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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione BILANCIO (5ª) 34 PESCO La seduta inizia alle ore 15,15. IN SEDE CONSULTIVA A.S. 766, 406, 415, 557, 704 e 767-A - Introduzione dell'obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l'abbandono di bambini nei veicoli chiusi DDL 766 Introduzione dell'obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l'abbandono di bambini nei veicoli chiusi (Parere all'Assemblea. Esame. Parere non ostativo) La relatrice FERRERO ( L-SP-PSd'Az ) illustra il disegno di legge in titolo proponendo, per quanto di competenza, considerato che non sono state apportate modifiche, di ribadire il parere di nulla osta sul testo già formulato alla Commissione di merito. Con l'avviso favorevole del rappresentante del GOVERNO, verificata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione unanime approva. IN SEDE REFERENTE A.S. 803 e A.S. 804 - Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2017 Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2018 DDL 803 Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2017 DDL 804 Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2018 (Esame congiunto. Disgiunzione dell'esame e rinvio) Il presidente PESCO propone, in via preliminare, che l'esame dei due disegni di legge in titolo proceda congiuntamente fino al termine della discussione generale. La Commissione conviene. Il relatore PRESUTTO ( M5S ) illustra il disegno di legge n. 803, approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati, recante il rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2017 segnalando, per quanto di competenza, che il rendiconto generale dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo rende conto al Parlamento dei risultati della gestione del bilancio. Ai sensi dell'articolo 36 della legge di contabilità e finanza pubblica, fa presente che il rendiconto generale dello Stato, articolato per missioni e programmi, è costituito da due parti: il conto del bilancio, che espone le risultanze della gestione, cioè l'entità effettiva delle entrate e delle uscite del bilancio dello Stato rispetto alle previsioni approvate dal Parlamento, e il conto del patrimonio, che espone le variazioni intervenute nella consistenza delle attività e passività che costituiscono il patrimonio dello Stato. In attuazione dell'articolo 35, comma 2, della legge di contabilità e finanza pubblica, al Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato è allegata, per ciascuna amministrazione, una nota integrativa. Per le entrate, la nota integrativa espone le risultanze della gestione. Per la spesa, la nota espone le risultanze della gestione per ciascun programma di spesa in modo confrontabile con la corrispondente nota al bilancio di previsione: più precisamente, la nota integrativa, con riferimento alle azioni sottostanti a ciascun programma, illustra i risultati finanziari per categorie economiche di spesa motivando gli eventuali scostamenti rispetto alle previsioni iniziali. Essa contiene inoltre l'analisi e la valutazione del grado di realizzazione degli obiettivi della spesa misurato attraverso appositi indicatori che potrebbero costituire la base per una compiuta analisi dell'attuazione delle politiche pubbliche da parte delle amministrazioni preposte. Segnala inoltre che il Rendiconto generale dello Stato è corredato del Rendiconto economico, al fine di integrare la lettura dei dati finanziari con le informazioni economiche fornite dai referenti dei centri di costo delle amministrazioni centrali dello Stato, e di una relazione illustrativa delle risorse impiegate per finalità di protezione dell'ambiente e di uso e gestione delle risorse naturali da parte delle amministrazioni centrali dello Stato (Eco-Rendiconto dello Stato). Venendo al contenuto del disegno di legge di Rendiconto per l'esercizio finanziario 2017, segnala che, nel suo insieme, la gestione di competenza ha fatto conseguire nel 2017 un miglioramento dei saldi rispetto alle previsioni definitive contenute nell'Assestamento 2017. A raffronto con l'esercizio precedente, invece, i dati di consuntivo evidenziano un peggioramento sia del saldo netto da finanziare che del ricorso al mercato. In particolare, il saldo netto da finanziare (dato dalla differenza fra le entrate finali e le spese finali) presenta nel 2017 un valore negativo per 29,1 miliardi di euro (1,7 per cento del PIL), con un peggioramento di circa 18 miliardi rispetto al saldo registrato nel 2016 (-11,1 miliardi), dovuto al sensibile aumento delle spese finali, ed in particolare di quelle in conto capitale (oltre 20 miliardi), nettamente superiore rispetto all'incremento delle entrate finali. Tale saldo è tuttavia risultato migliore delle previsioni definitive per oltre 24,6 miliardi. Registra, invece, un miglioramento del risparmio pubblico (saldo delle operazioni correnti), il quale passa dai 27,8 miliardi di euro registrati nel 2016 ad un valore di 31,6 miliardi (1,8 per cento del PIL), con un miglioramento di circa 3,8 miliardi rispetto al 2016. Tale situazione si è determinata a causa di una diminuzione delle spese correnti (-0,7 miliardi) rispetto al complesso delle entrate tributarie ed extra-tributarie (+3,0 miliardi). Il miglioramento è marcato anche con riferimento alle previsioni definitive (circa 6,9 miliardi). Infine, osserva che il dato del ricorso al mercato finanziario (differenza tra le entrate finali e il totale delle spese, incluse quelle relative al rimborso di prestiti) si attesta nel 2017 a 271,2 miliardi (con un'incidenza sul PIL del 15,8 per cento), evidenziando un aumento rispetto al 2016 (207,1 miliardi di euro), dopo una tendenza alla diminuzione registrata negli ultimi anni (era 260,4 miliardi nel 2014, e 257,1 nel 2015). Segnala altresì che il valore del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato registrati nel 2017 si mantiene comunque al di sotto del limite massimo fissato dalla legge di bilancio per il 2017 (tetto inizialmente stabilito in -38.601 milioni e in 293.097 milioni, e poi aumentato a -56.186 milioni per il saldo netto da finanziare ed a -310.682 milioni per il ricorso al mercato dal decreto-legge n. 50 del 2017, a seguito degli effetti peggiorativi dovuti agli interventi di sostegno del sistema bancario). Dal lato delle entrate finali, osserva che l'incremento degli accertamenti (1,7 miliardi di euro) è ascrivibile per la maggior parte alle entrate tributarie e in misura minore a quelle extra-tributarie. Guardando alle entrate complessive, l'entità degli accertamenti (comprensivi delle entrate per accensione di prestiti) è risultata, nel 2017, pari a 864,6 miliardi di euro, con un forte incremento rispetto al 2016 (+2,2 per cento, pari a +18,6 miliardi), che trae origine soprattutto dalla dinamica degli accertamenti delle entrate del Titolo IV  accensione prestiti. Su tale voce si registra, infatti, come evidenziato nella relazione illustrativa, l'aumento di 20 miliardi di euro, derivante dall'attuazione del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237 concernente «Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio». L'incidenza sul PIL è pari al 50,4 per cento per gli accertamenti complessivi, in linea con quanto fatto registrare lo scorso anno (50,6 per cento del PIL nel 2016). Dal lato della spesa, rileva un aumento degli impegni finali di spesa nel 2017 (pari a 612,1 miliardi) per un ammontare di 19,6 miliardi: tale risultato è frutto di una lieve contrazione delle spese correnti (-0,7 miliardi), e di un notevole incremento della spesa in conto capitale (+20,4 miliardi) rispetto al 2016, da attribuire prevalentemente alla categoria «acquisizione di attività finanziarie»  per effetto dell'attuazione del citato decreto-legge n. 237 del 2016  che consolida il trend positivo iniziato lo scorso anno, dopo il forte calo registrato tra il 2014 e il 2015. Venendo alla gestione dei residui, rammenta previamente che l'andamento dei residui passivi registrato per il 2017 risente del nuovo regime contabile dei residui passivi introdotto dal decreto legislativo n. 93 del 2016, che ha determinato un aumento del termine di conservazione in bilancio dei residui propri, portandolo da due a tre anni per i trasferimenti correnti alle amministrazioni pubbliche (categoria 4 del Titolo I) e per le spese in conto capitale (Titolo II). In base ai dati forniti nella Relazione al Rendiconto, fa presente che il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2016 e precedenti indicava al 1 o gennaio 2017 residui attivi presunti per un valore di 212.238 milioni di euro e residui passivi delle spese complessive per 134.423 milioni di euro, al lordo dei residui relativi al rimborso di prestiti, con una eccedenza attiva pari a 77.815 milioni di euro (nel 2016 l'eccedenza attiva era di valore superiore, pari a 95.229 milioni). Nel corso dell'esercizio 2017, l'entità dei residui si è andata modificando a seguito dell'attività di riaccertamento e di gestione in conto residui, che ha fatto registrare variazioni in diminuzione sia dal lato delle entrate, per 62.209 milioni di euro, sia dal lato delle uscite, con una diminuzione di 17.590 milioni di euro. Pertanto, rispetto allo stock iniziale di residui attivi provenienti dagli esercizi precedenti (212.238 milioni), fa presente che al 31 dicembre 2017 ne sono stati accertati 150.029 milioni, di cui 34.216 milioni incassati e 115.813 milioni ancora da versare o riscuotere. A tali residui pregressi si sono aggiunti, a seguito della gestione di competenza dell'esercizio 2017, circa 88.263 milioni di residui di nuova formazione, per un totale di residui attivi al 31 dicembre 2017 pari a 204.076 milioni. Analogamente, per quanto riguarda i residui passivi delle spese complessive, dei 134.423 milioni di residui presunti al 1 o gennaio 2017, provenienti dagli esercizi precedenti, rileva che ne risultano accertati 116.833 milioni, di cui 49.089 milioni pagati e 67.744 milioni ancora da pagare. Tali residui pregressi, unitamente ai residui di nuova formazione derivanti dalla gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2017, risultati pari a 70.161 milioni, determinano un totale complessivo di residui passivi al 31 dicembre 2017 di 137.905 milioni. Scorporando la quota di residui passivi relativi al Titolo III concernente il rimborso delle passività finanziarie, pari a 475 milioni, osserva che i residui passivi delle spese finali ammontano a 137.430 milioni. In sintesi, il conto dei residui al 31 dicembre 2017 espone residui attivi per 204.076 milioni e residui passivi per 137.905 milioni (di cui 475 milioni relativi al Titolo III, concernente il rimborso delle passività finanziarie), con una eccedenza attiva di 66.171 milioni di euro. Come sottolineato nella relazione illustrativa al Rendiconto, osserva che nel 2017 i residui continuano a rimanere su livelli considerevoli sia dal lato delle entrate che dal lato delle uscite. La relazione sottolinea che, nonostante si sia registrato un aumento del processo di formazione dei nuovi residui (5,6 per cento rispetto ai 66.427 milioni del 2016), per un importo pari a 3.734 milioni di euro, il tasso di formazione di nuovi residui diminuisce dall'8,4 per cento registrato nel 2016 a 8,2 per cento registrato nel 2017. Tale diminuzione è riconducibile al maggiore tasso di crescita dei pagamenti di competenza (+9,2 per cento) rispetto al tasso di crescita degli impegni (+8,3 per cento). Per quanto concerne infine il Conto generale del patrimonio - il documento contabile che fornisce annualmente la situazione patrimoniale dello Stato quale risulta alla chiusura dell'esercizio - segnala che dai risultati del 2017 emerge una eccedenza passiva di circa 1.875 miliardi, con un peggioramento di oltre 77,4 miliardi rispetto alla situazione patrimoniale a fine 2016. Si tratta di un risultato che continua il trend degli ultimi tre anni, considerato che nel 2016 sul 2015 il peggioramento è stato di poco inferiore ai 40 miliardi, e nel 2015 sul 2014, pari a -66,8 miliardi. Esso è dovuto ad un incremento delle passività (+38,2 miliardi) e alla diminuzione delle attività (-39,4 miliardi). Il risultato denota una situazione patrimoniale in peggioramento rispetto all'anno 2016 e riconferma gli andamenti negativi registrati negli anni dal 2004 in poi (con l'eccezione del 2009). Il totale delle attività ammonta a circa 947,8 miliardi, di cui: 636,5 miliardi di attività finanziarie, in netta diminuzione rispetto al 2016 (-39,3 miliardi); 307 miliardi di attività non finanziarie prodotte, che comprendono beni materiali e immateriali prodotti, materie prime e prodotti intermedi, prodotti finiti, oggetti di valore e d'arte (beni mobili di valore culturale, biblioteche e archivi), sostanzialmente stabili rispetto al 2016; 4,2 miliardi di attività non finanziarie non prodotte, che comprendono i beni materiali non prodotti, ossia terreni, giacimenti e risorse biologiche non coltivate (stabili rispetto al 2016). Il totale delle passività ammonta a 2.823 miliardi e si riferisce interamente a passività di natura finanziaria. Rispetto alla chiusura dell'esercizio 2016, l'entità delle passività finanziarie ha registrato un incremento di 38,2 miliardi di euro. Segnala che tale ultimo dato è connesso ad un peggioramento sia della situazione debitoria a medio-lungo termine dello Stato per 26,8 miliardi di euro (con una notevole crescita dei buoni del tesoro poliennali per 44 miliardi) che della situazione debitoria a breve termine, nell'ambito della quale si registra un incremento sia dei residui passivi, per circa 3,5 miliardi di euro, che dei debiti di tesoreria (+10 miliardi). Infine, ravvisa l'esigenza, in prospettiva, di prestare maggiore attenzione, in sede di esame del rendiconto, ai profili connessi alla performance delle amministrazioni pubbliche, atteso che dalla elaborazione dei dati a disposizione, sulla base di criteri contabili aggiornati, emerge un andamento piuttosto preoccupante dell'efficacia dell'allocazione delle risorse e dell'efficienza dell'azione amministrativa. Il relatore SOLINAS ( L-SP-PSd'Az ) illustra il disegno di legge n. 804, approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati, recante l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2018 segnalando, per quanto di competenza, che il disegno di legge di assestamento ha lo scopo di aggiornare a metà esercizio gli stanziamenti del bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto. Con il disegno di legge di assestamento fa presente che le previsioni di entrata sono adeguate in base alla revisione delle stime del gettito; le previsioni di spesa aventi carattere discrezionale sono adeguate in base alle esigenze sopravvenute; la previsione delle autorizzazioni di pagamento in termini di cassa sono adeguate in base alla consistenza dei residui accertati in sede di rendiconto dell'esercizio precedente. Osserva inoltre che l'istituto dell'assestamento del bilancio dello Stato è disciplinato dall'articolo 33 della legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196 del 2009), che ne prevede la presentazione entro il mese di giugno di ciascun anno. Pertanto, il disegno di legge di assestamento riflette la struttura del bilancio dello Stato ed è quindi organizzato in missioni e programmi. Questi ultimi costituiscono le unità di voto. In sede di assestamento fa presente che possono essere modificati gli stanziamenti di spese predeterminate per legge (cosiddetta flessibilità di bilancio), fermo restando il divieto di utilizzare stanziamenti di conto capitale per finanziare spese correnti. I margini di flessibilità in sede di assestamento sono stati ampliati a seguito delle modifiche, introdotte prima dal decreto legislativo n. 90 del 2016 e poi dall'articolo 5 della legge n. 163 del 2016, di riforma della legge di contabilità e finanza pubblica. Tali modifiche consentono di proporre variazioni compensative tra le dotazioni finanziarie previste a legislazione vigente, limitatamente all'anno in corso, anche tra unità di voto diverse (laddove la flessibilità era originariamente limitata soltanto nell'ambito dei programmi di una medesima missione). La legge n. 163 del 2016 ha inoltre previsto, a partire dal 2017, che anche il disegno di legge di assestamento sia corredato da una relazione tecnica, in analogia con quanto stabilito per il disegno di legge di bilancio, in cui si dà conto della coerenza del valore del saldo netto da finanziare con gli obiettivi programmatici indicati in sede di Documento di economia e finanza. Tale relazione è aggiornata all'atto del passaggio del provvedimento tra i due rami del Parlamento (nuovo comma 4- septies dell'articolo 33 della legge di contabilità e finanza pubblica). Per quanto riguarda il contenuto del disegno di legge, segnala che l'articolo 1 dispone l'approvazione delle variazioni alle previsioni del bilancio dello Stato per il 2018 (approvato con la legge n. 205 del 2017) indicate nelle annesse tabelle, riferite allo stato di previsione dell'entrata, agli stati di previsione della spesa dei Ministeri e ai bilanci delle Amministrazioni autonome. In allegato al disegno di legge è evidenziata, a fini conoscitivi, l'evoluzione, in termini di competenza e di cassa, delle singole poste di bilancio per effetto sia delle variazioni apportate in forza di atti amministrativi fino al 31 maggio sia delle variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento. Per ciascuna unità di voto si indicano, inoltre, le variazioni che si registrano nella consistenza dei residui, in linea con le risultanze definitive esposte nel Rendiconto dell'esercizio precedente. Osserva che l'articolo 2, comma 1, innalza di due miliardi di euro per il 2018 (da 18 miliardi a 20 miliardi) il limite degli impegni per le garanzie di durata superiore a ventiquattro mesi assumibili dalla SACE S.p.a. (Servizi assicurativi del commercio estero). A tal fine novella l'articolo 3, comma 3, della legge di bilancio 2018. Al riguardo evidenzia che la disposizione potrebbe non essere neutrale dal punto di vista degli impatti sul fabbisogno e sull'indebitamento netto. Il comma 2 novella il comma 5 dell'articolo 3 della legge di bilancio, recante la quantificazione degli importi dei fondi inseriti nel programma «Fondi di riserva e speciali», nell'ambito della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del MEF, per l'anno finanziario 2018. Si propone, in particolare, la riduzione di 300 milioni della dotazione del Fondo di riserva per l'integrazione delle autorizzazioni di cassa (portando a 7 miliardi di euro la dotazione assestata del Fondo per il 2018). L'articolo 3 novella l'articolo 9, comma 3, della legge di bilancio 2018 al fine di introdurre l'esatta denominazione del Programma (riconducibile alla Missione «Ordine pubblico e sicurezza») all'interno del quale sono allocate le somme attribuite al Fondo dedicato alla ridotazione di risorse per eventuali deficienze dei capitoli relativi all'amministrazione della pubblica sicurezza (cap. 2676 dello stato di previsione del Ministero dell'interno). La denominazione qui proposta è «Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica» (in luogo della denominazione «Pianificazione e coordinamento Forze di polizia» attualmente riportata dal testo della legge di bilancio). L'articolo 4 reca due novelle all'articolo 18 della legge di bilancio, contenente «disposizioni diverse» aventi, per lo più, carattere gestionale. Quanto ai risultati finanziari determinati dal disegno di legge di assestamento per il 2018, segnala che la relazione evidenzia, in termini di competenza, un miglioramento del saldo netto da finanziare rispetto alle previsioni iniziali di bilancio, che si attesta ad un valore di -43,8 miliardi rispetto ad una previsione iniziale di -45 miliardi. Il miglioramento di circa 1,2 miliardi di euro del saldo netto da finanziare (corrispondente alla differenza tra entrate finali e spese finali) rispetto alle previsioni iniziali è dovuto essenzialmente all'effetto positivo per 2,45 miliardi di euro derivante dalle variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento in esame, compensato per -1,2 miliardi dalle variazioni per atto amministrativo. Il miglioramento del saldo netto da finanziare che si determina nelle previsioni assestate, in termini di competenza, rispetto alle previsioni iniziali è dovuto ad un decremento delle spese finali per 2,2 miliardi di euro (che passano da 624.554 a 622.332 milioni di euro), parzialmente compensato da una riduzione delle entrate finali di quasi 1 miliardo di euro (che scendono, con il disegno di legge di assestamento, da 579.462 a 578.490 milioni di euro). Per quanto riguarda le variazioni per atto amministrativo, fa presente che esse determinano un peggioramento del saldo netto da finanziare di 1,2 miliardi in termini di competenza, derivante da un incremento delle spese finali (+1,3 miliardi). Per quanto concerne gli altri saldi, osserva che il risparmio pubblico (dato dalla differenza tra entrate correnti e spese correnti al lordo degli interessi) registra un miglioramento rispetto alla previsione iniziale, attestandosi a 3,7 miliardi. I dati relativi al ricorso al mercato (pari alla differenza tra le entrate finali e il totale delle spese, queste ultime date dalla somma delle spese finali e del rimborso prestiti) evidenziano un impatto positivo sul saldo, per complessivi 4,8 miliardi, passando da circa -272,9 miliardi di euro a circa -268,1 miliardi. Con riguardo alle proposte di variazioni formulate con il disegno di legge di assestamento, fa presente che le stesse vanno distinte tra quelle concernenti le entrate e quelle relative alle spese. Per quanto concerne le entrate finali, rileva che il disegno di legge di assestamento reca una proposta di riduzione per 1.120 milioni di euro. Per quanto concerne le spese finali  che, come detto, diminuiscono complessivamente di 2,2 miliardi  osserva che le variazioni proposte dal provvedimento determinano una riduzione di 3.570 milioni di euro. Tale riduzione interessa esclusivamente le spese correnti, che diminuiscono di 4.210 milioni di euro, nel cui ambito si registra una significativa proposta di diminuzione di quelle per interessi (-3.171 milioni), legata, per 2.271 milioni, alle minori esigenze relative al pagamento di interessi sui titoli pubblici, nonché, per 900 milioni, alle minori esigenze per gli interessi sui conti correnti di tesoreria. La spesa in conto capitale registra invece un incremento di 640 milioni. Fa inoltre presente che, nel corso dell'esame alla Camera, sono stati approvati tre soli emendamenti al disegno di legge di assestamento 2018. Si tratta dell'emendamento Tab.2.3 (Governo), che ha destinato 500.000 euro al programma 12.2 del MEF di sostegno allo sviluppo sostenibile, dell'emendamento Tab.13.1 (Governo), finalizzato a rifinanziare per 10 milioni di euro il settore dello spettacolo dal vivo, di cui al Programma 1.1 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, e dell'emendamento Tab. 12.100 che ha sostituito la denominazione della Tabella n. 12 con la seguente: "Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo", e, conseguentemente, della Tabella n. 13 con la seguente: "Ministero per i beni e le attività culturali". Il presidente PESCO , per quanto concerne il regime di ammissibilità delle proposte emendative, ricorda che il disegno di legge di approvazione del rendiconto è sostanzialmente inemendabile, nel senso che sono ammissibili soltanto le proposte emendative volte ad introdurre nel medesimo disegno di legge modifiche di carattere meramente tecnico o formale. Per quanto riguarda, invece, il disegno di legge di assestamento, fa presente innanzitutto che, ai fini dell'ammissibilità, le proposte emendative devono essere riferite alle unità di voto parlamentare (tipologia di entrata o programma di spesa) e possono avere ad oggetto tanto le previsioni di competenza quanto quelle di cassa. Non possono invece avere ad oggetto l'ammontare dei residui iscritti nelle predette unità di voto, in quanto essi derivano da meri accertamenti contabili. Segnala che gli emendamenti riferiti alle previsioni di entrata sono ammissibili soltanto se fondati su valutazioni tecnico-finanziarie adeguatamente documentate, tali da comprovare la necessità di modificare le previsioni di entrata di competenza e/o di cassa. In ogni caso, le proposte emendative non possono comportare un peggioramento dei saldi di finanza pubblica e pertanto, ove risultino onerose, devono essere compensate mediante l'utilizzo di risorse iscritte in altre unità di voto parlamentare, anche se facenti parte di altra missione o di altro stato di previsione. Evidenzia che è considerata emendabile la sola dotazione dei programmi di spesa non riferibile agli oneri inderogabili di cui all'articolo 21, comma 5, lettera a), della legge di contabilità e finanza pubblica. È comunque esclusa la possibilità di compensare l'incremento di stanziamenti di spesa di parte corrente mediante riduzione di stanziamenti di spesa di conto capitale. Infine, per quanto riguarda gli stanziamenti di cassa, occorre considerare che essi sono emendabili a condizione che, nel caso di emendamenti volti ad incrementare l'autorizzazione di cassa, lo stanziamento derivante dall'emendamento non superi la cosiddetta "massa spendibile" costituita dalla somma dello stanziamento di competenza e dei relativi residui passivi. Propone, quindi, di fissare alle ore 19 di oggi il termine per la presentazione di ordini del giorno ed emendamenti riferiti ai disegni di legge in titolo. La Commissione conviene. Il sottosegretario BITONCI mette a disposizione dei senatori una nota della Ragioneria generale dello Stato, che fornisce risposta alle richieste di chiarimento avanzate dal relatore sul disegno di legge di assestamento. In ordine agli ipotizzati effetti sui saldi di quanto disposto dall'articolo 2, comma 1, rileva che l'incremento del limite degli impegni di SACE di durata superiore a ventiquattro mesi che possono essere assistiti dalla garanzia dello Stato non ha effetti sul fabbisogno e indebitamento netto in quanto, trattandosi di garanzie cosiddette "non standardizzate", la contabilizzazione delle operazioni a peggioramento dei predetti saldi è eventuale, nel caso in cui le garanzie fossero effettivamente escusse: pertanto non si sconta alcun effetto sui predetti saldi. Inoltre, segnala che la relazione tecnica relativa al disegno di legge di assestamento non necessita dell'aggiornamento previsto, ai sensi del comma 4- septies dell'articolo 33 della legge n. 196 del 2009, all'atto del passaggio del provvedimento tra i due rami del Parlamento, in quanto gli emendamenti approvati non mutano il quadro contabile già rappresentato al momento della presentazione del disegno di legge in esame. Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale congiunta. Il senatore TURCO ( M5S ), con riguardo al rendiconto, osserva che i criteri di redazione del conto del patrimonio risalgono ormai al 1996 e risultano ormai obsoleti, essendo stati successivamente aggiornati dal regolamento SEC 2010, che ha introdotto, a livello europeo, il nuovo sistema dei conti nazionali. A tale proposito, segnala che la redazione del conto del patrimonio, sulla base dei criteri aggiornati, avrebbe dato risultati diversi rispetto ai dati che emergono dal provvedimento in esame. Ritiene pertanto necessario che il Governo proceda, il prima possibile, all'adeguamento dei principi di redazione del conto del patrimonio, che a livello europeo sono in via di ulteriore modifica. Rileva, infine, come la gestione di cassa evidenzi, nel complesso, risultati consuntivi per il 2017 peggiori rispetto all'anno precedente, come peraltro suffragato dai dati negativi relativi al saldo netto da finanziare e al ricorso al mercato. Il senatore PICHETTO FRATIN ( FI-BP ), nel condividere le considerazioni svolte dal senatore Turco sull'esigenza di aggiornare i criteri contabili di redazione del conto del patrimonio, compito che peraltro grava sul Governo, sottolinea come il rendiconto dovrebbe, al contrario di quanto in effetti accade, rappresentare lo strumento più importante per l'analisi e il controllo delle finanze pubbliche da parte del Parlamento. Più in generale, richiama la necessità di affrontare la complessa materia dei conti pubblici in un'ottica di lungo periodo e non con iniziative di corto respiro. Occorre, infatti, coraggio e visione lungimirante per assicurare, solo per fare un esempio, la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale, minacciato già oggi dall'invecchiamento demografico, e per scongiurare il rischio, inaccettabile, di condannare all'emarginazione la parte più debole del Paese: analoghe considerazioni possono farsi per il settore dell'istruzione. Auspica, proprio in considerazione delle grandi sfide appena accennate, una presa di coscienza da parte di tutti, che purtroppo al momento non è dato vedere. Il senatore MISIANI ( PD ), nel constatare come la discussione del rendiconto generale dello Stato risulti quasi sempre compressa nei tempi, nonostante la sua importanza già rilevata da altri oratori, auspica che, con la legislatura appena avviata, l'esame di questo documento, che peraltro riguarda soltanto un sottoinsieme del conto economico delle amministrazioni pubbliche, possa diventare un momento utile di riflessione sulla finanza pubblica e sull'andamento del Paese. Peraltro, sottolinea che la lettura congiunta del rendiconto e dei dati da ultimo diffusi dall'ISTAT fa giustizia delle inesattezze e delle distorsioni che hanno caratterizzato, negli ultimi tempi, il dibattito pubblico. In particolare, il rendiconto 2017 chiude un quadriennio di riduzione costante della pressione fiscale, che è scesa al 42,2 per cento del Pil, e sarebbe ancora più significativo se il provvedimento relativo agli 80 euro fosse stato contabilizzato come riduzione di entrate. Inoltre, rileva come la scorsa legislatura abbia lasciato in eredità una riduzione della spesa primaria corrente in percentuale pari alla riduzione della pressione fiscale, ossia di un punto e mezzo del Pil. Negli ultimi anni, poi, la politica monetaria espansiva della Banca centrale europea ha reso possibile una riduzione della spesa per interessi sul debito pubblico di circa un punto percentuale di Pil: ovviamente, si tratta soprattutto di un fattore esogeno, ma non va sottovalutata, a tal fine, l'importanza della credibilità del sistema Paese. La notevole diminuzione del differenziale dei tassi di interesse, rispetto al 2013, ha infatti consentito di liberare spazi finanziari per l'allocazione di ulteriori risorse, da parte del Parlamento, destinate in particolare alla tutela dei risparmiatori. Il recente innalzamento dello spread , che può essere ricondotto anche alla mancanza di un progetto credibile per il Paese, può rischiare di vanificare, in breve tempo, i risultati raggiunti, minando la fiducia degli investitori e riducendo, di conseguenza, la tutela del risparmio. Va comunque riconosciuto che resta un punto critico nel bilancio della passata legislatura, ossia la diminuzione della spesa per investimenti, su cui giustamente insiste il Ministro dell'economia e delle finanze. Si tratta di uno degli strumenti più efficaci per favorire la crescita economica, ma che richiede una corretta allocazione delle risorse e una accelerazione delle procedure di progettazione e di attuazione come segnalato anche dal precedente Ministro dell'economia e delle finanze. In conclusione, fa presente che le suddette dinamiche hanno assicurato, comunque, una riduzione progressiva, nel corso degli anni, sia del saldo netto da finanziare, sia dell'indebitamento netto, con un costante avvicinamento al pareggio strutturale. In ogni caso, nella discussione sulla manovra finanziaria, che sta per aprirsi, non si potrà prescindere da questi risultati, da un quadro indubbiamente migliore rispetto a quello che si era preso in carico all'inizio della scorsa legislatura. Preannuncia, infine, che il proprio Gruppo voterà a favore del rendiconto e si asterrà sul disegno di legge di assestamento, che rappresenta un momento di transizione tra il vecchio e il nuovo Governo. Il senatore MARSILIO ( FdI ), nel ricordare che l'assestamento del bilancio serve anche a preparare la discussione della prossima manovra finanziaria, fa notare innanzitutto come il provvedimento, che avrebbe potuto liberare risorse finanziarie mediante l'utilizzo di maggiori entrate, accertate a legislazione vigente, ovvero con minori spese, risulti invece in sostanziale continuità con la politica economica del precedente Governo. Si tratta, a suo parere, di un dato politico da non sottovalutare, per una maggioranza che si è presentata all'insegna del cambiamento. In secondo luogo, sottolinea come l'Italia stia assicurando, ormai da molti anni, un saldo primario positivo di rilevante consistenza, che rappresenta una dimostrazione della sua capacità di gestione delle finanze pubbliche. Proprio in considerazione di questo dato e, più in generale, della ricchezza prodotta ogni anno dal Paese, invita tutti i partiti, pur nella legittima dialettica politica, a non assumere atteggiamenti autodistruttivi e denigratori per l'intera Nazione, che rischiano di generare allarmismi ingiustificati tra gli investitori e a prestare il fianco a chi intende indebolire la posizione dell'Italia. La senatrice FERRERO ( L-SP-PSd'Az ) dichiara di condividere le analisi puntuali ed approfondite svolte dai relatori, che si riferiscono a una gestione finanziaria in gran parte riconducibile al precedente Governo. Non essendovi ulteriori richieste d'intervento, il PRESIDENTE, nel rimarcare l'esigenza di una riflessione ad ampio raggio sulle modalità di gestione delle risorse pubbliche e sulla necessità di migliorare la qualità della spesa, dichiara chiusa la discussione generale congiunta. Il relatore PRESUTTO ( M5S ), in sede di replica, pur non volendo dare adito a polemiche politiche, rileva come l'esame del rendiconto non possa non destare preoccupazione, sotto il profilo finanziario, con particolare riguardo ai problemi di riscossione che emergono dall'analisi dei dati. A tale proposito, ritiene che la nuova maggioranza abbia l'onere di affrontare tali problemi percorrendo strade innovative, che attribuiscano il giusto rilievo ai dati macroeconomici rispetto agli aspetti esclusivamente finanziari. Il relatore SOLINAS ( L-SP-PSd'Az ) e il rappresentante del GOVERNO rinunciano alla replica. Il PRESIDENTE dispone quindi la disgiunzione dell'esame dei due disegni di legge in titolo. Il seguito dell'esame è dunque rinviato. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Il senatore MARINO ( PD ) rappresenta l'opportunità di convocare un Ufficio di Presidenza, anche al fine di dare seguito a quanto convenuto, da ultimo, in sede di esame del decreto di proroga termini, in relazione ai criteri e alle modalità di applicazione dell'articolo 81 della Costituzione in sede consultiva. Il senatore ERRANI ( Misto-LeU ), nell'associarsi alle considerazioni del senatore Marino, reputa necessario che alla questione sia dedicato un approfondimento adeguato, avuto anche riguardo alle dichiarazioni rese dal Presidente del Senato nella seduta dell'Assemblea del 20 settembre scorso. SCONVOCAZIONE E ANTICIPAZIONE DI SEDUTE Il presidente PESCO avverte che la seduta antimeridiana di domani, mercoledì 26 settembre, già convocata per le ore 9, non avrà luogo. Comunica inoltre che la seduta pomeridiana, già convocata per le ore 15, è anticipata alle ore 12. La Commissione prende atto. CONVOCAZIONE DI UNA RIUNIONE DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI Il PRESIDENTE comunica che al termine della seduta di domani è convocata una riunione dell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi. La seduta termina alle ore 16,30.