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Ratifica ed esecuzione della Convenzione C 188 dell'Organizzazione internazionale del lavoro sul lavoro nel settore della pesca, fatta a Ginevra il 14 giugno 2007. Onorevoli Senatori. – La Convenzione C 188 sul lavoro nel settore della pesca, di seguito denominata « Convenzione », è stata adottata il 14 giugno 2007 nell'ambito della Conferenza generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), convocata a Ginevra dal Consiglio di amministrazione dell'Ufficio internazionale del lavoro. Essa ha lo scopo di completare e di riunire, in un unico strumento, le norme internazionali relative alle condizioni di vita e di lavoro dei pescatori, nonché i principi fondamentali di altre convenzioni internazionali sul lavoro. Il 19 dicembre 2016 il Consiglio dell'Unione europea ha adottato la direttiva UE 2017/159, recante attuazione di un accordo relativo all'attuazione della Convenzione sul lavoro nel settore della pesca del 2007 dell'OIL, concluso il 21 maggio 2012 tra le parti sociali a livello di Unione europea nel settore della pesca marittima, ossia la Confederazione generale delle cooperative agricole nell'Unione europea (Cogeca), la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti e l'Associazione delle organizzazioni nazionali delle imprese di pesca dell'Unione europea (Europêche). Il Governo ha inserito il recepimento della suddetta direttiva nella legge di delegazione europea 2018, che ne fissa il termine al 15 novembre 2019. L'atto del Consiglio, tuttavia, non può sostituirsi alla ratifica della Convenzione, la quale, più ampia, contribuirebbe a rafforzare il ruolo italiano nell'OIL ed a sottolineare l'impegno delle istituzioni e favore dei lavoratori del settore ittico. La ratifica, inoltre, porterebbe nell'ordinamento italiano una fonte coerente e di ampio respiro a tutela dei lavoratori del settore. Priorità dell'attività del legislatore nazionale deve essere quella di mantenere la vitalità e la sostenibilità del settore, tutelando in maniera più efficace, sia dal punto di vista sociale che da quello culturale, i pescatori artigianali e le loro comunità, seppur tenendo in debito conto le costrizioni legate alle risorse. Sono più di 58 milioni i lavoratori impiegati nel settore della pesca in tutto il mondo e, secondo le ultime stime per l'anno di riferimento 2014, circa 4.6 milioni i pescherecci, che per il 74 per cento dei casi operano in acque marine. Già nel 2012 i dati dell'Istituto di ricerche economiche per la pesca e l'acquacoltura descrivevano un comparto in forte flessione, con circa 29.000 occupati nel settore della pesca in Italia, con una perdita di circa 6.000 posti di lavoro dal 2004 al 2012. Secondo i dati della Commissione europea pubblicati nel febbraio 2018, nel 2015 erano 21.077 i lavoratori nel settore della pesca marittima nel nostro Paese. Nonostante il lavoro nella pesca sia fonte di occupazione per una porzione molto rilevante della popolazione mondiale, per l'OIL, esso rappresenta ancora uno dei mestieri più pericolosi e meno tutelati e regolati. Ore di lavoro interminabili, attività monotone, rapporti di lavoro oppressivi, condizioni di vita pericolose e ingiustizie economiche sono le principali circostanze che rendono particolarmente vulnerabile l'intera categoria. La globalizzazione del settore, infatti, ha amplificato e aggravato i già seri problemi per i pescatori, che nella maggior parte dei casi non ricevono stipendi fissi ma vengono retribuiti in base alla quantità del pescato con un conseguente prolungamento dell'orario lavorativo, anche in condizioni metereologiche avverse, nel tentativo di aumentare il guadagno. Lo sforzo di ricevere una paga dignitosa si scontra spesso con condizioni lavorative al di sotto degli standard di legge, in un ambiente estremamente rischioso e ad alta probabilità di incidenti. Inoltre, in caso di infortunio o malattia, i pescatori imbarcati sui pescherecci, essendo distanti dalle strutture mediche, sono costretti a contare esclusivamente sulle forze proprie o dei colleghi. In Italia nel comparto della pesca si verifica il 70 per cento di tutti gli eventi mortali del settore navigazione. Gli occupati in questo comparto dall'elevata rischiosità sono sempre più soggetti alle tecnopatie. Secondo i dati dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) le navi da pesca rappresentano il 48,5 per cento di tutte le imbarcazioni assicurate: la quasi totalità – il 47 per cento – è costituita dalle imbarcazioni da pesca costiera, cioè è svolta lungo le coste continentali e insulari italiane a distanza non superiore a 20 miglia. I piccoli pescatori, inoltre, devono confrontarsi con sfide quali la diminuzione delle risorse e la concorrenza della pesca industriale e dei bracconieri. In questo contesto critico si inserisce anche il fenomeno del « caporalato del mare », uno sfruttamento lavorativo estremo e illegale che rende la categoria ancora più vulnerabile. In tema si segnala che la prima condanna in Italia avvenne in Toscana nel 2016 nei confronti del comandante di un peschereccio che, durante un controllo della Guardia costiera al largo di Calambrone, tra Pisa e Livorno, buttò in mare un ragazzo senegalese (che non sapeva nuotare) perché irregolare. Le indagini confermarono che tutti gli extracomunitari che lavoravano per lo stesso peschereccio non avevano contratto o coperture assicurative e che svolgevano turni di più di dieci ore al giorno per salari irrisori. Un'ulteriore problematica è rappresentata dalla scarsa diffusione delle coperture assicurative. Anche nei casi coperti, però, esse hanno una portata ridotta, limitandosi a coprire le malattie e gli incidenti che avvengono durante le operazioni di pesca. Le ipotetiche ulteriori spese a bordo dell'imbarcazione vengono garantite tramite considerevoli trattenute sui salari dei lavoratori. Occorre segnalare inoltre che la diversità culturale, dovuta spesso alle origini estere dei lavoratori del settore, rende difficile la sindacalizzazione. A ciò si aggiungono problematiche quali la mancanza di documenti, di cure mediche e di assistenza giuridica, il mancato rispetto dei contratti, gli choc culturali, le barriere linguistiche e l'assenza di abbigliamento da lavoro appropriato. Perfino la lotta alla pesca illegale e alla sovrappesca può avere pesanti contraccolpi sui pescatori. Talvolta i marinai sono lasciati nei porti stranieri senza assistenza, a seguito del fallimento del datore di lavoro o del sequestro dell'imbarcazione o qualora essa si trovi al centro di un conflitto militare o politico - diplomatico. A ciò vanno aggiunti i casi, non rari, in cui i marinai si trovano imprigionati su una nave, senza assistenza giuridica. Per quanto riguarda il comparto marittimo già ricadente sotto la competenza dell'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) si assiste a una rilevante riduzione del fenomeno infortunistico a fronte di una sostanziale stabilità del dato sui casi mortali relativo all'ultimo decennio. Per quanto gli infortuni siano in calo, si assiste a un aumento delle malattie professionali. Anche i dati riguardanti la piccola pesca, tradizionalmente assicurata dall'INAIL, mostrano una significativa riduzione del fenomeno infortunistico in genere e una parallela crescita del fenomeno tecnopatico. Le malattie professionali indennizzate nell'ultimo quinquennio riguardano in maniera prevalente l'apparato muscolo-scheletrico e sono correlate al sovraccarico funzionale che si concretizza in tutte le fasi della pesca. Le patologie a livello della colonna vertebrale e degli arti superiori rappresentano, infatti, rispettivamente il 55 per cento e il 35 per cento del totale di quelle indennizzate dal 2005 al 2014. Il restante 10 per cento riguarda gli effetti uditivi conseguenti alla cronica esposizione al rumore (soprattutto nella sala macchine), le patologie della cute da esposizione alle radiazioni solari e da contatto e le patologie pleuriche asbesto-correlate, manifestazioni della remota esposizione all'amianto che, in un recente passato, era ampiamente utilizzato nell'ingegneria delle costruzioni navali. Il settore della pesca è composto da meccanismi di rappresentanza e da condizioni di lavoro sostanzialmente differenziati. Per questa ragione la ratifica della Convenzione permetterebbe di dotare il settore di uno strumento unico e coerente, a tutela dei diritti essenziali dei lavoratori del settore. La Convenzione, infatti, mira a garantire condizioni di lavoro dignitose a tutti i lavoratori della pesca; a definire le condizioni minime di lavoro a bordo nonché regole relative al vitto e all'alloggio dei pescatori; a garantire rigorose misure di salute e di sicurezza; ad assicurare l'assistenza sanitaria e a prevedere meccanismi di protezione sociale; a contrastare il lavoro minorile e forzato, lo sfruttamento dei migranti, la tratta e la pesca illegale. La necessità di proteggere e di promuovere i diritti dei pescatori si basa sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare fatta a Montego Bay il 10 dicembre 1982, ratificata ai sensi della legge 2 dicembre 1994, n. 689; sulla Dichiarazione dell'OIL sui princìpi e i diritti fondamentali nel lavoro del 18 giugno 1998, e sui diritti enunciati da numerose convenzioni internazionali del lavoro. L'Italia non può restare indietro in una materia tanto rilevante che riguarda, fra l'altro, anche la protezione dei minori impiegati nel settore della pesca. Il presente disegno di legge autorizza il Presidente della Repubblica alla ratifica della Convenzione (articolo 1); prevede la piena e intera esecuzione della Convenzione a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, dodici mesi dopo la data di registrazione della ratifica (articolo 2); stabilisce che l'autorità competente per l'Italia sia il Ministro del lavoro e delle politiche sociali (articolo 3); introduce una clausola di invarianza finanziaria secondo la quale dall'attuazione della legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (articolo 4); fissa l'entrata in vigore della legge per il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (articolo 5).. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione C 188 dell'Organizzazione internazionale del lavoro sul lavoro nel settore della pesca, fatta a Ginevra il 14 giugno 2007, di seguito denominata « Convenzione ». 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 48, paragrafo 3, della Convenzione medesima. 3 (Autorità competente) 1 Ai fini della presente legge, con il termine di « autorità competente » di cui all'articolo 7, lettera a) , della Convenzione si intende il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. 4 (Clausola di invarianza finanziaria) 1 Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le pubbliche amministrazioni interessate all'attuazione della presente legge vi provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. 5 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .