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REGOLE TECNICHE RIGUARDANTI I GENERATORI ED I RECIPIENTI CONTENENTI LIQUIDI SURRISCALDATI DIVERSI DALL'ACQUA. Capitolo I DISPOSIZIONI GENERALI 1. Le presenti regole costituiscono le specificazioni tecniche appli- cative del decreto ministeriale 1' dicembre 1975, titolo I, capo I - Liquidi sotto pressione con temperatura superiore a quella di ebollizione a pressione atmosferica, e si applicano ai generatori e ai recipienti contenenti liquidi surriscaldati diversi dall'acqua. I suddetti liquidi surriscaldati devono essere destinati esclusivamente a scambiare calore in circuito chiuso e non utilizzati come materia prima. 1.1. Agli effetti dell'applicazione delle presenti regole per liquido surriscaldato si intende una sostanza che alla temperatura ambiente ed alla pressione atmosferica si presenta allo stato solido o liquido e che durante l'esercizio degli apparecchi raggiunge temperature superiori a quella di ebollizione a pressione atmosferica. 1.2. Nel caso di generatore costituito da più circuiti nei quali circola lo stesso fluido surriscaldato, gli stessi saranno considerati come unico circuito ai fini dell'applicazione delle presenti regole, a condizione che i singoli circuiti siano reciprocamente non intercettabili ed in comunicazione non intercettabile con uno stesso sistema di espansione. 2. I generatori ed i recipienti di liquidi surriscaldati sono soggetti, oltre che alle presenti regole, anche a quelle stabilite rispettivamente per i generatori ed i recipienti di vapore con il regio decreto 12 maggio 1927, n. 824, e successive modifiche ed integrazioni, eccettuati gli articoli dal 16 al 33 e dal 36 al 42. In particolare per quanto riguarda la costruzione valgono le regole del decreto ministeriale 21 novembre 1972, mentre per quanto riguarda gli esoneri valgono, ove applicabili, le regole del titolo II del decreto ministeriale 21 maggio 1974. 3. I generatori ed i recipienti di liquidi surriscaldati ivi compresi i vasi di espansione devono essere dimensionati per pressioni e tem- perature di progetto non inferiori ai valori massimi raggiungibili nelle diverse membrature. 4. Non è ammesso l'impiego di combustibile solido non polverizzato. 5. Per i liquidi la cui temperatura di solidificazione è superiore alle più basse temperature raggiungibili nell'impianto, dovranno essere adottati gli opportuni accorgimenti atti ad evitare che la solidificazione dei liquidi possa pregiudicare il corretto funzionamento dell'impianto stesso. Tale condizione deve essere esplicitata nella relazione tecnica di cui al punto 6. 6. Alla denuncia, oltre a quanto previsto dall'art. 47 del regio decreto 12 maggio 1927, n. 824, deve essere allegato lo schema dell'impianto in cui sono inseriti gli apparecchi, con l'indicazione dei dispositivi di sicurezza, di protezione e di controllo, nonché degli altri componenti previsti, con la loro ubicazione rispetto agli apparecchi stessi. La denuncia va corredata inoltre da una relazione tecnica firmata dal progettista abilitato, nella quale devono essere indicati, insieme con gli elementi d'individuazione degli apparecchi e di tutti gli altri componenti, anche le caratteristiche di funzionamento dell'impianto ivi compreso il tempo di permanenza delle caratteristiche fisico-chimiche del liquido surriscaldato in relazione al fenomeno dell'invecchiamento. Alla relazione tecnica dovranno essere allegate le certificazioni o i cataloghi del produttore del liquido impiegato attestanti il tipo e le caratteristiche chimico-fisiche del prodotto ed in particolare: - la temperatura di ebollizione a pressione atmosferica; - la temperatura di ebollizione alla pressione di progetto degli apparecchi, quando disponibile, oppure la temperatura limite superiore di utilizzazione del liquido surriscaldato; - i dati necessari per il dimensionamento dei dispositivi di sicurezza. Nella relazione tecnica il progettista dovrà, inoltre, stabilire in base alle condizioni di funzionamento previste per l'impianto, la periodicità di esecuzione delle analisi che l'utente è tenuto ad effettuare sul prodotto, per controllare che non si siano verificati fenomeni di degrado del prodotto stesso. 7. Sistemi, dispositivi od apparecchiature diversi da quelli contemplati nelle presenti regole possono essere ammessi purché provvisti di adeguata certificazione rilasciata da organismi riconosciuti nel Paese CEE di origine che attesti la conformità alle finalità del presente decreto. Capitolo II D E F I N I Z I O N I 1. Generatore di liquido surriscaldato. Apparecchio costituito da un generatore a fuoco diretto o a riscaldamento elettrico, oppure da uno scambiatore di calore, in cui vengano riscaldati liquidi di cui al punto 1.1. del cap. I. 2. Sistema di espansione. Sistema costituito da vaso di espansione, tubo di espansione e relativi accessori, avente la funzione di consentire le variazioni di volume del liquido in relazione alle variazioni di temperature previste ed allo stesso tempo di mantenere la pressione negli apparecchi entro i limiti stabiliti. 2.1. Vaso di espansione. Recipiente avente capacità utile a contenere la completa variazione di volume del liquido. 2.2. Tubo di espansione. Tubazione o parte di impianto che mette in comunicazione il generatore con il vaso di espansione. 3. Dispositivi di sicurezza. Dispositivi, non azionati da energia esterna, destinati a garantire che la pressione e/o la temperatura non superino i limiti di progetto. Limitatamente ai dispositivi di sicurezza termici di blocco, è consentito che gli stessi siano azionati da energia esterna, a condizione che in caso di mancanza di detta energia, il dispositivo intervenga automaticamente in modo che non venga superata la temperatura di progetto. 3.1. Dispositivi di sicurezza ad azione positiva. Dispositivi come sopra, atti ad intervenire anche in caso di avaria dell'elemento sensibile e/o dei suoi collegamenti con l'organo di comando. 3.2. Valvola di sicurezza. Valvola azionata dalla spinta sull'otturatore del fluido in pressione che ne provoca l'apertura vincendo la reazione di una forza antagonista applicata sull'otturatore stesso così da scaricare la quantità di fluido atta ad impedire che sia superata la pressione prestabilita. La valvola deve richiudersi quando venga ripristinata detta pressione entro lo scarto di chiusura ammesso. 3.3. Disco di rottura. Dispositivo di sicurezza costituito da un disco, e relativo elemento di supporto, che si rompe ad una determinata pressione e, al contrario di una valvola di sicurezza, mantiene aperto lo scarico dopo l'intervento. 3.4. Guardia idraulica. Dispositivo di sicurezza a tenuta di liquido. 3.5. Dispositivo termico di blocco dell'apporto di calore. Dispositivo di sicurezza ad azione positiva, autoazionato ed agente su una valvola di intercettazione o un interruttore elettrico (nel caso di generatori a riscaldamento elettrico), che ha la funzione di interrompere automaticamente l'apporto di calore al generatore o al recipiente, al raggiungimento del limite prefissato di temperatura del liquido surriscaldato, limite che in ogni caso non deve essere superiore alla temperatura di progetto; il ripristino dell'apporto di calore deve avvenire solo con intervento manuale. Nel caso in cui il dispositivo sia azionato da energia esterna esso è dotato di una coppia di elementi sensibili ciascuno in grado di fare interrompere automaticamente l'apporto di calore al generatore o al recipiente. 4. Dispositivi di protezione. Dispositivi destinati a prevenire l'entrata in funzione dei dispositivi di sicurezza. 4.1. Dispositivi di protezione ad azione positiva. Dispositivi di protezione il cui intervento si verifica non soltanto al raggiungimento di un determinato valore del parametro controllato ma anche in caso di guasto del sistema sensibile. 4.2. Termostato di blocco. Dispositivo che ha la funzione di interrompere automaticamente l'apporto di calore al generatore al raggiungimento del limite prefissato di temperatura del liquido surriscaldato; il ripristino dell'apporto di calore deve avvenire solo con intervento manuale. 4.3. Flussostato di blocco. Dispositivo che ha la funzione di interrompere automaticamente l'apporto di calore al generatore quando la portata del liquido surriscaldato in circolazione scende sotto il minimo stabilito; il ripristino dell'apporto di calore deve avvenire solo con intervento manuale. 4.4. Livellostato di blocco. Dispositivo che ha la funzione di interrompere automaticamente l'apporto di calore al generatore nel caso in cui nel vaso di espansione il livello scenda al valore minimo stabilito; il ripristino dell'apporto di calore deve avvenire solo con intervento manuale. 4.5. Pressostato di blocco. Dispositivo che ha la funzione di interrompere automaticamente l'apporto di calore al generatore al raggiungimento del limite di pressione prefissato; il ripristino dell'apporto di calore deve avvenire solo con intervento manuale. 5. Mezzo di alimentazione. Apparecchiatura che ha la funzione di reintegrare le perdite di liquido e gli eventuali prelievi dall'impianto. 6. Dispositivo indicatore. Dispositivo atto a consentire la lettura immediata dei valori di temperatura, pressione, livello. 7. Sistema di circolazione. Sistema atto a trasferire all'esterno o dall'esterno del generatore il liquido surriscaldato. 8. Potenza termica nominale del generatore. Massima quantità di calore dichiarata dal progettista che può essere ceduta in modo continuo al liquido nell'unità di tempo, espressa in kW (kcal/h). 9. Potenza termica nominale del focolare. Quantità di calore sensibile che deve essere prodotta nell'unità di tempo nel focolare del generatore a fuoco diretto, espressa in kW (kcal/h) e riferita al p.c.i. convenzionale del combustibile, per conseguire la potenza termica nominale del generatore stesso. 10. Recipiente di liquido surriscaldato. Recipiente contenente liquido surriscaldato destinato a riscaldare per via indiretta prodotti in elaborazione. 11. Temperatura di ebollizione di una miscela di liquidi. La temperatura di ebollizione di una miscela di liquidi si assume convenzionalmente pari alla temperatura corrispondente al 2% in peso di distillato. Capitolo III SISTEMA D'ESPANSIONE 1. Ogni generatore deve essere in comunicazione non intercettabile con un sistema d'espansione, dimensionato dal progettista abilitato in base al volume del liquido contenuto nell'impianto ed al coefficiente di espansione corrispondente alla temperatura di progetto del generatore. Non sono ammessi vasi di espansione aperti. 1.1. Nel caso in cui le pompe di circolazione siano interposte fra generatore e vaso di espansione, devono essere rispettate le seguenti condizioni: a) le pompe siano di tipo centrifugo; b) vengano sigillati in posizione aperta, secondo le procedure di cui al successivo punto 1.2., gli organi di intercettazione di una o più pompe le cui bocche dovranno avere sezione complessiva non inferiore a quella di calcolo del tubo di espansione; c) non siano interposte valvole di non ritorno. 1.2. Eventuali valvole di intercettazione non devono comportare restringimenti di sezione rispetto alla sezione di calcolo del tubo di espansione e devono essere piombate in posizione di completa apertura dall'organismo di controllo, al quale dovranno essere segnalate tempestivamente le manovre che abbiano comportato manomissioni della piombatura. Alla ditta utente è fatto carico di tenere un apposito registro per l'annotazione di ogni operazione di piombatura o spiombatura delle predette valvole. 1.3. Negli impianti con generatori in batteria un solo sistema di espansione può essere comune a tutti i generatori. 1.4. Nel dimensionamento del tubo di espansione si deve tenere conto della potenza termica del (dei) generatore, delle sue caratteristiche geometriche, del coefficiente di dilatazione termica e delle altre caratteristiche fisiche del liquido surriscaldato. Il diametro interno del tubo di espansione deve comunque essere non inferiore a 25 mm. 1.5. Il vaso d'espansione deve essere munito di un indicatore di livello con segno di minimo. 1.6. Il vaso deve essere costruito, installato e dotato di accessori in conformità alle norme vigenti sugli apparecchi a pressione. Gli accessori di sicurezza devono essere installati sul lato gas. Per pressioni di progetto non superiori a 1 bar è ammesso, quale dispositivo di sicurezza, la guardia idraulica purché il liquido di tenuta sia compatibile con il liquido contenuto nell'impianto e sia protetto dal gelo e, inoltre, il diametro interno del tubo del dispositivo sia non inferiore a 25 mm. Capitolo IV DISPOSITIVI DI SICUREZZA 1. Valvole di sicurezza. 1.1. Ogni generatore e recipiente di liquido surriscaldato, salvo i recipienti previsti dall'ultimo comma dell'art. 1 del decreto 1' dicembre 1975, deve essere dotato di almeno una valvola di sicurezza avente le seguenti caratteristiche. 1.2. Le valvole di sicurezza devono essere costruite, dimensionate ed installate in conformità alle specificazioni tecniche applicative del decreto ministeriale 21 maggio 1974 (Gazzetta Ufficiale n. 179 del 10 luglio 1974), salvo quanto appresso specificato. In ogni caso il diametro minimo dell'orifizio delle valvole deve essere non inferiore a 15 mm. 1.3. Le valvole devono essere di tipo omologato e dichiarate idonee, da parte del fabbricante delle valvole, a scaricare il liquido surriscaldato previsto o, nel caso di impianti esistenti, dal tecnico abilitato. 1.4. Le valvole di sicurezza devono essere installate direttamente sulla parte superiore del generatore oppure sulla mandata, il più vicino possibile all'attacco del generatore stesso, senza organi di intercettazione. È ammessa l'installazione della valvola di sicurezza sul vaso di espansione quando tra generatore e vaso di espansione non vi sono organi di intercettazione o interposizione di pompe e semprechè le tubazioni di collegamento fra generatore e vaso di espansione siano adeguatamente dimensionate per la portata massima da scaricare. Per eventuali organi di intercettazione installati a monte e a valle delle valvole di sicurezza vale quanto prescritto dall'art. 22 del decreto ministeriale 21 maggio 1974 e dalla relativa specifica tecnica applicativa. 1.5. Le valvole di sicurezza devono essere del tipo con coperchio chiuso e prive di leve di sollevamento; l'eventuale foro di sfiato deve scaricare in posizione di sicurezza. 1.6. Nel caso in cui le caratteristiche del liquido siano tali da pregiudicare il regolare funzionamento delle valvole, deve essere prevista l'installazione di un disco di rottura a monte. 1.7. Le valvole di sicurezza, nel caso siano sprovviste di disco di rottura a monte, devono essere, a cura dell'utente, smontate almeno una volta all'anno, per la loro manutenzione e taratura. In ogni caso la taratura delle valvole di sicurezza deve essere effettuata, in presenza dell'organo di controllo, con cadenza biennale. 2. Dischi di rottura. 2.1. I dischi di rottura devono essere di tipo omologato tenendo conto anche della temperatura di impiego ed installati in conformità alle specificazioni del decreto ministeriale 21 maggio 1974, nonché dimensionati con i criteri previsti per le valvole di sicurezza. 3. Scarico dei dispositivi di sicurezza. Gli scarichi dei dispositivi di sicurezza devono essere convogliati in modo da non arrecare danno alle persone ed il convogliamento non deve pregiudicare il regolare funzionamento del dispositivo di sicurezza. Dette condizioni devono essere esplicitamente dichiarate nella relazione tecnica di cui al cap. I, punto 6. 4. Dispositivo termico di blocco dell'apporto di calore. 4.1. Ogni generatore la cui temperatura di progetto è inferiore a quella di ebollizione del liquido corrispondente alla pressione di progetto, o per il quale viene indicata la sola temperatura limite superiore di utilizzazione del liquido surriscaldato, deve essere dotato di un dispositivo di sicurezza termico omologato atto a bloccare l'apporto di calore al generatore. Esso deve essere ad azione positiva e riarmo manuale. L'elemento sensibile alla temperatura, ovvero i due elementi sensibili alla temperatura, in caso di dispositivi azionati da energia esterna, devono agire: - su una valvola d'intercettazione del combustibile, nel caso di generatori a fuoco diretto; nel caso di alimentazione con più tipi di combustibile, la valvola d'intercettazione deve essere prevista per ogni combustibile; - su un interruttore dell'energia elettrica di alimentazione, nel caso di generatori a riscaldamento elettrico; - su una valvola d'intercettazione del fluido primario, nel caso di generatori costituiti da scambiatori di calore. 4.2. Ogni recipiente la cui temperatura di progetto è inferiore a quella di progetto del generatore da cui riceve il liquido surriscaldato, deve essere protetto dal dispositivo di cui al precedente punto 4.1., avente la valvola d'intercettazione installata sulla tubazione d'ingresso del liquido surriscaldato. La presente disposizione non si applica ai vasi di espansione, per i quali la temperatura di progetto non deve essere inferiore a quella di ebollizione, corrispondente alla pressione di taratura della relativa valvola di sicurezza. 4.3. Gli elementi sensibili del dispositivo termico di blocco devono essere installati: - per i generatori, sui generatori o immediatamente all'uscita di essi, in ogni caso a monte di eventuali organi d'intercettazione; - per i recipienti, sulla tubazione d'ingresso del liquido surriscaldato. Capitolo V DISPOSITIVI DI PROTEZIONE 1. Ogni generatore di liquidi surriscaldati a fuoco diretto o riscaldamento elettrico deve essere dotato dei seguenti dispositivi di protezione: - un termostato di blocco indipendente da quello eventualmente incluso nel termostato di regolazione; - un livellostato di blocco al vaso di espansione; - un flussostato di blocco; - un pressostato di blocco. 2. I dispositivi di protezione comportano: - un elemento sensibile alla grandezza da controllare; - un organo di comando che trasmette le variazioni rilevate dall'elemento sensibile all'organo finale di controllo; - un organo finale di controllo che interviene sulle grandezze da controllare. Nel caso di generatori alimentati da più tipi di combustibile, tali organi finali di controllo devono essere previsti per ogni combustibile. Gli organi di comando dei dispositivi di protezione di cui al precedente punto 1 devono operare su almeno due distinti organi finali di controllo. In ogni caso, i diversi dispositivi che controllano la stessa grandezza (pressione, temperatura, livello) non devono operare su un solo organo di controllo. Nel caso di bruciatori alimentati con circuiti elettrici monofase, è ammesso il collegamento in serie dei termostati di regolazione e di blocco e del pressostato di blocco, purché detti dispositivi interrompano direttamente il circuito elettrico e svolgano pertanto contemporaneamente la funzione di organo di comando e controllo. Nel caso dei generatori a riscaldamento elettrico, l'eventuale mancanza dell'energia elettrica ai sistemi di protezione, deve comportare l'automatico distacco dell'alimentazione di energia elettrica al generatore. 3. Generatori costituiti da scambiatori di calore. 3.1. I generatori costituiti da scambiatori di calore aventi pressioni e temperature di progetto del secondario non inferiori a quelle del primario devono essere dotati almeno di un flussostato di blocco. 3.2. Gli scambiatori che non ricadano nel precedente punto 3.1. dovranno essere dotati di almeno: - un termostato di blocco; - un pressostato di blocco; - un flussostato di blocco. 3.3. Tutti i dispositivi devono operare su una valvola di intercettazione del fluido primario indifferentemente sulla tubazione d'ingresso o su quella di uscita dello scambiatore. 4. L'intervento dei dispositivi di protezione deve essere segnalato mediante allarme acustico e segnalazione luminosa. Capitolo VI DISPOSITIVI DI CONTROLLO 1. Indicatori di pressione (manometri). 1.1. Ogni generatore deve essere munito di un indicatore di pressione con scala graduata in bar sulla quale sia indicata, con segno facilmente visibile, la pressione di taratura delle valvole di sicurezza. Il fondo scala degli indicatori di pressione deve essere compreso tra 1,25 e 2 volte la pressione di taratura delle valvole di sicurezza. 1.2. Il controllo dell'indicatore di pressione può essere effettuato sull'impianto o su un banco appositamente attrezzato. Per il controllo sull'impianto deve essere previsto un attacco filettato da 1/2" gas. La differenza tra la lettura dell'indicatore di pressione e quella dello strumento di controllo non può discostarsi oltre il 3% del valore di fondo scala dell'indicatore di pressione. 2. Indicatori di temperatura (termometri). 2.1. Ogni generatore deve essere munito di un indicatore di temperatura con scala graduata in ›C, immerso nel fluido o direttamente o in un pozzetto ed installato sul generatore o immediatamente all'uscita di esso, in ogni caso a monte di eventuali organi di intercettazione. In prossimità dell'indicatore di temperatura deve essere previsto un pozzetto del diametro di 10 mm per l'applicazione dello strumento di controllo. 2.2. Il fondo scala degli indicatori di temperatura deve essere compreso fra 1,1 e 1,5 volte la temperatura di progetto dell'apparecchio a pressione. 2.3. La differenza tra la lettura dell'indicatore di temperatura e quella dello strumento di controllo non può superare (Più o Meno) 1% del valore di fondo scala. 3. Indicatore di livello. 3.1. L'indicatore di livello sul vaso di espansione di cui al cap. III, punto 1.5. può essere anche del tipo a indicazione riportata. Capitolo VII APPARECCHIATURE DIVERSE 1. Mezzi di alimentazione. 1.1. Ogni generatore deve essere provvisto di un mezzo di alimentazione del liquido avente prevalenza e portata tali da assicurare il completo reintegro delle perdite di liquido dell'impianto. Nel caso di più generatori ubicati nella stessa centrale termica che alimentano uno stesso impianto è ammesso un unico mezzo di alimentazione. 1.2. Sulla tubazione di alimentazione deve essere applicata una valvola automatica di non ritorno. Tra il generatore stesso e la valvola di non ritorno va inserita una valvola di intercettazione. 2. Sistemi di circolazione. 2.1. La circolazione del liquido surriscaldato deve essere assicurata da un sistema costituito da almeno due pompe di cui una costantemente di riserva, fatta eccezione per gli scambiatori di cui al punto 3.1. del capitolo V per i quali è ammessa l'installazione sul secondario di una sola pompa. Nel caso in cui la portata sia ripartita su due pompe, occorre prevedere una terza pompa, usata come riserva, che abbia portata almeno pari alla maggiore delle due pompe in servizio. 2.2. Il flussostato di blocco deve interrompere l'apporto di calore nel caso di arresto della circolazione o di diminuzione della portata sotto un minimo prestabilito. 2.3. A monte del sistema di circolazione deve essere installato un filtro di caratteristiche adeguate al tipo di liquido surriscaldato impiegato. 2.4. Guarnizioni. Le guarnizioni, i premistoppa e gli altri organi di tenuta devono avere caratteristiche di idoneità in relazione al tipo ed alle caratteristiche di pressione e temperatura del liquido surriscaldato impiegato. 2.5. Le pompe di circolazione devono essere mantenute in funzione mediante opportuno dispositivo temporizzatore, fintanto che la temperatura del liquido non scenda al di sotto di un limite prestabilito, quando, per qualsiasi motivo, venga interrotto il funzionamento dell'impianto. La presente prescrizione non si applica nel caso in cui il progettista verifichi e dichiari nella relazione tecnica che le tem- perature delle singole membrature non possono superare in alcun caso, per azione del calore irradiato dalla muratura, la relativa temperatura di progetto. 3. Serbatoio di raccolta. L'impianto deve essere dotato di un serbatoio di raccolta avente capacità atta a consentire lo svuotamento dell'impianto stesso.