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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI (13ª) 202 LANIECE La seduta inizia alle ore 14,35. IN SEDE CONSULTIVA Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee e che abroga il regolamento (UE) n. 347/2013 Doc n. COM(2020) 824 definitivo Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee e che abroga il regolamento (UE) n. 347/2013 (Parere alla 10ª Commissione. Esame e rinvio) Il relatore ARRIGONI ( L-SP-PSd'Az ) illustra la proposta di regolamento in titolo che prevede l'aggiornamento e l'abrogazione del regolamento (UE) n. 347/2013 (RTE-E) relativo alle reti transeuropee dell'energia, al fine di allinearne gli obiettivi e le disposizioni ai nuovi target energetici e climatici dell'Unione per il 2030 e il 2050, agli ultimi sviluppi tecnologici e garantire l'integrazione del mercato, la competitività e la sicurezza dell'approvvigionamento. Il regolamento di cui si prevede l'abrogazione ha fissato le norme per lo sviluppo e per l'interoperabilità delle reti transeuropee dell'energia, al fine di conseguire gli obiettivi della politica energetica dell'UE. In particolare, ha introdotto un nuovo approccio alla pianificazione infrastrutturale transfrontaliera, basato sulla cooperazione regionale tra i portatori di interessi, per individuare e contribuire all'attuazione dei progetti di interesse comune (PIC) e ha stabilito le condizioni per accedere ai finanziamenti del meccanismo per collegare l'Europa ( Connecting Europe Facility - CEF ). Anche se gli obiettivi del regolamento restano in gran parte validi, la Commissione europea ritiene infatti che l'attuale quadro delle reti energetiche RTE-E debba essere aggiornato, al fine di tenere conto dei nuovi obiettivi climatici dell'UE per il 2030 - con la riduzione delle emissioni di gas e effetto serra del 55 per cento rispetto al 1990 - e per il 2050 - con la neutralità climatica - come previsto dal Green Deal europeo. In base alla proposta, occorre estendere la normativa al fine di includere tutte le infrastrutture coinvolte nella transizione energetica ed è necessario tenere conto degli sviluppi tecnologici registrati negli ultimi dieci anni, garantendo un'adeguata resilienza dei sistemi, nei confronti dei disastri naturali o antropici, degli effetti negativi dei cambiamenti climatici e delle minacce alla sicurezza delle infrastrutture. In particolare, secondo quanto sottolineato dalla relazione alla proposta, il percorso da compiere per raggiungere i nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra richiede una profonda trasformazione del sistema energetico europeo, sia sul lato della domanda, sia su quello dell'offerta. L'Unione dovrà incrementare significativamente la produzione di energia elettrica rinnovabile per raggiungere una percentuale superiore all'80 per cento di produzione da fonti rinnovabili entro il 2050, sempre più di provenienza offshore. In particolare, per raggiungere la neutralità climatica, l'Esecutivo europeo afferma che la capacità eolica dell'Europa dovrebbe passare a 300 GW e l'energia oceanica a 40 GW entro il 2050, ossia un aumento di 25 volte rispetto alla situazione attuale; ciò implica una rilevante necessità di coordinamento nella pianificazione a lungo termine e nello sviluppo di reti elettriche offshore e onshore in linea con la strategia dell'UE per l'energia rinnovabile offshore. La Commissione ricorda poi che il Consiglio europeo nell'ottobre 2014 ha sostenuto un obiettivo minimo del 15 per cento di interconnessione elettrica per il 2030. La stessa Commissione europea nel 2017 ha suggerito dei modi per rendere operativo un obiettivo di interconnessione del 15 per cento per il 2030: solo per raggiungere gli obiettivi per il 2030 è necessario un investimento medio annuale stimato di 50,5 miliardi di euro per le reti di trasmissione e di distribuzione dell'energia elettrica. Il ruolo rafforzato dell'energia elettrica verrà integrato da un incremento relativo del ruolo dei gas rinnovabili e a basso tenore di carbonio nel mix energetico decarbonizzato, come indicano gli scenari che definiscono i percorsi verso la neutralità climatica. Rispetto all'attuale basso livello di produzione, trasporto e consumo, si prevede che nel 2050 l'idrogeno rappresenterà il 46-49 per cento di tutti i gas rinnovabili e a basso tenore di carbonio; entro il 2030, gli investimenti totali necessari per gli elettrolizzatori di idrogeno sono stimati tra 24 e 42 miliardi di euro. Circa 65 miliardi di euro saranno poi necessari per il trasporto, la distribuzione e lo stoccaggio dell'idrogeno. La proposta reca alcune importanti novità rispetto alla normativa vigente. Innanzitutto, l'articolo 1 è modificato al fine di aggiungere il riferimento al raggiungimento degli obiettivi dell'Unione in materia di clima ed energia per il 2030 e all'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Lo stesso articolo 1, come modificato dalla proposta, elimina poi il petrolio dalle categorie di infrastrutture energetiche che rientrano nei progetti di interesse comune. Sempre il nuovo articolo 1 prevede l'inserimento, nell'ambito di applicazione del regolamento, dei progetti di interesse reciproco con i paesi terzi (PIR) purché siano sostenibili e in grado di dimostrare notevoli vantaggi socioeconomici netti per almeno due Stati membri e almeno un paese terzo, quest'ultimo che presenti un livello elevato di allineamento o convergenza normativi al fine di sostenere gli obiettivi politici generali dell'Unione, tra cui quello orientato alla decarbonizzazione in linea con l'accordo di Parigi e con gli obiettivi climatici dell'Unione. Di particolare importanza, per quanto riguarda i profili ambientali della proposta è la modifica dell'articolo 4 del regolamento vigente, relativo ai criteri di ammissibilità dei progetti di interesse comune (PIC) e ai progetti di interesse reciproco (PIR). La modifica prevede, oltre all'inserimento di criteri generali applicabili ai PIR, un aggiornamento, per quanto concerne i PIC, delle categorie di infrastrutture ammissibili, ponendo fine al sostegno alle infrastrutture per il petrolio e dando maggiore attenzione alle infrastrutture per i gas rinnovabili e a basso tenore di carbonio e in particolare per l'idrogeno. Per quanto concerne quest'ultimo il nuovo articolo 4, paragrafo 3 lettera d) prevede che siano ammissibili a sostegno i progetti che rientrano nelle categorie di infrastrutture energetiche specificate nell'allegato II, punto 3) e che contribuiscono in misura significativa alla sostenibilità, anche riducendo le emissioni di gas a effetto serra, aumentando la diffusione dell'idrogeno rinnovabile e promuovendo la produzione di energia rinnovabile variabile e apportando soluzioni in materia di flessibilità e/o stoccaggio. L'allegato II, come modificato dalla proposta in esame, al punto 3 annovera le categorie di infrastrutture di rilevanza transfrontaliera dedicate al trasporto, allo stoccaggio e alla rigassificazione o decompressione dell'idrogeno liquefatto o incorporato in altre sostanze chimiche finalizzati all'iniezione di idrogeno nella rete e qualsiasi attrezzatura o installazione essenziale affinché il sistema funzioni in maniera sicura, protetta ed efficiente. Anche l'allegato I, relativo ai corridoi e alle aree prioritari dell'infrastruttura energetica, viene modificato dalla proposta in esame al fine di specificare, al punto 3, quali sono i corridoi prioritari per l'idrogeno e gli elettrolizzatori. Il nuovo articolo 4 prevede poi l'aggiornamento dei criteri di ammissibilità per le reti elettriche intelligenti, al fine di rispecchiare i cambiamenti tecnologici e includere elementi di innovazione e di digitalizzazione. Al riguardo, il nuovo articolo 4, lettera b) che fa riferimento ai progetti che rientrano nella categoria di infrastrutture energetiche specificati nell'allegato II, punto 1), lettera d), ossia i sistemi e componenti che integrano le TIC (tecnologie dell'informazione e della comunicazione), ad esempio attraverso una di trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica più efficiente e intelligente, aumentando la capacità di integrare nuove forme di generazione, stoccaggio e consumo e agevolando nuovi modelli commerciali e strutture di mercato. Per quanto concerne la rete del gas intelligente, sempre in base al nuovo articolo 4, sono ammissibili, secondo la lettera f), i progetti relativi alle infrastrutture energetiche che contribuiscono in misura significativa alla sostenibilità, consentendo e agevolando l'integrazione di gas rinnovabili a basso tenore di carbonio, come il biometano o l'idrogeno rinnovabile, nelle reti di distribuzione e trasmissione del gas al fine di ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Tali infrastrutture, specificate nell'allegato II, punto 2), sono quelle volte consentire e facilitare l'integrazione nella rete di gas rinnovabili e a basso tenore di carbonio (compreso il biometano o l'idrogeno), ad esempio i sistemi e componenti digitali che integrano le TIC. Per quanto concerne il diossido di carbonio, sempre in base al nuovo articolo 4, sono ammissibili, secondo la lettera c), i progetti relativi alle infrastrutture energetiche, specificate nell'allegato II, punto 5), che contribuiscono in misura significativa alla prevenzione delle emissioni di diossido di carbonio garantendo al contempo la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, all'aumento della resilienza e della sicurezza del trasporto di diossido di carbonio e all'uso efficiente delle risorse, consentendo la connessione di multiple fonti e siti di stoccaggio di diossido di carbonio tramite un'infrastruttura comune e minimizzando l'onere e i rischi ambientali. Per tutti i progetti di tutte le categorie di infrastrutture, in base al nuovo articolo 4, è previsto l'obbligo di soddisfare i criteri di sostenibilità con almeno un altro criterio specifico a seconda del tipo di infrastruttura, quali integrazione del mercato, sicurezza dell'approvvigionamento, concorrenza, resilienza. Inoltre, in base all'articolo 5 della proposta, i PIC dovranno inoltre rispettare il principio "non arrecare un danno significativo" come previsto dal Green Deal europeo. La proposta attribuisce maggiore attenzione alle reti elettriche offshore e al sostegno alla realizzazione di infrastrutture onshore e offshore più integrate. Si prevede inoltre la revisione del sistema di governance , al fine di migliorare il processo di pianificazione delle infrastrutture, e lo snellimento delle procedure di autorizzazione relative ai progetti di interesse comune. Per quanto riguarda le reti offshore per le energie rinnovabili, le norme proposte intendono migliorare la governance e il quadro di pianificazione infrastrutturale per consentire l'individuazione dei progetti necessari ai fini della realizzazione degli obiettivi climatici e di transizione energetica in linea con il potenziale rinnovabile offshore di ciascun bacino marittimo, la protezione ambientale e gli altri utilizzi dell'ambiente marino. In primo luogo viene introdotto al riguardo un piano di sviluppo integrato delle reti per le infrastrutture offshore sulla base degli impegni congiunti degli Stati membri riguardo alla quantità di energia rinnovabile prodotta offshore impiegata per ciascun bacino marittimo (articoli 14 e 15). Sono istituiti inoltre "sportelli unici per le reti offshore " (articolo 8, paragrafo 6) che hanno il compito di agevolare e coordinare il procedimento di rilascio delle autorizzazioni alle reti offshore per i progetti di interesse comune in materia di energia rinnovabile, tenendo conto anche della necessità di coordinare il procedimento autorizzativo delle infrastrutture energetiche e quello degli impianti di produzione. Si prevede, infine, l'aggiornamento dei criteri per l'ammissibilità dei progetti all'assistenza finanziaria dell'Unione, nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa (articolo 18), e un uso più appropriato degli strumenti di ripartizione dei costi (articolo 16) e degli incentivi normativi. In particolare, l'articolo 17 prevede che per specifici progetti che possono incorrere in rischi più elevati, i quadri normativi dovrebbero fornire incentivi proporzionali e appropriati agli investimenti. Sul piano della sussidiarietà, viene evidenziato come per sviluppare un'infrastruttura energetica transfrontaliera sia necessario un quadro, a livello di Unione, in grado di assicurare la necessaria cooperazione regionale tra gli Stati membri per realizzare l'insieme dei progetti infrastrutturali; tale infrastruttura di trasmissione dell'energia, interconnessa a livello europeo, viene considerata un elemento essenziale per ottenere un sistema energetico climaticamente neutro. Secondo la Commissione europea, la proposta risulta in linea con l'obiettivo generale perseguito, di facilitare lo sviluppo tempestivo di infrastrutture energetiche in tutta l'Unione e nel suo vicinato per il conseguimento degli obiettivi energetici e climatici dell'Unione in linea con il Green Deal europeo, i traguardi per il 2030 e l'obiettivo della neutralità climatica per il 2050, oltre ad assicurare il rispetto del principio "non arrecare un danno significativo". Nell'allegato I sono elencati i 13 progetti, tra corridoi prioritari (dell'energia elettrica, di reti offshore, per l'idrogeno e gli elettrolizzatori) e aree tematiche prioritarie dell'infrastruttura energetica. L'Italia è interessata in 8 delle 13 progettualità. Nell'allegato II sono indicate le categorie di infrastrutture energetiche da sviluppare al fine di attuare le priorità relative alle infrastrutture energetiche dell'allegato I: 1) Energia elettrica; 2) Reti del gas intelligenti; 3) Idrogeno; 4) Impianti per elettrolizzatori; 5) Diossido di carbonio. Il PRESIDENTE fissa quindi alle ore 12 di lunedì 26 aprile 2021 il termine entro il quale potranno pervenire le osservazioni di cui tenere conto ai fini della formulazione della proposta di parere da parte del relatore. Non facendosi osservazioni in senso contrario, così rimane stabilito. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. d-l 45/2021 - decreto trasporti DDL 2168 Conversione in legge del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 45, recante misure urgenti in materia di trasporti e per la disciplina del traffico crocieristico e del trasporto marittimo delle merci nella laguna di Venezia (Parere alla 8ª Commissione. Esame e rinvio) La relatrice GALLONE ( FIBP-UDC ) illustra il provvedimento in titolo che reca la conversione in legge del decreto-legge n. 45 recante Misure urgenti in materia di trasporti e per la disciplina del traffico crocieristico e del trasporto marittimo delle merci nella laguna di Venezia. Per i profili di interesse della Commissione, si segnala in primo luogo l'articolo 1, recante disposizioni urgenti in materia di collegamento marittimo in regime di servizio pubblico con le isole maggiori e minori. Esso prevede che continuino ad applicarsi, non oltre la data del 31 maggio 2021, le disposizioni della convenzione stipulata con CIN (Compagnia Italiana di Navigazione) S.p.a per il trasporto marittimo con la Sardegna, la Sicilia e le Isole Tremiti, in modo da consentire la conclusione delle procedure già bandite per l'imposizione di oneri di servizio pubblico e per l'aggiudicazione dei contratti di servizio ed evitare che si verifichino interruzioni nell'erogazione dei servizi di continuità marittima. Il comma 1 dispone al riguardo che le disposizioni della Convenzione con CIN continuino ad applicarsi per il tempo strettamente necessario a consentire la conclusione delle procedure bandite per l'imposizione di oneri di servizio pubblico e per l'aggiudicazione dei contratti di servizio, in applicazione dell'articolo 4 del regolamento (CEE) n. 3577/92, con esclusivo riferimento alle linee interessate da tali procedure, con la finalità di assicurare l'erogazione dei servizi di continuità marittima con la Sardegna, la Sicilia e le isole Tremiti e di garantire il diritto alla mobilità delle persone e alla circolazione delle merci sull'intero territorio nazionale. Si prevede che in caso di mancata conclusione delle procedure entro il 31 maggio 2021, limitatamente ai collegamenti marittimi con le isole maggiori e minori non adeguatamente assicurati mediante l'erogazione di servizi di trasporto a mercato di persone e di merci, l'efficacia della convenzione possa essere prorogata per ulteriori trenta giorni con decreto del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, adottato di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze. L'articolo 2 proroga dal 31 marzo 2021 al 30 giugno 2021 il termine entro il quale deve essere completato il passaggio alle procedure telematiche per il rilascio del documento unico contenente i dati di circolazione e di proprietà degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei rimorchi. Si segnala l'articolo 3, recante disposizioni urgenti per il traffico crocieristico e del trasporto marittimo delle merci nella laguna di Venezia. Esso prevede che l'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale proceda all'esperimento di un concorso di progettazione, secondo quanto previsto dal codice dei contratti pubblici, al fine di acquisire proposte ideative e progetti di fattibilità tecnica ed economica volti a contemperare lo svolgimento dell'attività croceristica nel territorio di Venezia e della sua laguna al fine di salvaguardare l'unicità e le eccellenze del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale di tale territorio. Il comma 1 prevede al riguardo che l'elaborazione delle proposte ideative dei progetti di fattibilità in questione riguardi la realizzazione e la gestione dei punti di attracco fuori dalle acque protette della laguna di Venezia utilizzabili dalle navi che sono adibite al trasporto passeggeri e che abbiano una stazza lorda superiore a 40.000 tonnellate nonché delle navi portacontenitori adibite a trasporti transoceanici. Nella elaborazione e nella presentazione dei progetti in questione, si prevede si possa anche tenere conto delle risultanze di eventuali studi già esistenti. La norma richiama a tal fine l'articolo 156, comma 7, del decreto legislativo n. 50 del 2016, recante il codice dei contratti pubblici, in base al quale, per interventi di particolare rilevanza e complessità, la stazione appaltante può procedere all'indizione di un concorso di progettazione ai sensi del codice medesimo. Il comma 2 reca la copertura finanziaria della disposizione per un importo pari a 2,2 milioni di euro per l'anno 2021. Il PRESIDENTE fissa quindi alle ore 18 di venerdì 16 aprile 2021 il termine entro il quale potranno pervenire le osservazioni di cui tenere conto ai fini della formulazione della proposta di parere da parte della relatrice. Non facendosi osservazioni in senso contrario, così rimane stabilito. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE REFERENTE Rigenerazione urbana DDL 1131 Misure per la rigenerazione urbana DDL 970 Disposizioni in materia di tutela dei centri storici, dei nuclei e dei complessi edilizi storici DDL 985 Misure per la tutela e la valorizzazione delle mura di cinta storiche e relative fortificazioni e torri, dei borghi e dei centri storici DDL 1302 Modificazioni alla legge 6 ottobre 2017, n. 158, in materia di sostegno e valorizzazione dei piccoli comuni e di riqualificazione e recupero dei centri storici dei medesimi comuni DDL 1943 Misure e strumenti per la rigenerazione urbana DDL 1981 Norme per la rigenerazione urbana (Seguito dell'esame congiunto e rinvio) Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta dell'8 aprile. Interviene la relatrice NUGNES ( Misto-LeU ) facendo presente che sia dalle associazioni di categoria, sia da organismi rappresentativi di soggetti istituzionali, quali l'Anci e la Conferenza delle Regioni, sono pervenuti, anche informalmente, molti suggerimenti in ordine ad alcuni specifici punti del testo unificato all'esame della Commissione e, in riferimento a taluni, la relatrice ritiene che gli stessi contengono spunti interessanti, soprattutto laddove prospettano soluzioni diverse a volte ad assicurare una riduzione dei tempi amministrativi. Ferma restando quindi la più completa disponibilità ad un confronto nel merito, la relatrice giudica però opportuno fissare alcuni punti fermi, necessari ad inquadrare in termini generali intervento normativo in questione. A questo riguardo è necessario muovere innanzitutto dalle previsioni costituzionali di riferimento, e cioè in particolare dall'articolo 117 della Costituzione ai sensi del quale la legislazione in materia di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali appartiene alla competenza esclusiva dello Stato, mentre la materia del governo del territorio è riservata alla legislazione concorrente delle Regioni e dello Stato, il che implica - come è noto - che allo Stato sia riservata la determinazione dei principi fondamentali in quest'ultimo ambito. Alla luce di tali premesse, appare evidente allora che l'intervento normativo all'esame della Commissione colma una lacuna nella legislazione statale (che fino ad oggi non offre un quadro normativo di riferimento in tema di rigenerazione urbana) e, conseguentemente, non può affermarsi - come pure è stato fatto da alcuni critici del testo unificato - che il predetto intervento normativo si sovrappone alla legislazione regionale, quando in realtà si tratta piuttosto di assicurare alla legislazione regionale il quadro di principi fondamentali entro il quale la stessa deve collocarsi. Sotto un diverso e più specifico profilo appare infondata l'affermazione critica secondo la quale il testo unificato in qualche modo "ingesserebbe" la situazione nei centri storici, dovendosi in proposito rilevare che il testo fa riferimento esclusivamente ai nuclei e ai complessi edilizi identificati nell'insediamento storico quali risultanti dal nuovo catasto urbano di cui al regio decreto-legge n. 652 del 1939. Ugualmente non condivisibile appare l'ulteriore rilievo critico per cui la rigenerazione urbana riguarderebbe solo le aree degradate. Il testo unificato in realtà prevede che queste aree debbano essere sottoposte prioritariamente, e non esclusivamente, ad interventi di riuso e di rigenerazione urbana. In conclusione la relatrice ritiene che una lettura attenta del testo permetta di rilevare che alcune delle critiche rivolte allo stesso sono infondate, mentre altre non tengono conto di esigenze ordinamentali di cui l'intervento normativo in questione si intende far carico e che per troppo tempo sono state trascurate. Interviene la senatrice PAVANELLI ( M5S ), la quale sottolinea l'importanza di un intervento legislativo volto a definire in ambito nazionale un quadro normativo di riferimento in materia di rigenerazione urbana. La senatrice ritiene, infatti, che i comuni italiani hanno troppo spesso subito, negli ultimi anni, un processo di cementificazione che altro non è che il riflesso della mancanza di un'adeguata attività di pianificazione urbanistica. In questa prospettiva evidenzia, in particolare, la necessità che il nuovo quadro normativo, che ci si appresta a definire, favorisca il riuso degli immobili abbandonati, spesso incompleti, agevolando altresì - nell'ipotesi che il riuso risulti impossibile - la loro demolizione. Auspica altresì che sia favorito il riutilizzo dei materiali edili e anche l'impiego, in luogo di quelli di uso più tradizionale, di materiali nuovi - quali la paglia, la canapa e il legno - che sono più agevolmente sostituibili. Il senatore COMINCINI ( PD ) evidenzia l'esigenza di rendere chiaro, anche all'esterno delle aule parlamentari, che l'intervento normativo che è oggi all'attenzione della Commissione si pone in una prospettiva diversa da quella di altri strumenti normativi, quali ad esempio le misure di agevolazione fiscale in tema di efficientamento energetico. La nuova legge in materia di rigenerazione urbana si muove in una logica di lungo periodo e vuole predisporre il quadro normativo di rifermento necessario per consentire agli amministratori locali di poter affrontare le tematiche della pianificazione urbanistica appunto in una prospettiva di questo genere. Ciò non toglie che, naturalmente, la fase dell'esame degli emendamenti potrà esser senz'altro l'occasione per affinare quegli aspetti del testo unificato che, nel corso della medesima, si riterrà di correggere o integrare. A questo riguardo, in particolare, richiama l'attenzione fin da ora sull'esigenza di superare le previsioni contenute nel testo unificato relative ai bandi regionali, previsioni che rischiano di allungare i tempi delle attività amministrative e che non sono coerenti con l'esigenza di valorizzare adeguatamente il ruolo centrale delle amministrazioni comunali nell'ambito in questione. Il senatore GASPARRI ( FIBP-UDC ) rileva come la sua parte politica sia senz'altro favorevole alla scelta di definire a livello nazionale un quadro normativo di riferimento in materia di rigenerazione urbana mediante un intervento legislativo ad hoc , ma sia altresì dell'avviso che le soluzioni specificamente adottate con il testo in questo momento all'esame della Commissione risultino deludenti e debbano essere sostanzialmente modificate. Non possono, infatti, essere ignorate le critiche che, da diversi punti di vista, sono state sollevate sia dalle Regioni, sia dall'Anci, e che pongono l'accento sull'esigenza di adottare soluzioni diverse, che si collochino coerentemente nella prospettiva della semplificazione e della sburocratizzazione. A questo riguardo giudica emblematiche di quanto sarebbe necessario fare - e finora non è stato fatto - le problematiche conseguenti alle scelte sbagliate, effettuate con il decreto-legge "semplificazione" dell'agosto 2020, con riferimento ai vincoli operanti nelle zone A, vincoli che sono stati in concreto rafforzati e che hanno reso impossibile qualsiasi intervento di rigenerazione urbana nei predetti contesti. Il senatore ARRIGONI ( L-SP-PSd'Az ), dopo aver ricordato anch'egli che il governo del territorio è materia di legislazione concorrente ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, richiama con forza l'attenzione sull'esigenza che la definizione di una normativa nazionale in tema di rigenerazione urbana pervenga a predisporre una "legge quadro" che lasci adeguati spazi di flessibilità e di azione amministrava alle autonomie locali e che tenga conto di come diverse Regioni hanno già legiferato in questa materia in modo efficace e condivisibile. Dopo aver ribadito l'esigenza che ai Comuni sia lasciata la possibilità di governare efficacemente lo sviluppo del territorio, il senatore Arrigoni sottolinea come la previsione di una banca dati comunale nei termini previsti dall'articolo 10, comma 3, del testo unificato possa essere concepibile, al limite, solo per le proprietà immobiliari in stato di abbandono, ma non possa in nessun caso estendersi alle proprietà semplicemente inutilizzate. Sotto un altro profilo non ritiene condivisibile la scelta di collegare la normativa in via di definizione con la disciplina agevolativa relativa al cosiddetto superbonus , giudicando che quest'ultima misura sia - in considerazione delle evidenti difficoltà applicative che incontra - ormai su un binario morto. Al contrario sarebbe opportuno che la nuova normativa nazionale in tema di rigenerazione urbana tenesse conto delle previsioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nell'ambito del quale il tema della rigenerazione urbana risulta di indubbio rilievo e trasversale rispetto a diverse missioni. Il seguito dell'esame congiunto è infine rinviato. La seduta termina alle ore 15,50.