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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 168 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente TAVERNA, del presidente ALBERTI CASELLATI e del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,01). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo M5S ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Seguito della discussione del disegno di legge: Doc 1547 Conversione in legge del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, recante misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria e proroga del termine di cui all'articolo 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229 (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, recante misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria e proroga del termine di cui all'articolo 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1547. Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale, hanno avuto luogo la discussione generale, le repliche dei relatori e del rappresentante del Governo e ha avuto inizio l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti agli articoli del decreto-legge. L'ABBATE, relatrice . Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 6.1 e 6.2 (testo 2). Il parere è contrario sull'emendamento 6.3 ed è favorevole sul 6.5 e sul 6.7. Sugli emendamenti 6.8, 6.9, 6.10 e 6.12 esprimo parere contrario. Esprimo poi parere favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G6.100. MORASSUT, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare . Il parere del Governo è conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . In attesa che decorra il termine di venti minuti dall'inizio della seduta di cui all'articolo 119 del Regolamento, invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi anche sugli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti ai restanti articoli. L'ABBATE, relatrice . Esprimo parere favorevole sull'emendamento 7.10 (testo 2). Il parere è contrario sugli emendamenti 7.1, 7.2, 7.4, 7.6, 7.7, 7.3, 7.5, 7.9, 7.11 e 7.12 mentre è favorevole sull'emendamento 7.13. Sugli emendamenti 7.14, 7.700 il parere è contrario mentre è favorevole sul 7.15 (testo 2) e sul 7.16. è ancora contrario sugli emendamenti 7.17, 7.18 e 7.19. Per quanto concerne l'ordine del giorno G7.100 esprimo un parere contrario all'accoglimento mentre sull'ordine del giorno G7.101 il parere è favorevole a un accoglimento come raccomandazione. Il parere è contrario anche sui restanti emendamenti 7.0.1, 7.0.3 e 7.04. Il parere è poi favorevole all'ordine del giorno G8.100 con raccomandazione. È contrario sugli ordini del giorno G8.101 e G8.102. Il parere è contrario sugli emendamenti 8.0.1, 8.0.4, 8.0.6, 8.0.7, 8.0.8 e 8.0.9. Il parere è favorevole sull'emendamento 8.0.10. Resta invece contrario sugli emendamenti 8.0.11, 8.0.17, 8.0.18 e 8.0.20. MORASSUT, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare . Signor Presidente, esprimo parere conforme alla relatrice. PRESIDENTE . In attesa che decorra il termine di venti minuti dall'inizio della seduta di cui all'articolo 119 del Regolamento, sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 9,13, è ripresa alle ore 9,21) . Saluto a delegazioni di associazioni PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea le delegazioni dell'associazione «Salute donna» di Bergamo e dell'ASST Bolognini di Seriate, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1547 PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.1 (testo 2). MESSINA Assuntela (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, il Partito Democratico e l'intera Commissione intendono richiamare l'attenzione dell'Assemblea sull'emendamento 6.1 (testo 2), estremamente opportuno e di valore. Attraverso questo emendamento abbiamo infatti ritenuto di realizzare un coinvolgimento non soltanto dei singoli cittadini, ma anche di tutte le associazioni per la protezione ambientale, per assicurare il diritto, non secondario, alla trasparenza e alla fruibilità dei dati. Ci pare opportuno lavorare in questa direzione perché, nell'ottica del coinvolgimento, riteniamo che su queste tematiche i cittadini e le associazioni possano essere messi nella condizione di conoscere i dati a disposizione, affinché non solo la nostra azione politica, ma anche le risposte da dare siano il più possibile opportune e verificabili. Questo, nell'ottica dell'impianto e della ratio del decreto-legge che oggi ci apprestiamo - mi auguro - a convertire. Alla base c'è, infatti, l'idea di una condivisione e la volontà di mettere in campo azioni che trovino il sostegno di tutti. Penso che questo passaggio - e parlo anche a nome del Partito Democratico - sia fondamentale, perché i temi ambientali hanno bisogno di reciprocità, di condivisione, ma soprattutto di una presa di coscienza collettiva, che ci veda impegnati a realizzare azioni concrete, che tengano in considerazione non soltanto l'urgenza imposta dai tempi, ma anche una visione di prospettiva. Con questo obiettivo, ribadiamo ancora una volta come il provvedimento rappresenti un primo passo all'interno di una più ampia visione che, con determinazione, forza e soprattutto volontà, metteremo in campo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.3, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 6.4 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.5, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 6.6 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.7, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 6.8, identico agli emendamenti 6.9 e 6.10, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.8, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori, identico agli emendamenti 6.9, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori, e 6.10, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 6.11 è stato ritirato. Passiamo all'emendamento 6.12, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.12, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G6.100 non verrà posto ai voti. L'emendamento 6.0.1 è stato ritirato. Passiamo alle votazioni degli emendamenti riferiti all'articolo 7. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.10 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 7.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.1, presentato dal senatore Battistoni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 7.8 è stato ritirato. Passiamo all'emendamento 7.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 7.2, presentato dal senatore La Pietra e da altri senatori, fino alle parole «n. 228,». (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 7.4 a 7.5. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.9, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.11, presentato dal senatore Pazzaglini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.12, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.13, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.14, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.700, presentato dal senatore Mollame e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.15 (testo 2), presentato dal senatore Mantero e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.16, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.17, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.18, presentato dal senatore Durnwalder e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 7.19, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.19, presentato dalla senatrice Nocerino e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G7.100, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Per quanto riguarda l'ordine del giorno G7.101 il Governo è disponibile ad accoglierlo come raccomandazione. Chiedo ai presentatori se sono d'accordo. NASTRI (FdI) . Va bene. PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G7.101 è accolto come raccomandazione. Passiamo all'emendamento 7.0.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. GALLONE (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, questo è uno degli emendamenti per noi più importanti perché andrebbe ad istituire il sistema del vuoto a rendere. In un momento in cui vogliamo intervenire soprattutto sui comportamenti dei cittadini - non in maniera etica ma condivisa e virtuosa - e quindi prima di intervenire con un sistema orrendo come quello di tassare la plastica tout court che servirà solamente a creare disagio e difficoltà e ad imporre nuove tasse per le tasche dei cittadini senza che sia neanche una tassa di scopo, noi, in maniera razionale e seria come usiamo fare, proponiamo un'alternativa che consenta di mettere in atto le buone prassi di corretto conferimento e poi, di conseguenza, di corretto smaltimento e riciclo. Questa pratica, diffusa, peraltro, nei Paesi più avanzati del mondo, nel Nord Europa e negli Stati Uniti, conduce a una serie di azioni virtuose che fanno sì che i cittadini provvedano autonomamente a tenere puliti i siti e le strade. Ieri abbiamo approvato un emendamento che introduce il "mangia plastica", con il solito titolo. Se noi introduciamo le macchinette mangia plastica non vedo perché, a seguire, non inseriamo il sistema del vuoto a rendere che sarebbe veramente la soluzione più razionale per uscire da questo orrendo circolo vizioso secondo il quale, per correggere i comportamenti, si impongono soltanto le tasse. Questo è uno Stato etico! Invece, da parte nostra, vogliamo proporre qualcosa di serio e alternativo come il sistema del vuoto a rendere, per cui vi invito a pensarci seriamente e a votare a favore di questo emendamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.1, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 7.0.2 è stato ritirato. Passiamo all'emendamento 7.0.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.3, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 7.0.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.0.4, presentato dal senatore Aimi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alle votazioni degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 8. Senatrice Gallone, il Governo ha dichiarato di accogliere l'ordine del giorno G8.100 come raccomandazione. Accetta? GALLONE (FI-BP) . Sì, Presidente. PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G8.100 è accolto come raccomandazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G8.101, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G8.102, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 8.0.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8,0,1, presentato dalla senatrice Gallone e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 8.0.2 è improponibile. Passiamo all'emendamento 8.0.4, identico agli emendamenti 8.0.6, 8.0.7 e 8.0.8, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.4, presentato dal senatore Bergesio e da altri senatori, identico agli emendamenti 8.0.6, presentato dal senatore Battistoni e da altri senatori, 8.0.7, presentato dal senatore La Pietra e da altri senatori, e 8.0.8, presentato dal senatore De Bonis. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . L'emendamento 8.0.5 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.9, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.10, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 8.0.11, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.11, presentato dalla senatrice Rauti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 8.0.13 e 8.0.12 sono inammissibili. Gli emendamenti da 8.0.14 a 8.0.16 sono improponibili. Passiamo all'emendamento 8.0.17, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.17, presentato dal senatore Aimi. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 8.0.18, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.18, presentato dal senatore Aimi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 8.0.19 è improponibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.20, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, annuncio fin da subito che il Gruppo Per le Autonomie esprimerà un voto favorevole, anche se ha qualche perplessità, non tanto sulle misure del provvedimento, quanto sul modo con cui il Governo si sta approcciando al tema della riconversione ambientale. La disponibilità del ministro Gualtieri a superare le criticità della legge di bilancio è positiva, anche perché si rischiano di colpire proprio le imprese che stanno investendo sulla sostenibilità e il riciclo dei materiali. Circa un terzo delle aziende italiane si è già attivato per ridurre il proprio impatto ambientale; questo per dire che l'impresa è il principale alleato, visto che in tanti casi si è posto il problema del "prima" della politica. La transizione ecologica deve essere socialmente sostenibile, ossia non deve intaccare i livelli occupazionali, né aumentare la pressione fiscale a carico delle imprese e dei cittadini. La Germania sta investendo 100 miliardi in dieci anni, sulla base di accordi e strategie pensati assieme al mondo industriale e dove la riconversione ecologica vede impegnati tutti i Ministeri e non solo quello dell'ambiente. In questo provvedimento i benefici invece ricadono principalmente sui consumatori e non sulle imprese o sui centri di ricerca, che invece devono essere protagonisti del cambiamento. I nostri emendamenti, a prima firma del senatore Durnwalder, puntavano a costruire un maggiore equilibrio, nonché un forte protagonismo dei soggetti che presidiano il territorio e possono contribuire per la sicurezza e la manutenzione del suolo. Ne cito alcuni: quello per prorogare il bonus verde e per consolidare il piano per le energie da fonti rinnovabili attraverso la detrazione fiscale per gli impianti fotovoltaici; quello per le imprese alberghiere che aderiscono ai programmi di sostituzione dei contenitori di plastica monouso; nonché quello per agevolare fiscalmente l'acquisto di pneumatici ricostruiti, evitando così l'immissione di rifiuti di diverse tonnellate di pneumatici fuori uso. Sono tutte proposte di buon senso, che speriamo possano essere recuperate più avanti. Salutiamo invece positivamente la clausola di salvaguardia, così come il rafforzamento delle misure per contrastare il dissesto idrogeologico. Positivo è anche il fatto che molte misure del provvedimento sono legate a una valutazione nel medio termine per misurare l'efficacia. Tuttavia, il punto principale è che non si vede ancora una strategia complessiva multilivello pensata nel corso degli anni. In sua assenza, il rischio è che anche misure dettate dal buon senso non avranno l'effetto sperato. Con la leva fiscale, si deve intervenire solo alla fine; deve essere l'approdo di un percorso nel quale prima si sono accompagnate le imprese nella riconversione e si sono offerte ai cittadini soluzioni alternative a quelle non sostenibili dal punto di vista ambientale. È con questo invito che ribadisco il voto favorevole del nostro Gruppo al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e del senatore Crucioli) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, abbiamo cercato, nel passaggio della conversione in legge del decreto in esame, di dare ovviamente il nostro contributo e mi permetto qui di ringraziare anche la Commissione, la Presidente e la relatrice per il lavoro svolto, che ci ha permesso di migliorare notevolmente il testo, perché gli emendamenti che sono stati approvati hanno certamente dato un contributo di miglioramento dell'impostazione del decreto stesso. Il valore del decreto-legge, su cui fin da subito anche noi annunciamo il nostro voto favorevole, è innanzitutto - lo ribadisco - di aver posto come prima questione fondamentale quello che noi riteniamo il passaggio cruciale, e cioè l'approvazione di un piano strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici. Nel provvedimento, a questo piano strategico si unisce, oltre a una serie di misure su cui interverrò, la questione del miglioramento della qualità dell'aria e, soprattutto, la sistemazione di una serie di procedure di infrazione e, quindi, misure che fanno sì che questo capitolo in qualche modo si porti a compimento. Ed è questa certamente una cosa da non sottovalutare. Fra le altre norme, segnalo il programma sperimentale per la mobilità sostenibile e sottolineo in modo particolare l'articolo 4, che è stato fortemente migliorato attraverso l'approvazione di una serie di emendamenti, come - ad esempio - quello sull'intervento nelle aree interne, che sono quelle più delicate del nostro Paese; quindi il programma sperimentale riguarda le città e anche le aree interne del nostro territorio. C'è poi il tema dei commissari unici per quanto riguarda una questione secondo noi mai affrontata fino in fondo, ovvero la realizzazione degli interventi sulle discariche abusive, sulle acque reflue, su una serie di situazioni per le quali il nostro Paese è stato oggetto anche di procedure di infrazione non indifferenti. Il decreto-legge è certamente un primo passo, ma assolutamente non sufficiente - e il Ministro ne è assolutamente cosciente. Torno però a ripetere che il suo valore è affermare un principio che possiamo definire di approccio sistemico, che, attraverso l'approvazione di un emendamento, introduce il tavolo permanente interministeriale per gli interventi sull'emergenza climatica, coordinato dal Ministero dell'ambiente. A mio parere, dovrebbe esserci una cabina di regia anche presso la Presidenza del Consiglio nell'ottica di coordinare tutte le politiche pubbliche, riorientandole sulla strategia del contrasto ai cambiamenti climatici. Questa è la vera questione che può essere affrontata - lo sappiamo perfettamente - attraverso l'utilizzo di una serie di strumenti. E la legge di bilancio, che abbiamo iniziato ad affrontare, assume, allora, un'altra missione, in stretto coordinamento con questo decreto clima, che è il green new deal , che è la missione - ricordiamolo - di questa maggioranza, ossia di cominciare ad agire con serietà, con tutti gli strumenti a disposizione, assumendosi tutte le responsabilità, che delle volte non sono banali, perché la transizione non è un pranzo di gala, ma è una cosa complicata e complessa. Ma questa è la missione della maggioranza: dare finalmente un segno forte, una svolta per accelerare la transizione. Non credo che possiamo più aspettare. Qui ogni volta che si fa una proposta, ci sono polemiche. Ribadisco: la transizione deve coinvolgere tutte le categorie. E dico qui con chiarezza che la vicenda dei sussidi ambientalmente dannosi si deve affrontare con un tavolo e - sono perfettamente d'accordo - con una concertazione. Ma non possiamo continuare a rimandare la questione di togliere i sussidi ai fossili e a tutte le attività ambientalmente dannose. La transizione si deve affrontare con un approccio di coinvolgimento, perché - lo sappiamo perfettamente - la transizione sia energetica che ecologica deve vedere il coinvolgimento di tutti gli attori sociali ed economici, perché può essere un'opportunità per tutti, per dare uno slancio all'economia e riorientarla genericamente verso la sostenibilità, nonché per riconvertire pesantemente la produzione e i consumi in senso ecologico. Si tratta di un'opportunità per il nostro Paese, dove vi sono energie, ricerche e know-how che possono permettere, anche nel campo dell'economia circolare e delle innovazioni tecnologiche green , davvero un buono sviluppo. Questa è la cosa assolutamente fondamentale. Tra alcuni minuti affronteremo anche la vicenda di Venezia: adesso discutiamo di Venezia, ma magari tra una settimana ce ne dimentichiamo. Non illudiamoci che gli eventi climatici estremi si fermeranno: non si fermano, il cambiamento è fortemente accelerato e i dati vanno tutti in questo senso. Sento ogni tanto qualcuno che si illude pensando che la tecnologia risolverà tutto. La tecnologia non risolverà tutto: la tecnologia e la ricerca ci aiutano, ma noi dobbiamo compiere le scelte per riorientare la nostra economia, perché l'attuale modello distruttivo non è più sostenibile né per il nostro Paese né per il Pianeta. Gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici, e quindi delle nostre non scelte, verranno pagati in primis e coloro che hanno meno possibilità e sono più in difficoltà; si abbatteranno più pesantemente sugli strati più poveri della popolazione. Ce lo dobbiamo ricordare sempre. Affrontare questo tema, predisporre piani di mitigazione, ridurre le emissioni, riconvertire e accelerare la transizione ecologica ed energetica è anche una grande operazione di giustizia sociale, perché - ripeto - gli effetti dei cambiamenti climatici verranno pagati maggiormente dalle persone in difficoltà. C'è un altro elemento che il provvedimento non affronta compiutamente, anche se è in stretta in connessione con gli interventi che noi cominciamo a mettere in campo. Sono le aree metropolitane e le grandi città a essere maggiormente a rischio, per un problema che riguarda le cosiddette isole di calore a causa della concentrazione della popolazione: una tendenza mondiale che riscontriamo anche nel nostro Paese, dove le difficoltà sono più forti i problemi di qualità dell'aria non indifferenti. Dobbiamo quindi, concentrare su questo tutti gli investimenti riguardanti la mobilità sostenibile. E nel provvedimento sono contenuti alcuni accenni in proposito, ma bisogna fare molto, molto di più, affinché questo diventi un fattore competitivo e di innovazione forte per le nostre città. Le città che hanno su questo sono, anche in Europa, le più competitive dal punto di vista economico e sociale. Il decreto-legge in esame fa un primo passo fondamentale, affermato solennemente nell'articolo 1: il nostro Paese sta affrontando dal punto di vista strategico la lotta ai cambiamenti climatici. E questa è la missione dell'attuale maggioranza, che può davvero segnare una svolta molto importante per il Paese, dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Per questi motivi, voteremo convintamente a favore del provvedimento. (Applausi dai Gruppi Misto e M5S) . COMINCINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli esponenti del Governo, onorevoli colleghi, il provvedimento di cui stiamo discutendo e che ci apprestiamo a votare si colloca nel solco di un percorso che - sono convinto - caratterizzerà l'azione del nostro Governo per i prossimi anni. Il green new deal - la nuova vocazione verde che il Governo e la maggioranza che lo sostiene vogliono dare all'Italia - rappresenta un obiettivo strategico significativo entro il quale si inserisce anche il provvedimento in esame che - come ha detto ieri il ministro Costa - compone - nel combinato tra green new deal nazionale e green new deal europeo voluto dalla nuova presidente della Commissione europea von der Leyen - una visione più ampia per affrontare i cambiamenti climatici. Ancora, in questi giorni sono migliaia i cittadini alle prese con esondazioni di fiumi e mareggiate che hanno provocato milioni e milioni di danni e centinaia sono gli uomini della Protezione civile, del personale sanitario e delle Forze dell'ordine - a cui va il mio e il nostro più sentito ringraziamento - impegnati a sostenere le popolazioni colpite e risolvere i danni provocati dal maltempo. L'immagine drammatica della mareggiata e dell'acqua alta a Venezia, con piazza San Marco completamente sommersa, di cui discuteremo fra poco con le mozioni presentate, nonché le immagini di Matera e delle tante altre zone colpite (da Nord a Sud, in Emilia come in Campania, in Liguria e in Basilicata) ci mettono di fronte alla più cruda delle verità. Il fenomeno del cambiamento climatico produce effetti sempre più concreti e mai come adesso lo affrontiamo avendone contezza, toccandolo con mano e constatando le reali conseguenze che potrebbe provocare. Mi pare evidente che, di fronte a tale scenario, le istituzioni di questo Paese non possono che considerare il tema ambientale come prioritario per il futuro dei propri cittadini. Quando qualche mese fa abbiamo deciso di votare la fiducia al Governo Conte- bis lo abbiamo fatto, anche e soprattutto, perché eravamo convinti che una diversa maggioranza parlamentare avrebbe potuto imprimere una svolta soprattutto su questo tema che ci sta particolarmente a cuore, con un impegno serio, concreto e fattivo. Come accennavo poc'anzi, con il green new deal questo Governo, sin dalla sua nascita, ha considerato l'ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici un aspetto prioritario. Il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire segna una netta svolta e una profonda discontinuità con il passato, soprattutto se letto in combinato disposto con le importanti disposizioni inserite nel disegno di legge di bilancio che discuteremo tra qualche giorno in quest'Aula e che, anche sul versante ambientale e del green new deal, sarà migliorato dalla proposte dei parlamentari (sicuramente da quelle dei senatori del Gruppo Italia Viva-PSI). Con il cosiddetto disegno di legge clima diamo anzitutto - e non solo - risposte concrete per evitare che il nostro Paese incorra in una procedura di infrazione da parte dell'Unione europea, che costerebbe cara ai cittadini italiani. Cominciamo anche a dare un indirizzo concreto per migliorare la qualità dell'area nelle nostre città. Nel provvedimento in esame siamo intervenuti concentrandoci prioritariamente sulle grandi aree metropolitane (dove abitano 22 milioni di italiani, pari al 36 per cento della popolazione del nostro Paese), che risultano oggettivamente più critiche, oltre che popolose. Gli incentivi alla mobilità sostenibile permetteranno di assegnare un contributo di 500 o 1.500 euro a tutti quei cittadini che il decideranno di rottamare rispettivamente un motociclo o un'auto fino alla classe di omologazione Euro 3 o potrà essere usato per acquistare abbonamenti di trasporto pubblico locale, biciclette a pedalata assistita oppure per l'utilizzo del servizio di car o bike sharing. Viene anche prevista, per i Comuni con importanti livelli di inquinamento, l'autorizzazione di spesa di 10 milioni di euro per realizzare o implementare il trasporto per i bambini alla scuola dell'infanzia statale o comunale con mezzi di trasporto nuovi. Stiamo parlando di cifre importanti che segnano un netto cambio di passo: milioni di euro per la sostituzione dei mezzi che inquinano di più, per il trasporto scolastico sostenibile e per il trasporto pubblico locale nelle aree metropolitane. Lo abbiamo visto e capito tutti: quella ambientale è una battaglia che sta a cuore soprattutto alle giovani generazioni, scese in piazza in tutto il mondo per chiedere a gran voce a tutti noi, a chi è responsabile delle scelte politiche e che è chiamato appunto a dar loro risposte, un impegno serio, concreto e fattivo. Più di 2.000 eventi in più di 125 Paesi coinvolti e più di 1,5 milioni di persone scese in piazza: sono questi i numeri, per certi aspetti impressionanti, della battaglia che ha portato avanti in modo simbolico la giovane sedicenne attivista Greta Thunberg, che abbiamo avuto anche il piacere di ascoltare qui in Senato, ospite del presidente Alberti Casellati. In quelle manifestazioni (e anche in quel discorso) che hanno colorato le strade e le piazze di tutto il mondo sono scesi in piazza principalmente gli studenti, i più giovani, e lo hanno fatto chiedendo che venisse chiusa la fase delle promesse e si aprisse quella dei fatti. È la richiesta di una generazione che ha la consapevolezza di dover vivere su questo Pianeta più a lungo di quanto non saremo chiamati a fare noi e che merita di farlo senza la preoccupazione di doversi difendere dai pericoli correlati al fenomeno dei cambiamenti climatici, i quali - come stiamo vivendo anche nella ultime ore - si manifestano in maniera sempre più violenta e minacciosa e sono dovuti anche alle scelte della nostra e delle precedenti generazioni, che hanno in qualche misura ingiustamente ipotecato il futuro delle nuove generazioni. Per queste ragioni abbiamo l'obbligo di tradurre in buone leggi quelle sollecitazioni che stanno scuotendo le istituzioni non solo italiane, ma del mondo intero. Ed è innegabile che la salvaguardia dello stato di salute del nostro Paese passi anche da una profonda educazione al rispetto dell'ambiente, anche e soprattutto per i ragazzi più giovani. Per questo, grazie anche alla sensibilità del Governo e dei colleghi di maggioranza, sento di poter esprimere la soddisfazione di essere riusciti a inserire nel provvedimento una disposizione che sta cuore al Gruppo Italia Viva-PSI e che ha incontrato anche il favore dei colleghi di minoranza. Con l'approvazione del decreto-legge in esame prevediamo la possibilità di attuare nelle scuole un piano di sensibilizzazione e formazione per gli studenti: il programma denominato «#Io Sono Ambiente» viene finanziato con una dotazione di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022 e ha l'obiettivo di avviare campagne di informazione, formazione e sensibilizzazione sulle questioni ambientali nelle scuole di ogni ordine e grado. Educare cittadini consapevoli è un primo passo fondamentale nella costruzione di una società che sente sulle proprie spalle il peso e la responsabilità di preservare e difendere il luogo in cui viviamo. Proprio per questo abbiamo previsto la possibilità che nelle scuole ci siano puntuali campagne di informazione e sensibilizzazione su questioni ambientali, con particolare riguardo agli strumenti e alle azioni di contrasto, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Le risorse stanziate potranno finanziare progetti, iniziative, programmi e campagne, comprese le attività di volontariato degli studenti, che hanno come obiettivo la diffusione dei valori della tutela dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile oppure, ancora, la promozione di percorsi di conoscenza e tutela ambientale. Signor Presidente, tutto questo non è certamente abbastanza. Ne abbiamo tutti la consapevolezza, come abbiamo già ascoltato dagli interventi di chi mi ha preceduto. Ma abbiamo altrettanta consapevolezza del fatto che questo è un primo importante passo e - come ha affermato ieri il ministro Costa - tutto ciò che non è stato inserito nel decreto-legge clima, che è stato proposto ed è meritevole di attenzione, non sarà perso, ma verrà ripreso nella legge di bilancio e nel disegno di legge collegato ambientale che sarà discusso a gennaio. È un'affermazione importante e che sono certo troverà conseguente attuazione. Io credo che molti di noi avranno modo nei provvedimenti futuri di poter apportare proposte aggiuntive importanti per dare davvero corso al green new deal che il nostro Paese vuole. Il Gruppo Italia Viva-PSI nella legge di bilancio porterà proposte che vanno proprio in questa direzione. Il mio partito Italia Viva, attraverso il piano shock, porterà e sta già portando proposte aggiuntive. Pensando al tema delle ferrovie, del dissesto idrogeologico, delle misure antisismiche soprattutto nelle scuole, se il Governo vorrà accogliere il piano e le proposte che avanziamo, ci saranno le condizioni per poter liberare le risorse già a disposizione per fare interventi che vanno proprio nella direzione di migliorare il quadro ambientale del nostro Paese. Noi, Presidente, Governo, ci siamo ed è per tutte queste ragioni che voteremo con favore la conversione del decreto-legge clima. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e della senatrice Moronese) . MAFFONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, il neocommissario europeo Ursula von der Leyen, che gode di tanta stima da questa maggioranza di Governo, ha dichiarato che uno dei suoi obiettivi primari è poter vantare un'Europa capace di essere «il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050»; un progetto difficile e complicato, ma estremamente affascinante e soprattutto importante tanto per noi, ma ancor di più per le future generazioni. Eppure, parlare di clima e di ambiente oggi è diventato quasi impossibile perché anche su un tema di questo tipo, che dovrebbe tenerci tutti uniti e compatti, le divisioni politiche hanno esasperato il confronto, forse volutamente, privando il dibattito di ogni logica e ragione, lasciandolo farcito solamente di slogan e posizioni urlate. Cosa possono essere, se non ridicoli slogan , quelli che nei giorni scorsi autorevoli membri del Governo, come il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare o il Ministro degli esteri e della cooperazione internazionale, hanno esternato su questo pacchetto clima? Il 10 ottobre, a margine di un Consiglio dei ministri, il Governo ha detto trionfalmente che questo provvedimento stanzia 450 milioni per l'ambiente. La verità, però, colleghi senatori, è che qui non c'è nulla di trionfale. Innanzitutto facciamo chiarezza. Il Governo qui non stanzia nulla. La verità è che il Governo viene richiamato da Bruxelles perché ad oggi non è ancora in grado di offrire alla propria popolazione una politica ambientale seria di cui tutti gli altri Paesi si sono dotati. Le priorità del Governo non sono quelle di rilanciare il Paese con virtuose politiche verdi, ma sono quelle di fermare il Paese con folli politiche, come quelle del reddito di cittadinanza, che altro non sono che una falsa illusione di rilancio sociale; un'illusione che costa decine di miliardi all'anno allo Stato, mentre il Governo si vanta di aver stanziato qualche milione di euro per l'ambiente. Dobbiamo invece comprendere - colleghi senatori - che la politica ambientale è un obiettivo estremamente ambizioso, capace anche di essere un volano per il nostro sistema economico produttivo, che comporterà inevitabilmente una serie di costi, ma anche di sfide che dovranno essere accompagnate da nuovi obiettivi di tipo educativo e sociale. Basti pensare alla necessità che il Paese ha di investire su fonti energetiche pulite, come quella solare, su cui molto si è fatto, ma ancora molto si deve fare. Il decreto-legge n. 111 nasce - è giusto ricordarlo - come ho già detto precedentemente, come urgente necessità di adozione di una politica strategica nazionale che permetta di fronteggiare un'emergenza climatica certificata dalla comunità scientifica. Era - giusto usare il verbo al passato - l'opportunità per tutti noi di fare qualcosa per il nostro Paese. Il punto - colleghi senatori - è purtroppo che il pacchetto, battezzato dal Governo come il nuovo green new deal , è in realtà frutto di una carenza normativa, dell'assenza di una qualsiasi linea programmatica di politica ambientale. All'articolo 2, ad esempio - per intenderci, quello che vuole incentivare la mobilità sostenibile - si stanziano fondi per la rottamazione di automobili e motocicli senza prevedere una possibilità di ottenere l'aiuto finanziario per l'acquisto di nuove auto o mezzi a metano, GPL o ibridi. Allo stesso modo, nel comma successivo si stanziano ulteriori fondi per l'acquisto di mezzi pubblici locali senza che questi debbano prevedere un'alimentazione più sostenibile rispetto a quella dei mezzi dismessi. Incomprensibile, poi, è il perché all'articolo 4, che ha il nobile intento di incentivare le azioni per la riforestazione, si decida di vincolare tutto alle aree metropolitane tralasciando tutte le zone d'Italia - e sono la grandissima maggioranza - che, pur non essendo caratterizzate da una presenza demografica importante, necessitano di una politica ambientale ad hoc . Era questa l'occasione per rispondere alle emergenze climatiche che sempre più spesso devastano le nostre città. Proprio in questi giorni, con le piene dei fiumi, specie nel Nord Italia, la nostra preoccupazione va giustamente a importanti città come Firenze o Bologna, dimenticandoci, però, che i punti in cui l'acqua riesce a straripare è nelle zone di campagna o pedecollinari, dove da anni non riusciamo ad adottare politiche condivise per la gestione e il mantenimento degli argini. Abbiamo purtroppo assistito a una quasi totale chiusura da parte del Governo ad accogliere una serie di emendamenti nonostante, nei giorni precedenti, in Commissione ambiente, abbiamo avuto la possibilità di udire numerosi e validi stakeholder ; audizioni che, in modo concreto ed esaustivo, hanno cercato di portare miglioramenti a ogni singolo provvedimento. È una preclusione che ha portato la maggioranza a bocciare anche una nostra proposta in cui si auspicava, negli istituti scolastici e nelle università, la realizzazione di attività tese a rendere gli alunni consapevoli dell'importanza dell'educazione ambientale. La verità, anche in questo caso, è che il Governo si maschera dietro alle proteste ambientali studentesche, facendo credere che le giustificazioni del ministro Fioramonti per le assenze degli studenti in piazza possano colmare il vuoto propositivo di questo Esecutivo, che non ha una minima idea di cosa sia l'educazione ambientale. Vede Presidente, mentre oggi votiamo un decreto-legge per l'ambiente, che dovrebbe essere l'orgoglio di un Parlamento, nelle stanze qui vicine si prendono in giro gli italiani mettendo le tasse sulla plastica, spacciandola per una scelta ecosostenibile quando il provvedimento serve solo per far quadrare - forse - i conti di un bilancio che fa acqua da tutte le parti. Perché al posto di tassare le plastiche non si aiutano le aziende vessate dalle tasse e dalla burocrazia con lungimiranti politiche per il biodegradabile? Perché, anziché mettere in ginocchio ancora gli imprenditori italiani, non li si tutela da quei Paesi dell'Estremo Oriente che producono slealmente, incuranti degli impatti ambientali per l'intero globo? Per quale motivo, signor Presidente, non possiamo valutare l'inserimento di quei dazi di civiltà che da tempo sosteniamo e che abbiamo inserito in un apposito ordine del giorno? Con rammarico, Presidente, colleghi senatori, saremo costretti a votare contro questo decreto-legge, non di certo perché non siamo particolarmente sensibili alla tematica ambientale, tutt'altro. Fratelli d'Italia voterà contro proprio perché, vista la nostra sensibilità a una materia di questo tipo, non ci sentiamo di condividere l'attuazione di un procedimento legislativo che non è la conclusione di una lungimirante politica sul clima, ma è solo il frutto di una decisione approssimativa, priva di una reale visione ambientale che manca a questo Governo, nato senza alcun valido e solido progetto. (Applausi dal Gruppo FdI) . MESSINA Assuntela (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, forse mai come in questi ultimi giorni abbiamo avuto dimostrazione dell'impeto, della violenza dei fenomeni metereologici estremi; mai come in queste settimane abbiamo potuto toccare con mano il dramma e la devastazione che questi eventi lasciano dietro di sé. Ciò che ormai accade ciclicamente in diverse zone del territorio nazionale -pensiamo a Venezia, a Matera, al Salento e non solo - è l'esempio di un processo in atto, la prova inconfutabile di un cambiamento dalle dimensioni epocali. E si tratta non di opinioni, né di libere interpretazioni, ma di una acclarata evidenza empirica, unanimemente condivisa dalla comunità scientifica. Il punto di partenza di un ragionamento maturo rispetto all'emergenza ambientale per portata e complessità non può che essere la centralità del tema del cambiamento climatico. Conoscere e avere coscienza sono i fondamenti responsabili e indispensabili per organizzare e avviare una risposta globale e tempestiva. Questo processo di azione e consapevolezza, ritenuto indispensabile per realizzare un cambiamento utile, attraverso il decreto clima, trampolino di lancio per ulteriori passi, interpreta pienamente la politica che sceglie di agire e non solo di rimediare. La politica deve sempre incarnare uno sforzo e l'attività legislativa che mettiamo in atto deve caricarsi della responsabilità di partire da una visione chiara e netta di un cambiamento da realizzarsi in itinere e di realizzarla, poi, declinandola nelle singole scelte, che si esaltano nel rigore normativo, che le specifica e le armonizza in una proposta salda e vera da offrire al Paese. Nel frattempo, però, insistendo anche sul piano di una consapevolezza diffusa da compiersi, le nostre città e il nostro paesaggio vengono duramente colpiti. Il cambiamento climatico non è una previsione pessimistica. È una realtà che non smette di manifestarsi ai nostri occhi e di manifestarci, tradendo e traducendo, i nostri reali intenti. Sono profondamente compromesse le fondamenta della civilizzazione umana su questo Pianeta, la presenza di forme di vita per come le conosciamo, l'esistenza di un futuro per le prossime generazioni che non possiamo sacrificare sull'altare del nostro egoismo. Solo un grande sforzo collettivo può contribuire a contenere i danni, ad arginare gli effetti del cambiamento climatico. Questo provvedimento si inserisce nel solco di un'intenzione chiara: fare del nostro Paese un esempio da seguire nella strategia comunitaria di contrasto al riscaldamento globale. La reazione di fronte a questa inquietante realtà è cogliere l'occasione - e questo decreto è un'occasione importante - per ripensare radicalmente alla nostra presenza su questo Pianeta. Attenzione, però: nessuno qui vuole affermare che sia cosa da poco e che la volontà politica basti a fermare il peggio. Dobbiamo essere consapevoli e diffondere la consapevolezza che un grande sforzo collettivo e condiviso sia indispensabile e che questa inversione non può prescindere da un'azione corale, coerente e illuminata, volta a preservare il valore inestimabile del bene comune. In tal senso, questo provvedimento rivela tutta la sua importanza strategica, fondata sull'ambizione di rendere la tutela del bene comune e il rispetto dell'ambiente un valore permanente e non solo una esigenza contingente. La prospettiva di un mondo grigio, la paura di lasciare ai posteri solo le ceneri di un fuoco che ha bruciato troppo ardentemente può diventare il concime di una nuova idea di umanità; una umanità basata sul rispetto per sé, per gli altri, per l'ecosistema, su una nascente coscienza comune di salvaguardia e conservazione di ciò che abbiamo ereditato e che dovremmo essere capaci di lasciare a chi verrà dopo di noi. Anche il Creato merita e necessita di un dopo di noi. Le questioni ambientali oggi sono necessariamente questioni etiche. Per questo è essenziale interpretare la nostra azione politica anche attraverso il decreto-legge in esame come il riflesso di un nuovo umanesimo ecologico, secondo un rinnovato principio di democrazia della Terra, ripristinando con coraggio condizioni ragionevoli di giustizia, di benessere, di equilibrio tra umanità e ambiente. Il provvedimento è, dunque, un segnale importante, che risponde a una situazione reale, un passo in avanti verso una direzione precisa, definita attraverso una precisa e puntuale «architettura» prima culturale e poi politica, che realizza una serie di misure positive, concrete, destinate a coinvolgere amministrazioni a più livelli, misure che puntano a realizzare le finalità indicate dall'attuale programma di Governo nel più ampio paradigma del green new deal . Per la prima volta si istituisce nel nostro Paese una politica strategica nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e al miglioramento della qualità dell'aria. Si tratta di un approccio che dà alle istituzioni e alla società civile importanti e ambiziosi obiettivi da raggiungere, non più in un'ottica emergenziale, ma all'interno di un quadro programmatico: una prospettiva come reazione coesa, fondata su una razionalità di sistema, non appiattita su interessi di parte, che consideri la dimensione sociale, economica e culturale del nostro tempo. In questa direzione vanno le altre misure previste dal decreto in esame: interventi mirati a ridurre le emissioni inquinanti e promuovere pratiche rispettose dell'ambiente. Rilevante è la trasformazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) in Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS). È un risultato importante che riconosce la centralità della sostenibilità ambientale e sociale nella definizione delle scelte economiche e infrastrutturali. Si prevedono nuovi e consistenti incentivi per migliorare la mobilità e renderla più sostenibile, agevolando la rottamazione di veicoli inquinanti a beneficio di mezzi meno impattanti, cambiando così concretamente il volto delle città e influenzando nuovi stili di vita attraverso un programma sperimentale per la mobilità da oltre 250 milioni di euro, di cui potranno beneficiare tutti i cittadini residenti nei Comuni colpiti dalle procedure di infrazione comunitarie. Di simile portata sono le previsioni in merito alla promozione del trasporto scolastico sostenibile, che stanziano fondi per l'acquisto di scuolabus a bassissime emissioni, e la creazione di un programma sperimentale per la riforestazione e la creazione di foreste urbane nelle città e nelle aree metropolitane. Altre significative misure intervengono nel campo dell'adeguamento alla normativa sulle discariche abusive (strumenti concreti che servono ai Comuni) e per favorire la vendita di prodotti sfusi e alla spina e scoraggiare, di conseguenza, l'utilizzo di contenitori monouso. Vengono introdotti importanti obblighi per le pubbliche amministrazioni in materia di pubblicazioni dei dati ambientali, realizzando un diritto non secondario, in capo ai cittadini, di essere adeguatamente informati attraverso una «verificabile» trasparenza rispetto alla salubrità dell'aria e dell'acqua del territorio. Onorevoli colleghi, attraverso questo decreto ci proponiamo di considerare l'ambiente come un valore capace di mobilitare passioni e intelligenze, individuali e collettive, verso la costituzione di un nuovo paradigma che vede nella sostenibilità il fulcro del suo sviluppo. Creiamo un orizzonte capace di accorciare le distanze, ridurre le diseguaglianze e riattivare una sana circolarità tra economia ed ecologia, termini che dalla stessa radice ( oikos - casa comune) proiettano la società in un futuro che non vede più ambiente e progresso come termini contrapposti di un rapporto conflittuale, ma come elementi costitutivi di un clima di giustizia. «L'indifferenza dei singoli ha pensiero solo di se stessa». «Non vuoi vedere nei danni collettivi anche i tuoi?». All'altezza dei nostri giorni torna il monito di stringente attualità espresso da Parini nella sua Ode su «La salubrità dell'aria». Quei versi ci portano ancora un messaggio chiaro, netto: la tematica dell'aria diventa una questione di responsabilità civile e sociale che coinvolge tutti. Il miglioramento della qualità della vita collettiva parte dall'impegno concreto di ciascuno di noi nella vita di tutti i giorni e dalle necessarie scelte politiche che indichino una direzione concreta di novità e discontinuità rispetto al passato. Si tratta di un primo cambio di passo rispetto al passato. Agire con concretezza non vuol dire soltanto godere del ritorno della soddisfazione del proprio impegno, ma significa anche sentirsi parte di qualcosa, innescare un senso di comunità volitiva e consapevole della propria forza. È per queste ragioni che il Partito Democratico voterà convintamente a favore del provvedimento in esame. Questo decreto è infatti la cifra connotativa di un orizzonte più ampio, di un sentire che appartiene a tutti, di una cultura nuova da difendere e sostenere, in nome di tutta un'altra storia. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Coltorti) . ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il green new deal , se ben attuato, potrebbe contribuire a spingere gli investimenti in settori chiave del nostro Paese, come quelli dell'economia circolare, dell'efficienza energetica e delle rinnovabili, in cui le piccole e medie imprese e l'impresa diffusa sul territorio sono da tempo presenti come soggetti attivi e qualificati. Ma il vostro green new deal per la lotta ai cambiamenti climatici è solo una bandiera da sventolare per nascondere agli italiani le profonde incapacità di questa maggioranza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Altro che cardine del programma del Governo giallorosso! Con questo provvedimento non si intravede una strategia. Rispetto agli obiettivi, rispetto ai roboanti annunci, il decreto-legge contiene poche e limitate misure incisive, misure spot : misure come il buono mobilità, per sostituire la mobilità privata con quella pubblica, che però non funzionerà, sia perché non avete individuato un soggetto, un ente territoriale, che dovrà gestire decine, forse centinaia di migliaia di domande presentate da 3.200 Comuni, sia perché prima bisogna affrontare le note criticità legate alla quantità e qualità dei servizi del trasporto pubblico. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ; misure come il trasporto scolastico sostenibile, da fare con pulmini elettrici, pressoché inesistenti, o ibridi. Incredibile la bocciatura della nostra proposta di estendere la misura al servizio di trasporto dei disabili. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Appare vergognoso, inoltre, che ieri in Assemblea abbiate bocciato, dopo averlo approvato in Commissione, un nostro emendamento che prevedeva l'acquisto di mezzi Euro 6 a gasolio di ultima generazione a basse emissioni, in linea con quelle dei veicoli elettrici e ibridi, però - attenzione - associati a prezzi d'acquisto più bassi, che, a risorse date, avrebbero garantito una più ampia platea di beneficiari della sperimentazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sapete cosa succederà? I Comuni soprattutto nelle aree montane decideranno di mantenere il vecchio pulmino inquinante piuttosto che rottamarlo. Avete introdotto misure per la riforestazione, ma senza consentire ai consorzi di bonifica di fare i lavori. Peccato, inoltre, che i destinatari di queste risorse siano solo le Città metropolitane. Sul punto comunque gli altri 8.000 Comuni ignorati possono stare tranquilli. Sì, cari colleghi del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle, perché a una sicura quantità maggiore di piantumazioni provvederà per loro Italia Viva, il nuovo partito di Renzi, che ha promesso che per ogni nuovo tesserato pianterà un albero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Un'altra misura discutibile è la vendita dei prodotti sfusi nei negozi e nei centri commerciali. Il motivo? Limitare ancora l'uso della plastica. E qui torna il vostro tarlo, la vostra demagogia. Sì, perché con un rischio di contaminazione consentite ai clienti di portare propri contenitori che però - attenzione - l'esercente a discrezione può rifiutare, ma non abbiamo capito in base a quali criteri. Inoltre, su come pesare i prodotti tenendo conto della tara del contenitore, ci sarà da ridere. È incomprensibile che abbiate escluso dalla norma la vendita dei prodotti agricoli, voltando le spalle agli agricoltori, mentre avete lasciato i prodotti alimentari, senza dire nulla sulla loro conservazione, sapendo benissimo che possono deteriorarsi facilmente senza un adeguato imballaggio. Grave, poi, che il provvedimento sia stato varato senza un confronto con il sistema delle imprese, che peraltro, per esperienze dirette, avevano suggerimenti da darvi. Ricordo che la sostenibilità per la transizione energetica non può basarsi solo sugli aspetti ambientali, ma deve valutare con attenzione le esternalità sociali, occupazionali ed economiche che certe misure possono generare. Il Programma nazionale strategico per il contrasto ai cambiamenti climatici previsto da questo decreto dovrà coordinarsi con il Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). Ragioniamo con i numeri del PNIEC. Il primo riguarda l'abbattimento del 40 per cento di CO 2 al 2030 rispetto al 1990 per contrastare l'aumento di temperatura del pianeta e qui giova rammentare, colleghi, che l'emissione di CO 2 dei Paesi dell'Unione europea è solo il 10 per cento rispetto a quella globale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ciò dovrebbe indurci alla prudenza e a non immolarci, stressando soprattutto le nostre imprese, in ossequio a Greta e al «gretinismo», visto che molti Paesi terzi non si sono dati obiettivi vincolanti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Penso alla Cina e all'India, ad esempio, nelle cui piazze non mi risulta che Greta sia scesa. Un altro obiettivo del PNIEC è l'aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili rispetto al consumo finale lordo. Al 2030 l'obiettivo di energia elettrica da Fonti energetiche rinnovabili (FER) è posto al 30 per cento: questo significa che tra fotovoltaico ed eolico dovremo più che raddoppiare la potenza installata rispetto agli attuali 30 gigawatt, cioè dovremo installare nei prossimi dieci anni circa 5 gigawatt ogni anno, tenendo conto però che la media degli ultimi tre anni di nuova capacità installata è nettamente inferiore ad un gigawatt, per cui siamo sotto il 20 per cento. Per raggiungere questo obiettivo sfidante è dunque indispensabile e urgente favorire innanzitutto l'installazione di nuovi impianti. Per il fotovoltaico servono soprattutto i grandi impianti da realizzare a terra, che però consumano suolo, oppure da realizzare su discariche chiuse o in cave esaurite. È inoltre fondamentale ammodernare da un punto di vista tecnologico gli impianti esistenti con interventi di potenziamento, rifacimento o riattivazione di impianti fotovoltaici, eolici (e idroelettrici), per aumentarne la produzione a parità di consumo di suolo. E qui nascono problemi enormi di tipo regolatorio e legislativo. Certamente uno dei principali, sollevato dalle imprese, è quello dei lunghi iter autorizzativi che pongono ostacoli, anche per il «semplice» ammodernamento. Ministro Costa, lei ieri ha definito il decreto-legge clima non esaustivo, anche se certamente poteva, anzi doveva essere il mezzo adatto per introdurre modifiche normative e risolvere certi problemi. Peccato che in tal senso siano stati incomprensibilmente bocciati gli emendamenti pragmatici presentati dalla Lega e da altri Gruppi volti, in primo luogo, a sanare una discrepanza tra due leggi dello Stato che impedirà ancora agli impianti su discariche chiuse e cave esaurite di beneficiare di incentivi. Le nostre proposte emendative miravano altresì a semplificare gli autorizzativi per le varianti non sostanziali. Si è trattato dunque di un'occasione persa. A questo e a quanto detto sopra si sono poi aggiunti gli emendamenti profondamente sbagliati presentati all'ultimo momento dal Governo, come il programma sperimentale "mangia plastica" per l'acquisto di eco-compattatori e il Programma Italia verde, con l'istituzione del titolo "Capitale verde d'Italia" da assegnare ad una città italiana: due misure che costano in sei anni 33 milioni, prelevati con una manina da un fondo che la Lega lo scorso dicembre quando era al Governo aveva sovvenzionato per finanziare la bonifica dei tanti siti contaminati di cui è disseminata l'Italia, nonché interventi di monitoraggio, anche di tipo sanitario, nei territori disastrati della Regione Campania e dei Comuni di Taranto e Statte dove sono note le bombe ambientali dell'Ilva e il deposito di rifiuti radioattivi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Insomma, si trascurano le vere emergenze pur di sventolare bandierine e per questo dovreste vergognarvi. Avviandomi alla conclusione, quello in esame, cari colleghi, è il decreto della demagogia e delle contraddizioni, come le tasse che voi avete definito etiche sulla plastica e sullo zucchero, che peseranno non poco sulle nostre imprese e, in ultima istanza, anche sulle famiglie. Parlo di contraddizioni, ministro Costa, visto che ieri, durante la replica, lei ha ricordato l'importanza di avere introdotto nell'ultima legge di bilancio il credito di imposta per le imprese che convertono la loro produzione di prodotti monouso dalla plastica tradizionale a quella compostabile. Noi lo ricordiamo perfettamente: era un emendamento del Gruppo della Lega approvato al Senato, a proposito di chi ha fatto poco, cara collega Floridia. Peccato che nella stessa giornata di ieri, il Ministro, rispondendo a un'interrogazione parlamentare, abbia ribadito ancora la volontà di anticipare la direttiva UE che mette al bando la plastica monouso. Ministro, non anticipi rispetto al 2021. Diversamente produrrebbe uno shock e sarebbe responsabile della morte di altre imprese di un comparto italiano che ha 3.000 lavoratori e un fatturato di oltre un miliardo di euro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il cosiddetto decreto clima non è una svolta, collega Comincini, non è un cambio di passo, collega Messina, è un altro pessimo prodotto della vostra supponenza e di un Governo allo sbando. È nato male e avete perso l'occasione per colmare le carenze e dargli sostanza. Prima ve ne andate, prima torneremo ad occuparci seriamente dell'Italia. Il Gruppo Lega-Salvini Premier-PSd'Az voterà contro questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni) . GALLONE (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, giuro che sul tema dell'ambiente, dal primo giorno del precedente e di questo Governo, abbiamo tentato in ogni modo di essere propositivi e costruttivi. Lo giuro - e guardo il Ministro - dal primo giorno e chiamo a testimone l' end of waste . Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,33) ( Segue GALLONE). Tra le parole del Ministro, persona sempre garbata e inclusiva, e gli atti pratici, però, ce ne passa. Quanti emendamenti della maggioranza ritirati e quanti della minoranza bocciati, anche quando di sostegno e di buon senso. Questo è il primo atto significativo del nuovo Governo, lo hanno ripetuto un po' tutti, i colleghi della maggioranza e il Governo. Questo è il primo atto del nuovo Governo che inaugura il new green deal lanciato dal presidente Conte, novello Roosevelt, e si parla di piano strategico nazionale, di cambiamento contingente e strutturale, di trampolino di lancio per rivedere le politiche economiche e sociali del Paese rispetto all'argomento degli argomenti: la tutela dell'ambiente. Caspita, diciamo noi, perché se il buongiorno si vede dal mattino, ci sembra invece che come minimo al Governo non sia ben chiara la differenza tra tattica e strategia, tra sistema strutturato e omogeneo e interventi spot a macchia di leopardo che creano solo confusione e impegni di spesa per tutti: cittadini, amministratori e imprese. La sostenibilità ambientale, le azioni sul clima, la transizione energetica sono i temi al centro delle azioni di ogni Governo a livello mondiale e, sulla carta, anche del nostro Governo. Dico sulla carta perché poi, all'atto pratico, il sistema per affrontare quella che per noi dovrebbe essere la rivoluzione delle rivoluzioni, la lotta ai cambiamenti climatici, la transizione ecologica per la quale si sono mobilitati tanti giovani d'Italia, per la quale la Comunità europea ha stanziato 1.000 miliardi, per la quale il mondo delle imprese è in prima linea e già agisce prima ancora di aspettare le linee del Governo, si riduce ad un provvedimento frettoloso, di pochi articoli, arrivato in Parlamento in forma di decreto: un'altra occasione mancata. Noi avremmo voluto presentare una pregiudiziale ma il problema non è la costituzionalità del provvedimento, semmai il problema è la superficialità, la mancanza di comprensione vera di come si affrontano le questioni importanti in maniera seria, pragmatica ed efficace. La domanda vera è: si affronta la questione clima semplicemente per ottemperare a una direttiva europea, peraltro del 2008, o perché crediamo veramente che sia necessario agire nel modo migliore possibile per garantire una transizione energetica, climatica e ambientale vera? E ci dispiace, perché la questione ambiente, la questione aria, la questione clima (tra l'altro non si parla di acqua in questo provvedimento) sono al centro delle agende mondiali e dovrebbero esserlo in teoria anche qua. Questo Governo vuole fare la rivoluzione ambientale tramite decreto, senza condividere e soprattutto senza soldi. Poi non è che servirebbero tutti questi soldi: servirebbe semplicemente sostenere in maniera più efficace il mondo dell'impresa, che è il primo alleato dell'ambiente, che è in prima linea per adeguare i propri impianti, i propri macchinari, la propria mission e che oggi per fortuna, nonostante questo Governo, cammina da solo e dal punto di vista delle riconversioni ambientali non è secondo a nessuno. La sostenibilità ambientale è una cosa seria, perché non può esserci sostenibilità ambientale senza sostenibilità economica. Di qui i nostri emendamenti sul vuoto a rendere, per i Comuni, sui disabili. Però oggi mi preme sottolineare perché noi non potremo votare a favore di un provvedimento dal titolo così importante. Innanzitutto perché siamo stanchi di votare titoli, di votare provvedimenti bandiera che poi all'atto pratico si vedranno rallentati e bloccati. Ricordo che sono 600 i decreti attuativi che ancora giacciono impaludati e impantanati nella palude ministeriale, dai tempi del Governo Letta, passando per Renzi e Gentiloni e arrivando fino a noi. Tre sarebbero stati secondo noi i requisiti fondamentali per raccogliere il consenso su un provvedimento del genere: tempo, condivisione, risorse. Nessuno di questi tre è stato soddisfatto. Per quanto riguarda il tempo, il decreto presuppone i caratteri della necessità e dell'urgenza, quindi la fretta. Per il clima e l'ambiente non è necessaria la fretta, ma il tempo che ci vuole per stabilire indirizzi chiari e azioni conseguenti. Per ben altro occorre la fretta. La fretta occorre per intervenire sulle catastrofi naturali o sulle calamità metereologiche; occorre la fretta per salvare Venezia, per salvare Taranto, per salvare il Salento già flagellato dalla xylella e ora dal maltempo (Applausi dal Gruppo FI-BP) , per salvare Matera, la costa ionica, le zone dell'Emilia-Romagna flagellate. Per tali ragioni, all'interno di questo decreto, abbiamo agganciato ai surreali nuovi emendamenti che l'altra sera sono arrivati dal Governo la richiesta attraverso la presentazione di un emendamento di un aiuto concreto alle zone flagellate dal maltempo, prevedendo risorse adeguate; ovviamente tale emendamento è stato ignorato. Per quanto riguarda la condivisione, non ci può essere sostenibilità ambientale senza sostenibilità economica, lo ripeto. La svolta ambientalista ha preso meritato corpo e spazio nei programmi politici delle potenze mondiali, ma bisogna avere una visione pragmatica e comprendere che occorrono studio, ascolto, investimento o quantomeno che bisognerebbe lasciare tranquilli a lavorare coloro che ce la stanno mettendo tutta per affrontare la transizione nel migliore dei modi possibili, rallentati semmai solo dalla burocrazia e dalle tasse che il Governo impone. Le imprese italiane sono pronte e stanno presentando i bilanci di sostenibilità uno via l'altro; non hanno bisogno di questi provvedimenti raffazzonati. Gli impianti tanto vituperati, quelli che servono a trasformare i rifiuti in risorsa e che voi odiate tanto, sono quasi tutti ormai a emissioni zero e sono termovalorizzatori, mentre voi continuate a chiamarli inceneritori (sono due cose diverse). Questo decreto ha delle buone intenzioni, ma di buone intenzioni, come sappiamo, sono lastricate le strade per l'inferno; e noi lotteremo con tutte le nostre forze per non far andare il Paese all'inferno. La buona intenzione è consentire di dare indietro un'auto inquinante per ricevere in cambio un buono per comprare una bicicletta, anche elettrica, o per comprare abbonamenti ai mezzi pubblici; peccato però che manchino i finanziamenti per le piste ciclabili e che la situazione del trasporto pubblico locale in alcune zone d'Italia (vedi Roma) sia insostenibile. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per quanto riguarda la buona intenzione di piantare alberi, si piantano alberi ma non si puliscono gli alvei dei fiumi. Inoltre, i nostri emendamenti sul bonus verde e sul bonus alberi vengono bocciati, proprio oggi, nel giorno nazionale degli alberi. C'è la buona intenzione di incentivare l'uso delle auto elettriche, ma non di concedere l'IVA al 4 per cento per le auto elettriche o ibride senza limiti di cilindrata per le persone disabili. Soprattutto, però, non si agisce sui comportamenti. Tassare non incentiva a migliorare i comportamenti. Non abbiate paura di condividere: condividere non è peccato, non è peccato accogliere un suggerimento serio. Ogni volta che vengono presentate proposte serie e risolutive che non provengono dalla maggioranza, queste vengono rigettate o poi, nel migliore dei casi - guarda caso - riproposte in altra forma per non lasciare ad altri la primogenitura. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Questo è un atteggiamento davvero puerile, che non fa onore a persone impegnate seriamente, presenti anche all'interno di questo Governo e che - sono certa - non ne sono neanche informate. Prova ne sono quattro emendamenti: la proposta sul vuoto a rendere per risolvere la questione dell'abuso (altro che tassa sulla plastica) viene bocciata e invece viene inserito il programma sperimentale "mangia plastica", che non si capisce poi come verrà declinato, per un sistema di vuoto a rendere; le zone ZES no, ma le zone ZEA sì, e allora noi proviamo ad inserire all'interno delle zone ZEA tutte le aree colpite, ma ovviamente nessuna proposta in tal senso è stata accolta. Sul Programma Italia verde mi viene da ridere, perché si parla di capitali di Italia verde, ma abbiamo la Capitale d'Italia che viene soffocata dai rifiuti, abbiamo Taranto che non potrà mai proporsi per vincere questo premio di Italia verde per come la stiamo lasciando morire. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Della xylella ho già detto, dei Caschi verdi per l'ambiente abbiamo già detto ieri: chi sono, che cosa devono fare, come saranno utilizzati? Avevamo un Corpo forestale, oggi abbiamo i Carabinieri, la Polizia, le Forze dell'ordine, le Forze armate, la Protezione civile. Come dicevo ieri, che sia almeno un brand unificante per tutti, anche perché non si capisce perché bisogna dare un'indennità, piuttosto aumentiamo innanzitutto l'organico dei Vigili del fuoco ed equipariamoli agli altri Corpi dello Stato, perché fanno un lavoro durissimo. Siamo seri, per cortesia. Prima le emergenze, perché l'Italia è virtuosa. Delle risorse abbiamo detto: il refrain , il ritornello è «senza maggiori oneri per la finanza pubblica». La svolta deve essere sostenuta dallo Stato per poter essere sostenibile, quindi abbiate più coraggio. Questa è la virtù fondamentale che vi chiediamo, quel coraggio che invece per fortuna sta dimostrando il tessuto produttivo. Abbiate più coraggio, non abbiate paura di chi già sta lavorando per migliorare il mondo. Non abbiate paura delle imprese e di chi realizza impianti, non abbiate paura della plastica, materiale irrinunciabile, ma sosteniamo le azioni e i mezzi per smaltirla e riciclarla correttamente, non abbiate paura a prendere il tempo che ci vuole per realizzare la transizione e realizzarla bene, aiutando le imprese industriali, edili, agricole a crescere, invece di chiudere. Non abbiate paura delle nostre proposte, perché arriveranno sempre a fin di bene. Tanto per il momento al Governo ci siete voi e il merito alla fine sarebbe comunque vostro. Noi ancora una volta crediamo alle parole del Ministro, quando dice che le proposte non accolte verranno tenute in considerazione nella legge di bilancio e nel collegato ambientale, anche se mi chiedo perché non farlo subito (Ministro, ci guardiamo negli occhi, come sempre). Non abbiate paura di investire nell'ingegno e nel lavoro, anche se questo vorrà dire tornare sulle proprie posizioni, ad esempio sul reddito di cittadinanza, che offusca la libera iniziativa. Non abbiate paura, perché come diceva Roosevelt - proprio lui, che avete scomodato per lanciare l'ambizioso green new deal - l'unica cosa di cui non avere paura è la paura. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . MORONESE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MORONESE (M5S) . Presidente, mi permetta innanzitutto, in qualità di Presidente della Commissione territorio, ambiente, beni ambientali, di ringraziare tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione, che in maniera costruttiva hanno dato il loro contributo a questo provvedimento. La dimostrazione è data dal fatto - e risulta agli atti - che sono diversi gli emendamenti approvati in Commissione proposti dalle varie forze politiche. Questo provvedimento ha una importanza storica, in quanto è il primo decreto-legge in assoluto che si pone come obiettivo il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria. (Applausi dal Gruppo M5S) . Per questo un ringraziamento va al Governo, ed in particolare al ministro Costa, che lo ha fortemente voluto, e a tutta la maggioranza per averlo sostenuto. Un obiettivo non semplice e che rappresenta, come più volte ribadito, solo il primo passo, significativo, cui seguiranno molti altri provvedimenti. Gli effetti dei cambiamenti climatici sono una realtà evidente davanti agli occhi di tutti. In questi ultimi giorni stiamo subendo l'impatto e l'intensità di questi fenomeni che portano ad un vero e proprio sconvolgimento degli ecosistemi e della ricchezza di biodiversità che caratterizza il nostro Paese. Certamente possiamo affermare che questo fenomeno globale dipende dalle scelte dell'uomo, dalle politiche di sfruttamento degli ultimi decenni e dall'assenza di una strategia ad ampio raggio che avrebbe potuto prevenire i rischi. Gli scienziati hanno anche dato un nome a quest'epoca in cui risultano evidenti le modifiche al nostro ecosistema per mano dell'uomo: questo lasso di tempo lo identificano come antropocene. Questo decreto-legge dà il via ad un nuovo patto per l'ambiente, un patto generazionale con il quale cambiamo l'approccio alle questioni ambientali per porre rimedio ai danni che inevitabilmente ricadranno sulle future generazioni. Ho sentito alcune dichiarazioni delle opposizioni secondo le quali questo è un provvedimento povero e con pochi contenuti. Permettetemi allora di spiegare l'assoluta falsità di queste affermazioni. Vengono stanziati ben 255 milioni di euro in sei anni per la mobilità sostenibile affinché i cittadini possano rottamare auto e motocicli inquinanti e ricevere un buono fino a 1.500 euro per la rottamazione di auto e fino a 500 euro per i motocicli, da utilizzare per l'acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico locale e regionale, per la mobilità condivisa e per l'acquisto di biciclette anche a pedalata assistita. È istituito un fondo di 40 milioni di euro a favore dei Comuni per la realizzazione o l'ammodernamento delle corsie preferenziali; vengono stanziati 20 milioni di euro per realizzare o implementare il trasporto scolastico per gli alunni delle scuole elementari e medie con mezzi ibridi o elettrici. Inoltre, 30 milioni di euro sono destinati alla piantumazione e al reimpianto di alberi e alla creazione di foreste urbane e periurbane nelle Città metropolitane. In queste scelte un ruolo particolare spetterà al Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, che avrà modo di fornire il suo parere al Ministero. Ciò consentirà una scelta sempre più consapevole nella tipologia di alberi da piantumare. Tutte queste misure sono rivolte ai Comuni oggetto delle infrazioni europee sulla qualità dell'aria. Ma non basta: abbiamo previsto un contributo a fondo perduto di 40 milioni in due anni, che sarà destinato ai commercianti (fino a 5.000 euro per ciascuno) per la realizzazione di un green corner per la vendita di prodotti sfusi o alla spina. Ciò permetterà una significativa riduzione della produzione degli imballaggi e quindi dei rifiuti. L'ambiente è al centro dell'azione di Governo con misure concrete e attive da subito, ma non solo. C'è la volontà di avviare una seria programmazione. Proprio per questo, per garantire un costante lavoro di coordinamento è istituito presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare il tavolo permanente interministeriale sull'emergenza climatica al fine di monitorare, e adeguare ai risultati, le azioni del programma strategico nazionale. Inoltre, con un emendamento fortemente voluto dalla maggioranza e sostenuto dal Governo, abbiamo previsto che, per rafforzare il coordinamento delle politiche pubbliche in vista del perseguimento degli obiettivi in materia di sviluppo sostenibile, il CIPE assuma la denominazione di Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS). Altro tassello importante è l'informazione e la comunicazione: per questo siamo soddisfatti dell'approvazione di un emendamento che prevede l'avvio di campagne informative, di sensibilizzazione e formazione sulle questioni ambientali rivolte alle scuole di ogni ordine e grado attraverso uno specifico fondo di 6 milioni di euro per tre anni denominato programma «#Io Sono Ambiente». Ho citato prima le infrazioni europee sulla qualità dell'aria, ma - ahimè - siamo tutti a conoscenza che non sono le uniche infrazioni inflitte all'Italia in materia ambientale. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sta lavorando fortemente per il superamento delle procedure in atto ed è per questo che nel decreto-legge un articolo specifico è dedicato a dare più poteri e risorse ai commissari straordinari che si occupano delle bonifiche, delle discariche abusive e della depurazione delle acque. Voglio inoltre porre l'attenzione su un emendamento a mia prima firma, che è stato approvato, con il quale si garantisce la continuità all'Unità tecnica amministrativa, le cui attività erano in scadenza al 31 dicembre prossimo e che oggi proroghiamo al 31 dicembre 2022. Per chi non ne fosse a conoscenza, l'UTA ha il gravoso compito di gestire tutti i conteziosi amministrativi lasciati in sospeso dopo un regime emergenziale. Ci sono infatti molti Comuni che risultano creditori o debitori nei confronti dello Stato per ingenti somme di danaro. Attraverso l'operato di questa struttura, finalmente si chiudono queste controversie con accordi di transazione a beneficio di tutti. Desidero riservare un ultimo accenno ai quattro importanti emendamenti del Governo riguardanti il programma sperimentale "Caschi verdi per l'ambiente", per favorire la cooperazione internazionale attraverso iniziative volte alla tutela e alla salvaguardia ambientale per le aree protette e con particolare pregio naturalistico; il programma sperimentale "mangia plastica", con ben 27 milioni di euro in sei anni per l'acquisto di ecocompattatori al fine di contenere la produzione di rifiuti in plastica; il programma "Italia Verde" affinché possa diffondersi ed essere replicata la gestione sostenibile delle città; infine, l'istituzione delle zone economiche ambientali (ZEA), al fine di incentivare quelle imprese nuove o già esistenti che decidono di avviare un programma di attività economiche imprenditoriali che abbiano come finalità la tutela ambientale e della qualità dell'aria. (Applausi dal Gruppo M5S) . In conclusione, mi sento di dire con assoluta convinzione che il provvedimento in esame va davvero nella direzione giusta e fa da apripista a tanti altri provvedimenti che, come maggioranza e Governo, abbiamo intenzione di portare avanti. Sono tanti gli obiettivi raggiunti da questa maggioranza in poco più di due mesi. Abbiamo approvato la norma sull' end of waste, dando il via all'economia circolare, e approvato alla Camera dei deputati il cosiddetto disegno di legge salva mare. Inoltre, è già stato incardinato qui in Senato il cosiddetto disegno di legge cantiere ambiente. Mi sento di poter dire, quindi, che questa maggioranza è fortemente convinta che sull'ambiente l'unico interesse da salvaguardare è quello della collettività. (Applausi dal Gruppo M5S) . Signor Presidente, oggi, 21 novembre, è la Giornata nazionale degli alberi e in molte nostre città si realizzeranno momenti di condivisione e sensibilizzazione. Già solo Torino onorerà oggi la Giornata nazionale degli alberi avviando la piantumazione in città di ben 20.000 alberi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lo scorso fine settimana si è conclusa con successo l'iniziativa "Alberi per il futuro", grazie a numerosi volontari che hanno piantato 17.000 alberi in 185 città. (Applausi dal Gruppo M5S) . In conclusione, signor Presidente, come era solito ripetere qualcuno a noi caro, «Una persona può credere alle parole, ma crederà sempre agli esempi» e infatti questo è un giusto esempio. Per tutte le motivazioni esposte, preannuncio con convinzione il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle al provvedimento e ringrazio il ministro Costa. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, ricordo che nella Conferenza dei Capigruppo, al fine di consentire un'iniziativa di un Gruppo politico, si è stabilito di garantire che non si sarebbe votato in concomitanza. Pertanto anche al fine di promuovere - mi auguro con successo - il conseguimento di un'unica mozione sull'argomento a seguire, il voto finale sul provvedimento avverrà alle ore 11,30. La seduta è pertanto sospesa fino a tale ora. (La seduta, sospesa alle ore 10,55, è ripresa alle ore 11,37) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, recante misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria e proroga del termine di cui all'articolo 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Misto-LeU) . Discussione e approvazione delle mozioni nn. 191 (testo 2) e 192 su iniziative a favore di Venezia alla luce dei recenti eventi alluvionali (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00191 (testo 2), presentata dai senatori Bernini, Romeo, Ciriani e da altri senatori, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, e 1-00192 , presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori, su iniziative a favore di Venezia alla luce dei recenti eventi alluvionali. Ha facoltà di parlare il senatore Ferro per illustrare la mozione n. 191 (testo 2). FERRO (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, Ministri... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, un po' di silenzio; mi pare che l'argomento lo richieda. FERRO (FI-BP) . Illustro il testo 2 della mozione n. 191, a prima firma Bernini, Romeo e Ciriani, che è stato consegnato e che riguarda gli eventi alluvionali che sono accaduti a Venezia lo scorso 12 novembre. L'acqua alta ha raggiunto 187 centimetri, come avvenne durante l'alluvione del 1966. La situazione è stata aggravata da un forte vento di scirocco, che soffiava a una velocità superiore ai 50 nodi, che ha portato a un picco di 187 centimetri intorno alle ore 23,15. Il 100 per cento della città è stato allagato; anche le isole minori e la barriera litoranea di Lido e Pellestrina. Successivamente, anche tutti i Comuni litoranei di Caorle, Jesolo, Cavallino Treporti a Chioggia sono stati spazzati dalla furiosa mareggiata che ha devastato le spiagge e le infrastrutture turistiche di tutto il litorale veneziano. Piazza San Marco e la Basilica di San Marco, tutto il centro storico e le isole della Laguna hanno subito danni ingenti, che hanno colpito non solo beni culturali, ma anche altri monumenti pubblici e privati di inestimabile valore: danni che oggi vengono stimati intorno al miliardo di euro, salvo più puntuali verifiche. Il Comune di Venezia ha messo in atto tutte le misure a salvaguardia della sicurezza della città e della popolazione, ma ciononostante gli interventi non hanno portato i risultati che erano attesi. C'è stato un intervento coordinato del Comune, della prefettura, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile, di tutte le Forze dell'ordine e di tanti semplici cittadini, studenti e volontari, che si sono prodigati, fin da subito, per far fronte coraggiosamente all'emergenza, per garantire l'incolumità dei cittadini, mettere in sicurezza il territorio e salvaguardare, laddove era possibile, beni culturali di valore. Il 14 novembre, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza e ha stanziato i primi 20 milioni di euro destinati agli interventi di soccorso. Dal 2003 è in fase di realizzazione il Mose, progetto di ingegneria civile che dovrebbe servire solo in casi come quelli dell'ultima alluvione. Venezia vive ed è in grado di sopravvivere, e bene, coi fenomeni della marea ordinaria. Venezia, tutta la Laguna e tutto il litorale vanno in grossa crisi quando accadono eventi eccezionali come quelli verificatisi la scorsa settimana. È evidente (e credo non serva nessuna particolare competenza specifica) che occorra richiamare l'obbligo di terminare il Mose, di terminarlo subito per renderlo operativo; completare il collaudo amministrativo, il collaudo tecnico e tutte quelle adempienze che oggi, complice un approccio molto burocratico, ne stanno impedendo l'attivazione. È un'opera di ingegneria straordinaria, che sicuramente avrebbe impedito i danni che si sono verificati in questo frangente. Serve, secondo noi, anche una rivisitazione della legge, un aggiornamento della legge speciale di Venezia per dotarla strutturalmente di fondi che servano in situazioni come quella appena accaduta. Vorremmo, in un certo qual senso, e vengo agli impegni della nostra mozione, aderire alla richiesta della calamità naturale avanzata dal Comune di Venezia e dai Comuni del litorale. Il Governo intervenga subito presso la gestione commissariale del Consorzio Venezia Nuova, soggetto attuatore della realizzazione del Mose, affinché, attraverso procedure di legge e risorse finanziarie, si giunga nel più breve tempo possibile al completamento e alla messa in funzione dell'opera. Chiediamo anche al Governo di impegnarsi ad aggiornare e a rifinanziare adeguatamente nel primo provvedimento utile, a partire dal disegno di legge di bilancio che è in discussione in 5 a Commissione, la legge speciale per la Città metropolitana di Venezia, individuando, come ho detto, fonti strutturali di finanziamento e predisponendo un piano organico di interventi di manutenzione urbana diffusa, ecologica, infrastrutturale ed edilizia della città storica, nonché di salvaguardia. Venezia vive e potrà vivere se, e mi sembra ci siano tutte le precondizioni politiche, anche questo ramo del Parlamento darà un segnale chiaro e unitario di una volontà specifica di difesa di un bene, Venezia, che non è patrimonio veneto, non è patrimonio nazionale, ma è patrimonio del mondo. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Ferrazzi per illustrare la mozione n. 192. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi è la ricorrenza della Madonna della Salute. È una festa certamente di origine religiosa, ma a Venezia è anche una festa civile, tanto che le scuole oggi sono chiuse e io ritengo che, come sempre avviene nei fatti importanti, anche delle nostre vite, la data di questa mozione non cada, appunto, casualmente. Dobbiamo cogliere la devastazione di oggi come fecero i nostri antenati veneziani quasi quattrocento anni fa, quando, a partire dalla peste che uccise 47.000 abitanti solamente nella città lagunare, riuscirono a trovare l'energia per una nuova ripartenza. Ebbene, Presidente, Venezia oggi ha bisogno di una nuova ripartenza, che prenda le mosse dall'impegno di tutti a livello trasversale e a prescindere dalle appartenenze politiche, perché di fronte alle tragedie non ci si deve dividere. Il popolo veneziano - e non solo veneziano - ha bisogno di vedere che le istituzioni, in particolare quelle massimamente rappresentative della Nazione, si stringono attorno e trovano soluzioni reali. È stato un fenomeno assolutamente devastante per Venezia e tutto il litorale, da Chioggia a San Michele al Tagliamento. Purtroppo, però, è stato un episodio che non è unico rispetto a quanto sta avvenendo in questi mesi, perché quanto avvenuto a Venezia e nel territorio in una settimana non accadeva in decenni fino a poco tempo fa. Presidente, il fenomeno di devastazione del territorio a causa dei mutamenti climatici di origine antropica ha un effetto diretto su Venezia ma anche a livello generale e nazionale e l'intervento del senatore Pittella lo metterà nella giusta considerazione in rappresentanza di tutto il Gruppo. Ma, ovviamente, quando parliamo di Venezia, parliamo di un simbolo e di una realtà unica. È un unicum dal punto di vista sociale, artistico, architettonico; è un unicum perché è una città fragile ed è in equilibrio perenne tra natura e artifizio: questo va capito per chi non vuole parlare inutilmente di Venezia. È natura e artifizio, talmente artifizio che anche le fondamenta della città non c'erano, sono state costruite rubando al braccio delle lagune via via territorio e costruendo addirittura le isole, che prima non c'erano e sulle quali è sorta questa grandissima civiltà. È unica perché è una città simbolo, che è nata e si è fortificata attraverso la ricchezza delle diversità. Venezia è stata capace di unire i popoli diversi e di trasformare questi in nuova energia e nuove possibilità di crescita. Ha accolto gli armeni, i greco-ortodossi, gli ebrei e non ha mai pensato a sistemi di fortificazione, ha immaginato il grande mare Mediterraneo come ponte e non come confine e questa grande forza culturale e identitaria è diventata forza commerciale e politica, proprio perché non viveva nella paura, ma nel coraggio, nella speranza e nel futuro. Signor Presidente, è del tutto evidente che quanto sta avvenendo dipende molto dall'incidenza antropica. Il disastro del 12 novembre dipende certamente dall'intensità dei venti, che deriva dal mutamento del clima e dall'innalzamento del medio mare, che negli ultimi cento anni si è innalzato di 25 centimetri a Venezia, fondamentalmente per lo scioglimento dei ghiacci e per il surriscaldamento dell'atmosfera, che comporta l'aumento della temperatura del mare e dunque del volume del mare stesso. Dipende anche dalla subsidenza: Venezia negli ultimi cento anni è scesa di 14 centimetri, di cui 8 per ragioni di origine antropica. Dipende, ovviamente, anche dagli interventi di natura idraulica intralagunare. Se questa è l'analisi, dobbiamo oggi intervenire. Il Governo non è stato fermo: è intervenuto immediatamente con il Primo Ministro e con il Ministro delle infrastrutture e trasporti: è stato dichiarato immediatamente lo stato di emergenza; sono stati sbloccati subito i soldi della legge speciale già messi a disposizione con altri 20 milioni di euro per la città, per i primissimi interventi. Questo è l'inizio e ovviamente non è sufficiente. Cosa serve? Anzitutto, serve passare dalle chiacchere e dai proclami ai fatti: dobbiamo trovare le risorse economiche per Venezia, per tutta la gronda lagunare e per tutta la città metropolitana colpita. Il primo atto deve essere il disegno di legge di bilancio e quindi noi crediamo, speriamo, siamo certi che vi sarà un lavoro concertato tra tutte le forze politiche affinché venga disposto un finanziamento adeguato. Bisogna tornare a finanziare ciò che era ordinariamente previsto nella legge speciale n. 171 del 1973 (e che poi è stato del tutto assorbito dal Mose), con le stesse cifre che per anni Venezia ha ricevuto. Questo, non solo perché è un unicum , ma perché annualmente sopporta dei costi, vista la sua conformazione, di decine di milioni di euro in più di gestione ordinaria rispetto alle altre città e perché Venezia, per essere Venezia, crea un'attrazione e una moltiplicazione del PIL nazionale, per evidenti ragioni. Bisogna, poi, lavorare nel campo degli sgravi e delle incentivazioni a donazioni e per la sospensione dei termini per tributi e contributi previdenziali e assistenziali, in favore di tutti coloro che sono stati colpiti dai danni. Anche questo è previsto dalla mozione. Dobbiamo estendere l'emergenza a Chioggia e agli altri Comuni colpiti. Bisogna completare il Mose. È costato un occhio della testa: più di 5 miliardi di euro. Ora vediamo, bisognerà intervenire in modo tale che funzioni. È evidente che, quando si è arrivati al 93 per cento di un'opera, un Governo sano deve completarla, cercando di farlo nel modo più efficiente ed efficace possibile. Bisogna lavorare nel campo del contrasto al mutamento climatico, con politiche serie di mitigazione e di adattamento e, dunque, realizzare un piano speciale di adattamento ai cambiamenti climatici per Venezia e per la Laguna. Bisogna lavorare a sostegno, con misure fiscali e interventi non legislativi, di imprese, artigiani, commercianti e centri culturali. Bisogna istituire la zona economica speciale, su cui ieri il ministro Provenzano ha fatto un passaggio importante e in collaborazione con il nostro Gruppo è stato contestualmente presentato un emendamento al disegno di legge di bilancio che va in questa direzione, per rilanciare Porto Marghera ma anche la zona del Polesine. Il Comitatone per la salvaguardia di Venezia, giustamente convocato per il 26 novembre, deve essere l'occasione per esprimersi sull'accesso alle grandi navi, per chiudere il protocollo dei fanghi e del piano morfologico. Il protocollo dei fanghi è fermo dal 1993 e doveva durare un anno: siamo in stato di eccezione e di violazione delle direttive europee. Bisogna chiudere la partita delle bonifiche a Marghera e del marginamento delle microisole, altrimenti continuerà lo sversamento nella laguna di sostanze velenose. Bisogna estendere l' art bonus a Venezia e al territorio. Vi è una richiesta pressante da parte della città di Chioggia relativamente all'impianto di GPL in Val da Rio: lì il Governo deve intervenire. Da ultimo, signor Presidente, deve assolutamente essere posta al centro dell'attenzione la questione della gestione dei flussi turistici e del moto ondoso. Sono competenze che hanno molto a che fare con le autonomie locali e con il Comune, che ovviamente deve fare la propria parte. Noi, in questa mozione, chiediamo che lo Stato italiano sia a fianco del Comune, degli enti locali e della Regione affinché questo possa avvenire. (Applausi dai Gruppi PD, IV-PSI, Misto-LeU e Aut (SVP-PATT, UV)) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, è evidente che, di fronte a questo nuovo dramma che riguarda Venezia, è molto importante, come noi auspichiamo, che tutto il Senato, in modo unitario, assuma una posizione a sostegno di Venezia, della Laguna, della Città metropolitana. È altrettanto evidente che anche questa, come le altre situazioni drammatiche di questi giorni, si inquadra in quel cambiamento di clima di cui ormai parliamo tutti. Voglio sperare che questa consapevolezza diventi un punto di riferimento irrinunciabile per tutti noi e non oggetto di un confronto politico. Vorrei sottolineare due aspetti, condividendo la mozione presentata dal collega Ferrazzi nella sua complessità. In primo luogo, credo che occorra centralizzare il ragionamento sulla prospettiva di Venezia, che non può essere solo - credo siamo tutti d'accordo - legata al turismo, che, anzi, come è stato detto, deve essere governato nei flussi. Se poi vogliamo affrontare anche i problemi demografici di questa città, c'è un problema che attiene alla qualità del vivere e dei servizi, al quale si deve finalmente far fronte in modo organico e integrato: un'idea forte di Venezia che, com'è stato detto da tanti, è un valore di tutto il mondo. Governo, enti locali, Regioni, Vigili del fuoco, Protezione civile in questa emergenza hanno lavorato insieme in modo positivo e questo è sempre un segnale importante quando accadono fatti come quelli ai quali abbiamo assistito. Ora però bisogna costruire una strategia ed è quanto noi proponiamo con la mozione n. 192. Il Governo deve costruire, insieme alla Regione, al Comune e agli enti locali, un sistema di interventi integrato in grado di rispondere nel complesso ai problemi della città, a partire dalla legge di bilancio e dal rifinanziamento strutturale della legge speciale di Venezia - sono d'accordo anche con chi ha presentato la prima mozione - nella consapevolezza che bisogna finalmente realizzare un intervento di sistema. È evidentissimo che il Mose deve essere completato al più presto; è altrettanto evidente, però, che non basta il Mose per avere garanzie, che occorre fare microinterventi puntuali a salvaguardia della fragilità di questo sistema. Così come è fondamentale pensare a nuovi investimenti pubblici e privati, inquadrati in una strategia di innovazione e di futuro per la città di Venezia. Vorrei poi sottolineare altri due aspetti. Ho detto, senza se e senza ma, che il Mose deve essere completato. Tuttavia, bisogna riuscire a far tesoro dell'esperienza che abbiamo alle spalle. Non mi interessa adesso fare polemiche in astratto; no, nessuna polemica. Tuttavia, se oggi ci troviamo in questa situazione, nonostante la prima legge speciale per Venezia del 1973, la seconda legge del 1984 e nonostante il Mose sia partito nel 2003, con oltre 5,5 miliardi di intervento e con l'impiego di leve straordinarie - per me, ad esempio, assolutamente eccessive, come quella di non fare bandi di gara - bisognerà riflettere su come costruire un sistema di gestione e di governo dei provvedimenti che dovremo adottare nei prossimi anni, senza l'illusione che con soluzioni risolutive, attraverso il commissariamento e il superamento delle procedure, si sciolgano sempre i problemi. Non è stato così. Per questo tipo di emergenze bisogna costruire una strategia di intervento che, non solo risponda all'emergenza, ma che rientri in un modo ordinario di gestire le opere, a partire prima di tutto dal Comune e via a salire, con l'affiancamento dello Stato a sostegno degli interventi. Il Governo - e concludo - ha messo al centro la strategia della lotta alla crisi climatica. Il punto è questo, non è propaganda, com'è stato detto anche precedentemente, nel dibattito sul decreto clima. Occorre una strategia, l'abbiamo avviata e da questo punto di vista Venezia è un banco di prova decisivo per dimostrare finalmente che una nuova strategia integrata ha la capacità di dare una risposta vera prima di tutto ai cittadini di Venezia, poi all'Italia, poi a tutto il mondo. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD, e dei senatori Bottici e Bressa) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, abbiamo oggi l'occasione di dare risposte importanti alle attese non solo dei veneziani ma direi degli italiani e anche del mondo intero, considerato il valore e la storia che Venezia rappresenta per il patrimonio dell'umanità, un patrimonio artistico unico, perché Venezia ha davvero delle specificità - non è necessario dilungarsi per spiegarlo - uniche al mondo. Il delicatissimo equilibrio sul quale fonda la sua specificità la città di Venezia, la Laguna di Venezia, trovano nell' insula di San Marco un termometro, una cartina di tornasole di alcune criticità ben più grandi che stanno colpendo il Pianeta intero e che hanno a che fare con i cambiamenti climatici. La cripta della Basilica Marciana ha 1.200 anni di storia circa, essendo stata fondata nell'828, e, nel corso della sua storia, ha subito sette allagamenti dovuti all'acqua alta. Di questi allagamenti, quattro sono avvenuti negli ultimi vent'anni e il penultimo, quello precedente all'ultimo verificatosi pochi giorni fa, risale al 30 ottobre dell'anno scorso e interessò alcuni metri quadrati della pavimentazione mosaicata che si trova di fronte all'altare della Madonna Nicopeia. Da questo capiamo quanto sia grave la situazione e l'accelerarsi degli effetti provocati dal cambiamento climatico. Sappiamo bene che il cambiamento climatico porta ad un innalzamento delle temperature medie e ciò causa un innalzamento del livello idrico dei mari. Chiaramente, l'innalzamento idrico dei mari non può che portare, unito alle concomitanti condizioni di vento specifiche legate alla bora e allo scirocco, al crescere delle maree e dell'acqua alta, che danneggiano la città di Venezia. Quindi non dobbiamo essere solo allarmati, ma dobbiamo anche esprimere la nostra solidarietà alla città, alle popolazioni, ai commercianti e agli amministratori e dobbiamo essere determinati nel chiedere al Governo gli interventi specifici che nella mozione vengono illustrati e vengono rappresentati. Non si tratta soltanto della messa a disposizione di risorse aggiuntive rispetto a quelle che già ci sono, non si tratta soltanto di riconoscere di non aver avuto l'adeguata determinazione rispetto a quanto già da un punto di vista legislativo era stato prodotto, perché nel momento in cui non si rifinanziano le leggi esistenti, è chiaro che non si creano le condizioni migliori per poter rispondere ai bisogni impellenti. Abbiamo il dovere di elaborare, come in questa mozione bene si evidenzia, un progetto strategico di ampio respiro degli interventi che devono essere realizzati. Esiste una questione legata a grandi progetti come il Mose, che va completato, ma vi è anche un'attenzione legata ai piccoli interventi, che sono fondamentali e che danno risposte ai bisogni dell'ordinarietà che si ripete tutti gli anni (interventi sulle fognature, sui parapetti e sui rii). Credo quindi che la nostra mozione consegni al Governo tutti gli elementi necessari per poter elaborare un piano strategico importante. In essa si parla anche della grande e delicata questione dell'attraversamento delle grandi navi nel bacino di San Marco e del problema, che va affrontato con grande delicatezza e sapienza, dell'invasione turistica e dello spopolamento della città. Noi non possiamo lasciare che Venezia diventi progressivamente un "museo" utilizzato e fruito solo dai turisti. Per quanto sia importante l'economia turistica (non solo per quella città, ma per il Paese intero), dobbiamo far sì che la città torni a essere vissuta, popolata, abitata; abbiamo bisogno pertanto di mettere in piedi misure di incentivo al ripopolamento della città. Questa mozione dunque riepiloga bene tutti i bisogni e le misure necessari per la città di Venezia e mi sento di dire per l'Italia, proprio per l'importanza di Venezia per il sistema Italia. Credo che la più ampia convergenza dei Gruppi parlamentari e dei senatori sulle mozioni presentate possa rappresentare una spinta per il Governo ad agire con adeguata sollecitudine già nella legge di bilancio, con gli strumenti che qui vengono suggeriti, per dare risposte concrete ai bisogni di Venezia e quindi dell'Italia. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittella. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, dispiace aprire una nuova pagina dell'emergenza italiana: oggi l'immortale Venezia (su cui si è soffermato in maniera assai efficace il collega Ferrazzi), Matera, la Toscana il Metapontino, ieri l'Irpinia, domani chissà. Una sorta di dittatura dell'immediato, che ci fa rincorrere, quasi sempre attoniti e affranti, eventi calamitosi che si sarebbero potuti evitare o contenere con una politica lungimirante; esattamente il contrario di ciò che siamo costretti a fare per riparare il danno dell'onda violenta dell'emergenza. Abbiamo negli occhi immagini devastanti, ma abbiamo anche visto immagini eroiche di volontari, di forze dello Stato, di persone, di civili, di uomini di Governo che hanno nuovamente fatto fronte comune per evitare il peggio. A Matera, gioiello lucano e capitale europea della cultura, si è abbattuto un nubifragio, avvantaggiato da un vento terribile, che ha divelto strade, strutture, attività produttive agricole, servizi, con circa 8 milioni di euro di danni. Duemila anni fa Plinio il vecchio citava Matera chiamandola Mateola, probabilmente a causa del meteoron (dal greco: cielo stellato), che dalle sue rocce e dai suoi sassi si ammirava ieri rapiti e si ammira oggi rapiti. Duemila anni dopo, nel 1986, fu lo Stato italiano, il nostro Stato, con una legge nazionale, a salvare Matera dal degrado. Nel 2014 - lo dico con una punta di orgoglio - fu l'Unione europea a riconoscere Matera capitale europea della cultura. Oggi lo Stato italiano è chiamato a una nuova prova di responsabilità storica: aiutare una città, una terra, una comunità nel cuore di ogni italiano e di ogni europeo che ama la nostalgica e aspra Basilicata. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stefani. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Venezia per certi versi non è stata sorpresa dall'acqua alta, perché si tratta di un fenomeno che si ripete negli anni e che ha fortificato quelle genti, le nostre genti. Ma gli eventi del 12 novembre hanno avuto una caratteristica particolarmente drammatica: il livello dell'acqua ha raggiunto una misura che non si registrava ormai da tantissimi anni. C'è stata una devastazione con danni ingenti e con la perdita di vite umane, ma alla situazione di Venezia occorre prestare particolarmente attenzione e questi eventi portano, come oggi, questa Assemblea e le istituzioni a pensare e a ricordare che esiste Venezia. Venezia è una città splendida, incredibile ed unica, ma allo stesso tempo è una città delicatissima. È un gioiello, ma dobbiamo ricordare che è un gioiello della laguna, del Veneto, dell'Italia e del mondo intero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Necessita per questo di attenzioni, di cure, di manutenzione. Sappiamo bene - non occorre nasconderlo - che il progetto Mose è un progetto tribolato, che è stato oggetto di inchieste, di indagini, di procedimenti giudiziari, ma quel progetto necessita di un completamento e di una messa in funzione del sistema. Con il sistema del Mose funzionante, probabilmente questo livello di inondazione non ci sarebbe stato, ma ciò che occorre è poi tenere in funzione il Mose e, più in generale, una cura e una manutenzione di tutta la laguna di Venezia. Sotto questo profilo va ricordato - mi rivolgo a tutti voi colleghi - che Venezia è di tutti e che la cura e la manutenzione di Venezia non deve essere solo un peso o un carico (perché non è solo un onore) per la Regione Veneto e per Venezia stessa, ma una responsabilità di tutti, di tutta l'Italia e anche oltre. Venezia è un patrimonio inestimabile, un patrimonio di tutto il mondo. La legge speciale per Venezia deve essere aggiornata, rifinanziata e tenuta viva. Di questo hanno bisogno Venezia e la laguna di Venezia, di certo non hanno bisogno delle offese che sono state proferite nei confronti dei veneti, di quelle parole indicibili di chi ha parlato di ironia della sorte su Venezia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questa ironia è stata usata da chi dovrebbe rappresentare le istituzioni, da chi regge Dicasteri importanti. Sono degli scherzi su un disastro, sulla perdita di vite umane, su una catastrofe che ha messo in pericolo beni culturali di valore inimmaginabile. Forse pesa e brucia ad alcuni la grande capacità che ha la Lega di governare i suoi territori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ma andiamo oltre e uniamoci tutti, come in queste mozioni che voteremo, affinché si trovino veramente delle soluzioni e non si faccia sempre la solita strumentalizzazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (M5S) . Oggi, per l'ennesima volta, piangiamo ancora un morto, piangiamo danni ingenti al nostro patrimonio storico e culturale, piangiamo i danni che ancora una volta vengono causati da incuria, da mala amministrazione, dalla corruzione e dai cambiamenti climatici. Come sapete, la scorsa settimana, in particolare con il picco che c'è stato la notte del 12 novembre, Venezia è andata sott'acqua, è andata sott'acqua la città, sono andate sott'acqua le isole minori, la barriera litoranea di Lido e di Pellestrina, ci sono stati danni ingenti ai mosaici e alla cripta della Basilica di San Marco, importanti musei hanno avuto danni da allagamento, il museo di arte moderna e orientale di Ca' Pesaro ha avuto un incendio provocato da corto circuiti e poi ovviamente ci sono stati danni alle imprese e ai cittadini. La natura presenta il conto. Questa vicenda è paradigmatica sotto molti punti di vista, perché spiega quello che possono provocare la mala-amministrazione e la corruzione. Il Mose è un monumento a questo; incompiuto da più di un decennio, circa sedici anni, è costato moltissimi soldi pubblici, è ancora lì e non ha prodotto quello per cui era stato pensato, cioè proprio per eventi come questi di acqua alta eccezionale. E perché? L'hanno dimostrato delle inchieste penali; ci sono state condanne e sono stati condannati il Presidente della Regione Veneto e il Ministro dell'ambiente e delle infrastrutture, cioè coloro che più di tutti dovevano presidiare per evitare cose come queste. Ripeto, ci sono state condanne pesanti e condanne per corruzione. Questa vicenda è paradigmatica anche perché una grande opera come quella del Mose ha attratto tutti i finanziamenti andando così anche a discapito di quelle opere di ordinaria manutenzione e cura del territorio, che invece sono così importanti. Ed è infine paradigmatica di quello che può costare il cambiamento climatico e la mancata attenzione all'ambiente. Un ricercatore del CNR, Antonello Pasini, fisico del clima, ha detto che quello cui stiamo assistendo è solo l'inizio di eventi che saranno sempre più traumatici. Lo dimostrano la statistica e i fenomeni sempre più frequenti, che prima venivano detti eccezionali e che adesso non possono forse più essere chiamati tali per la loro ricorrenza sempre più frequente. Tuttavia, proprio oggi abbiamo assistito a un centrodestra che compattamente ha votato no alla conversione del decreto-legge che voleva intervenire proprio per porre rimedio a tutto questo (Applausi dal Gruppo M5S) , al decreto-legge clima, che poneva attenzione alle esigenze ambientali. Ho sentito con le mie orecchie colleghi che parlavano dei movimenti nati attorno a Greta Thunberg come movimenti dei "gretini"; oppure ho sentito altri colleghi che facevano l'elogio degli inceneritori, o termovalorizzatori che dir si voglia. Questa visione grigia e miope, sul modello di un'industrializzazione dell'Ottocento, è quella che produce questi danni. Oggi, anche se Venezia sta realizzando il miracolo di mettere tutti d'accordo su interventi eccezionali e d'urgenza, voglio rimarcare la differenza che c'è tra voi e noi. Voi state portando avanti una visione miope e antica, che dice: «Non mettete vincoli alle imprese; non troviamo un contemperamento tra il diritto dell'impresa e il diritto della salute dei cittadini e dell'ambiente; non mettiamo legacci alle imprese». Noi siamo diversi. Quindi, se anche oggi le due mozioni verranno votate rispettivamente, come da accordi, io ci tengo a rimarcare questa differenza, perché non accetto piagnistei su cose specifiche (Applausi dal Gruppo M5S) , quando poi sulla questione più generale voi fate finta di non vedere i problemi. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Prima di passare all'intervento del rappresentante del Governo, vorrei fare tanti, tanti auguri alla senatrice Sabrina Ricciardi che oggi compie gli anni. Tanti, tanti auguri a nome di tutto il Senato e miei personali. (Applausi). Saluto a rappresentanze di studenti PRESIDENTE . Vorrei salutare gli studenti dell'Istituto superiore di istruzione di Barga, dell'Istituto di istruzione superiore «Niccolò Machiavelli» di Lucca e dell'Istituto polo scientifico tecnico professionale «Enrico Fermi-Giovanni Giorgi» di Lucca. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 191 (testo 2) e 192 PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate. TRAVERSI, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulle mozioni nn. 191 (testo 2) e 192. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione finale. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, ero andata a complimentarmi con il collega del MoVimento 5 Stelle appena intervenuto, perché condivido pienamente quanto ha detto. Giustamente oggi facciamo uno sforzo con la nostra mozione e anche con l'iniziativa volta a dare un messaggio unitario e una concretezza agli impegni che vogliamo mettere in campo; tuttavia quanto accaduto il 12 novembre (e non solo) a Venezia purtroppo, non solo deve farci riflettere e quindi farci assumere degli impegni molto concreti, che sono contenuti nella mozione a prima firma del senatore Ferrazzi da noi sottoscritta, ma credo imponga a tutti noi delle riflessioni, perché la fragilità di Venezia e dell'area lagunare era nota a tutti noi e il dibattito nel Paese è stato molto lungo. Oggi questa fragilità mette a rischio un patrimonio che è del nostro Paese ma anche di tutta l'umanità. Lo vorrei ricordare in questa sede perché Venezia è un simbolo; molto spesso, come l'altra sera diceva Bonito Oliva, come italiani siamo talmente abituati a vivere nella bellezza, perché ne siamo circondati, che magari non le diamo neanche più importanza, non ne siamo colpiti, non proviamo meraviglia per la bellezza stessa. Tuttavia la fragilità di tutta l'area lagunare imponeva scelte diverse da quelle che sono state portate avanti: questa è la vera questione. Oggi si discute molto del Mose; in questi giorni, dopo quanto è accaduto, si è discusso per capire come mai non si sia provato ad alzarne le paratie, come mai non sia stato finito, ma la vicenda del Mose purtroppo è una delle tante. Vorrei infatti ricordare in questa sede che, tra l'altro, quell'opera aveva visto, come il senatore Ferrazzi ricorda perfettamente, anche l'opposizione del Comune di Venezia (non dell'amministrazione attuale ma ai tempi del sindaco Cacciari), perché veniva ritenuta da moltissimi esperti già vecchia dal punto di vista tecnologico e soprattutto anche pericolosa per l'equilibrio della laguna. Su quell'opera poi è accaduto tutto quello che sappiamo, però vorrei ricordare a tutti quanto è accaduto: il progetto Mose fu affidato senza gara e senza valutazione d'impatto ambientale; fu avviato nel 2003 con un costo stimato allora di 5 miliardi di euro, cui poi si è aggiunto tutto il sovraccarico di malaffare, che è stato sancito dalla magistratura. Ci sono stati addirittura 150 stralci esecutivi, ma soprattutto a nostro avviso non rispondeva alla necessità della messa in sicurezza di Venezia e della laguna. Tra l'altro oggi Venezia è ancora più fragile. Pochi minuti fa abbiamo votato il decreto-legge clima e non possiamo dimenticare lo scenario in cui oggi si colloca la vicenda di Venezia, quello dei cambiamenti climatici che si potranno verificare: i dati che ci vengono riferiti ci mettono davvero paura perché alcune previsioni addirittura ipotizzano che nel 2050 Venezia sarà completamente sommersa. Capite quindi che oggi serve uno sforzo in più, una capacità progettuale maggiore rispetto a quella che abbiamo utilizzato nel passato per intervenire e mettere in sicurezza Venezia. Serve allora mettere in campo un piano speciale di adattamento ai cambiamenti climatici proprio per la laguna di Venezia affinché si consideri la situazione di fatto e gli effetti dei cambiamenti climatici almeno nel prossimo decennio. Ciò significa mettere in campo risorse e idee progettuali nuove. Vi è poi un'altra questione. La situazione si è aggravata perché a Venezia sono state fatte nella laguna anche delle operazioni e degli interventi che hanno manomesso il suo equilibrio. La manomissione è avvenuta perché sono state fatte operazioni per far passare le grandi navi e interventi che hanno ancor di più messo a repentaglio il delicato equilibrio di quello che è un ecosistema molto fragile e delicato. La laguna di Venezia è un organismo vivo e quindi tutte le manomissioni fatte e alcuni interventi non adeguati l'hanno messa ancora di più a repentaglio. Ai tempi dei dogi, il magistrato delle acque di Venezia considerava un reato gravissimo mettere a repentaglio o fare interventi a danno della sua laguna e chiunque lo commetteva veniva perseguito con pene molto severe. Allora l'importanza dell'equilibrio era ben chiaro. Purtroppo negli ultimi decenni tutto quello che era stato preservato e realizzato nel corso di centinaia di anni passati lo abbiamo messo a repentaglio. Penso ad alcune scelte compiute e, ad esempio, a Porto Marghera, un'altra vicenda ancor più vecchia. Oggi serve essere coscienti di tutto questo. Oggi, dopo tutto quello che è accaduto con il Mose è evidente - e lo diciamo con dispiacere - che a questo punto si dovrà completare l'opera, che però non sarà sufficiente. Serviranno altre iniziative; bisognerà completare la messa a regime del contrasto alle acque alte, la messa in sicurezza e la protezione dell'isola di San Marco, ripristinare la capacità dissipativa delle bocche e altri interventi che ci dicono con chiarezza che completare il Mose non sarà sufficiente, ma anzi potrebbe persino aggravare la situazione. Oggi bisogna mettere in campo una serie di altri interventi che possano davvero garantire l'equilibrio e la salvezza per Venezia. Concludo non solo annunciando il nostro voto favorevole, ma dicendo con chiarezza che la vicenda della legge speciale per Venezia ha necessità oggi di essere ulteriormente messa a fuoco ed implementata e che oggi tutto questo e tutti gli interventi, compresa la decisione di chiudere una volta per sempre con il passaggio delle grandi navi nella laguna di Venezia, concludendo definitivamente la vicenda, bisogna affrontarli con un'ottica diversa, che tenga ancor più conto dell'emergenza data dai cambiamenti climatici. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Prima di darle la parola, vorrei fare tantissimi auguri di buon compleanno alla senatrice Rosellina Sbrana. (Applausi). Oggi evidentemente è un giorno molto fortunato. Tanti auguri a nome di tutti e mio personale. Ha facoltà di intervenire, senatrice Sbrollini. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, è importante oggi, al di là delle appartenenze politiche, assumere un'azione forte, comune e progettuale come Senato. Il rapporto di Legambiente parla in maniera molto chiara: dal 2010 a inizio novembre 2019 ci sono stati danni rilevanti in 350 Comuni dovuti al maltempo; settantatré giorni di stop a metropolitane e treni; settantadue giorni di blackout elettrici. Il clima, come sappiamo, è cambiato. Ne abbiamo parlato abbondantemente in questi giorni, approvando - poco fa - il decreto-legge proprio sul clima. Purtroppo, però, sappiamo che le inondazioni dei giorni scorsi a Venezia, Chioggia e a tutto il litorale delle spiagge venete hanno creato danni e devastazioni enormi. Spiagge devastate, addirittura cancellate, periodi di siccità prolungati; piogge monsoniche che non riescono ad essere assorbite dalla terra né irreggimentate dai corsi d'acqua. Emergenza che ogni anno, pur cambiando destinazione, continua a devastare il Nord-Est: l'anno scorso milioni di piante abbattute dalla cosiddetta tempesta perfetta; quest'anno il litorale devastato dallo scirocco, sovrapposto alla bora, che sostengono l'acqua alta. Non serve più solo una riflessione, quindi: serve azione. Venezia e le lagune, Chioggia, Grado, sono zone molto speciali, uniche ed estremamente fragili. Proprio per la loro unicità avrebbero bisogno, però, di un'attenzione particolare. Ora, a fatti successi, è importante dare un concreto contributo a una profonda revisione dei progetti per il futuro di queste realtà. Realtà lagunari tanto care ai veneti, naturalmente, ma conosciute e stimate in tutto il mondo: adorate dal mondo russo come dalla Cina e dal Giappone; da settecento anni ambasciatrici a vario titolo di commercio, di relazioni internazionali, di cultura e di arte. Da Marco Polo in poi, il collegamento tra Est e Ovest passa attraverso Venezia e le sue lagune. Il cento per cento della città è stato allagato e le isole minori sono state investite dalla marea e dalla mareggiata. E qui, allora, va prima di tutto la nostra solidarietà, la nostra vicinanza a tutti i cittadini veneti e veneziani, che immediatamente hanno trovato la forza di reagire e di non lamentarsi, come invece accade normalmente in queste situazioni. Dobbiamo, poi, un grazie infinito ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile, alle Forze dell'ordine, a tutti quei cittadini e volontari che si sono immediatamente prodigati per far fronte all'emergenza, con coraggio spassionato, per mettere in sicurezza il territorio. Alcune azioni di tipo difensivo e meccanico-idraulico non possono, però, essere più tralasciate; anzi, devono trovare immediate realizzazioni. Con la nomina di Elisabetta Spitz a commissario straordinario, possiamo sperare che avvenga nei tempi previsti il sistema di dighe a scomparsa del Mose entro il 2021. Non intendo entrare nella questione spinosa della qualità del progetto e della sua efficacia, però certamente siamo consapevoli che da sola non sarebbe in grado né di fronteggiare una situazione analoga a quella accaduta pochi giorni fa né le situazioni di peggioramento delle condizioni climatiche che tanti ormai prevedono nel futuro. Quindi, è necessario immaginare, finanziare e attuare una complessa serie di iniziative capaci di salvaguardare Venezia, Chioggia e le loro lagune, a prescindere dal funzionamento del Mose. Abbiamo la necessità di rimettere in piedi l'economia di queste zone e di farlo in fretta, ma è altrettanto fondamentale lavorare per creare una nuova educazione dei cittadini, nelle loro abitudini e nelle politiche domestiche e comunali di adattamento al cambiamento climatico e di prevenzione dei rischi e dei danni. La salvaguardia di Venezia, del suo sistema architettonico e artistico e del delicato ecosistema della laguna, coinvolge talmente tante iniziative che sono interconnesse e non potrebbero trovare i risultati auspicati se non fossero portate a compimento tutte e contemporaneamente; quello che noi abbiamo, appunto, chiamato il dossier Venezia: il traffico turistico, con il passaggio delle grandi navi attraverso il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca; la sostenibilità ambientale e sociale della città e della laguna, invasa dai turisti ed abbandonata dalla popolazione residente; le bonifiche a Porto Marghera; l'operatività del porto; il traffico in laguna, che ha raggiunto livelli insostenibili che provocano seri e frequenti problemi di sicurezza. Tanti - non tutti - problemi mai risolti, che minano però questa città e fanno prevedere, purtroppo, un futuro molto critico per la sicurezza del patrimonio culturale e la continuità delle attività produttive. Su queste questioni generali, si innescano poi problemi contingenti a Chioggia e a Sottomarina. Per questi motivi noi chiediamo che il Governo si impegni ad assumere iniziative, ad individuare risorse, a snellire procedure, a garantire efficacia ed efficienza degli investimenti. Sicuramente questo Governo ha la possibilità di segnare uno spartiacque tra l'inefficienza e l'efficienza; tra l'indifferenza verso i cambiamenti climatici e la consapevole determinazione a porre rimedi: sicuramente nelle costruzioni edili, nella ristrutturazione del contesto socioeconomico, nella politica capace di dare prospettive di crescita culturale prima che economica, nell'innovazione della proposta. Al Governo, quindi, chiediamo di aprire ad un modello estendibile anche ad altre realtà diverse ma altrettanto fragili che esistono in Italia. Gli investimenti intelligenti sul territorio, la sfida dell'innovazione anche nei comportamenti della società e il coinvolgimento di tutte le realtà socioeconomiche potrebbero rivelarsi un fattore di rilancio dell'economia, un'economia attenta ai cambiamenti climatici e capace di instaurare con i cittadini un patto di riconciliazione con il proprio territorio e di scelta di comportamenti attivi e di buone pratiche da compiere ogni giorno. Una sfida che chiediamo al Governo di promuovere e di interpretare al meglio. Per tutte queste ragioni, come Italia Viva-PSI voteremo convintamente a favore. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, M5S e del senatore Zanda) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, come Fratelli d'Italia esprimiamo la nostra soddisfazione per il fatto che, almeno in questa occasione, il Parlamento, prima alla Camera e ora qui al Senato, si pronunci in maniera unanime su due mozioni convergenti, che portano all'attenzione generale un problema del Paese e le soluzioni che si possono prospettare. Venezia è stata colpita - nuovamente colpita - dall'acqua alta, dall'acqua grande, e minacciata anche nella sua esistenza; così come nello stesso giorno è stata colpita la città di Matera ed altre realtà del nostro Paese. Venezia, lo dico ai colleghi che prima intervenivano, è la civiltà marittima italiana, così come Matera è espressione della civiltà rupestre del nostro Paese. In qualche misura, entrambe sono il simbolo di quello che siamo stati, ma anche di quello che siamo, perché noi siamo ciò che siamo stati nei millenni. Venezia non è un museo all'aria aperta e ci auguriamo che non lo diventi: Venezia è la vetrina e il simbolo dell'impresa Italia. Venezia è l'impresa ed è nata come impresa. Per una questione di sicurezza è nata sulle palafitte, così come Matera è nata per un'altra questione di sicurezza nelle grotte. Gli uomini, infatti, allora trovavano sicurezza sulle palafitte o nelle grotte. Venezia come Matera costruirono sulla sicurezza una civiltà e un'economia. Venezia è stata grande nel mondo come potenza marittima, con il suo ingegno cantieristico e non solo, e come potenza commerciale. Parliamo dei commercianti di Venezia. Ciò dimostra che siamo un popolo di imprenditori. In Italia più che altrove - Venezia ne è il simbolo e la vetrina - il nostro ingegno si coniuga con la nostra impresa: negare la nostra impresa significa negare il nostro ingegno, la nostra storia, la nostra cultura, la nostra arte e negare Venezia. Ciò è tanto vero che a Venezia, per tutelarsi rispetto agli altri, inventarono, come i colleghi sanno, l' intelligence economica moderna. I cosiddetti servizi di intelligence li inventarono i veneziani, che così potevano carpire gli altri segreti e farne forza nella loro impresa. A Venezia, inoltre, come sanno i colleghi, nacque il primo codice che difendeva il diritto di proprietà intellettuale: sulla proprietà intellettuale nasce l'impresa italiana. Venezia è, quindi, vetrina del Paese, di ciò che siamo stati, di ciò che dobbiamo continuare a essere come impresa Italia e, nel contempo, purtroppo, anche dei suoi problemi. I problemi dell'esondazione delle acque riguardano Venezia, Matera, ma anche altri 7.275 Comuni italiani, che sono a rischio esondazione perché il nostro territorio è fragile perché la Pianura padana si realizzò nell'arco di millenni in quello che era un mare, perché siamo incuneati nel Mediterraneo e perché le modifiche del clima ci colpiscono più che altrove, come dimostra anche la vicenda di Venezia e dell'acqua alta, che si è verificata altre volte nel tempo, ma mai con l'incidenza degli ultimi anni, praticamente quasi una volta l'anno. Che siamo in emergenza è emerso con tutta evidenza nel 1966, cinquantatré anni fa, quando ci fu il disastro di Venezia. Venezia è un simbolo, un emblema e una vetrina anche dei problemi italiani. Abbiamo avuto cinquantatré anni per reagire. Il Mose è una grande opera dell'ingegno italiano, come lo è Venezia. La città è un'opera dell'ingegneria italiana per come nasce, per come è stata costruita e per come si è affermata nel mondo. Allo stesso modo lo è il Mose, solo che altrove e in altri tempi quelle opere si realizzavano in pochi mesi e in pochi anni mentre il Mose è una grande opera, che purtroppo ancora non è stata completata per insipienza anche dell'ultimo Governo, ma non solo. Il Mose può proteggere Venezia e va assolutamente completato, ma non è l'unica soluzione per Venezia. La città non va soltanto preservata, bisogna anche risolvere il problema dei fanghi, della manutenzione, dell'"assalto" crocieristico nella città di Venezia e, quindi, della gestione dei flussi turistici. Nel contempo, per difenderla e preservarla, bisogna difendere e preservare il suo territorio e la sua economia. Colleghi senatori, essendo Fratelli d'Italia un partito patriottico, ma anche pragmatico, in questa fase all'opposizione ma con cultura di Governo, il 1° agosto 2018 - mi rivolgo ai colleghi del Partito Democratico e della maggioranza che nel dispositivo della loro mozione hanno previsto questa proposta come essenziale - presentammo un disegno di legge in questo Parlamento per istituire una zona economica speciale (ZES) nella città di Venezia. Quel disegno di legge credo sia poi stato assegnato alla Commissione finanze, che non l'ha mai calendarizzato o incardinato. Essendo la nostra una forza patriottica e pragmatica, quindi ostinata, abbiamo presentato quel disegno di legge sotto forma di emendamenti allo scorso bilancio; quegli emendamenti sono stati da voi bocciati. Ostinati come siamo, li abbiamo presentati in quasi ogni provvedimento compatibile nel corso di questa legislatura e vi siete sempre opposti a realizzare la zona economica speciale a Venezia. Oggi, avendo ripresentato quello stesso emendamento al disegno di legge di bilancio che sta per essere esaminato dalla Commissione competente, apprendiamo che la nuova maggioranza si è finalmente convinta della necessità di istituire tale zona. Basta quindi che venga approvata la nostra proposta legislativa, presentata oltre un anno fa in Parlamento, o che vengano approvati i nostri emendamenti alla legge di bilancio. Ma, essendo la nostra una forza patriottica e pragmatica, siamo disponibili a votare anche i vostri emendamenti, che copiate dai nostri, ancorché portino il vostro e non il nostro nome, purché finalmente sia realizzata una zona economica speciale, che a nostro avviso dovrebbe riguardare sia il porto di Venezia sia quello di Genova, perché hanno le stesse caratteristiche di emergenza e di opportunità, essendo i terminali dei grandi corridoi marittimi transeuropei. Per questo noi chiedevamo l'estensione della ZES dai porti marittimi del Sud a questi due grandi porti di raccordo del nostro Paese, che purtroppo, nel frattempo, sono stati colpiti, in maniera diversa ma altrettanto grave, da due tragedie che hanno portato ad evidenza la loro fragilità. Venezia è sicuramente la vetrina dell'Italia e della sua immagine turistica nel mondo. L'aeroporto di Venezia è quello che più si sviluppa in Italia, perché è la destinazione di questi nuovi flussi turistici, economici, commerciali e non solo; ma Venezia è anche un polo economico simbolo del degrado del nostro Paese, come dimostra la vicenda della chimica di Marghera, che rappresentava una grande filiera industriale italiana ed è stata chiusa. In queste ore anche la siderurgia italiana, l'altro grande settore strategico italiano, rischia di essere chiusa. Senza una visione complessiva della natura imprenditoriale dell'Italia, del suo territorio e di come coniugare la nostra cultura e la nostra storia con la nostra impresa e l'economia, il Paese finisce per subire un'esondazione: scompare dal panorama del nostra storia e della storia globale. Per questo è importante il voto comune di oggi, ma soprattutto il segnale che la classe dirigente, prima ancora che il Paese, deve dare, per dimostrare di avere un progetto complessivo di ciò che siamo e di ciò che vogliamo continuare ad essere nello scenario globale. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Pizzol) . D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, a nome del Gruppo Partito Democratico, esprimo vicinanza e solidarietà a tutti i residenti nella laguna, che hanno subìto danni e sofferenze nell'evento del 12 novembre. Desidero altresì esprimere un ringraziamento a tutti coloro - istituzioni, Polizia, Vigili del fuoco, volontari - che hanno agito per garantire l'incolumità pubblica dei veneziani e degli altri che hanno subito danni e per consentire di superare l'emergenza. Questo è il volto bello del nostro Paese. Oggi parliamo di Venezia, ma ha fatto bene il collega Pittella a ricordare che ci sono stati altri eventi, sui quali ovviamente non può che esserci la stessa attenzione. In ogni caso, sin dalle prime ore (credo sia capitato a tutti coloro che conoscono bene la città di Venezia), attraverso le informazioni che ha acquisito da amici sentiti nell'immediatezza dei fatti o attraverso i social (ricordo un sito, «La Voce di Venezia»), si capiva bene che era successo qualcosa che i veneziani non ricordavano o che, in gran parte, non avevano conosciuto, visto che l'ultima volta era accaduto cinquantatré anni fa. Venezia è un elemento identitario del nostro Paese; lì si è fatta una storia importante dell'Italia, tanto che, senza dubbio, possiamo collocarvi una centralità culturale senza pari. Non è un caso che Venezia sia anche patrimonio dell'UNESCO, riconosciuta in tutto il mondo. La risposta odierna del Senato - poi lo ricorderò - dopo quella venuta dalla Camera dei deputati, è l'ulteriore conferma che il Parlamento ha ben chiaro che cosa è accaduto e quali sono le cose da fare. È il Parlamento italiano a rispondere, a nome di tutti gli italiani, anche perché, com'è chiaro, nessun italiano potrebbe sopportare danni strutturali e permanenti ad una città che è un simbolo antropologico del nostro Paese. In ogni caso, per la fragilità della laguna e della città di Venezia in particolare, non serve parlare soltanto del modulo sperimentale elettromeccanico (Mose); servono anche altri provvedimenti e altre azioni, come la manutenzione costante di un'area che sostanzialmente è immersa nel mare. Serve l'escavo dei canali; serve il consolidamento delle fondamenta. La legge speciale n. 171 del 1973 metteva sostanzialmente al centro della propria attenzione la rivitalizzazione socio-economica della città. Quell'idea, quella forte idealità, quella ratio non poteva essere intesa solo in funzione difensiva - che è poi la ragione del Mose - ma intendeva un connubio di molteplici azioni finalizzate alla crescita, allo sviluppo, oltre che alla difesa di un territorio fragile e molto delicato. Ebbene, se allora c'è stata quella convinta azione a favore di Venezia, altrettanto deve essere adesso per le cose che ci sono ancora da fare rispetto agli ulteriori cambiamenti che Venezia ha dovuto sopportare. Gli impegni sono tanti, come ricordato anche nella mozione a prima firma del collega Ferrazzi: non solo di Mose si deve trattare, perché c'è anche altro. Venezia è tormentata anche da altri problemi, come il moto ondoso causato dall'ingente traffico in Laguna; il sovraffollamento turistico; il traffico croceristico; lo spopolamento della città storica; la mancata bonifica di Porto Marghera. Servono risorse in modo continuativo per rafforzare le fondamenta, pulire i canali e approvare il nuovo Protocollo fanghi. È per questa ragione che è necessario che il Parlamento e il Governo stanzino risorse e farò poi un riferimento ancora più chiaro. Questi temi devono essere oggetto del comitatone del 26 novembre che il Presidente del Consiglio ha sapientemente e immediatamente convocato. D'altronde il Governo ha subito dato una risposta con la presenza dei ministri e con alcune scelte che elencherò. La stessa presidente del Senato Alberti Casellati si è recata nella città di Venezia, ovviamente a nome di tutto il Senato della Repubblica. Partendo quindi da questi dati positivi sono fiducioso che possa continuare ad esserci la stessa tensione emotiva. E per fare cosa? Richiamandomi all'intervento dell'ultimo collega che mi ha preceduto, sulla zona economica speciale (ZES) auspichiamo un lavoro comune a partire dalla legge di bilancio per raggiungere l'obiettivo. Si è deciso lo stato di calamità, l'immediata disponibilità economica che conosciamo, si è presa una decisione sul supercommissario di Venezia e sulle risorse che abbiamo chiesto come Gruppo Partito Democratico nella prossima legge di bilancio. Concludo dicendo che le visite dei rappresentanti del Governo e del Presidente del Senato, il fatto che di Venezia si parli qui e alla Camera e che si voteranno delle mozioni, mi fanno ben sperare che questo patrimonio universale sarà difeso come tutto il mondo ci chiede. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). PIZZOL (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIZZOL (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, pochi giorni fa Venezia è stata colpita da un'eccezionale acqua alta che ha provocato ingenti danni e lasciato noi veneziani, l'Italia e il mondo intero in forte trepidazione per la sua sorte. Una città incantevole, ricca di secoli di storia e di inestimabili valori, ma anche tanto delicata e che un evento del genere può rovinare per sempre, come i mosaici della Basilica di San Marco o gli antichi libri finiti sott'acqua. La marea ha allagato chiese, ristoranti, botteghe artigiane, case, negozi, scuole e musei, non ha risparmiato niente e nessuno; ha ricoperto Murano e le sue vetrerie, Burano e tutte le isole del litorale veneto; non si sono salvate neppure Chioggia e Pellestrina dove ha provocato anche vittime. Mi sentivo impotente di fronte alle notizie che arrivavano, alla mia città invasa dall'acqua, ai miei amici e conoscenti che inutilmente avevano posizionato le paratie sulle porte delle case e dei negozi. Il nostro sindaco in lacrime nel vedere la città ridotta così è sicuramente una delle immagini che meglio rappresenta lo stato d'animo di tutti i veneziani. Il nostro amato presidente Luca Zaia era addolorato come quando si vede una persona di famiglia che sta male. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Minuto) . È sempre stato in prima linea per coordinare la macchina della Protezione civile, assieme all'assessore Bottacin e a tutti gli altri assessori e consiglieri regionali. Con riferimento al Mose e a quei cinque miliardi di ferro che sono rimasti fermi sott'acqua, giustamente il presidente Zaia ha detto che le cose non si lasciano mai a metà e che deve essere ultimato in fretta per evitare il ripetersi di altri disastri. Il nostro segretario Salvini e i rappresentanti del Governo hanno fatto visita alla nostra città ed hanno toccato con mano lo scempio che Venezia ha subìto. Alcuni vaporetti, mollati gli ormeggi, sono stati scaraventati sulle fondamenta da un vento di bora e scirocco che ha raggiunto i cento chilometri orari e sembravano surreali installazioni della Biennale, come alcune barche finite nelle calli. I veneziani, però, non si sono pianti addosso. Si sono rimboccati subito le maniche e hanno iniziato a pulire, a spazzare ed asciugare. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . Sono state smaltite centinaia di sacchi della spazzatura, elettrodomestici, arredi di negozi, di case ed alberghi. Le calli si sono riempite di mobili, tavoli e sedie, con tanta gente impegnata a recuperare il possibile e nel dolore non è mancata tanta solidarietà e calore umano. Un brulichio di persone al lavoro: chi puliva, chi asciugava e spazzava, i ragazzi a casa da scuola, la Protezione civile, i Vigili del fuoco e tutte le Forze dell'ordine hanno aiutato e lavorato sodo. A tutti loro vanno i nostri più sinceri ringraziamenti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . Venezia è una città meravigliosa, patrimonio dell'umanità e orgoglio italiano e di noi veneziani per i secoli di storia della nostra Repubblica Serenissima. Noi tutti siamo fieri del nostro Leone alato, impresso su vecchie fortificazioni ed edifici, sia in Patria che all'estero, sull'altra riva dell'Adriatico e fino a Creta. Sono trascorsi cinquantatré anni dal 4 novembre del 1966, quando l'acqua granda aveva raggiunto 194 centimetri sul medio mare. Una decina di giorni fa è arrivata a 187 cm ed è stato un altro disastro. Ingentissimi i danni della marea salata che potranno essere quantificati solo col tempo. In questi cinquantatré anni si è studiata, progettata e realizzata solo parzialmente una soluzione - il Mose - senza terminarla. La nostra estrema indecisione nell'affrontare i problemi e risolverli fino in fondo ha causato i disastri di oggi. Non ci possiamo più permettere di chiederci se è la soluzione migliore oppure no. È di fondamentale importanza ultimare l'opera, collaudarla quanto prima e poterla utilizzare per salvare la nostra città, unica al mondo e che merita di essere tutelata e salvaguardata quale patrimonio non solo veneto, ma dell'Italia e del mondo intero. Vediamo che altre Nazioni sono molto più veloci nel costruire le grandi opere, mentre in Italia vi è una lentezza esasperante e i lavori collassano sotto un'ingessatura di regole e burocrazia. Tutti ci ricordiamo della corruzione cresciuta attorno a quest'opera, ma, se non impariamo ad agire velocemente e a colpire il malaffare con pene certe e severe, saremo sempre in ritardo e arriveremo tardi, come in questo caso. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Gli italiani hanno bisogno di governanti che risolvano nel breve periodo i problemi ed è auspicabile dimostrare loro che si è in grado di farlo in modo onesto e con la massima trasparenza. Per fare ciò devono essere subito finanziate le opere e i lavori necessari al completamento e alla messa in funzione del Mose, in modo che i cittadini possano apprezzare cosa si è realizzato con le somme a disposizione. Il Mose da solo non basta, perché servono la manutenzione ordinaria e straordinaria, gli scavi dei canali, utili a rendere più operativo anche il porto, consolidare le fondamenta, salvaguardare i centri abitati, investire nella residenza, risollevare le insule e, non ultimo, occorre bonificare Porto Marghera e l'immensa area industriale. Il Governo ha già convocato il comitato per la salvaguardia di Venezia per il 26 novembre e dovrà provvedere non solo a rifinanziare, ma anche ad aggiornare la legge speciale. Spero, anche a nome di tutto il Gruppo Lega-Salvini Premier, che il disastro appena accaduto spinga tutti i soggetti interessati a trovare soluzioni rapide e risorse certe. Sono sicura che l'attenzione di questo consesso va nella direzione giusta per la tutela della mia amata città, nell'approvare le mozioni oggi all'ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . CAUSIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CAUSIN (FI-BP) . Signor Presidente, innanzitutto mi sia consentito rivolgere un sentito ringraziamento - credo anche a nome del Parlamento italiano - a tutte le persone che si sono adoperate per l'immediata emergenza, ma anche per le attività dei giorni successivi. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az) . Penso ai tanti volontari, penso alla Protezione civile, penso alle Forze dell'ordine, penso all'amministrazione comunale di Venezia e a tutti coloro che non sono stati fisicamente a Venezia, ma che hanno fatto la propria parte, come ad esempio nel caso del Consiglio dei ministri, che ha deliberato d'urgenza i primi 20 milioni di euro. C'è stata una gara di solidarietà, che non era un fatto scontato; di questo va dato atto e dobbiamo essere grati. Anche se io sono un veneziano di terra, in quanto sono nato e vissuto e tuttora vivo al di qua del ponte, so che le maree a Venezia sono un fatto assolutamente normale e che sono anche prevedibili, perché dipendono da un combinato disposto gravitazionale di sole e luna; esse accadono prevalentemente in alcuni periodi dell'anno. Quello che non è prevedibile, ma che è possibile, come hanno dimostrato i due grandi eventi eccezionali accaduti nell'arco di cinquant'anni (nel 1966 e il 12 novembre 2019), è che il combinato disposto dei venti, in modo particolare dei venti di scirocco, possa causare dei fenomeni devastanti, cioè delle maree eccezionali che portano a sommerge il 100 per cento della città. Non è un fenomeno alluvionale di acqua violenta, ma è l'acqua che spinge dal fondo della città e, in alcune chiese o in alcuni edifici pubblici e privati, causa addirittura un problema di sollevamento del pavimento, legato alla pressione dell'acqua. Quindi è un fenomeno che, se anche dura poco, ha degli effetti devastanti. Questa marea straordinaria secondo me ha avuto anche degli effetti positivi. Uno di questi è che oggi costringe il Parlamento italiano e le istituzioni sono costrette a riflettere finalmente su questo problema, facendo scaturire tre considerazioni. La prima è che assumiamo finalmente consapevolezza - se qualcuno non l'avesse avuta - che Venezia ha un valore sociale, storico culturale e artistico che è unico e che non è un fatto locale, ma italiano, europeo e mondiale. La seconda riflessione che nasce da questo avvenimento è che, se abbiamo a cuore il futuro di Venezia, dobbiamo superare un pregiudizio che io chiamo l'ambientalismo di retroguardia: non si può pensare al futuro di Venezia se non attraverso un intervento antropico. Sapete perché, colleghi? Perché Venezia è nata e vissuta grazie l'intervento dell'uomo. Nel 1330, La Repubblica Serenissima deviò la foce e il corso del fiume Brenta. Pensate cosa accadrebbe se oggi in Italia aprissimo un dibattito per deviare il corso di un fiume: sarebbe impossibile farlo. Eppure, la Serenissima, per salvare la città d'acqua, decise di deviare il corso non solo del Brenta, ma negli anni successivi anche di altri otto fiumi che avevano la foce in laguna e che avrebbero prodotto un effetto per cui oggi noi potremmo parcheggiare la nostra auto in piazza San Marco, cioè l'interramento della laguna. La riflessione sul futuro, dunque, va fatta anche essendo capaci di sdoganare l'intervento antropico, di sdoganare le opere di salvaguardia della città. Il terzo elemento positivo che ha generato questa marea straordinaria è una responsabilità comune della comunità politica italiana e io auspico non solo di questa; una responsabilità che, dal mio punto di vista, si deve sostanziare in alcuni passaggi. Il primo è che vanno bene i 20 milioni stanziati, ma il livello dei danni che ha subito questa volta la città è molto elevato, che si quantificano in circa un miliardo di euro, quindi il tema dei fondi per l' emergenza deve essere affrontato molto seriamente già nella legge di bilancio e nei prossimi provvedimenti. Non è sufficiente dare risposta con 20 milioni di euro. Il secondo passaggio è quello delle dighe mobili. Voglio parlare fuori da ogni ipocrisia, so che il Mose è un argomento che imbarazza la comunità politica ed anche la comunità civile, perché la verità giudiziaria ha toccato gran parte dell'arco costituzionale, le Forze dell'ordine, la magistratura amministrativa e molti di noi sono stati molto distanti dal chiedere conto dello stato dell'avanzamento di quest'opera. Credo però che oggi vi sia una responsabilità comune di riconoscere che sul tema della difesa della città dalle maree alte e straordinarie, che non sono 100, ma possono essere alcune durante l'anno, questa opera di straordinaria ingegneria va completata rapidamente e va messa in funzione perché è l'unico modo per proteggere Venezia da questo fenomeno. Il terzo passaggio è quello della legge speciale. Sono entrato in Consiglio regionale nel 2005 e sono stato consigliere regionale per otto, nei quali ho fatto parte della Commissione speciale per Venezia, che valutava la destinazione dei fondi della legge speciale. Con la legge speciale si è costruito in parte il Mose e si sono fatte molte opere di salvaguardia, che appartengono alla città di Venezia, ma che riguardano anche la messa in sicurezza dei fiumi, della Città metropolitana, il sistema costiero, le città del litorale. La legge speciale per la salvaguardia di Venezia ha conosciuto, attraverso la contrazione della capacità di finanza pubblica, una disponibilità sempre inferiore fino ad arrivare a zero e quindi oggi c'è una legge speciale in vigore per Venezia, ma non ci sono i fondi per attuare le misure che in quella legge sono richieste. Crediamo che la difesa della città vada garantita anche attraverso un rifinanziamento e una novellazione di questa legge. Penso anche all'individuazione di risorse certe che devono venire, ad esempio, anche dalla fiscalità locale, come avviene per tutti gli Statuti speciali (non a caso si chiama speciale), altrimenti rischiamo di trovarci fra qualche anno in questa stessa situazione. Questo significa soldi, ma anche poteri. Farà ridere quest'Assemblea, ma una delle domande che si pone la comunità veneziana è: chi deciderà di alzare le dighe mobili quando ci saranno le emergenze? Perché ad oggi non è ancora deciso qual è l'autorità a cui spetta la responsabilità di riconoscere l'evento eccezionale e di alzare le dighe, che non si alzano in cinque minuti, perché ci vogliono circa tre ore e mezza per alzarle. Quindi è una cosa che va gestita, pianificata e ci devono essere degli enti preposti a questo. Venezia è una città - lo raccontavo al collega Massimo Ferro - dove ci sono dodici livelli amministrativi di competenza sulle stesse materie. Pensate che confusione si farà se non ci sarà una legge speciale in grado di fare chiarezza sui procedimenti amministrativi per difendere la città. Il fenomeno è accaduto alle ore 23,15, per cui le redazioni hanno fatto dei titoli di un certo tipo, però il giorno successivo, quando c'è stata nei giornali la cronaca di questo evento straordinario, un importante quotidiano, forse il più importante Nord-Est, titolava a tutta colonna: «Venezia umiliata». A me ha fatto male perché io che sono veneziano, che conosco i veneziani e li ho frequentati e sentiti come qualcuno di voi, non ho avuto l'impressione che Venezia sia stata umiliata. Venezia è stata ferita. Venezia è una città resiliente, perché quando capitano queste cose, ci si dà da fare, si mettono a posto le cose, si chiama il tecnico, il volontario che aggiusti l'impianto elettrico e quello idrico. Nelle chiese hanno cercato di fare il primo tamponamento sui danni provocati ai beni artistici. È una città resiliente dove la gente si dà da fare e cerca di mettere a posto le cose. Non è l'acqua alta o una marea eccezionale che umilia Venezia: ciò che umilia Venezia è il disinteresse e l'ignavia della comunità politica, e su questo abbiamo veramente una grande responsabilità comune. Il gesto che noi oggi facciamo, che è stato fatto ieri anche nell'Aula della Camera, è quello di votare insieme pur sapendo che abbiamo anche delle diversità di vedute su alcuni punti specifici. Assumiamo la responsabilità di votare insieme un impegno del Parlamento e del popolo italiano di non abbassare la soglia di attenzione sul tema della salvaguardia di una città che è unica, mondiale e speciale. Signor Presidente, a Venezia in questi casi si dice: «Duri i banchi!», cioè stiamo tutti pronti, saldi e impegnati veramente per la salvaguardia di questa città unica e straordinaria. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . L'ABBATE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, Venezia è nata sull'acqua e i veneziani lo sanno, perché hanno nel loro DNA il ritmo delle maree. Per sei ore l'acqua sale e per sei ore l'acqua scende. Ma oggi le maree sono eccezionali, perché lo scirocco si scaglia nei canali dove le imbarcazioni fragili non sono in grado più di sostenere quei venti. Tra le case sommerse, i vaporetti incagliati, tra il fango e la rabbia, è nata anche una chiamata alle armi, partita dei giovani. A me piace parlare dai giovani: parlo di loro perché ci portano il loro esempio, che noi qui dobbiamo veramente portare avanti. Una marea di studenti italiani si è riversata a Venezia portando il contributo non solo fisico ma anche morale ed aiutando per quello che possono. Li hanno chiamati «gli angeli dell'acqua alta». Tutto il Paese si stringe anche intorno ai suoi concittadini, così gravemente colpiti; alle imprese e alle attività produttive, che hanno subìto notevoli danni; al mondo dell'arte e della cultura, che vede in serio pericolo interi capitali storici; alle istituzioni cittadine, a cui spetterà risanare questa grave ferita. La città di Venezia e la sua laguna hanno subito ancora una volta questa inondazione. Al di là delle considerazioni sul ritardo della messa in funzione effettiva dell'infrastruttura Mose, questo mette ancora in luce il ritardo di un piano chiaro per combattere il cambiamento climatico. Come ho sentito prima, noi dobbiamo assumerci la nostra responsabilità e oggi in quest'Aula impegniamo il Governo a intervenire con estrema urgenza con provvedimenti concreti ed attuali, a partire dal rifinanziamento e dalla riforma organica della legge speciale per Venezia, attraverso la riduzione della frammentazione dei poteri ordinari e speciali previsti per la salvaguardia della città lagunare. Purtroppo però nessuna parte del territorio italiano può ritenersi immune dagli effetti dell'azione dell'uomo sulla natura e i costi correlati al dissesto idrogeologico del territorio italiano sono chiari e sono stimati intorno a circa 2,5 miliardi di euro l'anno; una cifra che aumenterà nel corso dei prossimi decenni, perché ci saranno anche costi legati al contenimento degli incendi e alla messa in sicurezza dei vari territori. Per questo è necessario e urgente contrastare il cambiamento climatico in maniera determinata e con uniformità di indirizzo in tutto il Paese, approvando al più presto il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, individuando le azioni e le politiche di mitigazione e adattamento del territorio che tengano fortemente in considerazione le zone più vulnerabili, a maggior rischio idrogeologico, che sono colpite sempre più frequentemente da eventi metereologici ormai fuori controllo. Nella mozione n. 192, pertanto, abbiamo richiesto ciò che riteniamo necessario: individuare delle risorse per far fronte ai danni causati dal fenomeno dell'alta marea in tutti i territori dei Comuni di Venezia e Chioggia; procedere prioritariamente a integrazioni, in attesa del completamento e della messa a regime del sistema Mose con interventi urgenti di contrasto e mitigazione delle acque alte; rifinanziare adeguatamente nel primo provvedimento utile, a partire dal disegno di legge di bilancio attualmente in esame, la legge speciale per la città metropolitana di Venezia, individuando le opportune fonti strutturali di finanziamento, predisponendo un piano organico di interventi di manutenzione urbana diffusa, ecologica, infrastrutturale ed edilizia della città storica per la salvaguardia della laguna di Venezia; prevedere anche delle misure fiscali che consentano al sistema di imprese, di artigiani e di commercianti locali duramente colpiti dal disastro ambientale di far fronte alle spese impreviste e di sostenere il rilancio delle loro attività; accelerare anche la realizzazione degli interventi di bonifica del sito (che conosciamo bene) di Venezia e Porto Marghera. Chiediamo quindi che siano assunte tutte le iniziative utili al Paese, che individuino con estrema urgenza azioni e politiche di mitigazione e adattamento del territorio, tenendo in considerazione il fatto che ci sono varie aree sottoposte a forte rischio: parliamo anche di quanto è successo in altre zone, come anche a Matera. In conclusione, per quanto riguarda la città di Venezia sarà anche necessario gestire i flussi turistici per tutelare la resilienza del territorio, il fragile equilibrio fra l'antropico e il naturale, per proteggere anche la qualità della vita dei residenti. Venezia giace ancora dinanzi ai nostri sguardi come era nel periodo finale della sua decadenza; un fantasma sulle sabbie del mare così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all'infuori che della sua bellezza e qualche volta, quando ammiriamo il suo languido riflesso nella laguna, rimaniamo incerti su quale sia la città e quale l'ombra. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 191 (testo 2), presentata dai senatori Bernini, Romeo, Ciriani e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 192, presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi). Si è così conclusa la discussione delle mozioni. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 13,22) Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CRUCIOLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (M5S) . Signor Presidente, ho chiesto la parola per elevare un grido di dolore e di rabbia per l'affronto che sta patendo il popolo italiano a causa di un altro Paese dell'Unione europea, la Germania. Nel 2007 c'è stato un gravissimo incidente nell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino, in cui sono morti, bruciati vivi, sette operai. Nel 2016 ci sono state le condanne per due cittadini tedeschi, di cui voglio dire qua i nomi: Harald Espenhahn, amministratore delegato della ThyssenKrupp, e Gerald Priegnitz, direttore dello stabilimento di Torino. Nonostante le due condanne avvenute nel 2016, ad oggi queste due persone sono ancora a piede libero, comodamente nelle loro case, nella loro Nazione, in Germania. L'Italia ha fatto quanto doveva; i tribunali e la procura italiani hanno chiesto l'ordine di esecuzione l'indomani del passaggio in giudicato delle sentenze, ma la corte d'appello competente tedesca ha opposto delle formalità. Prima, nonostante ci fosse la traduzione in lingua tedesca della sentenza passata in giudicato, ha chiesto le traduzioni anche di tutti gli atti dei primi due gradi, ritardando così il momento dell'esecuzione penale. Nel 2018 il nostro Ministro della giustizia ha risposto a un'interrogazione con cui si chiedeva di sapere che cosa era stato fatto al riguardo e ci ha riportato quanto avvenuto fino al dicembre 2018. Ci ha dato spiegazioni a tal proposito e ci ha rassicurato dicendoci che stavano seguendo il caso e che erano in contatto con tutte le autorità competenti tedesche. Ebbene, a un anno da quelle rassicurazioni, non è ancora avvenuto nulla. La settimana scorsa la Corte europea dei diritti dell'uomo ha aperto un procedimento a carico della Germania e anche dell'Italia, perché non è stata data ancora esecuzione alla condanna, a distanza di tre anni. Riassumendo: i fatti sono del 2007 e siamo dovuti arrivare al 2016, perché purtroppo il nostro sistema processuale è così garantista da portare a questi tempi, per accertare le responsabilità e ancora ad oggi non è stata data esecuzione alla condanna. Voglio ricordare che, ai sensi del codice penale, le sentenze sono pronunciate nel nome del popolo italiano. Ho depositato un'interrogazione per chiedere al Ministro della giustizia che cosa è stato fatto fino ad oggi, e chiedo però a lei, Presidente, di farsi tramite, nei confronti del Presidente del Consiglio, per chiedere che vengano poste in essere tutte le azioni diplomatiche per far cessare questo sfregio al popolo italiano. (Applausi). ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, l'interrogazione di cui parlava il collega Crucioli, presentata un anno fa in Commissione, era a mia firma e verteva esattamente su quel tragico avvenimento che, ancora una volta, pone l'attenzione sulle condizioni del lavoro, dei lavoratori e sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Anch'io ho presentato una nuova interrogazione nella quale si chiede conto al Ministro in carica dei passi effettuati, e non soltanto di quelli giuridici e formali che sono stati ricordati (la traduzione delle sentenze), ma anche di tutti quelli necessari sotto il profilo diplomatico. Mi associo pertanto alla richiesta testé avanzata e aggiungo che, in questo come in altri casi, si pone il tema di cosa sia l'Europa anche da questo punto di vista. Credo che il Parlamento italiano debba farsi promotore, attraverso i propri rappresentanti al Parlamento europeo, di una struttura di cooperazione internazionale giuridica, data anche l'ormai innegabile dimensione sovranazionale dell'economia e delle imprese che operano in Italia. Nella citata sentenza c'è una disparità di trattamento palese: gli imputati italiani stanno scontando la pena e, tra l'altro, vorrei sottolineare che si è trattato di un processo molto complesso, nel quale la procura e il tribunale di Torino si sono fatti carico della celerità dei tempi, considerati l'argomento e la sofferenza di un'intera comunità. Ora c'è bisogno non soltanto di passi diretti nei confronti della Germania, ma anche di una disciplina che ci dia maggiori garanzie da questo punto di vista. In conclusione, Presidente, ricordo - a me stessa e all'Assemblea - che opportunamente abbiamo approvato recentemente un documento istitutivo di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. Ebbene, credo che Commissioni di questa natura abbiano il compito - attraverso indagini - di produrre proposte utili per dare maggiori strumenti in relazione a quella che è una delle cause maggiori di morti nel nostro Paese. Sappiamo infatti che le cronache sono drammatiche: stiamo parlando di morti sul lavoro, e non sono mai abbastanza gli interventi in ricordo che facciamo in quest'Aula. Abbiamo un compito istituzionale, ovvero trovare soluzioni affinché fatti del genere non abbiano mai più a verificarsi. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . PRESIDENTE . Ringrazio i senatori Crucioli e Rossomando per il loro intervento. Per quelle che sono le prerogative della Presidenza, ovviamente vengono accolte le richieste avanzate. VANIN (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VANIN (M5S) . Signor Presidente, senatrici e senatori, anch'io sono qui per ricordare ciò che è successo a Venezia, la mia città. Ricordo - come già altri hanno fatto - che il 12 novembre, martedì scorso, Venezia, Chioggia e il litorale tutto, con le sue isole e le sue spiagge, sono stati devastati da una marea eccezionale, di poco inferiore - per pochi centimetri - a quella che i veneziani ricordano come cicatrice indelebile: l'Aqua granda del 1966. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 13,25) ( Segue VANIN). Se allora erano 194 centimetri, martedì sono stati 187: il livello più alto, dopo quello del 1966. È stato un evento a dir poco disastroso, che ha messo in ginocchio tutta la città: i cittadini, gli artigiani - quei pochi rimasti, perché sono stati fatti scappare con le scelte scellerate fatte finora, anche nella gestione dell'amministrazione - i commercianti del centro storico, vessati dalla vendita delle chincaglierie che arrivano nei container nel porto di Venezia; i pescatori che vivono in una laguna inquinata; le famiglie e i residenti della città e di tutta la laguna, con le sue piccole e preziose isole, che per l'UNESCO sono un patrimonio dell'umanità, ma sembra che per noi siano ben poco. Voglio ricordare Chioggia, quasi cinquantamila abitanti; il Lido di Venezia, Pellestrina, l'isola degli Armeni, con i suoi tesori, Burano, Torcello, il litorale da Jesolo a Cavallino, Caorle e tutta la gronda lagunare, tutta. In pochi minuti dall'ondata eccezionale - come si è saputo - il vento di bora e il vento di scirocco hanno innalzato il livello dell'acqua. Qui è necessaria una specifica perché, purtroppo, il Centro maree del Comune di Venezia alle ore 21 aveva segnalato che ci sarebbe stata l'intensità di venti e si sarebbe alzati i livelli dell'acqua, parlando di 150-165 centimetri. Ma già così la città è bloccata, è ferma, immobile, perché non si sa che cosa succederà. Alle ore 22,53 arriva l'allarme, l'avviso preoccupante, emergenziale. La laguna subisce gli effetti di non previste raffiche di vento da 100 chilometri all'ora. Il livello potrebbe raggiungere i 190 centimetri alle ore 23,30. Quindi, siamo quasi nel pieno della notte. Alle ore 22,50 l'acqua di marea sale velocemente, così tanto, e tanto velocemente defluisce, lasciando danni, sgomento, buio e silenzio. È difficile comprendere questa esperienza se non la vivi: l'acqua che sale al buio, ti entra in casa, affiora dai pavimenti, invade le abitazioni, i negozi, i laboratori degli artigiani, i magazzini, invade tutto. PRESIDENTE. Senatrice Vanin, devo invitarla a concludere. VANIN (M5S) . Sì, signor Presidente. Le ore successive saranno momenti di paura e di terrore, immersi sempre nella stessa acqua e con la stessa paura. Non sono calcolabili i danni nel patrimonio culturale e, quindi, è necessaria una mobilitazione immediata del Ministero dei beni culturali, che dovrà avere una task force adeguata nel tempo e stabile in città. Non posso non dire due parole sul Conservatorio di musica Benedetto Marcello e su tutte le fondazioni, con i loro manoscritti e gli spartiti che sono stati purtroppo dimenticati, immersi per giorni nell'acqua salmastra. La preoccupazione, quindi, per i livelli così incontrollati delle maree, che si combinano a eventi climatici imprevisti e imprevedibili, è ora costante, una realtà che non possiamo più considerare un'eccezione. Ma non è solo la marea: è la tutela dell'ambiente lagunare, dove scavare altri canali e allargare gli esistenti per fare arrivare le grandi navi, all'interno di una laguna che ha una profondità media di un metro e mezzo; ciò significa distruggere un equilibrio già fragile e compromesso. (Applausi dal Gruppo M5S) . Venezia ha bisogno di opere, di interventi programmati, pianificati e continui: la pulizia dei canali, il risanamento dei rii, le manutenzioni dell' habitat e della città. E non è solo il Mose. Si è parlato fin troppo del Mose, che va finito e collaudato. PRESIDENTE. Senatrice, devo nuovamente invitarla a concludere. VANIN (M5S) . Ancora due secondi, signor Presidente. PRESIDENTE. Solo uno, senatrice, perché le garantisco che siamo molto oltre il tempo concesso agli interventi di fine seduta. VANIN (M5S) . Ma consideri ciò che è successo. PRESIDENTE. È l'unico motivo per cui ha più tempo. VANIN (M5S) . Vorrei solo dire che, come nei secoli, la Serenissima ha istituito la magistratura delle acque, così oggi noi crediamo che la città abbia bisogno non solo di una normativa speciale, ma anche di un intervento normativo strutturale e di sistema. Venezia e la laguna non sono un'infrastruttura da gestire, ma un unico ambiente da tutelare, fragile e prezioso, unico al mondo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, gentili colleghi, l'eccezionale ondata di maltempo che in questi giorni si è riversata sull'Italia ha visto l'Alto Adige-Südtirol come uno dei territori maggiormente colpiti. In particolare, in Val Pusteria e in Val Venosta intere zone sono rimaste completamente isolate, con strade chiuse a causa della caduta di alberi; valanghe di neve giunte addirittura fino al centro dei paesi; assenza di energia elettrica e ieri anche il deragliamento di un treno per via di una frana che fortunatamente non ha fatto registrare feriti o morti. In queste ore grandissimi sono lo sforzo e l'impegno da parte di tutta la rete del soccorso, in particolare dei volontari dei Vigili del fuoco e della Protezione civile. È una rete straordinaria che in questi giorni dimostra, ancora una volta, tutto il suo valore e la sua importanza. A loro rivolgo quindi un sentito grazie, danke , dilan . Sul punto non bastano solo interventi a parole, ma è necessario aiutare il volontariato con misure concrete. A tale riguardo, mi permetto di segnalare vari emendamenti in materia che ho presentato alla legge di bilancio per i quali chiedo e, anzi, pretendo risultati effettivi. Approfitto, infine, per sottolineare la vicinanza dell'Alto Adige-Südtirol anche alle organizzazioni e a tutti i volontari che a Venezia, a Matera e negli altri territori colpiti stanno offrendo soccorso e conforto con lo stesso impegno dei nostri volontari. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), M5S e FI-BP) . BINETTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, una serie di vicende di questi giorni fanno sì che questo intervento, che avevo chiesto di poter svolgere l'altro ieri, arriva oggi con due aspetti importanti da sottolineare. Innanzitutto, l'obiettivo centrale era ricordare la Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, collegandola in particolare al 30° anniversario della Convenzione ONU per i diritti dei minori. Mi sembrava interessante che in Assemblea se ne potesse fare menzione, tenendo conto che i problemi esistenti sono importanti e riguardano dai minori non accompagnati - per citarne soltanto alcuni - ai gravi problemi degli adolescenti, anche davanti a problematiche tutt'altro che irrilevanti se pensiamo solo agli ultimi fatti relativi all'uso delle droghe, ai morti del sabato sera e alle stragi. Si tratta di tutta una serie di questioni su cui mi sembrava interessante richiamare la nostra attenzione anche e soprattutto perché mi chiedevo con grande stupore per quale ragione le due Commissioni d'inchiesta - una delle quali è stata istituita addirittura con una legge approvata dall'intero Parlamento (quella sul Forteto) - fossero state silenziate. Ho fatto, comunque, così come potevo, altri tipi di intervento; li ho fatti con comunicati stampa cercando di intervenire in tutti i dibattiti possibili. Pochi minuti fa - gli iPhone da questo punto di vista rappresentano una strumentazione preziosa - mi è arrivato un messaggio con cui mi si comunica che il prossimo 3 dicembre è stata convocata la Commissione di inchiesta sul Forteto. Mi chiedevo se ci fosse una relazione tra le insistenze con cui l'abbiamo sollecitata, tra il riferimento esplicito alla Giornata dedicata ai diritti dei minori e alla drammaticità di tante situazioni che conosciamo. Mi sembra, come sempre, che troppo spesso arriviamo tardi a prenderci cura di problemi che conosciamo. In questo stesso clima, richiamo l'attenzione su una serie di interrogazioni rivolte al Ministro della giustizia, che non ha giustificazioni perché era presente nel primo e nel secondo Governo della XVIII legislatura sempre come Ministro della giustizia, al quale sempre abbiamo fatto presente casi di minori allontanati dalle famiglie, abusi nella diagnosi di parental alienation syndrome (PAS), che è misconosciuta totalmente dal mondo scientifico e che, invece, è abusata a livello di tribunali e di servizio e che, comunque, diventa una sorta di grimaldello al quale si ricorre per allontanare i giovani dalle famiglie. Mi rallegro del fatto che la Commissione martedì 3 dicembre possa cominciare perlomeno a costituirsi. Tuttavia, devo dire che la politica e il Parlamento, in quanto espressione alta e massima della politica stessa, non dovrebbero far passare sempre tanto, troppo tempo; non dovrebbero prendere così sottogamba le sollecitazioni volte esclusivamente a tutelare - in questo caso specifico - il bene di minori fragili o con particolari difficoltà, che noi troppo spesso posticipiamo rispetto ad altre situazioni e condizioni. I bambini hanno bisogno della nostra attenzione, così come noi abbiamo bisogno di sperare in una generazione futura che sia migliore di noi e dobbiamo lavorare in questo senso. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S, L-SP-PSd'Az e FdI) . BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo su una recente sentenza della Corte costituzionale, la n. 236, pubblicata la settimana scorsa, che inerisce a una legge regionale della mia Regione, la Liguria, rappresentativa di un fatto nuovo in questo Paese. Da quando Costa è Ministro dell'ambiente, tutte le leggi regionali di tutte le Regioni italiane inerenti alla gestione faunistica sono state impugnate davanti alla Corte costituzionale, su proposta del Ministro dell'ambiente. Credo che non sia mai successo: il cento per cento di tutte Regioni italiane, di qualsiasi colore politico. Tralascio la valutazione sulla rilevanza politica e il fatto che questo tema meriterebbe di essere affrontato non soltanto in un intervento di fine seduta. È noto a tutti che il MoVimento 5 Stelle non voglia bene alle Regioni; è altrettanto noto che le Regioni non vogliano bene al MoVimento 5 Stelle, che difatti non battono colpo in nessuna Regione e forse fanno anche bene a valutare di non presentarsi neanche più alle elezioni regionali. Il dato altrettanto curioso che voglio segnalare è che, quando, a settembre del 2018, il Consiglio regionale della Liguria licenziò con una maggioranza ampia la legge regionale su questa materia, un gruppo di consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle si appellò pubblicamente, anche sui giornali, al ministro Costa, chiedendo un intervento politico affinché quella legge regionale fosse impugnata. Non sto parlando di una legge folle: sto parlando di una legge regionale che inserisce la regolamentazione dell'attività di tassidermia e di imbalsamazione, un tema distante anche rispetto a un interesse di carattere emotivo. I consiglieri 5 Stelle si appellano al ministro Costa affinché la legge venga impugnata - io l'ho letto come un appello politico - e l'uso strumentale della posizione ha portato a una impugnativa da parte del Consiglio dei ministri, su proposta rigida proprio di quel Ministero. La settimana scorsa è arrivata la sentenza della Corte costituzionale, una delle prime, che chiaramente e palesemente ha dato torto al ministro Costa e al Ministero dell'ambiente e ha sancito che la legge della Regione Liguria era perfettamente legittima. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ha quindi ristabilito una evidente e palese normalità, rispetto a un interesse politico di parte, che dovrebbe viaggiare su un binario diverso dalla sollevazione della questione di costituzionalità delle leggi all'interno della seduta del Consiglio dei ministri. Non entro più di tanto nel merito, ma anche questa volta, come più volte da me riportato in Assemblea, determinate forme di estremismo animalista, certi paraocchi per non vedere come viaggia il mondo, portano ad arrecare danni - in questo caso alla Regione Liguria - alla Regione interessata e ad attività economiche importanti. E, anche questa volta, hanno portato il ministro Costa a fare una gran brutta figura. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . TESTOR (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, negli ultimi giorni in molte zone del mondo si ricorda Luigi Negrelli, un ingegnere italiano, trentino, pioniere della ferrovia; un ingegnere civile di levatura mondiale. Negrelli è noto soprattutto per aver steso il primo progetto per la realizzazione del Canale di Suez, di cui proprio in questi giorni ricorre il 150° anniversario dell'apertura, avvenuta ufficialmente il 17 novembre 1869. Negrelli nacque nel 1799 a Fiera di Primiero, si laureò in ingegneria e, appena ventenne, venne chiamato a lavorare come praticante presso la direzione dei lavori pubblici del Tirolo e Vorarlberg, occupandosi in particolare di lavori di carattere stradale e idraulico in Val Pusteria, lungo il corso dell'Adige. Più tardi si trasferì in Svizzera, dove fu il progettista della prima ferrovia nazionale che collegava Zurigo a Baden e qui studiò sistemi per permettere ai treni di superare dislivelli molto elevati. Si occupò della costruzione di arterie stradali, moli e ponti, realizzando in particolare il ponte di Münster sul fiume Limmat e il ponte ferroviario sulla Moldava, il più lungo della Repubblica Ceca. A conclusione della prima guerra di indipendenza italiana, si spostò nel Lombardo-Veneto per risistemare le arterie stradali e ferroviarie danneggiate dal conflitto. Ricostruì la linea ferroviaria tra Milano e Venezia e dal 1850 progettò la nuova ferrovia del Brennero, tra Verona e Bolzano. Ho ricordato alcune delle più significative tappe per un mondo che l'ingegnoso primierotto ha contribuito a fare un po' più "piccolo", grazie alla realizzazione del Canale di Suez, che ha permesso di accorciare le rotte navali verso l'Oriente, consentendo la navigazione diretta dal Mediterraneo all'Oceano Indiano, senza la necessità di circumnavigare l'Africa. La costruzione durò quindici anni e a questa grande opera di ingegneria idraulica sono riconducibili numerosi risultati di rilevanza, non solo ingegneristica, ma anche sociale, che ha di fatto segnato un grande cambiamento nella storia commerciale a livello mondiale. Sabato 23 novembre la comunità di Primiero celebrerà l'anniversario attraverso una giornata commemorativa, durante la quale si terrà il convegno «Il sogno di Negrelli», nell'ambito del IV Premio internazionale a lui dedicato. Questa edizione tratterà le tematiche della mobilità sostenibile e delle connessioni nei territori alpini del terzo millennio. Sarà inoltre intitolato a lui un giardino. Ricordare e celebrare l'ingegno di Luigi Negrelli significa riconoscerne la sua eccezionale e poliedrica personalità, che si contraddistingue per alcuni elementi peculiari che si sono rivelati strategici punti di forza: l'essere nato in una terra di frontiera; il precoce bilinguismo, poi perfezionato con esperienze all'estero; la sete di conoscenza e il mettersi continuamente alla prova in differenti contesti, dimostrando tenacia e determinazione, tutti aspetti peculiari dell'essere trentino. E da trentina non posso esimermi dal ricordare che la nostra meravigliosa terra negli anni ha dato i natali a personalità visionarie, che hanno saputo superare barriere naturali e politiche. Negrelli, come De Gasperi, fu uno dei primi a credere nel sogno di un'Europa pacifica e unita. Alle giovani generazioni l'onere e l'onore di portare avanti questa tradizione, consapevoli che, anche guardando l'esempio dei predecessori, da una piccola terra si può raggiungere qualsiasi obiettivo, se si ha la determinazione e la capacità di guardare oltre i confini. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri, 20 novembre, la Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza ha compiuto trent'anni. Nonostante ogni giorno si affermi la necessità di riconoscere i diritti sacrosanti dei bambini, il loro rispetto come persone e si ribadisca con forza che i bambini vengono prima di tutto, riporto alcuni episodi che hanno come protagonisti bambini e adolescenti che lasciano molto perplessi. C'è un filo conduttore che li unisce: sono episodi molto tristi che devono essere motivo di riflessione per tutti noi e che comunque, indipendentemente dalle diverse dinamiche in cui si sono verificati, rappresentano un macigno che pesa sulla coscienza civica di una comunità e dimostrano, ancora una volta, la scarsa attenzione alla problematica della disabilità e della diversità nel suo complesso e nei suoi multiformi aspetti. Tali episodi confermano, ove mai ce ne fosse bisogno, che il processo di integrazione e di superamento delle barriere culturali e dei pregiudizi, che spesso si frappongono alla realizzazione di quel percorso di solidarietà e di rispetto della persona umana, non è per nulla ancora completamente realizzato. Voglio ricordare l'episodio di Daniele, un ragazzo di sedici anni, atleta di ciclocross con disabilità mentale, cui la Federazione ciclistica italiana ha negato la possibilità di iscriversi per il 2020 al Campionato italiano di ciclocross, contrariamente a quanto successo negli anni precedenti. Un'altra disavventura è accaduta a Michele Pio, studente liceale di diciotto anni, disabile, provetto nuotatore, vittima di una grave forma di discriminazione in ambito scolastico: è stato escluso dal progetto di un corso di nuoto in piscina senza essere nemmeno avvisato. Infine, ma non per importanza, voglio ricordare quanto accaduto a un bambino di colore disabile, vittima di un episodio di intolleranza razziale su un bus da parte di una donna seduta al suo fianco: lui, innocente e inconsapevole creatura con i suoi occhioni buoni e intelligenti, e la donna, chiusa nei suoi pregiudizi, con fare sprezzante rifiuta di stargli vicino. Gli altri occupanti del bus hanno reagito in maniera unanime. La donna è stata isolata e redarguita nel modo seguente: «Il mondo è di tutti, soprattutto dei bambini». Questa reazione unanime rappresenta fortunatamente un grosso segnale che ci fa ben sperare per il futuro. Episodi del genere costituiscono comunque un campanello d'allarme. La strada da percorrere è ancora lunga. Il raggiungimento di quell'equilibrio sociale in cui la tolleranza, l'integrazione e la solidarietà costituiscono il fattore cementante del vivere comune è ancora molto lontano. Occorre lavorare insieme affinché la diversità, nelle sue multiformi espressioni, non sia più considerata come motivo di scontro o di affermazione di una presunta superiorità, ma possa rappresentare un arricchimento e un mezzo di aggregazione per tutti noi. Rispettare la diversità significa comprendere il senso vero della vita. (Applausi dal Gruppo M5S) . PEPE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ho chiesto la parola per ricordare qualcosina a me, a quest'Assemblea e soprattutto ai miei conterranei, in modo particolare i materani, e per suonare la campanella al Governo Conte- bis , quel Governo che si spaccia per essere il Governo del Sud; il Governo composto da meridionali tra i meridionali, addirittura il Governo dei lucani. Nella mia terra, infatti, per qualcuno è stato un motivo di vanto che ci fossero addirittura due lucani nell'Esecutivo Conte- bis . Vorrei suonare la campanella e ricordare all'opinione pubblica qualcosina: il Governo, con tutte queste supposte caratteristiche, nella seduta del Consiglio dei ministri del 14 novembre ha dimenticato di dichiarare lo stato d'emergenza anche per la città di Matera. Purtroppo, tale disattenzione da parte del Governo nei confronti del Sud, e in modo particolare di Matera, si è manifestata anche in altre circostanze. Un ultimo episodio è accaduto nella giornata di ieri alla Camera dei deputati, dove nel corso della discussione per l'approvazione del cosiddetto decreto sisma, per quanto riguarda l' art bonus , la città di Matera è stata completamente esclusa ed è stata recuperata solo grazie a un emendamento della Lega - primo firmatario Marzio Liuni - che è stato approvato. L'attenzione da parte della Lega nei confronti del Sud, della Basilicata e di Matera si manifesta in maniera ancora più forte nell'esame della legge di bilancio che andremo ad approfondire nelle prossime settimane allorquando, grazie alla Lega e al primo firmatario Matteo Salvini, verrà esaminato un emendamento con il quale si prevede lo stanziamento per Matera di 400 milioni per il solo anno 2020. Questo Governo deve darsi una mossa. La maggioranza ha la possibilità di accogliere l'emendamento di Matteo Salvini e della Lega per migliorare la legge di bilancio. Ci auguriamo tutti quanti che una tale disattenzione nei confronti del Sud e della Basilicata non si manifesti ancora. D'altronde, questo è l'esempio concreto di un insegnamento: tenere a cuore il Sud non significa esserci nati, non significa viverci, non basta questo. Non basta né esserci nato, né viverci, ma occorre amarlo e, da quanto si sta vedendo nelle ultime settimane e mesi, non mi pare che l'attuale Governo scoppi di amore verso il Sud. Del resto, non me ne meraviglio, poiché è il degno erede di quella classe politica che, riempiendosi la bocca di meridionalismo, ci ha ridotti all'osso e ci ha messo in ginocchio. Questo è un esempio che noi avverseremo perché chi ama il Sud ama l'Italia e la rimette in cammino in maniera univoca e forte. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, lunedì 18 novembre l'operazione Achei della procura di Crotone - protagonisti i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, ma anche 21 comandi provinciali dei Carabinieri (dalla punta dello stivale fino a Bolzano) e strutture di polizia internazionali - ha fatto luce su un traffico di reperti archeologici che dalla Calabria prendevano la via del Nord Italia e dell'estero. Criminalità archeologica calabrese è il nome che è stato dato convenzionalmente all'organizzazione ora smantellata. I filmati del Nucleo tutela patrimonio culturale sono impressionanti per l'efficienza quasi militare che documentano: la manovalanza, infatti - i cosiddetti tombaroli - si serviva anche di piccoli escavatori per raggiungere agevolmente la profondità delle tombe, aprirle e spogliarle dei preziosi corredi o per devastare le fosse colme di ex voto . E i malviventi agivano senza timori, sia in zone boschive sia in aree a cielo aperto, tanto in territori interni e isolati, quanto in siti archeologici di proprietà pubblica e di grandissima importanza, come il santuario di Apollo Aleo a Punta Alice di Cirò Marina e l'insediamento brezio di Castiglione di Paludi, presso Rossano; luoghi dove negli anni sono stati spesi milioni di euro di soldi pubblici, senza, tuttavia, riuscirne a garantire la conservazione. L'organigramma della banda criminale si avvaleva poi di restauratori, di intermediari di medio e alto livello e, scalando ulteriormente la piramide, di contatti con i grandi trafficanti, in proficua relazione con i potenziali clienti internazionali. Il mio intervento non vuole e non può essere, però, solo un plauso alla magistratura e alle Forze dell'ordine per aver portato a termine l'operazione Achei. Se il traffico di reperti archeologici e opere d'arte in genere vive una stagione assai prospera in tutto il Paese e i suoi addetti si sono fatti più spregiudicati e sono in grado di muoversi con sempre maggiore disinvoltura sul mercato globale, ciò è dovuto soprattutto all'abbandono del territorio italiano, specialmente al Sud. Parlo di spopolamento delle aree interne; parlo di scomparsa degli agricoltori e delle coltivazioni; parlo di riduzione del numero delle guardie ambientali: tutti elementi che concorrono a creare le condizioni ideali per i predatori del patrimonio culturale, che non è solo cultura in astratto, ma è cultura che ha anche un ingente valore venale, ragione per cui il danno sofferto è anche un danno erariale; elementi che però non sarebbero sufficienti da soli se non si assistesse, contestualmente, a un arretramento dello Stato perseguito con scientifica determinazione. Il Paese che non ha uguali al mondo per la capillarità delle testimonianze materiali della sua storia è anche il Paese che oggi abbandona il campo - letteralmente - per rifugiarsi negli spazi confortevoli e ben delimitati dei musei cittadini, bocce di vetro per pesci rossi, dove sempre più spesso il privato santificato solleva lo Stato dal doversi accollare, oltre alle spese per scavi, restauri, manutenzioni e musealizzazioni, anche l'onere della gestione e soprattutto dei profitti, in crescita esponenziale. Il Paese dove milioni di persone attendono ansiose le aperture gratuite dei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese accetta implicitamente che negli altri ventinove giorni l'arte non appartenga a tutti e visitare gli stessi istituti debba costare ormai troppo per troppi. Dicevo musei, naturalmente mega-musei, e all'interno di quelli mega-mostre e mostre mostruose sono pressoché l'unico obiettivo di performance di un Ministero dove la tutela è morta, sostituita dalla didattica, come dimostra - ad esempio - il Servizio II (scavi e tutela del patrimonio archeologico) della Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio, e dove il Servizio IV (circolazione) è di fatto paralizzato, oltre che dalla mania delle mostre, dalla mancanza di volontà di proseguire l'impegno diplomatico per il recupero dei beni culturali italiani trafugati illecitamente all'estero; impegno che ebbe momenti altissimi una dozzina d'anni fa con il ministro Rutelli e che faceva di nuovo ben sperare con il penultimo titolare del Dicastero. Mi propongo, perciò, di presentare un disegno di legge per l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta che indaghi sulla sistematica emorragia che affligge il nostro patrimonio culturale, causa - come dicevo - anche di un ingente danno erariale e che ha a monte responsabilità di omessa custodia mai contestate. Mi riferisco in particolare al patrimonio archeologico, nei confronti del quale, paradossalmente, i tombaroli sembrano essere i soli a manifestare autentico interesse, già prima che sia in grado di generare profitto. Mi auguro che il MoVimento 5 Stelle voglia intestarsi questa battaglia di civiltà che non è più rinviabile. (Applausi dal Gruppo M5S) . ANGRISANI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANGRISANI (M5S) . Signor Presidente, tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini. Questa frase di Dante Alighieri ritengo sia la più adatta per celebrare la Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che il 20 novembre 1989 l'Assemblea generale dell'ONU istituì e adottò la Convenzione sui diritti dell'infanzia. Oggi, come sempre, dobbiamo riflettere se i diritti fondamentali scritti sulla Carta siano diventati realtà in tutto il mondo. Tanti passi avanti sono stati fatti, tanti restano ancora da fare. Ancora purtroppo molti bambini e adolescenti anche nel nostro Paese sono vittime di violenze o abusi; spesso vengono discriminati, emarginati o vivono in condizioni di grave trascuratezza e disagio. Alcuni soffrono ancora la fame, la privazione degli affetti dei genitori e non sono in possesso di una educazione o di una formazione scolastica di base. In Italia un bambino su sei vive in povertà. Sicuramente politiche come il reddito di cittadinanza hanno aiutato tante famiglie a risollevarsi. Ora ci prepariamo ad adottare tante misure di sostegno alla famiglia, come il bonus bebè e l'aumento delle risorse per gli asili nido che puntano a incentivare il welfare familiare. Non bisogna mai dimenticare che il benessere dei bambini passa necessariamente dal benessere delle famiglie e in questo senso stiamo lavorando, anche per dare sostegno alle politiche per la scuola contro la dispersione scolastica. Non bisogna mai lasciare indietro le fasce deboli, perché siano come guida due pilastri sulla cui solidità e sul cui reciproco scambio di informazione si poggia il futuro stesso di ciascuno dei nostri figli: la famiglia e la scuola. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Saponara) . NISINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, voglio portare all'attenzione di questa Assemblea un fenomeno che si sta verificando nel nostro mondo sportivo, in particolare in quello calcistico: i dati ci collocano soltanto al nono posto per percentuale di riempimento degli stadi e, mentre negli altri Paesi europei come Francia e Spagna il trend è positivo, nel nostro Paese è negativo. Perfino in Norvegia, Scozia, Belgio e Olanda gli stadi sono più partecipati di quanto lo siano in Italia e addirittura in campionati di seconda fascia, come in Belgio e in Scozia, gli impianti in percentuale vengono riempiti di più che da noi. Il caro biglietti è una parte considerevole del problema; basti pensare che proprio il costo dei biglietti cresce a tassi doppi rispetto a quello degli stipendi e al costo della vita. E non cadiamo nella trappola di pensare che il calo sia dovuto alla mediatizzazione del calcio, perché anche le pay- TV hanno avuto un calo negli ultimi anni del 4 per cento. Tra l'altro, secondo la legge tutti coloro che sono al di sotto dei quattordici anni di età hanno diritto di entrare gratuitamente allo stadio. Purtroppo, però, tale indicazione non viene seguita spesso dalle società calcistiche, a riprova che l'intenzione di portare i giovani e le famiglie allo stadio è solo un desiderata dichiarato, ma nei fatti mai veramente perseguito. E questo fenomeno attanaglia la Serie A, che comunque, per ovvie ragioni, mantiene un appeal più elevato rispetto agli altri campionati; ma lo stesso problema si verifica in maniera più forte anche nei campionati minori. Faccio questo intervento non soltanto perché sono assessore allo sport nel Comune di Arezzo, dove la prima squadra maschile è iscritta al campionato di Lega Pro, ma anche perché sono una mamma di un piccolo calciatore, Edoardo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Lo sport è passione, è cultura del rispetto, crescita e formazione per i nostri ragazzi ed è condivisione, è regole. E tutti questi valori non possono essere sminuiti da un biglietto di ingresso, perché non sono commercializzabili. Altre Nazioni, Presidente, stanno andando nella direzione di contenimento del costo dei biglietti ed è per questo che proprio questa mattina ho inoltrato una lettera al Ministro delle politiche giovanili e dello sport, al Presidente della Lega Pro e al Presidente della FIGC, affinché le istituzioni preposte si facciano carico in maniera fattiva della risoluzione di questo problema e che di tutto ciò non rimangano solamente parole al vento. Credo che l'obiettivo di tutti noi sia di porci come decisori politici per salvaguardare a tutti i costi principi cardine dello sport in generale e in questo caso l'identità del calcio inteso come sport popolare per antonomasia, con una serie di iniziative che vanno proprio nella direzione di contenere il costo dei biglietti, soprattutto nelle serie cadette, e di riportare le famiglie e i giovani negli stadi italiani. Vorrei concludere con le seguenti parole: Eduardo Galeano, scrittore e giornalista, chiese alla teologa tedesca Dorothee Solle: «Come spiegherebbe a un bambino che cos'è la felicità?"». «Non glielo spiegherei» - rispose - «Gli darei un pallone per farlo giocare». Questa frase racchiude la vera essenza del calcio, che tutti noi dobbiamo tutelare, difendere e preservare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MODENA (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, ho chiesto di fare questo intervento perché nella serata di ieri, una parte della trasmissione televisiva «Porta a Porta» è stata dedicata a uno scandalo, o considerato tale, relativo al gratuito patrocinio da parte di studi legali i quali, nonostante il fatto di dover assistere gratuitamente i propri clienti, e in modo particolare gli immigrati, prenderebbero invece soldi anche da questi. Ho ripreso siffatto argomento perché da mesi giace una mia interrogazione proprio su questo tema e specificamente sulla quantificazione dei casi degli immigrati che raggiungono lo status di rifugiati perché omosessuali e quindi perseguitati nei Paesi di origine. Ho chiesto i dati con riferimento al numero delle domande accolte con tale tipo di motivazione; ho chiesto i dati con riferimento ai numeri del gratuito patrocinio; ho chiesto - devo dire anche con un certo anticipo rispetto sia alle inchieste della magistratura che al conseguente servizio di «Porta a Porta» - al Ministro dei chiarimenti a tal riguardo. Sollecito pertanto la risposta su questo tema ricordando che la mia interrogazione è l'atto 4-00202 . Chiedo peraltro che da scritta si trasformi in orale. Faccio presente - come già detto anche in interventi precedenti - che, se la politica si accorgesse per tempo delle cose distorte, potremo anche agire prima della magistratura oppure di un servizio di natura televisiva. FEDE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FEDE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, intervengo per porre all'attenzione dell'Aula un'emergenza infrastrutturale che coinvolge il Sud delle Marche e che, nei fatti, non è nient'altro che una ricorrente fase acuta di un male cronico che crea enormi disagi a migliaia di cittadini, soprattutto nella zona più meridionale della Regione, frenando la possibilità di sviluppo di un territorio in grave crisi economica, per di più colpito dalle pesanti conseguenze del sisma del 2016. È urgente mettere tra le priorità degli investimenti nazionali una serie di interventi sia a breve che a lungo termine per risolvere la situazione infrastrutturale della zona Sud delle Marche, dando corpo a quanto presente anche nelle linee programmatiche del Governo. È una richiesta che si basa su dati oggettivi per un territorio storicamente isolato, che non ha trasporti pubblici di alcun tipo (né aerei, né linee ferroviarie per la costa tirrenica) ed ha a disposizione stazioni declassate sulla linea adriatica con pochissime fermate di treni veloci. Certo, la morfologia del territorio è piuttosto complessa, ma la causa principale di questa situazione, affrontata e risolta in altre parti d'Italia, è soprattutto la cronica carenza di investimenti negli scorsi decenni, per ragioni politiche di vario genere che non è utile ora ripercorrere. Negli ultimi mesi la situazione è precipitata riguardo all'unica arteria importante che lambisce questo territorio, l'autostrada A14 (Bologna-Taranto), già un imbuto per il mancato adeguamento della terza corsia che si ferma a Porto Sant'Elpidio; ora colpita dalle conseguenze delle indagini della procura della Repubblica di Avellino su sicurezza e manutenzione dell'autostrada da parte di Aspi, la società del gruppo Benetton coinvolta anche nella strage del ponte Morandi. I guardrail di alcuni viadotti non sono a norma, per cui la viabilità ne risulta ulteriormente ridotta. La situazione è critica in termini di tempi di percorrenza e incidenti. Oltretutto, la nostra Provincia di Ascoli Piceno presentava già statisticamente il maggior numero di morti, incidenti e conseguenti rallentamenti su tutto il tratto autostradale a Sud di Bologna, con ulteriore danno per l'intasamento delle vie interne che rende ancor più pesante la situazione. Servirebbero interventi immediati, come la revisione del sistema dei pedaggi in autostrada, ma al momento - incredibile a dirsi - il contratto con Autostrade per l'Italia non sembra prevedere questa opzione. Occorre nell'immediato adottare le garanzie migliori per gli automobilisti e prevedere corsie più larghe e protezioni nelle corsie d'emergenza, una carreggiata ridotta ma comunque con doppie corsie e la limitazione della velocità controllata dal sistema Tutor. Occorre far partire progetti concreti per risolvere strutturalmente i problemi logistici di quel territorio, dalla terza corsia dell'autostrada, alla valorizzazione della stazione di San Benedetto del Tronto, fino alla ferrovia dei due mari. E lo dobbiamo fare ricordando che si tratta di un territorio che storicamente dovrebbe essere uno dei cardini tra Nord e Sud Italia, ma che attualmente non è nelle condizioni di svolgere questa funzione e rende complesso non solo il traffico locale e regionale, ma anche tutta la connessione sulla dorsale adriatica da Nord a Sud del Paese, limitando così lo sviluppo non solo locale, ma anche quello di tutte le aree a Sud delle Marche, e cioè di Abruzzo, Molise e Puglia. In tal senso sto presentando interrogazioni al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per sollecitare ulteriormente l'attenzione su questo grave problema al quale dobbiamo finalmente dare soluzione. (Applausi dal Gruppo M5S) . LANNUTTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, vorrei segnalare l'ennesima truffa perpetrata dalle banche con il concorso del controllore a danno di decine di migliaia di risparmiatori, già oggetto di una denuncia dell'Adusbef nel 2015 e di un mio atto di sindacato ispettivo firmato da altri colleghi, l'interrogazione a risposta scritta 4-00179 , del 30 maggio 2018. Oggi Nicola Borsi, un bravo giornalista su «il Fatto Quotidiano» scrive un articolo dal seguente titolo: «Bankitalia sapeva dal 2016 della truffa MPS sui diamanti». L'esposto di un dipendente della banca racconta come facevano abboccare i clienti, ma si è scoperto solo tre anni dopo. La truffa era configurata nel modo seguente: il risparmiatore paga 10.000 euro un diamante acquistato a meno di 2.000 euro e l'80 per cento viene diviso tra le banche, le società di investimenti e gli sponsor; quando lo vorrà vendere troverà un altro risparmiatore cui passare la patata bollente o - come si dice a Roma - la sola, il cui valore è meno della metà di quanto pagato. L'Antitrust, nella sanzione comminata a Intesa-San Paolo, Unicredit, MPS, Banco BPM ai broker IDB e DPI, che per quindici anni hanno gestito il business di oltre due miliardi di euro, ha parlato di comportamenti omissivi e gravemente ingannevoli per i clienti, mentre gli ispettori di Bankitalia non vedevano nulla, forse perché nella società DPI vi era Massimo Santoro, un alto funzionario che ha lavorato in Banca d'Italia per trent'anni. Mentre a Milano il pubblico ministero Colacicco, dopo aver sequestrato 700 milioni, ha chiuso le indagini il 28 settembre per i reati di truffa, riciclaggio, autoriciclaggio e corruzione tra privati a carico di 87 manager, dipendenti bancari e sette società, l'esposto trasmesso dai magistrati di Siena il 2 marzo a Roma sembra sia svanito nel porto delle nebbie. Ho presentato al disegno di legge di bilancio l'emendamento 86.0.9, che impone alle banche doverosi e immediati risarcimenti, con l'auspicio possa essere approvato dai colleghi di maggioranza e opposizione, come doveroso atto di giustizia a favore dei risparmiatori truffati o raggirati col concorso della Banca d'Italia (Applausi dal Gruppo M5S) . BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo semplicemente per comunicare all'Assemblea che recentemente abbiamo appreso con grande sorpresa l'ennesimo stop imposto dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismoalla realizzazione di una infrastruttura strategica per la provincia di Cuneo e non solo, perché si collega con i valichi della vicina Francia. Eravamo a un passo dalla pubblicazione del bando di gara, ma la variante di Demonte, lungo la strada statale n. 21, è stata bloccata per un parere non conforme rispetto a quello che era stato dato dalla sovrintendenza regionale. Siamo davvero preoccupati perché, a causa di un parere negativo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo,alcuni Comuni, tra cui quello di Demonte, dovranno continuare a subire il traffico di mezzi pesanti. Faccio notare a quest'Assemblea che a Demonte, un piccolo Comune con un'unica strada principale che lo attraversa, transitano oltre 800 veicoli pesanti al giorno: un disastro ambientale e di vivibilità assolutamente pericoloso. Sapete qual è il risultato dello stop imposto dal Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo? Buttare all'aria un progetto del costo previsto di 50 milioni di euro per tre chilometri di strada, con una sola corsia per senso di marcia e una galleria di 638 metri. In conclusione, il parere ministeriale vincolante, espresso attraverso i suoi tre esperti, blocca la Conferenza dei servizi, beffando ancora una volta questa importantissima opera e soprattutto tutti gli amministratori che la attendono da anni. Pensate che ANAS aveva ribadito di aver speso oltre 500.000 euro per la progettazione e di aver avanzato altre cinque soluzioni partendo dal 2002. L'unica approvata era questa. A Demonte, in tutto questo, rimane purtroppo ancora assente un'alternativa per il traffico pesante che attraversa il concentrico. Tra pareri che rimbalzano e documenti in perenne itinere e soprattutto scadenze non rispettate, il territorio cuneese con le sue imprese, con 80.000 iscritti alla camera di commercio di Cuneo, rischia di vedere rallentare il treno della ripresa nonostante ciò riguardi la logistica a locomotiva. Noi cuneesi siamo gente concreta, più attenta alla sostanza che all'apparenza; chiediamo risposte certe, tempi brevi e che il Ministro dei beni culturali si impegni anche col Ministero dei trasporti su questo fronte. Anche il Presidente del Consiglio ha il dovere di ascoltare e aiutare. Fa strano pensare che, per quanto riguarda quella realtà, sia più importante qualche pietra, probabilmente antica e appartenente a un vecchissimo monastero che non si vede più, rispetto alla salute di chi purtroppo ogni giorno deve sopportare gli scarichi di oltre 700-800 mezzi pesanti che passano. Prego il Governo di prestare la massima attenzione al riguardo e di intervenire subito sulla questione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, come voi tutti ben sapete, il 4 ottobre scorso, presso la questura di Trieste, i due agenti di polizia Matteo Demenego e Pierluigi Rotta sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco da un individuo condotto in questura in seguito a un furto, il quale all'interno degli uffici è riuscito a impossessarsi dell'arma d'ordinanza di uno dei due poliziotti e ha aperto il fuoco contro gli stessi. In seguito a questo tragico episodio il consiglio comunale di Mirandola ha approvato all'unanimità una mozione di cordoglio per i due agenti assassinati a Trieste e anche di solidarietà alla Polizia di Stato e alle Forze dell'ordine. È stato chiesto che la mozione fosse trasmessa al commissariato di pubblica sicurezza di Mirandola, alla questura di Modena, alla questura di Trieste, al capo della Polizia Franco Gabrielli e ai parlamentari eletti sul territorio regionale. A tale proposito, Presidente, le chiedo di poter mettere agli atti la mozione, la quale oltre a contenere cordoglio per gli agenti uccisi, auspica chiaramente che il responsabile delle due uccisioni venga punito. La mozione termina con le seguenti parole: «Chi delinque e soprattutto chi commette crimini violenti deve pagare fino in fondo, deve scontare una pena certa, proporzionata e adeguata al male e al dolore che ha arrecato alla vittima e ai suoi familiari, senza che intervengano in suo favore concetti e sentimenti di recupero e reinserimento sociale, rieducazione, buonismo, che ormai da decenni hanno portato a rimodulare la legge sempre e solo in favore del carnefice. Le continue riduzioni delle pene edittali, la costante depenalizzazione dei reati, la possibilità di ricorrere a riti alternativi, la concessione sempre più facile e frequente di permessi premio hanno portato a rendere subalterno il diritto alla legalità, alla giustizia e alla tutela delle vittime». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Senatrice Saponara, naturalmente il suo intervento è agli atti. Quest'Assemblea all'epoca ha giustamente manifestato tutta la sua solidarietà e il suo cordoglio alle famiglie coinvolte e ai cittadini di quella realtà per le vittime. Peraltro, direi che anche in questo caso si tratta di vittime sul lavoro. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per dire che non nascondo una certa preoccupazione per come si sta sviluppando la vertenza Alitalia. Oggi scade la proroga per l'offerta finale per l'acquisto dell'ex compagnia, e si parla di un'ulteriore proroga - da parte del Governo - perché gli acquirenti non hanno individuato una risoluzione con il Governo; un Governo che sta utilizzando - a mio avviso - modi talebani, da tribunale del popolo, senza trovare un punto di contatto con chi dovrebbe acquistare e subentrare per rilanciare quella che è la nostra compagnia aerea. A mio avviso, per convincere Lufthansa, Delta, Atlantia, manca un piano industriale per rilanciare la compagnia: si parla non di voli a lungo raggio, ma di piano di salvataggio e ciò spaventa gli investitori. Ebbene, ritengo che questo non possa essere accettato. Vorrei ricordare al Governo che, sul quadrante di Fiumicino, del X Municipio (Ostia, Acilia e tutta quell'area), rischiamo un collasso economico, sociale e anche culturale, oltre alla perdita di 10.000 posti di lavoro, che vanno ad aggiungersi a quelli di Ilva, Whirlpool e altre aziende, con il rischio di un totale di 80.000 licenziamenti nei prossimi mesi, con un'implosione sociale non indifferente. Lo dico: o si trovano soluzioni o a Fiumicino faremo le barricate. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 3 dicembre 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì, 3 dicembre, alle ore 16, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 14,24) . VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Bagnai, Barachini, Barbaro, Barboni, Bogo Deledda, Bongiorno, Bossi Umberto, Castaldi, Cattaneo, Corbetta, Crimi, Damiani, D'Angelo, De Poli, Di Piazza, Faggi, Galliani, Giacobbe, Giammanco, Lupo, Malpezzi, Mangialavori, Margiotta, Marin, Merlo, Misiani, Mollame, Monti, Napolitano, Nugnes, Ortolani, Rampi, Renzi, Ronzulli, Saccone, Salvini, Sciascia, Segre, Siclari, Sileri, Siri, Sudano, Tesei, Turco e Valente. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Pinotti, per attività di rappresentanza del Senato; Battistoni, Centinaio e Iwobi, per partecipare a incontri internazionali; Maiorino, per attività della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Insindacabilità, richieste di deliberazione. Deferimento Il Tribunale di Roma - Sezione del Giudice per le indagini preliminari, con lettera in data 13 novembre 2019, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 3, commi 4, 5 e 6, della legge 20 giugno 2003, n. 140, e ai fini di una eventuale deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione - copia degli atti di un procedimento penale (n. 48546/19 R.G.N.R. - n. 28717/19 R.G. Gip) nei confronti del senatore Stefano Candiani. In data 20 novembre 2019, i predetti atti sono stati deferiti alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento ( Doc . IV- ter , n. 7). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Verducci Francesco, Nannicini Tommaso, Pittella Gianni, D'Arienzo Vincenzo, Valente Valeria Modifiche al decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 dicembre 2018, n. 132, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Modifiche al decreto legge 14 giugno 2019, n. 53, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2019, n. 77, recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica (1620) (presentato in data 20/11/2019); senatori Verducci Francesco, Fedeli Valeria, Nannicini Tommaso, Pittella Gianni, Parrini Dario, D'Arienzo Vincenzo, Valente Valeria Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza (1621) (presentato in data 20/11/2019); senatori Verducci Francesco, Nannicini Tommaso, Pittella Gianni, D'Arienzo Vincenzo Modifiche al decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 dicembre 2018, n. 132, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Modifiche al decreto legge 14 giugno 2019, n. 53, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2019, n. 77, recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica. Modifiche al decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città (1622) (presentato in data 20/11/2019); senatori Puglia Sergio, Angrisani Luisa, Vaccaro Sergio, Gaudiano Felicia, Lannutti Elio, Ortis Fabrizio, Romano Iunio Valerio, La Mura Virginia, Pavanelli Emma, Dessi' Emanuele, Vanin Orietta, Donno Daniela, Trentacoste Fabrizio, Matrisciano Susy, Croatti Marco, Lanzi Gabriele, Giannuzzi Silvana, Presutto Vincenzo Disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e lavoro e benefici pensionistici per le lavoratrici madri (1623) (presentato in data 20/11/2019); senatrice Boldrini Paola Introduzione della figura dell'infermiere di famiglia (1624) (presentato in data 21/11/2019); senatore De Bonis Saverio Modifiche al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, in materia di rapporti contrattuali (1625) (presentato in data 21/11/2019); senatore De Bonis Saverio Norma di interpretazione autentica e modifiche all'articolo 2 della legge 7 marzo 1996, n. 108, recante disposizioni in materia di usura (1626) (presentato in data 21/11/2019). Indagini conoscitive, annunzio In data 20 novembre 2019 la 2ª Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sui procedimenti per reati in materia di sostanze stupefacenti e loro definizione. In data 20 novembre 2019 l'8ª Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sulle concessioni autostradali. Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 21 novembre 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 7, della legge 16 marzo 2017, n. 30 - recante norme che disciplinano il Servizio nazionale della protezione civile e le relative funzioni - la relazione motivata con la quale si individua l'ambito degli ulteriori interventi correttivi ed integrativi al decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, La predetta relazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento, alla 1ª, alla 5ª, alla 7ª, e alla 13ª Commissione permanente (Atto n. 358). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 20 novembre 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell'organizzazione delle Forze Armate, relative all'anno 2018. I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4 a Commissione permanente ( Doc. XXXVI, n. 3). Risposte scritte ad interrogazioni (Pervenute dall'8 al 21 novembre 2019) SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 46 IANNONE: sulla viabilità nei pressi dell'ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona" di Salerno (4-01017) (risp. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) SBROLLINI: sulla realizzazione della superstrada Pedemontana veneta (4-01883) (risp. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ) Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01244 NATURALE PUGLIA PIARULLI AGOSTINELLI QUARTO MANTERO PAVANELLI ACCOTO PIRRO GARRUTI CROATTI VACCARO EVANGELISTA ABATE LOREFICE LANNUTTI MININNO ROMANO DELL'OLIO TRENTACOSTE Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il 25 novembre 2018 un violento nubifragio, con forte vento, ha colpito il territorio a sud della provincia di Lecce, provocando numerosi allagamenti e danni alle colture in atto. Il fenomeno meteorologico è stato registrato per potenza e velocità del vento come un grosso tornado , probabilmente di intensità F2-F3 della scala Fujita che, a partire dalla marina di San Gregorio, sulla costa ionica, ha tagliato tutto il capo di Leuca fino a Tricase porto, sulla costa adriatica; nei giorni successivi agli eventi, a seguito di segnalazioni pervenute al servizio territoriale di Lecce, sono stati effettuati gli accertamenti tecnici negli agri dei comuni di Alessano, Corsano, Gagliano del Capo, Porto Cesareo, Patù, Tiggiano e Tricase, le zone maggiormente colpite dal maltempo, onde rilevare la sussistenza delle condizioni necessarie per avanzare la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale; i tecnici preposti ai controlli hanno potuto riscontrare seri danni alla coltivazione degli oliveti a causa dell'evento calamitoso, che ha determinato sradicamento e sbrancamento in più parti degli alberi, di fruttiferi di diverse specie, piante forestali come pini, eucalipti, e inoltre ha abbattuto muretti a secco, divelto recinti e coperture di locali agricoli, comportando perdita di prodotto; la stima dei danni, sia alle produzioni che alle strutture, è risultata superiore al 30 per cento della produzione lorda vendibile, esclusa quella zootecnica; considerato che: molti imprenditori agricoli delle zone colpite, con conduzione di modeste superfici coltivate, difficilmente ricorrono alla stipula di polizze assicurative agevolate; con deliberazione della Giunta regionale pugliese n. 88 del 22 gennaio 2019 è stata inoltrata proposta urgente al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di declaratoria delle eccezionali avversità atmosferiche, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti richiamati, se e con quale tempistica abbia intenzione di dichiarare il carattere di eccezionalità degli eventi calamitosi che hanno colpito i territori della province di Lecce e Brindisi il 25 novembre 2018, al fine di consentire anche alle aziende agricole danneggiate che non hanno sottoscritto polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi di accedere agli interventi per favorire la ripresa dell'attività economica e produttiva. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02518 BALBONI FAZZOLARI Al Ministro della giustizia Premesso che: fin dal novembre 2015 (delibera n. 4 del 20 novembre 2015), il consiglio nazionale forense (CNF) realizza un quotidiano cartaceo denominato "Il dubbio", con la dichiarata finalità di "dare voce all'avvocatura" e "di portare nel dibattito mediatico temi quali il ruolo fondamentale dell'avvocato nelle democrazie pluraliste, la centralità della giurisdizione ed il principio della presunzione di innocenza"; con la delibera il CNF ha approvato la convenzione con la Fondazione dell'avvocatura italiana (FAI), ivi affidando alla FAI la realizzazione del progetto editoriale e impegnandosi a finanziarlo; la FAI nella medesima giornata (20 novembre 2015) ha approvato la convenzione CNF-FAI sul progetto editoriale e ha dato delega a costituire una società a responsabilità limitata con il compito di editare il giornale; il 12 aprile 2016, è stata avviata, con l'uscita nelle edicole del quotidiano l'iniziativa editoriale, che comprende anche un sito web e una web TV ; si è poi appreso che l'editore del quotidiano generalista è una società denominata "Edizioni diritto e ragione" srl con sede a Bolzano, le cui quote sono possedute al 100 per cento dalla FAI; il CNF è ente pubblico a carattere associativo (art. 24 della legge n. 247 del 2012); la FAI è ente di diritto privato (art. 2 dello statuto) interamente controllata dal CNF; Edizioni diritto e ragione srl è società le cui quote sono possedute al 100 per cento dalla FAI; Andrea Mascherin, presidente del CNF che controlla la FAI, presentò l'iniziativa ad inizio 2016 affermando che "è una novità assoluta nel panorama editoriale italiano. Nessuna professione ha avviato un progetto di questo genere, che si caratterizzerà per la sua natura assolutamente non autoreferenziale, rivolta alla cittadinanza e aperta al dibattito su tutti i grandi temi sociali, con lo sguardo volto ai diritti delle persone, proprio degli Avvocati"; sin dall'inizio il CNF, organo giurisdizionale di secondo livello ed ente pubblico non economico, progettava di investire i propri fondi, aventi natura pubblica, per realizzare questa iniziativa editoriale; la finalità del quotidiano non era quindi di natura specialistica ed informativa dell'attività dell'ente; considerato che: l'art. 1 della legge n. 416 del 1981 espressamente vieta agli enti pubblici di costituire, acquistare o acquisire nuove partecipazioni in aziende editoriali di giornali o di periodici che non abbiano esclusivo carattere tecnico inerente all'attività dell'ente; l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni affermava però che "Il dubbio" non ricade nel divieto citato in quanto la sopravvenuta norma speciale legge n. 247 del 2012, all'art. 35, comma 1, lettera p) , con la locuzione "cura, mediante pubblicazioni, l'informazione sulla propria attività e sugli argomenti d'interesse dell'Avvocatura" rende l'iniziativa editoriale "Il dubbio", riferibile al CNF per il tramite della società Edizioni diritto e ragione srl, compatibile al quadro normativo vigente; tuttavia, negli anni di pubblicazione del quotidiano esso è stato gestito come vero e proprio strumento di cronaca e di critica politica lasciando poco spazio alle finalità istituzionali del CNF o della FAI; l'art. 1, comma 12, della legge n. 416 del 1981 prescrive che, laddove l'impresa editoriale sia esercitata nella forma societaria, titolari delle azioni o delle quote possano essere solo persone fisiche, mentre in questo caso si usa la forma societaria della Edizioni diritto e ragione srl, i cui soci non sono persone fisiche (come detto la società ha come unico socio la FAI); nemmeno si configura la deroga prevista dal successivo comma 13, che pare ammettere la partecipazione in aziende editoriali da parte di enti pubblici: la totalità delle quote appartiene alla FAI che è ente di diritto privato; non vi è nemmeno, in relazione al CNF, la deroga di cui al citato comma 13 dell'art. 1 (possibilità per gli enti pubblici e per le società a prevalente partecipazione statale di esercitare l'editoria esclusivamente per giornali di carattere tecnico inerente all'attività dell'ente): "Il dubbio" è giornale quotidiano di carattere generalista, come riscontrabile dalla lettura dello stesso nonché dalla presentazione e dalla pubblicizzazione del programma editoriale da parte del presidente del CNF, della FAI e della Edizioni diritto e ragione; la citata norma speciale sopravvenuta depone in direzione opposta riguardo alla legittimità dell'iniziativa editoriale: l'art. 35 rafforza il divieto di cui alla legge n. 416 del 1981 assegnando al CNF la cura mediante pubblicazioni della sola informazione sulla propria attività e sugli argomenti di interesse dell'avvocatura; considerato altresì che: per effetto di tale iniziativa, il CNF espose nel bilancio preventivo 2016, per la prima volta, un disavanzo di 1.599.000 euro, che ricade sugli avvocati iscritti agli ordini, in ragione della circostanza che l'intero bilancio del CNF è sostenuto dai loro contributi: il quotidiano viene finanziato con una quota della tassa annuale obbligatoria versata ai propri ordini di appartenenza da tutti gli avvocati; oltre al fondo per l'avvio dell'iniziativa economica del "II dubbio", lo stesso ha poi registrato significative perdite di esercizio (per circa 690.000 euro nel 2017 e circa 645.000 euro nel 2018), ripianate con i contributi richiesti dal CNF agli avvocati italiani; da ciò emerge con tutta evidenza che l'iniziativa editoriale sia in deficit e, a tutt'oggi, il pareggio di bilancio è previsto, del tutto ottimisticamente, non prima del 2021: pertanto altre centinaia di migliaia di euro, se non milioni di euro, degli avvocati italiani verranno bruciati in questa avventura imprenditoriale condotta da un ente pubblico, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e se ritenga conforme al quadro normativo vigente che un ente pubblico non economico, nonché organo giurisdizionale di secondo grado, possa essere anche editore, ed impiegare ad oltranza fondi pubblici in una perigliosa iniziativa giornalistica ed imprenditoriale che genera continue perdite. Atto n. 4-02519 LONARDO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: ogni anno, il test d'ammissione alle facoltà di Medicina e Odontoiatria è l'argomento di maggiore attenzione fra i liceali intenzionati ad intraprendere il cammino per diventare medici; in passato la facoltà di Medicina era prerogativa dei ceti più elevati della popolazione: fino al 1923 potevano accedervi soltanto coloro che avevano frequentato il liceo classico; dopo quella data furono ammessi anche quelli dello scientifico; il grande passo fu fatto l'11 dicembre 1969, quando l'ingresso alla facoltà venne garantito a tutti i possessori di un diploma di maturità. Tuttavia l'accesso libero aveva provocato, negli anni, un aumento spropositato del numero di medici rispetto alla richiesta effettiva di personale; la situazione cambiò nella seconda metà degli anni '80, quando l'Unione europea pose l'accento sulla necessità di assicurare, in tutti i Paesi membri, un certo standard qualitativo dell'istruzione universitaria; la risposta spontanea di alcuni atenei alle direttive europee fu proprio l'introduzione di un test d'ingresso e, quindi, del numero chiuso, tramite decreti rettoriali. Infatti, troppi studenti iscritti alla stessa facoltà non garantivano che i laureati trovassero facilmente un posto di lavoro e ciò abbassava le statistiche riguardanti la qualità della formazione offerta dagli atenei italiani; la prima decisione ufficiale si ebbe nel 1987, quando il decreto elaborato dal ministro Ortensio Zecchino stabiliva l'introduzione del numero chiuso per buona parte delle facoltà a carattere scientifico (ma anche per altre, ad esempio Architettura), in relazione alla capacità delle strutture di ospitare gli studenti, alla disponibilità dei professori e alla possibilità di svolgere laboratori e lezioni didattiche a piccoli gruppi; il decreto ministeriale 2 agosto 1999, n. 264, stabilì le norme in materia di accessi ai corsi universitari, dopo gli iniziali dubbi sulla sua costituzionalità. Da allora il test ha subito una serie di cambiamenti, ma non è mai stato abolito; nei prossimi 10 anni ci sarà un numero sensibile di pensionamenti tra i medici che non rappresenterebbe un dato allarmante se ci fossero nuovi medici a sostituirli. Stando ai dati Ansa, in Italia nei prossimi 5 anni verranno a mancare 45.000 medici per via dei pensionamenti. Il problema riguarda sia i medici di famiglia sia i medici del Servizio sanitario nazionale: nel 2028 saranno andati in pensione 33.392 medici di base e 47.284 medici ospedalieri, per un totale di 80.676 persone; il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Consulcesi, network legale che da oltre 20 anni tutela anche i diritti degli aspiranti medici, ammettendo alla facoltà di Medicina e chirurgia circa 250 studenti; il ricorso accolto è la conferma delle tesi che il numero dei posti indicati dagli atenei è di gran lunga inferiore alla loro effettiva capacità ricettiva e che bisogna fronteggiare la carenza dei medici in Italia, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare, e con quali strumenti di iniziativa legislativa intenda intervenire, al fine di rivedere il sistema del numero chiuso presso le facoltà di Medicina italiane. Atto n. 4-02520 IWOBI CANDURA VESCOVI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: in data 5 settembre 2019 Luigi Di Maio ha prestato giuramento come ministro della Repubblica incaricato degli affari esteri e della cooperazione internazionale; durante la prima uscita pubblica in veste di titolare della Farnesina, Di Maio dichiarava a mezzo stampa: "la politica estera, che sarà una componente essenziale dell'azione di questo Governo, avrà come obiettivo prioritario l'interesse nazionale. (...) La politica estera è uno strumento insostituibile nell'attuale contesto globale, sempre più complesso, mutevole e competitivo, in cui le azioni della diplomazia contribuiscono a rispondere a interrogativi concreti e hanno ripercussioni immediate sul benessere quotidiano dei cittadini"; data l'importanza che il nuovo ministro riponeva nella politica estera del nuovo Esecutivo, Di Maio avrebbe assunto otto persone nel suo staff , spendendo oltre 700.000 euro l'anno di stipendi, una cifra che risulta superiore a quella impegnata dal ministro pro tempore Alfano e tre volte superiore a quella spesa dal ministro pro tempore Enzo Moavero Milanesi, come riferito da diverse fonti di stampa; conseguentemente, Di Maio ha ritenuto prioritario trasferire la delega del commercio internazionale, precedentemente attribuita al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; considerato che: da organi di stampa, si apprende che il ministro Di Maio non parteciperà alla riunione dei Ministri degli esteri del G20, in programma dal 22 al 23 novembre a Nagoya in Giappone, a causa di impegni politici in Italia; in rappresentanza italiana ci sarà il viceministro Del Re, si chiede di sapere per quale motivo il Ministro in indirizzo non rappresenterà l'Italia in uno dei principali consessi internazionali, e se ritenga opportuna, se confermata, tale scelta, alla luce del delicato quadro geopolitico ed economico mondiale. Atto n. 4-02521 AGOSTINELLI Ai Ministri per la pubblica amministrazione e dell'interno Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: si è appreso da fonti stampa che l'indagine della Procura di Ancona sugli appalti del Comune di Ancona, denominata "Ghost Jobs", avrebbe portato all'arresto di 5 persone con 30 indagati tra i quali assessori e dirigenti comunali: un'inchiesta di 3.247 pagine, contenenti centinaia di intercettazioni ambientali e telefoniche, alla quale ha lavorato fattivamente la squadra di polizia giudiziaria della Polizia municipale anconitana, coordinata dal maggiore Marco Caglioti; nel momento in cui servirebbero investigatori esperti per analizzare tutte le carte, il team del maggiore Caglioti è stato smembrato con trasferimenti di personale (è rimasto solo un addetto) e lo stesso Caglioti è stato sospeso per un procedimento disciplinare che solo apparentemente non avrebbe nulla a che vedere con l'indagine, ma che sembra invece strettamente connesso; inoltre, la sede di lavoro della squadra di polizia giudiziaria è stata trasferita in un altro immobile, dove mancano luce e bagno, quindi impraticabile per svolgere il lavoro; il procedimento disciplinare nei confronti del maggiore Caglioti sarebbe conseguenza di dissidi con la comandante della Polizia municipale di Ancona, che avrebbe fatto pressioni sul maggiore affinché desse informazioni sul contesto delle indagini, che erano invece blindate dal segreto istruttorio; ciò risulta da quanto scrive il maggiore Caglioti in una lettera inviata ai consiglieri comunali e resa nota alla stampa, nella quale si descrive nel dettaglio la serie di trasferimenti che avrebbe depotenziato la squadra di polizia giudiziaria privandola degli elementi con maggiori competenze ed esperienze; oltre alla sospensione per motivi disciplinari, si è appreso, da un comunicato stampa di un gruppo consiliare, che il maggiore Caglioti sarebbe anche stato illegittimamente declassato con un atto privo di motivazioni; fortemente critici sono stati anche i commenti di alcune sigle sindacali apparse sulla stampa; si è poi appreso che la Giunta comunale ha approvato una proposta di modifica del regolamento per la tutela legale dei dipendenti e degli amministratori, in modo da includere, a spese delle casse comunali e quindi dei cittadini, la tutela per dipendenti ed amministratori coinvolti in procedimenti giudiziari per responsabilità civile, penale o amministrativa, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti, se e quali iniziative intendano adottare affinché la sezione di polizia giudiziaria della Polizia municipale di Ancona possa essere messa in condizione di proseguire in modo proficuo il lavoro investigativo finora svolto e se, in particolare, ritengano che sussistano i presupposti per l'avvio di iniziative ispettive anche ai sensi dell'art. 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Atto n. 4-02522 DRAGO GRANATO FLORIDIA DI MICCO LOREFICE SANTANGELO CAMPAGNA NOCERINO TRENTACOSTE NATURALE PUGLIA VACCARO CROATTI ANASTASI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: nel luglio 2018 si è svolta presso l'accademia di belle arti di Catania l'elezione per la nomina del direttore per il triennio 2018-2021; l'elezione veniva disciplinata dal bando di riferimento, e l'articolo 2 definiva dettagliatamente i requisiti di accesso; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: l'elezione, che ha determinato la vittoria del professor Tromba, presenterebbe determinate irregolarità prontamente segnalate da altri concorrenti; tali irregolarità avrebbero riguardato il mancato controllo dei requisiti richiesti al candidato, in violazione della legge 21 dicembre 1999, n. 508, e dello statuto dell'accademia (art. 9), approvato con decreto dirigenziale n. 154 del 18 maggio 2009; inoltre si sarebbero verificate rilevanti omissioni nella verifica dei titoli dichiarati dal professor Tromba all'interno del proprio curriculum vitae , dove venivano asserite pubblicazioni non autografe; si aggiungerebbero ulteriori inquietanti comportamenti interni all'accademia stessa, quali omissioni d'atti d'ufficio e di argomenti rilevanti nei verbali del consiglio accademico, assegnazione non concordata delle nuove discipline tra i docenti e anomale modalità sulla nomina del coordinatore; l'accademia di belle arti di Catania rappresenta uno strumento indispensabile per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del territorio; si apprende da fonti stampa che, analogamente a quanto descritto per l'accademia di Catania, si sarebbe accertata una violazione durante l'elezione per la nomina del direttore dell'accademia di belle arti di Lecce, culminata con la condanna di un anno e quattro mesi nei confronti del direttore Delli Santi, reo di aver commesso, tra le imputazioni, la falsificazione del proprio curriculum vitae , come riportato da "leccenews24" il 24 gennaio 2019, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative intenda adottare per verificare il rispetto della legge e dei regolamenti previsti per il corretto funzionamento dell'accademia di belle arti di Catania, nonché per l'elezione del nuovo direttore. Atto n. 4-02523 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: il centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Palazzo San Gervasio (Potenza) è stato aperto il 16 gennaio 2018, a seguito di lavori eseguiti su bene confiscato alla mafia con una spesa di quasi 3 milioni di euro; il CPR ospita mediamente 100 persone in condizione di restrizione, in quanto si tratta di trattenuti amministrativi; in considerazione della particolare tipologia di utenza ospitata, il centro è sovente oggetto di gravissimi atti vandalici che dopo circa 2 anni di gestione hanno determinato danni per oltre un milione di euro; inoltre negli ultimi 2 mesi si sono intensificati atti di violenza posti in essere dagli ospiti del centro nei confronti sia della Polizia di Stato che presidia il centro sia nei confronti degli operatori in forza all'ente gestore, si chiede di sapere: se risulti che tali eventi sono facilitati dalle carenze di cui è affetto il centro, il cui progressivo "deterioramento" ha oggi comportato il venir meno delle condizioni minime di sicurezza necessarie alla regolare erogazione di tutti i servizi e soprattutto a garantire l'incolumità delle persone che lo frequentano a vario titolo; se si ritenga che l'assenza di un deterrente allo scavalcamento delle recinzioni perimetrali dei moduli abitativi e il rinforzo delle medesime faciliti la pratica sempre più diffusa tra gli ospiti di salire sui tetti per il lancio di oggetti contundenti o, come già accaduto svariate volte, nel tentativo di darsi alla fuga o, ancora, al fine di raggiungere gli operatori o le forze di pubblica sicurezza per minacciarli con "armi di fortuna"; se risulti che la competente Prefettura di Potenza abbia provveduto ad adottare gli interventi necessari alla messa in sicurezza del centro, anche e soprattutto a tutela dei civili che vi operano. Atto n. 4-02524 GARAVINI Al Ministro della salute Premesso che: l'iscrizione all'albo, in Italia, è requisito indispensabile per svolgere, sia nel pubblico che nel privato, la professione di infermiere e partecipare a master di specializzazione; dal 2014 i collegi degli infermieri delle province italiane, trasformati in ordini in base a una direttiva del Ministero della salute, non possono più iscrivere all'albo professionale gli infermieri che non abbiano un domicilio o residenza nel territorio di competenza; la Repubblica di San Marino non prevede un albo professionale degli infermieri; gli infermieri sammarinesi, tra i quali anche i cittadini italiani residenti a San Marino, non possono lavorare, specializzarsi, partecipare a concorsi pubblici ed ampliare le loro competenze lavorative in Italia. A loro di fatto è preclusa la possibilità di lavorare in Italia; secondo la federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Fnopi) attualmente nelle corsie italiane, su tutto il territorio nazionale, si registra un fabbisogno di almeno 75.000 unità infermieristiche, di cui 53.000 per carenze in organico pregresse e altre 22.000 per i pensionamenti di "Quota 100", si chiede di sapere se, alla luce della carenza di personale infermieristico in Italia, il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno siglare uno specifico accordo sulla materia con la Repubblica di San Marino, onde consentire che il personale infermieristico sammarinese residente a San Marino possa esercitare la professione in Italia. Atto n. 4-02525 CESARO CARBONE DE SIANO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: risultano oramai sempre più frequenti i disservizi recati all'utenza dall'azienda Trenitalia SpA, partecipata delle Ferrovie dello Stato, sulla tratta Napoli-Roma, tanto sulla linea dell'alta velocità che per quella via Cassino, spesso in entrambe le direzioni; nel solo ultimo mese sono stati oltre cinque i casi di ritardo superiori ai 50 minuti (il 7 novembre il ritardo accumulato fu addirittura di oltre 200 minuti) con grave disagio per gli utenti e significative ripercussioni sulle loro attività; sulle responsabilità di tali disservizi si è consumata, anche a mezzo stampa, una polemica tra l'azienda trasporti e i sindacati dei lavoratori, senza che in qualche modo si addivenisse comunque, non solo all'individuazione delle responsabilità di così frequenti disservizi, che spesso si registrano anche sulle relative tratte dei treni cosiddetti regionali, ma neppure delle cause a monte che li determinano; a fronte di tali disservizi, sintomo di disfunzioni strutturali e inefficienze operative ai quali andrebbe posto rimedio, nessuno specifico beneficio in termini di ristoro, oltre alla ordinaria possibilità del rimborso del titolo di viaggio, è stato previsto per gli utenti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto in premessa, di quali eventuali e specifiche risultanze disponga; se sia stata avviata una specifica attività di verifica e monitoraggio dei disservizi in premessa; se il contratto di servizio Trenitalia SpA stabilisca, oltre al citato rimborso del titolo di viaggio nei termini di legge, ulteriori sanzioni a fronte di specifici disservizi ed, eventualmente, se siano state applicate; infine, quali iniziative si intendano adottare per scongiurare in futuro i disservizi e i disagi di cui in premessa. Atto n. 4-02526 NENCINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la compagnia aerea low cost Vueling ha recentemente deciso di sopprimere i voli da Catania e da Palermo per Roma; conseguentemente alla decisione presa da Vueling, le altre due compagnie aeree, Alitalia e Ryanair, hanno alzato di molto i prezzi dei biglietti fino a 500 euro per Palermo e Catania per il periodo natalizio; considerato che lo statuto della Regione Siciliana prevede che le tariffe vengano concordate alla presenza di un rappresentante del governo siciliano, si chiede di sapere: quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per prevenire e arginare il verificarsi di tali episodi; se stia valutando la possibilità di convocare un Tavolo tecnico alla presenza della Regione Sicilia e di ENAC. Atto n. 4-02527 LANNUTTI LEONE Al Ministro della giustizia Premesso che: Angelo Di Natale è un giornalista professionista assunto dalla Rai con la qualifica di redattore ordinario il 20 luglio 1997, dal 2004 a tempo determinato, cui, in seguito a una sentenza della Corte d'Appello, è stata riconosciuta la qualifica di inviato speciale; il reporter ha più volte denunciato pratiche di malaffare nella gestione della redazione e nelle scelte sulla qualità del prodotto della Tgr-Sicilia, inquinato da un massiccio fenomeno di pubblicità occulta e dal costante inserimento di servizi rispondenti agli interessi privati dell'allora caporedattore Vincenzo Morgante, palesemente in contrasto con i doveri del servizio pubblico; Di Natale ha più volte denunciato la stretta relazione tra Morgante e Antonello Montante, condannato a 14 anni per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico, oltre che essere accusato di essere contiguo alla mafia; agli atti del processo Montante presso il Tribunale di Caltanissetta risultano una richiesta di "raccomandazione" avanzata nel 2012 da Morgante a Montante per una sua promozione in Rai e un'intensa frequentazione tra i due, anche insieme a magistrati, dal 2008 e, in numerose occasioni documentate, anche dopo febbraio 2015, quando è divenuto pubblico che l'imprenditore fosse indagato per associazione mafiosa. Fatti per i quali Morgante è stato sottoposto a procedimento disciplinare da parte dell'ordine dei giornalisti che lo ha sanzionato; in effetti, Morgante ha fatto carriera in Rai, divenendo direttore del Tgr. Ma da ottobre 2018, dopo il suo coinvolgimento nello scandalo-Montante, non è più dipendente, né collaboratore Rai; gli atti dell'inchiesta-Montante, nella parte riguardante le frequentazioni con Morgante, rivelano inoltre singolari coincidenze e indizi sui rapporti intrattenuti dai due con magistrati e con altre figure che possono avere orientato ad avviso degli interroganti, i pronunciamenti giudiziali riguardanti Di Natale; considerato che: dopo sedici anni di rapporto di lavoro con la Rai, Di Natale è stato licenziato con provvedimento disciplinare, per presunta violazione del dovere di esclusiva in relazione ad alcune partecipazioni a trasmissioni tv di una piccola emittente locale. Mentre si trattava in realtà di partecipazioni gratuite, come anche la Rai ha giudizialmente ammesso, che non avrebbero dovuto essere configurate come collaborazione professionale in quanto in esse, del tutto occasionali, egli era ospite intervistato; sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno confermato la legittimità del licenziamento, sia pure convertendo la giusta causa in giusto motivo soggettivo; inoltre, a quanto risulta agli interroganti: la sentenza di primo grado che ha portato al licenziamento di Di Natale è stata emessa dal giudice Maria Antonia Garzia. Due anni prima, Garzia ricopriva il ruolo di vice capo di gabinetto (rapporto meramente fiduciario) della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini; mentre era vice capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio Polverini, Garzia sommava anche un'altra attività fuori ruolo, in seno all'Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), dove dal 2008 al 2013 ha raggiunto mansioni di vertice, a volte in palese conflitto di interessi. Come quando, in seguito a un ricorso al Tribunale del lavoro da parte delle rappresentanze sindacali aziendali dell'Agcom contro trattamenti economici eccedenti riservati ad alcuni, tra cui proprio la Garzia, è stata proprio Garzia a rappresentare l'ente in giudizio, peraltro dinanzi alla sezione lavoro del Tribunale di Roma, in cui in precedenza Garzia prestava servizio come magistrato giudicante e in cui, peraltro, è tornata in seguito. O come quando Garzia ha assunto in Agcom, tra i tanti incarichi, anche l' interim della responsabilità "risorse umane" senza alcuna autorizzazione da parte del Consiglio superiore della magistratura, ma solo sulla base di un atto dell'Agcom, supportato peraltro da un parere reso da lei stessa. Un fatto senza precedenti per il Csm, come rilevato anche in diverse interrogazioni parlamentari; nel collegio della Corte d'Appello che ha giudicato il giornalista Di Natale, vi era il giudice Sergio Gallo. Questi è stato capo di gabinetto del sindaco di Roma, Gianni Alemanno (anche in questo caso il rapporto è puramente fiduciario). Il nome di Gallo è finito anche in alcune intercettazioni telefoniche, agli atti del processo alla P3: «Sergio Gallo l'ho creato io». A pronunciare la frase il presunto capo di questa associazione per delinquere, Pasquale Lombardi, il quale, intercettato, con argomenti convincenti ne rivendicava la totale disponibilità, vista la rete di contatti con alti magistrati fino all'allora primo presidente della Corte di cassazione, Vincenzo Carbone; Gallo, come magistrato, è balzato alle cronache per avere fatto reintegrare nel Consiglio regionale della Campania Roberto Conte, condannato a quattro anni per concorso esterno in associazione camorristica e per avere scelto personalmente, nell'ufficio di gabinetto del sindaco di Roma Alemanno tra i propri collaboratori, un tale Giorgio Magliocca, arrestato per camorra proprio mentre era in servizio in Campidoglio e in precedenza vincitore di un concorso interno (con una strana prova oggetto di dubbi e contestazioni), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa vicenda; se non intenda intervenire per accertare eventuali negligenze o abusi di potere.