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Processo tributario - Tentativo di conciliazione - Possibilità di assegnare un termine non superiore a sessanta giorni per la formazione di una proposta - Ritenuta applicabilità alla sola conciliazione proposta dalle parti e non anche a quella proposta d'ufficio - Asserita irragionevolezza - Omessa sperimentazione del tentativo di dare una lettura costituzionalmente conforme della norma impugnata - Inammissibilità della questione.. E' inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 48, comma 4, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, che prevede: «qualora una delle parti abbia proposto la conciliazione e la stessa non abbia luogo nel corso della prima udienza, la commissione può assegnare un termine non superiore a sessanta giorni, per la formazione di una proposta ai sensi del comma 5», sollevata per asserita irragionevolezza nonché per ritenuta violazione dell'art. 3 Cost., in quanto il rimettente ha omesso di sperimentare il tentativo di dare una lettura costituzionalmente conforme della norma impugnata; ciò anche alla luce del principio della ragionevole durata del processo, dato che l'istituto della conciliazione giudiziale offre la possibilità di una risoluzione conveniente e rapida delle controversie nel processo, analoga a quella realizzata in sede extragiudiziaria dalla Alternative Dispute Resolution - ADR, anche in ragione della non obbligatorietà di quest'ultima. - Sulla necessità del remittente di svolgere un previo tentativo di interpretazione costituzionalmente orientata della norma indubbiata, v. citate ordinanze nn. 212/2011, 103/2011 e 101/2011. - Sull'operatività dell'istituto della conciliazione giudiziale, v. citata sentenza n. 272/2013