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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 346 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA, del vice presidente ROSSOMANDO, del vice presidente TAVERNA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,32). Si dia lettura del processo verbale. BINETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 2005 Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2005, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi. Ricordo che nella seduta di ieri è stata respinta una proposta di questione pregiudiziale. Ha chiesto di intervenire il senatore Caliendo per illustrare la questione sospensiva QS2. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, al primo anno della facoltà di giurisprudenza ci insegnavano, come insegnano oggi, che la legge è la composizione di opposti interessi e, nella ricerca costante e meticolosa di questa composizione, si concreta la funzione parlamentare di maggioranza e opposizione. Chiunque, dalla maggioranza o dall'opposizione, viene meno a questa regola tradisce la funzione del Parlamento. (Applausi) . Il primo tradimento è quando si dice di andare in Aula perché una legge deve essere approvata così come è. Questa posizione ha impedito qualsiasi discussione. Scusatemi: penso anche al tentativo di ieri del presidente Renzi di accogliere alcune delle nostre critiche per poi dire che occorre trovare un accordo; se non ci muoviamo, tra chi dobbiamo trovare un accordo? Rispetto all'intervento del presidente Salvini - come si dice a Milano - "con il cuore in man", ho trovato fuori luogo l'intervento della mia amica De Petris che ha voluto ricordare a Salvini di dover rivolgere lo stesso appello a Orbán per le leggi in vigore in Ungheria. Dobbiamo ragionare su quello che dobbiamo fare noi, perché veniamo meno a quella che è una regola della democrazia, del Parlamento. La prima questione, allora, è la seguente: è possibile che non si debba discutere? Penso alla posizione del Partito Democratico in Commissione e non mi interessa stabilire la data, anche se è vero quanto detto dal presidente Ostellari. Il 28 aprile c'è stata la prima seduta, ma non ha importanza. È invece importante un aspetto fondamentale: non si è consentita la possibilità di discutere; non ho avuto la possibilità di trovare quel clima che nella passata legislatura fu trovato sulla questione della legge Zan, già all'epoca presente. Ebbene, vorrei ricordare che in Commissione ho posto una questione: possiamo noi introdurre un reato che si basa sull'istigazione a delinquere, ignorando il nostro codice, il codice Rocco? Rispetto al codice Rocco, quello, sì, fascista: quello che si tenta di fare oggi appare qualcosa di più grave del fascismo. Quando si dice che l'istigazione a delinquere deve essere punita, significa non avere presente qual è l'organizzazione del nostro sistema penale. Mi meraviglia che alcuni di voi che sono giuristi, forse migliori di me, non si rendano conto del contrasto evidente tra l'articolo 115 del codice penale, che dice che nessun cittadino italiano è punibile ove faccia un'istigazione a delinquere che non è accolta o se il reato non si realizza. Al contrario, con il disegno di legge in esame sarà punito chi istiga a commettere una discriminazione anche se questa non si realizza. Cosa occorre, invece? Il codice penale all'articolo 414 prevede che deve essere un incitamento pubblico, perché è quella la correzione. Nella passata legislatura avevamo fatto insieme il tentativo di correzione anche della legge Mancino, perché dobbiamo ragionare in termini di correttezza. Questo primo problema è stato richiamato dal collega Balboni: come si può discutere degli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale senza aver cognizione di ciò che è alla base dell'interpretazione? Ciò significa rimettere al giudice la scelta, l'interpretazione non solo di un dato fatto, di una specifica previsione legislativa, applicandola al caso concreto. Non è così. Si tratta di una libertà di interpretazione che avverrà da una parte all'altra dell'Italia anche in modo diverso. Come fate, allora, a non rendervi conto di non voler discutere - badate - di poche cose, con la preparazione e la competenza che ciascuno di noi può avere, individuando le correzioni possibili? Perché non volete discutere? La legge tornerà alla Camera comunque, perché c'è un errore che deve essere corretto, e lo vedrete. Mi chiedo come giuristi come Grasso e altri possano ritenere di non voler fare lo sforzo di identificare una soluzione corretta. È questo che mi fa inquietare e che non riesco a comprendere. Io non sono capace di schierarmi a priori a destra o a sinistra, con la maggioranza o con l'opposizione solo per mettere una bandierina (Applausi) . Io voglio raggiungere il risultato di una norma che sia idonea a garantire ai nostri cittadini una tutela per chi si trova nelle condizioni previste dal disegno di legge Zan e nello stesso tempo una garanzia a tutti i cittadini di non essere coinvolti in una guerra di religione in un certo senso. Molti infatti non intervengono in quest'Aula forse perché hanno il timore di ritrovarsi tacciati di omofobia per aver detto qualcosa che non ha alcuna volontà di essere inquadrata in quella fattispecie. Io mi domando se sia possibile. Ieri tutti hanno parlato dell'articolo 4, facendo riferimento a una norma già prevista dalla Costituzione all'articolo 21 sulla libertà di espressione. I Padri della nostra Costituzione, quelli che sono venuti prima della Costituzione per difendere la libertà di espressione nel nostro Paese, sono arrivati a perdere la vita per difendere i principi fondamentali della nostra democrazia, della nostra Costituzione (Applausi) . E voi volete calpestarli dicendo che la libertà di espressione vale fino a quando non ci sia per caso un determinato pericolo. Vi rendete conto? Chi farà una tale valutazione? Vanno stabilite regole certe che possano essere applicate dal giudice; invece avete individuato un precetto a metà, in cui date una soluzione finale senza dire qual è il percorso, per quali condizioni il giudice possa condannare una persona per aver violato il principio. Così non è. Voi dite di far passare la legge così com'è, ma allora io non ho capito e forse il senatore Errani me lo potrà spiegare, perché credo che non dovrebbe avere la condizionalità del segretario del Partito Democratico. Me lo dovrà spiegare, perché non c'è una ragione specifica per votare una norma che pone quella serie di problemi che ho posto in evidenza, sia pure indicandone solo alcuni. Occorre allora individuare le ragioni che sono alla base di un'azione politica che probabilmente è fatta soltanto per acquisire qualche consenso. A me non pare che sia una cosa che faccia acquisire consensi: basta pensare al voto di ieri sulle pregiudiziali. Spaccare il Paese, spaccare il Parlamento in due è una cosa non da grandi politici, ma da politicanti. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Malan per illustrare la questione sospensiva QS3. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, non entrerò nel merito e nei contenuti del disegno di legge in esame, perché ci saranno molte altre occasioni per farlo nei prossimi giorni. Richiamo i colleghi al rispetto della Costituzione in una forma estremamente specifica: non si può proseguire su questo provvedimento ignorando quanto è stato fatto pervenire in un primo tempo dalla Segreteria di Stato della Santa Sede e più specificamente - poi dirò perché - da due Chiese titolari delle intese. Nel nostro Paese la questione della libertà religiosa, che già aveva fatto alcuni passi ai tempi del 1848, prima ancora che l'Italia fosse unita, è stata inserita nel Trattato di pace alla fine della Seconda guerra mondiale e l'Italia si è impegnata a tutelare la libertà religiosa per esplicita richiesta degli Stati Uniti d'America, che avevano e hanno a cuore questo tema. Infatti, la nostra Costituzione in diversi punti si occupa della questione della libertà religiosa: nell'articolo 3, che prevede che non vi sia alcuna discriminazione per ragioni religiose, tutte le religioni naturalmente; negli articoli 19 e 20, che si occupano specificamente della libertà religiosa, su cui non ci possono essere speciali limitazioni. Tuttavia, il rispetto della Costituzione dovrebbe essere insito in tutte le leggi e questa non è una novità. Quante volte nelle questioni pregiudiziali e sospensive, da entrambe le parti, nelle varie fasi in cui ci si trova all'opposizione, vengono sollevati dubbi sull'incostituzionalità di certe parti. Ma qui vi è un fatto procedurale che non lascia scampo: l'articolo 7 della nostra Costituzione prevede che i rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica siano regolati dai Patti lateranensi, che, quando è stata scritta la Costituzione, erano i Patti del 1929, poi rinnovati nel 1984 e firmati per la Repubblica Italiana dal presidente del Consiglio Bettino Craxi e dalla sua controparte, il Segretario di Stato della Città del Vaticano. L'articolo 14 di quell'Accordo, l'ultimo, recita: «Se in avvenire sorgessero difficoltà di interpretazione o di applicazione delle disposizioni precedenti, la Santa Sede e la Repubblica italiana affideranno la ricerca di un'amichevole soluzione ad una commissione paritetica da loro nominata». La nota verbale consegnata il 17 giugno dalla Segreteria di Stato del Vaticano all'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede richiama precisamente questo: richiama l'articolo 2 dei Patti lateranensi, che prevede la libertà per la Chiesa di professare il suo magistero e per i singoli credenti di praticare la propria religione. Qui non abbiamo un letterale richiamo alla situazione in cui siamo, anche se la lettera della Segreteria di Stato mi sembra che lasci pochi dubbi. La laicità dello Stato qui non c'entra nulla. Non c'entra nulla, perché si tratta di rispettare un trattato; che poi questo trattato sia con la Santa Sede anziché con un altro Stato (la Bulgaria, l'Algeria o chissà quale) poco rileva. Bisogna rispettare i trattati, specialmente quando sono specificamente previsti dalla Costituzione. Ma nella Costituzione c'è anche l'articolo 8. Giustamente, i Padri costituenti vollero regolare i rapporti con la Chiesa cattolica, per le note vicende che conosciamo sorte dal 1870 in poi. Ma, per questioni di libertà religiosa, che deve essere garantita a tutti, previdero l'articolo 8, e cioè le intese con le altre confessioni religiose. Bene, fra quelle ci sono le intese con la Chiesa apostolica in Italia e la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, entrambe approvate dal Parlamento nel 2012 e firmate già nel 2007. Per ottenere tali intese occorre un decorso molto lungo; per la confessione che l'ha avuta più rapidamente sono occorsi dodici anni, mentre per le due chiese di cui stiamo parlando più di trent'anni. Non è certo una cosa fatta alla leggera. Ricordo che quelle intese hanno un lungo processo e che le fasi finali sono tre: la terzultima è la sigla da parte della Repubblica italiana e della confessione religiosa interessata. Per la Repubblica italiana quella sigla fu messa dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta, nome che a qualcuno di voi specialmente dovrebbe ricordare qualche cosa. (Applausi) . E non ha firmato perché voleva fare quello, ma perché rappresentava la Repubblica italiana. La firma vera e propria, che avviene dopo una serie ulteriore di accertamenti, viene fatta dal Presidente del Consiglio, che all'epoca si chiamava Romano Prodi (altro nome che dovrebbe essere familiare a molti). Ma quella firma, di nuovo ovviamente, non l'ha messa lui come persona; sarebbe come se l'avesse posta qualunque altro dei Presidenti del Consiglio, come se l'avessero messa Mario Draghi, Giuseppe Conte, Silvio Berlusconi, Mario Monti o qualunque Capo del Governo, perché rappresentanti la Repubblica italiana come noi rappresentanti la Repubblica italiana. In entrambe quelle intese c'è un articolo che poi è stato approvato per legge (sono leggi previste direttamente dalla Costituzione), dove c'è scritto: «In occasione di disegni di legge relativi a materie che coinvolgono rapporti della Chiesa apostolica in Italia» - oppure della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni in Italia - «con lo Stato, verranno promosse, previamente in conformità all'articolo 8 della Costituzione, le intese del caso». Questo è un obbligo preciso, e non una facoltà. Non siamo qui in questo momento a giudicare se i rilievi fatti da dette chiese siano corretti o meno. Abbiamo una norma prevista dalla Costituzione che ci dice che previamente bisogna dare retta a queste domande. (Applausi) . Altrimenti vuol dire calpestare la Costituzione in una parte dove tutela la libertà religiosa. Poi starà al Governo in primis dire cosa deve fare; ma non si può semplicemente ignorare questo, perché altrimenti vuol dire mettere sotto i piedi la parola della Repubblica italiana, che tra l'altro è stata data da Romano Prodi e da Enrico Letta. Volete fare questo? Questa è una cosa molto grave. Al di là delle ragioni portate da queste due confessioni religiose, c'è un impegno preciso della Repubblica italiana. Se riesco, nel tempo che ho a disposizione vorrei precisare che queste due confessioni hanno tenuto entrambe a dire che sono pienamente d'accordo con la tutela dei diritti e dell'uguaglianza delle persone che si riconoscono come LGBT e sostengono i loro diritti. Ciò è scritto nel testo delle lettere formali inviate al Presidente del Consiglio, e viene ribadito. Peraltro, entrambe le confessioni religiose hanno subito, anche in Italia, gravi discriminazioni, per cui sanno cosa vuol dire subirle e sostengono che non si devono discriminare le persone che si riconoscono come LGBT, ma che neppure si può danneggiare la libertà religiosa. Vi ricordo che verranno votate le questioni sospensive nel loro insieme, ma votandone una non si approvano tutte. Se però passa il voto sulla questione sospensiva - come mi auguro - con cui si chiede di sospendere momentaneamente la discussione del disegno di legge in esame - come auspicato da tantissimi anche nell'ambito del centrosinistra - dopo si dovrà votare per vedere quale tipo di sospensione ci sarà. Faccio notare che, se non viene data risposta - tra l'altro il Governo stesso dovrebbe dare risposta, perché chi firma le intese è il capo del Governo; c'è anche una mia interrogazione al riguardo e il Governo dovrebbe rispondere alle interrogazioni - e se omettete questo passaggio, e non lo si può fare, dite apertamente... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Senatore Malan, se vuole ha un secondo per terminare il suo intervento, ma proprio un secondo. MALAN (FIBP-UDC) . La ringrazio, signor Presidente. Chiedo dunque di non ignorare queste richieste, perché farlo vuol dire calpestare direttamente, formalmente e chiaramente la Costituzione. (Applausi) . PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il senatore Romeo per illustrare la questione sospensiva QS1. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la nostra richiesta di sospensiva è molto stringata e breve. Nel deliberato chiediamo sostanzialmente di sospendere l' iter del provvedimento e di rinviarlo al 27 luglio, per dare tempo alla Commissione di verificare se si riesce a trovare un accordo politico, per una gestione ordinata del provvedimento. Ci sembra una richiesta assolutamente di buon senso, anche perché è inutile stare qui a rimuginare sull'ostruzionismo o sul fatto che non si voleva portare il provvedimento all'esame dell'Assemblea. Adesso avete chiesto la calendarizzazione e l'avete ottenuta. La partita inizia e bisogna solo stabilire come vogliamo giocarla, anzi come la volete giocare. Mi sto rivolgendo, chiaramente, ai colleghi del Partito Democratico, del MoVimento 5 Stelle e del Gruppo Misto. La vogliamo giocare con diversi voti sugli emendamenti e con voti segreti; oppure, riscoprendo un po' l'arte del compromesso, che dovrebbe guidare il buon senso della politica, ci riuniamo invece in Commissione, per trovare insieme una soluzione per una legge di civiltà, che serve al Paese? È tutto qui il tema su cui dobbiamo ragionare ed è necessario che ci sia chiarezza e trasparenza al riguardo perché, a seconda di come vogliamo giocare la partita, ci può essere un risultato oppure un altro. Del resto alcune questioni sollevate, come ad esempio quella dell'identità di genere, non sono state poste solo da noi della Lega, da Forza Italia o da Fratelli d'Italia, ma autorevolissimi esponenti del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle hanno messo in dubbio la definizione di identità di genere, ponendo la questione del rischio di un utilizzo opportunistico dell'aspetto del genere (Applausi) o di un accesso ai benefici del genere, che potrebbe comprimere gli spazi faticosamente conquistati dalle donne negli ultimi anni. (Applausi) . Sono proprio le donne del vostro schieramento che hanno posto la questione. Quando si parlava dell'indeterminatezza delle norme penali, una collega del MoVimento 5 Stelle è intervenuta su questo tema dicendo che, se le fosse stato chiesto se per lei quello in esame fosse un disegno di legge perfetto, avrebbe risposto di no, perché come giurista conosceva le criticità di quel testo. La collega ha quindi richiamato la genericità delle norme penali e il fatto che mancano requisiti di tassatività e determinatezza, mentre il cittadino deve sapere con certezza quali sono le condotte che possono comportare una sanzione penale. Non ci possono essere dubbi, non si può lasciare tutto alla discrezionalità del giudice. E queste sono dichiarazioni non della Lega, di Forza Italia o di Fratelli d'Italia, ma di alcuni esponenti del MoVimento 5 Stelle. Dal momento che ci sono dei dubbi, razionalità e buonsenso vorrebbero che ci si prendesse il tempo necessario - quindici giorni, non stiamo chiedendo di arrivare a chissà quando - per lavorare in Commissione, fugare i dubbi, superare le criticità e arrivare a una soluzione buona per il Paese. Noi riteniamo che sia questa, ragionevolmente, la logica che tutti quanti dovrebbero perseguire. Non vorremmo che, nell'epoca del distanziamento sociale, si fossero prese le distanze anche dal buonsenso. Forse bisognerebbe ritrovare un po' di buon senso e un po' di intelligenza politica su queste tematiche, anche perché tutto dipende - come ho detto - da come volete giocare la partita: se il modulo, lo schema è o la legge Zan così com'è o morte, copiando un po' lo schema di qualche tempo fa - "o Conte o morte" - ricordatevi com'è andata a finire. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per stigmatizzare un comportamento che in questa Aula è stato tenuto ieri e soprattutto per chiederle se anche la Presidenza ha intenzione di intervenire al riguardo. A me risulta che riprese con i telefonini in Aula non possano essere effettuate, a maggior ragione quando sono effettuate nei confronti di colleghi che stanno legittimamente decidendo, con un applauso, di dare un segnale di assenso su un passaggio di un intervento di un altro collega senatore. Ieri sono stato reputato colpevole di aver fatto un applauso insieme ad altri colleghi del Gruppo a un passaggio dell'intervento del senatore Salvini. La senatrice Cirinnà ha reputato corretto riprendere tale applauso e rendermi oggetto di lapidazione social , perché naturalmente non si è limitata solo a riprendere l'intervento, ma lo ha anche pubblicato sui suoi social , tra l'altro scrivendo: «In Senato adesso pregiudiziali di costituzionalità su #ddlZan . Il Capogruppo di Italia Viva Faraone applaude Salvini che spiega perché la Lega ritiene incostituzionale questa legge. No comment». Non solo, quindi, la senatrice fa il video, non solo lo pubblica sui social per far sì che Faraone venga aggredito da chi sostiene il disegno di legge Zan, ma addirittura mente sapendo di mentire. Tutti voi qui in Aula sapete che, se ieri è stata respinta la questione pregiudiziale, è grazie ai 13 voti dei senatori di Italia Viva. La questione pregiudiziale, infatti, non è passata per 12 voti. (Applausi) . Innanzitutto non ha rispettato le regole del Senato - Presidente, le chiedo un intervento ufficiale - poi ha esposto un collega alla lapidazione social e io dalla mia destra non mi aspetto comportamenti del genere. (Applausi) . Sono sorpreso e spero che la presidente Malpezzi stigmatizzi con me il comportamento della senatrice Cirinnà perché, se il PD reputa che un tale comportamento di un senatore è corretto, rimango sorpreso. Presidente, infine, ha mentito sapendo di farlo: ha detto a tutti i suoi fan sui social che Italia Viva sosteneva la questione pregiudiziale presentata dalla Lega con un applauso di assenso, senza naturalmente dire che quella pregiudiziale è stata bocciata grazie ai nostri voti. Presidente, la prego di intervenire e chiedo anche alla senatrice Malpezzi di agire nei confronti della sua collega del Gruppo perché ci si può dividere tra noi, possiamo pensarla diversamente su tante cose - tra l'altro, ieri la pensavamo allo stesso modo sulla questione pregiudiziale - ma il comportamento corretto non deve mai mancare fra di noi. Chiedo almeno questo. (Applausi) . PRESIDENTE . A me spiace che accada questo in Aula, ma se nessuno mi segnala fatti del genere non so cosa fare. Ieri non è stata una seduta tranquilla. Ogni volta che vedo che qualcuno riprende con il telefonino delle immagini dell'Aula, puntualmente dico che è vietato. Non so se la senatrice Cirinnà ieri abbia effettuato delle riprese. Comunque, siccome la questione si pone ogni volta e ha dato luogo a varie contestazioni, farò verificare attraverso le immagini che vengono puntualmente effettuate se ciò è successo. Se è accaduto, ovviamente si darà luogo alle conseguenze previste dal Regolamento, visto che ognuno si assume la responsabilità di ciò che dice o di ciò che fa in quest'Aula. Ieri più volte ho richiamato l'attenzione sul rispetto da parte di tutti. Questo è un Parlamento libero, dove ognuno può esprimere ciò che ritiene. Anche ieri è stata contestata la questione degli applausi. Quando si applaude per esprimere le proprie opinioni, non interrompo mai gli applausi di alcuno da qualunque parte provengano; e mi dispiace che, se vengono da una parte dell'Emiciclo, allora vanno bene, mentre se vengono dall'altra, non vanno bene. Ripeto che questa è un'Assemblea libera, dove ognuno deve poter dire ciò che vuole, con il rispetto che questa istituzione richiede sempre e comunque, a prescindere dall'argomento trattato. (Applausi) . Invito quindi tutti al rispetto, che è una precondizione - non è neanche il merito - per dibattere in questa Aula. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei esprimere la mia solidarietà al collega Faraone e anche augurargli un cordiale benvenuto nel mio mondo. Chi si espone nel dibattito social è fatalmente, prima o poi, oggetto di linciaggio. Vi è però un aspetto interessante nel suo intervento. Non vorrei inquinare il clima di concordia di quest'Assemblea con una brevissima considerazione, perché intervengo non solo sull'ordine dei lavori a nome del mio Gruppo, ma anche come membro di una Commissione, la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, nella quale vediamo emergere, in tutta la sua nitidezza, la doppia morale che caratterizza alcuni partiti presenti in questo augusto consesso. (Applausi) . Giustamente, Presidente, ha rivendicato il suo ruolo di imparzialità e il fatto che lei - sempre giustamente - lascia che si esprima il plauso, da qualsiasi parte esso provenga, perché fa parte della dialettica politica manifestare, anche in forme - se posso usare questo termine - sceniche, il consenso nei riguardi di tesi espresse in Assemblea. Ma - sa com'è - qui viviamo nella «Fattoria degli animali», per cui alcuni applausi sono più applausi degli altri e qualche odio è più odio di altri. In particolare, la battaglia che stiamo personalmente combattendo come forza politica in quella Commissione è cercare di far capire che l'odio o comunque l'istigazione al linciaggio - se tale è, naturalmente, perché poi c'è anche da fare un discorso su quando questo fenomeno si caratterizzi - è deprecabile sia che venga dalle orrende schiere conservatrici, oscurantiste e barbare da questa parte, sia che venga dall'illuminata ed eletta schiera dei difensori del progresso e della democrazia, che - a quanto ho capito - è da quest'altra parte. (Applausi) . Se noi riuscissimo a ristabilire un equilibrio culturale ed etico fra noi, diventerebbe più facile addivenire a una sintesi politica e anche passare sopra, con buon senso, a incidenti che ci possono essere. Ma l'incidente diventa inaccettabile se viene da parte di quelli che si autoproclamano buoni, essendosi dimenticati la canzone di Gaber con la quale hanno convissuto nella loro ormai lontana giovinezza, e quindi una certa dimenticanza ci sta. La dittatura dei buoni non ci piace. Non ci piace nessuna dittatura, quella dei buoni ancora di meno, perché è particolarmente insidiosa e pericolosa, dal momento che si presenta lastricata di buone intenzioni, come deve essere ogni via di ogni inferno, che è in terra prima di essere nella vita che ci attende. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, intervengo sulla questione sospensiva. PRESIDENTE. Un momento, senatore. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento. Quanto ci ha riferito adesso il senatore Faraone credo rappresenti un fatto di enorme gravità. Lei correttamente ha ricordato il divieto di effettuare fotografie o riprese all'interno di quest'Aula. Sappiamo benissimo che tale divieto è scarsamente rispettato. Ho avuto però modo di verificare direttamente il filmato che è stato richiamato dal senatore Faraone e l'angolo di inquadratura da cui è stata svolta quella ripresa non pone il dubbio che la stessa sia stata fatta dall'interno dell'Aula e da una certa ala dell'Emiciclo e non sicuramente dall'alto o, eventualmente, dalla stampa. Io sono abituato, purtroppo, a vedere che non c'è un divieto che viene rispettato se non esiste una sanzione. Quindi, essendo stato indicato un responsabile da parte del senatore Faraone, cui va la mia totale solidarietà, io chiedo che vi sia, da parte della Presidenza, un richiamo nei confronti dell'interessato, il quale, ai sensi dell'articolo 66 del Regolamento, anche subito può dare le proprie spiegazioni ovvero - come credo sia il caso - chiedere scusa. Diversamente, tale comportamento rappresenterebbe per me motivo di sanzione disciplinare. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Calderoli, io la ringrazio di questo suggerimento. Avevo già detto che avrei fatto svolgere l'indagine. Quindi, la ringrazio per avermi aiutato in questo lavoro. Ribadisco che la Presidenza svolgerà l'indagine, ad opera dei senatori Questori, come sempre succede. Dopodiché, ci saranno le conseguenze, come ho già annunciato e come prevede il Regolamento. Prego, senatore La Russa, aveva chiesto di parlare e le avevo già concesso la parola. Ha, dunque, facoltà di intervenire. (Commenti). LA RUSSA (FdI) . Colleghi, la Presidenza mi aveva già dato la parola e prima ha fatto un'eccezione. Adesso, però, non interrompete di nuovo l'intervento. Signor Presidente, io non parlerò di questioni di Regolamento, che pure sono utili, ma non posso non partire dalla vicenda denunciata dal collega Faraone. Collega Faraone, posso iniziare con una battuta facile. Lei ha detto che non si aspettava un certo gesto dalla sua destra. Lei intende la destra fisica, ma la chiami con il suo nome. Lei intendeva dire che non se l'aspettava dalla sinistra. La destra, infatti, queste cose non le fa! Non le fa! (Applausi) . Poi si è vantato di un dato, del quale non so se sia giusto vantarsi. Storicamente, però, è vero che la nostra eccezione di incostituzionalità, con la quale sostenevamo che il provvedimento in esame viola i sacri principi della Costituzione, non è passata grazie ai voti del suo Gruppo, perché sono mancati solo 12 voti. È storicamente vero che voi avete votato contro la nostra eccezione di incostituzionalità. Collega Faraone, errare è umano, ma perseverare è diabolico. Fra poco si vota di nuovo. Dopo quello che è successo, ve la sentite davvero di sottolineare con un voto contrario la richiesta di sospendere il provvedimento? Un provvedimento che, in nome dell'amore, predica l'odio? C'è la prova provata: in nome dell'amore, predica l'odio! (Applausi) . Collega Faraone, lo sa che, se passa questo provvedimento, il suo applauso di ieri a un intervento contrario a questa legge può essere considerato istigazione e può essere condannato fino ad un anno e sei mesi di carcere? Lo sa o non lo sa? (Applausi) . Stia tranquillo. Con tutto il rispetto per la collega Cirinnà, di Cirinnà l'Italia è piena. Ce ne sono tante! Non tante da poter determinare una maggioranza, ma ce ne sono tante che non accettano che qualcuno pensi in maniera diversa da come loro ritengono sia giusto pensare e che sono pronte a comminare pene, carcere o peggio. Attenzione, infatti, perché l'odio produce violenza e una nuova cultura, che è figlia dell'intolleranza, che è figlia dell'odio, che è figlia della divisione e della discriminazione. (Applausi) . Voi state discriminando chi non la pensa come voi. Vedete: chi parla di discriminazione se ne intende, perché io ricordo - voi siete più giovani di me e, quindi, non eravate presenti - la difficoltà di andare a scuola, all'università per chi era di destra e con la stessa logica veniva discriminato dai Cirinnà dell'epoca. ( Applausi ) Non auguro a nessuno queste forme di discriminazione. Amici dei 5 Stelle, che siete giovani alla politica, fidatevi: non ce l'ho con voi, anche se certi atteggiamenti di alcuni di voi mi fanno veramente sorridere, e ripeto veramente sorridere. Non c'è più bisogno di dire che cosa potrebbe succedere se questo provvedimento dovesse passare a uno che sostiene semplicemente che è sbagliato che un transessuale, nato uomo - ripeto, nato uomo - gareggi alle Olimpiadi con le donne. Uno può non essere d'accordo; ma, se io non sono d'accordo, non è un'opinione, diventa un reato. Ancora più grave è poi se dico - e rischio quattro anni di carcere, perché faccio parte di un movimento politico che lo sostiene dalla A alla Z - che un bambino non può essere adottato da una coppia di genitori dello stesso sesso. Non può essere però omofobia, visto che il responsabile di un organismo degli omosessuali di destra, che esiste, ieri, in un'intervista su tutti i giornali, ha stigmatizzato questa legge e queste forme di discriminazione. Noi siamo diventati, nostro malgrado, i vessilliferi della tolleranza, i vessilliferi di chi accetta il confronto, di chi vuole sapere come la pensi e non ha paura se uno la pensa diversamente. Questo è il dato per cui oggi siamo a favore delle questioni sospensive presentate non da noi - questa volta non vi diamo neanche l'alibi - ma da partiti che fanno parte del Governo e della stessa maggioranza (Applausi) , in base alla quale avete immaginato di non andare a votare, perché il voto, come le opinioni, per voi è il massimo della paura. E ripeto per voi. E allora, grazie ai colleghi che le hanno presentate, noi voteremo a favore delle questioni sospensive. Finisco da dove ho iniziato. Caro collega Faraone, errare è umano, perseverare è diabolico. Dopo quello che è successo, non si deve astenere dall'applaudire, quando ne ha voglia si deve astenere dal votare a favore di chi, grazie all'amore, predica l'odio. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatrice Nugnes, stia tranquilla. Per cortesia, colleghi, un momento di silenzio. Poco fa, ai sensi dell'articolo 92 del Regolamento, il senatore Calderoli è intervenuto per un richiamo al Regolamento. La senatrice Rossomando aveva alzato la mano per intervenire sulla questione, ma io non l'ho vista e mi dispiace. Ha facoltà di intervenire quindi ora per un richiamo al Regolamento la collega Rossomando, come prevede, appunto, l'articolo 92. Prego, senatrice. Ripeto che mi dispiace, ma prima non l'ho vista richiedere di intervenire. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, la ringrazio molto per l'attenzione, e soprattutto ringrazio i colleghi, scusandomi per aver interferito involontariamente con l'esordio dell'intervento del collega La Russa. Molto lapidariamente voglio dire che da tempo sollecito il Consiglio di Presidenza a prendere in considerazione l'adozione di un atteggiamento da tenere sempre e comunque rispetto a una serie di comportamenti assunti in Aula: questo ci aiuterebbe sicuramente anche nei momenti di tensione, che sono assolutamente fisiologici. Abbiamo avuto in quest'Aula addirittura persone che si sono infortunate per comportamenti rispetto ai quali avevo chiesto di intervenire con visione di filmati e individuazione di responsabilità. (Applausi) . Vorrei citare, per tutti, il caso di un commesso che ha fatto una serie di evoluzioni sui banchi, certamente non per suo spirito acrobatico (Commenti) , e quello di un senatore Questore che si è infortunato in modo non lieve. Detto questo, la ringrazio, Presidente, perché autorevolmente ha assunto su di sé l'incarico e l'onere di prendere in considerazione la vicenda, in generale vorrei auspicare. A questo riguardo sarebbe interessante reperire nell'archivio social di molti colleghi - che non scompare mai, perché non c'è quasi mai il diritto all'oblio - tutte le riprese che vengono fatte in Aula. (Applausi) . Credo che, a quel punto, si potrebbe intervenire su molteplici aspetti, che personalmente censuro e sui quali sono assolutamente contraria; non c'è occasione in cui in Aula, quando mi capita di accorgermene o qualora mi venga indicato, non lo segnali in maniera assolutamente equanime. Propongo pertanto che si tenga un Consiglio di Presidenza per valutare d'ora in poi qual è l'atteggiamento da tenere sempre, come interveniamo e come informiamo - non ce ne sarebbe bisogno - i colleghi su come ci regoleremo da un certo momento in poi. L'ultima considerazione che voglio fare è sollecitata dal collega Bagnai. Senatore Bagnai, non sono riuscita a capire molto bene la consecutio logica del suo ragionamento. In questo dibattito si discute sull'odio, sugli atteggiamenti d'odio, sulle aggressioni verbali, e di questo penso che dobbiamo essere tutti grati al collega Zan, se non altro perché ha suscitato questa riflessione e consapevolezza. Se c'è un percorso, si potrebbe ad esempio partire censurando, anche con provvedimenti interni dei partiti (che lo possono fare), tutte quelle aggressioni e istigazioni alla violenza che avvengono da parte di rappresentanti (consiglieri comunali, consiglieri regionali e così via), che non solo prendono posizione su alcuni aspetti, ma incitano all'odio e hanno degli atteggiamenti decisamente violenti. Sono dell'idea che lo spazio della politica, proprio perché è uno spazio di cui rivendico l'autonomia, indipendentemente da interventi delle autorità a vario titolo, debba intervenire incisivamente con provvedimenti molto chiari e molto severi. Questo farebbe sicuramente bene a tutti. Concludo, signora Presidente, non volendo abusare della cortesia che mi ha accordato. Noto un avvicinamento, diciamo così, al diritto mite - dato che il senatore Bagnai è anche un accademico mi permetto questo tipo di allusione - da parte della Lega, e questo ovviamente non può che essere salutato con grande soddisfazione e grande gioia. Avremo per esempio occasione di riparlarne sulla riforma del diritto penale, sulle pene alternative, sui lavori di pubblica utilità e su una serie di questioni alle quali siamo certi che la Lega, mentre raccoglie le firme per il referendum , sarà sicuramente molto sensibile e attenta. (Applausi) . PRESIDENTE . Prendo atto della sua proposta. Certamente, anche nelle occasioni che lei ha richiamato i senatori Questori hanno avuto il compito di verificare i singoli comportamenti. Anche perché c'è un principio che va sempre rispettato, che a lei non sfugge, rispetto a quello che si afferma in Aula. La verifica serve proprio per appurare si vera sunt exposita . Quindi, daremo luogo a tutti gli accertamenti del caso. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, spero di poter tornare davvero sulla questione sospensiva al disegno di legge Zan, perché tutto il tempo che giustamente ci stiamo prendendo rischia di regalare a quest'Assemblea tanti slogan , anche tante buone intenzioni, ma poca concretezza per spiegare i fatti. Ieri come oggi, mi sembra di vedere in quest'Aula il tentativo, da parte di alcune forze politiche - per carità, legittimo - di raccontare una storia che non è così come la si presenta, anche non soffermandosi sugli articoli del disegno di legge per il quale ieri chiedevano la pregiudiziale di costituzionalità e oggi la sospensiva, con le diverse formule che sono state presentate. Dico questo perché sembra davvero che ci siamo trasformati tutti in donne e uomini di buona volontà, tutti desiderosi di trovare una mediazione, tranne, molto probabilmente, le forze che hanno votato a favore del disegno di legge al nostro esame alla Camera, che continuano a ritenere che sia giusto, urgente e necessario. Ebbene, vorrei semplicemente rivolgermi alle forze che oggi dicono che c'è bisogno di più tempo, e che non si sono accorte che di questo tempo avevamo bisogno già negli otto mesi precedenti e che i nostri appelli alla possibilità di lavorare in Commissione sono tutti caduti nel vuoto, salvo poi accorgersi - dopo la spinta alla calendarizzazione - che forse la necessità di affrontare il disegno di legge c'era. Eppure, non se n'erano accorti prima, quindi solo da una settimana sta avanzando la narrazione di una volontà di portare a casa la legge. Mi chiedo, però, se ci sia stata la volontà di leggere il testo e se le proposte che stanno arrivando da parte del centrodestra corrispondano esattamente a quello che il disegno di legge dice. Presidente, ho ascoltato i numerosi interventi di ieri e gli accenni di oggi al cosiddetto articolo 4, che è figlio di un emendamento - lo dico, colleghi, perché la storia di questo disegno di legge alla Camera è chiara e sicuramente la conoscete anche voi - a prima firma del collega Costa, all'epoca di Forza Italia, che è stato chiamato emendamento salva idee, voluto da tutto il centrodestra, votato all'unanimità, e posto come condizione per poter votare quell'articolo all'unanimità. Oggi, le stesse forze che lo hanno votato ci dicono che quell'articolo è da eliminare in toto e che sarebbe il male di tutto. Avete cambiato idea, ma sappiate che quella norma è figlia vostra, la avete voluta, e a noi oggettivamente oggi il vostro sembra un pretesto. (Applausi) . Visto che è arrivato anche il senatore Salvini, e che ieri sera non ho avuto l'opportunità di rispondere dopo il suo intervento, approfitto per segnalare - in riferimento all'articolo 7 - una richiesta che il senatore Salvini ha avanzato ieri sera. Leggo dallo stenografico, Presidente. Nel suo intervento il senatore Salvini dice testualmente: «Togliamo i bambini e togliamo l'educazione affidata alle scuole elementari: lasciamo alla mamma e al papà il diritto e il dovere di educare i propri bambini, non allo Stato». A che cosa si riferisce il senatore Salvini? Onestamente non lo so, ma sono andata a rileggere l'articolo 7 del disegno di legge - non vorrei mai essermi confusa - che riguarda questa parte al comma 3, perché penso che il senatore Salvini si riferisse a questo nel suo intervento. Cosa dice il comma 3? Tale comma dice che «In occasione della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1. Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell'offerta formativa di cui al comma 16 dell'articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo (...)». (Commenti) . No, certo, «provvedono», ho letto testualmente. Presidente, la mia difficoltà è comprendere come possano loro non essere d'accordo con un'iniziativa che è contenuta all'interno di una legge che recita così, né più né meno, perché il riferimento è chiaro. Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche che sono già indicate addirittura in una legge precedente. Si aggiunge però al comma 3, che prima ho letto e che spaventa così tanto, che il tutto deve essere legato al patto di corresponsabilità. Cosa dice il patto di corresponsabilità? Ve lo dico, colleghi, perché siete genitori, vi riguarda e dovreste saperlo. «Le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere di conoscere prima dell'iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell'offerta formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie». Che cosa dice sostanzialmente? Quello che è già in vigore, che i genitori sono parte del processo educativo (Applausi) , che non vengono tagliati fuori, che le scuole decidono insieme ai genitori, Presidente, - e qui chiedo aiuto al mio collega e amico Davide Faraone - sulla base di un comma di una legge che già nel 2015 - quando la votammo e devo dire che con Davide Faraone, all'epoca sottosegretario all'istruzione, ci avevamo lavorato tanto - veniva utilizzato da parte dell'altro lato dell'emiciclo per accusarci di inserire a scuola l'ideologia gender . Già da allora c'era il racconto... Sì, senatore Pillon, so che lei è convinto che dal 2015 noi abbiamo introdotto nella scuola... PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, parli con me. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, è giusto che si sappia perché il senatore Pillon dalla comunicazione non verbale che ha espresso ha dimostrato che davvero loro sono convinti che dal 2015 nella scuola sia stata introdotta una ideologia gender , che non esiste. Mi chiedo per quale motivo, per esempio, non abbiano mai proposto di abrogare quel comma. (Applausi) . Segnalo, però, Presidente, che grazie al lavoro fatto dall'allora ministra Fedeli nel 2017, trasversalmente, con tutte le associazioni dei genitori, esistono oggi delle linee guida che indicano proprio le modalità cui le scuole si devono attenere nella lotta contro tutte le discriminazioni e le forme d'odio. Il disegno di legge Zan si rifà a quello, né più né meno. Voi capite, quindi, che nel momento in cui ci dite che dobbiamo sospendere i lavori per trovare mediazioni su punti che però state narrando in maniera non corretta, un problema sulla chiarezza del vostro comportamento o quantomeno sulla sua buona fede lasciate che ci venga (Applausi) . BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, vorrei fosse chiaro che la discussione di una questione sospensiva non è un tema di galateo parlamentare: non sono in gioco le buone maniere, è una questione interamente politica. Cercherò quindi di spiegare il motivo di questa mia affermazione. Una delle obiezioni al disegno di legge Zan riguarda il concetto di identità di genere, perché esso sarebbe estraneo all'ordinamento e comunque non sufficientemente chiaro, ma non è così. L'espressione è presente nella direttiva sull'attribuzione della qualifica di rifugiato, che richiama l'identità di genere tra i motivi di persecuzione; se ne trova menzione nella direttiva in materia di diritti di assistenza e protezione delle vittime di reato, ove si considera la violenza contro una persona a causa, tra l'altro, della sua identità di genere. L'identità di genere è presente nella Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, la Convenzione di Istanbul del 2011. Inoltre, nell'ordinamento penitenziario si enuncia il divieto di discriminazioni in ordine a sesso, identità di genere, orientamento sessuale. Quanto alla giurisprudenza, sin dal 1985 la Corte costituzionale ha riconosciuto un concetto di identità sessuale nuovo e diverso rispetto al passato, in base a cui acquistano rilievo l'insieme di fattori psicologici e sociali che contribuiscono a determinare una concezione del sesso come dato complesso della personalità. Il diritto all'identità di genere (e sto citando una sentenza della Corte costituzionale del 2017), elemento costitutivo del diritto all'identità personale rientrante a pieno titolo nell'ambito dei diritti fondamentali della persona, è stato ribadito dalla Consulta nel 2017 come aspirazione del singolo alla corrispondenza del sesso attribuitogli nei registi anagrafici al momento della nascita con quello soggettivamente percepito e vissuto. Questa, che è la definizione del disegno di legge Zan, è tratta da una pronuncia della Corte costituzionale del 2017 (Applausi) . Passiamo poi all'altra questione. Si dice che il disegno di legge Zan è inutile, perché le disposizioni per punire comportamenti violenti o discriminatori già esistono. È vero, perché è ovvio che pestare a sangue una coppia di omosessuali, come purtroppo è tragicamente avvenuto troppe volte nel nostro Paese, è già reato. Tuttavia il disegno di legge Zan non tratta di questo, ma di chi istiga a commettere tali reati. Per questo, e solo in questo senso, il disegno di legge Zan punta ad una attività educativa da svolgere anche nelle scuole per prevenire le discriminazioni. Stiamo parlando di istigazione al reato e l'attività formativa deve farne capire la gravità, ma è indubbio che il legislatore debba intervenire di fronte a un fenomeno che, proprio in assenza di specifiche fattispecie di reato, è statisticamente sottostimato, specialmente data la fortissima presenza che c'è sui social network. Per tutti coloro che sono contrari al disegno di legge Zan, il testo è ideologico, lesivo della libertà di espressione garantita dall'articolo 21 della Costituzione, perché non definisce con la determinatezza propria della legge penale quali siano gli atti discriminatori e, di conseguenza, quali opinioni vadano considerate reato perché idonee a determinare il concreto pericolo di un loro compimento. Anche questa è una clamorosa falsità. Innanzitutto il disegno di legge Zan non introduce una nuova fattispecie di reato, piuttosto estende i delitti già previsti contro l'eguaglianza, aggiungendo alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi quelle fondate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità. Quindi, quanti sostengono che si tratti di una proposta di legge repressiva della libertà di espressione dovrebbero per coerenza estendere la loro accusa di incostituzionalità all'intera disciplina in materia, la cosiddetta legge Reale-Mancino, che oggi è trasfusa nell'articolo 604- bis del codice penale, e dunque invocare sempre e comunque libertà di parola anche in materia razziale, etnica, nazionale o religiosa. Non lo fate perché qualche cognizione giurisprudenziale l'avete e sapete di avere contro tutta la giurisprudenza costituzionale, di Cassazione penale e quant'altro. Non è la propaganda di idee, ma l'istigazione a commettere atti discriminatori: tra i due concetti c'è, giuridicamente parlando, un abisso. Non deve trattarsi di semplici opinioni, ma di parole che, per portata istigativa, rischiano di tradursi o si sono tradotte in concreto in azioni discriminatorie, secondo uno stretto, diretto e consequenziale nesso di causalità. Ad essere punite non sono dunque le idee o le opinioni in sé, ma solo se in grado di trasformarsi in azione violenta e lesiva in concreto di un bene costituzionalmente protetto. Pertanto, occorre sempre «valutare la concreta ed intrinseca capacità della condotta a determinare altri a compiere un'azione violenta con riferimento al contesto specifico e alle modalità del fatto» (Corte di cassazione penale, sentenza del 2015). I reati di istigazione a compiere atti discriminatori non si pongono dunque in contrasto con la libertà di espressione, perché «l'incitamento ha un contenuto fattivo di istigazione ad una condotta, quanto meno intesa come comportamento generale, e realizza un quid pluris rispetto ad una manifestazione di opinioni, ragionamenti o convincimenti personali» (Corte di cassazione penale, sentenza del 2001). Perdonatemi se ho citato tutta questa serie di sentenze e di citazioni giurisprudenziali, ma credo sia l'unico modo, l'unico argomento convincente per dimostrare quanto giuridicamente infondati siano, sotto questo profilo, i timori espressi contro il disegno di legge Zan e come gli argomenti critici sollevati contro di esso, per loro valenza, dovrebbero indurre a rimettere in discussione l'intera legislazione penale contro i cosiddetti diritti contro l'eguaglianza e ovviamente questa è una cosa impensabile. Non ci sono argomenti costituzionali giuridici fondati; solo una presa di posizione politica, legittima, ma completamente fuorviante e profondamente sbagliata. In altre parole, le ragioni della propaganda politica vorrebbero avere la meglio sulla ragionevolezza, sull'idea di eguaglianza e libertà costituzionalmente garantite. No, non si può proprio fare e non si può accettare. Per questo voteremo no alla questione sospensiva. (Applausi) . ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ribadiamo il nostro voto favorevole sulla questione sospensiva e ringraziamo sia la senatrice Malpezzi che il senatore Bressa perché ci hanno evidenziato tutta una serie di questioni molto complesse, sentenze della Corte costituzionale, della Corte di cassazione, il POF e quant'altro, avvalorando la tesi che, essendo un tema molto complesso, il posto migliore per poterlo discutere è proprio la Commissione. (Applausi) . RONZULLI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RONZULLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori per ristabilire la verità su quello che ha appena detto l'onorevole Malpezzi. L'articolo 4 - giusto perché dobbiamo dare degli elementi di verità - ex articolo 3 alla Camera, è stato effettivamente proposto dall'onorevole Costa ma non perché fosse la soluzione del problema, bensì semplicemente per ridurre il danno. Una norma era sbagliata e continuiamo a dire che era sbagliata; quella fu una proposta di riduzione del danno e non era volta a trovare una soluzione. Comunque ricordo a quest'Assemblea esattamente come votammo noi di Forza Italia quel giorno: la votazione finale sull'articolo 4 (ex articolo 3 alla Camera) fu una votazione di 242 a favore contro 171 contrari, quindi non proprio all'unanimità, come si dice. (Applausi) . Punto secondo: Forza Italia, con il capogruppo dell'epoca Gelmini e il vice capogruppo vicario Occhiuto diedero indicazione di votare contro quell'articolo (è tutto nel resoconto dei lavori). Quindi i colleghi votarono contro, tranne qualcuno che volle votare in dissenso dal Gruppo ed espresse voto favorevole, secondo la propria coscienza. Quei pochi di Forza Italia che votarono a favore lo fecero proprio in virtù di quella riduzione del danno che aveva pensato l'onorevole Costa, sebbene noi continuiamo a dire che tale norma fosse comunque dannosa. Questo solo per ristabilire la verità. Aggiungo anche, se posso, che nella passata legislatura la senatrice Cirinnà affossò il disegno di legge Scalfarotto perché ritenne in Commissione che quella non fosse una legge giusta. Peccato che a noi sia stata tolta la possibilità di pensare, di rivedere in Commissione al Senato e di migliorare questo testo. Se era giusto allora, perché non è giusto oggi, senatrice Cirinnà? Ce lo spieghi. (Applausi) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93, comma 6, del Regolamento... (Commenti) . Non ho capito. (Commenti) . No, l'ordine dei lavori l'abbiamo abbandonato da un pezzo. Passiamo alla votazione della questione sospensiva. Faccio presente che l'articolo 93 del Regolamento è stato modificato. In tale articolo si parla di una votazione unica sulla questione sospensiva, ma successivamente si dice anche che il Senato è chiamato a pronunciarsi prima sulla sospensione e poi, se questa è approvata, sulla durata della sospensione stessa. Aggiunge inoltre, perché questo fa parte del petitum di almeno due proposte di questione sospensiva, che ciascun Gruppo può presentare anche la richiesta di rinvio in Commissione. Questa è una novità dell'articolo 93, comma 6. Dunque procederemo anzitutto con la votazione sulla questione sospensiva in seguito alla quale, in base all'esito, saranno prese le conseguenti deliberazioni. Ai sensi dell'articolo 93, comma 6, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione sospensiva presentata, con diverse motivazioni, dal senatore Romeo (QS1), dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QS2), e dal senatore Malan (QS3). (Segue la votazione). Il Senato non approva. (v. Allegato B). Per un voto: senatori favorevoli 135, senatori contrari 136. ( Applausi. Commenti) . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà. (Brusio). Colleghi, per cortesia, il senatore Nencini vorrebbe poter parlare e noi lo vorremmo ascoltare. Un attimo di silenzio! NENCINI (IV-PSI) . Signora Presidente... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, un attimo di silenzio, per rispetto del collega che vorrebbe intervenire. NENCINI (IV-PSI) . Grazie, signora Presidente. Lo dico immediatamente, per evitare ogni fraintendimento: l'intento della norma, signora Presidente e onorevoli colleghi, è decisamente giusto e va discusso senza ulteriori sospensioni, ma allo stesso tempo va difeso da ogni forma di intolleranza. Da un lato c'è una certa destra, che alla libertà di scegliere il proprio destino e alla libertà di amare preferisce sempre e comunque la legge del Vecchio Testamento, dall'altro però ci sono le intemperanze e le offese di chi vorrebbe addirittura che il Senato non discutesse alcunché. Ai primi voglio ricordare che la legge di Dio non è mai stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale . Quanto ai secondi, spesso minoranze emarginate e maltrattate, al fianco delle quali i socialisti hanno speso e lottato tutta una vita, si richiederebbe una dose di buon senso più alta, se necessaria a rendere la norma migliore. Sono state rivolte anche all'interno di quest'Aula - e a queste mi rifaccio - accuse monodirezionali, anche a chi vi parla. L'accusa principale è stata di voler rinviare sine die e di aver cambiato idea rispetto a un voto espresso alla Camera dei deputati. Io non ho cambiato nessuna idea e non voglio rinviare sine die , ma voglio esercitare il mio diritto di senatore a dire la mia, proprio perché chi ha guidato le battaglie civili in Italia, radicali e socialisti in primis , ha solo qui la possibilità di dire la propria e non in Commissione, della quale in Senato non fa parte. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 10,58) ( Segue NENCINI). Ci sono più esempi... (Brusio) . Signor Presidente, non so se devo pagare il fio di essere stato decisivo nel voto della questione sospensiva, oppure il contrario. Mi ascolto volentieri, ma non avendo uno specchio, signor Presidente, gradirei perlomeno che lei ascoltasse, altrimenti mi posso sedere e consegnare il mio intervento alla Presidenza. È la prima norma di libertà all'interno di un'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione, senatore Nencini. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, siccome lei l'ha citata, pretendo di essere ascoltato, perlomeno da lei. PRESIDENTE. Prego i senatori Questori, Bottici e De Poli, di provvedere, anche perché si trovano proprio al centro dell'assembramento. Lo stesso vale anche per l'altro lato dell'emiciclo... Senatrice Ronzulli! NENCINI (IV-PSI) . Grazie, signor Presidente. PRESIDENTE. Senatore Nencini, scali questa montagna: parli pure! NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, parlo se me lo consentono le condizioni generali. PRESIDENTE. Adesso le condizioni ci sono. NENCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, ho anche una voce baritonale, quindi proverò a farne uso. Circa le accuse che vengono rivolte, vorrei ricordare che la vita delle battaglie civili dentro e fuori il Parlamento non è mai stata lineare. Quando si discusse del divorzio, il Partito comunista italiano firmò il disegno di legge Fortuna soltanto a tre anni dalla sua presentazione. Lo firmò per prima Nilde Iotti, poi lo firmò Ugo Spagnoli e a seguire gli altri, a tre anni dalla presentazione della norma. Aggiungo che sulle unioni civili il percorso è stato altrettanto puntuto ed aspro: nel luglio 2014 è stato presentato un testo unificato, nel marzo 2015 un nuovo testo unificato, nell'ottobre 2015 un nuovo disegno di legge, nel febbraio 2016 un maxiemendamento con fiducia al Senato, l'11 maggio 2016 la Camera lo approva, dopo aver avviato una sua indagine conoscitiva. Stessa sorte per il divorzio breve, signor Presidente: approvato alla Camera nel maggio del 2014, al Senato un anno dopo nel 2015, di nuovo alla Camera in terza lettura ad aprile. Mai un percorso lineare. È la prova di come - è quello che avviene anche all'interno dell'Aula - l'accusa equivalga spesso a condanna, tanto più quando viene amplificata dal tribunale dei media. Non appena proponi una modifica di civiltà - io ne ho una da proporre, quella che riguarda la libertà di opinione, resa incerta dall'articolo 4, nonostante l'ottima difesa fatta dal collega ed amico senatore Bressa - vieni paragonato alla destra tradizionalista, anche se hai speso tutta la tua vita in battaglie di civiltà, dal divorzio all'aborto fino alle unioni civili. I social raddoppiano le accuse, scatta la molla della vergogna, una presunzione di colpa di cui si avrà difficoltà per sempre a sbarazzarsi. Le modifiche che vengono proposte non appartengono soltanto alla destra, c'è anche una parte della sinistra di questo Emiciclo che chiede chiarezza sull'articolo 4. La risposta non può essere il menefreghismo, non può essere che si venga tutti accomunati nel gorgo dei reazionari, non può essere che si venga citati - come ho letto - come pecore rognose. Questa sarebbe la prova di una deriva illiberale, di una cultura che discrimina le opinioni differenti. Arrivo a chiedermi - e sarà questa la discussione dalla quale il dibattito sul disegno di legge Zan non potrà prescindere - se non si tratti di un ritorno a un certo ordine morale, proprio quell'ordine morale che venne spazzato via due secoli e mezzo fa dalla Rivoluzione francese e in quanto ordine morale non criticabile, benché una cosa sia criminalizzare l'istigazione alla discriminazione e altra cosa sia discriminare la propaganda. C'è di più: in un mondo segnato dal politicamente corretto, sono ancora più preoccupato per la libertà di espressione. Mi domando se sia davvero razzista chi non si inchina su un campo di gioco o se faccia una valutazione che prescinde dall'oggetto. Sia chiaro: nel disegno di legge Zan non c'è alcuna ingerenza negli affari della Chiesa e la lunga mano del Vaticano è stata una palese invasione di campo. Sia altrettanto chiaro che la norma Zan riempie un vuoto e se quel vuoto lo riempie, è un vuoto che va, dal punto di vista parlamentare, riempito. Voglio dare riconoscimento giuridico a minoranze che al momento sono state ignorate a lungo dal diritto e voglio sanzionare con severità gli atti di discriminazione e di violenza. Quella in cui voglio vivere, però, cari colleghi e signor Presidente, è una società in cui la libertà di decidere e di esprimere la propria opinione sia garantita senza altri aggettivi. Non cito qui una marea di giuristi, di costituzionalisti ai quali spesso ci affidiamo in ogni lato di questo Emiciclo per supportare e sostenere le nostre opinioni. Ciò che non può accadere è che un'opinione personale - parlo dell'articolo 4 - venga sottoposta all'arbitrio decisionale di un giudice. Io non voglio che venga invertito un principio liberale, quello che seleziona solo le condotte vietate, mentre tutto il resto è considerato lecito. Il «purché» previsto nell'articolo 4 porta in questa direzione. Sarò ancora più chiaro e concludo: non voglio che si sostituisca una garanzia costituzionale, quella prevista dall'articolo 21 per la manifestazione del pensiero, con una garanzia da legge ordinaria. Abbiamo il tempo e il modo per chiarirlo e, se necessario, per sopprimerlo in Aula. La libertà non può essere sezionata a piacimento. Va bene per la legge Zan e non va bene per la libertà di opinione. (Applausi) . Lo dico soprattutto alla mia destra, ai compagni e agli amici del Partito Democratico, perché, se non riportiamo la libertà in questa fetta dell'emiciclo e la deleghiamo interamente a una destra retriva, veniamo meno a una funzione, che, cari amici e compagni, sarà il tema dei prossimi mesi. (Applausi) . PRESIDENTE. Pregherei il Gruppo Lega di sistemarsi. Senatore Romeo, mi appello a lei. È iscritto a parlare il senatore Barbaro. Ne ha facoltà. BARBARO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo abbiamo visto e ascoltato nella presentazione della pregiudiziale e lo abbiamo ribadito nella discussione sulla sospensiva. L'orientamento di Fratelli d'Italia su questo provvedimento è di chiara e netta opposizione a un provvedimento che noi, come Gruppo, riteniamo liberticida. A me spetta l'onore, e in parte anche l'onere perché è una responsabilità importante, di iniziare il lungo elenco degli interventi di Fratelli d'Italia. Anzi, non è un elenco; è la presa di posizione di tutto il Gruppo Fratelli d'Italia, che interverrà per intero. Inizio questa maratona sul provvedimento a cui - ripeto - ci contrapporremo in maniera ferma, decisa e soprattutto motivata. Questo è l'orgoglio che ci permetterà di rappresentare ai nostri elettori e a tutto il popolo italiano la posizione di Fratelli d'Italia sul provvedimento. Nell'iniziare non posso non riferirmi al dettato della nostra Costituzione e, in particolare, all'articolo 3. «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Nel fondamento stesso del nostro ordinamento, dunque, non c'è spazio alcuno per tollerare discriminazioni o, peggio ancora, violenza, basate, tra l'altro, sul sesso dei cittadini o sulle loro condizioni personali. Il diritto vigente punisce ogni condotta penalmente rilevante che tragga origine da un pregiudizio discriminatorio. Vi è davvero un'esigenza concreta, reale e tangibile di legiferare in un campo già largamente disciplinato dalla legge anche penale e che trova richiamo nei principi della nostra Costituzione? Nella propaganda mediatica che accompagna il provvedimento si è usata la formula: "una legge contro l'odio". Ottima scelta comunicativa, ma sicuramente fuorviante, ancorché suggestiva: nessun reato consumato in Italia trova attenuanti o esimenti se motivati dall'odio. Invece, è esattamente vero il contrario. Il nostro ordinamento penale ha già tutti gli strumenti per sanzionare ogni atto tipizzato che sia commesso con intento discriminatorio, abietto e crudele. Incrementare le pene e le aggravanti già previste, come nello spirito del testo in esame, del resto, non rappresenta una risposta legislativa a un fenomeno particolarmente diffuso di delittuosità nei confronti di chi abbia sessualità cangianti, mutevoli o indefinite: tra il 2012 e il 2020 sono stati censiti in Italia 876 episodi di cosiddetta omofobia, come riporta il sito omofobia.org. 876 casi in otto anni rappresentano una media di 110 all'anno e di 9 al mese, a fronte degli oltre i 6.600 reati che vengono commessi e denunciati ogni giorno in Italia, con una media di circa 277 ogni ora. Da notare, peraltro, che di questi 876 episodi non tutti hanno rilevanza penale, in quanto spesso trattasi di accadimenti non denunciati oppure non necessariamente riconducibili a una forma di odio di genere; comunque, di certo non è sufficiente la mera querela per individuare in maniera definitiva la sussistenza di una colpevolezza aggravata dalla discriminazione. Dunque il testo si prefigge di normare ciò che è già normato, al fine di individuare aggravanti rispetto a ciò che è già aggravato, per incrementare la carica repressiva e punitiva di condotte già punite, solo per casi e situazioni di fatto numericamente limitati ed esigui, creando quindi una fattispecie peculiare che rende le vittime omosessuali di atti discriminatori più vittime delle altre. Tra gli elementi caratterizzanti del provvedimento in votazione è prevista la reclusione fino a diciotto mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi commette genericamente atti di discriminazione fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità. È altresì previsto il carcere da sei mesi a quattro anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi o per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. Ancora, per qualsiasi reato commesso per tali finalità di discriminazione e di odio la pena viene aumentata fino alla metà. Francamente, non è comprensibile che il legislatore preveda tali aggravati strumenti sanzionatori in un ordinamento penale come il nostro, che riconosce e tutela tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, sanziona già ogni azione discriminatoria e punisce già severamente ogni condotta violenta, vieppiù se aggravata da motivi di odio, futili o crudeli. Con l'esclusione della richiamata identità di genere, peraltro, ogni altra previsione di discriminazione, odio e violenza è già largamente prevista dall'ordinamento; lascia molto perplessi quindi la genericità del provvedimento, che potrebbe prestarsi a difformi applicazioni da parte dell'interprete, sia nell'individuazione degli atti nella loro indeterminata accezione, sia rispetto al tema, i cui contorni sono ancora fluttuanti, della identità di genere. Ciò premesso, se è pur comprensibile un intervento, anche legislativo, finalizzato a rimuovere gli ostacoli che limitano l'eguaglianza dei cittadini, impedendo la libertà e il pieno sviluppo della persona umana, tale intervento deve appunto trovare la propria genesi nell'applicazione dell'articolo 3 della Costituzione e non nella suggestione emotiva di alcuni accadimenti gravi, che pure sono accaduti e che trovano la nostra più ferma condanna. Compito del legislatore è una produzione normativa, a maggior ragione se penale, sempre ponderata e mai condizionata dalla spinta emozionale. Ancor più discutibile sarebbe una previsione penale e sanzionatoria distorta dall'ideologia, sorda ad ogni richiamo di saggezza pur di accontentare la velleità di una partigianeria culturale o di un gruppo di pressione. In linea di principio, comunque, è sempre un azzardo legislativo dividere e classificare le persone in categorie, proteggendone o tutelandone alcune più di altre, in quanto ciò finirebbe inevitabilmente per alimentare, implementare o acuire una disparità. L'attenzione verso soggetti deboli, fragili o maggiormente esposti, la cui situazione di pregiudizio o pericolo meritasse interventi normativi peculiari, non può, a sua volta, creare nuovi tipi di discriminazione o pregiudicare altri diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti. In tal senso, in verità, preoccupa molto il pericolo che il disegno di legge possa istituire limitazioni alla libertà di pensiero, una sorta di reato d'opinione la cui ricaduta appare oggettivamente antidemocratica e illiberale. L'articolo 4 del disegno di legge in discussione è sicuramente frutto di una posizione culturale inaccettabile, che, attraverso la repressione penale delle semplici idee, vuole istituire una polizia del pensiero. È oggettivamente impossibile, nel concreto, individuare con certezza preventiva quali espressioni del libero pensiero siano caratterizzate dalla idoneità a produrre un pericolo di compimento di atti discriminatori o violenti, specialmente se le maglie del dispositivo si allargassero a condotte eseguite astrattamente da parte di una pluralità indistinta di terzi. La libertà di parola, esimi colleghi, consiste proprio nel garantire a chiunque di poter esprimere idee non condivise, anche provocatorie o pungenti. Reprimere la libertà di parola significa soffocare il pensiero di chi non volesse adeguarsi alle posizioni dominanti. L'istituzione di censure e bavagli sfocia inevitabilmente nel regime autoritario. Non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo consentire che da quest'Aula venga istituita alcuna forma di limitazione della libertà di pensiero, parola, espressione, manifestazione e finanche di mobilitazione del dissenso. (Richiami del Presidente) . Signor Presidente, a questo punto devo avviarmi alla conclusione, pur essendo appena a metà del mio intervento. PRESIDENTE. Senatore Barbaro, se è solo a metà dell'intervento, ritengo sia opportuno che consegni il testo. Io posso concederle ancora un minuto, ma la invito ad avviarsi alle conclusioni. BARBARO (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio del tempo in più concessomi. In conclusione, nessuno dovrà essere mai discriminato per i propri gusti o le proprie preferenze, laddove i comportamenti e le attitudini sessuali si svolgano in rapporti tra adulti consenzienti. Su questo siamo assolutamente d'accordo. Tuttavia, non ci convincerete mai che da questo assioma che, lo ripeto, ci trova assolutamente favorevoli, possa scaturire un modello di società repressiva contro le libere opinioni. (Applausi) . Chiedo l'autorizzazione a consegnare agli atti la restante parte del mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, come ho anticipato, le chiederò qualche minuto in più. Preliminarmente, voglio dire che ho sbagliato a fotografare il collega Faraone, benché questa sia ormai una pratica molto diffusa. Ammetto l'errore, ma resta il mio giudizio politico. Ognuno è libero di applaudire, ma ognuno è libero di dare significato politico alle singole azioni. (Applausi) . Detto questo, signor Presidente, colleghi, non sarà facile né troppo breve questo mio intervento, il primo del Gruppo del Partito Democratico, Gruppo titolare e firmatario di questa legge. Dopo tanta, troppa disinformazione e sterile polemica politica, è l'ora di fare chiarezza. Il disegno di legge Zan si occupa di parità sociale; il disegno di legge Zan si occupa di uguaglianza. Si occupa di dare piena attuazione all'articolo 3 della Costituzione, una norma fondamentale sulla quale non dovrebbero esserci differenze tra di noi. Eppure, ci sono e ci sono state molte differenze, a cominciare dalla Commissione giustizia del Senato, una Commissione che ha ostacolato, attraverso l'operato del suo Presidente, il lavoro su questo testo fin dall'inizio, addirittura rimodulando 170 audizioni, ripercorrendo anche quelle fatte alla Camera. Aver dovuto votare l'incardinamento, come ha ricordato ieri il mio collega Mirabelli, Capogruppo del Partito Democratico in Commissione giustizia, è una cosa inaudita. E quando si è sbloccato l'incardinamento? Si è sbloccato quando il dibattito pubblico, quando il dibattito sui social , quando quegli influencer , che tanti blandiscono ma che, secondo me, tanti temono, hanno alzato il tiro sul perché il testo non venisse incardinato. Penso anche alla grande mobilitazione del mondo LGBT e del mondo femminista, culminato in un grande appello di 114 associazioni che ci chiedono che questo testo sia approvato senza modifiche. 114 sigle ci chiedono che questo testo sia approvato senza modifiche. Il movimento LGBT italiano, in modo praticamente unitario, dice: «Meglio nessuna legge che una cattiva legge». Adesso brevemente, signor Presidente, vorrei dire su che cosa il testo Zan interviene, nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione. Esso punisce i reati d'odio, estendendo fattispecie già previste dalle nostre leggi, in particolare dalla legge Mancino. Non è vero che si introducono nuovi reati; si estendono fattispecie di reato già esistenti, che sono il compimento di atti discriminatori e violenti e l'istigazione a commetterli. Non viene esteso il reato di propaganda delle idee; ripeto, non viene esteso il reato di propaganda delle idee, che resta limitato alle idee fondate sull'odio razziale e sull'odio etnico. Questi reati, già previsti, vengono estesi per proteggere alcune fondamentali dimensioni della personalità (sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità) e, per le stesse ragioni, viene estesa la circostanza aggravante speciale della legge Mancino. Cari colleghi di Forza Italia, non ci accontentiamo dell'aggravante semplice dell'articolo 61; abbiamo bisogno di tutele più forti per queste soggettività. Si è e si resterà liberi di dire comunque ciò che si pensa; non si sarà però liberi di istigare all'odio, alla discriminazione e alla violenza. L'articolo 4 del disegno di legge Zan non mette a rischio la libertà di espressione: chi lo dice forse vuole continuare a essere libero di spargere odio e alimentare violenza. No, non è così. Il disegno di legge Zan non si occupa assolutamente di regolare la circolazione delle idee nello spazio pubblico di questo Paese; si occupa soltanto di proteggere la dignità delle persone, punendo solo le condotte idonee a determinare un concreto pericolo di violenza o di discriminazione. La seconda azione che il disegno di legge Zan mette in campo per applicare l'articolo 3 della Costituzione è fare cultura. Quante volte abbiamo sentito dire in quest'Aula che la violenza non si può fermare soltanto con il codice penale, ma si può combattere con la cultura: pensate che ieri lo hanno detto perfino i colleghi della Lega. Ecco, il disegno di legge Zan cerca di fare cultura, prevedendo, all'articolo 7, l'istituzione della giornata del 17 maggio, giornata che già esiste e che già viene celebrata in luoghi pubblici e anche nelle scuole. Voi dite che lo fa ideologizzando i bambini, una fake news meschina e degradante. Ai giovani, come ha spiegato perfettamente la presidente Malpezzi - si cercherà solo di far capire, nel pieno rispetto dell'autonomia scolastica, per cui le scuole potranno e non dovranno - che le differenze esistono e che devono essere rispettate e questo non lo chiede Monica Cirinnà, strega, eretica e pericolosa; lo chiede la Costituzione che promuove la cultura del rispetto e dell'inclusione, unico modo per contrastare il bullismo. Il disegno di legge Zan si occupa di questo e di nient'altro. Ogni nuova fake news è una coltellata alla dignità delle persone LGBT: troppe volte lo abbiamo visto. Con il mio personale e grandissimo dolore, presidente La Russa, abbiamo sentito nelle audizioni un ex magistrato equiparare l'omosessualità alla pedofilia: continue coltellate alle persone più fragili. (Applausi) . Pochi passaggi per ricordare l' iter parlamentare lunghissimo di questo provvedimento. Tra l'altro, grazie al collega Zan, che ha accolto un suggerimento, abbiamo tenuto per oltre un anno una bicamerale informale tra componenti delle Commissioni giustizia del Senato e della Camera. Tanti i colleghi che hanno lavorato, interessati a fare una buona legge. Penso, e la ringrazio, alla collega di Forza Italia, Giusy Bartolozzi, valente magistrata. Penso, e la ringrazio, all'avvocata Lucia Annibali, che con noi ha molto lavorato. Penso alla grandissima generosità della presidente Laura Boldrini, che ha fatto confluire il suo testo contro la misoginia all'interno del disegno di legge Zan. Infine, rivolgo un ulteriore ringraziamento alla collega Lisa Noja - lei sì duramente colpita sui social - che ha chiesto l'introduzione della protezione per le persone diversamente abili. In questo testo, quindi, chi voleva ha introdotto, chi voleva ha ottenuto. Oggi però, proprio sui punti su cui abbiamo lavorato a lungo alla Camera, qualcuno chiede di nuovo discussione. Su cosa dobbiamo ancora discutere oggi? Abbiamo mediato sull'identità di genere; abbiamo mediato sulle scuole; abbiamo mediato sulla libertà di manifestazione del pensiero. Quali altre mediazioni sono necessarie? Quali sarebbero le ragioni di merito per cui, avendo già votato questo testo alla Camera, cambiare idea adesso? A me pare chiaro che sulla pelle delle persone LGBT si sta giocando un'altra partita; sulla pelle del movimento; sulla pelle delle persone diversamente abili; sulle migliaia di donne colpite da misoginia. Questo gioco politico tattico non fa bene alla politica per prima. Signor Presidente, mi avvio a concludere il mio intervento portando in quest'Aula la voce delle persone trans, protagoniste ignorate di questo dibattito. Sono mesi che discutiamo di identità di genere, ma - lo sappiamo - stiamo facendo questo lavoro senza ascoltare la voce delle persone direttamente interessate, che chiedono protezione allo Stato per il modo in cui vivono la propria identità di genere, che troppo spesso le espone alla discriminazione e alla violenza. Ci stiamo occupando di un testo giuridico, colleghi, non antropologico, sociologico o di filosofia. Stiamo solo provando a dare protezione a persone discriminate dalla violenza. Per questo voglio citare le parole di Porpora Marcasciano, storica attivista trans, una persona che - vi piaccia o no - ha fatto la storia di questo Paese, tracciando cammini nuovi per la libertà di tutti (signor Presidente, abbia pazienza con me). (Applausi) . «Mi chiamo Porpora Marcasciano, sono presidente del Movimento italiano dell'identità trans (MIT), attivista militante del Movimento LGBT+ dagli anni Settanta. La mia voce è la stessa di 400.000 persone trans (la stima è dell'Istituto superiore di sanità, ferma al 2019) e ora più che mai vi chiedo di non bloccare il disegno di legge Zan: esso arginerebbe soprusi e violenze che quotidianamente siamo costretti a subire. Prima di pronunciarvi, vi chiedo di comprendere, o quantomeno di approfondire, il significato che ha per noi la frase "identità di genere". Nessuno ci ha convocato, nessuno ci ha ascoltato; la nostra esperienza e i nostri vissuti non vi sono arrivati. Lo avremmo gradito, perché state legiferando sulle nostre vite. Pensate che l'Italia, secondo le statistiche più recenti, è al primo posto in Europa per numero di vittime di transfobia. I trans italiani chiedono ai parlamentari di adeguarsi ai tempi e guardarsi intorno, soprattutto ai Paesi cosiddetti avanzati e civili, le democrazie di cui tanto ci sciacquiamo la bocca. Dare a noi non significa togliere ad altri, significa dare a noi e a tutte e tutti una società più bella e più giusta». Ecco le parole di Porpora Marcasciano; ecco la spiegazione, signor Presidente e colleghi, del perché la cosiddetta mediazione e il testo del disegno di legge Scalfarotto non vanno bene. Non è la stessa cosa parlare di transfobia e di identità di genere. Se la questione oggetto della norma non è nominata, non esiste; la comunità trans chiede di esistere e di essere protetta. Concludo davvero, signor Presidente, perché so di aver abusato della sua gentile disponibilità. Colleghi, vi lascio questa riflessione: chi chiede mediazioni ora non è più credibile. Siamo ormai fuori tempo massimo. Chi vuole giocare al gioco della torre? Chi vogliamo buttare giù? Le persone trans o in transizione, escludendo la definizione di identità di genere e lasciandole senza protezione? Oppure vogliamo buttare dalla torre l'articolo 4, lasciando i peggiori odiatori - fuori e dentro i social - liberi di calpestare la dignità delle persone fragili? O infine vogliamo buttare dalla torre l'educazione, la cultura, la possibilità che nelle scuole si possa scegliere - ho detto "si possa" - cosa insegnare ai nostri ragazzi? No, colleghi, noi non giochiamo al gioco della torre, non lasciamo indietro nessuno. Vogliamo che questa legge sia approvata così com'è, per proteggere tutte le persone dalla violenza. (Applausi) . Presidente, le chiedo di allegare il testo del mio intervento al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE . Senatrice Cirinnà, come ha potuto rilevare, la passione del suo intervento - al di là dell'adesione o meno - ha consentito che le venisse riservato un tempo maggiore di quello che è stato riservato ai suoi colleghi, perché così mi aveva chiesto. In ogni caso, la Presidenza l'autorizza. È iscritta a parlare la senatrice Lonardo. Ne ha facoltà. LONARDO (Misto) . Signor Presidente, onorevoli senatori, riflettevo sul fine ultimo del voto sul disegno di legge Zan, perché la scelta, a ben guardare, non è banalmente nel senso di esprimere un sì o un no su di esso quanto piuttosto di riconfermare o, viceversa, mutilare la nostra libertà di opinione. Di questo realmente si tratta, dietro la maschera del dare una protezione a chi oggi, di fatto, già ce l'ha. La prova della correttezza del mio convincimento sta proprio in quell'infelice articolo 4, che molto ha colpito e che letteralmente recita: «( Pluralismo delle idee e libertà delle scelte ) 1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte». Sono fatte salve: e da chi? Da un disegno di legge? È fatta salva la nostra libertà di espressione e di opinione? Che sia stato abrogato l'articolo 21 della Costituzione non ce ne siamo accorti. Non avevamo certo bisogno di un disegno di legge per vederci riconosciute le nostre sacrosante libertà. Lo ha già fatto per noi la legge delle leggi, che è la nostra Carta costituzionale. E, come se non bastasse, è inutile una simile clausola di salvezza, che, sempre nel corpo dello stesso articolo 4, è seguita da una pericolosissima previsione, e cioè che quelle libertà sono fatte salve purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti. Mi domando e vi domando: chi decide circa l'idoneità a determinare il concreto pericolo? È chiaro che a decidere sarà la magistratura. Avete una vaga idea di quanta discrezionalità stiamo decidendo di consegnare nelle mani dei giudici? Credo che non sia giusto. A fronte di cosa, poi? Perché dovremmo pagare questo prezzo così alto? Forse perché Zan e i suoi alfieri che vanno in televisione ci vengono a raccontare dell'urgenza della repressione di questo pseudo-pericolo dell'omofobia? Ci incalzano e ci dicono che dobbiamo fare in fretta, perché è una questione di vitale importanza. E, alla luce di questa presunta vitale importanza, ci propinano di fatto... (Brusìo). Signor Presidente, le chiedo gentilmente di invitare i colleghi a non parlare così vicini. PRESIDENTE. Per la verità, lei è abbastanza isolata dai colleghi, però faccio volentieri l'appello. I senatori del Partito Democratico non disturbino la collega che sta parlando. LONARDO (Misto) . La ringrazio, troppo gentile. Ripeto: perché dovremmo pagare questo prezzo così alto? Forse perché Zan e i suoi alfieri vengono a raccontarci che è un provvedimento di vitale importanza, per cui ci incalzano e ci dicono che dobbiamo fare in fretta? E, alla luce di questa presunta vitale importanza, ci propinano di fatto un disegno di legge fatto male, scomposto e con effetti collaterali, sbandierando ai quattro venti statistiche assai dubbie e molto poco ufficiali, così com'è stato anche rilevato da colleghi che mi hanno preceduto. Dobbiamo avere chiaro che, ove passasse mai una siffatta norma, sarebbe in pericolo la possibilità che ognuno abbia la propria idea sugli omosessuali e sui transessuali, sulla transessualità. Con il tipo di giustizia che c'è in Italia, si correrebbe financo il rischio che un'associazione possa querelare per incitazione all'odio laddove qualcuno si avventurasse ad esprimere la più banale delle affermazioni, come quella per cui il matrimonio è soltanto quello tra uomo e donna. Si rischierebbe persino per tale via di portare in tribunale una marea di opinioni che non sono assolutamente istigazioni all'odio. È inutile: il disegno di legge Zan non serve; abbiamo già leggi che vietano l'aggressione fisica e bisognerebbe soltanto farle applicare, come avviene per tante altre, che ci sono e non vengono applicate. Credo che non abbiamo bisogno di ulteriori distinzioni e discriminazioni tra esseri umani; abbiamo bisogno di più cultura sociale e di più senso civico: non si picchia un essere umano a prescindere e non perché è gay , disabile o la sua pelle ha un colore diverso dalla nostra. Non è più grave, se si picchia una lesbica piuttosto che una donna. È grave picchiare e l'aggravante dei futili motivi è già presente nella nostra normativa. È possibile che convenga a molti avere queste differenze, a quanti trovano in questo modo una ghettizzazione proficua, forse anche economicamente. Evidenzio che in molti Paesi, nel Nord Europa, non ci sono più le strade e i locali gay o i rioni cosiddetti arcobaleno. Vorrei vivere in un Paese dove gli uomini e le donne sono uguali e i locali sono per tutti - gay , etero o lesbo - senza ghettizzazioni camuffate da libertà. Non sarà con il disegno di legge Zan che educheremo la nostra società all'integrazione, all'accettazione e all'accoglienza del prossimo. Per far ciò è necessaria una rivoluzione copernicana, che coinvolga le principali agenzie educative e sia con esse condivisa, e pacifica, che parta dal rispetto del riconoscimento dell'altro, alfabetizzando emotivamente i nostri giovani, affinché compiano un salto evolutivo da istinto ad emozione e da emozione a sentimento. Siamo tutti uguali: veramente saremo tutti uguali, non avremo più bisogno della gay street accanto al Colosseo a Roma, ma avremo città aperte in egual modo, senza veramente discriminare nessuno. Desidero condividere con voi altre preoccupazioni e preoccupanti osservazioni, che ho maturato sul disegno di legge in discussione. Penso in particolare al tema del self-id o autopercezione di genere, che ha già procurato moltissimi problemi dov'è in vigore. Gli esempi di questo impatto di genere sulle donne sono innumerevoli. Si pensi a quanto è successo in California dove, in forza della nuova legge sul self-id , quasi 300 detenuti maschi che si autopercepiscono donne hanno chiesto di entrare nelle carceri femminili, terrorizzando le detenute. In Canada, dove questa cosa è già successa, si sono verificate violenze sessuali o addirittura gravidanze e casi di malattie sessualmente trasmesse. Si pensi inoltre ai corpi maschili coinvolti in competizioni sportive femminili. Non se ne parla sui giornali, eppure alle prossime Olimpiadi la questione potrebbe deflagrare. Sempre in base al self-id , vari uomini occupano cariche politiche e, in generale, posti di lavoro che in base alle quote rosa dovrebbero essere riservati alle donne. Anche in questi casi, cresce la percentuale di aggressioni sessuali commesse da uomini che si identificano come donne. Questo accade negli altri Paesi e, da quanto detto, non mi pare che ci si trovi al cospetto di una buona pratica che merita di essere replicata in altri ordinamenti, anzi, direi proprio che forse è il caso di fare tesoro di tali inadeguatezze e disfunzionalità per rimanere ben lontani da tali cambiamenti, che non migliorano il sistema, ma lo abbrutiscono. Lasciatemi infine spendere le ultime osservazioni sull'articolo 7, che in un colpo solo mette a rischio la libertà di insegnamento, il primato educativo dei genitori e l'istruzione dei minori. Avendo l'obiettivo dichiarato di contrastare discriminazioni per motivi legati al sesso, al genere, all'orientamento sessuale e all'identità di genere, in realtà il disegno di legge Zan dimostra che lo scopo è di favorire l'ideologia gender , che nega la dimensione sessuata dell'essere umano e considera la naturale differenza fra uomo e donna una mera costruzione sociale. Non a caso, il disegno di legge parla di identità di genere, espressione che indica il senso di appartenenza di una persona a un genere con il quale essa si identifica a seconda di come si percepisce in un dato momento (fluidità del genere). Ebbene, la primazia della scelta educativa genitoriale non solo è prevista all'articolo 30 della nostra Carta costituzionale, ma è finanche sancita a livello internazionale. Secondo l'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, ai genitori è universalmente riconosciuto il diritto di priorità della scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli e, secondo l'articolo 2 del protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, lo Stato, nell'esercizio delle funzioni che assume nel campo dell'educazione e dell'insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di assicurare tale educazione e tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche. È chiaro che tali convinzioni filosofiche, religiose e pedagogiche devono essere lecite e degne di tutela secondo le istituzioni del Paese membro. Se, come genitore, non volessi che a mio figlio venisse insegnata la cultura gender, educandolo piuttosto al rispetto di tutte le diversità, lasciando fuori dal momento educativo tematiche che reputo fortemente propagandistiche, potrei oppure no? Lo domando a voi, colleghi senatori, e, se potessi, lo chiederei anche alla signora von der Leyen. Recenti studi nel Regno Unito dimostrano come i casi di cosiddetta disforia di genere tendano a emergere nei gruppi di ragazzini per imitazione: già abbiamo l'anoressia per imitazione, mi sembra il caso di riflettere. Ho ascoltato con molta attenzione il presidente Ostellari, che ci ha messo a conoscenza dell' iter che il provvedimento ha avuto in Commissione. Ha parlato a quest'Assemblea facendo riferimento a documenti e atti depositati e quindi anche consultabili. Ha chiesto attenzione, discussione e rispetto per le idee di tutti; perché si sia dovuto addivenire a un muro contro muro, onestamente non me lo spiego. La Conferenza dei capigruppo ha deciso che si potranno presentare gli emendamenti e mi auguro che si creino le condizioni per accogliere le ragioni di tutti, che si trovi il modo per sedersi intorno a un tavolo e che con il confronto si possa accogliere e non respingere; se si arrivasse a votare all'unanimità il disegno di legge in esame, modificandolo, sarebbe un bel segnale. Spero davvero che la conclusione di questa vicenda possa eliminare inutili contrapposizioni ideologiche. Mi rivolgo in modo particolare all'onorevole Letta, che è erede della tradizione cattolica democratica di Aldo Moro e allievo di Nino Andreatta; spero non continui a irrigidirsi, mandando a gambe all'aria una cultura e una storia fatte di distinzioni, sì, ma anche di rispetto. La fatica della democrazia richiede confronto e vocazione all'intesa, soprattutto quando ci sono in campo principi e valori diversi. Su questi aspetti, per così dire, sovrapolitici occorre sempre una mediazione alta, che non è compromesso al ribasso. In politica vanno banditi sovranismi e dogmatismi, mentre occorre recuperare quel saggio realismo moroteo del possibile, che si fa carico dei punti di vista degli altri per approdare a una confluenza tra distinti. Nel caso si decida, sbagliando, di respinge gli emendamenti, creando un'illogica situazione fuori dalla logica morotea a cui molti di noi ancora s'ispirano e a cui tanti ancora fanno riferimento, mi vedrò costretta a votare contro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, nei miei interventi in quest'Aula sono sempre stato molto moderato e possibilista, ma oggi su questo argomento intendo dire tutto quello che penso. Spero di poter invecchiare, finita questa esperienza, e passeggiare nelle strade della mia provincia senza essere insultato da coloro che non sono d'accordo con il disegno di legge in discussione. Mi spiego meglio: tutte le persone che ho incontrato in queste ultime settimane - e non frequento cattive compagnie, ma gente normale (cattolici impegnati, elettori di destra e di sinistra, gente che lavora) - mi hanno espresso la loro contrarietà ai concetti del disegno di legge in esame. Tutti. Forse non riesco a frequentare proprio quegli altri che la pensano secondo quanto dichiarato poc'anzi (quelle 135 associazioni). Secondo me, il disegno di legge Zan non è emendabile, perché, se togliamo l'identità di genere dall'articolo 1, la discrezionalità del giudice troppo elevata e l'educazione scolastica, non ci resta più niente; al massimo, può esserci un aggravamento delle pene attuali previste per le discriminazioni, sulle quali si può discutere. Tuttavia, secondo me, il testo attuale è dannoso allo sviluppo della società. Ci sono nuovi teorici alla moda, come Fedez, e la lobby LGBT, che è molto potente, soprattutto in televisione e in parte della cultura, e che ha partorito un testo che va oltre le necessità e i bisogni da tutelare. Ne spiego i motivi. Si legifera su temi che sono prepolitici: la società esisteva prima della nascita dello Stato. La famiglia esisteva prima e si regolamentava nei suoi rapporti: penso al diritto naturale o alla stessa psicologia, conscia o inconscia. La crescita dei bambini, la nostra crescita, è stata discreta e graduale nell'ambito della famiglia, soprattutto su certi valori. Pensare che lo Stato debba educare su tutto è un concetto comunista, che vige in Corea del Nord e forse in pochi altri Stati. C'è la storia dell'umanità, fatta di alti e bassi: a tal riguardo, allargando un po' il concetto, sono tra quelli che ritengono che non ci dobbiamo scusare di niente, perché forse avremmo fatto così anche noi. C'è semmai una visione che è attinente alle concezioni religiose; tra l'altro, anche i musulmani o parte di loro (è una struttura molto complessa quella musulmana) sono contrari a questa legge. Secondo la religione cattolica - nello spirito di Benedetto Croce, non possiamo non dirci cristiani - c'è una dottrina tratta dalle Lettere di san Paolo, o il Magistero di Wojtyla e Ratzinger (cito quelli che, secondo me, sono nella completa e perfetta ortodossia), secondo cui i principi non negoziabili della Chiesa ci sono. I cardinali che si esprimono in altro modo sono fuori dall'ortodossia. Avere ceduto a poco a poco - ne parlavo con un cattolico nei giorni scorsi - anche su questioni che apparivano non troppo significanti per apparire moderni, conformi ed essere osannati dai laici e soprattutto dai laicisti, ha portato la Chiesa a questo punto: può esprimersi soltanto al riguardo di quello è scritto nel Concordato, che è importante, ma non è la sostanza, bensì la forma. Oggi la Chiesa si è ridotta a essere fondata sull'ambientalismo e sull'accoglienza, dimenticando la dimensione verticale ed escatologica. Ciò è molto grave e speriamo che ci sia una scuola, tipo quella dei monaci del Medioevo di Cluny, che faccia riprendere forza e vigore alla Chiesa, tanto quanto merita. Anche tanti gay che conosco, che vivono singolarmente o in coppia, sono contrari a questa legge. Vivono con dignità e rispetto la loro situazione, che è ormai concepita come normale. Il rispetto è reciproco tra le persone etero e omosessuali, che si rispettano reciprocamente e con dignità. Ripeto che questo è molto importante. Questa legge è l'anticamera dell'utero in affitto, pratica offensiva della donna, soprattutto di quelle povere, che ne diventano oggetto. La facile diffusione della pratica e delle teorie gender e di ciò che comportano nell'educazione e nelle trasformazioni, anche radicali, dei bambini sono quasi contro natura, secondo la mia concezione. La discrezione del giudice, come già detto, nelle opinioni, ex articolo 4, è troppo ampia e sarà pericolosa. Pensate che si possano mettere al posto del proletariato, che era al centro delle attenzioni dei partiti di sinistra, i gay e questi argomenti? Pensate che chi rappresenta queste tendenze sia più intelligente? Voi pensate - o una parte di quelli che sono a favore pensano - che il Governo sia soltanto di certi partiti e non degli altri, che sono accolti, ma solo come parenti poveri, perché hanno una macchia dalla loro nascita? Non è così. Che società vogliamo? In una società in cui la legge Zan sia applicata, che ruolo pensate che abbia la natalità, della quale tanto parliamo quando trattiamo della famiglia o degli aiuti alla natalità? Se fossimo tutti così, non ci sarebbe più natalità. E allora perché la difendiamo? Una società simile, secondo la vostra concezione, è immersa in problematiche socioassistenziali, create e mantenute all'infinito, al fine di favorire le associazioni che percepiscono i contributi pubblici (vedi l'immigrazione e i nuovi centri previsti dall'articolo 8 del disegno di legge in esame). Pensate che ci sia una società che si diverte. E come vive? Vive secondo i concetti tradizionali, quelli dei nostri Paesi e delle nostre comunità. Come si diverte? Si diverte in modo normale e ci sono tante cose belle e interessanti, se fatte bene. È una società che produce, cresce e paga il debito, quando è così confusa? Per mio conto, la legge Zan è la prosecuzione di un concetto e di un disegno nichilista della società; poi ci sarà l'eutanasia (c'è già un disegno di legge che circola). Ci sono gli stessi sintomi, a mio avviso, della caduta dell'Impero romano. Con tutte le forze, pertanto, credo ci siano anche nello schieramento favorevole persone che sono in crisi di coscienza e che hanno una storia come la mia e come tanti di quelli che votano no. Voterò no in tutti i modi, così come farà Forza Italia, lasciando tuttavia libertà di coscienza, come ha sempre predicato Berlusconi. Vi invito a meditare su quello che si va eventualmente a decidere con maggioranze risicate: è una questione che va approfondita e, semmai, approvata a maggioranze larghe, come si sta facendo su altri argomenti, tutti importantissimi, soprattutto in questo momento di crisi e di trasformazione della società. Approfitto della possibilità di avere ancora mezzo minuto per ripetere che sono fermamente contrario anche a una modifica. Questa legge non può passare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, cari colleghi, questo non è un disegno di legge: questo è un disegno di nuova umanità. Si vuole utilizzare una battaglia giusta e condividibile, quella contro ogni forma di aggressione ingiustificata, facendola diventare un grimaldello per trasformare le basi stesse della nostra società. Vediamo se riesco a dimostrarlo nei minuti che mi sono stati concessi. È un disegno di uomo che è denunciato già dall'articolo 1, dove si vanno a sostituire parole naturali come «sesso», previste dalla nostra Costituzione e semplicemente dalla naturalità dell'essere umano, con «genere», «orientamento sessuale» e «identità di genere». Cos'è l'identità di genere? Credo che molti in quest'Aula ignorino cosa sia davvero l'identità di genere. Questa, attualmente codificata per esempio sul sito Facebook, ammonta a 58 identità differenti che, oltre al maschile e al femminile, includono anche gay , lesbica, bisessuale, transessuale, transgender , cisgender , queer , pansessuale, intersessuale, genere non binario, genderqueer , androgino, asessuale, agenderflux , demisessuale, grey asexual , aromantico. E potrei continuare per ore. Siamo davvero convinti che presentare ai nostri figli l'alternativa tra queste identità di genere sia un buon modo per crescerli liberi, sereni ed equilibrati? Credo che offrire tutte queste identità di genere serva in realtà a togliere l'identità ai nostri ragazzi, ai nostri figli. Vorrei leggere le parole di Keira Bell, una ragazza inglese che ha fatto una transizione di genere quando aveva sedici anni. È stata convinta nella sua scuola a fare una transizione e quindi si è fatta amputare il seno e si è fatta trasformare i genitali, dopo un lungo periodo di trattamento con bloccanti della pubertà. Le sue parole, dopo aver vinto la causa contro la clinica Tavistock and Portman di Londra: «Non si possono prendere decisioni simili a sedici anni e così in fretta. I ragazzi a quell'età devono essere ascoltati e non immediatamente assecondati. Io ne ho pagato le conseguenze, con danni gravi fisici. Ma così non va bene, servono cambiamenti seri». Questo sta accadendo non in ignoti Paesi del terzo mondo, ma nella civilissima Londra, nella civilissima Gran Bretagna, dove anni fa è stata approvata una legge, l'Equality Act, che è molto simile al disegno di legge Zan. Grazie all'Equality Act, ogni forma di resistenza da parte dei medici, del personale ospedaliero, degli insegnanti e degli stessi genitori alla transizione di genere dei minorenni è stata etichettata come omofobia. Siccome non mi credete, vi invito a leggere alcuni libri. Sono in lingua inglese, perché ovviamente non vengono tradotti in italiano. «Christians in the firing line», per esempio, scritto dal dottor Richard Scott, racconta come, sempre nella civilissima Gran Bretagna, un magistrato abbia perso il lavoro e sia stato licenziato semplicemente per aver scritto in una sentenza che i bambini, in caso di adozione, hanno il diritto di essere adottati da una coppia con mamma e papà e non da una coppia di persone dello stesso sesso. È stato licenziato e il suo nome è Andrew McClintock. Non solo: c'è un altro caso - potrei andare avanti per ore a leggerveli - di un medico pediatra di comunità che ha perso la causa contro il servizio sanitario inglese ed è stato licenziato per aver dimostrato scientificamente che i bambini crescono meglio in un contesto in cui la genitorialità è costituita da mamma e papà. Nel libro ci sono molti altri casi e ne ricordo il titolo: «Christians in the firing line». È singolare che quanto oggi ho sentito in quest'Aula contrasti radicalmente con le evidenze di Paesi in cui testi simili al disegno di legge Zan sono già in vigore. Vi invito anche a leggere «What are they teaching our children», che è un interessantissimo testo in inglese sulle ideologie che vengono utilizzate per indottrinare i ragazzini, fin dall'età più piccola, in cui si va sostanzialmente a insegnare che qualunque tipo di sensazione del bambino dev'essere immediatamente assecondata e seguita. Vorrei raccontare in quest'Aula la storia di un papà canadese, che si chiama Robert Hoogland. Avete tutti Google e potete cercare il suo nome: Robert Hoogland non si è rassegnato al fatto che la sua bambina, alla scuola superiore, all'età di dodici anni - quelle che da noi sono le medie, in Canada sono già superiori - fosse stata convinta nella sua scuola a cominciare la transizione di genere. Egli si è sempre rifiutato di assecondarla, perché riteneva che fosse sbagliato. Il giudice, non più tardi di due mesi fa, lo ha condannato a sei mesi di reclusione e a 30.000 dollari di multa semplicemente per aver usato verso sua figlia il pronome femminile she e aver continuato a chiamarla con il suo nome da bambina. Quella era la sua bambina. Queste non sono invenzioni, ma storie di Paesi che hanno seguito prima di noi questa strada e ora stanno tornando indietro. La clinica Tavistock and Portman di Londra ora è sotto attacco giudiziario e la metà dei medici di quella che era una delle cattedrali mondiali del gender si è dimessa. Il segnale che sta arrivando è che la teoria gender va completamente rivisitata , ma noi ce la troviamo spiattellata nell'articolo 1 del disegno di legge in esame, che definisce la persona indipendentemente dal proprio sesso. Abbiamo inoltre un problema enorme dal punto di vista della libertà di parola. Ho già raccontato in Commissione - e vorrei farlo anche in quest'Aula - la storia di un pastore protestante, di nome John Sherwood, di settantadue anni, che è stato trascinato via in manette, nell'aprile 2021, nella metropolitana di Londra - quindi, anche in questo caso, non in un Paese barbaro, ma civilissimo - con l'accusa di omofobia, perché, come tutti i venerdì, si era recato nella stazione della metropolitana per leggere la parola di Dio. Quella mattina ha letto il brano della Genesi in cui c'è scritto «maschio e femmina li creò»; si è permesso di aggiungere che per noi cristiani il matrimonio è solo tra uomo e donna, ma c'era una coppia di lesbiche, che si è sentita discriminata e ha fatto appello all'Equality Act, chiamando la polizia, che è intervenuta, lo ha arrestato e ammanettato, trascinandolo via in mezzo alla folla. Vi prego di guardare su Internet il video dell'arresto di John Sherwood, che è stato trattenuto per ventiquattr'ore alla stazione della polizia e ora è sotto processo per omofobia. Pensate forse che queste cose non accadranno? È chiaro che in questo momento tutti vi raccontano che la libertà non è assolutamente in pericolo e, anzi, potrete continuare a dire di essere contro l'utero in affitto. Vi dico però che questo non accadrà, perché l'utero in affitto è esattamente il diritto riproduttivo della coppia samesex . Se qualcuno vi venisse a dire che non vi dovete riprodurre, vi sentireste discriminati? Certamente sì! Allo stesso modo, nessuno potrà più dire che una coppia same sex dev'essere esclusa dal ricorso all'utero in affitto, perché quello significherebbe discriminarla in uno dei suoi diritti, cioè quello riproduttivo. Stiamo attenti, perché la propaganda è un discorso e i vari Fedez di turno sono un altro, ma qui dentro le cose dovremmo avere il coraggio di vederle non solo con gli occhi delle ideologie o con gli occhiali del partito politico di appartenenza, ma con la testa di chi sa vedere quali sono le conseguenze che in altri Paesi hanno generato ingiustizie inaccettabili. (Applausi) . Visto che siamo ancora in tempo, per favore, fermiamoci e ragioniamoci. Solo un uomo può essere un padre: questa frase sarà discriminatoria, perché ci sono i cosiddetti papà cavalluccio marino, che in realtà sono donne, che però hanno fatto la transizione, bombardandosi di ormoni, e quindi hanno la barba, i peli e tutto quello che serve per essere uomini, tranne i genitali, che hanno mantenuto femminili; a quel punto, possono restare gravide, ma vogliono essere chiamate "papà" e chiamarle mamme o donne diventerà automaticamente discriminazione. Andate a vedere che cos'è successo alla madrina di Harry Potter, l'autrice inglese Rowling, che si è permessa di scrivere su Internet che la parola «donna» non può essere sostituita dalla definizione «individuo che mestrua», perché quell'espressione è discriminatoria verso la donna. Ha osato dire queste parole. Ebbene, è stata bombardata e massacrata sui social media , perché si è detto che non rispetta gli uomini che mestruano. Siamo a questo? Siamo al punto di non sapere più distinguere il maschile dal femminile? Guardate che poi queste non saranno bizzarre teorie che il senatore Pillon agita in Aula, spaventando la folla degli astanti: diventeranno sanzioni penali e sono pronto a giurare in quest'Aula che un giudice in Italia - ma saranno più di uno - condannerà qualcuno, perché ha osato dire che le donne hanno il ciclo mensile e i maschi no. Sarà considerata grave discriminazione. Ancora, avete letto gli articoli 5 e 6 di questo disegno di legge? Avete letto le pene accessorie folli per chiunque osi discriminare o istigare alla discriminazione sulla base dell'autonomia di pensiero di chi si sente uomo, anche se è donna? Ebbene, le pene accessorie, oltre alla galera, sono anche quelle del contrappasso, perché questo povero condannato, perfido omofobo, perderà la patente di guida, il passaporto, i diritti politici, il diritto di fare propaganda politica e ovviamente quello alla patente di caccia, ma addirittura la propria dignità, perché sarà costretto a fare lavori socialmente utili presso le associazioni LGBT, per la pena del contrappasso. Questo prevedono gli articoli 5 e 6. Avete letto l'articolo 7? Ho ascoltato attentamente la presidente Malpezzi, che ha cercato di raccontarci, a tale proposito, che c'è l'autonomia scolastica; certo che i genitori possono firmare il piano dell'offerta formativa e scegliere la scuola in base ad esso, ma se tutti i POF conterranno l'ideologia gender - perché questa legge imporrà a tutte le scuole di celebrare la giornata contro omofobia, bifobia, lesbofobia e transfobia - come faranno i genitori? O faranno la scuola a casa, cioè la scuola parentale, o dovranno tenere i figli ignoranti. (Applausi) . Cara senatrice Malpezzi, siamo capaci anche noi di leggere, ci creda sulla parola, ma siamo capaci di farlo anche in inglese e, lo ribadisco, le consiglio caldamente di leggere «What are they teaching our children?». Sono sicuro che conosca molto bene l'inglese, ma siccome è un po' ostico, la invito a leggere un testo molto più italiano, le linee guida della Regione Lazio, che sono state precipitosamente ritirate, nelle quali c'era scritto che è buona prassi assecondare i ragazzi nella transizione, ovviamente fin dalla più tenera età, e addirittura garantire la carriera alias . Non so se sapete in quest'Aula cosa sia, ma ve lo spiego io: vuol dire che un bambino di una qualunque età, dai due anni in su, arriva a scuola e dice di essere Simone, ma di sentirsi Simona, quel giorno. Da quel momento in poi, la maestra, i compagni e la preside, tutti, la devono chiamare Simona e relazionarsi con lei come se fosse tale e deve andare nel bagno delle donne. Questa vi sembra una cosa normale? Vi sembra una cosa giusta? (Applausi. Commenti) . Benissimo. Siccome giustamente voi ammettete che questa è una cosa giusta e la rivendicate come tale e ci saranno ovviamente le pubblicazioni che verranno utilizzate nelle scuole per insegnare il gender ; avremo la storia del principe sul pisello, la storia della gatta con gli stivali. È tutto qui: «Fiabe d'altro genere». Vi invito a leggere questo libricino, che sarà sicuramente utilizzato, insieme a molti altri che non ho portato in Aula. E visto che pensate che sia assolutamente giusto tutto ciò, vi invito a leggere le parole dei genitori tedeschi che sono stati arrestati per aver rifiutato di portare i loro figli a scuola perché quel giorno c'era la lezione di gender . Hanno tenuto i figli a casa e sono stati arrestati per questo. A voi che siete i laicisti e i paladini della laicità dello Stato chiedo una cosa: poiché l'ora di religione è a scelta, mentre l'ora di gender sarà obbligatoria con questo disegno di legge, dov'è la libertà di scelta dei genitori? Dov'è la libertà di educazione prevista dall'articolo 30 della Costituzione? (Applausi) . Come sempre, ci sono due bei pesi e due belle misure. Quando una cosa fa comodo alla sinistra, allora bisogna imporre al popolo bue e ignorante; quando, invece, una cosa fa comodo a un altro orientamento che non è quello di sinistra, allora diventa assolutamente facoltativa perché dobbiamo rispettare... e così via. Visto che parliamo di cultura, vi invito anche a leggere il libro «Same-sex parenting research» di Walter Schumm. È una ricerca molto interessante, pubblicata ovviamente in lingua inglese perché in Italia queste cose non sono messe in circolazione (e certamente non da Feltrinelli), nella quale si spiega quali sono i risultati quando si fanno crescere i bambini con due mamme o con due papà. La cosa carina che mi vengono a dire è che comunque è meglio piuttosto che stare in orfanatrofio. I bambini, poveretti, crescono anche in quel modo, ma noi dobbiamo cercare il meglio, soprattutto per quei bambini che sono stati così sfortunati da avere perso la loro mamma e il loro papà. Il meglio significa costruire le condizioni perché trovino una coppia, mamma e papà, che il più possibile assomigli alla coppia che è stata tolta loro dalla natura, dal caso o da una disgrazia. Noi, invece, andiamo a sostituire e, quindi, aumentiamo il danno e usiamo persone già di per sé sfortunate per fare esperimenti sociali; e poi scopriamo che questi esperimenti sociali falliscono, ma non si può dire perché chiunque dica che i bambini crescono meglio con la mamma e con il papà piuttosto che con due papà o con due mamme - che, tradotto, vuol dire orfani di mamma o di papà, a seconda del caso - è omofobo e intollerante e gli diamo anche un anno e mezzo di galera per stare sicuri. Non è con la galera che si risolvono queste cose, ma con l'attenzione, la cura, la delicatezza, ma anche con l'onestà intellettuale di dire che il papà è maschio, la mamma è femmina, che genitore uno e genitore due non è giustizia sociale, non è equità, non è rispetto. (Applausi) . Prima dobbiamo rispettare i bambini; poi rispettiamo gli adulti. Vengono prima i diritti dei bambini e poi i desideri o i capricci - ci sono anche quelli - degli adulti. Questa norma di fatto ci pone in una condizione molto pericolosa perché va a costruire una nuova umanità in cui tutto sarà famiglia perché, a quel punto, due uomini saranno famiglia e due donne saranno famiglia. A quel punto, perché non tre o quattro? Sarebbe discriminatorio e, quindi, tutto sarà famiglia e niente più sarà famiglia. Non esiste una società che sia sopravvissuta alla distruzione della famiglia. Non esiste. Non so cosa accadrà in questa Aula. I numeri di oggi fanno molto ben sperare che tanti colleghi abbiano compreso che c'è una preoccupazione che va giustamente assecondata, ma che, d'altro canto, però, non si può ignorare una pericolosa deriva ideologica. Se tutto diventa famiglia e, quindi, niente più è famiglia, la società diventa un coacervo di individui e non più di persone. Arrivo alla conclusione del mio ragionamento non senza avervi segnalato un ultimo libro. Si tratta di un report che è stato presentato al Senato due settimane fa sulle violazioni delle libertà fondamentali causate dalle leggi sulla omotransfobia. Sono tutti casi estremamente concreti, documentati, in cui si evince come il pericolo che leggi simili al disegno di legge Zan si trasformino in un una sorta di boomerang per la libertà civile, per la libertà di educazione, per la libertà di pensiero, per la libertà di parola, per la libertà di culto sia assolutamente concreto. C'è una simpatica storia, che ho pubblicato anche sul mio canale, che racconta di un signore transessuale, un maschio, che ha chiesto di entrare in un convento di clarisse in Belgio. Sembra una barzelletta, invece è una storia vera. Questo signore si è sentito discriminato e d'altronde l'unico motivo per cui sono state rifiutate la sua iscrizione e la sua adesione a questo convento di clarisse è che era un maschio; quindi oggettivamente è stato discriminato in base al suo sesso. C'è anche un altro caso di una signora alla quale è stato negato l'ingresso in un seminario cattolico e l'unica ragione per cui è stata esclusa è che era femmina e non c'è un'altra ragione; quindi, è vero, è stata discriminata in base alla sua identità sessuale. Ma siamo convinti che sia tutto uguale, sia tutto identico, sia tutto allo stesso livello, sia tutto possibile? Siamo convinti che qualunque tipo di scelta, sulla base di una visione antropologica fondata sulla naturalità della differenza maschile e femminile o - volendo fare il Pillon a tutti i costi - una visione fondata sulla propria fede religiosa non abbia più libertà di essere definita, raccontata, vissuta e non abbia più la libertà di diventare anche una tradizione, un modo di vivere la società? Io sono convinto che questo sia il più grande errore che noi possiamo fare. La società non si è costruita ieri e non è che sono arrivati i teorici del gender a scoprire che il maschile e il femminile sono la causa di tutti i disastri, di tutte le ingiustizie del mondo e che quindi vanno "spianati" per un mondo globalizzato, in cui sia possibile vendere smalto per unghie per maschi e per femmine. No, ci sono delle differenze e, come diceva Churchill, fortuna che ci sono quelle meravigliose differenze, benedette quelle differenze. Noi, come legislatori, non dobbiamo darci come limite quello di una legge a tutti i costi. Penso che abbiamo una possibilità concreta, che è quella di affrontare il fenomeno, se c'è. Io ho dei dati, non li ho citati fino ad oggi ma oggi li cito. Ho fatto una richiesta ufficiale all'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori-OSCAD, che è l'ufficio interforze dedicato alla lotta alle discriminazioni, e mi hanno risposto. Sapete quante segnalazioni (che non vuol dire denunce e neanche condanne) ci sono ogni anno per discriminazioni sulla base del genere? Sono 66 casi in due anni, 33 casi ogni anno. C'è un dato ufficiale e se volete potete chiederlo all'OSCAD. C'è un fenomeno? Sì, grazie al cielo è molto ridotto. Mi direte che anche un caso è grave. Sono d'accordo con voi: anche un caso è grave. Però non è quell'emergenza, non è quel dramma che si è voluto raccontare. Ci sono casi limitati; a questi casi dobbiamo dare risposte. Come ho già detto, dal mio personale punto di vista (non impegno il mio Gruppo, ma parlo per me), le leggi in vigore sono sufficienti. Trovatemi un caso che sia oggi esente da pena. Chiunque aggredisce, chiunque diffama, chiunque minaccia, chiunque provoca lesioni personali, chiunque attenta alla vita di qualcun altro, chiunque ingiustamente licenzia, chiunque ingiustamente esclude: tutte condotte che hanno sanzioni, in quasi tutti i casi sanzioni penali. Ci sono condotte che devono essere integrate? Cerchiamole insieme. Ci sono sanzioni che a vostro o a nostro avviso devono essere aggravate? Cerchiamole insieme. Su questo vi garantisco - e lo dice Pillon - che non c'è una preclusione. L'Assemblea non è divisa in due, da una parte gli omofobi e dall'altra le brave persone; non funziona così. Qui c'è un'Assemblea che è divisa perché si è voluta inserire una ideologia inaccettabile in un disegno di legge che aveva un altro scopo. (Applausi) . Tutti noi abbiamo esultato per l'Italia che ha vinto la finale degli Europei. È stato interessante vedere qual è stata la prima reazione dei nostri beniamini, dei giocatori. Non hanno telefonato al genitore 1 o al genitore 2. Hanno chiamato la mamma! (Applausi) . Hanno chiamato la mamma e le hanno detto: ciao mamma, guarda quanto sono stato bravo. Ho vinto. Noi italiani abbiamo degli anticorpi preziosi contro queste ideologie che ci vengono da una visione dell'uomo maturata nei college universitari del Nord America. Perché queste ideologie hanno un nome e un cognome: si chiamano Judith Butler, si chiamano Donna Haraway, si chiamano col nome di filosofi e antropologi convinti che solo dal superamento del binarismo sessuale maschile e femminile avremo una società più giusta. Non è così! Andate, vi prego, a vedere la società svedese e le società del Nord Europa, dove tutto questo è già realtà. Ve lo ripeto. L'ho già detto e lo dico ancora una volta. Abbiamo questa possibilità. Siamo un passo indietro e ancora non siamo caduti nel burrone. Forse ce la facciamo. Forse riusciamo a fare ancora un passo indietro. Per fare questo, però, è necessario che tutti insieme realizziamo il superamento di ogni schema ideologico. Ce la faremo? Francamente, non lo so. Francamente, non sono convinto. La possibilità, però, ce la siamo data. La discussione continuerà ancora per giorni. Ho messo sul tavolo libri. Ho messo sul tavolo pubblicazioni. Sono a disposizione di tutti i colleghi che vogliano documentarsi anche meglio su questo. Vi prego, non votate questa proposta di legge come la voterebbe un quisque de populo . Approfondite ogni singola norma, anche chi è già convinto, in un senso o nell'altro, vada bene ad approfondire e a valutare ogni singola parola, perché stiamo decidendo di quello che sarà il futuro del nostro Paese. Marilena Grassadonia, dal palco del Pride, lo ha detto con chiarezza. Ha avuto un pregio, quello della verità, quando ha detto: il disegno di legge Zan è solo l'inizio. Poi vorremo il matrimonio egualitario. Poi vorremo l'utero in affitto. Poi vorremo l'adozione gay e poi vorremo l'insegnamento gender nelle scuole. Tutte cose che sono state dichiarate da un palco, davanti a parlamentari appartenenti a due schieramenti qui presenti che applaudivano. Ditecelo chiaramente, allora. Il progetto che avete in mente è questo? Se questo è il progetto che avete in mente, non vi seguiremo mai e faremo la guerra, qui dentro e là fuori, con tutte le armi che la democrazia ci mette in mano. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 12,18) ( Segue PILLON). Perché una società senza famiglia è una società senza futuro; perché una società in cui togliamo i figli ai loro genitori è una società senza futuro e una società morta. Una società in cui non si può più dire che un uomo è maschio e una donna è femmina è una società che non ha più nulla da dire. Questo è quello che dobbiamo dire ai nostri giovani, questo è quello che dobbiamo dire ai nostri figli! (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maiorino. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, io sono indignata. Mi verrebbe da dire che sono addirittura annichilita, perché è ormai da mesi, non soltanto adesso e non solo ora in quest'Aula, che abbiamo ascoltato per l'ennesima volta una fila di fuoco di fake news che, nel tempo, martellando continuamente, attraverso giornali, televisione e dichiarazioni, anche nelle Aule delle più alte istituzioni hanno alzato una cortina di fumo tossica. Una cortina di fumo tossica, attraverso cui non si riesce più a vedere la verità. Non si vede più, innanzitutto, il testo di legge in discussione, ma soprattutto tale cortina di fumo ha fatto sparire le persone: le persone di cui questa legge si occupa; le persone che sono nostri concittadini e concittadine che chiedono, che sanno, che da venticinque anni hanno bisogno di tutele. Ed hanno bisogno di tutele perché all'improvviso siamo diventati tutti non omofobi in questo Paese. Siamo diventati il Paese dove i gay , le lesbiche i transgender possono vivere nella realtà più meravigliosa del mondo e dell'Europa. Nessuno ha un problema con l'omosessualità, né qui dentro né fuori. È incredibile come non ce ne fossimo accorti prima e si ha anche la sfacciataggine di riportare solo i casi dell'OSCAD (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori), 30 all'anno, con lo stesso gioco che si è fatto per decenni sulla violenza domestica e sulla violenza contro le donne: "quelle denunciate sono talmente poche. Il problema non esiste". È la stessa cosa. Le persone non denunciano perché non hanno gli strumenti per poter essere tutelate; non denunciano perché non ha senso denunciare, se poi l'omotransfobia non viene riconosciuta a livello penale. Non denunciano poi perché, denunciando, fanno coming out il più delle volte e a casa i nostri giovani ancora non possono dire di essere gay , lesbiche o transgender perché vengono sbattuti fuori di casa. Di questo io non ho sentito parlare in quest'Aula, perché è di questo che si sta discutendo, non dei casi riportati dalla Gran Bretagna in un trafiletto di qualche giornale misconosciuto. Vengono raccontate storie incredibili e vengono rappresentate come se fossero all'ordine del giorno. In Commissione giustizia noi abbiamo dovuto subire lo stesso trattamento: 170 audizioni e in tutte e si sono espresse posizioni rigorosamente contrarie a questa legge, riportate addirittura come le posizioni uniche, sia dei giuristi che dei femministi che del mondo LGBT. Sappiate, colleghe e colleghi, che il mondo LGBT non è mai stato così unito come nel sostegno a questo disegno di legge, e voi lo sapete molto bene perché come me avete ricevuto l'appello di oltre 140 associazioni - non una, ma 140 associazioni - che chiedono di approvarla. (Applausi) . Ma non lo dite e ciò che non viene detto è ugualmente una menzogna, perché le parole contano. Ho sentito il collega Pillon fare l'elenco, in maniera anche sarcastica e ironica, di tutte le possibili definizioni con cui il mondo LGBT descrive se stesso (54) e ne ha parlato con quel ghigno da presa in giro che è proprio quello che ha tenuto sotto scacco queste persone e il mondo LGBT. Sì, le parole contano: quell'elenco, che può essere trovato risibile da qualcuno, indica la ricchezza della natura umana che voi non potrete mai sconfiggere per quanto vi appigliate alla vostra ideologia. La natura umana è multiforme e le forme sono tante e sono diverse. Non possono trovare albergo nella nostra cultura e nella nostra società solo due forme di natura umana, ma deve trovare albergo tutta la variegata ricchezza della stessa, cosa che finora si è negata e negare questo significa negare l'evidenza. Fino a poco tempo fa anche qui in Italia l'omosessualità era perseguitata a norma di legge. Oggi ci scopriamo invece tutti liberali e non omofobi, ma è una cosa incredibile, che non regge. Come dicevo all'inizio, la cortina fumogena di fake news ha nascosto le persone; non solo, ha anche stravolto la verità delle responsabilità. Non più di qualche minuto fa, infatti, il collega Faraone ha dichiarato che il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle hanno il dovere morale di discutere e trovare soluzioni: se continueranno ad arroccarsi, saranno responsabili davanti al Paese di questo fallimento. Questo è un evidentissimo ribaltamento delle responsabilità. Con chi la dobbiamo cercare questa mediazione? Chiedo ai senatori Faraone e Renzi con chi dobbiamo cercare questa mediazione. La dobbiamo cercare, forse, con chi, come la Garante per l'infanzia dell'Umbria, ha dichiarato che l'orientamento sessuale verso cose, animali o persone di ogni genere ed età e la poligamia e l'incesto non saranno più un tabù? E invece di rimuovere da quella delicata posizione la Garante per l'infanzia e l'adolescenza, una persona cioè che afferma che l'omosessualità è equiparabile al fare sesso con gli animali ed è equiparabile alla pedofilia, cosa fanno i colleghi Salvini e Pillon? La sostengono: finalmente abbiamo una persona seria e competente a ricoprire questo ruolo in maniera coraggiosa. E con queste persone noi dovremmo cercare una mediazione per contrastare le discriminazioni contro l'omolesbobitransfobia? (Applausi) . E poi ripeto, il MoVimento 5 Stelle è orgogliosamente l'autore di tutte le politiche attive contenute in questo disegno di legge. Soltanto il perseguimento penale era contenuto in tutti i disegni di legge, ma noi abbiamo voluto gli sportelli di ascolto e i centri rifugio; noi abbiamo voluto i famigerati percorsi nelle scuole che voi continuate a diffamare affermando il falso: poco fa la collega Malpezzi vi ha dimostrato, carte alla mano, che non c'è nessuna obbligatorietà per i corsi al rispetto e non all'educazione sessuale. E voi continuate invece a diffondere le vostre menzogne sulla pelle delle persone. Questo dibattito, che si è fatto così aspro e ideologicamente così insensato, si sta ripercuotendo sulla comunità LGBT, perché le aggressioni, gli attacchi, le discriminazioni e gli atti di bullismo sono aumentati. Ma voi siete ciechi perché non avete visto - fate finta di non aver visto - le piazze piene di persone, non solo di persone LGBT, ma della società civile. Da Roma, Milano, Torino, Palermo, Napoli, da ovunque (Applausi) hanno fatto scendere le persone in piazza a difesa di questo disegno di legge; persone giovanissime che i vostri problemi non se li fanno minimamente e che ci guardano attoniti. Signor Presidente, la settimana scorsa abbiamo votato la legge di modifica costituzionale per abbassare l'età per l'elettorato attivo al Senato: adesso anche i diciottenni potranno votarci. Diamogli un motivo per appassionarsi alla politica, perché questo non è uno spettacolo dignitoso e non è uno spettacolo a cui i giovani possono guardare come esempio. Quello in discussione è un disegno legge educativo in tutti i sensi: sì, viene temuto proprio per questo. Le parole del collega Pillon - da esperto bibliofilo dovrebbe saperlo bene - portano le cose fuori dal buio: fiat lux . Le cose vanno chiamate col proprio nome e non bisogna metterci sopra una pecetta perché non le si vuole chiamare con il proprio nome. Le persone hanno stentato anche a riconoscersi perché non avevano le parole per definirsi. È ora che questo finisca e che tutte le persone possano essere libere di essere se stesse. Concludo dicendo che si può essere omofobi sia se si è analfabeti e illetterati, ma anche se si hanno tre lauree in più. L'illustre giurista che viene citato in quest'Aula come faro rispetto alle criticità di questa legge, il presidente Flick, è lo stesso giurista che ha affermato che l'orientamento sessuale è un fatto privato e che il legislatore non dovrebbe entrare nel merito. L'orientamento sessuale è un fatto sociale: è proprio questo che afferma il disegno legge in discussione; l'identità di genere è un fatto sociale. Ed è questo che la destra non può accettare: la legittimazione sociale delle diverse nature italiane. Ed è per questo che noi, invece, continueremo a sostenere questo disegno di legge e non accetteremo mediazioni al ribasso sulla pelle delle persone. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, innanzitutto vorrei dare a Cesare quel che è di Cesare e dare al "sen" Malpezzi e al "sen" Licheri - così non si sentiranno offesi dall'aggettivazione di genere - e dare ai loro partiti, il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle, la paternità assoluta che rivendicano di questo disegno di legge. Gli italiani devono saperlo. Devono sapere che questa legge vi appartiene, cari colleghi. Noi del centrodestra siamo fieri di queste vostre rivendicazioni; siamo fieri che gli italiani riconoscano in voi gli autori e i sostenitori di questo testo di legge. Nel momento in cui il nostro Paese è in preda a una grave crisi sanitaria ed economica, nel momento in cui, signor Presidente, abbiamo un Piano nazionale di ripresa e resilienza che - non dimentichiamolo - ci indebita per centinaia di miliardi e che però necessità di tempi ristretti di riforme, di sblocchi delle procedure, nel mentre abbiamo imprese che attendono provvedimenti per uscire dalla crisi, nel mentre non riuscite a far altro che bloccare licenziamenti perché sul piano delle politiche attive ancora ieri, nel confronto con le parti economiche, non avevate una bozza di proposta reale, nel mentre bloccate gli sfratti perché non siete in grado di fare politiche sociali per la casa, insomma, nel mentre siamo nella piena crisi sanitaria e pandemica, nella piena crisi economica, nel mentre si parla della quarta ondata e quindi non ci sono ancora misure per rispondere al problema della scuola o dei trasporti, nel mentre il Paese soffre per questi problemi, voi cosa fate? Bloccate per settimane il Parlamento su questo disegno di legge, perché questo succederà e ne parleremo. Quindi, assumetevene tutte le responsabilità davanti agli italiani. Colleghi, dopo lo ius soli , lo sbarco libero, la tassa di successione, non aspettiamo altro che il segretario Letta e gli alleati del MoVimento 5 Stelle, che su questi temi viaggiano spesso assieme, continuino su questa strada, ma ogni giorno gli italiani vi stanno rispondendo bocciandovi in tutti i sondaggi e in tutte le verifiche che vengono fatte. Da questo punto di vista non possiamo che rallegrarcene. Entrando nel merito delle questioni, Fratelli d'Italia vi dice pure che avete poco da gioire di una legge liberticida. Avete il "merito" di avere introdotto, come ha ben spiegato il collega Balboni ieri, il diritto penale dello stato d'animo interiore, cioè, un diritto penale - per chi capisce di diritto - che è stato applicato solamente nel regime nazionalsocialista e in quello delle repubbliche sovietiche comuniste. Questa è la vostra legge di libertà. Dai banchi del Partito Democratico, della sinistra e del MoVimento 5 Stelle sento parlare di una legge di libertà e di estensione di diritti: vi rendete conto che state andando a colpire le libertà liberali, i valori liberali, i valori democratici, la libertà di pensiero, cari colleghi? State tranquilli che questa legge non verrà approvata, i primi a saperlo siete voi, perché al vostro interno c'è tanto dissenso non proclamato perché non glielo permettete, ma i conti li faremo presto e si vedrà che questo testo non passerà perché è contro i valori liberali, impedisce il libero pensiero, è un testo liberticida che, in uno Stato democratico e liberale quale è quello che esiste nel nostro Paese, non può e non potrà passare. E lo vedremo presto. Perché dico che è un disegno di legge liberticida? Basta leggere gli articoli, colleghi. Nel momento in cui dovessi sostenere - e lo farò, statene tranquilli, anche in caso di approvazione - le mie idee, le mie convinzioni religiose, il mio concetto di famiglia naturale, il fatto che ritengo un abominio l'utero in affitto, è evidente, è in re ipsa che in quel momento creo discriminazione. È ovvio che nel momento in cui sostengo che l'utero in affitto è un abominio e che la famiglia deve essere quella naturale di un uomo e una donna, in quel momento creo potenzialmente discriminazione, quindi sono passibile di condanna in base al codice penale. Questa è la realtà dei fatti, cari colleghi, altro che libertà e diritti; voi non state creando diritti, voi state sopprimendo diritti e, quel che è peggio, sopprimete i diritti del libero pensiero, andando contro la religione. Non per nulla la religione cattolica, come quella islamica, hanno espresso il proprio forte rammarico e la propria protesta. State violando, come espresso dal collega Malan questa mattina, le regole concordatarie; state violando ogni diritto per imporre la legge del pensiero unico. Voi volete imporre la comunità LGBT, ignorando i diritti degli altri cittadini, dei cattolici, dei religiosi, dei liberali, di coloro che credono e che non credono, ma che vogliono continuare a poter esprimere liberamente il proprio pensiero senza essere tacciati da voi e dalla magistratura ed essere quindi incriminati e magari anche condannati fino a quattro anni di galera. Cari colleghi, zittire gli avversari con la galera è proprio dei regimi autoritari; è in Cina ed era a Cuba che si operava così e certamente anche nei regimi nazisti, dove vigeva infatti quel diritto penale dello stato d'animo interiore che prima citavo. Ecco dove volete portare il Paese. Ecco perché, cari colleghi, come ho detto all'inizio del mio intervento, deve essere chiaro a tutti chi sostiene il disegno di legge in esame e chi non lo sostiene. Imputeremo oggi la paternità del provvedimento e domani, approvato o meno, gli italiani dovranno sapere a chi dovranno la limitazione del proprio diritto di pensiero e del proprio diritto di parola. Dovranno saperlo tutti. Mi soffermo in conclusione sull'articolo 7, citato dalla senatrice Malpezzi; anzi, chiedo scusa, "sen" Malpezzi, perché non vorrei si sentisse offesa dall'applicazione del genere femminile; è vero che, per fortuna, il disegno di legge non è stato ancora approvato, ma insomma alle volte è meglio prevenire che curare. È vero che "sen" Malpezzi ha detto che non c'è nulla nell'articolo 7 e che nelle scuole non verrà fatto nulla. Allora, scusate, perché l'avete inserito? Perché avete inserito la giornata sul gender ? Perché avete inserito l'articolo 7, se tanto non serve a niente? Invece basta leggere le cose e si capisce benissimo che voi nelle scuole di ogni ordine e grado - gli italiani lo devono sapere; ogni ordine e grado vuol dire, come il sindaco, senatore De Carlo, può confermare, dalla scuola dell'infanzia in avanti - volete andare a parlare del gender . Dovete spiegare che per parlare del rispetto di un qualche cosa, bisognerà pure spiegare cosa è quel qualcosa. Quindi voi dovrete spiegare al bambino di cinque anni cosa è il sesso binario, gay , omosessuale e lesbico. Io non ho una grande competenza su tutte queste differenziazioni che mi pare arrivino a 50. Non si può insegnare infatti il rispetto verso qualcosa che non si conosce. Presidente, ricordo, in conclusione, che dovrete assumervi anche qui la vostra responsabilità. Io, il mio partito, i miei colleghi di Fratelli d'Italia, che strenuamente si stanno battendo e hanno votato compatti, tutti presenti anche prima, la questione sospensiva, vorremmo continuare a poter parlare di mamma e papà, vorremmo continuare a poter dire che l'utero in affitto è una vergogna, vorremmo continuare a poter dire che i genitori non sono il genitore uno e il genitore due, ma la mamma e il papà. Continueremo, siamo certi che ce la faremo, siamo certi che questo testo liberticida, vergognoso e degno di uno Stato autoritario non verrà approvato da quest'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fazzolari. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, da molto tempo sentiamo il variegato mondo dei sostenitori del disegno di legge Zan raccontare in Aula, in televisione, in giro che il testo serve a ribadire la libertà individuale e sessuale di ognuno e a combattere contro le discriminazioni e le violenze contro gli omosessuali. Da una parte ci sono quelli buoni e inclusivi, dall'altra parte i cattivi e gli omofobi. Questa è una menzogna, una delle tante menzogne tipiche della sinistra. Chiunque ci conosce, chiunque conosce Fratelli d'Italia, con il suo presidente Giorgia Meloni, sa bene che non c'è nessuno meno bigotto di noi, nessuno più inclusivo di noi e che nessuno di noi si sognerebbe mai di favorire qualcosa che possa andare contro la libertà individuale di qualcuno o contro gli omosessuali. Anzi, desidero dire che noi apparteniamo a una tradizione nella quale riconosciamo il valore del coraggio e che, ancora oggi ci vuole grande coraggio a dichiararsi omosessuale (Applausi) , per di più a esprimere il proprio sentimento di amore nei confronti di una persona dello stesso sesso; c'è quindi tutta la nostra vicinanza nei confronti di queste persone e tutto ciò che può essere utile per aiutarle a uscire dalle fasi difficili avrà tutto il nostro sostegno. Però il disegno di legge Zan non è questo, ma tutt'altro. Quale libertà sessuale vuole difendere la sinistra? Penso alla stessa sinistra che ha l'abitudine di fare la morale, a comportarsi da censore, a guardare dal buco della serratura cosa fanno gli italiani, con chi fanno sesso, con chi si accoppiano, con chi vanno a cena. Ricordiamo le accuse a Berlusconi per le cene eleganti: quello non si poteva fare, la sinistra aveva deciso che era immorale. Si parla di combattere la discriminazione e la violenza nei confronti degli omosessuali. Anche su questo, però, gli unici che lo hanno fatto seriamente siamo noi di Fratelli d'Italia quando abbiamo posto, in tempi non sospetti, il problema dei rapporti con quegli Stati che reputano l'omosessualità un reato penale. Invito i colleghi e i giornalisti che adesso stanno seguendo questi temi ad andarsi a rivedere gli atti di quel dibattito. Eravamo intervenuti quasi tutti (ricordo il senatore Balboni e io stesso); ci siamo chiesti come potevamo fare un accordo bilaterale con il Qatar, dicendo che dovevamo mandare le nostre scolaresche e i nostri ragazzi universitari a fare gli scambi culturali in Qatar, dove l'omosessualità è un reato penale, punito con il carcere e in teoria punibile con la pena di morte. Non ha senso. Abbiamo posto con forza questo problema, siamo stati gli unici in tutto il Parlamento a votare contro l'accordo bilaterale con il Qatar. Questo accadeva mesi fa, prima che l'argomento diventasse di moda. Poi abbiamo i fenomeni alla Fedez e Ferragni, che dicono che i politici che si oppongono al disegno di legge Zan fanno schifo, ma postano le loro foto da Dubai, dagli Emirati Arabi Uniti, dove l'omosessualità è reato penale, ma quando si tratta di fare soldi ce ne freghiamo dei diritti degli omosessuali (Applausi) . Un Paese in cui l'omosessualità è direttamente punita con la morte è l'Arabia Saudita, dove gli omosessuali vengono uccisi. La sinistra ha sempre taciuto su questa barbarie, forse perché l'ex segretario del PD viene pagato dall'Arabia Saudita per parlare del nuovo rinascimento saudita e forse perché l'attuale segretario del PD Letta è pagato dallo stesso gruppo societario che cura l'immagine della casa reale saudita. PRESIDENTE. Senatore, ovviamente lei si assume la responsabilità delle affermazioni che fa. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, lei non può interrompermi mentre sto parlando. PRESIDENTE. Io la posso interrompere se ritengo di farlo; lei può obiettare e io posso richiamarla. (Proteste del senatore Fazzolari). Io la posso interrompere se ritengo di richiamarla per il linguaggio. Lei naturalmente mi può rispondere e ovviamente io ne prendo atto. FAZZOLARI (FdI) . Intanto vorrei recuperare tutti i minuti che mi ha fatto perdere. PRESIDENTE. Non ne ha persi molti e, come sempre, il tempo che viene impiegato nelle interruzioni viene recuperato. Stia assolutamente tranquillo su questo, non è un'innovazione nei suoi confronti. FAZZOLARI (FdI) . Confido che non mi toglierà la parola quando sentirà qualcos'altro che non le piace. Se vuole le fonti, l'editoriale «Domani», che non pare essere particolarmente vicino a Fratelli d'Italia, è quello che riporta in modo puntuale queste informazioni sugli affari di Letta. Lo scrive il «Domani», non lo dico io, e se Letta reputa che ci sia qualcosa che non va dovrebbe fare una smentita che non ha fatto: Letta è stato pagato 100.000 euro l'anno per otto sedute presso lo stesso gruppo societario che cura l'immagine della casa saudita. Ecco perché non si parla degli omosessuali condannati a morte in Arabia Saudita. (Applausi) . Si parla invece della legge ungherese che vieta la propaganda gender nelle scuole. Perché? Perché Orbán non stacca gli assegni che staccano i qatarioti e i sauditi ai politici italiani ed europei: ecco perché. C'è una mozione di Fratelli d'Italia al Senato e alla Camera per chiedere di condannare i Paesi nei quali l'omosessualità è reato: l'ha presentata Fratelli d'Italia (nessun'altra forza politica l'ha presentata), perché noi siamo persone libere che hanno la forza di dire chiaramente come stanno le cose e di condannare là dove la violenza contro gli omosessuali è vera e concreta. Le altre forze politiche invece si esimono da questi atti di coraggio. Il perché lo sappiamo. Il disegno di legge Zan decide che il sesso biologico non esiste, esiste invece l'identificazione percepita di sé. Vuol dire che se mi sento donna, sono donna e se vado da qualcuno a dire che sono donna e lui insiste che sono uomo lo posso denunciare per discriminazione. Questa è una sciocchezza, un'idiozia, c'è poco da girarci attorno: è terrapiattismo biologico e terrapiattismo scientifico. E noi che diciamo che questo è terrapiattismo non siamo omofobi. Chi sostiene queste cose dovrebbe giustificare le idiozie che dice. Abbiamo degli esempi su che cosa succede quando si decide che il sesso è autopercezione. In Canada, dove già c'è la legge Zan canadese, un attivista trans, nato uomo che adesso si dichiara donna, ma non è operato, Jessica Yaniv, ha l'abitudine di andare nei centri estetici femminili e chiedere alle estetiste di depilargli i genitali, ovviamente maschili, e chi si rifiuta viene denunciata per discriminazione. Chissà quanti burloni in Italia, se dovesse passare la legge Zan, decideranno per mezz'ora di dichiararsi donna chiedendo a qualche ragazzetta estetista gli depilargli le parti intime. Poi abbiamo gli esempi dello sport, che sono gli stessi: gli Zan di tutto il mondo hanno deciso che se uno si dichiara donna partecipa alle competizioni femminili e non con gli uomini. Alcuni esempi: Hannah Mouncey, transgender, uomo, era nella nazionale maschile di pallamano, adesso è nella nazionale femminile; australiano, 1,88 metri per 100 kg di muscoli, di solito vince le partite. Maxine Blythin, giocatrice transgender di cricket: quando gareggiava con gli uomini aveva 15 punti segnati al lanciatore (ottima media), adesso la sua media è 123 (addio sogni di gloria alle lottatrici avversarie). Lauren Hubbard sarà la prima transgender a partecipare alle Olimpiadi nel sollevamento pesi e ovviamente le sue avversarie non l'hanno presa benissimo. È anche un problema di sicurezza e vi sono alcuni esempi concreti: la federazione gallese di rugby ammette i giocatori transessuali, dall'anno prossimo anche quella francese. Un esempio: Kelly Morgan. Si legge, nei resoconti di una partita, che ha piegato la sua avversaria come una sedia a sdraio, con fratture multiple. Ma vogliamo togliere la gioia a Kelly Morgan di giocare con le donne, se si sente donna? Ma c'è di meglio. Fallon Fox è un lottatore o lottatrice di arti marziali miste (MMA per chi lo conosce), lo sport più violento che ci sia; si sente donna e combatte contro le donne. Alcuni commenti: Fox, un atleta maschio transgender , ha distrutto Erika Newsome in un combattimento MMA in Florida, durante il quale ha assestato un colpo alla testa con il ginocchio mentre la teneva ferma con le mani, lasciandola priva di sensi. Per l'esattezza, le ha spaccato il cranio. Queste invece le dichiarazioni di Tamikka Brents, un'altra sua avversaria che è uscita dall'incontro con sette fratture facciali e una commozione celebrale: «Ho combattuto contro molte donne, mai avevo avvertito la forza e la ferocia che ho sperimentato quella sera con Fox, e sono una donna forte. Continuo a disapprovare che Fox combatta contro le donne; lo trovo ingiusto e non leale». Ma veramente pensate che queste siano parole omofobe? Ma vi rendete conto della follia cui siamo arrivati con la furia ideologica che avete? E certo che le femministe sono contro il disegno di legge Zan, perché vorrebbero difendere le donne, che rischiano di uscire con le ossa rotte da questa legge, sul ring , quando devono combattere in combattimenti come questi, e nella società, quando si vedranno private dei loro diritti. È giusto combattere ogni discriminazione e violenza contro le persone omosessuali; su questo avreste il pieno appoggio di Fratelli d'Italia. Ma non è questo che fa il testo di legge Zan, che è un testo ideologico, liberticida, pericoloso e che discrimina le donne. Per questo piace alla sinistra e per questo gli uomini e le donne libere la combattono. (Applausi) . PRESIDENTE. Grazie, senatore Fazzolari. Le erano stati assegnati dodici minuti più uno e lei li ha esauriti prima. Come vede, tutto assolutamente secondo regolare copione. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, se il senatore Fazzolari vuole, posso anche cedergli un minuto in più; ma lo vedo distratto. PRESIDENTE. Ha esaurito il suo intervento prima del tempo che gli era stato assegnato. DAL MAS (FIBP-UDC) . Mi dispiace di vedere in Aula molti banchi vuoti tra i sostenitori ad oltranza del disegno di legge Zan e mi dispiace che non ci sia il senatore Bressa, che quest'oggi ha cercato di fare una ricognizione nell'ambito dell'ordinamento, individuando le norme che richiamano il concetto di identità di genere sia nella nostra legislazione che in quella europea o comunque nella legislazione dal punto di vista generale. Ebbene, c'è una sentenza della Corte costituzionale che tutti noi conosciamo, la sentenza n. 221 del 2015, sulla quale ci si fa scudo per sostenere che l'identità di genere e quindi il diritto all'autodeterminazione del genere siano un principio costituzionale. Si dimentica tuttavia di dire che quella è una sentenza interpretativa di rigetto, che non obbliga il legislatore a intervenire, semmai lo invita a intervenire. Credo che questo sia un punto nodale importante, perché diversamente passa l'idea secondo la quale l'identità di genere, che è una sovrastruttura (cioè l'idea secondo la quale io devo essere riconosciuto per come percepisco me stesso), sia di per sé un diritto assoluto, valido erga omnes . Non mi pare che sia così e non mi pare che la sentenza di riferimento del 2015 dica questo. Nel corso delle audizioni e del dibattito che si è tenuto all'interno e fuori dalle Aule parlamentari, nei giornali e nelle varie riviste, molti giuristi, che qui non sto ad indicare per ragioni di brevità, hanno messo in luce il fatto che le intenzioni del disegno di legge Zan, pur riconoscendole come positive, in realtà sconfinano su un errore madornale di fondo, che è quello di dare una veste penale a qualcosa che invece attiene all'aspetto pedagogico, all'aspetto dialogico e alla vita di ogni giorno. Questo pan-penalismo, secondo il quale tutto si riduce alla sfera penale, porta con sé delle dubbie valutazioni sulla portata effettiva di alcune norme. Si è deciso, alla Camera dei deputati, di inserire le fattispecie della discriminazione e dell'istigazione alla discriminazione per motivi di omo-lesbo-transfobia negli articoli 604- bis e seguenti del codice penale, che sono stati introdotti con la legge Mancino. Ebbene, qualcuno dice che così viene meno il principio di tassatività della norma, essendo assolutamente indeterminata la fattispecie. Sappiamo infatti che il reato, per definizione, è un fatto tipico, antigiuridico e colpevole. Questo di fatto comporta che si lasci al giudice la valutazione di ciò che è discriminatorio e di ciò che non lo è. Mi permetto di dire che l'ubiquità del termine discriminazione è anche discernimento e il discernimento vuol dire scegliere, valutare ed esprimere un'opinione. Nel concetto stesso della discriminazione c'è il riferimento all'opinione e alla valutazione che ciascuno può avere nell'affrontare un determinato aspetto e un determinato problema. Questa mattina il senatore Caliendo è stato assolutamente chiaro rispetto all'Assemblea, dicendo che, su un tema importante come questo, una parte dello schieramento, che propugna l'applicazione del disegno di legge Zan così com'è, compie un errore dal punto di vista politico e strategico. Non si può accettare che un tema di questa portata sia di fatto ridotto ad una prova muscolare. Questa non è politica e non è il servizio che il Parlamento deve fare rispetto a presunti diritti, che ritenete siano stati o vengano violati oggigiorno. Consentitemi di fare una precisazione: la senatrice Malpezzi questa mattina ha parlato dell'articolo 4, dicendo che è la conseguenza di un emendamento posto alla Camera dei deputati. Non è così, o meglio è un'affermazione parziale, in parte vera e in parte falsa, in quanto quella dicitura è la conseguenza di un compromesso raggiunto tra le diverse forze politiche, nell'ambito della discussione alla Camera dei deputati. Al di là di questo, è chiaro che il riferimento alla libertà di manifestazione del pensiero, di cui all'articolo 21 della Costituzione, non solo è pleonastico, perché comunque il principio costituzionale esiste al di là di ciò che scrive la norma, ma è anche controproducente, perché la parte finale dell'articolo 4 porta a considerare e a far rientrare nell'alveo penale determinati comportamenti che forse non hanno alcuna rilevanza penale. Veniamo al concetto di fondo che, secondo me, ispira un po' il disegno di legge al nostro esame, ovvero l'articolo 1, irto di definizioni complicate, tipo quella sull'identità di genere, che appartiene ad un concetto che è la sovrastruttura ideale e idealista di un qualcosa che sfugge alla percezione dei singoli. Esiste un problema: il concetto di uomo, parola che termina con una vocale, appartiene alla Dichiarazione universale dei diritti umani; quando ci riferiamo ad esso, parliamo di una complessità propria del concetto illuminista, che contiene in sé il diverso e una molteplicità di aspetti, non la separatezza, né ciò che volete difendere e di fatto discriminate. La dichiarazione dell'universalità degli uomini e della loro uguaglianza contiene in sé tutte quelle definizioni che pensate invece di voler inserire, ipostatizzandole all'interno di una norma la cui portata è contraria alle sue premesse. Qualcuno la chiama estetica dell'eccezione, in base alla quale si è qualcosa perché si appartiene a una determinata comunità o a un determinato tipo e quindi, gay , trans, o appartenente al mondo LGBT, si appartiene a qualcosa che è già di per sé un diritto; si ha un sovvertimento nel concetto di ciò che doveva essere una minoranza e finisce per avvertirsi o per essere riconosciuto come un aspetto qualificante, di una portata e di una connotazione tali per cui il normale esce dalla sfera di ciò che è interessante e dev'essere tutelato. Inviterei l'Assemblea a riflettere su questo aspetto, perché ritengo che nel concetto di uomo e nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ci stia tutto: il concetto di uomo è universale, di derivazione illuminista nella sua formazione; pensare di separare, come si sta facendo, irreggimentando classificazioni secondo le quali nascono ulteriori e particolari diritti, crea un orientamento che di per sé è discriminatorio, e questa si chiama eterogenesi dei fini. Non ritengo che tutto debba essere buttato al macero: sicuramente il dibattito in Parlamento ha prodotto interventi di qualità; come quelli che ho sentito oggi, ho però sentito anche posizioni assolutamente ideologiche e una partigianeria di fondo che non è al passo con i tempi. Non è quello che la società ci richiede e non è probabilmente ciò che può tutelare al meglio quel mondo di cui qualcuno pensa di avere l'assoluta ed esclusiva rappresentanza. Un grande italiano diceva che la ragione serve a illuminare la natura, non a incendiarla. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, esordirò anch'io, come il senatore Dal Mas, con un fastidio e un dispiacere, che è quello di vedere gli scranni vuoti, in effetti, a partire da quelli di coloro che sul tema si dicono più accalorati e che poi vengono anche in Aula a fare dimostrazioni molto di peso, come direbbero loro. Nella realtà dei fatti, di peso ne abbiamo sentito poco anche negli interventi. Si è visto più, invece, un atteggiamento che a me non piace e che definirei fazioso, provocatorio, tignoso, rigido, per nulla volto a cercare una posizione di accordo, ma in tutto incentrato a imporre una propria visione. Imporre una visione, quando si parla di etica, di morale, di costume e di diritti è quanto di più lontano dovrebbe esserci rispetto alle cose che si vogliono fare, perché è come dire che chi vuol essere tollerante ammette qualsiasi cosa che corrisponda al proprio pensiero, ma, quando non corrisponde al proprio pensiero, esclude qualsiasi possibilità di accordo. Questa non è tolleranza, ma arroganza, che è un'altra cosa. Signor Presidente, mi ha fatto un po' specie ciò che ha detto il senatore Faraone nel suo intervento questa mattina. Mi riferisco a ciò che ha riportato relativamente allo scatto malizioso della senatrice Cirinnà, che poi ha additato il senatore Faraone al pubblico ludibrio. Ciò certamente non denota un atteggiamento tollerante ed è, al contrario l'atteggiamento - che temo, purtroppo, appartenga a una buona parte dei sostenitori del disegno di legge - di chi ammette solamente la propria opinione e predica tolleranza, ma non è disposto ad accettare quella degli altri. Questo non è un buon presupposto per poterci convincere nel sostenere tali tesi. L'indifferenza con la quale anche adesso la senatrice Cirinnà non ascolta ciò che sto dicendo lo dimostra. Dà fastidio, lo so. Va bene, ce ne faremo una ragione. Signor Presidente, sappiamo garantire agli italiani una cosa: la tolleranza è il principio fondamentale cui qualsiasi cosa votiamo in quest'Aula dev'essere sempre improntata. Quando siamo al Governo, siamo tolleranti e rispettiamo, siamo liberali e accogliamo le idee degli altri. Sappiamo che a una parte di sinistra questi concetti sono estranei: non ce ne facciamo una ragione, ma continuiamo nella nostra battaglia di libertà; altrimenti, si mescolano gli elementi e ci si confonde anche sul principio che dovrebbe ispirare il disegno di legge (uso il condizionale, perché così pare non essere). Chi non è d'accordo sul fare leggi che obblighino a rispettare? Per altro, siamo in un Paese nel quale il diritto non si fonda negli ultimi dieci anni, ma ha alle spalle secoli di storia e di storie di tolleranza. Quindi, si fa un po' fatica a vedere questa esacerbazione delle espressioni come se fossimo in un Paese tribale, nel quale si sta iniziando a mettere qualche piccolo tassello di legge per imporre il rispetto delle altre persone. Non è così. L'altro giorno mi sono trovato in un dibattito nel quale la controparte argomentava che serve approvare il disegno di legge Zan così com'è, parola per parola, per impedire che ci siano ancora omosessuali, transessuali o altri picchiati per le strade. Cosa stiamo dicendo? Per le strade non dev'essere picchiato nessuno. Non è che se sei di una categoria, se sei interista o milanista, hai diritto a non essere picchiato e, se sei juventino, devi esserlo. Non è che, se sei bianco, puoi essere indenne dalle botte e, se sei nero, devi essere picchiato. Cosa stiamo dicendo? Questo tipo di categorie non può esistere in un Paese civile. Tutti hanno il diritto di essere liberi e tutelati. (Applausi) . Il paradosso cui stiamo arrivando è mettere categorie che non sono privilegiate, ma è come se fossero quasi protette. Sembra che ci siano categorie che hanno meno diritto a essere tutelate rispetto alla discriminazione. No, la discriminazione non deve esistere nei confronti di alcuno, parlando ovviamente in termini positivi. L'abbiamo detto e lo stiamo dicendo in tutti i modi: troviamo un'intensa. Ci è stato opposto un argomento: poiché in Commissione il disegno di legge è rimasto per nove mesi, evidentemente non c'è la volontà di arrivare a un'intesa. Signor Presidente, nelle Commissioni del Senato, come in quelle della Camera, ci sono disegni di legge su qualsiasi argomento, dall'handicap fino ad arrivare all'economia, dalle tasse ai diritti sociali, che dall'inizio della legislatura sono in attesa di essere mandati nelle Aule ed essere dibattuti. Penso a quello sui caregiver , per avere un esempio. Il disegno di legge presentato dal sottoscritto era il n. 7 della legislatura e mutua da quello fatto dalla senatrice Bignami in quella precedente: non è neppure stato abbinato, tanto per avere un'idea. Non argomentiamo in maniera faziosa, ma diciamo invece in maniera molto corretta che, se c'è una volontà politica, le cose si fanno. Un adagio dice che la politica è l'arte di rendere rotondo ciò che è quadrato: tutto si può fare, basta volerlo. È evidente che, se nei nove mesi passati non si è trovata un'intesa, è perché non c'era la volontà di trovarla, da una parte e dall'altra. Può essere. Certamente dichiariamo - e lo stiamo dicendo in tutti i modi - di essere disponibili a cercare un'intesa sul merito dei fatti. Può essere fatto nelle prossime due settimane? Abbiamo visto questa mattina respinta la questione sospensiva in questo senso, ma può essere fatto ancora, arrivando a una stesura di emendamenti condivisa. Certo che sì. Credo che sia da cogliere il messaggio che arriva dal voto di questa mattina (136 contro 135) è evidente che, quand'anche la legge dovesse passare per un voto, quel solo voto di scarto significa che si sta portando avanti qualcosa di divisivo, che non ha avuto la capacità e non è stato improntato per mettere assieme e riunire. A questo punto, è evidente che l'obiettivo è solo quello di mettere una bandierina politica, ideologica, che nulla ha a che fare col merito. Su questo devo riconoscere una grande capacità mediatica di certa parte della sinistra nel vendere i titoli. Vedo il senatore Cangini che mi ricorda i giornali, come a indicare chi vende i titoli sui giornali, senza guardare a ciò che è scritto nell'articolo stesso. C'è chi è capace di farlo e qualche giornale mette addirittura le fotografie e tutto il resto sotto, in secondo piano. Signor Presidente, abbiamo bisogno invece di parlare del merito. Il presidente Ostellari ha dato un'eccezionale dimostrazione di buona volontà e di pragmatismo. Ecco, partiamo da quegli elementi. Ne cito solo uno, l'articolo 4, che dovrebbe essere un presupposto di pluralismo e recita appunto: «Pluralismo delle idee e libertà delle scelte»; e prosegue: «Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». Signor Presidente, immagini adesso che un cittadino all'esterno, ascoltando il mio discorso, che ritengo improntato a una significativa pacatezza, vada poi al compiere gesti estremi di intolleranza; tranquillamente, seguendo questo percorso, un magistrato potrebbe chiamarmi a rispondere, ritenendo che abbia istigato quella persona a commettere un atto di violenza, pur essendo totalmente disgiunto il fatto dal contenuto e dalla portata delle mie dichiarazioni. Con ciò intendo dire che con questo provvedimento state introducendo non norme a tutela delle persone, ma limiti alla libertà delle persone. Nel momento in cui si mette nelle mani di un magistrato la scelta se una tale affermazione possa essere foriera di atti di odio o di istigazione all'odio, ripercorriamo strade che abbiamo già visto distorte, poi, all'interno dei tribunali, per le quali alla fine una persona, che nulla ha a che fare con un atto di violenza, per questioni politiche viene chiamata a rispondere in tribunale. Ecco, questa non è libertà, non è tutelare le persone; nulla c'entra con la tutela e il rispetto che si devono dare a chi ha una sua idea politica o di stile di vita, nonché una sua condotta di amore, eterosessuale o omosessuale. Questo significa comprimere i diritti. Stiamo dicendo in tutti i modi, signor Presidente, che c'è ancora tempo e ancora spazio per trovare un'intesa; bisogna trovarla altrimenti è evidente che al Partito Democratico e a certe ali estreme della sinistra interessa semplicemente piantare una bandierina, andando poi, con ciò, ad aprire falle significative nella tutela della libertà delle persone, di tutte le persone, signor Presidente, senza alcuna distinzione di sesso e di genere. Perché la libertà o appartiene a tutti o è una negazione che va a subire chiunque di noi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, siamo ormai a metà luglio e sono passati tanti mesi da quando in quest'Aula, sui social e sui giornali abbiamo sentito le dichiarazioni di chi si apprestava a supportare il nuovo-vecchio Governo, dicendo che lo avrebbe fatto allo scopo di salvare la Nazione. Già questo avrebbe imposto subito una riflessione, sul salvarla da chi: da chi l'aveva portata fino a quel punto e cioè dagli stessi che si proponevano, poi, di salvarla; questo, però, è un altro tema. (Applausi) . Dico questo, perché oggi quegli stessi che si proponevano di salvare la nazione, anziché occuparsi di una pluralità di persone prive di diritti, come quelli economici (perché a tanti i ristori devono ancora arrivare), dibattono di una questione diventata importante perché qualcuno si è accorto di quanto sia liberticida, mentre fuori c'è gente che non ha ancora ricevuto i rimborsi per la situazione gravissima che ha patito durante il lockdown . (Applausi) . Questo bisogna che sia chiaro, altrimenti tutta la discussione che facciamo, indipendentemente dalle rispettive posizioni, vale poco e stride con la realtà, con quanto accade al di fuori di quest'Aula parlamentare. Ripeto: fuori c'è gente che ad oggi non ha visto ancora nulla sul proprio conto corrente né è stata, in qualche maniera, supportata da un Governo che doveva salvare la nazione. In realtà, mentre fuori, in condizioni difficili, questa nazione ha cercato di risollevarsi, dentro ci occupiamo di limitare la libertà degli unici che dissentono anche sul vostro atteggiamento nei confronti dell'economia e della parte produttiva di questo Paese. Quindi, c'è una doppia grave situazione generata da tutto ciò. Perché lo fate? Lo fate semplicemente per sentirvi utili, per piantare una bandierina, per far credere a qualcuno di essere rappresentativi ancora di qualcosa. Credete, nella vostra assoluta autoreferenzialità, di rappresentare qualcuno. In realtà, rappresentate, male, una minoranza di persone che, invece, guarda caso, ha più necessità di interventi sulla parte economica in questo momento, perché sulla parte giuridica si sente già tutelata da leggi già esistenti, dal codice penale, da un atteggiamento della società, che non è così discriminatorio come si vorrebbe far credere. In caso contrario, infatti, i dati dell'Osservatorio sulle discriminazioni direbbero un'altra cosa. Avremmo segnalazioni di ogni tipo, ma in realtà queste non ci sono o ce ne sono ben poche, a dimostrazione anche della percezione della paura di certe minoranze, che io faccio fatica a definire minoranze. Ma perché, infatti, dobbiamo ghettizzare le persone? Perché dobbiamo dividere le persone tra quelle che hanno un orientamento sessuale come il mio e quelle che hanno un orientamento sessuale differente? Noi di destra siamo sempre stati diversisti quando voi volevate appiattire tutto e omologare il mondo come nell'ex Unione Sovietica. Ma non siamo diversisti sui diritti. Per noi tutti hanno gli stessi diritti e non abbiamo bisogno di trincerarli all'interno di una ricostruzione della società fatta da voi a vostro uso e consumo. Noi crediamo che il cittadino non sia solo LGBT o non LGBT, ma sia cittadino nella pienezza dei suoi diritti, che è anche il diritto di poter dire la propria opinione quando non si condivide quello che voi vorreste si dicesse. E vogliamo che i cittadini abbiano la possibilità di emanciparsi anche sotto il profilo del lavoro e non di restare schiavi vostri, con il reddito di cittadinanza che avete istituito per avere persone sempre a vostra disposizione. (Applausi) . Questo vorremmo. Vorremmo ampliare i diritti, non limitarli. Invece voi, con questa legge, li limitate fortemente. Anzi, peggio ancora: limitate i diritti di coloro i quali non la pensano come voi, credendo che si debba, in qualche maniera, discriminare il pensiero diverso dal vostro. Ancora una volta, discriminate il diverso; ancora una volta, lo chiudete in un ghetto; ancora una volta, gli togliete il patentino. Chissà, poi, perché voi. Chissà, poi, perché voi potete consegnare a qualcuno i patentini. Dall'alto di cosa? Qual è la ragione che vi dà la facoltà di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Da cosa vi deriva? Dal consenso popolare? Insomma, fatevene una ragione, perché non mi pare proprio. Dal fatto che voi avete una superiorità culturale? Anche questa convinzione dovrà cadere, perché io, quando vedo professori che incitano all'odio, rovesciando i libri della Meloni in una libreria, credo non si possa parlare di superiorità culturale ma di assoluta imbecillità. (Applausi) . Se è quello che vi muove, allora dimenticatevi di essere superiori. La verità è che state perdendo il dominio di questa società e sta accadendo perché state perdendo il consenso, perché non siete neanche più rappresentativi dei mondi che fino ad ora vi hanno consentito di sedere qua dentro e non parlo neanche più degli operai, perché ormai li avete dimenticati da anni, quelli puzzano, così come avete dimenticato i contadini, che lavorano e si sporcano le mani. Sono tutte cose talmente diverse dai vostri salottini radical chic che non potete comprenderle, tant'è vero che vincete nei centri storici e perdete in tutte le periferie perché non rappresentate nemmeno più la visione di quello che era il vostro bacino elettorale. Che cosa fate allora? Cercate di cancellare quelli che rappresentano la vostra alternativa; lo fate cercando di zittirli, dicendogli che non possono parlare perché, non solo hanno un'idea diversa dalla vostra, ma hanno un'idea che per giudizio vostro - e quindi divino - non può neanche permettersi di essere rappresentata. Questi siete voi, questo è lo scopo di questa legge: tapparci la bocca semplicemente perché sapete che, se noi parliamo o continuiamo a farlo, la vostra stessa esistenza viene meno. Come infatti diceva un vecchio adagio, se non ci fossero i brutti, non si vedrebbero i belli. Ecco, voi cercate di cancellare i belli per sembrare belli voi; in realtà rimanete brutti, come la politica che avete fatto in questi anni, come l'imbruttimento delle istituzioni che avete cercato di fare in questi anni. Ci siamo noi, però. Nella mia breve esperienza parlamentare personalmente ho già votato una volta no alla Camera al disegno di legge Zan e sono pronto a rifarlo, semmai arriveremo a votarlo in Aula. Ho qualche dubbio che voi riusciate a fare questo, però, visti i numeri di ieri e anche quelli di oggi e sapete perché? Perché in fondo sono i vostri stessi elettori a dirvi che vi state occupando di una cosa che non ha senso. Tanti di voi, dunque, non hanno una crisi di coscienza; hanno semplicemente acceso la coscienza, rendendosi conto che quelli fuori, le persone che gli hanno sempre dato fiducia non vogliono che si occupino di questa cosa; vogliono che vi occupiate di economia, che estendiate i diritti a tutti e non li ghettizziate in un angolo, facendoli sentire ancora diversi. A me danno fastidio i locali solo per i gay o solo per le lesbiche. Io credo che i locali debbano essere sempre per tutti: non c'è un' apartheid nei confronti di qualcuno; ognuno deve essere libero di andare nel locale che vuole. Il ghetto fa parte di un'altra cultura, di un altro sistema di vedere la società. Noi siamo diversi, continueremo a dirlo finché avremo voce, finché gli strumenti anche del dibattito parlamentare ce lo consentiranno e fino a che anche nelle piazze potremo andare a spiegare veramente che cos'è il disegno di legge Zan, al di là del vostro storytelling , della vostra narrazione di parte, che ogni qualvolta si fa un dibattito pubblico poi si scioglie come neve al sole. Continueremo ad andare nelle piazze a dirlo e non sarà un disegno di legge - neanche quello in discussione - a impedirci di farlo e non sarete certo voi, che ormai rappresentate poco più che una minoranza, a dirci quello che dovremo fare e quello che dovranno fare gli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà. DRAGO (FdI) . Gentile Presidente, signora Sottosegretario, colleghi senatori e senatrici, prima di fare il mio intervento vorrei formulare delle domande che mi sono posta in questi giorni e che vorrei condividere con voi. Siamo certi che questa proposta di legge sia necessaria e sufficiente ad assicurare la lotta all'odio e l'accettazione di quelle categorie che si intende tutelare? Il termine «categorie» non è una scelta casuale ovviamente, perché questo stiamo realmente creando. Può un'imposizione normativa determinare un cambiamento culturale e comportamentale? Nell'articolo 4 non si parla, ad esempio, né di dignità né di persone; in realtà, in questo modo intendiamo affrontare il tema come un pensiero ingabbiato dal penale. Ma un pensiero di questo tipo può portare al bene? Allora mi sono venute in mente alcune esperienze del passato legate in particolare allo studio del testo di un autore, Gary Chapman, che è un counselor e uno scrittore che fa un'analisi delle relazioni, e in particolar modo di quelle all'interno della coppia, amicali, parentali e anche tra genitori e figli. L'analisi che lui propone sostanzialmente parte da un presupposto: tutti intendiamo amare la persona che abbiamo scelto e che ci sta accanto, ma siamo certi di amarla nella misura in cui lei desidera essere amata? Dove voglio arrivare con questo? Voglio dire: siamo certi che questo provvedimento normativo intervenga a sostegno e in aiuto di chi magari attraversa delle fasi di crisi identitaria o di chi ritiene di averla ritrovata? Voglio arrivare a questo: è proprio l'approccio che è sbagliato. Anche nell'articolo 7, nella proposta relativa alla giornata dedicata all'omolesbobitransfobia, cosa si propone? Si riconosce «il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro lo omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni, le violenze» e quant'altro (per noi è tutto noto). Arriviamo al comma 3 dello stesso articolo: «In occasione della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia sono organizzate cerimonie, incontri» - attenzione a questo punto - «e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1». «Le scuole, nel rispetto del piano triennale» - quindi il PTOF - «dell'offerta formativa e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». Questa è una delle preoccupazioni. Su questo punto pochi minuti fa è intervenuta la collega Malpezzi, facendo riferimento al PTOF e alla progettualità triennale, ma anche al contratto di corresponsabilità stipulato tra le parti, quindi al momento dell'iscrizione dei ragazzi a scuola tra la famiglia e la scuola. In quanto tali, si tratta di progettualità di massima. Sappiamo benissimo che poi in itinere, nell'arco di tre anni, vengono poi proposti dei progetti ad hoc , in base anche all'esigenza formativa determinata proprio dalla libertà didattica di insegnamento del docente stesso. Da questo punto di vista, ritengo che ad esempio ci sia un problema non indifferente che riguarda la liberatoria. In questo modo noi cosa faremmo? Daremmo libertà assolutamente alla scuola, chiaramente previa firma e sottoscrizione da parte dei genitori, di poter mettere in atto un'attività formativa verso una certa direzione. Tuttavia, per conoscere nello specifico e precipuamente i progetti proposti annualmente, è opportuno che le famiglie sottoscrivano una liberatoria volta per volta, perché firmare prima è assolutamente pericoloso. Si è parlato di diversamente abili. Ebbene, il concetto di disabilità è stato inserito all'interno del testo - è chiaro - rapidamente; probabilmente la lettura che viene data è stata quella di un inserimento dettato, da un lato, dalla volontà di far leva sull'emotività; dall'altro, per permettere di racimolare voti e consentire il passaggio del testo alla Camera. Dico questo perché il riferimento alla disabilità è solo nell'articolo 3. Per il resto, è assente, per esempio, negli articoli 1, 7, 9, 10; non vi sono riferimenti specifici, anche quando addirittura si parla di centri nell'articolo 9. Sempre in tema di disabilità vorrei sottolineare un altro aspetto. Vincenzo Zoccano è stato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla famiglia e disabilità. Parliamo di una persona con disabilità, non diversamente abile: nei confronti di chi o di che cosa dovrebbe essere diversamente abile? Tutti siamo diversamente abili ma, ancora, dopo anni, utilizziamo questa nomenclatura in maniera errata, inserendola persino in un disegno di legge. Il 4 giugno 2021, su «Il Giornale», il giornalista Felice Manti intervistava l'ex sottosegretario Zoccano del Governo Conte 1, ipovedente, il quale, alla domanda «Non è contento che il ddl Zan si occupi di voi?», rispondeva: «Di noi non si occupa nessuno! Io sono stato il primo non vedente al Governo, ho chiesto all'INPS quante sono le persone con disabilità. Siamo 7,5 milioni, prima c'era una stima! Dei nostri problemi non ce n'è traccia nel recovery , la legge 112 sul dopo di noi è sottofinanziata, mancano i decreti attuativi della legge sui caregiver - i familiari costretti a prendersi cura del parente - per stanziare i fondi e disciplinarne il regolamento di attuazione, anche sul fronte previdenziale, ci sono sette proposte diverse al Senato sul tema, altro che ddl Zan. La pensione di invalidità è di 285 euro, grazie a una sentenza della Suprema corte per talune categorie è salita a 600 euro. E nessuno ne parla». Quindi, si parlava anche della dimensione della sessualità per le persone con disabilità. Cosa mi preme evidenziare? In questi mesi abbiamo assistito - questo magari è anche normale - a un'operazione di divulgazione finalizzata alla conoscenza da parte della sinistra; ripeto, quella sinistra di cui prima facevo parte e che, proprio dall'esperienza che ho vissuto anche in riferimento a questo disegno di legge, ha suscitato in me l'esigenza non di passare dalla porta accanto ma di fare il salto, come dico spesso, della barricata. Voglio segnalare che assistiamo a un'ingerenza anche governativa sul tema oggetto del disegno di legge Zan. Mesi fa è stato fatto un corso di aggiornamento per le Forze dell'ordine, denominato Cnap24, durante il quale sono state affrontate le tematiche di interesse generale per l'anno 2021. La seconda giornata portava il titolo «Quando l'odio diventa reato» con riferimento alle discriminazioni, portando ad esempio situazioni legate all'orientamento sessuale. Si fa spesso riferimento - all'interno del corso di formazione - a una vacatio legis . PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice. DRAGO (FdI) . Concludo portando un altro esempio di ingerenza governativa a cui abbiamo assistito anche ieri, quando, al di là della persona che stimo profondamente, durante i lavori d'Assemblea, anche la Sottosegretaria all'istruzione ha pubblicato su Facebook un suo post facendo riferimento all'articolo 7 e indicando una prospettiva che si vorrebbe auspicare rispetto all'articolo 7, ma non il contenuto dello stesso. Quindi, da questo punto di vista, se da un lato, attraverso produzioni cinematografiche, talk-show e addirittura cartoni animati per bambini, si è cercato di informare a senso unico la popolazione, dall'altro si comincia ad assistere - e credo che adesso sia veramente troppo - anche ad un'ingerenza governativa sul tema. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi senatori, confesso che per la prima volta in tre anni di legislatura, i miei primi tre anni di legislatura, prendo la parola in quest'Aula scosso da un timore e chi mi conosce sa quanto poco sia timoroso nel difendere o nell'esprimere le mie posizioni. Il timore è quello di essere equivocato o peggio di essere proscritto dal consesso civile e considerato persona mostruosa. Mi conferma e mi conforta il fatto che tesi analoghe a quelle che andrò ad illustrare sono state in questi giorni espresse da illustri costituzionalisti, giornalisti, intellettuali e personalità politiche tutte di sinistra e, quindi, forse il marchio di infamia ricadrà con debolezza su di me e su di loro. Il problema c'è e credo che il fatto di avvertirlo stia a testimoniare il clima spiacevole che si è creato attorno alla norma al nostro esame. Un clima, in un certo senso, da Stato etico, un clima purtroppo coerente con lo spirito dei tempi che ci è dato vivere. Coerente con il dilagare di un politicamente corretto eretto a dogma e con un processo sistematico di sradicamento e di sistematica perdita dell'identità delle persone e delle società. Coerente con una tendenza sempre più forte e - oserei dire - violenta non solo di riscrivere, ma addirittura di cancellare la storia su basi etiche. Coerente - come ha osservato recentemente il noto costituzionalista Michele Ainis su «Repubblica», proprio parlando del disegno di legge Zan - con la tendenza a far proliferare diritti che non hanno più nulla a che vedere con la società o con i cittadini intesi nel loro complesso, ma che si rivolgono a singoli gruppi sociali e a singoli gruppi di cittadini - scrive Ainis in chiave critica - i cui desideri vengono di conseguenza trasformati in norme giuridiche. Colleghi, capisco che questo tutto questo nasca da una spinta positiva volta a fare del bene, a fare giustizia. Tutto questo però non ha davvero nulla, ma proprio nulla, di liberale. Credo e ho sempre creduto che i diritti delle minoranze - sessuali o non sessuali - vadano sempre e comunque salvaguardati ed equiparati ai diritti della maggioranza, ma non per vezzo intellettuale, ma perché questo è quello che prescrive la Costituzione. All'articolo 3 della Costituzione è scritto che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Si tratta di un articolo essenziale che già dice tutto ciò di cui stiamo parlando. Non meno importante dell'articolo 3 della Costituzione è però l'articolo 21, che prescrive che tutti hanno la libertà di esprimere le proprie opinioni. È un articolo che mal si concilia, per esempio, con il desiderio di imporre una certa visione del mondo, giusta o sbagliata che sia, o della natura umana ai giovani delle scuole. Non è così che si sanano i pregiudizi e che si rende giustizia a chi giustizia non l'ha avuta e riconosciuta. Io credo che il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni vada salvaguardato sempre e comunque soprattutto quando non si condividono le opinioni in questione e soprattutto quando le si giudichi mostruose. Vorrei e voglio che ciascuno di noi sia libero di dire che Hitler o Stalin siano stati i benefattori dell'umanità, piuttosto che dire che in natura non esiste l'omosessualità o, al contrario, che in natura non esistono i generi sessuali e che tutto è dovuto a condizionamenti sociali. Colleghi, le sciocchezze, i pregiudizi, le fesserie e le mostruosità intellettuali si commentano da soli e da soli si marginalizzano. I divieti non rafforzano, ma indeboliscono le giuste posizioni. (Applausi) . A furia di aggiungere categorie a categorie e divieti a divieti, si fanno torti più che giustizie perché ogni categoria che aggiungiamo, per esempio, al novero delle categorie contemplate dalla cosiddetta legge Mancino ne esclude altre. So di dire una cosa non tollerabile nella temperie del clima che si è creato, ma io considero sbagliata e illiberale la legge Mancino e ritengo che ogni gruppo sociale o categoria o gusto sessuale viene ricompreso di volta in volta in quella legge crei un vuoto rispetto ad altri gruppi sociali e ad altre categorie e leda di fatto i diritti di altri gruppi sociali e di altre categorie. Faccio un esempio paradossale, ma fino a un certo punto: tutti quanti abbiamo ben chiaro quante e quali sofferenze un ragazzino sovrappeso deve sopportare nell'essere sistematicamente dileggiato dai propri compagni di scuola. Allora che facciamo? Mettiamo anche i ciccioni tra le categorie che la legge Mancino protegge (Applausi) ? Davvero, perché no? Allora i portatori di occhiali, i cacciatori, i vegani, non c'è limite alle categorie umane e alla volontà di certe persone di annullarsi e identificarsi in un singolo aspetto particolare della propria vita. Non è questo però che fa di noi una società, non è questo che fa di noi dei cittadini di uno Stato. Più aggiungiamo, più escludiamo; più proteggiamo, più danneggiamo (Applausi) . Questo dovrebbe essere il concetto che dovremmo avere tutti quanti ben chiaro. Colleghi, stiamo esagerando, si sta esagerando, forse da entrambe le parti, ma si sta esagerando su questo tema e sul disegno di legge Zan. Io ho sentito in quest'Aula la collega Malpezzi, presidente del Gruppo del Partito Democratico, che stimo, rispetto e a cui mi unisce un sentimento di sincera simpatia, dire che il disegno di legge Zan è urgente e va approvato assolutamente a tamburo battente così com'è. La motivazione data dalla collega Malpezzi è che quel testo salva delle vite umane. È esagerato, è davvero esagerato, e se fosse vero vorrebbe dire che i Governi di Centrosinistra retti da maggioranze organiche di Centrosinistra si sono resi responsabili di morti. Questo se fosse vero, ma non è un modo di ragionare serio e sensato; è un modo di ragionare che non porta da nessuna parte. Non è sensato ritenere che, in un contesto di larghe intese, una legge cara a una parte politica debba necessariamente essere approvata anche dall'altra parte politica, sapendo che questa è una legge discussa e discutibile. Sarebbe come se il sottoscritto e quel che resta del mio partito volessero a tutti i costi far passare una norma per la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e inquirente. È un principio che io condivido e che ritengo essenziale in termini di civiltà del diritto; tuttavia se avessimo la pretesa di far passare una norma del genere, in un quadro di larghe intese dovuto a un'emergenza nazionale, con il voto del MoVimento 5 Stelle e di buona parte del PD, facendone una questione etica, saremmo dei cretini o dei demagoghi. Io non credo che Enrico Letta sia un cretino, ma un demagogo; credo che su questa vicenda il Partito Democratico, o meglio il suo segretario, abbia voluto caratterizzare la propria segreteria inastando una bandiera demagogica, indipendentemente dalla fine che farà il disegno di legge in questione. La demagogia è nemica della politica, che si regge sul compromesso, che non è una parolaccia. È una parola sprezzata da molti, da troppi probabilmente, ma è l'essenza della politica: nasce da un compromesso l'Unità d'Italia, nasce da un compromesso la Costituzione repubblicana; ogni norma che rispettiamo e di fronte alla quale ci inchiniamo, approvata da questo Parlamento in questa e nelle fasi storiche precedenti, è nata da un compromesso. Il compromesso viene negato dai demagoghi, dai despoti e dai moralisti, categorie personali e sociali che usano brandire la clava dell'etica per darla in testa a chi la pensa diversamente, facendo così dell'avversario un nemico, non della propria parte politica, ma della civiltà (Applausi) . Questa, colleghi del Partito Democratico, è la strada che avete imboccato ed evidentemente conduce ad un vicolo cieco. Allora, se non lo fate per ridare dignità alla politica, se non lo fate per dare agibilità alla vostra parte politica, se non lo fate per difendere i diritti che dite di voler difendere, fatelo per voi stessi. C'è solo una cosa da fare per salvare tutto questo: innestare la retromarcia (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, da diversi mesi il tema del disegno di legge Zan tiene banco nei dibattiti televisivi, nelle piazze, nelle nostre caselle di posta elettronica. Siamo stati bombardati incessantemente da propaganda che pone in evidenza una sola versione dei fatti e una sola visione. I giornali e le televisioni si sono alternati nel dipingere tutti coloro che non sono a favore di questo disegno di legge come retrogradi, omofobi, razzisti (e chi più ne ha più ne metta), come se improvvisamente i diritti civili non facessero già parte della nostra società. È doveroso mettere ordine davanti a tanta demagogia, perché oggi ci troviamo a discutere un testo totalmente ideologizzato, voluto da chi pensa che debba prevalere tutto ciò che è minoritario, a discapito della maggioranza silenziosa. Iniziamo con il dire che il nostro sistema sanziona i delitti contro la vita (articolo 575 del codice penale) e contro l'incolumità della persona (articolo 581 del codice penale), l'onore in caso di diffamazione, contro la libertà personale, in caso di violenza sessuale, di minaccia o di atti persecutori. Per questo parlo di elettorato disinformato. Alla Camera si è di fatto ritenuto che i principi della nostra Costituzione non andassero più bene e si è voluto approvare una legge che introduce la tutela di un concetto ideologico, quello del gender, distinto e sovrapposto a quello del sesso biologico. È un disegno di legge che vorrebbe introdurre sanzioni penali e persino pene accessorie, vale a dire rieducative, da scontare in istituzioni e associazioni che si occupano delle tematiche relative al disegno di legge per chiunque osi o sembri affermare che la natura è quella di maschio e femmina. Un disegno di legge che introduce una Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, in occasione della quale le scuole provvedono alle attività, anch'esse di promozione ed educative. Avete stanziato a favore delle associazioni LGBT quattro milioni di euro. Basterebbe informare correttamente gli italiani di queste vostre intenzioni per sollevare uno scontro ideologico senza precedenti ed è forse quello a cui state puntando. Attenzione, perché state dando vita ad un clima di scontro ideologico, che ha un inizio ma non ha una fine, e di questo siete responsabili. Se volessi essere provocatoria o ironica vorrei sapere cosa pensereste se vi fosse proposto di istituire anche una giornata contro l'eterofobia o per l'orgoglio etero. Chissà dove andremo a finire. Andiamo, per favore, a valutare le questioni serie e pratiche che interessano gli italiani e vi chiedo: il disegno di legge Zan potrà impedire o limitare molestie, insulti o violenze? Non necessariamente, perché il nostro codice penale già punisce insulti, molestie o violenze, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione o opinione politica. Vi voglio ricordare che la Lega ha già proposto di inasprire le pene che già ci sono, ma avete detto di no: anche questo dovete dire agli italiani. Il vostro disegno di legge servirà a dare diritti fondamentali alle persone omosessuali, trans, eccetera? No, perché oggi sono già riconosciute le unioni civili dalla legge Cirinnà, senza distinzioni e con gli stessi diritti del matrimonio. Diciamo agli italiani, compresi i vari influencer che tanto amano creare scontri ideologici, quali sono le conseguenze di questo disegno di legge così come scritto e proposto: impedire la libertà di parola, perché ogni posizione diversa potrebbe essere considerata un probabile incitamento alla discriminazione; cancellare i termini «padre» e «madre», sostituendoli con «genitore 1» e «genitore 2»; imporre l'ideologia gender nelle scuole. Sarà obbligatorio - lo ripeto: obbligatorio - per tutti i bambini apprendere che non ci sono solo maschi e femmine, ma decine di altre possibilità, che sposare un uomo o una donna è perfettamente uguale e che i bimbi nascono anche da due padri o da due madri. Si chiede da anni di insegnare l'intelligenza emotiva nelle scuole e noi rispondiamo istituendo un obbligo allucinante come questo. È chiaro che questo disegno di legge è l'anteprima della vostra vera intenzione: arrivare a promuovere l'utero in affitto. (Applausi) . Diversamente, avreste accettato la mediazione proposta, che mirava a punire veramente le discriminazioni, modificando, come proposto, gli articoli 1, 4 e 7. Le vostre vere intenzioni sono altre. Oggi ci sono molti esempi di celebri coppie omosessuali che fanno figli attraverso l'utero in affitto; una volta approvata la legge, sarà facile accusare di discriminazione chi è contrario a tale pratica, che di fatto incoraggia la mercificazione di madri che portano avanti la gravidanza a uso e consumo della coppia di turno. Per molti anni della mia vita ho pensato che non avrei avuto dei figli. Ma, quando poi capita questa fortuna, comprendi che non stai soddisfacendo una tua necessità o un tuo egoismo; realizzi che si tratta di un dono della natura. E non ho mai pensato di soddisfare un mio bisogno di maternità, non ho mai pensato di andare in una clinica in America, di farmi dare un catalogo e di scegliere se il padre di mio figlio doveva essere alto, basso, biondo o moro o quale dovesse essere il suo QI. Non ho mai pensato di contattare una donna, magari casualmente in un momento di difficoltà economica, e di farle affittare il suo utero per impiantare il mio ovulo, mio figlio. Ognuno può vivere la propria sessualità e i propri sentimenti come meglio crede; ma, quando parliamo di azioni che ricadono sulla vita di altri, di scelte che ricadono inevitabilmente sul futuro di neonati e bambini che non possono opporsi, non è accettabile. Noi abbiamo l'obbligo morale di tutelarli anche per il futuro. È immorale approfittare delle difficoltà di una madre per affittare il suo utero per generare un figlio altrui; è una cosa che non sarebbe accettabile nemmeno nel regno animale. E, quando quel bambino chiederà di sua mamma, cosa gli verrà risposto? Tu sei un bimbo speciale: non hai una mamma, ma due papà. Oppure hai due mamme. (Applausi) . Anzi, scusate, bisognerà rispondere, per essere coerenti: hai un genitore 1 e un genitore 2. Meno male che la natura poi si regola e l'adolescenza presenta il conto di queste aberrazioni, che sarà salatissimo sia per i malcapitati figli che per la coppia che li ha voluti. Lo Stato non può prendersi la responsabilità di tutto questo. Io voglio un mondo dove i bambini possano ancora dire mamma e papà, senza sollevare un polverone, e voglio continuare a dire che la natura ha disposto per la specie umana un padre e una madre e che esiste solo questa possibilità biologica. Il resto è una manipolazione egoistica. Io non voglio che nessuno vada a scuola a dire a mio figlio che non è un maschio, ma che deciderà il suo sesso in seguito. Nessuno deve permettersi di invadere la sfera educativa di mio figlio, che è disciplinata da suo padre e da sua madre. State lontani dai bambini. Voglio ricordare che l'onorevole Zan qualche giorno fa ha dichiarato che ci sono bambini e bambine che percepiscono un sesso diverso dal loro sesso biologico e che dobbiamo aiutare questi bambini in un percorso di transizione. Ecco la vera intenzione. Io aiuterei proprio lui a risolvere tali conflitti dentro di sé, visto che è già da tempo in età adulta. La natura fa il suo corso anche per questi dubbi, che esistono e che vanno risolvendosi nel processo evolutivo; non occorre l'aiuto di nessuno per fare ciò che la natura ha già disposto. L'unico aiuto che possiamo dare è studiare forme di sostegno psicologico e culturale per i genitori che ancora non rispettino le identità sessuali dei figli, perché il rispetto dell'identità sessuale è un dovere ed è un percorso rivolto eventualmente ai genitori e non ai figli, ai quali pensa già la natura con la sua perfezione. Un figlio nasce dall'amore di un uomo e di una donna che decidono di donare la vita: voglio continuare a dire tutto ciò, senza essere tacciata di omofobia. È doveroso e necessario rispettare dei limiti etici, che non possono essere superati dall'egoismo personale e dal narcisismo e tutto questo non ha nulla a che vedere con il doveroso rispetto dell'omosessualità e di ogni forma di legittima identità sessuale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, ringrazio il collega che è salito fino a qui e mi ha consigliato di non arrabbiarmi, perché seguirò il suo consiglio, che ho apprezzato molto. Devo dire però che partivo col piede sbagliato, perché quando si parla delle persone, della loro sofferenza e dell'identità intima di ognuno, mi fa rabbia vedere come da più parti la questione venga strumentalizzata. Credo che tutti dovremmo abbassare i toni, abbassare la testa e parlare di ciò che è vero e concreto. Qui non si tratta di imporre agli altri la nostra visione del mondo, ma di accettare il mondo per quello che è. Non si tratta di stabilire se le carriere dei magistrati debbano essere o meno divise: questa è una visione politica. In questo caso stiamo cercando di approvare un atto legislativo che, nella sua definizione, sia dissuasivo nei confronti di azioni di odio verso persone che, non per scelta ma per natura, hanno una percezione diversa della propria sessualità. Stiamo provando, con un disegno di legge, a fare un atto di cultura, per far comprendere a tutti che non siamo tutti binari e che ci sono persone che, non per scelta ma per nascita, per il proprio sentire, prendono una strada di transizione. Questa strada di transizione, naturalmente, porterà ad una definizione e a un'identità diversa rispetto al sesso di nascita, ossia il sesso biologico. Veniamo quindi all'articolo 1, in cui troviamo la definizione di termini, che tutti riteniamo di conoscere, come sesso, orientamento sessuale, genere e identità di genere. Mi sembra che in Assemblea, ma anche nel dibattito fuori di qui, molti siano spaventati dall'espressione identità di genere, quasi fosse un neologismo. Non è però un neologismo, tanto che in Europa sono già 11 i Paesi che prevedono tutele per l'identità di genere (sono 20, se consideriamo il Consiglio d'Europa). In Europa se ne sta parlando dal 2000 e nel 2010 il Comitato dei Ministri fece una raccomandazione per misure legislative di contrasto ai crimini d'odio - questo è il nostro caso - per l'orientamento sessuale e l'identità di genere. C'è poi la Convenzione di Istanbul, che usa questo termine e che noi abbiamo ratificato nel 2013. Dunque, questa definizione spaventa tanto perché afferma che «per identità di genere si intende l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione». Mi accorgo che molti parlano senza conoscere i fatti. Cosa c'è dietro questa affermazione, ovvero il fatto di non aver concluso il percorso di transizione? C'è un mondo di gente messa ai margini, che non è ammessa all'attività lavorativa e culturale né a partecipare alla vita sociale, perché la nostra legge prevede che soltanto all'atto finale della transizione l'identità di genere sia riconosciuta, mettendo queste persone in condizione di non poter accedere al mondo del lavoro. Questo non risolve la questione, ma è un primo passo, in quanto la riconoscibilità della propria identità di genere anche in una frase di transizione non conclusa è un fatto fondamentale. Stiamo compiendo un atto culturale, ci sono persone costrette a vivere nell'illegalità, nella prostituzione, come gli invisibili presenti sul nostro territorio a causa di alcuni decreti del 2018, impossibilitati ad avere una casa in affitto, ad accedere a un lavoro. Ci sono italiani che stanno facendo un percorso di transizione e vengono esclusi dal mondo. Questo è un dato ed è sulla pelle della gente, sulla pelle delle persone, sulla loro sofferenza. È inutile, poi, dire che verranno uccisi, che si suicideranno, purtroppo è un dato di fatto, la cronaca è piena di questi episodi e noi di questa sofferenza ci dobbiamo fare carico. A preoccupare tanto c'è anche l'articolo 4, perché contiene questa specifica che è stata introdotta alla Camera per rassicurare quelli che ritenevano che l'opinione sarebbe stata perseguita, che non ci sarebbe più stata la possibilità di esprimere la propria opinione: si ribadisce che l'articolo 21 della Costituzione è assolutamente e sempre tutelato, e ci mancherebbe altro! Quello che non si può fare è istigare all'odio e si parla di reato di pericolo concreto. Neanche questa è un'espressione nuova, perché fa parte del nostro ordinamento giuridico, nel quale i reati sono divisi in pericolo astratto, in pericolo concreto e in danno e questo vale in tutti gli ambiti, anche per il danno ambientale c'è il pericolo concreto e sono fattispecie già presenti nel nostro ordinamento, sono conosciute. Ebbene, se il pericolo viene giudicato astratto, il reato non sussiste, quindi è chiaro che è il giudice che dovrà valutare, perché c'è la divisione dei poteri, la legge non può imporre al giudice come dovrà valutare - vivaddio - ma se il giudice riterrà che non c'è un pericolo concreto, ma che il pericolo di istigazione all'odio è solo astratto, il reato non sussiste e un'opinione non può mai essere un'istigazione all'odio, semmai lo volesse essere. Quanto all'articolo 7, non c'è alcun obbligo per le proposte operative nelle scuole, ma c'è soltanto una possibilità e questa è l'azione anche più importante della legge, perché oltre ad essere punitiva una legge è dissuasiva, ma soprattutto è un atto culturale, perché noi potremo sconfiggere l'isolamento, la frustrazione e l'odio solo con la conoscenza e la conoscenza la si persegue attraverso la scuola, attraverso operazioni culturali che coinvolgano le persone, i bambini e rendano loro nota la realtà, perché questa non è un'invenzione culturale, non è una sovrapposizione che potrebbe non piacerci, ma quello che è sotto il sole è, quello che è sotto al cielo è e non sta a noi stabilire se ci piace o meno, sta a noi stabilire che è e io credo che questa legge faccia solo questo, senza danneggiare nessuno: riconosce il diritto di altri. (Applausi) . PRESIDENTE . Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,30 con la votazione per l'elezione di due componenti del consiglio di amministrazione della RAI Radiotelevisione italiana SpA. (La seduta, sospesa alle ore 14,05, è ripresa alle ore 16,33) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Votazione per l'elezione di due componenti del consiglio di amministrazione della RAI-Radiotelevisione italiana SpA (Votazione a scrutinio segreto mediante schede) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Votazione per l'elezione di due componenti del consiglio di amministrazione della RAI-Radiotelevisione italiana SpA». Per questa votazione ciascun senatore riceverà una scheda sulla quale indicherà, ai sensi dell'articolo 49, comma 6, lettera a) , del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, un solo nominativo tra coloro che hanno presentato la propria candidatura nell'ambito della procedura di selezione prevista dal comma 6- bis del medesimo decreto legislativo, il cui curriculum è pubblicato nel sito Internet del Senato. Avverto che, avendo taluni candidati lo stesso cognome, ove si intenda votare per uno di essi occorrerà indicare sulla scheda, ai fini dell'attribuzione del voto, sia il cognome che il nome dell'interessato. In mancanza dell'indicazione del nome il voto sarà considerato nullo. Saranno proclamati eletti i due candidati che otterranno il maggior numero di voti. Dopo la chiama le urne resteranno aperte fino alle ore 19,30, mentre l'Assemblea proseguirà nell'esame del successivo punto all'ordine del giorno. Dichiaro aperta la votazione e invito il senatore Segretario a procedere all'appello in ordine alfabetico. (Il senatore Segretario BINETTI e, successivamente, il senatore Segretario PISANI Giuseppe fanno l'appello) . (Nel corso delle operazioni di voto assume la Presidenza il vice presidente CALDEROLI - ore 17,32 -). Dichiaro chiusa la votazione dei senatori presenti in questo momento in Aula. Avverto gli onorevoli senatori che non hanno ancora votato che potranno farlo fino alle ore 19,30. (Le urne restano aperte). Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 2005 PRESIDENTE . Riprendiamo la discussione generale sul disegno di legge n. 2005. È iscritta a parlare la senatrice Petrenga. Ne ha facoltà. PETRENGA (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi: «La mia libertà finisce dove inizia la vostra». Queste sono le parole di Martin Luther King, un uomo che ha sacrificato la sua vita per combattere le discriminazioni, diventando simbolo della lotta al razzismo e a tutte le forme di discriminazione. Fratelli d'Italia non ha mai posto in discussione la libertà di ognuno di vivere la propria sessualità come meglio crede: non è certo questo il punto della discussione. Ciò che riteniamo inaccettabile è quando si tenta, attraverso lo Stato, di imporre determinati modelli alla società, di cui francamente non si sente il bisogno. La nostra contrarietà nasce dal fatto che questo impianto normativo è giuridicamente sbagliato, in alcuni punti anche incostituzionale e fondato su principi distorti per la tutela delle libertà e su rimedi sbagliati per il contrasto alle discriminazioni. Ci sono alcuni episodi, certamente da condannare - ma non sono prevalenti: sono molto più numerose le violenze sulle donne o sui minori, tanto per fare un confronto - che vengono regolarmente perseguiti, anche aspramente, nell'attuale quadro normativo. Infatti le norme attuali sono perfettamente in grado di colpire già oggi, con maggiore forza, eventuali episodi di violenza di questo tipo, ad esempio inserendo le aggravanti per futili motivi, senza dover inventare una nuova fattispecie. A nostro avviso il disegno di legge Zan è dannoso, perché ideologicamente orientato ad imporre un punto di vista sulla realtà, cancellando posizioni differenti. La totale incertezza giuridica del cosiddetto reato di omofobia rende l'applicazione della legge estremamente incerta e affidata all'interpretazione del giudice, esponendo così legittime affermazione di libertà di opinione al rischio di essere tacciate di omofobia. Un ulteriore punto controverso, sul quale poniamo la nostra ferma opposizione, è l'impianto propagandistico e rieducativo di tante parti del testo, che non si limita a chiedere pene più pesanti per atti concreti di violenza, ma costruisce tutta una serie di attività di propaganda gender, come la Giornata nazionale del 17 maggio, i corsi nelle scuole anche ai bambini di dieci o dodici anni e la rieducazione di chi viene condannato. Basta leggere una sola volta questo testo, per capire il carattere controverso del principio sotteso. Perplessità sorgono anche per la parte in cui si dice «ai fini della presente legge», perché ciò costituisce un'oggettiva limitazione alle frasi che seguono, che sono invece diritti costituzionali irrinunciabili. Se le opinioni espresse non sono ai fini della legge in questione, questa libertà decade? Ma chi decide in questa corrispondenza, visto che la legge è costruita su concetti giuridicamente sdrucciolevoli come l'omofobia, la cui definizione, tra l'altro, il nostro ordinamento ancora non ha concepito o, come riportato all'articolo 2, sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere, concetti anch'essi ancora non definiti giuridicamente e sui quali non c'è ancora convergenza nemmeno all'interno della stessa comunità LGBT. La società via via si adeguerà, con la gravosa conseguenza che non esisteranno più i membri di una Nazione che sono uguali davanti alla legge nazionale e si riconoscono in una storia comune, per poi riconoscere altrove una umanità comune che è radice feconda delle proprie differenze. Assisteremo ad una polverizzazione della società in una miriade di sottoinsiemi che non si incontreranno e non si troveranno, che egoisticamente e narcisisticamente guarderanno solo a sé e alla propria autoaffermazione, pretendendo unilaterali riconoscimenti e distruggendo la trama del legame sociale che la storia pazientemente si era occupata di tessere. Ecco allora che ciascuno dipinge sulle sue mani il nome di una giustizia di parte che cede alle lusinghe della difesa di vittime che vittime non sono più. Di fronte a ciò e di fronte a un progetto di legge evidentemente sbagliato, che distingue i reati non in base alla qualità dell'azione, presupponendo che si debba sempre tutelare il valore unico della persona, ma in base alla categoria di appartenenza della vittima, non si deve transigere. Più si legge il testo, più emerge il carattere ideologico di questa legge, che in quanto tale sarà potenzialmente dannosa sia dal punto di vista culturale che sociale. In primo luogo, pensare di introdurre in tutte le scuole iniziative contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia nella giornata nazionale fissata ogni anno il 17 maggio significa far entrare nei percorsi scolastici anche delle classi elementari e medie contenuti in linea con l'impianto della legge, che sono tutt'altro che universalmente condivisi, come succede invece per le giornate contro la mafia e l'antisemitismo, arrecando quindi una dubbia comprensibilità da parte dei bambini, ai quali si finirebbe per far credere che le esperienze che vanno facendo della realtà sono una finzione, essendo l'umanità non declinata al maschile e femminile ma oggetto di infinite identità, tutto questo in un'età nella quale si va formando la percezione di sé in relazione a ciò che li circonda. È ovvio che nelle intenzioni del proponente si è reso indispensabile farlo perché troppo vaghi erano i concetti sui quali si intendeva costruire niente meno che fattispecie penali, con la pretesa di educare a colpi di codice. Il problema allora sta proprio in questa intenzione di perseguire come discriminatorie quelle che di fatto sono concezioni differenti della natura umana, oggetto di legittimo confronto e di convinzioni profondamente radicate nella coscienza di tanti cittadini. Qui come in un precipizio di estrazioni ideologiche connesse le une alle altre entriamo fatalmente nel campo della libertà di opinione, sulla quale si è tentato di apporre lo scudo protettivo in una sorta di salvacondotto, che però non basta. Troppo largo, infatti, è lo spazio per l'interpretazione discrezionale di cosa possa istigare ad atti discriminatori o persino alla violenza. Numerose sono le domande che ci stiamo ponendo sulle conseguenze di tale normativa: chi stabilisce dove e come si può esercitare un dissenso rispetto a quella che diviene una legge dello Stato? La scuola paritaria che non vuole celebrare la giornata anti-omofobia può farlo o è destinata a pagare una sua intangibile libertà? Sarà ancora lecito per un sacerdote esprimere nella predicazione, a un catechista nella sua classe, a un insegnante a lezione, a un genitore con i propri figli concetti che potrebbero essere tacciati di omofobia? La femminista che oggi contesta alla radice il concetto di identità di genere potrà ancora farlo pubblicamente? Ciò che rende insopportabile l'impianto di questa legge è la palese violazione di un diritto costituzionalmente garantito come la libertà del proprio pensiero, così come cristallizzato dall'articolo 21 della Costituzione. Infatti, l'aspetto più problematico del disegno di legge Zan è che il pensiero unico prodotto dal politicamente corretto vorrebbe limitare ogni dibattito. In poche parole, chiunque esprime un parere diverso da quello dei promotori della legge viene immediatamente tacciato di omofobia e le sue ragioni sminuite o escluse dal dibattito pubblico. Concludendo, noi di Fratelli d'Italia diciamo di no alla proposta del disegno di legge Zan perché mette in discussione in modo pericoloso l'espressione della libertà di pensiero garantita dall'articolo 21 della Costituzione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calandrini. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, il disegno di legge Zan in approvazione in questa Camera rientra a pieno titolo nella cultura tipica della sinistra che punta a cancellare l'identità e a punire e perseguitare chi non la pensa allo stesso modo. Da mesi la sinistra prova a imporre il pensiero unico e, se non la pensi allo stesso modo, sei tacciato di razzismo, omofobia, transfobia e chi più ne ha più ne metta. Il guaio di questa sinistra è che in ciò che fa è subdola e questo testo ne è un esempio lampante. Il disegno di legge Zan nasce con tutte le buone intenzioni di difendere delle persone che si sentono discriminate, ma finisce per condannare tutto il resto del mondo. Che sia una legge che fa tutt'altro rispetto al condannare le discriminazioni lo si evince chiaramente dall'articolo 1 che ha la pretesa di essere meglio di Wikipedia, definendo cosa sono il sesso, il genere, l'orientamento sessuale e l'identità di genere. Veramente voi avete la pretesa di racchiudere concetti così vasti in un articolo e renderli norma di legge? Forse serve ricordarvi che abbiamo in Costituzione un articolo che disciplina le uguaglianze. Lo fa senz'altro meglio. Serve davvero il vostro articolo 1 di questo disegno di legge? È ancora peggio l'articolo 4 del presente disegno di legge. Dite che sono fatte salve la libera espressione di convincimento od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte. E meno male. Poi aggiungete che tutte le idee e le opinioni vanno bene, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti. Adesso diciamo chi stabilisce cos'è un concreto pericolo. Quando è che un pensiero può incitare un atto violento? Quali sono i parametri di riferimento? La vaghezza di questo articolo crea un vuoto che è una seria minaccia alla libertà di espressione. Siete riusciti a calpestare persino l'articolo 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero e ciò che è peggio è che lo avete fatto in nome della difesa di soggetti che considerate deboli e che, invece, state usando come scudi umani. Al contrario di ciò che qualcuno vuole far credere, noi non siamo omofobi, transofobi o razzisti, noi siamo per il rispetto delle idee e voi il rispetto per le idee lo cancellate. Noi siamo per la libertà: amate chi volete, fate ciò che volete del vostro corpo; a noi interessa poco, ma possiamo essere liberi di dire che la famiglia è fondata sull'unione di un uomo e di una donna? Possiamo essere liberi dire che la pratica dell'utero in affitto è una barbarie? Possiamo dire che è un'ingiustizia che un atleta, nato biologicamente uomo, competa con le donne solo perché si sente donna, falsando quindi l'esito delle gare? Possiamo essere fieri di essere mamma e papà, invece di nasconderci dietro «genitore 1» e «genitore 2»? Possiamo sostenere tutto questo o dobbiamo chiedervi il permesso? Possiamo esprimere le nostre opinioni senza temere che un giudice ci accusi di istigare odio? Ecco, noi rivendichiamo il diritto di ciascuno ad amare come crede, a chiedere rispetto del proprio amore, ma questo non significa aver timore di sostenere le proprie idee. Per noi la libertà di amare è sacra, come è sacra la famiglia, come sono sacri i bambini. Non facciamo gerarchie, ma investiamo sul futuro e vogliamo lasciare ai nostri figli la possibilità di costruirsi il proprio futuro senza che noi glielo imponiamo con le ideologie di oggi. Voi invece avete la pretesa di sottrarre l'educazione ai genitori per istituire nelle scuole una giornata dedicata all'ideologia gender ; le stesse scuole dove non si insegna educazione sessuale. Siate seri, lasciate fuori i più piccoli da questa norma di legge, anche perché le ingiustizie non si cancellano mai con delle iniquità: la legge deve avere misura e chi va contro la legge che evidenzia prepotenze deve essere punito e basta. A dirla tutta, la legge vigente già prevede punizioni per chi discrimina, per chi offende, per chi usa violenza, a prescindere da chi sia il soggetto che ha subito quelle violenze. Signor Presidente, le leggi per noi ci sono già. Volete migliorarle? Invece abbiamo davanti un disegno di legge che non farà che alimentare polemiche e storture. Noi oggi siamo chiamati a varare una norma contro la violenza e proprio per questo dobbiamo essere rigorosi nel non crearne di nuove, di violenze. Ma voi purtroppo questo vi ostinate a non capirlo. Che poi, a ben vedere questo disegno di legge non piace neppure a voi che l'avete fatto. Siete talmente confusi che non sapete più se il vostro leader è Enrico Letta, Matteo Renzi o Federico Lucia, in arte Fedez. Vi fate dettare la linea politica dagli influencer , ma la differenza tra noi e gli influencer è che loro fanno le storie su Instagram, che durano ventiquattr'ore, mentre noi qui dovremmo fare la storia, che dura ben più delle ventiquattro ore. La verità è che la sola forza di opposizione in questo Parlamento è Fratelli d'Italia, mentre voi dovreste avere i numeri schiaccianti per approvare questa legge; ma così non è e lo abbiamo visto in queste ore. Se siamo arrivati fino ad oggi è perché, quando dicevamo che questa maggioranza era troppo diversa per stare insieme, avevamo ragione e il disegno di legge Zan non è che l'ennesima prova di tutto ciò. Siete una maggioranza che sta insieme per evitare il voto, che non ha idee e quelle poche che ha sono pure confuse, contorte e pericolose, come dimostra questo testo di legge che è in approvazione. Infine permetteteci un appunto: quanta ipocrisia in questi banchi. Gli stessi che oggi si ergono a paladini, a difensori dei diritti degli omosessuali, che condannano Orbán per aver fatto una legge contro la diffusione della propaganda LGBT e condannano Giorgia Meloni che coerentemente non rinnega il legame con Orbán, non si stracciano le vesti quando si tratta di fare accordi con Paesi come il Qatar, dove giocheremo i prossimi mondiali di calcio, o l'Arabia Saudita, dove - badate bene - non solo l'omosessualità è un reato, ma è anche punita con la morte. Anche su questo voi chiacchierate mentre noi facciamo i fatti. I fatti li abbiamo dimostrati, come sempre, come Fratelli d'Italia, che ha presentato in Parlamento una mozione per impegnare il Governo a chiedere che l'Unione europea condanni apertamente gli Stati che prevedono nei loro ordinamenti il reato di omosessualità e non stringa con loro accordi di cooperazione culturale. Vediamo se avremo il supporto unanime di tutti coloro i quali oggi si sentono paladini dei diritti LGBT. Una comunità la si difende sempre e non a corrente alternata. Signor Presidente, davvero si può pensare che questo disegno di legge Zan combatta la discriminazione? Questa norma è un tentativo di indottrinare le persone a pensare in un certo modo, cancellando le loro identità, le culture, le conquiste, per rendere tutti noi nient'altro che numeri e codici. Noi a questa vostra deriva non ci stiamo e non ci staremo e ci batteremo con tutte le nostre forze per impedirla. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Casolati. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il disegno di legge Zan, questo sconosciuto, credo sia stato l'argomento più dibattuto ultimamente in TV e in ogni dove, ma pochi, pochissimi si sono presi la briga di leggerlo. Voglio portare all'attenzione di quest'Assemblea un aspetto che al momento nessuno ancora ha sottolineato: che ricadute avrà sul mondo imprenditoriale? Più si analizza nel dettaglio il disegno di legge Zan e più insidie nascoste emergono. Ce n'è per tutti, anche per le partite IVA, ovvero i lavoratori autonomi del mondo dell'impresa, della professione, dell'artigianato, del commercio e via elencando. L'articolo 8 prevede espressamente che l'ente governativo denominato ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, noto come UNAR, elabori con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere. La strategia reca la definizione degli obiettivi e l'individuazione di misure relative all'educazione e all'istruzione, al lavoro e alla sicurezza, anche con riferimento alla situazione carceraria, alla comunicazione e ai media. Per capire di cosa si tratti in concreto, basta considerare che nel 2013 lo stesso UNAR ha già elaborato una strategia nazionale proprio nei quattro ambiti indicati dal disegno di legge Zan che sono stati definiti assi: educazione e istruzione, lavoro, sicurezza e carcere, comunicazione e media. Vediamo quindi cosa prevede il secondo asse di quella strategia cui il disegno di legge Zan vorrebbe dare valore legale tramite l'articolo 8, ossia quello del lavoro privato, costituito da piccoli, medi e grandi imprenditori, da professionisti, artigiani, commercianti e partite IVA in generale. Il documento dell'UNAR pone l'accento sull'importanza delle pratiche di diversity management , favorisce l'attivazione dei talenti e incrementa la produttività aziendale sul cosiddetto business inclusivo. Seguiranno sicuramente corsi di informazione per sensibilizzare i datori di lavoro, le figure dirigenziali, i lavoratori e le lavoratrici e le associazioni di categoria sulle tematiche LGBT, nonché la creazione di network LGBT all'interno delle aziende e l'istituzione a livello di alta dirigenza del ruolo di mentore LGBT. Non potrà mancare poi la solita opera rieducatrice e allora ecco corsi di sensibilizzazione e formazione per i dipendenti e per tutti i livelli di management che aiutano a costruire programmi di mentoring e a migliorare i propri percorsi professionali; iniziative specifiche di formazione professionale per transessuali e transgender e pubblicazioni informative rivolte ai datori di lavoro. Si capisce molto bene come dietro questa strategia si nasconda, in maniera neanche troppo velata, il business dei consulenti aziendali, dei formatori professionali, dei certificatori di tutta quella pletora di soggetti disposti, previo profumato compenso, a spiegare come imprenditori e professionisti dovranno mettersi in regola con le disposizioni dettate dall'UNAR, un po' come quello che è successo in passato con la legge n. 626 sulla sicurezza sul lavoro e con la normativa sulla privacy . Ma davvero pensate che imprenditori, professionisti, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi di vario tipo non abbiano nulla da dire su questo ulteriore fardello burocratico che verrebbe loro addossato nel caso passasse definitivamente il disegno di legge Zan così com'è? (Applausi) . Come al solito, la ricaduta sul popolo che vive nel mondo reale poco o nulla interessa al legislatore, preoccupato più che altro di piantare una bandierina ideologica, noncurante di fastidi, costi e incombenze che potrebbe provocare ad aziende, soprattutto medio-piccole, già provate dalla pandemia. Resta sempre più chiaro, dal mio punto di vista, il vero obiettivo di questa proposta di legge che non ha nulla a che vedere con la tutela penale di omosessuali e transessuali. Tre sono le vere ragioni del disegno di legge Zan: indottrinare non solo la scuola ma l'intera società; imbavagliare chi osa dissentire rispetto al pensiero unico gay friendly ; mettere in piedi un business milionario. Insomma tre ottime ragioni, queste, per dire no a questo sciagurato e liberticida disegno di legge. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, il tema dell'omofobia è molto serio, come tutte le forme di discriminazione, ma nella fattispecie non si riesce purtroppo a discutere in modo sereno le problematiche sollevate da questo disegno di legge perché, in fondo, il fine non è tutelare le persone dalle discriminazioni, ma imporre posizioni ideologiche su materie che c'entrano poco o niente con l'omofobia. Il problema del disegno di legge Zan è che non è un provvedimento contro la violenza e contro la discriminazione nei confronti degli omosessuali - tema su cui occorre essere molto sensibili e attenti - ma è un disegno di legge che, di fatto, inserisce nel nostro ordinamento giuridico il reato di opinione - lo ripeto, il reato di opinione - lasciando ai giudici una enorme discrezionalità di decidere su una materia che non ha certezze giuridiche. In altri Paesi europei dove già ci sono leggi simili al disegno di legge Zan ricordo che, ad esempio, un cardinale è stato indagato per aver detto che la famiglia è fatta da un uomo e da una donna; è accaduto anche che un papà abbia trascorso una notte in carcere perché indossava una maglietta con sopra stampata un'immagine di famiglia tradizionale. Quindi il vero tema è stabilire quale sia il vero confine tra discriminazione e legittima libertà di opinione, limite che in questo disegno di legge, a nostro parere, non si pone proprio nell'impedire ogni libertà di espressione su temi per noi fondamentali. Fratelli d'Italia vuole combattere la violenza e la discriminazione, e per questo ci siamo, tant'è vero che abbiamo presentato anche una mozione per condannare tutti quei Paesi dove ancora l'omosessualità è considerata un reato, a volte punita con l'ergastolo e a volte addirittura con la morte. Ma su questo piano non abbiamo trovato una sinistra così sensibile. La sinistra, invece, continua insieme alle associazioni LGBT a denunciare un aumento di discriminazioni e crimini omofobi, smentiti invece dai dati; e non dice una parola, una che sia una, sul mondo islamico (Applausi) , dove l'omosessualità è considerata un reato a volte punito, come dicevo, con la morte. Questo ci lascia, da una parte, basiti ma, dall'altra parte, dimostra la posizione ideologica di facciata di questa sinistra. Ne prendiamo atto insieme alla stragrande maggioranza degli italiani, che in questo momento ha ben altro a cui pensare. Torniamo al tema. Signor Presidente, vogliamo ribadire la nostra posizione politica su alcuni punti fondamentali: noi non siamo d'accordo sull'attacco alla famiglia tradizionale, come non siamo d'accordo sull'adozione da parte di coppie omosessuali. Non accettiamo questa discriminazione nei confronti della famiglia naturale, perché riteniamo che proprio la famiglia naturale sia la base del nostro sistema sociale su cui si fonda la nostra comunità. Si rischia che, per difendere i diritti di alcuni, si ledano i diritti di molti; in ogni caso, sarebbe un errore. Siamo inoltre contrari alle adozioni da parte di coppie omosessuali, e non lo diciamo perché siamo omofobi, ma perché sosteniamo che i bambini non debbano essere comprati tramite adozioni dai lunghi e costosi iter - che tutti ormai conosciamo - tramite l'affitto dell'utero di una donna: questo proprio non lo possiamo accettare. E lo diciamo perché siamo fortemente convinti che un bambino debba avere il diritto di avere un padre e una madre e che questo diritto non possa essere sacrificato al capriccio di adulti liberi di vivere la propria sessualità come meglio credono. Come dicevo, questo tipo di adozioni come conseguenza porta purtroppo alla prassi dell'utero in affitto: questo è inaccettabile perché significa mercificare il corpo di una donna. Tutto ciò non sta bene nemmeno alle femministe di sinistra, che non accettano neppure loro il disegno di legge Zan, come sostiene in un'intervista sul «Corriere della Sera» la storica attivista femminista Marina Terragni, la quale ha dei forti dubbi sull'identità di genere e sul self-id , che è una sorta di autocertificazione di genere. Presidente, vorrei introdurre anche questo argomento: l'autodefinizione di genere. Colleghi, per caso avete sentito parlare dei 270 detenuti che si dichiarano donne e chiedono di andare nel carcere femminile? Questo è davvero accaduto in California, dove il self-id è legge, e se il disegno di legge Zan verrà approvato, potrà accadere anche da noi. Senza parlare, poi, di quei settori - penso allo sport, alle competizioni sportive - giustamente suddivisi fra competizioni femminili e maschili, che non possono essere messe sullo stesso piano agonistico, dove a quel punto, sì, si creerebbero situazioni imbarazzanti, dove la discriminazione andrebbe al contrario a penalizzare le donne nel competere con persone fisicamente maschili. Forse la sinistra non si rende conto delle conseguenze che potremmo avere in molti settori, però - mi sia consentita la battuta - potrebbe essere un modo per risolvere la questione legata alle quote rosa alle elezioni! Ma andiamo oltre, Presidente. Per ciò che riguarda il gender nelle scuole, mi chiedo perché, nella stessa scuola dove si è deciso di non fare l'educazione sessuale, adesso si voglia spiegare cos'è l'omosessualità. Ricordo a me stesso e ai colleghi che i genitori hanno la patria potestà sui figli e ritengo per questo più che opportuno che l'educazione sessuale non debba essere fatta nelle scuole. I bambini che frequentano le scuole primarie sono ancora piccoli per affrontare certi argomenti all'interno dell'istituzione scolastica e reputo giusto che debbano essere, invece, proprio gli stessi genitori a insegnare l'educazione sessuale ai loro figli nel modo che ritengano più opportuno. Se passa la legge Zan, si insegneranno a questi bambini le teorie gender, confondendo le menti di bambini in età evolutiva. E anche qui l'ideologia della sinistra nostrana si scaglia contro la legge Orbán, definendola una legge contro la propaganda LGBT. In realtà, seppur con toni a volte anche duri, è una legge che vuole difendere proprio quel principio di cui parlavo prima: il diritto dei genitori - e non dello Stato - di insegnare ai propri figli l'educazione sessuale. Vi scagliate contro la legge ungherese e non dite una parola contro tutti quegli Stati islamici che concretamente e cruentemente perseguitano gli omosessuali. Un'ultima cosa, Presidente, e mi rivolgo a voi, colleghi senatori, così sensibili al disegno di legge Zan. In questo testo si menziona la disabilità. Nel corso dell'esame alla Camera il disegno di legge Zan è stato integrato con il riferimento alla disabilità. Ti tratta, tuttavia, a mio parere, di un inserimento che appare forzato, anche in ragione del fatto che non viene riportato in alcuni articoli. All'articolo 1, relativo alle definizioni, non si parla delle disabilità; eppure, questo termine andrebbe eventualmente chiarito. Si tratta di una mera dimenticanza oppure certamente no, come ritengo, visto che durante i lavori parlamentari è stato fatto notare anche il mancato richiamo? Vorrei che i colleghi senatori che sostengono di votare a favore dell'approvazione del disegno di legge Zan così com'è spiegassero cosa c'entra la disabilità con l'identità di genere. Spiegatemi voi perché io ci vedo solo un voler mettere il velo davanti agli occhi degli italiani utilizzando i diversamente abili per gli scopi ideologici della sinistra. Torno a ribadire che siamo contrari all'utero in affitto e alle adozioni per gli omosessuali e chiedo a lei, Presidente, se questa è una discriminazione oppure una legittima opinione. Se la proposta Zan diventa legge, non avremo più la possibilità di esprimere il nostro pensiero liberamente perché verrà meno un diritto costituzionalmente garantito, cioè quello della libertà di opinione e di espressione, sotto la minaccia di omofobia. Fratelli d'Italia sostiene che si debbano combattere le discriminazioni di qualsiasi natura, ma protegge convintamente il diritto di un bambino di avere una madre e un padre e crede che l'utero in affitto sia una barbarie. Non vogliamo bavagli, Presidente, ma sarà quello che si prospetterà se il disegno di legge Zan diventerà legge. Per questo ci opponiamo fortemente. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Doria. Ne ha facoltà. DORIA (L-SP-PSd'Az) . Gentile Presidente, cari colleghi, oggi è bene essere estremamente chiari dopo che molto è già stato scritto e detto, talvolta anche a sproposito, sul disegno di legge Zan. Questo provvedimento, così come è stato licenziato dalla Camera dei deputati, non è solo inutile, ma risulta anche dannoso perché strumento ideologico e demagogico. In primo luogo, l'Italia non è affatto un Paese ostile alle persone omosessuali, né secondo le graduatorie europee dei Paesi gay friendly né, tantomeno, alla lettura dei dati relativi agli episodi di aggressione a persone omosessuali. I dati degli osservatori sono molto chiari in merito; ci sono alcuni episodi, certamente da condannare, ma non sono certo prevalenti. Sono molto più numerose le violenze sulle donne o sui minori, tanto per fare un confronto, che vengono regolarmente perseguite anche aspramente nell'attuale quadro normativo. Le norme attuali sono perfettamente in grado di colpire già oggi con maggior forza eventuali episodi di violenza di questo tipo, senza dover inventare una nuova fattispecie. In secondo luogo, il disegno di legge Zan è dannoso perché ideologicamente orientato ad imporre un punto di vista sulla realtà, cancellando posizioni differenti. La totale incertezza giuridica del cosiddetto reato di omofobia rende l'applicazione della legge estremamente incerta, affidata all'interpretazione del giudice, esponendo così legittime affermazioni di libertà di opinione al rischio di essere tacciate di omofobia. Se affermo che un bambino ha diritto ad un papà e ad una mamma, mi chiedo se sono omofobo oppure no. Se sostengo che non è legittimo reperire all'estero un figlio partorito su commessa da una donna, sono omofobo? Mai l'onorevole Zan ha risposto con chiarezza a domande di questo tipo. (Applausi) . Che questo problema sia reale e che quindi il disegno di legge Zan sia dannoso lo conferma l'impianto propagandistico e rieducativo di tante parti del testo che non si limita a chiedere pene più pesanti per atti concreti di violenza, ma costruisce tutta una serie di attività di propaganda gender - la giornata nazionale del 17 maggio, i corsi nelle scuole anche a bambini di dieci-dodici anni - che evidentemente servono a condizionare le libertà di opinioni più che a proteggere le eventuali vittime. Un ultimo punto per cui il disegno di legge Zan va respinto nell'attuale stesura sta nella formulazione del cruciale articolo 3 che, nella versione emendata, recita testuali parole: «ai sensi della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alle libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». In primo luogo dovrebbe allarmare ogni cittadino il fatto stesso di dover scrivere in una legge che è fatta salva la libera espressione. (Applausi) . Ci mancherebbe altro in uno Stato democratico e di diritto, per chi crede, come noi, che le libertà dei cittadini siano sancite dalla Costituzione e non da una concessione della politica o di una legge qualsiasi ben più effimera del dettato costituzionale. Per concludere esorto tutti i senatori presenti ad avere un sussulto di orgoglio e di responsabilità personale per negare l'approvazione del testo emendato dalla Camera dei deputati, che è sicuramente perfettibile. Si tratta di un provvedimento altamente divisivo soprattutto nel Paese, prima ancora che tra i partiti, e quanto mai inopportuno di fronte alle costanti richieste di responsabilità e di unità nazionale. Qui non si tratta di negare i diritti e tutela a persone quando ne hanno bisogno, si tratta invece di rifiutare una legge che rischia di diventare un tribunale ideologico liberticida senza alcuna reale tutela nei confronti delle persone omosessuali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, mi unisco anche io alla maratona di Fratelli d'Italia. Ci tengo anche a dire che sono molte le voci fuori di quest'Aula contro gli esiti illiberali del disegno di legge Zan. Non siamo quindi solo noi. C'è l'appello di oltre 70 associazioni coordinate da « Polis Pro persona »; c'è «Lettera150», un think-tank di oltre 300 docenti. Ci sono inoltre insigni costituzionalisti e giuristi, che si sono espressi nei mesi e nei giorni scorsi, sostenendo che il disegno di legge Zan cristallizza in norme giuridiche alcune definizioni non chiare ed ancora oggetto del dibattito sul piano scientifico. Il disegno di legge Zan, infatti, rende punibile qualsiasi forma di critica o dissenso rispetto ai temi del provvedimento. Ci tengo a sottolineare ai pochi presenti in Aula che non si parla di aumentare i diritti e le libertà delle persone, ma solo di reati. Vorrei che questo, almeno fuori di qui, fosse chiaro: non si parla di diritti, ma di reati, perché tutto è stato posto sul piano penale e si arriva per questo al paradosso che alcune libertà costituzionali possono essere oggetto di sanzione penale. Gli articoli più pericolosi, più critici, per noi sono sicuramente gli articoli 1, 2, 4 e 7, ma ciò non esclude gli altri; non li potrò trattare tutti, ma qualcosa intendo dirla, in particolare sull'articolo 4, che reca la clausola che ribadisce la punibilità delle opinioni che integrerebbero il concreto pericolo che si compiano discriminazioni e violenze. Pertanto, decidere cosa incita alla violenza e cosa non lo fa rimane una prerogativa del magistrato, il che mi sembra pericoloso. Si lascia quindi ai giudici un ampio potere discrezionale nella valutazione di ciò che è da punire con il rischio di arbitrarietà, anche in contrasto con i principi costituzionali, e questo non lo dico io ma dei giuristi. C'è quindi il rischio di un eccesso interpretativo in sede giurisprudenziale, come dice l'esimio giurista Giovanni Maria Flick. Dobbiamo poi sottolineare che l'articolo 4 usa la seguente espressione che mi ha colpito: idee non idonee, che possono quindi determinare il pericolo di discriminazione e il rischio di atti violenti. Una legge stabilirà quindi quali sono le idee idonee e legittime? Tutto ciò è quanto meno allarmante. Se è giusto come è giusto sanzionare le condotte discriminatorie, come peraltro è già previsto, dovete riconoscere che è difficile capire dove finisce la legittima scelta, decisione ed espressione di un pensiero e dove inizia l'atto discriminatorio o l'incitamento all'atto discriminatorio. Mi sto riferendo all'articolo 2 sull'istigazione. Se è più facile individuare una discriminazione basata sulla razza o sulla religione, cioè sull'orientamento religioso, è molto più difficile individuare una discriminazione basata sul sesso; infatti non è un caso che la risoluzione ONU del 1966 non aggiunge il sesso accanto alla razza e alla religione, ma l'Italia ha colmato questo vuoto nel momento in cui ha provveduto con la modifica dell'articolo 3 della Costituzione, che però sembra che gli estensori del disegno di legge Zan non riconoscano. Sempre sull'articolo 4 si rischia l'abisso interpretativo, perché - e la seguente è una posizione giuridica, non mia - è necessario che la legge descriva puntualmente la condotta illecita e proibita. Non può essere il giudice a definire l'azione vietata e a indicarne gli elementi di fatto. Un giudice può (e deve) valutare la liceità di una condotta, ma non può valutare la liceità di un'idea, a meno che non decidiamo che esiste il reato di opinione, che è quello che gli estensori della legge infatti hanno deciso (Applausi) . Un altro punto estremamente controverso, che però mi è particolarmente caro perché lo studio da tempo, è quello contenuto nell'articolo 1. È incredibile che all'interno di una legge si voglia definire cosa si debba intendere per sesso (biologico o anagrafico), per genere (manifestazione esteriore), orientamento sessuale (attrazione per), identità di genere (identificazione percepita di sé). La domanda è la seguente: mentre voi elaborate questo articolo 1, qual è il modello antropologico a cui vi richiamate? Praticamente, infatti, il Parlamento sta decidendo e imponendo un modello antropologico, etico e filosofico con queste paroline, quando nessuno di noi per esempio ha pensato mai di imporre un modello antropologico di origini cristiane, nel quale personalmente io credo, ma stiamo, stavamo e vivevamo in uno Stato laico (Applausi) . Nel disegno di legge Zan l'identità di genere è soggettiva - lo sottolineo -, si identifica con la percezione che si ha del proprio sesso; il dato reale oggettivo è quindi cancellato e si approda, di conseguenza, a un'indifferenza sessuale. Ma non è tutto, c'è di più: la nozione di identità di genere, introdotta dall'articolo 1, è labile, perché è appunto una percezione soggettiva, mutevole e transitoria e tutto può essere percepito come discriminazione rispetto a una nozione così labile e fluida. Questo concetto ricorre anche nelle altre norme del disegno e crea confusione, perché l'unità e l'identità del singolo vengono scomposte in una pluralità di categorie biologiche o naturalistiche, dimenticando per esempio una cosa: la tutela costituzionale della persona. Questa labilità della definizione rende complicato distinguere tra opinioni e discriminazioni. Qui il gioco è molto chiaro, ma va un attimo rovesciata questa trappoletta e non c'entra niente l'omofobia; se uno non condivide questo impianto non è omofobo. Qui c'entra il fatto che state imponendo un modello antropologico di un certo tipo; qui c'entra il fatto che nelle scuole, dove non si fa educazione sessuale, si farà l'educazione di genere; qui c'entra il fatto che siamo di fronte alla più grande offensiva ideologica da parte, appunto, dei sacerdoti del gender . Questo è il punto e l'operazione - che è politica, ma è anche massmediale - viene accompagnata da un furore ideologico intollerante che - vi assicuro - io che ho fatto anche gli anni Settanta non ricordo: un furore così non lo ricordo. Un oltranzismo gender che si lega, tra l'altro, alla tirannia del pensiero unico, all'esasperazione del cosiddetto maledetto - aggiungerei - «politicamente corretto»: c'è questo nell'operazione Zan. È questo il nodo, è questo il punto; il resto è quello che raccontate, è uno storytelling , perché qui c'è la volontà precisa di rieducare, anzi voglio dire di riprogrammare culturalmente i bambini, i giovani, le persone e quindi la società. Quindi, non è in gioco, come raccontate, la libertà di amarsi; non è questo il punto, perché noi non siamo contro questa libertà di amarsi. Qui c'è in gioco ben altro: c'è in gioco tutto quanto sto dicendo e quello che voi chiamate aiuto, che in realtà è una spinta ai bambini a transitare da un sesso ad un altro in base alla percezione di sé, come se tutti i bambini soffrissero di disforia di genere. Allora è molto pericoloso quello che volete fare, è veramente oltre, perché poi l'orizzonte è chiaro: ideologia gender e ditelo, anche se non c'è scritto, che poi c'è la missione della maternità surrogata, dell'utero in affitto, dell'adozione delle coppie gay . (Applausi) . Ditelo che in Europa vogliono inserire questo reato nei crimini d'odio. Ditelo che in Europa oggi tra gli eurocrimini hanno voluto inserire non la violenza di genere (una volta difendevate le donne, oggi non più), ma la violenza basata sul genere sessuale percepito e non biologico. Chiudo, Presidente. Allora a voi i vostri dogmi, nuovi sacerdoti di una società genderfluid , in cui nell'indistinto tutto è possibile, tutto è consentito, tranne che pensare e pensare diversamente da quello che voi scrivete. Fratelli d'Italia si batterà ovunque contro questo disegno di legge liberticida, pericoloso e inutile. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con grande attenzione, serenità e pacatezza il lungo dibattito che ha attraversato queste ore, anche se mi auguro sinceramente che alcuni colleghi intervenuti siano in cattiva fede, piuttosto che pensare che credano davvero a ciò che dicono. Mi fa paura immaginare che oggi nel Parlamento italiano, nel Senato della Repubblica, si argomenti davvero con questo tipo di argomentazioni una contrarietà che è più che legittima a un provvedimento di legge (ci mancherebbe altro). Ma, per argomentare contro, non bisogna andare a istigare paure e a raccontare chissà quali complotti e ideologie che sarebbero in atto. Qui è tutto molto semplice: su alcune questioni abbiamo delle opinioni diverse, anche rispetto a chi un giorno tende la mano, però poi dovrebbe ascoltare gli interventi dei propri parlamentari, perché io di mani tese oggi non ne ho viste tante e, se erano tese, rischiavano di arrivare da qualche altra parte e non a stringersi. Chi tende la mano propone di limitare l'intervento all'ambito punitivo. Ecco, questo è un punto di differenza: noi pensiamo che la componente educativa e la componente culturale di questo provvedimento di legge siano molto importanti. Quindi abbiamo cercato, con grandissima tranquillità, ascoltando tutti, confrontandoci, cercando di trovare punti di contatto e investendo molto tempo (perché questo provvedimento non lo stiamo facendo con uno schiocco di dita), e abbiamo creduto che il Parlamento italiano fosse in grado, nel 2021, di approvare una legge che prevedesse anche la possibilità di aiutare questo Paese a prendere atto che esistono tante forme diverse di stare insieme, di concepire la propria vita, di realizzare il proprio sé, di amare e di costruire una famiglia. Tante forme diverse: nella modernità c'è anche questo. Devo dire che negli interventi di queste ore ho sentito tanta paura della complessità, tanto bisogno di ordine, tanto bisogno di oggettività. Però l'ordine e l'oggettività, su cui la filosofia del Novecento ha scritto centinaia di pagine, non esistono più; bisogna prendere atto che esiste il disordine, che esiste il caos, che esiste la complessità e che dentro a questo panorama bisogna vivere con serenità, dando a ognuno la possibilità di trovare la propria strada, senza far credere a nessuno che esistano delle strade giuste e delle strade sbagliate. In questi anni in Parlamento io non ho praticamente mai letto. Oggi voglio fare un'eccezione, perché non sapevo che sarebbe successo, ma lunedì ho ricevuto una lettera che mi ha veramente molto commosso. È una lettera che parla di bambini (tanti hanno parlato di bambini in quest'Aula); è una lettera che parla di bambini, scritta da un ragazzo del mio territorio che bambino non è più, ma che si ricorda quando era bambino e quando, da bambino, cercava di capire se poteva essere come sentiva di essere e pensava purtroppo di non poterlo fare. Ve ne leggo solo un pezzettino. Questa lettera dice così: «Se a me qualcuno a scuola mi avesse detto che anche noi possiamo esistere come gli altri, che anche noi siamo una valida possibilità nel mondo e nella società, la mia vita avrebbe avuto molte meno sofferenze. Ho passato venticinque anni nel segreto e nella vergogna, nell'esclusione, nella paura di essere rifiutato dalla famiglia, dagli amici e dal mondo. E allora vi prego: pensate ai bambini, insegniamo loro a non odiare e a non odiarsi per via della loro identità di genere o della loro sessualità. Facciamo educazione soprattutto nelle scuole per questo». (Applausi) . Questo è un punto su cui probabilmente non siamo d'accordo e non riusciamo a trovare un accordo, perché non è che possiamo trovare un accordo indipendentemente da quale sia l'accordo; questo per noi è un punto fondamentale. Riusciremo ad approvarlo? Noi speriamo di sì e faremo di tutto per farlo. Non riusciremo ad approvarlo? Qualcuno si assumerà questa responsabilità, perché la questione è se queste persone hanno la possibilità di esistere. Io ne conosco tanti e tra l'altro so che il mio è un osservatorio privilegiato. Io penso di avere una persona molto cara che ha una storia importante, culturalmente importante, e che ha aspettato però che suo padre non fosse più in questo mondo per potersi dichiarare apertamente omosessuale, perché ha sempre pensato che non poteva dargli un dolore, il dolore di essere quello che era. Ha aspettato che non ci fosse più: questa è l'Italia degli anni 2000. E questa è una persona colta, una persona fortunata, una persona che sta bene. Quante persone così non hanno neanche gli strumenti culturali per capire cosa sta succedendo? Allora noi ci vogliamo davvero fare carico di queste storie? Oggi in Aula penso a queste persone e al fatto che abbiamo un dovere. Il principale dovere del Parlamento non è andare a cavillare se esiste il rischio, la possibilità o il pericolo, che sono le parole che ho sentito tornare più spesso nella discussione in Assemblea. Vedete colleghi, sono per depenalizzare la stragrande maggioranza dei reati e dunque appartengo ad una minoranza, ma ora ci sono delle persone che hanno vissuto tutta la loro storia politica con l'idea di punire, di colpire e del chi sbaglia paga, che vengono a spiegarmi che i giudici potrebbero anche sbagliare a valutare e che potrebbero anche eccedere nella pena. Ma cavolo se lo so, tanto che sono favorevole a togliere gli strumenti per punire! Invece solo in questo caso ci si preoccupa che i giudici possano sbagliare. I giudici servono a questo e credo che quello al nostro esame sia un testo che permette, nel nostro sistema giudiziario, che è articolato, complesso, con tre gradi di giudizio, di evitare che qualcuno venga punito per reati che non ha commesso. Ho sentito fare un ragionamento anche sullo stigma. Ma certo, ci mancherebbe! Certo, qualcuno si è scoperto garantista negli ultimi mesi, però è arrivato in Parlamento, come forza politica, sventolando il cappio e in quel caso il problema di far fuori una classe dirigente con lo stigma non c'era. Il problema si pone solo quando riguarda gli altri. Guardate, siamo assolutamente perché tutte le opinioni si possano esprimere, ma c'è una bella differenza tra esprimere un'opinione e, con la propria opinione, far sì che qualcuno possa essere ferito, colpito, umiliato e magari maltrattato. Questo è il punto del disegno di legge al nostro esame. Si dice che il disegno di legge al nostro esame rientra in una lettura antropologica della realtà. Non sarebbe una colpa se il Parlamento italiano ogni tanto riuscisse a sviluppare anche un pensiero culturale, a leggere la realtà e a capire come deve aggiornarla. La realtà va aggiornata nel senso che oggi la complessità della definizione dell'identità è molto più complicata, da tutti i punti di vista. È complicato definire la propria nazionalità e quindi nel Paese esistono tante persone che sono italiane da molto tempo, ma non siamo ancora riusciti a riconoscere che ci sono e c'è qualcuno che ha difficoltà a farlo. Esistono poi molte persone che, nel corso della propria vita, hanno magari cambiato la percezione di sé. Tutti noi abbiamo infatti una percezione di noi, che si trasforma, tra l'altro, non solo dal punto di vista sessuale, ma anche dal punto di vista fisico, perché il nostro corpo cambia continuamente. Ebbene, di fronte a questo, cosa vogliamo fare? Vogliamo nasconderci e cercare di chiudere il mondo in maglie strette, che non gli appartengono, o vogliamo provare ad aprirci e a produrre un pensiero rassicurante? Ebbene, sì, abbiamo un'antropologia: sarebbe molto bello. Come Partito Democratico - ma lo condividiamo, per fortuna, con altre forze - pensiamo che esista una antropologia della pluralità, della possibilità di essere cose diverse nel corso della propria vita, della possibilità di sperimentarsi e di provare ad assaggiare momenti diversi della propria vita e che tutto questo non possa essere giudicato e condannato. Vedete colleghi, c'è un tempo per discutere e c'è un tempo per decidere. Abbiamo molto discusso: oggi dobbiamo dire al Paese se è maturo per dire che odiare è reato e che educare alla pluralità è un fatto positivo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Angrisani. Ne ha facoltà. ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, gli occhi del Paese sono vigili sui nostri lavori, perché oggi discutiamo di un progetto legislativo che sta a cuore a milioni di italiani. Non possiamo, in coscienza, voltarci dall'altra parte. Le grandi battaglie sui diritti civili, come nel caso del divorzio, dell'aborto e delle unioni civili hanno segnato il percorso democratico del nostro Paese e del suo ordinamento giuridico. Ora ci troviamo di fronte ad un testo che va a modificare gli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale e stabilisce l'estensione dei delitti contro l'uguaglianza, per aggiungere alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi gli atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità. Il tema del maggiore contrasto alle discriminazioni e alle violenze per motivi sessuali non è nuovo. Purtroppo, gli archivi del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati abbondano di proposte legislative presentate nella legislatura in corso e in quelle passate per contrastare più efficacemente gli episodi di omofobia e transfobia e ci sarà una valida ragione per questo. Al di là dei tecnicismi della proposta di legge Zan, di cui tanti hanno discusso, ci troviamo di fronte a una situazione di fatto che vede contrapposte le fazioni di chi considera il testo inutile e ambiguo e di chi, al contrario, lo reputa non solo opportuno ma anche indifferibile. Il punto della questione è il seguente: sappiamo che c'è stata già una mediazione alla Camera dei deputati in sede di prima lettura ed è stato previsto l'inserimento nel corpus normativo dell'articolo 4 che, al fine di evitare ogni interpretazione intenzionalmente dubbia delle nuove disposizioni, tutela la libera espressione di convincimento o d'opinione, nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti. Ciò che intendo dire è che il compromesso sulla formulazione del testo è stato già trovato in sede parlamentare e che, giunti a tale momento, questo ramo del Parlamento non può permettersi di far tornare tutto al punto di partenza come nel gioco dell'oca, se non intende affossare definitivamente il percorso legislativo di un tema che, a ragione, grande parte del nostro Paese ritiene prioritario. Questo appello è rivolto quindi non alla cosiddetta disciplina di Gruppo - le posizioni sono note da tempo - ma alla coscienza individuale di ogni senatore, perché con l'assunzione di questa funzione istituzionale bisogna essere pienamente consapevoli delle conseguenze relative alle responsabilità delle proprie scelte. Le campagne di informazione e le mobilitazioni di moltissime piazze italiane avvenute negli ultimi tempi dimostrano l'importanza dell'approvazione del disegno di legge Zan fuori dai palazzi delle istituzioni, per costruire una comunità più coesa e inclusiva, dove ogni episodio di istigazione alla violenza e di intolleranza viene represso sul nascere. Chi cerca un appiglio nel pretesto del riferimento al concetto di identità di genere inserito all'interno del dispositivo mente a sé stesso oppure, al contrario, manipola i propri interlocutori per non dichiarare apertamente la propria contrarietà sul disegno di legge perché politicamente inopportuno. L'espressione "identità di genere", infatti, ha già trovato ingresso in un testo normativo italiano con il recepimento della direttiva n. 95 del 2011, avvenuto con il decreto legislativo del 2014 sull'attribuzione della qualifica di rifugiato nell'ordinamento penitenziario e nella giurisprudenza costituzionale. Dunque, se restiamo inerti di fronte al pericoloso aumento delle violenze e dei soprusi per ragioni basate sul sesso, sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere, che rappresentano ad oggi i tre motivi di discriminazione più spesso richiamati, offriamo facilmente il fianco alle iniziative delle destre e di quella parte del Paese, che è minoritaria ma per nulla silente, che semplificando come sempre fino all'inverosimile il messaggio lanciato all'esterno, tende a minimizzare l'importanza e l'impatto di più forti misure di contrasto contro ogni fenomeno di sopraffazione e intolleranza. Non è più il tempo di tergiversare o attendere, quindi, in quanto c'è chi aspetta da questo Parlamento un segnale importante e di netta condanna verso chi odia e istiga alla violenza, calpestando senza ritegno la dignità umana e la libertà di vivere secondo i propri orientamenti. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, serve questa legge? Era indispensabile, era doverosa la sua approvazione da parte del Parlamento? A mio avviso no. Tuttavia, la sinistra e alcuni manovratori del pensiero - non voglio nemmeno definirli manipolatori - hanno creato una suggestione con informazioni false, inesatte, regolate sulla rete; sono scesi in campo anche gli influencer che non conoscono il diritto penale, non conoscono le leggi vigenti in questo Paese e hanno ingenerato nel Paese un convincimento che si basa sul fatto che chi vuole la legge Zan contrasta le violenze, le aggressioni, gli episodi come ce ne sono stati anche recentemente, e chi invece non vuole la legge Zan è aperto alle aggressioni, alle violenze, alle prepotenze. Questa è la grande menzogna che dobbiamo spazzare via perché non è assolutamente vero. Noi abbiamo già nel nostro ordinamento numerose norme che consentono di punire chi compia qualsiasi atto di violenza. Con le aggravanti, quando ci sono motivazioni futili e abiette, si può punire ancora più severamente chi per ragioni di discriminazione, di pregiudizio sessuale o per omofobia - termine che è stato coniato negli ultimi anni - compie delle violenze. Quindi, non è vero che ci sia un vuoto normativo. Sono bugiardi coloro che lo affermano. Che lo facciano degli strimpellatori di terzo ordine può anche andare, ma che dei legislatori alimentino questa menzogna è inaccettabile. Vedo, talvolta, anche nelle nostre famiglie e nella nostra parte politica la suggestione della menzogna che prevale sulla verità. Bisogna spiegare alla gente che, con le motivazioni futili e abiette, si può punire più severamente chiunque; che ci sono norme del codice penale poste a presidio della sicurezza dei cittadini con punizioni severissime e che, per quanto nessuno debba sottovalutare nemmeno un singolo episodio di violenza, i dati statistici diffusi dall'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori dimostrano che nell'arco di quasi un decennio gli episodi - io non li voglio sottovalutare - si contano nell'ordine di alcune decine. Non c'è un'emergenza gigantesca che giustifica un decreto e, comunque, anche un solo atto di violenza giustificherebbe l'aggravamento delle norme. Volete l'aggravamento delle norme? Lo abbiamo proposto con il testo di legge presentato da alcuni esponenti del centrodestra. Qualcuno ci deve pure spiegare cosa c'entra con la sanzione aggravata e rafforzata di chi compie per motivi di pregiudizio sessuale degli atti di violenza o di discriminazione tutto il resto della legge. L'articolo 1 del disegno di legge Zan tenta di introdurre una rivoluzione antropologica nel Paese con una norma che è più rilevante di un articolo della Costituzione. Vergognatevi del fatto di avere portato in Aula questo provvedimento senza discuterlo in Commissione. Vergognatevi del tentativo di mettere il bavaglio. Ci potete mettere la mascherina, che dobbiamo indossare per ragioni sanitarie, ma non ci faremo chiudere la bocca perché l'articolo 1 è gravissimo. Muta, infatti, la vita del Paese. La Costituzione non contiene in tutte le sue parti articoli così importanti. Ce ne sono di fondamentali; ci sono altre norme programmatiche della Costituzione, che tutti condividiamo, ma che sono degli auspici. Chi vuole negare il diritto al lavoro? La Costituzione, però, non lo risolve. Lo afferma. L'articolo 1 parla di identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall'aver compiuto un percorso di transizione. Ci sono persone che cambiano sesso e queste cose vanno riconosciute e accompagnate. Ma, quando non c'è alcuna trasformazione o alcun cambiamento, l'articolo 1 di questa legge introduce una rivoluzione antropologica pazzesca, che non è accettabile, è incostituzionale e la Presidenza della Repubblica mai potrebbe firmare con un avallo una legge che il Parlamento dovesse approvare. Non c'entra nulla, infatti, con la punizione aggravata l'introduzione di questa rivoluzione antropologica con un articolo che è più importante di una norma della Costituzione che la sinistra, le sue dépendance e aggregazioni di altra natura vorrebbero approvare senza nemmeno fare una discussione vera e approfondita. In Commissione non c'è stata e la facciamo in Aula. L'articolo 1 è aberrante, inaccettabile e discriminatorio nei confronti dei cittadini di questa Repubblica. È incostituzionale e non c'entra niente con la lotta sacrosanta alla violenza. Va spiegato al Paese. Se si approvasse questa legge così come è, ognuno può dichiarare in qualsiasi momento un'appartenenza di genere e di sesso cambiando anche più volte, perché non lo si può impedire a una persona. Si sono fatte molti esempi sugli atleti e sulle quote rosa. Non voglio dilungarmi su questo, ma dico che non si può ammettere una volontà indiscriminata di cambiare appartenenza di genere al di là di qualsiasi apparenza. L'articolo 4 sul pluralismo delle idee e della libertà delle scelte contiene formule giuridiche che illustri giuristi di ogni orientamento hanno criticato. Si dice all'articolo 4: «Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni» - il disegno di legge dice che sono fatte salve: insomma, potresti parlottare un po', però... - «nonché le condotte legittime riconducibili al purismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti», con ciò affidando al giudice una selezione delle opinioni. Abbiamo visto, dal caso Palamara e dalla vergogna del CSM, chi sono i magistrati in questo Paese. Sarà una minoranza, per la maggior parte sono bravi, ma io questa maggioranza di magistrati bravi e onesti, caro senatore Caliendo, la vedo silente nel Paese. Ho visto invece gli effetti della minoranza faziosa e condizionata da una ideologia di sinistra, e sinistra come aggettivo. Io non voglio mettere in mano alla magistratura le opinioni. Le aggressioni le puniamo più severamente, le discriminazioni le mettiamo al bando, ma io credo che l'articolo 4, così com'è, metterebbe le opinioni in mano ai fruitori del "palamarismo", ai procuratori nominati nelle maniere ignobili che abbiamo visto. Mi chiedo come mai si indaghi su Palamara e non su Pignatone, che era il procuratore della Repubblica che, secondo il libro di Sallusti, prendeva i cornetti in casa di Palamara parlando col presidente di sezione del Consiglio di Stato, che doveva decidere sul ricorso per la nomina del procuratore della Repubblica di Palermo. A quando un'indagine su Pignatone per traffico di influenze? Io non voglio che le mie opinioni vadano in mano ai Pignatone di tutta Italia, che hanno violato la legge. Lo dico in Parlamento perché almeno qui lo posso dire e perché è la verità. (Applausi) . Ci sono tante altre cose che non vanno. L'articolo 7 sulla scuola, con l'istituzione della giornata del gender : bambini di sei o sette anni dovrebbero sentire le lezioncine dell'associazione X o Y che va a spiegare cose che quegli stessi bambini non hanno strumenti critici per valutare. Non si fa l'educazione sessuale, ma si fa l'educazione transessuale nelle scuole. Si passa all'educazione transessuale, senza passare per tappe intermedie. (Applausi) . Si può discutere sull'educazione sessuale nelle scuole, su come introdurla, sugli strumenti critici. La formazione è affidata anche alle famiglie, che in ultima istanza, di fronte a bambini così piccoli, mantengono una sovranità educativa che non può essere cancellata. A che serve l'articolo 7? Facciamo la giornata contro la violenza; facciamo giustamente delle lezioni nelle scuole contro le discriminazioni, ma una cosa di questa natura, introdotta dall'articolo 7, non va assolutamente bene. La disabilità viene citata in qualche parte, come feticcio, ma viene ignorata da altre parti. Questo disegno di legge - Zan, vergognati! - strumentalizza la disabilità, perché se ne frega nel 90 per cento degli articoli e la cita solo in alcune parti. (Applausi) . Zan e chi vota per questa legge stanno compiendo un atto discriminatorio nei confronti dei disabili, citati in alcuni casi, ignorati in molte altre previsioni del testo. A chi vota a favore di questo disegno di legge della tutela delle persone diversamente abili non importa niente. Questa è la verità. Abbiamo quindi mille ragioni per contrastare questo provvedimento. Signor Presidente, in conclusione - e la ringrazio per la sua cortesia - credo che si debba discutere delle aggravanti, se servono, ma già ce ne sono, perché non c'è il vuoto legislativo. C'è un senso comune che vuole punire più severamente queste vicende? Benissimo, facciamolo. Ma non si può usare questa legge per cambiare surrettiziamente la condizione e la cultura del Paese, con l'articolo 1 e l'autodichiarazione di genere, l'articolo 4 e i reati di opinione, l'articolo 7 e l'indottrinamento gender . Noi abbiamo tutto il diritto di opporci a questo disegno di legge. Si torni, quindi, in Commissione a circoscrivere l'intervento nella lotta più ferma, più severa alla violenza e si eviti di stravolgere la vita e la cultura di questo Paese e perfino il diritto naturale. È questo un testo che non solo il Presidente della Repubblica non potrebbe firmare, ma che qualsiasi persona di buon senso, se gli venisse spiegato come stiamo cercando di fare con questo dibattito, capirebbe che è inaccettabile e quindi da bocciare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, nella più grave crisi economica che sta purtroppo travagliando il nostro Paese abbiamo sommessamente cercato di far notare da mesi a questa maggioranza che siamo nel pieno della peggiore emergenza che l'Italia conosca dal Dopoguerra ad oggi. Ebbene, in questo momento c'è incertezza soprattutto per quanto riguarda il futuro di milioni di persone, di milioni di italiani che aspettano che il Parlamento lavori ventiquattr'ore al giorno per dare risposte alle troppe domande di sopravvivenza sanitaria ed economica. Se oggi in quest'Aula si discute delle misure di prevenzione e contrasto alla discriminazione e alla violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere e sull'orientamento sessuale, significa che evidentemente una parte della maggioranza non si rende conto che in questo momento siete chiusi all'interno del palazzo a disquisire di questioni ideologiche su leggi manifesto, segnando una distanza abissale con il popolo che vive invece fuori e che vi vorrebbe vedere lavorare e fare qualcosa di diverso. Evidentemente qualcuno vive in una realtà parallela, fatta solo di ideologia, anziché la realtà purtroppo drammatica che vivono le persone normali per strada ogni giorno. Ebbene, avete imposto questa agenda, sostenendo - dal mio punto di vista senza motivo, e lo stiamo dicendo ormai da tanto tempo - che vi siano un'emergenza e un vuoto normativo, quando è evidente invece che non è così. Consultando numerose statistiche e segnalazioni, emerge che le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale sono una parte minoritaria rispetto ad altri più frequenti casi di discriminazione, e soprattutto che ciò che più conta è che tali discriminazioni sono comunque coperte già ora dal nostro ordinamento e non c'è alcun vuoto normativo. Abbiamo tentato di dirlo e dimostrarlo più volte. Ci sono tantissime sentenze di sede civile e anche penale da cui si evince che oggi in Italia le discriminazioni sono già adeguatamente sanzionate dal nostro sistema. Evidentemente a voi non interessa neanche l'articolo 3 della Costituzione. Già oggi chi discrimina può essere comunque punito dal nostro ordinamento. A voi interessa, invece, creare una categoria che sia più uguale delle altre, che abbia una tutela aggiuntiva rispetto alle altre. Voi volete una legge manifesto, una legge in cui le vostre ideologie siano codificate in una norma penale che possa punire chi non si riconosce in esse. Le leggi penali, inoltre, hanno bisogno di certezza, mentre con il disegno di legge Zan si introducono elementi di indeterminatezza. Soprattutto sono stati ignorati gli emendamenti e le richieste che abbiamo cercato di presentare su questi aspetti alla Camera. Quegli emendamenti erano volti ad introdurre ragionevolezza nel testo, agganciando ad esempio il reato a una condotta che configurasse un pericolo concreto e un'adesione effettiva, a partire dal passaggio alla Camera. Li avete incomprensibilmente ignorati. Sempre in prima lettura alla Camera abbiamo proposto emendamenti con i quali si tentava di chiarire che la punibilità può essere a querela di parte, perché se una persona si ritiene offesa può presentare querela e, nel caso poi la vicenda si chiarisca diversamente, la querela può anche essere remissibile. Invece avete imposto la procedibilità d'ufficio, anche in assenza di un pericolo concreto e di una persona offesa che quereli. Questo è francamente inspiegabile, o meglio si spiega sempre con la volontà di introdurre un reato di opinione, una norma manifesto ideologica che vada anche al di fuori dei principi di buon senso del nostro ordinamento penale. Abbiamo chiesto poi di estendere anche le condotte discriminatorie. Veniamo quindi al punto: cosa intendiamo per istigazione all'odio e alla discriminazione degli omosessuali? Possiamo considerare una messa celebrata per pregare contro la programmazione di questa legge un atto di istigazione alla discriminazione? Va ricordato a tal proposito l'inquietante episodio di Lizzano, dove una semplice veglia di preghiera ha scatenato all'esterno dei locali parrocchiali un flash mob di contestatori, con i successivi interventi della forza pubblica e anche del sindaco del Comune. Possiamo considerare istigazione all'odio e alla discriminazione una pubblica manifestazione contro il fenomeno, ormai assai diffuso e praticato, dell'utero in affitto e anche altro? Colleghi, di fronte a un così labile e incerto confine tra lecito e illecito, potete ragionevolmente escludere che nessun giudice e nessun pubblico ministero perseguirà mai sacerdoti cattolici o di altre confessioni religiose, semplici credenti o movimenti laici che si rendano protagonisti, sulla base delle loro convinzioni religiose, di contestazioni più o meno eclatanti, di fenomeni come l'utero in affitto o le famiglie arcobaleno? Non possiamo accettare che il portatore di un convinto credo religioso ma anche un esponente politico laico possano solo rischiare di essere incriminati perché manifestano magari in modo eccessivo ed eccentrico delle idee sgradite a qualcuno? Chiusura di votazione PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la votazione per l'elezione di due componenti del consiglio di amministrazione della RAI-Radiotelevisione italiana SpA. Invito i senatori Segretari a procedere allo spoglio delle schede. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Hanno preso parte alla votazione i senatori: Abate, Agostinelli, Aimi, Alderisi, Alessandrini, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Arrigoni, Astorre, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Barbaro, Barboni, Battistoni, Bergesio, Bernini, Berutti, Biasotti, Binetti, Biti, Boldrini, Bongiorno, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Bottici, Botto, Bressa, Briziarelli, Bruzzone, Buccarella Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Casini, Casolati, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Cesaro, Cioffi, Ciriani, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Corti, Craxi, Crimi, Croatti, Cucca D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, Dal Mas, Damiani, de Bertoldi, De Carlo, De Lucia, De Petris, De Poli, De Siano, De Vecchis, Dell'Olio, Di Girolamo, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Doria, Drago, Durnwalder Endrizzi, Errani, Evangelista Faggi, Fantetti, Fazzolari, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Ferrero, Floris, Fregolent, Fusco Gallicchio, Gallone, Garavini, Garnero Santanchè, Garruti, Gasparri, Gaudiano, Giannuzzi, Giro, Girotto, Granato, Grassi, Grasso, Guidolin Iannone, Iori, Iwobi L'Abbate, La Pietra, La Russa, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lonardo, Lorefice, Lucidi, Lunesu, Lupo Maffoni, Maiorino, Malan, Mallegni, Malpezzi, Manca, Mangialavori, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marin, Marinello, Marino, Martelli, Masini, Matrisciano, Merlo, Messina Alfredo, Messina Assuntela, Mininno, Minuto, Mirabelli, Misiani, Modena, Moles, Mollame, Montani, Montevecchi, Moronese, Morra Nannicini, Nastri, Naturale, Nencini, Nisini, Nugnes Ortis, Ostellari Pacifico, Pagano, Papatheu, Paragone, Parente, Paroli, Parrini, Pavanelli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pellegrini Marco, Pepe, Pergreffi, Perilli, Perosino, Pesco, Petrenga, Pianasso, Piarulli, Pillon, Pinotti, Pirovano, Pirro, Pisani Giuseppe, Pisani Pietro, Pittella, Pittoni, Pizzol, Presutto, Pucciarelli, Puglia Quagliariello, Quarto Rampi, Rauti, Riccardi, Ricciardi, Richetti, Rivolta, Rizzotti, Rojc, Romani, Romano, Romeo, Ronzulli, Rossomando, Rufa, Ruotolo, Ruspandini, Russo Saccone, Salvini, Santillo, Saponara, Sbrana, Sbrollini, Serafini, Siclari, Sileri, Stabile, Stefani, Stefano, Steger Taricco, Taverna, Testor, Tiraboschi, Toffanin, Toninelli, Tosato, Totaro, Trentacoste, Turco Unterberger, Urraro, Urso Vaccaro, Valente, Vallardi, Vanin, Vattuone, Vescovi, Vitali Zaffini, Zanda, Zuliani. Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 2005 NASTRI (FdI) . Come dicevo, voglio ricordare che il processo stesso è una pena e non possiamo dimenticarlo. Per questo il perimetro normativo posto a presidio del baluardo della libertà di pensiero e anche della libertà di opinione deve rimanere il più ampio, evitando con la massima cura di consentire al giudice qualsiasi discrezionalità interpretativa. Non possiamo rischiare che nel nostro Paese sia lecito bestemmiare il Dio dei cristiani come il Dio dei musulmani, ma sia vietato e punito bestemmiare l'utero in affitto. Allora facciamo anche delle proposte: per sradicare questi odiosi episodi bisogna agire soprattutto nella scuola e nella periferia, attraverso i media, e insegnando ai giovani e anche ai meno giovani il valore della tolleranza e del rispetto della diversità. Vale dunque la pena introdurre queste modifiche liberticide che hanno in potenza un effetto devastante sulla libertà di pensiero e di opinione, che è uno dei principi cardine dello Stato liberale? Signor Presidente, il disegno di legge Zan, in nome della tolleranza verso una categoria che poteva benissimo essere tutelata con norme scritte in modo diverso e con le norme vigenti, vuole imporre la propaganda dell'ideologia nelle scuole anche ai bambini: l'abbiamo detto in tutte le salse quest'oggi e anche nelle settimane scorse. E succederà così, perché in alcune scuole, dove avremo magari presidi e docenti particolarmente intraprendenti, o nelle procure, dove avremo dei magistrati particolarmente orientati ideologicamente, questo potrà accadere: si potrà varcare la soglia di un reato concreto e si andrà a punire invece una libera espressione di pensiero. Per questo noi voteremo contro, perché non è pensabile che una minoranza ideologizzata metta il bavaglio alla maggioranza degli italiani. Speriamo che il Senato - abbiamo ancora tempo - anche attraverso le discussioni dei prossimi giorni e della prossima settimana - e direi anche finalmente in questa Assemblea - ponga rimedio a questa follia ideologica e riporti alla normalità cambiando le norme di questa legge o bocciandola: questo è quello che chiediamo. Sicuramente a voce alta e in tutte le sedi noi cercheremo di portare avanti il nostro convinto no. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, il disegno di legge che finalmente oggi approda per la discussione in Aula è una misura urgente e necessaria per arginare, contrastare, prevenire e punire un diffuso e insopportabile fenomeno di violenza. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un assurdo dibattito fondato su un presupposto che non doveva nemmeno essere preso in considerazione, e cioè la necessità di avere una legge mirata a risolvere la massiccia discriminazione subita da una parte dei cittadini. Sì, perché c'è chi nella politica e nella comunità italiana nega che esistano comportamenti di odio e intolleranza fondati sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità. Ho difficoltà a credere che ci sia chi non ne abbia contezza. Penso piuttosto che vi siano ragioni ideologiche (Applausi) che spingono alcuni a etichettare in modo diverso, sottostimandoli, gli episodi con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Parliamo di autentica violenza fisica e psicologica; atti che possono minare o distruggere la vita, la serenità e l'equilibrio interiore di una persona. Colleghe, colleghi, purtroppo, chi fonda la propria azione politica sulla parola «libertà», termine spesso abusato o utilizzato senza conoscerne appieno il significato, dovrebbe comprendere bene l'obiettivo di questa legge: ogni persona deve avere la libertà di vivere ed esprimere la propria sessualità, la propria essenza. Che questo spesso venga impedito o represso attraverso privazioni, derisioni, pubbliche umiliazioni, ghettizzazione e anche violenze fisiche è un orrore. Le sceneggiate alle quali abbiamo assistito all'interno delle istituzioni rappresentano un fallimento della politica. Il disegno di legge contro l'omotransfobia ha vissuto mesi di tensione e un autentico calvario legislativo in Senato, in particolare nella Commissione giustizia. Chi non è informato potrebbe pensare che si sia trattato di un normale confronto tra diverse posizioni politiche che, al cospetto di una nuova proposta, esprimono il proprio orientamento. Sappiamo bene che, invece, non è stato così. Questo testo è nato alla Camera molto tempo prima. È il frutto di un lungo confronto di merito che ha visto tutte le forze politiche dialogare, anche sulla base del parere ricevuto da importanti giuristi. Sono state confrontate diverse proposte di legge, tra cui quella del MoVimento 5 Stelle. È stata svolta un'istruttoria in punta di diritto, oltre che sociologica. Si è giunti a un testo base che ha superato il percorso in Commissione e in Assemblea senza clamori e senza particolari problemi. I colleghi di Italia Viva sanno molto bene che le proposte che oggi ripropongono erano state superate con il loro stesso consenso in quel percorso fatto alla Camera. Arrivato in Senato, il testo è diventato oggetto di un duro contendere. Perché? A mio avviso, la destra - la Lega in particolare - ha scelto deliberatamente di farne una questione ideologica, cercando consensi nei sottofondi più oscurantisti del Paese. (Applausi) . Ma in questo modo dovete assumervi la responsabilità di fronte a persone che soffrono a causa di frustrazioni, dolori, paure e persino ferite sul loro corpo. Presidente, nessuno meglio di noi del MoVimento 5 Stelle sa che la Lega, fin dall'inizio della legislatura, afferma convintamente che il contrasto all'omotransfobia non è affatto una priorità; anzi, c'è chi nega proprio che esista questa forma di intolleranza. Sappiamo infine che quello perpetrato dalla Lega in Commissione giustizia è stato un autentico ostruzionismo per far perdere giorni, settimane e mesi, al solo fine di boicottare il percorso legislativo. Questa è la verità e l'abbiamo visto anche ieri e oggi. La realtà è che, dietro a vuoti proclami, alberga una sottocultura machista e omofoba, che non vuole estendere i diritti a determinate categorie. Come possiamo credere alle parole di Salvini sulla tolleranza e l'uguaglianza dopo che ha firmato quell'osceno documento con il presidente Orbán? (Applausi) . Perché avete paura di esprimere fino in fondo in pubblico la vostra ideologia reazionaria anacronistica, della quale in Europa andate tanto fieri? Servirebbero meno ipocrisia e più coraggio anche per idee che di coraggioso non hanno alcunché, ma che quantomeno ci si deve assumere la responsabilità di avere. Permettetemi di invitare coloro che queste idee le hanno ad aprire il loro cuore, ma soprattutto il loro cervello per capire che garantire diritti non significa toglierne a loro e che questa legge, al di là delle falsità che sono state dette, permette a tutti di essere tutelati nell'espressione del proprio io, esattamente al pari delle tutele implicite di cui gli eterosessuali godono ogni giorno senza accorgersene. Oggi il senatore Pillon ci ha raccontato tante storie, anche brandendo la sua fede, ma ha furbescamente evitato di citare le parole del Papa. Dice Francesco che gli omosessuali sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia; a nessuno deve essere negata questa possibilità. E ancora, continua il Santo Padre, «Le lobby, tutte non sono buone (...) Se una persona è gay e cerca il Signore (...) chi sono io per giudicarla?» (Applausi) . Che non si devono discriminare o emarginare queste persone lo dice anche il catechismo. Ripeto che queste sono parole non mie, ma del Papa. Senatore Pillon, se ne faccia una ragione. (Commenti) . PRESIDENTE. Senatore Pillon, per cortesia, già il senatore Ferrara mi aveva promesso cinque minuti e siamo a sette. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, ho dieci minuti. PRESIDENTE. No, lei mi ha detto cinque minuti. La prossima volta me ne ricorderò e lei aspetterà il giorno successivo per intervenire. FERRARA (M5S) . Sgombriamo il campo da insopportabili tatticismi e ritorniamo tutti insieme ad osservare il problema che lì fuori colpisce molti nostri concittadini. Qualche cifra può aiutarci a comprendere meglio: ogni giorno arrivano circa 50 richieste di aiuto da persone colpite da episodi di omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia. Sono circa 20.000 casi l'anno; casi che devono diventare reati. Concludo dicendo che per il MoVimento 5 Stelle la scelta da fare in quest'Aula è obbligata. Noi ci schieriamo ancora una volta dalla parte dei diritti che devono essere sempre rafforzati ed estesi. Ogni cittadino ha il sacrosanto diritto di vivere con serenità, senza soggezione o paura, la propria sessualità. È giunto il tempo di liberarci da un'anacronistica sottocultura medievale. Colleghe e colleghi, siamo nel 2021: approviamo il disegno di legge al nostro esame. (Applausi) . PRESIDENTE . Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo brevemente per portare l'attenzione dell'Assemblea su una situazione abbastanza grave che sta avvenendo nel mio territorio, e in particolare negli uffici giudiziari del tribunale di Monza. «Ci vorrebbe un vaccino per la giustizia monzese»: queste sono le parole del presidente dell'ordine degli avvocati di Monza, che alcune settimane fa ha lanciato una lettera aperta per denunciare l'assoluto abbandono degli uffici giudiziari. Ricordo, in particolare, che il tribunale di Monza è il sesto tribunale su 140 per bacino d'utenza e comprende la mia Brianza, la mia terra popolosa e laboriosa, ed è al ventunesimo posto come organico di magistrati. Il presidente dell'ordine degli avvocati lamenta - peraltro concordemente anche con il presidente del tribunale e tutti i rappresentanti degli uffici giudiziari - un organico amministrativo di 86 persone operative su 152. I risultati effettivi di questa carenza sono che, per avere anche solo un'udienza di sfratto o di pignoramento presso terzi, devono decorrere oltre otto mesi. Signor Presidente, visto che noi in queste settimane e negli ultimi mesi stiamo parlando tanto di riforma del processo civile, del processo penale, del Consiglio superiore della magistratura e della giustizia in senso più ampio, non possiamo tacere che una macchina per correre ha bisogno di benzina e, in particolare, all'interno dei tribunali la benzina sono le persone, le risorse umane che vi lavoravano e che portano avanti il lavoro per la tutela dei cittadini. Ricordiamo che i tribunali non sono altro che il luogo in cui il diritto e la tutela dei cittadini devono trovare forma e piena attuazione. Lancio questo grido d'allarme sentiti tutti gli operatori della giustizia monzese di cui mi faccio portavoce. So che il ministro Cartabia è molto sensibile su questo aspetto, come ha ribadito più volte, così come lo è il Sottosegretario oggi qui presente. Lancio comunque questo grido d'allarme perché non possiamo abbandonare tribunali così importanti come il tribunale di Monza, lasciando sostanzialmente la giustizia così come l'aveva lasciata il predecessore del ministro Cartabia che, nonostante i ripetuti appelli e le ripetute richieste, non ha sostanzialmente fatto nulla. Confido che il Ministero possa muoversi e agire affinché questo tipo di carenza venga meno e, quindi, il diritto e la giustizia possano trovare piena attuazione anche sul territorio monzese. (Applausi) . ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, dal primo luglio, a seguito dello sblocco dei licenziamenti, in varie zone d'Italia sta accadendo quello che temevamo: molte aziende stanno chiudendo e le maestranze sono abbandonate a sé stesse. Dopo i casi di GKN e Gianetti, oggi è toccata alla Whirlpool di Napoli. Sulla crisi dello stabilimento napoletano rimbombano ancora gli annunci sui social da parte dell'ex Ministro e del suo successore, che garantivano soluzioni che non sono mai arrivate, temporeggiando a più non posso per camuffare quello che ad oggi, con i licenziamenti sopraggiunti in questi giorni, appare come un bluff. Dalle chiacchiere della politica alle promesse della Whirlpool siamo presto giunti al tristissimo epilogo del licenziamento collettivo di ben 350 dipendenti della multinazionale appena terminato il blocco dei licenziamenti, termine che il Governo non ha voluto prorogare. La decisione della Whirlpool di chiudere il sito di Napoli il 31 dicembre 2020 per delocalizzare la produzione dove i salari risultano più bassi, nonostante un accordo con il Governo italiano e 50 milioni di euro di sovvenzioni pubbliche percepite dal 2014, rende drammatica la condizione degli operai che erano coinvolti direttamente nella produzione e quella di circa 1.000 lavoratori dell'indotto. Questo accade in concomitanza con la crisi causata da Covid-19, passata da emergenza sanitaria a emergenza sociale, che ha aggravato il quadro economico già precario di un territorio come quello campano, già fortemente depresso sul piano occupazionale. Nel frattempo dobbiamo ricordare che, mentre i Ministri trattavano con i vertici dell'azienda, nel bilancio del gruppo di fine 2018 erano già scritte a chiare lettere le intenzioni della Whirlpool in Europa e in Italia. In quel documento contabile, infatti, l'azienda, che aveva appena siglato l'accordo per tutti gli altri siti italiani, chiariva espressamente che avrebbe avviato forti azioni di recupero dei costi nell'area dell'Europa, del Medio Oriente e dell'Africa. Ma veniamo ora agli errori odierni di questo Governo, che sapeva che, non prolungando il blocco dei licenziamenti, avrebbe innescato una crisi sociale senza precedenti, proprio in un momento di profonda crisi per tutta l'economia nazionale e mondiale. Come si può fare una cosa del genere? Davvero, colleghi, si è perso del tutto lo spirito della solidarietà e della salvaguardia sociale? Mi auguro che l'Esecutivo si impegni veramente al più presto per intervenire con misure straordinarie a favore di quei lavoratori, dal punto di vista non solo del sostegno economico, ma anche del reinserimento nel mondo lavorativo. A voi, cari lavoratori, va tutto il mio sostegno. PRESIDENTE . Colleghi, sospendiamo i nostri lavori in attesa dei risultati dello scrutinio che si sta svolgendo nella sala Pannini. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 19,47, è ripresa alle ore 20,08) . Risultato di votazione PRESIDENTE . Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto per l'elezione di due componenti del consiglio di amministrazione della RAI-Radiotelevisione italiana SpA: Senatori presenti 259 Senatori votanti 259 Hanno ottenuto voti: Igor De Biasio 102 Alessandro Di Majo 78 Giampaolo Rossi 20 Dispersi 12 Schede bianche 13 Schede nulle 34 Proclamo eletti Igor De Biasio e Alessandro Di Majo, ai quali rivolgo i migliori auguri di buon lavoro. (Applausi). Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 15 luglio 2021 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 15 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 20,09) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE DISCUSSO AI SENSI DELL'ARTICOLO 44, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità (2005) PROPOSTE DI QUESTIONE SOSPENSIVA Integrazione all'intervento del senatore Barbaro nella discussione generaledel disegno di legge n. 2005 È in atto una pericolosa deriva autoritaria. La "rivoluzione social " avrebbe dovuto rappresentare la più grande e formidabile occasione di pluralismo, di libertà di informazione e di comunicazione senza filtri né censure, tanto è vero che i regimi totalitari cercano in tutti i modi di limitarne l'accesso ai propri cittadini. Pur tuttavia i padroni delle piattaforme e delle loro regole decidono chi può parlare e chi no. È accaduto ad un Presidente in carica degli Stati Uniti d'America, ad intere compagini politiche, a decine di migliaia di utenti. Nello stesso solco si colloca il provvedimento in esame. Il Gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia si oppone a questa misura, quindi, non perché sia pregiudizialmente contrario alla omosessualità, come maliziosamente e perniciosamente la propaganda LGTB lascia intendere: per quanto ci riguarda le preferenze sessuali sono affare privato fra adulti consenzienti e né lo Stato né la Legge devono curarsene. La motivazione del nostro voto contrario è invece generata dalla difesa della libertà di opinione ed espressione, che intendiamo proteggere dalla attitudine censoria, repressiva e illiberale del provvedimento. Ribadiamo che non sia né giusta né tollerabile alcuna forma di discriminazione o, peggio, di violenza, basata su ragioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, siamo però sicuri della puntualità dell'ordinamento giuridico già vigente nel prevedere pene e aggravanti per chi abbia commesso reati ispirato da ragioni discriminatorie. Non vi è motivazione giuridica di approvare questa legge, mentre vi è una comprensibile ragione per respingerne l'approvazione: continuare a garantire la libertà di parola e di espressione in un tempo caratterizzato già da fenomeni pericolosi come la cancel culture , le censure sulle piattaforme sociali e l'accondiscendenza verso il cosiddetto pensiero unico di molte istituzioni, come ad esempio la stessa Unione europea: la massima Istituzione continentale ha incredibilmente deciso di sanzionare un popolo europeo, quello ungherese, in quanto il sovrano parlamento di Budapest ha inteso approvare una legge che esclude ogni forma di propaganda gender ai minori e nelle scuole, soprattutto se a farla sono associazioni che non sono riconosciute dal sistema formativo ungherese. Potremmo citare innumerevoli esempi di amministrazioni pubbliche, in Italia e nel mondo, che sono arrivati a licenziare o a sanzionare lavoratori che hanno solo espresso opinioni, a volte anche di grande banalità: l'esempio più emblematico fu quello della ostetrica inglese Lynsey McCarthy, costretta alle dimissioni per aver detto «solo le donne possono partorire». A tal proposito: la legge in discussione istituisce, anche, una Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, individuata nel 17 maggio di ogni anno. Nulla ci sarebbe da obbiettare, se ciò non fosse il pretesto per introdurre nelle scuole determinati temi che, per opportuna delicatezza, non possono rientrare in un'opera di indottrinamento ma, al contrario, dovrebbero essere condivisi con le famiglie dei minori. Ebbene per noi è da brividi sentire frasi, pronunciate in diretta dal parlamentare Alessandro Zan che dice che vanno aiutati i bambini in un percorso di transizione perché percepiscono che la loro identità di genere non corrisponde al sesso biologico. Quale mira educativa e pedagogica cerca di ottenere questa legge, se il suo estensore, espressamente, vuole aiutare i bambini, ripeto i bambini, a compiere un percorso di transizione non corrispondente al sesso biologico? Siamo palesemente oltre i limiti della tutela legale di una minoranza, ma al contrario dentro una pura azione di propaganda. L'Italia non è un Paese islamico, dove l'omosessualità spesso è punita penalmente, l'Italia è un Paese dove essere gay non pregiudica l'ottenimento di successi in ambito professionale, culturale, artistico, sportivo o politico. Certo, è nella natura dei limiti della condizione umana anche la scompostezza e finanche la violenza, ma esse sono già punite dall'ordinamento penale, vieppiù segnatamente allorquando le condotte traggono origine da motivi di odio e di discriminazione. In conclusione, il mio appello a tutti i colleghi per riflettere con ponderazione e giudizio prima di votare questo provvedimento. La legge è stata presentata dalla stampa e dai sui promoters extraparlamentari come una protezione contro le discriminazioni, ma in effetti è prodromica alla edificazione di un rapporto pericolosissimo fra Stato e cittadini, in cui verrà punita la libertà di pensiero e di opinione, e nei fatti, principia la creazione di una interpretazione fuorviata ideologicamente della stessa umanità. Si nasce con una dotazione genitale biologica che ci rende tasselli della natura e del creato. Negarlo è negare la logica. Nessuno dovrà essere mai discriminato per i propri gusti o le proprie preferenze, laddove i comportamenti e le attitudini sessuali si svolgano in rapporti fra adulti consenzienti. Su questo siamo assolutamente d'accordo; tuttavia non ci convincerete mai che da questo assioma, che ripeto ci trova convintamente favorevoli, possa scaturire un modello di società repressiva contro le libere opinioni. Testo integrale dell'intervento della senatrice Cirinnà nella discussione generale del disegno di legge n. 2005 Preliminarmente voglio dire che ho sbagliato a fotografare il collega Faraone, benché questa sia una pratica molto diffusa. Ammetto l'errore ma resta il mio giudizio politico: ognuno è libero di applaudire ma ognuno è libero di dare il significato politico alle singole azioni. Grazie signor Presidente, colleghi, non sarà facile né troppo breve questo mio intervento, il primo del Gruppo del Partito Democratico, Gruppo titolare e firmatario di questa legge. Dopo tanta, troppa, disinformazione e sterile polemica politica facciamo chiarezza: il disegno di legge Zan si occupa di parità sociale cioè di eguaglianza, si occupa di dare attuazione all'articolo 3 della Costituzione, una norma fondamentale sulla quale non dovrebbero esserci differenze tra noi. Eppure ci sono e ci sono state molte differenze tra noi, a cominciare dai lavori in Commissione ostacolati da subito: inaudito aver dovuto votare l'incardinamento, che guarda caso si è sbloccato solo quando si è alzato il dibattito social e pubblico grazie ai cosiddetti influencer che in tanti blandiscono e mi pare in tanti temono! Penso anche alla grande mobilitazione del mondo LGBT e femminista, culminata in un grande appello unitario di 114 associazioni che ci chiedono che questo testo sia approvato senza modifiche: meglio nessuna legge che una cattiva legge. Il testo Zan attua l'articolo 3 della Costituzione in primo luogo punendo i reati d'odio, fattispecie già prevista dalle nostre leggi e in particolare dalla legge Mancino. Non è vero che si introducano reati nuovi, si estendono reati già esistenti che sono: il compimento di atti discriminatori e violenti e l'istigazione a commetterli. Non viene esteso il reato di propaganda di idee, che resta limitato alle idee fondate sull'odio raziale ed etnico. Questi reati già esistenti vengono estesi per proteggere alcune fondamentali dimensioni della personalità: sesso , genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità e per le stesse ragioni viene estesa la circostanza aggravante speciale prevista dalla legge Mancino. Non ci accontentiamo, cara collega Ronzulli, della semplice aggravante dell'articolo 61 del codice penale, un'aggravante comune che offre minore tutela rispetto all'articolo 604-ter. Si è e si resterà liberi di dire ciò che si pensa; non si sarà liberi di istigare all'odio, alla discriminazione e alla violenza. L'articolo 4 del testo in discussione non mette quindi a rischio la libertà di espressione. Chi lo dice vuole forse continuare a esser libero di spargere odio e di alimentare la violenza Il disegno di legge Zan non si occupa di regolare la circolazione delle idee nello spazio pubblico. Si occupa solo e soltanto di proteggere la dignità delle persone, punendo solo le condotte idonee a determinare un concreto pericolo di violenza e discriminazione Il secondo modo in cui il disegno di legge Zan si occupa di eguaglianza, è cercando di fare cultura. Quante volte ho sentito dire che le discriminazioni non si combattono con il diritto penale ma facendo cultura? Pensate colleghi che ieri lo hanno detto anche dai banchi della Lega. Ecco, il disegno di legge Zan cerca di fare cultura con l'articolo 7 che prevede la giornata del 17 maggio, che peraltro già esiste. Voi dite che lo fa ideologizzando i bambini; una fake news meschina e degradante. Ai giovani si cercherà soltanto di far capire - nel pieno rispetto dell'autonomia scolastica, "le scuole possono" - che le differenze esistono e che devono essere rispettate. Questo non lo chiede Monica Cirinnà , lo chiede la Costituzione, che promuove la cultura del rispetto e dell'inclusione, unico possibile contrasto al bullismo. Il disegno di legge Zan si occupa di questo e di niente altro, di nessuna delle fake news che vengono continuamente agiate e che sono gravissime perché ogni fake news è una coltellata alla dignità delle persone LGBT di questo Paese. Troppe volte lo abbiamo visto, con mio personale grandissimo dolore, nel corso delle pletoriche audizioni dal presidente Ostellari. Abbiamo sentito di tutto, perfino la parificazione fra omosessualità e pedofilia. C'è stato oltre un anno di lavoro nella cosiddetta bicameralina, presenti anche Giusy Bortolozzi, per Forza Italia, Lucia Annibali, per Italia dei valori, e Laura Boldrini e sono state fatte grandi mediazioni alla Camera dei deputati: abbiamo mediato sull'identità di genere, sulle scuole e sulla libertà di manifestazione del pensiero. Quali altre mediazioni sono necessarie? Quali sono le ragioni di merito? Perché, avendo già votato questo testo alla Camera, si cambia idea ora? A me pare chiaro che sulla pelle delle persone LGBT+ si stia giocando un'altra partita, tutta tattica. E questo non fa onore anzitutto alla politica. Voglio chiudere il mio intervento portando in quest'Alula la voce delle persone trans, protagoniste ignorate di questo dibattito. Sono mesi che discutiamo di identità di genere, ma lo stiamo facendo, colleghe e colleghi, senza ascoltare la voce delle persone interessate, che chiedono protezione allo Stato per il modo in cui vivono la propria identità di genere, che troppo spesso le espone alla discriminazione e alla violenza. Ci stiamo occupando di un testo giuridico che vuole provare a proteggere le persone dalla discriminazione e dalla violenza e definisce le condizioni personali oggetto di protezione con questo unico scopo. Queste persone sono colpite per la loro soggettività ed è questa fragilità che deve trovare protezione. Voglio fare mie, allora, le parole di Porpora Marcasciano, storica attivista trans: una persona che, vi piaccia o no, ha fatto la storia di questo Paese, tracciando cammini nuovi per la libertà di tutti e tutte: "Mi chiamo Porpora Marcasciano, sono presidente del MIT (Movimento identità trans), attivista militante del movimento LBGT+ dagli anni '70. La mia voce è la stessa di 400.000 persone trans (la stima è dell'Istituto superiore di sanità, ferma al 2019) che ora più che mai vi chiedono di non bloccare il disegno di legge Zan: esso arginerebbe soprusi e violenze che quotidianamente siamo costrette e costretti a subire. Prima di pronunciarvi, vi chiedo di comprendere, o quantomeno approfondire, il significato che ha per noi la famosa identità di genere tanto discussa nel disegno di legge e quali implicazioni essa ha nella nostra vita. Nessuno ci ha convocato per ascoltare la nostra voce, la nostra esperienza i vissuti e i problemi. Lo avremmo gradito, perché state legiferando sulle nostre vite. Bloccare il disegno di legge Zan ci fa sentire tradite, deluse e offese, perché così facendo metterete a rischio la nostra incolumità. L'odio e la violenza nei nostri confronti sono talmente alti da diventare scontati, una costante ormai radicata nella cultura italiana. Pensate che l'Itala, secondo le statistiche più recenti, è al primo posto in Europa per numero di vittime di transfobia. Al Governo e ai parlamentari chiediamo semplicemente di adeguarsi ai tempi e guardarsi intorno, soprattutto ai Paesi cosiddetti avanzati e civili, le democrazie di cui tanto si sciacquano la bocca. Dare a noi non significa togliere ad altri, significa dare a noi e a tutte e a tutti una società più bella." Ecco, questa è la spiegazione del perché la cosiddetta mediazione non va bene, e perché il cosiddetto testo Scalfarotto non va bene. Non è la stessa cosa parlare di transfobia e di identità di genere. Se una questione non è nominata in una legge, non esiste. La comunità trans chiede di esistere e di essere protetta. In conclusione, fatemi togliere un sasso dalla scarpa, un sassolino che sta lì dal 2016. Ieri un collega senatore ha detto che la storia non si cancella: è vero, ma va raccontata con obiettività; la vera storia di come andarono le cose sul voto di fiducia sulle unioni civili la posso raccontare io. Potrei parlarvi delle infinite trappole per far cadere la step child ; potrei parlarvi delle tante riscritture del testo, ben quattro, fino a quel disegno di legge n. 2081, portato in Aula senza relatore. Non lo farò, ma vi racconterò che nella stanza del senatore Zanda, allora eroico capogruppo del Partito democratico, alla presenza di alcuni Ministri, si affinava il maxiemendamento necessario a riscrivere il testo per la fiducia, quando arrivò una telefonata che diceva che nel Gruppo dei senatori del nuovo centrodestra c'era malessere: "Togli qualcosa, ci serve un segnale in più di distacco dal matrimonio, scegli tra vita familiare e fedeltà ..." Però sei di quei senatori di quel gruppo di Alfano non votarono comunque. Ecco, concludo, signor Presidente e colleghi, lasciandovi questa riflessione: chi chiede mediazioni non è prevedibile, non lo è ora, ormai fuori tempo massimo, e fa solo il gioco della torre; chi buttare giù? Le parsone trans o in transizione, escludendo la definizione di identità di genere, lasciandoli così senza protezione? Oppure modificare l'articolo 4 lasciando liberi i peggiori odiatori fuori e dentro i social di calpestare la dignità di persone fragili per la loro soggettività, istigando alla violenza? O, infine, escludere che nelle scuole si possa - ho detto si possa - scegliere nel rispetto dell'autonomia scolastica di insegnare inclusione e rispetto per tutte le persone, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione o dall'orientamento sessuale? No, colleghi, noi non ci prestiamo a nessun gioco della torre; noi riteniamo di aver già mediato abbastanza nei tempi e nei modi possibili. Ora è tempo di decidere su questo, che è un buon testo, e ci metterebbe alla pari con la parte migliore dell'Europa. Ieri qualcuno ha parlato di diritto all'amore e di diritto alla libertà e poi ha aggiunto: "Quando firmo le liste elettorali, non chiedo alle persone se sono omosessuali o eterosessuali!" Ma vi rendete conto? Ci mancherebbe altro! E poi ha concluso con l'appello: "Togliamo dal campo ciò che ci divide!". Ecco, è qui che la questione si conclude: ciò che ci divide da voi sono le persone che noi vogliamo tutelare con questa legge che per voi invece sono tema di scontro politico. Noi no, non trattiamo sulla vita e sulla dignità delle persone; noi no, non lasciamo indietro nessuno. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Airola, Alderisi, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Bonifazi, Borgonzoni, Campagna, Cario, Cattaneo, Causin, Centinaio, Cerno, Crimi, De Poli, Di Marzio, Donno, Ferro, Floridia, Galliani, Gaudiano, Giacobbe, Ginetti, Mautone, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Nocerino, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Renzi, Romagnoli, Ronzulli, Santangelo, Sciascia, Segre, Sileri e Sudano. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Dessi, Verducci. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Dessi, Verducci. Commissioni permanenti, approvazione di documenti La 9 a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 30 giugno 2021, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle problematiche del settore agrumicolo in Italia ( Doc . XXIV, n. 45). Il predetto documento è inviato al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Governo, trasmissione di atti e documenti In data 13 luglio 2021 il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata in ordine al disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, recante "Misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni funzionale all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per l'efficienza della giustizia" (2272). Il documento è stato inviato alle Commissioni riunite 1ª e 2ª. La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 9 e 12 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi: al dottor Giovanni Leonardi, la revoca dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della salute; al dottor Vincenzo De Lisi, estraneo all'amministrazione, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia; al dottor Pietro Celi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dello sviluppo economico; al dottor Renato Grimaldi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della transizione ecologica; ai dottori Lorenzo Del Giudice; Claudio Giovanni Scorza e Roberto Tartaglia, magistrati ordinari collocati fuori ruolo, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia. Il Ministero della transizione ecologica, con lettera in data 8 luglio 2021, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 - la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale alla dottoressa Maria Carmela Giarratano di Capo del Dipartimento per il personale, la natura, il territorio e il Mediterraneo, dello stesso Dicastero. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro della giustizia, con lettera in data 5 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 294 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, la relazione sull'applicazione della normativa in materia di patrocinio a spese dello Stato nei procedimenti civili, relativa agli anni 2019-2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XCVI, n. 4). Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 8 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, lettera c ), della legge 31 luglio 1997, n. 249, la relazione predisposta dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sull'attività svolta e sui programmi di lavoro dell'Autorità stessa, aggiornata al 30 aprile 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente ( Doc . CLVII, n. 4). Il Ministro della difesa, con lettera in data 9 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 4 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . CLXIV, n. 31). Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 8 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 19- bis , del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 novembre 2019, n. 133, la relazione sulle attività svolte per l'attuazione delle disposizioni che disciplinano il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XXVII, n. 24). Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 12 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 10, del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, convertito con modificazioni dalla legge 21 maggio 2021, n. 69, la relazione sui criteri per la revisione del meccanismo di controllo e di discarico dei crediti non riscossi. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XXVII, n. 25). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2019/440 del Consiglio relativo alla ripartizione delle possibilità di pesca a norma dell'accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l'Unione europea e il Regno del Marocco e del relativo protocollo di attuazione (COM(2021) 377 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Naiades III: promuovere un trasporto europeo per vie navigabili interne adeguato alle esigenze future (COM(2021) 324 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni: Relazione sulla politica di concorrenza 2020 (COM(2021) 373 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sullo stato di avanzamento dei preparativi per la piena attuazione delle nuove basi giuridiche per il sistema d'informazione Schengen (SIS) a norma dell'articolo 66, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2018/1861 e dell'articolo 79, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2018/1862 (COM(2021) 336 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Consiglio sull'attuazione dell'assistenza finanziaria fornita ai paesi e territori d'oltremare attraverso l'11° Fondo europeo di sviluppo nel 2020 (COM(2021) 378 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente. Commissari Straordinari di ILVA S.p.a, trasmissione di documenti I Commissari Straordinari di ILVA S.p.a., con lettera in data 7 luglio 2021, hanno inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, la relazione semestrale concernente il conto di contabilità speciale n. 6055, aggiornata al 30 giugno 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a , alla 10 a e alla 13 a Commissione permanente ( Doc . XXVII, n. 23). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 13 luglio 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: di FORMEZ P.A. - Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l'ammodernamento delle P.A. per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 439); della Fondazione Rossini Opera Festival (ROF) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n.440). Mozioni, apposizione di nuove firme Il senatore Lomuti ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00391 del senatore De Bonis ed altri. Mozioni Atto n. 1-00404 FERRO AIMI MALAN GALLIANI TOFFANIN RIZZOTTI PAPATHEU PAROLI DAL MAS GASPARRI GALLONE CALIGIURI MINUTO BINETTI CANGINI TIRABOSCHI CAUSIN CALIENDO BARBONI MODENA STEGER DURNWALDER - Il Senato, premesso che: la situazione dei diritti umani e della democrazia in Nicaragua si è ulteriormente e gravemente deteriorata in seguito alla violenta repressione delle proteste civili nell'aprile 2018; da allora, almeno 130 persone sono state private della libertà per motivi politici, mentre gli oppositori del Governo e i loro familiari sono esposti alla costante minaccia di vessazioni, sia fisiche che on line , da parte della Polizia e di sostenitori del Governo. La detenzione arbitraria è stata sempre più utilizzata, dopo le proteste del 2018, come strumento per punire gli attivisti e i dissidenti, e gli attivisti sono particolarmente a rischio di subire violenze, compresa la violenza sessuale e di genere; i detenuti subiscono maltrattamenti in carcere, si vedono negare le cure mediche e l'accesso agli avvocati e sono vittime di attacchi e aggressioni sessuali, mentre le persone che protestano contro il Governo sono rinchiuse in celle di massima sicurezza, dove devono far fronte a una maggiore sorveglianza, a perquisizioni e all'isolamento; desta particolare preoccupazione la situazione delle donne e degli anziani che sono privati della libertà; a causa della situazione attuale, dal 2018 oltre 108.000 nicaraguensi sono stati costretti a fuggire e a chiedere asilo nei Paesi limitrofi e una parte di loro ha chiesto protezione in Costa Rica; il 4 maggio 2021 l'Assemblea nazionale del Nicaragua ha approvato una riforma della legge elettorale n. 331, che incorpora le leggi punitive adottate di recente; tale riforma introduce anche norme che restringono la competizione elettorale e l'esercizio dei diritti politici, che riducono ulteriormente la partecipazione dell'opposizione politica e che, in contrasto con le norme internazionali, limitano le libertà pubbliche, in particolare, tra gli altri, il diritto di partecipare alla gestione della cosa pubblica, la libertà di associazione, la libertà di espressione, il diritto alla protesta sociale e il diritto alla difesa dei diritti. Le stesse riforme non tengono conto delle richieste dell'opposizione, della società civile e della comunità internazionale; nelle ultime settimane, le autorità del Nicaragua hanno sciolto due partiti politici senza un giusto processo, utilizzando metodi contrari alle norme internazionali; lo scioglimento dei partiti politici in questione (Partido de restauración democrática e Partido conservador) e l'avvio di indagini penali costruite a scopi politici, che potrebbero portare all'esclusione dei candidati dell'opposizione democratica, senza un giusto processo, compromettono non solo il diritto di aspiranti candidati di presentarsi alle elezioni, ma anche il diritto degli elettori di eleggere i candidati di loro scelta; tali misure, associate all'uso politico del sistema giudiziario, sono in contrasto con i principi democratici fondamentali e costituiscono una grave violazione dei diritti del popolo nicaraguense sanciti dalla Costituzione del Nicaragua e dal diritto internazionale; dall'inizio del giugno 2021 almeno 21 membri dell'opposizione democratica, tra cui sei pre candidati alle elezioni presidenziali e vari leader sindacali e politici, sono stati arrestati arbitrariamente sulla base di accuse penali ambigue e costruite a scopi politici, in assenza di prove, in un processo viziato da gravi violazioni delle garanzie procedurali, il che dimostra la mancanza di indipendenza della magistratura; decine di esponenti di spicco dell'opposizione riferiscono di subire sistematiche vessazioni e di vivere in una condizione di costante intimidazione, e che la Polizia staziona pressoché in permanenza davanti alle loro abitazioni o li segue per strada, impedendo loro di muoversi liberamente; negli ultimi anni il Governo nicaraguense ha adottato leggi sempre più restrittive, quali la legge per la regolamentazione degli agenti stranieri, la legge speciale contro la criminalità informatica, la legge contro i reati generati dall'odio, la legge in difesa del diritto del popolo all'indipendenza, alla sovranità e all'autodeterminazione per la pace, nonché la legge che modifica il codice di procedura penale, che ha esteso il periodo dell'inchiesta a 90 giorni, invece del termine di 48 ore previsto dalla Costituzione; tali leggi istituzionalizzano la repressione e legalizzano gli atti che sono stati commessi nel Paese dopo la loro adozione; considerato che sono state approvate risoluzioni dell'Unione europea sul Nicaragua, in particolare quella del 19 dicembre 2019 sulla situazione dei diritti umani e della democrazia e quella dell'8 ottobre 2020 sulla legge sugli "agenti stranieri" in Nicaragua, impegna il Governo: 1) ad esprimere la sua solidarietà al popolo del Nicaragua e a condannare fermamente tutte le misure repressive delle autorità nicaraguensi nei confronti dei partiti dell'opposizione democratica e dei loro membri, dei giornalisti e di altri operatori dei media , degli studenti, delle popolazioni indigene, dei difensori dei diritti umani e della società civile, nonché dei familiari delle persone interessate, e in particolare le morti che hanno provocato; 2) a chiedere l'immediata cessazione dell'imposizione di misure restrittive, della repressione e delle violazioni dei diritti umani e l'assunzione di responsabilità per le gravi violazioni commesse dal Governo del Nicaragua a partire dal 2018; 3) a chiedere il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici arbitrariamente detenuti, tra cui i pre candidati alle presidenziali Cristiana Chamorro, Arturo Cruz, Felix Maradiaga, Juan Sebastián Chamorro, Miguel Mora e Medardo Mairena, i leader politici José Pallais, José Adan Aguerri, Dora María Téllez, Hugo Torres, Victor Hugo Tinoco, Violeta Granera, Ana Margarita Vijil, Suyen Barahona e Pedro Joaquín Chamorro, e altri attivisti dell'opposizione, difensori dei diritti umani e giornalisti; 4) a chiedere inoltre che siano rispettate le garanzie giuridiche fondamentali dei prigionieri politici e che siano garantiti i loro diritti umani, civili e politici; 5) ad adoperarsi per ripristinare un dialogo inclusivo, in quanto unica via d'uscita pacifica dalla crisi politica, economica e sociale in Nicaragua, sottolineando la necessità di adottare le riforme in modo inclusivo e trasparente; 6) a supportare la delegazione della UE in Nicaragua per proseguire e intensificare il suo impegno diplomatico nei confronti del processo elettorale e a continuare a interloquire con le autorità per cercare una soluzione politica alla crisi; 7) a sollecitare il Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI) a instaurare il necessario coordinamento con l'ufficio di controllo dei beni stranieri degli Stati Uniti per garantire la sicurezza finanziaria internazionale di fronte alle operazioni illecite riconducibili al regime Ortega-Murillo e ai suoi collaboratori, nonché alle loro relazioni commerciali e ai loro beni nei Paesi europei; sottolineando che, dall'ottobre 2020, il Nicaragua figura in una "lista nera" del GAFI; 8) a sollecitare il Consiglio europeo e gli Stati membri per ampliare rapidamente l'elenco di persone e delle entità da sanzionare per includervi il presidente e il vicepresidente del Nicaragua, nonché i membri della loro cerchia ristretta, prestando particolare attenzione a non nuocere al popolo nicaraguense; 9) a rappresentare la necessità di mantenere l'assistenza della UE a favore delle organizzazioni della società civile, dei difensori dei diritti umani e del popolo del Nicaragua attraverso i programmi di sviluppo e umanitari della UE, tra gli altri, e di garantire che essa raggiunga i suoi reali beneficiari e non il Governo e le autorità, al fine di alleviare l'impatto della pandemia di COVID-19 e dell'attuale repressione governativa, nonché di evitare che questa crisi si trasformi in una crisi umanitaria; 10) a richiedere l'immediata estradizione in Italia di Alessio Casimirri, che continua a vivere a Managua sotto la protezione del Governo nicaraguense e che deve scontare in Italia sei ergastoli, cui è stato condannato in via definitiva per il suo comprovato coinvolgimento nel sequestro nell'uccisione di Aldo Moro, ex primo ministro e presidente della Democrazia cristiana, e per l'assassinio degli agenti della sua scorta avvenuto a Roma il 16 marzo 1978. Interrogazioni Atto n. 3-02702 ABATE Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: nello svolgimento delle sue mansioni, l'AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) ricorre, per effetto di una convenzione annuale, ai centri autorizzati di assistenza agricola (CAA) presso i quali le imprese agricole si recano per produrre le domande di ammissione ai contributi economici messi a disposizione dallo Stato e dall'Unione europea; i CAA, per prestare questo tipo di attività, devono ogni anno sottoscrivere una convenzione con AGEA, che ne regola i rapporti e le funzioni; il decreto ministeriale 27 marzo 2008, sulla riforma dei CAA, prevede che questi possano essere costituiti da associazioni di liberi professionisti, che questi e le società di cui si avvalgono debbano operare attraverso dipendenti o collaboratori con comprovata esperienza ed affidabilità nella prestazione di attività di consulenza in materia agricola e che possano avvalersi di professionisti iscritti agli ordini e collegi professionali per l'esercizio di funzioni di controllo delle fattispecie finanziate; considerato che: nelle ultime due annualità (2020 e 2021) con le convenzioni presentate da AGEA ai CAA, sostanzialmente identiche, si escludono i liberi professionisti: nei paragrafi 3 e 4 dell'articolo 4 della convenzione, in due tempi, si escludono i liberi professionisti dai CAA e si stabiliscono le sanzioni in caso di mancata ottemperanza; la disposizione ha creato non pochi problemi ai CAA mettendo in difficoltà circa 50.000 professionisti; queste forzature dettate dall'AGEA hanno portato ad una pioggia di ricorsi da parte dei CAA che si sono rivolti alla magistratura in quanto, se i CAA non si fossero adeguati entro il 30 settembre 2021, dopo questo termine AGEA avrebbe potuto disabilitare le credenziali di accesso al SIAN agli operatori non lavoratori dipendenti ma liberi professionisti (si veda: "Tar Lazio, Convenzione AGEA-CAA. Accolto ricorso CAA Liberi Professionisti" on line su "agricultura"); nelle motivazioni della sentenza, il giudice accoglie l'obiezione mossa dai ricorrenti, ossia che per i lavoratori dipendenti non è richiesto il possesso di alcun titolo di studio specialistico né del necessario tirocinio specialistico, così che la disciplina introdotta avrebbe l'effetto opposto a quello dichiarato, ossia di valorizzazione della professionalità ("Annullata la delibera di Agea che vincolava l'accesso al Sian ai soli dipendenti" on line su "teatronaturale"); con la vittoria (con la sentenza n. 00477/2021 del giugno 2021) del CAA Canapa (Centro autorizzato nazionale assistenza produttori agricoli) sono già tre ricorsi del TAR persi da AGEA e altri ancora sono attesi nelle prossime settimane (si vedano "Convenzione Agea-Caa, anche il Caa Canapa vince al Tar contro l'agenzia" su "terraevita.edagricole", "Sui CAA AGEA perde contro i professionisti: il TAR annulla la delibera che li escludeva" su "gestioneagrotecnici.enpaia" e "AGEA-CAA, convenzione annullata per tre volte dal TAR: "Patuanelli intervenga" su "agricolae.eu" e "corriereortofrutticolo"); con una precedente interrogazione (3-02154 presentata il 9 dicembre 2020) la prima firmataria del presente atto aveva già segnalato al Ministro pro tempore delle politiche agricole alimentari e forestali (da cui AGEA dipende) le irregolarità presenti nel testo della convenzione (2020-2021) e gli effetti negativi che questa avrebbe potuto avere sui CAA e, soprattutto, sugli agricoltori e le imprese agricole chiedendo già allora di intervenire rivedendo proprio i paragrafi 3 e 4 dell'articolo 4, quelli bocciati dal TAR, ma la segnalazione si è risolta con un nulla di fatto e ancora si attende risposta per quell'atto di sindacato ispettivo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sta avvenendo in merito alla convenzione AGEA-CAA e che cosa aspetti a prendere atto di quanto hanno ordinato ben tre sentenze del TAR del Lazio che, di fatto, hanno certificato il danno che questa convenzione ha fatto a migliaia di liberi professionisti del settore agricolo; se e quali iniziative intenda intraprendere, attivando magari le misure ispettive previste dall'ordinamento, nei confronti del direttore di AGEA Papa Pagliardini, principale artefice di questa forzata e illegittima (oltre che illegale per come dimostrato dal TAR del Lazio) convenzione anche in vista dei futuri risarcimenti che potrebbero richiedere i professionisti a seguito delle pronunce delle sezioni del Tribunale amministrativo del Lazio; con quali fondi verranno pagate le spese legali sostenute dal Ministero per tutti questi ricorsi al TAR e se potranno essere addebitate al direttore di AGEA Papa Pagliardini al quale, da più parti, era stato consigliato di non intraprendere questa strada nella scrittura della convenzione valida per le annualità 2020 e 2021 perché già allora pareva chiaro si configurassero profili di possibile incostituzionalità come poi ha riconosciuto anche il TAR già in tre occasioni; se e quali iniziative intenda intraprendere affinché sia modificata la proposta di convenzione 2021 sussistente tra AGEA e i CAA tenendo conto di tutti i rilievi fatti dal TAR del Lazio in merito restituendo dignità all'operato di circa 50.000 professionisti. Atto n. 3-02703 ABATE Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: per il biennio 2021-2022, in attesa dell'approvazione della nuova PAC (politica agricola comune), continuerà ad essere in vigore la regolamentazione della PAC 2014-2020; secondo quanto dichiarato dal Ministro in indirizzo, l'intenzione è che dal 2023 i fondi europei per l'agricoltura potrebbero essere assegnati secondo il "new delivery model", un nuovo modello di gestione centralizzato che, attraverso un piano strategico nazionale, stabilirà la programmazione sia delle risorse per i pagamenti diretti, nell'ambito del primo pilastro, che di quelle per lo sviluppo rurale, nel secondo; le risorse per entrambi i periodi, 2021-2022 e nuova PAC 2023-2027, derivano dal quadro finanziario pluriennale, che per quei 7 anni assegna alla politica agricola comune 336,4 miliardi di euro. Nel primo biennio, però, i piani di sviluppo rurale (PSR) beneficiano anche di fondi aggiuntivi provenienti dal recovery fund o "Next generation EU": 7,5 miliardi di euro in tutto, oltre 8 in prezzi correnti, di cui circa 910 milioni di euro per l'Italia; il problema riguarda il piano per l'assegnazione dei fondi europei del fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il periodo transitorio (2021 e 2022), 3 miliardi e 910 milioni di euro, che diventano 6,9 miliardi con il cofinanziamento nazionale e regionale; considerato, inoltre, che: le 6 Regioni che più hanno da perdere dal passaggio ai nuovi criteri, e che rappresentano da sole il 60 per cento delle aree interessate dai PSR (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria), hanno bocciato qualsiasi ipotesi transitoria, motivo per cui per cui il 21 aprile 2021 non era stata trovata l'intesa in Conferenza Stato-Regioni, nella ripartizione dei fondi FEASR relativo gli anni 2021 e 2022, per un importo complessivo di 3.915.095.032 euro, assegnati all'Italia per la programmazione futura del programma di sviluppo rurale; la proposta pervenuta alle Regioni, per come da loro evidenziato in una lettera, inviata sia al Ministro in indirizzo sia al commissario europeo per l'agricoltura, parte dal presupposto di utilizzo dei parametri per la ripartizione dei fondi FEASR definendoli "oggettivi" come se fossero portatori di una verità scientifica. Questo viene fatto passare come se fosse un equivalente del concetto che l'adozione di siffatti criteri renda giustizia a tutte le Regioni. Un'ipotesi logica basata su un sistema di assegnazione delle risorse per il de minimis errata perché l'assegnazione dei fondi FEASR non può e non deve seguire i criteri di assegnazione degli altri fondi, proprio perché questi sono utilizzati per colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere ed emarginali; è questa, d'altronde, anche la posizione del commissario europeo per l'agricoltura Janusz Wojciechowski, visto che i fondi sono europei, ed è chiara e ben delineata sulla questione generale dei fondi destinati allo sviluppo rurale: le somme del FEASR del secondo pilastro sono esclusivamente destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e le aree più povere e marginali. Un'indicazione che peraltro dovrebbe valere sia per il biennio di transizione che per la nuova programmazione; il regolamento (UE) 2020/2220 ha prorogato per il 2021 e 20211 non solo i programmi di sviluppo rurale ma anche l'attuale regime dei pagamenti del primo pilastro della PAC (pagamenti diretti, convergenza interna, convergenza interna, riserva nazionale, pagamenti accoppiati, eccetera). L'Italia entro il 19 febbraio 2021 doveva comunicare l'intenzione di proseguire la convergenza interna dei titoli PAC verso un valore medio nazionale, questo non è stato fatto e scegliere oggi di ripartire le risorse dello sviluppo rurale in base a un nuovo criterio senza che vi sia stato un confronto sulle scelte da prendere sul primo pilastro della PAC rischia di creare disparità tra le regioni falsando gli accordi presi fino ad oggi sulla politica agricola nelle diverse regioni; valutato, infine, che: nel corso di un intervento alla Camera il Ministro ha illustrato la nuova soluzione transitoria per sopperire alle perdite delle 6 regioni dovute al nuovo riparto dei FEASR: "Il nuovo criterio di riparto incide su alcune Regioni per 92 milioni di euro circa complessivi nel biennio 2021-2022. Credo però sia giusto che in questo momento nessuna Regione sia costretta a rinunciare a una parte delle risorse, soprattutto per affrontare più serenamente il post-pandemia del settore agricolo. Ecco perché abbiamo deciso di creare un Fondo che metta a disposizione quelle risorse, esattamente 92 milioni di euro, a tutela di quelle Regioni che con il nuovo criterio di riparto prenderebbero meno fondi". Da un lato, quindi, vi è la conferma della proposta di riparto fatta ad aprile scorso: nel primo anno, il 2021, il 90 per cento dei criteri storici e il 10 per cento dei criteri oggettivi. Nel secondo anno, invece, il 70 per cento di criteri storici e il 30 per cento di criteri oggettivi per il riparto. Dall'altro, vi è un fondo che andrà a coprire le risorse mancanti per alcune Regioni (si legga "Nuova soluzione sul riparto dei Fondi FEASR: l'intervento alla Camera del Ministro Patuanelli" su "ruminantia"); nei fatti, però, è stato creato un fondo aggiuntivo per sopperire alle perdite delle 6 regioni suddette ("Feasr, Patuanelli propone fondo per regioni con meno risorse" online su "regioni") contravvenendo alle indicazioni dell'Europa, e il problema rimane per i criteri da definire e in uso dal 2023, si chiede di sapere: che cosa intenda fare per il futuro il Ministro in indirizzo visto che, già con l'attuale ripartizione della PAC, i soldi sono già troppo pochi e sia stravolgendo i parametri attualmente in vigore sia ritoccando la ripartizione dei fondi FEASR del PSR spostandoli dal Sud al Nord ha intrapreso una strada che, come ha già dichiarato il commissario europeo per l'agricoltura, è impraticabile visto che le somme del FEASR sono destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere e marginali, cioè tra le 6 regioni più povere che si oppongono alla nuova ripartizione e le altre 15 e che potrebbe, quindi, portare all'apertura una procedura d'infrazione per il mancato recepimento e rispetto di una direttiva europea e, quindi, anche al blocco dei fondi; se si sia reso conto che le riduzioni operate negli ultimi 8 anni hanno creato un notevole gap tra Nord e Sud che non sarà recuperato e le ultime scelte non fanno altro che ampliarlo ancora di più. Se agli agricoltori del Sud non sarà trasferita direttamente una quota maggiore rispetto a prima, i tagli inferti non permetteranno recuperi portando, invece, verso un mega latifondismo a danno dei piccoli produttori. Promuovere questa politica significa non aver capito che la crisi produttiva, collegata alla ripartizione dei fondi, è davvero grave, anche per gli effetti che avrà sul clima e sui prezzi. Atto n. 3-02704 D'ANGELO PIARULLI TRENTACOSTE PAVANELLI PISANI Giuseppe PRESUTTO DONNO Al Ministro della giustizia Premesso che: come dichiarato pochi giorni fa, a mezzo stampa, dal presidente del Tribunale di Messina, Marina Moleti, la grave carenza di organico nelle aule di giustizia del foro di Messina ha dato luogo ad una situazione critica, che incide in modo rilevante sulla domanda di giustizia dei cittadini e sui tempi processuali divenuti inevitabilmente "irragionevoli"; è evidente che la durata dei procedimenti è condizionata dal rapporto tra il numero delle cause e il numero dei magistrati, in considerazione del tempo minimo incomprimibile, necessario per studiare, decidere e redigere un'adeguata sentenza; nelle sezioni civili di Messina sono attualmente impiegati 13,5 giudici e 2 presidenti, con una media di 1.072 cause per giudice, a fronte delle 300 cause per giudice dei tribunali di altre parti d'Italia, soprattutto del Nord; rispetto al totale dei procedimenti civili pendenti, 8.052 sono ultratriennali e, nello specifico, sono ultradecennali 397 cause di prima sezione nella quale la produttività media dei magistrati è pari a 182 sentenze; è emblematico il caso relativo alla richiesta di risarcimento per la morte di 4 componenti della famiglia Carità nel 1998 a seguito di un nubifragio che aveva fatto straripare il torrente Annunziata non adeguatamente messo in sicurezza negli anni precedenti: il procedimento, iscritto a ruolo nell'anno 2013, continua a protrarsi dopo continui rinvii e l'avvicendamento di ben 7 differenti giudici; considerato infine che: al fine di garantire il necessario adattamento delle piante organiche degli uffici giudiziari alle reali situazioni territoriali, negli ultimi anni il Ministero della giustizia ha ispirato la propria azione al principio innovativo rappresentato dalla "revisione permanente" delle piante organiche del personale di magistratura, inteso come esigenza di maggiore dinamicità e di costante revisione temporale delle stesse piante organiche; l'urgenza di assumere provvedimenti idonei a scongiurare l'irragionevolezza dei tempi di giustizia e la necessità di dare una risposta ai cittadini affinché non perdano fiducia nei confronti delle istituzioni impone di valutare interventi correttivi relativamente all'organico del Tribunale civile di Messina, sul rilievo che le attuali unità risultano insufficienti in riferimento alla grande mole di lavoro derivante dal contenzioso, soprattutto civile, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta; se e quali provvedimenti intenda assumere per far fronte alla carenza rilevata e per aumentare la pianta organica del presidio giudiziario di Messina. Atto n. 3-02705 CORTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: come diffusamente riportato dalla stampa locale nel comune di Tagliole (Modena) si segnalano gravi disservizi alla linea telefonica fissa e mobile; il problema, sorto circa due settimane fa, prosegue tuttora e non è dato sapere se e quando verrà risolto, nonostante le pressanti richieste dei cittadini alle compagnie telefoniche, affinché provvedano a normalizzare il servizio; tale situazione crea gravi disagi ai cittadini e alle imprese, che non possono usufruire di un servizio fondamentale per lo svolgimento di un'attività di lavoro o per comunicazioni urgenti con familiari e conoscenti, andando ad incidere sullo sviluppo della qualità della vita dei soggetti coinvolti; la società Telecom è incaricata, ai sensi dell'articolo 58, comma 3, del decreto legislativo n. 259 del 2003, recante "codice delle comunicazioni elettroniche", di fornire il servizio universale telefonico su tutto il territorio nazionale. Il contenuto del servizio universale è esaminato periodicamente dalla Commissione europea nell'ambito del comitato delle comunicazioni; ai sensi dell'articolo 61, comma 4, del codice, nell'ambito della direttiva per la qualità e le carte dei servizi di telefonia vocale fissa e per il servizio universale (delibera n. 479/17/CONS del 5 dicembre 2017), l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha fissato i valori obiettivo, ossia gli standard generali degli indicatori di qualità del servizio universale per la telefonia vocale fissa, che Telecom Italia si deve impegnare a raggiungere. Tali tempi mediamente non devono superare le 48 ore; la società Telecom Italia, ai sensi dell'articolo 14 -bis della legge n. 223 del 2006, ha presentato all'Autorità degli impegni in cui indica, fra gli obiettivi, quello di soddisfare i clienti finali attraverso concreti interventi per lo sviluppo e il miglioramento della qualità della rete e dei servizi; la società concessionaria non è nuova a disattendere i propri obblighi di servizio universale: con la delibera n. 479/17/CONS, l'Autorità ha emanato un'ordinanza di ingiunzione nei confronti della società Telecom per il mancato raggiungimento degli obiettivi di qualità del servizio universale per l'anno 2018 fissati ai sensi dell'articolo 61, comma 4, del decreto legislativo n. 259 del 2003 (contestazione n. 8/19/DTC); l'attuale emergenza da COVID-19 ha reso immediatamente tangibile, per l'intera popolazione, la drammatica realtà di una rete di comunicazione immateriale del tutto inadeguata in alcune aree del Paese. Una rete di telecomunicazioni cui è stata sostanzialmente appesa, pressoché per intero, l'esigenza di socialità che il contenimento del contagio chiedeva di distanziare, ma che proprio per questo doveva assolutamente essere consentita e favorita da nuove modalità di comunicazione; sono numerosi i comuni della provincia di Modena dove la copertura telefonica è totalmente inadeguata, se non addirittura assente, pertanto è del tutto inaccettabile che neanche nelle zone abitualmente raggiunte dal segnale sia garantito il servizio o almeno ripristinato nei termini previsti dal contratto universale, si chiede di sapere quali iniziative, anche normative, il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire la copertura di rete telefonica mobile, nonché la copertura internet ADSL e fibra, nei territori citati. Atto n. 3-02706 BOLDRINI FEDELI ASTORRE D'ALFONSO STEFANO ROJC GIACOBBE VERDUCCI ROSSOMANDO TARICCO FERRAZZI PINOTTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il 16 gennaio 2021 è stata costituita la società Stellantis, impresa multinazionale di diritto olandese produttrice di autoveicoli, nata dalla fusione tra i gruppi automobilistici FCA e PSA. La società ha sede legale ad Amsterdam e controlla 15 marchi automobilistici, tra cui quelli italiani Abarth, Alfa Romeo, Fiat, Lancia e Maserati; la società Stellantis ha stabilimenti per la produzione di autoveicoli, motori e componentistica in 29 Paesi, nei quali sono occupati circa 400.000 dipendenti che producono 8,7 milioni di veicoli all'anno. In Italia gli stabilimenti Stellantis per la produzione di autoveicoli sono ubicati a Cassino (Frosinone), Grugliasco (Torino), Melfi (Potenza), Modena, Pomigliano d'Arco-Acerra (Napoli), Torino, val di Sangro-Atessa (Chieti), mentre per la componentistica e i motori sono a Cento (Ferrara), Torino-Mirafiori (Torino), Pratola Serra (Avellino), Termoli (Campobasso) e Verrone (Biella); il consiglio di amministrazione della società è composto da 11 membri, 5 dei quali nominati da FCA e 5 da PSA e dall'amministratore delegato del gruppo, Carlos Tavares. I poteri esecutivi sono congiunti tra John Elkann, presidente della Stellantis, e l'amministratore delegato della società; considerato che: il settore automotive riveste un ruolo strategico per l'economia italiana e il suo buon andamento dipende quasi esclusivamente dalle attività svolte negli stabilimenti della società Stellantis presenti nel nostro territorio; l'amministratore delegato della Stellantis, Tavares, dopo l'iniziale impegno a non chiudere nessuno stabilimento presente in Italia, ha recentemente annunciato l'intenzione di procedere ad una complessiva riorganizzazione degli impianti presenti nel territorio italiano in quanto ritenuti troppo costosi; la notizia ha dato luogo ad una situazione di generale incertezza sul futuro degli stabilimenti, fortemente aggravata dalla perdurante assenza di un piano industriale utile a comprendere le prospettive di sviluppo del settore automotive e le ricadute attese sugli investimenti, sull'occupazione e sull'indotto; rilevato che: negli ultimi giorni le notizie che giungono dalla stampa locale e dai sindacati di categoria sulla situazione dei diversi stabilimenti automotive presenti nel territorio sono sempre più numerose e preoccupanti; per quanto riguarda lo stabilimento di Cento, giungono notizie sullo smantellamento dell'area tecnica e di sviluppo, a cui dovrebbero far seguito gli incentivi all'uscita graduale dei dipendenti dall'azienda, anche dell'area produttiva. L'eventuale forte ridimensionamento delle attività dello stabilimento prefigura pesanti ricadute negative anche sull'indotto e sul livello occupazionale nella provincia di Ferrara, già in sofferenza ormai da diversi anni; analogamente, nello stabilimento di Termoli si è registrato un deciso incremento del ricorso alla cassa integrazione, non solo presso l'unità motori, ma anche presso l'unità cambi. Inoltre, l'avvio della lavorazione del nuovo motore ibrido GSE è stato più volte ritardato e, secondo le ultime notizie, spostato al mese di settembre 2021; nel 2020, in conseguenza della situazione emergenziale da COVID-19, la FCA, prima della fusione con PSA, ha contratto un prestito da 6,3 miliardi di euro con banca Intesa Sanpaolo, interamente garantito dalla società pubblica SACE. La concessione della garanzia pubblica da parte dello Stato italiano era condizionata, tuttavia, al mantenimento dell'occupazione negli stabilimenti FCA presenti nel nostro territorio e al reinvestimento dei fondi ricevuti in Italia; alla luce di tali accadimenti appare necessario porre la massima attenzione, anche nell'ambito del tavolo permanente dell' automotive istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, sulle ripercussioni che le scelte operate dalla società Stellantis avranno sull'operatività degli impianti presenti sul territorio italiano, nonché sulla finanza pubblica, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti; se intenda urgentemente avviare un tavolo di confronto con la società Stellantis e le organizzazioni sindacali per garantire la piena operatività di tutti gli stabilimenti presenti nel nostro territorio e il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, con particolare riguardo a quelli più a rischio di Cento e di Termoli, anche in ragione del pieno rispetto degli accordi raggiunti con FCA nel 2020, a fronte dei quali lo Stato italiano ha concesso la garanzia statale sul prestito da 6,3 miliardi contratto da FCA con banca Intesa Sanpaolo; se intenda richiedere alla società di rendere noto, entro tempi brevi, il proprio piano industriale, al fine di rendere trasparenti e comprendere le prospettive di sviluppo del settore dell' automotive nel nostro Paese e le conseguenti ricadute attese sugli investimenti, sull'occupazione e sull'indotto. Atto n. 3-02707 DRAGO CIRIANI Al Ministro dell'istruzione Premesso che: da anni tra 9.000 e 13.000 docenti di ruolo, secondo quanto si apprende incrociando i dati ISTAT e del contratto collettivo nazionale integrativo, presentano domanda di trasferimento interprovinciale, che permetta loro di rientrare o avvicinarsi alla sede di provenienza; solo una minima percentuale di queste domande viene soddisfatta a causa di un meccanismo poco chiaro e poco efficiente di assegnazione; numerose sono le criticità in parte riferibili al contratto collettivo integrativo concernente la mobilità del personale docente, educativo, tecnico, amministrativo e ausiliario per gli anni scolastici 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022; sono state depositate in Senato e presso il Parlamento europeo petizioni volte a richiedere riaperture del contratto integrativo e l'attuazione di "mobilità straordinaria", in quanto la situazione ad oggi appare penalizzante su specifiche fasce di questa categoria professionale; la difficoltà di rientrare nelle sedi di provenienza penalizza non solo, ma soprattutto, le donne e le famiglie dei docenti, costrette ad una vita condizionata dal lavoro fuori sede; ulteriori evidenti criticità derivano dai metodi di lavorazione delle pratiche di pensionamento del personale docente: il flusso di informazioni che dovrebbe avvenire tra SIDI (sistema informatizzato del Ministero) e l'INPS, secondo un ordine di priorità e tenendo conto dell'effettiva disponibilità dei posti destinati alla mobilità, avviene non rispettando una cronologia logica e consequenziale, tanto che l'INPS dovrebbe riuscire a comunicare al Ministero i dati riferiti ai pensionamenti del personale docente in anticipo rispetto alla scadenza della presentazione delle domande di mobilità e conseguentemente prima che il SIDI venga chiuso. Ciò non avviene, in quanto le pratiche dei pensionamenti vanno lavorate successivamente alla presentazione della domanda di mobilità; considerato che: il diritto alla mobilità dei docenti di ruolo ha carattere di priorità come sancito nel testo unico dell'istruzione, di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, che all'art. 470, comma 1, così recita "specifici accordi contrattuali tra le organizzazioni sindacali ed il Ministero della pubblica istruzione definiscono tempi e modalità (...) per il superamento della ripartizione tra posti riservati alla mobilità da fuori provincia e quelli riservati alle immissioni in ruolo, in modo che queste ultime siano effettuate sui posti residui che rimangono vacanti e disponibili dopo il completamento delle operazioni relative alla mobilità professionale e territoriale in ciascun anno scolastico"; risulterebbe non esser applicato in tutto il territorio italiano quanto indicato nella circolare del ministeriale n. 36103 del 13 novembre 2020, che prevede che "Gli ambiti territoriali provinciali del MI o le Istituzioni scolastiche dovranno utilizzare, l'applicativo nuova Passweb, che è lo strumento di scambio di dati fra l'Istituto e le pubbliche amministrazioni", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione in cui versano i docenti fuori sede e quali iniziative urgenti intenda adottare per porvi rimedio, anche adoperandosi di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, affinché gli esiti delle procedure di pensionamento vengano trasmesse in tempo utile per permettere adeguata risposta alle domande di trasferimento dei docenti di ruolo. Atto n. 3-02708 SCHIFANI DAMIANI CALIGIURI CESARO DE SIANO FLORIS GIAMMANCO MANGIALAVORI MINUTO PAGANO PAPATHEU SICLARI VITALI Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: le risorse complessivamente disponibili nell'ambito del pacchetto per la ripresa dal COVID-19 "Next generation EU" sono ingentissime e dovranno essere utilizzate in completa sinergia con i fondi strutturali e con il fondo di sviluppo e coesione, al fine di contribuire a colmare il differenziale economico delle regioni meridionali rispetto al resto del Paese; si rileva, ormai da tempo, l'insoddisfacente capacità delle amministrazioni pubbliche di utilizzare le risorse dei fondi strutturali messe a disposizione dall'Unione europea e quelle generate dal relativo cofinanziamento nazionale, con il conseguente rischio del mancato utilizzo delle stesse, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per assicurare un efficace e celere utilizzo delle predette risorse e se intenda prevedere, anche rispetto alla normativa vigente, ulteriori misure per intervenire in caso di inerzia o inadempimento delle amministrazioni pubbliche responsabili dell'attuazione dei diversi programmi. Atto n. 3-02709 FARAONE Al Ministro del turismo Premesso che: nel 2020 il turismo italiano ha perso in totale quasi 88 miliardi di euro, con un crollo del 75 per cento delle presenze rispetto all'anno prima e il 2021 non ha mostrato grandi segnali di ripresa: i primi 4 mesi hanno visto l'86 per cento di turisti in meno rispetto al 2019, le stime di maggio vedono un calo più contenuto, ma comunque intorno al 68 per cento in meno; le prenotazioni per giugno e luglio, per ora, sono al di sotto delle aspettative; ad oggi, un italiano su due ha prenotato le vacanze, e l'85 per cento ha scelto di restare in Italia. Ma senza gli stranieri, hanno avvertito le associazioni turistiche, non si riuscirà a compensare le perdite. Il turismo inglese, tedesco, cinese e americano garantisce circa 14 milioni di presenze sul territorio, con una grande propensione alle spese durante le vacanze, e tale possibilità non deve andare persa; una delle ragioni che hanno comportato una diminuzione del turismo estero è anche il ritardo del green pass europeo, cioè il meccanismo che dovrebbe consentire ai cittadini dei Paesi dell'Unione europea di viaggiare liberamente tra gli Stati membri. Il certificato è funzionante dal 1° giugno consentendo, in concreto, di disporre di una certificazione che attesti una tra queste condizioni: a) che si è stati vaccinati (almeno 15 giorni dopo la prima dose); b) che si è guariti dal COVID-19; c) che si è stati sottoposti a un tampone che ha dato esito negativo nelle 48 ore precedenti. Sempre dal 1° giugno, è necessario il green pass per partecipare ad attività come matrimoni, feste o banchetti (ad esempio, per festeggiare la prima comunione o la cresima); molti cittadini hanno lamentato malfunzionamenti o ritardi nell'aggiornamento della loro situazione vaccinale, in particolar modo coloro che hanno già superato una infezione da COVID e richiedono di ottenere il green pass ; considerato che: l'economia mondiale sta prendendo atto che la pandemia ha dimostrato il ruolo nevralgico del settore del turismo, a maggior ragione nei Paesi a vocazione turistica come l'Italia, e che senza il turismo si bloccano gli alberghi, i ristoranti e in generale tutte le attività riferibili all'ospitalità; rischia di scomparire anche la cantieristica da crociera; si ridimensiona il trasporto pubblico e automobilistico; si contrae ulteriormente l'edilizia, ed è logico attendersi ripercussioni nella siderurgia, nell'elettronica e nelle comunicazioni; il settore del turismo ha perso a causa della pandemia un quarto dei posti di lavoro e molti stagionali o precari sono stati costretti a cercare un impiego in altri settori o fare affidamento agli aiuti statali, con l'esito paradossale che ora ristoranti, hotel e strutture turistiche faticano a trovare personale qualificato; quanto più dureranno le limitazioni dettate dall'emergenza, tanto più le imprese falliranno, le catene di rifornimento saranno interrotte, le filiere si bloccheranno; e, come di consueto, si assisterà a una pesante ricaduta sociale con aumento della disoccupazione o, nella migliore delle ipotesi, con alcuni addetti specializzati sotto occupati in altri settori a scarso valore aggiunto; è già visibile il crollo di fiducia degli investitori, che preferiscono rivolgere attenzioni a settori più difficilmente condizionabili dal virus. Basti pensare che le diffuse restrizioni di viaggio e il massiccio calo della domanda hanno prodotto a livello mondiale, nel solo periodo marzo-dicembre 2020, una perdita stimata di 1.300 miliardi di dollari, oltre 11 volte la perdita registrata durante la crisi economica globale del 2009; il periodo giugno-settembre pesa per oltre i due terzi sull'industria del turismo in Italia, evidenziando ancora di più le interconnessioni dell'industria alberghiera con alcune importanti filiere del made in Italy , e risulta impossibile immaginare una ripresa economica senza una ripresa del settore turistico; considerato inoltre che: le preferenze per le destinazioni di villeggiatura si sono modificate, con una ricerca più robusta per le cosiddette secondary destination a discapito delle mete più tradizionali, quali le grandi città d'arte come Roma, Venezia e Firenze; il PNRR ha destinato 1,020 miliardi di euro per migliorare l'attrattività dei borghi, circa un altro miliardo è destinato alla valorizzazione dei parchi e giardini storici e 800 milioni per cattedrali e nei centri storici, con una destinazione specifica di 5,12 miliardi di euro per il solo turismo, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per facilitare il turismo durante la stagione estiva, investendo nell'attrattività delle città turistiche e, inoltre, nelle secondary destination , come le città turistiche con un minor afflusso di turismo estero e quei borghi storici spesso in lento abbandono ma ricchi di storia e tradizione; se non ritenga opportuno farsi promotore nelle sedi governative di una netta opposizione rispetto ad eventuali nuove restrizioni che danneggerebbero enormemente il settore durante il periodo estivo, protendendo per tale soluzione unicamente qualora i contagi dovessero effettivamente rappresentare un nuovo pericolo. Atto n. 3-02710 ROMEO SAPONARA PITTONI ALESSANDRINI PELLEGRINI Emanuele Al Ministro dell'istruzione Premesso che: l'anno 2021/2022 sarà il terzo anno scolastico della pandemia COVID-19 e in vista della riapertura delle scuole è di fondamentale importanza assicurare a tutti gli studenti di ogni ordine e grado le lezioni in presenza e in sicurezza; il Governo negli ultimi provvedimenti varati ha stanziato risorse per la sicurezza nelle scuole, ma non è ancora chiaro come intenda affrontare tutti quei nodi ancora irrisolti per tentare di garantirla, quali: il tracciamento dei contagi, il trasporto pubblico, l'aerazione dei locali; il comitato tecnico scientifico (CTS) ha espresso timori circa il ritorno in classe a settembre 2021, vista la recrudescenza del virus con variante "Delta", perciò ancora una volta assume una particolare importanza il tema del monitoraggio e del tracciamento del virus. Dopo un anno, da quando, a ridosso della riapertura delle scuole, si parlava di tamponi, trasporti, di programmazione della DAD, specie per gli alunni delle superiori, la situazione non sembra molto cambiata. I tamponi salivari, ad esempio, ideali soprattutto per i più piccoli, data la loro scarsa invasività, sono stati autorizzati dopo una lunga fase di attesa, ma poi le amministrazioni locali hanno proceduto in ordine sparso senza indicazioni precise, anche in merito alla loro necessaria gratuità; a circa 40 giorni dall'inizio delle scuole ancora non si conosce nulla del piano trasporti pubblici: quale sarà la capienza massima, se ci saranno fasce orarie e se saranno potenziati; in merito poi alla sanificazione degli ambienti, la sola indicazione di aprire le finestre non offre adeguate garanzie, mentre oggi la tecnologia offre soluzioni all'avanguardia per la sanificazione dell'aria; inoltre esistono impianti di aerazione all'avanguardia, che non filtrano l'aria presente negli ambienti per poi rimetterla in circolo, ma che la espellono prendendola pulita dall'esterno, senza mai mescolare l'aria in uscita con quella in entrata, la cui temperatura e umidità vengono mantenute a livelli ottimali; negli ultimi giorni sono circolate sui media allarmanti notizie circa l'intenzione del Governo di permettere la presenza a scuola unicamente agli studenti vaccinati; questo, oltre ad essere palesemente incostituzionale, perché lesivo del diritto allo studio, attuerebbe una sostanziale discriminazione tra studenti vaccinati e non, aspetto assolutamente da scongiurare; ad oggi la questione degli effetti collaterali non risulta ancora sufficientemente chiarita. In particolare, i test di fase 2 della Pfizer-Biontech hanno coinvolto poco più di 2.000 bambini, un campione molto ristretto al fine di determinare con precisione gli effetti collaterali rari o tardivi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo stia predisponendo il piano per la ripartenza delle scuole in sicurezza, con particolare attenzione al tracciamento dei contagi, al potenziamento del trasporto pubblico e alla salvaguardia della qualità dell'aria, per attuare una reale azione di prevenzione del contagio nelle scuole e quando intenda comunicarlo al Parlamento, visto l'approssimarsi dell'inizio dell'anno scolastico 2021/2022. Atto n. 3-02711 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Ai Ministri della transizione ecologica, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, per il Sud e la coesione territoriale e dell'economia e delle finanze Premesso che: terremoti distruttivi e ricorrenti rappresentano la maggiore condizione di rischio alla quale è assoggettato il Paese, un primato messo forse in discussione, oggi, solo dalla pandemia da COVID-19, che tuttavia ha fatto un numero di vittime confrontabile con quello che due soli eventi sismici del secolo scorso (nel 1908 sullo stretto di Messina e nel 1915 nella Marsica) produssero in pochi secondi; quello dei terremoti è un fenomeno "endemico", che colpisce e poi torna a colpire aree ben note, fenomeno con il quale il Paese è costretto a confrontarsi, tenendo necessariamente conto che una robusta statistica assegna all'Italia un paio di eventi catastrofici ogni secolo e molti altri, meno severi ma comunque distruttivi, come quelli che si sono verificati nel primo ventennio del nuovo secolo in Centro Italia, causando la morte di oltre 600 persone e danni stimati per oltre 70 miliardi di euro; considerato che: risulta agli interroganti che, nella definizione delle azioni previste nel piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) approvato dalla Commissione europea, al tema della prevenzione sismica è dedicata una sola, marginale citazione priva di contenuti. Del resto, esso è stato sorprendentemente assente da tutto il dibattito socio-culturale e politico che ha preceduto la compilazione del piano, a partire dagli approfondimenti e dalle analisi svolte dal precedente Governo (piano Colao 2020); le ragioni della derubricazione dal dibattito e dall'accoglimento nel PNRR sembrano risiedere nel convincimento che il problema possa essere affrontato e risolto dalla possibilità, concessa ai cittadini di oltre l'80 per cento del territorio nazionale, di accedere al "superbonus" al 110 per cento, su cui però vengono sollevate numerose e niente affatto irrilevanti perplessità; tra le altre, i criteri attraverso i quali conferire il contributo ai cittadini di un territorio vasto quasi come tutto il Paese, con pari opportunità di accesso ovunque essi risiedano, non tengono conto dell'avanzata conoscenza della distribuzione della pericolosità, della vulnerabilità e quindi del rischio; l'ampliamento al 110 per cento del contributo è avvenuto, inoltre, contestualmente alla soppressione del vincolo di ottenere un incremento misurabile della sicurezza negli edifici sui quali si interviene, secondo i criteri appositamente stabiliti dal Consiglio superiore dei lavori pubblici; l'inattesa migrazione di circa 1.500 comuni delle regioni settentrionali a sismicità molto bassa (zona 4, esclusa dal beneficio) verso la bassa sismicità (zona 3, incredibilmente inclusa nel beneficio), che così è divenuta ben più ampia della somma delle zone 1 (alta sismicità) e 2 (media sismicità), rafforza, favorendo soprattutto aree nelle quali la sismicità storica non ha memoria di danno o perdite significative, il carattere dispersivo di un'iniziativa "a pioggia", finanziata con ben 23 miliardi di euro di soldi pubblici, non governata da alcuna valida considerazione sul piano scientifico, vero e proprio atto di delega dello Stato al cittadino, allettato, più che dalla consapevolezza del rischio a cui è esposto, dalla completa gratuità concessa dallo Stato che "paga tutto, anche di più"; come rilevato anche dalla stampa, i pochi dati ufficiali disponibili circa i primi 4 anni di esercizio, relativamente alla distribuzione dei bonus sul territorio e persino alla natura dell'intervento effettuato, rivelano che le risorse messe a disposizione dallo Stato sono state impiegate solo marginalmente in condomini e ben più spesso in unità abitative monofamiliari situate soprattutto in Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna: probabilmente, in gran parte di seconde o terze case edificate in aree a basso rischio sismico; considerato inoltre che: l'entità dell'importo concesso, superiore alla spesa sostenuta dal cittadino (tanto che la definizione di bonus , in quanto sinonimo di contributo, appare inadeguata) sta creando scompensi rispetto alla salutare contrapposizione d'interessi tra committente e impresa appaltatrice. Professionisti, imprese, grandi aziende anche a tutt'altra vocazione imprenditoriale sono scese in campo con forme di pubblicità che fanno riferimento soltanto alla gratuità degli interventi, a carico esclusivo dello Stato, evocando talvolta condizioni di rischio sismico inesistenti al solo scopo di assicurarsi appalti probabilmente molto redditizi ("chiavi in mano a costo zero") per il cittadino; in realtà, l'iniziativa è finanziata a debito e si scaricherà inevitabilmente, nel quinquennio successivo, sulla fiscalità di tutti, sebbene abbia procurato vantaggio solo ad alcuni, per di più senza la garanzia di avere realmente ridotto il rischio sismico gravante sul Paese. La conoscenza e l'esperienza maturate in Italia sul problema sismico consentirebbero, in alternativa alla banalità dello strumento oggi scelto, di fare una prevenzione mirata che si basi sul criterio del dare priorità ai luoghi dov'è accertata una condizione di latente emergenza, cioè su circa il 20 per cento del territorio nazionale, in specie centrale e meridionale: grossomodo un quarto della superficie a cui il "superbonus" si rivolge oggi; valutato che: l'iniziativa in essere assume, per certi versi, per le regioni del Centro-Sud, il carattere di una vera e propria distrazione di risorse pubbliche. Non si comprende, poi, su quali basi di misurata efficacia ne sia stato ripetutamente proposto il prolungamento o la trasformazione, addirittura, in senso strutturale, priva com'è degli esiti di un indispensabile monitoraggio, nonché di qualsiasi individuazione progettuale dell'obiettivo da raggiungere in tempi certi e di stima dei costi; a sostegno dell'iniziativa, si cita l'incidenza che essa avrà sulla crescita del PIL e soprattutto sulla capacità di risollevare il comparto dell'edilizia dalla profonda crisi in cui versa da anni; ma se investire in prevenzione è talmente redditizio da consentire allo Stato di assumersi l'intero costo, e anche di più, non si capisce come mai ogni ricostruzione post terremoto sia presentata e gestita come un disastro economico che incide, con durata ultradecennale per ogni evento, su ciascuna legge finanziaria per circa 4-5 miliardi di euro. Un disastro per riparare il quale si è sempre chiesto, in aggiunta, un contributo straordinario di spontanea solidarietà ai cittadini, già soggetti all'applicazione di ulteriori accise, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se siano in grado di fornire elementi valutativi certi per una verifica dell'efficacia e della sostenibilità dell'iniziativa, in maniera da fugare l'impressione di trovarsi davanti alla soluzione di sempre: fare debito oggi per vederlo ripagato domani; un domani, questa volta, ravvicinato, perché spalmato sul quinquennio successivo all'erogazione del contributo, senza peraltro intervenire sensibilmente sulla dimensione del problema sismico che affligge il Paese. Atto n. 3-02713 GIROTTO VANIN ANASTASI CASTELLONE COLTORTI CROATTI DI GIROLAMO GALLICCHIO L'ABBATE MAIORINO PAVANELLI PIRRO TRENTACOSTE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: per fornire una definizione univoca rispetto alle tipologie di attività economiche e di investimenti che possano definirsi sostenibili, il Consiglio europeo e il Parlamento europeo hanno approvato il regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2020, relativo all'istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili e recante modifica del regolamento (UE) 2019/2088; per l'attuazione del regolamento, la Commissione si è impegnata ad adottare atti delegati, contenenti specifici criteri di vaglio tecnico, al fine di integrare i principi ivi sanciti e stabilire quali attività economiche possano considerarsi attività recanti un contributo a ciascun obiettivo ambientale. A seguito dell'adozione del primo atto delegato, avvenuta in data 21 aprile 2021, la Commissione ha avviato una discussione in ambito europeo, tuttora in corso, sull'inclusione delle tecnologie relative all'energia nucleare e al gas naturale tra quelle che possono definirsi sostenibili. In occasione della comunicazione, in data 6 luglio 2021, dell'adozione della strategia per finanziare la transizione a un'economia sostenibile e alla proposta per i green bond europei, la Commissione ha anche comunicato quella di un secondo atto delegato che integra l'art. 8 del regolamento "Tassonomia", con l'obiettivo di specificare i contenuti, la metodologia e la presentazione delle informazioni che devono essere fornite dalle imprese finanziarie e non finanziarie circa le attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale. Durante la presentazione, è stata inoltre annunciata la prossima adozione di un ulteriore atto delegato, relativo a quei settori non coperti dal primo provvedimento già approvato ad aprile, inclusa l'agricoltura. In particolare, la Commissione ha affermato che tale atto "coprirà le attività nell'energia nucleare in linea con le indicazioni dello specifico processo di expert review avviato dalla Commissione" e sarà adottato "al più presto possibile subito dopo la conclusione dell'expert review entro l'estate 2021"; inoltre, dovrà includere "il gas naturale e le relative tecnologie come attività di transizione", tecnologie per le quali sarà valutata una possibile "clausola sunset", che ne limiti l'utilizzo fino a una specifica data; rispetto alla possibile inclusione dell'energia nucleare, su richiesta della Commissione, il Centro comune di ricerca ha stilato un report che afferma che la produzione di energia nucleare non genera "danni significativi" e che ogni impatto potenzialmente dannoso sulla salute umana e sull'ambiente delle varie fasi del ciclo di produzione di energia nucleare possano essere correttamente prevenute o evitate. Il comitato scientifico per la salute, l'ambiente e i rischi emergenti (SCHEER) ha espresso riserve sostanziali rispetto alla possibilità che il nucleare sia considerata una fonte energetica verde. La posizione del centro ha sollevato dubbi anche nell'ambito dell'accademia scientifica italiana. L'articolo pubblicato il 1° aprile 2021 dalla rivista on line "qualenergia", con titolo "Nucleare investimento sostenibile? Le assurde valutazioni del JRC della Commissione europea", cita il professor Massimo Scalia, presidente della commissione scientifica sul decommissioning, che considera inconcepibili le affermazioni, l'operato e l'imparzialità degli esperti che hanno redatto il report . Al riguardo, si ricordano i grandi disastri nucleari, che nel report vengono archiviati come "eventi estremamente improbabili": in particolare quelli di Three miles island, Tokaimura, Chernobyl e Fukushima; anche il Ministro dell'ambiente francese, Barbara Pompili, come riportato dall'articolo pubblicato il 15 giugno 2021 dalla "Reuters", intitolato "France to continue to use nuclear power for years to come, says minister", ha dichiarato che il nucleare non è verde a causa dei rifiuti che produce; ritenuto che: sull'impiego del gas naturale come energia di transizione, bisogna tenere presente il potenziale effetto serra superiore di almeno 28 volte a quello dell'anidride carbonica nell'orizzonte dei 100 anni. Inoltre, da diverse analisi risulta che le perdite di gas dalle infrastrutture (metanodotti, rigassificatori eccetera) sono più alte di quanto finora stimate, dal 25 al 40 per cento. Nell'articolo pubblicato su "carbonbrief", il "vantaggio ambientale" del gas fossile rispetto ad altre fonti è di molto inferiore (se non nullo in alcuni settori come i trasporti) rispetto a quanto stimato. Peraltro l'IEA, nel rapporto "Net Zero by 2050", ritiene che, per raggiungere l'obiettivo di zero emissioni nette globali entro il 2050, sin da quest'anno 2021 non siano necessarie e non debbano essere approvate nuove estrazioni di combustibili fossili; nell'allegato alla proposta di decisione del Consiglio, relativa all'approvazione della valutazione del piano per la ripresa e la resilienza dell'Italia, è indicato, rispetto all'utilizzo di gas per la produzione di idrogeno da impiegare nei settori "hard to abate", che "Il gas naturale non riceverà alcun finanziamento nell'ambito di questo progetto. Questa misura deve sostenere la produzione di idrogeno elettrolitico a partire da fonti di energia rinnovabile ai sensi della direttiva (UE) 2018/2001 o dall'energia elettrica di rete". I fondi europei, dunque, non potranno essere utilizzati a tal fine; tenuto conto che: numerosi Stati membri hanno preso posizione chiedendo l'esclusione dalla lista degli investimenti sostenibili o di transizione dell'energia nucleare e del gas naturale: Austria, Danimarca, Germania e Lussemburgo hanno inviato una lettera diretta a vari membri della Commissione europea, incluso il commissario europeo per il clima e del green deal europeo, Frans Timmermans, criticando duramente le posizioni del Centro comune di ricerca e chiedendo espressamente di escludere l'energia nucleare dagli atti delegati; gli Stati membri possono esprimere una posizione durante la definizione, da parte della Commissione con il sostegno di gruppi di esperti, degli atti delegati. Inoltre, nell'ambito del Consiglio e contestualmente al Parlamento europeo, è possibile formulare obiezioni entro due mesi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intraprendere iniziative presso le istituzioni europee al fine di escludere le attività relative all'energia nucleare e al gas naturale da quelle che si possano definire sostenibili, ai sensi della regolamentazione sulla "tassonomia verde europea". Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02712 MALLEGNI GALLONE TOFFANIN Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: martedì 13 luglio 2021 un autobus della Croce rossa, con a bordo 25 ragazzi di età compresa tra i 14 e 16 anni, proveniente dalla provincia di Como, nel corso di una gita organizzata dall'oratorio della chiesa, intorno alle ore 9.45, nella galleria Fiumelatte, nel territorio del comune di Perledo (confinante con Varenna, sul lago di Como), ha preso fuoco probabilmente per lo scoppio di uno degli pneumatici; i ragazzi sono stati tratti in salvo dall'autista (dipendente della Croce rossa), il quale, resosi conto del malfunzionamento del mezzo, senza esitare, li ha fatti scendere e li ha condotti all'esterno della galleria, prima che l'autobus fosse divorato dalle fiamme; sul posto sono intervenute, oltre ai soccorsi del 118, ben 5 squadre dei Vigili del fuoco per spegnere le fiamme e gli automobilisti delle auto in coda all'autobus sono rimasti leggermente intossicati dal fumo; spesso i veicoli utilizzati per i viaggi organizzati per ragazzi e bambini sono obsoleti e malfunzionanti e, non da ultimo, privi della certificazione di revisione, ponendo in serio pericolo coloro che vi viaggiano a bordo; nel caso di specie, infatti, l'autobus era quello fornito in dotazione alla Croce rossa, datato di molti anni, tanto che è bastato lo scoppio di uno pneumatico per innescare le fiamme, ponendo in concreto pericolo di vita ben 25 ragazzi; in queste ore, inoltre, starebbe emergendo che l'autista non fosse impiegato come tale in alcuna compagnia di trasporto, ma che abbia condotto l'autobus, nell'occasione del viaggio dei ragazzi, probabilmente a titolo di volontario, essendo impiegato in un'edicola, a Como in piazza San Fedele; da una prima testimonianza resa da uno dei passeggeri sarebbe emerso altresì che il veicolo in un primo momento abbia forato uno degli pneumatici e, vista l'impossibilità di chiamare i soccorsi, da parte dell'autista, per mancanza di collegamento delle linee telefoniche, trovandosi fermo sotto la galleria, costui abbia deciso di continuare la marcia e di lì a poco la gomma forata abbia preso fuoco; le decine di aziende di trasporto con mezzi nuovi e sicuri a disposizione e la maggior parte dei loro autisti in cassa integrazione, in condizione di grave di crisi aziendale, potrebbero essere utilizzate per effettuare i viaggi organizzati, ma in reali condizioni di sicurezza, maggiormente garantite dalla specializzazione degli autisti impiegati; la gravità dell'evento occorso richiede senza dubbio un accertamento concreto dei fatti, in particolare dello stato del mezzo utilizzato, della presenza delle dovute certificazioni di sicurezza, quale la "revisione", di possibili condotte colpose da parte di coloro che hanno organizzato il viaggio, anche al fine di riscontrare eventuali responsabilità penali; la sicurezza dei viaggiatori e ancor di più di ragazzi o bambini impone l'utilizzo di mezzi di trasporto nuovi o quantomeno in condizioni ottimali certificati, facendo ricorso anche a società di trasporto privato, in grado di escludere con alta probabilità il verificarsi di eventi come questo, che possono al contrario invece manifestarsi nuovamente se si continuano ad adoperare veicoli ormai vecchi e in cattive condizioni, si chiede di sapere: se siano già stati avviati i dovuti accertamenti del caso e quali riscontri vi siano; quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di prevenire situazioni, come quella esposta, di concreto pericolo per la vita di bambini e ragazzi, che spesso si trovano a viaggiare su mezzi inidonei e pericolosi. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05802 IWOBI PERGREFFI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'Australia a seguito della pandemia da COVID-19 ha adottato delle misure molto restrittive per il controllo delle proprie frontiere, limitando l'emissione di visti turistici, che rappresentavano il principale strumento utilizzato da chi desiderava raggiungere i propri familiari emigrati nel Paese; il primo Ministro australiano ha confermato che per tutto il 2021 il regime restrittivo di controllo degli ingressi non cambierà, e secondo le ultime notizie verrà esteso al primo semestre del 2022; considerato che: secondo i dati forniti dall'AIRE (Anagrafe dei residenti italiani all'estero) al 31 dicembre 2019 erano iscritti al registro degli italiani residenti in Australia 152.982 persone, per un totale di 90.741 famiglie; il Paese rappresenta una delle prime mete di approdo dei migranti italiani sin dal 1800, per arrivare al picco più alto dei flussi migratori nel primo dopoguerra; valutato infine che le limitazioni al ricongiungimento con i propri cari rischiano, in tale periodo di crisi sanitaria ed economica, di accrescere enormemente il disagio psicologico e sociale vissuto dai tanti cittadini italiani residenti all'estero e conseguentemente dei loro familiari in Italia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, tramite azioni bilaterali, iniziative volte a consentire ai familiari di primo grado di italiani emigrati di ottenere dei visti facilitati per l'ingresso in Australia, al fine di ricongiungersi con i propri cari; allo stesso tempo, se intenda prevedere il medesimo meccanismo di visti facilitati per favorire l'ingresso nel nostro Paese agli italiani residenti in Australia. Atto n. 4-05803 AIMI MALAN PAGANO CANGINI GASPARRI BARBONI GALLIANI RIZZOTTI GALLONE PEROSINO FERRO MINUTO BERARDI SICLARI TOFFANIN CESARO PAPATHEU FLORIS MODENA MALLEGNI DAL MAS STABILE SERAFINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: negli ultimi giorni a Cuba si sono accese le proteste di massa contro la carenza di cibo e i prezzi alti, tutte circostanze che stanno facendo piombare il Paese in una situazione oltremodo negativa sotto il profilo economico e sociale; a scendere in strada sono stati in particolare i giovani; nonostante i tentativi del Governo cubano di bloccare le immagini che arrivano dal Paese, sono trapelate foto della popolazione in estrema difficoltà, con file lunghissime per assicurarsi i generi di prima necessità. È una crisi economica che sta mettendo in ginocchio l'intera popolazione e le proteste di queste ore sono state represse con la violenza; la situazione si è ulteriormente aggravata a causa della pandemia: il turismo, che era fonte importantissima e imprescindibile di reddito, si è praticamente azzerato; la polizia è intervenuta eseguendo centinaia di arresti. Ad essere arrestata è stata anche la corrispondente del giornale spagnolo "Abc" a L'Avana, Camila Acosta, e pare che sia accusata di "reati contro la sicurezza dello Stato" per il solo fatto di aver seguito, per conto del giornale, la protesta di massa; le manifestazioni di queste ore a Cuba dimostrano che c'è voglia di libertà e di democrazia. La comunità internazionale ha il dovere di far sentire forte e chiara la propria voce contro gli arresti arbitrari di un regime comunista che non può continuare a ledere in questo modo i diritti umani, si chiede di sapere: quali iniziative anche di carattere diplomatico si intenda attuare per soccorrere la popolazione cubana in questo momento di grandissima difficoltà sotto il profilo sociale ed economico; se si intenda convocare l'ambasciatore di Cuba a Roma affinché si apra una via diplomatica per la liberazione dei prigionieri politici e affinché sia garantita la libertà di manifestare. Atto n. 4-05804 LEONE TRENTACOSTE VANIN PRESUTTO CROATTI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e per la pubblica amministrazione Premesso che: l'ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) è un ente pubblico economico istituito a seguito dell'accorpamento dell'Istituto per studi, ricerche e informazioni sul mercato agricolo (già ISMEA) e della Cassa per la formazione della proprietà contadina; nell'ambito delle sue funzioni istituzionali, l'ISMEA realizza servizi informativi, assicurativi e finanziari e costituisce forme di garanzia creditizia e finanziaria per le imprese agricole e le loro forme associate, al fine di favorire l'informazione e la trasparenza dei mercati, agevolare il rapporto con il sistema bancario e assicurativo, favorire la competitività aziendale e ridurre i rischi inerenti alle attività produttive e di mercato; l'ISMEA affianca le Regioni nelle attività di riordino fondiario, attraverso la formazione e l'ampliamento della proprietà agricola, e favorisce il ricambio generazionale in agricoltura in base ad uno specifico regime di aiuto approvato dalla Commissione europea; pubblica sul suo portale on line i bandi di gara attraverso i quali opera e tramite i quali offre la possibilità a tanti imprenditori agricoli di presentare la domanda di partecipazione al bando, al fine di ottenere i finanziamenti e i fondi che vengono messi a disposizione; considerato che: parte integrante della domanda di partecipazione ai bandi consiste nell'inoltrare un numero ingente di documenti, il cui reperimento può richiedere mesi, andando ben oltre il tempo che intercorre tra la pubblicazione del bando e il termine ultimo per la presentazione della domanda; tra la documentazione richiesta per l'iscrizione ai bandi, si citano ad esempio, la visura della Banca d'Italia che spesso arriva al richiedente dopo la scadenza per la presentazione della domanda di partecipazione ai bandi ISMEA, in quanto la Banca d'Italia deve processare centinaia di richieste che arrivano contemporaneamente, oppure il certificato di destinazione urbanistica che i Comuni devono rilasciare ove richiesto, trovandosi anch'essi a dover far fronte a molte richieste in contemporanea, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; quali iniziative di competenza intendano assumere, fatta salva la necessità delle amministrazioni di rispondere agli standard di efficienza, affinché vengano riconsiderate le tempistiche previste per l'iscrizione ai bandi, in modo da garantire, a chi intende partecipare, il tempo necessario per reperire la documentazione. Atto n. 4-05805 FERRARA Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la legge 26 ottobre 1995, n. 447, rappresenta il fondamento della normativa acustica nazionale. All'articolo 2 reca definizioni normative essenziali per la tutela della quiete e della salute dei cittadini relativamente all'inquinamento acustico; in particolare l'articolo 2, comma 1, lettera g) , come modificato dal decreto legislativo 17 febbraio 2017, n. 42, recante "Disposizioni in materia di armonizzazione della normativa nazionale in materia di inquinamento acustico, a norma dell'articolo 19, comma 2, lettere a), b), c), d), e), f) e h) della legge 30 ottobre 2014, n. 161", definisce il valore d'attenzione come: "il valore di immissione, indipendente dalla tipologia della sorgente e dalla classificazione acustica del territorio della zona da proteggere", precisando che, al suo superamento, si debbano attuare interventi di mitigazione; in caso di superamento del valore d'attenzione, la legge stabilisce, all'articolo 7, che i Comuni adottino piani di risanamento; l'articolo 9 prevede, altresì, che al fine di tutelare la salute pubblica, in casi eccezionali e urgenti, il sindaco, il presidente della Provincia, il presidente della Giunta regionale, il prefetto, il Ministro della transizione ecologica e il Presidente del Consiglio dei ministri possano ordinare, ognuno per le proprie competenze, il ricorso temporaneo a forme speciali di contenimento o di abbattimento delle emissioni sonore; l'articolo 6 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 novembre 1997 determina il valore di attenzione; considerato che: il decreto legislativo n. 42 del 2017 ha istituito la commissione per la tutela dall'inquinamento acustico (art. 8, comma 1); tra i compiti affidati alla commissione, da costituire presso l'allora Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, oggi Ministero della transizione ecologica, vi è anche la definizione della tipologia e dei valori limite, che devono essere coerenti con i valori unionali di riferimento di cui alla direttiva 2002/49/CE; sebbene il menzionato articolo 6 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 novembre 1997 non risulti formalmente abrogato, l'attribuzione alla commissione della competenza a fissare nuovi valori sposta de facto a quest'ultima il compito di stabilire i nuovi limiti; stando a quanto riportato da associazioni impegnate nel contrasto all'inquinamento acustico, la commissione sembrerebbe non aver individuato i valori e i limiti come prescritto dalla legge, si chiede di sapere: se la commissione per la tutela dall'inquinamento acustico sia stata costituita e, in caso affermativo, quale sia la sua composizione; se si sia insediata e quali atti abbia adottato, in particolare in relazione ai nuovi valori di attenzione acustica. Atto n. 4-05806 DE POLI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: gli agricoltori di Coldiretti Veneto, convergendo a Venezia da tutte le sette province in forma composta e silenziosa, hanno dato vita ad un " flash mob " davanti la stazione di Santa Lucia per denunciare la situazione insostenibile causata dall'invasione dei cinghiali in campagna e in città; branchi di ungulati, favoriti dall'emergenza COVID-19, che con il lockdown ha permesso loro di scorrazzare tranquillamente nei vigneti e nei campi coltivati, fino a spingersi in prossimità di abitazioni, scuole e parchi giochi dei bambini per rovistare indisturbati tra i rifiuti depositati nei cassonetti dei centri urbani, stanno costituendo un rischio concreto per la salute e la sicurezza delle persone; la legge n. 157 del 1992, che prevede la possibilità di avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi agricoli, in possesso di porto d'armi, nelle attività di controllo consentendo loro la possibilità di intervenire direttamente, all'interno della propria azienda, per abbattere gli ungulati che minacciano le colture, sembrerebbe non essere sufficiente ad arginare il fenomeno, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda dare una risposta concreta al mondo del lavoro agricolo, prevedendo più efficaci strumenti nell'ambito delle attività di controllo per assicurare la salvaguardia dei cittadini e delle colture dall'attacco degli ungulati e la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico, considerato che la proliferazione senza freno dei cinghiali sta mettendo anche a rischio l'equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali, prevedendo anche un fondo nazionale di ristoro a beneficio di coloro che subiscono danni diretti e indiretti dai predatori selvatici. Atto n. 4-05807 DI GIROLAMO VACCARO DONNO PAVANELLI VANIN TRENTACOSTE FERRARA PRESUTTO GALLICCHIO CROATTI DELL'OLIO LUPO Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: le motorizzazioni civili di tutta Italia, ormai da diverso tempo, soffrono di una grave mancanza di personale; il numero di funzionari addetti agli esami per il conseguimento delle patenti di guida e quello degli addetti alle revisioni e collaudi di veicoli non sono sufficienti a coprire le richieste che provengono da autoscuole, studi di consulenza, autotrasportatori, costruttori e installatori di veicoli; con le misure restrittive adottate per contenere la pandemia da COVID-19, i ritardi nelle procedure si sono aggravati e i tempi di attesa si sono ulteriormente allungati. Attualmente in Italia ci sono 359.165 cittadini in possesso del "foglio rosa" che per sostenere l'esame pratico di guida, secondo i dati resi dal CED, dovranno aspettare oltre 5 mesi, non considerando le imminenti ferie del personale esaminatore della motorizzazione civile che allungheranno ulteriormente i tempi di attesa; stando ai dati, alla data del 22 giugno risultano 212.990 "fogli rosa" con scadenza al 30 ottobre, 146.132 quelli con scadenza prorogata al 31 dicembre, 43 quelli con scadenza dopo il 31 dicembre; sulla base dei "fogli rosa" attivi il numero di mesi necessari a smaltire gli esami arretrati, che come previsto dal codice della strada possono svolgersi dopo il 31° giorno dal conseguimento del foglio rosa, partono, ad esempio, dai 5 mesi e mezzo per evadere i 9.606 fogli rosa per la provincia Firenze, ai 7 mesi per i 2.904 fogli rosa attivi per quella di Pistoia, ai 6 mesi per i 3.603 fogli rosa della provincia di Reggio Emilia, ai 6 mesi per i 14.884 fogli rosa per quella Torino, ai 6 mesi necessari per la provincia di Vicenza per 6.901 fogli rosa, fino al caso della provincia Como, che richiederebbe più di 8 mesi per 5.934 fogli rosa; considerato che: per un esame per il conseguimento della patente occorrono 5 mesi in media, la situazione è davvero critica: il danno sociale, economico e d'immagine è incalcolabile: istruttori senza impiego, autoscuole, soprattutto le più piccole ed al confine con altre province, a rischio chiusura, fogli rosa da rinnovare ad un costo di 150 euro e nuove spese che gravano sull'utente; la patente insomma diventa una chimera, e i danni conseguenti a questa situazione davvero seri e non del tutto calcolabili; ai sensi dell'art. 103, comma 2, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, come da ultimo modificato dall'art. 10 del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, i fogli rosa in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2021 sono prorogati fino 29 ottobre 2021, cioè fino a 90 giorni dopo la cessazione dello stato di emergenza sanitaria, attualmente fissata al 31 luglio 2021; l'art. 13, comma 6- bis , del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, ha previsto l'utilizzo di esaminatori in quiescenza fino al 31 dicembre 2021 allo scopo di smaltire l'accumulo di esami in attesa di nuove assunzioni e ad oggi non è ancora stato emanato il decreto attuativo necessario a mettere in servizio il personale in quiescenza, vanificando di fatto almeno 7 mesi del loro utilizzo, si chiede di sapere: quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di superare gli attuali problemi organizzativi e la carenza di personale che impediscono agli uffici della motorizzazione civile di erogare i servizi; quali opportune iniziative intenda adottare perché sia smaltito il cronico arretrato degli uffici provinciali della motorizzazione civile, specie per quanto concerne gli esami di guida; quali azioni in termini di proroga delle scadenze dei "fogli rosa" intenda intraprendere in maniera tempestiva prima dello scadere di quella stabilita; quale sia lo stato di avanzamento dell' iter di emanazione del decreto attuativo per richiamare il personale esaminatore in quiescenza. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-02704 della senatrice D'Angelo ed altri, sulla carenza nell'organico del tribunale di Messina; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-02705 del senatore Corti, sui disservizi nella rete telefonica fissa e mobile nel comune di Tagliole, in provincia di Modena; 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-02702 della senatrice Abate, sul ruolo dei liberi professionisti per l'esercizio del controllo sui finanziamenti AGEA agli agricoltori; 3-02703 della senatrice Abate, sulla ripartizione dei fondi FEASR e sulla nuova PAC; 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo): 3-02713 del senatore Girotto ed altri, sui fondi europei alle tecnologie relative all'energia nucleare e al gas naturale.