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Reati e pene - Cause di non punibilità - Fatti commessi a danno di congiunti - Mancata inclusione del delitto di usura fra le fattispecie escluse dalla operatività della causa di non punibilità - Asserita irragionevolezza - Richiesta di una pronuncia in malam partem in materia penale, riservata in via esclusiva al legislatore - Manifesta inammissibilità della questione.. E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale - sollevata in riferimento all'art. 3 Cost. - dell'art. 649, terzo comma, cod. pen., nella parte in cui non annovera, tra le fattispecie escluse dalla operatività della causa di non punibilità, il delitto di usura previsto dall'art. 644 cod. pen. Invero, la questione è diretta ad ottenere l'introduzione di una nuova ipotesi di esclusione della causa di non punibilità prevista dall'art. 649 cod. pen., con un effetto peggiorativo del trattamento penale nel caso di commissione di un delitto di usura in danno di congiunti: in tal modo, tuttavia, si sollecita una dichiarazione di illegittimità costituzionale in materia penale con effetti in malam partem , la cui possibilità incontra un limite nel principio della riserva di legge, che governa tale materia in forza dell'art. 25, secondo comma, Cost. - Sul principio di cui all'art. 25, secondo comma, Cost., che vieta alla Corte l'introduzione di nuove norme penali o la manipolazione di quelle esistenti, demandando in via esclusiva al legislatore la scelta dei fatti da sottoporre a pena e delle sanzioni loro applicabili, impedendole di creare nuove fattispecie criminose o estendere quelle esistenti a casi non previsti, ovvero anche di incidere in peius sulla risposta punitiva o su aspetti comunque inerenti alla punibilità, si vedano, ex plurimis , la sentenza n. 394/2006, nonché le ordinanze n. 204/2009, n. 66/2009 e n. 5/2009.