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Amministrazione pubblica - Camere di commercio - Obbligo, al pari di tutte le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, di versare le somme provenienti dalle riduzioni dei costi degli apparati amministrativi ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, a fronte, per gli anni che vanno dal 2017 al 2019, della riduzione del 50 per cento dei diritti camerali - Irragionevolezza e violazione del principio dell'equilibrio di bilancio - Illegittimità costituzionale in parte qua. (Classif. 011003).. È dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 97 Cost., l'art. 6, commi l, 3, 7, 8, 12, 13, 14 e 21, del d.l. n. 78 del 2010, come convertito, nella parte in cui prevede, limitatamente alla sua applicazione alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2019, che le somme derivanti dalle riduzioni dei costi degli apparati amministrativi siano versate annualmente ad apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato. L'obbligo di versamento allo Stato dei risparmi conseguiti, censurato dal Tribunale di Roma, mina gravemente la sostenibilità della gestione economico-finanziaria delle Camere di commercio - stante la loro autonomia finanziaria che preclude la possibilità di ottenere finanziamenti adeguati da parte dello Stato e interventi di ripianamento di eventuali deficit generati dalla loro gestione amministrativa - e ne determina un aggravamento dei bilanci, anche in considerazione della riduzione del 50% dei diritti camerali nel medesimo arco temporale. Inoltre, tale meccanismo incide negativamente sulla piena realizzazione degli interessi tutelati dalle Camere di commercio e facenti capo ai rispettivi iscritti, e penalizza la corretta ed efficace gestione dei compiti amministrativi ad esse spettanti, con conseguente violazione del principio di buon andamento dell'amministrazione.