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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 401 Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO, indi del presidente ALBERTI CASELLATI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA-CAMBIAMO!-EUROPEISTI-NOI DI CENTRO (Noi Campani): Misto-I-C-EU-NdC (NC); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-PARTITO COMUNISTA: Misto-PC; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,34). Si dia lettura del processo verbale. PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi ieri, ha approvato a maggioranza modifiche al calendario corrente. La seduta di oggi sarà sospesa fino alle ore 16 e riprenderà con l'informativa del Ministro dell'interno sui fatti occorsi in occasione di recenti manifestazioni di studenti relative alla morte del giovane Lorenzo Parelli. La discussione del decreto-legge sulla proroga dello stato di emergenza avrà inizio alle ore 9,30 di domani, con seduta senza orario di chiusura. La seduta sarà sospesa alle ore 13, in relazione agli adempimenti concernenti la cerimonia del Giorno del ricordo, che avrà luogo in Aula alle ore 16 con la presenza del Presidente della Repubblica. I lavori dell'Assemblea riprenderanno orientativamente alle ore 19. Resta confermata, se necessaria, la seduta di venerdì 11 fino alle ore 13. Il calendario della prossima settimana prevede l'eventuale seguito del decreto-legge sulla proroga dello stato di emergenza e, nella seduta di martedì 15 febbraio, la discussione di mozioni sul Nutri-score e il piano decennale From farm to fork. Mercoledì 16 saranno discussi i documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in materia di insindacabilità. Restano confermati gli altri argomenti già previsti in calendario. Calendario dei lavori dell'Assemblea Discussione e reiezione di proposta di modifica PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi ieri, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha approvato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente: Mercoledì 9 febbraio h. 9,30 - Disegno di legge n. 2488 - Decreto-legge n. 221/2021, Proroga stato d'emergenza (scade il 22 febbraio) - Informativa del Ministro dell'interno sui fatti occorsi in occasione di recenti manifestazioni di studenti relative alla morte del giovane Lorenzo Parelli (mercoledì 9, ore 16) Giovedì 10 " h. 9,30 Venerdì 11 " h. 9,30-13 (se necessaria) La seduta di giovedì 10 febbraio sarà sospesa alle ore 13 in relazione agli adempimenti concernenti la cerimonia del Giorno del Ricordo che avrà luogo in Aula alle ore 16, alla presenza del Presidente della Repubblica. Martedì 15 febbraio h. 16,30-20 - Eventuale seguito disegno di legge n. 2488 - Decreto-legge n. 221/2021, Proroga stato d'emergenza (scade il 22 febbraio) - Discussione di mozioni su Nutri-Score e piano decennale Farm to fork (martedì 15) - Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in materia di insindacabilità (mercoledì 16) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 17, ore 15) Mercoledì 16 " h. 9,30-20 Giovedì 17 " h. 9,30 Martedì 22 febbraio h. 16,30-20 - Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 228/2021, Proroga termini (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 28 febbraio) - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 24, ore 15) Mercoledì 23 " h. 9,30-20 Giovedì 24 " h. 9,30 Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. … (Decreto-legge n. 228/2021, Proroga termini) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2488 (Decreto-legge n. 221/2021, Proroga stato d'emergenza) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui M5S 53' L-SP-PSd'Az 49' FIBP-UDC 43' Misto 41'+5' PD 37' FdI 29'+5' IV-PSI 26' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti da stabilire Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 228/2021, Proroga termini) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 20' Governo 20' Votazioni 20' Gruppi 4 ore, di cui M5S 42' L-SP-PSd'Az 39' FIBP-UDC 35' Misto 33'+5' PD 30' FdI 23'+5' IV-PSI 21' Aut (SVP-PATT, UV) 18' Dissenzienti da stabilire RAUTI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, prima di avanzare la nostra proposta di calendario, vorrei brevemente spiegare perché si arriva a votare il calendario dei lavori questa mattina, non avendo ieri, in Conferenza dei Capigruppo, raggiunto la necessaria unanimità. L'unanimità non è stata raggiunta perché Fratelli d'Italia non condivide la proposta di un calendario - peraltro astratto, perché ancora non sappiamo come si svolgeranno esattamente i lavori della Commissione di competenza - che vuole inserire uno scampoletto di tempo per giovedì sera. Io voglio essere chiara: non è naturalmente l'eventuale lavoro serale o notturno che ci spaventa. Quello che ci spaventa è il modo di procedere, che si potrebbe definire una deriva. Nella precedente Conferenza dei Capigruppo avevamo infatti stabilito un calendario con orari di inizio e di fine lavori, poi necessariamente modificato perché ci troviamo di fronte a un'assenza di lavori della Commissione. Mi spiego: dovremmo discutere il disegno di legge n. 2488 di conversione del decreto-legge n. 221 del 2021, a cui l'emendamento del Governo ha aggiunto anche altri aspetti. Si tratta quindi di un atto importante che riguarda la materia sanitaria, la sorveglianza sanitaria e le tantissime misure di contenimento dell'epidemia. La Commissione è stata convocata e sconvocata più di una volta e fondamentalmente non ha ancora cominciato i suoi lavori, al di là della discussione generale. A noi di Fratelli d'Italia non piace fare e disfare il calendario in base al criterio della fretta, piegando gli orari che servono alla discussione e al confronto per alcune esigenze che non mettono al primo posto, come invece dovrebbe essere fatto, l'importanza dei provvedimenti e anche la funzione di quest'Assemblea. La questione, in sintesi, non è certamente l'orologio al polso, ma - e noi lo sottolineiamo - è di carattere politico. Aggiungo anche che siamo a meno di una settimana di distanza dalle parole di richiamo del presidente Mattarella pronunciate durante il secondo giuramento, e mi riferisco in particolare all'espressione di non comprimere e non dilatare i tempi di discussione in Aula, che poi concettualmente è un principio sano e sacrosanto... (Brusio). Chiedo ai colleghi della Lega se possono fare silenzio, perché si tratta solo di un minuto. (Richiami del Presidente). Grazie per l'attenzione così cortese. Dicevo che si tratta di difendere il principio della centralità del Parlamento. Il decreto-legge è molto importante, merita tempi e modi di discussione e lo meritano anche i numerosi emendamenti, quindi non si può puntare sullo scampoletto di tempo di giovedì sera. Posso anche immaginare il modo frettoloso in cui si svolgerà la discussione, con la rinuncia di qualcuno a discutere gli emendamenti per fare prima o, come è successo in altri casi, con dichiarazioni di voto depositate al tavolo della Presidenza e non discusse in Assemblea (Applausi) , accompagnate addirittura da un applauso liberatorio, con la rinuncia quindi a svolgere una funzione. Sono discorsi che poi arrivano all'esterno, perché non siamo in una bolla e non ci vogliamo finire. Pensiamo quindi che questa ipotesi di rimaneggiamento del calendario vada a vantaggio delle esigenze di chi vuole tornare a casa e non della discussione; anzi, ne sacrifica l' iter . Perché parlavo di deriva? Perché non è la prima volta, colleghi, che dobbiamo richiamare alla valenza e alla centralità della discussione da fare in Assemblea... (Brusìo). PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice Rauti. Colleghi, dovete assolutamente diminuire il tono della voce o interrompere, in attesa che la senatrice Rauti concluda l'intervento. Prego, senatrice Rauti. RAUTI (FdI) . Grazie, signor Presidente, poiché mi aiuta a farmi ascoltare. Penso che chi non è interessato possa tranquillamente uscire e tornare per il voto. Come dicevo, purtroppo non è la prima volta che dobbiamo subire questa - se la vogliamo chiamare elegantemente - asistematicità. Penso, ad esempio, ai tempi di discussione e di approvazione della legge di bilancio, una cosa drammatica che non possiamo dimenticare, sia qui che alla Camera, con la rinuncia alle dichiarazioni di voto in alcuni casi, come già ho ricordato; per non parlare degli ultimi due anni, caratterizzati da un eccessivo ricorso alla decretazione d'urgenza; nonché - devo dirlo e ripeterlo - il ricorso quasi compulsivo ai voti di fiducia, che francamente non si spiegano, di fronte a una maxi-maximaggioranza che comprende tutti tranne noi. Allora, visto anche lo scarso interesse dell'Assemblea, vengo alla nostra proposta di modifica del calendario. Presidente, colleghi, considerato anche che domani ricorre la giornata del ricordo delle foibe e che domani pomeriggio sono previste anche manifestazioni in quest'Aula, così come fuori da quest'Aula, proponiamo che si inizi la discussione domani mattina come previsto, sempre compatibilmente con i lavori di Commissione - di cui in effetti non sappiamo tempi e modi - dalle ore 9,30 alle 13, e che si prosegua poi nella giornata di venerdì. Dopodiché, sempre a proposito di calendario, ricordo a tutti che esistono anche il sabato, la domenica, il lunedì e il martedì; non è scritto da nessuna parte che dobbiamo lavorare o fare finta di lavorare di sera per chiudere i lavori venerdì all'ora di pranzo. Questa è la nostra proposta. (Applausi) . PRESIDENTE . Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dalla senatrice Rauti. Non è approvata. Colleghi, a questo punto sospendo la seduta che riprenderà alle ore 16. (La seduta, sospesa alle ore 9,47, è ripresa alle ore 16,08) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Informativa del Ministro dell'interno sui fatti occorsi in occasione di recenti manifestazioni di studenti relative alla morte del giovane Lorenzo Parelli e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sui fatti occorsi in occasione di recenti manifestazioni di studenti relative alla morte del giovane Lorenzo Parelli». Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, consigliere di Stato Luciana Lamorgese. LAMORGESE, ministro dell'interno . Signora Presidente, onorevoli senatori, prima di riferire sugli episodi oggetto dell'informativa odierna, desidero rinnovare, da parte di tutto il Governo e mia personale, il cordoglio alla famiglia per la morte in fabbrica di Lorenzo Parelli (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi. Applausi.) , che con l'impegno e la freschezza dei suoi diciotto anni testimoniava la determinazione del nostro Paese a rialzarsi dalla crisi devastante indotta dalla pandemia. Sono proprio i giovani ad aver risentito più intensamente delle restrizioni sociali, delle diseguaglianze, delle marginalità e delle occasioni mancate che sono alla base di un malessere profondo, non sempre compreso. Più voci autorevoli si sono soffermate recentemente sulla profondità di questa crisi, dovuta anche al mancato ascolto da parte degli adulti in un quadro di angoscia esistenziale che ha cambiato i nostri comportamenti, creando distanze umane sconosciute e incidendo profondamente sulla nostra società. Così, la morte inaccettabile di un giovane, per giunta in un momento che avrebbe dovuto essere di massima sicurezza perché collocato nell'ambito di uno stage curricolare, ha originato manifestazioni di solidarietà e proteste da parte dei suoi coetanei. È innegabile che ognuno di noi abbia provato sentimenti di incredulità e sgomento, così come è indubitabile che queste proteste giovanili esprimano anche la voglia di partecipazione di un mondo che durante la pandemia ha sofferto in particolar modo l'isolamento. È comunque un segno di vitalità della nostra democrazia che ci fa ben sperare nel futuro. D'altro canto, però, la democrazia ha le sue regole, dalle quali non si può prescindere mai, soprattutto quando si tratta di regole poste a presidio del cruciale bilanciamento dei valori costituzionali, quali il diritto di manifestare liberamente e la tutela della salute pubblica. E qui vengo ai fatti. A seguito della morte di Lorenzo, avvenuta il 21 gennaio scorso a Lauzacco, in provincia di Udine, hanno avuto luogo diverse manifestazioni studentesche volte a commemorare il giovane e a contestare le modalità di svolgimento delle attività di formazione al lavoro inserite nel percorso didattico. A tali finalità si è poi aggiunta la protesta nei confronti del ripristino dello svolgimento delle prove scritte in occasione dei prossimi esami di maturità. Una prima manifestazione estemporanea e non ritualmente preavvisata si è svolta a Roma il 23 gennaio per iniziativa del movimento studentesco La Lupa, facendo registrare la partecipazione di altri sodalizi come la Opposizione studentesca d'alternativa (OSA) e il Fronte della gioventù comunista, per una presenza complessiva di circa 200 persone. Devo in questa sede far presente che le attività informative di polizia avevano fatto emergere la precisa intenzione di alcuni partecipanti, appartenenti ai centri sociali capitolini e aderenti a gruppi di matrice anarchica, di trasformare la stessa manifestazione in un'occasione di scontro fisico con la polizia. In effetti, nonostante sia stato svolto in quella circostanza più di un tentativo di mediazione e siano stati rivolti ripetuti inviti a desistere, un gruppo di manifestanti, staccandosi da piazza della Rotonda, luogo d'incontro dei partecipanti, si è mosso in corteo, contravvenendo così alle vigenti disposizioni introdotte per finalità anti-Covid, fino ad impattare con lo schieramento di polizia disposto a protezione di obiettivi sensibili. L'intenzione di arrivare ad uno scontro con i rappresentanti delle Forze dell'ordine era testimoniata anche dal travisamento di alcuni dei manifestanti con caschi, cappucci e soprattutto dal ripetuto lancio di fumogeni e bombe carta contro gli appartenenti alle Forze dell'ordine, alcuni dei quali raggiunti da calci e pugni, tanto che alla fine della giornata, tra gli operatori di polizia contusi, quattro hanno dovuto far ricorso a cure mediche. Non si hanno notizie ufficiali sul numero dei contusi tra i manifestanti, ma risulta che uno di loro ha sporto denuncia per lesioni all'autorità giudiziaria. Per concludere la mia esposizione sui fatti di Roma, informo che tre dimostranti sono stati denunciati, ai sensi dell'articolo 18 del testo unico di pubblica sicurezza (TUPS), per il mancato preavviso della manifestazione e che sono tutt'ora in corso indagini con l'ausilio della Polizia scientifica. Il 28 gennaio il Fronte della gioventù comunista ha indetto sugli stessi temi una manifestazione studentesca a carattere nazionale, articolata su 35 manifestazioni, 31 delle quali si sono svolte regolarmente. A Milano, Torino, Roma e Napoli si sono invece verificati episodi critici sotto il profilo dell'ordine pubblico, dei quali ora dirò. La manifestazione milanese, indotta dal coordinamento collettivo e studentesco, era stata preannunciata in forma di presidio statico presso piazza Missori e via Pantano. Secondo gli organizzatori, avrebbe dovuto vedere la partecipazione di circa 100 persone, ma in realtà si è poi arrivati a circa 300. Un'ora dopo l'inizio della manifestazione, ossia intorno alle ore 16,30, i dimostranti, violando anche in questo caso le disposizioni anti-Covid, abbandonavano la piazza per dirigersi compattamente in corteo verso la vicina sede di Assolombarda, a protezione della quale era stato disposto uno schieramento dei reparti mobili. Un consistente gruppo di manifestanti, circa 50, rimuoveva le transenne ivi collocate e, nel tentativo di aprirsi a forza un varco verso la sede di Assolombarda, entrava in contatto con gli operatori di polizia, seguivano il lancio contro questi ultimi di uova contenenti vernice rossa e l'accensione di fumogeni. Il protrarsi di tale accesa fase di confronto ha comportato l'effettuazione di due brevi azioni di alleggerimento, svoltesi dopo un intervento di personale della Divisione investigazioni generali e operazioni speciali (DIGOS), tendente a moderare l'uso della forza necessaria per respingere il tentativo di sfondamento. Gli elementi più facinorosi sono stati individuati dalla questura in alcuni esponenti del Coordinamento collettivi studenteschi, attualmente legato al «Centro sociale Cantiere» nonché in soggetti appartenenti all'area antagonista e anarchica. Sulla base di questa prima attività di indagine, cinque attivisti dei movimenti studenteschi sono stati denunciati all'autorità giudiziaria per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, mentre uno di questi è stato anche deferito per la violazione dell'articolo 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS). Al termine della manifestazione due operatori del reparto mobile di Milano hanno riportato lievi escoriazioni, mentre tra i manifestanti si sono contati taluni contusi, di cui uno è rimasto ferito al capo e ha peraltro rifiutato l'intervento del personale sanitario. Da successivi accertamenti svolti presso i locali nosocomi, non risultano manifestanti refertati. Passo ora alla manifestazione di Torino che, come quella di Milano, era stata preannunciata per la mattina del 28 gennaio in forma statica; soggetto promotore il collettivo studentesco Fronte della gioventù comunista; luogo di convegno piazza Arbarello, dove si sono radunate circa 300 persone, tra cui, insieme ad appartenenti a vari collettivi studenteschi e ad esponenti degli ambienti antagonisti e anarchici torinesi, erano presenti numerosi militanti del noto centro sociale Askatasuna, espressione locale del movimento di Autonomia operaia, particolarmente attivo su diversi temi e distintosi in particolare per azioni ed episodi criminosi commessi nel corso di manifestazioni, occupazioni, sgombri di stabili, occupati abusivamente, ovvero per altri episodi di rilievo penale. Preciso che gli organizzatori avevano inizialmente chiesto di effettuare un corteo e che dopo un chiarimento con la questura, circa i vincoli imposti dalla normativa sul Covid in zona arancione, la manifestazione era stata trasformata in un presidio fisso. Ciononostante un consistente gruppo di partecipanti muoveva in corteo contro lo schieramento delle Forze dell'ordine posto a chiusura della piazza, cercando più volte di rompere lo sbarramento. L'azione si è svolta in pochi minuti e ha riguardato i vari punti di dispiegamento del dispositivo di polizia presente nella piazza. In tali frangenti, si sono verificati momenti di elevata tensione, dovuta al contatto fisico tra i dimostranti più accesi e il personale del reparto mobile. Dopo aver inizialmente utilizzato gli scudi in dotazione, gli operatori della polizia, a causa dei violenti tentativi di sfondamento esercitati con calci e pugni, hanno fatto ricorso ad azioni di respingimento e a un intervento di alleggerimento, in quest'ultimo caso anche con l'impiego dello sfollagente, ottenendo l'arretramento del fronte dei dimostranti. L'azione non ha avuto, tuttavia, l'esito di disperdere i manifestanti, che continuavano pertanto a premere sullo schieramento di pubblica sicurezza per altre due ore, durante le quali si susseguivano repentini spostamenti di gruppi organizzati di manifestanti, accompagnati dal lancio di pietre e di bottiglie di vetro, cui hanno corrisposto ulteriori interventi delle Forze di polizia. Il bilancio dei feriti è il seguente: un operatore del reparto mobile, colpito al volto da un pugno, ha riportato una prognosi di cinque giorni; otto sono, invece, i manifestanti medicati sul posto, mentre altre 10 persone hanno fatto ricorso a cure mediche presso i principali ospedali cittadini, riportando prognosi fino a un massimo di dodici giorni. I primi risultati investigativi, frutto delle attività condotte dalla DIGOS con l'ausilio di tutte le immagini disponibili, comprese quelle reperite sul web , attestano che gli scontri avvenuti nella manifestazione di Torino hanno visto all'opera, con un preciso ruolo di regia, militanti di Askatasuna. Tredici delle 17 persone denunciate all'autorità giudiziaria per vari reati, tra cui resistenza aggravata a pubblico ufficiale, sono noti attivisti del predetto centro sociale, mentre gli altri quattro sono rappresentanti dei vari collettivi studenteschi. Venendo ora alla manifestazione di Roma, preciso che l'iniziativa è stata assunta dallo stesso movimento studentesco La Lupa, che aveva indetto la precedente manifestazione del 23 gennaio. Durante l'evento, cui hanno partecipato circa 500 persone, un gruppo di manifestanti si è reso responsabile di un fitto lancio di pietre e bottiglie, fumogeni e altri oggetti contundenti contro le Forze di polizia. Non essendosi verificato, tuttavia, alcun tentativo di sfondamento ed essendo quindi mancato ogni contatto fisico tra le Forze dell'ordine e i facinorosi, non vi è stata la necessità di ricorrere a interventi coattivi. La manifestazione si è conclusa registrando un ferito tra gli operatori di polizia, il quale ha riportato lievi escoriazioni per l'esplosione di una bomba carta. Riferisco, infine, sui fatti avvenuti a Napoli. Anche in questo caso, la manifestazione ha visto l'aggressione di soggetti estranei al movimento studentesco, essendosi evidenziata la presenza di appartenenti a centri sociali e al sodalizio "Disoccupati 7 novembre". Il luogo di concentrazione dei partecipanti, circa 250, era stato individuato nella centralissima piazza dei Martiri, dove è ubicata la sede dell'Unione degli Industriali, per accedere alla quale i dimostranti hanno tentato di forzare il dispositivo di polizia, dopo aver dato fuoco ad alcuni fumogeni e lanciato in direzione della predetta sede palloncini di vernice colorata. È stata necessario pertanto un'azione di alleggerimento, allo scopo di disperdere i manifestanti, i quali poi hanno dato luogo a un corteo, svoltosi senza alcun incidente. Non ci sono stati feriti, né tra dimostranti né tra le Forze di polizia. Il tentativo di rompere lo sbarramento di sicurezza ha portato al deferimento all'autorità giudiziaria di quattro manifestanti, tre dei quali appartenenti ai centri sociali e al citato movimento "Disoccupati 7 novembre". Questo è solo il risultato delle prime attività investigative, essendo ancora in corso ulteriori accertamenti volti a individuare altri possibili autori delle condotte violente. Nell'esprimere la mia solidarietà agli operatori di polizia rimasti contusi in occasione degli scontri, sui quali ho appena riferito, preciso che l'intera documentazione visiva, sia quella ripresa dalla Polizia scientifica, sia quella acquisibile da fonti aperte, è stata messa immediatamente a disposizione dell'autorità giudiziaria, come accade in tutti i casi in cui, nel corso di manifestazioni pubbliche, avvengano fatti integranti ipotesi di reato. La magistratura inquirente, pertanto, è nelle piene condizioni di accertare la dinamica dei fatti e le responsabilità connesse a tali accadimenti, comprese quelle eventualmente riconducibili alla condotta degli operatori di polizia. Signora Presidente, onorevoli senatori, alla ricostruzione dei fatti accaduti il 28 gennaio scorso vorrei aggiungere alcune considerazioni conclusive: come già affermato in altre circostanze in cui ho avuto modo e occasione di riferire in Parlamento, la difesa dell'ordine e della sicurezza pubblica in un ordinamento democratico richiede puntuale esercizio delle responsabilità di ciascuno; prudente apprezzamento delle circostanze e senso della misura, saldamente inquadrati nella cornice di criteri unitari e non discriminatori, premessa indispensabile per garantire in ogni situazione il bilanciamento dei diversi valori costituzionali in gioco. È in quest'ottica che sono state affrontate - per fare un esempio - le circa 5.000 manifestazioni svoltesi l'anno scorso contro il green pass e le misure restrittive anti-Covid; solo 115 delle quali hanno fatto registrare turbative, con un impegno davvero rilevante delle Forze di polizia, chiamate a far rispettare ogni giorno regole fondamentali per il corretto e sereno svolgimento della vita civile e democratica della nostra comunità nazionale. Ed è anche in omaggio a questo impegno che chi ai diversi livelli è chiamato a esercitare responsabilità istituzionali e operative, connesse alla salvaguardia dell'ordine e della sicurezza pubblica, deve riflettere a fondo quando in questo difficile lavoro si verificano fatti incresciosi, come quelli che il 28 gennaio scorso hanno causato conseguenze a danno di alcuni giovani studenti estranei ai gruppi dei facinorosi presenti nelle piazze e, tuttavia, rimasti coinvolti nei tafferugli. Come ho accennato all'inizio, non possiamo non vedere come la protesta degli studenti nasca anche da un forte disagio originato dalle restrizioni della pandemia, che hanno finito per comprimere il mondo dei giovani nella loro dimensione formativa e aggregativa. Abbiamo tutti il dovere di comprendere e di disporci all'ascolto di fronte a una realtà, quella giovanile, divenuta ancora più complessa a causa degli inediti problemi che l'emergenza sanitaria ha portato con sé. Ce lo ha ricordato qualche giorno fa anche il Presidente della Repubblica, affermando che è doveroso ascoltare la voce degli studenti che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze e domande volte a superare squilibri e contraddizioni. La via maestra è il confronto. Lo sforzo che occorre fare, soprattutto quando le cose non vanno per il meglio, è cercare di individuare modalità più idonee per contemperare il diritto a manifestare con il dovere delle Forze di polizia di far rispettare la legge. Le stesse norme vigenti, del resto, prevedono che gli organizzatori e gli uffici delle questure possano dialogare, affinché l'evento si svolga senza malintesi, dai quali possono scaturire tensioni difficilmente gestibili sul piano dell'ordine pubblico. L'ho ricordato anche in una mia recente direttiva in materia di manifestazioni pubbliche, adottata a novembre del 2021, con la quale ho espressamente richiamato l'applicazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza nella modulazione delle misure interdittive e prescrittive. Il 4 febbraio scorso, nelle stesse grandi città interessate dai fatti del 28 gennaio (Milano, Torino, Roma, Napoli, così come in altre significative realtà italiane), le manifestazioni studentesche si sono svolte senza generare criticità raffrontabili con quelle su cui oggi ho riferito. Al conseguimento di questo risultato si è giunti grazie a una moderazione del livello di protesta e in virtù di un intenso dialogo tra la componente studentesca e le autorità preposte alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. Nella mia esperienza professionale ho avuto modo di verificare sul campo come flessibilità ed equilibrio siano caratteristiche e qualità di tutte le Forze dell'ordine italiane e sono certa che sapranno farne il più ampio uso ogni volta che la situazione lo richiederà. Ne sono certa e per questo ho fiducia in loro. Allo stesso tempo ho ben chiaro che il livello complessivo di efficacia del loro operato dipende in misura non secondaria dalla qualità delle dotazioni tecniche a loro disposizione, da quelle che hanno come fine la tutela dell'incolumità degli operatori fino ai dispositivi che garantiscono la trasparenza della loro attività e rendono sempre possibile ricostruire l'esatto andamento dei fatti. Mi riferisco qui alle telecamere di cui sono state recentemente dotate le Forze di polizia (la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri), denominate bodycam , che verranno usate dagli operatori impegnati nei servizi di ordine pubblico. L'utilizzo di tali nuove apparecchiature avverrà nel pieno rispetto delle direttive impartite dal Garante della privacy , che ha definito le procedure di attivazione nonché le regole sull'uso delle registrazioni e la conservazione delle immagini. Credo si tratti di un passo importante, destinato a rinsaldare ulteriormente i sentimenti di vicinanza e affetto che legano i cittadini italiani alle Forze di polizia, garanti della difesa delle libertà civili sancite dalla Costituzione della Repubblica. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Ministro Lamorgese, la responsabilità del sangue e delle teste degli studenti minorenni spaccate dai manganelli della Polizia di Stato ricade integralmente su di lei, senza possibilità di scusa alcuna. Lei dice che tra i manifestanti e tra gli studenti si nascondevano agitatori. Nessun agitatore, se non gli agenti provocatori che sempre più spesso vediamo nelle piazze, noi abbiamo potuto ravvisare; quegli agenti provocatori che sono funzionali, prima, alla repressione dura e sanguigna in piazza e che le consentono, dopo, di adottare i provvedimenti per limitare il dissenso e impedire i cortei. Peraltro, sono gli stessi agenti provocatori che, una volta colti dalle telecamere, lei giustifica con le famose frasi sulle «forze ondulatorie», con cui si è coperta anche di ridicolo. Ministro Lamorgese, il suo operato e l'operato del Governo di cui fa parte si stanno connotando sempre di più per obiettivi, modalità esecutive e propaganda che sono proprie dei regimi autoritari. Pertanto, in questo luogo di rappresentanti del popolo, ho il dovere di farle sentire il peso dello sdegno e del disprezzo che un popolo, che non avrà pace finché non sarete deposti, mi impone di rappresentarle. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (IV-PSI) . Signor Presidente, in primo luogo voglio ringraziare la ministra Lamorgese per essere venuta qui a rendere l'informativa sui gravi fatti degli scorsi giorni. Credo sia indispensabile chiarire i profili di criticità che certamente sono emersi dalla gestione della manifestazione di studenti dei giorni scorsi, indetta per la tragica morte del giovane Lorenzo Parelli. Mi preme fin da subito operare una premessa. Nonostante questi accadimenti, non si può mettere in discussione il ruolo fondamentale che le Forze di polizia rivestono nell'assicurare quotidianamente il pieno svolgimento della democrazia; il loro operato è essenziale e rassicurante per l'intera collettività. La loro dedizione e il loro senso delle istituzioni si sono manifestati in tutta la loro pregnanza anche e soprattutto durante i lunghi anni di emergenza sanitaria. Probabilmente, però, è proprio sulla scorta di questi sentimenti sinceri di gratitudine che noi tutti nutriamo nei confronti delle Forze dell'ordine che stupiscono ancora di più i fatti dei giorni scorsi. Siamo rimasti sgomenti di fronte ai volti dei ragazzi che hanno partecipato alla manifestazione; ragazzi malmenati e spaventati. Diventa allora difficile capire perché si è avvertita la necessità di reprimere in maniera così violenta manifestazioni spontanee di studenti che, dopo anni difficili di torpore e di asocialità forzata dovuta alla pandemia, sono scesi in piazza per esprimere solidarietà nei confronti di un giovane che ha tragicamente perso la vita durante l'orario scolastico. Mi hanno molto colpito le parole della mamma del giovane Lorenzo, che ha definito come una carezza le manifestazioni dei giovani per suo figlio. Credo che quella carezza non possa e non debba assumere i tratti della violenza. Le misure volte a tutelare l'ordine pubblico, anche se si tratta di misure più stringenti dettate dalle esigenze di contenere la pandemia e dalla salvaguardia della sicurezza pubblica, devono essere sempre bilanciate con la tutela del diritto costituzionalmente garantito alla manifestazione di pensiero. La risposta a tutela dell'ordine pubblico non può che essere sempre proporzionata e guidata da un bilanciamento. Lei, signora Ministra, in questi giorni ha parlato di un cortocircuito del sistema, che è esploso con violenza quando le Forze di polizia si sono trovate di fronte a persone che volevano manifestare in zone non previste. Ovviamente, le singole responsabilità di chi ha fatto un uso sproporzionato e non necessario della violenza saranno accertate. Tuttavia, in questa sede occorre respingere con forza un simile modus operandi . Non possiamo e non dobbiamo permettere che simili episodi possano accadere nuovamente. E non possiamo farlo non solo perché ciò si traduce in una risposta totalmente sproporzionata di fronte alla manifestazione di pensiero, ma anche per la stessa credibilità e serietà delle Forze dell'ordine. Ciò emerge ancora di più nelle manifestazioni studentesche, dove ci sono giovani che desiderano semplicemente far sentire la propria voce. Credo che in questo caso ci sia una valenza ulteriore: i giovani sono stati proprio la categoria generazionale più colpita dalla pandemia. Due anni scolastici in DAD e una socialità fortemente ridotta hanno più che mai mostrato le fragilità e le debolezze dei più giovani, che hanno dovuto costruire un nuovo modo di fare scuola e una nuova modalità di interfacciarsi con gli altri. L'impatto delle violenze dei giorni scorsi diventa allora più assordante se lo caliamo nel contesto attuale. Gli studenti che sono scesi in piazza chiedono una corretta applicazione dell'istituto della alternanza scuola-lavoro e la previsione di regole certe che segnino la fondatezza di quel tempo impiegato altrove rispetto ai banchi di scuola. Ebbene, come rappresentanti delle istituzioni abbiamo il dovere di ascoltare, e non solo per evitare altri episodi di repressione violenta, ma anche e soprattutto perché il nostro compito è dedicarci a quanto accade nel mondo giovanile e raccogliere le loro istanze. La scuola ha un compito alto, che è la formazione certamente di persone preparate da un punto di vista culturale; persone mature e consapevoli delle proprie capacità e in grado di esprimerle; persone responsabili. Personalmente non credo che questo modo di intendere la scuola sia incompatibile con il mondo del lavoro; anzi, credo che lo completi. La scuola può avere un ruolo fondamentale nel trasmettere conoscenze più propriamente tecniche e pratiche. Lo può fare fungendo da ponte per il mondo del lavoro, fornendo ai ragazzi la possibilità di saggiare con mano ciò che li aspetta dopo qualche anno. L'alternanza scuola-lavoro è un istituto che nasce dieci anni fa, ma che può ancora funzionare bene se si valorizzano i percorsi formativi. Oggi il ministro dell'istruzione Bianchi ha detto che è importantissimo che ci sia una scuola aperta e che si facciano esperienze. Dobbiamo tornare alla capacità di una scuola che integra... PRESIDENTE. Senatrice, per cortesia, concluda. EVANGELISTA (IV-PSI) . Dobbiamo fare tutto in piena sicurezza. Signor Presidente, concludo. Pensiamo a migliorare questo istituto, pensiamo a riformarlo e poniamoci in atteggiamento di ascolto nei confronti dei più giovani. La morte di Lorenzo sia sempre ricordata come monito perché ogni lavoro, di qualsiasi tipo, a tempo determinato o indeterminato, sia sempre svolto nel massimo rispetto dei sistemi di sicurezza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fattori. Ne ha facoltà. FATTORI (Misto) . Signor Ministro, mi aspettavo che lei venisse in Aula a parlare di responsabilità e a dirci che avrebbe cambiato qualcosa e magari fatto cadere qualche testa. E invece è venuta qui a parlare di un concetto: l'impunità, la vostra impunita. Qui non si tratta di un singolo caso. Lei è diventata un rappresentante di uno Stato che ha un atteggiamento paradigmatico, che noi cerchiamo di sovvertire inutilmente. Lei è rappresentante di uno Stato che si fa forte con i deboli e debole con i forti: è la realtà di questa modalità. (Applausi). La mamma di Lorenzo Parelli ha detto che gli studenti in piazza sono stati una carezza per suo figlio, che non stava riprendendosi da un periodo difficile, entusiasta di lavorare; stava semplicemente facendo l'alternanza scuola-lavoro perché era obbligato a farla, e non perché entusiasta di farlo, come ha detto lei. E invece lo Stato cosa ha fatto agli studenti a cui la mamma del ragazzo voleva mandare una carezza? Li ha picchiati selvaggiamente, senza pietà, e le telecamere hanno mostrato una violenza inaudita verso dei minorenni che sono finiti in ospedale, Ministro, e lei è responsabile di questo. (Applausi) ; lei e lo sono anche altre alte cariche dello Stato. Non possiamo sempre scaricare sulla Polizia di Stato le responsabilità di una gestione inadeguata della sicurezza, perché questa è la realtà. Lei ha parlato di infiltrati; ha parlato di chissà quali potenziali pericoli che invece sono stati smentiti dalle telecamere; ha parlato anche di un corto circuito con i ragazzi, perché non possiamo ignorare che in questo momento c'è una circolare per la salute pubblica. A novembre, però, da un palco di una manifestazione no green pass è stato annunciato l'assalto alla CGIL, e anche lì c'erano delle restrizioni di salute pubblica, e invece siete rimasti a braccia conserte e avete accompagnato manifestanti violenti a demolire la sede di un sindacato (Applausi) , nella totale indolenza delle dirigenze e delle Forze dell'ordine presenti. Ministro, lei ha detto anche che i codici identificativi delle Forze dell'ordine non servono perché ci saranno le telecamere sulle divise. La informo che una cosa non esclude l'altra: possiamo avere sia i codici che le telecamere. In secondo luogo, certamente le telecamere sono una garanzia in più, ma con i codici si dà la possibilità ai cittadini di denunciare senza impedimenti burocratici. Soprattutto, a lei che vuole tutelare le Forze dell'ordine, faccio presente che questi atteggiamenti vanno a detrimento di quegli agenti di polizia che indossano la divisa con onore, fanno bene il proprio lavoro e finiscono in pronto soccorso per la gestione indegna da parte degli agenti provocatori. Quindi, lei è responsabile sia dei ragazzi feriti sia dello stigma che si portano addosso quegli agenti che lavorano bene. La informo che Amnesty International ha portato al Viminale 155.000 firme per introdurre i codici identificativi delle Forze dell'ordine ed esistono proposte di legge, depositate alla Camera come al Senato già nella scorsa legislatura, in attesa di essere discusse. Il gioco al rilancio che fa lei con le telecamere, parlando male di queste proposte di legge, serve solo a perdere tempo. Approviamo subito la norma per i codici identificativi prodotta anche da Amnesty International, che magari di diritti umani ne sa un pochino di più di questo Stato e di questo Governo che invece li offende e li umilia. Ci sono quindi due ordini di problemi. Il primo è che una divisa indossata con onore e responsabilità non può essere utilizzata da alcuni come scudo per le proprie responsabilità e i propri gesti; a questo si pone un rimedio con i codici identificativi. Il secondo è il concetto di impunità: non ho riscontrato, da parte sua, un atto di responsabilità, un cambio di paradigma, con la presa d'atto che qualche testa prima o poi deve saltare. Qui qualcosa non va e lei ne è responsabile. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signora Presidente, Ministra Lamorgese, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, desidero preliminarmente esprimere, ancora una volta, a nome del mio Gruppo, il dolore e lo sgomento per la morte assurda e inaccettabile di Lorenzo Parelli, il povero studente di diciott'anni morto mentre faceva scuola in un luogo di lavoro. Ribadiamo in questa sede il nostro cordoglio alla famiglia, agli amici di Lorenzo, ai compagni di scuola dell'Istituto salesiano «Bearzi» di Udine e a tutta la comunità di cui lo studente faceva parte. Oggi, però, credo che sia nostro dovere approfondire aspetti che la tragica morte di Lorenzo ci suggerisce: uno di questi è il tema della utilità della ex alternanza scuola-lavoro - ora si chiama in maniera diversa - o, come nel caso di Lorenzo, dei percorsi di apprendimento duale o di tutta la galassia dei tirocini. È nostro dovere chiederci se la riforma Moratti che l'ha istituita nel 2003, e che poi è stata resa strutturale dal Governo Renzi, abbia centrato il suo obiettivo, che era quello di creare un ponte tra l'apprendimento didattico e quello pratico per favorire l'orientamento dei ragazzi, per offrire agli studenti e alle studentesse competenze utilizzabili fin da subito sul mercato del lavoro; il tutto basato sul presupposto che si possa imparare e acquisire conoscenze sia a scuola, sia in azienda. I risultati di questi anni non sono particolarmente soddisfacenti per diversi motivi: ad esempio, non tutti i luoghi di lavoro e le aziende possono avere una valenza formativa significativa; i tutor aziendali a volte non sono all'altezza della situazione e del difficile compito; non tutte le aziende sono capaci di trasmettere competenze e formazione, specialmente quelle aziende che già di formazione ne fanno poca o nulla per i propri dipendenti. Devo anche rimarcare quei casi in cui si utilizza questo istituto per sostituire manodopera salariata con studenti a costo zero o quasi zero. Noi crediamo che la scuola e l'istruzione in generale abbiano un compito ben più alto della mera preparazione al lavoro, ma debbano essere motore di inclusione sociale, di consapevolezza culturale, di sviluppo di coscienze di individui, di promozione di rapporti virtuosi tra l'individuo e la comunità, perché è grazie alla scuola che possiamo comprendere i diritti, ma anche i doveri di ciascun cittadino e il suo ruolo nella società. L'istituto dell'alternanza deve e può essere migliorato. A questo già abbiamo dato un nostro contributo nei mesi scorsi, ma dobbiamo proseguire su questa strada, perché abbiamo bisogno di più scuola e non certo di meno scuola, abbiamo bisogno di maggiori occasioni di approfondimento, e non di sfruttamento di giovani studenti. Il Paese ha diverse necessità e noi mettiamo al centro dei nostri sforzi il miglioramento della scuola, dell'istruzione, della ricerca come uniche possibilità di sviluppo sociale ed economico. (Applausi) . In ogni caso, queste fasi di formazione e di preparazione al lavoro devono avvenire in piena sicurezza e purtroppo il caso di Lorenzo evidenzia una situazione che sicuramente non è ottimale per quanto riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro, che è poco attenzionata nel nostro Paese, atteso che oggi registriamo una media di quasi quattro morti al giorno nelle aziende, nelle fabbriche, nei cantieri. L'altro aspetto su cui dobbiamo riflettere è connesso alle manifestazioni dei giovani che protestavano per la morte assurda di Lorenzo e per affermare che è assolutamente inaccettabile che uno studente sia messo in pericolo di vita mentre fa formazione. Questo ci dice che i nostri giovani nati nel nuovo millennio costituiscono una generazione cosciente del proprio ruolo e che vuole partecipare al dibattito pubblico, pretendendo giustamente i propri spazi. A questo proposito, devo rimarcare che le scene di forte tensione e violenza in piazza cui abbiamo assistito sono inaccettabili e hanno fornito una brutta immagine del nostro Paese, perché deve essere sempre tutelato il diritto di espressione e manifestazione, specie per i nostri connazionali più giovani che si affacciano con fiducia al confronto sociale e politico. Signora Ministra, lei ha fatto una ricostruzione di quanto accaduto. (Richiami del Presidente). Mi avvio a concludere in pochi secondi. Noi crediamo che sia necessario accertare la catena delle responsabilità, perché è davvero inaccettabile vedere quelle scene di nostri giovani - ragazze e ragazzi - con la testa spaccata dalle manganellate. Noi confidiamo nel suo lavoro, ma riteniamo davvero necessari... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signora Ministra, la ringraziamo per l'informativa odierna che consente a noi e soprattutto alle ragazze, ai ragazzi e alle loro famiglie di capire cosa è realmente accaduto. Sappiamo che - come è stato ricordato - i nostri ragazzi e le nostre ragazze sono scesi in piazza dopo due anni di pandemia, DAD, lockdown , assenza di socialità e distanza emotiva, affettiva ed educativa. Sappiamo bene che questa è una generazione che potremmo definire dei tanti Telemaco, a cui per due anni è stato impedito anche solo di guardare l'orizzonte, figuriamoci di solcare il mare alla ricerca del padre. Questi ragazzi hanno bisogno di trovare una speranza e non rabbia. Questi ragazzi - come è stato ben ricordato prima - sono scossi dalla perdita di un ragazzo come loro, Lorenzo Parelli - con la morte più bianca e innocente, se è possibile quantificare l'intollerabilità di perdere la vita in quel modo - e hanno bisogno di ritrovare la voce per manifestare il vuoto di fiducia e futuro che sentono, con un disagio accresciuto dai durissimi anni passati. Forse essi andavano un po' più accompagnati e controllati per la sicurezza loro e di tutti i cittadini. Abbiamo però compreso, signora Ministra - come lei ha ben spiegato - l'esigenza di contenimento che è propria di chi gestisce l'ordine pubblico, e di questo ringraziamo le Forze dell'ordine che compiono il loro dovere, senza risparmiarsi, a tutela di tutti noi. Contemporaneamente, però, questi ragazzi vanno ascoltati perché nelle manifestazioni è accaduto comunque un evento positivo: una rinnovata presa di coscienza, una ritrovata vitalità, una ritrovata voglia di partecipazione della generazione che più di tutte ha pagato il prezzo del Covid. Si tratta di un prezzo altissimo che i più giovani hanno pagato con la chiusura della scuola che noi di Italia Viva, per primi, abbiamo chiesto di riaprire durante la prima ondata. La scuola è il primo presidio di normalità e per tutto il tempo abbiamo lavorato e ottenuto di tenerla viva e in presenza. La scuola è il cuore della società e senza di essa non c'è niente e il mondo si ferma. È arrivato - lo stiamo dicendo tutti - il momento di tornare alla normalità. Il Governo sta predisponendo le misure che gradualmente ci permetteranno di ridurre le restrizioni. Però normalità significa anche recuperare la ritualità della partecipazione sociale e politica alla costruzione di una coscienza comune; e certo non possiamo fare a meno proprio di queste voci, delle voci dei più giovani. È stato detto, dai colleghi che mi hanno preceduto, che la manifestazione nelle intenzioni dei ragazzi, doveva essere come una carezza secondo le bellissime parole della mamma di Lorenzo, nel cui nome e ricordo gli studenti erano scesi in piazza, certamente con una piattaforma variegata, non sempre condivisibile, come nel caso dello scritto alla maturità, ma comunque espressione di quella ritrovata normalità che tanto desideriamo e per la quale ci adoperiamo. È finita, purtroppo, con alcuni volti tumefatti di ragazzi minorenni che forse non avremmo voluto vedere e che sicuramente hanno fatto male. Ma sono certa che, se ci sono state delle responsabilità personali, queste saranno accertate. Lei ha parlato di possibili infiltrati in piazza e della necessità di non consentire un corteo in movimento; eppure è chiaro che qualcosa è andato oltre. Ministra, è giusto fare chiarezza subito e farla fino in fondo. Lo dobbiamo anche ricordando chi non c'è più, come Lorenzo. Grazie, signora Presidente; grazie, signora Ministra. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanché. Ne ha facoltà. GARNERO SANTANCHE' (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, innanzitutto lasciatemi dire che naturalmente Fratelli d'Italia si stringe intorno alla famiglia di Lorenzo, perché tutti siamo genitori e ne capiamo il dolore, il dramma. Perdere un figlio nell'orario di scuola, perdere un figlio nel programma scolastico scuola-lavoro impone a ognuno di noi un esame di coscienza. Questi genitori hanno un dolore e per loro non ci sarà mai fine pena, perché la pena continuerà ad accompagnare, giorno dopo giorno, la vita di questa famiglia. Ministro Lamorgese, è evidente che lei ha difficoltà a gestire l'ordine pubblico. Ho ascoltato con attenzione la sua informativa, scritta dai suoi uffici, dove c'è prima la descrizione delle manifestazioni. Ma si è dimenticata di dire la cosa più importante: lei, signor Ministro, non è stata in grado di dividere gli studenti, coloro che erano in piazza a manifestare per una causa giusta, come la morte del loro amico, del loro studente, dai centri sociali, dai provocatori, dagli infiltrati. Vede, signor Ministro, il suo compito dovrebbe essere quello di prevenire e di fare in modo che in queste piazze a pagare non siano gli studenti, perché quelle facce piene di sangue ricadono sul suo operato, signor Ministro. Il fatto di mettere le Forze dell'ordine, in balia di tutti e di nessuno è una sua responsabilità, perché lei è al vertice di quel Ministero, è l'anello ultimo della catena di comando. È inutile che oggi, oltre alla sua incapacità e al suo immobilismo, ci venga a far percepire che in fondo poi un capro espiatorio lo troverà. Ma non lo dovrà trovare nelle Forze dell'ordine, che noi difendiamo e difenderemo sempre per il loro operato. Le Forze dell'ordine fanno capo a lei, signor Ministro, ed è lei che ne ha la responsabilità. Anche questa volta le manifestazioni le sono scappate di mano, perché non ha saputo prevenire. Che ci siano i centri sociali, che ci siano i provocatori in ogni manifestazione è ormai evidente; l'abbiamo visto nelle manifestazioni contro il green pass , dove c'erano le famiglie con i passeggini, ma c'erano anche i centri sociali e gli infiltrati. (Applausi) . E la sua risposta qual è? Lei fa sempre e comunque di tutta l'erba un fascio; questo non è più possibile. Signor Ministro, se fossimo in altri Stati, in Francia, nel Regno Unito, in Austria, anche in Romania, lei oggi non sarebbe più seduta su quella poltrona; sarebbe stata mandata a casa, perché troppe sono state le circostanze che l'hanno vista incapace di svolgere il suo ruolo. Le vorrei soltanto ricordare il disastro che ha fatto quando in occasione dell'assalto alla CGIL, lei non riuscì a fermare un signore, Giuliano Castellino, che era un sorvegliato speciale con obbligo di residenza e divieto di partecipare alle manifestazioni. Consideri oltretutto che lo stesso signore - si fa per dire - da piazza del Popolo un'ora e diciassette minuti prima disse: andiamo tutti alla CGIL a prenderci quello che è nostro. Lei ha risposto che non poteva fare niente, perché se l'avesse fermato sarebbe successo qualcosa di peggio. Il peggio però non poteva essere, perché lei, signor Ministro, ha raggiunto il peggio dell'operato del suo Ministero. Le vorrei ricordare il rave party avvenuto ad agosto nel viterbese, con 10.000 fattoni arrivati da tutta l'Europa. Lei è stata l'unica a non essersene resa conto e li ha lasciati occupare 30 ettari per giorni, lasciando sul campo un morto, decine di ricoverati per overdose, stupri. Eppure non è stata nemmeno capace di cacciarli: se ne sono andati. (Applausi) . Le vorrei poi ricordare che da quando lei riveste questo importante ruolo le nostre frontiere sono diventate un colabrodo. Nel suo mandato lei non è stata in grado di difendere i confini dell'Italia, che solo i confini dell'Europa. Gli sbarchi sono aumentati e siamo arrivati a oltre 60.000 rispetto i 10.000 di due anni fa. Lei si fa qualche domanda o sa solo leggere ciò che i suoi uffici le presentano per venire in Parlamento a dire cose che rimarranno nella storia di questa Nazione, come quando in quest'Aula, alla domanda precisa su cosa faceva quell'agente in borghese quando spingeva quel furgone, sempre nel corso dell'assalto alla CGIL, lei rispose che stava verificando la forza ondulatoria esercitata sul mezzo? Per quanto tempo dovremo ancora sentire queste risposte in un'Aula delle istituzioni? Lei pensa veramente che noi siamo ciechi e sordi? Lei pensa veramente che se dei Ministri in altri Paesi avessero avuto il tuo comportamento oggi sarebbero ancora seduti su quella poltrona? Signor Ministro, le dico con pacatezza ed educazione che nella vita ci vuole coraggio e lei ha un'occasione per dimostrare di averlo andando a dimettersi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, ringrazio la Ministra per l'informativa. Dico subito, prima di entrare nel merito dell'audizione, che fa bene a rivendicare il fatto di aver garantito, in una fase tanto difficile come quella in cui siamo e come quella che abbiamo alle spalle, lo svolgimento pacifico della stragrande maggioranza delle manifestazioni, sapendo quanta tensione c'è stata e continua a esserci nel Paese. Detto questo, credo però, signora Ministra, che sia giusto fermarsi a riflettere su quanto successo nelle manifestazioni di cordoglio e di protesta per la morte di Lorenzo. Credo sia giusto farlo. Dobbiamo farlo perché questi episodi non si ripetano più e questa discussione è utile se serve a ragionare su questo. Se invece serve all'ennesimo attacco gratuito contro la Ministra dell'interno, contro il Governo, totalmente gratuito, facendo finta di dimenticare quali sono le diverse responsabilità che ci sono sulla gestione delle piazze, francamente questa discussione rischia di non servire a nulla. (Applausi) . Signor Ministro, cercheremo di intervenire consci che lei ha detto tre parole importanti: prudenza, equilibro, responsabilità. Credo che questi siano davvero i principi cui dobbiamo ispirare la nostra riflessione e la nostra azione politica. Condivido, lo dico subito, anche la preoccupazione per le frequenti presenze di gruppi organizzati che si infiltrano nelle manifestazioni, condizionandole. La nostra condanna è totale, la nostra solidarietà alle Forze dell'ordine è totale di fronte agli attacchi di queste persone. Questo non è in discussione. Chi usa la violenza, va fermato e allontanato dai cortei. Signora Ministra, detto questo però, come lei sa meglio di me, perché ha lavorato per questo, occorre garantire la libertà e la sicurezza di chi vuole manifestare. (Applausi) . Occorre garantire la possibilità, per chi vuole, di manifestare pacificamente. Questo è il compito dello Stato, delle Istituzioni e delle Forze dell'ordine, evitando di coinvolgere, come purtroppo accaduto, giovani inermi negli scontri. La presenza di gruppi di facinorosi, di gruppi organizzati, non può giustificare quanto successo e che ha coinvolto giovani inermi. Insisto: lo Stato deve garantire la possibilità di manifestare in sicurezza. Non siamo riusciti a creare le condizioni in alcune - ha ragione - poche manifestazioni. Questo però non vuol dire che non dobbiamo porci il problema; non si sono create le condizioni per consentire una manifestazione serena e pacifica a chi voleva farla. Su questo serve ragionare e capire. Su questo, mi pare l'abbia accennato quando ha parlato della consegna alla magistratura dei filmati, vanno accertate le responsabilità. Nel caso vanno presi provvedimenti anche rispetto a errori di valutazione che chi aveva la responsabilità della piazza doveva prendere. La nostra preoccupazione è che non si considerino questi incidenti di percorso o danni collaterali. Sono fatti gravi che occorreva evitare, che andranno evitati e che, forse, potevano essere evitati. Signora Ministra, lei ha fatto un'informativa molto onesta. Quando diciamo che c'erano informative, precedenti alle manifestazioni, che segnalavano che quelle manifestazioni erano attenzionate dall'iniziativa di gruppi che volevano creare incidenti, forse dobbiamo chiederci perché non siamo stati in grado di prevenire. Abbiamo di fronte una situazione sociale, legata anche al Covid-19, molto seria, che può generare tensioni. Quindi, serve prevenire, disinnescare lo scontro. Questa è una responsabilità che abbiamo tutti: chi controlla, chi ha la responsabilità dell'ordine pubblico, chi, come noi, ha la responsabilità di non farsi sommergere dalla propaganda e con quella accendere gli animi o utilizzare strumenti che possano far crescere la tensione. Io penso, però, che, come ha bene detto lei, signor Ministro, in particolare tra i giovani vi sia un malessere. Per questo è utile questa informativa ed è utile ragionare su quanto successo. Non può e non deve passare l'idea, soprattutto tra questi giovani, di uno Stato nemico, che punisce il dissenso. Non è così. Quindi, signor Ministro, si dovrà lavorare bene per prevenire che questi episodi si verifichino ancora. I giovani e gli studenti stanno dalla stessa parte delle Forze dell'ordine. Le Forze dell'ordine e le Istituzioni stanno dalla stessa parte degli studenti, anche quando gli studenti protestano. Questo è il principio su cui dobbiamo lavorare. Sta a lei, a noi, ai vertici delle Forze dell'ordine mettere in campo gli strumenti più adatti perché, in futuro, si possano contrastare efficacemente i gruppi di facinorosi, i gruppi organizzati, i gruppi che cercano incidenti, al fine di garantire a chi manifesta pacificamente di farlo in sicurezza, così come è giusto farlo in un Paese democratico che funziona e in cui le istituzioni funzionano come nel nostro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente,il signor Ministro oggi, all'inizio della sua informativa, ha giustamente richiamato le questioni, le tensioni che ci sono nel Paese, il malessere. Noi questi aspetti non dobbiamo mai perderli di vista. In particolare sulla questione che riguarda gli studenti, io vorrei ricordare qui, a me stessa per prima, che quelli erano ragazzi che stavano manifestando per solidarietà, per protesta rispetto a quanto era accaduto, un fatto gravissimo: un ragazzo che, all'ultimo giorno di questo stage di alternanza scuola-lavoro, ha perso la vita. Ancora una vittima, una morte bianca ancor prima di accedere al posto di lavoro. Quando ci sono in campo manifestazioni legate a fatti così gravi, queste riguardano ovviamente quel ragazzo e la sua famiglia, ma riguardano tutti noi e quanto questi ragazzi stavano chiedendo e che continuano a chiedere. Lei sa, infatti, che vi è mobilitazione dappertutto, che c'è l'occupazione delle scuole sulla questione dell'alternanza scuola-lavoro, questione su cui io mi sono battuta, perché non la condividevo, per come era stata impostata, già nella scorsa legislatura. Io ritengo, inoltre, che, se vogliamo che queste informative abbiano un senso, forse vicino a lei doveva esserci anche il ministro Bianchi, perché bisogna dare delle risposte. Molte tensioni, in questo momento, ci sono anche sulla questione della seconda prova di maturità. Pertanto, il dialogo e il venire incontro deve originare dalle istituzioni, proprio perché usciamo - spero di sì - da due anni molto pesanti, che hanno colpito duramente i giovani e le loro famiglie. Noi ci troviamo di fronte, lei lo sa, a una situazione difficile a livello sociale, molto difficile. Pertanto, quando lei dice di usare prudenza e cautela, ancor di più queste, Ministra, devono essere applicate in momenti come questi. Quanto agli episodi che si sono verificati - non voglio qui soffermarmi sulle ricostruzioni - certamente alla fine che cosa è passato? I ragazzi che giustamente erano in piazza per manifestare - la Costituzione ne è garante - in una situazione anche molto difficile sono stati picchiati e maltrattati: questo è il messaggio arrivato e non è certamente un messaggio positivo. Signora Ministra, ho una certa esperienza di manifestazioni, come lei ben sa, e i manifestanti generalmente hanno una certa capacità di gestirle, sanno dialogare e sanno chiedere se vogliono fare un pezzetto di corteo. La capacità di gestire l'ordine pubblico sta anche nel fatto di saper accontentare i manifestanti su alcuni percorsi, nel saperli accompagnare e saper distinguere. Non erano oltretutto grandi manifestazioni, per cui si poteva dire che c'erano un milione di persone in piazza ed era complicato gestirle. Erano piccole manifestazioni. Pertanto, per la sicurezza di tutti, per garantire il diritto a manifestare, perché sia chiaro che il Governo conosce bene la situazione in cui siamo e il disagio che c'è nella scuola, bisogna avere molta accortezza, bisognava averla, Ministra, ma qualcosa non ha funzionato. Lei lo sa ed è evidente che qualcosa non ha funzionato. Lo so che non basta dare le direttive dalle centrali e che ci vuole la capacità nella piazza di saper riconoscere certi soggetti e non condivido anche il fatto di utilizzare sempre i termini «provocatori» o «facinorosi»; in una piccola manifestazione, nelle città, chi ha esperienza sa com'è possibile fare in modo che si manifesti in sicurezza. In conclusione, Ministra, noi dobbiamo certamente riflettere e il nostro dovere qui, come legislatori, è fare in modo che a quel disagio si risponda con fatti veri: è questa la vera discussione e il nostro compito. Questo però fa capo anche al Governo. Vi è un'altra questione, Ministra: io sono presentatrice, già dalla scorsa legislatura, insieme con altri colleghi, della proposta di legge sulla questione del numero identificativo. Lei ha risposto adesso parlando delle telecamere, ma è una questione su cui, come lei sa, con l'allora prefetto Gabrielli stavamo trovando una soluzione, a garanzia dei manifestanti e delle Forze dell'ordine; a garanzia di tutti, perché io dai fatti di Genova sto ancora aspettando. Sono passati ormai molti anni e credo che sarebbe un atto importante, vero, di garanzia della democrazia, a dimostrazione della capacità di gestire l'ordine pubblico e quindi una garanzia per tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, in primo luogo il Gruppo Forza Italia non può non partire dal dolore e dallo sgomento per la morte di Lorenzo Parelli: alla sua famiglia, a tutti i ragazzi che con lui hanno condiviso un percorso di scuola e di istruzione e speravano in un futuro di lavoro va il nostro pensiero e la riflessione più generale, che non è estranea a questa discussione, sull'inaccettabile vicenda delle morti bianche e di quanto accade, che nei giorni scorsi anche il presidente Mattarella ha ricordato, in quell'elenco importante di argomenti e impegni morali, sociali e legislativi che ha collegato alla tutela della dignità della Nazione. Quindi, ci sono varie questioni in questa informativa e non si può non partire dallo sgomento per la vicenda che poi ha innescato le manifestazioni e tutte le iniziative conseguenti. Però le cose vanno tenute distinte, perché non è che una tragedia drammatica, innegabilmente gravissima, può giustificare poi una serie di atti e di comportamenti. Infatti, è giusto che vi sia lo segno e la rabbia e dobbiamo anche capirlo: è un sentimento di ribellione e di protesta che fa parte della vita sociale e della comprensibile indignazione di tutti. Quindi, che gli studenti abbiano assunto delle iniziative è assolutamente comprensibile; anzi, se non ci fosse una reazione di fronte a fatti di questa natura, ci sarebbe da interrogarsi su una società cloroformizzata dai social , da un modo di vivere che a volte sembra condizionato quasi più dalla comunicazione che dalla vita reale. Detto questo, però, c'è la questione di come gestire questi eventi; non è che la gravità innegabile dell'evento non può giustificare qualsiasi tipo di iniziativa. Quindi, la questione delle morti bianche, quella scuola-lavoro e questa tragedia vanno tenute nella nostra mente e nelle nostre responsabilità. Certo, anche il Ministero dell'interno; che è parte rilevante dello Stato e lei, Ministro, lo sa perché lo ha vissuto in tutti gli aspetti. Quindi, anche se c'è il caporalato e forme di sfruttamento del lavoro, non è solo il Ministero competente per materia ma anche il Viminale che deve agire e operare, con le prefetture e sul territorio. A volte si dimentica che il Ministero dell'interno è lo Stato nella sua più operativa e rischiosa delle funzioni. Fare il Ministro dell'interno è una cosa - lei lo ha imparato - rischiosa e scomoda, perché ci sono molte responsabilità che ricadono sul Ministro dell'interno e altre che non ricadono fisicamente sul Ministro ma che politicamente lo coinvolgono. Non sto qui a fare l'elenco delle questioni delle quali abbiamo discusso, dai rave party all'emergenza sbarchi: ci sono mille problemi che tutto il Governo dovrebbe affrontare insieme al Ministero dell'interno. Rimanendo sul tema della sua informativa, penso che sulle questioni del contrasto all'immigrazione clandestina e della sicurezza del Paese anche il Presidente del Consiglio dovrebbe dedicare più attenzione e più sostegno al Ministero dell'interno (Applausi) , perché sono problemi che richiedono rapporti internazionali e ascolto in Europa. Abbiamo un Presidente del Consiglio che è un'autorità europea. Lei partì con gli Accordi di Malta, ma poi Malta ogni tanto dimentica quegli accordi. Se abbiamo un Presidente del Consiglio così autorevole in Europa, metta a sedere tutti quelli che, appena c'è uno sbarco, girano la faccia dall'altra parte o si dimenticano che le navi sono spagnole, tedesche, sono dei Paesi che dovrebbero prendere le persone. Come vede, signor Ministro, le offriamo degli argomenti da far valere anche in Consiglio dei ministri. Sulla questione specifica, lei faccia tutte le verifiche del caso. Il Gruppo Forza Italia ha massima fiducia nelle Forze di polizia: nella Polizia di Stato, nell'Arma dei carabinieri, nella Guardia di finanza, nella Polizia penitenziaria. Ci possono essere stati errori? È possibile, in una gestione faticosa e difficile. Se ce ne sono, lei li verificherà e darà le istruzioni giuste. La proporzionalità dell'azione è un criterio fondamentale per chi gestisce l'ordine pubblico. Una manifestazione di ragazzi che escono dalla scuola è una cosa diversa da quella dei cosiddetti centri sociali che anche in questa vicenda hanno avuto occasione di fare violenza (Applausi) e di spaccare teste. Lei, Ministro, ha fatto un elenco, ma quanti sono stati i poliziotti e i carabinieri feriti in Val di Susa in questi anni solo perché si deve fare una ferrovia più moderna? Qual è il prezzo che stanno pagando poliziotti e carabinieri? C'è un bollettino. Ho sentito che lei citava Askatasuna (spero di averlo pronunciato bene). Quando sarà chiuso questo centro di violenza che in Piemonte sta aggredendo le Forze di polizia da anni e anni? Bisogna chiudere qua, bisogna chiudere là. Lo scioglimento: abbiamo detto di sciogliere tutto quello che va sciolto dopo i fatti che si sono verificati a Roma. Però anche queste cose qui perché devono avvenire? Tutte le verifiche vanno fatte e noi pensiamo che a Roma e altrove anche le prefetture vadano valorizzate ancora di più, al di sopra delle questure o dei comandi territoriali delle Forze di polizia, affinché abbiano al loro vertice persone assolutamente adeguate e competenti. Però parliamo del personale delle Forze di polizia: diamo la solidarietà a chi è stato vittima di una tragedia enorme; comprendiamo che gli studenti possano avere rabbia, ma non i professionisti della violenza, tipo quelli dei centri sociali che si infiltrano nelle manifestazioni; non sono gli studenti indignati ma professionisti della violenza e dell'aggressione al popolo in divisa. (Applausi) . Questo va detto, colleghi, senza ammiccamenti ed equivoci. In questi giorni ho letto le note di tanti sindacati di Polizia: quelli del SIAP, del SAP, del COISP, del SIULP, di Italia Celere, che è un sindacato più piccolo fatto da quelli che stanno per strada a fare il lavoro in prima linea. Abbiamo collaborato con il Governo - il nostro Gruppo Forza Italia ne è orgoglioso - perché nella legge di bilancio si stanziassero risorse per le assunzioni e gli straordinari delle Forze di polizia. Ripeto, siamo orgogliosi di averlo fatto in questo Senato della Repubblica, nella sala Koch a pochi metri da quest'Aula, e il Ministro lo sa, come lo sanno i vertici delle Forze di polizia. Colleghi, ci siamo battuti per concedere - anzi, concedere è una parola sbagliata - per riconoscere al personale delle Forze di polizia il diritto alla tutela giudiziaria e sanitaria (Applausi) , e abbiamo messo dei soldi perché non debbano pagare a spese proprie le cure e gli avvocati. (Applausi). Infatti, quando il tizio del centro sociale denuncia il poliziotto o il carabiniere, questi si deve pagare - il senatore Damiani che era in Commissione lo sa bene - le spese legali, le spese sanitarie. Abbiamo avviato delle iniziative, d'accordo con il Governo, perché chi rischia va tutelato in termini morali ed economici, ed è questo che abbiamo voluto. Abbiamo contribuito al rinnovo del contratto; anzi, forse, con i ministri Brunetta e Lamorgese bisogna cominciare le trattative per il contratto successivo. Quindi, vogliamo garanzie per questo personale. Ben vengano le telecamere sulle divise, anche perché spesso vediamo nelle televisioni o sui social l'immagine che fa comodo: si vede il poliziotto che reagisce ma non si vede chi casomai lo bastona un attimo prima. (Applausi). Si fa il montaggio e lo smontaggio delle immagini. Ricordo che anni fa, signor Ministro, c'era un dirigente che faceva l'ordine pubblico a piazza Indipendenza, quando fu sgomberato uno stabile rimasto occupato per anni. Ebbene, disse una parolaccia mentre stavano intervenendo e fu subito biasimato sui social : un funzionario che dice una parolaccia? Eppure, non facevano vedere che sulla testa di quel funzionario e dei poliziotti erano state lanciate bombole di gas di 10-20 chili dalle finestre di quel palazzo occupato. E allora anche l'uso delle telecamere serve da parte dello Stato per impedire l'uso strumentale e parziale di alcune immagini che vengono utilizzate - basta cancellarne alcune - per far vedere il carabiniere o il poliziotto cattivo che invece si sta difendendo e sta garantendo la sicurezza e la libertà di tutti. Non vogliamo alcun eccesso; nessun eccesso ci deve essere, ma neanche alcuna resa dello Stato alle ragioni della legalità e dell'ordine. (Applausi). Si può e si deve manifestare, questo è un Paese libero dove ognuno deve poter esprimere la sua voce, ma secondo le regole, che poi, in questi anni di condizione sanitaria difficile, sono state inevitabilmente - ahimè - più stringenti. Anche la politica, anche noi vorremmo fare riunioni nei teatri, nelle sale e nelle piazze, come abbiamo sempre fatto. E allora, vigili su quel che può non aver funzionato, si conceda a chi vuol protestare ovviamente di farlo, ma non si faccia una strumentalizzazione contro le Forze di polizia, a cui vanno dati gratitudine, riconoscenza, mezzi economici, assistenza materiale e morale. Grazie, quindi, agli studenti che vogliono esprimere le loro idee pacificamente, ma grazie al popolo in divisa che rischia e ogni giorno viene aggredito per la tutela della libertà di tutti i cittadini. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Casolati. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, Ministro, siamo in quest'Aula perché il Parlamento ha ritenuto urgente che lei venisse a riferire su un'ulteriore vicenda dalla quale emerge una netta critica al suo operato. Ministro, lei sa bene che noi della Lega non abbiamo mai fatto e non faremo sconti a nessuno quando si parla di sicurezza e ordine pubblico, quando viene in qualche modo messo in discussione il lavoro delle Forze dell'ordine. La prima analisi che dobbiamo fare per approcciarci al tema in modo costruttivo e scevro di strumentalizzazioni è che ciò che tutti noi abbiamo visto non sarebbe dovuto accadere. Signora Ministro, lei è chiamata a coordinare le prefetture, a organizzare la gestione dell'ordine pubblico con lungimiranza; è chiamata a valutare i rischi di situazioni che possono diventare esplosive e a comprendere fin da subito come la sicurezza dei manifestanti vada tutelata evitando che frange violente possano infiltrarsi e lavorare da dentro, per raggiungere obiettivi che nulla hanno a che vedere con le pacifiche rivendicazioni sociali giustamente portate in piazza. Non permettiamo che una cattiva gestione possa essere lo strumento per attaccare le donne e gli uomini delle Forze dell'ordine nel compimento del loro lavoro. (Applausi). È chiaro che nella gestione della manifestazione di Torino, che per giunta era stata autorizzata come presidio statico, le cose non hanno funzionato nel modo giusto: è stato permesso che frange violente dell'insurrezionalismo anarchico e facenti capo ai centri sociali si siano infiltrate tra gli studenti. È ovvio che tutto ciò è stato programmato ed organizzato nel tempo, da quanto emerge dalle immagini questi movimenti erano ben inseriti all'interno della manifestazione e avevano organizzato nei minimi dettagli le modalità di provocazione per arrivare allo scontro. La squadra mobile chiamata a gestire l'ordine pubblico della manifestazione ha capito fin da subito la pericolosità di ciò che stava accadendo e come avrebbe potuto degenerare se non si fosse intervenuti in tempo per contenere i manifestanti. Prevenire che certi fenomeni possano accadere richiede una guida attenta e un'attività di intelligence che va strutturata e strutturata bene. (Applausi) . Dopo i noti fatti di Roma, culminati nell'aggressione violenta della sede della CGIL, ci saremmo aspettati un'attenta valutazione dei rischi della manifestazione di Torino, anche perché a Torino abbiamo dei professionisti dello scontro, antagonisti con esperienze plurime e pluriennali di attacco alle Forze dell'ordine maturate per lo più in Val Susa, ma non solo. Senatrice Fattori - che ora non vedo - altro che agenti provocatori: Askatasuna non poteva mancare all'appuntamento di piazza Arbarello, mai perdere un'occasione per attaccare le Istituzioni fisicamente, era una situazione troppo ghiotta. Ovviamente, si è presentata arrivando equipaggiata di bastoni, mattoni e altri oggetti contundenti che hanno provveduto a lanciare al momento opportuno per scatenare la reazione della Polizia. La garanzia della sicurezza dei cittadini e la gestione dell'ordine pubblico si ottengono con il lavoro quotidiano, significa intuire, addestrare e formare gli uomini e le donne delle Forze dell'ordine, dotarli dei giusti mezzi, valutare quali siano i mezzi di difesa più idonei e soprattutto monitorare e reprimere gli ambienti dove la violenza contro lo Stato si annida. Da quando abbiamo assunto la responsabilità di Governo, come Lega abbiamo sentito il dovere di stare al fianco delle Forze dell'ordine, di garantire loro la massima dignità nello svolgimento dei propri compiti, abbiamo lavorato per potenziarne l'organico e per acquistare nuove dotazioni che ne facilitino i compiti, come ad esempio il taser e la bodycam. (Applausi) . Non affrontiamo quanto accaduto con superficialità, ve lo chiedo per cortesia, cari colleghi. Sapete tutti quanto il nostro Paese è stato ferito profondamente dagli scontri ideologici, dalle guerre di parte, dal terrorismo rosso e nero. Quando si banalizza riferendosi all'accaduto, parlando di manifestazioni di studenti, ci si dimentica come le pagine buie della contrapposizione politica sfociata nel terrorismo e nella violenza sono state scritte proprio partendo dai movimenti studenteschi. Proprio oggi ricorre l'anniversario della morte di un giovane ragazzo, Paolo Di Nella: era il 9 febbraio del 1983, l'ultimo atto di quell'orribile stagione degli anni di piombo, quando un giovane studente fu ucciso a bastonate da frange violente armate dall'odio di parte. Facciamo attenzione a quando si svuota il contenuto di quanto accaduto a Torino, facciamo attenzione a criminalizzare le Forze dell'ordine. Basta poco per far sì che una scintilla si trasformi in un incendio. Noi della Lega siamo per l'assunzione delle responsabilità, sia chiaro. Se un poliziotto sbaglia, deve pagare come chiunque altro. Andranno approfonditi i fatti, andranno riviste le immagini, bisognerà capire nei minimi dettagli cosa è accaduto. Questo deve essere assolutamente fatto in tempi brevi. I giovani studenti e i loro genitori, che si sono ritrovati in modo inconsapevole in una situazione di alto rischio, devono avere delle risposte, devono poter sapere quali errori e soprattutto da chi sono stati commessi. Ministro, mi creda, siamo consapevoli del periodo storico che stiamo attraversando. Comprendiamo quanto sia difficile garantire il rispetto delle regole e come sia complicato arginare le manifestazioni violente che ardono sotto la cenere delle restrizioni e delle sospensioni delle libertà costituzionalmente garantite dovute alla gestione dell'evento straordinario e senza precedenti della pandemia. Ministro, mi creda quindi quando le dico che per queste ragioni la sicurezza e l'ordine pubblico devono essere una priorità per il Governo. (Applausi) . Non possiamo permettere fatti come quello accaduto domenica sera in Barriera di Milano, sempre a Torino, dove decine di senegalesi, in festa per la vittoria della Coppa d'Africa, hanno aggredito un'auto di pattuglia, costringendola alla fuga. Uno dei principali problemi è costituito proprio dalla mancanza totale di timore e rispetto delle divise e dalla quasi totale certezza di impunità per chi dileggia, sputa o aggredisce i tutori dell'ordine. Signor Ministro, come Lega vigileremo sul suo operato e cercheremo di indirizzarla al meglio perché in questo momento non ci interessano le strumentalizzazioni. Non vogliamo capitalizzare dagli errori un facile consenso politico; noi siamo al Governo perché vogliamo contribuire al bene del nostro Paese e anche a quello di chi, per 1.600 euro al mese, mette quotidianamente a repentaglio la propria vita per garantire la sicurezza di tutte le persone. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, come lei ricordava il 21 gennaio scorso moriva, a soli diciotto anni, Lorenzo Parelli mentre svolgeva un apprendistato previsto dal suo percorso di studi. Questa tragedia ha imposto, ancora una volta, l'urgenza di affrontare con serietà e decisione il tema della sicurezza sul lavoro, perché sul lavoro non si può morire così, a diciotto come a sessant'anni. Come ci ha ricordato il presidente Mattarella, le morti sul lavoro feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi perché la sicurezza di ogni lavoratore riguarda il valore che attribuiamo alla vita. Questa tragedia ha sconvolto tutti noi e soprattutto i coetanei di Lorenzo: ragazzi per i quali una morte così atroce è stata un macigno pesantissimo, perché ognuno di loro avrà pensato: potevo esserci io, poteva capitare a me. Di certo questi ragazzi, così indignati e addolorati per la morte di un loro coetaneo, non possono essere definiti provocatori. Signor Ministro, qualcosa va rivisto se alle provocazioni di adolescenti arrabbiati si è arrivati a rispondere caricandoli con i manganelli. Possiamo tirare in ballo tutte le norme possibili, ma ciò non toglie che quelli fossero solo dei ragazzi. Me lo lasci dire, Ministro: quelli sono i nostri ragazzi. E se, come lei stessa ha dichiarato, si è verificato un corto circuito, dobbiamo fare di tutto affinché non capiti mai più. Le parole di Gabriele, uno degli studenti presenti a quella manifestazione, sono esplicite: «siamo consapevoli delle restrizioni vigenti per la sicurezza sanitaria, ma ci sono tempi burocratici e tempi politici. Quello che è successo a Lorenzo ha significato tanto per noi e avevamo la necessità di farlo capire con ogni mezzo necessario». Questi ragazzi, come dice Gabriele, hanno non solo la necessità di farlo capire, ma anche il diritto di essere ascoltati dalle Istituzioni. (Applausi) . Ciò soprattutto in questo momento in cui escono già pesantemente segnati dalla pandemia che li ha privati del tempo più spensierato nei loro anni più belli, li ha allontanati dagli amici, dagli abbracci e dalla spensieratezza e scaraventati nella solitudine, nelle distanze e nella paura di contagiarsi e contagiare. Sono i ragazzi che hanno pagato il prezzo più alto di questa tragedia. La pandemia ha messo a dura prova la loro salute mentale se l'incidenza di depressione e ansia fra gli adolescenti è raddoppiata, se sono aumentati del 30 per cento i disturbi del comportamento alimentare e se un recente studio dell'università Cattolica di Milano ci ha rivelato che il 2 per cento degli adolescenti pensa quotidianamente a morte o autolesionismo. Questi ragazzi così provati sono e restano il futuro nostro e del nostro Paese e oggi ci chiedono aiuto. E se non siamo riusciti a proteggerli dai danni legati alla pandemia, abbiamo certamente il dovere di ascoltare questo grido di dolore che si esprime anche con la ribellione. Quei giovani in piazza ci chiedevano non solo di essere protetti, ma di imparare a guardare il futuro con i loro occhi. Secondo i dati del World Economic Forum, il 65 per cento dei bambini che oggi frequenta la scuola farà un lavoro che non esiste. E noi siamo pronti? In che modo li stiamo preparando al futuro? Quanto spazio diamo alla loro creatività, allo sviluppo dei loro talenti? (Applausi) . E allora davvero aiutiamoli questi giovani, innanzitutto con l'ascolto e con il confronto e non con i manganelli. Poi aiutiamoli a scrivere con coraggio il futuro che gli appartiene. Papa Francesco, durante la Giornata mondiale della gioventù, diceva che il compito più arduo e affascinante che è stato consegnato loro è stare in piedi mentre tutto sembra andare a rotoli, essere sentinelle che sanno vedere la luce nelle visioni notturne. Il nostro compito, invece, è quello di essere bravi ad alimentarle quelle fiammelle, tenendo accesa la luce dei loro sogni e costruendo con loro, con coraggio e con visione, una storia all'altezza di quei sogni. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, vorrei mettere a fuoco insieme un aspetto dell'importante discorso che il presidente Mattarella ha fatto nel giorno del suo secondo giuramento, quello che si riferisce alla centralità del Parlamento. Avrei voluto farlo nell'ambito di una logica che riconoscesse valore a tutte le cose che noi facciamo nel nostro lavoro parlamentare e che molto spesso cadono in sacco vuoto. Mi riferisco, per esempio, alle interrogazioni parlamentari. Non è possibile che l'unico tempo che il Parlamento prevede per rispondere sia quello del question time , il giovedì dalle 15 alle 16. Con questi ritmi è evidente che nessuno di noi riesce ad avere risposte dai Ministri; non è possibile. Ora, può sembrare una piccola cosa, ma l'interrogazione nasce da un gesto di attenzione che il parlamentare fa nei confronti del territorio, nei confronti non solo dei suoi elettori, ma anche di quelle che possiamo chiamare le persone, che in fondo guardano al Parlamento e registrano anche in questo il senso dell'inadeguatezza del Parlamento. Io mi chiedo se, dopo l'intervento del presidente Mattarella, non si possa allargare formalmente il tempo dedicato alle risposte alle interrogazioni. Insisto: parlo di un momento specifico (il martedì mattina, il venerdì mattina). Saranno presenti le persone che hanno posto i quesiti che si affrontano; non si può credere che resti, da qui alla fine della legislatura, un'unica ora alla settimana per rispondere alle interrogazioni di 315 senatori. Una seconda cosa, che vediamo nella dinamica di questi giorni e di oggi: la Commissione non è pronta e non sappiamo nemmeno se lo sarà domani mattina alle 9,30. Ad oggi, la Commissione non è pronta a riferire sul disegno di legge di conversione di decreto-legge al nostro esame perché non è arrivato il famoso maxiemendamento. Possiamo avere la consapevolezza che questo tempo avrebbe potuto essere destinato a discutere mozioni o ad affrontare altri problemi, evitando di lasciarlo come una specie di vuoto? Io credo che centralità del Parlamento significhi anche riprendere in mano l'organizzazione dei tempi e degli spazi. Ringrazio e lo faccio nel solco di quanto ha detto il presidente Mattarella, quindi penso di avere un autorevole copertura alle mie spalle. GRANATO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) . Signor Presidente, vorrei leggere la lettera che un medico che cura ha indirizzato ai suoi colleghi, chiedendomi di leggerla in questa sede: lettera ai colleghi medici. Continuano a dire che le cure domiciliari non funzionano, io però ne ho curati quasi 600 e non ho avuto nessun decesso. Non sono caduto nella trappola del paracetamolo, perché l'esempio di Bergamo, con anziani lasciati cuocere per giorni nel loro letto a marzo 2020 con solo paracetamolo e i camion carichi di bare, mi sembra abbia chiarito che la terapia era fallimentare. Ovviamente riceviamo continui attacchi e a livello governativo e dei grandi virologi c'è la completa censura a queste cure. Ultimamente un collega mi ha offeso pesantemente di fronte ad un'altra collega che è rimasta inorridita. Sì, ci sono rimasto male, poi so quello che valgo e ho abbastanza autostima e non seguo la linea dell'odio, neppure se mi provocate pesantemente. Non fa parte di me e mai lo farà, proprio non ci riesco. Molti colleghi discriminano, in barba all'articolo 3 del nostro codice deontologico, le persone vaccinate da quelle non vaccinate, nonostante nel corso dell'ultima pandemia chi aveva ricevuto anche la tripla dose di vaccino si è ammalato lo stesso. Perché tutto questo? Perché questa violenza e odio dilagante, quando cercare di lenire e curare dovrebbe essere la soddisfazione principale per un medico, al di là delle scelte del paziente? È scritto nel nostro codice deontologico. Vi prego, colleghi che credete ancora nel nostro giuramento, mettete da parte idee malsane, siate e siamo di esempio verso un mondo che sta prendendo una brutta deriva. Ascoltiamo anche l'altro che non la pensa come noi, con quell'amore con cui guardiamo nostra madre. È da noi che deve partire un nuovo cambiamento, che porterà finalmente luce ad un mondo paralizzato dalla paura. Il dovere della cura fatta con coscienza e amore deve rimanere. Quanti effetti collaterali da puntura vedo? Tanti, eppure non mi tiro indietro e cerco di rimediare anche non dormendo di notte. La vita è sacra, unica. Pensate veramente di sentirvi meglio se trattate un ammalato a scarpate, se continuiamo a discriminare chi non ha fatto l'iniezione di Stato? È questa la medicina italiana, quella dei pazienti scambiati come mostri infettanti? Così in basso siamo giunti? Ho visto una donna gravida, fragile, sbattuta in mezzo alla strada senza assistenza medica. Ho visto persone piangere nel mio ambulatorio soltanto perché venivano accolte col cuore. Siete pure protetti finalmente dal vaccino, pertanto quali paure albergano dentro di voi? Che cosa è rimasto dei nostri studi universitari? Che cosa è rimasto della nostra umanità, dei poeti o degli scrittori che, come Manzoni, hanno descritto la peste? Che cosa è rimasto della libera scelta? Quali sono le priorità della vostra vita di medici? Cosa vi aspettate dal futuro? Che medicina avete? Avete dei progetti? Siete contenti e soddisfatti di voi stessi? Di notte cosa sognate? Al di là delle scelte fatte da ogni cittadino italiano, la cura e la guarigione sono innanzitutto una soddisfazione personale da tenere dentro, quel sogno che avevamo sui banchi di scuola all'università quando dicevi: chissà se da grande riuscirò, con le mie mani e il mio cervello, a salvare qualche vita? Ritorniamo lì, riprendiamoci quel desiderio che ci hanno rubato, facciamo rivivere quel giovane studente dentro la corazza dura che ci siamo imposti. (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi) . PRESIDENTE. Senatrice, può depositare agli atti il resto delle sue osservazioni. LANNUTTI (Misto-IdV) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (Misto-IdV) . Signora Presidente, vorrei informare l'Assemblea che il 24 gennaio 2022 la procura di Terni, dopo quella di Roma, ha definitivamente archiviato le infamanti accuse di razzismo e antisemitismo iniziate il 20 gennaio 2019 per un tweet del quale chiesi scusa. Sono stati trentasei mesi di gogna mediatica, con articoli di stampa denigratori verso una persona che aveva speso oltre trent'anni della propria esistenza a tutela dei più deboli e indifesi, battendosi contro ogni discriminazione di razza, lingua o religione. Oggi il giornalismo ha trasformato quella che dovrebbe essere la pietra angolare della democrazia, la libertà d'informazione, in un tribunale mediatico speciale e in troppi casi in gogna mediatica. Sui media vengono espressi giudizi intimidatori con vocabolario da linciaggio in pubblica piazza. Giudizi lesivi non solo della dignità di chi è oggetto dell'attacco, ma anche dannosi per la reputazione di giornalisti che invece di consumare la suola delle scarpe fondano gli articoli sul sentito dire, il pettegolezzo, ricorrendo ad espedienti per colpire le vittime del linciaggio, arrivando a formulare calunniose insinuazioni senza alcun riscontro delle fonti, persino ipotizzando l'inesistente e diffamatorio voto di scambio sui candidati al Quirinale. La procura di Roma già il 5 febbraio 2020 aveva ritenuto che le parole da me utilizzate in quel tweet erano prive di espressioni offensive, non risolvendosi in alcun modo in attacco personale gratuito, inquadrandosi nel diritto di critica per l'insussistenza di elementi oggettivi e soggettivi per il reato ipotizzato e chiedendo al giudice per le indagini preliminari l'archiviazione del procedimento stante l'infondatezza del reato. Nonostante quell'archiviazione, ho subito altri attacchi ed ulteriori denunce promosse da Carlo Greppi, storico collaboratore della RAI che con un articolo diffamatorio dal titolo «Il grillino Elio Lannutti è stato citato a giudizio per istigazione all'odio razziale» il 3 agosto 2021 sul proprio profilo reiterava la calunnia, arrivando a concludere il post in modo minaccioso: «ci vedremo in tribunale senatore». Nell'Italia che punisce onesti servitori dello Stato per premiare gaglioffi, faccendieri, lestofanti, manutengoli del potere, tra i primi posti per corruzione e tra gli ultimi per libertà di stampa, sull'accusa di odio razziale, costruita ad arte anche per impedire che professionalità ed esperienza maturata nel mondo bancario e finanziario potessero essere messe all'apice di una Commissione bicamerale, ci sono stati oltre 1.000 articoli e centinaia di talk in TV e solo tre articoli sui media per dare notizia dell'archiviazione delle procure. Signora Presidente, in conclusione la ringrazio e informo i colleghi che citerò in sede civile diffamatori e calunniatori, nessuno escluso. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio breve intervento vuole ribadire il significato profondo della Giornata mondiale per la lotta contro il cancro, svoltasi il 4 febbraio. Il cancro non è più il sinonimo di una condanna senza speranza o senza appello. Oggi per fortuna, pur nella realtà dura e difficile che la persona colpita da tumore vive quotidianamente, la diagnosi di cancro è l'inizio di un percorso irto di tante difficoltà, di sacrifici, di sofferenze fisiche e psicologiche, che però sempre più spesso permette di vedere una luce in fondo al tunnel : la guarigione. È importante ottenere un miglioramento della qualità della vita del paziente ed il suo reinserimento nelle attività sociali. Tutto ciò senza dimenticare il difficile iter e le mille problematiche che iniziano dopo la diagnosi e proseguono con il percorso terapeutico, fatto di farmaci con i loro effetti collaterali, interventi chirurgici, terapie fisiche e di tanti complessi esami strumentali. Il tema di questa giornata richiama l'attenzione sull'importanza della diagnosi precoce, degli screening , sulla necessità di eliminare le diseguaglianze e le disparità delle cure. Closing the care gap , eliminare la disparità delle cure. Questo è lo slogan scelto per quest'anno. Dare sempre più risalto alla corretta informazione, alle campagne di sensibilizzazione sull'importanza della prevenzione e poter raggiungere l'obiettivo di un accesso alle cure migliori, uguali per tutti. Occorre infine porre rimedio ai danni e ai ritardi causati dal Covid-19 che rischiano, ora più che mai, di vanificare gli ottimi risultati raggiunti dalla ricerca, dai progressi scientifici, dalle nuove tecnologie diagnostiche e dai progressi terapeutici. Quante sale operatorie sono state chiuse, quanti interventi chirurgici sono saltati o sono stati ritardati, quanti ambulatori sono stati soppressi. Tutto ciò, Presidente, purtroppo tralasciando il fattore tempo e la sua importanza. Occorre riprogrammare rapidamente, per poter rimediare almeno in parte al tempo perduto, un piano di recupero dell'oncologia per non avere, dopo la pandemia da Covid-19, una prossima epidemia di casi avanzati di tumore non più operabili o trattabili per i ritardi e le carenze nell'assistenza accumulatisi in questi due ultimi due anni. Signor Presidente, occorre unificare gli sforzi. Ognuno faccia la propria parte per ridurre l'impatto del cancro sulle nostre vite. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 10 febbraio 2022 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 17,55) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Accoto, Agostinelli, Auddino, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Campagna, Cattaneo, Centinaio, Cerno, D'Angelo, De Lucia, De Poli, Di Marzio, Endrizzi, Ferrero, Floridia, Giacobbe, Lunesu, Lupo, Maffoni, Marin, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Ronzulli, Segre e Sileri. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Pillon e Salvini. Disegni di legge, annunzio di presentazione DDL Costituzionale Senatore Mininno Cataldo Modifiche all'articolo 59 della Costituzione in materia di soppressione del diritto del Presidente della Repubblica di nomina di senatori a vita (2511) (presentato in data 08/02/2022); senatrice Sbrana Rosellina Disposizioni in materia di tutela della salute degli abitanti delle aree classificate Siti di Interesse Nazionale (S.I.N.) (2512) (presentato in data 09/02/2022); senatrice Sbrana Rosellina Disposizioni in materia di borghi medievali disagiati (2513) (presentato in data 09/02/2022); senatrice Sbrana Rosellina Disposizioni in materia di obblighi informativi e limiti all'uso della sostanza benzene (2514) (presentato in data 09/02/2022); senatrice Sbrana Rosellina Disposizioni in materia di responsabilità del guidatore fuggitivo (2515) (presentato in data 09/02/2022); senatori Verducci Francesco, Fedeli Valeria, Rampi Roberto, Marilotti Gianni, D'Arienzo Vincenzo, Astorre Bruno, Boldrini Paola, Cerno Tommaso, D'Alfonso Luciano, Ferrazzi Andrea, Giacobbe Francesco, Iori Vanna, Laus Mauro Antonio Donato, Manca Daniele, Margiotta Salvatore, Misiani Antonio, Nannicini Tommaso, Pittella Gianni, Porta Fabio, Rojc Tatjana, Stefano Dario, Taricco Mino Disposizioni in materia di formazione e reclutamento degli insegnanti della scuola secondaria (2516) (presentato in data 09/02/2022); senatori Verducci Francesco, Fedeli Valeria, Rampi Roberto, Marilotti Gianni, D'Arienzo Vincenzo, Astorre Bruno, Boldrini Paola, Cerno Tommaso, D'Alfonso Luciano, Ferrazzi Andrea, Giacobbe Francesco, Iori Vanna, Laus Mauro Antonio Donato, Manca Daniele, Margiotta Salvatore, Misiani Antonio, Nannicini Tommaso, Pittella Gianni, Porta Fabio, Rojc Tatjana, Stefano Dario, Taricco Mino Disposizioni concernenti la formazione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado (2517) (presentato in data 09/02/2022). Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 1° febbraio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, concernente la notifica 2022/0043/I relativa al progetto recante "Regolamento recante sistema di riqualificazione elettrica destinato ad equipaggiare veicoli della categoria L, M, N1". La predetta documentazione è deferita alla 8 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 1086). Il Ministro della salute, con lettera in data 1° febbraio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, lettera g) , della legge 3 agosto 2007, n. 120, la relazione sull'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria, relativa all'anno 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12 a Commissione permanente ( Doc . CLXVIII, n. 4). Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 2 febbraio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 281, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, la relazione sull'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243, concernente un regime sperimentale di accesso alla pensione anticipata di anzianità per le lavoratrici, aggiornata al 23 novembre 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente ( Doc . CLXXXV, n. 2). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti, che modifica il regolamento (UE) 2021/1153 e il regolamento (UE) n. 913/2010 e abroga il regolamento (UE) n. 1315/2013 (COM(2021) 812 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla 3 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Il nuovo quadro dell'UE per la mobilità urbana (COM(2021) 811 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa alla definizione di una dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali (COM(2022) 27 definitivo), alla 1 a e alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sull'ottava relazione sulla coesione: la coesione in Europa in vista del 2050 (COM(2022) 34 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla 8 a , alla 11 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente. Interrogazioni, apposizione di nuove firme Il senatore Totaro ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03062 del senatore La Pietra ed altri. Interrogazioni Atto n. 3-03079 GRANATO Ai Ministri della salute e dell'istruzione Premesso che: il Governo ha modificato le norme anti COVID-19, comprese quelle che riguardano le scuole, approvando in Consiglio dei ministri un nuovo decreto-legge, in data 2 febbraio 2022. I cambiamenti rispetto alla normativa vigente in ambito scolastico, in via specifica, riguardano il meccanismo delle quarantene e il ricorso alla didattica a distanza; difatti, come si apprende da numerose fonti di stampa, sono state modificate anzitutto le regole relative alla scuola dell'infanzia, dove si potrà rimanere in classe a fronte di quattro casi con l'obbligo per i docenti di indossare le mascherine FFP2 fino al decimo giorno successivo alla conoscenza dell'ultimo caso accertato positivo al virus. Se i casi dovessero essere più di quattro, invece, si prevede la sospensione dell'attività per tutta la classe per cinque giorni. Nella scuola elementare, invece, sono state introdotte misure a parere dell'interrogante discriminatorie e assolutamente inaccettabili, operando una netta distinzione tra bambini vaccinati e non vaccinati. Solo per questi ultimi, infatti, in caso di più di quattro casi di positività, verrà attivata la didattica a distanza, mentre per vaccinati e guariti l'attività potrà proseguire in presenza, con l'obbligo di indossare la mascherina; la soluzione prospettata dal Governo introduce una difformità nel trattamento degli alunni delle elementari del tutto discriminatoria, creando una disparità inaccettabile. Attraverso tale modifica normativa, infatti, si renderà molto più complessa la vita ai bambini non vaccinati, con l'evidente rischio di una loro esclusione o marginalizzazione, nonostante non vi siano evidenze scientifiche sul positivo rapporto tra rischi e benefici in tale fascia d'età; d'altra parte, è stato "rivoluzionato" tutto il sistema di regole vigente nell'universo scolastico, prevedendo cambiamenti anche per la scuola secondaria di primo e di secondo grado, dove, con due o più casi di positività al COVID-19, sono state stabilite regole diverse: da una parte vaccinati e guariti potranno sempre proseguire l'attività didattica in presenza, mentre per i non vaccinati si procederà con l'attivazione della didattica digitale integrata, per 5 giorni; considerato che le misure previste dal Governo creeranno, dunque, un'ulteriore distinzione tra persone vaccinate e non vaccinate all'interno delle istituzioni scolastiche, delineando un indirizzo assolutamente contrario alla funzione inclusiva ed educativa delle comunità scolastiche, si chiede di sapere: se non si ritengano lesive dei principi di uguaglianza sostanziale e solidarietà, sanciti al livello costituzionale, le nuove misure introdotte in materia di prevenzione sanitaria in ambito scolastico; quali siano le evidenze scientifiche poste alla base della decisione del Governo nella distinzione delle regole diverse inerenti ai termini della quarantena e all'attivazione della didattica a distanza per gli studenti vaccinati e per gli studenti non vaccinati. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-03078 NATURALE PAVANELLI DONNO VANIN LANZI ENDRIZZI AGOSTINELLI TRENTACOSTE PRESUTTO CROATTI LEONE FEDE PISANI Giuseppe MARINELLO PERILLI LOMUTI GAUDIANO LOREFICE L'ABBATE Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'Ente nazionale della cinofilia italiana (ENCI) è stato fondato nel 1882 come "Società per il miglioramento delle razze canine in Italia", sottoposto alla vigilanza del Ministero delle politiche agricole. L'ENCI pubblica un periodico mensile con una tiratura di 100.000 copie spedite agli associati. Con l'Ente nasce il libro delle origini italiano, l'attuale libro genealogico nazionale (LGN). Le iscrizioni ai libri genealogici nazionali ENCI nel 2018 sono state 160.000 (circa 780.000 nel quinquennio 2013-2017, con un trend negativo a partire dal 2017, di circa il 10 per cento in meno); il bilancio 2019 dell'Ente vede un avanzo di esercizio di poco più di 70.000 euro, con proventi da soci di 0,5 milioni euro, iscrizioni al libro genealogico di oltre 5 milioni euro, ricavi da manifestazioni, pubblicazioni per oltre un milione, per un patrimonio totale di circa 10 milioni di euro oltre la proprietà di immobili di pregio; l'ENCI è un'associazione di allevatori a carattere tecnico-economico, ha lo scopo di tutelare le razze canine riconosciute pure, migliorandone ed incrementandone l'allevamento, nonché disciplinandone e favorendone l'impiego e la valorizzazione ai fini zootecnici, oltre che sportivi. Cura la tenuta dei libri genealogici e registri anagrafici nel rispetto della normativa vigente, sulla base di appositi disciplinari approvati con decreto del Ministero in armonia con le normative comunitarie con particolare riguardo al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 529, attuativo della direttiva 91/174/CEE; considerato che: a quanto risulta agli interroganti, persistono enormi criticità riguardo alla gestione di questo ente che, grazie alla legge, opera in un ambito ampio e trasversale in regime di monopolio. Emerge in particolare la responsabilità non solo rispetto alla veridicità dei dati certificati, ma anche rispetto al ruolo nel miglioramento genetico delle razze canine e della loro salute (fisica e mentale) ed anche, dato lo speciale ruolo sociale del cane, il loro corretto, anzi migliore, inserimento nella società umana. La natura giuridica pubblicistica della tenuta dei libri genealogici nazionali è stata però spesso negata, soprattutto negli anni più recenti, dai vertici dell'ente, giustificando con questa posizione una sostanziale libertà di agire come società del tutto privata e dunque svincolata dal rispetto di principi tipicamente legati alla azione di pubblico interesse; l'ENCI non sembra retto da allevatori portatori di un vero e indubbio interesse tecnico-economico, ma piuttosto, e in assoluta prevalenza, da "amatori", da "hobbysti", dove si assiste ad una puntuale marginalizzazione degli allevatori professionali perdendone per assurdo anche il virtuoso controllo e il produttivo coinvolgimento nei programmi di miglioramento genetico; altro punto critico riguarda il ruolo delle cosiddette società specializzate, ovvero quelle associazioni che hanno interesse per una razza o un gruppo di razze. Nella realtà sono davvero poche le società specializzate che adempiono questo ruolo e spesso sono storicamente carenti di competenze specialistiche; risulta inoltre mancante un piano strutturato di miglioramento genetico delle razze che sia utilizzato attraverso progetti applicativi, raccolta dei dati, elaborazione, divulgazione. Le norme tecniche sono correttamente poste alla base delle modalità di raccolta dei dati e al controllo, ovviamente con contenuti "filtro" o qualificanti, ma non vi è una corrispondente elaborazione periodica di dati da restituire agli allevatori ai fini del miglioramento delle razze; la criticità più importante riguarda la gestione del libro genealogico, lo strumento principale della selezione e del miglioramento genetico oggi da considerare molto vulnerabile. Il controllo dei dati, primo fra tutti la paternità e la maternità, avviene da tempo attraverso un modello obsoleto, in pratica quasi esclusivamente fiduciario. I controlli sono effettuati a campione direttamente presso gli allevatori e sono basati sull'impiego di persone con un approccio volontaristico e con una competenza e una formazione molto limitata; considerato infine che: rispetto a quanto esposto, si possono individuare importanti mancanze di visione e di progettualità generale che diano all'ENCI una più netta contemporaneità, un elemento ulteriore di servizio a temi sociali di grande impatto e rilevanza valoriale: un impegno sul piano dello sviluppo e implementazione delle attività assistite dall'animale (AAA) e terapie assistite dall'animale (AAT), generalmente conosciute come pet therapy , utili per le categorie fragili, le carceri, gli ammalati; il contrasto al combattimento tra cani; il tema della lotta al randagismo con la possibile corresponsione di una parte di risorse ai numerosi enti di volontariato previo opportuno contest ; l'interscambio con le anagrafi canine regionali; l'estrema turbolenza della vita dell'ente ha visto negli anni, principalmente a causa di sollecitazioni esterne, l'intervento ripetuto sulla gestione da parte del Ministero vigilante, che però non hanno fruttato alcuna riforma strutturale a beneficio della missione dell'ente stesso; lo scorso novembre si è tenuta a Milano un'assemblea generale straordinaria con lo scopo di modificare il regolamento di attuazione dello statuto dell'ENCI, un testo che, ancorché in base alle dichiarazioni rese dal presidente, già condiviso con il Ministero, porterebbe ad un'evidente quanto inattuale e pericolosa riduzione della democraticità interna, si chiede di sapere di quali ulteriori elementi disponga il Ministro in indirizzo e se intenda assumere iniziative, per quanto di sua competenza, volte a promuovere la definizione di un assetto trasparente, competente, etico ed affidabile dell'ENCI. Atto n. 3-03080 BINETTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il Festival di Sanremo è uno spettacolo di musica popolare che ha superato i 70 anni e ha accompagnato da sempre l'evolversi del costume della società italiana, non solo sul piano musicale; di fatto rappresenta un appuntamento ampiamente atteso non solo per scegliere il cantante e la canzone dell'anno, ma anche per l'insieme di messaggi che in modo programmato si cerca di far arrivare alla gente attraverso testimonial considerati credibili e quindi efficaci; intorno al festival si muove anche una grande operazione economica, che, oltre agli ingenti costi sostenuti dalla RAI, utilizza un'ampia raccolta pubblicitaria, con un bilancio complessivo che è francamente difficile calcolare, anche per l'indotto che crea; si tratta di un servizio pubblico realizzato dalla televisione di Stato e quindi non solo sostenuto con le quote del canone dei contribuenti, ma anche orientato a rispondere alle esigenze, ai gusti, ai valori diffusi nella popolazione; la direzione artistica dello spettacolo è consapevole delle sue responsabilità già in fase di programmazione e può quindi selezionare a monte sia i cantanti che gli ospiti, prevedendo con facilità chi dirà cosa e in che misura ciò che dirà potrebbe urtare la sensibilità dei telespettatori; avendo l'attuale team già partecipato all'edizione precedente e quindi avendo potuto elaborare eventuali critiche e polemiche con maggiore consapevolezza, non si può non restare sorpresi di alcune performance che già nei primi giorni del festival hanno suscitato sconcerto e irritazione; totalmente, e giustamente tutelate alcune fasce fragili, l'ironia e il malanimo sembrano concentrarsi solo su quanto fa esplicitamente riferimento alla Chiesa cattolica e al suo messaggio, confermando una volta di più come si tratti della minoranza meno tutelata in Italia e nel mondo; solo a titolo di esempio, perché non è l'unico passaggio critico di questa edizione del festival , giova citare la dialettica che ha triangolato Achille Lauro, Fiorello e "L'Osservatore Romano"; mentre Achille Lauro, come era prevedibile, irrideva al battesimo, facendone una sceneggiata priva del più elementare buon gusto, Fiorello, forse più consapevole o comunque con un possibile desiderio di riequilibrare la provocazione, interpellava "L'Osservatore Romano", il più cattolico di tutti i quotidiani, in quanto edito dalla stessa Santa Sede; solo l'antica e consolidata saggezza della Chiesa ha permesso di raccogliere la provocazione, facendo notare come il cantante, volendo essere trasgressivo, si era rifatto all'immaginario cattolico, dal momento che non esiste niente di più trasgressivo e rivoluzionario del messaggio evangelico; e con una ironia, elegante ed efficace, ha citato la famosa recita in ginocchio del Padre nostro di David Bowie e "L'Osservatore Romano" concludeva il suo breve e niente affatto polemico intervento, ribadendo una vecchia massima: "Non ci sono più i trasgressori di una volta"; impossibile non notare la profonda contraddizione degli organizzatori, e soprattutto della Direzione artistica, per come sta trattando l'articolo 3 della nostra Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli (...) che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana"; non c'è dubbio che la superficialità e in alcuni casi la volgarità con cui si mettono in ridicolo principi, tradizioni e valori della Chiesa italiana, contraddice lo spirito dell'articolo 3 della Costituzione ed è assolutamente intollerabile che ciò avvenga, soprattutto nella televisione di Stato, nelle ore di massimo ascolto, in modo del tutto gratuito ed irriverente, senza che i dirigenti RAI abbiano previamente concordato con la direzione artistica i confini entro cui muoversi, non per fare della censura, ma per rispettare la Costituzione, si chiede di sapere, dal momento che episodi come quelli descritti si ripetono regolarmente di anno in anno, sia pure in modi diversi e su aspetti diversi, come intenda il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie attribuzioni relative al contratto di servizio con la RAI, intervenire perché l'azienda, chiunque sia il direttore artistico, non consenta mai più l'offesa a valori fondamentali della nostra cultura e tradizione e affinché preveda, a sua volta, norme contrattuali esplicite ed improntate alla dignità del popolo italiano ed in particolare dei credenti. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06553 PARAGONE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: in data 20 gennaio 2022, il Ministro in indirizzo ha firmato due decreti (n. 38 e n. 40 del 20 gennaio 2022) autorizzando attività industriali della società belga Solvay a Rosignano (Livorno). Come riportato dal quotidiano "Libero" il 1° febbraio e da "il Fatto Quotidiano" il 2 febbraio, le due autorizzazioni concesse dal Ministero della transazione ecologica recano la firma di un ministro che fino al 13 febbraio 2021, data della nomina, era stato un alto dirigente della società Leonardo S.p.A. e, in questo ruolo, aveva concluso il 2 febbraio 2021 un importante accordo strategico nella ricerca di base di cui egli stesso dava comunicazione al mercato; queste nuove autorizzazioni, concesse 5 anni prima della naturale scadenza, hanno di fatto consentito di estendere i permessi dal 2027 (data di scadenza della precedente autorizzazione ambientale integrata concessa nel 2015) al 2034; nella nuova autorizzazione non sarebbero stati riportati i riferimenti presenti nella precedente autorizzazione integrale ambientale sulla mancata applicazione delle best available technique (BAT), emesse dalla Comunità europea, con riguardo alla dispersione dei solidi sospesi in ambiente marino, alla diluizione dei metalli sversati a mare con prelievi di acqua di mare a monte dello stabilimento, sull'assenza di dispersione per effetto dei bassi fondali e di deboli correnti marine, sul mancato rispetto dei limiti di concentrazione su un particolare metallo pesante (borhum) e sulla morfologia della costa (le "spiagge bianche" di Rosignano) con "l'arenile locale costituitosi su discariche industriali"; con un comunicato del 1° febbraio 2022, il Ministero ha negato che potesse ravvisarsi un conflitto d'interesse per il rinnovo anticipato e relativa esenzione delle autorizzazioni concesse a Solvay in quanto: "nel suo precedente ruolo di responsabile della Ricerca e Innovazione di Leonardo, il ministro Cingolani aveva lanciato un programma di ricerca e sviluppo non commerciale tra Leonardo e Solvay sui polimeri per applicazioni aeronautiche e che non prevedeva alcun finanziamento fra le parti"; considerato che: Solvay SA e Leonardo S.p.A. non sono organizzazioni no profit , ma importanti società quotate il cui capitale è detenuto per la maggioranza da soci privati e le cui attività di ricerca e sviluppo sono strettamente finalizzate ad individuare sbocchi commerciali; il Ministro in indirizzo, con il suo ultimo tweet inviato da dirigente di Leonardo S.p.A. 11 giorni prima di diventare Ministro, ha comunicato come l'accordo tra Leonardo e Solvay, annunciato il 2 febbraio 2021, rappresentasse un passo significativo nella ricerca di materiali avanzati che sono parte dei programmi di ricerca e sviluppo di Leonardo; a parere dell'interrogante, l'assenza di finanziamento non avrebbe rilevanza sulla significatività commerciale dell'accordo; sempre nello stesso comunicato del Ministero si è appreso che: "la revisione dell'AIA è stata disposta dal precedente governo nel marzo 2018, ben prima che si costituisse il Ministero della Transizione Ecologica e che il prof. Roberto Cingolani diventasse Ministro", circostanza che, in ogni caso, non rileverebbe sulla responsabilità di chi, in concreto, ha rilasciato l'autorizzazione dell'autorizzazione nell'ambito di un procedimento già avviato; stando a quanto si apprende per come rappresentato negli articoli di "Libero" e de "il Fatto Quotidiano", il ministro Cingolani era stato messo ripetutamente in guardia dalle criticità ambientali dello stabilimento di Solvay a Rosignano nel corso del 2021 dagli esposti indirizzati dal fondo Bluebell capital partners, guidato da Giuseppe Bivona, ma anche in virtù dell'interrogazione parlamentare rivolta al Ministero nel luglio 2021 e della segnalazione al Governo da parte del relatore speciale delle Nazioni Unite sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi, Marcos A. Orellana, nel dicembre scorso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda chiarire per quale motivo abbia rinnovato ed esteso le autorizzazioni a Solvay per lo stabilimento di Rosignano 5 anni prima della loro naturale scadenza; per quale motivo la nuova autorizzazione abbia visto rimossi i riferimenti alle criticità ambientali, presenti nell'autorizzazione integrata ambientale del 2015 decaduta per effetto della nuova. Atto n. 4-06554 DE VECCHIS CASOLATI PITTONI PAZZAGLINI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: il rettore dell'Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, ha organizzato un convegno per il giorno 9 febbraio 2022, dal titolo esplicito: "Uso politico della memoria e revanscismo fascista: la genesi del Giorno del Ricordo"; il pretesto appare chiaro e l'intento non è nuovo: attaccare la legge n. 92 del 2004, che istituisce il giorno del Ricordo per la commemorazione degli eccidi nelle foibe e che tempo fa ha definito come "il frutto di una battaglia revisionista e il più clamoroso successo della falsificazione storica da parte della destra più o meno fascista"; il seminario è stato organizzato con l'intento di "riesaminare e discutere la genesi, i caratteri e le implicazioni politiche e civili della legge 2004", ha spiegato Mauro Moretti pro-rettore alla didattica e docente di storia contemporanea. Mentre Montanari assicura che "si tratta di un'iniziativa scientifica, non politica"; il professor Montanari però non è nuovo ad atteggiamenti provocatori più che scientifici, basta leggere i suoi scritti che tendono ad attenuare la gravità dei crimini commessi dai partigiani titini; al convegno partecipa anche Eric Gobetti, autore del libro "E allora foibe?", di cui il professore Montanari ha citato la frase: "La giornata del ricordo, come è stata concepita è il momento in cui la versione del neo fascismo italiano diventa la versione ufficiale dello Stato"; l'evento va in onda in streaming il 9 febbraio, alle 16, dall'aula magna dell'università di Siena, si chiede di sapere: quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo sui fatti descritti; se ritenga che sia conforme al quadro normativo vigente che un rettore possa assumere liberamente iniziative di critica esplicita di una legge dello Stato e di offesa della memoria delle vittime delle foibe. Atto n. 4-06555 NUGNES LA MURA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: con l'operazione "Aquila d'inverno", tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio 2022, la Turchia ha avviato una serie di bombardamenti in alcuni dei punti simbolo del confederalismo democratico e su diversi villaggi, come il campo profughi di Makhmour, la regione Rojava e Shengal, regione irachena a maggioranza curda, dove si sono registrati centinaia di feriti e diversi morti; i bersagliamenti compiuti avrebbero valenza simbolica contro il processo di democratizzazione compiuto dalle forze curde ispirate al progetto di società ugualitaria, democratica, ecologista, femminista e interculturale del Confederalismo democratico, fortemente voluto anche da Abdullah Ocalan, in prigione da oltre 23 anni; il 15 febbraio 1999, Abdullah Ocalan, residente del Movimento di liberazione del Kurdistan e fondatore del partito PKK, venne condannato all'ergastolo e trasferito nel carcere di massima sicurezza di Imrali, dove è stato condannato all'isolamento permanente; nello stesso anno l'Italia, con una sentenza del Tribunale di Roma a richiamo della Dichiarazione sull'asilo territoriale, adottata dall'ONU il 15 febbraio 1967, art. 14, riconobbe ad Ocalan il diritto di asilo politico. "Asilo accordato da uno Stato, nell'esercizio della sua sovranità, a persone che possono invocare l'art. 14 della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo, deve essere rispettato da tutti gli Stati"; considerato che: le Nazioni Unite hanno la responsabilità di garantire che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo venga applicata anche per Ocalan; in base alle sentenze emesse dalla Corte suprema di Lussemburgo e dalla Corte suprema del Belgio nel 2018, secondo cui è illegittimo decretare il partito PKK quale organizzazione terroristica, tenuto conto che quel partito andrebbe inteso quale fazione parte di un conflitto armato all'interno dello Stato turco e quindi soggetto alle tutele dello stato di guerra e non alla giustizia penale di quel Paese; la UE e l'Italia devono prenderne atto considerando il ruolo del partito PKK, ritenuto supporto strategico nella guerra in Siria e in Iraq per la liberazione, attraverso corridoi umanitari, di migliaia di yazidi intrappolati nella morsa dell'ISIS; tenuto conto del buon esempio di convivenza pacifica promossa dai curdi nel Rojava tra popoli di diversa etnia e religione, a cui ha fatto seguito un esperimento sociale di economia dal basso caratterizzata dalla parità di genere, rispetto per l'ambiente quale teoria ispirata dal leader Abdullah Ocalan, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, anche a seguito della mancanza di notizie, azioni di approfondimento volte alla conoscenza delle attuali condizioni psicofisiche di Abdullah Ocalan; se vi sia, nelle intenzioni del nostro Paese, la possibilità di valutare l'applicazione concreta del diritto di asilo per Ocalan e se vi sia la possibilità, in seno alla UE, di intraprendere un percorso condiviso per la sua scarcerazione, tenuto conto delle sentenze emesse dalle Corti supreme del Belgio e del Lussemburgo. Atto n. 4-06556 BRIZIARELLI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: presso Poste italiane operano da tre anni 425 lavoratori con contratto di somministrazione in carico ad "Adecco", agenzia multinazionale nel settore della selezione del personale; i 425 lavoratori avevano un contratto in scadenza alla data del 31 dicembre 2021 e hanno chiesto che venisse riconosciuta loro la continuità occupazionale, indicendo a tal proposito uno sciopero nazionale con presidio, che si è svolto lo scorso 21 dicembre a Roma, davanti alla sede di Poste italiane; un secondo sciopero è stato successivamente indetto per il 28 dicembre, con presidio permanente per le giornate del 28, 29 e 30 dicembre sempre presso la sede dell'azienda, su iniziativa di Nidil CGIL, Felsa CISL e UILTEMP, le categorie dei confederali che rappresentano i contratti atipici e che si sono mobilitate in difesa dei lavoratori; le organizzazioni sindacali avevano incontrato più volte l'allora vice ministro Stefano Buffagni che, dopo aver avviato un'interlocuzione con la dirigenza di Poste italiane, aveva assunto un formale impegno affinché si garantisse continuità occupazionale ai lavoratori; nonostante le rassicurazioni, a fine dicembre 2021 i lavoratori interessati sono stati contattati con un "SMS" per comunicare che il rapporto di lavoro sarebbe cessato, e così è avvenuto per gli ultimi 220 lavoratori, che erano rimasti ancora attivi dopo che, negli ultimi tempi, Adecco aveva cominciato a non rinnovare numerosi contratti di lavoro, in quanto Poste non richiedeva più queste prestazioni lavorative; sempre su richiesta delle organizzazioni sindacali, il Ministero dello sviluppo economico si è ora impegnato a convocare entro metà febbraio un tavolo istituzionale di confronto che, a partire dal coinvolgimento di Poste italiane, di Adecco e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dovrebbe includere anche le associazioni datoriali del settore del trasporto per garantire la continuità occupazionale di tutti i lavoratori, si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere affinché i lavoratori richiamati siano tutelati attraverso il ripristino del rapporto di lavoro. Atto n. 4-06557 LANNUTTI ANGRISANI NATURALE BOTTO ABATE PISANI Giuseppe Ai Ministri della salute e per la pubblica amministrazione Premesso che: con l'ultima legge di bilancio per il 2022 (legge n. 234 del 2021) "le aziende del sistema sanitario a partire dal primo luglio 2022 e fino al 31 dicembre 2023, possono assumere a tempo indeterminato, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di personale, il personale del ruolo sanitario e gli operatori socio-sanitari che abbiano maturato alla data del 30 giugno 2022 almeno diciotto mesi di servizio anche non continuativo e di cui almeno sei mesi nel periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 30 giugno 2022"; le aziende sanitarie avranno quindi la possibilità di riservare una quota delle assunzioni al personale del ruolo sanitario del comparto e agli operatori sociosanitari che sono stati reclutati, a tempo determinato, con procedure concorsuali. Tutti i precari che hanno lavorato in periodo COVID-19 potranno così trovare la stabilità occupazionale tanto meritata; ancora non c'è una stima ufficiale di quanti rientreranno nella misura, ma si parla di almeno 33.000 sanitari, che potranno finalmente essere assunti a tempo indeterminato; considerato che: da tempo, i sindacati di categoria sollecitano adeguamenti dell'organico, cronicamente insufficiente e stressato da carichi di lavoro eccessivi e dal demansionamento dilagante: situazioni che mettono seriamente a rischio il diritto dei pazienti ad avere le cure migliori possibili; la stabilizzazione del personale precario avrebbe inoltre l'obiettivo di cambiare il paradigma del sistema sanitario, per non perdere un'occasione irripetibile che ha generato sempre più lavoro precario, colpendo in modo particolare le donne, rimettendo al centro dell'azione politico-amministrativa il lavoro buono e quindi la persona, anche per ricostruire un clima di fiducia nei confronti di chi ha e sta affrontando l'emergenza sanitaria da COVID-19; rimetterebbe dunque la sanità pubblica nelle condizioni di rispondere realmente alla tutela della salute dei cittadini, dando finalmente continuità lavorativa e organizzativa al sistema sanitario; considerato inoltre che: oltre alla legge di bilancio per il 2022, la "legge Madia" (legge n. 124 del 2015) prevede il "superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni" per chi abbia maturato almeno 36 mesi di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 8 anni. Un provvedimento che riguarda dunque anche il personale sanitario. Tra proroghe e successive modificazioni, per la stabilizzazione è previsto che si sia conseguito tale requisito entro il 31 dicembre 2021. Purtroppo però, a quanto risulta agli interroganti, ad oggi sono ancora molti coloro che non hanno potuto stabilizzare la propria posizione attraverso questa procedura; è stato approvato un incremento del fondo sanitario nazionale di ulteriori 2 miliardi di euro nel 2022, di 4 miliardi nel 2023 e di 6 nel 2024, portando così il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard in 124,061 miliardi di euro per il 2022, in 126,061 per il 2023 e 128,061 per il 2024; considerato infine che: i sindacati di categoria si stanno adoperando da settimane per segnalare la mancata stabilizzazione del personale sanitario; a Caltanissetta, ad esempio, il sindacato Nursind ha chiesto di attivare subito l' iter per la stabilizzazione degli oltre 250 infermieri, operatori sociosanitari e personale sanitario dell'ASP nissena, che hanno lavorato prima e durante l'emergenza pandemica. Giuseppe Provinzano, segretario territoriale del sindacato, ha chiesto di attivare le procedure a partire dalla ricognizione propedeutica del personale precario dei vari ruoli sanitari e sociosanitari in dotazione attualmente e in aderenza al programma triennale del fabbisogno. In questo modo, infermieri, ostetriche e professionisti sanitari otterrebbero un riconoscimento importante del loro lavoro, spesso sacrificato in questo periodo di emergenza pandemica, finalizzato a garantire la continuità e la qualità che l'ASP nissena deve avere e deve mantenere anche in futuro. "Un momento atteso da tanti infermieri e operatori sanitari in possesso ovviamente dei requisiti di legge", si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei fatti rappresentati; se intenda intervenire per assicurare che le procedure di stabilizzazione del personale sanitario vengano effettuate, poiché sono necessarie non solo a dare stabilità e quindi dignità ai lavoratori, ma sono indispensabili anche per garantire il diritto alla salute dei cittadini e per mantenere i livelli alti di prestazioni sanitarie, le uniche degne di un Paese avanzato. Atto n. 4-06558 DE BONIS PAPATHEU CANGINI BERARDI Ai Ministri dell'università e della ricerca e per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: l'Italia spende per l'istruzione 8.514 euro per studente, il 15 per cento in meno della media delle grandi economie europee. Se si guarda alla spesa pubblica, il nostro Paese investe per scuola e università poco più dell'8 per cento del budget statale a fronte del 9,9 per cento medio registrato nell'Unione europea. La Francia è al 9,6 per cento, la Germania al 9,3 per cento, la Svezia al 14 per cento; anche rispetto al PIL, quella italiana è la spesa più contenuta: 4 per cento contro la media UE del 4,7 per cento. Per tutti i settori scolastici spendono più di noi anche Paesi come il Giappone, gli Stati Uniti, il Canada ed il Brasile e, se è vero che la spesa di uno Stato aumenta al crescere dell'istruzione, è altrettanto evidente che in Europa l'Italia è davanti solo alla Romania in numero di laureati, rapportati all'intera popolazione; ci sono, dunque, numerosi divari da colmare in tema di istruzione e ricerca, non solo rispetto al resto dei Paesi europei e non, ma anche tra il Nord ed il Sud Italia, il cui divario potrà essere colmato solo attraverso il piano nazionale di ripresa e resilienza. Sui 191,5 miliardi di euro assegnati col PNRR dall'Unione al nostro Paese, infatti, il 16 per cento, pari a 30,6 miliardi, sono destinati a istruzione e ricerca ("missione 4"); considerato che: il 25 gennaio 2022 il Ministero dell'università e della ricerca ha pubblicato il bando che stanzia circa 749 milioni di euro, in parte con investimenti del PNRR, per finanziare i progetti di rilevante interesse nazionale (PRIN) per il 2022. Dei 749 milioni, circa 223 milioni (il 30 per cento del totale) sono destinati a progetti presentati da professori o ricercatori con meno di 40 anni; con questo nuovo bando PRIN il Ministero ha inteso incentivare i giovani a "sviluppare ambiziosi progetti di ricerca di base e gli obiettivi del programma sono promuovere il sistema nazionale della ricerca, rafforzare le interazioni tra università ed enti di ricerca in linea con gli obiettivi tracciati dal Next Generation EU e favorire la partecipazione italiana alle iniziative relative al Programma Quadro di ricerca e innovazione dell'Unione europea. Grazie anche alle risorse del PNRR - ha ribadito il Ministro - saremo in grado di sostenere un numero di progetti mai finanziato fino a oggi"; nel bando, però, il Ministero ha omesso il fatto che il 40 per cento delle risorse del PNRR va riservato al Mezzogiorno. Così, come riporta un articolo de "Il Messaggero" del 5 febbraio 2022, viene modificato altre due volte il bando e alla fine è venuto fuori che al Sud arriverà una quota del 29 per cento, pari a 218 milioni di euro, che il Ministero giustifica ritenendo che il 40 per cento si applicherebbe solo alla quota di risorse proveniente dal PNRR, ossia 545 milioni; l'intero bando, tuttavia, rientra nell'ambito del PNRR e, inoltre, tutte le risorse sono ancora "potenziali", nel senso che i soldi europei non sono ancora fisicamente arrivati. Infatti, le competenti autorità italiane dovranno stilare una puntuale rendicontazione, che dovrà poi ricevere il via libera dall'Europa. Viene spontaneo, dunque, chiedersi come mai la riserva si applichi solo ad una parte delle risorse, considerato che i progetti rientrano a pieno titolo nel piano nazionale di ripresa e resilienza, tanto è vero che il Ministero dovrà presentare la rendicontazione sull'intero bando; tenuto conto che: uno dei punti cardine per il rilancio del Sud è certamente farne un polo dell'economia della conoscenza, e questo si fa supportando l'istruzione superiore e la ricerca, che nelle università del Mezzogiorno trova peraltro punte di eccellenza; già più volte si è letto, in merito alle varie assegnazioni di fondi al Sud, di percentuali assegnate e poi riformulate al ribasso quali, ad esempio, fondi anti COVID, fondi FEASR e così via, cosa che l'interrogante ha evidenziato in precedenti atti di sindacato ispettivo; come già ribadito dal Presidente della Repubblica nel discorso che ha seguito il giuramento per il rinnovo del mandato: "dobbiamo costruire un Paese che cresca in unità, in cui le diseguaglianze - territoriali e sociali - che attraversano le nostre comunità vengano meno. Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita, sono piuttosto il freno di ogni prospettiva di crescita"; eppure questo principio, che dovrebbe essere ormai incardinato nei cuori e nelle menti di tutti i rappresentanti istituzionali, fatica ancora a trovare piena applicazione pratica, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo vogliano dare una risposta chiara sulla questione, sull'assegnazione del solo 29 per cento delle risorse al Sud Italia, con spregio dell'aritmetica e della giustizia sociale; se non ritengano necessario modificare il bando e riportare le risorse al 40 per cento, così come previsto nel piano nazionale di ripresa e resilienza e nel rispetto delle indicazioni nazionali ed europee. Il senso del PNRR è soprattutto questo: rimuovere gli ostacoli, come dice la Costituzione stessa, che bloccano una vera uguaglianza di diritti e di opportunità, in primo luogo tra i territori. Atto n. 4-06559 AIMI GALLIANI CANGINI BINETTI SICLARI PAPATHEU BERARDI RIZZOTTI MALLEGNI STABILE PEROSINO CALIGIURI GALLONE TOFFANIN DE BONIS VONO Al Ministro della salute Premesso che: un recente studio pubblicato su "Nature immunology" da Matteo Stravalci, ricercatore di "Humanitas" e Isabel Pagani, ricercatrice dell'ospedale "San Raffaele", ha dimostrato che la prima difesa contro il COVID e contro gli altri agenti patogeni è l'immunità innata. Lo studio ha coinvolto anche fondazione toscana "Life Science" con Rino Rappuoli, l'istituto di Ricerca in biomedicina di Bellinzona e la "Queen Mary university" di Londra; in particolare lo studio si è concentrato sulle molecole presenti nel sangue e nei liquidi biologici e che funzionano come "antenati degli anticorpi" (i cosiddetti ante-antibody ) allo scopo finale di replicarne, se possibile, il meccanismo in un farmaco. L'immunità innata consente al nostro corpo di difendersi nel 90 per cento dei casi da problemi causati dal contatto con batteri e virus. A tale tipo di immunità si affianca quella adattativa, che può essere potenziata con i vaccini; già alcuni anni fa erano stati individuati alcuni geni facenti parte di una famiglia di antenati degli anticorpi. Lo studio recente ha approfondito l'interazione tra questi e SARS-CoV2, scoprendo che una di tali molecole, la mannose binding lectin (MBL), si lega alla proteina "Spike" del virus bloccandolo. La MBL è in grado di vedere e riconoscere anche "Omicron", oltre alle varianti classiche del virus come "Delta". Resta inoltre da approfondire l'interazione tra questo meccanismo protettivo e la risposta immunitaria indotta dai vaccini che restano comunque una fondamentale cintura di sicurezza per la difesa dell'organismo; tutti aspetti, quelli illustrati, che il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo aveva già evidenziato con diverse interrogazioni parlamentari, con le quali si chiedeva di potenziare le ricerche in merito alla stimolazione dell'immunità innata, già studiata dal professor Beniamino Palmieri dell'università di Modena e Reggio Emilia, si chiede di sapere: di quali informazioni si disponga in relazione agli studi sull'immunità innata e sulla capacità di difesa da SARS-CoV2 ad essa collegata; se si disponga di informazioni e dati specifici rispetto alla stimolazione dell'immunità innata in relazione alla difesa da SARS-CoV2; se si intenda promuovere ricerche in tal senso per acquisire una vasta gamma di informazioni scientifiche utili a potenziare le difese dal virus COVID-19; se si intenda valutare, alla luce dei nuovi dati acquisiti, l'opportunità di procedere, nella lotta contro la pandemia, anche percorrendo l'importante strada dell'immunità innata, soprattutto ai fini della prevenzione. Atto n. 4-06560 MARTELLI GIARRUSSO PARAGONE Ai Ministri della transizione ecologica e dell'interno Premesso che: l'acqua è elemento vitale per la sopravvivenza e come tale uno dei diritti fondamentali dell'uomo; il 15 dicembre 2021, in fase di conversione del decreto-legge n. 152 del 2021, è stato presentato e approvato un emendamento che modifica l'art. 147, comma 2- bis , del decreto legislativo n. 152 del 2006, così di seguito formulato: "All'articolo 147 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo il comma 2- bis , è aggiunto il seguente: "2-ter. Entro il 1 luglio 2022, le gestioni del servizio idrico in forma autonoma per le quali l'ente di governo dell'ambito non si sia ancora espresso sulla ricorrenza dei requisiti per la salvaguardia di cui al comma 2-bis, lettera b), confluiscono nella gestione unica individuata dal medesimo ente. Entro il 30 settembre 2022, l'ente di governo d'ambito provvede ad affidare al gestore unico tutte le gestioni non salvaguardate"; considerato che: tale emendamento è stato introdotto in maniera anomala, in quanto inserito nella norma che riguarda i bacini idrici; sussiste il concreto rischio che con tale disposizione la gestione delle acque pubbliche venga ceduta ad aziende private, in linea con la corsa alle privatizzazioni dell'attuale Governo; nel giugno 2011 vi fu una chiara espressione popolare, attraverso lo strumento del referendum , in forza del quale sono state abrogate le leggi che prevedevano, tra l'altro, la privatizzazione delle acque, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano intervenire affinché non venga stravolto, in modo surrettizio, l'esito del referendum del 2011; se esista una documentazione tecnica dettagliata che dimostri l'inefficienza della gestione pubblica delle acque e delle conseguenti ricadute negative per i cittadini, rispetto ad una gestione privata. Atto n. 4-06561 LAFORGIA DE PETRIS ERRANI RUOTOLO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: da notizie pubblicate dagli organi di stampa in data 7 febbraio 2022, è emerso che l'amministratore di una società di custodia e sorveglianza di Milano ha impedito l'ingresso in azienda a due ispettrici dell'Ispettorato nazionale del lavoro, rivolgendo loro pesanti minacce. In seguito, ispettori del lavoro e carabinieri del NIL (comando Carabinieri per la tutela del lavoro) in servizio all'Ispettorato si sono presentati nella sede dell'azienda ed hanno elevato nei confronti dell'amministratore contestazioni di natura sia amministrativa che penale; l'Ispettorato nazionale del lavoro ha espresso immediatamente una forte condanna nei confronti del grave gesto intimidatorio, confermando, con una nota del direttore, la volontà di continuare a lavorare con serietà, professionalità e determinazione, per scovare le sacche di illegalità che si annidano nel mondo del lavoro; come documentato anche dai rapporti dell'INAIL, anche in concomitanza con la pandemia in corso, risultano aumentati i casi di deroga agli standard di sicurezza e le situazioni di illegalità, con frequenti eventi della cronaca che raccontano una grave emergenza di morti sui luoghi di lavoro, mentre si pone con assoluta evidenza un'esigenza di potenziamento degli attuali organici soprattutto nei settori a più alto rischio infortunistico; a giudizio degli interroganti, occorre un serio investimento per mettere in campo un'efficace azione di prevenzione e contrasto del fenomeno all'interno dello scenario di riforma posto dal Governo con il PNRR per recuperare pienamente il valore della dignità del lavoro, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per risolvere la questione della carenza di personale dedicato all'attività di vigilanza nei luoghi di lavoro e per migliorare l'attività di controllo sul territorio svolta dai diversi soggetti competenti. Atto n. 4-06562 GRANATO Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'interno Premesso che: a partire dal 18 gennaio 2021, in base ad ordinanze dei presidenti delle Regioni Sicilia e Calabria, è stato consentito di attraversare lo stretto di Messina per mezzo dei traghetti anche a passeggeri muniti di green pass "base"; nelle ordinanze "gemelle" emesse dai presidenti delle due Regioni meridionali si legge che ai soggetti dotati di green pass "base", che si avvalgono delle navi aperte per i collegamenti marittimi nello stretto di Messina a bordo di autovetture o di altro mezzo di trasporto, è fatto divieto di abbandonare il mezzo medesimo per tutto il tempo della traversata. Se si tratta invece di pedoni, essi sono obbligati a permanere negli spazi comuni aperti delle imbarcazioni, restando al contrario inibito l'accesso ai locali chiusi. In ogni caso, è fatto obbligo per tutti i passeggeri di mantenere indossata, per tutto il periodo di permanenza a bordo dei mezzi di trasporto marittimo, una mascherina del tipo FFP2; considerato che: Bluferries, società di Rete ferroviaria italiana, dispone di una flotta di navi per effettuare i collegamenti tra Messina e Villa San Giovanni (Reggio Calabria); lunedì 7 febbraio 2022 alcune persone, tra cui la prima firmataria del presente atto, si sono recate presso la biglietteria della compagnia a Villa San Giovanni, richiedendo al personale addetto alla biglietteria l'esibizione degli atti di attribuzione delle funzioni di controllo delle certificazioni verdi COVID-19, onde fruire del servizio di trasporto, previo acquisto del titolo di viaggio; in ragione del rifiuto del personale addetto all'istanza, i presenti hanno richiesto l'intervento di una pattuglia di Carabinieri presente nel piazzale antistante alla biglietteria, i quali, tuttavia, a seguito di una breve interlocuzione con il comando, si sono rifiutati di intervenire (allo stesso modo la Polizia di Stato, secondo cui non era disponibile personale da inviare in loco ); per tale ragione, anche a seguito del mancato intervento delle forze dell'ordine, ad alcune persone è stato negato il diritto all'attraversamento dello stretto, causando disagi notevoli, si chiede di sapere: se si ritenga lecito che il personale addetto alla biglietteria di Bluferries, all'atto di richiedere certificazioni verdi COVID-19 che limitano le libertà costituzionali, non mostri contestualmente di avere la delega all'esercizio delle funzioni di verifica, laddove richiesta, e non eroghi il servizio a chi perciò si rifiuti di mostrare il green pass ; quali siano state le ragioni del mancato intervento delle forze dell'ordine nel caso riportato, visto che una pattuglia dei Carabinieri era finanche presente sul posto, e visto che la loro funzione è quella di garantire la sicurezza pubblica, il rispetto delle leggi e dei diritti dei cittadini. Atto n. 4-06563 DE PETRIS Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: il parco nazionale dell'arcipelago di La Maddalena è un'area geo-marina protetta composta da un vasto insieme di isole situate a nord della costa gallurese, nel tratto di mare tra la Sardegna e la Corsica. L'arcipelago fa parte della rete europea delle aree naturali di eccellenza europea essendo sito di interesse comunitario (SIC) e zona di protezione speciale per la presenza di numerosi habitat di importanza comunitaria e una straordinaria presenza di biodiversità; istituito con la legge 4 gennaio 1994, n. 10, conformemente alla normativa di riferimento sulle aree protette, il suo ente gestore è disciplinato dal decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1996, che ha anche introdotto le prime norme di salvaguardia. La gestione del parco si è rivelata da sempre problematica, talché, dopo varie vicissitudini, anche l'ultimo direttore, nominato a fine 2019, ha rassegnato le dimissioni nel mese di agosto 2021, ed è tuttora in corso l'ennesima procedura di selezione per l'individuazione della terna per la nomina del nuovo direttore; ad oggi il parco non è dotato degli strumenti di gestione previsti dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e specificamente il regolamento del parco (art. 11), il piano del parco (art. 12) e il piano pluriennale economico e sociale (art. 14), nonostante all'ente nel 2011 sia stata consegnata la documentazione predisposta dal raggruppamento all'uopo prescelto tramite aggiudicazione di gara. Risulta peraltro che l'attuale consiglio in carica abbia impegnato ulteriori fondi per l'aggiornamento del piano redatto e non adottato dall'ente, provocando la duplicazione della spesa con un evidente potenziale danno erariale; nel tracciare un bilancio della gestione del parco dalla sua istituzione ad oggi, risulta del tutto evidente l'inadeguatezza dei risultati raggiunti in relazione agli obiettivi prefissati dalla normativa di riferimento. In particolare infatti, dall'istituzione, avvenuta 28 anni fa, ad oggi, non sono stati raggiunti obiettivi apprezzabili nel miglioramento degli standard di tutela del territorio e, lo stesso indirizzo gestionale e di governo dell'ente ha prodotto un progressivo peggioramento dei rapporti istituzionali con l'amministrazione comunale di La Maddalena; numerose notizie di stampa evidenziano l'inadeguatezza dell'attuale gestione e in particolare si apprende che nelle ultime annualità: siano state del tutto trascurate le attività di abbattimento selettivo ed eradicazione dell'ibrido di cinghiale; siano stati omessi i controlli sul carico antropico sugli arenili; risulti l'assenza per gli anni 2019,2020 e 2021 dei campi boa in difesa delle praterie di posidonia oceanica. Si sarebbe altresì omesso di intervenire sulla pressione dei natanti nell'area del parco con evidente pregiudizio per l'ambiente marino e costiero; non risulterebbe esercitato il controllo nelle zone TA e MA del parco, ove è possibile accedere con l'esclusiva autorizzazione dell'ente e per soli scopi didattici e scientifici; nella zona TA di cala Coticcio nel 2021 sarebbe stato permesso ad alcune guide locali, in violazione delle misure di salvaguardia, di accompagnare sull'arenile gruppi di 70 turisti in mattinata e 70 nel pomeriggio. Inoltre, non risulterebbe che siano stati rispettati i tempi per il rilascio dei nulla osta e risulterebbero varie irregolarità nell'acquisizione e nella protocollazione delle domande di accesso alla selezione per la nomina del nuovo direttore del parco; considerato che la protratta inattività e la generale inadeguatezza degli organi di indirizzo e gestione mortifica la mission del parco e inficia la partecipazione della comunità oltre che il coinvolgimento delle imprese attive sul territorio, con particolare riguardo a quelle operanti nel settore turistico, e comporta di fatto da una parte il mancato rispetto dei principi ispiratori della legge sulle aree protette dall'altra comporta il rischio di danni ambientali anche rilevanti in un'area geo-marina delicata e preziosa come questa, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quelle che l'interrogante considera inadempienze e irregolarità amministrative avvenute anche nell'ultima procedura di selezione pubblica del direttore; se non ritenga opportuno intervenire, per quanto di competenza, al fine di rimuovere ostacoli per garantire una corretta e più funzionale gestione dell'organo di indirizzo dell'ente parco nazionale dell'arcipelago di La Maddalena; se a fronte di una situazione di conclamate incapacità programmatiche dell'organo di indirizzo e di gestione così evidenti non ritenga opportuno avviare una completa verifica circa il rispetto della normativa di tutti gli atti amministrativi e gestionali dell'ente parco assunti negli ultimi anni; se, per ripristinare l'immediata funzionalità di indirizzo programmatico e gestionale, non ritenga opportuno esercitare la facoltà di revoca dell'attuale organo di indirizzo dell'ente, e procedere con urgenza alla nomina di un commissario straordinario. Atto n. 4-06564 ROMEO FREGOLENT CANTU' BAGNAI Al Ministro della salute Premesso che: l'Agenzia europea del farmaco (EMA) interagisce regolarmente e a diversi livelli con le associazioni di pazienti, al fine di valutare al meglio, attraverso le informazioni ricevute dai pazienti sulla loro esperienza, l'impatto real life dei nuovi farmaci; questa attività risale già al 2005 e ha consentito alle organizzazioni dei pazienti di comprendere meglio il ruolo del sistema regolatorio europeo sui farmaci, interagendo costantemente ed in modo trasparente con l'agenzia; l'articolo 78 del regolamento n. 776/2004 ha poi conferito proprio all'EMA la responsabilità di interagire in modo specifico con le organizzazioni dei pazienti e dei consumatori; il gruppo di lavoro di pazienti e consumatori è stato così istituito nel 2006; l'esigenza di includere pazienti e consumatori nelle valutazioni è dovuta alla convinzione che, al di là dello scrutinio meramente scientifico, vi è la necessità da parte delle autorità regolatorie di comprendere meglio l'utilizzo quotidiano dei farmaci da parte dei pazienti, al fine di consentirne un impiego sicuro e sostenibile, una valutazione degli esiti per quanto concerne la qualità percepita e l'appropriato utilizzo dei farmaci, anche nell'ambito dell'analisi del rapporto tra rischi e benefici dei farmaci; a valle di questo processo, nel 2014, EMA ha istituito un dipartimento per il public engagement, che include nella sua mission il coinvolgimento di pazienti e consumatori; proseguendo nell'opera di coinvolgimento di pazienti e consumatori, nel 2020 EMA li ha coinvolti nell'unità di crisi dedicata all'emergenza COVID; pazienti e consumatori sono così inclusi sia nel board di EMA che nei diversi comitati scientifici; nel 2020 le organizzazioni dei pazienti sono state coinvolte in 102 valutazioni scientifiche, in 228 consultazioni del comitato e in 203 revisioni dei documenti; il modello dell'EMA, che nel tempo ha saputo assicurare valutazioni condivise e trasparenti, non è stato mai accolto dall'Agenzia italiana del farmaco; in questo modo l'esperienza dei pazienti non è stata mai tenuta in debita considerazione dall'autorità regolatoria italiana sui farmaci all'interno dei processi di valutazione; è opinione condivisa dalle organizzazioni dei pazienti che il principale mezzo di dialogo approntato dall'AIFA per interagire con pazienti e consumatori, denominato "Open AIFA", non abbia assicurato una condivisione di tematiche fondamentali ed utili per una valutazione più compiuta dei farmaci. Invero, dal sito dell'AIFA risulta che questi incontri siano stati sospesi dal dicembre 2019; è opinione corrente che le associazioni dei pazienti svolgano un ruolo imprescindibile per valutare correttamente l'impatto di una nuova tecnologia sanitaria; ad esempio, il progetto "La salute un bene da difendere, un diritto da promuovere", coordinato da "Salute Donna" onlus , ha svolto negli ultimi 7 anni un costante ruolo di confronto con il Governo e il Parlamento sull'esperienza dei pazienti e sulla necessità di assicurare una loro migliore presa in carico oltre al conferimento di maggiori diritti; recentemente il progetto ha svolto un sondaggio, attraverso le pagine social , sui bisogni non raggiunti dai pazienti con tumori ginecologici e gastrointestinali, che ha evidenziato come ci sia molto lavoro da fare in questo ambito; si ritiene necessario, dunque, procedere al più presto a mutuare l'esperienza svolta nel tempo da EMA in questo campo attraverso l'istituzione di un dipartimento specifico di AIFA, che si occupi del coinvolgimento dei pazienti nelle valutazioni dell'agenzia sulle nuove tecnologie sanitarie, si chiede di sapere: per quali ragioni AIFA non coinvolga in modo sistematico e trasparente le associazioni dei pazienti presso le commissioni di valutazione dei farmaci; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e urgente istituire presso l'AIFA un dipartimento dedicato ai rapporti con le associazioni di pazienti e di consumatori, che possa favorire la loro inclusione nei diversi comitati di valutazione dei farmaci. Atto n. 4-06565 BARBONI Ai Ministri della salute e dell'istruzione Premesso che: a seguito dello scoppio della pandemia COVID-19, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020 e successivi, recanti disposizioni e misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica, è stata prevista la sospensione dei viaggi d'istruzione, iniziative di scambio o gemellaggio, visite guidate e uscite didattiche, fatte salve le attività inerenti ai percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento; con il piano scuola 2021-2022, documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative nelle istituzioni del sistema nazionale di istruzione, è previsto che i viaggi d'istruzione e le uscite didattiche si possono effettuare nei territori in zona bianca, purché si permanga in aree del medesimo colore bianco, attenendosi scrupolosamente al rispetto delle norme e dei protocolli che disciplinano gli specifici settori, nonché di quelle sanitarie usuali; dal punto di vista normativo, quindi, è consentito effettuare viaggi d'istruzione, ma di fatto attualmente con il sistema delle differenziazioni dei colori sui territori, sono consentiti solo in tre regioni, Basilicata, Molise e Umbria; le uscite didattiche e i viaggi d'istruzione rappresentano momenti importanti nella vita dei ragazzi, sia dal punto di vista educativo che della socializzazione, sono una parte fondamentale del percorso scolastico. L'istruzione e la crescita umana di ogni studente passa anche attraverso i viaggi d'istruzione, che hanno sempre avuto un grande valore a livello pedagogico; gli operatori economici del settore si avviano alla terza stagione di blocco delle loro attività, tenendo presente che solo quello delle gite scolastiche muove un business da 316 milioni di euro all'anno. La mancanza di prospettive e di regole certe, chiare ed eque attraverso cui si continuerà a gestire la pandemia, impedisce purtroppo la pianificazione delle stagioni lavorative; negli ultimi giorni i dati sanitari sulla pandemia dimostrano un'incontrovertibile discesa dei casi di contagio e in base al parere di diversi esperti ciò porterà alla trasformazione in endemia, quindi ad una fase di normalità di convivenza con il COVID, permettendo così la fine dello stato di emergenza, previsto fino al 31 marzo 2022, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo stiano valutando la ripresa dei viaggi d'istruzione già da questa primavera, comunicando tempestivamente la decisione finale, affinché le scuole possano essere nelle condizioni di programmare le attività extrascolastiche, nel rispetto delle norme e dei protocolli già previsti, tenendo anche presente che il riavvio di tali attività prevede l'espletamento di procedure amministrative non realizzabili in tempi brevi. Atto n. 4-06566 ROJC Ai Ministri della transizione ecologica, dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il costo dell'energia continua ad aumentare con evidenti ripercussioni anche sul costo del gasolio per autotrazione; sul comparto del trasporto e della logistica, il forte incremento dei costi energetici ha un effetto immediato e devastante. Nel 2021 il prezzo del gasolio è salito di quasi il 22 per cento e nelle prime settimane del 2022 ha ulteriormente accelerato la corsa al rialzo; secondo l'ufficio studi della CGIA, l'aumento medio, in un anno, del costo del gasolio per un TIR è stato di 8.600 euro. Per i veicoli a metano l'aumento si aggira sui 18.000 euro con il risultato che tutta la remunerazione dell'impresa viene di fatto annullata. Sempre secondo l'ufficio studi della CGIA, nel 2021 l'erario ha incassato un maggior gettito di circa un miliardo di euro; tutte le principali organizzazioni di rappresentanza del settore reclamano interventi urgenti per ridurre da subito le imposte sui carburanti, considerato che il prezzo medio ha raggiunto ormai picchi di oltre 1,7 euro al litro, con una crescita prossima ai 40 centesimi al litro rispetto alla media del 2020; tali incrementi determinano costi insostenibili per le imprese del settore, soprattutto per quelle che responsabilmente hanno fatto investimenti green acquistando veicoli a metano e di nuova generazione e credendo nei principi indicati della sostenibilità: ora si trovano di fronte ad aumenti dell'80-90 per cento che, tra l'altro, potrebbero determinare ulteriori generalizzati aumenti di vari prodotti, si chiede di sapere: come si intenda intervenire per mitigare la situazione, tenendo conto che nei bilanci delle imprese di autotrasporto i rincari dell'energia e dei carburanti incidono per circa il 37 per cento; quali provvedimenti urgenti si intenda adottare al fine di scongiurare la chiusura di molte imprese di questo comparto. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-03079 della senatrice Granato, sulle nuove disposizioni anti COVID introdotte in ambito scolastico.