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Allegato F ULTERIORI INTERVENTI DI INTERESSE NAZIONALE Schede descrittive ABRUZZO Comune - Località. Montesilvano, Cappelle sul Tavo, Collecorvino, Francavilla al Mare, Ripa Teatina, Torrevecchia Teatina (Provincie di Pescara e Chieti). Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale dei fiumi Saline e Alento. Perimetrazione: L'intervento riguarda la bonifica e ripristino ambientale degli alvei dei due corsi d'acqua, Saline (circa 12 km) e Alento (circa 8 km). I fiumi Saline e Alento scorrono quasi parallelamente al fiume Pescara, rispettivamente a nord e a sud di esso. Le tre foci sono comprese in una fascia litoranea di circa 15 km e interessano un tratto di costa tra i più urbanizzati e ad alta vocazione turistica della Regione (circa 250.000 abitanti residenti, ai quali debbono essere aggiunte oltre un milione di presenze turistiche annuali). La superficie interessata può essere stimata in circa 12 ettari, il volume dei rifiuti da rimuovere in circa 250.000 m3 ed il volume di suolo interessato da contaminazione derivante dalla presenza dei rifiuti (fanghi, liquidi, percolati), e quindi da bonificare, in circa 50.000 m3. Le sostanze e i materiali presenti lungo i due alvei possono essere ricondotti a: rifiuti ingombranti; fanghi di depurazione civile e/o industriale; rifiuti liquidi (oleosi, solventi, vernici, etc.); scarti di produzione artigianale ed industriale di varia natura (speciali e pericolosi); percolato della discarica di RSU dismessa di Montesilvano, situata a pochi metri dall'alveo del fiume Saline. Principali caratteristiche ambientali. I terreni delle aree interessate dall'inquinamento sono prevalentemente alluvionali, costituiti da ghiaie e sabbie e, subordinatamente, da limi e argille. La natura litologica del sito comporta un elevato rischio della falda freatica. Dal punto di vista paesaggistico, i due fiumi costituiscono due ecosistemi fluviali particolarmente interessanti e rappresentativi del paesaggio costiero abruzzese in quanto caratterizzati da antropizzazione quasi assente, senza la presenza di attività umane di tipo produttivo e per lo più integri, ove naturalmente si prescinda dalla grande massa di rifiuti abbandonati lungo le sponde. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo degli interventi di bonifica è stato stimato pari a 25 miliardi di lire, dei quali il 15% è previsto a carico della regione. Era stato concesso un finanziamento per la rinaturalizzazione del tratto terminale del fiume Saline (Scheda 5 del P.T.T.A. 1994/1996 pari a 1,9 miliardi di lire) che è stato revocato per mancata avvio degli interventi. È stato anche concesso un finanziamento per i primi urgenti, ma parziali, interventi di messa in sicurezza della discarica per RSU dismessa deI comune di Montesilvano (Scheda P2C deI P.T.T.A. 1994/1996 per 300 milioni di lire). I costi degli interventi più urgenti sono stati stimati pari a circa 15 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. Da elaborare. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Gli interventi previsti consistono essenzialmente in: messa in sicurezza della discarica di Montesilvano (S = 5-6 ettari, V = 300.000 m3 di rifiuti) mediante realizzazione di diaframma plastico perimetrale al fine di isolare la stessa dal fiume Saline e copertura superficiale; rimozione e smaltimento in discarica dedicata (presumibilmente di tipo 2 B) dei materiali abbandonati lungo l'alveo dei due fiumi stimati in 250.000 m3; asportazione e sostituzione di circa 50.000 m3 di suolo spondale, nel caso in cui non sia possibile una bonifica in sito; realizzazione della discarica dedicata di volumetria massima pari a circa 300.000 m3. BASILICATA Comune - Località. Tito (Potenza). Tipologia dell'intervento. Bonifica area industriale ex Liquichimica. Perimetrazione. Il sito, avente una superficie di circa 6 ettari e ubicato in località Consorzio ASI in agro del comune di Tito a circa 4,5 km dal centro abitato, si sviluppa su un'estesa area industriale (circa 6 ettari) quasi interamente dismessa, nella quale sono presenti fabbricati e impianti in parte demoliti o in evidente stato di abbandono, silos e serbatoi fatiscenti contenenti ammoniaca, vasche contenenti acque reflue e fanghi di depurazione, cumuli sparsi di rifiuti. Il sito è inquinato da rifiuti di diversa origine (speciali, pericolosi, assimilabili agli urbani) in quantità pari a circa 210.000 m3. In particolare sono state evidenziate le seguenti tipologie di rifiuti: fosfogessi; materie prime, prodotti e residui di lavorazione derivanti dalla produzione di concimi a base di fosforo; acque reflue di depurazione; scorie e polveri derivanti da attività siderurgica (Siderpotenza); materiali contenenti amianto o fibre pericolose sotto forma di cumuli o di elementi di copertura di capannoni contenenti amianto (eternit) in stato di evidente degrado con rischio di rilascio e dispersione eolica di fibre libere; strutture in c.a., capannoni abbandonati e serbatoi fatiscenti in parte da demolire ed in parte da recuperare. Per quanto riguarda la classificazione dei contaminanti nei rifiuti non può essere esclusa la presenza di contaminanti pericolosi organici, quali oli minerali e fenoli, derivanti dall'attività siderurgica e dalla produzione di concimi; è inoltre da considerare certa la presenza di contaminanti pericolosi inorganici quali: metalli pesanti, amianto, cianuri inorganici, acidi e basi. Principali caratteristiche ambientali. L'area in oggetto è ubicata a circa m 780 s.l.m. lungo pendii a precaria stabilità a causa della presenza di terreni a componente essenzialmente argillosa, fortemente erosi dagli agenti esogeni. Le formazioni affioranti sono costituite da marne argillose, arenarie, scisti silicei e calcari. I sondaggi eseguiti nella zona hanno evidenziato la presenza fino a m 26 di profondità di terreni limosi passanti ad argillosi di bassissima permeabilità. La falda, che ha un livello medio di circa m 8 sotto il p.c., raggiunge in inverno livelli massimi pari a m 2-3 sotto il p.c. La vastità dell'area, il pericolo connesso alla tipologia degli inquinanti (amianto) ed alla presenza di smaltimento di rifiuti industriali, l'instabilità dei versanti portano a ritenere che il sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e sanitario. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo degli interventi è stato stimato in: messa in sicurezza: 2,95 miliardi di lire; bonifica: 22,45 miliardi di lire; totale 25,5 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. Sono state effettuate alcune analisi di campioni prelevati da cumuli di materiale di risulta, che hanno evidenziato valori piuttosto alti di metalli pesanti (cadmio, cromo esavalente e mercurio). Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. È stato elaborato un progetto di bonifica che prevede le seguenti azioni: demolizione dei fabbricati ed impianti non più recuperabili; messa in sicurezza e/o bonifica dei cumuli di rifiuti, delle aree o parti di fabbricati o impianti con presenza di amianto o comunque sostanze fibrose potenzialmente pericolose; monitoraggio durante le fasi di messa in sicurezza e/o bonifica; recupero di parti di fabbricati o impianti una volta bonificati. CALABRIA Comune - Località. Crotone - Cassano allo Jonio - Cerchiara. Tipologia dell'intervento. Bonifica di aree industriali dismesse, della fascia costiera contaminata da smaltimento abusivo di rifiuti industriali e del relativo specchio di mare, di discariche abusive. Perimetrazione del sito. L'area in oggetto comprende un territorio molto vasto, nel quale sono incluse: A) due aree industriali della ex Montedison e della Pertusola. B) discariche in località Tufolo e Farina; C) fascia costiera prospiciente la zona industriale, compresa tra la foce del fiume Esaro a sud e quella del fiume Passovecchio a nord; D) due aree, ubicate nei comuni di Cassano allo Jonio (località torrente Sciarapotolo) e di Cerchiara Calabra (località Massaria Chidichimo), di smaltimento abusivo di rifiuti industriali. L'industria della Pertusola ha stoccato all'interno dello stabilimento un volume elevato di ferriti di zinco. Le discariche di Tufolo e Farina sono prive di presidi ambientali (quali barriere di fondo, opere di captazione del percolato, sistemi di smaltimento acque superficiali, etc.) con notevoli volumi abbancati di rifiuti speciali, RSU, fanghi di depurazione civile e rifiuti alluvionali (alluvione 1996) e rappresentano un forte pericolo d'inquinamento sull'area circostante. La discarica sita in località Tufolo copre una superficie di 7 ettari e si trova a circa 4 km a sud di Crotone. La discarica ha iniziato la sua attività nel 1975. I rifiuti abbancati, il cui volume complessivo può essere stimato pari a circa 990.000 m3 costituiscono un rilevato alto circa m 20, le cui scarpate presentano problemi di stabilità. La tipologia dei rifiuti abbancati è la seguente: speciali, rifiuti solidi urbani, fanghi di depurazione civile, rifiuti provenienti dall'alluvione del 1996. Si sospetta la presenza di rifiuti sanitari e pericolosi. La zona demaniale è costituita dall'arenile ubicato di fronte all'area industriale della Pertusola e della ex Montedison, delimitato da un lato dalla foce del fiume Esaro e dall'altro dalla foce del torrente Passovecchio. Il tratto di costa in oggetto è interessato da smaltimento di rifiuti industriali speciali e pericolosi (ferriti di zinco e cromo, etc.). Sull'area, che ha una dimensione complessiva di circa 87.000 m2, sono stati smaltiti circa 300.000 m3 di rifiuti. I siti di Cassano allo Jonio e Cerchiara sono aree sottoposte a sequestro, riconducibili alla stessa tipologia d'intervento per la presenza di rifiuti industriali prodotti dalla Pertusola di Crotone, in particolare ferriti di zinco e cromo. Principali caratteristiche ambientali. Nell'area della discarica affiorano terreni costituiti da depositi alluvionali e sabbiosi ad elevata permeabilità. L'area demaniale è sottoposta a vincoli paesistici e idrogeologici. Il pregio ambientale dell'area, la vulnerabilità della falda e dei corpi idrici superficiali, la pericolosità dei rifiuti abbancati senza alcuna opera di protezione, la vicinanza a centri ad elevata densità abitativa, inducono a ritenere lo stato di compromissione dell'area ad elevata pericolosità sanitaria ed ambientale. Costi di messa in sicurezza e/o bonfica. Il costo complessivo degli interventi di bonifica è stato stimato pari a 62 miliardi di lire per le sub-aree A, B e C. Il costo di intervento nell'area D, comprensivo dei costi di caratterizzazione delle aree circostanti, è stato stimato pari a 20 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. I risultati di un primo studio di caratterizzazione indicano, all'interno dello stabilimento Pertusola, la presenza di una contaminazione diffusa da parte di metalli pesanti. I principali contaminanti sono: zinco, cadmio, piombo, rame e arsenico. Gli idrocarburi totali, ricercati nelle aree adiacenti ai serbatoi di stoccaggio, sono risultati presenti in concentrazioni inferiori ai limiti di accettabilità. Lo strato argilloso superficiale, laddove presente, costituisce una barriera alla migrazione dei metalli verso l'acquifero sottostante; tuttavia, la locale assenza di tale strato può favorire un contatto diretto fra riporto contaminato e depositi alluvionali sottostanti e pertanto determinare area a potenziale rischio di propagazione della contaminazione. Inoltre alte concentrazioni di metalli si riscontrano nelle acque sotterranee campionate in alcuni piezometri ubicati proprio in prossimità di aree in cui lo strato argilloso risulta assente. Il quadro qualitativo risultante da un successivo Piano di caratterizzazione ha confermato una pressoché totale contaminazione dei terreni di riporto presenti sul sito. I volumi di materiale che eccedono i limiti fissati dal decreto ministeriale n. 471/1999 per utilizzo industriale, sono stimabili in circa 1.000.000 di m3. Per quanto riguarda la compromissione, ai sensi del decreto ministeriale n. 471/1999, delle acque sotterranee è evidente una netta separazione tra area sud, storicamente sede degli impianti produttivi e di stoccaggi/lagunaggi, e l'area nord in cui la contaminazione è essenzialmente collegata a fattori naturali (ad es. valori di fondo elevati nelle acque sotterranee in entrata per solfati e manganese). Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. In passato sull'area industriale della Pertusola è stato effettuato un intervento di bonifica, non risolutivo, consistente nella copertura e nella protezione perimetrale mediante diaframmi e muri in calcestruzzo armato di una discarica industriale presente nell'area. Il programma degli interventi prevede di procedere con immediatezza ad un intervento di messa in sicurezza d'emergenza, per eliminare il pericolo di migrazione della contaminazione attraverso la falda verso il mare e quello d'emissioni di polveri contaminate. A tale scopo si procederà: in primo luogo alla progettazione e realizzazione di una barriera di contenimento che impedisca il flusso verso il mare delle acque sotterranee contaminate e alla copertura delle aree di stabilimento non pavimentate; all'indagine sulle cause della forte acidità delle acque sotterranee e delle alte concentrazioni di Cd e Zn, difficilmente spiegabili con i processi di lisciviazione e contatto diretto della falda con i terreni; all'impermeabilizzazione di alcune aree dello stabilimento, al fine di impedire la lisciviazione delle sostanze inquinanti. Successivamente si intraprenderanno le azioni per la bonifica per fasi del sito, che dovranno tenere conto dei processi di reindustrializzazione dell'area. Per le aree della provincia di Cosenza è stata già interessata l'ENEA al fine di effettuare sia la valutazione dell'effettiva entità dei fenomeni di inquinamento sia la progettazione della messa in sicurezza e la bonifica dei siti posti sotto sequestro. EMILIA ROMAGNA Comune - Località. Comprensorio ceramico di Sassuolo - Scandiano. Tipologia dell'intervento. Bonifica aree industriali dismesse, di lavorazione della ceramica. Perimetrazione del sito. L'area, che ricade nel territorio di nove comuni e due province, è sede di un sistema industriale complesso di rilievo internazionale. Il comprensorio ricade inoltre all'interno delle aree dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale. Principali caratteristiche ambientali. Il Comprensorio ricade nelle aree di conoide e di pianura dei bacini Secchia e Panaro. Su parte del Comprensorio insiste un vincolo paesaggistico. I materiali affioranti sono di origine alluvionale (ghiaie e sabbie), ad alta permeabilità e notevole vulnerabilità. La falda superficiale è quasi affiorante mentre la profondità media sotto il piano campagna del principale acquifero regionale è di circa 30 metri. La vulnerabilità della falda e dei corpi idrici superficiali presenti nell'area, in parte soggetta a vincolo paesaggistico, la tipologia e pericolosità degli inquinanti (metalli pesanti) rendono lo stato di compromissione dell'area ad elevato rischio ambientale e sanitario. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Per la bonifica di tutti i 19 siti appartenenti al Comprensorio è stato stimato un costo globale di circa 100 miliardi di lire. Per la bonifica degli interventi ritenuti prioritari e la messa in sicurezza degli altri è stato previsto un onere di 30 miliardi al netto dei previsti cofinanziamenti. Piano di caratterizzazione. Da elaborare. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare. EMILIA ROMAGNA Comune - Località. Fidenza (Parma). Tipologia dell'intervento. Bonifica aree industriali dismesse. Perimetrazione. L'area d'indagine è stata interessata da diverse sorgenti d'inquinamento derivanti dall'attività delle industrie operanti sul sito. Fino alla fine degli anni quaranta, l'area è stata utilizzata da un'azienda della Montecatini - Montedison per la produzione di acido fosforico e fertilizzanti fosfatici. Successivamente l'area è stata utilizzata dalla Compagnia Italiana Petroli (C.I.P.) per la produzione di piombo tetraetile e mercaptani, che è continuato fino al 1973. Dal 1973 ad oggi è rimasta inutilizzata. Il sito, contaminato da piombo tetraetile, IPA ed altre sostanze organiche, confina ad est con la ditta Carbochimica, tuttora produttiva, che ha fortemente inquinato il suolo da idrocarburi e sta bonificando l'area ad ovest della C.I.P. mediante pompaggio di idrocarburi dalla falda freatica. Le aree site in località Vallicella, Formio, sedi di discariche dismesse di rifiuti urbani e speciali, ubicate in aree golenali, presentano inquinamenti da sostanza organica e metalli pesanti ed i fenomeni erosivi dello Stirone ne hanno parzialmente messo a nudo i rifiuti. L'area di S. Nicomede, contaminata dalle ceneri dell'impianto di incenerimento dismesso, è ubicata in area esondabile dello Stirone medesimo. Principali caratteristiche ambientali. La litologia superficiale dell'area è costituita da materiali mediamente permeabili (sabbie e limi). Morfologicamente il sito è collocato in una fascia di alta pianura, solcata da numerosi corsi d'acqua (torrente Stirone, torrente Rovacchia e canale Cavo Venzola). La falda superficiale è situata alla profondità media di 2,5 m sotto il piano campagna, mentre la falda acquifera regionale ha la profondità media di 5,0. La vulnerabilità della falda e dei corpi idrici superficiali presenti nell'area, l'esondabilità dei corsi d'acqua limitrofi, la collocazione nelle vicinanze del centro urbano di Fidenza, la tipologia e pericolosità degli inquinanti (piombo tetraetile, IPA) rendono lo stato di compromissione dell'area ad elevato rischio ambientale e sanitario Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I costi di interventi di bonifica per le aree è stato stimato in circa 39 miliardi di lire. La bonifica dell'area Carbochimica, già in parte realizzata, trova la copertura finanziaria per il suo completamento all'interno delle economie disponibili nelle casse della regione Emilia Romagna derivanti dai finanziamenti PTTA 94/96 con l'erogazione di un contributo di 1,279 miliardi da autorizzarsi da parte del Ministero. I costi degli interventi più urgenti sono stimati pari a circa 17,7 miliardi. Piano di caratterizzazione. Da elaborare. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare. FRIULI-VENEZIA GIULIA Comune - Località. Trieste. Tipologie dell'intervento. Bonifica dell'area del porto industriale di Trieste. Perimetrazione del sito. L'area occupa una superficie di circa 3.500.000 mq, parte appartenente al demanio marittimo dello Stato ed amministrata dall'Autorità portuale e parte di proprietà di soggetti privati. Sull'area insistono svariate attività produttive di tipo siderurgico, chimico, di deposito e stoccaggio di oli minerali e prodotti petroliferi raffinati, nonché aree dismesse che furono in passato sede di impianti di smaltimento, di raffinazione e lavorazione di oli lubrificanti con produzione di melme acide. Il principale problema ambientale è rappresentato dall'inquinamento delle aree di ex raffinerie e di depositi di idrocarburi (ex raffineria ESSO: 235.000 m2 di superficie ed ex Aquila: 1.000.000 m2 di superficie) per lo più costieri, nonché dalla presenza di una notevole contaminazione dei sedimenti nelle aree portuali. Già il Piano bonifiche ex legge n. 441/1987 indicava sette aree potenzialmente contaminate prevalentemente costituite da depositi di idrocarburi. A seguito di attività di monitoraggio è stata riscontrata in alcune zone del Porto industriale la presenza di contaminanti, quali idrocarburi e metalli pesanti; in particolare è stato evidenziato il superamento dei limiti di concentrazione di cui all'allegato 1 del decreto ministeriale n. 471/1999, con presenza di concentrazioni massime di idrocarburi totali pari a 107.000 mg/kg di sostanza secca. Principali caratteristiche ambientali. In corso di acquisizione. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 50 miliardi. Piano di caratterizzazione. Sull'area in oggetto sono già in corso accertamenti analitici, commissionati dall'Autorità portuale di Trieste alla Foster &amp;amp;amp;amp; Wheeler e dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti all'ARPA regionale. Progetto di messo in sicurezza e/o bonifica. A seguito delle risultanze delle indagini di caratterizzazione ambientale condotte dalla Foster &amp;amp;amp;amp; Wheeler, si è proceduto, nel corso dei primi mesi dell'anno 2000, alla messa in sicurezza dell'area maggiormente inquinata, avente un'estenzione pari a 1.200 mq. FRIULI-VENEZIA GIULIA Comune - Località. S. Giorgio di Nogaro, Torviscosa, Cervignano del Friuli (Udine). Tipologia dell'intervento. Bonifica della laguna di Marano e Grado e dei corsi d'acqua limitrofi. Perimetrazione del sito. Il sito è costituito dalle seguenti aree inquinate: a) specchio lagunare, avente una superficie di circa 1.600 ettari compresi i territori barenali; b) area compresa tra le foci dei fiumi Ausa - Corno e il canale di Marano; c) area della Darsena interna e del canale Banduzzi. Principali caratteristiche ambientali. L'inquinamento dell'area è attribuibile agli sversamenti di mercurio da parte di uno stabilimento di produzione della cellulosa, sito a Torviscosa. L'inquinamento cominciato nel 1949 con un apporto di circa 20 kg/giorno si è attenuato nel 1970 (circa 6-7 kg/giorno) per poi annullarsi nel 1984 dopo l'adozione di sistemi efficienti di recupero. Lo sversamento complessivo nell'area ammonterebbe a circa 186.000 kg, per cui l'inquinamento del sedimento sarebbe pari a circa 11,5 g/m2. Sono state effettuate in passato analisi chimiche dei sedimenti, che hanno indicato i seguenti valori di inquinamento da mercurio: 11-14 &amp;amp;amp;greco;m/g per l'area lagunare, 5-7 &amp;amp;amp;greco;m/g per l'area dei fiumi Ausa e Corno, 2-4 &amp;amp;amp;greco;m/g per l'area prospiciente il fiume Stella. Tenendo conto dell'elevata concentrazione di mercurio nei sedimenti, della neurotossicità di tale elemento anche a basse dosi se presente nella catena alimentare, della presenza in laguna di attività di ittiocoltura e molluschicoltura, si può affermare che la laguna di Grado e Marano è un'area ad elevata pericolosità sanitaria ed ambientale. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Per la bonifica delle aree è stato stimato un costo globale di circa 54,8 miliardi di lire. I costi degli interventi più urgenti ammontano a circa 28,6 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. In corso di elaborazione. Progetto di messa in sicurerza e/o bonifica. Da elaborare. LAZIO Comune - Località. Quasi tutti i comuni della provincia di Frosinone (circa 85 su 91). Tipologia dell'intervento. Messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale di discariche dismesse (attivate ai sensi dell'art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1982 nell'83% dei casi e abusive per il 17%). Perimetrazione del sito. Il numero dei siti interessati dall'intervento è pari a 110. Si tratta, in genere, di discariche attivate nella seconda meta degli anni `80. La superficie totale occupata da rifiuti è pari a circa 40 ettari, con una quantità di rifiuti accumulati di circa 1.500.000 metri cubi. Nel 23% circa delle discariche sono contenuti rifiuti speciali e nel 5% di esse è stata accertata la presenza di rifiuti pericolosi. Tra queste ultime, la discarica di Selvelle (chiamata anche Montenebulone o Coste Calde), sita in agro del comune di Arpino, attualmente sotto sequestro da parte dell'Autorità giudiziaria, ha un'estensione imprecisata entro un terreno di circa 11 ettari ad elevata permeabilità. Essa contiene una quantità di rifiuti sicuramente superiore a 13.500 metri cubi, tra i quali "fusti contenenti composti chimici allo stato liquido a reazione acida e fanghi da trattamento chimico-fisico", come evidenziato da una nota preliminare del collegio peritale nominato dal magistrato inquirente; su questo sito è necessario svolgere indagini estese ed approfondite e l'operazione di messa in sicurezza e bonifica si prevede particolarmente onerosa. Poichè la caratterizzazione delle discariche è stata effettuata sulla base di sopralluoghi, senza esecuzione di indagini approfondite (scavi, carotaggi, ecc.), non si può escludere la presenza di rifiuti pericolosi in un numero superiore di siti. Principali caratteristiche ambientali. I siti di ubicazione delle discariche sono soggette, per oltre il 20%, a vincoli (idrogeologico, bellezze naturali, ecc.). I terreni risultano, per circa il 70% dei casi, a permeabilità da media ad elevata e, considerando che in almeno il 23% delle discariche non vi è alcuna impermeabilizzazione, questo sta dando luogo ad inquinamento delle falde acquifere (in molti casi poste a profondità inferiore a 10 metri), dei fiumi e dei corsi d'acqua minori oltre che del terreno. Inoltre, dalle indagini svolte, anche laddove sono presenti teli impermeabilizzanti sul fondo, essi risultano in genere inefficaci ad impedire che il percolato penetri nella falda. Infine, quasi il 40% dei siti considerati è posto ad una distanza inferiore a 300 metri dai centri abitati. La presenza diffusa di rifiuti sul territorio, la pericolosità dei rifiuti abbancati senza alcuna opera di protezione, la vulnerabilità del territorio, la vicinanza a centri ad elevata densità abitativa, inducono a ritenere lo stato di compromissione dell'area ad elevata pericolosità sanitaria ed ambientale. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo complessivo dell'intervento è stimato nell'ordine di circa 35 miliardi di lire, sulla base di un programma preliminare di intervento elaborato utilizzando i dati di un indagine effettuata dall'ANPA. I costi degli interventi più urgenti ammontano a circa 20 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. Da elaborare. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare. LIGURIA Comune - Località. Cogoleto e Arenzano (Genova). Tipologia dell'intervento. Bonifica di area industriale (Stabilimento Stoppani) e relative pertinenze soggetta ad inquinamento diffuso da cromo. Perimetrazione del sito. L'area interessa la foce del torrente Lerone, in comune di Cogoleto ed Arenzano (Genova). Lo stato d'inquinamento si presenta diffuso nell'area industriale degradata sottesa dalle pertinenze dello stabilimento Stoppani. Non sono presenti abitazioni nell'immediato intorno. La produzione base dello stabilimento, che è in attività sin dai primi anni del `900, è costituita dal bicromato di sodio, dal quale si ottengono attraverso successivi stadi di lavorazione altri derivati del cromo. Dal processo della produzione del bicromato di sodio, residuano delle ganghe o terre esauste in cui il cromo esavalente solubile può ancora essere presente: tali ganghe sono in parte riciclate, previo essiccamento, nel processo produttivo, mentre la parte restante, dopo essere stata sottoposta ad opportuni processi di trattamento che permettono di abbattere il contenuto in cromo esavalente, è smaltita nella discarica in località Cava Molinetto. La quantità di cromo esavalente ancora presente nelle ganghe è diminuita nel tempo in funzione della migliore tecnologia adottata dalla Ditta, ma a tutt'oggi sono presenti zone direttamente interessate dallo stabilimento o limitrofe allo stesso, interessate da accumuli di terre abbandonate, ancora contenenti cromo. Oltre alla presenza diffusa in terrapieni "storici", oggi in corso di bonifica mediante "lavaggio", le terre esauste provenienti dal processo produttivo, dopo essere state sottoposte a depurazione ma comunque ancora da considerarsi tossiche e nocive, erano smaltite direttamente sulla spiaggia antistante lo stabilimento su un'area appositamente concessa a questo scopo dal demanio marittimo. Successivamente al 1982, ma prima del drastico abbattimento del tenore di cromo nei rifiuti tale da trasformarli in rifiuti speciali smaltibili nella discarica del Molinetto, la Stoppani ha stoccato provvisoriamente i rifiuti ancora tossici e nocivi in "contenitori" in HDPE (stoccaggio di Pian Masino) in comune di Arenzano. Principali caratteristiche ambientali. In corso di acquisizione. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le indagini e gli accertamenti sulle matrici ambientali acque superficiali, acque sotterranee e suolo svolte dall'ARPAL della durata di quattro mesi, hanno comportato un costo di circa 0.142 miliardi di lire. Gli interventi di bonifica della spiaggia e di riqualificazione del torrente Lerone, che hanno comportato un costo di circa 14.28 miliardi di lire, sono stati ammessi dal Ministero dell'ambiente, con decreto del 7 luglio 1993, al "Programma di riassetto ambientale della zona costiera della foce del Torrente Lerone", con un co-finanziamento comunitario Envireg per un importo pari a 7.14 miliardi; gli interventi sono stati realizzati e collaudati. Per ciò che concerne gli interventi in corso, risultano avviate attività nell'area del terrapieno su cui insiste lo stabilimento mediante pompaggio della falda e depurazione delle acque emunte. La Società Stoppani è vincolata da precedenti accordi con la regione Liguria ad effettuare interventi di bonifica per ulteriori 6.74 miliardi, per un costo complessivo dell'opera di bonifica pari a circa 21 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. A seguito della richiesta dei comuni di approfondire la conoscenza dello stato d'inquinameto dei suoli e delle falde, la regione ha disposto, in data 11 maggio 2000, un intervento dell'ARPAL avente per oggetto il "Monitoraggio area Stoppani in comune di Cogoleto e Arenzano", con lo scopo di effettuare indagini ed accertamenti sulle matrici ambientali acque superficiali, acque sotterranee e suolo (terreno superficiale e profondo, sedimenti in alveo e arenile spiaggia). Il suddetto monitoraggio si è concluso il 15 settembre 2000, i risultati sono stati consegnati il 15 settembre 2000 e 13 novembre 2000; il contenuto delle relazioni consente di affermare l'esistenza di fenomeni di inquinamento in atto, derivanti da attività industriali pregresse, ma anche da continui episodi di rilascio inquinanti. In data 4 ottobre 2000 la Stoppani S.p.a. ha presentato la comunicazione prevista dall'art. 9 del decreto ministeriale n. 471/1999 sostenendo peraltro la insussistenza di condizioni che richiedano interventi di messa in sicurezza di emergenza e rilevando l'inapplicabilità dell'obbligo di bonifica. Sulla base dei dati del monitoraggio e della comunicazione sopracitata, la provincia di Genova, competente ai sensi della legge regionale n. 18 del 1999 in quanto l'area è compresa nel territorio di due comuni, ha emanato un provvedimento che impone all'azienda interventi di messa in sicurezza d'emergenza. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Concluso il programma Envireg con la bonifica della spiaggia, sono in corso le attività di "lavaggio" del terrapieno su cui insiste lo stabilimento mediante pompaggio della falda e depurazione delle acque emunte. Dal certificato di collaudo parziale al 31 dicembre 2000 risultano eseguiti lavori per complessive L. 19.779.725.123. Si resta in attesa degli adempimenti dell'azienda in relazione al provvedimento della provincia di Genova per ulteriori interventi di messa in sicurezza e per la progettazione di interventi di bonifica. LOMBARDIA Comune - Località. Milano - Località Bovisa. Tipologia dell'intervento. Bonifica area industriale dismessa. Perimetrazione del sito. Il sito, dove era ubicata l'officina del gas di Milano, si trova nella parte nord del territorio comunale, in zona Dergano-Bovisa ed ha una superficie di circa 420.000 mq. L'impianto ha fornito gas alla città di Milano per circa 85 anni, dal 1908 al 1994, e fino al 1969 attraverso il processo di distillazione del carbone. L'area è ora gestita dall'A.E.M., che mantiene attività di distribuzione del metano, officine, magazzini e una nuova stazione di riduzione di pressione del metano. L'accordo di programma per la realizzazione nella zona della Bovisa del nuovo polo universitario del Politecnico di Milano prevede in futuro l'insediamento nell'area di funzioni pubbliche, residenziali, commerciali, terziarie di servizio, produttive, con il recupero di aree per il verde pubblico, i servizi e i parcheggi. Il volume del terreno inquinato da trattare è stato stimato pari a 90.000 mc. Gli inquinanti presenti nel terreno contaminato sono rappresentati principalmente da metalli pesanti e I.P.A. L'area occupata dall'ex impianto di debenzolaggio risulta contaminata da valori elevati di BTX. La zona sud-est dell'area, compresa tra la perimetrale sud-est ed il confine dell'area, risulta contaminata da ferrocianuri. Principali caratteristiche ambientali. I terreni affioranti nell'area sono costituiti da litotipi a permeabilità elevata (ghiaie sabbiose). La collocazione nel contesto urbano di Milano, la vulnerabilità della falda, la tipologia e pericolosità degli inquinanti (metalli pesanti, IPA, BTX, ferrocianuri) rendono lo stato di compromissione dell'area ad elevato rischio ambientale e sanitario. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I costi di bonifica dell'area sono stati così stimati: bonifica 48,00 miliardi; costi già sostenuti: 0,495 miliardi; risorse disponibili: 24,66 miliardi; risorse da reperire: 23,34 miliardi. Piano di caratterizzazione. In tempi recenti, dal 1995 al 1999, sono state effettuate otto campagne di indagine consistenti in: sondaggi a carotaggio continuo; scavi di esplorazione; prelievo ed analisi chimiche di campioni di terreno; prelievo ed analisi di gas interstiziale; messa in opera di piezometri a profondità variabile tra 30 e 80 m per la misura mensile dei livelli statici; prelievo ed analisi chimiche di campioni d'acqua di falda. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Il settore Ambiente del comune di Milano ha sviluppato recentemente un progetto preliminare di bonifica dell'intera area. Tale progetto prevede interventi di soil washing, soil vapor extraction e bioventing per il trattamento dei terreni inquinati e capping ingegneristico per il confinamento e la messa in sicurezza di alcune aree. Il progetto definitivo del primo lotto di bonifica, approvato dal comune, prevede una spesa di 23,5 miliardi di lire. LOMBARDIA Comune - Località. Cerro al Lambro (Milano) - Località Cascina Gazzera. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di aree inquinate da melme acide e da terre decoloranti esauste. Perimetrazione. Il sito è costituito da due aree, denominate "Danelli" e "Montana", interessate dallo scarico abusivo di melme acide, derivanti dalla raffinazione degli oli usati, e di terre decoloranti esauste. La prima area, più a settentrione, ha una superficie di 16.000 m2 mentre la seconda, più meridionale, ha un'estensione di circa 35.000 m2 e contiene melme acide ad elevata acidità, con notevole sviluppo di gas contenenti zolfo. Nelle immediate vicinanze sono presenti un'area con depositi di terre decoloranti ed un'area di melme acide immerse nel fiume Lambro. L'area Montana presenta pozze di profondità pari a circa 1,5 m con melme acide a media acidità, aree con depositi di terre decoloranti e un'area con croste bituminose e melme mescolate con sabbia. Principali caratteristiche ambientali. Il sito ubicato sulla scarpata prospiciente l'alveo del fiume Lambro, sponda destra, ha delle quote dei terreni variabili tra 68 e 81 m s.l.m. Il centro abitato più vicino, Cerro al Lambro, è situato circa 1 km a nord del sito. I vincoli gravanti sull'area sono i seguenti: legge n. 431/1985 (Galasso) (art. 1, lettera c); legge regionale n. 86/1983 - Area di rilevanza ambientale (sud Milano, Medio Lambro); legge regionale n. 24/1990 - Parco agricolo sud Milano. Le aree di interesse sono caratterizzate dall'affioramento di formazioni alluvionali quaternarie, tipiche di questo tratto di pianura Padana, costituite da sabbie e ghiaie fini. La vulnerabilità della falda è medio-alta e quindi lo sversamento sul terreno di rifiuti pericolosi, con il loro carico di sostanze tossiche, rappresenta un effettivo elevato rischio per le acque sotterranee. La pericolosità degli inquinanti, il loro diretto contatto con le acque fluviali, la formazione di esalazioni di gas irritanti, la rilevanza ambientale dell'area portano a considerare la situazione del sito come ad elevato rischio sanitario ed ambientale. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I costi di bonifica dell'area sono stati così stimati: bonifica: 82,5 miliardi; finanziamento già accordato: 0,5 miliardi (regione Lombardia, legge regionale n. 94/1980); risorse disponibili: 34 miliardi; risorse da reperire: 48 miliardi. L'intervento sul sito è stato inserito nel Progetto strategico 7.1.1 "Pianificazione delle aree contaminate e realizzazione dei progetti di bonifica con l'alta sorveglianza della regione". Piano di caratterizzazione. Il Piano di caratterizzazione, elaborato e trasmesso al comune di Cerro al Lambro con nota del 20 luglio 1999, è stato esaminato dal Comitato tecnico, ex art. 17 legge regionale n. 94/1980 nella seduta del 9 novembre 1999. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Il progetto definitivo, assimilabile all'esecutivo, elaborato e trasmesso al comune di Cerro al Lambro con nota 20 luglio 1999, è stato esaminato dal Comitato tecnico, ex art. 17 legge regionale n. 94/1980 nella seduta del 9 novembre 1999. In data 12 dicembre 2000 si è avuta l'inizio delle attività di cantiere per un primo lotto degli interventi per un importo di circa 56 miliardi. MARCHE Comune - Località. Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle (Macerata). Porto Sant'Elpidio, Sant'Elpidio a mare (Ascoli Piceno). Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale del Basso Bacino del fiume Chienti. Perimetrazione. L'area della bassa valle del fiume Chienti, è interessata dalla presenza di numerose aziende del settore calzaturiero, che utilizzano composti organoalogenati per il lavaggio di fondi di calzature in poliuretano. I rifiuti di tali processi, classificati come pericolosi, sono stati sversati sul suolo, nel sottosuolo e nelle acque di falda attraverso pozzi. Gli inquinanti, costituiti prevalentemente da tricloroetano, tricloroetilene e tetracloroetilene, hanno contaminato una vasta area in sinistra idrografica del fiume Chienti, avente un'ampiezza attorno ai 10 km2 (Comuni di Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle), un'area più limitata in destra idrografica, limitatamente agli ultimi 2 km della foce del fiume (Comune di Porto Sant'Elpidio) ed un'area più ristretta, la cui estensione è da definire, in destra idrografica del fiume (Comune di Sant'Elpidio a Mare). Principali caratteristiche ambientali. I terreni sono costituiti prevalentemente da alluvioni sabbioso - ghiaiose molto vulnerabili. La situazione ambientale è molto critica in quanto l'inquinamento ha interessato molti pozzi privati utilizzati a scopo idropotabile nonché i pozzi delle centrali di sollevamento degli acquedotti di Montecosaro e Civitanova Marche, situati a valle dei punti di sversamento, costringendo i comuni interessati a spendere ingenti cifre per la depurazione e potabilizzazione delle acque contaminate. Sono in corso procedimenti giudiziari nei confronti di alcune aziende del settore calzaturiero all'interno del perimetro o nelle cui aree circostanti sono stati sversati rifiuti liquidi a base di sostanze alogenate. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I costi di bonifica dell'area sono stati cosi stimati: Caratterizzazione 0,60 miliardi di lire Messa in sicurezza del terreno 2,00 " Messa in sicurezza delle acque di falda e dei siti inquinati 4,00 " Monitoraggio e controlli 0,25 " Interventi di messa in sicurezza del campo pozzi uso idropotabile del comune di Civitanova: 1,50 " Totale costo intervento 8,35 miliardi di lire Piano di caratterizzazione. In passato e nel periodo marzo/agosto 1999 sono state effettuate analisi chimiche sulle acque di falda, che hanno evidenziato una vasta area con valori di concentrazione di tricloroetano e di percloroetilene maggiori di 30 microgrammi/l. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. È stata elaborata la progettazione di massima, con la stima dei costi complessivi. MOLISE Comune - Località. Guglionesi (Campobasso) - Macchie. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di un ex impianto di lombricoltura (Guglionesi II). Perimetrazione. L'area in oggetto (S = 8 ettari) era stata inizialmente autorizzata per la realizzazione di un impianto di selezione di RSU per il successivo processo di compostaggio, con annesso un impianto di allevamento di lombrichi da alimentare con il composto ottenuto dal trattamento dei rifiuti. La gestione impropria ed abusiva dell'impianto, con lo stoccaggio nell'impianto di quantitativi ingentissimi di rifiuti di provenienza civile ed industriale (RSU, fanghi di depurazione civile, di conceria, di natura agro-alimentare, di cartiere, etc.), ha provocato l'inquinamento del sito da metalli pesanti (prevalentemente cromo e mercurio, presenti in elevate quantità nei fanghi trattati nell'impianto). La situazione ambientale è aggravata dal fatto che gli inquinanti presenti sono dilavati dalle acque superficiali, che scorrono lungo le numerose piccole incisioni dell'area, e si infiltrano nel terreno raggiungendo la falda idrica subsuperficiale, avente una circolazione di modesta entità. Principali caratteristiche ambientali. Morfologicamente l'area in oggetto è costituita da una fascia di raccordo tra i rilievi collinari su cui sorge l'abitato di Guglionesi e il fondovalle del fiume Biferno. Le pendenze sono modeste e non sono presenti fenomeni di instabilità dei versanti. I terreni affioranti sono argillosi - sabbiosi - conglomeratici. Dal punto di vista litologico si tratta di una facies decisamente rimaneggiata ed alterata del substrato, affiorante lungo i retrostanti rilievi collinari e costituito da alternanze di sabbie argillose giallastre ed argille marmose grigio-azzurrognole. Tali terreni presentano un ridotto valore della permeabilità qualora risultino in posto e non alterati; i loro prodotti di alterazione, invece, sono caratterizzati da una permeabilità più elevata e sono frequentemente sede di circolazione idrica sotterranea. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I costi di bonifica dell'area sono stati cosi stimati: - bonifica 4,000 miliardi di lire - monitoraggio 0,060 " Totale 4,060 " Piano di caratterizzazione. Nel 1990 furono eseguite dal PMP di Campobasso analisi chimiche su campioni di fanghi provenienti da industrie extra regionali, utilizzati all'interno dell'impianto; le analisi evidenziarono la presenza di quantità anomale di cromo e mercurio, in concentrazioni superiori a quelle riportate nella tabella 1.1 della deliberazione C.I. 27/7/84 (classificazione: rifiuti tossico-nocivi). Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. È stato elaborato un progetto di messa in sicurezza del sito, consistente nella realizzazione di un diaframma plastico perimetrale continuo, composto da palancole in HDPE giuntate longitudinalmente e messe in opera all'interno di un cavo realizzato con progetto, ed immettendo a fondo cavo, prima della posa delle palancole, prodotti impermeabilizzanti quali resine, argilla o prodotti similari. L'intervento dovrebbe essere completato da una contemporanea copertura dell'area occupata dai rifiuti con uno strato di terreno impermeabile compattato e con un successivo strato di uguale spessore di terreno sabbioso, vegetale, opportunamente piantumato con essenze autoctone. Durante l'intervento è previsto un piano di monitoragio e controllo consistente nella realizzazione di 14 piezometri lungo il perimetro esterno al diaframma impermeabile e nel prelievo ed analisi chimica di campioni di aria, suolo e acque superficiali e sotterranee. PIEMONTE Comune - Località. Torino - Località Basse di Stura. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale della zona del parco fluviale contaminata dallo smaltimento abusivo di rifiuti industriali. Perimetrazione del sito. L'area, che ha un'estensione di circa 135 ettari, è compresa in una zona di parco fluviale (riva destra del fiume Stura di Lanzo) ed è praticamente interna al tessuto urbano della città di Torino. Essa si trova nella periferia nord della città, all'interno di un quadrilatero definito dalla sponda destra del fiume Stura di Lanzo a nord, dalla superstrada per Caselle a est, da via Reiss Romoli a sud e dalla strada dell'aeroporto a ovest. L'area è stata oggetto di smaltimento abusivo di rifiuti industriali e non fin dal secondo dopoguerra. Le principali tipologie di rifiuti sono riconducibili alle attività siderurgiche, come sali da rifusione dell'alluminio e scorie di fonderia. Altre tipologie di rifiuti sono costituite da fanghi e morchie oleose, idrocarburi, etc. Le molte cave disseminate lungo il corso del fiume hanno comportato un notevole degrado generale nonché facilitato l'interramento abusivo di rifiuti. Principali caratteristiche ambientali. La zona si colloca all'interno del conoide della Stura di Lanzo; si tratta di una struttura costituita dalla sovrapposizione dei depositi di origine fluviale e fluvioglaciale di età quaternaria separati da scarpate di terrazzo. I depositi a quote più elevate sono costituiti da sedimenti fluvioglaciali mentre quelli a quote inferiori corrispondono ai depositi alluvionali recenti ed attuali dei corsi d'acqua. Litologicamente i depositi sono costituiti da sabbia e ciottoli in matrice medio - fine con locali lenti e livelli limoso - argillosi intercalati a livelli sabbiosi. In profondità sono presenti depositi marini pliocenici caratterizzati da litotipi sabbiosi, argillosi e marnosi. I depositi alluvionali superficiali, di spessore variabile tra 20 e 40 m, hanno permeabilità elevata e sono sede di una falda freatica collegata all'idrografia superficiale. Sotto i depositi grossolani sono situati limi e argille intercalati a livelli sabbioso - ghiaiosi, sede di falde in pressione. La soggiacenza media della falda freatica è di circa 7 m dal p.c., con escursioni annuali di 1-3 m. La direzione di flusso delle acque sotterranee è prevalentemente disposta lungo la direttrice NW - SE. Il fiume Lanzo di Stura funge quindi da collettore principale delle acque sotterranee. L'attuale morfologia è il risultato di una serie di interventi antropici, quali estrazione di ghiaia, realizzazione di insediamenti industriali e di discariche industriali collegate sia a stabilimenti interni alle Basse di Stura sia ad attività produttive esterne. L'estensione dell'area, la sua rilevanza ambientale, la prossimità a centri abitati ad elevata densità di popolazione, la pericolosità degli inquinanti, la vulnerabilità della falda e dei corpi idrici superficiali portano a ritenere la situazione ambientale dell'area ad elevato rischio sanitario ed ambientale. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I costi di bonifica dell'area sono stati così stimati: - bonifica 56,88 miliardi di lire - finanziamento già accordato 20,00 " - importo richiesto 36,88 " Piano di caratterizzazione. In passato sono state effettuate analisi dei suoli e delle acque sotterranee, che hanno evidenziato valori di contaminazione significativi sia per i terreni (Cr, Ni, Cu, Cd, Co, Pb e Zn) che per la falda (Cr, Ni e cloruri). Altre sostanze inquinanti, rilevate dalle analisi di campioni prelevati nell'area, sono costituite da idrocarburi, ammoniaca, fluoruri, nitriti, nitrati e naftalene. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare per i restanti 36,88 mld. PUGLIA Comune - Località. Bari - Fibronit. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale area industriale dismessa. Perimetrazione del sito. Lo stabilimento di cemento - amianto Fibronit di Bari si estende per circa 100.000 mq nel cuore della città di Bari ed ha svolto la propria attività per circa 50 anni. A seguito della cessazione dell'attività nell'anno 1985, lo stabilimento non ha subito alcun intervento di risanamento o di conservazione. Nell'ottobre 1995 l'area fu sottoposta a sequestro giudiziario; attualmente l'area risulta dissequestrata. Principali caratteristiche ambientali. Il sito è all'interno dell'area metropolitana di Bari, confinando con i quartieri densamente popolati di: Japigia, Madonnella e San Pasquale. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 15 miliardi. Piano di caratterizzazione. Durante il sequestro furono effettuate indagini di caratterizzazione ambientale, che hanno accertato lo stato di contaminazione del suolo, attribuibile all'amianto, per svariati metri in profondità. Inoltre nel sito sono presenti circa 35.000 mq di tettoie in ondulati di cemento - amianto, in pessimo stato di conservazione. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. A seguito dei risultati delle indagini di caratterizzazione l'azienda, nel 1997, in forza di Ordinanze Sindacali fu costretta a coprire le aree scoperte dello stabilimento onde evitare ulteriore dispersioni di polveri e fibre di amianto nell'abitato circostante. La Giunta del Comune di Bari ha trasmesso al Ministero dei lavori pubblici ed alla Regione Puglia, nel luglio 1999, una proposta di PRUSST concernente una bonifica parziale dell'area di proprietà Fibronit, finalizzata alla realizzazione sul sito di infrastrutture viarie e di una piazza pubblica. SARDEGNA Comune - Località. Area del Sulcis - Iglesiente - Guspinese ricomprendente 34 comuni. Intervento di emergenza comuni di Iglesias, Guspini, Arbus, Domus Novas (Cagliari). Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale delle aree minerarie dismesse del Sulcis - Iglesiente - Guspinese. Perimetrazione del sito. Un accordo di programma è stato sottoscritto il 25 gennaio 1997 tra il Ministero dell'ambiente, la regione autonoma della Sardegna e l'Ente Minerario Sardo (EMSA) per i disinquinamento ed il ripristino ambientale delle aree minerarie dismesse del Sulcis - Iglesiente - Guspinese. Gli interventi previsti nel suddetto piano sono stati organizzati sulla base del grado di priorità e suddivisi in: interventi di emergenza, interventi prioritari ed interventi di bonifica finale e valorizzazione. Per ciò che concerne gli interventi di emergenza, le aree in oggetto afferiscono alle zone minerarie di Masua, Barraxiutta, Montevecchio e Ingurtosu, Monteponi, Campo Pisano e San Giovanni nonché Montevecchio Levante. In queste aree sono presenti notevoli centri di pericolo costituiti da scavi di grandi dimensione, discariche di materiali fini di processo, bacini di decantazione fanghi di processo e cumuli di scarti di lavorazione. Per fornire un'idea della vastità del problema e del rischio ambientale connesso basti ricordare i 50 scavi (S = 12 ettari, V = 1,4 Mm3), le centinaia di discariche (S = 35 ettari, V = 1,5 Mm3) e gli abbancamenti dei fini di processo (S = 250 ettari, V = 2 Mm3) nell'area mineraria di Montevecchio e Ingurtosu. Altro esempio significativo è costituito dalla discarica di fanghi rossi, che occupa una superficie di 16 ettari nella Valle d'Iglesias, sottoposta a intensi fenomeni erosivi ed al conseguente deposito e rilascio nei suoli di quantità notevoli di sedimenti e di metalli pesanti (Pb, Zn, Cd, Hg, Fe, Cu, Mn). Principali caratteristiche ambientali. Quasi tutti i bacini di contenimento interni alle miniere sono soggetti a fenomeni di instabilità degli argini, ad un'intensa azione erosiva da parte degli agenti meteoclimatici con conseguente inquinamento dei suoli e delle acque superficiali e sotterranee. Significativo è ciò che avviene nell'area mineraria di Montevecchio e Ingurtosu (Comuni di Guspini e Arbus), dove la risalita della falda, non più pompata dai cantieri minerari, ha invaso la galleria in località Casargiu, che trasporta ormai acqua a pH acido (5,5 - 6) inquinata da metalli pesanti e solfati. In tutte le aree in questione è presente una polverosità diffusa nell'aria a causa del trasporto colico dei materiali fini dalle vaste superfici di discariche e accumuli. Tutte le aree in oggetto sono inserite in contesti territoriali di pregiato valore paesaggistico e ad elevato potenziale turistico. La vastità dell'area, la pericolosità degli inquinanti già presenti nelle acque superficiali e profonde oltre che nei suoli, il pregio ambientale dell'area, oltre al valore storico delle testimonianze di archeologia industriale presenti nella stessa, portano a ritenere la situazione ad elevato rischio sanitario ed ambientale. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I costi di totali di intervento possono essere così suddivisi: - emergenze 41 miliardi di lire - interventi prioritari 260 " - boninfica e valorizzazione 640 " Totale 941 " Il costo per le emergenze e gli interventi prioritari è quindi stimabile in circa 301 miliardi. Piano di caratterizzazione. Sono state eseguite analisi di dettaglio sia delle acque sotterranee che superficiali delle aree minerarie del Fluminese di Montevecchio, Levante, di Ingurtosu Naracauli, di Montevecchio ponente, del Rio San Giorgio, dell'anello metallifero - Iglesiente del Sulcis che hanno eviedenziaro in estrema sintesi la presenza diffusa di metalli quali piombo, zinco, cadmio, arsenico, ferro e rame. A titolo di esempio il Rio Piscinas ha evidenziato un considerevole aumento delle concentrazioni dei suddetti metalli a monte dei lavori minerari che hanno evidenziato concentrazioni di 133 ppm per lo zinco, 1013 ppm per il piombo e 1050 ppm per il cadmio. Inoltre da diversi mesi si è determinata la fuoriuscita delle acque di falda dopo la chiusura dei lavori minerari. Queste acque riversano nel Rio Piscinas concentrazioni di metalli piuttosto allamanti (Zn 1500 ppm, Cd 200 ppm, Fe 130 ppm) e una sospensione costituita al 50% di Fe ai quali occorre porre rimedio con gli interventi di emergenza. Anche sui terreni, sui sedimenti fluviali e sulle discariche minerarie è stato eseguito un programma molto circostanziato di analisi, che hanno evidenziato alti valori di concentrazione dei metalli pesanti. Un programma di analisi eseguite sui terreni dell'area mineraria di Montevecchio Levante (Comune di Guspini) ha evidenziato tenori molto elevati di Pb (120 - 11.350 g/t), (Zn 140 - 11.400 g/t), (Cd 3 - 98 g/t) e As (18 - 1.180 g/t), provocando la desertificazione dei suoli circostanti. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Per gli interventi ritenuti di emergenza esistono dei piani di fattibilità relativi alle aree minerarie di seguito riportate: Masua - Comune di Iglesias; Barraxiutta - Comune di DomusNovas (Cagliari); Montevecchio, Ingurtosu - Comuni di Guspini e Arbus; Monteponi - Comune di Iglesias; Campopisano, Monteponi, S. Giovanni - Comune di Iglesias; Montevecchio - Comune di Guspini. SICILIA Comune - Località. Biancavilla (Catania). Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale delle aree urbane e suburbane inquinate da amianto. Perimetrazione del sito. Il sito è costituito da una cava ubicata a Monte Calvario, in prossimità del centro abitato di Biancavilla, dalla quale si estraeva (Ordinanza del sindaco di Biancavilla n. 32 del 12 marzo 1999 di divieto assoluto dell'attività di cava, di frantumazione e movimentazione) del pietrisco lavico contaminato da materiali fibrosi della famiglia dell'amianto (anfiboli, tremolite, actinolite, etc.) e da molti edifici del centro storico di Biancavilla costruiti con malte e intonaci prodotti attraverso la macinazione della roccia proveniente dalla cava citata. Un recente studio condotta dall'Istituto superiore di sanità in collaborazione con le competenti autorità sanitarie locali ha evidenziato, sulla base di dati ISTAT, un tasso anomalo di mortalità per tumore maligno della pleura (mesotelioma) verificatesi a Biancavilla negli anni 1988-1992 riconducibile all'anfibolo di Monte Calvario. Principali caratteristiche ambientali. La pericolosità dell'amianto, la sua presenza diffusa in forma disperdibile sia nel sito di estrazione che nel centro abitato, le preoccupanti evidenze epidemiologiche di incremento della mortalità per patologie riconducibili all'amianto portano a ritenere la situazione ad elevato rischio sanitario ed ambientale. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo totale di bonifica è stato stimato pari a circa 40 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. La struttura commissariale ha organizzato un gruppo di lavoro, a cui partecipano rappresentanti del Ministero ambiente, Enea, ISS, ISPESL e OMS, che ha eseguito una serie di indagini ambientali (ENEA, ISPESL e CRA Piemonte) ed ha redatto un piano di intervento sull'area. Al C.R.A. Piemonte è stato conferito un incarico da ENEA al fine di effettuare una campagna di monitoraggio nei suoli e nell'aria del comune di Biancavilla, consistente in: prelievo ed analisi di cento campioni di suolo, di cui sessanta provenienti dalle carote prelevate nel centro abitato di Biancavilla e quaranta provenienti dai margini delle strade asfaltate o sterrate, dalla cava di Monte Calvario e dal materiale di scavo della galleria ferroviaria Circumetnea; prelievo ed analisi di trenta campioni di aria nel centro abitato, in corrispondenza delle strade sterrate e nei luoghi di maggiore traffico veicolare, nonché nella cava e nella galleria. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Il comune di Biancavilla ha proposto una serie di interventi consistenti in: ricoprimento delle aree attualmente occupate da depositi di sabbia e materiale sciolto contenente fibre di amianto; attuazione di interventi atti ad abbattere la polverosità del territorio comunale (asfaltatura delle strade, previa necessaria realizzazione di rete fognante ed idrica, etc.), azioni volte a mantenere in sicurezza le fibre presenti negli edifici, quali il confinamento con vernici ricoprenti o simili degli intonaci interni, etc. A tale proposito il gruppo di lavoro ha elaborato un piano di sicurezza relativo all'esecuzione delle opere sopra descritte. Inoltre l'ENEA, su incarico del Commissario di Governo, ha elaborato il "progetto preliminare di messa in sicurezza provvisoria della cava di Monte Calvario e di sistemazione del materiale di scavo nell'abitato e della galleria ferroviaria circumetnea". TOSCANA Comune - Località. Livorno. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale dell'area portuale e industriale. Perimetrazione del sito. Il sito occupa un'area portuale dove si sono accumulati sedimenti sul fondo del canale industriale. I principali inquinanti presenti nei sedimenti sono costituiti da: metalli pesanti (Pb, Hg, Cu, Zn, Cr) e da idrocarburi policiclici aromatici (I.P.A.). Il sito è già inserito nel Piano d'area relativo all'area a rischio di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 175/1988 e successive modifiche e integrazioni. Principali caratteristiche ambientali. In corso di acquisizione. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I costi dell'intervento possono essere così suddivisi: fase di dragaggio 4,4 miliardi; fase di trattamento 15,31 miliardi; totale (IVA esclusa) 19,81 miliardi. Piano di caratterizzazione. Il quantitativo dei sedimenti sul fondo del canale industriale è valutato in circa 180.000 mc. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. È stato elaborato un progetto di bonifica consistente nelle seguenti fasi: analisi dei sedimenti e delle acque; dragaggio dei fondali; analisi dei materiali dragati; stoccaggio; smaltimento e/o recupero tramite: lavaggio basico dei fanghi per la estrazione della componente organica; inertizzazione della componente inorganica mediante miscelazione dei fanghi con cemento, silicato sodico e calce al fine di un successivo riutilizzo e/o smaltimento. UMBRIA Comune - Località. Terni - Località Valle - Papigno. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale area industriale siderurgica. Perimetrazione del sito. Il sito in oggetto comprende l'area relativa all'impianto siderurgico di Terni, dove vengono prodotti semilavorati di acciaio nella sua configurazione storica ed attuale. La società Terni per l'acciaio e l'elettricità ha svolto in passato, le proprie attività in varie aree del comune di Terni. In particolare le attività produttive che oggi sono concentrate in un unico stabilimento, fino alla metà degli anni '70 si sono svolte anche in aree, attualmente dismesse e di proprietà del comune di Terni. Consistenti zone delle suddette aree sono state utilizzate per deposito provvisorio e/o definitivo di materiali di scarto delle attività produttive. In particolare gli interventi che saranno attuati riguardano: bonifica e messa in sicurezza dell'area industriale dismessa in località Papigno, e degli ex stabilimenti Gruber e Centurini nonché del sito della vecchia discarica per scorie siderurgiche dismessa nel 1972 e ubicata all'interno dell'unità produttiva; bonifica e miglioramento ambientale dell'attuale sito di discarica di 2a categoria tipo B per rifiuti speciali, attiva, che ricomprende una zona destinata fino al 1997 a discarica di 1a categoria, al servizio dei comuni e dell'area ternana; bonifica e messa in sicurezza delle aree contaminate da PCB ubicate all'interno dell'attuale stabilimento siderurgico A.S.T. e nell'area dell'ex stabilimento di Papigno; bonifica e messa in sicurezza delle aree contaminate da amianto ubicate all'interno dell'attuale stabilimento siderurgico A.S.T. e nell'area dell'ex stabilimento di Papigno; bonifica e miglioramento ambientale delle aree contaminate da polveri prodotte dal processo siderurgico ubicate sia all'interno che nelle immediate adiacenze dello stabilimento. Principali caratteristiche ambientali. I siti individuati costituiscono nel loro complesso una zona caratterizzata da una netta prevalenza di attività industriali ancora in essere o dismesse che hanno trovato in quest'area la loro naturale collocazione a partire dagli anni ottanta del secolo scorso per una serie di favorevoli condizioni legate essenzialmente alla disponibilità di energia a basso costo ed una morfologia particolarmente adatta per l'installazione di attività artigianali ed industriali, ancorché di notevolissimo pregio paesaggistico ed ambientale in quanto posta nel tratto iniziale della media Valnerina conosciuta a livello nazionale ed internazionale per le sue pecularietà naturalistiche di cui l'emergenza più rilevante è costituita dalla Cascata delle Marmore. Nel tempo lo sviluppo urbanistico della città di Terni ha fatto sì che l'area industriale originariamente collocata completamente al di fuori del nucleo urbano, venisse inglobata nel tessuto cittadino e quindi attualmente lo stabilimento A.S.T. ed anche le aree industriali dismesse sono completamente contornate da insediamenti residenziali. Ciò ha comportato che l'attività industriale ed i nuclei urbani interferiscono fortemente tra loro determinando reciproci condizionamenti. Va inoltre fatto rilevare che l'ormai più che secolare presenza delle suddette attività industriali siderurgiche, chimiche e tessili caratterizzate da processi produttivi di rilevantissima potenzialità e di forte impatto, ha dato luogo soprattutto nei periodi passati sia per la scarsa sensibilità dei problemi ambientali che per la mancanza di norme di salvaguardia, a situazioni di concreti rischi per l'ecosistema con pesanti riflessi sull'utilizzo delle aree. Per tali ragioni si ritiene particolarmente importante produrre un tempestivo ed efficace sforzo di risanamento dell'intera area. La vastità dell'area, il pregio naturalistico delle aree circostanti, la sua collocazione nel tessuto cittadino, il pericolo connesso alla tipologia degli inquinanti ed alla presenza di discariche industriali, le ragioni occupazionali portano a ritenere che il sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e sanitario. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Stimati 41,5 miliardi appaltabili nel 2000, 14,5 miliardi nel 2001 ed a completamento oltre il 2001 9,0 miliardi, per un totale di 65,0 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. Da elaborare. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare. VALLE D'AOSTA Comune - Località. Emarese - Località Settarne-Chassant. Tipologia dell'intervento. Messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale di cava di amianto e delle annesse discariche. Perimetrazione. Il sito è ubicato ad un'altitudine di 1370 m circa s.l.m, ed ha un'estensione complessiva di circa 40.000 mq. L'area presenta cumuli ingenti di amianto in scaglie, derivanti dalle vecchie attività di cava terminate all'inizio degli anni 70. L'area è stata scavata ad imbuto di ampiezza significativa e in minima parte riempita con materiale di cava; sono presenti diversi buchi sul versante a monte, derivanti da una gestione della cava effettuata attraverso lo scavo di gallerie nella montagna. Queste ultime stanno provocando seri problemi di stabilità della parte superiore della montagna, che è anche interessata dalla presenza di un piccolo centro abitato. L'intera area è priva di protezione e di copertura per cui, oltre ai citati problemi di stabilità, è presente il problema del rischio di dispersione in atmosfera delle fibre libere di amianto rilasciate dalle scaglie di minerale cavato ed accumulato nel sito. L'area, essendo ubicata in montagna e soggetta quindi a intense precipitazioni nevose, non è accessibile nel periodo invernale, con conseguenti difficoltà di esecuzione delle indagini e degli interventi in sito per almeno sei mesi all'anno. Principali caratteristiche ambientali. In corso di acquisizione. La vastità dell'area, il pericolo connesso alla tipologia degli inquinanti ed alla presenza di discariche di rifiuti contenenti amianto, il pregio naturalistico delle aree circostanti, l'instabilità dei versanti portano a ritenere che il sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e sanitario. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo degli interventi, comprendenti le fasi preliminari alla progettazione, la progettazione stessa, la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dell'area, è stimato pari a circa 40 miliardi. Piano di caratterizzazione. È stato elaborato solo in minima parte in riferimento ad alcune analisi ambientali. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare. VENETO Comune - Località. Mardimago e Ceregnano (Rovigo). Tipologia dell`intervento. Bonifica area di smaltimento abusivo di rifiuti industriali. Perimetrazione. Alle porte di Rovigo, nella frazione di Mardimago, si trova uno stoccaggio di varie tipologie di rifiuti, noto come "discarica abusiva di Mardimago". L'area è stata destinata da verde agricolo a infrastruttura di servizio dell'impianto di seconda categoria, consistente in una discarica di tipo II A. Le abitazioni più vicine si trovano a distanza di circa 400 m. Sull'area, di superficie pari a circa 16.000 m2, giacciono stoccate dalla fine del 1996 circa 21.000 tonnellate di rifiuto "fluff" (proveniente dall'attività di demolizione di autoveicoli e costituito da parti gommose, plastiche e di tessuto triturate e miscelate), circa 1.500 tonnellate di sale da conceria e 8 - 10 big - bags contenenti polverino. Il fluff risulterebbe provenire dalle ditte "Acciaierie Venete" di Padova (Transider Falk), il sale da aziende del settore conciario (fase di scarnatura delle pelli) e il polverino da impianti di abbattimento dei fumi di acciaieria. Il fluff presenta rischi per la salute pubblica e per l'ambiente rappresentati dai fenomeni di combustione nella parte esterna del cumulo, con dispersione incontrollata di fiumi e vapori pericolosi in atmosfera (la periferia della città di Rovigo dista circa 6 km in linea d'aria). A seguito di un importante fenomeno di combustione del fluff il Comune ha aperto un procedimento amministrativo, emettendo una serie di ordinanze comunali nei confronti della ditta proprietaria del materiale (Geotecas) e del proprietario del terreno (società Geotech). Ai sensi del decreto legislativo n. 22/1997 il comune di Rovigo sta operando, in sostituzione dei responsabili inadempienti già sottoposti a procedimento penale, per la messa in sicurezza e la bonifica dell'area. Il materiale in oggetto non è stato inserito dal decreto ministeriale 5 febbraio 1998 nella lista dei rifiuti non pericolosi riutilizzabili. In attesa dell'emanazione del prossimo decreto sulle tipologie di rifiuti pericolosi recuperabili, tale tipologia di rifiuto, in base alle concentrazioni di metalli, alla presenza di oli, solventi e PCB, è stato classificato come rifiuto tossico - nocivo ai fini dello smaltimento in discarica. I cumuli di sale non adeguatamente protetti rilasciano, per effetto del dilavamento delle acque meteoriche, cloruri e materiale organico nelle acque superficiali dei fossi adiacenti, nel terreno e di conseguenza nelle acque di falda; gli ultimi dati di monitoraggio ambientale (maggio 1999) hanno infatti segnalato un costante aumento della conducibilità elettrica e del COD nelle acque circostanti. Tale tipologia di rifiuto è stato classificato ai fini di un eventuale smaltimento (Deliberazione C.I. 27 luglio 1984) come rifiuto speciale non tossico - nocivo. La caratterizzazione chimica del polverino ha evidenziato l'elevata presenza di metalli pesanti (piombo, cadmio e cromo esavalente) e la sua classificazione ai fini di un eventuale smaltimento (Deliberazione C.I. 27 luglio 1984) come rifiuto tossico - nocivo. Esso è inoltre infiammabile ed esplosivo quando macinato e libera a contatto con acqua arsine e fosfine. Nel comune di Ceregnano, in località Lama Polesine, sono presenti ingenti quantità di fluff all'interno e all'esterno di un capannone di proprietà della società Geotecas. Anche in questo caso il comune sta operando in via sostitutiva in danno dei responsabili inadempienti. Principali caratteristiche ambientali. Dal punto di vista idrologico l'area è circondata da acque superficiali consistenti in: bacino di cava (lato sud), fossati d'irrigazione a confine dell'area (lati nord, est ed ovest), canali di bonifica (scolo Cesta e Ceresolo). Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. I finanziamenti finora ottenuti dalla provincia e dalla regione per la messa in sicurezza e bonifica del sito di Mardimago ammontano a 980 milioni. Circa 250 milioni sono stati spesi per i primi interventi di messa in sicurezza dell'area e per la caratterizzazione preliminare di tutto il sito. La restante cifra sarà utilizzata per l'inizio dell'intervento di bonifica dei cumuli di sale da conceria e del polverino. Il costo totale dell'intervento di bonifica e ripristino ambientale è stato stimato in circa 13 miliardi di lire, dei quali 4 per il sito di Ceregnano. Piano di caratterizzazione. Da elaborare Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. La messa in sicurezza del sale da conceria è stata effettuata mediante una copertura con tettoia e teli di idonea resistenza per impedire il percolamento delle acque meteoriche mentre quella del fluff è consistita nella realizzazione di arginature attorno al cumulo e di un sistema di bagnatura della superficie del cumulo al fine di minimizzare i fenomeni di combustione e la conseguente dispersione di aerosol e fumi dannosi per la salute pubblica. Il progetto preliminare di bonifica del sito di Mardimago prevede per il fluff due alternative: A) Smaltimento transfrontaliero del rifiuto ad esempio in cave o miniere in Germania, disponibili ad accettare il materiale (costo pari a circa 9 miliardi). B) Declassazione ai fini dello smaltimento di parte del materiale contaminato (costo pari a circa 7 miliardi), attraverso le seguenti fasi: smassamento e separazione meccanica del rifiuto (separazione in lotti omogenei, vagliatura meccanica nelle due classi granulometriche > e < 4 mm, lavaggio con acqua in pressione, caratterizzazione chimica delle due frazioni ottenute); smaltimento finale del rifiuto in discariche italiane di seconda categoria - tipo B. Per quanto riguarda il sale è prevista la rimozione ed il suo recupero come antighiaccio stradale (costo circa 200 milioni). Il polverino, in considerazione delle quantità limitate, sarà rimosso e smaltito in discarica (costo circa 8 milioni). Una volta rimossi i rifiuti si procederà alla valutazione del grado di contaminazione dei terreni sottostanti e delle acque superficiali e di falda. Un progetto preliminare di bonifica del sito di Ceregnano prevede l'asportazione e lo smaltimento del fluff in discarica autorizzata (costo circa 4 miliardi). PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO Comune - Località. Bolzano. Tipologia dell'intervento. Bonifica aree industriali dismesse. Perimetrazione. Lo stabilimento Aluminia, edificato nei primi anni '30, si trova nell'area industriale di Bolzano. Inizialmente l'area presentava dislivelli successivamente colmati con materiale di riporto; con l'ampliamento dello stabilimento, si resero necessari altri riempimenti realizzati anche con materiale proveniente dalla demolizione di vecchi capannoni e sale forni, e molto probabilmente con impiego di scorie di produzione provenienti da altri stabilimenti della zona industriale (Magnesio, Acciaierie). Lo stabilimento produceva alluminio a partire dalla bauxite, costituita dal 58% di sesquiossido di Al (Al(base)2 0(base)2), mescolata con il 23% di ossidi di ferro, 2,5 di silice (Sio(base)2), 3,5% di ossido di titanio ed acqua. Attraverso varie trasformazioni ed ampliamenti, lo stabilimento ha continuato a produrre alluminio fino al 1991 (è ancora attiva la produzione secondaria degli estrusi): in tutti gli anni di atti-vità, i fanghi ricchi di fluoruri vennero raccolti ed accumulati nei piazzali dello stabilimento per poi essere portati in discariche, cosi come i residui dei forni delle sale denominati Bz2, che furono accumulati e spianati nella parte sud-est dello stabilimento, area in cui lo spessore di tale accumulo è testimoniato da scarpate alte circa tre metri. L'inquinamento maggiore è provocato dal fluoruro (presente nella criolite), che può raggiungere le più importanti matrici ambientali attraverso i seguenti meccanismi fisici: diffusione di fumi e polveri in atmosfera, infiltrazione delle acque di percolazione provenienti dagli accumuli di stoccaggio delle scorie, percolazione attraverso i materiali provenienti dalla demolizione di parti dello stabilimento ed utilizzati per rilevati nell'area dello stesso; perdite dalle vasche di decantazione dei fanghi. Lo stabilimento magnesio, che ha iniziato le sue attività di produzione nell'aprile 1938, ha prodotto negli anni successivi le seguenti sostanze: carburo di calcio, magnesio (metodi Pidgeon e Bolzano), ferro, silicio e ossido di bario. La lavorazione predominante all'interno dell'area è stata certamente quella relativa alla produzione del magnesio, il cui residuo di lavorazione è un materiale di formula chimica Ca(base)2SiO(base)4 (silicato bicalcico). Fino alla fine del 1983, la presenza di questo residuo di lavorazione non costituiva problema ambientale, poiché veniva conferito ai cementifici che lo usavano come "filler" all'interno del loro processo produttivo. Motivazioni di carattere economico, hanno in seguito indotto la soc. Magnesio ad accumulare, dapprima saltuariamente (1983, 1984) poi con regolarità (dal 1985 fino alla cessazione della produzione avvenuta nel febbraio 1992), il residuo su di un'area situata all'interno dello stabilimento. Principali caratteristiche ambientali. L'area relativa allo stabilimento Aluminia è situata lungo la sinistra idrografica del fiume Isarco, in particolare nella parte terminale del suo conoide. Il terreno ha un andamento pianeggiante con diversi piani tra piazzali e scantinati: in particolare i piazzali sono realizzati su rilevati e quindi a quote superiori rispetto ai terreni adiacenti ad est e sud-est. Dal punto di vista idrogeologico, l'area è caratterizzata dalla presenza di due falde idriche sovrapposte, delimitate da uno strato di limo argilloso della potenza minima di 1,5 metri, posto a circa 20 metri di profondità: ambedue gli acquiferi sono costituiti da alluvioni ghiaioso-sabbiose più o meno limose. L'area dello stabilimento Magnesio, si trova sul conoide formato dall'azione combinata del torrente Talvera e del fiume Isarco. È costituita da ghiaie e sabbie in matrice scarsamente limosa, e presenta in superficie un livello limo-sabbioso di potenza massima intorno ai due metri. I terreni risultano sede di un acquifero continuo in senso orizzontale e verticale, che costituisce un sistema monofalda, i cui massimi annuali sono concentrati nei mesi estivi e raggiungono la quota di - 6,20 metri dal piano campagna. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo degli interventi di bonifica delle due aree industriali è stato stimato in circa 40 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. Da elaborare. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Da elaborare. PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Comune - Località. Trento - Trento Nord. Tipologia dell'intervento. Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali dismesse e delle rogge pubbliche e private che corrono tangenti ad esse. Perimetrazione del sito. Il sito è costituito dalle aree occupate dalle antiche industrie chimiche Carbochimica (S = circa 5 ettari) e Sloi (S = circa 5,5 ettari), ubicate nella piana alluvionale della Val d'Adige a nord della città di Trento, denominata Campotrentino caratterizzata dalla presenza di un reticolo di fosse, che originariamente servivano per il drenaggio delle campagne, trasformatesi, a seguito dell'urbanizzazione, in collettori di raccolta delle acque meteoriche. La Carbochimica Italiana, ex Prada, attiva dall'inizio del secolo fino ai primi anni '80, distillava catrame e produceva naftalina, oli per la preparazione del legno, peci per elettrodotti, anidride ftalica e acido fumarico. Attualmente l'area, libera dai corpi di fabbrica che sono stati interamente demoliti, è in parte pavimentata ed in parte ricoperta da vegetazione spontanea. La Sloi, attiva dalla fine degli anni '30, produceva piombo tetraetile ed altre sostanze altamente tossiche. Lo stabilimento fu chiuso nel 1978, su ordinanza del Sindaco di Trento, a seguito di un incendio che provocò la fuoriuscita di una nube tossica di vapori di soda caustica. Attualmente gli impianti sono stati smontati e i fabbricati parzialmente demoliti. Gli inquinanti tipici rilevabili nell'area della ex Carbochimica sono costituiti da I.P.A., solventi aromatici e fenoli; la contaminazione è diffusa soprattutto nelle aree dei serbatoi interrati, di lavorazione e deposito e nei terreni di riporto. Il grosso della massa inquinante si è arrestata nella parte alta dell'acquifero (circa - 8 m dal p.c.); l'inquinamento nel terreno genera un pennacchio contaminato nell'acqua di falda, dove sono presenti sostanze inquinanti quali naftalene, solventi aromatici e fenoli. Le concentrazioni di fenoli, solventi aromatici e naftalene, più solubili in acqua e biodegradabili, decrescono in modo tendenzialmente esponenziale con la distanza dall'ex stabilimento diversamente dagli IPA a tre e quattro anelli (escluso il fenantrene) che non appaiono sensibili ad un evidente processo di biodegradazione. È importante rilevare che anche le rogge circostanti l'area della Carbochimica (Rio Lavisotto) e interessate dagli antichi scarichi produttivi hanno i fanghi, il terreno d'alveo e di subalveo inquinati per spessori di alcuni metri. Gli inquinanti tipici rilevabili nell'area dell'ex Sloi sono costituiti da piombo totale, piombo organico e mercurio (derivante dall'impianto cloro - soda). La contaminazione da piombo tetraetile è presente nel terreno di riporto e nell'orizzonte limoso e, come rilevato dalle analisi allegate al progetto definitivo, è massiccia anche in profondità nei terreni dell'acquifero, dove è in atto una sua lenta degradazione che origina fasi solubili e polari (piombo trietile e dietile), in parte adsorbite dalla frazione argillosa del limo ed in parte trasportate dalle acque di falda. La diminuzione esponenziale delle concentrazioni di questi composti nelle acque di falda con l'aumento della distanza dall'impianto dismesso è attribuibile non solo alla diluizione e alla dispersione ma anche alla biodegradazione. Le rogge interessate dagli antichi scarichi della fabbrica presentano notevole contaminazione delle acque (fossa Armanelli) e dei sedimenti di piombo totale di piombo organico e di mercurio. Principali caratteristiche ambientali. Le aree ex industriali in oggetto si trovano nella piana alluvionale di Trento Nord, compresa tra i conoidi del torrente Avisio e del Fersina e limitata dai massicci carbonatici del Soprassasso e del Calisio. Il corso dell'Adige, rettificato ed arginato, defluisce sul fianco occidentale del fondovalle ad una distanza di circa 500 metri. Il sistema idrografico è costituito da un reticolo di fosse, che originariamente servivano per il drenaggio delle campagne, trasformatesi, a seguito dell'urbanizzazione, in collettori di raccolta delle acque meteoriche; le rogge confluiscono nel Rio Lavisotto, che raccoglie le acque provenienti dal Monte Calisio. I corsi d'acqua adiacenti alle ex aree industriali e quindi anche il Lavisotto sono stati interessati dagli scarichi delle antiche industrie e presentano quindi un inquinamento diffuso. La successione stratigrafica, dall'alto verso il basso, è la seguente: materiale di riporto (pochi metri), limi passanti a sabbie fini (circa 5 metri), ghiaie sabbiose e sabbie con ghiaia (circa 7 metri; sede dell'acquifero principale), lente di limi (max circa 2 metri), sabbie fini (5 - 10 metri), alternanze di sabbie fini con lenti di limi (fino alla profondità di circa 40 m sotto il p.c.). La falda acquifera, che è di tipo semiconfinato (K = 3 x 10-3 m/s), scorre in direzione sud con pendenza di circa 0,1 - 0,2%; la soggiacenza media della falda è di circa 2 metri. Esistono numerosi pozzi nell'area, che emungevano elevate quantità di acqua, molti dei quali non sono più utilizzabili in quanto inquinati. La vastità dell'area, la sua collocazione nel contesto urbano, il pericolo connesso alla tipologia degli inquinanti (piombo organico, naftalene, solventi aromatici e fenoli) ed alla presenza di rifiuti industriali, la vulnerabilità della falda, la presenza di un sistema idrografico costituito da una fitta rete di canali di acqua superficiale portano a ritenere che il sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e sanitario. Costi di messa in sicurezza e/o bonifica. Il costo degli interventi di bonifica relativi alle due aree industriali è stato stimato pari a circa 115 miliardi di lire. Il costo della bonifica delle rogge è stimato in 85 miliardi dei quali 80 per le rogge di competenza pubblica e 5 per quelle di competenza privata. Il costo totale di bonifica è quindi stimabile in circa 200 miliardi di lire. Piano di caratterizzazione. Nel periodo 1994 - 1997, nelle aree della Carbochimica e della Sloi, sono state effettuate dalle strutture pubbliche e private sia un monitoraggio continuo dei piezometri installati sia una serie di prelievi ed analisi chimiche di campioni di aria, terreni, acque superficiali e di falda. Nel 1996 le analisi chimiche sono state estese in modo sistematico anche alle rogge, sulla base delle risultanze di un'analisi di rischio effettuata dalla P.A.T. (UWG '96). Nel 1998 sono stati redatti per le due aree ex industriali dei progetti definitivi sulla base di appositi criteri guida, che hanno comportato la preventiva realizzazione di una vasta campagna di sondaggi (oltre 200), campionamenti ed analisi chimiche. Nello stesso periodo sono stati presentati i progetti preliminari per le fosse pubbliche e private. Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Approvazione, da parte della Commissione tutela ambientale della provincia autonoma di Trento, ed esecuzione di un progetto di bonifica per la rimozione dell'amianto giacente negli edifici dell'impianto industriale ex Sloi. Recinzione di tutti i siti inquinati (aree ex industriali e fosse). Monitoraggi cadenzati e definiti sulla base di appositi protocolli sia delle acque superficiali sia di quelle di falda. Progetto della barriera idraulica per l'intercettazione e la depurazione della falda inquinata in uscita dall'area ex Carbochimica. Progetto di disattivazione, mediante by pass a monte, del flusso idrico del tratto inquinato della fossa Armanelli. Istituzione di una vasta area di controllo edilizio con prescrizioni di qualificazione dei suoli, delle acque e divieto di emungimenti che possono provocare movimentazioni in falda degli inquinanti. Disattivazione di pozzi ad uso irriguo nelle aree circostanti i siti inquinati ed in particolare quelli ricadenti nel pennacchio dell'ex Carbochimica.