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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONI 1ª e 2ª RIUNITE 2ª(Giustizia) 12 PARRINI La seduta inizia alle ore 14,40. SUI LAVORI DELLE COMMISSIONI RIUNITE Il senatore CALDEROLI ( L-SP-PSd'Az ) interviene sui lavori per evidenziare che l'assegnazione del provvedimento alle Commissioni riunite è stata decisa dalla Presidenza del Senato anche sulla base di una richiesta della Commissione giustizia, come risulta anche dal resoconto sommario della seduta del 10 dicembre della 2 a Commissione. Tuttavia, tale circostanza è stata poi negata dai Capigruppo della maggioranza in Commissione giustizia, che hanno rilasciato anche dichiarazioni alla stampa in tal senso. Ritiene opportuno, pertanto, un chiarimento su tale aspetto, prima ancora di iniziare l'esame del provvedimento. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) esprime sorpresa rispetto al contenuto dei comunicati stampa che si sono susseguiti dopo la fine della precedente seduta della commissione giustizia; ripercorre gli eventi e i termini della discussione della precedente seduta nel corso della quale era emersa la necessità di un maggiore coinvolgimento della Commissione giustizia su una serie di provvedimenti discussi ed approvati, sebbene la materia ne implicasse il coinvolgimento, spesso senza passare dalla medesima commissione; ricorda come, in merito alla richiesta di assegnazione in sede congiunta del decreto sicurezza, il presidente Ostellari avesse per due volte, nel corso della seduta, posto la questione senza che nessuno dei commissari presenti avesse avuto nulla da obiettare; ritiene, quindi, molto grave quello che è accaduto perché, a suo dire, accusare un presidente di Commissione di aver asseverato fatti mai accaduti è particolarmente scorretto, oltre che dal punto di vista giuridico, anche dal punto di vista della correttezza istituzionale ed integrerebbe anche gli estremi di una grave lesione del prestigio della presidenza; chiede pertanto ai commissari autori di alcuni comunicati stampa di porgere le proprie scuse nei confronti del Presidente della 2 a Commissione. Il senatore BALBONI ( FdI ) ripercorre lo svolgimento dei fatti della precedente seduta ricordando di aver seguito con attenzione la proposta del presidente Ostellari relativa alla possibilità di procedere ad un esame congiunto del decreto sicurezza; ricorda di aver espresso il proprio parere favorevole insieme alla senatrice Evangelista; precisa come il presidente abbia chiesto per ben due volte se vi fosse il consenso della commissione in merito alla sua proposta e nessun membro della Commissione abbia eccepito nulla nel corso della seduta, salvo poi però esprimersi polemicamente attraverso successivi comunicati stampa. Esprime sorpresa per il fatto che, a suo dire, sarebbe la prima volta che un capogruppo della Commissione si dolga non della sottrazione di una competenza alla commissione medesima, ma della sua attribuzione; ricorda al capogruppo del Partito democratico che, se non fosse stato d'accordo con la proposta del presidente Ostellari, avrebbe dovuto segnalarlo immediatamente, nel corso della seduta medesima. La senatrice DE PETRIS ( Misto-LeU ) sottolinea che la questione sollevata riguarda soltanto la Commissione giustizia. Sollecita quindi l'inizio dell'esame del provvedimento in titolo. La senatrice EVANGELISTA ( M5S ) concorda con la senatrice De Petris, tuttavia ritiene di dover precisare la propria versione dei fatti confermando che il presidente Ostellari, aveva avanzato in termini chiari la proposta della trattazione in sede riunita del decreto sicurezza, ricordando che in quel frangente, partecipando attivamente alla discussione, aveva insistito affinché venisse richiesta una deroga alla disciplina vigente che impone solo la trattazione degli affari connessi all'emergenza sanitaria COVID, affinché si potesse anche discutere il disegno di legge sulla magistratura onoraria di cui la medesima è relatrice. Ribadisce come nessuno abbia contraddetto la proposta del presidente Ostellari; conferma la veridicità di quanto attestato nel verbale e fa altresì presente come, terminata la seduta, nessuno abbia avvicinato il Presidente per contestare quanto accaduto nel corso della seduta medesima. Ricorda, infine, il valore legale probatorio del processo verbale. IN SEDE REFERENTE 2040 (d-l 130/2020 - Immigrazione e sicurezza) DDL 2040 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Esame e rinvio) La senatrice VALENTE ( PD ), relatrice per la Commissione affari costituzionali, illustra il decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante misure urgenti in materia di immigrazione e sicurezza, già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati, soffermandosi sulle parti di competenza della 1 a Commissione, ovvero sugli articoli da 1 a 5 (nonché da 14 a 16) che costituiscono la parte più consistente del provvedimento. Segnala, tuttavia, che profili di competenza della 1 a Commissione si rinvengono anche negli articoli 11 e 12. L'articolo 1 reca disposizioni in materia di permesso di soggiorno e controlli di frontiera. Il comma 1 apporta alcune modifiche al testo unico dell'immigrazione, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998. In particolare, la lettera 0a) , introdotta nel corso dell'esame alla Camera, interviene sulle previsioni relative al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che stabilisce annualmente i flussi di ingresso di stranieri non appartenenti all'Unione europea per motivi di lavoro. In particolare, si prevede che, in caso di mancata pubblicazione del decreto di programmazione annuale, il Presidente del Consiglio dei ministri possa provvedere in via transitoria, con proprio decreto. Al riguardo sono soppressi il termine del 30 novembre di ciascun anno e il limite delle quote stabilite nell'ultimo decreto emanato. La lettera a) concerne il rifiuto o la revoca del permesso di soggiorno. In particolare, si novella l'articolo 5 del testo unico dell'immigrazione prevedendo, a seguito di una modifica apportata dalla Camera, che possano soggiornare nel territorio dello Stato (per non più di 150 giorni) gli studenti di filiazioni universitarie straniere che siano entrati regolarmente nel territorio dello Stato italiano e che siano in possesso del visto per studio, nonché della relativa dichiarazione di presenza. Si stabilisce inoltre che il rifiuto o la revoca del permesso di soggiorno non possano essere adottati quando ricorrano seri motivi derivanti dal rispetto degli obblighi costituzionali o internazionali dello Stato. La lettera b) dispone la convertibilità in permessi di soggiorno per motivi di lavoro, di una serie di permessi di soggiorno, fra i quali un intervento emendativo della Camera ha ricompreso anche quelli per cure mediche dovute a gravi condizioni psico-fisiche o gravi patologie. La lettera c) sopprime l'attribuzione in capo al Ministro dell'interno della competenza a limitare o vietare l'ingresso, il transito, la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di sicurezza pubblica o di contrasto di violazioni delle leggi sull'immigrazione. Tale disposizione era stata introdotta dal decreto-legge n. 53 del 2019. La lettera d) sopprime le disposizioni sulla multa a seguito della violazione del divieto di ingresso, transito o sosta nelle acque territoriali italiane, nonché sulla confisca ed eventuale distruzione dell'imbarcazione, previste dal decreto-legge n. 113 del 2020. La lettera e) concerne il divieto di respingimento e di espulsione. Riscrive le disposizioni recate dall'articolo 19 del testo unico dell'immigrazione, estendendo l'ambito di applicazione del divieto. In particolare, tra i motivi di persecuzione che determinano il divieto di respingimento è stato introdotto dalla Camera anche l'orientamento sessuale e l'identità di genere. Ulteriori disposizioni incidono - ampliandone il perimetro - sulla previsione circa il divieto di respingimento o espulsione o estradizione di una persona verso uno Stato nel quale si ritenga possa essere sottoposta a tortura. Il divieto è ora esteso a fondati motivi che inducano a ravvisare un rischio di trattamenti inumani e degradanti. Una modifica approvata durante l'esame presso la Camera richiama altresì il rispetto degli obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano. Il divieto è del pari esteso a fondati motivi per ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, a meno che depongano in senso contrario ragioni di sicurezza nazionale, di ordine e sicurezza pubblica, di protezione della salute, nel rispetto della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Al fine di definire maggiormente questa dimensione (non considerata nel dispositivo del testo unico dell'immigrazione, ma presente negli orientamenti giurisprudenziali) la nuova norma prevede che si tenga conto "della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato, del suo effettivo inserimento sociale in Italia, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell'esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d'origine". Si prevede, inoltre, che lo straniero per il quale valga il divieto di espulsione e al quale non sia accordata la protezione internazionale, ottenga un permesso di soggiorno per protezione speciale, rilasciato dal questore previo parere della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. Le lettere f) , g) , h) e i) recano disposizioni relative ad alcuni permessi speciali di soggiorno previsti dal testo unico dell'immigrazione: per calamità; per motivi di lavoro del ricercatore; per minori stranieri non accompagnati al compimento della maggiore età; per cure mediche. La lettera i- bis ) , introdotta nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, dispone in ordine al soggiorno di breve durata di studenti di filiazioni universitarie straniere. Il comma 2 dispone che, fermo restando quanto previsto dall'articolo 83 del codice della navigazione, per motivi di ordine e sicurezza pubblica, in conformità con la Convenzione di Montego Bay del 1982, il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, e previa informazione al Presidente del Consiglio dei ministri, possa limitare o vietare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale, salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale. È al contempo disposta l'esclusione per le operazioni di soccorso effettuate nel rispetto delle indicazioni della competente autorità per la ricerca e soccorso in mare emesse sulla base degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali in materia di diritto del mare nonché  come specificato nel corso dell'esame presso la Camera  della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e delle norme nazionali, internazionali ed europee in materia di diritto di asilo. Nei casi di inosservanza del divieto o del limite posto, è prevista una multa da 10.000 a 50.000 euro (che si aggiunge alla reclusione fino a due anni già prevista per le violazioni all'articolo 83 del codice della navigazione). Sono contestualmente oggetto di abrogazione le disposizioni inserite dal decreto-legge 53 del 2019 che prevedevano una sanzione amministrativa da 150.000 euro a 1.000.000 euro, la responsabilità solidale dell'armatore con il comandante e la confisca obbligatoria della nave utilizzata nel caso di violazione del provvedimento di divieto o limitazione di ingresso, transito o sosta delle navi. L'articolo 1- bis , introdotto durante l'esame presso l'altro ramo del Parlamento, novella l'articolo 12 del testo unico dell'immigrazione. In particolare, prevede l'assegnabilità anche a enti del Terzo settore di beni sequestrati nel corso di operazioni di polizia di prevenzione e repressione dell'immigrazione clandestina. Nel caso si tratti di imbarcazioni, tali enti procedono allo smaltimento. L'articolo 2 interviene sulla procedura di esame delle domande di protezione internazionale, sulla relativa decisione e sulle procedure di impugnazione, attraverso alcune modifiche al decreto legislativo n. 25 del 2008, di attuazione della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato. Con una modifica approvata dalla Camera, si prevede che l'audizione dell'interessato da parte delle commissioni territoriali possa essere disposta anche mediante collegamenti audiovisivi a distanza, nel rispetto della riservatezza dei dati. Viene poi modificata la procedura di esame prioritario e di esame accelerato delle domande di riconoscimento della protezione internazionale, prevedendo, tra l'altro, che le domande presentate da richiedenti per i quali è stato disposto il trattenimento in uno hotspot o in un centro di permanenza per i rimpatri e delle domande presentate da cittadini provenienti da un Paese di origine sicuro, fermo restando l'esame con procedura accelerata, non siano più esaminate in via prioritaria. Inoltre, rientrano nella procedura accelerata le domande presentate da persona sottoposta a procedimento penale, o condannata con sentenza anche non definitiva, per gravi reati. I minori stranieri non accompagnati e, come specificato nel corso dell'esame presso la Camera, i soggetti portatori di esigenze particolari (quali minori, disabili, anziani, vittime di tratta) sono esclusi dall'applicazione della procedura accelerata delle domande. A questi ultimi, inoltre, non si applica la disciplina in materia di domande manifestamente infondate. In caso di domanda di asilo reiterata in fase di esecuzione di un provvedimento di allontanamento, questa non viene più considerata automaticamente inammissibile ma è comunque esaminata dalla commissione territoriale entro tre giorni. Viene portata da uno a due anni la durata del permesso di soggiorno per protezione speciale rilasciato, a determinate condizioni, a coloro ai quali è stata respinta la domanda di protezione internazionale. Infine, si interviene sulla disciplina delle controversie sulle decisioni di riconoscimento della protezione internazionale e in particolare sulle ipotesi di sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, prevedendo, tra l'altro, che il provvedimento di sospensione dell'esecuzione della decisione, adottato per gravi motivi, debba essere emanato dal tribunale in composizione collegiale e che la mancata sospensione dell'efficacia esecutiva nell'ipotesi di reiterazione di identica domanda si applichi solo in presenza di una seconda decisione di inammissibilità. L'articolo 3 dispone in merito alle modalità del trattenimento dello straniero in procinto di essere allontanato dal territorio nazionale, riconoscendogli, in particolare, alcune facoltà. Si prevede un ordine di priorità nell'effettuazione di tale trattenimento, per soggetti pericolosi o cittadini di Paesi con cui l'Italia abbia sottoscritto accordi in materia di rimpatri. La durata massima del trattenimento è ridotta da 180 a 90 giorni, termine prorogabile di 30 giorni qualora lo straniero sia cittadino di uno Stato con cui l'Italia abbia sottoscritto accordi in materia di rimpatri. Analoga riduzione è prevista per lo straniero detenuto in strutture carcerarie. La norma reca, inoltre, alcune novelle al decreto legislativo n. 142 del 2015 (cosiddetto "decreto accoglienza"). Nello specifico, prevede l'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente del richiedente protezione internazionale al quale sia stato rilasciato il permesso di soggiorno per richiesta d'asilo. Dispone, inoltre, che la comunicazione, da parte del responsabile della convivenza anagrafica, della revoca delle misure di accoglienza o dell'allontanamento non giustificato del richiedente protezione internazionale costituisca motivo di cancellazione anagrafica con effetto immediato. Con una modifica introdotta dalla Camera dei deputati si specifica che si tratta di richiedente protezione internazionale ospitato nei centri di prima accoglienza o di accoglienza temporanea o nelle strutture del sistema di accoglienza e integrazione. Si prevede altresì che ai richiedenti protezione internazionale che abbiano ottenuto l'iscrizione anagrafica sia rilasciata una carta d'identità di durata triennale, valida solo sul territorio nazionale. Un'ulteriore disposizione prevede la riduzione da 180 a 90 giorni del trattenimento dello straniero richiedente protezione internazionale la cui identità o provenienza sia difficilmente verificabile. Tale termine è prorogabile di 30 giorni, qualora lo straniero sia cittadino di un Paese con cui l'Italia abbia sottoscritto accordi in materia di rimpatri. Prevede inoltre un'integrazione dei casi in cui debba essere disposto il trattenimento dello straniero richiedente protezione internazionale. Una modifica approvata dalla Camera introduce una previsione relativa ai minori stranieri, ove sussistano dubbi sull'età dichiarata. Una norma aggiunta nel corso dell'esame presso la Camera demanda a linee guida del Ministero della salute, d'intesa con il Ministero dell'interno, la determinazione delle modalità di verifica della sussistenza di esigenze particolari e di specifiche situazioni di vulnerabilità, nonché l'adozione di idonee misure di accoglienza. Con una novella all'articolo 14 del testo unico dell'immigrazione, si prevede che lo straniero in condizioni di trattenimento possa rivolgere istanze o reclami al Garante nazionale ed ai garanti regionali e locali dei diritti delle persone private della libertà personale. Infine, novellando l'articolo 7 del decreto-legge n. 146 del 2013 ("Misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria"), si prevede che il Garante nazionale possa formulare specifiche raccomandazioni all'amministrazione interessata, qualora ravvisi la fondatezza delle istanze formulate da soggetti trattenuti nei centri di permanenza per i rimpatri o nelle strutture di primo soccorso e accoglienza. L'articolo 4, modificato dalla Camera dei deputati, modifica le disposizioni riguardanti il Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI, in precedenza SPRAR), con la definizione del nuovo "Sistema di accoglienza e integrazione" (SAI). L'inserimento nelle strutture di tale circuito viene ampliato, nei limiti dei posti disponibili, oltre che ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati, ai richiedenti la protezione internazionale, che erano stati esclusi dal decreto-legge n. 113 del 2018, nonché ai titolari di diverse categorie di permessi di soggiorno previsti dal testo unico dell'immigrazione e ai neomaggiorenni affidati ai servizi sociali in prosieguo amministrativo. All'ampliamento dei destinatari corrisponde una diversificazione dei servizi del Sistema, che ora si articola in due livelli di prestazioni: il primo dedicato ai richiedenti protezione internazionale, il secondo a coloro che ne sono già titolari, con servizi aggiuntivi finalizzati all'integrazione. A tale fine sono apportate le necessarie modifiche sia al decreto legislativo n. 142 del 2015, sia al decreto-legge n. 416 del 1989. Ulteriori disposizioni recano novelle alla legge n. 91 del 1992 in materia di cittadinanza. In particolare, è stabilito in 24 mesi - prorogabili fino a 36 - in luogo di 48 mesi, il termine massimo per la conclusione dei procedimenti di riconoscimento della cittadinanza per matrimonio e per naturalizzazione. L'articolo 5 prevede che per i soggetti accolti nel Sistema di accoglienza e integrazione (SAI) siano avviati ulteriori progetti di integrazione, a cura delle amministrazioni competenti e nei limiti delle risorse disponibili. Sono altresì individuate alcune linee prioritarie d'intervento per l'aggiornamento del Piano nazionale di integrazione dei titolari di protezione internazionale per il biennio 2020-2021. Il Piano deve prestare particolare attenzione: alla formazione linguistica che, come previsto con modifica approvata dalla Camera, deve essere finalizzata alla conoscenza della lingua italiana almeno di livello A1 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue; alla conoscenza dei diritti e doveri fondamentali sanciti nella Costituzione; all'orientamento ai servizi pubblici essenziali, come precisato dalla Camera; all'orientamento all'inserimento lavorativo. Il tavolo di coordinamento nazionale per l'accoglienza e l'integrazione, inoltre, può formulare proposte per l'attivazione delle relative iniziative. L'articolo 14 reca la clausola di invarianza finanziaria, mentre l'articolo 15 contiene alcune disposizioni transitorie. L'articolo 16, infine, disciplina l'entrata in vigore. La senatrice EVANGELISTA ( M5S ), relatrice per la Commissione giustizia, riferisce sulla restante parte del provvedimento. L'articolo 6 consente l'applicazione dell'istituto dell'arresto in flagranza differita anche con riguardo ai reati commessi in occasione o a causa del trattenimento in uno dei centri di permanenza per il rimpatrio o delle strutture di primo soccorso e accoglienza; prevede che per i medesimi delitti indicati nel comma 7- bis che si proceda sempre con giudizio direttissimo, salvo che siano necessarie speciali indagini. L'articolo 7, intervenendo sull'articolo 131- bis del codice penale, limita il campo di applicazione della preclusione all'applicazione della causa di non punibilità per la "particolare tenuità del fatto" nelle ipotesi di resistenza, violenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. La modifica è volta a circoscrivere la preclusione ai reati commessi non più nei confronti di "pubblico ufficiale" ma nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di un ufficiale o agente di polizia giudiziaria nell'esercizio delle proprie funzioni. Contestualmente, la disposizione preclude sempre l'applicazione della tenuità del fatto alle ipotesi di oltraggio a magistrato in udienza. L'articolo 8 interviene sull'articolo 391- bis del codice penale allo scopo di inasprire il regime sanzionatorio per chiunque agevoli, nelle comunicazioni con l'esterno, il detenuto sottoposto alle restrizioni di cui all'articolo 41- bis della legge sull'ordinamento penitenziario; la pena base diventa la reclusione da 2 a 6 anni (in luogo della reclusione da 1 a 4 anni); la pena per la fattispecie aggravata diventa la reclusione da 3 a 7 anni (in luogo della reclusione da 2 a 5 anni). È inoltre estesa l'applicabilità delle medesime pene anche al detenuto che, sottoposto alle restrizioni di cui all'articolo 41- bis , comunica con altri in violazione delle prescrizioni imposte. L'articolo 9 inserisce nel codice penale il nuovo articolo 391- ter per punire con la reclusione da 1 a 4 anni chiunque mette a disposizione di un detenuto un apparecchio telefonico. La fattispecie si applica anche al detenuto che usufruisce del telefono e specifiche aggravanti sono previste quanto il reato è commesso da un pubblico ufficiale, un incaricato di pubblico servizio o un avvocato. L'articolo 10 modifica l'articolo 588 del codice penale, che punisce il reato di rissa, inasprendone le pene tanto per la fattispecie base, consistente nella partecipazione ad una rissa, quanto per quella aggravata, che si applica quando in conseguenza della rissa taluno rimanga ucciso o riporti lesioni personali. L'articolo 11, modificando gli articoli 13 e 13- bis del decreto-legge n. 14 del 2017, amplia l'ambito di applicazione delle misure del divieto di accesso ai locali pubblici e ai locali di pubblico trattenimento (cosiddetto Daspo), che possono essere disposte dal questore, autorità di pubblica sicurezza, nei confronti di coloro che siano stati denunciati per specifici reati e inasprisce le sanzioni in caso di violazione dei suddetti divieti. L'articolo 12 implementa gli interventi per il contrasto dei reati di stupefacenti commessi attraverso l'utilizzo della rete internet, prevedendo per i provider l'obbligo di introdurre strumenti di filtraggio dei siti web segnalati come strumento per la commissione dei suddetti reati e, conseguentemente, sanzioni amministrative per la violazione degli obblighi. L'articolo 13 interviene sulla disciplina del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, attribuendogli funzioni nell'ambito della prevenzione della tortura. Inoltre si consente al Garante di delegare l'esercizio di alcune circoscritte funzioni ai garanti territoriali, quando particolari circostanze lo richiedano, per una durata massima di 6 mesi. Infine, il mandato dell'attuale Garante è prorogato di due anni. Il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC )auspica che, dopo quanto accaduto e dopo i chiarimenti che i gruppi hanno inteso rendere in merito alla vicenda polemica scaturita dopo la precedente seduta della Commissione giustizia, non si debbano più verificare personalizzazioni sulle questioni procedurali; auspica che in futuro ci si comporti in maniera coerente con i principi di un corretto dibattito parlamentare; ringrazia poi le relatrici per la esaustività e la completezza delle relazioni; ricorda l'importanza del dibattito in merito al decreto sicurezza anche per via delle raccomandazioni che erano pervenute da parte della presidenza della Repubblica al momento della promulgazione del decreto. Ricorda, tuttavia, come le indicazioni della presidenza della Repubblica erano limitate solo ad alcuni aspetti mentre, a suo avviso, in questo momento il Parlamento starebbe approfittando del pretesto di procedere alle correzioni dettate per adeguarsi alle indicazioni rese dalla Presidenza della Repubblica, per introdurre tuttavia norme nuove ed estranee rispetto alle medesime suddette indicazioni. Esprime, quindi, disappunto per il fatto che si continuino a cambiare le norme al variare delle maggioranze parlamentari con grave pregiudizio della certezza del diritto e della funzionalità del sistema giudiziario. Il PRESIDENTE invita il senatore Caliendo a formulare le proprie considerazioni di merito in sede di discussione generale. Il senatore AUGUSSORI ( L-SP-PSd'Az ) chiede che sia svolto un ciclo di audizioni informali. Il PRESIDENTE , considerati i ristretti margini di tempo a disposizione per l'esame del provvedimento, invita i Gruppi a circoscrivere l'elenco di soggetti da audire. Propone inoltre di svolgere le audizioni nella giornata di domani, martedì 15 dicembre, nelle pause dei lavori dell'Assemblea. A conclusione delle audizioni, si aprirà la discussione generale. Propone inoltre di fissare il termine per la presentazione di eventuali emendamenti nella mattinata di mercoledì 16 dicembre. Il senatore CALDEROLI ( L-SP-PSd'Az ) ritiene difficile organizzare lo svolgimento delle audizioni nella giornata di domani, considerati gli impegni dell'Assemblea, convocata a partire dalle ore 9,30. Inoltre, considera prematuro fissare il termine per gli emendamenti, ancora prima dello svolgimento della discussione generale: anche se la scadenza del decreto è ormai imminente, essendo prevista per il 20 dicembre, e bisogna tenere conto che l'Assemblea sarà impegnata su altri argomenti prima di passare all'esame del disegno di legge n. 2040 . Il PRESIDENTE ribadisce che, nella giornata di domani, sarà possibile svolgere le audizioni prima e dopo le sedute dell'Assemblea, o anche durante la pausa in genere prevista all'ora di pranzo. A proposito del termine per gli emendamenti, sebbene da un punto di vista procedurale sarebbe più corretto fissarlo dopo lo svolgimento della discussione generale, ritiene che si debba tener conto dei tempi a disposizione per l'esame del provvedimento. Il senatore PILLON ( L-SP-PSd'Az ) fa presente, in merito al dibattito sulla necessità di procedere o meno alle audizioni, come già presso la Camera dei deputati molte audizioni siano state stralciate per ragioni di tempo e ritiene, quindi, opportuno un supplemento d'istruttoria almeno presso questo ramo del Parlamento, in modo da poter recuperare le audizioni che non sono state svolte presso la camera dei deputati, evidenziando preoccupazioni per l'impatto che un provvedimento così delicato potrebbe avere sugli interessi generali del Paese. Il presidente OSTELLARI ( L-SP-PSd'Az ) fa presente di aver raggiunto un'intesa con il presidente Parrini affinché entro le 19 di oggi si indichino eventuali soggetti da audire, ed affinché le audizioni possano svolgersi nella giornata di domani sfruttando le eventuali pause dei lavori dell'Assemblea; si concorda poi nell'indicazione di due richieste di audizione per ogni Gruppo parlamentare. Il presidente PARRINI ( PD ), dopo aver comunicato di aver chiesto - anche su sollecitazione del Presidente della Commissione giustizia - di utilizzare per le sedute delle Commissioni riunite l'Aula del Senato, ove possibile, conferma la proposta di fissare per le ore 19 di oggi, lunedì 14 dicembre, il termine entro cui indicare i soggetti da audire, nonché l'invito a contenere l'elenco a due nominativi per Gruppo. Le Commissioni riunite convengono. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 15,30.