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Elezioni - Consiglio regionale - Elettorato passivo - Condanna definitiva per il delitto previsto dall'art. 314, comma 2, cod. pen. (c.d. peculato d'uso) - Causa di incandidabilità e di ineleggibilità - Lamentata disparità di trattamento dei consiglieri regionali rispetto ai presidenti di Provincia, sindaci, consiglieri provinciali e comunali per i quali tale la condanna non costituisce ostacolo all'assunzione della candidatura e della carica - Asserita violazione del principio di eguaglianza in materia elettorale - Sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale della disposizione adottata dal giudice 'a quo' quale 'tertium comparationis' - Necessità del riesame della rilevanza e non manifesta infondatezza della questione - Restituzione degli atti al giudice rimettente.. Va ordinata la restituzione degli atti al giudice rimettente nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 1, lett. b ), della legge 19 marzo 1990, n. 55, in riferimento agli artt. 3, 48, terzo comma, e 51 della Costituzione. Invero, successivamente alla proposizione della questione, con sentenza n. 171 del 2007, è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale della disposizione adottata dal rimettente quale tertium comparationis - l'art. 58, comma 1, lett. b ), d.lgs. n. 267 del 2000, come modificato dall'art. 7, primo comma, lett. a ), d.l. 29 marzo 2004, n. 80, convertito con modificazioni dalla legge 28 maggio 2004, n. 140 - "per la sua evidente estraneità rispetto alla materia disciplinata dalle altre disposizioni del decreto-legge in cui è inserita", nonché per la evidente "carenza del requisito della straordinarietà del caso di necessità", sicché si rende necessaria una nuova valutazione della perdurante rilevanza e non manifesta infondatezza della questione proposta, alla luce della citata sentenza.