta ai percorsi dei pazienti, a quelli degli operatori, che risulta alternino turni in reparti COVID-19 e non, ai servizi di confezionamento e distribuzione pasti, a quelli di lavanderia e agli spogliatoi; l'insufficiente numero di tamponi eseguiti nelle prime fasi dell'epidemia e il ritardo nella refertazione, il tardivo stoccaggio ed approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuali, come segnalato anche dalle organizzazioni sindacali, insieme alla tardiva diffusione di procedure chiare e uniformi ha verosimilmente contribuito in modo rilevante alla diffusione del virus ; nel merito, una circolare della Direzione sanitaria degli ospedali di Trieste, del 17 aprile u.s., ha riservato l'utilizzo di tute tyvek , mascherine FFP3 e calzari o sovrascarpe solo per sale operatorie, rianimazione, recovery room , terapia intensiva postoperatoria e terapia semintensiva pneumologica. In questo modo si sono ridotte le protezioni per reparti COVID -19 non intensivi, quali Medicina Clinica, Geriatria e Infettivi, che prima della circolare usavano le tute tyvek ; anche il Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza, dove in precedenza venivano utilizzate le tute tyvek , non è compreso nell'elenco delle strutture per cui tale dispositivo è previsto; al fine di scongiurare il continuo aumento del numero di pazienti e operatori sanitari contagiati in questi ospedali, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire una maggiore protezione ai pazienti e agli operatori sanitari coinvolti quotidianamente in prima linea per le cure necessarie ai pazienti COVID-19 all'interno delle aziende ospedaliere, e in particolare a Trieste, e se non ritenga opportuno assumere ulteriori iniziative volte a ispezionare gli ospedali di Cattinara e Maggiore al fine di verificare che all'interno delle strutture sanitarie i modelli organizzativi adottati dall'Azienda sanitaria per la sicurezza dei lavoratori e per il contenimento della pandemia siano efficaci e adeguati. Atto n. 4-03296 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: il perdurare dell'emergenza sanitaria COVID-19, sta condizionando l'aderenza terapeutica per i pazienti con malattia lisosomiale, che stanno rinunciando a curarsi per timore di contrarre il virus in ospedale, mettendo così ulteriormente a rischio la propria salute; in alcuni casi sono gli ospedali a sospendere le terapie ai pazienti. La situazione sta ormai diventando insostenibile per le persone con malattia lisosomiale, che già si trovano in una situazione di fragilità; esistono tuttavia, dei farmaci impiegati per la cura di tali patologie disponibili gratuitamente per il SSN e per i pazienti su tutto il territorio nazionale, servizi di somministrazione domiciliare, erogati da società specializzate che, con personale infermieristico esperto e dietro protocolli di comprovata sicurezza, agiscono dietro esclusiva richiesta e valutazione clinica del medico prescrittore; purtroppo anche nonostante l'emergenza COVID, alcune Regioni negano la possibilità di ricorso a tali servizi, sebbene il SSR non provveda a fornire alcuna alternativa, determinando così un grave disagio per i pazienti, una discriminazione assistenziale su base regionale e, in questo periodo emergenziale, una gravissima condizione di rischio per la loro salute. Eppure recentemente l'AIFA ha diramato alcune raccomandazioni riguardanti l'attivazione della somministrazione a domicilio di questi farmaci, che però non trovano alcuna applicazione laddove le Regioni non si attivino autonomamente per recepirle; il tema era stato oggetto di un "Documento sulla somministrazione a domicilio per i farmaci ad alto costo per le malattie rare" nel 2012, approvato in conferenza Stato-Regioni, senza però trovare omogenea applicazione nelle diverse regioni italiane, creando disparità di trattamento tra i pazienti con le medesime patologie rare, si chiede di sapere al se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga di dover assumere iniziative: a) per porre fine alle disparità esistenti sul territorio nazionale, ma soprattutto per preservare la salute dei pazienti affetti da malattie croniche e rare, riducendo drasticamente il rischio di contagio e permettere di proseguire con maggiore sicurezza le cure; b) per attivare la terapia domiciliare per quei farmaci che prevedono la somministrazione domiciliare rendendo possibile avvalersi, in questo straordinario periodo di emergenza su tutto il territorio nazionale, dei servizi esistenti di somministrazione erogati gratuitamente da società specializzate, grazie al contributo dell'industria farmaceutica. Atto n. 4-03297 RIZZOTTI VITALI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: gli assistenti sociali stanno vivendo in prima persona la drammatica situazione del nostro Paese, dovuta all'emergenza COVID-19, cercando di affrontare ogni giorno i problemi con coraggio, competenza e professionalità, individuando le risorse e cercando di andare oltre le logiche delle categorie definite dalle norme; la capacità di trasformazione e di rimodellamento dei servizi, dell'accoglienza delle persone più vulnerabili e delle nuove situazioni di fragilità collegate all'emergenza, ha permesso in molte situazioni di garantire gli interventi di sostegno, ospitalità, assistenza e accoglienza anche ai "più invisibili"; mentre il Paese è impegnato a fronteggiare l'attuale crisi sociale e la drammatica crisi sanitaria, occorre a parere dell'interrogante iniziare a pensare a interventi immediati e non eludibili al fine di fronteggiare anche l'imminente crisi economica, si chiede di sapere: quali siano le iniziative volte a garantire l'erogazione di prestazioni sanitarie e sociosanitarie domiciliari nell'intero territorio nazionale; se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover potenziare i servizi e gli interventi sociali, stabilizzando il personale assistente sociale precario o assumendo nuovo personale, là dove la presenza degli assistenti sociali è assente o sotto dimensionata; se non ritenga di dover istituire uno specifico fondo nazionale straordinario per potenziare i servizi e gli interventi sociali. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01528 della senatrice Corrado ed altri, su una supposta opera di Prassitele esposta al Cleveland Museum of Art; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-01526 della senatrice Mantovani ed altri, sulla cattiva ricezione del segnale RAI nelle zone montane del Parmense; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-01527 della senatrice Moronese ed altri, sulla realizzazione di un biodigestore nell'area ASI di Ponteselice, nel comune di Caserta.