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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 53 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,38). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 25 ottobre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico che, in data 2 novembre 2018, è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, recante disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze» (909). Commissioni bicamerali, composizione PRESIDENTE . Comunico che il Presidente del Senato e il Presidente della Camera dei deputati hanno proceduto alla nomina dei componenti delle seguenti Commissioni bicamerali: Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Comitato parlamentare di controllo sull'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione; Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale; Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza. L'elenco dei componenti delle predette Commissioni sarà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, composizione PRESIDENTE . Comunico che in data 25 ottobre 2018 sono stati nominati i componenti della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, di cui alla mozione approvata dall'Assemblea del Senato il 10 luglio 2018. L'elenco è pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sulle vittime dei recenti eventi atmosferici PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, è con profonda commozione che, a nome del Senato, desidero esprimere il cordoglio e la vicinanza a quanti hanno perso persone care a causa del maltempo. L'Italia intera è stata flagellata e ha dimostrato la propria fragilità, ma allo stesso tempo ha dato prova di coraggio, impegno e solidarietà che Forze dell'ordine, Vigili del fuoco, Protezione civile, volontari, istituzioni e cittadini tutti hanno saputo con prontezza, dedizione e sacrificio immediatamente prestare nei soccorsi. La stessa determinazione deve oggi orientarsi verso il recupero e il ripristino di una situazione di normalità che possa garantire la vita e la ripresa delle attività quotidiane ai nostri cittadini. In ricordo delle vittime invito l'Assemblea a rispettare un momento di silenzio e di raccoglimento. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio). MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, il Gruppo Partito Democratico esprime profonda vicinanza ai familiari delle vittime e ai territori che in questi giorni sono stati colpiti da vere e proprie tragedie. Esprimiamo altresì vicinanza agli amministratori locali che - come ha detto anche lei - si stanno trovando a dover tamponare situazioni di cui spesso non sono assolutamente responsabili, perché pagano scelte che magari non hanno fatto. È chiaro che in questi giorni l'Italia sta piangendo, ma le lacrime non possono essere la risposta anche nel momento del cordoglio e del dolore. Noi, signor Presidente, siamo dei legislatori e quindi, oltre a rammaricarci e a esprimere la nostra vicinanza, facciamo leggi per prevenire i disastri che abbiamo visto negli ultimi giorni e per fare in modo che possano esserci delle misure per intervenire nel modo più efficiente possibile, affinché quello che abbiamo vissuto non si ripeta più. Signor Presidente, nei giorni del dolore non siamo sicuramente coloro che vogliono cercare le polemiche. Siamo però convinti che tutti in quest'Aula, a prescindere dall'appartenenza politica, siamo desiderosi di portare a casa dei fatti. Le parole non bastano di fronte alla sofferenza: bisogna portare a casa dei fatti. I fatti che chiediamo - e che per forza dobbiamo chiedere al Governo - sono molto semplici e sono numerici. Chiediamo che nella legge di bilancio siano previste risorse destinate a combattere il dissesto idrogeologico e a mettere in sicurezza il territorio del nostro Paese. Vogliamo vedere un segno "più" su questo tema e vogliamo vedere quelle misure. Signor Presidente, lo chiediamo con forza in questi giorni in cui il tema è caldo: non possiamo consentire che i legislatori prevedano, all'interno dei decreti-legge o degli atti che questo ramo del Parlamento si troverà ad affrontare, la presenza di misure o norme che intervengono per garantire dei condoni. Signor Presidente, chiediamo dunque che essi vengano eliminati, perché di condoni in questo Paese si muore. (Applausi dal Gruppo PD) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, intervengo anch'io, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, in merito ai drammatici eventi calamitosi che hanno purtroppo riguardato praticamente l'intero Paese, dall'estrema Regione del Trentino-Alto Adige fino alla Sicilia. Si tratta di eventi che ovviamente esigono il rispetto e la riflessione. Innanzitutto voglio esprimere, naturalmente, il cordoglio del nostro Gruppo, Fratelli d'Italia, per le vittime e la solidarietà nei confronti dei cittadini coinvolti dai danni, che spesso li hanno privati delle proprie case, dei propri luoghi di lavoro e - come già detto - purtroppo anche dei propri affetti. Credo che, svolto questo passaggio, sia doveroso da parte di un'Assemblea parlamentare, da parte di persone che sono dedite a legiferare, cercare di evitare che avvenimenti del genere debbano perpetuarsi, con danni sempre maggiori, anche per colpa dell'uomo. Se è vero che i fenomeni climatici non dipendono da noi, i danni che tali fenomeni portano sono però spesso la conseguenza delle mancate manutenzioni, dei mancati interventi e delle mancate politiche ambientali. Quindi, il Gruppo Fratelli d'Italia chiede al Governo - ed è pronto a dare la propria collaborazione e il proprio sostegno - di adottare un decreto maltempo, che possa intervenire immediatamente per cercare di tamponare e risolvere almeno le emergenze che stanno affliggendo i nostri territori. Naturalmente questo non basta, perché - come detto - servono politiche strutturali di protezione ambientale, di messa in sicurezza dei territori e di pulizia degli alvei fiumi. Si tratta di interventi che sono quanto mai noti, ma purtroppo, tristemente, si dimenticano poche ore dopo gli avvenimenti che accadono con frequenza ormai periodica. Chiediamo quindi al Governo di trovare immediatamente le risorse per un piano strutturale e, visto che siamo nella fase dell'esame della legge di bilancio e dei cosiddetti decreti fiscali, mi permetto di suggerire ai colleghi, soprattutto a quelli del MoVimento 5 Stelle, di considerare i 10 miliardi di euro che vengono destinati all'assistenzialismo, per impegnarli nelle opere di riqualificazione del territorio e di protezione ambientale. Diamo lavoro ai nostri giovani per difendere il nostro territorio, per difendere le nostre case, le nostre aziende e la vita dei nostri cari. È un appello che vorrei potesse unire trasversalmente questa Assemblea, nella parte parlamentare e nella parte di Governo. In conclusione, ricordo ciò che è accaduto nella mia Provincia, la Provincia autonoma di Trento, che, pur nella sua dimensione ridotta, ha dato un contributo negativo in termini di vittime: abbiamo avuto due vittime, un padre e una madre, che sono venuti a mancare per questi eventi. Abbiamo subìto danni irreparabili anche al sistema ambientale, con 300 ettari di bosco cancellati solamente in una parte del territorio trentino, la Val di Fiemme, che produce tra l'altro gli abeti rossi, un materiale di primaria importanza per la produzione di strumenti musicali. Ci vorranno oltre cento anni per rimediare ai danni provocati. Nell'avviarmi a concludere, desidero ricordare che il Trentino è riuscito a limitare i danni grazie a una Protezione civile imperniata sui Vigili del fuoco volontari. Nel nostro territorio ogni vallata e ogni paese hanno la fortuna di godere del supporto dei Vigili del fuoco volontari che, non appena emergono delle criticità, presidiano il territorio e aiutano le popolazioni. L'appello che rivolgo a tutto il sistema Italia è di guardare alla Protezione civile trentina e ai Vigili del fuoco volontari - ricordo che sono quasi il 2 per cento della popolazione trentina - affinché in tutte le nostre Regioni si possa creare un sistema simile, basato sul volontariato, dedito a difendere il nostro popolo e il nostro territorio. (Applausi dal Gruppo FdI) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, a nome dei senatori di Liberi e Uguali e di tutto il Gruppo Misto, desidero testimoniare la solidarietà e la vicinanza a tutti i nostri concittadini e alle popolazioni colpite, nonché il cordoglio per le vittime. Non dobbiamo dimenticare in fretta la giornata di oggi, come altre volte è accaduto. Con il passare del tempo i giornali non parlano più delle tragedie e tutto finisce. Noi dobbiamo cominciare a renderci conto sempre di più dei cambiamenti climatici in atto e prendere atto dei dati forniti da tutti gli istituti preposti. Penso agli ultimi dati del panel dell'ONU, che ci dicono con chiarezza che i cambiamenti climatici sono non una fake new , come qualche tempo fa qualcuno ha pensato, bensì una realtà con cui dobbiamo fare i conti quotidianamente. Gli ultimi dati scientifici ci dicono che abbiamo soltanto dodici anni per intervenire prima che il processo diventi irreversibile. La scorsa settimana sono arrivati i dati del lavoro elaborato negli ultimi tempi da un altro istituto di ricerca, secondo i quali è il Mediterraneo - e non Paesi lontani - il centro degli sconvolgimenti climatici. Arrivano qui fenomeni che noi continuiamo a chiamare estremi per la potenza e le tragedie che producono, ma che rischiano di essere la normalità. Dobbiamo confrontarci con i fenomeni come quelli che si sono verificati negli ultimi giorni nella nostra penisola, che rischiano di essere la normalità. Cosa significa tutto questo? All'inizio del mio intervento ho detto che non possiamo dimenticare quanto è accaduto e in questa sede dobbiamo assumere un impegno solenne per l'assunzione di un piano a breve e medio termine per la messa in sicurezza del nostro territorio. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici non può essere soltanto una bella ricerca depositata al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in quanto servono risorse per la messa in campo di tutti gli investimenti necessari per mettere in sicurezza il nostro territorio e fare operazioni importanti. Negli ultimi giorni qualcuno ha fatto polemiche fuori luogo sugli ambientalismi di salotto. Vorrei ricordare a tutti che bisogna assolutamente intervenire non solo per arrestare il consumo del suolo, ma anche per decementificare il nostro Paese, tutelare i fiumi e accelerare i processi di rinaturalizzazione. Bisogna intervenire immediatamente dove si sono verificate tutte le tragedie (penso ai 14 milioni di alberi caduti), perché in quelle zone il dissesto rischia di essere immediato. Questi sono i compiti che ci dobbiamo assumere. È ora in esame - mi rivolgo ai rappresentanti del Governo - la manovra di bilancio ed è quella la sede in cui provvedere ad appostare le risorse per un piano strutturale di investimenti per la messa in sicurezza e la cura del territorio e per la lotta al dissesto idrogeologico. Questo è il piano di adattamento che noi dobbiamo immediatamente mettere in campo. Dovete capire una volta per tutte che il nostro è un territorio fragile; tra tutti i Paesi europei, forse è il territorio più fragile, per come è fatto e per la cementificazione posta in essere in tutti gli ultimi anni. Cancellate i condoni, cancellateli. Non vi vengano più in mente, perché il nostro territorio ha bisogno invece di cura, di restauro, di recupero e di messa in sicurezza. Solo in questo modo noi riusciremo a concretizzare la solidarietà alle popolazioni, per aiutare le quali bisognerà ovviamente mettere in campo tutte le risorse necessarie, e onorare le vittime di questa tragedia. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Cucca) . TESTOR (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, voglio intervenire anch'io in questo momento veramente tragico per l'Italia; un momento in cui la nostra Nazione è stata colpita da un'ondata di maltempo che ha portato delle vittime, dal Nord al Sud. Il Gruppo Forza Italia vuole esprimere il suo cordoglio per le vittime e soprattutto la vicinanza ai familiari. Quello che abbiamo visto negli ultimi giorni è stato uno scenario apocalittico. Abbiamo visto le nostre valli, i nostri territori e le nostre città dilaniati in un attimo dal maltempo. Abbiamo abitazioni in difficoltà, collegamenti stradali interrotti, case senza luce e senza gas: una situazione questa che ci siamo trovati impreparati ad affrontare. Abbiamo delle vittime e foreste e boschi interi distrutti. Nel momento in cui ci accingiamo ad approvare la legge di bilancio, credo si debbano trovare le risorse per realizzare le opere necessarie al Paese per potersi riprendere. Il ministro Costa ha dichiarato che non vuole i fondi antidissesto dell'Europa. Mi chiedo, allora, se si possa essere antieuropeisti in questo momento oppure se non si debba chiedere all'Europa di fare la sua parte, perché ora l'Italia ha bisogno dei fondi antidissesto dell'Europa. Non possiamo fare debito esclusivamente per il reddito di cittadinanza e non fare debito per dare una risposta ai nostri territori. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Voglio concludere il mio intervento ringraziando come sempre la Protezione civile, i Vigili del fuoco e tutti i volontari che non hanno avuto paura di rimboccarsi le maniche e di entrare nelle case coperte di fango per cercare di dare ai cittadini le risposte più immediate. Io chiedo a tutto il Senato che a queste persone venga fatto un grande applauso, perché lo meritano, per il loro sacrificio e perché sono sempre pronte a dare una mano. Penso anche a tutte le Forze dell'ordine, che hanno coordinato la sicurezza nei nostri territori. Vorrei concludere richiamando il Governo affinché dia risposte immediate a quei territori, alcuni ancora isolati, alcuni dove i volontari hanno dato le prime immediate risposte. Il Governo non può tirarsi indietro e deve farsi aiutare anche dall'Europa. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Onorevoli colleghi, ringrazio innanzitutto il presidente Calderoli per le sue parole di cordoglio per le vittime dei giorni scorsi. In questo momento in cui il Paese è stato colpito da un'ondata particolarmente violenta di maltempo, che ha causato diverse vittime, voglio ricordarne una in particolare: il vigile del fuoco volontario Giovanni Costa, di cinquantadue anni, che a San Martino in Badia è morto travolto da un albero caduto per il forte vento, che lo ha colpito sulla schiena. Questo valoroso volontario fa parte di quei numerosi cittadini che nelle nostre zone, nonché in tutto il territorio nazionale, si mettono a disposizione della collettività per far fronte alle emergenze che purtroppo - così come vediamo - sempre più spesso toccano i territori del Paese. La comunità locale ricorda Giovanni Costa come persona stimata da tutti, sempre disposta ad aiutare il prossimo, molto legata alla sua terra. Lo dimostra il fatto che ha svolto attività politica come consigliere comunale e attività di volontariato non solo presso i Vigili del fuoco, di cui è stato membro per oltre trent'anni, ma anche nelle associazioni degli agricoltori e in quella del turismo. Giovanni Costa lascia la moglie e due giovani figli, ai quali va tutto il nostro cordoglio. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), M5S e PD) . SAVIANE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SAVIANE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, a nome della Lega manifesto la solidarietà e la vicinanza a tutto il territorio nazionale, dalla Sicilia, alla Liguria, al Lazio, senza dimenticare anche altre località, e soprattutto il Nord Est. Ho trascorso gli ultimi tre giorni visitando i tanti luoghi della mia Provincia, la Provincia di Belluno, così profondamente colpita dal maltempo. Sicuramente avrete visto le immagini del territorio bellunese ferito, in maniera quasi incredibile, dagli eventi atmosferici: pioggia, vento, frane ed esondazioni hanno arrecato danni spaventosi a paesi e comunità intere, che si sono ritrovate senza luce, acqua, linee telefoniche e Internet. Tutta la rete elettrica è collassata per la caduta dei tralicci, attorcigliati dal vento e dagli alberi caduti sopra le linee aeree della corrente elettrica; acquedotti letteralmente portati via e distrutti; frane e smottamenti hanno interrotto le strade. In questa situazione catastrofica sono emerse la forza e la volontà della mia gente nell'affrontare situazioni così difficili. Prima di tutto, la macchina della Protezione civile, gestita dalla Regione Veneto, ha portato avanti in maniera eccellente le azioni di soccorso (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , in modo preventivo, ordinando la chiusura delle scuole, degli uffici pubblici e delle attività imprenditoriali, coordinando poi le emergenze e i soccorsi durante e dopo gli eventi catastrofici. La montagna è terreno fragile e ostico. Negli ultimi decenni, in linea con opinioni ambientalistiche estremiste, si è sempre più ostacolato chi cura ambiente, boschi e corsi d'acqua. La filosofia di lasciare alla natura il compito di autoregolamentarsi ha visto i montanari inermi a osservare come il territorio incolto si sia caricato fino a scoppiare l'altro giorno proprio come una bomba che, con furia feroce, ha scatenato frane, smottamenti ed esondazioni, causate da corsi d'acqua non ripuliti e da boschi e pascoli non più curati. La natura non ha perdonato l'incuria protratta per lungo tempo. La viabilità è stata ripristinata con urgenza, ma non può sopportare il transito di mezzi pesanti, come i camion. Questo ha rallentato anche i soccorsi, non potendo passare i camion stessi con gli scavatori e le ruspe per liberare le strade e, soprattutto, con i generatori di corrente necessari (uno per ogni cabina elettrica) e il gasolio per il loro funzionamento. Vivere in montagna è difficile e le analisi statistiche dimostrano il calo demografico in corso. Certamente ciò che è accaduto va a rinforzare, in maniera decisa, questo andamento. L'impegno e l'obiettivo - non sono facili da raggiungere - vanno nella direzione opposta, per una nuova pianificazione territoriale, sociale ed economica, che permetta alle genti di montagna di rimanere ad abitare in quei luoghi bellissimi, là dove si respirano identità, storia e gran desiderio di vita per le generazioni future. La mia gente ha apprezzato oltre misura la solerte presenza delle istituzioni: la visita sul posto del ministro Salvini, che, accompagnato dal nostro governatore, Luca Zaia, ha incontrato direttamente sindaci e cittadini. Ringrazio anche i sottosegretari Franco Manzato e Vannia Gava, con i quali ho visitato i luoghi colpiti. Mai, mai le mie terre, che vedono, numericamente parlando, pochi elettori abitare ampi territori, hanno percepito lo Stato così vicino. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni) . PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, anche a nome del Movimento 5 Stelle desidero esprimere il cordoglio per le vittime di questa immane tragedia e la nostra vicinanza alle famiglie, a coloro i quali hanno perso tutto: non solo la vita, la casa, gli affetti. Una tragedia che riguarda l'intero territorio nazionale, come è stato già ricordato. Colleghi, voglio riprendere lo spirito che è venuto fuori all'interno di questa Assemblea dopo le tragedie: naturalmente si riflette sul da fare, su quanto si potrebbe fare, su quanto si è fatto e si farà. Mi è impossibile, tuttavia, non ricordare, Presidente - lo faccio molto sommessamente - che dall'alluvione di Firenze, che è l'emblema di un disastro di proporzioni inenarrabili, non si è fatto praticamente nulla. Sono passati cinquant'anni, e i Governi che si sono succeduti - a proposito delle parole che sono state evocate in quest'Assemblea, che si sarebbero dovute trasformare in fatti, ma che in fatti non si sono trasformate - non hanno fatto nulla. Direi ancor più negli ultimi sedici anni, nei territori interessati da tragedie di questo tipo non si è fatto nulla. Eppure, noi, Presidente - ci tengo a dirlo in maniera molto obiettiva, concreta e sommessa - di risposte ne abbiamo già date, le stiamo dando. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha già dichiarato che è stato messo a disposizione un miliardo di euro per la salvaguardia delle vite umane, che sta dentro al problema del dissesto idrogeologico. Sono stati stanziati 59 milioni di euro - e ulteriori risorse verranno stanziate - per le autorità di bacino riguardo al controllo dei flussi d'acqua. Questi sono fatti, colleghi, che non possono essere trascurati in questo momento in cui stiamo ragionando sul da farsi e su quanto abbiamo a disposizione. Anche il ministro Costa ha annunciato che a breve firmerà un accordo con la Regione Friuli-Venezia Giulia per far fronte a situazioni di questo tipo. Colleghi, rivolgo anzitutto un ringraziamento alla Protezione civile, alla macchina che ha funzionato perfettamente, per la tempestività degli interventi. Lo stesso Governo è accorso immediatamente sui luoghi del disastro. Guardate, queste sono cose importanti. Riprendo davvero lo spirito di certi interventi, però non si può ignorare quanto abbiamo già previsto e quanto prevedremo nella prossima manovra di bilancio, in cui ci saranno interventi a breve e a medio termine proprio in tema di dissesto idrogeologico. Questi sono fatti, colleghi, che in un giorno come questo aiutano tantissimo quelle persone che, purtroppo, si trovano a dover fare i conti sulla propria terra di un disastro che ci lascia tutti quanti esterrefatti e impotenti rispetto a questi imprevedibili fortunali. Abbiamo visto il cattivo tempo, però dobbiamo avere un orizzonte in cui in qualche modo programmiamo, e noi lo stiamo facendo. Colleghi, penso sia doveroso rivolgere a questo Governo un ringraziamento per quello che sta facendo e per quello che farà, credo nello stesso spirito che voi avete indicato. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . GARAVAGLIA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVAGLIA , sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, nel rinnovare la vicinanza e il cordoglio alle famiglie che hanno subito questi fatti così drammatici, siamo a riconfermare l'impegno del Governo per garantire, già nella prossima legge di stabilità, investimenti importanti in particolare sul tema del dissesto, che è la priorità delle priorità. Sapete bene che questo Governo si è impegnato già per spingere moltissimo sulla leva degli investimenti. Ebbene, tra questi, la priorità assoluta deve essere proprio quella del contrasto e della risoluzione di questo problema così drammatico, quello del dissesto che colpisce tanti cittadini italiani. La vicinanza è totale agli enti locali: Comuni, Province e Regioni, e per essi dobbiamo garantire risorse adeguate proprio per risolvere questo tema, ma anche alle aziende che hanno subìto danni pazzeschi. Pensiamo, ad esempio, alle imprese balneari, che si sono viste letteralmente spazzare via una vita di lavoro e di investimenti. Nel garantire questo, chiediamo al Parlamento di sostenerci con idee, consigli, critiche, per fare il meglio possibile. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Due brevi parole ancora meno formali rispetto a prima: essendo anziano di queste Aule parlamentari di momenti così ne ho vissuti tanti, troppi purtroppo, e ogni volta si guardava a una parte del Paese. Questa volta si va veramente da Est a Ovest, da Nord a Sud, da Belluno alla Sicilia e quanto avvenuto riguarda tutto il Paese. Ora è veramente imperativo per tutti, ciascun senatore di opposizione o maggioranza, di smetterla con le chiacchiere, ma di agire: deve essere proprio un fatto dovuto. (Applausi) . Mettiamoci sulla porta gli appunti delle emergenze e delle cose da fare, perché situazioni del genere non possono essere rivissute solo in termini «poverini», «preghiamo per i morti» o «speriamo che guariscano presto»: no, basta. Non devono più accadere queste cose. Discussione del disegno di legge: Doc 840 Conversione in legge del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 840. Ilrelatore, senatore Borghesi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. BORGHESI, relatore . Signor Presidente, il decreto-legge n. 113 del 2018, che siamo oggi chiamati ad esaminare per la sua conversione in legge, reca disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Si tratta di un provvedimento molto corposo, strutturato in 40 articoli suddivisi in quattro Titoli. Il Titolo I reca disposizioni in materia di rilascio di speciali permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario, nonché in materia di protezione internazionale e di immigrazione. L'articolo 1 reca l'abrogazione dell'istituto del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Prevede altresì che la corrispettiva tutela sostanziale permanga per alcune fattispecie di permessi di soggiorno speciali. Alcune di esse - quali in particolare le vittime di violenza o grave sfruttamento, di violenza domestica, di particolare sfruttamento lavorativo - sono già previste dal testo unico dell'immigrazione e sono in parte ridefinite dal decreto. Ulteriori modifiche al testo unico intendono disciplinare puntualmente altre fattispecie, quali condizioni di salute di eccezionale gravità e situazioni contingenti di calamità naturale nel Paese di origine che impediscono temporaneamente il rientro dello straniero in condizioni di sicurezza. È inoltre introdotto un permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile. Infine, sono introdotte disposizioni circa le controversie relative al rilascio dei permessi speciali sopra ricordati, quanto a giudice competente e procedimento di trattazione delle impugnazioni. L'articolo 2 eleva da novanta a centottanta giorni il periodo massimo di trattenimento dello straniero all'interno dei centri di permanenza per i rimpatri. Eleva parallelamente da novanta a centottanta giorni il periodo di trattenimento presso le strutture carcerarie, superato il quale lo straniero può essere trattenuto presso il centro di permanenza per i rimpatri per un periodo massimo di trenta giorni. Autorizza, inoltre, a ricorrere alla procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara, al fine di assicurare una tempestiva messa a punto dei centri medesimi. L'articolo 3 interviene sulla disciplina del trattenimento di stranieri che abbiano presentato domanda di protezione internazionale. A tal fine introduce due nuove ipotesi di trattenimento motivate dalla necessità di determinare o verificare l'identità o la cittadinanza dello straniero richiedente protezione internazionale. Le nuove ipotesi di trattenimento sono autorizzate in luoghi determinati e per tempi definiti. In particolare, il trattenimento è autorizzato per il tempo strettamente necessario, e comunque non superiore a trenta giorni, negli appositi punti di crisi individuati dall'articolo 10- ter , comma 1, del testo unico sull'immigrazione. Qualora non sia stato possibile pervenire alla determinazione ovvero alla verifica dell'identità o della cittadinanza dello straniero richiedente protezione internazionale, il trattenimento può essere effettuato, per un periodo massimo di centottanta giorni, nei centri di permanenza per i rimpatri di cui all'articolo 14 del medesimo testo unico. L'articolo 4 introduce alcune modalità di temporanea permanenza dello straniero in attesa di provvedimento di espulsione. In particolare, in mancanza di disponibilità di posti nei centri di permanenza per il rimpatrio, si prevede che lo straniero possa permanere in altre strutture idonee nella disponibilità dell'autorità di pubblica sicurezza, fino alla definizione del procedimento di convalida. L'articolo 5 esplicita che il divieto di reingresso nei confronti dello straniero destinatario di un provvedimento di espulsione ha efficacia nel territorio degli Stati membri dell'Unione europea nonché degli Stati non membri in cui si applichino gli accordi di Schengen. L'articolo 6 assegna al fondo rimpatri, istituito presso il Ministero dell'interno, le risorse stanziate dalla legge di bilancio 2018 per l'avvio di un programma di rimpatrio volontario assistito. L'articolo 7 amplia il novero dei reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego e la revoca della protezione internazionale, includendovi fattispecie delittuose di particolare allarme sociale. L'articolo 8 dispone in materia di cessazione dello status di rifugiato e di protezione sussidiaria. In particolare, si specifica che - salvo la valutazione del caso concreto - il rientro nel Paese di origine è indice della volontà del rifugiato di ristabilirvisi. L'articolo 9 esclude dal beneficio dell'autorizzazione a rimanere sul territorio nazionale i richiedenti asilo che reiterano la domanda per ritardare o impedire l'esecuzione di un provvedimento di allontanamento ovvero perché la prima domanda reiterata è stata giudicata inammissibile o rigettata in quanto infondata. L'articolo 10 disciplina il procedimento immediato dinanzi alla commissione territoriale, in casi particolari. L'articolo 11 prevede la possibilità d'istituire presso le prefetture sino ad un massimo di tre articolazioni territoriali dell'unità di Dublino, deputata ad individuare lo Stato dell'Unione europea competente all'esame delle domande di protezione. L'articolo 12 interviene sulle disposizioni concernenti il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, al fine di limitare i servizi di accoglienza territoriale ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. Conseguentemente, viene modificato l'impianto complessivo del sistema di accoglienza dei migranti sul territorio, così come definito dal decreto legislativo n. 142 del 2015. L'articolo 13 prevede che il permesso di soggiorno per richiesta d'asilo non consenta l'iscrizione all'anagrafe dei residenti, fermo restando che esso costituisce documento di riconoscimento. L'articolo 14 introduce nuove disposizioni in materia di acquisizione e revoca della cittadinanza, modificando e integrando a tal fine la legge n. 91 del 1992. Tra le sue previsioni, si segnala l'ipotesi di revoca della cittadinanza in caso di condanna definitiva per una serie di reati, nonché l'abrogazione della disposizione che preclude il rigetto dell'istanza di acquisizione della cittadinanza per matrimonio, decorsi due anni dalla stessa. L'articolo 15 reca disposizioni in materia di giustizia. In particolare, s'intende colmare una lacuna legislativa, allineando la disciplina prevista per il processo civile a quella dettata per il processo penale dall'articolo 106 del testo unico in materia di spese di giustizia. Il Titolo II introduce norme finalizzate a rafforzare i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica, con particolare riferimento alla minaccia del terrorismo e al contrasto delle infiltrazioni criminali negli appalti pubblici, nonché al miglioramento del circuito informativo tra le forze di polizia e l'autorità giudiziaria. Nel dettaglio, l'articolo 16 estende le ipotesi di reato che consentono al giudice di adottare il provvedimento di allontanamento dalla casa familiare anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall'articolo 280 del codice di procedura penale e introduce la facoltà di utilizzare il braccialetto elettronico come strumento di controllo dell'esecuzione di tale provvedimento, nelle ipotesi di maltrattamenti contro familiari o conviventi e stalking . L'articolo 17 pone in capo agli esercenti di attività di autonoleggio di veicoli senza conducente l'obbligo di comunicare i dati identificativi dei clienti al CED interforze per finalità di prevenzione del terrorismo. L'articolo 18 prevede un ampliamento dell'accesso da parte del personale della polizia municipale, nei Comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti, a specifici archivi presenti nella banca dati CED interforze. L'articolo 19 è volto a consentire alla polizia municipale dei comuni con più di 100.000 abitanti di utilizzare in via sperimentale armi comuni a impulso elettrico. L'articolo 20 estende, per finalità di prevenzione, l'applicazione del divieto di accesso a manifestazioni sportive agli indiziati di reati di terrorismo anche internazionale e di altri reati contro la personalità dello Stato e l'ordine pubblico. L'articolo 21 estende alle aree su cui insistono presidi sanitari e a quelle destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli, l'ambito applicativo della disciplina del cosiddetto DASP urbano. L'articolo 22 reca una disposizione finalizzata a corrispondere alle contingenti e straordinarie esigenze della Polizia di Stato e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco per l'acquisto ed il potenziamento dei sistemi informativi diretti al contrasto del terrorismo internazionale, nonché per il finanziamento di interventi diversi di manutenzione straordinaria e adattamento di strutture e di impianti. L'articolo 23 prevede che siano puniti a titolo di illecito penale sia il blocco stradale che l'ostruzione o l'ingombro di strade ferrate. Gli articoli dal 24 al 29 recano disposizioni in materia di prevenzione e contrasto alla criminalità mafiosa. L'articolo 24 interviene in materia di impugnazione delle misure di carattere patrimoniale di cui al codice antimafia, elimina l'obbligatorietà della comunicazione all'autorità giudiziaria delle proposte di applicazione delle misure presentate autonomamente dal questore e amplia il novero dei reati che determinano l'insorgenza delle cause ostative al rilascio della comunicazione antimafia. Con l'articolo 25, si intende inasprire il trattamento sanzionatorio per le condotte degli appaltatori che facciano ricorso illecitamente a meccanismi di subappalto. L'articolo 26 introduce l'obbligo di comunicare al prefetto la segnalazione di inizio attività dei cantieri nell'ambito della Provincia. La disposizione recata dall'articolo 27 aggiorna l'obbligo di trasmissione delle sentenze di condanne irrevocabili a pene detentive, già esistente per le cancellerie degli uffici giudiziari, aggiungendovi anche i provvedimenti ablativi o restrittivi. L'articolo 28 introduce modifiche all'articolo 143 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, in particolare viene disciplinata una sorta di protocollo operativo che consente di adottare interventi straordinari nel caso in cui, pur non rinvenendosi gli elementi per disporre lo scioglimento dell'ente locale, siano state tuttavia riscontrate anomalie o illiceità tali da determinare uno sviamento dell'attività dell'ente. L'articolo 29 incrementa la dotazione delle risorse per la copertura degli oneri finanziari connessi all'attività svolta dalle commissioni straordinarie per la gestione degli enti sciolti in conseguenza di fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare. Gli articoli 30 e 31 introducono misure finalizzate al contrasto del fenomeno delle occupazioni arbitrarie di immobili, attraverso l'inasprimento delle pene fissate nei confronti dei promotori e organizzatori delle occupazioni e la possibilità di disporre intercettazioni telefoniche. Il titolo III introduce disposizioni per la funzionalità del Ministero dell'interno e interventi per rafforzare l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. In particolare, con riferimento al Ministero dell'interno, l'articolo 32 dispone la riduzione di 29 posti di livello dirigenziale generale, al fine di garantire gli obiettivi complessivi di economicità e di revisione della spesa previsti dalla legislazione vigente. L'articolo 33 contiene un'autorizzazione di spesa per il pagamento, a partire dal 2018, dei compensi per prestazioni di lavoro straordinario svolte dagli appartenenti alle forze di Polizia anche in deroga al limite dell'ammontare delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale delle amministrazioni pubbliche, fissato dal decreto legislativo n. 75 del 2017. L'articolo 34 incrementa di 5,9 milioni di euro per l'anno 2019 e di 5 milioni a decorrere dal 2020 gli stanziamenti per la retribuzione del personale volontario dei Vigili del fuoco. L'articolo 35 istituisce un fondo in cui confluiscono le autorizzazioni di spesa già previste e non utilizzate per il riordino dei ruoli delle carriere del personale delle forze di Polizia e delle Forze armate, cui si aggiunge uno stanziamento pari a 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2018. Gli articoli da 36 a 38 riguardano l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Nello specifico, l'articolo 36 reca disposizioni volte alla razionalizzazione delle procedure di gestione e destinazione dei beni confiscati, introducendo anche la possibilità di vendita sul mercato di tali beni, mentre l'articolo 37 interviene in materia di organizzazione e di organico dell'Agenzia, prevedendo l'istituzione di non più di quattro sedi secondarie. L'articolo 38 reca norme di deroga alle regole sul contenimento della spesa degli enti pubblici e disposizioni abrogative. Il titolo IV, con gli articoli 39 e 40, contiene le disposizioni finali concernenti la copertura finanziaria del provvedimento e la sua entrata in vigore. PRESIDENTE . Il relatore di minoranza, senatore Mirabelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. MIRABELLI, relatore di minoranza . Signor Presidente, illustro la relazione di minoranza presentata dal Gruppo Partito Democratico in Commissione affari costituzionali partendo da una considerazione. Abbiamo fatto una lunga discussione su questo decreto-legge. L'abbiamo approfondito avvalendoci anche di un nutrito numero di competenze di soggetti che abbiamo audito in Commissione. Nel testo finale che arriva oggi in Aula di quei contributi non troviamo nulla, così come troviamo pochissimo dei contributi dati dai Gruppi nella discussione in Commissione. Abbiamo ascoltato persone competenti che ci hanno fatto rilievi puntuali sulla costituzionalità di alcune norme, sulla inopportunità di altre e registriamo che nulla di tutto ciò è stato raccolto in questo testo. D'altra parte, non poteva che essere così perché questo decreto-legge è, in realtà, un manifesto politico e non una legge. Non è il tentativo di introdurre con un decreto-legge d'urgenza norme che garantiscano più sicurezza ai cittadini perché non ci sono norme di questo tipo: non ci sono soldi per la videosorveglianza e per le Forze dell'ordine; non ci sono strumenti per rendere più rapidi i respingimenti. Non c'è nulla di tutto ciò. È un manifesto che indica delle priorità e dà un messaggio rispetto ad alcune priorità; confonde il tema del governo dell'immigrazione con il tema dell'insicurezza e temo che, su questo punto, il giudizio su questo decreto-legge non sarà solo quello di un decreto inutile. Sul punto dell'immigrazione e dal punto di vista della sicurezza questo provvedimento sarà dannoso; aumenterà l'insicurezza, il disordine e la clandestinità. Non volete governare il fenomeno dell'immigrazione sulla base di norme; con questo decreto-legge volete lanciare un messaggio. Vi illudete di spiegare a persone che scappano dalla fame e dalla disperazione che, siccome qui ci sono norme brutte che rendono la vita difficile per gli immigrati, è meglio che non ci vengano. Per fare questo introducete una serie di norme assolutamente incomprensibili dal punto di vista del governo dell'immigrazione. Volete spaventare e per raggiungere questo obiettivo fate sì che chi paga siano alcune categorie. Innanzitutto, chi arriva qui - che abbia o meno diritto - viene sottoposto a un calvario, di cui francamente non c'è bisogno. Inoltre, riducendo le motivazioni per il permesso umanitario succederà quanto segue: chi è qui con uno dei permessi concessi in passato e che in questi anni ha lavorato, studiato, si è fatto una famiglia o, magari, una casa, quando, dopo questo decreto-legge, andrà a rinnovare il suo permesso, questo non gli verrà rinnovato e gli sarà detto che deve tornare a casa, poiché le motivazioni per cui è entrato non ci sono più. La scelta sarà tornare a casa o, più probabilmente, essendo uno che ha un lavoro, una casa o una famiglia, entrare in clandestinità e restare in Italia con una posizione di irregolarità. Non mi pare che questo dia più sicurezza ai cittadini. Non mi pare che si crei una convivenza civile migliore nella clandestinità. Voglio, però, introdurre un altro tema. L'idea che questo sia un Paese che respinge gli immigrati e gli stranieri arriva fino al punto di colpire i ragazzi italiani che sono nati qui, che hanno studiato qui. Nella scorsa legislatura abbiamo parlato dello ius soli . Ora, si può dire ciò che si vuole di quella legge, che poteva essere migliorata o peggiorata, ma c'è un punto: adesso a quei ragazzi - ai quali abbiamo detto che dovevamo fare più in fretta a dar loro la cittadinanza, perché riconosciamo il fatto che sono nati qui e che vivono qui - diciamo che non bastano più neanche ventiquattro mesi per avere la cittadinanza e che quando compieranno diciotto anni dovranno aspettare altri quattro anni per averla. Questo è contenuto in questo decreto-legge. E che cosa c'entri tutto questo con la sicurezza dei cittadini francamente io faccio fatica a comprenderlo. Come faccio fatica a comprendere come non si capisca che questa misura rende meno sicuro un Paese e allarga la clandestinità. Nel decreto è prevista l'eliminazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, che priverà l'ordinamento italiano di strumenti essenziali per l'attuazione di articoli della Costituzione. Ma non c'è solo questo: con questa normativa si demoliscono i pezzi di integrazione che funzionano. In questo Paese l'integrazione è un problema, ma c'è uno strumento che funziona e ha dimostrato di saper funzionare e sono gli SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Il sostanziale smantellamento degli SPRAR comporterà il venir meno di un fondamentale strumento di integrazione. Lì si insegna l'italiano, lì si spiega dove si è, lì si danno nuove competenze professionali, lì c'è la costruzione di reti sociali sui territori, li si fa integrazione. Benissimo: quindi, smantelliamo gli SPRAR. Ancora: indebolire l'integrazione non è qualcosa che dà più sicurezza a un Paese, ma ne dà certamente meno. Tralascio altre brutture, come quella di costruire i centri per il rimpatrio. Tutto legittimo e io sono d'accordo: chi non ha diritto a stare in questo Paese dovrebbe andare via. Io registro, però, che in questo decreto-legge si costruiscono nuovi centri per il rimpatrio che, scopriamo, sono talmente urgenti per cui si fa quello che, quando lo abbiamo fatto noi per Expo, non andava bene. Per costruire questi centri si possono, cioè, concedere gli appalti senza fare le gare, cosa che qui qualcuno, negli anni scorsi, ci aveva spiegato essere un crimine e che nessuno di loro lo avrebbe mai fatto. Comunque, voi costruite i centri per il rimpatrio con appalti concessi senza gara, diversamente da quanto la legge prevede. È una deroga che si può fare, ma io sottolineo il fatto che voi la fate. Dopodiché, noi metteremo quei 400.000, 500.000 o 600.000 immigrati irregolari di cui si blatera dentro questi centri, non più per novanta giorni ma per centottanta giorni. Poi, però, non c'è una norma che regoli il rimpatrio. Non c'è "una lira in più" per i rimpatri, se non le promesse nella legge di bilancio. Non c'è una capacità diplomatica per favorire i rimpatri. A meno che non pensiamo che insultare quotidianamente il Governo tunisino, come fa qualcuno, sia un modo per ottenere le condizioni perché ci siano i rimpatri. È questo il decreto-legge. Le misure che adesso venivano citate puntualmente dal mio collega sono misure francamente senza soldi e senza forze. Noi invece abbiamo fatto proposte. Siamo fermi al cosiddetto pacchetto Minniti. Non c'è niente di più e anche quando si fa finta di attribuire ai sindaci molti poteri, sostanzialmente gli si dice che possono fare quanto già oggi è previsto con le ordinanze e in altro modo. Quindi, anche in tal caso, non c'è niente che possa far dire che domani i cittadini italiani saranno più sicuri e il territorio più vigilato. Non c'è nulla di tutto ciò. Fatemi fare una battuta: trovo straordinario il fatto che abbiamo votato una legge sulla legittima difesa. Abbiamo detto che con quella legge lo Stato mandava un messaggio ai cittadini: non ce la facciamo a difendervi, difendetevi da soli. Devo dire che letto il decreto sicurezza, avevamo ragione noi. Non c'è un euro e sono stati respinti tutti gli emendamenti sulla videosorveglianza. Dove sono le norme per garantire più attenzione al territorio? E voglio dire un'altra cosa; dove sono le norme per impedire che vicende come quella di San Lorenzo succedano ancora? Se i sindaci avevano bisogno di strumenti per intervenire, dovevano essere messi nel provvedimento al nostro esame, costringendo, ad esempio, le proprietà ad impedire il degrado delle strutture: misure forti che si potevano inserire e non è stato fatto. Dove sono le misure contro gli scafisti e i trafficanti di esseri umani? Non ci sono perché nel Paese ormai, da parte di alcuni, sembra che la sicurezza consista nel combattere il negozietto etnico sotto casa o il parcheggiatore abusivo. Anche la questione della mafia passa in secondo piano. Con questo provvedimento diciamo che stiamo discutendo un decreto sicurezza in cui però tutte queste cose vengono prima della lotta alla mafia, che ci interessa soltanto perché interveniamo sui beni confiscati e sulla loro vendita, facendo in modo che vengano venduti più rapidamente e che si possano così avere i soldi che provengono da tale vendita. Si dimentica però che la cosiddetta legge Pio La Torre, che stabilisce la confisca dei beni dice che, da una parte, bisogna colpire i patrimoni dei mafiosi con la confisca, ma, dall'altra parte, che quei patrimoni devono essere restituiti ai cittadini. Capisco che se i Comuni non ce la fanno, quei beni non devono rimanere sine die senza destinazione, però francamente lanciare il messaggio che si vendono i beni confiscati, è sbagliato ed è un messaggio - devo dare atto al sottosegretario Molteni - in parte smorzato dal fatto che si è deciso di attivare almeno un fondo che consenta ai Comuni di avere i soldi per mettere i beni confiscati a disposizione della comunità. Detto questo, il messaggio non cambia. Non ci sono norme per la lotta alla mafia, vengono prima di tutto le vendite e si demolisce anche in parte, in alcuni aspetti, la riforma recente del codice antimafia. Non è un bel segnale dire che diventano facoltativi i tavoli tra sindacati e confindustrie locali, finalizzati a fare in modo che le aziende confiscate possano vivere e, con uno sforzo collettivo, mantenere l'occupazione. Pertanto, io penso che questo sia il decreto-legge al nostro esame, al di là delle singole norme. È un manifesto politico che indica un nemico - l'immigrazione - in cui non ci sono norme e un euro per potenziare la sicurezza dei cittadini. È un manifesto che serve a dare soddisfazione ad una forza politica, a una parte del Governo, ma non aiuta i cittadini italiani ad essere più sicuri. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Saponara. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori della Repubblica, per quanto riguarda il decreto-legge immigrazione e sicurezza pubblica in discussione oggi in quest'Aula, ritengo che si debba fare prima di tutto una considerazione, cioè che fino a pochi mesi fa i temi della immigrazione e della sicurezza sono stati gestiti con grande incompetenza e leggerezza e che il testo in approvazione sia un atto conseguente, necessario e dovuto, per ristabilire un po' di ordine e di legalità. Dobbiamo ringraziare le politiche fallimentari del precedente Governo se la situazione è chiaramente sfuggita di mano e se ora ci ritroviamo città che vantano interi quartieri ostaggio della malavita, inaccessibili e invivibili per gli onesti cittadini, costretti spesso a vivere barricati in casa propria. La percezione della sicurezza è stata ridotta a bassissimi livelli e per questo si è reso necessario, da parte dell'attuale Governo, avviare un percorso volto a restituire quell'ordine nelle nostre città e nella vita civile che è venuto a mancare. Il decreto-legge in discussione non vuole essere, come afferma qualcuno, un provvedimento discriminatorio o - peggio ancora - che va a ledere i diritti umani. Esso intende rimediare alla precedente malagestione della sicurezza pubblica e dell'immigrazione, andando a ristabilire le regole necessarie per una civile convivenza. Legalità e ordine sono dunque gli obiettivi del decreto-legge in esame, nei confronti del quale non sono state risparmiate critiche e manifestazioni di una certa parte politica che, se da una parte invoca l'Europa come garante dei diritti umani che a suo dire il testo andrebbe a violare, dall'altra fa finta di non cogliere la conformità delle norme in esso contenute proprio alle direttive europee in materia di immigrazione e accoglienza. L'incostituzionalità tanto declarata di alcuni articoli ricorda le stesse accuse mosse qualche mese fa in occasione della vicenda della nave Diciotti, che tutti ben sappiamo come si è conclusa. Nei giorni che ci hanno visti impegnati in Commissione è stato detto che con il provvedimento in esame rischiamo di entrare in una fase di inciviltà, che si va a smantellare il sistema di integrazione, che le norme in esso contenute sfiorano la disumanità. Onorevoli colleghi, vi chiedo che grado di civiltà, che risultato di integrazione e, infine, che umanità ci fosse e c'è negli innumerevoli atti violenti che hanno generato fatti gravissimi, di cui uno accaduto purtroppo molto recentemente. È stato anche detto che con il provvedimento in esame stiamo facendo una spensierata e pericolosa propaganda, che le norme in esso contenute sono riprovevoli, che dobbiamo chiedere scusa agli italiani sugli imbrogli - lo ripeto: gli imbrogli - che stiamo facendo con questo provvedimento. Onorevoli colleghi, chi deve chiedere scusa non siamo noi, ma chi con tanta noncuranza e leggerezza ha fatto sì che si creasse questo stato di cose, andando a scippare le persone perbene del diritto di vivere liberi e sicuri a casa propria (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) , del diritto di girare tranquilli per le nostre città, del diritto semplicemente di vivere. Di questo scippo qualcuno deve chiedere scusa e questo qualcuno non siamo sicuramente noi. D'altra parte qualcuno invece ci ha detto di essere stati troppo blandi e poco incisivi con il decreto-legge in esame. Rispondo dicendo che il contenuto del decreto-legge ricalca le scelte che abbiamo ritenuto più opportune. Oggi il provvedimento è arrivato all'esame dell'Assemblea, come atto dovuto nei confronti di cittadini perbene e per rispetto nei confronti loro e dei loro diritti dovrebbe essere votato all'unanimità, perché difende non solo gli italiani, ma anche tutti gli stranieri che dell'Italia hanno fatto la loro casa lavorando onestamente e rispettando le leggi. Sono loro spesso i primi a chiedere più ordine. Si tratta di un punto d'arrivo, ma soprattutto di un punto di partenza con i 40 articoli in esso contenuti che affrontano a tutto campo gli aspetti delicati e complessi di immigrazione e sicurezza. È su alcuni di essi che voglio soffermarmi, consapevole di quanto abbiano e continueranno a tenere banco nelle discussioni generali e che per questo meritano opportuni chiarimenti: protezione umanitaria, centri di accoglienza straordinaria (CAS), sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), commissioni territoriali e Forze dell'ordine. Il decreto-legge al nostro esame soppianta la protezione umanitaria a favore di alcune fattispecie di permessi speciali e questo in considerazione del fatto che di questo istituto, introdotto in Italia nel 1998, si è abbondantemente abusato: la protezione umanitaria, infatti, consiste in un permesso di soggiorno per motivi umanitari, che viene rilasciato quando non sussistono i requisiti per l'asilo politico, né tantomeno quelli per la protezione sussidiaria. E le percentuali ci dicono che il numero di protezioni umanitarie concesse è di gran lunga superiore sia alla protezione per asilo politico che sussidiaria: il 23 per cento contro il 7 per cento di status di rifugiato e il 4 per cento di protezione sussidiaria. Non viene quindi leso alcun diritto, come qualcuno vuol far credere, in quanto la protezione internazionale viene comunque garantita dalla nostra Costituzione. Il decreto-legge va poi a garantire gli SPRAR solo agli aventi diritto, a coloro cioè a cui viene riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria o speciale e ai minori non accompagnati, fino a conclusione della procedura di domanda di protezione. Si tratta di un provvedimento teso a contenere la spesa pubblica, ma che qualcuno pensa possa produrre molti clandestini: a tale proposito vale la pena ricordare, intanto, che grazie ad una un'incisiva azione di Governo e, nello specifico, del Ministro dell'interno, Matteo Salvini, gli sbarchi sono grandemente diminuiti, passando dai circa 122.000 del 2017 ai circa 22.000 del 2018: l'87 per cento in meno. Tutto va a velocizzare le procedure per il riconoscimento dei richiedenti asilo, con il potenziamento delle commissioni territoriali. Non si vede quindi, a fronte di tutte queste misure e con la diminuzione degli sbarchi, come potrà crearsi un grande numero di clandestini. Un capitolo importante è quello che riguarda le Forze dell'ordine e anche in questo caso sono i numeri a parlare: con fondi esclusivamente del Ministero dell'interno - a cui quindi si potrebbero aggiungere altri fondi, provenienti da altri Ministeri - sono stati destinati alla Polizia di Stato 10,5 milioni di euro per il 2018 e 36,65 milioni di euro per ciascun anno dal 2019 al 2025; per il Corpo nazionale dei vigili del fuoco sono stati destinati 4,5 milioni di euro per il 2018 e 12,5 milioni di euro per ciascun anno dal 2019 al 2025, con la previsione di effettuare, con la prossima legge di bilancio, 1.500 assunzioni, per coprire il 50 per cento del fabbisogno effettivo di Vigili del fuoco. Signor Presidente, qualcuno ha ancora il coraggio di dire che con il decreto in esame si è posta poca attenzione alle Forze dell'ordine. Chiedo allora: perché non lo avete fatto voi? Solo adesso trovate le soluzioni a tutti i problemi? Eppure avete avuto anni per pensarci e mettere in pratica misure idonee. Per concludere, il decreto-legge in esame vuole essere prima di tutto una risposta ai cittadini che chiedono più sicurezza, ma anche un mezzo per ridare alle nostre città e al nostro vivere quotidiano quel decoro e quella dignità a cui tutti abbiamo diritto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, le notizie di cronaca di queste ultime settimane ci ricordano, purtroppo, quanto nel nostro Paese sia prioritario intervenire sulla sicurezza. Di questa necessità Forza Italia è consapevole da tempo. A dare conto della nostra coerenza non sono mere dichiarazioni di principio, ma sono i numeri. Nei due anni centrali dell'ultimo Governo Berlusconi, 2009 e 2010, l'andamento della criminalità ha conosciuto una flessione sia in relazione al totale dei delitti denunciati all'autorità giudiziaria, che relativamente ai singoli reati come, ad esempio, omicidi, percosse, minacce e rapine. Quella stessa flessione non si è sempre confermata negli anni successivi e, dunque, qualsiasi intervento volto ad aumentare la sicurezza dei cittadini e anche la percezione di sicurezza (che, specie per le donne, è ancora troppo bassa) non può che vederci favorevoli, anche e soprattutto se quest'intervento viene posto in essere con una concomitante stretta sull'immigrazione, specie quella irregolare, clandestina, che è trasversalmente riconosciuta come correlata alla criminalità. Lotta al terrorismo, ripresa del controllo dei confini, blocco degli sbarchi, rimpatrio di tutti i clandestini, abolizione dell'anomalia solo italiana della concessione indiscriminata della sedicente protezione umanitaria, tutela della dignità delle Forze dell'ordine e delle Forze armate con stipendi dignitosi, dotazioni adeguate di personale, mezzi e tecnologie adatti al contrasto del crimine e del terrorismo, inasprimento delle pene per violenza contro un pubblico ufficiale: questo insieme di proposte era contenuto nel programma per l'Italia presentato dal centrodestra in occasione delle elezioni del 4 marzo scorso. È chiaro, dunque, che la sicurezza è uno dei pilastri della nostra azione politica, in linea con una battaglia che conduciamo da tempo sia nelle Aule parlamentari, sia nel Paese e che mira a conciliare la nostra inossidabile adesione ai principi liberali con la necessità di contrastare qualsiasi forma di criminalità. Il fatto che molti dei punti del programma elettorale del centrodestra stiano nel testo di cui oggi avviamo la discussione in quest'Assemblea la dice lunga sulla dote che abbiamo portato a questo Governo e, forse, anche sui suoi equilibri. Non è però questa la sede nella quale soffermarsi su questi aspetti e neppure quella nella quale tornare sulle ragioni per le quali Forza Italia è attualmente schierata all'opposizione: un'opposizione scevra da pregiudizi e responsabile, che se da un lato ammette volentieri che una buona parte delle norme contenute nel testo sono valide dall'altro non può esimersi dal dire che vi sono anche delle criticità sia in termini di costituzionalità, che all'esito di alcuni evidenti compromessi al ribasso tra Lega e MoVimento 5 Stelle, i cui effetti non devono ricadere sugli italiani. Non entro nel merito di tutti e quattro i Titoli in cui si articola il testo in esame. Mi soffermo, invece, su quanto previsto dal Titolo III, Capo I, recante «Disposizioni per la funzionalità del Ministero dell'interno», tra le quali alcune misure destinate alle Forze dell'ordine, compresi i Vigili del fuoco. Già con le proposte emendative presentate in Commissione, Forza Italia ha inteso rendere quanto più possibile fattivo e concreto, in termini materiali, il sostegno a chi quotidianamente garantisce la sicurezza della comunità nazionale e a cui non può e non deve essere sufficiente rivolgere un ringraziamento a parole che, con il passare del tempo, rischia di svanire o, ancor peggio, trasformarsi in una vuota retorica. Per questo, già in Commissione abbiamo chiesto assegni più consistenti a fine mese; l'estensione delle misure previste per il pagamento degli straordinari alle Forze di polizia, ai Vigili del fuoco e alla Polizia locale; che siano a carico dello Stato le cure e le analisi per le patologie e gli eventi traumatici eventualmente subiti nello svolgimento dell'attività di servizio; l'incremento di 350 unità di dotazione organica nella qualifica di Vigile del fuoco; la concessione di benefici previdenziali per i Vigili del fuoco esposti all'amianto; che vengano stanziati 1,2 miliardi di euro per il 2019 e 1,7 miliardi di euro a decorrere dal 2020 per nuove assunzioni di personale delle Forze armate, di Polizia e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Con riferimento ai Vigili del fuoco, l'obiettivo di far fronte alla mancanza di quasi 3.000 unità a livello nazionale non si esaurisce certo con le previsioni contenute nel decreto-legge che ci accingiamo a convertire e rispetto alle quali richiamo, ancora una volta, l'attenzione del Governo, che esorto a intervenire. Allo stesso modo, esorto l'Esecutivo in merito alle carenze che da tempo coinvolgono i corsi di formazione per i poliziotti di domani, che certo non meritano di imparare il difficile mestiere della sicurezza con carenze di corsi e divise. Le proposte avanzate da Forza Italia in Commissione sul provvedimento, rispetto ai temi che ho citato, sono state inascoltate. Auspichiamo tuttavia che le proposte emendative presentate in Aula, che rientrano nello spirito e negli obiettivi che si pone il provvedimento, vengano accolte. Sarà anche per questa via, infatti, che l'azione di questa legislatura potrà almeno in parte far sì che all'ideale pratico teso a creare nella società umana una sempre maggiore libertà, sia lasciato lo spazio adeguato, attraverso un intervento quanto più possibile efficace per garantire la sicurezza dei nostri cittadini e le condizioni e i riconoscimenti agli uomini e alle donne che ogni giorno lavorano per rendere il nostro Paese un posto più sicuro, vivibile e migliore. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, membri del Governo, dalle elezioni dello scorso marzo e dalle istanze che ci arrivano ogni giorno, emerge chiaramente come il fattore sicurezza sia uno degli elementi più importanti e prioritari nella percezione degli italiani. Non possiamo e non vogliamo lasciare inascoltata la voce di chi ogni giorno vive con la paura e il timore per l'incolumità propria e dei propri cari. Questo provvedimento oggi in discussione è necessario per mettere alla prova, con mezzi normativi adeguati, la nostra capacità di accoglienza e gestione dei flussi migratori, la possibilità di offrire assistenza, la capacità di assicurare condizioni di dignità e di inclusione essenziali per evitare che povertà e marginalità sociale divengano terreno di coltura per la criminalità, il fondamentalismo e il terrorismo. Non solo. Va ribadito che il tema della sicurezza non può essere scisso da questo contesto legato alle migrazioni. Chi nega che ci sia un problema legato a chi per sostentarsi deve vivere di espedienti nega la realtà dei fatti. Per l'Italia e per l'Europa il tema della gestione dei flussi migratori occupa un posto centrale da molti anni ed è inevitabilmente destinato a coinvolgerci ancora lungo, visti i fattori che a livello globale lo hanno determinato e che continueranno a farlo se le cause (povertà, guerre e carestie) non saranno rimosse. Dunque non solo l'Italia, ma l'Europa deve guardare a questo fenomeno in una prospettiva strategica e, allo stesso tempo, assumersi pienamente (non come si è fatto in passato) la responsabilità di un'emergenza che, se non gestita, rischia di diventare cronica. L'impegno del nostro Paese nel salvare vite umane nel Mediterraneo e garantire protezione a quanti sono costretti a fuggire è ogni giorno più intenso e oneroso; ma ne siamo orgogliosi, perché questo impegno è coerente con i nostri valori di solidarietà e di accoglienza. La nostra storia e le nostre origini sono profondamente ancorate alle migrazioni che da millenni si muovono attraverso il Mediterraneo. Noi italiani siamo figli di quella storia; ma il nostro sforzo non deve essere dato per scontato e tanto più va apprezzato, quanto più si diffondono in Europa sentimenti e orientamenti ostili alla piena attuazione del principio di solidarietà tra gli Stati sancito dai Trattati. L'Italia, come altri Paesi europei, ha scelto di non sottrarsi a questa responsabilità e di lavorare per governare il flusso migratorio dall'Africa e dalle altre aree interessate, nonostante le difficoltà e le ripercussioni a livello sociale e politico nei diversi territori. Stiamo vivendo un momento di grande cambiamento, che necessita di lucidità e pragmatismo a tutti i livelli, locale, nazionale ed europeo. La sfida più delicata, ma cruciale per tutti noi, sta proprio nella capacità di gestire la complessità del fenomeno migratorio, insieme alla sostenibilità sociale delle politiche di accoglienza e di integrazione. Il controllo più serrato di coloro che arrivano nel nostro Paese, per identificare puntualmente chi sia veramente bisognoso di protezione internazionale, credo sia un auspicio per tutti. Spieghiamo con chiarezza agli italiani che la maggior parte dei migranti che sbarcano sulle nostre coste arrivano da Paesi che non sono in guerra e che queste persone non avranno diritto all'asilo politico. Due dei Paesi dai quali provengono più migranti sono la Tunisia e la Nigeria, solo per fare un esempio. Prendo spunto da quest'ultimo Paese per citare alcuni dati del 2016, anno di decine di migliaia di sbarchi. Di 11.340 domande di asilo o protezione, solo 2.955 sono state accolte. Questo trend è lo stesso negli ultimi due anni; e se consideriamo che più di un quinto delle domande provengono da donne, quelle sì spesso vittime di tratta, allora comprendiamo bene come ci siano migliaia di uomini adulti che sono migranti economici. Spesso sentiamo citare nei talk show il dato che evidenzia il rapporto tra rifugiati e popolazione nazionale. Ribadiamolo ad alta voce: questo è un dato che non rispecchia per niente la realtà che viviamo tutti i giorni nelle nostre città. La stessa UNHCR, che cita i migranti residenti in ogni Stato membro dell'Unione europea, certifica anche il numero delle richieste di asilo presentate: in Italia abbiamo quasi il 20 per cento delle richieste di asilo di tutta Europa, oltre 126.000 lo scorso anno. Dato che di questi, come ho già sottolineato, solo una piccola parte ha diritto all'asilo, ecco evidente come siano realmente decine di migliaia le persone, migranti non regolari, da dover gestire. Questo decreto-legge, però, non è solo rivolto ai migranti: inaspriamo le pene per maltrattamenti e stalking con l'utilizzo del braccialetto elettronico, introduciamo norme per il Daspo a potenziali terroristi, controlleremo chi noleggerà veicoli perché la maggior parte degli attacchi terroristici degli ultimi anni sono stati fatti utilizzando veicoli spesso presi a noleggio. Credo di aver ben chiarito come questa maggioranza non voglia sottrarsi all'impegno di gestire questa situazione e che intende farlo con risolutezza. Concludo sottolineando come introdurre certezza di espulsione e revoca della cittadinanza per coloro che si macchiano di gravissimi reati è una garanzia non solo per gli italiani, ma anche per tutti coloro che sono venuti nel nostro Paese, si sono integrati e condividono il clima di insicurezza che ogni giorno viviamo nelle nostre città. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bressa. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, inizio il mio intervento su quello che non definisco un decreto-legge sulla sicurezza, ma un apologo di quello che voi siete realmente. Partiamo dalla Costituzione, dagli articoli 2, 3, 22, 24, che costituiscono il quadro entro cui si inserisce la previsione dell'articolo 10, in particolar modo il comma 3 dell'articolo 10: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge». Ma rileggiamo anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione in merito: la sentenza n. 4674 del 1997, che afferma il carattere precettivo della disposizione costituzionale e la sua conseguente immediata operatività, la quale, con sufficiente chiarezza, delinea la fattispecie che fa sorgere in capo allo straniero il diritto di asilo; la sentenza n. 4455 del 23 febbraio del 2018, che definisce che il diritto di asilo è interamente attuato e regolato attraverso la disciplina dei tre istituti dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e del diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari; la sentenza n. 2767 del 5 febbraio del 2018, che prevede che la protezione umanitaria sia l'effetto della grave violazione dei diritti umani subita dal richiedente nel Paese di provenienza. Questa è una sentenza particolarmente significativa, perché elimina così ogni automatismo applicativo. Ci devono essere delle ragioni, che devono accertate. Si tratta, quindi, di un sistema articolato, flessibile, razionale, che corrisponde all'idea più corretta di Costituzione; non una mera organizzazione di poteri, ma un'organizzazione di poteri funzionale alla garanzia dei diritti fondamentali. Fino a qui il diritto. Ma passiamo ai fatti, le decisioni sui richiedenti asilo negli anni 2016-2017 (fonte del Ministero dell'interno): nel 2016 il totale dei casi esaminati è stato di 91.102; la protezione umanitaria è stata concessa a 18.979 persone, pari al 21 per cento, e negata a 54.254, pari al 60 per cento; nel 2017 il totale dei casi esaminati è stato pari a 81.527 e la protezione umanitaria è stata concessa a 20.166 persone, pari al 25 per cento, e negata a 46.992, pari al 58 per cento. Stiamo parlando di poco più di 35.000 casi. Dov'è l'urgenza, allora? Di che cosa stiamo parlando? Dov'è l'emergenza per procedere su un tema così delicato con decreto-legge? Senza fatti condivisi non può esserci una discussione razionale sulle scelte politiche; senza verità la democrazia è zoppa. Orwell diceva che temeva che la verità ci sarebbe stata negata, ma questo Parlamento vi impedirà questa operazione, ovvero di negare la verità, e lo farà parlamentarmente, squarciando il velo della vostra ipocrisia. La realtà è che voi - e la Lega in particolare - considerate questo decreto-legge un manifesto politico, la vostra carta d'identità ideologica. Come descrive bene in un suo recentissimo saggio un professore di Oxford, Zielonka, la migrazione è parte della storia umana e la politica verso i migranti difficilmente è stata mai Realpolitik ; ha riguardato piuttosto il modo di orientare pregiudizi e paure; ha riguardato il modo di trattare lo straniero come «altro»: barbari, come venivano chiamati di solito. Ma voi siete tanto al di sotto anche di questo standard . Wei Yuan, membro del Grande segretariato della corte imperiale manciù in Cina - siamo nel 1839, prima della Prima guerra dell'oppio - fu invitato a scrivere un documento su come trattare i migranti europei, perché la storia ha una sua logica e si ripete in forme diverse nel tempo. Così scriveva: «Per trattare gli affari barbarici, bisogna conoscere i sentimenti dei barbari; per conoscere i sentimenti dei barbari, bisogna conoscere le condizioni dei barbari». L'imperatore Daoguang, centottant'anni fa, era più consapevole di Salvini; era più avanti di Di Maio. Questo Governo rimuove la realtà, la sostanza, la verità del problema. Molti fuggono non perché sono perseguitati dai loro Governi, ma perché i loro Governi non sono in grado di far fronte alla violenza locale, al cambiamento climatico, alle carestie. Questi non sono migranti né tipicamente economici né tipicamente politici, ma formano un nuovo e anche più ampio gruppo di migranti per la sopravvivenza. E la risposta vostra qual è? Un decreto-legge che cancella la protezione umanitaria e complica la vita ai migranti, ai sindaci, alle Forze dell'ordine. Un provvedimento che ha come effetto immediato quello di aumentare gli irregolari in strada, perché le migliaia di persone buttate fuori dal circuito dell'accoglienza diffusa non lasciano e non lasceranno affatto l'Italia. La prova ne sia che nel 2018, a fronte di 25.000 espulsi, sono 4.700 i rimpatriati. Quindi, queste persone andranno ad alimentare il campo della marginalità e della manovalanza criminale. Ma c'è di più. Questa vostra retorica, che oggi si sostanzia di norme, mina un altro pilastro del liberalismo: il rispetto per i diritti umani e la cittadinanza. Le politiche tese a impedire alle persone di fuggire dai loro Paesi negano apertamente ai rifugiati i diritti umani, e li negano facendo leva sulla paura, anzi, alimentando la paura: paura come sintomo inconfondibile della pregiudiziale indisponibilità a istituire un rapporto, come riflesso di una insicurezza invincibile, come testimonianza dell'incapacità di riconoscere un dato fondamentale, e cioè il fatto che la relazione con l'altro costituisce la condizione senza la quale non è possibile il riconoscimento e l'affermazione della propria identità. Paura eccitata fino a raggiungere una sorta di isterismo pubblico, che raggiunge il suo massimo quando i rifugiati vengono ritratti come terroristi. Viktor Orban, una riconosciuta guida morale e intellettuale per il ministro Salvini, dice che tutti i terroristi sono fondamentalmente migranti. Tutto questo è molto pericoloso; ricorda drammaticamente Carl Schmitt e il suo Stato totale, in cui il principio di maggioranza e minoranza parlamentare non è accettabile, in cui l'unica logica riconosciuta è quella della polarità tra amico e nemico, dove il nemico non è un avversario in generale, ma è essenzialmente in senso particolarmente intensivo qualcosa di altro e di straniero. È essenzialmente questo il vostro ulteriore imbroglio politico: volete che la minoranza di questo Parlamento sia vissuta come qualche cosa di estraneo alla vita dei cittadini: voi, il baluardo della democrazia; noi, il nemico pubblico da annientare. Ma non ci riuscirete. Noi possiamo perdere in termini di voti questa battaglia parlamentare, ma il senso del costituzionalismo europeo americano è quello di essere un continuo processo evolutivo teso ad opporre il diritto alla forza: processo che può essersi appannato, ma che è lontano dall'essere sconfitto. George Washington nel suo discorso di addio del 1796 diceva che l'America, per proteggere il suo futuro, doveva difendere la sua Costituzione e metteva in guardia - sono parole di George Washington - dall'ascesa di «uomini astuti, ambiziosi e senza princìpi» che potevano tentare di «sovvertire il potere del popolo» e «usurpare per se stessi le redini del governo, distruggendo i meccanismi stessi che li hanno innalzati a una ingiusta posizione di potere». Questo decreto è il vostro peccato di presunzione, è la dichiarazione dei vostri giochi di potere e del vostro vuoto morale, ma avete sbagliato. Oggi l'indignazione è in quest'Aula, ma quando il decreto dispiegherà i suoi effetti nel Paese, l'indignazione sarà del Paese e per voi sarà tardi. La questione non è solo astenersi da un trattamento disumano dei migranti, ma realizzare in concreto i nostri standard di umanità: voi non siete in grado di farlo e con questo decreto lo state dimostrando. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, rispetto al decreto sicurezza parlerò della parte relativa all'immigrazione partendo dai dati che più di ogni altra cosa consentono di capire il fenomeno: dal 2013 al 2017 gli arrivi nel nostro Paese sono stati quasi 700.000. Degli arrivi l'85 per cento erano uomini, mentre il 15 per cento donne; poche le famiglie, visto che quasi l'80 per cento era rappresentato da giovanotti tra i diciotto e i trentaquattro anni. Del totale degli arrivi, però, solo 430.000 migranti, cioè il 65 per cento, ha fatto richiesta di asilo; della parte restante, il 35 per cento, non sappiamo dove siano e cosa stiano facendo, certamente molti sono dediti nel sommerso a compiere reati. Lo scorso anno solo il 15 per cento dei richiedenti asilo ha ottenuto la protezione internazionale, mentre ben il 25 per cento quella umanitaria, essendo noi l'unico Paese europeo ad averla introdotta nel 2008 con il governo Prodi. Di fronte a questa massa enorme di arrivi è esploso il sistema di accoglienza: si è passati da poco più di 22.000 presenze alla fine del 2013 a ben 184.000 alla fine del 2017. Con questa esplosione di arrivi sono esplosi anche i costi sostenuti dallo Stato: 5 miliardi lo scorso anno, di cui due terzi circa per l'accoglienza. Una follia, tenuto conto che la maggior parte erano migranti economici irregolari e dunque clandestini: numeri ufficiali comunicati da Padoan, non dalla Lega. Insomma, negli ultimi cinque anni quella del Partito Democratico è stata una gestione dell'immigrazione fallimentare che ha persino colpevolmente aumentato i fattori di attrazione del nostro Paese, perché avete puntato sull'accoglienza per tutti e a tutti i costi. Volevate persino riconoscere la protezione umanitaria anche nei casi semplici di integrazione, per non parlare dello sciagurato tentativo di introdurre lo ius soli che la Lega ha bloccato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Rizzotti) . Fattori di attrazione rappresentati dai servizi erogati nel sistema di accoglienza: colazione, pranzo e cena, telefonino con scheda e wi - fi per tutti. Due anni di benefici per tutti coloro che chiedevano asilo, perché questi erano i tempi medi dell'esame delle richieste di asilo. Fattori di attrazione rappresentati dai pochissimi rintracci degli irregolari e dai pochissimi rimpatri; fattori di attrazione rappresentati dalle ONG, cinque tedesche spuntate come funghi nell'ultimo quadrimestre del 2016, che avete coccolato voi del Partito Democratico e tentato di difendere fino all'ultimo. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,15) ( Segue ARRIGONI). Avete creato un sistema, spesso marcio, grazie al quale sono stati favoriti interessi economici di cooperative e consorzi, di albergatori falliti che si sono buttati nel business dell'accoglienza: un sistema di cui spesso ha approfittato la criminalità organizzata, con personaggi come Salvatore Buzzi in «Mafia capitale», o si è operato nell'illegalità, come al CARA di Mineo o come a Macerata, dove il GUS, ora a processo per evasione fiscale, si era accaparrato in Provincia tutti i servizi dell'accoglienza. Ecco, voi del PD al Governo avete fallito soprattutto qui, nella pessima gestione dell'immigrazione, che si è puntualmente verificata essere il vostro tallone di Achille. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Anziché con il popolo, avete preferito allearvi con i filantropi, con i mondialisti alla Soros, seguendo modelli fallimentari che si ispirano alla società liquida. Siete stati arroganti, ma, nello stesso tempo, superficiali, non curanti del problema enorme che vi è esploso in mano, finché, ad un certo punto, è crollata la vostra narrativa: per anni avete cercato di far credere che tutti scappavano da guerre e persecuzioni, quando i dati, chiarissimi, dicevano esattamente il contrario; irresponsabilmente avete aperto le porte del Paese a molti, troppi irregolari e clandestini, creando problemi economici, sociali e, soprattutto, di sicurezza nel Paese, anche per il rischio di terrorismo islamico. Quante piazze e giardini pubblici delle città sono sempre più off limits e in stato di degrado? Quante stazioni ferroviarie e zone presso le scuole sono sempre più meta di spacciatori e violente baby gang ; quante invettive e minacce verso controllori su treni e autobus? Quanti atti di violenza tra le stesse comunità di migranti, ma soprattutto verso le donne? Con il piano operativo dell'operazione Triton dell'ottobre 2014 avete anche svenduto il nostro Paese, rischiando di farlo diventare il campo profughi dell'Europa. Con il piano Triton, che avete tenuto segreto per tre anni al Parlamento (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) avete accettato che tutti i migranti salvati in mare, anche da navi straniere, militari o di Ong, dei Paesi partecipanti all'operazione dovessero essere portati in Italia, probabilmente in cambio di uno zero virgola di margine di flessibilità economica. Ecco perché il 4 marzo siete stati sonoramente bocciati dagli italiani. Ecco perché questo decreto-legge era tanto atteso, altro che risposte alle paure! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). In una situazione quasi fuori controllo, era assolutamente necessario intervenire, dare risposte ai cittadini, introducendo nel Paese politiche e nuove regole basate su rigore e legalità e, di conseguenza, sulla deterrenza, in grado di disincentivare le partenze e dunque le morti nel Mediterraneo, che peraltro in cinque anni sono salite a oltre 15.000. Le misure previste nel decreto sono diverse e il relatore Borghesi e la collega Saponara le hanno ben illustrate. Mi soffermo solo su quelle introdotte in Commissione, riguardo all'articolo 7- bis , che introduce la lista dei Paesi di origine sicuri e l'istituto della manifesta infondatezza della domanda di protezione internazionale. Queste non sono invenzioni leghiste, ma misure previste dalla direttiva... PRESIDENTE. Concluda, senatore. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Avevo sette minuti, Presidente. PRESIDENTE. Sono trascorsi. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Si tratta di misure per le quali sul punto in passato eravamo stati richiamati dall'Europa. Ciò consente di rigettare subito la domanda di asilo e dunque ovviare alla collocazione nel sistema di accoglienza del sedicente profugo, se lo stesso proviene da un Paese sicuro. In conclusione, stiamo passando dalle parole ai fatti, altro che manifesto, colleghi Mirabelli e Bressa, e i fatti stanno dando ragione all'azione di Matteo Salvini e spazzando via le polemiche. Al 31 ottobre, gli sbarchi registrati sono 22.000, l'80 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Attenzione, però: il 61 per cento di questi è avvenuto nei primi cinque mesi dell'anno, cioè prima dell'insediamento di questo Governo. Gli effetti si stanno già toccando, con il crollo delle presenze nel sistema di accoglienza, che al 31 ottobre sono scese a 146.000, un netto calo che consente di abbattere i costi su base annua di circa mezzo miliardo. Si tratta di risparmi che, come promesso, saranno impiegati per assumere 8.000 nuovi agenti delle Forze di polizia. PRESIDENTE. Concluda. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Non stiamo erigendo muri, ma, oltre a dare al Paese risposte a richieste di sicurezza, con serietà stiamo gettando ponti di larghezza adeguata per consentire il transito e accogliere nel nostro Paese chi ha veramente bisogno. (Il microfono si disattiva automaticamente). Non ho finito, Presidente. PRESIDENTE. Sì, però deve concludere, senatore Arrigoni. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Non giovanotti aitanti, muniti di cuffiette, sempre a bighellonare e spesso a delinquere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ministro Salvini, il Gruppo Lega-Salvini Premier... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Prego, concluda. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . ...la esorta ad andare avanti con determinazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, Governo, colleghi, per noi questo è un provvedimento importante, perché per tutto il centrodestra, e quindi anche per Forza Italia in particolare, è stata una battaglia storica nel corso dei lunghi anni in cui abbiamo condotto le battaglie cosiddette caratterizzanti il centrodestra. È sempre stato, quindi, nei nostri programmi come punto per noi di grande attenzione, sia con riferimento alla sicurezza dei cittadini da una parte, sia con riferimento alle Forze dell'ordine e quindi alla implementazione, alla loro tutela, ai loro stipendi, dall'altra. Per noi, quindi, questo è un disegno di legge che ha ad oggetto quei valori che vengono definiti non negoziabili e ci dispiace che alcuni punti, in modo particolare, che sono evidentemente il risultato di una mediazione un po' al ribasso fra le forze di Governo, risultino non proprio eccellenti dal punto di vista di chi ha l'occhio, come dicevo, di centrodestra. Mi riferisco ai temi della difesa, dell'autonomia dei sindaci, e a tutte le questioni che attengono l'integralismo islamico. Sono punti che approfondiranno i miei colleghi, su cui peraltro già sia la Capogruppo, sia autorevoli esponenti del mio Gruppo e del mio partito si sono chiaramente espressi. Io vorrei attirare l'attenzione su una questione specifica, che è stata oggetto di emendamenti e che riguarda l'aspetto della giustizia. Voi sapete che in questo decreto-legge non si è potuto toccare per tutto quello che riguarda la velocizzazione dei procedimenti in tribunale. Io concordo assolutamente con quello che diceva il collega Arrigoni sul fatto che troviamo delle presenze a destra e a sinistra: li troviamo nei treni, nei pronto soccorsi e vorrei aggiungere che li troviamo nei tribunali perché ciondolano, molto spesso, nei tempi di attesa del rito camerale. Ebbene, fra i tanti errori che noi imputiamo al Partito Democratico e a tutto ciò che noi concepiamo come sinistra, c'è anche la scelta, a nostro avviso scellerata, di prevedere un rito camerale per i ricorsi giurisdizionali, perché il rito camerale comporta l'impiego di giudici togati; addirittura il CSM può dare degli aiuti straordinari, cioè mandare un magistrato per le questioni degli immigrati, ma se un cittadino invece deve attendere per una separazione o per un decreto ingiuntivo, questa possibilità non ce l'ha. Per questo avevamo chiesto di porre particolare attenzione su questo tema e sugli emendamenti ad esso attinenti. Noi ritorneremo sul punto, perché è un punto pratico: chi vive la giustizia perché purtroppo ha in corso una causa civile, o perché la pratica come operatore del diritto conosce benissimo questo tipo di problema. La seconda questione che sottopongo è quella delle spese legali. Ho capito perché ovviamente è stata eliminata la liquidazione del gratuito patrocinio, ma sappiamo anche qual è il problema: il problema è che spesso gli immigrati vengono presi, tutelati da associazioni di sinistra e portati dritti dritti in tribunale a dire quello che devono dire. Non è tanto, allora, il colpire le spese legali - ne riparleremo, perché mi pare che con la giustizia non ci sia molta possibilità di interagire, almeno in questa fase - però si tratta di una questione che va assolutamente risolta perché non è decorosa per l'efficienza dei tribunali e della giustizia. Mi auguro che la sensibilità che non ha mai avuto il PD su questi temi e che ha sempre caratterizzato, invece, gli amici del centrodestra possa essere confermata nel prosieguo. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, il provvedimento che oggi discutiamo in Aula, dopo il passaggio non indolore in Commissione, è un testo che tenta di cambiare rotta sulla sicurezza, cercando di uscire fuori dalla palude buonista della sinistra, ma che, a nostro parere, non affonda abbastanza nella determinazione delle sue azioni. Un testo troppo morbido, frutto di un compromesso al ribasso tra la Lega e il MoVimento 5 Stelle. Fratelli d'Italia ha presentato un pacchetto di emendamenti che puntavano a migliorare il decreto-legge e che servivano a dare maggiore sicurezza agli italiani. Siamo quindi rimasti basiti quando una quindicina di questi nostri emendamenti sono stati dichiarati inammissibili perché giudicati non pertinenti alla materia. Ci rivolgiamo qui al Presidente del Senato, la presidente Casellati, perché possa intervenire e chiarirci se ci sono limiti - e quali sono - sulla discrezionalità di un Presidente di Commissione nello stabilire quali sono gli emendamenti che possono o no essere dichiarati inammissibili. Non in tema, secondo il Presidente della Commissione e relatore, è discutere di emendamenti che prevedevano l'introduzione del reato di integralismo islamico, la legittima difesa, l'arresto in flagranza, l'abolizione del reato di tortura, la castrazione chimica per pedofili e stupratori, lo sgombero dei campi nomadi e degli insediamenti abusivi. Forse sono finite le ruspe! Se non parliamo di questo in un decreto sicurezza di cosa parliamo? La nostra impressione è che siano stati dichiarati non degni di discussione per una valutazione solo politica. Per quanto riguarda gli emendamenti che hanno ricevuto parere negativo dalla Commissione bilancio, anche in questo caso abbiamo avuto la netta sensazione che il parere sia stato dato in maniera frettolosa e fantasiosa, a seconda dei firmatari dell'emendamento, cercando di mettere un ulteriore ostacolo alla discussione dei nostri emendamenti. Curioso è, ad esempio, il caso dell'emendamento sullo sgombero dei campi rom, prima dichiarato inammissibile e poi inviato alla Commissione bilancio come testo due, dove ha ottenuto, peraltro, parere favorevole. Sono state bocciate le nostre richieste di abolizione, non solo a parole, della cosiddetta protezione umanitaria. È stata bocciata la revoca della protezione internazionale per i reati di sfruttamento della prostituzione e istigazione a delinquere. È stata bocciata la nostra proposta per potenziare l'operazione di «Strade sicure», così come quella di istituire sezioni speciali nei tribunali per il contrasto alla mafia nigeriana e cinese o di prevedere misure a favore delle Forze di polizia. Sono stati rifiutati tanti, troppi emendamenti che potevano migliorare questa legge. Gli italiani chiedono più sicurezza. A questa volontà si aggiunge, a nostro parere, anche il peccato originale della nascita di questo decreto-legge. Il decreto sicurezza nasce debole, perché è il risultato della somma di tre provvedimenti: immigrazione, sicurezza e agenzia. Anziché presentare tre differenti decreti-legge, il Governo ha preferito puntare su un unico provvedimento più pesante e di impatto, ma che di fatto affronta in modo frettoloso e superficiale, alleggerendo i tre argomenti in discussione, mediando così fra le anime movimentiste e sinistroidi del MoVimento 5 Stelle e l'anima più integralista della Lega, operazione, a quanto sembra, non pienamente riuscita. In quest'Aula oggi non è in discussione solo un decreto-legge, ma si confrontano due visioni di come si vuole gestire il gravoso fenomeno dell'immigrazione e come si pensa di poter dare più sicurezza ai nostri cittadini, due visioni che si pongono in maniera trasversale, sia all'interno della maggioranza di Governo sia nelle forze di opposizione. Il Governo, attraverso la presentazione del decreto-legge su immigrazione e sicurezza, cerca di mettere in atto un cambio di passo, trattenuto però da una parte della maggioranza, che lo costringe a farlo in un modo poco chiaro e in maniera incompleta. Sono infatti tante le lacune che rendono questo testo insufficiente per garantire una sicurezza vera degli italiani. Quindi, cari colleghi della Lega, caro ministro Salvini, con questo disegno di legge non avete potuto correre come dovevate, ma avete potuto solo muovere qualche passo. Peccato: si poteva e si doveva avere più coraggio. In Commissione ho sentito i senatori del centrosinistra accusare la maggioranza del fatto che, con la conversione di questo decreto-legge, si consentirebbe a centinaia di migliaia di persone di entrare in condizione di clandestinità. Ma colleghi, non avete ancora capito, anzi, molto probabilmente fate finta di non capire che siete stati proprio voi, in questi ultimi cinque anni, ad istituzionalizzare l'illegalità, trasformando l'immigrazione clandestina in accoglienza umanitaria. Negli ultimi cinque anni vi siete sciacquati la bocca con parole quali umanità, solidarietà, integrazione. Guardate i numeri di chi è stato accolto. Pochissimi che provengono da zone di guerra, pochi infatti i rifugiati, i minori o le donne. Tantissimi, invece, in cerca di lavoro, i cosiddetti immigrati economici. Molti baldi giovanotti, che salgono sui barconi perché sanno perfettamente che poi saranno raccolti in mare, accompagnati e in seguito accuditi e sfamati. E caso mai, dopo aver mangiato e dormito a nostre spese, nei migliori dei casi non cercano un lavoro, ma iniziano a spacciare droga nei nostri parchi e giardini e, nei peggiori, sono protagonisti di vere e proprie tragedie: violentano e uccidono le nostre ragazze. Avete pensato più ai diritti civili che ai diritti sociali. In questo modo, avete reso più poveri e insicuri i nostri cittadini. Si spende più di mille euro per un immigrato e meno della metà per un pensionato sociale. Questo è il prodotto della politica della sinistra. E voglio ricordare che, invece, gli immigrati regolari, quelli veri, quelli che vorrebbero venire nel nostro Paese per lavorare onestamente seguendo le regole e i canali regolari, restano bloccati. In Commissione, e mi rivolgo ai membri del Governo, avete bocciato anche la nostra richiesta di facilitare l'ingresso nel nostro Paese a persone di origine italiana. Qual è allora, per voi, il significato dello slogan : «Prima gli italiani»? Non può essere solo uno slogan elettorale. Concludo, con l'auspicio che gli emendamenti presentati da Fratelli d'Italia per la discussione in Aula, che hanno solo l'obiettivo di rendere questa nazione più sicura, per tutti, non solo per gli italiani ma per tutti coloro che hanno la fortuna di vivere in questo Paese meraviglioso, possano essere giudicati per quello che sono e che ci sia una diversa valutazione rispetto a quella avuta in Commissione. Questo sempre che abbiate il coraggio di discuterli. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barbaro. Ne ha facoltà. BARBARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la conversione in legge del decreto sicurezza conferisce a questo Parlamento l'onere e la responsabilità di un intervento normativo di cui il Paese ha effettivo bisogno. Se lo Stato, infatti, non riesce a garantire la sicurezza dei cittadini non può garantire altri diritti. Una società che non protegge dalla violenza, dalla prevaricazione, dalla criminalità, dal fanatismo e dal terrorismo, di fatto, non è una società libera. L'equilibrio tra libertà e sicurezza è uno dei compiti più difficili affidati al legislatore, in quanto la seconda, necessaria per garantire la prima, se adopera misure blande non raggiunge il suo scopo, se diviene eccessiva o oppressiva si trasforma in un limite alla libertà individuale. Occorre quindi individuare la giusta dose di sicurezza da somministrare al contesto civile, di modo che il vivere ordinato garantisca a tutti il massimo della libertà senza che esso comporti nocumento agli altri individui o, in genere, alla collettività. Ciò premesso, in un'attenta disamina di ogni interesse in gioco, condividiamo in particolare la scelta di estendere all'ambito urbano e civile un istituto come quello del Daspo, nato in seguito agli episodi di violenza afferenti le manifestazioni sportive. Una misura congrua e opportuna, condivisa da larga parte della pubblica opinione, che troppe volte si è vista costretta a lamentarsi della inefficacia preventiva delle misure di sicurezza pubblica. Ma nel decreto ci sono anche altri riferimenti al mondo dello sport . Grazie all'emendamento presentato e approvato in Commissione dai colleghi Pirovano, Saponara, Calderoli e Augussori, viene introdotta una novità importante e significativa, di grande portata politica. I costi per la sicurezza derivanti dall'organizzazione delle partite di calcio, posti a carico delle società sportive, vengono innalzati: si passa da un simbolico un per cento ad un contributo minimo, derivante dagli introiti delle partite di calcio, del 5 per cento; si passa da un contributo massimo del 3 per cento ad un contributo massimo del 10 per cento. Non si tratta solo di un evidente e già di per sé legittimo intento di contenere la spesa pubblica; ci troviamo di fronte a un primo e deciso passo per richiamare il mondo del calcio alle assunzioni delle proprie responsabilità, responsabilità verso gli appassionati che vogliono tornare a vivere serenamente sane giornate di svago sportivo; responsabilità e rispetto verso le Forze dell'ordine, sulle cui spalle grava un impegno logistico e umano non indifferente. Le cifre sono impressionanti: 50 milioni di euro annui a carico dello Stato per garantire la sicurezza negli stadi; 1.600 agenti feriti nell'ultimo decennio; 165.000 agenti impiegati soltanto nel 2017. A fronte di tutto ciò, un evidente paradosso: l'Italia è l'unico Paese al mondo che finanzia attraverso il CONI la propria Federcalcio, con 30 milioni di euro annui. Potrei aprire un altro capitolo, che non tecnicamente collegato ma che tengo a lasciare a verbale: potremmo anche parlare degli oneri derivanti dalle spese di viabilità per i Comuni per ogni per ogni partita di calcio. Anche in questo caso parliamo di milioni e milioni di euro, ma ci torneremo in un'altra sede e in un altro contesto. Parlando di responsabilità, infine, c'è la più importante delle responsabilità, quella nei confronti del mondo dello sport tutto, soprattutto quello di base, al quale si sottraggono le risorse che invece potrebbero ad esso essere destinate. (Richiami del Presidente) . Presidente, ho già finito il tempo a mia disposizione? PRESIDENTE. Ha ancora un minuto. BARBARO (L-SP-PSd'Az) . Devo accelerare, allora, perché evidentemente ho sprecato tempo per la parte introduttiva. Chiedo comunque l'autorizzazione alla Presidenza di poter allegare il testo integrale del mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. BARBARO (L-SP-PSd'Az) . Per quel che riguarda la deriva commerciale che il mondo del calcio ha subìto nel corso di questi anni, che lo ha fatto diventare sempre più business e meno sport, andrebbe aperta una riflessione, verso una responsabilità precisa che è quella del Partito democratico, che ha introdotto all'interno del nostro ordinamento sportivo un principio che lo ha scardinato, ossia la possibilità di perseguire lo scopo di lucro. Al di là delle responsabilità, ci domandiamo per quale motivo dovremmo rimanere inerti di fronte ad una deriva, che ormai è palese e manifesta, e che alimenta correnti di pensiero che vorrebbero eliminare alla radice fenomeni sportivi non ritenuti redditizi per il sistema, come il Chievo Verona, il Sassuolo, l'Empoli o il Frosinone. Per non parlare poi della volontà, ormai manifesta, di depauperare il panorama calcistico nazionale dando vita ad una Superlega europea. Allora ben venga il provvedimento al nostro esame, soprattutto se esso può essere propedeutico al ritorno di un calcio patrimonio di tutti e non di pochi eletti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,38) PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, innanzitutto vorrei dire che quando si parla di sicurezza e di immigrazione, Fratelli d'Italia c'è sempre, anche quando, come in questo caso, stiamo parlando di un compromesso al ribasso, come ha già spiegato bene il collega La Pietra, che mi ha preceduto poco fa. Un compromesso al ribasso per accontentare l'ala più di sinistra del MoVimento 5 Stelle. Del programma di centrodestra, che anche la Lega ha sottoscritto, nel decreto sicurezza al nostro esame, cari colleghi della Lega, sopravvive ben poco. Manca, ad esempio, qualsiasi iniziativa di contrasto all'integralismo islamico. Avete respinto l'emendamento di Fratelli d'Italia che chiedeva di considerare reato esaltare in Italia, magari dai pulpiti di qualche moschea o di qualche falsa moschea mascherata da centro culturale, le legislazioni di altri Paesi in cui si considera reato punito con la pena di morte l'apostasia, la blasfemia, l'adulterio o addirittura la stregoneria (non so questo cosa possa significare nella mente di chi in quei Paesi ha deciso di punire come reato anche questa strana pratica). Avete rifiutato di inserire tra i reati che devono portare alla revoca o al rifiuto della protezione internazionale l'istigazione a delinquere e l'apologia di reato, dimenticandovi che molti imam predicano costantemente la guerra santa dai pulpiti di una moschea. Ancora, vi siete rifiutati di prendere qualsiasi iniziativa per risolvere finalmente la grave emergenza dei campi rom e degli insediamenti abusivi in generale. Vi siete rifiutati di accogliere la nostra proposta di procedere a un censimento di tutti gli insediamenti abusivi e di fissare un termine entro il 2019 affinché finalmente questi insediamenti abusivi vengano chiusi. Vi siete rifiutati di accogliere la nostra proposta di estendere l'operazione denominata «Strade sicure» anche alla vigilanza di questi insediamenti fino al momento in cui saranno chiusi; anzi, nel testo in esame avete limitato ulteriormente la possibilità di ricorrere ai nostri militari per garantire la sicurezza degli italiani, una delle iniziative più apprezzate dall'opinione pubblica italiana, perché i nostri concittadini hanno visto la loro sicurezza un po' meno precaria grazie a migliaia di militari, altamente professionali, che hanno garantito il presidio dei siti sensibili, ma anche un'opera di pattugliamento che certamente ha migliorato le condizioni di sicurezza delle nostre strade. Avete tolto anche questa possibilità di pattugliamento. Insomma, ci sarebbe molto da dire, ma i tempi sono quelli che ci sono stati assegnati, quindi mi avvio alla conclusione. Cari colleghi, quando si parla di sicurezza e di immigrazione clandestina, occorre notare che le nostre strade sono piene di centinaia di migliaia di immigrati che avevate promesso di rimandare a casa, ma non ne è stato mandato a casa nemmeno uno; continuano ad arrivare i barconi, sono di meno ma continuano ad arrivare, e si sommano agli almeno 600.000 immigrati irregolari che avreste dovuto iniziare a rimpatriare e che non state rimpatriando. Questi immigrati vengono nel nostro Paese per delinquere, per ingrossare le file degli spacciatori e di quanti sfruttano la prostituzione, soprattutto quella minorile, e arrivano da Paesi diversi da quelli da cui invece giungono in tutto il resto dell'Europa. In Europa la maggioranza di coloro che chiedono protezione sono afgani, iracheni e siriani; in Italia la maggioranza di coloro che chiedono protezione proviene dall'Africa, in particolare dai Paesi subsahariani, dal Marocco, dall'Egitto, dalla Nigeria, dal Gambia e dal Mali, che non sono propriamente Paesi in cui ci sono conflitti armati in corso e non sono teatro di guerra. Arrivano perché la mafia nigeriana organizza il loro arrivo qui: arrivano oggi e domani stanno già spacciando. Concludo dicendo che il Governo, su tutto questo, non sta facendo assolutamente nulla e anzi lo ignora in quello che si ostina a chiamare decreto sicurezza. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, mai avremmo voluto che un fatto di cronaca ci offrisse lo spunto per riflettere sulla validità del decreto-legge n. 113 del 2018, che oggi ci apprestiamo a convertire in legge. Purtroppo, però, siamo chiamati a farlo, perché siamo tutti moralmente responsabili della brutale violenza sessuale e dell'uccisione di una ragazza di soli sedici anni, alla quale la morte violenta ha negato la possibilità di riscatto da una vita iniqua. L'opinione pubblica è scossa e anche parlarne in quest'Aula non è facile, ma è doveroso, perché evidentemente nella nostra società c'è un allarme sicurezza e c'è l'esigenza di dare risposte concrete alle problematiche derivanti dal fenomeno dell'immigrazione irregolare, con interventi chiari, fermi ed efficaci. Sappiamo, per quanto le indagini siano ancora in corso, che sono stati arrestati quattro immigrati sprovvisti di documenti in regola, tra i quali il destinatario di un provvedimento di espulsione e un altro con un permesso di soggiorno per motivi umanitari scaduto nel 2014. Si legge nell'ordinanza del GIP, che essi sono «tutti irregolari sul territorio nazionale rispetto al quale non presentano alcun tipo di legame familiare e lavorativo», ma sono dediti all'attività di spaccio. Ecco che allora, di fronte a questo delitto efferato e agli altri ugualmente raccapriccianti che lo hanno preceduto e che hanno visto donne stuprate da immigranti clandestini persino nei centri di accoglienza, accogliamo con favore la previsione del decreto-legge n. 113 del 2018, che con una nuova logica, finalizzata alla razionalizzazione del sistema immigrazione, elimina il riferimento ai motivi umanitari, tipizza i casi speciali nei quali viene concesso un permesso di soggiorno temporaneo di durata annuale, che tuttavia consente l'iscrizione nell'elenco anagrafico previsto per il collocamento dei lavoratori, l'accesso ai servizi assistenziali, allo studio, allo svolgimento di lavoro subordinato e autonomo, con possibilità, alla scadenza, della conversione in permesso di soggiorno per motivi di lavoro o in permesso di soggiorno per motivi di studio. Dunque non so bene quale decreto-legge abbia letto il senatore Mirabelli. In particolare, sono state tipizzate le seguenti tipologie di casi speciali di permesso di soggiorno per esigenze di carattere umanitario: una condizione di salute di eccezionale gravità; essere vittime di violenza o di grave sfruttamento; essere vittime di violenza domestica; una situazione di contingente ed eccezionale calamità naturale nel Paese di origine; aver compiuto atti di particolare valore civile. Ricordiamo un dato molto importante: un quarto delle domande di asilo si sono concluse, negli ultimi anni, con il rilascio del permesso per motivi umanitari. Sono dirimenti anche le norme che ampliano il numero di reati la cui commissione determina, in caso di condanna definitiva, il diniego o la revoca della protezione internazionale, presenti nell'articolo 7 del provvedimento in esame. Si tratta di fattispecie delittuose di particolare allarme sociale, quali la violenza sessuale, la produzione, il traffico e la detenzione ad uso non personale di stupefacenti - chissà, se queste norme fossero state già approvate, se quella giovane vita sarebbe stata risparmiata - la rapina e l'estorsione: sono tutti reati già considerati rilevanti, che oggi consentono la revoca dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria anche nelle fattispecie non aggravate. Cito ancora i reati di violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale, le lesioni personali gravi e gravissime a un pubblico ufficiale in occasione di manifestazioni sportive, il reato di mutilazione degli organi genitali femminili, nonché i reati di furto e furto in abitazione aggravati dal porto d'armi o da narcotici. Importante anche la norma che introduce un meccanismo di lista-elenco dei Paesi di origine sicuri, che dovrà essere predisposto periodicamente con decreto dei Ministeri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della giustizia e dell'interno, per il rilascio del permesso di protezione internazionale, con una procedura accelerata. C'è poi l'articolo 10, che disciplina l'ipotesi in cui il richiedente il riconoscimento della protezione internazionale sia sottoposto a procedimento penale per uno di quei reati per i quali è consentita una più ampia durata delle indagini preliminari o sia stato condannato per gli stessi reati anche con sentenza non definitiva. In questi casi, la commissione territoriale competente dovrà provvedere immediatamente all'audizione dell'interessato e immediatamente dovrà adottare una decisione e solo in ipotesi di rigetto della domanda e anche in pendenza di ricorso avverso la decisione della commissione, il richiedente ha l'obbligo di lasciare immediatamente il territorio nazionale. Rimpatri per i quali, senatore Mirabelli, sono previste le giuste coperture. Tuttavia, viene fatta salva l'ipotesi in cui la Commissione territoriale ravvisi la sussistenza di gravi motivi di carattere umanitario, caso in cui il questore potrà rilasciare il permesso di soggiorno. Tutto ciò è in linea con la più recente giurisprudenza comunitaria, che costantemente richiama l'articolo 17 della direttiva 2011/95/UE, che consente di escludere una persona dallo status di protezione sussidiaria qualora sussistano «fondati motivi» di ritenere che abbia commesso un reato grave. Nessuno smantellamento degli SPRAR, che vengono solo razionalizzati. Inoltre, le cooperative sociali verranno maggiormente controllate. Concludo ricordando all'Assemblea che il sistema di gestione dei flussi migratori portato avanti dal precedente Governo ha clamorosamente fallito, fatto per il quale i loro esponenti politici hanno perso ogni credibilità nei confronti dei cittadini. Le opposizioni sono brave a enunciare i princìpi democratici e costituzionali, ma molto meno brave nell'attuare azioni concrete a favore dei cittadini ed è per questo motivo che hanno perso le elezioni. Per tali motivi, i senatori del MoVimento 5 Stelle esprimeranno il voto favorevole al provvedimento in esame, spero tutti compatti e senza individualismi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Il provvedimento è infatti assolutamente in grado di contemperare l'esigenza di salvaguardia dei diritti individuali con l'esigenza di sicurezza dell'ordine pubblico. Ringrazio l'Assemblea tutta. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in premessa vorrei ricordare a qualche custode abusivo della nostra Costituzione - e allo stesso tempo rassicurarlo - che il provvedimento arriva in Aula con la firma del Presidente della Repubblica, quindi dopo aver superato positivamente il cosiddetto vaglio costituzionale. Pertanto, chiederei a costoro di entrare nel merito del decreto‑legge e risparmiarci pantomime su eventuali strappi con i princìpi fondamentali della nostra Carta fondamentale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . A nostro parere, l'Italia aveva e ha molto, molto bisogno di questo provvedimento, perché mette ordine nel Paese, fa chiarezza sulle regole e offre strumenti alle Istituzioni per garantire sicurezza agli italiani, nell'interesse di tutti quanti i cittadini. Un importante punto, lungo il quale il provvedimento si snoda, riguarda la lotta alla criminalità mafiosa e non è un caso se il provvedimento arriva all'esame dell'Assemblea dopo l'approvazione della legge sul voto di scambio politico‑mafioso, a dimostrazione che questo Governo e il Ministro dell'interno vogliono concretamente combattere la mafia, impedendo che essa si insinui nelle istituzioni e che possa adottare quegli atteggiamenti che è sempre stata molto brava ad assumere, non sempre trovando la giusta lotta e la giusta forza da parte dello Stato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Che cosa prevede il cosiddetto decreto Salvini? Anzitutto, potenzia l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ampliando la platea dei soggetti che possono partecipare alle gare e acquistare beni, ampliando anche la platea dei beni che possono essere sottratti alla mafia, nonché prevedendo una dislocazione dell'Agenzia più ramificata sul territorio nazionale. Il provvedimento prevede altresì una più efficace circolarità delle informazioni tra le istituzioni, in modo che tutti sappiano tutto. Ad esempio, è previsto che vengano comunicati al questore e alla Direzione investigativa antimafia non soltanto le sentenze irrevocabili di condanna, ma anche i provvedimenti ablativi e restrittivi. Si prevede, inoltre, che il privato che impugna le misure a carattere patrimoniale in sede di appello possa essere condannato al pagamento delle spese processuali anche in caso di accoglimento parziale dell'impugnazione. Il provvedimento aumenta altresì le pene per i subappalti illeciti, passando - colleghi, fate attenzione - da una pena da sei mesi a un anno a una pena da uno a cinque anni. Si prevedono inoltre un monitoraggio importante sugli appalti rilevanti, con una comunicazione al prefetto, nonché delle misure per quanto riguarda i Comuni. E qui mi permetto di parlare anche da sindaco, non soltanto da senatore, rispetto ad alcuni interventi che mi hanno preceduto: con queste previsioni i sindaci non si sentono affatto commissariati in toto , non si sentono affatto privati dei loro poteri, ma si sentono rassicurati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Mi riferisco alla previsione della nomina di un commissario ad acta anche laddove non ci sono le condizioni per lo scioglimento del consiglio comunale, ma ci sono gravissime irregolarità che fanno presagire o comunque fanno temere che il percorso nel quale il Comune si è insinuato sia tutt'altro che rassicurante. Il decreto-legge prevede inoltre un incremento delle risorse per le commissioni che vengono nominate nei Comuni sciolti per mafia. Veniamo ora ai princìpi sui quali questo decreto-legge si sorregge e sui quali si sorregge l'azione politica della Lega e di questo Governo: la legalità. La legalità è un valore, è vero, ma non basta declinarlo come valore e non basta relegarlo in un bel libro di poesie. Occorre che la legalità non venga soltanto predicata, così come in tanti hanno fatto per tanto tempo, ma che venga praticata. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Il valore aggiunto di questo decreto-legge sta proprio qui, sta nel punto in cui mette in atto una legalità di cui gli italiani hanno bisogno e di cui gli italiani fanno richiesta quotidianamente. Vorrei fare poi un'altra riflessione sul binomio sicurezza e libertà, sul quale l'ex ministro Minniti ha detto delle cose tristi, delle cose clamorose. A proposito, invito il Partito Democratico a chiarirsi, perché Minniti dice che c'è troppa sicurezza e voi dite che non c'è alcunché in termini di sicurezza in questo decreto-legge. E cosa dice Minniti? Dice che Salvini vorrebbe scambiare la sicurezza con la libertà. Beh, io sono felice che l'abbia detto, perché rimarca la differenza tra noi e loro. Non si tratta infatti di scambiare sicurezza con libertà, ma si tratta di asserire un principio in base al quale un Paese più è sicuro e più è libero. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Questo è l'obiettivo più importante che si prefigge di raggiungere questo decreto-legge. Infatti, se una ragazza può ritirarsi tranquillamente la sera tardi, il Paese è più sicuro e più libero; se un bambino può stare tranquillamente in un parco giochi con i genitori o magari con degli amichetti, il Paese è più sicuro e più libero; se gli spacciatori della morte spariscono, per esempio, davanti agli istituti scolastici, il Paese è più libero e più sicuro. Per concludere voglio dire, ritenendo di interpretare il pensiero di tutti i colleghi della Lega, che noi non sosteniamo questo provvedimento per dovere di partito, ma lo sosteniamo con orgoglio, perché ha la mano forte di un Ministro che fa quello che promette e ha la condivisione di un Governo che fa quello che promette. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ci sarà il nostro sostegno, anche perché si passa, come il ministro Salvini ci ha insegnato, dalle parole ai fatti e anche perché finalmente si chiarisce una cosa in Italia, dopo che un'ombra buia e triste ha colorito questo aspetto da parte sinistra: le Forze dell'ordine stanno dalla parte buona del Paese e non dalla parte cattiva del Paese. I cattivi sono altrove. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signori del Governo e colleghi, se fosse adeguato qualificare un atto legislativo come si qualificano a volte alcuni disturbi comportamentali seri delle persone, mi verrebbe da qualificare questo decreto-legge come un provvedimento autolesionista, come nel caso di quelli che si tagliano per disturbi mentali. Questo è un decreto-legge masochista e autolesionista, che nel suo svolgersi contraddice esattamente il titolo che si è dato. Questo non è un decreto-legge per la sicurezza, questo è un decreto che aumenterà l'illegalità e quindi l'insicurezza. Cari colleghi, siamo d'accordo che nel nostro Paese ci sono circa 500.000 irregolari? Questo non può essere smentito. In un roboante impegno da campagna elettorale, l'attuale Ministro dell'interno disse: «Li espelleremo tutti». Dopo le elezioni, passando un attimo al suo Ministero, tra una manifestazione e l'altra, qualcuno gli deve aver spiegato che questi 500.000 irregolari non si possono espellere. E non si possono espellere perché servono degli accordi bilaterali di accoglienza dai Paesi di origine. Ora, noi ne abbiamo quattro, di questi accordi, con Tunisia, Marocco, Egitto (antico e inadeguato) e Nigeria, e le espulsioni nel 2017 sono state 6.000. Siamo o non siamo d'accordo, come dato di partenza, che questi 500.000 non si possono espellere? Ditemi voi come volete fare. Neanche l'evacuazione di Dunkerque ha evacuato 500.000 persone, si è fermata a 250.000. Se questi sono gli irregolari nel nostro Paese, per i motivi più svariati e diversi, che volete fare di questo esercito di irregolari? Questo decreto-legge aumenta l'esercito degli irregolari. E sapete perché? Perché finire con l'esperienza dello SPRAR aumenta gli irregolari. I dati ufficiali ci dicono che nello SPRAR, quindi nell'accoglienza diffusa dei vari Comuni, sono oggi avviate 35.000 persone. Partecipano a questo progetto non gli 8.000 Comuni (ché avremmo già risolto), ma solo 1.200, se ho letto bene. Di questi altri 500.000, aggiungendo i 35.000 dagli SPRAR e quelli che arriveranno, che cosa volete fare, per la sicurezza? Rinchiuderli nei grandi centri, come è già stato fatto, che si sono dimostrati forieri di corruzione e di criminalità? Conoscete bene, come me, i grandi centri - ahimè - di Foggia, di Castel Volturno o di San Ferdinando, quelli che si era promesso di sciogliere. Di questi 500.000, che non hanno documenti in regola, a cui togliete anche la protezione umanitaria - che peraltro era data dal questore o dal prefetto (sapete, ad esempio, che a Torino vi è stata una grande richiesta da parte di cento imprenditori, che chiedevano l'assistenza umanitaria per persone che avevano già fatto il training da loro e su cui loro avevano investito e il questore l'ha concessa) - di questi 500.000 mi spiegate cosa volete fare? Questi 500.000 senza documenti, senza protezione umanitaria, per sopravvivere, secondo voi, cosa fanno? Lavorano in nero, anche nelle vostre e nelle nostre case, nei vostri e nei nostri cantieri, nei vostri e nei nostri campi. E, quando non è così, collidono con la microcriminalità o con la prostituzione; una criminalità in cui sono normalmente manovali, perché la grande criminalità è a gestione italiana, italianissima. Allora, non per chissà quale buonismo, ma per senso del buon governo di un fenomeno, che - ci piaccia o meno - è presente tra di noi, vi abbiamo suggerito canali legali di ingresso, ipotesi di legalizzazione. Badate, cari amici della Lega - lo sapete - negli anni Duemila siete stati voi, al Governo con Forza Italia, ad aver fatto le due sanatorie più grandi in Europa (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice De Petris), regolarizzando 900.000 persone, perché sapevate allora - come sapete ora - che legalizzare le persone la sicurezza, l'economia e persino la convivenza civile. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Ma cosa stai dicendo? BONINO (Misto-PEcEB) . In conclusione, questo decreto-legge autolesionista, masochista e inutilmente crudele verso di loro e verso di noi, per la verità, è veramente frutto di un clima nutrito ad arte, di un clima della paura e dell'intolleranza. Se andate a vedere i dati, non c'è stato alcun aumento della criminalità, in particolare degli omicidi. Sto parlando di cifre che non invento certo io, perché sono dati del Ministero della giustizia. Questo clima di intolleranza lo vediamo ormai sui treni, sugli autobus, nei luoghi pubblici, nei bar; ormai dire: «Tornatene a casa, sporco negro» è diventato normale, normale. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV) e della senatrice De Petris) . Ma com'è possibile? È arrivato agli asili nido per quanto è pervasivo: la ragazzina di quattro anni che viene insultata dai suoi amichetti italiani perché ha la pelle scura vi dovrebbe mettere sull'avviso e sull'attenti di dove state portando questo Paese. (Commenti dai Gruppi FI-BP, L-SP-PSd'Az e FdI). Detto questo, rispondete a una sola domanda: cosa volete fare con i 500.000 irregolari nel nostro Paese? E non mi raccontate più che li rimandate indietro, perché sapete che non è possibile (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Ma cosa dici? PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, vediamo gli atti di razzismo e non vediamo, invece, le violenze, gli stupri, i comportamenti che migliaia di immigrati stanno ponendo in essere (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e L-SP-PSd'Az), nell'indifferenza di una parte politica che evidentemente vuole accreditare un modello culturale e politico che ha portato l'Italia al disastro. BONINO (Misto-PEcEB) . Li poniamo in essere anche noi italiani, e non solo quelli con la pelle nera! Vergognati, vergognati, vergognati! (Commenti della senatrice Fedeli). IANNONE (FdI) . Proprio per questo, signori del Governo, maggioranza Grillo-leghista, ci saremmo aspettati un provvedimento coraggioso, che mettesse mano veramente al problema della sicurezza e non fosse più che altro un manifesto rispetto a quello che in realtà necessita. Il mio pensiero va anzitutto ai nostri uomini in divisa, che aspettano la cancellazione di una legge orrenda dal titolo molto suggestivo - "Introduzione del delitto di tortura nell'ordinamento italiano" - che non solo ha legato loro le mani, ma ha anche offeso il loro ruolo - sono migliaia le persone coinvolte - che ogni giorno svolgono difendendo realmente la nostra sicurezza (Applausi dal Gruppo FdI), quella dei cittadini che ne hanno più bisogno: uomini che svolgono il loro lavoro non soltanto per lo stipendio perché, rispetto al rischio di vita che corrono, non c'è stipendio che tenga. Fratelli d'Italia è e sarà sempre con le nostre donne e i nostri uomini in divisa, che per noi rappresentano il racconto migliore della nostra Patria; peraltro, non ce n'era neanche bisogno, perché fin dal codice Rocco, per chi appartiene alle Forze dell'ordine e sbaglia c'è una punizione maggiorata. Questa legge che la sinistra ha voluto nella scorsa legislatura non viene cancellata dal decreto sicurezza in esame. Noi ci aspettavamo che ci fosse lo spazio parlamentare per apportare alcuni correttivi e miglioramenti, avendo avuto un approccio veramente costruttivo al vostro provvedimento. Com'è stato detto dai miei colleghi La Pietra e Balboni, la nostra speranza è scemata, man mano che i lavori in Commissione si svolgevano, con la dichiarazione di inammissibilità dei nostri emendamenti, che peraltro rappresentano battaglie storiche della destra e sono concretizzati in progetti di legge a disposizione della logica del nostro ruolo politico, inteso come al servizio della nostra Patria. Assistiamo incredibilmente alla mancanza di un inasprimento delle pene per i reati contro i pubblici ufficiali, che sempre più di frequente vengono fatti oggetto di violenza e minaccia. Chi rappresenta lo Stato deve avere una sua sacralità; chi svolge degnamente il proprio lavoro, in rappresentanza del complesso di regole dello Stato, deve essere tutelato e salvaguardato. Non c'è una norma anti- blackbloc per il reato di travisamento in manifestazioni pubbliche. Ci aspettavamo una norma - come era stato annunciato anche dal ministro Salvini, anche se c'era un nostro progetto di legge in materia antecedente il suo annuncio - che ripristinasse il reato di atti osceni in luogo pubblico, perché questa è l'unica Nazione in cui si rischia la galera per sormontati reati di opinione e invece c'è soltanto una multa per chi commette atti osceni in luogo pubblico. Ci auguriamo che non venga posta la questione di fiducia sul provvedimento e ci sia ancora lo spazio parlamentare per fare un vero decreto sicurezza che dia risposta concreta agli italiani. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nisini. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il provvedimento che oggi stiamo convertendo in legge segna la fine di un sistema strutturato a un solo e unico scopo: fare del fenomeno migratorio un business . Con il provvedimento che oggi è in discussione in quest'Aula si pone la parola fine a un sistema deviato, che si avvantaggiava della coesistenza nel nostro ordinamento di due diverse tipologie di strumenti di protezione internazionale: la prima di matrice europea e la seconda di origine interna, costituita da quei provvedimenti rilasciati per non meglio specificati motivi umanitari, che avrebbe dovuto costituire un'eccezione da applicare in ipotesi particolarissime. Proprio attraverso questo secondo strumento è stato possibile procedere a una emissione di massa di permessi umanitari che ha portato - come confermano i dati ormai tristemente consolidati degli ultimi anni - a una crescente sproporzione tra i riconoscimenti di protezione internazionale disciplinati a livello europeo e il numero di rilasci di permesso di soggiorno per motivi umanitari; una prassi dettata dall'interesse ad assicurare la più lunga permanenza possibile degli immigrati che sbarcavano numerosi, grazie - ahimè - all'aiuto delle ONG e degli altri trafficanti, che hanno trovato nel bacino del Mediterraneo la loro valle dell'oro. Si trattava di immigrati che, nella stragrande maggioranza, erano privi dei requisiti per poter ambire al rilascio dei permessi previsti dalla disciplina internazionale, ma che, grazie all'uso distorto che è stato fatto degli strumenti forniti dal diritto interno, hanno potuto rimanere e far prosperare le associazioni impegnate nel sistema di accoglienza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). La nuova disciplina prevede un'individuazione precisa delle ipotesi in cui la protezione può essere riconosciuta, sancendo così la fine di quel sistema di falso moralismo e di evidente opportunismo economico che ha così duramente colpito il tessuto sociale delle nostre comunità, garantendo al contempo una tutela effettiva ed efficace ai soggetti che ne hanno realmente diritto e necessità. La protezione internazionale dev'essere concessa solamente a quei soggetti che ne hanno veramente titolo. Si contesta poi che il provvedimento licenziato dal Governo e dal ministro Salvini abbia l'effetto di produrre un elevato numero di irregolari. Nulla di più falso: l'intenzione è quella di superare l'ipocrisia attraverso la concessione di provvedimenti solo per chi ne ha titolo. Quello dell'accoglienza è un sistema complesso, fatto di più fasi e di tempistiche ormai chiare. È noto dalle relazioni tecniche del Ministero che occorrono mediamente cinque mesi per il completamento delle procedure necessarie all'accertamento dell'identità e della nazionalità degli irregolari e all'acquisizione dei documenti di viaggio necessari per il rimpatrio. Con la legge n. 161 del 2014 il trattenimento fu abbassato nel limite di non oltre novanta giorni, rendendo di fatto impossibile procedere all'effettivo rimpatrio degli stranieri irregolari: una situazione che, oltre che prevedibile, era anche ampiamente aggirabile, ma che i Governi del PD hanno preferito gestire emettendo a cascata permessi umanitari a chiunque ne facesse richiesta . (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Mi rivolgo alla senatrice Bonino per dirle che, nel 2000, abbiamo trattato di badanti e colf; oggi, con questo provvedimento, stiamo parlando di spacciatori, e non di badanti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Questo è un bluff a spese degli italiani, per giunta costoso, dato che poi il sistema si completava con i progetti di accoglienza meglio noti come SPRAR (per intendersi, quelli dei 35 euro al giorno a favore delle coop e ONG, leader indiscusse di questo munifico business ): un sistema sapientemente regolato per garantire una lunga permanenza da parte del più ampio numero di soggetti, accolti a spese dei cittadini. La previsione di un prolungamento a centottanta giorni del periodo massimo di trattenimento nei centri di permanenza per i rimpatri garantisce invece di svolgere l'intera procedura necessaria alla verifica dell'identità, della nazionalità e del possesso dei requisiti per i richiedenti la protezione internazionale, senza correre il rischio di perdere il contatto con soggetti che fino ad ora, decorsi inutilmente i novanta giorni previsti, facevano sapientemente perdere le proprie tracce. Si tratta di uno strumento dunque veramente in grado di distinguere tra aventi e non aventi diritto, predisponendo l'opportuna tutela e provvedimenti idonei per i primi e un immediato respingimento per i secondi, ma non solo. Il sistema vigente fino ad oggi permetteva de facto a soggetti che si erano macchiati di gravi reati di continuare le loro scorribande del tutto indisturbati. Tutto cambia con il decreto sicurezza: una norma di buonsenso che prevede l'immediato respingimento di chi, pur dichiarando di venire in Italia per sfuggire a guerre, persecuzioni e carestie, in realtà delinque e utilizza il nostro sistema garantistico per perseguire scopi manifestamente illeciti. Se è vero, infatti, che un reato commesso da un italiano o da un richiedente asilo ha in sé il medesimo disvalore, è altrettanto vero che, se a delinquere è un soggetto che viene chiedendo ospitalità e protezione, allora è evidente come questo debba essere rimandato indietro con la garanzia che non possa più tornare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). È compito dello Stato assicurare i propri cittadini dal rischio d'infiltrazione di soggetti dediti ad ogni sorta di delinquenza. Questo provvedimento è ad ampio raggio e va a normare diversi aspetti attinenti alla sicurezza, tra i quali: dotazione, in via sperimentale, alla Polizia locale di armi ad impulsi elettrici; misure per il potenziamento e la sicurezza delle nostre strutture penitenziarie; modifica al codice antimafia; divieto di esecuzione degli arresti domiciliari in immobili occupati e tanto altro ancora. Per tutte le ragioni fin qui analizzate, si tratta quindi di un provvedimento che deve essere convertito in legge per riportare finalmente buon senso e difesa della sicurezza nazionale, riaffermando concetti come legalità, sovranità e sicurezza, che i precedenti Governi avevano di buon grado sacrificato sull'altare del dio denaro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Copernico-Pasoli» di Verona, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 840 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FI-BP) . Signor Presidente, ossequi ai membri del Governo e a tutti i colleghi. Con i membri del Governo proverei a esordire con una battuta: prendeteli tutti i 500.000, i 400.000, poi chiedete lo sforamento al 5 per cento all'Europa e ve lo daranno, come facevano per le finanziarie degli anni precedenti. Io penso che su questi argomenti veramente in Senato - come credo succeda anche alla Camera e in parte della società italiana - vi sia una grossa differenza con la sinistra (PD e affini), per me quasi antropologica. Non si può continuare a insistere per favorire, per perorare la causa dell'immigrazione ad ogni costo. L'integrazione è un sogno: andate a Prato, andate in via Sarpi a Milano, andate nei ghetti delle città. Forse è reciproca, ma per farla bisogna essere veramente in due; bisogna avere qualche idea comune al riguardo della famiglia, del sistema di vita e di come passare la domenica, invece di trovarsi in certe case e in certi luoghi per sognare di buttare giù e di far fuori gli italiani. Questa è la verità. Qualcuno dice - anche il Presidente dell'INPS lo dice - che ci pagheranno la pensione, ma andate a vedere i conti veri dell'INPS e vedrete che non pagano nulla: non pagano l'INPS, non pagano i diritti camerali, non pagano i mutui. Al mio paese, le case che sono in vendita all'asta sono tutte di extracomunitari a cui le banche hanno concesso i mutui con i nostri soldi, con i soldi di mia madre che si è messa da parte qualcosa per pagarsi il funerale. (Applausi della senatrice Tiraboschi). Nel bilancio dello Stato è indicato che ci costano cinque miliardi; spero che nella legge di stabilità sia indicata una cifra minore; più Stato sociale, più Polizia e tribunali. Ma soprattutto - a mio avviso - portano allo sgretolamento dei princìpi di una società che è la nostra e che, nel senso di Benedetto Croce, non può non dirsi cristiana, che vuole essere sicura e tranquilla e vuole anche ricercare la felicità copiando un po' dall'America. Ma dove viviamo o dove vive qualcuno che è qui dentro? Dove andate la domenica? Cosa vi dicono i cittadini sulle fiere, nelle feste? «Non ne possiamo più», «Non vedi gli extracomunitari che fanno vita a parte?». Ma dove vivete? Chi sentite? I nostri cittadini non sono tranquilli nelle loro case. È solo la malavita italiana? No, statisticamente Desirée non si è suicidata. Desirée è uno dei casi in cui c'entrano certe persone. E allora io dico che il blocco degli sbarchi che è avvenuto quest'estate ha fatto sì che il tam tam della foresta dicesse di non andare più in Italia perché non è più ora. E allora gestire questa situazione degli irregolari facendo capire che non è più ora forse darà dei risultati e i 500.000 o 400.000 citati (sono di più) potrebbero diminuire, potrebbero cambiare idea. Certo, fare un decreto-legge di questo tipo era complicato, ma io penso che sia avvenuto - è una casistica molto complessa - che il Governo e il Ministro abbiano dato delle direttive, ma che gli organi dello Stato (prefetture, questure, comandi dei Carabinieri, di Polizia, di Guardia di finanza, fino all'ultimo baluardo, all'ultima stazione italiana periferica) conoscessero la situazione, che non è quella che ci descrivono sovente i giornali, ma è una situazione di degrado, e sapessero che bisognava correggere la legge, il testo unico sull'immigrazione, la legge generale con una modifica a fondo che è stata apportata nei dettagli. Magari c'è qualche errore - io penso che ci sia - e invito il Governo a non pensare di porre la fiducia, ma a prestare attenzione agli emendamenti che sono stati presentati dal Gruppo Forza Italia e da altri Gruppi, da Fratelli d'Italia nella fattispecie, in materia di terrorismo. Bisogna allora dare delle certezze con riferimento alle pene e alle sanzioni, farle applicare e produrre delle leggi che non siano interpretabili dai tribunali italiani, che, a volte, si dimenticano di applicarle e fanno le leggi. Ci vogliono dei tempi certi da parte delle commissioni dei ricorsi per non favorire la clandestinità. Se nei centri di permanenza, invece di novanta giorni, si sta centottanta, non è disumano, non sono lager: sono centri per cui si spendono denari pubblici per tenere insieme, per educare, per mantenere e curare la salute di quelle persone. Questa è la verità. Non ci vanno volentieri gli operatori, tranne alcuni. E poi succedono i fatti sgradevoli che tutti conosciamo. L'articolo 5 vieta i reingressi. Finora abbiamo visto che bastava cambiare nome per fare il reingresso: bastava espatriare per un breve periodo e poi tornare e dichiarare di chiamarsi in modo leggermente diverso. Gli articoli 6 e 7 disciplinano i rimpatri anche volontari, sui quali bisogna insistere. Ci sono dei progetti in corso per rimpatriare chi ha imparato un mestiere in Italia e portare altra gente nel nostro Paese per fare degli stage educativi. Siamo tutti d'accordo, pur spendendo soldi pubblici. I rimpatri necessari, però, devono essere eseguiti. È vero, quindi, che, prima di scrivere anagraficamente una persona, alla quale con il permesso di soggiorno vengono garantiti l'assistenza sanitaria, la frequenza alle scuole e gli altri diritti, c'è bisogno di un freno, perché con un documento pubblico puoi galleggiare anni e girare tutta Italia e andare anche all'estero. Sulla sicurezza in generale è vero che bisogna far partecipare le società sportive alle spese per i grandi eventi. È vero che bisogna combattere l'accattonaggio. È vero che bisogna far sì che non circolino troppe auto con targa straniera, che se ne infischiano degli autovelox e delle regole del codice e che, quando vengono fermate, minacciano gli agenti. Questo è ciò che succede nelle notti italiane. L'articolo 33 riguarda lo straordinario alle Forze di polizia, per cui sono previsti 38 milioni. Bisogna cercare di aumentarlo perché è un importo ancora troppo basso. Uno Stato ha il diritto e il dovere di difendersi dalla criminalità, dal terrorismo e dalle invasioni; altrimenti regnano anarchia e caos. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az e del senatore De Bertoldi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, voglio riferirmi all'importante articolo 14 del provvedimento in esame, che interviene sulla cittadinanza e su come chiedere il diritto di cittadinanza. È un diritto richiederlo se si posseggono determinati requisiti, trascorsi determinati anni e acquisiti certi valori. Con questo articolo incidiamo nel senso che, se qualcuno compie atti di terrorismo accertati da una sentenza passata in giudicato, la cittadinanza italiana può essere revocata su richiesta del Ministro dell'interno. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . È quindi un qualcosa di importante per tre aspetti. Innanzitutto, si tratta di una questione di grande civiltà giuridica perché la Patria sta dove batte il cuore. Dove batte il cuore c'è la cittadinanza. Se uno chiede la cittadinanza italiana e poi compie un atto di terrorismo, la cittadinanza deve essere tolta. In secondo luogo, è una norma di buonsenso con cui diciamo alle persone che hanno visto e subito degli atti di terrorismo che chi li ha commessi sarà privato della cittadinanza italiana. Onorevole Bonino, mi spiace molto che abbia portato e sfruttato l'esempio di bambini, perché posso riferirmi a quanto è successo a Desirée, a Pamela e ad altre ragazze. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FdI . Commenti della senatrice Bonino). Non mi deve rispondere; io l'ho ascoltata e non serve che lei urli. Questo danno ce l'avete fatto voi per sette anni. Noi stiamo recuperando sette anni di vostri fallimenti in questo settore. Agli amici di Fratelli d'Italia dico che mi dispiace sentirvi criticare i quaranta articoli, perché noi con quei quaranta articoli siamo passati dalle parole ai fatti. E dobbiamo ringraziare il Ministro dell'interno e il Governo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, colleghi, mi si lasci dire che sarebbe davvero bello se in quest'Aula, di fronte a un tema così importante, non utilizzassimo fatti di cronaca dolorosissimi, fatti come quelli di Pamela e Desirée. Per rispetto di quelle vittime e del dolore dei familiari, almeno ci venga risparmiata la strumentalizzazione di quelle morti in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Unterberger) . Almeno questo, colleghi. A proposito di propaganda, voglio dire che nel decreto-legge in esame, che per propaganda voi avete chiamato decreto sicurezza e che invece alimenterà problemi di ordine pubblico finora sconosciuti, vi è un attacco chiaro, per niente strisciante, a un principio fondamentale della Costituzione, che è il diritto di asilo. E la lettera di accompagnamento del presidente Mattarella ci mette in guardia su questo. Eppure, nei princìpi fondamentali della Costituzione tutti dovremmo riconoscerci, perché non sono retorici, non sono declamatori. Contengono, invece, indicazioni concretissime su quel che è necessario fare perché la democrazia non si riduca ad un guscio vuoto, ma sia invece sostanziale, tangibile, capace di assolvere a due funzioni vitali: protezione ed emancipazione. E mi riferisco al nucleo di quell'articolo 3 della nostra Carta, che dice che è nostro compito, di noi tutti in quest'Aula, rimuovere gli ostacoli alla realizzazione dei progetti di vita di ognuno; abbattere i muri delle diseguaglianze; aprire la nostra società. La nostra Costituzione e i suoi princìpi fondamentali dicono questo e sono un corpo unico dove tutto si tiene vicendevolmente, dove ogni parola regge la successiva. Colleghi, la nostra Costituzione è stata scritta da chi è stato esule, perché privato in patria dei diritti e costretto a chiedere rifugio altrove. E non c'è nulla di astratto in quei princìpi fondamentali; anzi, in ogni passo c'è la piena consapevolezza degli orrori della guerra, degli orrori del totalitarismo, degli orrori del fascismo, di come essi minaccino soprattutto chi è più debole e di come libertà e democrazia siano conquiste fragili, da preservare e rivitalizzare ogni giorno. Tocca a noi farlo. Tocca a noi riaffermare che la qualità e la forza di una democrazia si vedono dai diritti che siamo capaci di riconoscere agli altri, a chi riteniamo "diverso", a chi è sicuramente lontano, tanto da non immaginarne l'esistenza e le condizioni di vita; da come riconosciamo a chi è straniero quei diritti, che non sono una diminuzione dei nostri ma, al contrario, colleghi, sono un rafforzamento dei nostri diritti. Anzi, noi italiani sappiamo, per averlo vissuto sulla nostra pelle, che un restringimento dei diritti degli altri porterà fatalmente a una restrizione e a una contrazione dei diritti di tutti. Per questo, colleghi, in particolare colleghi del MoVimento 5 Stelle, fermatevi, fermate lo scempio di questo decreto-legge. Questo decreto è uno sfregio alla nostra Costituzione perché, abrogando di fatto il permesso di soggiorno per motivi umanitari, voi colpite a morte il diritto d'asilo, che è un cardine della nostra civiltà giuridica, che racchiude secoli di progresso, protezione ed emancipazione; parole come libertà, eguaglianza, fraternità, la summa della cultura laica e di quella cattolica. (Applausi dal Gruppo PD). L'articolo 10 della Costituzione, che voglio leggere, così recita:«Lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge». Signor Presidente, colleghi, c'è una prescrizione che più di questa può rendere orgogliosi noi italiani, che in questi anni, grazie alla Marina militare e grazie alle nostre leggi, abbiamo contribuito a salvare migliaia di vite umane? Cosa può renderci orgogliosi più di questo? Niente. Per questo, guai a noi se ci discostassimo da quei princìpi fondamentali e se sfregiassimo la nostra Costituzione. Dovremmo avere la forza di ascoltare le parole e i richiami del presidente Mattarella, così come il richiamo che nella nostra Costituzione, all'articolo 10, c'è al diritto internazionale, alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'ONU. Sono non testi polverosi, ma ancore di salvezza per milioni di persone minacciate ovunque nel mondo, in particolare per le donne, per i bambini, per i dissidenti politici, per chi fugge da guerre e calamità, da dittature, da orrori, stupri e torture. È capitato a noi italiani solamente pochi decenni fa di dover fuggire. Se uno solo dei nostri interventi servirà a salvare una vita umana e a conquistare un diritto negato, sarà stato il più importante tra gli interventi che avremo fatto. Qui sta la ragione perché noi, in un nostro emendamento, abbiamo chiesto di introdurre l'istituto dell'asilo costituzionale e voglio ringraziare anche il senatore De Falco per averlo sottoscritto. (Applausi dal Gruppo PD) . Abbiamo chiesto l'introduzione dell'istituto di asilo costituzionale per dare finalmente piena ed esplicita attuazione legislativa all'articolo 10 della Carta costituzionale. Il decreto al nostro esame infatti, Presidente, crea un vuoto normativo che altri riempiranno, che la giurisdizione riempirà. E questo vuoto crea a sua volta una mancanza di Governo e rende più difficile governare l'immigrazione e controllare i fenomeni migratori. Ecco perché il nostro emendamento è quanto mai urgente e necessario. A fronte della cancellazione di quella protezione umanitaria, esso serve certo a rispondere all'appello del Capo dello Stato; certo a rispondere alla lettera della Costituzione; ma, colleghi, serve soprattutto a rispondere alle nostre coscienze che qui dovrebbero parlare con forza e non tacere. La cancellazione del permesso di soggiorno umanitario impedirà attività lavorativa, formazione, accesso al servizio sanitario nazionale; impedirà, cioè, i processi di integrazione che sono necessari e fanno la differenza tra inclusione ed esclusione, tra legalità e illegalità. Per questa ragione migliaia di sindaci, di ogni colore politico, chiedono a gran forza di fermare il decreto Salvini, perché sanno che genererà degrado e abbandono. Le stime parlano di 120.000 migranti irregolari in più nelle nostre città, che saranno ai margini ad amplificare conflitti e paure. Il decreto-legge in esame rischia di creare manovalanza per la criminalità, per gli spacciatori che infestano le nostre città. Altro che sicurezza! Non c'è oggi alcuna emergenza che giustifichi il decreto, il ricorso alla decretazione d'urgenza, tantomeno se venisse posta la fiducia. Ciò, Presidente, sarebbe ulteriormente vergognoso. Corriamo invece il rischio domani di vivere l'emergenza sociale che il decreto avrà creato, il rischio di una vera bomba sociale. Forse, però, Presidente, è proprio questo che si vuole creare, è questo l'obiettivo; non risolvere i problemi, ma alimentarli per poter poi lucrare sul fuoco della paura, dell'odio e del rancore. Quale perversa motivazione può altrimenti spingervi a smantellare il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), imperniato sui Comuni, sulle comunità locali, sui sindaci, sul loro attivismo, sull'accoglienza diffusa e quindi meno impattante? Tale sistema ha garantito risultati positivi non solo per l'integrazione, che è fondamentale, ma anche per la sicurezza sociale e l'ordine pubblico, consentendo un controllo più capillare e riducendo la clandestinità e il rischio di coinvolgimento in dinamiche criminali. Voi tutto questo lo colpite per ammassare migliaia di persone in centri governativi di grandi dimensioni, che hanno già dimostrato la loro pericolosità sia per i migranti, sia per gli italiani. Presidente, con il decreto-legge al nostro esame si è voluto a tutti i costi imporre un'operazione propagandistica, ideologica, pericolosa e anche falsa. Si è detto che immigrazione è sinonimo di criminalità e terrorismo. Colleghi, criminalità e terrorismo sono sinonimo di esclusione e marginalità. (Applausi dal Gruppo PD) . Gli stupri, purtroppo, non hanno colore della pelle. Questo decreto-legge rischia di favorire criminali e scafisti, anziché contrastarli, perché rifiuta l'idea stessa di integrazione, ma solo integrazione e inclusione costruiscono sicurezza e legalità. Quel che manca oggi è una maggiore integrazione e voi rispondete creando nuovi clandestini. Chi però nega diritti, Presidente, alimenta esclusione e illegalità. E questo vale per tutti noi. Per noi la battaglia per il lavoro, per il diritto allo studio, per la ricostruzione dopo il terremoto, è la stessa che vale per il diritto d'asilo. Per noi sono un'unica battaglia, perché la democrazia non è un menù alla carta e, se ne perdiamo un pezzo, la perderemo tutta quanta e non possiamo permetterlo, per essere all'altezza dei nostri padri e per potere un domani guardare in faccia le nuove generazioni, i nostri figli, e avere il loro rispetto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, oggi discutiamo di immigrazione per garantire protezione, accoglienza e integrazione agli immigrati che ne hanno diritto, e di sicurezza pubblica per contrastare il terrorismo, le mafie e migliorare anche lo scambio d'informazioni tra le Forze dell'ordine e i magistrati: due temi fortemente connessi e meritevoli di un'attenzione politica seria. Abbiamo dialogato a lungo per trovare un equilibrio accettabile tra solidarietà umana e tutela della sicurezza interna dello Stato, giungendo a condividere un testo normativo che, prevedendo l'accoglimento corretto di quei soggetti che giungono nel nostro Paese per ritrovare quella tanto sospirata pace negata nei loro Paesi d'origine, possa consentire di mantenere in Italia e in Europa uno standard di civiltà e sicurezza che finora troppo spesso è stato sacrificato e di rendere possibile una vera integrazione sociale. La regolamentazione dei flussi migratori è una necessità non più differibile e che è necessario decidere insieme per ripristinare uno Stato civile di sicurezza. Introdurre un filtro in grado di rilevare le situazioni specifiche per un ingresso regolare in Italia significa assicurare una vera tutela ai migranti, altra rispetto a quella della protezione internazionale e della protezione temporanea per rilevanti esigenze umanitarie; avviare responsabili percorsi di integrazione e di ripristino delle condizioni di rientro nei propri territori, nonché garantire a tutti di trascorrere un'esistenza serena e dignitosa nel territorio nazionale. È necessario ristabilire la possibilità di circolare serenamente a qualsiasi ora in ogni angolo delle nostre città, perché un Paese poco sicuro non può definirsi democratico. In una società pluralistica in continua evoluzione lo Stato deve dettare le regole che garantiscano, alle condizioni attuali, il vivere civile. Non si può consentire la permanenza di zone territoriali fuori dal controllo delle istituzioni, in cui si comincia con un eccesso di tolleranza e si finisce con il rendere interi quartieri off limits al resto della popolazione, vere e proprie zone franche occupate da personaggi dediti alle più svariate attività di prepotenza e, quindi, delinquenziali. Il diritto di ognuno di noi non può nascere da situazioni illegittime ab origine e per questo il testo che esaminiamo oggi non lede alcun diritto, ma piuttosto disciplina situazioni gravi di irregolarità e illegittimità, per consentire migliori e uguali condizioni di accesso ai vantaggi e alle tutele già predisposte dalla Costituzione e dalle leggi a ogni cittadino. In concreto, il testo in discussione è un primo passo per porre fine a tutte quelle situazioni di colpevolmente consapevole esenzione dal rispetto di qualsiasi norma, dalle più elementari regole igienico-sanitarie fino ad arrivare a consentire impunemente vere e proprie violazioni del codice civile e del codice penale. È innegabile che il sistema di business che ancora oggi gravita attorno a situazioni di miseria e di emergenza sociale, tutelato dal buonismo dilagante, ha prodotto la diffusione incontrollata di degrado umano e sociale a cui ora abbiamo il dovere di riparare con un riordino della normativa, che ne impedisca la permanenza e l'espansione, per ristabilire condizioni di effettiva democrazia, giustizia e civiltà. Garantire l'ordine sociale e la sicurezza pubblica, insieme alla solidale protezione di chi fugge da guerre, è per questo Governo la sfida più grande. Non intendiamo barricarci dietro alle nostre convinzioni, ma vogliamo raccogliere la sfida di mantenere fermi, accanto alle regole politiche e di diritto, quei valori non negoziabili, come la difesa degli ultimi, il rispetto dei diritti fondamentali e la crescita della libertà umana. La nostra sfida passa per un rapporto solidale, ma civile e giusto con tutti e verso tutti, passa per l'applicazione delle norme, volte a garantire un lavoro onesto e dignitoso ad ogni cittadino o ospite nel nostro Paese, passa per una vera integrazione, che non può più tollerare ghetti cittadini o baraccopoli di lavoratori sottopagati e sfruttati. La nostra sfida è attuare il contenuto degli articoli 1 e 3 della nostra Costituzione, per poter vivere in un Paese fondato sul lavoro e non sui privilegi, in cui tutti siamo titolari dei medesimi diritti e doveri; un Paese dal volto umano in cui, proprio in virtù della certezza del diritto e della certezza della pena, sia finalmente normale agire e vivere nella legalità. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, il primo dovere dello Stato è garantire la sicurezza dei cittadini. Lo Stato ha il monopolio dell'uso della forza, salvo in casi di particolare contingenza, e dunque ha il dovere di usarlo per garantire la sicurezza dei cittadini. Forza Italia lo ha sempre detto e lo abbiamo messo in atto quando abbiamo avuto responsabilità di Governo. Per questo apprezziamo le parti del provvedimento in esame che vanno in quella direzione: dobbiamo ritornare sui passi che sono stati fatti, perché troppo è stato lasciato alla possibilità di aggirare la legge e alla possibilità di entrare nel nostro Paese senza controlli. Naturalmente non tutti sono delinquenti, anzi la maggioranza di coloro che vogliono entrare nel nostro Paese non lo è, ma è chiaro che quando c'è un modo ingannevole di entrare nel nostro Paese è probabile che lo usino persone che poi non hanno buone intenzioni anche nella loro permanenza in Italia. Dunque apprezziamo quelle parti e abbiamo tentato di dare il nostro apporto, presentando una serie di emendamenti, che sono poi o direttamente derivati o strettamente ispirati al programma del centrodestra, che abbiamo in comune con la Lega, che ha importanti responsabilità di Governo, e con Fratelli d'Italia. Purtroppo sia nella redazione, sia nell'esame in Commissione del provvedimento si è seguito, ahimè, il principio per cui prima viene il compromesso tra i due partiti di Governo e poi vengono le necessità dei cittadini. Secondo noi vengono prima tali necessità e poi vengono gli accordi politici, che si cercano di fare e che naturalmente si devono fare, in molte circostanze. Al primo posto, però, quando si tratta dei problemi dei cittadini ci dovrebbe essere un'apertura alle proposte, che vengano dalla maggioranza o dall'opposizione. Le nostre proposte sono state in grandissima parte respinte. Seguendo l'ordine che c'è nel provvedimento e in base al quale sono stati ordinati i nostri emendamenti, abbiamo chiesto, ad esempio, che fosse abolito il permesso per motivi umanitari: si tratta di una bella cosa e di una bella parola, che però, essendo presente solo nel nostro Paese, ci espone ulteriormente, insieme alla nostra posizione geografica, ai flussi dell'immigrazione clandestina. Invece esso è stato abolito a metà e addirittura è stato introdotto il permesso per calamità naturali. Detta così, anche questa sembra una bella cosa, ma sappiamo bene a quali abusi tale previsione può esporci. Basti pensare che, purtroppo, in questi giorni il nostro Paese, a guardare i notiziari e a sentire le notizie che abbiamo su tutti i mezzi di informazione, sarebbe per metà in condizioni di calamità naturale e dunque, in base a questo principio, la metà dei cittadini del nostro Paese avrebbero diritto di andare in un altro Paese. E sì che l'Italia, nonostante la manutenzione del territorio sia certamente insufficiente (lo vediamo dolorosamente in questi giorni), è di gran lunga migliore rispetto ad altri Paesi. Pertanto, si chiudono porte per un verso, ma se ne aprono altre. Abbiamo chiesto l'eliminazione di questo anomalo permesso per calamità naturali. Ci è stato detto di no. È stato detto di no ai nostri emendamenti per deflazionare il contenzioso proprio in materia di permessi di soggiorno. Colleghi, non bastano le norme, bisogna poterle attuare. È una vecchia storia di cui si occupò anche il Manzoni parlando delle famose gride, che erano severe al punto da essere del tutto inefficaci. Abbiamo chiesto che lo Stato intervenga a favore dei Comuni che ospitano minori non accompagnati. Abbiamo chiesto la detrazione di imposta per le spese di sicurezza per la casa e di fermare i finanziamenti a associazioni varie provenienti da Paesi dove non si pratica la libertà religiosa e, dunque, con il rischio che l'intolleranza venga esportata. Abbiamo proposto norme intelligenti per l'approvazione dei ministri di culto, per evitare che anziché basarsi sui numerini, come ci si è inventati al Ministero dell'interno da qualche anno a questa parte, ci si basi su dati oggettivi. Abbiamo proposto norme che vietano di coprirsi il volto senza necessità, sia per chi si travisa in occasione di pubblica manifestazione, sia per quelle donne - a loro tutela - che sono costrette a girare con il velo. Abbiamo proposto di abrogare la legge sbagliata sulla tortura e introdurre invece delle norme a tutela di chi esercita la violenza nei confronti delle Forze dell'ordine durante le manifestazioni. Abbiamo proposto di estendere il divieto di accedere alle manifestazioni sportive (Daspo) alle persone che sono già state condannate per comportamenti come lo spaccio di droga presso locali notturni o comportamenti gravi presso gli ospedali e i pronto soccorso. Abbiamo proposto norme contro il commercio abusivo nelle aree urbane, la contraffazione e il commercio di materiali contraffatti. Colleghi, a pochi metri dal Senato quasi tutte le sere c'è un'esposizione di merci contraffatte, naturalmente vendute in barba a qualunque norma. Non sappiamo se questa situazione dipende dal Comune, amministrato ormai da due anni e mezzo dal MoVimento 5 Stelle, o dal Governo nazionale, che sappiamo qual è ormai da cinque mesi. Sta di fatto che le cose non vanno bene in questo modo. Abbiamo proposto un sostegno alle spese legali e per le cure a favore dei componenti delle Forze dell'ordine che si trovano in stato di necessità, nonché norme a favore dei Vigili del fuoco, dei Vigili del fuoco esposti all'amianto e delle Forze dell'ordine. Tutte queste proposte sono state respinte, perché ha prevalso la logica di maggioranza rispetto a quella del buon senso. Questo, invece, ci chiedono i cittadini, il buon senso e le misure efficaci chiunque le proponga, e non già le blindature e i compromessi che sono odiosi quando vengono fatti dagli altri, mentre diventano cose bellissime, da esaltare e di cui vantarsi quando li fanno loro. Colleghi, non c'è da vantarsi a non tutelare la sicurezza dei cittadini, che invece noi vogliamo difendere sempre e comunque. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Colleghi, per l'organizzazione dei nostri lavori, comunico che, per le vie brevi, si è deciso di sospendere i lavori intorno alle ore 13, per poi riprenderli alle ore 15. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, so bene che in quest'Assemblea abbiamo opinioni profondamente differenti sul tema dell'immigrazione. So bene qual è il clima nel Paese e riconosco che esistono problemi e una fortissima tensione sui temi della sicurezza. La sicurezza è un problema che va al di là del numero dei crimini, perché conta anche come viene percepita l'insicurezza. Tuttavia, vorrei proporre una riflessione ai colleghi del MoVimento 5 Stelle e a tutti i colleghi e le colleghe. Il Ministro dell'interno dice che non c'è un'emergenza rifugiati, tuttavia viene adottato un decreto-legge. Siamo di fronte a una riduzione dell'80 per cento. Pertanto, la domanda che vi rivolgo è la seguente: il decreto-legge in esame governa la sicurezza e l'immigrazione? È questa la domanda a cui dovete rispondere. È un decreto-legge manifesto, con alcuni interventi puntuali molto gravi dal punto di vista del diritto; ma su questo mi soffermerò in seguito. In realtà, questo manifesto ritiene di dover continuare a tenere un clima di emergenza. La questione dell'immigrazione, piaccia o non piaccia, va governata e, come dimostrano anche tanti altri Paesi, su questa questione (governo o non governo) si gioca la partita. È vero che sul piano elettorale si possono raccogliere grandi consensi sulle questioni dell'immigrazione, come fa Orbán; non è che siete originali, lo ha già fatto Orbán prima di voi. Tuttavia state davvero pensando di governare l'immigrazione? No. Lo voglio dire a un collega senatore, che è intervenuto su questo decreto-legge dicendo che finalmente si supera l'emergenza: no, è esattamente il contrario, si continua ad alimentare l'emergenza, anche quando non c'è. Questo è il problema di fondo, la nostra critica di fondo alla vostra scelta. Questo dato avrà una conseguenza, anche questa oggettiva: produrrà solo ulteriore clandestinità, produrrà ulteriore illegalità. È in questa cultura che illegalità e clandestinità diventano elementi di consenso; ma non di Governo. Questo è il punto: elementi di consenso sì, ma non governerete, perché quelle persone che girano per le nostre città, quelli che voi chiamate nullafacenti, sono nelle nostre città e - lo sapete bene - continueranno ad esserci. Probabilmente continueranno ad esserci proprio per le scelte che fate in questo decreto-legge e probabilmente voi ci farete le manifestazioni sopra; ma non state governando, state facendo una campagna che investe su questi elementi. Faccio qualche esempio concreto, riallacciandomi a quanto ha già detto la senatrice Bonino: 500.000, 600.000 o 400.000, non importa quelli che sono. Ammettiamo che siano quelli che dice il ministro Salvini: ma come lo state affrontando questo problema? Una parte di quelle persone stanno accudendo gli italiani, una parte di quelle persone stanno lavorando in nero, una parte di quelle persone, come nella mia terra, sono organizzati dalla criminalità organizzata o dalle finte cooperative. A proposito, quando farete un provvedimento contro le finte cooperative, non sarà mai troppo presto, perché lì organizzano il caporalato e usano queste persone non in regola, pagandole con la paga nel pugno e con sistemi di supersfruttamento. Come affronterete tale questione? A me non è chiaro. Non lo dite, così come non dite che dalla Germania stanno rientrando. Non avete firmato alcun accordo; il ministro Salvini ha detto che non rientrano. No, in realtà stanno rientrando, spediti dal Governo tedesco e dal loro Ministro dell'interno, stanno rientrando. Come pensate di affrontare il tema dell'immigrazione, se non costruite una politica di alleanze e di governo di questo fenomeno con tutto il sistema locale? Lo realizzate superando gli SPRAR, che è l'unico strumento di governo del territorio, e costruendo grandi centri, perché alla fine costruirete grandi centri, che già hanno dimostrato il loro fallimento. Ho sentito un collega della Lega dire orgoglioso: «Noi togliamo la cittadinanza a chi commette un reato di terrorismo». L'espressione più corretta è la seguente, colleghi del MoVimento 5 Stelle: togliete la cittadinanza a chi commette un reato di terrorismo con ragioni etniche. Infatti, un cittadino italiano, che ha la cittadinanza dalla nascita e commette un reato di terrorismo, rimane cittadino italiano. Siete sicuri che si tratti di un provvedimento per la sicurezza? Altro che rispetto della migliore cultura giuridica! È dalla Rivoluzione francese che si discute del tema della cittadinanza e voi lo state mettendo in discussione per una ragione - badate bene - di propaganda. Volete affrontare i problemi della clandestinità - l'ho già detto e lo ripeto e insisto - non dal punto di vista ideologico, ma dal punto di vista concreto? Dovete cambiare la legge Bossi-Fini. (Applausi della senatrice De Petris) . La Bossi-Fini, infatti, produce clandestinità. Una parte rilevante di quei 400.000 a 600.000 irregolari (a seconda di chi interviene) nasce dal meccanismo assurdo della Bossi-Fini, tanto che molti imprenditori, come è stato ricordato, utilizzavano la forma della protezione umanitaria perché li avevano formati e volevano, attraverso la protezione umanitaria, mantenerli. Per favore, almeno, per una questione di correttezza intellettuale, sia chiaro che la sicurezza è un valore per tutti. Un delinquente è un delinquente. Una persona che violenta una ragazza è un delinquente, che deve andare il galera, sia bianco, sia italiano, sia altro. Per quale ragione mi dite che sono buonista? Me la sento addosso questa accusa. Non sono buonista: cerco di trovare una forma di governo di un processo che è legato ai cambiamenti del mondo. Sentivo dei colleghi parlare del problema dell'integralismo religioso. Attenzione, perché se noi non svolgiamo la nostra funzione culturale di Europa, capace, sulla base di quello che abbiamo pagato sulla nostra pelle, nella nostra storia, di essere contro ogni forma di integralismo e di separazione razziale, questo problema ce lo ritroveremo e sarà più crudo e più duro. Sarete preoccupati come me se si diffonde in questo Paese un clima di intolleranza. Non stiamo parlando di buoni e cattivi; non c'entra niente la distinzione tra buoni e cattivi e il 7º cavalleggeri. No, stiamo parlando di un clima culturale che investe e sta producendo rancore e rabbia. Ma lo vedo solo io? Rancore e rabbia. Vedo solo io il fatto che si è sdoganato di tutto e di più, tanto che se una persona sale su un treno ed è di colore nero gli si dice: «Vattene, sporco negro!»? Sarete d'accordo con me che questo problema c'è. Facciamoci carico, allora, dal punto di vista culturale, di dare qualche messaggio che non rincorra e non lisci il pelo alla pancia, ma che cerchi - perché noi abbiamo questo compito come classe dirigente - di tenere un po' più alto il livello culturale di questo Paese. In questo senso, il provvedimento al nostro esame va esattamente nella direzione opposta. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . PRESIDENTE . Come già anticipato, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 13,07, è ripresa alle ore 15,08) . Presidenza del vice presidente TAVERNA È iscritto a parlare il senatore Augussori. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . SignorPresidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici e senatori, il provvedimento che ci accingiamo ad approvare è la risposta fattiva e concreta alla domanda di maggiore sicurezza che i nostri cittadini ed elettori hanno posto a gran voce in tutte le recenti tornate elettorali, politiche ed amministrative e che va a colmare le lacune legislative lasciate da una politica che ha risposto in maniera blanda o che, ancor peggio, in alcune situazioni non ha dato cenno di aver compreso la gravità delle singole questioni. Il testo in esame vede, come è noto, nei suoi pilastri portanti una migliore regolamentazione della gestione del fenomeno migratorio, una maggiore attenzione alle esigenze di risorse e dotazioni delle nostre Forze di polizia statali e locali e, infine, una più incisiva concretezza alle azioni di contrasto al fenomeno mafioso. Il decreto-legge tratta però anche altre tematiche, sulle quali mi soffermerò nel corso del mio intervento, che seppur di portata mediatica ridotta, vanno ad incidere sul vissuto quotidiano dei nostri concittadini. Soprusi ed ingiustizie che ledono la libertà individuale e dai quali era sinora molto difficile essere tutelati. Mi riferisco, ad esempio, al reato di occupazione abusiva, che viene spesso perpetrato nell'edilizia popolare a discapito di chi, dopo anni di graduatorie, avrebbe il sacrosanto diritto alla casa. E che dire delle innumerevoli volte, come riportano spesso le cronache, in cui i nostri anziani, di ritorno magari da un ricovero ospedaliero, si sono ritrovati la casa occupata? Con gli articoli 30 e 31, anche grazie al lavoro emendativo svolto in Commissione, andremo a colpire più duramente gli esecutori e gli organizzatori di queste azioni e porremo inoltre fine a quell'obbrobrio giuridico che vedeva la magistratura assegnare gli arresti domiciliari proprio nell'immobile occupato. Passiamo poi all'articolo 21, che mi sta particolarmente a cuore, stante il mio passato di amministratore locale, con il quale si estende l'ambito di applicazione del Daspo urbano anche per fatti compiuti nei presidi sanitari e nelle aree adibite a fiere, mercati e pubblici spettacoli. Anche in questo caso inseriamo sanzioni più pesanti nei confronti dei contravventori e strumenti più incisivi nelle mani dei sindaci e dei questori. Con l'emendamento 21.0.7, approvato dalla Commissione, andremo finalmente a introdurre il reato di accattonaggio molesto. Si tratta di una piaga incivile che affligge le strade delle nostre città e le nostre stazioni. Chi vive, come me, nella bassa Lombardia, ad esempio, conosce bene quale terra di nessuno sia diventata la stazione di Milano Rogoredo, ricettacolo di ogni tipo di tossicodipendente, dedito a ogni losco traffico e a insolentire pesantemente tutti i viaggiatori. Chi di voi, sempre in una grande stazione, ha mai provato ad acquistare un biglietto della metropolitana? Ci si deve letteralmente difendere dall'assalto di orde di questuanti rom. Non è questa la prima impressione e l'immagine che vogliamo dare ai turisti che giungono nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Con il nostro voto puniremo in maniera esemplare gli organizzatori e gli esecutori di queste azioni. Con l'emendamento 21.0.10, approvato dalla Commissione, andremo poi ad inasprire le pene previste per il racket dei parcheggiatori abusivi. In certe città è strutturato e quasi istituzionalizzato; in altre viene messo in atto in modo più subdolo, con artifizi come la finta vendita ambulante e si esercita con la sottile minaccia psicologica di possibili danni all'auto lasciata incustodita alla loro mercé. Di questa illecita attività sono particolari vittime le categorie più indifese, quali donne ed anziani. L'articolo 23 ripristina l'illecito penale con pene sino a sei anni per chi attua blocchi stradali, fattispecie prevista ora solo per il blocco ferroviario. Si vuole così evitare che questa pericolosa pratica, messa in atto spesso durante le proteste di immigrati o dei centri sociali, possa costituire disagio per i cittadini che, appunto per strada ordinaria o ferrata, lavorano o si recano sul luogo di lavoro, contribuendo al prodotto interno e che non possono, per il capriccio di pochi, vedere negato quel diritto e dovere, sancito dalla Costituzione, chiamato «lavoro». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Agli stranieri colpevoli di tale reato verrà, inoltre, negata la concessione del visto di ingresso in Italia. Mi si consenta, infine, un breve excursus sull'emendamento 14.7 da noi proposto e approvato dalla 1 a Commissione, che riprende il disegno di legge n. 718 da me presentato in data 26 luglio, in merito alle modalità di acquisizione della cittadinanza. Si propone di concedere la cittadinanza italiana solo a coloro che abbiano un'appurata conoscenza della lingua italiana, da attestare mediante titolo di studio o specifiche certificazioni ufficiali. Si tratta di una verifica oggettiva, che ha lo scopo di dare la cittadinanza solo a chi sia in grado di capire e parlare in maniera adeguata la lingua e, di conseguenza, comprendere e conoscere la cultura e le leggi del Paese di cui il richiedente cittadinanza aspira ad essere parte e che può così dimostrare la sua vera volontà d'integrazione. Come abbiamo visto, e concludo, questo decreto-legge ha molti obiettivi, ascrivibili però ad uno solo: i cittadini ci chiedono sicurezza e regole e noi abbiamo il dovere di dargliele. Giunga, pertanto, il mio plauso e quello dei colleghi del Gruppo Lega al ministro Salvini e ai suoi collaboratori, che sono riusciti in quest'intento, mantenendo così una delle più importanti promesse fatte agli elettori. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, tramite lei vorrei dire al collega che mi ha preceduto che trovo sia giusto e valido insistere sulla conoscenza della lingua italiana, che spesso e trascurata anche da chi italiano è e ha fatto i suoi studi in Italia. Mi auguro, quindi, che ci sia un invito e una spinta a studiare tutti insieme e un po' di più perché i risultati spesso sono pessimi. Presidente, lo abbiamo detto più volte durante l'arco di questa mattinata e lo ha detto il relatore di minoranza: questo è un decreto-legge manifesto, un decreto-legge propaganda, che vuole chiamarsi sicurezza, ma se volessimo leggerlo attentamente, proprio per la conoscenza della lingua italiana che richiamava prima il collega, ci accorgeremmo che di sicurezza in questo provvedimento non c'è nulla. Potremmo chiamarlo decreto zero. Infatti, di quante unità le Forze dell'ordine vengono aumentate in questo decreto? Zero. Quanti sono gli accordi bilaterali che questo Governo, che si occupa della sicurezza, ha fatto da quando è in carica? Zero. Quante sono le ricollocazioni in Europa, che tanto premono a questo Governo, da quando è in carica? Zero. Sostanzialmente è il vuoto pneumatico, che voi cercate di colmare, molto probabilmente, cercando di alzare, come sempre, l'attenzione e la propaganda perché vi rendete conto che zero avete combinato anche con questo decreto-legge. L'unica cosa che non è pari a zero in questo provvedimento sono i danni che voi andrete a fare. Molti sono già stati elencati dal senatore Mirabelli, in una relazione che io inviterei tutti a leggere. Io mi soffermerò, però, solo su un altro danno, grave, pericoloso, che dovrebbe essere posto all'attenzione di tutti con meno superficialità. All'interno di questo decreto-legge, infatti, c'è il superamento della cosiddetta protezione umanitaria, con l'introduzione di una nuova forma di protezione speciale per gli stranieri posti in condizione di particolare vulnerabilità. La scusa con cui avete difeso questa scelta (il fatto di dire che la protezione umanitaria dovesse essere eliminata) è stata che da voi la protezione umanitaria è vista come un mezzo per aprire indiscriminatamente le frontiere. Ebbene, sempre per l'attenzione alla lettura, alla conoscenza, alla capacità di interpretare un testo, io vorrei dire, signor Presidente, che la protezione umanitaria era, invece, proprio coerente con lo spirito di apertura e accoglienza che caratterizza un testo che qui dentro dovremmo conoscere tutti, che è la Costituzione. Grazie alla protezione umanitaria, infatti, si è data una ulteriore attuazione al diritto di asilo, garantito dall'articolo 10, comma 3, della Costituzione, riconoscendo come meritevoli di tutela situazioni di vita vulnerabili e complesse, che non possono essere semplificate proprio perché sono situazioni di vita vulnerabili e complesse. L'abrogazione della protezione umanitaria lascia queste situazioni prive di ogni riconoscimento ma, soprattutto, prive di ogni protezione e apre una sorta di timido spiraglio a quelle che vengono da voi definite nuove forme di protezione speciale. Tali forme, però, possono essere concesse quando ricorrano le condizioni dell'articolo 19 del testo unico sull'immigrazione, che vado a leggere: rischio di persecuzione, tortura, violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani. Io le chiedo, signor Presidente, e lo chiedo anche ai colleghi: all'interno di questa declinazione così vasta possiamo davvero andare a interpretare e a difendere la condizione che molti immigrati vivono in determinati Paesi? Possiamo andare a definire davvero in maniera specifica i pericoli che alcune di queste persone vivono e stanno vivendo? La notizia è di pochissimi giorni fa. Non è sicuramente quella che occupa le prime pagine dei giornali, ma è la notizia di quanto sta succedendo in Tanzania, dove è partita una vera e propria caccia omofoba, addirittura anche su Facebook e sui social media , invitando ciascuno a denunciare il proprio vicino, compagno o amico qualora sospettato di chissà quale inclinazione propria, che indica, invece, uno stato e una condizione della persona stessa. Noi abbiamo provato nelle diverse discussioni a sottoporvi questo problema e a dire che, forse, questo aspetto andrebbe preso a cuore. La comunità LGBT, infatti, è una comunità che in quei Paesi rischia di essere sottoposta a situazioni che, anche se non vengono riconosciute come torture, vanno a ledere il diritto della persona e che invece la nostra Costituzione deve tutelare. E se queste persone arrivano in Italia, dal nostro punto di vista, perché noi guardiamo solo quello che è scritto all'interno della Costituzione, devono essere tutelate e protette, perché noi vogliamo garantire a ciascuno la possibilità di esprimere liberamente la persona che è. (Applausi dal Gruppo PD) . LANZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, tramite lei volevo dire alla senatrice Malpezzi... PRESIDENTE. No, deve intervenire sull'ordine dei lavori, perché se interviene per fatto personale, la faccio intervenire a fine seduta. LANZI (M5S) . No, mi creda, non è un intervento per fatto personale. PRESIDENTE. Se si rivolge alla senatrice Malpezzi, è un fatto personale e non è un intervento sull'ordine dei lavori. LANZI (M5S) . Tramite lei... PRESIDENTE. No, non tramite me: o lei interviene sull'ordine dei lavori o la faccio intervenire a fine seduta per fatto personale. LANZI (M5S) . È importante intervenire adesso, mi scusi. PRESIDENTE. Lo decido io quando è importante. Se lei si rivolge alla senatrice Malpezzi è per fatto personale; o interviene sull'ordine dei lavori, o le tolgo la parola. LANZI (M5S) . Sull'ordine dei lavori, in merito all'intervento della senatrice Malpezzi... PRESIDENTE. No, le tolgo la parola. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FI-BP) . Signor Presidente, c'era bisogno in questo Paese di un decreto-legge che intervenisse in tema di sicurezza. Dobbiamo porci alcuni quesiti che riguardano alcuni nostri concittadini. C'è della frustrazione tra i nostri concittadini perché si sentono incapaci di affrontare questioni legate alla sicurezza sotto la propria casa? C'è un problema legato ad uno stato d'animo di abbandono di molti nostri concittadini che vedono nello Stato e, talvolta, nella giustizia, troppe norme farraginose incapaci di dare risposta alla loro legittima richiesta di sicurezza? Mi dispiace che ogniqualvolta che nel Paese si parli di sicurezza escano fuori temi legati al fascismo, all'antifascismo, alla discriminazione razziale o altro. Noi dobbiamo partire da un presupposto: la qualità di vita nelle nostre città è accettabile? È ovvio che tutto questo non è ascrivibile solamente al tema della sicurezza e dell'ordine pubblico. Non c'è dubbio, la sicurezza deve essere abbinata alla lotta al degrado delle nostre città. Nella Capitale purtroppo non solo abbiamo tanti quartieri abbandonati al loro destino, ma anche tanti quartieri che vivono un degrado profondo, a partire dalla mancanza di illuminazione, fino ad arrivare all'esercizio dei più importanti e basilari servizi. Pensiamo, ad esempio, alla raccolta dei rifiuti; anch'esso un segno dello stato di abbandono delle nostre città. Presidente, il senso di smarrimento di molti nostri concittadini va anche nell'indirizzo di un sistema giudiziario che non garantisce assolutamente la certezza della pena. È un tema che non viene affrontato quando si parla di sicurezza. Mi perdoni, Presidente, ma vorrei sottolineare alcuni richiami al Governo. Mi rivolgo soprattutto agli esponenti di Governo; non so se avete deciso di ricorrere alla fiducia ed evito di riprendere i commenti di colleghi che nella scorsa legislatura vituperavano il Governo quando faceva ricorso allo strumento della fiducia. Uno su tanti: quando eravate incendiari, mentre oggi - come dice una bella canzone - siete diventati dei pompieri, affermavate che lo strumento della fiducia strozzava la democrazia, impedendo la libertà di opinione all'interno dei Gruppi. Oggi, che siete diventate dei pompieri, lo strumento della fiducia vi occorre per nascondere le vostre divisioni. E allora noi avremmo votato con estrema attenzione e convinzione il decreto-legge al nostro esame. Abbiamo però dei dubbi e mi rivolgo soprattutto agli amici della Lega. Il decreto-legge raccoglie infatti le istanze di due forze politiche diametralmente opposte tra di loro. Il compromesso che si è individuato è pertanto certamente al ribasso. Abbiamo dei dubbi e dei quesiti che purtroppo rimangono e permangono: come mandiamo via i 600.000 clandestini che i Governi guidati dal Partito Democratico hanno fatto entrare negli anni scorsi? Il provvedimento non ci dà una risposta. Vi è poi il tema delle espulsioni: come li mandiamo a casa? Ieri sera la trasmissione televisiva «Le Iene» ha fotografato in modo esemplare e quasi paradossale il caso di un ragazzo nigeriano che è entrato clandestinamente, ha commesso dei reati, è stato accusato, ha avuto una sentenza di condanna, si è fatto forse un giorno di galera e il giorno dopo è stato buttato fuori. Lui vuole tornare nel suo Paese e chiede aiuto a una trasmissione televisiva per poter essere rimpatriato. Siamo a questi paradossi. Purtroppo vediamo che questa incapacità giuridica di dare risposte ancora rimane. Signor Presidente, nella parte finale del mio intervento vorrei concentrarmi su un emendamento che abbiamo presentato in Commissione affari costituzionali e devo dire che il presidente Borghesi con grande cortesia lo ha letto e analizzato e spero che la fiducia non cancelli tutto questo lavoro e questo contributo. L'emendamento riguarda il termine ordinatorio che oggi vige nel nostro sistema giudiziario. Porto l'esempio di un'interrogazione che ho rivolto al tribunale di Cassino, riguardo al caso di una bambina di quattro anni, sospetta di abuso sessuale in famiglia, per il quale il gip ha convocato l'incidente probatorio a sei mesi di distanza da quell'evento. Voi capite che l'incidente probatorio a distanza di sei mesi, soprattutto per i reati di violenza sessuale sui minori, perde totalmente la sua efficacia. Noi abbiamo quindi presentato un emendamento che commuta il termine ordinatorio in perentorio, almeno sui reati di violenza sessuale sui minori. Speriamo che il Governo abbia il coraggio di avere un confronto franco, anche accogliendo il contributo di chi oggi non è in questa maggioranza, e non si nasconda dietro la fiducia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti della scuola secondaria di primo grado «Guido Novello» di Ravenna, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 840 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Marilotti. Ne ha facoltà. MARILOTTI (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il provvedimento in discussione definisce in modo più stringente le disposizioni in materia di permesso di soggiorno per motivi umanitari e la disciplina di quello temporaneo, proponendosi di superare formule troppo generiche, soggette a interpretazioni che hanno causato incertezza e difficoltà a rendere effettivo il contrasto dell'immigrazione clandestina. Il fenomeno dell'immigrazione ci rimanda tuttavia a temi che non possono essere affrontati soltanto con misure amministrative o di polizia. Occorre una visione storica e prospettica che metta in gioco conoscenze economiche, geoclimatiche, politiche e culturali, in una parola una visione d'insieme. Da alcuni anni, per la prima volta nella storia dell'umanità, la popolazione residente nelle città e metropoli del mondo ha superato il numero di quella che vive negli immensi spazi rimanenti. È un dato da cogliere con preoccupazione per i mutamenti culturali e antropologici che ingenera, il primo dei quali è certamente la spinta migratoria. Occorrerebbe un ripensamento globale dei modelli di sviluppo e di società, ma mi rendo conto che non è questa oggi la sede in cui parlarne. Affrontare in modo unitario il fenomeno delle migrazioni ci consente di fare un bilancio e scoprire che il saldo per il nostro Paese è sostanzialmente in pareggio: dall'Unità d'Italia ad oggi sono emigrati 30 milioni di italiani e solo un terzo è rientrato; vi sono circa 80 milioni di oriundi italiani nel mondo, molti dei quali mantengono un rapporto con il nostro Paese e potrebbero essere, se supportati da una politica attiva e dinamica, i primi ambasciatori per l'attrazione di capitali nel nostro Paese, per il made in Italy , per l'influenza della nostra cultura nelle varie contrade. A conti fatti, dei circa 10 milioni di stranieri arrivati in Italia dagli anni Settanta, i residenti sono 5 milioni, a cui va aggiunto un milione e mezzo di cittadini italiani di origine straniera. Lo stesso discorso può essere fatto oggi a proposito degli expat : sono poco meno di 300.000 gli italiani, soprattutto giovani, che ogni anno emigrano alla ricerca di un futuro, che qui viene loro negato. Lo stesso numero è all'incirca quello dei movimenti reali ed effettivi di immigrati nel nostro Paese. Certamente questo flusso va gestito e l'Unione europea ci ha lasciato soli di fronte a questa emergenza. Eppure, siamo parte integrante e non secondaria della costruzione europea. Siamo un Paese mediterraneo e dobbiamo rivendicare con forza che il polmone dell'Europa non può respirare solo a Nord e a Nord-Est. Dobbiamo chiedere all'Unione europea, ma anche ai Governi che si sono susseguiti in questi anni, che fine hanno fatto le politiche euromediterranee, il partenariato euromediterraneo, i forum civili, la cooperazione decentralizzata e il grande progetto di realizzare una vasta area di libero scambio nell'area mediterranea entro il 2020, nella prospettiva di creare le basi di una cooperazione con l'Africa subsahariana. Noi sappiamo benissimo che fine ha fatto il sogno avviato con la conferenza di Barcellona del 1995: si è infranto dopo l'11 settembre del 2001 con i venti di guerra e con i mutamenti geopolitici, che hanno fortemente depresso tutti i nostri partner della sponda Sud del Mediterraneo. Questi mutamenti hanno avuto l'effetto di deprimere altresì il Mezzogiorno d'Italia, isole comprese. Tutti i dati socio-economici dell'ultimo decennio ci raccontano di una perdita di competitività del Mezzogiorno, dove è ripreso il dramma dell'emigrazione e da terra accogliente, inclusivista, multietnica e fiera di esserlo, anche nel Mezzogiorno emergono sconforto e paura. Noi gente del Sud apparteniamo a una koinè mediterranea, che si declina in vari modi e in tanti linguaggi, che sono parte di un unico paesaggio culturale. Abbiamo bisogno di dialogo e di cooperazione, per una crescita comune, con i nostri dirimpettai. Concludo, signor Presidente, dichiarando che, nonostante queste considerazioni, il mio voto al decreto-legge oggi in discussione sarà favorevole, auspicando che esso venga completato da un marcato impegno del Governo, affinché attui senza indugi una nuova politica euromediterranea, premessa perché si possano realizzare quegli accordi multilaterali capaci di contribuire alla stabilità del continente africano e di governare i flussi migratori con politiche attive. Per questo motivo ho presentato un ordine del giorno, affinché il Governo accolga queste istanze. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (PD) . Signor Presidente, apprendiamo da fonti governative che il Governo ha intenzione di porre la fiducia sul provvedimento in esame: questa è la dimostrazione che la maggioranza ha paura dei voti segreti che saremmo andati a chiedere sul provvedimento. Ciò significa che la maggioranza soffoca il dissenso interno. (Applausi dal Gruppo PD) . Tra l'altro, si tratta proprio di quei colleghi che per anni hanno detto peste e corna dei voti di fiducia. Questa è una modalità grave, signor Presidente, non soltanto per il provvedimento in esame, che in parte è anche anticostituzionale, ma anche perché va a ledere il diritto di libera opinione dei singoli parlamentari. È un peccato perché, se avessimo avuto l'opportunità di esaminare e votare in quest'Assemblea i diversi emendamenti da noi presentati, magari si sarebbero riuscite a sanare alcune ingiustizie, per esempio a danno non di profughi, ma di cittadini di origine italiana. Mi riferisco, in particolare, a numerose donne di origine italiana a cui ingiustamente, nel corso degli anni, è stata sottratta la cittadinanza italiana, alla luce di una legge italiana arcaica e profondamente discriminatoria, anche questa contraria alla Costituzione. Sto parlando di una legge del 1912, in virtù della quale si è andata a sottrarre automaticamente la cittadinanza a donne italiane semplicemente per il fatto di aver contratto matrimonio con cittadini stranieri. Nel corso del tempo si sono succedute sentenze - ben due - che hanno tentato di sanare questa situazione. Con una sentenza della Corte costituzionale del 1983 si stabilì che quella parte di legge era addirittura illegittima e si sancì che ai figli di quelle donne nati dopo il 1° gennaio 1948 (ossia la data di entrata in vigore della Costituzione, che giustamente riconosce dignità e pari diritti a uomo e donna) la cittadinanza sarebbe stata riconosciuta. In seguito, anche la Corte suprema di cassazione ha adottato nel 2009 una sentenza con cui si tentò di sanare la situazione di quei figli nati prima dell'entrata in vigore della Costituzione. Per farla breve, entrambe le sentenze - purtroppo - non sono riuscite a risolvere il problema, perché l'attuale legge di riacquisizione della cittadinanza italiana contiene un cavillo burocratico in virtù del quale le donne devono presentarsi fisicamente in consolato per poter acquistare la cittadinanza italiana. Dunque, per assurdo, vi sono mamme con più figli, uno dei quali ha magari ottenuto la cittadinanza italiana perché nato dopo l'entrata in vigore della Costituzione italiana, a differenza degli altri soltanto perché nati prima, nell'anno sbagliato. Se non venisse apposta la fiducia e potessimo esaminare e votare gli emendamenti presentati, magari il Governo si potrebbe ricredere e andrebbe a riconoscere e sanare una vera e propria ingiustizia discriminatoria (Applausi dal Gruppo PD) . Se invece la situazione rimarrà questa, donne a tutti gli effetti italiane e i loro discendenti, a causa di questa ottusità, non vedranno riconosciuto un loro diritto. Un vero, grave peccato, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, vogliamo essere chiari: il decreto-legge in esame introduce un cambio di passo e comincia a invertire la tendenza, dopo anni di lassismo e buonismo delle sinistre. Tuttavia, si tratta di un atto imperfetto. Non vorremmo derubricarlo, con una battuta, il classico «vorrei ma non posso», perché comunque apprezziamo lo sforzo e condividiamo le misure introdotte e - più ancora - le linee di indirizzo. Ciò nonostante, abbiamo riscontrato alcune debolezze e lacune ed è per questo che abbiamo presentato un pacchetto migliorativo, anzi rafforzativo, articolato in 43 emendamenti che, fatta eccezione per uno solo a mia firma, sono stati tutti respinti durante i lavori in Commissione. Abbiamo presentato un insieme di proposte migliorative perché la lotta all'immigrazione clandestina è una battaglia storica di Fratelli d'Italia e - soprattutto - perché il nostro Paese ha un bisogno assoluto, direi disperato, di sicurezza e regole più severe in tema di immigrazione illegale. Voteremo a favore della conversione del decreto-legge, tuttavia il provvedimento - a nostro avviso - rischia di essere più suggestivo, che concretamente effettivo ed efficace; con un grande risvolto mediatico, ma insufficiente a fronteggiare realtà diventate complesse e drammatiche. Insomma, crediamo che l'Italia abbia bisogno di molto di più sia per il contrasto all'immigrazione clandestina, che per garantire maggiore sicurezza ai suoi cittadini. È di tutta evidenza - se ne è discusso - il ricorso strumentale alla protezione internazionale. Sono di tutta evidenza, infatti, la sproporzione e l'anomalia malata nei numeri delle forme di protezione internazionale concesse e nel numero dei permessi di soggiorno concessi per motivi umanitari. E ancora: ai casi di protezione umanitaria riconosciuti dalle commissioni territoriali di competenza si sono aggiunti quelli riconosciuti dall'autorità giudiziaria a seguito di ricorso giurisdizionali: insomma un dedalo, meandri normativi e intreccio di strumenti diversi che hanno prodotto una situazione ingovernabile e ingovernata, con sacche di illegalità e forme di clandestinità più o meno mascherate. Il punto è che la tutela umanitaria, introdotta nell'ordinamento interno quale forma di protezione complementare, residuale, eccezionale ed emergenziale, è diventata nella cattiva prassi diffusa il beneficio maggiormente utilizzato e riconosciuto. Insomma, in Italia siamo riusciti a realizzare un'anomalia. Abbiamo totalizzato tre forme di riconoscimento, tre tipi di protezione: quella per motivi umanitari legata al nostro ordinamento, più altre due di derivazione europea, ossia la protezione internazionale sussidiaria e la protezione temporanea. È proprio quella umanitaria, quindi quella della libera scelta del nostro legislatore, ad essere stata più usata. E l'articolo 1 del decreto-legge in esame incide sulla protezione per motivi umanitari, ovvero quella che, lasciando la parola ai numeri, ha avuto un andamento che viene definito statisticamente inflattivo, ovvero è stato inflazionato. Secondo l'Eurostat, nel 2017, del numero complessivo di riceventi protezione (oltre 35.000), più di 20.000 l'hanno ottenuta per ragioni umanitarie; più di 6.000 per status di rifugiati; più di 8.000 per protezione sussidiaria, mentre i rimpatriati sono stati solo 1.515. Per quanto riguarda i Paesi di provenienza dei riceventi protezione, è bene sottolineare che la maggior parte sono della Nigeria (oltre 25.000); segue il Bangladesh, il Pakistan, il Gambia. Solo dopo nell'elenco, molto più giù, dopo il Senegal, la Guinea, il Ghana e l'Eritrea, troviamo Paesi come la Siria, l'Afghanistan e l'Iraq, ovvero zone di guerra. Voglio sottolineare, essendo in cima alla lista la Nigeria, che non sfuggirà a nessuno la portata mafiosa di questa criminalità di importazione. Si è abusato di questa norma, e allora è bene prevederne l'abrogazione. Ma rimangono moltissime, troppe eccezioni, troppi casi speciali, maglie potenzialmente larghe; cure mediche per chi si trova in stato di salute gravemente compromesso; eccezionale calamità del Paese di provenienza; condizioni di grave sfruttamento lavorativo. E potrei continuare. Qualsiasi immigrato potrà facilmente richiedere di rientrare in queste eccezioni. L'abolizione della protezione umanitaria, invece, è per noi una battaglia, e ci appare debole il cosiddetto decreto-legge Salvini, perché lascia aperte troppe ipotesi per ottenere la protezione. Ciò significa lanciare uno slogan che suggestiona. Noi siamo per l'abolizione della protezione umanitaria senza se e senza ma. (Applausi dal Gruppo FdI) . Questo si deve introdurre nel decreto-legge, e sottrarlo al circuito dell'accoglienza. Anche perché mi chiedo: che cosa è previsto per i 600.000 immigrati clandestini che girano nel nostro Paese? Mancano regole certe di rimpatrio. Abbiamo le carte in regola per sostenere questa posizione netta, perché chiunque è in buona fede sa che noi non possiamo essere cacciati né di intolleranza, né di razzismo, né di xenofobia. LAUS (PD) . No? RAUTI (FdI) . Non possiamo esserne tacciati, perché è dagli anni Novanta, dai tempi del Movimento Sociale Italiano, noi per primi - non voi - dicemmo: aiutiamoli a casa loro. (Applausi dal Gruppo FdI) . E ancora: abbiamo noi ideato politiche di cooperazione che non creassero dipendenza. Il Movimento Sociale Italiano negli anni Novanta, quando l'immigrazione era soggetto di studio di demografia e non era l'invasione che è oggi, si poneva questo problema e lo consideravamo un dramma loro e un dramma nostro. Questo dramma resta e il decreto-legge in esame non lo risolve. Noi ci auguriamo che venga rafforzato e migliorato. LAUS (PD) . Troppo morbido? RAUTI (FdI) . Per affrontare il problema ci vuole più coraggio: è questo quello che ci chiede il Paese. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, colleghi, il mio intervento si manterrà sul titolo I del decreto-legge, e cioè sulla parte riguardante l'immigrazione. Più tardi, nelle dichiarazioni di voto sugli emendamenti - se ci saranno, non lo sappiamo - saremo complessivamente, come Gruppo Partito Democratico, più specifici nel descrivere gli aspetti negativi di questo provvedimento, nell'evidenziare la sua sostanza tutta propagandistica, nel sottolineare i danni che provoca e nel gridare contro l'ostilità che viene messa in campo nei confronti dell'umanità. Dico gridare perché, quando si alza il vento forte, molto forte e anche contrario, ci sono quelli che si abbassano e si riparano in attesa che passi. Ma noi siamo quegli altri, quelli che, pervasi dall'insopprimibile necessità di far udire la propria voce, quando il vento è forte alzano i toni e gridano per farsi sentire . (Applausi dal Gruppo PD) . Ma in discussione generale credo sia più opportuno fare un ragionamento che metta in luce la profonda inadeguatezza che il Governo palesa con questo decreto-legge riguardo al tema dell'immigrazione. E prenderò spunto da varie riflessioni, tra cui quella del vescovo Toso. Da questo decreto-legge risulta chiaro che il Governo non ha consapevolezza che il fenomeno migratorio è mondiale, epocale e irreversibile. Ce lo dice l'ONU, attraverso cifre che guardano al parallelismo tra aumento della popolazione mondiale e aumento dei migranti, soprattutto nel Continente africano. Ce lo dicono tanti studi e riflessioni, che descrivono questo fenomeno molto complesso. Ma ce lo indica la realtà, che quotidianamente ci mette di fronte quanto nel mondo accade per disparità economiche e di diritti, per guerre e persecuzioni, per cambiamenti climatici. Proprio su questo vi è un ruolo che dovrebbe giocare l'Italia. Dall'Italia ci si dovrebbe aspettare la capacità di aggregare le sensibilità, le riflessioni, le proposte di azione comune, le proposte di strategie europee sovranazionali, per cominciare ad affrontare il governo di questi mutamenti attraverso risposte continentali e politiche di lungo periodo, specie per lo sviluppo della cooperazione verso l'Africa, perché i cambiamenti ci sono già e la mancanza di risposte si protrae. Infatti, se da una parte si è formata la consapevolezza del mancato raggiungimento di una sostanziale unità europea, allo stesso tempo vediamo modificarsi l'unità nazionale, attraverso il continuo flusso delle migrazioni, che la rendono più complessa a causa dell'incontro di più etnie e più culture. L'unità nazionale è contemporaneamente, oltre a questo, indebolita dal venir meno della condivisione di grandi valori morali e civili, quali la vita, la solidarietà intesa come ricerca del bene per gli altri, il lavoro che dà dignità, la libertà radicata nell'intreccio dei doveri e dei diritti, la libertà religiosa. Quindi, il problema più urgente è rappresentato dal dialogo e dalla convivenza tra gruppi diversi, non ancora convergenti su una piattaforma di beni e valori condivisi da tutti. Bene, noi abbiamo una piattaforma di beni e valori di alto profilo che condividiamo, che non vogliamo indebolire, su cui sarebbe giusto e positivo lavorare per far convergere le complesse parti di società che ora sono in Italia, per fare un balzo in avanti verso un progresso sostenibile e inclusivo. Questa piattaforma è la Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi basta citare l'ultimo periodo del Capo XVIII delle disposizioni transitorie e finali, prima della data, che recita: «La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato». In fin dei conti, è qui che io trovo il nesso forte tra la Costituzione e la cittadinanza. In questa sede c'è chi ama chiamarsi cittadino, non compagno, non amico ma cittadino. Ecco il senso della cittadinanza: qui c'è il nesso tra il diritto e il dovere del cittadino. E allora, anziché investire sulla nostra Costituzione e sulle persone che possono trovare le ragioni per abbracciarla, il Governo li rende clandestini, li toglie dall'anagrafe, ne cancella le tracce con un solo semplicistico e - come vedremo - anche irrealistico «li rimandiamo tutti a casa loro». (Applausi dal Gruppo PD) . Forse manca un requisito: la consapevolezza che ciò che ci consente di superare gli isolazionismi e gli ottusi nazionalismi è il percepirsi tutti facenti parte di una stessa umanità e riconoscere di essere interdipendenti, di non poter crescere senza gli altri. Bene, si conclude fedelmente osservata e dagli organi dello Stato. Questo Senato è un organo dello Stato e, se convertirà questo decreto-legge, non avrà osservato la Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirovano. Ne ha facoltà. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, io non voglio rivedere tutto l'impianto dal decreto-legge perché ritengo che i colleghi ne abbiano abbondantemente parlato e ci sono sicuramente degli aspetti altrettanto importanti rispetto alla prima parte. Parlo in particolare della lotta alla mafia, ma anche di tutta la parte del Titolo II relativa alla sicurezza e alle azioni che sono state messe in campo. Voglio parlare di qualcosa che forse vi stupirà, e cioè di integrazione. In un momento in cui nel nostro Paese ci sono cinque milioni di persone in povertà assoluta, di cui poco più del 32 per cento sono stranieri, vorrei parlarvi di integrazione perché l'integrazione, quella vera, non è stata fatta dallo Stato per tanti anni, mentre è stato creato il problema di dover fare integrazione nelle comunità locali. Per me gli stranieri - quelli che secondo voi, per i leghisti, sono brutti e cattivi - sono ragazzini come Navid, che è un bambino indiano che ha perso la mamma nel 2010 per una fuga di monossido di carbonio assieme alla famiglia, è stato aiutato dal Comune e ora sta andando a scuola per diventare cuoco; o come Ahmed, il pizzaiolo del paese, egiziano, che è il primo dei commercianti disponibile a dare una mano nelle manifestazioni comunali. Ci sono tante persone che sono state aiutate, cittadini regolari che il Comune, la parrocchia, i volontari - e così accade in tutti i Comuni italiani - hanno aiutato in questi anni a integrarsi. Voi parlate di integrare cittadini che hanno semplicemente fatto richiesta di protezione internazionale, ma vi siete dimenticati di tutti gli altri. Parlate di integrare i minori stranieri non accompagnati che noi comunque, anche con questo decreto, continueremo ad aiutare - i quali non saranno più, grazie a un emendamento della maggioranza, a carico dei Comuni - ma non avete mai parlato dell'integrazione dei figli dei cittadini stranieri regolari. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Si sono fatti tanti sacrifici in questi anni, e non perché abbiano più diritto di altri, ma perché hanno più difficoltà di altri nell'inserirsi nella nostra società. Parliamo della scuola, a cui mancano le ore; degli insegnanti e degli assistenti educatori pagati dal Comune e degli insegnanti di sostegno che dovrebbero essere pagati dallo Stato ma che non sono sufficienti. Nonostante questo, con i fondi per il diritto allo studio si aiutano anche i figli dei cittadini regolari, regolarmente residenti che vanno a scuola da noi. Quindi, i leghisti non sono quelli che odiano gli stranieri: sono semplicemente quelli che vogliono regole certe per far sì che anche gli stranieri che hanno il diritto di stare nel nostro Paese, e che, per un motivo o per un altro, si sono trovati in difficoltà perché magari hanno perso il lavoro, possano essere aiutati e abbiano magari qualche diritto in più rispetto a quelli che semplicemente hanno fatto una richiesta di protezione internazionale. Voglio ritornare poi sul tema della protezione umanitaria, perché a me piace approfondire le questioni e l'ho fatto anche durante i lavori di Commissione. La protezione umanitaria è stata introdotta nel nostro Paese nel 1998, quindi prima che venisse recepita la normativa europea sulla protezione sussidiaria, approvata dal Consiglio europeo nel 2004 e recepita in Italia nel 2007, in cui vengono indicati alcuni criteri. La Corte di cassazione, con una sentenza del 2011, ha stabilito che nei casi in cui lo straniero, tornando nel suo Paese, rischia di essere soggetto a persecuzioni gravi, pena di morte, tortura o trattamenti inumani e degradanti, deve essergli riconosciuta la protezione sussidiaria e non la protezione umanitaria: questo perché ha più tutele e oltretutto ciò gli permette anche di espatriare, cosa che molti dei richiedenti asilo in questo Paese vogliono fare. In Italia la protezione umanitaria è stata applicata persino quando l'immigrato dimostrava di volersi integrare, magari perché aveva seguito un corso di italiano o aveva praticato del volontariato. Il fatto di dimostrare di volersi integrarsi è non un bonus , ma condizione indispensabile per poter rimanere nel nostro Paese. Allora è normale che venga tolta la possibilità di restare in questo Paese, con un diniego o una revoca della richiesta di protezione internazionale, quando un immigrato compie atti o reati gravi, come per esempio la violenza sessuale, il traffico di stupefacenti o le mutilazioni genitali femminili. Ritengo normale che non abbia possibilità di stare qui. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Visto che noi l'abbiamo accolto, il minimo che può fare è cercare di integrarsi con tutti gli aiuti del caso. E lo stesso vale per la perdita della cittadinanza: così come i fatti di non costituire minaccia nei confronti dello Stato e di non macchiarsi di reati riconducibili al terrorismo sono condizioni senza le quali non si può ottenere la cittadinanza, non vedo perché non possiamo avere il diritto di togliere la cittadinanza a una persona che abbiamo accolto nel nostro Paese, magari aiutato, e che in cambio decide che ci odia e ci vuole uccidere tutti. Non mi sembra una cosa così disumana. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Tornando alla questione degli SPRAR, d'ora in poi saranno riservati ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. Così, finalmente, sarà possibile creare per queste persone un percorso più approfondito e più articolato che permetta una vera integrazione. Quelle persone avranno il diritto di iscriversi all'anagrafe dei Comuni nei registri dei residenti, perché vogliono integrarsi, rimanere sul nostro territorio e godere di tutti i benefici che l'iscrizione anagrafica permette. Ovviamente ciò significa anche che i Comuni d'ora in poi avranno anche più voce in capitolo per quanto riguarda l'accoglienza di stranieri richiedenti asilo sui loro territori. Mi riferisco in particolare alla questione dei CAS, perché fino a poco tempo fa i Comuni, oltre a dover mantenere i minori, a dover fare l'integrazione e a doversi inventare qualsiasi cosa per far vivere in armonia le proprie comunità, non venivano nemmeno avvisati dalle prefetture dell'arrivo di richiedenti asilo. D'ora in poi, grazie a un nostro emendamento, non solo dovranno essere avvisati, ma dovranno anche esprimere un parere preventivo alla prefettura, affinché si possa stabilire se il luogo in cui un privato, che magari ha visto un guadagno facile nell'accoglienza, ha deciso di ospitare le persone grazie al lavoro delle cooperative, soddisfi i requisiti minimi di accoglienza che sono quelli validi per tutti gli esseri umani. Le cooperative, oltretutto, insieme a tutto il resto degli attori del sistema dell'accoglienza, dovranno essere un po' più trasparenti - questo è un altro emendamento migliorativo che è stato approvato in Commissione - per fare in modo che sia rendicontato tutto quello che viene utilizzato (soldi pubblici e quindi dei cittadini) per l'accoglienza dei richiedenti asilo. Concludo dicendo semplicemente che sono orgogliosa del decreto-legge in esame, e non solo per quello di cui ho parlato, ma anche per molti altri aspetti. Mi auguro che sia un inizio, perché non è di certo la panacea di tutti i mali - c'è, ad esempio, il problema dei rimpatri, mentre si sta lavorando su altri fronti e il Ministero è molto attivo in tal senso, anche se questo tema non è inserito nel decreto - ma è un primo passo per garantire che ci siano delle regole certe, che starà poi anche alla magistratura far rispettare. È prevista un'implementazione del numero delle commissioni territoriali per smaltire le oltre 100.000 domande di protezione internazionale ancora pendenti, motivo per cui si è giustificata anche l'urgenza di questo decreto perché, se è vero che gli sbarchi sono diminuiti dell'80 per cento, è anche vero che ci sono ancora tantissime persone che aspettano una risposta. Chi ha veramente diritto di essere aiutato deve vederselo riconosciuto ancora più di prima; mentre chi si è fatto sfruttare, chi ha perso soldi, chi ha indebitato la famiglia, finita magari nelle mani della criminalità organizzata a casa propria o chi ha affrontato viaggi disumani - quelli sì - facendo arricchire dei criminali dediti al traffico di essere umani, magari d'accordo con altri criminali che sul territorio non aspettano altro che manodopera a basso costo, deve sapere che, nel momento in cui parte, purtroppo rischia, non solo di morire, ma anche di finire in un sistema che non potrà più aiutarlo se non ne ha veramente diritto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia. Ne ha facoltà. FLORIDIA (M5S) . Signor Presidente, colleghi, per quanto riguarda il merito del provvedimento, non voglio ripetermi, perché la collega che mi ha preceduto è stata chiara e ha delineato in realtà nel dettaglio l'intero decreto-legge. (Commenti della senatrice Bellanova) . Voglio però soffermarmi sul metodo. Credo sia necessario partire da un'osservazione essenziale, e cioè dalla narrazione che si sta alimentando e che divide il mondo tra buoni e cattivi, per cui tra i buoni si pone una parte dell'opposizione, mentre dall'altra parte, quella ovviamente dei cattivi, si colloca tutta la maggioranza in qualità di responsabile di nefandezze o perché succube e silente dinanzi ad esse. Allo stesso modo il provvedimento in esame è diventato nella narrazione un decreto-legge sui diritti umani in assoluto. Mi dispiace ripetermi in quest'Aula, ma continua a esserci una volontà politicamente elementare di focalizzare la morale, sulla quale tutti comunque siamo d'accordo e che non è in discussione, senza effettuare invece la narrazione del reale, fatta del tessuto esistente, di disagi, di reati, di situazioni ambigue mai risolte, di emarginazione e di criminalità. Capisco che politicamente funziona la narrazione elementare che si continua a fare dividendo il mondo tra buoni e cattivi - e mi ripeto volontariamente - ignorando che tutte le persone non solo hanno diritti che vanno certamente tutelati, ma hanno anche responsabilità rispetto alle azioni che compiono, che devono essere monitorate, controllate e normate, ma è così per tutti: basta essere il narratore e mettersi dalla parte dei buoni e il gioco è fatto. (Applausi dal Gruppo M5S) . La profondità di un'azione politica, invece, deve andare oltre e ci obbliga a essere lungimiranti, di certo meno popolari, ma più concreti. La realtà è fatta di responsabilità, di fatica e del tentativo di provare a mettere ordine e certezza in un sistema che evidentemente non ha funzionato. E questa è la narrazione del reale sulla quale pendo che dobbiamo concordare tutti. È inoltre il caso di smetterla di fomentare e narrare con continuità il rischio di una deriva storica verso la quale ci stiamo dirigendo. Per onestà intellettuale, colleghi, guardateci, visto che più volte veniamo chiamati in causa: siamo qui e siamo persone di alti valori morali; siamo persone che conoscono la storia, in molti casi la insegniamo nelle scuole e nelle università e ne conosciamo il peso e il valore. A nutrire paure e atteggiamenti sbagliati è anche la narrazione sbagliata che viene fatta, con la distinzione tra buoni e cattivi, e di derive inesistenti. (Applausi dal Gruppo M5S) . Non ricordo chi ha citato Orwell e il Ministero della verità del romanzo «1984». La citazione raffinata e lungimirante ci sta, perché in quel romanzo effettivamente un partito unico dominava e c'erano quattro Ministeri. Ma sapete che cosa aveva creato quel mondo di «1984», perché i romanzi vanno letti fino in fondo e ne va accolta l'essenza generale? Non era per le nefandezze del partito unico al potere che si era degenerati e neanche per la violenza dei quattro Ministeri, ma perché erano stati tolti nel tempo e senza che nessuno se ne accorgesse ai prolet - ricorderete tutti era il proletariato del romanzo, il popolo - tutti i diritti, piano piano e inesorabilmente. Forse il libro citato torna utile per testimoniare come le politiche di austerity e di tagli nel sociale possono portare a derive autoritarie. (Applausi dal Gruppo M5S) . È vero: il libro citato è utile, ma in realtà lo è per noi. Forse l'esempio era proprio calzante, ma a vantaggio di una maggioranza che, se da una parte implementa politiche di sicurezza, dall'altra nutre e sostiene i diritti delle persone, di tutte le persone, affinché possano mantenere dignità e libertà e non diventino mai prolet di «1984» di Orwell. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FI-BP) . Signor Presidente, quello al nostro esame è uno dei provvedimenti che più stanno a cuore a questa maggioranza e riguarda un tema che Forza Italia, il nostro movimento politico, considera una vera e propria bandiera: è stato uno dei temi di maggiore importanza nel programma elettorale che fu pensato e costruito insieme ai nostri alleati in campagna elettorale, Fratelli d'Italia e Lega. È ovvio, quindi, che la sensibilità da parte dei senatori di Forza Italia su questo tema è particolarmente accentuata. È un tema che noi pensiamo rappresenti un'emergenza per questo Paese e la rappresenta perché gli italiani la sentono sulla loro pelle. È un problema che non riguarda, evidentemente, solo ed esclusivamente il tema dell'immigrazione clandestina, quella immigrazione che è stata completamente fuori controllo per troppi anni, che ha fatto sì che si arrivasse a un livello di disaffezione e di protesta da parte degli italiani fin quasi a farli diventare razzisti, e gli italiani non sono mai stati tali. Ma tanta è l'insofferenza, soprattutto in un momento particolarmente difficile da un punto di vista economico per il popolo italiano, nel vedere che una gran massa di cittadini provenienti dal Continente africano si riversava sul nostro Paese. Il tema della sicurezza, però, sta particolarmente a cuore agli italiani anche per quella incredibile microcriminalità che riguarda la vita delle nostre città, in particolare di quelle grandi. Ci sono nostri parlamentari che ne fanno una questione di battaglia. Il nostro collega Causin si è più volte impegnato proprio sul fronte della sicurezza urbana, che è divenuta un'emergenza di questo Paese, e della criminalità organizzata, che purtroppo cova nel nostro Paese e continua a essere molto presente. Per tutte queste ragioni è ovvio che l'approccio di Forza Italia verso un provvedimento firmato dal Ministro dell'interno e segretario della Lega è naturalmente benevolo e favorevole, anche se siamo consapevoli che, per come è stato confezionato, il decreto-legge non coglie esattamente tutto ciò che noi pensavamo dovesse essere colto durante la campagna elettorale e per ciò che Forza Italia ritiene siano le vere emergenze e per come, rispetto al problema, ci si dovesse porre. È ovvio che - per esempio - gli italiani si aspettano che i tanti irregolari e clandestini che sono nel nostro Paese - non si sa bene a quale titolo - tornino nel loro Paese. Si parla di un numero enorme: 600.000 persone sono sul suolo italiano e dovrebbero andar via perché non si sa bene a quale titolo sono qui da noi. In questo provvedimento - lo hanno già detto in tanti, ma è giusto che lo sottolinei essendo l'ultimo a intervenire per Forza Italia in discussione generale - siffatto problema resta sospeso. Non viene affrontato in modo determinante. Capisco che il tema è come fare. È impossibile rimandare a casa quelle persone se non si hanno degli accordi bilaterali con i Paesi del Nord Africa, con alcuni dei quali - per esempio - ai tempi del Governo Berlusconi furono stabiliti dei patti. Bisogna far questo e, invece, si sta perdendo del tempo. Bisogna mettersi al lavoro per discutere e stabilire dei provvedimenti con i Paesi africani, perlomeno con quelli attraverso i quali questo fiume di persone passa, per poi imbarcarsi in modo clandestino, pericoloso, con tutte le conseguenze che conosciamo anche di livello umanitario, e sbarcare sulle nostre coste. È questo uno dei temi che andrà affrontato necessariamente. Non basta che l'Esercito italiano intervenga in Libia per creare delle condizioni tali per cui il fiume di disperati non attraversi il Paese africano per poi arrivare sulle coste, imbarcarsi in modo clandestino e arrivare nel nostro Paese. Non basta questo: bisogna dialogare, discutere e arrivare a degli accordi con quei Paesi. Inoltre, in qualità di Capogruppo di Forza Italia in Commissione affari costituzionali, è giusto che ricordi che nel provvedimento emergono dei problemi di natura costituzionale. Credo che il collega Vitali concordi. Ci è stato ampiamente spiegato - chi è componente di quella Commissione tra le fila del MoVimento 5 Stelle e della Lega lo sa bene - che ci sono varie questioni di natura costituzionale che non sono superate e, prima fra tutte, quella riguardante la cittadinanza. Noi siamo in questo Paese; noi crediamo nella Costituzione, che abbiamo difeso anche un anno e mezzo fa quando qualcuno la voleva demolire. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La Lega, insieme a noi, ha combattuto affinché quella Costituzione restasse uno dei simboli di un Paese moderno che ha una Carta che continua a essere importante. Noi ci attendevamo dalla Lega un atteggiamento diverso almeno su questo tema che abbiamo condiviso in campagna elettorale. Ci saremmo attesi - per esempio - che i nostri suggerimenti tradotti in emendamenti potessero essere colti e non solo come di Forza Italia, sui quali il sottosegretario Molteni mi disse che si poteva trovare un accordo modificandoli perché il pensiero era condiviso. Quali sono questi emendamenti? Ne sono tanti. Certo, alcune cose le avete accolte, ma sono pochissime. Parliamo di cinque emendamenti su cento, una percentuale davvero risibile. Voglio ricordare siffatti casi perché penso che anche gli aspetti positivi del provvedimento vadano menzionati. E mi riferisco - per esempio - alla proposta di cui all'articolo 19- bis (testo 2), che voglio qui ricordare essere frutto anche di un suggerimento di Federalberghi e di un emendamento sottoscritto da me e dal collega Mallegni, che è stata da voi accolta. Essa consente la possibilità, nonché l'obbligo di esibire il documento di identità locatori o sublocatori anche per contratti di durata inferiore a trenta giorni. L'emendamento in questione è stato accolto ed è un aspetto positivo, perché significa che si ascoltano le esigenze anche di chi opera e di chi lavora nel settore del turismo. Ugualmente, è giusto che io rammenti l'articolo 21- bis , sull'organizzazione dell'altrui accattonaggio, dato che non interviene il collega Quagliariello, che al momento non vedo in Aula. È stato il senatore Quagliariello a far giustamente individuare l'esistenza di una carenza: quella dell'organizzazione dell'altrui accattonaggio. Quando qualcuno va in giro a vendere accendini o altre cose, queste sono evidentemente il prodotto di una organizzazione criminale, perché non li compra da qualche parte per poi rivenderle. C'è qualcuno che organizza tale commercio. Ecco, è positivo il fatto che, finalmente, il provvedimento in esame intervenga anche su chi sfrutta questi diseredati, disperati e li punisca severamente. Infine, l'articolo 23, sul blocco stradale - con un emendamento suggerito anche da Assologistica si interviene su una questione sulla quale noi siamo assolutamente d'accordo - finalmente punisce chi agisce in modo assolutamente illegittimo e la sanzione diventa, da amministrativa, penale. Era giusto che ciò avvenisse. A fronte di tutto questo, è giusto che io ricordi come invece mancano le questioni che ci stavano più a cuore, quelle che abbiamo sottolineato. L'assenza di sentimento di sicurezza da parte del popolo italiano è legata soprattutto a un fattore: la carenza della presenza delle Forze dell'ordine nei punti chiave, nei quartieri e nelle situazioni che destano maggiore allarme. Bisogna pagare di più i componenti delle Forze dell'ordine. Bisogna dare maggiori finanziamenti per fare nuove assunzioni fra carabinieri, polizia e finanzieri. Questo è l'aspetto più carente. La questione finale è la seguente: dove andrete a finire se porrete la questione di fiducia su questo provvedimento? Noi vi chiediamo di non porla perché noi, nonostante i difetti citati, siamo comunque dalla parte dei cittadini che chiedono sicurezza e voteremo a favore del provvedimento, se voi ce ne darete l'opportunità. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non ponete il voto di fiducia perché ci porreste dinanzi a un problema chiaro. È evidente che avete un problema con i vostri alleati del MoVimento 5 Stelle, che non vi consentono di portare avanti le cose come probabilmente vorreste. Quindi, vi preghiamo di non porre il voto di fiducia perché, se non lo chiederete, Forza Italia voterà favorevolmente su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maiorino. Ne ha facoltà. MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, condivido pienamente l'intervento della collega Floridia che mi ha preceduto. Troppo facile è la narrazione secondo cui ci sono dei buoni e dei cattivi distinti nettamente, anche perché, in questo caso, i cattivi saremmo noi. È necessario, invece, che anche in quest'Aula si dica chiaramente, ma con pacatezza, perché è un dato oggettivo, una cosa che i cittadini fuori da questi Palazzi già sanno benissimo. Se oggi ci troviamo a dover intervenire d'urgenza con un decreto-legge che ridisegna il sistema di accoglienza e protezione degli immigrati, è per via di decenni di scellerata gestione targata Partito Democratico. (Commenti dei senatori Bellanova e Mirabelli). Se oggi ci troviamo a gestire sul nostro territorio un numero eccessivo di immigrati richiedenti asilo, è perché in sede europea Matteo Renzi ha barattato l'Italia per 80 denari, con i suoi bonus da 80 euro, in cambio dell'accoglienza in Italia di tutti i migranti diretti in Europa. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Questo è un fatto assodato, confermato l'anno scorso dal direttore esecutivo di Frontex, il francese Fabrice Leggeri, in audizione al Parlamento europeo. Per colpa della scellerata e irresponsabile politica migratoria di qualcuno, mascherata da spirito umanitario, si sono prodotti il sovraffollamento e la crisi del sistema nazionale di identificazione e accoglienza, con la conseguenza di un numero crescente di immigrati condannati a un limbo umiliante di indeterminatezza e assistenzialismo (Applausi dal Gruppo M5S) o, peggio ancora, condannati alla clandestinità e allo schiavismo lavorativo, per gli uomini, e allo schiavismo sessuale, per le donne. (Commenti del senatore Marcucci). L'OIM, l'organizzazione internazionale per la migrazione, ritiene e cito... MIRABELLI (PD) . Presidente, la faccia parlare del decreto-legge. MAIORINO (M5S) . ...che circa l'80 per cento delle migranti nigeriane arrivate via mare nel 2016 sia probabile vittima di tratta destinata allo sfruttamento sessuale in Italia o in altri Paesi dell'Unione europea. Questo è lo splendido destino cui la sconsiderata politica migratoria della cosiddetta sinistra ha condannato migliaia di migranti che oggi dice invece di voler aiutare e proteggere. PUGLIA (M5S) . Vergogna! MAIORINO (M5S) . Per colpa di questa sinistra, salottiera e spensierata, si è venuta a creare una situazione insostenibile... LAUS (PD) . Quella è la maggioranza, noi siamo all'opposizione! MAIORINO (M5S) . ...una situazione insostenibile in termini di impatto sociale... PRESIDENTE. Possiamo far proseguire senza ulteriori commenti? MALPEZZI (PD) . No, perché offende. PRESIDENTE. Non sta offendendo, altrimenti l'avrei ripresa io. Prego, senatrice Maiorino. MIRABELLI (PD) . Dovrebbe parlare del decreto-legge. MAIORINO (M5S) . Per via di questa politica di una sinistra salottiera e spensierata si è creata... LAUS (PD) . Ancora! MAIORINO (M5S) . Si è creata una situazione insostenibile in termini sia d'impatto sociale che di costi per lo Stato. LAUS (PD) . Voi vivete in cucina, nel tinello. PRESIDENTE. Senatore Laus, l'intervento della senatrice rientra perfettamente nelle prerogative di un senatore di esprimersi liberamente in quest'Assemblea. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Se ci fossero delle offese all'opposizione, sarei io la prima a richiamare la senatrice. (Commenti della senatrice Malpezzi) . Non ne ho ravvedute e vi chiederei cortesemente di far terminare l'intervento. MARCUCCI (PD) . Non ci fidiamo. PRESIDENTE. Non ci sono, senatore. MAIORINO (M5S) . Una situazione di emergenza perenne che ha favorito lo sviluppo sulla pelle degli immigrati di un business incontrollato, cinico e spesso illegale, dalle cooperative che operano senza trasparenza e si arricchiscono senza scrupolo con i migranti, fino agli scandali e alle frodi dei CARA di Mineo, Foggia, Benevento e isola di Capo Rizzuto, con il coinvolgimento della 'ndrangheta e di mafia Capitale. Per citare le parole della collega Malpezzi che mi ha preceduto, il «vuoto pneumatico» è esattamente il vuoto lasciato dalla vostra politica, il vuoto in cui l'illegalità ha prosperato. Per non parlare delle vergognose e disumane condizioni in cui chi dice di avere a cuore gli immigrati li ha costretti a vivere come bestie in gabbia... SUDANO (PD) . Il CARA di Mineo lo ha aperto la Lega. PRESIDENTE. Senatrice, vada avanti. MAIORINO (M5S) . Ho visitato personalmente poche settimane orsono il centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Ponte Galeria di Roma e cosa ho visto? Ho visto delle gabbie, onorevoli colleghi, delle gabbie di quelle che non si vedono più neanche negli zoo. Questi sono i CPR che sono stati costruiti da chi ci ha preceduto; questo in particolare sta lì dal 1998, nel silenzio assoluto di chi lo ha istituito. Per tutto questo dobbiamo rendere grazie a chi ci ha preceduto, che oggi invece ha l'audacia di ergersi a difensore dei diritti degli immigrati e di criticare noi che abbiamo sempre denunciato i loro errori e oggi cerchiamo di porvi un rimedio, ridisegnando il sistema di accoglienza e protezione creato da altri, cercando, peraltro, con ogni mezzo, di fare in modo che l'Europa non lasci da sola l'Italia a gestire il fenomeno migratorio. Stiamo risolvendo problemi creati da chi ci ha preceduto, ma non ci aspettiamo certo che abbiano il buon gusto di tacere. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti del Gruppo PD). MIRABELLI (PD) . Pure! MAIORINO (M5S) . Alle opposizioni interessa solo mettere in difficoltà la maggioranza con attacchi strumentali, nella speranza di riprendere i loro posti e alla malora il Paese. MALPEZZI (PD) . Mettete la fiducia! MAIORINO (M5S) . Anche su questo decreto-legge, infatti, avete cercato di distorcere la realtà, nascondendo le novità positive in esso contenute, alcune delle quali sono state già precedentemente citate. Penso - per esempio - alla possibilità di usare il braccialetto elettronico per i reati di stalking e violenza domestica, introducendo così una speranza di vera protezione per le vittime di questi odiosi crimini, in primis le donne naturalmente. Vi sono inoltre norme più stringenti per il noleggio di autoveicoli, divenute necessarie per prevenire vili attacchi terroristici, come quelli verificatisi in ormai diverse città europee. Di questo tuttavia non si parla, perché ad alcuni interessa solo mettere in cattiva luce questo Governo. Anche in tema di immigrazione il testo in esame introduce importanti cambiamenti. MARCUCCI (PD) . Dillo ai tuoi colleghi. MALPEZZI (PD) . Voi ne create di più. MAIORINO (M5S) . Certo, non basta da solo questo provvedimento a risolvere tutti i problemi che ci avete lasciato in eredità, ma è un primo passo. Infatti, abbiamo lavorato con grande impegno, sia al nostro interno che con i colleghi della Lega, per migliorare in modo significativo il testo approvato dal Consiglio dei ministri. Il MoVimento 5 Stelle ha introdotto la possibilità di prorogare i permessi di soggiorno per chi fugge da calamità naturali; l'obbligo di rendicontazione pubblica per soggetti privati e cooperative che gestiscono i centri d'accoglienza; la garanzia e il rispetto della dignità umana in tutte le fasi del rimpatrio. Inoltre, abbiamo impegnato il Governo affinché ogni immigrato che fa richiesta di protezione sia correttamente informato su quali siano tutti i suoi diritti. Questo è soprattutto importante per quelle minoranze LGBT, che qualcuno ha citato poc'anzi in quest'Aula, perseguitate nel loro Paese d'origine per il loro orientamento sessuale, affinché sappiano che qui saranno accolte e protette. (Applausi dal Gruppo M5S) . MIRABELLI (PD) . Non c'è! MALPEZZI (PD) . No, non è vero! Avete votato contro! LAUS (PD) . Basta! MAIORINO (M5S) . Come MoVimento 5 Stelle continueremo a lavorare per migliorare ancora il sistema di accoglienza e protezione dei rifugiati, conciliando legalità e civiltà, sicurezza e solidarietà. Come è doveroso allontanare dall'Italia l'immigrato che delinque e rappresenta un pericolo per la collettività, è altrettanto doveroso proteggere e integrare l'immigrato che fugge da guerra, povertà o persecuzione, facendone un nostro concittadino con pari doveri e pari diritti. Oggi siamo dovuti intervenire d'urgenza per gestire l'emergenza e il caos che abbiamo ereditato da chi ha lucrato su uno stato di permanente emergenza, ma adesso possiamo lavorare per ricostruire sulle macerie che ci avete lasciato un sistema di accoglienza efficiente e degno di un Paese civile e veramente democratico. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, vorrei rivolgermi alla Presidenza e ai colleghi, in particolare all'ultima collega che è intervenuta. PRESIDENTE. Intervenga sull'ordine dei lavori e, quindi, non faccia riferimento all'argomento della seduta. MARCUCCI (PD) . Stavo dicendo che, prima di parlare in Aula su un provvedimento importante come quello in esame, bisognerebbe leggerlo. (Applausi dal Gruppo PD) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Carlo Urbani» di Porto Sant'Elpidio, in provincia di Fermo, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 840 PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il relatore, senatore Borghesi. BORGHESI, relatore . Signor Presidente, alla luce della discussione sin qui tenutasi e degli interventi svolti, chiederei di posticipare a domani le repliche per poter svolgere un ulteriore approfondimento. MALPEZZI (PD) . Metteteci anche l'emendamento LGBT! MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso che l'Assemblea del Senato fosse convocata di lunedì, perché la settimana era densa e piena di lavoro. Abbiamo fatto aprire il Senato, abbiamo speso dei soldi pubblici. Perché ora dobbiamo sospendere i lavori? Per quale motivo? La maggioranza deve fare degli approfondimenti? (Commenti della senatrice Bottici) . Io chiederei alla Presidenza, visto che è così attenta, di chiedere alla senatrice questore Bottici di non interrompermi mentre parlo, visto che sarebbe il suo ruolo. (Applausi dal Gruppo PD) . Alle ore 16,30 si interrompono i lavori e vogliamo capire quali sono gli approfondimenti necessari. Per quali motivi abbiamo fatto aprire l'Aula il Senato di lunedì? Siamo qua, vogliamo lavorare e andare avanti con i lavori. È forse perché è già stato deciso fuori dall'Aula che si metterà la fiducia? È forse perché la maggioranza non è d'accordo sul testo dell'emendamento? (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Grazie, senatore Marcucci. MARCUCCI (PD) . Mi scusi Presidente, ma è una cosa delicata e importante. PRESIDENTE. Senza ombra di dubbio. (La senatrice De Petris fa cenno di voler intervenire) . Vedo che intende chiedere la parola anche un'altra collega e io ho capito qual è il suo appunto. MARCUCCI (PD) . Chiedo al Governo e alla maggioranza che ci spieghino. Mi fa piacere che lei abbia capito. Questo mi crea un grande sollievo. (Applausi dal Gruppo PD) . LAUS (PD) . Era tutto chiaro sino ad un attimo fa. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, sono veramente esterrefatta. Lei ricorderà, visto che partecipa alle riunioni della Conferenza dei Capigruppo, che da parte della maggioranza si voleva l'assoluta garanzia, tanto che era stata prevista anche l'ipotesi della seduta notturna, che il decreto-legge in esame, in totale emergenza, fosse chiuso entro domani. Adesso qui scopriamo questa proposta, senza che venga offerta alcuna motivazione. Se ci sono dei motivi, che si dicano. Ci sono degli approfondimenti da fare? Si torni in Commissione: allora votate il ritorno in Commissione. Oppure si proceda, perché non credo che gli ulteriori approfondimenti debbano essere fatti per le repliche, visto che conosciamo bene il decreto-legge, che abbiamo seguito passo per passo, tentando di modificarlo in Commissione. Se ci sono delle novità e dei ripensamenti, abbiamo tutta la possibilità di tornare in Commissione. Se ci sono problemi sul maxiemendamento o sulla fiducia o in maggioranza, assumetevi le responsabilità, ma non è più tollerabile che in Conferenza dei Capigruppo si decida un calendario, anzi, lo si chieda con forza, tanto che si voleva dare un tempo ancora più breve per la discussione generale e per il decreto-legge, e poi si arrivi qui e addirittura si rinvii a domani, perché evidentemente continuate ad avere difficoltà e problemi. Signor Presidente, questo è assolutamente inaccettabile. Tutte le voci, sulla fiducia e la non fiducia: iniziamo l'esame, fate gli approfondimenti, si faccia la seduta notturna che era prevista per questa sera, e cominciamo a votare gli emendamenti. Assumetevi la responsabilità, se ci sono problemi, della discussione oppure, se ci sono ulteriori approfondimenti da fare, si voti qui - e chiediamo di farlo immediatamente - il ritorno in Commissione. Non è tollerabile trattare così l'Assemblea, dopo che c'è stato un approfondimento e un lavoro enorme anche in Commissione, spesso senza risposta. Anche noi abbiamo chiesto approfondimenti e le risposte non ci sono state date, su alcune motivazioni. Almeno si abbia il coraggio di tornare in Commissione, oppure si continui a lavorare questa sera e questa notte - così avrete tutto il tempo per gli approfondimenti per le repliche - e si comincino a votare gli emendamenti. E piantatela di continuare a far girare le voci su fiducia e non fiducia: assumetevi la responsabilità di quello che dovete fare! (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD). MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo per esprimere lo sconcerto del Gruppo Forza Italia rispetto questa richiesta, che palesemente ha l'appoggio della maggioranza e del Governo. Abbiamo avuto un'interessante discussione generale, tutti i Gruppi si sono espressi, abbiamo gli emendamenti pronti e si può tranquillamente passare a discutere emendamento per emendamento, non si vede quale bisogno ci sia di ulteriori strani approfondimenti. Se poi, invece, il proposito del Governo è di mettere la fiducia, ebbene lo faccia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il provvedimento è pronto: in Commissione sono stati approvati molti emendamenti e, visto che lo si sapeva già da diversi giorni, basta metterli in un maxiemendamento, su cui si pone la fiducia, a meno che non si pensi di fare un ulteriore passaggio e magari introdurre ulteriori elementi, del tutto estranei al provvedimento come già ne sono stati approvati in Commissione, magari a Palazzo Chigi. Ma lasciate stare Palazzo Chigi, perché lì poi c'è la manina e chissà cosa ci mette! (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Fintanto che non rottamate la Costituzione, le leggi si discutono in Parlamento e non nel "Gran consiglio del contratto di Governo" (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Dunque proseguiamo qui, per rispetto dei cittadini, del Senato, delle istituzioni e della volontà espressa fino ad ora dall'Assemblea. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD. Congratulazioni). CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, anche il nostro Gruppo, che pure ha seguito con la massima attenzione e anche benevolenza il provvedimento, chiede chiarezza sugli intendimenti della maggioranza. Credo sia un nostro diritto. Già in Commissione - come ha detto il collega La Pietra in sede di discussione generale - abbiamo assistito, con grande sconcerto, all'esclusione dal dibattito dei nostri emendamenti, perché giudicati estranei alla materia, senza peraltro motivazioni convincenti. L'articolo 81 della Costituzione è usato come una ghigliottina per impedire la discussione sugli emendamenti che vengono considerati "pericolosi" per la maggioranza, magari perché suscettibili di divisioni interne. Ora c'è questa ulteriore richiesta. Con la massima disponibilità al dialogo che abbiamo sempre dimostrato, chiediamo semplicemente che la maggioranza ci dica adesso cosa intende fare domani, se i lavori sono rinviati a domani, perché non vorremmo, domani, rivivere questo psicodramma o commedia dell'arte. Credo infatti che il Senato non meriti un trattamento del genere. Il relatore, la maggioranza e il Governo ci dicano se intendono apporre la fiducia, quando e su quale testo, nonché con quali tempi potremo esaminare il testo che verrà presentato. Chiediamo di poter ragionare con la maggioranza - facciamo ancora questo appello - su un testo che sia definitivo, sapendo quali sono gli intendimenti, se la fiducia verrà apposta oppure no e, nel caso, quando e in che termini. Chiediamo semplicemente il rispetto del ruolo dell'opposizione. (Applausi dal Gruppo FdI) . BOTTICI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOTTICI (M5S) . Signor Presidente, se mi consente vorrei intervenire in qualità di senatore Questore, in quanto è stato tirato in ballo il Senato. Vorrei ricordare a tutti i senatori - specialmente al presidente Marcucci - che il Senato è aperto dal lunedì al venerdì e noi ci siamo. (Applausi dal Gruppo M5S) . MARCUCCI (PD) . E allora lavoriamo! FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Su cosa vuole intervenire, senatore Ferrari? FERRARI (PD) . Vorrei fare una dichiarazione di voto contrario. Il presidente Marcucci è intervenuto sull'ordine dei lavori, in quanto non era per nulla evidente la motivazione per cui è stata richiesta la sospensione dei lavori. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, vorrei utilizzare questo passaggio per mettere in evidenza un fatto politico. Forse, per la prima volta, la maggioranza che sostiene questo Governo passa attraverso una cruna dell'ago molto stretta, con molte confusioni. Questa confusione, politica, culturale e di comprensione del testo e di strategie reciproche tra MoVimento 5 Stelle e Lega, ci sta mettendo di fronte a una richiesta di sospensione di cui non si capisce la motivazione. Se fosse - ribadisco: se fosse - una richiesta di sospensione motivata dal desidero di approfondire tutto il lavoro che si è anche evidenziato in un'ampia discussione generale, volto a rivedere dei pareri e presentare nuovi emendamenti, noi saremmo favorevoli, mantenendo le nostre posizioni una volta terminato il lavoro. Ma se la sospensione viene richiesta solo perché il maxiemendamento di cui si parla, su cui dovrebbe essere apposta la fiducia, non è pronto, o peggio, se in realtà questo Governo intende presentare un maxiemendamento che comprenda tematiche che non sono state trattate in Commissione e tutto ciò sta avvenendo, sul piano politico, fuori da quest'Aula, allora credo che l'Assemblea non possa che dirsi contraria alla richiesta avanzata. La maggioranza che sostiene questo Governo - in particolare, la Lega - ha urlato per mesi che l'immigrazione, descritta anche da alcuni colleghi che mi hanno preceduto come un fenomeno diffuso, con una dimensione sociale, economica e politica mai vista, tale da renderlo uno più grandi del nostro tempo, poteva essere spazzata via con una legge, in un tempo brevissimo. La discussione di questi giorni sulle norme che non raggiungono alcun obiettivo, in realtà, dimostrano o che questo Governo non ha realmente le capacità per mantenere quell'impegno oppure, cosa più grave, che questo Governo - e mi auguro che lo abbiano compreso i colleghi del MoVimento 5 Stelle, non solo quelli dissidenti, ma anche coloro che hanno manifestamente espresso di essere di destra e quindi di sostenere tutto ciò che è diverso da quello che hanno fatto i Governi di centrosinistra (così è chiara la vostra collocazione) - non ha scelto di risolvere il problema proprio per lasciarlo aperto, proprio per continuare ad alimentare, sotto la forma della paura, di una crescente discriminazione, razziale e non solo, sotto tutte le forme più bieche, che vanno a rendere più debole il tessuto di umanità del nostro Paese, un bisogno che loro pensano sia un bisogno di coloro che, col pugno forte, provano a tenere in mano questo Paese. Io penso che gli italiani se ne accorgeranno. Noi continueremo, voto per voto - e diciamo di no a questa sospensione perché vogliamo farlo emendamento su emendamento - a contrastare questo provvedimento. C'è chi è dalla parte degli italiani e della loro vita da tutti i punti di vista, a partire dalla dimensione umanitaria, che riguarda la vita delle persone ma anche la sicurezza degli italiani e c'è chi, forse senza che se ne siano accorti tutti nella maggioranza, sta usando la sicurezza degli italiani per scopi politici che, a nostro avviso, non devono sedere in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 92 del Regolamento, metto ai voti la proposta avanzata dal relatore. È approvata. FERRARI (PD) . Chiediamo la controprova. PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. (Commenti del senatore Laus) . Stiamo procedendo alla controprova, senatore Laus; se si accomoda, chiudiamo le porte e potrà votare. La ringrazio. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. È approvata . Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, martedì 23 ottobre il Polo museale della Calabria ha chiuso al pubblico il Parco archeologico di Sibari, dopo un evento meteorologico estremo. Non è stata solo la violenza dell'ennesimo fortunale, però, a causare l'allagamento; la responsabilità va ascritta soprattutto alla panne del sistema di drenaggio adottato di recente, costituito da cosiddette trincee drenanti. Per registrare un calo del livello delle acque è stato necessario riattivare quattro tra le pompe aspiranti che, dismesse a partire dal 2015, per decenni avevano garantito il controllo del livello dell'acqua di falda, altrimenti destinata a sommergere i ruderi. Non è stato invece possibile riattare, ad oggi, le trincee stesse, pensate proprio per smaltire l'acqua piovana e controllare la risalita dell'acqua di falda, garantendo l'abbattimento dell'ingente consumo elettrico imposto dai vecchi wellpoint . Non è stato possibile perché le connesse vasche di raccolta, costruite sotto le strade romane, non sono ispezionabili. Ogni loro riapertura impone lo smontaggio del basolato antico e più tardi il suo riposizionamento: operazioni lunghe, delicate e costose che rischiano di dover essere ripetute annualmente, sempre che - s'intende - la soprintendenza olistica creata dal ministro Franceschini, cui spetta la tutela, sia d'accordo con le scelte del polo museale, mero gestore del parco. A Sibari, dunque, il problema non è solo quello dei costi della manutenzione ordinaria, comune a tutte le aree archeologiche statali aperte al pubblico. A Sibari si pagano le conseguenze di scelte tecniche senz'altro innovative, ma assai impattanti sul piano della tutela, i cui principi cardine sono stati provvisoriamente accantonati pur di realizzare le trincee, e subito rivelatesi inefficaci e inefficienti. Ciononostante, dopo l'esondazione del Crati a gennaio 2013, quelle stesse trincee sono state estese al Parco del Cavallo per drenare non le acque meteoriche e di falda ma - consentitemi - molta parte dei famosi 18 milioni di euro spesi dopo quel disastro. Ho chiesto al MIBACT, provocatoriamente, nei giorni scorsi, di tenere chiuso il Parco di Sibari, invece di ingegnarsi a trovare un rimedio per tamponare l'emergenza. Occorre, colleghi, un ripensamento della situazione, che mi piace pensare possa essere lento e lucido. Proprio la fretta e la superficialità, infatti, unite alla brama di denaro, hanno prodotto la criticità odierna. Un ripensamento da affidare a tecnici di alto profilo professionale e immuni al fascino della corruzione. Chiedo troppo? Il patrimonio culturale del Paese non può essere lasciato nelle mani di individui che fuori e persino nelle fila del Ministero competente, come accaduto a Sibari, fanno l'interesse proprio e di terzi, invece che della collettività, tradendone la fiducia. Auspico perciò che Sibari, da pessimo esempio di gestione di fondi pubblici, possa diventare un modello di buone pratiche, innanzitutto per la stessa amministrazione dei Beni culturali. Va in questa direzione, del resto, il contratto civico attivato a Sibari da un paio di anni attraverso il patto di integrità stretto tra MIBACT e Actionaid Italia per due progetti finanziati dall'Unione europea, assai meno ricchi di quelli delle trincee drenanti, ma importanti per il futuro del Parco e del museo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Chiedo la cortesia ai colleghi che stanno lasciando l'Aula di rispettare i senatori che intervengono a fine seduta. PIRRO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, sabato mattina la sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha ricevuto una lettera intimidatoria. Questo episodio si verifica al termine di una settimana delicata per la città di Torino, iniziata con l'approvazione di un ordine del giorno di contrarietà alla TAV e che si chiudeva proprio sabato con una manifestazione dei Sì TAV, invero poco partecipata. Questo gesto è il culmine di una vile campagna denigratoria, sostenuta anche da una parte dei mezzi di comunicazione nei confronti di Chiara e di tutta l'amministrazione torinese. Un insieme di menzogne, ripetute tante e tante volte, per farle sembrare vere. Qualcuno vuole dipingere Torino come una città in declino, da cui tutti fuggono per via di scelte sbagliate dell'attuale amministrazione. Eppure, lo scorso fine settimana in città gli alberghi erano sold out e i musei pieni. Ma se l'intero Piemonte, e non solo Torino, stenta a riprendersi dalla crisi del 2008 e ha pagato un prezzo più caro di altre Regioni del Nord non può essere certo colpa di una sindaca eletta nel 2016, ma piuttosto di un sistema fragile e mal governato per troppi anni. La colpa di Chiara - colpa per modo di dire - è stata quella di non voler più nascondere i problemi sotto il tappeto, ma di volerli affrontare. Certo, questo ha scatenato le reazioni di quel "sistema Torino" di cui qualcuno ancora si ostina a negare l'esistenza; quel sistema che ora sta sferrando una pesante offensiva contro una donna, una sindaca, che evidentemente non si piega alle altrui pretese. Questi attacchi offrono lo spunto anche agli squilibrati o, peggio, alla criminalità organizzata, perché ricordiamo che nei lavori preliminari alla TAV è già stata accertata l'infiltrazione mafiosa, che teme di perdere ricchi affari. Ebbene, a tutti loro diciamo con forza che Chiara Appendino è, prima ancora che una grande sindaca, una grande donna, che non si piegherà e proseguirà la sua strada a testa alta e schiena dritta. A chi l'attacca pretestuosamente voglio dire: non vincerete mai. Infatti, prima di arrivare a lei, troverete tutti noi a difenderla. E poi, come amiamo dire noi del MoVimento 5 Stelle: non si può vincere contro chi non si arrende mai. Forza Chiara! (Applausi dal Gruppo M5S) . PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, vorrei esprimere vicinanza a chi in questi giorni ha perso un proprio familiare in quella che si è manifestata come la tempesta perfetta. Anche la mia Regione, la Liguria, ha pagato un duro prezzo e sta piangendo la sua vittima. A ciò si aggiunge un intero comparto letteralmente in ginocchio. Proprio quel mare, che porta lavoro e turismo, in questi giorni ha letteralmente spazzato via tutto. Oggi non esistono più spiagge, non esistono più stabilimenti balneari e la stagione turistica è dietro l'angolo, come dietro l'angolo c'è la direttiva Bolkestein. All'indomani del disastro, il comparto balneare si è trovato in una situazione doppiamente sfavorevole. Non soltanto danni ingenti cui fare fronte, ma anche una situazione di diffusa incertezza per il futuro delle concessioni, che mette gli imprenditori di fronte ad un bivio: investire sulla ricostruzione della propria attività, con la paura che nel 2020 l'ascia della Bolkestein cali su di loro, oppure abbandonare tutto. A fronte di questa situazione e tenendo presente l'impegno di questa maggioranza e del Governo a tutelare il comparto dalle folli conseguenze della direttiva, sconfessata addirittura da chi l'ha scritta, sono sicura che il Parlamento e il Governo sapranno operare per rassicurare gli operatori, affinché il timore della Bolkestein non diventi parte integrante del rischio d'impresa, e sostenere le attività attraverso agevolazioni fiscali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo innanzitutto per ringraziare la Presidenza che all'inizio della seduta ha ricordato in modo egregio i tristi fatti che ci hanno interessato, come territorio, in questi giorni e nei giorni scorsi. Si tratta di eventi di particolare entità. Io arrivo da una Regione, come la collega che mi ha preceduto, che ha subito un ulteriore danno rispetto a quelli che tutti quanti già conosciamo, però ho sentito molti degli intervenuti parlare di dissesto idrogeologico. A questo proposito, vorrei richiamare l'attenzione su un dato e riprendo parole che sono apparse sugli organi di comunicazione in questi giorni: «Se non tocchi l'alberello e non draghi il fiume, la natura presenta il conto». «Il bosco vive e deve essere curato e il greto del torrente dragato». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . «L'inerzia, l'assenza e l'ignoranza a volte sono alla base di questi fatti. La tutela della montagna dovrebbe essere affidata alle comunità locali». Queste parole non sono mie, sono del ministro dell'interno Matteo Salvini, che ha voluto lanciare un messaggio che non soltanto pienamente condivido, ma non vi è ombra di dubbio che gli aiuti, anche economici, sono importanti, ma gli interventi sul territorio, quelli che ineriscono la gestione del territorio che l'uomo deve fare, devono essere consentiti. Mi verrebbe quasi da dire liberamente consentiti, perché tutti siamo d'accordo che la salamandra piuttosto che il rospo ululone debbano essere salvaguardati, ma credo che debba essere salvaguardata anche la vita della gente e spesso e volentieri si tratta di dover fare delle scelte rispetto a questo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Concludo, per far capire quello che stiamo vivendo in una realtà importante dal punto di vista turistico come la Liguria, aggiungendo che la principale località turistica della nostra Regione è isolata e chissà quando potrà essere collegata con i mezzi di comunicazione, se non soltanto via mare, ma quando il mare è grosso quella località, piccola ma importante e conosciuta nel mondo, è isolata. Bene, un tentativo di collegarla allargando un sentiero per poter far fronte ad eventuali necessità di soccorso, è in queste ore fronteggiato e ostacolato da assurde forme di ambientalismo da salotto che chiedono di impedire l'allargamento di un sentiero semplicemente perché interessa il territorio di un parco. Io penso che anche in questi casi i problemi vadano risolti e affrontati e se elementi come il parco sono ostativi per la salute e la salvezza della gente, in alcuni casi vanno eliminati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, Vincenzina Bruzzone: è questo il nome della nostra concittadina di Albisola Superiore che ha perso la vita durante la vera e propria apocalisse che si è abbattuta sulla terra ligure e, susseguentemente, su tutto il Nord e non solo, isole comprese. Una lamiera si è distaccata da un tetto e l'ha colpita a morte, strappandola così in modo brutale all'affetto dei suoi familiari, a cui va il mio personale cordoglio, quello del Gruppo a cui appartengo e, credo di poter dire, anche quello di tutta l'Assemblea del Senato. Vincenzina è stata l'unica vittima di una tragedia che poteva avere un bilancio ancora più tragico e solo un miracolo del buon Dio ha evitato di costringere altre famiglie a un dolore senza fine. Da ligure ho vissuto la furia di questa tempesta con amarezza e scoramento, oltre che con comprensibile sgomento. Dopo la ferita lacerante del crollo del ponte Morandi, ancora lutti, ancora dolore e distruzione. Le nostre spiagge, che d'estate rappresentano il luogo della spensieratezza, del piacevole ritrovo delle nostre famiglie e dei vacanzieri nostri ospiti, sono state spazzate via dalla furia distruttrice del maltempo, che ha ridotto tutto a un cumulo di detriti e macerie, mutando al contempo la morfologia di quel tratto di costa. Roberto Sasso Del Verme, Marco Melgrati, Mauro De Michelis sono alcuni tra i sindaci dei Comuni tra i più colpiti. Citandoli in quest'Aula vorrei citarli tutti, esprimendo loro il nostro sostegno e il ringraziamento, perché sin dai primi momenti e dai primi istanti succeduti alla furia erano sulle strade, nelle vie e nelle piazze dei loro Comuni a confortare, a sostenere e a coordinare i primi soccorsi. Antonio Ugo, Giampiero Colli, Pietro Accame, Roberto Cancellara: loro invece non sono amministratori, ma commercianti, imprenditori balneari ed esercenti che cito quasi a generale rappresentanza di quanti hanno perso la loro attività, il proprio esercizio e il proprio stabilimento balneare, vedendo sfumare i sacrifici di una vita. Le amministrazioni, come ho detto, non li hanno lasciati soli, ma da subito sono stati pronti a fare il loro dovere: quello di assistere i cittadini. Sono però sicuro che questo Governo avrà, come ha avuto per la situazione del Ponte Morandi e il suo dramma, la stessa sensibilità e la stessa accortezza per i territori devastati, per tutti i territori nessuno escluso, e cogliere questa occasione, seppur nefasta, per dare risposte concrete. Non citerò anch'io la situazione dei balneari già ampiamente descritta dalla senatrice Pucciarelli, ma sono sicuro delle risposte che questo Governo darà, anche in tempi brevi. I liguri sono un popolo forte e sono ospitali il giusto. I nostri nonni hanno i volti segnati dalla salsedine e dal sole. La nostra terra è fatta di acqua e di scogli; ecco, proprio come gli scogli, i me possan spusta', ma no mi spaccan , signor Presidente: ci spostano, ma non ci spaccano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . COLTORTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COLTORTI (M5S) . Signor Presidente, cari colleghi, questa mattina vari parlamentari si sono espressi sui lutti causati dai disastri associati agli eventi eccezionali che hanno colpito da Nord a Sud il nostro Paese. Molti si sono espressi nel dire che si debbono dare risposte concrete ai nostri cittadini e invitano il Governo attuale a farlo. Appare palese come i disastri abbiano ragioni molteplici che, spesso, non sono da ricondurre solamente a eventi piovosi, anche con valori molto sopra la media. Le condizioni e la vulnerabilità del territorio giocano un ruolo importantissimo. Condizioni e vulnerabilità sono funzione di come è stato trattato il territorio e delle iniziative che sono state prese per abbattere le pericolosità e i rischi. Ci si deve dunque chiedere cosa sia stato fatto negli anni passati per individuare la pericolosità e i rischi geologici, perché il territorio italiano - che tutti riconoscono essere fragile - può essere più o meno fragile in funzione di come è stato trattato. Tutti si sono rammaricati che il presente Governo abbia cancellato la struttura del programma «Italia sicura», nel quale erano state stanziate varie centinaia di milioni di euro per il dissesto idrogeologico. È evidente come gli interventi non abbiano sortito grandi effetti. Certamente negli ultimi anni si sono verificati più eventi estremi del passato, ma nessuno questa mattina ha richiamato l'importanza dei cambiamenti climatici associati principalmente all'emissione di CO 2 e ad altri gas serra. Che politica è stata fatta per il contenimento delle emissioni? Ora, questo Governo sta andando rapidamente verso l'utilizzo sempre più diffuso delle rinnovabili per archiviare le energie fossili. Ricordo inoltre che il surriscaldamento globale è anche associato alla progressiva deforestazione delle aree tropicali umide ed equatoriali. Questo è da associare all'aumento della popolazione come anche della povertà. Nelle aree saheliane, al margine del Sahara, la principale fonte di reddito è l'agricoltura e l'allevamento, che avvengono tramite deforestazione, la stessa deforestazione che negli ultimi anni, per speculazione da parte delle grandi multinazionali, sta interessando tutto il Sud-Est asiatico. Le aree disboscate si surriscaldano maggiormente di quelle con vegetazione e questo accentua i contrasti termici tra le aree emerse e quelle marine con accentuazione dei fenomeni estremi alle medie latitudini, cioè nel nostro Paese. È dunque importante intervenire quanto prima e in maniera massiccia sulla limitazione delle emissioni e anche sull'utilizzo indiscriminato degli ecosistemi forestali e questa è un'azione che dobbiamo fare congiuntamente e trasversalmente, cercando un modello economico più consapevole delle conseguenze degli interventi antropici sul sistema atmosferico. Vi ringrazio per l'attenzione. (Applausi dal Gruppo M5S) . LEONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, nel porgere da parte mia e dei colleghi le accorate condoglianze ai familiari delle vittime del maltempo degli scorsi giorni in Sicilia, fa specie l'idea di accostare il focolare domestico alla morte con annegamento per esondazione di un fiume: tra le vittime due bambini, come nel caso di Casteldaccia, mentre siamo ancora in apprensione per le sorti del giovane pediatra palermitano, disperso nel tragitto per raggiungere il luogo di lavoro, Corleone. Sulla base di ciò non posso esimermi dal denunciare il dissesto idrogeologico, con decenni di abbandono del territorio da parte delle istituzioni che hanno determinato la situazione attuale; a questo hanno concorso anche le politiche di austerity adottate dagli scorsi Governi. È giunta l'ora di far tornare alla ribalta gli interessi primari dei nostri cittadini e fra questi c'è sicuramente quello della sicurezza. Non è più tollerabile che, a causa dei cambiamenti climatici e dell'obsolescenza del nostro patrimonio edilizio, viario e infrastrutturale, gli enti locali non dispongano di risorse atte alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Bisogna restituire ai Comuni la libertà di manovra nella gestione dei loro territori. Inoltre, urge fare un'anagrafica del nostro patrimonio edilizio, impegnare le categorie tecniche e uscire dalla logica emergenziale, utilizzare le imprese locali per le manutenzioni e la messa in sicurezza dei territori. Ciò darebbe peraltro ossigeno ai Comuni e un impatto positivo a livello microeconomico nell'immediato e, più in là, a livello macroeconomico. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . VALENTE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire, anche se solo per pochi minuti, per attirare la sua attenzione e quella dell'Assemblea su alcuni episodi che si sono verificati in queste ultime ore nella mia terra, in Campania. Nel giro di pochissime settimane c'è stato il sesto incendio in uno degli impianti più significativi e più importanti della Campania per il ciclo di smaltimento dei rifiuti. Non sappiamo che cosa ci sia dietro questi incendi ed è giusto che la magistratura, col supporto ovviamente di tutte le Forze dell'ordine, svolga le indagini per verificare la loro natura. Una cosa, però, mi ha lasciata abbastanza esterrefatta e basita: le parole tanto forti del ministro Costa, che ha dichiarato che siamo sotto attacco, preannunciando, per il prossimo 19 novembre, un intervento del Governo. Intanto, vorremmo sapere in che cosa consisterà l'impegno del Governo, ma soprattutto vorremmo approfittare di questa occasione per dire che proprio quelle forze di maggioranza che oggi esprimono il Governo e hanno dunque una responsabilità di Governo sono state protagoniste dei principali e dei più grandi no che sono stati detti alla costruzione di un ciclo serio e integrato di smaltimento dei rifiuti. Qualunque sia la natura di questi roghi e di questi incendi, è evidente che la saturazione, ma soprattutto il cattivo funzionamento di questi siti rappresentano terreno fertile per qualsiasi tipo di intervento fatto a danno di questi siti, con la minaccia ovviamente per la salute dei cittadini, che a noi sta a cuore tutelare sopra ogni altra cosa. Siamo d'accordo quindi con l'invio delle Forze dell'ordine a presidio di quei luoghi, così da evitare che vengano appiccati ulteriori incendi e roghi dolosi o quali che essi siano. Il punto vero, però, è quali misure si intendono adottare da parte del Governo e delle forze di maggioranza oggi chiamate ad esercitare responsabilità di governo. Queste sono tenute non soltanto a dire dei no o che cosa non si può fare e perché, ma devono dire con quali interventi efficaci, seri e strutturali si risolve un problema che - ricordo - grava su tutti i cittadini campani con una tassa che è tra le più alte in Italia, a dispetto del fatto che il ciclo dei rifiuti in Campania non è autosufficiente e tanti rifiuti vengono portati fuori dalla Regione o addirittura all'estero, con costi esorbitanti. A questo si aggiunge che quel tipo di sistema costituisce un terreno fertile per gli incendi che vengono puntualmente appiccati e per un tipo di emergenza che si potrebbe tranquillamente evitare. Oggi noi vogliamo sapere quali sono le risposte strutturali che questo Governo vuole mettere in campo, quindi basta passerelle e si passi, finalmente, dai no e dalla demagogia usata e speculata anche sulla pelle dei cittadini a proposte concrete e serie di Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . SANTILLO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, non volevo intervenire perché oggi ho sentito già molti interventi in tema di difesa del suolo, ma dopo le parole della senatrice Valente non ne posso fare a meno. Le sue richieste le deve andare a fare al suo presidente della Regione Campania, del PD, perché è lui il colpevole di questa criticità campana. (Applausi dal Gruppo M5S) . Lo vada a chiedere a De Luca che cosa ha fatto... PRESIDENTE. Senatore Santillo, lei doveva svolgere un intervento di fine seduta, non può fare un dibattito con la collega, se è così le tolgo la parola. SANTILLO (M5S) . Sto parlando in generale, Presidente. Il Governo sta ponendo in atto delle misure, come abbiamo sentito, e il 19 novembre ci sarà un Consiglio dei ministri in Campania, dove la situazione è critica, c'è la georeferenziazione dei siti, c'è la proposta di controllare i siti anche attraverso i militari e in questi giorni stiamo sentendo quali sono le proposte. In tema di difesa del suolo, mi preme dire come sono più di cinquant'anni che in questo Paese non si fanno attività sul territorio. Ricordiamo l'istituzione della Commissione De Marchi, di cui ricorre il cinquantenario proprio il 30 gennaio 2019, e da allora, se non si passa attraverso eventi straordinari come Sarno, in realtà il Governo del Paese poco ha fatto e per la prima volta in questo Paese il Governo sta mettendo mano, in condizioni ordinarie, ad effetti emergenziali. (Applausi dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 6 novembre 2018 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, martedì 6 novembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 17,08). Testo integrale dell'intervento del senatore Barbaro nella discussione generale del disegno di legge n. 840 La conversione in legge del decreto sicurezza conferisce a questo Parlamento l'onere e la responsabilità di un intervento normativo di cui il Paese ha effettivo bisogno: se lo Stato, infatti, non riesce a garantire la sicurezza dei cittadini, non può garantire altri diritti; una società che non protegge dalla violenza, dalla prevaricazione, dalla criminalità, dal fanatismo e dal terrorismo, di fatto, non è una società libera. L'equilibrio tra libertà e sicurezza è uno dei compiti più difficili affidati al legislatore, in quanto la seconda, necessaria per garantire la prima, se adopera misure blande non raggiunge il suo scopo. Se diviene eccessiva o oppressiva, si trasforma in un limite alla libertà individuale. Occorre quindi individuare la giusta dose di sicurezza da somministrare al contesto civile, di modo che il vivere ordinato garantisca a tutti il massimo della libertà, senza che essa comporti nocumento agli altri individui o in genere alla collettività. Ciò premesso in una attenta disamina di ogni interesse in gioco, condividiamo in particolare la scelta di estendere all'ambito urbano e civile, un istituto come quello del DASPO, nato in seguito agli episodi di violenza afferenti le manifestazioni sportive. Una misura congrua e opportuna, condivisa da larga parte della pubblica opinione, che troppe volte si è vista costretta a lamentarsi della inefficacia preventiva delle misure di sicurezza pubblica. Ma nel decreto non ci sono solo riferimenti indiretti allo sport. Grazie all'emendamento presentato ed approvato in Commissione dai colleghi Pirovano, Saponara, Calderoli e Augussori viene introdotta una novità importante e significativa, di grande portata politica: i costi per la sicurezza derivanti dall'organizzazione delle partite di calcio posti a carico delle società sportive vengono innalzati. Da un minimo di 1 per cento passano al 5 per cento; da un massimo del 3 per cento passano al 10 per cento degli incassi revenienti da ogni singolo evento. Non si tratta solo di un evidente e già di per sé legittimo intento di contenere la spesa pubblica. Ci troviamo di fronte ad un primo e deciso passo per richiamare il mondo del calcio all'assunzione delle proprie responsabilità. Responsabilità verso gli appassionati che vogliono tornare a vivere serenamente sane giornate di svago sportivo. Responsabilità e rispetto verso le Forze dell'ordine sulle cui spalle grava un impegno logistico ed umano non indifferente. Impressionanti sono le cifre: 50 milioni annui circa a carico dello Stato; 1.600 agenti feriti in un decennio; 165.000 agenti impiegati nel 2017. A fronte di tutto ciò un evidente paradosso: l'Italia è l'unico Paese al mondo che finanzia attraverso il CONI, la propria Federcalcio con 30 milioni annui. Ci sarebbe da aprire una parentesi. Per non parlare degli oneri sostenuti dai Comuni per garantire la presenza delle polizie locali, necessaria alla viabilità nei dintorni degli stadi. Responsabilità, infine, nei confronti del mondo dello sport tutto, soprattutto quello di base, al quale si sottraggono le risorse che invece potrebbero ad esso essere destinate. La ratio di questa parte del provvedimento, quindi, è sicuramente coerente con gli indirizzi che il Governo sta ponendo in essere in tutta la materia sportiva nel suo complesso. Un indirizzo teso a ridurre l'eccesso di delega che lo Stato ha conferito alle istituzioni sportive ma che ha solo prodotto autorefenzialità e verticismo. È anche vero che il mondo del calcio per tanti anni ha contribuito, attraverso il totocalcio, al finanziamento di tutto lo sport italiano, ma ad oggi, il calcio è sempre più business e meno sport. E allora, se deve e vuole rimanere solo business , la risposta dello Stato non può che essere quella odierna. Non per un intento punitivo, sia ben chiaro, ma per una naturale redistribuzione dei ruoli. Si continua a parlare della funzione sociale del calcio ma non si riesce più a capire in cosa consista. Nei ritorni fiscali che produce? Lo possiamo sostenere di tante altre attività produttive. L'unica certezza che abbiamo è che la degenerazione commerciale, ha solo indebolito la mutualità sportiva e la percezione sociale del calcio. Sul punto andrebbe introdotta una riflessione sulle responsabilità del PD e di tutti i Ministri che ha chiamato a governare lo sport italiano: Veltroni, Melandri, Lotti. Chi per un verso, chi per un altro, in momenti diversi hanno introdotto, difeso e consolidato il virus che ha minato alle fondamenta il principio cardine dello sport italiano: ossia il perseguimento del fine di lucro nel nostro ordinamento sportivo. Ma di questo avremo modo di parlare in altre circostanze. Tornando all'emendamento, per quale motivo dovremmo quindi continuare ad assistere inermi ad una deriva che di sportivo ha ben poco. Per quale motivo attraverso l'inerzia dello Stato dovremmo contribuire ad alimentare correnti di pensiero che vorrebbero eliminare alla radice fenomeni sportivi non ritenuti redditizi per il sistema, come il Chievo Verona, il Sassuolo, l'Empoli o il Frosinone. Per non parlare poi della volontà ormai manifesta di depauperare il panorama calcistico nazionale per dar vita alla superlega europea. Allora ben venga questo provvedimento. Soprattutto se esso può essere considerato propedeutico al ritorno di un calcio patrimonio di tutti e non di pochi eletti. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Bogo Deledda, Borgonzoni, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Cirinna', Comincini, Crimi, De Poli, Faraone, Giarrusso, Lonardo, Marino, Masini, Merlo, Mininno, Monti, Napolitano, Parente, Ronzulli, Santangelo, Sbrollini, Siri e Stefàno. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: La Russa, per attività di rappresentanza del Senato; Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Commissioni permanenti, trasmissione di documenti In data 26 ottobre 2018, è stata trasmessa alla Presidenza la risoluzione della 3 a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), approvata nella seduta del 17 ottobre 2018, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (COM(2018) 460 definitivo) ( Doc . XVIII, n. 6). Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati. Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, composizione Il Presidente del Senato, in data 30 ottobre 2018, ha chiamato a far parte del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione i senatori: Gregorio De Falco, Valeria Fedeli, Tony Chike Iwobi, Carlo Martelli, Paola Nugnes, Marinella Pacifico, Nazario Pagano, Massimo Ruspandini, Elena Testor e Cristiano Zuliani. Il Presidente della Camera dei deputati, nella stessa data, ha chiamato a far parte del medesimo Comitato i deputati: Fabiana Dadone, Piero De Luca, Flavio Di Muro, Francesca Galizia, Filippo Giuseppe Perconti, Laura Ravetto, Ivan Scalfarotto, Giorgio Silli, Manuel Tuzi e Eugenio Zoffili. Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, composizione Il Presidente del Senato, in data 31 ottobre 2018, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza i senatori: Luisa Angrisani, Stefano Bertacco, Paola Binetti, Caterina Bini, Paola Boldrini, Marzia Casolati, Lello Ciampolillo, Grazia D'angelo, Barbara Floridia, Francesco Maria Giro, Lucio Malan, Raffaella Fiormaria Marin, Susy Matrisciano, Raffaele Mautone, Edoardo Patriarca, Licia Ronzulli, Maria Saponara, Liliana Segre, Pierpaolo Sileri e Julia Unterberger. Il Presidente della Camera dei deputati, nella stessa data, ha chiamato a far parte della medesima Commissione i deputati: Maria Teresa Bellucci, Rossana Boldi, Fabiola Bologna, Francesca Businarolo, Vittoria Casa, Laura Cavandoli, Rosa Maria Di Giorgi, Ketty Fogliani, Veronica Giannone, Claudia Gobbato, Carmela Grippa, Anna Macina, Patrizia Marrocco, Ubaldo Pagano, Patrizia Prestipino, Michela Rostan, Paolo Siani, Maria Spena, Gilda Sportiello e Giuseppina Versace. Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, composizione Il Presidente del Senato, in data 30 ottobre 2018, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale i senatori: Stefano Collina, Donatella Conzatti, Gabriella Di Girolamo, Vasco Errani, Roberta Ferrero, Marco Marsilio, Fiammetta Modena, Giuseppe Pisani, Vincenzo Presutto, Paolo Saviane, Rosellina Sbrana, Giancarlo Serafini, Dario Stefano, Sergio Vaccaro e Gelsomina Vono. Il Presidente della Camera dei deputati, nella stessa data ha chiamato a far parte della medesima Commissione i deputati: Andrea Caso, Alessandro Cattaneo, Roger De Menech, Gian Mario Fragomeli, Alessandro Giglio Vigna, Nicola Grimaldi, Cristian Invernizzi, Vita Martinciglio, Luca Migliorino, Pietro Navarra, Marco Osnato, Angela Raffa, Francesca Anna Ruggiero, Paolo Russo e Roberto Turri. Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, composizione Il Presidente del Senato, in data 30 ottobre 2018, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere i senatori: Teresa Bellanova, Giacomo Caliendo, Antonella Campagna, Margherita Corrado, Giovanni Endrizzi, Antonella Faggi, Laura Garavini, Mario Michele Giarrusso, Pietro Grasso, Antonio Iannone, Elio Lannutti, Alessandrina Lonardo, Giuseppe Tommaso Vincenzo Mangialavori, Franco Mirabelli, Enrico Montani, Nicola Morra, Marco Pellegrini, Pasquale Pepe, Antonio Saccone, Christian Solinas, Raffaele Stancanelli, Dieter Steger, Valeria Sudano, Francesco Urraro e Luigi Vitali. Il Presidente della Camera dei deputati, nella stessa data, ha chiamato a far parte della medesima Commissione i deputati: Davide Aiello, Piera Aiello, Stefania Ascari, Vittoria Baldino, Giusi Bartolozzi, Gianluca Cantalamessa, Andrea Caso, Andrea Dara, Wanda Ferro, Paolo Lattanzio, Maurizio Lupi, Carmelo Miceli, Luca Migliorino, Dalila Nesci, Andrea Orlando, Erasmo Palazzotto, Luca Rodolfo Paolini, Nicola Pellicani, Antonio Pentangelo, Erik Umberto Pretto, Angela Salafia, Jole Santelli, Gianni Tonelli, Walter Verini e Pierantonio Zanettin. Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, composizione Il Presidente del Senato, in data 30 ottobre 2018, ha nominato componenti della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati i senatori: Francesco Battistoni, Simone Bossi, Luca Briziarelli, Vincenzo D'arienzo, Andrea Ferrazzi, Barbara Floridia, Antonio Iannone, Albert Laniece, Arnaldo Lomuti, Pietro Lorefice, Giuseppe Moles, Paola Nugnes, Paolo Ripamonti, Maria Virginia Tiraboschi e Fabrizio Trentacoste. Il Presidente della Camera dei deputati, nella stessa data, ha nominato componenti della medesima Commissione i deputati: Silvia Benedetti, Chiara Braga, Angela Colmellere, Antonio Del Monaco, Marzia Ferraioli, Caterina Licatini, Rossella Muroni, Tullio Patassini, Renata Polverini, Manfredi Potenti, Fausto Raciti, Ivan Scalfarotto, Giovanni Vianello, Stefano Vignaroli e Alberto Zolezzi. Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, composizione Il Presidente del Senato, in data 25 ottobre 2018, ha chiamato a far parte della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, di cui alla mozione approvata dall'Assemblea del Senato il 10 luglio 2018, i senatori: Airola, Binetti, Bonino, Botto, Cirinnà, Craxi, De Vecchis, Donno, Fedeli, Giammanco, Guidolin, Iori, Maiorino, Marinello, Masini, Assuntela Messina, Montevecchi, Patuanelli, Pianasso, Pillon, Pucciarelli, Rauti, Rossi, Russo e Unterberger. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, recante disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze (909) (presentato in data 02/11/2018) C.1209 approvato dalla Camera dei deputati. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Gaudiano Felicia, Castellone Maria Domenica, Sileri Pierpaolo, Castiello Francesco, Lucidi Stefano, Campagna Antonella, Angrisani Luisa, Piarulli Angela Anna Bruna Disposizioni per il riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante (899) (presentato in data 25/10/2018); senatore Cerno Tommaso Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia (900) (presentato in data 25/10/2018); senatori Turco Mario, Puglia Sergio Misure per il riordino del settore dei call center (901) (presentato in data 25/10/2018); senatori Coltorti Mauro, Santillo Agostino, Dessi' Emanuele, Di Girolamo Gabriella, Lupo Giulia, Patuanelli Stefano, Ricciardi Sabrina Modifiche all'articolo 173 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di utilizzo di apparecchi radiotelefonici (902) (presentato in data 25/10/2018); senatori Bini Caterina, Faraone Davide, Boldrini Paola Disposizioni in materia di prevenzione e di cura delle patologie e dei disturbi del comportamento alimentare (903) (presentato in data 25/10/2018); senatori Nencini Riccardo, Totaro Achille, Faraone Davide, Rizzotti Maria, Buccarella Maurizio, Bini Caterina, Binetti Paola Riconoscimento della disprassia come disabilità ai fini dell'inclusione scolastica e accademica, dell'integrazione sociale e dell'inserimento professionale nonché del conseguimento della patente di guida (904) (presentato in data 25/10/2018); senatori Rauti Isabella, Ciriani Luca, Balboni Alberto, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, Ruspandini Massimo, Totaro Achille, Urso Adolfo Modifica all'articolo 37 del codice penale militare di pace, concernente la definizione di reato militare (905) (presentato in data 25/10/2018); senatori Patriarca Edoardo, Nannicini Tommaso, Laus Mauro Antonio Donato, Alfieri Alessandro, Boldrini Paola, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, D'Arienzo Vincenzo, Fedeli Valeria, Giacobbe Francesco, Iori Vanna, Manca Daniele, Misiani Antonio, Parrini Dario, Pittella Gianni Contributo di solidarietà sulle pensioni di importo più elevato a favore di un sostegno straordinario alle future pensioni calcolate con il sistema contributivo (906) (presentato in data 25/10/2018); senatori Puglia Sergio, Paragone Gianluigi, Pellegrini Marco, Lanzi Gabriele, Nocerino Simona Nunzia, Vaccaro Sergio, Castellone Maria Domenica, Moronese Vilma, Romano Iunio Valerio, Fede Giorgio, Lannutti Elio Modifica all'articolo 19 del testo unico sulle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di semplificazione della tassazione del trattamento di fine rapporto (907) (presentato in data 25/10/2018); senatori Rojc Tatjana, Bressa Gianclaudio Disposizioni per la riabilitazione storica degli appartenenti alle Forze armate italiane condannati alla fucilazione dai tribunali militari di guerra nel corso della prima Guerra mondiale (908) (presentato in data 26/10/2018); senatore Mallegni Massimo Disposizioni in materia di tutela e prevenzione sull'utilizzo distorto dei servizi informatici (910) (presentato in data 29/10/2018); senatrice Vono Gelsomina Modifiche al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso (911) (presentato in data 30/10/2018); senatore Mantero Matteo Dispiosizioni in materia di eutanasia (912) (presentato in data 30/10/2018); senatori Faraone Davide, Sudano Valeria, Laus Mauro Antonio Donato Disposizioni recanti interventi finalizzati all'introduzione dell'esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia all'interno del Servizio sanitario nazionale (913) (presentato in data 30/10/2018); senatore Quagliariello Gaetano Modifica alla legge 20 maggio 2016, n. 76, in materia di disambiguazione normativa in tema di unioni civili e adozioni (914) (presentato in data 31/10/2018); senatori Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, de Bertoldi Andrea Norme in materia di elezioni delle province e delle città metropolitane volte a reintrodurre il sistema di elezione a suffragio universale (915) (presentato in data 05/11/2018); senatori Iori Vanna, Malpezzi Simona Flavia, Verducci Francesco, Rampi Roberto Modifiche all'articolo 1, comma 594, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, in materia di educatori professionali socio-pedagogici nelle strutture socio-sanitarie (916) (presentato in data 05/11/2018); senatori Urso Adolfo, Rauti Isabella, Balboni Alberto, de Bertoldi Andrea, Zaffini Francesco Istituzione del Ministero del mare (917) (presentato in data 05/11/2018). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Toffanin Roberta ed altri Disposizioni in materia di caregiver familiare (890) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 26/10/2018); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare Dep. Gallinella Filippo, Dep. Gagnarli Chiara Norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, a chilometro zero o utile (878) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) C.183 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 31/10/2018); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Laus Mauro Antonio Donato Norme in materia di priorità delle prestazioni domiciliari per le persone non autosufficienti (868) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 31/10/2018). In sede referente Commissioni 8ª e 13ª riunite Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte, Ministro infrastrutture e trasporti Toninelli ed altri Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, recante disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze (909) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare),10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea) C.1209 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 02/11/2018). Disegni di legge, presentazione di relazioni A nome della 1ª Commissione permanente Affari costituzionali in data 02/11/2018 i senatori Mirabelli Franco, Parrini Dario, Collina Stefano, Cerno Tommaso, Zanda Luigi hanno presentato la relazione 840-A/bis di minoranza sul disegno di legge: "Conversione in legge del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata" (840) (presentato in data 04/10/2018). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 31/10/2018 la 6ª Commissione permanente Finanze ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per i disegni di legge: Sen. Urso Adolfo ed altri "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema creditizio e finanziario italiano, sulla gestione delle crisi bancarie e sulle garanzie a tutela dei risparmiatori" (494) (presentato in data 18/06/2018) Sen. Patuanelli Stefano ed altri "Istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario" (690) (presentato in data 19/07/2018) ; in data 30/10/2018 la 12ª Commissione permanente Sanità ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per i disegni di legge: Sen. Boldrini Paola, Sen. Iori Vanna "Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione" (92) (presentato in data 23/03/2018) Sen. Castellone Maria Domenica ed altri "Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione" (535) (presentato in data 28/06/2018). Disegni di legge, ritiro In data 30 ottobre 2018, il senatore Steger ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Steger ed altri. - "Modifiche al testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol per l'attribuzione dell'autonomia integrale alle province autonome di Trento e di Bolzano" (43). Inchieste parlamentari, deferimento In data 30 ottobre 2018 è stata deferita, in sede redigente, la seguente proposta d'inchiesta parlamentare, che reca il numero di sottoscrizioni di cui all'articolo 162, comma 2, del Regolamento: alla 1 a Commissione permanente (Affari costituzionali): Papatheu ed altri. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle notizie false e della disinformazione online" ( Doc . XXII, n. 15), previo parere della 2 a , della 5 a e della 10 a Commissione permanente. Indagini conoscitive, annunzio L'8 a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sull'applicazione del codice dei contratti pubblici. Affari assegnati È stato deferito, in data 30 ottobre 2018, alla 9 a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sull'invasione della cimice marmorata asiatica ( Halyomorpha halys ) (Atto n. 101). Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 29 ottobre 2018, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 2018, n. 14 - la proposta di nomina del Generale di corpo d'armata Agostino Biancafarina a Presidente della Cassa di previdenza delle Forze armate (n. 9). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è stata deferita - in data 31 ottobre 2018 - alla 4 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 20 novembre 2018. Governo, trasmissione di documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 30 ottobre 2018, ha presentato un nuovo testo del progetto di Documento programmatico di bilancio per l'anno 2019 ( Doc . XI, n. 1), già trasmesso in data 16 ottobre 2018, ai sensi dell'articolo 9, comma 1- bis , della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente. Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 24 ottobre 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, l'elenco delle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, riferito al terzo trimestre 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti( Doc . LXXIII- bis , n. 3). Il Commissario straordinario per la realizzazione degli interventi necessari all'adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive presenti sul territorio nazionale, con lettera in data 16 ottobre 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 22, comma 6, del decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160, la relazione sulla bonifica dei siti di discarica abusivi oggetto della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 2 dicembre 2014 (causa C - 196/13), aggiornata al mese di giugno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 13 a Commissione permanente (Doc CCXXXV, n. 1). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 29 ottobre 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 11, comma 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la decisione (UE, Euratom) 2018/994 del Consiglio, del 13 luglio 2018, che modifica l'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato alla decisione 76/787/CECA, CEE, Euratom del Consiglio, del 20 settembre 1976. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50 del Regolamento, alle Commissioni riunite 1 a e 14 a ( Doc . CCXXXVI, n. 1). Governo, comunicazioni dell'avvio di procedure d'infrazione Il Ministro per gli affari europei, con lettera pervenuta in data 29 ottobre 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la seguente comunicazione concernente l'avvio di procedura d'infrazione - notificata il 26 settembre 2018 - ai sensi dell'articolo 258 e 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea: comunicazione relativa alla procedura di infrazione n. 2018/0264, concernente il mancato recepimento della direttiva (UE) 2017/164 della Commissione, che definisce un quarto elenco di valori indicativi di esposizione professionale in attuazione della direttiva 98/24/CE del Consiglio e che modifica le direttive 91/322/CEE, 2000/39/CE e 2009/161/UE della Commissione. La predetta comunicazione è trasmessa all'11 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 17). Governo, trasmissione di atti concernenti procedure di infrazione Il Ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 19 ottobre 2018 ha inviato, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sulla procedura d'infrazione n. 2018/0264, - avviata ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - concernente il mancato recepimento della direttiva (UE) 2017/164 della Commissione del 31 gennaio 2017, che definisce un quarto elenco di valori indicativi di esposizione professionale in attuazione della direttiva 98/24/CE del Consiglio e che modifica le direttive 91/322/CEE, 2000/39/CE e 2009/161/UE della Commissione. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 17/1). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 23 e 25 ottobre 2018, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: di SOGEI - Società Generale d'Informatica S.p.A. per l'esercizio 2016. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 73); degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri (IFO), per gli esercizi dal 2015 al 2016. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 74); dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - Società per Azioni (IPZS S.p.A.) per l'esercizio 2016. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 75). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento Il Presidente della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera in data 19 ottobre 2018, ha trasmesso la deliberazione n. 20/2018/G - Relazione concernente "Sviluppo tecnologico ed interventi nel settore aeronautico". La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4 a , alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente (Atto n. 102). Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti È pervenuto al Senato un voto della regione Friuli-Venezia Giulia concernente: "Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla razionalizzazione delle misure per promuovere la realizzazione della rete trans-europea dei trasporti (COM(2018) 277 definitivo)". Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138 del Regolamento, alla 8 a e 14 a Commissione permanente (n. 15). Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, trasmissione di atti Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera in data 24 ottobre 2018, ha trasmesso un testo di osservazioni e proposte in merito alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 103). Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice Leone ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00266 della senatrice Moronese ed altri. Mozioni Atto n. 1-00048 IANNONE STANCANELLI MARSILIO LA PIETRA RAUTI RUSPANDINI URSO GARNERO SANTANCHE' Il Senato, premesso che: nello scenario economico italiano, aggravato dalle conseguenze della situazione finanziaria internazionale, continua a porsi in primo piano la questione di una nazione ancorata a due differenti velocità di sviluppo, la cui più diretta conseguenza è l'inasprimento dei divari tra le regioni settentrionali e quelle meridionali, e le diseguaglianze interne alle stesse aree del Mezzogiorno; l'obiettivo di ottenere un tasso di crescita del Mezzogiorno significativamente e stabilmente superiore a quello medio dell'Unione europea e del resto della nazione è lontano dall'essere raggiunto; la crisi economica ha inciso e sta incidendo in misura significativa sulla produzione, sui consumi, sull'attività delle piccole e medie imprese, soprattutto allocate nel Mezzogiorno d'Italia e, pertanto, si estrinseca, ogni giorno di più, l'esigenza di una rinnovata e prioritaria attenzione per il Sud rispetto alle tematiche delle infrastrutture, dell'istruzione, del welfare e del lavoro, della salute e dell'ambiente; temi impegnativi che rappresentano, però, diritti fondamentali delle persone ispirati al rispetto dei bisogni generali della nazione, e non di particolari tendenze politiche o regionali; è un dato di fatto che le regioni del Sud Italia hanno subito, con molta più forza, i segni della crisi economica, e ciò è evidenziato anche dai dati relativi alla disoccupazione giovanile e alla conseguente emigrazione, come anche da quelli relativi al reddito e alla povertà; le cause primarie possono essere rinvenute in una condizione complessiva del Mezzogiorno che è data dalle infrastrutture, dall'impianto economico produttivo, dalla crisi imprenditoriale, e che rende questi territori particolarmente vulnerabili; la distanza tra il Centro-Nord e il Sud non si limita al Pil pro capite (la quota di Pil generata nel Nord è aumentata di 1,2 punti percentuali, mentre quella del Sud e delle isole è diminuita di 0,9 punti percentuali), ma riguarda tanti altri indicatori, come la continua migrazione delle forze giovanili verso altri regioni e verso l'estero, l'elevato numero di giovani che abbandonano gli studi in ragione delle condizioni di disagio complessivamente percepite, l'irrilevante capacità di attrazione di investimenti dall'estero, il peso ancor maggiore rispetto al resto della nazione della burocrazia, dell'inefficienza istituzionale, della corruzione, della lentezza giudiziaria, dell'economia sommersa, della mancanza di strutture sanitarie adeguate; inoltre, sul mancato sviluppo delle regioni meridionali incide pesantemente la criminalità organizzata; le anticipazioni al rapporto Svimez 2018 sull'economia e la società del Mezzogiorno hanno evidenziato che "L'occupazione, nella media del 2017 nel Mezzogiorno, è di 310 mila unità inferiore al 2008 mentre nel complesso delle regioni del Centro-nord è superiore di 242 mila unità. Il tasso di occupazione è ancora due punti al di sotto del 2008 nelle regioni meridionali (44 per cento nel 2017, era 46 per cento nel 2008), mentre ha recuperato i livelli 2008 nel Centro-nord"; nell'ultimo decennio, nell'ambito del sistema infrastrutturale e dei trasporti nel Mezzogiorno si è assistito a una forte perdita di competitività, anche a causa del fatto che a fronte di un incremento della dotazione infrastrutturale nel Centro-Nord per autostrade, nel Mezzogiorno si è assistito ad una progressiva diminuzione in termini sia quantitativi sia qualitativi; inoltre, nello stesso periodo, la dotazione ferroviaria ordinaria ha registrato una contrazione concentrata nel Mezzogiorno; il Sud della nazione presenta, nel complesso, una dotazione infrastrutturale, in ferrovie e autostrade, addirittura inferiore rispetto ai Paesi dell'est dell'Europa e ciò rappresenta un formidabile freno alla possibilità di esportare, di attrarre turisti, di crescere; ai sensi della vigente normativa, in forza del criterio che lega gli investimenti pubblici ordinari da destinare alle singole Regioni alla popolazione residente, già previsto dalla legge di bilancio per il 2017, è assegnata alle Regioni meridionali una quota pari al 34 per cento di tali investimenti; tale quota appare insufficiente a recuperare il divario con la parte settentrionale della nazione; i patti per il Sud ed il masterplan per il Mezzogiorno assegnano alle città metropolitane cospicue risorse ma, a seguito della "riforma Delrio" (di cui alla legge n. 56 del 2014), tali enti si trovano, di fatto, nell'impossibilità di gestire le risorse loro assegnate; anche i profili ambientali destano maggiore preoccupazione nel Mezzogiorno: gli ultimi Governi hanno dovuto nominare diversi commissari straordinari a seguito delle pesanti pene pecuniarie inflitte dalla Corte di giustizia dell'Unione europea per il mancato rispetto della vigente normativa europea in materia ambientale; il commissario straordinario unico per la realizzazione degli interventi in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue a seguito della sentenza di condanna della Corte di giustizia dell'Unione europea del 31 maggio 2018, ad esempio, si occupa di impianti di depurazione situati per l'80 per cento nel Mezzogiorno; a fronte di tale inadempienza, l'Italia ha dovuto pagare una somma forfettaria pari a 25 milioni di euro e una penalità di 165.000 euro al giorno, pari a 30.112.500 euro, per ciascun semestre di ritardo nell'attuazione delle misure necessarie per adeguare gli impianti alla normativa europea; analogo discorso vale per il commissario per la bonifica delle discariche abusive, oggetto della sentenza di condanna del 2 dicembre 2014 con la quale la Corte di giustizia dell'Unione europea ha condannato l'Italia al pagamento di una sanzione forfettaria di circa 40 milioni di euro e di una penalità semestrale di oltre 42 milioni di euro, a seguito dell'accertamento della non conformità alla normativa europea di 200 discariche abusive esistenti sul territorio italiano, in particolare, nel Mezzogiorno; dall'ultimo rapporto dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane risulta che l'aspettativa di vita "è diseguale e nel Mezzogiorno si vive in media fino a 4 anni in meno"; i dati sono chiari: in Campania si registra un aumento del 28 per cento di mortalità per tumori e malattie croniche rispetto alla media nazionale del 2,3 per cento, in Sicilia del 10 per cento in più, in Sardegna del 7 per cento e in Calabria del 4,7 per cento in più; nel Sud, inoltre, una persona su 5 dichiara di non aver soldi per pagare le proprie cure; si tratta di quattro volte la percentuale osservata nelle regioni settentrionali; ciò a fronte di una spesa da parte dei cittadini per la salute che, negli ultimi anni, è aumentata, mediamente, di circa l'8,3 per cento (2012-2016) ma in maniera disuguale in ambito nazionale; continua, inoltre, la "migrazione sanitaria" dei meridionali verso il Nord, con tassi che, negli anni 2016-2018, hanno portato oltre 200.000 pazienti ogni anno (ossia l'8 per cento del totale dei ricoveri) dal Sud al Centro-Nord, per esigenze di assistenza ospedaliera; secondo l'indice di performance sanitaria, realizzato dall'istituto "Demoskopika", in Italia circa 500.000 persone hanno rinunciato a curarsi a causa delle liste d'attesa, e il fenomeno è radicato soprattutto al Sud: accedere alle prestazioni sanitarie presenta i tempi di attesa più rilevanti in Calabria che, con l'1,9 per cento di tasso di rinuncia rilevato e 37.000 residenti rinunciatari, ottiene il punteggio più basso (5,3 punti), a seguire la Puglia (5,8 punti) con ben 69.000 soggetti che hanno rinunciato a curarsi, pari all'1,7 per cento; inoltre, attualmente il riparto dei fondi del Servizio sanitario nazionale, basato prevalentemente su parametri di anzianità delle popolazioni residenti nelle singole regioni, penalizza quelle meridionali, nelle quali l'età media è nettamente inferiore alla media nazionale; nonostante il fatto che già in sede di riparto del fondo sanitario per il 2017 la Conferenza delle Regioni avesse approvato all'unanimità la proposta di introdurre, tra i criteri per il riparto, il coefficiente di deprivazione, ancora nel riparto per l'anno 2018 tale coefficiente non è stato, invece, considerato; la valorizzazione e il rilancio del Meridione d'Italia non possono prescindere dal rilancio del settore turistico, posto l'immenso patrimonio artistico, architettonico e culturale che detengono e che deve essere trasformato in "linfa vitale" per creare occupazione, favorire lo sviluppo, applicare all'antico le nuove tecnologie, imprimere a ciò che è statico la velocità della modernità, aggiungere a ciò che è locale la dimensione della globalità; l'imprenditoria legata al turismo nel Sud soffre di debolezze strutturali imputabili a fattori come l'assenza di pianificazione concertata, la mancanza di un'efficace strategia di comunicazione, le dimensioni ridotte, la frammentarietà dei modelli di gestione, lo sbilanciamento nella distribuzione territoriale, l'inadeguatezza degli standard di qualità nei servizi e nella formazione degli addetti, la mancanza delle infrastrutture che consenta l'accessibilità dei luoghi per attrarre turisti; in questo ambito, appaiono di fondamentale importanza sia il sostegno agli operatori, attraverso la formazione del personale a quella cultura dell'accoglienza indispensabile per attrarre turisti sempre più globalizzati, sia la tutela e la salvaguardia dei prodotti tipici e delle tradizioni locali di cui proprio il Meridione è così ricco, sia la salvaguardia ambientale e paesaggistica e il contrasto dell'abusivismo edilizio, anche attraverso un processo di riqualificazione immobiliare e delle aree interne progressivamente abbandonate; il peso demografico del Sud continua, inoltre, lentamente a diminuire ed è ora pari al 34,3 per cento, due punti percentuali in meno dall'inizio del nuovo millennio; a fronte di tale decremento va, invece, evidenziato l'aumento del numero di immigrati che ha interessato il Sud negli ultimi anni, rispetto al quale i dati forniti dal Ministero dell'interno rivelano che i migranti sbarcati in Italia, al 19 ottobre 2018, sono stati 21.839, 110.636 nel 2017 e 146.287 nel 2016, arrivati principalmente nei porti di Pozzallo (Siracusa), Catania, Messina, Augusta (Siracusa), Trapani, Lampedusa (Agrigento), Palermo, Porto Empedocle (Agrigento), Crotone, Reggio Calabria e Cagliari; l'accoglienza dei migranti sbarcati, al netto dei ricollocamenti effettuati in altri Stati, ha avuto impatti notevoli su tutto il territorio nazionale, ma maggiormente sui territori meridionali già interessati da evidenti problematiche socio-economiche, e se, da un lato, si sono generati pregevoli esempi di integrazione sociale, culturale e imprenditoriale, dall'altro, si sono create spiacevoli situazioni di conflittualità e di malessere; la vigente legislazione per il sostegno alle regioni del Meridione offre molteplici incentivi, strumenti fiscali e amministrativi per accompagnare gli investimenti, ma manca una cultura omogenea dell'impresa che costituisca il motore della ripresa della crescita nel Mezzogiorno; troppo spesso, inoltre, distorsioni e malfunzionamenti delle procedure di assegnazione hanno determinato un uso scellerato delle risorse, senza garantire una ricaduta efficace sul tessuto produttivo locale in termini occupazionali e di innesco di un sistema economico virtuoso; la ripresa del Mezzogiorno non dipende solo dall'entità dei trasferimenti pubblici, ma dal grado di efficienza delle istituzioni e dalla capacità di mobilitare le risorse disponibili, determinando una crescita delle imprese e della loro capacità concorrenziale nei mercati, nonché ristabilendo una capacità di attrazione di capitali esteri, fondamentali nel processo di generazione del reddito oltre ad essere lo specchio della credibilità internazionale di una nazione; in questo quadro, i fondi nazionali ed europei, pur mantenendo un ruolo centrale nell'ambito delle politiche di sostegno ad occupazione e sviluppo dei territori, non possono costituire l'unica risorsa, ma vanno inseriti in un piano più generale, governato dallo Stato, al fine di un migliore e più spedito impiego delle risorse disponibili con il coinvolgimento e una forte responsabilizzazione delle amministrazioni locali e regionali interessate; l'analisi delle difficoltà strutturali che opprimono il Sud italiano, in termini sia di struttura produttiva che di assetto istituzionale, evidenzia una situazione complessiva di fragilità che impone la ricerca di radicali elementi di discontinuità nelle politiche di sviluppo; appare indispensabile ed urgente disegnare nuove e più efficaci azioni che consentano al Mezzogiorno di intraprendere un percorso di sviluppo, autonomo e responsabile, in grado di valorizzare i tanti elementi positivi comunque presenti in questi territori, al contempo dando nuovo slancio al tessuto economico e produttivo; a fronte di questa situazione disastrosa l'impegno del Governo per il Mezzogiorno è rappresentato dal Ministro per il Sud e dalle clausole del "contratto per il governo del cambiamento"; il Ministro, nell'illustrare qualche giorno fa in 5a Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato le linee programmatiche del suo Ministero, non ha dichiarato niente di più che una generica volontà di "ridurre l'insostenibile e ingiustificato divario Nord-Sud", mentre il "contratto per il governo del cambiamento", privo di una reale strategia per lo sviluppo del Sud, non prevede altro che quello che secondo i firmatari del presente atto di indirizzo è la mancetta assistenzialista rappresentata dal reddito di cittadinanza; ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, l'attuale politica governativa sembra non avere una strategia indirizzata al miglioramento e all'innovazione del contesto, con un evidente vuoto d'iniziativa che emerge come grave di fronte ad una crisi che colpisce particolarmente l'economia meridionale, impegna il Governo: 1) ad adottare iniziative normative per garantire la sicurezza e il rispetto della legalità, delle norme civili, penali e fiscali, in quanto prerequisito per lo sviluppo del Mezzogiorno; 2) a prevedere nel prossimo disegno di legge di bilancio per il 2019 agevolazioni fiscali e contributi statali per le attività imprenditoriali presenti nel Sud Italia che assumono personale a tempo indeterminato, quali esenzioni triennali del 100 per cento degli oneri previdenziali, contributi per la trasformazione dei contratti da tempo determinato o da tirocini a tempo indeterminato, sostegno ai percorsi formativi finalizzati alle assunzioni sia a tempo determinato che indeterminato, credito d'imposta automatico pari al 100 per cento degli investimenti in aziende del Sud e finalizzati alle assunzioni; 3) a prevedere nel disegno di legge di bilancio agevolazioni fiscali mirate ad attrarre nelle regioni meridionali i pensionati provenienti dal Centro-Nord e dall'estero, stabilendo, tra l'altro, la riduzione dell'aliquota Iva al 10 per cento per gli stabilimenti balneari; 4) a prevedere, quale criterio per l'assegnazione di finanziamenti a opere infrastrutturali, la quantificazione dell'impatto sul potenziale di sviluppo del Mezzogiorno, nonché l'obiettivo di dotare il Sud di un sistema portuale ed aeroportuale efficiente, di una rete ferroviaria alta velocità e alta capacità moderna e priva di fonti di pericolo come i passaggi a livello, di un moderno sistema logistico intermodale; 5) ad adottare iniziative per destinare alle regioni meridionali il 50 per cento degli investimenti pubblici nazionali in luogo del 34 per cento attualmente previsto; 6) ad adottare iniziative, in relazione alla situazione del Mezzogiorno, per dare un immediato avvio alle zone economiche speciali (ZES); 7) ad assumere iniziative, alla luce delle criticità infrastrutturali del Mezzogiorno, per prevedere nel prossimo disegno di legge di bilancio misure per la messa in sicurezza degli edifici, con particolare riguardo a quelli scolastici, di recupero dei centri urbani, attraverso il finanziamento del restauro degli edifici storici, nonché misure atte a finanziare il completamento dei programmi già avviati nei settori dell'edilizia sanitaria, universitaria e carceraria nel Sud del Paese; 8) ad assumere iniziative per anticipare l'ultimazione della realizzazione delle infrastrutture tecnologiche collegate al piano strategico nazionale sulla banda ultralarga, elemento essenziale per lo sviluppo del Mezzogiorno; 9) al fine di ridurre la corruzione nel Mezzogiorno, ad adottare iniziative per la centralizzazione delle procedure di gara per l'affidamento di contratti pubblici; 10) ad adottare misure urgenti per consentire all'Agenzia per la coesione territoriale di prestare assistenza tecnica alle amministrazioni locali e regionali meridionali per contrastare la lentezza nelle procedure di spesa dei fondi europei; 11) a presentare ogni anno al Parlamento un rapporto inerente alle criticità riscontrate nelle fasi di spesa delle risorse finanziarie destinate dallo Stato e dall'Unione europea in favore dello sviluppo delle regioni meridionali con le proposte dei necessari correttivi normativi; 12) ad avviare interlocuzioni con l'Unione europea per ottenere misure di "fiscalità di vantaggio" nel Mezzogiorno nonché la rimodulazione e la semplificazione delle procedure di spesa dei fondi europei; 13) a predisporre un programma per la conservazione e la valorizzazione delle risorse naturali delle regioni del Sud, al fine di rilanciare il turismo; 14) ad elaborare una serie di iniziative normative collegate al disegno di legge di bilancio per la messa in sicurezza del territorio del Sud attraverso interventi complessivi di bonifica, di gestione dei rifiuti e del ciclo delle acque e di mitigazione del dissesto idrogeologico; 15) ad adottare un piano di investimenti straordinari in materia sanitaria per eliminare il gap esistente nelle regioni meridionali, conseguendo la riduzione della mobilità sanitaria; 16) a valutare i risultati ottenuti dai commissari straordinari nelle regioni del Sud sottoposte a piano di rientro dal debito sanitario e ad assumere le conseguenti iniziative di competenza qualora gli uffici commissariali non abbiano raggiunto gli obiettivi fissati; 17) ad adottare iniziative per introdurre il coefficiente di deprivazione tra i criteri di riparto del fondo sanitario, al fine di consentire una maggiore equità nella distribuzione delle risorse, che tenga conto dei problemi delle regioni più disagiate e con maggior tasso di mobilità sanitaria; 18) ad elaborare un programma di gestione dei flussi migratori che consideri il Sud come "porta del Mediterraneo" anche in un'ottica di incremento dell'interscambio commerciale; 19) ad adottare iniziative per prevedere aree detassate per gli agricoltori del Sud in modo tale da sostenere la ripresa dell'agricoltura anche attraverso la creazione del marchio " made in Sud" che certifichi la qualità dei prodotti tipici regionali, adottando iniziative normative per l'incremento delle pene previste per i reati di contraffazione e l'elaborazione di un sistema di controlli e verifica dei prodotti agricoli certificati; 20) ad adottare le iniziative di competenza per potenziare gli organici delle forze dell'ordine nel Mezzogiorno, sia ai fini del controllo del territorio che del rafforzamento dell'apparato investigativo, e della magistratura, salvaguardando i presìdi di polizia e gli uffici giudiziari sul territorio; 21) ad adottare iniziative per prevedere, nel prossimo disegno di legge di bilancio, norme per favorire l'accesso al credito bancario da parte degli imprenditori del Mezzogiorno, in particolare quelli dei settori agricolo, agroalimentare e zootecnico, per incentivare gli investimenti. Interpellanze Atto n. 2-00012 PAGANO Ai Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: il decreto ministeriale 10 febbraio 2016, riconosceva il territorio della val Vibrata, insieme alla valle del Tronto nell'ascolano, come "area di crisi industriale complessa"; di seguito, in data 28 luglio 2017 veniva sottoscritto un accordo di programma tra il Ministero dello sviluppo economico, l'ANPAL Agenzia nazionale politiche attive lavoro, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Regione Abruzzo, Regione Marche, Provincia di Teramo, Provincia di Ascoli Piceno ed Invitalia Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, per l'attuazione del "PRRI Progetto di riconversione e riqualificazione industriale dell'area di crisi industriale Val Vibrata - Valle del Tronto e Piceno"; in buona sostanza, nel piano, la cui attuazione è affidata ad Invitalia, sono indicati interventi che prevedono: la promozione di iniziative imprenditoriali in grado di sostenere l'economia locale e lo sviluppo sostenibile; il ricollocamento lavorativo del personale appartenente a uno specifico bacino tramite azioni volte alla riqualificazione e reimpiego dei lavoratori; opere infrastrutturali prioritarie per l'area di crisi per le quali individuare percorsi di attuabilità e risorse da attivare, al fine di completare la Pedemontana Marche-Abruzzo, asset considerato strategico per i collegamenti della macroarea; le risorse finanziarie disponibili assegnate alla Regione Abruzzo ammontano a 15 milioni di euro; la Regione ha partecipato all'operazione di rilancio dell'area di crisi complessa con uno stanziamento di 7 milioni di euro a valere sul POR FESR 2014-2020; nel frattempo, è stata pubblicata una graduatoria di ammissione alla fase istruttoria delle domande di accesso alle agevolazioni, ma risulta che, a differenza delle domande marchigiane, molte domande di imprese della val Vibrata non sono state ritenute meritevoli d'accoglimento o di esame, si chiede di sapere quali siano gli intendimenti dei Ministri in indirizzo rispetto agli "aiuti per l'area di crisi industriale complessa" riguardanti il territorio della val Vibrata. Interrogazioni Atto n. 3-00331 BELLANOVA MARGIOTTA FEDELI PITTELLA SUDANO FARAONE VALENTE BITI MANCA ROSSOMANDO Assuntela MESSINA CIRINNA' TARICCO CUCCA D'ARIENZO FERRAZZI GINETTI GARAVINI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: il 22 ottobre 2018 veniva eseguito un provvedimento di "controllo giudiziario delle aziende'' emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena su richiesta della locale Procura diretta nei confronti di cinque società con sede nel modenese, operanti nel settore della lavorazione delle carni. Dopo aver accertato come decine di lavoratori fossero sfruttati, sottopagati e costretti a lavorare in condizioni degradanti, indagando quattro persone per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, gli inquirenti grazie alla legge n. 199 del 2016, meglio nota come "legge sul caporalato", hanno potuto emettere un provvedimento di "controllo giudiziario'', che rappresenta un unicum nel panorama italiano, al fine di garantire la continuità aziendale e, quindi, gli stessi lavoratori; il 24 ottobre 2018 nelle serre di Vittoria (Ragusa) la Polizia di Stato ha condotto una operazione contro lo sfruttamento della manodopera dei braccianti agricoli che ha portato all'arresto di 4 imprenditori e alla denuncia di altri 3 con l'accusa di caporalato; in sette aziende agricole sono stati riscontrati lavoratori in nero, alloggi abusivi, fatiscenti ed insalubri per i braccianti, violazioni delle norme sulla sicurezza e discariche illegali; la squadra mobile di Ragusa ha scoperto nelle sette aziende l'impiego di lavoratori in nero di nazionalità per lo più centroafricana richiedenti asilo, romena, tunisina, in minima parte italiana; inoltre, la Polizia ha accertato l'impiego di minorenni, non dotati di alcun dispositivo di protezione, mentre irrigavano le serre con fertilizzanti tossici per la salute dell'uomo; la legge n. 199 del 2016, recante le "Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo", è uno strumento che, come evidenziano gli ultimi dati dell'Ispettorato nazionale del lavoro, funziona. E questo ben al di là delle strumentalizzazioni politiche di parte che mirano a discutere la validità o meno della legge; l'ultimo rapporto annuale dell'Ispettorato nazionale del lavoro evidenzia che sono stati individuati 5.222 lavoratori irregolari durante le ispezioni effettuate nel 2017 e 387 vittime di sfruttamento in agricoltura per mezzo dell'attività di polizia giudiziaria; sono, inoltre, stati emessi 360 provvedimenti di sospensione di attività imprenditoriali, di cui 312 successivamente revocati a seguito di regolarizzazione; l'entità stimata dei lavoratori che lavorano totalmente in nero in Italia è ancora molto significativa, e tra le più alte in Europa; uno strumento di particolare utilità in questi anni, accanto alla legge n. 199 del 2016, è stato il protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura "Cura-Legalità-Uscita dal ghetto" sottoscritto il 27 maggio 2016: si tratta di un'importante azione mirata al contrasto al caporalato nel settore agricolo in alcune aree del Paese, ma del quale non si ha più alcuna notizia di rifinanziamento; appare evidente che per dispiegare completamente la sua efficacia la legge debba essere applicata integralmente, ovvero anche nelle parti relative alla prevenzione e messa in campo di strumenti virtuosi: dal rafforzamento della rete del lavoro agricolo di qualità quale strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura, al pieno funzionamento della cabina di regia per il monitoraggio dell'andamento del lavoro agricolo, dal piano di interventi per l'accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali, ai tavoli territoriali con il partenariato sociale e datoriale alla messa in campo delle reti di trasporto pubblico-privato, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e non ritengano di riferire in Parlamento sugli esiti più complessivi prodotti dall'applicazione della legge che, come si evince, non dispiega i suoi effetti solo nel settore agricolo, quali iniziative abbiano intrapreso perché possano trovare puntuale applicazione ed efficacia anche i punti della legge inerenti alla prevenzione e all'articolazione della rete del lavoro agricolo di qualità, ivi compreso il riallineamento contributivo e se intendano rifinanziare il protocollo "Cura-Legalità-Uscita dal ghetto"' sottoscritto dal precedente Governo Gentiloni; quali iniziative abbiano intrapreso, precipuamente il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e del turismo, in accordo con le Regioni e le Prefetture per monitorare l'andamento dei tavoli territoriali e soprattutto la programmazione e realizzazione dei piani di interventi per l'accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali e delle reti di trasporto pubblico-privato. Atto n. 3-00332 RIZZOTTI GASPARRI Ai Ministri della salute e della difesa Premesso che: il decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160, recante «Misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio», ha introdotto, all'articolo 21- ter , nuove disposizioni in materia di indennizzo a favore delle persone affette da sindrome da talidomide; al comma 1, prevede che l'indennizzo di cui all'articolo 2, comma 363, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, riconosciuto, ai sensi del comma 1- bis dell'articolo 31 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, ai soggetti affetti da sindrome da talidomide nelle forme dell'amelia, dell'emimelia, della focomelia e della micromelia nati negli anni dal 1959 al 1965, è concesso anche ai nati nell'anno 1958 e nell'anno 1966, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto; lo stesso articolo 21- ter , al comma 3, stabilisce che l'indennizzo è riconosciuto anche ai soggetti che, ancorché nati al di fuori del periodo 1958 e 1966, presentano malformazioni compatibili con la sindrome da talidomide e, tramite il regolamento previsto dal successivo comma 4, verranno definiti i criteri di inclusione e di esclusione delle malformazioni ai fini dell'accertamento del diritto all'indennizzo per questi soggetti, tenendo conto degli studi medico-scientifici maggiormente accreditati nel campo delle malformazioni specifiche da talidomide; il Consiglio superiore di sanità, su richiesta della Direzione generale della vigilanza sugli enti e della sicurezza delle cure, ha espresso, nella seduta del 17 gennaio 2017, un parere in merito alla definizione dei criteri di inclusione e di esclusione delle malformazioni ai fini dell'accertamento del diritto all'indennizzo, tenendo conto degli studi medico-scientifici maggiormente accreditati nel campo delle malformazioni specifiche da talidomide. Successivamente, nella seduta del 13 giugno 2017, il Consiglio superiore di sanità ha evidenziato che, rimanendo un'area di incertezza nell'attribuzione di LRD a sindrome talidomidica, è necessaria un'accurata diagnosi differenziale basata su criteri clinici e genetico-molecolari; tali criteri di inclusione ed esclusione per i nati fuori dal periodo 1958-1966, sono stati riportati nell'allegato A al decreto ministeriale 17 ottobre 2017, n. 166, recante «Regolamento concernente l'indennizzo a soggetti affetti da sindrome da talidomide, in attuazione dell'articolo 21- ter del decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160», il quale è entrato in vigore il 6 dicembre 2017; la Direzione generale della vigilanza sugli enti e della sicurezza delle cure del Ministero della salute ha però cominciato ad applicare il regolamento anche ai nati nel 1958 e nel 1966, ancor prima dell'entrata in vigore del regolamento stesso, chiedendo alle commissioni mediche ospedaliere di rivedere, sulla base del citato parere espresso dal Consiglio superiore di sanità, il giudizio medico-legale con il quale è stato riconosciuto, ai nati nel 1958 e 1966, il nesso causale e non procedendo al riconoscimento degli indennizzi, come previsto, invece, dal decreto ministeriale 2 ottobre 2009, n. 163, dalla circolare 5 novembre 2009, n. 31, e dalle disposizioni emanate dal Dipartimento della sanità militare del Ministero della difesa; inoltre, a distanza di oltre due anni dall'approvazione della legge 7 agosto 2016, n. 160, e di oltre un anno dall'emanazione del decreto ministeriale 17 ottobre 2017, n. 166, recante «Regolamento concernente l'indennizzo a soggetti affetti da sindrome da talidomide", per nessuna delle persone affette dalla sindrome nati fuori dal periodo 1958-1966 (art. 21- ter , comma 3) è stata completata la prescritta istruttoria a cura della Direzione generale della vigilanza sugli enti e della sicurezza delle cure del Ministero della salute e nessuna è stata ancora sottoposta a giudizio medico-legale da parte della commissione medico-ospedaliera interforze, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano adottare urgenti provvedimenti affinché per i soggetti di cui all'articolo 21- ter , comma 1, del decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, sia esplicitato chiaramente che continuano a trovare applicazione le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della suddetta legge, emanate dal Ministero della difesa (Dipartimento della sanità militare) alle commissioni mediche-ospedaliere di cui all'articolo 193 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, per l'adozione del giudizio medico-legale sul nesso causale per i nati dal 1959 al 1965 e contestuale annullamento, in autotutela, delle richieste di revisione dei verbali medico-legali, adottate dalla Direzione generale della vigilanza sugli enti e della sicurezza delle cure del Ministero della salute, procedendo al riconoscimento degli indennizzi; se non intendano inoltre adottare urgenti provvedimenti affinché per i soggetti di cui all'articolo 21- ter , comma 3, nati al di fuori del periodo 1958 e 1966, sia tempestivamente completata la prescritta istruttoria a cura della Direzione generale della vigilanza sugli enti e della sicurezza delle cure e siano conseguentemente sottoposti a giudizio medico-legale da parte della commissione medico-ospedaliera interforze. Atto n. 3-00333 FERRAZZI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'art. 1, comma 1079, della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018) prevede l'istituzione del "Fondo per la progettazione per enti locali" destinato al cofinanziamento della redazione dei progetti di fattibilità tecnica ed economica e dei progetti definitivi degli enti locali per opere destinate alla messa in sicurezza di edifici e strutture pubbliche con una dotazione di 30.000.000 euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2030; l'art. 202 del decreto legislativo n. 50 del 2016 prevede l'istituzione del "Fondo per la progettazione di fattibilità delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari per lo sviluppo del Paese", pari a circa 490 milioni di euro complessivi, destinati a migliorare la capacità di programmazione e riprogrammazione della spesa per la realizzazione di infrastrutture di preminente interesse nazionale, in particolare i piani urbani per la mobilità sostenibile (PUMS) e i progetti di fattibilità, project review di opere inserite in tale pianificazione o di interesse prioritario, coerentemente con le indicazioni dell'allegato al Documento di economia e finanza 2017; considerato che: l' iter di adozione dei decreti attuativi risulta quasi completato anche con la registrazione da parte della Corte dei conti; si tratta di due provvedimenti molto attesi, condivisi con i beneficiari dei fondi ovvero Comuni, Città metropolitane e Province, aderenti ai fabbisogni espressi dalle amministrazioni e fondamentali per il rafforzamento e accompagnamento degli enti locali nella pianificazione e realizzazione di interventi sulla mobilità sostenibile e i trasporti pubblici locali, come sulla messa in sicurezza di edifici e territorio, nonostante le note difficoltà finanziarie e organizzative; tali decreti prevedono il rafforzamento delle fasi iniziali degli interventi attraverso il supporto tecnico finanziario per incrementarne la qualità progettuale nonché la pianificazione; gli enti beneficiari sono impegnati al massimo nell'assicurare infrastrutture e servizi in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini, a cominciare dalla pianificazione della mobilità sostenibile che richiede un notevole cambio culturale nelle amministrazioni. Si rappresenta che Comuni e Città metropolitane hanno tempo fino ad agosto 2019 per adempiere al decreto ministeriale 4 agosto 2017 e approvare i rispettivi piani urbani e al rispetto di tale norma si sta condizionando la possibilità di accedere a fonti di finanziamento importanti per la mobilità e il trasporto, come nel caso dei fondi di cui all'art. 1, comma 140, della legge n. 232 del 2016, rifinanziato dall'art. 1, comma 1072, della legge n. 205 del 2017 destinato al trasporto rapido di massa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di procedere all'emanazione dei decreti necessari e consentire quindi agli enti interessati di avviare le opere destinate alla messa in sicurezza di edifici e strutture pubbliche nonché la pianificazione di infrastrutture e servizi per la mobilità sostenibile. Atto n. 3-00334 VERDUCCI IORI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: l'attuale sistema di classificazione dei saperi disciplinari, derivante da provvedimenti normativi adottati in tempi e per finalità molto differenti, si articola su quattro livelli: a) settori scientifico-disciplinari e relative declaratorie, come risultanti dall'art. 14 della legge 19 novembre 1990, n. 341, e determinati con decreto ministeriale 4 ottobre 2000 e successive modifiche; b) settori concorsuali e relative declaratorie, come introdotti dall'art. 15 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e determinati con decreto ministeriale 29 luglio 2011, n. 336, modificato dal decreto ministeriale 30 ottobre 2015, n. 855; c) macrosettori, come introdotti dallo stesso art. 15 e determinati con decreto ministeriale 29 luglio 2011, modificato dal decreto ministeriale 30 ottobre 2015, n. 855; d) aree disciplinari CUN, inizialmente configurate dall'art. 67 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, quali «grandi aree omogenee di discipline», successivamente determinate, in numero di 14, dal decreto ministeriale 21 luglio 1997, n. 278, sulla base delle indicazioni espresse dal Consiglio universitario nazionale nelle adunanze del 5, 7 e 27 ottobre 1995; infine confermate in questa loro valenza, in attuazione dell'art. 1, comma 1, lett. a) , della legge 16 gennaio 2006, n. 18, recante l'ultimo «Riordino del Consiglio Universitario Nazionale», che determina in 14 il numero massimo di «aree di settori scientifico-disciplinari» in rappresentanza delle quali sono eletti a componenti dell'organo, per ciascuna area, un professore ordinario, un professore associato e un ricercatore; per quanto riguarda l'attività di ricerca, ai fini della presentazione dei progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN), sin dal bando del 2012 (decreto ministeriale 28 novembre 2012, n. 957) è stato utilizzato per la classificazione dei progetti anche lo schema dell'European research council (ERC); premesso inoltre che: l'attuale configurazione delle classi di laurea e laurea magistrale discende dal decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270, che aggiornò il decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509, introducendo in particolare le lauree magistrali biennali al posto delle precedenti lauree specialistiche, i cui ordinamenti descrivevano un percorso formalmente quinquennale, pur essendo nei fatti solo biennale, dovendosi innestare su corsi di laurea di durata triennale; la definizione delle classi ai sensi del decreto ministeriale n. 270 del 2004 è stata effettuata con ulteriori decreti, rammentando in particolare: il decreto ministeriale 25 novembre 2005 di istituzione della classe di laurea magistrale a ciclo unico di Giurisprudenza; i decreti ministeriali 16 marzo 2007 di istituzione di 43 classi di laurea e di 94 classi di laurea magistrale e di laurea magistrale a ciclo unico, che costituiscono il corpo principale dell'impianto delle classi attuali; i decreti ministeriali 19 febbraio 2009, di concerto con il Ministero della salute, di istituzione di 4 classi di laurea e 4 classi di laurea magistrale delle professioni sanitarie; il decreto ministeriale 10 settembre 2010 di istituzione della classe di laurea magistrale a ciclo unico di Scienze della formazione primaria; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: con nota dell'11 gennaio 2018, il Ministro in indirizzo ha dato mandato al Consiglio universitario nazionale di effettuare «una verifica delle criticità relative all'offerta formativa per Classi di Laurea e di Laurea Magistrale nonché all'articolazione dell'attuale classificazione dei saperi in settori scientifico-disciplinari», in modo da poter «porre mano a una revisione complessiva delle classi di corsi di studio in conseguenza delle mutate esigenze culturali e professionali delle società contemporanee e del contesto internazionale nel quale l'Università è chiamata ad agire», nella «direzione di un aggiornamento degli obiettivi qualificanti e di una maggiore flessibilità e semplificazione delle attività formative previste nelle relative tabelle»; nella nota del Ministro si richiama l'esigenza di procedere, quanto ai settori scientifico-disciplinari, a «un aggiornamento dell'attuale impianto della classificazione che, nel rispetto delle specificità nazionali delle attività di ricerca e di didattica, lo renda meno rigido, più aderente agli attuali sviluppi culturali, nonché più funzionale e coerente con gli indirizzi europei»; visto che: il Consiglio universitario nazionale, nell'adunanza del 2 maggio 2018, come richiesto dal Ministro, ha trasmesso il parere generale n. 22 al Ministero, con prot. n. 14130 del 7 maggio 2018, ovvero parere generale «Per un modello di aggiornamento e razionalizzazione della classificazione dei saperi accademici e del sistema delle classi di corso di studio, anche in funzione della flessibilità e dell'internazionalizzazione dell'offerta formativa»; in diverse occasioni, gli attori del sistema universitario hanno manifestato la necessità di una manutenzione organica dell'impianto delle classi dei corsi di studio, sia di un intervento che ponga rimedio alle disfunzioni e alle anomalie indotte dall'attuale schema di classificazione dei saperi, così da adeguarli all'evoluzione delle esigenze culturali, professionali, sociali, scientifiche e di ricerca; l'art. 15 della legge n. 240 del 2010, al comma 3, prevede che le modalità di revisione dei settori concorsuali e dei relativi settori scientifico-disciplinari con cadenza almeno quinquennale, si chiede di sapere: quali interventi il Ministro in indirizzo intenda assumere, ai fini di un necessario adeguamento sostanziale del contesto normativo e dell'attuazione delle innovazioni richieste e proposte dal Consiglio universitario nazionale; in quali tempi intenda assumere le iniziative di cui in premessa. Atto n. 3-00335 ROSSOMANDO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dello sviluppo economico e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: i cluster tecnologici nazionali sono reti di soggetti pubblici e privati che operano sul territorio nazionale in settori quali la ricerca industriale, la formazione e il trasferimento tecnologico, fungendo da catalizzatori di risorse per rispondere alle esigenze del territorio e del mercato, coordinare e rafforzare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello delle imprese; con il decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 214 del 13 marzo 2018, sono state approvate le linee guida per la redazione del piano di azione triennale dei cluster tecnologici nazionali; ad oggi però non risulta ancora emanato il decreto ministeriale di riconoscimento per la presentazione del piano triennale di azione dei cluster tecnologici nazionali, a cui sarà assegnato un cofinanziamento per le attività di animazione, progettazione, formazione e sviluppo; un ulteriore ritardo nell'emanazione del decreto comporterà gravi conseguenze per le imprese dei comparti interessati, determinando un rallentamento nella crescita, in una dinamica imprenditoriale e professionale fortemente globalizzata; i cluster previsti sono: aerospazio, agrifood , chimica verde, fabbrica intelligente, mezzi e sistemi per la mobilità di superficie terrestre e marina, scienze della vita, tecnologie per gli ambienti di vita, tecnologie per le smart community , tecnologie per il patrimonio culturale, design , creatività e made in Italy , economia del mare, energia, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario ed urgente l'emanazione del decreto ministeriale necessario per l'attuazione delle linee guida, approvate dal Ministero dell'istruzione con il decreto ministeriale n. 214 del 13 marzo 2018, per la redazione del piano di azione triennale dei 12 cluster tecnologici nazionali, che rappresentano un volano importantissimo per l'occupazione, la competitività delle imprese e per i professionisti che operano nei territori del nostro Paese. Atto n. 3-00336 ROSSOMANDO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nelle scorse settimane l'azienda multinazionale Jde ha annunciato a sorpresa la chiusura della fabbrica di Andezeno (Torino), unico stabilimento italiano di sua proprietà, in cui si producono i marchi storici di caffè Hag e Splendid, e la cessazione delle attività dal 1° gennaio 2019; l'azienda ha contestualmente annunciato l'apertura della procedura di licenziamento collettivo per i 57 dipendenti; tale decisione avviene a fronte della dichiarazione dei rappresentanti dell'azienda che affermano di considerare importante e unico il mercato del caffè italiano; l'azienda proprietaria, così come ha annunciato ai sindacati, intenderebbe trasferire la produzione dei due marchi italiani fuori dall'Italia, delocalizzando la produzione in uno dei 15 stabilimenti di sua proprietà all'estero; i sindacati hanno convocato uno sciopero immediato per chiedere la revoca dei licenziamenti e l'apertura di un tavolo di confronto per salvare la produzione e tutelare i lavoratori; quella di Andezeno è una fabbrica fondata nel 1920, per la quale non si riscontravano segnali di crisi; nello stabilimento che si intende chiudere vengono prodotte circa 16.000 tonnellate di caffè tra Hag e Splendid, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per sollecitare il ritiro da parte dell'azienda della procedura di licenziamento; quali strumenti intenda adottare per realizzare una concreta tutela dei lavoratori interessati, a partire dagli ammortizzatori sociali; se intenda aprire un apposito tavolo istituzionale, al fine di mettere in campo tutte le possibili soluzioni che consentano di evitare la chiusura dell'attività produttiva e le relative gravi conseguenze per i lavoratori. Atto n. 3-00337 GALLONE TIRABOSCHI PAPATHEU Alfredo MESSINA MALLEGNI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Atto n. 3-00339 MORONESE NUGNES CASTELLONE MORRA PIRRO VACCARO L'ABBATE LANNUTTI PRESUTTO TRENTACOSTE DRAGO SANTILLO DONNO ANGRISANI RICCIARDI DE LUCIA DI MICCO PUGLIA GALLICCHIO TURCO BOTTICI AUDDINO NOCERINO CORRADO LOMUTI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la cava Monti, sita nel comune di Maddaloni (Caserta), è un'ex cava di tufo utilizzata in passato per la costruzione di edifici divenuti simbolo della città di Caserta, quali la celebre reggia vanvitelliana, ma nel corso degli anni destinata a discarica e luogo di abbandono abusivo di rifiuti speciali e tossici, come le batterie delle auto; nel corso della XVII Legislatura, a partire dal 29 luglio 2015, nell'ambito dell'affare assegnato n. 590, riguardante le problematiche dell'ex cava di tufo Monti, la 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato ha svolto un intenso e approfondito lavoro, attraverso lo studio e la valutazione di dati e documenti conclusosi il 31 marzo 2016, con l'approvazione unanime della risoluzione Doc. XXIV n. 58; la risoluzione ha previsto una serie di impegni in capo al Governo, tra i quali figurano i seguenti: svolgere nelle sedi istituzionali opportunamente individuate un ruolo di supervisione nazionale anche al fine di sollecitare le amministrazioni territorialmente competenti ad inserire il sito dell'ex cava di tufo Monti nell'anagrafe dei siti da bonificare; realizzare le azioni di sollecito per la messa in sicurezza del sito, adottando tutte le misure necessarie, anche attraverso un sistema di recinzione che impedisca l'accesso a persone o animali, attraverso interventi atti ad isolare le fonti inquinanti delle matrici ambientali, nonché disponendo l'intervento dei Carabinieri del NOE (Nucleo operativo ecologico) per impedire l'ulteriore conferimento illegale dei rifiuti; comunicare alle Camere i risultati conseguiti mediante un'informativa periodica delle azioni poste in essere; proporre e concordare con la Regione Campania l'integrazione dell'accordo affinché le risorse siano finalizzate alla progettazione della bonifica, anche utilizzando la relazione tecnica del consulente della procura di Santa Maria Capua Vetere (previa integrazione, se necessaria) come caratterizzazione, onde evitare l'impiego di ulteriore tempo e risorse per indagini integrative; con note formali del 21 luglio e del 12 ottobre 2016 la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo, anche in qualità di relatrice del citato affare assegnato, ha richiesto informazioni ai soggetti istituzionali coinvolti, in merito alle azioni intraprese ovvero programmate e circa le tempistiche previste per l'assolvimento degli impegni assunti in sede parlamentare, considerata la gravità delle problematiche ambientali persistenti; la stessa riceveva il 15 febbraio 2017, tramite e-mail , una nota "Trasmissione sopralluogo nell'area dell'ex Cava Monti" protocollo n. 3719, inviata dal Comune di Maddaloni, dalla quale si evinceva che da un sopralluogo del tecnico incaricato dal Comune era stata rilevata fuoriuscita di fumo dal terreno dovuta ad un'azione esotermica in atto nel sottosuolo (cosiddette fumarole), e che lo stesso tecnico evidenziava la presenza di rifiuti edili in superficie con probabile presenza di amianto, oltre alla presenza di varie tipologie di rifiuti, tra cui anche pneumatici fuori uso; considerato che: è stato convocato un tavolo tecnico per l'avvio della procedura di gara finalizzata all'affidamento del piano delle indagini integrative nell'area dell'ex cava Monti per il 16 marzo 2017; dalla bozza di capitolato speciale di appalto del Comune di Maddaloni si evince che non è stato tenuto in considerazione l'impegno assunto dal Governo con riferimento alla possibilità di integrare la relazione tecnica già elaborata dal consulente tecnico della Procura di Santa Maria Capua Vetere. La procedura di affidamento dei lavori per l'attuazione del piano di indagini integrativo del sito ex cava Monti, di cui all'avviso pubblicato il 27 marzo 2018, si sarebbe conclusa lo scorso giugno con aggiudicazione al 32,76 per cento di ribasso nei confronti della Teknic Srl con sede in Pomigliano d'Arco (Napoli). I lavori di indagine geognostiche dovranno essere eseguiti entro 120 giorni a partire dalla data di inizio delle attività; ad avviso degli interroganti, quindi, rispetto agli impegni formalmente assunti con la citata risoluzione, gli unici fino ad oggi adempiuti risultano essere la costruzione della recinzione dell'area e l'apposizione dei segnali di pericolo, che la prima firmataria ha avuto modo di visionare personalmente durante un sopralluogo; considerato infine che: per quanto risulta agli interroganti, con delibera della Regione Campania n. 166 del 20 marzo 2018, si programmava la messa in sicurezza permanente assegnando la somma di 15 milioni di euro per l'ex SIN LDFAA, sito denominato "Cava Monti"; lo scorso 16 ottobre l'assessore per l'Ambiente del Comune di Maddaloni, Salvatore Liccardo, ha ribadito che per le indagini integrative è stato convocato l'affidatario per la firma del contratto. Aspetto definito entro il 30 ottobre per effettuare le indagini e rispettare il cronoprogramma. Per il contenimento delle fumarole occorre indire una gara specifica. L'assessore ha altresì dichiarato: "Per questo ci siamo assunti l'impegno di predisporre tutti gli atti da inviare alla Stazione unica appaltante, ovviamente, dopo aver verificato la consistenza del finanziamento. Nel giro di quindici giorni sarà determinato anche questo aspetto" ("maddalonicitta", del 16 ottobre 2018); gli interroganti ritengono che i tempi della necessaria e non ulteriormente procrastinabile messa in sicurezza permanente potrebbero dilungarsi negli anni, e pertanto sarebbe auspicabile un intervento del Ministro in indirizzo che monitori costantemente le operazioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo stia svolgendo l'azione di supervisione e con quali modalità, se sia stato messo a conoscenza delle eventuali problematiche riscontrate dal Comune di Maddaloni e dalla Regione Campania e quali azioni conseguenti siano state intraprese; se risultino le ragioni per le quali la Regione non ha utilizzato la relazione tecnica della Procura di Santa Maria Capua Vetere (previa integrazione, se necessaria) come caratterizzazione, onde evitare l'impiego di ulteriore tempo e risorse per indagini integrative, nonché quali siano i motivi per cui a seguito di aggiudicazione delle indagini geognostiche dello scorso giugno non sia stato ancora stipulato il contratto con l'affidatario; quali siano gli impegni previsti nella risoluzione che risultino essere stati attuati, quali siano ancora in fase di attuazione e quali tempistiche ed azioni il Ministro preveda di attuare per il loro adempimento. Quali siano i risultati conseguiti e per quale motivo non sia stata data alcuna informativa periodica alle Camere, considerato che sono trascorsi oltre due anni dall'approvazione della risoluzione Doc. XXIV n. 58; se non ritenga opportuno attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, affinché gli enti territorialmente competenti ottemperino agli impegni assunti e venga utilizzata la relazione tecnica del consulente della procura di Santa Maria Capua Vetere come caratterizzazione, onde evitare l'impiego di ulteriore tempo e risorse economiche per indagini integrative già espletate. Atto n. 3-00340 MAGORNO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: come denunciato dalle organizzazioni sindacali territoriali e di categoria, la ditta Graziani Srl di Crotone ha fatto pervenire ad 81 dipendenti con contratto a tempo indeterminato il preavviso per il licenziamento; dalle procedure risultano, per il momento, esclusi gli amministrativi; si tratta di una decisione assunta in maniera unilaterale e in totale assenza di rispetto delle normali relazioni industriali; nel mese di luglio 2018 aveva avuto luogo un incontro tra azienda e sindacati per una verifica sui possibili strumenti da usare per affrontare criticità contingenti, ma con un nulla di fatto per una serie di obiezioni mosse dai sindacati; nel frattempo l'azienda ha continuato a lavorare e a richiedere ai lavoratori anche prestazioni straordinarie, rinnovando anche i contratti a termine; l'assemblea dei lavoratori ha deciso di intraprendere iniziative di lotta sindacale per chiedere il ritiro immediato delle procedure di licenziamento per gli 81 lavoratori; si tratta di un'azienda le cui maestranze hanno profili professionali qualificati e un know how non comune nel territorio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda convocare con la massima urgenza un tavolo istituzionale di confronto per evitare il licenziamento degli 81 lavoratori, e porre in essere ogni strumento di politica industriale in grado di salvaguardare questa realtà produttiva e i suoi livelli occupazionali. Atto n. 3-00341 TARICCO PITTELLA D'ARIENZO GINETTI VALENTE MIRABELLI GARAVINI GIACOBBE CUCCA LAUS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: in data 18 aprile 2017 in provincia di Cuneo si verificava il crollo del ponte della strada statale 231 meglio conosciuta come "tangenziale di Fossano", causando lo schiacciamento della vettura di servizio delle forze dell'ordine della compagnia di Fossano che, al momento del crollo, si trovava sotto al ponte in quanto due carabinieri erano impegnati nelle operazioni di un posto di blocco proprio nella sottostante via Marene, per fortuna rimanendo illesi, e la chiusura dei 7 chilometri di tracciato della tangenziale stessa; tale percorso stradale, noto come "nuova strada ANAS 183" inaugurato nel 2000, a doppia carreggiata con due corsie per marcia interseca l'autostrada A6 in frazione Tagliata di Fossano; nel mese di giugno 2017, i blocchi generati dalla rottura da oltre 260 tonnellate l'uno sono stati rimossi, trasportati in un vicino piazzale ed è stata autorizzata la riapertura della via sottostante alla strada statale 231, via Marene, per mezzo di un'ordinanza della Provincia; viene stabilito nel 20 luglio 2017 il termine ultimo per lo svolgimento dei test di carico e tecnologie avanzate di tomografia svolti direttamente dalla società ANAS, data poi posticipata a fine agosto 2017; il 10 ottobre 2017, a seguito dell'incontro regionale svoltosi per sollecitare la riapertura rapida della tangenziale in condizioni di sicurezza per i cittadini, non sono emerse indicazioni definitive sull' iter di messa in sicurezza e sulle tempistiche precise della riapertura del tracciato; considerato che: risulterebbe essere stata istituita una commissione d'inchiesta da parte di ANAS per accertare cause e responsabilità ed una commissione ispettiva da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per analizzare quanto accaduto; nei primi mesi del 2018 risulterebbero approvati da ANAS alcuni iniziali interventi sulle travi dei viadotti della strada statale 231, per un importo pari a 1.200.000 euro oltre alla ricostruzione delle campate della rampa dello svincolo di "Marene" della stessa arteria, per un valore di 1.000.000 euro, che sarebbero in attesa dell'indizione della gara d'appalto per la realizzazione effettiva, e i finanziamenti risulterebbero già stanziati; ulteriori interventi di risanamento e rinforzo delle campate dei viadotti della strada statale, oltre ai lavori di manutenzione straordinaria e di rifacimento del manto stradale in alcuni tratti specifici e la re-impermeabilizzazione dei viadotti e dei circuiti di smaltimento delle acque superficiali, risulterebbero in attesa di progettazione e della definizione delle modalità di finanziamento; rilevato che: l'inagibilità quasi completa dell'infrastruttura causa notevoli disagi quotidiani a tutta la viabilità del territorio fossanese e limitrofo; le attività produttive e commerciali, oltre alle stesse imprese di autotrasporto, risentono direttamente e indirettamente, a livello economico, delle conseguenze del pressoché sostanziale blocco stradale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto; se non ritenga necessario fare chiarezza sui tempi e sulle procedure e sulle modalità della concreta realizzazione delle opere già finanziate; se non ritenga utile assumere iniziative atte a dare concreta e definitiva soluzione per una piena rimessa in funzione di questa importante infrastruttura territoriale, alla luce del fatto che dopo un anno dal gravissimo ed ingiustificabile avvenimento, lo smaltimento delle macerie non è ancora stato effettuato, il ponte non è ancora stato ricostruito, i controlli necessari non parrebbero essere stati ancora conclusi ed il tratto stradale dell'infrastruttura viaria non è ancora stato ripristinato con modalità minimamente accettabili. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00338 PAGANO MOLES Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: da notizie di stampa si apprende che il terminal degli autobus della stazione Tiburtina a Roma, dove giungono pullman che collegano molte città d'Italia e straniere alla capitale, sarà spostato alla stazione di Anagnina; la notizia è stata diffusa a seguito dell'approvazione della delibera della Giunta capitolina n. 189 del 16 ottobre 2018, con la quale è stato approvato il progetto definitivo dei lavori di riqualificazione di un'area sita all'interno del nodo Anagnina, con l'intento di creare un nuovo hub destinato alla sosta onerosa e alla fermata dei mezzi adibiti a linee di trasporto pubblico interregionali, nazionali e internazionali; l'opera, a quanto risulta, è stata inserita nel piano investimenti 2018-2020 del Comune di Roma; la Giunta con il provvedimento attribuisce al Dipartimento sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana l'incarico di redigere, validare e approvare il progetto esecutivo relativo ai lavori di riqualificazione dell'area, finalizzati al rilascio del nulla osta da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; la stazione Tiburtina, oltre ad essere un grande hub per l'alta velocità, ha una posizione centrale, molto vicina alla stazione Termini. Al contrario, Anagnina si trova in una zona molto periferica, distante circa 40 minuti di metropolitana dalla stazione Termini e dal centro di Roma; molte regioni italiane non sono ancora state dotate dell'alta velocità e, soprattutto al Sud, il sistema ferroviario versa in condizioni non degne di un Paese europeo, gli autobus sono l'unica soluzione possibile per raggiungere la capitale; a parere degli interroganti questo provocherà, oltre ai disagi per i viaggiatori, un grande danno ai lavoratori e agli studenti pendolari, costretti ad affrontare, una volta giunti a Roma, un ulteriore percorso di durata non indifferente per raggiungere il luogo di lavoro, anche considerato il tragico stato del trasporto pubblico della capitale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare questa scelta opinabile che tanto danno arrecherà ai cittadini. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00771 DI NICOLA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: arrivano all'interrogante segnalazioni di numerosi cittadini, pensionati o loro eredi, che si trovano a vivere condizioni di forte disagio economico e sociale, per effetto di sentenze inappellabili di condanna della Corte dei conti alla restituzione, in un lasso di tempo quinquennale, di ingenti somme, a titolo di restituzione dell'indennità integrativa speciale; si tratta dell'assegno accessorio corrisposto su ogni trattamento pensionistico della pubblica amministrazione, civile e militare, diretto, indiretto e di reversibilità; essa è stata negli anni oggetto di modifiche normative, che hanno generato un notevole contenzioso dinanzi la Corte dei conti e la Corte costituzionale, sulla delicata questione del divieto di cumulo dell'indennità integrativa speciale; rispetto a tale divieto, la giurisprudenza è stata oscillante ed incerta: per lungo tempo l'orientamento della magistratura della Corte dei conti e anche della Corte costituzionale risulta essere stata costante nel riconoscere il diritto del pensionato a percepire l'indennità integrativa speciale in misura intera (Corte dei conti: sez. II di appello, n. 78 del 15 marzo 2000; sez. III di appello n. 9 del 18 gennaio 2018; per la Corte costituzionale: sentenza n. 566 del 1989, n. 204 del 1992, n. 494 del 1993); successivamente la Corte dei conti ha assunto una posizione negativa rispetto all'accoglimento di domande di pensionati percipienti l'indennità integrativa speciale: ciò, secondo quanto risulta, sarebbe avvenuto con le sentenze della Corte dei conti, sezione I, n. 236 e 259 del 2008, e sezione III, n. 191 del 2008. Si precisa che tali sentenze hanno fatto seguito ad un'ordinanza della Corte costituzionale (n. 119 del 2008) con la quale la stessa ha restituito gli atti ai giudici remittenti, affinché procedessero ad una nuova valutazione della questione; conseguentemente, la Corte dei conti risulta aver rivisto criticamente l'orientamento che riconosce al titolare di plurimi trattamenti il diritto di cumulare le relative indennità. Il recepimento di questo orientamento, peraltro, non sarebbe stato pacifico in giurisprudenza, in quanto in seguito alle citate sentenze, la stessa Corte dei conti in successive pronunce di primo grado (ad esempio, la sentenza della sezione giurisdizionale per la Liguria n. 606/2008 del 22 ottobre 2008) avrebbe invece confermato l'orientamento seguito sino a quel momento per oltre un decennio; queste ulteriori divergenze di orientamento della giurisprudenza sono state ancora una volta superate dalla Corte dei conti che avrebbe confermato, con sentenza n. 01.QM.09 le precedenti decisioni, sostenendo che le sopravvenute modifiche normative in materia non avrebbero apportato alcuna innovazione alle pensioni anteriori al 1° gennaio 1995; anche la Corte costituzionale, dopo ben 17 anni dalla sentenza n. 494 del 1993 (con la quale aveva affermato l'orientamento per lungo tempo seguito, secondo il quale il divieto di cumulo dell'indennità integrativa speciale non fosse rinvenibile nell'ordinamento vigente), con sentenza n. 197 del 2010 ha condiviso il più recente orientamento negativo della Corte dei conti, secondo il quale al titolare di due pensioni pubbliche anteriori al 1° gennaio 1995 spetta l'indennità integrativa speciale in misura intera su una pensione, mentre sull'altra va garantito solo il minimo INPS; è evidente che i contrastanti orientamenti giurisprudenziali di Corte costituzionale e Corte dei conti succedutisi negli anni, e le recenti sentenze delle sezioni centrali d'appello della Corte dei conti che condannano alla restituzione di somme talvolta ingenti, in un'unica soluzione o dilazionati in un arco di tempo quinquennale (dunque con ratei insostenibili), non possono che generare turbamento e iniquità tra i contribuenti, pensionati e loro eredi, che incorrono anche nel rischio del pignoramento della propria abitazione; oltre ai profili di "certezza del diritto" che l'interrogante ritiene che siano venuti a mancare, è da valutare la eventuale lesione, nella condizione determinatasi, anche dei principi costituzionali di ragionevolezza, coerenza, congruenza e proporzionalità nella determinazione delle modalità delle somme da restituire, nonché la distanza dai valori di giustizia ed equità, e del diritto ad un'esistenza libera e dignitosa, la quale non può essere turbata a causa degli effetti distorsivi di orientamenti giurisprudenziali che non appaiono univoci; l'interrogante ritiene dunque necessario e urgente intervenire al fine di addivenire ad una soluzione equilibrata e sostenibile, anche nelle more della declinazione del contratto di governo e della previsione di strumenti di semplificazione e normalizzazione dei rapporti tra contribuenti ed amministrazioni dello Stato, nonché all'abolizione degli squilibri del sistema previdenziale, al fine di impedire l'emersione di situazioni di forte disagio sociale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda verificare e quantificare la platea dei pensionati e degli eredi tenuti alla restituzione delle somme dell'indennità integrativa speciale; quali iniziative, anche di carattere normativo, ritenga di porre in essere al fine di risolvere la problematica, salvaguardando la buona fede di tutti quei pensionati o loro eredi vittime della mancanza di chiarezza palesata e trascinati in lunghi e costosi procedimenti giudiziari da parte dell'INPS. Atto n. 4-00772 ASTORRE Al Ministro dell'interno Premesso che: da quanto è possibile apprendere attraverso la stampa locale, sembrerebbe prevista una riorganizzazione dei commissariati nell'ambito della Questura di Roma, con particolare riferimento all'accorpamento del commissariato di Genzano con quello di Albano Laziale; a parere dell'interrogante sarebbe molto preoccupante un indirizzo siffatto. Invero, la chiusura definitiva del commissariato di Genzano, che controlla anche i territori di Lanuvio e Nemi con una popolazione di oltre 40.000 abitanti, minerebbe le esigenze di tutela del territorio e di sicurezza dei cittadini. È soprattutto nelle aree complesse, nei territori in cui è più difficile garantire standard di sicurezza pubblica efficienti ed efficaci che i presidi di Polizia dovrebbero essere garantiti, quando non potenziati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa; se l'accorpamento del commissariato di Polizia del comune di Genzano con il commissariato del comune Albano Laziale, corrisponda al vero, o se, contrariamente, non rientri nelle direttive ministeriali una riorganizzazione in tal senso dei due commissariati. Atto n. 4-00773 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante: in data 27 ottobre 2018 la Guardia di finanza di Caserta ha intercettato e pedinato lungo l'asse autostradale Caserta-Salerno un autoarticolato frigorifero, con targa slovacca, riportante sul rimorchio anche il marchio di una nota catena internazionale di discount ; l'autista del mezzo, accortosi evidentemente della presenza della pattuglia che lo seguiva da vicino, ha più volte rallentato la corsa nella speranza di non essere controllato, ma proprio l'eccessiva cautela nella guida e le anomale manovre messe in atto per essere superato hanno finito per insospettire i finanzieri che hanno deciso di seguirlo fino a capire la destinazione finale; una volta fermatosi nei pressi dell'uscita di Castel San Giorgio (Salerno), è scattato il controllo; il conducente e l'altro autista presente nell'abitacolo, entrambi ucraini, hanno esibito ai militari la documentazione attestante il trasporto di componentistica elettronica e di vasi di espansione per caldaie, ma tale documentazione non ha convinto la pattuglia, anche per l'ulteriore anomalia data dal fatto che un siffatto carico fosse trasportato con un rimorchio frigorifero ad uso alimentare; i militari hanno deciso di far scaricare tutto il carico per accertarsi che non si trattasse solo di alcuni bancali di prodotti a copertura della merce illecita stipata nel retro del cassone ed infatti, tolte le prime scatole di componenti elettronici e diversi scatoloni di ricambi per caldaie, sono state rinvenute ben 479 casse da 50 stecche cadauna di sigarette di contrabbando per un peso complessivo di circa 5 tonnellate; l'operazione di conteggio del carico illecito ha permesso poi di appurare che il tabacco, destinato al mercato campano e privo del contrassegno di Stato, riportava i marchi ''Regina'', ''Marble'' e ''Compliment''; sigarette, queste, tutte rientranti nella categoria delle '' cheap white '', in quanto tabacchi originali recanti marchi registrati nei rispettivi Paesi di produzione come Russia, Emirati arabi uniti, Cina e Ucraina, che non potrebbero essere venduti in Italia o all'interno dell'Unione europea, in quanto non conformi ai parametri minimi di sicurezza previsti dalla normativa comunitaria; la merce di contrabbando e il mezzo di trasporto utilizzato dai contrabbandieri, per un valore di circa 1,3 milioni di euro, sono stati sottoposti a sequestro, mentre i due autisti responsabili del traffico illecito sono stati arrestati, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del grave fatto e se risultino in corso indagini per risalire alle rotte di approvvigionamento delle sigarette e individuare eventuali altri responsabili del contrabbando, fenomeno che risulta essere, nell'ultimo periodo, in sensibile ripresa, sotto il profilo sia delle quantità importate che della connessa vendita al minuto. Atto n. 4-00774 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: sabato 20 ottobre 2018 una 17enne originaria di Nocera Inferiore (Salerno) è rimasta ferita in un incidente stradale a pochi metri dalla Repubblica di San Marino, mentre era in moto con il papà; ai sanitari del 118, accorsi sul luogo dell'incidente, è stata rifiutata l'accoglienza al pronto soccorso del nosocomio "Titano" di San Marino, costringendo i soccorritori a trasportarla all'ospedale di Urbino a 25 chilometri di distanza attraverso una strada tortuosa e con un'ora di tragitto; la prima denuncia è arrivata, prima ancora che dai familiari, dal medico dell'emergenza, che ha parlato di comportamento indegno e di " apartheid sanitario"; al Titano di San Marino si accolgono "stranieri" solo se in pericolo di vita o in codice rosso; per stranieri si intendono ovviamente anche gli italiani e la giovane nocerina era, pertanto, una straniera nella Repubblica di San Marino in codice giallo e perciò non trasportabile in quell'ospedale; da San Marino replicano che, in virtù di un accordo di scambio delle prestazioni sanitarie, gli stranieri non vengono accolti, a meno che non si sentano male o non abbiano un incidente sul territorio sammarinese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo grave fatto che costituisce un'autentica discriminazione; se ritenga che i fatti costituiscano un grave incidente diplomatico consumatosi in una terra ritenuta, almeno fino a sabato 20 ottobre 2018, più civile e con una migliore qualità della vita di tante regioni italiane. Atto n. 4-00775 LAFORGIA Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in data 28 ottobre 2018, il quotidiano on line "la Repubblica", edizione di Bologna, ha riportato la notizia dell'evento della marcia su Predappio in occasione dell'anniversario della marcia su Roma organizzata da gruppi dichiaratamente fascisti, che hanno svolto un corteo con destinazione il cimitero di San Cassiano, dove si trova la tomba di Benito Mussolini; il 28 ottobre ricorre l'anniversario della liberazione della città di Predappio; l'articolo segnala saluti romani, urla e cori "Camerata Mussolini, presente!", "Duce duce", "Boia chi molla". Pure uno striscione, "Arrestateci tutti", quest'ultimo con riferimento alla richiesta dell'Anpi di annullare la parata; non è passata inosservata una fotografia, pubblicata dal quotidiano, della signora Selene Ticchi, già candidata sindaco di Budrio per "Aurora Italiana", militante di Forza Nuova e componente del servizio d'ordine, riconoscibile con fascia tricolore, che indossava una maglietta con su scritto "Auschwitzland", paragonando il campo di sterminio di Auschwitz ad un parco giochi della Disney; l'apologia del fascismo, nell'ordinamento giuridico italiano, è un reato previsto dall'art. 4 della cosiddetta legge Scelba, n. 645 del 1952, attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione; in data 25 ottobre, il quotidiano "Il Resto del Carlino", edizione di Forlì, riportava la notizia che il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto di Forlì-Cesena, Fulvio Rocco De Marinis, aveva autorizzato, nonostante la richiesta formale avanzata dall'Anpi di non concedere spazi a gruppi fascisti, sia il corteo dei nostalgici, sia quello dell'Anpi, dandone comunicazione al Ministro dell'interno; in data 28 ottobre, sempre "Il Resto del Carlino", edizione di Forlì, pubblicava un'intervista al prefetto, il quale, replicando all'Anpi, dichiarava: "La Costituzione permette a tutti di manifestare", "nostalgici, corteo legittimo", assicurando che le due manifestazioni si sarebbero svolte in orari diversi, garantendo l'ordine e la sicurezza; in tale intervista il prefetto chiariva che, previa consultazione, "il Ministero dell'Interno aveva dato il via libera alla decisione comune, condivisa e ben ponderata", si chiede di sapere: se e come il Ministro in indirizzo intenda applicare la disposizione prevista dalla legge Scelba; se corrisponda al vero che il Ministro fosse a conoscenza dell'autorizzazione della manifestazione e se abbia dato assenso ai due cortei in profonda antitesi fra loro; se intenda equiparare i due cortei, uno organizzato da gruppi di fascisti ed uno organizzato dall'Anpi; se condivida il paragone di un campo di sterminio ad un parco giochi e quali misure intenda promuovere al fine di evitare il ripetersi di simili episodi. Atto n. 4-00776 FARAONE Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: la normativa vigente ha introdotto delle misure di favore per i terreni agricoli, ripristinando i criteri contenuti nella circolare del Ministero delle finanze n. 9 del 14 giugno 1993; in particolare, l'articolo 1, comma 13, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), ha previsto l'applicazione dell'esenzione dall'IMU, a decorrere dall'anno 2016, a favore dei terreni agricoli ubicati nei comuni ricompresi nella medesima circolare, nel cui novero non rientrano, per quanto riguarda la provincia di Palermo, il Comune di Campofelice di Fitalia ed il Comune di Alia; dalla lettura della medesima circolare, inoltre, si rileva che l'individuazione dei Comuni esclusi dal pagamento dell'IMU agricola è avvenuta sulla base dei dati forniti dal Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, nonché in applicazione di quanto disposto dall'art. 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984, secondo cui "Gli indirizzi di cui al precedente articolo 3 relativamente ai terreni di collina e di montagna avranno riguardo alle esigenze di utilizzare e di valorizzare i terreni medesimi mediante interventi volti a realizzare il riordino agrario e fondiario in funzione di nuovi assetti produttivi, con particolare riguardo a quelli che presentano una naturale capacità di assicurare elevate produzioni unitarie e di foraggi e cereali per uso zootecnico"; i Comuni di Campofelice di Fitalia e di Alia hanno le caratteristiche ed i requisiti per rientrare a pieno titolo tra quelli individuati ai sensi dell'art. 15, per cui dovrebbero essere coerentemente inseriti nell'elenco allegato alla circolare ricognitiva del Ministero delle finanze del 14 giugno 1993, n. 9; da una prima analisi, la mancata inclusione tra i Comuni attualmente presenti nell'elenco ministeriale contrasta, in maniera evidente, con il canone di ragionevolezza di cui all'art. 3 della Costituzione, assurto nella giurisprudenza costituzionale a clausola generale dell'ordinamento, in quanto tutti i territori limitrofi a Campofelice di Fitalia e Alia, aventi le medesime condizioni geomorfologiche, di altitudine, agricole e produttive, sono stati inclusi nell'elenco; il riferimento, in particolare, è ai Comuni viciniori di Cefalà Diana (570 metri sul livello del mare), Ciminna (478), Mezzojuso (570 ), Vicari (640) e Villalfrati (495 metri sul livello del mare), appartenenti tutti alla provincia di Palermo, con la precisazione che, ferma restando l'omogeneità di caratteristiche di tipo economico e agrario tra tutti i territori, la quota altimetrica dei comuni di Campofelice di Fitalia e di Alia risulta superiore rispetto a quella degli altri territori ora menzionati, essendo ubicati, rispettivamente, ad un'altezza di 734 e 726 metri sul livello del mare; i Comuni di Campofelice di Fitalia e Alia sembrerebbero avere i requisiti necessari per ottenere l'inclusione nell'elenco, in applicazione degli indirizzi e dei criteri previsti dalla legislazione vigente (art. 15 della legge n. 984 del 1977), si chiede di sapere dai Ministri in indirizzo quali siano i motivi del mancato aggiornamento dell'elenco e quali iniziative di propria competenza intendano adottare per favorire in tempi rapidi l'aggiornamento dell'elenco allegato alla circolare n. 9 del 14 giugno 1993, includendo anche il Comune di Campofelice di Fitalia ed il Comune di Alia, avendo essi caratteristiche e requisiti del tutto assimilabili a quelli dei Comuni attualmente riportati nel medesimo elenco ministeriale. Atto n. 4-00777 FARAONE Al Ministro della salute Premesso che: la rete ospedaliera della Regione Siciliana, pubblica e privata accreditata del servizio sanitario regionale, è oggetto di interlocuzione con il Governo nazionale per una proposta di riordino avanzata dalla Regione; con il decreto n. 1063/11 "Rete per l'infarto miocardico acuto in Sicilia", la Regione ha introdotto il modello organizzativo di rete hub e spoke per la gestione dell'infarto miocardico acuto; la distribuzione geografica delle UTIC (unità di terapia intensiva cardiologica) e dei servizi di emodinamica prevista dal superiore decreto contempla la fondazione "G. Giglio" di Cefalù (Palermo); risulta dalla documentazione depositata presso la VI Commissione (Salute, servizi sociali e sanitari) dell'Assemblea regionale siciliana, nella seduta n. 60 del 16 ottobre 2018: che l'emodinamica del servizio di cardiologia della fondazione G. Giglio ha sempre svolto attività 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, da ben 8 anni prima dell'istituzione della rete e con tempi di intervento in linea con gli standard previsti; che presso la UTIC della fondazione da anni sono posizionati i videoterminali per la refertazione telematica dei tracciati elettrocardiografici, come previsto dal protocollo della rete per l'infarto, e che ciò discende dal riconoscimento del ruolo hub ; che il servizio di cardiologia partecipa da sempre a tutte le riunioni di macroarea previste dal decreto e che presso lo stesso centro si compilano le schede RAD previste per i pazienti ricoverati per infarto e sottoposti ad angioplastica primaria; che i tali trattamenti sono sottoposti a rigorosi controlli da parte dell'AGENAS, relativamente all'appropriatezza ed alla precocità di trattamento, che hanno certificato tempi di intervento ottimali, migliori degli standard minimi previsti; gli eccellenti risultati di esito, certificati dal Ministero nel programma nazionale con tassi di mortalità dopo infarto del miocardio, sono tra i migliori della Sicilia ed inferiori alla media nazionale; dai dati sulle angioplastiche primarie in Sicilia dal 2012 al 2017 secondo i dati aggiornati GISE, il servizio di cardiologia risulta il terzo della provincia di Palermo e il decimo su un totale di 20 laboratori siciliani; tra i criteri di riordino della rete ospedaliera regionale la relazione tecnica alla proposta di riordino espressamente prevede, tra l'altro, le peculiari caratteristiche oro-geografiche e di viabilità del territorio siciliano che impongono una distribuzione dell'offerta sanitaria in alcuni casi più capillare; il presidio ospedaliero di Cefalù è inserito nella rete ospedaliera della Regione, in fase di approvazione, quale DEA di I livello ed è dotato di servizi sanitari complessi ed articolati che garantiscono un'offerta sanitaria ampia e completa; il presidio di Cefalù, per la propria collocazione geografica, serve un bacino di utenza molto ampio, provinciale ed extra provinciale; l'importanza turistica della località e l'aumento dei flussi turistici, oramai costanti per tutto l'anno, hanno conseguenze sull'offerta sanitaria del presidio e sui suoi flussi di attività; in base alle caratteristiche geografiche e morfologiche del territorio di riferimento, l'ospedale di Cefalù, trovandosi in posizione baricentrica tra le province di Palermo e Messina, rimane un riferimento territoriale per i comuni delle zone montane delle Madonie e dei Nebrodi, anche alla luce dei tempi di percorrenza determinati dalle precarie condizioni della viabilità interna; nella detta seduta n. 60 del 16 ottobre 2018, nel corso della quale sono stati depositati i dati relativi alla fondazione Giglio di Cefalù riguardanti l'attività del servizio di cardiologia, i rappresentanti della conferenza dei sindaci del distretto sanitario n. 33 ( Cefalù, Pollina, Lascari, Gratteri, Campofelice di Roccella, San Mauro Castelverde, Collesano, Isnello e Castelbuono) e dei Comuni di Pettineo, Mistretta, Santo Stefano di Camastra, Tusa, Castel di Lucio, Motta d'Affermo e Reitano hanno rappresentato la preoccupazione del territorio in ordine alla garanzia del riconoscimento come centro hub del medesimo servizio di cardiologia, si chiede di sapere quali interventi il Ministro in indirizzo ritenga di promuovere, al fine di garantire il riconoscimento come centro hub della fondazione istituto G. Giglio di Cefalù, tenuto conto dei dati e dell'attività riguardanti l'unità operativa complessa di cardiologia e delle esigenze della popolazione locale, in ragione delle particolari condizioni oro-geografiche del territorio. Atto n. 4-00778 AGOSTINELLI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: le aste al doppio ribasso sono un escamotage adottato dalle grandi aziende di distribuzione per mantenere i listini dei prezzi al livello più basso possibile; il distributore che ha bisogno di un prodotto contatta un gruppo di fornitori chiedendo a ciascuno qual è il prezzo di vendita: tra i prezzi proposti viene scelto il più basso che sarà la base per una seconda asta on line . I concorrenti che non rilanciano vengono esclusi e vince chi sarà in grado di offrire il prezzo minore. L'asta dura circa mezz'ora. Ad asta chiusa c'è la possibilità di rilanciare, proponendo il proprio ultimo prezzo, alla cieca. Chi vince si impegna a non divulgare i dettagli dell'offerta finale; sono aste molto opache: le aziende che partecipano non conoscono quanti e quali sono i loro concorrenti, non vedono chi è che sta spingendo verso il basso. Non c'è nessuna verifica della qualità. Conta solo il prezzo; sovente le grandi catene di distribuzione usano agenzie e centrali d'acquisto estere per evitare di essere individuate. Tra i produttori si apre, così, una competizione spietata, con effetti devastanti per le imprese che puntano sulla qualità del prodotto e che non abbassano i costi di produzione attraverso la riduzione dei costi del lavoro e lo sfruttamento dei lavoratori; il vantaggio per i consumatori è quasi sempre nullo, perché gran parte del risparmio ottenuto dal distributore non incide sul prezzo finale e di rado si risolve in un risparmio anche per il consumatore. L'asta al doppio ribasso è molto utilizzata dai discount come "Eurospin" che, come raccontato in un'inchiesta del settimanale "l'Internazionale", proprio grazie ad un'asta al doppio ribasso è riuscito a procurarsi 20 milioni di bottiglie da 700 grammi di passata di pomodoro all'irrisorio prezzo di 31,5 centesimi l'una, finendo sotto osservazione di alcune sigle sindacali: le aste al ribasso sulla passata sono, infatti, lo sbocco naturale del pomodoro raccolto dai braccianti, pagati pochissimo e sfruttati dal sistema del caporalato; questa modalità di vendita risulta particolarmente insidiosa per quelle eccellenze alimentari italiane che sono il risultato di pratiche produttive rigidamente disciplinate dai consorzi di tutela e che ne assicurano l'elevata qualità; non a caso, a guidare la rivolta contro le aste al doppio ribasso sono ora proprio i consorzi di tutela; a favorire il ricorso alle aste al doppio ribasso nella filiera agroalimentare è anche la sempre più crescente asimmetria contrattuale tra piccoli produttori, sempre più in concorrenza tra loro, ed i giganti della grande distribuzione, sempre più propensi a stringere alleanze; a non scoraggiare i fornitori dal partecipare alle aste al doppio ribasso è anche un aspetto finanziario: come evidenziato da Giovanni Guarneri di confcooperative FedAgriPesca, "se una catena di supermercati molto grande organizza l'asta per coprire le forniture di molti mesi a un prezzo basso, un produttore si trova facilmente a non avere alternativa. Perché rinunciare a certi fatturati può significare anche perdere le linee di credito che le banche hanno legato a quei ricavi"; considerato che: attualmente presso il Parlamento europeo è in esame la proposta di direttiva in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare (COM/(2018) 173) presentata in data 12 aprile 2018 dal commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, Phil Hogan; a parere dell'interrogante le aste al doppio ribasso andrebbero inserite in tale proposta di direttiva nell'ambito della nozione di "pratica sleale", al fine di vietare tali modalità di acquisto non trasparenti, che danneggiano i produttori e loro cooperative, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare iniziative, sia nazionali che nelle competenti sedi europee, al fine di vietare le aste al doppio ribasso quali pratiche sleali che non garantiscono la trasparenza nella filiera agroalimentare. Atto n. 4-00779 TOSATO Ai Ministri della salute e della difesa Premesso che: è noto il caso dei militari deceduti dopo aver lavorato per anni nel ventre del monte Venda, nel padovano, ovvero all'interno della base Nato creata nelle viscere di quelle rocce, destinate a nascondere le sale operative del primo Roc (Regional operation center) attivo tra il 1958 il 1998, anno di chiusura con il tramonto della guerra fredda; i militari che lavoravano in quella sede, a seguito dell'esposizione al gas naturale radon, si sono ammalati di tumore; in Italia vi è stata, per la prima volta, una sentenza che ha riconosciuto il nesso causale tra l'esposizione al gas e il tumore al polmone: è stato cioè acclarato che i militari hanno contratto il tumore al polmone in seguito all'esposizione da gas radon sul posto di lavoro; il radon è considerato la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo: è un prodotto di decadimento radioattivo della catena dell'uranio, un gas nobile prodotto dalla disintegrazione radioattiva di radio contenuto nelle rocce; la sentenza ha condannato l'ex direttore generale della sanità militare per omicidio colposo a due anni (pena sospesa). Con il Ministero della difesa dovrà risarcire le parti civili, ovvero le famiglie dei militari defunti; moltissimi i militari deceduti che lavoravano in quella sede dell'aeronautica, oltre ai tanti malati: molti i malati di tumore, ma non di tumore al polmone, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno ampliare le indagini in merito al nesso causale dei tumori contratti, di qualunque tipologia siano, e il contatto da radon, alla luce del fatto che la condanna è intervenuta solo in favore di chi aveva contratto il tumore al polmone, così come il relativo risarcimento alle parti civili è stato devoluto solo a coloro che si sono ammalati di tumore al polmone e non anche di altri tipi di tumore. Atto n. 4-00780 GASPARRI Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in provincia di Foggia, esattamente tra Foggia e Manfredonia, a Borgo Mezzanone, è sorta, intorno ad un Cara (centro di accoglienza per richiedenti asilo), una vera e propria "favela", un insediamento abusivo dove si ha certezza di spaccio di droga, commerci abusivi, sfruttamento della prostituzione e si verificano ormai da anni molti altri reati; nonostante le numerose richieste delle autorità locali e della popolazione esasperata, questa realtà non viene smantellata; il carattere criminoso di questo luogo è stata confermata, in questi giorni, dal fatto che uno dei presunti assassini di Desirée Mariottini avrebbe cercato rifugio proprio a Borgo Mezzanone, dove è stato poi lodevolmente identificato dalle forze di polizia, che lo hanno arrestato trovandolo in possesso di un ingente quantitativo di droga; evidentemente, il soggetto fermato riteneva Borgo Mezzanone un luogo adatto per nascondersi e sfuggire ai rigori della legge, anche in virtù delle numerose rivolte verificatesi contro le forze dell'ordine in occasione di arresti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno sgomberare l'accampamento abusivo adiacente al Cara di Borgo Mezzanone (Foggia). Atto n. 4-00781 AIMI Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: a mezzo stampa si apprende della terribile vicenda relativa a una 37enne di Soliera (Modena), originaria del Marocco, che per cinque lunghi anni ha subito vessazioni e soprusi dal marito musulmano per il solo fatto di aver scelto di diventare cristiana; la donna aveva infatti espresso il desiderio di convertirsi al cristianesimo già nel 2013, una scelta che avrebbe così scatenato le ire del marito; la donna ha trovato il coraggio di denunciare l'accaduto ai Carabinieri nel mese di aprile, dopo cinque anni e dopo essere stata maltrattata con schiaffi, pugni, percosse, minacce e sofferenze fisiche e psichiche; riportano gli organi di stampa che l'uomo teneva quotidianamente un atteggiamento di prevaricazione e disprezzo nei confronti della moglie, anche davanti al figlio minore. Per la donna ogni tentativo di ottenere un minimo di libertà e indipendenza, come uscire di casa, andare in chiesa, indossare anche una maglietta a maniche corte, si trasformava in un incubo e in un pretesto, per il marito, per picchiarla; da fine aprile madre e figlio alloggiano in una struttura protetta; tali drammatiche vicende mettono in luce, a parere dell'interrogante, ancora una volta il fallimento di politiche buoniste di accoglienza che non indagano minimamente il livello di integrazione raggiunto da chi viene a vivere stabilmente nel nostro Paese. Una storia che mette in evidenza il fatto che i musulmani, in diversi e svariati casi, non solo non si integrano e non accettano le nostre regole e i principi della nostra Costituzione (tra i quali la libertà di professare liberamente la propria fede) ma diventano padri e mariti padroni, imponendo la loro cultura anche a mogli e figlie che invece vorrebbero legittimamente integrarsi o avere la libertà di fare scelte diverse, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se dispongano di dati in relazione al fenomeno di imposizione culturale e religiosa che, negli ultimi anni, sembra aver subito un incremento preoccupante con particolare riguardo a mariti e padri padroni di religione islamica; quali iniziative, anche di carattere normativo, intendano assumere per tutelare al meglio le vittime di tali violenze e per punire adeguatamente chi si macchia di tali reati; quali ulteriori iniziative di carattere sociale intendano assumere per contrastare il fenomeno del fondamentalismo religioso che si annida nelle famiglie, in particolare straniere e che faticano a integrarsi e ad accettare le nostre regole di convivenza civile e di libertà. Atto n. 4-00782 BONINO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il 10 ottobre 2018, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha comunicato al comitato consultivo del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa la terna dei tre candidati italiani al delicato ufficio di giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo; per individuare tale terna era stato emesso un avviso pubblico ( Gazzetta Ufficiale , 4a Serie speciale, 1° giugno 2018) e costituita una commissione di esperti (decreto del segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri 26 luglio 2018); il 28 agosto 2018 la commissione aveva già adottato la propria scelta, senza aver disposto alcuna audizione dei candidati (63), senza darne alcuna motivazione, ed in due sole sedute (1° e 28 agosto); proprio per queste ragioni, la Presidenza del Consiglio dei ministri, il 7 settembre, aveva richiesto a tale commissione di chiarire le motivazioni della scelta; malgrado tale richiesta, la commissione, dopo due sedute (12 e 20 settembre), ha riproposto la terna formata il 28 agosto, limitandosi semplicemente ad enunciare le ragioni della scelta già effettuata; tale modo di procedere è tanto più criticabile, tenuto conto del rilievo rivestito da un effettivo e rigoroso accertamento dei requisiti previsti dall'avviso (conoscenza del diritto internazionale, dei diritti umani, del sistema giuridico nazionale, e di una delle lingue ufficiali del Consiglio d'Europa), si chiede di sapere perché il Governo si sia limitato a prendere atto della determinazione finale della commissione, malgrado l'assenza degli approfondimenti istruttori, necessariamente derivanti dalla sua richiesta, e considerato il limitato grado di indipendenza formale della commissione medesima, composta, per tre quinti, da soggetti agenti in ruoli istituzionalmente dipendenti da amministrazioni dello Stato. Atto n. 4-00783 ANGRISANI GIANNUZZI CAMPAGNA GAUDIANO ROMANO AUDDINO DI MICCO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la legge n. 448 del 1998, recante "Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo", prevedeva all'art. 27 un fondo statale da ripartire tra le Regioni che era destinato alla fornitura gratuita, totale o parziale, di libri di testo in favore di alunni provenienti da famiglie meno abbienti delle scuole dell'obbligo e secondarie superiori; il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 320 del 1999 ne definì le disposizioni d'attuazione; in particolare l'articolo 27 stabiliva che: "Nell'anno scolastico 1999-2000 i comuni provvedono a garantire la gratuità, totale o parziale, dei libri di testo in favore degli alunni che adempiono l'obbligo scolastico in possesso dei requisiti richiesti, nonché alla fornitura di libri di testo da dare anche in comodato agli studenti della scuola secondaria superiore in possesso dei requisiti richiesti. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro della pubblica istruzione, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e delle competenti Commissioni parlamentari, sono individuate le categorie degli aventi diritto al beneficio, applicando, per la valutazione della situazione economica dei beneficiari, i criteri di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, in quanto compatibili, con le necessarie semplificazioni ed integrazioni"; il comma 2 stabiliva che: "Le regioni, nel quadro dei princìpi dettati dal comma 1, disciplinano le modalità di ripartizione ai comuni dei finanziamenti previsti che sono comunque aggiuntivi rispetto a quelli già destinati a tal fine alla data di entrata in vigore della presente legge. In caso di inadempienza delle regioni, le somme sono direttamente ripartite tra i comuni con decreto del Ministro dell'interno, di intesa con il Ministro della pubblica istruzione, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 1"; il comma 3 che: "Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, da adottare entro il 30 giugno 1999, sono emanate, nel rispetto della libera concorrenza tra gli editori, le norme e le avvertenze tecniche per la compilazione del libro di testo da utilizzare nella scuola dell'obbligo a decorrere dall'anno scolastico 2000-2001 nonché per l'individuazione dei criteri per la determinazione del prezzo massimo complessivo della dotazione libraria necessaria per ciascun anno, da assumere quale limite all'interno del quale i docenti debbono operare le proprie scelte"; con decreto ministeriale n. 595 del 2015 veniva stabilita la ripartizione dei finanziamenti tra le Regioni, per l'anno scolastico 2015/2016, per la fornitura gratuita o semigratuita di libri di testo in favore di alunni meno abbienti delle scuole dell'obbligo e secondarie superiori; agli interroganti risulta che alla Campania sono state assegnate risorse pari a 15.603.742 euro in favore degli alunni che adempiono all'obbligo di legge n. 191 del 2009 e di 5.127.861 euro in favore degli alunni della scuola secondaria superiore; rilevato che tali somme ad oggi non sono state erogate e sono tantissimi i soggetti che attendono ancora lo stanziamento per la fruizione delle agevolazioni sui libri di testo relative all'anno scolastico 2015/2016, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda mettere in campo ogni misura necessaria per fare chiarezza sulla reale destinazione dei fondi ministeriali relativi all'anno scolastico 2015/2016, in ossequio all'imprescindibile rispetto del diritto allo studio anche per le fasce sociali più deboli. Atto n. 4-00784 ANGRISANI GIANNUZZI CAMPAGNA GAUDIANO ROMANO AUDDINO DI MICCO MATRISCIANO Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 27 gennaio 2017 il Consiglio dei ministri deliberava su proposta del Ministro in indirizzo lo scioglimento del Consiglio comunale di Scafati (Salerno) secondo l'art. 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000; il decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 2017 è il provvedimento con il quale è stata nominata la commissione straordinaria per la provvisoria gestione, per la durata di 18 mesi, del Comune di Scafati; in data 12 febbraio 2018, si è provveduto alla nomina definitiva dei componenti della commissione straordinaria; con successivo decreto del Presidente della Repubblica 9 aprile 2018, si è provveduto alla nomina di altri componenti della commissione straordinaria per la provvisoria gestione dell'amministrazione comunale di Scafati; agli interroganti risulta che alla comunità locale non vengano assicurati standard minimi per quanto riguarda servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti, la pubblica illuminazione, la segnaletica stradale, la degna fruibilità delle strutture sportive, solo per citare alcuni dei casi di inefficienza; considerato che: per il pieno ed efficiente ripristino della legalità nell'area interessata "l'azione commissariale" è chiamata a dare impulso ai settori dei lavori pubblici, della scuola, dello sport, dei servizi sociali, del patrimonio, dell'urbanistica e della cultura, nonché all'efficace e razionale utilizzo dei fondi comunitari, statali e regionali. solo un'attenta ed oculata gestione pubblica può assicurare il raggiungimento di tali obiettivi dando così prova di lungimiranza e presenza dello Stato e delle istituzioni su un territorio fortemente provato dalla morsa criminosa della camorra; a circa due anni dall'inizio della fase commissariale, la condizione di instabilità, precarietà e disagio territoriale permane, si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda attuare atto per porre fine a tali pesanti criticità che rendono la vita della comunità scafatese molto al di sotto della qualità media delle altre città limitrofe. Atto n. 4-00785 ASTORRE CIRINNA' D'ARIENZO TARICCO CUCCA GIACOBBE ZANDA Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: l'articolo 9 della Costituzione, al secondo comma, riconosce tra i principi fondamentali la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione; il nostro Paese dispone di un patrimonio storico, artistico e culturale che in molte aree si connette con il patrimonio della natura, determinando una contaminazione di bellezze che non ha eguali al mondo; tra questo patrimonio rientrano senza dubbio le ville tuscolane. Un complesso di splendide ville rinascimentali, che a tutt'oggi preservano un dignitoso stato di conservazione, e che furono fatte costruire dalla nobiltà papale tra il XVI e il XVII secolo, tra Frascati, Monteporzio Catone e Grottaferrata, alle pendici del colle Tuscolo. Da iniziali case di campagna divennero veri e propri palazzi signorili, grazie all'ingegno e alla sapienza di raffinati artisti e architetti, tra cui il Vignola, Martino Longhi il Vecchio, il Vasanzio, Giacomo della Porta, Carlo Maderno, Giovanni Fontana, il Borromini e il Vanvitelli. Nelle ville e nei giardini, che fanno loro da ornamento, riecheggiano ancora le meraviglie della Roma antica. Mete di viaggiatori, pensatori e artisti internazionali e di riconosciuta fama, tra cui Chateaubriand, Goethe, e molti altri; considerato che: la Regione Lazio per la tutela e la valorizzazione delle ville ha provveduto ad istituire, con apposita legge regionale (legge n. 43 del 1992), l'Istituto regionale per le ville tuscolane (IRVIT); in un'area che sfiora quel patrimonio storico, artistico, culturale, naturale e paesaggistico, nella città di Frascati, a seguito dell'assenso delle Sovrintendenze per i beni architettonici e paesaggio è prevista l'installazione di un impianto antenna per telefonia mobile, di circa 40 metri di altezza, da parte di Telecom SpA; la Regione, secondo quanto risulta agli interroganti, con determinazione n. G02543 del 4 marzo 2014 sull'istanza di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica si è espressa favorevolmente, dettando alcune condizioni, tra cui si precisa che i lavori, oltre a non contrastare con il contesto paesistico e panoramico, vincolato, non possono essere iniziati se non previa acquisizione del parere favorevole dell'ente parco e del parere definitivo della Sovrintendenza per i beni archeologici del Lazio; l'ente parco competente, parco dei Castelli romani, per ben due volte si è espresso con un diniego, non concedendo il nulla osta, dapprima nel 2014 e poi nel 2017. Quest'ultimo diniego è stato impugnato innanzi al Tribunale amministrativo del Lazio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti richiamati; se non intenda provvedere ad un ulteriore approfondimento, al fine di verificare la sussistenza di elementi necessari per una riforma della decisione di assenso, ottenuto per silenzio, assunta dalla citata Sovrintendenza. Atto n. 4-00786 RAMPI Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che : la legge 14 novembre 2016, n. 220, è la normativa quadro sul cinema e sull'audiovisivo (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale , Serie generale, n. 277 del 26 novembre 2016) con cui, dopo un decennio, si è introdotta una disciplina compiuta ed organica sul settore audiovisivo, con un aumento notevole delle risorse a disposizione per questa eccellenza del nostro patrimonio artistico; la legge conferma i crediti d'imposta per le imprese che producono opere audiovisive, prevedendo, all'articolo 14, con riferimento ai prodotti da escludere, le opere prodotte ai fini commerciali o promozionali, considerandole al pari dei film pornografici, dei programmi televisivi, dei quiz , delle pubblicità e degli eventi sportivi o live in genere; con un approccio tipico dell'era pre internet , il decreto attuativo del 2017 ha confermato i videoclip musicali come prodotti da escludere dai benefici previsti dalla legge, in quanto opere meramente "a carattere promozionale di un artista"; considerato che: oggi il videoclip è senza ombra di dubbio una delle più innovative e diffuse forme di comunicazione al mondo; è innegabile che i videoclip abbiano negli anni contribuito a creare intere generazioni di creativi, assumendo i connotati di una vera e propria opera d'arte, sia per l'espressione artistica che per la tecnologia utilizzata, tanto da essere molto spesso realizzati da registi famosi e in voga; secondo quanto risulta all'interrogante il Ministero starebbe lavorando alle correzioni di molti dei decreti attuativi della legge n. 220 del 2016, tra cui quello relativo all'individuazione dei casi di esclusione delle opere audiovisive dai benefici previsti dalla normativa vigente, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno estendere anche ai videoclip musicali il tax credit per le produzioni audiovisive, posto l'alto valore artistico e la qualità di questi prodotti, che rappresentano ormai opere di formazione culturale audiovisiva e di comunicazione sociale. Atto n. 4-00787 CASTIELLO Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: vari organi di stampa, negli scorsi giorni, hanno riportato la notizia che i Carabinieri del NAS di Salerno hanno dato esecuzione ad un'ordinanza cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 11 indagati; gli 11 incaricati di funzione pubblica, tra dirigenti medici e appartenenti al personale in servizio in parte presso l'unità operativa di medicina del dolore e cure palliative ( hospice "Il Giardino dei Girasoli") e in parte presso l'unità operativa di medicina legale in seno al distretto sanitario n. 64 di Eboli (Salerno), si sarebbero resi responsabili, a vario titolo, dei reati di truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale, peculato, falso, favoreggiamento personale e violenza privata; uno degli indagati, che da dirigente medico avrebbe volontariamente somministrato una dose inappropriata di un farmaco a un giovane paziente battipagliese ventottenne già malato in fase terminale, causandone deliberatamente la morte, è addirittura accusato di omicidio e pertanto è stato sottoposto alla misura cautelare della custodia domiciliare; grazie alle intercettazioni, sarebbe stato accertato che ai 38 pazienti in cura presso le strutture interessate spesso venivano somministrate quantità di farmaci per cure palliative in misura di gran lunga inferiore rispetto a quelle previste per legge; nel corso delle attività investigative e a seguito delle perquisizioni nelle abitazioni del personale indagato destinatario di misure restrittive sarebbero stati rinvenuti costosi farmaci in carico alla struttura sanitaria dove gli stessi prestavano servizio, accertando così anche la mancanza dei controlli previsti dalla legge; i gravi, intollerabili fatti descritti testimoniano lo stato di profonda crisi nella quale versa la sanità nella Regione Campania, che la gestione commissariale svolta a giudizio dell'interrogante in evidente, innegabile conflitto di interessi, dallo stesso presidente Vincenzo De Luca, che ha assunto i ruoli di controllore e controllato, ha contribuito ad aggravare; a parere dell'interrogante sarebbe necessario prorogare il commissariamento della sanità campana, a cui dovrebbe accompagnarsi la nomina di un commissario terzo, imparziale e competente in grado di risanare la sanità regionale garantendo il rispetto del principio di legalità (art. 1, comma 1, della legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni ed integrazioni) e del principio di buon andamento (art. 97 della Costituzione), violati secondo l'interrogante dalla compresenza in De Luca dei ruoli di controllore e controllato, nonché del principio di doverosa tutela del diritto alla salute quale fondamentale diritto dei cittadini e interesse primario della collettività (art. 32 della Costituzione), che il controllore-controllato non è stato in grado di tutelare e di garantire, si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e se ritenga di dover con urgenza assumere, per quanto di competenza, le iniziative che si rendono necessarie per garantire che fatti di estrema gravità, quali quelli riferiti, non si ripetano più in futuro, adottando provvedimenti urgenti e opportuni, tra i quali la proroga del commissariamento della sanità campana. Atto n. 4-00788 DE POLI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: l'ondata di maltempo che ha investito l'Italia negli ultimi giorni ha causato ingenti danni in tutto il territorio nazionale: molte aziende agricole sono ancora isolate e senza corrente elettrica e notevoli sono i danni all'agricoltura con vigneti allagati, coltivazioni e serre distrutte, stalle crollate con animali sfollati e mandrie isolate: secondo le prime stime i danni ammonterebbero a centinaia di milioni di euro; considerevoli sono i disagi registrati in Veneto: nel bellunese intere valli sono rimaste isolate mentre nel padovano è prevista l'evacuazione di oltre mille persone da Piazzolla sul Brenta a Campo San Martino, Vigodarzere e Curtarolo; il presidente della Regione Veneto ha decretato lo stato di calamità, si chiede di sapere, valutata l'entità dei danni causati dall'eccezionale fenomeno atmosferico che si è abbattuto sul Veneto nella giornata del 29 ottobre 2018, se non si ritenga che sussistano i presupposti per riconoscere lo stato di calamità naturale. Atto n. 4-00789 QUAGLIARIELLO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che secondo quanto risulta dal verbale pubblicato sul sito internet della Commissione per le adozioni internazionali, nel corso della riunione del 12 settembre 2017, i commissari avrebbero preso atto, tramite l'esame di ampia documentazione, delle numerose irregolarità avvenute nel corso della gestione dell'ex vicepresidente; la prima di tali anomalie sarebbe che la Commissione si sarebbe riunita una sola volta, in data 27 giugno 2014, nell'arco di un triennio; preso atto che: in base al decreto ministeriale n. 108 del 2007, che regola il funzionamento della Commissione, è il presidente a convocare le riunioni di propria iniziativa o su istanza di almeno un altro membro; per effetto di apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che ne cumulava le competenze, la vice presidenza svolgeva le funzioni di presidenza e, di conseguenza, alla medesima erano da attribuire le responsabilità di convocazione delle riunioni; tra le irregolarità riscontrate, ci sarebbero "in diversi casi, la mancata corrispondenza tra numeri di protocollo assegnati ai documenti e i documenti stessi, nonché l'assenza di numerosi allegati pur in presenza del numero di protocollo relativo"; 96 associazioni italiane riunite nell'ambito del gruppo CRC, all'interno dei propri rapporti annuali pubblicati sul sito internet , già negli ultimi anni avevano dato atto di tali manifeste anomalie, raccomandando alle istituzioni competenti la corretta applicazione del regolamento della Commissione per le adozioni internazionali, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza di quanto avvenuto; quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire la trasparenza nel funzionamento della Commissione e la tutela dei bambini e delle famiglie coinvolte nel sistema delle adozioni di minori stranieri. Atto n. 4-00790 LAFORGIA Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno Premesso che: il 26 ed il 30 ottobre 2016 avvennero due fortissime scosse di terremoto, che devastarono l'Italia centrale e tra le zone più colpite ci fu Camerino (Macerata), sede di una delle più antiche università italiane; svariate furono le donazioni effettuate da tutta l'Italia, fra cui quella della Provincia autonoma di Trento, di Bolzano e del Land austriaco del Tirolo, che decisero di costruire uno studentato nelle immediate vicinanze della facoltà di Giurisprudenza dell'Università: la somma improntata fu di 9 milioni e 400.000 euro per realizzare 20 moduli abitativi, ciascuno composto da 4 appartamenti di 100 metri quadri, su due piani, per un totale di 457 posti letto per studenti; l'opera è stata inaugurata il 6 agosto 2018, nonostante non possa ancora definirsi completata; il sito internet "fanpage" ha prodotto un'inchiesta in cui ricostruisce tutti i passaggi che hanno portato alla realizzazione dell'opera e riporta la notizia che i lavori di urbanizzazione dell'area siano stati svolti "anche dalla Edilasfalti, che se li aggiudica grazie a un'offerta di quasi 780.mila euro (su una base di 929.118 euro, ribasso del 15%); Titolare della società è Giulia Lucarelli, sorella di Roberto, vicesindaco di Camerino ed assessore ai lavori pubblici. Socio maggioritario della Edilasfalti è Maurizio Zeppa, marito di Lucarelli e socio anche della Voghera Est, società del Gruppo Caccamo, di Alfio Caccamo, imprenditore di origini siciliane molto attivo nelle Marche e nel 2017 indagato per riciclaggio dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona"; l'inchiesta è stata realizzata attraverso degli operatori sul posto che, muniti di una telecamera nascosta, hanno potuto documentare la presenza di operai italiani e stranieri, talvolta anche irregolari, sprovvisti di contratto di lavoro, sottoposti a pratiche di caporalato, costretti a nascondersi in cunicoli o a fuggire all'avvisaglia di un controllo da parte dei Carabinieri o dell'ispettorato del lavoro; sarebbe accaduto che alcuni lavoratori si siano infortunati e siano stati abbandonati nei cantieri per 9, 10 ore senza cure mediche e senza la possibilità di sporgere denuncia, né di percepire nessun risarcimento; operai che, in ogni caso, hanno lavorato sette giorni su sette, per 12-13 ore al giorno, nei cantieri della ricostruzione, si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e come intenda agire per tutelare i diritti dei lavoratori ed affinché simili episodi non si ripetano. Atto n. 4-00791 IANNONE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno Premesso che: secondo quanto riportato dal sito del quotidiano "Il Mattino" vi sarebbe un'unica regia dietro ai diversi incendi dei siti di stoccaggio di rifiuti nella provincia di Caserta; da Marcianise a Bellona, fino ad arrivare a Caivano (nel napoletano) e ancora a Pastorano, con la Gesia SpA, è stata ricostruita dagli inquirenti la mappa dei roghi di questi mesi; gli inquirenti avrebbero seguito e analizzato la strategia dei piromani che avrebbero un obiettivo preciso, quello di far saltare la catena del riciclo e dello smaltimento dei rifiuti per far fiorire, probabilmente, nuovi impianti; la sera del 1° novembre 2018, inoltre, è toccato a Santa Maria Capua Vetere, precisamente all'impianto cdr di San Tammaro che si trova di fronte al carcere di Santa Maria Capua Vetere: le fiamme hanno avvolto le piramidi di rifiuti rilasciando diossina e fumo nero; c'è stato forte timore anche per la sorte dei 980 detenuti rinchiusi in carcere e per il personale di Polizia penitenziaria; questo pauroso incendio risulta avere origine dolosa ed ha impegnato seriamente i Vigili del fuoco nelle operazioni di spegnimento, si chiede di sapere: quali azioni concrete il Governo intenda mettere in campo per porre fine a questo reiterarsi di crimini ai danni delle popolazioni e del territorio della provincia di Caserta; se ritenga che la bonifica della "terra dei fuochi" debba conoscere una sua effettiva realizzazione, vista l'incapacità della Regione Campania, che, pur disponendo di enormi risorse, non riesce a smaltire le ecoballe. Atto n. 4-00792 IANNONE Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nella prima sezione del penitenziario di Fuorni, a Salerno, che ospita i detenuti reclusi per reati comuni, un infermiere sarebbe stato aggredito da un detenuto al quale stava somministrando la terapia; l'infermiere sarebbe stato colpito in pieno volto dal detenuto, di origini napoletane, affetto da una patologia psichiatrica; il sanitario è finito al pronto soccorso con una prognosi di 7 giorni per le ferite riportate nell'aggressione; si tratta dell'ennesimo episodio di violenza che si verifica ai danni del personale medico-infermieristico, si chiede di sapere se sia intenzione del Ministro in indirizzo risolvere il problema della grave carenza di personale all'interno del penitenziario di Salerno, città dove una maggiore presenza di Polizia penitenziaria sarebbe indispensabile per garantire l'ordine e la sicurezza. Atto n. 4-00793 IANNONE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'agro nocerino-sarnese è l'area più densamente popolata della provincia di Salerno; questo territorio si connota per l'esistenza di molti passaggi a livello sulla rete ferroviaria storica Napoli-Salerno, che rappresentano un grave limite per la mobilità della zona; per il passaggio dei pochi treni regionali che ormai garantiscono i collegamenti sono numerosi i disagi che subisce l'utenza della strada, soprattutto nei comuni di Nocera Inferiore, Pagani, Angri e Scafati; questi passaggi a livello, non custoditi, inoltre, determinano problemi di sicurezza ed inquinamento dovuti all'intenso traffico veicolare, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia un piano per risolvere il problema, ricorrendo a moderne soluzioni che possano alleviare il disagio delle popolazioni residenti. Atto n. 4-00794 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nella serata di sabato 3 novembre 2018 una ragazza, mentre camminava per strada, in località Grotti di Nocera Superiore (Salerno), sarebbe stata seguita da un ragazzo, il quale avrebbe abbassato i pantaloni, compiendo atti di autoerotismo; la ragazza, temendo una violenza, sarebbe riuscita a dileguarsi all'interno di un'attività commerciale; una volta entrata nel ristorante, per sfuggire a quel pedinamento sempre più insistente, l'individuo avrebbe tirato dritto, provando a nascondersi nei pressi dell'ingresso di un'abitazione, ma sarebbe stato scoperto e, a quel punto, sarebbe nuovamente fuggito, raggiungendo una zona di campagna, alle spalle di una nota azienda; sul posto sono giunti anche i Carabinieri della stazione di Nocera Superiore, che hanno raccolto un primo identikit dell'uomo, annotando anche ciò che indossava poco prima di dileguarsi; l'accaduto ha destato molta indignazione e preoccupazione nella popolazione di Nocera Superiore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo grave fatto e se ritenga che sia opportuno promuovere iniziative volte a ripristinare le originarie previsioni degli articoli 527 e 528 del codice penale, oggetto di depenalizzazione nel corso della XVII Legislatura. Atto n. 4-00795 MARSILIO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: con deliberazione n. 189 del 16 ottobre 2018, la Giunta capitolina ha deciso di spostare il terminal bus di Tiburtina presso il nodo di scambio di Anagnina, con relativa previsione di spesa; tale decisione a parere dell'interrogante danneggerà sia i cittadini romani che gli abruzzesi e gli altri pendolari provenienti dalla zona a est della capitale; per la città di Roma, il danno consiste nel maggiore traffico che si concentrerà sul grande raccordo anulare in direzione sud (già congestionato, e non solo all'ora di punta), con centinaia di pullman in più al giorno, nel maggior numero di chilometri percorsi da tutti i mezzi che arrivano dalla direttrice della Roma-L'Aquila (almeno 3 chilometri in più per ogni tratta e ogni mezzo) con conseguente maggior inquinamento, nel declassamento della stazione Tiburtina, pomposamente ristrutturata a caro prezzo come nuova porta di accesso principale alla città, nell'abbandono del piazzale est, di cui presto si approprieranno gli sbandati della zona; i pendolari provenienti da est, in gran parte abruzzesi, vedranno incrementare i tempi di percorrenza, costretti a raggiungere un nodo di scambio più distante e con maggiori tempi di percorrenza per raggiungere il centro della città. Facile immaginare le conseguenze sulla qualità della vita; nel tentativo di respingere le critiche piovute su questa decisione, l'assessore per la Mobilità di Roma capitale, Linda Meleo, ha dichiarato alle agenzie di stampa che tale soluzione sarebbe temporanea. Nella delibera, tuttavia, nulla viene detto sulla temporaneità e provvisorietà dello spostamento, che anzi viene giustificato dalla necessità di alleggerire il traffico sulla Tiburtina. Ma la pietra tombale è data dalla constatazione che il piazzale attuale non avrebbe una destinazione urbanistica conforme sul piano regolatore. Ulteriore e principale motivazione addotta per lo spostamento sono le difficoltà organizzative nell'assumere la gestione diretta del terminal , da sottrarre all'attuale gestore per varie inadempienze, difficoltà che non garantivano la continuità del servizio; a giudizio dell'interrogante, sarebbe stato sufficiente risolvere le questioni organizzative (utilizzate come pretesto per non assumere la gestione diretta del terminal ), e modificare a costo zero le previsioni del piano regolatore generale, ormai del tutto superate (il piano destina il piazzale alla costruzione della sede dell'ex terzo municipio, ormai sciolto e accorpato al secondo) per garantire il servizio senza alcuna interruzione, ripristinare la legalità, evitare disagi all'utenza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda assumere perché sia garantita la continuità del servizio e il diritto alla mobilità dei pendolari e dei cittadini romani. Atto n. 4-00796 MALLEGNI GASPARRI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: gli organi di informazione hanno dato ampio risalto alle dichiarazioni rese dal Ministro della giustizia Alfonso Bonafede, che, margine della preannunciata riforma della causa estintiva della prescrizione, avrebbe dichiarato quanto segue: «Deve essere chiaro che siamo di fronte a una riforma epocale della giustizia penale che cambia totalmente ottica: è finita l'era dei furbi e dei loro azzeccagarbugli che mirano solo a farla franca»; al di là dei concetti espressi, l'accostamento della categoria degli avvocati penalisti alla manzoniana figura dell'"azzeccagarbugli" è condotta che non può essere accantonata a giudizio degli interroganti nel novero, assai nutrito, delle gaffe del Ministro della giustizia; la dichiarazione ha suscitato una reazione sdegnata, quanto comprensibile, dell'avvocatura associata e in particolare dell'Unione delle camere penali italiane, così richiamando ancora una volta, l'ennesima, l'attenzione dei mass media sull'inadeguatezza dell'on. Alfonso Bonafede a ricoprire l'alta funzione di Ministro della giustizia; all'atto dell'accettazione dell'incarico conferitogli dal Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei ministri ha rivendicato il ruolo di garanzia di «avvocato degli italiani» e, pertanto, non avrà difficoltà ad assumere le vesti dell'«avvocato degli avvocati», considerata l'insopprimibile funzione democratica che l'articolo 24 della Costituzione assegna a tale categoria professionale, vilipesa e derisa dall'infelice, per usare un eufemismo, dichiarazione di un suo ministro; secondo l'articolo 95, primo comma, della Costituzione, è il Presidente del Consiglio dei ministri a dirigere la politica generale del Governo, assumendone la responsabilità e promuovendo e coordinando l'attività dei ministri; al di là del discredito gettato, inconcepibilmente, sulla categoria degli avvocati penalisti italiani, la dichiarazione dell'on. Bonafede è, altresì, idonea a parere degli interroganti a pregiudicare l'immagine del nostro Paese a livello internazionale, situazione che non ha eguali nella storia repubblicana dei rapporti tra politica e avvocatura, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri, nell'ambito della funzione di garanzia dell'indirizzo politico, non ritenga che dichiarazioni rese da un ministro, come quella menzionata, non siano da ritenersi contraddittorie con i compiti previsti dalla Costituzione; se il Ministro della giustizia ritenga il comportamento assunto coerente con i doveri previsti dall'ordinamento; se non ritenga di dover correggere la propria condotta e, in caso negativo, se non ritenga di dover rassegnare le dimissioni. Atto n. 4-00797 PUGLIA CASTALDI L'ABBATE TRENTACOSTE DONNO ABATE GALLICCHIO SILERI FEDE NOCERINO DRAGO GIANNUZZI SANTILLO LANZI LANNUTTI ANASTASI GAUDIANO CASTIELLO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: in data 27 settembre 2018 veniva pubblicato l'atto di sindacato ispettivo 4-00612 con il quale si esponeva la vicenda legata all'appalto indetto da Poste italiane, nell'ambito del territorio di Napoli, per la distribuzione e la raccolta di corrispondenza. Nello specifico, la ditta appaltatrice era la Soluzioni Srl. Successivamente, Poste italiane SpA indiceva un nuovo appalto la cui gara veniva aggiudicata dalla Gruppo servizi postali Srl (GSP); la Soluzioni Srl, nei mesi di maggio e giugno 2017, inviava una lettera di licenziamento a tutti i suoi dipendenti per perdita di appalto. Nonostante l'aggiudicatario subentrante fosse tenuto al rispetto della clausola di garanzia dei livelli occupazionali di cui all'art. 7 del contratto nazionale dei servizi postali in appalto, espressamente prevista dalla normativa di gara, e l'appalto aggiudicato fosse del tutto sovrapponibile a quello precedente, e, pertanto, tale da non giustificare una riduzione del personale, non si procedeva a regolamentare il passaggio dei dipendenti; nei mesi di maggio e di giugno 2017, nonostante i due incontri presso la sede della Città metropolitana di Napoli, non veniva raggiunto nessuno accordo in quanto la società GSP proponeva l'assunzione di sole 37 unità a tempo indeterminato con contratto di lavoro part time a 30 ore settimanali e dichiarava di poter dare inizio all'esecuzione dell'appalto con proprio personale. Le organizzazioni sindacali territoriali non accettavano una simile scelta data la mancanza di garanzia di tutti i livelli occupazionali; in data 23 giugno 2017, la GSP Srl scriveva alle organizzazioni sindacali, alla Città metropolitana di Napoli e alla Soluzioni Srl, manifestando l'intenzione di adempiere alle condizioni dell'art.7 citato e rimodulando la proposta iniziale; il 27 giugno, la SLC-CGIL di Napoli diffidava la GSP Srl, e per conoscenza Poste italiane, e la invitava a convocare i lavoratori non attraverso le organizzazioni sindacali ma direttamente con comunicazione tra le due società. Inoltre, veniva richiesta la convocazione di altri incontri al fine di regolamentare il passaggio dei dipendenti. Tuttavia, da parte di Soluzioni Srl ai lavoratori, non veniva notificato alcun invito presso la GSP ai fini dell'attesa assunzione; successivamente, nel luglio 2017, la GSP Srl dava inizio ai lavori assumendo nuovo personale, unitamente a quei dipendenti della Soluzioni Srl che si erano recati spontaneamente presso l'azienda per ottenere l'assunzione, firmando un contratto part time a tempo determinato ovvero per la sola durata dell'appalto; considerato che: in data 17 luglio 2017 la CGIL, nella persona del segretario nazionale, chiedeva a Poste italiane un incontro al fine di discutere in maniera esaustiva della situazione dell'ex appalto Soluzioni Srl. E ancora, nel successivo 19 luglio veniva inviata una comunicazione, dagli ex dipendenti di Soluzioni Srl, a Poste Italiane, alla Soluzioni Srl e alle organizzazioni sindacali, ove venivano sottolineate le violazioni al disciplinare di gara e all'affidamento dell'appalto nonché dell'art.7 del contratto nazionale dei servizi postali in appalto. A tali missive ne facevano seguito ulteriori, rivolte tanto all'ANAC quanto all'AGCOM; in data 18 ottobre 2017, in un tavolo presso Poste italiane, alla presenza di più sigle sindacali, la CGIL chiedeva ufficialmente a Poste italiane una verifica sulla regolarità del passaggio di appalto tra la GSP Srl e la Soluzioni Srl; occorre ricordare come, negli anni 2013 e 2014, Poste italiane e le parti sociali avevano siglato accordi a sostentamento dell'occupazione, con l'internalizzazione di personale in seguito a cessazione di appalti. Tuttavia, gli ex dipendenti di Soluzioni, all'epoca dei fatti, non erano destinatari di alcuna proposta da Poste italiane; in data 13 giugno 2018, Poste italiane e le parti sociali hanno pattuito un accordo che prevede, per il triennio 2018-2020, la stabilizzazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato e nuove assunzioni (piano industriale Deliver 2022). In questo accordo, tuttavia, non è stata presa in considerazione la problematica degli ex dipendenti della Soluzioni Srl; il 19 giugno Poste italiane ha manifestato, tramite missiva, alle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali la volontà di incontrare, entro il mese di settembre 2018, le parti sociali per implementare gli accordi legati anche alle problematiche derivanti da specifiche situazioni di cambio appalto (come, appunto, GSP subentrata a Soluzioni). Tuttavia, non essendoci ancora stato l'incontro previsto, in data 15 ottobre le segreterie regionali di CGIL, UIL Poste, CISL-SLP, FAILP, CISAL, CONFSAL COM e UGL COM scrivevano alle segreterie nazionali per sollecitare Poste Italiane per la vertenza GSP Srl-Soluzioni Srl; considerato infine che il Vice Ministro dello sviluppo economico l'11 ottobre 2018 presso la 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato in risposta all'atto di sindacato ispettivo 3-00133, vertente su tematiche similari, riferiva che: "In ordine al subentro della Società G.S.P. S.r.l. di Genova alla società Soluzioni di Napoli (...) non esclude (...) la disponibilità ad attivarsi su richiesta delle parti, a valutare la possibile apertura di un tavolo di confronto, al fine di affrontare le problematiche relative alla sorte dei lavoratori impiegati nelle agenzie di recapito legate da un rapporto di committenza con Poste Italiane SpA", si chiede di sapere: quali iniziative di competenza intendano assumere i Ministri in indirizzo affinché sia garantita l'osservanza della normativa vigente in materia di contratti di appalto e di concessione di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016 e verificata, di conseguenza, la piena osservanza nella gara di tutte le norme di legge, nonché delle condizioni e dei requisiti richiesti nei documenti di gara e il rispetto degli stessi da parte dei soggetti interessati, con particolare riferimento all'aggiudicatario Gruppo servizi postali Srl; quali provvedimenti di competenza intendano assumere affinché sia risolta la grave situazione che vede gli ex lavoratori della Soluzioni Srl versare in difficoltà economiche a seguito delle criticità occupazionali; se intendano garantire l'immediata attivazione di un tavolo di confronto con Poste italiane, le agenzie di recapito legate da un rapporto di committenza con quest'ultima e le organizzazioni sindacali per la risoluzione della problematica. Atto n. 4-00798 BOLDRINI BELLANOVA D'ARIENZO CUCCA SUDANO IORI FERRAZZI GIACOBBE LAUS Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la risoluzione n. 331482 del 10 settembre 2018 del Ministero dello sviluppo economico ha definito l'ambito di applicazione dell'articolo 14- bis della legge n. 125 del 2001 rispetto alle attività di somministrazione di alimenti e bevande negli spazi concessi per " dehors " su suolo pubblico; le porzioni di aree pubbliche date in concessione per il posizionamento di tavoli e sedie, comunemente denominate dehors , non sono assimilabili alle pertinenze degli esercizi, con la conseguenza che il divieto di somministrazione di alcolici dalle 24:00 alle 7:00 trova applicazione anche per tali porzioni di aree pubbliche; rilevato che: la legge n. 125 del 2001, legge-quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati, all'art. 14- bis , rubricato "Vendita e somministrazione di bevande alcoliche in aree pubbliche", comma 1, dispone che "La somministrazione di alcolici e il loro consumo sul posto, dalle ore 24 alle ore 7, possono essere effettuati esclusivamente negli esercizi muniti della licenza prevista dall'articolo 86, primo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni"; al comma 2, stabilisce che "Chiunque vende o somministra alcolici su spazi o aree pubblici diversi dalle pertinenze degli esercizi di cui al comma 1, dalle ore 24 alle ore 7, fatta eccezione per la vendita e la somministrazione di alcolici effettuate in occasione di fiere, sagre, mercati o altre riunioni straordinarie di persone ovvero in occasione di manifestazioni in cui si promuovono la produzione o il commercio di prodotti tipici locali, previamente autorizzate, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 a euro 12.000. Se il fatto è commesso dalle ore 24 alle ore 7 attraverso distributori automatici, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 30.000. Per le violazioni di cui al presente comma è disposta anche la confisca della merce e delle attrezzature utilizzate"; considerato che: le associazioni di categoria degli operatori commerciali ritengono che le porzioni di aree pubbliche denominate dehors possono configurarsi come pertinenze degli esercizi, e che quindi il divieto di somministrazione di alcolici dalle 24:00 alle 7:00 non trovi applicazione per tali porzioni di aree pubbliche; i dehors rappresentano una fonte considerevole di guadagno per gli esercenti; l'interpretazione restrittiva del termine "pertinenze" rischia di avere come conseguenza quella di arrecare un notevole danno economico agli esercenti che si vedranno ridurre implicitamente l'orario di somministrazione in tali spazi, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere la problematica al fine di salvaguardare l'attività economica dei soggetti coinvolti; se intenda promuovere disposizioni finalizzate a disciplinare, per particolari luoghi a vocazione turistica e di ritrovo pubblico, la somministrazione di alimenti e bevande negli spazi concessi per dehors su suolo pubblico, anche negli orari dalle 24:00 alle 7:00. Atto n. 4-00799 MALLEGNI Al Ministro dell'interno Premesso che: sul territorio del litorale Carrarese sono presenti varie istallazioni di epoca fascista (una colonia, l'Opera Balilla Torino, o "villaggio Marino" poi "villaggio Paradiso" di Torino e Vercelli, del 1937, ed un ostello Apuano), costruite a seguito della bonifica di un territorio paludoso intorno ai primi anni del 1900; in particolare, l'ex colonia marina "Vercelli" era una struttura dotata di attrezzature tra le più moderne dell'epoca: dai servizi igienici alle cucine, funzionò ininterrottamente, ospitando anche ragazzi provenienti dalla Germania, fino all'armistizio dell'8 settembre 1943; alla fine del conflitto, nel 1945, la colonia "Vercelli" divenne il luogo di raccolta dei profughi istriani, giuliani e dalmati fuggiti dalla pulizia etnica ordinata da Tito e cominciò ad essere chiamata "campo profughi" e con lo stesso scopo venne utilizzata nel 1970 per accogliere i profughi italiani cacciati dalla Libia di Gheddafi; in tempi recenti, una parte è stata recuperata per essere trasformata in scuole, un'ala è diventata la sede dei carabinieri di Marina di Carrara e una parte è occupata abusivamente da famiglie non abbienti; l'ex colonia Vercelli, attualmente, si presenta in uno stato di totale degrado a pochi passi da una struttura scolastica. Lo stato di fatiscenza e le pessime condizioni igienico-sanitarie della struttura non sono accettabili per un edificio nel centro di Marina di Carrara; la responsabilità della mancanza di sicurezza e di adeguate recinzioni provvisionali che impediscano l'accesso ad una struttura inagibile e pericolosa è da imputare all'amministrazione comunale, che non può non essere al corrente delle condizioni della stessa; nonostante le prime segnalazioni della perdita d'acqua risalgano ad un anno fa, gli addetti sono intervenuti per risolvere il problema solamente nel mese di ottobre 2018, determinando un immane spreco di acqua pubblica; nella parte ancora agibile, ma in condizioni oggettive di degrado e di pericolo, vivono due famiglie in attesa di assegnazione di una casa popolare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione di degrado in cui versa lo stabile; quali misure intenda assumere per mettere in sicurezza una struttura che è da considerare ormai una zona franca per lo spaccio e la micro criminalità; se intenda provvedere allo sgombero delle famiglie che occupano abusivamente lo stabile. Atto n. 4-00800 DE POLI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la normativa attualmente in vigore per il reclutamento e la specializzazione degli insegnanti di scuola secondaria, il decreto legislativo n. 59 del 2017, prevede una procedura apposita per la specializzazione degli insegnanti in servizio nelle scuole paritarie, i quali possono iscriversi ai percorsi di specializzazione (primo anno di FIT) in soprannumero rispetto agli aspiranti che hanno vinto il concorso ordinario per le classi di concorso in questione (art. 15, comma 3), nell'ordine di una graduatoria stabilita sulla base di un test di accesso gestito dall'università interessata; in seguito al concorso riservato del 2018 numerosi insegnanti abilitati sono già entrati nei ruoli regionali della scuola pubblica e molti altri ancora nelle graduatorie regionali di merito lo faranno verosimilmente nel prossimo futuro; considerato che: tale scelta va però a scontrarsi con quanto sancito dal "decreto Dignità" (decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018): "Le scuole investiranno sulla formazione di questi nuovi docenti nell'incertezza che essi possano abilitarsi in tempo utile, perché nel frattempo le disposizioni del decreto dignità hanno ridotto a 24 mesi il termine massimo per la reiterazione dei contratti di lavoro a tempo determinato"; per le scuole paritarie si intravede di fatto una vera e propria emergenza, avendo le stesse dovuto ricorrere nel frattempo all'assunzione di nuovi insegnanti, talora senza abilitazione e quindi in deroga alle disposizioni della legge n. 62 del 2000 o trovarsi, nei casi più gravi di deficit regionale, nell'impossibilità di assumere, come a Treviso, dove 300 maestre d'asilo hanno lasciato le scuole private per entrare in ruolo in una struttura pubblica; tenuto conto che: sono disponibili circa 3 miliardi di euro per finanziare progetti quali il contrasto alla dispersione scolastica, lo sviluppo della professionalità dei docenti, il rafforzamento delle competenze degli adulti e la riqualificazione degli edifici scolastici secondo quanto stabilito dal programma operativo nazionale (PON) 2014-2020, intitolato "Per la scuola - competenze e ambienti per l'apprendimento", finanziato dai fondi strutturali europei e di durata settennale ovvero dal 2014 al 2020; il PON ha quale obiettivo prevalente quello di creare un sistema di istruzione e di formazione di elevata qualità in conformità alla decisione della Commissione europea C (2014) 9952 del 17 dicembre 2014, secondo cui per istituzioni scolastiche si intendono tutte le istituzioni scolastiche che costituiscono il sistema nazionale di istruzione, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge n. 62 del 2000, pertanto anche le paritarie e non solo quelle statali propriamente individuate; con decisione dell'8 febbraio 2018 C (2018) 598 è stato modificato l'accordo di partenariato tra la Commissione europea e l'Italia per la politica di coesione e lo stesso recita "il FSE e il FESR interverranno nel sistema nazionale di istruzione", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda promuovere iniziative tali da garantire immediate soluzioni per ovviare a due importanti questioni: da una parte, azzerare il ritardo del Ministero nel bandire i concorsi ordinari e, dall'altra, consentire la specializzazione degli insegnanti in servizio nelle scuole paritarie su classi di concorso per le quali non verrà bandito il concorso ordinario, a causa dell'insufficiente fabbisogno, oppure su classi di concorso che non sono presenti nella scuola pubblica. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00334, del senatore Verducci e della senatrice Iori, sui pareri del Consiglio universitario nazionale in merito all'offerta formativa delle classi di laurea; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-00341, del senatore Taricco ed altri, sul ripristino della viabilità a Fossano (Cuneo) dopo il crollo del ponte della strada statale 231 nel 2017; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-00335 e 3-00336, della senatrice Rossomando, rispettivamente sull'emanazione del decreto ministeriale per la redazione del Piano d'azione triennale dei cluster tecnologici nazionali e sulla chiusura dello stabilimento di Andezeno (Torino) della multinazionale Jde; 3-00340, del senatore Magorno, sul rischio di licenziamento di 81 lavoratori della ditta Graziani Srl di Crotone; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-00332, della senatrice Rizzotti e del senatore Gasparri, sugli indennizzi spettanti al personale militare affetto da sindrome da talidomide; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-00337, della senatrice Gallone ed altri, sulla determinazione dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto; 3-00339, della senatrice Moronese ed altri, sulle problematiche dell'ex cava Monti di Maddaloni in provincia di Caserta.