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Corte dei Conti - Giudizi di responsabilità amministrativa - Possibilità per il giudice di ordinare al procuratore generale (ora anche regionale) l'integrazione dell'atto di citazione con riferimento ad alcuni profili della domanda riguardanti anche l'elemento oggettivo del danno ed il nesso di causalità - Denunciata violazione del diritto di difesa e dei principi del giusto processo - Prospettazione di questione di mera interpretazione - Omessa ricerca di interpretazione conforme a Costituzione - Manifesta inammissibilità della questione.. E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 del regolamento di procedura per i giudizi innanzi la Corte dei conti, approvato con regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038, censurato, in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost., nella parte in cui consente al giudice, secondo l'interpretazione del diritto vivente, di ordinare al procuratore generale (ora anche regionale) l'integrazione dell'atto di citazione con riferimento ad alcuni profili della domanda riguardanti anche l'elemento oggettivo del danno ed il nesso di causalità. Infatti, il giudice a quo non sottopone alla Corte un dubbio di costituzionalità, bensì una questione di mera interpretazione, utilizzando, quindi, impropriamente il giudizio di legittimità costituzionale, che non è volto a fornire avalli alle interpretazioni dei giudici comuni, ai quali invece spetta scegliere, tra più interpretazioni possibili, quella conforme a Costituzione. Inoltre, il giudice a quo , nell'adeguarsi ad un supposto e da lui non condiviso "diritto vivente", non ha preso in considerazione altri orientamenti della giurisprudenza, così omettendo di esplorare la possibilità di pervenire, in via interpretativa, alla soluzione che egli ritiene conforme a Costituzione. - In senso conforme, v., citate, ex plurimis , ordinanze n. 299, n. 114, n. 64 e n. 28/2006; n. 420 e n. 306/2005.