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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONI 2ª e 10ª RIUNITE 10ª(Industria, commercio, turismo) 6 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 15,30. IN SEDE REFERENTE Conversione in legge del decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, recante misure urgenti in materia di crisi d'impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia DDL 2371 Conversione in legge del decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, recante misure urgenti in materia di crisi d'impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia (Esame e rinvio) Il senatore COLLINA ( PD ), relatore per la 10ª Commissione, illustra il decreto-legge in titolo composto di 29 articoli, ripartiti in tre capi. Il capo I (articoli 1-23) reca misure urgenti in materia di crisi d'impresa e di risanamento aziendale; il capo II (articoli 24-26) prevede ulteriori misure urgenti in materia di giustizia; il capo III (articoli 27-29) reca disposizioni transitorie e finali. Dà indi conto dell'articolo 1, che differisce al 16 maggio 2022 (dal 1° settembre 2021) l'entrata in vigore del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, ad eccezione del Titolo II della parte I del Codice, concernente le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, per il quale l'entrata in vigore è posticipata al 31 dicembre 2023. Tale differimento è legato all'esigenza di assicurare una adeguata gradualità nella gestione delle crisi aziendali proprio nella attuale difficile situazione determinata dalla pandemia da COVID-19. Passa poi ad illustrare l'articolo 2, che introduce e disciplina la nuova procedura della composizione negoziata per la soluzione della crisi d'impresa. In particolare, la disposizione prevede al comma 1 che l'imprenditore commerciale e agricolo che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario tali da rendere probabile la crisi o l'insolvenza possa chiedere al segretario generale della camera di commercio la nomina di un esperto indipendente quando risulta ragionevolmente perseguibile il risanamento dell'impresa. Fa presente che l'esperto è chiamato ad agevolare le trattative tra l'imprenditore, i creditori ed eventuali altri soggetti interessati, per superare le condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario. La norma precisa che tale soluzione può essere perseguita anche mediante il trasferimento dell'azienda o di rami di essa. Rileva altresì che l'articolo 3 istituisce la piattaforma telematica nazionale e disciplina la nomina dell'esperto. In proposito, puntualizza che nella piattaforma, accessibile agli imprenditori iscritti nel registro delle imprese, è disponibile una lista di controllo particolareggiata per la redazione dei piani di risanamento, adeguata anche alle esigenze delle micro, piccole e medie imprese. Tale lista di controllo contiene indicazioni pratiche su come deve essere redatto il piano di risanamento oltre ad un test, che può essere eseguito dall'imprenditore e dai professionisti dallo stesso incaricati e che consente di verificare la ragionevole perseguibilità del risanamento. È disposto che il contenuto della piattaforma, la lista di controllo, le indicazioni operative per la redazione del piano di risanamento e le modalità di esecuzione del test pratico siano definiti con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia da adottarsi entro trenta giorni dall'entrata in vigore del decreto-legge. Presso la camera di commercio di ciascun capoluogo di regione e delle province autonome di Trento e Bolzano è formato un elenco di esperti. Per gli iscritti agli albi professionali dei dottori commercialisti ed esperti contabili, degli avvocati e dei consulenti del lavoro è richiesta un'anzianità di iscrizione di almeno cinque anni, al fine di assicurare che gli stessi abbiano maturato un'adeguata esperienza professionale. È inoltre previsto che possano essere inseriti nell'elenco anche coloro che, pur non iscritti in albi professionali, documentino di avere svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in imprese interessate da operazioni di ristrutturazione concluse con piani di risanamento attestati, accordi di ristrutturazione dei debiti e concordati preventivi con continuità aziendale omologati. Per tutte le categorie professionali, l'iscrizione all'elenco è subordinata anche al possesso di una specifica formazione, disciplinata attraverso il summenzionato decreto dirigenziale del Ministero della giustizia. Vengono poi regolate analiticamente le modalità di presentazione della domanda di iscrizione all'elenco e la documentazione che deve essere alla stessa allegata. Segnala inoltre che la nomina dell'esperto avviene ad opera di una commissione, che resta in carica per due anni, costituita presso le camere di commercio e composta da un magistrato, da un membro designato dal presidente della camera di commercio e da un membro designato dal prefetto. La commissione nomina l'esperto, utilizzando criteri che assicurano la rotazione e la trasparenza e avendo cura che ciascun esperto non riceva più di due incarichi contemporaneamente. È specificato altresì che deve essere omesso ogni riferimento all'imprenditore richiedente, allo scopo di tutelarne la riservatezza. Quanto all'articolo 4, recante l'elencazione dei requisiti dei quali l'esperto deve essere in possesso, precisa che egli non deve essere legato all'impresa o ad altre parti interessate all'operazione di risanamento da rapporti di natura personale o professionale e che il professionista e i soggetti con i quali è eventualmente unito in associazione professionale non devono aver prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore dell'imprenditore, né essere stati membri degli organi di amministrazione o controllo dell'impresa, né aver posseduto partecipazioni in essa. L'esperto non può essere tenuto a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nell'esercizio delle sue funzioni, né davanti all'autorità giudiziaria né davanti ad altra autorità, ad eccezione dei procedimenti giurisdizionali previsti dalla disciplina della composizione negoziata. Vengono altresì regolate le modalità di informazione dei lavoratori nell'ambito della procedura. In relazione all'articolo 5, sulla procedura di composizione negoziata della crisi, sottolinea che l'istanza di nomina dell'esperto è presentata dall'imprenditore tramite la piattaforma telematica, mediante compilazione di un modello, che sarà disponibile sulla stessa piattaforma, contenente le informazioni utili tanto ai fini della nomina dell'esperto quanto dello svolgimento dell'incarico. È inoltre elencata la documentazione che l'imprenditore è tenuto ad inserire nella piattaforma telematica al momento della presentazione dell'istanza e si regolamenta l'accettazione o la mancata accettazione dell'incarico da parte dell'esperto. Sono poi descritte le fasi successive all'accettazione dell'incarico da parte dell'esperto e sulla durata dell'incarico, che si considera concluso se, decorsi centottanta giorni dalla nomina, le parti non hanno individuato una soluzione adeguata per il superamento delle condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendono probabile la crisi o l'insolvenza. La norma prevede tuttavia che l'incarico può proseguire quando tutte le parti lo richiedono e l'esperto vi acconsente, rendendo in tal modo necessaria la richiesta tanto dell'imprenditore quanto delle altre parti interessate. È inoltre previsto che il termine di centottanta giorni può essere superato quando la prosecuzione dell'incarico è resa necessaria dal ricorso dell'imprenditore al tribunale al fine di ottenere la conferma delle misure protettive e cautelari (articolo 7) o l'autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili o a trasferire l'azienda (articolo 10). Al termine dell'incarico, l'esperto redige una relazione finale che trasmette all'imprenditore e, in caso di concessione delle misure protettive e cautelari, al tribunale, al fine di provocare la declaratoria di cessazione degli effetti delle misure e dei provvedimenti concessi. L'articolo 6 - prosegue il relatore - disciplina le misure protettive che possono conseguire all'accesso dell'imprenditore alla procedura di composizione negoziata della crisi. Tali misure limitano le possibilità di azione nei confronti dell'imprenditore da parte dei creditori e precludono il pronunciamento di sentenze di fallimento o di stato di insolvenza fino alla conclusione delle trattative o all'archiviazione dell'istanza di composizione negoziata. Il procedimento di carattere giudiziale, relativo alle misure protettive e cautelari è quindi disciplinato dal successivo articolo 7. Illustra indi l'articolo 8, che prevede la sospensione dell'applicazione di una serie di obblighi gravanti in capo all'imprenditore nel caso di presentazione dell'istanza di misure protettive, nonché l'articolo 9, sulla gestione di un'impresa che versa in condizioni precarie. A tale ultimo riguardo evidenzia che, in pendenza di trattative, la gestione ordinaria e straordinaria dell'impresa resta nelle mani dell'imprenditore; tuttavia, quando sussiste la possibilità di insolvenza, l'imprenditore deve agire in modo tale da evitare pregiudizio al recupero della "sostenibilità economico-finanziaria e patrimoniale" della sua attività. L'imprenditore è tenuto soltanto ad informare preventivamente, in forma scritta, l'esperto del compimento di atti di straordinaria amministrazione o dell'esecuzione di pagamenti non coerenti rispetto alle trattative o alle prospettive di risanamento. L'esperto, nel caso in cui ritenga che gli atti preannunciati possano arrecare pregiudizio ai creditori, alle trattative o alle prospettive di risanamento, può segnalarlo per iscritto all'imprenditore e all'organo di controllo. Qualora, malgrado la sua segnalazione, l'atto venga comunque portato a compimento, l'imprenditore è tenuto ad informare l'esperto il quale, nei successivi dieci giorni, deve palesare il proprio dissenso nel registro delle imprese, segnalandolo al giudice che ha emesso i provvedimenti relativi alle misure protettive o cautelari. La segnalazione comporta la possibilità per il giudice di revocare le misure protettive e cautelari o abbreviarne la durata. L'articolo 10 prevede una serie di autorizzazioni speciali per contrarre determinati finanziamenti ovvero per trasferire l'azienda o rami di essa che il tribunale può concedere all'imprenditore. Descrive poi i contenuti dell'articolo 11 che disciplina le diverse possibilità di definizione della procedura. Nei casi in cui attraverso le trattative si sia individuata una soluzione idonea al superamento della situazione di crisi, per l'imprenditore è possibile, alternativamente, stipulare un contratto, una convenzione ovvero una moratoria. Peraltro, a fronte di un piano di risanamento sottoscritto da imprenditore, creditori oltre che dall'esperto, non è necessaria l'attestazione di un professionista. Nel caso in cui l'esperto dichiari, nella relazione finale, che le trattative con creditori e terzi non hanno avuto esito positivo e che le soluzioni prima ricordate non sono praticabili, l'imprenditore può presentare una proposta di concordato per la cessione dei beni. Si tratta di una procedura semplificata che non comporta né la nomina di un commissario giudiziale né l'approvazione dei creditori. Delinea inoltre gli aspetti salienti dell'articolo 12, sui casi in cui gli atti compiuti dall'imprenditore in situazione di crisi conservano i loro effetti a conclusione delle trattative. In particolare, gli atti precedentemente autorizzati dal tribunale conservano i loro effetti se successivamente intervengono: un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato, o un concordato preventivo omologato, o il fallimento, o la liquidazione coatta amministrativa, o l'amministrazione straordinaria o il concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio. Sono inoltre sottratti ad eventuali azioni revocatorie - che altrimenti potrebbero scattare ai sensi dell'articolo 67, secondo comma, della legge fallimentare - gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere dall'imprenditore nel periodo successivo all'accettazione dell'incarico da parte dell'esperto, purché siano stati coerenti con l'andamento e lo stato delle trattative e con le prospettive di risanamento esistenti al momento in cui sono stati compiuti. Restano soggetti invece ad azioni revocatorie gli atti di straordinaria amministrazione e i pagamenti in relazione ai quali l'esperto ha iscritto il proprio dissenso nel registro delle imprese o se il tribunale ha rigettato l'apposita richiesta di autorizzazione presentata dall'imprenditore. L'articolo 13 - prosegue il relatore - regola la conduzione delle trattative in caso di gruppo di imprese, anche al fine di prevedere la possibilità che la composizione negoziata si svolga in forma unitaria. Osserva in merito che costituisce « gruppo di imprese » l'insieme delle società, delle imprese e degli enti, esclusi lo Stato e gli enti territoriali, che esercitano o sono sottoposti alla direzione e coordinamento di una società, di un ente o di una persona fisica. Più imprese appartenenti al medesimo gruppo e che abbiano, ciascuna, la sede legale in Italia possono chiedere, con un'istanza, al segretario generale della camera di commercio la nomina dell'esperto, che assolve ai compiti in modo unitario per tutte le imprese che hanno formulato l'istanza, salvo che lo svolgimento congiunto non renda eccessivamente gravose le trattative; in tal caso, può decidere che le trattative si svolgano per singole imprese. Viene altresì regolato il caso di presentazione di più domande da parte delle imprese appartenenti ad un medesimo gruppo, stabilendo che quando gli esperti nominati, sentiti i richiedenti e i creditori, propongono che la composizione negoziata si svolga in modo unitario oppure per più imprese appositamente individuate, la composizione prosegue con l'esperto designato di comune accordo fra quelli nominati. Si prevede che, al termine delle trattative, le imprese del gruppo possono stipulare, in via unitaria, uno dei contratti ovvero accedere separatamente alle soluzioni di cui all'articolo 11. Sottolinea altresì che l'articolo 14 prevede una serie di misure di natura fiscale conseguenti al ricorso, da parte dell'imprenditore, alla composizione negoziata, al fine di incentivarne l'utilizzo, analogamente a quanto avviene nelle procedure alternative al fallimento. Rileva poi che, secondo l'articolo 15, l'organo di controllo societario segnala, per iscritto, all'organo amministrativo la sussistenza dei presupposti per la presentazione della istanza di nomina dell'esperto. La disposizione precisa che la segnalazione deve essere motivata e trasmessa con mezzi che assicurino la prova dell'avvenuta ricezione e che la stessa contiene la fissazione di un congruo termine, non superiore a trenta giorni, entro il quale l'organo amministrativo deve riferire in ordine alle iniziative intraprese. Dopo essersi soffermato sull'articolo 16, relativo al compenso dell'esperto, determinato in percentuale sull'ammontare dell'attivo dell'impresa debitrice, illustra l'articolo 17, concernente la procedura di composizione negoziata da parte delle imprese di minori dimensioni. La disposizione consente di richiedere l'intervento di un esperto indipendente per cercare di risolvere situazioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario anche agli imprenditori che, svolgendo di attività di valore relativamente modesto, a normativa vigente risultano non soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo. Rende noto altresì che l'articolo 18 introduce e disciplina il concordato liquidatorio cosiddetto "semplificato", uno strumento alternativo alle attuali procedure concorsuali, al quale l'imprenditore può ricorrere nel caso in cui non sia possibile effettuare una composizione negoziata stragiudiziale della crisi dell'azienda. Le modalità di liquidazione del patrimonio, conseguente alla presentazione della proposta di concordato semplificato per cessione dei beni sono quindi disciplinate dal successivo articolo 19. Osserva in seguito che l'articolo 20 reca una serie di novelle alla legge fallimentare, intervenendo principalmente sulla disciplina del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti, nonché sulla disciplina inerente ai casi di modifiche sostanziali ai piani di ristrutturazione dei debiti che si rendano necessarie, ai fini dell'omologazione dell'accordo. Ulteriori novelle concernono il finanziamento della continuità aziendale nell'ambito delle procedure di concordato o di accordo di ristrutturazione. L'articolo prevede inoltre l'inserimento nella legge fallimentare della disciplina degli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa, della nuova disciplina della convenzione in moratoria e degli accordi di ristrutturazione agevolati. Si tratta di istituti già disciplinati dal Codice della crisi d'impresa e di insolvenza la cui entrata in vigore è differita dall'articolo 1 del decreto-legge. L'articolo 21 consente all'imprenditore che abbia ottenuto - entro il 31 dicembre 2022 - accesso al concordato "in bianco" o all'accordo di ristrutturazione dei debiti di depositare, nei termini già fissati dal giudice, un atto di rinuncia alla procedura, dichiarando di aver predisposto un piano attestato di risanamento. Dà indi conto dell'articolo 22, secondo cui il termine temporale - concesso dal giudice all'imprenditore in stato di crisi - per la presentazione, successiva al deposito del ricorso, dei documenti richiesti per la domanda di concordato è applicabile anche quando sia pendente il procedimento per la dichiarazione di fallimento. Fa notare poi che l'articolo 23, oltre a prevedere - fino al 31 dicembre 2021 - l'improcedibilità dei ricorsi per la risoluzione del concordato preventivo e dei ricorsi per la dichiarazione di fallimento relativi ai concordati preventivi con continuità aziendale omologati in data successiva al 1° gennaio 2019, stabilisce anche che l'istanza di nomina dell'esperto indipendente non possa essere presentata in pendenza del procedimento introdotto con domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione o ricorso per l'ammissione al concordato preventivo. Quanto al Capo II, l'articolo 24 reca disposizioni in materia di aumento del ruolo organico della magistratura ordinaria, mentre l'articolo 25 si propone di velocizzare le procedure di pagamento degli indennizzi per equa riparazione in caso di violazione della ragionevole durata del processo e delle altre somme dovute sulla base di titoli giudiziali tramite la digitalizzazione. Avviandosi alla conclusione, illustra l'articolo 26 che introduce una disciplina derogatoria, valida solo per l'anno 2021, in materia di assegnazione delle risorse del Fondo Unico Giustizia, prevedendo la riassegnazione immediata delle quote versate all'entrata del bilancio dello Stato nel 2020 agli stati di previsione del Ministero della giustizia e dell'interno. Tali risorse sono destinate al finanziamento di interventi urgenti volti al superamento dell'emergenza epidemiologica, alla digitalizzazione, all'innovazione tecnologica e all'efficientamento delle strutture e delle articolazioni ministeriali. Sottolinea infine che l'articolo 27 dispone in ordine alla entrata in vigore di alcune disposizioni del decreto, prevedendo che le disposizioni di cui agli articoli 2 e 3, commi 6, 7, 8 e 9, e gli articoli da 4 a 19, del decreto-legge, si applichino a decorrere dal 15 novembre 2021, mentre gli articoli 28 e 29 recano le disposizioni finanziarie e l'entrata in vigore. La senatrice MODENA ( FIBP-UDC ), relatrice per la 2ª Commissione, ad integrazione di quanto riferito dal correlatore Collina, sottolinea l'elevato carattere tecnico della materia e rende noto che sono già pervenute alcune richieste di audizione. Propone dunque di decidere sin d'ora come proseguire i lavori, con riguardo sia allo svolgimento di eventuali audizioni che alla fissazione di un termine per la presentazione degli emendamenti. Concorda il correlatore COLLINA, suggerendo di fissare a giovedì 9 settembre il termine entro il quale i Gruppi possono fare pervenire eventuali richieste di audizione. Su proposta del presidente OSTELLARI, le Commissioni riunite convengono di fissare quindi a giovedì 9 settembre, alle ore 10,30, il termine per avanzare richieste di audizione e a martedì 21 settembre, alle ore 10, il termine per la presentazione di ordini del giorno ed emendamenti. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO Schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva (UE) 2019/1 che conferisce alle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficace e che assicura il corretto funzionamento del mercato interno Doc n. 277 Schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva (UE) 2019/1 che conferisce alle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficace e che assicura il corretto funzionamento del mercato interno (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1 e 6 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il presidente OSTELLARI, considerata l'imminente scadenza del termine per l'espressione del parere parlamentare, fissato al 14 settembre, chiede la disponibilità della rappresentante del Governo ad attendere che le Commissioni riunite si pronuncino anche successivamente, onde consentire un maggiore approfondimento. Il sottosegretario Anna MACINA fornisce rassicurazioni in tal senso. Il senatore MOLLAME ( L-SP-PSd'Az ), relatore per la 10ª Commissione, riferisce sul provvedimento in titolo, anche a nome della relatrice per la 2ª Commissione, senatrice Evangelista. Lo schema di decreto legislativo recepisce la direttiva (UE) 2019/1, in base all'articolo 6 e al numero 7 dell'Allegato A della legge n. 53 del 2021. Rammenta in proposito che, secondo l'articolo 31, comma 1, della legge n. 234 del 2012, il Governo adotta i decreti legislativi entro il termine di quattro mesi antecedenti a quello di recepimento indicato in ciascuna delle direttive; per le direttive il cui termine così determinato sia già scaduto alla data di entrata in vigore della legge di delegazione europea, ovvero scada nei tre mesi successivi, il Governo adotta i decreti legislativi di recepimento entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della medesima legge, mentre per le direttive che non prevedono un termine di recepimento, il Governo adotta i relativi decreti legislativi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delegazione europea. Fa notare quindi che la legge di delegazione europea n. 53 del 2021 è entrata in vigore l'8 maggio 2021, ma il termine di recepimento della direttiva era il 4 febbraio 2021; pertanto, il decreto legislativo avrebbe dovuto essere adottato entro l'8 agosto. Tuttavia, in virtù dell'articolo 31, comma 3, della medesima legge n. 234, qualora il termine per l'espressione del parere parlamentare scada nei trenta giorni che precedono la scadenza dei termini di delega o successivamente, questi ultimi sono prorogati di tre mesi. Poiché il termine per il parere parlamentare è il 14 settembre, successivo alla scadenza della delega (8 agosto), il termine di scadenza della delega risulta pertanto prorogato di tre mesi, l'8 novembre. Venendo al contenuto, segnala che il provvedimento apporta modifiche alla legge n. 287 del 1990, recante norme per la tutela della concorrenza, nonché al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1998, n. 217, recante regolamento in materia di procedure istruttorie e di competenza dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Nel rilevare come l'articolo 1 rechi la parte più consistente, in quanto interviene sulla legge n. 287 del 1990, illustra l'articolo l, comma l, che modifica l'articolo 10, commi 3 e 7, della legge n. 287 introducendo anche i commi 3- bis e 3- ter . Tali disposizioni sono volte a consolidare le garanzie di indipendenza dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) con riferimento allo svolgimento dei propri compiti, al fine di garantire l'efficace applicazione della normativa antitrust. In particolare, si prescrive il divieto di rimozione o destituzione dei membri dell'Autorità per motivi connessi al corretto svolgimento dei loro compiti o al corretto esercizio dei poteri, facendo salva la possibilità di sollevare dall'incarico i membri dell'Autorità quando sia applicata la pena accessoria di cui all'articolo 28 del codice penale. Il comma 3- bis riguarda l'indipendenza dei membri e del personale dell'Autorità, mentre il comma 3- ter prescrive l'opportunità per l'AGCM di adottare e pubblicare un codice di condotta che includa disposizioni in materia di conflitto di interessi. Inoltre, lo stesso comma dispone che i membri e il personale dell'Autorità, per i tre anni successivi dalla cessazione delle loro funzioni, non possono essere coinvolti in procedimenti istruttori riguardanti l'applicazione degli articoli 101 o 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e degli articoli 2 o 3 della legge n. 287 del 1990 di cui si sono occupati durante il loro rapporto di lavoro o incarico presso l'Autorità. Infine, la modifica proposta all'articolo 10, comma 7, concerne sancisce l'indipendenza dell'AGCM anche con riferimento all'utilizzo della propria dotazione finanziaria. Sottolinea inoltre che l'articolo 1, comma 2, integra l'articolo l2 della legge n. 287 del 1990 al fine di: stabilire i tipi di prove ammissibili nell'ambito di un procedimento antitrust , nell'ottica di un ampliamento delle tipologie di prova ammissibili, tenuto conto delle nuove tecnologie digitali; attribuire all'AGCM il potere di definire le proprie priorità per lo svolgimento dei compiti ai fini dell'applicazione della normativa antitrust ;sancire che i procedimenti relativi alle infrazioni dell'articolo 101 o 102 del TFUE, nonché agli articoli 2 o 3 della legge n. 287 del 1990, rispettano i principi generali del diritto dell'Unione europea e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione. L'articolo 1, comma 3, lettere a) e b) , modifica e integra l'articolo 14, comma 2, della legge n. 287 del 1990, per potenziare i poteri a disposizione dell'AGCM in relazione agli accertamenti istruttori. Viene, in primo luogo, recepito il principio di ragionevole durata dell'istruttoria, prevedendo che l'Autorità ne notifica l'apertura alle imprese e agli enti interessati. I titolari o i legali rappresentanti delle imprese ed enti hanno diritto di essere sentiti personalmente o a mezzo di procuratore speciale, nel termine fissato nella notifica ed hanno facoltà di presentare deduzioni e pareri in ogni stadio dell'istruttoria, nonché ad essere nuovamente sentiti prima della conclusione. Inoltre, si introduce la possibilità per l'AGCM, in ogni momento dell'istruttoria, di: richiedere alle imprese, enti, o persone fisiche e giuridiche, di fornire tutte le informazioni necessarie per l'applicazione della normativa antitrust entro un termine ragionevole e determinato nella richiesta; convocare in audizione ogni impresa, persona o ente che possa essere in possesso di informazioni rilevanti ai fini dell'istruttoria; disporre perizie e analisi economiche e statistiche nonché la consultazione di esperti in ordine ad elementi rilevanti ai fini dell'istruttoria; disporre presso le imprese tutte le ispezioni necessarie all'applicazione della legge n. 287 . Si prevede inoltre che, qualora vi siano motivi ragionevoli di sospettare che taluni elementi di prova utili ai fini dell'accertamento dell'infrazione della normativa antitrust siano conservati in altri locali, terreni e mezzi di trasporto, l'AGCM può disporre ispezioni in detti luoghi, ivi compresa l'abitazione dei dirigenti, amministratori e altri membri del personale delle imprese coinvolte nell'istruttoria. Dà poi conto dell'articolo 1, comma 3, lettera c) , che modifica e integra l'articolo 14, comma 5, inserendo anche i nuovi commi 6, 7 e 8, che dovrebbero più correttamente essere rinumerati 5- bis , 5- ter , 5- quater , della legge n. 287, al fine di incoraggiare una leale e completa collaborazione delle imprese coinvolte nelle istruttorie, garantendo all'Autorità pregnanti poteri sanzionatori. A tal fine, si introduce la possibilità per l'AGCM di applicare una sanzione amministrativa pecuniaria fino all'1 per cento del fatturato totale realizzato a livello mondiale durante l'esercizio precedente nel caso in cui, dolosamente o per colpa: le imprese e le associazioni di imprese ostacolino l'ispezione; siano stati infranti i sigilli apposti ai locali, libri e documenti aziendali; in risposta ad una domanda rivolta nel corso di un'ispezione, le imprese e le associazioni di imprese non forniscano una risposta completa o forniscano informazioni inesatte o fuorvianti; in risposta ad una richiesta di informazioni, le imprese e le associazioni di imprese forniscano informazioni inesatte, incomplete o fuorvianti oppure non forniscano informazioni entro il termine stabilito; le imprese e le associazioni di imprese non si presentino all'audizione. Il nuovo comma 6 dell'articolo 14 sancisce il potere dell'AGCM di irrogare alle imprese e associazioni di imprese penalità di mora il cui importo può giungere fino al 5 per cento del fatturato medio giornaliero realizzato durante l'esercizio sociale precedente per ogni giorno di ritardo. Il nuovo comma 7 del medesimo articolo sancisce il potere dell'AGCM di irrogare sanzioni amministrative pecuniarie da 150 a 25.823 euro alle persone fisiche che, dolosamente o per colpa: non si conformano all'accertamento ispettivo; in risposta ad una richiesta di informazioni, forniscono informazioni inesatte, incomplete o fuorvianti oppure non forniscono le informazioni entro il termine stabilito, salvo rifiuto motivato se le informazioni richieste possono far emergere la propria responsabilità per un illecito passibile di sanzioni amministrative di carattere punitivo o per un reato; non si presentano all'audizione convocata. Il nuovo comma 8 del medesimo articolo sancisce il potere dell'AGCM di infliggere penalità di mora, di importo compreso tra 150 e 500 euro, per ogni giorno di ritardo a decorrere dalla data fissata nella richiesta formulata dall'Autorità al fine di costringerle a fornire informazioni complete ed esatte in risposta a una richiesta di informazioni, salvo rifiuto motivato, apresentarsi all'audizione o a sottoporsi all'ispezione. Passa indi all'articolo 1, comma 4, che modifica l'articolo 14- bis della legge n. 287, al fine di consolidare i poteri dell'Autorità con riguardo all'applicazione delle misure cautelari nei casi di urgenza dovuta al rischio di un danno grave ed irreparabile per la concorrenza. In particolare, l'AGCM può applicare una misura cautelare proporzionata fino all'adozione della decisione finale oppure per un periodo di tempo specificato, informando la rete europea della concorrenza. In caso di inadempimento a una decisione che dispone misure cautelari, l'AGCM può infliggere una sanzione amministrativa pecuniaria fino al 3 per cento del fatturato totale realizzato a livello mondiale durante l'esercizio precedente. Con riferimento all'articolo 1, comma 5, di modifica dell'articolo 14- ter della legge n. 287, segnala che l'AGCM valuta l'idoneità degli impegni presentati dalle imprese coinvolte nell'istruttoria e, previa consultazione degli operatori del mercato, può renderli obbligatori. In caso di mancato rispetto degli impegni resi obbligatori, l'AGCM può irrogare una sanzione amministrativa pecuniaria fino 10 per cento del fatturato totale realizzato a livello mondiale durante l'esercizio precedente. Evidenzia indi che l'articolo l, comma 6, novella l'articolo 15 della legge n. 287, nella prospettiva di affinare la disciplina in materia di diffide e sanzioni e garantire un'elevata portata dissuasiva e la solvibilità delle imprese sanzionate. In particolare, si modifica il comma l dell'articolo 15 e si aggiungono i commi l- bis , 1 -ter e 1- quater. Una volta ravvisate le infrazioni della normativa antitrust, l'AGCM fissa il termine per l'eliminazione delle infrazioni stesse ovvero, laddove le infrazioni siano già cessate, ne vieta la reiterazione. L'articolo 1, comma 7, aggiunge una serie di articoli dopo l'articolo 15 della legge n. 287. In particolare, l'articolo 15- bis dispone che l'Autorità adotta, con proprio provvedimento generale, un programma di trattamento favorevole che definisce i casi in cui, in virtù della qualificata collaborazione prestata dalle imprese nell'accertamento di infrazioni alle regole di concorrenza, la sanzione amministrativa pecuniaria può essere non applicata ovvero ridotta per le imprese che rivelino di aver partecipato a cartelli segreti. Al riguardo precisa che per "cartello segreto" si intende un accordo o pratica concordata volta a coordinare la condotta concorrenziale a livello di prezzi, di vendita o di altre condizioni di transazione. Vengono altresì descritti i presupposti affinché l'Autorità possa concedere l'immunità dalle sanzioni, che non può essere concessa alle imprese che hanno esercitato coercizione su altre imprese perché aderissero al cartello segreto o continuassero a parteciparvi. Dopo aver rilevato che l'articolo 15- ter reca le ipotesi in cui l'AGCM può concedere la riduzione delle sanzioni, si sofferma sull'articolo 15- quater , che descrive le condizioni necessarie da soddisfare per poter beneficiare del trattamento favorevole per la partecipazione a cartelli segreti. L'articolo 15- quinquies dispone poi che le dichiarazioni legate a un programma di trattamento favorevole possono essere presentate per iscritto o in forma orale, mentre l'articolo 15- sexies prevede la possibilità per le imprese che intendono beneficiare della non applicazione delle sanzioni di richiedere all'Autorità di essere inserite in un elenco relativo al trattamento favorevole per un periodo determinato di volta in volta dall'Autorità stessa. Secondo l'articolo 15- septies , l'impresa che ha richiesto alla Commissione europea il trattamento favorevole in relazione a un cartello segreto, può presentare all'Autorità una domanda in forma semplificata in relazione al medesimo cartello, a condizione che la domanda riguardi più di tre Paesi membri come territori interessati. Se la Commissione europea riceve una domanda completa e l'Autorità riceve una domanda semplificata in relazione allo stesso presunto cartello, l'Autorità considera la Commissione come il principale interlocutore del richiedente in particolare nel fornire le istruzioni al richiedente sullo svolgimento di qualsiasi ulteriore indagine interna, finché non sia precisato se la Commissione perseguirà, integralmente o parzialmente, il caso. Sottolinea inoltre che l'articolo 1, comma 8 , inserisce, dopo l'articolo 15- septies della legge n. 287, il Capo II- bis , sull'assistenza investigativa nell'ambito della rete europea della concorrenza, al fine di definire la disciplina in materia di assistenza reciproca. In dettaglio, osserva che: il nuovo articolo 15- octies prevede la possibilità in capo all'Autorità di esercitare i poteri di indagine in nome e per conto di altre autorità nazionali garanti della concorrenza dei paesi dell'Unione europea; il nuovo articolo 15- nonies ,elenca gli atti che l'AGCM, su richiesta di altre autorità nazionali garanti della concorrenza, notifica ai destinatari sul territorio nazionale e gli atti che l'AGCM può richiedere alle altre autorità nazionali garanti della concorrenza di notificare ai destinatari sul territorio nazionale dell'autorità adita; il nuovo articolo 15- decies dispone fra l'altro che l'AGCM, su richiesta di altre autorità nazionali garanti della concorrenza, adotta in raccordo con le competenti amministrazioni le misure per l'esecuzione delle decisioni definitive che impongono sanzioni o penalità di mora; il nuovo articolo 15- undecies prescrive che l'AGCM dà seguito alle richieste di notifica e alle richieste di esecuzione delle decisioni che impongono sanzioni o penalità di mora utilizzando uno "strumento uniforme" corredato di una copia dell'atto da notificare o a cui dare esecuzione; il nuovo articolo 15- duodecies individua due casi in cui le controversie rientrano nella competenza degli organi dello Stato membro dell'autorità richiedente e sono disciplinate dal diritto di tale Stato. Puntualizza successivamente che l'articolo 1, comma 9, integra l'articolo 23 della legge n. 287, per precisare il contenuto della relazione annuale che l'Autorità presenta al Presidente del Consiglio dei Ministri entro il 31 marzo di ogni anno, al fine di bilanciare l'ampia sfera di indipendenza dell'Autorità con un onere di "rendicontazione" rispetto all'attività dei membri e l'utilizzo delle risorse finanziarie. Illustra poi l'articolo l, comma 10, che introduce una serie di articoli dopo l'articolo 31 della legge n. 287 per adeguare anzitutto il vigente regime giuridico in materia di prescrizione, al fine di garantire l'efficace applicazione decentrata delle norme antitrust del Trattato nell'ambito della rete europea della concorrenza. Pertanto, il nuovo articolo 31- bis opera una scelta nel senso dell'interruzione del termine prescrizionale per l'irrogazione delle sanzioni per l'intera durata del procedimento istruttorio pendente dinanzi a un'altra autorità nazionale garante della concorrenza o alla Commissione europea. Si prevede l'applicazione di un termine assoluto di durata decennale. Infine, si associa un effetto sospensivo alla pendenza di un ricorso giurisdizionale. Il nuovo articolo 31- ter prospetta un'estensione del regime di tutela di talune categorie di documenti contenuti nel fascicolo istruttorio dell'autorità procedente, stabilendo che l'accesso alle dichiarazioni connesse ad un programma di trattamento favorevole ovvero alle proposte di transazione è concesso soltanto alle parti oggetto del procedimento ed unicamente ai fini dell'esercizio dei loro diritti di difesa. L'articolo 31- quater individua una nuova causa di non punibilità degli illeciti di cui agli articoli 353, 353- bis , 354 e 501 del codice penale, in particolari circostanze in cui si trovino le imprese, i direttori, gli amministratori e gli altri membri del personale. Avviandosi alla conclusione, dà conto dell'articolo 2, che interviene sull'articolo 10, commi 5 e 8, del citato decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1998, n. 217. L'abrogazione dei suddetti commi 5 e 8 risulta necessaria al fine di allineare la disciplina in materia di poteri ispettivi dell'Autorità. L'articolo 3 reca infine disposizioni transitorie e finali, prevedendo che, in ragione delle nuove competenze attribuite all'AGCM, la pianta organica dell'Autorità è incrementata di 25 unità di ruolo. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 16.