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Modifiche allo statuto della Banca d'Italia in materia di riserve auree e alla legge 28 dicembre 2005, n. 262, in materia di partecipazione della Banca d'Italia al sistema europeo di banche centrali. Onorevoli Senatori. – L'Italia è il terzo Stato al mondo, dopo Stati Uniti e Germania, per consistenza di riserve auree, con 2.451,8 tonnellate di oro, corrispondente, oggi, ad una somma pari a circa 110 miliardi di euro, che, pur con qualche oscillazione, cresce tendenzialmente di anno in anno. Le riserve auree detenute dalla Banca d'Italia – costituite prevalentemente da lingotti (95.493) e, per una parte minore, da monete – sono, dunque, fra le più cospicue al mondo. Si tratta di oro custodito prevalentemente nei caveaux della Banca d'Italia e, in parte, all'estero, presso alcune banche centrali. In seguito alla sospensione del regime di convertibilità dei biglietti di banca « in oro o, a scelta della Banca, in divise su paesi esteri nei quali sia vigente la convertibilità dei biglietti di banca in oro », prevista dal regio decreto-legge 21 dicembre 1927, n. 2325, le riserve auree hanno svolto una funzione essenziale per il governo della bilancia dei pagamenti e, quindi, dell'esposizione dell'Italia verso l'estero e, pertanto, anche di garanzia dell'indipendenza e della sovranità del popolo italiano. Sulla base degli studi di alcuni costituzionalisti, « l'analisi della normativa sinora vigente induce a ritenere che si tratti di beni pubblici di natura quasi demaniale, destinati ad uso di utilità generale, che Bankitalia non avrebbe più titolo per detenere, essendo la sua funzione monetaria confluita in quella affidata ormai alla Banca Centrale Europea », pertanto l'oro in questione, appartenendo agli italiani, dovrebbe essere restituito allo Stato. L'ex direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, in un'intervista rilasciata su La7 ha dichiarato che, con l'ingresso nell'euro, ad avere il potere di stabilire a chi appartenga l'oro della Banca d'Italia è la Banca centrale europea a cui abbiamo ceduto la sovranità quando è stato creato l'euro. L'articolo 127, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) stabilisce che tra i compiti da assolvere tramite il SEBC (Sistema europeo di banche centrali) vi siano la detenzione e la gestione delle riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri. Le norme europee parlano di detenzione, sia esplicitamente nel titolo dell'articolo 31 del Protocollo sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (Protocollo n. 4 allegato al TFUE), sia nella disposizione dell'articolo 31.2 del medesimo Protocollo, che fa riferimento alle « attività di riserva in valuta che restano alle banche centrali nazionali dopo i trasferimenti », con ciò evidenziando nessuna supponibile ingerenza circa la proprietà e il titolo in forza del quale le banche centrali nazionali detengono tali riserve, ivi comprese quelle auree, lasciando così sul campo del diritto domestico la determinazione della questione. Se è vero che le norme relative all'attività di gestione devono interpretarsi nel senso che la Banca d'Italia gestisce e detiene, ad esclusivo titolo di deposito, le riserve auree, rimanendo impregiudicato il diritto di proprietà dello Stato italiano su dette riserve, comprese quelle detenute all'estero, tuttavia esse non appaiono sufficientemente esplicite nell'affermare la permanenza della proprietà dell'oro in questione in capo allo Stato italiano: una specificazione su questo punto si rende necessaria, vista la natura ibrida assunta dalla Banca d'Italia nel corso degli anni, in conseguenza dei numerosi interventi legislativi stratificatisi. Con queste premesse, si considera necessario adottare un atto normativo che ribadisca, in maniera esplicita, che le riserve auree sono di proprietà dello Stato italiano e non della Banca d'Italia e che le riserve « dello Stato », in oro e in valuta, sono « detenute », « gestite » e « iscritte all'attivo del bilancio della Banca d'Italia » in conformità con i termini specificati in una convenzione concordata con lo Stato stesso. Si tratta dell'introduzione di una esplicitazione normativa e di una interpretazione autentica necessaria e indispensabile al fine di sgomberare il campo da qualsiasi ipotesi dubitativa o interpretazione diversa, che potrebbe emergere in relazione alla proprietà delle riserve auree: una precisazione posta a tutela della sovranità nazionale, monetaria e valutaria della Nazione che deve essere preservata con decisione. Si tratta del resto di una specificazione espressa presente nella normativa di altri ordinamenti, in particolare nel codice monetario e finanziario francese e nello statuto della Banque de France ( Code monétaire et financier , articolo 141-1, come modificato dalla legge n° 2008-776 del 4 agosto 2008). La modifica proposta dall'articolo 2 del presente disegno di legge intende introdurre specularmente, intervenendo sullo statuto della Banca d'Italia, la medesima precisazione cautelativa presente nell'ordinamento francese e considerata necessaria al fine di perseguire le finalità precauzionali e cautelative sopra indicate. Per realizzare tali finalità, si rende necessario un ulteriore adeguamento « di sistema », relativo alle modalità di modifica dello statuto della Banca d'Italia: è a tal fine che l'articolo 1 del presente disegno di legge stabilisce preliminarmente (in modifica alla normativa vigente, e segnatamente all'articolo 10 del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 43, rubricato « Modifiche dello statuto della Banca d'Italia ») che le modifiche dello statuto della Banca sono approvate con legge dello Stato, pur nel rispetto dell'indipendenza dei componenti e organi della Banca d'Italia (vale a dire, nel rispetto dell'articolo 19, comma 3, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, al quale si fa espresso rinvio). Attualmente infatti ai sensi della citata normativa vigente, le modifiche dello statuto « sono deliberate dall'assemblea straordinaria dei partecipanti e sono approvate dal Presidente della Repubblica con proprio decreto, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri »: una procedura composita, quella vigente, comunque riservata all'iniziativa del Governo e subordinata all'approvazione della stessa assemblea della Banca d'Italia, precludendo di fatto la via a modifiche normative adottate mediante lo strumento legislativo da adottare in sede parlamentare. Sempre con riferimento alla partecipazione della Banca d'Italia al sistema europeo delle banche centrali, e guardando all'esigenza di dotare il nostro ordinamento di pari dignità e rilievo nel sistema monetario e finanziario europeo, appare necessario ridefinire il ruolo della nostra banca nazionale nel sistema europeo. Se attualmente l'articolo 19, comma 1, della legge 28 dicembre 2005, n. 262 (cioè la disposizione che nel nostro ordinamento disciplina ruolo, funzioni, natura e funzionamento della Banca d'Italia), dispone che « la Banca d'Italia è parte integrante del Sistema europeo di banche centrali ed agisce secondo gli indirizzi e le istruzioni della Banca centrale europea », la disposizione corrispondente, nell'ordinamento francese (e segnatamente, l'articolo 141-1 del codice monetario e finanziario), afferma che « la Banca di Francia è parte integrante del Sistema europeo di banche centrali e partecipa alla realizzazione delle missioni e al rispetto degli obiettivi che ad esso sono attribuiti dal trattato che istituisce la comunità europea ». Dalla comparazione internazionale della normativa di riferimento nei due ordinamenti, italiano e francese, balza agli occhi in modo immediato come l'ordinamento francese attribuisca un ruolo molto più incisivo, attivo e partecipativo alla propria banca nazionale, alla quale è attribuito il compito di partecipare alla realizzazione delle misure e degli obiettivi del SEBC, mentre l'ordinamento italiano sembra « relegare », o comunque circoscrivere, il ruolo della Banca d'Italia ad una funzione pressoché passiva, di mera esecuzione di indirizzi e istruzioni dettate dalla BCE. Un approccio ordinamentale profondamente diverso e squilibrato, quello dei due Paesi, che, con la modifica proposta all'articolo 3 del presente disegno di legge, si intende equiparare. Infine, si allega al presente disegno di legge la nuova versione dello statuto della Banca d'Italia, consolidato dalle modifiche proposte dall'articolo 2.. 1 (Modifica all'articolo 10 del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 43) 1 All'articolo 10 del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 43, il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2. Le modifiche dello statuto della Banca sono approvate con legge, nel rispetto delle previsioni di cui all'articolo 19, comma 3, della legge 28 dicembre 2005, n. 262 ». 2 (Modifiche allo statuto della Banca d'Italia in materia di riserve auree) 1 Ai sensi dell'articolo 10, comma 2, del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 43, come modificato dall'articolo 1 della presente legge, allo statuto della Banca d'Italia, nel testo approvato dall'Assemblea straordinaria dei partecipanti al capitale il 26 novembre 2015, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 dell'11 aprile 2016, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 1, comma 3, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Alle condizioni stabilite dallo statuto del SEBC e, in particolare, dall'articolo 30 del protocollo sullo statuto del SEBC e della Banca centrale europea (BCE), relativo al trasferimento alla BCE di attività di riserva in valuta, e dall'articolo 31 del medesimo protocollo relativo alla gestione delle attività di riserva in valuta estera detenute dalle banche centrali nazionali, la Banca d'Italia detiene e gestisce le riserve in valuta dello Stato, in oro e in valuta, e le iscrive all'attivo del proprio bilancio, in conformità con i termini specificati in una convenzione concordata con lo Stato »; b all'articolo 6, il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1. Le assemblee dei partecipanti sono ordinarie »; c l'articolo 11 è abrogato. 2 A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge è approvato lo statuto della Banca d'Italia, come modificato dal comma 1 del presente articolo, nel testo di cui all'allegato alla presente legge. 3 (Modifica all'articolo 19 della legge 28 dicembre 2005, n. 262) 1 All'articolo 19, comma 1, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, le parole: « ed agisce secondo gli indirizzi e le istruzioni della Banca centrale europea » sono sostituite dalle seguenti: « e partecipa alla realizzazione delle missioni e al rispetto degli obiettivi ad esso attribuiti dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea ».