Document Type: ddlpres
Token Count: $#tokens

Ratifica ed esecuzione dell’Accordo di libero scambio tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Corea dall’altra, con Allegati, fatto a Bruxelles il 6 ottobre 2010. Onorevoli Senatori. -- 1.1 Contesto dell'Accordo Le relazioni dell'Unione europea con la Corea del Sud sono già caratterizzate da intensi rapporti economici e informate da un interscambio commerciale in ascesa. L'Unione è il primo investitore nel Paese asiatico e il secondo mercato di sbocco per le esportazioni coreane. Allo scopo di accrescere ulteriormente lo spettro e l'incisività delle relazione economiche bilaterali, valorizzando appieno le potenzialità offerte dai rispettivi mercati, il 6 ottobre 2010 le Parti hanno nondimeno sottoscritto un Accordo di libero scambio (FTA -- Free Trade Agreement ), entrato in vigore in via provvisoria a partire dal 1º luglio 2011 . L'accordo prevede la creazione di una zona di libero scambio suscettibile di condurre ad un incremento degli scambi per un valore stimato di 19 miliardi di euro annui. Ciò attraverso la rimozione della quasi totalità degli ostacoli tariffari tra le due economie (circa il 97 per cento delle tariffe industriali e agricole in 5 anni) e l'eliminazione di un'ampia gamma di ostacoli non tariffari, con l'adeguamento di standard e regolamentazioni in numerosi settori chiave per gli interessi europei, quali quello automobilistico, farmaceutico e dell'elettronica di consumo. L'Accordo apre inoltre i rispettivi mercati nel settore dei servizi e degli investimenti, oltre a prevedere a carico delle Parti un impegno di vasta portata in materia di protezione della proprietà intellettuale (ivi le indicazioni geografiche), dell'apertura del mercato degli appalti pubblici, la politica di concorrenza e degli aiuto di stato, e lo sviluppo sostenibile. L'intesa costituisce, per numero di ambiti toccati e valore economico complessivo, il più ampio accordo di libero scambio mai negoziato dall'Unione con un paese terzo. Esso è inoltre il primo accordo del genere conforme alla strategia « Global Europe: competing in the world », lanciata dalla Commissione nel 2006 e mirante ad accrescere il peso e la competitività globale delle imprese europee attraverso la conclusione di accordi di libero scambio con i partner economici più rilevanti e la penetrazione commerciale nei nuovi mercati emergenti, nel pieno rispetto dei princìpi Organizzazione mondiale del commercio. L'Accordo di libero scambio, approfondendo le relazioni economiche, viene così a completare il quadro istituzionale delle relazioni Unione europea -- Corea del Sud, integrando le disposizioni poste in materia di dialogo politico dall'Accordo quadro Unione europea -- Corea, concluso contestualmente. Le due intese sono collegate da un legame giuridico fortemente voluto dall’Unione europea, che consentirà l'adozione di contromisure di natura commerciale -- fino alla sospensione dell'applicazione dell'FTA -- a fronte di gravi violazioni delle clausole essenziali dell'Accordo quadro. 1.2 Iter procedurale di firma dell'Accordo Avviati il 6 maggio 2007, i negoziati per la conclusione dell'Accordo di libero scambio sono terminati dopo circa due anni. L'intesa è stata infatti parafata il 15 ottobre 2009. Il Consiglio ha adottato, il 16 settembre 2010, la decisione sulla firma e applicazione provvisoria per i settori di esclusiva competenza comunitaria, a partire dal 1º luglio 2011. La cerimonia ufficiale della firma è avvenuta il 6 ottobre 2010 a Bruxelles, in occasione del vertice bilaterale Unione europea -- Corea. L'approvazione da parte del Parlamento europeo è del 17 febbraio 2011. Il Parlamento coreano ha ratificato l'accordo il 14 maggio 2011. L'intesa ha natura mista, avendo ad oggetto anche materie di competenza degli Stati membri. Ai fini dell'entrata in vigore a titolo definitivo si richiede dunque anche la ratifica da parte di questi ultimi. 1.3 Finalità dell'Accordo L'accordo mira a promuovere l'aumento dell'interscambio di beni, servizi e dei flussi di investimento attraverso la creazione di una zona di libero scambio conforme alle disposizioni dell'articolo XXIV dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT 1994). A tal fine si prevede la soppressione entro cinque anni del 98,7 per cento dei dazi doganali sui prodotti agricoli ed industriali e la soppressione della maggior parte dei dazi rimanenti dopo periodi transitori più lunghi. Non è soggetto a liberalizzazione solo un numero limitato di prodotti agricoli, come il riso e l'aglio. L'intesa prevede inoltre disposizioni per l'eliminazione di barriere non tariffarie, l'eliminazione dei sussidi, l'attuazione dei diritti di proprietà intellettuale, la partecipazione agli appalti pubblici, la risoluzione delle controversie. Comprende inoltre capitoli approfonditi su concorrenza, strumenti di difesa commerciale e, per la prima volta, una disciplina rafforzata a protezione di diverse indicazioni geografiche relative ai prodotti agro-alimentari (non solo vini e alcolici). 1.4 Esame delle disposizioni Capo 1: Obiettivi e definizioni generali (articoli 1.1-1.2) Al Capo I vengono indicati gli obiettivi che le parti si propongono di perseguire attraverso l'istituzione di una zona di libero scambio: la liberalizzazione del commercio delle merci, in conformità a quanto previsto dall'articolo XXIV del GATT (GATT 1994), la liberalizzazione del commercio di servizi e dei flussi di investimento, secondo quanto previsto dall'articolo V del GATS. A tal fine ci si propone in particolare di rimuovere gli ostacoli agli scambi, promuovere la concorrenza, liberalizzare su base reciproca il mercato degli appalti pubblici, assicurare adeguata protezione ai diritti di proprietà intellettuale, favorire lo sviluppo armonioso del commercio mondiale. Capo 2: Trattamento nazionale e accesso al mercato per le merci (articoli 2.1-2.17) L'Accordo prevede la liberalizzazione graduale e reciproca del commercio delle merci, secondo calendari diversi per le varie categorie merceologiche. L'articolo 2.5 definisce la procedura per la soppressione dei dazi prevedendo che dopo tre anni dall'entrata in vigore dell'intesa, le parti possono consultarsi in sede di Comitato per il commercio di merci (istituito in applicazione dell'articolo 15.2, paragrafo 1) per valutare se accelerare o estendere il processo. È vietato aumentare l'aliquota di dazi esistenti o introdurne di nuovi (articolo 2,6), i contingenti tariffari come determinati nell'Allegato 2-A, vengono applicati in conformità all'articolo XIII del GATT. In materia di misure non tariffarie, viene accordato alle merci il trattamento nazionale (articolo 2.8), richiamando l'articolo III del GATT e le relative note interpretative. Al fine di contrastare le irregolarità e le frodi nel settore doganale, le parti convengono di attuare la più ampia cooperazione amministrativa (articolo 2.17), indispensabile per attuare e controllare il trattamento preferenziale disciplinato dall'intesa. Capo 3: Misure di difesa commerciale (articoli 3.1-3.15) È prevista per le parti la possibilità di far ricorso a misure di salvaguardia bilaterale qualora in seguito all'applicazione dell'accordo la riduzione o la soppressione di un dazio doganale causi o minacci di causare un grave pregiudizio all'industria nazionale di una delle parti che produce merci simili o concorrenti (articolo 3.1). Le misure possono essere applicate solo in seguito ad un'inchiesta condotta dalle competenti autorità nazionali (articolo 3.2), che agiscono in conformità a quanto stabilito dal presente capitolo, nonché dall'Accordo sulle misure di salvaguardia contenuto nell'allegato 1A dell'accordo OMC (articoli 3 e 4.2, lettera c ), che costituisce parte integrante della presente intesa. Le misure si applicano solo per il periodo necessario a riparare il danno subito e per facilitare il ripristino delle condizioni iniziali (articolo 3.2) ed in ogni caso per un periodo massimo di due anni, prorogabili di altri due. Le misure possono essere applicate anche in via provvisoria per un periodo massimo di 200 giorni (articolo 3.3), nel caso in cui un ritardo possa causare conseguenze difficilmente riparabili. La parte che applichi una misura di salvaguardia commerciale è tenuta a concordare con l'altra parte una compensazione (articolo 3.4). Il capo disciplina altresì le misure di salvaguardia agricole (articolo 3.6), escludendo espressamente la possibilità per le parti di imporre sulla stessa merce più misure di difesa commerciale. La parte che ricorra all'adozione di una misura di salvaguardia deve avere un interesse sostanziale nel settore, vale a dire deve essere stata uno negli ultimi tre anni dei cinque maggiori fornitori della merce di cui si tratta, in termini di volume o di valore assoluto (articolo 3.7, paragrafo 3). L'accordo antidumping e l'accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative contenuti nell'allegato 1A dell'accordo OMC, vengono richiamati dall'articolo 3.8, che precisa come i dazi antidumping ed antisovvenzione debbano essere introdotti secondo procedure eque e trasparenti. Le inchieste condotte al riguardo vanno notificate per iscritto alla controparte ed i relativi documenti vanno redatti in lingua inglese a garanzia del diritto di difesa e per conseguire la massima efficienza. Viene tuttavia prevista la possibilità per la Repubblica di Corea di chiedere in alcuni casi chiarimenti in lingua coreana. L'istituzione di un dazio antidumping o compensativo deve essere decisa dalle parti tenendo nella dovuta considerazione gli interessi pubblici, secondo il dettato dell'articolo 3.10. In materia di misure di salvaguardia commerciale, di dazi antidumping e di misure compensative non si applicano le disposizioni del capo 14 in materia di risoluzione di controversie (articolo 3.7, paragrafo 5, e articolo 3.15). Data la rilevanza della collaborazione internazionale in tale ambito, l'intesa prevede l'istituzione di un gruppo di lavoro «cooperazione in materia di difesa commerciale» (articolo 3.16) con il compito di controllare il rispetto della disciplina decisa dall'accordo, migliorare la cooperazione tra le autorità competenti, scambiare informazioni su misure di salvaguardia, antidumping , compensative e antisovvenzione, oltre a cooperare su questioni internazionali comprese quelle relative ai negoziati del ciclo di Doha. Al fine dell'applicazione di misure di salvaguardia, da parte europea verranno monitorati i flussi commerciali dei settori auto, tessile ed elettronica di consumo, che rivestono particolare sensibilità per l'industria europea. Il regolamento (CE) n. 511/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2011, ha stabilito le procedure per l'adozione di tali misure nei rapporti con la Corea, prevedendo che dette procedure possano essere attivate da Commissione, Stati membri ed operatori economici interessati e che le pertinenti misure di salvaguardia possano essere introdotte non appena soddisfatte le previste condizioni, senza la preventiva approvazione della maggioranza degli Stati membri. Capo 4: Ostacoli tecnici al commercio (articoli 4.1-4.10) L'Accordo sugli ostacoli tecnici al commercio (Accordo TBT), contenuto nell'Allegato 1A dell'Accordo OMC, è parte integrante dell'intesa ai sensi dell'articolo 4.1. Poiché l'adozione di norme, regolamentazioni tecniche e procedure di valutazione della conformità può condizionare in maniera assai rilevante l'andamento dei flussi commerciali ostacolando l'accesso al mercato, viene dedicata dalle parti particolare attenzione alla cooperazione comune in tale ambito (articolo 4.3) allo scopo di migliorare la conoscenza dei rispettivi sistemi e facilitare l'accesso al mercato attraverso dialoghi su questioni di regolamentazione a livello orizzontale e settoriale. La cooperazione deve tendere a facilitare gli scambi, rafforzare la cooperazione in materia regolamentare attraverso lo scambio di informazioni, esperienze e dati, e anche attraverso la cooperazione scientifica e tecnica per uniformare le rispettive regolamentazioni tecniche. L'articolo 4.3 richiama inoltre l'impegno ad attuare semplificazioni in materia e uniformare le prescrizioni tecniche. L'articolo 4.4 richiama l'impegno delle parti contraenti di far uso delle buone pratiche previste dall'accordo TBT, adempiendo gli obblighi in fatto di trasparenza e utilizzando le norme internazionali come base per le regolamentazioni tecniche e le procedure di conformità. Le parti si impegnano affinché venga garantito dagli enti nazionali il rispetto del codice di buona prassi per l'elaborazione e l'adozione delle norme, compreso nell'allegato 3 dell'accordo TBT, e dei principi enunciati nelle decisioni del Comitato dell’OMC per gli ostacoli tecnici al commercio (articolo 4.5, paragrafo 1). Infine, ai sensi dell'articolo 4.9, paragrafo 1, le regolamentazioni tecniche che disciplinano la marcatura e l'etichettatura devono rispettare i principi dell'articolo 2.2 dell'accordo TBT citato, senza creare inutili ostacoli al commercio internazionale, fermo restando l'impegno delle parti a ridurre al minimo gli obblighi in tale settore. Sono previste regole specifiche per ridurre le barriere tecniche nei settori dell’auto, dell’elettronica, dei prodotti farmaceutici e dei dispositivi medici. Per tutti gli standard di sicurezza e ambientali nel settore automobilistico la Corea accetta di adeguarsi alle norme internazionali. In materia farmaceutica, mentre l'Unione europea non assume nuovi impegni n relazione agli ostacoli tecnici agli scambi, la Corea si impegna a seguire procedure trasparenti nella determinazione dei prezzi dei medicinali. Per i prodotti dell'elettronica si prevede il reciproco riconoscimento dei certificati di compatibilità e sicurezza. Oltre a una clausola stand-still (divieto di adottare nuove normative più stringenti), è istituito un meccanismo di consultazione prima dell'introduzione di nuove normative tecniche e un meccanismo apposito di soluzione controversie. Capo 5: Misure sanitarie e fitosanitarie (articoli 5.1-5.11) La cooperazione in tale settore ha l'obiettivo di ridurre al minimo gli effetti negativi sul commercio tutelando allo stesso tempo la vita e la salute delle esseri umani, degli animali e delle piante. Le parti si richiamano ai diritti e agli obblighi stabiliti dall'accordo sulle misure sanitarie e fitosanitarie (accordo SPS) (articolo 5.4). È previsto lo scambio di informazioni su eventuali misure in grado di incidere sul commercio tra le parti, in modo da ridurne gli effetti negativi. Tra le finalità dell'Accordo rientra quella di favorire anche il commercio di animali vivi, prodotti animali e altri prodotti alimentari, mantenendo al contempo alti livelli di sicurezza sanitaria. Le importazioni dalla Corea in Italia, casi come in ogni altro Stato membro dell'Unione europea, continueranno ad avvenire in conformità alla legislazione comunitaria in materia di importazione da Paesi terzi di animali vivi e relativi prodotti e sottoprodotti, destinati al consumo umano e non. La corretta applicazione dei principi dell'accordo SPS potranno senz'altro favorire le esportazioni verso la Corea. La trasparenza circa le misure sanitarie applicabili al commercio, la cooperazione in tema di applicazione delle norme internazionali nei campi che possono incidere sugli scambi commerciali, il riconoscimento del principio della regionalizzazione, l'auspicata definizione, mediante il comitato per le misure sanitarie e fitosanitarie (articolo 5.10), di procedure più snelle per l'approvazione degli stabilimenti per i prodotti di origine animale, rappresentano tutti fattori determinanti al fine di favorire le nostre esportazioni di prodotti di origine animale (in particolare suini e lattiero-caseari). I problemi posti dall'applicazione delle misure sanitarie e fitosanitarie vengono discussi dal comitato al fine di ricercare soluzioni accettabili per le parti. Capo 6: Regime doganale e facilitazione degli scambi commerciali (articoli 6.1-6.16) Nell'intento di facilitare gli scambi commerciali, l'accordo prevede uno snellimento delle procedure per lo sdoganamento e la semplificazione delle procedure doganali per gli operatori in possesso di determinati requisiti, l'armonizzazione di documenti e dati richiesti, l'informatizzazione delle procedure, programmi di formazione congiunti degli operatori, il rafforzamento degli scambi di informazione fra gli operatori, la collaborazione in materia di sicurezza (articoli 6.3-6.8). Al fine di monitorare la corretta applicazione delle norme poste dal presente capo, viene istituito un comitato doganale (articoli 6.15-6.16), cui è altresì attribuita la competenza a dirimere eventuali controversie tra le parti. Il comitato doganale istituito in base a tale capitolo sostituisce il precedente comitato congiunto dell'accordo del 1997. Ulteriori disposizioni in materia doganale vengono poste dal protocollo sulla definizione delle regole di origine e dal protocollo sull'assistenza amministrativa in materia doganale, allegati all'accordo, di cui costituiscono parte integrante (illustrati in dettaglio più avanti). Capo 7: Commercio di servizi, stabilimento e commercio elettronico (articoli 7.1-7.50) Il Capo 7 realizza una ampia liberalizzazione degli scambi dei servizi, che va ben oltre gli obblighi assunti dalle parti nel quadro dell’Accordo generale sul commercio dei servizi (GATS) e comprende la fornitura transfrontaliera di servizi (articoli 7.4-7.8), lo stabilimento (articoli 7.10-7.12), la presenza temporanea dei prestatori di servizi (articoli 7.17-7.20), i servizi informatici, postali e telecomunicazioni (articoli 7.25-7.36), i servizi finanziari (articoli 7.37-7.46), il trasporto marittimo internazionale (articolo 7.47) e il commercio elettronico (articolo 7.48). Capo 8: Pagamenti e movimenti di capitali (articoli 8.1-8.4) Nel capo 8 vengono liberalizza i pagamenti e i trasferimenti in valuta tra le parti in conformità Statuto del Fondo monetario internazionale (articolo 8.1). Vengono inoltre eliminate le restrizioni alla libera circolazione dei capitali (articolo 8.2), con particolare riferimento agli investimenti diretti effettuati a norma del Paese ospitante e alle attività liberalizzate nel capo 7 (commercio di servizi, stabilimento e commercio elettronico). L'articolo 8.3 introduce alcune eccezioni a tale principio generale (motivi di pubblica sicurezza, ordine pubblico, rispetto delle normative vigenti negli ordinamenti delle parti e non incompatibili con l'accordo). L'articolo 8.4 prevede la possibilità di adottare misure di salvaguardia per un massimo di sei mesi, nel caso in cui i pagamenti e i movimenti di capitale causino o rischino di causare difficoltà alla politica monetaria o di cambio. Capo 9: Appalti pubblici (articoli 9.1-9.3) Nel ribadire l'interesse delle parti a sviluppare le opportunità commerciali bilaterali nel mercato degli appalti pubblici, promuovendo ne la liberalizzazione internazionale, il capitolo richiama (articolo 9.1) i diritti e gli obblighi che derivano dall' Agreement on Public Procurement (GPA 1994), contenuto nell'allegato 4 dell'accordo OMC. L'articolo 9.2 dispone che i contratti di costruzione, gestione e cessione ( build-operate-transfer , BOT) siano disciplinati dall'allegato 9. È inoltre prevista l'istituzione di un Gruppo di lavoro «Appalti pubblici» (articolo 9.3), che ha il compito di esaminare tutte le questioni relative al mercato degli appalti pubblici oltre a provvedere allo scambio di informazioni. Capo 10: Proprietà intellettuale (articoli 10 .1-10.69) Il capo introduce in materia di proprietà intellettuale una disciplina OMC plus , integrando e precisando i diritti e gli obblighi delle parti posti dall'allegato 1C dell’accordo OMC (TRIPS) (articoli 10.1-10.2). Ampia tutela viene così accordata al diritto d'autore e diritti connessi (articoli 10.5-10.14), ai marchi (articoli 10.15-10.17), alle indicazioni geografiche (articoli 10.18-10.26), a disegni e modelli (articoli 10.27-10.32) ed ai brevetti (articoli 10.33-10.38). L'Italia vede tutelate le sue indicazioni geografiche commercialmente rilevanti come, ad esempio, «Prosciutto di Parma», insieme ad altre 160 denominazioni europee, non limitate a vini e alcolici, che vengono riconosciute subito. La tutela prevista potrà essere estesa ad altre indicazioni geografiche secondo una procedura appositamente stabilita, con l'istituzione di un apposito gruppo di lavoro (articolo 10.25). La tutela della proprietà intellettuale viene garantita attraverso procedure e mezzi di ricorso previsti dal diritto civile delle Parti (articoli 10.43-10.53), nonché da alcune misure di natura penale (articoli 10.54-10.61) che, obbligatorie a tutela di marchi, diritto d'autore e diritti connessi, possono a discrezione delle parti essere estese anche a protezione di indicazioni geografiche, disegni e modelli. Capo 11: Concorrenza (articoli 11.1-11.15) Le parti si impegnano ad applicare le rispettive leggi in materia di concorrenza in modo da evitare che pratiche commerciali scorrette, quali accordi restrittivi, pratiche concertate, abusi di posizione dominante o concentrazioni tra imprese, possano vanificare i vantaggi della liberalizzazione degli scambi (articolo 11.1). L'applicazione delle leggi in materia di concorrenza , affidata dalle parti ad istituzioni ad hoc , deve avvenire nel rispetto dei principi di equità procedurale, trasparenza e non discriminazione (articolo 11.3). Le imprese pubbliche e le imprese con diritti speciali o esclusivi sono soggette al diritto della concorrenza a condizione che non ostacoli la realizzazione dei compiti specifici assegnati (articolo 11.4). È previsto il riordino dei monopoli di stato di carattere commerciale (articolo 11.5) per evitare misure discriminatorie tra persone fisiche o giuridiche delle parti relativamente allo scambio di merci. Il coordinamento e la cooperazione delle rispettive Autorità garanti della concorrenza (articolo 11.6) risulta fondamentale per raggiungere gli obiettivi perseguiti dall'accordo, contribuendo a rafforzare l'effettiva applicazione delle norme in materia. Nel caso in cui pratiche commerciali sleali incidano sugli scambi, in assenza di norme specifiche, è possibile avviare consultazioni al fini di raggiungere un'intesa tra le Parti (articolo 11.7). Non è previsto il ricorso a quanto stabilito al capo 14 in materia di soluzione delle controversie. Le sovvenzioni specifiche, come definite ai sensi dell'articolo 2 dell'accordo SMC (articolo 11.1 dell'intesa), sono vietate se incidono negativamente sul commercio internazionale tra le Parti, che si impegnano ad eliminare le distorsioni causate alla concorrenza. Le Parti si impegnano a garantire trasparenza nel settore delle sovvenzioni comunicando ogni anno all'altra parte l'importo totale, tipi, distribuzione settoriale delle sovvenzioni specifiche (articolo 11.12), oltre a dare indicazioni su obiettivi e beneficiario delle sovvenzioni concesse da uno Stato o da una pubblica amministrazione, nei limiti imposti dagli obblighi del segreto professionale e d'impresa. Le parti possono applicare misure di difesa commerciale o promuovere azioni idonee contro le sovvenzioni concesse da un'altra parte in base a quanto previsto in ambito OMC (articolo 11.13). Tutte le possibili questioni che si possono verificare in materia di sovvenzioni sono oggetto di costante monitoraggio e verifica e vengono sottoposte se necessario al Comitato Commercio. Ogni due anni dopo l'entrata in vigore dell'accordo le parti convengono di esaminare i progressi realizzati in materia di sovvenzioni nell'attuazione dell'Accordo (articolo 11.14) . Capo 12: Trasparenza (articoli 12.1-12.8) Il capo impone (articoli 12.3-12.6) obblighi orizzontali rafforzati in materia di trasparenza regolamentare in settori pertinenti agli scambi commerciali tra le parti e agli investimenti, con una particolare considerazione per gli operatori economici di piccole dimensioni. Le Parti convengono di cooperare nella promozione della qualità e dell'efficacia della regolamentazione, che deve essere resa accessibile a tutti gli operatori in maniera non discriminatoria, richiamando i principi di buona condotta amministrativa (articoli 12.7-12.8). Capo 13: Commercio e sviluppo sostenibile (articoli 13.1-13.16) Particolare attenzione è dedicata dall'accordo alla dimensione sociale e ambientale dello sviluppo, con l'istituzione di un meccanismo di monitoraggio di nuovo tipo che coinvolge la società civile attraverso un « forum della società civile» (articoli 13.12-13.13). La cooperazione in campo commerciale deve tendere alla promozione dello sviluppo sostenibile (articolo 13.1) in tutte le sue dimensioni. A tal fine va assicurato il rispetto delle convenzioni internazionali in materia di lavoro e ambiente che, oltre a garantire dignità a tutela dei lavoratori, è suscettibile di avere un ruolo benefico sull'efficienza economica, l'innovazione e la produttività (articoli 13.3-13.7). Vengono in tale contesto promossi il commercio e gli investimenti diretti esteri in materia di beni, servizi tecnologie ambientali, energia rinnovabile, prodotti e servizi efficienti sul piano energetico e le merci con un marchio di qualità ecologica, valutando anche la rimozione degli ostacoli non tariffari (articolo 13.6). Le Parti si impegnano poi a facilitare e promuovere il commercio di beni che contribuiscono allo sviluppo sostenibile, comprese quelli che implicano la responsabilità sociale delle imprese e fruiscono di regimi come il commercio equo ed etico (articolo 13.6). Capo 14: Risoluzione delle controversie (articoli 14.1-14.20) Le controversie relative all'interpretazione e applicazione dell'accordo vengono risolte mediante consultazioni (articolo 14.3) o attraverso la costituzione di un collegio arbitrale. La procedura di arbitrato, disciplinata dagli articoli 14.4-14.17, prevede che la richiesta di arbitrato indichi le misure contestate e le disposizioni dell'accordo ritenute applicabili e venga comunicata sia alla Parte convenuta che al Comitato per il commercio. Le procedure di risoluzione delle controversie sono specificate nell'Allegato 14 B. L'Allegato 14 C contiene le disposizioni a cui si devono conformare gli arbitri, esperti indipendenti di diritto e commercio internazionale non collegati ai Governi delle parti. La procedura arbitrale si conclude quando il collegio arbitrale trasmette il lodo alle Parti e al comitato per il commercio. Le Parti dovranno conformarsi in buona fede al lodo del collegio arbitrale e concordare il periodo di tempo necessario per darvi esecuzione. Le Parti possono ricorrere in via alternativa anche ai meccanismi di soluzione delle controversie previsti in ambito dell’OMC, ai sensi dell'articolo 6 dell'intesa OMC sulla risoluzione delle controversie (articolo 14.19). Capo 15: Disposizioni istituzionali, generali e finali Le disposizioni finali disciplinano le versioni linguistiche facenti fede, l'ambito territoriale d'applicazione, la durata e le modalità di entrata in vigore dell'Accordo, per il quale l'articolo 15.10, paragrafo 5, prevede l'applicazione provvisoria relativamente agli ambiti di esclusiva competenza comunitaria. Per assicurare il buon funzionamento, l'attuazione, l'applicazione dell'Accordo, promuoverne gli obiettivi generali e sovrintendere i lavori di tutti i comitati specializzati è istituito il comitato per il commercio (articolo 15.1). Il comitato per il commercio riferirà al comitato misto istituito dall’accordo quadro tra l’Unione europea e la Corea relativamente alle sue attività e a quelle dei gruppi di lavoro e degli altri organismi istituiti in base all'intesa (articoli 15.2-15.3), informandolo sulle sue attività e su quelle dei comitati specializzati, dei gruppi di lavoro e di altri organi operanti nell’ambito dell’accordo di libero scambio. Il Comitato per il commercio è composto da rappresentanti dell'Unione europea e della Corea, si riunisce una volta l'anno alternativamente a Bruxelles e a Seoul, su richiesta di una delle parti. Il Ministro per il commercio della Corea e il Commissario europeo per il commercio presiedono congiuntamente il comitato. Sono istituiti, inoltre, sei Comitati specializzati (merci, misure SPS, doganale, servizi, sviluppo sostenibile, zone di perfezionamento passivo, cooperazione culturale) e sette gruppi di lavoro (veicoli a motore, prodotti farmaceutici e dispositivi medici, prodotti chimici, cooperazione sulla difesa commerciale, accordi mutuo riconoscimento, appalti pubblici, indicazioni geografiche). La partecipazione a questi comitati è assicurata da parte europea da funzionari della Commissione. Il coordinamento con gli Stati membri avviene all'interno dei competenti gruppi e comitati del Consiglio dell’Unione europea. L'accordo non sostituisce o abroga gli altri accordi conclusi in precedenza con la Corea dagli Stati membri dell'Unione europea o dall'Unione. Esso rappresenta (articolo 15.14) un accordo specifico che dà effetto alle disposizioni commerciali ai sensi dell'accordo quadro e fa parte integrante delle relazioni bilaterali come disciplinate da tale intesa. Dell'intesa fanno parte integrante (articolo 15.13) tre Protocolli e relativi Allegati (illustrati qui di seguito), nonché venticinque Allegati collegati ai relativi capitoli. Il protocollo sull'assistenza amministrativa reciproca nel settore doganale sostituisce l'accordo doganale per quanto riguarda le disposizioni concernenti l'assistenza amministrativa reciproca. Protocollo relativo alla definizione di prodotti originari e ai metodi di cooperazione amministrativa Il protocollo contiene regole di origine standard (analoghe a quelle previste in altri accordi di libero scambio negoziati dall’Unione europea), disposizioni innovative sulle prove di origine che istituzionalizzano l'autocertificazione (dichiarazione di origine) e disposizioni sulla cooperazione amministrativa tra le autorità doganali. Il Protocollo prevede infatti che gli esportatori che acquisiscano ai sensi dell'articolo 17 del protocollo stesso lo status di esportatore autorizzato possano rilasciare «dichiarazioni di origine», in relazione a fatture, bolle di consegna o qualsiasi altro documento commerciale che descrivano i prodotti esportati in maniera sufficientemente dettagliata da consentirne l'identificazione (articolo 15). La figura dell'esportatore autorizzato è prevista nel cumulo bilaterale del sistema di preferenze generalizzate (regolamento (CE) n. 1063/2010 della Commissione, del 18 novembre 2010) e nei regimi autonomi. Tale figura è altresì compatibile con il codice doganale modernizzato (regolamento (CE) n. 450/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008), in quanto le future disposizioni di applicazione permetteranno di recepire in modo uniforme la legislazione attuale sull'argomento (in particolare, il regolamento (CE) n. 1207/2007 della Commissione, del 16 ottobre 2007). In deroga alla previsione standard del divieto di restituzione dei dazi incluso negli accordi libero scambio generalmente conclusi dall'Unione europea, il protocollo include una clausola di duty drawback , (articolo 14) che prevede -- pur con il limite di un riesame della procedura dopo cinque anni dall'entrata in vigore dell'accordo -- la possibilità per le società coreane di ottenere il rimborso dal Governo di Seul dei dazi pagati sulle componenti importate dai Paesi terzi. Nel corso del negoziato la clausola di duty drawback ha rappresentato per la Corea del Sud una red-line . A titolo di compromesso è stata tuttavia inserita una apposita clausola di salvaguardia (meccanismo di limitazione per il DDB), che consente di limitare la restituzione del dazio e che è suscettibile di essere attivata su iniziativa della Commissione o su richiesta di uno Stato membro ove ricorra una duplice condizione: che la differenza tra il tasso di crescita delle importazioni di parti in Corea ed il tasso di crescita delle esportazioni coreane verso l'Unione europea sia significativa e che ugualmente significativo risulti l'aumento per sé delle esportazioni coreane verso l'Unione europea in termini assoluti o relativi rispetto alla produzione interna. Si considera «significativa» una differenza di 10 punti percentuali. Aumenti al di sotto di questa soglia potranno essere considerati «significativi» caso per caso. Protocollo relativo all'assistenza amministrativa reciproca nel settore doganale Al pari di quanto previsto da altri accordi di libero scambio negoziati dall’Unione europea, tale Protocollo definisce le modalità di presentazione ed i contenuti delle richieste di assistenza tra le Parti. Tale tipologia di cooperazione amministrativa ha l'obiettivo di garantire la corretta applicazione della legislazione doganale e prevede lo scambio di informazioni riguardanti attività contrarie alla legislazione vigente. In particolare, si prevede sia l'assistenza fornita su richiesta di una delle parti, che l'assistenza reciproca spontanea. Il testo, tuttavia, prevede anche alcune eccezioni e casi in cui l'autorità interpellata può essere esonerata da tale obbligo. Vi sono, inoltre, disposizioni che tutelano la riservatezza dei dati scambiati e disciplinano l'ipotesi di comparizione su richiesta di esperti e testimoni di una parte in procedimenti giudiziari o amministrativi. L'articolo 12, infine, definisce i criteri di ripartizione delle spese di assistenza derivanti dall'attuazione del Protocollo. Protocollo sulla cooperazione culturale Il Protocollo è espressione della volontà di rafforzare la cooperazione culturale internazionale, inserendola in uno speciale contesto giuridico, al fine di promuovere gli scambi culturali, facilitare il movimento di artisti e incoraggiare la conclusione di accordi di co-produzione. È previsto il trattamento preferenziale per artisti e professionisti, nonché l'accesso preferenziale al mercato per le opere provenienti dai paesi delle due parti dell'Accordo. Alcune disposizioni di questo protocollo ricadono nella competenza degli Stati membri: si rende, pertanto, necessaria la ratifica da parte di tutte le parti contraenti (Unione europea e i suoi Stati membri) affinché il protocollo entri in vigore. Infine, in base all'articolo 15.10, paragrafo 3, dell'Accordo, il Protocollo sulla cooperazione culturale sarà applicato solo una volta che la Corea avrà depositato lo strumento di ratifica della Convenzione dell’UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali.. Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo di libero scambio tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Corea dall'altra, con Allegati, fatto a Bruxelles il 6 ottobre 2010. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 15.10 dell'Accordo stesso. Art. 3. (Copertura finanziaria) 1. All'onere derivante dalla presente legge, valutato in euro 23.820 a decorrere dall'anno 2014, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2014, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. 2. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui alla presente legge. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede per gli oneri relativi alle spese di missione, mediante riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente avente la natura di spese rimodulabili ai sensi dell'articolo 21, comma 5, lettera b) , della legge 31 dicembre 2009, n. 196, destinate alle spese di missione nell'ambito del programma «Regolazione giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalità» e, comunque, della missione «Politiche economico-finanziarie e di bilancio». Si intende corrispondentemente ridotto, per il medesimo anno, di un ammontare pari all'importo dello scostamento, il limite di cui all'articolo 6, comma 12, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni. 3. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 2. 4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.