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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 281 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente CALDEROLI e del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,35). Si dia lettura del processo verbale. PISANI Giuseppe , segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 9 dicembre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati PRESIDENTE . Comunico che, in data 11 dicembre 2020, è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, recante misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario» (2045). Sulla scomparsa di Paolo Rossi PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi) . Onorevoli senatori, mercoledì scorso si è spento Paolo Rossi, calciatore e opinionista sportivo, ma soprattutto uno dei simboli più emozionanti dello sport italiano. Ricordarne la figura nella solennità dell'Aula del Senato significa per tutti tornare indietro con la memoria a quasi quarant'anni fa, all'immagine di quel ragazzo pulito, garbato, educato che, con incredibile tenacia, coraggio e determinazione, ha infiammato il cuore di un'intera Nazione. Era l'estate del 1982 e i milioni di italiani che hanno invaso le strade e le piazze di ogni dove per festeggiare la vittoria dei Mondiali di calcio in Spagna sono il più bel ritratto di un popolo che nello sport aveva ritrovato tutta la sua forza, tutto il suo carattere e la sua unità. Sono il ritratto di un Paese che, dopo anni di terrore, di sacrifici economici, di scontri sociali e forti tensioni politiche, aveva afferrato un'occasione di riscatto, si riempiva di orgoglio e si candidava a diventare protagonista dello scenario internazionale. E ci riuscì proprio grazie alle prodezze del calciatore italiano con il nome più italiano di sempre, di quel Paolo Rossi che, partendo da una piccola squadra di provincia, un passo alla volta, senza arrendersi mai di fronte a mille difficoltà, ha raggiunto la vetta del mondo ed è diventato un modello positivo dentro e fuori dei campi di calcio per intere generazioni. L'esempio di un Italia concreta, intelligente, creativa, instancabile e generosa. Un atleta che ha fatto sognare l'Italia e che questa Italia non smetterà mai di amare. Per questo è ancora più odioso aver appreso che, proprio durante i funerali, la sua casa di Bucine è stata svaligiata da persone senza scrupoli e senza umanità. Alla moglie Federica, ai figli e a tutta la famiglia desidero esprimere il cordoglio e la vicinanza del Senato. In ricordo di Paolo Rossi, campione italiano nel mondo di sport e sportività, invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi). SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, grazie per il bellissimo ricordo che ha voluto dedicare all'amico Paolo Rossi. Paolo Rossi non è stato solo un grandissimo calciatore e neppure solo un grandissimo sportivo. (Brusio) . Scusate, colleghi, sarebbe un momento di commemorazione. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,45) ( Segue SBROLLINI). Oggi vorrei parlare soprattutto di Paolo come persona. Il grande campione in campo lo conosciamo tutti e tutti lo ricordiamo nella mitica nazionale del 1982, quella che sabato lo accompagnava in spalla nel suo ultimo viaggio: i suoi fratelli, perché non erano solo amici quelli che avevano condiviso il mondiale più bello che ha unito tante generazioni, ma erano come fratelli. Ricordiamo i suoi gol nella Nazionale, nella Juve, i periodi anche un po' più negativi che ha vissuto nel Perugia e nel Milan. Ma era Paolo Rossi soprattutto nel suo amatissimo Lanerossi Vicenza. Quella Vicenza che lo ha adottato e che gli ha consegnato la cittadinanza onoraria. Quella Vicenza che venerdì, con grandissima compostezza e anche con discrezione - che era poi una delle doti di Paolo - lo ha salutato prima allo stadio e poi durante il suo funerale. Paolo non era solo un amico per me, perché lo era per tutti quelli con cui entrava subito in empatia. Con chiunque lo avvicinasse era sempre lui, semplice, con il suo sorriso, le sue battute, la sua gentilezza, la sua generosità, quell'altruismo che metteva in campo, nello sport, ma che faceva parte della sua vita. Ha fatto tanto bene, ha fatto tanta beneficenza. Era una persona che credeva molto nella solidarietà e per questo era amato da tutti. Era amato anche da chi non seguiva il calcio. Ognuno di noi, penso di poterlo dire anche a nome di quest'Assemblea, di tutte le colleghe e i colleghi, ha grazie a lui dei ricordi indimenticabili legati alla nostra vita, ad un pezzo di storia di questo Paese. Paolo Rossi era un campione di valori, un fuoriclasse dentro e fuori dal campo. Ci ha insegnato a coltivare il sacrificio e ha sofferto tanto. Ha fatto riscoprire all'Italia di essere una Nazione unita, un popolo che nelle sue emozioni trovava l'identità e la forza di guardarsi e andare avanti, dice il mio amico Fabio Poli dell'Associazione calciatori italiani. Ieri, poi, scriveva questa bellissima lettera aperta il presidente Gabriele Gravina: «Paolo lo ricorderemo per sempre con le braccia al cielo, il sorriso sulle labbra e il Tricolore sul cuore». O ancora, un amico giornalista vicentino, Antonio Di Lorenzo, venerdì ha detto: «non è solo Vicenza che sfila sul verde dello stadio Menti, ma tutta l'Italia». Antonio Cabrini ha detto che Paolo era veloce e se n'è andato così, velocemente, in silenzio. Ma il suo ricordo non morirà mai e non è retorica, perché ha davvero abbracciato tante generazioni Ora, però, sta a noi ricordarlo come avrebbe voluto. Ci saranno molti momenti in cui lo ricorderemo, faremo iniziative e manifestazioni, gli dedicheremo insieme, anche nella nostra città di Vicenza, un luogo importante come lui merita. Le ultime parole le voglio esprimere ricordando e abbracciando anche dall'Aula del Senato la sua meravigliosa famiglia, la splendida moglie Federica, le figlie Maria Vittoria e Sofia Elena e il figlio Alessandro. Concludo, signor Presidente, dicendo questo: Paolo diceva che la morte è semplicemente spostarsi nella stanza accanto. Ecco, io voglio pensare questo, che Paolo sarà sempre accanto alla sua famiglia e a tutti noi che gli abbiamo voluto bene. Grazie Paolo, ciao Pablito. (Applausi) . LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghi, quando giovedì 10 dicembre, di prima mattina, come molti di noi fanno, guardando lo smartphone , ho letto la notizia dell'improvvisa scomparsa del grande calciatore Paolo Rossi, il mio sentimento è stato di incredulità, subito ho pensato a una fake news di cattivo gusto, legata alla scomparsa di Maradona. Questo sentimento si è trasformato in un velo di tristezza che mi ha accompagnato per un paio di giorni, quando purtroppo le agenzie hanno confermato la triste notizia. La figura di Paolo Rossi fu indissolubilmente legata al trionfo azzurro del mondiale di calcio di Spagna del 1982, un evento che non fu solamente - l'ha già ricordato il Presidente - una grande vittoria sportiva, come ebbe a comunicarci lo storico triplice annuncio di Nando Martellini che eravamo campioni del mondo, ma quella vittoria fu l'emblema di quegli anni Ottanta che chiudevano il periodo più buio del terrorismo e determinarono il rilancio morale ed economico del nostro Paese. Paolo Rossi - Pablito, come è stato ribattezzato - è stato quindi uno dei protagonisti di una tappa significativa della storia italiana del secondo dopoguerra. Egli fu indubbiamente uno dei giocatori più forti in assoluto del calcio mondiale, come fu suggellato dal «Pallone d'oro» del 1982, dai successi nei club del Lanerossi Vicenza, Perugia e soprattutto della Juventus. Interpretava il ruolo di attaccante in modo intelligente e astuto. Certo, Paolo Rossi non era il classico centravanti da sfondamento come lo furono Giorgio Chinaglia o Christian Vieri, ma le sue caratteristiche erano la rapidità, il fiuto della posizione giusta al momento giusto, l'agilità, quasi segnasse i goal in modo garbato, un garbo che egli ha anche avuto nel lasciare questo mondo, in punta di piedi, con la riservatezza e l'intelligenza che lo hanno sempre contraddistinto, ma davvero troppo presto. Anche il nostro Gruppo porge le più sentite condoglianze a tutta la sua famiglia. Con te se ne va un pezzo di storia del nostro Paese ed anche una parte importante degli anni spensierati della nostra gioventù. Grazie Paolo, grazie campione del mondo. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, ho sentito molto in questi giorni commemorare e ricordare, con grande affetto da parte di tutti, Paolo Rossi e, forse, a tutti sarà venuto in mente che in questi anni non abbiamo riconosciuto la grandezza e il valore, non solo sportivo, che egli ha rappresentato per la nostra Nazione. Fu sicuramente un grande calciatore e, come è stato appena ricordato, fu anche «Pallone d'oro», capocannoniere ai mondiali del 1982, vinti dall'Italia, vincendo altresì due scudetti. Voglio però ricordare che lui ha sempre affermato che il suo orgoglio era la maglia azzurra; non quella del Vicenza, della Juve o di un'altra squadra, ma la maglia azzurra. Si identificava col ruolo di centravanti della nazionale e tale ruolo andò oltre l'aspetto sportivo. Nel 1982 l'Italia era ancora con i postumi, forse neanche con i postumi, ma con la coda del terrorismo nazionale, quello delle Brigate rosse, ed era ancora dietro alle stragi che si erano verificate da non molti anni. Era un'Italia divisa e divisiva in cui - voglio ricordare - il Tricolore era visto con diffidenza; chi ce l'aveva, lo teneva nel cassetto. Chi ce l'aveva, a volte era guardato con sospetto. Non voglio dire altro per non fare politica di parte in questa occasione. Credo che la vittoria dell'Italia, con gli altri splendidi protagonisti di quella avventura - per fortuna ancora quasi tutti tra noi, anche se purtroppo non Scirea - ma soprattutto Paolo Rossi, consentì un'esplosione di amore per la nostra Patria che andò ben oltre la vicenda sportiva e calcistica. Un sito che ho appena consultato afferma che era bello essere italiani nel 1982, era bello vedere risvegliarsi attorno al nome di Paolo Rossi un sentimento che accomunava gente di orientamenti politici completamente diversi, tutti col Tricolore in mano. Fu un miracolo. Si parla tanto, giustamente, di quale significato abbia avuto nell'immediato dopoguerra la vittoria di Bartali al Tour de France. Si dice che salvò l'Italia dalla rivoluzione. Io credo che Paolo Rossi fece qualcosa di diverso, ma forse, in un certo senso, più grande perché restituì all'Italia un'anima nazionale. Perché non dire come stavano veramente le cose? Certo, ci volle poi, qualche anno dopo, l'opera del grande presidente Ciampi che, sulla falsariga della rivalutazione del sentimento e dell'identità nazionale, compì l'opera. Fu però la Nazionale di Paolo Rossi a darci, oltre la soddisfazione sportiva, questa possibilità. Ricordo che quell'estate mi recai all'estero e le persone più umili appena ci vedevano e capivano che eravamo italiani ci urlavano «PaoloRossi», tutto attaccato. Era diventato l'italiano più famoso nel mondo e l'italiano di cui essere più orgogliosi nel mondo. Rendo allora a lui un grande omaggio e un grande affetto. Ho avuto l'onore e il piacere di conoscerlo. Non mi posso definire amico perché l'avrò visto in vita mia al massimo sette volte, ma ho avuto la possibilità di apprezzare il suo modo di essere, la sua semplicità, la sua umanità e il suo essere capace di volare alto sulle divisioni. Scusate allora se finisco non con una polemica, ma con un'annotazione necessaria da parte mia e del mio movimento politico. Come avete visto in nessuna dichiarazione abbiamo cercato di mettergli la maglietta politica; eppure lui nel 1999 si era candidato alle europee con Alleanza Nazionale e mai ha rinnegato quella scelta. Mi aspettavo che qualche giornale lo potesse ricordare, cosa che sarebbe successa se si fosse candidato a sinistra. Non ci siamo però lamentati. Mi lamento di una cosa diversa, signor Presidente, cioè che la Rai, servizio di Stato, in un'edizione straordinaria di «90° minuto» ha ritenuto di invitare, per commemorarlo, Di Maio e uno dei giornalisti non voglio dire più odiosi, dirò qui più divisivi che esistano, come Scanzi, che nulla hanno a che fare - né l'uno, né l'altro - con lo sport e men che meno con Paolo Rossi. (Applausi) . Lasciate che Paolo Rossi, come abbiamo fatto noi, che semmai ne avevamo i titoli, appartenga a tutti. Non tiriamo la maglietta a Paolo Rossi, che di maglietta ne ha una sola: quella azzurra con il tricolore stampato sul petto. (Applausi) . RUOTOLO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, colleghi, colleghe, siamo qui a commemorare un uomo che ci ha lasciati a sessantaquattro anni, colpito da un tumore, in questo drammatico 2020. Lo vogliamo giustamente ricordare in modo così solenne nell'Aula del Senato della Repubblica, perché quest'uomo - l'eterno ragazzo con la maglia numero 20 dell'Italia - ha lasciato un segno nella storia recente del nostro Paese. Sì, Paolo Rossi è stato il simbolo di quell'Italia che vinse i Mondiali di calcio del 1982, un campione gentile che con i suoi goal unì un Paese intero e rese felici tutti: amanti del calcio, dello sport e non solo. Fu proprio così, perché rese quell'estate indimenticabile e non è un caso che la sua morte abbia colpito tutti, anche chi nel 1982 non era ancora nato. Che amara coincidenza: se ne sono andati via, a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro, Diego Armando Maradona e Paolo Rossi. Emanuela Audisio, sulle pagine del quotidiano «la Repubblica», scrive che Paolo Rossi è stato il nostro Maradona, ma alla maniera di Paolo Rossi: due personalità completamente diverse, due calciatori tecnicamente diversi, ma che hanno entrambi fatto la storia recente del calcio nel nostro Paese. Pablito con la maglia azzurra dell'Italia, Maradona con quella del Napoli; Paolo Rossi fermo per due stagioni per lo scandalo del calcioscommesse, Diego Armando Maradona con la sua vita tribolata dagli eccessi. 1982: voglio ricordare quell'estate di trentotto anni fa, perché grazie all'Italia del calcio tornammo a manifestare nelle piazze dietro il tricolore, uniti. Avevamo alle spalle anni terribili e altri ne avremmo vissuti in seguito. Due anni prima c'era stata la strage alla stazione di Bologna, quattro anni prima il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro e - ancora - noi napoletani eravamo nel pieno dell'emergenza post-terremoto del 23 novembre 1980. Ebbene, in quell'estate di trentotto anni fa riscoprimmo la felicità e fu proprio il presidente della Repubblica Sandro Pertini a interpretare quel nostro stato d'animo. Quella sua gioia irrefrenabile accanto al re Juan Carlos, al quale disse: «Con questi azzurri non ce n'è per nessuno», lo rese portavoce del nostro sentire comune. Ma come, con tutti i problemi che abbiamo si pensa alla vittoria dei Mondiali di calcio? Questo chiese l'inviato del TG2 Italo Moretti al presidente Pertini, mentre l'aereo presidenziale riportava a casa gli eroi azzurri. Egli rispose: la settimana è fatta di sette giorni e la domenica è fatta per riposare e gioire. Ecco, oggi è domenica, domani sarà lunedì. Signor Presidente, colleghe e colleghi, quella dell'82 non è stata solo la nazionale di Paolo Rossi. Li ricordiamo tutti: Bearzot, Zoff, Tardelli, Bergomi, Cabrini, Graziani, Antognoni, Gentile, Collovati, Scirea, Oriali, Conti. Insomma, vinse un'intera squadra e i componenti di quella squadra sono rimasti amici per sempre e tutti loro, gli straordinari ragazzi dell'82, fanno parte delle nostre vite. Grazie campioni, grazie Paolo Rossi. (Applausi) . *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, ringrazio la Presidenza per questo momento solenne. C'è un'epica nella vita, e in special modo nello sport, a cui alcuni sono destinati. Paolo Rossi lo è stato. È stato ed è un eroe nazionale, con la naturalezza, con la semplicità, con il sorriso di un ragazzo come un milione di altri, come siamo stati ragazzi noi che andavamo a scuola mezz'ora prima che suonasse la campanella per giocare a pallone nel pezzo di asfalto davanti al portone d'ingresso, con un pallone improvvisato e due pietre o due giubbini messi a terra per segnare i pali della porta; come un milione di noi per tutte le domeniche mattina o i sabati pomeriggio passati su campetti umidi, pieni di fango, che erano la nostra felicità e che sono la felicità dei nostri figli. Penso all'emozione delle trasferte o delle partite in casa, dei campionati dei giovanissimi, degli allievi, della seconda categoria dei nostri paesi, delle nostre città di provincia. Paolo Rossi ha incarnato un mondo, ha incarnato un'epoca; è stato un campione e un fuoriclasse. Esile, sgusciante, imprendibile. Paolo Rossi fu leggenda molto prima di quel 5 luglio 1982 allo stadio Sarriá di Barcellona, molto prima del mondiale. Diventò leggenda con la maglia della squadra Lanerossi Vicenza, che condusse a pochi minuti dallo scudetto, quando già da ala destra era diventato formidabile e geniale centrattacco e costruttore di gioco, costruttore di spazi, di geometrie in campo come seppe dimostrare ai Mondiali del 1978 in Argentina, dove la maglia azzurra e Paolo Rossi divennero una cosa sola per sempre. Come tutti gli eroi, signor Presidente, cadde e seppe rialzarsi dopo gli infortuni al ginocchio, dopo la gogna ignobile e ingiusta, che non volle mai accettare, dell'inchiesta del calcioscommesse. Fu Bearzot ad aspettarlo e a volerlo ai mondiali di Spagna e arrivò quel 5 luglio alle ore 5 della sera, quando Paolo Rossi sconfisse il Brasile. I brasiliani dicono ancora piangendo: «l'uomo che sconfisse il Brasile». Come in una leggenda più grande di noi, grande quanto un Paese, l'Italia, che usciva da anni bui e tremendi. Quella sera e le successive, invece, l'Italia è stata carica di gioia e piena di speranza per il futuro, e poté festeggiare con Rossi, con Bearzot con il Presidente Pertini, con tutti i ragazzi del mundial, che dovremmo ricordare ad uno ad uno e che qualche giorno fa hanno portato Paolo Rossi a spalla tributandogli l'ultimo commiato. Signor Presidente, ogni storia di calcio è una storia di memoria collettiva, piena di mille altre storie; le storie di ognuno di noi, di un Paese intero, della nostra Italia. Paolo Rossi è il giocatore che ha saputo entrare nella leggenda, il cui nome è impresso nella storia del calcio mondiale e nella storia collettiva di un Paese - il nostro -, nella storia familiare e sentimentale di ognuno di noi, di ogni italiano. Osvaldo Soriano, un grande scrittore e un calciatore mancato, ha scritto: ogni volta che entravo in area di rigore avevo l'impressione di guadagnarmi qualche attimo di paradiso. Ecco, qualche attimo di paradiso è quello che Paolo Rossi ha regalato ad ognuno di noi, per sempre. (Applausi) . BARACHINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BARACHINI (FIBP-UDC) . Il suo sorriso, la maglia azzurra numero 20, le braccia alzate al cielo: è questa l'immagine che rimarrà per sempre con noi. Un grido di gioia: una, due, tre volte, tutte nella stessa partita contro il Brasile; poi, di nuovo, in finale, nella notte magica di Madrid, per trasformare la speranza in un sogno, l'attesa in un attimo unico e irripetibile. "PaoloRossi", tutto attaccato, come lo chiamavano i suoi tifosi, e soprattutto come lo chiamavano sottovoce gli avversari, che lo temevano come nessun altro. Un fisico gracile sin da piccolo, quando sognava di fare l'astronauta, non il calciatore, non un fenomeno di atletica, ma capace di una volontà e di una rapidità straordinaria che gli consentiva di anticipare le mosse degli altri. Il destino nel nome, un nome comune da "signor Rossi", appunto, diventato unico, orgoglio di un Paese e di una generazione. Il Paolo nazionale, il "Pablito mundial", che ci portò in pochi giorni dove nessuno avrebbe nemmeno osato immaginare, perché davanti c'erano i fenomeni, i predestinati: da una parte, avversari che sembravano imbattibili, dall'altra, i nostri ragazzi di Spagna 1982, con quel centravanti apparentemente fragile, in disparte, intimidito da una lunga squalifica, ma pronto a guidare quella che si sarebbe rivelata una riscossa collettiva. La riscossa di un Paese che usciva da lotte sociali, crisi economica, divisioni politiche, dall'insensata temperie del terrorismo. Dai suoi gol, dagli abbracci degli azzurri, dalle bandiere tricolore, dalle feste di piazza l'Italia ritrovò fiducia, ottimismo, la voglia di rialzare la testa e vincere tante sfide, conoscendo un momento di autentica, insperata e totale felicità. Quel momento indimenticabile che tutti noi ricordiamo; ricordiamo dove eravamo, ricordiamo vicino a chi eravamo, come ricordiamo la filastrocca della formazione: «Zoff, Gentile, Cabrini (...)». Le immagini di Spagna '82, senza nulla togliere agli altri nostri trionfi sportivi, restano quelle più familiari, perché accompagnate da quel sorriso semplice, fresco, che diceva tutto e univa il Paese, oltre le appartenenze, le rivalità, il tifo, le simpatie. Una prova corale di un gruppo così determinato e affiatato al punto di fare della maglia azzurra l'abito della festa di un Paese intero, che aveva voglia di uscire a gridare la gioia di una comunità ritrovata. Un regalo straordinario in quelle serate di giugno e luglio, un'epifania fuori stagione, il trionfo di un'Italia che si immedesimava in quella Nazionale e nell'esultanza senza freni del suo presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Di quei sentimenti Paolo Rossi è stato l'artefice, come gli hanno riconosciuto gli stessi compagni, inseparabili in campo e nell'amicizia. Da quello spirito di squadra Paolo Rossi ha saputo tirar fuori le energie giuste, anche nei momenti di solitudine, quando sembravano venir meno certezze e solidarietà. Paolo, come amava ripetere nelle interviste, e come ha scritto nel libro sulla sua vita, si rivedeva spesso appoggiato ai bordi del Bernabeu, contento di vedere tutta quella gente felice e spensierata. Ha detto di aver voluto fortemente che quell'attimo non finisse più, che durasse per sempre; ma poi ha saputo risvegliarsi, spogliarsi del vestito del supereroe e tornare a essere un uomo normale, un padre, un marito, ritrovando la felicità e l'attaccamento alla vita, giorno dopo giorno, fino all'ultimo, anche nella malattia. Dal campione all'uomo, la stessa persona ispirata ai valori in cui Paolo ha sempre creduto, a cominciare dalla sua fede, mai esibita, coltivata nella sfera intima, lontano dai riflettori. Un fuoriclasse, mai un personaggio, come ha detto sabato mattina, durante i funerali, don Pierangelo; un uomo sensibile, un campione che si era rialzato dalle cadute e dagli infortuni e che ci ha dato una lezione di forza, dignità e amore anche negli ultimi giorni. Li abbiamo visti i nostri eroi dell'82, ognuno al suo posto, emozionarsi sabato mattina come in campo, con la commozione, lo spirito, la medesima voglia di essere una famiglia. A nome del Gruppo Forza Italia mi unisco con affetto al dolore dei familiari e degli amici tutti, con la commossa partecipazione del nostro Paese, che ha salutato un uomo vero, una persona aperta, leale, ironica, attaccata alle radici della sua Prato, ma capace di farsi figlio anche di altre città: Perugia, Torino, Milano, Verona e la sua patria sportiva, Vicenza. Alla moglie Federica, alle figlie Maria Vittoria e Sofia Elena, ad Alessandro e alla mamma Simonetta, il nostro più vivo ringraziamento per aver testimoniato uno stile, una vicinanza, un'unione che dovrebbero esserci di incoraggiamento, anche e soprattutto nella grande prova che stiamo affrontando come Paese, istituzioni e comunità civile, e che dovremo sostenere anche nelle settimane difficili che abbiamo davanti. Ricordandolo in quest'Aula di Palazzo Madama - credo di interpretare il sentimento generale - siamo certi di aver avuto in Paolo Rossi un campione di generosità autentica, coltivata nei valori che contano, che sono e devono essere il vanto della nostra Italia di ieri, di oggi e di domani. Paolo Rossi: una bandiera del nostro essere italiani. (Applausi). STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ci stringiamo alla famiglia e a tutto lo sport (quello con la S minuscola) per la perdita del grande Paolo Rossi. Fin da giovanissimo rivelò un grande talento e giunse a Vicenza che sembrava un ragazzo per giocare nella squadra locale. Ammaliò e conquistò la nostra città con il suo sorriso e la sua semplicità. Paolo Rossi era un ragazzo normale, anche se di straordinario aveva tutto. Era il ragazzo che apparentemente tutti potevano essere: sorridente, fiducioso, generoso, serio negli allenamenti, umile anche di fronte ai grandi risultati, come ha dimostrato nel corso della sua brillante carriera e lontanissimo dai divismi che hanno trascinato molti sportivi. Vicenza ha sempre amato quel ragazzo, poi diventato campione e lui ha sempre amato Vicenza e qui ha tenuto contatti, amici e interessi, tanto da sceglierla come luogo dove celebrare l'ultimo solenne saluto. L'Italia di quei tempi stava cercando di lasciare alle spalle i periodi tormentati degli anni di piombo. Tutto stava rinascendo e, parimenti alla squadra del Vicenza, gol dopo gol, quel mondo ebbe un'accelerazione e tutto divenne possibile. Grazie a Paolo Rossi, il Lanerossi Vicenza salì dalla serie B alla A e poi, in un anno, fino al secondo posto, dietro la Juventus. Fu uno sbalorditivo riscatto calcistico che andò di pari passo con una provincia che in pochi anni si era imposta come capitale dell'oro. Come Paolo Rossi accompagnò il Lanerossi agli onori della cronaca sportiva, questo splendido atleta, insieme con i suoi compagni, portò al mitico trionfo del 1982 quella squadra cui forse solo noi italiani credevamo. Nella nostra storia quella vittoria fu la prima a essere condivisa da tutti. Erano i bei momenti di quell'Italia; quella che sapeva veramente credere e sperare. Le partite del mondiale erano un modo per stare insieme, tutti trascinati dal grande entusiasmo dei gol di Paolo Rossi e da una forte sensazione di appartenenza alla nostra Nazione. Pablito è stato un grande campione, un grande sportivo appassionato e semplice, di grande dignità e capace. Lui resterà per sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori di italiani. A Vicenza abbiamo pianto tutti la sua scomparsa. Commuovono le immagini delle lunghe file per la camera ardente allo stadio Menti e il cordoglio al duomo di tutta la popolazione. Abbiamo visto i vecchi compagni della grande squadra del 1982 e i grandi amici di sempre portare a spalle il feretro. Non lo scorderemo mai. Lo sport, i giovani e tutti noi abbiamo bisogno di buoni eroi e lui lo era. Buon viaggio, Paolo! (Applausi) . LANZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, senatrici e senatori, ringrazio tutti i colleghi che mi hanno preceduto, a eccezione del senatore La Russa. Avrei tanti elementi per replicare al suo intervento, ma mi astengo per il rispetto del momento. (Applausi) . Nel 1982 avevo venticinque anni. Non esistevano i social e gli smartphone . La rete non offriva ancora tutto ciò che oggi è disponibile e il calcio era l'aggregatore principale che permetteva di discutere in leggerezza. Eravamo tutti allenatori, ognuno con la propria soluzione. Quando giocava la nazionale, però, ci si sentiva tutti dalla stessa parte e le partite erano l'occasione per ritrovarsi. Ricordo benissimo il Mondiale del 1982: le prime tre partite, sotto le aspettative di quell'Italia di Bearzot, non avevano soddisfatto l'opinione pubblica e alcune critiche tiravano per la giacchetta il commissario tecnico perché sostituisse Paolo Rossi in vista delle partite con Brasile e Argentina. Io stesso dissi ai miei amici che se avessimo passato di turno sarei andato di corsa da Sassuolo a Magreta (circa sette chilometri) e ricordo che, quando accadde che superammo il turno, un codazzo di macchine e moto mi seguì nell'onorare l'impegno. Oggi, nel rendere omaggio a un formidabile campione mi chiedo: cos'è il calcio per gli italiani? Competizione, rabbia, rancori, voglia di sfida, grandi gioie, delusioni, tifo sfrenato e tanta, tanta passione. Ci sono moltissimi uomini che hanno alimentato la nostra passione per il calcio, ma veramente pochi sono quelli che hanno unito tutti gli italiani, storicamente divisi tra le loro fedi calcistiche. Paolo Rossi è stato questo: un atleta che ha saputo con le sue gesta trasformarsi nel collante per tutta la società italiana. Del resto, la nostra Nazionale da sempre ha rappresentato il desiderio di vittoria attorno al quale tutti ci stringiamo indistintamente. Quella dell'Italia è una delle fedi che ci accomuna tutti. Troppo spesso non manifestiamo a dovere la nostra italianità ed è per questo che esistono i Paolo Rossi; i grandi giocatori che ci ricordano quanto amiamo il nostro Paese. Colleghi, fa male ricordare persone che hanno rappresentato tanto nella nostra vita, anche se solo attraverso uno schermo della TV o dagli spalti di uno stadio. Ci sono uomini che hanno arricchito la nostra anima e quando se ne vanno un pezzetto di questa viene strappata via e fa male. Nella vita di Paolo Rossi possiamo leggere tante metafore, tutte inserite all'interno di un'esistenza piena di un grande uomo. Paolo Rossi è stato un uomo che ha saputo rialzarsi più volte. Il suo trionfale Mondiale del 1982 non può e non deve essere letto solamente dal punto di vista sportivo, pur ovviamente eccezionale, ma la sua esperienza umana deve far pensare a quanti durante la loro vita hanno subito delle brusche pause, non sempre dovute alla propria volontà. Lo stop di due anni a cui dovette far fronte Paolo Rossi fu per lui un momento molto difficile, ma da uomo forte qual è sempre stato ha saputo ripartire subito, anche con un gol, al suo rientro nelle ultime giornate del campionato del 1982: solo il preludio al ruolo da protagonista nei sogni italiani del mondiale spagnolo. Le metafore in Paolo Rossi non finiscono qui: lui stesso nella sua autobiografia si descrive come un uomo normale; non un fuoriclasse, non un atleta dalla prestanza fisica strabordante, ma uno che ha saputo farcela con l'impegno quotidiano e con la forza di volontà: uno di noi insomma. Allora voglio rivolgermi non solo a voi colleghi, ma a tutti gli italiani che oggi stanno faticando in questa crisi: siamo tutti uomini normali, rimbocchiamoci le mani e insieme ce la faremo, come ce la fece Paolo Rossi. Voglio concludere il mio ricordo con una frase dello stesso Paolo Rossi che credo sia più attuale che mai e che deve fungere da monito e da stimolo per tutti noi in questa difficile fase di crisi per il Paese: «si può essere stritolati da qualcosa che ci cattura senza che noi abbiamo fatto nulla perché accadesse. Si può diventare vittime e non riuscire a dimostrarlo». Colleghi, oggi siamo tutti noi vittime incolpevoli di questo virus venuto da lontano. Rialziamoci tutti insieme; magari il 2021 sarà anche di aiuto, con quelle che auspichiamo saranno le "notti magiche" dell'Europeo di calcio in ricordo di Paolo Rossi. Ciao Paolo. (Applausi) . PRESIDENTE . Sospendiamo i nostri lavori, che riprenderanno al termine della Conferenza dei Capigruppo. La seduta è sospesa. (La seduta, sospesa alle ore 17,23, è ripresa alle ore 18,41) . Presidenza del vice presidente TAVERNA Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche e integrazioni al calendario della settimana corrente e il nuovo calendario fino al 21 dicembre. La discussione generale del decreto-legge ristori si svolgerà fino alle ore 21 di stasera per proseguire domattina, a partire dalle ore 11. Al fine di permettere la riunione di un Gruppo parlamentare, le Commissioni non potranno riunirsi dalle ore 9 alle ore 11. Mercoledì 16, alle ore 9,30, saranno discusse mozioni sulle limitazioni alla circolazione nel territorio nazionale nel periodo natalizio. Dalle ore 15 alle ore 16,30 saranno discussi il rendiconto e il bilancio interno del Senato. L'ordine del giorno della seduta di giovedì 17 prevede la deliberazione di questioni pregiudiziali, ex articolo 78, comma 3, del Regolamento, sul decreto-legge immigrazione e protezione internazionale e, a seguire, la discussione del medesimo decreto fino alle ore 20,30, che proseguirà, ove necessario, anche nelle giornate di venerdì 18 e sabato 19 dicembre. L'Assemblea tornerà a riunirsi lunedì 21 dicembre, alle ore 17, con comunicazioni del Presidente. Calendario dei lavori dell'Assemblea PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario della settimana corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 21 dicembre: Lunedì 14 dicembre h. 16,30-21 - Disegno di legge n. 1994 - Decreto-legge n. 137, Ristori (scade il 27 dicembre) - Mozioni sulle limitazioni alla circolazione nel territorio nazionale nel periodo natalizio (mercoledì 16, ore 9,30) - Doc . VIII, nn. 5 e 6 - Rendiconto e Bilancio interno del Senato (mercoledì 16, ore 15) - Deliberazione di questioni pregiudiziali ex articolo 78, comma 3, del Regolamento, in ordine al disegno di legge n. 2040 - Decreto-legge n. 130, Immigrazione e protezione internazionale (approvato dalla Camera dei deputati) (giovedì 17, ore 9,30) - Disegno di legge n. 2040 - Decreto-legge n. 130, Immigrazione e protezione internazionale (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 20 dicembre) Martedì 15 " h. 11 Mercoledì 16 " h. 9,30 Giovedì 17 " h. 9,30-20,30 Venerdì 18 " h. 9,30 (se necessaria) Sabato 19 " h. 9,30 (se necessaria) Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 2040 (Decreto-legge n. 130, Immigrazione e protezione internazionale) sarà stabilito in relazione ai lavori delle Commissioni. Lunedì 21 Dicembre h. 17 - Comunicazioni del Presidente Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1994 (Decreto-legge n. 137, Ristori) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 1 h. Governo 1 h. Votazioni 1 h. Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1 h. 27' L-SP-PSd'Az 1 h. 8' FIBP-UDC 1 h. 2' PD 49' Misto 46' FdI 38' IV-PSI 38' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2040 (Decreto-legge n. 130, Immigrazione e protezione internazionale) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1 h. 2' L-SP-PSd'Az 48' FIBP-UDC 44' PD 35' Misto 33' FdI 27' IV-PSI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' Discussione del disegno di legge: Doc 1994 Conversione in legge del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1994. I relatori, senatori Presutto e Marino, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Presutto. PRESUTTO, relatore . Signor Presidente, illustri colleghi, rappresentanti del Governo, la persistenza della pandemia da Covid-19 e il picco generato dalla seconda andata hanno reso necessaria l'adozione di nuovi decreti della Presidenza del Consiglio per far fronte alle emergenze in atto, prevedendo delle restrizioni finalizzate al contenimento della diffusione del contagio. Contemporaneamente, il Governo ha adottato, con carattere progressivo, azioni di sostegno ai settori economici più colpiti dalle restrizioni conseguenti alla pandemia. Si tratta di provvedimenti che hanno seguito l'evoluzione delle difficoltà economiche, approntando risposte in grado di adattarsi alle varie esigenze. Queste misure sono contenute in quattro decreti-legge: al primo, denominato ristori, sono seguiti il ristori- bis, il ristori- ter e il ristori- quater , che sono stati trasformati in emendamenti al decreto-legge ristori. Tali provvedimenti, per le caratteristiche che ho appena riportato, devono essere considerati in maniera organica, ricordando anche che ad essi seguirà a breve un altro decreto-legge, una sorta di ristori cinque, il quale servirà a dare un'ulteriore risposta di sostegno al nostro sistema economico e produttivo, con l'obiettivo di sostenere tutte quelle attività che, pur non avendo chiuso, hanno però registrato cali di fatturato, perché fanno parte delle filiere collegate ad attività chiuse. Oggi siamo chiamati in quest'Aula a discutere e votare il disegno di legge di conversione del decreto-legge ristori, che conta su una dote complessiva superiore ai 19 miliardi di euro per potenziare ed estendere la rete di protezione intorno al nostro tessuto economico produttivo. Durante il mio intervento vi illustrerò le caratteristiche della parte del disegno di legge collegata al ristori uno e bis . L'altro relatore si occuperà di illustrarvi i decreti ristori- ter e quater . Con il decreto-legge ristori, il Governo ha inteso potenziare la rete di protezione intorno alle categorie economiche più colpite dalle restrizioni introdotte dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020, mediante interventi a sostegno alle imprese, all'economia, al lavoro e inerenti alla salute e alla sicurezza. Per quanto riguarda le imprese e l'economia in particolare, è stato istituito un contributo a fondo perduto per tutte le attività colpite dalle ultime restrizioni, che ha previsto un ristoro rapido automatico direttamente sul conto corrente, senza bisogno di compilare moduli e con incrementi che, rispetto al precedente ristoro del decreto-legge rilancio, arrivano fino al 400 per cento. Le attività commerciali sono state sostenute anche con il riconoscimento di un credito di imposta sugli affitti degli immobili per i mesi di ottobre, novembre e dicembre e con la cancellazione della seconda rata IMU. Sono state sospese le procedure esecutive immobiliari per la prima casa fino al 31 dicembre 2020. Sono stati previsti aiuti al turismo e alla cultura e stanziate risorse per sostenere l'internazionalizzazione delle imprese italiane. Per quanto riguarda il lavoro, è stata prorogata la cassa integrazione per altre sei settimane (fino al 31 gennaio 2021) o, in alternativa, sono state concesse ulteriori quattro settimane di esonero contributivo, prevedendo anche il blocco dei licenziamenti ed è stata prevista la sospensione dei versamenti contributivi relativi ai lavoratori delle aziende interessate dal DPCM per il mese di novembre. Per i lavoratori stagionali, inclusi quelli del turismo, dello spettacolo, quelli intermittenti, i porta a porta e i prestatori d'opera, è stata prevista un'indennità una tantum da mille euro. Per chi invece ha usufruito del reddito di emergenza sono state previste altre due mensilità. Per quanto riguarda invece la salute, è stata potenziata la capacità di diagnosi rapida dei casi di positività al Covid-19 tramite lo stanziamento di risorse per la realizzazione di un piano per i tamponi rapidi antigenici e sono state previste risorse per permettere a medici di famiglia e pediatri di effettuare tamponi rapidi per velocizzare il tracciamento. Per garantire anche agli studenti meno abbienti di usufruire di PC, tablet e connessione alla rete, sono stati stanziati ulteriori 85 milioni per la didattica a distanza. Per quanto riguarda la sicurezza, sono previste risorse per le Forze di polizia e i Vigili del fuoco e interventi nell'ambito della giustizia, per ampliare e semplificare i collegamenti da remoto per i procedimenti penali e civili e per favorire le udienze a porte chiuse nei procedimenti civili e penali. Altri interventi sono previsti sull'ordinamento penitenziario, con l'obiettivo di contenere i contagi all'interno delle carceri. Con il decreto-legge ristori- bis , il Governo ha inteso fornire un veloce aiuto economico ai settori colpiti dalle misure restrittive contenute nel DPCM del 3 novembre, con il quale l'Italia è stata divisa in tre zone di rischio legate al Covid-19 e classificate come gialle, arancioni e rosse, decretando la chiusura totale di molte attività in quelle rosse e arancioni. Sono stati previsti contributi a fondo perduto alle attività chiuse in conseguenza di questo DPCM e, allo stesso tempo, sono state potenziate le percentuali di ristoro previste dal decreto ristori. Inoltre, il provvedimento incrementa il numero delle attività economiche identificate attraverso i codici Ateco coperte da contributi a fondo perduto, sulla base del decreto ristori. Per quanto riguarda le imprese e l'economia, in particolare sono previsti per le zone rosse indennizzi a fondo perduto con bonifici diretti su conto corrente fino al 200 per cento di quanto già erogato nel mese di aprile con il decreto rilancio; per le zone arancioni, una maggiorazione del 50 per cento per gelaterie, bar, pasticcerie e alberghi, che si aggiunge a quanto già disposto dal primo decreto ristori, arrivando al 200 per cento. Sono inoltre previste proroghe relative agli adempimenti fiscali delle imprese, la cancellazione della rata IMU di dicembre per i proprietari e i gestori delle attività interessate dal DPCM e ricadenti nelle zone rosse e il riconoscimento di un credito d'imposta cedibile al 60 per cento per gli affitti delle attività commerciali per i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Per quanto riguarda il lavoro, sono stati sospesi i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali per i datori di lavoro privati con sede operativa nei territori interessati dalle nuove misure restrittive. È prevista l'estensione della cassa integrazione agli assunti dopo il 13 luglio 2020. Per quanto riguarda il sostegno alle famiglie, invece, è stato previsto il congedo straordinario in caso di chiusura delle scuole per i genitori degli alunni delle secondarie di primo grado e il riconoscimento del bonus baby-sitting per le famiglie residenti nelle Regioni in zona rossa. È stato inoltre istituito il fondo straordinario per il sostegno degli enti del terzo settore e sono state stanziate risorse per il finanziamento dei CAF coinvolti nella lavorazione delle dichiarazioni indispensabili alla fruizione delle varie prestazioni sociali agevolate. Per il potenziamento a incremento del fondo creato dal decreto rilancio per il trasporto pubblico locale, sono stati stanziati 300 milioni: un terzo delle risorse potrà essere utilizzato per il ricorso a servizi aggiuntivi destinati anche agli studenti e i restanti due terzi potranno essere utilizzati per coprire le perdite causate dalla riduzione dei ricavi in questi mesi di forti restrizioni. In conclusione del mio intervento, desidero evidenziare il lavoro emendativo a questo decreto-legge svolto nelle Commissioni congiunte bilancio e finanze, che ha visto concentrare l'attenzione di tutti noi su alcuni temi di interesse collettivo condivisibili e rispondenti alle esigenze dei cittadini italiani. In un momento critico come quello che stiamo vivendo, abbiamo voluto dare una risposta concreta al Paese e manterremo questa linea anche con i prossimi provvedimenti. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Marino. MARINO, relatore . Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghe e colleghi, insieme al senatore Presutto abbiamo deciso di seguire uno schema un po' diverso e anche un po' irrituale, rispetto al fatto di essere espressione della 5 a e della 6 a Commissione. Abbiamo pensato di distribuire in maniera trasversale la narrazione di quanto fosse successo, dividendo, come avete sentito dalle parole che ha appena espresso il collega, la relazione tra decreto ristori, che è l'elemento principale su cui si sono andati ad innestare gli ulteriori elementi che adesso affronteremo, e il decreto ristori due, da una parte, che ha illustrato il senatore Presutto, e i decreti ristori tre e quattro, dall'altra. Abbiamo pensato che fosse più agevole ragionare in questa maniera. Devo dire infatti che, in sedici anni da parlamentare, non mi era mai capitato di dover affrontare un percorso così complesso e articolato come quello che abbiamo visto. Mi riferisco al fatto che l'innestarsi di tre decreti-legge su uno principale, sapendo che gli altri tre sarebbero stati fatti decadere, utilizzando lo strumento degli emendamenti da parte del Governo, era una cosa necessaria, che rispondeva oltretutto a un'urgenza. Il tema vero che ha caratterizzato la nostra azione è stato infatti quello di dare risposte rapide ed efficaci. Abbiamo pensato allora che lo strumento degli emendamenti governativi potesse essere estremamente utile per coniugare questi due aspetti: strumenti rapidi ed efficaci. Contemporaneamente, si è sviluppato un percorso molto utile e costruttivo con l'opposizione e per questo ringrazio, da una parte, l'attenzione e la convinzione che il Governo ha posto nel costruirlo e, dall'altra, la disponibilità dell'opposizione a ragionare privilegiando gli interessi del Paese rispetto a quelle che potevano essere contingenze politiche. È la necessità che ci porta a questo; è quello che ci circonda a indurci a questo. Ci sarà occasione in sede di replica di dettagliare in maniera più precisa e puntuale, perché adesso devo limitarmi alla narrazione dei decreti ristori tre e quattro. Tengo però ad evidenziarlo, perché si tratta di un work in progress che ha avuto effetti estremamente positivi e di questo penso che dobbiamo essere tutti quanti fieri, in maniera trasversale: ci sono i due relatori di maggioranza e le due relatrici di opposizione, ma - bene o male - abbiamo tirato tutti dalla stessa parte e, nelle notti che abbiamo passato assieme per raggiungere questo risultato, penso che con un po' di orgoglio abbiamo evidenziato come l'interesse precipuo fosse quello del Paese. Questo ci ha portato a un riconoscimento importante del lavoro dell'opposizione, che ha avuto uno sbocco anche piuttosto significativo dal punto di vista economico formale rispetto alla disponibilità assegnata al Parlamento, con un gioco di squadra importante con il Governo, che ringrazio particolarmente, sia nella figura del sottosegretario Guerra, che ha lavorato con un livello d'attenzione particolare allo sviluppo del provvedimento, sia del ministro D'Incà, qui presente. Detto ciò, se questo è il quadro generale, avendo il collega ben illustrato la parte principale, ciò su cui si è andato ad innestare il tutto, ossia il decreto ristori uno, che poi ha subito, come ben spiegato in maniera precisa e puntuale, trasformazioni significative già con il decreto ristori due - si pensi alle modifiche al codice Ateco - sono poi intervenuti il decreto ristori tre e quattro. Abbiamo quindi deciso, in un gioco di squadra fatto anche tra noi due, di non seguire una divisione di competenze fra 5 a e 6 a Commissione, ma tra i quattro decreti. Alla fine farò una considerazione velocissima sul lavoro che dovremo fare in futuro. È evidente a tutti, infatti, che non finisce qua, ma questo significa posizionarsi per costruire un percorso complesso, che penso potrà essere utile per il Paese nel suo insieme. Quindi aggredendo il tema ristori- ter , partiamo dal rifinanziamento delle misure di sostegno alle imprese colpite dall'emergenza epidemiologica per sviluppare poi il contributo a fondo perduto per i commercianti al dettaglio, alle calzature e agli accessori, passando alle misure urgenti di solidarietà alimentare, per arrivare poi all'acquisto e alla distribuzione di farmaci per la cura dei pazienti affetti dal Covid-19, permettendo un incremento nella misura di 100 milioni di euro per il 2020 del Fondo per le emergenze nazionali ai fini dell'acquisto e della distribuzione sul territorio nazionale dei farmaci per la cura dei pazienti Covid-19, come previsto dall'articolo 3. Perché ho citato in particolare tale articolo? Perché dà il senso del work in progress con cui, da una parte, si cercava di costruire per il futuro, ma, dall'altra, si doveva anche gestire l'emergenza. Infatti, non si può prescindere dalla gestione dell'emergenza senza guardare al futuro, ma - allo stesso tempo - non si può guardare al futuro se non si gestisce l'emergenza, che è un po' la difficoltà - siamo sinceri - che ci siamo trovati ad affrontare nel momento in cui abbiamo approfondito questi temi. L'articolo 4 prevede l'abrogazione della facoltà di estensione degli aiuti. Vi sono poi una serie di disposizioni finanziarie piuttosto limitate che, insieme all'articolo 5 (unità ulteriori che concorrono alla determinazione dei saldi di finanza pubblica del conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche), volevano rappresentare un ulteriore tassello, un piccolo mattoncino che abbiamo messo nella costruzione del percorso che, come dicevo, nasce con il primo decreto ristori, si sviluppa con il decreto ristori- bis e arriva al decreto ristori- ter . Diverso, invece, è stato l'approccio del ristori- quater , perché è stato piuttosto impegnativo dal punto di vista economico, anche se gran parte di questo impegno economico si è di fatto esaurito nella proroga del termine dei versamenti del secondo acconto delle imposte sui redditi e dell'IRAP, nella sospensione dei versamenti di dicembre, nella proroga del termine per la presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di IRAP, nella proroga del pagamento della rottamazione- ter , nella proroga dei versamenti del prelievo erariale unico sugli apparecchi da intrattenimento, nell'estensione dell'applicazione dell'articolo 1 del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (ossia ampliare la logica dei codici Ateco, che è una cosa su cui mi sembra tutti concordiamo e che cercheremo di superare in prospettiva con il prossimo provvedimento). Si è poi cercato di intervenire in maniera un po' più chirurgica con la razionalizzazione dell'istituto della rateizzazione, così come avviene all'articolo 7, che apporta modifiche sia strutturali, sia temporanee alla disciplina della rateizzazione delle somme iscritte a ruolo. Si è poi passati all'individuazione di soggetti esenti dal versamento IMU, all'articolo 8. All'articolo 9 si è affrontato il tema delle indennità per alcune categorie di lavoratori, cercando di definire le specificazioni nate nei decreti precedenti. Permettetemi di dire che questo è stato un lavoro di cesello, sotto alcuni punti di vista, volto a una precisa e puntuale definizione nata dagli approfondimenti fatti per cercare di arrivare a un risultato il più possibile accettabile. Siamo poi passati all'incremento del Fondo unico per il sostegno delle associazioni e società sportive dilettantistiche e alle indennità in favore degli operatori del settore dello sport. Non faccio un'elencazione precisa e puntuale di quello che abbiamo fatto, ma ribadisco che nel decreto ristori- quater è stato fatto un intervento di più ampio respiro, per cercare di rappresentare il contenitore in cui tenere insieme quello che era già stato fatto nei primi tre decreti ristori. Signor Presidente, visto che il tempo a disposizione si sta esaurendo, mi avvio a concludere, dicendo che quello fatto è un lavoro importante, che avrà però necessariamente bisogno di uno sbocco in un ulteriore provvedimento, il ristori- quinquies , che rappresenterà il cappello che, uscendo dalla logica emergenziale, consentirà di riprendere una parte di interventi significativi che non hanno potuto avere riscontri, anche dal punto di vista emendativo (parlo sia per la maggioranza, sia per la minoranza), all'interno dei primi quattro provvedimenti. Tale provvedimento vuole però anche essere una razionalizzazione normativa - tassonomica, direi - di una visione d'insieme che esca dalla logica emergenziale, per stabilire che, in maniera chiara, precisa e puntuale, Governo, maggioranza e minoranza costruiscono un percorso. In questo senso verrà letto molto dell'intervento anche della minoranza e degli emendamenti importanti che sono stati approvati... PRESIDENTE.Senatore Marino, la invito a concludere. MARINO, relatore . Termino il concetto, signor Presidente. Penso che sia la parte terminale che ci permette di capire qual è stata la costruzione dell'edificio nel suo insieme e non soltanto fatto da una serie di interventi spot . Credo che, con questa logica, da oggi iniziamo un percorso e ringrazio tutti quelli che vi hanno collaborato con attenzione. (Applausi) . PRESIDENTE . Le relatrici di minoranza, senatrici Ferrero e Toffanin, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Ferrero. FERRERO, relatrice di minoranza . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il percorso dei decreti-legge ristori è stato lungo e travagliato. Il pacchetto cosiddetto ristori è il frutto di una serie di provvedimenti che si sono susseguiti e sovrapposti negli ultimi mesi, nell'intento dichiarato di offrire sostegno alle attività duramente colpite dalla crisi economica conseguente alle misure restrittive di contenimento e contrasto all'emergenza epidemiologica Covid adottate dal Governo. Diversi sono i rilievi critici che possono essere sollevati, sia di metodo sia di merito. Quanto al metodo, occorre sottolineare come il modo di procedere deciso dal Governo attraverso interventi estemporanei, legati alla situazione contingente, denunci la totale assenza di una visione strategica, non tanto di lungo termine (non sarebbe comunque questo provvedimento la sede più adatta), ma nemmeno di medio termine, al punto che pochissime delle misure contenute nei quattro decreti-legge che oggi compongono il testo all'esame di questo ramo del Parlamento, adottati a poche settimane l'uno dall'altro, nel tentativo di inseguire esigenze e istanze che nel tempo sono state manifestate dalle categorie colpite dalle sempre più stringenti misure restrittive decise dal Governo, hanno un orizzonte temporale di intervento che raggiunge o supera solo i tre mesi. Questa è una modalità che, seppur possa apparire coerente con riferimento alle specifiche misure destinate al contenimento della diffusione del virus , mal si concilia con interventi di tipo economico e fiscale, ingenerando grave incertezza nel tessuto economico e sociale del Paese, la cui sopravvivenza è posta a serio rischio - è bene ricordarlo - dalla crisi economica più profonda dal secondo dopoguerra ad oggi. Tale modalità di procedere ha avuto inevitabili ricadute sui lavori parlamentari, che si sono svolti, anche in questa occasione, in maniera del tutto anomala, azzerando di fatto il dibattito parlamentare nelle Commissioni, proseguendo in quel percorso di esautorazione delle prerogative del Parlamento apertosi con la stagione dei DPCM e con la costituzione di una pletora di task force a supporto del Governo, prive di qualsivoglia legittimazione democratica, eppure così determinanti, con le loro decisioni, per la vita dei cittadini. Si sono chiesti però responsabilità e spirito di collaborazione alle opposizioni, le quali hanno tentato di dare il proprio contributo: da un lato hanno contribuito, in alcune occasioni rivelandosi decisive al reperimento delle risorse necessarie a finanziare tutti gli interventi economici emergenziali che sono stati adottati in questi difficili mesi, attraverso l'autorizzazione dei ben quattro scostamenti di bilancio per l'anno in corso, portando l'indebitamento netto ad attestarsi al 10,4 per cento del PIL, in base alle stime del Governo, per un totale di 108,3 miliardi di indebitamento aggiuntivo autorizzato per questo esercizio finanziario. D'altro canto, centinaia (arriviamo alle migliaia) sono state le proposte presentate dai Gruppi di opposizione al provvedimento in esame tese a migliorare il contenuto, senza alcun intento ostruzionistico, ma col solo obiettivo di portare sul tavolo le istanze di molte delle categorie che hanno subito maggiormente gli effetti economici negativi derivanti dalla crisi sanitaria. Eppure, ancora una volta, la maggioranza si è dimostrata sorda alle nostre richieste, concedendo un ristrettissimo spazio di intervento e preoccupandosi principalmente di tenere salda la compagine di Governo. Anche con riferimento al merito del pacchetto ristori, è opportuno rilevare che diverse criticità non sono state superate nel passaggio parlamentare. Dal punto di vista delle risorse, si evidenzia come i primi due decreti-legge abbiano un impatto, in termini di maggior deficit, di circa 5 miliardi di euro per l'anno 2020; 7,8 miliardi circa è infatti la somma delle maggiori spese e delle minori entrate determinate dalle misure in essi previste, le quali trovano copertura in poco più di 2,8 miliardi di euro di minori spese, mentre l'ultimo decreto-legge approvato utilizza sostanzialmente tutti gli 8 miliardi di euro di indebitamento netto autorizzati lo scorso mese di novembre. Ciò che tuttavia appare interessante evidenziare, nell'analisi dei mezzi di copertura impiegati nel provvedimento in esame, è che, tra i diversi risparmi di spesa utilizzati, spiccano non solo quelli derivanti dalla riduzione delle autorizzazioni di spesa legate alle diverse indennità riconosciute dal decreto-legge cura Italia, ma soprattutto quelli derivanti dal ridottissimo tiraggio del tax credit vacanze, misura contestata ab origine dalle opposizioni, ritenuta inefficace se finalizzata a dare sostegno al settore turistico-ricettivo. Non solo, ma la stessa riduzione di 5,2 miliardi di euro della dotazione del fondo destinato ad assicurare liquidità per i pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili della pubblica amministrazione, dimostra quanto questo Governo sia insensibile al tema della mancanza di liquidità delle imprese, affrontato attraverso lo schema dei crediti d'imposta ovvero dell'incentivazione all'indebitamento e non, come dovrebbe essere, garantendo le effettive entrate nelle casse delle aziende in difficoltà, detentrici di ingenti crediti nei confronti della pubblica amministrazione ancora insoluti. Con riferimento al contenuto delle singole misure previste, non si può invece non sottolineare come, nonostante le sollecitazioni provenienti dall'intero mondo produttivo nazionale, il Governo non sia riuscito e non abbia voluto per ora superare la logica dei codici Ateco nell'individuazione dei soggetti aventi diritto al contributo a fondo perduto, di cui all'articolo 1 del presente provvedimento, generando una serie di esclusioni clamorose e ingiustificate e trovandosi a dover modificare l'allegato di volta in volta, senza del resto riuscire a trovare una soluzione che riconoscesse il ristoro - o indennizzo, come vi piace di più chiamarlo - a tutti gli operatori appartenenti alle filiere produttive coinvolte dalle chiusure. La mancata revisione dello stesso parametro di calcolo del suddetto contributo, ancorata al differenziale di fatturato del mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019, denota ancora una volta quanto questa maggioranza sia lontana dalla realtà che stanno vivendo le piccole e medie imprese italiane. Le proroghe e le sospensioni fiscali, introdotte proprio con il decreto-legge n. 157 del 2020, sono poi arrivate in corrispondenza delle scadenze stesse, contribuendo ad aggravare la situazione di incertezza degli operatori economici, anziché cercare di diradare le nubi all'orizzonte. Emblematica è poi la proroga al 1° marzo 2021 del saldo delle rate dei piani di definizione agevolata, sospese con il decreto-legge cura Italia, prevista all'articolo 13- ter .4, che porrà i contribuenti che hanno attivato i piani e beneficiato della sospensione nella condizione di dover pagare non solo le rate sospese, ma anche la rata in corso a febbraio 2021 (dunque, tre rate nello stesso mese). È stata richiesta collaborazione alle opposizioni, è stato richiesto un atteggiamento costruttivo. Da parte nostra c'è stato, ad esempio, l'emendamento 33.0.8, a prima firma della senatrice Rivolta, che riconosce alle Regioni a statuto ordinario un contributo per la riduzione del proprio debito; è stato recepito, in questo caso, all'articolo 22 del decreto-legge ristori- quater (ora articolo 32- ter del testo in esame), della qual cosa prendiamo atto. Come questa, molte altre erano le nostre proposte ragionevoli e condivisibili; eppure, sono stati solo quattro gli emendamenti approvati del Gruppo Lega. Nonostante gli sforzi dei relatori - che riconosciamo - e del sottosegretario Maria Cecilia Guerra, sempre presente, devo dirvi che il Paese, a nostro avviso, ha bisogno di ben altro, e questo "altro" di cui ha bisogno il Paese è racchiuso nei tanti nostri emendamenti che per ora sono rimasti lettera morta. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, siamo alla fase finale - almeno nel nostro ramo del Parlamento - di una maratona che, in un mese e mezzo, ha visto agganciarsi ben quattro decreti-legge l'uno dopo l'altro, ma che all'orizzonte vede già profilarsi il quinquies . Questo susseguirsi di provvedimenti evidenzia purtroppo, ancora una volta, la miopia del Governo e della maggioranza, che continuano a rincorrere il virus senza un progetto complessivo di misure serie e coraggiose a sostegno della sanità, della scuola, della cultura, dello sport e dell'economia del nostro Paese. Durante l'estate, sono mancate la prevenzione e la programmazione per la ripartenza di scuole e attività a settembre; in autunno, sono mancati gli adeguati e tempestivi sostegni per le attività economiche a seguito delle nuove restrizioni. Per un'azione efficace, in realtà, bisognava intervenire prima sullo scostamento di bilancio (pari a 8 miliardi), non il 26 novembre, e con una maggiore consistenza, così come chiesto a gran voce da Forza Italia e da tutta l'opposizione, proprio per affrontare l'urgenza. (Applausi) . È vero che si tratta di indebitamento, ma, a questo punto e in questa situazione, è indispensabile, per non far morire i nostri artigiani, commercianti, liberi professionisti, partite IVA e lavoratori autonomi, per salvare i milioni di posti di lavoro che non si salvano con il blocco dei licenziamenti, per non far morire il Paese e per cominciare a ripartire. Il Governo, invece, prima ha raschiato il barile, prendendo risorse qua e là e attingendo da tutti i provvedimenti - a partire dal cura Italia - risorse avanzate, perché non ben preventivate, oppure - questo è ben più grave - prese da fondi già destinati, come i 100 milioni tolti dal fondo per i ristoratori, i 5 milioni tolti dal fondo abrogato per il settore ricreativo e dell'intrattenimento o i circa 5 miliardi presi dal fondo dedicato agli enti locali per saldare, come ha ben detto la mia collega, i famosi debiti della pubblica amministrazione. Il Governo ha cercato le coperture per i decreti ristori per circa 20 miliardi dappertutto, ma non ha pensato, per esempio, di rinviare la lotteria dello scontrino, che in questo contesto storico di emergenza e crisi economica, sanitaria e sociale certamente non costituisce e non può costituire in nessun modo una priorità per il nostro Paese. Tra l'altro, oltre a prevedere importanti costi per lo Stato, anche per le assunzioni necessarie per gestire la misura, incide sulle spalle dei commercianti, per i quali solo poche centinaia di euro fanno la differenza (pensate agli ambulanti, in questo momento). (Applausi) . Alla fine, è arrivato l'inevitabile, ma tardivo scostamento di bilancio di 8 miliardi, stanziati per finanziare buona parte del decreto- quater , che comprende anche una proroga delle scadenze fiscali. Peccato che tale proroga, pur attesa da tutti, sia arrivata lo stesso giorno della scadenza (il 30 novembre) e non per tutti, creando grandi scompigli per le differenti casistiche previste. Vi declino la norma, perché così, magari insieme, possiamo anche comprenderne la ratio . In generale, la seconda rata d'acconto delle imposte sui redditi e sull'IRAP è stata spostata per tutti al 10 dicembre (di soli dieci giorni). Invece, è stata spostata al 30 aprile per i soggetti esercenti attività rientranti negli allegati 1 e 2, inclusi i servizi di ristorazione, aventi però domicilio solo nelle Regioni rosse e arancioni. È davvero incomprensibile il non aver rinviato la scadenza, per esempio, anche per i servizi di ristorazione in zona gialla, viste le restrizioni del DPCM del 25 ottobre. (Applausi) . Lo stesso va detto per le scadenze tributarie e contributive del 10 dicembre, rinviate stavolta al 16 marzo, con la stessa casistica di prima, cui si aggiungono i soggetti di tutto il territorio nazionale, aventi ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro, che abbiano registrato una diminuzione di fatturato di almeno il 33 per cento nel mese di novembre 2020, rispetto allo stesso mese del 2019. Insomma, è un ginepraio di inclusioni ed esclusioni e di differenti scadenze, che non agevolano tutti e, di sicuro, mettono in difficoltà i liberi professionisti, a cui i contribuenti ricorrono. Vorrei sottolineare che Forza Italia, fin dall'inizio, aveva richiesto una più efficace sospensione delle scadenze fiscali, con il semestre fiscale bianco, finanche l'anno fiscale bianco, ma di certo non fatto in questo modo. Un altro ginepraio è il capitolo dei contributi a fondo perduto, che, quanto a discriminazione, non è secondo a nessuno. Con il sistema dei codici Ateco, il Governo ha messo in atto una norma che prevede contributi per alcuni (pochi) e lascia fuori interi settori, che, pur facenti parte della filiera penalizzata, non vengono neppure di poco ristorati. Aziende domiciliate in zona gialla hanno visto crollare il proprio fatturato, in quanto fornitori di esercizi commerciali e di attività chiuse o semichiuse dai vari DPCM. Per di più, l'ammontare del sostegno è calcolato come percentuale sulla differenza di fatturato del mese di aprile 2020 su aprile 2019, un criterio che non ristora con oggettività, penalizzando le attività con stagionalità sfavorevoli in quel mese. Ora però è necessario programmare da subito i provvedimenti a miglioramento e integrazione ed è impensabile proseguire sulla stessa rotta. Basti ricordare che, con il sistema della fatturazione elettronica in vigore, è immediata la lettura del fatturato e si devono considerare i costi fissi delle imprese, così come occorre modificare il sistema dei codici Ateco con la massima inclusione. Non si lasci indietro nessuno. Si proceda ad allargare anche a quelle fasce completamente dimenticate come i liberi professionisti, simpatici o antipatici che possano essere, oggetto solo del bonus del mese di maggio. E non si aspetti a intervenire, perché la tempistica è importante tanto quanto le risorse messe a disposizione. A tal proposito, faccio un esempio: il decreto-legge cura Italia prima e il decreto-legge liquidità poi avevano previsto la possibilità di elevare il microcredito da 25.000 a 40.000 euro, liquidità importante per piccole e medie imprese, ma il problema è che tale intervento era condizionato a un decreto attuativo che non è mai stato varato (ennesima manifestazione di inefficienza burocratica, ma ormai non ci stupiamo più). L'ho anche sollecitato personalmente a più esponenti e rappresentanti del Governo, ma solo ora si è previsto di cancellare con un emendamento il decreto ministeriale e di dare il via libera all'aumento della soglia del microcredito. Nel frattempo, dal decreto-legge cura Italia sono trascorsi più di otto mesi; otto lunghi mesi, in cui migliaia di micro e piccole imprese, che ricordo essere l'ossatura dell'economia italiana, sono state in attesa non di contributi a fondo perduto, ma della possibilità di contrarre debiti con cui pagare, tra l'altro, le tasse. È una cosa veramente inverosimile. (Applausi) . Troppi oneri pesano sulle attività economiche. Anche la richiesta per la cassa integrazione prorogata di sei settimane fino al 31 gennaio 2021 comporta per molti il pagamento di un contributo addizionale, dimenticando che i datori di lavoro continuano a sostenere le spese degli istituti accessori di ogni singolo lavoratore (il TFR, i contributi previdenziali, le ferie, eccetera) e che ogni pratica per richiedere gli ammortizzatori comporta un costo. A quanto pare, però, questo Esecutivo e questa maggioranza non sanno individuare i veri problemi. Ora c'è chi pensa ad acquistare tende e a promuovere brand per le vaccinazioni, eppure credo che tra la Croce Rossa, l'Esercito e la Protezione civile molte strutture siano già disponibili. Questo nuovo inutile e dispendioso intervento ricorda molto l'acquisto dei banchi a rotelle per la scuola; eppure la scuola non è ripartita. Cosa è stato fatto per la scuola nel decreto-legge ristori? Sono stati stanziati solo 85 milioni per la didattica a distanza: scelte che si commentano da sé, certamente deleterie per quanto incideranno sul futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. C'è poi il capitolo giustizia: Forza Italia, con tutto il centrodestra, ha messo in evidenza alcune importanti criticità sui profili di competenza della giustizia, in particolare in merito alle norme per garantire l'agibilità nella funzione giurisdizionale e il deposito degli atti, prima fra tutti quella della camera di consiglio a distanza. Come ha sottolineato più volte il senatore Caliendo in Commissione giustizia, le camere di consiglio sono essenziali per arrivare a una decisione ponderata e devono essere svolte in presenza, quindi con udienze non telematiche. Un altro aspetto su cui abbiamo insistito è stata la tutela per i magistrati onorari che si sono trovati ad affrontare l'emergenza Covid senza le necessarie coperture assicurative mediche. Sono in sciopero (compreso quello della fame) in tutta Italia e l'emendamento approvato dalla maggioranza; che prevede il pagamento dell'udienza anche a trattazione scritta, è assolutamente insufficiente. Un'altra criticità da noi sollevata riguarda la giustizia civile: ricordando che le competenze dei giudici di pace sono particolarmente estese, non è previsto il deposito degli atti per via telematica. Se una cancelleria è chiusa, l'utente non sa con chi interfacciarsi. Abbiamo a gran voce provato a spiegare questi problemi - ringrazio a tal proposito la senatrice Modena - per evitare queste gravi disfunzioni nel settore giustizia, ma siamo stati inascoltati per l'ennesima volta. L'unica apertura che il Governo e la maggioranza hanno dimostrato nei confronti dell'opposizione è stata l'accoglimento delle nostre tre proposte, su cui intervenire in maniera efficiente per il Paese: tre temi importanti, sottoscritti dall'intero centrodestra unito. La prima riguarda la riduzione degli oneri delle bollette elettriche per uso non domestico, attraverso uno sgravio sui costi fissi, con una copertura di 180 milioni di euro; la seconda il sostegno delle convenzioni tra i Comuni e il trasporto privato con 90 milioni, una modalità che doveva essere già prevista prima; la terza riguarda un fondo di 110 milioni da assegnare alle Regioni, soprattutto quelle più colpite dal virus e quelle che, pur essendo classificate in zona gialla, hanno dovuto imporre proprie restrizioni. L'intervento su questi temi rende il nostro contributo mirato e significativo e dà un segnale chiaro sulle modalità di intervento. Certo, non siamo soddisfatti per le altre proposte non accolte e per le risorse destinate ai nostri temi, visto che ne servirebbero ben altre. Auspichiamo che in futuro, nei prossimi provvedimenti, esse possano trovare continuità e, anzi, consideriamo questo momento solo un preludio, per un coinvolgimento doveroso e ben più sostanzioso dell'opposizione, anche se gli ultimi segnali continuano ad essere in merito poco promettenti, come attestato dalle discussioni sul recovery plan , da cui è stata esclusa persino la maggioranza. Vorrei concludere il mio intervento dicendo che, magari, a volte basta solo guardarsi in giro. La Germania ha già dato alle imprese, nel primo lockdown , importi pari al 75 per cento del fatturato e ora annuncia che, con il secondo lockdown , potrebbe arrivare al 90 per cento del fatturato. È vero che la Germania ha un'economia più solida della nostra, ma ciò dipende anche da scelte economiche e politiche fatte dai precedenti Governi. In realtà, il Governo non si deve inventare nulla, non deve avvalersi di task force , ma deve prendere il meglio dagli esempi virtuosi, aprendo ad un reale coinvolgimento dell'opposizione: in sintesi deve consentire al Parlamento di fare il proprio lavoro. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Santillo. Ne ha facoltà. SANTILLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi e componenti del Governo, c'è un solo motivo che oggi mi induce ad intervenire in discussione generale, una ragione che muove i propri passi da tempo e che troppo spesso sembra essere dimenticata in quest'Aula, che è l'eccezionalità. Tanti in questa sede, nelle loro dichiarazioni fanno riferimento ai propri figli. Figli non ne ho, ma ho due splendidi nipoti adolescenti, che mi chiedono cosa sta succedendo nel Paese. Io spiego loro, con una metafora, che l'Italia, come tanti altri Paesi, è fiaccata da una malattia. Si tratta della malattia che colpisce chi viene contagiato dal Covid, ma è anche quella sorta di malattia, che colpisce il tessuto economico-produttivo, in conseguenza delle misure restrittive, adottate per contenere i contagi. Il Paese sta affrontando una gravissima malattia, che ha il volto della pandemia da Covid-19. Il Paese veste i panni di un malato a cui si devono somministrare farmaci per prepararlo ad un'operazione, che lo indeboliranno, perché devono rallentare o fermare l'avanzamento della malattia stessa, ma che gli consentiranno poi, passando attraverso una cura mirata e un'idonea riabilitazione, di tornare più forte di prima. Allo stesso modo, i provvedimenti restrittivi che abbiamo adottato per contenere la pandemia sono stati come un potentissimo antibiotico, che ha ovviamente indebolito il tessuto economico-produttivo del Paese stesso. (Brusio). Signor Presidente, sembra di stare in un bar e parliamo dei ristori. Le chiedo, per piacere, di richiamare l'attenzione dei colleghi. PRESIDENTE. Chiedo cortesemente ai colleghi che si stanno intrattenendo in conversazione private di abbassare un pochino il tono della voce, perché altrimenti non si sente il collega che sta intervenendo. Prego, senatore Santillo. SANTILLO (M5S) . Quando parliamo di scuola, sono tutti attenti. Ecco perché sono stati fondamentali i decreti-legge ristori, che certo non saranno sufficienti, perché stiamo già lavorando a tante altre risposte, che andremo a dare nel prossimo anno, a partire da un ulteriore decreto-legge ristori e dal recovery fund. (Applausi) . L'unica eccezionalità che veramente non si riesce a motivare è quella di una certa parte politica, seduta alla mia sinistra, che troppe volte non si sofferma sui temi in discussione. Se all'ordine del giorno abbiamo le proposte di risoluzione in vista del futuro Consiglio europeo, loro parlano di immigrazione e di scuola. Se all'ordine del giorno c'è il decreto-legge sulle semplificazioni normative, loro parlano di immigrazione e di scuola. Pure oggi hanno parlato, prima, della scuola. La scuola finalmente riaprirà, il 7 gennaio, ma non lo dicono. (Applausi) e grazie al ministro Azzolina la scuola ha garantito, con 2,4 milioni di euro, una fornitura di arredi nelle scuole, pari a 12 volte la produzione annuale italiana. (Commenti). Ringraziate il ministro Azzolina (Applausi) , altrimenti, grazie alle vostre Regioni, le scuole sarebbero rimaste chiuse tutto l'anno! (Vivaci proteste. Richiami del Presidente) . Chiedo scusa: grazie ai sindaci. Avevo sbagliato, chiedo scusa. Dinanzi a una condizione eccezionale abbiamo la responsabilità di garantire una via d'uscita a cittadini e imprese: una visione del Paese, un mosaico che si sta già progressivamente componendo. E per poterlo fare lo strumento normativo non può che essere il decreto-legge. Ricordiamoli tutti e nuovamente, anche per far capire la mole di lavoro che questo Parlamento sta responsabilmente svolgendo, supportando le misure governative che costantemente divengono sostegno e aiuto per gli italiani: cura Italia, liquidità, semplificazioni, rilancio, agosto, ristori uno, due, tre e quattro (quanti ne volete voi). (Applausi) . E con il capitolo ristori l'eccezionalità finisce per diventare anche normativa. (Commenti) . Come chiami la scuola, subito... PRESIDENTE.Senatore Santillo, parli con la Presidenza e vada avanti, grazie. SANTILLO (M5S) . Pensiamoci tutti: il primo decreto ristori e poi i bis , ter e quater . Decreti adottati alla velocità della luce proprio per ristorare un Paese fiaccato. Il tutto per un pacchetto di decreti-legge ristori, dal bis al quater , che hanno finito per essere inglobati... (Commenti) . PRESIDENTE.Senatori, comprendo che non condividete, però ascoltate e, quando sarà il vostro turno, interverrete in Aula. Prego, senatore Santillo. SANTILLO (M5S) . ...come emendamenti nel primo decreto-legge. Questo sì che è stato uno straordinario esercizio di elasticità e capacità di risposta alle esigenze della popolazione. Si tratta di misure concepite per garantire ristori ai tanti settori economici contrassegnati dai cosiddetti codici Ateco, per cercare di dare risposte concrete utilizzando in modo sempre più mirato le ingenti risorse reperite nel corso del 2020, come dimostrano i 5,4 miliardi di euro reindirizzati proprio con il primo decreto-legge ristori e come dimostrano gli altri tre decreti-legge ristori, concepiti e migliorati nel loro passaggio parlamentare proprio per ampliare le tutele per le attività che ricadono nelle zone rosse e arancioni e per concedere una vasta serie di proroghe alle scadenze fiscali. Quello che loro hanno chiesto, noi abbiamo fatto. Onestà intellettuale esige che si riconosca la qualità e la quantità dello sforzo profuso. Tra reindirizzamenti di fondi e il nuovo scostamento di bilancio il pacchetto ristori mette sul piatto ben 18 miliardi di euro, risorse cospicue che, tra le tante cose, ci hanno permesso di introdurre ristori fino al 400 per cento di quanto previsto dal precedente decreto rilancio, di prevedere a favore degli esercenti un bonus del 60 per cento per gli affitti commerciali, cedibile al proprietario... Sento un sottofondo, signor Presidente. PRESIDENTE.Senatore Santillo, lei continui il suo intervento. Non è che i senatori non possono... SANTILLO (M5S) . È una parolaccia, signor Presidente. PRESIDENTE. Lo so, senatore Santillo. Ognuno farà il suo intervento. Lei vada avanti con il suo, cortesemente. SANTILLO (M5S) . Ci sarà un contributo a carico dello Stato per i locatori che riducono il canone di locazione per venire incontro alle difficoltà degli inquilini. Si prevede inoltre di cancellare la seconda rata IMU per le attività più colpite dalle restrizioni, di aumentare le mensilità coperte del reddito di emergenza, di introdurre indennità per i lavoratori stagionali del turismo e dello spettacolo e per i lavoratori sportivi, di stanziare altri 400 milioni a beneficio dei Comuni per l'emergenza alimentare, di introdurre una vastissima serie di proroghe fiscali che riguardano Irpef, Ires, IVA, ritenute, rate di rottamazione, saldo e stralcio, di stanziare nuove risorse per le indennità delle nostre Forze dell'ordine. Le misure eccezionali che noi oggi stiamo prevedendo con i vari decreti-legge (tra cui i decreti-legge ristori) per compensare il danno dovuto ai provvedimenti restrittivi sono un po' come quando fai una grossa infrastruttura pubblica e, per necessità, valuti e cerchi di realizzare una compensazione ambientale per mitigare il più possibile l'impatto negativo dell'opera. Ci stiamo avvicinando a grandi passi al Natale. A tutti noi piacerebbe farci un giro per i nostri splendidi paesi, magari prendere un caffè con i nostri cari, mangiare una pizza in pizzeria o al ristorante, farci un bagno in piscina, rilassarci in un centro termale, vederci un film al cinema o uno spettacolo a teatro. Ma non si può. Non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia. Proteggiamo i nostri affetti più cari e facciamolo specialmente con gli anziani, abbracciandoli a distanza e osservando il distanziamento fisico. Magari trascorreranno questo Natale un po' più da soli, ma credo che ne valga la pena per garantirci che nelle prossime festività avremo più possibilità di stare insieme, com'era prima di questo maledetto Covid-19. Oggi non è il momento delle becere opposizioni e del tifo da stadio per questo o per quell'emendamento, ma è il momento di andare incontro alla sofferenza dei cittadini e delle imprese. Il MoVimento 5 Stelle è immerso in questa sofferenza e intende lottare fino alla fine per portare il Paese fuori da tutto questo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, vorrei ringraziare innanzitutto la relatrice di minoranza, la senatrice Roberta Toffanin, per aver indicato chiaramente le cose che del provvedimento in esame abbiamo apprezzato. È con queste che voglio cominciare: mi riferisco alle questioni del fondo per le Regioni, del fondo per le bollette e del fondo per i trasporti. Accanto a questo abbiamo tuttavia due problemi di carattere generale. Il primo riguarda il tema dei non garantiti, che è stato ricordato anche oggi. Avevamo avuto una serie di assicurazioni per tutto ciò che riguardava il mondo degli autonomi e delle libere professioni, ma questo mondo nel decreto in discussione non ha avuto alcuna risposta. Non sono stati presi in esame emendamenti vari e di vario genere, sulla base di proposte provenienti tra l'altro da professionisti, da aziende e da casse ed è stata fatta la scelta di continuare ad ignorare il problema. Oggi il vice ministro Misiani su un'agenzia di stampa ha lanciato addirittura l'idea degli ammortizzatori sociali. Mi pare che qualcuno abbia parlato ancora dei 1.000 euro, ma non è questo il punto. Il punto è piuttosto quello che è stato richiamato - mi sembra dal senatore Errani - quando si è parlato dello scostamento di bilancio, vale a dire il fatto che questa maggioranza dovrebbe dimostrarci di non avere invisi gli autonomi, le partite IVA e i professionisti, ma noi ancora stiamo aspettando. (Applausi) . Non è stato addirittura neanche accolto un emendamento che prevedeva la sospensione degli indici sintetici di affidabilità fiscale. La cosa però più grave e più vergognosa, a mio avviso - mi dispiace molto che sia presente in Aula il sottosegretario Guerra e non il Ministro della giustizia, perché devo riconoscere che con i Sottosegretari un minimo di interlocuzione c'è stata - è quella di aver inserito in questo provvedimento una serie di norme delicatissime che riguardano la giustizia, che non sono state assolutamente viste, né analizzate. (Applausi) . Ritengo che ciò sia grave perché il nostro sospetto - ma credo che sia più di un sospetto - è che in Senato, essendoci un leghista, quindi un membro dell'opposizione, a presiedere la Commissione giustizia, non si facciano più passare certi provvedimenti in 2 a Commissione, ma si aggancino a provvedimenti come il decreto-legge ristori che, mi dovete spiegare, che cosa c'entra con la giustizia. (Applausi) . Non mi si venga neanche a dire che questo vulnus è stato risolto con la doppia competenza di 1 a e 2 a Commissione sul decreto immigrazione, dal momento che la stessa Commissione giustizia, all'unanimità, aveva anche sollecitato la richiesta alla Presidenza di calendarizzare - nonostante il blocco dei lavori per tutto quello che non è Covid - la questione dei magistrati onorari, ma naturalmente non è stato fatto, per cui i magistrati onorari continuano a fare lo sciopero della fame, ma noi di questo in Commissione giustizia non ci occupiamo. In secondo luogo, dovevano anche essere assunti degli orientamenti da parte della Commissione giustizia. Noi abbiamo trovato invece un decreto ristori in cui questa parte è stata completamente stralciata. Alcuni miglioramenti sono passati attraverso talune componenti della maggioranza, mi pare in modo particolare da alcuni senatori di Italia Viva, con riferimento alle questioni riguardanti l'appello e al pasticcio che è stato combinato, grazie a questo decreto, con il riesame a Milano. Sul resto abbiamo il silenzio totale. Abbiamo visto venir fuori una norma proposta dal Consiglio nazionale forense relativa al problema del rilascio delle copie esecutive, ma, anziché prendere quella norma così come era stata proposta da alcuni componenti della Commissione giustizia con il riferimento specifico, si è scritta in modo tale che oggi chiunque può avere dieci copie esecutive di un qualsiasi decreto. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 19,40) ( Segue MODENA). Voi discutete quindi degli emendamenti in cui si parla di sospensione dell'efficacia per la tutela del debitore, dopodiché fate delle norme di questo genere non capendo la conseguenza pratica, ossia che un debitore si può trovare sommerso dalle azioni di dieci creditori. (Applausi) . Questo perché l'avete scritta male. Voi direte: «ma di che parla questa?». Parlo di cose pratiche e concrete. Non sono state prese in esame neppure le proposte riferite ai giudici di pace. Mi parlate degli affollamenti, ma lo sapete che i giudici di pace hanno una competenza fino a 20.000 euro negli incidenti stradali, per le cause in materia di condominio, locazioni e quant'altro, e lì le udienze si fanno in presenza? Questa roba è finita nel cestino, perché ovviamente non può essere di interesse di una Commissione bilancio e o di una Commissione finanze. È inammissibile che nei decreti che vanno alla Commissione bilancio si infilino le questioni che riguardano la giustizia (Applausi) ,per poi fare questo pasticcio. Non parlerò delle questioni sulla camera di consiglio o di altre, però, colleghi, vorrei la vostra attenzione su una questione. Della giustizia è stato fatto uno stralcio, mettendo a posto quattro cose minimali. Però una cosa l'avete fatta approvare: il passaggio per fare l'esame da procuratore di Stato: mentre prima si poteva ripetere l'esame solo due volte, adesso è stata inserita una norma nel decreto-legge ristori per cui si può rifare l'esame fino a tre volte. (Applausi). Per chi è questa norma, che ovviamente non ha visto nessuno nel macello generale delle Commissioni bilancio e finanze? Come è possibile? È una cosa inconcepibile. È chiaramente una norma fatta per qualcuno che non ha passato l'esame da procuratore due volte e lo deve dare la terza volta. Ma come si fa ad inserire in questo decreto-legge una cosa del genere? E come si fa a dire che non sono ammissibili degli emendamenti perché dicono al giudice che deve dare gli orari di udienza. Ma voi ci siete mai entrati in un tribunale? Sapete che questi giudici non danno gli orari? (Applausi). Bisogna almeno fare in modo che diano gli orari. Detto ciò, ricordo ancora una volta che la Commissione giustizia si era impegnata all'unanimità ad affrontare la questione dei magistrati onorari: questa cosa è su tutti i giornali e anche chi non la conosce ci sbatte la testa. Tale questione è stata presa ed esclusa. Credo che si tratti di precedenti che non devono essere più ammessi: non si possono vedere decreti-legge ristori che contengono norme di questo genere. Perché poi, quando capiterà a qualcuno di voi di incappare in queste norme fatte male, ve la potrete prendere solo con voi stessi. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saviane. Ne ha facoltà. SAVIANE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, rappresentanti del Governo, oggi ci stiamo accingendo ad approvare il decreto-legge ristori e siamo tenuti a considerare attentamente le oggettive situazioni di crisi che l'Italia sta vivendo. Mi riferisco naturalmente alle difficoltà provocate dalla pandemia da Covid-19, che ha colpito comparti come il turismo estero, il trasporto internazionale e i consumi al dettaglio. Ma mi riferisco anche alle limitazioni che questo Governo ha imposto a determinate categorie come bar, ristoranti, alberghi, musei e spettacoli. Ora dobbiamo decidere come indennizzare, e non ristorare, chi è stato colpito duramente ed è in grave difficoltà, senza creare beneficiari di serie A e beneficiari di serie B. (Applausi). L'incapacità di questo Governo nella gestione della crisi si percepisce molto chiaramente, direi quasi a pelle. L'imposizione di normative non chiare ha dimostrato come la tecnica dell'improvvisazione abbia superato ogni credibile limite e, soprattutto, è la dimostrazione di come non si sia utilizzato il tempo estivo per adottare strategie, piani e metodologie di organizzazione. (Applausi) . Personalmente, abitando in un territorio montano, la provincia di Belluno, colgo, parlando e rapportandomi con i cittadini, il sentimento e il dispiacere di come il Governo riesca ogni volta a creare situazioni di discrimine tra zone e categorie. Ancora una volta la non conoscenza del territorio si manifesta. L'Italia, nella sua diversità morfologica, determina modus vivendi eterogenei. Nelle zone montane, per esempio, tutti dovrebbero sapere che la gestione della quotidianità è più complessa perché il costo della vita aumenta mentre i servizi, a volte, sono ridotti all'osso o addirittura mancano. Tuttavia, noi gente di montagna resistiamo a queste difficoltà nella convinzione che abbiamo il diritto di vivere i nostri territori, le nostre tradizioni, ripagati da una genuinità sia di relazione che ambientale, aspetti che al giorno d'oggi sono raccontati sui giornali patinati o in trasmissioni televisive con narrazioni fiabesche ma senza alcuna cognizione di causa. La neve, le foto incantevoli di borghi sono realtà bellissime da vedere ma difficilissime da vivere. L'80 per cento delle persone che abita in questi territori vive grazie alla stagione turistica, soprattutto quella invernale e il fatto che il Governo, senza alcun minimo confronto né spiegazione plausibile o logica, abbia deciso di chiudere gli impianti di risalita e vietare la circolazione tra Comuni i giorni di Natale e Capodanno, è stato per i cittadini un colpo complicato da incassare. Così si uccide un'economia vitale, si umilia la popolazione e si accentua ancora di più il divario tra chi vive quotidianamente e chi la realtà la percepisce a volte con un certo disinteresse. Chiedo pertanto a tutti voi, colleghi della maggioranza, e al Governo di aiutarmi a dare risposte plausibili alle domande che ogni giorno raccolgo. Premetto e sottolineo mille volte che la consapevolezza che la gente di montagna ha verso la lotta al Covid è assolutamente piena. Il cuore di fiaccole della Marmolada lo dimostra. Un cuore che invito tutti a vedere perché simbolo di speranza, di vita e di salute, per la propria terra e per il proprio lavoro. Torno alle domande di cui parlavo prima: i cittadini mi chiedono perché a settembre non era rischioso far salire i ragazzi della scuola su una corriera stipata ed ora invece diventa pericolosissimo anche il trasporto di una singola persona - una alla volta - sui mezzi di mobilità del turismo invernale? (Applausi) . E ancora: perché la stagione estiva è stata, diciamo così, gestita in una certa maniera mentre il Governo non ha voluto nemmeno guardare i piani di sicurezza presentati dalle Regioni per il turismo invernale? Per non parlare, poi, della limitazione degli spostamenti di Natale e Capodanno tra i Comuni. L'Italia non è Roma, Milano e Napoli. L'Italia è anche piccoli centri, Comuni di 1.000 abitanti confinanti con altri Comuni che ne hanno 1.500, dove spesso abitano i componenti delle famiglie. Ma questo Governo sa come è fatto morfologicamente il Paese che dice di governare? Si direbbe proprio di no. E allora credo che sia venuto il tempo di smettere con questo atteggiamento discriminatorio, con l'arroganza gratuita e con cose che non vengono spiegate perché totalmente illogiche. Giorni fa sentivo affermare da membri del Governo, con una certa sicumera, che chiudere gli impianti di risalita equivale alla chiusura di una giostra di Luna Park. La montagna non è un Luna Park. Basta con questi paragoni così superficiali che offendono tutti, chi gestisce l'economia montana e anche chi ha un Luna Park. Non è una categoria, forse, anche chi gestisce i divertimenti? È un parlare continuo in termini di discriminazione e di non conoscenza. Preoccupatevi di capire che questa primavera, con la mancanza di opportuni strumenti, la crisi economica si trasformerà in crisi sociale. Volete l'annientamento dell'Italia che lavora e dei cittadini che si impegnano a costruire qualcosa per loro e per lo Stato, visto che pagano le tasse. Noi montanari non siamo portati alle polemiche, tacciamo, andiamo avanti nelle difficoltà in religioso silenzio, accettiamo, abbiamo un forte senso del rispetto delle regole, ma ciò non significa che si possa prenderci per il naso come fossimo degli stupidi. Voglio anche sottolineare una certa virtuosità che ci caratterizza, portando ad esempio il fatto che durante l'estate la mia Regione, il Veneto, si è organizzata con l'aumento delle terapie intensive in forma preventiva, aumento che poi si è rivelato provvidenziale. Quello che chiediamo è di essere ascoltati, perché non c'è nulla di peggio di un sordo che non vuole sentire. Come diceva un filosofo dell'antica Grecia, la ragione per cui abbiamo due orecchie e una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno, proprio l'esatto contrario di ciò che fa questo Governo con i propri cittadini e con i loro rappresentanti istituzionali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gaudiano. Ne ha facoltà. GAUDIANO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, i tempi che stiamo affrontando sono complicati e le decisioni che prenderemo proietteranno i loro effetti sul futuro del nostro Paese. Il pericolo purtroppo non è ancora alle spalle, ma tanto è stato fatto e tanto altro ci accingiamo a portare a termine. L'impegno di tutti gli italiani è innegabile, lo sforzo e il sacrificio che l'emergenza ha richiesto sono stati gravosi per tutti, nessuno escluso. La scelta del nome del provvedimento non è casuale, nomen omen. Il decreto ristori, infatti, si pone come obiettivo quello di rifondere le categorie più colpite dalle misure di contenimento della pandemia, per risollevare anche psicologicamente tutti quei settori che più hanno patito il peso delle norme restrittive adottate con i DPCM del 24 ottobre e del 3 novembre. Il decreto ristori ha come missione quella di potenziare la rete di protezione intorno alle categorie economiche interessate dalle chiusure e dalle restrizioni. I settori maggiormente interessati, oltre alla ristorazione e al suo indotto, sono stati quelli dello sport, della cultura e del turismo. L'Agenzia delle entrate ci ha recentemente certificato che tra decreto rilancio e pacchetto ristori sono stati finora effettuati più di 3 milioni di bonifici per contributi automatici a beneficio di 2,4 milioni di partite IVA, il tutto per un totale di oltre 9 miliardi di euro. Unici esclusi sono stati coloro i quali hanno attivato la partita IVA dopo il 25 ottobre 2020, per evitare possibili abusi. Quelli previsti dal decreto ristori sono aiuti consistenti e mirati che, oltre a contributi a fondo perduto, garantiscono, ad esempio, un credito di imposta per il 60 per cento degli affitti commerciali, cancellano la seconda rata dell'IMU, ampliano le settimane di cassa integrazione, prevedono proroghe dei versamenti degli acconti Irpef, Ires e IRAP per le partite IVA dei versamenti delle ritenute dell'IVA dei contributi previdenziali di dicembre per le imprese con ricavi fino a 50 milioni di euro che hanno subito una perdita di fatturato di almeno 33 per cento nel primo semestre del 2020 rispetto al primo semestre 2019, nonché un rinvio al 10 dicembre e al 1° marzo del termine di pagamento della rata della rottamazione- ter e del saldo e stralcio. Il decreto ristori prevede un ulteriore aiuto per le famiglie in difficoltà, ampliando il reddito di emergenza e confermando il divieto di licenziamento fino al 31 gennaio 2021. Nel complesso, sono 18 miliardi messi a disposizione, di questi 9 miliardi sono stati reperiti grazie allo scostamento di bilancio approvato anche dalle opposizioni. Questo voto relativo allo scostamento di bilancio, che ha avuto una larga condivisione, mette in evidenza quanto in questa situazione di emergenza la collaborazione delle opposizioni sia importante e auspicabile. Mi permetto pertanto di rivolgermi alle opposizione, invitandole ad evitare di tirare fuori il peggio dello scontro politico. Rifuggiamo dai messaggi propagandistici e dalla malainformazione, non perdiamo tempo in attacchi che alimentano le differenze, ma stringiamoci attorno ai bisogni della nostra Nazione. Con il rispetto reciproco degno dell'istituzione che rappresentiamo, possiamo scegliere la via maestra della collaborazione. Nella lunga storia del genere umano, affermava Darwin, hanno prevalso coloro che hanno imparato a collaborare e improvvisare con più efficacia. Ebbene, è vero che siamo stati costretti ad improvvisare perché nessuno poteva prevedere il disastro della pandemia, una crisi sanitaria senza paragoni da affrontare con una sanità impoverita da anni di tagli e carenze strutturali, con un tessuto economico che ancora scontava gli effetti della crisi degli anni trascorsi. Ciononostante il Governo si è dimostrato pronto a strutturare risposte nuove e a mettere in campo misure prima impensabili. Abbiamo abbandonato finalmente il concetto di austerity in Italia e in Europa, ma dobbiamo continuare e migliorare ancora di più il nostro intervento. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 19,55) ( Segue GAUDIANO). Per tali ragioni, concludo con un appello a tutte le forze politiche che siedono in quest'Aula: non sprechiamo questa occasione e dimostriamo agli italiani di essere degni del loro impegno e della resilienza che hanno dimostrato; dimostriamo con i fatti che il nostro lavoro non asseconda solo logiche di partito, ma è teso prioritariamente all'interesse generale e al bene dell'Italia. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, il mio intervento riprende quanto dichiarato proprio oggi dal nostro presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che dimostra ancora una volta di avere a cuore il bene dell'Italia e degli italiani prima di tutto, soprattutto e oltretutto. Nonostante infatti un Governo che fino ad oggi pare preferire le task force esterne alla task force ideale e istituzionale, che è il Parlamento, noi speriamo ancora di poter dare come opposizione seria e costruttiva e - sottolineo - opposizione, un contributo sostanziale di buon senso e utile per la tenuta e la ripresa del Paese. La linea di Forza Italia è chiarissima: lavorare dai banchi dell'opposizione nell'esclusivo interesse dell'Italia e degli italiani (Applausi) , confidando ancora ottimisticamente che, al di là delle ragioni di schieramento partitico, si possa trovare una convergenza sulle concrete esigenze del Paese. Forza Italia, componente essenziale della coalizione di centrodestra, è forza di opposizione senza se e senza ma; essere però all'opposizione per un movimento politico come il nostro non significa assecondare gli sbagli di chi è al Governo per trarne vantaggio politico e non vorrà mai dire godere del «tanto peggio, tanto meglio» per guadagnare consenso. Al contrario, come stiamo dimostrando, come stiamo facendo come coalizione di centrodestra tutti insieme, vuol dire essere propositivi e mettersi al servizio del Paese, svolgendo il nostro ruolo con responsabilità, facendo noi quello che il Governo non ha mai fatto: ascoltare, ascoltare, ascoltare (Applausi) , portando nelle Commissioni e in Assemblea la voce di tutti cittadini, almeno con la magra soddisfazione, per il momento, di dimostrare cosa faremmo praticamente se fossimo noi a poter decidere. In questo momento storico così difficile il ruolo dell'opposizione deve essere fermo e critico, ma responsabile e costruttivo. Lo abbiamo dimostrato, ad esempio, votando nelle scorse settimane lo scostamento di bilancio nonostante il Governo comunque continui ad essere cieco e sordo alle nostre proposte, chiedendo come contropartita solamente di veder accolte quelle proposte di buonsenso e di visione, come il ristoro dei costi fissi delle aziende e delle attività produttive o l'anno bianco fiscale, promesso proprio in questi giorni dal ministro Di Maio, in risposta alle nostre sollecitazioni. Amen, così sia, perché le nostre piccole e medie imprese, le nostre realtà produttive, le attività di servizio, come gli eventi, i matrimoni, i commercianti, gli artigiani, gli ambulanti, il settore edile e i trasportatori privati, hanno bisogno di sostegno certo e di speranza nel futuro per non mollare. Tale speranza può darla solo un Governo capace, competente e lungimirante, che non si limita a mettere pezze sui buchi mano a mano che si formano. I sacrifici si possono chiedere se si è in grado di dare sicurezza, non senza certezze. Ci sono poi i giovani e, con loro, il sostegno alla scuola e al lavoro. Ringraziamo il ministro Azzolina, caro senatore Santillo, per la miseria degli 85 milioni destinati alla didattica a distanza, per gli inutili banchi a rotelle per cui si sono buttati via i banchi nuovi. (Applausi) . La ringraziamo anche per i ragazzi disabili lasciati senza gli insegnanti di sostegno e per la richiusura quasi immediata delle scuole subito dopo la riapertura estiva per non aver pensato a cose semplici, come il doppio turno di entrata e la convenzione tra trasporto pubblico e trasporto privato. Avrebbe almeno dovuto parlare con il ministro De Micheli, evitandole la brutta figura di proporre la scuola aperta la domenica o la negazione che il virus possa girare sui mezzi di trasporto. Serve intelligenza, perché non vorremmo mai parlare di una generazione Covid. Servono inoltre risorse consistenti, volontà politica per riqualificare l'istruzione, quella tecnica superiore e la digitalizzazione e, soprattutto, interventi mirati per la vera, coraggiosa, rivoluzione della scuola: la garanzia della libertà di scelta educativa. (Applausi) . Infatti, la libertà di scelta educativa è quella che fa di un Paese un grande Paese e si realizza solo attraverso il sostegno paritetico alla scuola statale e alla scuola paritaria. La scuola paritaria è la grande dimenticata di questa crisi. Peraltro, parlare di dimenticanza non è corretto, in quanto parliamo di un vero e proprio disegno di una parte della maggioranza - il MoVimento 5 Stelle - con la complicità della restante parte - la sinistra - che continua a peccare per omissione di intervento. Vi sono grandi proclami di volontà, ma sappiamo di cosa sono lastricate le vie dell'inferno. Stiamo per convertire il decreto ristori, all'interno del quale pare ci abbiano generosamente accolto tre importanti emendamenti, a firma di tutto il centrodestra: la concessione di fondi alle Regioni più colpite dal Covid (che ci sembra un emendamento di grande buon senso); la riduzione degli oneri delle bollette elettriche per le imprese; un maggior sostegno al trasporto locale. Vivaddio, sono temi importantissimi, ma per i quali ci sono stati concessi - udite, udite - 380 milioni su 18 miliardi di euro stanziati. Si tratta di piccole concessioni fatte alle opposizioni, strappate con fatica: troppo poco per poter parlare di reale collaborazione. Si tratta veramente di una grande miopia, come testimoniato anche dalla proroga dei versamenti fiscali di dieci giorni (in proposito, ci facciamo una bella risata). Noi continueremo ad avanzare le nostre proposte per la montagna e per far vivere un Natale in famiglia alla gente. Infatti, quest'alternanza di aperture e chiusure, chiusure e aperture fa sì che avvenga quello che è successo ieri, con la gente che si riversa per strada di colpo perché ha paura che il giorno dopo si richiuda. (Applausi) . Lavoreremo di concerto con l'iniziativa privata, quella che a voi fa tanta paura e tanto timore, a ogni livello. Il nostro obiettivo è che lo Stato e l'impresa lavorino insieme. Lo Stato deve imparare dalle imprese, che si sono rivelate bravissime comunque, nonostante voi, a tenere botta a questo momento di crisi, da alleati e non da antagonisti. Noi quindi chiediamo alleanza tra Stato e impresa, tra Stato e lavoratori, tra Stato e famiglia, tra Stato e scuola, affinché i cittadini abbiano ben chiaro che il nemico è là fuori e si chiama Covid e crisi. Il nemico non può certo essere lo Stato, il Governo. Avremmo voluto fare molte cose. Penso, per esempio, ai sindaci che mi hanno chiesto di avere fondi per aiutare i cittadini non soltanto attraverso gli aiuti alimentari (un piatto caldo, tutto sommato, si trova in quanto l'Italia è il mondo del volontariato), ma anche per consentire il pagamento delle bollette, perché oggi non tutti possono pagarle. Questo è un problema molto serio. Noi chiediamo strategia e non tatticismo; chiediamo certezze e non confusione, perché la gente non ce la fa più ad alzarsi al mattino non sapendo oggi cosa dovrà fare domani e avere chiari adempimenti e scadenze. Lasciateci liberi, lasciate libere le imprese. Nel frattempo, ci prepariamo ancora una volta a una botta di fiducia; non sia mai che si tenti di migliorare qualcosa. Per Natale scriverò un piccolo desiderio nella letterina a Babbo Natale, al fine di ristorare veramente l'Italia: che l'Epifania, insieme al Covid, questo Governo si porti via. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, purtroppo non bastano piccole aperture solo in quest'Aula e qualche concessione fatta a noi dell'opposizione, tra l'altro strappata non senza fatica - per questo ringrazio la nostra relatrice, la collega Ferrero, che è anche Capogruppo in Commissione bilancio - per poter finalmente parlare di collaborazione tra maggioranza e opposizione. La crisi che viviamo si supera con atti concreti, tangibili, che non lasciano davvero nessuno indietro. In mano a questo Governo i decreti-legge sono degli ossimori, la certificazione dell'incapacità della vostra politica di dare risposte agli italiani e, cioè esattamente il contrario di quello che dovreste fare. Shakespeare direbbe che la piaga dei tempi è quando i pazzi guidano i ciechi. Perciò ricordiamoci sempre che siamo in un Parlamento che ha bisogno di un confronto serio. Si parla dei comportamenti irresponsabili dei cittadini, ma responsabili devono essere prima di tutto coloro che emanano i provvedimenti, e cioè voi che governate questo Paese. Dovreste interrogarvi un po' di più sulla morte economica più grave, quella del commercio, quella del turismo, quella della ristorazione. Un esempio eclatante è il nostro subemendamento al terzo decreto-legge ristori, che riguarda le aziende del trasporto pubblico non di linea o di linee non sovvenzionate escluse dai benefici, che sono vittime di un vero e proprio blocco delle attività. Si tratta, niente meno, che di 6.000 imprese, di 25.000 posti di lavoro, di 2,5 miliardi di fatturato, signor Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Questa maggioranza ha bocciato il nostro emendamento a prima firma del collega Gianmarco Centinaio, lasciando solo 10 milioni di euro per un centinaio di bus scoperti, l'80 per cento dei quali è di proprietà di una sola azienda. Abbiamo lasciato fuori chi fa lo stesso servizio con bus scoperti, solo perché ha una dicitura fiscale diversa. Questa per noi è non una misura di ristoro, ma una marchetta! Vergognatevi! (Applausi) . In Italia decine di migliaia di aziende del comparto agroalimentare stanno subendo i contraccolpi della crisi economica causata da un'epidemia che voi non siete assolutamente capaci di contrastare in alcun modo. Eppure - come abbiamo già detto - l'agroalimentare vale 210 miliardi di euro, ma ricordiamoci che nel 2020 il consumo fuori casa è calato del 48 per cento, con una perdita complessiva sull'agroalimentare e sulla spesa alimentare di oltre 41 miliardi di euro. Questi non sono dati che certifichiamo noi: pericolosi, eversivi, sovranisti e cattivi; sono dati importanti certificati la scorsa settimana dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea). Alla fine, pur avendo avuto un incremento nella grande distribuzione, rimangono 30 miliardi di consumi di perdita secca, in cui la pesca, il florovivaismo e il vino sono i settori più colpiti. Inoltre, ricordiamoci bene che la Brexit metterà in ginocchio le nostre esportazioni agroalimentari per 3,5 miliardi e riguarderà soprattutto vino e ortofrutta fresca e trasformata; un danno enorme che dovrebbe essere compensato dall'introduzione di forme di ristoro dei danni subiti dalle imprese. Noi abbiamo presentato una serie di emendamenti importanti. Il primo in assoluto, e il più importante, proponeva di ripristinare l'articolo 7 del primo decreto-legge ristori, cassato dal subemendamento del Governo, che stanziava 100 milioni di euro per le filiere agroalimentari che sono fondamentali, importantissime: penso alla zootecnia, al problema attuale della suinicoltura, al latte, all'apicoltura, al florovivaismo, al vino. Il testo prevedeva un meccanismo di sostegno forte e vero all'agroalimentare italiano. Parliamo di made in Italy e poi ci nascondiamo dietro un dito e togliamo le risorse per darle, magari, a un assistenzialismo forzato che non genera occupazione. (Applausi) . Abbiamo chiesto - per i nostri contadini, per i nostri agricoltori - 100 milioni di euro per la cambiale agraria, 30.000 euro per ogni azienda: a dieci anni avrebbero restituito quelle risorse a tasso zero. Non siete stati in grado di accogliere l'emendamento importantissimo con cui avremmo dato ristoro a 3.500 piccole aziende agricole. Abbiamo chiesto di rimettere i voucher semplificati nel turismo, nella ristorazione, nell'agricoltura: anche in questo caso nulla. Vi abbiamo chiesto la semplificazione sul percepimento dei fondi europei, la PAC, per le aziende. Oggi per avere un certificato antimafia dalle prefetture che lavorano in smart working ci vogliono mesi, purtroppo; e, se manca quello, non arrivano le risorse, e fa liquidità. Abbiamo chiesto 600 euro di bonus per ogni piccolo agricoltore e contadino delle zone rosse, che non hanno potuto vendere i loro prodotti fuori Comune. (Applausi) . Nemmeno questo è passato. Vergogna! PRESIDENTE.Senatore, deve concludere. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Prendiamo in giro gli agricoltori! Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Cari colleghi, ci avviciniamo al santo Natale. Gli italiani tutto vorrebbero trovare sotto l'albero tranne i pacchi del Governo: l'aumento esponenziale del debito pubblico... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Deve concludere cortesemente. Le ho già concesso due minuti in più. Senatore Bergesio, usi il suo tempo per concludere il discorso. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Dicevo che gli italiani non vogliono trovare il pacco del Governo sotto l'albero: l'aumento esponenziale del debito pubblico, l'aumento della disoccupazione, precarietà, scuole chiuse da mesi, anziani soli, enti locali abbandonati. Fate un bel regalo - lo dica ai Ministri di questo Governo - a tutti gli italiani: andate a casa e cercatevi un lavoro degno delle vostre capacità, che vi chiediamo di togliere al servizio del Paese, perché altrimenti non ci rialzeremo mai più. Prima gli italiani, sempre. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Anastasi. Ne ha facoltà. ANASTASI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, con un nuovo decreto-legge ristori - il quarto in poco più di un mese - continua e si estende ulteriormente l'azione del nostro Governo a sostegno dei lavoratori, dei professionisti, delle imprese e delle famiglie italiane. L'intero pacchetto ristori si presenta oggi all'attenzione di quest'Assemblea con importanti correttivi: una vasta serie di proroghe fiscali e misure ristorative, fra le quali degne di menzione sono i rimborsi per i proprietari di immobili che concederanno sconti sugli affitti; una norma sperimentale - come l'ha definita il presidente Pesco - per andare incontro alle esigenze di chi è in locazione e magari sta affrontando mille difficoltà; una misura che permette una riduzione del canone, limitando l'onere per il proprietario. Sempre a firma del presidente Pesco è l'emendamento pensato per sostenere famiglie e imprese indebitate, che anticipa alcune misure sul fallimento e le crisi d'azienda. Merita di essere menzionata anche l'iniziativa dello stesso collega sulla proroga del cosiddetto fondo Gasparrini. Altrettanto significativo è l'emendamento del senatore Romano, con cui si stabilisce che non subiranno prelievo fiscale le imprese e i professionisti che hanno ricevuto dallo Stato contributi, indennità e bonus contro la crisi Covid-19. Abbiamo approvato persino un emendamento non di maggioranza sull'equo compenso per le consulenze e le prestazioni professionali sul superbonus 110 per cento - finalmente anche l'opposizione si accorge della nostra eccellente misura - e uno sul fondo dedicato al pagamento delle bollette per imprese e professionisti, come già il Governo aveva legiferato nel decreto-legge liquidità, dimostrando con i fatti che le proposte di buonsenso da noi trovano accoglienza (Applausi) , mentre le provocazioni e le chiacchiere televisive rispediremo al mittente in busta chiusa. Tutti conosciamo il momento drammatico che stiamo vivendo. Per affrontare la crisi, nei quattro decreti-legge ristori abbiamo investito complessivamente oltre 19 miliardi di euro per potenziare ed estendere la rete di protezione intorno al nostro tessuto economico-produttivo. Ed è con questo spirito che continueremo ad avanzare idee e proposte. Un ultimo appunto è sull'emendamento che non c'è. Avevamo posto in questo decreto all'attenzione di Governo e Parlamento l'estensione del superbonus 110 per cento. Poiché tutti a parole dicono di volere la proroga, ma nei fatti non vi è ancora alcuna risposta in merito, invito la maggioranza di Governo a trovare il coraggio di fare la cosa giusta. (Applausi) . Sono tempi eccezionali. La storia ci giudicherà per cosa abbiamo fatto e non per le buone intenzioni e le belle parole. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli senatori, il percorso politico di questi decreti-legge che veniamo a discutere è stato complesso, ma il Paese e il Parlamento ne hanno recepito la necessità e l'importanza. Ritengo, dunque, che giungere alla loro conversione in legge rappresenti un significativo punto di partenza e ripartenza per tutti noi. Vorrei dire allora che dobbiamo trarre profitto da questa discussione, coglierla come l'occasione che abbiamo cercato per ricollegarsi alle nostre comunità, essendo parte del rapporto armonico tra la polis e gli individui che la compongono. La fatica di questa composizione è l'obbligo che ci siamo assunti quando abbiamo accettato di rappresentare tutto il popolo come singoli senatori e come Assemblea. La pandemia ha colpito e incrinato indistintamente il cosmo della civiltà, in particolare quella occidentale, suscitando il senso della nostra umana inadeguatezza, sovvertendo molti punti di riferimento che davamo per acquisiti. Ci si è sgretolato in mano il mito asettico del progresso scientifico infinito e invincibile; è caduto il velo dell'illusione di essere cloni del pericoloso modello di Übermensch futuribile. In un colpo solo, salute, ambiente, economia, protezione sociale e rapporti internazionali sono apparsi un tutt'uno indissolubile, e di questo dobbiamo farci carico. La pandemia ci ha fatto anche intendere senza ombra di dubbio quanto reale sia questa nuova forma di isonomia, l'uguaglianza di fronte al rischio che tutti i cittadini indistintamente corrono di essere travolti dal virus. Siamo anche stati messi di fronte a spaventevoli, per quanto ipotetiche, classificazioni di gerarchie legate all'età o a situazioni di salute correlate all'accesso alle cure. Ora, l'appello del Presidente della Repubblica a ritrovare l'unità per costruire la risposta adeguata che il Paese ci chiede è stato colto e raccolto per darci l'opportunità di mantenere una dignità che la Costituzione garantisce come fondamento imprescindibile. Sono stati e saranno ancora mesi lunghi e difficili e questi ristori rappresentano un impulso a rinnovare la fede comune sul valore che i Padri costituenti hanno inciso alle fondamenta: l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e ora più che mai il lavoro e la dignità dei lavoratori dobbiamo tutelare e sostenere. Trovare un linguaggio comune durante i lavori delle Commissioni congiunte; ridimensionare la mole delle migliaia di emendamenti su cui maggioranza e opposizione hanno lavorato; trovare la quadra su quanto il Governo potrà fare per la nostra comunità nazionale sono stati per tutti difficili e impegnativi. Ristorare rappresenta, dunque, un passaggio politico di alto valore democratico, ma soprattutto un segnale forte e inequivocabile che si vuole ripartire dai cittadini, dalle peculiari necessità di chi è stato in vario modo colpito. Chi ha voluto speculare sulle possibilità di mettere in difficoltà il Governo ha fatto un gioco spregiudicato in primo luogo verso i cittadini. Invece, mai come ora, dobbiamo renderci conto che le risorse dei decreti messi a disposizione con i ristori del Governo e con la volontà politica della maggioranza rappresentano un impegno di portata straordinaria per l'intera comunità nazionale. Sono risorse indispensabili per tamponare i bisogni da una parte, ma soprattutto per porre le basi di un disegno nuovo e più complesso che verrà definito nei prossimi mesi con il Next generation EU, e che dovrà necessariamente coinvolgere tutte le istituzioni, il Parlamento, così come le Regioni e gli enti locali o le realtà specifiche, e permetterci di rifondere una prospettiva di futuro che la pandemia ha drammaticamente interrotto. Molti sono stati i capitoli, molte le problematiche affrontate durante le audizioni e la discussione. Tra le varie e innumerevoli misure avviate mi preme rivolgere un'attenzione particolare a due complessità, che sono parte integrante della realtà italiana e hanno estremo bisogno di essere sostenute. Abbiamo sempre asserito quanto sia importante in questo momento non dimenticare i più deboli: tra questi i soggetti più esposti sono le persone con disabilità o malattie disabilitanti e le loro famiglie, che non devono in alcun modo essere lasciate sole. Il Covid, infatti, ha ridotto la possibilità di aiuto e intervento alle famiglie. Si devono dunque aumentare le risorse e il numero delle residenze socio-assistenziali; occorre aumentare l'impegno per progetti individuali e moduli respiro, perché la disabilità è una condizione di vita, e non uno stato temporale. La malattia degli operatori ha contribuito a ridurre i servizi delle residenze, anche quelle protette per anziani o i malati cronici. E non ci siamo dimenticati dei genitori anziani degli utenti delle residenze socioassistenziali, che risultano ad alto rischio di contagio e fortemente preoccupati per il futuro dei loro figli, oltre che per se stessi. Il secondo tema riguarda la cultura, a cui abbiamo cercato di dare massima attenzione. Ci sono categorie di lavoratori che stanno vivendo questa crisi pandemica in modo drammatico. C'è stato qualcuno che ha asserito come con la cultura non si mangi, ma il nostro è un Paese che vive di cultura e viene riconosciuto nel mondo anche per la cultura. I lavoratori dello spettacolo, tra cui attori, musicisti e i cosiddetti lavoratori intermittenti, ma anche studiosi e ricercatori nel campo umanistico, traduttori, sono categorie determinanti e di formazione altissima che non vengono considerate da molti come parte produttiva del Paese. Al contrario, come scrive Claudio Magris nel suo accorato appello sul «Corriere della Sera», sono professionisti appassionati e altamente qualificati che spesso vivono di contratti occasionali e precari con teatri, fondazioni, istituzioni, atenei e case editrici. L'impegno che ci muove è di ritrovare la centralità di queste categorie per evitare il grave declino di un'eccellenza che ci identifica e ci qualifica nei confronti dell'Europa e del mondo intero. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, fa piacere che in quest'Aula qualcuno abbia cominciato a parlare di disabilità, sebbene questa problematica dovrebbe essere ricordata a chi è al Governo, visto che all'interno del decreto-legge ristori non è stata data grande rilevanza sul punto. (Applausi) . Ma è bene che se ne parli. Basta ricordarselo al momento opportuno. Nei pochi minuti che mi sono concessi vorrei fare innanzitutto una nota metodologica. Oggi siamo qua ad affrontare la conversione di una serie di decreti-legge: il ristori, il ristori- bis , il ristori- ter e il ristori- quater , quasi come la serie dei film «Rambo», per cui c'è l'uno, il due, il tre e il quattro. Devo essere sincero: se vogliamo parlare agli italiani con le parole chiare, sicuramente non lo possiamo fare se non facciamo delle norme chiare. Sfido voi a trovare qualche cittadino che abbia capito qualcosa del modo di questo Governo di fare leggi nelle ultime settimane. Vi sfido, perché a me la gente chiede quali sono le norme contenute all'interno di questo decreto-legge: nessuno ci ha capito nulla. Vabbè: faremo meglio la prossima volta. Su questo punto, facendo parte della Commissione giustizia, non posso che ricollegarmi, sottoscrivendole, alle dichiarazioni già rese dalla senatrice Modena in materia di giustizia. Voi avete inserito all'interno di un decreto-legge di natura economica delle norme in materia di giustizia assolutamente folli, perché non si può pensare di normare la giustizia sotto l'egida del Ministero dell'economia e delle finanze. Anzi, nel ringraziare il sottosegretario Guerra, che è competente in materia, le rivolgo anche i migliori auguri per il suo nuovo collega, "l'evidentemente" sottosegretario Bonafede, visto e considerato che ormai il Ministero della giustizia è diventato di fatto una succursale e il ministro Bonafede è alle dipendenze del Ministero dell'economia e delle finanze. (Applausi) . Prendiamo atto anche di questo, ma non possiamo fare altro che sottolineare ancora una volta, in quest'Aula, che la giustizia non può essere gestita in siffatto modo, perché altrimenti ci troveremo di fronte a una catastrofe giudiziaria. Non so voi, colleghi, ma faccio l'avvocato e, quando non sono a Roma, frequento le aule di tribunale, ovviamente rispettando tutti i limiti. Avreste, però, potuto iniziare la grande digitalizzazione e informatizzazione, anche prima, quando avete bocciato, nei vari provvedimenti, emendamenti come quello a mia firma - ad esempio - con cui si incideva sulla capacità dei cancellieri di lavorare da remoto, insistendo quindi sul processo telematico. Oggi lavorate sulla digitalizzazione, ma vi informo che nei tribunali i computer stanno cominciando ad arrivare adesso e si tratta magari di computer nemmeno aggiornati e neanche collegabili con i fantomatici portali che prevedete all'interno delle norme e che poi però, nella realtà dei fatti, non esistono. Dunque, le priorità del provvedimento in esame in materia di giustizia - come già detto - sono la digitalizzazione e la remotizzazione delle udienze, che di fatto non funzionano, e poi c'è la questione delle carceri. Signor Sottosegretario, vada a chiedere lei al ministro della giustizia Bonafede, visto che non ha la grazia di venire in Aula, se conosce veramente qual è la situazione all'interno dei tribunali e delle carceri. (Applausi) . A giudicare dalle norme contenute nel provvedimento in esame, non credo che ne sia veramente a conoscenza. State mettendo semplicemente toppe, su toppe su altre toppe. Chiedo dunque alla maggioranza di smettere di governare con falso buon senso, perché - citando Guareschi - state governando non con buon senso, ma semplicemente con senso comune, che è molto peggio. Rischiate dunque di fare dei danni clamorosi. (Richiami del Presidente). Mi accingo a concludere, signor Presidente. I nostri emendamenti: che sono stati presentati per cercare di dare delle risposte concrete, sono stati semplicemente utilizzati per dare la mancetta, ma noi non l'accettiamo, perché sono i cittadini che esigono delle risposte. Non siamo qua per portare a casa il singolo emendamento: non ci interessa, ma ci importa portare a casa dei risultati, per la gente. Quel che posso fare è sicuramente evidenziare che non è vero che avete ricordato tutti, perché all'interno del provvedimento in esame non vedo - ad esempio -norme riguardanti i miei colleghi avvocati. Vi do una notizia: non tutti gli avvocati fatturano milioni di euro, ma molti avvocati fanno gli "avvocati di provincia", come amo definirli. (Richiami del Presidente) . Sto per terminare, signor Presidente. Ci sono, poi, anche gli sportivi: qualcuno in quest'Aula ha detto che abbiamo ricordato i lavoratori sportivi, ma la cifra che avete dato loro, di fatto, è molto simile a quella destinata ai monopattini elettrici. Forse ci sarebbero voluti meno monopattini elettrici e un po' più di ristori a persone che, in questo momento, lavorando all'interno del mondo dello sport, sono senza lavoro e senza stipendio: forse ve lo sareste dovuto ricordare. Concludo rivolgendo un invito al Governo e alla maggioranza: dovreste dare fiducia alla gente e invece la state esasperando. Concludo con un'altra citazione, signor Presidente, che spero mi permetta di fare, di una battuta che circola sui social media: «Fai il bonus vacanze e poi te 'ncazzi che la gente va in vacanza, fai il cashback di Natale e poi te 'ncazzi se la gente va a fare acquisti» (Applausi) : se questo è il modo di fare politica della maggioranza, evidentemente è il momento di andare a casa. Buon Natale! (Applausi) . PRESIDENTE. Invito anche l'opposizione a usare un altro linguaggio, in Aula. È iscritta a parlare la senatrice Naturale. Ne ha facoltà. NATURALE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, certamente non avremmo voluto, ma la seconda ondata di contagi purtroppo si è verificata, in alcuni casi favorita dalla sconsiderata disinvoltura con cui quest'estate sono stati aperti alcuni locali pubblici, come è successo in Sardegna, in cui società offshore sono state favorite, lasciando affollare le loro discoteche, a discapito della salute di tutti. Il preavviso ci è stato dato da diversi Paesi europei, dove già a settembre si contavano i nuovi contagi a decine di migliaia al giorno. In Italia l'impennata si è palesata a ottobre, così che il 7 ottobre si è reso necessario prorogare i termini dello stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021. Da quel momento in poi, con il crescere del numero dei contagi, è stato un susseguirsi di DPCM e decreti-legge per contrastare la diffusione del virus, confermando la pressione sugli ospedali e inevitabilmente adottando misure sempre più restrittive, fino ad arrivare alla suddivisione per aree di maggiore o minore contagio a carattere regionale. Il decreto-legge ristori del 28 ottobre ha avviato una serie di altri decreti-legge, visto il proseguire dei contagi, per stanziare risorse a fondo perduto e agevolazioni fiscali ed economiche per le attività colpite dalle necessarie restrizioni. Fra le misure principali rileviamo il contributo a fondo perduto per le partite IVA (ampliando i settori di intervento rispetto ai beneficiari individuati dal decreto rilancio); la proroga della cassa integrazione (altre sei settimane da usufruire tra il 16 novembre e il 31 gennaio); il credito d'imposta per gli affitti commerciali e la cancellazione della seconda rata IMU; l'indennità per i lavoratori stagionali del turismo, dello sport e dello spettacolo; la nuova tranche del reddito di emergenza. Insomma, con i decreti ristori fin qui emanati abbiamo stanziato per le attività colpite circa 19 miliardi di euro, mentre altre risorse stanno per essere stanziate nell'imminente legge di bilancio. In questi mesi l'agricoltura non è stata trascurata. Sono stati stanziati 4 miliardi per il settore, e di questi un miliardo è destinato all'esonero contributivo per le imprese appartenenti alle filiere agricole, della pesca e dell'acquacoltura per i mesi di novembre e dicembre. Ci sono poi le risorse per il sostegno al settore vitivinicolo; il rifinanziamento del fondo di solidarietà nazionale per continuare a sostenere le imprese colpite dalla cimice asiatica; il supporto economico alle attività turistiche e della ristorazione situate nelle aree protette; il credito di imposta per gli aumenti di capitale; le garanzie per la liquidità delle imprese agricole e della pesca; i contributi a fondo perduto e i mutui a tasso zero in favore delle aziende agricole. E ancora: il fondo per le emergenze alimentari; il contrasto allo spreco; il fondo ristorazione per sostenere il made in Italy ; il sostegno all'imprenditoria femminile con il progetto "Donne in campo"; il sostegno all'occupazione giovanile in agricoltura. Su queste e altre misure verranno stanziate altre risorse nella legge di bilancio. Per il settore primario siamo a un punto cruciale. Grande è il suo ruolo in termini di export , nuova PAC, green new deal ,con le strategie farm to fork e l'incremento del biologico; un settore in cui possiamo vantare primati e attenzione alle problematiche in misura maggiore e migliore rispetto agli altri Paesi. Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza dobbiamo mettere mano alla competitività del sistema alimentare, con l'ammodernamento dei sistemi produttivi orientato alla sostenibilità; la prevenzione del dissesto idrogeologico e il rafforzamento dell'agrosistema irriguo; la gestione forestale sostenibile e il recupero delle aree rurali abbandonate. Sono queste le sfide che ci apprestiamo ad affrontare e lo stiamo facendo con tutta l'accortezza che necessita. Ma il lavoro viene meglio con la condivisione di responsabilità e impegno da parte di tutti. La rapidità e l'efficacia con cui sono state trovate le risorse per compensare almeno in parte le mancate entrate delle attività economiche hanno ancora una volta dimostrato l'attenzione che questo Governo, insieme al Parlamento, riversando verso una pandemia che sta cambiando paradigmi e visioni in ogni situazione a livello planetario. In questo sciagurato periodo, che ormai va avanti da circa un anno, in tutte le occasioni non si è mai mancato di sottolineare come la collaborazione politico-istituzionale, oltre che di tutte le attività private e dei cittadini, fosse assolutamente necessaria per arrivare al traguardo dell'uscita definitiva dall'emergenza causata dalla pandemia. Non ci stanchiamo di ribadire questo concetto, poiché tutte le manifestazioni di disinteresse o di vacua polemica non faranno altro che porre ulteriori ostacoli al raggiungimento del risultato. Inoltre, ci tengo a sottolineare che non è più possibile abbassare la guardia sulla prevenzione. È indispensabile incrementare gli sforzi per contrastare eventuali nuove evoluzioni di virus di varia provenienza attraverso il rafforzamento della ricerca scientifica. Ma è essenziale il miglioramento delle strutture sanitarie presenti sul territorio italiano, che hanno mostrato in modo evidente grossi limiti derivati dai tagli e dalla mala gestione degli ultimi anni. Il decreto-legge ristori in esame deve essere il trampolino di lancio verso una nuova visione di economia, di sviluppo e di lavoro, quella che finora non c'è stata, e i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. Questo Governo sta dando una svolta al sistema che ha logorato la nostra bella Italia, aiutando tutti a rialzarsi per rinascere. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il decreto-legge ristori, anzi questa pluralità di decreti-legge risponde in realtà a quelle esigenze di economia di guerra e di sussidi, peraltro dati ad alcuni mentre altri sono stati completamente dimenticati: lo hanno detto i miei colleghi prima ed è inutile che lo ribadisca. Il mio intervento sarà limitato a un settore ben preciso - come ha detto prima la senatrice Modena - che fa parte dei decreti-legge in questione, con ben dieci - anzi, di più - articoli, ma che è stato completamente ignorato nella Commissione di merito attraverso un passaggio quasi da fuggitivo della situazione, cioè tutto il tema giustizia. In un momento di emergenza e in uno stato di eccezione, qual è quello che stiamo vivendo, conseguente alla pandemia e che qualcuno ha definito una vera e propria situazione bellica, il tema giustizia reca con sé dei paradigmi, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti penali e il processo penale, che non sono trascurabili. Il paradigma è il seguente: dematerializzazione, remotizzazione e cartolarizzazione del processo. Questo significa che, se con il decreto-legge cura Italia e con il suo articolo 83 abbiamo introdotto dei principi dovuti all'esigenza e al momento, e cioè il fatto che le udienze si possono svolgere da remoto purché in esse non si debbano sentire ed esaminare testimoni o sentire le parti (quindi con dei limiti ben precisi), inopinatamente con il decreto-legge ristori bis irrompe sulla scena un altro principio. In base ad esso addirittura il processo penale di secondo grado, tolta l'ipotesi della rinnovazione dibattimentale, diventa un processo cartolare: il pubblico ministero fa l'appello, la difesa non c'è mai stata in primo grado e presenta delle conclusioni scritte - se arrivano, perché non si sa in che modo - ai giudizi riuniti in camera di consiglio; anzi, non sono riuniti simultaneamente, ma ognuno dal proprio ufficio, ognuno dalla propria residenza e attraverso una riunione simbolica. Ecco, ciò significa dematerializzare, perché si è inteso in tal modo affrontare un'emergenza. Questo certamente è comprensibile, ma noi lo avremmo compreso nella misura in cui tutto ciò serva ad agevolare l'attività degli operatori del diritto. Tutto ciò l'avremmo compreso nella misura in cui non ci siano norme incongruenti tipo quella del 415- bis del codice di procedura penale, per cui alla conclusione delle indagini l'avvocato difensore della parte può presentare memorie solo attraverso il portale penale telematico, che sappiamo esistere e funzionare a macchia di leopardo nel nostro Paese. Tutto ciò pone una difficoltà oggettiva, tant'è vero che i nostri emendamenti erano chiarissimi e dicevano di togliere la parola «esclusivamente» per consentire la possibilità di ricorrere molto più semplicemente a una comune e banale PEC, certamente certificata dai sistemi del Ministero. Che cosa cambia? Cambia l'epistemologia giudiziaria, e cioè la concezione stessa del processo. E cambia in modo pericoloso perché, se a un processo che si svolge nella parità, nel contraddittorio della formazione della prova tra due parti uguali, noi togliamo ad una di esse, che normalmente è minoritaria nell'esercizio dei poteri, ossia la parte della difesa, il proscenio, la possibilità di esercitarsi e di esercitare le sue funzioni davanti a un giudice terzo, abbiamo ucciso il processo penale. Questo è evidente e si rifletterà. Se quello è l'indirizzo che volete imprimere all'era post Covid - e ci auguriamo tutti che l'emergenza finisca realmente, secondo quanto dice questo decreto, il 31 gennaio 2021 - mi chiedo quali e quante norme saranno in vigore allora, perché non abbiamo già oggi l'esatta contezza di quali norme saranno applicabili nel momento in cui la pandemia sarà superata. Per quanto riguarda il processo civile, da questa maggioranza è stata depositata la legge delega sulla riforma del processo civile. La materia era più facile, perché il processo civile telematico esiste già da tempo. Il processo civile in Italia dura tremila giorni, oltre il doppio di quanto accade mediamente nei Paesi europei. E questo produce - secondo statistiche riconosciute da tutti - un danno di circa tre miliardi per le imprese e un mancato guadagno, in termini di investimento, di circa 11 miliardi nel nostro Paese. Vogliamo capire che, se le idee camminano sulle gambe degli uomini, così anche la giustizia non può che camminare sulle gambe degli uomini? Abbiamo bisogno di informatici nel sistema giustizia. Abbiamo bisogno di assistenti, di dirigenti, di personale amministrativo che non c'è. (Applausi) . Il grido disperato da parte di chiunque è che non si sa a chi rivolgersi. Lo dico in modo molto chiaro, anche perché ultimamente ho ascoltato alcuni interventi in Commissione dei vari Sottosegretari che cortesemente hanno risposto alle nostre interrogazioni. Poi c'è una questione di fondo, secondo me costituzionale, che non è stata esplorata in modo opportuno. Noi sappiamo che l'articolo 111 della Costituzione riserva l'attuazione del giusto processo alla legge, e cioè contiene un'espressa riserva di legge. In realtà, nel momento in cui, con il decreto cura Italia e con i vari decreti succedutisi, compresi gli attuali decreti ristori e ristori- bis , noi stabiliamo che lo svolgimento del processo penale viene regolato dal deposito degli atti, ferme restando le garanzie processuali, attraverso un regolamento del responsabile del Ministero - nemmeno il Ministro ma un funzionario - che determina in che modo si depositano tali atti e si svolge il processo, viene violata una garanzia processuale piena e chiara, quella appunto contenuta nell'articolo 111 della Costituzione. (Richiami del Presidente) . In conclusione, Presidente, aggiungo un ultimo passaggio sulla situazione delle carceri. So che in questi giorni è in atto una protesta civile, ma efficace, dei Radicali e di Rita Bernardini che stanno denunciando la situazione delle carceri in Italia. Vorrei che il Ministro, una volta tanto, desse i numeri. Sappiamo purtroppo che è una sua specialità quella di dare i numeri, perché abbiamo visto che cosa è riuscito a fare con la prescrizione. (Applausi) . Abbiamo visto che cosa è riuscito a fare con il cosiddetto spazzacorrotti. Ma vorremmo che desse realmente i numeri della situazione carceraria in Italia. C'è un sovraffollamento di oltre 4.000 detenuti. Qual è la situazione delle carceri oggi? Ci sono circa 1.000 detenuti affetti da Covid, oltre 500 agenti di Polizia penitenziaria si sono ammalati e le carceri stanno esplodendo. Non si garantisce ciò che la sentenza Torreggiani aveva stabilito. Il sovraffollamento probabilmente è anche maggiore se è vero che sono circa 5.000 i posti inagibili che vengono considerati dal Ministero tra i posti utilizzabili per la detenzione. Io non so cosa sarà: immagino che sia molto difficile rimettere insieme e pensare al sistema delle pene in Italia dopo quello che è successo, anche perché probabilmente la nostra capacità di reagire rispetto a quanto sta accadendo poggia su basi abbastanza fragili anzi, troppo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. *CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sono ormai sei mesi che abbiamo in lavorazione un disegno di legge, il n. 1861, che ha un obiettivo, quello di porre rimedio a un'ingiustizia nei confronti di coloro che non si devono solo chiamare eroi, ma devono essere tutelati concretamente (Applausi) , vale a dire medici, infermieri, in generale operatori sanitari e socio-sanitari deceduti o che hanno riportato lesioni o infermità di tipo irreversibile a causa dell'infezione da Covid. Nonostante gli stanziamenti multimiliardari, non si sono trovati 100 milioni di euro micragnosi per sostenere questo tipo di bisogni e tutto questo in uno scenario che è assolutamente in contrasto con i fondamentali della dignità e dell'etica. Ebbene, in questo contesto è di tutta evidenza che troppo spesso si è fatto riferimento a parole che hanno trovato il loro fondamento e la loro attenzione in un processo di condivisione tale per cui tutti li vorremmo chiamare eroi, ma non è stato dato un senso alle parole che sono state usate, in modo più o meno bipartisan . C'è però un sottostante per alcuni di loro, a mio modo di vedere ancor più grave, posto che avevano stipulato previdentemente una polizza infortuni, ma la cui copertura le compagnie di assicurazione negano, facendo valere chissà quale codicillo sottoscritto tra clausole vessatorie, sul presupposto che l'infezione da Covid non rientrerebbe nell'ambito del concetto di infortunio, ma in quello di malattia, distinguendo tra causa violenta e causa virulenta. Abbiamo aderito al processo di integrazione normativa con il testo base n. 1894 in 1 a Commissione in sede redigente, in previsione del riconoscimento celebrativo della Giornata in memoria delle vittime dell'epidemia, il prossimo 18 marzo. Vista però l'opportunità della conversione dei decreti ristori, abbiamo ritenuto di promuovere ben tre emendamenti sull'argomento, che avrebbero anticipato le misure di ristoro economico non ulteriormente rimandabili, dal nostro punto di vista, ma che sono stati inspiegabilmente rigettati, negando addirittura l'approvazione in termini di impegno di un ordine del giorno che era l'assunto di quanto si dovesse portare a norma. Nonostante la 12 a Commissione abbia all'unanimità raccomandato di intervenire, il Governo ha dato prova ancora una volta di non ascoltare il potere legislativo, andando a disattendere anche su argomenti così sensibili da rendere inaccettabile la democratura a cui state cercando di abituare il Paese, che però non è assopito come pensate, e ve ne chiederà conto. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà. NASTRI (FdI) . Signor Presidente, il decreto ristori, per la verità, più che ristori elargisce elemosine ad alcuni settori colpiti dalla seconda ondata, che questo Governo ha saputo soltanto annunciare, ma non gestire. Sul punto bisognerebbe fare chiarezza. Signor Presidente, alle famiglie sarebbe stato utile un saturimetro in più e qualche monopattino in meno. Il provvedimento al nostro esame non deve farci confondere in maniera approssimativa sulla crisi prodottasi in alcuni comparti né nascondere quale sia il vero nesso di causalità ossia che, se oggi ne parliamo e siamo costretti a investire le risorse del quarto scostamento di bilancio, è per colpa di un Governo che non è stato capace di impedire che la seconda ondata si abbattesse con violenza sull'intero Paese. Nel solco di questa stessa logica, che possiamo dire più che approssimativa, si muove il decreto-legge, continuando a seguire un profilo emergenziale, senza affrontare nel merito le difficoltà di chi è rimasto indietro a causa della crisi economica. Le attività si aspettavano infatti da parte dello Stato non elargizioni, ma interventi coraggiosi, come rinuncia alle proprie pretese. Si è invece proceduto con sospensione o dilazione di imposte, con la diretta conseguenza che, se non vi saranno manovre massicce e importanti a sostegno dell'economia, le attività che a fatica sono rimaste in piedi nel 2021 e nel 2022 si troveranno strangolate dalle scadenze di oggi e anche di domani. Con la nostra leader Giorgia Meloni abbiamo tenuto una conferenza stampa nella quale abbiamo presentato il decreto ristori, proponendo serie e concrete proposte per abbattere la crisi economica, ribadendo soprattutto che la logica non è quella del sussidio, a cui purtroppo alcuni partiti della maggioranza (e mi riferisco al MoVimento 5 Stelle) sono affezionati, ma quella di seguire l'abbattimento dei costi fissi. Sono questi oggi a rappresentare il maggiore ostacolo per tantissimi imprenditori e anche professionisti, grandi e piccoli, per uscire da questa crisi che attanaglia tutti. Sul punto avreste dovuto concentrare la vostra attenzione, piuttosto che continuare nella logica degli interventi a pioggia. Ugualmente, avreste dovuto correggere gli errori sulle tempistiche che già nei precedenti provvedimenti si erano dimostrate inadeguate. Le casse integrazioni sono arrivate con estremo ritardo e la maggior parte degli imprenditori ha dovuto anticipare di tasca propria o si è trovata costretta anche a sostenere le spese delle liquidazioni di coloro che hanno preferito cercare un'opportunità lavorativa altrove. Ciò non solo perché i vari decreti ristori, come nel caso, appunto, del settore ricettivo, hanno la loro base in fondamenta errate o quantomeno sottostimate, cioè la differenza tra il fatturato di aprile 2019 e quello di aprile 2020: è possibile che dietro questa scelta ci sia una logica scellerata, legata al fatto che aprile è uno dei mesi meno indicativi e anche con minor fatturato. La volontà del Governo, quindi, è chiaramente di pagare meno. Tutti sanno che in aprile le località montane si trovano nell'intervallo tra la stagione invernale e quella estiva, mentre le strutture stagionali hanno aperto da poco. In tal modo, i ristori ottenuti (quando arrivati) bastano appena a coprire una piccola parte fissa delle imposte. E per vivere? Sarebbe piuttosto stato opportuno, volendo ragionare in un'ottica di ristoro, valutare i contributi a fondo perduto sulle differenze di fatturato tra il periodo compreso tra aprile e dicembre 2019 e il corrispondente intervallo del 2020, magari utilizzando i soldi non spesi del bonus vacanze, che oggettivamente è stato un mezzo fallimento. Ad ogni modo, quello ricettivo non è che uno dei tanti settori che lamentano l'inadeguatezza di questo provvedimento, in quanto ce ne sono molti altri che denunciano il completo abbandono da parte del Governo. Ad esempio, cosa è stato fatto per il settore turistico? Oggi non prevedete alcun ristoro o misure di sostegno adeguate. Inoltre, avete completamente dimenticato le agenzie di viaggio, una categoria completamente messa in un angolo con un codice Ateco quasi sempre dimenticato nei vari DPCM e che oggi non ha ricevuto il contributo a fondo perduto per il periodo compreso tra febbraio e il 31 luglio, con fondi che erano già stati stanziati. Come si pensa che queste attività possano andare avanti, se in dieci mesi nulla è stato ancora fatto e nulla hanno ancora ricevuto? Le agenzie di viaggio sono oltre 10.000 in tutta Italia e occupano migliaia di persone, con un risultato molto impattante sul nostro PIL. Occorre inoltre considerare che la paura, che continua a farla da padrone, difficilmente consentirà di tornare subito a viaggiare come prima. La stessa domanda potremmo farla per il settore degli eventi, visto che sono stati cancellati più del 90 per cento degli eventi culturali e religiosi. Nel 2020 matrimoni, comunioni, concerti, sfilate di moda e spettacoli sono stati completamente annullati. Si tratta di un mondo intero che da quasi un anno è fermo e di centinaia di migliaia di professionisti impegnati in questa attività o nel loro indotto che hanno percepito poco o quasi nulla. Non parliamo poi dei soggetti impegnati nella ristorazione, come bar e ristoranti. Qui il Governo ha fatto ancora peggio, obbligandoli a investire risorse in presidi igienico-sanitari e a ridurre i posti a sedere, sacrificando anche dipendenti (tanti sono stati licenziati) e imponendo l'acquisto di ulteriori dehor . Poi che avete fatto? Li avete di fatto chiusi o ridotti in maniera drammatica nella loro offerta di servizi, imponendo loro anche una chiusura alle ore 18, senza considerare che si erano organizzati, riuscendo a garantire il servizio in condizioni di sicurezza. Non avete fatto alcuna distinzione: per voi sono diventati tutti luoghi di assembramento. Piuttosto, non sarebbe stato meglio, soltanto per i bar, consentire che continuassero la loro attività nel rispetto del distanziamento sociale, unitamente alle norme di igiene, che sono diventate patrimonio del nostro comportamento quotidiano? Inspiegabile, poi, che alcune attività legate al settore dell'artigianato siano state dimenticate, così come avvenuto per i servizi alle persone. Che dire degli ambulanti, cui avete imposto il divieto di lavorare nei giorni festivi e prefestivi, persino a dicembre, sottraendo loro così circa il 50 per cento dell'indotto annuale? Sarebbe stato meglio lasciare alle autorità locali il compito di normare e regolare questo settore, vista anche la conoscenza della realtà locale. Cito l'esempio della città in cui vivo, dove c'è stata la chiusura del mercato coperto. Si è trattato di una scelta illogica e assurda. È un mercato che conosco benissimo e vi assicuro che non vi è la possibilità di assembramento; ciononostante, lo avete chiuso, con la conseguenza che lentamente le attività che lavorano al suo interno andranno a morire. Si tratta quindi di un'agonia lenta. Un altro tema sul quale il decreto-legge avrebbe dovuto prevedere un intervento è quello dei finanziamenti, anche garantiti, per le imprese ricettive. Oggi queste attività sono considerate a rischio, quindi non vengono erogati finanziamenti, nemmeno quelli garantiti al 90 per cento dallo Stato; per questo motivo, sarebbe necessario prevedere un allungamento almeno a vent'anni dei prestiti garantiti al 100 per cento dallo Stato e l'incremento anche a importi ben superiori degli odierni 30.000 euro, senza che le imprese vengano sottoposte a revisione del merito creditizio. Inoltre, sarebbe opportuno estendere il super ecobonus al 110 per cento anche alle strutture ricettive, il che permetterebbe una loro riqualificazione e un migliore posizionamento sul mercato. Nel provvedimento in esame Fratelli d'Italia ha confermato quella serietà e quella concretezza che sono state l'elemento determinante della nostra crescita di consenso tra gli elettori. Infatti, è stato approvato un nostro emendamento volto a potenziare il trasporto pubblico locale; sicuramente è importante, ma da questo momento Regioni e Comuni potranno anche stipulare convenzioni con aziende private di bus, titolari di licenze per l'esercizio di taxi e per i noleggi con conducente (NCC). Da tempo Fratelli d'Italia ripete che la soluzione non è vietare e chiudere, quanto piuttosto adeguare la nostra offerta di servizi alla nuova situazione. È noto che i trasporti rappresentano la vera falla del sistema, alla quale il Governo e la maggioranza non sono stati capaci di opporre valide soluzioni. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, dicendo che il limite della capienza rappresenta sicuramente un numero senza senso, perché mancano i controlli; occorre piuttosto un potenziamento dell'offerta di servizio, come diciamo dall'inizio della pandemia, per ridurre l'afflusso. Sarebbero opportuni più ascolto e meno arroganza, più condivisione e meno dirette streaming. Di questo hanno bisogno gli italiani, in questo difficile momento. (Applausi) . PRESIDENTE . Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno LOMUTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LOMUTI (M5S) . Signor Presidente, voglio la libertà che mi avete sottratto. Queste sono le parole del signor Carlo Gilardi, novantenne di Airuno, un piccolo paese di della provincia di Lecco, la cui storia ci viene raccontata in questi giorni dalla nota trasmissione televisiva «Le iene». È la storia di un anziano, membro di una famiglia decisamente benestante, un uomo decisamente di cultura e decisamente generoso. La sua generosità lo ha reso famoso nel suo piccolo Comune, non soltanto per i gesti di altruismo verso singole persone e intere famiglie, ma perché anche il Comune in cui abita si è giovato delle sue azioni: ha avuto in donazione un defibrillatore; il signor Carlo ha investito dei soldi per la realizzazione di un parcheggio dell'asilo e ha donato diversi terreni al Comune di Airuno. Tuttavia, un giorno di circa tre anni fa, questa sua generosità lo ha portato a vedersi nominare un amministratore di sostegno. Da allora la sua vita è cambiata e ha conosciuto una riduzione della propria libertà. Quest'amministrazione di sostegno, sempre mal sopportata dal signor Carlo, è culminata poi in una sostituzione, a seguito di un esposto del signor Carlo, in cui venivano riportati episodi gravissimi, come l'emissione di vaglia dell'amministratore delegato verso amici, senza una giusta causa. L'ultimo amministratore non ha tuttavia rappresentato un miglioramento per il signor Carlo, perché il 27 ottobre il novantenne è stato spedito, contro la sua volontà, in una residenza sanitaria assistenziale (RSA). La vita del signor Carlo potrebbe somigliare a quella di San Francesco. Immaginiamo quale storia potremmo raccontare oggi e quale sarebbe stata la vita di San Francesco ai tempi dell'amministrazione di sostegno. Avviandomi alla conclusione, vorrei dire una cosa da questo scranno: la vicenda presenta lati molto oscuri. È per questo che ho deciso di depositare un'interrogazione al Ministro della giustizia, non fosse altro che per tutelare anche le protagoniste dall'altra parte, che in questa vicenda sono state decisive per la vita del signor Carlo, che oggi è rinchiuso in una RSA e non può comunicare con parenti e amici. Vorrei dire una cosa al signor Carlo, che non so se può sentirmi: vede, signor Carlo, le dico "forza!" perché l'Italia è un grande Paese e sta dalla sua parte. (Applausi) . Lei è una persona perbene: non si senta solo, perché non lo è. (Applausi). MANTOVANI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il decreto-legge cosiddetto ristori, nel testo in esame presso questa Assemblea, prevede, con riferimento alle infrastrutture autostradali, tra cui la A22 Brennero-Modena, che le Regioni e gli enti locali interessati possano avvalersi di società in house nel ruolo di concessionari. Tali società hanno la possibilità di riscattare - previa delibera dell'assemblea dei soci e anche in deroga agli statuti - le azioni di titolarità di soggetti diversi delle pubbliche amministrazioni. Dal momento che queste società in house , una volta ritornate completamente pubbliche, otterranno automaticamente il rinnovo delle concessioni autostradali, ritengo necessario prevedere che si occupino esclusivamente della gestione e della manutenzione delle infrastrutture autostradali esistenti e che non possano stipulare accordi di project financing , ovvero partecipare a società miste o ad associazioni temporanee di impresa, per la realizzazione di nuove infrastrutture. Questo per evitare che rientri dalla finestra ciò che esce dalla porta. Faccio riferimento in particolare alla società Autostrada del Brennero SpA, che diventerà completamente pubblica, ma che attualmente partecipa con il 51 per cento alla società ARC (Autostrada regionale cispadana), insieme all'impresa Pizzarotti & C. SpA, che ne detiene il 19,30 per cento, e alla Coopsette, società cooperativa di Castelnuovo di Sotto, in provincia di Reggio Emilia, che ne detiene pure il 19,30 per cento. Quest'ultima, con 37 società controllate e 42 partecipate, è fallita. È entrata in liquidazione coatta il 30 ottobre 2015, perché oberata di un passivo pari a circa 790 milioni di euro, e conta 3.700 creditori, fra cui 1.160 dipendenti o ex soci. Dei 790 milioni, 10 milioni di euro di debiti gravano sui ignari pensionati, che avevano depositato nella cooperativa parte della loro liquidazione: un buco nero da cui bisogna uscire. Signor Presidente, colleghe e colleghi, occorre che in maniera chiara l'Autostrada del Brennero SpA sia esclusa dall'Autostrada regionale cispadana. Come MoVimento 5 Stelle siamo da sempre contrari alla realizzazione dell'Autostrada cispadana, che nessun cittadino vuole, perché si tratta solo di una colata di bitume super esosa, che implicherebbe anche il pagamento di un pedaggio. La cittadinanza vuole efficienza per le strade e la viabilità ordinaria del territorio e non questi mega mostri, che servono solo ad arricchire le tasche di qualcuno e a socializzare le ingenti perdite, a spese di tutti noi cittadini. (Applausi). CORTI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, intervengo in quest'Aula da senatore del collegio Modena e Montagna per portarvi il grido di dolore della laboriosa comunità modenese. Nella mattina di domenica 6 dicembre si è verificata la rottura dell'argine del fiume Panaro nei pressi di Gaggio. Tale circostanza ha costretto 360 persone a essere evacuate non solo da Castelfranco Emilia, ma anche dalla vicina Nonantola. Ad oggi, le persone sfollate sono ancora 61 e altre 300 sono rientrate a spalare il fango nelle loro abitazioni per presidiarle, ma ci vorranno dai tre ai sei mesi prima che queste abitazioni tornino agibili al cento per cento. Guarda caso, la zona di rottura dell'argine del fiume Panaro è a ridosso di quella che fu oggetto di analogo, tragico evento il 19 gennaio 2014. Non abbiamo davvero imparato nulla da tutto questo? Solo nel Comune di Nonantola oltre 1.800 edifici sono coinvolti e a Gaggio numerose aziende agricole sono devastate. I danni non sono ancora stati stimati, poiché solo in questi ultimi giorni se ne sta iniziando la conta. È inutile dire che si tratta di danni per decine e decine di milioni, che si sommano a quelli di soli sei anni fa. Come dimenticarsi del Comune di Campogalliano, questa volta vittima del fiume Secchia? Qui si sono allagate addirittura aree di campagna che non lo erano mai state in precedenza. A differenza di altri Comuni, a Campogalliano non esiste nemmeno un vero e proprio argine del Secchia. Anche qui sono state evacuate una cinquantina di persone e cinque attività economiche vanno sott'acqua più volte all'anno e tutti gli anni. Dalla piena del Secchia del 2017 ve ne sono state almeno sette, ma le previsioni meteorologiche, già alcuni giorni prima, avevano previsto abbondanti piogge, che, associate allo scioglimento delle nevi, avrebbero dovuto far scattare controlli puntuali, che non sono avvenuti. La Regione Emilia-Romagna ha chiesto lo stato di calamità naturale, ma qui non dobbiamo più intervenire in emergenza, bensì in prevenzione. Ci sono 70 milioni non spesi in sei anni che avrebbero potuto portare il nostro nodo idraulico modenese a livelli di sicurezza ottimali. Perché non sono stati investiti? Sono undici anni che il comitato alluvionati non per caso è attivo, avanza proposte e idee, ma gli amministratori di sinistra si sono ben guardati dal lasciarsi coinvolgere. Qui del PD non c'è più nessuno e mi dispiace. Il Partito Democratico ci dice che non è il momento della polemica e si nasconde dietro la scusa del cambiamento climatico che provoca eventi straordinari, ma due eventi alluvionali quasi identici nel giro di soli sei anni non hanno più nulla di straordinario. La colpa dell'amministrazione di sinistra, che, invece di gestire l'emergenza, dovrebbe prevenirla, è evidente. Ormai lo sanno tutti che il nodo idraulico modenese composto dai fiumi Panaro, Secchia e Naviglio è di importanza strategica e la Regione Emilia-Romagna è quella a maggior rischio per la sua conformazione: alte montagne a sud e un grande fiume a nord. Bisogna mettere in sicurezza il nodo idraulico modenese e cambiare strategia, mettendo in campo barriere che nel tempo abbiano un ritorno di duecento anni. I modenesi attendono un immediato cambio di strategia per il futuro. I montanari modenesi, in particolare, si attendono interventi seri per la manutenzione dei torrenti, delle briglie e dei ponti, la pulizia dei greti dei fiumi, meno burocrazia e più buon senso. Se ci si dimentica della montagna, prima la sua acqua e poi la sua terra scendono a valle e tragedie ancora più gravi possono avvenire. Signor Presidente, prevenire e non curare è il motto della Lega e, per fortuna, la Lega modenese si è già attivata nella raccolta di fondi e generi di necessità per questi infelici modenesi e a questi e ad altri volontari va il mio ringraziamento. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di martedì 15 dicembre 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, martedì 15 dicembre, alle ore 11, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 21,13) . Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Alfieri, Barachini, Bossi Umberto, Calandrini, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Cirinna', Collina, Crimi, Crucioli, De Carlo, De Poli, Di Girolamo, Di Marzio, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Galliani, Garavini, Giacobbe, Iori, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Nencini, Perosino, Renzi, Ronzulli, Ruspandini, Sciascia, Segre, Sileri, Sudano, Turco e Vanin. Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: D'Arienzo, Faggi e Testor. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 5 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Ferrari; cessa di farne parte la senatrice Malpezzi, sostituita, in qualità di membro del Governo, dal senatore Nannicini; il senatore Misiani cessa di essere sostituito, in qualità di membro del Governo, dal senatore Ferrari e viene sostituito dal senatore Nannicini; 14 a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Ferrari; entra a farne parte la senatrice Malpezzi, sostituita, in qualità di membro del Governo, dal senatore Ferrari. Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei ministri Ministro della salute Ministro per gli affari regionali e le autonomie Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, recante misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario (2045) (presentato in data 11/12/2020) C.2772 approvato dalla Camera dei deputati Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatore Calandrini Nicola Disposizioni in materia di imposta di registro su atti dell'autorità giudiziaria che definiscono anche parzialmente il giudizio (2041) (presentato in data 09/12/2020); Senatori Modena Fiammetta, Gasparri Maurizio Disposizioni in materia di esercizio effettivo della professione forense da parte dei praticanti avvocati (2042) (presentato in data 09/12/2020); Senatori Rauti Isabella, Balboni Alberto, Calandrini Nicola, de Bertoldi Andrea, Garnero Santanche' Daniela, La Pietra Patrizio Giacomo, Maffoni Gianpietro, Petrenga Giovanna, Totaro Achille, Urso Adolfo Modifiche al codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, in materia di riammissione nei ruoli dei volontari esclusi dalle procedure di immissione in quanto sottoposti a procedimento penale (2043) (presentato in data 09/12/2020); Ministro degli affari esteri e coop. inter.le Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Regno del Bahrein sulla cooperazione nei settori della cultura, dell'istruzione, della scienza, della tecnologia e dell'informazione, fatto a Roma il 4 febbraio 2020 (2044) (presentato in data 11/12/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede referente Commissioni 1ª e 2ª riunite Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro interno Lamorgese ed altri Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (2040) previ pareri delle Commissioni 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.2727 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 10/12/2020); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro salute Speranza ed altri Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, recante misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario (2045) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.2772 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 11/12/2020). Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro della giustizia, con lettera in data 4 dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, secondo comma, della legge 17 maggio 1952, n. 629, il bilancio di previsione degli Archivi notarili per l'anno finanziario 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a e alla 5 a Commissione permanente (Atto n. 642). Il Ministro della salute, con lettera in data 9 dicembre 2020, ai sensi dell'articolo 1, comma 16- bis , del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso: i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riferiti alla settimana 23-29 novembre 2020 e aggiornati al 2 dicembre 2020 nonché il verbale del 4 dicembre 2020 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020 e il verbale del 4 dicembre 2020 della Cabina di regia istituita ai sensi del decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020 (Atto n. 644); La predetta documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro della salute, con lettera in data 9 dicembre 2020, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, ha trasmesso: le ordinanze del 5 dicembre 2020 recanti, rispettivamente, "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. Modifica della classificazione del delle Regioni Campania, Toscana, Valle d'Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano" e "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. Modifica della classificazione delle Regioni Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, marche, Puglia e Umbria", pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 303 del 5 dicembre 2020 (Atto n. 645). La predetta documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministro dell'interno, con lettera in data 27 novembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 113 della legge 1° aprile 1981, n. 121, dell'articolo 109 del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e dell'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, la relazione sull'attività delle Forze di polizia, sullo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, relativa all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente ( Doc. XXXVIII, n. 3). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Piano d'azione per l'integrazione e l'inclusione 2021-2027 (COM(2020) 758 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a , nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni sul piano d'azione per la democrazia europea (COM(2020) 790 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Strategia per rafforzare l'applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (COM(2020) 711 definitivo), alla 1 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a , nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Garantire la giustizia nell'UE - Una strategia europea di formazione giudiziaria per il periodo 2021-2024 (COM(2020) 713 definitivo), alla 2 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Qualità della benzina e del combustibile diesel utilizzati per il trasporto stradale nell'Unione europea (Anno di riferimento 2018) (COM(2020) 742 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 8 a , 10 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Avviare la transizione verso un'Europa a impatto climatico zero entro il 2050. Relazione 2020 sui progressi relativi all'azione per il clima dell'UE (COM(2020) 777 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 10 a e 14 a . Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, trasmissione di atti Il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, con lettera in data 24 novembre 2020, ha inviato la relazione sulle attività svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso, riferita al periodo dal 1° luglio 2018 al 31 dicembre 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 2 a Commissione permanente (Atto n. 643). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 267 del 18 novembre 2020, depositata il successivo 9 dicembre, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 18, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67 (Disposizioni urgenti per favorire l'occupazione), convertito, con modificazioni, nella legge 23 maggio 1997, n. 135, nella parte in cui non prevede che il Ministero della giustizia rimborsi le spese di patrocinio legale al giudice di pace nelle ipotesi e alle condizioni stabilite dalla norma stessa. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc. VII, n. 97). Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 9 e 11 dicembre 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria: dell'Ente Nazionale di previdenza e di Assistenza Farmacisti (E.N.P.A.F.) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 356); della Cassa Italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti (CIPAG) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 357); dell'Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli impiegati in Agricoltura (Fondazione ENPAIA) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 358); dell'Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani Società per Azioni, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 7 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 359); di ENIT - Agenzia nazionale del turismo, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 360); dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa (INVITALIA S.p.A.) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 361). Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, trasmissione di atti Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera pervenuta in data 1° dicembre 2020, ha trasmesso ai sensi dell'articolo 12, della legge 30 dicembre 1986, n. 936, un documento sul tema "Riformare l'Europa. Occasione per cambiare e rafforzare il modello economico, sociale e l'ordine istituzionale e politico europeo", approvato all'unanimità da quel Consesso nella seduta del 25 novembre 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 646). Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), con lettera in data 1° dicembre 2020, ha trasmesso, ai sensi degli articoli 10 e 12 della legge 30 dicembre 1986, n. 936 - approvati da quel Consesso nella seduta del 25 novembre 2020 - i seguenti documenti: osservazioni e proposte sul progetto di legge recante disposizioni in materia di lavoro, occupazione e incremento della produttività (Atto Camera n. 1818) ( Doc . XXI, n. 11). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente; osservazioni e proposte sul disegno di legge recante bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023 (Atto Camera 2790)( Doc . XXI, n. 12). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5 a Commissione permanente; osservazioni e proposte sui sistemi di protezione sociale per i lavoratori, oggetto delle risoluzioni n. 7-00495 Serracchiani e n. 7-00512 Zangrillo presentate in Commissione Lavoro presso la Camera dei deputati ( Doc . XXI, n. 13). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente. Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, trasmissione di documenti. Deferimento Il Segretario Generale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha trasmesso, in data 11 novembre 2020, i testi di dodici raccomandazioni e di tredici risoluzioni, approvate dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nel corso della riunione della Commissione Permanente, svoltasi in videoconferenza nelle giornate del 12, 13, 22 e 23 ottobre 2020. Questi documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti nonché, per il parere, alla 3 a Commissione permanente: raccomandazione n. 2177 - Politica in materia di droga e diritti umani in Europa: uno studio di riferimento. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 199); raccomandazione n. 2178 - Tempo di agire: la risposta politica dell'Europa per combattere la manipolazione delle competizioni sportive. Il predetto documento è deferito alla 7 a e alla 14 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 200); raccomandazione n. 2179 - Le democrazie di fronte dalla pandemia di Covid-19. Il predetto documento è deferito alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 201); raccomandazione n. 2180 - L'impatto della pandemia di Covid-19 sui diritti umani e lo stato di diritto. Il predetto documento è deferito alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 202); raccomandazione n. 2181 - La necessità di una governance democratica dell'intelligenza artificiale. Il predetto documento è deferito alla 1 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 203); raccomandazione n. 2182 - Giustizia tramite algoritmo - il ruolo dell'intelligenza artificiale nei sistemi di polizia e giustizia penale. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 204); raccomandazione n. 2183 - Prevenire le discriminazioni derivanti dall'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Il predetto documento è deferito alla 1 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 205); raccomandazione n. 2184 - L'interfaccia cervello-macchina: nuovi diritti o nuovi pericoli per le libertà fondamentali? Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 206); raccomandazione n. 2185 - Intelligenza artificiale e salute: future sfide mediche, giuridiche ed etiche. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 207); raccomandazione n. 2186 - Intelligenza artificiale e mercati del lavoro: amici o nemici? Il predetto documento è deferito alla 10 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 208); raccomandazione n. 2187 - Aspetti giuridici dei "veicoli autonomi". Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 209); raccomandazione n. 2188 - Principi e garanzie applicabili all'avvocatura. Il predetto documento è deferito alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 210); risoluzione n. 2335 - Politica in materia di droga e diritti umani in Europa: uno studio di riferimento. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 211); risoluzione n. 2336 - Tempo di agire: la risposta politica dell'Europa per combattere la manipolazione delle competizioni sportive. Il predetto documento è deferito alla 7 a e alla 14 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 212); risoluzione n. 2337 Le democrazie di fronte alla pandemia di Covid-19. Il predetto documento è deferito alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 213); risoluzione n. 2338 - L'impatto della pandemia di Covid-19 sui diritti umani e lo stato di diritto. Il predetto documento è deferito alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 214); risoluzione n. 2339 - Sostenere i diritti umani in tempi di crisi e pandemie: genere, uguaglianza e non discriminazione. Il predetto documento è deferito alla 1 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 215); risoluzione n. 2340 - Le conseguenze umanitarie della pandemia da Covid-19 per i migranti e i rifugiati. Il predetto documento è deferito alla 1 a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . XII- bis , n. 216); risoluzione n. 2341 -. La necessità di una governance democratica dell'intelligenza artificiale Il predetto documento è deferito alla 1 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 217); risoluzione n. 2342 - Giustizia tramite algoritmo - il ruolo dell'intelligenza artificiale nei sistemi di polizia e giustizia penale. Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 218); risoluzione n. 2343 - Prevenire le discriminazioni derivanti dall'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Il predetto documento è deferito alla 1 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 219); risoluzione n. 2344 - L'interfaccia cervello-macchina: nuovi diritti o nuovi pericoli per le libertà fondamentali? Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 220); risoluzione n. 2345 - Intelligenza artificiale e mercati del lavoro: amici o nemici? Il predetto documento è deferito alla 10 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 221); risoluzione n. 2346 - Aspetti giuridici dei "veicoli autonomi". Il predetto documento è deferito alla 1 a , alla 2 a , alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 222); risoluzione n. 2347 - Nuovo giro di vite contro l'opposizione politica e il dissenso civile in Turchia: l'urgenza di salvaguardare le norme del Consiglio d'Europa. Il predetto documento è deferito alla 1 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 223); risoluzione n. 2348 -. Principi e garanzie applicabili all'avvocatura. Il predetto documento è deferito alla 2 a Commissione permanente ( Doc . XII- bis , n. 224). Mozioni, apposizione di nuove firme I senatori Casolati, Vescovi e Testor hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00304 p.a. della senatrice Bernini ed altri. Interrogazioni, apposizione di nuove firme I senatori Abate, Donno, La Mura, Mollame e Presutto hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02167 della senatrice Mantovani ed altri. Le senatrici Vanin, Nocerino, Pavanelli e De Lucia hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02170 della senatrice Montevecchi ed altri. La senatrice Gallone ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04590 della senatrice Binetti. Mozioni Atto n. 1-00305 MARCUCCI ALFIERI MIRABELLI PITTELLA ASTORRE BINI BITI BOLDRINI CIRINNA' COLLINA D'ALFONSO D'ARIENZO FEDELI FERRARI FERRAZZI GIACOBBE IORI LAUS MANCA MESSINA Assuntela NANNICINI PARRINI PINOTTI RAMPI ROJC ROSSOMANDO STEFANO TARICCO VALENTE VATTUONE VERDUCCI ZANDA - Il Senato, premesso che: il 1° settembre 2020 due pescherecci della marineria di Mazara del Vallo, l'"Antartide" e il "Medinea", con a bordo diciotto marinai, sono stati sequestrati dalle milizie libiche del generale della Cirenaica Khalifa Haftar, a circa 40 miglia a nord di Bengasi; le contestazioni delle autorità di Bengasi si riferiscono al mancato rispetto della ZEE (Zona economica esclusiva), che dal 2005 viene estesa dai libici fino a 74 miglia, in base ad una decisione adottata unilateralmente dall'allora governo di Muhammar Gheddafi; come stabilito dall'articolo 4 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, sottoscritta a Montego Bay nel 1982 (UNCLOS) e ratificata dal nostro Paese nel 1994, ogni Stato è libero di stabilire l'ampiezza delle proprie acque territoriali, fino ad un massimo di 12 miglia marine e stabilisce che la delimitazione delle Zona economica esclusiva tra Stati con coste adiacenti od opposte deve farsi per accordo in modo da raggiungere una soluzione equa. I libici, che non hanno mai sottoscritto la Convenzione, hanno, inoltre, istituito nel 2005, una Zona di protezione della pesca estesa 62 miglia al di là delle acque territoriali di esclusiva competenza. Alla decisione è seguita l'immediata protesta dall'Unione europea a nome degli Stati membri, e quindi, anche dell'Italia, eccependo l'illegittimità della pretesa; l'equipaggio sequestrato, composto da sei tunisini, due senegalesi, due indonesiani e otto italiani, rinchiusi nel carcere di El Kuefia, a 15 chilometri sud est da Bengasi, in più di cento giorni di prigionia è riuscito a contattare i propri familiari per un breve colloquio telefonico solo due volte e ad oggi non si hanno notizie certe sul loro stato di salute; considerato che: in data 12 dicembre, Patrick Zaki, lo studente egiziano dell'università di Bologna arrestato lo scorso 7 febbraio all'aeroporto del Cairo, con l'accusa di propaganda sovversiva mediante l'uso dei social media , ha scritto una nuova lettera ai suoi familiari. Nella lettera, inviata dalla sezione Scorpion del carcere di Tora, dove Patrick è detenuto e dove da oramai dieci mesi dorme a terra nella sua cella, si leggono parole che per la prima volta usano un tono decisamente diverso da quello utilizzato nella lettera già inviata a luglio ai familiari. Nella missiva infatti Patrick scrive: "il mio stato mentale non è un granché dall'ultima udienza"; in data 7 dicembre la terza sezione del tribunale penale specializzata in antiterrorismo ha, infatti, deciso di rinnovare di altri 45 giorni l'arresto dello studente. Nei giorni precedenti tuttavia si era accesa la speranza di una sua imminente liberazione dopo che l'Egyptian Initiative for Ppersonal Rights (EIPR), l'ONG per la difesa dei diritti civili con la quale il giovane collaborava, aveva annunciato che l'udienza per il rinnovo della carcerazione di Zaki, prevista all'inizio di gennaio, era stata anticipata a sabato 5 dicembre e dopo che giovedì 3 dicembre erano stati scarcerati dalla prigione di Tora, dove erano detenuti da alcune settimane, i tre dirigenti dell'EIPR, Gasser Abdel-Razek, Karim Ennarah e Mohamed Basheer accusati, tra l'altro, di far parte di un gruppo terroristico e della diffusione di notizie false; rilevato che: lo scorso giovedì 10 dicembre la Procura italiana ha accusato quattro agenti della sicurezza nazionale del Ministero dell'interno egiziano del rapimento e dell'omicidio del dottorando italiano Giulio Regeni. I quattro ufficiali sono: il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif; tuttavia il procuratore generale di Egitto ha avanzato riserve sulla solidità del quadro probatorio che ritiene costituito da prove insufficienti per sostenere l'accusa in giudizio, anzi continua a ritenere che l'esecutore dell'omicidio di Giulio Regeni sia ancora ignoto e ha comunicato "di aver raccolto prove sufficienti nei confronti di una banda criminale, accusata di furto aggravato degli effetti personali di Giulio Regeni che sono stati rinvenuti nell'abitazione di uno dei membri della banda criminale. (?)"; come drammaticamente noto, il corpo di Giulio Regeni, 28 anni, è stato ritrovato sul bordo di un'autostrada fuori dal Cairo il 3 febbraio 2016, una settimana dopo la sua scomparsa, il giorno dell'anniversario della rivoluzione, il 25 gennaio e sin dal primo rapporto i medici legali di Roma hanno affermato che Regeni, torturato per diversi giorni, sia morto dopo aver subìto una frattura a una vertebra del collo; considerato inoltre che: l'Egitto ha con l'Italia una storia di rapporti antica e consolidata sotto diversi aspetti, da quello politico ed economico a quello culturale e sociale ed è certamente innegabile che a fronte della crisi libica, il Paese rivesta un ruolo vieppiù importante, non solo per l'Italia, ma anche per l'intera Unione europea. Dunque un Paese che svolge un ruolo strategico per la stabilità e la sicurezza del Mediterraneo, un'area tradizionalmente significativa per gli approvvigionamenti energetici, la lotta al terrorismo di matrice islamica, nonché il controllo dei flussi migratori; il fatto che Patrick Zaki sia cittadino straniero non preclude che l'Italia possa intraprendere le stesse azioni che metterebbe in campo per i suoi cittadini all'estero. Questa facoltà deriva dal fatto che nella comunità internazionale esistono degli obblighi sul rispetto dei diritti umani, positivizzati già a partire dalla fine della seconda Guerra mondiale; il consolidamento delle relazioni fra Italia ed Egitto passa anche per la richiesta del rispetto dei diritti umani e della chiarezza nei confronti dell'autorità giudiziaria italiana che faticosamente in circa cinque anni, ha ricostruito l'intera catena di eventi, complicità e responsabilità che hanno portato alla brutale uccisione di Giulio Regeni; rilevato infine che: il trattato di Lisbona del 2009 stabilisce l'obbligo di rispettare i diritti fondamentali dell'uomo all'interno dell'Unione europea e di promuovere e consolidare i diritti umani nelle relazioni con i Paesi terzi e le istituzioni internazionali, nonché nella negoziazione di accordi internazionali. Al riguardo si evidenzia come da ultimo il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia, adottato dal Consiglio dell'Unione europea nel novembre 2020 per il periodo 2020-2024, sottolinea come investire su diritti umani, democrazia e stato di diritto sia necessario per costruire società più giuste, ecologiche, resilienti ed inclusive. La promozione dei diritti umani costituisce dunque un fondamento normativo irrinunciabile dell'Unione europea; secondo diversi analisti il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden, diversamente dal suo predecessore, Donald Trump, avrebbe già chiarito che non ci saranno più "assegni in bianco" per Al Sisi. La riprova del cambiamento dell'atteggiamento dell'amministrazione statunitense lo si è avuto proprio in occasione dell'arresto dei tre attivisti dell'EIPR, a seguito dell'incontro con tredici diplomatici europei. Infatti, Antony Blinken, prossimo Segretario di Stato, ha prontamente scritto un tweet di sostegno ai tre attivisti, dichiarando che: "Incontrare diplomatici stranieri non è un crimine", impegna il Governo: 1) a mettere in campo tutte le iniziative politico diplomatiche necessarie al fine di ottenere la liberazione dell'intero personale di bordo dei pescherecci italiani sequestrati dalle milizie del generale Haftar al largo delle coste libiche, già nei prossimi giorni, affinché sia consentito loro di fare ritorno nel nostro Paese e trascorrere il Natale con le proprie famiglie; 2) a sollecitare il Governo egiziano perché la detenzione di Patrick Zaki cessi rapidamente, liberazione tanto più improcrastinabile alla luce del pesante deterioramento delle condizioni psico-fisiche del giovane e perché gli sia consentito di far ritorno in Italia; 3) a sollecitare il Governo egiziano ad una fattiva e leale collaborazione con le autorità giudiziarie italiane, fornendo gli indirizzi e i recapiti degli indagati dalla procura di Roma ad oggi rimasti ignoti; 4) ad adoperarsi in tutte le sedi europee perché l'Unione europea intervenga con fermezza e in maniera unanime affinché l'Egitto ponga fine alla politica di persecuzione nei confronti degli attivisti e degli oppositori politici, che hanno portato in questi anni ad un notevole aumento degli arresti e a continue violazioni dei diritti umani come denunciato ripetutamente da diverse organizzazioni internazionali. Atto n. 1-00306 MARCUCCI UNTERBERGER ALFIERI ASTORRE BINI BITI BRESSA CIRINNA' COLLINA D'ALFONSO D'ARIENZO FEDELI FERRARI FERRAZZI GIACOBBE IORI LANIECE LAUS MANCA MARILOTTI MESSINA Assuntela NANNICINI PARRINI PITTELLA ROJC RAMPI STEFANO TARICCO VATTUONE VALENTE VERDUCCI - Il Senato, premesso che: l'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158, recante disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19, attualmente all'esame della Camera dei deputati, prevede che nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021 sia vietato ogni spostamento tra comuni, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, ovvero per motivi di salute, consentendo comunque il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione o Provincia autonoma e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, anche ubicate in altro Comune; analoga disposizione è prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020; considerato che: è assolutamente necessario continuare ad applicare il massimo livello di precauzione per evitare un aumento esponenziale del rischio di contagio durante le festività natalizie e il conseguente aggravarsi della pressione sulle strutture ospedaliere e su quelle della medicina territoriale; la drammatica situazione che il Paese sta vivendo continua a richiedere estremo rigore nell'adozione delle misure di contenimento, soprattutto alla luce dei risultati incoraggianti conseguiti nelle ultime settimane in termini di progressiva riduzione della curva e dell'indice di trasmissione dei contagi; tuttavia alcune delle suddette misure, come quella relativa al divieto di ogni spostamento tra comuni nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, dovrebbero essere improntate non solo al necessario principio di precauzione, ma anche ai principi di ragionevolezza e di equità. Ciò all'esclusivo fine della comprensione, condivisione e osservanza della norma da parte dei cittadini cui sono richiesti sacrifici dal mese di marzo di quest'anno; il profondo convincimento della necessità che le suddette misure siano vissute e percepite dai cittadini non solo come necessarie, ma anche come giuste e ragionevoli (presupposto indispensabile ai fini del loro pieno rispetto) porta a sostenere la possibilità che lo spostamento tra Comuni nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021 possa avvenire non solo per "comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute" o per rientrare "alla propria residenza, domicilio o abitazione", ma anche, ferme restando le raccomandazioni previste in materia di aggregazioni di persone, per consentire a coloro che vivono in piccoli o medi comuni la possibilità di ricongiungersi per poche ore con gli affetti più stretti che abitano in altri piccoli o medi comuni; è infatti evidente come questo problema non si pone, o si pone molto di meno, per coloro che vivono nei comuni più grandi dove, con più probabilità, sono presenti i familiari con i quali, quindi, è possibile ritrovarsi per le festività natalizie; preso atto che: nelle "FAQ" presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri è previsto che lo spostamento per dare assistenza a persone non autosufficienti sia consentito anche dal 21 al 6 gennaio, anche tra comuni e regioni in aree diverse, ove non sia possibile assicurare loro la necessaria assistenza tramite altri soggetti presenti nello stesso comune o regione; è stato anche chiarito che le persone che per motivi di lavoro vivono in un luogo diverso da quello del proprio coniuge o partner , ma che si riuniscono ad esso con regolare frequenza e periodicità nella stessa abitazione, potranno spostarsi per ricongiungersi per il periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 nella stessa abitazione in cui sono soliti ritrovarsi; considerato inoltre che nell'adozione delle misure di contenimento occorre tener conto dell'esito dell'attività settimanale di monitoraggio, impegna il Governo: ad adottare tempestivamente le iniziative necessarie, di natura normativa o interpretativa, al fine di consentire la possibilità per gli affetti più stretti di ricongiungersi nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, prevedendo la possibilità di spostamento tra comuni al fine di evitare che le norme previste dal decreto-legge n. 158 del 2020 e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020 siano foriere di disparità di trattamento tra coloro che sono residenti in comuni grandi e coloro che sono residenti in comuni piccoli e medi, ovvero, in particolare, con popolazione inferiore indicativamente ai 10.000 abitanti. Interrogazioni Atto n. 3-02171 LUCIDI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la Treofan Italy S.p.A., società specializzata nella produzione di film in polipropilene ( bopp ) utilizzato per imballaggi alimentari, è stata posta in stato di liquidazione il 24 novembre 2020, e con lettera del liquidatore è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo per i 142 lavoratori del sito di produzione di Terni; la Treofan Italy S.p.A. fa parte della Treofan holdings GmbH, che ha sede in Germania, ed è stata acquisita dalla Jindal films Europe, che a sua volta è una articolazione del gruppo multinazionale indiano Jindal Films, il cui quartier generale mondiale si trova a New Delhi in India; il gruppo Jindal fondato nel 1952 da "Shri B.C. Jindal", che conta oggi 4 ramificazioni principali, Jindal Polyfilms, Jindal India, Jindal Films e Treofan, è uno dei leader mondiali nella produzione di film in materiale plastico; considerato che, la distribuzione e diffusione a livello mondiale della multinazionale indiana Jindal, insieme al fatturato mondiale del gruppo, rendono la vicenda del sito di Terni e dei suoi 142 dipendenti, di difficile comprensione per i vertici aziendali indiani, i manager e i decisori, che sono effettivamente molto distanti dal territorio e dalle conseguenze sociali delle loro scelte; si pone evidentemente il problema di interazione fra entità che non sono poste allo stesso livello di autorità e competenza, sia a livello strategico che di responsabilità; preso atto che, fin dall'inizio del suo mandato il Ministro in indirizzo ha ribadito che al centro della sua iniziativa di Governo ci sarebbe stata la tutela, e il posizionamento e l'internazionalizzazione delle aziende italiane, tanto da spostare le competenze a riguardo dal Ministero dello sviluppo economico presso la Farnesina, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per tutelare la Treofan Italy S.p.A. di Terni, anche tramite diretta interazione sia con il Governo che con il suo omologo indiano, e con la proprietà Jindal. Atto n. 3-02172 NANNICINI FEDELI ROJC STEFANO FERRAZZI BOLDRINI PITTELLA IORI LAUS BITI ALFIERI VATTUONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: domenica 5 dicembre 2020 il commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19, Domenico Arcuri, ospite della trasmissione "Mezz'ora in +" condotta da Lucia Annunziata, ha dichiarato che le persone straniere regolari saranno vaccinate, quelle non regolari no; in particolare Arcuri ha detto: "tutte le persone che attraversano le nostre strade, e che non lo facciano clandestinamente, possano essere sottoposte alla vaccinazione e ovviamente è importante dire che non lo facciano clandestinamente"; risulta strano agli interroganti l'utilizzo della parola "clandestinamente" riferita a migranti non regolari, che appare una terminologia più consona per chi rappresenta lo Stato italiano; l'art. 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, al comma 3, recita: "Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva." In particolare sono garantite alla lettera c) "le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni"; l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, si chiede di sapere se le parole del commissario Arcuri siano corrispondenti alla realtà e se sia intenzione del Governo di prevedere la vaccinazione anche agli stranieri non in regola con le norme sul soggiorno, come previsto dalla legge, e quali saranno le modalità di somministrazione. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02173 ALFIERI VATTUONE Al Ministro dell'interno Premesso che: l'articolo 16- ter, del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 7, recante "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale" introduce all'articolo 93 del Codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il nuovo comma 1- quinquies ; il predetto articolo 93, al comma 1- bis, dispone il divieto di circolazione per chi abbia stabilito la residenza in Italia da oltre sessanta giorni, con un veicolo immatricolato all'estero e reca nei successivi commi 1- ter e 1- quater una serie di adempimenti formali da adempiere nei casi di autoveicoli concessi in leasing o in locazione senza conducente. Le disposizioni di cui al nuovo comma 1- quinquies, introdotto grazie all'approvazione di un emendamento a prima firma dell'interrogante, prevedono, invece, una serie di ipotesi cui non si applica il citato divieto di circolazione; in particolare, la lettera c) , del comma 1- quinquies ricomprende tra i soggetti residenti in Italia cui è consentito circolare con un veicolo immatricolato all'estero, anche "i lavoratori frontalieri, o quei soggetti residenti in Italia che prestano un'attività di lavoro in favore di un'impresa avente sede in uno Stato confinante o limitrofo, i quali, con il veicolo ivi immatricolato a proprio nome, transitano in Italia per raggiungere il luogo di residenza o per far rientro nella sede di lavoro all'estero"; l'intervento normativo si era reso necessario a seguito dell'approvazione dei due cosiddetti decreti sicurezza, che avevano portato al blocco della circolazione in Italia per i nostri lavoratori frontalieri, che utilizzavano automezzi immatricolati oltre frontiera, sottoponendo i medesimi alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma che va da un minimo di 712 euro, fino ad un massimo di 2.848 euro oltre alla confisca del mezzo. Le nuove disposizioni consentono, dunque, la libera circolazione per i mezzi con targa estera guidati dai frontalieri italiani che lavorano nei Paesi limitrofi, come Francia, Svizzera, Austria, Slovenia, Principato di Monaco, o ancora la Repubblica di San Marino; tuttavia nonostante le nuove disposizioni, i frontalieri italiani che rientrano in Italia alla guida del veicolo aziendale rischiano comunque di dover subire le predette sanzioni. Infatti, come riportato dal segretario e dal legale dell'associazione Frontalieri Autonomi Intemeli, al quotidiano "Il Secolo XIX" in data 9 dicembre 2020, gli uffici della Polizia stradale darebbero una diversa interpretazione della nuova disciplina, ritenendo che sia esentata la sola ipotesi dei lavoratori frontalieri che transitano in Italia alla guida di un veicolo aziendale immatricolato all'estero a loro nome; un'interpretazione in aperto contrasto non solo con la volontà del legislatore, ma anche con il dettato normativo delle disposizioni introdotte che ben chiariscono come le ipotesi sottratte al divieto di circolazione siano due e non già una; appare di tutta evidenza come si renda necessario, pertanto, un intervento da parte del Ministro in indirizzo, che al contempo tuteli i lavoratori frontalieri e garantisca l'effettività delle nuove disposizioni di legge, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, alla luce dei fatti esposti in premessa, non ritenga necessario e urgente adoperarsi attraverso l'adozione di una circolare o qualunque altro proprio atto ritenuto idoneo, al fine di garantire la corretta applicazione del comma 1- quinquies , dell'articolo 93, del Codice della strada introdotto dal decreto-legge 16 luglio 2020, n. 7. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04598 MALAN CANDURA RAUTI AIMI IWOBI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: il sito internet dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS), ente sottoposto all'indirizzo e alla vigilanza del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, rende noto che: "AICS Gerusalemme attualmente [Ottobre 2018] contribuisce finanziando 18 progetti (per un ammontare di circa 23 milioni di euro) in tutti i Territori Palestinesi, dalla Cisgiordania a Gaza e Gerusalemme Est" e che i "progetti abbracciano vari settori d'intervento rispondendo alle priorità strategiche dell'Agenzia in Palestina e dell'Autorità Palestinese"; uno dei progetti, approvato nel 2018, denominato "Land and rights - Paths of social and solidarity economy in Palestine", per il quale sono stati erogati 446.820 euro nel 2018 e 744.271 nel 2020 è attuato attraverso l'organizzazione non governativa "Cooperazione per lo sviluppo dei Paesi emergenti" (COSPE), la quale a sua volta si avvale della collaborazione dell'organizzazione palestinese Al-Haq, tra i protagonisti della campagna "BDS Israel", contro l'unico Paese mediorientale dove vigono la democrazia e la libertà di espressione e di culto; il direttore generale è Shawan Jabarin, legato al Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP), designata come organizzazione terroristica da Unione europea, USA e Canada; la Corte suprema d'Israele in una sentenza del 2007 ha scritto che Jabarin "agisce a volte come direttore di una organizzazione per i diritti umani, e a volte come attivista di una organizzazione terroristica che non ha disdegnato l'omicidio"; Israele e Giordania gli hanno più volte negato visti per i suoi legami con i terroristi del FPLP; Al Haq non rilascia alcun documento sull'origine dei suoi fondi dal 2009, quando fra i donatori risultava Open Society; l'AICS ha altresì assegnato 241.471 euro nel 2018 e altri 657.277 nel 2020 a "Overseas" onlus , avente sede in Spilamberto (Modena), per un progetto di riuso di acque reflue nella striscia di Gaza; la stessa Overseas rende noto che la sua controparte locale è la "Union of agricultural work committees" (UAWC), che il partito Fatah ritiene affiliata alla menzionata organizzazione terroristica FPLP, e che USAID, l'agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, definisce il braccio agricolo di FPLP; la UAWC sostiene "BDS Israel", che diffonde propaganda di odio accusando Israele di effettuare "pulizia etnica"; UAWC dopo il 2014 non ha pubblicato alcun dato finanziario, alcuna informazione sui suoi donatori o fonti di finanziamento; nel luglio 2020 il Governo olandese ha bloccato un previsto finanziamento di 8 milioni di euro alla UAWC e annunciato indagini sui suoi legami con il FPLP, dopo che è stato accertato che parte dei fondi andavano a pagare lo stipendio a due funzionari arrestati per l'assassinio di un diciassettenne israeliano nell'agosto 2019; nel giugno 2018 Visa, Mastercard e American Express hanno bloccato l'uso delle loro carte di credito per donazioni alla UAWC per i suoi legami con il FPLP; Samer Arbid, amministratore della UAWC dal 2016 fino al suo arresto nel 2019 per aver comandato una cellula terroristica del FPLP che ha ucciso una diciassettenne israeliana e ferito suo padre e suo fratello; nel gennaio 2020, Palestinian NGO network di cui UAWC fa parte si è opposta alla clausola inserita nei contratti dell'Unione europea che esclude dai finanziamenti coloro che non firmano l'impegno a non trasferirne alcun ammontare a organizzazioni o individui designati come terroristi; ancora dal sito dell'AICS risulta che un contributo di 527.102 euro nel 2018 e uno da 320.599 nel 2020 all'associazione di cooperazione e solidarietà di Padova per il progetto "Green Hopes Gaza", per la cui realizzazione l'organizzazione non governativa italiana si è avvalsa della già menzionata UAWC; negli scorsi anni l'AICS ha versato 603.501 euro a "Save the children Italy", e impegnato altri 274.616 euro, per "riabilitazione e reintegrazione di ex detenuti minorenni nella West Bank e Gerusalemme Est"; per tale progetto l'organizzazione non governativa italiana collabora con "Defense for children international Palestine" (DCI-P); Hashem Abu Maria, coordinatore dell'unità di mobilitazione di DCI-P fino alla sua morte nel 2014, è stato definito dal FPLP " leader " del fronte stesso, "di cui ha fatto parte fin dalla più giovane età"; in un video della stessa DCI-P del 23 settembre 2014 si celebra Abu Maria con un discorso di Rifat Odeh Kassis, direttore generale di DCI-P, in un ambiente dove pareti e presenti recano simboli e bandiere del FPLP; Nassar Ibrahim, presidente dell'assemblea di DCI-P è stato redattore di "El Hadaf", il settimanale del FPLP, e autore di un murale celebrativo di George Habash, fondatore del FPLP; Mahmoud Jiddah, membro del consiglio direttivo di DCI-P dal 2012 al 2016, ha trascorso 17 anni in carcere per un attacco con granate a civili israeliani; anche il già citato Shawan Jabarin è stato nel consiglio dal 2007 al 2014; Fatima Daana, tesoriera del DCI-P, è la vedova di Raed Nazzal, comandante dell'ala militare del PFLP; nel 2018, Citibank e Arab Bank hanno chiuso i conti del DCI-P per il suo fiancheggiamento al terrorismo; nel 2018 il sito dell'AICS dava conto di un progetto iniziato nel 2014 e indicato come in corso, per potenziamento e messa in rete dei servizi educativi e di supporto psicosociale rivolti a minori e donne in Cisgiordania, Gaza e di Gerusalemme est finanziato con 2.277.750 euro, realizzato attraverso l'organizzazione non governativa "Vento di Terra", avente sede in Rozzano, il REC - Remedial education center di Gaza e il BISAN - Bisan center for research and development; Vento di Terra nella sua comunicazione è molto attiva politicamente, e indica Israele come l'unica causa di ogni problema dell'area, accusandolo di pulizia etnica e genocidio, ignorando totalmente gli atti di violenza e terrorismo contro di esso; il centro Bisan vede diversi suoi dirigenti legati al FPLP, come Itiraf Hajaj Rimawi, già direttore esecutivo di Bisan, arrestato diverse volte, l'ultima il 23 settembre 2019 in quanto responsabile delle operazioni clandestine del FPLP; nello stesso sito c'è un Progetto di "empowerment di donne e giovani in Area C della Cisgiordania, finanziato con 725.616 euro tra il 2015 e il 2019, avente come esecutore locale Action Aid; l'8 maggio 2019 Action Aid ha pubblicato un articolo che accusa l'Unione europea, citando specificamente il suo alto rappresentante Federica Mogherini di coprire i crimini di guerra di Israele contro i civili palestinesi; dal financial tracking system dell'ONU si apprende che il Governo italiano avrebbe stanziato a favore del "Norwegian refugee council" 304.450 euro nel 2018 e 249.299 nel 2017 per iniziative "contro il trasferimento forzato nella "West Bank"; tale organizzazione non governativa svolge nell'area attività apertamente anti israeliana, a cominciare da "Flooding the Courts", iniziativa che approfitta delle garanzie di libertà di Israele per inoltrare il massimo numero di ricorsi volti a intasare e bloccare tribunali e Corte suprema; l'AICS si sarebbe, altresì, avvalsa molte volte dell'organizzazione non governativa "Un Ponte Per", che si dichiara tra i promotori del BDS in cui profonde grandi energie; nel suo sito, sezione "Cosa facciamo", la pagina sulla Palestina riporta esclusivamente la campagna BDS e il progetto "Interventi civili di pace", cioè azioni di "resistenza non violenta" contro "aggressioni da parte dei coloni israeliani e dell'esercito"; Un Ponte Per dichiara, nel bilancio del 2017, l'ultimo disponibile, che dei suoi 9,44 milioni di euro di entrate, 3,78 vengono da enti nazionali ed europei; dal sito AICS si apprende che il 6 settembre 2018, la sessione del Comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo aperta dal Ministro degli esteri pro tempore avrebbe approvato sei interventi in Paesi del Medio oriente (Giordania, Palestina, Libano, Siria) per circa 9 milioni di euro; nel rispondere a un'interrogazione su analogo argomento presso l'altro ramo del Parlamento, il viceministro degli affari esteri, Emanuela Claudia Del Re, ha affermato che l'AICS effettua un attento monitoraggio sul corretto impiego delle risorse attraverso l'esame delle rendicontazioni presentate dalle OSC (organizzazioni della società civile) esecutrici e verifica inoltre, con missioni in loco , che l'esecuzione di ciascuna iniziativa si realizzi conformemente alla proposta approvata e finanziata e che pertanto sarebbe da escludere ogni sviamento di fondi, tanto più a favore di organizzazioni terroristiche; il finanziamento diretto ad attività terroristiche è reato previsto dalla legge, ma è evidente che consentire ad organizzazioni terroristiche o loro fiancheggiatrici o che hanno i medesimi dirigenti, di gestire, anche per fini condivisibili, ingenti fondi internazionali, conferisce a queste un prestigio certamente non opportuno, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente del fatto che alcuni percettori di finanziamenti da parte italiana appaiono vicini al terrorismo e acquisiscano quanto meno prestigio, autorità e sostegno grazie ad essi; se ritenga corretto finanziare con denaro pubblico entità vicine al terrorismo o associazioni che svolgono un'attività politica di parte contro un Paese democratico e amico; se le iniziative citate o altre simili siano tuttora in corso; se non ritenga di richiedere ai vari organismi coinvolti nell'esame dei progetti da finanziare di escludere quelli che coinvolgono organizzazioni vicine al terrorismo. Atto n. 4-04599 NASTRI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nel corso di un'audizione svolta nel mese di giugno 2020 alla Camera dei deputati, sulle recenti iniziative normative dell'Unione europea in materia di cambiamenti climatici, il Ministro in indirizzo ha evidenziato che, nell'ambito delle strategie di lungo termine volte a definire per ogni Paese il raggiungimento degli obiettivi climatici (che rappresentano una minaccia urgente per la società e il pianeta) stabiliti nell'Accordo di Parigi del 2015, lo sviluppo dell'idrogeno rappresenta per l'Italia una delle componenti particolarmente considerate, nella strategia di lungo termine; a tal fine, il documento elaborato recentemente dal Ministero dello sviluppo economico sulle linee guida della "Strategia Nazionale dell'Idrogeno", evidenza il ruolo che l'idrogeno può occupare nel percorso nazionale di decarbonizzazione, in conformità al Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, all'interno dell'agenda ambientale dell'Unione europea e alla strategia per l'idrogeno di lungo termine pubblicata di recente da parte della stessa UE, per una completa decarbonizzazione nel 2050; il documento evidenzia altresì che l'Italia ha attualmente definito la sua strategia per il clima, all'interno del documento "Strategia Energetica Nazionale 2017" e del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) del 2019, conformemente al Pacchetto Energia Pulita dell'UE e al Green Deal europeo; il PNIEC rappresenta infatti uno dei pilastri del percorso di decarbonizzazione dell'Italia, il cui obiettivo è di sviluppare una strategia ambientale fino al 2030, coerente con il precedente obiettivo dell'UE di riduzione di CO2 del 40 per cento entro il 2030; una versione aggiornata sarà prevista nel 2022, tenendo in considerazione il contributo delle linee guida, in funzione degli obiettivi della strategia di lungo termine, anche nei confronti dell'idrogeno e del suo impiego in diversi settori energetici, come ad esempio il settore dei trasporti: camion e treni a celle a combustibile (con un obiettivo di penetrazione di carburanti rinnovabili pari all'1 per cento) e la gestione dell' over generation elettrica, con applicazioni di stoccaggio basate sull'idrogeno; in tale quadro, nei prossimi progetti previsti dall'Italia all'interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), finalizzati a migliorare la resilienza e la capacità di ripresa dell'Italia (per ridurre l'impatto sociale ed economico della crisi pandemica) le misure di transizione verde e digitale, all'interno del prossimo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (in funzione del processo di decarbonizzazione e dello sviluppo dell'idrogeno verde) rappresentano un'azione necessaria e indispensabile per la promozione di una produzione e di un uso pulito ed efficiente dell'energia, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa; quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda intraprendere nel corso della corrente Legislatura, con particolare riferimento al quadro delle misure di riduzione delle emissioni derivanti dal trasporto di merci e persone e delle nuove forme di mobilità, al fine di incentivare il rinnovo del parco autobus e della flotta dei treni adibiti al trasporto pubblico locale, con modelli più sostenibili sotto il profilo ambientale a modalità idrogeno; quali misure infine intenda adottare, al fine di accelerare la scala di produzione di idrogeno verde nei prossimi anni e contribuire a decarbonizzare i settori a più elevate emissioni di CO2, quali la generazione elettrica, l'industria chimica, la produzione di acciaio e la navigazione, all'interno degli interventi in fase di elaborazione per le prossime linee guida di "Strategia ambientale ed energetica dell'Italia", per il raggiungimento di una piena decarbonizzazione entro il 2050. Atto n. 4-04600 ZAFFINI Al Ministro della giustizia Premesso che: il decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante "Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131- bis , 391- bis , 391- ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale", ha, fra l'altro, inasprito la disciplina delle comunicazioni abusive dei detenuti con l'esterno, prevedendo: l'innalzamento delle pene già previste per chi agevoli la comunicazione con l'esterno di detenuti sottoposti al regime 41 -bis dell'ordinamento penitenziario (l'originaria pena da 1 a 4 anni viene ora portata da 2 a 6 anni di reclusione) e per le medesime condotte poste in essere da un pubblico ufficiale o da un avvocato, ora punite con la reclusione da 3 a 7 anni (in precedenza la cornice edittale era da 2 a 6 anni); la pena da 2 a 6 anni anche per il detenuto in 41 -bis che comunichi con altri in elusione delle prescrizioni imposte; l'introduzione del nuovo art. 391 -ter del codice penale ("Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti") che prevede che sia punito con la pena della reclusione da 1 a 4 anni (o da 2 a 5 anni se si tratta di pubblico ufficiale o un avvocato) chi procuri a un detenuto (anche non in regime di 41 -bis ) un telefonino o un qualunque dispositivo idoneo ad effettuare comunicazioni o, più semplicemente, consenta l'uso indebito di tali strumenti o, ancora, introduca in un istituto penitenziario uno dei predetti strumenti al fine renderlo disponibile a una persona detenuta. La pena della reclusione da 1 a 4 anni, salvo che il fatto costituisca un più grave reato, si applicherà anche al detenuto che indebitamente riceve o utilizza tali strumenti, fino ad oggi soggetto ad un mero illecito disciplinare; il medesimo decreto è anche intervenuto sulla disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, prevedendo: che il Garante nazionale eserciti anche i seguenti ruoli: organo esclusivo di reclamo per le condizioni di trattenimento dei migranti, cui i migranti possono presentare istanza; national preventing mechanism per conto della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, con i relativi poteri di accesso; che il Garante in carica alla data di entrata in vigore del decreto sia prorogato per un periodo di due anni oltre la scadenza naturale, in deroga alle previsioni del decreto-legge n. 146 del 2013, in base a cui la durata massima era di cinque anni non prorogabili, per cui l'attuale Garante sarebbe andato in scadenza a febbraio 2021, essendo stato nominato dal Governo pro tempore Renzi a febbraio 2016; il 3 novembre, il Garante nazionale, appena prorogato, ha messo in discussione una delle principali novità del decreto, ossia il reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti e la reclusione prevista per il reato medesimo, sia per chi consente l'indebito accesso, sia per chi ne usufruisce; il Garante ha dichiarato, a mezzo stampa, che "Per quanto riguarda la norma, rivolta a tutti i detenuti, che introduce misure contrasto all'introduzione dei cellulari in carcere... Propongo di cancellarla dal decreto e di posporla a quando l'amministrazione sarà in grado di fornire strumenti per facilitare la comunicazione tra detenuti e loro familiari" (Public Policy/Agi - Roma, del 3 novembre 2020); in particolare, nella relazione depositata durante l'audizione in I Commissione permanente (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) alla Camera, si legge: "La risposta all'uso illecito di strumenti di comunicazione va cercata...innanzitutto nell'estensione e nella concreta praticabilità dell'uso lecito". Il Garante ha quindi proposto di "rinviare il disposto dell'orticolo 9 che introduce nel codice penale la fattispecie di reato dell'accesso indebito o dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. Il provvedimento sarà riconsiderato quando l'Amministrazione competente avrà provveduto compiutamente ad assicurare alla popolazione detenuta gli strumenti e le modalità di comunicazione necessarie alle lecite esigenze di contatto con i riferimenti esterni. Per quanto attiene al trattamento sanzionatorio stabilito per la nuova fattispecie di reato, inoltre, valgono le stesse perplessità in ordine al criterio di proporzionalità tra condotta incriminata e pena, già rappresentate per le modifiche introdotte nell'articolo 391-bis del codice penale, ancorché, in questo caso, i termini edittali consentano le definizioni alternative della responsabilità e della pena", si chiede di sapere cosa abbia spinto il Ministro in indirizzo a prorogare l'incarico del Garante oltre i termini previsti dalla legge istitutiva del suo ufficio ed in deroga alla stessa, posto che, come primo atto, il neo prorogato Garante ha ritenuto di chiedere il ritiro della norma voluta dal Ministro medesimo che introduce il reato di "Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti", esprimendo perplessità anche in ordine al regime sanzionatorio previsto per il reato medesimo. Atto n. 4-04601 ZAFFINI CALANDRINI DE CARLO LA PIETRA GARNERO SANTANCHE' RAUTI URSO Al Ministro della giustizia Premesso che: gli agenti di Polizia penitenziaria operano da anni in emergenza a causa della cronica carenza di organico, del sovraffollamento degli istituti e degli episodi quotidiani di aggressioni, anche violente, che negli ultimi mesi si sono intensificate a causa dell'emergenza sanitaria da COVID-19, che ha ulteriormente esasperato il clima all'interno delle strutture di detenzione; l'implementazione delle piante organiche degli istituti è urgente e non più rinviabile, posto che la consistenza numerica dei detenuti è tale da non poter essere contenuta, in caso di disordini, dal già risicato organico in forze nei penitenziari. Non sfuggirà che, se venisse meno il baluardo della sicurezza, il rischio di vedere riversati in strada centinaia, se non migliaia, di detenuti diverrebbe altamente probabile; attualmente la dotazione organica complessiva è ferma a 41.595 unità con un gap di almeno 4.000 unità che si è determinato a partire dal decreto ministeriale 2 ottobre 2017, tutt'oggi in vigore, che determinò un taglio di circa 4.000 unità in recepimento della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante "Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche" (cosiddetta Legge Madia) e del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, recante "Disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche"; dopo il 2017 sono intervenuti il decreto ministeriale 10 aprile 2019, che ha inflitto un ulteriore taglio di 227 unità e il decreto legislativo 27 dicembre 2019, n. 172 (Disposizioni integrative e correttive, a norma dell'articolo 1, commi 2 e 3, della legge 1° dicembre 2018, n. 132, al decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, recante: «Disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di polizia, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»), che ha previsto l'incremento di 620 unità, con un combinato disposto che, fra taglio del decreto ministeriale e incremento del decreto legislativo, avrebbe determinato alla fine un incremento di 393 agenti, che però non c'è mai stato perché mai concretamente recepito, pertanto l'attuale pianta organica è quella falcidiata dal decreto ministeriale 2 ottobre 2017; la materia è stata oggetto di approfondita e dettagliata analisi da parte di un gruppo di esperti nominati con P.C.D. del 18 aprile 2019 dal capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (DAP). Il gruppo di lavoro, tuttora operativo, nella riunione tenutasi presso il DAP in data 14 novembre 2019 con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, ha condiviso la proposta per la rimodulazione delle dotazioni organiche " intra moenia " del corpo di Polizia penitenziaria a livello nazione e nel dettaglio per singoli istituti in relazione al Provveditorato dell'Amministrazione penitenziaria di competenza, rimodulazione che comporterebbe l'assunzione di circa 4.000 unità complessive da destinare agli istituti; la proposta tuttavia è ferma al vaglio del capo del D.A.P. e del Gabinetto del ministro della Giustizia per l'emanazione di un nuovo decreto ministeriale afferente alla dotazione organica del corpo di Polizia penitenziaria che sostituisca il vecchio decreto ministeriale 2 ottobre 2017 che, come detto è ancora in vigore e che aveva comportato un taglio di circa 4.000 unità; è bene sottolineare che, secondo il metodo di calcolo " ideal e medium test " che tiene conto di una serie complessa di coefficienti in base, a cui viene determinata la dotazione ideale e quella media necessaria a garantire i livelli di sicurezza all'interno degli istituti, l'implementazione prevista dal gruppo di lavoro serve per raggiungere il livello medium con 4.000 nuove unità, ben lontano dall' ideal che richiederebbe 10.000 nuove unità, ma sicuramente un primo passo nella giusta direzione; sembra che lo stallo, rispetto all'adozione del necessario decreto ministeriale, sia dovuto alla previsione dei posti di funzione per funzionari direttivi-dirigenti, circa 715 unità, per i quali si potrebbe tuttavia procedere "a stralcio", dal momento che l'emergenza è quella legata alla mancanza dei ruoli operativi, ossia degli agenti di Polizia penitenziaria; è necessario a parere degli interroganti che il Ministro adotti con urgenza sia il decreto di competenza che disponga, rispetto al decreto ministeriale 2 ottobre 2017, l'incremento, non ancora recepito, risultante dal combinato disposto del decreto ministeriale 10 aprile 2019 e del decreto legislativo n. 172 del 2019, sia il decreto di competenza che disponga l'incremento della dotazione organica delle 4.000 unità previste dall'accordo raggiunto da parte del gruppo di esperti nominati con P.C.D. del 18 aprile 2019 dal capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, si chiede di sapere che cosa impedisca l'adozione dei decreti di competenza afferenti alla dotazione organica del corpo di Polizia penitenziaria di cui in premessa e con quale tempistica il Ministro in indirizzo intenda provvedere alla loro emanazione. Atto n. 4-04602 DE PETRIS Al Ministro dell'istruzione Premesso che: in data 29 settembre 2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il calendario delle prove scritte della procedura straordinaria per titoli ed esami per l'immissione in ruolo di personale docente della scuola secondaria di I e II grado; tale calendario prevedeva l'inizio delle prove in data 22 ottobre 2020 con conclusione prevista per il 16 novembre 2020; a partire dalla fine di settembre, i numeri del contagio da COVID-19 hanno ripreso a salire vertiginosamente coinvolgendo anche molti dei potenziali concorrenti; con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020 le procedure concorsuali straordinarie sono state sospese fino al 3 dicembre; considerato che, col crescere dei contagi la possibilità di essere esposti alla quarantena per motivi di servizio o al contagio stesso ha escluso molti dal concorso straordinario e per questi lavoratori non è stata prevista una seconda possibilità; ritenuto che: tale impedimento assume carattere di eccezionalità e deriva da prescrizioni per la salvaguardia della salute pubblica; in data 20 novembre 2020 il TAR Lazio ha espresso parere favorevole in relazione allo svolgimento di prove suppletive per quei candidati la cui partecipazione alla prova scritta sia stata resa impossibile causa COVID-19, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per affrontare la questione descritta e consentire la partecipazione a tutti quei docenti precari che, a causa di precise disposizioni normative e non per loro scelta, non hanno potuto recarsi presso le sedi concorsuali, con il rischio di veder sfumata la tanto agognata stabilizzazione. Atto n. 4-04603 DE FALCO BONINO RICHETTI NUGNES FATTORI DI MARZIO Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della salute Premesso che: un grave problema, conseguenza diretta dell'epidemia di COVID-19, riguarda i ricongiungimenti familiari di partner stranieri di cittadini italiani, che si trovano all'estero e non riescono a rientrare nel nostro Paese; si fa riferimento, in particolare a quei cittadini, stranieri ma residenti in Italia e la cui convivenza con cittadini italiani è dimostrata o comunque facilmente dimostrabile, che si trovano in aree della "lista nera", ossia la lista F, quella dei Paesi dai quali è vietato, con poche eccezioni, venire in Italia, se vi si è soggiornato o transitato per almeno 14 giorni; come noto, molti cittadini italiani sono impegnati in relazioni affettive stabili e consolidate con partner di Paesi extraeuropei, quindi esterni all'area Schengen e, pur non essendo legati da vincoli matrimoniali o di consanguineità, vanno considerati alla stregua di familiari e coniugi, alla luce della sentenza numero 46351 del 2014 della Suprema Corte di cassazione italiana, che disciplina in materia di congiunti; il lungo periodo nel quale il Governo ha chiuso le frontiere ai Paesi extra Schengen, non discriminando tra turismo e ricongiungimento, ha posto in serio disagio e sofferenza psicologica i cittadini interessati dalla problematica. La ratio di tutte le scelte adottate dal Governo è stata ed è la tutela della salute, quella stessa salute che l'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale (e non semplicemente "assenza di malattie o infermità"); particolarmente inspiegabile la situazione che riguarda il Brasile, che certamente ha avuto dati terribili di contagio e vittime, ma che oggi, vista l'entrata dell'Europa nella seconda fase di crescita del contagio, non presenta più rilevanti differenze per quel che riguarda le condizioni rispetto ai maggiori i Paesi europei, in particolare per il numero di casi; si tenga a mente che il Governo italiano ha consentito alle coppie binazionali aventi partner negli USA e in India (rispettivamente, 1° e 2° Paese al mondo per numero di casi COVID) di ricongiungersi, escludendoli dalla citata lista F; risulta, quindi, difficile comprendere la motivazione di un diverso trattamento per quel che riguarda il Brasile, Paese che si trova oggi in situazione ben diversa non solo dagli Stati Uniti e dall'India, ma anche, ad esempio, dalla Francia, che risulta avere il doppio dei casi rispetto al Brasile, il quale pure ha una popolazione di 210.000.000 di abitanti, cioè il triplo circa dei francesi; inoltre, le compagnie aeree impongono l'esibizione di un tampone effettuato 72 ore prima dell'imbarco, associato poi ad un nuovo tampone allo sbarco ed al successivo isolamento fiduciario (a spese dei soggetti interessati); quanto esposto rende difficilmente comprensibile la distinzione fatta nei confronti del Brasile, e di cittadini che non possono essere ancora a lungo tenuti separati senza motivo dai loro compagni di vita; si tenga presente che quanto esposto non può valere, comunque, solo per coloro che sono formalmente sposati, o comunque in stato di convivenza di diritto, ma anche per coloro che possono dimostrare con, ad esempio, un atto notorio, con allegate prove (testimonianza fotografiche, o altro), che si tratta di un rapporto tendenzialmente stabile e di lunga durata, come d'altronde, già avviene in Germania; la stessa Commissione europea già lo scorso 7 agosto ha esortato gli Stati membri a consentire l'ingresso nell'Unione europea ai partner extra UE non sposati di cittadini e residenti europei, esentandoli dalle restrizioni di viaggio che riguardano alcuni Paesi; il portavoce della Commissione ha sottolineato come fosse permesso agli Stati membri di consentire l'ingresso nell'Ue ai partner non sposati, ma con relazioni documentate, se scelgono di farlo, ma pochi Stati membri hanno deciso di concedere questa opzione. La Commissione non ha specificato quali Paesi abbiano preso questa decisione, ma, purtroppo, tra essi è sicuramente presente anche l'Italia; si tenga a mente che il diritto al ricongiungimento è previsto sulla base degli articoli 2(2) e 3(2) della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, mentre l'articolo 8 della CEDU, la Convezione europea dei diritti dell'uomo, garantisce ai propri cittadini il diritto al rispetto della vita privata e familiare; d'altra parte, il doppio controllo del tampone e della quarantena assicurano, a parere degli interroganti, un adeguato controllo, che è poi lo stesso che vale per gli italiani che tornano da quei Paesi e non si spiega, quindi, perché ciò non valga per coloro che, legati affettivamente a cittadini italiani, intendano tornare nel nostro Paese; sulla questione è stata lanciata una campagna sui social media denominata "L'amore non è turismo" per invitare i governi a permettere alle coppie non sposate separate da divieti di viaggio di riunirsi, si chiede di sapere: se ai Ministri in indirizzo consti quanto esposto e se sì quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere, per contemperare il dovere di garantire la salute pubblica con il diritto di consentire il ricongiungimento di persone regolarmente residenti in Italia e il cui rapporto stabile può essere dimostrato facilmente, e che da troppo tempo sono separate a dispetto della loro volontà; se, in particolare i Ministri, una volta riconosciuta la incontestabilità del diritto dei cittadini italiani a ritrovarsi con i propri congiunti, come già riconosciuto ai cittadini italiani con partner in Italia, convengano di applicare a detti soggetti, pure se provenienti da Paesi collocati nella lista F, lo stesso protocollo di sicurezza adottato per l'ingresso dei partner provenienti dalla lista E, che pur includendo i Paesi con più casi COVID al mondo, non ha determinato in alcun modo problematiche di ordine sanitario ed epidemiologico. Atto n. 4-04604 BOSSI Simone IWOBI LUCIDI VESCOVI CANDURA PELLEGRINI Emanuele PERGREFFI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: uno studio di un gruppo di ricercatori dell'Università di Milano avrebbe riscontrato tracce di coronavirus su un tampone effettuato il 5 dicembre 2019 a un bambino milanese, ammalatosi il 21 novembre 2019; tale notizia è stata ripresa dalla TV di Stato cinese, la CCTV, e dai diversi media di regime come il "Global Times" e il "National Business Daily"; il Global Times, media organico del Partito Comunista Cinese, chiede addirittura di inserire la Lombardia nell'indagine dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sulle origini della pandemia, al pari di Wuhan e dello Hubei; considerato che: la Repubblica popolare cinese sta attuando da mesi una strategia comunicativa che mira a scrollarsi di dosso l'immagine di "Paese zero" dell'attuale pandemia, tramite una massiccia campagna di propaganda; ha tentato di affibbiare la responsabilità agli Stati Uniti, accusati da diversi organi istituzionali cinesi di aver portato il virus in Cina nell'ottobre 2019 durante i Giochi mondiali militari di Wuhan, o di aver creato il COVID-19 come arma batteriologica contro la Cina stessa; stessa tattica adottata anche nei confronti della Spagna, accusata dalle istituzioni sanitarie cinesi, di essere il luogo di origine del virus , a causa di uno studio indipendente pubblicato a Barcellona sul presunto ritrovamento di tracce di coronavirus nelle acque spagnole che risalirebbero al 2019; a seguito della pubblicazione di un articolo di autori italiani dell'Istituto Tumori di Milano riguardanti uno studio sulla presenza di anticorpi del coronavirus in campioni di sangue raccolti tra i mesi di settembre e febbraio del 2019, non ancora validato da nessuna autorità scientifica, organi istituzionali cinesi hanno iniziato una massiccia propaganda volta a catalogare l'Italia come epicentro della pandemia da COVID-19; gli attacchi all'Italia sono stati reiterati: il "Quotidiano del Popolo", organo di stampa del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) nell'edizione del 17 novembre 2020 scrive : "Un nuovo rapporto rilasciato da un'istituzione medica italiana mostra che la prima ondata del nuovo coronavirus non è stata introdotta dalla Cina. Il virus è apparso nella regione italiana all'inizio del settembre 2019"; il portavoce del Ministero degli esteri cinese ha diramato una nota nella quale evidenzia la possibile ipotesi dell'origine italiana del virus : "L'analisi delle acque reflue italiane avevano dimostrato la presenza del coronavirus a Milano e Torino suggerendo che la fonte originale del nuovo coronavirus non fosse la Cina. La Cina non ha avuto alcuna epidemia sino a gennaio del 2020 mentre l'Italia ha rilevato la presenza del virus già l'inizio di dicembre. Non è solo l'Italia ma anche la Spagna e la Francia. Il momento in cui hanno rilevato il coronavirus nelle acque reflue è antecedente al momento in cui hanno avuto il primo paziente di coronavirus nel loro paese e ciò spiega un sacco di problemi", si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di tutelare l'immagine dell'Italia nel mondo, a forte rischio a causa dell'azione di propaganda intrapresa dalla Repubblica Popolare cinese. Atto n. 4-04605 PARAGONE Al Ministro della salute Premesso che: nel corso della trasmissione televisiva RAI "Report" del 18 maggio 2020, dal titolo "Copia&Incolla", era emerso che il "Piano pandemia influenzale" del Ministero della salute con cui l'Italia aveva affrontato la diffusione del Coronavirus nei primi mesi del 2020, che dovrebbe essere aggiornato ogni tre anni, fosse lo stesso identico, privo di aggiornamenti, dal 2006 e che, tale anomalia, fosse emersa dal dossier "An unprecedented challenge - Italy's first response to COVID-19", pubblicato dai ricercatori europei dell'Organizzazione Mondiale della Sanità con sede a Venezia. Il documento era stato finanziato con circa 100.000 dollari da un grant del Kuwait, affinché altri Paesi potessero trarre lezioni utili dalle buone prassi e dagli errori del primo grande Paese occidentale che si era confrontato con il virus . La pubblicazione era stata annunciata il 14 maggio 2020 ma il dossier scomparve appena pochi giorni dopo dal sito dell'OMS Europa. Stando a quanto si apprende, il rapporto avrebbe creato imbarazzi al Governo, al Ministro della salute e al direttore aggiunto dell'OMS, Ranieri Guerra che, fra l'altro, era stato direttore generale Prevenzione al Ministero della Sanità tra il 2014 e il 2017 e pertanto responsabile in quegli anni del mancato aggiornamento del Piano pandemico; dalla puntata di "Report" del 30 novembre è emerso un fitto scambio di e-mail , attribuibile a Ranieri Guerra, che l'11 maggio, poco prima della pubblicazione del rapporto, in qualità di direttore vicario dell'OMS, chiedeva a uno degli autori di correggere la data del Piano da 2006 in 2016, scrivendo testualmente: "Devi correggere subito nel testo: 1. Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale; Ministero della Salute; 2006 (?) E riportare quanto disponibile al sito minsalute (?) Ultimo aggiornamento dicembre 2016. Non fatemi casino su questo. (?) Adesso blocco tutto con Soumya. Fammi avere la versione rivista appena puoi. Così non può uscire", lasciando intendere, a parere dell'interrogante, che Soumya Swaminatham, il chief scientist dell'OMS centrale sarebbe stata a disposizione per cambiare un documento ufficiale, non per motivi scientifici, ma per ragioni politiche; in un'altra comunicazione, sempre Ranieri Guerra raccontava dell'esistenza di un presunto accordo tra l'OMS e il Governo italiano, "di cui l'organizzazione dell'Onu sarebbe la consapevole foglia di fico", scrivendo "(...) Questa è stata materia di discussione e di accordo con Tedros, anche attraverso chi ti scrive e la Missione a Ginevra (?). Se anche OMS si mette in veste critica non concordata con la sensibilità politica del Ministro, che è certo superiore alla mia, non credo che facciamo un buon servizio al Paese. Ricordati che hanno appena dato 10 milioni di contributo volontario sulla fiducia e come segno di riconoscenza per quanto fatto finora, dopo sei anni di zero"; stando a quanto si apprende, la pubblicazione del dossier aveva così infastidito il Ministro della salute, che il responsabile dell'OMS Europa Hans Henri Kluge avrebbe proposto di rivedere il documento con lo stesso Ministero e con l'Istituto Superiore di Sanità, perché preoccupato per la reazione che aveva avuto il Ministro in indirizzo; considerato che: il 15 settembre 2017 l'allora DG Ranieri Guerra inviava con nota interna, al Ministro pro tempore della salute Lorenzin, un "APPUNTO PER IL MINISTRO per il tramite del Capo di Gabinetto", in cui ammetteva la necessità per l'Italia di aggiornare il proprio piano pandemico, scrivendo: "l'influenza pandemica non è una minaccia teorica, è piuttosto una minaccia ricorrente, ciclicamente, infatti, le pandemie influenzali compaiono e portano malattia e morte. (...) Non è possibile prevedere quando si verificherà la prossima pandemia o la gravità e l'impatto della malattia (...) E' possibile, però, adottare tutte le misure tese alla diffusione del virus e limitare al massimo le probabilità di contagio all'uomo (...). Per questo motivo l'OMS ha raccomandato a tutti i Paesi di mettere a punto un Piano preparazione e risposta per una pandemia influenzale (...). Alla luce di questi sviluppi si è posta quindi la necessità di predisporre un nuovo piano nazionale di preparazione e risposta per una pandemia influenzale. Il gruppo di lavoro per la realizzazione del documento, costituito da rappresentanti dell'Istituto Superiore di Sanità, Società scientifiche, Università, enti di Ricerca e IRCSS, sarà coordinato da questa Direzione Generale, salvo diverso avviso", cosa che, alla luce dei recenti fatti, evidentemente non avvenne mai e per la quale potrebbe profilarsi l'omissione in atto d'ufficio; la procura di Bergamo sta lavorando ad un'inchiesta per falso ed epidemia colposa nella gestione dell'emergenza COVID, nell'ambito della quale ha convocato sia Ranieri Guerra, sia i ricercatori dell'OMS Europa che hanno lavorato al dossier , come persone a conoscenza dei fatti, ma per questi ultimi l'Organizzazione avrebbe opposto il veto, appellandosi all'immunità diplomatica che però, a parere dell'Ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata, già ministro degli Esteri, potrebbe essere contestata perché essa "può essere totale o funzionale, ma in generale non significa mai impunità: l'immunità può essere discussa in caso di comportamenti lesivi dei diritti altrui"; secondo le stime del generale Lunelli, esperto di difesa batteriologica, un Piano pandemico aggiornato avrebbe evitato in Italia almeno 10.000 vittime per Coronavirus; considerato altresì che Ranieri Guerra, come rappresentante dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, è membro del Comitato tecnico scientifico, che in questi mesi ha dettato la linea al Governo sulle misure da adottare per il contenimento del virus , si chiede di sapere: se e quando il Ministro in indirizzo intenda far luce sulla, quantomeno, imbarazzante vicenda in premessa, chiarendo il proprio ruolo in relazione alla rimozione del dossier dal sito dell'OMS Europa, per celare le colpevoli carenze del Governo di fronte alla diffusione del COVID-19 in Italia; se, escluso il proprio personale coinvolgimento, il Ministro non ritenga allora di dover intervenire, per quanto nelle proprie competenze, affinché Ranieri Guerra sia sollevato dall'incarico all'interno del Comitato tecnico scientifico, per inadeguatezza e per aver diffuso false informazioni circa il ruolo del Ministro stesso nella vicenda descritta; se intenda agire per assicurare, in tempi brevi e in piena trasparenza, la pubblicazione ufficiale del dossier "An unprecedented challenge - Italy's first response to COVID-19". Atto n. 4-04606 DE PETRIS VALENTE RUOTOLO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'interno Premesso che: la relazione della Commissione antimafia sullo stato dell'informazione e sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie approvata il 5 agosto 2015, ha messo in luce la gravissima situazione di disagio in cui versa questa categoria, che subisce costantemente avvertimenti, minacce o violenze, da parte di "un sistema di poteri, non solo mafiosi, che continuano a considerare come un intollerabile fastidio ogni voce libera"; il lavoro della Commissione ha mostrato "da un lato, l'incremento degli atti di ostilità nei confronti dei giornalisti; dall'altro, l'impunità di quegli atti", nonché "il ricorso sempre più frequente - accanto a metodi più diretti e più tradizionali - a un uso spregiudicato e intimidatorio di alcuni strumenti del diritto", quali querele e azioni civili per danni; a ciò si aggiungono "le condizioni di estrema precarietà contrattuale ed economica dei giornalisti minacciati. Molti cronisti auditi, a fronte di un devastante repertorio di intimidazioni subite [...] hanno ammesso di dover lavorare per pochi euro ad articolo, spesso senza contratti e con editori raramente disponibili ad andar oltre una solidarietà di penna e di facciata"; inoltre, gli episodi di aggressività all'informazione libera non sono sempre "riferibili alle organizzazioni criminali mafiose. Difficile[...]capire quale sia la linea di confine tra minacce malavitose in senso stretto e semplici atti di intolleranza di poteri e potenti[...]Non di rado gli uni si fanno scudo attraverso gli altri"; mentre "accanto a un numero sempre crescente di giornalisti minacciati, aggrediti, offesi, sopravvivono alcune sacche di informazione compiacente o reticente. Di editori attenti a pretendere il silenzio delle loro redazioni su fatti o nomi innominabili. E di direttori che si prestano a sorvegliare, condizionare e redarguire quelle redazioni"; la relazione indica i percorsi di riforma più urgenti su cui intervenire, quali il contrasto all'abuso di alcuni strumenti del diritto, condizioni di maggiore sicurezza economica e dignità professionale per gli operatori dell'informazione, necessità di normare contrattualmente la figura dei freelance , funzionamento della supervisione dell'Ordine dei giornalisti e dei relativi consigli di disciplina; oltre a quanto descritto nella relazione, un altro gravissimo fenomeno, forse meno noto nel 2015, ma oggi dilagante, che sta infettando l'informazione italiana e globale, è quello delle fake news e dell'uso distorto del web come veicolo per giornalisti improvvisati per divulgare notizie false, al fine di speculare sulle disgrazie o, addirittura, favorire alcune parti politiche, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Governo intenda intraprendere al fine di garantire migliori condizioni contrattuali ed un equo compenso ai giornalisti, contribuire a normare la figura contrattuale dei freelance , vigilare sul funzionamento dell'Ordine dei giornalisti, arginare l'uso distorto di mezzi legali impiegati per intimidire giornalisti. Atto n. 4-04607 PARRINI ASTORRE BOLDRINI D'ALFONSO FEDELI FERRAZZI IORI LAUS PITTELLA STEFANO TARICCO VALENTE VERDUCCI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il 14 marzo 2020 è stato sottoscritto il Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, che prevede la costituzione di gruppi di lavoro interni tra organizzazioni sindacali e aziende, cosiddetti comitati COVID-19, per l'applicazione e la verifica delle regole del protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro; l'aggiornamento del protocollo in data 24 aprile 2020 ribadisce la necessità della costituzione dei suddetti comitati; le organizzazioni sindacali FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS, rappresentanti dei dipendenti del Gruppo Eurospin Italia S.p.A., hanno proclamato lo stato di agitazione con una giornata di sciopero e hanno inviato comunicazioni alle ASL e alle Prefetture, in risposta all'inadempienza dell'azienda nel costituire il comitato COVID-19, nonostante numerose sollecitazioni; considerato che: la persistenza della grave situazione sanitaria rende necessaria un'applicazione puntuale delle disposizioni e indicazioni provenienti dal Governo, al fine di garantire i più alti standard di sicurezza sui luoghi di lavoro, al fine di prevenire nuovi contagi; le organizzazioni sindacali denunciano come il Gruppo Eurospin non abbia ancora approntato misure volte a garantire un contingentamento delle presenze di clienti e dipendenti nei negozi, un'adeguata pulizia e sanificazione dei negozi e dei servizi igienici, una costante fornitura al personale dei dispositivi di protezione individuali, un'adeguata informazione al personale e agli RLS in relazione ai casi di positività riscontrati tra il personale dipendente e, infine, luoghi consoni all'effettuazione di visite mediche, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto in premessa e se non ritenga necessario e urgente prendere provvedimenti affinché le disposizioni del protocollo siano rispettate uniformemente su tutto il territorio nazionale. Atto n. 4-04608 STEFANI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 44 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" e noto anche come "decreto Cura Italia", prevede l'erogazione di un'indennità mensile destinata ai lavoratori dipendenti e autonomi che, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica abbiano cessato, ridotto o sospeso la loro attività professionale o il loro rapporto di lavoro; a tal fine, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è stato istituito il Fondo per il reddito di ultima istanza, attraverso il quale sono stati erogati i contributi accennati; la disposizione richiamata è stata resa esecutiva attraverso un decreto del ministro del Lavoro, adottato di concerto con il ministro dell'Economia e delle Finanze, in data 30 marzo 2020; il decreto ha previsto l'erogazione di un'indennità di 600 euro, per il mese di marzo 2020, in favore di determinate categorie di lavoratori; tra i requisiti necessari per richiedere il beneficio, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettera a) , del decreto stesso, vi è quello di essere lavoratore autonomo o libero professionista, non titolare di pensione; ne consegue che i soggetti con disabilità, titolari di una pensione di invalidità, non hanno diritto al beneficio di cui all'articolo 44 del decreto Cura Italia; tale discriminazione appare, a parere dell'interrogante, ingiustificata, in quanto penalizza dei lavoratori che non sono titolari di una pensione di vecchiaia, bensì di un trattamento legato alla disabilità e quindi pensato per sostenere le spese che una persona con disabilità deve sostenere; l'articolo 44 del decreto-legge, del resto, non prevede affatto che il beneficio debba essere erogato a condizione che il soggetto interessato sia privo di trattamento pensionistico; il decreto ministeriale pone quindi dei dubbi di legittimità, dal momento che condiziona l'erogazione del beneficio ad un requisito non previsto dalla norma primaria, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo vogliano adottare al fine di porre rimedio alla palese ed ingiustificata disparità di trattamento dei lavoratori con disabilità, nei termini richiamati in premessa. Atto n. 4-04609 PELLEGRINI Emanuele Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: nella conferenza stampa del 26 novembre 2020, il commissario straordinario per l'emergenza, Domenico Arcuri, ha annunciato la pubblicazione del bando per la richiesta delle siringhe per inoculare il vaccino anti COVID, dichiarando di aver "richiesto 157 milioni di siringhe di cui 150 milioni di strumenti tra aghi e siringhe per somministrare i vaccini" quale momento di svolta per battere il virus ; il 23 novembre il commissario Arcuri ha firmato il bando "di massima urgenza" per l'affidamento della fornitura e consegna di dispositivi medici (siringhe ed aghi) per la somministrazione del vaccino COVID-19 nel quale è riportato che indicazioni per la tipologia di prodotto sono pervenute dal Ministero della salute; la fornitura richiesta nel bando è per siringhe monouso luer lock , ovvero con dispositivi di inoculazione ad "ago bloccato", ritenute dal Commissario, secondo sua dichiarazione, più performanti di quelle standard , in termini di somministrazione del farmaco in quanto in grado di evitarne la dispersione; le luer lock sono siringhe più costose di quelle standard e soprattutto non reperibili sul mercato italiano, secondo quanto affermato da una delle principali aziende nazionali produttrici di siringhe; altri Paesi europei, come Francia, Spagna e Germania, hanno scelto di affidarsi alle siringhe standard e quindi a prezzi più bassi e a disponibilità immediata e alcune aziende italiane stanno già vendendo stock di siringhe standard a Paesi UE; il commissario Arcuri, tramite la propria struttura di comunicazione, ha chiarito che la scelta per le siringhe luer lock si è basata sulle indicazioni tecniche del Comitato tecnico scientifico (CTS) e dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), in relazione ai vantaggi specifici di questa tipologia di siringhe, a fronte di costi leggermente superiori rispetto alle siringhe tradizionali, ma fonti di stampa riportano la smentita, sia del CTS che dell'ISS su un loro coinvolgimento nella valutazione tecnica e nella scelta per questi dispositivi; considerato che i primi vaccini potrebbero essere distribuiti in Italia già nel mese di gennaio 2021 e sembra realistico il rischio di avere in Italia a disposizione il farmaco, ma non i dispositivi per iniettarlo, dati i tempi per la loro produzione, si chiede di sapere: se il Governo possa fornire chiarimenti circa il coinvolgimento del Comitato tecnico scientifico e dell'Istituto superiore di sanità per la valutazione tecnica nella scelta per le siringhe luer lock ; se possa garantire che i rifornimenti delle siringhe richieste per il vaccino arriveranno per tempo per la somministrazione del farmaco. Atto n. 4-04610 MASINI MALLEGNI BERARDI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: dallo scorso 29 giugno 2020 due navi bulk carrier italiane, la "Antonella Lembo" e "Mba Giovanni", sono bloccate da mesi nella rada del porto di Tianjin, al largo della costa della Cina, per via di un divieto di sbarco merci e avvicendamento dei marittimi legati all'emergenza COVID; a quanto si apprende dagli organi di stampa lo stallo della situazione sarebbe dovuto ad una disputa commerciale tra Cina ed Australia; a bordo della "Antonella Lembo" ci sono 14 persone, sette italiani e sette filippini; a bordo della "Mba Giovanni" 19 persone, 6 marittimi e 13 filippini; il capitano della "Antonella Lembo" è il livornese Gabriele Padovan, mentre quello della "Mba Giovanni" è Giuseppe Pugliese, di Monte di Procida; entrambi hanno superato di gran lunga i tempi regolari di imbarco: "Antonella Lembo" è in viaggio praticamente con lo stesso equipaggio da oltre un anno, "Mba Giovanni" da undici mesi; nonostante le autorità cinesi facciano sapere che le condizioni dei marittimi sarebbero buone e non desterebbero preoccupazioni, il protrarsi di questa situazione potrebbe assumere risvolti pericolosi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue considerazioni in merito; quali iniziative intenda assumere per sbloccare questa annosa situazione; se, nell'ambito delle proprie competenze, non intenda discutere con i governi cinese e australiano, per cercare una mediazione che consenta agli equipaggi di scendere a terra e di tornare dalle proprie famiglie. Atto n. 4-04611 DE PETRIS NUGNES Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: l'articolo 10 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, anche conosciuto come decreto semplificazioni, ha introdotto, fra le misure finalizzate alla semplificazione e all'accelerazione delle procedure amministrative per il rilancio delle attività economiche e produttive, numerose modifiche al testo unico dell'edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 ed in particolare sul tema della disciplina delle distanze tra edifici, in caso di demolizione e ricostruzione (articolo 2 -bis, comma 1 -ter ) e sulla definizione degli interventi di ristrutturazioni edilizia (articolo 3, comma 1, lettera d) ) del medesimo testo unico, con specifico riguardo sempre agli interventi di demolizione e ricostruzione; la norma introduce semplificazioni in particolare per gli interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici quando riguardano una più articolata previsione del nuovo organismo edilizio, che può essere diverso per sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planovolumetriche e tipologiche, rispetto al preesistente, con eventuali incrementi volumetrici per promuovere interventi di rigenerazione urbana; riguardo alle distanze tra edifici la stessa norma stabilisce come l'edificio ricostruito, qualora le dimensioni del lotto di pertinenza non consentano la modifica dell'area di sedime, possa essere riedificato nell'osservanza delle distanze legittimamente preesistenti, anche se in deroga da quelle minime fissate dal decreto ministeriale n. 1444 del 1968 ed anche eventuali incrementi volumetrici riconosciuti possono avvenire fuori dalla sagoma dell'edificio originario e con il superamento dell'altezza massima, sempre nei limiti delle distanze legittimamente preesistenti; l'articolo 10 del citato decreto ha inteso invece introdurre un maggior rigore per ciò che riguarda gli interventi sugli immobili sottoposti a tutela, ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, nonché, fatte salve le previsioni legislative e degli strumenti urbanistici vigenti, a quelli ubicati nelle zone omogenee A, di cui al decreto ministeriale citato o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale a ai piani urbanistici comunali, nei centri e nuclei storici consolidati e negli ulteriori ambiti di particolare pregio storico e architettonico; in questo ultimo caso gli interventi di demolizione e ricostruzione sono consentiti esclusivamente nell'ambito dei piani urbanistici di recupero e di riqualificazione particolareggiati, di competenza comunale, fatti salvi le previsioni degli strumenti di pianificazione territoriale, paesaggistica e urbanistica vigenti e rientrano tra gli interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove siano mantenuti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planovolumetriche e tipologiche dell'edificio preesistente e non siano previsti incrementi volumetrici; il 2 dicembre 2020 risulta sia stata inviata alla Conferenza delle Regione e delle Province autonome, all'Unione delle Province d'Italia, all'Associazione nazionale comuni italiani ed ai Provveditorati interregionali per le opere pubbliche una circolare a doppia firma del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro per la pubblica amministrazione tesa a fornire chiarimenti interpretativi sugli effetti dell'articolo 10 del citato decreto semplificazioni; la circolare fornisce una interpretazione riguardo all'applicazione della nuova disciplina sulle demolizioni e ricostruzioni di edifici, obiettando che se il regime di maggior cautela ha senso e valenza per gli edifici vincolati, ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, altrettanto non può dirsi per gli edifici ubicati nelle zone omogenee A e in zone a queste assimilate dai piani urbanistici comunali, nei centri storici ovvero nelle aree comunque di particolare pregio storico o architettonico, atteso che in questo caso l'equiparazione voluta dal legislatore al regime degli edifici vincolati sarebbe solo tendenziale, essendo peraltro fatte salve le previsioni legislative e degli strumenti urbanistici, interpretando quest'ultima clausola di "salvezza" come validità di eventuali disposizioni di leggi regionali e previsioni di strumenti urbanistici sia generali che attuativi, che consentano interventi di ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzioni con limiti meno stringenti di quelli ordinariamente stabiliti dalla norma primaria in esame; secondo il costante orientamento della giustizia amministrativa, da ultimo richiamato e condiviso dalla Corte costituzionale (sentenza n. 31521 del 21 ottobre 2020), le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi urbani, laddove rientranti nell'ambito dei centri storici, ai sensi del comma 1 e del comma 4, lettera g) , dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004, sono qualificabili come beni culturali indipendentemente dall'adozione di una dichiarazione di interesse storico-artistico ai sensi degli articoli 12 e 13 del Codice. Tali beni sono quindi da considerarsi beni culturali ope legis , rispetto ai quali trovano necessaria applicazione le norme di tutela di cui alla parte II del Codice, fino a quando non intervenga una espressa verifica di interesse in senso contrario, ex art. 12 (TAR Veneto, sez. III n. 927 del 8 ottobre 2018; Cons. Stato, sez. VI, sent. 5934/2014; Cons. Stato, sez. VI, sent. 482/2011, 4010/2013 e 4497/2013); alla luce di quanto richiamato, le norme di tutela e conservazione dei beni culturali e paesaggistici sembrano trovare applicazione non solo per gli immobili storici direttamente vincolati, ma anche per quegli aggregati edilizi le cui caratteristiche tipologiche, morfologiche, costruttive ed architettoniche risultano fortemente connotative di un insediamento urbano storico ed essendo tale legislazione in materia esclusiva competenza dello Stato, le regioni e i comuni possono adottare norme e provvedimenti più restrittivi, ma non meno stringenti della legge primaria, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della circolare inviata alla Conferenza delle Regione e delle Province autonome, all'Unione delle Province d'Italia, all'Associazione nazionale comuni italiani ed ai Provveditorati interregionali per le opere pubbliche, una circolare a doppia firma del Ministro delle Infrastrutture e del Ministro per la Pubblica amministrazione tesa a fornire chiarimenti interpretativi sugli effetti dell'articolo 10 del citato decreto semplificazioni; se ne condivida i contenuti o se non reputi urgente richiamare con un proprio atto interpretativo la piena validità della norma cosi come pubblicata in Gazzetta Ufficiale , nel pieno rispetto della gerarchia delle fonti legislative, anche al fine di evitare possibili contenziosi amministrativi che potrebbero scaturire da un'errata applicazione della legge da parte delle amministrazioni locali. Atto n. 4-04612 MALAN Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: dal 27 novembre 2020 il diplomatico iraniano Assadolah Assadi, accreditato a Vienna, si trova a giudizio dinanzi al tribunale di Anversa con l'accusa di aver organizzato personalmente la consegna di esplosivi al perossido di acetone a una coppia che aveva pianificato un attentato in occasione di un incontro di iraniani oppositori del regime, insieme a centinaia di politici ospiti di vari Paesi, tra cui l'Italia, tenutosi a Parigi nell'estate del 2018; ad Assadi è stata revocata l'immunità diplomatica nel giro di 48 ore ed è stato consegnato alle autorità belghe; durante l'interrogatorio, Assadi ha evidenziato atti terroristici commessi dal regime iraniano nell'intero Medio Oriente e ha ipotizzato che vi siano diversi gruppi terroristici interessati al suo caso e pronti a organizzare nuovi attentati in Occidente, se il Belgio non lo libererà, si chiede di sapere: se il Governo tenga conto di queste gravissime circostanze nei rapporti con la repubblica islamica dell'Iran, dato il pericolo cui è esposta l'Unione europea; se intenda chiedere spiegazioni alle autorità iraniane in merito alle minacce riportate dal diplomatico Assadolah Assadi. Atto n. 4-04613 CASTIELLO Al Ministro della giustizia Premesso che: il Tribunale di Sala Consilina, in provincia di Salerno, è stato soppresso ed accorpato al Tribunale di Lagonegro, di ben più piccole dimensioni, situato fuori provincia (Potenza) e fuori regione (Basilicata); tale aggregazione ha comportato l'eliminazione di una struttura giudiziaria ospitata in una sede idonea e funzionale (qual era il Tribunale di Sala Consilina) per dislocarla nei ristretti spazi, già di per sé insufficienti, del Tribunale di Lagonegro, che si è venuto a trovare, di conseguenza, nell'attuale condizione di grave criticità, tanto da indurre il suo presidente, con due recenti decreti, rispettivamente 1° e 4 dicembre 2020, a limitare la frequentazione delle aule giudiziarie nella misura massima di 10 processi per volta, al dichiarato scopo di "tutelare la sicurezza di tutti"; il Ministero della giustizia, a quanto risulta, ha messo da tempo allo studio l'approfondimento della questione dei tribunali soppressi ai fini dell'accertamento della sopravvenienza delle condizioni che ne inducano la riattivazione; condizioni che, nel caso del soppresso Tribunale di Sala Consilina, sono da rinvenire nell'assoluta inadeguatezza dei locali dell'incorporante Tribunale di Lagonegro, nell'esigenza di recuperare l'indefettibile valore dell'efficienza della giustizia e nella convergente esigenza di controllo della pandemia da COVID-19 e, in definitiva, nella tutela del diritto alla salute, che l'articolo 32 della Costituzione qualifica come "diritto fondamentale della persona", elevandone la salvaguardia al livello di interesse primario della collettività, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle gravi criticità ed inefficienze del Tribunale di Lagonegro e se intenda portare a definizione in tempi ragionevoli il procedimento di selezione e riapertura dei tribunali soppressi, tra i quali quello di Sala Consilina, che vanta il possesso di tutte le condizioni e di tutti i requisiti occorrenti per la riapertura. Atto n. 4-04614 CAMPARI BOSSI Simone CANDIANI CASOLATI CANDURA CANTU' URRARO ZULIANI FREGOLENT RICCARDI BRIZIARELLI AUGUSSORI LUCIDI PUCCIARELLI RUFA PIANASSO ALESSANDRINI PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele RIVOLTA PERGREFFI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, n. 156 del 24 novembre 2020 ha fissato le condizioni, i casi e i criteri per l'attribuzione di un rimborso in denaro per le persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio dello Stato che, fuori dall'esercizio di attività d'impresa, arte o professione, effettuino abitualmente acquisti tramite strumenti di pagamento elettronici; la modalità di adesione al programma cosiddetto " cashback " prevede per i soggetti aderenti la registrazione nell'App "IO", o nei sistemi messi a disposizione da un fornitore convenzionato; tuttavia, a seguito dell'apertura delle iscrizioni al programma, a partire dal 7 dicembre 2020, si è da subito registrato un malfunzionamento dell'app "IO", che ha determinato l'impossibilità per i cittadini di accedere al servizio, nonché di effettuare l'iscrizione; sebbene il Governo abbia confermato che chi ha potuto completare tutte le operazioni richieste dall'app al momento della convalida, dall'8 dicembre può accumulare il rimborso del 10 per cento per ogni transazione, di fatto è accaduto che molti utenti con metodo di pagamento già registrato non lo abbiano più visto disponibile; secondo quanto dichiarato dal Codacons (che ha peraltro presentato un esposto per interruzione di pubblico servizio), numerose sono state le segnalazioni di utenti che hanno riscontrato rallentamenti e malfunzionamenti dell'app "IO", con l'impossibilità di accedere alla sezione "Portafoglio" e registrare le proprie carte di credito da utilizzare per i pagamenti ai fini del suddetto rimborso: un'iniziale richiesta di attendere il caricamento della pagina di riferimento, dopo diversi minuti di attesa è seguita da un avviso che reca la momentanea impossibilità di caricare alcun metodo di pagamento, con l'invito a riprovare in un momento successivo; considerato che tutte le procedure informatizzate per l'accesso a benefici o programmi di aiuto attivati fin qui dal Governo hanno riscontrato sistematici problemi tecnici, a scapito dei cittadini per i quali tali carenze tecnico-burocratiche non sono più tollerabili, si chiede di sapere: se siano state effettuate tutte le operazioni necessarie per rendere facile, fruibile e immediato l'accesso degli utilizzatori finali alle piattaforme proposte, con quali tecnologie e perché il sistema abbia presentato lacune e mancanze così evidenti; perché sia stato attivato su scala nazionale un servizio incompleto, lacunoso e con bug più che importanti senza aver provveduto alla necessaria fase di testing e debug ; date le notevoli criticità e malfunzionamenti del sistema operativo, quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo abbia adottato o intenda adottare perché simili disagi per gli utenti non si verifichino più in futuro, e quali tecnologie saranno adoperate per gli sviluppi attuali e futuri di questi asset ; quali siano le tecnologie rese a supporto della scalabilità del servizio, tali da consentire numerosi accessi in contemporanea, garantendo a tutti i cittadini (indipendentemente dalla potenza di rete) le medesime chance di usufruire dei servizi proposti. Atto n. 4-04615 AIMI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'infrastruttura che attraversa il fiume Panaro è stata realizzata dalla Provincia di Modena nel 1947 sulle pile del ponte ottocentesco, distrutto durante la guerra, ed entrato in servizio agli inizi del secolo scorso, quando venne finalmente aperta la strada Gainazzo-Ponte di Samone-Castagneto di Pavullo, diventata provinciale nel 1960; il ponte è lungo oltre 100 metri con sei campate; è costruito in calcestruzzo con murature e rostri circolari in pietra lavorata; la piena del Panaro del 6 dicembre 2020 ha provocato il cedimento di un pilone del ponte Samone a Pavullo: la struttura è stata pertanto chiusa dai Vigili del fuoco; i tecnici della Provincia di Modena sono intervenuti per verificarne le condizioni. Il cedimento è chiaramente visibile e il manufatto di pietra al centro del fiume si è staccato in modo netto; il ponte era stato interessato, solo 18 mesi fa, dal completamento dei lavori di manutenzione e consolidamento. I lavori della Provincia erano stati distribuiti in due stralci: il primo nel 2018, aveva riguardato il consolidamento delle pile dell'infrastruttura, con un primo investimento di 30.000 euro. Il secondo, a giugno 2019, ha visto il consolidamento finale, con altri 35.000 euro, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se si intendano avviare verifiche di competenza al fine di accertare eventuali responsabilità nel crollo di un pilone del ponte Samone a Pavullo, infrastruttura interessata appena 18 mesi fa da lavori di consolidamento. Atto n. 4-04616 BERGESIO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la società concessionaria Asti-Cuneo S.p.A. - autostrada A33 (ATCN) è titolare di contratto di concessione stipulato con ANAS il 1° agosto 2007 e ha attivato nell'anno 2014 la procedura per la revisione del piano economico-finanziario, mentre il 31 dicembre 2017 è scaduto il periodo regolatorio 2013-2017 della concessione relativa alla SATAP per la A4 Torino-Milano; al fine di consentire il completamento degli investimenti del collegamento autostradale A33 Asti Cuneo in mancanza di risorse pubbliche, il Governo italiano ha ipotizzato il completamento degli investimenti del collegamento autostradale A33 Asti Cuneo con contestuale riequilibrio del PEF, attraverso un finanziamento incrociato (cosiddetto cross financing ) da parte della Concessionaria SATAP A4, società facente parte del medesimo Gruppo di autostrada Asti Cuneo, e affidataria della concessione relativa alla autostrada A4; la Commissione europea, con la decisione n. C (2018)2435 del 27 aprile 2018, ha accolto la proposta del Ministero delle infrastrutture di ristabilire le condizioni di sostenibilità economica finanziaria della società ATCN attraverso un finanziamento incrociato ( cross financing ) della società SATAP a favore della concessionaria della A33, entrambe facenti parte del medesimo gruppo societario; il CIPE, con le delibere nn. 13 e 14 del 14 maggio 2020, ha approvato la revisione dei piani economico-finanziari delle due società; nel novembre 2020, SATAP S.p.A. e Asti-Cuneo S.p.A. hanno sottoscritto con il Ministero delle infrastrutture due nuovi atti aggiuntivi alle rispettive Convenzioni, ai sensi dei quali atti saranno realizzati da SATAP investimenti per un valore totale di circa 740 milioni di euro, di cui circa 630 milioni di euro relativi al riequilibrio e al completamento dell'autostrada Asti-Cuneo e la restante parte finalizzata al completamento degli investimenti sulla tratta di propria competenza; i citati atti aggiuntivi, tuttavia, non sono al momento produttivi di effetti perché, stando alle segnalazioni pervenute all'interrogante, mancherebbe la firma del Ministro dell'economia e delle finanze necessaria a perfezionare gli atti in sé; considerata la rilevanza che il completamento dell'autostrada Asti-Cuneo ha per i territori interessati, già condannati da un sostanziale isolamento infrastrutturale, da ultimo dovuto all'interruzione della viabilità sulla strada statale 20 del Colle di Tenda e di Valle Roja, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo possano fornire immediati ed urgenti chiarimenti in merito alla sottoscrizione degli atti aggiuntivi per il completamento degli investimenti del collegamento autostradale A33 Asti Cuneo; quali azioni intendano attivare per rimuovere ogni ostacolo burocratico sussistente e consentire così l'avvio dei lavori infrastrutturali previsti. Atto n. 4-04617 CANDIANI AUGUSSORI IWOBI Al Ministro dell'interno Premesso che: in numerose città italiane vengono da tempo segnalati assembramenti di stranieri davanti agli uffici Immigrazione delle Questure della Polizia di Stato; ciò accade ormai da mesi e quotidianamente, a dispetto delle prescrizioni imposte per il contenimento del contagio da COVID-19; più recentemente, a Foggia, tra le città pugliesi più colpite dal virus durante questa seconda ondata, sono stati documentati diversi affollamenti, con foto delle decine di persone accalcate sul marciapiede davanti all'ufficio Immigrazione di viale Ofanto, alle spalle della Questura; ugualmente a Napoli, nonostante le ripetute segnalazioni del Sindacato di Polizia USIP-UIL, da mesi, fin dalle prime ore del mattino, all'esterno dell'ufficio Immigrazione della Questura in via Galileo Ferraris, si crea ressa e calca, una situazione ormai non più sostenibile; stessa situazione documentata a Prato, quando addirittura in un solo giorno quattrocento stranieri si sono presentati davanti alla Questura per ritirare il permesso di soggiorno, creando assembramenti, che però sono stati sciolti dagli agenti, che poi hanno continuato a vigilare sul distanziamento e sul corretto uso della mascherina; ugualmente davanti alla Questura di Como si registrano ormai quotidiane code e assembramenti, che mal si conciliano con le tante raccomandazioni e con i decreti e regolamenti in vigore da mesi atti a frenare la pandemia da COVID-19; è di tutta evidenza che tale situazione, ormai fuori controllo, non è più sostenibile, in quanto gravemente lesiva del diritto alla salute degli agenti di Polizia, costretti a ripetuti interventi, e dei cittadini, trattandosi di assembramenti che avvengono in luogo pubblico; quanto descritto appare altresì irragionevole per l'ulteriore forzo organizzativo richiesto dalle questure, già in cronica carenza di organico, e per l'ulteriore impegno degli agenti, come sempre in prima linea, impiegati per impedire che si creino situazioni pericolose e fuori controllo davanti alle questure, anziché nel presidio del territorio, si chiede di sapere: quali iniziative immediate e urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere, in considerazione di quanto esposto in premessa, al fine di prevenire gli assembramenti che si verificano continuamente dinanzi agli uffici Immigrazione delle Questure e quali misure specifiche a tutela della salute degli agenti della Polizia di Stato e dei cittadini per i rischi a cui sono conseguentemente esposti. Atto n. 4-04618 FREGOLENT DORIA CANTU' CANDURA TOSATO PERGREFFI NISINI PIANASSO BERGESIO ZULIANI RICCARDI LUNESU SAPONARA BAGNAI ALESSANDRINI BRIZIARELLI PISANI Pietro Al Ministro della salute Premesso che: oltre 100.000 cittadini italiani sono affetti da gravi patologie polmonari e respiratorie, come la fibrosi polmonare, per le quali sono obbligati ad una costante ossigenoterapia che li rende dipendenti da bombole di ossigeno; la riduzione della capacità respiratoria è altamente limitante specialmente per la mobilità esterna alla propria abitazione, in quanto i pazienti sono obbligati ad affidarsi a bombole di ossigeno portatili ( stroller ) normalmente fornite per l'ossigenoterapia domiciliare; l'uso degli stroller consente ai pazienti di conquistare una certa libertà, ma per periodi molto limitati, ovvero non oltre le 2-3 ore, in quanto la bombola necessita di ricarica che, per motivi tecnici, può essere effettuata unicamente attraverso l'unità di base, ovvero la bombola in dotazione domiciliare; agli interroganti infatti non risulta esistere altro luogo sul territorio nazionale, quali ospedali, farmacie, presidi sanitari locali, ove poter ricaricare gli stroller e questa condizione limita oltretutto il paziente nel recarsi presso i centri di riferimento per gli indispensabili trattamenti e controlli sanitari; tali condizioni non consentono ai pazienti ossigeno-dipendenti di avere autonomia nella loro quotidianità, né di avere una tranquillità psicologica per potersi allontanare dal proprio domicilio, ovvero dalla propria unità di base, per più di poche ore al giorno; il fattore psicologico, legato all'ansia di restare senza ossigeno, l'angoscia, l'assuefazione ad una quotidianità ristretta alla propria abitazione, l'isolamento e la consapevolezza di dover convivere per il resto della propria vita con tali limitazioni, possono giocare un ruolo rilevante nell'aggravio della malattia; un'alternativa possibile è rappresentata dall'utilizzo di un concentratore di ossigeno, in largo uso in quasi tutti i Paesi europei e negli Stati Uniti, in grado di rendere l'ossigenoterapia più agevole e sicura, perché conferisce al paziente una mobilità molto superiore rispetto a quella offerta dall'ossigeno liquido dello stroller , in quanto è dotato di batteria che consente una facile ricarica e perché, a differenza dello stroller per l'ossigeno liquido, ne è consentito l'utilizzo su mezzi di trasporto, quali treni e aerei; agli interroganti risulta che il concentratore di ossigeno sia reperibile in commercio ad un costo piuttosto elevato e che in Italia solo alcune regioni forniscano gratuitamente a domicilio tali apparecchiature e comunque ad un numero limitato di soggetti beneficiari; appare evidente quanto questa situazione comporti a livello regionale una profonda disparità di trattamento tra malati della stessa patologia, in contrasto con il principio costituzionale di diritto alla salute, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire con urgenza affinché qualunque pronto soccorso ospedaliero, farmacia o presidio sanitario a livello nazionale sia attrezzato per consentire a ciascun paziente di ricaricare lo stroller per l'ossigeno liquido; quali azioni urgenti intenda porre in essere per rendere gratuite su tutto il territorio nazionale le forniture di tecnologie essenziali per i malati affetti da patologie polmonari e respiratorie gravi, quali i concentratori di ossigeno, al fine di ridurre le disuguaglianze attualmente esistenti a livello regionale, e garantire a tutti i malati un livello quantomeno accettabile di qualità di vita. Atto n. 4-04619 PARAGONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dell'istruzione Premesso che: in data 21 ottobre 2020, l'interrogante presentava l'atto di sindacato ispettivo 3-01999, chiedendo chiarimenti in relazione alla vigente deregolamentazione in materia di requisiti tecnici per la produzione di dispositivi di protezione individuale anti COVID, all'ammontare dell'accordo economico firmato con Fiat Chrysler Automobile per la produzione di mascherine distribuite nelle scuole con lo stemma della Presidenza del Consiglio dei ministri e sullo standard qualitativo delle stesse, domandando rassicurazioni urgenti sulle caratteristiche tecniche; a seguito di numerose segnalazioni giunte alla redazione del programma televisivo Mediaset, "Striscia la Notizia", per lo più da parte di genitori di studenti, sull'odore e sulla consistenza delle medesime mascherine prodotte da FCA, il 9 dicembre 2020 andava in onda un servizio dal quale emergeva che, dopo aver fatto analizzare da BPSEC, azienda per la consulenza ambientale e servizi per la salute e la sicurezza sul lavoro, la sicurezza di cicli produttivi e prodotti, tre confezioni, selezionate a caso e riferibili a 2 lotti diversi, prodotte nello stabilimento di Mirafiori a Torino, in entrambi i lotti, validati dall'Istituto superiore di sanità, i test rivelavano una capacità di filtrazione rispettivamente del 67 e del 77 per cento, decisamente inferiore allo standard del 95 per cento previsto dalla legge. Anche il coefficiente di respirabilità risultava anomalo con un valore di 52,6 Pa/cm², dato che per legge dovrebbe essere inferiore a 40 Pa/cm²; considerato che: il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, art. 15, comma 2, stabilisce che "i produttori e gli importatori delle mascherine chirurgiche di cui al comma 1, e coloro che li immettono in commercio i quali intendono avvalersi della deroga ivi prevista, inviano all'Istituto superiore di sanità una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche delle mascherine e dichiarano che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici e gli importatori devono altresì trasmettere all'Istituto superiore di sanità ogni elemento utile alla validazione delle mascherine chirurgiche oggetto della stessa. L'Istituto superiore di sanità, nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel presente comma, si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine chirurgiche alle norme vigenti" e pertanto l'ISS non effettua test aggiuntivi, concedendo la propria certificazione affidandosi, di fatto, ai documenti che le aziende produttrici inviano, autocertificando la conformità del prodotto. Tale meccanismo, pensato nella prima fase dell'emergenza sanitaria, quando la produzione di mascherine non riusciva a soddisfare la richiesta, a parere dell'interrogante, dovrebbe essere rivisto con urgenza, anche alla luce delle frodi nella produzione di materiale non conforme emerse in questi mesi; considerato altresì che FCA ha fatto sapere che tutte le mascherine sarebbero state testate da società accreditate, prodotte con macchinari forniti dal commissario straordinario all'emergenza Arcuri e con materie prime stabilite dalle autorità nazionali, si chiede de sapere: se il Governo intenda intervenire con urgenza per chiarire come sia possibile che milioni di mascherine prodotte da FCA, secondo un accordo economico con lo Stato, di cui non sembrerebbero ancora chiari i profili economici, e distribuite in tutte le scuole con lo stemma della Presidenza del Consiglio dei ministri, non rispetterebbero gli standard CE; se e come intenda assicurare che i macchinari per la produzione, che FCA avrebbe ricevuto dal Commissario straordinario, e le materie prime utilizzate siano di elevata qualità. Atto n. 4-04620 DE BONIS DE FALCO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: la pandemia da COVID-19 continua a colpire tragicamente la popolazione italiana ed europea, costringendo l'Italia e molti altri Stati ad assumere decisioni drastiche e persino drammatiche da un punto di vista sociale ed economico; l'applicazione di piani pandemici nazionali aggiornati è uno strumento imprescindibile per far fronte all'emergenza causata dal coronavirus e oggi non è ancora chiaro se essi siano stati correttamente aggiornati ed applicati. Infatti, attualmente non sono ancora stati pubblicati i documenti che dettagliano la modalità di gestione della pandemia da parte dell'Italia, la quale ha un piano pandemico datato (l'ultimo risale al 2006), che avrebbe dovuto essere oggetto di puntuale aggiornamento nel corso degli anni; considerato che: nel 2005 la minaccia mortale di una pandemia era un argomento che occupava le copertine della stampa internazionale. La cover story del "Time", del 17 ottobre 2005, riportava l'allarme degli esperti di sanità sulla pandemia (di influenza aviaria) che stava arrivando e che avrebbe ucciso milioni di persone, devastato l'economia mondiale e causato la chiusura ( shut down ) di tutto il mondo industrializzato e non. In quegli anni il nostro Ministero della salute metteva a punto il "Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale", che definiva obiettivi ed attività da realizzare per evitare di trovarci travolti dalla pandemia; da allora pare che non si sia fatto più nulla, nonostante le epidemie di Ebola e HIV/AIDS, originate da virus degli animali selvatici, si siano verificate sempre più frequentemente ed abbiano causato negli ultimi anni delle pandemie (influenza aviaria A/H5N1 2005, influenza suina A/H1N1, 2009), varie epidemie di coronavirus da pipistrelli e cammelli (SARS 2002-03, MERS 2012), fino all'attuale COVID-19; tenuto conto che: alcune trasmissioni televisive ("Report", "Non è l'arena") hanno messo in evidenza uno scenario a dir poco sconcertante circa la mancata predisposizione da parte dell'Italia dei piani pandemici, sia per l'influenza che per il coronavirus. Al centro della vicenda, che coinvolge il direttore vicario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Ranieri Guerra, c'è il dossier "An unprecedented challenge - Italy's first response to Covid 19", pubblicato il 13 maggio 2020, a cura di un gruppo di ricercatori della divisione europea dell'OMS, finanziato dal Governo del Kuwait. Si tratta di uno studio che sarebbe dovuto servire a evidenziare le criticità emerse nella preparazione e gestione italiana dell'emergenza sanitaria, ma che il 14 maggio, appena un giorno dopo la pubblicazione on line , venne fatto sparire perché, questa è la tesi di "Report", avrebbe messo in imbarazzo il Ministro della salute, Roberto Speranza, e soprattutto Ranieri Guerra che, tra il 2014 e il 2017, era direttore generale della Prevenzione al Ministero; stando alle e-mail in possesso dei giornalisti che hanno svolto l'inchiesta, l'11 maggio, poco prima della pubblicazione del rapporto e dopo che "Report" aveva denunciato l'arretratezza del piano pandemico, Ranieri Guerra scriveva a uno degli autori di indicare come data del piano 2016, invece di 2006. "Devi correggere subito nel testo...Ultimo aggiornamento dicembre 2016". E, in un'altra comunicazione, riferisce di un presunto accordo tra OMS e Governo italiano: "Uno degli atout di Speranza è sempre stato di poter riferirsi a Oms come consapevole foglia di fico per certe decisioni impopolari e criticate da vari soggetti (..). Se anche Oms si mette in veste critica non concordata con la sensibilità politica del Ministro, che è certo superiore alla mia, non credo che facciamo un buon servizio al Paese"; adesso, la questione del report "sparito" sarebbe allo studio anche della Procura di Bergamo che indaga per epidemia colposa e ha sentito Guerra il 5 novembre scorso come persona informata sui fatti. Inoltre, nei giorni scorsi, l'OMS avrebbe fatto notare alla Procura che i suoi membri non possono testimoniare perché protetti dall'immunità diplomatica ed i magistrati hanno chiesto al Ministero degli affari esteri di chiarire se e in quali termini esista uno status che imporrebbe di tenere fuori dall'inchiesta il contributo dei rappresentanti dell'agenzia; considerato, infine, che: i documenti riguardanti i piani pandemici sono di fondamentale importanza per la gestione di una qualsivoglia epidemia o pandemia; benché, in realtà quel documento fosse stato sempre e solo confermato, fino al dicembre 2016, senza alcun effettivo aggiornamento, esso prevedeva che dovessero essere compiute azioni preventive e adottate misure di mitigazione che, in caso di passaggio all'uomo del virus , consentissero di affrontare al meglio l'emergenza sanitaria facendo scorte di dispositivi di protezione individuale, mascherine, camici, guanti, disinfettanti; censimento di posti letto in isolamento ad alta e a bassa intensità e censimento dei dispositivi meccanici per l'assistenza ai pazienti; inoltre, occorreva mettere a punto protocolli di utilizzo dei DPI per i soggetti a rischio (medici ed operatori sanitari in primis ) e, soprattutto, occorreva provvedere a un approvvigionamento adeguato per quantità e qualità di tali materiali. Il Piano prevedeva anche che, per evitare di inseguire inefficacemente la diffusione del virus , fin dal momento nel quale fosse avvenuto il "salto" del virus all'uomo, si dovesse valutare l'opportunità di restrizioni degli spostamenti e dei viaggi da e per quelle nazioni nelle quali vi fossero cluster epidemici. Il vecchio Piano imponeva, quindi, sin dalle prime notizie di diffusione del virus in altri Paesi, di mettere in atto misure di preparazione per affrontare l'emergenza qualora questa fosse giunta; tutto questo, e molto altro ancora, andava fatto prima della dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio 2020, comunque quella dichiarazione di emergenza già dimostrava la consapevolezza del dovere di agire. Eppure, sino alla fine di febbraio, incredibilmente, nulla fu fatto (a parte bloccare i voli diretti dalla Cina, azione che, paradossalmente, ha reso più complesso il tracciamento dei casi sospetti) e il Piano venne totalmente disatteso. Solo a fine febbraio, infatti, ci si accorse che l'epidemia stava invadendo alcune zone del Paese, si chiede di sapere: quali siano i motivi del mancato aggiornamento del Piano pandemico che rappresenta una grave omissione da ascrivere ai responsabili della Direzione generale del Ministero, almeno per l'avvio di un procedimento di carattere disciplinare e se corrisponda al vero che sia stata richiesta dall'allora direttore generale della Prevenzione al Ministero, Ranieri Guerra, la modifica della data del Piano pandemico del 2006; come mai non sia stata data attuazione al Piano, comunque in possesso del Ministero, benché datato, che non avrebbe certamente privato il Paese, gli operatori sanitari e i cittadini delle minime dotazioni di difesa e dell'organizzazione di comando e controllo necessaria a gestire ordinatamente l'emergenza; se il Governo non ritenga che il punto principale non sia il mancato aggiornamento del Piano, pure imbarazzante, ma la colpevole inutilizzazione di quello strumento, mancanza che ha prodotto una risposta, giustamente definita "improvvisata e caotica" e che ha determinato migliaia di vittime; se non si ritenga inopportuno, oggi, che il Governo, non avendo adottato alcuna strategia, punti tutto sempre e solo sul distanziamento fisico, ovvero sulla proiezione delle responsabilità sui cittadini; quali iniziative intenda assumere al fine di destinare più risorse, rispetto ai soli 9 miliardi previsti dal "Recovery Plan", alla sanità pubblica per evitare in futuro il ripetersi di una gestione inadeguata, titubante, improvvisata e caotica come quella che abbiamo avuto con l'emergenza COVID-19. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-02171 del senatore Lucidi, sui contatti internazionali per favorire la soluzione della crisi della società Treofan Italy S.p.A. di Terni.