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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 248 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 15,50. IN SEDE REFERENTE (2353) Delega processo penale DDL 2353 Delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari (Seguito dell'esame e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 31 agosto. Il PRESIDENTE dà atto della presentazione di circa 1824 emendamenti e quattro ordini del giorno. Ricorda che sarà necessario predisporre il fascicolo degli emendamenti e trasmetterlo alle Commissioni competenti per rendere il parere previsto dal regolamento. Pertanto trattazione è rinviata. 1662 e 311 - Delega processo civile DDL 1662 Delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie DDL 311 Istituzione e funzionamento delle camere arbitrali dell'avvocatura (Seguito dell'esame congiunto e rinvio) Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta del 1° settembre. Il presidente OSTELLARI dà conto della presentazione degli ordini del giorno ed emendamenti, G/1662/1/2 già 2.77/4, G/1662/2/2 già 2.79/7, G/1662/3/2 già 2.79/10, G/1662/4/2 già 2.30, G/1662/5/2 già 2.40, G/1662/6/2 già 2.77/6, G/1662/7/2 già 2.77/5, G/1662/8/2 già 2.79/2, G/1662/9/2 già 2.79/8, G/1662/10/2 già 2.79/9, G/1662/11/2 già 2.79/11, G/1662/12/2 già 2.79/14, G/1662/13/2 già 2.79/16, G/1662/14/2 già 2.82/6, G/1662/15/2 già 2.21, G/1662/16/2 già 2.33, G/1662/17/2 già 2.73, 2.62 testo 2, 2.82/1 testo 2, 3.12 testo 2, 3.41/18 testo 2, 3.0.1 testo 2, 3.41/6 testo 2, 4.2 testo 2, 8.9 testo 2, 8.34/4 testo 2, 8.34/6 testo 2, 8.34/11 testo 2, 8.34/12 testo 2, 12.2 testo 2, 12.10, testo 2, 14.5/1 testo 2, 15.0.8/65 testo 2, 15.0.8/5 testo 2, 15.0.8/9 testo 2, 15.0.8/10 testo 2, 15.0.8/14 testo 2, 15.0.8/19 testo 2, 15.0.8/21 testo 2, 15.0.8/26 testo 2, 15.0.8/27 testo 2, 15.0.8/33 testo 2, 15.0.8/49 testo 2, 15.0.8/53 testo 2, 15.0.8/57 testo 2, 15.0.8/58 testo 2, 15.0.8/64 testo 2, 15.0.8/71 testo 2, 15.0.8/77 testo 2, 15.0.9/24 testo 2, 12.0.1 testo 2, 12.19/1 testo 2, il cui testo è pubblicato in allegato. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO A. G. 271 Schema di decreto legislativo concernente la lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti Doc n. 271 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/713 relativa alla lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti e che sostituisce la decisione quadro 2001/413/GAI del Consiglio (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) La relatrice EVANGELISTA ( M5S ) illustra lo schema di decreto legislativo in esame che si compone di 6 articoli ed è volto ad attuare nel nostro ordinamento la direttiva 2019/713/UE, come previsto dall'articolo 1 e dall'allegato A, numero 10, della legge di delegazione europea 2019-2020. Su di esso le Commissioni giustizia di Camera e Senato sono chiamate ad esprimere il proprio parere entro il 14 settembre 2021 (come si dirà più ampiamente in seguito il Governo ha tempo fino all'8 novembre per esercitare la delega). La direttiva (UE) 2019/713, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, relativa alla lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti e che sostituisce la decisione quadro 2001/413/GAI del Consiglio, si propone di predisporre un quadro normativo efficace per combattere la frode e la contraffazione dei mezzi di pagamento diversi dai contanti, con la finalità di prevenire i reati ma anche di prestare assistenza e sostegno alle vittime. Il campo d'applicazione della Direttiva riguarda non solo i mezzi di pagamento diversi dai contanti tradizionali (es. carte di credito, assegni) ma anche il denaro elettronico, la valuta virtuale e pagamenti realizzati attraverso telefoni cellulari. Alla luce della natura sempre più digitale dei mezzi di pagamento, e della conseguente dimensione transfrontaliera del loro utilizzo, la direttiva prescrive infatti l'aggiornamento e l'integrazione delle disposizioni contenute nella decisione quadro 2001/4113/GAI, con particolare riferimento al reato di frode informatica, auspicando l'armonizzazione della disciplina nel diritto degli Stati membri. La Direttiva 2019/713/UE è inserita - come accennato - al n. 10 dell'allegato alla legge di delegazione europea 2019-2020 (legge n. 53 del 2021) e dunque, in base all'articolo 1 della medesima legge, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per il suo recepimento. Per quanto riguarda i termini, le procedure, i princìpi e i criteri direttivi della delega, l'articolo 1 della legge n. 53 del 2021 rinvia alle disposizioni previste dagli articoli 31 e 32 della legge n. 234 del 2012. In particolare, l'articolo 31, comma 1, della legge n. 234 del 2012 dispone che il termine per l'esercizio delle deleghe conferite al Governo con la legge di delegazione europea sia di 4 mesi antecedenti il termine di recepimento indicato in ciascuna delle direttive. Per le direttive il cui termine così determinato sia già scaduto alla data di entrata in vigore della legge di delegazione europea, o scada nei tre mesi successivi, la delega deve essere esercitata entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa (la legge di delegazione europea 2019-2020 è entrata in vigore l'8 maggio 2021 e dunque il Governo aveva tempo fino all'8 agosto 2021 per esercitare la delega: lo schema è stato trasmesso alle Camere il 3 agosto 2021). Ai sensi dell'articolo 31, comma 3, della legge 234 del 2012 gli schemi di decreto legislativo, una volta acquisiti gli altri pareri previsti dalla legge, devono essere trasmessi alle Camere per l'espressione del parere e, decorsi 40 giorni dalla data di trasmissione, essi possono essere emanati anche in mancanza del parere. Qualora, come nel caso in esame, il termine fissato per l'espressione del parere parlamentare scada nei trenta giorni che precedono il termine per l'esercizio della delega o successivamente, il termine per la delega è prorogato di tre mesi. Passando al merito del provvedimento lo schema di decreto legislativo si compone di 6 articoli. L'articolo 1, per delineare il campo d'applicazione dell'intervento normativo, introduce alcune definizioni, mutuandole dalla Direttiva 2019/713/UE. In particolare, per strumento di pagamento diverso dai contantisi dovrà intendere un dispositivo, oggetto o record protetto immateriale o materiale, o una loro combinazione, diverso dalla moneta a corso legale, che, da solo o unitamente a una procedura o a una serie di procedure, permette al titolare o all'utente di trasferire denaro o valore monetario, anche attraverso mezzi di scambio digitali. A sua volta, è un dispositivo, oggetto o record protetto quel dispositivo protetto contro le imitazioni o l'utilizzazione fraudolenta, per esempio mediante disegno, codice o firma. Con mezzo di scambio digitaledovrà intendersi qualsiasi moneta elettronica, come definita all'articolo 1, comma 2, lett. h- ter ) del decreto legislativo n. 385 del 1993, e la valuta digitale. Quest'ultima è una rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non è legata necessariamente a una valuta legalmente istituita e non possiede lo status giuridico di valuta o denaro, ma è accettata da persone fisiche o giuridiche come mezzo di scambio, e che può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente. L'articolo 2 modifica il codice penale, intervenendo sulle fattispecie penali di cui agli articoli 493- ter e 640- ter e inserendo il nuovo articolo 493- quater . In particolare, la lett. a) modifica la fattispecie di indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento, di cui all'articolo 493- ter del codice penale, per estenderne il campo d'applicazione a tutti gli strumenti di pagamento diversi dai contanti. Le due ipotesi di reato previste dal primo comma dell'articolo 493-ter, estese nella loro applicazione a tutti i mezzi di pagamento diversi dai contanti, danno attuazione all'articolo 3 della Direttiva che impone agli Stati di considerare come reato tanto l'utilizzazione fraudolenta di uno strumento di pagamento rubato o comunque ottenuto illecitamente, quanto di uno strumento contraffatto o falsificato. Anche la pena prevista dal codice penale (reclusione da 1 a 5 anni e multa da 310 a 1.550 euro) è conforme a quanto previsto dalla Direttiva (pena detentiva non inferiore nel massimo a 2 anni, ex articolo 9, par. 2). La lettera b) introduce nel codice penale il delitto di detenzione e diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a commettere reati riguardanti strumenti di pagamento diversi dai contanti. Il nuovo articolo 493- quater del codice penale punisce con la reclusione fino a 2 anni e la multa fino a 1.000 euro chiunque, al fine di commettere reati riguardanti strumenti di pagamento diversi dai contanti, produce, importa, esporta, vende, trasporta, distribuisce, mette a disposizione o in qualsiasi modo procura a sé o ad altri apparecchiature, dispositivi o programmi informatici progettati principalmente per tale finalità, o adattati a tale scopo. Anche in questo caso, in analogia con quanto previsto dall'articolo 493- ter del codice penale, in caso di condanna o patteggiamento della pena è sempre disposta la confisca delle apparecchiature, dei dispositivi e dei programmi informatici. Infine, la lettera c) novella il reato di frode informatica per prevedere una aggravante (pena da 1 a 5 anni e multa da 309 a 1.549 euro) quando l'alterazione del sistema informatico, per ottenere un profitto o procurare un danno, determina un trasferimento di denaro, di valore monetario o di valuta digitale. L'articolo 3 integra il catalogo dei reati previsti dal decreto legislativo n. 231 del 2001, al fine di introdurre, in relazione alla commissione di reati riguardanti strumenti di pagamento diversi dai contanti, la responsabilità amministrativa degli enti. Con il nuovo articolo 25- octies .1 del decreto legislativo (inserito subito dopo le ipotesi di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio di cui all'articolo 25- octies , e prima dei delitti in materia di violazione del diritto d'autore di cui all'articolo 25- novies ), il Governo dà attuazione all'articolo 10 della Direttiva prevedendo (comma 1): per la commissione del delitto di indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi ai contanti, cui all'articolo 493- ter del codice penale, la sanzione pecuniaria da 300 a 800 quote (in misura analoga è sanzionata la falsificazione di monete dall'articolo 25- bis del decreto legislativo n. 231/2001); per la commissione dei delitti di detenzione e diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a commettere reati riguardanti strumenti di pagamento diversi dai contanti, di cui all'art. 493-quater c.p. e di frode informatica aggravata, di cui all'articolo 640- ter , secondo comma, codice penale, la sanzione pecuniaria fino a 500 quote (in misura analoga è sanzionata la frode informatica commessa in danno dello Stato o di altro ente pubblico dall'articolo 24 del decreto legislativo n. 231 del 2001). L'articolo 25- octies .1 prevede inoltre, al comma 2, in caso di condanna l'applicazione all'ente anche delle sanzioni interdittive. Si tratta, in base all'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo n. 231 del 2001, dell'interdizione dall'esercizio dell'attività, della sospensione o della revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito, del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio, dell'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e dell'eventuale revoca di quelli già concessi nonché del divieto di pubblicizzare beni o servizi. L'articolo 4 dello schema di decreto dà attuazione dall'articolo 18 della Direttiva, relativo agli obblighi di elaborazione di dati statistici da inviare alla Commissione europea, attribuendo al Ministero della giustizia il compito di inviare annualmente alla Commissione una relazione contenente dati sul numero dei procedimenti penali iscritti e definiti con sentenza di condanna per i reati relativi agli strumenti di pagamento diversi dai contanti, oltre che sul numero degli indagati e condannati. Lo stesso ministero ha anche il compito di fornire alla Commissione informazioni sulle misure adottate per attuare la direttiva e sull'impatto della direttiva stessa, al fine di consentirle di adempiere a sua volta agli obblighi di relazione alle altre istituzioni europee previsti dall'articolo 21 della Direttiva. Il Ministero dovrà, infine, comunicare alla Commissione europea l'autorità designata come punto di contatto operativo nazionale. L'articolo 5, in attuazione dell'articolo 14 della Direttiva, relativo allo scambio di informazioni, individua nella Direzione centrale della polizia criminale (Servizio per la cooperazione internazionale di polizia - Sala Operativa Internazionale) il punto di contatto operativo nazionale per lo scambio di informazioni relative ai reati oggetto della Direttiva con gli altri Stati membri. Tale autorità, che dovrà rispondere alle richieste di assistenza entro 8 ore, dovrà essere dotata di ulteriori unità di personale da un decreto del Presidente del Consiglio, da adottare entro 6 mesi dall'entrata in vigore del decreto legislativo, nel rispetto delle dotazioni organiche delle forze di polizia previste a legislazione vigente. Il vincolo delle risorse disponibili a legislazione vigente è ribadito dall'articolo 6, che contiene la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. A.G. 275 - Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1153 che reca disposizioni per agevolare l'uso di informazioni finanziarie e di altro tipo a fini di prevenzione, accertamento, indagine o perseguimento di determinati reati, e che abroga la decisione 2000/642/GAI Doc n. 275 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1153 che reca disposizioni per agevolare l'uso di informazioni finanziarie e di altro tipo a fini di prevenzione, accertamento, indagine o perseguimento di determinati reati, e che abroga la decisione 2000/642/GAI (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1 e 21 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) La relatrice EVANGELISTA ( M5S ) illustra il presente intervento normativo che attua nell'ordinamento nazionale le disposizioni della direttiva (UE) n. 2019/1153 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019, che reca misure volte ad agevolare l'accesso alle informazioni/analisi finanziarie e alle informazioni sui conti bancari e il loro utilizzo per fini di prevenzione, accertamento, indagine o perseguimento di "reati gravi" (come individuati dall' allegato I del Regolamento (UE) n. 2016/794) nonché a favorire la cooperazione tra le unità di informazione finanziaria (FIU) e a consentire a queste ultime l'accesso alle informazioni "in materia di contrasto" per lo svolgimento delle proprie attività. Tale osmosi informativa deve avvenire attraverso appositi meccanismi di interscambio, nel pieno rispetto del diritto alla protezione dei dati personali, come assicurato dai vigenti strumenti eurounitari, e nell'osservanza delle ulteriori garanzie e condizioni dettagliatamente disciplinate dalla direttiva stessa. Per le suddette finalità di prevenzione, accertamento, indagine e perseguimento di reati gravi, le autorità competenti designate dagli Stati membri devono essere abilitate ad accedere ai rispettivi "registri centralizzati dei conti bancari", già istituiti ai sensi dell'articolo 32-bis della direttiva (UE) 2015/849, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. In proposito, l'atto unionale in argomento, al fine di garantire un accesso proporzionato alle informazioni, sottolinea l'opportunità che "gli Stati membri siano tenuti a designare le autorità e gli organismi abilitati ad accedere ai registri centralizzati dei conti bancari e in grado di chiedere informazioni alle FIU", tenendo conto "della natura, dello status organizzativo, dei compiti e delle prerogative di tali autorità e organismi stabiliti dal rispettivo diritto nazionale, compresi i meccanismi esistenti per proteggere i sistemi finanziari dal riciclaggio e dal finanziamento del terrorismo" (considerando (9)). Lo schema di decreto legislativo in commento si compone di quindici articoli. L'articolo 1, al comma 1, enuncia l'obiettivo dell'intervento normativo, ossia l'attuazione della direttiva (UE) 2019/1153, e, al comma 2, ne definisce l'ambito applicativo, precisando che il decreto delegato si applica, ferme restando le disposizioni di cui al decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109 e al decreto legislativo n. 231 del 2007, alle quali si aggiunge senza apportarvi modifiche, e non pregiudica gli accordi o le intese bilaterali o multilaterali sullo scambio di informazioni tra autorità competenti in vigore con Stati membri dell'Unione europea (in quanto compatibili con il diritto dell'Unione e, in particolare, con la direttiva stessa) ovvero gli obblighi derivanti da accordi bilaterali o multilaterali conclusi con Stati non appartenenti all'Unione europea. L'articolo 2 reca le norme di carattere definitorio, tra le quali quelle afferenti alle seguenti locuzioni: - "registro nazionale centralizzato dei , conti bancari" (comma 1, lettera a)), identificabile, nell'ordinamento nazionale, nella sezione dell'anagrafe tributaria di cui all'articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605; - "informazioni finanziarie" (comma 1; lettera c)) e "analisi finanziarie" (comma1, lettera d)), per le quali sono state riprodotte le definizioni recate dalla direttiva all'articolo 2, rispettivamente, n. 5) e n. 11); - "informazioni in materia di contrasto" (comma 1, lettera g)), intendendosi per tali le informazioni o i dati già detenuti dalle "autorità competenti" di cui ai successivi articoli 3 e 5, o alle stesse accessibili, nel contesto della prevenzione, dell'accertamento, dell'indagine e del perseguimento dei reati, quali, ad esempio, quelli rilevabili dalle banche dati in uso a tali autorità, sia per finalità di polizia (come la banca dati SDI), che per altre finalità. Tali dati saranno comunicati dalle autorità competenti di cui all'articolo 5 nei casi in cui la UIF non possa accedervi direttamente ai sensi delle disposizioni vigenti. Sul punto, la direttiva, all'articolo 2, n. 6), definisce le "informazioni in materia di contrasto", comprendendovi anche le informazioni rilevabili dai casellari giudiziari, quelle su indagini, sul congelamento o sul sequestro di beni o su altre misure investigative o provvisorie nonché informazioni su condanne e confische. Tale locuzione è poi utilizzata, nel testo della direttiva, esclusivamente all'articolo 8, per indicare le informazioni che le autorità competenti sono tenute a fornire tempestivamente, caso per caso, a richiesta della FIU nazionale. Ne consegue che la definizione di "informazioni in materia di contrasto" di cui al comma 1 , lettera g), comprende tutte le informazioni indicate anche in via esemplificativa dalla direttiva. In proposito, tenuto conto che la UIF, in forza delle disposizioni elencate in relazione all'articolò 7 del presente schema di decreto, già accede a talune delle suddette informazioni, nell'articolato non è stata riprodotta l'esemplificazione propostadalla direttiva, onde evitare richieste su informazioni già accessibili alla predetta Unità, la quale - quando risulta necessario per l'esercizio delle proprie finzioni e fatte salve le norme sul segreto delle indagini - potrà richiedere al Nucleo speciale di polizia-valutaria e alla DIA, caso per caso, dette informazioni quando non altrimenti alla stessa accessibili. Per quanto riguarda le definizioni di riciclaggio, reati presupposto associati e finanziamento del terrorismo, sono state riprodotte quelle contenute nelle disposizioni unionali richiamate nella direttiva in recepimento, con la specificazione che queste valgono ai fini dello scambio di informazioni con le autorità competenti degli altri Stati membri. Con particolare riferimento alla definizione di riciclaggio di cui al comma 1, lettera h) - che riproduce quella contenuta nell'articolo 3 della Direttiva (UE) 2018/1673, in fase di recepimento  la stessa ricomprende tutte le condotte riconducibili ai cd. "reati di riciclaggio", già presenti, anche se con diversa denominazione, nell'ambito dell'ordinamento italiano (ad esempio il delitto di ricettazione di cui all'articolo 648 del codice penale). L'articolo 3,al comma 1,designa le "autorità nazionali competenti abilitate ad accedere al registro nazionale centralizzato dei conti bancari" nell'osservanza della citata norma di delega, la quale individua quali "autorità competenti" l'Ufficio ARO istituito presso il Ministero dell'interno nonché i soggetti di cui all'articolo 4, comma 2, lettere a) e c), del decreto ministeriale n. 269/2000. In proposito, la previsione in parola riproduce l'elenco delle autorità riportato nelle anzidette disposizioni regolamentari. Al riguardo, si ricorda che la delega da parte del pubblico ministero agli ufficiali di polizia giudiziaria può essere rilasciata anche oralmente. Il comma 2 dell'articolo 3, in conformità al principio direttivo di cui all'articolo 21, comma 2, lettera b), della legge di delega, conferma che - fermi restando i casi di cooperazione internazionale stabiliti dal presente decreto - l'accesso e la consultazione dell'archivio dei rapporti è consentito esclusivamente quando necessario per lo svolgimento di un procedimento penale o di un procedimento per l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali (come già previsto a legislazione vigente), fatto salvo quanto previsto dall'articolo 371- bis del codice di procedura penale circa le prerogative riservate al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Il comma 3, infine, stabilisce che l'accesso al registro nazionale centralizzato dei conti bancari avviene sulla base di convenzioni stipulate tra le Autorità competenti e l'Agenzia delle entrate, la quale gestisce - nell'ambito dell'Anagrafe Tributaria - il predetto registro, con le modalità di cui all'articolo 47 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, in quanto compatibili, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. L'articolo 4detta le disposizioni concernenti l'accesso e le consultazioni delle informazioni sui conti bancari da parte delle autorità designate competenti, stabilendo, al comma 1, la modifica dell'articolo 7, undicesimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 605 del 1973, al fine di inserire tra le autorità, ivi annoverate, che possono utilizzare le informazioni registrate nell'archivio dei rapporti, l'Ufficio ARO, il quale potrà accedervi per lo svolgimento dei propri compiti, come sanciti dall'articolo 1 della decisione 2007/845/GAI. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. A.G. 285 - Rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali Doc n. 285 Schema di decreto legislativo recante disposizioni per il compiuto adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1, della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) Il relatore OSTELLARI ( L-SP-PSd'Az ) illustra lo schema di decreto legislativo che si compone di 6 articoli ed è volto a garantire una più precisa e completa conformità del nostro ordinamento alla direttiva 2016/343/UE, come previsto dall'articolo 1 e dall'allegato A, numero 1, della legge di delegazione europea 2019-2020. Su di esso la Commissione giustizia è chiamata ad esprimere il proprio parere entro il 16 settembre 2021(il termine di esercizio della delega è previsto per l'8 novembre 2021). Prima di procedere alla puntuale disamina dello schema ritengo necessario illustrare il contenuto della recependa direttiva. La direttiva (UE) 2016/343, del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali, intende tutelare (art. 1): la presunzione di innocenza di chiunque sia accusato o sospettato di un crimine da parte delle autorità giudiziarie o di polizia; il diritto di una persona accusata di presenziare al proprio processo penale. La direttiva si applica a qualsiasi persona indagata o imputata in un procedimento penale e riguarda tutte le fasi di quel procedimento, dal momento in cui una persona è sospettata o accusata di aver commesso un reato alla decisione finale (art. 2). Alla persona indagata o imputata in un procedimento penale, la direttiva riconosce, anzitutto, la presunzione di innocenza, finché non ne sia dimostrata la colpevolezza. In merito (articoli 3-5), gli Stati membri dell'Unione europea dovranno adottare misure per garantire che nelle dichiarazioni pubbliche da parte delle autorità procedenti non ci si riferisca alla persona come colpevole e dovranno altresì garantire che le persone indagate o imputate non siano presentate come colpevoli, in tribunale o in pubblico, attraverso il ricorso a misure di coercizione fisica (a meno che tali misure non siano necessarie per garantire la sicurezza o evitare il pericolo di fuga). Corollari della presunzione d'innocenza sono i seguenti principi, che gli Stati dovranno garantire: l'onere della prova della colpevolezza incombe sulla pubblica accusa. L'articolo 6 della direttiva fa salvo l'eventuale obbligo per il PM o il giudice di ricercare le prove sia a carico sia a discarico e il diritto della difesa di produrre proprie prove. Dall'affermazione del principio deriva l'obbligo per gli Stati di garantire che in caso di dubbio sulla colpevolezza, l'imputato sia assolto; l'indagato ha diritto di rimanere in silenzio e di non autoincriminarsi (art. 7) e tale silenzio non dovrà essere utilizzato contro di lui né in alcun modo valutato ai fini della commissione del reato. La direttiva consente peraltro agli Stati di prevedere che, in relazione ai reati minori, lo svolgimento del procedimento, o di alcune sue fasi, possa avvenire per iscritto o senza un interrogatorio dell'indagato o imputato "purché ciò rispetti il diritto a un equo processo". In base all'articolo 10 della direttiva, inoltre, se il diritto al silenzio o il diritto di non autoincriminarsi viene violato, gli Stati UE devono garantire che siano rispettati i diritti alla difesa e l'equità del procedimento all'atto di valutare le dichiarazioni rese. La direttiva riconosce inoltre alla persona indagata o imputata in un procedimento penale, il diritto di presenziare al proprio processo (articolo 8). Ciò nonostante, il processo può essere celebrato in assenza dell'indagato o imputato, nelle seguenti ipotesi: la persona è stata informata a tempo debito del processo e delle conseguenze di una mancata comparizione; la persona ha conferito mandato a un difensore per rappresentarla in giudizio. Se non è possibile rispettare le suddette condizioni e il processo penale si tiene lo stesso in assenza dell'imputato, gli Stati devono garantire alla persona, una volta informata della decisione presa in sua assenza, mezzi di impugnazione o il diritto a un nuovo processo (art. 9), che consenta di riesaminare il merito della causa, incluso l'esame di nuove prove, e possa condurre alla riforma della decisione originaria. Se il principio della presunzione di innocenza e il diritto di presenziare al proprio processo penale sono violati, gli Stati devono garantire mezzi di ricorso adeguati (articolo 10). Infine, tenuto conto che i principi affermati dalla direttiva sono già patrimonio dei diritti fondamentali europei, sanciti sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (articoli 47 e 48), sia dalla Convenzione europea per i diritti dell'uomo (articolo 6), nella direttiva è stata inserita una clausola di non regressione rispetto al consolidamento di tali diritti nell'ambito della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (articolo 13). Tale direttiva doveva essere recepita entro il termine del 1° aprile 2018. Nella scorsa legislatura, nella legge n. 163 del 2017, il Parlamento aveva inserito una delega per l'attuazione di questa direttiva; la delega non era stata tuttavia esercitata, avendo il Governo valutato che il nostro ordinamento fosse già conforme alle indicazioni dell'Unione europea. Lo schema in esame è adottato in attuazione della delega inserita nella legge di delegazione europea 2019-2020. La Direttiva 2016/343/UE risulta inserita al n. 1 dell'allegato A della suddetta legge. Per quanto riguarda i termini, le procedure, i princìpi e i criteri direttivi della delega, l'art. 1 della legge di delegazione rinvia alle disposizioni previste dagli artt. 31 e 32 della legge n. 234 del 2012. In particolare, l'articolo 31, comma 1, della legge n. 234 del 2012 dispone che il termine per l'esercizio delle deleghe conferite al Governo con la legge di delegazione europea sia di 4 mesi antecedenti il termine di recepimento indicato in ciascuna delle direttive. Per le direttive il cui termine così determinato sia già scaduto alla data di entrata in vigore della legge di delegazione europea, o scada nei tre mesi successivi, la delega deve essere esercitata entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa (la legge di delegazione europea 2019-2020 è entrata in vigore l'8 maggio 2021 e dunque il Governo aveva tempo fino all'8 agosto 2021 per esercitare la delega: lo schema è stato trasmesso alle Camere per il parere delle Commissioni il 6 agosto 2021). Tuttavia, ai sensi del comma 3 dell'articolo 31 della legge n. 234 qualora, come nel caso in esame, il termine fissato per l'espressione del parere parlamentare scada nei trenta giorni che precedono il termine per l'esercizio della delega o successivamente, il termine per la delega è prorogato di tre mesi (e dunque la delega dovrà essere esercitata entro l'8 novembre 2021). Con riguardo al merito del provvedimento l'articolo 1 dello schema di decreto legislativo individua l'oggetto dell'intervento normativo nell'introduzione di disposizioni "integrative" volte a rafforzare alcuni aspetti della presunzione di innocenza nell'ambito dei procedimenti penali, in attuazione della Direttiva 2016/343. Alla luce della prima relazione della Commissione europea sull'attuazione data dagli Stati alla Direttiva, la Relazione illustrativa che accompagna lo schema chiarisce che «al fine di prevenire il possibile avvio di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, con il presente decreto legislativo vengono quindi dettate le sole disposizioni necessarie a garantire una più precisa e completa conformità alle previsioni dello strumento eurounitario». In particolare, sempre la relazione illustrativa dello schema afferma che «per quanto il documento non contenga espliciti riferimenti alle normative dei singoli Stati membri, talune delle criticità rilevate dalla Commissione, che hanno già dato luogo all'apertura di procedure di infrazione nei confronti di vari paesi, appaiono suscettibili di essere riscontrate in relazione all'attuale quadro giuridico italiano». Tali criticità attengono in particolare al rispetto degli articoli 4, 5 e 10 della Direttiva relativi, rispettivamente, all'esigenza di garantire che l'indagato/imputato: non sia oggetto di dichiarazioni di autorità pubbliche, o di decisioni giudiziarie diverse da quelle relative alla responsabilità penale, in cui esso venga pubblicamente presentato come colpevole, nonostante il processo non si sia ancora concluso (articolo 4); non sia sottoposto a mezzi di coercizione fisica anche in aula di udienza, durante il processo, o comunque in altre circostanze pubbliche (art. 5: sono fatti salvi i casi in cui l'adozione dei mezzi suddetti sia resa necessaria da specifiche esigenze di sicurezza); abbia a disposizione un ricorso effettivo in caso di violazione delle suddette garanzie (articolo 10), e cioè un rimedio processuale che - conformemente a quanto precisato dal considerando n. 44 - abbia «per quanto possibile, l'effetto di porre l'indagato o imputato nella posizione in cui questi si sarebbe trovato se la violazione non si fosse verificata, così da salvaguardare il diritto a un equo processo e i diritti della difesa». L'articolo 2 introduce il divieto, per le autorità pubbliche, di presentare all'opinione pubblica l'indagato o l'imputato in un procedimento penale come "colpevole", prima che sia intervenuto un provvedimento definitivo di condanna (comma 1). La violazione del divieto, al netto di eventuali sanzioni penali o disciplinari, e dell'eventuale obbligo di risarcimento del danno, comporta: il diritto dell'indagato/imputato di chiedere all'autorità pubblica di rettificare la dichiarazione resa (comma 2); l'obbligo per l'autorità pubblica, che ritenga fondata la richiesta, di procedere alla rettifica entro 48 ore, con le stesse modalità della dichiarazione originaria o, se ciò non è possibile, con modalità tali da garantire alla rettifica il medesimo rilievo e la medesima diffusione avuti dalla dichiarazione. Della rettifica dovrà essere avvisato l'interessato (commi 3 e 4); il diritto dell'indagato/imputato di chiedere in via d'urgenza al tribunale, ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedura civile, che sia pubblicata la rettifica quando l'autorità pubblica non vi abbia provveduto o l'abbia fatto con modalità diverse da quelle prescritte (comma 5). L'articolo 3 interviene sul decreto legislativo n. 106 del 2006, in tema di organizzazione degli uffici del pubblico ministero, per modificarne l'articolo 5, relativo ai rapporti del procuratore della Repubblica con gli organi di informazione. La normativa vigente viene integrata con le seguenti previsioni: la diffusione di informazioni sui procedimenti penali è consentita solo se strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini o in presenza di altre rilevanti ragioni di interesse pubblico (la stretta necessità per la prosecuzione delle indagini è inserita anche all'articolo 329 del codice di procedura penale dal successivo articolo 4); il procuratore della Repubblica, personalmente o attraverso un magistrato delegato, può interagire con gli organi di informazione esclusivamente attraverso comunicati ufficiali o, nei casi di particolare rilevanza pubblica, conferenze stampa; con le stesse modalità, la polizia giudiziaria può essere autorizzata dal procuratore della Repubblica a fornire al pubblico informazioni sugli atti di indagine compiuti; tanto nei comunicati ufficiali quanto nelle conferenze stampa è vietato assegnare ai procedimenti penali pendenti denominazioni lesive della presunzione di innocenza; le informazioni sui procedimenti penali fornite alla stampa devono sempre chiarire la fase del procedimento stesso e assicurare, in ogni caso, il diritto della persona sottoposta a indagini e dell'imputato a non essere indicati come colpevoli fino alla condanna definitiva. Inoltre, modificando l'articolo 6 del decreto legislativo n. 106 del 2006, il comma 2 dell'articolo 3 inserisce la verifica del rispetto delle prescrizioni relative ai rapporti con gli organi di informazione tra i doveri di vigilanza del procuratore generale presso la corte d'appello. L'articolo 4 apporta modifiche al codice di procedura penale; in particolare, la lettera a) inserisce tra le disposizioni generali del Libro II del codice, relativo agli atti, l'articolo 115- bis , rubricato " Garanzia della presunzione di innocenza ". In base a tale previsione: nei provvedimenti adottati nel corso del procedimento penale l'indagato/imputato non può essere indicato come colpevole. Tale principio non si applica agli atti che definiscono il giudizio nel merito ed agli atti con i quali il PM mira a dimostrare la fondatezza dell'accusa; negli atti che presuppongono la valutazione di prove o di indizi di colpevolezza (si pensi ai provvedimenti relativi alle misure cautelari), l'autorità giudiziaria deve limitare i riferimenti alla colpevolezza dell'indagato/imputato alle sole indicazioni necessarie a soddisfare i presupposti previsti dalla legge per l'adozione del provvedimento; se l'indagato/imputato ritiene che queste disposizioni siano state violate può, entro 10 giorni dalla conoscenza del provvedimento, presentare istanza di correzione, al fine di salvaguardare la presunzione di innocenza; in tal caso, il giudice provvede con decreto motivato entro 48 ore. Il giudice competente è il giudice che procede; nel corso delle indagini preliminari è il GIP; avverso il decreto, che è notificato all'interessato e alle altre parti e comunicato al PM, è possibile presentare entro 10 giorni, alla stessa autorità che lo ha emesso, opposizione; sull'opposizione il giudice provvede in camera di consiglio. La lettera b) novella l'articolo 329 del codice di procedura penale, relativo all'obbligo del segreto, per specificare che la pubblicazione di singoli atti relativi alle indagini preliminari può essere eccezionalmente consentita dal PM, in deroga all'articolo 114 del codice di procedura penale, solo quando ciò sia strettamente necessario per la prosecuzione delle indagini stesse. La modifica sembra collegarsi alla previsione dell'articolo 4, par. 3, della Direttiva, ai sensi del quale «l'obbligo stabilito al paragrafo 1 di non presentare gli indagati o imputati come colpevoli non impedisce alle autorità pubbliche di divulgare informazioni sui procedimenti penali, qualora ciò sia strettamente necessario per motivi connessi all'indagine penale o per l'interesse pubblico». La lettera c), infine, interviene sull'articolo 474 del codice di procedura penale, relativo al diritto dell'imputato di assistere all'udienza libero nella persona, anche se detenuto, salvo che in questo caso siano necessarie cautele per prevenire il pericolo di fuga o di violenza. Lo schema aggiunge un comma a questa previsione per specificare che: le eventuali cautele sono disposte dal giudice con ordinanza, sentite le parti, e devono essere rimosse con revoca dell'ordinanza quando ne siano cessati i presupposti; deve essere sempre garantito il diritto dell'imputato e del difensore di consultarsi riservatamente, anche attraverso l'impiego di strumenti tecnici idonei, ove disponibili. L'articolo 5 dello schema di decreto dà attuazione dall'articolo 11 della Direttiva, relativo agli obblighi di trasmissione alla Commissione UE di dati statistici relativi al modo in cui sono stati attuati i diritti sanciti dalla Direttiva, attribuendo al Ministero della giustizia il compito di trasmetterle, tra gli altri, dati relativi a: numero e esito dei procedimenti, anche disciplinari, per violazione degli articoli 2, 3 e 4 del provvedimento in esame; numero dei procedimenti sospesi per irreperibilità dell'imputato ovvero nei confronti di imputati latitanti; numero dei procedimenti per rescissione del giudicato. Si ricorda che in base all'articolo 629- bis del codice di procedura penale, il condannato o il sottoposto a misura di sicurezza con sentenza passata in giudicato, nei cui confronti si sia proceduto in assenza per tutta la durata del processo, può ottenere la rescissione del giudicato qualora provi che l'assenza è stata dovuta ad una incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo. Il vincolo delle risorse disponibili a legislazione vigente è affermato dall'articolo 6, che contiene la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. A.G 286 - Lotta al riciclaggio mediante il diritto penale Doc n. 286 Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/1673 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1 della legge 22 aprile 2021, n. 53. Esame e rinvio) La relatrice EVANGELISTA ( M5S ) illustra lo schema di decreto legislativo in esame volto ad armonizzare la disciplina penale italiana alla direttiva (UE) 2018/1673 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, in tema di lotta al riciclaggio mediante il diritto penale. Su di esso la Commissione è chiamata ad esprimere parere entro il 16 settembre 2021. Come si precisa anche nella relazione illustrativa, la necessità di un adeguamento della disciplina nazionale "è ancor più attuale alla luce della avvenuta comunicazione da parte della Commissione europea dell'avvio, nei confronti della Repubblica italiana, di una procedura di infrazione n. 2021/0055 ex articolo 258 T.F.U.E. (202110055) per mancato recepimento della direttiva predetta ". Passando al merito dell'atto, l'articolo 1 apporta una serie di modifiche al codice penale. In particolare la lettera a) del comma 1 - in attuazione dell'articolo 10 della direttiva in tema di giurisdizione sui reati di riciclaggio- modifica l'articolo 9 del codice penale. Tale disposizione prevede, in deroga al principio della territorialità, la punibilità in Italia e secondo la legge italiana di alcuni delitti comuni. La legge n. 3 del 2019 ha inserito al quarto comma dell'articolo 9 l'esclusione della necessità della richiesta del Ministro della giustizia, dell'istanza o della querela della persona offesa per i delitti di corruzione di persona incaricata di pubblico servizio (art. 320, 321) e traffico di influenze illecite (art. 346- bis ). Lo schema in esame modifica il quarto comma inserendo fra i reati per i quali è esclusa la necessità della richiesta del Ministro della giustizia, dell'istanza o della querela della persona offesa anche i reati di riciclaggio di cui agli articoli 648 (Ricettazione) e 648- ter .l (Autoriciclaggio). La lettera c) - in attuazione degli articoli 3 (che individua le condotte che devono essere punite come reato dagli Stati membri) e 6 (che prevede le circostanze aggravanti dei reati di riciclaggio) della direttiva - modifica la disciplina del reato di ricettazione di cui all'articolo 648 del codice penale. Lo schema introduce nell'articolo 648 del codice penale due nuovi commi: il primo (nuovo secondo comma dell'articolo 648) prevede l'applicazione della pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 300 a euro 6.000 quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l'arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi; il secondo (nuovo terzo comma dell'articolo 648) stabilisce che la pena è aumentata se il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale. Ancora lo schema riscrive l'attuale secondo comma dell'articolo 648 del codice penale che disciplina la circostanza attenuante della particolare tenuità del fatto. Si tratta di una modifica che, come sottolinea la relazione illustrativa, è motivata da ragioni di adeguatezza e proporzionalità del trattamento sanzionatorio. Si prevede all'uopo una incidenza differenziata della circostanza a seconda che il reato presupposto sia un delitto o una contravvenzione. Nel dettaglio nei casi di particolare tenuità si applica: la pena della reclusione sino a sei anni e della multa sino a euro 1.000 nel caso di denaro o cose provenienti da delitto; la pena della reclusione sino a tre anni e della multa sino a euro 800 nel caso di denaro o cose provenienti da contravvenzione. E' conseguentemente modificato (lettera b) nell'articolo 240- bis del codice penale relativo ai casi di confisca (si veda l'articolo 9 della direttiva) il riferimento al comma secondo dell'articolo 648 del codice penale con quello al comma quarto del medesimo articolo. La lettera d) modifica l'articolo 648- bis del codice penale che disciplina il reato di riciclaggio, attraverso l'inserimento di un ulteriore comma che prevede, quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l'arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi, l'applicazione della pena della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500. Lo schema di decreto inoltre interviene sul primo comma dell'articolo 1, sopprimendo il riferimento al carattere non colposo dei delitti "presupposto" del reato di riciclaggio. La lettera e) interviene invece sul reato di impiego di denaro o utilità di provenienza illecita, di cui all'articolo 648- ter del codice penale inserendo una nuova disposizione che prevede che quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l'arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi si applichi la pena della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500. E' inoltre modificato, per ragioni di coordinamento il riferimento all'articolo 648 di cui all'ultimo comma dell'articolo 648- ter . La lettera f), infine, modifica l'articolo 648- ter .1., in materia di autoriciclaggio: sopprimendo il riferimento ai delitti "non colposi" contenuto nel primo comma; introducendo nello schema un ulteriore comma che prevede quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l'arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi l'applicazione della pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500; modificando la diminuente di cui al secondo comma (prevedendo che la pena è ridotta se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni); apportando una modifica di coordinamento al terzo comma. L'articolo 2 reca la clausola di invarianza finanziaria. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 16,15. Allegato