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Previdenza - Indennità premio di fine servizio per il direttore generale di A.S.L. - Determinazione dei contributi previdenziali sulla base del trattamento economico effettivamente corrisposto per l'incarico conferito, anziché sullo stipendio spettante (retribuzione "virtuale") per l'ultima prestazione lavorativa effettuata presso l'ente di provenienza - Ritenuta violazione dei principi e criteri direttivi stabiliti dalla legge delega - Esclusione - Non fondatezza della questione.. Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 2 e 3, del d.lgs. 19 giugno 1999, n. 229 che abroga l'art. 3, comma 8, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e aggiunge l'art. 3- bis , comma 11, al medesimo d.lgs. n. 502 del 1992, prevedendo che i contributi previdenziali - da versarsi da parte dell'amministrazione di appartenenza del dipendente collocato in aspettativa senza assegni, in quanto nominato direttore generale di azienda sanitaria locale - siano calcolati sul trattamento economico corrisposto per l'incarico conferito, per ritenuto contrasto con l'art. 2, comma 1, lettera t ), della legge di delega 30 novembre 1998, n. 419. Infatti, l'individuazione della base di calcolo nella retribuzione goduta per l'incarico di direttore generale, amministrativo e sanitario di azienda sanitaria, e non invece sul compenso "virtuale" legato all'ultima prestazione lavorativa effettuata presso l'ente di provenienza, è stata operata dal legislatore delegato scegliendo uno dei mezzi possibili per realizzare la finalità, imposta dalla legge di delega, di eliminare le differenziazioni di trattamento assistenziale e previdenziale tra tutti i soggetti che, pur provenienti da settori diversi, pubblici e privati, si trovino ad espletare le funzioni di vertice di aziende sanitarie. Sull'esercizio della discrezionalità del legislatore delegato nell'ambito dei principi e criteri direttivi stabiliti dalla legge di delega (art. 76 Cost.), v. citate sentenze n. 293/2010, n. 340/2007, n. 426/2006 e n. 280/2004.