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SENT. 171/05. PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO - CONTRATTO COLLETTIVO DI LAVORO DEI DIPENDENTI PROVINCIALI - PRETESA DELLA CORTE DEI CONTI DI SOTTOPORRE LE IPOTESI DI ACCORDO A CERTIFICAZIONE DI COMPATIBILITÀ CON GLI STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE E DI BILANCIO - RICORSI DELLA PROVINCIA - LESIONE DELLA AUTONOMIA STATUTARIA DELLA PROVINCIA - NON SPETTANZA ALLO STATO, E PER ESSO ALLA CORTE DEI CONTI, DELLA POTESTÀ IN CONTESTAZIONE - ANNULLAMENTO DEGLI ATTI IMPUGNATI.. Non spetta allo Stato, e per esso alla Corte dei conti, sottoporre alla certificazione di compatibilità con gli strumenti di programmazione e di bilancio, sulla base di una disposizione legislativa provinciale non più applicabile, l'ipotesi di accordo di settore per il personale con la qualifica di direttore della Provincia autonoma di Trento, e conseguentemente vanno annullate la nota 28 maggio 2001 (prot. n. 548) della Corte dei conti, sezione di controllo di Trento, e la delibera 24 luglio 2001 (n. 42/CONTR/CL/01) della Corte dei conti, sezioni riunite in sede di controllo. Premesso che, in tema di estensione alla Provincia di Trento del controllo previsto per i contratti collettivi nazionali dall’art. 51, comma 2, del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modifiche, non rientra nella competenza legislativa provinciale disciplinare le funzioni di controllo della Corte dei conti, anche se la loro eventuale incidenza su materie di competenza esclusiva provinciale deve essere regolata alla stregua della rispettiva normativa di carattere statutario, dovendosi i procedimenti di controllo contabile svolgere secondo la disciplina statale, ma in modo tale che il necessario adeguamento legislativo provinciale li renda compatibili con l’ordinamento di appartenenza, senza che in proposito possano essere invocati eventuali vincoli derivanti da norme fondamentali di riforma economico-sociale, deve escludersi che l’art. 60, comma 3, della legge provinciale 3 aprile 1997, n. 7 (peraltro abrogato dalla legge provinciale 19 febbraio 2002, n. 1) – il quale, attraverso il rinvio, da ritenersi fisso e non dinamico o mobile, all’art. 51, comma 2, del citato decreto legislativo n. 29 del 1993, rendeva applicabile nell’ordinamento provinciale il modello di controllo contabile da detta disposizione previsto attraverso la sottoposizione al controllo della Corte dei conti dell’autorizzazione giuntale alla sottoscrizione dei contratti collettivi – possa trovare applicazione pur dopo che l’art. 47, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ha superato la precedente logica del controllo di legittimità formale previsto dal citato art. 51, comma 2, optando per un controllo effettivo della spesa basato sulle procedure di “certificazione di compatibilità con gli strumenti di programmazione e di bilancio”, in quanto, in ambito provinciale, il controllo della Corte dei conti è limitato ad una tipologia puntuale di procedure ed atti e non possono essere previsti tipi di controllo diversi, sotto il profilo formale ed oggettivo, da quelli espressamente indicati, sicché gli atti impugnati, che proprio sull’art. 60, comma 3, della legge provinciale n. 7 del 1997 hanno fondato il rispettivo dispositivo sono illegittimi ed arrecano una menomazione alle attribuzioni costituzionali della Provincia di Trento in materia. - Sull’affermazione secondo cui non rientra nella competenza legislativa provinciale disciplinare le funzioni di controllo della Corte dei conti, v. la citata sentenza n. 182/1997. - Sulla portata del controllo della Corte dei conti in ambito provinciale e sulla impossibilità di affidare ad essa controlli diversi da quelli espressamente previsti dalle norme di attuazione statutaria, v. la citata ordinanza n. 310/1998.