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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 112 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente ROSSOMANDO N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,35). Si dia lettura del processo verbale. CARBONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 29 aprile. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sulla scomparsa di Gianni De Michelis CRAXI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRAXI (FI-BP) . Signor Presidente, due giorni fa, nella sua Venezia, è morto l'onorevole Gianni De Michelis. Gianni De Michelis è stata una personalità di primo piano nella seconda parte della Prima Repubblica. De Michelis: genio e sregolatezza, visionario lucido, con lo sguardo sempre rivolto oltreconfine. (Brusio) . Se tacete, magari imparate anche qualcosa. Egli fu uno dei leader lombardiani che, in contrapposizione al moderatismo della DC e al conservatorismo ideologico del PCI, appoggiò Craxi e l'affermazione del suo riformismo socialista anche quando i lombardiani entrarono in conflitto con lui. Uomo di Governo, fu più volte Ministro della Repubblica: competente, preparato, colto, lavoratore instancabile, nemico della banalità. A molti mancheranno le sue lucide analisi, le sue sferzate, la sua forza progettuale. Fu prima Ministro del lavoro, ruolo in cui fu uno dei protagonisti della riforma dell'industria e del lavoro, nonché partecipe della vittoria sull'immobilismo e sull'inflazione quale fu la vittoria referendaria del cosiddetto decreto di San Valentino. Fu poi un coraggioso e fantasioso Ministro degli esteri, ruolo in cui, d'intesa con Craxi e Andreotti, si confrontò in più occasioni con la Thatcher, per la costruzione dell'Europa in uno spirito di solidarietà tra le Nazioni negli anni ampiamente tradito. Gianni De Michelis è stato, innanzitutto, un socialista coraggioso, che ha saputo attraversare anche le stagioni più buie e più infami della storia socialista del Paese, da hombre vertical , senza abiure, difendendo sempre il primato della politica. Gianni è stato poi un compagno leale di mio padre, nella buona e nella cattiva sorte, non facendogli mai mancare la sua fraterna solidarietà negli anni difficili dell'esilio. De Michelis fu uno dei leader socialisti più demonizzati nella vicenda di mani pulite, circostanza che ha messo in secondo piano i grandi servigi che egli ha reso a questa Repubblica. Fu uno dei protagonisti di una grande stagione, quella del riformismo socialista, che è stato nella storia politica e culturale dell'Italia una cosa molto seria, che ancora oggi non vuole ammettere chi non vuole prendere atto - tra questi anche alcuni autorevoli giornalisti - che il comunismo è stato un grande fallimento storico, un fallimento sul piano economico e un'ideologia antitetica alla libertà sul piano politico. (Applausi dai Gruppi FI-BP, PD e del senatore Casini. Congratulazioni) . NENCINI (Misto-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NENCINI (Misto-PSI) . Signor Presidente, ho conosciuto bene Gianni De Michelis e non condivido assolutamente l'immagine caricaturale che spesso se ne è data. I capelli lunghi non fanno aggio alla cultura di un veneziano che era stato docente universitario e aveva poi affidato alla politica larga parte della sua vita. È stato molte cose Gianni De Michelis - è stato ricordato dalla senatrice Craxi - ma fu soprattutto un buonissimo Ministro degli esteri. In Europa, viene ricordato per tre cose: la prima, sono le politiche per il Mediterraneo; la seconda, è l'attenzione che l'Italia avrebbe dovuto avere - e non sempre ebbe - verso i Balcani; la terza, è per il Trattato di Maastricht, che porta, fra le altre, la sua firma e che, all'interno di un gruppo dirigente riformista e socialista italiano tra i più preparati, provocò allora anche delle frizioni. Ne ricordo una, vissuta direttamente: Craxi, che allora era il leader di quel partito e di una parte rilevante di quell'Italia, credeva che il Trattato di Maastricht non fosse assolutamente sufficiente a rappresentare l'Europa dopo la caduta del muro di Berlino. Immaginava - e non aveva torto - un'Europa nuova, che si andava creando soprattutto attraverso i quattro pilastri legati ai grandi Stati nazionali del tempo: l'Italia, la Francia, la Spagna e la Germania, che ancora non era unita, ma che lo sarebbe diventata da lì a pochissimi mesi. Prevalsero un pensiero diverso e una strategia diversa e De Michelis, ministro degli esteri del Governo italiano che costruì e firmò quell'accordo, che condivideva l'orientamento europeo più di quanto non condividesse allora quello del suo leader nazionale, firmò. Ebbero entrambi ragione, anche se forse la profezia del primo, se leggiamo oggi la storia dell'Europa, fu superiore alla firma del secondo. Fu anche un buon Ministro del lavoro in un periodo - e ho concluso - decisamente e terribilmente controverso. La storia ha dato ragione a chi allora firmò il decreto di San Valentino (1984), perché quell'atto rappresentò una svolta per l'economia italiana e per il benessere degli italiani. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, sono grato anzitutto alla senatrice Craxi, perché anch'io sentivo la forte esigenza di ricordare una personalità significativa, che in nome della Repubblica italiana ha firmato il Trattato di Maastricht. (Applausi della senatrice Papatheu). Secondo il mio modesto parere, egli è stato un Ministro degli esteri tra i migliori e un uomo che su due dossier particolari, come Mediterraneo e Europa-Balcani, ha lavorato come pochissimi altri. Probabilmente una collega che ha avuto sensibilità analoghe sul tema dei Balcani è stata proprio la senatrice Bonino, che oggi ho l'onore di avere seduta qui, al mio fianco. Voglio dire inoltre ai colleghi che Gianni De Michelis non merita la banalizzazione degli articoli dei giornali. Leggendo i giornali italiani di sabato, sembrava che De Michelis avesse passato la sua vita in discoteca. Credo si tratti di una generalizzazione, che da un lato può essere pittorescamente comprensibile, ma che è inaccettabile e va respinta. De Michelis è stato un grande Ministro del lavoro, è stato un grande Ministro degli esteri, è stato un socialista capace, anche al Parlamento europeo, di farsi apprezzare come una delle menti più brillanti della Repubblica italiana. Certamente, aveva i suoi modi di fare, ma è stato sempre un uomo leale, con gli amici prima di tutto e con gli avversari. Mi sono piaciute tanto le parole del presidente emerito Napolitano, che ha voluto ricordarlo, perché forse è uno degli appartenenti alla sinistra ex comunista che ha capito di più il rigore e la serietà politica di Gianni De Michelis. Come tutti noi, come tutti coloro che fanno politica ad alti livelli, egli ha avuto momenti di soddisfazione e momenti di amarezza, però, signor Presidente, come le ho già detto informalmente, nei messaggi che ci siamo scambiati, penso sia giusto che il Senato lo ricordi anche in un modo più meditato, per le scelte della sua politica estera e credo sia giusto che gli italiani gli inviino un pensiero di riconoscenza per ciò che ha fatto, quando ha operato nella vita politica e istituzionale italiana. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), FI-BP e PD). PITTELLA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, ha ragione la senatrice Craxi: con Gianni De Michelis scompare una delle personalità politiche più brillanti degli ultimi decenni, dotata di visione strategica dell'interesse dell'Italia nel mondo. Della sua lunga e straordinaria carriera nelle istituzioni, oltre all'impegno nel partito, si ricorda Gianni De Michelis come Ministro degli esteri e con molte ragioni. È stata già ricordata dai senatori Nencini e Casini la sua attività politico‑diplomatica, che fu contrassegnata da tre grande pilastri: la centralità del nostro Paese nel Mediterraneo, l'adesione al fronte democratico e liberale occidentale e il convinto europeismo. In nome della prima, seppe coltivare rapporti profondi con l'Autorità palestinese, insieme a Bettino Craxi, e con i giovani Stati indipendenti del Nord Africa; in nome della seconda, fu stabilizzatore del Patto atlantico, dopo la caduta del muro di Berlino; in nome della terza, fu tra i principali promotori dell'Unione europea economica e monetaria, culminante con la sua firma del Trattato di Maastricht e poi nel suo ruolo di europarlamentare. Fu un grande uomo politico e un grande uomo politico socialista. È vero, questo è il tempo delle caricature, ma sono convinto che il suo ricordo resterà indelebile tra gli italiani, che pensano sia possibile un'Italia non suddita, autonoma e saldamente ancorata all'occidente democratico e liberale. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), FI-BP e PD). Governo, composizione PRESIDENTE . Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha inviato la seguente lettera: «Onorevole Presidente, La informo che il Presidente della Repubblica con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, sentito il Consiglio dei Ministri, ha revocato la nomina a Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti del sen. Armando SIRI. f.to Giuseppe CONTE». Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo M5S ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito di concentrare i lavori dell'Assemblea di questa settimana nelle giornate di oggi e domani, al fine di consentire, negli altri giorni della settimana, la convocazione delle Commissioni impegnate nell'esame del decreto-legge sblocca cantieri. Pertanto, le sedute di oggi e di domani, senza orario di chiusura, saranno dedicate alla discussione del disegno di legge sul voto di scambio politico-mafioso, del decreto-legge sul rilancio dei settori agricoli in crisi, nonché alle Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- bis del Regolamento, sul disegno di legge collegato per il miglioramento della pubblica amministrazione. Il question time , già previsto per giovedì 16, non avrà luogo. Come già stabilito, l'Assemblea e le Commissioni non terranno seduta nella settimana antecedente le elezioni europee del 26 maggio, con l'eccezione delle Commissioni 5 a , 8 a e 13 a , ove necessario, per la prosecuzione dell'esame del decreto-legge n. 32 del 2019, sblocca cantieri, possibilmente limitando le convocazioni alle giornate di lunedì 20 e martedì 21 maggio. Il calendario della settimana dal 28 al 30 maggio prevede la discussione dei seguenti provvedimenti: decreto-legge sblocca cantieri; disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica concernente concretezza delle pubbliche amministrazioni; disegno di legge sul contrasto alla circonvenzione degli anziani; ratifica con il Kenya sul Centro Luigi Broglio; risoluzione della Commissione agricoltura sulla cimice marmorata asiatica; ove conclusi dalle Commissioni, i disegni di legge sul salario minimo orario, sulla videosorveglianza e sul distacco di Comuni dalla Regione Marche alla Regione Emilia-Romagna. Giovedì 30, alle ore 15, si svolgerà il question time. Infine, con riferimento al documento IV, n. 1-A, concernente la Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni telefoniche di un senatore, anche in relazione a un analogo caso pendente presso la Camera dei deputati, i Capigruppo all'unanimità hanno convenuto sull'opportunità che le Giunte competenti dei due Rami del Parlamento valutino congiuntamente criteri condivisi sul riparto di competenze. Programma dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato per i mesi di maggio e giugno 2019: - Disegno di legge n. 510-B - Modifica dell'articolo 416- ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 920-B - Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale) - Disegno di legge nn. 980 e 855 - Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale e altri misure in materia di circonvenzione di persone anziane - Documento XXIV, n. 5 - Risoluzione approvata dalla 9ª Commissione sull'invasione della cimice marmorata asiatica - Disegno di legge n. 310 e connessi - Istituzione del salario minimo orario (ove conclusi dalla Commissione) - Disegno di legge n. 897 e connessi - Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori nei servizi educativi per l'infanzia e nelle scuole dell'infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità e delega al Governo in materia di formazione del personale (approvato dalla Camera dei deputati) (ove conclusi dalla Commissione) - Disegno di legge n. 1144 e connessi - Distacco dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e loro aggregazione alla regione Emilia-Romagna, nell'ambito della provincia di Rimini, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione (approvato dalla Camera dei deputati) (ove conclusi dalla Commissione) - Disegni di legge di conversione di decreti-legge - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione competente - Mozioni - Interpellanze ed interrogazioni - Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni Discussione e reiezione di proposte di modifica PRESIDENTE . Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente: Martedì 14 maggio h. 16,30 - Disegno di legge n. 510-B - Voto di scambio (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 1249 - Decreto-legge n. 27, Rilancio settori agricoli in crisi (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 28 maggio) - Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126- bis , comma 2- bis , del Regolamento, sul disegno di legge n. 1122 - Deleghe miglioramento pubblica amministrazione (collegato alla manovra di finanza pubblica) Mercoledì 15 " h. 9,30 L'Assemblea e le Commissioni non terranno seduta nella settimana antecedente le elezioni europee del 26 maggio, con l'eccezione delle Commissioni 5ª, 8ª e 13ª, ove necessario, per la prosecuzione dell'esame del decreto-legge n. 32, sblocca cantieri, possibilmente limitando le convocazioni alle giornate di lunedì 20 e martedì 21 maggio. Martedì 28 maggio h. 16,30-20 - Disegno di legge n. 1248 - Decreto-legge n. 32, Sblocca cantieri (scade il 17 giugno) - Disegno di legge n. 920-B - Concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni (approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale) - Disegno di legge nn. 980 e 885 - Contrasto alla circonvenzione degli anziani - Disegno di legge n. 1088 - Ratifica con il Kenya sul Centro spaziale Luigi Broglio - Doc . XXIV, n. 5 - Risoluzione della 9ª Commissione sull'invasione della cimice marmorata asiatica - Disegno di legge n. 310 e connessi - Salario minimo orario (ove conclusi dalla Commissione) - Disegno di legge n. 897 e connessi - Videosorveglianza (approvato dalla Camera dei deputati) (ove conclusi dalla Commissione) - Disegno di legge n. 1144 e connessi - Distacco comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e aggregazione alla regione Emilia-Romagna (approvato dalla Camera dei deputati) (ove conclusi dalla Commissione) - Sindacato ispettivo Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento (giovedì 30, ore 15) Mercoledì 29 " h. 9,30-20 Giovedì 30 " h. 9,30-20 Gli emendamenti ai disegni di legge n. 920-B (Concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni) e nn. 980 e 885 (Contrasto alla circonvenzione degli anziani) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 23 maggio. I termini per la presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 310 e connessi (Salario minimo orario), n. 897 e connessi (Videosorveglianza) e n. 1144 e connessi (Distacco comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e aggregazione alla regione Emilia-Romagna) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1249 (Decreto-legge n. 27, Rilancio settori agricoli in crisi) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 12' FI-BP 50' L-SP-PSd'Az 49' PD 46'+15'=1h. 1'* FdI 30' Misto 28' Aut (SVP-PATT, UV) 25' Dissenzienti 5' * Il tempo aggiuntivo è stato stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo del 14 maggio 2019. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1248 (Decreto-legge n. 32, Sblocca cantieri) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 1 h. Votazioni 1 h. Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1 h. 40' FI-BP 1 h. 10' L-SP-PSd'Az 1 h. 8' PD 1 h. 4' FdI 42' Misto 39' Aut (SVP-PATT, UV) 35' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 920-B (Concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni) (5 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 30' Votazioni 30' Gruppi 3 ore, di cui: M5S 43' FI-BP 30' L-SP-PSd'Az 29' PD 28' FdI 18' Misto 17' Aut (SVP-PATT, UV) 15' Dissenzienti 5' MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, vorrei porre due questioni riguardanti il calendario dei lavori. Nella precedente Conferenza dei Capigruppo c'era stato un impegno a lasciare libera la prossima settimana dai lavori sia di Aula, sia delle Commissioni, perché nel fine settimana successivo ci sono le elezioni in tantissimi Comuni, le elezioni per il Parlamento europeo e anche le elezioni regionali in Piemonte e alcuni di noi sono anche candidati (e questo non vale soltanto per il nostro Gruppo. Ebbene, noi la campagna elettorale la facciamo in modo tradizionale e non possiamo andarci con i mezzi, il seguito, l'apparato e con certe azioni di supporto che hanno i Ministri. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Noi abbiamo bisogno di farla sul campo e pertanto eravamo stati all'accordo che si era preso per cui non ci sarebbero stati lavori, neppure di Commissione. Si è invece deciso di andare avanti la prossima settimana, nonostante ci sia da parte nostra la piena disponibilità a lavorare pienamente nel corso di questa settimana, in cui peraltro i lavori d'Aula sono abbastanza ridotti come durata e di conseguenza c'è spazio per le Commissioni, e anche di lavorare quanto necessario nella settimana successiva alle elezioni. Questo nostro impegno poteva garantire di mantenere i patti che erano stati stipulati e dunque di tenere la prossima settimana libera. Lavorare in quella settimana su quel decreto-legge vuol dire avere le due Commissioni di merito impegnate e naturalmente anche la Commissione bilancio, visto che, specialmente quando il Governo e altri continuano a presentare proposte, è anche necessario presentare una serie di subemendamenti, sui quali la Commissione bilancio si deve esprimere. Chiediamo pertanto che non siano previsti neppure i lavori delle Commissioni in quella settimana, ribadendo l'impegno in questa settimana e in quella successiva alle elezioni a fare quanto necessario e a prevedere le sedute necessarie per arrivare alla conclusione dell'esame del provvedimento nei tempi che la maggioranza ha già ritenuto opportuni, cioè entro la prima settimana dopo le elezioni. Vi è un secondo punto che ci sta molto a cuore: il nostro Gruppo ha presentato da tempo - e non soltanto noi, ma anche altre forze dell'opposizione - una mozione per Radio Radicale, la proroga della cui convenzione scade il prossimo 21 maggio. Il fatto di non discuterla se non dopo il 27 maggio (peraltro ancora non sappiamo quando) nella migliore delle ipotesi ne depotenzia l'utilità; in altre parole, rischiamo di dibattere una mozione dinanzi a una situazione irrimediabilmente compromessa. Conosciamo la situazione di Radio Radicale, un'emittente che da decenni offre un servizio utilissimo e indispensabile di trasparenza e di apertura delle istituzioni a beneficio di chiunque vi si possa sintonizzare, per cui è un'emittente veramente aperta a tutti. Il Governo che aveva promesso la trasparenza e la partecipazione dei cittadini vuole causare la chiusura di questo radio, con cui è in vigore una convenzione rispetto alla quale nessuno mai ha presentato proposte alternative o più convenienti, quando da parte dell'emittente Radio Radicale c'è sempre stata la disponibilità a una gara pubblica. Vedo che non si indicono certe gare, per esempio, sulle concessioni autostradali, scadute ormai da anni, mentre si impedisce di fare una gara per la quale tutti si dichiarano disponibili e si chiude l'emittente Radio Radicale: è un fatto che riteniamo veramente inaccettabile. Dal punto di vista della dinamica dei lavori, proponiamo che le mozioni su Radio Radicale vengano messe in discussione questa settimana. Domani, probabilmente, i lavori non finiranno tardi e ci sarà ampiamente il tempo per discuterle, senza neppure dover aggiungere un giorno in più al calendario dei lavori. Discutere della mozione Radio Radicale quando la radio sarebbe ormai tagliata fuori dalla convenzione riteniamo sia veramente inaccettabile, un ulteriore aspetto di brutalità nell'atto posto in essere contro un organo che è quasi un simbolo della democrazia nel nostro Paese. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD e del senatore Errani) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore di Praia a Mare, in provincia di Cosenza, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sul calendario dei lavori dell'Assemblea MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, neanche noi siamo d'accordo sul calendario che è stato deciso. Abbiamo anche alcuni punti interrogativi, perché abbiamo difficoltà a comprendere come si stiano muovendo la maggioranza e il Governo. Eravamo rimasti, in chiusura dei lavori dell'ultima sessione di Assemblea, che questa settimana in Aula avremmo approvato lo sblocca cantieri, che doveva essere un provvedimento - almeno così è stato presentato - che avrebbe aiutato la nostra economia a ripartire. I contenuti di questo decreto-legge, a nostro avviso, non vanno in quella direzione, ma l'attività parlamentare lo avrebbe potuto correggere e migliorare, anche grazie all'apporto emendativo delle forze politiche di opposizione. Tuttavia, come sempre più spesso accade, le divisioni interne - quelle vere e, soprattutto, quelle false e presunte, dovute alla campagna elettorale - hanno portato a calendarizzare il voto di questo provvedimento dopo le elezioni europee. Come ormai siamo abituati a vedere, il calendario dell'attività parlamentare (nello specifico, quello del Senato della Repubblica) è dettato non più dalle esigenze del Governo, ma - ancora peggio - da quelle dei due Vice Presidenti del Consiglio in campagna elettorale. In base alle loro esigenze noi definiamo il nostro calendario e le nostre votazioni. Ciò, signor Presidente, è oggettivamente inaccettabile. Questa settimana si sarebbe potuto tranquillamente lavorare fino a venerdì, rispettando gli impegni presi e permettendo ai senatori di fare campagna elettorale la prossima settimana, e avviare il provvedimento verso la Camera dei deputati. Non lo abbiamo fatto. Ancora più incomprensibile è l'annullamento del question time previsto nella giornata di giovedì. Capisco che ormai nel Paese vi è una sindrome dovuta alle contestazioni, che sempre più spesso si verificano nelle piazze e nelle strade di tutte le città dell'Italia, che finalmente sta capendo in che condizioni questa maggioranza e questo Governo stanno riducendo il Paese: la sindrome da contestazione. Capisco che in particolare i Vice Premier abbiano timore di andare a parlare, visto che ormai sono tanti gli italiani che contestano, ma qui si arriva addirittura a non far venire i Ministri in Aula per rispondere alle domande nell'ambito del question time ! Mi domando: per quale motivo? (Applausi dal Gruppo PD) . Perché non si può torcere un capello al Governo e ai propri rappresentanti? Ma, signor Presidente, questo è non solo un nostro diritto, ma anche un nostro dovere e il dovere del Governo è venire in Aula e rispondere puntualmente a domande, che, oltretutto, vengono presentate con largo anticipo. Signor Presidente, il Partito Democratico ha presentato una mozione di sfiducia, che abbiamo chiesto di calendarizzare in tempi brevi (meglio se prima delle elezioni europee). Perché? Perché noi riteniamo che non vi possano essere due verità e quindi o l'azione del Governo è una, supportata dalla maggioranza, e allora è chiaro che la responsabilità politica di tutto quello che sta avvenendo in Italia (in particolare negli ambiti dell'economia e del lavoro, e quindi del debito pubblico, della crescita dello spread e della difficoltà in cui arranca il nostro Paese) è del Governo e dei partiti che lo sostengono (questa è una verità, secondo me l'unica); oppure la verità è quella che viene trasmessa dalla comunicazione accorta del MoVimento 5 Stelle e della Lega, cioè di posizioni differenziate sui vari provvedimenti. Si raccontano le bugie al Paese e si vuol far finta di avere una dialettica forte tra Lega e MoVimento 5 Stelle, però, insieme, si colpisce e punisce il Paese. La mozione di sfiducia presentata ha proprio questo obiettivo, ossia di dire la verità all'Italia. E la verità è che Lega e MoVimento 5 Stelle, insieme, appoggiano questo scellerato Governo nelle proprie politiche e che tutto il resto è frutto di menzogna e campagna elettorale alla ricerca di consenso. Si abbia allora il coraggio di far venire qui il Presidente del Consiglio (che si dovrebbe assumere le proprie responsabilità di fronte all'Assemblea e al Paese) e mettere in votazione la mozione di sfiducia. Non lo si vuol far: casualmente, il presidente Conte - forse anche lui è in campagna elettorale, come i due Vice Premier - non può venire in Senato. Ma il Parlamento è molto importante in una Repubblica parlamentare. Il Presidente del Consiglio lo dovrebbe sapere e dovrebbe sentire forte il dovere di venire a presenziare in Aula. (Applausi dal Gruppo PD) . Passo all'ultima questione. Le due proposte che oggi sottoponiamo al voto dell'Assemblea sono volte a inserire nel calendario dei lavori della settimana corrente la mozione di sfiducia e - come già proposto dal collega Malan - la mozione su Radio Radicale. Vedete, colleghi, su Radio Radicale si sta verificando una situazione non grottesca, ma drammatica, perché il Governo vuole metterla nelle condizioni di arrivare alla scadenza della convenzione in ginocchio, piegando l'informazione libera a suo favore, come sta facendo con la Rai. Vuole quindi farla arrivare a una condizione oggettivamente di grande debolezza. Credo che tutte le forze parlamentari e tutti i parlamentari, con la loro individuale scelta di libertà e democrazia, abbiano il dovere di difendere Radio Radicale e noi si abbia il diritto di discuterne in tempi rapidi, non quando fa comodo al Governo, che intende ricattare questa radio - mi permetto di usare questo termine - che fino a oggi è stata simbolo di democrazia. Noi vogliamo che continui ad esserlo, ma il Governo e la maggioranza ce lo stanno impedendo. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, quanto al decreto-legge sblocca cantieri, nonostante gli annunci di un provvedimento assolutamente determinante - tema già abbastanza utilizzato in questa campagna elettorale, che probabilmente sarà utilizzato ancora in questi ultimi giorni - ci troviamo di fronte alla solita storia. Si fa un programma dei lavori e addirittura si sollecita a presentare gli emendamenti molto rapidamente, ma poi ci troviamo di fronte a un rinvio dietro l'altro: niente di nuovo, potremmo dire, in questo che è diventato il modo di condurre da parte della maggioranza. Lo ribadisco in Aula, come ho fatto presente e chiesto anche alla presenza del Governo in Conferenza dei Capigruppo: per vedere se alla fine si troverà un accordo, tutti stanno aspettando la presentazione degli emendamenti da parte del Governo, annunciati reiteratamente, che dovrebbero darci finalmente la luce. Ebbene, noi chiediamo qui di nuovo, formalmente, che non vi venga in mente di presentarli giovedì o venerdì mattina, perché noi, come opposizione, abbiamo espresso le nostre opinioni nella discussione, senza alcun tipo di ostruzionismo, ma presentando sempre e soltanto argomenti ed emendamenti di merito, e non vogliamo trovarci di fronte, come al solito, un provvedimento profondamente cambiato, tale per cui alla fine dovremo presentare emendamenti nel giro di pochissimo tempo. Questa è la premessa, perché poi tutti gli spostamenti sono avvenuti a causa del fatto che evidentemente, ancora una volta, non si è trovato un accordo: forse non c'è sulle opere sulle quali nominare i commissari straordinari o su come dividersele. Questo fa parte ormai della storia e dell' identikit di questa maggioranza e della dialettica, finta o presunta, ma certamente presente nella maggioranza. Ora, quale è il punto, signor Presidente? Rinnovo qui immediatamente la proposta che avevamo presentato alla Conferenza dei Capigruppo. Come saprà, noi e anche il Partito Democratico abbiamo presentato emendamenti al decreto-legge sblocca cantieri su Radio Radicale, ma sono state presentate mozioni e giovedì si pensa di non dar luogo alla seduta, mentre pensavamo che si sarebbe potuta tenere. Secondo la proposta avanzata dal senatore Malan, però, ritengo che domani, proseguendo la seduta oltre l'orario prestabilito, si possa tranquillamente inserire all'ordine del giorno la mozione su Radio Radicale in coda al decreto-legge sull'agricoltura. Vi sono poi altre due questioni che sono scomparse, anche se si è detto che si terrà una nuova Conferenza dei Capigruppo dopo le elezioni, lunedì o martedì. Signor Presidente, siccome è stata elencata una serie di provvedimenti per la settimana successiva alle elezioni, le rinnovo qui la richiesta pressante di inserire nel calendario dei lavori la mozione sui cambiamenti climatici, perché credo che ci sia una vera emergenza. Vi è un'altra questione che abbiamo posto varie volte, relativa alla mozione sul glifosato: avendo avuto luogo la terza condanna negli Stati Uniti proprio su questo, credo che alla fine, continuando così, rischiamo di essere l'ultimo Paese in cui il glifosato viene ancora utilizzato. Credo che anche questa sia un'emergenza. Dal momento che è prevista la trattazione della risoluzione sulla cimice, credo che sarebbe assolutamente pertinente - alla luce dell'elenco di tutti i provvedimenti ­iscrivere e prevedere già da oggi l'esame della mozione sul glifosato, la cui trattazione abbiamo più volte richiesto sia in Aula che in Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo Misto). FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, anche questa volta proviamo a convincere la maggioranza a cambiare idea su questo programma di lavori. Abbiamo tempo per discutere le cose importanti che vanno inserite in calendario anche per rispetto della portata di queste proposte. In particolare, mi riferisco alle due proposte illustrate dal presiedente Marcucci, la mozione di sfiducia al Governo e la mozione su Radio Radicale. Sulla mozione di sfiducia al Governo aggiungo molto brevemente queste parole a quelle del presidente Marcucci: è chiaro che la maggioranza, il presidente Conte, Lega e MoVimento 5 Stelle non sono voluti venire in Aula a discutere se il loro Governo ha ancora la fiducia in questo Parlamento perché sono in chiara difficoltà. Forse hanno scelta questa strada per tre ragioni. Vediamo quale scegliete. La prima possibilità è che non vogliono discutere questa mozione di sfiducia per evitare che questo Parlamento metta gli occhi, ponga attenzione e punti i riflettori sui danni economici e sociali che sta producendo questo Governo a questo Paese. La realtà è questa e, quindi, non ci impediranno di denunciare che la pressione fiscale, come abbiamo scritto nella nostra mozione di sfiducia, tenderà al 42,7 per cento nel 2020 e nel 2021, che la disoccupazione tenderà all'11 per cento nell'anno prossimo, che sarà necessaria una manovra correttiva di 25 miliardi di euro nei prossimi mesi, che è decisamente diminuita - come ci ha ricordato l'ABI questa mattina - la richiesta di prestiti e, quindi, le aziende hanno diminuito le proprie richieste di prestito per investire, che questo Governo è totalmente sordo rispetto a ciò che oggi Confindustria ha detto, ovvero che le imprese italiane, dopo il provvedimento industria 4.0 dei Governi Renzi e Gentiloni Silveri, hanno saputo investire 10 miliardi in questo Paese. Voi siete sordi di fronte a tutto ciò. La verità è che chi di cifre e numeri ferisce, in realtà poi viene colpito perché il vero scambio non è tra il 2,4 e il 2,04, su cui voi avete giocato nei precedenti mesi, ma è tra l'1 per cento di PIL che avevate promesso a questo Paese e lo 0,1 per cento di PIL che questo Paese si ritroverà, con tutte le difficoltà conseguenti. (Applausi dal Gruppo PD) . La seconda possibilità è che il contratto sia finito, che in realtà state imbrogliando gli elettori e che abbiate già deciso di recidere questo contratto, ma non avete il coraggio di dirlo all'Italia prima delle elezioni del 26 maggio. L'ultima possibilità - forse la più vera - è che vi vergognate di dire che Lega e MoVimento 5 Stelle sono esattamente la stessa cosa perché un voto in quest'Aula che ridarebbe fiducia a questo Governo testimonierebbe in maniera chiara e ufficiale che Lega e MoVimento 5 Stelle sono la medesima cosa, hanno scelto le stesse politiche e sono equamente responsabili dei danni sociali ed economici che sta subendo questo Paese. In ultimo, richiamo l'attenzione sulla mozione su Radio Radicale. Non ci sono più parole per provare a spingere la maggioranza di Lega e MoVimento 5 Stelle a avere rispetto per una parte significativa del nostro patrimonio culturale e della nostra storia repubblicana, com'è da decenni Radio Radicale. Lo sapete benissimo, è stato ricordato dal collega Malan e ripreso dal collega Marcucci: dal 21 maggio Radio Radicale non avrà più i fondi per poter continuare ad offrire a tutti noi cittadini italiani il grande servizio che ha offerto in questi anni. Il tema è chiaro: voi nell'ultima settimana possibile in cui il Senato poteva occuparsi e dare una chiara direttiva sulla vicenda, sulla storia e sul futuro di Radio Radicale, avete scelto di non darla e non è un caso forse quello che è stato pronunciato ieri sera dal vice ministro Salvini in termini di totale mancanza di rispetto verso il libero giornalismo e la libera informazione nel Paese. Avete scelto e scegliete ancora una volta, votando il calendario e contro la nostra proposta di discutere questa settimana la mozione su Radio Radicale, di calpestare l'informazione e quindi di colpire l'informazione per colpire la democrazia. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Malan, affinché le Commissioni non lavorino la prossima settimana. Non è approvata. FERRARI (PD) . Chiediamo la controprova. PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai senatori Malan, Marcucci e De Petris, volta a calendarizzare la settimana corrente la mozione su Radio Radicale. Non è approvata. DE PETRIS (Misto-LeU) . Chiediamo la controprova. PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Non è approvata. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Marcucci, volta a mantenere la settimana corrente lo svolgimento del question time. Non è approvata. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Marcucci, volta a inserire la settimana corrente la mozione di sfiducia nei confronti del Governo. Non è approvata. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dalla senatrice De Petris, volta a calendarizzare le mozioni sui cambiamenti climatici e il glifosato la settimana successiva alle elezioni europee del 26 maggio. Non è approvata. Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 510-B Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso GIARRUSSO ed altri. - (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 510-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale. La relatrice, senatrice Riccardi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. RICCARDI, relatrice . Signor Presidente, signori Sottosegretari, colleghi, il disegno di legge che l'Assemblea si appresta ad esaminare novella in più punti l'articolo 416- ter del codice penale recante norme in materia di scambio elettorale politico-mafioso. La norma prevista dall'articolo in esame è volta alla tutela del bene giuridico dell'ordine pubblico - considerato nella sua materiale consistenza, che si esprime nell'ordinato svolgimento della vita comune da cui dipende il sentimento della tranquillità della comunità civile - e dell'esigenza di un esercizio libero del diritto di voto, scevro da ogni legame di tipo mafioso. Viene identificato, dunque, come un reato plurioffensivo, in considerazione che l'indebito condizionamento mafioso incide sull'ordine pubblico, sull'esercizio del diritto di voto e sull'imparzialità della pubblica amministrazione. Esso si caratterizza anche per essere un reato plurisoggettivo proprio, data la possibilità di punire anche colui che promette di portare i voti, direttamente o a mezzo di intermediari, necessari allo scambio. Si tratta di un reato di pericolo che va accertato in relazione alla concreta idoneità della promessa mafiosa o dell'accordo concluso tra i contraenti a porre in pericolo l'ordine pubblico. In particolare, ai fini della configurabilità del delitto, trattandosi di reato di pericolo, è sufficiente che, nell'accordo concernente lo scambio tra voto e denaro o altra utilità, ovvero la disponibilità al soddisfacimento degli interessi o delle esigenze dell'associazione, il soggetto che s'impegna a reclutare i suffragi sia persona la quale esercita un condizionamento diffuso fondato sulla prepotenza e sulla sopraffazione, e le cui indicazioni di voto siano percepite all'esterno come provenienti da un sodalizio mafioso, mentre non sono necessarie né l'attuazione né l'esplicita programmazione di una campagna attuata mediante intimidazioni. Il reato in questione si configura come di pericolo astratto, di mera condotta e a consumazione frazionata: la fattispecie si consuma, dunque, a prescindere dalla successiva dazione di quanto promesso; il reato è perfetto e consumato già dal momento della promessa. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,25) ( Segue RICCARDI, relatrice ). La successiva dazione, però, non è fatto penalmente irrilevante: la realizzazione della prestazione ha effetti vari, come ad esempio il decorso posticipato della prescrizione o il subingresso di concorrenti nel reato. Il delitto in esame, nella forma della accettazione della promessa, può essere commesso da chiunque, tanto se direttamente candidato ad una competizione elettorale, quanto se agente in nome e per conto di questi, purché estraneo a un'associazione di tipo mafioso. Nella forma del rilascio della promessa, allo stesso modo, il reato può essere commesso da qualunque soggetto, anche da un intermediario dell'associazione stessa, purché legato ad un sodalizio mafioso ovvero da chi utilizzi le modalità indicate al terzo comma dell'articolo 416- bis del codice penale. In questa breve premessa sono stati illustrati alcuni degli interventi predisposti nel corso dei lavori relativi al delitto in parola. Il disegno di legge n. 510 è stato incardinato in prima lettura al Senato, modificato alla Camera e ritornato in Senato in terza lettura. Vediamo quindi, in maniera più approfondita, quali sono state le modifiche rispetto alla normativa vigente. Innanzitutto, in relazione al disvalore della condotta, per tutti i motivi sopra elencati, si è provveduto ad un generale inasprimento dei minimi e dei massimi di pena edittale. L'articolo 416- ter , ad oggi, prevede la reclusione da sei a dodici anni; il disegno di legge in esame coordina la pena base a quanto previsto dal primo comma dell'articolo 416- bis (reclusione da dieci a quindici anni), equiparando sostanzialmente il disvalore della condotta a quanto previsto per il trattamento sanzionatorio dei soggetti appartenenti all'associazione mafiosa. Viene, inoltre, esteso il novero dei soggetti attivi del reato. Configureranno il delitto in oggetto anche gli intermediari, sia essi siano del soggetto promittente che del promissario. Il disegno di legge amplia ulteriormente l'elemento oggettivo del reato, per mezzo dell'estensione dell'oggetto della controprestazione, che potrà essere non solo il denaro o altra utilità, ma anche la disponibilità al soddisfacimento degli interessi o delle esigenze dell'associazione. Viene esteso, inoltre, l'ambito di applicazione del reato, oltre al riferimento al metodo dell'intimidazione mafiosa, al fine di configurare il delitto in parola, anche nei confronti dei soggetti appartenenti all'associazione stessa. Il disegno di legge prevede un'aggravante di evento ad effetto speciale nei casi in cui il soggetto che ha accettato la promessa di voti sia risultato eletto nella relativa consultazione elettorale. In questi casi la pena prevista è aumentata della metà. Viene, infine, introdotta la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici nei casi di condanna per i reati previsti dall'articolo in esame. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il diritto penale è una cosa seria. Queste sette parole da sole dovrebbero bastare per cancellare la peregrina volontà della maggioranza di dar corso all'approvazione di una norma che invece di considerare il diritto penale come una disciplina seria, complessa e delicata insieme, lo usa semplicemente come una clava, o meglio come un martello con il quale forgiare l'ennesimo slogan le cui conseguenze saranno dannose per il Paese. Il diritto penale, dicevo, è una cosa seria perché esso, come i componenti della maggioranza dovrebbero sapere, interviene esclusivamente quando ci sono beni da tutelare che non possono essere tutelati da altri rami del diritto e interviene sugli illeciti per mezzo di quella particolare specie di sanzione che è la pena. Pena può significare ammenda, multa ma anche arresto, reclusione, ergastolo, ovvero limitazione della libertà di un individuo da parte dello Stato; limitazione della libertà di un individuo giudicato colpevole da un sistema della giustizia legittimo e legalmente definito, ma che non per questo appare meno grave nell'ambito dell'economia di un'esistenza, nemmeno, anzi soprattutto, in uno Stato di diritto. Il diritto penale, Presidente, è una cosa seria e non si riesce a comprendere come il portato di queste semplici parole, che dovrebbero essere apprezzabili e chiare a tutti, possa invece infrangersi contro una proposta come quella sostenuta dalla maggioranza che oggi ci troviamo, nostro malgrado, a discutere. Dico nostro malgrado, Presidente, perché mai avremmo voluto che una disciplina seria, complessa delicata ed organica come il diritto penale venisse modificata con totale approssimazione da una maggioranza convinta che una volta inventata una formula buona per i social network , questa possa essere traslata nel codice penale, con tutto ciò che esso significa e comporta, con una semplicità che in altre occasioni avrebbe potuto far sorridere, ma in questo caso fa tremare le vene ai polsi. Anzi, terrorizza perché in questo specifico caso la norma penale è per giunta connessa ai casi nei quali si instaura un rapporto tra la politica e la mafia, un terreno sul quale è necessario agire con risolutezza, consapevolezza e serietà e nel quale invece, ancora una volta, la maggioranza sceglie di passare attraverso qualche slogan , senza pensare al fatto che queste possano essere vere e proprie schegge impazzite e che si muovono nel sistema giuridico del Paese, rischiando di scalfirne irrimediabilmente gli ingranaggi. Sia chiaro, Presidente: il punto qui non è il principio generale, sacrosanto, di combattere ogni possibile scambio elettorale tra politica e mafia. Il punto è che, proprio in ragione della totale mancanza di qualità della norma definita dalla maggioranza, si rischia di non riuscire a perseguire con efficacia quello stesso obiettivo, veicolando altresì, in modo sibillino, il messaggio che la politica tutta sia di per sé negativa. Si rischia, dicevo, di non perseguire con efficacia l'obiettivo perché il testo, per come modificato dall'altro ramo del Parlamento, riconduce al tema della filiazione mafiosa dei soggetti coinvolti non già alla consapevolezza di chi accetta la promessa, ma all'appartenenza alle associazioni di cui all'articolo 416- bis del Codice penale. Un'appartenenza che si configura solo per chi è riconosciuto come tale da una sentenza giudiziale. Inoltre, come dicevo, si rischia di dare un'immagine della politica, come sempre, collusa, prevedendo l'aggravante introdotta dal nuovo articolo 416 -ter per il solo fatto che il candidato che abbia accettato la promessa di voti risulti eletto, pur in assenza di comportamenti che testimonino da parte sua il mantenimento dell'accordo fraudolento eventualmente concluso, e con l'aggravante - che fa implicitamente pensare che anche per un politico innocente l'elezione sia un male - che, in caso di ottenimento di una carica elettiva, la pena è aumentata in modo non proporzionale. Peraltro, in questo caso esisterebbe comunque un insormontabile problema di natura probatoria, essendo necessario accertare che il candidato non sarebbe stato eletto senza l'effetto distorsivo delle pressioni malavitose. Credo non servano altri esempi. Il diritto penale, Presidente, è una disciplina nella quale la determinatezza dei precetti, la proporzionalità e la ragionevolezza delle risposte punitive non possono essere messe in discussione. Il diritto penale è una cosa seria, molto seria. Noi ne siamo consapevoli e con le nostre posizioni continuiamo a testimoniare rispetto per tale serietà: una serietà che non si riverbera direttamente in quella della nostra Costituzione. Questa maggioranza, con i suoi numeri, potrà naturalmente decidere di agire come ritiene; noi, però, siamo certi che non sia questo il modo di agire con responsabilità e per il bene del Paese, e anche questa volta non saremo complici del vostro desiderio di facile consenso dalle infauste conseguenze. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Causin. Ne ha facoltà. CAUSIN (FI-BP) . Signor Presidente, ho chiesto al mio Capogruppo di intervenire su questo tema principalmente perché ci sono due episodi recenti che riguardano il territorio dove risiedo: due inchieste molto importanti che hanno rappresentato una significativa infiltrazione delle organizzazioni mafiose in un territorio che apparentemente ne era immune solo fino a qualche tempo fa. La prima inchiesta riguarda il mondo dell'economia e attiene a questioni legate al riciclaggio di denaro, di cui le organizzazioni malavitose dispongono in grande quantità. L'altra è ancora più anomala perché concerne il litorale veneziano e, nello specifico, proprio il tema del voto di scambio: un fatto nuovo, unico, che sicuramente ha meravigliato l'opinione pubblica nonché gli addetti ai lavori. Ebbene, quando due anni fa feci una denuncia all'allora presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi, in forma riservata - che poi divenne pubblica poiché le nostre istituzioni sono talmente permeabili che non si tutela nemmeno chi fa una denuncia di questo tipo - venni deriso; eppure, l'inchiesta conferma che il litorale veneziano è stato interessato, nel corso dell'anno passato, da pesanti infiltrazioni mafiose, e c'è di mezzo anche il tema del voto di scambio. Dicevo, io, che sono un esponente di centrodestra, di Forza Italia, ho fatto la denuncia al Presidente della Commissione antimafia, la qual cosa non è stata fatta da altre forze politiche. Quindi, questo è un tema che non è di proprietà e non appartiene a nessuno: appartiene al dovere istituzionale e costituzionale di un parlamentare, di un pubblico ufficiale di denunciare, quando si vengono a sapere, determinati fatti. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi siamo titolati a intervenire su questo tema perché il centrodestra, come le altre forze politiche che hanno governato il Paese negli ultimi vent'anni, ha svolto un ruolo fondamentale nel contrasto alla mafia. Lo abbiamo fatto quando abbiamo governato attraverso l'impegno del Ministero dell'interno; lo abbiamo fatto anche attraverso provvedimenti normativi che hanno rivoluzionato la lotta alle organizzazioni criminali. Penso soltanto all'introduzione della confisca dei beni alle organizzazioni mafiose che, oltre ad aver fruttato circa 30 miliardi di euro allo Stato, ha di fatto compromesso la capacità operativa delle organizzazioni criminali. Giovanni Falcone diceva che per trovare la criminalità bisognava seguire la pista del denaro. Questo oggi avviene, anche perché il centrodestra ha introdotto norme specifiche in questo senso. Penso ancora all'inasprimento del 41 -bis , del carcere duro, cosa su cui, tra l'altro, siamo stati criticati anche dalle organizzazioni che si occupano di diritti umani. Un articolo di oggi riportava che Raffaele Cutolo dice di essere dispiaciuto perché non può abbracciare la figlia. Ebbene, se una persona ha sulla coscienza decine e decine di morti, anche innocenti, come accade nelle sparatorie e nelle guerre civile di camorra che si verificano a Napoli, credo che il minimo della pena sia finire la vita all'interno di un luogo dove è precluso anche il contatto con i familiari, quindi la vita normale. Penso che questo sia il minimo. Noi non siamo per il fine vita, per la pena di morte, però siamo favorevoli a che le pene siano dure, nonché a tutto il piano nazionale antimafia e alle leggi antimafia. Rispetto a tutto questo, però, c'è un limite. È giusto che ci sia un impianto normativo che punisca duramente le relazioni tra chi fa politica e le organizzazioni mafiose ed è giusto che ci sia un impianto sanzionatorio sul voto di scambio ed è il lavoro che il Parlamento ha fatto in questi anni. Io sono però fortemente perplesso - e su questo preannuncio la posizione critica e contraria di Forza Italia sul provvedimento in esame - rispetto a un modo di fare spot su temi di questo tipo. Dal momento, infatti, che le pene già ci sono e sono importanti, è anomalo, per esempio, decidere di comminare il doppio degli anni di pena a una persona che si macchia del reato gravissimo di voto di scambio, che si configura come un reato più grave rispetto a quello commesso da chi guida un'organizzazione criminale mafiosa. Sono delle leggi spot che fanno riferimento ad una cultura che oggi è pericolosa in Italia, che presuppone che quanti fanno politica - io, voi, gli amministratori locali - siano dei potenziali delinquenti o dei delinquenti ancora non scoperti. Io mi ribello a quest'idea di Paese. Il Parlamento e le istituzioni non sono un covo di delinquenti potenziali o di delinquenti occulti: sono luoghi in cui ci sono delle persone che magari hanno sbagliato e che sbagliano e che per questo vanno perseguite e punite, ma le istituzioni italiane sono ancora garanti della democrazia, perché la maggior parte di coloro che siedono in questi banchi e che governano le istituzioni locali sono persone perbene che fanno politica con spirito di servizio e fanno una netta distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male. Per questo motivo noi siamo contrari alle leggi spot , alle leggi eterodirette e credo che, se andremo in questa direzione, arrecheremo un grave danno alle istituzioni democratiche e alla loro tenuta. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, colleghi senatori, oggi è un giorno storico per la nostra democrazia. Stiamo infatti per approvare - e diventerà legge dello Stato - un disegno di legge che modifica l'articolo 416- ter del codice penale in materia di scambio elettorale politico-mafioso. Questo disegno di legge porta a compimento e dà corretta configurazione a una fattispecie criminosa fortemente voluta dal magistrato Giovanni Falcone e introdotta proprio sotto la spinta emergenziale della strage di Capaci del 23 maggio 1992, in uno dei momenti più bui della storia del nostro Paese. Si tratta di un intervento normativo che resta però anche di grande attualità, se si pensa agli arresti delle ultime settimane, ad esempio in Lombardia, alla collusione di politici locali e imprenditori con le cosche mafiose. L'analisi della genesi della norma è necessaria perché consente di cogliere e apprezzare la portata innovativa del disegno di legge che ci apprestiamo ad approvare. Il reato di scambio elettorale politico-mafioso, introdotto con un provvedimento d'urgenza, il decreto-legge Scotti-Martelli, convertito in legge il 7 agosto, subito dopo l'assassinio di Paolo Borsellino, si rivelò ben presto una «norma zoppa», come venne definita, e di scarso rilievo applicativo. Infatti, lo scambio sanzionato - il patto scellerato - era quello tra il politico e il mafioso che prometteva di procacciare voti, avendone come controprestazione la sola erogazione di denaro. Occorre attendere la legge n. 62 del 2014 per vedere riformulata la norma, senonché detta legge venne approvata con i voti contrari del MoVimento 5 Stelle, che si oppose strenuamente, primo tra tutti il senatore Giarrusso, quale primo firmatario del disegno di legge che ci apprestiamo a votare e al quale va il mio personale ringraziamento come membro della Commissione giustizia del Senato, per il lavoro fatto in tutti questi anni. Il MoVimento 5 Stelle si oppose perché consapevole della portata ancora una volta priva della necessaria incisività della norma, giudicata strumento ancora una volta poco coraggioso per combattere il fenomeno dello scambio elettorale politico-mafioso. Sicuramente venne fatto un importante passo avanti, perché finalmente veniva punito chi accettava e chi formulava la promessa di consensi mafiosi, non solo in cambio di denaro, ma anche di «altre utilità», quelle care alla societas sceleris, che così conservava il potere di infiltrarsi nella gestione della cosa pubblica e trarne vantaggio mediante il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici. Tuttavia, al contempo, venne fatto anche un clamoroso passo indietro altrettanto importante e tale da svuotare il contenuto precettivo dell'articolo 416- ter del codice penale. La pena, infatti, venne inspiegabilmente ridotta e il reato punito con la reclusione da quattro a dieci anni, anziché da sette a dodici e ciò fece venir meno l'equiparazione con la pena stabilita dall'articolo 416- bis per il reato di associazione mafiosa. Venne così a spezzarsi il naturale collegamento tra le due fattispecie, che necessariamente devono irrogare la medesima pena detentiva, tanto a chi fa parte dell'associazione mafiosa, quanto a chi ne chiede i voti, peraltro con conseguenze nefaste nell'applicazione della pena. Il politico incensurato, infatti, con una pena di quattro anni non può essere arrestato e condannato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici - come invece accadrà da oggi in poi, con l'approvazione del nuovo disegno di legge - con la conseguente fine della sua attività politica. La riscrittura della norma non poteva più essere rimandata, neanche dopo l'intervento correttivo della legge del 2017, che ha visto l'innalzamento della pena della reclusione da un minimo di sei ad un massimo di dodici anni, né poteva più supplire alla mancanza di una fattispecie adeguata l'intervento della giurisprudenza, che comunque in questi anni ha colmato lacune e criticità del reato in oggetto. Ebbene, oggi siamo di fronte ad un nuovo articolo, arricchito dai passaggi al Senato e alla Camera dei deputati, che ricostituisce il naturale rapporto tra questo reato e quello dell'associazione mafiosa, prevedendo finalmente che la pena sia la stessa: la reclusione da dieci a quindici anni. Viene estesa la punibilità ai casi in cui si agisca non solo direttamente, ma anche per mezzo di intermediari, che promettono di procurare i suffragi o accettano la promessa. La condotta di rilievo penale viene ampliata, in quanto il reato si configura sia nell'ipotesi in cui la promessa provenga da parte di soggetti appartenenti alle associazioni mafiose, che in quella in cui i soggetti che promettono di procurare voti lo facciano attraverso il modus operandi della mafia, ovvero col peculiare metodo mafioso, che, tra gli altri, si avvale della forza di intimidazione. La controprestazione del "patto scellerato" consiste non solo nell'erogazione o nella promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità, ma anche nella disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze dell'associazione mafiosa, evidentemente intendendosi con tale ampia previsione tutte le possibili richieste che, se soddisfatte dal politico, consentirebbero alla mafia di aggredire la cosa pubblica e di controllarla. La pena è aumentata della metà se chi ha accettato la promessa di voti e, quindi, concluso l'accordo, viene eletto, prevedendosi che alla condanna debba sempre conseguire la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ecco pertanto che, con il disegno di legge di modifica dell'articolo 416- ter , finalmente torniamo a garantire il diritto di ogni cittadino ad esprimere un voto personale ed eguale, ma soprattutto libero e segreto e che non possa essere limitato se non nei casi previsti dalla legge, come prevede la nostra cara Carta costituzionale, all'articolo 48. Concludo ricordando che anche il voto favorevole al nuovo reato di scambio politico mafioso segna una nuova era, a conferma del Governo del cambiamento e speriamo che si torni anche in questa Assemblea a vergognarsi dei politici collusi con pezzi della criminalità organizzata. Come il MoVimento 5 Stelle ha sempre detto, anche irritualmente, in quest'Aula: fuori la mafia dallo Stato! (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, ho ascoltato con grande attenzione l'intervento della collega del MoVimento 5 Stelle, che ha parlato di giorno storico. Non vorrei però che per la nostra giustizia fosse un giorno storico, come lo fu per Napoleone, nel giugno del 1815, il giorno di Waterloo. Mi riferisco in particolare a questo modo di legiferare, perché se da un lato non v'è chi non veda come sia assolutamente importante contrastare il voto di scambio elettorale politico mafioso, dall'altra parte però non possiamo non prendere in considerazione l'impianto organico del nostro codice penale. Questo è un aspetto che va assolutamente considerato e del quale parlerò tra breve. Vorrei però sgomberare il campo da quanti pensano e ritengono che Forza Italia non abbia combattuto una battaglia vera, forte e seria nei confronti della criminalità organizzata: lo abbiamo fatto nei confronti della mafia, della 'ndrangheta, della sacra corona unita, di tutte le organizzazioni malavitose, come stanno a testimoniare gli atti parlamentari e soprattutto i provvedimenti presi dal Governo Berlusconi. Vorrei ricordare che il primo Governo Berlusconi, che venne insediato nel maggio del 1994, fece come primo provvedimento nel giugno dello stesso anno la confisca dei beni ai mafiosi e all'epoca si trattava di una confisca allargata. Poi si è proseguito ancora - come ha indicato il collega Causin - con l'inserimento dell'articolo 41- bis nell'ordinamento penitenziario sul carcere duro nei confronti dei mafiosi e con gli accordi internazionali che si sono succeduti per consentire l'estradizione; e aggiungo il rafforzamento delle misure di prevenzione. Potrei continuare a lungo su questo punto, ma mi soffermo semplicemente nell'evidenziare che noi ovviamente non siamo d'accordo - sarebbe folle se così fosse - con un indebolimento delle norme sul voto di scambio elettorale politico-mafioso, ma non possiamo nasconderci dietro a un impianto che - come ricordavo - deve essere tutelato, e cioè quello del nostro codice penale. Manifesto pertanto un pacato sdegno nei confronti di questo modo di legiferare. Mi viene da pensare a quello che disse il presidente Conte nel suo primo discorso durante il suo insediamento, quando in tema di giustizia parlò - forse commise un lapsus - di presunzione di colpevolezza da parte dei cittadini. Se questo è il punto dal quale parte questa legislazione, credo che noi non possiamo essere d'accordo, perché Forza Italia ma anche altre forze politiche sono un baluardo a difesa dei principi di garanzia del nostro ordinamento. Siamo qui a criticare questo impianto perché a ben vedere, se prendiamo in considerazione gli articoli 416- bis e 416- ter nell'ipotesi aggravata, ci rendiamo immediatamente conto che il politico che commette questa ipotesi di reato - o si presume che l'abbia commessa - rischia una pena infinitamente superiore, vale a dire fino a ventidue anni e mezzo di reclusione, rispetto a quanti appartengono all'organizzazione malavitosa. Basterebbe questo per chiedere all'Assemblea un attimo di riflessione e soprattutto di considerare i principi che sovrintendono al nostro ordinamento, perché veramente stiamo assistendo a un impazzimento del nostro sistema. L'ipotesi di cui all'articolo 416- ter non può quindi prevedere una pena superiore a quella prevista dall'articolo 416- bis . Siamo veramente alla follia. Questo modo di legiferare si spiega con quanto appare in un video che tutti abbiamo visto e che impazza su YouTube nel corso del quale un deputato dei 5 Stelle evidenzia che la norma deve essere vaga. La norma non deve essere tassativa e non deve rispondere ai principi fondamentali: è una cosa assolutamente ridicola; se c'è una cosa che deve qualificare la norma penale e che soprattutto deve essere evidente è proprio il suo indirizzo ben chiaro e preciso. La conseguenza di questo modo di legiferare è avere di fronte un provvedimento assolutamente inaccettabile. Vorrei infatti ricordare che ci troviamo di fronte a una norma incriminatrice e, quando una norma è tale - lo dico ai colleghi - deve rispondere non solo ai principi di cui agli articoli 1, 42 e 43 del codice penale, ma anche ai principi costituzionali. Vorrei ricordare molto rapidamente che cosa prevedono questi articoli. Se vogliamo legiferare dobbiamo anche avere la capacità di farlo e non possiamo dimenticarci dei principi generali. L'articolo 1 del codice penale recita: «Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite». L'articolo 42 recita: «Nessuno può essere punito per un'azione od omissione preveduta dalla legge come reato, se non l'ha commessa con coscienza e volontà». L'articolo 43 riguarda invece l'elemento soggettivo del reato: principi di legalità, di tassatività e di determinatezza della norma penale. Se non vogliamo trattare dell'elemento soggettivo del reato o di quello rieducativo previsto dalla nostra Costituzione, nel momento in cui andiamo a legiferare dovremmo rimanere all'interno di questo binario; in caso contrario - consentitemi di dire - facciamo altro: operiamo in modo sloganistico, operiamo spot e atomizziamo una norma del codice penale, la estrapoliamo dal codice stesso, la modifichiamo e immaginiamo che cosa un codice così fatto può diventare. Se prendiamo una norma e aumentiamo la pena non rechiamo un vantaggio all'intero sistema del nostro codice penale, che in tal caso rischia di diventare geneticamente modificato. Questo non fa bene al nostro al nostro sistema. Quando assistiamo a questo tipo di operazioni ci viene in mente quel medico che faceva certi esperimenti con i corpi umani: attaccava le braccia, poi le gambe, poi un occhio. Rischiamo di tramutare questa Assemblea in una sorta di dottor Frankenstein del codice penale: operando al di fuori dei principi fondamentali rischiamo di diventarlo. Anzi, per la vis comica che ho sentito e ho avvertito anche negli ultimi articoli che sono stati pubblicati sui giornali - tutti voi li avete letti - mi viene da pensare che non si tratti nemmeno del dottor Frankenstein di Mary Shelley, ma del dottor Frankenstin di Mel Brooks, perché siamo veramente al ridicolo. Operando in questo modo siamo al di fuori dei principi di civiltà che caratterizzano il nostro ordinamento. È questa la ragione per la quale voteremo contro il provvedimento in esame ed è la ragione per cui resteremo un baluardo a difesa delle garanzie del processo e anche a garanzia della legislazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, non credo sia possibile a nessuno, signor Presidente, membri del Governo, negare che il voto di scambio sia uno dei vulnus più gravi della nostra democrazia, perché altera profondamente quel diritto al voto che costituisce una conquista difficile, ma che ormai è diventata davvero patrimonio di tutti. Non basta poter votare per dire che la democrazia è compiuta, ma occorre poter votare liberamente. E non c'è dubbio che dietro il voto di scambio vi siano - così come lo presenta il provvedimento in esame - tutto il ricatto, la persuasione e la seduzione che derivano dalle strutture delle organizzazioni di tipo mafioso. Abbiamo un interlocutore molto pericoloso, qualcuno che si presenta a un soggetto indubbiamente più debole e che si percepisce come inadeguato a raggiungere l'obiettivo che definisce il suo ruolo di parlamentare, e cioè la capacità di ottenere consenso tra i suoi potenziali elettori. Il soggetto pericoloso gli suggerisce una scorciatoia: lo fa e lo può fare evidentemente perché l'altro pensa di non essere in grado di provvedere da sé al consenso di cui ha bisogno. Lo fa quindi con un'operazione di manipolazione con cui individua il soggetto debole per poi proporgli quello che potrebbe essere la realizzazione del suo desiderio: il pacchetto di voti di scambio. Ma non c'è nemmeno dubbio sul fatto che in questa alleanza - più propriamente è una sorta di associazione a delinquere, un patto veramente criminale - che si crea tra l'uno e l'altro anche il candidato che prende l'iniziativa di andare a cercare i voti non uno a uno, ma mazzetta a mazzetta, pacchetto a pacchetto, è una persona che esprime un sostanziale disprezzo per i suoi elettori. Ciò che mi interessa acquisire alla causa che sostengo è non la singolarità dell'elettore che ho davanti, bensì l'anonimato del gruppo a cui penso di far arrivare una sorta di beneficio e di condizionamento. Questa struttura a volte rende molto difficile capire chi sia davvero il corrotto e chi il corruttore; se il corrotto sia il parlamentare o se il parlamentare sia in qualche modo il corruttore e, viceversa, se l'associazione di tipo mafioso sia quella che soffre, incassando, questa forma di corruzione, o se - in realtà - sia quella che induce un comportamento corrotto nel politico. Quello che è certo è che, da un lato e dall'altro - corrotto e corruttore - ci troviamo davanti a una patologia che possiamo considerare gravissima, sicuramente contagiosa e che - teoricamente - appare quasi incurabile. Esiste quel bellissimo documento, scritto da Papa Francesco quando era ancora l'Arcivescovo di Buenos Aires, intitolato: «Guarire dalla corruzione». Mi chiedo se il disegno di legge in esame, con le modifiche apportate dalla Camera dei deputati, sia uno strumento che aiuta a guarire dalla corruzione, restituendo alla politica la dignità di chi vota e di chi è votato. Tuttavia, in questo guazzabuglio che si è fatto l'unica cosa che emerge è che esiste un sostanziale conflitto di interessi tra gli uni e gli altri e il prezzo più pesante viene pagato proprio dai cittadini. Mi riferisco concretamente a tre aspetti introdotti nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati. Il primo riguarda il fatto che non c'è bisogno che il politico che accetta sappia che colui che gli sta facendo una certa proposta sia mafioso. Nella precedente versione era invece fondamentale quella che potrebbe essere definita una variante del consenso informato. In altre parole, accetto la proposta che mi fai perché sono informato e so che tu che me la stai facendo sei mafioso e, quindi, ho anche gli anticorpi per difendermi (oppure, se non voglio difendermi, ho la consapevolezza di quello che sto per fare). Tutto questo viene meno, perché spetta a lui l'onere di indagare se chi gli sta proponendo una sorta di alleanza preelettorale sia mafioso o meno. Certo, è chiaro che potrebbe essere in grado di identificare l'appartenenza del soggetto che è l'intermediario (si tratta del secondo aspetto su cui si è intervenuti alla Camera dei deputati). Posso sapere se l'intermediario appartiene a una cosca, ne è il portavoce, o - semplicemente - si tratta di un'impressione che fa a titolo personale, come molte volte succede e come tutti noi sappiamo in relazione al millantato credito? Tutti conosciamo persone che ci dicono: non ti preoccupare, io conosco quell'ambiente, quella situazione e quel contesto, da cui si possono ricavare 100, 200, 300, 1.000, 2.000 o 3.000 voti. C'è tanta gente che fa del millantato credito e che, a conti fatti, non è assolutamente in grado di realizzare a scambio zero quel tipo di promesse. Tuttavia, non sai se la persona che ti sta facendo una certa promessa sia effettivamente mafiosa o meno. Sta a te indagare. Sta a te, nell'ambito e nel contesto della complessità delle situazioni che si verificano in una campagna elettorale, sapere chi è l'altro che hai davanti e verificare le situazioni, le circostanze e le condizioni, tenendo conto che ciò può essere molto difficile, a meno che non ci sia effettivamente quella modalità mafiosa e ricattatoria espressamente ed esplicitamente costruita su una realtà per cui tu non puoi non darmi ciò che io ti sto chiedendo. E allora capiamo perfettamente che non si tratta nemmeno di un voto di scambio, ma semplicemente di un'appropriazione della volontà dell'altro, che si deve arrendere a chi non gli promette, ma gli chiede qualcosa (che poi sarebbe l'anima, se avessimo davanti il racconto di Goethe nel «Faust», presente nell'immaginario di tutti, perché di questo si tratta). In questa condizione, il politico che accetta lo scambio sta vendendo la sua anima. Una volta che hai venduto la tua anima, a partire da quel momento in poi, la tua attendibilità è prossima allo zero, perché sarai e resterai costantemente in un clima di condizionamento e ricatto. Ora, l'introduzione di questi due elementi nel disegno di legge in esame aumenta la distanza tra la persona che si candida a una qualunque elezione e il contesto, che non è più la società civile, ma il peggio dell'inciviltà, rappresentato da questa società malata, profondamente aggressiva e violenta; con gli emendamenti, dunque, ciò viene reso più distante. Non c'è più un rapporto diretto, infatti, ma c'è l'intermediario, e c'è non più una conoscenza concreta, ma una mera supposizione e, quindi, anche un obbligo di analisi. Mi sorprendono profondamente questi aspetti, perché nei fatti limitano molto la libertà e la responsabilità e, quindi, la consapevolezza del soggetto rispetto a ciò. Credo che da questo punto di vista - com'è stato spiegato dai colleghi che ci hanno preceduto - il provvedimento in esame, invece di migliorare la possibilità di denunciare una cosa del genere, la rende più fumosa e nebbiosa e, quindi, rende difficile anche soddisfare quel patto di pulcritudine e lealtà che dovrebbe esserci tra un cittadino e i suoi elettori. Questo è il motivo per cui - com'è stato già spiegato con chiarezza anche dai miei colleghi - voteremo contro tutto questo. Mi chiedo però se le misure da intraprendere debbano essere fondate meno sulla dimensione punitiva e più su quella preventiva e se non debba cambiare l'intero clima politico, sempre più avvelenato e condizionato, espressione di un'aggressività mafiosa, anche se non è direttamente dalla mafia che viene, ma da qualcuno che ne ha assunto stili di vita e comportamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nicola. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, il rapporto tra politica e mafia è certamente uno dei fenomeni più allarmanti della storia del nostro Paese. Per questo, è necessario alzare il livello di guardia attraverso provvedimenti legislativi in grado di colpire il fenomeno. Oggi lo stiamo facendo, finalmente, con l'imminente approvazione del provvedimento in esame che considero un segnale importante della determinazione del Parlamento nel contrasto alle nuove mafie. Sull'articolato dico solo che, con la nuova formulazione della fattispecie in materia di scambio elettorale politico-mafioso, andiamo finalmente a colpire il fenomeno, inasprendo la portata sanzionatoria e ponendo l'attenzione sul profilo dei comportamenti del soggetto politico. Sono norme troppo dure, si è detto da qualche parte politica: guarda caso, il più delle volte si è trattato di quelle parti che cronache giornalistiche e atti giudiziari ci hanno dimostrato essere le più toccate dalle collusioni e dalle penetrazioni delle mafie italiane. Questa misura non è eccessiva, onorevoli senatori, ma semplicemente adeguata alla criticità e alla drammaticità della situazione. C'è certo l'interesse economico a spingere troppi politici a mettere a disposizione delle mafie i propri poteri e le proprie prerogative. Ma - come le vicende italiane bene illustrano - c'è quasi sempre un interesse elettorale: la necessità di raccogliere voti, un fenomeno che ormai investe i rappresentanti eletti a ogni livello della vita pubblica, da quello dei Comuni ai Parlamenti, sia quello nazionale che europeo. I Comuni? Parliamone, ma senza infingimenti, andando ad analizzare i dati che ci arrivano dal fronte degli enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose: un problema che ha assunto dimensioni straordinariamente rilevanti per il nostro sistema democratico. Basti considerare che, su un totale di 319 decreti emanati a partire dal 1991, ben 112 sono compresi nel periodo tra il 2012 e il 2018. Queste cifre confermano la nostra emergenza, la portata e l'estensione di quel terribile abbraccio mortale, e ci obbligano a riflettere su cosa sono le mafie oggi e che cosa arriva a diventare la politica. Paolo Borsellino diceva che politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: si fanno la guerra o si mettono d'accordo. Ammesso che possa ancora oggi valere questa distinzione tra mafiosi e politici collusi su quel determinato territorio, pongo una domanda: stiamo tutti qui a fare la guerra alle mafie? I dati sulle infiltrazioni negli enti locali non sembrano mostrare atteggiamenti coerenti da parte delle forze politiche che hanno tollerato e tollerano al proprio interno la presenza di quegli amministratori finiti sotto accusa. Non sembrano mostrare genuino impegno antimafia i partiti tirati in ballo anche dalle cronache più recenti per casi che hanno investito o stanno investendo il livello parlamentare. Vogliamo ricordare il caso del deputato Francantonio Genovese, già condannato in primo grado a undici anni di carcere nel 2017? Ex segretario regionale del Partito Democratico, secondo le cronache giornalistiche gestisce ancora un pacchetto di 20.000 voti. Eppure, sebbene oggi risulti di nuovo sotto inchiesta per reati di associazione finalizzata alla corruzione elettorale, quello stesso Genovese, che dovrebbe interessare come caso i colleghi del Partito Democratico, come al solito troppo spesso distratti sul problema della mafia… MIRABELLI (PD) . Non hai studiato bene. DI NICOLA (M5S) . ...quello stesso Genovese e il suo entourage starebbero assicurando quel pacchetto di voti a un signore chiamato Angelo Gioachino Gaetano Attaguile, attualmente candidato alle elezioni europee dopo tortuosa carriera politica. Attenzione perché è stato candidato non senza, a sua volta, essere finito coinvolto in una più ampia indagine della procura di Termini Imerese anche su un sistema di voto di scambio, che addirittura coinvolge circa 100 tra assessori regionali, deputati, sindaci e amministratori comunali. Certo, ci potrebbero tranquillizzare le prese di distanza di esponenti importanti del partito nel quale Attaguile è candidato. Singolari - per non dire bizzarre - invece sono le giustificazioni del candidato Attaguile che, tra ieri sera e questa mattina, si sente autorizzato a dire, riferendosi a Genovese, che non vanno confusi i rapporti politici con quelli personali e di amicizia. Questi ultimi - dice Attaguile - nella vita privata sono stati e saranno sempre un punto fermo. (Commenti del senatore Mirabelli). Lasciamo stare il significato che queste parole possono assumere nella terra degli amici degli amici. Sicuramente destano perplessità e dovrebbero mettere ulteriormente in guardia tutti gli osservatori. I cittadini hanno diritto a chiarezza e trasparenza. Perciò, dico: altro che misura esagerata; bisogna colpire duro. La mafia vota e fa votare anche ai giorni nostri, come dimostra la vicenda dell'onorevole Galati nella scorsa legislatura, eletto nel PDL e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, considerato dai membri della cosca interessata come un politico a loro disposizione, in cambio - naturalmente - di un costante impegno elettorale. Dobbiamo perciò approvare la norma al nostro esame perché siamo davanti a trasformazioni degli apparati criminali tali da confondere i confini che li dividono dagli eletti e dalle espressioni più alte della classe dirigente. Sempre più spesso sono anzi la stessa cosa: espressione appunto di quelle mafie incensurate che, come nel caso dell' ex vice presidente di Confindustria, Antonello Montante, portato alla luce dal giornalista Attilio Bolzoni, nei silenzi generali di un sistema compiacente che abbracciava magistrati, banchieri, giornalisti, esponenti dei servizi segreti, naturalmente politici e persino ex Ministri dell'interno. Sono espressione di quelle mafie incensurate - a mio giudizio - non più classificabili come anti Stato, tendendo esse stesse a costituirsi e diventare Stato, magari sotto le coperture di logge massoniche già scoperchiate dai magistrati, i cui elenchi sono stati acquisiti dal Parlamento attraverso la Commissione parlamentare antimafia. Sì, dunque, al provvedimento in esame, signor Presidente, importante e necessario, conferma dell'impegno assoluto del MoVimento 5 Stelle nel contrasto delle attività politiche di mafia SpA. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con attenzione gli interventi dei miei colleghi di Gruppo e, in modo particolare, dei senatori Evangelista e Di Nicola. Dovrei dire qualcosa con riferimento alla ricostruzione che è stata fatta dell'impegno che pare essere nato solamente adesso, da qualche mese, del Parlamento e, in modo particolare, del MoVimento 5 Stelle, con riferimento alla lotta alla mafia. La collega Evangelista giustamente nel suo intervento è partita dalle stragi di Falcone e Borsellino, che ricordiamo ogni anno e che sono scritte nei nostri cuori in modo indelebile. Ha ricordato la normativa La Torre, poi ha fatto un salto e ha lasciato un buco al quale non parzialmente - si tratta infatti di tanta roba - hanno fatto riferimento i miei colleghi Aimi e Causin nei loro interventi. Vorrei allora utilizzare i dieci minuti a mia disposizione per riempire questo buco, una sorta di vuoto di memoria, che credo invece vadano tenuti presenti se si parla di una cosa che interessa tutti noi, che è ovviamente la lotta alla criminalità organizzata. L'importante e primo decreto-legge n. 399 del 1994 - tra l'altro è del 20 giugno, giorno del mio compleanno - ricordato anche dal collega Aimi, era finalizzato a impedire che gli imputati e i condannati per gravi reati di criminalità organizzata potessero avere la disposizione del proprio patrimonio. È un decreto-legge che fu fatto dal Governo di centrodestra, presidente Berlusconi, e ovviamente era con noi la Lega che penso possa rivendicare l'azione che venne fatta anche in quegli anni. Della citata normativa non era importante solamente il fatto che si toglieva la possibilità di utilizzare i patrimoni - una normativa che rimane ancora oggi, che è la più importante e non è stata né toccata, né modificata - ma altresì l'inversione dell'onere della prova. Questa era la questione più rilevante. Se il condannato e l'imputato non dimostravano la provenienza, o comunque anche se c'era interposta persona, veniva posta in essere la confisca allargata; soprattutto non veniva messo in discussione il nesso cosiddetto eziologico. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,16) ( Segue MODENA). È stato fatto giustamente riferimento all'articolo 41- bis , ossia al carcere duro. Bisogna onestamente anche ricordare che tale misura venne introdotta in primo luogo in modo emergenziale e successivamente, anche attraverso le firme dei nostri parlamentari quando i Governi erano di centrosinistra - ricordo per esempio quando c'era D'Alema al Governo - fu prorogata di anno in anno e divenne permanente come disposizione quando il Ministro della giustizia era Castelli della Lega nel 2002, sempre con il Governo Berlusconi. Queste operazioni hanno portato alle casse dello Stato la bellezza di 30 miliardi di beni confiscati, cifra paragonabile a una manovra di bilancio. L'Agenzia nazionale, sempre istituita attraverso questa legislazione, ha 16.874 beni in gestione, 15.655 immobili distinti, 2.976 aziende, 952 già destinate. Questo è il risultato della lotta fatta attraverso i provvedimenti delle legislature con le maggioranze del centrodestra. Vorrei ricordare che non c'è il nulla tra Falcone e il MoVimento 5 Stelle, ma c'è in mezzo una storia di un Paese e di Governi che hanno comunque fatto una lotta contro la criminalità organizzata. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il procuratore antimafia Grasso dichiarò pubblicamente che avrebbe dato un premio a Berlusconi e al suo Governo per le leggi introdotte nella lotta alla mafia. Questo è riportato in tutte le dichiarazioni che sono state fatte. Andiamo avanti. Il Governo Berlusconi di centrodestra ha approvato le disposizioni urgenti per le vittime della mafia; ha ratificato - lo ha accennato il collega Aimi - delle Convenzioni delle Nazioni Unite contro il crimine transazionale (questi fenomeni ormai si devono battere in questa maniera); ha siglato degli accordi a livello europeo sia per l'Ufficio europeo della polizia sia per la struttura cosiddetta Eurojust. Berlusconi, anzi il Governo e quindi il Parlamento, votando le leggi nel 2008, hanno esteso la normativa non solo alla mafia, ma anche alla 'ndrangheta. È stata data la priorità dei processi nei ruoli di udienza, in modo che fossero fatti subito; è stato introdotto il divieto di patteggiamento in appello; è stata implementata la normativa relativa alla DIA e alla procura nazionale antimafia con riferimento alla verifica degli appalti e ai poteri dei prefetti. Nel 2010 sono state approvate le norme per evitare le infiltrazioni mafiose della 'ndrangheta nei casi di ricostruzione dopo il sisma. Del 2010 e del 2011 sono il piano straordinario contro la mafia e il codice antimafia. È stato introdotto anche il divieto dello svolgimento della propaganda elettorale per i soggetti indagati per fenomeni mafiosi. Nel 2010 è stato istituito il fondo per la solidarietà alle vittime e poi è seguito quello antiracket. A tutto questo si aggiunge una serie di iniziative dei nostri parlamentari: è stato tolto il gratuito patrocinio per i reati in questione; è stato aumentato - lo ricordavo - il potere della procura antimafia; sono stati arrestati circa 3.000 latitanti; sono state promosse le Commissioni di inchiesta fin dall'origine, dagli onorevoli prima Della Valle e poi La Loggia. Penso, quindi, che in quest'Aula si dovrebbe avere almeno l'onestà intellettuale di non pensare che prima del 14 marzo dello scorso anno non ci fosse nulla in tema di lotta alla mafia. C'è stato il lavoro di tante persone come noi che merita rispetto. E soprattutto, non si può dire che con l'arrivo dei parlamentari dei 5 Stelle finalmente è arrivata la lotta alla mafia. No: per fortuna oggi ragioniamo su una normativa che ha costruito la storia, dalle stragi in poi, della lotta alla criminalità organizzata. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, stiamo affrontando un tema importante che incide sul livello di fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni, e cioè quello del rapporto tra le mafie e la politica, rapporto per lunghi anni negato e che ancora oggi troppo spesso si cerca di minimizzare. Sono stato tirato in ballo dall'intervento precedente della senatrice Modena per quella che si può tranquillamente considerare una fake news , nel senso che io non ho mai dato alcun premio a Berlusconi e al suo Governo. Chi può o vuole riascoltare la registrazione della citata intervista alla trasmissione «La zanzara», rilasciata nel periodo in cui ero procuratore nazionale antimafia, può riscontrare soltanto che davo atto che finalmente era stata accolta una richiesta che era addirittura di Giovanni Falcone e risaliva al periodo nel quale fu varata la legge sulla creazione della Direzione distrettuale antimafia e della Direzione nazionale antimafia, a cui ho partecipato e collaborato perché allora lavoravo al Ministero della giustizia. Nella trasmissione ho dato atto del fatto che finalmente era stato inserito tra le competenze della Direzione distrettuale antimafia anche il tema delle misure di prevenzione personale e patrimoniale. Il giornalista allora disse che avremmo dovuto dare un premio a Berlusconi e io risposi che si trattava di un risultato ottenuto su mia richiesta per cercare di regolarizzare la normativa. Quindi, mi scusi senatrice Modena, ma la favola del premio al presidente Berlusconi è una notizia giornalistica che va precisata. La ringrazio per avermi dato finalmente l'occasione per farlo pubblicamente. Vi invito ad andare a sentire quella registrazione che si trova su YouTube. L'articolo 416- ter del codice penale disciplina il reato di scambio elettorale politico mafioso: è un reato questo che - com'è stato già detto - è stato introdotto dal decreto-legge Scotti-Martelli dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio. È stato oggetto di successive modifiche frutto di un ampio dibattito e nasce per punire le forme di contiguità tra candidati e criminalità organizzata; per attuare, in sostanza, in pieno l'articolo 51 della Costituzione secondo il quale l'accesso alle cariche pubbliche deve avvenire in condizioni di effettiva eguaglianza, aspetto fondamentale per una reale democrazia rappresentativa. La modifica attuata nella precedente legislatura, che aveva introdotto le altre utilità oltre alla dazione del denaro (pretendendo, però, una promessa di procacciamento di voti con modalità mafiose), ha reso necessaria un'ulteriore valutazione del Parlamento sulla formulazione di questa norma. Bisognava, infatti, superare tutte le problematiche connesse alle interpretazioni giurisprudenziali di quel richiamo al metodo mafioso nella promessa, che non ne facevano più uno strumento di contrasto davvero efficiente ed equilibrato. Cosa si vuole punire, in poche parole? L'accordo tra un politico e appartenente alle mafie che si basa su un do ut des , uno scambio: io ti porto i voti, tu in cambio farai per me alcune cose vantaggiose. Limitarsi allo scambio di denaro non bastava, e per questo è stato utile inserire, nella precedente legislatura, le altre utilità oltre al denaro, e questa è stata una cosa certamente positiva. È evidente, infatti, che fosse piuttosto asfittica una norma che immagina un politico offrire solo soldi a chi gli porta i voti, ma ancora di più un mafioso accontentarsi soltanto di una controprestazione in denaro che esaurisse il rapporto mafia-politica. Ebbene, le inchieste che occupano le pagine dei nostri quotidiani da molti anni raccontano di promesse - ahimè spesso mantenute - di appalti pubblici, di forniture, di concessioni, di posti di lavoro. Da questo punto di vista considero quindi importante avere ulteriormente esteso l'oggetto della controprestazione di chi ricopre un incarico politico alla generica disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell'associazione mafiosa in modo da ricomprendere anche comportamenti non espressamente elencati. Nel testo licenziato dal Senato in prima lettura era sanzionato il conseguimento della promessa del sostegno elettorale da parte di soggetti dei quali, a colui che contratta, sia nota l'appartenenza ad associazioni criminali di stampo mafioso. In questo senso la proposta di oggi è migliorativa perché a mio avviso ha eliminato quella notorietà necessaria: lascia alla magistratura il compito di chiarire quando l'interlocutore del politico possa definirsi appartenente all'associazione mafiosa, permettendo così un raggio più ampio di repressione, comprendendo anche la possibilità che il mafioso sia stato non solo condannato con sentenza di primo grado o passata in giudicato, ma anche sottoposto eventualmente a misure di prevenzione personale e patrimoniale che sappiamo possono essere irrogate senza che vi sia una condanna. Esigere nel politico, come era stata finora interpretata la norma, la consapevolezza che il procacciamento di voti sia avvenuto con modalità mafiose avrebbe continuato a rendere difficile, se non diabolica, la prova dell'illecito. Sotto il profilo sanzionatorio, poi, si inasprisce la pena, che passa dalla reclusione da sei a dodici anni a quella da dieci a quindici, e con la stessa pena è punita la condotta del soggetto che promette, direttamente o a mezzo di intermediari, di procacciare i voti. Anche questo inciso, positivamente introdotto alla Camera (non era presente nel testo del Senato), dà atto della possibilità che intervengano faccendieri e intermediari in questo rapporto tra mafia e politica. Viene prevista poi un'aggravante di evento: se infatti chi ha concluso l'accordo con il mafioso viene eletto, la pena prevista per lo scambio elettorale politico-mafioso è aumentata della metà. Pur condividendo pienamente la gravità del reato sotto il profilo del grave turbamento della sicurezza democratica del Paese, ritengo - e l'ho già detto precedentemente, quando il disegno di legge è passato in quest'Aula del Senato - che tale aumento secco della metà, non producendo comunque alcun effetto deterrente, purtroppo, non sarebbe coerente con il principio di proporzionalità di tutto il sistema sanzionatorio. Sono d'accordo con chi ha avanzato questa precisazione. Al riguardo ho segnalato più volte durante l'esame in Senato, anche presentando degli emendamenti, che sarebbe stato a mio avviso più opportuno un riferimento all'aumento di pena previsto dalle aggravanti comuni, ovvero fino a un terzo. Ciò avrebbe lasciato al giudice una più ampia discrezionalità in sede applicativa che, a mio parere, è sempre utile mantenere. D'altro canto - e su questo aspetto forse sarebbe necessaria e opportuna una più attenta riflessione sistemica - l'aggravante, come formulata nel testo oggi in discussione, potrebbe comportare pene più elevate nei confronti del patto elettorale politico-mafioso rispetto sia al concorso esterno in associazione mafiosa sia alla partecipazione all'associazione sia addirittura alle pene previste per i capi dell'organizzazione, il che, come ho detto, mi pare una sproporzione non giustificata. Concludo dicendo che è fondamentale e più che condivisa l'irrogazione della pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici in caso di condanna per il reato in questione: chi si è macchiato di simili delitti non è degno di partecipare alla gestione della cosa pubblica. Care colleghe e cari colleghi, c'è ancora molto da fare se si considera il dato del reiterato scioglimento di molti Comuni per infiltrazione mafiosa, realtà che è difficile eliminare nonostante il ricorso a successive competizioni elettorali locali. È nostro dovere sostenere il contrasto alla criminalità organizzata in ogni sua forma, approfondirne le evoluzioni, adeguare l'impianto legislativo alle rapide trasformazioni delle organizzazioni, fornire alla magistratura ogni strumento utile e alle forze di polizia personale e mezzi per fare al meglio il proprio lavoro. È nostro dovere contrastare i traffici, gli affari che arricchiscono le mafie, impedire in genere ogni forma di illecito arricchimento, di riciclaggio, di elusione di responsabilità per chiunque delinqua; bisogna farlo. Bisogna farlo con buone leggi e comportamenti virtuosi, mai sottovalutando l'impatto drammatico che la cultura dell'illegalità ha sulla nostra comunità. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, colleghi, il disegno di legge in esame, sul quale abbiamo sentito tanti interventi, peggiora di fatto un ottimo testo: un nostro testo, che era stato approvato nella scorsa legislatura, un testo noto come riforma dell'articolo 416- ter del codice penale, che aveva già avuto una buona applicazione ed era già all'ordine del giorno dei lavori di tutte le procure antimafia. Ribadisco questo in un'Assemblea distratta e silenziosa, perché negli interventi precedenti un collega del MoVimento 5 Stelle ha ritenuto di rimproverare il Partito Democratico di distrazione: mai e poi mai il Partito Democratico è stato distratto sui temi della mafia, tant'è che la riforma dell'articolo 416- ter del codice penale è frutto del nostro lavoro e dell'azione del nostro Governo nella scorsa legislatura. Distratti contro il crimine mai! (Applausi dal Gruppo PD) . Il punto vero è la nuova formulazione che avete messo in campo, una nuova formulazione pericolosa: c'è il rischio che torni la confusione, che aumenti l'incertezza interpretativa, con la conseguenza che diventerà sempre più complicato individuare e punire i responsabili di questo reato. Non ve lo sta dicendo una collega o un Gruppo del Senato, ma ve lo hanno ribadito e ripetuto in svariate audizioni molti procuratori della Repubblica, compreso il procuratore nazionale antimafia. Sarà più difficile individuare e punire i responsabili di questo reato e vi spiego perché. Mi riferisco, soprattutto, alla modifica del primo comma dell'articolo 416- ter . Oggi affinché si configuri il reato di scambio elettorale politico-mafioso è sufficiente che lo scambio stesso avvenga con il metodo mafioso, mentre il testo che mirate ad introdurre pone la diversa condizione dell'appartenenza ad un'organizzazione di stampo mafioso di colui che promette di procurare i voti. Questo significa non solo restringere l'area della punibilità, ma rende molto più difficile identificare la condotta criminosa e dunque perseguirla in sede giudiziaria. Pongo delle domande retoriche, tanto in Commissione giustizia ne abbiamo dibattuto a lungo e nessuno di voi - davvero nessuno, colleghi - è stato in grado di dare una risposta a questi dubbi. Vi chiedo, colleghi, come si individua un soggetto appartenente ad un'associazione mafiosa? Non serve mica aver visto mille volte il film «Il padrino» o tanti altri film , utilizzati anche per denigrare gli italiani, per sapere che tipo di contesto segreto, omertoso e assolutamente tacito viene utilizzato dagli appartenenti a queste organizzazioni. Quindi, complicare la condotta complica l'identificazione. Mi domando dunque se sarà necessaria una precedente sentenza passata in giudicato per identificare l'autore del delitto. Non è dato saperlo, perché non ci avete risposto, né in Commissione, né negli interventi che ho ascoltato in Assemblea. Ecco perché su questo punto il testo è gravemente insufficiente e lascia un' alea difficilmente interpretabile. Taccio sui molti profili di incostituzionalità, perché sono più d'uno. Ad esempio il testo accomuna, per quanto riguarda la determinazione della pena, condotte molto diverse fra di loro, anche se tutte gravi. Non strumentalizziamo, non ci inventiamo cose: sono tutte condotte da perseguire doverosamente. Penso ad esempio al secondo comma dell'articolo 416- ter , relativo alla figura degli intermediari o, ancora, al nuovo terzo comma dell'articolo 416- ter , che punisce l'eletto in modo più grave dello stesso condannato per associazione mafiosa ai sensi dell'articolo 416- bis . Sono tutti profili che è sicuramente legittimo approfondire, ma sempre e solo nel rispetto dei principi costituzionali, che devono governare tutta la scrittura delle norme penali. Non possiamo derogare ai principi costituzionali, soprattutto in campo penale, ma ormai, dopo oltre un anno di lavoro in Assemblea, ci siamo abituati e vi conosciamo, colleghi della maggioranza; abbiamo capito da tempo il vostro superficiale metodo di lavoro. Per voi il diritto penale non è lo strumento con cui dare effettività alla difesa della legalità e alla lotta a tutte le mafie, ma esclusivamente, come abbiamo visto mille volte, uno strumento di propaganda e di campagna elettorale perenne, con proclami, titoli sui giornali e paroloni del tipo: «Non arretro»; «non mi fermo»; «marciscano in galera»; «manette; manette»; «via, espatri, riportiamoli a casa loro!». A voi non interessa assolutamente mettere in campo efficaci strategie di contrasto alla criminalità organizzata e non realizzate neanche concrete politiche per la sicurezza: a voi interessa solo dare in pasto agli istinti più bassi dell'opinione pubblica e del sentimento antipolitico delle norme bandiera, che, come ho già spiegato, indeboliscono davvero la lotta alle mafie. Giustizialismo e manette, manette e giustizialismo: il diritto penale per voi è una scorciatoia propagandistica, utile alla vostra perenne campagna elettorale. Certo che vi serve la propaganda: vi serve eccome! Vi serve il populismo penale e l'uso del diritto penale per i vostri programmi. Penso alla legge che ormai diffusamente negli ambienti giuridici viene definita "legittima vendetta"; penso alla violazione costante e continua dei diritti umani che sta nei vostri testi: esempio primo tra tutti la violazione del corpo umano attraverso quell'orrore di proposta sulla castrazione chimica. Sono tutti argomenti utilizzati come armi di distrazione di massa perché i giornali possano fare i titoli, perché i talk show possano parlare e non mettere tutto quello che non fate sotto l'occhio indagatore degli italiani che presto torneranno a votare. Non fate nulla sull'economia, non fate nulla sullo sviluppo, non fate nulla sul lavoro. All'ora di pranzo sono andata a fare la spesa e alla cassa ho assistito a una scena tristissima, signor Presidente: due dei cassieri parlavano tra loro della vertenza relativa ad Auchan, che è stata comprata dalla Conad. Si chiedevano se sarebbe andata prima via Giovanna o Carlo; il primo diceva che una è a tempo determinato, quindi sarebbe andata via per prima; l'altro rispondeva che forse potrebbe scattare il decreto-legge dignità. Ecco la dignità che avete costruito, quella per cui i lavoratori si stanno facendo i conti di chi è più precario degli altri, di chi tornerà alla fame prima degli altri. Per fortuna però la massaia media (io appartengo a questa categoria) ha le orecchie e capisce che voi fate solo propaganda. Tornando al testo in discussione, anche in questo caso non siamo stati soli - e ve l'ho già detto - a evidenziarne le criticità. La stessa procura nazionale antimafia vi ha richiamati nelle audizioni e voi non l'avete ascoltata: perché non avete ascoltato la procura nazionale antimafia? Spiegatelo. Spero in una replica seria sui punti, non nella solita fuffa. La procura vi ha richiamati sui rischi collegati all'approvazione del testo in esame, che sono quelli di una meno efficace repressione di condotte gravissime che minano alla radice il rapporto di rappresentanza politica e dunque la qualità della nostra democrazia. Torniamo sempre a questo punto: ciò che voi volete minare è la qualità della nostra democrazia, le nostre garanzie, la rappresentanza democratica di questo Parlamento e di queste istituzioni. Nulla che ci stupisca, nulla di nuovo, lo sappiamo bene e ogni giorno ce lo dimostrate. Non avete a cuore la democrazia, non avete a cuore l'intero sistema costituzionale che voi picconate continuamente; non avete a cuore L'Italia, non avete a cuore il Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, oggi con questo terzo passaggio parlamentare stiamo arrivando ad approvare definitivamente questa importante modifica all'articolo 416- ter del codice penale, che per quanto ci riguarda porterà nel nostro ordinamento una norma efficace, di buon senso e che si muoverà anche nel solco della funzione general-preventiva di una norma penale. Prima di fare alcune osservazioni rispetto al testo in esame e considerazioni più sistemiche, allacciandomi a quanto detto dalla collega del Partito Democratico vorrei dire che la propaganda è anch'essa un momento di democrazia, poi chiaramente ognuno la fa con le armi e con gli argomenti che ritiene. Noi per esempio difendiamo il nostro Paese dall'invasione indiscriminata, voi dite che non va bene la violenza sul corpo umano, ma poi ad esempio sostenete la pratica, dell'utero in affitto (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD) . Avete parlato, tramite il segretario del Partito Democratico Zingaretti, di più sanità per tutti e sappiamo come è finita in Umbria per esempio (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD) . Pertanto ognuno utilizza gli argomenti che ritiene di mettere a disposizione del Paese, anche perché siamo in perfetta sintonia proprio con quelle massaie che rappresentano l'Italia autentica, alla quale noi parliamo. Venendo al testo della norma, riteniamo che sia una norma di buon senso che servirà all'ordinamento, alla magistratura, ai giudici e alle Forze dell'ordine, perché contribuirà a difendere le istituzioni dall'invasione della criminalità organizzata, dalle mafie. Ci muoviamo anche - non me ne vorranno gli amici di Forza Italia - tra tante autocelebrazioni, che evidentemente non hanno prodotto i risultati che forse si speravano, e tra le fake news che ha tirato fuori il senatore Grasso. Riteniamo che sia una norma di buon senso, perché prevede che sia sanzionata anche l'ipotesi in cui siano gli intermediari ad intervenire. Riteniamo che la norma sia di buon senso perché prevede di sanzionare le fattispecie in cui la promessa di voti venga fatta dal soggetto appartenente all'associazione mafiosa o con la modalità mafiosa: riteniamo che anche questo sia un elemento di riflessione. Riteniamo che sia di buon senso anche il fatto che la controprestazione rispetto alla promessa dei voti non sia soltanto l'erogazione o la promessa di erogazione di danaro o di ogni altra utilità, ma anche la disponibilità a soddisfare interessi o esigenze dell'associazione mafiosa. Quindi, a chi guarda alla prestazione, ovvero alla promessa di voti, chiedo di guardare anche alla controprestazione e di chiedersi perché mai un politico dovrebbe accettare voti dietro promessa di danaro, dietro promessa di utilità o dietro disponibilità ad assecondare le esigenze di un'associazione mafiosa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Riteniamo che sia di buon senso anche l'aumento della pena che va da sei-dodici anni a dieci-quindici anni e riteniamo che anche l'aggravante di evento possa perseguire la stessa funzione. Siamo concordi sul fatto che, nel momento in cui un politico è condannato per questo reato, non debba mettere più piede all'interno delle istituzioni. Vogliamo anche che tutta questa vicenda sia vista in un contesto più ampio, perché per rendere la lotta alla criminalità organizzata quanto più efficace possibile è importante una norma come questa, ma è importante un'azione complessiva che - come sta facendo questo Governo - sia posta in essere in maniera lungimirante, strategica e direi anche prioritaria rispetto a qualsiasi altra azione che un'agenda programmatica possa porre al suo centro. La politica non deve quindi essere soltanto distante dalla mafia, ma riteniamo che debba combattere la mafia con tutti gli strumenti che sono a sua disposizione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Abbiamo l'esempio recentissimo di un provvedimento di cui abbiamo discusso anche in quest'Aula e che oggi è legge, il cosiddetto decreto sicurezza. Da parte di molti spesso si è fatta trasparire l'idea che il decreto sicurezza si sia giustamente - e anche efficacemente - occupato soltanto della lotta all'immigrazione clandestina, ma c'è un capitolo importantissimo che è dedicato proprio alla lotta alla criminalità organizzata. Vorrei ricordare che il potenziamento dell'Agenzia per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata è proprio contenuto all'interno del decreto sicurezza, ove si prevede la ramificazione della stessa agenzia su tutto il territorio nazionale e la sua liberazione dai vincoli di spesa per l'assunzione del personale, nonché si amplia la possibilità di vendere i beni confiscati alla mafia per colpire al cuore la mafia stessa, sottraendole i denari sporchi che ha potuto conquistare solo e soltanto tramite attività criminose. È per questo che riteniamo che sulla lotta alla droga non bisogna mollare di alcunché, perché lottare contro la droga significa lottare contro la mafia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Colpire la mafia al cuore significa anche dimostrare con le leggi e soprattutto con i comportamenti che la mafia è vulnerabile. Diceva Falcone che la mafia, essendo un fenomeno umano, è destinata a morire, perché appunto c'è la possibilità di sconfiggerla. Per cui non comprendiamo, per esempio, quando qualcuno si scandalizza se un Ministro, il giorno del 25 aprile, va a Corleone ad inaugurare un commissariato di polizia, perché bisogna continuare a liberare questo Paese da chi oggi è il vero invasore. Prima di concludere, vorrei evidenziare come a nostro parere una partita sistemica possa portare uno Stato a prevalere sulla criminalità organizzata e - siamo convinti di ciò - a sconfiggere la mafia, non con i teoremi, il giustizialismo, le supposizioni e, men che meno, i processi mediatici e la stampa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Noi riteniamo che la mafia si possa e debba sconfiggere con altri strumenti. Permettetemi anche qui di citare Falcone, il quale diceva che il sospetto è l'anticamera della calunnia; per questo occorrono delle norme che, condivisibili o no, siano scritte per bene e in maniera chiara, le quali possano indicare alla comunità nazionale che cosa si intende fare per determinate fattispecie criminali. Siamo anche convinti che la mafia si possa e debba sconfiggere su altri due livelli: prima nelle coscienze e con le coscienze degli italiani e, poi, con le risorse, le regole e le leggi. Sconfiggere nelle e con le coscienze degli italiani significa che lo Stato deve formare dei figli d'Italia che abbiano coscienza e consapevolezza del disvalore sociale della criminalità organizzata e della mafia ed è questo che si sta facendo con l'introduzione nelle scuole dell'insegnamento dell'educazione civica (quindi dell'educazione alla legalità). (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sconfiggere con le risorse, le regole e le leggi significa invece mettere la magistratura e le Forze dell'ordine nella condizione di fare fino in fondo il proprio mestiere, prima nelle indagini - che devono essere efficaci - e poi nei processi, con celerità e giustizia. Questa è una sfida verso la quale noi vogliamo tendere e siamo convinti di poterla vincere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Chi cede alla propaganda pensando che essa sia la via per sconfiggere la mafia non sa che fa un bene alla mafia, perché la mafia di propaganda vive e di propaganda non muore. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ho sentito le motivazioni secondo le quali i partiti di maggioranza - e non solo - ritengono necessaria e utile questa nuova riformulazione dell'articolo 416- ter del codice penale. Credo si sia creata una norma incriminatrice, che però questo Governo e questa maggioranza non sono stati in grado di collegare alle regole necessarie che devono coesistere in uno Stato di diritto. Avete violato le norme sostanziali (quelle su legalità, tassatività e determinatezza) e - ancor di più - avete violato le norme costituzionali sull'impossibilità di essere condannati per reati non previsti dalla legge, che privilegia su tutti il diritto alla difesa e prevede che la pena debba avere un valore rieducativo e, soprattutto, che il sistema complessivo sia caratterizzato da proporzionalità e ragionevolezza. Avete fatto tutto questo non soltanto violando le norme di ordine sostanziale e costituzionale, ma anche facendo passare il messaggio per cui chi non vota questa norma è a favore della mafia e chi invece la vota è contro la mafia. Questo è un messaggio subdolo, che non corrisponde alla verità. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Voglio ricordare - soltanto per la memoria di me stesso, mi auguro non certamente dei colleghi - che i Governi Berlusconi sono stati quelli che hanno prodotto più norme di contrasto alla criminalità organizzata. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Prendiamo atto oggi della resipiscenza del senatore Grasso e ricordiamo soltanto che per sette anni le sue dichiarazioni sono rimaste incardinate sugli organi di stampa senza che egli abbia mai detto una parola per venire meno a quello che è stato dichiarato. GRASSO (Misto-LeU) . Non è vero! VITALI (FI-BP) . Non è mai troppo tardi, diceva il maestro Manzi. Voglio ricordare: l'introduzione della normativa che stabiliva la confisca dei beni ai mafiosi; l'articolo 12- sexies della cosiddetta confisca allargata, che invertiva l'onere della prova, per cui doveva essere il mafioso a dimostrare la congruità dei beni posseduti rispetto alla capacità contributiva; i 30 miliardi di euro di beni sequestrati alla criminalità organizzata nei Governi Berlusconi, che hanno già ricordato i colleghi; l'esclusione del gratuito patrocinio per i mafiosi; gli aumenti di poteri per il procuratore antimafia; la cattura di 3.000 latitanti; il codice unico delle leggi antimafia. Chi vi parla è stato poi relatore alla Camera deputati della modifica dell'articolo 41- bis , che ha reso effettiva e permanente la carcerazione dura per i mafiosi. Questo significa combattere la criminalità organizzata. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Avete stabilito un principio secondo il quale l'accettazione o la promessa saranno punite anche se poste in essere mediante le modalità di cui all'articolo 416- bis e non solo se provenienti da appartenenti alle cosche. In buona sostanza, avete trasformato un reato proprio - quello commesso esclusivamente dall'appartenente alla cosca - in un reato comune, che può essere commesso anche da chi della cosca non fa parte. Vi invitiamo ancora oggi a riflettere su un emendamento che ci avete bocciato e che oggi abbiamo ripresentato, che riguarda chiunque accetti la promessa di procurare voti da parte di soggetti che si avvalgono delle modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416- bis o dei quali si abbia la consapevolezza dell'appartenenza alle associazioni di cui all'articolo 416- bis (vi dev'essere la consapevolezza). Ancora più comico è quanto stabilito nel terzo comma, nel quale la formulazione dell'aggravante proposta non è del tutto chiara e pone un problema interpretativo: occorre che l'elezione sia avvenuta grazie al sostegno dell'associazione mafiosa o è necessario soltanto che vi sia stato un contributo? In buona sostanza, l'apporto dell'associazione mafiosa dev'essere stato determinante o è sufficiente che vi sia stato? Questo non si dice, lasciandone la valutazione all'interpretazione dei magistrati. Vi state concentrando esclusivamente sull'aumento delle pene, sull'inaccessibilità ai benefici penitenziari, in uno con la sospensione dei termini di decorrenza della prescrizione, in barba alla ragionevole durata del processo, mentre ci sarebbe bisogno di interventi sulle carceri, eppure non c'è nulla da parte di questo Governo sulle carceri, che oggi soffrono di un sovraffollamento pari al 70 per cento (abbiamo 65.000 detenuti, in luogo dei 45.000 che le nostre strutture possono ospitare); non vi è nulla sulla polizia penitenziaria, nulla sui magistrati né sul personale amministrativo, che fanno andare avanti la giustizia. Certo, avete poi bloccato la prescrizione, quindi i procedimenti saranno a vita e non vi interessa renderli più veloci. La Lega credo sia caduta nella trappola dei 5 Stelle e vi dirò perché. Ci siamo stancati di questo scambio di carinerie tra i due partiti di maggioranza: «Io do il reddito di cittadinanza a te, tu dai quota 100 a me»; «io do la legittima difesa a te, tu dai il 416- ter a me», tutto sempre a scapito degli italiani, che ormai stanno aprendo gli occhi su questa politica dell'oppio (quando finiranno gli effetti degli annunci, infatti, resteranno i disastri che state provocando). Posso capire allora che questa normativa sia stata sponsorizzata e promossa dai rappresentanti del MoVimento 5 Stelle, che del rapporto con i cittadini hanno un'idea telematica, fanno campagna elettorale sui social e stabiliscono i loro leader con un click . Mi meraviglio invece di come possa essere sostenuto un provvedimento di questo genere dagli amici della Lega, che invece hanno, come noi, tradizioni e culture diverse, che prevedono il rapporto diretto con i cittadini e il contatto diretto quotidiano. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sarete proprio voi, amici della Lega, a pagare il prezzo più alto. Il vostro capitano è quello che quotidianamente gira in lungo e in largo questo Paese facendo affollatissimi comizi e, dopo i comizi, si sottopone alla pratica dei selfie . Si tratta di decine e centinaia di selfie . Basterà che uno di questi sia fatto con un mafioso del quale non conosce la provenienza e potrà essere soggetto al 416- ter ! State attenti, amici della Lega. Questo è il rischio che voi correte cadendo nella trappola subdola che il MoVimento 5 Stelle vi tende. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi ve lo abbiamo detto. Non potrete dire di non averlo saputo: ve lo abbiamo detto e vi abbiamo detto di aprire gli occhi. Siete ancora in tempo. Inserite almeno l'elemento della consapevolezza: vi deve essere consapevolezza che il contatto sia intrattenuto con un appartenente a una cosca mafiosa, mentre adesso è sufficiente un contatto senza che il soggetto passivo abbia la consapevolezza. Vi ho detto ciò che potrà succedere al vostro capitano. Io non so quanti casi Andreotti ci saranno; so però che Andreotti si è visto sbarrare, per un bacio presunto e dopo anni di giudizio, l'ascesa alla Presidenza della Repubblica. Qualcun'altro potrà vedere aprirsi le porte del carcere. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morra. Ne ha facoltà. MORRA (M5S) . Signor Presidente, si ragiona di un reato particolarmente odioso per chi ha a cuore le ragioni vere della democrazia, quelle per cui il voto deve essere libero, oltre che personale. Si ragiona di un reato che, a sentire tanti che mi hanno preceduto, non dovrebbe essere più prassi consumata, anche perché poc'anzi sentivo un'elencazione infinita di provvedimenti e misure che avrebbero dovuto, non sgominare, ma proprio annichilire e distruggere in radice qualunque sodalizio mafioso. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 19,04) ( Segue MORRA). Purtuttavia, anche questa mattina ci sono state operazioni volte a scompaginare clan e sodalizi mafiosi. È vero, Giovanni Falcone ci ha insegnato che la mafia, essendo un fenomeno umano, può e dovrà essere sconfitta, ma finora tutti coloro che hanno elencato provvedimenti e misure definiti efficacissimi non hanno fatto altro che incassare una compresenza delle mafie all'interno del nostro Paese - e non soltanto - particolarmente odiosa, o forse particolarmente accetta perché quando c'era da accettare i voti le mafie diventavano simpatiche. (Applausi dal Gruppo M5S) . Qualcuno ha ragionato poc'anzi sul 41- bis dell'ordinamento penitenziario, ricordando di essere stato relatore di un provvedimento che inaspriva questa pena, ma ricordo che il 41- bis è stato oggetto della cosiddetta trattativa, su cui dovremo ancora scoprire tanto. A me non garba l'idea che il Paese e lo Stato democratico abbia potuto avviare una negoziazione con criminali e delinquenti: molti dei servitori dello Stato hanno conosciuto il sangue e ci sono tuttora vittime di mafia che piangono i loro cari. (Applausi dal Gruppo M5S) . Certamente i comportamenti evolvono, così come evolvono le prassi sociali. Tutto quanto è nato a seguito dell'ennesima emergenza che la mafia ci ha costretto a vivere agli inizi degli anni Novanta. Si è ricordata la genesi di questo reato, di questa fattispecie penale; si è ricordato il provvedimento a firma Scotti-Martelli, che individuò nello scambio elettorale politico-mafioso qualcosa che doveva essere perseguito, ma in precedenza quante maggioranze si sono costruite con quelle dazioni di voto? E allora domandiamoci anche se quelle prassi che si sono nel tempo consolidate non abbiano, approvata la legge, cercato semplicemente modalità più meschine, più ipocrite, volte a mascariare, per continuare lo scambio. Lo scambio è infatti utile e purtroppo l'utilità si registra da ambedue i fronti. Da non giurista imparo e apprendo che è un reato plurisoggettivo, oltre che un reato d'opinione, ed è un reato che risulta odioso sia per chi offre, sia per chi accetta. Colleghi, ricordo le considerazioni, che mi sono sembrate particolarmente utili, del senatore Grasso: ipotizzare ed introdurre un cambiamento in norma perché vi sia un'interdizione perpetua dai pubblici uffici per chi è condannato per tale fattispecie, mi sembra doveroso, senatore Vitali. È doveroso, perché noi non possiamo minimamente consentire che a fronte delle schifezze conclamate, che rappresentano il mondo criminale che viene sintetizzato con il termine mafia, a fronte di reati conclamati e consumati si arrivi a condanna e, poi, si permetti a soggetti simili di riavvicinarsi alla cosa pubblica, proponendosi come amministratori della stessa. Soltanto dei masochisti, soltanto coloro che vogliono male a se stessi, ai loro figli e ai loro nipoti permettono che chi si è macchiato di reato così vile e odioso possa riproporsi, magari in territori difficili, per governare la cosa pubblica. E allora, laicamente e razionalmente, perché non accettare che questa novella legislativa, in questa precisazione, soddisfa le esigenze di tutti quelli che vogliono uno Stato effettivamente votato a combattere le mafie e non soltanto a fare elenchi di provvedimenti che poi, per tanti motivi, si sono dimostrati inefficaci? (Applausi dal Gruppo M5S). Poc'anzi ho qui ascoltato anche elenchi dettagliati ed intelligenti di ciò che non va, ma forse ciò che non va, non va, appunto, perché c'è stata una precisa volontà politica di armare le mani della mafia attraverso interventi che consentissero alla stessa di continuare a "mafiare". (Applausi dal Gruppo M5S) . Ormai infatti la mafia si è trasformata in una realtà economica o finanziaria che, anche grazie alla depenalizzazione del falso in bilancio, ha permesso scelleratezze, con cui si ottenevano risorse per continuare ad effettuare nefandi delitti. (Applausi dal Gruppo M5S). Queste schifezze hanno fatto il paio con tutte le misure che hanno depotenziato effettivamente l'amministrazione della giustizia, perché contestualmente si permetteva, per esempio, di accogliere una promessa di scambio elettorale non in cambio di denaro, ma in cambio magari della volontà di ostacolare ed impedire procedimenti che rendessero la giustizia più efficace. È vero, senatore Vitali, purtroppo l'ordinamento penitenziario è in grave situazione di stress , ma domandiamoci perché, per esempio, non si è provveduto a finanziare doverosamente l'amministrazione della giustizia e con essa l'ordinamento giudiziario; domandiamoci perché si sono individuate norme, per esempio i lodi ad personam , a favore di qualcuno, esponente di un partito di cui uno dei fondatori mi pare sia stato recentemente e per l'ennesima volta condannato, com'è stato ricordato, per associazione a delinquere di stampo mafioso. Ebbene, domandiamoci se tutto questo non rispondeva ad un disegno che strategicamente apriva non strade, bensì praterie alle mafie. Anche questo significa concorrere a non eradicare, a non annichilire le mafie. Senatore Pepe, in qualità di contraente di un patto che permette in Aula di votare questo provvedimento, lei è stato più volte sollecitato dal senatore Vitali a riprendersi da una sorta di obnubilazione, di sedazione continua (è stata definita la politica dell'oppio, se non ricordo male), in virtù della quale lei stesso con la sua parte politica voterebbe un provvedimento di cui poi la Lega in primis sarebbe vittima. Bene, io qui invito tutti ad accettare questa sfida che una parte dell'opposizione ci ha rivolto. Con molta soddisfazione ho sentito considerazioni da parte di senatori non della maggioranza, che mi auguro possano votare questo provvedimento, perché è nell'interesse di tutti un inasprimento delle pene e soprattutto delle pene minime. Occorre una valutazione, come diceva sempre il senatore Grasso, di una definizione più congrua, perché le mafie ormai non cercano più denaro od altre utilità che momentaneamente vengono offerte: cercano piuttosto la disponibilità a rendersi strumento di un'azione perversa e criminale, perché antidemocratica. Si avvicina il 23 maggio e sarà un anniversario decisivo per tutti noi italiani. Domandiamoci, quando si voterà, anche chi effettivamente ha la volontà di contrastare le mafie e chi invece ha ancora alcuni indugi e alcuni imbarazzi. Il voto del provvedimento ci attende fra qualche ora e sappiamo in che direzione bisogna andare. Certamente, il testo potrebbe essere ancora migliore, ma questo lo sappiamo, perché le norme non sono mai perfette. È altrettanto vero che perfetta e granitica deve essere la volontà di contrastare le mafie, e qualcuno forse in quest'Aula ha tanto da correggere. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice. RICCARDI, relatrice . Signor Presidente, sarò brevissima nella replica anche perché la relazione tecnica è stata esposta all'inizio, quando ho spiegato tecnicamente l'articolo che viene modificato e introdotto, seppur tra il brusio generale: ho provato ad interrompermi, ma è stato inutile, perché il brusio è continuato. Quindi non riprendo la relazione. Personalmente ho apprezzato l'intervento del senatore Grasso, almeno in parte, che comunque riconosce la validità della nuova formulazione. Quello che ho trovato sconcertante, signor Presidente, è stato sentire da parte delle forze politiche presenti in quest'Aula la lamentela che l'aumento di pena per il politico sarebbe spropositato. Francamente, sappiamo benissimo che chi fa parte del sodalizio opera per il sodalizio. Non trovo corretto, e anzi lo trovo moralmente inaccettabile, sentirmi dire che il politico non debba essere punito con forza maggiore, rispetto a chi fa parte del sodalizio, perché noi siamo qui per amministrare il bene pubblico. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Noi dovremmo difendere l'esercizio del diritto di voto. Trovo quindi, francamente, da aborrire il fatto di sentirmi dire in quest'Aula che il politico non deve essere punito con maggior forza rispetto a chi tenta la corruzione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. FERRARESI, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, rinuncio ad intervenire. PRESIDENTE . Passiamo all'esame del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. RICCARDI, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati. FERRARESI, sottosegretario di Stato per la giustizia . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Caliendo e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.1 è stato ritirato. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.2. ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, sgombriamo subito il campo dai dubbi: nessuno considera esagerata la proposta oggi al nostro esame. Vi chiediamo semplicemente di fermarvi e di riflettere perché c'è il concreto pericolo, al contrario, non di esagerare ma di restringere l'ambito di applicabilità di quella norma che oggi sta funzionando bene e che il Parlamento aveva approvato a larghissima maggioranza. Quando parliamo di una norma penale, il rischio di confusione, il rischio di incertezza interpretativa, il rischio di restringere l'ambito di applicabilità non possiamo semplicemente annoverarli nella categoria assolutoria del buon senso. L'approssimazione non è scusabile perché, quando si parla di una norma incriminatrice, il rischio interpretativo non è cosa di poco conto, soprattutto quando parliamo di norme che sono collegate a fattispecie associative. La questione dirimente, quindi, che riguarda l'emendamento è se rendere applicabile la norma che punisce il voto di scambio mafioso o no, se renderla utile o no, dopo che ne avevamo ampliato la portata introducendo anche la questione dell'utilità oltre che quella del denaro. Allora due sono le questioni: in primo luogo, accanto alla condotta, "modalità mafiose", che comprende tutto, avete continuato a mantenere una qualifica soggettiva, l'appartenenza, dubbio interpretativo molto pericoloso. La seconda questione è relativa all'introduzione degli intermediari, una categoria che non comprende tutto laddove la norma, così com'è scritta oggi, parla di chiunque associato con la condotta. Quindi si rischia una pericolosissima restrizione dell'applicabilità della norma. Non solo: la giurisprudenza, quando si tratta di modifiche di questo tipo le ha ritenute nuove forme di incriminazione e quindi si rischia l'assoluzione, il proscioglimento di persone indagate e imputate precedentemente all'approvazione di questa norma. Quindi non c'è il timore di un aggravamento, c'è il timore dell'impunità, cari colleghi. Concludo, Presidente: sicuramente si rischia di avere, seppure e sicuramente involontariamente, l'effetto delle cosiddette sentenze suicide. Norme suicide non ne avevamo ancora viste, ma siamo nel Governo del cambiamento. E vorrei ricordare a noi tutti che la categoria della colpa è prevista come reato nel codice penale e si concretizza nell'imprudenza, imperizia e negligenza. Dichiaro il voto del Partito Democratico a favore dell'emendamento 1.2. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dalla senatrice Rossomando e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, oggi ho sentito più volte chiamare in causa in quest'Aula Falcone e Borsellino, però, come tante volte, a sproposito - devo dire - e quando non ce n'è bisogno. Faccio un esempio per tutti: quando il senatore Pepe, che però non vedo presente, ha detto che Falcone avrebbe affermato che il sospetto è l'anticamera della calunnia. Vi assicuro che non lo ha mai nemmeno pensato. Si tratta della parafrasi di una frase secondo cui il sospetto è l'anticamera della verità, attribuita a Padre Ennio Pintacuda a Palermo. Quindi, cerchiamo di riportare le cose così come sono e non attraverso assonanze che determinano anche ignoranza. Come ho già avuto modo di spiegare in sede di discussione generale, ritengo che le modifiche apportate alla Camera dei deputati siano state migliorative rispetto al testo licenziato in prima lettura dal Senato. In prima lettura, infatti, era sanzionata la promessa di procurare voti da parte di soggetti dei quali fosse nota al candidato l'appartenenza ad associazioni criminali di stampo mafioso. È evidente la difficoltà di questa prova soggettiva, di volta in volta affidata ai magistrati e alle indagini. Alla Camera è stata eliminata la necessità di provare in capo al politico la condizione soggettiva della notorietà circa l'appartenenza del suo interlocutore ad una associazione mafiosa e, tra le altre cose, è stato reintrodotto - ma stavolta in alternativa - il riferimento al procacciamento di voto mediante le tipiche modalità mafiose, così permettendo un più ampio raggio di intervento e di repressione e di interpretazione da parte dei giudici, che possono alternativamente scegliere tra l'agire con metodo mafioso da parte del promittente oppure l'appartenenza ad una associazione mafiosa determinata, secondo il giudizio del giudice, non necessariamente sulla avvenuta condanna con sentenza definitiva ma per tutta una serie di elementi, tra cui eventualmente anche le misure di prevenzione personale e patrimoniale. Sotto questo profilo, le modifiche apportate al provvedimento sono migliorative anche se non danno ancora la possibilità di uno strumento che possa veramente essere applicato con una giurisprudenza più continua. La costruzione della fattispecie di reato, come originariamente pensata nel disegno di legge, con la riferibilità della promessa di procurare voti soltanto da parte di soggetti appartenenti ad associazioni mafiose, comportava un restringimento nella pratica applicazione della norma soprattutto, come ho detto, se si fosse dovuti arrivare alla conseguenza della condanna definitiva ai fini di una configurazione delle rispettive responsabilità e che questa condanna fosse nota al contraente. Deve essere necessario e sufficiente che l'indicazione del voto sia percepita all'esterno come proveniente dal clan mafioso, perfettamente esistente, conosciuto nel territorio e come tale, in quanto voto di cosca, sorretto di per sé dalla forza intimidatrice del vincolo associativo, dall'assoggettamento e dall'omertà che il vincolo associativo produce. È questo il punto. È sufficiente che il mafioso faccia una passeggiata per il centro del paese con il candidato perché non occorra nessun'altra indicazione su chi è il candidato della mafia. Quando il reato venne introdotto fu aggiunta tra le finalità tipiche delle associazioni mafiose quella di impedire e ostacolare il libero esercizio del diritto di voto, cuore della democrazia rappresentativa. L'interesse delle organizzazioni criminali a influenzare le consultazioni elettorali amministrative e politiche è infatti evidente, ma non già per un tornaconto immediato derivante dai soldi - quella che potremmo definire la compravendita dei voti, che pure esiste, perché ci sono tanti casi in cui è stata accertata - quanto per la possibilità di inserirsi negli appalti, negli acquisti, nelle forniture, nelle concessioni, nei lavori pubblici, fino all'influenza, attraverso proposte di legge o emendamenti ad hoc , della funzione legislativa del Parlamento. Questi sono dati di cronaca, non esagerazioni o facile allarmismo e invito il senatore Vitali a leggere la motivazione della sentenza della corte d'assise di Palermo sulla trattativa: forse le sue certezze non sarebbero così granitiche come ha tentato di dimostrare. Spezzare definitivamente questo legame tra la politica e la criminalità, o almeno renderlo ancora più rischioso, è senza dubbio un nostro irrinunciabile dovere, un importante passo per un più efficace contrasto ad ogni tipo di mafia. È però evidente che non può e non deve essere l'unico. Altri provvedimenti in discussione, colleghi della maggioranza, vanno infatti nella direzione opposta. A poco serve lanciare messaggi di rigore con una mano, se con l'altra si alza a dismisura la soglia per gli affidamenti diretti di lavori senza gara, se ritorna il criterio del prezzo più basso per gli appalti pubblici e per lavori di milioni di euro, se si reintroduce la possibilità di subappaltare liberamente fino al 50 per cento delle commesse, se si cancellano le linee guida dell'Autorità anticorruzione. State facendo anche della lotta alla mafia - tema che dovrebbe unirci tutti per garantire al nostro Paese legalità, sviluppo e crescita - l'ennesimo spot elettorale. Vedere utilizzata la lotta alla mafia come scusa dal Ministro dell'interno per sottrarsi alle celebrazioni dell'anniversario della liberazione, ad esempio, è un modo per svilire un impegno che deve essere costante, quotidiano, serio. Non basta inaugurare a favore di telecamere beni confiscati molti anni fa; non bastano post e tweet ad ogni arresto, magari ad operazioni in corso, compromettendone anche l'esito, per adempiere agli obblighi di guida del Paese. Ho sentito che gli arresti dei latitanti oggi vengono portati come vanto di tutti i Governi: non dimentichiamo, però, che ci sono stati magistrati e Forze di polizia che hanno prestato la loro opera per ottenere questo risultato che oggi viene rivendicato addirittura dai Governi. Il contrasto alla mafia è molto più di tutto questo. Il Paese merita molto di più di quanto non stiate facendo, su questo come su tutti gli altri fronti della vostra azione politica. Come avete avuto modo di percepire, le promesse stanno mostrando già la corda: il credito di fiducia si sta esaurendo; le armi di distrazione che avete abilmente utilizzato fino a poche settimane fa non funzionano più, ve lo dicono le piazze di questa infinita campagna elettorale, ve lo dicono i sondaggi, ve lo diranno presto gli elettori nelle urne. Concludendo, ci aspettiamo altri provvedimenti in Commissione e in Assemblea per rendere il contrasto alle mafie più efficace, la lotta all'economia criminale più incisiva e i processi più rapidi. Ciò premesso, dandovi ulteriore prova di quanto quello che ci interessa è il merito dei provvedimenti e non la parte politica che li sostiene, riteniamo che la nuova fattispecie dell'articolo 416- ter , soprattutto dopo le modifiche apportate dalla Camera dei deputati, sia migliorativa rispetto all'attuale, anche se, come ho tentato di dimostrare, non risolve i problemi. Per questo annuncio che la componente Liberi e Uguali del Gruppo Misto voterà a favore del provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del disegno di legge in esame, nonostante la formulazione sia rimasta ancora discutibile. Ricorderete, colleghi, che nel corso dell'esame in prima lettura il sottoscritto, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, sottolineò, insieme ad altri colleghi, come fosse sbagliato escludere il metodo mafioso dalla norma. Ciononostante, la maggioranza volle ugualmente procedere, senza rendersi conto allora - ma se ne sono resi conto poi, fortunatamente, alla Camera dei deputati - che escludere le modalità mafiose significava escludere dalla platea dei potenziali colpevoli tutti coloro che, non appartenendo all'associazione mafiosa - o meglio: tutti coloro i quali non era provato appartenessero all'associazione mafiosa - usavano comunque, nell'ambito di questo patto scellerato, modalità di tipo mafioso. Questo grave errore, che avrebbe comportato probabilmente delle conseguenze gravi anche sui processi in corso, fortunatamente è stato corretto alla Camera dei deputati, che ha introdotto quello che avevamo chiesto di non escludere, col risultato che siamo qui, in terza lettura, proprio per ratificare la correzione, che fortunatamente la Camera dei deputati ha operato. Quindi, da questo punto di vista non c'è dubbio che l'intervento della Camera dei deputati sia stato migliorativo. Resta da chiedersi - il mio è un dubbio e non una certezza - se sia stato intelligente escludere, come hanno sottolineato anche alcuni dei colleghi del Gruppo Forza Italia intervenuti in discussione generale, il riferimento alla necessità che, comunque, chi conclude questo patto scellerato sia a conoscenza del fatto che lo sta concludendo con l'esponente di un clan o di un'associazione mafiosa, perché altrimenti non saremmo più nell'ambito dello scambio elettorale politico-mafioso, ma nell'ambito della semplice violazione di una norma della legge elettorale, che punisce comunque il voto di scambio, anche quando non viene fatto nell'ambito di un accordo con la mafia. Vedete, il punto è proprio questo, come hanno sottolineato alcuni colleghi che mi hanno preceduto: oggi la mafia non si mette a commerciare voti in cambio di denaro o di altre utilità. La mafia non ha bisogno di questo, ma garantisce l'elezione di un politico se quel politico diventa funzionale ed esecutore di un disegno mafioso, che si tratti di controllare gli appalti o l'assegnazione di alloggi di residenza pubblica o le assunzioni clientelari nell'ambito della pubblica amministrazione all'interno della quale il politico è destinato a operare. Questo è il patto vero che il politico conclude con la mafia per garantirsi la elezione, quindi dev'essere per forza nota al colpevole l'appartenenza all'associazione mafiosa della persona con cui stipula questo accordo o deve essere noto che l'intermediario agisce in nome e per conto dell'associazione mafiosa. Aver eliminato questo inciso non va nella direzione di punire più efficacemente questi fenomeni, ma nella direzione di lasciare comunque un varco, un dubbio interpretativo che noi possiamo sperare la giurisprudenza colmi in modo adeguato, ma su cui certamente non vi può essere certezza. Pur con questi limiti riteniamo tuttavia che il disegno di legge meriti il nostro voto favorevole; lo abbiamo espresso in prima lettura e lo ribadiamo oggi che comunque vediamo un miglioramento su un elemento fondamentale che era il mantenimento della modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416- bis del codice penale, cioè - in termini più semplici - il riferimento al metodo mafioso. Siamo anche convinti dell'aumento di pena, perché si tratta di tutelare la nostra democrazia dall'inquinamento della mafia. Non ci può essere democrazia fino a quando la mafia potrà influire sulla elezione dei rappresentanti del popolo. Nessuna severità è superflua quando si tratta di combattere fenomeni come questi, quindi ben venga l'aumento di pena, noi siamo d'accordissimo, e anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il Gruppo Fratelli d'Italia è convinto che chi si macchia di reati come questi non debba mai più mettere piede in una pubblica istituzione, quindi su questo punto siamo assolutamente d'accordo. Queste sono ragioni certamente prevalenti anche sulle riserve di natura tecnica che ho illustrato poco fa e per queste ragioni esprimeremo, anche in questa occasione, il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FdI). MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 19,39) MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, io penso che per combattere le mafie serva un'unità vera di tutte le forze politiche, serve dare il segnale che tutte le istituzioni combattono la criminalità organizzata. Questo dovrebbe essere un dato scontato: tutti i partiti, al di là delle loro differenze, si devono sentire parte di uno Stato e delle istituzioni impegnate nella lotta contro la mafia. Ergersi a unici difensori della legalità non aiuta a combattere le mafie; non aiuta usare l'antimafia per alimentare lo scontro politico. Dopo la discussione che ho sentito, voglio dire che a mio avviso in questa sede nessuno deve o può dare lezioni di antimafia a nessuno. (Applausi dal Gruppo PD) . Tanto meno credo possiamo accettare noi lezioni di antimafia. Anche il senatore Grasso potrebbe essere buon testimone del fatto che, secondo una considerazione fatta da tutte le organizzazioni antimafia, nella scorsa legislatura si è fatto moltissimo: molti hanno detto che non c'è mai stata una legislatura in cui si sono approvate tante leggi, si sono messi in campo tanti strumenti per contrastare la mafia. Penso alla riforma del codice, alla reintroduzione del falso in bilancio e del reato di autoriciclaggio, alla costituzione dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) e ai poteri che le abbiamo dato. Si è fatto moltissimo, quindi noi lezioni non ne accettiamo da nessuno, soprattutto da chi fa ricostruzioni fantasiose rispetto all'atteggiamento che abbiamo tenuto anche su vicende per noi dolorose. Noi abbiamo votato a favore dell'arresto di Genovese - che è stato citato prima - e se oggi sta sostenendo politici di altri fronti non è certo responsabilità del PD. All'inizio della scorsa legislatura, il percorso di riforme sull'antimafia comincia con la riforma del 416- ter : quella riforma fu approvata dopo una grande mobilitazione promossa da tante associazioni antimafia, che chiesero ai parlamentari, già in fase di campagna elettorale, di impegnarsi per una riforma necessaria e importante, quella sì davvero storica, che cambiava il quadro rispetto al reato di voto di scambio, che allora era considerato solo il procacciamento di voti in cambio di soldi: era l'unico reato previsto e di fatto non produceva alcun effetto. Quel reato produsse solo tre condanne nei molti anni in cui la norma è stata in vigore. Serviva quindi punire il voto di scambio, quello che si praticava più spesso: voti in cambio di favori, in cambio di utilità. Si passò quindi a una norma che aggrediva molti casi di voto di scambio, da Nord a Sud, casi in cui in cambio di voti si accettava di garantire utilità, rendite di posizione alle mafie o addirittura di delegare alle mafie le scelte sugli appalti. Quella norma, come ha detto più volte la procura antimafia, ha funzionato e funziona: ha consentito molte condanne e ha permesso di contrastare il voto di scambio. È una norma che punisce severamente chi riceve i voti (la pena tra sei e dodici anni non credo sia leggera); una norma chiara, equilibrata e considerata positivamente e applicata dalla magistratura e che soddisfaceva il vasto mondo associativo. Una norma efficace che nessuno aveva chiesto di cambiare, ma che avete voluto a tutti i costi cambiare per fare propaganda, per intestarvi una battaglia che invece è stata una battaglia di tanti. Purtroppo, questa ansia propagandistica, questa ossessione a voler cambiare tutto, considerandovi gli unici depositari del principio della legalità (poi ci spiegheranno i 5 Stelle, rispetto al decreto sblocca cantieri, dove ritroveremo il loro impegno per la trasparenza). (Applausi dal Gruppo PD) . Insomma, la volontà di mostrarvi come gli unici onesti ha prodotto un testo peggiorato, che mette a rischio l'intera norma. Lo sapete, perché se siamo qui è perché vi siete resi conto anche voi che scrivere - come scrisse Giarrusso nel primo testo - che per configurare il reato ci doveva essere la promessa del sostegno elettorale da parte di soggetti dei quali a colui che contratta è nota l'appartenenza ad associazioni criminali di stampo mafioso significava restringere il campo, vanificare la norma e creare incertezza interpretativa. Alla Camera, anche col nostro contributo, si è cambiato il testo e si è aggiunto che lo scambio politico-mafioso si manifesta se è realizzato mediante modalità mafiose. Meglio, ma resta una norma da interpretare: non è chiara. Questa è la prima ragione per cui voteremo contro il provvedimento. L'altra ragione principale è che la modifica di una norma già applicata, senza che nessuno sollevasse questioni di costituzionalità, rischia di creare i presupposti per un'impugnazione. Prevedere le stesse sanzioni per un capomafia e per chi accetta voti dalla mafia rischia di apparire sproporzionato. Arrivare a pene più elevate di quelle previste per i boss se il candidato è eletto rischia di definire una pena abnorme (dai dodici ai diciotto anni) e quindi di realizzare profili di illegittimità costituzionale. Insomma, non è certo perché non vogliamo punire e contrastare il voto di scambio che voteremo contro il provvedimento. La ragione del nostro voto, al contrario, sta nella convinzione che state peggiorando un provvedimento utile ed efficace che funziona e che le procure e tutti coloro che nelle associazioni si occupano di antimafia ci chiedono di non cancellare. Vi assumete voi, per intero, la responsabilità di una scelta che rischia di indebolire il contrasto al voto di scambio rispetto a ciò che c'è oggi e di dare carte e argomenti a chi difenderà mafiosi e politici corrotti nelle aule di giustizia. Voi vi assumete questa responsabilità, noi non ce la assumeremo. (Applausi dal Gruppo PD) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Bravo! PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in queste ore ho assistito a una gara nella quale ogni forza politica ha sostenuto di aver fatto qualcosa più dell'altra. Io credo che il Senato, che è un organo fondamentale perché rappresenta il popolo, meriti ben altro. Mentre mi accingevo a preparare la dichiarazione di voto sul disegno di legge in esame, al di là del testo (il cui miglioramento è stato doverosamente chiarito da chi mi ha preceduto), non ho potuto che fermarmi un momento e farmi una semplice domanda: perché? Perché noi qui, oggi, dobbiamo ribadire, ancora una volta, la nostra non contrarietà, ma ferma e incondizionata condanna al fenomeno mafioso? Perché, dopo decenni di lotta alla mafia, è ancora necessario rinsaldare le fondamenta normative dirette all'abbattimento del fenomeno mafioso? Permettetemi, colleghi. Sin da quando ero un giovanissimo studente sentivo e guardavo incuriosito e anche spaventato importanti e blasonati politici del passato che, unanimemente, prendevano le distanze dai mafiosi e dai loro metodi. Dico di più: all'epoca ero spaventato, perché non conoscevo a fondo il fenomeno, non sapevo a cosa potesse portare e cosa potesse provocare. Crescendo, studiando e leggendo, ben prima del percorso universitario, ecco che si comprendeva come questo cancro della società avesse portato alla morte degli uomini, pur di non cedere alle lusinghe e alle minacce e di mantenere il rispetto della legalità e della vita di ogni singola persona che, molte volte incolpevolmente, veniva a contatto con la mafia e ne subiva le nefaste e tragiche conseguenze. Eroi - penso ai già tante volte citati Falcone e Borsellino e anche al giudice Livatino, ben rammentato durante il precedente passaggio al Senato dal senatore Pillon - che, come molti altri, hanno pagato per la loro rigorosità e anteposto il rispetto del loro popolo alla loro vita. Ecco il perché. Dobbiamo ricordarci di tutte queste migliaia di vittime della malavita, perché il ricordo deve rinsaldare le motivazioni della lotta, affinché la politica sia realmente la massima espressione dell'impegno verso il bene comune, senza se e senza ma. Se e ma che, se collegati alla criminalità, non possono che essere condannati e combattuti senza risparmio di energia. Ecco che, quindi, metaforicamente, giunge alla luce la risposta alla domanda che mi ero posto inizialmente. È dovere morale ed etico, ancora prima che giuridico e politico, porre in essere ogni azione utile e necessaria al fine di evitare qualsiasi ipotesi di infiltrazione mafiosa all'interno della vita politica. E il fenomeno è oggi tanto più grave se si pensa che non vi sono limiti geografici o ideologici all'azione criminosa e vergognosa di coloro che agiscono per meri interessi di guadagno, speculazione e sfruttamento della pubblica amministrazione e del bene comune. Alla luce del nostro mandato, che non è solo politico, e in ragione del fatto che è necessario allontanare nel modo più assoluto dalla vita politica l'infiltrazione di interessi illeciti, tutto il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà convintamente e con decisione a favore del provvedimento in esame. Lo facciamo perché è giusto e perché, oltre ogni retorica (che, purtroppo, in queste Aule si sente un po' troppo spesso), lo dobbiamo alle vittime, che oggi dobbiamo far rivivere nel cuore di ognuno di noi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . CALIENDO (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, devo richiamare l'attenzione di tutti perché stiamo discutendo da ore e ho sentito il Presidente della Commissione antimafia - che, proprio per la sua funzione, dovrebbe avere il dovere della verità - ricordare e parlare del concetto di utilità come se fosse una modifica che viene apportata a questa norma. Le norme sono già scritte dal 2014 e non c'è alcuna novità, se non l'aumento della pena e l'indeterminatezza dell'appartenenza. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Su questo, caro Presidente, proprio per ricordarlo a tutti, desidero sottolineare che la Corte di cassazione nel 2016 diceva giustamente che non vi era stata alcuna abolitio criminis dopo la modifica del 2014, ma che, sia prima sia dopo la modifica, ai fini della configurazione del reato occorreva la promessa di acquisizione del consenso elettorale tramite il ricorso alle tipiche modalità mafiose della sopraffazione e dell'intimidazione. Fu questa la ragione per la quale nel 2017 abbiamo modificato insieme quella norma, introducendo non solo le modalità con cui le appartenenze all'associazione mafiosa svolgono la loro attività, ma anche l'altra utilità oltre al denaro. Non devo giustificare il passato, però: ho avuto l'onore di far parte del Governo Berlusconi, l'unico in questo Paese che, per la verità, ha fatto le uniche norme antimafia che non sono state modificate. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Esse infatti non hanno mai avuto una modifica. Caro senatore Giarrusso, la stabilizzazione dell'articolo 41- bis , fatta con il decreto-legge sicurezza, è dovuta al Senato, con tutte le norme conseguenti in relazione ai benefici per le donne vittime di violenza sessuale e alla sottrazione di altri benefici agli imputati di mafia. Il presidente Grasso fa finta di dimenticare che tenemmo conto anche di alcune indicazioni del procuratore nazionale antimafia (applausi dal Gruppo FI-BP) , che in quel momento disse correttamente che vi era stata un'effettiva legislazione antimafia da parte di quel Governo. Senatore Grasso, mi vuol dire quali sono state le norme in seguito? Ha ragione il senatore Mirabelli nel dire che sono state fatte norme di contorno, ma le altre non sono più state toccate. State discutendo di qualcosa che è tutto quello che riguarda la legislazione antimafia, che sapete dove nasce. Il senatore Giarrusso, che è siciliano, sa benissimo quale era il mio rapporto con quella terra, quando c'era Giovanni Falcone (le cui logiche nel 1992 sono state applicate). Quando erano state realizzate, nel 1992? No, con i Governi Berlusconi: questa è la realtà, che non può essere mistificata. Perché non possiamo votare questa norma, allora? Essa è un equivoco, signor Ministro. Ho fatto il magistrato per quarant'anni e la mia domanda è, a lei che ha fatto l'avvocato: che vuol dire «appartenenti»? Il presidente Grasso ha tentato di giustificare questa formulazione, dicendo che a determinare l'appartenenza potrebbe essere addirittura solo una misura di prevenzione; lei però, che ha fatto l'avvocato e fa il Ministro della giustizia, mi dà un'interpretazione? «Appartenenti» si è perché l'ha detto una sentenza? Perché si hanno un diploma, un certificato o una tessera di appartenenza? Oppure perché vi è stato qualcuno che ha dichiarato che Tizio è appartenente? La seconda parte in cui si parla dell'utilizzazione del metodo, di cui al terzo comma dell'articolo 416- bis , era il mio emendamento. Senatore Giarrusso, lei si è opposto in prima lettura e l'ha ricordato il collega Balboni. Oggi, che è stato introdotto, l'avete annacquato unendolo all'appartenenza. Nella lotta alla mafia non si possono alzare le pene oltre certi limiti perché, nel momento in cui la pena diventa non coerente con il sistema penale, determina il riso della mafia. Si tratta, infatti, di norme che saranno tagliate da successive riforme o dalla Corte costituzionale. Vi rendete conto dell'assurdità? Chi fa la lotta alla mafia? Chi fa delle norme che hanno una loro validità stabile o chi, invece, modifica il sistema penale ogni due anni? Se un appartenente all'associazione mafiosa o, addirittura, un capo cui aspetta l'aggravante ha una pena inferiore si creano due livelli. Voi ritenete che l'appartenente a un'associazione che commette delitti - intendo omicidi, oltre che reati finanziari - deve avere una pena più alta? Perciò il sistema penale è slabbrato oggi. Non facciamo altro che seguire la logica di gridare chi ha fatto la pena più alta. Senatore Pepe, rivendico di aver fatto quelle norme con la Lega perché loro hanno fatto quelle norme con noi quando Maroni era Ministro. Invece, oggi che cosa avete? Che cosa dite? Con queste norme c'è forse più equilibrio nel sistema penale rispetto a ciò che avete sostenuto per anni? Non c'è equilibrio nel momento in cui mi si viene a dire che bisogna alzare le pene. Quando mai nella legislazione penale alzare le pene ha portato a una maggiore lotta a un fenomeno criminale? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . L'accertamento delle responsabilità e l'irrogazione della pena nel più breve tempo possibile costituiscono degli strumenti nella lotta alla criminalità, che voi non volete fare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Fare la lotta alla criminalità significa non perder tempo e individuare gli attuali modelli che non determinano quella celerità dell'accertamento penale. Invece di perdere tempo con l'aumento delle pene per avere una norma da sventolare in campagna elettorale, rendiamoci conto delle necessità che avremmo per avere un sistema penale coerente con i principi della Costituzione. Abbiamo bisogno di un sistema processuale penale che consenta di dire che verso chi ha commesso un reato ed è responsabile se ne accerta la responsabilità in poco tempo e va in galera. Questa è la responsabilità penale. La responsabilità del politico, invece, è diversa e devo dire grazie al presidente Berlusconi perché nel 1994 introdusse nella politica italiana il principio dell'etica della responsabilità, cosa che nessuno di voi ha. L'etica della responsabilità significa avere il coraggio di promettere in campagna elettorale e alla fine del mandato riconoscere e specificare le ragioni per cui alcune cose sono fatte e altre no. Questa è l'etica della responsabilità, avere cioè la responsabilità davanti all'opinione pubblica di riconoscere le proprie deficienze. Per quanto riguarda la lotta alla mafia, non solo non possiamo riconoscere deficienze, ma abbiamo la gioia di poter dire che grazie alla nostra legislazione, che non è stata modificata da nessuno, si continua a combattere la mafia con le norme più giuste di questo mondo. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Congratulazioni) . GIARRUSSO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIARRUSSO (M5S) . Signor Presidente, Governo, colleghi, ancora una volta in questa Aula abbiamo assistito a un dibattito per molti aspetti surreale, un dibattito condito non di semplice propaganda, ma di pure menzogne. La prima è quella che nelle audizioni autorevoli magistrati abbiano condannato la norma, l'abbiano definita addirittura più restrittiva nella punizione delle condotte. Falso, destituito di ogni fondamento. Si è poi arrivati addirittura al ridicolo quando qualcuno in questa Aula ha avuto il coraggio di indicare, senza forse rendersene conto, che magari per chi viene eletto con i voti dei mafiosi, bisogna stabilire se quei voti sono determinanti o no; come se fosse una questione di modica quantità dei voti mafiosi. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti del senatore Mirabelli). Perché uno prende i voti dei mafiosi e se la quantità è modica, non va bene, perché il mafioso gli va a dire che, avendone forniti pochi, non lo appoggia nelle richieste. Abbiamo dovuto sentire stasera cose dell'altro mondo. Abbiamo dovuto ascoltare menzogne, come quella che noi abbiamo semplicemente aumentato la pena; no, noi abbiamo ricollegato la pena, come era nel 1992, al primo comma del 416- bis , perché ciò aveva un senso fondamentale. Non è un aumento della pena, ma un collegamento sistematico e ontologico fra due norme, voluto da Giovanni Falcone, perché era chiaro che la forza dell'associazione mafiosa era fuori di essa. Così ha detto Giovanni Falcone e così è stato chiaro. E dov'è questo "altrove" dell'associazione mafiosa? È anche in queste Aule, nelle Aule elettive dove sono andati i soggetti votati dalle associazioni mafiose, le quinte colonne che noi intendiamo colpire e colpire duramente con questa norma. (Commenti della senatrice Rizzotti). Qualcuno ha chiesto cosa c'è stato dal 1992 al MoVimento 5 Stelle. Bene, ve lo ricordiamo noi cosa c'è stato. Come ha già detto il senatore Morra, c'è stata la trattativa, poi c'è stato il 1993 con le stragi e ci sono stati anni terribili, in cui un Presidente del Consiglio, fondatore e leader del vostro partito diceva che Mangano era un eroe. Questo c'è stato dal 1992 al MoVimento 5 Stelle in questo Paese. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti della senatrice Rizzotti). Si prendono in giro queste norme e ci si dimentica che con il mafioso Mangano, condannato all'ergastolo e definito eroe da Berlusconi e compagni, quest'ultimo ci andava a pranzo e cena e se lo teneva a casa, ad Arcore. E non lo dice il MoVimento 5 Stelle; sapete chi lo ha detto? Marcello Dell'Utri nel suo processo, in cui è stato condannato per mafia, per concorso esterno; anche questo c'è stato nel 1992. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo FI-BP) . La prossima settimana andremo a ricordare Giovanni Falcone e quanti farisei andranno per le strade e per le piazze del Paese dicendosi amici di Giovanni Falcone quando non lo erano in vita perché erano nemici e avversari mortali, ma soprattutto a ricordare quello che era il suo capolavoro, il maxiprocesso. E allora ricordiamo che cos'era il maxiprocesso, visto che fra poco molti farisei presenti anche in quest'Aula lo andranno a ricordare a Palermo, dove si dovrebbero vergognare di andare. (Vivaci commenti del Gruppo PD). LAUS (PD) . Nome e cognome. PRESIDENTE.Senatore Giarrusso, la prego di rimanere nella veemenza dell'intervento e non andare oltre. GIARRUSSO (M5S) . Il maxiprocesso è quel processo in cui 480 imputati hanno avuto tre gradi di giudizio fino alla Cassazione in sette anni. Sapete cosa c'è stato dal 1992 al MoVimento 5 Stelle? Che 480 imputati non riusciamo a condannarli nemmeno in cinquanta anni, con le vostre norme. (Commenti del senatore Floris). Perché avete smontato le norme che avevano portato al maxiprocesso. MALAN (FI-BP) . Pensa a Corleone. GIARRUSSO (M5S) . Allora volete sapere che cos'è questa norma? Lo diceva uno dei nostri che è già intervenuto: è il tentativo dei cittadini di questo Paese di fare la lotta alla mafia, ma di farla per davvero e non com'è stata fatta in questi anni, ossia lotta di facciata quando poi si sabotavano i processi. Nel nostro Paese le mafie non sono state sconfitte e questo lo dobbiamo ai vent'anni del vostro regime. Allora la prima cosa che si deve fare quando si va allo scontro, quando si va in guerra con la mafia, è evitare di essere colpiti alle spalle, come lo sono stati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che sono stati colpiti alle spalle! (Applausi dal Gruppo M5S) . MIRABELLI (PD) . Infatti ce li hai dietro. GIARRUSSO (M5S) . Questa norma è solo l'inizio, per impedire che nelle istituzioni vadano coloro che poi colpiscono alle spalle chi si spende per combattere la mafia. Chi dice che è eccessivo colpire con una pena elevata un politico che si è fatto eleggere con i voti dei mafiosi, dimentica che fra gli elementi della fattispecie dell'associazione mafiosa vi è il controllo delle pubbliche amministrazioni. Il politico che viene eletto con i voti dei mafiosi realizza gli scopi dell'associazione, e per questo noi prevediamo un'aggravante specifica e importante che difendiamo e orgogliosamente rivendichiamo. Dentro le istituzioni ci devono stare le donne e gli uomini mandati dai cittadini perbene di questo Paese, non quelli mandati dalle peggiori associazioni criminali che questo Paese abbia mai visto. Allora il MoVimento 5 Stelle e questa maggioranza con questa norma hanno dovuto porre rimedio a un fatto gravissimo accaduto nella scorsa legislatura: questa disciplina infatti non nasce ieri, ma da sei anni di battaglie iniziate qui, in questo Parlamento, nel 2013 e concluse nella scorsa legislatura con una norma infame - dobbiamo dirlo - perché tale è stata definita dalla Cassazione. Norma più favorevole al reo; non lo dice il MoVimento 5 Stelle, ma lo ha scritto la Cassazione, e questo spazza via le vostre menzogne. Noi a questo abbiamo dovuto porre rimedio, ossia al fatto che avevate abbassato la pena del 42 per cento; che avevate previsto un elemento mai richiesto prima dal 416- ter¸ ossia la prova del metodo mafioso per la raccolta dei voti: una probatio diabolica diceva la Cassazione, non il MoVimento 5 Stelle. Avete reso di impossibile applicazione una norma di già difficile applicazione. Noi con questa norma poniamo rimedio a uno dei più gravi disastri che il PD e la maggioranza che ci ha preceduto, quella di Verdini e Renzi, nella scorsa legislatura ha messo in atto (Vivaci commenti dal Gruppo PD) , che era il 416- ter di Renzi e Verdini. MIRABELLI (PD) . Lo pensi solo tu! GIARRUSSO (M5S) . Ricordiamocelo! (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE. Concluda, senatore Giarrusso. GIARRUSSO (M5S) . Concludo dicendo... (Vivaci commenti delle senatrici Bellanova e Malpezzi) . PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo concludere il senatore Giarrusso, che peraltro ha praticamente terminato il tempo a sua disposizione. Prego, senatore Giarrusso. GIARRUSSO (M5S) . Grazie, signor Presidente. Concludo dicendo che questo è solo un punto di inizio del nostro impegno per contrastare le mafie nel nostro Paese, nel nome di quanti hanno dato la vita per combatterle. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo PD) . ZANDA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. ZANDA (PD) . Signor Presidente, io non voterò e non lo farò soltanto perché a questo punto è l'unico modo che ho per prendere la parola per un minuto e per rivolgermi all'onorevole Giarrusso, di cui ho ascoltato l'intervento. Il senatore Giarrusso ha definito farisei alcuni senatori che siedono in quest'Aula e lo ha fatto... VOCE DAL GRUPPO M5S. È troppo poco! ZANDA (PD) . Parlo anche con te che hai detto che è troppo poco. Lo dico anche a te. (Applausi dal Gruppo PD) . Scusate, lasciatemi finire. Sarò brevissimo. Lanciare accuse o insulti generici senza dire i nomi delle persone a cui queste accuse sono rivolte è un metodo mafioso. (Applausi dai Gruppi PD, FI-BP, FdI, Aut (SVP-PATT, UV) e dei senatori Casini ed Errani. Proteste dal Gruppo M5S). Questo è un metodo mafioso e in quest'Aula queste cose non sono consentite. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. I senatori del Gruppo M5S si levano in piedi). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PAGANO (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FI-BP) . Signor Presidente, chiedo soltanto un minimo di attenzione su una questione che riguarda non solo la Regione Abruzzo ma un pezzo importante del Centro Italia, cioè la paventata chiusura del traforo del Gran Sasso. (Brusio) . Presidente, c'è molta confusione. PRESIDENTE. Ha ragione senatore Pagano, prego i colleghi che vogliono lasciare l'Aula di farlo possibilmente in silenzio. PAGANO (FI-BP) . Quando è il momento di parlare di problemi veri, che davvero riguardano la gente, non di spot elettorali come quello che è stato appena votato, quando si parla della pelle della gente, questo è lo spettacolo che gli italiani (che mi auguro ci stiano guardando) si trovano davanti; questo è lo spettacolo che viene loro proposto. Ecco la novità che viene fuori. La verità è che se il 19 di questo mese verrà chiuso il traforo del Gran Sasso, una parte della Regione Abruzzo verrà spaccata a metà e molti cittadini, da L'Aquila verso la costa e dalla costa verso l'interno, non avranno più l'opportunità di essere collegati. Si tratta di un'opera pubblica di fondamentale importanza per la mobilità, in particolare della Regione Abruzzo, ma anche della parte più meridionale della Regione Marche e questo a dimostrazione del fatto... (Brusio) . Il disinteresse generale che percepisco mi dà la misura della qualità di questa Assemblea, che è bassissima. È pessima e basta. Questo è il mio giudizio. (Commenti del senatore Croatti) . C'è poco da protestare, hai capito? Come ti chiami? PRESIDENTE.Senatore Pagano, si rivolga alla Presidenza altrimenti mi costringe a toglierle la parola. PAGANO (FI-BP) . Allora, è giusto che chi ci sta seguendo conosca nome e cognome di chi offende perché io queste cose non le faccio ed esigo che non le facciano neanche gli altri. Siamo stati votati dal popolo italiano e lo dobbiamo rappresentare bene. C'è un problema serio che riguarda centinaia di migliaia di persone, di italiani che temono adesso di subire un danno enorme dalla chiusura di questo traforo. Il Ministero delle infrastrutture solo in queste ore, è notizia di pochi minuti fa, sta finalmente discutendo con la società concessionaria dell'Autostrada dei Parchi che purtroppo, essendo coinvolta in una indagine presso la procura di Teramo, ha paventato la chiusura di quel traforo se non vengono assunti subito provvedimenti da parte del Ministero per l'impermeabilizzazione del traforo. Questo per scongiurare l'inquinamento delle falde, l'inquinamento di acque potabili che, dall'acquedotto del Gran Sasso, arrivano fino alla costa, nuocendo alla salute dei cittadini. È pertanto opportuno e assolutamente necessario che anche questo Parlamento si faccia carico del problema e che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti possa immediatamente affrontare la situazione, anche attraverso la nomina di un commissario. Bisogna assolutamente impedire che quel traforo venga chiuso. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, ho chiesto la parola per sollecitare una rapidissima risposta all'interrogazione che abbiamo presentato oggi per fare chiarezza sulla rimozione di quello striscione, sgradito al ministro Salvini, che a Brembate è stato fatto togliere dai Vigili del fuoco. Crediamo che una risposta sul tema sia urgente perché, purtroppo, episodi di questa natura - totalmente inaccettabili - di prevaricazione sui cittadini contro chi esprime dissenso verso il potere costituito stanno diventando troppo frequenti. Ricordo solo che la Costituzione, all'articolo 21, così recita: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Non vorremmo né che, per esempio, disposizioni date solo vocalmente - come nel caso della nave Diciotti - poi ricadano su sottoposti che non avevano alcuna responsabilità personale né che, magari, taluni funzionari siano troppo solerti per ingraziarsi il capo di turno, che, in questo caso, per inciso, sembra gradire, alla luce di quello che è successo, ad esempio, a Settimo Torinese, dove, durante un comizio, ha incitato: «E che cazzo, fateli smettere!». PIANASSO (L-SP-PSd'Az) . Ma tu c'eri a Settimo Torinese? (Commenti del senatore Marino) . PRESIDENTE. Scusi, senatore, non può interloquire direttamente. TARICCO (PD) . I video sono su tutti gli organi di comunicazione del mondo. Dicevo, non vorremmo che funzionari troppo solerti assumano comportamenti contrari alla Costituzione e direi all'idea stessa di democrazia, creando problemi. Premetto soltanto che qui siamo di fronte a un tema che riguarda la Costituzione così come la democrazia, ma anche l'utilizzo delle risorse pubbliche. Noi abbiamo chiesto nell'interrogazione anche di sapere chi ha pagato quegli interventi perché credo vi siano tutti gli estremi di un rischio di danno erariale. Chiediamo di rispondere con urgenza perché riteniamo che debbano essere fugati tutti i dubbi - e in questo momento oggettivamente sono tanti - che troppi episodi hanno fatto venire su una «chiusura» nei confronti di tutti coloro che osano contestare il capo di turno. In conclusione, ricordo solo per inciso che tutti siamo incaricati pro tempore , anche il Ministro dell'interno. (Applausi dal Gruppo PD) . BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo per portare a conoscenza dell'Assemblea quanto sta avvenendo in Umbria in piena campagna elettorale. Tutti sappiamo che il 7 maggio scorso il PD, non sapendo come giustificare un diniego alle dimissioni della Presidente della Regione, ha preferito rinviare per l'ennesima volta; ma, oltre che rimanere attaccati alla poltrona, hanno scelto di condizionare pesantemente la campagna elettorale in due Comuni dell'Umbria: Panicale e Piegaro. Il 9 maggio scorso, infatti, la Regione Umbria ha inteso sottoscrivere un protocollo di intesa con Enel, Comune di Panicale e Comune di Piegaro, inaccettabile sotto tre punti di vista: ovviamente dal punto di vista dell'opportunità e non credo sia necessario specificare il perché; dal punto di vista della sostanza, perché è un protocollo assolutamente vuoto, che specula sulla campagna elettorale e sulle parole, ma non risolve i problemi che affliggono il territorio; ma, soprattutto, sul piano della forma, inteso come rispetto della legge. Ci sono infatti tre evidenti violazioni. La prima riguarda l'articolo 38 del testo unico degli enti locali perché, dopo l'indizione dei comizi elettorali, i Comuni possono approvare solo atti urgenti e indifferibili. Ebbene, questo protocollo d'intesa è in ritardo di due anni: doveva arrivare entro il 30 giugno del 2017. Di urgente c'è solo la scadenza elettorale. Inoltre, si viola anche l'articolo 42 del testo unico degli enti locali, perché gli atti di programma sono di competenza dei consigli comunali, mentre quell'atto di programma per i consigli comunali non è passato nemmeno per sbaglio. Infine, l'ultima violazione: delle delibere di giunta, che dovrebbero essere state approvate, a diversi giorni dalla sottoscrizione del protocollo d'intesa, ahimè, non vi è traccia e sono state rifiutate ai consiglieri di opposizione. Nessuno ha visto le delibere di giunta sulla base delle quali dei sindaci della Repubblica hanno sottoscritto un protocollo. Per questo abbiamo informato il prefetto, viste le sue competenze, e abbiamo depositato un'interrogazione scritta al Ministro dell'interno, al quale chiedo di poterci dare una risposta entro il 26 maggio, affinché i cittadini abbiano chiaro se i sindaci hanno firmato nel pieno delle funzioni, rispettando o meno la legge. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, abbiamo appena approvato un importante provvedimento antimafia e l'argomento che sto per trattare è meno grave, ma vi assicuro che interessa a decine di migliaia di persone e attiene al rispetto delle regole del diritto e dell'ordinamento sportivo e al criterio di ragionevolezza e di equilibrio cui devono essere informate tutte le decisioni di qualsiasi organo deliberante. Ieri è accaduto che il tribunale federale nazionale della Federazione italiana giuoco calcio (FIGC) abbia sentenziato la retrocessione del Palermo all'ultimo posto della classifica di serie B. Subito dopo si è riunito il consiglio direttivo della Lega serie B, che in sostanza ha sancito l'immediata esecutività della sentenza e per l'effetto c'è stato il ripescaggio del Perugia per ciò che riguarda i playoff , cioè per individuare la squadra che sarà promossa in serie A, rendendo di fatto una sentenza di primo grado alla stregua di una sentenza definitiva, sancendo contemporaneamente l'annullamento del playout , che invece doveva decretare l'ultima squadra che doveva retrocedere in serie C, playout che doveva disputarsi tra la quartultima e quintultima squadra della classifica di serie B e ciò ha sancito di fatto la retrocessione del Foggia calcio in serie C. In pratica, il consiglio direttivo della Lega serie B, senza averne alcun potere - potere che invece è in capo alla FIGC, ai sensi delle norme organizzative interne della stessa FIGC (NOIF) - ha cambiato le regole del gioco in corso. Peraltro, alcuni componenti del consiglio direttivo appaiono in palese conflitto di interessi, in quanto l'incredibile decisione presa ieri avvantaggia direttamente due squadre i cui rappresentanti hanno votato detta delibera. Pertanto, visto il difetto di potere del consiglio direttivo della Lega serie B auspichiamo e chiediamo al presidente della FIGC, al presidente del CONI e al sottosegretario Giorgetti di attivarsi, ciascuno per le proprie competenze, per arrivare ad annullare gli effetti della delibera che ho appena citato. (Applausi dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 15 maggio 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 15 maggio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 20,26) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso (510-B) ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI Art. 1. 1. L'articolo 416- ter del codice penale è sostituito dal seguente: «Art. 416- ter. - (Scambio elettorale politico-mafioso). - Chiunque accetta, direttamente o a mezzo di intermediari, la promessa di procurare voti da parte di soggetti appartenenti alle associazioni di cui all'articolo 416- bis o mediante le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416- bis in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità o in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell'associazione mafiosa è punito con la pena stabilita nel primo comma dell'articolo 416- bis . La stessa pena si applica a chi promette, direttamente o a mezzo di intermediari, di procurare voti nei casi di cui al primo comma. Se colui che ha accettato la promessa di voti, a seguito dell'accordo di cui al primo comma, è risultato eletto nella relativa consultazione elettorale, si applica la pena prevista dal primo comma dell'articolo 416- bis aumentata della metà. In caso di condanna per i reati di cui al presente articolo, consegue sempre l'interdizione perpetua dai pubblici uffici». ________________ N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1 EMENDAMENTI VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Berardi, Bogo Deledda, Bonfrisco, Borgonzoni, Bossi Umberto, Candiani, Cangini, Cattaneo, Cioffi, Crimi, Crucioli, Dal Mas, D'Angelo, De Poli, Fedeli, Garavini, Giammanco, Lucidi, Merlo, Montevecchi, Monti, Napolitano, Pinotti, Ronzulli, Santangelo, Siri, Solinas, Toffanin, Vattuone, Vescovi, Zanda e Zuliani. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Di Micco e Marinello, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 4 a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Siri, sostituito in quanto membro del Governo dalla senatrice Pucciarelli; entra a farne parte il senatore Romeo; 6 a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Romeo; entra a farne parte il senatore Siri. Procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, trasmissione di decreti di archiviazione Con lettera in data 9 maggio 2019, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che il Collegio per i reati ministeriali, costituito presso il Tribunale di Roma, ha disposto, con decreto in data 6 maggio 2019, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità penale nei confronti di Gian Luca Galletti. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati DDL Costituzionale Senatore Quagliariello Gaetano; Calderoli Roberto e Perilli Gianluca; Patuanelli Stefano e Romeo Massimiliano Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari (214-515-805-B) (presentato in data 09/05/2019) S.214 approvato in testo unificato dal Senato della Repubblica (T.U. con S.515, S.805) C.1585 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.1172); Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Serbia inteso a facilitare l'applicazione della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, fatto a Belgrado il 9 febbraio 2017; b) Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Serbia inteso a facilitare l'applicazione della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, fatto a Belgrado il 9 febbraio 2017 (1260) (presentato in data 02/05/2019) C.1538 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Kenya, fatto a Milano l'8 settembre 2015; b) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Kenya, fatto a Milano l'8 settembre 2015 (1261) (presentato in data 02/05/2019) C.1539 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Kazakhstan, fatto ad Astana il 22 gennaio 2015; b) Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Kazakhstan, fatto ad Astana il 22 gennaio 2015 (1262) (presentato in data 02/05/2019) C.1540 approvato dalla Camera dei deputati ; Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ministro della difesa Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Serbia sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Belgrado il 16 dicembre 2013 (1263) (presentato in data 02/05/2019) C.1541 approvato dalla Camera dei deputati ; Onn. Capitanio Massimiliano, Centemero Giulio, Andreuzza Giorgia, Badole Mirco, Bazzaro Alex, Belotti Daniele, Benvenuto Alessandro Manuel, Bianchi Matteo Luigi, Billi Simone, Binelli Diego, Bisa Ingrid, Bitonci Massimo, Boldi Rossana, Caffaratto Gualtiero, Caparvi Virginio, Cattoi Vanessa, Cavandoli Laura, Cecchetti Fabrizio, Colmellere Angela, Covolo Silvia, De Angelis Sara, Di Muro Flavio, Donina Giuseppe Cesare, Durigon Claudio, Ferrari Roberto Paolo, Fogliani Ketty, Formentini Paolo, Foscolo Sara, Fugatti Maurizio, Furgiuele Domenico, Garavaglia Massimo, Gastaldi Flavio, Gava Vannia, Giacometti Antonietta, Giglio Vigna Alessandro, Gobbato Claudia, Golinelli Guglielmo, Grimoldi Paolo, Guidesi Guido, Latini Giorgia, Legnaioli Donatella, Lo Monte Carmelo, Locatelli Alessandra, Lolini Mario, Lorenzoni Eva, Lucchini Elena, Maccanti Elena, Marchetti Riccardo Augusto, Maturi Filippo, Morrone Jacopo, Moschioni Daniele, Murelli Elena, Pagano Alessandro, Panizzut Massimiliano, Paolini Luca Rodolfo, Patassini Tullio, Patelli Cristina, Pettazzi Lino, Piastra Carlo, Racchella Germano, Ribolla Alberto, Segnana Stefania, Tateo Anna Rita, Terzi Claudia Maria, Tiramani Paolo, Tombolato Giovanni Battista, Turri Roberto, Vallotto Sergio, Vinci Gianluca, Viviani Lorenzo, Zanotelli Giulia, Ziello Edoardo, Zoffili Eugenio, Zordan Adolfo, Frassini Rebecca, Paternoster Paolo, Pretto Erik Umberto Introduzione dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica (1264) (presentato in data 03/05/2019) C.682 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.734, C.916, C.988, C.1166, C.1182, C.1425, C.1464, C.1465, C.1480, C.1485, C.1499, C.1536, C.1555, C.1576, C.1696, C.1709); Onn. Racchella Germano, Molinari Riccardo, Andreuzza Giorgia, Badole Mirco, Bazzaro Alex, Bianchi Matteo Luigi, Billi Simone, Binelli Diego, Bisa Ingrid, Boldi Rossana, Boniardi Fabio Massimo, Bordonali Simona, Bubisutti Aurelia, Caffaratto Gualtiero, Capitanio Massimiliano, Cavandoli Laura, Cecchetti Fabrizio, Cestari Emanuele, Colla Jari, Colmellere Angela, Covolo Silvia, Crippa Andrea, Dara Andrea, De Angelis Sara, De Martini Guido, Di Muro Flavio, Di San Martino Lorenzato Di Ivrea Luis Roberto, Fantuz Marica, Ferrari Roberto Paolo, Fogliani Ketty, Formentini Paolo, Frassini Rebecca, Furgiuele Domenico, Gastaldi Flavio, Giglio Vigna Alessandro, Gobbato Claudia, Grimoldi Paolo, Gusmeroli Alberto Luigi, Iezzi Igor Giancarlo, Invernizzi Cristian, Lazzarini Arianna, Legnaioli Donatella, Locatelli Alessandra, Lolini Mario, Lucchini Elena, Maggioni Marco, Morelli Alessandro, Moschioni Daniele, Murelli Elena, Pagano Alessandro, Panizzut Massimiliano, Paolini Luca Rodolfo, Patelli Cristina, Pettazzi Lino, Piccolo Tiziana, Potenti Manfredi, Pretto Erik Umberto, Ribolla Alberto, Sasso Rossano, Stefani Alberto, Tarantino Leonardo, Tateo Anna Rita, Tonelli Gianni, Turri Roberto, Valbusa Vania, Vallotto Sergio, Vinci Gianluca, Zicchieri Francesco, Ziello Edoardo, Zoffili Eugenio, Zordan Adolfo Dichiarazione di monumento nazionale del ponte sul Brenta detto "Ponte Vecchio di Bassano" (1276) (presentato in data 13/05/2019) C.1203 approvato dalla Camera dei deputati . Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatore Laforgia Francesco Salario minimo e validità erga omnes dei contratti collettivi nazionali di lavoro (1259) (presentato in data 30/04/2019); senatore Pittoni Mario Interventi in materia di università e ricerca (1265) (presentato in data 03/05/2019); senatore Morra Nicola Disciplina delle attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza degli interessi (1266) (presentato in data 08/05/2019); senatori Romano Iunio Valerio, Matrisciano Susy, Castellone Maria Domenica, Mininno Cataldo, Donno Daniela, Turco Mario, Trentacoste Fabrizio, Lannutti Elio, Vanin Orietta, Gallicchio Agnese, Ortis Fabrizio, Lanzi Gabriele, Presutto Vincenzo, Pirro Elisa, Angrisani Luisa, Giannuzzi Silvana, Buccarella Maurizio, Bottici Laura, Piarulli Angela Anna Bruna, Auddino Giuseppe Disposizioni per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone disabili (1267) (presentato in data 08/05/2019); senatori Gasparri Maurizio, Giro Francesco Maria, Rauti Isabella, Binetti Paola, Carbone Vincenzo, Cesaro Luigi, De Siano Domenico, Galliani Adriano, Lonardo Alessandrina, Mallegni Massimo, Rizzotti Maria, Siclari Marco, Testor Elena Istituzione del Fondo nazionale per il sostegno economico temporaneo ai lavoratori del settore artitistico-culturale e della comunicazione (1268) (presentato in data 08/05/2019); senatori Gasparri Maurizio, Mallegni Massimo, Vitali Luigi Modifiche all'articolo 165 del codice penale e all'articolo 115-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, in materia di legittima difesa (1269) (presentato in data 08/05/2019); senatore De Bonis Saverio Ricostituzione del Corpo forestale dello Stato (1270) (presentato in data 09/05/2019); Ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica islamica di Afghanistan, fatto a Kabul il 19 aprile 2016 (1271) (presentato in data 09/05/2019); senatori Pisani Giuseppe, Castellone Maria Domenica, Sileri Pierpaolo, Floridia Barbara, Pacifico Marinella, Urraro Francesco, Di Girolamo Gabriella, Lupo Giulia, Dessi' Emanuele, Ferrara Gianluca, Ortolani Franco, Angrisani Luisa, Fede Giorgio, La Mura Virginia, Quarto Ruggiero, Romano Iunio Valerio, Dell'Olio Gianmauro, Mautone Raffaele, Marinello Gaspare Antonio, Matrisciano Susy, Endrizzi Giovanni Disposizioni in favore dei soggetti affetti da sensibilità chimica multipla (MCS) (1272) (presentato in data 09/05/2019); senatori Iannone Antonio, Bertacco Stefano, Calandrini Nicola, Maffoni Gianpietro, Urso Adolfo Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni (1273) (presentato in data 09/05/2019); senatori Donno Daniela, Romano Iunio Valerio, Angrisani Luisa, Trentacoste Fabrizio, Lannutti Elio, Vanin Orietta, Gallicchio Agnese, Gaudiano Felicia, Corbetta Gianmarco Disposizioni in materia di pari opportunità di trattamento dei daltonici e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia (1274) (presentato in data 09/05/2019); senatori Balboni Alberto, Rauti Isabella, Calandrini Nicola, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, Urso Adolfo, La Pietra Patrizio Giacomo, Ciriani Luca, Bertacco Stefano, Maffoni Gianpietro Introduzione del reato di bullismo nel codice penale (1275) (presentato in data 09/05/2019); ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica tunisina in materia di trasporto internazionale su strada di persone e merci, fatto a Roma il 9 febbraio 2017 (1277) (presentato in data 14/05/2019); ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato plurinazionale di Bolivia, fatto a La Paz il 3 marzo 2010 (1278) (presentato in data 14/05/2019); ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Unione del Myanmar, fatto a Naypyitaw il 6 aprile 2016 (1279) (presentato in data 14/05/2019); ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Armenia sull'autotrasporto internazionale di passeggeri e di merci, firmato il 7 agosto 19999, fatto a Jerevan il 31 luglio 2018 (1280) (presentato in data 14/05/2019); ministro degli affari esteri e cooperazione internazionale Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della repubblica di Costa Rica, fatto Roma il 27 maggio 2016 (1281) (presentato in data 14/05/2019); senatori Di Nicola Primo, Corbetta Gianmarco, Donno Daniela, Evangelista Elvira Lucia, Gallicchio Agnese, Lannutti Elio, Lanzi Gabriele, Romano Iunio Valerio Disposizioni in materia di sanzioni accessorie per le violazioni di norme tributarie (1282) (presentato in data 13/05/2019); senatori Faggi Antonella, Romeo Massimiliano, Marin Raffaella Fiormaria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Introduzione del trattamento farmacologico di blocco androgenico totale a carico dei condannati per delitti di violenza sessuale (1283) (presentato in data 13/05/2019); senatori Sileri Pierpaolo, Castellone Maria Domenica, Dessi' Emanuele, Gallicchio Agnese, Lanzi Gabriele, Lomuti Arnaldo, Angrisani Luisa, Romagnoli Sergio, Airola Alberto, Pisani Giuseppe, Maiorino Alessandra, Castaldi Gianluca, Morra Nicola, Romano Iunio Valerio, Dell'Olio Gianmauro, Lupo Giulia, Nocerino Simona Nunzia, Accoto Rossella, Leone Cinzia, Ricciardi Sabrina, Pirro Elisa, Lannutti Elio Disposizioni in materia di attività libero-professionale intramuraria delle professioni sanitarie di cui alla legge 1 febbraio 2006, n. 43. Modifiche alla legge 3 agosto 2007, n. 120 (1284) (presentato in data 14/05/2019); senatori Mautone Raffaele, Castellone Maria Domenica, Pisani Giuseppe, Sileri Pierpaolo, Endrizzi Giovanni, Lannutti Elio Disposizioni in materia di credito d'imposta per l'acquisto di alimenti per lattanti (1285) (presentato in data 14/05/2019); senatori Drago Tiziana Carmela Rosaria, Granato Bianca Laura, Angrisani Luisa, Ortis Fabrizio, Gaudiano Felicia, Leone Cinzia Modificazioni alla legge 8 ottobre 2010, n. 170, recante «Nuove norme in materia di disturbi specifici dell'apprendimento in ambito scolastico» (1286) (presentato in data 14/05/2019); senatori Lannutti Elio, Pesco Daniele, Di Nicola Primo, Morra Nicola, Sileri Pierpaolo, Lanzi Gabriele, Accoto Rossella, Leone Cinzia, Trentacoste Fabrizio, Giannuzzi Silvana, Castellone Maria Domenica, Corbetta Gianmarco, Donno Daniela, Pirro Elisa, Naturale Gisella, Romano Iunio Valerio, Puglia Sergio, Pisani Giuseppe, Presutto Vincenzo, Matrisciano Susy, Fenu Emiliano, Croatti Marco, Lomuti Arnaldo, Santillo Agostino, Airola Alberto, Angrisani Luisa, Gaudiano Felicia, Dell'Olio Gianmauro, Castaldi Gianluca, Mautone Raffaele, Drago Tiziana Carmela Rosaria, Guidolin Barbara, Ferrara Gianluca, Pellegrini Marco, Vaccaro Sergio, Ricciardi Sabrina, Di Marzio Luigi, Romagnoli Sergio, Di Girolamo Gabriella, Abate Rosa Silvana, Corrado Margherita Misure in materia di tutela della proprietà immobiliare sottoposta a procedura esecutiva (1287) (presentato in data 14/05/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente Commissioni 3ª e 4ª riunite Sen. Ferrara Gianluca Modifiche alla legge 9 luglio 1990, n. 185, in materia di controllo dell'esportazione, dell'importazione e del transito dei materiali di armamento (1049) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 06/05/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Dal Mas Franco ed altri Modifiche alla legge 9 gennaio 2019, n. 3, in materia di efficacia dell'inserimento dei reati contro la pubblica amministrazione tra i reati ostativi ai benefici di cui all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, nonché al decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, in relazione agli obblighi di trasparenza di associazioni di provenienza politica (1186) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 08/05/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Malpezzi Simona Flavia ed altri Valorizzazione e potenziamento dei percorsi di "Cittadinanza e Costituzione" (863) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 08/05/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Dep. Capitanio Massimiliano ed altri Introduzione dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica (1264) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali C.682 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.734, C.916, C.988, C.1166, C.1182, C.1425, C.1464, C.1465, C.1480, C.1485, C.1499, C.1536, C.1555, C.1576, C.1696, C.1709) (assegnato in data 08/05/2019); 8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni Dep. Marino Bernardo ed altri Modifiche alla legge 9 agosto 2017, n. 128, in materia di affidamento dei servizi di trasporto nelle ferrovie turistiche (1251) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.1615 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 08/05/2019); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Binetti Paola ed altri Disposizioni in favore delle persone affette da epilessia (1219) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 08/05/2019); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Dep. Lazzarini Arianna ed altri Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale (1250) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali C.684 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.1109) (assegnato in data 08/05/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Ciriani Luca ed altri Modifiche al decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, in materia di equiparazione ai partiti ed ai movimenti politici delle fondazioni, associazioni e comitati (1155) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 10/05/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Damiani Dario ed altri Disposizioni per l'introduzione dell'insegnamento di educazione economica e finanziaria nelle scuole primarie e secondarie (1154) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 10/05/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Floridia Barbara ed altri Disposizioni per il potenziamento dell'insegnamento della storia nel biennio delle scuole secondarie di secondo grado (1174) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 10/05/2019); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Binetti Paola ed altri Disposizioni a sostegno delle famiglie con bambini affetti da malattie rare (1098) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 10/05/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. De Petris Loredana Modifica alla legge 20 luglio 2000, n. 211, in materia di estensione del "Giorno della Memoria" al ricordo a tutte le vittime delle persecuzioni etniche, sessuali e religiose, deportate nei campi di sterminio nazisti (1058) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 13/05/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Piarulli Angela Anna Bruna Disposizioni in materia di istituzione delle sezioni di polizia giudiziaria del Corpo di polizia penitenziaria, di servizi centrali di polizia giudiziaria del Corpo di polizia penitenziaria, di utilizzo di aeromobili a pilotaggio remoto da parte del Corpo di polizia penitenziaria, nonché di istituzione di un Nucleo di polizia penitenziaria presso ogni tribunale di sorveglianza (1129) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) (assegnato in data 13/05/2019); 5ª Commissione permanente Bilancio Sen. Romeo Massimiliano ed altri Interventi per sostenere la candidatura di Milano-Cortina d'Ampezzo ai Giochi olimpici invernali del 2026 (1148) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 13/05/2019); 5ª Commissione permanente Bilancio Sen. Binetti Paola ed altri Misure a favore della famiglia (1175) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 13/05/2019); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Romeo Massimiliano ed altri Istituzione dell'imposta sostitutiva IrpefIresPlus (1071) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) (assegnato in data 13/05/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Giacobbe Francesco, Sen. Garavini Laura Modifica all'articolo 13 della legge 30 dicembre 1991, n. 412, in materia di verifica delle prestazioni pensionistiche dei pensionati residenti all'estero, e disposizioni relative ai trattamenti indebitamente percepiti (1062) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 13/05/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Castaldi Gianluca Interpretazione autentica dell'articolo 6, comma 4, della legge 29 dicembre 1988, n. 554, in materia di riconoscimento della retribuzione individuale di anzianità per il personale docente del Ministero della pubblica istruzione transitato nei ruoli dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ai sensi dell'ordinanza del Ministro della pubblica istruzione n. 217 del 6 maggio 1998 (1184) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 13/05/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Regione Umbria Disposizioni in materia di lavoro mediante piattaforme digitali (1198) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 13/05/2019). In sede referente 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Minamata sul mercurio, con Allegati, fatta a Kumamoto il 10 ottobre 2013 (1171) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 02/05/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica gabonese per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatta a Libreville il 28 giugno 1999 (1172) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) (assegnato in data 02/05/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Laforgia Francesco Salario minimo e validità erga omnes dei contratti collettivi nazionali di lavoro (1259) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) (assegnato in data 06/05/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Croatti Marco Distacco dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e loro aggregazione alla regione Emilia-Romagna, nell'ambito della provincia di Rimini, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione (959) previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 08/05/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Patuanelli Stefano, Sen. Romeo Massimiliano Modifica dell'articolo 111 della Costituzione recante l'introduzione di princìpi inerenti la funzione e il ruolo dell'avvocato (1199) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia) (assegnato in data 08/05/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Perilli Gianluca Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e al codice civile, nonché altre disposizioni in materia di tutela degli animali (1078) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 08/05/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi, Ministro difesa Trenta ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Mongolia sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 3 maggio 2016 (1079) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 08/05/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione dei seguenti Protocolli: a) Protocollo relativo ad un emendamento all'articolo 50(a) della Convenzione sull'aviazione civile internazionale, fatto a Montreal il 6 ottobre 2016; b) Protocollo relativo ad un emendamento all'articolo 56 della Convenzione sull'aviazione civile internazionale, fatto a Montreal il 6 ottobre 2016 (1168) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni) (assegnato in data 08/05/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica argentina sulla cooperazione in materia di sicurezza, fatto a Buenos Aires l'8 maggio 2017 (1169) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 08/05/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi, Ministro difesa Trenta ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione in materia di difesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Niger, fatto a Roma il 26 settembre 2017 (1225) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) C.1468 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 08/05/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Serbia inteso a facilitare l'applicazione della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, fatto a Belgrado il 9 febbraio 2017; b) Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Serbia inteso a facilitare l'applicazione della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, fatto a Belgrado il 9 febbraio 2017 (1260) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) C.1538 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 08/05/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Kenya, fatto a Milano l'8 settembre 2015; b) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Kenya, fatto a Milano l'8 settembre 2015 (1261) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) C.1539 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 08/05/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Kazakhstan, fatto ad Astana il 22 gennaio 2015; b) Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Kazakhstan, fatto ad Astana il 22 gennaio 2015 (1262) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro) C.1540 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 08/05/2019); 3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi, Ministro difesa Trenta ed altri Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Serbia sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Belgrado il 16 dicembre 2013 (1263) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo) C.1541 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 08/05/2019); 9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte, Ministro pubblica amministrazione Bongiorno ed altri Delega al Governo per la semplificazione e la codificazione in materia di agricoltura e agroalimentare (1252) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 10/05/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. De Petris Loredana Modifiche al codice civile e ulteriori disposizioni per la tutela degli animali (76) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali Ai sensi dell'articolo 35, comma 2, del Regolamento, già deferito in sede redigente, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 10/05/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. De Petris Loredana Nuove disposizioni in materia di delitti contro specie protette di fauna e flora (81) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali Ai sensi dell'articolo 35, comma 2, del Regolamento, già deferito in sede redigente, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 10/05/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Giammanco Gabriella Introduzione del titolo XIV-bis del libro primo del codice civile e altre disposizioni per la tutela degli animali (298) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali Ai sensi dell'articolo 35, comma 2, del Regolamento, già deferito in sede redigente, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 10/05/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Cirinna' Monica Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di reati contro gli animali (360) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali Ai sensi dell'articolo 35, comma 2, del Regolamento, già deferito in sede redigente, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 10/05/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Urso Adolfo ed altri Modifica al codice penale recante l'introduzione del divieto di consumo alimentare di carne di cane e di gatto (845) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 12ª (Igiene e sanita') Ai sensi dell'articolo 35, comma 2, del Regolamento, già deferito in sede redigente, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), è stato rimesso alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. (assegnato in data 10/05/2019). Disegni di legge, presentazione di relazioni A nome della 9ª Commissione permanente Agricoltura in data 14/05/2019 il senatore De Bonis Saverio ha presentato la relazione 1249-A/bis di minoranza sul disegno di legge: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 2019, n. 27, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale e per l'emergenza nello stabilimento Stoppani, sito nel Comune di Cogoleto" (1249) (presentato in data 18/04/2019) C.1718 approvato dalla Camera dei deputati. Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli In data 10/05/2019 la 2ª Commissione permanente Giustizia ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge di iniziativa del Sen. Ostellari Andrea ed altri recante "Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale e altri misure in materia di circonvenzione di persone anziane" (980), con proposta di assorbimento del disegno di legge di iniziativa del Sen. Cangini Andrea recante "Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, concernenti l'introduzione del reato di frode patrimoniale in danno di soggetti vulnerabili" (885). Disegni di legge, rimessione in Assemblea Su richiesta di un quinto dei componenti la 2ª Commissione permanente - a norma dell'articolo 36, terzo comma, del Regolamento - i seguenti disegni di legge, già assegnati alla medesima Commissione in sede redigente, sono stati rimessi alla discussione e alla votazione dell'Assemblea il 7 maggio 2019: Cangini (FI-BP). - Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, concernenti l'introduzione del reato di frode patrimoniale in danno di soggetti vulnerabili (885); Ostellari (L-SP-PSd'Az) ed altri. - Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale e altri misure in materia di circonvenzione di persone anziane (980). Disegni di legge, ritiro In data 6 maggio 2019, il senatore Luigi Zanda ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Zanda. - "Nuove norme in materia di adeguamento del trattamento economico dei membri del Parlamento a quello dei parlamentari europei" (1107). Indagini conoscitive, annunzio In data 6 maggio la 7ª Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, le seguenti indagini conoscitive: sull'impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento; sulla condizione studentesca nelle università e il precariato nella ricerca universitaria. Affari assegnati Sono stati deferiti, in data 6 maggio 2019, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente: l'affare in materia di esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione (Atto n. 244); l'affare su volontariato e professioni nei beni culturali (Atto n. 245). Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento Il Ministro della difesa, con lettera in data 30 aprile 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa per l'anno 2019 relativo a contributi ad associazioni combattentistiche e d'arma (n. 83). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 9 maggio 2019 - alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 29 maggio 2019. Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 2 maggio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 4 agosto 1955, n. 722 - lo schema di decreto ministeriale per l'individuazione delle manifestazioni da abbinare alle lotterie nazionali da effettuare nell'anno 2019 (n. 84). Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139- bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 9 maggio 2019 - alla 6ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'8 giugno 2019. Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 30 aprile 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 nonché dell'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479 - la proposta di nomina del professor Pasquale Tridico a Presidente dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) (n. 22). Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139- bis del Regolamento, la proposta di nomina è stata deferita - in data 2 maggio 2019 - alla 11 a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 22 maggio 2019. Governo, trasmissione di atti e documenti La Presidenza del Consiglio dei ministri ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, concernente l'esercizio di poteri speciali nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 aprile 2019 recante imposizione di prescrizioni e condizioni nei confronti delle società First State SP Sàrl e First State Investiments International Limited in relazione all'acquisto di una partecipazione nella società OLT Offshore LNG Toscana Spa. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alle Commissioni permanenti 1ª e 10ª (Atto n. 247). Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 2 aprile e 8 maggio 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 5 della legge 9 luglio 1990, n. 185, la relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, riferita all'anno 2018. La predetta relazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 3 a , alla 4 a , alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . LXVII, n. 2). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 30 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15 della legge 16 aprile 2015, n. 47, la relazione - predisposta dal Ministero della giustizia - sull'applicazione delle misure cautelari personali e sui provvedimenti di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, riferita all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XCIV, n. 3). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 8 maggio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 21 luglio 2016, n. 145, la deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2019, adottata il 23 aprile 2019 ( Doc . XXV, n. 2) nonché, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, della legge 21 luglio 2016, n. 145, la relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al periodo 1° ottobre-31 dicembre 2018, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2019, deliberata dal Consiglio dei ministri il 23 aprile 2019 ( Doc . XXVI, n. 2). I predetti documenti sono stati deferiti, in data 8 maggio 2019, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50 del Regolamento, alle Commissioni riunite 3 a e 4 a . Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 9 aprile 2019, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400 - la comunicazione concernente la nomina per un anno, a decorrere dal 4 febbraio 2019, del prefetto dottoressa Annapaola Porzio a Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura. Tale comunicazione è trasmessa, per competenza, alla 1ª e alla 2 a Commissione permanente. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, in data 19 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, la Relazione d'inchiesta relativa all'incidente aereo occorso all'aeromobile Piper PA-28-161, marche di identificazione F-GHLY, a Chies d'Alpago (BL), in data 18 giugno 2013 (Atto n. 243). La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a Commissione permanente. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 19 aprile 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le osservazioni formulate dall'Olanda, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535, in ordine alla notifica 2019/0004/I relativa al progetto di regola tecnica recante "Linee guida contenenti le Regole tecniche e Raccomandazioni afferenti la generazione di certificati elettronici qualificati, firme e sigilli elettronici qualificati e validazioni temporali elettroniche qualificate" (Atto n. 169 annunciato all'Assemblea nella seduta del 5 marzo 2019). La predetta documentazione è deferita alla 1 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 169-2 bis ). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 2 maggio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, il parere circostanziato e le osservazioni riguardanti la notifica 2019/0022/I relativa allo schema di decreto ministeriale recante "Sistemi antiabbandono", formulati dalla Commissione europea ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2, e dell'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535 (Atto n. 170 annunciato all'Assemblea nella seduta del 5 febbraio 2019). La predetta documentazione è deferita alla 8 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 170-2 bis ). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 19 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la richiesta di informazioni supplementari formulata dalla Commissione europea sulla notifica 2019/0089/I concernente le "Misure attuative in materia di vendita o qualsiasi altra forma di collocamento di titoli di accesso, ai sensi dell'articolo 1, commi 545-bis e seguenti, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, introdotti dall'articolo 1, comma 1100, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e del Decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 12 marzo 2018, nonché modifiche alla disciplina relativa ai sistemi di biglietterie automatizzate" (Atto n. 206, già annunciato all'Assemblea nella seduta del 20 marzo 2019). La predetta documentazione è deferita alla 8 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 206- bis ). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 23 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 20, ultimo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354, la relazione sull'attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti, relativa all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a Commissione permanente ( Doc . CXVIII, n. 2). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 29 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 3, della legge 22 maggio 1978, n. 194, la relazione - per la parte di sua competenza - sullo stato di attuazione della legge concernente norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza, relativa all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XXXVII- bis , n. 2). Il Ministro della salute, con lettera in data 29 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 30 marzo 2001, n. 125, la relazione sugli interventi realizzati ai sensi della predetta legge in materia di alcol e di problemi alcol correlati, riferita all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12 a Commissione permanente ( Doc . CXXV, n. 1). Il Ministro per la pubblica amministrazione, con lettera in data 30 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 11 novembre 2011, n. 180, la relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di riduzione e trasparenza degli adempimenti amministrativi a carico di cittadini e imprese, relativa all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CCXIV, n. 2). Il Sottosegretario di Stato degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 2 maggio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9 della legge 15 ottobre 1991, n. 344, la relazione sullo stato di attuazione della legge recante provvedimenti in favore dei profughi italiani, riferita all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3 a Commissione permanente ( Doc . CVI, n. 2). Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 2 maggio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera f-bis) , del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, la relazione sullo stato di avanzamento dei lavori e su eventuali aggiornamenti del crono-programma del Grande Progetto Pompei, aggiornata al 31 dicembre 2018. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente ( Doc . CCXX, n. 3). Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 17 aprile 2019, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213 - la comunicazione concernente la nomina dell'ingegner Giorgio Saccoccia a Presidente del Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), della professoressa Alessandra Celletti, della dottoressa Luisa Riccardi e del dottor Maurizio Cheli a componenti del Consiglio di Amministrazione del medesimo ente (n. 11). Tale comunicazione è deferita, per competenza, alla 7 a e alla 10 a Commissione permanente. Il Ministro della salute, con lettera in data 10 maggio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 25 della legge 21 ottobre 2005, n. 219, la relazione sullo stato dell'organizzazione del sistema trasfusionale nazionale, aggiornata al 31 dicembre 2018. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 12 a Commissione permanente ( Doc . CXXII, n. 1). Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 9 maggio 2019, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 29 ottobre 1997, n. 374, ha inviato la relazione - per la parte di competenza del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale - sullo stato di attuazione della legge recante "Norme per la messa al bando delle mine antipersona", relativa al secondo semestre 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CLXXXII, n. 3). Con lettere in data 9 maggio 2019 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Torgiano (Perugia), Genzano di Roma (Roma), Palo del Colle (Bari), Luogosano (Avellino). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 2 maggio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, il parere circostanziato e le osservazioni riguardanti la notifica 2019/0022/I relativa allo schema di decreto ministeriale recante "Sistemi antiabbandono", formulati dalla Commissione europea ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2, e dell'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535 (Atto n. 170 annunciato all'Assemblea nella seduta del 5 febbraio 2019). La predetta documentazione è deferita alla 8 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 170-2 bis ). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Terza relazione di valutazione sull'attuazione della direttiva relativa al miglioramento della sicurezza dei porti (COM(2019) 191 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione - Un processo decisionale più efficiente nella politica sociale: individuazione dei settori più idonei al passaggio alla votazione a maggioranza qualificata (COM(2019) 186 definitivo), alla 11 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Relazione annuale 2017 sull'attuazione del regolamento CE n. 300/2008 che istituisce norme comuni per la sicurezza dell'aviazione civile (COM(2019) 183 definitivo), alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio - L'Unione europea, l'America latina e i Caraibi: unire le forze per un futuro comune (JOIN(2019) 6 definitivo), alla 3 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione della dichiarazione congiunta e dell'orientamento comune sull'ubicazione delle sedi delle agenzie decentrate (COM(2019) 187 definitivo), alla 14 a Commissione permanente; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e alla Corte dei Conti - Strategia antifrode della Commissione: un'azione più incisiva a tutela del bilancio dell'UE (COM(2019) 196 definitivo), alla 5 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a . Garante per la protezione dei dati personali, trasmissione di atti. Deferimento Il Garante per la protezione dei dati personali, con lettera in data 30 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 37 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51 e dell'articolo 23, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, una segnalazione sulla disciplina delle intercettazioni mediante captatore informatico. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente (Atto n. 252). Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento Con lettera in data 5 aprile 2019, è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13- bis , della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nel 2018 dal Garante del contribuente della Provincia autonoma di Trento. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente (Atto n. 242). Con lettera in data 24 aprile 2019, è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13- bis , della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta dal Garante del contribuente per il Veneto, aggiornata al 24 aprile 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente (Atto n. 253). Autorità nazionale anticorruzione, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, con lettera in data 2 maggio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 213, comma 3, lettera d) , del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, una segnalazione concernente "possibili criticità relative alla funzione di RUP quale progettista, verificatore, validatore del progetto e direttore dei lavori o dell'esecuzione". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a e alla 8 a Commissione permanente (Atto n. 246). Il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, con lettera in data 9 maggio 2019, ha segnalato alcune criticità concernenti le procedure di infrazione n. 2018/2273 relativa alla violazione del diritto dell'Unione europea con riferimento ad alcune disposizioni delle direttiva (UE) 2014/24/UE e 2014/25/UE in materia di appalti pubblici e 2014/23/UE in materia di concessioni (Procedura infrazione n. 27), e n. 2017/2090 relativa alla non conformità dell'articolo 113- bis del Codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, con la direttiva 2011/7/UE sulla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali(Procedura infrazione n. 171/XVII Leg.), anche in relazione all'entrata in vigore del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 254). Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di atti e documenti. Deferimento La Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 29 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, punto p ), della legge 12 luglio 2011, n. 112, la relazione sull'attività svolta dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza nell'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . CCI, n. 2). La Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettere in data 2 e 3 maggio 2019, ha inviato due segnalazioni concernenti: "Violenza contro le persone di minore età" (Atto n. 249); "Tutela degli orfani per crimini domestici" (Atto n. 250). La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a , alla 7 a , alla 11 a e alla 12 a Commissione permanente. Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, con lettera in data 9 aprile 2019, ha inviato, in applicazione dell'articolo 13, comma 1, lettera n ), della legge 12 giugno 1990, n. 146, e successive modificazioni, copia dei seguenti verbali: n. 1177, relativo alla seduta del 13 settembre 2018 n. 1178, relativo alla seduta del 27 settembre 2018 n. 1179, relativo alla seduta del 11 ottobre 2018 n. 1180, relativo alla seduta del 25 ottobre 2018 n. 1181, relativo alla seduta del 8 novembre 2018 n. 1182, relativo alla seduta del 22 novembre 2018 n. 1183, relativo alla seduta del 6 dicembre 2018 n. 1184, relativo alla seduta del 18 dicembre 2018 I predetti verbali sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente (Atto sciopero n. 3). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 1 a Commissione permanente: sentenza n. 74 del 20 febbraio 2019, depositata il 9 aprile 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 71, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), nella parte in cui non prevede che le modalità di utilizzo su base regionale delle risorse ivi previste siano stabilite con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze previa intesa con la Conferenza unificata ( Doc. VII, n. 45) - alla 5 a Commissione permanente; sentenza n. 75 del 19 marzo 2019, depositata il 9 aprile 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 16- septies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, inserito dall'articolo 45- bis , comma 2, lettera b ), del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari), convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta ( Doc. VII, n. 46) - alla 2 a Commissione permanente; sentenza n. 82 del 20 febbraio 2019, depositata l'11 aprile 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 517 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione della pena, a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, relativamente al reato concorrente emerso nel corso del dibattimento e che forma oggetto di nuova contestazione ( Doc. VII, n. 47) - alla 2 a Commissione permanente; sentenza n. 88 del 19 febbraio 2019, depositata il 17 aprile 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 222, comma 2, quarto periodo, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui non prevede che, in caso di condanna, ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i reati di cui agli articoli 589- bis (Omicidio stradale) e 590- bis (Lesioni personali stradali gravi o gravissime) del codice penale, il giudice possa disporre, in alternativa alla revoca della patente di guida, la sospensione della stesa ai sensi del secondo e terzo periodo dello stesso comma 2 dell'articolo 222 codice della strada allorché non ricorra alcuna delle circostanze aggravanti previste dai rispettivi commi secondo e terzo degli articoli 589- bis e 590- bis codice penale ( Doc. VII, n. 48) - alla 2 a Commissione permanente; sentenza n. 99 del 20 febbraio 2019, depositata il 19 aprile 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 47- ter , comma 1- ter , della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui non prevede che, nell'ipotesi di grave infermità psichica sopravvenuta, il tribunale di sorveglianza possa disporre l'applicazione al condannato della detenzione domiciliare anche in deroga ai limiti di cui al comma 1 del medesimo articolo 47- ter ( Doc. VII, n. 49) - alla 2 a Commissione permanente. Corte dei conti, trasmissione di relazione sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 16, 23, 24 e 26 aprile 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 140); della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 141); dell'INARCASSA - Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 142); dell'Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli odontoiatri - Fondazione ENPAM, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 143); della Fondazione Opera Nazionale Assistenza Orfani Sanitari italiani (ONAOSI) per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 144); dell'Accademia della Crusca, per gli esercizi dal 2015 al 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 145); dell'Istituto Nazionale di Alta Matematica Francesco Severi (INdAM) per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 146). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 17 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 13, quinto comma, del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 786, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 51, e successive modificazioni, e dell'articolo 7, comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131, la relazione - approvata dalla Sezione delle autonomie della Corte stessa con deliberazione n. 6 del 22 marzo 2019 - sulla gestione finanziaria degli enti locali, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1 a , alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente ( Doc . XLVI, n. 1). Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni. Deferimento Il Garante regionale dei diritti della persona della Regione Marche, con lettera in data 19 aprile 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . CXXVIII, n. 12). Il Difensore civico regionale della Campania, con lettera in data 27 marzo 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente ( Doc . CXXVIII, n. 13). Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), trasmissione di atti e documenti Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, ha trasmesso ai sensi dell'articolo 12, della legge 30 dicembre 1986, n. 936, il programma delle attività del CNEL per il biennio 2019-2020, approvato da quel Consesso nella seduta del 30 gennaio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a Commissione permanente (Atto n. 251). Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera in data 19 marzo 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, un documento di osservazioni e proposte sui disegni di legge di modifica al Codice della strada in materia di sicurezza stradale. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 8 a Commissione permanente ( Doc. XXI, n. 2). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, in data 25 aprile 2019, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto e della direttiva 2008/118/CE relativa al regime generale delle accise per quanto riguarda lo sforzo di difesa nell'ambito dell'Unione (COM(2019) 192 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1- bis e 6, del Regolamento, l'atto è stato deferito, in data 30 aprile 2019, alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 20 giugno 2019. L'atto è stato altresì deferito, in pari data, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 4 a e 14 a . Corte dei conti europea, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente della Corte dei conti europea, con lettera in data 2 maggio 2019, in attuazione dell'articolo 7 del Protocollo 1 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ha comunicato la pubblicazione della Relazione annuale della Corte relativa all'anno 2018. La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 248). Mozioni Atto n. 1-00119 MORONESE PATUANELLI L'ABBATE CASTELLONE GIROTTO TAVERNA DE LUCIA LEONE LANNUTTI ANASTASI TRENTACOSTE DONNO PUGLIA ANGRISANI PIRRO CASTALDI GIANNUZZI LA MURA CORRADO FLORIDIA LANZI BOTTICI GARRUTI DI MICCO MANTERO PETROCELLI MATRISCIANO AGOSTINELLI FATTORI NATURALE NUGNES ORTIS VACCARO RICCARDI SANTILLO FERRARA ACCOTO CAMPAGNA GUIDOLIN RICCIARDI VANIN QUARTO LUPO DI GIROLAMO MANTOVANI PELLEGRINI Marco PRESUTTO DI PIAZZA VONO CORBETTA GRANATO ABATE MONTEVECCHI GALLICCHIO PARAGONE COLTORTI PIARULLI - Il Senato, premesso che: il 4 luglio 2018 sono in vigore le quattro direttive del "Pacchetto economia circolare". Le direttive di riferimento sono: la direttiva (UE) 2018/849 del 30 maggio 2018 che modifica le direttive 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche; la direttiva (UE) 2018/850 del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti; la direttiva (UE) 2018/851 del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti; la direttiva (UE) 2018/852 del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio; quest'ultima fissa nuovi obiettivi di riciclo (in peso, non di raccolta differenziata) a medio-lungo termine, quali: entro il 2025, la preparazione per il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 55 per cento in peso; entro il 2030, la preparazione per il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 60 per cento in peso; entro il 2035, la preparazione per il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 65 per cento in peso; la direttiva (UE) 2018/850 stabilisce che entro il 2035 la quantità di rifiuti urbani collocati in discarica deve essere ridotta al 10 per cento (o meno) del totale dei rifiuti urbani prodotti (in peso); secondo i dati ISPRA, nel 2017 sono state smaltite in discarica 7 milioni di tonnellate di rifiuti (23 per cento) e 5,2 milioni di tonnellate sono state incenerite (18 per cento). Se l'obiettivo comunitario è di ridurre lo smaltimento in discarica ad un massimo del 10 per cento dei rifiuti urbani entro il 2035, è necessario fin da ora pianificare quali azioni intraprendere per arrivare a questo ambizioso obiettivo; le direttive UE, che dovranno essere recepite nell'ordinamento nazionale entro il 5 luglio 2020, segnano una profonda svolta nella gestione dei rifiuti urbani e speciali e impegnano gli Stati membri a raggiungere elevati target di riutilizzo e riciclo. È quindi necessario pianificare per tempo le azioni da mettere in campo, sia per rimuovere gli ostacoli normativi che impedirebbero il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla UE, sia per adottare una politica nazionale di gestione rifiuti volta a superare le disomogeneità tra Nord e Sud Italia; considerato che: l'art. 35 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, al comma 1, prevede l'individuazione, con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della complessiva capacità di trattamento dei rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio o autorizzati a livello nazionale, con l'indicazione espressa della capacità di ciascun impianto, e gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo, determinato con finalità di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclo, tenendo conto della pianificazione regionale; in attuazione dell'articolo citato, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 2016 è stata individuata sia la capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, sia il fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati, suddividendo il territorio in 3 macro aree: Nord, Centro, Sud e isole; l'art. 35, al comma 6, prevede altresì la circolazione interregionale dei rifiuti urbani da avviarsi a incenerimento stabilendo che: "ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non sussistendo vincoli di bacino al trattamento dei rifiuti urbani in impianti di recupero energetico, nei suddetti impianti deve comunque essere assicurata priorità di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibilità residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni"; in termini di principi generali, anche conformemente alle direttive nazionali ed europee, la gestione dei rifiuti urbani dovrebbe esse condotta secondo i principi di autosufficienza e prossimità. Sul territorio nazionale, la presenza di impianti di gestione di tali rifiuti, ed in particolare di inceneritori, è decisamente disomogenea, con regioni, come la Lombardia, dotate di diversi impianti (13 nel caso specifico) e regioni completamente sprovviste degli stessi (tra cui Liguria, Sicilia e Abruzzo); considerato, inoltre, che: per effetto dell'applicazione dell'art. 35 del decreto-legge n. 133 del 2014, la delocalizzazione nella gestione dei rifiuti urbani in regioni differenti da quelle di produzione ha di fatto disincentivato l'avvio di pratiche virtuose di gestione dei rifiuti a livello locale e quindi in "prossimità" del luogo di produzione. Nel 2016, ad esempio, ogni giorno da Roma capitale partivano 163 autotreni carichi di rifiuti (dato AMA Roma) con destinazione Nord Italia (oggi, per effetto della chiusura dell'impianto TMB Salario, saranno molti di più). Lo stesso accade alla Liguria, che esporta circa il 35 per cento dei rifiuti indifferenziati prodotti con destinazione inceneritori in Piemonte e Lombardia, ma gli esempi sarebbero molteplici e, purtroppo, confermano il fatto che molte regioni sono ancora ben lontane dalla chiusura del ciclo dei rifiuti; inoltre, la saturazione degli impianti presenti nel Nord Italia ha provocato che la dismissione degli impianti di incenerimento poco efficienti per cui era prevista la chiusura (" decommissiong " già avviato, per esempio, in Lombardia e poi abbandonato per effetto dell'art. 35) sia stata di fatto rimandata "a data da definirsi"; ancora, il "turismo dei rifiuti" non solo ha impedito alle Regioni meno virtuose di mettere in campo azioni serie e concrete di prevenzione e pianificazione nella gestione dei rifiuti, ma sta generando pesanti impatti ambientali per via delle emissioni (non controllate e non calcolabili) dovute ai trasporti, un settore, peraltro, che spesso risulta essere permeato dalla criminalità organizzata. Il business del trasporto rifiuti sta crescendo esponenzialmente, spesso senza un'efficace rete di controllo che verifichi produttori e destinatari finali (a tutti è noto il fenomeno dei roghi di capannoni abbandonati e riempiti di rifiuti, come riferito dalla relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, Doc. XXIII, n. 35 della XVII Legislatura, approvata nella seduta del 17 gennaio 2018); per effetto della saturazione degli impianti presenti nel Nord Italia e quindi dell'aumento della domanda, i prezzi di smaltimento in impianti di incenerimento sono raddoppiati passando da 70-80 euro per tonnellata (prima del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133) a prezzi che nel corso del 2018 hanno toccato picchi di 150-180 euro per tonnellata (ad esempio: gara AMA Roma del luglio 2018 con base d'asta di 155 euro per tonnellata, trasporto incluso; gara SAPNA del febbraio 2018 con base d'asta 180 euro per tonnellata); ancora, l'aumento ingiustificato dei costi di smaltimento in impianti di incenerimento ha irrimediabilmente contaminato tutto il settore, facendo aumentare, con un effetto domino, anche i prezzi di smaltimento in discarica equiparandone di fatto le funzioni; infine, l'aumento esponenziale dei costi di smaltimento (incenerimento e discarica) ha fatto lievitare i costi di gestione di tutte le filiere di trattamento rifiuti, incluse quelle virtuose di recupero e riciclo ove, a valle del trattamento, persistono alcune frazioni non utilmente riciclabili. Questo ha generato costi maggiori di gestione che inevitabilmente ricadono sui cittadini che, attraverso il meccanismo della TARI, hanno visto le bollette triplicarsi; considerato, infine, che: l'art. 35 consente, solo per la disponibilità residua autorizzata, il trattamento mediante incenerimento dei "rifiuti urbani prodotti in altre regioni". Per effetto del suddetto articolo, ai soli rifiuti urbani (codice CER 20) è consentito l'incenerimento fuori regione. Accade, invece, che, come dimostrato dalle recenti gare pubbliche per l'affidamento dei servizi di trasporto e recupero o smaltimento dei rifiuti, questi siano prevalentemente trattati in impianti di trattamento meccanico (codice CER 19) ad essere oggetto dei conferimenti fuori regione. Questo comporta che, per effetto del doppio trattamento a cui i rifiuti sono sottoposti, si crei non solo un danno economico ed un inutile aggravio dei costi a carico dei cittadini, ma anche un'indistinta situazione in cui trasportatori e gestori di impianti, anche per effetto dell'aumento dei prezzi, trovino reciproca convenienza nel mantenere un contesto che genera profitto a entrambe le parti a danno dell'ambiente e della collettività; come richiamato dalla comunicazione della Commissione europea del 26 gennaio 2017 (COM (2017) 34 final) concernente il ruolo della termovalorizzazione nell'economia circolare, l'incenerimento si colloca tra le ultime strategie di gestione dei rifiuti nella gerarchia definita dalla direttiva 2008/98/CE; gli Stati membri, prima di optare per l'esportazione di rifiuti non riciclabili ai fini del recupero energetico in un altro Stato, dovrebbero sviluppare uno studio sul ciclo di vita per assicurare che gli impatti ambientali totali, inclusi quelli relativi al trasporto dei rifiuti, non superino i benefici attesi, impegna il Governo: 1) ad assumere le opportune iniziative, anche di carattere normativo, al fine di superare, sia l'art. 35 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, e sia il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 2016, alla luce della nuova normativa europea in materia di economia circolare; prevedere l'avvio di un'attività istruttoria preliminare nella quale coinvolgere soggetti come il Ministero della salute, l'ISS, l'ISPRA, ai quali affidare il compito di individuare e studiare tecnologie impiantistiche che potrebbero eventualmente sostituirsi alla termovalorizzazione e incenerimento dei rifiuti residui, realizzabili a costi sostenibili tenendo conto di una complessiva analisi in termini di costi-benefici ambientali. L'istruttoria dovrà completarsi entro 6 mesi dall'approvazione della presente mozione e dovrà vedere il Ministero dell'ambiente come soggetto promotore e coordinatore, al quale viene affidato sia il lavoro di sintesi, sia la trasmissione al Parlamento; 2) ad introdurre una nuova strategia nazionale finalizzata ad una chiara gestione dei rifiuti che consenta di raggiungere gli obiettivi europei di riduzione dello smaltimento in discarica ad un massimo del 10 per cento dei rifiuti urbani entro il 2035; 3) ad introdurre una strategia nazionale volta alla gestione del periodo transitorio che precede il raggiungimento dell'obiettivo del 55 per cento di effettivo riciclo del rifiuto urbano al 2025 e dell'ulteriore fase transitoria fino al raggiungimento del 65 per cento entro il 2035, nonché prevedere una gestione dei rifiuti a partire dal 2035 coerente con i criteri di priorità stabiliti dall'art. 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; 4) a valutare l'opportunità, nel rispetto del principio di prossimità e autosufficienza, di autorizzare il trasporto dei rifiuti fuori regione, sia esso transfrontaliero sia a livello nazionale da regione a regione, solo per un periodo di tempo limitato al fine di concedere alla regione esportatrice il tempo necessario all'adozione delle linee programmatiche inerenti alla propria gestione dei rifiuti; 5) ad introdurre nella legislazione nazionale un "fattore di pressione" nella localizzazione degli impianti di destino dei rifiuti urbani e speciali (impianti di incenerimento e coincenerimento, discariche), poiché la collocazione prevalente in alcune aree dell'Italia dei suddetti impianti di trattamento rifiuti ha fatto sì che tale concentrazione comporti una pressione ambientale non sostenibile nel lungo periodo; 6) ad introdurre criteri di premialità graduale (anche non strettamente economici) per quelle regioni che attualmente non esportano rifiuti, affinché possano fungere come riferimento nazionale ed esempio virtuoso tale da produrre un effetto trainante per le altre regioni che ancora non hanno raggiunto l'obiettivo di chiusura del ciclo entro i propri confini; 7) ad attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze e nelle opportune sedi, affinché le Regioni forniscano tutte le informazioni circa le modalità di utilizzo dei contributi versati dai gestori degli impianti che ricevono rifiuti urbani, come previsto dall'art. 35, comma 7, della legge 11 novembre 2014, n. 164, al fine di garantire la massima trasparenza circa i quantitativi dei flussi di rifiuti oggetto di circolazione interregionale. Atto n. 1-00120 TESTOR RIZZOTTI SICLARI MALLEGNI STABILE SERAFINI CANGINI MASINI MOLES - Il Senato, premesso che: il Servizio sanitario nazionale si trova di fronte ad una gravissima carenza di medici, infermieri e medici di famiglia, con pesanti ricadute sulle prestazioni e sulla tutela della salute dei cittadini; la mancanza di medici specialisti all'interno del SSN e l'accelerazione del loro pensionamento sono realtà che stanno rapidamente assumendo i contorni di una vera emergenza nazionale, cui vanno posti correttivi rapidi ed adeguati per evitare il collasso del sistema stesso; da anni ormai, si registra uno scostamento negativo tra il numero annuale di laureati in Medicina e chirurgia e il numero annuale di contratti di formazione specialistica finanziati con risorse statali; l'effetto derivante dalla situazione è quello di produrre un elevato contingente di giovani medici che ogni anno non riesce ad accedere alla formazione post lauream e una carenza di specialisti necessari al Servizio sanitario nazionale; giova sottolineare che già il patto per la salute 2014-2017, per superare le problematicità esposte, aveva introdotto la possibilità di prevedere un accesso innovativo al SSN da parte delle professioni sanitarie, configurando la possibilità per i laureati in Medicina e chirurgia di intraprendere percorsi formativi ad hoc finalizzati all'acquisizione della specialità presso le aziende sanitarie stesse. Tale proposta, però, non fu accolta; attualmente, a fronte di 9.700 laureati in Medicina e chirurgia, vi sono 6.000 posti di specializzazione, ciò comportando che più di 3.000 studenti non possono intraprendere il percorso di specializzazione; sarebbe auspicabile che il nuovo patto per la salute 2019-2021, ad oggi non ancora definito, affrontasse le criticità evidenziate, impegna il Governo: 1) ad assumere iniziative volte a dare l'opportunità ai laureati in Medicina e chirurgia di accedere al servizio sanitario pubblico, seguendo un percorso formativo finalizzato all'acquisizione della specialità presso le aziende sanitarie stesse; 2) a revisionare l'intero sistema formativo, incrementando le procedure concorsuali per i medici dipendenti e incrementando i contratti di formazione specialistica di quanto necessario per coprire il fabbisogno derivante dal pensionamento nel prossimo decennio degli specialisti operanti nel Servizio sanitario nazionale; 3) a raddoppiare il numero di borse di studio per il corso di formazione in medicina generale e riaprire i bandi regionali per l'accesso allo stesso corso per i laureati non ancora abilitati; 4) a promuovere un coordinamento con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e le altre parti interessate per una scelta oculata delle date dei concorsi e reclutare tutte le competenze professionali disponibili nel SSN per incrementare l'offerta formativa e integrare il binomio formazione-università. Atto n. 1-00121 CASTELLONE ANGRISANI MORONESE DE LUCIA PRESUTTO RICCIARDI MAUTONE URRARO DI MICCO SANTILLO LA MURA DI MARZIO SILERI ANASTASI CASTALDI LEONE GAUDIANO PUGLIA VANIN VONO PIARULLI DONNO PIRRO ACCOTO CORRADO TURCO LANNUTTI VACCARO AUDDINO MARINELLO PISANI Giuseppe GRANATO ORTIS MATRISCIANO GIANNUZZI L'ABBATE GRASSI ORTOLANI TAVERNA - Il Senato, premesso che: risulta oramai fin troppo evidente e documentato uno "squilibrio tra i bisogni potenziali di assistenza sanitaria e i criteri allocativi delle risorse adottati" (rapporto annuale ISTAT 2015), incompatibile con i principi fondamentali della nostra Costituzione; l'art. 1, comma 34, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, prevede che "Ai fini della determinazione della quota capitaria, in sede di ripartizione del Fondo sanitario nazionale, ai sensi dell'articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), su proposta del Ministro della sanità, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, stabilisce i pesi da attribuire ai seguenti elementi: popolazione residente, frequenza dei consumi sanitari per età e per sesso, tassi di mortalità della popolazione, indicatori relativi a particolari situazioni territoriali ritenuti utili al fine di definire i bisogni sanitari delle regioni ed indicatori epidemiologici territoriali"; peraltro, in senso non conforme al disposto normativo, si è sin qui fatto esclusivo riferimento a popolazione residente ed anzianità, adottando il criterio di riparto basato sulla "popolazione pesata solo per anzianità", poi diversamente modulato nel corso del tempo; l'art 25 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, prevede di disciplinare a decorrere dall'anno 2013 la determinazione dei costi standard e dei fabbisogni standard per le Regioni a statuto ordinario nel settore sanitario, al fine di assicurare un graduale e definitivo superamento dei criteri di riparto adottati ai sensi dell'art. 1, comma 34, citato, così come integrati da quanto previsto dagli accordi tra Stato e Regioni in materia sanitaria; considerato che: tale norma trae spunto dal documento del 30 aprile 2010 redatto dall'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) per conto della Conferenza Stato-Regioni intitolato "Riflessione sui criteri da utilizzare per il riparto del fabbisogno sanitario", in cui si legge che: "Tutti i modelli di riparto partono dal presupposto che l'obiettivo prioritario a cui deve tendere il processo allocativo sia il rispetto del principio di assicurare eguali risorse per eguali bisogni", riferendosi come ovvio all'esplicazione del principio fondamentale d'equità di accesso alle cure sancito sin dalla legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del servizio sanitario nazionale, che prevede espressamente quanto segue: il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio; lo stesso documento conferma come il bisogno di assistenza costituisca uno dei principali modulatori della spesa dipendente dalle seguenti variabili: età, sesso, deprivazione sociale e mortalità, mentre "Obiettivi aggiuntivi come il raggiungimento di livelli ottimali di efficienza, l'incentivazione di procedure e modalità assistenziali volte al miglioramento degli esiti dell'assistenza vengono perseguiti con strumenti diversi dalla quota capitaria pesata"; tenuto conto che: la Ragioneria dello Stato, chiamata a valutare le prospettive d'aumento del fabbisogno sanitario in relazione all'invecchiamento della popolazione, assume come dimostrato che " u na percentuale molto elevata del totale dei consumi sanitari nell'arco della vita di un soggetto si concentra nell' anno antecedente la sua morte. Ciò significa che la componente di spesa sanitaria relativa ai costi sostenuti nella fase terminale della vita (c.d. death-related costs) non risulterà significativamente condizionata dall'aumento degli anni di vita guadagnati" (Documento della Ragioneria di Stato sul monitoraggio della spesa sanitaria per il 2015); tutti i dati confermano poi l'abnormità conseguita dalla "pesatura" della popolazione solo per anzianità, in quanto, nell'ambito della riduzione complessiva del fabbisogno sanitario nazionale, che già di per sé impedisce di una migliore redistribuzione delle risorse, l'attuale sistema paradossalmente assegna alle Regioni in maggior difficoltà nell'erogazione dei servizi una minore quota sanitaria pro capite ; considerato inoltre che: in coerenza, il patto per la salute 2014-2016 ha sancito che il riparto delle disponibilità finanziarie dovesse tenere conto dell'accordo politico raggiunto in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in data 19 dicembre 2013, ossia la necessità di rivedere e riqualificare i criteri di cui all'articolo 27 del decreto legislativo n. 68 del 2011 sulla determinazione dei costi e dei fabbisogni standard regionali, tenendo conto del trend di miglioramento per il raggiungimento degli standard di qualità e attraverso nuove modalità di pesature, da definire entro il 31 luglio 2014, secondo i criteri già indicati dall'art. 1, comma 34, della legge n. 662 del 1996; tale impegno non è mai stato rispettato e gli ulteriori criteri di pesatura del tasso demografico son rimasti sin qui inapplicati nel computo del fabbisogno, sebbene il termine fissato per la revisione fosse il 31 luglio 2014; l'articolo 1, comma 601, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, modificando l'art. 27, comma 7, del decreto legislativo n. 68, ha stabilito che "A decorrere dall'anno 2015 i pesi sono definiti con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sulla base dei criteri previsti dall'articolo 1, comma 34, della legge 23 dicembre 1996, n. 662"; l'intesa avrebbe dovuto essere raggiunta entro l'aprile 2015, con la previsione che, in mancanza, il vecchio criterio di pesatura si sarebbe reiterato per un altro anno. La scadenza fissata non è stata rispettata; con tale discutibile atto normativo è stata quindi subordinata alla valutazione politica della Conferenza Stato-Regioni la funzione perequativa che è una funzione statale esclusiva in base all'art. 117 della Costituzione, comma secondo, lettera e) , ed art. 119 della Costituzione, commi terzo e quinto, a garanzia dei livelli essenziali d'assistenza. Infatti, se si tiene conto che lo Stato dovrebbe contribuire al finanziamento al netto delle entrate interne regionali, risulta evidente che il dato tecnico dei criteri di pesatura della popolazione nel riparto e nella determinazione del fabbisogno sanitario costituisce il parametro di riferimento per la redistribuzione perequativa delle risorse sul territorio nazionale; si è così consentito che interessi regionalistici di carattere eminentemente politico abbiano influenzato ed influenzino i criteri tecnici d'individuazione del fabbisogno sanitario nazionale. Il mancato raggiungimento di un'intesa tra le Regioni, prevista dalla legge n. 190 del 2014, tiene "in scacco" le legittime aspettative delle Regioni attualmente svantaggiate alla doverosa modifica dei criteri di riparto; come segnalato nel documento Agenas, la questione andrebbe del tutto smarcata da interessi politici espressione di un egoismo regionale e sociale, che impedisce una più equa e razionale redistribuzione delle risorse. Si tratta di un comportamento istituzionalmente deplorevole, non conforme al principio di leale collaborazione e che mina nello spirito l'art. 5 della Costituzione, circa l'unitarietà dello Stato italiano, unitarietà prima morale e poi politica ed economica; si impongono pertanto immediati provvedimenti ai sensi dell'art. 120, comma secondo, della Costituzione, individuabili anche in eventuali modifiche dell'articolo 1, comma 601, della legge n. 190 del 2014 che, consentano di pervenire al riequilibrio dei criteri di riparto secondo una procedura che, pur recependo le indicazioni della Conferenza, sia più rispettosa delle esclusive prerogative dello Stato centrale, indirizzando correttamente la spesa verso l'effettivo bisogno sanitario della popolazione, impegna il Governo: 1) a procedere all'immediata individuazione dei detti indici di pesatura attenendosi ai criteri previsti dall'articolo 1, comma 34, della legge n. 662 del 1996, previa verifica degli effettivi risultati del lavoro d'elaborazione dal 2014 sin qui espletato dal Ministero della salute, con l'eventuale concorso di organi tecnici di supporto; 2) a promuovere, ai fini della loro determinazione, la modifica dell'articolo 1, comma 601, della legge n. 190 del 2014 secondo disposizioni normative che tengano conto delle prerogative esclusive dello Stato centrale in materia di livelli essenziali d'assistenza e perequazione. Atto n. 1-00122 DE PETRIS ERRANI GRASSO LAFORGIA DE FALCO BUCCARELLA DE BONIS MARTELLI NUGNES - Il Senato, premesso che: l'evidenza crescente dei cambiamenti climatici pone minacce senza precedenti per la biosfera, la disponibilità e l'approvvigionamento di alimenti e di acqua, le condizioni di vita e lo sviluppo economico. Le conseguenze a breve termine dei cambiamenti climatici possono destabilizzare la comunità internazionale e costituire il movente per la crescita esponenziale dei flussi migratori, nonché contribuire ad alimentare tensioni o conflitti, che già si manifestano con evidenza sullo scenario internazionale; come sottolineato dal Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (IPCC) nell'ultimo Rapporto speciale sul riscaldamento climatico pubblicato nell'ottobre del 2018, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, richiede cambiamenti rapidi, lungimiranti e senza precedenti in tutti gli aspetti della società, trasformazioni necessarie, se si considera che l'aumento di temperatura media globale di 1° grado ha già condotto a gravi conseguenze, come l'incremento di eventi meteo estremi, l'innalzamento del livello del mare, la straordinaria contrazione del ghiaccio marino in Artico; l'accordo di Parigi sul clima, raggiunto il 12 dicembre 2015 da 195 Paesi nell'ambito della "Cop 21" ed entrato in vigore il 4 novembre 2016, definisce l'obiettivo da raggiungere nel contenere l'aumento della temperatura media globale entro un grado e mezzo rispetto al livello precedente alla rivoluzione industriale, nonché garantire un processo di monitoraggio e revisione periodica degli obiettivi necessario a indirizzare i singoli contributi nazionali verso le finalità condivise; il procedimento attuativo dell'accordo di Parigi ha evidenziato ritardi ed esplicite resistenze di alcuni dei principali Paesi responsabili delle emissioni climalteranti e la più recente Conferenza sul clima (COP24) tenutasi a Katowice, nel dicembre 2018, ha purtroppo confermato la scarsa efficacia ad oggi degli impegni assunti, in un contesto normativo non sufficientemente vincolante rispetto alla gravità dell'evoluzione climatica in corso; oltre all'aumento medio globale della temperatura dell'atmosfera, desta particolare preoccupazione per il nostro Paese il trend osservato nell'area mediterranea, con un incremento superiore a quello globale, ed un'anomalia registrata nel 2018 dal Consiglio nazionale delle ricerche pari a 1,58 gradi centigradi al di sopra della media storica, un evidente incremento dei fenomeni metereologici estremi, dei fenomeni di desertificazione e dei disastri naturali, con costi crescenti per la comunità nazionale; l'Italia deve pertanto rendersi protagonista di una efficace iniziativa in sede europea ed internazionale finalizzata ad accelerare la transizione energetica e il graduale superamento dei combustibili fossili, con l'obiettivo di adeguare la risposta della comunità internazionale al drammatico livello di rischio che la comunità scientifica, ormai in maniera unanime, ha evidenziato; il Presidente della Repubblica, con riferimento al cambiamento climatico, ha recentemente affermato che "gli sforzi compiuti nelle diverse conferenze internazionali, che si sono succedute, hanno, sin qui, conseguito risultati significativi ma parziali ed ancora insufficienti. In secondo luogo, sul terreno delle concrete pratiche da parte delle istituzioni locali e nazionali, vanno respinte decisamente le tentazioni dirette a riproporre soluzioni già ampiamente sperimentate in passato con esito negativo, talvolta premessa per futuri disastri"; il movimento internazionale dei giovani, che nella giornata del 15 marzo 2019 ha dato vita allo sciopero per il clima " Climate strike" , costituisce un elemento di rinnovata attenzione verso la questione chiave del cambiamento climatico, in grado finalmente di smuovere le coscienze, a partire da quella generazione che rischia di scontare conseguenze irrimediabili per il proprio futuro; il Parlamento della Gran Bretagna, nella seduta del 1° maggio scorso, ha ritenuto di dare una risposta di eccezionale rilievo alle sollecitazioni che provengono dall'opinione pubblica, con l'approvazione di una mozione che dichiara lo stato di emergenza climatica ed ambientale del Regno Unito, ed afferma che "il riconoscimento del devastante impatto che un clima reso variabile ed estremo potrebbe avere sulla società, deve impegnare il governo ad accrescere l'ambizione degli obiettivi per raggiungere zero emissioni prima del 2050"; risulta ormai evidente che il raggiungimento di tali obiettivi richiede una profonda conversione ecologica dell'economia, leva indispensabile per promuovere il cambiamento, a partire da un radicale mutamento negli usi dell'energia e da un " Green New Deal " in grado di coniugare traguardi di ecosviluppo e di giustizia sociale, non pregiudicando i cicli naturali di cui l'essere umano è parte integrante, impegna il Governo: 1) a dichiarare lo stato di emergenza climatica ed ambientale del Paese, quale assunzione di consapevolezza e responsabilità politica, che consenta di avviare una straordinaria sinergia di azioni finalizzata a concretizzare il contributo dell'Italia al contrasto del cambiamento climatico globale, assumendo tale questione come priorità trasversale e filo conduttore delle politiche economiche nazionali e degli accordi da perseguire in sede internazionale; 2) a sostenere, nell'ambito del procedimento attuativo dell'accordo di Parigi, obiettivi più ambiziosi per contrastare il cambiamento climatico e per avviare azioni di decarbonizzazione dell'economia, anche assicurando un adeguato supporto finanziario e tecnologico ai Paesi più poveri, nonché la partecipazione nazionale al "Fondo verde per il clima", istituito nel 2010 dalla Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici; 3) ad attivarsi, in ambito nazionale ed internazionale, affinché si adottino opportune forme di fiscalità ambientale, che rivedano le imposte sull'energia e sull'uso delle risorse ambientali nella direzione della sostenibilità, anche attraverso la revisione della disciplina delle accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio, al fine di accelerare la conversione degli attuali sistemi energetici verso modelli a emissioni basse o nulle; 4) ad avviare appropriate iniziative rivolte alla rimozione degli incentivi e dei sussidi diretti e indiretti all'uso di combustibili fossili, spostando gli investimenti sulla ricerca e sullo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile, sul risparmio energetico, nonché sull'efficiente produzione dell'energia, rivedendo a tale scopo la strategia energetica nazionale, anche ridefinendo in senso restrittivo l'attuale disciplina in materia di estrazione di idrocarburi sul territorio nazionale e nelle acque territoriali; 5) ad assumere ogni idonea iniziativa finalizzata a sollecitare la partecipazione degli enti locali alla definizione del nuovo quadro energetico ed ambientale determinato dalla dichiarazione di emergenza climatica, anche valutando l'esclusione dal «patto di stabilità» delle spese delle regioni e degli enti locali, rivolte verso misure di riduzione delle emissioni climalteranti e di adattamento al cambiamento climatico, con particolare riguardo alle risorse finalizzate al risparmio ed all'efficienza energetica, allo sviluppo delle energie rinnovabili ed alla messa in sicurezza del territorio per la prevenzione del dissesto idrogeologico e della siccità. Atto n. 1-00123 FERRAZZI MARCUCCI MIRABELLI MESSINA Assuntela SUDANO ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI CIRINNA' COLLINA COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI GARAVINI GIACOBBE GINETTI IORI LAUS MAGORNO MALPEZZI MANCA MARGIOTTA MARINO MISIANI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RAMPI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO TARICCO VERDUCCI BINI BONIFAZI CERNO FERRARI GRIMANI NANNICINI PARENTE PARRINI RENZI VALENTE VATTUONE ZANDA - Il Senato, premesso che: il riscaldamento globale è in atto ed è destinato ad aumentare se non verranno assunte rigorose decisioni di contrasto. Gli effetti sono sotto l'occhio di tutti: le temperature aumentano, l'andamento delle precipitazioni sta variando, sono sempre più frequenti le inondazioni, lo scioglimento dei ghiacciai avanza rapidamente con conseguente innalzamento del livello dei mari; i mutamenti in corso riguardano anche il nostro Paese, come si è visto nelle devastazioni dell'autunno 2018, per molti versi senza precedenti, e rendono non più sufficienti le sole politiche di mitigazione, ma richiedono anche politiche di adattamento sia nei territori che nelle città; le autorità scientifiche a livello mondiale da anni, non sufficientemente ascoltate, evidenziano con studi e report accurati la gravità della situazione e le possibili nefaste conseguenze sulla vita della popolazione mondiale; gli accordi assunti a livello internazionale, non ultimo l'accordo di Parigi del 2015, pur importanti negli intendimenti, non hanno finora prodotto misure adeguate a livello globale per dare concreta attuazione agli impegni assunti e risultare decisivi per invertire la tendenza in atto; rilevato che: si stima che ci siano a disposizione solo 12 anni per evitare un ulteriore incremento dell'innalzamento della temperatura media di 1,5 gradi centigradi della terra; l'innalzamento medio della temperatura di oltre 1,5 gradi rappresenta una grave minaccia per il futuro dell'umanità, visto che è in grado di provocare effetti negativi che colpiranno l'intera popolazione mondiale; le carenze delle risorse idriche e la crisi dei raccolti sono solo alcuni degli effetti immediati che la crisi climatica in atto genera soprattutto in alcune zone del mondo, dove innumerevoli persone sono ridotte in carestia e spinte verso fenomeni migratori di massa, i quali, nel lungo periodo, assumono dimensioni di una portata incontrollabile; considerato che: le soluzioni alla crisi climatica sono possibili attraverso innovazioni e tecnologie a cominciare dalle energie rinnovabili, dalle opzioni di trasporto sostenibile, dagli edifici a zero emissioni di carbonio, dalla transizione verso un'economia circolare; bisogna fare di più senza ulteriori rinvii e tentennamenti e l'azione deve essere rapida, decisiva e congiunta; vi è l'obbligo collettivo e morale nei confronti delle generazioni future di fare tutto ciò che è umanamente possibile per fermare i cambiamenti climatici e per rispondere ai loro perniciosi effetti; l'Italia, in tale processo, può assumere un ruolo guida nel mondo, impegna il Governo a dichiarare lo stato di emergenza ambientale e climatica del Paese ed operare insieme al Parlamento per giungere ad un cambio di direzione in tutti i settori della nostra economia tali da consentire in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, la transizione energetica necessaria che spinga il nostro Paese verso la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell'economia. Atto n. 1-00124 PARAGONE CORBETTA LANNUTTI LEONE MATRISCIANO GALLICCHIO CAMPAGNA GAUDIANO GIANNUZZI TRENTACOSTE D'ANGELO DONNO ROMANO MARINELLO VANIN VACCARO LANZI BOTTO PIRRO FLORIDIA TURCO RUSSO ORTIS PACIFICO PRESUTTO L'ABBATE FERRARA DI GIROLAMO LUCIDI MANTERO ANASTASI - Il Senato, premesso che: con delibere n. 582 del 2015, n. 782 del 2016, n. 799 del 2016 e n. 899 del 2016 l'ARERA ha riformato con decorrenza 1° gennaio 2018 la tariffa elettrica domestica; con le bollette dell'energia elettrica, oltre ai servizi di vendita, ai servizi di rete e alle imposte, si pagano, altresì, costi per attività di interesse generale, tra i quali ad esempio il sostegno alle fonti energetiche rinnovabili, denominati "oneri di sistema", che si traducono in una mera maggiorazione della bolletta ed il cui gettito è destinato alla copertura di costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico previsti in attuazione di disposizioni normative primarie di ARERA (già AEEGSI); con riferimento alle bollette di fornitura domestica, gli importi richiesti attengono: alle spese per quota energia, composta da una quota fissa e una quota variabile; alle spese per il trasporto dell'energia elettrica e la gestione del contatore, composti da quote fisse (e quote variabili legate ai consumi); alle spese per oneri di sistema, tali intendendosi quelli destinati alla copertura di costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico; alle imposte e all'IVA; una quota parte di tali oneri si applica indipendentemente dal consumo e dal godimento del servizio; l'importo di tali voci è conteggiato attraverso criteri non indicati; applicandosi una rilevante quota parte di tali oneri indipendentemente dal consumo, si traducono in un ingiustificabile aggravio per le famiglie e, più in generale, per tutti quelli che consumano poca energia; inoltre, l'applicazione di costi fissi, indipendentemente dal consumo, è motivo disincentivante per il consumatore, anche in ordine ad acquisti immobiliari, ove destinati a seconda casa o casa di vacanze; il settore immobiliare, che ancora sconta la crisi del 2008, è gravato, oltretutto, da un gettito tributario che nel 2018 ha quasi raggiunto la soglia 40 miliardi di euro a causa di tre tipologie di prelievo: patrimoniale (Imu e Tasi), reddituale (cedolare secca sugli affitti abitativi, Irpef, Ires e registro e bollo sulle locazioni) e sui trasferimenti (Iva, registro, ipocatastali e imposte di successione e donazione), impegna il Governo a ricondurre ad equità le spese specificate in premessa, con particolare attenzione agli utenti, che realizzano bassi consumi, applicando a tali consumatori una riduzione proporzionale della quota fissa, mediante apposite interlocuzioni con i venditori e con l'Arera, da avviarsi in tempi brevissimi. Atto n. 1-00125 IANNONE CIRIANI RAUTI BALBONI BERTACCO CALANDRINI DE BERTOLDI FAZZOLARI GARNERO SANTANCHE' LA PIETRA LA RUSSA MAFFONI NASTRI RUSPANDINI STANCANELLI TOTARO URSO ZAFFINI - Il Senato, premesso che: la legge 2 dicembre 2016, n. 242, reca disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa (Cannabis sativa L); la canapa ad uso industriale deve avere per legge un contenuto complessivo di THC (principio attivo ad azione psicotropa) compreso tra lo 0,2 e lo 0,6 per cento; la pianta è una specie del genere Cannabis, che appartiene alla canapa stupefacente, dalla quale differisce per alcune caratteristiche morfologiche e per un basso tenore di tetraidrocannabinolo (THC), l'agente psicotropo della Cannabis; con la locuzione " cannabis light " si mira ad individuare in modo semplificato e discorsivo quel tipo di canapa che presenta un principio attivo inferiore al limite di 0,6 per cento di THC, quale deroga del limite principale, pari allo 0,2 per cento, sancito dall'articolo 4, comma 5, della legge n. 242 del 2016, che esclude la responsabilità posta a carico dell'agricoltore che ha rispettato la normativa in materia; l'approvazione della legge n. 242 del 2016 seppur da un lato ha rilanciato la produzione italiana di canapa a scopo industriale e terapeudico, dall'altro ha avuto l'effetto collaterale di aprire il varco alla cannabis a basso contenuto di THC per uso ricreativo, consentendo di commercializzare liberamente le infiorescenze ottenute dalle coltivazioni legali; infatti, tali misure legislative, concepite originariamente a tutela dei coltivatori, di fatto, hanno ampliato la loro portata applicativa consentendo la commercializzazione del prodotto; anche se la legge indica alcune destinazioni d'uso (alimenti e cosmetici, semilavorati per applicazioni industriali, prodotti per la bio-edilizia, e così via), nulla prevede esplicitamente sulla possibilità o meno di commercializzare le infiorescenze per uso ricreativo; in questo vuoto normativo, dunque, si è insinuata la possibilità di commercializzare liberamente le infiorescenze ottenute dalle coltivazioni legali; ad oggi in Italia, secondo il magazine specializzato "DolceVita", che riporta dati aggiornati all'8 maggio 2019, sono 778 i negozi, i cosiddetti growshop , che commercializzano vari prodotti a base di cannabis, con un incremento del 289 per cento dal 2014: nel 2014 i growshop erano appena 200; solo in Lombardia sono passati dai 67 del 2017 ai 134 del 2019, segue il Lazio con 105 negozi che registra il record di incremento, pari al 63 per cento in un solo anno; questi negozi commercializzano vari prodotti a base di cannabis, dagli olii alle tisane, alle bevande energetiche, ai biscotti e così molte le persone "si avvicinano alla marijuana", in modo assolutamente inconsapevole e senza l'adeguata percezione dei rischi potenzialmente connessi; la commercializzazione di prodotti contenenti la cannabis, infatti, comporta una sorta di "sdoganamento" e di banalizzazione del rischio che il consumo di questa sostanza porta con sé, con conseguenze dirompenti soprattutto sui più giovani; al riguardo, il Consiglio superiore di sanità si è espresso contro la vendita dei prodotti a base di cannabis con basso contenuto di THC, avvertendo che "non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa" e raccomandando di attivare le misure necessarie a bloccare la libera vendita di tali merci, "nell'interesse della salute individuale e pubblica"; infatti, non è stato valutato il rischio "connesso al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni": concomitanza di alcune patologie pregresse, gravidanza o allattamento, assunzione di determinati farmaci, età, e nulla è stato fatto per "evitare che l'assunzione inconsapevolmente percepita come sicura e priva di effetti collaterali si traduca in un danno per se stessi o per altri", impegna il Governo ad assumere tutte le iniziative necessarie al fine di vietare l'importazione e commercializzazione della canapa a basso contenuto di THC per uso ricreativo e ad adottare provvedimenti che riconoscano come stupefacenti tutti i prodotti derivati dalla canapa sativa, a base di infiorescenze. Interrogazioni Atto n. 3-00807 GIAMMANCO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, recante "Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria", ha introdotto, all'articolo 3, la definizione agevolata 2018 ("rottamazione-ter"), aperta a tutti coloro che hanno uno o più debiti con Agenzia delle entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017; la nuova "rottamazione" permette ai contribuenti di estinguere i debiti iscritti a ruolo, contenuti negli avvisi e nelle cartelle di pagamento, attraverso il versamento delle somme dovute, senza, però, corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora (ma pagando aggio e spese per procedure esecutive e diritti di notifica); in base a tale agevolazione si può scegliere se pagare gli importi "scontati" in un'unica soluzione o con la rateizzazione, fino a un massimo di 18 rate in 5 anni, di cui le prime due (pari al 10 per cento) nel 2019 e le restanti 16 in quattro rate annuali di pari importo, risultando perciò molto conveniente; la scadenza prevista per aderire alla "rottamazione-ter" è martedì 30 aprile 2019 alle ore 23.59 e dalle informazioni sopraggiunte all'interrogante gli uffici per la riscossione della Sicilia sono stati letteralmente presi d'assalto, con file interminabili per acquisire la documentazione necessaria. A causa delle lungaggini delle operazioni per acquisire la documentazione, molti contribuenti rischiano di rimanere fuori da questa operazione di pace fiscale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga, visto il numero dei contribuenti coinvolti da tale definizione agevolata e considerato il disagio che molti cittadini stanno vivendo in questi ultimi giorni, utili ai fini della rottamazione, di assumere iniziative volte alla proroga del termine previsto per il 30 aprile 2019. Atto n. 3-00808 LA PIETRA MAFFONI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: è ormai nota da anni all'opinione pubblica, anche a seguito di numerose notizie diffuse a mezzo stampa, la preoccupante diffusione di fenomeni sempre più frequenti di allevamento abusivo e maltrattamento di cani, destinati in molti casi a fare da guardia ad aziende a conduzione cinese; in particolare, a Prato, le cronache raccontano ormai quasi quotidianamente di episodi sempre più diffusi di detenzione e allevamento illegale e abusivo di cani da parte della comunità cinese, con una serie di gravi e reiterate violazioni: dal ricorso a crudeli modalità di addestramento finalizzate a rendere i cani più aggressivi, all'allevamento abusivo, al commercio non autorizzato, alla destinazione di un numero elevato, e peraltro inspiegabile, di tali cani alla funzione di guardia di diverse aziende; risultano macabre le condizioni di detenzione dei cani in gabbioni e in condizioni di cattività, nonché le loro condizioni fisiche e sanitarie: in molti casi, infatti, essi presentano i segni di mutilazione di orecchie e coda, inducendo a ipotizzare una destinazione degli animali ad attività e pratiche illegali; il fenomeno è recentemente passato alla ribalta dei media anche a livello nazionale, grazie ad un recente servizio del programma televisivo «Striscia la Notizia», che ha documentato e denunciato uno degli allevamenti abusivi di mastini tibetani e cani di altra specie, detenuti, anche in questo caso, in condizioni orribili; i gravissimi fatti descritti ormai non sono più sporadici, ma si registrano con sempre maggiore frequenza, ponendo seri problemi, oltre che per i profili inaccettabili di maltrattamento degli animali, anche sul versante della sicurezza civile: si consideri al riguardo il recente episodio verificatosi a Prato che, sempre secondo quanto riportato dalla stampa, ha coinvolto un bambino cinese, ferito per strada in maniera grave da un cane labrador , reso aggressivo proprio dalle condizioni in cui costretto a vivere; le guardie zoofile che si trovano ad operare sul territorio, oberate dalle numerose segnalazioni di maltrattamento, non dispongono di strumenti atti a debellare il fenomeno, né tantomeno a mettere al sicuro gli animali maltrattati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione descritta; quali interventi ritenga di mettere in campo ed in quali tempi per debellare questo fenomeno non più casuale o limitato a singoli casi, ma parte integrante di un più ampio fenomeno di illegalità, che non investe più la sola città di Prato. Atto n. 3-00809 GIAMMANCO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, recante "Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni", prevede, all'art. 12, la figura del cosiddetto navigator ; tale figura è stata istituita con l'obiettivo di facilitare l'incontro tra i beneficiari del programma del reddito di cittadinanza e i datori di lavoro, i servizi per il lavoro e i servizi di integrazione sociale, come prestabilito dai patti per i servizi; i navigator impegnati nelle attività di assistenza tecnica nelle regioni saranno preliminarmente coinvolti in un percorso di formazione organizzato da uno specifico staff di Anpal Servizi SpA; dall'avviso pubblico recante la procedura selettiva pubblica per il conferimento di 3.000 incarichi di collaborazione si evince come, tra i requisiti necessari per l'accesso alla selezione, sia richiesta la laurea magistrale o specialistica (o titoli equipollenti) in determinate aree disciplinari; tale requisito, seppur apprezzabile dal punto di vista della garanzia della formazione teorica, sembrerebbe non sufficiente con riguardo all'esperienza pregressa nel settore dell'erogazione dei servizi per il lavoro; la mancanza di ogni riferimento all'interno del bando alla "formazione pregressa" nell'erogazione dei servizi per il lavoro comporterebbe sicuramente uno svantaggio per quei professionisti, come i circa 600 collaboratori di Anpal Servizi SpA, che in molti casi da più di un decennio svolgono il proprio lavoro in modo precario; la formazione di tale personale è spesso avvenuta attraverso l'erogazione di importanti risorse da parte dell'agenzia stessa e delle Regioni che hanno previsto appositi piani di investimento; vanificare tali sforzi, anche finanziari, comporterebbe uno spreco di risorse umane ed economiche di notevole portata; sarebbe opportuno che il Governo, oltre a prevedere somme ingenti per la contrattualizzazione di ulteriore personale in collaborazione per l'avvio della misura del reddito di cittadinanza, considerasse al contempo, anche attraverso un'apposita iniziativa legislativa, il superamento delle citate situazioni di precarietà, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di verificare lo stato di "precarietà" dei soggetti citati e se non intenda assumere iniziative volte a superare tale situazione; se non ritenga di revocare il bando recante la procedura selettiva pubblica, valutando, altresì, l'eventualità di indire una nuova procedura concorsuale, affinché coloro che già abbiano maturato esperienze pregresse nel settore della formazione e nell'erogazione dei servizi per il lavoro abbiano un punteggio più elevato ai fini della selezione. Atto n. 3-00810 BOLDRINI Al Ministro della salute Premesso che: l'emofilia è una malattia rara di origine genetica che colpisce soprattutto i maschi, causando numerose emorragie. Solo in Italia ne soffrono oltre 5.000 persone, mentre in Europa sono circa 32.000 quelle affette dal tipo A e B; per affrontare le problematiche relative alla tutela dei soggetti con emofilia, intanto, il 13 marzo 2013 è stato sottoscritto l'accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sulla definizione dei percorsi regionali o interregionali di assistenza per le persone affette da malattie emorragiche congenite (Mec), al fine di garantire loro qualità, sicurezza ed efficienza nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea), riducendo così differenze ed iniquità di accesso alla diagnosi, alle cure e ai trattamenti; tale provvedimento evidenzia la necessità di garantire un'adeguata presa in carico del paziente con Mec in tutto il territorio nazionale, riducendo differenze ed iniquità di accesso alla diagnosi, alle cure e ai trattamenti ottimali in base alle evidenze scientifiche, tenendo conto degli indirizzi per la definizione di percorsi regionali o interregionali di assistenza per le persone affette da malattie emorragiche croniche; ad oggi secondo la Federazione delle associazioni emofilici (FedEmo), solo alcune Regioni hanno dato seguito al documento, tra cui Piemonte, Liguria, Lazio ed Emilia-Romagna; garantire quanto contenuto nell'accordo, dunque, oltre ad un'ottimale presa in carico del paziente emofiliaco, condurrebbe a una sicura razionalizzazione e a un più efficace controllo dei costi, oltre che ad interventi di politiche sociali che facilitino un loro inserimento professionale adeguato alle loro capacità e competenze. Infatti i traguardi terapeutici raggiunti hanno portato l'aspettativa di vita del paziente con emofilia ad essere paragonabile a quella della popolazione generale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi di verificare la reale applicazione dell'accordo e di conseguenza adoperarsi al fine di garantire un'adeguata ed uniforme presa in carico del paziente affetto da malattie emorragiche congenite su tutto il territorio nazionale, riducendo differenze ed iniquità di accesso alla diagnosi, alle cure e ai trattamenti ottimali, in base alle evidenze scientifiche e tenendo conto degli indirizzi esistenti per la definizione di percorsi regionali o interregionali di assistenza per le persone affette da malattie emorragiche croniche. Atto n. 3-00811 PINOTTI MARGIOTTA Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: il 28 aprile 2019 il Ministro in indirizzo, intervenuto al teatro municipale di Casale Monferrato (Alessandria), in occasione delle celebrazioni della giornata mondiale delle vittime dell'amianto, ha dichiarato che alcune tratte della futura linea ferroviaria Torino-Lione, che tagliano le colline, presentano problemi amiantiferi; l'Arpa Piemonte nel corso del 2017 ha portato avanti l'attività di accompagnamento ambientale del progetto esecutivo del cunicolo esplorativo de La Maddalena della nuova linea Torino-Lione, in linea con le prescrizioni di cui agli artt. 19 e 101 della deliberazione CIPE n. 86 del 2010, rilevando che, sulla base dei dati disponibili, per la "fase 3" dell'opera, non sono stati rinvenuti minerali riconducibili a pietre verdi all'interno del cunicolo; considerato che: il progetto definitivo approvato dalla delibera CIPE prevedeva che la lunghezza del cunicolo esplorativo fosse di 7.500 metri. Il 20 gennaio 2017 è stato ufficialmente concluso lo scavo del cunicolo esplorativo di Chiomonte, raggiungendo 7.020 metri dall'imbocco, che sono stati sufficienti a raccogliere tutti i dati geologici, idrogeologici, geomeccanici e di scavo; già per quanto riguarda la fase di scavo della galleria, la delibera CIPE prevedeva che venisse posta particolare attenzione all'assetto geologico-strutturale dell'ammasso, all'ubicazione ed estensione dei livelli di rocce potenzialmente contenenti minerali d'amianto, per meglio definire il piano operativo per il contenimento dei rischi connessi; nel corso del 2017, presso il sito de La Maddalena, l'Arpa Piemonte ha eseguito una serie di controlli, mediante sopralluoghi e verifiche documentali, finalizzati alla verifica della presenza di amianto nel cantiere; i valori riscontrati dall'Arpa sono risultati ampiamente al di sotto del limite di allarme di una fibra per litro stabilito dalla delibera CIPE del 2010. La contestuale analisi delle terre e rocce estratte non ha rilevato la presenza di amianto e non si è rilevata, sempre secondo i risultati Arpa, una tendenza all'aumento dei valori di concentrazione di amianto nell'aria; la conclusione dello scavo e l'attivazione della fase 3 hanno reso necessaria la stesura di un nuovo piano di monitoraggio ambientale (PMA) adeguato alle nuove attività di cantiere e in funzione alle trasformazioni necessarie per la realizzazione della tratta internazionale; tenuto conto che: la delibera CIPE n. 86 del 2010 prevedeva che nell'area di cantiere, nel caso di presenza di amianto, si dovesse far riferimento ai limiti indicati nel decreto ministeriale 6 settembre 1994 per quanto riguarda preallarme ed allarme ed alle conseguenti procedure da seguire; sempre la delibera CIPE prevedeva la predisposizione di un protocollo operativo in caso di presenza di pietre verdi sul fronte di scavo e l'adozione di procedure qualora si verifichi la presenza di amianto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei dati esposti derivanti dall'attività di monitoraggio svolta da Arpa Piemonte nel corso del 2017 nel cantiere de La Maddalena per la verifica della presenza di amianto; se non ritenga che le dichiarazioni rilasciate lo scorso 28 aprile in merito alla presenza di amianto in alcuni cantieri della Torino-Lione, tenuto conto dei dati Arpa Piemonte che rilevano un'assenza di amianto nel sito de La Maddalena, possano generare un ingiustificato allarmismo tra i cittadini delle zone interessate e i lavoratori dei cantieri. Atto n. 3-00813 D'ARIENZO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: a causa di condizioni atmosferiche avverse, nel corso della giornata di domenica 5 maggio 2019 il lago di Garda è tracimato in diversi punti; gli attuali livelli delle acque, stabiliti nel lontano 1965 dal Ministero dei lavori pubblici, sono stati una delle cause del moto ondoso, che oltre ad allagare le passeggiate delle località lacuali che presentano quote inferiori, provoca la sistematica erosione delle spiagge e del territorio e la difficoltà nella defluizione delle acque piovane attraverso i canali esistenti; il lago di Garda è da sempre considerato il bacino idrico a sostegno dell'agricoltura intensiva del territorio mantovano e da ciò discende la volontà di mantenere i livelli in linea con questa esigenza, normalmente più alti del livello minimo; per la salvaguardia dell'ambiente ed in ragione del fatto che l'area del Garda si è arricchita d'insediamenti per il tempo libero occorre una riconsiderazione del sistema lacuale revisionando i livelli operativi minimo e massimo e riducendo il limite di erogazione media; in questa direzione, le proposte avanzate nel tempo dalla comunità del Garda appaiono idonee a garantire lo scopo: la codificazione del principio di proporzionalità, nel senso che "gli apporti a monte del Lago devono supportare le esigenze idriche del lago nei periodi di magra" e, correlativamente, le erogazioni a carico del lago devono essere proporzionali alle disponibilità; la razionalizzazione dei sistemi d'irrigazione, così da evitare o almeno ridurre gli sprechi; un'opportuna regolamentazione dei rilasci d'acqua dai bacini idroelettrici a monte del Garda; il riordino delle utenze irrigue; la limitazione dell'apertura dello scolmatore Adige-Garda esclusivamente ai casi di assoluta necessità per eventi di piene straordinarie; interventi infrastrutturali di canalizzazione dell'acqua del fiume Adige nel Mincio e nel sistema irriguo, senza passare attraverso il lago; la revisione delle colture agricole e privilegio per quelle meno "idrovore"; gli enti locali gardesani, veronesi e bresciani, ancora a fine estate 2013, hanno raggiunto un'intesa sul documento di revisione della regolazione dei livelli idrometrici del lago con il quale si è deciso di sperimentare, per cinque anni, la riduzione di 15 centimetri del livello stabilito nel lontano 1965 per il periodo da novembre a marzo di ogni anno; si aggiunge la giusta considerazione che i livelli delle acque in questo periodo sono influenzati dalle mancate nevicate invernali che avrebbero garantito un flusso costante in mancanza del quale ed in previsione della stagione irrigua delle campagne mantovane, normalmente si trattengono le acque nel bacino, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano, al fine di accelerare la definizione della grave situazione, avviare con urgenza un'istruttoria in merito, nell'ambito della quale considerare le proposte avanzate dalla comunità del Garda allo scopo di riesaminare il contesto e giungere alla definizione dei livelli corrispondenti alle esigenze contemporanee; se intendano avviare un tavolo specifico con AIPO, Regioni e comunità del Garda affinché siano valutate nuove ipotesi con nuovi ed ulteriori livelli, da applicare nei casi in cui in inverno non nevica e si presuppone che successivamente, come sempre più spesso accade, si registreranno piogge ed eventi atmosferici intensi. Atto n. 3-00814 ASTORRE PARENTE CIRINNA' Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nel 2018 il numero di imprese che vanta crediti con Roma capitale è pari a 4.966, cioè 770 in più rispetto al 2017 con un incremento del 18,5 per cento con un inevitabile incremento delle richieste di ore di cassa integrazione. Questa situazione di stallo nei pagamenti da parte del Campidoglio porta molte imprese a non avere ossigeno per restare in piedi, o peggio ancora per pagare gli stipendi. In questa situazione gravissima si innesta il blocco dei cantieri; in base ai dati Inps elaborati dalla UIL, nel primo trimestre del 2019, alla capitale, spetta il record assoluto di cassa integrazione con ben 7 milioni e 653.000 ore autorizzate (su un totale nazionale di 66 milioni) ed un aumento del 115,8 per cento sul 2018. Il Lazio (dati UIL) complessivamente arriva a 10,2 milioni di ore di cassa integrazione in questo inizio d'anno, con in testa Roma e la sua area metropolitana e la provincia di Frosinone; pesano anche, oltre ai motivi già detti, la cassa integrazione di Alitalia, e a Frosinone lo stabilimento FCA, vicino a Cassino. Due grandi temi, quello di Alitalia e di FCA, che il Governo ha gestito, ad avviso degli interroganti, con estrema approssimazione. Basti pensare agli effetti dell'ecotassa sulle auto, introdotta dal Governo Conte, che ha portato alla crisi di vendite di auto in Italia e quindi a problemi sulla catena di produzione; a tutto ciò si aggiunge il fatto che molte imprese, anche grandi gruppi industriali come Sky, ex Pagine Bianche, Opel, Esso, numerose aziende farmaceutiche, Condotte SpA, su cui l'amministrazione capitolina è rimasta completamente inerte, hanno lasciato Roma per trasferirsi a Milano, nell'indifferenza della stessa amministrazione cittadina; considerato che: Roma capitale, in un'area che rappresenta il 10 per cento del PIL nazionale, grande come l'Irlanda e che ospita straordinari hub pubblici e privati in grave stato di sofferenza, sta diventando una vera e propria "zavorra" per il tessuto economico e imprenditoriale della città. A ciò si aggiunge la paralisi dei cantieri, che blocca lavoro e sviluppo; il decreto "sblocca cantieri" (di cui al decreto-legge n. 32 del 2019), come rilevato da numerose associazioni di categoria, ha bisogno di 13 provvedimenti attuativi per riscrivere parte del codice degli appalti, cosa che non lascia ben sperare in termini di celerità per la ripresa di tutti quei lavori fermi, con il rischio per Roma e per il Lazio di capitolare definitivamente sotto il profilo economico e occupazionale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione; quali provvedimenti urgenti intendano adottare per dare una risposta certa e immediata al grave problema dei debiti commerciali di Roma capitale con le diverse centinaia di imprese creditrici; se e quali politiche di sviluppo intendano adottare nell'immediato per aumentare la competitività di Roma capitale, servizi ed infrastrutture più adeguate ed efficienti, e per scongiurare la fuga da parte di importanti gruppi imprenditoriali. Atto n. 3-00816 IORI BOLDRINI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, della salute e per la pubblica amministrazione Premesso che, l'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992 prevede che il lavoratore dipendente che assiste la persona con disabilità grave ha diritto di fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito; in seguito alla circolare INPS n. 45 del 1° marzo 2011, in attesa dei nuovi contratti collettivi nazionali di lavoro, le aziende ospedaliere hanno concesso la possibilità di fruire alternativamente di 3 giorni di permesso o di 18 ore mensili da ripartire nelle giornate lavorative; il nuovo contratto del comparto sanità, sottoscritto in data 21 maggio 2018, all'art. 38, comma 1, ha disposto che i dipendenti hanno diritto, ove ne ricorrano le condizioni, a fruire di tre giorni di permesso di cui all'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992 ma non ha previsto, al contrario degli altri comparti, la possibilità del frazionamento ad ore dei permessi; a seguito di un chiarimento richiesto all'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni dall'azienda ospedaliera universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino) il 9 agosto 2018, è stata ribadita l'impossibilità di fruizione ad ore dei permessi per l'assistenza delle persone con disabilità, anche attraverso accordi aziendali, in quanto la mancata previsione contrattuale "non è dovuta ad un mero refuso, al contrario le parti negoziali hanno ritenuto incompatibile con l'organizzazione del lavoro delle strutture sanitarie detta frazionabilità, avuto riguardo alle prioritarie esigenze di carattere gestionale"; generalmente, la fruizione ad ore è richiesta per assistere i figli con disabilità che frequentano gli istituti scolastici per cui il dipendente chiede l'uscita anticipata all'orario del pranzo. A loro, soprattutto, viene negato il diritto all'assistenza del familiare più idoneo per competenza, titolo di studio e lavoro quotidiano di assistere le persone con problemi di salute; appare ingiusta la decisione di negare ai dipendenti del comparto sanità il diritto alla fruizione ad ore dei permessi per l'assistenza delle persone con disabilità, poiché si afferma il principio che siano prioritarie le esigenze di carattere "gestionale" rispetto ai bisogni delle persone, e rappresenta, inoltre, una chiara discriminazione degli operatori sanitari rispetto a tutti gli altri lavoratori, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover mettere in campo iniziative di competenza per sanare questo vulnus che discrimina i lavoratori del comparto sanità, attraverso una riformulazione della norma contrattuale, consentendo anche per loro la frazionabilità ad ore dei tre giorni mensili di permesso, previsti dall'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992. Atto n. 3-00817 RIPAMONTI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la Piaggio Aerospace si trova in stato di commissariamento da dicembre 2018, quando è stato nominato quale commissario dell'azienda l'avvocato Vincenzo Nicastro; il 26 febbraio 2019 si è svolto un vertice presso il Ministero dello sviluppo economico tra alcuni rappresentanti del Ministero, dell'Aeronautica militare, del Ministero della difesa, il presidente della Provincia di Savona, della Regione Liguria e rappresentanti dei Comuni di Albenga, Villanova d'Albenga e Finale Ligure; durante il vertice il Ministero ha annunciato l'arrivo del finanziamento per la commessa sul P1HH, dal valore di 250 milioni di euro, e confermato l'interesse industriale per l'aereo da trasporto executive P180, che avrebbe consentito importanti carichi di lavoro per l'azienda; in un secondo tavolo di monitoraggio sulla situazione occupazionale e produttiva di Piaggio Aerospace, svoltosi il 24 aprile 2019 presso il Ministero stesso, che ha coinvolto rappresentanti del Governo, rappresentanti degli enti locali e diverse sigle sindacali, si è confermato l'impegno per l'ammodernamento di 19 velivoli P180 e l'acquisizione di 10 P180evo e la conferma della certificazione del progetto P1HH e l'acquisto di 2 sistemi; nonostante ciò, diverse sigle sindacali esprimono preoccupazione per la mancanza di contratti e dell'incertezza delle tempistiche; il 1° maggio è scattata la cassa integrazione, fino al 31 luglio, per 504 dipendenti della Piaggio Aerospace; conseguentemente, il commissario Vincenzo Nicastro ha pubblicato diversi annunci su quotidiani internazionali tramite i quali sollecita i soggetti interessati a presentare manifestazioni d'interesse per l'acquisizione di tutti o parte dei complessi aziendali facenti capo a Piaggio, o per l'effettuazione di operazioni attinenti alla ristrutturazione dell'azienda, si chiede di sapere entro quali termini il Ministro in indirizzo intenda provvedere a dare azione agli impegni presi durante il vertice del 24 aprile, al fine di garantire le condizioni idonee alla salvaguardia dei livelli occupazionali e allo sviluppo di un concreto piano industriale per l'azienda. Atto n. 3-00818 LANNUTTI PESCO LEONE LANZI ROMANO CORRADO FEDE FENU ANGRISANI BOTTO PIRRO PRESUTTO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, come riporta "il Fatto Quotidiano": a seguito del concorso all'Agenzia delle dogane e dei monopoli (area dogane), per 69 dirigenti di seconda fascia, bandito il 16 dicembre 2011 e terminato a luglio 2014, è scaturita un'indagine penale che ha visto il rinvio a giudizio del presidente della commissione, il dottor Enrico Maria Puja ed il membro interno il dottor Alberto Libeccio oltre ad altri 9 concorrenti: Edoardo Mazzilli, capo dell'ufficio investigazione centrale dell'antifrode delle dogane; Giovanni Mosca a capo dell'ufficio AEO che rilascia il certificato di affidabilità alle aziende che hanno rapporti con le dogane; Marco Falconieri, all'epoca all'Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, Francesco Natale, Ernesto Carbone, Giuseppe Sabatino e Saverio Marrari; lo stesso quotidiano racconta gli avvenimenti: "Dalle annotazioni della polizia giudiziaria agli atti dell'inchiesta della Procura di Roma si scopre anche che non una ma tutte e 18 le tracce che dovevano andare a sorteggio erano nel pc del segretario e del direttore dell'Agenzia delle Dogane sicuramente già otto giorni prima della prova"; sul medesimo concorso il Consiglio di Stato, in data 18 gennaio 2019, ha emesso ben 7 provvedimenti fra decreti e sentenze: quello di rilievo è il n. 457, in cui si traccia la strada per un provvedimento dell'Agenzia in autotutela; si legge nel provvedimento citato: "È fatto salvo quindi il potere dell'amministrazione, anche in relazione al prosieguo dell'azione amministrativa, di verificare se tali fatti - così come ogni altra circostanza sopravvenuta relativa a profili non coperti dal giudicato -, tenuto conto altresì degli ulteriori sviluppi del procedimento penale e della particolare gravità delle ipotesi di reato contestate, siano tali da giustificare l'adozione in via di autotutela di provvedimenti cautelari e/o demolitori - previa verifica della sussistenza di tutti i relativi presupposti dell'intervento in autotutela"; considerato che: su "il Fatto quotidiano" del 30 marzo 2019 si legge "Concorso alle Dogane, i commissari vanno a processo per truffa: 'Alterarono prove'. Ma saranno loro a correggerle di nuovo". Si legge ancora: "Libeccio e Puja - stando all'accusa - avrebbero selezionato tracce preventivamente comunicate ad almeno otto concorrenti, citati nella richiesta di rinvio a giudizio e, in collaborazione con uno dei partecipanti, avrebbero anche creato fotocopie di testi di Gazzette ufficiali e di Regolamenti Europei che in realtà erano manipolati per nascondere all'interno tracce (poi regolarmente uscite) e svolgimento delle stesse. Quindi i candidati favoriti avevano il vantaggio di conoscere in anticipo i temi, e per evitare che sbagliassero avevano già pronti gli svolgimenti. A detta della Procura, entravano con il compito già fatto e - guarda caso - sono risultati vincitori del concorso"; non esiste alcuna graduatoria e il Consiglio di Stato con la citata sentenza ha disposto di ricorreggere i compiti (oltre 1.000, cioè il 90 per cento) non corretti collegialmente (i commissari si sono limitati a correggere collegialmente solo quelli poi risultati idonei), ma consigliando all'amministrazione doganale "l'adozione in via di autotutela di provvedimenti cautelari e/o demolitori"; il rinvio a giudizio coinvolge 2 dei 3 commissari ed una pluralità di concorrenti avvantaggiati e che hanno plagiato gli svolgimenti in loro disponibilità; l'Agenzia delle dogane si è costituita parte civile contro gli imputati; non è possibile determinare quanti altri avessero la disponibilità dei testi fraudolentemente inseriti in testi contraffatti ed introdotti nelle aule di esame; non sarebbe possibile nominare una nuova commissione, vista la disposizione della sentenza del Consiglio di Stato e non sembra consentito sostituire con i supplenti i commissari imputati, non essendoci lesione di alcun diritto soggettivo in capo a concorrenti per cui non vi sia alcuna graduatoria e visto che non sarebbe possibile verificare se fossero stati in possesso di testi vietati ed introdotti fraudolentemente nelle aule di esame, non emergendo perciò alcun danno in capo a loro, si chiede di sapere: quanto tempo debba ancora trascorrere prima dell'annullamento del concorso, come già auspicato anche dal Consiglio di Stato, in modo da consentire l'indizione di un nuovo concorso, ovvero, nella stessa procedura concorsuale, indire il nuovo svolgimento degli scritti con la nomina di una nuova commissione, per non danneggiare ulteriormente i candidati risultati esclusi e non arrecare ulteriore nocumento all'immagine dell'Agenzia delle dogane; se non sia il caso di attingere dalle graduatorie valide per concorsi a dirigente per altre amministrazioni, in modo da risolvere il problema della penuria negli organici, ossia di 117 dirigenti; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento. Atto n. 3-00819 LANNUTTI DI NICOLA CASTALDI LEONE BOTTICI PIRRO PRESUTTO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: nei mesi scorsi è stata resa nota la notizia di Banca del Fucino (331 dipendenti, 30 filiali, 1.212 milioni di euro di raccolta, 72,4 milioni di patrimonio netto) passata a Igea Banca (59 dipendenti, 4 filiali, 256 milioni di raccolta totale, 20,7 milioni di euro di patrimonio netto), istituto di credito il cui presidente è Mauro Masi. Il consiglio di amministrazione di Igea ha approvato la " binding offer " per l'acquisizione della Banca del Fucino, che comprenderà anche la nascita di una banca interamente digitale ("Igea digital bank"); si legge su una nota diffusa interamente su "Dagospia" il 15 marzo 2019: «"Per garantire la massima solidità finanziaria al progetto l'assemblea dei soci di Igea Banca aveva, nei giorni precedenti, deliberato all'unanimità un aumento di capitale di 200 milioni di euro valevole nell'arco temporale previsto dal Piano Industriale (2019-2020). Inoltre è stata definita con la Sga la cartolarizzazione di circa 310 milioni di euro di crediti deteriorati di Banca del Fucino, cosa che consentirà all'istituto di presentare elevati indici di qualità del credito, tra i migliori del sistema bancario italiano. Con questa acquisizione, il cui perfezionamento è soggetto all'autorizzazione degli Organi di Vigilanza, Banca del Fucino uscirà da una situazione di incertezza ed inizierà un percorso di forte rilancio che contemplerà la valorizzazione dei tradizionali elementi di forza della stessa Banca, quali il radicamento territoriale nel Lazio ed in Abruzzo ed il private banking, nel quadro di un modello di business orientato decisamente alla specializzazione ed all'innovazione". È un'operazione di mercato che ha fortemente impegnato il management , guidato da Francesco Maiolini, ed ha privilegiato l'individuazione di investitori esclusivamente italiani; fra questi: imprenditori privati ( in primis il gruppo GGG di Giorgio Girondi, industriale mantovano leader europeo delle produzioni di filtri per auto); fondazioni bancarie, l'Enpaia ed i partecipanti al Patto di sindacato di Igea Banca che annovera fra i numerosi e qualificati esponenti: l'Ecomap, ente di previdenza delle tabaccherie italiane, Bricofer spa, la Fondazione Sicilia, Farmitalia ed MBA»; a pag. 60 del bilancio 2017 della Banca del Fucino si legge: "Una fase transitoria nell'ambito della quale - dopo il rilascio delle prescritte autorizzazioni - Igea Banca sottoscriverà un aumento del capitale sociale a pagamento in via scindibile ad essa riservato per un importo massimo pari a Euro 200.000.000,00 (di cui fino a un massimo di Euro 50.000.000,00 in natura, mediante il conferimento del ramo banca digitale, di seguito "Ramo Banca Digitale") consentendo così alla Banca del Fucino di rispettare i ratios patrimoniali prescritti dalla disciplina di settore b) la fase integrativa successiva all'esecuzione dell'Aumento Riservato Igea Banca che prevede la scissione parziale per incorporazione di Banca del Fucino in favore di Igea Banca, all'esito della quale: (a) verrà trasferito in favore della Igea Banca Beneficiaria il patrimonio facente capo alla Banca Fucino Scissa ad eccezione del Ramo Banca Digitale; (b) la Igea Banca Beneficiaria vedrà incrementato il proprio patrimonio e assumerà la denominazione di 'Nuova Banca del Fucino SpA'; (c) la Banca Fucino Scissa continuerà l'attività bancaria in forza della licenza di cui è titolare, limitatamente al Ramo Banca Digitale, cambiando denominazione sociale"; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: la Banca d'Italia dovrà pronunciarsi sull'operazione con cui i soci di Igea Banca, la Ggg Investment di Girondi e gli azionisti del Fucino, la famiglia Torlonia, intendono ripulire la banca romana da 314 milioni di euro di crediti lordi deteriorati con la collaborazione della SGA, società partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze. Le due banche si fonderanno ma la banca del Fucino non perderà la sua identità; si limiterà piuttosto a offrire servizi bancari e finanziari a clienti privati di alto profilo. Così l'impresa dovrebbe conservare le due licenze; con l'operazione Francesco Maiolini, in passato al vertice di Banca Nuova (la discussa banca del gruppo popolare di Vicenza di Zonin, che aveva incorporato la Banca del popolo di Trapani, secondo un'inchiesta de "Il Fatto Quotidiano" pensata e creata dai servizi segreti come centrale informativa del lavoro di Antonello Montante, ex vicepresidente di Confindustria arrestato a maggio 2018 dai giudici di Caltanissetta con l'accusa di aver creato una rete spionistica per tenere sotto scacco politici, imprenditori e giornalisti, come affermato da un ex manager di Banca Nuova intervistato sotto copertura da Paolo Mondani per la puntata di "Report" andata in onda il 29 aprile 2019 su "Rai3"), punta a giocare un ruolo di potenziale soggetto aggregante del Centro Italia. La rete di Igea Banca porterebbe così il capitale necessario per il salvataggio dell'istituto dopo che, all'inizio del 2018, la proprietà della banca ha deciso di non prendere parte all'aumento di capitale; Banca Igea è una banca giovane, attiva dal novembre 2015, operativa con quattro filiali a Palermo, Catania, Bronte e Roma. La compagine sociale è costituita prevalentemente da soggetti appartenenti a diversi ordini professionali, enti istituzionali e da alcuni selezionati imprenditori per un totale di circa mille soci. Il presidente è Mauro Masi, ex direttore della Rai, con un passato nella Banca d'Italia; come riporta il quotidiano online "Next", "La Stampa" del 27 aprile 2019, in un articolo a firma di Fabrizio Goria, racconta che "la sedicesima sezione civile del Tribunale di Roma, presieduta dal magistrato Giuseppe Di Salvo, ha confermato il buon diritto di Carlo Torlonia, socio della Torlonia partecipazioni Spa, di poter visionare la copia, finora negata, dell'accordo quadro tra Banca del Fucino e Igea Banca", che "prevede un aumento di capitale di 200 milioni di euro per attuare il piano industriale 2019-2020. (...) Uno degli azionisti della Torlonia partecipazioni, Carlo Torlonia, ha deciso di agire in giudizio contro la stessa società, col contenzioso giudiziario sulla gestione che riguarda Carlo e gli altri soci, ovvero i figli di Alessandro Torlonia. Per questo Torlonia si è rivolto ai legali al fine di poter verificare cosa sia successo e far valere il suo diritto in ambito societario. Specie perché, dopo l'annuncio dell'intesa tra Igea e Fucino, i soci di Torlonia partecipazioni hanno ricevuto una lettera in cui si richiedeva di versare, entro i primi giorni di aprile e nell'ambito del processo di integrazione, 6,5 milioni di euro"; visto che, per quanto risulta agli interroganti: il Presidente del consiglio di amministrazione della Banca Igea è il navigato Mauro Masi, già dirigente di Banca d'Italia, consigliere per la Presidenza del Consiglio dei ministri per la comunicazione e direttore dell'ufficio stampa, membro del comitato per l'informatica e le telecomunicazioni, capo del Dipartimento per l'informazione e l'editoria nel 1996, portavoce di Lamberto Dini quale Ministro del tesoro e Presidente del Consiglio, commissario straordinario SIAE, vice presidente della campagna d'informazione nazionale sull'introduzione dell'euro, segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri e capo di gabinetto del vicepresidente del Consiglio dei ministri per i Governi Berlusconi II e III, direttore generale della Rai nel 2009; lo stesso aspramente criticato per non aver mai mantenuto l'atteggiamento neutrale dei dirigenti pubblici e, sebbene in passato vicino a uomini di centro-sinistra (Dini, D'Alema, Prodi) negli anni in Rai è stato molto vicino a Berlusconi, e dopo aver concluso il suo incarico in Rai a maggio 2011 è diventato amministratore delegato di Consap, nata il 1° gennaio 1993 ricevendo da INA le attività legate alle "cessioni legali" e alla gestione di fondi di garanzia e solidarietà di tipo assicurativo, con la gestione di ulteriori fondi diversi da quelli assicurativi; la Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici) gestisce: il fondo di garanzia per le vittime della strada; il fondo di garanzia per le vittime della caccia; il fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura; il fondo di solidarietà per i mutui per l'acquisto della prima casa; il fondo per l'accesso al credito per l'acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie o dei nuclei familiari mono-genitoriali; il fondo di credito per i nuovi nati; il fondo per il credito ai giovani; il fondo "fallimenti immobiliari"; il fondo SACE; il fondo debiti della pubblica amministrazione; i fondi "Dazieri" e "Brokers"; i fondi dormienti delle banche e le polizze dormienti delle assicurazioni; il furto d'identità; il ruolo nazionale dei periti assicurativi; gli interroganti si chiedono in quali circostanze sia stata autorizzata l'acquisizione da parte di Banca Igea, il cui massimo manager Francesco Maiolini è stato in passato ai vertici di Banca Nuova, la banca in cui il legame tra vigilante e vigilati è rappresentato anche dal fratello della capo ufficio stampa di Banca d'Italia Antonella, Sergio Dragotto, assunto nella controllata siciliana di Popolare di Vicenza con un reclutamento caldeggiato, secondo "Il Fatto Quotidiano", da alcuni ex ispettori di via Nazionale, poi passati alla corte di Zonin, si chiede di sapere: se si ritenga compatibile il ruolo di Mauro Masi, amministratore delegato di Consap, con la presidenza di Banca Igea, e se tale doppio incarico non rappresenti un rapporto nocivo a risparmiatori, lavoratori, soci, utenti, depositanti; se il Ministro in indirizzo, per quanto di sua competenza, non abbia il dovere di fare piena luce sull'acquisizione della Banca del Fucino da parte di Banca Igea e su Banca Nuova; se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, verificando i presupposti di permanenza in carica dello stesso Masi al vertice della Consap. Atto n. 3-00821 PARRINI Al Ministro dell'interno Premesso che: il distaccamento del comando dei Vigili del fuoco di Castelfiorentino (Firenze) viene istituito nel 1973 dall'accorpamento di due distaccamenti: quello di Certaldo e quello di Castelfiorentino; dalla sua creazione il distaccamento è allocato all'interno dello stabile che si trova in zona di "Petrazzi" nel comune di Castelfiorentino, da cui prenderà poi il nome; si tratta di un distaccamento storico del comando di Firenze, che svolge la sua importante opera su un ampio territorio ricompreso tra le provincie di Firenze, Pisa e Siena. I comuni interessati sono: Castelfiorentino, Certaldo, Gambassi Terme, Montaione, Montespertoli, Barberino Val d'Elsa, Tavarnelle Val di Pesa un territorio molto vasto e popoloso; il distaccamento oggi è composto da circa 30 persone che nel corso dell'anno sono chiamate a svolgere circa 650 interventi tra cui incidenti stradali, incendi boschivi, soccorsi a persone e a immobili, ai quali vanno aggiunti gli interventi relativi alla verifica in situ di cose e ambienti. Il tutto viene svolto utilizzando un parco mezzi che risale al 1990, con notevoli disagi per gli operatori e conseguenze sull'efficacia degli interventi di soccorso; in questo contesto lo stabile che ospita i Vigili del fuoco dal 1973, nonostante gli interventi di mantenimento che nel corso degli anni sono stati svolti in "economia", si trova oggi in uno stato di grave deterioramento e non è più idoneo a svolgere e a supportare le attività (castello di manovra non più utilizzabile, piazzale per gli automezzi non più fruibile); nello stabile sono inoltre presenti coperture di eternit in amianto e infiltrazioni che rendono difficili e compromettono la salute e l'efficienza degli operatori di soccorso; tenuto conto che: nell'ottica della ricerca di uno stabile idoneo alle attività dei Vigili del fuoco in data 26 agosto 2016 viene emanato un avviso pubblico (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea n. 2016/S 167-300992) per la ricerca di un immobile da destinare a uso del servizio di Castelfiorentino; successivamente il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze - RGS prot. 32039 del 24 febbraio 2017 approva, tra le altre, l'operazione di acquisto dell'immobile a Castelfiorentino contenuta nel piano triennale di investimento 2017-2019 in quanto compatibile con i saldi strutturali di finanza pubblica indicati nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2016 e stante la documentata indispensabilità e indilazionabilità dell'operazione; con nota prot. 2018/4907 del 29 marzo 2018 la Direzione regionale Toscana e Umbria dell'Agenzia del demanio, svolte le attività d competenza, comunicava al Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, Direzione centrale per le risorse logistiche e strumentali, ufficio di coordinamento e sedi di servizio, di aver definito il valore di acquisto dell'immobile individuato e sito nel comune di Castelfiorentino in località "Malacoda"; considerato che la situazione attuale in cui si trova lo stabile del distaccamento di Castelfiorentino, oltre a compromettere l'ambiente di lavoro dei Vigili del fuoco, pregiudica anche l'efficacia degli interventi, rendendo pertanto necessario concretizzare in modo tempestivo l'acquisto del nuovo immobile individuato e i conseguenti lavori di adeguamento, per permettere agli operatori di svolgere la loro importante professione al meglio e in conformità delle norme giuridiche, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia già dato mandato agli uffici competenti di provvedere alla liquidazione degli importi finalizzati all'acquisto dell'immobile, così come previsto dal decreto del Ministero dell'economia, e in caso contrario, quali siano le motivazioni per cui non vi abbiano ancora provveduto, nonché con quali tempi ipotizzi che l' iter di acquisizione e ristrutturazione si possa concludere. Atto n. 3-00822 COMINCINI TARICCO MARCUCCI MALPEZZI STEFANO BINI CIRINNA' VALENTE ALFIERI ASTORRE BITI BOLDRINI CUCCA D'ALFONSO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI IORI LAUS MAGORNO MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI PARENTE PARRINI PATRIARCA PINOTTI RAMPI ROSSOMANDO SBROLLINI SUDANO VATTUONE Al Ministro dell'interno Premesso che, il 13 maggio 2019, uno striscione con la scritta "Non sei il benvenuto" affisso sulle finestre di una casa privata è stato fatto rimuovere dai vigili del fuoco a Brembate (Bergamo), dove è giunto in visita il Ministro in indirizzo, per intervenire ad un'iniziativa del suo partito; considerato che, a giudizio degli interroganti: non si spiegano le ragioni di questa repressione del dissenso, visto che la nostra Costituzione all'articolo 21 garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione; lo striscione, esposto fuori da una casa privata, è stato rimosso dai vigili del fuoco benché non fosse offensivo né minaccioso; questo episodio è solo l'ultimo di una serie di casi in cui le forme di protesta pacifiche e democratiche compiute dai cittadini nei confronti del Ministro dell'interno vengono impedite senza che vi sia nessuna regione di ordine pubblico, nessuna offesa che possa configurare condotte di reato e nessun provvedimento dell'autorità giudiziaria; tenuto conto che: in questo caso è stato richiesto l'intervento dei vigili del fuoco, che per rimuovere lo striscione hanno dovuto servirsi di un'autoscala, che si sviluppa fino a 50 metri e che solitamente viene utilizzata in situazioni di emergenza perché permette di raggiungere i piani più alti per prestare soccorso a persone ed arrivare vicini al luogo dell'incendio o del pericolo; con dichiarazione alla stampa i vigili del fuoco hanno precisato che la richiesta di rimozione è arrivata con una telefonata dalla Questura alle ore 7.58, nel corso della quale veniva chiesto un supporto tecnico ad una decisione "presa dal dirigente del servizio di ordine e sicurezza pubblica predisposto dalla Questura"; secondo un sindacato dei vigili del fuoco l'ordine di rimozione sarebbe arrivato "da molto in alto", secondo gli interroganti presumibilmente dal prefetto, che risponde direttamente al Ministro, si chiede di sapere: chi abbia ordinato l'intervento dei vigili del fuoco e quali ragioni di ordine pubblico abbiano giustificato tale richiesta e, in assenza di queste ultime, se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di altre motivazioni; a quanto ammontino le spese sostenute per la movimentazione degli automezzi dei vigili del fuoco che sono stati utilizzati per rimuovere lo striscione esposto a Brembate; su chi gravino le spese sostenute per l'intervento di rimozione; quali provvedimenti abbia intenzione di assumere affinché quanto accaduto non si ripeta e i vigili del fuoco non siano più distolti dal loro quotidiano lavoro di soccorso pubblico, a giudizio degli interroganti per essere coinvolti loro malgrado in un indebito attacco ai diritti di libertà ed espressione del pensiero sanciti dalla nostra Costituzione. Atto n. 3-00823 CANGINI Al Ministro della salute Premesso che: l'art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 484 del 1997, recante "Regolamento recante la determinazione dei requisiti per l'accesso alla direzione sanitaria aziendale e dei requisiti e dei criteri per l'accesso al secondo livello dirigenziale per il personale del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale" stabilisce che: "Prima di procedere al colloquio ed alla valutazione del curriculum la commissione (per il conferimento degli incarichi di direzione di struttura complessa) stabilisce i criteri di valutazione tenuto conto delle specificità proprie del posto da ricoprire. La commissione, al termine del colloquio e della valutazione del curriculum, stabilisce, sulla base di una valutazione complessiva, la idoneità del candidato all'incarico"; "Il colloquio è diretto alla valutazione delle capacità professionali del candidato nella specifica disciplina con riferimento anche alle esperienze professionali documentate, nonché all'accertamento delle capacità gestionali, organizzative e di direzione del candidato stesso con riferimento all'incarico da svolgere." Inoltre, con riferimento alla valutazione, si stabilisce che: "I contenuti del curriculum professionale concernono le attività professionali, di studio, direzionali-organizzative, con riferimento: a) alla tipologia delle istituzioni in cui sono allocate le strutture presso le quali il candidato ha svolto la sua attività e alla tipologia delle prestazioni erogate dalle strutture medesime; b) alla posizione funzionale del candidato nelle strutture ed alle sue competenze con indicazione di eventuali specifici ambiti di autonomia professionale con funzioni di direzione; c) alla tipologia qualitativa e quantitativa delle prestazioni effettuate dal candidato"; sulla base delle notizie apparse sugli organi di stampa riguardanti la sanità pubblica nelle Regioni italiane, l'interrogante si è posto la questione se i tipici criteri di economicità, efficacia, pubblicità, trasparenza e imparzialità, per garantire il buon andamento della pubblica amministrazione, nell'interesse dei cittadini-utenti, sia rispettato nella Regione Marche (nella quale la Sanità rappresenta l'80 per cento della voce di bilancio), in particolare se le procedure di nomina di direttori medici da parte dei direttori di Area Vasta, a seguito di esame da parte da commissioni preposte, che accertano l'idoneità dei candidati sulla base del colloquio e della valutazione del curriculum professionale, sia corretto o si riscontrino anomalie, tali da necessitare un intervento di verifica da parte delle amministrazioni centrali dello Stato; evidenziato, infatti, che a quanto risulta all'interrogante: con determina del direttore dell'Area Vasta n. 4, N.410/AV4 del 5 giugno 2018, è stato emesso avviso pubblico per il conferimento di incarico di direttore medico di S.C. - Disciplina Chirurgia Generale; con ulteriore determina del direttore dell'Area Vasta n. 4 (Fermo), N.81/AV4 del 31 gennaio 2019, è stata nominata la commissione per l'espletamento della procedura per il conferimento di un incarico quinquennale con esplicito riferimento all'incarico di direttore medico di struttura complessa di Pediatria, con macroscopico errore, posto che l'incarico che effettivamente si è bandito attiene alla struttura complessa di "Chirurgia" e non di Pediatria; con determina integrativa del direttore dell'Area Vasta n. 4, N.126/AV4 del 20 febbraio 2019, è stato ammesso un candidato, a seguito di sua richiesta di annullamento del provvedimento che lo escludeva. Questa riammissione ha determinato una posticipazione della data delle prove orali, alle quali il ricorrente non si è presentato; con atto denominato "relazione sintetica" del 28 marzo 2019, la commissione nominata ha accertato l'idoneità dei candidati sulla base del colloquio e della valutazione del curriculum professionale ed ha espresso una "terna di candidati che verrà formalmente trasmessa al Direttore di Area Vasta n. 4"; con provvedimento amministrativo del 29 marzo 2019, il direttore dell'Area Vasta n. 4 ha modificato nella suddetta "relazione sintetica" le generalità del nome sorteggiato per la nomina a presidente, rispetto a quello riportato nell'atto pubblico dalla commissione. La modifica dell'atto è di esclusiva competenza della commissione; ricordato che secondo quanto risulta all'interrogante: il dottor S. G., il giorno 8 marzo 2019, ha partecipato all'avviso pubblico per il conferimento dell'incarico quinquennale di direttore della struttura complessa di Chirurgia generale ad indirizzo oncologico per l'Area Vasta n. 3 (Macerata). La commissione ha espresso il seguente giudizio sulla casistica operatoria, prestazioni quali-quantitative effettuate dal candidato: "La casistica operatoria presentata evidenzia l'esecuzione di un numero modesto d'interventi, di bassa complessità". In data 28 marzo 2019 il dottor G., a giudizio della commissione dell'Area Vasta n. 4, ha ottenuto il maggiore punteggio tra i partecipanti per il " curriculum professionale" (punti 15,320), il doppio di quello realizzato 20 giorni prima: la modesta casistica operatoria valutata dalla commissione dell'Area Vasta di Macerata si è trasformata in "buona Casistica operatoria, sia programmata, che in urgenza" da parte dell'Area Vasta di Fermo; la commissione per l'Area Vasta n. 4 di Fermo non avrebbe gestito il colloquio con modalità uniformi e non avrebbe rivolto ai candidati le medesime domande: avrebbe, anzi, sottoposto un caso clinico non presente sulla domanda estratta. Ad un candidato che ha posto specifica domanda sulla questione, la commissione avrebbe risposto che i casi clinici proposti ai componenti sono di complessità equivalente. Parrebbe invero che per l'esame orale solo per il primo concorrente, il dottor G., la commissione si sia attenuta alle disposizioni di legge; è indubbio che l'aggiunta della domanda su casi clinici diversi dal caso clinico presente sulla domanda estratta abbia deliberatamente alterato il criterio di uniformità per la valutazione dei candidati e messo in dubbio l'applicazione del principio di trasparenza nella pubblica amministrazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga condivisibile l'opportunità di verificare, con urgenza e a mezzo di atti ispettivi, acquisendo ogni documentazione disponibile, se la commissione preposta al conferimento degli incarichi di direzione di struttura complessa per l'Area Vasta n. 4 nella Regione Marche rispetti ed applichi i criteri di trasparenza ed imparzialità obbligatoriamente richiesti dalla legge. Atto n. 3-00824 PATRIARCA Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la Regione Emilia-Romagna è riuscita a completare, in tempi estremamente rapidi, il piano per la prevenzione del rischio idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio, che prevede la realizzazione di 89 interventi, distribuiti sul territorio da Piacenza a Rimini; si tratta di opere già tutte cantierabili entro l'anno, anche in considerazione dell'urgenza di procedere all'attuazione di ogni misura contro il dissesto; per far sì che possano essere realizzati tutti gli interventi previsti nel piano, sono necessarie risorse per oltre 102 milioni di euro; la Regione ha invece ricevuto, quale quota di fondi da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, appena 21 milioni di euro, che permetteranno di completare esclusivamente i primi 18 interventi, i più urgenti, il cui elenco è già stato inviato al Ministero; lo stanziamento garantito dal Governo centrale è dunque molto al di sotto delle attese; il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, anche in qualità di commissario straordinario per il rischio idrogeologico, ha chiesto al Ministro il rispetto degli impegni presi, anche considerando il fatto che il Governo ha più volte affermato che l'ambiente e la tutela del territorio rappresentano priorità nazionali, senza tuttavia far mai seguire alle parole fatti concreti; considerato che: in merito alle risorse da destinare alla lotta al dissesto, risulta che il Ministro in indirizzo si fosse impegnato, nel caso di fondi insufficienti alla realizzazione dei piani regionali, a richiedere alla Banca europea degli investimenti (BEI) prestiti a tasso agevolato per finanziare le opere pubbliche contro il dissesto idrogeologico, quantomeno per la somma necessaria per completare gli interventi cantierabili dal 2019 laddove non coperti dalle risorse a disposizione; tale impegno tuttavia non è stato rispettato; la Regione Emilia-Romagna, dal suo canto, ha invece completato in tempi estremamente rapidi la programmazione degli interventi e si è resa pronta, pur con le scarse risorse a disposizione, a far partire i primi interventi; in ogni caso, le risorse restano troppo scarse per garantire la realizzazione di tutti gli interventi necessari alla piena messa in sicurezza dei territori e delle comunità locali, si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, al fine di garantire l'accesso ai mutui BEI, così come suggerito dalla Regione Emilia-Romagna fin dall'autunno 2018, considerando l'importanza di procedere in tempi rapidi alla realizzazione degli interventi contro il dissesto. Atto n. 3-00825 GARAVINI ALFIERI GIACOBBE Ai Ministri dell'interno, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: l'articolo 14, comma 1, lettera a- bis) , del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113 (cosiddetto decreto sicurezza), convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018 n. 132, modificando la legge 5 febbraio 1992, n. 91, prescrive che nei casi di domanda di cittadinanza jure matrimonii : "La concessione della cittadinanza italiana ai sensi degli articoli 5 e 9 è subordinata al possesso, da parte dell'interessato, di un'adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER). A tal fine, i richiedenti, che non abbiano sottoscritto l'accordo di integrazione di cui all'articolo 4-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, o che non siano titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all'articolo 9 del medesimo testo unico, sono tenuti, all'atto di presentazione dell'istanza, ad attestare il possesso di un titolo di studio rilasciato da un istituto di istruzione pubblico o paritario riconosciuto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ovvero a produrre apposita certificazione rilasciata da un ente certificatore riconosciuto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca"; da anni in Italia si discute sia di ius culturae , principio che lega la cittadinanza al fatto di aver frequentato le scuole nel Paese dove si risiede, che del riconoscimento iure sanguinis della cittadinanza italiana a discendenti di emigrati italiani di diverse generazioni, senza tuttavia che si sia mai arrivati sul tema ad una disciplina organica; la richiesta di attestazione della conoscenza della lingua italiana a livello B1 del QCER, per lo straniero che ha contratto matrimonio con un cittadino o una cittadina italiani, oltre a costituire un'opzione parziale e unidirezionale, ha creato un diffuso disagio tra le coppie "miste", il cui numero è progressivamente aumentato per la massiva presenza degli italiani all'estero e per la forte ripresa dei flussi emigratori negli ultimi anni; le citate disposizioni non tengono nella dovuta considerazione alcuni dati di notevole peso: la presenza dispersa sul territorio, soprattutto all'estero, delle strutture autorizzate a compiere la certificazione e la lunghezza dei tempi delle operazioni, la notevole difficoltà e gli elevati costi della predisposizione dei certificati, soggetti a scadenza dei termini di validità, nonché della loro traduzione e legalizzazione, necessari per completare la pratica di richiesta; la disposizione ha creato problemi interpretativi e pratici da affrontare con urgenza, al fine di fornire le necessarie indicazioni al personale amministrativo che mantiene i rapporti con l'utenza, in particolare su alcuni punti di maggiore sensibilità, quali: 1) la possibilità, per le istanze avanzate immediatamente dopo la data di entrata in vigore del provvedimento, di essere integrate dell'attestazione linguistica anche successivamente, allo scopo di non vanificare, in tutto o in parte, la documentazione acquisita; 2) la comunicazione, attraverso i consolati e lo stesso sito web del Ministero degli affari esteri, dei luoghi e degli istituti all'estero presso i quali è possibile ottenere la certificazione linguistica, possibilmente con l'indicazione dei tempi prevedibili e dei possibili costi; 3) la possibilità che gli istituti di cultura prevedano corsi gratuiti di italiano per coloro che dichiarino formalmente di volere acquisire la certificazione richiesta in vista della domanda di cittadinanza iure matrimonii ; 4) l'aumento del numero degli enti certificatori operanti all'estero anche tramite convenzioni con università straniere dotate di dipartimenti di italianistica e con i consorzi universitari italiani che fanno formazione a distanza, rilasciando anche i relativi titoli, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario e urgente provvedere, anche valutando la soppressione della disposizione di legge citata in premessa, ad intraprendere le opportune iniziative al fine di approntare una disciplina idonea a garantire una procedura agevole per l'ottenimento della cittadinanza da parte dei cittadini stranieri coniugati con cittadini italiani. Atto n. 3-00826 ASTORRE MALPEZZI PARENTE Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per la pubblica amministrazione Premesso che: il processo di stabilizzazione del personale precario del CNR in possesso dei requisiti di cui al comma 1 (200 unità) e comma 2 (700 precari) dell'art. 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017 presenta una serie di criticità; manca, infatti, una serie di atti concreti volti al completamento delle procedure di stabilizzazione entro il 2020; a quanto si apprende, si procederà all'assunzione di 104 idonei dalle graduatorie dei bandi (comma 2), entro giugno 2019, e all'assunzione di altri 104 entro settembre 2019 a fronte di circa 850 precari risultati idonei. Non è prevista, inoltre, nessuna assunzione delle 200 unità (comma 1), e nessuna programmazione per il 2020; inoltre, l'amministrazione non sta effettuando scorrimenti di idonei e non sta stabilizzando i restanti precari in possesso dei requisiti comma 1, si chiede di sapere quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano mettere in campo al fine di dare corso a tutte le norme correlate al completamento delle stabilizzazioni, con particolare riferimento all'utilizzo delle graduatorie ancora vigenti. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00812 MARCUCCI RENZI RAMPI MALPEZZI IORI VERDUCCI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI CERNO COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA PARENTE PARRINI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO SUDANO TARICCO VALENTE VATTUONE Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: l'articolo 50 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi ("decreto crescita"), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2019, al comma 2, lettera h) , prevede la riduzione di 100 milioni di euro per l'anno 2019 dell'autorizzazione di spesa per il bonus cultura per i diciottenni; questa riduzione di spesa si aggiunge a quella di 50 milioni di euro per l'anno 2019 prevista dall'ultima legge di bilancio per il 2019 (articolo 1, commi 604, 616 e 803, della legge 30 dicembre 2018, n. 145), dopo che la legge di stabilità per il 2016, la legge di bilancio per il 2017 e la legge di bilancio per il 2018 avevano, di volta in volta, autorizzato la spesa di 290 milioni di euro all'anno per coloro che hanno compiuto i 18 anni nel 2016, nel 2017, nel 2018 e nel 2019 (per gli ultimi due anni intervenendo direttamente nello stato di previsione del Ministero); quindi, a seguito della riduzione prevista dalla legge di bilancio per il 2019, l'autorizzazione di spesa destinata al bonus cultura è passata da 290 a 240 milioni di euro per l'anno 2019 per essere ridotta ulteriormente dal "decreto crescita" a 140 milioni di euro per l'anno 2019; fra l'altro, non è stato ancora emanato il decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, previsto dall'articolo 1, comma 604, della legge di bilancio per il 2019, che avrebbe dovuto essere adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio, con cui definire gli importi nominali da assegnare nell'ambito delle risorse disponibili, i criteri e le modalità di attribuzione e di utilizzo del bonus cultura; premesso inoltre che: l'11 luglio 2018, il ministro Bonisoli, in risposta a un'interrogazione (3-00031), a prima firma della sen. Malpezzi, riguardante le dichiarazioni che, in merito alla "18 app ", aveva rilasciato in un'intervista al "Corriere della Sera" del 16 giugno 2018, "Vale 200 milioni... Meglio far venire la fame di cultura ai giovani, facendoli rinunciare a un paio di scarpe", disse: "Il bonus cultura verrà rimodulato e corretto in modo da pianificare misure a lungo termine tali da stimolare la ricerca di cultura fra i giovani, non solo diciottenni, ed evitare le distorsioni verificatesi nel passato. Alla predisposizione delle necessarie modifiche provvederà un'apposita commissione di esperti che, partendo dall'analisi di come i fondi sono stati utilizzati e dopo aver recepito le esigenze di tutte le persone e i soggetti coinvolti, individuerà i correttivi indispensabili per assicurare al bonus cultura un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura tra i giovani"; solo sei mesi più tardi, in palese contraddizione con quanto affermato dal ministro Bonisoli, l'autorizzazione di spesa del bonus cultura è stata ridotta di 50 milioni di euro e, quattro mesi dopo, di altri 100 milioni di euro; considerato che: il presidente Ricardo Franco Levi dell'Associazione italiana editori (AIE), il 2 maggio 2019, secondo quanto riportato da alcune agenzie di stampa, avrebbe affermato in merito che si tratta di "un grave errore che chiediamo di correggere (...) Siamo increduli, in una notte sono scomparsi 100 milioni per la cultura. Si pensa a un decreto crescita tagliando proprio sulla cultura e quindi sul futuro dei giovani: il bonus cultura 18 app ha aiutato le famiglie italiane dimostrandosi un investimento utile, che ha contribuito in modo rilevante alla crescita del Paese e, in particolare, al settore librario. Tra l'altro è stato largamente utilizzato dalle famiglie per acquistare i libri di testo per l'università, svolgendo un ruolo simile ai fondi destinati all'acquisto dei testi scolastici in favore degli alunni delle scuole dell'obbligo". "Per questo, ha concluso Levi, è più che mai necessario per sostenere la domanda di cultura degli italiani. Siamo certi che il Ministro Bonisoli in primis , l'intero Governo e il Parlamento sapranno trovare la modalità per ricostituire il fondo nella sua interezza"; in un tentativo incerto e vago di rimediare a questo grave danno, il vice ministro dell'economia, Laura Castelli, e il ministro Bonisoli, secondo quanto riportato da alcune agenzie del 2 maggio 2019, avrebbero affermato che "rassicuriamo tutti: il bonus cultura non sarà toccato, ai ragazzi nati nel 2000 non sarà tolto un solo euro. Sono stati solo ed esclusivamente anticipati 100 milioni di euro per il decreto crescita: una misura indispensabile per la ripresa economica del Paese. I fondi saranno stanziati di nuovo tra qualche settimana"; si tratta a giudizio degli interroganti di un atteggiamento quantomeno ondivago e incoerente, se solo si pensa che, nel corso dell'esame dell'ultima legge di bilancio, il 12 dicembre 2018, in sede consultiva presso la 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) il Governo ha accolto l'ordine del giorno del sen. Rampi ed altri (G/981 sez I/3/7 (testo 2) con cui si impegnava lo stesso "a valutare gli effetti applicativi del provvedimento in esame, al fine di verificare, attraverso opportune iniziative anche normative, la sussistenza di risorse ulteriori da stanziare per la card Cultura"; dal 25 settembre 2018 presso la 7ª Commissione permanente del Senato si stanno svolgendo audizioni sul bonus cultura in quella che, alla luce dei fatti, appare quantomeno come una totale "dissociazione" di intenti; la previsione della riduzione del bonus cultura di ben 100 milioni di euro all'interno del provvedimento noto come "decreto crescita" appare a giudizio degli interroganti una contraddizione in termini, considerato che non può esserci crescita senza cultura; questo nuovo taglio si configura, di fatto, come l'abolizione del bonus cultura, nonostante il successo avuto da questa misura presso i giovani, al di là delle più rosee aspettative, segno dell'interesse dei ragazzi nei confronti della cultura, qualora incentivati a usufruirne e nonostante il fatto che detta misura sia presa come modello anche da altri Paesi europei, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo, in coerenza con quanto affermato il 2 maggio 2019, intenda adottare al fine di ripristinare il bonus cultura quantomeno nella misura prevista dalla legge di bilancio per il 2019. Atto n. 3-00815 BITI MARCUCCI MARGIOTTA MALPEZZI STEFANO D'ARIENZO ASTORRE VALENTE VATTUONE FEDELI RAMPI BELLANOVA SBROLLINI ROJC FARAONE SUDANO D'ALFONSO BOLDRINI PARRINI MANCA COLLINA IORI GARAVINI PATRIARCA TARICCO ALFIERI GINETTI PITTELLA MESSINA Assuntela LAUS ROSSOMANDO NANNICINI FERRAZZI MAGORNO GIACOBBE VERDUCCI BINI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: il 4 marzo 2019 i commissari di Condotte SpA hanno presentato al Ministero dello sviluppo economico il piano, in continuità, di cessione e valorizzazione dei perimetri aziendali; l'azienda, in amministrazione straordinaria dall'agosto 2018, è impegnata in quasi tutte le grandi opere del Paese, tra cui figura il completamento del nodo TAV di Firenze; dopo che, lo scorso 17 aprile, il comitato di sorveglianza ha espresso il suo parere favorevole, il successivo 23 aprile il ministro Di Maio ha firmato il decreto che autorizza l'esecuzione del programma, nel quale non è presente il completamento del nodo dell'alta velocità di Firenze, né per quanto riguarda il tunnel , né per quanto riguarda la stazione Foster; considerato che: si tratta di un'opera strategica per la città di Firenze e per la regione Toscana, che consentirebbe anche il decongestionamento del traffico su rotaia dalla stazione di Santa Maria Novella a favore del traffico regionale; come ricordato anche dal sindaco di Firenze, Nardella, per il cantiere della stazione Foster sono stati già spesi 800 milioni di euro per un'opera che oggi può essere realizzata in tempi brevi; il Comune di Firenze aveva già rivisto in passato il progetto del nodo TAV, mantenendo la costruzione dell'opera, in modo da vedere i lavori conclusi in tempi più brevi, prevedendo un hub di interscambio per bus urbani ed extraurbani e dedicando i binari di superficie esclusivamente al trasporto locale; tenuto conto che il Ministro della giustizia Alfonso Bonafede, a lungo avvocato di comitati che si oppongono all'opera fiorentina, lo scorso 30 aprile, nel corso della rassegna stampa di "Italia 7", ha dichiarato che "nel caso in cui dovesse essere confermata la decisione di non fare la stazione Foster, si lavorerà su un progetto di conversione", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno fornire chiarimenti riguardo alle motivazioni che hanno portato all'esclusione dall'elenco dei progetti inclusi nel piano di cessione di Condotte SpA del completamento del nodo TAV di Firenze; che cosa si intenda per progetto di "riconversione" e quali siano i tempi previsti per realizzare tale piano; per quali motivi non si ritenga utile la realizzazione del nodo dell'alta velocità di Firenze, il cui cantiere è ormai presente da molti anni sul territorio fiorentino, e che se completato riuscirebbe a decongestionare il traffico della stazione di Santa Maria Novella. Atto n. 3-00820 RENZI MARCUCCI MALPEZZI MIRABELLI STEFANO VALENTE COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI CERNO COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE GINETTI GRIMANI IORI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI NANNICINI PARENTE PARRINI PATRIARCA PINOTTI PITTELLA RAMPI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI SUDANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI Al Ministro dell'interno Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: secondo quanto riportato da diversi organi di informazione, il 6 maggio 2019, il Ministro dell'interno, Salvini, in occasione di una visita a Salerno, è stato avvicinato da una ragazza che gli ha chiesto di poter registrare, con il suo telefono, un video che li riprendesse insieme; una volta accanto a lui, la ragazza ha ricordato al Ministro dell'interno quanto dallo stesso affermato in passato sui meridionali definiti "terroni di..."; a quel punto, da quanto si può ascoltare nel video diffuso on line , il Ministro ha ordinato di cancellare la registrazione, si sente pronunciare la parola "Digos" e qualcuno, presumibilmente appartenente alle forze dell'ordine, avrebbe preso il telefono della ragazza; a seguito delle proteste della ragazza che chiedeva la restituzione del telefono strappatole di mano, affermando con forza di non aver fatto nulla di male, ma solo di aver riportato quanto affermato in passato dal Ministro, un agente, come risulta dal video poi postato dalla stessa ragazza su "Facebook", dopo averle chiesto quale fosse il contenuto del suddetto video ed aver parlato con qualcuno "della scorta", le avrebbe restituito il telefono; premesso che, a giudizio degli interroganti: la ragazza non ha commesso alcun atto nei confronti del Ministro tale da giustificare una simile reazione, al limite dell'intimidazione, da parte del Ministro e delle forze dell'ordine; la ragazza non ha insultato, né avuto atteggiamenti aggressivi nei confronti del Ministro, che, fino al momento in cui sono state pronunciate le parole che lo hanno infastidito, sorrideva davanti al telefono; le uniche situazioni giuridiche che possano giustificare limitazioni alla libertà di manifestazione del pensiero, con l'eccezione del limite del buon costume, previsto espressamente dall'articolo 21 della Costituzione, riguardano i cosiddetti diritti della personalità, quali il diritto alla riservatezza, all'onorabilità e alla reputazione, e gli interessi concernenti la sicurezza dello Stato; da quanto riportato nel video e dagli organi di informazione, in questo caso non sembrano sussistere gli estremi di alcuna fattispecie di reato, tantomeno di alcuno dei delitti contro la personalità interna dello Stato previsti dal codice penale, né ragioni di sicurezza pubblica che potessero giustificare l'ordine di sequestrare il telefono; infatti, anche qualora la polizia giudiziaria possa chiedere la consegna di un telefono per ragioni di sicurezza pubblica, occorre comunque che sussistano ragioni di urgenza, come la raccolta di elementi probatori, che giustifichino la richiesta perentoria; atteso che i suddetti fatti sono lesivi della libertà personale tutelata dall'articolo 13 della Costituzione che ne sancisce l'inviolabilità, si chiede di sapere a quale titolo il Ministro in indirizzo abbia ordinato alle forze dell'ordine la cancellazione del video e il sequestro del telefono. Atto n. 3-00827 LAFORGIA Al Ministro dell'interno Premesso che: presso l'università di Roma "La Sapienza", è stato organizzato dal dottorato in Storia, antropologia, religioni un seminario sul tema "Convivenze - Il senso dei luoghi e il senso degli altri. Riace da condividere", con la presenza di Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, in data lunedì 13 maggio 2019; "Forza nuova", movimento di estrema destra che richiama ed avoca a sé i principi del nazifascismo, dunque non ammessi dalla nostra Carta costituzionale, ha annunciato di voler boicottare e non far avvenire la conferenza organizzata nella facoltà di Lettere attraverso un comizio di Roberto Fiore dal titolo "Lucano nemico d'Italia" indetto per lunedì 13 maggio alle ore 14:30 presso il piazzale Aldo Moro di fronte all'università; è in corso una mobilitazione delle studentesse e degli studenti della Sapienza che stanno chiedendo alle autorità accademiche di prendere posizione contro le minacce di Forza nuova; considerato che: l'università ed i dottorati hanno il diritto di celebrare i propri convegni in sicurezza; le minacce del movimento di estrema destra non garantiscono l'incolumità degli universitari e del personale accademico; la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vieta la riorganizzazione del partito fascista; tale norma, pur essendo inserita tra le disposizioni transitorie e finali, ha carattere permanente e valore giuridico pari a quello delle altre norme della Costituzione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e se non ritenga urgente contattare il questore di Roma affinché vieti la manifestazione organizzata da Forza nuova avente l'unico obiettivo di evitare un seminario universitario; come intenda agire affinché vengano sciolte tutte quelle organizzazioni che praticano l'apologia del fascismo. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01620 DRAGO ANASTASI VACCARO L'ABBATE TRENTACOSTE LANNUTTI FENU PELLEGRINI Marco LEONE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, risulta agli interroganti: con delibera di Consiglio n. 37 del 29 novembre 2011 è stato autorizzato l'espletamento della gara per l'affidamento della gestione delle entrate coattive tributarie ed extra tributarie riguardanti il Comune di Catania; in data 7 agosto 2012 viene aggiudicato provvisoriamente il servizio di riscossione attiva delle entrate tributarie ed extra tributarie e dei servizi a supporto della riscossione CIG n. 4046620077, alla costituenda RTI Engineering Tributi SpA (mandataria) di Roma; con determina n. B16/645 del 3 ottobre 2012 del direttore del Patrimonio economato, è stata disposta l'aggiudicazione definitiva in favore della predetta ditta, oggi Municipia SpA (mandataria); tale affidamento definitivo aveva durata triennale, con scadenza prevista il 22 ottobre 2015 e con eventuale proroga (così come stabilito dall'art. 2 del capitolato d'oneri) che non avrebbe dovuto superare un periodo di dodici mesi (21 ottobre 2016). Nonostante ciò, a tutt'oggi la Municipia SpA continua a svolgere il servizio di accertamento e riscossione coattiva delle entrate tributarie ed extra tributarie per conto del Comune di Catania, sebbene la Giunta municipale avesse delibato in data 24 febbraio 2015 l'atto di indirizzo per l'affidamento in concessione, per la durata di 5 anni, del servizio di ricerca dell'evasione e di riscossione coattiva delle entrate tributarie ed extra tributarie, della gestione per l'applicazione della Tari, nonché del supporto alla gestione della riscossione volontaria delle altre entrate tributarie ed extra tributarie e delle attività opzionali del Comune; la proposta di deliberazione, in ossequio al predetto delibato di Giunta comunale (in data 24 febbraio 2015), è stata depositata presso la presidenza del Consiglio comunale in data 15 aprile 2016, corredata del parere del collegio dei revisori (marzo 2015) e, ancora oggi, non risulta essere stata inserita all'ordine del giorno di alcuna convocazione del Consiglio comunale; risulta chiara la contraddittorietà della determina B16/516 del 4 settembre 2012 del direttore del Patrimonio che approva il bando di gara, i criteri di valutazione, lo schema della domanda e dell'offerta, mentre con la successiva determina n. B16/645 del 3 ottobre 2012 dello stesso direttore viene disposta l'aggiudicazione definitiva in favore della Municipia SpA e, successivamente, a seguito della procedura di gara esperita, ai sensi del decreto legislativo n. 163 del 2006, in data 21 marzo 2013, il servizio viene provvisoriamente aggiudicato alla società Area Riscossione SpA e, a seguito di verifica del possesso di tutti i requisiti con determina B16/361 del 25 giugno 2013, viene aggiudicata definitivamente alla stessa società. Queste palesi incongruenze hanno prodotto in primis un ricorso al Tar da parte della Municipia SpA per l'annullamento dell'aggiudicazione alla società Area Riscossione SpA (determina B16/361 del 25 giugno 2013) e successivamente un ricorso al Tar da parte della società Area Riscossione SpA nei confronti del Comune di Catania per l'annullamento della determina B16/86 del 10 febbraio 2014; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: la sentenza del Tar per la Sicilia - Sezione staccata di Catania (sezione terza) n. 00452/2018 Reg.Prov.Coll. - Reg.Ric. n. 01315/2014, condanna il Comune di Catania al risarcimento danni per il mancato affidamento del servizio riscossioni alla società Area Riscossioni SpA; il servizio è attualmente svolto, in regime di proroga con determina dirigenziale A04/433 del 23 settembre 2015, dalla società Municipia SpA, nonostante l'esito del ricorso al Tar citato; con determina dirigenziale A04/294 del 20 giugno 2018, si impegna la somma complessiva di 775.000 euro al cap. 679 del bilancio di previsione 2018-2020, al fine di garantire il servizio svolto da Municipia SpA di postalizzazione e notificazione degli avvisi e attraverso la determina dirigenziale A04 /492 del 18 ottobre 2018, si intende liquidare la fattura n. 17/E del 20 settembre 2018 di 360.583,44 euro (avvisi bonari saldo Tari 2018) facendo gravare la spesa al cap. 679 del bilancio di previsione 2017-2019; la delibera 153/2018/PRSP, adottata dalla sezione di controllo della Corte dei conti per la Regione Siciliana nell'adunanza del 4 maggio 2018, evidenzia che la notevole crisi di liquidità dell'ente è strettamente legata alla bassissima capacità di riscossione delle entrate proprie (con particolare riferimento alle entrate tributarie ed extratributarie) pur avendo affidato il servizio, mediante espletamento di gara, ad una società esterna il cui contratto (formalmente scaduto il 25 ottobre 2015) viene prorogato di anno in anno in assenza di avvio di nuova procedura, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto; se intenda attivarsi presso le sedi di competenza affinché sia verificata la sussistenza di eventuali irregolarità nel bando di gara per l'affidamento della gestione delle entrate coattive tributarie ed extratributarie riguardanti il Comune di Catania; se risulti che siano in corso indagini sui fatti in questione; se risulti l'apertura di un'istruttoria da parte della Corte dei conti per accertare l'eventuale danno erariale. Atto n. 4-01621 PELLEGRINI Marco PIRRO DELL'OLIO ACCOTO GALLICCHIO PESCO PRESUTTO LOMUTI NATURALE CRUCIOLI GARRUTI URRARO LEONE Al Ministro della giustizia Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: in seguito al riordino della geografia giudiziaria (decreto legislativo n. 155 del 2012) il Tribunale di Lucera (Foggia), unitamente alle sue sezioni distaccate, veniva soppresso; l'edificio che ospitava il Tribunale è di proprietà del Comune di Lucera, che lo aveva concesso in uso al Ministero della giustizia; in seguito alla soppressione del Tribunale e dell'accorpamento al Tribunale di Foggia, il presidente di quest'ultimo faceva istanza al Ministero per l'utilizzo degli immobili già sede del soppresso Tribunale di Lucera; il Ministero, con comunicazione del 9 agosto 2013, n. 85791, accoglieva l'istanza e, per l'effetto, ai sensi dell'art. 8 decreto legislativo n. 155 del 2012, concedeva al Tribunale di Foggia l'utilizzo degli immobili già sede del Tribunale soppresso, per un periodo di 5 anni decorrenti dalla data del 13 settembre 2013; l'immobile è stato realizzato tra il 1795 e il 1808 ed è stato classificato dalla Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici della Puglia, ai sensi dell'art. 4 della legge n. 1089 del 1939, come bene che riveste interesse storico e artistico, con declaratoria del 29 settembre 1982, prot. n. 9757; nel corso del tempo si sono verificate infiltrazioni di acqua meteorica a cui non si è posto rimedio, il che potrebbe avere gravi ripercussioni per la conservazione del bene vincolato e per i documenti ivi custoditi; ai sensi della legge n. 190 del 2014, art. 1, comma 526, a decorrere dal 1° settembre 2015 le spese obbligatorie (tra le quali, le spese necessarie per le riparazioni, manutenzione, illuminazione, riscaldamento e custodia dei locali medesimi) sono state trasferite dai Comuni al Ministero; con comunicazione via PEC del 10 gennaio 2018 (prot. n.1386), l'amministrazione comunale di Lucera segnalava al presidente del Tribunale di Foggia (detentore dell'edificio) la situazione afferente alle infiltrazioni di acqua meteorica e lo diffidava ad eseguire con urgenza interventi di manutenzione ordinaria per il ripristino dello stato dei luoghi; in data 17 gennaio 2018 si riuniva la conferenza permanente del circondario di Foggia avente come unico punto all'ordine del giorno la diffida del Comune. La conferenza deliberava di rappresentare all'amministrazione comunale lucerina di aver tempestivamente "fatto richiesta di intervento presso gli organi competenti e che, comunque le opere straordinarie sono a carico del proprietario dell'immobile" e che, infine, "ogni danno derivato dalla mancata manutenzione dell'immobile sede del soppresso Tribunale di Lucera è interamente addebitabile all'ente proprietario", ossia al Comune di Lucera; nessuno dei soggetti ha effettuato interventi manutentivi, per cui perdura la situazione; il 13 settembre 2018 ha avuto termine il periodo di 5 anni per l'utilizzo dell'edificio da parte del Tribunale di Foggia, ma il bene non è stato liberato da persone o cose né restituito al Comune; il Comune di Lucera ha più volte manifestato l'intenzione di rinnovare la concessione gratuita al Ministero e di voler investire 1.000.000 euro per lavori di manutenzione straordinaria e adeguamento alle normative se l'edificio divenisse la sede della sezione lavoro del Tribunale di Foggia o sede di una sezione distaccata di quest'ultimo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se e quando il Ministero intenda restituire l'edificio libero da persone e cose; se intenda allocare nell'edificio la sede della sezione lavoro del Tribunale di Foggia o sede di una sezione distaccata di quest'ultimo. Atto n. 4-01622 PELLEGRINI Marco RICCIARDI PIRRO ACCOTO DELL'OLIO GALLICCHIO NATURALE PESCO PRESUTTO LOMUTI URRARO CRUCIOLI GARRUTI LEONE Al Ministro della giustizia Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: il 19 settembre 2016, in attuazione dell'art. 21- quater del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132, il Ministero della giustizia indiceva due procedure di selezione interna per la riqualificazione del personale amministrativo non dirigenziale; in tal modo, si rendeva possibile il passaggio delle figure professionali di cancelliere e di ufficiale giudiziario, di area seconda, a quelle, rispettivamente, di funzionario giudiziario e funzionario UNEP (ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti), di area terza; in data 26 aprile 2017 il Ministero sottoscriveva con la maggioranza delle organizzazioni sindacali un accordo nel quale le parti concordavano di adottare ogni intervento possibile al fine di assicurare la definizione dell'intero processo di attuazione della riqualificazione tra le aree, per consentire entro il 30 giugno 2019 a coloro che erano stati dichiarati vincitori, nonché a coloro che erano risultati idonei in esito alle procedure selettive avviate con gli avvisi pubblici del 19 settembre 2016, la progressione di area nel rispetto di quanto previsto; tale accordo veniva recepito nel decreto ministeriale 9 novembre 2017; con provvedimento del direttore generale del personale e della formazione (n. prot. 6822 del 26 luglio 2017) veniva approvata la graduatoria generale di merito relativa alla procedura selettiva, graduatoria rettificata e integrata con successivo provvedimento del direttore generale n. 9586 del 3 novembre 2017; considerato che ad oggi la graduatoria non risulta esaurita, avendo il Ministero provveduto ad uno scorrimento parziale, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se e come preveda intervenire per garantire lo scorrimento integrale della graduatoria entro il 30 giugno 2019 o, se occorra, anche dopo tale data. Atto n. 4-01623 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: l'interrogante ha presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-01074, pubblicato il 9 gennaio 2019, al Ministro in indirizzo, riguardante le gelate del marzo 2018 che hanno colpito la Puglia, causando danni agli oliveti; tale evento danneggiò circa 90.000 ettari olivicoli nelle aree ubicate nelle province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia, con conseguenze disastrose dal punto di vista economico e socio-occupazionale; la Regione Puglia non rientrò nel decreto di allora per ripartire, tra le Regioni interessate, le disponibilità 2018 del Fondo di solidarietà nazionale per le aziende colpite da eventi calamitosi, perché non aveva avviato regolarmente l' iter di riconoscimento dello stato di calamità; considerato che: all'articolo 6 del decreto-legge 29 marzo 2019, n. 27, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale, il cui esame è attualmente in corso presso il Senato della Repubblica, si legge: "Le imprese agricole ubicate nei territori della regione Puglia che hanno subìto danni dalle gelate eccezionali verificatesi dal 26 febbraio al 1° marzo 2018, e che non hanno sottoscritto polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi, in deroga all'articolo 1, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 29 marzo 2004, n.102, possono accedere agli interventi previsti per favorire la ripresa dell'attività economica e produttiva di cui all'articolo 5 del decreto legislativo n. 102 del 2004, nel limite della dotazione ordinaria finanziaria del Fondo di solidarietà nazionale, come rifinanziato ai sensi dell'articolo 10"; nel citato decreto-legge la Regione Basilicata, che aveva invece presentato entro i termini richiesti il riconoscimento dello stato di calamità, non è compresa, si chiede di sapere quali siano le ragioni per le quali il Governo abbia scelto di prevedere una norma in base alla quale la Regione Puglia potrà accedere, in deroga, agli interventi previsti per favorire la ripresa dell'attività economica e produttiva, mentre la Regione Basilicata viene esclusa. Atto n. 4-01624 IANNONE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: sono state rilevate molte anomalie nella prova scritta del concorso per dirigenti scolastici, bando 2017; il bando per il reclutamento di dirigenti scolastici, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 novembre 2017, n. 90, IV serie speciale, all'art. 8, comma 2, recita: "La prova scritta è unica su tutto il territorio nazionale e si svolge in una unica data in una o più regioni, scelte dal Ministero, nelle sedi individuate dagli USR". L'art. 12 continua: "Qualora, per cause di forza maggiore sopravvenute, non sia possibile l'espletamento della prova scritta nella giornata programmata, ne viene stabilito il rinvio con comunicazione, anche in forma orale, ai candidati presenti". Le cause di forza maggiore, di cui all'art. 12 del bando, si sono verificate in quanto: in data 12 ottobre 2018, il Tar del Lazio disponeva, con apposita ordinanza, la ripetizione della prova preselettiva per 91 docenti campani, a causa dell'"interruzione del funzionamento delle procedure informatiche" e, contestualmente, ordinava la sospensione della graduatoria degli ammessi alla prova scritta; in data 17 ottobre 2018 l'Ufficio scolastico regionale della Sardegna determinava il differimento della prova scritta per i sardi, a seguito di un'ordinanza di chiusura delle scuole disposta dal sindaco di Cagliari, sede unica della prova, a causa di condizioni meteorologiche avverse; in data 9 novembre 2018, in Gazzetta Ufficiale veniva pubblicato il diario per la prova scritta in Sardegna, fissata per il 13 dicembre 2018. La prova scritta "unica su tutto il territorio nazionale" diventa "diversa" con conseguente determinazione di disparità di trattamento tra i concorrenti, oltre ad inottemperanza al bando di concorso; la prova scritta non si è svolta in contemporanea su tutto il territorio nazionale come disposto dalla Gazzetta Ufficiale n. 73 del 14 settembre 2018, che, pubblicando il diario per la prova scritta, riportava: "Si comunica che la prova scritta del corso-concorso nazionale per titoli ed esami finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali si svolgerà in data 18 ottobre 2018, alle ore 10,00". Ma non è stato così perché in alcune realtà la prova è iniziata alle 10.30, in altre alle 11.00, in altre ancora alle 11.50; ci sono stati comportamenti disomogenei in merito alla consultazione dei testi di legge, infatti, il bando, all'articolo 8, comma 13, precisa: "(I candidati) possono consultare soltanto i testi di legge non commentati e il vocabolario della lingua italiana. Il concorrente che contravviene alle suddette disposizioni è escluso dal corso-concorso". In realtà, i comportamenti sul territorio nazionale sono stati variegati. In alcune regioni, come il Piemonte e il Veneto, gli uffici scolastici regionali hanno dato indicazioni precise in merito alla consultazione dei testi di legge, mentre in altre regioni sono state riscontrate condotte improntate alla libera iniziativa degli addetti alla vigilanza. Vi è stata quindi una disparità di trattamento tra i concorrenti determinata dalla non univoca interpretazione dell'espressione "testi di legge", intesa da caso a caso in maniera estensiva o in maniera molto restrittiva; i quesiti aperti e non "casi": l'art. 8, comma 4, decreta: "La prova scritta consiste in cinque quesiti a risposta aperta e in due quesiti in lingua straniera di cui al comma 3.2. I cinque quesiti a risposta aperta vertono sulle seguenti materie". Al contrario di quanto riportato, due dei quesiti erano dei veri e propri "casi". Lo "studio di caso" è stato oggetto della prova scritta del concorso per dirigenti scolastici del 2011, per lo svolgimento del quale erano state previste 8 ore. In questa edizione i concorrenti avevano a disposizione solo 150 minuti per tutti i quesiti, ovvero 21 minuti a quesito, un tempo assolutamente insufficiente per "pensare", "proporre" una soluzione, rileggerla ed eventualmente correggerla. A Bolzano, infatti, il tempo concesso era costituito da 240 minuti e i quesiti non erano "casi"; anche per le prove di lingua straniera i concorrenti, quasi in maniera massiva, hanno rilevato: a) gradi di difficoltà eterogenei; b) livelli non equipollenti al B2 richiesto, ma assimilabili al C1; c) brani molto lunghi, che il sistema non riusciva a gestire in maniera uniforme, bensì frammentando il testo in più schermate, determinando un notevole dispendio di tempo e un elevato grado di distrazione; evidente è stata anche l'inadeguatezza del programma informatico, che ha evidenziato molte disfunzioni e il layout grafico era fuorviante; diversi concorrenti hanno segnalato una pagina riepilogativa contrassegnata da pulsanti rossi e blu invertiti, ovvero le risposte salvate erano contrassegnate con il blu e quelle da completare in rosso, ingenerando confusione e disorientamento; tantissimi concorrenti hanno lamentato l'assenza di un report finale, il quale, come è avvenuto nelle province di Trento e Bolzano, permetteva di visionare ed attestare con certezza la quantità e qualità dei quesiti svolti; a seguito del ricorso presentato da diversi concorrenti per la prova preselettiva, il Tar aveva disposto per loro la ripetizione della prova selettiva e non di accedere alla prova scritta, il Ministero invece ha consentito a tali concorrenti di partecipare direttamente alla prova scritta; la prova scritta si è svolta il 18 ottobre 2018, in violazione dell'art. 5 del decreto dipartimentale del 24 luglio 2018, con cui si pubblicava l'elenco degli ammessi "Avverso il presente provvedimento è ammesso ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, entro 120 giorni, per i soli vizi di legittimità, ovvero ricorso giurisdizionale al T.A.R. Lazio entro 60 giorni decorrenti dalla pubblicazione sul sito internet del Ministero"; non solo non sono stati rispettati i tempi (120 giorni) per il ricorso al Presidente della Repubblica, ma neanche quelli per il ricorso al Tar (60 giorni), perché si deve tener conto del periodo di sospensione dell'attività giudiziaria (mese di agosto); gli elaborati della prova scritta inviati alle commissioni esaminatrici erano identificati con codici alfanumerici e codici fiscali. Tali codici erano facilmente associabili ai nomi dei concorrenti e non hanno reso anonime le prove; non sono stati resi chiari i criteri di attribuzione degli elaborati alle commissioni e vi sono state continue sostituzioni dei componenti delle commissioni esaminatrici; ci sono state grandi diversità nelle percentuali rese idonee dalle varie commissioni a seconda delle regioni: Abruzzo 40 per cento, Basilicata 34 per cento, Calabria 27,35 per cento, Campania 29,3 per cento, Emilia-Romagna 46 per cento, Friuli-Venezia Giulia 47,5 per cento, Lazio 39,7 per cento, Liguria 49 per cento, Lombardia 48 per cento, Marche 43 per cento, Molise 61 per cento, Piemonte 48 per cento, Puglia 35,5 per cento, Sardegna 59 per cento, Sicilia 29 per cento, Toscana 50,6 per cento, Umbria 56 per cento, Veneto 45 per cento. I dati statistici evidenziano delle disparità non compatibili con la correzione random che avrebbe dovuto fornire oscillazioni al massimo entro il 3 per cento. La risultante delle operazioni di correzione produce delle oscillazioni che arrivano a superare il 30 per cento, con la costante delle regioni del Sud fortemente penalizzate rispetto alle regioni del Nord, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda adottare con urgenza verificare quanto descritto; se sia a conoscenza dei motivi per i quali ad oggi non vi è stata la pubblicazione della graduatoria con l'attribuzione dei relativi punteggi degli ammessi alla procedura orale, che è invece precisa responsabilità di un organo che manca gravemente ai propri obblighi d'ufficio apparentemente senza motivazioni; se non ritenga che questi fatti rappresentino un modo di procedere inqualificabile con il quale si mortifica il diritto, violando il principio di imparzialità. Atto n. 4-01625 ROJC Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: a seguito delle vicende legate al crollo del cavalcavia della strada provinciale 49 sulla strada statale 36 in località Annone di Brianza (Lecco) nell'ottobre 2016, cui è seguita una sostanziale paralisi nel rilascio delle autorizzazioni per il trasporto eccezionale da parte degli enti proprietari delle strade, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha deciso di emanare nuove "linee guida" per il settore, al fine di superare le difficoltà applicative delle norme sui trasporti eccezionali; sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 28 luglio 2017 è stata pubblicata la direttiva in materia di autorizzazioni alla circolazione dei veicoli eccezionali e dei trasporti in condizioni di eccezionalità (prot. n. 293 del 15 giugno 2017); tale direttiva non ha ottenuto l'effetto desiderato, la situazione di criticità è rimasta immutata perché nessun ente si vuole assumere responsabilità in materia di accatastamento, anzi la stragrande maggioranza degli enti territoriali è ben lungi dalla realizzazione di un "catasto delle strade" che indichi i transiti più sicuri e, inoltre, gli oneri per l'effettuazione delle opportune e preliminari verifiche confliggono, spesso, con le disponibilità economiche degli enti territoriali stessi; da ciò è derivato un maggiore irrigidimento delle procedure e la richiesta sistematica di osservazioni dello stato delle infrastrutture a carico delle imprese richiedenti l'autorizzazione al transito; considerato che: a seguito di una circolare Anas del 10 aprile 2019, i titolari di autorizzazioni periodiche con massa autorizzata superiore a 44 tonnellate devono inviare, dal 15 aprile 2019, prima di ciascun viaggio, un preavviso di transito tramite il portale "Teweb" Anas, mentre le comunicazioni relative alla data e all'ora di inizio e fine viaggio devono essere trasmesse tramite una specifica applicazione da installare sul cellulare; la medesima circolare Anas ha introdotto inoltre un preavviso di transito, così motivato: "almeno 48 ore prima dell'inizio di ciascun viaggio dovranno provvedere all'invio del preavviso tramite il portale ANAS TEWeb. La ricevuta del preavviso costituisce parte integrante dell'autorizzazione, che non viene ritenuta valida in sua assenza"; si tratta di un nuovo obbligo per i trasporti eccezionali che di fatto crea numerosi problemi alle imprese di autotrasporto, impedendo loro un lavoro ordinato e tempestivo; tenuto conto che: secondo il presidente della Confartigianato del Friuli-Venezia Giulia, "la circolare Anas costringe le nostre imprese a non lavorare, poiché spesso questa tipologia di viaggi è commissionata il giorno prima se non addirittura il giorno stesso"; gli autotrasportatori pur condividendo il fine della circolare Anas, ovvero la salvaguardia della stabilità delle infrastrutture, ritengono però che le modalità con cui raggiungere questo obiettivo possano essere diverse, quali ad esempio l'utilizzo di strumenti come il Gps, videocamere e apparecchiature che elimino l'eccesso di burocrazia che appesantisce il lavoro degli stessi autotrasportatori, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda sospendere l'applicazione di questa procedura, in attesa di trovare soluzioni che riescano a garantire la sicurezza senza penalizzare le imprese; se non intenda avviare un chiarimento e un riordino della normativa esistente, procedendo anche all'attuazione delle parti disapplicate; in particolare se intenda attivarsi affinché sia istituito l'archivio e l'anagrafe nazionale delle strade (art. 226 del codice della strada) in modo tale da consentire alle imprese di individuare agevolmente e preliminarmente percorsi percorribili in sicurezza in funzione della massa complessiva dei veicoli utilizzati e delle caratteristiche tecniche delle strade così come individuate e segnalate dagli enti proprietari; se ritenga che gli enti proprietari delle strade vengano messi nelle condizioni di rispettare le prescrizioni contenute nella direttiva ministeriale citata. Atto n. 4-01626 D'ARIENZO MALPEZZI ROJC PITTELLA SBROLLINI PARRINI ASTORRE VALENTE PARENTE MAGORNO MARGIOTTA FEDELI BOLDRINI CUCCA STEFANO FERRAZZI PATRIARCA MESSINA Assuntela CIRINNA' VERDUCCI IORI TARICCO BINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: è stato accolto un ordine del giorno presentato dal consigliere comunale di Verona, Andrea Bacciga, spesso al centro delle cronache per iniziative nostalgiche che ricordano il fascismo, con il quale si invita la Giunta ad "acquistare e donare ad ogni scuola superiore del Comune di Verona, almeno una copia del libro a fumetti sulla storia di Sergio Ramelli, di Marco Carucci, autore e editore del libro, da conservare presso la biblioteca scolastica, in occasione dell'anniversario della morte di Sergio Ramelli il 29 aprile 1975"; Sergio Ramelli, esponente del Fronte della Gioventù, venne ucciso il 29 aprile 1975 dopo essere stato colpito con spranghe un mese e mezzo prima, sotto la propria casa a Milano, da due militanti dell'ultrasinistra; il libro e l'iniziativa sono stati sponsorizzate con evidenza con una conferenza stampa dalla destra cittadina e da soggetti che recentemente hanno co-organizzato il convegno mondiale delle famiglie, nota manifestazione di raccolta delle espressioni omofobe; l'iniziativa è stata salutata entusiasticamente dai quotidiani rientranti nell'area politica della destra e dell'estrema destra italiana. Peraltro, viene da interrogarsi se atti simili, ovvero la redazione di un libro fumetto e la sua divulgazione, non siano anche iniziative che scimmiottano l'apologia del pensiero fascista; non è in discussione la gravità dell'atto mortale compiuto nel 1975 e men che meno un giudizio a posteriori su quel tragico fatto; recentemente il prefetto di Milano ha vietato una manifestazione dell'estrema destra italiana in ricordo del giovane esponente del Fronte della Gioventù; alla luce degli evidenti segnali politici rilevati, gli interroganti ritengono presente un disegno nazionale politico e culturale volto ad inquinare la coscienza civile italiana orientandone i convincimenti e la conoscenza attraverso la valorizzazione di personaggi e fatti che, seppure collocati dalla parte sbagliata della storia, ancorché vittime di violenza, vengono utilizzati come icone per rendere il pensiero fascista meno brutale di quello che in realtà è stato ed è; Sergio Ramelli, quindi, non viene ricordato quale vittima della violenza politica di quegli anni, sulla quale la riflessione è sempre aperta, bensì, non casualmente attraverso un fumetto, per inoculare il virus della bontà di quelle idee totalitarie e sanguinarie che il fascismo portava con sé; non si comprende in virtù di quale specifico potere statutario un Comune possa donare libri, ed in particolare quelli aventi chiara ed evidente connotazione politica, alle scuole del nostro Paese; non si comprende neppure perché il Comune di Verona intenda ricordare un evento accaduto ad un cittadino residente nella città di Milano, se non per il fatto che l'attuale Giunta in carica è composta da diversi soggetti politici della destra italiana, di provenienza Alleanza nazionale e Movimento sociale italiano, altro segnale chiaramente politico che connota l'operazione culturale in atto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se non ritenga opportuno ed urgente un intervento volto ad impedire che la politica ed il disegno della destra italiana raggiunga il proprio obiettivo, per certi versi eversivo, stanti le idee che intende iniettare nei luoghi di formazione degli italiani; quali altri percorsi intenda avviare per impedire che fatti simili possano accadere in altre località del Paese. Atto n. 4-01627 PATRIARCA ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI COLLINA COMINCINI CUCCA D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRARI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE IORI LAUS MAGORNO MALPEZZI MANCA MARGIOTTA MESSINA Assuntela PARRINI PINOTTI PITTELLA RAMPI ROJC SBROLLINI STEFANO TARICCO VALENTE VATTUONE VERDUCCI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: il 26 marzo 2019 l'Agenzia delle entrate ha pubblicato gli elenchi per la destinazione del 5 per mille 2017 con i dati relativi alle preferenze espresse dai contribuenti nella propria dichiarazione dei redditi; dalla consultazione degli elenchi emerge che la somma dei contributi erogati ai beneficiari risulta essere pari a 495.841.714,55 euro, vicinissima così al tetto dei 500 milioni di euro stanziati a copertura; considerato che: emerge che se si sommano le cifre erogate agli ammessi al beneficio del 5 per mille per il 2017 con le somme destinate agli esclusi dal beneficio la cifra corrisponde, stranamente, esattamente al tetto dei 500 milioni di euro stanziati; non si ha al momento un quadro completo, esaustivo e puntuale degli importi che i contribuenti italiani nel 2017 hanno destinato agli enti che svolgono attività socialmente rilevanti; l'elenco degli ammessi al beneficio del 5 per mille comprende in totale 54.276 enti, circa 3.500 in meno rispetto all'edizione 2016; nel 2017, sempre secondo i dati dell'Agenzia delle entrate, sono 14.191.271 i contribuenti che hanno destinato a un ente il loro 5 per mille, mentre altri 2.325.702 hanno firmato per un settore, ma senza indicare il beneficiario prescelto; confrontando i dati 2017 con quelli relativi al 2016 risulta evidente una crescita sia delle scelte espresse, sia dell'importo, pari a 4.205.407,55 euro in più, che corrisponde a uno 0,86 per cento in più; tenuto conto che: la legge di stabilità per il 2015 (legge n. 196 del 2014) ha stabilizzato il contributo del 5 per mille, rendendolo una fonte sicura e costante di finanziamento per gli enti no profit , fissando un tetto massimo pari a 500 milioni di euro da destinare sia per il 2015 sia per gli anni successivi; entro il 3 agosto 2019 le attuali onlus , organizzazioni di volontariato (ODV) e associazioni di promozione sociale (APS) dovranno adeguare i propri statuti in base alle norme contenute nella riforma del terzo settore del 2018 (decreto legislativo n. 105 del 2018, e successive modificazioni), diventando così pienamente operativo il registro unico nazionale del terzo settore che ricomprenderà nella categoria degli enti del volontariato tutti gli enti del terzo settore e non più solo onlus , enti del volontariato e associazioni di promozione sociale, aumentando così notevolmente la platea dei possibili beneficiari del 5 per mille, si chiede di sapere: quale sia l'esatto importo che i contribuenti italiani nel 2017 hanno destinato al 5 per mille; se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno innalzare lo stanziamento a copertura del beneficio del 5 per mille a partire dal prossimo disegno di legge di bilancio, considerato anche il probabile aumento della platea dei beneficiari a seguito dell'entrata a regime del nuovo registro unico nazionale del terzo settore. Atto n. 4-01628 SANTILLO MORONESE DI MICCO VANIN DONNO FERRARA BOTTO CORRADO DE LUCIA LA MURA PIRRO LUPO DI GIROLAMO RICCARDI TRENTACOSTE ANGRISANI LANNUTTI CASTELLONE LEONE ANASTASI COLTORTI GAUDIANO FEDE GIANNUZZI PRESUTTO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il "ponte nuovo sul Volturno" di Capua è stato costruito negli anni '50 per coprire una distanza di oltre 100 metri sul fiume Volturno, mettendo in collegamento la via Appia con il centro della città. L'opera è un ponte in calcestruzzo armato, con struttura ad arco ed è adiacente al vecchio ponte romano; da ormai diversi anni il ponte nuovo è al centro di dibattiti politici ed oggetto di discussione a causa della grave instabilità strutturale che interessa sia le fondamenta che la struttura in cemento armato di sostegno all'impalcato stradale, sita posteriormente alla spalla del ponte sul lato sud; il sindaco pro tempore di Capua con ordinanza n. 91 del 3 ottobre 2008, a seguito di accertamento dell'instabilità strutturale del ponte nuovo, aveva interdetto al transito i veicoli con peso a pieno carico superiore a 3,5 tonnellate, rendendolo percorribile in un solo senso di marcia; successivamente, la Regione Campania, con decreto dirigenziale n. 332 dell'11 novembre 2008, e la protezione civile avevano dato l'incarico all'ingegner Gaetano Manfredi di effettuare la verifica statica e sismica del ponte e definire i costi per la messa in sicurezza; l'ingegner Manfredi, dopo specifica richiesta d'urgenza della Regione Campania prot. n. 824549 del 14 ottobre 2010, aveva trasmesso alle istituzioni competenti il costo complessivo delle opere necessarie al risanamento e consolidamento del manufatto, quantificato in 1.404.496,67 euro, di cui 876.881,20 per lavori riguardanti il manufatto "ponte", 65.055,90 euro per lavori riguardanti il manufatto "camera" ed 462.559,57 euro complessivamente per somme a disposizione dell'amministrazione appaltante ed oneri sicurezza indiretti; valutati i costi e l'urgenza, la Regione aveva comunicato, con decreto dirigenziale n. 615 del 29 dicembre 2012 - Impegno n. 7391, che era stato concesso ed impegnato il contributo straordinario, pari a 600.000 euro per i lavori e che, con decreto dirigenziale n. 10 del 22 aprile 2013, erano state approvate le linee di indirizzo per l'esecuzione degli interventi a favore degli enti ed associazioni destinatari dei suddetti finanziamenti; pertanto, essendo stato approvato un primo lotto esecutivo dell'intervento per la somma complessiva finanziata dalla Regione Campania di 600.000 euro, essa sarebbe stata elargita in seguito per l'esecuzione dei lavori solo in fase di aggiudicazione definitiva; poiché la competente amministrazione comunale non ha perfezionato il procedimento amministrativo finalizzato all'affidamento dei lavori di messa in sicurezza, non essendoci stata la definitiva aggiudicazione dei lavori entro le date indicate nel decreto dirigenziale n. 3 del 26 marzo 2018 della Regione Campania, si è avuta la perdita del finanziamento previsto; considerato che: nel mese di maggio 2018 il Consiglio comunale in carica, con delibera comunale n. 57 del 28 maggio 2018, aveva deliberato la proposta di "Avviso Pubblico per la manifestazione di interesse alla presentazione dei progetti coerenti con i programmi di intervento sulla viabilità regionale finanziati con le risorse FCS 2014/2020 di cui alle delibere CIPE 54/2016 - D.D.R. n.3 del 26 marzo 2018 - BUR Campania n. 25 del 28 marzo 2018. Approvazione progetto Di fattibilità tecnico-economica per il completamento dei lavori di messa in sicurezza della struttura strategica 'Ponte Nuovo sul Volturno'"; a seguito del crollo del "ponte Morandi" di Genova, cittadini ed istituzioni della città di Capua hanno focalizzato l'attenzione sullo stato di dissesto del ponte nuovo sul Volturno, tanto che, dopo l'ennesimo sopralluogo dei tecnici comunali, in cui si evidenziava lo stato di degrado della struttura, il ponte è stato chiuso a tempo indeterminato al traffico a seguito dell'ordinanza del sindaco n. 25 del 7 settembre 2018; considerato inoltre che: il sito "caserta24ore.altervista" ha pubblicato un articolo il 26 settembre 2018 in cui è riportato che: "La verifica statica e sismica del "Ponte Nuovo sul Volturno", eseguita dai consulenti tecnici della Procura della Repubblica di S. Maria C. V., ha posto in luce che lo stato di degrado della struttura è particolarmente grave ed allarmante (...). I Carabinieri appartenenti alla Compagnia di Capua hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - su richiesta della Procura, riguardante il ponte. Le complesse e articolate indagini, anche di natura tecnica, hanno accertato la sussistenza, a livello indiziario, del reato di omissione dei lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina, da cui derivi un pericolo concreto per l'incolumità delle persone (art. 677 comma 3 C.P.)"; il ponte nuovo ad oggi non risulta percorribile, in quanto sono presenti barriere trasversali in cemento e pertanto tutto il traffico veicolare della città di Capua confluisce sul vecchio ponte romano, arrecando sollecitazioni notevoli a danno della sua staticità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale situazione di emergenza, sia relativamente alla struttura ponte che al trasporto pubblico locale; se intenda, nei limiti delle proprie competenze, adottare le opportune iniziative al fine di valutare l'urgenza della messa in sicurezza del ponte nuovo di Capua e, di concerto con gli enti territoriali preposti, avviare le opportune procedure per il finanziamento e l'affidamento delle opere necessarie ai lavori di consolidamento e adeguamento del manufatto. Atto n. 4-01629 LAFORGIA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante: con un decreto adottato nel mese di dicembre 2004, seguito da ulteriori decreti, il Ministero dell'economia e delle finanze ha conferito nel cosiddetto Fondo immobili pubblici (FIP) numerosi immobili pubblici ubicati sul territorio italiano, alla stregua di quanto previsto dalla legge n. 401 del 2001, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, recante disposizioni urgenti in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare"; tra gli immobili conferiti nel FIP veniva incluso il complesso immobiliare sito a Roma, in piazza Augusto Imperatore, numeri civici 32-36, nella parte in cui comprende le unità ad uso non residenziale che risultano tuttora occupate prevalentemente da uffici pubblici; quale gestore del FIP è stata individuata dal Ministero la società Investire Immobiliare Sgr SpA (oggi InvestiRE SGR SpA); la società è stata individuata esclusivamente a mezzo di trattativa privata, peraltro avviata e gestita non direttamente ad opera del Ministero, ma solo tramite taluni istituti di credito (cosiddetti banche "arranger"), a loro volta selezionati dal Ministero senza alcuna preventiva procedura pubblica di gara; con contratto sottoscritto il 28 settembre 2016 la società InvestiRE Sgr SpA ha venduto "in blocco" l'immobile in questione alla società Atlantica Properties SpA; la cessione dell'immobile è avvenuto anch'esso mediante trattativa privata, senza alcuna procedura pubblica di gara; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: la legittimità delle modalità di attribuzione della gestione del FIP ad InvestiRE SGR SpA è già stata posta in dubbio dalla Corte dei conti nella deliberazione 4/2006/G e nella deliberazione 4/2007/G, ove si è evidenziato come, per l'appunto, la società InvestiRE Sgr SpA non fosse stata selezionata mediante procedura ad evidenza pubblica, ma solo mediante trattativa privata, avviata e gestita non direttamente ad opera del Ministero, ma solo da istituti di credito privati, anch'essi selezionati senza preventiva procedura pubblica di gara; anche le modalità con le quali si è proceduto alla vendita dell'immobile pubblico violano apertamente la disciplina dettata dai decreti ministeriali 21 novembre 2002 e 7 novembre 2003, adottati in attuazione dell'art. 3 del decreto-legge n. 351 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 410 del 2001, i quali prevedono che i beni pubblici oggetto di cartolarizzazione devono essere ceduti solo mediante asta pubblica; in tale prospettiva si è, del resto, già espressa anche l'ANAC con la nota del 4 agosto 2009 e con delibera n. 81 del 2009 (richiamate dalla medesima Autorità anche nel parere AG 90/15/AP del 10 dicembre 2015); ne discende che la società InvestiRE Sgr SpA mai avrebbe potuto alienare, mediante trattativa privata ed in assenza di qualsivoglia procedura di evidenza pubblica, un immobile pubblico; considerato, altresì, che la complessiva opacità che pervade l'intera procedura fin dalla costituzione del FIP appare vieppiù palese se si considera che, stando alle notizie di stampa, uno dei soci principali di Atlantica Properties SpA, che ha acquistato il complesso immobiliare di piazza Augusto Imperatore da InvestiRE SGR, risulta il signor Clemente di Paola, il quale è stato fino al 2009 direttore generale e fondatore proprio di InvestiRE Sgr SpA, contribuendo in prima persona alla gestione dello stesso FIP, con conseguenti profili di insorgenza di grave conflitto di interessi in sede di definizione di detta operazione immobiliare del FIP, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, ritenga opportuno assumere le più opportune iniziative finalizzate ad approfondire e chiarire la suddetta fattispecie di operazione immobiliare del FIP, sia alla luce delle evidenti e gravi criticità evidenziate, nonché dei prefigurabili profili di illegittimità dell'operazione immobiliare, compresi gli effetti della medesima operazione che hanno pregiudicato, anche a seguito della vendita in blocco del complesso immobiliare dal FIP, tramite il gestore Investire SGR SpA, ad Atlantica Properties SpA, i diritti di opzione e di prelazione riservati dalla citata legge n. 410 del 2001 ai conduttori dei locali commerciali presenti nello stesso complesso immobiliare, sia nell'ottica di impedire l'ulteriore alienazione di immobili pubblici già conferiti nel FIP senza procedura di gara, in violazione della normativa richiamata, nonché in contrasto con le citate autorevoli indicazioni dell'ANAC e della Corte dei conti. Atto n. 4-01630 SICLARI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con nota n. 5636 del 2 aprile 2019, ha deciso di rigettare collettivamente tutte le istanze di riconoscimento presentate dai docenti abilitati in Romania, senza procedere ad alcuna analisi individuale, né valutare autonomamente l'equivalenza dei percorsi di studio. Il presupposto da cui parte il Ministero è il provvedimento delle autorità rumene, che riconosce una differenza tra i certificati recanti la dicitura "direttiva 2005/36/CE" e quelli privi di tale indicazione; tuttavia, la Commissione europea aveva precisato che, in caso di titoli equivalenti, è necessario sì disporre misure compensative, ma non può non riconoscersi il titolo; in particolare, la Commissione europea aveva chiarito che secondo la giurisprudenza "spetta all'autorità competente verificare, conformemente ai principi sanciti dalle pronunce in materia se, e in quale misura, si debba ritenere che le conoscenze attestate dal diploma rilasciato in un altro Stato membro e le qualifiche o l'esperienza professionale ottenute in quest'ultimo, nonché l'esperienza ottenuta nello Stato membro in cui il candidato chiede di essere iscritto, soddisfino, anche parzialmente, le condizioni richieste per accedere all'attività di cui trattasi"; non è necessaria, dunque, un'assoluta identità tra i titoli messi a confronto, ma una mera equivalenza per determinare il dovere di riconoscere il titolo conseguito all'estero, anche predisponendo eventuali misure compensative; con il provvedimento citato, il Ministero sembra aver contraddetto tale orientamento europeo, costringendo di fatto migliaia di docenti a preparare ricorso avverso il provvedimento, nonché conseguentemente disponendo l'esclusione dalle graduatorie di tutti gli abilitati in Romania, si chiede di sapere quali atti il Ministro in indirizzo intenda adottare a tutela del principio di non discriminazione dei docenti che abbiano ottenuto l'abilitazione in Romania e quali atti intenda assumere al fine di prevenire un contenzioso, che potrebbe avere effetti negativi per lo Stato italiano, oltre a complicare ulteriormente la già critica situazione venutasi a creare. Atto n. 4-01631 SICLARI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: autorevoli fonti di stampa, durante il mese di maggio 2018, pubblicavano la notizia dell'effettuazione di un sopralluogo per verificare lo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione della strada di collegamento Fiumara Bonamico-Pirria-Melia-Farnia-Cano, che collega il santuario di Polsi a San Luca (Reggio Calabria), da parte del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, accompagnato dal vescovo della diocesi di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, dal commissario straordinario di Calabria Verde, Aloisio Mariggiò, e dall'ingegnere Pino Iacino, ex capo del compartimento Anas della Calabria; l'opera pubblica concerne un intervento di 25 chilometri, che riveste un'importanza straordinaria per "rompere l'isolamento del santuario", luogo simbolo oggi della Calabria che non si arrende al crimine; tale opera è stata finanziata dal CIPE con delibera del 22 dicembre 2017 per circa 20 milioni di euro; ad oggi non si hanno più notizie, né dell'avvio dei lavori, né tantomeno delle motivazioni che eventualmente ne impediscano l'avvio; attualmente, entrambi i candidati a sindaco di San Luca, finalmente in campo dopo ben 11 anni dalle ultime democratiche consultazioni elettorali, hanno più volte sollecitato la realizzazione dell'opera fondamentale tanto come infrastruttura viaria quanto come simbolo della presenza dello Stato come promotore dello sviluppo del territorio, si chiede di sapere: a che punto siano i lavori di progettazione e di realizzazione dell'arteria; quali atti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di consentire la realizzazione dell'opera nel più breve tempo possibile. Atto n. 4-01632 MANTOVANI CASTALDI LANZI ACCOTO ANGRISANI CORRADO DONNO FEDE L'ABBATE LANNUTTI LEONE ORTIS ORTOLANI PIRRO RICCARDI ROMANO VANIN CORBETTA MONTEVECCHI BOTTICI Al Ministro dello sviluppo economico Atto n. 4-01633 SACCONE MOLES Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 19 maggio 2019 verrà chiuso il traforo del Gran Sasso sull'autostrada A24 in entrambi i sensi di marcia. Il motivo di questa chiusura forzata va ricercato nell'inchiesta condotta dalla procura di Teramo, nei confronti di Strada dei parchi (concessionaria delle autostrade A24 e A25), dell'Istituto nazionale di fisica nucleare e della società di gestione del servizio idrico della provincia di Teramo, in merito all'inquinamento delle falde acquifere del massiccio; i lavori per lo scavo delle due gallerie ha causato un abbassamento delle sorgenti e una massa d'acqua di deflusso che si è incanalata verso gli acquedotti che circondano la zona; questa massa d'acqua risulta inquinata, a causa sia delle automobili che quotidianamente circolano in superficie, che dalle attività del laboratorio. Per risolvere questa delicata situazione, la Provincia ha chiesto a Strada dei parchi di effettuare un'opera di manutenzione urgente per un importo complessivo di 104 milioni di euro; per non incorrere in multe e sanzioni, non ritenendosi responsabile per quanto avvenuto, la società Strada dei parchi ha deciso la chiusura del traforo. Oltre all'autostrada, anche il laboratorio di fisica nucleare potrebbe incorrere nella chiusura a tempo indeterminato, mettendo a rischio posti di lavoro e i risultati delle ricerche condotti negli ultimi anni; tale scenario va assolutamente scongiurato, in quanto ci sarebbero effetti molto pesanti per l'intera economia regionale e per i cittadini e costituirebbe un grave colpo per l'Abruzzo, destinato ad un insostenibile isolamento, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano intraprendere, affinché venga evitata la chiusura dell'autostrada; se sia possibile trovare soluzioni concrete e fattibili per la messa in sicurezza del laboratorio e per scongiurare il rischio di contaminazione. Atto n. 4-01634 SBROLLINI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: in varie aree del Veneto, il 25 aprile 2019, si sono verificate violente grandinate, che si sono abbattute in particolare sulle aree del bassanese e sui territori dell'alto vicentino, causando gravi danni alle coltivazioni; sono numerosi i comuni dell'area, nei territori che vanno da Schio a Malo, da Brogliano a Thiene, a Caldogno e quelli attorno a Bassano del Grappa; il fortissimo temporale, accompagnato dall'eccezionale grandinata, si è poi spostato sul trevigiano e infine nel veneziano; considerato che i danni alle colture nel vicentino, ad una prima stima, sembrerebbero in particolar modo riguardare il mais, appena germogliato, ulivi e ciliegi, per interessare poi le colture della vite, in zone di intensa produzione di altissima qualità; considerato altresì che nelle zone colpite, le attività che hanno subito gravi danni a causa delle violente grandinate sono di rilevante portata economica, e rappresentano un fondamentale contributo in termine di Pil per l'intera regione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda o meno procedere, e con quali tempi, alla dichiarazione del carattere di eccezionalità delle calamità naturali che hanno colpito la regione Veneto, accogliendo la richiesta avanzata dalla Regione stessa. Atto n. 4-01635 LAFORGIA Al Ministro dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: a Udine, a causa della scadenza di una proroga di bando, la Prefettura ha disposto il trasferimento di alcuni migranti dagli appartamenti all'ex caserma Cavarzerani, in maniera temporanea, in attesa della disponibilità di nuovi alloggi; l'ex caserma oggi ha una capienza massima di 370 posti ed è a tutti gli effetti un Cas, cioè un centro di accoglienza straordinaria; a quanto si apprende dal quotidiano on line "Il Friuli", "L'ex caserma Cavarzerani non ha mai ospitato donne né bambini richiedenti asilo, se non per poche ore e in situazioni di emergenza, ad esempio nel caso di rintracci notturni. Qui sono stati ospitati, più o meno stabilmente, solo adulti maschi. Nei periodi più caldi sul fronte dell'immigrazione clandestina, la struttura ha accolto quasi mille ospiti, mentre oggi il numero è sceso di molto, per stabilizzarsi attorno alle 160 unità, tutti cittadini pakistani e afghani"; la onlus "Oikos" gestiva l'accoglienza delle 45 persone prima che scadesse la proroga del bando; come si legge dal loro sito, "OIKOS Onlus è un'associazione nata nel 2005 a Udine con il fine di promuovere e sostenere progetti nel campo della cooperazione allo sviluppo e della solidarietà internazionale, lavorando assieme alle comunità del Sud del mondo che abbiamo incontrato per rispondere in maniera concreta alle loro esigenze. Con il tempo l'associazione è cresciuta e attualmente Oikos si occupa di cooperazione, realizzando progetti di sviluppo in Africa e America Latina, ma anche di educazione alla mondialità, integrazione, formazione, volontariato"; da quanto emerge dalle dichiarazioni rese agli organi di informazioni, la onlus "Oikos" è fortemente preoccupata per l'accoglienza, a loro parere inadatta, in un'ex caserma di minori e donne, taluni con alcuni problemi psicofisici o di invalidità; considerato che a giudizio dell'interrogante l'accoglienza diffusa sul territorio risulta essere la soluzione migliore per l'integrazione sociale e appare del tutto evidente che ammucchiare circa 250 persone in un hub non è la soluzione migliore per esercitare il dovere all'accoglienza che le nostre realtà sono chiamate a praticare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e come intenda risolvere il problema dei trasferimenti dei migranti senza alcun preavviso; come intenda garantire il lavoro di quelle realtà che operano per la cooperazione e l'integrazione sociale. Atto n. 4-01636 GARAVINI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) ha prorogato i principali benefici fiscali per lavori finalizzati all'efficienza energetica degli edifici e alle ristrutturazioni, tra i quali in particolare "l'ecobonus"; la detrazione fiscale per interventi volti al risparmio energetico della propria abitazione e del condominio è rivolta a tutti i contribuenti, che risultino possessori di un immobile in favore del quale vengono posti in essere interventi di riqualificazione energetica; le aliquote di detrazione variano tra il 50 e il 75 per cento della spesa sostenuta, in relazione alla tipologia di lavoro effettuato, per un massimo detraibile di 100.000 euro; per quanto riguarda la riqualificazione energetica, la normativa in vigore stabilisce che i soggetti che nell'anno precedente a quello di sostenimento delle spese siano possessori di redditi esclusi dalla imposizione ai fini dell'IRPEF (e cioè quelli che rientrano nella no tax area o sono incapienti, e che per questi motivi non subiscono un'imposizione fiscale, o il cui reddito è già stato abbattuto da altre detrazioni fiscali) possono cedere il credito, e girare quindi le detrazioni fiscali, a privati o ditte esecutrici dei lavori, rivenditori dei materiali, intermediari finanziari, istituti di credito "a titolo di totale o parziale pagamento delle prestazioni fruite o in forma di abbattimento totale o parziale di mutui e finanziamenti"; sono migliaia i cittadini italiani residenti all'estero e proprietari di immobili in Italia, i quali producono reddito in Italia, ma sono esentasse, o in virtù di convenzione contro le doppie imposizioni fiscali o per motivi diversi, e che potrebbero potenzialmente beneficiare delle detrazioni fiscali per eventuali lavori di riqualificazione energetica effettuati nelle loro unità immobiliari ed edifici residenziali grazie al meccanismo della cessione del credito; considerato che le diverse istituzioni fiscali italiane non hanno finora fornito informazioni sull'applicabilità del sistema della cessione del credito anche ai cittadini italiani residenti all'estero, i quali, per le più svariate ragioni, non sono tenuti a pagare l'Irpef in Italia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga che anche i cittadini italiani residenti all'estero, i quali vogliono effettuare interventi di riqualificazione energetica sugli immobili di loro proprietà in Italia, possano avvalersi della cessione del credito alle stesse condizioni e con le stesse modalità dei cittadini italiani residenti in Italia. Atto n. 4-01637 BOTTO CASTALDI CORRADO DONNO DRAGO LANNUTTI LEONE NOCERINO SANTILLO TRENTACOSTE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la strada sopraelevata "Aldo Moro" a Genova, con i suoi oltre 6 chilometri di carreggiate, costituisce un elemento fondamentale della viabilità cittadina. In particolare, secondo verifiche del 2010, il traffico su questo asse è stimato in 80.000 veicoli giornalieri ("Capitolato tecnico di gara, Realizzazione sistema di controllo della velocità media sulla strada sopraelevata A. Moro nel Comune di Genova"); dopo il crollo del "ponte Morandi" la sopraelevata è frequentemente percorsa da camion e tir. Purtroppo i divieti di transito noti, quali limiti di altezza massimo 3,90 metri, e l'accesso ai veicoli con peso superiore alle 2,5 tonnellate, vengono infranti, con una certa costanza, da parte di pullman , camion, tir e altri mezzi pensanti con capacita? anche fino a 4 tonnellate; la strada Aldo Moro ha i suoi accessi principali, utilizzati dai tir, presso l'uscita autostradale "Genova ovest" e l'ingresso da levante, sito presso la rotonda di fronte all'ingresso della fiera nel municipio VIII Medio Levante; le azioni sanzionatorie in atto parrebbero non arginare il fenomeno con grave pericolo per la circolazione stradale e, di conseguenza, per la tenuta statica dell'infrastruttura. "La centrale operativa della Municipale (...) comunica di aver sanzionato negli ultimi otto mesi 195 mezzi pesanti. Il che significa che, in media, un camion al giorno prende la Sopraelevata", come si legge su "genovatoday" il 21 agosto 2018; gli interventi manutentivi sulla strada risultano insufficienti e accanto a volontarie infrazioni del codice stradale sembrano convivere disattenzioni e sbagli nell'imboccare la strada da parte di mezzi dalla stazza non autorizzata; la Polizia municipale ha chiesto all'autoreparto, titolare della sorveglianza sulla sopraelevata, di "fare il possibile (...) benché anche loro siano totalmente coinvolti nei servizi per la viabilità della zona colpita dal disastro, per assicurare una pattuglia sulla sopraelevata per impedire l'accesso o almeno sanzionare i tir che si immettono sulla strada"; in data 27 gennaio 2019, dopo soli 17 giorni dal montaggio, sono stati rimossi i limitatori di sagoma che impedivano l'accesso alla sopraelevata ai tir come si apprende da "primocanale" lo stesso giorno; in data 11 aprile 2019, nonostante le diverse indicazioni, presso la sopraelevata ancora circolavano tir; sembrerebbe che il Comune di Genova, sebbene la gestione della viabilità della strada sia di propria competenza, non intenda svolgere un puntuale lavoro di controllo per impedire l'attraversamento da parte di camion e tir ponendo, quindi, in pericolo i cittadini genovesi e tutti coloro i quali ne usufruiscono, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative intenda adottare affinché sia garantita la sicurezza e l'incolumità dei cittadini anche rassicurando a corretta viabilità della sopraelevata Aldo Moro evitando la possibilità di danni ed eventuali cedimenti della struttura. Atto n. 4-01638 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il 9 aprile 2019, secondo quanto risulta da fonti di stampa, tra cui l'agenzia di settore "Agimeg" attraverso l'articolo intitolato: "Gara scommesse, Consiglio di Stato blocca il bando. Mancata considerazione problemi di distanze e assenza di criterio distributivo dei nuovi negozi", l'invio del parere della sezione consultiva del Consiglio di Stato al Ministero dell'economia e delle finanze sul testo del bando di gara per l'assegnazione di 15.000 "diritti scommesse", ha rilevato che: "la tendenza degli enti locali a introdurre per via amministrativa limiti di concentrazione e limiti distanziali da aree sensibili, non sembra siano state prese in adeguata considerazione nei documenti di gara"; il Consiglio di Stato ha rilevato che: "Non si comprende come i 10.000 "diritti" (negozi) e i 4.000 "diritti" (punti gioco) previsti nella procedura di gara debbano "atterrare" sul territorio: come, in sostanza, la rete o le reti territoriali di questi punti di vendita debbano obbedire a un qualche criterio distributivo" per evitare "eccessive concentrazioni in alcune aree e condizioni di assenza di servizio in altre"; secondo quanto evidenzia l'agenzia di stampa, inoltre, nei documenti trasmessi mancherebbe ogni indicazione che possa orientare circa la distribuzione dei punti di vendita e, fra l'altro, la progettazione della rete territoriale non costituirebbe oggetto dell'offerta tecnica ed è pertanto rinviata alla fase successiva all'aggiudicazione; l'interrogante sottolinea che, oltre a non chiarire le "caratteristiche tecniche dei punti vendita", il Consiglio di Stato nel parere inviato evidenzia come non sia previsto alcun obbligo dei candidati di fornire in sede di gara qualche elenco della rete di vendita territoriale; secondo Agimeg, il Consiglio di Stato evidenzia anche dubbi sull'obbligo dei concessionari di attivare solo il 30 per cento dei diritti acquisiti; tale obbligo derivava dalla considerazione che i concessionari potessero avere difficoltà nell'aprire i punti di gioco considerate le diverse leggi regionali in materia; il Consiglio di Stato rileva come questo provvedimento ponga evidenti perplessità riguardo al criterio di efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa, quale tutela sociale ed economica che deve essere presa in considerazione, insieme a quello del progressivo contenimento del numero di punti di vendita in funzione antiludopatia, per assicurare volumi adeguati di introiti per l'erario; l'interrogante rileva altresì come non sia stata considerata l'intesa Stato-Regioni del settembre 2017, siglata nel corso della Conferenza unificata, nella quale erano state riportate le linee guida per il riordino della normativa sul gioco ed in particolare il rinvio alle leggi regionali e ai regolamenti comunali, per la definizione di un sistema di regole relative alla distribuzione territoriale e temporale dei punti gioco; avrebbe dovuto essere emanato un decreto ministeriale per l'attuazione dell'accordo, ed il Consiglio di Stato, evidenzia ancora l'interrogante, rileva come non ci siano spiegazioni per cui lo stesso decreto non sia stato ancora adottato, sostenendo pertanto la necessità di procedere anche in assenza dello stesso decreto ministeriale di recepimento e in assenza delle leggi regionali attuative previste dall'ordinamento vigente, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; per quali motivi non sia stato adottato attualmente alcun provvedimento esecutivo dell'intesa Stato-Regioni citata; se sia a conoscenza del fatto che le autonomie territoriali partecipanti alla medesima Conferenza Stato-Regioni del settembre 2017 non abbiano ritenuto di doversi adeguare ai contenuti sostanziali della stessa; se non ritenga opportuno intraprendere adeguate iniziative, al fine sia di evitare eccessive concentrazioni dei punti vendita in alcune aree del Paese (e condizioni di assenza di servizio in altre), sia in merito al numero di operatori, per tutelare la libertà di mercato, prevedendo la presenza di piccoli esercizi e operatori del settore. Atto n. 4-01639 DE BERTOLDI Al Ministro dell'interno Premesso che: il 26 aprile 2019 a Trento si è verificato l'ennesimo atto di aggressione nei confronti delle forze dell'ordine da parte di un tunisino, presente nel territorio italiano illegalmente (in quanto sprovvisto dei documenti di permesso di soggiorno), il quale, sotto effetto di sostanze stupefacenti, ha assalito violentemente due agenti di polizia tra cui un'agente donna, le cui conseguenze hanno provocato un ricovero in ospedale per la poliziotta; l'aggressione, avvenuta a causa del rifiuto di fornire le proprie generalità da parte dell'extracomunitario irregolare, secondo quanto risulta dall'agenzia di stampa "l'Opinione", è l'ultima di una lunga sequela di avvenimenti di cronaca nera, che si stanno verificando nella città trentina, che stanno turbando la comunità locale, nonostante la costante attività di presidio e di monitoraggio svolta dalle forze dell'ordine quotidianamente; a giudizio dell'interrogante, la vicenda conferma nuovamente l'esigenza di potenziare i sistemi di controllo e di vigilanza da parte del Ministero dell'interno a Trento, in considerazione dei livelli divenuti oramai inaccettabili di violenza; le numerose sollecitazioni rivolte al Governo attraverso la presentazione da parte dell'interrogante, nel corso della XVIII Legislatura, di atti di sindacato ispettivo, rimasti peraltro senza riscontro, sull'esigenza di innalzare i livelli di tutela e di salvaguardia nei riguardi della comunità locale, nei confronti di soggetti extracomunitari presenti nella città trentina in forma irregolare, e di fronteggiare gli atti di violenza da parte degli anarchici di sinistra, che compiono atti di devastazione nel corso di manifestazioni pubbliche, confermano la necessità d'introdurre rapide misure volte a garantire le idonee condizioni di sicurezza per i cittadini trentini, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell'ennesimo atto di violenza avvenuto a Trento; se non convenga sull'urgenza di potenziare i livelli di sorveglianza e sicurezza nella città, in considerazione dell'aumento dei fenomeni di aggressione, anche nei confronti delle forze dell'ordine; quali iniziative intenda intraprendere per garantire pertanto i normali livelli di sicurezza e tutela nei confronti della comunità locale. Atto n. 4-01640 NENCINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: in data 18 ottobre 2018 si è svolta la prova scritta del concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici bandito in Gazzetta Ufficiale il 24 novembre 2017, n. 90, IV serie speciale; i concorrenti avrebbero dovuto essere 8.736, ovvero gli stessi che hanno superato la prova preselettiva del 23 luglio, ma i concorrenti della Regione Sardegna hanno effettuato la prova in data 13 dicembre. Ciò perché in data 17 ottobre l'Ufficio scolastico regionale della Sardegna determinava il differimento della prova scritta, a seguito di un'ordinanza di chiusura delle scuole disposta dal sindaco di Cagliari, sede unica della prova, a causa delle condizioni meteorologiche avverse; nell'ambito della procedura, dunque, è stata riscontrata una serie di anomalie, che riguardano la violazione del principio di contestualità ed unicità delle prove scritte su tutto il territorio nazionale; la violazione del principio dell'anonimato; la mancata pubblicazione, in anticipo, delle griglie di valutazione con descrittori analitici; la disparità di trattamento in merito alla possibile consultazione dei testi normativi, rimessa all'eccessiva discrezionalità dei responsabili d'aula o vigilanti; malfunzionamenti degli apparati informatici; in particolare, è grave la violazione del principio di contestualità ed unicità delle prove scritte su tutto il territorio nazionale sancita dall'articolo 8, comma 2, del bando del corso-concorso, nonché la violazione del principio di equità, che avrebbe dovuto creare pari opportunità a tutti i concorrenti; tale principio di equità appare ulteriormente violato, considerato che la griglia di valutazione con i rispettivi criteri è stata pubblicata 24 ore prima della prova. In tal senso, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha opportunamente pubblicato la griglia, aggiungendo l'" incipit " per ognuno dei 5 quesiti. L' incipit era di orientamento ai candidati per comprendere la tipologia dei quesiti, ma altresì inutile, in quanto pubblicato solo 24 ore prima. Ebbene, la stessa griglia e il medesimo incipit è stato utilizzato per i candidati della regione Sardegna, che sono stati chiaramente avvantaggiati; nel rispetto del dettato del bando del corso-concorso, il Ministero avrebbe potuto rinviare la prova per tutti i concorrenti, in osservanza del comma 12 dell'articolo 8, che stabilisce: "Qualora, per cause di forza maggiore sopravvenute, non sia possibile l'espletamento della prova scritta nella giornata programmata, ne viene stabilito il rinvio con comunicazione, anche in forma orale, ai candidati presenti"; la prova scritta, dunque, si è tenuta in momenti diversi avvantaggiando, inevitabilmente, quanti l'abbiano svolta successivamente, conoscendo in anticipo la metodologia e la bibliografia adottata; si sottolinea, inoltre, la disomogeneità dei comportamenti adottati dai comitati di vigilanza nelle sedi di svolgimento della prova scritta in ordine ai "testi di legge" consultabili ai sensi del comma 13 dell'articolo 8 del bando. La diversa interpretazione del sintagma "testi di legge" ha dato origine a una discriminazione. Nello specifico, alcuni uffici scolastici regionali hanno dato indicazioni scritte e tassative ai comitati di vigilanza di impedire la consultazione dei decreti ministeriali e di contratti collettivi nazionali di lavoro; in assenza di tali indicazioni, in altre regioni è stata consentita la consultazione degli stessi, anche sotto forma di fotocopie; vi è grande disappunto e comprensibile delusione in molti candidati che, dopo anni di duro studio e a seguito di spese per la preparazione, hanno affrontato una prova predisposta in maniera incerta e che ha avvantaggiato alcuni di loro; rilevato che: a seguito della pubblicazione del decreto del direttore generale n. 395 del 27 marzo 2019, cui è allegato l'elenco degli ammessi, sono pervenute al Ministero più di 2.000 istanze di accesso agli atti, a sottolineare che alla comprensibile delusione si accompagna lo stupore e l'incredulità di molti partecipanti probabilmente motivate dalla convinzione che non siano stati rispettati i principi di giustizia procedurale e giustizia distributiva, ove non siano occorsi rilevanti errori del sistema informatico; sulla base del citato allegato, la percentuale di ammessi per regione di provenienza è sorprendentemente relazionabile al numero di reggenze, sommato a quello delle domande di pensionamento quasi come se il caso avesse, sorprendentemente e contro ogni regola statistica, voluto avviare la cosiddetta regionalizzazione della scuola, fortemente sostenuta dal Governo Conte ed in particolare dal Ministro in indirizzo; contrariamente ad ogni regola di trasparenza, al momento non sono noti i nominativi del Comitato tecnico-scientifico deputato alla redazione delle prove, così come i criteri di distribuzione delle prove per la correzione tra le varie commissioni; la percentuale di ammessi per regione è molto diversa e l'analisi dei dati, con riferimento alla terminologia utilizzata dalla scienza statistica, mostra che il processo non è caratterizzato da una variabilità naturale, ma che su di esso sono intervenute cause cosiddette speciali o esterne al processo stesso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno chiarire le ragioni per cui, nell'articolazione della procedura concorsuale, non è stato rispettato il dettato dell'articolo 8, comma 2, del decreto direttoriale 23 novembre 2017; se non ritenga che la violazione del principio di contestualità ed unicità delle prove scritte su tutto il territorio nazionale non imponga l'annullamento della prova scritta; se voglia rendere noti i nomi dei componenti del comitato tecnico-scientifico anche con la finalità di verificare eventuali incompatibilità; se intenda avviare un'attività ispettiva interna per verificare la relazione tra il numero di ammessi per regione di provenienza e i posti disponibili per la stessa regione; anche in relazione alle sentenze relative ai precedenti concorsi, nonché ai test d'ingresso alle facoltà universitarie, se non ritenga opportuno avviare un'attività di verifica sul sistema informatico ed in particolare sulla procedura di abbinamento tra elaborato e codice e, più in particolare con riferimento al codice dell'amministrazione digitale, verificare se sia stata garantita la biunivocità candidato-prova; in relazione al numero considerevolmente elevato di dimissioni di commissari, che si sono succedute durante le operazioni di correzione della prova scritta, se non voglia provvedere all'analisi delle motivazioni delle relative lettere, nonché dei verbali prodotti dalle singole commissioni, anche con la finalità di verificare se queste possano aver inficiato la regolarità e l'uniformità degli stessi lavori di correzione; con riferimento agli atti endoprocedimentali che hanno portato alla formazione del decreto del direttore generale n. 395 del 27 marzo 2019, e considerando che la trasparenza ha finalità deflattive del contenzioso, se non intenda rendere pubblici i dati relativi alla percentuale di ammessi per commissione e, qualora da questi si evincesse un'ulteriore violazione delle leggi della statistica, provvedere a quanto necessario per ripristinare la legalità in questa procedura concorsuale. Atto n. 4-01641 BERUTTI Al Ministro della salute Premesso che: il principio della trasparenza, inteso come accessibilità totale ai dati e documenti in possesso delle pubbliche amministrazioni, ha lo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche; il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97, reca il riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni; in particolare, il decreto legislativo n. 97 del 2016 ha riaffermato e ampliato il principio della trasparenza, affiancando agli istituti dell'accesso agli atti e dell'accesso civico semplice, quello dell'accesso civico generalizzato; inoltre, ha disposto l'unificazione fra il programma triennale di prevenzione della corruzione e quello della trasparenza, prevedendo l'adozione del piano triennale per la prevenzione della corruzione e della trasparenza 2018-2020; in data 8 agosto 2018 veniva pubblicato sul sito internet del Ministero della salute l'avviso per l'invio delle candidature per le manifestazioni di interesse in relazione all'incarico di rappresentante del Ministero nei collegi sindacali di ASL, aziende ospedaliere e IRCCS, nonché presso i consigli di indirizzo e verifica di questi ultimi, disciplinando i requisiti e le modalità di presentazione delle candidature, da sottoscrivere entro le ore 12 del 30 ottobre 2018; l'avviso pubblicato sul sito internet del Ministero faceva riferimento all'utilizzo di "procedure trasparenti per le nomine e le designazioni di propria competenza"; ad oggi non è stato fornito alcun riscontro in merito alla corretta acquisizione delle candidature, al loro inserimento nell'elenco contenente le manifestazioni di interesse, che non risulta consultabile in nessuna sezione del sito internet del Ministero della salute, né tantomeno all'eventuale utilizzo delle candidature da parte dell'amministrazione, si chiede di sapere: quali fossero le modalità operative per la corretta presentazione delle candidature e in che modo il Ministero abbia provveduto ad informare i soggetti della ricezione delle stesse e del conseguente inserimento nell'elenco; se l'elenco contenente le manifestazioni di interesse sia stato stilato e di quanti e quali nominativi sia composto; se il Ministro in indirizzo abbia fatto ricorso o intenda fare ricorso all'elenco per l'individuazione dei propri rappresentanti in ASL, aziende ospedaliere e IRCCS e sulla base di quali criteri. Atto n. 4-01642 MALPEZZI Ai Ministri per i beni e le attività culturali e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: la professione di guida turistica in Italia non gode di una disciplina organica e chiara. Tuttavia, con la legge europea per il 2013, legge n. 97 del 2013, è stato fatto un importante passo avanti seppur indotto dalla Commissione europea, che nell'ambito della procedura EU Pilot 4277/12/MARK ha contestato la compatibilità della legislazione nazionale delle guide turistiche con la normativa europea, laddove la legge italiana prevedeva che l'abilitazione all'esercizio della professione avesse validità solo nella regione o provincia di rilascio, violando la direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno che stabilisce la portata nazionale dell'autorizzazione ad esercitare la professione. Inoltre, sulla base di tali considerazioni, la Commissione ha richiesto al Governo un calendario dettagliato per la definizione di un testo normativo in materia di guide turistiche; specificatamente, l'articolo 3 della legge europea 2013, al comma 1, prevede che l'abilitazione alla professione di guida turistica sia valida su tutto il territorio nazionale, invertendo la situazione frammentaria e discriminatoria in cui versavano le guide italiane e, al comma 2, precisa il regime di libera prestazione dei servizi per le guide turistiche degli Stati membri; tuttavia, nell' iter di approvazione della legge, è stata apportata una modifica sostanziale che ha minato tale principio. Infatti, è stato aggiunto un terzo comma al suddetto articolo che deroga i precedenti, prevedendo l'individuazione di "siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico per i quali occorre una specifica abilitazione"; a dare attuazione alla disposizione sono stati i decreti del Ministero dei beni delle attività culturali e del turismo del 7 aprile e dell'11 dicembre 2015, con i quali sono stati rispettivamente individuati più di 3.000 siti "di particolare interesse" ed è stata definita una specifica abilitazione all'esercizio della professione rilasciata da parte delle Regioni e delle Province autonome, contrastando evidentemente sia con quanto previsto dai primi due commi dell'articolo 3 (rischiando anche di avviare una nuova procedura di infrazione) sia con la sentenza della Corte costituzionale n. 178 del 2014; a tal riguardo il Tar del Lazio, accogliendo il ricorso n. 04787/2016 contro il Ministero dei beni culturali, ha stabilito con sentenza n. 02831/2017 l'annullamento dei due decreti ministeriali e affermato che il comma 3 del suddetto articolo "non può che essere interpretato in via restrittiva, nel senso di attribuire al Ministero un potere eccezionale di escludere l'applicazione della disciplina generale di cui al comma 1", rilevando che: "sono evidenti l'illogicità e irragionevolezza del decreto ministeriale 7 aprile 2015, che ha individuato più di tremila siti (...) e della disciplina del decreto dell'11 dicembre 2015, che ha previsto una specifica abilitazione". Tale decisione comporta la decadenza di tutte le limitazioni all'esercizio della professione di guida su base nazionale e delle conseguenti delibere approvate dalle Regioni; da quando la legge n. 97 del 2013 ha esteso a tutto il territorio nazionale l'abilitazione di guida, che era invece regionale o provinciale, manca una legge che indichi come si diventa guida, chi deve fare i bandi e gli esami, i titoli e i requisiti richiesti. In questo vuoto normativo, dopo l'approvazione della legge n. 97, gran parte delle Regioni, correttamente, si è fermata in attesa di una legge di riordino. Altre Regioni tuttavia (Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna, Sicilia e da ultimo la Puglia) hanno continuato a rilasciare abilitazioni, ma ciascuna con sistemi diversi e, soprattutto, ancora relativamente al proprio territorio regionale o addirittura provinciale, tuttavia con l'obiettivo che quelle abilitazioni rilasciate da Comuni e Regioni, ciascuno con regole diverse, abbiano validità su tutto il territorio nazionale; occorre avviare subito un tavolo tecnico per una nuova legge che regolamenti l'accesso alla professione di guida turistica e che sia frutto anche dell'esperienza dei professionisti del settore, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano assumere iniziative volte a provvedere, nel rispetto dei principi costituzionali ed europei, a una revisione organica e complessiva della disciplina della professione di guida turistica, che riguardi anche i requisiti di accesso all'abilitazione e le relative modalità di verifica, uniformi su tutto il territorio nazionale, al fine di assicurare la valorizzazione e la tutela del patrimonio naturale, storico e artistico italiano; in che modo, in attesa di un complessivo riordino della materia, intendano garantire opportunità professionali a chi ha svolto tale percorso formativo. Atto n. 4-01643 ASTORRE Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: numerose famiglie residenti a Sant'Oreste (Città metropolitana di Roma) stanno vivendo un momento di forte preoccupazione a causa della mancata autorizzazione da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in merito alla formazione di due classi prime della scuola secondaria di primo grado. Attualmente, infatti, il Ministero ha provveduto ad autorizzare in organico di diritto una sola classe composta da 24 alunni rispetto alle 32 iscrizioni effettuate nel plesso di Sant'Oreste, istituto comprensivo di Civitella San Paolo (RMIC870006); 8 bambini non risultano al momento assegnati ad alcuna classe e non sanno dove potranno frequentare il prossimo anno scolastico; inoltre, si fa presente che tra i 32 bambini che hanno effettuato l'iscrizione ne è presente uno con disabilità ex legge n. 104 del 1992 e due con disabilità complesse. Pertanto, per motivi educativo-didattici, risulterebbe inopportuno inserire tutti i bambini con disabilità nella stessa classe come previsto attualmente; l'Ufficio scolastico regionale, in una nota pervenuta in questi giorni, ribadisce "l'impossibilità di autorizzare la formazione di classi prime con un numero di alunni inferiore a 18"; considerato che: il limite minimo di 18 alunni per la formazione delle classi prime risulta derogabile come stabilito dall'art. 4, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009: "Al fine di dare stabilità alla previsione delle classi, riducendo al massimo gli scostamenti tra il numero delle classi previsto ai fini della determinazione dell'organico di diritto e quello delle classi effettivamente costituite all'inizio di ciascun anno scolastico, è consentito derogare, in misura non superiore al 10 per cento, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto, per ciascun tipo e grado di scuola, dal presente regolamento"; Sant'Oreste è un piccolo comune e la distanza con gli altri comuni è di diversi chilometri; l'esclusione dei bambini comporterebbe il loro trasferimento presso un altro plesso scolastico (attualmente non determinato), creando una difficoltà oggettiva per quanto riguarda gli spostamenti da e verso la nuova collocazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale spiacevole situazione che colpisce numerose famiglie residenti a Sant'Oreste; se abbia valutato le possibili ripercussioni sul piano educativo e sociale nei confronti dei bambini coinvolti; se e come intenda affrontare tale situazione per far sì che possano essere costituite due classi prime della scuola secondaria di primo grado e porre rimedio alle gravi difficoltà che deriverebbero nei confronti dei bambini e dei genitori coinvolti se così non fosse. Atto n. 4-01644 FARAONE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: dopo oltre un anno dalla firma del contratto di servizio con Trenitalia, che prevede l'aumento di chilometri di servizio e l'acquisto di 50 treni nuovi, non solo i turisti, ma i tanti passeggeri, cittadini, studenti e pendolari tra Siracusa, Ragusa e Trapani, sono costretti a viaggiare, tra mille difficoltà, in treni a dir poco fatiscenti; in particolare, la tratta ferroviaria del sud est siciliano è ad oggi garantita con un treno del 1976, una vecchia littorina priva di aria condizionata e senza cestini per i rifiuti, con grave disagio per i numerosi turisti e pendolari che giornalmente si spostano in treno; tra Siracusa e Ragusa, la domenica ed i festivi, incredibilmente, non viaggia nessun treno; il danno che si è creato mantenendo in stato di totale abbandono la rete ferroviaria siciliana ha ripercussioni su tutto il territorio dell'isola, e non solo, in termini di mancata ricaduta economica a favore del turismo, che sta diventando motore dello sviluppo della Sicilia; la situazione è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza, si chiede di sapere quali interventi di competenza il Ministro in indirizzo ritenga di promuovere al fine di garantire, in tempi rapidi, il rispetto del contratto di servizio sottoscritto dalla Regione Siciliana con Trenitalia, per rendere la rete ferroviaria siciliana più moderna ed adeguata alle esigenze dei cittadini siciliani, e per lo sviluppo turistico del territorio. Atto n. 4-01645 DE PETRIS Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: da organi di stampa ("Il Tempo", febbraio e maggio 2019) risulta che il signor F. L., assegnatario di un alloggio nello stabile del palazzo di proprietà dell'azienda territoriale per l'edilizia residenziale (ATER di Roma), in via Vincenzo Camuccini 10, nel quartiere San Saba, con una grave invalidità accertata, è affetto da una malattia rara del sistema linfatico che ha come conseguenza l'ingrossamento degli arti inferiori: egli avrebbe fatto richiesta all'ATER di avere una pedana all'ingresso, che possa aiutarlo nei suoi movimenti, dato che non riesce a camminare e si muove soltanto tramite la sedia a rotelle; si legge che, dai sopralluoghi effettuati dall'azienda, la soluzione potrebbe essere o quella di un trasferimento in un altro alloggio o quella di installare un montascale, che, a differenza della prima opzione, non comporterebbe disagi né emotivi né logistici per la famiglia del signor L.; a parere dell'interrogante, non è accettabile che, di rinvio in rinvio, ad oggi non risulti alcuna novità di rilievo circa l'aggiornamento dell'istanza, disattendendo in toto la normativa vigente in merito, il cui ritardo costringe il richiedente a vivere recluso in una quotidianità non confacente ai suoi bisogni, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover appurare la situazione e se non intendano effettuare un'indagine per verificare i regolamenti e le pratiche in uso dell'azienda ATER di Roma, con provvedimenti di competenza, per tutelare la salute delle persone coinvolte, anche in considerazione della loro particolare condizione. Atto n. 4-01646 LANNUTTI COLTORTI LEONE ROMANO FENU FEDE FERRARA PRESUTTO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che: l'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato SpA è controllato al 100 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze. Si tratta quindi di una società strategica e di interesse e rilevanza pubblica, tanto che nel consiglio di amministrazione siede un magistrato della Corte dei conti; il 6 aprile 2019 è stata resa nota su "la Repubblica" la notizia su false fatture alla Rai sulle spese dei gettoni d'oro per i concorsi a premi legati a trasmissioni televisive, con le monete mai coniate. "I finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno scoperto una truffa da oltre 700 mila euro a danno della Rai e stanno notificando l'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di cinque dirigenti ed ex dirigenti dell'Istituto Poligrafico dello Stato Spa per i reati di truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture. Un'altra truffa dopo quella smascherata da Report tre anni fa, quando in alcuni gettoni mancavano 5 grammi per chilo, come denunciato da una concorrente. E Il caso coinvolse la Banca Etruria che era il fornitore a cui si rivolgeva il Poligrafico dello Stato". Secondo la procura di Roma, avrebbero prodotto un danno da 700mila euro a viale Mazzini e intascato bonus aziendali non dovuti per circa 45mila euro a testa"; in una nota di replica, l'Istituto ha affermato che: "L'indagine nasce anche a seguito di un esposto presentato dallo stesso Poligrafico alla Procura della Repubblica ad aprile 2016"; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: il rapporto tra Ministero dell'economia e controllata appare poco chiaro con lo Stato che sopporta costi esosi ed eccessivi mediante il meccanismo della rendicontazione (dall'auto di servizio, all'istituto di vigilanza al personale); la VII direzione Finanze del Ministero, presieduta dal dottor Turicchi, tramite la commissione prezzi sarebbe chiamata a vigilare sul Poligrafico; a quanto risulta, in data 6 giugno 2017, a firma dell'amministratore delegato, sarebbe stato disposto l'acquisto, con procedura d'urgenza e senza passare per il consiglio di amministrazione, di una stampante Hilderberg R200 per l'avvio della procedura "MADE IN", al costo di 4,2 milioni di euro, senza che il progetto avesse inizio, in spregio delle regole per le società controllate dallo Stato; secondo la relazione tecnica dell'Istituto, i mancati collaudi non avrebbero consentito di rilevare un bug nel software , che sarebbe all'origine delle difettosità nei chip delle nuove carte d'identità elettroniche; il difetto di produzione riguarderebbe 346.275 carte d'identità emesse tra ottobre 2017 e febbraio 2018; inoltre, i rischi di una gestione non appropriata di dati sensibili dei documenti d'identità sarebbero da rilevarsi anche nella decisione del Poligrafico di affidarsi al sistema di posta ordinaria, e non a quello (più costoso ma più affidabile) della raccomandata, per inviare a casa del cittadino i nuovi documenti di identità; considerato altresì che risulta che il Poligrafico dello Stato avrebbe deciso di consentire a privati la gestione dei suddetti dati personali e biometrici, come le impronte digitali, compresi quelli che transitano attraverso il Centro di elaborazione dati (Cen) della Polizia di Stato a Napoli, grazie alla stipula di un contratto, da oltre 2 milioni di euro, valido fino al 5 settembre 2019, nell'ambito di una procedura indetta da Consip. Il contratto avrebbe consentito a un raggruppamento temporaneo di imprese (Accenture, Leonardo e Ibm) di trattare dati sensibili di molti cittadini, si chiede di sapere: se la decisione del Poligrafico dello Stato di consentire a privati la gestione dei dati sensibili dei cittadini ad un raggruppamento temporaneo di imprese (Accenture, Leonardo e Ibm), sia compatibile con la normativa che regolamenta privacy e diritto alla riservatezza dei dati dei cittadini; se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intendano assumere per la necessaria chiarezza e se intendano introdurre l'obbligo della trasparente pubblicazione dei prezzi praticati dall'Istituto allo Stato nell'acquisto della stampante per l'avvio della procedura "MADE IN"; se risulti che la Corte dei conti sia intervenuta sulla vicenda; se non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento. Atto n. 4-01647 LANNUTTI PRESUTTO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: l'art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), ha disposto che "Per gli anni dal 2016 al 2018, le eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento alla televisione rispetto alle somme già iscritte a tale titolo nel bilancio di previsione per l'anno 2016 sono riversate all'Erario per una quota pari al 33 per cento del loro ammontare per l'anno 2016 e del 50 per cento per ciascuno degli anni 2017 e 2018, per essere destinate (…) b) al finanziamento, fino ad un importo massimo di 50 milioni di euro in ragione d'anno di un Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione da istituire nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico" (comma 160), e che "Con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sono stabiliti i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo di cui alla lettera b) del comma 160, da assegnare in favore delle emittenti radiofoniche e televisive locali per la realizzazione di obiettivi di pubblico interesse, quali la promozione del pluralismo dell'informazione, il sostegno dell'occupazione nel settore, il miglioramento dei livelli qualitativi dei contenuti forniti e l'incentivazione dell'uso di tecnologie innovative" (comma 163); la legge 26 ottobre 2016, n. 198, recante "Istituzione del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell'editoria e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti. Procedura per l'affidamento in concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale", in applicazione dei principi di cui alla legge n. 208 del 2015, ha stabilito, all'art. 1, rubricato "Istituzione del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione" che: "Al fine di assicurare la piena attuazione dei principi di cui all'articolo 21 della Costituzione, in materia di diritti, libertà, indipendenza e pluralismo dell'informazione, nonché di incentivare l'innovazione dell'offerta informativa e dei processi di distribuzione e di vendita, la capacità delle imprese del settore di investire e di acquisire posizioni di mercato sostenibili nel tempo, nonché lo sviluppo di nuove imprese editrici anche nel campo dell'informazione digitale, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze il Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, art. 1, comma 160, primo periodo, lettera b) , della legge 28 dicembre 2015, n. 208, come sostituita dall'articolo 10, comma 1, della presente legge"; il decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 2017, n. 146, "Regolamento e criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione in favore delle emittenti TV e radio locali", ha stabilito criteri e modalità di assegnazione delle relative risorse; il decreto del Ministro dello sviluppo economico 20 ottobre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 10 novembre 2017, n. 263, concernente le modalità di presentazione delle domande di accesso ai suddetti contributi pubblici; la legge 21 settembre 2018, n. 91, che ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, recante "Proroga dei termini previsti da disposizioni legislative" (cosiddetto milleproroghe), ha disposto di estendere il regime transitorio di cui alle predette disposizioni di legge anche all'anno 2019; nel parere del Consiglio di Stato, sezione consultiva per gli atti normativi, n. 01228/2017 del 26 maggio 2017, reso nell'adunanza di sezione del 4 maggio 2017, numero dell'affare 00690/2017, il punto 26 ha ritenuto che: "Per le emittenti televisive, si rileva che l'art. 6, comma 1, lettera c), in combinato disposto con la lettera b) della Tabella 1, prevede che il 10% dello stanziamento sia assegnato sulla base dei dati rilevati da Auditel nell'anno solare precedente alla presentazione della domanda. In relazione al descritto criterio, sembra di difficile applicazione il riferimento ai dati Auditel, soprattutto considerando che si tratta di sede locale, riferendosi solo ai soggetti che hanno già chiesto di aderire alla rilevazione e misurandosi comunque i contatti giornalieri senza fare riferimento alla qualità dell'informazione resa. Non sembra poi espressamente prevista l'esclusione di rilevazioni effettuate durante televendite, trasmissioni vietate ai minori o programmi di cartomanzia e simili"; sempre con riferimento al computo dei dati Auditel di cui all'art. 6, comma 1, lettera c) , in combinato disposto con la lettera b) della tabella 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2017, il parere delle Commissioni parlamentari sull'articolato normativo aveva evidenziato la necessità di rapportare l'ascolto medio del canale su base annuale nella regione per cui è stata fatta domanda (AMR) alla popolazione delle province nella regione in cui il canale è ricevuto (P), secondo la formula AMRp=AMR/P, formula espunta nel testo approvato col decreto; la graduatoria definitiva delle domande ammesse al contributo per l'anno 2016 è stata approvata con decreto della Direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica di radiodiffusione e postali, Divisione V - Emittenza Radio Tv Contributi, mise.AOO_COM.Registro Ufficiale.Int. 0058806 del 1° ottobre 2018; la graduatoria definitiva delle domande ammesse al contributo per l'anno 2017 è stata approvata con decreto mise.AOO_COM.Registro Ufficiale.Int.0024080 del 9 aprile 2019; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: la disciplina è stata oggetto di ricorsi giurisdizionali attualmente al vaglio della giustizia amministrativa; in particolare, i suddetti gravami sono stati proposti avverso il decreto del Presidente della Repubblica n. 146, e l'udienza di merito è stata fissata per il prossimo 4 dicembre 2019; relativamente a tali giudizi, il Tar del Lazio ha "ritenuto meritevoli di attenta considerazione le censure di parte ricorrente avverso il nuovo regolamento di cui al d.P.R. n. 146 del 2017, laddove (art. 6) sancisce la formazione di una graduatoria unica in ambito nazionale, per l'accesso ai fondi in oggetto, nella quale i contesti regionali meno popolosi possono costituire oggettivo ostacolo per le emittenti che operino in tali territori, con possibile pregiudizio per la pluralità dell'informazione, che è uno degli obbiettivi che la legge demanda al Regolamento citato (vedi in tal senso il parere del Consiglio di Stato sull'affare 690/2017 - n. 1228/2017)" (Tar Lazio Roma, sez. III, ordinanza n. 156/2018 del 12 gennaio 2018); per tali ragioni, il Ministero dello sviluppo economico avrebbe opportunamente ritenuto di erogare soltanto un acconto del 50 per cento dell'importo stanziato per ciascuna annualità, con riserva di procedere al saldo all'esito dell'appello cautelare al Consiglio di Stato avverso l'ordinanza del Tar Lazio n. 2090/19, la cui discussione è stata fissata alla camera di consiglio del 9 maggio 2019, e non invece della definizione del merito, previsto per dicembre 2019; l'eventuale accoglimento dei ricorsi proposti avverso i criteri fissati dal decreto del Presidente della Repubblica potrebbe determinare l'integrale rimodulazione delle graduatorie per effetto ed in conseguenza dell'espunzione o modifica di taluno dei suddetti criteri ove ritenuti illegittimi, con conseguente redistribuzione delle risorse già assegnate nelle more della definizione dei giudizi; l'erogazione di ingenti risorse pubbliche al settore radiotelevisivo locale sulla base di detti criteri sub iudice rischia di determinare un gravissimo pregiudizio per la pluralità dell'informazione, che è uno degli obiettivi che la legge demanda al regolamento, così come già rilevato in sede cautelare dal giudice amministrativo; oltre al profilo inerente al pluralismo dell'informazione, tanto più sensibile ove si consideri l'imminente svolgimento delle elezioni amministrative ed europee del prossimo 28 maggio 2019, si evidenziano profili di stringente interesse erariale, stante la conclamata difficoltà di procedere al recupero degli importi delle sovvenzioni pubbliche erogate per il caso di rimodulazione delle graduatorie, anche in considerazione della nota sofferenza finanziaria delle emittenti beneficiarie, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, in relazione alle prioritarie esigenze sia di tutela del pluralismo dell'informazione sia di salvaguardia del pubblico erario, disporre l'accantonamento prudenziale del 50 per cento degli importi assegnati al comparto dell'emittenza radiotelevisiva locale per le annualità 2016, 2017 e 2018, fino alla definizione del merito dei ricorsi pendenti innanzi al Tar Lazio avverso il decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2017, la cui udienza pubblica è stata fissata per il 4 dicembre 2019; se non ritenga opportuno valutare la correzione del criterio di cui all'art. 6, comma 1, lettera c) , in combinato disposto con la lettera b) della tabella 1, del decreto del Presidente della Repubblica, al fine di ripristinare il computo dei dati di ascolto in rapporto alla popolazione residente in ciascuna regione, a tutela delle imprese radiotelevisive operanti nei contesti meno popolosi e del pluralismo informativo, come già evidenziato dal Tar del Lazio. Atto n. 4-01648 LANNUTTI CASTALDI PIRRO ACCOTO DRAGO LEONE GIANNUZZI NATURALE FENU PRESUTTO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: ANAS, con i suoi 6.000 dipendenti, è il gestore della rete stradale e autostradale italiana, 26.000 chilometri in tutto, di interesse nazionale, ed è una società per azioni sottoposta al controllo e alla vigilanza tecnica e operativa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; il 40 per cento delle infrastrutture gestite da ANAS ha più di 35 anni, e usura e scarsa manutenzione hanno provocato negli anni danni fatali e incalcolabili, con aperture di inchieste e molteplici condanne; negli anni ANAS ha visto la sua reputazione macchiata anche da inchieste e accuse gravissime che vanno dalla corruzione al disastro colposo per crolli e incidenti. Basti ricordare la maxinchiesta della Procura di Roma che nel 2015 ha portato alla luce un sistema corruttivo all'interno della Società, una "cellula criminale" "che gestiva un giro di mazzette", e che ha coinvolto Antonella Accroglianò, la "Dama Nera", potente ex capo del coordinamento tecnico amministrativo di Anas; l'azienda è stata costantemente al centro di numerosi atti di sindacato ispettivo, oltre che per le vicende giudiziarie, anche per le inefficienze, compensi esorbitanti ai vertici societari e assunzioni in contrasto con le norme sulla selezione del personale dipendente delle società partecipate; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: tra il 2015 e il 2018, ANAS ha provveduto a un consistente rinnovo delle figure apicali conseguente al cambio di direzione (da Ciucci ad Armani). In particolare, si è proceduto a 13 assunzioni, già oggetto di interrogazioni parlamentari, che sarebbero avvenute in aperto contrasto con quanto previsto dalla determinazione Anac n. 8 del 17 giugno 2015, recante "Linee guida per l'attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza di società ed enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici", nonché con norme in materia di selezione del personale dipendente di società partecipate sancite dal decreto legislativo n. 175 del 2016; tra i 13 assunti c'è Rocco Girlanda, già deputato di Forza Italia nella XVI Legislatura, sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti nel Governo Letta e segretario del CIPE, che avrebbe ricevuto l'incarico in ANAS senza che l'azienda "abbia provveduto ad attivare alcun iter di selezione né, altresì, a pubblicare alcun avviso di ricerca del personale per la posizione de quo , nella sostanziale mancata osservanza delle disposizioni di legge sopra richiamate", nonostante non sia in possesso di laurea o analogo titolo, come evidenziato nell'interrogazione 5-00291 dei deputati Gallinella e Ciprini il 31 luglio 2018; Girlanda è stato promosso "dirigente Affari istituzionali" dell'Anas "distaccato presso ministero Infrastrutture con stipendio di 180.000 euro l'anno"; nel febbraio 2010 fu sfiorato dall'inchiesta sugli appalti per il G8 per alcune intercettazioni con l'imprenditore Riccardo Fusi, nel marzo 2015 nell'inchiesta "Grandi appalti", e perquisito dai Carabinieri del Ros; atteso che, per quanto risulta agli interroganti: l'attuale gestione dell'amministratore delegato Massimo Simonini, subentrato ad Armani, non sembra aver dimostrato segnali di discontinuità col passato. Sinora è stato promosso solo un nuovo modello organizzativo della direzione generale ANAS con le delibere 27 febbraio ed 8 marzo, e con la disposizione organizzativa n. 7 dell'8 marzo, che dispongono a partire dall'11 marzo 2019 l'affidamento di nuovi incarichi che premiano alcune figure apicali delle gestioni precedenti, pure oggetto di interrogazioni parlamentari; nel nuovo organigramma, in possesso degli interroganti, tra le figure apicali promosse vi è Emanuela Poli, una dei 13 assunti dalla passata dirigenza, che da "responsabile direzione affari istituzionali" sarebbe passata nello staff del presidente di ANAS. La Poli, ex CIPE, fino al 31 agosto 2016 è stata portavoce istituzionale della Salini-Impregilo, società incaricata di realizzare il ponte sullo stretto di Messina, assunta benché l'opera faraonica sia oggetto di un contenzioso tra Stato e Impregilo; l'attuale dirigenza avrebbe promosso anche Claudia Ricchetti, anche lei tra i 13 assunti, approdata nello staff dell'amministratore delegato e del direttore generale, già responsabile dal 2 novembre 2015 della direzione legale ANAS. Come sollevato in altri atti di sindacato ispettivo presso la Camera dei deputati, Ricchetti sarebbe stata assunta non tenendo conto del decreto legislativo n. 175 del 2016, ovvero senza la prevista selezione ad hoc . Risulta inoltre che l'ex amministratore delegato ANAS Armani avesse conferito all'avvocato Ricchetti il potere di coordinare i difensori di ANAS, e benché non risulti abilitata al patrocinio davanti le magistrature superiori ha difeso ANAS di fronte al Consiglio di Stato, come si evince dal sito della giustizia amministrativa. L'avvocato Ricchetti compare tra i difensori di ANAS nelle cause: Consiglio di Stato: n. 2009/2018 Reg. Ric., n. 3018/2018 Reg. Ric., n. 10/2018 Reg. Ric. A.P., n. 6860/2017 Reg. Ric., esponendo così ANAS a gravi rischi per la validità delle difese. Inoltre Ricchetti risulta tuttora nella governance di "Gamenet", concessionaria di scommesse, incarico autorizzato da ANAS, ma che pone la questione del cumulo di incarichi, per di più come consigliere di amministrazione di società concessionaria in materia di giochi; Adriana Palmigiano, direttore appalti e acquisti dal 2016, già in Enel e Terna, da dove arrivava Armani, confermata nell'incarico, nonostante i sequestri della Procura di Gorizia per indagini su 150 gare d'appalto nel Triveneto e in tutta Italia per un valore di un miliardo di euro, il 22 novembre 2018; la gestione ANAS italiana ed estera ha visto alcune situazioni critiche e, secondo gli interroganti, in palese conflitto di interessi. In particolare, nonostante i cambiamenti auspicati per rendere più trasparente la gestione, a tutt'oggi è possibile riscontrare l'ennesimo caso di conflitto di interessi in ANAS International (AIE), che controlla società in molte parti del mondo per lavori di progettazione, direzione lavori e consulenza facendo leva sul know-how di ANAS: il nuovo amministratore delegato Guido Perosini, amministratore delegato unico di Quadrilatero SpA, società pubblica di progetto controllata da ANAS, con compenso di 120.000 euro, promosso amministratore delegato dell'AIE, la cui gestione non proprio trasparente era stato oggetto di atti di sindacato ispettivo; anche il suo predecessore, Bernardo Magrì, in carica fino al 10 ottobre 2018, era in palese conflitto di interessi, in quanto ricopriva anche la carica di direttore generale di una holding quotata in borsa (Astm, Sitaf, Tecnositaf, Sina, tutte società del gruppo Gavio); Ugo Dibennardo, della Direzione e coordinamento territoriale ANAS, ex capo compartimento ANAS per il Veneto, nominato amministratore delegato di CAV-Concessioni autostradali venete SpA, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, al fine di fugare qualsiasi ombra nella gestione di ANAS, una delle più importanti aziende pubbliche bisognosa di nuovi manager , in grado di supportare il "vento" di maggiore legalità, competenza e trasparenza; se la conferma di Adriana Palmigiano sia compatibile con i sequestri della Procura di Gorizia; se la promozione di Guido Perosini, amministratore unico della Quadrilatero SpA, società pubblica di progetto controllata da ANAS, non costituisca conflitto di interessi; se non ritenga utile e quantomeno necessario promuovere, nei limiti delle proprie competenze, il rinnovo delle figure apicali per ridurre gli sprechi e gli "stipendifici", come auspicato dallo stesso Ministro nel recente passato e in linea con il "vento nuovo all'Anas", in modo da sottrarre una volta per tutte un'azienda strategica per il Paese al paradigma gattopardesco del "cambiare tutto per non cambiare nulla". Atto n. 4-01649 VALENTE MALPEZZI MIRABELLI STEFANO BITI CUCCA ALFIERI ASTORRE BELLANOVA BOLDRINI FEDELI FERRAZZI GARAVINI GIACOBBE MARGIOTTA PATRIARCA ROJC Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: in data 3 maggio 2019 il sindaco di San Giuseppe Vesuviano (Napoli) ha ordinato la chiusura straordinaria, per motivi di ordine pubblico, di numerose scuole di vario ordine e grado presenti sul territorio comunale per il giorno 6 maggio, a causa di un comizio pubblico del Ministro dell'interno, Matteo Salvini, previsto per le ore 20; a seguito delle vive proteste portate dalla cittadinanza all'amministrazione comunale per tale provvedimento, considerata la non concomitanza temporale delle lezioni con il comizio elettorale, il sindaco ha dichiarato che la chiusura si era resa necessaria in quanto alcune classi effettuano orario prolungato; considerato che il sindaco di San Giuseppe Vesuviano non ha di fatto motivato il provvedimento contingibile e urgente, ai sensi dell'art. 54 del testo unico sugli enti locali (di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000) facendo unicamente riferimento a generici "motivi di sicurezza e ordine pubblico" a seguito di non meglio precisate "riunioni intercorse con le Forze dell'Ordine" e soprattutto non appaiono specificate le circostanze di ordine temporale e logistico che avrebbero impedito l'apertura delle scuole almeno durante le lezioni ordinarie in orario antimeridiano, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia informato del provvedimento assunto dal sindaco di San Giuseppe Vesuviano in ordine alla chiusura delle scuole presenti sul territorio comunale per il 6 maggio 2019, a causa del comizio pubblico del ministro Matteo Salvini previsto nella serata del medesimo giorno; se sia al corrente di analoghi provvedimenti assunti da altri sindaci italiani in occasione di comizi politici in questa o in pregresse tornate elettorali; se ritenga congruo, anche considerando i generici motivi di sicurezza addotti, l'ordine di chiusura degli istituti scolastici, mancando radicalmente il requisito della concomitanza dell'evento straordinario previsto per la serata con il normale orario di lezioni mattutine, e se pertanto si possa configurare una compressione del diritto all'istruzione sancito dagli articoli 33 e 34 della Costituzione, ovvero una immotivata interruzione di pubblico servizio; quali iniziative, anche mediante appositi atti di indirizzo e atti d'intesa con gli altri Dicasteri interessati o con gli organismi di rappresentanza istituzionale degli enti locali, ritenga di poter intraprendere, al fine di scongiurare il verificarsi di altri episodi analoghi, o addirittura l'instaurarsi di prassi di questo genere all'interno dei Comuni italiani, che di fatto pongono in una contrapposizione abnorme e pericolosa il diritto alla sicurezza dei cittadini con il diritto all'istruzione e alla frequenza delle lezioni. Atto n. 4-01650 PIRRO LANNUTTI PRESUTTO ACCOTO PELLEGRINI Marco MATRISCIANO PESCO LANZI AIROLA PISANI Giuseppe LOREFICE GALLICCHIO MORONESE ANASTASI DELL'OLIO SILERI LA MURA GAUDIANO RICCARDI MARINELLO NATURALE Al Ministro della salute Premesso che: con bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale , 5° Serie speciale n. 17 del 9 febbraio 2018, la Società di committenza regione (S.C.R.) Piemonte SpA ha indetto una gara europea, mediante istituzione di un sistema dinamico di acquisizione, ex art. 55 del decreto legislativo n. 50 del 2016, per la fornitura di farmaci ed emoderivati ai fini del consumo ospedaliero, distribuzione diretta e in nome e per conto e servizi connessi in favore delle aziende del servizio sanitario regionale del Piemonte e della Valle d'Aosta, suddivisa in 2.188 lotti, per un importo pari a presunti complessivi 3.200.000.000 euro; per l'approvvigionamento dei diversi fattori VIII della coagulazione contraddistinti dal codice ATC B02BD02, la stazione appaltante aveva previsto quattro lotti: n. 2164, n. 2165, n. 2167 e n. 2168; in particolare, i lotti n. 2167 e n. 2168 recano identicamente la dicitura "Fattore VIII ricombinante prodotto senza l'aggiunta di alcuna proteina esogena umana e animale in ciascuna delle fasi produttive, inclusa la formulazione finale"; il bando è stato annullato con sentenza del Tribunale amministrativo regionale (TAR) per il Piemonte (sezione prima) n. 01333/2018 limitatamente alla suddivisione in lotti operata per l'approvvigionamento dei diversi farmaci riconducibili alla categoria ATC B02BD02 (fattore VIII della coagulazione, lotti n. 2167 e n. 2168); la sentenza del TAR è stata pronunciata alla luce del parere richiesto all'Agenzia europea dei medicinali (EMA), ai sensi dell'art. 57 del regolamento (CE) n. 726/2004. L'EMA ha chiarito che "anche se tutti i prodotti considerati sono fattori VIII ricombinanti, non può essere da ciò automaticamente desunto che tutti i medicinali di questa classe contengano il medesimo principio attivo"; l'art. 15, comma 11- ter , del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, prevede che "Nell'adottare eventuali decisioni basate sull'equivalenza terapeutica fra medicinali contenenti differenti princìpi attivi, le regioni si attengono alle motivate e documentate valutazioni espresse dall'Agenzia italiana del farmaco"; nel caso di specie non è stato richiesto il parere dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) e la procedura di gara è stata giudicata illegittima dal TAR Piemonte nella sentenza citata; la S.C.R. Piemonte SpA ha proposto appello. Con ordinanza n. 213/2019 il Consiglio di Stato ha sospeso l'esecutività della sentenza del TAR Piemonte n. 01333/2018, con conseguente ripristino dell'efficacia degli atti di gara relativi al fattore VIII della coagulazione. Nell'ordinanza il Consiglio di Stato ha dichiarato che "alla data di pubblicazione del bando, appariva non irragionevole l'accorpamento, nell'ambito del medesimo lotto, di farmaci aventi lo stesso codice ATC di V livello ed uguali indicazioni terapeutiche (…) fermo restando ogni approfondimento circa l'equivalenza terapeutica fra gli stessi farmaci"; considerato che: i farmaci a base di fattore VIII sono destinati alla cura dell'emofilia, malattia emorragica ereditaria legata al sesso (colpisce solamente gli individui maschi). Le persone che ne sono affette hanno un'errata coagulazione in caso di emorragie a causa della mancanza di una proteina del sangue, il fattore VIII; a seguito della citata sentenza del TAR Piemonte, la S.C.R. Piemonte ha sottoposto all'AIFA la questione concernente l'accertamento dell'equivalenza terapeutica dei fattori VIII ricombinanti. La Federazione delle associazioni emofilici (FedEmo) ha presentato istanza di partecipazione a detto procedimento ed è altresì intervenuta nel giudizio amministrativo pendente davanti al Consiglio di Stato. L'udienza pubblica è stata fissata il 9 maggio 2019; FedEmo nutre profonda preoccupazione per lo scenario aperto dall'ordinanza del Consiglio di Stato, perché un eventuale giudizio in termini di equivalenza terapeutica tra i diversi farmaci ricombinanti produrrebbe effetti devastanti per i pazienti affetti da emofilia; infatti, con riferimento al fattore VIII ricombinante, sussiste un'oggettiva differenza delle singole molecole di fattori VIII per processo di estrazione e produzione, efficacia e sicurezza (immunogenicità). Queste differenze non consentono una sovrapponibilità (e tantomeno un giudizio di equivalenza terapeutica) tra i diversi farmaci ricombinanti; peraltro, ogni concentrato di fattore VIII, a seconda del paziente, necessita di un dosaggio e di una frequenza di somministrazione differente per il raggiungimento e mantenimento del cosiddetto trough level , che rappresenta l'attività minima residua di fattore carente utile a garantire la protezione dalle emorragie spontanee, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se non ritenga che l'equivalenza terapeutica delle singole molecole dei fattori VIII della coagulazione comporterebbe gravissimi danni ai pazienti affetti da emofilia; quali tempestive misure di competenza intenda adottare per garantire cure personalizzate ai soggetti affetti da emofilia. Atto n. 4-01651 ROJC ALFIERI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: il Presidente francese, Emmanuel Macron, e il Ministro dell'educazione, Jean-Michel Blanquer, hanno proposto una riforma che riduce drasticamente le cattedre di italiano nelle scuole medie e nei licei francesi; pertanto, nel 2019, le cattedre di italiano nei due concorsi indetti per diventare insegnante di ruolo saranno 21 in tutta la Francia. Diversamente, negli anni 2014, 2015 e 2016 i posti previsti erano 35 e ben 64 nel 2013; gli italianisti di Francia hanno condannato la riforma, sostenendo che si "prepara l'asfissia dell'insegnamento dell'italiano in Francia", sebbene ancora oggi decine di migliaia di ragazzi francesi scelgano di imparare la lingua italiana; diversi scrittori e intellettuali hanno promosso una petizione per chiedere al presidente Macron di "non sacrificare l'insegnamento della lingua italiana sull'altare della nuova riforma del liceo"; nella petizione si ricorda inoltre che: "l'Italia continua ad essere il secondo partner commerciale della Francia", e tale petizione è stata sottoscritta in poche ore da circa 8.000 persone; a quanto detto, si aggiunga che in data 2 maggio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato ad Amboise, città in cui nel 1519 morì Leonardo da Vinci e dove è sepolto, per celebrare assieme al Presidente della Repubblica francese la ricorrenza dei cinquecento anni della morte del genio italiano, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno adoperarsi presso le competenti sedi, al fine di sensibilizzare un Paese storicamente amico dell'Italia sulla necessità di preservare l'insegnamento della lingua italiana all'interno della nuova riforma del sistema scolastico francese. Atto n. 4-01652 RAUTI GARNERO SANTANCHE' IANNONE MAFFONI URSO BITI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: in data 6 aprile 2016 è stato sottoscritto tra Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, Dipartimento della gioventù e servizio civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e Ministero del lavoro e delle politiche sociali un protocollo d'intesa, volto a sviluppare la realizzazione di progetti di servizio civile nazionale, di cui alla legge n. 64 del 2001; in particolare, l'articolo 1, comma 1, del protocollo d'intesa prevede la promozione di attività inerenti a tematiche sociali, ambientali e alimentari legate all'agricoltura; inoltre, il comma 2 dell'articolo 1 prevede la realizzazione di azioni volte ad innalzare il livello di occupabilità giovanile, fornendo conoscenze e competenze utili a facilitare l'ingresso sul mercato del lavoro dei giovani disoccupati od inoccupati interessati al settore; ulteriormente, l'articolo 2 prevede diverse azioni di servizio civile, come attività volte a migliorare la conoscenza presso le giovani generazioni dell'educazione alimentare, della salvaguardia della biodiversità e del territorio ed iniziative tese a sviluppare la formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani su tali tematiche; considerato che il decreto legislativo n. 40 del 2017, recante "Istituzione e disciplina del servizio civile universale, a norma dell'articolo 8 della legge 6 giugno 2016, n. 106", detta nuove norme per la revisione della disciplina in materia di servizio civile nazionale, ed in particolare l'articolo 3 ne delinea i settori di intervento, quali: assistenza, protezione civile, patrimonio ambientale e riqualificazione urbana, patrimonio storico, artistico e culturale, educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, del turismo sostenibile e sociale, e dello sport, agricoltura in zona di montagna, agricoltura sociale e biodiversità, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia dato seguito all'attuazione del protocollo d'intesa; quanti progetti, dal 2016 ad oggi, siano stati effettuati e, nel caso, quanti giovani siano stati coinvolti; se non ritenga necessario aggiornare ed integrare, anche alla luce del nuovo servizio civile universale, di cui al decreto legislativo n. 40 del 2017, il protocollo d'intesa del 6 aprile 2016 tra Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, Dipartimento della gioventù e servizio civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ampliando le attività sulle quali costruire nuove opportunità, prevedendo, ad esempio, progetti di servizio civile direttamente presso gli uffici della sede centrale del Dicastero. Atto n. 4-01653 CALANDRINI BERTACCO GARNERO SANTANCHE' IANNONE MAFFONI RAUTI URSO FAZZOLARI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'attuale normativa di finanza e bilancio per gli enti locali prevede, anche per i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, l'obbligo della predisposizione del rendiconto economico e patrimoniale, pena la nullità del consuntivo, con le gravi conseguenze che ne derivano e che possono portare allo scioglimento del Consiglio comunale; tale adempimento risulta essere particolarmente gravoso per i Comuni di dimensioni più ridotte, stanti le poche risorse umane a loro disposizione e la complessità di questa faticosa incombenza che, come dichiarato, peraltro, dal presidente dell'Anci, risulta "antieconomica a fronte di benefici informativi esigui"; a più voci, in particolare in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, era stata richiesta almeno una proroga della scadenza di tale adempimento fissato al 30 aprile, proroga senza la quale migliaia di piccoli Comuni rischiavano e rischiano di incappare in vincoli non secondari e di vedersi applicare gravissime sanzioni; tale richiesta di rinviare o rendere facoltativa la contabilità economico patrimoniale per i Comuni sino a 5.000 abitanti, con particolare rilievo alla richiesta di rinvio al 2020 per avere il tempo per semplificare obblighi e normativa, è stato oggetto di sostanziale condivisione anche da parte della Ragioneria generale dello Stato; sempre in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, il Governo, pur predisponendo una proroga per alcuni degli adempimenti più gravosi per gli enti locali, ha ritenuto di assumere solo un generico impegno a rinviare con apposita e successiva norma la contabilità economico-patrimoniale per i Comuni sotto i 5.000 abitanti, sia pure con la disposizione da parte del Ministero dell'interno di dare indicazione ai prefetti di non intervenire nelle more dell'approvazione della norma con eventuali sanzioni; gli interroganti ritengono che tale rassicurazione del Governo debba ora tradursi in atti specifici e tempestivi, poiché a tali impegni assunti in via non formale non sono ad oggi ancora seguiti gli atti conseguenti, lasciando ancora una volta nell'incertezza una soluzione che invece necessita di urgentissima definizione, in quanto, ad oggi, nell'assenza dell'adozione di una proroga specifica, i Comuni si troverebbero in una situazione di grande difficoltà, potenzialmente esposti a gravi sanzioni e rilevanti limitazioni delle proprie attività amministrative; appare necessario infatti tener conto della circostanza per cui le amministrazioni più piccole, che contano su limitatissime risorse umane e strumentali, abbiano bisogno di regole specifiche improntate alla massima semplificazione, non essendo possibile comparare la loro struttura a quelle di Comuni più ampi e strutturati dal punto di vista organizzativo ed amministrativo; si rileva peraltro come, già in passato, la commissione per l'armonizzazione degli enti territoriali (Arconet) istituita presso il Ministero dell'economia e delle finanze si sia orientata ad una lettura estensiva delle disposizioni di cui all'art. 232, comma 2, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), ai sensi del quale gli enti locali con popolazione inferiore a 5.000 abitanti è riconosciuta la facoltà di non tenere la contabilità economico-patrimoniale fino all'anno successivo: un orientamento interpretativo considerato logico e di buon senso, al quale, a parere degli interroganti, è necessario dare continuità; risulta pertanto prioritario aderire alla richiesta dei piccoli Comuni, varando uno specifico provvedimento normativo che renda facoltativo tale adempimento della predisposizione del rendiconto economico e patrimoniale, o, in subordine, concedendo un ampio margine di proroga, posticipando tale adempimento all'anno successivo, immaginando nel contempo un intervento legislativo più ampio al fine di semplificare gli obblighi per i piccoli Comuni, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia adottato o ritenga di adottare con urgenza, al fine di dare seguito agli impegni assunti con i piccoli Comuni in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali in materia di obbligo di predisposizione del rendiconto economico e patrimoniale, mediante la previsione di adeguate proroghe di termini; se non ritenga opportuno ed urgente venire incontro alla richiesta dell'Anci di procedere, per i piccoli Comuni, ad una semplificazione degli obblighi, promuovendo conseguentemente una modifica al testo unico che consenta stabilmente a tutti i Comuni sotto i 5.000 abitanti di considerare facoltativo l'obbligo della redazione di rendiconto economico e patrimoniale, approvando il rendiconto di gestione anche senza conto economico e patrimoniale. Atto n. 4-01654 VALENTE MIRABELLI STEFANO CUCCA FEDELI GARAVINI GIACOBBE Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno Premesso che: il 1° dicembre 2016 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra Coni, Ministero dell'interno, Ministero della difesa e Agenzia del demanio finalizzato alla riconversione dell'area dell'ex caserma "Boscariello" tra Miano e Scampia a Napoli di cui 75.000 metri quadri destinati alla cosiddetta cittadella della polizia, ovvero a un intervento di " federal building " del demanio per la razionalizzazione di sedi e uffici delle forze dell'ordine, e 15.000 metri quadri alla cosiddetta cittadella dello sport, ovvero a una struttura polivalente del Coni nell'ambito del progetto "Sport e periferie", che prevedeva il recupero di immobili pubblici a fini sociali; il progetto ha subito un rallentamento a causa della decisione a carattere emergenziale del Comune di Napoli di trasferire nella medesima area il campo rom di via Cupa Perillo a seguito di un incendio sviluppatosi nell'estate 2017; anche a seguito delle incertezze palesate dal Comune sul piano di emergenza, il 25 ottobre 2017, alla presenza delle autorità locali e dello Stato, è stato inaugurato il cantiere per procedere agli abbattimenti edilizi preliminari; rilevato che a tutt'oggi, i lavori per entrambi i progetti non sono mai iniziati; considerato poi che: i giovani della periferia nord di Napoli attendono da anni la realizzazione di una struttura che in un'area socialmente deprivata rappresenterebbe un presidio importantissimo di aggregazione e sviluppo civile, dato che nel progetto sono previsti: palestra per le arti marziali, palestra polivalente con campo da basket e tribune, due campi da calcio a 5 in erba sintetica, sala pesi e fitness , aree verdi e giochi per bambini; il polo della sicurezza a Miano è un intervento fondamentale per il comprensorio delle ex caserme in quanto, oltre a riqualificare un'area di fatto dismessa contribuendo alla generale ripresa dello sviluppo urbano, doterebbe il quartiere di un presidio di legalità in una zona ad alto rischio di criminalità; appaiono difficilmente giustificabili i ritardi operativi accumulati dai due interventi, laddove per la cittadella sportiva il finanziamento di circa 3,5 milioni di euro è stato approvato e specificamente destinato quasi due anni e mezzo fa, mentre, per la nuova struttura per le forze dell'ordine, l'ultimo atto prodotto dall'Agenzia del demanio risalente al 13 febbraio 2018 riguarda l'affidamento dello studio di fattibilità dell'opera, si chiede di sapere: se il Governo sia al corrente del denunciato stallo dei lavori per la cittadella dello sport e la cittadella della polizia nell'area della ex caserma Boscariello di Miano; se sia in grado di riferire quali sono gli eventuali ostacoli di carattere amministrativo, organizzativo o finanziario che hanno determinato il ritardo nell'avvio delle opere; quali iniziative abbia intenzione di intraprendere per garantire la più rapida realizzazione dei due interventi entrambi attesi dalla comunità cittadina dell'area nord di Napoli e qual sia il rispettivo cronoprogramma aggiornato. Atto n. 4-01655 ASTORRE PARENTE CIRINNA' Al Ministro dell'interno Premesso che: l'articolo 97 della Costituzione, al secondo comma, stabilisce che i "pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione"; l'articolo 107 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), al comma 1, disciplina la distinzione tra i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo spettanti agli organi di governo e quelli riguardanti la gestione amministrativa, sia essa finanziaria, gestionale, strumentale e organizzativa. Nel successivo comma 2, stabilisce che spettano ai dirigenti tutti i compiti, compresa l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, non ricompresi espressamente dalla legge o dallo statuto tra le funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo degli organi di governo dell'ente o non rientranti tra le funzioni del segretario o del direttore generale; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: con deliberazione di Giunta comunale del 18 aprile 2019, n. 72, del Comune di Frascati (Roma) avente ad oggetto "Atto di indirizzo in ordine alla scelta di un advisor" nel momento in cui l'organo esecutivo individua esso stesso, con un atto di indirizzo, il soggetto cui affidare il servizio di advisory , viola il rispetto del fondamentale ed insuperabile principio di distinzione tra attività di governo ed attività di gestione; sul punto, anche la giurisprudenza ha fornito importanti e imprescindibili spunti di riflessione in materia. Il Consiglio di Stato, con le sentenze sez. V, 16 ottobre 2004, n. 6029; 5 ottobre 2005, n. 5312; 10 dicembre 2012, n. 6277, non ha mancato di ribadire e precisare che i poteri di indirizzo e controllo politico-amministrativo spettano agli organi di governo, mentre la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica compete, in via esclusiva, ai dirigenti. Con la sentenza sez. V, 9 settembre 2005, n. 4654, sempre il Consiglio di Stato ha chiarito, in maniera inequivoca, che l'attività di indirizzo riservata agli organi elettivi o politici del Comune, si risolve nella fissazione delle linee generali da seguire e degli scopi da perseguire con l'attività di gestione. Con riferimento puntuale al caso specifico di cui alla sentenza richiamata, la fattispecie non è affatto dissimile a quella definita nella delibera di Giunta del Comune di Frascati, trattandosi, anche in quel caso, di un potenziale contraente di un ente locale. Il Consiglio di Stato, dunque, nel confermare la disciplina delle competenze attribuite ai dirigenti, ai sensi dell'art. 107 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, statuisce che la scelta di un contraente qualsiasi dell'ente non spetta alla Giunta comunale, bensì ai dirigenti, secondo l'esplicito disposto normativo del citato art. 107; alla luce di quanto detto, ancor più comprovato da cospicua giurisprudenza amministrativa, risulta evidente che l'individuazione di uno specifico advisor avrebbe dovuto avverarsi con determinazione dirigenziale e non con deliberazione dell'organo di governo, prefigurandosi una limitazione illegittima dell'autonomia gestionale del responsabile del servizio preposto; oltre all'uso scorretto di un potere da parte della Giunta del Comune di Frascati, dalla lettura della deliberazione emergono gravi e preoccupanti carenze in termini di efficacia e buon andamento dell'azione amministrativa, con ripercussioni negative anche in termini finanziari. Essendo necessario individuare un soggetto qualificato al quale affidare l'incarico (entro 40.000 euro) di fornire supporto specialistico alla competente centrale unica di committenza per l'espletamento di due gare ad evidenza pubblica necessarie per l'affidamento dei servizi di riscossione coattiva delle entrate tributarie del Comune di Frascati e della vendita di 11 unità immobiliari al fine di soddisfare le esigenze di liquidità, derivanti anche da una notevole evasione tributaria. E disponendo, il Comune di Frascati, oltre che del lavoro dei preposti uffici, anche dell'attività di supporto prestata dalla propria azienda speciale STS Multiservizi, che svolge per il Comune stesso attività di riscossione delle entrate tributarie e dei residui attivi; considerato inoltre che le criticità dell'ente in merito ai deludenti risultati in termini di azioni volte al recupero di gettito tributario e contrasto all'evasione, per cui risulta necessario individuare un soggetto terzo cui affidare il duplice incarico di riscossione coattive delle entrate e vendita di immobili, non risulta da precedenti atti amministrativi, comunque non richiamati, come opportuno, nella suddetta deliberazione di Giunta, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche in raccordo con la Prefettura di Roma, in qualità di Ufficio territoriale del governo, presentando il menzionato provvedimento amministrativo profili di illegittimità, essendo stato adottato con deliberazione di un organo titolare dell'indirizzo politico; se non intenda, su un piano generale, al fine di scongiurare, anche in potenza, fenomeni di cattivo o distorto uso delle risorse pubbliche, inefficienze dell'azione amministrativa, provvedere all'adozione di idonei provvedimenti riguardanti la corretta interpretazione dell'articolo 107 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, relativamente alla distinzione tra poteri di indirizzo e controllo, spettanti agli organi di governo, e politici, e i poteri di gestione amministrativa spettanti ai dirigenti responsabili dei servizi o uffici amministrativi. Atto n. 4-01656 BINI PARRINI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: l'art. 1, comma 277, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016), stabilisce che i lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario che hanno prestato la loro attività nel sito produttivo, senza essere dotati degli equipaggiamenti di protezione adeguati all'esposizione alle polveri di amianto, per l'intero periodo di durata delle operazioni di bonifica dall'amianto poste in essere mediante sostituzione del tetto, sono riconosciuti i benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257; tra il 1987 e il 1990 presso la sede di Pistoia dell'azienda Breda (poi AnsaldoBreda e oggi Hitachi Rail Italia) si sono svolti lavori di sostituzione del tetto all'interno del sito produttivo; con i messaggi INPS n. 587 del 10 febbraio 2016 e n. 781 del 19 febbraio 2016 sono state fornite le prime indicazioni per la presentazione delle istanze ed è stato fissato il termine per la suddetta presentazione entro il 1° marzo 2016; a febbraio 2016 sono state presentate all'INPS di Pistoia le domande da parte dei lavoratori AnsaldoBreda e Hitachi Rail; il decreto 12 maggio 2016 emanato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha stabilito le modalità di attuazione dell'art. 1, comma 277, della legge n. 208 del 2015, nonché le modalità di certificazione da parte degli enti competenti (INPS e INAIL); con circolare INPS n. 68 del 6 aprile 2017 vengono fornite le istruzioni per l'applicazione delle disposizioni stabilite dalla suddetta legge di stabilità e dal decreto ministeriale 12 maggio 2016; il decreto ministeriale, all'articolo 2, comma 2, prevede in capo al datore di lavoro l'obbligo di produrre apposita documentazione, e, anche a causa della mancata adozione dei dispositivi di protezione individuale e dell'impossibilità delle aziende di produrre tale documentazione, si è determinata un'interruzione dell' iter autorizzativo; il comma 246 dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per il 2018), ha modificato il suddetto comma 277 dell'art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208; in data 15 febbraio 2018 l'INPS ha emesso il messaggio n. 696, con il quale sono state fornite nuove indicazioni per la presentazione delle istanze, incluso il modello della dichiarazione a cura del datore di lavoro (AP130) e viene fissato il termine per la suddetta presentazione entro il 2 marzo 2018; a febbraio 2018 sono state presentate all'INPS di Pistoia le nuove domande da parte dei lavoratori AnsaldoBreda e Hitachi Rail (le precedenti domande presentate all'INPS a febbraio 2016 sono state chiuse d'ufficio da INPS, come da portale INPS). Per i lavoratori che sono stati presenti per l'intera bonifica del tetto, la richiesta del periodo massimo temporale di esposizione è pari a 39 mesi, essendo stato dichiarato dall'azienda il periodo compreso fra il 6 ottobre 1987 e 31 dicembre 1990 come periodo di svolgimento dei lavori di sostituzione del tetto; con la circolare INPS n. 46 del 14 marzo 2018 sono state fornite le istruzioni per l'applicazione delle disposizioni stabilite dalla suddetta legge n. 205 del 2017, nonché le modalità di certificazione da parte degli enti competenti (INPS e INAIL). Ai fini del rilascio della certificazione tecnica da parte dell'INAIL, le strutture territoriali INPS hanno richiesto al datore di lavoro la seguente documentazione: a) "documentazione attestante il periodo di bonifica" (piano di lavoro, fatture, ogni altra documentazione che attesti l'effettiva realizzazione della bonifica con le relative date di inizio e termine dei lavori); b) "documentazione attestante la durata dell'opera del lavoratore interessato presso il sito produttivo durante il periodo di rimozione del tetto e la continuità del rapporto di lavoro", già in essere al momento delle suddette operazioni di bonifica, per i 10 anni successivi (libri paga, libri matricola, ogni altra documentazione che attesti l'effettiva presenza del lavoratore sul posto di lavoro); nonostante le aziende abbiano già terminato la completa raccolta di tutta la documentazione aggiuntiva richiesta con la circolare n. 46 del 2018 fin dai primi di luglio 2018, su richiesta della sede INPS di Pistoia, è stata effettuata la consegna in data 17 luglio 2018; l'INPS ha iniziato ad esaminare la documentazione a partire da inizio ottobre 2018; a metà ottobre 2018 risulta consegnato da INPS a INAIL circa il 50 per cento delle domande dei lavoratori; con la circolare INAIL n. 52 del 21 dicembre 2018 sono state fornite le istruzioni applicative delle disposizioni, oggetto della precedente circolare INPS n. 46 del 2018, per quanto attiene all'istruttoria e alla verifica per il rilascio della certificazione tecnica da parte dell'INAIL; a inizio marzo 2019 l'INAIL ha rilasciato all'INPS le certificazioni tecniche per i lavoratori interessati; a metà marzo 2019, i lavoratori interessati trovano nella propria area personale sul portale INPS, all'interno dell'estratto conto previdenziale, la seguente frase (frase riferita a quei lavoratori presenti per l'intera bonifica del tetto): "Il periodo di lavoro dal 06/10/1987 al 31/12/2000 è rivalutato per il coefficiente dell'1,5"; considerato infine che da allora i lavoratori cui è stato riconosciuto il diritto al beneficio previdenziale sono ancora in attesa di vederne perfezionata l'effettiva realizzazione, si chiede di sapere quali atti e quali iniziative il Governo abbia adottato o intrapreso, o intenda adottare o intraprendere, affinché gli uffici deputati dell'INPS perfezionino le procedure di riconoscimento del beneficio previdenziale che la legge attribuisce ai menzionati lavoratori. Atto n. 4-01657 ORTIS GALLICCHIO ROMANO PIRRO RICCARDI CASTALDI ANGRISANI LANNUTTI GIANNUZZI PRESUTTO L'ABBATE DONNO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nulla ancora è stato fatto per risolvere l'ormai secolare questione della frana di Petacciato (Campobasso), una delle più grandi e pericolose d'Europa. Questione di rilevanza nazionale, poiché relata a tutte le infrastrutture di comunicazione della fascia adriatica coinvolte dallo smottamento (autostrada A14, strada statale 16, ferrovia "Adriatica"); la prima registrazione ufficiale della frana risale al 1906; da allora, è andata manifestandosi ben 16 volte. Si ricorda qui in particolare lo smottamento del 1996, giacché portò il Governo d'allora a istituire una commissione tecnico-scientifica, incaricata di studiare, in collaborazione con società Autostrade, Ferrovie dello Stato e Regione Molise, il fenomeno, e proporre un "progetto d'intervento di risanamento della frana" (ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 2438 del 15 maggio 1996); le complesse, e di alto livello, operazioni di studio e monitoraggio della commissione durarono un lustro, concludendosi nel giugno 2002; i risultati furono quindi trasmessi, assieme a un progetto di interventi urgenti per la stabilizzazione del versante in frana, al Comune di Petacciato e alla Regione. Purtroppo, tale imponente lavoro, costato complessivamente 2.700 milioni di lire, non ebbe alcun seguito: nuove emergenze funestarono il territorio (terremoto del 2002, alluvione del 2003), distogliendo l'attenzione delle autorità preposte ai lavori di consolidamento che avrebbero dovuto finalmente aver luogo; solo a seguito del grave smottamento del 2009 la Regione si ricordò di Petacciato; purtroppo, non degli studi della commissione. Decise quindi di intervenire per così dire alla cieca, mostrando di ignorare completamente le caratteristiche e la natura del fenomeno: vennero così spesi ben 2 milioni di euro per la realizzazione di inutili gradoni di terreno a valle del centro storico. Sei anni dopo, l'evento franoso del 2015, l'ultimo della recente serie storica, portò infatti alla loro distruzione; nel frattempo, il 1° dicembre 2014, il Comune di Petacciato affidava a tecnici locali un nuovo progetto di sola "mitigazione" del rischio idrogeologico, per poi approvarlo soltanto 11 giorni dopo (delibera n. 153 del 12 dicembre); il costo per la sua realizzazione fu stimato in 12.400.000 euro; due anni dopo, il 26 luglio 2016, fu firmato a Campobasso, tra l'allora presidente del Consiglio dei ministri e il presidente della Regione Molise, "patto per il Molise", nel quale furono previste opere di "consolidamento" idrogeologico del versante nord di Petacciato. Il totale di previsione di spesa fu di 44 milioni di euro, di cui 41 a valere su fondi del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare: da quali atti e documenti progettuali furono derivate stime dei costi e modalità attuative delle opere è ignoto. Soprattutto, il finanziamento dilazionato comportò il declassamento di un intervento con caratteristiche di necessità ed urgenza ad uno di ordinaria amministrazione; infine, nel 2018, al termine di una riunione tenutasi il 9 agosto presso la Direzione generale del Ministero, venne annunciata dalla stampa la nomina del presidente della Regione a commissario di governo per un intervento, ancora una volta, di sola "mitigazione" della frana secolare; ciò al fine di trasformare in definitivo un non meglio specificato progetto preliminare. I fondi ammonterebbero a 41 milioni di euro, 14 dei quali già stanziati per il primo dei quattro lotti previsti, si chiede di sapere: a quale progetto preliminare si faccia riferimento, da chi sia stato messo a punto, a seguito di quali indagini e studi, e se sia stato reso pubblico; se i 14 milioni di euro ad esso destinati siano una prima parte del finanziamento di 41 milioni di euro a carico del Ministero citati nel patto per il Molise e come possano essere utilizzati per opere di "mitigazione", a parere degli interroganti di più che dubbia efficacia, dovendo tali fondi essere utilizzati per opere di consolidamento e risanamento; se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi nelle sedi di competenza affinché sia dato compiuto seguito agli studi e ai progetti della commissione tecnico-scientifica del 2002, al fine di risolvere definitivamente e con cognizione di causa l'annoso problema. Atto n. 4-01658 LAFORGIA Al Ministro dell'interno Premesso che: l'Agenzia dei beni confiscati alle mafie è prevista e disciplinata nel decreto legislativo n. 159 del 2011. Il suo compito istituzionale è di gestire i beni immobili e le aziende confiscate alle organizzazioni mafiose, attraverso sia la gestione diretta sia la vendita; l'Agenzia soffre di una cronica carenza d'organico, che si rivela tanto più grave se si considera che i beni che essa ha in gestione sono circa 20.500, tra aziende e immobili, per un controvalore di circa 7 miliardi di euro, secondo stime tanto attendibili, quanto forse prudenti; la gestione di questa massa patrimoniale non è semplice e necessita di elevate professionalità e di interlocutori seri e affidabili sul fronte degli enti locali e delle associazioni antimafia; nel decreto-legge n. 113 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2018 (cosiddetto decreto sicurezza), all'art. 37, era stato previsto che la dotazione organica fosse aumentata di 70 unità mediante reclutamento di nuovo personale per concorso e di altre 100 persone mediante distacco da altre amministrazioni; la concreta attuazione di queste disposizioni è di vitale importanza per dare credibilità alle reiterate dichiarazioni del ministro Salvini di voler combattere la mafia, le quali, altrimenti, resterebbero vuoti proclami; la sede di Milano, competente per i beni siti in tutto il nord Italia, ha infatti, ad oggi, solo 5 unità di personale, si chiede di sapere: a quale punto sia il reclutamento e il distacco del personale indicato in premessa; per quale motivo sul sito istituzionale dell'Agenzia l'ultima relazione sull'attività svolta risalga al 2016. Atto n. 4-01659 CASTIELLO Al Ministro dell'interno Premesso che: Vallo della Lucania (Salerno), capoluogo del Cilento, è sede di Tribunale. È sede del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. È sede di diocesi vescovile. È sede ospedaliera (DEA di secondo livello). È sede di Comunità montana. È sede di sette banche, di numerose agenzie di assicurazioni e di vari altri enti pubblici e privati, taluni di rilevanti dimensioni e volume di attività; a Vallo esiste solo la compagnia dei Carabinieri e un distaccamento della Polizia stradale; il più vicino commissariato della Polizia di Stato è sito a Battipaglia, a circa 64 chilometri di distanza, ma con un collegamento stradale a dir poco scadente, con limiti di velocità di 50-60 chilometri orari, essendo divenuto, a causa della diffusa antropizzazione e del ragguardevole flusso di traffico, una vera e propria arteria urbana. nel periodo estivo, allorquando il turismo balneare prende d'assalto la costiera cilentana (Acciaroli, Palinuro, Marina di Camerota, eccetera) con una consistenza oscillante tra un milione e mezzo-due milioni di turisti, la percorrenza dell'asse viario risulta fortemente ostacolata e i tempi si allungano al di là del limite della ragionevolezza; nelle ultime due relazioni della Direzione investigativa antimafia il Cilento è descritto come zona a grave rischio di infiltrazioni malavitose, subendo da nord la pressione della camorra dell'agro nocerino-sarnese e da sud la pressione della 'ndrangheta cosentina; nel circondario di Vallo della Lucania sono ormai presenti numerosi centri di accoglienza di immigrati (Ascea, Casalvelino, Orria, Centola-Palinuro, Camerota); la tutela dell'ordine pubblico e la prevenzione e repressione dell'illegalità richiedono la presenza di un commissariato di pubblica sicurezza per la necessaria integrazione dell'opera dell'Arma dei Carabinieri, divenuta di per sé sola insufficiente per il controllo del territorio; il Comune di Vallo della Lucania ha già reperito l'immobile adatto ad ospitare il commissariato, costituito dalla palazzina di via De Marsilio che accoglie il locale distaccamento della Polizia stradale, con ampia superficie disponibile; con delibera del Consiglio comunale, votata all'unanimità, il Comune ha richiesto l'apertura del commissariato e la Provincia di Salerno, a sua volta, ha preso atto con favore, tramite delibera di Consiglio provinciale, della richiesta, rimarcando la circostanza che è stata individuata una sede moderna e funzionale, nell'ambito di una struttura in parte destinata alla Polizia stradale, si chiede di conoscere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per rispondere all'esigenza di integrazione dell'opera dell'Arma dei Carabinieri nel controllo del territorio divenuta inadeguata. Atto n. 4-01660 PARAGONE DONNO VANIN ANASTASI GAUDIANO DI MARZIO LANNUTTI LEONE LANZI MANTERO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: da un articolo di "Milano Finanza" del 3 maggio 2019 dal titolo "MPS, 8 miliardi di utp verso Sga", risulterebbe che la banca Monte dei Paschi di Siena sia in procinto di cedere un portafoglio di 8 miliardi di crediti " unlikely to pay " alla Società per la gestione di attività (Sga) controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze; secondo gli analisti finanziari l'intervento di acquisto avverrebbe a "prezzi superiori a quelli di mercato" ("Report Equita" del 3 maggio 2019); tale operazione consentirebbe di migliorare il bilancio della banca rendendola maggiormente appetibile agli investitori esteri ma, allo stesso tempo, celerebbe le cattive performance raggiunte in questi anni dal management ; nell'assemblea del 19 aprile, infatti, l'amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, Marco Morelli, sosteneva la necessità di rivedere i "paletti" del piano di ristrutturazione concordato nel 2017 con la Commissione europea in quanto la banca avrebbe potuto non centrare gli obiettivi prefissati, come già emerso dall'esame di revisione e valutazione prudenziale (Srep) della stessa Banca centrale europea; a parere degli interroganti l'eventuale acquisto di questo pacchetto di crediti da parte di Sga potrebbe costituire un ulteriore aiuto per i conti della banca dopo le garanzie statali già concesse sui portafogli crediti in sofferenza per circa 26 miliardi di euro di controvalore lordo; a maggio 2018 è stato perfezionato l'acquisto della piattaforma di recupero crediti in sofferenza ("Juliet") di Mps da parte di "Quaestio Cerved credit management" SpA, società costituita ad hoc da Cerved e Quaestio con un corrispettivo di cessione pari a 52,6 milioni di euro, si chiede di sapere: quali siano i motivi per i quali Sga si appresterebbe ad effettuare un'operazione di acquisto crediti di tale dimensione senza che il Ministero dell'economia, in qualità di maggiore azionista della banca Monte dei Paschi di Siena, abbia mosso alcuna contestazione al management per il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Commissione europea; se nel portafoglio di 8 miliardi di crediti " unlikely to pay " siano inclusi esposizioni della banca verso grandi società di costruzione, e quali siano tali società e quali siano gli specifici importi loro addebitabili; se il Ministro in indirizzo, a garanzia delle risorse pubbliche, abbia intenzione di rivalersi sugli amministratori di Sga qualora l'acquisto dovesse tramutarsi in una perdita per il bilancio dello Stato; quali siano i motivi per i quali Mps abbia ceduto la piattaforma di recupero crediti (Juliet) a Quaestio Cerved credit management SpA, sulla base di quali criteri sia stata fatta tale cessione e quale sia risultata essere la seconda migliore offerta; se risulti che la stessa Cerved abbia ricevuto dal fondo "Atlante" e da Sga il mandato a recuperare i crediti e se ciò non costituisca un palese conflitto di interessi in considerazione del ruolo di Questio nella gestione del fondo Atlante, fondo tra l'altro partecipato da Cassa depositi e prestiti; quale sia la piattaforma negoziale che verrà presentata alla Commissione europea e quali ricadute, in termini occupazionali, preveda che possa comportare. Atto n. 4-01661 ROJC GARAVINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la situazione politica e militare in Venezuela è sempre più drammatica e ad oggi si è ancora lontani da una soluzione che favorisca un'evoluzione democratica del Paese; i cittadini italiani iscritti all'AIRE che risultano residenti in Venezuela sono circa 200.000, ma i discendenti di italiani, che, pertanto, potenzialmente potrebbero richiedere nuovamente la cittadinanza, sono oltre 500.000, come riportato dal giornale della comunità italiana "La voce d'Italia"; la comunità italiana in Venezuela ha saputo mantenere molto vivi i legami con i parenti in patria, fortemente preoccupati per la situazione del Paese e, inoltre, ha consolidato, nei decenni, una positiva compattezza favorita da numerosi ritrovi collettivi, in tal senso si pensi a "Casa d'Italia"; la pesante crisi economica degli ultimi anni ha determinato un'inflazione senza precedenti, che ha colpito duramente salari e stipendi e messo la popolazione in ginocchio, compresa la comunità italiana; da mesi l'energia elettrica è razionata, con un'erogazione di 6 ore al giorno e neanche tutti i giorni; anche l'ambasciata e i consolati italiani, uno a Caracas e l'altro a Maracaibo, stanno incontrando diverse difficoltà legate alla mancanza di elettricità, con pesanti ricadute anche sui servizi per i nostri connazionali; a fronte della drammaticità del momento, molti cittadini italiani potrebbero avere la necessità di lasciare rapidamente il Paese, senza essere nelle condizioni di poter rinnovare il proprio passaporto; il rinnovo del passaporto, infatti, può essere fatto solo attraverso i consolati esteri del Paese di residenza, non presso i consolati dei Paesi vicini come Colombia o Stati Uniti, né tantomeno direttamente in Italia presso le prefetture. A quanto detto, si aggiunga che gli appuntamenti per i rinnovi sono lunghissimi, con una tempistica che va dai 10 ai 12 mesi di prenotazione; viceversa, Paesi come la Spagna appaiono molto più efficienti, sia per il servizio che per il supporto ai propri connazionali, con consolati che, non avendo una burocrazia così vincolante, riescono a gestire al meglio emergenze e quotidianità; a fronte di una situazione così drammatica, recentemente a Maracaibo oltre 500 italiani hanno protestato con forza, come ampiamente riportato da "La Voce d'Italia", si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di fornire la necessaria assistenza agli italiani in Venezuela, anche potenziando l'azione dei consolati e dando loro la possibilità di rinnovare celermente i passaporti; quali necessarie iniziative intenda adottare al fine di fornire un concreto aiuto alle migliaia di italiani che fanno fatica a reperire cibo e medicinali e che si trovano in situazione di estrema difficoltà anche a fronte della mancanza di energia elettrica. Atto n. 4-01662 SICLARI Al Ministro della salute Premesso che: come ampiamente documentato da vari reportage giornalistici (da ultimo le note trasmissioni "Striscia la notizia" e "Che tempo che fa"), in molte aree del Paese manca nelle farmacie il farmaco utilizzato giornalmente i pazienti affetti dalla malattia di Parkinson e dalla sindrome parkinsoniana, basato sui principi attivi Levodopa e Carbidopa sia nella forma commercialmente più nota del Simenet, che nella forma generica; il farmaco è fondamentale per oltre mezzo milione di malati che lo utilizzano quotidianamente per lenire gli effetti devastanti della malattia; la stampa ha avanzato l'ipotesi che la mancanza del farmaco dipenda dalla speculazione delle case farmaceutiche produttrici che avrebbero interesse a venderlo all'estero ovvero tramite il canale internet dall'estero per applicare un prezzo triplo o addirittura quadruplo di quello praticato in Italia; in tal senso anche le giustificazioni dell'AIFA non convincono e non rassicurano; infatti l'autorevole Agenzia, pur parlando di carenza momentanea, non ha assunto impegni per il futuro ed anzi ha ammesso che potrebbero ripetersi disagi legati all' irreperibilità del farmaco, con ciò non solo non fugando i dubbi, ma addirittura alimentando le polemiche e le perplessità; è evidente l'emergenza tanto sanitaria, che colpisce i malati, quanto sociale, che subiscono interi nuclei familiari che hanno la sventura di dover gestire una malattia così grave e degenerativa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali misure intenda adottare per eliminare tale gravissimo disservizio, al fine di tutelare la salute dei malati del morbo di Parkinson. Atto n. 4-01663 PAPATHEU Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: il 16 marzo 2017, il Ministero dello sviluppo economico, al fine di introdurre in Italia la tecnologia di trasmissione 5G ("5th Generation") per i cellulari di ultima generazione, ha aperto la procedura di acquisizione di proposte progettuali per sperimentazioni pre-commerciali nella disponibilità di spettro radio 3700 MHz. Tale iter concerne: Area 1 - Milano - Città Metropolitana (61 comuni), Area 2 - Prato e L'Aquila, Area 3 - Bari e Matera. Il 2 agosto 2017 sono state rilasciate le relative graduatorie: Vodafone si è aggiudicata Area 1, Wind Tre e OpenFiber l'Area 2, Tim, Fastweb e Huawei l'Area 3; il 2 ottobre 2018 si è conclusa l'asta per l'assegnazione delle frequenze 5G, alla quale hanno partecipato gli operatori Fastweb, Iliad, Tim, Vodafone e Wind Tre, con i seguenti costi di investimento: Fastweb 32.600.000 euro, Iliad 1.193.272.792 euro, Tim 2.407.220.000 euro, Vodafone 2.400.822.931 euro e Wind Tre 516.506.535 euro; il Governo Conte, mediante assegnazioni che hanno fruttato allo Stato 6.550.422.258 euro, ha così effettuato la vendita a privati delle ''bande di frequenza'' per il 5G, con la volontà di innalzare i limiti di soglia dell'irradiazione elettromagnetica. L'avviato piano di sperimentazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si concluderà il 31 dicembre 2021; gli operatori stanno già testando le reti del 5G in 120 città e ciò desta forte preoccupazione tra i cittadini, ricordando che la legge n. 36 del 2001, all'art. 8, demanda agli enti locali la possibilità di intervenire. Vi è il forte timore che le nuove antenne 5G possano rappresentare un grave pericolo per la salute. Il 5 aprile 2019 il Ministro dell'ambiente del Belgio, Céline Fremault, ha bloccato il progetto pilota per l'accesso al web a banda larga 5G, a fine di tutelare la salute dei cittadini; la tecnologia 5G permetterà progressi per operazioni a distanza e mobilità, ma prima di avanzare nell' iter legislativo per consentirne l'attuazione, occorre la garanzia tecnica che le antenne 5G non superino gli standard di emissione compatibili con la salute. La non dimostrata sicurezza del 5G richiama la necessità di una prioritaria difesa del diritto costituzionale alla salute (articolo 32) con l'applicazione del principio di precauzione sancito dall'Unione europea. L'Oms (Organizzazione mondiale della Sanità), per altro, ha già inserito la tecnologia 4G tra i probabili elementi cancerogeni; per gestire milioni di dispositivi collegati al di sopra di 10 gigabit al secondo, le nuove infrastrutture che l'Italia si appresta a installare prevedono "l'implementazione di piccole cellule", ovvero antenne delle quali si ignora il numero e l'intensità del campo elettrico, che andranno a sommarsi alle attuali reti wireless . Pertanto, in Italia si contano oltre 60.000 antenne di telefonia mobile, destinate ad incrementare con altre migliaia di microantenne sul tetto di ogni palazzo dei centri abitati e sui lampioni dalla luce; l'Associazione medici ambientali ha richiesto "una moratoria per le sperimentazioni 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sarà stato adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero Ambiente, Ministero Salute, Ispra, Arpa, Dipartimenti di prevenzione), in assenza di valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate e di un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sui cittadini esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi". Stessa richiesta è stata fatta da 180 scienziati a Onu e Oms; l'elettromagnetismo ad alta frequenza viene definito da Iarc (International agency for research on cancer) "possibile cancerogeno", in quanto può alterare in vario modo le cellule con rischi per la salute (cancro, problemi neurologici, Alzhaimer, infertilità). Le persone più esposte sarebbero i bambini e le donne in gravidanza. Potrebbero essere devastanti gli effetti biologici, poiché a causa dei tanti ostacoli alla trasmissione lineare di questo tipo di segnale, si renderà necessario installare nelle aree urbane di milioni di micro-ripetitori; inoltre, autorevoli studiosi, medici e scienziati pongono ineludibili dubbi, che obbligano ad anteporre il diritto alla salute agli interessi strategici, economici e commerciali, delle multinazionali della telecomunicazione, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano, ciascuno per le proprie competenze, adottare iniziative volte a sospendere subito la sperimentazione pre-commerciale della tecnologia 5G nel nostro Paese, al fine di scongiurare qualsiasi pericolo per la salute pubblica, in attesa di studi che facciano chiarezza sull'effettivo impatto nei centri abitati di campi elettromagnetici ad alta frequenza con densità espositive sinora inesplorate su così ampia scala. Atto n. 4-01664 PAPATHEU Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il 26 dicembre 2018 un sisma di magnitudo 4.9 della scala Richter ha interessato la Sicilia orientale, con particolare riferimento ai centri abitati della cintura etnea e nello specifico i comuni di Zafferana Etnea, Milo, Viagrande e Trecastagni, ed inoltre il versante di Santa Venerina, Acireale, Aci Sant'Antonio, Aci Bonaccorsi, Aci Catena; a seguito di tali drammatici accadimenti, si sono registrati 28 feriti, e 1.115 sfollati che nella quasi totalità dei casi, ancora oggi, non sono rientrati nelle loro abitazioni e non sanno quando e se potranno farlo. Un analogo fenomeno sismico della medesima intensità, peraltro, si era già verificato il 6 ottobre 2018 interessando i comuni di Santa Maria di Licodia, Biancavilla, Paternò e Adrano; in entrambe le circostanze, la Regione Siciliana ha richiesto lo stato di emergenza al fine di accedere al fondo di solidarietà per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto. Tuttavia, a dispetto delle promesse del Governo nazionale ed in particolare da parte del vicepremier Di Maio, le aree colpite con drammatiche conseguenze da quel sisma non hanno ottenuto il riconoscimento dello stato di emergenza, e soltanto nel decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, cosiddetto sblocca cantieri, per l'esattezza al capo II, articolo 6, comma 2, dove sono riportate le disposizioni concernenti la "ricostruzione nei territori dei comuni della Città metropolitana di Catania colpiti dall'evento sismico del 26 dicembre 2018"; stando a quanto promesso e ancora oggi propagandato dal Governo nazionale, lo stesso avrebbe stanziato 275,7 milioni di euro, ma tale somma comprende in realtà anche il sisma di Campobasso, mentre quella prevista per Catania viene dilazionata nell'arco di un quinquennio, cioè tra il 2019 ed il 2023. Nel dettaglio vengono previsti: 38,15 milioni per l'anno 2019, 58,7 milioni di euro per il 2020, 79,80 milioni per il 2021, e per le annualità 2022 e 2023 vengono stanziati 30 milioni di euro. L'importo complessivo erogato, pertanto, dall'Esecutivo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma di Santo Stefano è di 236,7 milioni di euro, suddivisi in 5 "rate", come si evince dall'articolo 8 dello sblocca cantieri, rubricato "Contabilità speciali"; giova evidenziare che, a dimostrazione di un'azione non soltanto insufficiente ed in alcun modo tempestiva, ma a giudizio dell'interrogante anche e soprattutto iniqua, posta in essere dal Governo verso le popolazioni vittime del sisma in Sicilia del 26 dicembre 2018, la Presidenza del Consiglio dei ministri, con ordinanza n. 566 del 28 dicembre 2018, ha accordato la sospensione dei mutui, in ragione del grave disagio socio-economico derivante dall'evento sismico: tale misura si rivolgeva ai titolari di mutui relativi agli edifici abitativi distrutti o resi inagibili anche parzialmente, ma anche ai titolari di mutui per edifici di naturale commerciale ed economica; tuttavia, per i terremotati che hanno subito gravi danni alle proprie abitazioni ed attività commerciali il 26 dicembre 2018, la sospensione dei mutui è fissata al 30 giugno 2019, con un trattamento diverso da quello riservato ai terremotati del Centro Italia; il decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2018, n. 89, all'articolo 1- bis , comma 1, proroga al 31 dicembre 2020 i termini di sospensione dei mutui alle popolazioni colpite dal sisma dell'estate 2016. Nello specifico, si fa riferimento agli eventi che hanno allora interessato le regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria. La proroga concerne le attività economiche e produttive, nonché i soggetti privati per i mutui della prima casa di abitazione, inagibile o distrutta. Viene, inoltre, in tal contesto prorogato al 31 dicembre 2021 il termine di sospensione del pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamenti individuati nella "zona rossa". Emerge, pertanto, un'evidente diversità di trattamento tra i terremotati della Sicilia e quelli di altre aree del Paese per dinamiche e motivazioni che non si comprendono e che in qualsiasi caso non possono essere accettate, si chiede di sapere se il Governo non intenda rivedere e modificare con urgenza il quadro previsionale economico che al momento ripartisce in 5 annualità lo stanziamento dei fondi per i terremotati del 26 dicembre 2018 in Sicilia, con analoga richiesta di correzioni urgenti al termine ultimo di sospensione dei mutui ad oggi fissato al 30 giugno 2019. Atto n. 4-01665 PAPATHEU Al Ministro per il Sud Premesso che: il decreto-legge n. 34 del 2019, recante "Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi", reca disposizioni relative alle riorganizzazioni del Fondo sviluppo e coesione, ambito concernente oltre 60 miliardi di euro per gli investimenti pubblici e il riequilibrio territoriale; il Ministro per il Sud e l'Agenzia per la coesione territoriale hanno cercato in tal modo di porre parziale rimedio a una situazione che rimane preoccupante, documentata da un'inchiesta giornalistica de "Il Sole-24 ore" del 13 marzo 2019, nella quale si evidenziava che il Fondo ha percentuali di spesa che per il periodo 2014-2020 sono pari ad appena l'1,5 per cento delle risorse programmate (492 milioni su 32,1 miliardi di euro). Ci si ferma, quindi, a poco meno del 2 per cento per la sottosezione rappresentata dai patti per lo sviluppo (276,6 milioni su 14,3 miliardi di euro programmati), con i patti per il Sud, in particolare, in netto ritardo; se si considerano anche i due rifinanziamenti dell'ultima legge di bilancio e le risorse non ancora programmate il FSC sfiora i 64 miliardi di euro e costituisce, insieme a quello dei fondi europei, l'altro pilastro importante delle politiche di coesione, sulle quali a giudizio dell'interrogante il Governo non è stato incisivo nelle modalità di impiego delle risorse disponibili; la norma di riordino prevede di sottoporre all'approvazione del Cipe entro 4 mesi un unico Piano operativo denominato "Piano sviluppo e coesione" con modalità unitarie di gestione e monitoraggio per oltre 1.000 strumenti; la relazione illustrativa del decreto-legge cita 785 accordi di programma relativi alla programmazione 2000-2006, 188 accordi rafforzati (2007-2013), 30 programmi del Pac (piano di azione e coesione) 2007-2013, 11 programmi operativi nazionali 2014-2020, 23 patti per lo sviluppo (11 Regioni, 12 Città metropolitane), 20 Poc (programmi operativi complementari) 2014-2020. Secondo il Ministro "la condizione di "disordine" in essere in questo ambito avrebbe "pesantemente compromesso le performance di spesa"; a giudizio dell'interrogante le risorse ferme sul Fondo sviluppo e coesione rappresentano ormai da troppo tempo un aspetto altamente penalizzante nella mancata crescita del Mezzogiorno: si tratta nello specifico di almeno oltre 20 miliardi di euro che, stando alle più recenti stime, non vengono spesi, e di un ambito strategico sul quale il Governo non risulta aver posto in essere le necessarie procedure in grado di apportare uno sviluppo tangibile all'economia del territorio; eloquente appare l'analisi della situazione fatta da Svimez. L'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno rileva "l'incapacità di spesa complessiva del nostro Paese, nel quale i tempi di attuazione delle opere pubbliche sono in media di circa 5 anni, per arrivare a 15 anni per le opere in cui la spesa è superiore ai 100 milioni euro. Tempi lunghissimi, che rallentano il processo di crescita". Tale considerazione è stata fatta dalla direzione dello Svimez a margine di un recente seminario da questa associazione promosso sul tema "Le risorse per le politiche di coesione"; come rilevato dallo Svimez, sulle politiche di coesione persiste un'evidente incapacità di progettazione e attuazione delle opere pubbliche, in particolare nel Mezzogiorno. Esiste un problema di contesto normativo che rimane molto difficile e farraginoso nell'attuazione. La riforma del codice degli appalti ha inciso negativamente e ha rallentato ulteriormente questo processo. "L'elemento di fondo è rappresentato da un'incapacità di progettazione, ed è il punto più debole per le Regioni del Sud e risulta decisivo nel basso tasso di attuazione degli investimenti e nel basso tasso di crescita del Mezzogiorno" e "Anche livello di governo spesso non c'è stata un'adeguata attenzione a livello di spesa. Ci si è accontentati di annunciare gli stanziamenti, senza poi seguire il percorso di attuazione. La conseguenza è che la spesa in conto capitale del 2018 è di oltre 10 miliardi meno della fase pre-crisi: 10 miliardi equivale, in termini di crescita, a circa 2 punti di Pil in meno nel Mezzogiorno"; appare, pertanto, necessario comprendere quali siano lo stato delle procedure in atto, i tempi e le modalità di impiego delle risorse per il Sud. Secondo i dati della Ragioneria dello Stato, l'andamento complessivo della gestione del FSC 2014-2020 è assai critico e solo il 5 per cento delle risorse monitorate risulta "impegnato" e meno del 3 per cento è stato pagato. In questo quadro altamente deficitario, appare inoltre insufficiente l'attività di "monitoraggio" che dovrebbe iniziare quando ad un progetto viene assegnato il "codice unico del progetto", con il conseguente inserimento nella banca dati dell'Igrue (Ispettorato generale per i rapporti finanziari con l'Unione europea). Tuttavia, questo richiede l'inserimento di numerosi dati e l'assenza (o carenza) di una pubblica amministrazione locale qualificata e dedicata alla gestione dei fondi UE, non supportata e non incentivata dalle politiche del Governo, è una delle carenze strutturali che permangono e preoccupano, ed i prossimi pensionamenti previsti da "quota 100" non aiuteranno a rafforzare gli organici, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di chiarire l'esatto stato odierno delle procedure per l'impiego delle risorse del Fondo sviluppo e coesione nelle regioni del Mezzogiorno, facendo anche apposita relazione sull'attività sinora posta in essere dall'attuale Esecutivo. Atto n. 4-01666 PAPATHEU Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il 26 dicembre 2018 un sisma di magnitudo 4.9 della scala Richter, con epicentro a Viagrande collegata all'attivazione di una faglia del vulcano Etna, colpì l'area orientale della Sicilia e nello specifico i comuni della zona etnea: Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Aci Sant'Antonio, Acireale, Milo, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea; la scossa fu avvertita in gran parte della provincia di Catania e determinato gravi danni, con il crollo di alcune abitazioni ed altre lesionate, tra Santa Venerina, Aci Sant'Antonio e soprattutto a Fleri, frazione di Zafferana Etnea, dove avvenne il crollo parziale di una palazzina; a seguito di tali drammatici accadimenti si registrarono 28 feriti, e 1.115 sfollati che ancora oggi versano nelle medesime condizioni di disagio ed emergenza, senza una casa, con altrettanto pesanti ripercussioni alle proprie attività economiche, ed un futuro più che mai incerto; l'emergenza post terremoto è stata affrontata e gestita con impegno sul territorio dalle amministrazioni locali e dalla Regione Siciliana, per quanto di propria competenza, ma tale dedizione non può bastare e rischia di essere vanificata, poiché carente, lenta e palesemente inadeguata è parsa sinora l'azione del Governo nazionale; tale condotta a parere dell'interrogante inadeguata dell'Esecutivo nazionale sta pregiudicando l'aspettativa di un ritorno ad una normale vivibilità della gente, costringendo la comunità catanese ed in particolare gli abitanti delle zone più colpite, come Zafferana, le frazioni di Fleri, Poggiofelice e Pisano, al perdurare di una surreale quotidianità in condizioni di assoluta emergenza; inoltre, molti cittadini hanno dovuto abbandonare le loro case, altri hanno deciso di rimanere in edifici danneggiati, e nella cosiddetta "zona rossa", come nel caso di Fleri, i militari dell'Esercito italiano sono impegnati in un'attività di presidio dei fabbricati per 24 ore al giorno per prevenire reati predatori e fenomeni di "sciacallaggio"; è obbligatorio, pertanto, chiedersi e capire per quanto altro tempo ancora questi cittadini dovranno vivere tra le macerie, in una condizione di evidente prostrazione e incidibile emergenza, in attesa di una ricostruzione ad oggi da considerare un miraggio; le attività di ricostruzione che il Governo propaganda come già avviate, mediante l'emanazione del recente decreto ministeriale, appaiono in realtà ferme o giunte ad uno stato di avanzamento a dir poco relativo; ad oggi risulta critica la situazione a Zafferana e sono stati effettuati circa 3.110 sopralluoghi negli edifici interessati dall'evento tellurico di Santo Stefano, con altri 20 ancora da effettuare. In tutto sono state emesse e notificate circa 1.150 ordinanze di inagibilità e altre 200 saranno emesse a breve; a riprova di un profondo disagio economico-sociale sono circa 400 i nuclei familiari che percepiscono il C.a.s. (contributo autonoma abitazione) con relative spettanze erogate per il mese di gennaio (da conguagliare), febbraio e marzo 2019, per circa 350.000 euro complessivi. Sono state presentate numerose pratiche con C.i.l.a. (comunicazione inizio lavori asseverata) di cui diverse ancora in fase di istruttoria; appare insufficiente il numero delle demolizioni realizzate e sono stati messi in sicurezza solo pochi fabbricati e alcuni muri pericolanti. Risultano in corso di affidamento sul territorio, in attesa di completamento di iter autorizzativo, opere di riassetto ambientale propedeutico alla riapertura alla viabilità, e per la messa in sicurezza della chiesa madre di Zafferana, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sullo stato complessivo dei luoghi nelle aree colpite dal sisma del 26 dicembre 2018, evidenziando, inoltre, attraverso una relazione dettagliata, quali interventi ad oggi per la ricostruzione siano stati effettuati ed un crono-programma delle opere ancora da effettuare e valutando, vista la gravità della situazione, l'opportunità di una rimodulazione temporale delle previsioni finanziarie attualmente contenute nel testo del decreto-legge "Sblocca Cantieri" ed in tale decreto dilazionate nel lungo periodo 2019-2023. Atto n. 4-01667 CAMPARI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: i medici veterinari che, a seguito di visita medico veterinaria, dispensano anche i farmaci di primo uso, al momento della fatturazione devono applicare l'IVA della propria prestazione al 22 per cento oltre a far pagare il prezzo del farmaco già comprensivo di IVA al 10 per cento e poi riapplicare la loro propria Iva al 22 per cento (più 2 per cento di cassa veterinaria); questo comporta un aggravio di costi per il cliente proprietario di animale sottoposto a visita e cura veterinaria, il quale si vede costretto a pagare ulteriormente l'IVA sul farmaco dispensato dal medico veterinario al momento del pagamento della fattura; secondo il comma 3 dell'articolo 84 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, la cessione del farmaco veterinario è da ritenersi prestazione accessoria rispetto a quella professionale; in particolare, il carattere accessorio è definito dall'art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 (principio di accessorietà), che prevede che una prestazione accessoria ad una cessione di beni o ad una prestazione di servizi, effettuati direttamente dal cedente o prestatore o per suo conto e a sue spese, non sono soggetti autonomamente all'imposta nei rapporti fra le parti dell'operazione principale. Se la cessione o prestazione principale è soggetta all'imposta, i corrispettivi delle cessioni o prestazioni accessorie imponibili concorrono a formare la base imponibile; quella accessoria, che è meno importante, perde la propria autonomia e viene assorbita nell'operazione principale e quindi non solo rientra nello stesso imponibile, ma attrae la stessa aliquota; se si espone in fattura il farmaco ceduto con un'aliquota diversa da quella delle prestazioni medico veterinarie, attualmente 22 per cento, si effettua una vera e propria attività commerciale di vendita del farmaco, attività riservata alle farmacie, e ora alle parafarmacie (decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, art. 70); quindi in una fattura in cui il costo del farmaco è di gran lunga maggiore di quello della visita (i farmici per animali sono molto costosi) ci si ritrova un aggravio di IVA non dovuta mentre occorrerebbe tenere fuori dall'imponibile IVA il farmaco, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda assumere iniziative volte a consentire che il farmaco dispensato dai medici veterinari non sia considerata prestazione accessoria rispetto alla principale, consistente nella visita medica, al fine di consentire al proprietario di non pagare, sul medicinale, la maggiorazione dell'IVA. Atto n. 4-01668 ASTORRE D'ARIENZO FEDELI MARGIOTTA CUCCA BELLANOVA FERRAZZI COMINCINI SBROLLINI MALPEZZI PARRINI PITTELLA GINETTI MESSINA Assuntela ALFIERI MARINO VALENTE GIACOBBE MAGORNO MANCA ROJC PARENTE Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta agli interroganti: in occasione del seminario dal titolo "Convivenze", organizzato dal Dipartimento di storia, antropologia, religioni, arte e spettacolo, dell'Università "Sapienza" di Roma, nel quale era stato invitato a raccontare l'esperienza della città di Riace il sindaco Domenico Lucano, il movimento politico di estrema destra Forza Nuova, che si dichiara espressamente fascista, alla notizia della conferma della presenza del sindaco, ha dichiarato la propria contrarietà, annunciando l'organizzazione di un corteo di protesta, che, nonostante fosse stato vietato dalla Questura, si è realizzato; nei pressi della biblioteca nazionale di Castro Pretorio, dove era presente un presidio di Forza Nuova, un ragazzo, davanti agli agenti della Polizia di Stato è stato aggredito da un militante di Forza Nuova; da quanto è possibile reperire dalle immagini e dai filmati diffusi nel web , l'aggressore di Forza Nuova, intervistato, avrebbe dichiarato espressamente e consapevolmente di essere fascista, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia conoscenza dei fatti riportati in premessa; se allo stato attuale sussista una denuncia in corso per l'aggressione, avvenuta al cospetto di agenti della Polizia di Stato; se e quali misure il Ministro, per quanto di propria competenza, intenda adottare nei confronti dell'autore dell'aggressione. Atto n. 4-01669 BINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: Trenitalia SpA, operatore ferroviario nazionale italiano, il 18 dicembre 2019, ha selezionato la società spagnola CAF (Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles), attraverso la sua controllata CAF Italia, per il progetto di manutenzione preventiva e correttiva della flotta di 59 treni ad alta velocità; il 27 marzo Trenitalia ha comunicato di avere stipulato formalmente il contratto con la società Caf Italia; la manutenzione dei treni rappresenta un'attività fondamentale per garantire la sicurezza del trasporto ferroviario e la corretta e continua fruibilità del servizio. In questo contesto va rimarcato come un Etr 500 possa trasportare circa 600 passeggeri e raggiungere i 360 chilometri orari; considerato che a quanto risulta all'interrogante: le uniche offerte pervenute a Trenitalia sono state quelle di Rti Hitachi Railitaly - Sitav e di Caf Italia; Hitachi rail Italy e Sitav hanno svolto il servizio di manutenzione preventiva degli Etr 500 per quasi venti anni e, in particolare, Hitachi Rail Italy (ex Ansaldo Breda) è il costruttore del rotabile, mentre Caf Italia (e la controllante spagnola Caf) non hanno invece mai operato su tale flotta; lo scorso 16 gennaio 2019 Hitachi Rail Italy (Hri), in qualità di mandataria dell'Rti, ha proposto ricorso al Tar del Lazio, lamentando, tra l'altro, il difetto dei requisiti di partecipazione di Caf Italia e, in specie, la mancanza di personale abilitato alla manutenzione del materiale rotabile ovvero munito delle apposite abilitazioni, ai sensi del decreto dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie n. 4 del 9 agosto 2012 e successive modifiche e integrazioni, recante «Norme ANSF per la qualificazione del personale impiegato in attività di sicurezza della circolazione ferroviaria»; il Tar deciderà in merito al ricorso nell'udienza del prossimo 3 luglio; la scadenza dell'attuale proroga contrattuale relativa al medesimo servizio, svolto dall'Rti Hitachi Rail Italy - Sitav è prevista per il 18 giugno 2019; tenuto conto che: Caf Italia non ha mai operato nel nostro Paese nel delicato e fondamentale settore della manutenzione dei mezzi ad alta velocità su rotaia ed è alla concitata ricerca «per l'inizio delle attività di manutenzione di treni per conto di Trenitalia» di molteplici ingegneri e tecnici manutentori con consolidata esperienza in ambito ferroviario e metalmeccanico; vi è quindi il rischio che l'azienda Caf Italia possa utilizzare personale privo delle abilitazioni/qualifiche necessarie per l'espletamento delle attività manutentive oggetto della gara; il volume di base del contratto è di circa 120 milioni di euro, per una durata di 6 anni, che include la possibilità di proroga per un periodo di ulteriori 6 anni; il subentro dell'azienda CAF, per ragioni tecniche, gestionali ed organizzative, ad avviso dell'interrogante, in definitiva, potrebbe mettere a serio rischio l'espletamento dell'intero esercizio commerciale Av Etr 500 e la stessa sicurezza dei trasporti, si chiede di sapere se i partecipanti alla gara a procedura negoziata n. 2018/A/1T, richiamata in premessa, dispongano pienamente dei requisiti previsti dalle disposizioni nazionali vigenti e se la società che si è aggiudicata la gara stessa potrà assicurare la continuità del servizio commerciale Av Etr 500 e garantire la sicurezza del trasporto ferroviario. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione): 3-00821 del senatore Parrini, sull'acquisto di un'idonea sede per il distaccamento dei Vigili del fuoco di Castelfiorentino (Firenze); 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-00825 della senatrice Garavini ed altri, sulle disposizioni per l'ottenimento della cittadinanza italiana da parte di cittadini stranieri coniugati con cittadini italiani; 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): 3-00818 e 3-00819 del senatore Lannutti, rispettivamente sulle presunte irregolarità nello svolgimento di un concorso per dirigenti dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli e sull'acquisizione di Banca del Fucino da parte di Igea Banca; 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport): 3-00826 del senatore Astorre ed altri, sulla stabilizzazione del personale precario del CNR; 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni): 3-00813 del senatore D'Arienzo, sulla ridefinizione dei livelli delle acque del lago di Garda; 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo): 3-00817 del senatore Ripamonti, sulla situazione di crisi della Piaggio Aerospace; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-00816 delle senatrici Iori e Boldrini, sul diritto di fruire dei permessi ex legge n. 104 del 1992 frazionati ad ore per i lavoratori del comparto sanità; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-00810 della senatrice Boldrini, sulla tutela dei soggetti affetti da emofilia; 3-00823 del senatore Cangini, sui criteri per il conferimento di incarichi di direzione di struttura complessa nell'Area Vasta n. 4 della Regione Marche; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-00808 dei senatori La Pietra e Maffoni, sulla diffusione di fenomeni di allevamento abusivo e maltrattamento di cani, in particolare da parte della comunità cinese di Prato; 3-00811 della senatrice Pinotti e del senatore Margiotta, sulla supposta presenza di amianto in alcuni cantieri della Torino-Lione; 3-00824 del senatore Patriarca, sul finanziamento degli interventi del piano contro il dissesto idrogeologico della Regione Emilia-Romagna. Mozioni, ritiro di firme La senatrice La Mura ha dichiarato di ritirare la propria firma dalla mozione 1-00103, della senatrice Naturale ed altri. Interrogazioni, ritiro È stata ritirata l'interrogazione 4-01501, della senatrice Giannuzzi ed altri.