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Reati e pene - Reati contravvenzionali - Inapplicabilità degli aumenti di pena previsti in caso di recidiva - Lamentata disparità di trattamento tra recidivi a seconda che commettano un delitto ovvero una contravvenzione - Richiesta di una pronuncia additiva in 'malam partem' - Intervento precluso alla Corte costituzionale - Manifesta inammissibilità della questione.. E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 5 dicembre 2005, n. 251, censurato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui - sostituendo l'art. 99 del codice penale - ha limitato la recidiva ai soli delitti non colposi, escludendo così che gli aumenti di pena per essa previsti possano applicarsi a chi commetta una contravvenzione. Invero, il giudice a quo , chiedendo di estendere l'ambito applicativo dell'istituto della recidiva - che implica una serie di effetti negativi per il reo - a casi che attualmente non vi rientrano (i reati contravvenzionali) invoca una pronuncia additiva in malam partem in materia penale, mentre, per costante giurisprudenza, un simile intervento, ad eccezione per l'ipotesi - che non ricorre nella specie - delle cosiddette «norme penali di favore», è precluso alla Corte dal principio della riserva di legge, sancito dall'art. 25, secondo comma, Cost., in base al quale «nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso». - Sull'impossibilità per la Corte di incidere in peius sulla risposta punitiva, v., citate, ex plurimis , sentenze n. 161/2004, n. 49/2002 e n. 508/2000; ordinanze n. 187/2005, n. 580/2000 e n. 392/1998. - Sulla sindacabilità delle norma penali di favore, v., citata, sentenza n. 394/2006.