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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 137 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del vice presidente ROSSOMANDO, del presidente ALBERTI CASELLATI e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,31). Si dia lettura del processo verbale. PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Discussione del disegno di legge: Doc 1374 Conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020 (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1374. La relatrice, senatrice Russo, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. RUSSO, relatrice . Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, innanzitutto vorrei ringraziare i membri della Commissione; il clima sereno di ieri ci ha consentito di portare oggi il provvedimento all'esame dell'Assemblea, in tempi velocissimi: ne sono grata ai colleghi, che hanno anche accompagnato il mio primo mandato da relatrice in Aula. Il decreto-legge n. 59 del 2019, assegnato in prima lettura al Senato, reca una serie di misure nei settori di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali, con particolare riferimento alle fondazioni lirico-sinfoniche, alle attività di supporto dell'amministrazione, al cinema e all'audiovisivo, nonché alla tutela del patrimonio culturale in occasione della manifestazione UEFA Euro 2020. L'adozione di tale decreto-legge si era resa oltremodo urgente, in particolare per le misure previste all'articolo 1, in tema di fondazioni lirico-sinfoniche, e ancora più specificamente, in tema di rapporti di lavoro a tempo determinato e indeterminato presso le stesse, a seguito della pronuncia del 25 ottobre 2018 della Corte di giustizia dell'Unione europea, che aveva rilevato una mancanza di tutela nell'ordinamento giuridico interno rispetto ad ipotesi di abusi di contratto a termine nel settore in esame. Oltretutto, a fine anno, con l'imminente scadenza delle misure previste dalla legge Bray, si sarebbero verificati effetti preoccupanti e svantaggiosi sia sugli artisti, le maestranze e tutti i lavoratori impiegati nelle fondazioni, sia sugli enti stessi. Dopo anni di misure volte solo a risanare i conti, a discapito del valore artistico e dei lavoratori, finalmente il Governo ha iniziato una fase di riforma organica delle fondazioni. Il decreto-legge in esame è solo il primo passaggio di un percorso di risanamento e valorizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche che hanno rappresentato e rappresentano un presidio della cultura italiana. L'articolo 1 si preoccupa infatti di addivenire all'auspicato ampliamento delle dotazioni organiche, di avviare un percorso di stabilizzazione dei lavoratori attraverso prove selettive pubbliche, di applicare il turnover sui posti resi disponibili non solo nell'anno in corso, ma anche nei due precedenti, e di provvedere alla stabilizzazione del personale precario storico. La Commissione tuttavia si è occupata di apportare correttivi, nell'ottica del superamento delle criticità emerse in sede di prima applicazione e confermate durante le audizioni. In particolare, il capoverso 3- bis del comma 1 novella l'articolo 29 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, consentendo ai datori di lavoro in esame di stipulare contratti di lavoro a tempo determinato per esigenze contingenti e temporanee determinate dall'eterogeneità delle produzioni artistiche che rendono necessario l'impiego anche di ulteriore personale artistico e tecnico, ovvero dalla sostituzione di lavoratori temporaneamente assenti, purché ciò avvenga con atto scritto, a pena di nullità, per una durata complessiva di 48 mesi, anche non continuativi, fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi. L'emendamento 1.9 (testo 2), approvato in sede referente, propone invece di ridurre il termine di durata complessiva a 36 mesi, prevedendo tuttavia che il limite si computi a decorrere dal 1° luglio 2019, innanzitutto per allineare il provvedimento alle tempistiche previste dalle misure del decreto dignità, evitare le mancate proroghe dei lavoratori, e prevedere un idoneo lasso di tempo per la predisposizione delle procedure concorsuali. In merito alla novella in esame, un verbale d'accordo firmato il 4 luglio 2019 da alcune organizzazioni sindacali prevede infatti, in fase di prima applicazione, che la durata dei contratti di lavoro a termine per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale non possa superare complessivamente i 240 mesi e che, in ogni caso, la durata dei rapporti a termine stipulati sulla base del medesimo accordo non possa avere una scadenza successiva al 30 luglio 2020. Il suddetto emendamento 1.9 (testo 2) propone altresì di sopprimere la norma della presente novella che dispone, al raggiungimento del predetto limite di 48 mesi (ovvero di 36 in base a quanto lo stesso emendamento propone), la decadenza di ogni diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo determinato eventualmente maturato dal lavoratore in forza di disposizioni della contrattazione collettiva. Tale proposta di soppressione pare connessa alla circostanza che i medesimi contratti collettivi - come accennato - possano derogare al limite temporale summenzionato. Dall'applicazione del medesimo capoverso 3- bis sono escluse le attività stagionali. L'emendamento 1.7, approvato in sede referente, propone inoltre di estendere l'ambito di applicazione delle suddette novelle, relative ai rapporti di lavoro posti dai capoversi 3- bis e 3- ter dell'articolo 1, comma 1, ai teatri di tradizione ed ai soggetti finanziati dal Fondo unico per lo spettacolo che applicano nei contratti di lavoro con i dipendenti il contratto collettivo nazionale delle fondazioni lirico-sinfoniche. Il successivo del capoverso 3- ter prevede che, in caso di violazione delle norme sui contratti a tempo determinato, i lavoratori in esame abbiano diritto solo al risarcimento del danno, mentre non opera alcuna conversione del rapporto di lavoro in contratto a tempo indeterminato. I datori di lavoro in oggetto hanno l'obbligo di recuperare, nei confronti dei dirigenti responsabili, le somme pagate a titolo suddetto di risarcimento del danno, qualora la violazione sia dovuta a dolo o colpa grave. Il comma 2 novella il decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, dettando disposizioni sulle assunzioni delle fondazioni lirico-sinfoniche. Si stabilisce che il reclutamento del personale a tempo indeterminato debba avvenire con procedure selettive pubbliche, pena la nullità dei relativi contratti. Si prevede inoltre che ciascuna fondazione, previa delibera del consiglio d'indirizzo, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, presenti una proposta di dotazione organica. Lo schema tipo della proposta è adottato con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. L'emendamento 1.48, approvato in sede referente, propone di specificare che lo schema tipo tenga conto delle esigenze di struttura e di organizzazione contenute nel contratto collettivo nazionale di lavoro e relative ai complessi artistici e al settore tecnico. La proposta deve essere corredata da una relazione illustrativa e tecnica, redatta da parte del collegio dei revisori dei conti, che attesti la sostenibilità economico-finanziaria della dotazione organica così determinata e un documento di programmazione che rappresenti come la dotazione organica proposta sia diretta a conseguire adeguati livelli di produzione e di produttività della fondazione, ovvero un loro incremento. L'emendamento 1.55 (testo 2), approvato in sede referente, propone d'inserire un richiamo per preservare le finalità istituzionali prioritarie delle fondazioni lirico-sinfoniche nella tutela e diffusione del patrimonio artistico culturale italiano lirico-sinfonico e del balletto e l'indicazione del numero dei contratti di lavoro a tempo determinato e dei relativi oneri. L'emendamento 1.60 (testo 2), approvato in sede referente, propone di prevedere che venga altresì indicato il numero dei contratti di lavoro a termine stipulati nell'ultimo biennio. L'emendamento 1.61 (testo 2), approvato in sede referente, propone inoltre che sia indicato anche il numero dei posti vacanti con la distinzione tra personale artistico, tecnico e amministrativo. Successivamente alla trasmissione della proposta, la dotazione organica è approvata entro i 60 giorni seguenti, con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, anche ai fini della valutazione degli aspetti finanziari e previo parere, per le fondazioni che hanno presentato il piano di risanamento, del Commissario straordinario del Governo. È possibile una revisione triennale della proposta di dotazione organica, verificate la sostenibilità economica e finanziaria e l'adeguatezza ai livelli di produzione programmati. Inoltre, ogni fondazione, qualora all'esito della verifica periodica del collegio dei revisori dei conti venga meno al requisito della sostenibilità economico-finanziaria, è tenuta ad attivare la procedura di revisione. Riguardo alle assunzioni a tempo indeterminato, si dispone che siano contenute nel limite di un contingente corrispondente alla spesa complessiva del personale cessato nell'anno in corso e nei due precedenti e che siano effettuate, in ogni caso, in coerenza con il fabbisogno dell'ente. Nel caso di vacanze di organico rispetto alla dotazione organica approvata, le fondazioni assumono a tempo indeterminato con diritto di precedenza i candidati risultati vincitori. L'emendamento 1.1000 (testo 3), approvato in sede referente, propone di specificare che sono fatte salve le procedure selettive relative a personale tecnico, artistico e amministrativo delle fondazioni lirico-sinfoniche in corso alla suddetta data di entrata in vigore. L'articolo 2 autorizza la spesa di 15.410.145 di euro per il 2019 per assicurare lo svolgimento dei servizi generali di supporto alle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e delle sue strutture periferiche. Si autorizza inoltre la spesa di 19,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019-2020 per le finalità di cui all'articolo 3, comma 3, della legge n. 662 del 1996. PRESIDENTE. Senatrice Russo, la invito a concludere. RUSSO, relatrice . Purtroppo la relazione prevede anche altri articoli. PRESIDENTE. Anche il tempo va considerato, purtroppo. RUSSO, relatrice . Sintetizzando, l'articolo 3 si occuperà di una semplificazione e un sostegno per il settore del cinema e dell'audiovisivo, è stato modificato in sede referente sul piano della formulazione letterale e sono state inserite ulteriori previsioni di carattere sostanziale. Il comma 4, modificato dalla Commissione con l'approvazione dell'emendamento 3.100, riduce la soglia minima e quella massima della quota del fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo destinata ai contributi selettivi e all'attività di promozione cinematografica. L'articolo 4, non modificato in sede referente, esclude lo spettacolo viaggiante dall'obbligo di utilizzare i biglietti nominali. Con tale disposizione, il settore in questione viene quindi escluso dall'ambito d'applicazione della disposizione contenuta nell'ultima legge di bilancio, che ha introdotto l'obbligo di titoli di accesso nominali per gli spettacoli organizzati in locali di capienza superiore a 5.000 spettatori per contrastare il fenomeno del bagarinaggio ( secondary ticketing ). PRESIDENTE. Senatrice, le devo chiedere di concludere, le ho già dato due minuti in più. RUSSO, relatrice . Concludo, signor Presidente. L'articolo 5, non modificato in sede referente, accelera le procedure di appalto per la realizzazione di interventi necessari per il campionato europeo di calcio UEFA 2020, mentre l'articolo 6 contiene disposizioni per l'entrata in vigore del decreto-legge. PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore Rampi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta s'intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza. RAMPI, relatore di minoranza . Signor Presidente, colleghi, come Partito Democratico abbiamo presentato una relazione di minoranza per una serie di ragioni, di merito e di metodo. Dal punto di vista del metodo, il contenuto di questo decreto-legge prende in considerazione alcuni elementi di indubbia utilità, in particolare per quanto riguarda il settore delle fondazioni lirico-sinfoniche, nel quale era assolutamente urgente intervenire perché ci sono molte problematiche che riguardano i lavoratori che ne fanno parte. Tuttavia, un intervento presentato con la forma del decreto-legge, con sessanta giorni di scadenza, nel mese di luglio, riduce e comprime i tempi di trattazione parlamentare in una maniera eccessiva. Oltretutto, la gestione dei tempi in Commissione ha ulteriormente ridotto quest'attività, perché sono stati dati pochi giorni - a tutti noi, non solo alla minoranza - per la presentazione degli emendamenti, il termine è scaduto ormai due settimane fa, ma da allora il tempo non è stato utilizzato in maniera efficace per entrare nel merito delle proposte avanzate. Abbiamo presentato una ventina di emendamenti, quindi abbiamo fatto un lavoro assolutamente costruttivo, che, a nostro modo di vedere, avrebbe potuto essere recepito per migliorare in maniera significativa il testo. Riconosco l'assoluta cortesia della relatrice Russo, che si è sicuramente impegnata per cercare di costruire un dialogo, cui abbiamo risposto con un atteggiamento che ritengo assolutamente costruttivo nei tempi: se siamo qui questa mattina è perché il nostro Gruppo ieri ha deciso di accettare una trattazione molto rapida in Commissione. Tale compressione però ha fatto sì che solo pochissimi emendamenti siano stati recepiti e non abbiamo affrontato come avremmo potuto il tema, molto più complessivo, dei lavoratori di questo settore. Speriamo che arrivi il famoso provvedimento sullo spettacolo dal vivo: che ormai ha assunto tratti quasi mitologici se finalmente approderà davvero in Aula (all'inizio doveva essere prorogato, poi è stato ripresentato, ma risulta presente nel calendario dei lavori del Senato), vorremmo che quella fosse davvero l'occasione per affrontare in maniera sistemica il lavoro in questo settore. Si tratta infatti di un settore cruciale per il Paese, non solo perché riguarda tantissime persone, ma anche perché è uno dei fondamenti del vivere democratico. La democrazia si basa sul lavoro e sulla diffusione culturali e chi lavora in questo settore contribuisce in maniera significativa alla diffusione della democrazia e, quindi, alle precondizioni della democrazia. Lo stesso vale per quanto riguarda il cinema: abbiamo presentato diversi emendamenti e avevamo approvato un'importante legge quadro in materia; ci rendiamo conto che sono stati introdotti correttivi, figli di un'attività e di una verifica da parte della filiera. Si tratta di un settore straordinariamente importante per questo Paese, non solo perché esso può essere ed è oggetto d'attrazione cinematografica come sfondo, per le sue bellezze naturali e i suoi monumenti, ma anche perché abbiamo straordinari professionisti, riconosciuti con i premi più importanti in tutto il mondo. Un settore di questo tipo ha bisogno di un investimento straordinario, anche economico, per competere oggi con altri Paesi che hanno oggettivamente meno attrattiva e meno competenze, ma che investendo di più - e penso ad esempio agli ultimi interventi del Governo francese - rischiano di essere concorrenti molto forti per noi: anche in questo caso, dunque, rileviamo una mancanza significativa. Naturalmente ciò vale anche per la questione dello spettacolo dal vivo. Il decreto-legge introduce un'esclusione che condividiamo, quindi siamo favorevoli a quanto scritto nel testo originale. Prendiamo atto che è un provvedimento necessario contro il bagarinaggio online , che non solo condividiamo, ma di cui siamo stati i primi promotori nella scorsa legislatura alla Camera. Ha utilizzato, però, un sistema d'intervento che, secondo noi, non è efficace e crea molti problemi per la filiera. Tale elemento evidentemente viene rilevato anche dal Governo, che introduce un'esclusione, anche se solo per un numero limitato di realtà - che forse, tra l'altro, avrebbero meno problemi di altre - lasciando ancora più sola la parte più corposa della filiera, costituita da coloro che tutti i giorni, in particolare in questo periodo dell'anno, organizzano nelle nostre piazze e nelle nostre città straordinari momenti di musica e aggregazione per le persone. Costoro infatti vengono gravati da un provvedimento assolutamente inefficace per l'obiettivo che vuole raggiungere, ma molto pesante per chi lavora nel settore, i consumatori e il pubblico, sui quali tornerà in negativo. Queste, in breve, sono alcune delle ragioni per le quali non siamo soddisfatti né della modalità con cui abbiamo trattato questo provvedimento, né del contenuto finale. Riconosciamo però la positività di alcuni elementi in esso contenuti, che riteniamo necessari, quindi il nostro invito non può che essere a fare meglio e di più, perché questo settore è cruciale e quella presente è oggettivamente un'occasione persa. Chiedo l'autorizzazione a consegnare la parte restante del mio intervento scritto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . La Presidenza l'autorizza in tal senso. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo l'attenzione di quest'Assemblea, che discute oggi misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico-sinfoniche, per esprimere perlomeno alcune perplessità sul decreto-legge in esame, che è un ennesimo provvedimento incompleto e ci porta a definire la nostra posizione politica, la quale non può non tener conto di alcuni aspetti riguardati la situazione dei lavoratori dello spettacolo, i quali versano, a volte, in situazioni davvero disastrose. Voglio portare l'esempio di due realtà molto importanti del nostro patrimonio musicale, come L'Arena di Verona e il Maggio musicale fiorentino, i cui lavoratori si trovano ancora adesso in una situazione preoccupante. Un Governo che non riesce a trovare una soluzione positiva a tali problemi ha fallito completamente la propria missione. Il mio è dunque un intervento che vuole essere in primis testimonianza. Ecco i fatti: la direzione della Fondazione Arena di Verona ha chiesto ai lavoratori la restituzione dei premi aziendali del 2015, nonostante avesse fatto loro precise assicurazioni e avesse anche manifestato la propria contrarietà ai Ministeri coinvolti circa tale restituzione di somme percepite e ovviamente già impegnate. Vorrei ricordare a quest'Assemblea che non parliamo di qualche decina, ma di circa 700 lavoratori coinvolti, 250 dei quali fissi e 450 stagionali, che - a quanto pare - non hanno alcun diritto ad avere diritti. Se confermata, la restituzione potrebbe costare loro migliaia di euro, incidendo in tal modo in maniera pesante sulla loro retribuzione, già ingiustamente tagliata nel passato triennio, a seguito del piano di risanamento economico. I bilanci della Fondazione Arena di Verona, come quelli del Maggio musicale fiorentino, sono proposti dal sovrintendente, valutati artisticamente e contabilmente dai consiglieri nominati dai soci istituzionali, analizzati dal collegio dei revisori dei conti (il cui presidente è nominato dalla Corte dei conti), certificati da un'azienda terza di revisione contabile. La verifica degli stessi da parte dei medesimi organi di controllo, dopo molti anni, non può conseguire ricadute sui lavoratori che, in buona fede, al tempo hanno ricevuto quanto stabilito dal loro contratto di lavoro. Onorevoli colleghi, i lavoratori dell'Arena di Verona si sono riuniti in assemblea ieri e sono in grande difficoltà: cosa sta facendo il Governo per risolvere questo problema? Essi sono molto critici riguardo al provvedimento oggi in discussione: sono i lavoratori a dover pagare per scelte scellerate, spesso dettate da burocrati, più che da esperti, che decidono della guida delle nostre fondazioni? Lo scrive a chiare lettere l'autorevolissimo Isotta - del quale spesso non condivido le prese di posizione - chiamandoli «prodigi della natura», capaci di arrivare a un «locupletatissimo» posto pubblico, per il quale mai avrebbero trovato concorrenti peggiori di loro: gente dalla «cultura da wikipedia», personalità che rispondono a logiche che, a loro volta, rispondono ad altro, più che a una richiesta di provata professionalità ed esperienza. Franco Cardini definisce la cultura come capacità e volontà di mettersi in discussione, condizione di coraggio morale ed intellettuale e desiderio di imparare, ascoltare gli altri e portare un contributo alla crescita. Auspico dunque che questo Governo e l'Italia facciano propria la consapevolezza che la cultura debba rimanere terreno di impresa, di diffusione creativa e di spazio educativo e godibile, da definire in sinergia con le singole competenze, per portare avanti un discorso di eccellenza che finora ci ha contraddistinti nel mondo. Dobbiamo uscire dalla propaganda per risolvere concretamente i problemi dei lavoratori dello spettacolo. Ho voluto ricordare in quest'Aula la condizione dei lavoratori dell'Arena di Verona e del Maggio fiorentino, ma sono migliaia i lavoratori dello spettacolo in difficoltà, i quali guardano a questo decreto-legge nella speranza che vengano risolte centinaia di situazioni precarie, che esso però non affronta come dovrebbe. Con la propaganda non si mangia, onorevoli colleghi, ma con la cultura sì, soprattutto in presenza di un'accurata programmazione e di un sostegno preciso. Una politica culturale seria deve dare ai giovani gli strumenti per valutare criticamente ciò che apprendono, dando loro la certezza che, se scelgono il campo dell'arte e della musica, saranno in grado di provvedere a se stessi con dignità, senza rimanere precari a vita. Nella consapevolezza dell'unicità e dell'inestimabile valore del patrimonio culturale italiano, bisogna creare sinergie serie per svilupparlo e prendere coscienza che la cultura riguarda ciascuno in prima persona, ma è la politica a doverne portare la responsabilità. Ho voluto portare questo tema alla vostra attenzione, signor Presidente, onorevoli senatori, affinché finalmente durante questa legislatura si rifletta sul senso della cultura, che è uno dei volani del prestigio dell'Italia nel mondo, che però non può prescindere in alcun modo dalla tutela dei diritti acquisiti, dalla professionalità, dalla dedizione delle centinaia e centinaia di lavoratori del settore, dalla loro dignità e dalla serenità alla quale ambiscono essi stessi e le loro famiglie. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Arienzo. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, in generale sono convinto che la promozione dello sviluppo e della cultura e la tutela del patrimonio artistico siano una condizione essenziale per la crescita culturale del nostro Paese, come ricordava il collega Rampi nel suo intervento. Nel merito del provvedimento, rifletterò sulla base dell'esperienza che ho vissuto sul territorio, come amministratore nella Provincia di Verona, dove insiste una delle fondazioni più conosciute in Italia e nel mondo. Prima, però, mi preme una curiosità: la delega di questo provvedimento può essere esercitata entro due anni. Com'è noto, a fine anno scadono i benefici della cosiddetta legge Bray, alla quale aderiscono - nelle sue varie previsioni - nove fondazioni italiane su tutto il territorio. A fine anno quindi, si produrranno effetti che incideranno anche sulle piante organiche, poiché, qualora i bilanci non fossero in ordine, sono previste riduzioni di organico. Visto che la delega dev'essere esercitata entro due anni, non sarebbe sbagliata un'immediata proroga degli obblighi della cosiddetta legge Bray, per conferire serenità al sistema e anche al Governo, che dovrà legiferare in tale direzione. Credo sia più che opportuno rinnovare e qualificare tutte le procedure culturali e non, in modo da conferire un nuovo impulso al sistema delle fondazioni lirico-sinfoniche, che soffrono non poco, soprattutto dal punto di vista economico. Come? Da questo punto di vista, per dare certezza alle fondazioni, non concordo con l'ordine delle priorità e delle gerarchie, ossia sul fatto che l'offerta culturale debba essere subordinata all'ottimizzazione della spesa, per ovvie ragioni, come abbiamo visto, senza bisogno di ulteriori spiegazioni. Prima è stato detto che con la cultura non si mangia: ebbene, non sempre la produzione culturale riesce a ottenere i risultati economici che tutti vorremmo. Quindi, se non invertiamo l'ordine dei fattori - di cui comprendo ovviamente il delicato equilibrio - dando priorità a un'attenta valutazione dei contenuti, affinché il principio della stabilità finanziaria possa essere integrato e valutato, non ne usciamo; anzi, deprimiamo così l'offerta culturale che le fondazioni in Italia riescono a offrire. Ritengo opportuna una rivisitazione del sistema, che non c'è nella legge di delega. Com'è emerso anche più volte nella relazione del commissario straordinario sulle fondazioni lirico-sinfoniche, la riforma del 1996 ha mostrato tutte le difficoltà insite: la trasformazione degli enti lirici in fondazioni di diritto privato non ha funzionato, né nel rapporto con il territorio, né nell'elargizione attraverso il Fondo unico dello spettacolo; ci sono criticità che il sistema adottato con la riforma del 1996 ha prodotto. Cito le criticità più rilevanti, che ho osservato personalmente e credo siano dappertutto: anzitutto, il fatto che il sindaco del Comune capoluogo sia il presidente del consiglio d'indirizzo, quindi nomini il sovrintendente. Si tratta di una delle più grandi difficoltà riscontrate: poc'anzi la collega Rojc ha fatto riferimento alla restituzione di somme ingenti a carico dei lavoratori della Fondazione Arena di Verona; ebbene, a causa di quelle scelte fatte dal sovraintendente sono stati prodotti anche risultati economici negativi a carico dei lavoratori. Come sovrintendente quindi non sempre viene scelto chi è esperto in un particolare settore, ma a volte è capitato che sia stato scelto un amico, per sentiment politici o vicinanza al sindaco medesimo. Tra le criticità, cito il rapporto difficile tra le fondazioni e il territorio. Colleghi, l'Università degli studi di Verona ha calcolato l'indotto della stagione lirica areniana, conosciuta in tutto il mondo, in circa 400 milioni di euro l'anno, di cui - per fortuna, per il nostro territorio - beneficiano le attività economiche come alberghi e ristoranti: eppure, sul fronte della partecipazione finanziaria, Confindustria, la Camera di commercio, e gli organismi di rappresentanza di queste attività economiche elargiscono all'Arena di Verona poco più un milione di euro all'anno; siamo a cifre di quest'ordine. Questo è il rapporto che si auspicava con la riforma del 1996 tra la fondazione di diritto privato, che produce i suddetti risultati, e il territorio, con la possibilità di investimenti da parte dei privati, nonostante le successive agevolazione, il bonus cultura e altre ancora. Non voglio immaginare il rapporto delle altre fondazioni, che non avranno certamente un indotto da 400 milioni di euro all'anno, per ovvie ragioni (non perché non siano capaci, ma perché sono fondazioni molto più piccole). Cito l'esperienza di Verona, non perché mi piace giocare in casa (sarebbe troppo facile), ma perché credo sia significativa delle criticità e delle obiezioni che si possono sollevare, sia sul sistema attuale, sia sulla legge delega rispetto alla quale oggi dovremmo esprimere il nostro voto, perché non risolve queste due principali criticità. Rispetto a questi due temi la promessa di razionalizzazione degli interventi di sostegno dello Stato al settore è un fatto molto positivo, ma l'importante è che non ci sia un prevalere dell'analisi costi-benefici su quel tipo di attività culturali. Ci sarebbero molte altre cose da dire. Spero di aver convinto o comunque fatto presente ai colleghi le criticità, che non mi pare possano essere risolte all'interno di questa delega. Ci sono aspetti positivi per quanto riguarda l'approvvigionamento, il sistema bancario e gli accordi di programma sulle fondazioni lirico-sinfoniche, ma bisogna poi riempirli di contenuti. Tuttavia, se non destrutturiamo la norma attualmente in vigore, che crea le criticità alle quali ho fatto riferimento, non ne usciremo e le fondazioni soffriranno ancora. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Petrenga. Ne ha facoltà. PETRENGA (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, molti dubbi e perplessità suscita la decisione del Governo sugli interventi che avrebbero dovuto risolvere la precarizzazione dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche, le cui proteste appaiono pertanto più che giustificate per cui le condividiamo appieno. Abbiamo fatto pertanto un'attenta lettura delle disposizioni inserite nel decreto-legge, scelta normativa già di per sé discutibile, considerato che non si comprende la necessità di un provvedimento d'urgenza su una tematica che si sta portando avanti da più di quindici anni, non avendo i lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche ancora ottenuto una degna stabilizzazione della propria professione. Il testo normativo di cui ci si occupa risulta, in alcune parti, addirittura in aperto contrasto con le norme europee relativamente ai rapporti lavorativi a termine e senza un'adeguata giustificazione. È opportuno evidenziare che l'incomprensibile scelta dell'innalzamento da ventiquattro a quarantotto mesi della durata massima dei contratti a termine rappresenterebbe una previsione il cui principio è stato già oggetto di valutazione dell'Unione europea ed è stato dichiarato illegittimo. Per questo il Governo italiano è già stato condannato per violazione delle direttive comunitarie, proprio per l'abuso nel ricorso ai rapporti a termine e alle mancate giustificazioni. Ora i lavoratori rischiano di rimanere precari a vita. Oltre a questo primo elemento di contraddizione nel testo, emergono ulteriori palesi discriminazioni, come la cancellazione del diritto di precedenza nelle assunzioni a termine, oppure la misura di tutela sino ad oggi applicata in caso di abuso del lavoro a termine e che è sempre stata la conversione del rapporto in tempo indeterminato. Questa misura è praticamente svanita e il risarcimento economico da solo rappresenta un regresso notevole delle tutele. Dal punto di vista squisitamente giuridico, possiamo sintetizzare che passano il divieto di conversione del contratto di lavoro in tempo indeterminato con la sola misura dell'indennizzo economico e la modifica della specificità della causale dell'ingaggio e, soprattutto, passa un divieto di superamento della durata massima di quarantotto mesi (mentre per tutti gli altri lavoratori a termine la durata massima è di ventiquattro mesi, come previsto dal decreto dignità del 2018). Quindi, si decade dal diritto di precedenza nelle future assunzioni a termine, diritto che oggi in Italia, si acquisisce superando per tre anni le selezioni e lavorando alle dipendenze delle fondazioni: in altre parole, supero le selezioni per il quarto anno, acquisisco il diritto di precedenza e alla fine dell'anno lo perdo e si ricomincia. Praticamente si destinano i lavoratori precari del settore spettacolo a un precariato a vita, se possibile con ancora minori tutele e diritti. In buona sostanza, invece che ridursi, aumenterebbe il precariato di un settore che è, di per sé, a elevata presenza di precari. Tuttavia, ciò che rende effettivamente incomprensibile - e a questo punto più grave - la scelta assunta dal Governo è che tale disciplina è stata oggetto di precedenti pronunce giurisprudenziali che hanno sancito principi del tutto opposti a quelli sottesi alla proposta normativa licenziata. La cosiddetta sentenza Sciotto del 25 ottobre 2018 ha infatti sancito che per i dipendenti precari dello spettacolo e delle fondazioni lirico-sinfoniche non esiste un'espressa norma italiana a loro tutela in merito sia all'assunzione a termine, che alla durata massima dei rapporti a termine. Infatti, il decreto dignità, convertito nella legge 9 agosto 2018, n. 96, secondo i principi precedentemente indicati, ha diminuito la durata massima da trentasei a ventiquattro mesi per tutti i lavoratori a termine, mentre il decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, derogando a quanto già normato per tutti gli altri lavoratori, prevede l'aumento della durata massima a quarantotto mesi e il divieto di conversione. Sarà sufficiente la semplice indicazione dello spettacolo a rendere legittimi i motivi dell'assunzione. Si vuole inoltre introdurre il concorso pubblico, sebbene le fondazioni siano enti privati. Tutto ciò comporta, inevitabilmente, che l'indirizzo assunto crei un effetto contrario, nel senso che avremo una maggiore estensione del precariato nel settore, che ben presto interesserà anche altri settori correlati, ma altrettanto fondamentali, come quello tecnico e della sartoria, nonché dei macchinisti, attrezzisti e tecnici delle luci. Ciò di cui il comparto ha effettivamente bisogno è un'azione complessiva tesa a sanare definitivamente il precariato, investendo molti più fondi per la stabilizzazione dei lavoratori, nel pieno rispetto dei diritti da questi acquisiti di anno in anno. Per questi motivi, invito ad effettuare una riflessione prima di procedere all'approvazione del provvedimento. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, colleghi, vorrei anzitutto fare una breve riflessione sull'atteggiamento che questo Governo, fin dal suo insediamento, ha mostrato nei confronti della cultura. Questo è un Esecutivo che ha indirizzato tutte le risorse per approvare delle misure bandiera che, purtroppo, non contribuiranno alla crescita di questo Paese dal punto di vista culturale. Con la legge di bilancio, per la prima volta da diversi anni, non sono state stanziate nuove risorse per la cultura. Non vi è stata programmazione, neanche per il triennio cui la manovra fa riferimento. Era molto tempo che la cultura non veniva così mortificata in una legge di bilancio. Non è stata stanziata alcuna risorsa aggiuntiva, eccetto quelle per una parte delle assunzioni al Ministero, che comunque colmano vuoti e non incrementano la dotazione organica. Inoltre, i pochi interventi previsti sono stati coperti attingendo a risorse precedentemente stanziate. Sono stati ridotti gli stanziamenti per il cinema, i musei, le librerie e l'editoria e decurtato il plafond destinato alla card per i diciottenni. Si tratta soltanto di interventi microsettoriali, senza alcun disegno di insieme e per il futuro. Questo dobbiamo purtroppo registrare. Questo Governo, dunque, ha preso una strada assai diversa dal precedente ed è in questo quadro che si inserisce il provvedimento in esame. Quello in discussione è un decreto di scarsa portata che, in qualche modo, cerca di aggiustare alcune questioni non più rimandabili. Purtroppo saremo costretti ad affrontare nei prossimi mesi i veri problemi di una riforma complessiva dell'organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali, che sembra volta più a smontare, che non ad adeguare e consolidare l'attuale sistema. Per questo motivo, mi sembra importante delineare il quadro all'interno del quale ci muoviamo e al cui interno si inserisce il provvedimento in esame. Con queste misure si danno risposte all'emergenza immediata, ma non si avvia una riforma complessiva. In tal senso, se non possiamo non essere d'accordo con il tentativo di ridurre il numero dei precari, riteniamo che il problema non sia affrontato pienamente, a differenza degli obiettivi preannunciati. Forse, non riuscendo a sciogliere nodi più complessi ed intricati, si è deciso di affrontare questioni meno rilevanti restituendo, in questo senso, l'immagine di un Governo che non è veramente interessato a promuovere investimenti decisivi sulla cultura. Il tema ora è capire se, come promesso, il Governo avrà davvero la capacità e il tempo - nel prossimo futuro - di avviare un percorso che porterà a una situazione più definita e più stabile perché questo decreto non lo fa. Per quanto riguarda il personale delle fondazioni lirico-sinfoniche, mi pare che non si sia riusciti a dare pienamente corso alla volontà di creare un sistema virtuoso di gestione del personale dipendente. Sia chiaro che questa misura si è resa necessaria a seguito della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 ottobre 2018. Inoltre, la mancata applicazione di un periodo transitorio, oltre la scadenza dei quarantotto mesi di contratti a termine, rischia di aumentare la precarietà di molti lavoratori del settore anziché risolverla. Temo soltanto che una parte dei teatri riuscirà a stabilizzare, altri non ce la faranno, come è stato segnalato del resto dagli interventi precedenti della collega Rojc e del collega D'Arienzo. La tagliola dei quarantotto mesi è stata inserita ed è evidente che creerà d'ora in poi una serie di problemi. Si rischia infatti di avere lavoratori ancora più precari perché rischiano di trovare lavoro passando ogni quattro anni da un teatro all'altro, senza mai magari maturare una possibilità di stabilizzazione. Si stabilizzeranno solo pochi lavoratori, e tra questi, per esempio, i corpi di ballo, che sono i più deboli, continueranno ad essere costituiti da precari. Ma anche nelle orchestre e fra i tecnici si rischia di coprire solo una parte dei posti disponibili. Così come esiste una fetta di precarietà anche tra gli amministrativi. Per questo, anche se riteniamo ovviamente utile questo primo intervento, crediamo sia necessario un investimento più consistente per strutturare un vero piano di stabilizzazioni, prevedendo - contestualmente - finanziamenti certi e duraturi per i teatri lirici. Sull'articolo 1 abbiamo presentato alcuni emendamenti che avevano l'obiettivo di estendere la disciplina prevista anche ai teatri di tradizione e ai soggetti finanziati dal Fondo unico per lo spettacolo che utilizzano il contratto collettivo nazionale delle fondazioni lirico-sinfoniche in virtù della loro peculiarità e di una visione più ampia dei soggetti interessati. Come gli altri, però, questi emendamenti non sono stati approvati. Di queste scelte non possiamo che rammaricarci sinceramente perché le misure - seppure necessarie - sono state davvero minimali. Forse con una maggiore collaborazione si poteva fare di più. Per quanto riguarda l'audiovisivo, il provvedimento è quasi un pannicello caldo, un'opportunità mancata. Anche qui manca una visione strategica e di ampio respiro. Mancano gli investimenti e quel pensiero di fondo che dovrebbe animare una riforma del settore. Non sono state affrontate tutte le novità che riguardano le nuove forme di produzione, i canali di trasmissione, le nuove competenze tecniche e artistiche che animano il settore. Questo aspetto avrebbe meritato ben altra attenzione. Si tratta - ripeto - di misure anche positive, ma estremamente settoriali e inserite in un'ottica di immediatezza priva di grande spessore. L'industria dello spettacolo, del cinema e dell'audiovisivo dovrebbe essere considerata non in un'ottica residuale, ma come un elemento fondamentale per lo sviluppo del Paese sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista culturale e democratico, perché l'investimento in questi ambiti permette al Paese di crescere e ai cittadini di esercitare una vera cittadinanza attiva e consapevole. La valenza formativa e riflessiva del cinema, per esempio, è ancora sottostimata, nonostante i film facciano ormai parte a pieno titolo degli strumenti formativi, in quanto prodotto culturale significativo già dal Novecento. Anche l'intervento sul tema della pirateria è un'occasione persa, introdotto all'ultimo minuto, in maniera confusa. Come senatori del Gruppo Partito Democratico abbiamo dunque provato con i nostri emendamenti a rendere il testo più incisivo, ma spesso i nostri interventi non sono stati accolti. Purtroppo l'esame in Commissione è stato sbrigativo e quindi, lo dico con amarezza, siamo in presenza di un provvedimento limitato e carente. Certo, sono tempi difficili per la cultura, con conseguenze negative per tutta la società, perché la cultura è la risorsa delle risorse ed è impensabile, quasi un paradosso che in un Paese come il nostro si debbano compromettere proprio gli elementi che dovrebbero costituire una ricchezza per il nostro futuro e che invece vengono impoveriti per l'assenza di un reale investimento sulle politiche culturali. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, un po' di rammarico c'è, le dico la verità, perché in una Commissione che sta dimostrando di provare a lavorare insieme nel tentativo di non porsi in maniera necessariamente oppositiva, ma costruttiva, con una relatrice che anche in questo caso ha provato a raccogliere una serie di istanze, anche se poi non è riuscita ad accogliere quelle che per noi erano istanze fondamentali, rimane il rammarico per una domanda a cui non riusciamo a dare una risposta: c'è un titolo per questo decreto-legge? Il nostro è il Paese - e ci vantiamo di questo, giustamente - con il più grande patrimonio culturale, con una ricchezza incredibile che esprimiamo anche attraverso le nostre orchestre lirico-sinfoniche, attraverso la nostra abilità e grandezza nel cinema e poi liquidiamo questi temi in un provvedimento che potremmo definire senza infamia e senza lode. Lo definisco così perché, come è stato detto anche dal senatore Rampi nella sua relazione, esso contiene misure che mettono un po' in sesto il sistema, ma non c'è il tentativo di dare una visione complessiva a questo mondo. Per questo dico che manca un titolo, lo dico al Sottosegretario, che conosciamo per la sua passione ed anche per la sua dedizione. Noi non riusciamo a riassumere questo decreto-legge. Mi domando anche se era davvero necessario un decreto, con il quale si sono peraltro contratti i tempi di discussione, per quanto questa opposizione abbia assolutamente rispettato i tempi stabiliti dalla Commissione; più di due settimane fa abbiamo presentato gli emendamenti e abbiamo aspettato due settimane per poterli discutere, quindi è chiaro che poi non c'è stato lo spazio per poterci confrontare. Abbiamo presentato pochi emendamenti e lo abbiamo fatto per provare ad arricchire il testo che voi ci avete offerto e per provare a migliorarlo e a dirvi che così proprio non andava e chiedervi uno sforzo in più, che ritenevamo necessario. Invece, siete stati un po' sordi, un po' affrettati, non c'è stata una visione complessiva. Il provvedimento consta di cinque articoli, dei quali in realtà uno aggiunto. Il tema dell'articolo 1 è quello dei lavoratori di questo comparto. Abbiamo provato a dare corso ad alcune soluzioni, la senatrice Rojc lo diceva bene prima, come anche il senatore D'Arienzo, ma non tutte le misure che voi avete messo in atto danno davvero una risposta al settore e lo sapete anche voi, perché le audizioni le abbiamo svolte di corsa e, pur ascoltando le varie istanze, avete accolto una sola proposta migliorativa per quanto riguarda l'articolo 1. Tutto sommato, quindi, ci siamo anche allineati ad alcune proposte della relatrice, che ha provato ad emendare ulteriormente il testo per dare uno spazio ulteriore di discussione, che però - lo ripeto - è stata contratta, senza respiro, non consentendo una visione di insieme capace di dare una risposta ai lavoratori di tutti i settori che si occupano di questo mondo, dalle fondazioni lirico-sinfoniche al cinema. All'articolo 3 si nota quasi una sorta di bilancino, di equilibrio costruito nel tentativo di tenere dentro tutti i settori. Ma spesso, quando si prova a tenere dentro tutti, non si arriva ad una scelta vera, chiara e decisa. Anche in quel caso, abbiamo provato a portarvi degli elementi che aiutassero a non smontare quanto noi avevamo fatto. Non lo dico per rivendicare il lavoro, tant'è che non vi stiamo attaccando su una serie di questioni e sappiamo quali sono stati gli interventi che avete voluto fare. Tuttavia avremmo voluto che ricordaste il lavoro da noi fatto nel settore del cinema e magari, in un'ottica di continuità, non dire che tutto quanto c'era era sbagliato, cancellando così anche qualcosa che a quel mondo serviva. Ripeto, però, che noi, in maniera costruttiva, abbiamo provato ad apportare delle migliorie. Mi dispiace di non vedere in Aula il Ministro, senza nulla togliere al Sottosegretario, ma ricordo che nel corso della sua audizione in Commissione egli ha detto di aver dovuto aggiungere un punto riguardante il biglietto nominale, allargando gli ambiti cui la regola del biglietto nominale non veniva sottoposta. Io ho bisogno di fare un passo indietro, perché è vero che qui, in questa Aula del Senato, noi ricordiamo la legge di bilancio solo per la mancata discussione della stessa, ma all'interno di quella legge di bilancio, dove è finito di tutto, senza che venisse data alle opposizioni la possibilità di poter dire la propria, ma neanche alla maggioranza (avete chiuso il pacchetto senza neppure un momento di discussione), è arrivato un emendamento con cui si stabiliva che, dal primo luglio, fosse presente il biglietto nominale per tutti gli spettacoli superiori a un certo numero di spettatori. Non sto qui a scendere nei dettagli. La motivazione era evitare il secondary ticketing on line , il cosiddetto fenomeno del bagarinaggio. E chi può essere contro un'iniziativa che va in quella direzione? Il problema, come abbiamo provato a dirvi in tutte le salse, è che la misura da voi adottata, cioè il biglietto nominale, non aiuta, non risolve il problema e sta creando problematiche aggiuntive al comparto degli organizzatori dei concerti, ma non solo a loro. Andremo a vedere in seguito e io lo dirò anche in fase emendativa, perché su questo tema noi non possiamo fare alcun passo indietro. Per noi è diventata una questione prioritaria e ve lo abbiamo detto più volte in sede di discussione in Commissione. Tale misura crea un notevole problema a quel comparto, che oggi garantisce una certa crescita alla nostra economia perché è in positivo. E voi cosa fate? Mettete il bastone tra le ruote ad un comparto che in Italia funziona e mettete in difficoltà anche i consumatori, che si troveranno con dei biglietti più cari. Illustrerò, signor Presidente, tale questione in fase emendativa. Questo, però, è per dire che abbiamo provato in tutti i modi, nel breve tempo della discussione che ci è stato concesso, a farvi cambiare idea in maniera graduale, proponendovi soluzioni differenti che, però, avete voluto respingere al mittente. Mi dispiace, perché avreste avuto l'occasione di non risultare miopi, cosa che invece avete dimostrato di essere anche questa volta. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge n. 59 rappresenta una necessità, nonché una serie di scelte nel settore artistico, legate soprattutto alla gestione del personale addetto. Esso contiene una serie di aggiustamenti volti a ottimizzare e razionalizzare alcune norme inerenti taluni ambiti di competenza del Mibac. È composto da 5 articoli. L'articolo 1 si pronuncia sui rapporti di lavoro a tempo determinato e indeterminato presso le fondazioni lirico-sinfoniche, a seguito di alcune sentenze della Corte di giustizia in materia di contratti che, se non si fosse intervenuti con il decreto-legge in esame, avrebbero generato una mole di contenziosi ed imbarazzanti ricorsi da parte del mondo artistico; mondo, lo ricordo, che rappresenta uno dei tanti vanti italiani. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si stabiliscono norme più stringenti per l'applicazione dei contratti a tempo determinato, consentendo alle fondazioni di stipularli solo per esigenze contingenti e temporanee, purché ciò avvenga con atto scritto, a pena di nullità, per una durata complessiva di quarantotto mesi, anche non continuativi. Questa tipologia contrattuale per decenni è stata applicata ai lavoratori dello spettacolo, in deroga rispetto alle norme vigenti, generando infatti sacche di precariato. Riguardo al reclutamento del personale a tempo indeterminato, invece, il decreto-legge stabilisce che esso debba avvenire con procedure selettive pubbliche, a pena di nullità. Si regolano inoltre le procedure per la definizione delle dotazioni organiche, si stabiliscono limiti alle assunzioni a tempo indeterminato in termini di spesa complessiva e in coerenza con il fabbisogno e si prevedono procedure selettive riservate al personale artistico e tecnico, nonché al personale amministrativo in possesso di determinati requisiti. In tal modo, il provvedimento intende porre un argine ad abusi e discriminazioni, adeguando il sistema legislativo nazionale sul ricorso al lavoro a tempo determinato negli enti lirici alle norme di diritto interno ed europeo vigenti. Il provvedimento intende inoltre assicurare il rilancio delle fondazioni in termini di programmazione e di sviluppo, assicurandone la prosecuzione delle attività istituzionali e il conseguente accrescimento dei settori economici connessi, incoraggiando i responsabili dei teatri ad assumere per concorso personale in pianta stabile, con dotazioni organiche certe. Con un aggiustamento strutturale si potranno così determinare rilancio, programmazione e sviluppo, il tutto avendo un occhio di riguardo alle misure a sostegno di opere di espressione originale italiana. Nell'articolo 2, oltre ad assicurare un più adeguato svolgimento dei servizi generali di supporto delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e delle strutture periferiche, si autorizza, oltre ai 15,4 milioni di euro ai fini del bilancio 2019-2020, una spesa da parte del Ministero per i beni e le attività culturali di circa 20 milioni di euro degli utili derivanti dal gioco del lotto per ciascuno degli anni 2019-2020, per assicurare un più efficace svolgimento delle funzioni di tutela e conservazione dei beni culturali. In tal modo viene data un'adeguata risposta alla sempre più crescente domanda di fruizione dell'enorme patrimonio artistico del nostro Paese. Si prevedono anche norme per il cinema e l'audiovisivo, che in parte ridimensionano e in parte rendono applicabili alcuni punti della legge del cinema varata dal precedente ministro Franceschini, rendendo le norme più funzionali, graduali e flessibili. Nello specifico, vengono modificate e slittano a gennaio 2020 le norme che disciplinano la promozione di opere europee e italiane e che ridimensionano le percentuali di titoli italiani che le emittenti private sono obbligate a programmare e in parte anche le aliquote relative agli obblighi di investimento sulla produzione italiana. Inoltre sono confermate le severe sanzioni a chi si sottrarrà a questi vincoli. Viene inoltre modificata la composizione della commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, incrementando da 5 a 15 il numero degli esperti, il cui fine è l'accesso a contributi selettivi, destinati prioritariamente alle opere cinematografiche e in particolare a opere prime e seconde, opere realizzate da giovani autori, film difficili realizzati con modeste risorse finanziarie e opere di particolare qualità artistica. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Con l'articolo 4 si esclude, dal 1° luglio 2019, dopo sette mesi dall'entrata in vigore - ci tengo a dirlo al PD - anche lo spettacolo viaggiante dall'obbligo di utilizzare i biglietti nominali, oltre ad altre tipologie di spettacolo che agiscono già in deroga. L'articolo 5 è volto ad accelerare le procedure di appalto per la realizzazione degli interventi necessari per l'evento del campionato europeo di calcio 2020 che avrà luogo nella Capitale, garantendo l'integrità e la tutela del patrimonio storico, artistico e culturale di Roma. Tale intervento normativo urgente non mortifica la cultura, ma auspico che sblocchi ed esorti tante produzioni artistiche attualmente ferme per incertezza normativa e soprattutto per incertezza identitaria, opere che vanno dalla lirica al cinema, ambiti nei quali l'Italia si è sempre distinta per l'alto livello qualitativo. A tale decreto-legge, perciò, si affida un settore trainante non solo per l'arte, ma anche per l'economia, visto l'indotto che alimenta, pertanto la Lega si esprimerà favorevolmente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giro. Ne ha facoltà. GIRO (FI-BP) . Signor Presidente, prima di svolgere il mio intervento, che peraltro sarà brevissimo anche per consentire ai colleghi partecipare alla Cerimonia del Ventaglio, vorrei esprimere a nome di Forza Italia la nostra solidarietà ai cittadini italiani che in queste ore sono costretti a fronteggiare uno sciopero nazionale totale. Io ho letto i giornali stamattina e ho ascoltato tg sui maggiori canali radiotelevisivi che hanno definito questo come un blocco via terra e via mare, e venerdì ci sarà pure quello via aria. Di questo dobbiamo ringraziare un Ministro che fatico a definire dei trasporti, il quale non smette mai di sorprenderci. Desidero quindi esprimere la nostra solidarietà ai cittadini che qualcuno intendeva difendere come avvocato. Inizio il mio intervento con un avviso ai naviganti della politica, un mondo molto bizzarro, contraddittorio, con scarsa memoria, rivolto soprattutto ai colleghi del PD. C'è un detto storicamente molto consolidato che recita: il re è morto, lunga vita al re. Mutuando dal citato detto potremmo dire: il jobs act è morto, lunga vita al jobs act. Basta leggere il provvedimento oggi in esame in quest'Aula, il decreto-legge Bonisoli che, al comma 1 dell'articolo 1, aggiunge due commi al comma 3 del decreto legislativo n. 81 del 2015 che è il pilastro del jobs act di Renzi, uno dei decreti legislativi attuativi della cosiddetta legge Poletti del 2014, per dire evviva il contratto a tempo determinato, addirittura allungando i termini da trentasei a quarantotto mesi, quindi si è precari a vita. Ciò equivale a dire: viva Renzi, viva il jobs act, che funzionava. Infatti, nel decreto-legge Bonisoli, che mi sembra un ministro vicino al MoVimento 5 Stelle, non si fa alcun riferimento ad un decreto-legge molto più vicino, quello del 2018, cioè il decreto dignità, retoricamente presentato come il provvedimento che avrebbe abolito il precariato. Volevano abolire la povertà, il precariato, la TAV, volevano abolire tutto e invece fanno tutto e il contrario di tutto. Ciò dimostra che la politica, quando si governa, è molto diversa dalla propaganda politica delle campagne elettorali che si susseguono in questo Paese. Con il provvedimento in esame consentiamo anche ai lavoratori dello spettacolo di usufruire dei vantaggi sanciti e sottoscritti dalle leggi di Matteo Renzi in materia lavoristica. Quindi questo lo potremmo definire un decreto Bonisoli-Renzi, non certo un decreto Bonisoli-Di Maio. La cosa che mi sorprende ancora di più è che a questo decreto sono stati presentati dalla relatrice diversi emendamenti che vanno ad integrare non solo il decreto legislativo n. 81, che ho citato e che viene modificato e integrato dal comma 1 dell'articolo 1 del provvedimento, ma addirittura il decreto legislativo n. 22 del 2015 sulla NASpI, prevedendo una serie di nuove garanzie quali l'ampliamento delle tutele in favore degli iscritti alla gestione separata, la tutela del lavoro tramite piattaforme digitali e la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Di Maio è stato informato che Bonisoli è diventato il Ministro pro tempore per il lavoro e per lo sviluppo economico? Il decreto-legge al nostro esame è stato utilizzato da un Ministro per risolvere problemi che erano scaturiti da una sentenza della Corte europea di giustizia dell'ottobre 2018, ma contiene norme che stravolgono quanto appena approvato da quest'Assemblea e da quella della Camera nel cosiddetto decreto dignità. Quindi, delle due l'una: o Bonisoli è il nuovo ministro del lavoro o Di Maio è stato clamorosamente sconfessato da questo provvedimento. Dobbiamo però tornare indietro con la memoria, perché stiamo parlando delle fondazioni lirico-sinfoniche e io rimango un po' stupito dagli interventi dei colleghi del PD perché il PD conosce molto bene questo settore, essendo intervenuto diverse volte, come del resto anche il Centrodestra. Ricordo che per le fondazioni lirico-sinfoniche siamo intervenuti, negli ultimi dodici, tredici anni, con sei decreti: il decreto Urbani del 2004, il decreto Bondi del 2010, il decreto Valore Cultura del ministro Bray del 2013, il decreto Franceschini del 2014, il decreto Cultura del ministro Alfano del 2016 sugli enti territoriali che conteneva una norma, all'articolo 24, sulle fondazioni lirico-sinfoniche e il decreto Bonisoli nel 2019, cioè una serie di provvedimenti per risolvere un problema che esiste. Lo so che è politicamente scorretto parlare male delle fondazioni lirico-sinfoniche ma bisogna ammettere - e il collega D'Arienzo lo ha onestamente ammesso - che il sistema non funziona. Il sistema previsto nella legge n. 367 del 1996, quando era Ministro della cultura l'ineffabile, immarcescibile Veltroni, non ha funzionato e non funziona tutt'ora. Questo comparto è oberato - lo vogliamo dire, dato che non ho sentito ancora parlare di debiti verso lo Stato, verso i cittadini italiani - da circa 300 milioni di debiti che sono aumentati anche grazie al decreto Bray che si è speso, giustamente, per aiutare il Maggio Fiorentino. Anche oggi ho sentito che è necessario aiutare il Maggio Fiorentino, che però ha avuto una legge ad hoc - il decreto Bray, n. 91 del 2013, cosiddetto "Valore Cultura" ma io lo avrei chiamato "Valore Firenze" perché c'era Renzi a governare a quell'epoca - e ha ricevuto moltissimi finanziamenti. Il fondo rotativo ha già stanziato complessivamente 158 milioni, 156 già assegnati e 149 già erogati. E le fondazioni, come ci dice sempre con un tono triste e preoccupato il commissario ad hoc , nominato ex lege n. 112 del 2013, la legge di conversione del decreto Bray, hanno molti debiti: 23 milioni il Teatro comunale di Bologna, 59 milioni il Maggio Fiorentino (che ha il record dei debiti), 33 milioni e mezzo il Carlo Felice di Genova, 34 milioni il San Carlo. Lo dico perché sembra che stiamo parlando di anime belle, dei contratti integrativi aziendali, dei quarantotto mesi, trentasei o ventiquattro mesi, dei contratti a tempo indeterminato e invece abbiamo debiti che ad un certo punto dovremo sanare. Noi del Centrodestra, nel 2010, con la legge Bondi, poi scardinata da una serie di ricorsi e di sentenze della Corte costituzionale, abbiamo avuto il merito di dire: stop! Fermi! Evviva la cultura, perché la cultura è certamente un fattore di vantaggio competitivo in economia per un Paese che ha un patrimonio culturale enorme, ampio e diversificato (quello nazionale italiano è molto ricco rispetto ad altre economie dei Paesi europei) però bisogna anche risanare e quindi uscire da questa ambiguità. Un'altra osservazione banalissima, ma oggettiva. Ma esistono solo le 14 fondazioni lirico-sinfoniche di Veltroni? È stato giusto cambiare la legge n. 800 del 1967 che le considerava degli enti di diritto pubblico? È inutile inventarsi delle fondazioni di diritto privato se poi non hanno un euro, se poi non riescono a fare fundraising , se poi non riescono ad attrarre investimenti che non siano quelli dello Stato. Ma esistono solo le 14 fondazioni lirico-sinfoniche? No, esistono anche i 29 teatri di tradizione musicale e d'opera - ma vogliamo aiutare anche questi? - di Jesi, di Macerata, di Livorno, di Lucca, di Pisa, di Bergamo, di Bolzano, di Brescia, di Catania, di Chieti, di Cosenza, di Cremona, di Ferrara, di Lecce, di Milano, di Mantova, di Modena, di Novara, di Parma, di Pavia, di Piacenza, di Ravenna, di Reggio Emilia. PRESIDENTE. Si avvii a concludere, senatore. GIRO (FI-BP) . Nessuno parla di questi teatri di tradizione. Alcuni, il Teatro Donizetti di Bergamo, il Teatro del Giglio di Lucca, il Teatro Grande di Brescia, il Teatro Massimo Bellini di Catania, sono teatri che fanno programmazione culturale al pari, se non superiore, delle 14 famose fondazioni lirico-sinfoniche, che ricevono - lo ricordo - il 53 per cento del FUS, 182 milioni di euro. PRESIDENTE.Concluda, senatore. GIRO (FI-BP) . Per spenderli come? Ve lo dico io. Non si rinnova, non si costruisce mai questo benedetto contratto collettivo nazionale di lavoro, che è uno scheletro, e ci si affida soltanto ai contratti integrativi aziendali, citati molte volte anche in questo decreto-legge, pieni di benefits , di agevolazioni, di benefici per gli artisti. D'accordo, va bene. Abbiamo anche l'indennità della quinta corda, mi hanno raccontato: se pizzichi la quinta corda ti diamo qualcosa in più. Ma vi sembra possibile continuare così? PRESIDENTE.Senatore, deve concludere. Grazie. GIRO (FI-BP) . Forza Italia non voterà contro questo provvedimento, come dirà il collega Cangini nella sua dichiarazione di voto finale. Ma certo questa è una patacca, un pateracchio. Soprattutto - lo ripeto - è una clamorosa sconfessione del decreto dignità dell'"ex" ministro del lavoro Di Maio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento ricordando a tutti cosa significa cultura per il MoVimento 5 Stelle. Rileggo le prime tre frasi del programma cultura col quale ci siamo presentati alle elezioni del 2018. «Se volessimo descrivere la nostra idea di cultura con un'immagine, sarebbe certamente quella di una pianta, che affonda le proprie radici solide e articolate nel passato, che protende i propri rami verso il futuro e dona gemme, fiori e frutti in un presente che si rinnova senza fine». Questa è l'idea di cultura dalla quale partiamo per parlare del decreto-legge in esame, che sicuramente ha come obiettivo quello di sanare una situazione che questo Governo eredita, dopo anni e anni di politiche che hanno lasciato che all'interno delle fondazioni lirico-sinfoniche si abusasse di contratti a tempo determinato e che non si provvedesse a completare le dotazioni organiche, lasciando coloro che sono il cuore e l'essenza dell'attività delle fondazioni - gli orchestrali, il coro e i ballerini - nella precarietà. Anni di Governi in cui sono stati avallati tagli, licenziamenti collettivi. Prima la collega del PD ricordava la situazione dell'Arena di Verona. La sottoscritta era a Verona, a fianco dei lavoratori dell'Arena, a chiedere giustizia nei confronti del Governo dello stesso colore politico della senatrice che ha ricordato i fatti di Verona. È inutile che facciamo a gara sulle responsabilità, perché le responsabilità arrivano da lontano. Questo provvedimento si propone di iniziare a sanare qualche vulnus che ricade sulla vita dei lavoratori delle fondazioni. Vorrei ricordare al senatore Giro che in questo provvedimento sono previsti trentasei mesi grazie a un emendamento presentato e non più quarantotto mesi. Forse il senatore Giro si è distratto un attimo durante i lavori della Commissione. Perché parlo della nostra concezione di cultura? Perché quando parliamo di cultura, intendiamo il patrimonio materiale, ma anche quello immateriale e di questo l'opera lirica-sinfonica e il balletto costituiscono sicuramente una parte preziosa e preponderante. Quando, infatti, parliamo di lirica, parliamo della nostra memoria storica e culturale. È una forma d'arte che è stata, è e sarà ambasciatrice nel mondo della cultura italiana. È una forma d'arte che ci rende simpatici, ben accetti, ben graditi, che ci garantisce sempre una grande accoglienza in ogni Paese del mondo in cui noi, come italiani, ci rechiamo. Non è, infatti, «Suburra» che ci apre le porte del mondo; è la lirica. (Applausi dal Gruppo M5S) . Se nel mondo si parla italiano è anche grazie alla lirica e a tutti quelli che studiano la nostra lingua perché si approcciano a studiare e a intraprendere una carriera in questo mondo. È per questo che l'opera lirica è candidata all'UNESCO per essere riconosciuta patrimonio mondiale dell'umanità; perché lo è. (Applausi dal Gruppo M5S) . Zeffirelli - l'ho ricordato nel nostro intervento per commemorare la sua dipartita - è stato un grande regista di opere liriche e diceva: «Ho sempre pensato che l'opera sia un pianeta dove le muse lavorano assieme, battono le mani e celebrano tutte le arti». È vero: quando guardiamo uno spettacolo di opera lirica, assistiamo a uno spettacolo canoro, recitativo e anche al balletto. Questa forma d'arte è dunque una di quelle che spalanca ai nostri giovani i più ampi orizzonti lavorativi. Voglio andare oltre questo decreto-legge perché in questo comparto e in questo Paese c'è ancora molto da fare per far comprendere quanto sia importante investire nella cultura anche da un punto di vista lavorativo. La cultura non è petrolio, come vi dicevo; è una fonte di energia rinnovabile. Con la cultura si mangia eccome, ma non deve mangiare un sistema politico che ha fatto della cultura un suo baluardo, ma tutti i giovani e tutte le persone che decidono di intraprendere degli studi dedicati alla cultura e che devono avere un bacino di assorbimento nel mondo del lavoro. La lirica è sicuramente uno di questi bacini, forse uno dei più importanti. Guardando al futuro, mi dico che ci sono ancora tante cose da fare nel mondo della lirica. In Senato è stata annunciata la delega per il riordino dello spettacolo dal vivo e, a tal proposito, ci sono molte cose da fare sulla governance delle fondazioni lirico-sinfoniche. Se queste, infatti, si trovano anche nella condizione debitoria che ci ricordava il senatore Giro, è sicuramente anche a causa di governance e di modelli organizzativi e gestionali che non hanno funzionato perché le fondazioni lirico-sinfoniche sono state utilizzate anche per parcheggiare amici politicamente vicini, nonostante portassero sulle proprie spalle un'eredità di gestione in altre fondazioni disastrosa. (Applausi dal Gruppo M5S) . Dobbiamo uscire da questa ottica e prevedere che all'interno delle fondazioni ci siano modelli gestionali improntati alla competenza e completamente slegati dalla politica. Solo così riusciremo a intraprendere veramente un percorso di risanamento di queste fondazioni. Il senatore Giro giustamente ricordava lo status ibrido delle fondazioni, perché sono fondazioni di diritto privato alle quali è riconosciuto un interesse pubblico. Allora, una volta per tutte, dobbiamo ricongiungerci con noi stessi e decidere che cosa vogliamo fare di queste fondazioni, perché il giochino della fondazione privata di interesse pubblico ha fatto sì che si instaurassero in questo Paese quei meccanismi per cui ci fossero anche fondazioni meritorie che promuovono la cultura in Italia ma che però fossero politicamente legate. Ma la cultura non può essere politicamente subordinata a una qualche forza politica. (Applausi dal Gruppo M5S) . La cultura deve essere libera per esprimere la propria funzione importante ed essenziale in un Paese, perché la cultura permette alle persone di avere la conoscenza e quegli strumenti fondamentali per esercitare il proprio pensiero libero e critico. Volendo guardare al futuro, faccio un appello al mio Ministro di avere coraggio, molto coraggio, perché per fare tutte le cose che ho detto, ossia battersi per avere maggiori investimenti nella cultura e avere delle governance migliori e più virtuose all'interno delle fondazioni, bisogna avere il coraggio di scardinare un sistema. (Applausi dal Gruppo M5S) . Bisogna essere liberi ed avere il coraggio di cambiare le persone e di dare la possibilità che ci sia un vero rinnovamento. Non dovremmo essere noi a decidere di queste persone; queste persone dovranno essere scelte sulla base di curriculum trasparenti e in grado di comprovare la loro competenza. Signor Ministro, ci vuole coraggio. Quindi, rivolti al futuro, mi permetto di ricordare al Ministro le parole di un grande magistrato, il quale ci ricordava che nella vita ci vuole coraggio, perché chi ha coraggio muore una volta sola, chi non ce l'ha muore tutti i giorni. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Per permettere ai colleghi di partecipare alla cerimonia del Ventaglio, sospendo i lavori dell'Assemblea fino alle ore 14,30. (La seduta, sospesa alle ore 10,58, è ripresa alle ore 14,33) . Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO Sulla scomparsa di Carlo Federico Grosso PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Colleghi, questa mattina è mancato il professor Carlo Federico Grosso, illustre giurista e avvocato penalista, docente universitario a Urbino, Genova e poi Torino, dove ha retto la cattedra di diritto penale dal 1974 al 2007. Il professor Grosso ha dato il suo importante contributo anche alla vita politica del nostro Paese: consigliere comunale a Torino come indipendente nelle liste del PC, è stato vice sindaco del capoluogo piemontese prima e vice presidente del Consiglio regionale del Piemonte poi; eletto dal Parlamento come componente del Consiglio superiore della magistratura, ha ricoperto l'incarico di vice presidente del CSM dal 1996 al 1998. Tutta la sua vita è stata un intreccio di impegno professionale, civico e istituzionale, un alto esempio di come la propria competenza possa essere messa a disposizione della collettività. Dai suoi studi di accademico e dai suoi interventi pubblici emerge la centralità che attribuiva all'affermazione e alla difesa dello Stato di diritto, in particolare al suo esplicarsi nella giurisdizione, concependo il processo come il luogo fondamentale e pubblico per l'amministrazione della giustizia. Per questo, la sentenza si pronuncia in nome del popolo italiano. Il processo, come amava sottolineare in più occasioni, non è e non può mai intendersi come ricerca di vendette, ma come affermazione dei diritti - di tutti, anche quelli più difficili da riconoscere - e di tutte le garanzie. L'ha fatto esercitando il ruolo di avvocato difensore e anche come patrocinatore delle parti civili in processi importanti, come quello sulla strage di Bologna o come quello sull'attentato al Rapido 904. È stato anche chiamato a presiedere la Commissione per la riforma del codice penale, proponendo soluzioni ed elaborando contributi che parlano ancora all'oggi. Avendo avuto la fortuna di conoscerlo, voglio sottolineare il tratto di sobrietà e di rigore che lo contraddistingueva in tutti gli aspetti della vita, un rigore che non era mai freddezza e distacco, ma consapevolezza che, sia come avvocato, sia come professore, sia come uomo delle istituzioni, era chiamato al compito di rappresentare gli altri, i cittadini e la Repubblica. Per lui il rigore era il rispetto del prossimo e delle istituzioni ed era sempre unito alla disponibilità, al dialogo, al contribuire al dibattito pubblico, al favorire la crescita delle competenze e del senso civico nei colleghi, nei suoi studenti e in tutti i consessi istituzionali di cui ha fatto parte. Invito l'Aula ad osservare un minuto di silenzio. (Il Presidente e l'Assemblea osservano un minuto di silenzio). Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1374 PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare la relatrice. RUSSO, relatrice . Signor Presidente, vorrei anzitutto dare un'indicazione e, se possibile, allegare agli atti la relazione di stamattina, che non ho potuto terminare. Mi siano consentite alcune brevi battute di replica, soprattutto nei confronti dei colleghi del PD. Vorrei ricordare alla senatrice Iori... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, è difficile seguire anche dalla Presidenza, pertanto vi chiedo di diminuire il tono di voce. Prego, senatrice Russo. RUSSO , relatrice . Alla senatrice Iori, preoccupata che saranno stabilizzati solo pochi artisti e maestranze, vorrei ricordare che sino a questo momento il riordino delle fondazioni lirico-sinfoniche è passato proprio attraverso il taglio della pianta organica e i licenziamenti. Quindi, anche quei pochi numeri che potremo far diventare posti di lavoro stabili, così garantendo ai musicisti un lavoro dignitoso in nome della cultura, rappresenteranno sicuramente un cambio di tendenza, che vuole essere annunciato dal provvedimento in esame, ma che continuerà con la legge delega per il riordino dello spettacolo dal vivo, che consentirà anche il rilancio della cultura musicale. Vorrei anche rassicurare in ordine al fatto che la governance e la gestione dei teatri saranno riordinate con un sistema che premierà il merito e non le amicizie. Voglio anche dire al collega del PD che non è vero che non abbiamo recepito i loro emendamenti. Penso all'emendamento 1.7, a prima firma del senatore Rampi, ma anche all'emendamento 1.14, simile all'emendamento all'1.15. Inoltre, abbiamo recepito anche un emendamento del senatore Verducci. Il tentativo di lavorare insieme è stato premiato e ben avviato. Concludo auspicando e augurando alla musica e alla cultura un futuro sicuramente più luminoso. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Il relatore di minoranza e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica. La Presidenza, in conformità a quanto già stabilito in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti 1.0.2, 1.0.4, 1.0.5, 2.2, 2.3, 3.13, 4.6, 4.0.1, 4.0.5, 5.0.3, 5.0.4, 5.0.5, 5.0.8 e 5.0.9, in quanto estranei all'oggetto del decreto-legge. Con riferimento ai subemendamenti presentati, risulta altresì improponibile, ai sensi della medesima norma regolamentare, la proposta 3.0.100 (testo 2 corretto)/2 (testo corretto) in quanto estranea all'oggetto del provvedimento, mentre sono inammissibili le proposte 1.1000/100 e 3.102/100 che non incidono sul testo dell'emendamento al quale si riferiscono, ma modificano direttamente il testo del decreto-legge. In attesa che pervenga il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente, sospendo la seduta fino alle ore 15. (La seduta, sospesa alle ore 14,40, è ripresa alle ore 15,07) . Colleghi, poiché non è ancora pervenuto il parere della Commissione bilancio, sospendo nuovamente la seduta fino alle ore 15,20. (La seduta, sospesa alle ore 15,08, è ripresa alle ore 15,21) . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. TESTOR (FI-BP) . Signor Presidente, vorrei illustrare gli emendamenti 1.0.3, 1.0.4 (questi ultimi due dichiarati improponibili). Questi emendamenti sono relativi alle bande musicali, alla musica amatoriale, ai gruppi corali e ai gruppi folkloristici. La riforma del terzo settore ha comportato per queste associazioni delle complessità che devono essere risolte e questo mi sembrava il disegno di legge più adatto per discutere di tali problematiche. Conosciamo il grande valore delle bande musicali ed il loro valore sociale, di aggregazione e soprattutto di promozione della musica locale e folkloristica. Chiedo quindi alla relatrice di poter trasformare l'emendamento 1.0.3 in ordine del giorno. PRESIDENTE . Relatrice Russo, accetta la proposta di trasformare l'emendamento 1.0.3 in ordine del giorno? RUSSO, relatrice . No, Presidente. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, l'articolo 1 del decreto al nostro esame, com'è noto, interviene sulle fondazioni lirico-sinfoniche. Sappiamo bene quanto questo provvedimento serva ma i motivi dell'urgenza vanno a vostro discredito, signori del Governo, perché è da un anno, dal cosiddetto decreto Di Maio e dal pronunciamento della Corte di giustizia europea, che voi sapete che la situazione si è fatta esplosiva, insostenibile per i lavoratori, per i tecnici, per gli artisti e per la gestione. Stiamo parlando di un settore cui è riconosciuta un'assoluta eccellenza a livello mondiale, con una domanda di pubblico in continua crescita: un patrimonio assoluto della nostra cultura e identità nazionale che produce prodotto interno lordo e ricchezza per l'Italia. Eppure, siete stati fermi. Intervenite in extremis , in maniera raffazzonata, non degna di questo settore. È il vostro immobilismo ad aver cancellato dall'agenda del Paese il tema della cultura e ad aver messo il sistema della lirica di nuovo di fronte al baratro perché ad ottobre le fondazioni non sarebbero più in grado di funzionare e molti lavoratori a tempo determinato perderebbero il loro posto, la loro occupazione. Avreste dovuto inserire la questione dentro una visione complessiva, all'interno della delega sullo spettacolo dal vivo che invece continuate a far ammuffire come lettera morta. Serve una visione strategica che inserisca la lirica dentro il sistema Paese, dentro il sistema della produzione culturale e della vita musicale contemporanea; ma qui non c'è. Serve l'integrazione con lo straordinario patrimonio dei teatri di tradizione - inseriti in questo decreto-legge grazie a un nostro emendamento - con il patrimonio delle orchestre regionali, delle accademie e dei conservatori; ma qui non c'è nulla, non c'è un'idea per i prossimi anni. Questa mancanza è uno sfregio ad un'arte totale, la lirica, che tiene insieme musica, canto, recitazione, danza, scrittura, architettura, arte contemporanea, arte multimediale e che è tutt'uno con la nostra storia ed è veicolo della nostra lingua nel mondo. È attraverso il canto, infatti, che l'italiano è arrivato in Oriente: la nostra lingua è amatissima ed è tra le più studiate nel mondo. Voi degradate questo patrimonio, la sua essenziale risorsa e valore, che sono soprattutto i lavoratori. Infatti, nel cortocircuito del decreto Di Maio c'è il rischio che aumenti la precarietà, che vengano espulsi migliaia di professionisti di inestimabile valore. Non risolvete con questo decreto-legge, perché la norma sulle stabilizzazioni e sui concorsi, senza risorse, rischia di essere un impegno monco e rischia di tradire le enormi attese esistenti. Inoltre, signor Presidente, signori del Governo, il provvedimento in esame lascia nella indeterminatezza un tema fondamentale, quello relativo alla natura privata o pubblica delle fondazioni; una indeterminatezza creata dal vostro Ministero dell'economia, che rischia di bloccare i teatri per paura di incorrere in sanzioni, che rende tutta la contrattazione e gli accordi di produttività difficili e gli accordi con i lavoratori per andare in tournée enormemente complicati, che ostacola il riassorbimento del precariato storico. Rischiate di rinchiudere le fondazioni nell'attività ordinaria, quella che non consente loro ciò che, invece, stanno facendo da anni (ed è la loro missione) e che noi abbiamo voluto: aumentare ed intensificare le produzioni per competere a livello internazionale. Vi è stato consegnato un patrimonio di assoluta eccellenza e la vostra incapacità rischia di ridurlo a qualcosa di anonimo, non all'altezza della nostra storia e del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, illustrerò solo - perché è l'unico in vita - l'emendamento 1.66 (testo 2), sul quale c'è un'interlocuzione in corso. Infatti, in Commissione ha purtroppo avuto il parere contrario del Ministero dell'economia e delle finanze, attraverso la Ragioneria generale dello Stato, addirittura ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Ho presentato questo emendamento perché ritengo in merito alla modifica da me proposta al secondo periodo del capoverso «2- quinquies », comma 2, dell'articolo 1 le preoccupazioni della Ragioneria dello Stato non sussistano. Non sussistono perché, stante il quadro normativo attuale, qualora le fondazioni non raggiungessero il tendenziale pareggio di bilancio, scatterebbero norme già esistenti molto punitive nei confronti delle fondazioni. Una prima norma è il decreto-legge Bray, n. 91 del 2013, convertito in legge nella scorsa legislatura, quando al Governo ci stava qualcun'altro, che prevede che al 31 dicembre 2019, qualora non intervengano - come mi auguro - delle proroghe, vi sia la liquidazione coatta amministrativa delle fondazioni inserite nel processo di risanamento che non siano riuscite a raggiungere il pareggio di bilancio. C'è poi la legge n. 160 del 2016, del ministro Franceschini, sempre dello stesso Governo, recante misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali, che all'articolo 24, comma 3- quater , prevede già una serie di misure punitive per il personale delle fondazioni qualora non si raggiunga il tendenziale pareggio di bilancio. Quindi, sono tutte norme volute da chi oggi sembra essere il paladino della tutela dei diritti dei lavoratori. Siccome, stante il quadro normativo esistente, a me - umilmente - il periodo sembrava superfluo e c'è un'interlocuzione in corso, mi auguro che ci sia un epilogo positivo. Gradirei, però, non avere delle rampogne da chi fino ad oggi ha concorso alla creazione della situazione in cui si trovano le fondazioni oggi perché le ha usate come parcheggio per persone politicamente vicine. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti e ordine del giorno si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e ordine del giorno in esame. RUSSO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 1.6 (testo 2), 1.7, 1.9 (testo 2), 1.22 (testo 2), 1.200, 1.48, 1.201, 1.55 (testo 2), 1.60 (testo 2), 1.61 (testo 2), 1.1000 (testo 3), 1.202, 1.100 (testo 3), identico agli emendamenti 1.98 e 1.102 (testo 2). Propongo poi l'accantonamento dell'emendamento 1.66 (testo 2) in attesa del parere della Commissione bilancio. Esprimo infine parere contrario sui restanti emendamenti e sull'ordine del giorno. BORGONZONI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Sull'emendamento 1.66 (testo 2) chiedo al presidente Pesco il parere della Commissione bilancio, perché non è pervenuto. PESCO (M5S) . Signor Presidente, il parere è di nulla osta qualora l'emendamento 1.66 (testo 2) sia così riformulato: «Al comma 2, capoverso « 2-quinquies », secondo periodo, dopo le parole «Ministero dell'economia e delle finanze, quando» inserire le seguenti: «, anche a seguito di preventivi interventi di razionalizzazione delle spese,». In questo caso, poiché la modifica non comporta oneri, il parere è di nulla osta. PRESIDENTE.Senatrice Montevecchi, accetta la riformulazione? MONTEVECCHI (M5S) . Presidente Pesco, me la può ripetere? PESCO (M5S) . «Al comma 2, capoverso « 2-quinquies », secondo periodo, dopo le parole «Ministero dell'economia e delle finanze, quando» inserire le seguenti: «, anche a seguito di preventivi interventi di razionalizzazione delle spese,». Non cambia il senso, sia chiaro, però si fa presente che sono possibili interventi di razionalizzazione delle spese prima di operare tagli all'organico. Abbiamo optato per questa riformulazione in Commissione, in modo che sia chiaro l'intento. PRESIDENTE . Senatrice Montevecchi, accetta la riformulazione proposta? MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, siamo partiti dalla mia proposta iniziale di soppressione del periodo, per passare a quella dell'emendamento 1.66 (testo 2), che trasforma l'obbligo in una facoltà e ora siamo di fronte a un testo 3, che mantiene l'obbligo, subordinandolo - questo quello che ho inteso - a tutte le altre iniziative tese a razionalizzare la spesa, prima di avviare la procedura di intervento sulla dotazione organica. Se questo è il senso della riformulazione, la accetto, perché comunque sicuramente migliora la formulazione originaria del decreto-legge. PRESIDENTE . Chiedo il parere della relatrice e del rappresentante del Governo sull'emendamento così riformulato. RUSSO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole. RAMPI, relatore di minoranza . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI, relatore di minoranza . Signor Presidente, abbiamo aspettato due settimane per avere il parere sugli emendamenti, poi abbiamo aspettato un'ora per avere il parere della Commissione bilancio e adesso siamo di fronte ad un subemendamento costruito in Aula, cui però dovrebbe seguire un termine per consentire la presentazione di ulteriori subemendamenti. Siamo stati costruttivi come opposizione, ma ora siamo di fronte ad una dialettica tra maggioranza e minoranza all'interno però di una stessa forza politica della maggioranza. Siamo alle scatole cinesi, per non dire alle matrioske , che sarebbe l'argomento del pomeriggio. Evitiamo quindi di procedere in questo modo e andiamo avanti con le normali procedure di questo Senato. (Applausi dal Gruppo PD) . MALPEZZI (PD) . Bravo! PRESIDENTE . Tecnicamente siamo di fronte ad una riformulazione. Abbiamo ascoltato la sua proposta, senatore Rampi; ascoltiamo ora il parere del rappresentante del Governo. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, capisco che è la Commissione bilancio a porre la questione, ma si cambia completamente l'emendamento. Da una parte viene posta una condizione che porta le conseguenze di un'approvazione di questo emendamento ad essere solo eventuali: non è più una norma cogente e questo cambia il termine della questione. Abbiamo diritto di avere i tempi per subemendare, perché si cambia completamente l'interpretazione dell'emendamento. (Applausi dal Gruppo PD) . Che poi ci sia un tema di dibattito interno e di disaccordo all'interno della maggioranza è un problema che sinceramente non mi riguarda, anche se mi sarei augurato che nelle settimane di lavoro in Commissione questo tema potesse essere posto e risolto. Credo che debbano necessariamente essere concessi i tempi affinché l'opposizione - e forse anche la maggioranza, visto che non ha le idee chiare - possa subemendare la proposta della 5 a Commissione, la quale pone una condizione che cambia completamente gli effetti dell'emendamento, qualora fosse approvato. PRESIDENTE . Ho capito, presidente Marcucci, ma prima di decidere nel merito vorrei conoscere il parere del Governo sulla riformulazione. BORGONZONI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Colleghi, propongo di concedere un termine di mezz'ora per subemendare il testo dell'emendamento 1.66 (testo 3), senza però interrompere l'esame degli altri emendamenti. Se non si fanno osservazioni, così rimane stabilito. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Ferro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.5, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risulta pertanto assorbito l'emendamento 1.200a. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.9 (testo 2)/100, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.9 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 1.12, 1.14, 1.19, 1.20, 1.21, 1.35, 1.84 e 1.85 e assorbiti gli emendamenti 1.17 e 1.201a. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.11, presentato dal senatore Ferro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.12 e 1.14 risultano preclusi dall'approvazione dell'emendamento 1.9 (testo 2). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.16, presentato dal senatore Ferro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.17 e 1.201a risultano assorbiti dall'approvazione dell'emendamento 1.9 (testo 2). L'emendamento 1.18 (testo 2) è stato ritirato. Gli emendamenti 1.19, 1.20 e 1.21 risultano preclusi dall'approvazione dell'emendamento 1.9 (testo 2). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.23, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.24, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.22 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.25, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.26, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.27, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.27, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.28 (testo 2) è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.200, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risulta pertanto assorbito l'emendamento 1.29. Passiamo all'emendamento 1.30, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.30, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . CIRIANI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, desidero segnalare una questione tecnica: non funziona sistematicamente il dispositivo per la votazione della postazione della collega Garnero Santanchè. Non vogliamo interrompere i lavori, ma chiediamo di trovare un modo per ovviare, anche successivamente. PRESIDENTE . C'è sicuramente, anche se non nell'immediato. In caso contrario, chiederemo di far votare la senatrice da un'altra postazione, come quella di fianco, se riusciamo ad abilitarla. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.31, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.32, presentato dal senatore Ferro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.33, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.202a, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. TOFFANIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FI-BP) . Signor Presidente, con l'emendamento in esame proponiamo di estendere la deroga alle vigenti disposizioni sul limite dell'utilizzo dei contratti a tempo determinato anche ad altri settori, quali pubblici esercizi, commercio e servizi, la piccola e media impresa e l'artigianato. Il mercato del lavoro richiede infatti maggiore flessibilità in considerazione degli effetti prodotti dalle norme del cosiddetto decreto dignità. È vero che dati recenti dell'ISTAT hanno rilevato un aumento dell'occupazione, ma noi non dobbiamo salutarli con toni trionfalistici, perché - in realtà - si tratta di un aumento del numero dei lavoratori, ma anche di una diminuzione delle ore lavorate. Pertanto, è urgente provvedere con meno rigidità sul fronte dei contratti di lavoro e con maggiori investimenti a favore delle imprese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.202a, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.34 (testo corretto), presentato dal senatore Rampi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.35 risulta precluso dall'approvazione dell'emendamento 1.9 (testo 2). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.36, presentato dal senatore Ferro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.37, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.38, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.39, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.39, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.40, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.41, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.42, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.43 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.44, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.45, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.46 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.48/100, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.48, presentato dalla Commissione, sostanzialmente identico all'emendamento 1.47, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.49, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.50, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.51, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.51, presentato dal senatore Rampi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.52, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.52, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.201, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.53, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.54 è stato ritirato. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.55 (testo 2). MONTEVECCHI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, con l'emendamento 1.55 (testo 2) inseriamo qualcosa di molto importante in un provvedimento che ha dovuto subordinarsi notevolmente alle direttive della Ragioneria di Stato, che per sua natura fa i conti e poco si interessa invece di quella che è la funzione principale della cultura. Con l'emendamento del MoVimento 5 Stelle, che oggi è presentato come emendamento della Commissione, diciamo infatti che, al di là dei numeri dei pareggi di bilancio - mi auguro che nel corso della legislatura, sia superata come visione, perché non si può ragionare in termini mercantili ed esclusivamente in termini di pareggio di bilancio quando si parla di cultura - rimarchiamo l'importanza di preservare le finalità istituzionali prioritarie delle fondazioni lirico-sinfoniche nella tutela e nella diffusione del patrimonio artistico e culturale italiano lirico, sinfonico e del balletto per le motivazioni che ho illustrato stamane in discussione generale. L'opera lirica, sinfonica e il balletto costituiscono una forma d'arte ambasciatrice della cultura italiana nel mondo. Noi non ci dobbiamo dimenticare, in nessun provvedimento, di questo, con buona pace della Ragioneria dello Stato. (Applausi dal Gruppo M5S) . RAMPI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Abbiamo tentato, come Gruppo e anche personalmente, di evitare di entrare in una polemica, in particolare con la collega che è appena intervenuta, con la quale c'è un ottimo rapporto e abbiamo discusso tante volte anche nella scorsa legislatura. Continua, però, a essere un po' inverosimile la dinamica per cui l'opposizione fa una parte di uno dei partiti della maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD) . L'emendamento in esame assolutamente pleonastico e dice una cosa ovvia e scontata, ma ovviamente viene accettato nella sua attuale riformulazione che non comporta costi, perché non c'è scritto nulla e quindi non può avere costi, al di là di quello della carta su cui è stato scritto, per ribadire un concetto. Giustamente, dopo tutte le parole spese - tra l'altro con un afflato assolutamente eccessivo e degno di miglior battaglia nella scorsa legislatura - contro i provvedimenti varati dai nostri Governi per tentare concretamente, e non a parole, di occuparsi delle fondazioni lirico-sinfoniche, una volta trovatisi al Governo, comprensibilmente, gli esponenti del MoVimento Stelle hanno dovuto assumere alcune delle nostre posizioni e una esponente del Movimento 5 Stelle che rimane all'opposizione decide di fare l'opposizione al suo Ministro e al suo Governo. (Prolungati applausi dal Gruppo PD). MALPEZZI (PD) . Bravo! Finalmente! RAMPI (PD) . È una cosa assolutamente incredibile e noi non ci presteremo a questa pleonastica chiacchierata senatoriale. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.55 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.56 e 1.57 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.58, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.59, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.60 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.61 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.62 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.63, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.64 è stato ritirato. Passiamo all'emendamento 1.65, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.65, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.66 (testo 3), presentato dalle senatrici Montevecchi e Vanin. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.67, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.68, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.68, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.69, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.69, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.70, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.70, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.71, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.72 e 1.73 sono stati ritirati. Passiamo all'emendamento 1.74 su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.74, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.75, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.76, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.77, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.77, presentato dal senatore Ferro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.1000/100 è inammissibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1000 (testo 3), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.78, presentato dal senatore Ferro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.79, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.80 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.81, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.82, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.83 è stato ritirato. Gli emendamenti 1.84 e 1.85 risultano preclusi dall'approvazione dell'emendamento 1.9 (testo 2). Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.202, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.86, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.87, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.88, presentato dal senatore Ferro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.89. D'ARIENZO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ARIENZO (PD) . Signor Presidente, questo è un emendamento di buon senso. All'interno di ogni fondazione ci sono tre raggruppamenti: il personale artistico, il personale amministrativo e il personale tecnico. L'emendamento va a correggere una dimenticanza, probabilmente; si dà la possibilità, fino al 2021, di derogare alle norme in vigore per procedere, in misura non superiore al 50 per cento dei posti disponibili, all'assunzione di personale tecnico e artistico, purché dotato di determinati requisiti. L'emendamento chiede di consentire un equilibrio. È chiaro che, se aumenta una parte di quel raggruppamento, deve esserci anche il personale amministrativo sufficiente. Si tratta, quindi, di un emendamento di assoluto buonsenso, che dice che le stesse modalità previste per le assunzioni a tempo indeterminato del personale artistico e tecnico devono valere anche per il personale amministrativo. È impensabile che qualcuno dei tre pilastri possa crescere, ma non coloro che poi portano avanti la macchina amministrativa. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.89, presentato dal senatore D'Arienzo. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.90, presentato dal senatore Ferro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.91, presentato dal senatore Ferro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.92, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.94, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.94, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.95, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.95, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.96, presentato dal senatore Iannone, identico all'emendamento 1.97, presentato dal senatore Giro e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100 (testo 3), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risulta pertanto precluso l'emendamento 1.101. Passiamo all'emendamento 1.99, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. RAMPI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, mi rammarico. Siamo riusciti in minima parte a fare un lavoro positivo su diversi emendamenti: due sono stati recepiti completamente e due sono stati assorbiti. Qualche cosa abbiamo costruito insieme. L'emendamento in esame - come sa la relatrice, di cui ribadisco l'assoluta cortesia e l'impegno nel tentativo di lavorare insieme - sicuramente non era semplice da recepire, perché introduceva un'innovazione molto forte. Tuttavia, essendo stato depositato oltre due settimane fa e non certo all'ultimo minuto, senza bisogno di chiedere quel supplemento di lavoro alla Commissione bilancio di cui abbiamo appena avuto pratica, in quel lasso di tempo si poteva probabilmente provare a fare un lavoro di approfondimento e intuire che questa poteva essere oggettivamente una grande occasione. Che cosa abbiamo tentato di costruire? Lo dico all'Assemblea, perché rimanga agli atti dei nostri lavori e perché penso che davvero - lo dico con grandissima dolcezza al Governo e alla relatrice - possiate iniziare a lavorarci da oggi, così per il decreto sullo spettacolo dal vivo ci arriviamo con tutte le riformulazioni necessarie. Si tratta di fare in modo che i lavoratori dello spettacolo possano essere assunti a tempo indeterminato e, se poi hanno dei periodi non lavorati, come è tipico e normale in questo tipo di professioni, possano avere una copertura per quei periodi. Oggi, se un lavoratore è assunto a tempo indeterminato non ha la copertura per il periodi non lavorati, pur previsti dalla legge; invece, se è assunto a tempo determinato, quando viene lasciato a casa ha delle coperture come gli altri lavoratori. È ovvio, quindi, che il lavoratore sceglierà di essere assunto a tempo determinato e di rimanere precario, per avere le coperture nei periodi non lavorati, rispetto a essere assunto a tempo indeterminato e rimanere al lavoro, perché altrimenti avrebbe periodi di scopertura. Noi abbiamo provato a costruire un meccanismo che preveda di coprire i periodi non lavorati, perché la discontinuità lavorativa è normale in questo settore. Ma ciò non significa che una persona, soprattutto quella che lavora nell'apparato tecnico, nella parte organizzativa di tale settore, non possa essere assunta comunque a tempo indeterminato; anzi, noi dobbiamo favorire che così avvenga. I contratti a tempo indeterminato costano di meno e ciò è un incentivo per assumere; se c'è anche la copertura dei periodi non lavorati andiamo a compimento. Purtroppo non è stato possibile arrivare pronti a questo. Ho capito che non c'è neanche la possibilità di trasformare l'emendamento in ordine del giorno e me ne rammarico. Vi chiedo veramente un supplemento di attività in vista del prossimo decreto-legge in materia di spettacolo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.99, presentato dal senatore Rampi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.100. TOFFANIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FI-BP) . Signor Presidente, l'ordine del giorno G1.100 riprende l'emendamento da noi presentato che propone una deroga al decreto dignità anche per altri settori e non soltanto per il comparto lirico-sinfonico. Credo sia un'opportunità per offrire veramente maggiori tutele ai lavoratori che spesso lavorano in nero proprio perché non possono avere contratti a tempo determinato. Ricordo che anche il decreto dignità ha posto in essere una discrepanza ancora maggiore tra il lavoro privato e quello pubblico, dove ancora il 10 per cento dei lavoratori ha contratti a termine. L'emendamento in questo senso non è stato approvato. Riteniamo quindi che l'ordine del giorno debba essere considerato, perché abbiamo bisogno di dare veramente degli incentivi alle imprese e delle opportunità ai lavoratori, altrimenti in questo modo l'Italia rimane indietro, come attestano dati e statistiche recenti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.0.1 (testo corretto), su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1 (testo corretto), presentato dal senatore Rampi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.0.2 è improponibile. Passiamo all'emendamento 1.0.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.3, presentato dalla senatrice Testor e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.0.4 e 1.0.5 sono improponibili. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. RUSSO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 2.100 e 2.101 e parere contrario su tutti gli altri emendamenti presentati all'articolo 2. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.101, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 2.1 è stato ritirato. Gli emendamenti 2.2 e 2.3 sono improponibili. Passiamo all'emendamento 2.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Rampi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 2.5, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.5, presentato dai senatori Carbone e Giro. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, considerato il prossimo punto all'ordine del giorno, chiediamo di sospendere la seduta in attesa che arrivi il Presidente Conte. PRESIDENTE . Se non si fanno obiezioni, sospendo la seduta per cinque minuti. (La seduta, sospesa alle ore 16,24, è ripresa alle ore 16,36) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri su presunte trattative tra esponenti del partito Lega-Salvini Premier e personalità di nazionalità russa e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri su presunte trattative tra esponenti del partito Lega-Salvini Premier e personalità di nazionalità russa». Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte. CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Gentile Presidente, care senatrici, cari senatori... FARAONE (PD) . Mancano i tuoi! CONTE , presidente del Consiglio dei ministri . ...se oggi sono qui davanti a voi, è in ragione del mio ruolo e del fatto che nutro profondo rispetto per le attribuzioni che il nostro sistema costituzionale riconosce a questa Assemblea e per le alte funzioni di cui è investito ciascuno di voi. Non mi sono mai sottratto all'interlocuzione con il Parlamento e credo non vi sarà sfuggito... (Commenti della senatrice Bellanova) . Ho parlato del profondo rispetto che nutro nei confronti di questa Assemblea. Non mi sono mai sottratto, dicevo, all'interlocuzione con il Parlamento e non vi sarà sfuggito che, nelle occasioni che sin qui mi sono state offerte di intervenire in quest'Aula, ho sempre cercato di protrarre la mia presenza, al fine di poter ascoltare anche le vostre repliche. Non considero il confronto tra Governo e Parlamento un molesto orpello del nostro sistema democratico, ma la vera essenza della nostra forma di Governo. Da questo consesso ho ricevuto la fiducia, che mi ha investito nell'incarico di Presidente del Consiglio dei ministri e a questo consesso siate pur certi tornerò, ove mai dovessero maturare le condizioni per una cessazione anticipata dal mio incarico. Da molti anni assistiamo - questo aspetto non riguarda solo la produzione legislativa - ad una trasformazione profonda degli equilibri istituzionali, che sta maggiormente avvantaggiando il potere esecutivo. Ritengo necessario compiere insieme ogni possibile sforzo per avviare un'inversione di questo indirizzo. Ho in diverse occasioni ribadito la mia determinazione a interloquire quanto più possibile con le Camere, certo del contributo di metodo e di merito, che ciascun parlamentare può offrire all'individuazione delle soluzioni più adeguate. Ho incontrato, in questi diversi mesi, membri del Parlamento, tra cui anche alcuni Presidenti di Commissione, che mi hanno restituito il disagio di una interlocuzione faticosa con il Governo, suscettibile a tratti di alterare il fisiologico esercizio delle funzioni, legislativa ispettiva e di controllo, che spettano alle Camere. Ho assicurato loro e intendo ribadire solennemente davanti a questa Assemblea il mio personale impegno per migliorare il dialogo tra Governo e Parlamento, un impegno che farò tutto il possibile perché sia tradotto in comportamenti conseguenti. Il confronto tra Governo e Parlamento, perché sia serio ed efficace, non può svilupparsi in direzione univoca. Oggi sono qui non solo per assolvere al dovere di informazione, che grava sul Governo, ma anche per raccogliere eventuali indicazioni che vorrete farmi pervenire. Nei giorni scorsi alcuni hanno inteso attribuire alla mia pronta adesione alla richiesta di riferire al Senato un significato singolare; alcuni hanno finanche ipotizzato che questa adesione celasse il mio personale intento di rimarcare prese di posizioni distinte all'interno della compagine di Governo. È una lettura che mi ha molto sorpreso e voglio essere chiaro su questo punto. Non posso presagire se questa mia informativa sarà in grado di soddisfare appieno l'urgenza di essere informati avvertita dai Gruppi parlamentari che hanno sollecitato la richiesta. Confido tuttavia che, anche in ragione dell'attenzione mediatica che si accompagna a questo mio intervento, otterremo un risultato niente affatto trascurabile. L'interlocuzione tra chi vi parla e voi che interverrete in replica contribuirà a rinsaldare la fiducia dei cittadini nelle nostre rispettive istituzioni. Questa interlocuzione contribuirà a rassicurarci tutti sulla solidità ed efficacia dei più elevati presidi di garanzia previsti dalla nostra Costituzione. Veniamo adesso agli elementi di fatto e alle circostanze che rilevano ai fini dell'oggetto dell'informativa. Iniziamo dalle notizie che riguardano il signor Savoini. Sulla base delle informazioni disponibili alla Presidenza del Consiglio, posso precisare che il signor Gianluca Savoini non riveste e non ha rivestito incarichi formali in qualità di consulente o esperto per componenti di questo Governo. Il medesimo risulta tuttavia presente in una missione ufficiale a Mosca, avvenuta nei giorni 15 e 16 luglio 2018, al seguito del ministro dell'interno e vice presidente del Consiglio Salvini, come più specificamente chiarirò nel prosieguo. In occasione della visita del presidente Putin in Italia il 4 luglio 2019, il signor Savoini ha partecipato all'evento che si è svolto il pomeriggio dello stesso giorno, il cosiddetto Forum di dialogo delle società civili, coordinato dall'Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI) e dal Forum Italia-Russia e tenutosi presso la Farnesina. Com'è ormai noto, il signor Savoini è stato invitato anche alla cena che la Presidenza del Consiglio ha offerto al presidente Putin la sera del 4 luglio a Villa Madama: tutti i partecipanti al suddetto Forum di dialogo delle società civili sono stati invitati a prendere parte alla cena. Le verifiche effettuate a cura degli uffici della Presidenza del Consiglio hanno evidenziato che, al Forum svoltosi nel pomeriggio alla Farnesina, il signor Savoini ha partecipato su richiesta del signor Claudio D'Amico, dell'ufficio del vice presidente del Consiglio Salvini a Palazzo Chigi. Il signor D'Amico, che ha l'incarico di consigliere per le attività strategiche e di rilievo internazionale nell'ambito dell'ufficio di diretta collaborazione del vice presidente del Consiglio, senatore Matteo Salvini, ha sollecitato l'invito del signor Savoini al Forum delle società civili, facendo contattare per iscritto i funzionari che fanno parte del mio gabinetto diplomatico. I miei funzionari non hanno ritenuto di sindacare questa richiesta, in quanto il signor Savoini era stato presentato come presidente dell'Associazione culturale Lombardia-Russia: aggiungo anche, e voglio sottolineare, che era un momento pregresso rispetto alla diffusione della notizia relativa all'avvio delle indagini penali a cura della procura di Milano. Questa è la ragione per la quale i miei funzionari hanno trasmesso questa richiesta di invito, per i seguiti, direttamente agli enti che coordinavano l'organizzazione del Forum, in particolare - li ho già menzionati - all'ISPI e alla presidenza del Forum Italia-Russia. Confermo che la partecipazione del signor Savoini all'evento del pomeriggio ha comportato il suo automatico invito alla cena e che questo trattamento è stato riservato a tutti i partecipanti al Forum. La Presidenza del Consiglio non ha avuto ulteriori contatti che abbiano riguardato il signor Savoini all'infuori di quello appena descritto e riassunto. Quanto al signor Claudio D'Amico, confermo che conserva l'incarico poco prima indicato, che gli è stato conferito in data 7 settembre 2018 dal vice presidente Salvini, con effetto retroattivo a far data dal 29 agosto 2018, e che terminerà alla data del giuramento del nuovo Governo o alla cessazione dell'incarico del Vice Presidente. In aggiunta alle informazioni sopra riassunte, chiarisco che la visita a Mosca del 17 e 18 ottobre 2018 del ministro dell'interno e vice presidente Salvini è stata organizzata direttamente dal Ministero dell'interno ed è consistita nella sua partecipazione all'assemblea generale del 2018 di Confindustria Russia, cui risulta abbia partecipato anche il signor Savoini. Gli eventi e gli incontri successivi all'evento organizzato da Confindustria Russia hanno rivestito carattere privato. Per completezza d'informazione, il vice presidente Salvini, come ho anticipato, è stato presente a Mosca anche nelle giornate del 15 luglio 2018, in coincidenza con la finale della coppa del mondo di calcio, e del 16 luglio 2018, per incontri con le controparti russe, in particolare con il ministro degli affari interni della Federazione russa Kolokoltsev, con il vice segretario generale Averyanov e con il vice segretario generale aggiunto del Consiglio per la sicurezza nazionale Venediktov. In quell'occasione, fu notificata alle controparti russe la composizione della delegazione italiana per il tramite della nostra ambasciata a Mosca, su indicazione del protocollo del Ministero dell'interno. La delegazione ufficiale, oltre al signor Claudio D'Amico, comprendeva quindi anche il nominativo del signor Savoini. Queste sono le informazioni acquisite dalla Presidenza del Consiglio che sono in grado di riferirvi. Non ho ricevuto informazioni dal Ministro competente. In quanto protagonista e, a un tempo, responsabile della politica internazionale sin qui seguita dal mio Governo, ritengo doveroso fornire alcune precisazioni. Le posizioni assunte dal Governo, in particolare nei confronti della Federazione russa, risalgono a un chiaro confronto tra le due formazioni politiche che hanno dato vita al contratto di Governo. Alla base della redazione di questo contratto - come sapete, perché è cosa pubblica - vi è stato un intenso confronto tra due distinte forze politiche e già questo peculiare modus procedendi ha offerto ampie garanzie di una posizione politica maturata nei confronti della Federazione russa, secondo un percorso lineare pienamente trasparente, ma non solo: mi permetto di aggiungere che il fatto che alla Presidenza del Consiglio sia stato chiamato il sottoscritto, persona terza rispetto alle due formazioni politiche di maggioranza, è ulteriore elemento che contribuisce a far sì che la sintesi dell'indirizzo politico di Governo, anche su questo versante di politica internazionale, sia scaturito in condizioni di piena garanzia. Questo attiene però al piano che potremmo definire delle premesse teoriche. Se guardiamo alla dinamica dell'attuazione dell'indirizzo di politica internazionale, abbiamo la riprova che sul versante dei rapporti con la Federazione russa e con riguardo a tutte le connesse implicazioni, la nostra linea è stata coerente, ragionevole e mai indebitamente condizionata da fattori perturbativi suscettibili di comportare una deviazione rispetto ai nostri interessi nazionali. Anche sulla base di tutte le mie risultanze d'ufficio, quali emergono dalle specifiche attribuzioni, responsabilità che su di me gravano in materia di tutela della sicurezza nazionale, allo stato non risulta evidenziato alcun elemento tale da farmi dubitare circa un indebito scostamento dalla linea più sopra riassunta, a opera di uno o più membri del Governo. La nostra linea di politica internazionale e la nostra collocazione non sono state mai guidate dalle relazioni che singole forze politiche hanno potuto intrattenere sul piano bilaterale o anche multilaterale con forze politiche di altri Paesi che abbiano o meno responsabilità di Governo. La nostra posizione sulla Russia, in particolare, è stata determinata dai nostri interessi nazionali così come definiti dal Governo nella sua collegialità, interessi che tengono conto anche, necessariamente, della nostra appartenenza alla NATO e all'Unione europea. La politica internazionale è stata poi affidata massimamente a circa 40 missioni che io stesso ho effettuato all'estero, a plurimi incontri che ho avuto a Roma ospitando omologhi stranieri, oltre che a numerose missioni effettuate dal ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Moavero Milanesi. Ovviamente i singoli Ministri, nelle materie di competenza, hanno contribuito ad alimentare i rapporti di scambio internazionale in ambito bilaterale e multilaterale, ma la mia costante presenza all'estero e nei forum internazionali (tra cui il G7 e due G20, Assemblee generali dell'ONU e vari Consigli europei) ha consentito di mettere a punto, anche sul fronte della politica internazionale, la sintesi necessaria a dirigere e coordinare una coerente politica generale di governo. Mai nessuna forza politica che sostiene la maggioranza avrebbe potuto avere la concreta possibilità, considerate queste premesse, di poter imprimere un indirizzo di politica internazionale in ragione dei rapporti intrattenuti con singole forze politiche di altri Paesi. Su questo sono stato sempre molto attento. Ciascuna forza politica è ovviamente libera di coltivare rapporti, anche in via esclusiva, con singoli partiti politici di altri Paesi e di apparentarsi con gruppi politici transnazionali, ma personalmente mi sono sempre adoperato affinché interessi che, per definizione, sono di parte fossero severamente vagliati al filtro dei bisogni dei cittadini italiani e degli interessi nazionali. E su questo sarò sempre intransigente. NANNICINI (PD) . È il Vice Presidente del Consiglio, Presidente! PRESIDENTE.Senatore, non le ho dato la parola. Prego, presidente Conte. CONTE , presidente del Consiglio dei ministri . Fin dal G7 che si è tenuto in Canada nel giugno 2018 ho chiarito che per l'Italia guidata da un Governo che pure aspirava al cambiamento, la nostra azione si sarebbe mossa nel solco della nostra appartenenza a tali consessi. Ancora di recente, sia in forma bilaterale, che in conferenza stampa, in occasione della visita del presidente Putin, ho rammentato la lineare trasparente posizione del Governo italiano assunta con riguardo al regime delle sanzioni. Ho sostenuto in concreto, in assoluta trasparenza, questa posizione nei tre Consigli europei a cui ho preso parte, nel corso dei quali sono state rinnovate le sanzioni settoriali nei confronti della Federazione russa, che, come noto, si ripetono su base semestrale. Rivendico, dunque, la forza argomentativa e la linearità di azione di questo nostro indirizzo di politica internazionale. Questo punto, vedete, è molto importante. Questa forza e trasparenza mi hanno consentito - ci hanno consentito - di essere sempre coerenti davanti a tutti gli interlocutori internazionali. VOCE DAL GRUPPO PD. Quando? CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Non ho mai dovuto mutare posizione, né davanti ai nostri tradizionali alleati, primo fra tutti gli Stati Uniti, né davanti ai miei omologhi dell'Unione europea, né con gli altri attori globali. (Commenti dal Gruppo PD) . Questa coerenza di posizione e linearità di azione contribuiscono alla credibilità del sistema Paese, che è un valore che dobbiamo tutelare con tutte le nostre forze. Vengo alle conclusioni. La vicenda che è all'origine di questa informativa... FARAONE (PD) . In conclusione, non ci ha detto proprio nulla, Presidente! PRESIDENTE. Senatore, lei avrà tempo di intervenire più tardi. (Commenti del senatore Faraone). Avrà tempo di dire quello che ritiene più tardi, sia rispettoso. Abbiamo chiesto un'informativa e il Presidente del Consiglio sta informando l'Assemblea intorno a questa faccenda. FARAONE (PD) . E informasse. PRESIDENTE. Prego, presidente Conte. (Commenti del senatore Faraone) . CONTE , presidente del Consiglio dei ministri . Se lei permette, arrivo alle conclusioni. FARAONE (PD) . Prego, concluda, tanto non ci ha detto nulla. CONTE , presidente del Consiglio dei ministri . La vicenda che è all'origine di questa informativa appare ora sottoposta al vaglio della procura di Milano che sta indagando per valutare la fondatezza di eventuali ipotesi di reato. Non conosciamo quali elementi siano stati acquisiti agli atti né di quali conseguenze sarà passibile l'indagine in corso. Il piano delle azioni e delle valutazioni che spettano al Governo è - dico una cosa ovvia - completamente distinto dalla specifica iniziativa assunta dalla procura di Milano. Sicuramente allo stato non vi sono elementi tali che possano incrinare la fiducia che nutro in tutti i componenti del Governo. (Commenti dal Gruppo PD). Quanto agli indagati, è ormai noto che tra essi vi sia il signor Savoini, non essendo stati conferiti a quest'ultimo incarichi ufficiali o rapporti di collaborazione formali con membri di Governo... (Commenti dal Gruppo PD). PRESIDENTE. Chiederei un po' di rispetto. CONTE , presidente del Consiglio dei ministri . Io ho fatto una premessa, sul rispetto... FARAONE (PD) . Anche noi lo chiediamo, Presidente. Doveva venire a fare un'informativa, non una passerella. PRESIDENTE. Il rispetto si dà a tutti. Il Presidente del Consiglio sta relazionando, avete tutto il tempo, poi, di intervenire. (Commenti dal Gruppo PD). FARAONE (PD) . L'informativa dov'è? CIRINNA' (PD) . I fatti dove sono? PRESIDENTE. Non ho dato la parola. Presidente, continui. LA RUSSA (FdI) . Qualcosa sulla TAV! (Commenti e ilarità dal Gruppo PD). LAUS (PD) . Guarda i banchi vuoti, la tua maggioranza! PRESIDENTE. Facciamo concludere il Presidente e poi interverrete per dire quello che pensate. CONTE , presidente del Consiglio dei ministri . Ho fatto una premessa sul rispetto che nutro nei confronti vostri e di quest'Aula. Capisco che il rispetto può anche non essere reciproco, ma chiederei di concludere. (Commenti dal Gruppo PD). BELLADONNA (PD) . C'è anche il rispetto del popolo! CONTE , presidente del Consiglio dei ministri . Come dicevo, il piano delle azioni e delle valutazioni che spettano al Governo è ovviamente completamente distinto dalla specifica iniziativa assunta dalla procura di Milano. Sicuramente allo stato non vi sono elementi tali che possano incrinare la fiducia che nutro nei confronti di tutti i componenti del Governo. Quanto agli indagati, è ormai noto che c'è anche il signor Savoini e non essendo stati conferiti a quest'ultimo incarichi ufficiali o rapporti di collaborazione formali con membri di Governo, non vi sono neppure le premesse per l'adozione di eventuali provvedimenti di interruzione del rapporto. Vi è però un motivo di cautela di cui tener conto: mi adopererò perché tutti i miei Ministri e tutti gli altri membri del Governo vigilino (Commenti dal Gruppo PD) col massimo rigore affinché negli incontri governativi a livello bilaterale... (Commenti dal Gruppo PD). FARAONE (PD) . Quando inizia l'intervento? CONTE , presidente del Consiglio dei ministri . Mi avete chiamato a riferire; volete che riferisca o interrompo qui? PRESIDENTE . Per favore, colleghi. Ho detto che avrete tempo di rispondere. (Commenti dal Gruppo PD). Avete cinque minuti, poi, per rispondere e ognuno dirà quello che vuole e ritiene. (Commenti dal Gruppo PD). Credo che si debba lasciar parlare il Presidente del Consiglio; è una questione di rispetto. Per cortesia, lasciamo terminare il Presidente. (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP, L-SP-PSd'Az e FdI) . CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Vi è, però, un motivo di cautela di cui tenere conto. Mi adopererò perché tutti i miei Ministri e tutti gli altri membri del Governo vigilino col massimo rigore affinché negli incontri governativi a livello bilaterale siano presenti solo ed esclusivamente persone accreditate ufficialmente che, in ragione dei doveri di ufficio, siano tenuti al vincolo della riservatezza. Questo per avere la massima garanzia che le informazioni riguardanti le attività di Governo siano, a tutti i livelli, gestite e veicolate con la massima cura e il pieno riserbo. Grazie per l'attenzione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD). FARAONE (PD) . Imbarazzante! PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, anzitutto, al di là delle spiacevoli interruzioni - per me sono spiacevoli - lei ha iniziato il suo intervento facendo riferimento al confronto tra Governo e Parlamento. Io la ringrazio, ma questo confronto non è una sua concessione, è la Costituzione italiana. (Applausi dal Gruppo PD). La Costituzione italiana prevede che la sua autorità non discenda direttamente dal corpo elettorale, ma dal Parlamento che le dà la fiducia, per cui tutto quello che è una premessa condivisibile è un atto semplicemente dovuto nel rispetto tra noi che siamo Parlamento, al di là della maggioranza e dell'opposizione, e lei che è Governo. Vorrei dire anche un'altra cosa: come lei ha detto che è rispettoso nei nostri confronti, mi sembra che una parte del Parlamento non sia rispettoso nei suoi. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi riferisco a questi banchi, che sono vuoti, alle mie spalle, del MoVimento 5 Stelle, che sono un fatto politico di prima grandezza e che non si può minimizzare, come se questo fatto non esistesse. Io faccio tanti rilievi ai miei colleghi dei 5 Stelle, onorevole Patuanelli, ma non ho mai fatto rilievo che essi non siano presenti, perché riconosco che siete sempre, puntualmente, presenti in Parlamento. (Applausi della senatrice Lonardo). È proprio strano che oggi viene il Presidente del Consiglio a rendere un'informativa su un tema così rilevante e improvvisamente i vostri banchi sono vuoti. Un uccellino mi ha detto che è arrivata una comunicazione ai senatori del MoVimento 5 Stelle di uscire dall'Aula, il che, francamente, è secondo me un elemento di grandissima preoccupazione istituzionale, che noi abbiamo. (Applausi dai Gruppi FI-BP, PD e FdI) . La seconda considerazione, Presidente, è che lei sostanzialmente è stato un po' malizioso e in questo è stato avvocato, non so se del popolo o di se stesso, ma certamente è stato un avvocato furbo, perché lei sostanzialmente ha detto che nessuna forza politica avrebbe potuto incidere su una diversa collocazione del nostro Governo sul piano internazionale per la sua vigilanza. Scusate, colleghi, ma anche questo è un elemento di grande preoccupazione istituzionale, perché il fatto che non sia la convinzione che guida le forze politiche che hanno sottoscritto un patto, cioè la convinzione di non trasgredire gli interessi indisponibili della Nazione, e sia solo la sua vigilanza il dissuasore rispetto a comportamenti cattivi, anche questa - consentitemi - non è una cosa particolarmente confortante. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Giro) . Quanto alla posizione lineare dell'Italia, io vi do un consiglio: se vogliamo essere lineari, ad esempio sul tema delle sanzioni, maneggiamole con cura, perché esponenti del Governo di primo piano non possono dichiarare in tutte le sedi che sono contrari alle sanzioni e poi il Governo italiano, alla fine, piegarsi a votare le sanzioni con gli altri Governi europei. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Si perde credibilità. Perché noi non abbiamo credibilità in Europa? Perché diciamo una cosa e ne facciamo un'altra e questo è quello che puntualmente è avvenuto rispetto alle sanzioni nei confronti della Russia. Noi siamo appartenenti all'Alleanza atlantica, per fortuna (sono rassicurato da questo e mi verrebbe da dire che manca solo che questa affermazione non sia ribadita in questa sede); siamo europeisti? Sì, siamo europeisti, ma alcune forze politiche della sua maggioranza, una forza politica, ha trovato il modo di isolarsi in Europa quando anche gli alleati che avevamo scelto, come Orbán e i polacchi, hanno votato per la signora Presidente dell'Unione europea. Colleghi, noi oggi la concorrenza non l'avremo. Noi siamo destinati ad avere portafogli di serie B per l'incapacità di incidere del Governo italiano. Questa è la verità! E se rappresentiamo una realtà diversa, siamo sulla luna. (Applausi dal Gruppo PD) . Infine, vorrei fare una considerazione a proposito di Savoini. Io non conosco Savoini. Non conosco Vannucci. Non conosco Meranda. E vi devo dire la verità. Il ministro Salvini, qualche ora fa, ha detto: "al Senato stanno cercando i rubli". No, io non cerco i rubli. Io sono un garantista, nei confronti di Salvini oggi, come nei confronti di altri in passato. Per me, le indagini le fa la magistratura e non il Senato. E quando qualcuno, impropriamente, anche su questa vicenda, propone l'ennesima Commissione d'inchiesta, io rispondo di stare calmi. A forza di Commissioni d'inchiesta, infatti, noi stiamo trasformando questioni maledettamente serie in strumentalizzazioni politiche permanenti. (Applausi del senatore Giro). Io, però, voglio terminare dicendo questo: io vengo dal passato, come voi sapete e ho assistito, in questi mesi, a un dileggio continuo, da parte dei colleghi del MoVimento 5 Stelle e della Lega, nei confronti delle personalità della Prima Repubblica, che io ritengo, in gran parte, abbiano servito lo Stato e lo abbiano fatto con decoro. Colleghi del Senato, quando Andreotti, Fanfani, Colombo andavano a Mosca, ci andavano con l'avvocato Agnelli, che realizzava Togliattigrad, creando migliaia di posti di lavoro in Russia. Non ci andavano con Savoini e compagni! (Applausi dai Gruppi PD e Misto) . Allora, io vi chiedo almeno di alzare il livello delle vostre frequentazioni, perché, a presentarsi negli incontri ufficiali con questa "gentina", lo Stato si degrada. Questo, se noi crediamo al decoro dello Stato. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT-UV, FI-BP e PD. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor presidente Conte, lei ha giustamente ricordato qual è il dovere di un Presidente del Consiglio nei confronti del Parlamento e noi, ovviamente, le diamo atto del fatto che lei ricorda qual è questo dovere: venire a riferire in Parlamento. Magari, se lo ricordaste anche altre volte che questa è una democrazia parlamentare, forse saremmo tutti più contenti. Signor Presidente del Consiglio, parliamoci chiaro. Voglio spiegare una volta per tutte, così non ci torno sopra, che qui nessuno ha chiesto l'informativa o ha chiesto a Salvini, al Vice Presidente del Consiglio nonché Ministro dell'interno, di venire a riferire su questioni su cui la magistratura sta indagando. Questo compito non spetta, ovviamente, al Parlamento. Commissione di inchiesta o meno, c'è un'inchiesta aperta dalla procura di Milano. Vedremo se c'è stato un tentativo di reato e se il reato è stato portato a termine, ma questo compito fa parte di una competenza esclusiva della magistratura. Il punto è che è venuto a riferire lei e non il ministro Salvini. Noi abbiamo chiesto a Salvini di venire in Parlamento a riferire su quanto è emerso dalle registrazioni. Lei stesso ha ricordato, signor Presidente del Consiglio, l'eco internazionale che questi fatti hanno avuto. Un'eco internazionale notevole, non certamente secondaria. Noi abbiamo chiesto a Salvini di venire in Aula. Ma il capitano coraggioso, che possiamo chiamare adesso il capitano fuggitivo, perché fugge dai processi (Applausi dai Gruppi Misto e PD) , dalla Diciotti, fugge quando deve venire qui a tentare di dire la verità, il ministro Salvini, del quale lei, sotto l'attenta sorveglianza del ministro avvocato Bongiorno, ha fatto, a nostro avviso, un accurato tentativo di copertura - e mi assumo tutta la responsabilità di quanto dico - ha mentito. All'inizio aveva persino detto di non conoscere Savoini. Poi è stata smentita una serie di fatti. Savoini ha partecipato - lei stesso in qualche modo lo ha confermato - alla missione ufficiale del 16 luglio, perché è stato Salvini stesso che ha postato la fotografia in uno dei suoi tanti tweet . Non solo: la famosa Associazione culturale Lombardia Russia, invitata ufficialmente, sta nella sede della Lega. Quanto è emerso dai documenti del settimanale «L'Espresso» dimostra che, anche dopo il 18 ottobre, la trattativa è andata avanti. In tutto questo, Salvini avrebbe potuto venire qui, come spesso altri hanno fatto, dicendo che Savoini era un millantatore (molti si sono difesi così). Invece non l'ha fatto e ce ne chiediamo il motivo. Signor Presidente del Consiglio, lei è venuto qui a dire che lei garantisce la politica estera del Governo, garantisce gli accordi internazionali e garantisce la collocazione dell'Italia. Ma il punto politico, su cui quest'Assemblea aveva il diritto di sentire Salvini e Salvini aveva il preciso dovere di venire qui, sono le ombre pesanti. Signor Presidente del Consiglio, questo Governo - questo è il punto e per questo c'è un'eco internazionale di questa vicenda - quando prende le decisioni è condizionato o è libero? Questo riguarda la Russia, ma lo stesso condizionamento si poteva produrre con altri Paesi. Questo è il punto politico, l'ombra che lei qui non è riuscito in qualche modo a fugare. Ora, io non so se i colleghi del MoVimento 5 Stelle, non venendo in Aula, protestano contro di lei per la TAV o contro Salvini perché non si è presentato. Spero che questi gesti così forti, anche nei confronti del loro capo acquisito Salvini, siano più determinanti su questioni salienti. Ma ancora una volta - torno a ripetere - rimangono ombre per nulla fugate dal suo intervento, ombre pesanti di condizionamenti; condizionamenti dalla Russia, ma anche condizionamenti relativi all'altra vicenda emersa, quella di Arata, con Siri che addirittura partecipa al tavolo negli incontri con le parti sociali (altri condizionamenti). Questo è il punto vero, il punto politico. Questo è un Governo libero, che agisce - come dice lei - solo e unicamente negli interessi dei cittadini oppure no? Queste sono le questioni vere, su cui noi francamente non abbiamo avuto nessun elemento per tranquillizzarci; non sappiamo se le decisioni assunte sono o meno frutto di condizionamento. Guardi, con la politica estera e con i doppi giochetti i Paesi si rompono l'osso del collo. Ripeto: si rompono l'osso del collo, signor Presidente del Consiglio. Quindi altro che autonomia, altro che sovranità, altro che rispetto della nostra libertà e indipendenza. Qui sono in atto dei giochi; per come sono state scoperte e sono venute alla luce le intercettazioni, è evidente che c'è una questione a livello internazionale molto seria. E devo dire che lei ha fatto qui un'operazione di copertura. È venuto rispettoso in Parlamento; ma rimangono le ombre relative al fatto che lei forse sarà anche libero, ma questo Governo, e soprattutto una parte di questo Governo, certamente libero non è e probabilmente continua a portare avanti fin dall'inizio condizionamenti pesanti di interessi e poteri estranei e contrari all'interesse dei cittadini del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente del Consiglio, noi avevamo preparato un intervento che dobbiamo riscrivere integralmente dopo quanto successo, perché, vede, le immagini talvolta sono più forti di mille discorsi e di mille parole. E l'immagine di un Senato abbandonato, mentre parla il Presidente del Consiglio, dal principale partito presente in Parlamento, che in teoria dovrebbe essere anche il suo partito di appartenenza, dà l'idea drammatica della situazione in cui versa questo Governo. (Applausi dal Gruppo FdI e FI-BP) . Le immagini parlano più di mille parole e sono molto più eloquenti, signor Presidente. È l'immagine di un Governo e di un Presidente del Consiglio che non sappiamo se rappresenta se stesso, se rappresenta la maggioranza, quale maggioranza e quante maggioranze, perché ogni giorno la maggioranza cambia. Su ogni argomento la maggioranza si divide e litiga furiosamente ormai da mesi, non da settimane. Lei ha inaugurato il suo intervento - e noi vogliamo rendergliene merito - parlando di rispetto, ma noi registriamo che i senatori 5 Stelle hanno risposto a questa sua offerta di rispetto negandolo platealmente a lei, sotto il profilo personale, istituzionale e naturalmente anche politico. Non devo spiegare io a lei cosa significhi questo e quali conseguenze dovrebbe trarre da un atteggiamento come questo. (Applausi dal Gruppo FdI) . Lei è troppo intelligente perché noi si debba spiegare cosa significhi politicamente un gesto come questo, naturalmente studiato e preparato a tavolino. La posizione di Fratelli d'Italia su questo cosiddetto scandalo della Russia è molto semplice. Noi abbiamo a cuore l'interesse del nostro Paese e il fatto che la politica estera, sulla quale il Parlamento dovrebbe essere tendenzialmente sempre unito, non sia oscurata o macchiata da ricatti, da congiure o da altre questioni a noi non note. Con altrettanta chiarezza dobbiamo però dirle che la vicenda di cui abbiamo conoscenza ci appare onestamente come il copione di un film spionistico di serie B, con protagonisti alcuni personaggi di dubbia levatura, che non sapremmo come definire, se faccendieri, millantatori, gente spregiudicata, che comunque a me pare più in grado di mettere a repentaglio la propria sicurezza che quella del Paese. Detto questo, alla luce di quanto è successo, vorremmo fare un appello con tutta la serietà che abbiamo a disposizione: smettete di usare l'Italia, la nostra Italia (perché il Paese è anche nostro, la Nazione appartiene anche a noi) per le vostre liti da cortile, perché la gente non le capisce più e ne è arcistufa. Signor Presidente, se il problema (chiaramente non detto ma a tutti comprensibile e intuibile) di questa assenza clamorosa dei 5 Stelle in Aula è la TAV, il fatto che lei ieri - e da questo punto di vista noi dissentiamo - abbia annunciato su Facebook e non in Parlamento la decisione, peraltro scontata, di procedere con la TAV, vorrei dire ai colleghi 5 Stelle che se hanno coerenza e coraggio, vengano in Aula e sfiducino questo Governo, oppure si dimettano tutti, perché queste carnevalate non servono a niente (Applausi dal Gruppo FdI) . E quando vi dimettete, portate con voi anche lo studio sui costi e i benefici della TAV che l'innominabile Ministro ha prodotto inutilmente. Io ho finito il mio tempo, signor Presidente, la nostra posizione è molto chiara; avremmo voluto dettagliarla in maniera più approfondita, però se le condizioni politiche sono quelle che registriamo oggi, riteniamo sia meglio tornare al voto. Restituiamo la parola agli italiani perché questa messinscena è durata anche troppo. (I senatori del Gruppo FdI si levano in piedi ed espongono cartelli recanti la scritta: «TAV») . PRESIDENTE . Sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 17,18, è ripresa alle ore 17,20) . PRESIDENTE . La seduta è ripresa. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, prima di tutto la ringrazio per aver risposto affermativamente alla richiesta di un'informativa in Aula, avanzata dal Gruppo Partito Democratico e dal nostro presidente Marcucci. La ringrazio per questo, con molto rispetto. Non posso però ringraziarla per le parole che ha detto oggi, parole che a nostro giudizio sono in parte evasive e in parte affette da scopi palesemente diversivi. Lo sforzo che lei ha profuso per parlare d'altro e non dell'oggetto dell'informativa è ammirevole sul piano dell'impegno fisico ma è disdicevole sul piano politico. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi abbiamo praticato verso di lei la massima forma di rispetto istituzionale che esista che è quella dell'ascolto e della presenza nutrita di senatori sui nostri banchi. Non altrettanto rispetto verso di lei ha dimostrato chi l'ha lasciata quasi solo ai banchi del Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . E soprattutto, Presidente, la stragrande maggioranza del Gruppo parlamentare che l'ha indicata alla Presidenza del Consiglio. Lei comprende che quanto che vediamo oggi in Aula, cioè i banchi quasi vuoti del MoVimento 5 Stelle, rappresenta un fatto che non si può sminuire, non si può minimizzare: ha un grande rilievo politico. (Applausi dal Gruppo PD) . Siccome ho poco tempo, devo darle ragione di come mai ritengo le sue parole di oggi evasive. Lei ha evitato di rispondere, e questo lo considero molto grave, a quattro questioni, pesanti come macigni e aleggianti intorno a questo scandalo internazionale che ha portato all'apertura di un'inchiesta che - bontà sua - il Ministro dell'interno si compiace di definire un cumulo di fantasie. Ma fantasie non lo sono per niente. Quali sono le quattro questioni pesanti come macigni su cui lei oggi non ha detto niente? In primo luogo, lei trova normale che Savoini fosse presente alla cena del 4 luglio con Vladimir Putin? Le hanno fatto dire - perché io credo che questo sia il motivo delle sue parole - che l'apertura dell'inchiesta sia stata successiva alla cena. È vero, ma Savoini era al centro di una inchiesta giornalistica da mesi. Sottolineo questo fatto: dal 24 febbraio Savoini era un personaggio più che discutibile. (Applausi dal Gruppo PD) . Ed è stato presente alla cena con Putin. Lei questo lo trova normale? Non ha risposto su questo. Ma c'è qualcosa di più grave: lei trova normale che a provocare la presenza di Savoini alla cena con Putin sia stato il signor Claudio D'Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del Presidente del Consiglio, ma anche socio in affari di Savoini e suo stretto collaboratore nell'Associazione Lombardia Russia? D'Amico è pagato dai contribuenti italiani con 65.000 euro di stipendio l'anno. (Applausi dal Gruppo PD) . A mio avviso, lei avrebbe dovuto dire qui oggi che D'Amico non merita di stare un minuto di più nel suo incarico e non so come mai non l'ha detto, perché forse è meno libero di come dice di essere, dal momento che D'Amico si è macchiato di una colpa grave, non soltanto quella di aver provocato la presenza di Savoini alla cena, ma anche di aver pubblicato in passato, notizie per spingere imprenditori italiani ad investire nel Donbass, in violazione delle sanzioni internazionali. Vuole qualcosa di più grave di questo fatto? Non ci dice niente su questo? (Applausi dal Gruppo PD) . Terza cosa su cui lei avrebbe dovuto rispondere: ritiene normale che il Ministro dell'interno, Vice Presidente del Consiglio dei ministri, abbia mentito agli italiani sulla sua consapevolezza di quale fosse il ruolo di Savoini nella missione del 17 e del 18 ottobre? Lei sa che le menzogne sono acclarate. Savoini era presente e Salvini lo sapeva, tanto che ci è andato a cena la sera prima della trattativa immonda registrata da BuzzFeed e pubblicata; però per qualche ora Salvini ha provato a dire che non sapeva chi fosse. La sua versione ha retto pochissimo perché è arrivato un profluvio di foto e di documenti che ha dimostrato che lui sapeva benissimo chi fosse Savoini e anche cosa facesse a Mosca. Lei su questo non ci ha detto niente. (Applausi dal Gruppo PD) . Aggiungo un quarto fatto. Il Ministro dell'interno e Vice Presidente del Consiglio dei ministri non è stato in grado di smentire di aver incontrato di nascosto - perché nell'agenda ufficiale questo incontro non è citato... PRESIDENTE. Concluda, per cortesia. PARRINI (PD) . Certamente, Presidente. Ho presentato sette interrogazioni, me ne sono state cassate due e non è mai venuto nessuno a rispondere. (Applausi dal Gruppo PD) . Capirà che il mio diritto di parlamentare comprende anche il porre domande; me lo permetta, sono anche un po' ferito sul piano personale da questo richiamo. (Applausi dal Gruppo PD) . Un po' ferito, non me l'aspettavo, signor Presidente. Io ho presentato sette interrogazioni e sono stato ignorato e anche bloccato. (Applausi dal Gruppo PD) . Allora, la quarta domanda che le pongo è la seguente. Il Vice Presidente del Consiglio dei ministri non è stato in grado di smentire di aver incontrato la sera prima della trattativa di Savoini, nei locali di proprietà di un soggetto colpito da sanzioni dell'Unione europea, il suo parigrado con delega agli affari energetici, Dmitry Kozak. Lo sa che Dmitry Kozak è, anche lui, uno dei colpiti dalle sanzioni internazionali? È una persona che non può entrare nel territorio dell'Unione europea e il Vice Presidente del Consiglio dei ministri italiano non può smentire di averlo incontrato di nascosto durante una missione ufficiale. (Applausi dal Gruppo PD) . Lei si rende conto della gravità di questo fatto? (Applausi dal Gruppo PD) . Non ho sentito una parola. Avrei voluto dire tante altre cose. Siamo di fronte alla manomissione della credibilità internazionale del Paese. Siamo di fronte alla compromissione della sua collocazione internazionale. Siamo di fronte a un Governo, anzi a un partito di Governo, che è condizionabile - così pare - da chi tiene le redini di un Paese in cui avvengono cose che ci inquietano: è un Paese retto con metodi autoritari, i fatti delle ultime ore parlano di un'attivista per i diritti civili uccisa e un oppositore arrestato. Sono fatti gravissimi su cui mi aspettavo lei dicesse qualcosa. Su Priolo Notizie-Home, in provincia di Siracusa, ha letto lo scambio di amorosi sensi che c'è stato tra l'ambasciatore russo e Salvini? L'ha letto? Se non l'ha letto, lo legga. (Applausi dal Gruppo PD) . È una cosa vergognosa. PRESIDENTE.Concluda. PARRINI (PD) . Concludo, Presidente. Le parole del presidente Conte, al quale mi sto rivolgendo con molto rispetto, anche se con severità, erano fatte per rassicurarci ma non ci hanno rassicurato per niente; tanto meno ci ha rassicurato, Presidente, il fatto che lei dica «garantisco io». Lei è un uomo di diritto, conosce l'articolo 95 della Costituzione. Lei è il Presidente del Consiglio dei ministri, che dirige l'attività del Governo, non è eletto direttamente dal popolo alla carica di Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo PD) . Quindi, se c'è un Ministro che non fa il suo dovere, lei non è in grado di garantire un bel niente. Questo lo dovrebbe sapere. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo Ministro è perennemente in fuga: in fuga da spiegazioni sui 49 milioni di euro; in fuga dalla Commissione antimafia sul caso Arata-Siri; in fuga dai processi; in fuga dalle mie interrogazioni. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Nugnes) . È in fuga da tutto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Per favore, concluda, altrimenti le devo togliere la parola, perché lei ha parlato un tempo doppio, non è giusto nei confronti degli altri. PARRINI (PD) . È il Ministro della fuga e del tradimento, perché ha tradito... (Il microfono si disattiva automaticamente. Vivaci proteste dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Non ho detto io di togliere la parola. Io non ho detto di togliere la parola. Concluda. PARRINI (PD) . Presidente, tre parole, perché devo spiegare. Non uso mai le parole a caso. È il Ministro della fuga, per le ragioni che ho detto, e del tradimento, perché fuggendo così dai suoi doveri istituzionali ha tradito quei doveri stessi e le istituzioni di questo Paese e lei ne dovrebbe sentire tutto il peso. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Errani. Molte congratulazioni) . VOCI DAL GRUPPO PD. E lei è complice! PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Illustrissimo Presidente del Consiglio, illustrissimi membri del Governo, colleghi senatori e colleghe senatrici, prendiamo atto della solerzia con cui il Presidente del Consiglio ha dato seguito alla richiesta presentata dalla minoranza, dal Partito Democratico, che chiede conto delle presunte trattative segrete tra esponenti della Lega ed esponenti di nazionalità russa. Anche quando scrivete le lettere, visto che conosco alcuni vostri colleghi garantisti, scrivete: «presunte»; non sono fatti perché c'è la magistratura che sta indagando. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non fa onore a dei vostri colleghi. Presidente, siamo certi che la stessa solerzia ci sarà da parte sua nel venire a riferire in Aula circa il nuovo meccanismo europeo di stabilità, il cosiddetto fondo salva Stati che, a nostro giudizio, è molto più interessante per il futuro del nostro Paese, piuttosto che le ipotesi fantasiose e le leggende di complotti internazionali di cui oggi stiamo parlando in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Del resto, colleghi, sapete bene tutti - lo sanno anche i giornalisti nelle tribune - che stiamo parlando del nulla. (Commenti dal Gruppo PD) . Stiamo parlando di un qualcosa che è più vicino alla fiction che alla verità. Qualche collega giornalista ha citato il film di Totò che vende la fontana di Trevi. Ci può stare. Non ci sono rubli; non c'è gasolio; non ci sono navi che trasportano barili, semmai c'è qualche ONG guidata dal PD. (Proteste dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Trovo francamente intollerabile perché nessuno vi ha mai interrotto, lasciate parlare. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Stavo dicendo che non si vedono navi che trasportano barili di cherosene, ma semmai si vede qualche ONG guidata dal PD che mette a rischio la sicurezza e l'incolumità del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La magistratura è giusto che faccia il suo mestiere e che chiarisca. Speriamo faccia tutto in fretta. Penso, anzi, che questo Paese andrà meglio quando i politici faranno i politici e i magistrati faranno i magistrati. Questo penso che sia giusto e chiaro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP) . È normale - ce lo aspettavamo - che il PD strumentalizzasse questo caso. Non è stato fatto tanto per creare delle crepe all'interno della maggioranza perché ipotesi alternative al Governo giallo-verde, secondo me, non ve le augurate neanche voi. Tra elezioni anticipate, un Governo tecnico e un altro tipo di Governo, direi che siete i nostri migliori alleati da sempre. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az . Commenti della senatrice Valente) . È stato fatto piuttosto perché bisognava cominciare a indebolire Salvini, che a livello nazionale comincia a prendere sempre più posizione, mentre il Partito della Lega cresce e, soprattutto, comincia a diventare un punto di riferimento a livello internazionale. Questo è il vero obiettivo. La notizia della settimana ve la diamo noi: anche questa volta il PD non ce l'ha fatta perché la Lega è salita nei consensi e non ha perso nessun tipo di relazione internazionale. Visto il periodo, direi: rimandati a settembre. Magari sotto l'ombrellone, rinfrescando un po' la memoria, vi viene in mente qualche altra idea da sottoporre. Fa anche sorridere che queste accuse di complotti internazionali, di alto tradimento e di democrazia a rischio arrivino proprio dagli eredi di quel PCI che fu manovrato e finanziato dall'Unione sovietica. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP . Vivaci proteste dal Gruppo PD) . Non vi sarete mica dimenticati del compagno Mitrokhin e del famoso dossier sbianchettato, secondo alcuni membri dell'allora Commissione di inchiesta, per nascondere, forse, possibili finanziamenti dalla Russia a Botteghe Oscure? (Commenti dal Gruppo PD) . MARCUCCI (PD) . Presidente, richiami anche lui! ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Sarebbe stato molto meglio parlare in questa Aula - lo dico riprendendo quanto detto dal collega del Partito Democratico - di fatti gravi e magari dello scandalo di Bibbiano, degli orrori di Bibbiano. Forse era meglio questo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI. Vivaci proteste dal Gruppo PD) . Bambini indotti a ricordare abusi che non hanno mai subito, sottratti ai genitori, per darli ad amici, conoscenti e a coppie arcobaleno. Questo è quanto accaduto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI. Vivaci proteste dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Per favore, non si capisce niente! (Vivaci e prolungate proteste dal Gruppo PD) . Da qui non si capisce niente. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Scusate, posso finire? (Proteste dal Gruppo PD. Commenti della senatrice Bellanova). PRESIDENTE. Non si capisce nulla da qui. Se continuate ad urlare, non capiamo nulla. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, se posso concludere il mio intervento... PRESIDENTE. Concluda, senatore Romeo. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Concludo dicendo che, a differenza di quanto detto dal senatore Casini... LAUS (PD) . Hai toccato il fondo, Romeo! MARCUCCI (PD) . Vergogna! ROMEO (L-SP-PSd'Az) . ...siamo disponibili... (Vivaci proteste dal Gruppo PD) . FARAONE (PD) . Glielo deve dire lei! BELLANOVA (PD) . I bambini si rispettano sempre, indipendentemente dal colore della pelle! VERDUCCI (PD) . Vergogna! PRESIDENTE. Non capisco cosa dicono. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Concludo! Abbiate pazienza ancora qualche secondo. Stavo dicendo che siamo disponibilissimi ad una Commissione d'inchiesta sul finanziamento dei partiti. MARCUCCI (PD) . Sulla Lega? Bene! ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Siamo disponibili, senza alcun problema, dalle Coop rosse a Mafia Capitale (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) e soprattutto sarà l'occasione non solo di parlare, come avete detto voi, dei 49 milioni di euro (che sapete bene non essere 49 milioni, ma 800.000 euro: leggete le carte), ma dei 107 milioni di euro che il Governo Renzi ha pagato per saldare i debiti dell'Unità. Di questo sì che vogliamo parlare! (Vivi e prolungati applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Proteste dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Senatore Romeo, concluda. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Nulla di personale, ma anche questa volta: "ciaone PD"! (Vivi e prolungati applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az, i cui senatori si levano in piedi. Vivaci proteste dal Gruppo PD ) . BELLANOVA (PD) . I bambini vanno rispettati sempre! (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Craxi. Ne ha facoltà. CRAXI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, si consuma, in quanto rimane di questa Assemblea, l'ennesimo paradosso di una legislatura che quanto ad irritualità e stranezze è già consegnata agli annali. È una situazione kafkiana, in cui il Presidente del Consiglio si presenta in Parlamento per conto terzi e non per riferire fatti o valutazioni su un caso, ma per riassumerci, come ha poc'anzi fatto, notizie di stampa di cui abbiamo già abbondantemente letto. Diciamoci la verità, signor Presidente del Consiglio, lei è qui non tanto per adempiere alle richieste di una parte dell'opposizione, ma è qui per soddisfare le esigenze propagandistiche di una parte della sua stessa maggioranza (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) , che da mesi non fa altro che litigare su tutto, condannando il Paese alla paralisi, al declino e all'irrilevanza. Semmai avrebbe dovuto riferire oggi, in questa sede, sulla crisi di Governo in atto. Lei si stupisce, ma secondo alcuni la sua presenza qui oggi è funzionale a coltivare le sue ambizioni personali, indebolire il suo Ministro dell'interno e accreditarsi come l' homo novus di una nuova e diversa stagione. Signor Presidente, le istituzioni non sono un campo di battaglia e un terreno di conquista. Lo diciamo a lei e lo vogliamo ricordare a tutti noi, forze di maggioranza e anche a certa opposizione smemorata. Lo dico, perché si è invocata in questi giorni una Commissione parlamentare d'inchiesta sul Russiagate, ma voglio ricordare agli amici del PD che, se mai una Commissione d'inchiesta deve esserci, questa non può affrontare il tema dei finanziamenti esteri solo nell'arco temporale, nell'orizzonte e nella direzione di propria convenienza. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az) . Le istituzioni per noi sono ancora una cosa seria. Ma che cos'è il Russiagate? Allo stato francamente è difficile dirlo, perché è nulla. Affermiamo questo non solo perché Forza Italia è oggi, come ieri, l'unica forza autenticamente garantista, che non ha mai agitato cappi, né tirato monetine. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Lo diciamo perché, in mezzo a tanto clamore, in assenza di riscontri non è facile orientarsi. Allo stato registriamo solo contraddizioni, una retorica stantia, intrisa di moralismo e fiumi di ipocrisia. È però nostro compito e responsabilità, signor Presidente, elevare il dibattito dalle miserie della cronaca. Infatti, se facessimo per una volta tesoro della lezione della storia, utilizzeremmo questa circostanza come un'occasione utile, non per abbandonarci a grida spagnolesche, ma per una riflessione sul ruolo, sulla funzione e sull'autonomia della politica e per chiederci come coltivare e difendere veramente l'interesse nazionale in uno scenario globale complesso che, in presenza di un'Europa debole, incapace di riformare e riformarsi, vede l'Italia e la nostra politica - tutta - ancor più esposta e vulnerabile. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Dovremmo chiederci come in un mondo globalizzato i movimenti nazionali possano essere protetti dalle interferenze esterne e semmai questi possano essere avulsi dai processi politici mondiali, visto che non lo furono neanche nel passato, durante quello scontro di civiltà che fu la Guerra fredda, che vide piovere sul Partito Comunista rubli sporchi di sangue da un'allora potenza militare nemica dell'Italia e dell'Occidente. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az). Consideravamo già allora gravissimo, inammissibile e indifendibile che Mosca finanziasse forze politiche per realizzare la rivoluzione e considereremo altrettanto grave se - e quando dimostrato - lo facesse oggi. Ma sia chiaro che dobbiamo considerare altrettanto grave ogni altra interferenza e sostegno da ovunque e per qualsiasi ragione provengano. Attenzione ad usare, come spesso fatto in passato, due pesi e due misure poiché qualcuno, ad esempio, potrebbe dire: «Perché i soldi russi no e quelli di qualche miliardario, che ha già speculato con successo sulla lira, sì?» (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az). Dietro entrambi si celano disegni diversi, ma non certo utili al nostro Paese. Volendo, potremmo anche continuare con gli esempi. Vogliamo raccontarci cos'è successo in questi anni con la Cina, chi sono i padrini e gli sponsor di ieri e di oggi e perché il memorandum firmato ha radici lontane, all'ombra delle quali si celano molti interessi, tranne quelli italiani? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Capisco che il linguaggio della verità non corrisponda ai canoni dell'ipocrisia di questo tempo, ma c'è un tema irrisolto, quello del finanziamento della politica che, nei nuovi scenari, riguarda la nostra libertà di popolo e di Paese libero. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Tuttavia, la premessa per un Paese forte è una politica forte, che tale è anche se autonoma dal punto di vista finanziario; eppure si fa di tutto per svilirla, umiliarla e esporla alla mercé di forze e interessi esterni di diversa provenienza e natura. Signor Presidente, onorevoli colleghi - e concludo - rischiamo di trattare senza la giusta consapevolezza un tema importante e delicato per la nostra vita democratica, che invece dovremmo affrontare in maniera seria, strutturata, non abborracciata ed emergenziale; un tema che si ripresenta ciclicamente, perché è parte della debolezza del nostro sistema ed è un'arma in mano ai nostri nemici, specie se siamo, come siamo, privi di qualsiasi strategia geopolitica. Noi lavoriamo e ci batteremo per una politica libera in un Paese libero, come l'Italia deve essere, in cui la politica sia fatta di verità, coraggio, responsabilità e dove sia alto e forte il senso della comunità e della Nazione. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Patuanelli. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, signor presidente del Consiglio Conte, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, credo sia doveroso innanzi tutto dare una spiegazione all'imbarazzo che proviamo in questo momento come forza politica e che si è manifestato anche in modo figurato con alcune, anzi numerose assenze in questo momento. Si tratta di un imbarazzo che probabilmente è stato letto in modo totalmente fuorviante da alcune forze politiche. Voglio dirlo chiaramente, signor presidente Conte: apprezziamo veramente il suo intervento di oggi e la disponibilità, dimostrata da subito, a venire a parlare di questo tema, come ha sempre fatto quando è stata richiesta la sua presenza in quest'Aula e come sono certo farà per altri temi sollecitati dal presidente Romeo e da altri senatori di maggioranza e di opposizione, che le richiederanno la presenza nei prossimi giorni. L'imbarazzo è dovuto forse anche al fatto che lo stesso rispetto sarebbe stato necessario anche da parte del diretto interessato, che sarebbe dovuto venire qui. Lo dico non per l'interesse di parte di una delle forze politiche che convintamente sorreggono questo Governo e che continueranno a farlo. (Commenti dal Gruppo FI-BP). Lo dico perché, senza entrare nel merito della questione, probabilmente questo caso si sarebbe potuto chiudere con quattro parole in modo molto più sereno, senza tanto clamore e senza l'accensione dell'Assemblea a cui abbiamo assistito pochi minuti fa. Sarebbe bastato probabilmente solo questo: la presenza del ministro Salvini. Non c'è un imbarazzo nel merito, infatti: ritengo che ci sia sempre stata una leale collaborazione tra le forze politiche che sostengono il suo Governo, basata sul principio di buona fede. Possiamo sbagliare tutti: sbagliano i Ministri, sbagliano i parlamentari; ho sbagliato io qualche volta e qualche altra l'hanno fatto colleghi di altre forze politiche, ma abbiamo sempre dato per scontata la buona fede, come pure questa volta. Quello che ho visto e che ho potuto capire anche dalle sue parole, signor Presidente, è che forse c'è stata una certa superficialità nel consentire l'accesso ad alcune persone, che hanno portato avanti in modo totalmente indipendente considerazioni e questioni che però hanno una ricaduta politica di un certo peso. Le sue parole finali, quando ha detto che dovrà attivare meccanismi di più stretta vigilanza rispetto alla partecipazione da parte degli invitati anche e soprattutto a consessi internazionali, credo diano un segnale giusto, che non vale soltanto per uno dei Ministri, ma certamente per tutte le persone che a tali consessi possono accedere. Parlo di superficialità, che molto spesso capita anche ad altri esponenti politici, soprattutto a quelli più in vista; può essere la presenza a una cena sbagliata o un selfie sbagliato: è capitato a tanti e potrà ancora succedere, ma quest'elemento non deve passare in secondo piano, perché - e mi riferisco ad alcune parole del presidente Casini - la ricaduta di questi accadimenti sul piano internazionale può essere di un peso rilevante. Voglio dirlo chiaramente: la mia forza politica ed io - e sono certo che lo faccia anche tutto il Governo - consideriamo il Patto atlantico e gli Stati Uniti alleati imprescindibili. Dall'altra parte, abbiamo partner commercianti come la Russia - e com'è stato per la Cina, quando abbiamo parlato della via della seta - con i quali è normale e giusto interloquire sul piano commerciale. È chiaro però che in questi consessi è l'interesse del nostro Paese, soprattutto economico, a dover essere portato avanti, certamente non altri, privati o di singoli soggetti. Non ruberò altro tempo, perché credo che molto sia stato detto. Voglio solo concludere con un riferimento alla Commissione d'inchiesta: ritengo che sia necessaria e sono molto contento che sia tutta la maggioranza a portare avanti la richiesta in tal senso. La Commissione dovrà certamente mettere in luce un sistema di finanziamento ai partiti senza limiti temporali, non c'è alcun problema; dovrà però trovare anche soluzioni e occuparsi delle fondazioni. Ritengo che questo sia un problema che dovremmo nuovamente affrontare e lo faremo certamente. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, abbiamo assistito a un'informativa... PRESIDENTE. Scusi, senatore Marcucci, su cosa vuole intervenire? MARCUCCI (PD) . Sull'ordine dei lavori. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dal punto di vista del Partito Democratico, che ha sottoposto all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo la richiesta di presenza del presidente Conte, che ringraziamo nuovamente per essere intervenuto, abbiamo assistito a un'informativa priva dei contenuti chiarificatori necessari su questa situazione. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, il senatore Marcucci è intervenuto sull'ordine dei lavori. MARCUCCI (PD) . Quindi il Partito Democratico - lo voglio dire in Aula - annuncia che nell'immediato presenterà una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Salvini, il Ministro che scappa di fronte alle sue responsabilità costituzionali e istituzionali. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ne prendiamo atto. Sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle ore 17,52, è ripresa alle ore 17,56) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1374 PRESIDENTE . Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. RUSSO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 3.102, 3.103, 3.104, 3.105, 3.106, 3.107, 3.108, 3.109, 3.100, 3.14, identico all'emendamento 3.15, 3.101 (testo 4) e 3.0.100 (testo 2 corretto) della Commissione. Esprimo parere contrario sui restanti emendamenti. Esprimo altresì parere favorevole sull'ordine del giorno G3.100. SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole « lettere a)». (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 3.2. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.3. *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, se lei è d'accordo, svolgerò un'unica dichiarazione di voto anche sugli emendamenti 3.8 e 3.12, presentati dal mio Gruppo. Colleghi, l'articolo 3 si occupa di cinema. Signor Ministro, vi occupate di cinema, ma ve ne occupate malamente. Dispiace dirlo, ma con il vostro decreto andate a colpire una norma che ha una grandissima importanza e un grande significato che non è solamente simbolico e concreto, ma anche politico. Per quello che riguarda le televisioni cosiddette commerciali, abrogate infatti l'obbligo della programmazione in prime time , la fascia televisiva pregiata, dalle ore 18 alle 23, delle opere cinematografiche di espressione originale italiana, limitando l'obbligo alla sola Rai. Questo, signor Ministro, è un colpo al cinema italiano che mai avremmo voluto e per questo siete ancora in tempo per evitare questo sfregio approvando i nostri emendamenti. È un colpo commerciale alle opere del cinema italiano, perché i passaggi nel prime time aumentano il valore del prodotto sull'intera catena in termini di diritti ed è anche un colpo simbolico, perché spezza quel rapporto già difficile tra il pubblico televisivo, in particolare quello delle televisioni commerciali, e il cinema italiano; dà in pasto il nostro mercato ai colossi americani (come già avviene) e in futuro lo darà ai colossi indiani e cinesi. È l'opposto di quello che si dovrebbe invece fare e che fanno, signor Ministro, le grandi Nazioni, le grandi culture, che proteggono il proprio cinema per farlo crescere, perché così si fa. Voi invece no, quando ci sono di mezzo i grandi interessi il motto «Prima gli italiani» per voi scompare, signori del Governo, e quindi via il cinema italiano dalle televisioni, rimane solo nella Rai, nel servizio pubblico, ma anche lì colpite duramente, perché dimezzate la quota obbligatoria. Fermatevi, signor Ministro, votate i nostri emendamenti, perché altrimenti voi cancellate conquiste ottenute faticosamente nei decenni scorsi, cancellate in un colpo solo, oggi, anni di battaglie importantissime. Con i nostri emendamenti, vi chiediamo, inoltre, di rafforzare gli stanziamenti per i cosiddetti contributi selettivi, che non è una parola complicata, anzi è semplice e importantissima per chi prova a fare cinema, perché riguarda produzione, distribuzione e promozione delle opere prime e seconde, le più difficili da fare ma le più importanti; riguarda i film cosiddetti difficili, di meriti artistici, i documentari e i cortometraggi, cioè tutte le innovazioni, i nuovi linguaggi non omologati, signor Ministro, che non corrispondono al mainstream e per questo vanno protetti e sostenuti. Voi invece avete detto no alla nostra proposta che libererebbe innanzitutto trasparenza e poi nuove risorse a sostegno del prodotto italiano e avete presentato una relazione tecnica che dice che le risorse per questi contributi selettivi sono sovradimensionate. Signor Ministro, secondo me lo sa anche lei che questa relazione tecnica è assolutamente infondata e non veritiera e che ingenera un precedente pericoloso e distorsivo. C'è invece un'enorme domanda che non è finanziata e questo muro che impedisce a tantissimi di mettere in gioco il proprio talento e la propria creatività lo innalzate ancora e mortificate una generazione, chiudete la porta a quei giovani che provano ad entrare. Approvate i nostri emendamenti, perché il cinema è una forza imprescindibile per il nostro sistema Paese e questo sin dagli anni Cinquanta. L'Italia deve la sua forza alla potenza dell'immaginario che sta nel racconto cinematografico, ovunque nel mondo l'Italia è un Paese amato ancora prima che venga visitato e conosciuto e questo si deve al nostro cinema, che è straordinario vettore per il nostro manifatturiero, per il nostro made in Italy , per il nostro turismo, per i luoghi visti e poi inseguiti e visitati. Portare il cinema in una piazza di periferia, ad esempio, significa popolarla, allontanare gli spacciatori, creare comunità, creare sicurezza. Colpendo il cinema, però, come state facendo con questo decreto-legge, colpite l'Italia e colpendo i giovani e le produzioni indipendenti dimostrate ancora una volta di fare gli interessi dei più forti e dei conflitti di interessi. Il nostro cinema e la nostra cultura non meritano questo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.4, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 3.102/100 è inammissibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.102, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.103, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.104, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.105, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 3.5 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.106, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.107, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.6, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.7, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.108, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.109, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100/1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risulta pertanto precluso l'emendamento 3.8. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.9, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 3.10 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.11, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.12, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 3.13 è improponibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.14, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.101 (testo 4), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.100 non verrà posto ai voti. L'emendamento 3.0.100 (testo 2 corretto)/2 (testo corretto) è improponibile. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.0.100 (testo 2 corretto), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 3.0.1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.0.1, presentato dal senatore Rampi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.0.2, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 3.0.3, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.0.3, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. RAMPI (PD) . Signor Presidente, riprendo un ragionamento su un emendamento che abbiamo appena respinto e mi avvio ad illustrare quelli all'articolo 4. Noi abbiamo lasciato cadere la possibilità di chiedere uno stralcio su un emendamento che era composto di due parti. Aveva avuto un parere negativo della Commissione bilancio perché aveva delle parti onerose, ma in esso c'erano due componenti che non erano onerose. Una di queste riguardava la revisione dell'utilizzo del bollino SIAE come strumento di tutela del diritto d'autore. Quindi, non una riduzione del diritto d'autore, ma una innovazione dei meccanismi di verifica e di controllo. Noi potremmo anche definire il bollino SIAE un'innovazione dal punto di vista tecnologico quando nacque. Ovviamente, oggi è un sistema assolutamente superato. C'è un grande mercato musicale che non viaggia neanche più su supporti fisici. Quindi, perché dobbiamo continuare a utilizzare un sistema così oneroso? E sempre in quell'emendamento c'era una parte che riguardava l'internazionalizzazione dei nostri giovani nella musica, utilizzando risorse che sono già destinate. Non ho voluto insistere su questo emendamento, perché ho capito che non era pronta la possibilità di accoglierlo e che sarebbe dovuto ritornare in Commissione. Però - come ho detto anche in un mio intervento prima della sospensione - le due settimane di lavori e anche il lavoro su altri emendamenti ci avrebbero potuto portare ad essere pronti almeno su queste cose. Quindi il mio è un invito che va sul resto. La stessa cosa riguarda i due emendamenti clou riferiti a questo articolo, nel quale noi affrontiamo un tema che secondo me è stato molto saggiamente e molto giustamente posto, quello di aggiungere un'esclusione al tema del biglietto nominale. Il biglietto nominale nasce da un'intuizione, anzi da una volontà, quella di combattere il bagarinaggio on line . Io sono assolutamente d'accordo con il motivo; anzi sono stato tra quelli, insieme ad altri miei colleghi allora in Commissione cultura alla Camera nella scorsa legislatura, che hanno sollevato per primi il tema e che hanno chiesto alla Commissione di svolgere un'indagine. L'abbiamo effettuata e abbiamo individuato delle possibilità. Ricordo molto bene, perché a me piace riconoscere sempre chi porta contributi positivi nella dialettica, che i colleghi del MoVimento 5 Stelle allora, in quella Commissione, posero il tema di utilizzare meglio quei sistemi informatici che potessero andare a colpire e a individuare chi metteva on line siti che erano costruiti per vendere biglietti in secondary ticketing . Cioè non si tratta di chi compra il biglietto e poi magari non lo utilizza più e si organizza per poterlo vendere, che è un fatto che può non andar bene, soprattutto se c'è un aggravio economico e soprattutto se c'è un'elusione del diritto d'autore e delle tasse, ma comunque non è un fenomeno organizzato. Il problema sorge quando c'è chi (ed è stato individuato che qualcuno c'è) in maniera sistematica mette in vendita una parte cospicua di biglietti a un prezzo diverso rispetto a quello cui sono stati venduti in precedenza e su quello fa una (uso una parola volgare, ma normale) "cresta" significativa, non riconoscendo il giusto diritto d'autore a chi ne ha diritto e non riconoscendo le tasse allo Stato italiano. Questa cosa va combattuta e ci sono i modi per combatterla. Va sollecitata l'Agcom a fare il suo lavoro, in virtù di un emendamento che avevo presentato e che passò l'altra volta alla Camera, perché questo potesse funzionare. Ma noi siamo profondamente convinti che il biglietto nominale non sia lo strumento per combattere questa pratica. Allora, vi abbiamo chiesto di rivedere la misura e ve lo chiederemo ancora; c'è un emendamento che va assolutamente in questa direzione. In queste ore abbiamo tentato di utilizzare anche la fantasia e quindi, se voi terrete il punto (sbagliando, a nostro giudizio) nel non sospendere almeno il giudizio e nel non applicare un' epoché al biglietto nominale, vedremo di suggerire una soluzione per avere almeno dei meccanismi di verifica che ci permettano di capire se davvero abbiamo ragione noi, come purtroppo crediamo, nel ritenere che questo strumento sia negativo per il settore e che non risolva il problema oppure se ha ragione qualcun altro. PRESIDENTE . I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame. RUSSO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 4.0.3 (testo 2 corretto) e parere contrario su tutti i restanti emendamenti. BORGONZONI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.1. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, ci ritroviamo in Aula e io le ripeto quanto detto nel corso della sua audizione. Glielo ripeto perché lei giustamente a nostro avviso - glielo ha segnalato anche adesso il collega Rampi - chiede, all'interno del suo decreto-legge, di escludere gli spettacoli viaggianti dalla disciplina in materia di titoli di accesso nominativi, cioè aggiunge un elemento di esclusione a quello che già la legge in vigore prevede, creando un po' di confusione (non mi riferisco alla sua aggiunta, ma alla legge in generale). Stamattina, nel corso della discussione generale, sono ritornata sull'argomento. Signor Ministro, anche lei ha avuto sotto gli occhi le proteste di un settore che comunque conta nel sistema dell'economia italiana: quello dell'organizzazione degli spettacoli. E si tratta di un settore che porta vantaggi non solo a chi si occupa di quel mondo, ma anche alle città che ospitano questi eventi (i dati lo dimostrano). Signor Ministro, ribadiamo ancora una volta cosa è successo da quando il biglietto nominale è diventato effettivo: dai primi giorni di luglio chi ha voluto, anche per altri motivi, avere il biglietto nominale si è trovato ad avere code ai cancelli prima che incominciassero gli eventi e addirittura eventi che cominciavano con le persone rimaste fuori. Lei, che in parte ha accolto verbalmente le rimostranze da noi poste, ha ritenuto di cominciare ad applicare la norma, di darsi del tempo per poi compiere le opportune valutazioni. A noi però preoccupa questa valutazione, perché in realtà i problemi ci sono ora. Signor Ministro, è mai possibile che l'Italia sia l'unico Paese ad aver introdotto il biglietto nominale? Io le pongo questa questione, perché se altri Paesi europei, per esempio la Germania, hanno risolto il problema del secondary ticketing, cioè del bagarinaggio on line, rendendo trasparenti le società che si occupano di questo e facendo in modo di tassarle, quindi mettendo in atto un meccanismo con quella che potrebbe essere l'Agenzia delle entrate, perché noi dobbiamo essere miopi? Poiché anche lei all'interno del decreto-legge in esame pone un tema perché allarga la maglia che era stata prevista quando la questione è stata posta all'interno della legge di bilancio e addirittura aggiunge un elemento ulteriore, perché non dice invece di abrogarla e di andare avanti a costruire un sistema? In fondo, come diceva il senatore Rampi, nella scorsa legislatura avevamo fatto un lavoro serio unitariamente come Commissione e non come forze politiche separate, per provare a sconfiggere quello che dal nostro punto di vista è un rischio per il sistema, cioè il bagarinaggio, ma non è così che evitiamo il bagarinaggio on line . Ve lo stanno dicendo tutti. L'emendamento 4.1 per noi è fondamentale perché va incontro a chi lavora nel settore e ai consumatori, perché quei costi aggiuntivi del lavoro aggiuntivo per il biglietto nominale saranno a carico di chi il biglietto lo vuole comprare. Inoltre, siccome il biglietto nominale e il meccanismo per cambiarlo è complicato (anche se vi hanno detto che certamente si può modificare), mi chiedo chi sarà incentivato a prendere i biglietti e a regalarli, visto che si poteva avere questa usanza. Ci rendiamo conto che stiamo danneggiando un settore dicendo che ci prenderemo del tempo e poi vedremo, senza voler cogliere immediatamente un'opportunità che lei stesso ha colto; altrimenti ci deve spiegare per quale motivo ha ampliato la gamma di ambiti che non verranno sottoposti al biglietto nominale, ma rimane fermo sulla posizione che per i concerti superiori ai 5.000 partecipanti ci debba essere. Aggiungo un'ultima considerazione. Abbiamo provato a spiegarvi, grazie ai soggetti convocati in audizione, che il sistema per cui il biglietto nominale non va bene per il jazz, ma va bene per un concerto di musica pop crea solo problemi e confusione, perché ci possono essere artisti pop che si cimentano anche in jazz : in che modo considerate in quel caso il biglietto nominale? Deve esserci o non esserci? State creando problemi al settore. Avete l'opportunità (ve la diamo in modo incrociato perché anche altre forze politiche sono su questa linea) di evitare di andare incontro ad altri problemi. Non vorrei arrivare a dicembre a dover votare magari un'ulteriore proposta dopo che ci sono stati sei mesi di paralisi di sistema. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.1, presentato dal senatore Rampi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.2, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.3, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.4, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.5, presentato dal senatore Iannone. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 4.6 è improponibile. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.7, identico agli emendamenti 4.8 e 4.9. RAMPI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, questo emendamento nasceva dal tentativo di proporre una moratoria sul biglietto nominale. Avevamo fatto nostra una proposta che fu presentata a suo tempo da un collega della Lega alla Camera, quindi non era un nostro intento. Abbiamo insistito fino ad oggi, la collega Malpezzi ha spiegato molto bene la nostra posizione. Ieri sera in Commissione si è svolta una discussione molto seria su questo tema ed è emersa la disponibilità della maggioranza ad approvare un ordine del giorno. Allora, se la relatrice è d'accordo, chiediamo di poter trasformare l'emendamento 4.8 in un ordine del giorno che faccia proprie le parole pronunciate dal Ministro in Commissione. Ovviamente non è la nostra posizione però la riteniamo già un punto interessante di arrivo: si prenda il tempo necessario, si faccia una verifica, si valuti come sono andate a finire le cose ed eventualmente ci si dia anche il tempo di correggere. Credo che abbia senso che questa espressione del Ministro in Commissione venga presa come impegno in Aula da tutti i Gruppi parlamentari. È un comportamento molto serio, il risultato del lavoro di una Commissione. Se siete d'accordo ho già fornito alla collega relatrice il testo dell'ordine del giorno, quindi, se mi concedete di poter trasformare l'emendamento in ordine del giorno, il dispositivo finale reciterebbe così: «a valutare l'opportunità di procedere ad una verifica in tempi ragionevoli sul funzionamento delle disposizioni relative alla bigliettazione nominale. PRESIDENTE . Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi al riguardo. RUSSO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole. BORGONZONI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali . Signor Presidente, accolgo l'ordine del giorno. PRESIDENTE . Chiedo ai senatori Cangini e Iannone se sono d'accordo sulla trasformazione degli emendamenti 4.7 e 4.9, identici all'emendamento 4.8, in ordini del giorno. CANGINI (FI-BP) . Sì, Presidente. IANNONE (FdI) . Sì, Presidente. PRESIDENTE.Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.800 non verrà posto ai voti. L'emendamento 4.0.1 è improponibile. Passiamo all'emendamento 4.0.2, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.2, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.3 (testo 2 corretto), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 4.0.4, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.4, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 4.0.5 è improponibile. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. RUSSO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 5.0.2 (testo 2 corretto) e parere contrario su tutti i restanti emendamenti. BORGONZONI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1, presentato dal senatore Giro. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.2, presentato dal senatore Giro. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.3, identico all'emendamento 5.4. MARGIOTTA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARGIOTTA (PD) . Signor Presidente, questo emendamento molto semplice consentirebbe di non entrare nuovamente in contraddizione tra quanto si proclama e quanto invece si realizza. L'approvazione di questo emendamento consentirebbe di evitare un errore alla maggioranza e in maniera particolare al MoVimento 5 Stelle perché anche in questa legge avete introdotto una deroga per l'aggiudicazione degli appalti. Sembra che non riusciate a fare altro che introdurre deroghe su deroghe su deroghe, in modo che ognuno possa assegnare lavori a chi vuole e non utilizzando le leggi. Insomma il Governo del cambiamento, sostenuto dal partito dell'onestà e della trasparenza, si contraddistingue per opacità e per restaurazione. Avete cominciato subito: già all'atto di insediamento del Governo Conte, qui in Senato, nel suo discorso sulla fiducia, avete iniziato a minare dalle fondamenta l'azione di Cantone e dell'ANAC e le dimissioni di ieri di Cantone dall'ANAC, molto gravi, sono figlie anche di quell'atto. Poi avete continuato: nella legge di bilancio avete alzato la soglia entro la quale possono essere affidati lavori senza gara e, successivamente, con lo sblocca cantieri, avete dato a "n tendente all'infinito" commissari ogni possibilità derogatoria ad ogni legge, pur di assegnare gli appalti a chi si vuole. Insomma, deroga, deroga, deroga, altro quanto sostenevate prima. Deroghe anche quando si è ben lontani dall'emergenza. Quel che mi dispiace verificare è che, in realtà, la deroga maggiore la state facendo rispetto ai principi e ai valori che prima urlavate ai quattro venti e che al Governo non hanno lasciato traccia di sé. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.3, presentato dal senatore Margiotta e da altri senatori, identico all'emendamento 5.4, presentato dai senatori Giro e Mallegni. (Segue la votazione) . Il Senato non approva. (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.5, presentato dal senatore Giro. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.6, presentato dal senatore Giro. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 5.0.1 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.2 (testo 2 corretto), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . RUFA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sarei voluto intervenire in dichiarazione di voto a favore dell'emendamento 5.0.2 (testo 2 corretto). Mi aspettavo ci si sgolasse a commentare anche questo emendamento, ma ciò non è avvenuto. L'emendamento è fondamentale, perché ci sono alcuni enti locali che, accidentalmente o per una cattiva gestione, hanno dichiarato il proprio dissesto finanziario, portando a fondo anche istituti musicali e accademie delle belle arti da essi sostenuti. Lo Stato, fino a un limite di 4 milioni di euro per il 2019, mette a disposizione un fondo per salvare questi istituti, composti da uomini e donne che lealmente lavorano. Mi aspettavo che questo emendamento fosse votato anche da parte dell'opposizione. LUCIDI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, anch'io volevo intervenire sullo stesso emendamento, il 5.0.2 (testo 2 corretto). Si tratta di un testo importante, che era stato presentato in Commissione e sul quale abbiamo lavorato insieme con il senatore Rufa; un testo che ora è condiviso e che è stato fortunatamente reso ammissibile, non solo per materia, ossia per l'applicazione, come diceva il nostro collega, a quegli enti che hanno subito, per disattenzione, per errore o magari per problemi contingenti, un dissesto o un predissesto, ma soprattutto anche per quanto riguarda aspetti di finanza pubblica. Chiaramente mi riferisco all'istituto che conosco, l'Istituto superiore di studi musicali «Giulio Briccialdi» di Terni. Speriamo che questo emendamento possa risolvere questa e tante altre situazioni rispetto a un tema che è fondamentale, come quello degli istituti musicali non statali o in via di statalizzazione. PRESIDENTE . Colleghi, sono dichiarazioni di voto postume perché abbiamo già ampiamente approvato l'emendamento. Gli emendamenti 5.0.3, 5.0.4 e 5.0.5 sono improponibili. Passiamo all'emendamento 5.0.6, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.6, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 5.0.7, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.7, presentato dal senatore Mallegni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 5.0.8 e 5.0.9 sono improponibili. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, dopo le tensioni della prima parte di questo pomeriggio ritorniamo ad argomenti più tranquilli ma non meno importanti, occupandoci della conversione di questo decreto-legge recante misure urgenti nei settori di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali. Vorrei soffermarmi nel mio intervento sulla prima parte di questo provvedimento che interessa in particolare la musica, le fondazioni lirico-sinfoniche e la musica corale. C'è la possibilità di fare alcune brevi riflessioni sugli enti e le fondazioni che hanno il compito di gestirne la programmazione e la realizzazione, ma anche sugli indirizzi politici che ne devono guidare l'attività. Parliamo di un settore culturale, quello della musica lirica, non solo sinfonica ma anche corale, che rappresenta uno dei biglietti da visita del nostro Paese. La grande polifonia classica del Cinquecento, la nascita dell'opera con il grande Claudio Monteverdi, la scuola napoletana del Settecento, fino alla grande tradizione operistica di Rossini e di Verdi rappresentano un'esperienza unica al mondo, un tesoro culturale e musicale che tutti i Paesi ci invidiano. L'Italia, assieme agli altri grandi Paesi europei come la Germania, l'Austria e la Francia, rappresenta la musica e punto di riferimento per tutti quei grandi musicisti e per il pubblico che vogliono dissetarsi alla fonte originale della grande cultura musicale. La sensazione - forse si tratta più di una sensazione - è però che il nostro Paese non sappia valorizzare in modo sufficientemente efficace e degno questo settore strategico e importante. Basti pensare, ad esempio, che i più grandi esecutori di musica antica o barocca - parliamo di autori perlopiù italiani - sono esteri (inglesi, tedeschi e francesi). Ciò avviene non per incapacità o minor qualità dei musicisti italiani; anzi, spesso abbiamo eccellenti direttori, esecutori e solisti che per sviluppare appieno la loro capacità artistica devono andare all'estero, dove diventano famosi, oppure accontentarsi di proposte al di sotto delle loro qualità. Tornando al merito del provvedimento, si mettono ancora una volta a nudo le difficoltà di gestione degli enti lirico-sinfonici. Sappiamo che sono commissariati. Naturalmente non è colpa di questo Governo (ci sono trent'anni di stratificazioni di normative di tipo finanziario-amministrativo che hanno messo in difficoltà questi enti, di scelte sbagliate sia politiche che tecniche), però crediamo che non possiamo abbandonare questo settore così importante. Credo, quindi, sia importante con questo provvedimento tentare di mettere in condizione questi enti, e le fondazioni lirico-sinfoniche in particolare, di portare avanti un'attività così determinante per il nostro Paese. Gli enti sono oberati di debiti, ma il loro rilancio è indispensabile. Credo sia determinante riportare al centro delle scelte politiche del nostro Paese e soluzioni più coraggiose che pongano veramente la cultura alla base dell'azione politica cercando di portare avanti importanti investimenti in questo settore. Parlo di investimenti per finanziare progetti ambiziosi, per un settore oltretutto che potrebbe far vivere in modo dignitoso tantissime famiglie. Investire in cultura significa investire nei giovani e dare un futuro di qualità al nostro Paese. Non ultima c'è la questione dell'insegnamento della nostra cultura nelle scuole. La storia dell'arte e la musica, purtroppo, sono spesso le Cenerentole delle materie di insegnamento, e non possiamo poi pretendere che tutti gli italiani siano coscienti dell'enorme tesoro che abbiamo a disposizione. Quindi, per concludere, abbiamo diversi dubbi, nonostante gli sforzi del Ministro e della relatrice, che ringrazio per il lavoro svolto. Credo dunque che il provvedimento sia ancora insufficiente per rilanciare un settore così importante come la cultura musicale. Annuncio pertanto l'astensione del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, pensiamo che la volontà espressa dal decreto-legge in esame fosse certamente quella di provare a creare un sistema virtuoso nella gestione del personale dipendente delle fondazioni lirico-sinfoniche, purtroppo però non si è previsto alcun periodo transitorio perché, in attesa che si svolgano tutti gli adempimenti previsti dalla norma per individuare le piante organiche, ahimè i lavoratori in scadenza stanno già ricevendo le lettere con cui si comunica che non è possibile stipulare altri contratti a termine. Quindi, da questo punto di vista, il provvedimento suscita in noi alcune perplessità, soprattutto perché l'intervento normativo annunciato era di altro segno, essendo stato preannunciato come finalizzato a risolvere finalmente l'annoso problema del precariato, attraverso la stabilizzazione dei tantissimi precari e come attuativo della sentenza della Corte di giustizia europea del 25 ottobre 2018. Se questi erano gli intenti e gli annunci che hanno accompagnato il provvedimento in esame, certamente non c'è corrispondenza tra la programmazione degli intenti e il risultato ottenuto. Dal nostro punto di vista, non può essere accettata la decadenza del diritto di precedenza. Si tratta di una norma iniqua, che colpisce ingiustamente proprio i precari più "storici", che si vedono messi da parte. Quindi, ribadisco ancora una volta che non si affronta davvero e fino in fondo il problema del precariato ma si rischia di alimentare una guerra tra poveri, contrapponendo i nuovi precari ai vecchi precari, e inoltre si contraddicono proprio quegli intenti di tutela della qualità, che invece vengono proclamati e che nel campo in cui opera il provvedimento costituiscono la questione fondamentale. In tal senso credo che una parte dei teatri inizierà a stabilizzare il personale, mentre altri purtroppo non ce la faranno. Il rischio, condizionando la dotazioni organiche alla sostenibilità, è che qualcuno verrà stabilizzato ma molti altri no. È poi evidente che la tagliola dei trentasei mesi, che è stata inserita, creerà d'ora in poi una marea di problemi. Si rischia di avere lavoratori ancora più precari, perché se vorranno lavorare sanno già che dovranno fare tre anni qui e tre anni là, sperando di trovare lavoro e magari senza mai maturare un possibile diritto alla stabilizzazione. Ci auguriamo che così non sia, ma leggendo attentamente il decreto-legge avverte il rischio di stabilizzare solo pochi lavoratori. In particolare, i corpi di ballo, che sono più deboli, rischiano di continuare ad essere costituiti in gran parte da precari, ma anche nelle orchestre si rischia di coprire solo una parte dei posti disponibili, per non parlare poi delle questioni riguardante i tecnici e gli amministrativi. È chiaro poi che abbiamo un problema diverso da fondazione a fondazione e quindi si sarebbe dovuta innanzitutto considerare la necessità di stabilire un criterio. L'altro elemento fondamentale è che, senza un po' di investimenti, non si può parlare di un vero processo di stabilizzazione. Ancora una volta poi - e questo è un altro punto debole - non si vuole chiarire lo status del lavoratore delle fondazioni lirico-sinfoniche; sarebbe invece stato necessario definire una volta per tutte se sono pubblici o privati, mentre, per come appare nel decreto-legge, si continua con questa ambivalenza, che non può che generare un contenzioso infinito. Un'ulteriore questione che ci vede molto preoccupati è il fatto che il testo in discussione riveda il decreto legislativo dell'allora ministro Franceschini in merito alla promozione delle opere europee e italiane da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi. In particolare, dopo la direttiva europea TV senza frontiere, è stata introdotta, con la legge n. 122 del 1998, la riserva per la produzione e la diffusione di film e audiovisivi italiani ed europei. Tale impostazione, pur con qualche modifica, si è affermata e persino nel testo novellato del 2017 si sono innalzate e rese più cogenti le soglie, con una specifica attenzione verso le opere di espressione originale italiana e al repertorio più recente. Entravano poi in scena i servizi pay e on demand . La diffusione andava quindi giustamente applicata alle ore di maggiore ascolto e non conteggiata di notte. Da questo punto di vista, secondo noi, il nuovo testo fa passi indietro: si rinvia infatti al 2020 - se non al 2021 - l'entrata in vigore dei passaggi cruciali di quel decreto e si annacquano i diversi tetti. Per rendere l'idea, all'articolo 3 vi è, ahimè, una sequenza di rimandi, mentre si elimina il parere preventivo delle Commissioni parlamentari. Insomma, signor Ministro, bisognava avere molto più coraggio, non rimandare e andare avanti nella direzione della promozione e in qualche modo della premialità delle opere di qualità italiane. Abbiamo avuto anche la sorpresa di un emendamento della relatrice, poi accolto, con il quale si riducono tra l'altro le quote percentuali previste per le opere cinematografiche di maggiore impegno qualitativo, finanziate in modo selettivo, che già non avevano ingenti risorse economiche nella legge Franceschini e che ora vengono ulteriormente ridotte. Le opere di maggiore mercato prendevano circa 1'85 per cento, per quelle di impegno restava il 15 per cento. Con la nostra attività emendativa abbiamo cercato di incrementare almeno la quota per i contributi selettivi, anche rispetto alla legge Franceschini. Un'altra considerazione va fatta sui biglietti nominali, su cui, ahimè, gli emendamenti non sono stati accolti. In considerazione delle problematiche tecnico-operative relative alla gestione della sicurezza pubblica di eventi e spettacoli di medie e grandi dimensioni sarebbe stato importante prorogare di almeno sei mesi l'entrata in vigore delle disposizioni relative alla bigliettazione nominale. Potrei continuare richiamando un'altra serie di questioni. Mi limito a dire, in sintesi, che certamente il provvedimento in esame ha dimostrato ancora una volta molti punti critici e molta debolezza. Soprattutto - e questo è ciò che ci sta cuore - esso ha il merito di voler assumere una volta per tutte la questione della stabilizzazione del personale delle fondazioni lirico-sinfoniche, anche se poi in realtà, rispetto a questo intento, rischia di produrre alla fine una situazione di precariato, che nel mondo dello spettacolo potrebbe durare ancora per moltissimo tempo. Per tutti questi motivi annuncio il voto di astensione dei senatori del mio Gruppo. (Applausi dal Gruppo Misto) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, questo provvedimento ci lascia molto insoddisfatti come Gruppo Fratelli d'Italia. Voglio ringraziare il presidente Pittoni, i colleghi della Commissione e i funzionari per il clima di assoluta collaborazione con il quale abbiamo lavorato in questi giorni. Allo stesso modo, voglio ringraziare il ministro Bonisoli per la sua cortesia e per la disponibilità sempre manifestata al confronto, anche se purtroppo, nonostante questi buoni ingredienti, il risultato non ci sembra assolutamente accettabile. Come infatti abbiamo avuto modo più volte di rilevare anche nel corso audizioni che si sono svolte in questo anno di lavoro dinanzi alle Commissioni congiunte, non si mette mano, a nostro avviso, al problema del precariato dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche, anzi, lo si acuisce. L'articolo 1, che è il cuore del provvedimento che ci accingiamo a votare in maniera definitiva in Senato, sostanzialmente viola le norme europee e quanto è stato sancito dalla Corte europea, come nel caso della sentenza Sciotto. Ci saremmo aspettati, signor Ministro, che in quest'anno ci fosse stata la possibilità di mettere in campo un provvedimento più coraggioso e deciso, che certamente era chiamato a mettere un punto rispetto ad una situazione sicuramente ereditata; esso invece è debolissimo e non mette mano alla questione della gestione delle fondazioni lirico-sinfoniche, veramente disastrosa e in alcuni casi esecrabile, come per il Teatro dell'Opera di Roma e quello di Firenze. Sotto questo profilo, non sono venute risposte chiare in questi mesi di Governo del cambiamento, che anche su questo provvedimento sembra più il Governo della contraddizione perché a proposito del precariato delle fondazioni lirico-sinfoniche entra in contrasto anche con quanto affermato con il decreto dignità, voluto dal vice ministro Di Maio. Per noi il lavoro discontinuo dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche andava tutelato con la stabilizzazione. Parliamo di persone che mediamente hanno guadagnato 10.000 euro all'anno, secondo quanto dicono i risultati di un'indagine, pur difficile proprio per effetto dell'estrema volatilità dell'impiego, e crediamo che esse non possano attendere oltre risposte. Mi sembra che il provvedimento in esame scontenti dai lavoratori ai sindacati e non possiamo che sposare questa battaglia. Parimenti, nel complesso, il provvedimento e le azioni del Ministero ci sembrano abdicare alla funzione di guida della politica in favore della burocrazia, più preoccupata di comandare che di governare dinamiche, anche con forti responsabilità rispetto al passato. Anche sotto questo profilo, non cogliamo elementi di discontinuità. Abbiamo presentato un robusto pacchetto di emendamenti, proprio per fare in modo, come siamo abituati, di avere una possibilità di ravvedimento da parte del Governo. È stato accolto soltanto un nostro emendamento e ci sembra troppo poco, perché l'impianto del provvedimento resta lo stesso e invariato. Abbiamo avuto proficue interlocuzioni, ma risultati scadenti, a mio giudizio. Abbiamo colto come un atto di buona volontà l'accogliere un ordine del giorno a proposito della questione dei titoli nominativi, però abbiamo già avuto dimostrazione del fatto che il sistema non funzioni. Certamente il bagarinaggio va combattuto, ma abbiamo avuto già testimonianza, da quando il provvedimento è entrato in vigore il 30 giugno 2019, di situazioni al limite, con concerti iniziati e file interminabili delle persone che erano ancora fuori. Questo determinerà certamente un danno importante per gli operatori e l'utenza: sarà praticamente impossibile poter regalare un biglietto. Noi abbiamo quindi fatto il nostro massimo sforzo di collaborazione, che purtroppo non è bastato, e ci riteniamo profondamente insoddisfatti. Il Ministro, nel corso dell'ultima audizione di fronte alle Commissioni congiunte, ha dichiarato di non essere sovranista e non capire bene il significato di questa parola. Noi, in attesa della folgorazione sulla lunga strada che porta a Damasco, diciamo al Ministro che essere sovranisti significa difendere gli interessi nazionali, le proprie identità ed eccellenze in termini di espressione culturale e sicuramente la lirica e il cinema sono dei testimoni straordinari della cultura italiana. Pertanto, in attesa che il Ministro si converta al sovranismo, non ci reputiamo assolutamente soddisfatti di questo provvedimento e annunciamo il nostro voto contrario. (Applausi dal Gruppo FdI) . RAMPI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, intervengo doverosamente dai banchi del mio Gruppo perché questo è un intervento politico con cui si vuole esprimere la posizione del nostro Gruppo sul provvedimento in esame. La nostra non può che essere una posizione che guarda alle luci e alle ombre e lo fa, però, non con quella bellezza che - a volte - le luci e le ombre possono avere nell'arte o nel cinema: in questo caso sarebbe meglio illuminare un po' di più. Noi spingeremo con tutte le forze perché, in futuro, si accendano molte più luci e riflettori su questo settore che è cruciale per il Paese. Perché ci teniamo? Vorrei partire da qui. L'ho detto all'inizio della discussione. La cultura è una parola di cui a volte si abusa un po' e, allora, bisogna dire cosa significa. Il settore di chi lavora in questo campo è fondamentale per l'Italia, perché è un rilevantissimo settore economico e rappresenta sicuramente uno dei nostri punti di forza. Un Ministro dello sviluppo economico dovrebbe guardare a questo settore come una sua priorità. È inoltre un settore fondamentale per la democrazia, perché la democrazia funziona se c'è cultura diffusa, che si impara non solo sui banchi della scuola (sicuramente lì c'è, per un periodo importantissimo della vita, e bisognerebbe essercene molta di più, in quanto è un settore su cui bisogna investire): la cultura diffusa si realizza se si legge di più, se si vedono più film, se si partecipa a più concerti e se ci sono luoghi di aggregazione. Questo è per noi un tema fondamentale, su cui abbiamo speso veramente moltissime energie nella scorsa legislatura. Ricordo che avevamo rimosso quell'abitudine, presente - non sempre, ma molto spesso - nella storia repubblicana che vede la cultura essere un settore marginale quando si forma un Governo. Si tratta di un'abitudine che in parte è tornata. Noi ricordiamo - in negativo, purtroppo - che, in occasione del suo discorso d'insediamento, il Presidente del Consiglio non dette rilevanza a questi temi. Inoltre, dobbiamo dirglielo, signor Ministro, siamo preoccupati che i due Vice Premier , i due azionisti di maggioranza di questo Governo, che spesso intervengono su tutto (e che qualche volta farebbero meglio a non intervenire su alcuni temi, perché sinceramente sarebbe meglio per tutti), sulle tematiche riguardanti il suo settore invece non intervengono mai. Io non sono in grado di individuare la posizione di una delle due forze di maggioranza - segnatamente, la Lega Nord - sui temi della cultura. Non sono in grado di dire né se sono d'accordo, né se non lo sono, perché in tanti anni, ascoltandoli prima come opposizione e, oggi, come forza di Governo, non ho individuato una linea politica. Devo dire che oggi è invece emersa la situazione, che ho stigmatizzato, di una linea politica, prevalente soprattutto sul tema delle fondazioni lirico-sinfoniche, che assomiglia di più a quella che avevamo noi quando eravamo al Governo rispetto all'altra forza di Governo. Chi è andato al Governo ha assunto questa posizione, pur se tra i banchi di quella forza oggi qualcuno si è comportato come se fosse ancora all'opposizione. Ci sono numerosi emendamenti; certo, sono stati ritirati, ma se uno li prende e li legge tutti in fila si accorge che tra l'altro assomigliano a quelli di altri Gruppi dell'opposizione e ne fa discendere un dato politico. Luci e ombre; noi ci aspettiamo di più. Dopo un anno di Governo siamo convinti che sia maturo il tempo di intervenire in maniera significativa sul settore, investendo risorse importanti sul cinema, perché ci sono Paesi ai nostri confini che rischiano di scipparci quella che è la nostra peculiarità, non solo perché l'Italia è un posto straordinario per girare film per sua natura, per come ce la siamo trovata, per come l'hanno conformata gli eventi della storia geologica e per i grandi artisti del Cinquecento, dell'Ottocento e del Novecento, che ci hanno regalato delle location inimitabili, ma perché noi abbiamo degli artisti e degli artigiani straordinari premiati a livello mondiale. È su questo che dobbiamo investire perché non è possibile che siano altri Paesi che si portano da loro le produzioni cinematografiche. Siamo sostanzialmente d'accordo con gran parte degli interventi contenuti nel provvedimento sulle fondazioni lirico-sinfoniche. Abbiamo tentato di migliorarlo: siamo stati noi, ad esempio, ad introdurre i teatri di tradizione. È un provvedimento molto importante, ma vogliamo un intervento significativo e abbiamo provato anche a proporne uno, che riprenderemo, sui lavoratori del settore. Chi lavora infatti in questo settore ha una condizione peculiare, ha un elemento di discontinuità lavorativa che è ordinario e fa parte delle caratteristiche del lavoro. La discontinuità lavorativa non deve diventare tuttavia precarietà lavorativa; sono due temi diversi e questo ha fondamentalmente a che fare con aspetti economici, di tutela pensionistica e di sicurezza sul lavoro. Se c'è continuità pensionistica e di sicurezza sul lavoro insieme ad una copertura economica dei periodi non lavorati, allora noi davvero trasformiamo non a parole, non scrivendolo da qualche parte, la discontinuità in tutela e combattiamo il precariato. Non stiamo parlando di un settore in cui si può pensare che una persona viene semplicemente assunta come in un altro settore; non sarà mai così per un attore, per un musicista o per chi lavora in campo artistico. Ciò non significa però condannarlo alla precarietà o, peggio ancora, ad essere quasi un amatore. È risaputo infatti che chi lavora nel settore si sente poi chiedere quale lavoro svolge davvero, considerando la sua attività come un hobby da svolgere magari anche gratuitamente. Ripeto allora che nel provvedimento sono presenti luci e ombre. Siamo soddisfatti di alcuni emendamenti che sono stati recepiti e abbiamo tentato di proporne altri e di più nel settore della musica. C'è un tema annoso, sul quale abbiamo cercato di trovare una soluzione condivisa, che riguarda il lavoro sullo spettacolo dal vivo. Siamo convinti che la svolta che deve avvenire nelle prossime settimane e nei prossimi mesi con il decreto sullo spettacolo dal vivo, che credo finalmente arriverà al Senato, sia quella di affrontare pienamente questi temi. Siamo preoccupati di chi non considera fondamentale il tema al nostro esame, vorremmo che le ore di lavoro in Commissione al riguardo fossero maggiori. Vorremmo che il Parlamento italiano fosse grande protagonista di queste tematiche perché non ci possiamo riempire la bocca della parola «cultura», fare dichiarazioni sulla bellezza dell'Italia e poi non essere efficaci e coerenti. Le faccio solo un esempio, Ministro, mi tocca farglielo; non ci siamo dimenticati della Convenzione di Faro. Non ce ne siamo dimenticati. C'è qualche cosa che non va bene? C'è qualche cosa che dobbiamo correggere? Tutte le volte che vado all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa mi chiedono perché il nostro Paese non abbia ancora ratificato la Convenzione di Faro. Lo chiedono anche al capo delegazione che sicuramente non è del mio partito. Siccome vorrei aiutare il collega ad avere una risposta efficace da dare, direi che è venuto il tempo di riprendere il tema. Tutte queste ragioni ci portano verso un voto di astensione, che è un'astensione che va interpretata in una maniera molto chiara. Qualche volta quando ci asteniamo si dice che il Partito Democratico non ha una posizione definita: no, il Partito Democratico ha una posizione molto chiara. La nostra è un'astensione che vede il positivo e che vuole sostenerlo, perché noi non faremo mai opposizione contro il Paese, non faremo mai opposizione contro chi lavora in questo settore. Quindi se c'è solo un elemento utile - e ce n'è più di uno - in un provvedimento noi lo sosteniamo, ma la nostra è un'astensione che dice anche tutto quello che manca e che noi saremo forti nell'incalzare il Governo su quello che manca, perché la nostra cortesia e la nostra dolcezza non devono mai essere scambiate per debolezza. (Applausi dal Gruppo PD) . BARBARO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BARBARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, nel convertire in legge il cosiddetto decreto-legge cultura, mi sia concesso in via preliminare esprimere il mio più vivo apprezzamento per il lavoro organico e significativo prodotto dal Governo, in particolare dal ministro Alberto Bonisoli e dal Sottosegretario Lucia Borgonzoni, nostra collega senatrice. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Oggi è, per me, occasione di privilegio intervenire nel dibattito parlamentare: la cultura è l'unico bene dell'umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande, e la cultura italiana è da sempre fonte rilevante ed inesauribile che completa l'esistenza dell'uomo, lo eleva e lo istruisce sulla strada della libertà e del progresso, offrendogli coscienza del sé e del tutto. Con il decreto cultura si affrontano temi di particolare rilevanza, in primis il rilancio delle fondazioni lirico-sinfoniche, al fine di valorizzarne la programmazione e lo sviluppo, incentivare la prosecuzione delle loro attività istituzionali e, quindi, promuovere i settori economici ad esse connessi; dal decreto legislativo n. 367 del 1996 promosso dall'allora Ministro per i beni culturali, Walter Veltroni, gli enti lirici di rilievo nazionale e gli altri enti concertistici previsti dalla legge n. 800 del 1967 sono stati trasformati in fondazioni di diritto privato, auspicando un sistema di finanziamento misto che ne potesse garantire la operosa continuità. Ciò non è accaduto, e ad esclusione del Teatro alla Scala di Milano, tutti gli enti si stanno avviando alla rovina, disponendo di sempre minori elargizioni pubbliche e, spesso, accumulando debiti, passività e irregolarità gestionali. Ciò si ripercuote tragicamente sulla quantità e la qualità della produzione artistica del comparto lirico-sinfonico italiano, in spregio al nostro enorme patrimonio. La produttività dei teatri lirici italiani è ormai scarsa, e ciò grida vendetta: come ho detto poc'anzi, solo il Teatro alla Scala, l'ente maggiormente produttivo, si avvicina a circa cento rappresentazioni l'anno, tutti gli altri, desolatamente, hanno programmazioni sensibilmente minori, che spesso non arrivano a cinquanta eventi annuali. Altresì, al fine di garantire la tutela dei lavoratori di tale comparto, che impiega intorno alle 6.000 unità, il decreto-legge interviene sulle modalità di accesso e di stabilizzazione del personale delle fondazioni lirico-sinfoniche. Le norme peculiari e stringenti, relative ai contratti precari e a tempo determinato nelle fondazioni, si sono rese necessarie: esse trovano sedimento nella nostra cultura della civiltà del lavoro, che anche nel campo artistico è giusto sia applicata con principi di salvaguardia e di tutela delle opportune garanzie per il lavoratore. Ad ogni modo, assumere per concorso e a tempo indeterminato professionisti di talento, come sottolineato dallo stesso Ministro, non è che il primo step di una complessa operazione di rilancio delle fondazioni che l'Italia deve avvertire il dovere di realizzare, per tramandare una tradizione unica al mondo e per favorire la nuova produzione. A differenza dei Governi precedenti, che hanno normato e prodotto sempre più precariato, nel folle convincimento che lavorare poco, senza garanzie né prospettive fosse comunque meglio che non lavorare affatto, così autocertificando la propria inadeguatezza alla costruzione di un avvenire solido e prosperoso per gli italiani, questo Governo ha invece inteso intervenire proprio per superare la piaga del precariato e della instabilità lavorativa, e spesso con viva soddisfazione oggi lo stiamo verificando anche in un settore teoricamente di nicchia come la lirica. Il decreto stabilisce infatti una serie di limiti per l'applicazione dei contratti a tempo determinato, imponendo tutele per i lavoratori dello spettacolo con sanzioni severe per gli amministratori che le infrangono; sono norme che vogliono assicurare diritti e garantire tutele, in un campo, come questo, dove per decenni sono stati applicati contratti di lavoro in deroga alle norme vigenti, con frequenti abusi che hanno creato discriminazioni e contenziosi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il Ministero dei beni e delle attività culturali in un Paese come l'Italia dovrebbe essere un dicastero in grado di disporre di una enorme capacità di spesa, proprio in quanto il nostro Paese è il primo al mondo per presenza di patrimonio artistico, culturale, storico, monumentale e museale. Invece, le costrizioni dovute ai sempre più stringenti vincoli esterni si sono sommate, negli anni, a un colpevole disinteresse della politica. Con il decreto cultura vengono finalmente stanziate opportune risorse per la tutela e la conservazione del patrimonio, nonché per supportare l'intera struttura ministeriale, sia a livello amministrativo sia nella gestione di musei, aree archeologiche, biblioteche, archivi e siti di pregio. L'intera nostra economia, direttamente o indirettamente, trae un essenziale vigore dal circuito culturale, che deve essere, non solo protetto, valorizzato e promosso, ma diventare più sistemico, fruibile, integrato e disponibile. Ciò ha non solo una valenza significante nel contesto del turismo internazionale, ma risulta essere essenziale per favorire e promuovere costantemente quello spirito di italianità che le istituzioni hanno il dovere di custodire e tramandare. I tratti distintivi della nostra identità nazionale, della nostra cultura, del nostro primato nella storia dell'uomo sono tutti riscontrabili nella formidabile e portentosa produzione artistica e culturale italiana, che pone il nostro Paese in credito con il mondo, assunto che, da oltre 2500 anni, l'Italia ha donato all'avventura umana, arte, scienza, pensiero, letteratura, filosofia, teatro, musica, diritto e finanche cinematografia, moda e alta cucina. Lasciatemi dire, al cospetto della sacralità di quest'Aula, che molto probabilmente l'intero pianeta sarebbe stato un posto peggiore senza il contributo italiano. Lo stanziamento di risorse per il funzionamento del Mibac e per la tutela e la conservazione del patrimonio artistico e culturale italiano va inteso, appunto, come una elargizione che deve sottintendere ad una grande visione, ad una strategia di largo respiro che custodisca e valorizzi secoli di produzione, proprio per offrire altrettanto primato italiano ai tempi che verranno. Cultura significa creare e coltivare quella coscienza civile che ci rende popolo e non solo somma di persone. Proprio in questo senso, tra le previsioni più significative del decreto cultura vi sono le modifiche sugli obblighi di programmazione di prodotti audiovisivi espressione originale italiana, con previsioni sia per gli operatori pubblici e privati tradizionali sia per gli operatori di streaming con programmazione on demand . Salutiamo con soddisfazione le misure a sostegno delle opere originali italiane nella programmazione dei media , in particolar modo quelle recenti. Con l'occasione, voglio nuovamente ringraziare vivamente il sottosegretario Lucia Borgonzoni, che si è spesa nella sua attività di Governo per rappresentare questa sensibilità, condivisa pienamente dal nostro Gruppo parlamentare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sono previste, infatti, misure di semplificazione e sostegno per il settore, rendendo più funzionali le modalità con cui i fornitori di servizi di media audiovisivo devono promuovere le opere europee e italiane. In particolare, le modifiche riguardano la definizione delle nuove aliquote degli obblighi di programmazione e di investimento in produzioni italiane relative alle emittenti televisive, in una misura compatibile con le prospettive economiche degli operatori. Nel contempo, si rafforzano le misure a sostegno delle opere di espressione originale italiana, che nel previgente sistema erano limitate alle sole opere cinematografiche. A sostegno delle opere recenti si rivedono gli obblighi in capo agli operatori on demand , con un maggiore allineamento rispetto alle emittenti televisive tradizionali, e si rinforza un sistema di flessibilità senza rivedere, tuttavia, il nuovo e più efficace sistema sanzionatorio. Tutto ciò è una componente importantissima del decreto cultura perché, attraverso gli operatori di servizi audiovisivi, a cominciare dalla TV pubblica, si promuova e si valorizzi la talentuosità italiana nell'audiovisivo, con la produzione di cinema, sceneggiati, documentari, musica e animazione. Pur comprendendo le ragioni dei network , attratti dalle produzioni straniere, non vi è dubbio che sia un vero e proprio interesse nazionale valorizzare, promuovere e diffondere l'opera audiovisiva italiana, elemento imprescindibile della creatività del nostro Paese, ma irrimediabilmente esposta a una concorrenza particolarmente incisiva. Com'è noto, il cinema racchiude in sé molte altre arti: ha caratteristiche tipiche della letteratura, similitudini con il teatro, non prescinde dalla musica e dalle arti figurative. La cinematografia italiana è stata, per anni, faro illuminante su scala globale ed altrettanto l'industria cinematografica italiana ha rappresentato primato e affermazione. Rimane un vanto tricolore la portata della produzione del cinema italiano, capace di modificare il costume, imponendo canoni di bellezza e modelli comportamentali, nonché di trasmettere ed esportare al mondo intero la stessa idea di italianità. Non si può non prestare sensibilità e vicinanza a questo settore, come in genere a tutta la nostra talentuosità audiovisiva, assunto che anche la fiction ed il documentarismo italiano sono grandi occasioni da valorizzare. Avviandomi alla conclusione, in questa sede intendo appena accennare a un tema che riguarda gli eventi dal vivo. Come è noto, dal 1° luglio sono in vigore norme per l'identificazione dell'acquirente del biglietto di ingresso ad eventi live con affluenza superiore a 5.000 spettatori. Si tratta del cosiddetto biglietto nominale antibagarinaggio, una misura che si è resa necessaria, per quanto è comprensibile una certa preoccupazione degli operatori dovuta al gravame burocratico. Ebbene, in sede di conversione in legge del decreto-legge cultura, mi sento di esprimere quantomeno un'assicurazione di impegno - ma questo lo abbiamo anche visto con l'approvazione dell'ordine del giorno - e posso garantire che sarà cura del Governo e di questa maggioranza monitorare con attenzione l'applicazione delle nuove norme già vigenti sul secondary ticketing e verificare che esse siano funzionali allo scopo che si sono prefisse, senza che ciò diventi limitante o eccessivamente gravoso per gli operatori e gli utenti. Vogliamo continuare a dialogare con quelle realtà rappresentative del comparto della produzione musicale che hanno espresso scetticismo su questo provvedimento e offriamo la nostra collaborazione per una verifica peculiare dell'applicazione delle nuove norme nei prossimi mesi. Per troppi anni ci hanno convinto che non eravamo all'altezza di imprimere e rivendicare il nostro ruolo nel mondo e nel contesto comunitario; e uno dei modi con cui è stato depotenziato il nostro grande sentimento di italianità è stato anche non aver investito in cultura ed arte. Oggi, a partire dal decreto-legge cultura, noi scagliamo nuovamente una sfida alle stelle, sapendo che questo è solo un primo ma essenziale passo per rimettere al centro la cultura e l'arte italiana, per rioffrirla nuovamente al mondo, che ancora una volta, con ammirazione, ne sarà sorpreso e colpito. Dichiaro quindi il voto convintamente favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . CANGINI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, ricordo che poco più di un anno fa il ministro Bonisoli ebbe la gentilezza di venire a Palazzo Madama per incontrare i colleghi delle Commissioni istruzione e cultura della Camera e del Senato e illustrare le linee guida del proprio Dicastero. Fece un discorso sufficientemente retorico, se volete anche abbastanza banale, ma assolutamente condivisibile: il concetto era che siamo seduti su un tesoro e dobbiamo imparare a valorizzarlo. Il tesoro naturalmente è quello dei beni culturali. Egli disse due cose e le disse solennemente - aveva la faccia di chi crede in quello che dice - prendendo un impegno: cambiare e dare nuova spinta alle politiche culturali del Paese e soprattutto reperire risorse aggiuntive nella convinzione - giusta - che ogni euro investito in cultura renderà molto. Il 9 luglio scorso, a distanza di poco più di un anno, il ministro Bonisoli è tornato a incontrare le Commissioni cultura e istruzione di Camera e Senato per illustrare il decreto-legge di cui discutiamo oggi. Il Ministro si è molto lamentato del fatto che al Ministero dell'economia evidentemente non gli hanno dato ragione; è stato necessario - ci ha spiegato - trattare fino all'ultimo secondo utile, cioè fino al momento della firma del decreto-legge. Egli ha detto anche che purtroppo al MEF non amano la lirica. A me è sembrata l'ammissione di un fallimento: evidentemente le risorse non ci sono, perché non le vediamo nel provvedimento in esame. Vedremo, nel momento in cui questo o un altro Governo scriverà la prossima legge di bilancio, la misura di questo fallimento. Ma che sia un fallimento mi pare evidente. Quanto al merito, faccio mia e prendo per buona la valutazione della collega Montevecchi, senatrice del MoVimento 5 Stelle e già Capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Commissione cultura del Senato - il partito è quello che ha espresso il Ministro - che questa mattina ha esortato il Ministro ad avere coraggio, ad avere il coraggio di cambiare e adoperarsi per un vero rinnovamento, evidentemente ritenendo che il provvedimento all'ordine del giorno non fosse nel segno del cambiamento e non fosse minimamente coraggioso. Sono d'accordo con lei: non è un provvedimento coraggioso e non c'è alcun cambiamento rispetto alle politiche modeste e burocratiche del Governo precedente. Ci sono alcune cose che potrebbero essere fatte meglio e che - a nostro avviso - sono sbagliate (ne hanno parlato altri colleghi). Di sicuro non si stabilizza il lavoro precario nelle fondazioni liriche. Siamo al paradosso - lo ricordava il collega Giro questa mattina - per cui si abusa addirittura del jobs act allargando i margini della precarietà. La questione del secondary ticketing è evidente nella sua banalità: il problema è reale, quello del bagarinaggio, ma la soluzione individuata non risolve il problema, in quanto aggiunge complessità a complessità. Con un emendamento vi abbiamo chiesto quantomeno di soprassedere sei mesi prima di mettere in vigore questa norma, come ci chiedono gli esercenti; peraltro, sarà un danno anche per gli utenti, ma avete scelto di non farlo: pazienza. Quello che sorprende è la centralizzazione del potere decisionale, perché fino a prova contraria la Lega ex Nord aveva nell'autonomia, nel decentramento un punto fermo della propria identità culturale. In questi giorni state discutendo di autonomia e, visto che il provvedimento è scivolato a settembre e da settembre chissà quando verrà poi discusso, mi pare che non sia un punto forte di questo Governo. Di sicuro non lo è del decreto-legge in esame, dal momento che tutte le decisioni in materia di appalti, concessioni e contratti non saranno più in capo ai sovraintendenti o ai direttori di musei, ma verranno tutte avocate alla struttura centrale del Ministero a Roma, facendo così del segretario generale del Mibac una figura onnipotente, sicuramente più potente dei Ministri che pro tempore occupano quella funzione. Quello che però sorprende non sono questi che in fondo sono dettagli. Se facciamo un passo indietro e guardiamo il provvedimento in esame con gli occhi di chi ritiene che la cultura sia il volano dell'economia e dell'identità nazionale, sorprende perché non c'è un'idea politica, non c'è una visione, non c'è una strategia. Il provvedimento tratta dei due asset principali della cultura e della celebrità dell'Italia nel mondo: la lirica e il cinema. Capisco che la lirica possa sembrarvi elitaria; sappiamo che non lo è, ma forse con un pregiudizio l'avete bollata in questa maniera Ma il cinema italiano è l'identità nazionale, oltre a essere un'industria florida con oltre 173.000 addetti. La Francia di Macron - che non è un sovranista e a me personalmente non piace affatto, ma è figlio di quella cultura che nello Stato, nella sovranità e nell'autorevolezza della politica e dell'identità nazionale ha la propria radice, chiunque governi - stanzia per l'audiovisivo nel suo complesso 4 miliardi ogni anno, una cifra iperbolica rispetto ai modesti stanziamenti di questo Governo. Nelle ultime settimane Macron ha messo a disposizione delle aziende che producono film francesi 215 milioni per fare acquisizioni all'estero, per acquisire società di produzioni straniere e rendere più potente la produzione cinematografica francese. Sicuramente non lo fa solo per tutelare un settore dell'industria nazionale, ma perché ha capito che è ancora vero quello che diceva Mussolini ai suoi tempi, e cioè che il cinema è l'arma più potente nelle mani dello Stato. Lo è ancora oggi nonostante dopo il cinema sia venuta la televisione, dopo la televisione Internet e infine i social. Tuttavia, l'idea che ci facciamo di un popolo viene ancora oggi in larga parte dalla rappresentazione cinematografica che ne viene fatta e questo vuol dire per noi italiani diffusione del made in Italy, export, turismo e reputazione internazionale. Pertanto, forse produrre serie come «Gomorra» dà di noi una certa idea, mentre gli inglesi, più attenti alle proprie radici e alla propria cultura, producono film come «L'ora più buia», che danno decisamente un'altra idea di sé stessi agli occhi del mondo. La Francia ha vietato ai film prodotti da Netflix di partecipare al Festival di Cannes, perché programmaticamente non sono fatti per andare nelle sale cinematografiche. La Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, che già nel nome evoca un presunto primato, le sue porte le ha spalancate: è diventato il festival di Netflix, credo per pochi soldi per giunta. Io non ho nulla contro Netflix, sono anche abbonato; ma, quando vedo che la Rai (Radiotelevisione Italiana) fa degli spot e organizza dei programmi per promuovere la serie di grande successo e anche bella - a me piace - «La casa de papel», qualcosa non torna. Dov'è l'interesse nazionale? È evidente - e solo un pazzo non lo vede - che le grandi piattaforme digitali stanno minacciando l'industria cinematografica nazionale. È evidente che soggetti globali e globalizzanti come Netflix stanno comprimendo gli spazi di creatività artistica nazionale, l'identità nazionale, parola che ogni tanto risuona a vuoto in quest'Aula. Netflix non paga le tasse in Italia; non dà un solo posto di lavoro in Italia; non rende trasparenti i propri bilanci, per cui non sappiamo - e non lo sappiamo proprio - a quanto ammontano i suoi investimenti in Italia. Dico Netflix perché è il soggetto più celebre, ma ce ne sono ovviamente molti altri. Allora, da un Governo che si dice del cambiamento, da un Governo le cui forze di maggioranza - o almeno una delle due - evocano la sovranità, l'identità, l'interesse nazionale e i bisogni del popolo, ci si sarebbe aspettati qualcosa di più, qualcosa d'altro; ci si sarebbe aspettati una politica capace di difendere e valorizzare l'interesse nazionale che è identificabile nel cinema italiano e nell'industria cinematografica italiana. Non è accaduto. Questo vuol dire che non avete una visione politica, che non avete un'idea di Stato, che la vostra è vuota retorica. Per quanto ci riguarda, è evidente che questa è stata l'ennesima occasione persa che testimonia quanto poco crediate nelle cose che, alle volte più o meno ossessivamente, dite. Del resto, è evidente che la cultura non sia in cima ai vostri interessi nella misura in cui i due vice premier , Matteo Salvini e Gigino Di Maio, di tutto parlano - e parlano molto, parlano quotidianamente, parlano ossessivamente - ma io personalmente - e credo nessuno in quest'Aula - li ho mai sentiti parlare di cultura. Quindi, se questo è il vostro atteggiamento, il nostro atteggiamento rispetto a questo provvedimento sarà di astensione, di rassegnata astensione e non perché ci sia in esso qualcosa che non meriti di essere votato, ma semplicemente perché non c'è quel che avrebbe segnato un vero cambiamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . DE LUCIA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, ritengo che uno degli strumenti che possiamo consegnare alle nuove generazioni, perché possano sempre avere la giusta misura delle cose, sia la forza della cultura. Con questa convinzione mi accingo a presentare la nostra dichiarazione di voto al decreto cultura. Sono anni che la politica si riempie la bocca di formule sterili come: "con la cultura si mangia" o, a seconda dei casi, "non si mangia"; sterili perché alle parole non sono mai seguiti i fatti e a subirne le conseguenze è da sempre l'ultimo anello della catena, e cioè gli operatori della cultura. Come MoVimento 5 Stelle abbiamo assunto l'impegno solenne di stare al loro fianco e il voto di oggi lo dimostrerà. Con questo provvedimento finalmente affrontiamo e risolviamo l'annosa questione del personale precario delle fondazioni lirico-sinfoniche; una stortura che finora non aveva mai trovato spazio nel dibattito parlamentare, poiché tutto era lasciato all'improvvisazione e alle necessità del momento. Ci siamo resi conto che l'attenzione riservata a questo settore è stata troppo spesso inadeguata rispetto al fabbisogno, al prestigio che i teatri d'opera conferiscono, e soprattutto agli effetti positivi che l'offerta lirico-sinfonica produce sul tessuto economico locale. I teatri lirico-sinfonici italiani - com'è noto - dipendono in larghissima parte dai contributi dello Stato, ma anche di Regioni ed enti locali. In genere, anche se vi sono importanti eccezioni, piuttosto modesto è il sostegno dei privati. Ecco perché noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo deciso di dedicarci a un risanamento di quello che si è dimostrato essere un vero e proprio campo minato. Ebbene, l'articolo 1 costituisce il cuore di questo decreto-legge, comprese le ragioni e l'urgenza che vi sottostanno. Si tratta di materia delicata, da anni - non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per chi ne ha seguito i tentativi e le fasi di risanamento - sospesa tra ragione e sentimento, orgoglio e pregiudizio, fastidio e fascino, resistenza e resa. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ma soprattutto si tratta di materia in cui si intrecciano «pubblico» e «privato» e proprio questo ircocervo giuridico ha generato una serie di criticità che sono alla base del grave stato di crisi in cui ha versato l'intero comparto. La nostra scelta è stata quella di tamponare con un intervento di tipo correttivo e di semplificazione una stratificazione legislativa che - tra fine e principio del prossimo anno - avrebbe condotto a scadenza quanto stabilito dalla legge Bray, con effetti preoccupanti e svantaggiosi sia sui lavoratori e le maestranze impiegate nelle fondazioni, sia per la sopravvivenza stessa degli enti. È chiaro che questo passaggio, benché necessario, non sia sufficiente. Il passo successivo, quello che ci attende, consiste nel favorire e portare a compimento il processo di risanamento, adottando modelli di gestione più proficui, nonché la revisione delle modalità di nomina e dei requisiti dei sovrintendenti, in un più ampio quadro di riferimento entro il quale dovranno essere affrontati la sostanza, la natura interna e gli stessi principi di governance delle fondazioni. Solo in tal modo l'opera lirica, insieme con la musica sinfonica, e il balletto potranno non solo essere rilanciate, ma anche svolgere quella missione culturale che appartiene a ciascuna fondazione e che le è propria, quale ente di valore culturale, impegnato nella trasmissione del sapere e presidio della memoria storica e identitaria italiana. Più nel dettaglio - dal punto di vista del reclutamento - pur alla luce della sostenibilità economico-finanziaria e in coerenza con il fabbisogno, ci si è preoccupati di addivenire in breve agli auspicati, necessari ampliamenti delle dotazioni organiche. Oltre ad assumere personale a tempo indeterminato mediante esperimento di apposite procedure selettive pubbliche, è stata introdotta anche una disciplina transitoria, salvaguardando e valorizzando al tempo stesso, attraverso procedure selettive riservate, le competenze acquisite dal personale precario, sia artistico e tecnico, sia amministrativo. Decisivo, in tal senso, è stato il lavoro svolto in Commissione, di concerto con gli uffici ministeriali, per poter emendare e migliorare il testo del decreto-legge, in particolare, nelle more di riforme più ventilate che realizzate finora e in attesa del completamento delle dotazioni organiche, evitando le mancate proroghe, dopo aver stabilito un termine di trentasei mesi, in modo che fossero consentiti l'assunzione del lavoratore a tempo determinato, la proroga o il rinnovo contrattuale. Probabilmente il principale tra i problemi che hanno costituito criticità nell'ambito dei beni culturali è stato il combinato disposto formato da insufficienza di personale e carenze strutturali di fondi. È chiaro che la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali non possono prescindere da un serio piano di investimenti e che la tanto auspicata ripresa economica passa necessariamente, in Italia, attraverso la valorizzazione delle risorse culturali. Questo è il senso dell'articolo 2 del decreto-legge e dell'incremento del finanziamento ivi stabilito per il recupero e la conservazione dei beni culturali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari, nonché per interventi di restauro paesaggistico e per altre attività culturali. Misure di semplificazione e sostegno al cinema e all'audiovisivo sono contenute nell'articolo 3. Tra quelle adottate, giova segnalare che sono rese più duttili e funzionali le modalità con cui i fornitori di servizi di media audiovisivi sono tenuti a promuovere le opere europee e italiane. Ancora: si stima che nove film pirata su dieci, reperibili online , siano frutto di opera di camcording , vale a dire la registrazione abusiva di un'opera filmica in sala cinematografica. Il camcording può dunque considerarsi fonte primaria della pirateria, i cui profitti finanziano le organizzazioni criminali e penalizzano tutte le maestranze e le professionalità coinvolte nella realizzazione di un'opera audiovisiva. Ebbene, nel pieno rispetto della privacy , si introducono importanti misure a contrasto della pirateria audiovisiva. Un breve passaggio, poi, faccio sul secondary ticketing . Sottolineo che, se si sa a chi si intende regalare un biglietto, si conosce il nome e, quindi, si può non indicarle. Nell'ultima legge di bilancio, al fine di contrastare il fenomeno del bagarinaggio, era stato inserito l'obbligo di biglietto nominale per gli spettacoli organizzati in locali di capienza superiore ai 5.000 spettatori. Con l'articolo 4 del decreto-legge la categoria dello spettacolo viaggiante viene esclusa dal novero degli spettacoli che, a decorrere dal 1° luglio 2019, sono sottoposti all'obbligo di utilizzare titoli di accesso nominali. Da ultimo, con l'articolo 5, secondo un modello già di recente adottato per le Universiadi 2019, si è ritenuto opportuno, oltreché necessario, al fine di accelerare e semplificare le procedure dirette alla stipula di appalti per la realizzazione dei servizi, nonché per le forniture e i lavori strumentali all'evento UEFA Euro 2020, prevedere che Roma Capitale possa nominare un apposito commissario al fine di svolgere le funzioni di stazione appaltante, sostituendosi agli organi del Comune. Mi corre l'obbligo di informare il collega Cangini che la mia collega di Commissione, senatrice Montevecchi, parlando di coraggio nel suo intervento, in realtà si riferiva a ciò che affronteremo a breve, ossia il provvedimento relativo allo spettacolo dal vivo e ovviamente alla governance . Magari sarebbe il caso di evitare illazioni, se le questioni non si conoscono perfettamente. (Applausi dal Gruppo M5S) . È bene sottolineare che il MoVimento 5 Stelle non si fermerà qui: il Movimento andrà avanti finché sarà possibile sostenere e rilanciare davvero la cultura e chi ogni giorno spende se stesso per ogni forma di crescita culturale del nostro meraviglioso e straordinario Paese. Pertanto, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle, dichiaro il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo M5S . Congratulazioni) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CASTIELLO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTIELLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, ho chiesto di intervenire a causa di situazioni veramente drammatiche che si stanno verificando nel mondo della sanità pubblica e, segnatamente, nella Regione Campania, ma anche in altre Regioni come le Marche. In questi ultimi giorni abbiamo avuto una pesantissima inchiesta condotta dalla DIA e, quindi, dalla magistratura napoletana. La procura della Repubblica ha adottato un'ordinanza con 26 ordini di custodia cautelare in carcere. Tale ordinanza, di cui la stampa ha riportato molti passi, ci dice che si sono verificate delle cose assolutamente intollerabili sotto il profilo sia della struttura e della organizzazione sanitaria che dell'ordine pubblico. Questo è importante. Presidente, tra l'altro, è venuto fuori che in un grande nosocomio napoletano, il San Giovanni Bosco, il cartello di Secondigliano, dove confluiscono tre gruppi camorristici, ha istituito la base sociale e la struttura logistica, addirittura condizionando gli orientamenti delle organizzazioni sindacali, la chiusura e l'apertura dei reparti, la nomina dei primari e del personale infermieristico, diventando poi una fabbrica di certificati falsi per le truffe alle assicurazioni. La cosa più inquietante è che, mentre i comuni cittadini privi della protezione camorristica aspettano mesi, se non addirittura anni, nelle liste di attesa, nel San Giovanni Bosco si scavalcano le liste di attesa e si accede alle visite e agli esami di laboratorio senza attendere neanche un giorno. Questa situazione, secondo i pentiti, si estende anche agli altri grandi ospedali napoletani come il Cardarelli e il Pellegrini. Signor Presidente, siamo in presenza non di fatti isolati, non soltanto di disfunzioni della struttura sanitaria: siamo di fronte a un grave turbamento dell'ordine pubblico che crea nel corpo sociale una profonda inquietudine. Oggi abbiamo letto sui giornali altri bollettini di guerra: è proprio il caso di dirlo. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Castiello. CASTIELLO (M5S) . All'ospedale di Caserta, l'Azienda ospedaliera Sant'Anna e San Sebastiano, ci sono state sei ordinanze di custodia cautelare e la stampa quotidiana ha parlato di tangenti e corruzione, diffuso malaffare, sodalizio criminoso e quant'altro. L'elenco è lunghissimo. Signor Presidente, per un verso bisogna che il disegno di legge presentato dal nostro Gruppo, il cui primo firmatario è il collega senatore Auddino, che prevede l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla sanità, abbia un iter più veloce, essendo stato presentato alla Presidenza lo scorso anno. Chiedo, quindi, che si provveda, con l'urgenza imposta da un'esigenza di tutela dell'ordine pubblico, ad accelerare l' iter legislativo e si crei la Commissione d'inchiesta, perché ormai la sanità è sfuggita a tutti i controlli istituzionali ed è nelle mani della malavita camorristica. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Senatore Castiello, è il caso di dire che, al posto dell'ambulanza, andrà il cellulare nella struttura sanitaria. PAPAEVANGELIU (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAPAEVANGELIU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo oggi in Assemblea per porre alla vostra attenzione un problema annoso che affligge la provincia di Frosinone. Abbiamo appreso nelle ultimissime ore che la Regione Lazio si sta finalmente incamminando verso la fine della gestione commissariale nel settore della sanità. Il 30 luglio prossimo si riunirà il tavolo per i Ministeri vigilanti e la Regione Lazio potrebbe finalmente uscire dal tunnel della gestione commissariale, nel quale è entrata ormai da un decennio. L'assessore Alessio D'Amato, a tal proposito, ha dato l'annuncio in commissione regionale e nel frattempo è arrivato anche il placet da parte del presidente della sezione regionale di controllo della Corte dei conti, Roberto Benedetti. Dopo aver verificato i bilanci del 2018, la Corte dei conti ha appunto dichiarato che sono maturi i tempi per la cessazione del commissariamento. Tutti noi siamo ben lieti di apprendere queste notizie. Tuttavia, ciò non basta, perché non basta tornare a un regime di ordinarietà: serve molto di più. Noi cittadini della provincia di Frosinone ci attendiamo che la Giunta Zingaretti inizi a operare attivamente e concretamente per restituire quanto è stato tolto ai territori ciociari negli ultimi anni. Ebbene, servono in particolar modo posti letto e qualità del servizio sanitario. La sanità è un diritto inviolabile dei cittadini e deve essere compito della politica assicurare l'effettività di tale diritto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Affinché dunque nella provincia di Frosinone ci sia una garanzia effettiva per i nostri cittadini, ci attendiamo dei passi da parte della Giunta regionale, visto che la sanità dipende dalla Regione alla quale apparteniamo. Siamo stanchi di sentirci dire che i vincoli di bilancio impediscono la realizzazione di politiche effettive per i cittadini e, ora che il commissariamento è in via di cessazione, la Regione non ha più ulteriori scuse. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MARINELLO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINELLO (M5S) . Signor Presidente, non è possibile che nel 2019 possano succedere fatti drammatici di malasanità. Mi riferisco al caso di Santina Adamo, una giovane donna di trentacinque anni, madre di un bambino, morta dopo il parto all'ospedale di Cetraro, poco dopo aver partorito il secondogenito. Come si evince dalla stampa, la giovane signora è andata in quel centro medico per dare alla luce il secondogenito con parto naturale. Purtroppo lo ha potuto tenere in braccio solo per due ore, poiché dopo è deceduta. Dall'autopsia, eseguita domenica 21 luglio dal medico legale di Cosenza, è emerso che la signora Santina Adamo sarebbe deceduta a causa di uno shock emorragico sopravvenuto due ore dopo il parto. La tragica morte di una giovane mamma di trentacinque anni sconvolge la sua famiglia, in particolare, tutta la comunità e anche tutti noi qui in Senato. Non è possibile morire nel 2019 a causa di un parto. Il parto è un evento naturale; prima si partoriva a casa e ora si ricorre a una struttura ospedaliera, dove si pensa di avere la massima dell'assistenza, ma purtroppo si verificano eventi drammatici. La morte di questa giovane mamma ci deve far riflettere, ci deve far reagire affinché siffatti eventi non accadano più. Purtroppo in medicina nulla è certo o dato per scontato e l'inganno è dietro l'angolo. Gli eventi tragici possono verificarsi, ma è pur vero che devono essere attuate tutte le procedure preventive e operative affinché gli eventi prevedibili possano essere adeguatamente affrontati. I punti nascita devono essere bene attrezzati e il personale deve essere adeguato, come numeri e professionalità, per affrontare i turni di lavoro ordinario e saper fronteggiare le eventuali emergenze/urgenze per garantire alla partoriente e al nascituro il massimo dell'assistenza. Bisogna pensare alle probabili e possibili complicanze che un parto può causare. Bisogna cercare di prevenire le emergenze prevedibili, con personale adeguato, capace, competente e con altrettante attrezzature elettromedicali e presidi medici idonei. Non è importante la parte alberghiera dei punti nascita, quanto la parte ospedaliera, in grado di intervenire, con personale capace, in tutti i casi di emergenza/urgenza. Tutto il personale - medico, infermieristico e ausiliario - deve essere in grado di dare le risposte adeguate e immediate, attivando tutte le procedure senza ricorrere all'improvvisazione e attuando i protocolli e le linee guida. Lo stato di shock emorragico è un evento drammatico ma, se adeguatamente affrontato, si può contrastare: applicando i protocolli, si può e si deve fare di tutto per evitare la drammatica cronaca. La tragica morte di Santina Adamo deve essere da stimolo per realizzare, specie nei punti nascita, tutte le condizioni di massima sicurezza per le madri e per i neonati. Con l'approvazione del decreto Calabria e conseguente sblocco del turnover , assunzioni ospedaliere, stabilizzazione del personale e adeguata attrezzatura, la situazione negli ospedali della Calabria - ma oserei dire anche della Sicilia - potrà migliorare in modo tale che i pazienti che giungono in ospedale possano essere adeguatamente assistiti e curati. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Binetti) . GALLONE (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, si è spento questa mattina nella sua casa di Bergamo l'ingegner Giampiero Pesenti. Con il padre, ingegner Carlo, ha fondato e poi sviluppato Italcementi, uno dei gruppi per la produzione di cemento più importanti del mondo, che ha contribuito a fare la storia della grande industria italiana. La rilevanza nel settore della finanza e dell'industria italiana è testimoniata dalle molteplici cariche che ha ricoperto fino a qualche anno fa, quando ha deciso di lasciare la guida delle sue società e di affidare il timone del gruppo al figlio Carlo. Nato a Milano il 5 maggio del 1931, Giampiero Pesenti si era laureato in ingegneria meccanica al Politecnico della sua città, per ricevere anni dopo una laurea honoris causa in ingegneria gestionale all'università di Bergamo. Subito dopo la laurea Giampiero Pesenti iniziò nel 1958 la sua attività in Italcementi, diventandone prima direttore generale, poi consigliere delegato e, infine, presidente, fino al passaggio di controllo della società, quando fu ceduta alla tedesca Heidelberg poco tempo fa. Oltre alla presenza nel corso degli anni in diversi consigli di amministrazione di società italiane e internazionali, Pesenti ha ricoperto la carica di vice presidente di Confindustria dal 1992 al 1996 ed è stato presidente onorario della fondazione Pesenti. Nel 1977 è stato nominato grande ufficiale e nel 2009 cavaliere di gran croce dell'ordine al merito della Repubblica italiana. Cavaliere del lavoro dal 1989, Pesenti ha ricevuto anche la legion d'onore dal Presidente della Repubblica francese nel 2004. Giampiero Pesenti lascia tre figli, Carlo, Giulia e Laura, a cui va un affettuoso abbraccio. Con lui ci lascia uno degli esponenti più autorevoli dell'industria bergamasca italiana e internazionale, uno di quegli imprenditori che hanno attraversato un periodo importante della vita produttiva del Novecento e hanno contribuito a fare dell'Italia la settima potenza economica mondiale; un uomo visionario e tenace, fortissimo, che ha fatto del lavoro, della produzione e quindi del benessere sociale una missione di vita; orgoglio per la mia Bergamo e per l'Italia tutta. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE . Mi associo al suo cordoglio e al ricordo di una famiglia che tanto ha segnato l'Italia e in particolare Bergamo. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 25 luglio 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 25 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, desidero intervenire a proposito dell'ordine del giorno di domani. Nella calendarizzazione dei documenti definiti dalla Giunta, si è sempre seguito l'ordine alfabetico, che non può che essere quello delle Regioni, e dovrebbe essere dunque Calabria, Emilia-Romagna e Sicilia. Ho udito adesso che invece ce ne sarebbe uno diverso, del quale non comprendo le cause, anche perché in Giunta sono stati sempre trattati in ordine alfabetico. PRESIDENTE . Senatore Malan, si tratta di una proposta specificatamente fatta dal presidente Romeo, che è stata accolta dalla Conferenza dei Capigruppo. Quest'ordine pertanto vi propongo. Vi sono gli strumenti da utilizzare da parte vostra eventualmente per modificare l'ordine del giorno nella seduta di domani. GASPARRI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Su che cosa, senatore Gasparri? GASPARRI (FI-BP) . Sull'ordine del giorno, signor Presidente. PRESIDENTE.L'ordine del giorno non può essere oggetto di discussione. GASPARRI (FI-BP) . Perché no? Mi faccia parlare. PRESIDENTE. Se vuole, ne parlerà domani mattina. GASPARRI (FI-BP) . Sono il Presidente della Giunta. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FI-BP) . Abbiamo sempre seguito l'ordine alfabetico e non c'è alcun atto scritto che dimostri quello che è stato detto. PRESIDENTE. Quello che ho appena letto in questo momento. GASPARRI (FI-BP) . Quindi, non è una cosa conforme a ciò che è avvenuto in Giunta, dove si è agito costantemente seguendo l'ordine alfabetico delle Regioni. PRESIDENTE. Non è la Giunta delle elezioni che stabilisce l'ordine del giorno dell'Assemblea. GASPARRI (FI-BP) . Non c'era scritto da nessuna parte altro se non «Documenti della Giunta». PRESIDENTE . Senatore Gasparri, ero presente alla Conferenza dei Capigruppo e le garantisco che è stata avanzata questa specifica proposta, che le verrà confermata - non in corso di chiusura della seduta - quando ci sarà, dal presidente Romeo. La seduta è tolta (ore 19,49) . Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1374 e sui relativi emendamenti La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Esaminati, altresì, i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, i seguenti pareri: - sull'emendamento 4.2 parere contrario, in quanto la prima parte risulta priva di portata modificativa e la seconda parte reca disposizioni suscettibili di ledere l' autonomia costituzionalmente riconosciuta agli enti locali; - sui restanti emendamenti parere non ostativo. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisiti gli elementi informativi trasmessi dal Governo, considerato peraltro che: - in merito all'articolo 1, comma 2, capoverso "Articolo 22, comma 2", si rappresenta che il reclutamento a tempo indeterminato di personale presso le fondazioni lirico-sinfoniche attraverso le procedure selettive pubbliche è già previsto dalla normativa vigente e le assunzioni possono comunque essere effettuate entro i limiti del turn over di cui al comma 6- sexies del novellato articolo 22 del decreto legislativo n. 367 del 1996 e previa verifica da parte del collegio dei revisori dei conti della compatibilità con le voci del bilancio preventivo e del rispetto della dotazione organica; - con riferimento al comma 2- nonies del novellato articolo 22, che consente alle fondazioni di elevare i limiti finanziari del turn over , utilizzando le risorse stanziate per i contratti a termine in essere, si rappresenta che il relativo utilizzo è subordinato alla previa dimostrazione a regime della sostenibilità della spesa e alla previa verifica del collegio dei revisori dell'effettiva disponibilità in bilancio delle risorse necessarie; - in relazione all'articolo 2, comma 1, che autorizza una spesa di 15,4 milioni di euro per il 2019 per assicurare lo svolgimento dei servizi di supporto alle attività del dicastero dei beni culturali e delle sue strutture periferiche, si conferma la disponibilità delle risorse poste a copertura, senza che venga pregiudicata l'attuazione di impegni di spesa già perfezionati o in via di perfezionamento, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. In relazione agli emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.3, 1.5, 1.9, 1.18 (testo 2), 1.17, 1.27, 1.28 (testo 2), 1.30, 1.39, 1.51, 1.52, 1.57, 1.64, 1.65, 1.66, 1.68, 1.69, 1.70, 1.72, 1.74, 1.77, 1.83, 1.94, 1.95, 1.99, 1.100, 1.101, 1.0.1 (testo corretto), 1.0.2, 1.0.3, 1.0.5, 2.1, 2.2, 2.3, 2.4, 2.5, 3.10, 3.13, 3.0.1, 3.0.3, 4.6, 4.0.1, 4.0.2, 4.0.4, 4.0.5, 5.0.4, 5.0.5, 5.0.6, 5.0.7, 5.0.8 e 5.0.9. Sulla proposta 5.0.2, il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alle seguenti modificazioni: - al comma 5, le parole: "«8,26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019»", siano sostituite dalle seguenti: "«8,26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 per essere destinati alle assunzioni di personale»"; - il comma 6 sia sostituito dal seguente: "6. All'onere derivante dal comma 1, pari a 4 milioni di euro nell'anno 2019, si provvede mediante i risparmi di spesa derivanti dal comma 5.". L'esame resta sospeso su tutti i restanti emendamenti e subemendamenti. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti precedentemente accantonati, nonché quelli ulteriormente trasmessi, riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.201A, 1.202A, 1.1000/100 e 3.0.100 (testo 2 corretto)/2. Su tutti i restanti emendamenti, subemendamenti e riformulazioni, esprime parere non ostativo, fatta eccezione per la proposta 1.66 (testo 2) il cui esame resta sospeso. Relazione orale della senatrice Russo sul disegno di legge n. 1374 Il decreto-legge n. 59 del 2019, assegnato in prima lettura al Senato, reca una serie di misure nei settori di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali, con particolare riferimento alle fondazioni lirico-sinfoniche, alle attività di supporto dell'amministrazione, al cinema e all'audiovisivo, nonché alla tutela del patrimonio culturale in occasione della manifestazione Uefa Euro 2020. L'adozione di tale decreto si era reso oltremodo urgente, in particolare per le misure previste all'articolo 1, in tema di fondazioni lirico-sinfoniche e, ancora più specificamente, in tema di rapporti di lavoro a tempo determinato e indeterminato presso le stesse, a seguito della pronuncia del 25 ottobre 2018 della Corte di giustizia dell'Unione europea che ha rilevato una mancanza di tutela nell'ordinamento giuridico interno rispetto ad ipotesi di abusi di contratti a termine nel settore in esame. Oltretutto, l'intervento si era reso urgente perché a fine anno, con l'imminente scadenza delle misure previste dalla legge Bray, si sarebbero verificati effetti preoccupanti e svantaggiosi sia sugli artisti, le maestranze e tutti i lavoratori impiegati nelle fondazioni, che sugli enti stessi. Dopo anni di misure volte solo a risanare i conti, a discapito del valore artistico e dei lavoratori, finalmente il Governo ha iniziato una fase di riforma organica delle fondazioni di cui questo decreto è solo il primo passaggio di un percorso di risanamento e valorizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche, che hanno rappresentato e rappresentano un presidio della cultura italiana. Proprio l'articolo 1 si preoccupa di addivenire all'auspicato ampliamento delle dotazioni organiche, di avviare un percorso di stabilizzazione dei lavoratori attraverso prove selettive pubbliche, di applicare il turn over sui posti resi disponibili non solo nell'anno in corso ma anche in quelli dei due anni precedenti, di provvedere alla stabilizzazione del personale precario storico. Tuttavia la Commissione si è occupata di proporre alcuni correttivi nell'ottica del superamento delle criticità emerse in sede di prima applicazione e confermate in sede di audizioni. Il comma 1 del decreto novellava l'articolo 29 del decreto legislativo n. 81 del 2015 (cosiddetto Jobs act) consentendo alle fondazioni di stipulare contratti a tempo determinato per esigenze contingenti o temporanee, purché ciò avvenisse con atto scritto a pena di nullità, per una durata complessiva di 48 mesi anche non continuativi. La Commissione ha proposto di ridurre i mesi da 48 a 36 e ha previsto che gli stessi decorrano dal 1 luglio 2019 (emendamento 1.9), e ciò, innanzitutto, per evitare le mancate proroghe dei lavoratori, nonché per prevedere un idoneo lasso di tempo per la predisposizione delle procedure concorsuali. Tale previsione è stata estesa anche ai teatri di tradizione di cui all'articolo 28 della legge n. 800 del 1967 e i soggetti finanziati dal Fondo unico per lo spettacolo che utilizzano il contratto collettivo nazionale delle fondazioni lirico-sinfoniche. Il comma 2 novella il decreto legislativo n. 367 del 1996 dettando disposizioni sulle assunzioni nelle fondazioni lirico-sinfoniche. Si stabilisce che il reclutamento del personale a tempo indeterminato debba avvenire con procedure selettive pubbliche, pena la nullità dei relativi contratti. Si prevede inoltre che ciascuna fondazione, previa delibera del consiglio di indirizzo, sentite le organizzazioni sindacali, presenti una proposta di dotazione organica, il cui schema-tipo è adottato con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Successivamente alla trasmissione della proposta di dotazione organica, il Ministro approva le dotazioni con uno o più decreti. Si stabilisce che le assunzioni a tempo indeterminato possono essere effettuate anche sul contingente corrispondente alla spesa complessiva del personale cessato nell'anno in corso e nei due anni precedenti, in coerenza con il fabbisogno. Nel caso di vacanze di organico rispetto alla dotazione organica approvata, le fondazioni assumono a tempo indeterminato i candidati risultanti vincitori - alla data di entrata in vigore della disposizione - di procedure selettive precedentemente bandite per posizioni a tempo indeterminato presso il medesimo ente. Ad ogni modo, fino al 2021, per la copertura del 50 per cento dei posti - la Commissione sempre con l'emendamento 1.9 (testo 2) ha proposto di aumentarlo al 70 per cento, al fine di tutelare i cosiddetti precari storici - ciascuna fondazione può effettuare procedure selettive riservate al personale artistico e tecnico, nonché al personale amministrativo in possesso di determinati requisiti. A tali previsioni sono state apportate ulteriori proposte di correttivi in Commissione. Innanzitutto in tema di proposta di dotazione organica da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche: la Commissione ha disposto che, a corredo della stessa, oltre all'indicazione del numero dei contratti di lavoro a tempo determinato in essere alla data della proposta e dei relativi oneri, devono essere indicati anche i contratti a tempo determinato stipulati nell'ultimo biennio, al fine di avere una rappresentazione reale delle effettive necessità di una fondazione lirico-sinfonica. Inoltre, in ossequio alle osservazioni della 1 a Commissione, con emendamento della relatrice, è stato proposto di estendere al personale amministrativo la previsione per cui i requisiti per l'accesso alle procedure concorsuali devono essere posseduti al momento di pubblicazione dei relativi bandi. L'introduzione del comma 2 bis , emendamento 1.1000 (testo 3) il quale precisa che la disciplina transitoria introdotta con il precedente comma 2 dell'articolo 1 del decreto, non riguarda le procedure selettive, riferite a personale tecnico, artistico e amministrativo delle fondazioni lirico-sinfoniche, in corso alla data di entrata in vigore del decreto stesso, ha, quindi, proposto di operare un salvataggio delle procedure selettive in corso. Sempre in seno alla Commissione è stato, altresì, proposto di introdurre una norma di interpretazione autentica, necessaria per evitare che l'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo n. 64 del 2010 venga ancora interpretato - come emerso in sede di audizioni - nel senso che da esso derivi il recupero di quei premi di risultato corrisposti dalle fondazioni ai lavoratori sulla base di legittime previsioni della contrattazione collettiva integrativa aziendale. L'articolo 2 autorizza la spesa di 15.410.145 euro per il 2019 per assicurare lo svolgimento dei servizi generali di supporto alle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e delle sue strutture periferiche. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021 nell'ambito del programma "Fondi di riserva speciale" nell'ambito della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al MIBAC. Si autorizza inoltre la spesa di 19.400.000 euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 per le finalità di cui all'articolo 3, comma 3, della legge n. 662 del 1996. Tale disposizione stabilisce una quota di riserva degli utili derivanti dal gioco del lotto - stabilita con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il MIBAC - sia destinata in favore del Ministero per i beni e le attività culturali, per il recupero e la conservazione dei beni culturali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari, nonché per interventi di restauro paesaggistico e per attività culturali. La relazione illustrativa del Governo segnala che l'incremento dello stanziamento in questione è finalizzato ad assicurare lo svolgimento di attività di tipo sia tecnico sia di supporto, per un più efficace ed ottimale svolgimento delle funzioni di tutela e conservazione dei beni culturali, con conseguente accrescimento del valore degli stessi. Gli oneri sono coperti mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021 nell'ambito del programma "Fondi di riserva speciale" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, utilizzando parzialmente l'accantonamento relativo al MIBAC. Nessuna modifica è stata apportata in Commissione all'articolo 2 del decreto. L'articolo 3 del decreto contiene misure di semplificazione e sostegno per il settore del cinema e dell'audiovisivo. Nel testo del decreto, i commi 1 e 2 intervengono sulla disciplina per la promozione delle opere europee e italiane, in particolare modificando gli obblighi di programmazione e di investimento da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi lineari e non lineari e prorogando l'applicazione della nuova disciplina (dal 1° luglio 2019) al 1° gennaio 2020. A tal fine, sono novellati gli articoli 44- bis , 44- ter , 44- quater , 44- quinquies e 44- sexies del decreto legislativo n. 177 del 2005, introdotti dal decreto legislativo n. 204 del 2017 e successivamente in parte modificati dalla ultima legge di bilancio, n. 145 del 2018 (legge di bilancio 2019). Il comma 1 interviene sulle norme che disciplinano la promozione di opere europee e italiane, rimodulando gli obblighi di programmazione e di investimento concernenti tali opere. La relazione illustrativa del Governo segnala come tali interventi si rendano necessari in primo luogo perché, pur prevedendosi l'operatività di tati obblighi dal 1° luglio 2019, non sono stati ancora emanati alcuni provvedimenti attuativi: in particolare non è stato ancora adottato il decreto con il quale si definiscono le opere di espressione originale italiana. Nel contempo - prosegue la relazione governativa - si ritiene necessario modificare il vigente sistema di obblighi di investimento e di programmazione, ritenuto eccessivamente rigido e non coerente con il mutato contesto del settore audiovisivo; le disposizioni in questione sono il frutto di consultazioni con le associazioni di categoria dei produttori audiovisivi e cinematografici, con le emittenti televisive nazionali e con i più importanti fornitori di servizi a richiesta. Il comma 1, come detto, interviene sugli obblighi di programmazione, reintroducendo le aliquote vigenti prima del decreto legislativo n. 204 del 2017, ribadendo l'obbligo per la concessionaria del servizio pubblico di programmazione nel cosiddetto prime time . Quanto agli obblighi di investimento, le relative aliquote sono rimodulate, aumentandole comunque rispetto alla disciplina previgente al decreto legislativo n. 204 del 2017, in misura compatibile con le prospettive economiche degli operatori. Sono poi rafforzate le misure a sostegno delle opere di espressione originale italiana - non più limitatamente alle sole opere cinematografiche - nonché a sostegno delle opere recenti. Gli obblighi in capo agli operatori on demand sono rimodulati, con un maggiore allineamento a quelli delle emittenti televisiva "tradizionali" e viene rafforzato un sistema di flessibilità, senza modificare il sistema sanzionatorio. Il comma 2 prevede che sia adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il regolamento dell'Autorità per le garanzie sulle comunicazioni, con il quale potrà essere innalzata l'aliquota relativa agli obblighi di investimento in opere audiovisive europee prodotte da produttori indipendenti, a carico dei fornitori di servizi di media audiovisivi a richiesta; si ricorda che il decreto-legge in esame fissa tale aliquota al 12,5 per cento dei propri introiti netti annui. Il comma 3 modifica la composizione della commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, disciplinata dall'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo n. 203 del 2017, e istituita presso la Direzione generale cinema (DG Cinema) del Mibac. Tale commissione verifica la corretta classificazione, proposta dagli operatori nel settore cinematografico, delle opere cinematografiche, in base al pubblico di destinazione, classificandole come opere per tutti; opere non adatte ai minori di anni 6; opere vietate ai minori di anni 14; opere vietate ai minori di anni 18. La relazione del Governo dà conto delle difficoltà riscontrate nella costituzione della commissione, derivanti dall'assenza di candidature per le professionalità di sociologo con particolare competenza nella comunicazione sociale e nei comportamenti dell'infanzia e dell'adolescenza, in un primo momento, e nella presentazione di due sole candidature in una fase successiva. Ciò ha condotto alla mancata costituzione della commissione e conseguentemente alla previsione in esame che rimodula la composizione della commissione stessa: in particolare, si unifica la categoria dei sociologi con quella degli esperti con particolari competenze sugli aspetti pedagogico- educativi connessi alla tutela dei minori; si modifica inoltre il numero complessivo dei componenti da 49 a 48, cui si aggiunge il presidente, e si elimina la necessità che siano presenti tutte le professionalità previste (fatta eccezione per componenti designati dalle associazioni per la protezione degli animali maggiormente rappresentative), al fine di evitare ostacoli alla quotidiana attività delle sottocommissioni. Il comma 4 incrementa da cinque a quindici il numero degli esperti cui la legge n. 220 del 2016 demanda la valutazione di alcune categorie di opere cinematografiche ai fini dell'accesso a contributi selettivi, destinati prioritariamente alle opere cinematografiche e, in particolare, a opere prime e seconde, opere realizzate da giovani autori, film difficili realizzati con modeste risorse finanziarie, opere di particolare qualità artistica, nonché opere sostenute da contributi provenienti da più aziende. Gli esperti in questione sono individuati tra personalità di chiara fama anche internazionale e di comprovata qualificazione professionale nel settore e - come detto - sono attualmente cinque: la relazione del Governo sottolinea come tale numero si sia rivelato eccessivamente esiguo rispetto alla necessità di esaminare un consistente numero di progetti presentati nei primi anni di applicazione della legge. A tali esperti viene inoltre affidato anche l'esame dei progetti ai fini dell'accesso ai contributi alle attività e alle iniziative di promozione cinematografica e audiovisiva di cui all'articolo 27 della legge n. 220. Anche l'articolo 3 è stato oggetto di proposte di modifiche in Commissione. Innanzitutto con l'introduzione, prima della lettera a) del comma 4 dell'articolo in esame, della lettera 0 a) , che ha proposto di rimodulare le risorse obbligatorie da destinare ai contributi selettivi di cui agli articoli 26 e 27, comma 1 della legge n. 220 del 2016. Nello specifico, è stata ridotta la percentuale minima ivi prevista dal 15 per cento al 10 per cento e quella massima dal 18 per cento al 15 per cento. Tale modifica si è resa opportuna sulla base dell'esperienza dei primi due anni di applicazione della legge, in cui le risorse destinate si sono dimostrate sovradimensionate rispetto all'effettivo utilizzo. La modifica permetterà quindi di svincolare parte di tali risorse, che potrebbero essere finalizzate diversamente, senza peraltro compromettere l'efficacia della misura. Si precisa inoltre che, con la modifica apportata, in tali percentuali non rientreranno più le risorse di cui all'articolo 27, comma 3, destinate al sostegno degli enti di settore indicati, andando così a rendere coerente l'originaria previsione normativa di cui all'articolo 13, comma 5, che, nel testo previgente e in contraddizione con il tenore letterale della norma, nel richiamare l'intero articolo 27, non distingueva, erroneamente, fra contributi effettivamente selettivi (articolo 27, commi 1 e 2), rispetto ai quali operare il calcolo delle percentuali richiamate, e i contributi di cui al comma 3 del medesimo articolo 27, che chiaramente non costituiscono contributi di tipo selettivo e che quindi non devono rientrare nelle percentuali previste al comma 5 dell'articolo 13. Con l'introduzione di commi ulteriori all'articolo 3, la Commissione ha inteso tutelare il settore cinema e audiovisivo tramite il contrasto alla pirateria. L'impatto della pirateria audiovisiva si stima in circa 128 milioni di fruizioni perse, pari ad un danno finanziario per l'industria audiovisiva di circa 686 milioni di euro ogni anno. Le ripercussioni per l'economia italiana nel complesso sono di diversa natura: si stimano 1,2 miliardi di euro di perdita in termini di fatturato delle aziende (non soltanto per l'industria audiovisiva), che implicano una perdita di PIL di circa 427 milioni di euro e 6.540 posti di lavoro. Il presente emendamento mira quindi alla crescita dell'industria audiovisiva prevedendo misure idonee a contrastare, in particolare, il fenomeno del camcording , ossia la registrazione abusiva dell'opera filmica in sala cinematografica. Tale pratica costituisce infatti la fonte primaria della pirateria i cui profitti finiscono per finanziare organizzazioni criminali a discapito di tutte le maestranze e le professionalità coinvolte nella realizzazione di un'opera audiovisiva. Si stima che 9 film pirata su 10 che si trovano online sono frutto di opera di camcording . Con il presente emendamento si propone la facoltà di installare dei sistemi di videosorveglianza all'interno delle sale cinematografiche, nel rispetto della normativa italiana ed europea sulla privacy . L'emendamento 3.0.100 ha provveduto a proporre di introdurre, dopo l'articolo 3, l'articolo 3- bis , volto a modificare l'articolo 57- bis del decreto legge n.50 del 2017. Sotto il profilo sostanziale l'emendamento proposto, oltre a delineare le modalità di copertura della misura a regime, si limita ad introdurre, con il comma 1- bis , un elemento di semplificazione laddove uniforma al 75 per cento (dell'investimento incrementale superiore all'1 per cento) l'aliquota di compensazione fiscale riconoscibile a tutti i destinatari indistintamente. Tale scelta, che deriva dall'esperienza applicativa del credito d'imposta per gli anni 2017/2018, è volta a semplificare il meccanismo di ripartizione previsto dal regolamento vigente (DPCM n. 90/2018) per l'ipotesi, invero assai probabile, che le richieste di compensazione risultino ampiamente eccedenti le disponibilità annuali compatibili con l'attuale dotazione del Fondo per il pluralismo di cui all'articolo 1 della legge n. 198 del 2016. L'articolo 4 del decreto esclude lo spettacolo viaggiante dall'obbligo di utilizzare biglietti nominali. Con tale disposizione il settore in questione viene quindi escluso dall'ambito di applicazione della disposizione, contenuta nell'ultima legge di bilancio, che ha introdotto l'obbligo di titoli di accesso nominali per spettacoli organizzati in locali di capienza superiore ai 5.000 spettatori, per contrastare il fenomeno del bagarinaggio o secondary ticketing . L'emendamento 4.0.3 (testo 2), approvato in Commissione in sede referente, propone di introdurre l'articolo 4- bis , volto a prorogare di un anno il termine per l'adeguamento degli edifici scolastici alla normativa antiincendio, secondo le disposizioni previste dalla legge all'articolo 4 del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19. L'articolo 5 del decreto, infine, è volto ad accelerare le procedure di appalto per la realizzazione degli interventi necessari per l'evento del Campionato europeo di calcio 2020 che avrà luogo nella Capitale, garantendo l'integrità e la tutela del patrimonio storico, artistico e culturale della Capitale. Si ricorda che il Campionato europeo di calcio 2020 o UEFA Euro 2020 - in occasione del 60° anniversario della nascita del torneo - avrà per la prima volta un'organizzazione a sedi miste, in quanto la fase finale non avrà luogo in una singola nazione, ma in 12 distinte città europee. In particolare, le semifinali e la finale si disputeranno allo stadio di Wembley di Londra, mentre la partita inaugurale si terrà allo stadio Olimpico di Roma. L'articolo 5, sulla scorta di quanto è stato disposto per le Universiadi 2019, prevede la possibilità che Roma Capitale nomini un apposito commissario con funzioni di stazione appaltante, sostituendosi agli organi del Comune. Al commissario straordinario è attribuito il compito di provvedere in via esclusiva all'espletamento delle procedure per la realizzazione di lavori e acquisizione di servizi e forniture, anche per eventi strettamente connessi alla manifestazione sportiva in questione. L'articolo consente inoltre di derogare a una serie di norme nazionali, nel rispetto della normativa europea. È stato proposto di introdurre, infine, l'articolo 5- bis , recante "Misure urgenti a favore degli Istituti superiori nazionali musicali non statali e delle accademie non statali di belle arti finanziati da enti locali". L'articolo 6 del decreto, infine, reca la consueta clausola di entrata in vigore del decreto-legge. Testo integrale della relazione orale del senatore Rampi sul disegno di legge n. 1374 Onorevoli senatori, la Commissione istruzione pubblica, beni culturali ha esaminato e approvato il decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico-sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020, senza tenere in debito conto le osservazioni dei soggetti auditi in Commissione, né la stragrande maggioranza degli emendamenti del Gruppo Partito Democratico, che in parte recepivano le suddette osservazioni ed erano finalizzati a migliorare un provvedimento utile, ma carente, poco coraggioso e poco innovativo, scritto all'insegna del "vorrei, ma non posso". Il provvedimento in esame contiene alcune misure necessarie per i settori di riferimento, in particolare per le fondazioni lirico-sinfoniche, per il cinema e l'audiovisivo e per lo spettacolo viaggiante e, più in generale, per gli spettacoli dal vivo. La finalità del provvedimento e la sua impostazione di fondo sono abbastanza condivisibili, in quanto sostanzialmente in continuità con le politiche adottate in materia nella scorsa legislatura. Tuttavia, dopo un anno di attività, ci saremmo aspettati o - meglio, avremmo auspicato - che il primo provvedimento del Governo su questi temi contenesse scelte e investimenti di tutt'altra rilevanza. Inoltre, pur condividendo la necessità di un intervento urgente sull'argomento, non possiamo non sottolineare come un'organizzazione differente del lavoro, più rispettosa del Parlamento, avrebbe consentito un suo maggior coinvolgimento, nel rispetto della dignità del Senato e, ancor di più, dell'altro ramo. Così non è stato e così non sarà. Allo stesso modo, non si può non rilevare come all'accelerazione dei tempi per la presentazione degli emendamenti non sia corrisposta alcuna capacità di una loro analisi da parte della maggioranza, "costringendo" l'esame in Commissione praticamente a ridosso di quello in Assemblea, con una pressoché contestuale sovrapposizione dei tempi della loro presentazione e il conseguente venir meno della possibilità per la Commissione di svolgere un lavoro approfondito. Si tratta di perplessità di metodo purtroppo usuali, cui si accompagnano quelle di merito. Venendo al merito del provvedimento, quest'ultimo rappresenta una grande occasione persa, per vari motivi. In primis , è stata persa l'occasione per affrontare l'annosa questione dei lavoratori del settore dello spettacolo dal vivo, ragionare sul loro status giuridico e provare a superare la condizione di precarietà che li caratterizza. Inoltre, è stata persa l'occasione per dare respiro al settore strategico del cinema e dell'audiovisivo, con investimenti molto più significativi, affrontando tutte le novità che lo riguardano, le nuove forme di produzione, i nuovi canali di trasmissione, la capacità competitiva e le grandi potenzialità del nostro Paese, nonché le straordinarie competenze tecniche e artistiche che ancora oggi rendono i nostri professionisti tra i più attrattivi al mondo. Sull'articolo 1, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, è stato approvato un emendamento del Gruppo Partito Democratico finalizzato a estendere la disciplina ivi prevista anche ai teatri di tradizione e ai soggetti finanziati dal Fondo unico per lo spettacolo, che utilizzano il contratto collettivo nazionale delle fondazioni lirico-sinfoniche in virtù della loro peculiarità e di una visione più ampia dei soggetti interessati. Le misure previste dal decreto-legge sono minimali. L'articolo 1 reca una disciplina speciale per la stipula da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche, in presenza di determinate esigenze, di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato, stabilendo, in particolare, che la relativa durata non possa superare i 48 mesi (ridotta poi a 36 mesi con un emendamento della maggioranza). In caso di superamento del termine, prevede il risarcimento del danno per il lavoratore e modifica inoltre, la disciplina per il reclutamento di personale a tempo indeterminato delle medesime fondazioni e la procedura per la definizione della loro dotazione organica. Detto intervento si rende necessario e urgente a seguito della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 ottobre 2018 (causa C-337/17). L'articolo 2 stanzia risorse per finanziare attività di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali che sono aggiuntive per soddisfare esigenze di carattere generale dell'Amministrazione. L'articolo 3, ai commi 1 e 2, interviene sulla disciplina per la promozione delle opere europee ed italiane, in particolare modificando gli obblighi di programmazione e d'investimento da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi, lineari e non, e prorogando l'applicazione della nuova disciplina (dal 1° luglio 2019 al 1° gennaio 2020). L'articolo 3, al comma 3, disciplina la composizione della Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, in particolare riducendo a 49 i membri complessivi, uno dei quali con funzioni di Presidente, e introducendo elementi di maggiore flessibilità. L'articolo 3, al comma 4, aumenta il numero degli esperti chiamati a valutare le richieste d'accesso ai contributi selettivi previsti per opere cinematografiche e audiovisive e prevede che siano gli stessi ad attribuire anche i contributi per attività e iniziative di promozione cinematografica e audiovisiva. In particolare, aumenta da cinque a quindici il numero degli esperti chiamati a valutare le richieste d'accesso ai contributi selettivi. L'articolo 4 esclude gli spettacoli viaggianti dalla disciplina in materia di titoli di accesso nominativi agli spettacoli in impianti con capienza superiore a 5.000 spettatori. La legge di bilancio 2019 ha stabilito che, dal 1° luglio 2019, i biglietti per le attività di spettacolo in impianti con più di 5.000 spettatori siano nominativi, riportando l'indicazione del nome e del cognome del soggetto che fruisce del titolo d'accesso. Questa prescrizione è stata motivata dall'esigenza di evitare il fenomeno del bagarinaggio ( secondary ticketing ). L'articolo 5, al fine di assicurare lo svolgimento del campionato europeo di calcio del 2020 nella città di Roma, prevede la nomina di un commissario straordinario per la realizzazione degli interventi necessari. In particolare, il Commissario, che può essere nominato da Roma Capitale, provvede alle procedure per la realizzazione dei lavori e l'acquisizione di servizi e forniture, svolgendo la funzione di stazione appaltante. Il Commissario può predisporre ed approvare il piano degli interventi, nonché applicare riduzioni di termini temporali previste da talune disposizioni del Codice degli appalti e fare ricorso alla procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara. Si tratta di misure positive, ma estremamente settoriali e inserite in un'ottica emergenziale, priva di grande respiro. L'industria dello spettacolo, del cinema e dell'audiovisivo dovrebbe essere considerata un elemento fondamentale per lo sviluppo del Paese non solo da un punto di vista economico e della capacità attrattiva e lavorativa, ma soprattutto da un punto di vista culturale e democratico perché l'investimento in questi settori è ciò che permetterebbe la crescita, lo sviluppo di cittadinanza attiva, il possesso delle capacità critiche e di comprensione del proprio tempo. Anche l'intervento sul tema della pirateria è sicuramente apprezzabile e condivisibile, ma è stato introdotto all'"ultimo minuto", in maniera pasticciata, senza una discussione che avesse i tempi e le forme adeguate alla rilevanza della materia. Il Gruppo Partito Democratico ha provato con i propri emendamenti a migliorare il testo, al fine di renderlo più incisivo e capace di dare risposte a settori con grandi potenzialità di sviluppo e crescita, ma spesso in sofferenza a causa di politiche poco avvedute e lungimiranti e di norme dannose. Mi limito a ricordare l'emendamento recante misure urgenti di semplificazione e sostegno per il settore musicale e i giovani artisti, capace di imprimere una reale svolta in questo settore, e l'emendamento recante la soppressione (o, quantomeno, la proroga) del biglietto nominale poiché le misure previste, invece di perseguire l'attività criminosa di quei soggetti e delle imprese che sono causa del fenomeno, colpiscono fortemente i consumatori e gli organizzatori di spettacoli dal vivo, comportando ricadute negative sull'intero settore. Questi emendamenti non sono stati approvati. Ne è stato invece approvato uno del Gruppo Partito Democratico, presentato già diverse volte in passato, finalizzato a includere anche i prodotti dell'editoria audiovisiva tra quelli acquistabili con il bonus per i diciottenni. L'esclusione dell'editoria audiovisiva dal bonus ha comportato fino a questo momento la preclusione di un importante strumento culturale che servirà anche ad "educare" i giovani ad un utilizzo legale delle opere audiovisive e cinematografiche. Dobbiamo quindi riconoscere con rammarico di essere in presenza di un provvedimento timido, limitato, carente e senza coraggio, che riflette un'impostazione di fondo la quale relega la cultura a tema ancillare, marginale e secondario nella visione strategica del nostro Paese. L'ennesima occasione persa. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni: Disegno di legge n. 1374: sull'emendamento 1.6 (testo 2), la senatrice Saponara avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 1.200, la senatrice Piarulli avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 1.34 (testo corretto), il senatore Verducci avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 1.39, il senatore Giuseppe Pisani avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sull'emendamento 1.61 (testo 2) il senatore Coltorti avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 2.100, il senatore Campari avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sulla votazione finale, il senatore Iwobi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Bressa, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, De Poli, Drago, Fattori, Fedeli, Guidolin, Leone, Mallegni, Merlo, Monti, Napolitano, Ortolani, Pepe, Petrocelli, Ronzulli, Santangelo, Siri, Vaccaro, Vescovi e Zanda. . Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Taverna, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 15 alle ore 17,45); de Bertoldi, Fenu, Gaudiano e Marino, per attività della Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria. Alla ripresa pomeridiana della seduta è assente per incarico avuto dal Senato la senatrice Taverna, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 15 alle ore 17,45) . Elezioni contestate, presentazione di relazioni A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Balboni ha presentato la relazione sulla elezione contestata nella regione Calabria (Matteo Salvini) e conseguentemente sulla elezione contestata nella regione Lazio (Kristalia Rachele Papaevengeliu) ( Doc . III, n. 1). A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Paroli ha presentato la relazione sulla elezione contestata nella regione Emilia-Romagna (Edoardo Patriarca) ( Doc . III, n. 2). Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, presentazione di relazioni In data 23 luglio 2019, a nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Urraro ha presentato la relazione sulla questione del seggio non assegnato nella Regione Sicilia ( Doc . XVI, n. 2). Sulla medesima questione sono state altresì presentate le relazioni di minoranza della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, a firma del senatore Malan ( Doc . XVI, n. 2/ bis ), del senatore Grasso ( Doc . XVI, n. 2/ ter ) e del senatore Cucca ( Doc . XVI, n. 2/ quater ). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Patuanelli Stefano, Girotto Gianni Pietro, Castaldi Gianluca Modifiche all'articolo 10 e abrogazione dell'articolo 14 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58 (1429) (presentato in data 24/07/2019); senatrice Unterberger Julia Modifiche al codice penale in materia di contrasto dell'istigazione all'odio e alla discriminazione di genere (1430) (presentato in data 24/07/2019). Disegni di legge, presentazione di relazioni A nome della 1ª Commissione permanente Aff. costituzionali in data 24/07/2019 il Senatore Calderoli Roberto ha presentato la relazione 1124-A sul disegno di legge costituzionale: Sen. Calderoli Roberto "Abrogazione dell'articolo 99 della Costituzione, concernente il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro" (1124) (presentato in data 05/03/2019); a nome della 7ª Commissione permanente Pubbl. istruzione in data 24/07/2019 il Senatore Rampi Roberto ha presentato la relazione 1374-A/bis di minoranza sul disegno di legge: "Conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020" (1374) (presentato in data 29/06/2019). Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 24/07/2019 la 14ª Commissione permanente Unione europea ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2018" (944) (presentato in data 14/11/2018) C.1201 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, rimessione all'Assemblea Su richiesta di un quinto dei componenti le Commissioni riunite 1ª e 2ª - a norma dell'articolo 36, comma 3, del Regolamento - il seguente disegno di legge, già assegnato alle medesime Commissioni in sede redigente, è stato rimesso alla discussione e alla votazione dell'Assemblea: Mattia Crucioli. - Soppressione dei tribunali regionali e del Tribunale superiore delle acque pubbliche (1075). Governo, trasmissione di documenti Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 23 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, riferita all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . CLXIV, n. 14). Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del turismo, con lettera in data 18 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, riferita all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a e alla 9 a Commissione permanente ( Doc . CLXIV, n. 15). Il Ministro dell'interno, con lettera in data 19 luglio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, riferita all'anno 2018, corredata del rapporto sull'attività di analisi e revisione delle procedure di spesa e dell'allocazione delle relative risorse in bilancio, di cui all'articolo 9, comma 1- ter , del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 5 a Commissione permanente ( Doc . CLXIV, n. 16). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Rafforzare lo Stato di diritto nell'Unione - Programma d'azione (COM(2019) 343 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 2 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Relazione sulla politica di concorrenza 2018 (COM(2019) 339 definitivo), alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 18 e 19 luglio 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 187); del Fondo Agenti Spedizionieri e Corrieri (FASC), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 188); della RAI-Radiotelevisione italiana S.p.A. (RAI S.p.A.), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 189); dell'Istituto Nazionale di Studi Romani, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 190); dell'Istituto Nazionale di Studi Verdiani (INSV), per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 191); di SOGEI - Società Generale d'Informatica S.p.A. (SOGEI S.p.A.), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 192). Interrogazioni Atto n. 3-01063 MARGIOTTA MARCUCCI RENZI VALENTE FARAONE PINOTTI BITI MALPEZZI ALFIERI FEDELI RICHETTI D'ARIENZO D'ALFONSO BELLANOVA STEFANO LAUS GARAVINI COMINCINI PARRINI SBROLLINI FERRAZZI CUCCA GINETTI ASTORRE BOLDRINI VERDUCCI PATRIARCA GIACOBBE SUDANO MAGORNO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'alta velocità Torino-Lione è un collegamento ferroviario internazionale che consentirà di connettere in modo più rapido il Nord del Paese al sistema europeo dell'alta velocità e alta capacità. Essa rappresenta parte integrante del corridoio mediterraneo TEN-T, che dovrà garantire un collegamento stabile, a sud delle Alpi, tra l'Europa occidentale e quella centro-orientale, dalla Spagna fino al confine con l'Ucraina; a partire dalla XIV Legislatura, tutti i Governi che si sono succeduti alla guida del Paese hanno assunto impegni internazionali per la realizzazione dell'opera infrastrutturale e le rispettive maggioranze hanno approvato atti in Parlamento, che impegnavano l'Esecutivo in carica alla realizzazione dell'opera; in particolare, in data 30 gennaio 2012, l'Italia ha firmato un accordo con la Francia, ratificato dai due Paesi, in Italia con legge 23 aprile 2014, n. 71, per la realizzazione del nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione; il 24 febbraio 2015 Francia e Italia hanno sottoscritto un altro accordo "per l'avvio dei lavori definitivi della sezione transfrontaliera della nuova linea ferroviaria Torino-Lione"; con legge n. 1 del 2017, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 9 del 12 gennaio 2017, è stato ratificato l'accordo definitivo, che è in vigore dal 1° marzo 2017; il Governo Conte, appena insediatosi, ha immediatamente bloccato l'avanzamento dell'opera, adducendo la necessità di un'ulteriore analisi del rapporto tra costi e benefici, nonostante quelle svolte negli anni precedenti; tale analisi è stata oggetto di pesanti critiche per i gravi difetti logici con cui è stata condotta. Essa, fondata su dati risalenti al 2011 e quasi tutta incentrata sull'analisi dei costi presunti dell'opera, non tiene conto degli obiettivi di benessere sociale attesi dalla realizzazione della stessa in termini di maggiore interconnessione del Paese con il sistema delle reti TEN-T europee, di incremento degli scambi commerciali e di maggiore mobilità per i cittadini; le conclusioni dell'analisi sono apparse da subito del tutto irragionevoli: essa tenta di dimostrare, al di fuori delle regole che disciplinano la redazione di una corretta analisi del rapporto tra costi e benefici, che l'opera avrà un costo ampiamente superiore a quanto preventivato e che il trasferimento modale dalla strada alla ferrovia sarà dannoso per le finanze pubbliche, in ragione del minor gettito di accise per consumi di carburante e della contrazione dei pedaggi autostradali, nonché irrilevante per l'ambiente in termini di minore inquinamento. Il documento non valuta, tuttavia, se l'opera riesce a raggiungere lo scopo per cui è stata decisa e non calcola in modo analitico e completo i benefici non monetari (ambiente, salute pubblica, sicurezza, mobilità) che sono a fondamento di qualsiasi investimento pubblico; è emerso successivamente che il professor Marco Ponti, attuale responsabile della commissione chiamata ad effettuare l'analisi sulle grandi opere del Ministero e noto da sempre per le sue posizioni anti Tav, abbia individuato ben 4 tecnici della commissione tra soci e consulenti della Trasporti e territorio Srl, società che fa capo proprio a lui, mentre l'unico esperto indipendente che non condivide le posizioni no Tav della commissione era il professor Pierluigi Coppola, membro da anni della struttura tecnica di missione del Dicastero; dei membri della commissione per l'analisi, soltanto il professor Coppola, dunque, non ha sottoscritto il documento, dichiarando di non condividere la metodologia con cui è stata condotta l'indagine; si apprende dagli organi di informazione che il professor Coppola sarebbe stato licenziato il 22 luglio 2019 dallo stesso Ministro attraverso una comunicazione tramite PEC, con la quale gli sarebbe stata comunicata la revoca dell'incarico; sempre da quanto si apprende dalla stampa, che cita una fonte virgolettata del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il professor Coppola "ha violato la riservatezza rilasciando interviste non autorizzate" e soprattutto "resta un'ombra su di lui, in merito al falso contro-dossier con numeri sballati sull'analisi costi-benefici che gli è stato attribuito sulla stampa e di cui poi ha smentito la paternità, senza però chiedere rettifica ai giornali che glielo attribuivano"; si tratta con tutta evidenza di un episodio molto grave che colpisce una figura la cui competenza, esperienza e professionalità maturate nel corso degli anni sono unanimemente riconosciute e un valore aggiunto per l'amministrazione; sarebbe inaudito se il professor Coppola fosse stato licenziato perché il suo giudizio non si è uniformato a quello degli altri membri della commissione, essendo favorevole al proseguimento dei lavori della Tav Torino-Lione; contestualmente appare un fatto anomalo che il Ministro in indirizzo abbia di fatto consentito che una società privata, in assenza di qualsiasi procedura concorsuale o di evidenza pubblica, assumesse un ruolo così rilevante ed in palese conflitto di interessi in merito a un'opera infrastrutturale strategica decisiva per il futuro del Paese, si chiede di sapere quali siano le ragioni che hanno condotto al licenziamento del professor Coppola e se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale allontanamento possa compromettere definitivamente la trasparenza e l'imparzialità della struttura tecnica di missione del Ministero e i giudizi sull'impatto delle grandi opere ancora da valutare. Atto n. 3-01064 PEROSINO BERNINI PICHETTO FRATIN TIRABOSCHI FERRO FANTETTI ALDERISI MALLEGNI DAMIANI CAUSIN GALLONE MASINI FLORIS VITALI MODENA SCIASCIA MOLES Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: il 18 ottobre 2018 si è svolta la prova scritta del concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici bandito nella Gazzetta Ufficiale del 24 novembre 2017, n. 90, IV serie speciale; avverso il decreto del capo dipartimento della direzione generale per il personale scolastico del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 395 del 27 marzo 2019, cui è stato allegato l'elenco degli ammessi, è stato proposto ricorso giurisdizionale al TAR del Lazio; in data 2 luglio 2019, la sezione terza bis del TAR del Lazio ha emesso una sentenza con la quale è stata annullata l'intera procedura concorsuale per il reclutamento di nuovi dirigenti scolastici; la motivazione addotta, una volta rigettate tutte le rimanenti istanze dei legali di parte, riguarderebbe la presunta irregolare presenza di tre commissari in occasione della riunione plenaria del 25 gennaio 2019, convocata al fine di procedere all'approvazione della griglia valutativa da impiegare per la correzione della prova scritta; tale partecipazione, in compresenza con oltre altri 100 commissari, avrebbe determinato la nullità di tutti i successivi atti amministrativi della selezione; avverso la sentenza emessa dal TAR del Lazio, il Ministero e l'Avvocatura dello Stato hanno subito presentato l'appello al Consiglio di Stato al fine di chiedere la sospensiva d'urgenza, ottenuta in data 12 luglio 2019, e non compromettere la procedura concorsuale; è di tutta evidenza che la conferma della sentenza del TAR del Lazio penalizzerebbe non solo quei docenti che hanno con pieno merito e nel totale rispetto delle regole superato le tre difficili prove previste, ma soprattutto l'intero sistema scolastico italiano, già da anni al collasso, a causa dell'annoso fenomeno delle reggenze; a prescindere dalla sospensione del provvedimento del TAR del Lazio del 2 luglio 2019 concessa dal Consiglio di Stato, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di salvaguardare in toto la procedura concorsuale e garantire l'immissione in ruolo dei candidati che hanno superato tutte le prove a partire dal 1° settembre 2019, sui posti a tale data disponibili, e negli anni successivi, in base alle effettive disponibilità. Atto n. 3-01065 BALBONI FAZZOLARI BERTACCO RAUTI CIRIANI Al Ministro della giustizia Premesso che: la normativa vigente prevede che "il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo" sia affidato "ad una famiglia, preferibilmente con figli minori" ovvero, in subordine, "ad una persona singola" in grado di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno, e che, solo ove ciò non sia possibile, "è consentito l'inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato" (articolo 2, commi 1 e 2, della legge 4 maggio 1983, n. 184); tale ultima forma di affidamento, peraltro, è prevista come misura assolutamente temporanea, da superare mediante affido "ad una famiglia e, ove ciò non sia possibile, mediante inserimento in comunità di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia" (articolo 2, comma 4); è del tutto evidente, dunque, che la ratio complessiva della disciplina, coerentemente con quanto previsto per l'adozione, sia quella di garantire il diritto effettivo del minore a crescere in una famiglia (come, peraltro, confermato dal titolo stesso della legge "Diritto del minore ad una famiglia"), e che si ricorra all'affido ad una persona single ovvero ad una comunità solo in via residuale e comunque in casi del tutto eccezionali e motivati (ad esempio in presenza di una persona legata al minore da vincoli di parentela o di amicizia); a fronte di ciò, il fenomeno dell'affido familiare a persone single o a strutture comunitarie risulta, al contrario, in forte espansione soprattutto negli ultimi anni e nonostante la presenza di un elevato numero di famiglie disponibili all'affidamento e all'adozione; considerato che: lo scandalo scoppiato nei giorni scorsi in provincia di Reggio Emilia sul presunto sistema illecito di affidamenti dei minori, strappati alle loro famiglie naturali attraverso falsificazioni di atti e altri escamotage , ha sconvolto profondamente l'opinione pubblica; dall'inchiesta "Angeli e demoni" sta emergendo un quadro complessivo drammatico assolutamente preoccupante, soprattutto se si considera che dietro a tale sistema si celerebbero un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro e (cosa più grave) un discutibile movente ideologico di stampo LGBT; oltre alla gravità degli illeciti perpetrati dai soggetti a vario titolo coinvolti (psicologi, psicoterapeuti, operatori socio-sanitari, rappresentanti dei servizi sociali territoriali e amministratori locali) e all'orrore degli abusi (anche di natura psicofisica) commessi sui minori e sulle loro famiglie, ciò che colpisce, infatti, è il coinvolgimento diretto della responsabile del servizio sociale integrato dell'Unione di Comuni della val d'Enza; secondo gli inquirenti, sarebbe lei, peraltro attivista LGBT e paladina della "genitorialità gay " e dell'affido alle coppie omosessuali, uno dei vertici determinanti del sistema emiliano dell'affidamento dei minori e addirittura emergerebbero, in alcuni casi, "collegamenti stretti" tra le affidatarie (omosessuali) e, appunto, le operatrici e dirigenti del servizio sociale; ella ha partecipato in passato a numerosi convegni sul tema, come quello del maggio 2018 a Mantova (dal titolo "AffidarSI: uno sguardo accogliente verso l'affido LGBT"), in cui peraltro sarebbero state presentate le esperienze e (si legge testualmente) le "buone pratiche di Comuni virtuosi che da tempo hanno avviato progettualità specifiche" al riguardo; ritenuto che: l'attuale sistema di affido dei minori presenta evidenti criticità e lacune, soprattutto se si considerano l'eccessiva discrezionalità attribuita ai servizi sociali, la sussistenza frequente di situazioni di "conflitto di interessi" in capo a molti operatori del settore e la mancanza di adeguati ed efficienti strumenti di controllo sull'affidabilità dei soggetti affidatari e sugli standard qualitativi e di servizio delle comunità ospitanti: tutti fattori che inevitabilmente compromettono l'obiettivo primario della tutela del benessere psicofisico dei bambini; fermo restando che sarà compito della magistratura accertare gli eventuali illeciti e le responsabilità personali, è assolutamente prioritario fugare ogni sospetto circa presunte interferenze ideologiche nelle procedure di affidamento dei minori che, di fatto, si tradurrebbero nell'adozione di criteri che terrebbero conto dell'orientamento sessuale dell'affidatario, anche al fine di implementare quelle progettualità specifiche funzionali alla valorizzazione e allo sviluppo della "genitorialità gay ", si chiede di sapere quanti bambini ad oggi siano stati affidati a persone single (e, tra queste, quante si dichiarino omosessuali) e quanti bambini a coppie omosessuali e quali siano state le motivazioni che hanno portato a preferire tale scelta in alternativa a quella prioritariamente indicata dalla legge (affidamento a famiglie con figli), nonché quali ulteriori informazioni il Ministro in indirizzo ritenga di poter fornire riguardo al paventato rischio della sussistenza di un movente ideologico LGBT dietro il complesso sistema degli affidi dei minori, che finirebbe con il favorire pratiche di affidamento sulla base principalmente dell'orientamento sessuale dell'affidatario e non dell'interesse prevalente del minore che è quello di crescere in una famiglia regolarmente sposata. Atto n. 3-01066 BELLANOVA MARGIOTTA VATTUONE CUCCA COMINCINI FEDELI D'ARIENZO PITTELLA BITI GINETTI GARAVINI ALFIERI RICHETTI BOLDRINI PATRIARCA MARINO FERRAZZI PARENTE STEFANO MALPEZZI PINOTTI LAUS SBROLLINI GIACOBBE ROJC PARRINI IORI SUDANO TARICCO MESSINA Assuntela Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: diverse testate giornalistiche nazionali danno ampio spazio alla vicenda Unicredit. Sembrerebbe che l'amministratore delegato Jean Pierre Mustier stia preparando il nuovo piano strategico da presentare a Londra il 3 dicembre 2019; dalle ricostruzioni giornalistiche pare che i vertici di Unicredit stiano elaborando un nuovo taglio al personale quantificato in 10.000 nuovi esuberi; rilevato che: i tagli secondo le ipotesi emerse interesserebbero l'11 per cento degli 86.000 lavoratori del gruppo, di cui 35.000 della società per azioni italiana; nel piano dell'azienda 2016-2019 uscirono già 17.000 lavoratori e oltre 5.000 con il riassetto del 2011; considerato che: nella strategia aziendale sembrerebbe prendere spazio l'obiettivo di ridurre del 10 per cento i costi operativi; le organizzazioni sindacali di categoria annunciano battaglia a mezzo stampa, se il piano dovesse essere confermato, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano necessario ed urgente agire per un approfondimento utile a chiarire le reali intenzioni dell'azienda, dato il numero sostanzioso di lavoratori che sembrerebbero essere coinvolti. Atto n. 3-01067 CAMPARI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: i medici veterinari che, a seguito di visita medico-veterinaria, dispensano anche i farmaci di primo uso, al momento della fatturazione devono applicare l'IVA della propria prestazione al 22 per cento oltre a far pagare il prezzo del farmaco già ivato al 10 per cento e poi riapplicare la loro propria IVA al 22 per cento (cui si aggiunge un 2 per cento di cassa veterinaria); questo comporta un aggravio di costi per il cliente proprietario di animale sottoposto a visita e cura veterinaria, il quale si vede costretto a pagare ulteriormente l'IVA sul farmaco dispensato dal veterinario al momento del pagamento della fattura; secondo il comma 3 dell'articolo 84 del decreto legislativo n. 193 del 2006, la cessione del farmaco veterinario è da ritenersi prestazione accessoria rispetto a quella professionale; in particolare, il carattere accessorio è definito dall'art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 (principio di accessorietà) che prevede che una prestazione accessoria ad una cessione di beni o ad una prestazione di servizi, effettuati direttamente dal cedente o prestatore o per suo conto e a sue spese, non sono soggetti autonomamente all'imposta nei rapporti fra le parti dell'operazione principale. Se la cessione o prestazione principale è soggetta all'imposta, i corrispettivi delle cessioni o prestazioni accessorie imponibili concorrono a formare la base imponibile; quella accessoria, che è meno importante, perde la propria autonomia e viene assorbita nell'operazione principale e quindi non solo rientra nello stesso imponibile, ma attrae la stessa aliquota; se si espone in fattura il farmaco ceduto con un'aliquota diversa da quella delle prestazioni medico-veterinarie, attualmente al 22 per cento, si effettua una vera e propria attività commerciale di vendita del farmaco, attività riservata alle farmacie, e ora anche alle parafarmacie (decreto legislativo n. 193 del 2006, art. 70); quindi in una fattura in cui il costo del farmaco è di gran lunga maggiore di quello della visita (i farmaci per animali sono molto costosi), si ritrova un aggravio di IVA non dovuta, e occorrerebbe tenere fuori dall'imponibile IVA il farmaco, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda assumere iniziative volte a consentire che il farmaco dispensato dai medici veterinari non sia considerata prestazione accessoria rispetto alla principale consistente nella visita medica, al fine di consentire al proprietario di non pagare, sul medicinale, la maggiorazione dell'IVA. Atto n. 3-01068 ALFIERI MARCUCCI GIACOBBE PINOTTI RENZI MALPEZZI MIRABELLI STEFANO COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' VALENTE Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: come riportato da diversi organi di stampa, è stato assegnato ad Alessandro Amadori, consulente del vice presidente del Consiglio dei ministri e Ministro dell'interno, Matteo Salvini, l'incarico di curare un dossier sul "piano Africa", al quale sono stati destinati 500 milioni di euro. Tutto "partirà", come affermato dallo stesso Amadori durante un'intervista a "Vitat", "nel 2020". Nell'intervista, inoltre, è stato chiarito che non si tratterebbe di un "piano Africa", "quanto piuttosto di un fondo sovrano italiano per l'Africa"; la legge 11 agosto 2014, n. 125, attribuisce la responsabilità politica della cooperazione allo sviluppo al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che ne stabilisce gli indirizzi e assicura l'unitarietà e il coordinamento di tutte le iniziative nazionali di cooperazione, nell'ambito delle deliberazioni assunte dal Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (CICS); la legge all'articolo 15 istituisce il citato Comitato interministeriale con il compito di assicurare la programmazione ed il coordinamento di tutte le attività di cooperazione pubblica, nonché la coerenza delle politiche nazionali con i fini della cooperazione allo sviluppo. Il CICS è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri ed è composto dal Ministro degli affari esteri, che ne è vice presidente, dal vice ministro della cooperazione allo sviluppo, cui il Ministro degli affari esteri può delegare le proprie funzioni, e dai Ministri dell'interno, della difesa, dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali, della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Il CICS verifica, inoltre, la coerenza delle politiche governative poste in essere e il coordinamento delle stesse con il documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo; le somme assegnate al Ministero dell'interno destinate all'accoglienza dei rifugiati sono già contabilizzate come aiuto pubblico allo sviluppo e il rispetto delle disposizioni di cui alla legge n. 125 del 2014 esclude un diverso utilizzo di tali stanziamenti, anche in presenza di un loro mancato impegno; considerato che: il fondo sovrano, così come delineato da Alessandro Amadori, appare di difficile configurazione. Alcuni Paesi, in genere produttori di petrolio, usano questo mezzo per fare investimenti finanziari con i surplus fiscali oppure con le entrate in divisa estera, ricavate dalla vendita di materie prime. Tuttavia, non è questo il caso dell'Italia. Infatti, se si intende il fondo quale strumento generalista, per investire strutturalmente i soldi dei cittadini in progetti di sviluppo, come già evidenziato, lo strumento utilizzabile ai sensi della citata legge n. 125 del 2014 è l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) con la Cassa depositi e prestiti nel ruolo di banca italiana per lo sviluppo; come di tutta evidenza, con il fondo si verrebbe a creare un doppione o un ulteriore attore, fuori dallo schema istituzionale di disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo e, pertanto, privo di coordinamento e di coerenza con le altre politiche, con una regia diversa, meno expertise , nonché di minore impatto. A giudizio degli interroganti si tratterebbe di una sorta di "cooperazione del Ministero dell'interno", dunque, operante senza alcun passaggio presso il Comitato interministeriale, sede istituzionale di confronto dei diversi Ministri sulle diverse politiche internazionali del Governo, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti, anche alla luce delle disposizioni di cui alla legge n. 125 del 2014 che attribuiscono la responsabilità politica della cooperazione allo sviluppo al Ministro degli affari esteri e non già al Ministro dell'interno; se non ritenga che la creazione del fondo sovrano per l'Africa sia in aperto contrasto con le sue responsabilità politiche in materia di cooperazione allo sviluppo e quali iniziative necessarie e urgenti intenda intraprendere al fine di garantire il rispetto del riparto delle competenze ministeriali in una materia di così rilevante interesse, anche alla luce del ruolo dell'Italia nei processi di pacificazione e sviluppo in Libia, nel Corno d'Africa e in generale nell'area dei Paesi dell'Africa occidentale. Atto n. 3-01069 BERNINI MALAN AIMI CRAXI ROMANI GALLIANI GALLONE GIAMMANCO LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI PICHETTO FRATIN VITALI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la pressione migratoria, attraverso il Mediterraneo, sul confine sud dell'Unione europea, colpisce soprattutto l'Italia, che in questi anni ha rappresentato il luogo di primo approdo, con conseguenze di grande rilievo, sia in termini di impegno nelle operazioni di salvataggio, coordinate quasi sempre dalla Guardia costiera italiana, che di identificazione, registrazione e trattamento delle domande di asilo, sia nelle capacità di accoglienza; la protezione delle frontiere esterne dell'Unione europea è un compito di fondamentale importanza per fronteggiare l'immigrazione clandestina e per gestire in modo efficace il fenomeno delle ondate migratorie, nonché per garantire la sicurezza interna; il nodo del controllo delle frontiere marittime e del contrasto alle attività dei trafficanti di migranti è stato tra l'altro al centro del vertice di Parigi del 22 luglio 2019 al quale, pur avendone diritto, non ha partecipato il Ministro dell'interno, Matteo Salvini; nelle scorse settimane, durante la difficile gestione delle operazioni relative ai 43 naufraghi della nave "Sea Watch 3", le spiagge siciliane sono state interessate dallo sbarco di gommoni e piccole imbarcazioni con a bordo centinaia di migranti; nonostante il flusso migratorio sia maggiormente concentrato nei Paesi della costa nordafricana, come riportato da recenti e numerose fonti di stampa, nel corso dei primi mesi del 2019 si è assistito ad una consistente intensificazione del flusso migratorio irregolare, che, attraverso la rotta balcanica, ha raggiunto il confine nordorientale; è necessario recuperare la coerenza delle decisioni con i principi di solidarietà e di corresponsabilizzazione che, in base alle disposizioni dei trattati, devono ispirare la politica europea in materia di immigrazione, asilo e accoglienza; è strettamente connessa con la questione dei flussi di migranti che abbandonano l'Africa la crescita economica e lo sviluppo infrastrutturale del continente africano, che andrebbe supportata attraverso un consistente piano europeo di investimenti che coinvolga, oltre al Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, la Commissione europea, la Banca europea degli investimenti, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, le casse europee facenti parte del "Long term investors club" e gli Stati membri, attraverso i propri fondi di investimento; in questo quadro, la preoccupazione dei firmatari del presente atto di sindacato ispettivo si concentra sull'isolamento europeo che il nostro Paese sta vivendo in merito alla gestione del fenomeno migratorio, che andrebbe affrontato nel suo insieme mediante una politica diplomatica ferma e decisa, ma che dovrebbe muoversi inevitabilmente attraverso un coordinamento dei Paesi europei e delle agenzie per l'immigrazione, come Frontex, in stretto collegamento con altri organismi comunitari e dell'Unione europea responsabili in materia di sicurezza alle frontiere esterne, come EUROPOL, CEPOL (Accademia europea di Polizia), OLAF (Ufficio europeo di lotta antifrode), e di cooperazione nel settore delle dogane e dei controlli fitosanitari e veterinari, al fine di garantire la coerenza complessiva del sistema, si chiede di sapere: se esista, e quale sia, al di là dei proclami, la politica del Governo per un reale contrasto o gestione dei flussi migratori irregolari nel nostro Paese; se il Ministro in indirizzo non ritenga che l'atteggiamento di isolamento assunto dal Governo italiano in merito al problema dell'immigrazione clandestina nei confronti degli altri partner europei possa pregiudicare, da un lato, le relazioni diplomatiche con i Paesi membri della UE, dall'altro, compromettere il necessario efficiente contrasto dei flussi migratori, che necessitano di un'inevitabile gestione macro politica del fenomeno. Atto n. 3-01070 PESCO ACCOTO DELL'OLIO GALLICCHIO LEONE PELLEGRINI Marco PRESUTTO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: ai fini del conseguimento degli obblighi comunitari di finanza pubblica con l'articolo 1, comma 291, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006), il Parlamento ha disposto che "Con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, (...) sono definiti i criteri e le modalità di certificazione dei bilanci delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere, degli Istituti di ricovero e cura, degli istituti zooprofilattici sperimentali e delle aziende ospedaliere universitarie"; con sentenza n. 121 del 21 marzo 2007 la Corte costituzionale ha statuito il principio che l'obbligo della certificazione dei bilanci delle aziende sanitarie risponde all'esigenza "dell'armonizzazione dei bilanci pubblici e del coordinamento della finanza pubblica"; con decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, recante "Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42", sono stati disciplinati in modo uniforme, e quindi valido per tutte le Regioni, l'implementazione e la tenuta della contabilità di tipo economico-patrimoniale, nonché l'obbligo di redazione del bilancio d'esercizio della gestione sanitaria accentrata e del bilancio sanitario consolidato regionale; con il patto per la salute 2010-2012, si è disposto, all'articolo 11, che le Regioni e le Province autonome si impegnano ad avviare le procedure per perseguire la certificabilità dei bilanci, attraverso un percorso che dovrà garantire l'accertamento della qualità delle procedure amministrativo-contabili sottostanti alla corretta contabilizzazione dei fatti aziendali, nonché la qualità dei dati contabili; con decreto del Ministro della salute 17 settembre 2012, recante disposizioni in materia di certificabilità dei bilanci degli enti del Servizio sanitario nazionale, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stati definiti i requisiti comuni dei percorsi attuativi della certificabilità e il termine massimo entro il quale essi dovranno essere completamente realizzati; con decreto del Ministro della salute 1° marzo 2013, recante "Definizione dei percorsi attuativi della certificabilità", al fine di consentire alle Regioni e alle Province autonome di dare attuazione a quanto previsto dal citato decreto ministeriale 17 settembre 2012, ha definito "i percorsi attuativi della certificabilità. Requisiti comuni a tutte le regioni", nonché i "contenuti della relazione periodica di accompagnamento al PAC da predisporsi da parte della regione"; la Regione Lazio ha adottato con decreto del commissario ad acta n. 292 del 2 luglio 2013 i percorsi attuativi della certificabilità nonché la relazione di accompagnamento agli stessi percorsi PAC successivamente aggiornati: a) con decreto del commissario ad acta n. 59 del 12 febbraio 2015 secondo le raccomandazioni previste del tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza nella riunione del 18 dicembre 2014; b) con decreto del commissario ad acta n. 311 dell'11 ottobre 2016 a seguito del processo di riorganizzazione di alcune aziende sanitarie del Lazio, avviando inoltre il progetto regionale di assistenza contabile finalizzato all'attuazione del PAC (progetto "SANPAC"); inoltre con il decreto del commissario ad acta n. 69 del 13 marzo 2018 la Regione Lazio ha istituito una specifica funzione di internal audit centralizzato, volta a garantire l'effettività dei controlli inseriti nelle procedure amministrativo-contabili adottate dalle aziende, mentre con il decreto n. 402 del 29 ottobre 2018 ha inserito delle ulteriori misure specifiche su quelle aree che hanno avuto maggiore impatto sulla quantificazione del fondo di dotazione a livello consolidato; il 26 luglio 2018 si è tenuta presso il Ministero della salute una riunione congiunta del tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, dove è stato fatto presente che la Regione Lazio è l'unica in Italia a presentare un fondo di dotazione negativo di circa un miliardo di euro (994,247 milioni euro in negativo) per il quale non sono note le motivazioni; per tale ragione con decreto del commissario ad acta n. 521 del 28 dicembre 2018 la Regione ha decretato l'obbligo da parte delle aziende sanitarie di effettuare, entro il termine di approvazione del bilancio di esercizio 2018, una valutazione straordinaria di esigibilità delle poste di credito e di sussistenza di quelle di debito iscritte nei propri stati patrimoniali, ivi compresi i fondi rischi a qualsiasi titolo iscritti, eseguita nell'ottica di garantire per ciascuna partita la sussistenza dei presupposti documentali dell'obbligazione, per il loro mantenimento nella contabilità aziendale; in merito in data 13 febbraio 2019 i consiglieri regionali del M5S chiedevano, con l'interrogazione a risposta scritta n. 276, al commissario ad acta nonché presidente della Regione nonché segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, contezza delle ragioni per le quali il suddetto fondo di dotazione è negativo per quasi un miliardo di euro e del ritardato avvio della verifica approfondita della sua composizione, con il dettaglio, fornitore per fornitore, di ogni singola voce di debito o credito e di ogni posizione aperta o ceduta, di fatto non consentendo di sapere con certezza la percentuale e la quantità: a) dei debiti insussistenti o cancellabili, che potrebbero portare ad un notevole storno del debito accumulato con conseguente miglioramento del conto economico; b) dei crediti inesigibili, che potrebbero esporre la Regione ad una forte instabilità economico finanziaria; a seguito del decreto n. 521 del 2018 le ASL competenti hanno provveduto alle valutazioni straordinarie di esigibilità delle poste di credito e di sussistenza di quelle di debito iscritte nei propri stati patrimoniali dal quale è emerso che il debito accertato del fondo di dotazione per l'anno 2017 è pari a 889.922.370,26 euro (delibere ASL Rm6 n. 479 del 30 maggio 2019; ASL Vt n. 1040 del 30 maggio 2019; ASL Rm4 n. 843 del 4 giugno 2019; ASL Rm3 n. 417 del 6 giugno 2019; ASL Rm5 n. 700 del 7 giugno 2019); tale sorprendente saldo negativo rappresenta una rilevante criticità con riferimento all'effettiva chiusura di ogni partita di debito pregressa e l'assenza di notizie sui dettagli relativi alle partite debitorie o creditorie del fondo stesso pone incertezza sul piano di rientro dal disavanzo regionale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra; quali iniziative intenda intraprendere per accertare, vista la perdurante inerzia del commissario ad acta , l'attendibilità delle voci contenute nei bilanci delle aziende sanitarie della Regione Lazio; se non ritenga, se fosse accertata l'enorme massa debitoria, necessario un prolungamento della gestione commissariale. Atto n. 3-01072 FLORIDIA CASTELLONE ANGRISANI BOTTO CORRADO D'ANGELO DONNO GAUDIANO GIANNUZZI LANNUTTI MORONESE PRESUTTO TAVERNA TRENTACOSTE TURCO VANIN Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: i dottorati di ricerca sono stati istituiti con l'articolo 8 della legge 21 febbraio 1980, n. 28, e successivamente ridisciplinati dall'articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, quale da ultimo modificato dall'articolo 19 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (cosiddetta riforma Gelmini dell'università); negli ultimi anni sono stati attivati in tutta Italia percorsi di dottorato che uniscono, o almeno avrebbero dovuto unire, mondo della ricerca e mondo del lavoro, in un'integrazione "università-lavoro" a beneficio di dottorandi, imprese ed università (cosiddetti dottorati industriali, in collaborazione con le imprese e in apprendistato di alta formazione), così come previsto dall'art. 11 del decreto ministeriale n. 45 del 2013; a seguito del protocollo di intesa del 2009 con l'Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e le relazioni industriali (ADAPT), il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca si è impegnato a finanziare il dottorato di ricerca denominato "Formazione della persona e mercato del lavoro", istituito presso il dipartimento di "Scienze umane e sociali" dell'università di Bergamo, che prevede sino a 15 borse di studio all'anno; il coordinatore del dottorato ha assunto contemporaneamente il ruolo di membro del collegio docenti, supervisore scientifico dei dottorandi e coordinatore scientifico di ADAPT; nello specifico, l'intermediazione di ADAPT nell'attività di " fundraising " sarebbe consistita nella stipula con società private di convenzioni di finanziamento di borse di studio a cifre di gran lunga eccedenti il valore lordo di una borsa dottorale (tra i 75.000 e i 92.000 euro di finanziamento, a fronte dei circa 40.000 euro previsti come borsa triennale); una volta ottenuto il finanziamento, ADAPT avrebbe finanziato le borse di studio con l'università di Bergamo per un valore inferiore rispetto a quello contenuto nella convenzione stipulata con l'impresa finanziatrice, omettendo, tra l'altro, nella documentazione ufficiale i nomi delle società finanziatrici abbinate alle borse di studio; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: nei numerosissimi percorsi di "alternanza formativa", i dottorandi avrebbero svolto " internship aziendali" (ossia tirocini) di durata addirittura triennale in violazione del limite di 12 mesi disposto dall'art. 2 delle linee-guida sui tirocini del 25 maggio 2017; si tratta, con ogni evidenza, di percorsi di apprendistato di terzo livello di dubbia legittimità in quanto avrebbero disatteso la normativa in materia di formazione e lavoro subordinato (con un monte ore di lavoro presso l'azienda quasi del 100 per cento a fronte di appena uno o due appuntamenti formativi universitari al mese) che ovviamente non può essere giustificato dalla natura "industriale" del dottorato; i dottorandi avrebbero altresì lamentato la mancanza di rapporti didattici e accademici con i membri del collegio dei docenti, sebbene sia quest'ultimo a decidere, formalmente, sulla loro carriera dottorale; nonché l'assenza di piani didattici e formativi personalizzati per il dottorando concordati con il collegio dei docenti; considerato inoltre che recentemente ADAPT ha intrapreso una nuova collaborazione con l'università di Siena, attivando un master executive di primo livello in "Multicultural diversity management", a numero chiuso, con la disponibilità per 25 posti gratuiti per ciascun curriculum , finanziati dal Ministero (ID85901), si chiede di sapere: quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di chiarire l'attività di fundraising eseguita da ADAPT a favore di un'università pubblica, partecipando, nel contempo, alle gare ad evidenza pubblica per l'ammissione del medesimo dottorato; quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare al fine di verificare la liceità della stipula di una convenzione eccessivamente onerosa, se rapportata al valore medio di una borsa dottorale, nonché le relative responsabilità; se sia a conoscenza delle effettive modalità di svolgimento dell' internship aziendale, relativamente alla durata triennale e del monte ore di lavoro in azienda, e se parimenti intenda accertare e chiarire le ragioni ostative al mancato rinnovo della convenzione tra ADAPT e l'università di Bergamo; quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, affinché nella nuova collaborazione tra ADAPT e l'università di Siena si eviti il rischio di condotte lesive dei diritti dei dottorandi. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01062 PINOTTI ALFIERI GIACOBBE Al Ministro dell'interno Premesso che: come riportato dall'agenzia di stampa "Ansa", in data 18 luglio 2019, l'ambasciatore d'Ucraina in Italia, Yevhen Perelygin, ha inviato una lettera al vice presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, a seguito delle dichiarazioni in merito ad un attentato ai suoi danni preparato da un "gruppo ucraino"; le dichiarazioni del Ministro in indirizzo facevano seguito al sequestro, avvenuto nel Nord Italia, di un autentico arsenale di guerra rinvenuto nelle disponibilità di diverse persone appartenenti all'estrema destra. Infatti, come noto, in data 15 luglio, nel corso di un'operazione coordinata dalla Procura di Torino e condotta dal Servizio antiterrorismo dell'Ucigos e dalla Digos di Torino, sono stati sequestrati fucili d'assalto di ultima generazione, nonché un missile aria-aria perfettamente funzionante che gli arrestati, reduci dai combattimenti a Donbass, in Ucraina, stavano cercando di vendere per una cifra pari a 470.000 euro; come evidenziato, in merito al sequestro, il Ministro in indirizzo, nel corso di una visita nella città di Genova, aveva pubblicamente affermato: "L'ho segnalata io. Era una delle tante minacce di morte che mi arrivano ogni giorno. I servizi segreti parlavano di un gruppo ucraino che attentava alla mia vita. Sono contento sia servito a scoprire l'arsenale di qualche demente". Tuttavia, come puntualizzato da alcune fonti dell'Antiterrorismo e della stessa Procura, non sarebbe stato trovato alcun riscontro in merito alla preparazione di tale attentato; nella lettera inviata dall'ambasciatore ucraino al Ministro in indirizzo si legge: "La minaccia alla vita di qualsiasi persona, e, in particolare, di un Ministro, da un fantomatico 'gruppo ucraino' è una notizia che ha allarmato l'Ucraina, la nostra Ambasciata, nonché la comunità ucraina in Italia. Pertanto, ci rivolgiamo a Lei Signor Ministro, chiedendo di confermare o smentire le Sue dichiarazioni sul presunto 'gruppo ucraino'". Una tale precisazione sarebbe importante per evitare un danno nei rapporti bilaterali tra Italia e Ucraina, nonché per non ledere l'immagine impeccabile della comunità ucraina residente in Italia conosciuta per la sua adesione ai principi europei e ai valori cristiani e non certo per attività o azioni terroristiche"; infine, come chiarito dall'ambasciatore, la Polizia italiana, nell'ambito della citata operazione, ha arrestato esclusivamente cittadini italiani legati a gruppi di estrema destra. Al riguardo, si evidenzia come con l'atto di sindacato ispettivo 3-01026 gli interroganti abbiano chiesto al Ministro l'adozione di iniziative necessarie e urgenti al fine di arginare la crescente emergenza legata alle attività criminali delle diverse organizzazioni riconducibili all'estrema destra, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e urgente rispondere prontamente alla richiesta di chiarimenti dell'ambasciatore d'Ucraina in Italia, Yevhen Perelygin, anche alla luce dei buoni rapporti intercorrenti tra i due Paesi, come anche sottolineato dall'ambasciatore medesimo; sulla base di quali elementi abbia parlato dell'organizzazione di un attentato ai suoi danni, anche alla luce delle smentite giunte prontamente, sia dalla Digos, che dalla Procura di Torino. Atto n. 3-01071 VERDUCCI D'ARIENZO CUCCA GIACOBBE MANCA MARGIOTTA Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, stabilisce che, nell'ambito degli interventi per la riparazione, la ricostruzione, l'assistenza alla popolazione e la ripresa economica nei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, operi un commissario straordinario, il quale, a norma dell'articolo 2, comma 2, provvede all'esercizio delle proprie funzioni "anche a mezzo di ordinanze, nel rispetto della Costituzione, dei principi generali dell'ordinamento giuridico e delle norme dell'ordinamento europeo. Le ordinanze sono emanate sentiti i Presidenti delle Regioni interessate nell'ambito della cabina di coordinamento di cui all'articolo 1, comma 5, e sono comunicate al Presidente del Consiglio dei ministri"; l'articolo 37, comma 1, lettera c-quater) , n. 2, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2018, n. 130, interviene sull'articolo 34 del citato decreto-legge n. 189 del 2016, che disciplina la "Qualificazione dei professionisti", coinvolti nel processo di ricostruzione dei territori colpiti dagli eventi sismici verificatisi a decorrere dal 24 agosto 2016; la novella recata dall'articolo 37 introduce all'articolo 34 il nuovo comma 7- bis , stabilendo che ai tecnici e professionisti incaricati delle prestazioni tecniche relative agli interventi di edilizia privata di ricostruzione spetti, alla presentazione dei relativi progetti, "un'anticipazione del 50 per cento del compenso relativo alle attività professionali poste in essere dagli studi tecnici o dal singolo professionista, e del 50 per cento del compenso relativo alla redazione della relazione geologica e alle indagini specialistiche resesi necessarie per la presentazione del progetto di riparazione con rafforzamento locale o ripristino con miglioramento sismico o demolizione e ricostruzione. L'importo residuo, fino al raggiungimento del 100 per cento dell'intera parcella del professionista o studio tecnico professionale, comprese la relazione geologica e le indagini specialistiche, è corrisposto ai professionisti in concomitanza con gli stati di avanzamento dei lavori"; ai sensi del medesimo comma 7- bis , le modalità di pagamento di tali prestazioni sono definite con ordinanza commissariale; considerato che, a quanto risulta agli interroganti, tale ordinanza commissariale non è ancora stata emanata da parte del commissario straordinario; conseguentemente, tecnici e professionisti sono impossibilitati ad accedere alla necessaria liquidità, con il rischio effettivo di determinare l'interruzione della continuità dell'attività di ricostruzione, dal momento che, dovendo anticipare somme troppo elevate, potrebbero essere costretti a rinunciare alla presa in carico ed elaborazione dei progetti di ricostruzione privata, si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza di quanto esposto e se intenda promuovere ogni necessaria iniziativa di sua competenza, affinché il commissario straordinario del Governo adotti, in tempi rapidi, ogni ordinanza necessaria al processo in ricostruzione, ed in particolare l'ordinanza prevista all'articolo 34 del decreto-legge n. 189 del 2016, relativo alle modalità di pagamento delle prestazioni di tecnici e professionisti coinvolti nel processo di ricostruzione nelle aree terremotate. Atto n. 3-01073 PARRINI ALFIERI Al Ministro dell'interno Premesso che: nel 2017 il quotidiano "Il Foglio" ha pubblicato un articolo con il quale si segnalava che il sito dell'associazione "Lombardia Russia", guidata da Gianluca Savoini e Claudio D'Amico, nel dicembre 2016 ha diffuso un documento "riservato" dal titolo "Donbass, opportunità per le imprese italiane"; in un articolo pubblicato lo scorso 17 luglio il quotidiano "Il Foglio" ha ricordato che il documento pubblicato nel dicembre 2016 dal sito dell'associazione "Lombardia Russia" illustrava "i grandi vantaggi per le imprese italiane se avessero deciso di delocalizzare nelle regioni filorusse che si sono autoproclamate indipendenti dall'Ucraina, in seguito alla guerra del Donbass"; considerato che: Claudio D'Amico attualmente ricopre il ruolo, retribuito, di "consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale" presso gli uffici di diretta collaborazione del vicepremier Matteo Salvini, come risulta dal sito della Presidenza del Consiglio dei ministri; come riportato dal quotidiano "Il Foglio", nell'articolo dello scorso 17 luglio, l'associazione "Lombardia Russia" contestualmente alla pubblicazione del documento "riservato" stava organizzando "una nuova missione", nel novembre 2016 ce n'era già stata una organizzata dall'associazione gemella "VenetoRussia", per permettere a "nuovi imprenditori ed investitori di conoscere di persona la situazione nella 'Repubblica popolare di Donetsk' e iniziare a prendere contatti con le istituzioni della Repubblica e con gli imprenditori locali"; in questo momento quel documento "riservato" non è più presente sul sito dell'associazione "Lombardia Russia", ma il quotidiano "Il Foglio" risulta esserne in possesso, e come si apprende dall'articolo pubblicato lo scorso 17 luglio, il documento dell'associazione, guidata da D'Amico e Savoini, descriveva la guerra del Donbass come la reazione a "un colpo di stato" in Ucraina, quello che ha instaurato "l'attuale governo con un golpe sanguinario e violento (Maidan)"; nel documento dell'associazione "Lombardia Russia", come riportato da "Il Foglio", viene data enfasi all'aspetto che "il fattore più conveniente di un investimento nel Donbass è la possibilità di aggirare le sanzioni dell'Unione europea alla Russia"; come si apprende dal quotidiano la missione degli imprenditori italiani sembrerebbe che si sia svolta dal 21 al 23 febbraio 2017, composta da cinque imprenditori guidati dal segretario dell'associazione di Savoini, Gianmatteo Ferrari; tenuto conto che: lo scorso 20 giugno il Consiglio europeo ha deciso, con il voto unanime di tutti i membri, di prorogare fino al 31 gennaio 2020 le sanzioni introdotte in risposta all'annessione della Crimea e di Sebastopoli da parte della Russia nel 2014; le misure restrittive in risposta all'annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli da parte della Federazione russa, come risulta dal sito del Consiglio europeo, riguardano "il divieto di importazione di beni provenienti dalla Crimea e da Sebastopoli, restrizioni sugli scambi e gli investimenti relativi a taluni settori economici e progetti infrastrutturali, il divieto di prestazione di servizi turistici in Crimea o a Sebastopoli e il divieto di esportazione di taluni beni e tecnologie", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno che Claudio D'Amico mantenga il suo incarico retribuito di "consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale" presso gli uffici della Presidenza del Consiglio dei ministri, mentre allo stesso tempo ricopre il ruolo di "responsabile sviluppo progetti" dell'associazione "Lombardia Russia" dedita a proporre alla comunità economica italiana investimenti nelle regioni filorusse che si sono autoproclamate indipendenti dall'Ucraina, il tutto in palese violazione delle sanzioni decise dall'Unione europea dopo l'annessione russa della Crimea. Atto n. 3-01074 PARRINI ALFIERI Al Ministro dell'interno Premesso che: il 17 ottobre 2018, il Ministro in indirizzo si è recato a Mosca, in visita ufficiale, all'assemblea generale di Confindustria Russia, che si è tenuta all' hotel Lotte alle ore 16:30, ora locale. Come riportato dal "Corriere della Sera" lo scorso 19 luglio 2019, il programma ufficiale della visita, reso noto dall'ambasciata italiana a Mosca, prevedeva come unico appuntamento quello relativo all'assemblea di Confindustria, al termine del quale il Ministro dell'interno sarebbe dovuto ripartire; il Ministro è invece ripartito per l'Italia la mattina del giorno seguente, come certificato da una foto pubblicata dallo stesso Salvini alle ore 11:07 sul suo profilo "Twitter": "Spuntino dietetico in aeroporto a Mosca, dopo aver incontrato imprenditori italiani e ministri russi, si riparte direzione Bolzano! Chi si ferma è perduto, vi abbraccio"; come riportato dal settimanale "L'Espresso" del 21 luglio, il ministro Salvini avrebbe incontrato privatamente la sera del 17 ottobre il suo omologo russo, Dmitry Kozak, vice premier della federazione russa e responsabile degli affari energetici, nello studio legale di Vladimir Pligin; Dimitri Kozak e Vladimir Pligin risultano, dal sito del Consiglio europeo, tra le 170 persone e 44 entità soggette al congelamento dei beni e al divieto di viaggio all'interno dell'Unione europea, in quanto le loro azioni hanno compromesso l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina; considerato che: le misure restrittive nei confronti della Russia, adottate in risposta all'annessione illegale della Crimea e alla deliberata destabilizzazione dell'Ucraina, adottate dall'Unione europea dal marzo 2014, sono state prorogate nel marzo 2019, con il voto favorevole anche dell'Italia, fino al 15 settembre 2019; Dimitri Nikolayevich Kozak, vice primo ministro della Federazione russa, risulta, dall'aprile 2014, nell'elenco delle persone oggetto delle misure restrittive della UE per essere "responsabile della supervisione dell'integrazione dell'annessa Repubblica autonoma di Crimea nella Federazione russa", motivazione riportata nel documento ufficiale (2014/145/PESC) approvato dal Consiglio europeo del 17 marzo 2014; Vladimir Nikolaevich Pligin, membro del Consiglio supremo del partito "Russia Unita", che risulta avere "forti legami con la Lega", come affermato dallo stesso Vladimir Putin nel corso dell'ultima visita a Roma del 4 luglio 2019, è nell'elenco delle persone oggetto delle misure restrittive della UE per essere "responsabile dell'agevolazione dell'adozione della legislazione relativa all'annessione della Crimea e di Sebastopoli alla Federazione russa", sempre secondo quanto riportato dal sito della Commissione europea; considerato, inoltre, che: secondo quanto riportato da "L'Espresso" del 21 luglio 2019, il ministro Salvini non avrebbe mai segnalato nell'agenda ufficiale l'incontro con Dmitry Kozak avvenuto nello studio legale di Vladimir Pligin, né ha mai chiarito i dettagli del presunto incontro riservato con Kozak, limitandosi a dichiarare che non ricordava "Se fosse successo, lo riterrei legittimo e doveroso", sono state le sue parole in televisione, dopo non aver risposto alle domande che gli erano state inviate dal settimanale un mese prima della pubblicazione dell'inchiesta giornalistica; secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera" del 19 luglio, il ministro Salvini la sera del 17 ottobre, dopo la partecipazione all'assemblea generale di Confindustria Russia, sarebbe andato a cena con Gianluca Savoini, protagonista dell'incontro del giorno seguente al "Metropol", oggetto dell'indagine della Procura di Milano per corruzione internazionale, insieme anche al presidente di Confindustria Russia Ernesto Ferlenghi, al direttore di Confindustria Russia Luca Picasso, al consigliere strategico di Salvini Claudio D'Amico e a tre uomini dello staff del Ministro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo la sera del 17 ottobre 2018 si sia incontrato con il vice primo ministro della Federazione russa Dmitry Kozak, se il colloquio si sia svolto nella sede dello studio legale di Vladimir Pligin e quale sia stato l'oggetto dell'incontro stesso, tenuto conto che entrambi i soggetti sono inseriti nella lista delle persone colpite dalle sanzioni imposte dalla UE in seguito all'illegale annessione russa della Crimea; per quale ragione, se il predetto incontro con Kozak ha avuto luogo, esso sia avvenuto in forma riservata e non sia stato indicato nell'agenda ufficiale della missione istituzionale a Mosca del vicepresidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini; se la sera del 17 ottobre 2018 si sia intrattenuto a cena con Gianluca Savoini che l'indomani mattina fu il protagonista della trattativa all' hotel Metropol, su cui la Procura della Repubblica di Milano ha aperto un'inchiesta per corruzione internazionale. Atto n. 3-01075 PARRINI MIRABELLI MALPEZZI CIRINNA' VALENTE ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI MAGORNO MARGIOTTA MESSINA Assuntela MISIANI PARENTE PINOTTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI VATTUONE LAUS FARAONE BINI MARINO FERRARI COLLINA TARICCO IORI Al Ministro dell'interno Premesso che: in un articolo pubblicato il 24 luglio 2019 dal "Corriere della Sera" a firma Giuseppe Guastella e Fiorenza Sarzanini, si sottolinea come risultino ancora molti "i punti oscuri" in merito alle missioni di Gianluca Savoini in Russia al seguito del Ministro dell'interno, Matteo Salvini; risulta ormai certa la presenza di Gianluca Savoini, documentata anche da foto presenti sul sito dell'ambasciata d'Italia a Mosca, nella delegazione ufficiale al seguito del vice presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, in occasione della missione del 16 luglio 2018 a Mosca, nel corso della quale il Ministro ha incontrato il suo omologo Vladimir Kolokoltsev e alcuni rappresentanti del Consiglio per la sicurezza nazionale della Federazione russa, tra cui il vice segretario Juri Averjanov; rimane, invece, avvolto nel mistero il ruolo che ha avuto lo stesso Gianluca Savoini nel corso della visita ufficiale a Mosca, all'assemblea generale di Confindustria Russia, del 17 ottobre 2018, del ministro Salvini. Secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera" dello scorso 19 luglio il ministro Salvini la sera del 17 ottobre, dopo la partecipazione all'assemblea generale di Confindustria Russia, sarebbe andato a cena con Gianluca Savoini, protagonista dell'incontro del giorno seguente al Metropol, oggetto dell'indagine della Procura di Milano per corruzione internazionale; considerato che: secondo quanto riportato dal quotidiano "la Repubblica" il 24 luglio, il presidente del Consiglio dei ministri Conte avrebbe inoltrato, attraverso il segretario generale di palazzo Chigi Roberto Chieppa, agli uffici del ministro Salvini informazioni sui rapporti che quegli stessi uffici hanno avuto con Gianluca Savoini, in occasione delle sue ripetute trasferte a Mosca dall'estate 2018 fino ad oggi; nessuna risposta, in merito alla richiesta del presidente Conte, è arrivata fino al 24 luglio dagli uffici del ministro Salvini; considerato, inoltre, che, a quanto risulta agli interroganti: la mattina del 22 luglio scorso il "Corriere della Sera" ha effettuato una richiesta di accesso agli atti di palazzo Chigi chiedendo di conoscere l'elenco dei viaggi in Russia effettuati nel 2018 e nel 2019 dal consigliere strategico di Salvini, Claudio D'Amico, per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri, lo scopo delle missioni, ma anche l'eventuale presenza nelle delegazioni di Gianluca Savoini con i relativi costi e accrediti a lui concessi; dopo un secondo sollecito da parte del "Corriere della Sera", il segretario generale di palazzo Chigi ha chiarito: "Confermo di aver sollecitato la risposta ma di non aver ancora ricevuto riscontro dallo staff del vicepremier Salvini. Farò avere la risposta solo dopo aver ricevuto questo riscontro che mi sembra corretto attendere"; tenuto conto che, nell'ambito dell'inchiesta relativa all'ipotesi di corruzione internazionale sulla presunta trattativa per finanziare il partito della Lega con soldi russi, la Procura di Milano ha sequestrato telefoni e computer agli indagati Savoini, Miranda e Vannucci, e secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera" dello scorso 24 luglio sarebbero stati trovati messaggi, e-mail e chat che svelerebbero la natura del loro legame, i retroscena dei loro affari, nonché i contatti tra Savoini e il ministro Salvini, si chiede di sapere: per quale motivo, considerato quanto premesso, il Ministro in indirizzo non fornisca tutti gli elementi necessari a chiarire quale sia stato il ruolo di Gianluca Savoini nel corso delle visite istituzionali che il vice presidente del Consiglio dei ministri ha effettuato a Mosca a luglio e ottobre 2018; se Gianluca Savoini abbia mai fatto parte o sia mai stato accreditato in delegazioni ufficiali di Governo in missioni a Mosca; se siano state sostenute, dagli uffici della Presidenza del Consiglio dei ministri o del Ministero dell'interno, le spese di viaggio aereo e di soggiorno di Gianluca Savoini nel corso delle ripetute visite istituzionali a Mosca che si sono svolte nel 2018. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02008 DAMIANI MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la ferrovia Bari-Barletta è una linea ferroviaria regionale che collega Bari a numerosi centri dislocati su due province e ha capolinea a Barletta; sulla tratta transitano ogni giorno migliaia di pendolari e vacanzieri; in questo periodo dell'anno si sommano migliaia di turisti, che utilizzano la linea ferroviaria per spostarsi nelle varie regioni italiane; recentemente, Trenitalia ha ridotto drasticamente le corse, costringendo gli utenti a sopportare innumerevoli e devastanti disagi; è evidente che la frequenza oraria dei convogli non può in nessun modo smaltire agevolmente la quantità esorbitante di utenti; non è sufficiente aumentare di due singole carrozze i convogli adibiti a quella tratta, tanto che pendolari, studenti e turisti viaggiano in condizioni disumane ammassati l'un l'altro con evidenti disagi, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di ovviare al deficit di convogli sulla tratta Bari-Barletta e come intenda rimediare alla carenza di carrozze sulla tratta; come intenda porre in essere rimedi efficaci per il potenziamento del comparto trasporti nella regione, affinché non si debbano più verificare incresciose e mortificanti situazioni come quella descritta. Atto n. 4-02009 DAL MAS MALLEGNI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: in data 4 aprile 2019 il Ministro in indirizzo ha fornito risposta all'interrogazione 4-00759, pubblicata il 25 ottobre 2018 (seduta n. 52); tale risposta, fin dall' incipit , tradisce la propria impostazione riguardo alle posizioni sostenute dai consorzi di bonifica; non vanno confuse le funzioni di bonifica con quelle irrigue o di sicurezza idraulica allorché viene posto, come nella citata interrogazione, il problema della contribuenza; quest'ultima è regolata dal regio decreto n. 215 del 1933, recante "Nuove norme per la bonifica integrale", e può essere imposta solo per le opere di cui all'articolo 1 del provvedimento; per la riserva di legge da tutti conosciuta in materia di prestazioni imposte, si può fare riferimento alle sole norme di legge; la risposta fornita dal Ministro in indirizzo all'atto di sindacato ispettivo equivoca in fatto di contribuenza sulla conclamata vigenza del regio decreto citato, con le modalità di riscossione previste dalla sola normativa di cui all'articolo 21 e l'invocata decisione della commissione tributaria di Piacenza del 24 luglio 2017 non è assolutamente in contraddizione con se stessa, una cosa essendo la vigenza del regio decreto ed un'altra l'abrogazione del solo articolo 21 dello stesso, che è ciò che sostiene la decisione medesima; il problema che si poneva nell'interrogazione del 25 ottobre 2018 era meramente quello della perdurante vigenza o meno della possibilità in capo ai consorzi di riscuotere i contributi obbligatori tramite ruolo; la risposta invoca il disposto di cui all'articolo 17, comma 3, del decreto legislativo n. 46 del 1999 ("continua comunque ad effettuarsi...") al quale peraltro non si può all'evidenza attribuire importanza alcuna, posto che, sulla base di questa normativa, non può ritenersi applicabile quell'articolo 21 che è stato successivamente abrogato a far data dal 16 dicembre 2010; a parere degli interroganti apodittica e senza fondamento alcuno è la frase di cui alla citata risposta: "in conclusione, quand'anche si volesse ritenere abrogato il citato articolo 21, non può esserci alcun dubbio che i consorzi di bonifica debbano ancora continuare a riscuotere i contributi di bonifica tramite ruolo avvalendosi degli agenti di riscossione"; a nulla rileva l'ordinanza ( rectius : sentenza) 20 febbraio 2017, n. 4309, citata, che attiene al potere impositivo dei consorzi e all'originario quadro legislativo e non al problema della riscossione mediante ruolo, che è invece il problema esposto e che, nella richiamata decisione, non è minimamente affrontato neppure indirettamente; e meno ancora rileva la sentenza 11 giugno 2014, n. 13165, così come già ha fatto presente la commissione tributaria di Cremona con sentenza del 19 ottobre 2018, facendo semplicemente notare che essa (come altra abitualmente citata dalle difese consortili) ha deciso in ordine a contributi consortili relativi ad epoca precedente l'avvenuta abrogazione dell'articolo 21 del regio decreto n. 215 del 1933; altrettanto, e ancora, deve dirsi a proposito della sentenza 14 febbraio 2014, n. 3594, sempre invocata nella risposta ministeriale, atteso che essa affronta solo il problema della natura tributaria dei contributi imposti dai consorzi di bonifica e non il problema della loro riscossione mediante ruolo o meno; anche un'altra sentenza ancora citata a difesa dei consorzi di bonifica e cioè la decisione n. 8371 del 2013 è già stata contraddetta nella sua rilevanza dalla citata decisione di commissione tributaria e sempre perché relativa ad anno precedente all'avvenuta abrogazione dell'art. 21; non si è in alcun modo reperita, pur dopo notevoli ricerche, la sentenza 5 dicembre 2012, n. 21797, citata nella più risposta; comunque, è un fuor d'opera pretendere che quando in una sentenza si cita l'articolo 21 per svariati motivi si voglia per questo confermare che l'art. 21 non è stato abrogato e che può quindi procedersi alla riscossione a mezzo ruolo, così come ritenuto nella risposta ministeriale; considerato che nessuna normativa invocata nella risposta è esaustiva ai fini degli approfondimenti del caso, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per assicurare il rispetto della volontà legislativa circa la soppressione del potere dei consorzi di bonifica di riscuotere i contributi mediante ruolo. Atto n. 4-02010 DAL MAS MALLEGNI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: il 14 maggio 2019 il Ministero dell'economia e delle finanze ha approvato lo statuto della fondazione di Piacenza e Vigevano; il citato statuto, all'art. 6, comma 1, specifica che sono organi della fondazione: il consiglio generale, il consiglio d'amministrazione; il presidente; il collegio sindacale; lo stesso articolo, al comma 8, specifica che "i componenti degli organi" possono esercitare nella fondazione non più di due mandati consecutivi; l'articolo 6 dello statuto crea il dubbio che la citata disposizione di cui al comma 8 possa valere per gli organi composti di più componenti, ma non anche per il presidente (organo monocratico), si chiede di sapere se il limite dei due mandati richiamato, e computati gli stessi con i criteri di cui al comma 8, valga anche per il presidente, così come con chiarezza si esprimeva il previgente statuto, e quali siano state, perlomeno per la fondazione proponente, le ragioni della proposta modifica. Atto n. 4-02011 GASPARRI MALLEGNI Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: negli ultimi anni l'IRCCS "Regina Elena" di Roma e l'IRCCS "San Gallicano" hanno subito dei sensibili ridimensionamenti; nonostante questo ridimensionamento, l'Istituto Regina Elena ha mantenuto un servizio di assoluta avanguardia; a quanto pare il direttore dell'IFO, in accordo con la Regione Lazio, prevede di declassare ulteriormente l'Istituto Regina Elena; nel nuovo piano è prevista inoltre la frammentazione delle due unità complesse di oncologia medica, con la creazione di tre nuove unità semplici, del tutto prive di un coordinamento di specialità; anche la ricerca sperimentale e traslazionale subirebbe un preoccupante ridimensionamento; peraltro al Regina Elena ci saranno di fatto la cancellazione della chirurgia del colon retto e il declassamento della neurochirurgia; i sindacati hanno denunciato che "le centinaia di migliaia di malati di cancro del Lazio sono fortemente svantaggiati rispetto a quelli delle altre Regioni del Nord e del Centro Italia e sono costretti, se ne hanno la possibilità, ad emigrare per ricoveri e cure adeguate. A questi pazienti e alle loro famiglie, la Regione Lazio deve dare una pronta risposta", si chiede di sapere che cosa il Ministro in indirizzo intenda fare, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare un drammatico ridimensionamento di un centro di eccellenza che avrebbe importanti ripercussioni sulla sanità del Lazio e sui tanti pazienti che sarebbero costretti a migrare fuori dalla regione per avere le cure necessarie. Atto n. 4-02012 BERTACCO IANNONE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: la sezione regionale di controllo per il Piemonte della Corte dei conti (interpellata in merito all'interpretazione della normativa sulla copertura della spesa del servizio di trasporto scolastico in relazione all'entità delle quote di partecipazione finanziaria a carico dell'utenza), con la delibera n. 46 del 2019, ha sancito espressamente il principio in base al quale il servizio di trasporto pubblico scolastico "deve avere a fondamento una adeguata copertura finanziaria necessariamente riconducibile alla quota di partecipazione diretta da parte degli utenti, quota la quale, nel rispetto del rapporto di corrispondenza tra costi e ricavi, non può non essere finalizzata ad assicurare l'integrale copertura dei costi del servizio"; nel parere del giudice contabile, infatti, viene confermato l'inquadramento del servizio di trasporto scolastico nella categoria dei servizi pubblici locali di trasporto non classificabile tra quelli a domanda individuale, e, pertanto, esclusi dall'applicazione della relativa normativa; si specifica che "la natura di servizio pubblico, in quanto oggettivamente rivolto a soddisfare esigenze della collettività, comporta, pertanto, che per il trasporto scolastico siano definite dall'Ente adeguate tariffe a copertura dei costi", cosicché la quota di partecipazione finanziaria a carico dell'utenza deve necessariamente concorrere alla copertura integrale della spesa sostenuta dal Comune per l'erogazione del servizio; è del tutto evidente che l'applicazione rigorosa di tale principio rende, di fatto, impossibile per i Comuni sostenere con proprie risorse i costi connessi alle spese per il trasporto scolastico che gravano sulle famiglie, come generalmente avvenuto fino ad ora, con varie modalità agevolative, collegate in particolare al reddito o alla composizione del nucleo familiare; tale interpretazione, infatti, costringerà gli enti locali a modificare l'erogazione del servizio, imponendo oneri estremamente maggiori alle famiglie; peraltro, l'articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 63 del 2017 prevede che "gli enti locali assicurano il trasporto delle alunne e degli alunni delle scuole primarie statali per consentire loro il raggiungimento della piu? vicina sede di erogazione del servizio scolastico. Il servizio e? assicurato su istanza di parte e dietro pagamento di una quota di partecipazione diretta, senza nuovi o maggiori oneri per gli enti territoriali interessati"; è evidente che il richiamato articolo 5 prevede un'espressa clausola di invarianza finanziaria, richiedendo che il servizio di trasporto venga realizzato "senza determinare nuovi e maggiori oneri per gli enti territoriali" e dietro pagamento di una quota di partecipazione diretta da parte dell'utenza quale corrispettivo della prestazione ricevuta; deve, quindi, concludersi nel senso che, ferme restando le scelte gestionali e l'individuazione dei criteri di finanziamento demandate alla competenza dell'ente locale, il quadro normativo delineato non consente l'erogazione gratuita del servizio di trasporto pubblico scolastico, servizio che deve avere a fondamento un'adeguata copertura finanziaria necessariamente riconducibile nei limiti fissati dai parametri normativi del testo unico degli enti locali (di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000), alla luce dell'espressa previsione normativa della corresponsione della quota di partecipazione diretta da parte degli utenti, quota la quale, nel rispetto del rapporto di corrispondenza tra costi e ricavi, non puo? non essere finalizzata ad assicurare l'integrale copertura dei costi del servizio, si chiede di sapere se, alla luce anche del parere indicato in premessa, il Ministro in indirizzo non ritenga necessario che il trasporto scolastico sia quanto prima inserito nell'elenco dei servizi pubblici a domanda individuale, in modo da consentire un alleggerimento del peso economico complessivamente connesso all'erogazione del servizio che, in caso contrario, sarà interamente a carico delle famiglie e, in ogni caso, quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo. Atto n. 4-02013 DE BONIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: pare che il Governo sostenga chi importa grano estero e non gli agricoltori che lo producono: è l'amara realtà che interessa il nostro Stato e questo Governo, che continua tuttavia a ripetere "Prima gli italiani"; si legge, infatti, nell'agenzia di stampa "ANSA" del 9 luglio 2019: "Cassa Depositi e Prestiti e Sace Simest hanno effettuato un intervento per complessivi 35 milioni di euro a sostegno dei piani di crescita sui mercati internazionali e per gli investimenti in innovazione del Gruppo Casillo, azienda pugliese leader nel settore agroalimentare di trasformazione e commercializzazione del grano e dei suoi derivati"; e ancora: "In particolare la Cassa depositi e prestiti ha sottoscritto un'emissione obbligazionaria da 17,5 milioni di euro finalizzata a supportare degli investimenti in innovazione per il rinnovo tecnologico e per il potenziamento della capacità produttiva del Gruppo leader nel settore del grano. Si tratta di interventi previsti dal piano degli investimenti strategico del Gruppo Casillo che punta ad estendere il livello di competitività della società anche attraverso l'ottimizzazione dei processi di trasformazione del grano. Sace Simest ha garantito un'emissione obbligazionaria di pari importo (17,5 milioni di euro) sottoscritta dal Fondo di Sviluppo Eexport, gestito da Amundi SGR, ricorrendo alle risorse messe a disposizione dalla stessa Sace Simest e dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), con lo scopo di sostenerne lo sviluppo sui mercati internazionali. Le risorse messe a disposizione permetteranno al Gruppo Casillo l'acquisizione di piccole realtà industriali per competere sui mercati internazionali e far fronte alla richiesta da parte dei mercati del centro Europa, dell'area Balcani, del Nord Africa e dei Paesi arabi, espandendo la propria quota export, oggi pari al 70% del fatturato " ; questa operazione, attraverso l'acquisizione delle piccole realtà industriali, più che aiutare la concorrenza, ne suggella l'estinzione; considerato che, sempre per quanto risulta all'interrogante: la Cassa depositi e prestiti, come si legge sul sito, rappresenta uno dei pilastri dell'economica italiana, un ente economico costituito come società per azioni il cui principale azionista è il Ministero dell'economia e delle finanze. Promuove lo sviluppo sostenibile dell'Italia, impiegando responsabilmente il risparmio del Paese per favorire crescita e occupazione, sostenendo l'innovazione e la competitività delle imprese, le infrastrutture e il territorio ; sembra, però, all'interrogante che la Cassa depositi e prestiti, "salvadanaio" degli italiani, sia più un bancomat per operazioni a favore di multinazionali che importano il grano estero anziché un ente statale istituito per favorire sviluppo sostenibile, crescita ed occupazione in Italia; a giudizio dell'interrogante è assurdo che vengano, ancora una volta, dati aiuti alle grandi industrie, se si pensa che gli agricoltori italiani versano in uno stato di crisi, ormai da decenni, proprio a causa della mancanza di sostegno ai singoli ed ai piccoli imprenditori agricoli, i quali, ogni volta che domandano aiuti, si vedono puntualmente rispondere o che i fondi si sono esauriti, o che la domanda non è stata proposta correttamente, o altre irragionevoli scusanti; il Sud Italia produce il miglior grano duro del mondo, così come anche gli agricoltori del Nord producono grano tenero di ottima qualità, eppure vengono puntualmente esclusi dagli aiuti economici, dei quali si avvantaggiano, invece, le grandi industrie agricole che, tra l'altro, importano grano dall'estero; purtroppo, ancora una volta il Governo si schiera dalla parte delle industrie e continua a temporeggiare sulla Commissione unica nazionale, che dovrebbe mettere fine alla speculazione industriale nel settore, si chiede di sapere: se corrisponda al vero la notizia dell'ANSA riportata; se il Ministro in indirizzo non ritengano parziale ed iniqua, rispetto al resto degli agricoltori italiani, la considerevole misura economica prevista a favore del gruppo Casillo da parte della Cassa depositi e prestiti; se e quali iniziative analoghe intendano assumere, invece, per i piccoli imprenditori agricoli italiani, produttori di grano di ineguagliabile qualità. Atto n. 4-02014 GRANATO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: nell'anno scolastico 2018/2019 il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale per il Lazio, a fronte di una richiesta inviata dal dirigente scolastico dell'Istituto superiore "J.von Neumann", cui fanno capo le sezioni carcerarie della casa circondariale di Rebibbia associate al centro provinciale istruzione adulti 1, per la formazione di 42 classi (per far fronte alla richiesta di offerta formativa di 832 detenuti in 8 reparti distinti), autorizzava la costituzione di 32 classi, motivando tale decisione sulla base delle risorse di organico della scuola secondaria riferite all'intero territorio metropolitano; tale circostanza ha provocato la chiusura di diverse classi intermedie e un ritardo nell'inizio dell'anno scolastico in interi reparti, come in "alta sicurezza femminile"; secondo alcune fonti sindacali, almeno 150 studenti sono stati esclusi dal percorso formativo di istruzione superiore; il medesimo ufficio scolastico regionale, nella comunicazione ufficiale relativa all'autorizzazione, profilava per i seguenti anni scolastici, stante l'invarianza delle dotazioni organiche assegnate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che tale numero rimanesse invariato, a prescindere dalle richieste effettive fatte pervenire dall'istituto; a supporto di ciò può essere riportato, per l'anno scolastico 2019/2020, il procedimento per la formazione delle classi dell'indirizzo informatico: a fronte di un numero di richieste di iscrizione per la classe prima di 157 studenti (6 classi) nel portale ministeriale SIDI ne risultano 100, ai fini dell'attribuzione dell'organico di diritto, ragion per cui si replicherebbe un'autorizzazione alla formazione di 4 classi, al pari dell'anno scolastico 2018/2019; la medesima situazione riguarda l'indirizzo economico per il quale sono state inviate 112 iscrizioni ma sul portale ne risultano 75, anche in questo caso con una classe in meno rispetto alle necessità. Risultano 94 iscrizioni in meno solo per la classe prima; considerando il meccanismo di calcolo a "scorrimento" delle classi successive, il taglio avviato nell'anno scolastico 2018/2019 (da 36 effettive nell'anno scolastico 2017/2018 si passa a 32 classi nell'anno scolastico 2018/2019) si ripercuote sulla dotazione organica del prossimo anno scolastico, senza che vengano considerate le necessità e le aspettative degli studenti, specialmente dei reparti speciali (lunghe pene) e degli ultimi anni del corso, i quali conseguono il diploma di scuola superiore per accedere all'università e a lavori qualificati; si evince una volontà di leggere in modo "restrittivo" la stessa riforma dell'istruzione degli adulti, dove è stato già ridotto l'orario di lezioni frontali del 17 per cento, si vuole ridurre da 5 annualità a 3 annualità il corso delle scuole superiori, contraddicendo anche l'intento esplicitato nelle linee guida di non ridurre gli organici, ridotto in questi anni di almeno il 30 per cento; tutto questo, in sezioni carcerarie, risulta particolarmente deleterio, sia sul piano didattico, con classi composte da adulti con provenienze e prerequisiti diversi, sia per la riduzione del "tempo scuola", considerando che in alcuni reparti e istituzioni carcerarie la scuola è il principale strumento di "rieducazione" e reinserimento anche lavorativo, grazie alla formazione tecnico scientifica degli istituti superiori; i dati, difatti, dimostrano che tante più classi sono disponibili tanti più sono i diplomati, tanto è inferiore la recidiva; i meccanismi di autorizzazione slegati del numero delle iscrizioni sembrano non considerare le peculiarità che riguardano le sedi carcerarie, dove non si può procedere, spesse volte, alla fusione di classi diverse in ragione della "incompatibilità" di prossimità di alcuni detenuti con altri, né sembra essere adeguatamente considerato il fatto che durante un anno scolastico all'interno di una sede carceraria il numero degli studenti è sottoposto a forti oscillazioni, sia in entrata sia in uscita, per ragioni che prescindono da questioni didattiche e che sono inerenti allo status di detenuto; considerato che: fino al 15 ottobre 2019, come previsto dalla normativa, sarà possibile raccogliere le iscrizioni e perfezionare il dato complessivo anche di tutte le altre annualità: sarebbe dunque opportuno che il Ministero intervenisse con l'attribuzione di una dotazione organica aggiuntiva, a partire dall'anno scolastico 2019/2020, in ragione delle peculiarità dell'attività svolta all'interno delle sedi carcerarie, come nel caso della casa circondariale di Rebibbia per l'istituto "J.von Neumann" di Roma; si registra inoltre una forte riduzione dei finanziamenti per la scuola in carcere e, in particolare, per gli istituti superiori dove sono incardinati i percorsi di secondo livello, mentre non risulta allo stesso modo trasparente il meccanismo di finanziamento verso i centri a cui sono associati attraverso gli accordi di rete; le istituzioni scolastiche che operano nelle carceri generalmente sono collegate in quartieri periferici di grandi città, dove è più forte l'abbandono scolastico. I fattori di rischio sociale, i rigidi parametri per la definizione degli organici, l'età elevata del personale, la riduzione dei finanziamenti anche per la sicurezza stanno togliendo strumenti di contrasto alla criminalità, anche sul piano culturale. Un esempio è rappresentato dall'istituto "J.von Neumann", le cui sedi diurne coprono un vasto territorio della fascia est di Roma, che sta subendo una riduzione parimenti alla scuola in carcere, in termini di classi, docenti di sostegno e personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Alcune segnalazioni che giungono da tale istituto sono simili ad altre scuole, come in relazione al liceo di scienze applicate, per il quale non sono previsti assistenti tecnici che possano rendere accessibili i beni forniti laboratori (pur inseriti nei piani didattici) dell'istituto, o il numero dei collaboratori scolastici così ridotto, fino al caso estremo in cui sempre spesso la scuola (anche di 600 studenti) si trova ad essere aperta con un solo collaboratore per le assenze giustificate del poco personale assegnato. In casi del genere, gran parte dei dirigenti non chiama le sostituzioni anche giornaliere, adducendo motivi tecnici o per timori derivanti dalla responsabilità che ne deriva, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quale sia la sua valutazione in merito; se non intenda intervenire, secondo le proprie competenze, per garantire che il diritto allo studio per i detenuti frequentanti i corsi attivati all'interno dell'istituto penitenziario di Rebibbia non sia oltremodo compresso, a partire dalla riduzione del numero totale delle classi autorizzate per l'anno scolastico 2019/2020, a prescindere dalle esigenze didattiche e formative effettive; se non intenda rendere più trasparente il finanziamento e il coordinamento delle risorse a disposizione per l'istruzione in carcere; se non intenda dare indicazioni agli uffici scolastici regionali in merito agli assistenti tecnici per i laboratori del liceo delle scienze applicate presenti negli istituti tecnici, come nel caso dell'istituto citato, anche al fine di evitare, in via generale, che laboratori presenti e disponibili nelle scuole vengano tenuti chiusi per mancanza di personale; se non intenda verificare e rendere più stringente l'indicazione di chiamata delle sostituzioni dei collaboratori scolastici nei casi di assenza di oltre il 40 per cento del personale, viste le implicazioni anche di sicurezza e la vigilanza dell'utenza. Atto n. 4-02015 STEFANO Al Ministro della giustizia Atto n. 4-02016 PRESUTTO ANGRISANI GAUDIANO MORONESE SANTILLO CASTELLONE ORTOLANI COLTORTI ACCOTO MATRISCIANO DI GIROLAMO NOCERINO CORRADO GALLICCHIO DONNO ROMANO PELLEGRINI Marco DELL'OLIO ORTIS MANTOVANI CASTIELLO MAUTONE LANZI CROATTI LANNUTTI GIANNUZZI DI MICCO FEDE DE LUCIA ROMAGNOLI DI PIAZZA AUDDINO TRENTACOSTE AGOSTINELLI ABATE MOLLAME PUGLIA GRASSI MANTERO DESSI' GARRUTI PERILLI VACCARO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: con delibera del comitato di gestione dell'Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale n. 1 del 13 gennaio 2017 è stato nominato quale segretario generale dell'Autorità l'ingegner Francesco Messineo, a far data dal 1° febbraio 2017 per un quadriennio, ed è stato dato mandato al presidente per la formalizzazione del trattamento giuridico-economico dell'incarico; con delibera n. 35 del 31 gennaio 2017 il presidente dell'Autorità, dottor Pietro Spirito, nel richiamare che il rapporto di lavoro con l'ingegner Francesco Messineo è regolato dal contratto nazionale di lavoro per i dirigenti di aziende produttrici di beni e servizi, ha stabilito che il trattamento economico spettante al segretario generale è composto di due elementi retributivi determinati così come segue: la "parte fissa" pari a 150.000 euro annui e la "parte variabile" pari a 20.000 euro legata al raggiungimento degli obiettivi annuali; con delibera del comitato di gestione n. 8 del 19 febbraio 2018, e dunque a circa un anno dalla nomina, è stato "rimodulato" il trattamento economico spettante all'ingegner Messineo di cui la parte fissa viene aumentata a 170.000 euro e la parte variabile rideterminata in 40.000 euro; nella stessa delibera del comitato di gestione n. 8/2018 si legge che "all'esito dei criteri individuati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la determinazione degli emolumenti dei presidenti dell'Adsp avrebbe potuto essere opportuno e/o ragionevole riformulare la misura della parte variabile attribuibile al Segretario Generale quale premio da corrispondere al raggiungimento degli obiettivi annuali assegnati"; ciononostante, l'Autorità a distanza di poco più di un anno ha approvato la rimodulazione non solo della parte variabile ma ha anche aumentato la parte fissa, con un aumento complessivo del trattamento economico ben 40.000 euro; considerato inoltre che, a parere degli interroganti: la considerazione di rivedere il compenso spettante al segretario generale alla luce del nuovo carico di lavoro dovuto all'unificazione delle autorità portuali di Napoli e di Salerno non legittima l'aumento del suo trattamento economico, non solo perché si tratta di un compenso già molto elevato, ma anche perché allora sarebbe stato più opportuno aumentare i trattamenti economici di tutto il personale dell'Autorità che deve concretamente fare fronte alla nuova mole di lavoro dovuta all'unificazione delle due autorità portuali. È da evidenziare, infatti, che il segretario generale usufruisce anche di ulteriori rimborsi, tra i quali anche quelli relativi alle spese di trasporto tra Napoli e Salerno, sua città di residenza, così come si evince dalle delibere n. 22 del 31 febbraio 2018 e n. 52 del 14 febbraio 2019, che stabiliscono il rimborso del 50 per cento dell'abbonamento SITA di 400 euro annui; in tempi di spending review , di revisione generale delle spese e degli sprechi e in cui il Parlamento si sta impegnando ad approvare il salario minimo per i lavoratori, nonché a contrastare la fortissima disoccupazione che si è venuta a creare a causa delle fallimentari politiche di austerità poste in essere dagli ultimi Governi, non appare del tutto legittimo, né in linea con i principi di economicità, efficienza, imparzialità e buon andamento secondo cui l'ente è tenuto ad operare, far gravare sulla collettività (in termini di spesa pubblica) un aumento complessivo di 40.000 euro del trattamento economico del segretario generale, a prescindere da qualsivoglia risultato conseguito e, per di più, dopo appena un anno di servizio; desta più di qualche perplessità il fatto che l'aumento del trattamento economico sia stato deliberato dall'organo di vertice di un'autorità portuale il cui operato, così come quello del presidente e del suo capo staff (nonché ex segretario generale), è stato posto, proprio in questi giorni, sotto l'attento vaglio dell'autorità giudiziaria che ha già posto in essere importanti atti di indagine come sequestri e perquisizioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno effettuare accertamenti circa la condotta e la legittimità dell'operato dell'Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale in riferimento all'aumento del trattamento economico riconosciuto al segretario generale; se sia stato arrecato un danno economico all'Autorità per tali esborsi di denaro pubblico non fondati su elementi oggettivi e regolamentari; se ritenga opportuno, per quanto di competenza, attivarsi presso la Procura della Corte dei conti, affinché la stessa possa verificare la legittimità dell'operato dell'Autorità in ordine alla determinazione del trattamento economico complessivo del segretario generale. Atto n. 4-02017 ALFIERI PARRINI STEFANO BINI CIRINNA' ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI COMINCINI D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GINETTI IORI MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela ROJC SBROLLINI SUDANO VATTUONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: nel corso della visita ufficiale a Roma del Presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, dopo sei anni di interruzione, si è riunito alla Farnesina il "Forum dialogo italo-russo della società civile". Nel corso della riunione è stato anche annunciato il nuovo copresidente del Forum della parte italiana, Ernesto Ferlenghi, che succede a Luisa Todini; nel suo intervento nel corso della cena istituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri ha sottolineato l'importanza di questa piattaforma nel contesto delle relazioni fra i due Paesi affermando che: "Ritengo che il Forum del dialogo della società civile abbia un enorme potenziale, che riguarda non soltanto le relazioni tra il mondo delle imprese, ma anche relazioni di carattere culturale. Pertanto voglio rivolgermi ai copresidenti, chiedendo loro di lavorare in modo sistematico nei prossimi mesi, senza aspettare una nuova visita di politica di alto livello"; il neo codirettore Ferlenghi, Presidente di Confidustra a Mosca, concordando con le affermazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, ha, inoltre, affermato: "Ci impegneremo a rilanciare questo forum che negli ultimi anni era stato un po' fermo in termini di attività. Rilanciarlo è un'occasione unica per rafforzare le relazioni su un piano economico e culturale. Avremo molte riunioni, tavole rotonde, seminari e faremo delle iniziative itineranti in Russia ed Italia, attiveremo i gruppi di lavoro al suo interno"; considerato che: secondo quanto riportato dal quotidiano "la Repubblica" in un articolo pubblicato data 15 luglio 2019, Ferlenghi avrebbe fatto "pressioni", in aggiunta a Claudio D'amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vice presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, alla Presidenza del Consiglio dei ministri perché Gianluca Savoini venisse invitato alla cena di gala tenutasi il 4 luglio a Villa Madama in onore del presidente Putin; secondo quanto sostenuto, inoltre, dal quotidiano Ferlenghi, definito "l'uomo Eni", si sarebbe speso molto per "l'amico Savoini con il quale il rapporto si sarebbe intensificato negli ultimi mesi". L'articolo, dopo aver specificato che, secondo quanto a conoscenza del quotidiano, l'Eni sarebbe all'oscuro dei fatti riportati, prosegue specificando che: "A Roma in tanti in queste ore raccontano un particolare attivismo negli scorsi mesi del presidente di Confindustria Russia per accreditarsi con il governo giallo-verde, in particolare con la sua sponda leghista. 'Era lui' spiega una fonte di Palazzo Chigi, 'a muoversi, sostenuto dalla Lega, per farsi accreditare come grande esperto di questioni Eni e di petrolio. E come unico possibile interlocutore nel rapporto con Mosca'"; Ernesto Ferlenghi in un'intervista rilasciata nel 2018, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, avrebbe sostenuto: "Forza Salvini, bene sulle sanzioni da togliere alla Russia. Speriamo che la sua linea diventi quella del governo", si chiede di sapere: quali siano le opinioni del Governo in merito ai fatti esposti; quali siano stati i criteri che hanno portato alla nomina di Ernesto Ferlenghi quale codirettore del "Forum dialogo italo-russo della società civile" e, in particolare, da chi sia venuta l'indicazione del suo nome. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-01072 della senatrice Floridia ed altri, su un dottorato attivato presso l'Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e le relazioni industriali (ADAPT); 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-01063 del senatore Margiotta ed altri, sulla composizione della commissione che ha effettuato l'analisi del rapporto tra costi e benefici sulla TAV Torino-Lione; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-01066 della senatrice Bellanova ed altri, sul taglio di personale previsto in Unicredit.