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Modifiche agli articoli 2 e 9 della Costituzione in materia di equità generazionale, sviluppo sostenibile e tutela dell'ambiente. Onorevoli Senatori. – Una vasta coalizione di gruppi e associazioni sta sostenendo un progetto di legge costituzionale denominato « Figli costituenti », che propone una modifica della Carta legando i tre distinti obiettivi dell'equità intergenerazionale, dello sviluppo sostenibile e della tutela ambientale. Il mutamento dei paradigmi tecnologici, il peso sempre più determinante assunto dalle variabili demografiche in tutti i principali fenomeni sociali e il crescente impatto intertemporale delle scelte politiche ed economiche ha reso la questione delle « conseguenze future » il vero banco di prova della responsabilità dei legislatori e delle istituzioni di governo. Fino a pochissimi decenni fa nessun potere, per quanto assoluto e incondizionato, avrebbe potuto determinare in modo irreversibile i destini della società e dell'ecosistema umani. Oggi non esiste praticamente luogo di ricerca scientifica, produzione economica o decisione politica che non debba affrontare la questione dirimente della salvaguardia della vita e della libertà degli uomini e delle donne di domani dagli effetti delle scelte di ieri e di oggi. Questa responsabilità è drammatica soprattutto per la politica, che vive in democrazia nella tensione permanente tra l'interesse per le prossime elezioni e quello per le future generazioni. Questo rapporto ha bisogno di una nuova forma, anche giuridica e in primo luogo costituzionale. La difesa degli interessi non rappresentati, ma non sacrificabili – degli uomini, delle donne e del mondo di domani – deve costituire un limite non derogabile e insormontabile per le decisioni dei Parlamenti e dei Governi. Se le costituzioni pongono limiti all'esercizio del potere a salvaguardia della vita, della libertà e della dignità dei viventi, oggi, per funzionare da vero contrappeso alle conseguenze catastrofiche di un potere miope e arbitrario, devono essere vincolati anche alla tutela della vita, della libertà e della dignità di chi verrà dopo di noi. È questo l'obiettivo del disegno di legge costituzionale « Figli costituenti », che è stato avviato nella forma dell'iniziativa legislativa popolare e che è oggi presentata direttamente in Parlamento, nella speranza che prenda tempestivamente avvio la discussione, più volte e da più parti annunciata, sulla costituzionalizzazione del principio di sostenibilità. Anche il concetto di sostenibilità, peraltro, va aggiornato, passando a designare non solo la tutela delle condizioni ambientali dall'impatto dell'attività umana, ma anche la salvaguardia delle condizioni economico-sociali, che condizionano in modo determinante la vita delle generazioni future. L'attenzione allo sviluppo sostenibile è l'altra faccia della medaglia della prevenzione del sottosviluppo insostenibile e del peso che il depauperamento delle società sviluppate, il default dei bilanci pubblici, l'impoverimento del capitale umano e sociale, può comportare per le donne e gli uomini che ci succederanno come italiani o come europei. La sostenibilità va quindi concepita e calcolata in un senso ecologico globale, con riferimento a tutte le condizioni di vita, comprese quelle economico-sociali, culturali e civili. Questo disegno di legge persegue, come detto, tre obiettivi, che sono distinti, ma non completamente disgiungibili: l'equità tra le generazioni, la crescita sostenibile e la difesa dell'ambiente. Equità tra le generazioni Le nuove generazioni, per definizione, non hanno voce in capitolo nelle decisioni democratiche perché, non votando, non sono rappresentate da nessuno. Ma i loro interessi sono tanto più sacrificati quanto più miopi sono le decisioni dei legislatori. Questo processo in Italia ha avuto esiti drammatici. Alto debito pubblico, squilibri del welfare sul lato previdenziale, bassa spesa per istruzione e formazione e diminuzione degli investimenti a beneficio di aumenti costanti di spesa corrente, sono alcuni dei più clamorosi esempi di come la politica ha « comprato il consenso » delle generazioni presenti a spese di quelle future. Il risultato è che oggi in Italia un povero su due ha meno di 34 anni e il processo di rapido impoverimento delle famiglie ha colpito più duramente i giovani e i lavoratori che gli anziani. Gli over 65 erano nel 2005 la classe di età con l'incidenza di povertà assoluta più elevata, nel 2018 quella con l'incidenza più bassa: il 4,6 per cento, tre volte di meno di quella degli under 18, che dal 2005 hanno a loro volta triplicato il tasso di povertà assoluta, passato dal 3,9 per cento al 12,6 per cento. Un'analoga dinamica, cioè un tasso di povertà assoluta triplicato tra il 2005 e il 2018, hanno subìto anche i 18-34enni. Nello stesso periodo, le sole famiglie il cui reddito medio equivalente non sia diminuito sono quelle con un capofamiglia con più di 65 anni. Anche non considerando l'età, ma la sola condizione professionale del capofamiglia, si conferma che mentre è sceso moderatamente il reddito medio equivalente delle famiglie dei lavoratori dipendenti e più marcatamente di quelle degli autonomi, l'unico a rimanere sostanzialmente stabile è stato il reddito medio equivalente di quelle con un capofamiglia pensionato. Questo fenomeno di « appropriazione indebita » delle risorse future è stato, per un verso, causa e, per un altro, effetto del deterioramento della struttura demografica dell'Italia, della bassa natalità non compensata da flussi migratori in ingresso e del progressivo invecchiamento della media di età della popolazione, con conseguenze anche direttamente politiche. L'invecchiamento dell'elettore mediano conduce infatti naturalmente a una domanda politica concentrata nelle classi di età più numerose, che sono quelle più anziane e meno disponibili a compromessi generazionali. Ecco perché è necessario introdurre l'equità fra generazioni nella Carta costituzionale. Si tratta di un intervento che non è solo simbolico, ma ha conseguenze concretissime: può ostacolare le manovre finanziarie parassitarie, l'indebitamento irresponsabile, le « clausole » che scaricano nuove tasse sugli anni a venire, i tagli all'istruzione, gli appalti privi di adeguati criteri ambientali, e qualsiasi altro tentativo di ipotecare il futuro di tutti per fare un favore a qualcuno nel presente. Crescita sostenibile È da circa mezzo secolo che si usa l'espressione « sviluppo sostenibile ». Ma nel dibattito pubblico di decine di Paesi è entrata soltanto da tre anni, cioè da quando le Nazioni Unite hanno approvato l'Agenda 2030. Si tratta di un documento che propone a ciascuno degli Stati di impegnarsi a valutare il proprio modello di sviluppo sotto il triplice profilo della sostenibilità ambientale, sociale e economica. Che cosa significa? Che se un Paese vuole migliorare il prodotto interno lordo, la domanda interna e il benessere sociale deve evitare di perseguire questo fine utilizzando mezzi che comprometteranno sul lungo periodo il mantenimento dei risultati raggiunti. Tra questi mezzi dannosi, ad esempio, ricorrono spesso la distruzione del capitale naturale (come nel caso del consumo di suolo o dell'inquinamento delle acque), la corruzione, la concentrazione di rendite economiche, la cronicizzazione delle disuguaglianze, la dipendenza dalle fonti fossili. Ma ci sono anche gli scarsi investimenti in istruzione e la mancata valorizzazione del lavoro femminile: errori, insomma, che prima o poi presentano sempre il conto da pagare, minando la competitività di ogni Paese che li abbia commessi. Sulla scia dell'Unione europea, che è stata la grande ispiratrice dell'Agenda 2030 e l'istituzione più determinata nell'attuarla, anche l'Italia si è dotata di una strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. È abbastanza? Purtroppo no. L'ISTAT, ad esempio, ha da poco certificato che abbiamo tuttora notevoli lacune da colmare sui diciassette parametri. Ci serve un cambio di marcia, e ci serve al più presto. Ecco perché è necessario introdurre lo sviluppo sostenibile nella Carta costituzionale. Difesa dell'ambiente Negli ultimi decenni vi sono stati fenomeni imponenti di desertificazione e deterioramento della criosfera. Le emissioni di gas serra e la deforestazione continuano a minacciare il destino del pianeta nonostante il susseguirsi rituale delle Rio, delle Kyoto, delle Parigi, delle Katovice. È sempre più chiaro che il riscaldamento globale comporta evidenti rischi politici. I fenomeni migratori rispondono, ad esempio, in modo sempre più marcato, a vere e proprie emergenze ambientali. Le proiezioni del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ci dicono che, se non ridurremo drasticamente le attività alla base del riscaldamento globale entro il 2030, non riusciremo ad impedire che scatti la « retroazione positiva » nei ghiacci polari e nelle foreste equatoriali, ossia lo scioglimento automatico dei primi e la combustione automatica delle seconde, anche senza nessun intervento umano. Sappiamo che se si supererà di 2 gradi la temperatura media globale rispetto all'era preindustriale il rischio di effetti irreversibili aumenterà esponenzialmente. In Italia ci sentiamo ancora per lo più immuni da questi problemi, ma poco alla volta stanno entrando anche nella nostra vita quotidiana. Le stagioni sempre più calde mettono a dura prova la nostra agricoltura e rendono la vita difficile ai nostri anziani. Il ritiro dei ghiacci alpini e l'inquinamento dei mari danneggiano fiorenti attività economiche. I sussidi alle fonti fossili pesano come un macigno sui nostri bilanci pubblici. Ecco perché è necessario introdurre la tutela dell'ambiente, non più solo « del paesaggio », nella Carta costituzionale. Per tutte questa finalità, il presente disegno di legge: all'articolo 1, inserisce all'articolo 2 della Costituzione i princìpi della tutela dell'equità intergenerazionale e della promozione dello sviluppo sostenibile; all'articolo 2, inserisce all'articolo 9 della Costituzione il principio della tutela dell'ambiente come diritto fondamentale.. 1 (Modifica dell'articolo 2 della Costituzione) 1 All'articolo 2 della Costituzione sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , anche nei confronti delle generazioni future. Promuove le condizioni per uno sviluppo sostenibile ». 2 (Modifica dell'articolo 9 della Costituzione) 1 All'articolo 9 della Costituzione è aggiunto, in fine, il seguente comma: « Riconosce e garantisce la tutela dell'ambiente come diritto fondamentale ».