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Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa a prestazioni rese in strutture recettive. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge intende affrontare uno degli aspetti necessari per favorire lo sviluppo del settore turistico alberghiero nella piena consapevolezza che sia quello che possa avere maggiori margini di crescita nel breve periodo con immediate ricadute positive anche sul piano occupazionale. Il settore è già in crescita, anche come conseguenza del mutato quadro internazionale che ha reso proibitive alcune località destinatarie in aree a noi vicine come quelle del Mediterraneo meridionale e del Grande Medio Oriente. L'Italia, grazie ai suoi 53 siti Unesco, è il primo paese al mondo per disponibilità di patrimonio artistico-culturale e risulta tra i primi tre migliori paesi dove si consiglia viaggiare nel 2018. Ciò conferma ancora una volta il ruolo strategico che il turismo occupa nell'economia italiana. Secondo i dati che emergono dal XXI Rapporto sul turismo italiano, curato dall'Istituto di ricerca su innovazioni e servizi per lo sviluppo del Consiglio nazionale delle ricerche e presentato nell'ambito della Borsa internazionale del turismo di Milano (BIT 2018), incrociati con quelli Istat, gli arrivi nelle strutture ricettive italiane crescono del 4,5 per cento toccando il record di circa 122 milioni, grazie soprattutto agli stranieri (+5,2 per cento rispetto al 2016), che sfiorano quota 60 milioni, record mai registrato in precedenza. In particolare, i tedeschi, con circa 56 milioni di presenze detengono la quota più rilevante (28,4 per cento), seguiti dai francesi e dai turisti provenienti dal Regno Unito. Nel 2016, infatti, i consumi turistici in Italia sono stati pari a 93,9 miliardi di euro, di cui 36,4 miliardi riconducibili alla domanda straniera (38,7 per cento del totale) e 57,6 miliardi a quella interna (61,3 per cento del totale). Il valore aggiunto attivato dal turismo si è attestato su 103,6 miliardi di euro, pari al 6,9 per cento del valore aggiunto totale, vale a dire oltre tre volte quello prodotto nel settore «agricolo-alimentare» e oltre quattro volte la ricchezza generata dal «tessile e abbigliamento». Su una analoga linea di tendenza si collocano anche le previsioni per il 2018, che indicano un ulteriore progresso degli arrivi del 4 per cento. L'incremento nel flusso turistico estero sia pur significativo, è – tuttavia – ancora insufficiente rispetto al suo potenziale e a raffronto con altre nazioni anche europee. L'Italia è considerata tuttora la terza meta preferita in recenti sondaggi internazionali, ma serve una reale politica turistica, resa certamente più difficile dall'attuale contesto istituzionale che limita l'azione del Governo e del Parlamento nazionale. Appare, dunque, assolutamente necessario predisporre le modifiche legislative che possano incoraggiare gli operatori del settore a programmare nuovi investimenti. La proposta in esame si inquadra in questa direzione, considerando importante agire anche sul piano fiscale; essa prevede, infatti, il dimezzamento dell'IVA dal 10 al 5 per cento in sintonia con quanto previsto dalla legislazione di altri Paesi nostri concorrenti diretti. Il provvedimento prende spunto da un interessante e approfondito studio elaborato qualche anno fa dal Centro Internazionale di Studi sull'Economia Turistica (CISET) e presentato alla XIII conferenza Ciset-Banca d'Italia – «Il turismo in Italia nel 2012». L'analisi evidenziava, in maniera dettagliata, i possibili effetti macroeconomici di un intervento a favore del settore turistico basato su una politica fiscale «di vantaggio» per le attività del comparto. In sostanza si è inteso quantificare in che misura la riduzione dell'aliquota IVA dall'attuale 10 per cento al 5 per cento nel settore «ricettività e pubblici esercizi» determini una riduzione del prezzo finale per i consumatori, un aumento del ricavo unitario per gli operatori e, conseguentemente, un aumento dell'attività turistica, indotto sia da una crescita della domanda di turismo (in termini di maggiori presenze e di maggiore spesa) sia dai maggiori investimenti che potranno essere effettuati dal settore. Si è poi calcolato che gli effetti diretti della manovra potrebbero generare a loro volta, a cascata, significativi impatti macroeconomici sui livelli di occupazione e di valore aggiunto dell'intero sistema economico-produttivo nazionale. L'inevitabile aumento delle presenze turistiche favorito dalla riduzione dell'aliquota IVA favorirebbe non solo un decisivo aumento della spesa nel comparto della ricettività e dei pubblici esercizi (settore direttamente coinvolto dalla simulazione) ma anche un incremento della domanda di altri beni di consumo nonché degli investimenti da parte degli imprenditori turistici (è stato stimato un incremento del 4,4 per cento dei consumi turistici e del 6,6 per cento degli investimenti), con inevitabili benefici in termini occupazionali e produttivi. A fronte di una consistente perdita di gettito iniziale valutata in 2.434 milioni di euro, si è calcolato che l'ammontare effettivo di tale contrazione, tenendo conto che all'incremento di attività e di reddito conseguenti alla manovra potrà corrispondere un aumento della base imponibile IVA complessiva e dunque un maggiore gettito tributario sia per IVA che per altri tributi (IRPEF, IRES, IRAP, ecc.) si riduce a poco meno di 620 milioni di euro. Sulla base di tali considerazioni, la proposta legislativa in esame intende sottoporre le prestazioni rese ai clienti alloggiati nelle strutture ricettive all'aliquota IVA ridotta del 5 per cento a fronte di quella attualmente applicata a legislazione vigente del 10 per cento. Non si tratta, certo, dell'unico intervento possibile per realizzare una più incisiva politica turistica, altre sono assolutamente necessarie sia da parte dello Stato che delle regioni, ma rappresenta un segnale concreto e importante da tempo reclamato da molti operatori del settore.. 1 (Riduzione dell'aliquota IVA) 1 Nella tabella A, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni: a nella parte II- bis , dopo il n. 1- ter) è aggiunto il seguente: «1- quater) prestazioni rese ai clienti alloggiati nelle strutture ricettive individuate ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 settembre 2002, nonché prestazioni di maggiore comfort alberghiero rese a persone ricoverate in istituti sanitari»; b nella parte III, il n. 120) è abrogato. 2 Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano alle operazioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2019. 2 (Copertura finanziaria) 1 Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, valutati in 620 milioni di euro a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante le maggiori entrate determinate dall'applicazione delle disposizioni di cui ai commi 2 e 3. 2 A decorrere dal 1º gennaio 2019, all'articolo 6 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1, le parole: «19 per cento» e le parole: «6 per cento» sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: «21 per cento» e «8 per cento»; b al comma 2, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e al 10 per cento a decorrere dal 1º gennaio 2019»; c ai commi 3 e 4, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e al 16 per cento a decorrere dal 1º gennaio 2019».