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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 87 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente LA RUSSA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,38). Si dia lettura del processo verbale. GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 30 gennaio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Consiglio di garanzia e Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, convocazione PRESIDENTE . Comunico che giovedì 7 febbraio, alle ore 8,15, è convocato per procedere alla sua costituzione il Consiglio di garanzia. Sempre nella giornata di giovedì 7 febbraio, alle ore 9, è convocata per la sua costituzione la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere. Sulla crisi politica in Venezuela MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia, insieme agli altri Gruppi delle opposizioni, ha chiesto già da tempo di poter votare dei documenti riguardanti la situazione in Venezuela. Siamo riusciti a ottenere, sia pure a fatica, la presenza del Ministro, ma solo a titolo di informativa e non di comunicazione e, di conseguenza, senza l'opportunità per il Senato di votare. Il Ministro già nelle sue prime dichiarazioni e poi anche in Assemblea ci ha parlato del tentativo di raggiungere una posizione comune dell'Unione europea. L'avevamo ampiamente sospettato, ma in questi giorni abbiamo la certezza, che viene dichiarata in tutte le sedi, che la posizione comune dell'Unione europea non si è raggiunta per l'opposizione o il veto del Governo italiano, in altre parole c'è stato detto l'opposto della verità. Dalla comunità italiana in Venezuela ci arrivano in continuazione filmati, lettere e messaggi, che ci chiedono di sostenere la democrazia, nella persona del presidente dell'Assemblea nazionale, Juan Guaidó (Applausi dal Gruppo FI-BP e dei senatori Casini, Margiotta e Marino) , che ai sensi della Costituzione del Venezuela ha proclamato il proprio ruolo di Presidente ad interim , per portare il Paese ad elezioni democratiche. Riteniamo che sia gravemente lesiva della dignità dell'Italia, la posizione che l'Italia stessa ha assunto, impedendo all'Unione europea di assumere una posizione a livello governativo, ma consentendo al Parlamento europeo, che a differenza del Senato ha potuto votare, di votare a larga maggioranza una risoluzione in cui riconosce Juan Guaidó quale Presidente legittimo pro tempore della Repubblica venezuelana. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Malpezzi) . Chiediamo pertanto che venga al più presto il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in modo da poter votare la nostra mozione, naturalmente insieme alle altre che verranno presentate sull'argomento, perché non è accettabile che il Governo italiano prenda posizioni di questo tipo, impedendo al Parlamento di esprimersi, a maggior ragione visto che le posizioni assunte dal Governo italiano a livello internazionale e in particolare a livello dell'Unione europea sono state l'opposto di quanto il Ministro ha dichiarato al Parlamento e agli italiani tutti. (Applausi dal Gruppo FI-BP e dei senatori Bonino e Casini ) . CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghi, mi dispiace, ma purtroppo su questo tema sarò insistente, come il senatore Malan. Credo che la realtà sia sotto gli occhi di tutti, signor Presidente. Il nostro Paese a livello internazionale, in queste ore, è allineato ad altri quattro o cinque Paesi, tra i quali ricordo Cipro, la Grecia e la Romania. Fanno cose diverse da noi la Spagna, il Regno Unito, la Francia, la Germania, la Polonia e l'Ungheria. I nostri alleati di sempre stanno facendo la scelta che ha sollecitato il senatore Malan e che tutta l'opposizione ha sollecitato. Le comunicazioni del Governo sono state indecenti, perché burocratiche. Davanti al dramma di migliaia di connazionali, che soffrono in Venezuela, abbiamo sentito il burocratese da parte del nostro Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. A questo punto altri indugi per il Parlamento non sono accettabili. Peraltro, colleghi, si discute tanto sul ruolo del Parlamento e qualcuno lo vuole sminuire. Questo è il modo migliore per sminuirlo: renderlo inutile, perché incapace di esprimersi su scelte fondamentali di politica estera. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Noi difendiamo non solo il Parlamento venezuelano, difendiamo il Parlamento italiano, che si deve esprimere su questo punto. A proposito della mozione che ho presentato, insieme al collega Zanda e ad altri colleghi del PD, insieme al collega Monti e ad altri colleghi, la mia richiesta alle opposizioni è di metterle tutte assieme, perché non ha senso tenere divise le mozioni dell'opposizione, quando c'è una linea comune. Vorrei dire un'ultima cosa al collega Romeo, che stimo e con cui ho spesso dibattuto in quest'Aula: sono importanti i tweet di Salvini, ma la politica estera non la si fa con i tweet . Salvini è Vice Premier del Governo italiano e deve unirsi a noi, se vuole essere coerente con quello che sta dicendo su Twitter dal mattino alla sera. (Applausi della senatrice Bonino) . Se lui è d'accordo nel superare il regime di Maduro e nel riconoscere, in base a un articolo transitorio, Guaidó, per fare le elezioni subito, perché è chiaro che noi vogliamo che si facciano subito le elezioni in quel Paese dato che non ci possono essere regimi ad interim che durano, bene, se la Lega è coerente con quanto dichiara, non ci sono "se" e "ma": si deve unire all'opposizione in una mozione che è tesa a restituire onore e credibilità alla politica estera italiana, che non è mai stata in una condizione così bassa come oggi. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e FI-BP) . URSO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, esattamente due settimane fa in quest'Aula, abbiamo sollevato la questione di come l'Italia dovesse intervenire a tutela non solo della libertà e della democrazia in Venezuela, ma anche di 2 milioni di oriundi italiani, di cui 200.000 con passaporto italiano. In queste due settimane è accaduto esattamente il contrario: il ministro degli esteri Moavero ha balbettato qui una posizione poi contraddetta, il giorno dopo, nel vertice tenutosi in Romania, a Bucarest. In queste due settimane abbiamo visto, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, cambiare radicalmente la collocazione e la politica estera del nostro Paese senza nemmeno un voto in Parlamento. Cari colleghi, questo non è il Venezuela: questa è la Repubblica parlamentare italiana - lo dico agli amici dei 5 Stelle, che tanta ammirazione hanno per la Repubblica venezuelana - e qui la politica estera la decide il Parlamento, espressione del voto dei cittadini italiani. Come qualcuno ha sottolineato in una dichiarazione ufficiale, l'Italia non può rompere, per la prima volta, la sintonia con i suoi partner europei e con i suoi alleati internazionali: non può farlo senza un voto palese del Parlamento. (Applausi dal Gruppo FdI) . Non può farlo - lo dico agli amici della Lega - soprattutto a fronte di alcune parole, che cito: «Maduro è un presidente abusivo. Maduro affama, incarcera e tortura il suo popolo». Queste parole le ha dette Matteo Salvini, pochi minuti fa. Maduro affama, incarcera e tortura il suo popolo, di cui 2 milioni sono italiani. E voi che fate? Subite il Diktat di una minoranza parlamentare, che si è impadronita di alcuni Ministeri chiave e parla a nome di un Paese che non conosce a sufficienza e parla senza un voto parlamentare? A fronte di un Vice Premier che dice che Maduro affama, incarcera e tortura il suo popolo, certo, c'è anche un altro Vice Premier in pectore , il cittadino Di Battista, che dice esattamente il contrario. Quanto può durare questa situazione? Noi chiediamo che si tenga conto di quello che è accaduto in queste settimane e dell'isolamento del Governo italiano, insieme alla Grecia e a Cipro. Certo Cipro, cassaforte dei capitali russi; certo la Grecia, la cui economia è in mano alla Cina e non può più muoversi. Ma questa è l'Italia; non è né Cipro, né la Grecia. E l'Italia deve tutelare anche gli italiani in Venezuela, oltre che la sua dignità e le sue alleanze internazionali. Se volete cambiare la politica estera di questo Paese, abbiate il coraggio di votarlo in Parlamento, alla luce del sole e non sottobanco. Se volete cambiarla, lo fate. Altrimenti io chiedo agli amici della Lega di essere conseguenti con quello che il vice premier Salvini dichiara e di presentare e votare con noi una mozione parlamentare che impegni il Parlamento e il Governo italiano a riconoscere, come la Costituzione venezuelana prevede, il presidente ad interim Guaidó, affinché il Venezuela possa sì votare, ma non sciogliendo l'Assemblea nazionale come vuole Maduro, bensì eleggendo davvero il suo Presidente della Repubblica e io mi auguro che ciò avvenga con votazioni libere e sovrane. La Lega non può ulteriormente continuare in questa politica del doppio forno. Deve decidere, anch'essa in Parlamento, qual è la posizione dell'Italia e lo deve fare qui oggi, prima che sia troppo tardi. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, eravamo pronti già la settimana scorsa, quando è venuto il Ministro degli affari esteri e ha detto che l'Italia si sarebbe messa nel solco dell'Unione europea. Pochi minuti dopo aver affermato con decisione quella posizione, è stato smentito dalla Lega e dal MoVimento 5 Stelle. Noi siamo pronti a lavorare insieme a tutti coloro, non solo le forze di opposizione, vogliano dire con chiarezza da che parte stanno. Ho sentito anche le parole del senatore Urso che riprendevano le dichiarazioni del ministro Salvini. Lo voglio dire con grande chiarezza: siccome non siamo ancora una democrazia dei social , ma una democrazia parlamentare, basta con i post su Facebook e le dichiarazioni su Twitter; venga qui in Parlamento e prenda insieme a noi una posizione netta e chiara. (Applausi dal Gruppo PD) . Dalla settimana scorsa le cose sono cambiate, eccome se sono cambiate. C'è stata una presa di posizione molto forte dei rappresentanti della comunità italo-venezuelana, diretta alle principali istituzioni italiane, con cui hanno descritto con chiarezza la loro situazione e hanno detto da che parte vogliono stare, cioè delle centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza e hanno chiesto libertà. Così come i principali Paesi europei, quelli con cui abbiamo sempre collaborato e con cui abbiamo affrontato le principali sfide a livello europeo: Francia, Spagna, Germania e Regno Unito hanno detto con chiarezza da che parte stanno. Hanno riconosciuto il presidente dell'Assemblea nazionale Guaidó, che ai sensi dell'articolo 233 della Costituzione venezuelana è colui che deve portare a nuove elezioni presidenziali. Non si può scherzare su questo aspetto, con le ambiguità e parlando solo di elezioni. (Applausi dal Gruppo PD) . Di elezioni ha parlato anche Maduro, sottovalutandole, con sprezzo a volte anche del ridicolo, e dicendo: sono pronto a fare le elezioni, sì, ma dell'unica assemblea eletta regolarmente, che è l'Assemblea nazionale guidata da Guaidó. L'Italia deve dire chiaramente da che parte sta e lo deve dire qui dentro, dentro le Aule parlamentari, perché si deve assumere una responsabilità enorme. L'Italia, con questo Governo, ha rotto la solidarietà europea, nel momento in cui è riuscita a parlare con una voce sola. Quando c'è un cambio così radicale della politica estera di un Paese, non lo si fa con le dichiarazioni via social e via Twitter, ma lo si fa in Parlamento, mettendo la faccia e prendendosi la responsabilità per quelle scelte. (Applausi dal Gruppo PD) . Quindi spero, Presidente, che si possa fare un dibattito approfondito e poi votare con grande nettezza e dire da che parte intende stare l'Italia. Noi lo sappiamo: vogliamo stare dalla parte della democrazia. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . BONINO (Misto-PEcEB) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghi, abbiamo già svolto questa discussione due settimane fa, come è stato ricordato. Quello che voglio dire è che i tempi stringono e tutti gli sforzi, diplomatici e di pressione, vanno fatti innanzitutto perché l'esercito resti nelle caserme, perché prima di tutto vanno evitati una guerra civile e un ulteriore massacro per un popolo già martoriato. Oltre a questo, serve prevenire inconsulti interventi esterni (l'avete già fatto in altri posti e non ha portato proprio benissimo). Va negoziata una fuoriuscita per Maduro e va fatta pressione sul presidente Guaidó per elezioni rapide. Lo ripeto: per elezioni rapide. Questa è una strategia possibile, che può essere accettabile, che offre una fuoriuscita e previene un bagno di sangue agli italiani per primi: i 200.000 italiani che stanno in Venezuela sono italiani di serie B? Mettetevi un po' d'accordo. Mettetevi un po' d'accordo. Credo infine che questo Parlamento debba rivendicare la possibilità di esprimersi su come vogliamo contribuire ad affrontare questa crisi. Non è un Governo ad interim per sempre (non è una ripetizione di Al Sisi, per intendersi), ma queste tre misure costituiscono una strategia possibile nel rispetto dei diritti umani e della democrazia. Chiedo quindi per favore che il Governo, da chiunque sia rappresentato, venga in Aula e accetti un dibattito su mozioni. Il tempo stringe e non vorrei che ci trovassimo a dibattere coi carri armati in strada e con ulteriore sangue nelle piazze. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). Discussione e deliberazione su proposta di questione pregiudiziale riferita al disegno di legge: Doc 1018 Conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposta di questione pregiudiziale riferita al disegno di legge n. 1018. Ha facoltà di parlare la senatrice Toffanin per illustrare la questione pregiudiziale QP1. TOFFANIN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, rappresentanti del Governo, ci troviamo anche questa volta a dover presentare una questione pregiudiziale. Entrando subito nel merito, dal contenuto stesso della norma si può rilevare l'insussistenza del requisito della straordinaria urgenza del provvedimento, che in quanto decreto-legge dovrebbe avere, mentre la genericità del titolo implica indeterminatezza, con il rischio di comprendere qualsivoglia tipologia di intervento in materia occupazionale e previdenziale: un po' come è successo pochi giorni fa con il decreto-legge semplificazione, che era diventato un provvedimento omnibus. Il provvedimento in esame prevede ben 24 norme attuative, 15 delle quali senza una scadenza temporale, e demanda a successivi e molteplici atti: decreti del Presidente della Repubblica, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, decreti ministeriali, accordi con la Conferenza unificata, atti amministrativi dei Comuni, provvedimenti dell'INPS, dell'INAIL e dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL). Tutti questi rimandi, come è già stato ribadito dalla sentenza n. 22 del 2012 della Corte costituzionale, contrastano palesemente con il requisito di urgenza. Ne menziono solo un paio a titolo di esempio, giusto per entrare nel merito. L'articolo 3, comma 7, demanda le modalità di erogazione del reddito di cittadinanza ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali da adottarsi entro il 29 luglio 2019: come è possibile conciliare l'erogazione del reddito dal 1° aprile se le modalità di erogazione dello stesso possono essere definite fino a due mesi dopo? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questo è veramente incongruente e soprattutto non vi sono né la necessità, né l'urgenza. L'articolo 5, relativo a richiesta, riconoscimento ed erogazione del beneficio, al comma 2 demanda ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali l'individuazione delle modalità di presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) senza indicazione della tempistica. Ma com'è possibile non fornire indicazioni della tempistica della presentazione di questi modelli? Anche qui, l'urgenza senza una scadenza temporale concomitante. E poi vi sono tutti gli altri articoli, su cui sorvolo per ovvie ragioni di tempo. L'altro aspetto della pregiudiziale riguarda l'invasione delle competenze legislative e regolamentari delle Regioni, soprattutto dove il decreto-legge interviene sulle funzioni e sui compiti dei centri per l'impiego e sull'organizzazione del mercato del lavoro. Esempio rappresentativo è la cosiddetta figura dei navigator , che evidentemente si pensano inseriti nel centro per l'impiego, senza però che vi sia stato alcun accordo preventivo con le Regioni: si va quindi ad invadere le competenze delle Regioni. Non dimentichiamo poi che l'impianto di gestione del reddito di cittadinanza prevede un poderoso trattamento di dati personali sensibili e particolari, che devono essere condivisi attraverso l'interconnessione di banche dati e la circolazione tra una pluralità di soggetti, quali i centri per l'impiego, i CAF e i Comuni, ma anche i Comuni medi e piccoli, dove il cittadino non è un numero, ma una persona conosciuta. (Applausi dal Gruppo FI-BP). E poi ancora, con gli enti di formazione, le agenzie per il lavoro, l'INPS ed altri. Si tratta dell'acquisizione e del trattamento di dati idonei a rivelare orientamenti, ideologie e stato di salute delle persone, quindi tutti dati sensibili, andando in contrasto con i principi di libertà costituzionalmente previsti. Il reddito di cittadinanza risulta una misura meramente assistenzialista che produce possibilità limitate di rappresentare un incentivo al lavoro. Con questo provvedimento si incrementa il numero di cittadini dipendenti sì, ma dal reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E neppure si contrasta la povertà, perché gli studi che si sono succeduti e che sono stati presentati nelle audizioni di questi giorni hanno messo in rilievo che la scala di equivalenza con cui viene calcolato il beneficio del reddito non va bene, perché viene avvantaggiato il singolo e non il nucleo familiare. Le famiglie con più di quattro figli sono svantaggiate completamente. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Quindi, non si incentiva il lavoro e neppure si contrasta la povertà, con il reddito di cittadinanza. C'è solo la certezza che la povertà viene stabilizzata, codificata ed estesa perennemente alle fasce più deboli della società, per di più con un aggravio insostenibile per il ceto medio, su cui - scusate, ma occorre ricordarlo - ricadrà il maggior peso fiscale del finanziamento del reddito di cittadinanza nel momento in cui il ricorso al deficit non sarà più praticabile. Ricordiamo infatti che è solo attraverso il deficit che viene finanziato il reddito di cittadinanza e ricordiamo anche che purtroppo siamo in fase di recessione - che noi avevamo previsto - e che abbiamo clausole di salvaguardia per 52 miliardi nei prossimi due anni. Quindi, a un certo punto, il ricorso al deficit sarà fortemente limitato. Forza Italia è sempre stata nei fatti a sostegno delle fasce economicamente svantaggiate e più deboli del Paese. Ricordiamo che si devono al Governo Berlusconi, nel 2001, l'aumento per la prima volta delle pensioni minime, la social card e il bonus bebè, per citare solo alcuni esempi. Ricordiamo altresì che il Governo Berlusconi è riuscito a creare più di un milione e mezzo di posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Voi, invece, cosa avete fatto in questi mesi? Con il decreto-legge dignità ne avete fatti perdere quasi 600.000, altro che incentivo al lavoro! Forse sarebbe più sensato utilizzare le risorse stanziate per mettere le imprese in condizione di assumere e creare quel circolo virtuoso che solo la crescita della produttività può consentire e garantire. Invece voi, come già detto, con l'obiettivo di contrastare il precariato, avete fatto perdere 600.000 opportunità di lavoro in Italia. Bel risultato! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Presidente, colleghi senatori, è evidente che siamo di fronte ad un decreto-legge che per forza deve partire ad aprile, ma di fatto non ci sono le condizioni per farlo, a cominciare dai tempi amministrativi per procedere al rafforzamento delle strutture dei centri per l'impiego, assolutamente incompatibili con i tempi previsti per l'avvio della misura. Chi ha partecipato con me all'indagine conoscitiva nei centri per l'impiego all'estero e in Italia lo sa bene, perché abbiamo toccato con mano la realtà dei centri per l'impiego del nostro territorio e non possiamo pensare che siano pronti a livello di strutture, di informatizzazione, di risorse, non solo di organico, per poter essere di supporto al reddito di cittadinanza a cominciare dal mese di aprile. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Se l'erogazione del reddito avverrà prima di riuscire a realizzare il potenziamento dei centri per l'impiego, quindi, il beneficiario del reddito ne usufruirà ugualmente, certificandone la sostanza assistenzialista. Sarà anche alto il rischio di congestionare i centri per l'impiego per chi deve accedervi anche se non beneficiario del reddito stesso. Ricordo che le Regioni stanno attendendo disposizioni per procedere con bandi concorsuali per assumere i 4.000 addetti definiti dall'ultima legge di bilancio, ma i concorsi prevedono tempi ben lunghi. Questa misura sicuramente garantirà reddito a chi lavora in nero e anche agli immigrati e dalla relazione tecnica sull'articolato si legge, con riferimento agli extracomunitari, che nella base dati ISEE non si è in grado di differenziare le condizioni degli stranieri per la tipologia del permesso di soggiorno, né per la durata della residenza. Quindi, cari colleghi, il reddito sarà aperto a tutti e lo dice l'articolato della legge. Per quanto riguarda le sanzioni, ricordo che i primi sono solo richiami, per cui c'è la volontà di continuare ad erogare il reddito anche a chi incorre nella penale e per quanto riguarda le pensioni anticipate, queste certamente ricadranno sulle generazioni future. L'aspetto anticostituzionale che mi preme ricordare, però, è che il riscatto dei titoli di studio è previsto per chi ha un'età inferiore ai quarantacinque anni, ma perché per chi ne ha cinquanta, ad esempio, non è possibile riscattare il titolo di studio? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ci dovrete assolutamente dare delle risposte anche su questo. Questo provvedimento di fatto è fuori luogo, perché l'urgenza, la complessità e l'eterogeneità non ci conducono a pensare di poter utilizzare sempre il decreto-legge come strumento per legiferare. È diventato uno strumento ordinario, comprime l'attività e il dibattito parlamentari. Noi vogliamo avere sempre più tempo e soprattutto ci siamo resi conto che non siete pronti a votare questo provvedimento. Ricordo che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Questo è quanto recita il primo articolo della nostra Costituzione. Al Governo e alla maggioranza chiedo ogni tanto di tenerlo a mente. (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, condividiamo i rilievi avanzati da Forza Italia sul fatto che, ancora una volta, questo Governo ricorre alla decretazione d'urgenza, comprimendo i tempi parlamentari su una misura che invece necessitava fino in fondo del ruolo e del lavoro del Parlamento. Per il nostro ordinamento si tratta di un approccio completamente nuovo, perché collega le politiche per il lavoro al contrasto alla povertà e avrebbe bisogno di un atteggiamento più cauto. Infatti, nelle audizioni di ieri e oggi, in molti hanno spiegato che i tempi per l'avvio della misura sono assolutamente incompatibili con il suo funzionamento. I centri per l'impiego, chiamati a svolgere una funzione centrale, oggi non funzionano. L'INPS ci ha spiegato che ha bisogno di tempo per dotarsi degli strumenti di verifica del patrimonio mobiliare dei richiedenti del reddito. L'Istat ha evidenziato come i criteri di distribuzione penalizzeranno le famiglie, che invece sono quelle che più necessitano di strumenti per uscire da condizioni di difficoltà. Poi vi è tutto il capitolo legato alla figura dei navigator , alle modalità di assunzione, al fatto che necessitano di un tempo adeguato per la loro formazione, all'indeterminatezza sulle funzioni che dovranno ricoprire nei centri per l'impiego. Tralascio tutte le altre questioni di incostituzionalità che si prospettano già adesso: dai requisiti sul soggiorno in Italia, alla pena massima di sei anni, superiore a quella prevista per il falso commesso da un pubblico ufficiale, alla norma sul riscatto della laurea con uno sconto riservato per gli under quarantacinque, che si prefigura come una violazione del principio costituzionale della parità di trattamento. In sostanza, sembra che la fretta con cui si vuole approvare questo provvedimento sia legata più a ragioni di carattere elettorale che a ragioni di buonsenso. Questa fretta rischia di vanificare una misura per la quale l'Italia ha aumentato il suo indebitamento in una fase non positiva per l'andamento della sua economia. Il nostro Gruppo voterà a favore della questione pregiudiziale avanzata da Forza Italia. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, come è noto, Fratelli d'Italia è molto critica sul reddito di cittadinanza perché è ormai chiaro a tutti - lo hanno denunciato la Confindustria, i sindacati e l'Ufficio parlamentare di bilancio - che si tratta di una misura che rischia di rappresentare un grave incentivo al lavoro nero. Tutti gli studi in materia insegnano, infatti, che il reddito di cittadinanza non deve mai superare il 50 per cento del salario minimo del Paese nel quale viene istituito. È così, infatti, in tutti i Paesi europei, tranne che, evidentemente, in Italia. Cari colleghi, nel nostro Paese il 45 per cento dei redditi al Sud è addirittura inferiore a 780 euro. Quale incredibile incentivo a smettere di lavorare rappresenterà il reddito di cittadinanza per tutta questa gente che deve lavorare un mese intero, magari pagandosi la benzina e la trasferta, quando invece lo Stato regalerà 780 euro per starsene a casa tranquilli, magari con qualche lavoretto in nero per integrare il reddito che regala loro lo Stato! Colleghi, la Guardia di finanza certifica che il 40 per cento delle dichiarazioni ISEE, cioè le dichiarazioni sulle quali verrà erogato il reddito di cittadinanza, non è veritiero. La verità è che gli unici posti di lavoro che verranno creati da questo provvedimento sono quelli dei 6.000 cosiddetti navigator , che tra l'altro verranno assunti in modo precario, sovrapponendosi ai dipendenti dei centri per l'impiego, creando enormi problemi, come lo stesso Presidente ha dichiarato poche ore fa. In realtà, quindi, non si tratta di un reddito di cittadinanza, ma di un reddito che andrà in gran parte a chi cittadino non è. Questo è l'aspetto più grave e vorrei invitare i colleghi della Lega e del MoVimento 5 Stelle a ragionare su questo aspetto. In questo provvedimento c'è un grande imbroglio, un imbroglio enorme, rappresentato da quella norma in cui si prevede che, per ottenere il reddito di cittadinanza, occorrono dieci anni di residenza nello Stato italiano. Questa è una grande bufala, lo sapete tutti benissimo; lo hanno già certificato i nostri uffici legislativi, dandoci una memoria molto precisa in cui si chiarisce che il limite dei dieci anni è chiaramente incostituzionale. Ci sono già numerose sentenze della Corte costituzionale che dicono che un limite così alto è irragionevole, anzi, che dicono che un limite oltre i cinque anni è irragionevole, perché è un limite che va oltre quello previsto per ottenere lo stesso permesso di soggiornante di lungo periodo. Il limite dei dieci anni, dunque, è scritto sulla sabbia in riva al mare; è un limite che non esiste. Il primo africano che sbarcherà sulle nostre coste, nel momento in cui chiederà il reddito di cittadinanza e se lo vedrà negare, impugnerà il diniego di fronte alla Corte costituzionale, che gli darà ragione sulla base della sua copiosa giurisprudenza già oggi esistente. Quale sarà il risultato di tutto ciò, cari amici della Lega? Vi pregherei di riflettere su questo: il risultato non sarà che il limite scenderà da dieci a cinque anni, ma che il limite scenderà da dieci a zero anni. Qualsiasi extracomunitario che sia sul suolo italiano anche da un solo giorno potrà chiedere il reddito di cittadinanza: questo è il risultato della vostra demagogia e della follia di questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FdI) . Altro che barconi! Ma quali barconi? Quando in Africa si saprà che il giorno stesso in cui si arriva in Italia si ha diritto a 780 euro, dall'Africa non partiranno con i barconi, ma a nuoto per arrivare in Italia e ottenere il reddito di cittadinanza. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . Questo sarà il risultato di questo provvedimento e questo è il motivo per cui noi voteremo decisamente a favore della questione pregiudiziale. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP. Congratulazioni) . SACCONE (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SACCONE (FI-BP) . Signor Presidente, più che parlare di pregiudiziale di costituzionalità, come ha fatto molto meglio di me la collega Toffanin, vorrei parlare di pregiudiziale morale. Signor Presidente, voglio parlare delle false promesse del signor Di Maio e del signor Di Battista - perché di questo si tratta - dei 10 milioni di poveri italiani. L'ultima volta di questi 10 milioni di poveri italiani ha parlato Di Maio a «il Fatto Quotidiano» nel gennaio del 2018; poi, una volta arrivato al Governo, i 10 milioni di poveri italiani sono diventati appena 5,6 milioni e, infine, con un po' di inchiostro, con un decreto-legge, abbiamo scoperto che i poveri italiani sono poco più di 2 milioni. Voglio dire al vice presidente Di Maio che non si possono cancellare 8 milioni di cittadini italiani con gli effetti speciali della presentazione fatta ieri sera. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non illudetevi. Noi siamo solidali con quegli 8 milioni di italiani che avete ingannato, suscitando in loro speranze e illusioni che avete poi tramutato in angosce. Questo avete fatto ieri sera. Voglio dirlo con molta chiarezza. Quegli 8 milioni di italiani si sono semplicemente fidati di voi e non hanno creduto che potevate essere i pronipoti di Achille Lauro. Vi ricordate il voto di scambio e le scarpe spaiate? Essi speravano che voi non lo foste e - invece - hanno potuto verificare con mano che dinanzi a loro c'erano i mercanti del voto di scambio di massa. È questo che siete, visto ciò che avete fatto e state facendo con il decreto-legge in esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È stato spiegato bene ieri, in sede di Ufficio di Presidenza della Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, nel corso delle audizioni svolte. Con il decreto-legge in esame non si creerà alcun posto di lavoro. Se lo stipendio medio di un giovane sotto i trentacinque anni al Sud è pari a 740 euro netti, come potete pensare che possa andare a cercare lavoro? Ma come lo potete pensare? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Si tratta di una manovra esclusivamente elettorale. Di questo stiamo parlando. Non ci sono politiche a sostegno del lavoro o per l'incremento degli investimenti. Potevate investire nella scuola e nella formazione, perché è da lì che si costruiscono le future generazioni. Potevate investire nelle politiche a sostegno della natalità per creare lavoro. Potevate ridurre il cuneo fiscale. Potevate sostenere le imprese. Ieri in Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale c'è stata una Caporetto. Chi deve investire e creare lavoro in questo Paese vi ha detto che non ci sarà alcuna occupazione migliorativa e maggiorativa con i provvedimenti adottati. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ho sentito che Di Maio ha parlato direttamente - ormai siete abituati a parlare con i generali - con il Comandante generale della Guardia di finanza, chiedendogli di controllare i furbetti. Di Maio, devi sapere che in Italia gli interventi della Guardia di finanza sono 40.000, nell'arco di un intero anno e per tutte le vicende. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non hai dato alla Guardia di finanza un euro, un agente o un mezzo in più. È tutta fuffa. In Italia potranno chiedere il reddito di cittadinanza - lo dico anche al pubblico, visto che talvolta lo coinvolgiamo - ben 20.000 evasori totali presenti nel nostro Paese. Ben 20.000 di questi signori potranno avere tutti i requisiti per richiedere il reddito di cittadinanza. Permettetemi di appellarmi agli amici e ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, alcuni dei quali ho conosciuto negli ultimi mesi. Conosco la loro storia e la loro formazione. So dei sacrifici che hanno fatto, anzitutto per avere una formazione e - poi - trovare un lavoro. Ma come fate a farvi dettare la linea politica da un signore che non sa neanche comprendere la battuta di Vespa che lo paragona a Che Guevara e lui si sente così? (Applausi dai Gruppi FI-BP e FdI) . È da questo signore che vi state facendo dettare la linea politica. Mio figlio lo chiamerebbe Taddeo l'esploratore, altro che Che Guevara (io aggiungerei de noantri ). Per concludere, colleghi, abbiate seriamente un sussulto di dignità. Fra poco discuteremo del disegno di legge volto a dimezzare il numero dei parlamentari e lo stipendio. Se un Taddeo qualunque ci detta la linea, allora cancelliamolo il Parlamento, perché siamo arrivati alla frutta. Non permetto a un signore qualunque di indicare qual è la linea politica a chi dovrebbe esprimere in modo dignitoso la sovranità popolare. Signor Presidente, a prescindere dalle questioni pregiudiziali di costituzionalità, vi è una pregiudiziale morale. Non c'è alcun dubbio, infatti, che con i trucchi si possono fare tante cose, ma dietro ogni trucco c'è l'inganno. Voi avete perpetrato il più grande degli inganni ai danni del popolo italiano: la menzogna. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti e ad una rappresentanza di una Fondazione PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Giuseppe Garibaldi» di Macerata e i rappresentanti della Fondazione «Magna Carta», che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione e deliberazione su proposta di questione pregiudiziale riferita al disegno di legge n. Doc 1018 DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, vorrei ricordare, a proposito della questione pregiudiziale di costituzionalità, alcuni numeri, che forse è bene avere tutti presenti. Sono i numeri della povertà nel nostro Paese, che è triplicata negli ultimi dieci anni a causa di politiche inefficaci e della grande crisi, mentre contemporaneamente sono triplicati i miliardari. Questo significa che la disuguaglianza nel nostro Paese è un dato quasi strutturale. Davanti a questi numeri pensiamo, come senatori del Gruppo Misto, Liberi e Uguali, che uno strumento di lotta alla povertà, tendente a un minimo di redistribuzione, sia importante. Per questo motivo, signor Presidente, come lei ricorderà, già nella scorsa legislatura avevamo presentato proposte di legge sul reddito minimo garantito e sul reddito di cittadinanza. Molti senatori e molti di noi già nel 2013 avevano aderito alla campagna per il reddito di dignità, promossa da «Libera» e da moltissime altre associazioni. È evidente, quindi, che noi ci poniamo su un altro versante rispetto a chi si oppone, in modo totalmente pregiudiziale e pregiudizievole, a uno strumento come quello denominato in questa sede «reddito di cittadinanza» (dico denominato, perché poi le questioni sono un po' diverse). Molto spesso chi ha questa posizione pregiudiziale - ne abbiamo sentito in quest'Aula gli echi - lo fa da posizioni, mi dispiace dirlo (e uso una parola che a qualcuno potrà anche far piacere), di stampo conservatore e perfino regressivo, come abbiamo sentito in alcuni accenti. Per quanto ci riguarda, quindi, non siamo contrapposti a questo strumento e al decreto-legge. Noi vogliamo lavorare ed entrare nel merito, perché ci sono molte questioni - lo preannunciamo e vedrete il nostro lavoro emendativo - che non funzionano. Noi vogliamo restare nel merito. Se invece dobbiamo parlare di costituzionalità, richiamo l'articolo 3 della Costituzione, che recita che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli all'uguaglianza; quindi devono essere messi in campo strumenti adatti allo scopo. Il problema del decreto-legge in esame è che vi è una sovrapposizione di questioni, che rischiano di far naufragare lo strumento stesso. Anche la risoluzione del 2017 al Parlamento europeo indicava ai Paesi membri di mettere in campo una serie di misure, in particolare quelle legate al reddito di cittadinanza. Ma in questo caso si sovrappongono una serie di questioni: da una parte, si vuole garantire la dignità, intervenendo su una fascia ampia, dalla povertà assoluta a quella relativa; dall'altra, questo è uno strumento di workfare , tutto condizionato dalla questione del lavoro, con una serie di problematiche che valuteremo nel merito. Vedremo che cosa significa «offerta congrua»; ma questo farà parte del lavoro nel merito. Una sovrapposizione, quindi, con uno strumento di workfare ; soprattutto, una sovrapposizione a nostro avviso troppo forte, di natura familistica più che familiare. Pensate anche al patto per il lavoro esteso a tutta la famiglia: riteniamo che ci siano molti problemi su cui bisognerà intervenire, e su questo vorremmo intervenire per dare un contributo a migliorare il provvedimento stesso. L'altra questione a nostro avviso fondamentale, così come diceva anche la risoluzione del Parlamento europeo, è che questo strumento deve essere messo in campo rafforzando il sistema del welfare , che sappiamo perfettamente essere uno dei problemi molto gravi del nostro Paese. Penso soltanto alla mia città, dove c'è un assistente sociale per ogni municipio che deve guardare 1000 persone: capite bene che abbiamo necessità di mettere in campo uno strumento affiancato a un rafforzamento vero del sistema del welfare , al sistema dei servizi sociali e della presa in carico. Non tutti potranno essere - magari! - avviati al lavoro: vi sarà una parte che ha bisogno, piuttosto, di politiche inclusive, di sostegno, anche se questa è un'altra questione. Con questo strumento si prova a intervenire, ma ci sono una serie di problemi molto seri che dovranno essere affrontati. Ne ho citati alcuni; penso anche al problema della residenza rispetto alla quale - lo vedrete - sarà necessario intervenire; pensate solo a come si potrà intervenire rispetto ai senza fissa dimora. Ciò riguarda e riguarderà sempre di più questa situazione, e arriviamo ancora una volta al compito di questa Assemblea e del Parlamento tutto. Ci auguriamo che questa volta si possa davvero fare un lavoro all'interno della Commissione per intervenire sulle parti incongrue in modo da migliorare il provvedimento e renderlo efficace ed efficiente. Se, invece, a guidare sarà solo la fretta e l'obiettivo di incassare dal punto di vista elettorale, certamente non ci stiamo. Al contrario, sul confronto nel merito per migliorare il provvedimento, eliminando le incongruenze e le sovrapposizioni, che rischiano di farlo naufragare come strumento, diamo la nostra disponibilità. Per tutti questi motivi, voteremo contro la pregiudiziale di costituzionalità. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . LAUS (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, sulla base di argomentazioni distinte e distanti dai colleghi di Forza Italia, che hanno presentato la questione pregiudiziale, votiamo a favore esclusivamente per non procedere all'esame del provvedimento, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, della Costituzione. Se non puoi essere casto, almeno sii cauto: qui invece si continua ad agire con spudoratezza. Si pensa che ci siamo dimenticati di quando le forze di minoranza - oggi al Governo - tuonavano contro l'uso smodato e ingiustificato dei decreti-legge come utile scorciatoia per far passare i provvedimenti. Che questo testo non abbia le caratteristiche di necessità e di urgenza previste dalla nostra Carta costituzionale è del tutto evidente. La necessità è solo quella - tutta politica - di partiti che nei mesi scorsi hanno sovralimentato le pance del consenso e che adesso si accorgono di quanta fame in quelle pance hanno provocato. Altrettanto si può dire dell'urgenza, dal Governo falsamente dichiarata, perché risponde alle logiche di un calendario elettorale senza giorni di riposo, invece che alle logiche di fattibilità e di efficacia imposte dal contesto socioeconomico del Paese. Come si fa ad essere credibili quando si invoca l'urgenza e poi si costruisce un provvedimento che presuppone 24 norme attuative, 15 delle quali sono senza scadenza temporale e vincolate a successivi decreti del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio dei ministri, a decreti ministeriali, pronunciamenti di INPS, INAIL e ANPAL e a una serie di atti amministrativi che dovranno espletare i Comuni? (Applausi dal Gruppo PD) . Non si può e infatti non è credibile un Governo che considera la Costituzione un optional , a tal punto che va bene anche mettere nello stesso provvedimento il reddito di cittadinanza, le norme su quota 100 e la nuova disciplina in materia di giochi. Evviva l'omogeneità delle materie! Colleghe e colleghi, credo di poter dire che il varo di misure di contrasto alla povertà e alle disuguaglianze e di misure che favoriscano la creazione di opportunità di lavoro, l'aumento della competitività e l'inclusione sociale siano una preoccupazione di tutti i componenti di questa Assemblea, di maggioranza e di opposizione. A nome del mio Gruppo, dico però che non si andrà da nessuna parte se il Parlamento sarà costretto a proseguire sulla strada del "decreto La Qualunque", perché di questo si tratta oggi. La debolezza dell'impostazione della proposta di Governo fa il paio con la debolezza dei contenuti: un combinato disposto, che rischia di aumentare il divario tra fasce della popolazione, aumentando la tensione sociale. I 780 euro del reddito di cittadinanza, per come sono stati pensati, finiranno per essere solo un miraggio davanti agli occhi dei poveri veri, mentre potrebbero rivelarsi un affare per gli irriducibili dell'evasione fiscale e del lavoro nero. I parametri principali, rappresentati dall'ISEE a zero e da un canone di affitto di almeno 280 euro al mese, si trasformeranno in un muro sulla via di accesso alla misura da parte dei portatori di un autentico bisogno sociale, perché basterà un minimo scostamento a determinare la riduzione drastica del beneficio. Addirittura, nel passaggio dal reddito di inclusione (REI) al reddito di cittadinanza, a perderci saranno le famiglie più numerose, perché il beneficio non crescerà più dopo il terzo figlio. All'articolo 2, il requisito della residenza da almeno dieci anni, di cui due continuativi, taglia fuori nuclei già avviati a percorsi d'inclusione attraverso il REI: un'esclusione che contrasta in maniera significativa con i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e l'adolescenza, che l'Italia ha ratificato con la legge n.176 del 27 maggio del 1991. Non c'è un alito di attenzione verso coloro che sono veramente gli ultimi. Le persone senza fissa dimora sono circa 50.000 in Italia ed è indispensabile prevedere espressamente l'equiparazione della residenza fittizia a quella anagrafica tradizionale. In questo decreto-legge sono trascurati i bambini e le donne. Il limite dei quarantacinque anni per il riscatto della laurea è poi palesemente incostituzionale e lo sanno anche i bambini, perché si viola in modo macroscopico il principio dell'uguaglianza. Lo stesso ragionamento vale sul fronte delle iniziative per incentivare le imprese ad assumere, poiché la rigidità delle condizioni imposte dal decreto-legge, ovvero contratti a tempo pieno e indeterminato, neutralizzerà il vantaggio rappresentato dallo sconto sulla contribuzione. Ciò senza contare che si fa finta di non sapere che in alcune parti del Paese, come il Sud, ma non solo, almeno il 90 per cento dei contratti nel campo agricolo è a scadenza e che non saranno certo le rigidità a sbloccare la situazione. E, come se non bastasse, il Governo ne approfitta per esercitarsi nella classica politica dei due forni: con una mano impicca le imprese e con l'altra istituzionalizza il precariato di Stato, attivando l'assunzione di oltre 6.000 lavoratori ANPAL, i cosiddetti navigator , che saranno tutti lavoratori a tempo determinato in attesa di stabilizzazione. Ma la contraddizione delle contraddizioni - non smetterò mai di dirlo - riguarda l'abbandono dei lavoratori poveri, quelli che oggi, con un part time forzato o anche un full time , a fine mese guadagnano meno dell'importo previsto per il reddito di cittadinanza. Per loro solo chiacchiere da propaganda fin qui, quando invece il traguardo del salario minimo, in linea di coerenza con il profilo vantato dal ministro Di Maio, andava raggiunto almeno contestualmente, se non prima, di qualsivoglia ragionamento sul reddito di cittadinanza. Alle solite, il Governo sceglie lo spot invece delle misure strutturali, esclude invece di includere; vale per il reddito di cittadinanza, così come per quota cento, pensata ad esclusivo vantaggio di chi può contare su una carriera professionale lunga e costante. Si avvantaggiano così alcune categorie di lavoratori a scapito di altre e alcune aree del Paese a scapito di altre. A pagare questa politica divisiva e di corto raggio saranno soprattutto i nostri giovani, e non soltanto, perché l'eccessivo aumento del numero di pensioni, scaricato sulla fiscalità generale, finirà per indebitare le generazioni future e scoraggiare la creazione di nuova impresa, capace di dare occupazione. Saranno i giovani a pagare, soprattutto perché non è su una nuova cultura del lavoro che vuole misurarsi questo Governo, ma sull'idea fragilissima dello sbarcare il lunario. La prospettiva è qui e ora; una prospettiva che non sentiamo davvero né la necessità, né l'urgenza di perseguire. L'ultimo capo l'avete dedicato ai giochi. Da un lato combattete il gioco d'azzardo e dall'altro consegnate all'Italia, con i comportamenti che state ponendo in essere, il più grande gioco d'azzardo sulle spalle delle future generazioni! È per queste argomentazioni che votiamo a favore della pregiudiziale presentata dei colleghi. (Applausi dal Gruppo PD) . PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, non volevo intervenire, ma lo farò brevemente, perché alcune considerazioni fatte in quest'Aula non possono restare senza una risposta da parte delle forze di maggioranza e certamente non restano senza una risposta da parte di chi il reddito di cittadinanza l'ha proposto quasi dal primo giorno di presenza in quest'Aula nella scorsa legislatura. La questione pregiudiziale, come pregiudiziale, anzi come pregiudizio, è la posizione di tutte le forze politiche che oggi sono opposizione nei confronti di questa misura. Il MoVimento 5 Stelle è stato criticato nel 2013, quando proponeva questa misura, ritenendo che non ci fossero le coperture e che non fosse una cosa necessaria al Paese. Poi, negli anni, la povertà è aumentata e molte altre forze politiche invece hanno inteso parlare della necessità di un reddito minimo garantito. Lo ha fatto la maggioranza nella scorsa legislatura, con il REI, e l'ha fatto in campagna elettorale - ma, si sa, in campagna elettorale c'è chi promette e non mantiene e c'è chi invece, come questo Governo, ha promesso e oggi mantiene - il Presidente di Forza Italia, che prometteva un reddito minimo di 1.000 euro a tutti. Sentire oggi quella forza politica che fa interventi di questo tipo mi sembra veramente strano. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . A chi, come la senatrice De Petris, ha fatto un ragionamento entrando molto nel merito del provvedimento, dico che è vero che i servizi assistenziali dei Comuni sono in sofferenza. Forse, se riusciamo a ridurre la povertà nel Paese, dando la possibilità ad alcune persone di arrivare a fine mese e nel frattempo di formarsi e di trovare un nuovo lavoro, riusciremo anche a ridurre la sofferenza di quei servizi assistenziali (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) , che avranno comunque bisogno di occuparsi di chi non potrà accedere al reddito o di chi, ad esempio, non è nelle condizioni di lavorare e firmerà il patto di inclusione sociale. Ho sentito parlare della questione del salario, dicendo che il salario minimo di questo Paese, anzi il salario medio di questo Paese, si avvicina al reddito. Ma noi non possiamo fare questa domanda e non porci la domanda principale: perché in questo Paese il salario è così basso? Quali sono le responsabilità di Confindustria, dei sindacati e di questa classe politica, che ha prodotto questa situazione? (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Questa è la domanda che dobbiamo farci, non se il reddito di cittadinanza è troppo alto. Ho sentito parlare della questione del lavoro nero e dei furbetti: ci saranno, ma non è che, perché ci sono le rapine in banca, si devono chiudere gli sportelli bancari. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Si devono mettere le banche nelle condizioni di sapersi proteggere dalle rapine. Ho sentito parlare - e poi taccio - anche dei barconi e degli immigrati, che saranno richiamati nel nostro Paese perché il reddito di cittadinanza verrà erogato dal primo giorno. Al di là del fatto che il dispositivo normativo non prevede questo, ci rendiamo conto che, se l'asticella della tolleranza in questo Paese si è abbassata, è perché non siamo stati in grado di raccogliere le questioni degli ultimi e abbiamo creato una guerra tra poveri in questo Paese, che noi oggi, anche grazie al reddito di cittadinanza, cerchiamo di combattere? (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . È evidente quindi che voteremo no alla questione pregiudiziale e continueremo a combattere perché il prima possibile il reddito di cittadinanza diventi legge. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1), riferita al disegno di legge n. 1018. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Discussione dei disegni di legge costituzionale: Doc 214 Modifiche alla Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari QUAGLIARIELLO. - Doc 515 Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica CALDEROLI e PERILLI. - Doc 805 Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei deputati e dei senatori PATUANELLI e ROMEO. - (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 214, 515 e 805. La relazione è stata stampata e distribuita. Chiedo al relatore, senatore Calderoli, se intende integrarla. CALDEROLI, relatore . Signor Presidente, visto l'entusiasmo che hanno suscitato le iscrizioni in discussione generale, mi rimetto alla relazione scritta e non integro. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) . Signor Presidente, devo dire che iniziamo molto male, perché per un riforma costituzionale il relatore non ritiene neppure di illustrare quello che è stato fatto in Commissione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ha ritenuto invece di presentare un emendamento che ne cambia totalmente il contenuto e riguarda una cosa poco importante, il Senato della Repubblica, e non ritiene di spiegarci perché. Lo spiegherà dopo, per carità, ma abbiamo un primo saggio di quello che non vogliamo. Altri li sentiamo dai media e dalle dichiarazioni continue degli esponenti della maggioranza e specialmente del MoVimento 5 Stelle. Forza Italia è stato il principale protagonista, tra l'altro insieme all'onorevole relatore di oggi, del disegno di legge che, percorrendo tutto il non semplice iter parlamentare, ha portato all'approvazione in via definitiva dal punto di vista parlamentare della riduzione del numero dei parlamentari tra il 2003 e il 2005. Poi ci fu un referendum , con il quale le opposizioni di allora per un serie di motivazioni si schierarono per il no, e così questa riduzione non avvenne. Anche nel corso della prima parte della scorsa legislatura abbiamo sostenuto il tentativo di riforma portato avanti dal Governo Renzi, pur ritenendo estremamente indigesto il testo originario; speravamo di ottenere significativi cambiamenti, ma alla fine questi, se ci sono stati, sono stati peggiorativi e, di conseguenza, alla fine non abbiamo votato quella riforma, che però andò anche a termine. Ora arriva una nuova proposta da parte dell'attuale maggioranza che prevede un atto totalmente mediatico, come pressoché tutte le misure, le proposte e le dichiarazioni dell'attuale Governo. Non si va cioè ad individuare il numero opportuno dei parlamentari, ma a indicare il numero tondo: è come dire che un malato deve avere o 30 o 40 di febbre. Tutte le misure intermedie non vanno bene, perché ci vuole un numero facile da ricordare per dirlo in giro nei comizi e allora facciamo 200 e 400. Mentre un assetto con 630 deputati e 315 senatori (o 600 e 300) aveva il suo senso, perché comunque il Senato restava con un numero adeguato di componenti pur avendone la metà della Camera, scendere a 200 senatori presenterebbe dei problemi seri nel lavoro di Commissione, ma a questo si può porre rimedio. Quello che noi non accettiamo è fare all'ultimo momento in Assemblea, con emendamenti presentati - per quanto ne sappiamo noi - a sorpresa, degli ulteriori magheggi per soddisfare richieste del tutto peculiari e del tutto specifiche: in altre parole, per la Costituzione sono tutti uguali ma qualcuno è più uguale degli altri, come nel romanzo «La fattoria degli animali» di Orwell. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Tuttavia, anche se siamo orientati favorevolmente verso il provvedimento in esame, sperando che sia migliorabile, vogliamo assolutamente denunciare con forza che un conto è la riduzione del numero dei parlamentari, un altro è il tentativo di ridurre in poltiglia il Parlamento e, con esso, la democrazia del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP e dei senatori Ferrari e Malpezzi) . Tale intendimento non è portato avanti con il disegno di legge in esame, ma con una serie di altri provvedimenti, per esempio il disegno di legge costituzionale per introdurre il referendum propositivo senza quorum, come ha ribadito l'autorevole (in quanto riveste un ruolo importante) vice presidente del Consiglio Di Maio, il quale, dopo che alla Camera il relatore ha accettato gli emendamenti volti a introdurre almeno un quorum (sia pure troppo basso), è tornato a dire che non abbiamo bisogno dei politici e che possiamo farci le leggi da soli. Sembra di sentir parlare Hugo Chavez o Nicolas Maduro e noi di questo non abbiamo bisogno. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Non abbiamo bisogno di qualcuno che dice di non aver bisogno della democrazia, perché tanto interpreta lui quello che vuole il popolo, eventualmente con la mediazione dei social media e di consultazioni referendarie dove dominerà chi ha il potere, chi ha il possesso o il controllo dei mezzi di informazione, su cui l'attuale maggioranza si sta dando molto da fare. Se fosse così efficiente sul rilancio dell'economia come sull'occupazione sistematica dei posti, in particolare nei mezzi di informazione, avremo un tasso di crescita da fare invidia al resto del mondo invece di essere in recessione, con l'aumento della disoccupazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il rimedio è lo stesso che è stato portato avanti in Venezuela dal regime prima di Chavez e ora di Maduro, che è molto caro al MoVimento 5 Stelle, tanto da impedire al Parlamento italiano e all'Italia di potersi esprimere e comunque di potersi esprimere per la democrazia. Il rimedio è creare occupazione finta, tirare fuori i soldi dallo Stato e creare occupazione finta. In Venezuela lo hanno fatto aumentando i dipendenti pubblici, più che raddoppiando i dipendenti dell'ente petrolifero di Stato, senza riuscire ad aumentare (anzi peggiorando) il livello della produzione e aumentando i costi. Il risultato è stato che il Venezuela, il Paese più ricco di riserve petrolifere al mondo (più dell'Arabia Saudita), è diventato il primo dipendente dal petrolio (al 98 per cento quando solo il 77 per cento dell'economia dell'Arabia Saudita è basata sul petrolio), distruggendo tutte le altre produzioni. Qui stiamo andando nella stessa direzione, grazie al fatto che il Parlamento viene ritenuto un accessorio inutile, o meglio un bersaglio per la propaganda di becera ostilità alla democrazia in quanto tale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questa propaganda col Parlamento ci deve ricordare che esistono Paesi dove ci sono Parlamenti, o perlomeno organismi che si chiamano Parlamenti, ma non sono democratici. Ma non esiste un solo Paese che sia democratico e dove ci sia la libertà in cui non ci sia il Parlamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E ridurre un Parlamento a un bersaglio con il referendum senza quorum oppure con il ballottaggio tra la proposta del pueblo e quella del Parlamento, è un modo per usare il Parlamento unicamente come bersaglio. La scorsa legislatura, insieme alla Lega e al MoVimento 5 Stelle, abbiamo condotto una forte battaglia contro la riforma che era stata proposta dall'allora maggioranza. E abbiamo sentito frasi, in particolare dal MoVimento 5 Stelle, che denotavano un grande spirito parlamentare, che abbiamo condiviso: «rispetto del Parlamento»; «un Parlamento così non avrebbe più ragione di funzionare», e così via. Scopriamo oggi che, fatta salva la buona fede di tantissimi colleghi del MoVimento 5 Stelle e della Lega, fatta salva la buona fede dei singoli, il disegno generale era di bocciare quella riforma solo perché non l'avevano fatta loro. Perché ora si vogliono fare delle riforme molto più radicali che rendono il Parlamento inutile, anzi un bersaglio contro cui dirigere il malcontento del popolo, che ha bene ragion d'essere. Infatti, quando un Paese è malgovernato; quando un Paese è governato solo per la ricerca del consenso effimero di questa o di quella piccola categoria, dicendo di sì a tutti e poi facendo delle leggi di bilancio vergognose come quella che abbiamo visto di recente, l'economia di un Paese non può che peggiorare e non può che andare molto male. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non illudiamoci: l'Italia è un Paese forte, una grande economia, uno dei principali Paesi industrializzati del mondo; ma governato male può andare di male in peggio molto rapidamente. Basta vedere la rapidità con cui si è passati da una crescita modesta e insufficiente a una recessione stabile. Allora, noi diciamo: bene fare delle riforme che servano a rendere più efficiente, più efficace, più individuabile l'azione del Parlamento. Il Parlamento ha infatti la funzione insostituibile di dare trasparenza alle decisioni. Le leggi devono essere fatte qui e votate qui, non perché noi siamo necessariamente migliori degli altri, ma in primo luogo perché siamo stati eletti dal popolo e, in secondo luogo, perché qui c'è trasparenza; si sa chi vota per questo e chi vota per quello. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Quando invece la legge di bilancio viene approvata senza la possibilità di cambiare un dettaglio e senza poter svolgere votazioni, la trasparenza cessa totalmente, tutto viene deciso nei Palazzi, in segreto e con trattative vergognose, che con un Parlamento così indebolito rischiano di essere preda di interessi privati e perfino di potenze estere, che hanno facile accesso ai palazzi del potere mentre avrebbero molta più difficoltà ad avvicinare ogni parlamentare che rappresenta il popolo italiano. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, devo dire che sono molto rammaricata del fatto che il presidente Calderoli abbia voluto rinunciare alla sua esposizione. Sono rammaricata perché sono assolutamente convinta che il presidente Calderoli abbia una grande competenza in materia e, grazie a questa, forse avrebbe potuto convincermi della buona fede che sottende alla scelta che stanno compiendo con questo disegno di legge costituzionale. (Applausi dal Gruppo PD) . Perché ci vuole davvero una grande opera di convincimento. Leggevo con attenzione anche oggi le dichiarazioni del ministro Fraccaro, che affermava che finalmente arriva la riduzione del numero dei parlamentari; una riforma che ci chiedono i cittadini da tanto tempo e che centrodestra e centrosinistra hanno sempre promesso senza mai realizzare. Allora, signor Presidente, tramite lei vorrei ricordare al ministro Fraccaro che forse le comunicazioni vanno date nella maniera corretta. Noi non abbiamo nessun tabù nei confronti della riduzione del numero dei parlamentari, tanto che siamo quelli che nella scorsa legislatura lo hanno proposto, ma non hanno proposto la riduzione del numero dei parlamentari tout court , perché assolutamente consapevoli che non basta questa misura per far funzionare un sistema. Lo voglio dire anche a lei, presidente Calderoli: ridurre il numero dei parlamentari e lasciare tutto così com'è significa dire che il bicameralismo paritario funziona, significa dire che voi siete convinti che il sistema che c'è oggi, in cui le due Camere fanno esattamente lo stesso lavoro, sia un sistema di grandissima efficienza che consente alla nostra democrazia velocità e rapido corso nelle decisioni e nell'approvazione delle leggi. Lo dico perché è notizia di qualche minuto fa che alla Camera avete posto l'ennesima fiducia - lo dico ai membri del Governo - proprio voi, che avevate detto che mai avreste governato con le fiducie. Se lo state facendo, è semplicemente perché vi siete accorti che le tempistiche che state cercando di imporvi non riuscite a rispettarle e questo perché la caratteristica propria del bicameralismo paritario è quella di avere le due Camere che svolgano esattamente lo stesso lavoro, simmetricamente, con la conseguenza (come accade in tante circostanze) che una delle due Camere non lavora e rimane impalata e ferma ad aspettare le decisioni che l'altro ramo del Parlamento, quello che ha avuto l'onere e l'onore di affrontare per primo il provvedimento ha assunto. Togliamo il velo di ipocrisia: non è riducendo il numero dei parlamentari che riuscirete a migliorare un sistema simile. Se volete sottrarvi al discorso della fiducia e fare in modo che il Parlamento abbia davvero un suo ruolo, allora riconoscete ad una Camera una determinata funzione e all'altra un'altra, più specifica e più adatta. (Applausi dal Gruppo PD) . Lo dico a voi, presidente Calderoli, che siete i maestri del federalismo e delle autonomie. Avete un'opportunità, oggi, che è quella, insieme alla riduzione del numero dei parlamentari, di creare davvero una Camera che possa essere quella delle autonomie. Avete un Ministro per l'autonomia e praticamente non state cercando di fare nulla per fare in modo che quell'autonomia che state tanto rivendicando e che tanti di noi rivendicano possa essere resa efficace ed efficiente da una Camera con dei rappresentanti che si occupino di quello. (Applausi dal Gruppo PD) . Lo dico perché mi sembra che davvero ci sia una serie di contraddizioni nel lavoro che state facendo. Noi abbiamo assistito ai drammatici giorni della legge di bilancio, in cui non penso che sia stato tanto il numero dei parlamentari a bloccare i lavori del Parlamento, quanto in gran parte l'incapacità del Governo e poi sicuramente il sistema a cui siamo sottoposti. È storia di pochissimi giorni fa quello che voi ci avete fatto vivere. Altro, però, era quello che noi avremmo voluto vedere da voi, perché ce lo aspettavamo dal momento che una delle due forze che fanno parte della compagine di Governo è quella che anni fa entrò in Parlamento per renderlo più trasparente, per mettere al centro l'attività dei parlamentari, per rendere pubblica ogni azione da parte dei rappresentanti dei cittadini. Ebbene, proprio voi siete quelli che volete togliere il ruolo di rappresentanza perché sostanzialmente pensate che sia semplicemente una questione di numeri. Caro presidente Calderoli, mi rivolgo a lei in quanto relatore del provvedimento. Quello che mi aspetto da questo Governo, che si proclama difensore dei cittadini italiani, è che abbia la grande volontà di ascoltare tutti i rappresentanti dei cittadini italiani, perché quando noi abbiamo messo in ballo la nostra riforma costituzionale, di una cosa eravamo assolutamente certi e la vogliamo ancora rivendicare: che le riforme costituzionali non si fanno da soli, che le riforme costituzionali non sono della maggioranza; le riforme costituzionali, che riguardano tutti i cittadini (perché la Costituzione è di tutti) dovrebbero essere fatte con il contributo di tutti, con una discussione davvero ampia, nella quale tutte le forze politiche che fanno parte del Parlamento abbiano la possibilità di esprimere la propria opinione e di portare il proprio contributo. È con questo atteggiamento - proprio perché le riforme costituzionali sono di tutti - che noi ci siamo posti. Avete già avuto modo di verificarlo durante i lavori della 1 a Commissione, dove non ci sono stati pregiudizi, ma la volontà da parte del Partito Democratico di presentare una serie di emendamenti atti a migliorare la vostra proposta che, dal nostro punto di vista, in questo preciso momento è puramente populista, priva di una visione d'insieme e priva di fondamenta. Non voglio cadere riferendomi al fatto che voi state cercando di diminuire il numero dei parlamentari semplicemente per ottenere un facile consenso alle elezioni europee e rivendervi la parziale vittoria derivante da una riduzione - ricordiamoci che le letture devono essere molteplici davanti ai cittadini - che si rivelerebbe davvero un grande danno per la democrazia, se non ci fosse - ripeto - nessun apporto costruttivo a fianco, a differenza della nostra proposta. Ci sarà questo lavoro in cui immagino la Presidenza del Senato abbia un ruolo non indifferente. Gli emendamenti che abbiamo presentato e che speriamo che passino il vaglio del criterio di ammissibilità mirano - lo dico al relatore - a costruire una visione. Noi non ci stiamo al racconto per cui chi non è d'accordo con la vostra proposta non è d'accordo con la riduzione del numero dei parlamentari. Vogliamo sia chiaro che il Gruppo parlamentare Partito Democratico presenta emendamenti per migliorare la vostra proposta, senza nessun pregiudizio. La nostra è un'azione chiara per aiutare il lavoro della democrazia. Il messaggio facile - non voglio credere che sia quello che intendete utilizzare - secondo cui a un minor numero di parlamentari corrispondono minori costi è sbagliato. (Applausi dal Gruppo PD) . La questione non è il numero dei parlamentari, ma le modalità con cui parlamentari e rappresentanti delle istituzioni vengono messi nella condizione di lavorare. Il sistema si migliora se si supera il bicameralismo paritario. Noi siamo disposti a discutere con voi su questo aspetto, ma togliete anche voi quel velo di ipocrisia che oggi vi porta ad attuare una serie di operazioni chirurgiche nei confronti della nostra Costituzione senza una visione di insieme. Vi siete divisi i compiti - uno lo avete affidato al Senato e l'altro alla Camera - e state stravolgendo il principio democratico su cui si basa la nostra Costituzione che è la rappresentanza. Aggiungo un ultimo elemento prima di concludere. Mi auguro che la maggioranza voglia affrontare il tema della riforma costituzionale insieme alle opposizioni e che, quindi, ci sia lo spazio per lavorare insieme rispetto a una serie di emendamenti che abbiamo presentato, ma qualora ciò non si dovesse verificare mi chiedo in che modo, a legge elettorale vigente, pensate, con il sistema che avete articolato, di mantenere e garantire il principio di rappresentatività tra territorio ed eletto. Voi trasformate - proprio perché il disegno non c'è, non si vede, non traspare ed è solo un semplice taglio rischioso e pericoloso - i collegi elettorali in spazi immensi in cui il numero di elettori è talmente elevato da impedire all'eletto di poter svolgere il proprio lavoro nel collegio. State stravolgendo il tutto per un'operazione di mera propaganda. Vi chiedo - e mi auguro - che in questa lunga discussione e nella fase di analisi, elaborazione e votazione degli emendamenti, questo aspetto venga preso in considerazione. Fare le riforme da soli, soprattutto quelle costituzionali, è pericoloso non solo per le forze che vi si cimentano, ma per la democrazia del nostro Paese e per l'immagine che darete di esso. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, ho ascoltato attentamente, sia le osservazioni del senatore Malan, sia quelle della senatrice Malpezzi. A dire il vero, anch'io avrei voluto sentire il nostro carissimo collega, presidente Calderoli, perché mi sembrava in un certo senso doveroso che si iniziasse così. Voglio fare alcune brevissime spero chiare considerazioni. Penso che questo dibattito sia destinato a passare velocemente, quasi come un atto burocratico. Si parla della riduzione dei parlamentari: come si fa a non essere d'accordo su questo? L'opinione pubblica vuole la riduzione dei parlamentari; se andiamo avanti così, tra un po' vorrà la soppressione dei parlamentari. (Applausi dai Gruppi Aut e PD) . Questa cosa sta diventando un orpello. Vi confesso che nelle ore passate mi sono interrogato e mi sono detto: ma in fondo chi me lo fa fare di intervenire? Tanto sarà una cosa che andrà avanti così, de plano . Poi ho riflettuto più profondamente e, anche in ragione del ruolo di parlamentare che ricopro da lunga data, mi è sembrato doveroso assumermi la responsabilità di dire no a questo provvedimento, perché è una finzione. È l'ennesima pietra demagogica che noi costruiamo per prendere in giro la gente. (Applausi dal Gruppo PD) . Sia chiaro che il tema non è la riduzione dei parlamentari. Se noi andiamo a guardare negli annali del Parlamento, già nella bicamerale D'Alema, che parlava di una complessiva riforma, vi era l'ipotesi di una riduzione dei parlamentari. Quando il presidente Renzi nella scorsa legislatura ha presentato la riforma che alcuni di noi sostennero in campagna elettorale e anche nel voto elettorale - io fui tra quelli - era previsto di fatto un alleggerimento del numero dei parlamentari nell'ambito di una revisione costituzionale generale. Oggi quindi da parte mia non c'è un no alla riduzione del numero dei parlamentari; c'è un no a questo provvedimento perché è una presa in giro, perché tramite questo provvedimento noi mettiamo un'ulteriore pietra alla delegittimazione con la quale stiamo scientificamente costruendo la demolizione della democrazia rappresentativa. (Applausi dal Gruppo PD) . Il problema, dunque, è sollecitare l'emotività dell'opinione pubblica identificando nel Parlamento il capro espiatorio del malfunzionamento del Paese. Abbiamo un Governo che ha paralizzato l'adozione di provvedimenti importantissimi. Pensiamo, ad esempio, alle infrastrutture: nell'incertezza non si muove niente perché il Governo non riesce a decidere. Nello stesso tempo, però, che cosa si fa? Si cerca con l'ennesimo diversivo di identificare nel numero dei parlamentari il padre di tutti i problemi, mentre com'è chiaro a tutti noi il tema che abbiamo di fronte oggi è la paralisi decisionale del Governo, è la paralisi decisionale del Parlamento indotta dal Governo. Tutto è, dunque, salvo che il numero dei parlamentari. Ma la scorciatoia è quella più semplice che si può identificare. Diceva qualcuno ben più importante di noi che la democrazia serve per dire alla maggioranza della gente le cose che non piace ascoltare. Ebbene, con questo sussulto finto decisionistico malriposto realizziamo l'obiettivo di dare un altro colpo di piccone al Parlamento e alla sua credibilità. Il messaggio subliminale è chiarissimo: se la democrazia funziona male, la colpa è dei parlamentari, è nostra. Noi siamo troppi, siamo troppo pagati, siamo inefficienti, magari siamo corrotti per cui, anche da questo punto di vista, è bene che la magistratura abbia voce in capitolo totale e non venga sindacata in quest'Aula perché noi siamo qualcosa di inutile, per cui prima siamo eliminati e meglio è. Il problema non siamo noi individualmente. Personalmente, dopo trentasei anni di Parlamento, sono l'ultimo in quest'Aula ad avere qualcosa da difendere, perché ho costruito e difeso la mia vita - e ne sono orgoglioso - sull'appartenenza al Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi hanno fatto gli esami del sangue ogni tre o quattro anni. Ho alle spalle undici legislature, cioè undici conferme del corpo elettorale. Non ho vinto un concorso universitario e sono rimasto in cattedra trentasei anni. Ogni cosa che ho fatto, l'ho fatta tenendo sempre presente la centralità del corpo elettorale che ci esprime, perché questa è la ragione per cui il Parlamento è il fulcro della democrazia. Colleghi, non devo dirvi altre cose, perché per me è tutto chiaro. Siamo di fronte a un ulteriore provvedimento di facciata che identifica - in noi parlamentari - il bersaglio semplice da abbattere. Fare un bel referendum su Internet è forse meglio della democrazia, anche perché così i costi diminuiscono. In questo provvedimento c'è qualcosa che viene da lontano, anche dagli errori fatti dalla classe dirigente nel non spiegare che la democrazia ha dei costi. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . La storia è piena di dittatori che non volevano costi per i Parlamenti, li hanno aboliti e - loro sì - burocratizzati, facendo di tutto perché perdessero ruolo nella società. Ebbene, non conosco una forma di democrazia diversa da quella che trova nella centralità del Parlamento il fulcro della propria legittimazione. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . Voterò pertanto contro questo provvedimento burletta, perché non voglio contribuire a un ulteriore fumogeno che si getta al corpo elettorale e ai cittadini. La democrazia non significa assecondare gli istinti, magari provocandoli, o cercando in qualche modo di amplificarli. Il compito di una classe dirigente è guidare un Paese, mentre qui mi sembra si stia facendo l'opposto. Si utilizzano i malumori, anche legittimi, del corpo elettorale e si identifica nel bersaglio semplice - il Parlamento - il padre di tutti i problemi. Questo è il primo provvedimento, ma non sarà l'ultimo, perché c'è una strategia dietro tutto questo. Pertanto dico no a questo provvedimento, anche se - parliamoci chiaro - non è così importante. Solo chi conosce i meccanismi costituzionali sa quanto può valere la mia testimonianza di votare no. Si tratta di una cosa simbolica che vale negli atti parlamentari. Voglio però che negli atti parlamentari vi sia la testimonianza di un parlamentare di lungo corso che dice che stiamo prendendo una deriva molto pericolosa per la democrazia del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . Il numero dei parlamentari non c'entra nulla, è una scusa e una finzione. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . A nome dell'Assemblea, saluto gli studenti dell'Istituto comprensivo «Alessandro Volta» di Latina, presenti in tribuna. (Applausi). Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. Doc 214 Doc 515 Doc 805 PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, prendo la parola su questo provvedimento perché in Aula era presente il sottosegretario Fraccaro, che però mi dicono essere uscito. Ad ogni modo, rimarrà agli atti ciò che voglio ricordare. In linea generale, tutti coloro che hanno annunciato il taglio del numero dei parlamentari non hanno avuto una grande fortuna politica. Dunque, prima di dire di essere i primi, bisognerebbe forse ricordarsi di quanto accaduto nel Paese. Forza Italia - quando era al Governo, in una compagine di centrodestra, nel 2006 - propose una complessiva riforma costituzionale, in base alla quale erano previsti il taglio del numero dei parlamentari, una forma di Governo forte con elezione diretta del Premier , e una forte valorizzazione delle Regioni e degli enti locali. Quel progetto di legge, che fu votato dall'intero centrodestra in doppia lettura (quindi venne approvato dalle forze politiche), fu, come ricorderete, bocciato nel referendum del 2006; non tanto perché si bocciasse la riduzione del numero dei parlamentari, ma perché era un periodo di avvicendamento politico. Anche l'ipotesi successiva, avanzata dal Governo Renzi nella precedente legislatura, che prevedeva addirittura l'eliminazione di una Camera, ha avuto la stessa sorte, perché al referendum le persone hanno espresso un sì o un no a una politica e non alla questione relativa al numero dei parlamentari. Questo è sicuramente un provvedimento spot ; ma ciò che, a mio avviso, non si può accettare è che si dica che è la prima volta, perché non solo significa non conoscere neanche la storia recente, con riferimento alle due riforme che sono state votate dal Parlamento, dal centrodestra prima e successivamente, in forma un po' diversa, dal centrosinistra, ma anche che nessuno ricorda che nel 2012, sulla base di un accordo complessivo tra le forze politiche che allora sostenevano il Governo Monti e le Regioni, si è dato avvio a un taglio di ben 300 consiglieri regionali. Qualcuno si ricorda che questo Paese è stato capace di approvare il taglio di 300 consiglieri regionali? In tutte le Regioni d'Italia c'è stato un taglio preciso, ossia tutte le forze politiche hanno accettato modifiche statutarie all'interno di assemblee legislative, per cui in alcune Regioni si è passati da 90 a 80 consiglieri regionali, oppure da 70 a 50 o da 30 a 20. Non se lo ricorda nessuno. Nessuno ricorda che quel provvedimento, approvato nel 2012 in accordo con le Regioni (perché il primo, quello fatto da Tremonti, venne contestato e impugnato davanti alla Corte costituzionale), fu votato da noi (se leggete gli atti, c'era anche la dichiarazione di voto favorevole del mio amico Gilberto Pichetto Fratin) e fu invece osteggiato da Garavaglia, che era all'opposizione ed era assolutamente contrario al taglio dei consiglieri regionali. Questo perché era un altro periodo politico. Noi non abbiamo solo approvato la legge Fornero; abbiamo anche dato il nostro voto per il taglio di 300 consiglieri regionali, di cui non si ricorda nessuno, mentre la Lega non ha sicuramente votato a favore di quel provvedimento ed è agli atti. Con ciò voglio dire che Forza Italia è sempre stata favorevole alla riduzione dei cosiddetti costi della politica (ho fatto l'esempio del numero dei consiglieri regionali); ma bisogna anche sapere che, in realtà, non è questo quello che le persone vogliono. Le persone si inquietano e provano rabbia nei confronti della classe politica quando stanno male, quando ritengono che ci siano, a torto o a ragione, dei parlamentari che stanno meglio di loro, che individuano come nemico. Non serve a niente ridurne il numero. Voi avete visto un'elezione regionale vinta o persa perché era stata fatta una riduzione del numero dei consiglieri? No, assolutamente no. Non hanno avuto neanche i titoli dei giornali nazionali: non mi ricordo di averne visto uno su questo tema. Quindi, evidentemente, anche se capisco la furbata demagogica che vuole fare oggi il Governo a tre mesi dalle elezioni europee, per cui ha bisogno della bandierina per affermare che è stata votata la riduzione dei parlamentari, vorrei dire, in primo luogo, che non siete i primi e non penso sarete neanche gli ultimi; in secondo luogo, che l'unica riduzione seria fu quella a seguito del provvedimento del 2012 poiché basata su un accordo complessivo anche sui livelli istituzionali e, infine, che a mio modesto avviso non è questa la risposta che la gente vuole. Si taglieranno i parlamentari ma vedrete che sarà come per i vitalizi: il giorno dopo non se lo ricorderà più nessuno. Le persone vogliono una classe politica che cammini e che funzioni, che sia il simbolo di una democrazia matura - come credo noi siamo - e non il simbolo di una democrazia per slogan , come voi vorreste farla diventare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bini. Ne ha facoltà. BINI (PD) . Signor Presidente, credo che ci sia una coerenza, quindi non mi stupisco del fatto che il relatore, il presidente Calderoli, abbia deciso di non intervenire oggi in quest'Aula su un argomento tanto importante. La sua non è svogliatezza né disinteresse ma semplicemente la riprova, come ci ha dimostrato anche con un esempio banale la stessa escalation della giornata, che dall'inizio di questa legislatura si sia fatto di tutto per dimostrare che il Parlamento non conta più niente: che la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica in questa legislatura devono non contare più niente; quindi il tempo impiegato a discutere in quest'Aula o all'interno delle Commissioni è assolutamente sprecato e quello che si può fare per eliminarlo evidentemente è tutto di guadagnato. Dico questo perché i lavori odierni dell'Assemblea sono iniziati, signor Presidente, con alcuni interventi sull'ordine dei lavori che tendevano a stigmatizzare l'atteggiamento dell'Italia rispetto alla situazione in Venezuela, dopo che il ministro Moavero Milanesi era venuto in quest'Aula la scorsa settimana e dopo che, nonostante quella informativa, esattamente poche ore dopo, ai telegiornali si diceva esattamente l'opposto. La gravità non è tanto la bugia detta all'Assemblea - immagino che probabilmente in quel momento neppure il Ministro sapesse con certezza che si sarebbe rivelato tale - quanto il fatto che ognuno parla su Twitter o su Facebook, e il Parlamento non ha più senso. Qui dentro non si discutono le cose importanti; lo abbiamo visto con la legge di bilancio: ricorderete le immagini dei parlamentari che assediavano l'aula della Commissione per avere un testo un'ora prima di andare in Assemblea, perché non era stato possibile averlo prima. Perché, quindi, spiegare la logica che porta alla riduzione dei parlamentari? Mi pare evidente che, per come è stata gestita la legislatura fino ad oggi, per quello che è il rapporto tra Governo e Parlamento e il ruolo dei parlamentari - che si limitano a votare a paletta qualunque cosa arrivi, senza neppure averla letta - non c'è da spiegare assolutamente niente. Anch'io, quindi, come il presidente Casini intervengo soltanto perché, per senso di responsabilità, voglio lasciare agli atti la nostra posizione, perché credo che un giorno sarà importante aver spiegato fino in fondo le nostre idee sul punto. Avevamo approvato una riforma costituzionale che nella campagna referendaria avete fatto di tutto per non far passare, e ci siete riusciti. La nostra riforma costituzionale non proponeva semplicemente il taglio di 300 stipendi - quello era l'ultimo dei punti - ma la semplificazione delle procedure. Si partiva infatti dall'idea che in quest'Aula si trattano leggi importanti, che riguardano la vita dei cittadini e delle persone e che a volte fanno la navetta parlamentare per un'intera legislatura, ma se poi la legislatura si chiude in modo improvviso, le tante famiglie e i tanti cittadini che sono da anni in attesa di quelle leggi vedono arrivare una nuova legislatura che costringe a ripartire da capo con l' iter normativo. (Applausi della senatrice Malpezzi) . Questi erano il ragionamento e l'idea che ci guidavano: non semplicemente una questione di numeri, ma di competenze. Ci guidava il fatto che da cambiare fosse il bicameralismo paritario, oggi assolutamente desueto rispetto a tutti gli altri modelli democratici europei, e che avesse bisogno di un cambiamento radicale. Voi invece fate la solita operazione demagogica e di distrazione di massa: c'è un problema, il Paese è in recessione e quindi facciamo vedere ai cittadini che spazziamo via 300 parlamentari, così magari non si accorgono che dopo sei anni siamo tornati in recessione e pensano al fatto che abbiamo tagliato 300 parlamentari. Succede sempre così: quando c'è un dato negativo vero, che riguarda l'economia e la vita reale delle persone, si chiude un porto, si fa un'operazione demagogica, si propone di tagliare i vitalizi o il numero dei parlamentari. Il risultato vero, nelle tasche dei cittadini italiani e in termini di risposte alle persone, non c'è. Intanto, però, si delegittima il Parlamento in ogni modo e a volte anche apertamente. Quando si propone infatti di estrarre a sorte i parlamentari si dice chiaramente che non interessa e non si vuole una democrazia rappresentativa, qual è la nostra. Non si ha a cuore e non si ha la cultura delle istituzioni, non si conosce la nostra storia, non si conosce com'è nata l'Italia e quali battaglie ha dovuto affrontare per raggiungere il livello di democrazia e di rappresentatività della Repubblica fondata sui valori fondamentali della nostra Carta costituzionale, ma si pensa soltanto che tutto possa essere ridotto all'idea del taglio di uno stipendio o di un seggio. Vi dico allora: eliminiamolo proprio il Parlamento. Ve lo dico in modo provocatorio: non serviamo a niente e non servite a niente. Non avete fatto un emendamento alla legge di bilancio, non avete fatto una modifica, non avete posto una questione. (Applausi dal Gruppo PD) . Cosa ci state a fare? Possono semplicemente farvi votare da casa. Non c'è alcun bisogno di tenervi qui, davanti al vostro telefono. Cosa ci state a fare? Non avete mai espresso un'idea, se non quella di venire qui a dire sempre che il Governo ha ragione. Noi le nostre leggi di bilancio le abbiamo votate, ma le abbiamo anche cambiate in modo sostanziale. Abbiamo passato notti e giorni nella scorsa legislatura nella Commissioni bilancio, facendo emendamenti, cambiando le poste di bilancio per la scuola, per la sanità e per il sociale. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 18,35) ( Segue BINI). Quando qualcosa ci sembrava da migliorare, lo abbiamo fatto, con la lealtà di chi sta in maggioranza, con il rispetto per il nostro Governo, ma anche con l'autonomia data dal sapere che siamo eletti per svolgere un ruolo, in rappresentanza dei cittadini italiani. Credo che voi dovreste riflettere bene su questo fatto, su come si esercita il ruolo del parlamentare. Se si decide di non esercitarlo, allora probabilmente è vero che niente serve più a niente e anche il tempo per un relatore autorevole, qual è il presidente Calderoli, di spiegarci questa cosa è tempo perso e non serve assolutamente a niente. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Cangini e Conzatti) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Siclari. Ne ha facoltà. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, onorevoli membri del Governo, oggi siamo chiamati ad affrontare - direi finalmente in Aula - uno degli oltre 240 provvedimenti normativi bloccati dall'assenza totale di azione politica di questo Governo, che, agli occhi degli italiani e di chi ci osserva al di fuori del Paese, appare decisamente instabile, purtroppo inconcludente e - permettetemi, dopo quello che avete fatto in questi giorni sul caso Venezuela - anche inaffidabile. Colleghi della maggioranza, tra le tante emergenze di questo Paese che interessano i giovani, e anche i loro genitori disoccupati, possiamo annoverare: la non sostenibilità della più grande conquista sociale di tutti i tempi, il Servizio sanitario nazionale (con liste di attesa di oltre sei mesi e milioni di cittadini italiani che non hanno più accesso alle cure), la riduzione delle nascite, la totale assenza di politica demografica e di politica del welfare , oltre cento aziende che chiudono ogni giorno (per la disperazione dei loro imprenditori, che hanno fatto sacrifici infiniti per poterle risollevare), milioni di precari, 27 grandi opere bloccate (persino l'ANCI ha protestato) che mettono in discussione centinaia di migliaia di posti di lavoro. Di fronte a tutto ciò, voi cosa avete pensato di fare con grande urgenza? Avete pensato di presentare un provvedimento che cambia la vita di tutti gli italiani e che renderà improvvisamente gli italiani più felici perché prevede la riduzione del numero dei parlamentari. Un provvedimento orfano di una vera e grande riforma costituzionale e che, così com'è, non porta alcuna utilità al Paese, non porta alcuna utilità al Parlamento e non porta alcuna utilità alla democrazia. Voi siete in Aula per presentare un provvedimento spot . (Applausi dal Gruppo FI-BP) , proprio nel nostro Paese, quel Paese così tanto amato da tutti, quel Paese che siete stati in grado di portare a ottenere un altro grande record : la recessione in soli nove mesi. Complimenti! Colleghi, la tematica della riduzione del numero dei parlamentari per noi è sicuramente importante e degna di attenzione, ma deve essere agganciata a un'organica revisione costituzionale, che attenga alla riorganizzazione complessiva della dinamica dei poteri, altrimenti - lo ribadisco con tutte le mie energie - rimane l'ennesimo spot politico-elettorale. Questo Governo non ha deciso di governare seguendo i bisogni dei cittadini e delle famiglie; questo Governo ha deciso di seguire drammaticamente soltanto i risultati dei sondaggi ed è per questo che non riusciamo ad alzare la testa. Da giovane italiano al primo mandato parlamentare, provo le stesse preoccupazioni di tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti del nostro Paese e della nostra democrazia. Colleghi, ciò che ci preoccupa, che mi preoccupa personalmente e che preoccupa gli italiani, non è il provvedimento che portate in Aula: è il metodo di Governo che state portando avanti e che impedisce ogni dibattito in questo Parlamento, che è sovrano e che è a garanzia della democrazia e di tutti i cittadini italiani. Quella stessa democrazia che oltretutto vi ha permesso di essere eletti, di diventare parlamentari e di sedere qui. State facendo un lavoro contro ciò in cui credete: il Parlamento. Non dimenticate che proprio qui, un mese fa, ci è stato impedito di discutere, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana e della nostra democrazia, la legge di bilancio dello Stato. Detto così, sembra poca cosa, ma in realtà tale legge riguarda il presente e il futuro di ogni singolo cittadino: di chi nasce oggi, di chi sta per nascere, di chi va in pensione, di chi non ha un lavoro, di chi è malato e di chi oggi esercita la propria attività imprenditoriale con il rischio ogni mese di non farcela. Ecco, tutti noi abbiamo appreso dai giornali il contenuto della legge di bilancio. Persino i colleghi della maggioranza hanno dovuto ammettere di non conoscere i provvedimenti che hanno votato. Con voi il Parlamento - lo avete purtroppo dimostrato e lo devo ammettere - è diventato un inutile passaggio burocratico per i vostri capricci politici e i vostri provvedimenti spot . La vostra vera volontà politica è quella di saturare al massimo il Parlamento, azzerando il confronto in Assemblea - come diceva anche il vice capogruppo Malan - per impedire ai nostri concittadini di conoscere la verità di quei provvedimenti che portate in Aula e che "colate" come fossero oro nei social per cercare di raggiungere qualche punto in più nei sondaggi, mentre il Paese affonda sempre di più. Proprio quei provvedimenti che hanno portato alla recessione del Paese e che porteranno ancora ad aumentare la povertà. Vi ricordo, a proposito di democrazia, che oggi voi siete ospiti, anzitutto di chi vi ha votato e poi di un contratto capestro firmato da due parti politiche completamente opposte e contraddistinte fra di loro. Per quanto possa essermi simpatico Conte, non è certamente il Premier degli italiani. Anche lui non è stato eletto, così come non sono stati eletti i suoi predecessori che avete sempre criticato. Ebbene, come ricordate tutti, il Parlamento e il Governo italiano hanno avuto un ultimo Premier, che risale a qualche anno fa e che è ancora oggi l'ultimo Premier di questo Paese: Silvio Berlusconi. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti del senatore Lanzi) . Colleghi senatori, i cittadini vogliono altro. Il Paese attende la riduzione delle tasse, la vera flat tax , gli investimenti in infrastrutture, la politica vera, le grandi opere, la sanità, la grande riforma per il sociale, le politiche a sostegno delle scuole e delle Forze dell'ordine. E voi cosa fate? Perdete tempo prezioso - l'unica cosa che è rimasta gli italiani - per fare questi provvedimenti spot che sono i risultati dei vostri capricci politici, perché non andate d'accordo su niente e non avete una visione comune su alcun punto del programma. Rimangono i titoli dell'indice che voi approvate; dei contenuti non c'è niente che condividete. Sapete allora cosa vi dico? In realtà ho sentito tante volte che questo grande provvedimento possa portare alla riduzione dei costi del Parlamento, ma la verità è che la riduzione dei costi del Parlamento non è la riduzione dei parlamentari, ma è come lo Stato decide di spendere le risorse, cioè i soldi dei cittadini. Ed è vergognoso mettere in discussione la democrazia, quando parlate di riduzione dei costi. La democrazia non è un costo; la democrazia ha un valore inestimabile e va difesa fino alla morte. È la legge di bilancio che invece deve dare risposte sul piano economico-finanziario. E voi come avete deciso di spendere i soldi della legge di bilancio, i soldi dei cittadini? Indebitando di 7 miliardi tutte le famiglie italiane per finanziare il reddito di cittadinanza, che è una spesa che non porta alcun vantaggio per il PIL e per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Avete inoltre bloccato tutte le infrastrutture. Agli amici della Lega dico allora che la situazione che è emersa in questi ultimi mesi è talmente grave che vi invito ad abbandonare la nave e far naufragare da soli la politica fallimentare del MoVimento 5 Stelle. Non siate corresponsabili del naufragio del Paese. Collega Salvini, ministro, chiuda i porti a questa antipolitica che oggi si dimostra agli occhi di tutti gli italiani come la peggiore politica di tutti i tempi, una politica che mette in discussione la crescita del Paese e la democrazia dell'Italia. Bene ha fatto il Presidente del mio Gruppo, Anna Maria Bernini, a invitare tutti a vedere i fatti per come sono e a non immaginare scenari surreali e virtuali. PRESIDENTE. Senatore Siclari, manca un minuto e non saranno concesse proroghe. SICLARI (FI-BP) . Si può fare propaganda, ma negare le evidenze è diabolico. Salvini sta provando sulla sua pelle l'affidabilità dei suoi contraenti di Governo, però non sono solo affari suoi. Purtroppo sono affari di ogni singolo italiano, di tutti gli italiani e di tutto il nostro Paese che questo Governo sta accompagnando sulla via del tramonto economico. Basta provvedimenti spot : fermatevi. Se siete in grado di governare, governate veramente, non date le colpe agli altri o a chi non è presente o al Parlamento! Datele a voi stessi se non siete in grado di portare le soluzioni, altrimenti lasciate il governo del Paese a chi lo sa gestire e soprattutto a chi è in grado di far sognare italiani con riforme vere, degne della nostra democrazia. Viva il Parlamento! Viva la democrazia! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Biti. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, colleghi, il provvedimento che ci apprestiamo a votare e di cui adesso stiamo svolgendo la in discussione generale, è veramente importante, sostanziale e fondamentale per la nostra democrazia. Anch'io, a costo di essere ripetitiva, vorrei dire che la relazione del presidente Calderoli sarebbe stata ancora più preziosa, vista l'importanza del provvedimento in discussione: non c'è stato modo di ascoltarla e ce ne dispiace. Credo che non possiamo permettere - o meglio, forse non possiamo permetterci - di declassare il disegno di legge in esame a semplice propaganda elettorale o a degli spot sui costi della politica o a dei tweet o post su Facebook, perché questo ci classificherebbe come persone poco serie e poco responsabili, quindi forse non adatte a sedere in quest'Aula parlamentare, a meno che non sia proprio quello che si va cercando. Chi ha voluto, promosso e creduto fortemente nella riforma costituzionale del 2016 - che tanti di voi si sono impegnati a non far passare - ovviamente, in linea teorica, non ha alcuna preclusione verso una riduzione del numero dei parlamentari; tuttavia ci sono delle obiezioni che diventano sostanziali, ci sono aspetti che non possiamo assolutamente rischiare che vengano meno nell'affrontare questo tema: il primo è l'efficienza delle istituzioni e il secondo è la rappresentanza democratica, che noi qui esercitiamo. Le istituzioni devono essere efficienti, devono essere messe in condizione di decidere bene, al meglio e di farlo rapidamente. Colleghi e colleghe, siamo sicuri - lo domando a ciascuno di noi - che ridurre, semplicemente operando un taglio, il numero di tutti noi parlamentari eletti voglia dire automaticamente essere in grado di decidere al meglio per i cittadini che noi rappresentiamo, di decidere le cose migliori per il Paese che ci ha mandato qui a rappresentarlo? Le istituzioni devono permettere a ciascuno di noi di assumersi quella responsabilità che gli è stata data dai cittadini. Mi chiedo se la responsabilità che con questo ruolo a noi viene attribuita sarà ben esercitata nel momento in cui la riforma costituzionale che porteremo avanti in questa legislatura sarà semplicemente volta ad una riduzione dei parlamentari. Rimane quindi la convinzione mia (e spero non soltanto mia, ma penso di tutto il mio Gruppo e mi pare di capire anche di qualcun altro) che sia necessaria e fondamentale una riforma complessiva di tutto il sistema parlamentare, perché la necessità primaria è quella di rispondere alle esigenze del Paese, dei cittadini che ci hanno mandato qui, e di farlo - lo ripeto - al meglio e più velocemente possibile. Mi chiedo e vi chiedo nuovamente: è semplicemente la riduzione del numero dei parlamentari, lasciando le due Camere esattamente così come sono (come hanno già detto prima di me), a darci la garanzia di fare un buon lavoro? Sarebbe un buon risultato per i cittadini che ci hanno eletto ottenere semplicemente una riduzione della loro rappresentanza in quest'Aula, con soltanto dei numeri? Sarebbero rappresentati tutti a quel punto? Credo che manchi la visione, o forse la visione c'è ed è chiara e netta per alcuni di voi, o meglio per i capi politici di alcuni di voi. Forse la visione chiara e netta è quella secondo cui il Parlamento non serve più a niente (Applausi dal Gruppo PD) , quindi ci si nasconde dietro a questa finzione della riduzione dei costi della politica. Già il presidente Casini l'ha detto: la democrazia ha un costo. Non sarà sicuramente la riduzione del costo dei parlamentari a garantire una democrazia che funziona. Quindi vi chiedo, come ha fatto la senatrice Bini prima di me, di dircelo chiaramente: se volete delegittimare e svuotare complessivamente il Parlamento, e quindi dimostrare che tutti noi siamo qui per niente, soltanto per riempire una sedia, che peraltro è quello che avete sempre detto (e forse finalmente ci state arrivando), ditelo chiaramente. Abbiate il coraggio di metterci la faccia (Applausi dal Gruppo PD) e di dire chiaramente che a voi del Parlamento non interessa niente. Perché questo è quello che viene fuori. Quindi, spero che vi manchi la visione ma temo invece che ci sia un progetto chiaro. Il Parlamento deve essere efficiente, come ho già detto più volte. La necessità è quella di riforme complesse, di un sistema complesso che deve garantire aspetti fondamentali per la democrazia rappresentativa della nostra Repubblica. Ci sono degli emendamenti che sono stati presentati in Commissione, e speriamo che arrivino anche in Aula; sono un banco di prova per voi della maggioranza. Quegli emendamenti consentiranno di dimostrare quanto ho detto prima: se per voi c'è una visione, se quello che vi interessa è un Parlamento che funzioni e che lavori; oppure se per voi c'è soltanto la volontà di abolire il Parlamento, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi (e spero conosceremo ancora). Siamo in discussione generale, quindi queste sono riflessioni che porgo a voi, colleghi della maggioranza, perché siete voi che dovete toglierci dall'imbarazzo di questo momento. Per noi rimangono dei fortissimi dubbi sul fatto che dietro ci sia soltanto la volontà di demolire le istituzioni democratiche così come le conosciamo fino ad oggi. Avete una grandissima responsabilità, quindi, e spero che sarete in grado di sostenerla, di coglierla e di farci cambiare idea; di farci vedere che quello che voi volete è rispondere ai cittadini che ci hanno fatto tutti sedere qui; di rispondere nel miglior modo possibile e di dire a tutti loro che noi siamo qui per rappresentarli, al meglio e sempre. E di farlo, qualora ve ne fosse la necessità, anche riducendo il nostro numero, ma prima di tutto - perché quello sarebbe secondo me un aspetto residuale - mettendo mano a delle riforme vere, sostanziali e complessi di un sistema democratico, che noi difenderemo con le unghie e con i denti finché ci sarà data la possibilità. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Papatheu) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, ci ritroviamo oggi ad affrontare in quest'Aula un tema che oramai ricorre ciclicamente nel dibattito politico, sociale e mediatico da circa trentacinque anni: la riduzione del numero dei parlamentari. Sappiamo tutti benissimo in quest'Aula come gli articoli 56 e 57 della Costituzione stabiliscano un numero fisso di deputati e di senatori. Noi oggi, con un disegno di legge costituzionale, quindi con una procedura che è definita aggravata, ne chiediamo la riduzione. È un percorso lungo oltre trent'anni che ha attraversato tante legislature. Possiamo ricordare la commissione Bozzi del 1983, per poi arrivare anche alla bicamerale nel 1997, presieduta dall'onorevole Massimo D'Alema. Si tratta quindi di un argomento sicuramente interessante, sul quale noi non abbiamo alcuna pregiudiziale di sorta. Anzi, dobbiamo ricordare che di tutti i tentativi di riforma (sette nel corso di oltre tre decenni), quello più importante ed organico è stato quello del Governo di centrodestra nella XIV legislatura presieduta dal presidente Silvio Berlusconi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) : l'unico tentativo di riforma andato in porto e arrivato fino al referendum costituzionale che, come hanno ricordato anche altri colleghi prima di me, poi è stato bocciato nel giugno 2006. Ripeto, si è trattato di un tentativo di una riforma organica che prevedeva la riduzione del numero dei deputati a 518 e dei senatori a 252. Basta questo a ricordare a tutti coloro che abbiano un minimo di memoria storica - perché non si tratta di tantissimi anni fa - come oggi questa sia una battaglia anche della nostra forza politica, quindi non soltanto appannaggio delle forze politiche oggi antisistema ed anticasta. Anzi, più che una battaglia, più che altro è una riflessione ponderata che le forze politiche da anni stanno facendo, perché vi è oggi la necessità di una riforma costituzionale, che però sia sicuramente organica. Sgombriamo quindi subito il campo dalle possibili facili strumentalizzazioni, perché questo è un argomento che vi si presta facilmente, basta darlo in pasto oggi ai cittadini, dicendo che con i futuri risparmi di questa riforma (100 milioni di euro all'anno su un bilancio dello Stato di circa 700 miliardi di euro) faremo opere di utilità sociale. Questo sicuramente oggi porta consenso e voti, quindi dobbiamo sgombrare il campo e farla finita con questa retorica e guardare alla riforma che si propone oggi - come dicevamo, lo facciamo anche noi - analizzando alcuni dati importanti e facendo delle comparazioni tra il Parlamento italiano e quelli di altri Paesi, in particolare europei. Abbiamo in particolare preso in considerazione studi, analisi e approfondimenti che sono stati realizzati anche in questi giorni dal nostro Servizio studi. Se guardiamo il rapporto numerico proporzionale tra parlamentari e cittadini, in Italia questo dato è di 1,5 parlamentari ogni 100.000 abitanti. In Danimarca è di 3,2 parlamentari ogni 100.000 abitanti, in Gran Bretagna è di 2,2 ogni 100.000 abitanti. Il dato è uguale al nostro in Francia e in Olanda, mentre è un po' più basso in Germania, con un rapporto dello 0,9. Si tratta, quindi, di una riforma sicuramente condivisibile, ma il cui peso negli ultimi anni è stato gonfiato da una narrazione populista e quindi assolutamente sbagliata e questo lo dobbiamo dire. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È un tema caldo, che ha attraversato, come già dicevo, numerose legislature, da oltre trent'anni. È un tema, quello delle riforme, che ci vede sicuramente favorevoli, ma ciò che ci lascia perplessi oggi è l'utilizzo di questo provvedimento in chiave di spot elettorale e, guarda caso, tutto ciò avviene prima di una campagna elettorale come quella delle elezioni politiche europee. Questo è un argomento che, invece, va trattato con grande delicatezza. Ecco perché voglio ricordare che la posizione di Forza Italia è sicuramente favorevole, ma perché quest'ultima è stata precorritrice delle riforme istituzionali e dobbiamo ricordare ancora la riforma costituzionale del suo Governo, del Governo Berlusconi. Lo ricordiamo perché, anche in quel caso, non si parlava soltanto della riduzione dei parlamentari, come ho detto prima, ma di un superamento del bicameralismo perfetto. Si trattava quindi di una riforma sicuramente organica, ma che guardava molto bene all'equilibrio dei poteri, aspetto di fondamentale importanza dal quale - ricordiamolo sempre - non si può transigere, anche perché l'equilibrio tra poteri statali deve essere garantito, come deve esserlo la rappresentatività democratica. Una volta che fissiamo questi ragionamenti, questi paletti dell'equilibrio dei poteri e della rappresentatività democratica, allora possiamo discutere di tutto. Oggi invece, purtroppo, il disegno di legge che ci apprestiamo ad esaminare - e a votare, come ho detto, anche favorevolmente - non soddisfa il requisito di una riforma organica e completa, perché si limita al taglio del numero dei parlamentari, tralasciando tante altre cose: la rappresentatività e la proporzionalità anche nelle Commissioni, i parlamentari che devono essere eletti nelle Regioni, la revisione dei collegi elettorali, la legge elettorale, le Commissioni parlamentari. Non dimentichiamo che le Camere eleggono anche il Presidente della Repubblica, che deve essere assolutamente eletto da un numero consistente di parlamentari. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non dimentichiamo queste cose. Per non parlare di un'altra questione che è stata bocciata senza appello dal Consiglio generale degli italiani all'estero: la riduzione dei nostri parlamentari che vengono eletti all'estero. Mentre tutti i dati ci dicono che gli italiani che oggi risiedono all'estero aumentano e diventano sempre di più noi andiamo a ridurre la rappresentanza, commettendo un errore madornale (e tralascio i numeri del rapporto tra parlamentari eletti all'estero e residenti). Non si tratta, a nostro avviso, di una riforma con un orizzonte di ampio respiro, bensì, ancora una volta, di un provvedimento pensato soltanto in chiave di consenso elettorale e di propaganda contro i veri o presunti privilegi della politica e dei politici. È di sicuro un approccio errato perché quando si interviene su una riforma organica dello Stato e costituzionale non lo si deve fare sull'onda emotiva di qualche interesse di parte o, peggio ancora, di intenti punitivi nei confronti di qualcuno. La priorità oggi, quando si fa una riforma costituzionale, è salvaguardare i principi cardine della democrazia. A monte ci deve essere una riflessione seria e più approfondita tra tutte le forze politiche presenti in Parlamento e soprattutto ci devono essere una riflessione e un confronto anche con i cittadini. Purtroppo - ahimè - abbiamo dei segnali molto diversi rispetto all'idea di democrazia, soprattutto in questo Parlamento da una forza politica che in questi giorni sta discutendo di referendum propositivo senza quorum . È la cosa più sbagliata che può accadere oggi in questo Parlamento. Attualmente il quorum risponde a una logica di bilanciamento del sistema, come contropotere per evitare che i referendum (i quesiti posti ai cittadini) siano approvati da una minoranza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non è possibile. Il quorum è necessario e, piaccia o no, serve proprio a misurare l'entità di gradimento e di interesse che i cittadini possono avere su una questione che viene posta alla loro attenzione. Non possiamo oggi di colpo virare su una dittatura di una minoranza. Non è possibile. Anche questa è pertanto una riforma sbagliata. Come per tanti argomenti all'attenzione del Parlamento e della politica nazionale in questi giorni, anche sul referendum propositivo senza quorum assistiamo a un Governo con due forze politiche che se la dicono e se la danno di santa ragione. All'interno, come dicevo, di un sistema di democrazia rappresentativa la prima garanzia imprescindibile è proprio quella del rispetto proporzionale di ogni opinione. Abolire, quindi, il quorum significherebbe consegnare le decisioni alle minoranze. È una questione che divide ancora il Governo. Presidente, facciamo molta attenzione ai tentativi di mettere mano a certe riforme delicate con l'arroganza di chi pretende di alterare i capisaldi del sistema costituzionale e squilibrare il patrimonio culturale e democratico del nostro ordinamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, anche a me spiace non aver potuto ascoltare la relazione dell'ottimo relatore. Il rammarico non dipende dal non aver potuto apprendere l'elencazione dell'articolato che viene proposto - per quello sicuramente possiamo rifarci all'elaborato scritto - ma dal non aver potuto ascoltare qual è - forse non è casuale il fatto che non l'abbiamo ascoltato - il principio ispiratore di questa proposta di riforma. Qual è la ratio , la ragione sociale e la rivoluzione che ci state proponendo? L'argomento è molto serio e sfida le democrazie di questo millennio. È, infatti, indubbio che oggi più che in passato ci interroghiamo su come la nostra democrazia possa funzionare, come possa essere ogni giorno nella vita dei cittadini e come possa incontrare i bisogni, le ansie e le preoccupazioni. Questo tema è molto attuale in una fase in cui l'economia e la crisi sociale picchia durissimo sulla vita delle persone. Come, quindi, può essere effettiva questa democrazia? Ci domandiamo ormai da tempo come si possa alleviare un'eccessiva concentrazione del potere legislativo nell'Esecutivo e restituire al Parlamento questa potestà. È un'obiezione sollevata da tutti, ma soprattutto - ricordo - anche dai colleghi del MoVimento 5 Stelle nella passata legislatura. E ci domandiamo come i tempi e le modalità delle decisioni e del lavoro del Parlamento possano essere al passo con i tempi e con le domande che la comunità dei cittadini ci pone. In questi mesi di raffazzonata, ma soprattutto di rarefatta, assai rarefatta iniziativa legislativa, qual è stato l'atteggiamento della maggioranza? Quante proposte legislative di provenienza parlamentare abbiamo discusso e quanto e come si è adoperata la maggioranza per rendere centrale il Parlamento, per farlo funzionare, per renderlo in questo senso vicino ai cittadini? Abbiamo assistito ad una continua umiliazione del Parlamento; abbiamo assistito a un calpestamento della funzione, ad una cancellazione dell'apporto di proposte dei parlamentari, soprattutto della maggioranza, più ancora che dell'opposizione. Se questo è il contesto, qualcuno in questo contesto ha detto che il Parlamento è superato, che deve essere superato. Qualcuno ha anche detto che le democrazie liberali sono superate e sono da superare. È allora in questo contesto che, senza titoli e senza ragioni, arriva la proposta di diminuire il numero dei parlamentari tout court . Mi chiedo dunque e vi chiedo in che cosa la riduzione del numero dei parlamentari agevoli l'efficienza della produzione legislativa e in che cosa agevoli la democrazia e dove e come venga migliorato il lavoro del Parlamento. Stiamo parlando di modifiche regolamentari? Stiamo parlando - visto che si parla di costi - di come si razionalizzino le spese riguardanti il funzionamento del Parlamento e, soprattutto, di come si possa garantire al meglio una qualità del lavoro dei parlamentari? No, si parla di eliminazione di un costo. Mi chiedo dunque e vi chiedo: qual è il numero perfetto, sul costo? Qual è il costo perfetto? Qual è il prezzo dell'acquiescenza e dell'obbedienza a ciò che detta il Governo, deciso non si sa neanche dove e come? Quanto costa, colleghi? Quanto? Ditecelo, perché gli italiani vogliono saperlo. Io dico che, se non si è utili ai cittadini, anche un euro è troppo, non c'è prezzo adeguato. Vorremo sapere - e ci aspettavamo che la relazione ce lo spiegasse - a quale architettura costituzionale pensate. Qualcuno ha citato, ad esempio, il cambiamento della platea che elegge il Presidente della Repubblica. Come tutti sappiamo, il Presidente della Repubblica è il garante dell'equilibrio tra i poteri ed è quindi, in ultima analisi, l'ultimo garante della libertà di noi tutti. Qualche risposta la troviamo. Non so se sarò smentita, ma in questi ultimi minuti ho letto che sarebbe sbucata una proposta di legge del Governo tale per cui il Parlamento delegherebbe direttamente al Governo, con una Commissione ristretta, la produzione legislativa di 19 materie che spaziano a tutto campo. Forse, quindi, la risposta alla domanda sull'architettura costituzionale alla quale pensate sta in questa proposta. Il sospetto - che a questo punto è qualcosa di più - è che questa proposta in realtà sia l'applicazione di una grande insofferenza e di un fastidio per la democrazia parlamentare e per questo non ci dite qual è la ragione informatrice. La democrazia sta nel controllo, nella trasparenza e nel dibattito pubblico e sulla trasparenza ci piacerebbe riprendere questa discussione. Si può dunque ricominciare a discutere tutti insieme, ma, chiariamoci colleghi - mi rivolgo soprattutto alla maggioranza - in nome di che cosa? In nome di che cosa facciamo questa discussione? Se la facciamo in nome dei cittadini e del popolo, non è certamente per togliere lo scettro della democrazia ai cittadini e al popolo. Grazie. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (FI-BP) . Signor Presidente, relatori, colleghi, non ci preoccupiamo della riduzione del numero dei parlamentari, in quanto è un fatto fine a se stesso che ci preoccupa davvero poco. Ci preoccupa invece moltissimo il fatto che qui dentro non ci si chieda perché si vuole ridurre il numero dei parlamentari e, ancora meno, ci si interroghi sul ruolo dei parlamentari, ridotti - soprattutto in questa legislatura - a soldatini obbedienti. La mancanza di relazione del senatore Calderoli, che è un uomo noto per il rispetto delle istituzioni, dimostra davvero questo, cioè che i senatori, soprattutto di maggioranza, sono considerati obbedienti. A prescindere dal merito delle proposte che vengono portate qui, sanno che le voterete e questo è gravissimo, a prescindere dal numero in cui siete qui: se c'è un'unanimità acritica di pensiero, può anche esserci nessuno a rappresentare. Nel chiedermi il perché, sono andata a leggere le relazioni che accompagnano il provvedimento e ho trovato delle argomentazioni che sono presenti anche in qualche post e in qualche spot : aumentare l'efficienza e la produttività delle Camere, razionalizzare la spesa pubblica, rendere il nostro bicameralismo meno rissoso e conflittuale. Potremmo magari essere superficialmente soddisfatti, ma, in realtà, questa soddisfazione è di gran lunga superata dagli eventi, che ci dicono che questo Parlamento è considerato una cosa che non serve più e che i parlamentari possono essere scelti a sorte e perfino votare la legge di bilancio senza averla vista, né letta. I parlamentari sono considerati superflui. Gli eventi che hanno superato grandemente il disegno di legge in esame ci dicono che in Italia l' hardware della democrazia è in fortissimo pericolo, perché si vogliono sostituire le reti ai partiti e l'unanimismo alla capacità di pensiero critico di ogni singolo parlamentare che rappresenta moltissime persone e non i capi politici. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ciascuno di noi e di voi, che non ha mai preso la parola e nemmeno provato a contraddire qualcosa che profondamente non poteva condividere, rappresenta il popolo italiano. La provocazione della casualità di estrazione a sorte dei parlamentari è inaccettabile. Questi sono gli spunti di riflessione. Noi vogliamo che in questa sede ci siano persone di altissima qualità, perché quello che chiedono i cittadini è che la qualità delle decisioni che vengono prese qui dentro sia alta, nel loro interesse e per il bene collettivo: l'esatto contrario di quello che si sta celebrando, da quasi un anno, in quest'Aula. Chi credeva nella trasparenza e chi crede ancora - non si sa come - in una battaglia giusta, apra gli occhi: colga l'occasione di questa riforma costituzionale. Noi abbiamo aperto gli occhi. Io ho provato ad aprirli. In quest'anno di esperienza mi sono detta: va bene, vogliono aumentare l'efficienza e la produttività. Ma guardate la legge di bilancio o il decreto semplificazione, ma anche un provvedimento a caso, tanto è uguale: siamo stati dei parlamentari inermi, preparati e pronti a discutere a disposizione. Questo non per inefficienza del Parlamento e dei parlamentari, ma per un caos extraistituzionale, un caos politico che nulla ha a che fare con noi. Allora aprite gli occhi! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Vogliono razionalizzare i costi per 100 milioni di euro. In due, a forza di sparate alla più grossa, in pochissimi mesi hanno caricato sul conto del bilancio dello Stato un miliardo e mezzo di euro, in termini di interessi passivi. Cosa facciamo, allora? In modo salomonico tagliamo quei due, mi verrebbe da dire. Faremmo prima e risparmieremmo molto di più che tagliandone 100, 200 o 300. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per quanto riguarda l'atteggiamento rissoso, abbiate pazienza: qui l'atteggiamento rissoso si ha con le veline, con dei fake social , dei video fatti a caso, che non rispettano assolutamente il Parlamento. Qui i parlamentari sono educati, preparati, pronti alla discussione. A questo punto, per cortesia, ricominciamo a ragionare su ciò che è importante, che è migliorare la qualità delle scelte, e lo si fa pensando a ciò che si vota, selezionando una classe politica all'altezza delle responsabilità, che è l'esatto contrario del vincolo di mandato. L'esatto contrario! Il vincolo di mandato è un bavaglio alla libertà di pensiero, alla capacità di opinione, all'espressione critica: è un insulto all'intelligenza di ciascuno di voi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi non ci faremmo mai insultare in questo modo, ma voi sì e le votate anche, queste cavolate immense. È inaccettabile! Ma è ancora più inaccettabile - e lo dico da una che, pur avendo vissuto un po' qui e un po' lì, è nata in un'autonomia speciale - che per fare questa riforma si sia adottato addirittura un taglio lineare, come se tutti i territori fossero uguali, come se non ci fossero le minoranze linguistiche, come se non ci fossero gli italiani eletti all'estero, come se non ci fossero i trattati internazionali che regolano i rapporti tra Stato e territori. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ma dove siamo arrivati? Abbiamo dovuto implorare che si ragionasse sulle questioni, che fossero scritti degli emendamenti, perché costituzionalmente le minoranze devono essere protette: con i muscoli le minoranze verranno sempre schiacciate. È questa l'Italia che volete? Noi no. Vogliamo ridurre il numero dei parlamentari? Bene, ma mi sembra che non sia questa la questione. Se volete, lo possiamo anche ridurre, però vorrei che si riflettesse sulle questioni a monte, che restano irrisolte, che non sono state neanche dibattute e che riguardano la qualità delle persone elette e la democrazia vera. Di questo passo, infatti, andiamo verso una "democratura". (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, mi sarei aspettato un aiuto, in questa attesa discussione, da un ulteriore intervento del senatore Calderoli. PRESIDENTE. Ancora? D'ALFONSO (PD) . Me lo aspettavo perché conosco la sua confidenza tematica. L'«ancora», dice il vescovo della mia città, va sempre bene, soprattutto quando è animato da sincerità di incoraggiamento. Mi sarei aspettato, da parte del senatore Calderoli, quell'aiuto che tutti sappiamo poteva essere capace di portare in questa sede, per fare in modo che la discussione potesse risultare fruttuosa, non burocratica. Ci ritroviamo in un momento della vita del Paese e del nostro ordinamento in cui la priorità non è esattamente quella di occuparsi solo della riduzione del numero dei parlamentari. Come chiedeva prima la mia stimata collega Rossomando, come si fa a stabilire il numero perfetto? Seguiamo l'incoraggiamento che una volta, a lezione, diede il professore Miglio: qual è il numero perfetto di parlamentari? È quello che si inventa per l'occasione? Ci raccontò, a lezione, che sui numeri giocano solitamente i pescatori, quando devono farsi credere sull'oggetto del pescato, per esempio una carpa: il peso della carpa pescata si dice sempre con un numero tondo, per renderlo credibile. Si arriva così al numero di 400 per i deputati e di 200 per i senatori, perché è come se avesse una melodia da geometria. Ma siamo sicuri che una materia così delicata, qual è quella della rappresentatività (che è di più di rappresentanza), possa inchinarsi a una questione di estetica della dicitura numerica? Il tema della rappresentatività dei parlamentari evoca la questione della qualità della democrazia. Noi abbiamo ancora un numero elevatissimo di coloro i quali non votano e l'astensionismo è una parte importante del processo democratico. È vero che stiamo vivendo una fase di espressione della nostra democrazia parlamentare nella quale compare anche il kit del parlamentare, che fa dire poco, fa partecipare poco e magari fa essere presenza di abbellimento e di arredamento. Poi, abbiamo anche sentito dire che c'è una via d'uscita tecnologica, da piattaforma digitale, che sapevamo ci poteva servire per fare gli acquisti di beni e servizi; adesso sentiamo dire che può essere un sostituto della democrazia e del circuito della partecipazione. (Applausi dal Gruppo PD) . Tuttavia, non abbiamo paura dell'innovazione. In questa Camera alta dell'Italia ha lavorato per tanto tempo, con idoneità, un grande senatore della Repubblica, Martinazzoli, il quale ci ha lasciato detto che di cambiamento in cambiamento, cercando solo il cambiamento - permettetemi di dire, e spero che domani non si dica solo questo - si corre il rischio di incontrare chi teorizza solo il cambiamento per il cambiamento, che è il diavolo. Il diavolo cambia, ripetutamente. Non possiamo soltanto cercare il cambiamento per il cambiamento, fosse anche il costo dello svolgimento della rappresentanza parlamentare, in un Paese c'è la questione di chi va, vota, dice e cerca di rendere presenti gli assenti attraverso il voto. Il parlamentare ha una missione: rendere presenti gli assenti, fare in modo che nel circuito della democrazia liberaldemocratica arrivino tutte le questioni, i dolori, le aspettative, le speranze, i progetti; fare in modo che il territorio entri all'interno del Parlamento. Non è soltanto una questione di ridurre quel quid del costo; anzi, se la qualità del lavoro parlamentare è all'altezza delle sfide, il numero diventa un investimento, diventa la forza e la qualità dell'espressione della democrazia. Noi abbiamo fatto un tentativo di miglioramento del testo che si va affrontando e tematizzando attraverso emendamenti che, per esempio, possono aggiungere differenziazione delle due Camere, specializzando l'una rispetto all'altra. Ho letto tutte le carte riguardanti la legge di bilancio; ci ho messo tempo, faccio fatica a leggere e a capire. C'è, per esempio, un'innovazione che - sono sicuro - il 95 per cento dei senatori 5 Stelle non avrebbero votato se avessero capito quello che stavano votando. Sto parlando della reintroduzione dell'istituto della concessione. Ascolto gli interventi dei senatori 5 Stelle: sono contro i project financing, contro gli istituti della concessione, di progettazione, esecuzione e gestione. Perché, allora, è accaduto che quell'istituto sia potuto tornare a vivere? Per la velocizzazione esasperata, per la liofilizzazione degli spazi di lavoro del Parlamento. Abbiamo due corni che ci stanno incendiando: da una parte, questa estetica del riformismo, di ciò che fa più impressione sul piano dell'emotività (riduciamo il numero e facciamo spettacolo); dall'altra parte, la compressione dei tempi del lavoro della democrazia. È accaduto sulla legge di bilancio. Mai sarebbe stato possibile in quel secolo dei giganti che è stato il Novecento, purtroppo, devo dire. Mai sarebbe stato possibile che un pacco di carte si presentasse e assumesse la forma del bilancio dello Stato. Siamo arrivati anche a questo. Attenzione, allora, cari colleghi: va bene tutto, va bene cercare di scenografare, spostare l'asse delle attenzioni, fare in modo che l'agenda del lavoro del Parlamento faccia spettacolo emotivo, ma poi dobbiamo avere un ordinamento che sia capace di funzionare meglio e di più; che sia capace di trovare soluzioni alle questioni attese; che dia più ricchezza, più opportunità, più comodità per tutti, cittadini, imprese e territori. E come si fa con questo procedimento? Permettetemi. Nell'Ottocento è nato il sistema degli Stati-Nazione e si è affacciato anche il sistema della rappresentanza liberaldemocratica. Nella mia Regione c'è stato un grande servitore dell'allora ordinamento, Giuseppe de Thomasis, collaboratore di Gioacchino Murat, e il tema era stabilire quanto grandi dovessero essere i territori provinciali. Ebbene, oggi noi, con questa riforma, affronteremo - per converso - anche la grandezza delle circoscrizioni: quanta rappresentanza dovrà garantire un parlamentare, se si riduce il numero e si ingrandisce il territorio di riferimento? Gioacchino Murat si pose il tema che la grandezza della circoscrizione della Provincia dovesse corrispondere alla resistenza del cavallo nel percorrere in una giornata tutto il relativo territorio. Allora si stabilì, ad esempio, che la Provincia di Chieti dovesse avere determinate caratteristiche o quella di L'Aquila altre caratteristiche. Come facciamo, in questo caso, a trovare la grandezza idonea del territorio di riferimento? Dobbiamo fare in modo che tutta la vitalità della comunità, come avrebbe detto don Luigi Sturzo, riesca ad entrare all'interno del Parlamento. E come lo si fa? Con le invenzioni o con la lampada di Aladino? Forse con l'inganno, con una forzatura o con i calci nelle parti basse? Con che cosa si ottiene la garanzia dell'ingresso del tutto all'interno del poco di uno spazio parlamentare? Mi sarei aspettato allora un lavoro di cucitura, di ascolto e di rispetto per la delicatezza della materia, anche perché non partiamo dall'anno zero, non siamo la Provincia di Lodi, che è nata qualche anno fa, siamo il Parlamento della Repubblica italiana, che ha tanto lavoro e fatica alle spalle e anche insuccessi. Ci dovremmo nutrire degli insuccessi del lavoro precedente. Non voglio farla complicata, ma nell'antica Grecia c'era un termine che delineava questo sforzo quasi di maieutica e di gravidanza collettiva: si parlava di eubulia. Mettiamoci insieme, mettiamo dentro tutto e facciamo in modo che tutto venga fertilizzato, non per arrivare a fare "più uno", come nella sfida tra i tacchini che non vogliono entrare nella pentola, ma per fare in modo che quello che di risulta ci sarà funzioni davvero. Mi aspetto che, dopo questi interventi, il senatore Calderoli prenda la parola e ricominci da capo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berardi. Ne ha facoltà. BERARDI (FI-BP) . Signor Presidente, mi dispiace per il collega D'Alfonso, ma purtroppo parlerò io e non il presidente Calderoli. Sono alla mia prima esperienza in Parlamento e devo dire che l'amico Calderoli - peccato che sia milanista e io interista, ma a tutto c'è rimedio - mi ha lasciato un po' di stucco. Mi dispiace davvero, anche perché mi ero preparato, su un argomento davvero molto importante. Alcuni miei colleghi di Forza Italia hanno già spiegato il procedimento da cui siamo partiti, trenta e più anni fa e possiamo anche ricordare che il nostro presidente Silvio Berlusconi è stato davvero vicino, ad un passo, alla riduzione dei parlamentari, finalmente. A quel tempo si parlava di una riforma che portava tutto ad essere più armonizzato e meglio programmato per il nostro Parlamento, mentre oggi si parla solo per spot. Purtroppo, mi dispiace dirlo, ma per una questione così importante si parla solo per spot , facendo un tweet o una diretta su Facebook o su Instagram. Dispiace soprattutto far passare l'idea che il Parlamento sia un'istituzione inutile. Questo traspare un po' andando sul territorio, a parlare con i nostri concittadini: sembra davvero che siamo diventati inutili. A questo punto, aboliamo tutto e torniamo alla monarchia, o alla dittatura, magari torniamo a Maduro, per cui penso che qualcuno di voi, colleghi, abbia forse qualche simpatia. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Di inutile, secondo me, c'è ben altro e abbiamo visto altro. Voglio dare voce a qualche inutilità che è stata fatta in Parlamento: ad esempio, è di pochi giorni fa l'emendamento contro gli NCC, i noleggi con conducente che riguarda 80.000 aziende e centinaia di migliaia di posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Grazie a questo emendamento, che purtroppo qualcuno ricorderà per sempre, è stato messo in crisi un settore e un vanto italiano. Possiamo pensare alla battaglia che porta avanti, insieme al mio Gruppo Forza Italia, la capogruppo Anna Maria Bernini, per quanto riguarda i precari della scuola. Vi siete fatti vanto di aver emanato il decreto dignità, per garantire l'assunzione a tempo indeterminato: ebbene, nella scuola ci sono 150.000 precari, alcuni da oltre venti, venticinque o trent'anni. A quelli, che risposte diamo? Porte chiuse in faccia, ai nostri cittadini. Possiamo anche ricordare la vostra idea di chiudere i centri commerciali la domenica; altri 500.000 posti di lavoro in bilico, milioni di elettori che ovviamente si ricorderanno di voi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per ultimo - mi dispiace proprio dirlo - oggi protestavano dei ragazzi, che potrebbero essere i nostri figli. Protestavano alla Camera, perché, con il vostro emendamento sul concorso indetto dalla Polizia di Stato, avete loro impedito di coronare il proprio sogno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questi ragazzi di ventisette, ventotto o ventinove anni, come i nostri figli, chiedevano solo e soltanto di poter continuare a sperare di diventare agenti di Polizia di Stato e di servire lo Stato italiano. Voi gli avete risposto in quel modo, con uno schiaffo, un vergognoso schiaffo in faccia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Inutili non siamo noi. Voglio essere breve; avevo preparato un discorso, ma poi, con l'avvicendarsi dei colleghi, che hanno tutti parlato bene, è stato già detto molto. Inutile, secondo me, non è il Parlamento, che è a guardia della nostra democrazia, come lo è in primis il Presidente della Repubblica. Inutile, secondo me, è ben altro: inutile, secondo me, è questo Governo e gli italiani tra poco capiranno che davvero quello che c'è di inutile, qui, è questo Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Forse non sono i giorni giusti per esibire la sue fede calcistica, senatore Berardi, comunque abbiamo apprezzato. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà GARAVINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la riforma costituzionale che ci apprestiamo a votare quest'oggi è un clamoroso colpo contro la democrazia. Un clamoroso colpo contro la democrazia. Qui non si tagliano le poltrone; qui si taglia la democrazia. Ciò vale in misura maggiore e in misura ancora più che proporzionale per uno spicchio di rappresentanza, quella degli eletti all'estero dai concittadini che vivono all'estero, perché lo si fa riducendo il numero degli eletti all'estero in misura molto più che proporzionale, nel rapporto tra eletti ed elettori, rispetto a quanto non avvenga a livello nazionale. Cito qualche numero, signor Presidente, per dare il senso dell'ingiustizia e per comprendere quella sproporzione che in realtà già oggi esiste, ma che, nel caso in cui la riforma andasse avanti, diverrebbe ancora più consistente. Non bisogna dimenticare che noi facciamo riferimento alla legge n. 459 del 2001 e al relativo regolamento di attuazione. Tutte le proposte di legge presentate allora prevedevano l'istituzione non di 18 parlamentari, in rappresentanza dei cittadini che vivono all'estero, bensì addirittura di 30. Lei, signor Presidente, lo ricorderà bene, dal momento che l'allora parlamentare Tremaglia fu promotore di quella proposta di legge. All'epoca si pensava di istituire la presenza di 30 parlamentari, 20 deputati e 10 senatori; fu soltanto il compromesso politico che indusse a prevedere l'introduzione di soli 18 parlamentari, 12 deputati e 6 senatori. Ebbene, se guardiamo i numeri, alla luce di quella disparità che quindi già oggi esiste, vediamo che alla Camera, se a livello nazionale ad ogni eletto corrispondono 96.000 elettori, all'estero ne corrispondono 400.000. Se si andasse avanti con l'attuale riforma, si arriverebbe addirittura alla bellezza di 700.000 elettori che corrispondono a un deputato. Stessa cosa al Senato: già oggi la sproporzione è ancora maggiore rispetto ai numeri della Camera. In Italia si elegge un senatore ogni 192.000 elettori, mentre se un senatore è eletto all'estero necessitano 800.000 elettori; se la riforma andasse in porto servirebbero la bellezza di 1.400.000 elettori. Tra l'altro, stiamo parlando di quattro collegi dalle dimensioni gigantesche: se valesse il concetto a cui faceva riferimento il collega D'Alfonso poco fa, nel suo intervento, e venisse misurato attraverso le distanze che un cavallo dovrebbe percorrere per toccare tutti i suoi territori, si capirebbe ancora di più quanto questi dati siano davvero improponibili. Anche perché - mi preme sottolinearlo, Presidente - i dati riportano un elettorato che a livello nazionale in questi anni non ha conosciuto aumenti; anzi, c'è stata addirittura una lieve riduzione dell'elettorato a livello nazionale (-1,04 per cento) nell'arco di tempo che coincide con l'introduzione del voto per corrispondenza e quindi del diritto di voto passivo degli italiani all'estero. In contemporanea, il nostro elettorato all'estero è cresciuto in modo incredibile: abbiamo assistito negli ultimi tredici anni a un aumento degli iscritti all'AIRE, vale a dire di cittadini autorizzati ad esprimere il loro voto, della bellezza del 56 per cento, oltre il raddoppio degli aventi diritto. Rispetto a quella sproporzione che cercavo di chiarire, anche citando numeri, che già oggi esiste, se questa riforma andrà in porto si determinerà una ulteriore sproporzione, estremamente ingiustificata. Rispetto a questa ingiustizia, Presidente, le nostre comunità nel mondo si stanno mobilitando e sono estremamente preoccupate, perché questo non è diminuire il numero dei loro rappresentanti, è cassare il diritto degli italiani nel mondo di esprimere, attraverso la loro rappresentanza, la loro voce e le loro istanze: tra l'altro sono istanze che non ineriscono soltanto alle nostre comunità, ma ineriscono alla proiezione del sistema italiano nel mondo, proprio perché i nostri oltre 5 milioni di residenti all'estero sono la migliore espressione della proiezione del nostro Paese a livello internazionale. Presidente, le nostre comunità si stanno mobilitando in diversi modi: proprio in queste ore, si stanno tenendo presidi dei nostri concittadini preoccupati davanti alle sedi consolari, in concomitanza con i nostri lavori in Senato. Ci sono arrivate oggi pomeriggio le immagini di concittadini che stanno manifestando davanti all'agenzia consolare di Wolfsburg, mentre sono preannunciate iniziative analoghe di protesta davanti alle sedi consolari di Charleroi in Belgio o di Londra in Gran Bretagna. Decine e decine di concittadini hanno scritto - come mi riferiva il nostro Capogruppo, senatore Parrini - intasando di mail le caselle postali dei componenti della Commissione affari costituzionali, proprio per denunciare questa ingiustizia e attrarre l'attenzione del Parlamento, in particolare della maggioranza. Mi rivolgo, tramite lei Presidente, anche gli esponenti del Governo con l'auspicio che si tenga conto di queste istanze. Proprio quest'oggi una professoressa di biologia dell'università di Uppsala in Svezia è venuta personalmente, a nome di migliaia di intellettuali che nelle giornate scorse si sono mobilitati attraverso una petizione on line , promossa da un professore che insegna in Germania, che ha visto l'adesione da parte di autorevoli nostre personalità. Abbiamo rettori di università straniere, rettori di origine italiana in sud America; abbiamo chirurghi che hanno ottenuto riconoscimenti autorevoli in Svizzera; abbiamo giornalisti, gente di cultura. Quasi 4.000 sottoscrittori, intellettuali italiani all'estero, espressione delle nostre migliori eccellenze all'estero, si sono mobilitati. Queste persone sono venute personalmente oggi e, attraverso la persona della professoressa Parducci, hanno consegnato quasi 4.000 firme al Presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, hanno avanzato una richiesta a noi - e saluto con favore il fatto che anche colleghi di altre forze politiche abbiano voluto accompagnarci in una conferenza stampa - e hanno rivolto un appello al Governo e alla maggioranza a tornare sui loro passi, proprio perché una modifica che andasse nella direzione prospettata dall'attuale testo di riforma sarebbe una madornale ingiustizia nei confronti delle nostre comunità italiane all'estero. Faccio quindi appello anche agli esponenti delle altre forze di opposizione affinché sottoscrivano l'emendamento di cui ci siamo resi artefici, come Partito Democratico, proprio per recepire queste istanze e mi auguro che anche da parte della maggioranza ci sia un'attenzione particolare, perché altrimenti si verrebbe meno al concetto costituzionale di equa rappresentanza, che verrebbe ferito e soprattutto si ridurrebbero i nostri concittadini all'estero a cittadini di serie B e questa sarebbe veramente un'ingiustizia che questo Parlamento non si può permettere (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . PRESIDENTE . Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BITI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, esattamente 574 anni fa, proprio il 5 febbraio 1445, presso l'Istituto degli innocenti, all'epoca detto "Spedale degli innocenti", veniva lasciata la piccola Agata Smeralda. Da quel momento è in funzione questo luogo meraviglioso nel cuore della nostra città, Firenze, e fino ad oggi ha accolto circa 500.000 bambini. Nei primi anni ha fatto accoglienza soprattutto ai bambini abbandonati, diventando quello che è stato il primo orfanotrofio (così come adesso li conosciamo) addirittura in Europa. Ci sono bellissime storie di mamme, di famiglie che dovevano abbandonare i loro bambini, piccoli oppure più grandi, che venivano accolti senza indugio dallo Spedale degli innocenti, che era stato voluto dall'Arte della seta nel 1419 e il cui progetto era stato affidato a Filippo Brunelleschi. È per questo motivo, per festeggiare i 600 anni di questo istituto incredibile, la cui storia è veramente unica e meravigliosa, che il presidente Mattarella sarà a Firenze - e sarà un grande onore per noi averlo in città - lunedì prossimo. Verrà a rendere omaggio a questa struttura davvero unica e preziosa, nella quale i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza hanno sempre avuto il primo posto, dove quello che conta sono l'accoglienza, la cura, la formazione dei bambini, la vicinanza alle loro famiglie, soprattutto alle madri. Ancora oggi è così, perché ancora oggi l'Istituto degli innocenti lavora a Firenze, accoglie bambini disagiati, bambini con problemi, le loro famiglie, le loro madri. È davvero un onore quindi ricordare in quest'Aula oggi, il 5 febbraio (questa coincidenza è incredibile), Agata Smeralda, la prima bambina che venne accolta e che per noi fiorentini è un nome che richiama alla memoria tutti i bambini passati di lì e non solo, tutti i bambini che ancora oggi sono in difficoltà - sappiamo purtroppo quanti sono - perché la nostra città li ha sempre accolti tutti, indistintamente. Mi sembrava giusto portarne in quest'Aula il ricordo e far conoscere questo istituto così prezioso. (Applausi dal Gruppo PD) . PINOTTI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, prendo la parola a fine seduta perché alla fine della scorsa settimana, in un'altra Aula parlamentare, quella della Camera, è avvenuto un episodio che vorrei stigmatizzare. Con una risposta all'interrogazione di un deputato dei 5 Stelle, quindi dello stesso MoVimento del vice premier Di Maio, quest'ultimo ha risposto rispetto alla situazione della Carige. Ora, noi ci saremmo aspettati tutti, essendo la situazione della Carige peraltro oggetto di un decreto-legge e con una situazione di difficoltà ma anche con la capacità di risollevarsi, che il Vice Premier parlasse di come risolvere la situazione bancaria e come rafforzare la banca. Invece è andata in onda una requisitoria da pubblico ministero, o forse già da giudice definitivo, che ha riguardato situazioni debitorie che hanno avuto alcuni importanti clienti della banca, peraltro riferita ad una relazione della Banca d'Italia di due anni fa, laddove alcune di queste situazioni si erano già risolte. Ma lo ha fatto con un'accusa complessiva ai politici e alla vecchia politica, mettendo insieme i nomi "alla qualunque", compresi quello di personalità che avevano avuto responsabilità nella banca, ma che si erano opposti fermamente a una pratica non corretta della governance di allora, tanto che in quella stessa mattina era stata resa nota dal tribunale di Roma non soltanto l'assoluzione in formula piena, ma anche con la motivazione che una di queste personalità, ossia l'ex Presidente della Provincia di Genova, aveva contrastato la situazione che si stava creando con difficoltà. Che cosa voglio rappresentare qui? Sono rimasta allibita e lo volevo dire in quest'Aula parlamentare: un Vice Premier non è un Torquemada, non è un giudice, non è un giustiziere. A Genova abbiamo già sentito, dopo il crollo del ponte Morandi, l'affermazione: «giudicheremo i colpevoli». In Italia c'è già chi fa questo lavoro. Chi invece ha la responsabilità di governare questo Paese dovrebbe, con molta più serietà, parlare delle soluzioni da dare ai problemi dell'Italia. Mi auguro di non assistere più a questi processi sommari, peraltro con una capacità requisitoria che non mette neanche insieme analisi corrette. Quando si vuole fare un comizio politico non si usa l'Aula della Camera per farlo; si va nelle piazze. Nell'Aula della Camera si deve essere corretti, fondati e precisi. (Applausi dal Gruppo PD) . LA MURA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA MURA (M5S) . Signor Presidente, intervengo per condividere una breve riflessione su un tragico e recente fatto di cronaca che, come fin troppo spesso accade, ha scosso l'opinione pubblica. Mi riferisco all'omicidio del piccolo Giuseppe a Cardito, nel napoletano, perpetrato dal compagno della madre, reo confesso. Una storia atroce che ha visto coinvolta anche la sorellina di Giuseppe, soccorsa in ospedale col volto completamente tumefatto. Nella mia città, Pompei, domenica scorsa si sono svolti i funerali. Questi eventi, purtroppo non così rari come possiamo immaginare, celano incredibile sofferenza, disagio, precarietà esistenziale. È una storia dalle mille sfumature, questa, che racchiude certamente l'orrore che può nascondersi tra le mura di una casa qualsiasi, la violenza fisica e psicologica che i membri di una famiglia possono subire. Ma soprattutto essa evidenzia la profonda solitudine nella quale si può cadere; una solitudine che significa mancanza di attenzione dall'esterno, da chi ci guarda; mancanza di cura e di quel senso di comunità che le istituzioni possono e devono attivare. Mentre fuori da quest'Aula già è partito il processo mediatico, con le tifoserie di turno, qui dentro dobbiamo provare a capire, perché ogni evento di questo tipo è una grave sconfitta per tutti noi, che in qualche modo dovremmo garantire un supporto a chi vive situazioni drammatiche come questa, far capire che si può chiedere aiuto, ma soprattutto far capire alle persone che solo oggi denunciano i maltrattamenti subiti da quei bambini, i due fratellini di cui uno è morto, che anche loro avrebbero potuto allertare i servizi sociali, i centri antiviolenza o le autorità competenti. Eppure nessuno lo ha fatto, forse per distrazione, forse perché ognuno troppo preso dalla propria vita, ma sicuramente anche perché gli strumenti che lo Stato offre non sono tenuti in considerazione, troppo deboli sui territori, carenti di risorse e spesso inadeguati a rispondere alle esigenze di una popolazione che, per diversi motivi, porta dentro angosce e frustrazioni irrisolte. Anche questi terribili casi sono lo specchio della nostra società, una società dove l'isolamento è sempre maggiore, dove ognuno vive la propria vita non relazionandosi con l'altro o non attivandosi per aiutarlo, una società che vede un sempre più diffuso disagio psicologico dei soggetti deboli, quelli che nel mondo dei forti sono sempre più emarginati. Risposte che possiamo dare noi come Stato, risposte che sicuramente devono essere anche economiche, ma non basta, dobbiamo offrire maggiore supporto andando a rafforzare chi si occupa di sviscerare i problemi psicologici delle persone, strutturare meglio i servizi di prossimità, far emergere di nuovo quello spirito di comunità e solidarietà che sembra essere passato in secondo piano. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Ci associamo alla solidarietà della comunità del paese dove il piccolo è stato barbaramente ucciso. GALLONE (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GALLONE (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, care colleghe e cari colleghi, purtroppo ci risiamo, interventi come questo non avrei proprio voluto più farne, perché mi pesa come un sasso sul cuore, mentre vi parlo, il pensiero di quello che è accaduto e che continua ad accadere, ancora l'ennesimo caso di femminicidio. Marisa Sartori, venticinque anni, che oggi non è riuscita a compierne ventisei, perché oggi sarebbe stato il suo compleanno ed invece è morta, ammazzata con una coltellata al cuore, perché la sua unica colpa è stata quella di innamorarsi dell'uomo sbagliato e di cambiare idea, resasi conto dell'errore. Marisa che avrà venticinque anni per sempre e che abitava a Curno. Curno è un piccolo centro dell' hinterland bergamasco come tanti, dietro l'angolo di casa nostra, in questo caso a due chilometri da casa mia, nella civile e ordinata Lombardia, non a un milione di chilometri da noi, ma accanto a noi, accanto a me, accanto ad altre mie colleghe come la senatrice Pergreffi, come la senatrice Pirovano, e forse per questo lo sento ancora più forte. È la seconda giovane vita spezzata in pochi giorni nella mia Provincia per una ragione paradossale. L'amore non dovrebbe mai essere un pretesto per la violenza, ma qui non parliamo di amore. La parola amore oggi è proprio il termine meno adeguato da utilizzare. Marisa aveva denunciato da poco il suo ex amato, divenuto il suo persecutore. Marisa era spaventata, era preoccupata, per questo non si muoveva mai da sola ed è per questo che sua sorella Deborah, per non lasciarla da sola, è stata ferita gravemente e a sua volta si trova in condizioni critiche in ospedale, massacrata di coltellate. Marisa si era rivolta al centro antiviolenza, aveva denunciato suo marito, ma troppo tardi e nonostante il fatto che i carabinieri fossero già intervenuti due volte per le azioni violente dell'uomo, perché a volte la paura delle conseguenze di una denuncia è più forte della paura stessa. Oggi esiste un codice rosso approvato dal Consiglio dei Ministri a fine novembre, anche se non è ancora stato ratificato dal Parlamento e che dovrà essere una delle priorità della nostra Assemblea, come ha affermato anche il ministro Salvini. Il codice rosso prevede una corsia preferenziale per le denunce, indagini più rapide sui casi di violenza alle donne e l'obbligo per i pubblici ministeri di ascoltare le vittime entro tre giorni, forse troppi, perché il marito di Marisa andava fermato prima di potersi avvicinare a lei. Invece la mattanza continua. Anche ieri mattina a Vercelli un'altra donna è stata incendiata fisicamente da un uomo, che prima aveva pensato anche di picchiarla per farla soffrire un pochino di più. Parliamo di rivoluzione culturale e le rivoluzioni vanno sostenute e, quindi, ciò che chiedo oggi sono investimenti dal parte del Governo: nella scuola, sull'educazione e sulle Forze dell'ordine, che devono avere più personale dedicato e formato per essere adeguato a intervenire. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Biti) . Bisogna aiutare i Comuni, che sono lasciati soli, e i centri di violenza, che sono le prime sentinelle sul territorio a proteggere per prevenire. Abbiamo parlato tanto; facciamo seguire alle parole i fatti e per questo appoggeremo il Governo su ogni azione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . DONNO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DONNO (M5S) . Signor Presidente, la vicenda accade a Trepuzzi, in provincia di Lecce, ma è senza dubbio ripetibile nella stragrande maggioranza dei Comuni italiani. Si tratta di una questione di facile risoluzione che, solo per l'evidente mancanza di volontà di alcuni degli attori coinvolti, porto all'attenzione dell'Aula. In data 10 ottobre 2018 il consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle Massimo Scarpa presentava una mozione in Consiglio con cui chiedeva alla Giunta comunale di Trepuzzi di impegnarsi ad agire con imparzialità nei confronti del cittadino contribuente, semplicemente chiedendo l'applicazione di quanto disposto dall'articolo 97 della Costituzione. Nello specifico, è previsto che, in caso di mancato o insufficiente pagamento di un tributo, l'amministrazione interessata produca automaticamente l'atto di accertamento. In seguito all'accertamento, l'amministrazione informa il cittadino circa la facoltà di richiedere il rimborso del maggior pagamento effettuato o la compensazione, in diminuzione, della maggior somma versata. Per quanto sopra, il consigliere Scarpa chiedeva, appunto, che il contribuente che avesse versato un importo errato in eccesso si vedesse comunicato l'errore. In più precisava che la detta operazione poteva essere fatta a costo zero per l'amministrazione prendendo, ad esempio, il file già predisposto dall'Agenzia delle entrate e aggiornabile allo scopo senza produrre alcuna informativa. La morale della favola è che la mozione viene respinta con la motivazione che la richiesta avrebbe previsto un'ulteriore attività per l'ufficio. Così non è, ma anche e qualora lo fosse e si dovessero impegnare risorse umane non economiche per garantire l'imparzialità come valore fondante della pubblica amministrazione, sarebbe giusto e doveroso che l'amministrazione comunale facesse ogni sforzo per rimuovere la situazione fonte di discriminazione e operasse in ossequio al principio costituzionale di imparzialità e trasparenza. Risulta ad oggi che l'amministrazione comunale di Trepuzzi stia ancora agendo in difformità. Confidiamo che da oggi in poi ci sia un opportuno ravvedimento. (Applausi dal Gruppo M5S) . PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, mercoledì della scorsa settimana ho preso la parola a fine seduta per denunciare una lunga serie di attentati dinamitardi commessi a Foggia a danni di operatori economici, al fine di assoggettarli a richieste estorsive e anche a intimidire la cittadinanza. Questa notte - sono felice di poter dare una bella notizia - c'è stata un'operazione coordinata dalla procura della Repubblica di Foggia che ha impegnato circa 100 uomini della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza. Sono stati tratti in arresto 16 presunti appartenenti ai clan della mafia foggiana, tra cui i figli e nipoti di boss arrestati a novembre nel corso della operazione Decima Azione. Complessivamente sono quasi 100 i presunti mafiosi posti agli arresti dal mese di settembre ad oggi e, quindi, questo grandissimo risultato investigativo è il segno tangibile di come le istituzioni stiano producendo uno sforzo enorme per contrastare la criminalità organizzata. Questi 100 arresti dimostrano chiaramente che lo Stato quando vuole vince. Ora i cittadini devono fare un passetto in avanti: devono prendere coraggio e devono sentirsi sorretti dalle istituzioni. Devono denunciare, cosa che purtroppo è avvenuta poco negli ultimi anni e negli ultimi mesi. In questo modo la sconfitta delle mafie foggiane avverrà in maniera più rapida. Voglio anche comunicare che venerdì 8 febbraio una delegazione della Commissione parlamentare antimafia farà visita a Foggia per preparare una più articolata missione che si terrà nelle prossime settimane. Mi sento di ringraziare moltissimo tutta la Commissione per aver voluto approvare la mia proposta di missione e per aver immediatamente disposto la visita preparatoria, che si farà il prossimo venerdì. In questo momento, dunque, ci sono tutti gli elementi e si stanno creando le condizioni affinché questa difficile battaglia si possa vincere, ma la potremo vincere solo se la combatteremo tutti insieme. (Applausi dal Gruppo M5S) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 6 febbraio 2019 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 6 febbraio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: (Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 20,03) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni (1018) PROPOSTA DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Bagnai, Barachini, Barbaro, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Campagna, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Collina, Crimi, D'Angelo, De Poli, Fattori, Giacobbe, Ginetti, Merlo, Monti, Napolitano, Nocerino, Ortolani, Pagano, Pisani Giuseppe, Renzi, Richetti, Ronzulli, Santangelo, Siri, Solinas, Stancanelli e Taverna. Commissioni permanenti, variazioni nella composizione Il Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia - Berlusconi Presidente ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti: 1 a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Schifani, cessa di farne parte la senatrice Bernini; 8 a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Bernini, cessa di farne parte il senatore Schifani. Commissione parlamentare per le questioni regionali, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati, in data 4 febbraio 2019, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali la deputata Sandra Savino in sostituzione del deputato Paolo Barelli, dimissionario. Ha chiamato altresì a far parte della medesima Commissione il deputato Dario Bond in sostituzione del deputato Mauro D'Attis, dimissionario. Commissione parlamentare per la semplificazione, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati, in data 4 febbraio 2019, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per la semplificazione la deputata Annaelsa Tartaglione in sostituzione del deputato Francesco Cannizzaro, dimissionario. Ha chiamato altresì a far parte della medesima Commissione il deputato Mauro D'Attis in sostituzione del deputato Sestino Giacomoni, dimissionario. Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi, composizione Il Presidente del Senato, in data 28 gennaio 2019, ha chiamato a far parte della Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi le senatrici Fiammetta Modena e Maria Saponara. Il Presidente della Camera dei deputati, in data 31 gennaio 2019, ha chiamato a far parte della medesima Commissione i deputati Fabio Berardini e Lisa Noja. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatore Ciriani Luca Modifica del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, in materia di esenzione dall'imposta di registro degli atti giudiziari nonché di prescrizione del diritto all'esazione e di decadenza al rimborso (1033) (presentato in data 30/01/2019); senatore Nastri Gaetano Disposizioni in materia di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia nonché presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio (1034) (presentato in data 30/01/2019); senatrice Rizzotti Maria Istituzione dell'Autorità garante della persona disabile (1035) (presentato in data 31/01/2019); senatrice Rizzotti Maria Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto relativa a prodotti per la prima infanzia (1036) (presentato in data 31/01/2019); senatore Nastri Gaetano Introduzione di un credito d'imposta in favore degli studi medici e degli ambulatori sanitari privati (1037) (presentato in data 31/01/2019); senatore Ciriani Luca Modifica alla legge 30 marzo 2004, n. 92, per rendere onore e memoria ai martiri delle foibe (1038) (presentato in data 31/01/2019); senatori Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Fedeli Valeria, Cirinna' Monica, Valente Valeria, Collina Stefano, Rossomando Anna, Alfieri Alessandro, Astorre Bruno, Bellanova Teresa, D'Arienzo Vincenzo, Faraone Davide, Ferrazzi Andrea, Garavini Laura, Giacobbe Francesco, Laus Mauro Antonio Donato, Manca Daniele, Marino Mauro Maria, Parrini Dario, Patriarca Edoardo, Pinotti Roberta, Pittella Gianni, Rojc Tatjana, Stefano Dario, Sudano Valeria, Taricco Mino, Verducci Francesco Disposizioni in materia di parto in anonimato e accesso alle informazioni sulle origini del figlio non riconosciuto alla nascita (1039) (presentato in data 31/01/2019); senatori Binetti Paola, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, De Poli Antonio, Ferro Massimo, Causin Andrea, Aimi Enrico, Stabile Laura, Dal Mas Franco, Lonardo Alessandrina, Minuto Anna Carmela, Siclari Marco, Battistoni Francesco, Papatheu Urania Giulia Rosina, Gasparri Maurizio, Berardi Roberto, Vitali Luigi, Rizzotti Maria, Masini Barbara, Testor Elena Disposizioni in materia di prevenzione, cura, riabilitazione e integrazione sociale dei pazienti stomizzati e incontinenti (1040) (presentato in data 31/01/2019); senatori Dessi' Emanuele, Perilli Gianluca, Castaldi Gianluca, Montevecchi Michela Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo in materia di sport (1041) (presentato in data 04/02/2019); senatrice L'Abbate Patty Disposizioni in materia di trattamento dei rifiuti organici domestici (1042) (presentato in data 04/02/2019); senatori Misiani Antonio, Verducci Francesco, Astorre Bruno, Alfieri Alessandro, Bini Caterina, Boldrini Paola, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Fedeli Valeria, Ferrazzi Andrea, Giacobbe Francesco, Ginetti Nadia, Grimani Leonardo, Iori Vanna, Nannicini Tommaso, Stefano Dario, Vattuone Vito Disposizioni in materia di indennità di funzione per l'espletamento della carica di Sindaco e di Presidente di Provincia (1043) (presentato in data 05/02/2019). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Pergreffi Simona ed altri Nuove disposizioni in materia di vittime del dovere (971) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio) (assegnato in data 05/02/2019); 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Sen. Taricco Mino ed altri Istituzione della Giornata dell'attesa resiliente (974) previ pareri delle Commissioni 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 05/02/2019); 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Castaldi Gianluca ed altri Modifica all'articolo 4 del decreto legislativo 28 luglio 2000, n. 274, in materia di competenza del tribunale ordinario per la lesione personale in occasione di manifestazioni sportive (978) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) (assegnato in data 05/02/2019); 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro Sen. Lucidi Stefano ed altri Riduzione dell'aliquota IVA sui defibrillatori semiautomatici e altri dispositivi salvavita (976) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita') (assegnato in data 05/02/2019); 7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali Sen. Piarulli Angela Anna Bruna Disposizioni per la promozione dell'educazione motoria e sportiva nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria (1027) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/02/2019); 10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo Sen. Turco Mario, Sen. Puglia Sergio Misure per il riordino del settore dei call center (901) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/02/2019); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Laforgia Francesco ed altri Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condizione del lavoro degli italiani (740) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/02/2019); 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' Sen. Nencini Riccardo Disposizioni urgenti per garantire i punti di nascita dei presidi ospedalieri dei territori a bassa intensità demografica (995) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 05/02/2019). Disegni di legge, presentazione di relazioni A nome della 1ª Commissione permanente Aff. costituzionali in data 04/02/2019 il senatore Garruti Vincenzo ha presentato la relazione 881-A sul disegno di legge: Sen. Perilli Gianluca ed altri "Disposizioni per assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari" (881) (presentato in data 19/10/2018). Disegni di legge, rimessione all'Assemblea Su richiesta di un quinto dei componenti la 2ª Commissione permanente - a norma dell'articolo 36, terzo comma, del Regolamento - il disegno di legge Molteni ed altri. - "Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo" (925), già assegnato alla medesima Commissione in sede redigente, è stato rimesso alla discussione e alla votazione dell'Assemblea. Indagini conoscitive, annunzio In data 31 gennaio 2019 le Commissioni riunite 7 a e 12 a sono state autorizzate a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sul contrasto del doping nella pratica sportiva. Governo, trasmissione di atti e documenti Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettere in data 29 gennaio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9- bis , comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le seguenti procedure di informazione, attivate presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, in ordine: al progetto recante "Linee guida contenenti le Regole tecniche e Raccomandazioni afferenti la generazione di certificati elettronici qualificati, firme e sigilli elettronici qualificati e validazioni temporali elettroniche qualificate". La predetta documentazione è deferita alla 1 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 169); allo schema di decreto ministeriale recante "Sistemi antiabbandono". La predetta documentazione è deferita alla 8 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 170). Il Ministro della giustizia, con lettera in data 18 gennaio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 3, della legge 22 giugno 2000, n. 193, la relazione sullo svolgimento da parte dei detenuti di attività lavorative e di corsi di formazione professionale per qualifiche richieste da esigenze territoriali, relativa all'anno 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a e alla 11 a Commissione permanente ( Doc. CXCIV, n. 1). Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 28 gennaio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, l'elenco delle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, riferito al quarto trimestre 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti ( Doc . LXXIII- bis , n. 4). Negli scorsi mesi di dicembre 2018 e gennaio 2019 sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione del Ministero degli affari esteri, della difesa, delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali, dell'interno, per l'esercizio finanziario 2018, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa. Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti. Governo, ritiro di richieste di parere su atti Il Ministro delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo, con lettera in data 1° febbraio 2019, ha comunicato di ritirare lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo per l'anno 2018, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 64). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/2403 per quanto riguarda le autorizzazioni di pesca per i pescherecci dell'Unione nelle acque del Regno Unito e le operazioni di pesca dei pescherecci del Regno Unito nelle acque dell'Unione (COM(2019) 49 definitivo), alla 9 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a e 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione del regolamento (CE) n. 577/98 del Consiglio (COM(2019) 14 definitivo), alla 11 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1 a e 14 a ; Raccomandazione di Decisione del Consiglio che autorizza l'avvio di negoziati per un accordo con gli Stati Uniti d'America sulla soppressione dei dazi sui beni industriali (COM(2019) 16 definitivo), alla 6 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3 a , 10 a e 14 a ; Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare, a nome dell'Unione europea, alla sessantaduesima sessione della commissione Stupefacenti sull'inclusione di sostanze ai sensi della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, modificata dal Protocollo del 1972, e della Convenzione sulle sostanze psicotrope del 1971 (COM(2018) 862 definitivo), alla 12 a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 2 a e 14 a . Garante per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di atti. Deferimento La Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con lettera in data 28 gennaio 2019, ha inviato una segnalazione concernente: "Persone di minore età a bordo della nave Sea Watch 3 in acque territoriali italiane". La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a e alla 3 a Commissione permanente (Atto n. 171). Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento La Sezione di controllo per gli affari comunitari ed internazionali della Corte dei conti, con lettere in data 23 e 24 gennaio 2019, ha inviato: Deliberazione n. 14/2018 - Relazione speciale recante "Irregolarità e frodi sul Fondo di sviluppo regionale (FESR) nella Programmazione 2007-2013. Procedure di recupero e loro esito". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 5 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 167); Deliberazione n. 13/2018 - Relazione speciale recante "Il sostegno dell'UE al ricambio generazionale in agricoltura e all'imprenditoria giovanile". Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 5 a , alla 9 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 168). Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, i seguenti progetti di atti legislativi: in data 30 gennaio 2019, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 508/2014 per quanto riguarda alcune norme relative al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca a causa del recesso del Regno Unito dall'Unione (COM(2019) 48 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è stato deferito, in data 31 gennaio 2019, alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 27 marzo 2019. L'atto è stato altresì deferito, in pari data, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 9 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a ; in data 31 gennaio 2019, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'istituzione di misure di emergenza nel settore del coordinamento della sicurezza sociale in seguito al recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea (COM(2019) 53 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è stato deferito, in data 1° febbraio 2019, alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 28 marzo 2019. L'atto è stato altresì deferito, in pari data, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 11 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a ; in data 31 gennaio 2019, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni per il proseguimento delle attività di mobilità in corso ai fini dell'apprendimento a titolo del programma Erasmus+ nel quadro del recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ("Regno Unito") dall'Unione europea (COM(2019) 65 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è stato deferito, in data 1° febbraio 2019, alla 14 a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 28 marzo 2019. L'atto è stato altresì deferito, in pari data, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 7 a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3 a e 14 a . Interrogazioni, apposizione di nuove firme La senatrice De Petris ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00478 del senatore De Bonis. Mozioni Atto n. 1-00070 CIRIANI BALBONI BERTACCO DE BERTOLDI FAZZOLARI GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA LA RUSSA MAFFONI MARSILIO NASTRI RAUTI RUSPANDINI STANCANELLI TOTARO URSO ZAFFINI - Il Senato, premesso che: il dittatore venezuelano Nicolas Maduro, diventato per la prima volta presidente del Venezuela nel 2013 dopo la morte di Chavez e confermato presidente dalle elezioni-farsa del 20 maggio 2018, ha giurato il 10 gennaio 2019, per un secondo mandato presidenziale di sei anni, sino al 2025; la cerimonia di insediamento è stata disertata da gran parte della comunità internazionale: delle 100 delegazioni invitate, erano ben poche quelle presenti, considerato che i 13 Paesi riuniti nel Gruppo di Lima (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Perù e Saint Lucia) avevano già annunciato che non avrebbero riconosciuto la legittimità del nuovo mandato di Maduro; la seconda elezione di Maduro è stata ampiamente contestata ed è ritenuta illegittima sia dalla comunità venezuelana che da quella internazionale visto che, a partire dal 2014, oltre 12.800 persone sono state arrestate per le manifestazioni contro il Governo, mentre sono state denunciate centinaia di casi di maltrattamenti ai danni di oppositori, compresi 31 casi di tortura; il Venezuela vive da tempo una gravissima recessione: la produzione petrolifera nazionale, una delle più ricche del mondo, è crollata da 2,5 milioni di barili al giorno nel 2015 a 1,1 milioni di barili a novembre 2018; negli ultimi 4 anni, il prodotto interno lordo si è contratto del 30 per cento e, nel 2017, l'inflazione ha superato l'incredibile soglia del milione per cento; il costo della vita è insostenibile, i beni alimentari scarseggiano e un abitante su tre è sottopeso; sono milioni le persone fuggite all'estero mentre 3 milioni di cittadini sono ridotti completamente in miseria; il Venezuela è ormai ad un passo dalla guerra civile e si contano centinaia di feriti e decine di morti negli scontri di piazza; il popolo venezuelano, con imponenti manifestazioni in nome della libertà, ha ottenuto che Juan Guaidò assumesse la presidenza ad interim del Venezuela, come previsto dall'articolo 233 della Costituzione, che appunto consente all'Assemblea nazionale di revocare il mandato al presidente illegittimamente eletto e nominare un presidente ad interim per indire nuove elezioni entro 30 giorni; le reazioni della comunità internazionale non si sono fatte attendere: gli Stati Uniti e l'Unione europea hanno supportato Guaidò e con loro il Gruppo di Lima, Ecuador e l'Organizzazione degli Stati americani (Osa); Stati Uniti, Brasile, Argentina, Cile, Colombia, Costa Rica, Paraguay, Perù e Canada hanno già riconosciuto, al fine di concludere la transizione della feroce dittatura di Maduro, il leader Guaidò quale presidente del Venezuela; in Europa, dopo la scadenza dell' ultimatum lanciato 8 giorni fa a Nicolas Maduro di convocare nuove elezioni presidenziali "libere" e "giuste", ad oggi, hanno riconosciuto Guaidò (trasversalmente e indipendentemente dalla collocazione politica dei singoli Governi) Austria, Danimarca, Francia, Germania, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia; considerato che: anche la comunità di italiani in Venezuela, importante e numerosa, attraverso le proprie associazioni, all'unanimità, si è appellata al Presidente della Repubblica chiedendo che l'Italia si allinei alla posizione dell'Unione europea; il presidente Sergio Mattarella ha risposto che la situazione in Venezuela è "particolarmente rilevante anche per l'Italia", per il legame "strettissimo" tra i due Paesi, "per i tanti italiani che vivono in Venezuela e per i tanti venezuelani di origine italiana. Una condizione che ci richiede senso di responsabilità e chiarezza su una linea condivisa con tutti i nostri alleati e i nostri partner l'Ue", affermando altresì che "non ci può essere incertezza né esitazione nella scelta tra la volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato e dall'altro la violenza della forza", impegna il Governo a riconoscere immediatamente il presidente Juan Guaidò quale legittimo presidente ad interim del Venezuela. Atto n. 1-00071 MARCUCCI RENZI ALFIERI CASINI GIACOBBE PINOTTI MALPEZZI MIRABELLI VALENTE FERRARI COLLINA BINI CIRINNA' ASTORRE BELLANOVA BITI BOLDRINI BONIFAZI COMINCINI CUCCA D'ALFONSO D'ARIENZO FARAONE FEDELI FERRAZZI GARAVINI GINETTI GRIMANI IORI LAUS MAGORNO MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI NANNICINI PARENTE PARRINI PATRIARCA PITTELLA RAMPI RICHETTI ROJC ROSSOMANDO SBROLLINI STEFANO SUDANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI ZANDA - Il Senato, premesso che: il 23 gennaio 2019 il leader dell'opposizione e capo dell'Assemblea nazionale Juan Guaidò si è proclamato "presidente ad interim " del Venezuela ai sensi dell'articolo 233 della Costituzione venezuelana che riconosce questa facoltà al presidente dell'Assemblea nel caso in cui il presidente in carica non abbia adempiuto ai compiti del suo ufficio. A Guaidò hanno espresso immediato sostegno il Gruppo di Lima (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Paraguay e Perù), Ecuador, Organizzazione degli Stati americani (Osa) e Stati Uniti; primo Paese al mondo per riserve certificate di greggio, il Venezuela è al centro di una spirale recessiva senza precedenti. Secondo il Fondo monetario internazionale, il Pil pro capite venezuelano si è contratto del 40 per cento tra il 2013, anno dell'ascesa al potere di Maduro, e il 2017. Caracas deve fronteggiare un'iperinflazione e una sovraesposizione finanziaria di cui sono sintomatici la scarsità di beni di prima necessità e i razionamenti idrici ed energetici, aggravatisi costantemente negli ultimi 4 anni, che hanno determinato una crisi socio-politica, umanitaria e migratoria. Infatti, secondo diverse stime, almeno 2 milioni di persone si sono riversate nei Paesi circostanti. Il ponte Simón Bolívar, al confine con la Colombia, viene attraversato ogni giorno da decine di migliaia di persone e in Brasile l'agenzia dell'Onu per i rifugiati ha cominciato a creare dei campi di accoglienza per ospitare chi sta fuggendo; alla situazione drammatica di questi anni non è sfuggita la comunità italo-venezuelana. Per molti di loro le pensioni, per effetto della forte inflazione, erano precipitate ad appena 8 dollari americani al mese e solo grazie a un intervento dell'ambasciata italiana sono state integrate a una cifra al limite della sopravvivenza; al deterioramento economico e al conseguente malcontento popolare il capo dello Stato ha risposto rinsaldando l'asse con le forze armate e reprimendo gli oppositori: una linea anticostituzionale culminata nell'elezione, nel mese di luglio, di un'Assemblea nazionale costituente con l'intento di esautorare il Parlamento, unica istituzione non controllata dall'Esecutivo, cancellando ogni residuo di dissenso istituzionale. Già nel maggio 2018 le presidenziali, non riconosciute dai Paesi vicini, dagli Usa e dai membri dell'Unione europea, avevano confermato Maduro capo di Stato fino al 2025. Elezioni, invece, riconosciute da Russia e Cina che insieme all'Iran sono stati negli ultimi anni i principali alleati del regime di Maduro; premesso, inoltre, che: poco dopo la proclamazione di Guaidò, con una nota, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini ha dichiarato che: «L'Ue chiede con forza la tenuta urgente di elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili» e, «in mancanza di un annuncio sull'organizzazione di nuove elezioni con le necessarie garanzie nei prossimi giorni, l'Ue intraprenderà ulteriori azioni, anche sulla questione del riconoscimento della leadership del Paese»; allo scadere dell' ultimatum di 8 giorni a Maduro per indire nuove elezioni, Regno Unito, Spagna, Francia, Austria, Svezia, Germania, Olanda, Lettonia a Lituania hanno riconosciuto Guaidò quale presidente ad interim; a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo, di fronte alla crisi venezuelana il Governo italiano ha espresso due posizioni contrapposte: al vice presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, che ha dichiarato di essere contro la dittatura di Maduro, hanno fatto seguito le dichiarazioni dell'altro vice presidente del Consiglio, Luigi di Maio, che ha, invece, sostenuto di non voler operare alcuna ingerenza in altri Stati e di "non riconoscere soggetti che non siano stati votati". Parole poco chiare si sono avute, inoltre, dal presidente: Conte, il quale ha dichiarato che: "bisogna cercare di evitare che il Venezuela attraverso l'impositivo intervento di Paesi stranieri, possa diventare terreno di confronto e divisioni tra attori globali", una posizione ambigua e un equilibrismo tattico che rischiano di essere una vicinanza pericolosa a un regime repressivo. Questa linea contraddittoria, dunque, ha condannato, ancora una volta, l'Italia all'isolamento internazionale, ponendola su posizioni distanti anche dai suoi partner europei che, senza tentennamenti, hanno posizionato i propri Paesi su una linea di netto contrasto alle durissime repressioni messe in atto da Maduro, impegna il Governo: 1) a riconoscere immediatamente Guaidò quale presidente ad interim del Venezuela ai sensi dell'articolo 233 della Costituzione venezuelana, rompendo, così, l'isolamento internazionale in cui si è venuta a trovare l'Italia e schierando il nostro Paese dalla parte delle democrazie liberali, con la comunità internazionale e con l'Unione europea che hanno chiesto l'indizione di nuove elezioni in Venezuela e condannato le repressioni messe in atto dal regime di Maduro; 2) ad adoperarsi in ogni modo per offrire sostegno alla numerosa comunità italo-venezuelana residente nel Paese sudamericano. Atto n. 1-00072 CASINI ZANDA MONTI UNTERBERGER PITTELLA GALLIANI DURNWALDER LANIECE STEGER RICHETTI BINETTI CAUSIN CALIENDO DE FALCO BRESSA - Il Senato, considerata la drammaticità della situazione politica in Venezuela e delle sue inevitabili ripercussioni su tutto il popolo venezuelano; preso atto che l'unico organismo democraticamente legittimato dalla comunità internazionale è il Parlamento e che, il 5 gennaio 2019, Juan Guaidò è stato eletto presidente ad interim dell'Assemblea nazionale venezuelana; considerata, altresì, la palese irregolarità delle elezioni presidenziali del 20 maggio 2018, come peraltro dichiarato da tutti i Governi europei, impegna il Governo a riconoscere ufficialmente il presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana, Juan Guaidò, come presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Atto n. 1-00073 BERNINI MALAN AIMI CRAXI ROMANI GALLIANI GALLONE GIAMMANCO LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI VITALI PICHETTO FRATIN ALDERISI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERARDI BERUTTI BIASOTTI BINETTI CALIENDO CANGINI CARBONE CAUSIN CESARO CONZATTI DAL MAS DAMIANI DE POLI DE SIANO FANTETTI FAZZONE FERRO FLORIS GASPARRI GHEDINI GIRO MASINI MESSINA Alfredo MINUTO MODENA PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO QUAGLIARIELLO ROSSI SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TESTOR TIRABOSCHI TOFFANIN - Il Senato, premesso che: la situazione in Venezuela è di emergenza democratica, non solo rispetto ai criteri internazionali, ma anche in aperta violazione della Costituzione che quella Repubblica si è data; l'Assemblea Nazionale, regolarmente eletta il 6 dicembre 2015, è stata infatti esautorata, con procedura del tutto estranea alla Costituzione, dal Tribunale di giustizia, nominato da Nicolas Maduro, il quale ha convocato un'Assemblea Nazionale Costituente il 25 luglio 2017, in cui il partito di riferimento del presidente non ha avuto avversari; tale assemblea illegale ha quindi inibito ai principali partiti di opposizione la partecipazione alle elezioni presidenziali del 2018, in cui Maduro è stato ovviamente il più votato, con una partecipazione dichiarata dalle autorità al 30 per cento degli aventi diritto; il 23 gennaio 2019, in una enorme manifestazione di piazza a Caracas, il Presidente dell'Assemblea Nazionale, Juan Guaidò, si è proclamato Presidente ad interim , secondo quanto stabilito dall'articolo 233 della Costituzione venezuelana, per portare ad elezioni democratiche, disconoscendo i poteri di Maduro; gli Stati Uniti d'America, il Canada e altri Paesi (tra cui i vicini Brasile e Colombia) hanno immediatamente riconosciuto come nuovo Presidente del Venezuela l'autoproclamatosi Juan Guaidò; il 4 febbraio, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia, Austria, Repubblica Ceca, Lettonia, Belgio, Finlandia, Ungheria, Lussemburgo, Lituania, Danimarca, Polonia, Croazia ed Estonia hanno riconosciuto il nuovo Presidente Guaidò; esiste una contrarietà ad azioni contro l'attuale regime da parte della Federazione Russa (che ha recentemente firmato un accordo per la ristrutturazione di 3 miliardi di debito venezuelano) e della Cina (uno dei principali creditori del Paese sudamericano) il che rende molto improbabile una risoluzione unanime dell'ONU sull'azione da intraprendere nei confronti del Venezuela; considerato che: la politica fortemente statalista degli ultimi venti anni, guidata Hugo Chavez fino al 2013 e poi da Nicolas Maduro, ha reso l'economia e il bilancio statale del Venezuela quasi totalmente dipendente dalle esportazioni di petrolio (il quale costituisce il 98 per cento delle esportazioni venezuelane, a fronte del 77 per cento dell'Arabia Saudita) a fronte di una spesa pubblica quadruplicata; l'inefficienza dell'azienda petrolifera monopolista, statalizzata da Chavez ha fatto sì che, con il calo mondiale del prezzi del petrolio avvenuto dal 2014, il ricavato della vendita non copra più i costi di estrazione; di conseguenza, nonostante il Venezuela abbia le più abbondanti riserve petrolifere del pianeta, la compagnia petrolifera governativa è arrivata ad acquistare il greggio dall'estero; per poter pagare la spesa pubblica, Maduro ha fatto ricorso all'abbondante stampa di denaro che ha portato l'inflazione a livelli ormai non più misurabili, stimabile tra il milione e i dieci milioni per cento; il rimedio di Maduro è stata l'imposizione di un prezzo massimo ai beni di consumo, cosa che li ha fatti sparire dai negozi rendendoli reperibili solo a mercato nero, inclusi i farmaci e i beni di prima necessità; presto è arrivata la cessazione dei servizi elementari per la popolazione; le proteste sono state contrastate con la compressione dei diritti politici ed individuali e la repressione violenta che ha causato decine di morti e molti arresti di oppositori; la comunità italiana è composta da oltre 120.000 persone (in un Paese che conta oltre 2 milioni di oriundi italiani) e diverse sono le aziende del nostro Paese attualmente impegnate in Venezuela; il Parlamento europeo ha da tempo chiesto alla Corte penale internazionale di indagare sui crimini commessi dal regime di Maduro; il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha dichiarato in proposito: "Alla luce delle importanti manifestazioni in corso in Venezuela, appare evidente il malcontento del popolo venezuelano verso il regime illegittimo di Maduro, che non ha ottenuto la presidenza a seguito di elezioni libere e giuste, ma aggrappandosi al potere e incarcerando l'opposizione. (...) Il Presidente Juan Guaidò è l'unico interlocutore istituzionale in Venezuela, perché è l'unico a disporre attualmente di una legittimazione democratica. Siamo in contatto e seguo con grande attenzione gli avvenimenti in Venezuela. Siamo estremamente preoccupati in particolare per i rischi legati alla violenza e per la repressione messa in atto dal regime di fronte alle marce di protesta. Occorre assicurare un passaggio di potere pacifico, con elezioni libere e credibili"; giovedì 31 gennaio il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione in cui, tra l'altro, riconosce Juan Guaidó come legittimo Pesidente ad interim della Repubblica del Venezuela, conformemente al disposto dell'articolo 233 della Costituzione venezuelana; chiede che il vicepresidente della Commissione, alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e gli Stati membri assumano una solida posizione unitaria e riconoscano Juan Guaidó come unico Presidente legittimo ad interim del Paese, in attesa che sia possibile indire nuove elezioni, si compiace del fatto che molti altri Stati democratici abbiano già riconosciuto la nuova presidenza ad interim ; negli ultimi giorni si sono svolte in Venezuela nuove proteste e manifestazioni di massa che hanno registrato ulteriori feriti e gravi violazioni dei diritti umani derivanti da atti di violenza e di repressione nei confronti delle proteste; il Senato condanna fermamente le violenze, che hanno provocato morti e feriti, ed esprime il suo sincero cordoglio ai familiari e agli amici delle vittime; esorta le autorità venezuelane di fatto a cessare tutte le violazioni dei diritti umani, a far sì che i responsabili ne rispondano e a garantire il pieno rispetto di tutte le libertà fondamentali e di tutti i diritti umani, impegna il Governo: 1) a tutelare l'incolumità della comunità italiana in Venezuela e la piena tutela delle aziende italiane attualmente attive in quel Paese e dei loro legittimi interessi economici; 2) a riconoscere Juan Guaidó come legittimo Presidente ad interim della Repubblica del Venezuela, conformemente al disposto dell'articolo 233 della Costituzione venezuelana per arrivare, nel più breve tempo possibile, ad elezioni presidenziali con le dovute garanzie democratiche e con la presenza e la vigilanza degli osservatori degli organismi internazionali; 3) a sostenere l'azione diplomatica dell'alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri finalizzata a definire un documento comune tra i 28 Paesi UE sulla linea del presente atto di indirizzo; 4) a fare propria la condanna delle violenze; 5) a tenere tempestivamente informato il Senato attraverso il Ministro degli affari esteri circa gli sviluppi dell'attuale crisi venezuelana, e sulle azioni politico-diplomatiche intraprese e da intraprendere. Interpellanze Atto n. 2-00021 FERRAZZI BELLANOVA CIRINNA' COMINCINI SUDANO MARGIOTTA MIRABELLI FERRARI ASTORRE LAUS D'ALFONSO ALFIERI MANCA SBROLLINI GARAVINI MALPEZZI FARAONE ROJC IORI PITTELLA BITI MAGORNO PINOTTI FEDELI VATTUONE VERDUCCI GRIMANI BOLDRINI CUCCA TARICCO PATRIARCA STEFANO PARENTE MARINO VALENTE Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: avviata la nuova gestione Arcelor-Mittal Italia degli stabilimenti Ilva ed in particolare quella dello stabilimento jonico di Taranto, con l'obbligo per il nuovo gestore di attuare nei tempi previsti e comunque nel minor tempo possibile le misure ambientali contenute nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017 e successivi addendum , è ferma opinione degli interpellanti che occorra ora procedere speditamente sul terreno delle bonifiche delle aree tarantine e limitrofe, oggettivamente interessate da decenni di inquinamento con rischi gravi per la salute delle popolazioni residenti ed impossibilità di procedere a utilizzo e valorizzazione, anche economica; in tal senso è noto che la legislazione speciale relativa all'Ilva contenga specifiche disposizioni che prevedono la programmazione e la realizzazione di interventi sia su aree oggetto di trasferimento al nuovo gestore Arcelor-Mittal Italia, sia su aree non oggetto di trasferimento (cosiddette aree escluse) che permangono nella disponibilità della gestione commissariale di Ilva SpA in amministrazione straordinaria; a tal fine la legislazione speciale, sin dal decreto-legge n. 1 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 20 del 2015, ha introdotto un sistema complesso tramite il quale l'amministrazione straordinaria di Ilva può disporre di significative risorse attribuitele per tramite del Fondo unico giustizia a valere sulle provviste sequestrate alla famiglia Riva e rientrate in Italia a seguito delle iniziative cautelari poste in essere dalla Procura della Repubblica di Milano e dalle stesse autorità giudiziarie successivamente assentite per l'uso di interesse pubblico alla bonifica tarantina per mezzo e sotto la responsabilità dell'amministrazione straordinaria di Ilva SpA, risorse da quest'ultima allocate in apposito patrimonio destinato ai sensi dell'art. 2447- bis e seguenti del codice civile; tale quadro è reso ancor più rilevante ma complesso dall'insistere sull'area tarantina sia dell'opera del commissario straordinario di governo per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di cui al decreto-legge n. 129 del 2012, convertito dalla legge n. 171 del 2012, sia dell'intervento statale straordinario tramite lo specifico contratto istituzionale di sviluppo (CIS) istituito sempre in forza del decreto-legge n. 1 del 2015 (art. 5), con competenza per gli interventi funzionali a risolvere le situazioni di criticità ambientale, socio-economica e di riqualificazione urbana riguardanti la città e l'area di Taranto; da ultimo, la legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019) ha previsto due novelle: al comma 735 dell'art. 1 l'istituzione di una "Commissione speciale per la riconversione economica della Città di Taranto", finalizzata ad assicurare un indirizzo strategico unitario per lo sviluppo delle aree ex Ilva che ricadono sotto la gestione commissariale nell'ambito di un piano strategico di riconversione produttiva in raccordo con il CIS, e, al comma 737, la partecipazione dei commissari straordinari Ilva in amministrazione straordinaria al tavolo istituzionale permanente per l'area tarantina in ambito CIS; una simile situazione per molti versi unica, che indubbiamente testimonia un impegno di estrema rilevanza dello Stato sul tema della bonifica e della riconversione dell'area tarantina ormai pluriennale e dotato di significative risorse, a parere degli interpellanti postula un raccordo ed un coordinamento tra tutti gli attori istituzionali, ordinari e straordinari, coinvolti e a vario titolo portatori di prerogative, funzioni e risorse; la questione tarantina nel suo complesso, dall'attuazione del piano di adeguamento tecnologico alle prescrizioni ambientali interessanti gli impianti produttivi in esercizio previsti dal piano ambientale ex decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 14 marzo 2014 e 29 settembre 2017, nonché alle misure atte a rimediare alle situazioni pregresse di contaminazione delle matrici suolo ed acque, è oggetto di interesse e procedura di infrazione (n. 2013/2077) da parte della Commissione europea; considerato che ad oggi non si ha notizia né della necessaria opera di coordinamento e raccordo, né di un concreto attivarsi del Governo nel suo complesso e dei singoli dicasteri in tal senso, né della riattivazione delle importanti funzioni attribuite al tavolo istituzionale permanente per l'attuazione del contratto istituzionale di sviluppo, si chiede di sapere: quali iniziative e con che tempi i competenti Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare intendano porre in essere per avviare la nuova fase di risanamento ambientale, sicurezza per la salute dei cittadini, riconversione produttiva e rilancio del comprensorio jonico, ed in particolare delle aree necessitanti di bonifica e messa in sicurezza, alla luce del mutato assetto gestionale di Ilva SpA in amministrazione straordinaria e dell'affittuaria Arcelor-Mittal Italia e delle norme recentemente introdotte, in un quadro normativo già di per sé estremamente complesso e frammentato; se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga non solo utile bensì necessario svolgere sul tema un ruolo attivo di coordinamento e promozione dell'intera azione di governo al fine di garantire al comprensorio tarantino unitarietà efficacia e speditezza, anche alla luce degli evidenti interessi di rango nazionale coinvolti e della complessa e articolata normativa speciale d'interesse, oggetto peraltro di attenzione e di procedure di infrazione pendenti in sede di Unione europea. Interrogazioni Atto n. 3-00574 MALPEZZI COMINCINI Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: dal dicembre 2017 la storica azienda delle telecomunicazioni Italtel di Settimo Milanese, come è noto, è passata sotto il controllo di Exprivia e da tempo è in fase di "ristrutturazione"; da notizie a mezzo stampa si è appreso che già dal luglio 2017 è entrato in vigore un accordo sindacale che ha aperto una finestra di uscite volontarie incentivate, in seguito al quale sono state sollevate polemiche per le modalità con cui sarebbero stati svolti i colloqui da parte dell'azienda per convincere i lavoratori ad andarsene; si è appreso altresì che nelle scorse settimane l'azienda avrebbe deciso unilateralmente di revocare i benefici della contrattazione di secondo livello, con pesanti decurtazioni in busta paga per i lavoratori; dopo la chiusura dell'ultima tranche di contratti di solidarietà, l'azienda avrebbe unilateralmente comunicato anche l'aggiornamento dei parametri necessari a rispettare il nuovo piano industriale; i lavoratori dell'Italtel, che hanno sempre garantito grande professionalità e dedizione, e che hanno affrontato anni di sacrifici, oggi si trovano non solo di fronte ad una grande incertezza professionale, ma anche davanti a una riduzione unilaterale della busta paga, che non fa altro che demotivare ancora di più i dipendenti, la risorsa principale per fronteggiare le difficoltà di un mercato molto competitivo, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per aprire un dialogo con la nuova dirigenza, per sostenere i lavoratori e verificare la possibilità di non far ricadere tutti i costi del nuovo piano industriale esclusivamente sul personale. Atto n. 3-00575 LAFORGIA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: un'indagine sul welfare aziendale elaborata dal Censis, in collaborazione con Eudaimon, evidenzia come diminuisca la creazione di lavoro ed in contemporanea aumentino gli affanni legati alla propria occupazione; l'analisi segnala come l'ultimo decennio sia stato deficitario per il numero di occupati nel Paese, con un saldo negativo nel periodo della recessione, individuabile nel periodo 2007-2017, dello 0,3 per cento; a fronte di questa situazione, la percezione dei lavoratori descrive un incremento del carico, nonostante le statistiche ufficiali sulle ore lavorate abbiano in passato mostrato come l'economia nel complesso abbia faticato a recuperare i livelli lavorativi antecedenti alla crisi, tanto che si è più volte parlato di boom dei part-time e del peggioramento della qualità del lavoro offerto; secondo il Censis, in ogni caso, il 50,6 per cento dei lavoratori afferma che negli ultimi anni "si lavora di più, con orari più lunghi e con maggiore intensità"; il rapporto indica che "sono 2,1 milioni i lavoratori dipendenti che svolgono turni di notte, 4 milioni lavorano di domenica e festivi, 4,1 milioni lavorano da casa oltre l'orario di lavoro con e-mail e altri strumenti digitali, 4,8 milioni lavorano oltre l'orario senza pagamento degli straordinari e con effetti ?patologici rilevanti?: 5,3 milioni provano sintomi di stress da lavoro (spossatezza, mal di testa, insonnia, ansia, attacchi di panico, depressione), 4,5 milioni non hanno tempo da dedicare a se stessi 2,4 milioni vivono contrasti in famiglia perché lavorano troppo"; probabilmente questo quadro di peggioramento delle condizioni percepite si deve anche agli altri fattori che sono entrati in gioco: invecchiamento della popolazione lavorativa, difficoltà di trovare sbocchi per i giovani, aumento della forbice salariale tra più e meno retribuiti; ricorda il Censis che 20 anni fa, nel 1997, "i giovani di 15-34 anni rappresentavano il 39,6% degli occupati, nel 2017 sono scesi al 22,1%, le persone con 55 anni e oltre erano il 10,8%, ora sono il 20,4%". I lavoratori "anziani" si trovano soprattutto nella pubblica amministrazione (il 31,6 per cento del totale, con una differenza di 13,5 punti percentuali in più rispetto al 2011), che come noto è stata interessata dai lunghi congelamenti del turnover e delle assunzioni che hanno reso difficile il ricambio generazionale; considerato che: i sindacati temono che con la possibilità di uscire con "Quota 100" si generi un esodo massiccio che rischia di mettere a repentaglio l'efficienza della macchina pubblica e nei settori istruzione, sanità e servizi sociali (il 29,6 per cento, il 7,4 per cento in più), che si caratterizzano per la presenza di lavoratori più avanti negli anni; "I millennial invece sono più presenti nel settore alberghi e ristoranti (39%) e nel commercio (27,7%)"; quanto ai salari, rispetto al 1998, nel 2016 il reddito individuale da lavoro dipendente degli operai è diminuito del 2,7 per cento e quello degli impiegati si è ridotto del 2,6 per cento, mentre quello dei dirigenti è aumentato del 9,4 per cento; nel 1998 il reddito da lavoro dipendente di un operaio era pari al 45,9 per cento di quello di un dirigente, ed è diminuito al 40,9 per cento nel 2016; quello di un impiegato era il 59,9 per cento di quello di un dirigente, e si è ridotto al 53,4 per cento nel 2016; le retribuzioni da lavoro dipendente degli impiegati sono sempre più "schiacciate" su quelle degli operai e sempre più distanti da quelle dei dirigenti, lamenta il Censis; in questo contesto, una via di fuga è proprio rappresentata dalle forme di welfare aziendale che contrastano la riduzione generalizzata del benessere dei lavoratori, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta e se e quali azioni intenda intraprendere. Atto n. 3-00576 CONZATTI Al Ministro della giustizia Premesso che: all'esito di un lavoro tecnico durato oltre 4 anni, nato in seno alla commissione presieduta dal dottor Renato Rordorf, presidente di sezione della Corte di cassazione, e istituita presso l'ufficio legislativo del Ministero della giustizia con decreto del Ministro del 28 gennaio 2015, con il compito fondamentale di introdurre strumenti volti a far emergere in via preventiva lo stato di crisi dell'impresa attraverso una riforma della disciplina concorsuale non più episodica e stratificata, bensì organica e sistematica, il 10 gennaio 2019 il Consiglio dei ministri, acquisito il prescritto parere non vincolante delle competenti Commissioni di Camera e Senato, ha approvato, in esame definitivo, lo schema di decreto legislativo che, in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155, introduce il nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza; il testo approvato aggiunge gli iscritti all'albo dei consulenti del lavoro a quelli iscritti all'albo degli avvocati e all'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili tra i soggetti che possono essere nominati per svolgere le funzioni di curatore, commissario giudiziale e liquidatore nelle crisi di impresa: tale ampliamento di competenze non era mai stato ipotizzato negli anni di lavoro tecnico preparatorio di questa importante e delicata riforma. Non è quindi possibile avere contezza delle valutazioni tecniche e giuridiche che hanno determinato questa scelta da parte del Consiglio dei ministri; evidenziato che: per la dottrina, lo svolgimento di funzioni di curatore, commissario giudiziale e liquidatore da parte dei consulenti del lavoro esula completamente dall'oggetto della loro attività (art. 2 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, recante norme per l'ordinamento della professione di consulente del lavoro). A riprova di ciò l'esame di Stato di consulente del lavoro non contempla né elementi di diritto commerciale, né elementi di diritto fallimentare, entrambi ben presenti invece nelle rispettive prove di esame di Stato delle professioni di avvocato e di dottore commercialista, che tradizionalmente svolgono le funzioni di curatori, commissari giudiziali e liquidatori nelle crisi d'impresa; la stessa nota tecnica del Ministero della giustizia in risposta al parere formulato dalla 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato a tale proposito riporta: "non si condivide l'osservazione, considerato che il compito di curatore, commissario giudiziale o liquidatore richiedono competenze contabili e di gestione dell'attività di impresa e della liquidazione che non rientrano nell'ambito delle competenze tipiche del Consulente del Lavoro. Peraltro, quando la procedura dovesse richiedere tali competenze, il tribunale potrà avvalersi del potere che gli è attribuito dall'art. 49, comma 3, lettera b), di affiancare al curatore, immediatamente, esperti per l'esecuzione di compiti specifici"; senza alcuna traccia delle ragioni tecniche e giuridiche a fondamento della decisione assunta dal Governo, vengono attribuite a una professione le competenze di curatori, commissari giudiziali e liquidatori nelle crisi d'impresa, non proprie della medesima e per materie che sino ad oggi non rientrano tra quelle oggetto dell'esame di Stato per accedere al titolo professionale di consulente del lavoro; ci si interroga se l'inserimento improvviso della figura del consulenti del lavoro all'art. 358 del decreto legislativo possa essere il frutto non di valutazione attenta ma una risposta politica alla richiesta dell'ordine dei consulenti del lavoro formulata nel corso della propria audizione al Senato preso la 2ª Commissione: "Al fine di perseguire a pieno le disposizioni del legislatore delegante nell'interesse di 'armonizzare le procedure di gestione della crisi e dell'insolvenza del datore di lavoro con le forme di tutela dell'occupazione e del reddito dei lavoratori (…)' si chiede che i Consulenti del Lavoro, quali professionisti specializzati di riferimento, facciano parte a pieno titolo dei soggetti indicati all'articolo 358 dello schema di decreto attuativo della legge delega sulla riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza", si chiede di sapere: quali siano le ragioni tecniche e giuridiche che hanno determinato la scelta di estendere la funzione di curatore, commissario giudiziale e liquidatore nelle crisi d'impresa ai consulenti del lavoro, nonostante un secco e motivato parere contrario delle strutture tecniche del Ministero; se il Ministro in indirizzo non ritenga che tale estensione di conoscenze tecniche e giuridiche per i consulenti del lavoro, non certificate dal superamento di un qualificante esame di Stato, non necessiti di un periodo di sospensione dell'entrata in vigore della norma per analizzare con attenzione le eventuali ricadute, al fine di evitare futuri interventi legislativi volti a sanare una situazione che al momento parrebbe determinare non benefici ma danni alle imprese per assenza attuale delle necessarie competenze in questi professionisti. Atto n. 3-00578 STABILE RIZZOTTI Ai Ministri dell'interno e della salute Premesso che: mercoledì 9 gennaio 2019, due donne di San Secondo di Pinerolo, in provincia di Torino, hanno provato a chiedere aiuto per la madre di 83 anni, che era chiusa in casa senza dare alcun cenno di riscontro; solo dopo quattro chiamate al "NUE", il numero unico di emergenza 112, e dopo tre quarti d'ora d'attesa è arrivata l'ambulanza; il ritardo del soccorso è stato determinato dall'assegnazione da parte del NUE 112 dell'indirizzo sbagliato; l'errore di localizzazione è stato confermato alla stampa dal direttore sanitario dell'azienda ospedaliera "Città della salute e della scienza" a cui fa capo il numero unico 112 per Torino e provincia; il direttore ha aggiunto che "sulla localizzazione delle chiamate da parte delle centrali Nue attive in Italia c'è una percentuale di errore del 15 per cento circa"; il 15 per cento di errore di indicazione di indirizzo dove inviare l'autoambulanza rappresenta un valore altissimo e implica che, ogni 20 soccorsi, in tre casi l'autoambulanza si diriga all'indirizzo sbagliato; l'errore di indirizzo determina sempre un ritardo dei tempi di soccorso che può essere anche assai sensibile e che, in caso di codice rosso o giallo, può determinare l'aggravamento delle condizioni del paziente fino alla morte; il direttore sanitario della Città della salute ha riferito inoltre i dati di errore di indirizzo relativamente al soccorso sanitario, ma è presumibile che la stessa percentuale di errore interessi gli interventi delle forze dell'ordine e dei Vigili del fuoco con i conseguenti ulteriori rischi per la sicurezza di persone e beni; in caso di segnalazioni di eventi avversi prodotti da farmaci o altri dispositivi medici, ad esempio, anche nel solo sospetto, l'intervento dell'autorità è immediato e comporta usualmente il ritiro del prodotto sospetto; relativamente alle numerose segnalazioni di eventi avversi, anche ad esito letale, determinati dall'evidente malfunzionamento delle centrali NUE 112, non è stato finora adottato alcun provvedimento efficace a tutela della salvaguardia della vita, della salute e della sicurezza delle persone; non è accettabile mantenere neppure un giorno in più questa situazione di pericolo costante, che determina la certezza che i cittadini siano esposti ad un rischio quoad vitam et valetudinem , rischio evitabile con i sistemi di raccolta dell'allarme precedenti al NUE 112, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, ritengano di adottare misure urgenti al fine di rimediare ai sensibili ritardi dei tempi di soccorso conseguenti agli errori di indirizzo rilevati nelle aree dove è stato adottato il NUE 112. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-00577 FERRAZZI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il 23 dicembre 2017 il Parlamento ha approvato la legge n. 205 (legge di bilancio per il 2018), all'interno della quale è stato istituito un Fondo di ristoro finanziario con una dotazione finanziaria di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019, 2020 e 2021. Tale fondo è finanziato attraverso il Fondo interbancario di garanzia e il Fondo dei conti dormienti, per l'erogazione di misure di ristoro in favore di risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia degli arbitri presso la camera arbitrale per i contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui all'articolo 210 del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50; i commi da 1106 a 1109 dell'art. 1 della suddetta legge hanno istituito un Fondo in favore dei risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (decreto legislativo n. 58 del 1988), nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento, se relativi alla sottoscrizione e al collocamento di strumenti finanziari di banche sottoposte a risoluzione (Banca delle Marche SpA, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio Soc. Coop., Cassa di Risparmio di Ferrara SpA e Cassa di Risparmio delle provincia di Chieti SpA) o comunque poste in liquidazione coatta amministrativa nel tempo intercorrente tra il 16 novembre 2015 e la data di entrata in vigore della suddetta legge (Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza); il comma 1107 aveva stabilito che si sarebbero dovuti adottare i decreti attuativi con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della suddetta legge, e che al suo interno si sarebbero dovuti stabilire i requisiti, le modalità e le condizioni necessarie all'attuazione della normativa; visto che: la legge di bilancio per il 2018 aveva fissato alla data del 30 marzo 2018 il termine per l'emanazione dei decreti attuativi sulla ripartizione delle risorse, ma per incomprensibili motivi il decreto non ha visto la luce, né entro i termini previsti dalla legge, né mai; durante l' iter di conversione in legge (legge n. 108 del 2018) del decreto-legge n. 91 del 2018 - proroga termini, venne proposto dall'interrogante un emendamento, approvato all'unanimità (emendamento 11.6, testo 2), che impegnava il Governo a pubblicare il decreto attuativo entro il 31 ottobre 2018; questo termine è stato spostato invece al 31 gennaio 2020 da un emendamento proposto dai parlamentari del Movimento 5 Stelle, rendendo così inattuabile il ristoro integrale del danno ingiusto, reso invece disponibile dai 100 milioni previsti dalla legge di bilancio per il 2018, rinviando a gennaio 2019 il termine per approvare il nuovo decreto attuativo del fondo di ristoro; considerato che: in sede di legge di bilancio per il 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145), è stato istituito un nuovo fondo, il Fondo indennizzo risparmiatori (FIR); tale Fondo sostituisce quello precedente, avente analoghe finalità; le norme citate, nelle more dell'emanazione della disciplina secondaria attuativa, non contengono specifiche indicazioni per la fase transitoria di passaggio dal previgente Fondo di ristoro finanziario al nuovo FIR; ad oggi non è stato ancora emanato il decreto attuativo contenente le relative modalità di presentazione della domanda di indennizzo, nonché il piano di riparto semestrale delle risorse disponibili; pertanto, non è stata istituita nemmeno la commissione tecnica per l'esame e l'ammissione delle domande all'indennizzo del Fondo; inoltre, non risulta chiaramente dalla lettera della disposizione se il termine del 31 dicembre 2019 sia perentorio (sebbene non siano previste sanzioni per l'eventuale superamento) e se l'integrazione del rimborso debba avvenire, come sembra, esclusivamente a carico delle risorse FITD (Fondo interbancario di tutela dei depositi) e, dunque, a carico del sistema bancario; a tale proposito, si ricorda che l'articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) prevede, con riferimento agli aiuti concessi dagli Stati, che "sono incompatibili con il mercato interno (...) gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza". La stessa Unione europea ha sollevato ufficialmente la questione; l'indennizzo per gli azionisti è commisurato al 30 per cento del costo di acquisto, mentre per gli obbligazionisti è commisurato al 95 per cento del costo di acquisto, in ogni caso entro il limite massimo complessivo di 100.000 euro per ciascun risparmiatore; è legittima la preoccupazione di ulteriori ritardi e viene lecito mettere in dubbio l'effettiva possibilità di poter arrivare ad usufruire del ristoro integrale, dato che il Governo Conte ha dimostrato di non essere stato capace di spendere nel 2018 nemmeno i venticinque milioni stanziati dal precedente Governo, in quanto sono stati utilizzati solo meno di dieci dei venticinque milioni previsti, per dare il 30 per cento di rimborso a chi aveva già acquisito un lodo dell'ACF (arbitro per le controversie finanziarie); ogni ulteriore ritardo sarebbe, oltreché tragico, ingiustificabile per migliaia di risparmiatori e di imprenditori che sono sotto la pressione di rientro nei fidi da parte di chi è succeduto alle banche "risolte", ed il rischio di perdere nel frattempo casa, posti di lavoro e aziende aumenta con il passare del tempo, a causa dell'indeterminatezza del Governo, il quale non riesce ad andare oltre a generici proclami e a rispettare norme di indirizzo e tempi di attuazione che esso stesso si è imposto, si chiede di sapere: visto che i termini per l'emanazione del decreto attuativo sono già scaduti, quali saranno gli effettivi tempi di emanazione e quindi, quali saranno le modalità di presentazione della domanda di indennizzo, il piano semestrale di riparto delle risorse disponibili, l'istituzione della commissione tecnica per la valutazione delle domande; se l'integrazione dei rimborsi debba avvenire esclusivamente a carico delle risorse FITD e dunque a carico del sistema bancario; se, a seguito dell'istituzione del nuovo Fondo, rimane comunque prevista la seconda fase di ristoro per permettere il ristoro integrale a chi ha subito un danno ingiusto, com'era previsto dalla precedente normativa del Fondo di ristoro finanziario (legge di bilancio per il 2018). Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01180 GARAVINI SUDANO BELLANOVA VALENTE Al Ministro della giustizia Premesso che: nell'ambito della giustizia minorile i centri di prima accoglienza, le comunità ed i centri polifunzionali hanno un'importanza strategica nel seguire il recupero ed il reinserimento sociale di ragazzi molto giovani, già autori di reato; maggiormente di rilievo è il ruolo che si trovano a svolgere quando i minori provengono da famiglie stabilmente inserite nel tessuto criminale o facenti parte della criminalità organizzata; riguardo alle attività di recupero e reinserimento sociale di giovani autori di reato, il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità si avvale molto spesso delle strutture del "privato sociale", con le quali stipula apposite convenzioni; da diversi organi di stampa si è appreso che tra una serie di cooperative, facenti parte del consorzio "Serapide", figurerebbero diversi soci ed amministratori in rapporti di stretta parentela con personaggi di notevole spessore nel gruppo camorristico dei "Casalesi"; secondo quanto riportato dagli stessi organi di stampa le strutture private risulterebbero essere tra quelle preferite dai minori coinvolti in vicende criminali collaterali alla camorra o provenienti da famiglie con padre o madre con precedente per associazione mafiosa, poiché ritenute meno ligie nell'applicazione delle misure dell'affidamento in prova o altre misure penali esterne disposte dal giudice, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intraprendere le opportune iniziative al fine di introdurre, tra i requisiti necessari richiesti alle predette strutture private, la presentazione della certificazione antimafia, così da poter puntualmente verificare la sussistenza di eventuali rapporti di parentela con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata degli amministratori, dei soci e dei dipendenti delle cooperative o anche di altri soggetti imprenditoriali che intendano fornire servizi alternativi per la giustizia minorile; se non ritenga, altresì, di disporre un'ispezione presso il consorzio "Serapide" al fine di verificare la sussistenza di tutti i requisiti necessari, sia di legalità che professionalità del personale, in modo da garantire il pieno recupero e reinserimento sociale dei minori. Atto n. 4-01181 GALLONE FLORIS TOFFANIN TIRABOSCHI PAPATHEU MESSINA Alfredo Ai Ministri dell'interno, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: con la circolare del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 1121 del 21 gennaio 2019 sono state emanate le "Linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi"; in tale atto si cita ampiamente il rischio di incendio negli impianti di stoccaggio dei rifiuti; nel 2018 il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco è stato interessato da un numero considerevole di interventi, per ultimo, l'incendio dell'11 dicembre 2018 a Roma, che ha visto una presenza cospicua di personale VVF con tempi di intervento di settimane; nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati della XVII Legislatura, a tale riguardo, è stato evidenziato che le possibili cause dell'aumento dei fenomeni di incendio degli impianti che gestiscono rifiuti possono essere riconducibili anche a: una fragilità degli impianti, spesso non dotati di sistemi adeguati di sorveglianza e controllo; la rarefazione dei controlli sulla gestione che portano a situazioni di sovraccarico e quindi di incrementato pericolo incendio; la possibilità, determinata da congiunture nazionali e internazionali, di sovraccarico di materia non gestibile, che quindi dà luogo a incendi dolosi "liberatori"; questo tipo di incendio impone un'attenzione particolare nei riguardi della sicurezza di tutto il personale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, a partire dai nuclei NBCR provinciali, che, come sembrerebbe prevedere la circolare del Ministero dell'ambiente, devono intervenire nei possibili scenari dei rischi di natura chimico-biologica; poiché il fumo da incendio di discarica contiene polveri sottili, vapore acqueo e gas, tra cui monossido di carbonio e anidride carbonica (possono però essere presenti anche altre sostanze, a seconda di ciò che sta bruciando), nocivi alla popolazione e agli operatori che intervengono nell'esercizio delle competenze istituzionali di prevenzione degli incendi, occorre tutelare la popolazione limitrofa agli impianti interessati dagli incendi e la sicurezza dei soccorritori, non lasciando ad altri organi la regolamentazione di interesse e di competenza del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco; tale materia, sul territorio nazionale, deve essere trattata nell'ambito dei CTR (comitati tecnici regionali) con la collaborazione degli uffici di polizia giudiziaria con altri organi di controllo citati nella circolare, al fine di tutelare gli operatori, per migliorare l'applicazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e per garantire un'attenzione particolare agli interventi in presenza di MCA (materiali contenenti amianto), si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, non ritengano necessaria l'istituzione di un ufficio dirigenziale ad hoc , preferibilmente nella Direzione centrale della prevenzione e sicurezza tecnica, che collabori con la Direzione centrale per l'emergenza, soccorso pubblico e antincendio boschivo nonché, per quanto riguarda l'aspetto sanitario, l'istituzione di una direzione sanitaria centrale e in ogni direzione regionale un ufficio sanitario regionale, con incremento della pianta organica dei dirigenti medici del Corpo, che si occuperà di questi rischi specifici. Atto n. 4-01182 IANNONE Al Ministro della salute Premesso che: la legge n. 122 del 2010, di conversione del decreto-legge n. 78 del 2010, comportò lo scioglimento dell'IPSEMA e la confluenza delle sue funzioni nell'INAIL; i marittimi vennero privati della struttura previdenziale e assicurativa dedicata; la legge non tenne conto della totale diversità del lavoro marittimo e del luogo della prestazione (la nave) rispetto a quello a terra; con differenti fonti normative e amministrazioni pubbliche di riferimento i marittimi vennero privati, di fatto, dell'unico riferimento di welfare ; con la scomparsa dell'IPSEMA, in controtendenza con il resto dei marittimi europei ed internazionali, oltre al problema delle erogazioni delle prestazioni sanitarie, si è posto anche un problema di natura logistica: la città di Torre del Greco (Napoli), con i suoi 50.000 marittimi prevalentemente stagionali, non ha sul territorio una struttura dedicata, si chiede di sapere: se sia negli indirizzi del Governo promuovere un'iniziativa legislativa per tornare a dotare i marittimi della struttura previdenziale e assicurativa dedicata; se intenda attivarsi con la Regione Campania, affinché a Torre del Greco venga restituito un ufficio dedicato alle esigenze dei marittimi come esistente fino al 2012. Atto n. 4-01183 DE PETRIS Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: dalla fine degli anni '90 è attivo presso il Ministero dello sviluppo economico un tavolo di confronto con la società civile sui trattati commerciali, convocato di norma su iniziativa del Ministro o di un suo sottosegretario. Tale tavolo, di natura interlocutoria, ha previsto la presenza di un numero minimo di ONG cresciuto nel corso degli anni, con l'obiettivo di istituire un confronto, qualora emergessero novità nel contesto dei negoziati di natura commerciale; nel corso della XVII Legislatura il tavolo è stato convocato diverse volte per discutere in merito ai trattati di libero scambio TTIP e CETA: nonostante la maggioranza fosse dichiaratamente favorevole all'approvazione dei due accordi, non risultano essere mancate le convocazioni delle associazioni, neanche le più fortemente contrarie, tra cui la Campagna Stop TTIP/CETA, sempre invitata in qualità di interlocutore; il Governo Conte, invece, ha totalmente ignorato il lavoro del tavolo. Dopo le numerose segnalazioni da parte delle associazioni, soprattutto in seguito all'approvazione del trattato JEFTA in seno al Consiglio europeo con il benestare dei governi nazionali, è stata annunciata la creazione di una task force "Costi e benefici del libero scambio"; un contesto del tutto differente dal precedente, e che ha visto da subito l'esclusione delle associazioni e organizzazioni maggiormente ostili, tra cui la suddetta Campagna STOP TTIP/CETA, nella riunione di fine luglio 2018; dopo le proteste, sollevate anche dall'intergruppo parlamentare "NO CETA", l'associazione sembrava essere stata riammessa a partecipare agli incontri, con la presenza alla riunione dell'8 agosto. Tuttavia, come segnalato dall'associazione stessa e nonostante le evoluzioni in materia di libero scambio (via libera del Governo in sede di Consiglio europeo al trattato con Singapore e con il Vietnam senza alcuna convocazione della task force ), nelle ultime riunioni il comportamento escludente del Ministero si è replicato; in particolare, dalla riunione del 30 gennaio 2019 risultano essere stati escluse anche le associazioni "Greenpeace", "Slow food" e l'associazione delle ONG italiane; sembra dunque che il Ministero dello sviluppo economico voglia respingere un serio confronto in materia, nel tentativo di placare le crescenti proteste dovute alle criticità di tale tipo di accordi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali siano le motivazioni dell'esclusione di una componente importante della società civile su un tema tanto delicato, e se non intenda attivarsi affinché da questo momento sia garantita la presenza di tutte le posizioni, anche le più critiche, all'interno della task force di cui in premessa. Atto n. 4-01184 AIMI MALLEGNI Al Ministro dell'interno Premesso che: a mezzo stampa si apprende delle dichiarazioni di alcuni funzionari del Ministero dell'interno che, davanti ai magistrati siciliani, avrebbero sostenuto che a bordo della nave "Diciotti" vi potessero essere infiltrazioni terroristiche o cellule criminali; l'indiscrezione è emersa nell'ambito delle vicende legate alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro in indirizzo; stante quanto evidenziato dagli organi di informazione, il rischio di infiltrazioni sarebbe stato segnalato in varie occasioni, anche alla riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica che si era svolto qualche giorno prima in Calabria; in particolare, un caso sarebbe emerso il 24 giugno 2018 quando due tunisini, che erano sbarcati a Linosa, risultarono essere già stati espulsi dal nostro Paese per aver manifestato orientamenti filo-jihadisti, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere proprie competenze, e per scongiurare il pericolo di infiltrazioni terroristiche che avvengono con siffatte modalità; se il rischio di infiltrazioni terroristiche a bordo delle imbarcazioni cariche di migranti sia concreto o meno, e di quali dati disponga al riguardo; quali ulteriori iniziative intenda mettere in campo per sollecitare i Paesi della UE affinché siano predisposte azioni comuni per fronteggiare il rischio di infiltrazioni terroristiche. Atto n. 4-01185 MESSINA Assuntela BELLANOVA STEFANO Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: nel corso del 2018, numerosi sono stati gli eccezionali eventi atmosferici che hanno colpito il nostro Paese, e che hanno provocato ingenti danni all'economia, con effetti particolarmente gravi sulle produzioni agricole; duramente colpite sono state le imprese agricole nelle regioni del Sud Italia: nel corso del febbraio-marzo 2018, in particolare, le imprese agricole della Puglia hanno dovuto affrontare gli effetti di eccezionali gelate, che hanno letteralmente piegato l'economia agricola in numerosi territori della regione, con effetti che si sono dispiegati sull'intero anno, nel corso del quale si sono potute cogliere le reali dimensioni dei danni provocati dal maltempo; considerato che: nonostante le ripetute rassicurazioni da parte del Governo di prendere in carico e dare adeguate risposte alle giuste esigenze delle imprese agricole danneggiate, non è stata data alcuna soluzione al problema; contrariamente a quanto promesso, nulla di concreto è stato fatto, né in sede di approvazione della legge di bilancio per il 2019, né, da ultimo, in sede di conversione del decreto-legge n. 135 del 2018, "decreto semplificazioni"; in questa sede, anzi, non sono stati approvati gli emendamenti finalizzati a garantire alle imprese agricole danneggiate dalle gelate eccezionali di accedere agli interventi previsti per favorire la ripresa dell'attività economica e produttiva dal decreto legislativo n. 102 del 2004, a valere sulle risorse del Fondo di solidarietà nazionale, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, al fine di garantire alle imprese agricole duramente colpite dalle gelate del febbraio-marzo 2018 adeguato ristoro dei danni, dando soluzione, come promesso, alle gravi problematiche che esse devono affrontare; in particolare, se intenda garantire, proponendo l'inserimento di una norma nel primo provvedimento utile, l'accesso agli interventi previsti per favorire la ripresa dell'attività economica e produttiva dal decreto legislativo n. 102 del 2004, a valere sulle risorse del Fondo di solidarietà nazionale, alle imprese agricole pugliesi gravemente danneggiate dalle gelate eccezionali del 2018. Atto n. 4-01186 LA MURA MORONESE ANGRISANI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: la ISECOLD SpA ha in progetto di costruire, presso il molo di levante del porto di Torre Annunziata (Napoli), due nuovi serbatoi di idrocarburi, in aggiunta ai 10 già esistenti, al fine di ampliare la volumetria del deposito di stoccaggio di bitume; presso il molo, l'Arpac (Agenzia regionale protezione ambientale Campania), il 20 dicembre 2016, evidenziava la contaminazione da tetracloroetilene, rendendosi perciò necessario un progetto di bonifica, messa in sicurezza e monitoraggio biennale delle acque di falda; il territorio interessato necessita di un piano urbanistico-territoriale volto alla tutela, preservazione e valorizzazione, piano che non è stato prodotto per il molo di levante; il sito è risultato contaminato da tetracloroetilene, sostanza classificata di classe 2A dall'International agency for research cancer, probabilmente cancerogena per l'uomo, talché alcuni studi epidemiologici correlano l'esposizione cronica al tetracloroetilene all'insorgenza di fenomeni tumorali e severi danni alla salute; la bonifica e messa in sicurezza di un sito industriale prevede (decreto dirigenziale n. 75 della Regione Campania) la posa e messa in opera di un telo di polietilene ad alta densità elettronica (HDPE) per prevenire o impedire la lisciviazione in falda acquifera superficiale di tetracloroetilene o altri inquinanti equivalenti; tenuto conto della nocività del tetracloroetilene, sarebbe preferibile evitare un aumento del carico inquinante, seppur prescrivendo una bonifica, considerato che l'area è già fortemente compromessa; si consideri che la ISECOLD (classificata dal piano di emergenza di protezione civile del Comune di Torre Annunziata del 12 dicembre 2015 quale stabilimento suscettibile di causare incidenti a rischio industriale rilevante) ha il deposito di stoccaggio in un'area contigua sia a depositi di cereali potenziali generatori di atmosfere esplosive, che ad ambienti urbani densamente popolati; la Regione Campania non ha redatto un nuovo piano paesaggistico, ma sono tuttora vigenti i vecchi piani paesistici, ex legge n. 431 del 1985, pertanto il veto della Soprintendenza ai lavori di ampliamento del deposito di idrocarburi all'interno del porto di Torre Annunziata si sostanzia come parere preventivo vincolante e obbligatorio che, di fatto, inibisce il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica e, in conseguenza, il rilascio da parte dell'amministrazione comunale del premesso di costruire; in seguito a diversi esposti e interrogazioni parlamentari, la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha attivato gli accertamenti del caso e la commissione tecnica del Comune di Torre Annunziata ha disposto la sospensione dei lavori, a causa di importanti lacune documentali riscontrate nel procedimento di autorizzazione, si chiede di sapere: se e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda avviare per disporre una verifica dell'intero procedimento di autorizzazione, atta a valutarne la completezza e la legittimità rispetto alle disposizioni di legge con particolare riferimento al rischio ambientale e alla tutela della salute dei cittadini; se non ritenga opportuno assumere iniziative di competenza affinché, per le aziende utilizzanti tetracloroetilene, sia prevista la realizzazione di opere di messa in sicurezza preventive; se intenda promuovere una verifica sullo stato dei luoghi da parte del comando dei Carabinieri per la tutela dell'ambiente, con particolar riguardo alla necessità di evitare contaminazioni della falda idrica; come si concili l'ampliamento del deposito di stoccaggio con il piano strategico del Grande progetto Pompei, nonché con le linee guida emanate dall'ufficio Unesco della Soprintendenza di Pompei, volte ad attuare i principi di recupero urbano e di sostenibilità ambientale, di cui alla legge n. 112 del 2013; quali iniziative di competenza intenda assumere per far sì che la ISECOLD SpA non estenda i suoi impianti finché non sia stata effettuata un'idonea pianificazione dell'emergenza. Atto n. 4-01187 LA MURA GIANNUZZI ANGRISANI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: GORI SpA è una società mista a prevalente capitale pubblico, la cui maggioranza (51 per cento) è detenuta dall'Ente d'ambito sarnese-vesuviano, ovvero dal consorzio obbligatorio dei 76 Comuni compresi nell'ambito distrettuale sarnese-vesuviano; la società gestisce il servizio idrico integrato, come previsto dalla legge della Regione Campania n. 15 del 2015, e provvedimenti attuativi; con decreto del 22 settembre 2016, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2016, il Ministro dell'economia e delle finanze pro tempore , ritenuta la rilevanza pubblica dei crediti inerenti alla tariffa del servizio idrico integrato, ai sensi dell'art. 17, comma 3- bis , del decreto legislativo n. 46 del 1999, ha autorizzato GORI SpA a riscuotere tali crediti mediante il procedimento di cui al regio decreto n. 639 del 1910, noto come ingiunzione fiscale, che si caratterizza per la circostanza che la riscossione avviene in assenza di un titolo esecutivo di provenienza giurisdizionale; come riportato da varie testate giornalistiche locali on line ("Sarno Notizie" del 12 gennaio 2018, "Il Risorgimento Nocerino" del 28 febbraio, "Marigliano" del 17 febbraio, "La Città" del 1° marzo), a seguito della predetta autorizzazione, GORI SpA ha avviato circa 2.000 procedure volte alla riscossione coattiva dei crediti relativi alla tariffa del servizio idrico integrato; considerato che: l'ingiunzione fiscale è un procedimento speciale, che si pone come alternativa eccezionale al procedimento monitorio, in quanto consente alla pubblica amministrazione, nell'esercizio del potere di autotutela, di intimare ai suoi debitori il pagamento dei tributi senza l'intermediazione dell'organo giurisdizionale, così da facilitare la realizzazione dei crediti vantati; tale procedura è disciplinata dal regio decreto n. 639 del 1910, che, all'art. 1, disponendo l'abrogazione dei previgenti sistemi di riscossione previsti per lo Stato, alcuni fondi ed enti pubblici territoriali, e la loro sostituzione con l'ingiunzione fiscale, chiarisce che tale sistema di riscossione è riservato ai predetti soggetti; l'art. 17 del decreto legislativo n. 46 del 1999, al comma 2, prevede la possibilità di ricorrere al procedimento di ingiunzione fiscale per i crediti relativi al servizio idrico integrato, e, al comma 3- bis , attribuisce al Ministro dell'economia il potere di autorizzare la riscossione coattiva mediante ruolo di specifiche tipologie di crediti delle società per azioni (a partecipazione pubblica), previa valutazione della rilevanza pubblica di tali crediti; considerato inoltre che, a parere degli interroganti: il decreto che ha autorizzato la GORI alla riscossione mediante ingiunzione fiscale, sebbene adottato sulla base della disposizione appena richiamata, appare agli interroganti illegittimo in quanto consente a una società, ovvero a un ente privatistico, anche se a capitale prevalentemente pubblico, di esercitare un potere unilaterale di natura pubblicistica, che il regio decreto n. 639 del 1910 attribuisce esclusivamente ai soggetti che sono espressamente menzionati dal citato art. 1; poiché la disciplina dell'ingiunzione fiscale contenuta nel regio decreto ha carattere eccezionale, riferendosi a un istituto che deroga alle ordinarie regole di riscossione dei crediti, non è ipotizzabile la sua estensione a soggetti non espressamente contemplati, come le società a partecipazione pubblica; inoltre, anche laddove si volesse ritenere che il richiamato art. 17 operi un'equiparazione delle società di capitali a un ente pubblico, dovrebbe concludersi comunque nel senso dell'illegittimità di tale equiparazione per violazione del parametro costituzionale di ragionevolezza, potendo la legge equiparare un ente di natura privatistica a una pubblica amministrazione, ma con il limite del principio della diversità di trattamento per situazioni che non sono identiche ex art. 3 della Costituzione; infatti, l'art. 17 legittima un ente di diritto privato ad avvalersi di una procedura di stampo pubblicistico, prevista per la riscossione di tributi, al fine di ottenere la realizzazione di crediti aventi ad oggetto una tariffa, ovvero un corrispettivo contrattualmente stabilito; pertanto, GORI SpA, in assenza di una valida ragione giustificativa, può, al pari di un ente pubblico, notificare un'ingiunzione fiscale, e quindi un titolo esecutivo, senza dover preventivamente adire l'autorità giudiziaria, sottraendosi così a un controllo, almeno sommario, della fondatezza della sua pretesa, diversamente da quanto previsto dal codice di procedura civile per i soggetti di diritto privato che intendano far valere crediti di natura privatistica, con evidente violazione del principio di ragionevolezza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia conoscenza dei fatti esposti e quali misure di competenza intenda adottare al fine di verificare che GORI SpA sia in possesso dei requisiti di legge per eseguire mediante ingiunzione fiscale la riscossione della tariffa inerente al servizio idrico integrato. Atto n. 4-01188 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: secondo un sondaggio reso noto dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, effettuato su un campione di esperti selezionati, l'introduzione della fatturazione elettronica, avvenuta a partire dal 1° gennaio 2019, ha evidenziato rilevanti difficoltà applicative nei riguardi dei professionisti e contribuenti, tanto da indurre i vertici della categoria a proporre una moratoria sulle sanzioni relative alle operazioni del mese di gennaio; dopo il primo gruppo di esperti composto di 60 funzionari dell'Agenzia delle entrate, creato a pochi giorni dell'avvio della fattura elettronica, l'ulteriore gruppo di consulenti, che la stessa Agenzia delle entrate, Assosoftware e Sogei hanno deciso di mettere in campo, al fine di risolvere i problemi tecnici di tale nuovo adempimento fiscale digitale, sebbene rappresenti, a giudizio dell'interrogante, una notizia positiva, desta alcune perplessità in relazione all'effettiva risoluzione delle numerose problematiche esistenti; da un'ulteriore indagine condotta dall'Unione nazionale professionale pratiche amministrative (UNAPPA), inoltre, emergono ulteriori criticità (peraltro già rilevate nel recente passato dall'Associazione nazionale commercialisti), legate alle politiche commerciali improprie da parte delle software house nazionali, i cui risvolti a carico degli utenti non sono soltanto di natura economica, ma investono anche la riservatezza dei dati personali; al riguardo, lo stesso presidente dell'Associazione ha evidenziato come, se le criticità della fatturazione elettronica erano già numerose prima ancora che diventasse effettivamente operativa, con l'utilizzo delle procedure siano emersi inevitabilmente ulteriori problemi, che dimostrano quanto sia precario e vulnerabile tale processo telematico sul piano dell'efficacia e della sicurezza; come sostenuto anche dallo stesso direttore dell'Agenzia delle entrate, nel corso di una recente intervista (in cui ha preannunciato il mantenimento di tutti gli adempimenti fiscali ad esclusione dello spesometro), la fattura elettronica non rappresenta un sinonimo di semplificazione, concordando a tal fine con l'Associazione nazionale dei commercialisti, secondo cui tale innovazione non comporta necessariamente una semplificazione del sistema fiscale; l'interrogante evidenzia inoltre che quanto affermato dal viceministro Garavaglia, nel corso di un recente convegno organizzato da "Telefisco del Sole 24 Ore", secondo cui la fattura elettronica rappresenta, in termini fiscali, una follia ereditata dal passato, decisa inevitabilmente per ragioni di bilancio, risulta condivisibile ed evidente, in considerazione delle modalità con le quali è stata realizzata tale riforma fiscale; l'interrogante rileva che anche i espressi dalla stessa Associazione nazionale dei commercialisti, in relazione a quanto sostenuto dallo stesso viceministro sugli impegni volti all'eliminazione di numerosi adempimenti inutili legati anche alla fatturazione elettronica, quali il reverse charge e lo split payment , appaiono indubbiamente condivisibili, in ragione del fatto che l'amministrazione finanziaria non è legittimata a chiedere dati di cui è già in possesso in forza della fatturazione elettronica, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se non convenga che le criticità richiamate, sia da parte delle associazioni interessate, che dello stesso viceministro Garavaglia, in riferimento alle numerose difficoltà applicative derivanti dall'introduzione della fatturazione elettronica, rappresentino un effettivo ostacolo, sia di natura economica, che di tutela della riservatezza dei dati personali; in caso affermativo, se non ritenga opportuno introdurre un intervento normativo ad hoc volto a prevedere una moratoria per le eventuali sanzioni relative alle operazioni di fatturazione elettronica per il mese di gennaio; quali iniziative di competenza intenda infine introdurre, al fine di eliminare i diversi adempimenti fiscali, considerati inutili da parte dell'Associazione nazionale dei commercialisti, nonché dallo stesso interrogante, come esposto. Atto n. 4-01189 IANNONE Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: è in corso un'emergenza idrogeologica sul territorio di San Marzano sul Sarno (Salerno), dove decine sono le famiglie e le imprese agricole e artigianali in ginocchio per allagamenti e danni ad abitazioni, colture agricole distrutte e danni a macchinari delle aziende; il sindaco Cosimo Annunziata ha fatto appello al Governo e chiede lo stato di calamità: sono necessari concreti interventi per fronteggiare il rischio idrogeologico e per le esondazioni; detriti e rifiuti ostruiscono i canali nella confluenza di Ciampa di Cavallo, tra i torrenti Solofrana e Cavaiola, il Rio Sguazzatorio e il Conte Sarno; il fiume Sarno non ha retto alla piena di fanghi e detriti ed ha allagato abitazioni, scantinati sono stati sommersi e si sono prodotti danni ingenti ad impianti serricoli e colture in pieno campo; i cittadini di San Marzano sul Sarno sono allo stremo e non possono più aspettare progetti e promesse di interventi che non arrivano: rimpalli di competenze, mancati dragaggi e manutenzioni che compromettono irrimediabilmente lo stato del territorio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda riconoscere lo stato di calamità naturale ed adoperarsi per garantire dignità e tutela a centinaia di famiglie. Atto n. 4-01190 IANNONE Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: attimi di tensione sono stati vissuti nella notte del 1° febbraio 2019, intorno all'una, presso il piano terra dell'ospedale di Nocera Inferiore, "Umberto I", per un incendio che ha causato l'intervento dei Vigili del fuoco; nella zona laboratori, tra i reparti di Radiologia, Diagnostica e Pronto Soccorso, si è sviluppato un incendio di vaste proporzioni; ad andare in fumo una guarnizione in gomma e plastica, secondo i presenti altamente infiammabile, che separa i due edifici; il fumo ha invaso parte del piano terra, in particolare il reparto Obi, con i pazienti trasferiti in altre stanze, a causa del fumo denso che si stava propagando velocemente; l'ambulanza con dentro un paziente è stata, invece, dirottata presso un altro ospedale dell'Agro nocerino sarnese; sul posto sono giunte le squadre dei Vigili del fuoco del distaccamento di Sarno e di Nocera e del comando provinciale salernitano, per ripristinare le condizioni di sicurezza e i volontari della Croce Azzurra, che hanno supportato il trasferimento dei pazienti ricoverati nei reparti a rischio; un grosso aiuto è stato dato, nell'immediatezza, anche dalla vigilanza privata dell'ospedale; nessuno è rimasto ferito, ma Carabinieri e Polizia hanno avviato accertamenti, nei minuti successivi allo spegnimento dell'incendio, per comprendere cosa sia accaduto e stabilire la natura dell'incendio; non si esclude nulla, né che si sia trattato di un incendio doloso o di un fatto accidentale, come una sigaretta spenta in malo modo, si chiede di sapere: se il Governo sia a conoscenza del grave fatto che ha determinato grande apprensione; se i Ministri in indirizzo intendano attivare i propri poteri ispettivi per verificare se sono state rispettate tutte le norme di sicurezza a tutela dell'utenza e del personale. Atto n. 4-01191 DE FALCO FATTORI Ai Ministri della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: venerdì 18 gennaio 2019 si è verificata un'ulteriore tragedia in mare a circa 50 miglia dalle coste libiche; avendo avvistato un gommone carico di naufraghi in imminente pericolo di vita, la nave non governativa "Sea Watch" dava l'allarme alla Guardia costiera italiana verso le ore 18 di venerdì, offrendosi di prestare soccorso e aiuto ai naufraghi; al riguardo, la Guardia costiera italiana afferma in una propria nota di aver verificato che la Guardia costiera libica fosse a conoscenza dell'evento in atto, assicurando la propria collaborazione alla struttura libica; nonostante il passare del tempo sembra che nessuno sia intervenuto. Infatti, con un messaggio su "Twitter", Sea Watch sostiene di aver chiamato il Mrcc Italia (Maritime rescue coordination centre) per ottenere informazioni, ma che l'autorità italiana avrebbe rifiutato di fornire tali indicazioni nonostante la Sea Watch avesse fatto presente che "a comunicazione con gli il centro di soccorso libico non era risultato possibile né in inglese, né in francese, né in italiano, né in arabo", confondendo, a parere degli interroganti, la competenza amministrativa di coordinamento dei libici con l'obbligo di soccorso e, quindi, di fornire informazioni a chi, come Sea Watch, si rendeva disponibile ad intervenire; poco dopo il "Twitter" si è levato in volo un elicottero dalla nave militare "Caio Duilio" che ha tratto in salvo tre naufraghi in stato di ipotermia e privi di giubbotti di salvataggio; successivamente, una nave è giunta nel teatro delle operazioni, non trovando, però, traccia del gommone verosimilmente affondato; il portavoce dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ha riferito che i tre sopravvissuti arrivati a Lampedusa hanno affermato che a bordo vi fossero 120 persone, tra cui anche donne e bambini piccoli. Le vittime sarebbero quindi 117; sabato 19 gennaio un'altra unità navale con a bordo circa 100 naufraghi si è trovata alla deriva ed in procinto di affondare; non essendo stato rilevato alcun intervento, né diretto né di coordinamento da parte della Guardia costiera libica, la nave "Sea Watch III", sebbene si trovasse a 15 ore di navigazione, ha cominciato a dirigersi verso la zona dell'evento; appare chiaro che troppo spesso il centro di coordinamento libico non risponde, e che oramai anche molte navi mercantili, sebbene non distanti dalle zone nelle quali si verificano i naufragi, evitano dik intervenire per non compromettere l'attività commerciale a causa della difficoltà trovare poi un porto di sbarco per i naufraghi; notizie di stampa danno conto che è stato necessario un intervento personale del Presidente del Consiglio dei ministri italiano nei confronti di Al Serraj e del generale Haftar, per ottenere l'intervento della Guardia costiera libica, che avrebbe solo a questo punto assunto l'iniziativa di dirottare in zona un mercantile; non è inutile ricordare che nell'estate 2018 l'Italia ha speso oltre 300 milioni di euro per dotare la Guardia costiera libica di mezzi e per addestrare il personale alla gestione delle operazioni di soccorso; il gran numero di eventi che si stanno susseguendo rende evidente che la politica dei presunti "porti chiusi" è del tutto ininfluente rispetto al numero delle partenze dalle coste libiche; inoltre, è evidente che la delegittimazione delle organizzazioni non governative, da un lato, e, dall'altro, l'allontanamento delle navi della Marina militare e della Guardia costiera italiane dalle zone in cui si verificano questi eventi sono concause delle tragedie, si chiede di sapere: quali iniziative intendano mettere in atto i Ministri in indirizzo per impedire che si ripetano tragedie come quelle ricordate; se non ritengano che depotenziando il dispositivo di controllo "Eunavformed", attraverso il quale si opera per proteggere la sicurezza europea e cittadini, intervenendo nella prevenzione e nel contrasto dei traffici illeciti e della tratta di esseri umani, non si consenta, invece, il riespandersi dei traffici illeciti, portando ad una crescita in percentuale dei naufragi, senza alcun presidio; se ritengano la Libia luogo realmente sicuro, sebbene quel Paese non abbia aderito alle convenzioni sui diritti umani, e sebbene sia certo che in quel Paese sono sempre più numerose le torture e le violenze sui migranti e sui naufraghi, come questi ultimi attestano preferendo rischiare concretamente di morire una sola volta piuttosto che tornare indietro ed essere uccisi ogni giorno. Atto n. 4-01192 DE FALCO FATTORI Al Ministro della giustizia Premesso che: nei giorni scorsi notizie di stampa hanno evidenziato che sussisterebbe il concreto rischio di prescrizione per i procedimenti penali che coinvolgono esponenti politici, a causa della modifica dell'articolo 316- ter del codice penale, introdotta dal "DDL anticorruzione", di cui alla legge n. 3 del 2019; in sostanza, si fa riferimento ai procedimenti giudiziari prendenti in Liguria ed in Lombardia, che coinvolgono numerosi esponenti della Lega e di Forza Italia; il dubbio è se il nuovo l'articolo 316- ter del codice penale, denominato "indebita percezione di erogazioni a carico dello Stato", sia applicabile ora anche a quegli illeciti commessi dai pubblici ufficiali; rispetto a questi, infatti, dovendosi applicare il principio generale del favor rei , non troverebbe più applicazione il delitto proprio più grave previsto dall'art. 314 del codice penale, relativo al peculato; di conseguenza, l'applicazione del nuovo art. 316- ter del codice penale comporterebbe anche la riduzione dei tempi di prescrizione, che passerebbero dai 12 anni e mezzo previsti per il reato di peculato, ai soli 7 anni e mezzo; poiché, in particolare, i procedimenti giudiziari riguardano reati che sarebbero stati commessi tra il 2009 ed il 2013 in Liguria e intorno al 2012 in Lombardia, non resterebbe ai rispettivi giudici che dichiarare l'avvenuta prescrizione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga sussistente il rischio di prescrizione come paventato, e, in caso affermativo, quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere affinché permanga nell'ordinamento la necessaria gradualità della pena per i reati propri e si conservi la necessaria maggiore severità della pena per il peculato, reato commesso dai pubblici ufficiali, rispetto all'indebita percezione, reato comune. Atto n. 4-01193 DE BERTOLDI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: i gravi disagi verificatisi nei giorni scorsi sull'autostrada del Brennero, con il blocco per decine di ore di automobilisti e mezzi pesanti, a causa delle intense nevicate, ripropongono ancora una volta, a giudizio dell'interrogante, le evidenti difficoltà esistenti sul territorio nazionale in relazione all'efficienza della viabilità, nonché delle concessioni autostradali, previste per garantire la necessaria sicurezza degli utenti; al riguardo, le dichiarazioni del Ministro in indirizzo a seguito di quanto accaduto, che ha nuovamente criticato il sistema delle concessioni autostradali, sostenendo l'intenzione di affidare la gestione dell'Autobrennero A22 interamente allo Stato, appaiono all'interrogante risibili e fuorvianti, considerato che attualmente gli assetti societari risultano per l'84,7 per cento posseduti da azionisti pubblici, attraverso la Regione autonoma Trentino-Alto Adige e le Province autonome di Bolzano e Trento; fra i motivi che hanno determinato le criticità si rinvengono gli effetti delle politiche unilaterali austriache, che di fatto bloccano il traffico commerciale; queste, oltre a provocare frequenti incolonnamenti sulla A22, con conseguente rischio per gli altri utenti dell'infrastruttura, danneggiano (anche enormemente) l'economia italiana e quella dell'Alto Adige; tale condotta (che penalizza fortemente le imprese italiane di autotrasporto merci e della logistica che operano in Italia e in Europa) denota una scarsa attenzione da parte del Ministro in indirizzo, e in generale del Governo, sulle politiche di crescita e di competitività nei confronti di un settore strategico e fondamentale per l'economia del Paese, quale appunto il sistema dell'intermodalità (oltre che dei collegamenti infrastrutturali), i cui effetti negativi e penalizzanti determinano inevitabili ripercussioni sul tessuto economico e sociale non soltanto delle regioni del Nord, ma anche a livello nazionale; definire quale sia il quadro regolatorio esatto sulle prossime intenzioni del Governo con riferimento alle politiche di rinnovo delle concessioni autostradali risulta pertanto urgente e necessario, a parere dell'interrogante, considerando le dichiarazioni ambigue e contraddittorie da parte del Ministro, sostenute sin dal suo insediamento, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se corrispondano al vero le dichiarazioni secondo le quali la concessione autostradale dell'Autobrennero, scaduta da anni, sarebbe in procinto di essere rinnovata con una gestione pubblica più conveniente; se non intenda chiarire tali affermazioni, considerando che, come in precedenza richiamato, gli assetti societari dell'autostrada A22 risultano già in possesso di enti pubblici per l'84,7 per cento; quali iniziative infine di competenza intenda intraprendere, in favore delle politiche di trasporto e di ammodernamento della rete stradale e autostradale sull'intero territorio nazionale ed in particolare nel Nord Italia, considerando come, sin dal suo insediamento, l'azione del Governo a tal fine sia stata evidentemente insufficiente e ondivaga. Atto n. 4-01194 PUGLIA VACCARO DONNO MAUTONE NOCERINO COLTORTI CORRADO ABATE LANZI LANNUTTI FEDE GRANATO MONTEVECCHI CASTELLONE ORTOLANI ANASTASI TRENTACOSTE CROATTI PISANI Giuseppe MORONESE Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: l'annosa questione degli interventi di ristrutturazione di villa Mascolo a Portici (Napoli) e delle finalità d'utilizzo della medesima villa risale al lontano 1997. Basti pensare che, tra i diversi programmi di recupero e restauro, la fondazione "Idis", nell'ambito dell'iniziativa di promozione e divulgazione della scienza che si svolge a Napoli, la "Città della Scienza", veniva incaricata (annualità 2003-2004) della realizzazione di un museo archeologico-scientifico interattivo presso la villa. In particolare, così si legge sul sito internet del Comune di Portici, sezione villa Mascolo, "Quattro Enti, Comune di Portici, Soprintendenza Archeologica di Pompei, Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici di Napoli e Provincia, la Fondazione Idis, uniti per la realizzazione del Museo Archeologico interattivo dell'area vesuviana. (...) Il Museo sarà ospitato all'interno di Villa Mascolo, in via Scalea, edificio settecentesco inserito nell'elenco delle Ville Vesuviane. (...). Il progetto riguarda la realizzazione di un Museo Multimediale che, attraverso le più moderne tecniche informatiche, ricostruirà la vita quotidiana degli antichi romani che abitavano l'area vesuviana. (...) L'iniziativa si inserisce nella strategia più generale adottata dall'Amministrazione Comunale di valorizzare, in termini turistici ed economici, l'imponente patrimonio storico-architettonico di Portici". Tuttavia, il progetto è rimasto del tutto inevaso nonostante i fondi all'uopo stanziati; successivamente, la società TESS - Costa del Vesuvio SpA (nata con un programma di acquisizione, bonifica e rifunzionalizzazione di aree industriali dismesse e di promozione e insediamento di nuove iniziative economiche funzionali alle vocazioni produttive attraverso strumenti integrati di sostegno), oggi in liquidazione, veniva investita della formulazione di nuovi progetti riguardanti villa Mascolo. Medio tempore , nell'agosto 2005, i lavori di ristrutturazione di quest'ultima venivano assegnati all'impresa di costruzioni IMCO srl, unitamente alla REP srl e alla Russo sas, e poi alla DAMA srl. Il piano di gestione presentato dalla TESS, nel dicembre 2008, prevedeva la costituzione di un soggetto analogo a quello proposto in precedenza dalla fondazione Idis, ma con una maggiore articolazione e con la previsione anche di attività non prettamente culturali; nell'aprile 2009, la TESS proponeva un nuovo documento, "Il parco delle attività culturali e della creatività", il quale contemplava la costruzione, all'interno di villa Mascolo, di un teatro all'aperto, cosiddetto teatro Arena, in grado di contenere oltre mille visitatori. Il mese seguente, con un atto di indirizzo programmatico, la Giunta del Comune deliberava sulla volontà di individuare un nuovo gestore per le attività da organizzare all'interno della villa. Da qui si sono conseguiti molteplici proposte e passaggi burocratici al fine di pervenire all'individuazione di un soggetto misto, senza, però, alcun coinvolgimento di associazioni culturali presenti sul territorio; intorno a villa Mascolo si sono susseguiti nel corso degli anni deliberazioni su progetti di interventi (deliberazione Giunta comunale n. 168 del 16 marzo 2010 - Programma Più Europa della citta di Portici - protocollo d'intesa Regione-Comune), approvazioni di bandi per l'affidamento della gestione, operazioni di ripristino dei danni e di apparecchiature, e di allestimento dei locali all'interno della struttura (determinazioni dirigenziali n. 768, n. 1033, n. 1165 del 2011). E ancora, diversi atti di indirizzo programmatico per la gestione e la fruizione del complesso monumentale (deliberazione della Giunta comunale n. 276 del 14 aprile 2011). Pertanto, venivano stanziate, di volta in volta, ingenti risorse economiche. A quanto risulta agli interroganti, le somme, nel complesso, ammonterebbero a oltre 6 milioni di euro; considerato che: intorno all'individuazione del "gestore" di Villa Mascolo ruotano, da tempo oramai, numerosi soggetti economici specifici che, congiuntamente e in maniera integrata, collaborano con il Comune di Portici nella gestione del complesso monumentale e di tutte le attività connesse. Basti pensare, a titolo esemplificativo, alla società, denominata Centro per lo sviluppo e il trasferimento dell'innovazione nel settore dei beni culturali e ambientali (Innova) società consortile a responsabilità limitata, che è stata costituita nel marzo 2011 tra l'università degli studi di Napoli "Federico II", il Consiglio nazionale delle ricerche, l'università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli", l'università degli studi di Salerno, l'università degli studi di Napoli "L'Orientale", l'università degli studi di Napoli "Parthenope". E ancora, la società consortile Gepa Group, rappresentata in uno dalla società Giovanna Izzo Restauri in qualità di capogruppo mandatario dell'associazione temporanea di scopo (determinazione dirigenziale del Comune di Portici n. 288 del 13 aprile 2012, deliberazione della Giunta comunale n. 681 del 25 ottobre 2012, determinazione dirigenziale n. 1047 del 7 novembre 2012) che è divenuta, medio tempore , affidataria della gestione di villa Mascolo e dei relativi servizi (contratto rep. n. 6662 del 14 dicembre 2012); nel febbraio 2014, preso atto delle numerose interlocuzioni con l'affidatario (Gepa Group) senza l'avvio di alcuna delle attività previste per la valorizzazione, veniva avviata una nuova valutazione complessiva sul procedimento e sui rapporti contrattuali in essere (deliberazione della Giunta comunale n. 56 del 6 febbraio 2014 e deliberazione del Consiglio comunale n. 49 del 27 marzo 2014) ma, allo stesso tempo, veniva determinata la realizzazione di un anfiteatro all'aperto nel parco annesso a villa Mascolo e, conseguentemente, venivano stanziate ulteriori risorse (determinazione dirigenziale del Comune n. 702 del 23 giugno 2014); considerato infine che la villa, nonostante quanto detto circa le determinazioni dirigenziali succedutesi negli anni, è stata oggetto di numerosi atti vandalici a seguito all'incuria perpetrata dall'amministrazione comunale di Portici. Pertanto, essa si trova in stato di abbandono e degrado, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione in cui versa il complesso monumentale di villa Mascolo e dei motivi per cui non vi sia stato nessun intervento risolutivo autorevole per sanare lo stato di questo bene, nonostante la riconosciuta urgenza e necessità di un programma di recupero e valorizzazione; quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di giungere al recupero totale del complesso. Atto n. 4-01195 DE PETRIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nel nostro Paese la gestione delle presenze faunistiche è affidata esclusivamente alle uccisioni di animali in ambito venatorio e nelle attività di controllo; la legge 2 dicembre 2005, n. 248, di conversione del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, recante "Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria", ha disposto che gli ungulati, fra i quali sono compresi i cinghiali, siano cacciabili secondo piani di selezione attuabili lungo tutto l'arco dell'anno e in qualsiasi ora del giorno e della notte; negli ultimi 30 anni il numero di cinghiali uccisi in Italia è in costante aumento, mentre negli ultimi 40 anni il numero di cacciatori italiani risulta in costante diminuzione; le odierne popolazioni di cinghiali sono il frutto di azioni di ripopolamento e reintroduzione operate dalle associazioni venatorie, anche con il sostegno delle istituzioni; secondo le più recenti acquisizioni scientifiche presentate al convegno "Verso una gestione sostenibile dei grandi mammiferi in Italia: uno sguardo oltre 'l'emergenza cinghiale'" organizzato dalla Regione Emilia-Romagna: il prelievo di cinghiali non limita le popolazioni che continuano a crescere anche in contesti con prelievo molto intenso a causa di diversi fattori che comprendono approcci gestionali inadeguati o inattuati, contrarietà del mondo venatorio, biologia "sfidante" della specie, cambiamenti ambientali e climatici; la caccia agisce sulle diverse classi di sesso ed età in modo diverso dalla mortalità naturale, con l'effetto di diminuire l'aspettativa di vita media degli animali e ringiovanire le popolazioni; la caccia innesca risposte nella biologia riproduttiva della specie che, unitamente all'aumentata disponibilità trofica, causano un aumento della produttività delle popolazioni; la caccia altera il comportamento spaziale del cinghiale con, tra l'altro, l'effetto di aumentare il rischio di danni all'agricoltura o provocare concentrazioni anomale in aree a divieto di caccia; il foraggiamento finalizzato ad attrarre o legare i cinghiali ad un dato territorio è una pratica utilizzata anche nel resto d'Europa (Francia, Svizzera, Belgio, Polonia, eccetera), sebbene sia da tutti gli autori ritenuta critica in quanto in grado di aumentare il potenziale riproduttivo della specie e la sopravvivenza degli animali; l'adozione delle sole misure gestionali tecniche (prelievo, indennizzo, prevenzione), seppur efficaci, può non essere sufficiente a risolvere i conflitti sociali innescati dalla presenza del cinghiale; l'ISPRA inoltre afferma che la legislazione e l' iter autorizzativo non sono un ostacolo ad una gestione efficace ma che, piuttosto, le problematiche derivino da conflitti di carattere socio-politico ancora insoluti: piani di gestione di Regioni o Province ancora troppo influenzati dai portatori di interesse e di conseguenza, spesso, tecnicamente "deboli"; il fatto che la gran parte del mondo venatorio miri a massimizzare il prelievo, non collaborando (o boicottando) a strategie gestionali finalizzate alla riduzione drastica delle presenze sul territorio; forti resistenze del mondo agricolo ad applicare misure di prevenzione del danno; eccessivo, e in alcuni casi totalmente ingiustificato, allarmismo sulla pericolosità della specie per l'uomo (sempre più numerose le ordinanze dei sindaci per pubblica incolumità); oltre alle evidenze scientifiche riportate, la raccolta pressoché quotidiana di informazioni e notizie che danno conto dei conflitti generati dalla presenza di attività umane sui territori frequentati dai cinghiali dimostra il fallimento delle politiche gestionali della specie affidate all'approccio venatorio, si chiede di sapere se, per risolvere il problema dei danni ascritti alla fauna selvatica (in particolar modo i cinghiali) i Ministri in indirizzo intendano proseguire applicando la fallimentare gestione venatoria, fornendo in tal senso dati e studi che ne dimostrino l'efficacia, o, di contro, se non intendano finanziare progetti di sviluppo che incentivino metodi in grado di agire sul controllo della fertilità degli animali selvatici (che, tra l'altro, risultano avere già dimostrato piena efficacia sui cinghiali in cattività): tali pratiche si configurano infatti come unico sistema che può concretamente ed efficacemente ridurre la presenza degli animali selvatici sul territorio, essendo svincolato dagli interessi del mondo venatorio. Atto n. 4-01196 DE PETRIS Al Ministro dell'interno Premesso che: a quanto si apprende, il Ministero dell'interno avrebbe deciso di togliere la scorta al giornalista napoletano Sandro Ruotolo, che si trova sotto protezione dal 2015, quando ricevette delle minacce da Zagaria, boss dei Casalesi, in seguito alle inchieste condotte dal giornalista sul traffico di rifiuti tossici in Campania, in particolare nel casertano e sul ruolo dei Casalesi; il boss Pasquale Zagaria ha più volte manifestato il desiderio di vendicarsi e di "scuoiarlo"; la revoca della scorta a Sandro Ruotolo sarebbe stata assunta sulla base di una relazione della Prefettura di Roma, secondo la quale il cronista non avrebbe più minacce dal 2016; Sandro Ruotolo è un professionista da sempre impegnato in una quotidiana azione tesa a diffondere la cultura della legalità ed è un personaggio inviso alla criminalità organizzata, non solo per il lavoro svolto in passato, ma anche per le inchieste che continua ancora oggi a realizzare collaborando con il sito "Fanpage"; ha seguito le orme degli aggressori e ricostruito la catena delle minacce al giornalista Paolo Borrometi per le sue denunce sui traffici mafiosi a Pachino; è di prossima uscita su "Fanpage" un'inchiesta, sempre condotta da Ruotolo, sulla presunta trattativa tra Stato e Camorra sul sequestro Cirillo, per arrivare alla liberazione dell'assessore democristiano e sul ruolo svolto dal clan Cutolo; Ruotolo ha accettato di rappresentare il coraggioso sindacato dei giornalisti campani nei territori più a rischio, accettando di diventare presidente dell'Unione cronisti della Campania. Togliergli la scorta significherebbe rendergli impossibile onorare anche questo impegno, impedendogli di fatto di tornare nelle zone dominate da mafie e camorra; a parere dell'interrogante, la decisione di togliere la scorta a Sandro Ruotolo è sbagliata. Ruotolo non può essere lasciato solo dallo Stato dopo aver, con il suo lavoro, raccontato l'evoluzione del fenomeno mafioso; siamo di fronte all'ennesimo caso di revoca della scorta a figure simbolo della lotta alle mafie. Così facendo si rischia di lanciare un messaggio molto pericoloso e controproducente, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda chiarire quali siano state le valutazioni che avrebbero portato alla revoca della scorta al giornalista Sandro Ruotolo e quali sia stato l'organo ad assumere una tale decisione, nonché se intenda attivarsi per ripristinare quanto prima i livelli di tutela antecedenti la revoca. Atto n. 4-01197 BONINO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la famiglia e le disabilità Premesso che: la Carta costituzionale garantisce all'articolo 2 «i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità» e all'art. 3 riconosce che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge»; la legge n. 76 del 2016 «in materia di regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze» ha introdotto nuove norme sui diritti e i doveri delle nuove famiglie, superando alcune delle discriminazioni che il nostro ordinamento aveva riservato alle coppie dello stesso sesso, alle coppie di sesso opposto non sposate e alle famiglie monoparentali; dal 29 al 31 marzo 2019 a Verona si terrà il "World congress of families", congresso mondiale delle famiglie, iniziativa annuale «per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società»; tra i gruppi sostenitori e attivi vi è anche l'associazione americana "Alliance defending freedom" che, tra l'altro, ha sostenuto contenziosi a favore della criminalizzazione dei rapporti sessuali tra adulti consenzienti dello stesso sesso; nel 2011 il Governo russo ha iniziato a limitare la possibilità di discutere di aborto negli ospedali per iniziativa della parlamentare Yelena Mizulina un giorno dopo lo svolgimento, a Mosca, del "Summit demografico", la più importante iniziativa tenuta in Russia dal Congresso mondiale delle famiglie; nel giugno 2013 la Duma approvò la legge «per la protezione dei bambini dalle informazioni volte a negare i valori familiari tradizionali», proposta sempre da Yelena Mizulina; anche in questo caso l'approvazione della legge è stata il frutto di una lunga e curata campagna condotta da attivisti russi e americani del Congresso mondiale delle famiglie; Alexey Komov, rappresentante regionale del Congresso per la Russia, è anche membro del direttivo di "Citizen Go", organizzazione che ha sostenuto battaglie come quella contro la legge sui vaccini o quella pro life per cui l'aborto sarebbe la «prima causa di femminicidio»; Konstantin Malofeev è uno dei miliardari ortodossi che finanziano la maggior parte del lavoro del Congresso mondiale delle famiglie nella regione ed è anche il "ponte" tra le politiche di Putin e quelle dell'estrema destra europea; nel novembre 2016, il Congresso mondiale delle famiglie si è dato una forma più strutturata con l'Organizzazione internazionale per la famiglia a Città del Capo, in Sud Africa, con l'obiettivo di promuovere una politica più aggressiva che prenda di mira direttamente il matrimonio egualitario; la "dichiarazione di Città del Capo", il loro documento fondativo, dice esplicitamente di voler difendere l'istituto del matrimonio anche dalla pornografia, dall'adulterio e dal divorzio; considerato che: stando a quanto riportato nel sito ufficiale dell'evento veronese, il Congresso mondiale delle famiglie godrà del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri; il programma ufficiale dell'evento riporta già gli interventi di due membri del Governo, il Ministro per la famiglia e le disabilità Fontana e il Ministro dell'interno, nonché vice capo del Governo, Salvini, oltre a quello di Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, e Federico Sboarina, sindaco di Verona; il programma ufficiale dell'evento riporta anche l'intervento dell'arciprete Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità che ha lo scopo di influenzare la Duma e di aiutare Putin a sviluppare politiche in linea con i dettami della chiesa ortodossa; il programma ufficiale dell'evento riporta anche l'intervento di Theresa Okafor, un'attivista nigeriana tra le proponenti della legge del 2014 che criminalizza le relazioni tra persone dello stesso sesso, lo scambio di effusioni in pubblico e la frequentazione di locali e associazioni LGBTI; il programma ufficiale dell'evento riporta anche l'intervento di Lucy Akello, Ministro ombra per lo sviluppo sociale in Uganda, che nel 2018 ha chiesto di riportare in discussione in Parlamento e approvare la legge antigay del 2014, anche nota come "Kill the gays bill", che prevedeva originariamente la pena di morte per «omosessualità aggravata»; il programma ufficiale dell'evento riporta anche l'intervento del presidente moldavo pro Putin Igor Dodon che nel 2017, dopo che la polizia aveva disperso una manifestazione della comunità LGBTI, ha detto: «non ho mai promesso di essere il presidente dei gay, avrebbero dovuto eleggere il loro presidente», si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza del coinvolgimento ufficiale del Governo in una manifestazione che promuove politiche discriminatorie nei confronti delle donne e delle persone LGBTI, distorsive dei principi costituzionali fondamentali di non discriminazione e di uguaglianza; se stia valutando la possibilità di revocare il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri alla manifestazione; se il patrocinio implichi un impiego di soldi pubblici a sostegno della manifestazione; se siano in corso iniziative volte a tutelare il diritto all'integrità di tutte le famiglie italiane, in particolar riguardo alla condizione dei figli delle coppie omogenitoriali e al recente dibattito aperto da alcuni sindaci in merito all'iscrizione di entrambi i genitori nei certificati di nascita. Atto n. 4-01198 DE BERTOLDI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nel 2018 l'INAIL ha rilevato complessivamente 641.261 denunce di infortunio sul lavoro, dato molto elevato, peggiorato dalla circostanza che (contrariamente a quanto sarebbe lecito attendersi) il numero delle denunce dell'anno appena trascorso risulta superiore rispetto a quello registrato nel periodo compreso tra gennaio e dicembre 2017; secondo i dati dell'INAIL, inoltre, sono aumentate sia le denunce di infortunio in itinere (con un più 2,78 per cento), sia quelle di infortunio in occasione di lavoro (più 0,59 per cento), mentre il dato che preoccupa maggiormente è che le denunce di infortunio con esito mortale, riferite al periodo gennaio-dicembre 2018 risultano il 10,11 per cento in più rispetto all'anno precedente; risulta pertanto evidente, a giudizio dell'interrogante, alla luce dei dati numerici esposti, come nel nostro Paese i luoghi di lavoro siano ancora poco sicuri ed inoltre, in molti di essi, non vengono applicate le principali norme di sicurezza; a tal fine, il Governo Renzi aveva ritenuto di poter far fronte a questa insostenibile situazione, istituendo l'Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, denominata «Ispettorato Nazionale del Lavoro», prevista ai sensi del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 149; ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 2016, n. 109, l'I.N.L. ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è dotato di autonomia organizzativa e contabile, sottoposto alla vigilanza del Ministero del lavoro e al controllo della Corte dei conti; a tal fine, l'interrogante rileva che l'intervento normativo contenuto nella più complessiva riforma in materia di lavoro meglio nota come "Jobs Act", istituendo l'I.N.L. ha inteso accorpare in un unico ente direzioni territoriali e attività relative alle politiche sociali di INPS e INAIL, con l'intento di razionalizzare le risorse e i controlli ispettivi e con l'obiettivo finale di evitare sprechi economici; appare evidente, a giudizio dell'interrogante, che l'attività quotidiana dell'I.N.L. (e conseguentemente degli ispettori del lavoro sul territorio), rappresenta, o dovrebbe rappresentare, la linea più avanzata della lotta alle morti sul lavoro ed agli infortuni sul lavoro più in generale, ma ciononostante da numerose segnalazioni pervenute dal Sindacato nazionale agenti professionisti di assicurazione (SNA), (corredate da specifica documentazione) sembrerebbe che ingenti risorse dell'I.N.L. (attraverso l'attività di alcuni ispettori del lavoro concentrati in alcune aree geografiche), siano state destinate ad interventi ispettivi presso micro aziende italiane (che storicamente applicano fedelmente le norme sul lavoro), le quali non sono mai state segnalate per sfruttamento di lavoro nero e da sempre sono caratterizzate da un numero pressoché irrilevante di incidenti sul lavoro; al riguardo, l'interrogante si riferisce alle agenzie assicurative in gestione libera, quasi 13.000 micro aziende, che versano regolarmente i contributi, pagano le tasse, in quanto i loro compensi sono certificati dalle grandi imprese di assicurazione per le quali operano, garantendo lavoro a circa 25.000 lavoratori dipendenti, ed a circa 200.000 collaboratori autonomi; a tal fine, si evidenzia che il 90 per cento delle aziende citate applica il contratto collettivo nazionale di lavoro sottoscritto da SNA, al cui sindacato aderisce la quasi totalità degli agenti iscritti ad una rappresentanza, con CONFSAL, una delle sigle sindacali dei lavoratori dipendenti comparativamente maggiormente rappresentative in Italia; ciononostante, secondo quanto denunciato dalle rappresentanze sindacali, alcuni ispettori del lavoro avrebbero contestato, in fase ispettiva, la regolarità dell'applicazione, invero del tutto legittima, del CCNL, dando così modo all'INPS di emettere cartella per il maggior onere contributivo calcolato sull'ipotetico differenziale retributivo, prendendo come base imponibile, la retribuzione di un CCNL concorrente, nello specifico il CCNL firmato dall'associazione datoriale denominata Anapa, della quale non si conoscono i bilanci, né il numero degli iscritti paganti, né la struttura territoriale, che appare carente sotto il profilo della oggettiva rappresentatività; i suddetti atti di accertamento ispettivo, elaborati sembra senza alcun supporto statistico o documentale, stanno causando decine di vertenze civili, senza considerare che finiscono con impegnare i titolari delle micro imprese agenziali, i loro avvocati, con conseguenti costi economici per le aziende e per l'intera collettività, anche in termini di oneri di giustizia e di intasamento dell'attività giudiziaria, anziché occuparsi di questioni ben più rilevanti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda intervenire affinché l'opera degli ispettori del lavoro e più in generale dell'Ispettorato nazionale del lavoro sia indirizzata e valorizzata verso obiettivi coerenti con la politica del Governo in materia di contrasto agli infortuni sul lavoro, evitando di impiegare risorse in attività apparentemente estranee agli obiettivi suddetti; se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e in caso affermativo se non ritenga di assumere, per quanto di competenza, informazioni sull'accaduto, anche per il tramite dell'Ispettorato nazionale del lavoro, in relazione a eventuali abusi ai danni degli agenti professionisti di assicurazione italiani iscritti al Sindacato nazionale agenti (SNA). Atto n. 4-01199 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: una bomba carta di grosse dimensioni è stata fatta esplodere nella notte tra il 4 e il 5 febbraio 2019 davanti alla saracinesca di una macelleria in via Giovanni XXIII a Scafati (Salerno); l'esplosione ha danneggiato la saracinesca dell'attività commerciale, già nel 2016 nel mirino di balordi, che esplosero colpi di pistola contro la serranda; negli anni si sono verificati altri casi simili a danno di esercizi commerciali della città, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi fatti che si sono verificati e quali iniziative intenda realizzare per garantire la sicurezza e la legalità in una città che ha già dovuto assistere, mestamente, allo scioglimento per mafia dell'amministrazione comunale. Atto n. 4-01200 GASPARRI DAMIANI MALLEGNI MOLES VITALI BATTISTONI BERARDI CAUSIN MASINI MINUTO MODENA RIZZOTTI Al Ministro dell'interno Premesso che: nella seduta dell'Assemblea del Senato del 29 gennaio 2019, nel corso dell'esame del disegno di legge recante conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante "Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione", è stato approvato l'emendamento 11.17 (testo 4) del senatore Augussori e altri, riguardante l'assunzione degli allievi agenti della Polizia di Stato; in particolare, il comma 2- bis della citata disposizione autorizza l'assunzione di allievi agenti della Polizia di Stato, nel numero massimo di 1.851, mediante scorrimento della graduatoria della prova scritta del concorso pubblico per l'assunzione di 893 allievi agenti bandito il 18 maggio 2017. Lo scorrimento è previsto sui posti non oggetto di riserva per i volontari in ferma prefissata (di cui all'articolo 703, comma 1, lett.c), del decreto legislativo n. 66 del 2010, recante il codice dell'ordinamento militare). Tale disposizione riserva una determinata percentuale di posti nei concorsi nelle carriere iniziali delle forze di polizia, determinata per la Polizia di Stato nel 45 per cento; l'emendamento approvato esclude candidati a un concorso già espletato, con i requisiti precedentemente banditi (30 anni non compiuti al 26 giugno 2017 e licenza media), per il superamento dei 26 anni compiuti e un titolo di studio non inferiore al diploma di scuola secondaria superiore; l'approvazione del suddetto testo potrebbe portare a una quantità di ricorsi tali da paralizzare le assunzioni per questo comparto, mettendo in reale pericolo la sicurezza del nostro Paese; il nostro Paese ha urgente necessità di ripianare i buchi organici venutisi a formare in questi ultimi 10 anni nel comparto sicurezza. La sola Polizia di Stato "vanta" ben 20.000 unità in meno, che inesorabilmente porta a maggior rischio in tema di sicurezza interna e lotta al terrorismo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che lo scorrimento della graduatoria debba avvenire così come da bando di concorso, rispettando le aliquote civili e militari. Atto n. 4-01201 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il 16 aprile 2018 Arpa Puglia conduce controlli nel cantiere Tap a Melendugno (Lecce), rilevando nelle acque di rifiuto la presenza di cromo esavalente. Da queste analisi scaturisce il provvedimento di stop all'emungimento dell'acqua dei pozzi, con delibera del 4 luglio 2018 del sindaco Potì; il 27 settembre 2018 e il 4 ottobre 2018 Arpa Puglia preleva decine di campioni dell'acqua sotterranea, del terreno e del cemento armato delle opere sotto al cantiere. Il 14 dicembre 2018 Arpa Puglia invia a Arpa Umbria il materiale usato da Tap per ulteriori analisi. Il 16 gennaio 2019 Arpa Puglia scrive che Arpa Umbria ha accertato che il cemento rilascia 11,3 ?g/l di cromo contro un limite di 10 ?g/l ammesso per i «rifiuti oggetto di recupero». Sebbene «non esistano limiti normativi con cui confrontare gli esiti analitici», in quanto quelli di riferimento riportati nel decreto ministeriale 5 febbraio 1998, utilizzato come norma tecnica di riferimento per il test di cessione, si applicano ai rifiuti oggetto di recupero e non alle materie prime, Arpa precisa che «ai fini esclusivamente qualitativi», va usato come limite quello delle concentrazioni soglia della stessa sostanza definiti per le acque sotterranee ("trnews", del 16 gennaio 2019); nella relazione di Arpa Puglia si rileva che le acque intrappolate nel pozzo di spinta durante la sua lavorazione contenevano 350 ?g/l di cromo esavalente, il cemento del pozzo di spinta rilascia 11,3 ?g/l, lo stabilizzato di cava rilascia 22 ?g/l. È stato quindi accertato che il cromo esavalente è contenuto nei materiali portati in cantiere da Tap ed è dagli stessi rilasciato. Di questo il direttore Arpa ha informato Asl, regione, provincia, comune di Melendugno, polizia provinciale e Tap ("trnews", del 16 gennaio 2019); il cromo esavalente è cancerogeno per l'uomo, scarsamente presente in natura, ed è classificato dall'Istituto superiore di sanità come agente derivante da attività industriali («Cromo VI: aspetti tossicologici», Arpa Umbria). Anche per questo la soglia massima prevista dal decreto ministeriale del 10 maggio 2004 è di 2 ppm, e la direttiva 2003/53/CE, recepita in Italia il 10 maggio 2004, proibisce la commercializzazione e l'impiego di cemento o di preparati contenenti cemento che, quando idrati, contengano più dello 0,0002 per cento (2 ppm) di cromo idrosolubile esavalente; sul caso indaga la Procura di Lecce, che a novembre 2018 ha eseguito il sequestro dei campioni di prova in diversi laboratori analisi; non vi è alcuna certezza che attualmente non vi siano superi delle soglie di contaminazione in falda, in quanto le ultime analisi effettuate dall'Agenzia risalgono al 28 agosto 2018, a cantiere fermo (fonte Arpa); l'accertata presenza dei contaminanti nel cantiere di Tap rende evidente il rischio concreto che la prosecuzione delle lavorazioni di cantiere (l'ingresso della talpa nel pozzo di spinta e le operazioni sullo stesso per lo scavo del microtunnel ) possano nuovamente compromettere suolo, sottosuolo, falda, pregiudicando la salute pubblica. Tap ha comunicato con estremo ritardo la presenza di superi dopo aver detto che le cause non erano legate ai propri materiali e aver dovuto prendere invece atto che è vero proprio il contrario (Potì, 19 gennaio 2019 su "leccecronaca"); 67 associazioni hanno formalmente diffidato Tap a sospendere i lavori di costruzione del microtunnel . La diffida, redatta dai legali Carducci, Papadia e Cesari, si appella al diritto alla salute tutelato dalla Costituzione e al decreto del Ministero della salute del 2004, che opera in funzione dei principi europei di precauzione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di procedere a controlli e verifiche, per quanto di competenza, anche promuovendo un intervento del Comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente, in merito alle questioni connesse all'evento ambientale accertato. Atto n. 4-01202 LANNUTTI CORBETTA COLTORTI NATURALE GIARRUSSO ROMANO LEONE DI NICOLA Ai Ministri della giustizia, dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che: la società Equitalia Giustizia SpA è stata costituita nel 2008 (art. 1, comma 367, della legge n. 244 del 2007) come una delle società del gruppo Equitalia SpA (ora Agenzia delle entrate riscossione) con l'obiettivo di razionalizzare ed efficientare i processi di lavorazione delle somme amministrate dal "sistema giustizia" attraverso l'articolazione in due rami d'azienda per la gestione, rispettivamente del Fondo unico giustizia (FUG) e dei crediti di giustizia; per effetto della modifica normativa introdotta dal decreto-legge n. 193 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 225 del 2016, art. 1, comma 11 lett. b) , in data 28 giugno 2017, Equitalia SpA ha ceduto l'intero pacchetto azionario di Equitalia Giustizia al Ministero dell'economia e delle finanze, e che per quanto espressamente sancito dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 giugno 2017 è diventata una società in house del Ministero della giustizia, che esercita il "controllo analogo" attraverso un apposito comitato costituito da autorevoli magistrati attualmente ai vertici di strutture del Ministero stesso; per 9 anni la società ha sempre raggiunto i propri obiettivi con piena soddisfazione dei vertici di Ministero della giustizia ed operatori interessati, con bilanci risultati sempre in utile; in data 28 luglio 2017 l'assemblea degli azionisti ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione, composto da 3 membri di cui il presidente su designazione del Ministero dell'economia e l'amministratore delegato, Paolo Bernardini, commercialista, residente a Sarzana (La Spezia) su designazione del Ministro pro tempore della giustizia Andrea Orlando; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: l'organizzazione aziendale e la gestione delle risorse umane non appaiono improntate a principi di efficienza, come peraltro indicato dallo stesso Ministero della giustizia nella direttiva n. 3 del 16 maggio 2018 in tema di recupero di efficienza organizzativa e assunzione di personale; l'amministratore delegato, all'atto del suo insediamento, ha riconosciuto a talune risorse un aumento di retribuzione che non trovava alcuna giustificazione e costituiva, pertanto, un aggravio di costi a carico del Ministero della giustizia; sigle sindacali del Ministero della giustizia hanno più volte puntato il dito sul "grande carrozzone" in cui è stata trasformata Equitalia Giustizia; con i commi 471 e 472 dell'art. 1 della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018), è stata normata la confluenza nel Fondo unico giustizia di nuove risorse finanziarie riconducibili alle procedure concorsuali, esecutive e in sequestro conservativo e che lo stato generale di crisi della società ha fatto sì che a tale previsione normativa non sia stato dato seguito; dall'esame del bilancio 2017 della società emerge una perdita di esercizio di circa 2,4 milioni di euro e, da notizie pervenute anche dagli uffici giudiziari, risulta che durante il corso dell'ultimo anno, con l'attuale gestione, si è avuto un aggravio del magazzino dei crediti di giustizia di oltre il 50 per cento; nonostante le gravi criticità e i ritardi riscontrati nel ramo recupero crediti, il responsabile della funzione "Produzione crediti di giustizia" sarebbe stato premiato con l'attribuzione della responsabilità di altre due importanti strutture aziendali (risorse umane e organizzazione) distraendolo, inevitabilmente, dagli importanti impegni sottesi alla gestione dei crediti; articoli di stampa (in particolare "la Repubblica", edizione di Genova, del 28 ottobre 2017) richiamavano gravi errori di Equitalia Giustizia riconducibili alla gestione del recupero crediti conseguente alle note vicende processuali del G8 di Genova, relativamente ai fatti della caserma "Diaz" (per un importo complessivo di circa un milione di euro solo per i fatti della caserma), conclusa con un cospicuo contenzioso promosso dagli imputati condannati, stante l'erroneità della quantificazione operata da Equitalia Giustizia in via solidale anziché pro quota , in violazione dell'art. 535 del codice di procedura penale; numerose sentenze hanno accolto le doglianze dei ricorrenti, confermando l'erronea quantificazione delle spese di giustizia le cui cartelle relative al G8 sono state pagate dal Ministero dell'interno, impropriamente notificate quale coobbligato, determinando la grottesca situazione dello Stato che paga a sé stesso; a quanto risulta, la gestione del personale non appare orientata ai canoni di efficienza e qualità della pubblica amministrazione, ma ispirata ad arbitrarietà, come nel caso del collocamento a riposo (senza il dovuto preavviso di 8 mesi) di un dirigente con pluriennale esperienza presso la Procura di Milano che aveva contribuito in modo rilevante a costituire il Fondo unico giustizia, al quale sarebbe stato corrisposto un indennizzo di circa 85.000 euro di costo aziendale configurando danno erariale, in quanto la società non ha beneficiato della corrispondente prestazione lavorativa, o la responsabilità della struttura di staff "Analisi e Ricerche" ad un altro dirigente con funzioni marginali che percepisce la più alta retribuzione aziendale (circa 200.000 euro annui), già oggetto di interpellanza parlamentare in data 19 settembre 2017 (2-01939 della XVII Legislatura alla Camera dei deputati) che evidenziava la notizia allarmante delle vicende penali a suo carico, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano compatibile che l'amministratore delegato di una società pubblica continui a essere titolare di uno studio professionale di commercialista, assolvendo l'incarico pubblico a tempo parziale, pur percependo una retribuzione adeguata allo svolgimento di una funzione continuativa, prevalente e abituale; se tale "promiscuo" incarico dell'amministratore delegato possa aver influito sulla cattiva performance aziendale in termini di accumulo delle pratiche da lavorare, caos organizzativo interno e cattiva gestione, denunciata anche dagli uffici giudiziari e dai sindacati del Ministero della giustizia; se, nell'organigramma aziendale voluto dall'attuale amministratore delegato, sia compatibile la creazione di un ufficio Analisi e ricerche, costituito ad hoc e dalle incomprensibili utilità, affidato a un dirigente super pagato proveniente da Equitalia, contro il quale è in corso un procedimento penale, già oggetto di atto di sindacato ispettivo; quali iniziative intendano assumere relativamente alla questione del G8 di Genova, per consentire allo Stato di rivalersi finalmente sui condannati, anziché sullo Stato stesso a causa di cartelle erroneamente notificate da Equitalia Giustizia al Ministero dell'Interno e da quest'ultimo pagate; quali iniziative intendano attivare per recuperare l'errore di Equitalia Giustizia che ha saldato, all'Agenzia delle entrate, il debito di Massimo Giacomini con fondi appartenenti a Marco Giacomini, il quale ha agito giudizialmente nei confronti di Equitalia Giustizia, per il recupero delle somme erroneamente versate pari a circa 2,4 milioni di euro; quali urgenti iniziative il Ministro della giustizia, in quanto titolare del controllo analogo, e il Ministro dell'economia, in quanto azionista della società, intendano adottare al fine di ripristinare una gestione efficiente della società, nel quadro della vigente normativa sulle società partecipate pubbliche, evitando incompatibilità di incarichi, eventuali danni per l'erario nonché conflitti di interessi. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 2ª Commissione permanente (Giustizia): 3-00576 della senatrice Conzatti, sullo svolgimento delle funzioni di curatore, commissario giudiziale e liquidatore da parte dei consulenti del lavoro; 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-00574 della senatrice Malpezzi e del senatore Comincini, sul futuro dei lavoratori della Italtel di Settimo Milanese in seguito alla ristrutturazione industriale dell'azienda.