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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 195 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente TAVERNA e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,31). Si dia lettura del processo verbale. DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 20 febbraio. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Sull'emergenza coronavirus PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Senatori, in apertura dei nostri lavori consentitemi di rivolgere il mio cordoglio personale e di tutto il Senato ai familiari delle persone che nei giorni scorsi hanno perso la vita a causa del contagio da coronavirus. Desidero inoltre esprimere la solidarietà mia e di tutta l'Assemblea alla comunità e alle famiglie che stanno soffrendo i disagi legati ai provvedimenti adottati per contrastare la diffusione del virus, misure che coinvolgono direttamente oltre cinquantamila persone, ma che investono quasi la metà della popolazione. Ai medici, ai ricercatori scientifici, al personale degli ospedali, della Protezione civile, degli organi di pubblica sicurezza, agli amministratori locali e a tutti coloro che in queste ore si stanno adoperando con generosità, con grande senso del dovere e non senza sacrifici personali, rivolgo un forte pensiero di vicinanza e di riconoscenza. In questi giorni l'Italia si trova ad affrontare una situazione di emergenza, un'emergenza che abbiamo il dovere di fronteggiare mettendo in campo ogni sforzo necessario per tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini e per evitare che si diffondano nel Paese pericolose psicosi. Fondamentale diventa, quindi, il richiamo all'impegno, alla collaborazione e al senso di responsabilità di tutti: istituzioni nazionali e comunitarie, amministratori locali, presidi sanitari, Forze dell'ordine, istituti scolastici, mondo dell'impresa, organi di informazione e cittadini. L'Italia è un Paese forte, una Nazione che, come la storia ci insegna, ha sempre saputo reagire con determinazione davanti alle difficoltà, persino le più drammatiche e che ha in sé le risorse per superare quanto prima anche questa fase così critica e così delicata. Vi ringrazio. (Applausi) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi ieri, ha stabilito che nella settimana corrente l'Assemblea discuterà i decreti-legge sull'istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca e sulla proroga di termini legislativi. Giovedì 27 febbraio, alle ore 9, il Ministro della salute renderà un'informativa sul coronavirus; ciascun Gruppo potrà intervenire per cinque minuti. Il question time , già previsto per le ore 15 di giovedì 27, non avrà luogo. La Conferenza dei Capigruppo ha altresì fissato alle ore 19 di stasera il termine per la presentazione in Assemblea degli emendamenti al decreto-legge in materia di riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente. AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, so che non era previsto un dibattito successivo alla sua commemorazione e alla sua espressione di vicinanza a tutti coloro che soffrono per il coronavirus. Vorrei però aggiungere, forse non l'ho sentita, tra le righe, avendo anche avuto modo ieri di incontrare alcuni funzionari dell'ambasciata cinese, la nostra vicinanza a tutta la comunità cinese presente sul territorio che a volte soffre di gravi ed inutili discriminazioni. Penso che sia giusto esprimere, a nome di tutti i colleghi, la nostra amicizia nel momento del bisogno. (Applausi) . Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni PRESIDENTE . La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 24 febbraio 2020, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente: Martedì 25 febbraio h. 16,30 - Disegno di legge n. 1664 - Decreto-legge n. 1, Istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca (scade il 9 marzo) - Disegno di legge n. 1729 - Decreto-legge n. 162, Proroga termini (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 29 febbraio) - Informativa del Ministro della salute sul coronavirus (giovedì 27, ore 9) Mercoledì 26 " h. 9,30 Giovedì 27 " h. 9 Gli emendamenti al disegno di legge n. 1698 (Decreto-legge n. 3, Riduzione pressione fiscale sul lavoro dipendente) dovranno essere presentati entro le ore 19 di martedì 25 febbraio. Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1664 (Decreto-legge n. 1, Istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca) (10 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 60' Governo 60' Votazioni 60' Gruppi 7 ore, di cui: M5S 1h 31' FI-BP 1h 7' L-SP-PSd'Az 1 h 6' PD 50' Misto 39' FdI 38' IV-PSI 38' Aut (SVP-PATT, UV) 32' Dissenzienti 5' Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1729 (Decreto-legge n. 162, Proroga termini) (7 ore, escluse dichiarazioni di voto) Relatori 40' Governo 40' Votazioni 40' Gruppi 5 ore, di cui: M5S 1h 5' FI-BP 48' L-SP-PSd'Az 47' PD 36' Misto 28' FdI 27' IV-PSI 27' Aut (SVP-PATT, UV) 23' Dissenzienti 5' Discussione del disegno di legge: Doc 1664 Conversione in legge del decreto-legge 9 gennaio 2020, n. 1, recante disposizioni urgenti per l'istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1664. La relatrice, senatrice Angrisani, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. ANGRISANI, relatrice . Signor Presidente, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR) è stato già oggetto in passato di suddivisioni e riaccorpamenti. Da ultimo, l'attuale riunificazione nel MIUR è stata attuata nel 2008. Rispetto al testo originario del decreto-legge, avente come finalità la creazione di due nuove strutture ministeriali in luogo dell'attuale MIUR, la Commissione propone alcune modifiche, sul piano sia formale, al fine di apportare quei correttivi necessari dal punto di vista della corretta formulazione, sia sostanziale, aggiungendo ulteriori disposizioni in materia di personale e di funzionamento dei due Ministeri. Tali correzioni - riferite agli articoli 1, 2, 3, 4 e 5 del decreto-legge - discendono soprattutto dall'emendamento 1.1000 (testo 2) e dai relativi subemendamenti. L'articolo 1 istituisce due Ministeri, il Ministero dell'istruzione (MI) e il Ministero dell'università e della ricerca (MUR), sopprimendo conseguentemente il MIUR e prevedendo le necessarie autorizzazioni di spesa, di cui la Commissione propone un incremento. In base alla relazione tecnica bollinata dal Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) sull'emendamento 1.1000 (testo 2), in sede referente è risultato evidente che le risorse previste dal testo originario del decreto potevano essere utilizzate solo per remunerare i capi degli uffici di diretta collaborazione senza tener conto del sostanziale raddoppio del numero di collaboratori. Ciò ha reso necessario stanziare risorse ulteriori. Per raggiungere l'obiettivo di istituire due Dicasteri, si novella il decreto legislativo n. 300 del 1999, modificando l'elenco dei 13 Ministeri, che diventano dunque 14 a seguito della separazione tra Ministero dell'istruzione e Ministero dell'università e della ricerca. I nuovi Ministeri, inoltre, succedono, per quanto di competenza, in tutti i rapporti attivi e passivi in essere alla data del trasferimento delle funzioni e subentrano nei rapporti processuali. L'articolo 2 definisce l'istituzione, le aree funzionali e l'ordinamento dei due Ministeri, mediante novelle al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 del 1999. Nello specifico, per quanto attiene al Ministero dell'istruzione, viene sostituito il capo XI (articoli 49, 50 e 51) del suddetto decreto legislativo n. 300, mentre con riferimento al Ministero dell'università e della ricerca viene introdotto un nuovo capo XI- bis . L'articolo 2, comma 1, capoverso Art. 49, attribuisce al Ministero dell'istruzione le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in ordine al sistema educativo di istruzione e formazione di cui all'articolo 2 della legge 28 marzo 2003, n. 53 e all'articolo 13, comma 1, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7 (secondo le modifiche che la Commissione propone con l'emendamento 1.1000/testo 2). Al medesimo Ministero sono trasferite, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, ivi compresa la gestione dei residui, le funzioni del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nei limiti delle aree funzionali individuate dal capoverso Art. 50, eccettuate quelle attribuite ad altri Ministeri o ad agenzie, e fatte in ogni caso salve le funzioni conferite dalla vigente legislazione alle Regioni ed enti locali. È fatta altresì salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche. L'articolo 2, comma 1, capoverso Art. 50, individua le aree funzionali nelle quali il Ministero dell'istruzione svolge le funzioni di spettanza statale. Esse divengono 20, in luogo delle 11 previste dall'articolo 50, comma 1, lettera a) , del decreto legislativo n. 300 del 1999 nel testo anteriore al decreto-legge 9 gennaio 2020, n. 1, che distingueva le aree riferendole «all'istruzione non universitaria». Molte delle aree funzionali ora incluse nel decreto legislativo n. 300, prima non presenti, ricalcano specifiche attribuzioni dei Dipartimenti attualmente esistenti, che vengono dunque legificate. Durante l'esame in Commissione è emersa l'esigenza di apportare alcune modifiche a tali aree funzionali che si propongono all'esame dell'Assemblea, al fine di specificare meglio i settori di riferimento del Ministero dell'istruzione, recuperando anche funzioni che il Dicastero attualmente svolge, ma che non erano state ricomprese per errore. All'articolo 2, comma 1, il novellato articolo 51 specifica l'ordinamento del Ministero dell'istruzione, che si articola in due Dipartimenti in relazione alle summenzionate aree funzionali. Si ricorda che l'organizzazione del soppresso MIUR prevede tre Dipartimenti (per il sistema educativo di istruzione e di formazione; per la formazione superiore e la ricerca; per le risorse umane, finanziarie e strumentali). In virtù delle modifiche di cui la Commissione propone l'approvazione, si aumenta il numero di posizioni di livello dirigenziale generale del Ministero dell'istruzione, passate da 24 a 25, inclusi i 2 capi Dipartimento. In virtù del novellato articolo 51- quater , che prevede per il Ministero dell'università e della ricerca 6 posizioni dirigenziali generali, incluso il segretario generale, in luogo dell'organizzazione in Dipartimenti, il numero totale, sommando le unità previste per i due nuovi Ministeri, delle posizioni dirigenziali di livello generale è 31, mentre l'organizzazione attuale del MIUR prevede 28 posizioni dirigenziali di livello generale. Il novellato articolo 51- bis reca l'istituzione del Ministero dell'università e della ricerca, cui sono attribuite le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in materia di istruzione universitaria, di ricerca scientifica e tecnologica e di alta formazione artistica, musicale e coreutica. Il novellato articolo 51- ter elenca le aree funzionali in cui il nuovo Ministero dell'università e della ricerca esercita le sue funzioni. Anche in questo caso, sono state anzitutto riprodotte alcune aree già presenti nell'articolo 50, comma 1, lettera b) , del decreto legislativo n. 300 del 1999 e legificate competenze descritte nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 ottobre 2019, n. 140, con riferimento al Dipartimento per la formazione superiore e la ricerca. Le nuove aree funzionali del MIUR sono 22, a fronte delle 17 previste nel decreto legislativo n. 300 del 1999 nel testo anteriore alla riforma in commento. Le proposte della Commissione sul punto mirano in particolare a chiarire i compiti di indirizzo, programmazione e coordinamento della ricerca, dell'istruzione universitaria e dell'AFAM in capo al nuovo Ministro dell'università e della ricerca, sottolineando anche l'importanza della ricerca e dalla cultura artistica. L'articolo 2, comma 1- bis , di cui la Commissione propone l'introduzione con l'approvazione dell'emendamento 2.13 (testo 2), incrementa di dieci unità la dotazione organica dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), con oneri a carico dell'Agenzia, mediante scorrimento di graduatorie vigenti o con nuove procedure concorsuali. Nelle more, l'Anvur continua ad avvalersi di esperti della valutazione mediante incarichi annuali, rinnovabili ad alcune condizioni; ciò al fine di consentire all'Agenzia di proseguire la sua attività di valutazione nel rispetto degli standard e delle linee guida europei per l'assicurazione della qualità a livello internazionale. L'articolo 2, comma 2, autorizza la spesa di 655.000 euro annui nel 2020 e di 693.000 euro a decorrere dal 2021, secondo le modifiche che la Commissione propone con l'emendamento 1.1000 (testo 2), connessa alla maggiore spesa di personale per l'aumento di due posizioni di dirigente generale, che si aggiungono a seguito della divisione dei due Ministeri. L'articolo 3 ripartisce le strutture e gli uffici tra i due Ministeri, tenuto conto, come già accennato, che attualmente presso il MIUR sono complessivamente operanti tre dipartimenti. In dettaglio, il comma 1 assegna al Ministero dell'università e della ricerca le strutture, le risorse strumentali e finanziarie, compresa la gestione residui, del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca, nonché il personale che, alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, vi presta servizio a qualunque titolo. Nelle more dell'entrata in vigore del regolamento di organizzazione di cui al successivo comma 6, sono rimesse alla responsabilità del Ministro dell'università e della ricerca la Direzione generale per la formazione universitaria, l'inclusione e il diritto allo studio, la Direzione generale per l'alta formazione artistica, musicale e coreutica e la Direzione generale per il coordinamento e la valorizzazione della ricerca e dei suoi risultati, come previsto dal vigente regolamento di organizzazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. In base al comma 2, al Ministero dell'istruzione sono assegnate le strutture, le risorse strumentali e finanziarie, compresa la gestione dei residui, del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione nonché degli Uffici scolastici regionali e del corpo ispettivo, nonché il personale che, alla data di entrata in vigore del decreto-legge, vi presta servizio a qualunque titolo. Secondo il comma 3, il Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali, che attualmente ha carattere trasversale, è trasferito in via transitoria al Ministero dell'istruzione, fino alla data indicata dal decreto di cui al comma 4. Fino alla medesima data, il Ministero dell'università e della ricerca continua ad avvalersi dello stesso Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali. Le direzioni generali del predetto Dipartimento continuano altresì a svolgere, anche per il Ministero dell'università e della ricerca, i compiti concernenti le spese già ad esse affidate per l'anno 2020, quali strutture di servizio. Al riguardo, l'articolo 4, comma 6, stabilisce che la Direzione generale per le risorse umane, finanziarie e i contratti, attualmente incardinata presso il suddetto Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali, continui ad operare come struttura di servizio per il Ministero dell'università e della ricerca. La Commissione, con l'emendamento 1.1000 (testo 2), propone di inserire i commi 3- bis e 3- ter relativi alle dotazioni organiche dei due Dicasteri. Rispetto al soppresso MIUR, il comma 3- bis incrementa la dotazione organica di tre posizioni dirigenziali di prima fascia, tre posizioni dirigenziali di seconda fascia, dodici posti della terza area funzionale, nove della seconda area funzionale e sei nella prima area funzionale, i cui oneri sono coperti mediante un aumento dell'autorizzazione di spesa di cui al summenzionato articolo 2, comma 2. La relazione tecnica bollinata dal MEF, riguardo a tale aspetto, ha specificato che questi incrementi sono ripartiti per due terzi in favore del Ministero dell'istruzione e un terzo in favore del Ministero dell'università e della ricerca. Al suddetto aumento della dotazione organica corrisponde necessariamente un aumento delle facoltà di assunzione, di cui al comma 3- ter . Si tratta di facoltà già autorizzate, che verrebbero divise tra i Dicasteri attribuendo il 92 per cento delle risorse al Ministero dell'istruzione e 1'8 al Ministro dell'università e della ricerca. Le procedure di ricognizione e trasferimento delle strutture, del personale non dirigenziale e delle risorse strumentali e finanziarie sono individuate con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi entro il 30 aprile 2020, su proposta del Ministro dell'istruzione e del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro per la pubblica amministrazione. Anche su tale aspetto la Commissione propone alcune modifiche, specialmente con riferimento alle procedure di interpello, le quali hanno lo scopo di consentire una più celere operatività dei due nuovi Dicasteri. Il trasferimento del summenzionato personale avviene sulla base di un'apposita procedura di interpello, disciplinata con decreto del Ministro dell'istruzione, di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca, nel rispetto dei seguenti criteri: ripartizione proporzionale dei posti vacanti; individuazione delle aree organizzative interessate e attribuzione del personale alle medesime a cura di un'apposita commissione paritetica, sulla base delle esperienze e caratteristiche professionali. Per ciascuna area organizzativa, distribuzione del personale tra i posti disponibili in ciascun Ministero utilizzando quale criterio di preferenza la maggiore anzianità di servizio e, a parità di anzianità, la minore età anagrafica; trasferimento d'ufficio del personale, nel caso in cui le istanze ricevute non siano idonee ad assicurare la ripartizione proporzionale dei posti vacanti. Ai componenti della commissione paritetica non spettano, per lo svolgimento della relativa funzione, compensi, indennità, emolumenti, gettoni di presenza o altre utilità comunque denominate, né rimborsi spese. Rispetto alla versione originaria del decreto-legge, vengono cambiati i criteri per le assegnazioni del personale, che avvengono in maniera tale da ripartire i posti vacanti in proporzione alla dotazione organica. Inoltre, si tiene conto di più parametri relativi al percorso professionale degli interessati. Il personale non dirigenziale trasferito mantiene il trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci di natura fissa e continuativa, ove più favorevole, in godimento presso il Ministero soppresso al momento dell'inquadramento, mediante assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti. Tra le proposte della Commissione, c'è anche la modifica del comma 5, secondo cui il personale appartenente ad altre amministrazioni, in posizione di comando, distacco o fuori ruolo presso il Dipartimento di cui al comma 3, partecipa alla procedura di interpello al fine di individuare il Ministero al quale attribuire la predetta posizione. (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. Senatrice Angrisani, la invito a concludere. Aveva dieci minuti di tempo, ma ne sono già passati quindici. ANGRISANI, relatrice . Signor Presidente, è una relazione un po' lunga. Il personale non scolastico del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca che presta servizio presso gli uffici di diretta collaborazione ovvero già in servizio presso il Dipartimento di cui al comma 3, che si trova in posizione di comando, distacco o fuori ruolo presso altre amministrazioni, partecipa all'interpello al fine di individuare il Ministero di appartenenza. Il comma 6 stabilisce il termine (30 giugno 2020) entro cui devono essere adottati i regolamenti di organizzazione dei due Ministeri. Con l'emendamento 1.1000 testo 2, si propone di inserire un periodo aggiuntivo al comma 6, secondo cui il Ministro dell'istruzione e il Ministro dell'università e della ricerca... PRESIDENTE. Senatrice Angrisani, le ricordo che ha anche la facoltà di consegnare il testo scritto. ANGRISANI, relatrice . Grazie, signor Presidente, il testo è molto tecnico, chiedo pertanto di poterlo allegare al Resoconto della seduta odierna. (Applausi dai Gruppi M5S e PD e del senatore Mallegni). PRESIDENTE . La Presidenza l'autorizza in tal senso. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi senatori, con la questione pregiudiziale QP1 si chiede di non passare all'esame del disegno di legge che intende convertire in legge il decreto-legge 9 gennaio 2020, n. 1, recante «Disposizioni urgenti per l'istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca». Orbene, agli articoli 1 e 2, il decreto-legge reca disposizioni per l'istituzione ed il funzionamento del Ministero dell'istruzione e del Ministero della università e della ricerca e, conseguentemente, la soppressione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. L'articolo 3 reca la ripartizione delle strutture degli uffici tra il Ministero dell'università e della ricerca e il Ministero dell'istruzione e stabilisce che, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, siano apportate le variazioni di bilancio occorrenti per l'adeguamento del bilancio di previsione dello Stato alla nuova struttura del Governo. Infine, l'articolo 4 reca disposizioni finali e transitorie in attesa dell'emanazione entro il 30 giugno 2020 dei regolamenti di organizzazione dei due Ministeri, ivi inclusi quelli degli uffici di diretta collaborazione dei Ministri. Se è vero - come è vero - che il provvedimento ha carattere ordinamentale, cioè ridisegna le competenze su alcuni settori e Dipartimenti del vecchio Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dai trasferimenti di personale e competenze da un Dicastero all'altro derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, come ben si evince dall'articolo 5 del decreto-legge, che reca disposizioni finanziarie e comporta oneri a carico dello Stato pari a euro 2.491.000 per l'anno 2020 e a euro 3.405.000 annui a decorrere dal 2021. Bisogna però ricordare che la legge finanziaria 2008, all'articolo 1, comma 376, assieme alla limitazione del numero complessivo dei membri del Governo, stabiliva la riduzione del numero dei Dicasteri, da 18 a 12. Questa disciplina è stata successivamente completata durante l'ultimo Governo Berlusconi con il decreto-legge n. 85 del 2008, che recava disposizioni urgenti per l'adeguamento delle strutture di Governo; successivamente, con la legge n. 172 del 2009, che istituiva il Ministero della salute, il numero complessivo dei Ministri con portafoglio veniva stabilito in 13. Il decreto-legge in esame, a distanza di più di dieci anni, abroga quel limite, lasciando presagire preoccupanti rischi di proliferazione del numero dei Ministeri con portafoglio, che potrebbero essere finalizzati, non tanto a un'azione di Governo più incisiva, quanto ad adattare, di volta in volta, la compagine governativa ad eventuali squilibri e/o dissidi politici interni alla coalizione stessa. Vengono meno, quindi, le ragioni ordinamentali e sopravanzano, invece, mere ragioni politiche e opportunistiche. Desta inoltre perplessità che nell'arco di pochi mesi dal suo insediamento, il Governo abbia emanato già due decreti-legge sul riordino dei Ministeri, rendendo palese l'abuso di uno strumento legislativo particolarmente increscioso da parte di chi, più volte - ed è giusto ricordarlo - nella passata legislatura, aveva stigmatizzato il ricorso eccessivo ai provvedimenti d'urgenza: è ovvio che mi riferisco al MoVimento 5 Stelle. Giova ricordare al Governo in carica, i cui sostenitori hanno più volte condannato in passato l'uso sconsiderato e scorretto dello strumento del decreto-legge, che la tecnica legislativa e il linguaggio normativo costituiscono elementi imprescindibili per avviare correttamente il processo di produzione normativa. Il fine che ogni atto normativo dovrebbe perseguire è quello di giungere all'adozione di norme chiare e facilmente comprensibili sul piano semantico, correttamente formulate da un punto di vista strutturale interno, che si inseriscano e coordinino armonicamente con il resto dell'ordinamento giuridico. Occorre altresì ricordare che il 9 settembre dell'anno scorso il presidente del Consiglio Conte, intervenendo in sede di replica alla Camera, ebbe a dichiarare che avrebbe cercato di limitarlo. Egli disse che si sarebbe impegnato a lavorare con metodo in modo da relegare veramente la decretazione d'urgenza, come prevede la Costituzione, soltanto ai casi veramente straordinari di necessità e urgenza. Il presidente Conte ha quindi smentito se stesso. Inoltre, continuò dicendo che al ministro D'Incà sarebbe toccato un lavoro molto gravoso e che avrebbero lavorato insieme per avere un dialogo costante con il Parlamento e con i Capigruppo. Sia ben chiaro: queste sono le parole di Conte. Disse che sarebbe stato a disposizione anche lui, che si sarebbero incontrati, se del caso, anche con i Presidenti delle Commissioni, per avere un dialogo quanto più possibile aperto e proficuo. Sostanzialmente cioè fece un ragionamento come a dire che il Parlamento aveva peso, era importante e che egli intendeva dargli il ruolo che meritava, che la Costituzione gli aveva conferito. Mi sembra invece che quando si passa dalle parole ai fatti evidentemente lo sport preferito sia quello di smentire se stessi: tale promessa, infatti, è stata smentita dalla realtà, come ho appena detto. Ancora una volta il legislatore ha reputato, in modo inappropriato, che inserire nel titolo il termine «urgenti» sia motivo sufficiente per rendere emanabile un decreto-legge. Non basta usare la parola «urgente» perché un provvedimento lo sia davvero e sostanzialmente possa definirsi come tale per i cittadini italiani. Torno a ricordare a me stesso e all'Assemblea che la Corte costituzionale ha più volte qualificato la possibilità per il Governo di adottare atti con forza di legge come un'ipotesi eccezionale, subordinata al rispetto di condizioni precise, in quanto derogatoria rispetto all'attribuzione della funzione legislativa del Parlamento, che costituisce un tratto essenziale della forma di Governo disegnata dalla Carta fondamentale, dalla nostra Costituzione. È necessario ricordare e considerare che si dovrebbe usare maggior cautela nell'emanazione di provvedimenti emergenziali, che sembrano redatti solo per regolare questioni meramente di carattere politico. Nel caso di specie mi pare evidente, dopo la crisi seguita alle dimissioni dell' ex Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che nell'attuale maggioranza parlamentare fosse insorto un problema di natura politica. L' escamotage di spacchettare quel Ministero è stato semplicemente una soluzione per uscire fuori dalle sabbie mobili, nelle quali ancora una volta la maggioranza si era ficcata. Chiedo quindi che, non essendovi i presupposti, non si passi all'esame del provvedimento, per chiara ed evidente incostituzionalità dello stesso. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice Saponara per illustrare la questione pregiudiziale QP2 (testo 2). Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, in occasione della discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge 9 gennaio 2020, n. 1, recante disposizioni urgenti per l'istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca, il Gruppo Lega-Salvini Premier ha ritenuto opportuno fare alcune considerazioni e portarle, per quanto possibile, all'attenzione dell'Assemblea, in quanto ritenute di notevole importanza, ai fini della finanza pubblica e del buon governo. Il decreto-legge in esame, attraverso la soppressione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, realizza la suddivisione degli uffici tra il Ministero dell'università e della ricerca e il Ministero dell'istruzione, stabilendo di conseguenza che, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, verranno apportate le variazioni di bilancio, occorrenti per l'adeguamento del bilancio di previsione dello Stato alla nuova articolazione del Governo. (Brusio). Signor Presidente, mi scusi, ma non riesco a parlare con questa confusione. PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione. Per cortesia, colleghi, c'è troppo brusio. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . A ciò si aggiunge il termine del 30 giugno 2020, come data fissata per l'emanazione dei regolamenti di organizzazione dei due Ministeri, compresi gli uffici di diretta collaborazione dei Ministri. Per ritrovare una siffatta suddivisione dei Ministeri dobbiamo ritornare al 2006 - quindi torniamo indietro - quando il Ministero della pubblica istruzione era un'entità autonoma rispetto al Ministero dell'università e della ricerca. Stiamo parlando del secondo Governo Prodi, con i ministri Fioroni e Mussi, prima cioè che gli interventi di contenimento della spesa pubblica, attuati a seguito della congiuntura economica internazionale del 2008, facessero optare per una razionalizzazione del numero dei Ministeri con portafoglio. A proposito di ciò, con la legge finanziaria per il 2008, oltre alla limitazione del numero complessivo dei membri del Governo, si stabiliva anche la riduzione del numero dei Dicasteri, portandolo da 18 a 12, che solo successivamente, con la legge del 13 novembre 2009 e l'istituzione del Ministero della salute, è poi salito a 13. A queste premesse si aggiungono una serie di considerazioni, su cui invito i colleghi senatori a fare attenzione. La prima di esse riguarda il fatto che la situazione economica non può dirsi mutata strutturalmente. Non si comprende quindi questo intervento legislativo, che si discosta decisamente dalla linea di contenimento delle spese per la compagine governativa, che da anni caratterizza il nostro Paese (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ,in linea con le misure di austerità. Non si tratta di una soluzione criticabile tout court nel merito, ma pecca di scarsa opportunità per il periodo economico che ancora sta vivendo il nostro Paese. Infatti, come ben si evince dall'articolo 5 del decreto-legge, che reca disposizioni finanziarie, dai trasferimenti di personale e competenze da un Dicastero all'altro derivano nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica pari a 2.491.000 euro per l'anno 2020 e a 3.405.000 euro annui a decorrere dal 2021 nella versione iniziale del decreto-legge, lievitati però a 6.036.000 euro per l'anno 2020 e a 12.465.000 euro annui a decorrere dal 2021, sulla base dell'emendamento 1.1000 presentato dalla relatrice. Il decreto-legge in esame, inoltre, all'articolo 4, comma 10, abrogando il precedente limite fissato a 13 Dicasteri, oltre a lasciare praticamente campo aperto alla duplicazione dei Ministeri, rende permeabile l'organizzazione della compagine governativa a logiche spartitorie, a scelte non maturate secondo un preciso indirizzo politico, ma piuttosto per cercare di tenere unita una maggioranza distribuendo posti di potere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Resta difficile, quindi, ravvisare nel provvedimento quei presupposti oggettivi di necessità e urgenza che hanno portato all'emanazione di questo decreto-legge. È, invece, fin troppo facile ravvisare presupposti soggettivi e contingenti. Aggiungo che lo strumento della decretazione d'urgenza viene adoperato con eccessiva disinvoltura da un Governo che annovera tra i suoi esponenti coloro che da sempre avversano l'abuso di questo strumento legislativo. Infine, un ulteriore problema non di poco conto in una dinamica di efficienza organizzativa e di buona amministrazione è costituito dalle difficoltà legate alle procedure di interpello per l'attribuzione degli incarichi dirigenziali. Considerando che ci sono voluti anni per unificare la struttura, altrettanti ce ne vorranno per attuare di nuovo la divisione, con conseguenti disguidi e rallentamenti nell'azione decisionale. Presidente, onorevoli colleghi e membri del Governo, mi pare che ci siano sufficienti motivi per cui il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azionepossa chiedere che il Senato deliberi, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame del decreto-legge n. 1664. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti. IANNONE (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, in maniera molto rapida annuncio che Fratelli d'Italia voterà favorevolmente alle due questioni pregiudiziali presentate dai colleghi di Forza Italia e della Lega. In particolare, condividiamo le motivazioni espresse e presentate con riferimento all'abuso nel ricorso alla decretazione d'urgenza, che tradisce un impegno assunto e ribadito anche in quest'Assemblea dal presidente Conte e che, nella scorsa legislatura, vedeva il primo partito della maggioranza impegnato ogni volta a criticare tale ricorso. Tutto questo sembra già appartenere alla storia e la verità è che si mette in campo un provvedimento esclusivamente per esigenze e dinamiche interne ad una maggioranza che va a dissolversi. Ricordiamo tutti nel periodo di Natale le dimissioni del ministro Fioramonti, il quale annunciava di lasciare il Ministero per mancanza di risposte nella legge di bilancio in termini di stanziamenti per la scuola, l'università e la ricerca. Ebbene, in queste materie e per le risposte che questo mondo aspetta sarebbe necessario un provvedimento che dia risposta al precariato della scuola e dell'università, che metta in sicurezza i nostri istituti, dove si svolgono le attività didattiche e che investa sulle nostre migliori menti e sulla ricerca; non certo un provvedimento per spacchettare un Ministero, tornando indietro di molti anni, per fare in modo che due ministri, dell'una e dell'altra forza politica di maggioranza, possano trovare una poltrona. È questa la vera esigenza che si sostiene con questo decreto-legge e ci si fa beffa ancora una volta del Parlamento. Forse si pensa di farsi beffa anche dell'opinione pubblica e dei nostri cittadini. Allora è necessario, così come faremo nel prosieguo dell'esame, dire un forte e fermo «no» a questa decomposizione della maggioranza, che evidentemente non può essere anche la metafora di un mondo, quello della nostra scuola, della nostra formazione e della nostra università, che attende ben altre risposte e provvedimenti, che non vadano nella direzione di agevolare la vita della politica, ma vadano invece nella direzione di dare concretamente il segno di una Nazione e di una patria che vuole investire in maniera seria concreta e reale sull'istruzione. Per questi motivi, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, annuncio che voteremo favorevolmente alle questioni pregiudiziali presentate, chiedendo di non passare all'esame del provvedimento. (Applausi dal Gruppo FdI) . GRANATO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRANATO (M5S) . Signor Presidente, la separazione del Ministero dell'istruzione da quello dell'università e della ricerca non rappresenta una novità nel nostro ordinamento ed è frutto di una scelta precisa, quella dettata dalla necessità del rilancio del sistema nazionale della formazione in tutte le sue componenti: istruzione, università e ricerca scientifica, alta formazione artistica e musicale. I due Ministeri, nati distinti, furono riuniti per la prima volta in seguito al decreto legislativo n. 300 del 1999, attuativo delle riforme Bassanini, con l'accorpamento di funzioni e compiti spettanti allo Stato in materia di istruzione scolastica e superiore, istruzione universitaria, ricerca scientifica e tecnologica. Nel 2006, poi, vi fu un nuovo "spacchettamento" che, però, ebbe vita brevissima in quanto, già nel 2008, fu prevista ancora una volta la riunificazione dei due Dicasteri. È proprio a partire da quell'anno che iniziò un veloce ed inesorabile declino del settore dell'istruzione, sotto il Governo Berlusconi, sostenuto dalla Lega. Fu avviata, infatti, una stagione di tagli indiscriminati e sciagurati che colpirono trasversalmente il settore, sia dal lato scuola che da quello dell'università, riducendo le risorse a disposizione per un importo complessivo che superò i 10 miliardi di euro. Furono cancellate 90.000 cattedre per i tagli al monte ore di numerose discipline, anche caratterizzanti i vari indirizzi delle scuole. Qualche giorno fa abbiamo esaminato in Assemblea le mozioni di Lega e Forza Italia sulla Giornata della memoria. Memoria corta, direi, visto che sono stati i tagli della riforma Gelmini - votata proprio da loro - a sacrificare, tra le altre, le ore di storia, generando mostri come geostoria, disciplina derivata dalla fusione della storia con la geografia che perdeva le sue due ore settimanali dedicate nel biennio dei licei. Furono tagli esiziali, frutto di una politica miope di cui ancora oggi, purtroppo, scontiamo le conseguenze, perché da quando è stato introdotto il fiscal compact ,nessun Governo ha più trovato nel bilancio quei dieci miliardi per il comparto scuola, università e ricerca stornati dalla Gelmini. Per il centrodestra, che solleva questioni di inopportunità finanziaria, ogni euro speso per migliorare la qualità del servizio pubblico in campo di istruzione, università e ricerca, evidentemente è speso male. Ne prendiamo atto. Infatti, dall'esperienza "unitaria" del Ministero in questi dodici anni, che sconta le inevitabili difficoltà di recuperare quelle risorse tagliate da politiche pubbliche che videro nel settore dell'istruzione solo un mezzo per fare cassa, è possibile effettuare una breve analisi, per capire meglio perché la scissione del MIUR in due distinti dicasteri si è resa oggi quanto mai opportuna. Il settore universitario e quello della ricerca non hanno mai beneficiato delle sinergie che, si diceva, sarebbero potute derivare dall'unificazione ordinamentale, tutt'altro. L'affidamento del Dicastero a competenze unificate a Ministri che comprensibilmente non avevano diretta conoscenza di tutti i settori ha giocato il suo ruolo nella mancanza di visione che ha caratterizzato le politiche del settore in questi ultimi anni. Infatti il Ministero è stato mandato avanti prevalentemente da burocrati e tecnici, con il prevedibile risultato di un evidente scollamento dalla realtà vissuta dagli operatori dei vari settori. Secondo l'ultimo report disponibile diffuso dall'Istat sui livelli di apprendimento in Italia, pubblicato nel 2019, il nostro Paese è penultimo in Europa per numero di giovani laureati, nel range d'età trenta-trentaquattro anni. Solamente la Romania ha fatto registrare un dato peggiore. Secondo la strategia Europa 2020 - e vi ricordo che al 2020 ci siamo arrivati - avremmo dovuto raggiungere il 40 per cento della quota di trenta- trentaquattrenni in possesso di una laurea: siamo in crescita rispetto agli ultimi ma ci fermiamo al di sotto del 30 per cento, cioè oltre 10 punti percentuali in meno rispetto alla soglia minima. Sono dati che fanno riflettere e che trasmettono l'urgente necessità di interventi politici consapevoli a guida dell'apparato tecnico. E per la scuola, invece? Anche per questo settore, sempre dichiarato strategico dal mondo politico e mai finanziato in modo opportuno, crediamo fortemente che avere un Ministro e un Ministero dedicati alle sole istituzioni scolastiche non possa che apportare benefici, anzitutto per l'attuazione di alcuni cambiamenti che possono contribuire a migliorare il funzionamento del sistema. Sto parlando di un avvio regolare dell'anno scolastico, della deburocratizzazione della didattica, della centralità degli apprendimenti e della valorizzazione effettiva del corpo docente. Parliamo di un settore, quello della scuola, in cui i numeri parlano da soli: 370.000 classi; quasi otto milioni di studenti, di cui 250.000 con disabilità; 41.000 sedi scolastiche statali; oltre 800.000 docenti, di cui 680.000 assegnati ai posti comuni e 140.000 a quelli di sostegno. Vi sono, poi, più di 12.500 scuole paritarie, frequentate da quasi 900.000 studenti. Indubbiamente bisognerà trovare ulteriori risorse da investire in questo settore, ma politiche di visione di Ministri con conoscenza diretta delle problematiche, ciascuno nel proprio ambito, potranno consentire di ottimizzare le risorse già disponibili nell'ottica del buon andamento e dell'adeguamento di questi strategici comparti alle sfide del futuro. Sempre secondo il rapporto Istat del 2019, solo il 62 per cento della popolazione italiana tra venticinque e sessantaquattro anni è in possesso di un titolo di studio secondario superiore, che è il principale indicatore per valutare il livello di istruzione formale conseguito in un Paese, contro una media europea del 78,1 per cento. I fattori di criticità nel settore scolastico, purtroppo, sono numerosi. Senza contare, poi - ahimè - le differenze territoriali interne al nostro Paese, sempre più accentuate. Gli ultimi studi del MIUR, relativi all'anno 2019, sulla dispersione scolastica riportano un quadro a dir poco desolante per quanto riguarda i livelli di apprendimento e le percentuali di abbandono rilevati soprattutto nel Mezzogiorno. La logica dello scorporo dei due Dicasteri, come appare chiaro anche in ragione dei trend e dei dati che ho richiamato, è pertanto una misura che, con una spesa ragionevole, investe sulla qualità di gestione di tutti i settori, per una piena valorizzazione delle specificità che connotano il sistema della formazione nazionale, sia scolastica che universitaria, e della ricerca scientifica. Entrambi i Dicasteri stanno collaborando alacremente e proficuamente per ridurre i tempi organizzativi al minimo e il fatto che entrambi i Ministri appartenenti ai settori di competenza abbiano già una visione chiara delle problematiche da affrontare agevola non poco il percorso che ciascuno dovrà sostenere. Abbiamo avuto dai nuovi Ministri delle risposte già esaustive a molte delle problematiche all'ordine del giorno. Poiché per noi la formazione pubblica e la ricerca, per il loro ruolo strategico per la crescita del Paese, sono una priorità nazionale riteniamo questo provvedimento necessario ed urgente, rigettando le mozioni pregiudiziali presentate dall'opposizione come inconsistenti, infondate e pretestuose, anche alla luce delle politiche nefaste da loro portate avanti quando si trovavano al Governo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1) e dalla senatrice Saponara e da altri senatori (QP2 (testo 2)). (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . RUSSO (M5S) . Signor Presidente, il decreto-legge di cui oggi discutiamo è predisposto per operare una migliore razionalizzazione delle funzioni in materia di istruzione, università e ricerca scientifica. In questa riorganizzazione, che divide le competenze in due grandi aree, quella dell'istruzione scolastica e quella della formazione superiore, universitaria e della ricerca, si precisa, altresì, all'articolo 51- bis , l'ambito di riferimento dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, che viene, quindi, inserita in maniera inequivocabile nel sistema universitario. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,28) ( Segue RUSSO). Alta formazione artistica e musicale a cui questo decreto-legge dedica una particolare attenzione e che è oggetto del mio intervento. Infatti, nonostante siano passati ben ventuno anni dalla legge n. 508 del 21 dicembre 1999, che ne riconosce l'appartenenza al più ampio genus degli studi universitari, l'AFAM non ha ancora visto concluso il suo allineamento con il sistema universitario. Vero è che, da un lato, ciò risulta già realizzato nel sistema di crediti formativi e con l'equiparazione dei titoli conseguiti con quelli universitari, ma è parimenti vero che il sistema di reclutamento dei docenti, invece, si conforma ancora con quello dell'istruzione secondaria. Né esiste ancora un'abilitazione artistica. È chiaro, quindi, che bisogna intervenire per un riordino profondo del sistema, sia al fine di garantire l'innovazione didattica sia per favorire la ricerca, la terza missione e l'internazionalizzazione nello spirito della piena attuazione del processo di Bologna. Nell'acronimo AFAM, ricordo, sono comprese non solo le accademie di belle arti e i conservatori di musica, ma anche l'Accademia nazionale di danza, l'Accademia nazionale di arte drammatica, gli istituti superiori per l'industria artistica e anche gli istituti musicali pareggiati in via di statizzazione: un mondo di creatività, bellezza ed eccellenza, dalla musica al design , dalla danza alla moda, per cui oggi, più che mai, si richiedono cura e risorse. Le accademie e i conservatori costituiscono oggi un modello di riferimento, in primis per le origini storiche. Facendo un salto nel Seicento, basti ricordare i conservatori allora orfanotrofi di due città, Napoli e Venezia, e due maestri per tutti, Scarlatti e Vivaldi che, facendo di necessità virtù, implementarono la loro funzione di accoglienza dei piccoli orfani con quella di scuola di musica, al fine di impiegare la giovane forza lavoro presso le case nobiliari e le feste che abbondavano in ambedue le città. In secondo luogo, l'importanza dei conservatori e delle accademie italiane è riconosciuta anche a livello internazionale, tant'è che oggi rappresentano in tutto il mondo centri di eccellenza di cui è testimonianza l'alto numero di studenti stranieri iscritti. Infine, sappiamo che il mondo dell'arte e della creatività è foriero di importanti ricadute in ambito economico e sociale. Dopo venti anni, finalmente il processo di riforma è stato riavviato con nuovo vigore in questa legislatura già dal primo Governo Conte, intervenendo sul varo del regolamento sul reclutamento, sull'attuazione del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (Cnam) e sull'avvio del processo di statizzazione degli ex istituti pareggiati e, non da ultimo, con la convocazione, dopo undici anni da quella precedente, degli stati generali del sistema AFAM ad opera dell'allora sottosegretario Fioramonti. Proprio in quella occasione per la prima volta sono stati sentiti nel dibattito, non solo le figure apicali dell'alta formazione, ma tutto il sistema allargato alle professioni della cultura e dello spettacolo, sia in senso orizzontale che verticale, coinvolgendo l'intera filiera musicale. Nella stessa occasione sono state individuate le tematiche fondamentali per il completamento della riforma, ora trasferita al nuovo Ministro con una possibilità di incidenza maggiore, dato che le competenze specifiche sono state poste in carico ad un unico Ministero, in cui sarà per la prima volta predisposta una direzione generale esclusivamente per l'alta formazione artistica e musicale, una dirigenza che potrà dedicarsi all'AFAM, non solo nei compiti di programmazione degli interventi di indirizzo e coordinamento, di normazione generale e finanziamento, ma anche nei compiti di valorizzazione del merito e del diritto allo studio, in quelli di attuazione delle norme comunitarie e internazionali, di armonizzazione europea e di integrazione internazionale, anche in attuazione degli accordi culturali stipulati a cura del Ministero degli affari esteri. Sono certa che troveranno spazio idoneo temi quali l'internazionalizzazione, la ricerca, la qualità e la valutazione, la programmazione dell'offerta, la governance , la terza missione, il reclutamento, il riordino complessivo del sistema, che dovrà prevedere anche l'individuazione di figure di tutoraggio accanto a quelle della docenza e, non per ultimo, un adeguato ampliamento dell'organico, in considerazione dell'esponenziale crescita del numero delle iscrizioni. Questo disegno di legge, intanto, nelle more di un futuro riordino, grazie ad un emendamento della relatrice già approvato in Commissione, affronta e supera due emergenze. In primis , viene prorogata la prima attuazione del regolamento per il reclutamento che slitta a decorrere dall'anno accademico 2021-2022; in secondo luogo, viene prorogato il termine ultimo per acquisire i requisiti di accesso alla graduatoria istituita dalla legge del 27 dicembre 2017, n. 205, fino all'anno accademico 2020-2021. Inoltre, il disegno di legge in oggetto pone una pietra miliare in tema di ricerca artistica, segno di una seria attenzione del ministro Manfredi verso il mondo dell'Alta formazione artistica e musicale. Mi riferisco all'approvazione, sempre in Commissione, dell'emendamento a mia prima firma, cui il Governo ha dato parere favorevole, che affianca alla ricerca scientifica e tecnologica la ricerca artistica: un segnale di grande apertura per una questione cui da tempo si attendeva risposta. Infatti, come le università sono sedi primarie della ricerca scientifica, anche il legislatore della legge n. 508 del 1999 considera le istituzioni AFAM sedi primarie di alta formazione, di specializzazione e di ricerca nel settore artistico e musicale. Si tratta di un'affermazione necessaria, anzi, costituzionalmente necessaria, ove si abbia in mente la chiara lettera dell'articolo 33 della Costituzione, che pone sullo stesso piano università, accademie e istituti di alta cultura senza formulare una gerarchia fra di essi. Lo sviluppo della ricerca artistica e l'auspicato avvio dei dottorati di ricerca AFAM saranno, sono certa, un fiore all'occhiello di questo Ministro e di questo Ministero. Va sottolineato che nelle istituzioni AFAM vi sono i presupposti per svolgere sia attività di ricerca scientifica in senso tradizionale (per esempio tecnico-storica, ma anche relativa all'innovazione tecnologica delle arti), quella che il manuale di Frascati intende come «ricerca per le arti», ma anche una ricerca artistica (per esempio di area creativo-performativa), quella che nel manuale di Frascati è intesa come «ricerca nelle arti». Sviluppare la ricerca artistica implica non solo una riflessione all'interno del mondo dell'arte e della cultura, ma conduce necessariamente ad un ripensamento sul ruolo di queste ultime all'interno della società in generale. La sfida più ambiziosa presa in carico da questo Ministero, che vede il settore dell'AFAM protagonista, è di ordine civile e culturale. Nella misura in cui si intenda passare da una mentalità che riserva all'arte e ai temi legati alla cultura un ruolo marginale, investire in capitale umano e strutturale nell'ambito di un settore tanto prezioso, significa contribuire al raggiungimento di una dimensione civile più articolata, all'interno della quale le arti tornino ad avere un ruolo centrale socialmente propulsivo per l'intera collettività. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, Governo, colleghi, la prospettiva di avere un Ministero dedicato all'università e alla ricerca scientifica, nonostante il mio Gruppo abbia appena votato a favore delle questioni pregiudiziali, in realtà, a me personalmente e ad una grande parte del mondo accademico, oggettivamente faceva piacere. Faceva piacere immaginare che dopo vent'anni ci sarebbe stata all'interno del MIUR una struttura pensante capace di ripensare l'università. Soprattutto capace di ripensare i tre aspetti fondamentali dell'università, quell'attività di didattica che non è soltanto una trasmissione di contenuti, ma veramente una palestra, una fucina in cui si formano le migliori intelligenze del Paese, in cui si dà respiro alla capacità di sognare dei giovani nel momento in cui si confrontano con la prospettiva di uno studio che diventerà lavoro, investimento nello sviluppo del Paese, che diventerà non solo la costruzione di un'identità professionale personale, ma un servizio autentico a questo nostro Paese per rimetterlo davvero in movimento. Non ci dimentichiamo infatti che quando parliamo di ridare ali al Paese, stiamo parlando ad una generazione di giovani intelligenti, brillanti e creativi, capaci di guardare le cose da un punto di vista diverso da quello da cui finora lo abbiamo guardato noi, per la semplice ragione che questo nostro punto di vista finora non ha funzionato o non ha funzionato così bene come avremmo voluto. Per questo c'è bisogno di un investimento forte che valorizzi le risorse dei giovani e cosa meglio dell'università per dare una risposta forte, fatta di esigenza, di proposta, di accoglienza, come diciamo noi, alla meglio gioventù di questo Paese? Sarebbe stato un sogno veramente importante restituire alla ricerca universitaria quello spessore di cui oggi tocchiamo con mano, in particolare pensando alla ricerca biomedica, il bisogno assoluto che c'è. In questi giorni stiamo tutti sognando che si possa trovare il vaccino contro il coronavirus. Non oso pensare alla dialettica della legislatura precedente, con tutta la tribù dei cosiddetti No vax. Penso a intelligenze nuove che guardino al mondo delle scienze biomediche con uno sguardo forte. Penso, per esempio, a quel problema con cui ci confrontiamo tutti gli anni e al quale troppo spesso si cerca di dare una risposta banale; mi riferisco ai 70.000 studenti che accedono alle prove di accesso alla facoltà di medicina, desiderosi di dare un servizio forte alla qualità della salute di questo Paese attraverso ricerche innovative ed efficaci. Pensare al modo in cui a questi giovani si potrebbero aprire le strade delle facoltà di biologia, di biotecnologia, di farmacologia, di ingegneria biomedica, di economia sanitaria, di diritto orientato al diritto alla salute di tante persone, di scienze della nutrizione. Penso a una potenza di creatività che potrebbe venire da una ricerca assunta autenticamente con passione. Penso poi a quella terza missione dell'università, che tutti quanti noi consideriamo un'innovazione potente della cultura del nostro tempo; quella terza missione che ricollega l'università alla società civile e fa sì che il professore universitario non sia chiuso nella sua sorta di cittadella accademica, ma in qualche modo scenda a vedere e affrontare i problemi concreti. Penso, nello stesso tempo, alle porte aperte di questa struttura, come quella che la terza missione consacra, che fanno sì che entrino in università professionisti di grande spessore in tutte le discipline (dalle discipline STEM, a quelle umanistiche e sociali e giuridico-economiche). Da tempo io e - mi creda - moltissimi altri che hanno speso la loro vita in università sogniamo un Ministero dell'università in grado di assolvere davvero a queste sue funzioni strutturali di formazione, ricerca e sviluppo della società in cui viviamo. Il fatto, poi, che fosse stato chiamato a ricoprire questa carica il Presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), l'uomo che per definizione conosce meglio le dinamiche di tutte le università d'Italia (da Nord a Sud, grandi e piccole), era davvero un elemento di grande speranza. Dico era perché quando ho letto il disegno di legge sono rimasta impressionata dalla piccolezza burocratico-amministrativa che lo caratterizza. Sembra che l'unica cosa importante sia spartirsi le risorse e stabilire quanto guadagna il Ministro dell'università, piuttosto che quello dell'istruzione, il capo di Gabinetto o quello dell'ufficio legislativo. Sembra che l'unica cosa importante sia, ancora una volta, avere in primo piano l'assetto burocratico-strutturale e lasciare davvero in ombra ciò che è l'anima stessa dell'università e ne costituisce la passione. Infatti, non ci dimentichiamo che chi sceglie di andare, ma soprattutto di restare in università fa un'opzione moralmente forte, di passione. Non lo fa certamente per guadagno, né per qualsiasi altro motivo di potere o prestigio; lo fa perché crede che il sapere sia davvero il lievito che farà fermentare questo nostro Paese e gli restituirà la grandezza, quella che tutti noi sogniamo ogni tanto quando parliamo del nuovo Rinascimento di cui abbiamo bisogno, avendo la consapevolezza che esso è una realtà italiana e che questa unità del sapere è costruita intorno al giusto punto di equilibrio tra le scienze tecnico-scientifiche - le famose facoltà STEM - e le facoltà umanistiche. Mi riferisco a quell'unità del sapere che nasce proprio dalla qualità della vita universitaria come condivisione, capacità di intrecciare gli insegnamenti obbligatori con quelli opzionali, capacità di andare a vedere e capacità di muoversi. Pensate cosa è Roma, città delle università di tutti i tipi. Roma ha cinque facoltà di medicina. Cosa dovrebbe essere se ci fosse davvero un pensiero universitario che si riappropria delle ragioni di valore e non esclusivamente delle ragioni di tipo economico e burocratico? La vera delusione, per cui ho espresso il mio voto favorevole alle questioni pregiudiziali (laddove le garantisco in partenza che sono a favore di un Ministero dell'università) è perché il disegno di legge in esame è veramente povero e piccolo. Il provvedimento cammina con i piedi per terra; come succede a Roma, devi camminare con i piedi e lo sguardo per terra perché sennò inciampi e cadi. Gli mancano lo spessore e lo sguardo lungo. Credo davvero che dobbiamo ripensare l'università con un livello alto di esigenza. Sappiamo tutti che dietro il tema delle università (università triennali, quinquennali, di massa e di élite ) ci sono quei problemi infiniti che la cultura chiede vengano risolti affinché tutto il Paese faccia un passo avanti. Pensiamo a tutta la dialettica di questi giorni e alle false informazioni, ma anche a quella famosa scienza dei numeri, che dovrebbe essere esatta: basta invece leggere i numeri sui giornali tutti i giorni, per capire che non sono esatti né lo sono la loro interpretazione o proiezione che da questo sapere dovrebbe derivare, sì da renderlo salvifico - me lo si lasci dire - nel senso di una salvezza declinata in questo momento come qualità di vita e di cultura. Ora mi auguro che, nonostante tutto, il Ministro sia capace di restituire all'università un'identità nuova - ma abbia anche il tempo di farlo, pensate, dopo tutto questo Governo francamente problematico per noi - in modo che ci sia il piacere di andare, studiare e restare all'università. La vogliamo dire tutta? Quanti studenti lottano per avere un dottorato di ricerca? Dei fortunati che ne vincono uno, nemmeno il due per cento resta in università, perché mancano opportunità. Sa quanti sono i professori - vuoi associati, vuoi universitari - che hanno superato l'abilitazione scientifica nazionale, eppure non c'è un'università che li chiami? Abbiamo invece altri professori che fanno 120-150 ore di didattica, che però necessariamente, quand'è così faticosa e onerosa, perde di smalto, di slancio e di dedizione nella relazione tra docente e studente. Vogliamo un'università diversa... (Il microfono si disattiva automaticamente). Suppongo sia finito il tempo, signor Presidente, comunque non si preoccupi: smetto di parlare, chiedendo soltanto che in Italia ci venga davvero restituita quell'università che è stata la culla dell'università per tutta l'Europa; è nata in Italia e vorremmo che ritrovasse la sua grandezza, con il suo spessore e la sua dimensione di servizio. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, negli ultimi trent'anni abbiamo assistito a ripetute separazioni e unificazioni di questi due Ministeri: dal 1989 al 1999 ne abbiamo avuto uno doppio; poi, dal 1999 al 2006, abbiamo assistito a un'unificazione ad opera del Governo Berlusconi; dal 2006 al 2008 i due Ministeri sono nuovamente stati divisi sotto il Governo Prodi; e poi, dal 2008 ad oggi, di nuovo uniti dal Governo Berlusconi (e tutti - penso - ricordiamo il ministro Gelmini e la sua famigerata riforma, che tanti danni ha fatto al sistema dell'istruzione e dell'università italiano); da allora, si sono susseguiti sette Ministri e oggi finalmente il mondo dell'università ha la dignità di averne uno proprio. Da dipendente di un'università italiana, penso di poter parlare dei problemi che con i due Ministeri unificati abbiamo avuto nel nostro sistema, non foss'altro per lo squilibrio numerico della rappresentazione del personale: parliamo di un rapporto approssimativo di dieci a uno. Il comparto università e ricerca e il sistema della ricerca italiana, quindi, sono stati sempre un po' schiacciati dalla convivenza con il Ministero dell'istruzione. Che altro dire? Ad opera del «ministro» Gelmini abbiamo assistito tutti a una precarizzazione del sistema della ricerca italiana: tutti abbiamo davanti agli occhi quanti precari ci sono nelle nostre università e nei nostri enti di ricerca; basti pensare allo scalpore che qualche settimana fa ha fatto il grande successo ottenuto dalle nostre ricercatrici dell'istituto Spallanzani, che, prime in Italia e in Europa, hanno sequenziato il genoma del coronavirus, salvo poi scoprire che anch'esse erano vittime di tale precarizzazione. Per fortuna, grazie agli interventi di questo e, in parte, del precedente Governo, stiamo andando incontro ad un rafforzamento della stabilizzazione del nostro personale della ricerca. Alcuni interventi sono stati fatti. Infatti una delle ricercatrici dello Spallanzani, pochi giorni dopo la sua scoperta, è stata finalmente stabilizzata (Applausi dal Gruppo M5S) , come usiamo dire oggi, grazie a una procedura concorsuale che aveva già avuto luogo. Altre stabilizzazioni ci saranno nell'immediato futuro. Il presidente Conte non più di qualche settimana fa aveva presentato un grande piano di assunzioni che prevede 10.000 ricercatori stabili nel nostro Paese nei prossimi cinque anni. Questo è un grande successo per noi. Parliamo continuamente di fuga di cervelli, dei nostri giovani che se ne vanno all'estero, e finalmente stiamo facendo dei passi per trattenerli qui e valorizzare ancora il nostro eccellente sistema dell'università e della ricerca italiana. (Applausi dal Gruppo M5S) . Siamo tutti consci che bisogna fare di più; stiamo mettendo in atto tutte le misure per fare di più. Esprimo quindi nuovamente la mia soddisfazione per la separazione di questi due Ministeri e per il fatto che l'università e il sistema della ricerca italiana abbiano nuovamente la dignità di un proprio Dicastero. Ritengo che questo sia solo un ulteriore passo nella direzione del rafforzamento del nostro eccellente sistema dell'università e della ricerca. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà. TIRABOSCHI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, signor Sottosegretario, non vorrei ripetere quanto detto dalla collega Binetti, che condivido, e provo a fare qualche riflessione che mi perdonerete se può sembrare non attinente al disegno di legge in discussione oggi, ma che giustifica, a mio personale avviso, come il Ministero dell'università, finalmente dopo undici anni, possa tornare ad avere un ruolo centrale, da protagonista, nella definizione del modello di sviluppo economico, sociale e sostenibile del nostro Paese, in una competizione internazionale che oramai - è inutile nascondercelo - evidenzia alcuni limiti del fenomeno della globalizzazione. Non ultimo il fatto che la ricchezza è stata redistribuita in maniera sempre meno equa. Sapete perfettamente quanto il fenomeno della redistribuzione della ricchezza non equa sia emerso in maniera prepotente negli Stati Uniti d'America, dove recentemente una ricerca ha significato che lo 0,1 per cento della popolazione possiede il 90 per cento della ricchezza. Dico tutto questo perché, se alla crisi sociale - che è evidente a tutti noi - si sovrappone il fenomeno dell'innovazione tecnologica, più noto come rivoluzione digitale, voi capite che la dimensione del problema diventa talmente grande e complessa da essere di difficile governabilità. Di conseguenza, quello che una volta eravamo abituati a definire come modello della tripla elica, ossia lo Stato e le istituzioni, le imprese e le università che insieme definivano il modello di sviluppo e di innovazione sociale (ricordo che era un pezzo della strategia di Lisbona sottoscritta dai Capi di Stato e di Governo nel 2000), oggi non è assolutamente più sufficiente. Questo perché sono entrati prepotentemente due attori nella scena economica e sociale: da una parte, le comunità con tutti i loro corpi intermedi; dall'altra parte, le giovani generazioni e l'ambiente. Un tratto caratteristico della rivoluzione digitale e della contingenza sociale che tutti noi stiamo osservando è che, a differenza della rivoluzione industriale degli ultimi centocinquant'anni, la rivoluzione digitale è completamente diversa. Tale rivoluzione prevede che il singolo individuo non ce la possa più fare da solo; ce la può fare solo se approccia la sua vita e in generale le sue scommesse sul futuro in maniera - si direbbe - olistica, cioè integrandosi con la comunità nella quale vive, cercando di essere molto ben radicato in essa e instaurando rapporti di collaborazione e relazioni costanti. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,55) ( Segue TIRABOSCHI). Stiglitz, che è stato Premio Nobel dell'economia nel 2001, nel suo libro dal titolo «La globalizzazione e i suoi oppositori», ha detto una frase che mi ha colpito, cioè che oggi sostanzialmente la crisi profonda dell'economia e della politica possono vedere protagonisti le organizzazioni no profit e tra queste c'è proprio l'università, che deve ad essere centrale nel modello di definizione di sviluppo del futuro. Le università, però, devono assolutamente cambiare, non possono più essere quelle che erano nel ventesimo secolo, devono viaggiare molto più velocemente, devono essere decisamente più flessibili e duttili, devono essere molto più efficienti, devono impostare i loro schemi di formazione in maniera completamente diversa rispetto al passato. Io direi che si potrebbe utilizzare un motto del seguente tipo: nell'università non si insegna, ma si impara tutti insieme. Penso, cioè, a quella comunità aperta in cui si ibridano le generazioni dei professori e degli studenti, che non devono più essere collegati da un modello di trasferimento lineare delle competenze e delle conoscenze. Quello è un modello che sicuramente ha risposto ad alcune logiche che andavano molto bene nel ventesimo secolo, che è stato molto robusto, ma che oggi non va assolutamente più bene, perché questa ibridazione costante non consente di tenere il modello di formazione statico, fermo e lineare. Pensate a tutto quello che ho detto prima riguardo alla rivoluzione digitale. A questo riguardo apprezzo molto (anche se non l'ho capito, così è stato riportato dagli organi di stampa) il fatto che il Ministro vuole fare un'università digitale. Io spero che il Ministro non voglia fare - passatemi questo termine inglese - un upgrade di tutti i corsi universitari sul digitale, perché in questo senso il digitale ci travolgerebbe avendo una velocità incredibile. È una rivoluzione veramente non paragonabile con quelle che io ho definito dalla prima alla quarta, che sono arrivate fino agli inizi del ventunesimo secolo. Spero quindi che il Ministro stia effettivamente pensando al digitale come un vero e proprio ecosistema e non come una disciplina verticale, dunque ad un corso universitario o a una laurea triennale, insomma a qualcosa di specifico su questo nuovo paradigma. L'unica nostra certezza è che non ci sono più punti di certezza e di sicurezza. Pertanto l'università, che può guidare il cambiamento della società e dell'economia, deve avere ben chiara questa incertezza, questa difficoltà di risolvere problemi complessi. Oggi non esiste più un'unica risposta ad un problema, ma esistono molteplici risposte a problemi estremamente complessi e queste risposte potrebbero anche rivelarsi non corrette. Tuttavia, dai fallimenti che si mettono in categorie - e in questo ci deve aiutare l'università - si può apprendere a non commettere altri errori nel futuro. Pensando al mondo economico e delle imprese, occorre che l'università lavori in maniera stretta ed integrata con le aziende; addirittura dico che nelle università dovrebbero poter insegnare anche gli attori dello sviluppo e della crescita economica: i manager, i professionisti, i funzionari, coloro che sono a contatto con l'evoluzione repentina e talvolta imprevedibile del nostro mondo, di questo nuovo ciclo economico. Quindi capite che se si va in questa direzione, dobbiamo rompere gli schemi del passato, perché non si adeguano più, assolutamente, alla situazione attuale. Voglio fare un'altra osservazione nel merito: oggi, nelle comunità universitarie, bisogna cercare di favorire i talenti rivoluzionari, cioè coloro che hanno genio, innovazione, creatività e capacità di innovazione, ovvero, come si dice, coloro che sanno pensare out of the box , che non necessariamente sono i più meritevoli, anche se sono selezionati secondo criteri meritocratici estremamente rigorosi. Anche se avrei voluto dire qualcosa di più, concludo con un'ultima osservazione, che è anche una critica all'organizzazione che si sta dando il Governo sui Ministeri: avrei unito le competenze del Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione con quelle del Ministro dell'università e della ricerca. Se infatti il compito di tale Ministro è solo quello di governare le tecnologie, in un ambito democratico, badando alla giustizia, all'equità e ad una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita economica e sociale, va bene come compito del ministro Pisano. Se però il ministro Pisano, come che ho letto, vuole lanciare "Made.it", ovvero un portale evocativo delle startup , sono profondamente contraria. Questa attività sarebbe dovuta infatti stare all'interno del Ministero dell'innovazione e della ricerca, per fare in modo che finalmente si possa agevolare quell'ecosistema, capace di dare un impulso importante al venture capital e al private equity , che in Italia sappiamo essere ancora molto acerbi. Dunque, una fotografia importante, corretta e puntuale delle startup dovrebbe stare all'interno dell'università, che devono lavorare insieme alle imprese. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, oggi stiamo discutendo un provvedimento che il Gruppo Italia Viva-P.S.I. considera assolutamente importante e necessario. Sappiamo che negli ultimi trent'anni l'istruzione ha subito, purtroppo, diversi momenti di divisione e poi di unificazione e, in particolare negli ultimi anni, ha visto l'alternanza di vari Ministri, che sono stati addirittura quattro negli ultimi cinque anni. È evidente che, per un settore strategico e prioritario come quello dell'istruzione, della conoscenza, del sapere, dell'università e della ricerca c'è invece la necessità non solo di fare presto, ma soprattutto di avere stabilità. A mio avviso è dunque importante soffermarsi su alcuni temi, che riguardano il riordino dell'istruzione e dell'università, suddividendo quindi i due Ministeri. C'è la necessità, come è stato detto assolutamente bene da colleghe e colleghi che mi hanno preceduto, di investire, in termini di risorse finanziarie e soprattutto di risorse umane. Mai come in questo momento abbiamo la necessità di fare un investimento sul sapere e sulla conoscenza. Ne abbiamo parlato in occasione dell'esame di altri provvedimenti, ma, riprendendo le parole delle colleghe che mi hanno preceduto e della relatrice, mi vorrei soffermare anche su alcuni dati, che sono veramente impressionanti e drammatici. Pensiamo, ad esempio, al tema della dispersione scolastica, nella fascia di età tra i diciotto e i ventiquattro anni e anche in quelle precedenti: stiamo parlando di 600.000 ragazzi, che ogni anno abbandonano la scuola, molti dei quali addirittura durante la scuola dell'obbligo. Sappiamo anche che abbiamo una delle percentuali più basse in Europa per quel che riguarda il numero dei laureati. C'è un gap troppo alto, come evidenziato anche nei giorni scorsi dallo stesso ministro per le pari opportunità e la famiglia Bonetti, nella scelta di indirizzi su materie scientifiche tra ragazze e ragazzi. Credo che il nuovo assetto dei due Ministeri sia una condizione imprescindibile e che abbiamo la necessità di operare una riorganizzazione generale delle aree funzionali - mi rivolgo al Governo in modo particolare - in tempi brevi perché siamo già alla fine di febbraio e rischiamo di essere, come purtroppo ogni anno, in ritardo con il nuovo anno scolastico. È necessario approvare presto il provvedimento e, soprattutto, applicarlo. Penso alla questione degli ordinamenti scolastici, allo stato giuridico del personale, inclusa la definizione dei percorsi di abilitazione e specializzazione di tutto il corpo docente e anche dei titoli di accesso. Valutiamo positivamente la ripartenza finalmente dei concorsi. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 18,06) ( Segue SBROLLINI). C'è da definire l'organizzazione della rete scolastica, gli obiettivi formativi nei diversi gradi di istruzione e un'organizzazione dei servizi del sistema educativo di istruzione e di formazione su tutto il territorio nazionale. Oggi sappiamo purtroppo che alla piaga drammatica della dispersione scolastica si aggiunge una piaga drammatica di frammentazione della nostra società; ci sono una crisi sociale e una povertà educativa enorme nel nostro Paese perché permangono troppe differenze tra le varie aree del Paese, tra zone ricche e povere dell'Italia. C'è la necessità di attivare l'edilizia scolastica e, in modo particolare, di investire sulla sicurezza dei nostri edifici scolastici, cioè il luogo più importante dove i nostri figli, dopo la famiglia, passano la maggior parte del loro tempo. Ecco perché servono investimenti e risorse finanziarie e di personale. C'è la necessità di una formazione permanente del nostro corpo docente a tutti i livelli e infatti non mi riferisco soltanto ai gradi di scuola superiore e di università; mi riferisco al fatto di investire in questo settore perché facciamo crescere e formiamo la personalità dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze fin dai primi servizi educativi, che devono essere uniformi - oggi non lo sono - in tutto il Paese, a iniziare dai luoghi dell'infanzia, del nido e della materna, su cui sappiamo che c'è ancora molto da lavorare, fino ad arrivare a un assetto complessivo per la valutazione dell'intero sistema formativo, anche in materia di istruzione superiore e di formazione tecnica superiore. C'è poi il tema del nuovo Ministero dell'università e della ricerca. Molte linee di indirizzo sono state già date dai ministri Azzolina e Manfredi e credo che questa sia anche la direzione giusta. Penso all'ulteriore necessità di fare promozione, ma anche di attivare un sistema della formazione italiana nel mondo e, quindi, anche qui ricerca, sperimentazione, innovazione e titoli di studio e riconoscimento dei nostri titoli di studio in ambito europeo. Parlo, quindi, di politiche mirate all'istruzione e alla formazione permanente che non siano soltanto relegate al sistema italiano, ma europeo. E c'è sicuramente la necessità di avere consulenza e supporto alle attività dell'istruzione scolastica autonoma, ma anche a programmi operativi finanziati dall'Unione europea. Quindi, c'è la necessità di fare un salto di qualità enorme del nostro sistema di istruzione e dell'università. Con questo provvedimento si può iniziare a lavorare e investire concretamente sul tema. C'è la necessità di investire su un sistema universitario molto più complesso rispetto ai decenni precedenti e, anche su questo, ci aspettiamo innovazione, tecnologia e formazione permanente del corpo docente. Non da meno - e non voglio lasciarlo per ultimo, perché lo considero un tema importante - c'è la questione economica che riguarda il personale docente, così come i dirigenti scolastici. È un tema di cui abbiamo dibattuto nelle Commissioni competenti, che certamente non possiamo risolvere con questo provvedimento, ma ci sono sicuramente un obiettivo e indicazioni ben precise che vanno in questa direzione. Credo che sul tema della conoscenza, del sapere, della scuola, dell'istruzione e dell'università si possa anche cercare di lavorare assieme. Penso che questo sia un buon provvedimento e ho visto anche grande collaborazione tra maggioranza e minoranza in questi giorni su molti emendamenti che andremo a discutere nella giornata di domani mattina. Mi auguro davvero che la direzione presa possa essere seguita correttamente e supportata da questo ramo del Parlamento. Concludo dicendo che, per quanto riguarda Italia Viva-P.S.I., ci sarà la massima collaborazione per migliorare alcune proposte che sicuramente necessitano di un approfondimento, perché non si può relegare tutto soltanto a una mera questione economica quando parliamo dell'investimento sulla conoscenza e sulla formazione dei nostri figli. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, quando il mio Capogruppo mi ha investito della facoltà di svolgere l'intervento su questo provvedimento mi sono immediatamente attivato e sono andato a documentarmi per vedere che cosa era accaduto e quali erano stati i ragionamenti fatti in Commissione. Ho cercato di leggere il testo del disegno di legge e ho cercato di documentarmi per trovare un argomento. Devo dire, Presidente, che qualche argomento oggi l'ho trovato nell'arrampicata sugli specchi fatta dagli avversari per motivare in termini politici un provvedimento che reputo sia stato spiegato, con grande sincerità, solo dalla collega di Italia Viva che mi ha immediatamente preceduto. La collega ha detto testualmente: «abbiamo investito in risorse umane». In effetti, anche leggendo la scheda del provvedimento, l'unica motivazione che abbiamo trovato è appunto l'investimento nelle risorse umane che sono quelle per lo staff dei due Ministri: 1,9 milioni di euro circa di aggravio di costi riferibili solo alle dotazioni di staff , che sono in realtà le uniche vere motivazioni che sono state poste a presidio di questo provvedimento. L'ha detto molto bene prima di me la collega Binetti, che ha tentato di argomentare, come si sarebbe dovuto fare, nel momento in cui si andava a sdoppiare il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in due Ministeri: quello dell'istruzione e quello dell'università e della ricerca. Sapete - è stato detto - che l'ultima volta che il Ministero fu sdoppiato si era sotto il Governo Prodi. Sembrerebbe una prassi consolidata della sinistra che, quando va al governo, per prima cosa tenta di aumentare i posti, le poltrone, perché questo è l'unico argomento che usate nel provvedimento. Non vi siete neanche peritati di argomentare. Io faccio politica da parecchi anni e leggo delibere; molto spesso mi capita di trovare argomenti pretestuosi per giustificare semplicemente la necessità di creare posti in più. In questo caso neanche ci avete provato, neanche avete trovato argomenti da spendere. Lo ripeto: gli unici argomenti sono stati tentati nel dibattito d'Assemblea ma è stata un'arrampicata sugli specchi perché, in realtà, il provvedimento al nostro esame, nella sua genesi e nella sua dinamica, risponde alla banale, semplice esigenza nata dal fatto che non vi siete messi d'accordo su chi doveva fare il ministro al posto di Fioramonti. Personalmente non ho apprezzato il ministro Fioramonti in tante sue esternazioni, ma alla fine ha dato un esempio, ha dimostrato di essere un uomo tutto d'un pezzo che sta sul tema. Ha dichiarato che non avendo ricevuto le risorse necessarie non accettava di restare a fare la bella statuina. Tanto di cappello. Chapeau . A questo gesto devo dire encomiabile, e comunque legato allo stato di finanziamento del Ministero, è seguito il tentativo di condividere un altro Ministro. Il tentativo è naufragato, quindi avete preferito sdoppiare il Ministero, dare due poltrone e due incarichi, costruire due strutture di staff con un costo rilevante. Pensate a quante cose si potevano fare con quasi due milioni di euro solo per il 2020 che diventeranno circa tre nel 2021. Ecco tutto questo si materializza nel documento che oggi portate in Aula. Da notare che ci troviamo ad impegnare l'Aula del Senato con un testo non costruito. Tutto contribuisce a dare l'immagine reale di questo che è il Governo del doppione, che si mette d'accordo solo raddoppiando i provvedimenti e gli incarichi. È un Governo che trova giustificazione e capacità di esistere solo in questa logica. Non so per quanto riuscirete ad andare avanti. Evidentemente non vi facciamo gli auguri di un buon lavoro perché di lavoro non si può parlare. Andiamo a vedere che cosa accadrà in questi due Ministeri. Fino ad oggi, peraltro, non c'è nessun atto che ci conforti in quelle che sono rimaste nel novero delle speranze e delle aspettative, quindi, come dirà meglio di me nelle dichiarazioni di voto il collega Iannone che ha seguito il provvedimento anche in Commissione, voteremo contro il disegno di legge al nostro esame, nella speranza che prima o poi si riesca a dare una veste seria ad un argomento e ad un tema quale quello dell'università e della ricerca - ma anche quello della scuola - che invece merita ben altre energie, ben altri progetti e ben altri personaggi in grado di dare sostanza a quello che è, in una parola sola, il futuro di questo Paese. Infatti in tale settore ci sono gli argomenti, le risorse e i motivi per cominciare veramente a sperare in un futuro migliore per l'Italia. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, vorrei dedicare questo intervento che è rivolto a istruzione, università e ricerca, alle migliaia di medici, infermieri e ricercatori che in queste ore, senza temere per la propria incolumità, sono sul fronte dell'emergenza sanitaria e lo fanno a salvaguardia di tutti noi. Rappresentano l'anima dell'Italia come sa essere e come sempre dovrebbe essere. Signor Presidente, questo provvedimento istituisce due nuovi Ministeri autonomi, quello dell'istruzione e quello dell'università e della ricerca. Non è un accorgimento tecnico. È una scelta fortemente politica ed è anche un risultato da noi fortemente voluto, perché figlio di un'iniziativa culturale e politica che portiamo avanti da anni, insieme a molte forze sociali: perché dentro l'unica, grande, strategica battaglia per mettere la conoscenza al centro, venga riconosciuta la specificità, la peculiarità, di ciascuna materia, con tutte le energie, le risorse, il peso specifico che ciascuna materia merita, evitando che l'una, in particolare la scuola, possa sovrastare e fagocitare le altre. Questi due Ministeri servono, invece, per dare maggiore forza, per avere maggiore retroterra sociale e dare credibilità maggiore ad una alleanza sociale per l'istruzione, per il diritto allo studio, per la ricerca, che non è settoriale, ma riguarda il sistema Paese, il nostro futuro. Nel mondo, i grandi Paesi, quelli che hanno un ruolo leader , sono quelli che investono massicciamente in formazione e ricerca. Nel mondo, le grandi società dove ci sono diritti e benessere diffuso sono quelle che investono grandi risorse pubbliche in istruzione pubblica; che ne fanno un grande bene comune, capace di presidiare le frontiere tecnologiche più avanzate e, su quello, anche di attrarre investimenti privati, ma tenendo sempre un governo pubblico, strategico, per evitare la cattura, la distorsione, da parte del mercato, degli oligopoli, delle grandi concentrazioni finanziarie. Questo è vitale in termini di competitività e, quindi, di forza economica, in termini di contrasto alla diseguaglianza e, quindi, di forza della nostra democrazia, in particolare nel tempo che viviamo, quello della rivoluzione digitale e tecnologica, per cui viene riscritto continuamente il mondo del lavoro, cambiano continuamente le professioni e, dunque la cittadinanza, le opportunità, i destini personali. I nuovi lavori richiedono nuove competenze, brevetti, innovazione, ricerca. E a fare la differenza, in termini di massa critica, non sono poche eccellenze, ma l'eccellenza che è diffusa. Quindi, un sistema formativo aperto, inclusivo, che sappia aggredire le sacche di dispersione, sia scolastica sia universitaria, che sono un grande problema per la nostra democrazia, per la nostra economia e per la forza della nostra società. Il fatto che il nostro Paese sia al vertice di quelli economicamente più sviluppati e, invece, al fondo delle classifiche degli investimenti in formazione, dall'età prescolare fino ai più alti gradi accademici, è una contraddizione insostenibile, che, se non affrontiamo subito con urgenza, ci condannerà al declino. Ma noi, questo, non solo non lo vogliamo: Noi siamo qui per invertire la rotta, e questo provvedimento, questo decreto-legge, serve a questo, a mettere i due Ministeri nella condizione di partire con funzionalità, con operatività. Le aspettative sono molte, in particolare per quello che riguarda il Ministero dell'università e della ricerca. Qui voglio rivolgere i migliori auguri al ministro Manfredi, che ha già dimostrato grande competenza, e, naturalmente, al ministro Azzolina. Voglio rimanere, però, sul terreno dell'università, perché, a mio avviso, c'è una grande "questione università", che non riguarda solamente gli addetti ai lavori, ma il futuro dell'Italia. Riguarda l'ascensore sociale bloccato. Molto spesso, chi vede chiudersi una porta in faccia, è perché si è visto impedito nell'andare avanti con lo studio oppure, dopo aver studiato, non vede riconosciuta la propria professionalità e la propria ambizione lavorativa. Questo senso di esclusione alimenta un senso di sfiducia nella democrazia. È un muro sociale ingigantito da una rete del diritto allo studio che non funziona, perché è troppo esigua e, allora, va allargata. Noi abbiamo introdotto la no tax area per chi è in difficoltà economiche. Quello strumento va allargato per tutti i redditi anche medi, per permettere a tutti di studiare e di puntare sul proprio talento, a prescindere da quelle che sono le condizioni di partenza. Per questo serve una legge sul diritto allo studio che allarghi il welfare studentesco, facendolo omogeneo in tutte le Regioni, senza più penalizzare gli studenti del Mezzogiorno. C'è poi il tema della precarietà, insostenibile nella ricerca, soprattutto nell'università, che espelle dal sistema la gran parte dei giovani ricercatori con un danno enorme per il Paese: spreco di energie, di investimenti, di capitale umano. È un tema che abbiamo posto al presidente Conte solamente qualche giorno fa in quest'Aula e che qui adesso ancora poniamo. È fondamentale un piano di reclutamento di 10.000 ricercatori in cinque anni, come da tempo chiediamo e come si è cominciato a fare, con i primi 1.600, con il decreto che domani voteremo. Al contempo, però, è fondamentale cancellare le norme della legge Gelmini che hanno provocato una precarietà enorme, strutturale, nemica della ricerca, che grava sulla vita di migliaia di ricercatori. Serve per questo una riforma del pre-ruolo, con l'introduzione di un meccanismo che protegga la carriera dei ricercatori, come avviene negli altri Paesi europei, con quel meccanismo di tenure track che abbiamo introdotto per gli enti di ricerca nel decreto scuola prima di Natale. C'è una nostra proposta qui in Senato, scritta insieme ai ricercatori di base e ai dottorandi, ma chiediamo che su questo ci sia l'impegno diretto del nuovo Ministro. Non si tratta, infatti, solo del tema della fuga dei cervelli, anzi, sappiamo che è importante che i nostri giovani possano condividere esperienze di ricerca in Europa e nel mondo. Il tema è il corto circuito che sta nel fatto che essi non possano tornare nel nostro Paese e che scienziati di altre nazionalità non trovino attrattivo il nostro sistema universitario e di ricerca, nonostante sia un sistema che produce tantissimo con poche risorse, con pochi laboratori, spesso con zero portafogli per i gruppi di ricerca, se si escludono i fondi Prin (Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale) o i progetti europei. Per questo l'Agenzia nazionale per la ricerca, un'intuizione importante che noi sosteniamo, è stata però accolta con freddezza perché, in assenza di risorse certe e strutturali per la ricerca di base, che ci devono essere entro il 2020, c'è il rischio di creare una grande scatola vuota. Serve invece una governance che sia larga, inclusiva, non verticistica, che rafforzi l'autonomia, la libertà, l'autogoverno della ricerca e che ne faccia strumento per coordinare risorse e progetti strategici a livello nazionale e internazionale. Questo è il senso anche del provvedimento di oggi: è un tassello dentro un mosaico più grande per costruire, a partire da formazione, università, ricerca, diritto allo studio, un "pensatoio-Italia" che smuova anche coscienze troppo spesso addormentate, che reclamino l'emancipazione necessaria al nostro Paese. In conclusione, signor Presidente, nel tempo così complicato che viviamo ogni bambino che entra in un asilo, ogni ragazza e ragazzo delle nostre scuole nei quartieri più difficili, delle nostre università e dei nostri laboratori di ricerca, nelle Regioni dove più faticoso è vivere, lavorare e avere fiducia in se stessi, ognuno di loro è molto più che se stesso e la propria storia, ma incarna un'idea di Paese, una sfida collettiva per il nostro futuro e incarna la dote più preziosa per le generazioni che verranno. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Sbrollini. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, illustri ancorché sparuti membri del Governo, colleghi senatori, è del 1999 la legge Bassanini che stabilisce un massimo di dodici Ministeri con portafoglio. Da allora ne abbiamo viste di tutti i colori: Ministeri sono nati e morti, si sono moltiplicati, le deleghe hanno vissuto peregrinazioni anomale. Uno dei casi forse più emblematici è stato quello del Ministero del turismo, soppresso nel 1993 con referendum e poi rinato come delega al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; successivamente si è costituito un Dipartimento a se stante, poi il Dipartimento è stato abrogato e la delega è passata al Ministero per i beni e le attività culturali, per passare ancora al Ministero delle politiche agricole e tornare al Ministero per i beni e le attività culturali. Insomma, come ho detto, ne abbiamo viste letteralmente di tutti i colori. Se la memoria non mi tradisce, non avevamo però mai visto che questi cambiamenti fossero attuati attraverso lo strumento del decreto-legge, non solo perché evidentemente incompatibili con quella necessità e urgenza che l'articolo 77 della Costituzione prevede, ma anche per questioni di forma istituzionale. Viviamo già in un'epoca in cui oltre il 60 per cento delle leggi non nasce nei ranghi del Parlamento, laddove è stato allocato dalla Costituzione il potere legislativo, ma tra i ranghi del Governo attraverso l'abuso della decretazione di urgenza. Questo Governo è più o meno al 60 per cento e di quel 60 per cento, oltre il 50 per cento dei decreti-legge viene approvato con un voto di fiducia; siamo quindi di fronte all'espropriazione del potere legislativo da parte del Governo nei confronti del Parlamento. Questa ormai è una prassi. Soprattutto però rispetto a una materia come questa mi sembra difficilmente sostenibile lo strumento del decreto-legge che è evidentemente in contrasto con il principio elementare della separazione dei poteri. Un Presidente del Consiglio può evidentemente indicare - non nominare - il nome di un nuovo Ministro al Capo dello Stato. Trattandosi della composizione del Governo è difficilmente accettabile che un Presidente del Consiglio possa moltiplicare i Ministeri. Sarebbe, per ovvio buon senso istituzionale, un compito da riservare eventualmente al Parlamento. Ciononostante avete decretato d'urgenza anche su questo tema e anche su questo tema avete spogliato il Parlamento delle proprie funzioni essenziali. Tutto questo perché il precedente Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha ritenuto di rassegnare le proprie dimissioni. Non sto a sindacare perché l'abbia fatto, se è stato un gesto strumentale per costruirsi una nuova identità politica e approfittare delle difficoltà del suo movimento, il MoVimento 5 Stelle, per assumere un ruolo di prima fila; credo alla buona fede delle persone e a quello che viene detto, soprattutto quando viene detto in un luogo istituzionale. La ragione per cui Lorenzo Fioramonti si è dimesso, a detta del medesimo, è che aveva chiesto risorse aggiuntive per l'università e la ricerca, pari a 2 miliardi di euro, se ricordo bene, che non sono stati messi però a disposizione dal Ministero dell'economia e delle finanze. Bene, non è cambiato nulla rispetto ad allora, i miliardi non c'erano prima e non ci sono oggi. Ciò che viene moltiplicato non sono le risorse a favore della scuola, dell'università e della ricerca, e Dio solo sa quanto ce ne sarebbe bisogno, dal momento che eravamo e tuttora siamo il fanalino di coda nell'Europa, secondo dati Eurostat, quanto a stanziamenti per l'istruzione in senso lato. Si moltiplicano però i Ministeri. Perché si moltiplicano? Per ragioni politiche, prevalentemente. Mi sento di fare i complimenti al Partito Democratico che è riuscito ad acquisire una nuova posizione al Governo: hanno acquisito infatti un Ministro che non potevano acquisire prima nella misura in cui prima non esisteva il Ministero dell'università. Hanno creato il Ministero dell'università e lo hanno occupato; benissimo, congratulazioni. Congratulazioni anche all'ufficio marketing di Palazzo Chigi: si parlava, finché questa decisione non è stata assunta, del serio e reale problema dei pochi fondi all'istruzione, all'università e alla ricerca scientifica, nel momento in cui è stato costituito il nuovo Ministero, non si è più parlato della penuria di risorse, ma della straordinaria iniziativa del Governo che aveva dedicato persino un Ministero all'università e alla ricerca scientifica. Il problema è che il portafogli del nuovo Ministro dell'università è vuoto come era vuoto il portafogli del precedente Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Che senso ha allora avuto questa operazione? Qual è l'obiettivo? L'obiettivo è quello di creare una cortina fumogena dietro la quale si sono nascosti gli interessi dei partiti, del Governo, si è neutralizzato di fatto il problema posto dal Ministro dimissionario e si è data l'impressione di una maggiore attenzione al mondo dell'università e della ricerca, che però evidentemente non si sostanzia in nulla. Quindi, riassumendo: avete violato i principi essenziali previsti dalla Costituzione della separazione dei poteri attraverso lo strumento che avete scelto per introdurre questa novità e avete - per ragioni di opportunità politica - fatto una sorta di gioco delle tre carte che nulla ha portato in più a chi le università le frequenta, alle famiglie che mandano i propri figli a scuola e che ha moltiplicato invece gli incarichi ministeriali. Lo avete fatto persino a carico del bilancio pubblico, perché - lo abbiamo letto tutti - nel decreto-legge che prevede lo spacchettamento dei Ministeri si sostiene che questo dovrebbe avvenire senza oneri per lo Stato. Non è così: sono previsti circa 2,5 milioni di euro per l'anno in corso e 3,4 milioni per il prossimo anno e i successivi, con risorse per un totale di circa 12 milioni di euro per costituire e finanziare Gabinetti e uffici. Quindi, a carico dello Stato e del contribuente avete moltiplicato le poltrone senza trovare le risorse di cui avrebbero eventualmente beneficiato i cittadini. Complimenti, non vedo la necessità, né l'urgenza per un'operazione del genere. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quarto. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori e membri del Governo, mezzo secolo di vita trascorsa nell'università mi ha permesso di conoscere luci e ombre dell'istruzione superiore e della ricerca, colonne portanti su cui costruire un solido e armonico sviluppo del Paese. Ebbene, molte ombre sono legate, oltre che all'endemica insufficienza di investimenti, alle inadeguate politiche inerenti al sistema e alle confuse e ondivaghe deleghe ministeriali che in passato hanno mortificato sia la scuola che la ricerca. Infatti, negli ultimi trent'anni il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca non ha avuto pace e ha subito divisioni e riunificazioni che hanno impedito un'indispensabile programmazione a medio-lungo termine dei differenti settori. L'ultimo riaccorpamento, nel 2008, si narrò fosse per una governance più efficiente e meno costosa dei Dicasteri: meno costosa, forse, ma più efficiente proprio no. Finalmente questo Governo ha innescato un cambio di paradigma che trasformerà la scuola e la ricerca in due pilastri fondamentali della Nazione. (Applausi dal Gruppo M5S) . I sistemi educativi e della ricerca scientifica italiani devono dare risposta a diverse criticità che si sono stratificate nel tempo. Il tasso di abbandono scolastico è agghiacciante: 14,5 per cento nel 2017, ben 4 punti più della media europea. Si tratta di un problema che si ripercuote sull'occupazione: i disoccupati con la licenza media sono il doppio dei diplomati e il quadruplo dei laureati. La popolazione italiana nella fascia di età compresa tra i ventiquattro e i sessantaquattro anni è laureata solo per il 19 per cento, contro una media europea del 32 per cento. Ogni anno, circa mezzo milione di giovani non completa gli studi universitari e uno studente su due abbandona i corsi. L'università, dal 2008, ha perso circa 10.000 docenti e c'è un ritmo di 1.200 pensionamenti l'anno. Il ricambio finora attuato è insufficiente. L'assunzione dei 1.600 ricercatori previsti a breve è una salutare boccata d'ossigeno, ma urge un piano straordinario di reclutamento di almeno 2.000 ricercatori l'anno per i prossimi cinque anni. I pochi finanziamenti e l'arruolamento faticoso e frammentato hanno prodotto un invecchiamento strutturale dei ricercatori. Nell'università italiana gli over 50 superano la metà dei docenti; nel Regno Unito e in Francia sono meno del 40 per cento. Gli assegnisti di ricerca, la classe più precaria in questo segmento, sono oltre il 20 per cento. Nel 2017 la spesa pubblica italiana per l'istruzione universitaria è stata pari allo 0,3 per cento del PIL, con ciò attestandosi l'Italia ultima in Europa, che in media spende più del doppio (0,7 per cento). Nel 2017, per ricerca e sviluppo è stato investito uno striminzito 1,4 per cento del PIL; per l'area dell'Unione europea il dato è stato pari al 2 per cento, mentre per Stati Uniti, Germania e Giappone è stato di circa il 3 per cento, ossia più del doppio. Ciononostante, i ricercatori italiani producono in media come francesi, statunitensi e tedeschi e addirittura molto più dei giapponesi. (Applausi dal Gruppo M5S) . Investiamo la metà e produciamo il doppio dei giapponesi: incredibile, fino a un certo punto, perché ciò dimostra il ricco capitale umano, di prim'ordine, e un sistema comunque abbastanza operoso. Dalle criticità menzionate, la scelta di questo Governo di separare i Ministeri dell'istruzione e dell'università e della ricerca è positiva e lungimirante. (Applausi dal Gruppo M5S). Il decreto-legge in oggetto scaturisce infatti dalla necessità e urgenza di intervenire in tali settori, al fine di operare una razionalizzazione delle funzioni e garantire una piena valorizzazione delle specificità proprie. Così facendo, si favorisce il potenziamento della ricerca scientifica e tecnologica, nonché lo sviluppo autonomo dell'università e degli istituti d'istruzione superiore, in attuazione degli articoli 9 e 33 della nostra Costituzione. L'alta formazione e la ricerca rappresentano il futuro di ogni Paese che ha a cuore le sorti delle nuove generazioni. (Applausi dal Gruppo M5S). Avere un Ministero che si occupi solo di questo è una scelta strategica per l'Italia, anche al fine di affrontare il prossimo programma quadro 2021-27 Horizon Europe dell'Unione europea, che con un budget di circa 100 miliardi di euro è il più ambizioso programma di ricerca e innovazione di sempre. Strumentalmente qualcuno ha parlato di distribuzione di poltrone: chi ha affermato questo palesa perlomeno scarsa conoscenza sul tema dell'alta formazione e della ricerca scientifica. La necessità di avere un Dicastero che si occupi di questi temi è di vitale importanza e denota l'attenzione di questo Governo verso il mondo della ricerca e dell'università, quindi la sua volontà di realizzare uno sviluppo fecondo, sostenibile e durevole dell'Italia. (Applausi dal Gruppo M5S). Questo sdoppiamento rappresenta senza dubbio una scelta cruciale per il Paese, che si troverà a fronteggiare veloci trasformazioni socio-economiche, tecnologiche e industriali, crisi legate al cambiamento climatico, all'inquinamento delle matrici ambientali e al depauperamento delle risorse energetiche e idriche e finanche allo sviluppo di pericolose epidemie come quella in atto. Per potenziare la ricerca in Italia bisogna anche affrontare il tema della fuga dei cervelli. Questi laureati così ben preparati, a denotare l'ottima formazione dei nostri atenei, sono costretti a rivolgersi all'estero per vedere realizzate le loro aspirazioni. Bisogna assolutamente investire sui giovani e immettere nel sistema nuova linfa, dando speranza a coloro che si sono tanto impegnati per raggiungere obiettivi importanti. Bisogna favorire il diritto allo studio, alla formazione e alla ricerca e la ricerca: ogni sforzo in tal senso avrà benefiche ricadute per l'Italia. È il caso di sottolineare che la trentenne Francesca Colavita, una delle tre ricercatrici tra le prime al mondo ad aver isolato il coronavirus - com'è stato già ricordato - era una precaria in via di assunzione. Onore a Francesca, che, con un lodevole spirito di sacrificio, ha fatto compiere un salto alla conoscenza scientifica e ha dato lustro all'Italia. Intanto auguriamo buon lavoro ai nuovi ministri della pubblica istruzione, Lucia Azzolina, e dell'università e della ricerca, Gaetano Manfredi, con l'auspicio che diventino protagonisti di quel cambio di passo di cui entrambi i Dicasteri hanno bisogno e, con essi, l'intera Italia. (Applausi dal Gruppo M5S). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare la relatrice. ANGRISANI, relatrice . Signor Presidente, rinuncio alla replica. PRESIDENTE . Poiché anche il rappresentante del Governo non intende intervenire, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di mercoledì 26 febbraio 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 26 febbraio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 18,45) . Allegato A DISEGNO DI LEGGE Conversione in legge del decreto-legge 9 gennaio 2020, n. 1, recante disposizioni urgenti per l'istituzione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca (1664) PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE Testo integrale della relazione orale della senatrice Angrisani sul disegno di legge n. 1664 Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR) è stato già oggetto in passato di suddivisioni e riaccorpamenti. Da ultimo, l'attuale riunificazione nel MIUR è stata attuata nel 2008. Rispetto al testo originario del decreto-legge, avente come finalità la creazione di due nuove strutture ministeriali in luogo dell'attuale MIUR, la Commissione propone alcune modifiche, sul piano sia formale, al fine di apportare quei correttivi necessari dal punto di vista della corretta formulazione, sia sostanziale, aggiungendo ulteriori disposizioni in materia di personale e di funzionamento dei due Ministeri. Tali correzioni - riferite agli articoli 1, 2, 3, 4 e 5 del decreto-legge - discendono soprattutto dall'emendamento 1.1000 testo 2 e dai relativi subemendamenti. L'articolo 1 istituisce due Ministeri, il Ministero dell'istruzione (MI) e il Ministero dell'università e della ricerca (MUR), sopprimendo conseguentemente il MIUR e prevedendo le necessarie autorizzazioni di spesa, di cui la Commissione propone un incremento. In base alla relazione tecnica bollinata dal MEF sull'emendamento 1.1000 (testo 2), in sede referente è risultato evidente che le risorse previste dal testo originario del decreto potevano essere utilizzate solo per remunerare i capi degli uffici di diretta collaborazione senza tener conto del sostanziale raddoppio del numero di collaboratori. Ciò ha reso necessario stanziare risorse ulteriori. Per raggiungere l'obiettivo di istituire due Dicasteri, si novella il decreto legislativo n. 300 del 1999 modificando l'elenco dei 13 Ministeri, che diventano dunque 14 a seguito della separazione tra Ministero dell'istruzione e Ministero dell'università e della ricerca. I nuovi Ministeri, inoltre, succedono, per quanto di competenza, in tutti i rapporti attivi e passivi in essere alla data del trasferimento delle funzioni e subentrano nei rapporti processuali (articolo 4, comma 11). L'articolo 2 definisce l'istituzione, le aree funzionali e l'ordinamento dei due Ministeri, mediante novelle al decreto legislativo n. 300 del 1999. Nello specifico, per quanto attiene al Ministero dell'istruzione, viene sostituito il Capo XI (articoli 49, 50 e 51) del suddetto decreto legislativo n. 300, mentre con riferimento al Ministero dell'università e della ricerca viene introdotto un nuovo Capo XI- bis (articoli 51- bis , 51- ter e 51- quater ). L'articolo 2, comma 1, capoverso "Art. 49" attribuisce al Ministero dell'istruzione le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in ordine al sistema educativo di istruzione e formazione di cui all'articolo 2 della legge n. 53 del 2003 e all'articolo 13, comma 1, del decreto-legge n. 7 del 2007 (secondo le modifiche che la Commissione propone con l'emendamento 1.1000 (testo 2)). Al medesimo Ministero sono trasferite, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, ivi compresa la gestione dei residui, le funzioni del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nei limiti delle aree funzionali individuate dal capoverso "Art. 50", eccettuate quelle attribuite ad altri Ministeri o ad agenzie, e fatte in ogni caso salve le funzioni conferite dalla vigente legislazione alle Regioni ed agli enti locali. È fatta altresì salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche. L'articolo 2, comma 1, capoverso "Art. 50" individua le aree funzionali nelle quali il Ministero dell'istruzione svolge le funzioni di spettanza statale. Esse divengono 20, in luogo delle 11 previste dall'articolo 50, comma 1, lettera a) , del decreto legislativo n. 300 del 1999 nel testo anteriore al decreto-legge n. 1 del 2020, che distingueva le aree riferendole "all'istruzione non universitaria". Molte delle aree funzionali ora incluse nel decreto legislativo n. 300 del 1999, prima non presenti, ricalcano specifiche attribuzioni dei Dipartimenti attualmente esistenti, che vengono dunque legificate. Durante l'esame in Commissione è emersa l'esigenza di apportare alcune modifiche a tali aree funzionali, che si propongono all'esame dell'Aula, al fine di specificare meglio i settori di riferimento del Ministero dell'istruzione, recuperando anche funzioni che il Dicastero attualmente svolge ma che non erano state ricomprese per errore. L'articolo 2, comma 1, capoverso "Art. 51" specifica l'ordinamento del Ministero dell'istruzione, che si articola in due Dipartimenti in relazione alle summenzionate aree funzionali. Si ricorda che l'organizzazione del soppresso MIUR prevede tre Dipartimenti (per il sistema educativo di istruzione e di formazione; per la formazione superiore e la ricerca; per le risorse umane, finanziarie e strumentali). In virtù delle modifiche di cui la Commissione propone l'approvazione, si aumenta il numero di posizioni di livello dirigenziale generale del Ministero dell'istruzione, passate da 24 a 25, inclusi i due capi Dipartimento. In virtù del capoverso "Art. 51- quater " che prevede per il Ministero dell'università e della ricerca 6 posizioni dirigenziali generali, incluso il segretario generale, in luogo della organizzazione in Dipartimenti, il numero totale - sommando le unità previste per i due nuovi Ministeri - delle posizioni dirigenziali di livello generale è 31, mentre l'organizzazione attuale del MIUR prevede 28 posizioni dirigenziali di livello generale, coprendo però sia l'istruzione che l'università e la ricerca. L'articolo 2, comma 1, capoverso "Art. 51- bis " reca l'istituzione del Ministero dell'università e della ricerca, cui sono attribuite le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in materia di istruzione universitaria, di ricerca scientifica e tecnologica e di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM). L'articolo 2, comma 1, capoverso "Art. 51- ter " elenca le aree funzionali in cui il nuovo Ministero dell'università e della ricerca esercita le sue funzioni. Anche in questo caso, sono state anzitutto riprodotte alcune aree già presenti nell'articolo 50, comma 1, lettera b) , del decreto legislativo n. 300 del 1999 e legificate competenze descritte nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 140 del 2019 con riferimento al Dipartimento per la formazione superiore e la ricerca. Le nuove aree funzionali del MUR sono 22, a fronte delle 17 previste nel decreto legislativo n. 300 del 1999 nel testo anteriore alla riforma in commento. Le proposte della Commissione sul punto mirano in particolare a chiarire i compiti di indirizzo, programmazione e coordinamento della ricerca, dell'istruzione universitaria e dell'AFAM in capo al nuovo Ministro dell'università e della ricerca, sottolineando anche l'importanza della ricerca e dalla cultura artistica. L'articolo 2, comma 1- bis , di cui la Commissione propone l'introduzione con l'approvazione dell'emendamento 2.13 (testo 2), incrementa di 10 unità la dotazione organica dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), con oneri a carico dell'Agenzia, mediante scorrimento di graduatorie vigenti o con nuove procedure concorsuali. Nelle more, l'Anvur continua ad avvalersi di esperti della valutazione mediante incarichi annuali, rinnovabili ad alcune condizioni. Ciò, al fine di consentire all'Agenzia di proseguire la sua attività di valutazione nel rispetto degli standard e delle linee guida europei per l'assicurazione della qualità a livello internazionale. L'articolo 2, comma 2, autorizza la spesa di 655.000 euro annui nel 2020 e di 693.000 euro a decorrere dal 2021, secondo le modifiche che la Commissione propone con l'emendamento 1.1000 (testo 2), connessi alla maggiore spesa di personale per l'aumento di due posizioni di dirigente generale che si aggiungono a seguito della divisione dei due Ministeri. L'articolo 3 ripartisce le strutture e gli uffici tra i due Ministeri, tenuto conto, come già accennato, che attualmente presso il MIUR sono complessivamente operanti tre Dipartimenti. In dettaglio, il comma 1 assegna al Ministero dell'università e della ricerca le strutture, le risorse strumentali e finanziarie, compresa la gestione residui, del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca nonché il personale che, alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, vi presta servizio a qualunque titolo. Nelle more dell'entrata in vigore del regolamento di organizzazione di cui al successivo comma 6, sono rimesse alla responsabilità del Ministro dell'università e della ricerca la direzione generale per la formazione universitaria, l'inclusione e il diritto allo studio, la direzione generale per l'alta formazione artistica, musicale e coreutica e la direzione generale per il coordinamento e la valorizzazione della ricerca e dei suoi risultati, come previste dal vigente regolamento di organizzazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. In base al comma 2, al Ministero dell'istruzione sono assegnate le strutture, le risorse strumentali e finanziarie, compresa la gestione residui, del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione nonché degli uffici scolastici regionali e del corpo ispettivo, nonché il personale che, alla data di entrata in vigore del decreto-legge, vi presta servizio a qualunque titolo. Secondo il comma 3, il Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali, che attualmente ha carattere trasversale, è trasferito, in via transitoria, al Ministero dell'istruzione, fino alla data indicata dal decreto di cui al comma 4 (che, procedendo alla ricognizione delle strutture, del personale e delle risorse, indicherà anche la data di decorrenza di tale trasferimento). Fino alla medesima data il Ministero dell'università e della ricerca continua ad avvalersi del medesimo Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali. Le direzioni generali del predetto Dipartimento continuano altresì a svolgere, anche per il Ministero dell'università e della ricerca, i compiti concernenti le spese già ad esse affidate per l'anno 2020, quali strutture di servizio. Al riguardo, l'articolo 4, comma 6, stabilisce che la direzione generale per le risorse umane, finanziarie e i contratti, attualmente incardinata presso il suddetto Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali, continua ad operare come struttura di servizio per il Ministero dell'università e della ricerca. La Commissione, con l'emendamento 1.1000 (testo 2), propone di inserire i commi 3- bis e 3- ter relativi alle dotazioni organiche dei due Dicasteri. Rispetto al soppresso MIUR, il comma 3- bis incrementa la dotazione organica di 3 posizioni dirigenziali di prima fascia, 3 posizioni dirigenziali di seconda fascia, 12 posti della III area funzionale, 9 posti della II area funzionale e 6 posti nella I area funzionale, i cui oneri sono coperti mediante un aumento dell'autorizzazione di spesa di cui al summenzionato articolo 2, comma 2. La relazione tecnica bollinata dal MEF, riguardo a tale aspetto, ha specificato che tali incrementi sono ripartiti per due terzi in favore del Ministero dell'istruzione e un terzo in favore del Ministero dell'università e della ricerca, secondo la Tabella A che viene allegata e richiamata dal citato comma 3- bis . A tale dotazione organica si aggiungono, per ciascun Ministero, i responsabili degli uffici di diretta collaborazione. Al suddetto aumento della dotazione organica corrisponde necessariamente un aumento delle facoltà assunzionali, di cui al comma 3- ter . Si tratta di facoltà assunzionali già autorizzate, che verrebbero divise tra i Dicasteri attribuendo il 92 per cento delle risorse al Ministero dell'istruzione e 1'8 per cento al Ministero dell'università e della ricerca, ossia in proporzione alle relative dotazioni organiche di cui alla citata Tabella A. Si specifica comunque che il personale dirigenziale tecnico con compiti ispettivi è attribuito solo al Ministero dell'istruzione. Le procedure di ricognizione e trasferimento delle strutture, del personale non dirigenziale e delle risorse strumentali e finanziarie sono individuate con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi entro il 30 aprile 2020, su proposta del Ministro dell'istruzione e del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro per la pubblica amministrazione (comma 4). Anche su tale aspetto la Commissione propone alcune modifiche, specialmente con riferimento alla procedura di interpello, le quali hanno lo scopo di consentire una più celere operatività dei due nuovi Dicasteri. Il trasferimento del summenzionato personale avviene sulla base di un'apposita procedura di interpello, disciplinata con decreto del Ministro dell'istruzione, di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca, nel rispetto dei seguenti criteri: ripartizione proporzionale dei posti vacanti; individuazione delle aree organizzative interessate e attribuzione del personale alle medesime a cura di una apposita commissione paritetica, sulla base delle esperienze e caratteristiche professionali; per ciascuna area organizzativa, distribuzione del personale tra i posti disponibili in ciascun Ministero utilizzando quale criterio di preferenza la maggiore anzianità di servizio e, a parità di anzianità, la minore età anagrafica; trasferimento d'ufficio del personale, nel caso in cui le istanze ricevute non siano idonee ad assicurare la ripartizione proporzionale dei posti vacanti. Ai componenti della commissione paritetica non spettano, per lo svolgimento della relativa funzione, compensi, indennità, emolumenti, gettoni di presenza o altre utilità comunque denominate, né rimborsi spese. Rispetto alla versione originaria del decreto-legge, vengono cambiati i criteri per le assegnazioni del personale, che avvengono in maniera tale da ripartire i posti vacanti in proporzione alla dotazione organica. Inoltre, si tiene conto di più parametri relativi al percorso professionale degli interessati. Il personale non dirigenziale trasferito mantiene il trattamento economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle voci di natura fissa e continuativa, ove più favorevole, in godimento presso il Ministero soppresso al momento dell'inquadramento, mediante assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti. Tra le proposte della Commissione, c'è anche la modifica del comma 5, secondo cui il personale appartenente ad altre amministrazioni, in posizione di comando, distacco o fuori ruolo presso il Dipartimento di cui al comma 3, partecipa alla procedura di interpello al fine di individuare il Ministero al quale attribuire la predetta posizione. Il personale non scolastico del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca che presta servizio presso gli uffici di diretta collaborazione ovvero già in servizio presso il Dipartimento di cui al comma 3, che si trova in posizione di comando, distacco o fuori ruolo presso altre amministrazioni, partecipa all'interpello al fine di individuare il Ministero di appartenenza. Il comma 6 stabilisce il termine (30 giugno 2020) entro cui devono essere adottati i regolamenti di organizzazione dei due Ministeri, ivi inclusi quelli degli uffici di diretta collaborazione, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa delibera del Consiglio dei ministri. Su detti regolamenti è acquisito il parere del Consiglio di Stato. Sempre con l'emendamento 1.1000 (testo 2), si propone di inserire un periodo aggiuntivo al comma 6, secondo cui il Ministro dell'istruzione e il Ministro dell'università e della ricerca possono, ciascuno con proprio decreto da adottare entro trenta giorni dall'entrata in vigore dei regolamenti di organizzazione, confermare il personale in servizio presso i rispettivi uffici di diretta collaborazione, senza soluzione nella continuità dei relativi incarichi e contratti. Si propone poi di sopprimere i commi 7 e 8, come conseguenza delle previsioni introdotte al comma 3- bis . Inoltre, novellando l'articolo 9, comma 11- ter , del decreto-legge n. 78 del 2015 (legge n. 125 del 2015) si attribuisce congiuntamente al Ministero dell'istruzione e al Ministero dell'università e della ricerca (oltre alle altre amministrazioni consorziate e in sostituzione del soppresso MIUR) il controllo sul consorzio interuniversitario CINECA, stabilendo anche che entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge sono adottate le modifiche statutarie conseguenti (comma 9). L'emendamento 1.1000 (testo 2), di cui la Commissione propone - come si è detto - l'approvazione, inserisce anche due ulteriori commi all'articolo 3. Il comma 9- bis consente anche al Ministero dell'istruzione di avvalersi della Società generale d'informatica SpA - SOGEI per la gestione e lo sviluppo del proprio sistema informativo, anche per le esigenze delle istituzioni scolastiche ed educative statali nonché per la gestione giuridica ed economica del relativo personale. Il comma 9- ter innalza per il Ministero dell'università e della ricerca al 20 per cento i limiti percentuali previsti per il conferimento di incarichi dirigenziali a dirigenti non appartenenti al relativo ruolo del Ministero, purché dipendenti dalle amministrazioni pubbliche (limiti posti dall'articolo 19, comma 5- bis , del decreto legislativo n. 165 del 2001). Tale innalzamento opera solo in sede di prima applicazione delle disposizioni del decreto-legge e comunque non oltre il 31 dicembre 2022. La Commissione, con l'approvazione dell'emendamento 3.0.100 (testo 2), propone di inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 3, che prevede la riorganizzazione - all'interno del Ministero dell'istruzione - della funzione dirigenziale tecnica con compiti ispettivi, mediante un apposito regolamento di delegificazione che disciplina anche le modalità e le procedure di reclutamento dei dirigenti tecnici. Ciò al fine di poter applicare tali nuovi criteri al concorso per dirigenti tecnici che sarà bandito in virtù del decreto-legge n. 126 del 2019. Al personale dirigente tecnico con compiti ispettivi del Ministero dell'istruzione si applicano, per quanto non diversamente previsto, le disposizioni relative ai dirigenti delle amministrazioni dello Stato. Un ulteriore articolo aggiuntivo, di cui la Commissione propone l'introduzione con l'approvazione dell'emendamento 3.0.200 (testo 3), reca al comma 1 una disposizione specifica per gli enti pubblici di ricerca di cui al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, ai fini dell'applicazione della disciplina transitoria di carattere generale che consente l'assunzione a tempo indeterminato di dipendenti che abbiano rapporti a termine con pubbliche amministrazioni. La novella in esame dispone che per la stabilizzazione presso i suddetti enti il termine temporale entro cui si deve conseguire il requisito relativo all'anzianità di servizio - che è uno dei requisiti stabiliti per l'applicazione della disciplina in esame - resta fissato al 31 dicembre 2017, anche in deroga a norme di proroga. Si segnala che il testo del decreto-legge n. 162 del 2019, nella versione modificata in prima lettura dalla Camera dei deputati - decreto in fase di conversione alle Camere - differisce per tutte le pubbliche amministrazioni il termine entro cui deve essere conseguito tale requisito dal 31 dicembre 2017 al 31 dicembre 2020 (confronta articolo 1, comma 1- bis , dell'Atto Senato n. 1729). La novella di cui all'emendamento 3.0.200 (testo 2) è intesa quindi ad escludere, per la stabilizzazione presso gli enti pubblici di ricerca in esame, l'applicazione del differimento. L'articolo 3- bis , comma 2, contenuto nel citato emendamento 3.0.200 (testo 3) di cui la Commissione propone l'introduzione, mira a valorizzare il titolo di dottore di ricerca e degli altri titoli di studio e di abilitazione professionale all'interno del pubblico impiego. A tal fine, si novella il decreto legislativo n. 165 del 2001. In dettaglio, il comma 2, lettera a) , novella l'articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001, concernente il reclutamento del personale e, in particolare, il comma 3 che fissa i principi cui devono conformarsi le relative procedure. La novella incide sulla lettera e-ter) , inserita dall'articolo 6 del decreto legislativo n. 75 del 2017, secondo la quale uno dei principi del reclutamento è la possibilità di richiedere, tra i requisiti previsti per specifici profili o livelli di inquadramento, il possesso del titolo di dottore di ricerca, che deve comunque essere valutato, ove pertinente, tra i titoli rilevanti ai fini del concorso. Con le modifiche proposte dalla Commissione si specifica invece che il titolo di dottore di ricerca deve essere prioritariamente valutato, ove pertinente, tra i titoli rilevanti ai fini del concorso. Il comma 2, lettera b) , inserisce il comma 3- quater all'articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001 demandando ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri dell'università e della ricerca, della salute e della giustizia la disciplina dei criteri di valutazione del dottorato di ricerca e degli altri titoli di studio e di abilitazione professionale, anche con riguardo, rispettivamente, alla durata dei relativi corsi e alle modalità di conseguimento, nonché alla loro pertinenza ai fini del concorso. Il comma 2, lettera c) , novella l'articolo 52 del decreto legislativo n. 165 del 2001, concernente la disciplina delle mansioni, e in particolare il comma 1- bis , sul relativo inquadramento in aree funzionali. Tale disposizione stabilisce, tra l'altro, che le progressioni all'interno della stessa area avvengono secondo principi di selettività, in funzione delle qualità culturali e professionali, dell'attività svolta e dei risultati conseguiti, attraverso l'attribuzione di fasce di merito, mentre le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilità per l'amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l'accesso dall'esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso. Con le modifiche proposte dalla Commissione si demanda alla contrattazione collettiva, in sede di determinazione dei criteri per l'attribuzione delle progressioni economiche, la valorizzazione adeguata del possesso del titolo di dottore di ricerca nonché degli altri titoli di studio e di abilitazione professionale. La Commissione, con l'approvazione dell'emendamento 3.0.300 (testo 3), propone di inserire un ulteriore articolo aggiuntivo dopo l'articolo 3, con cui si posticipa dall'anno accademico 2020-2021 all'anno accademico 2021-2022 l'avvio dell'applicazione del regolamento - di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 143 del 2019 - recante le procedure e le modalità per la programmazione e il reclutamento del personale docente e del personale amministrativo e tecnico del comparto AFAM, al contempo differendo (dal 31 dicembre 2019) al 31 dicembre 2020 il termine per l'approvazione della prima programmazione triennale del reclutamento. Inoltre, consente l'inserimento di ulteriori soggetti nelle graduatorie nazionali, utili per l'attribuzione di incarichi di insegnamento presso le istituzioni AFAM, istituite dalla legge n. 205 del 2017. L'articolo 4 detta norme transitorie, stabilendo che fino alla data di entrata in vigore dei regolamenti di riorganizzazione, continuano a trovare applicazione i regolamenti di organizzazione e degli uffici di diretta collaborazione, di cui rispettivamente ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri n. 140 del 2019 e n. 155 del 2019. In quanto compatibili, gli incarichi dirigenziali comunque già conferiti presso l'amministrazione centrale del MIUR anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto-legge continuano ad avere efficacia sino all'attribuzione dei nuovi incarichi (comma 1). Inoltre, nelle more dell'adozione dei regolamenti di organizzazione, il contingente di personale degli uffici di diretta collaborazione è stabilito transitoriamente in 130 unità per il Ministero dell'istruzione ed in 60 unità per il Ministero dell'università e della ricerca. In aggiunta a detto contingente, i Ministri dell'istruzione e dell'università e della ricerca possono procedere immediatamente alla nomina dei responsabili degli uffici di diretta collaborazione (comma 2) tenuto conto comunque che l'Organismo indipendente di valutazione (OIV) esistente opera per il Ministero dell'istruzione e per il Ministero dell'università e della ricerca fino all'entrata in vigore dei regolamenti di organizzazione (comma 5). Con l'emendamento 1.1000 (testo 2), la Commissione propone di inserire il comma 2- bis , secondo cui nelle more dell'entrata in vigore dei regolamenti di organizzazione, una posizione dirigenziale di prima fascia prevista nella dotazione organica del Ministero dell'istruzione e una in quella del Ministero dell'università e della ricerca sono assegnate ai rispettivi uffici di diretta collaborazione. Sempre fino all'entrata in vigore dei regolamenti di organizzazione, i due Ministri assicurano tempestivamente, secondo le rispettive competenze, la nomina dei due capi dipartimento e del segretario generale, nonché del dirigente di cui al comma 2- bis , secondo la proposta contenuta nell'emendamento 1.1000 (testo 2). I Ministri assicurano il successivo conferimento degli incarichi per le posizioni dirigenziali delle amministrazioni centrali. Restano fermi gli incarichi dirigenziali delle strutture periferiche già conferiti alla data di entrata in vigore del decreto-legge (comma 3). La Commissione propone poi di inserire il comma 3- bis , mediante l'approvazione dell'emendamento 1.1000 (testo 2), che esplicita alcune funzioni del segretario generale del Ministero dell'università e della ricerca, in attuazione degli indirizzi del Ministro e ferme restando le funzioni già previste dal decreto legislativo n. 300 del 1999. Fino alla data di decorrenza del trasferimento di strutture e personale, prevista dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 3, comma 4, il personale di entrambi i Ministeri permane nel ruolo del personale dirigenziale e nella dotazione organica di quello non dirigenziale del soppresso MIUR. Successivamente alla data di entrata in vigore dei regolamenti di organizzazione dei Ministeri e in sede di prima applicazione degli stessi, alle procedure di interpello per l'attribuzione degli incarichi dirigenziali, sia di prima sia di seconda fascia, possono partecipare i dirigenti del ruolo unico di cui al primo periodo, fermo restando quanto disposto dall'articolo 19, commi 5- bis e 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 (comma 4). Il comma 7 dispone che fino all'acquisizione dell'efficacia del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze con cui sono apportate le variazioni di bilancio, le risorse finanziarie sono assegnate ai responsabili della gestione con decreto del Ministro dell'istruzione e del Ministro dell'università e della ricerca (su tale formulazione si segnala un emendamento correttivo, il 4.100). L'emendamento 1.1000 (testo 2) mira altresì ad introdurre il comma 7- bis all'articolo 4, in base al quale l'adattamento degli stati di previsione del Ministero dell'istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca, in termini di residui, di competenza e di cassa, ivi comprese l'istituzione, la modifica e la soppressione di missioni e programmi, al nuovo riparto di competenze e alla riorganizzazione delle amministrazioni interessate è demandata al Ministro dell'economia e delle finanze, il quale, su proposta dei Ministri competenti, è autorizzato ad apportare, con propri decreti, da comunicare alle Commissioni parlamentari competenti, per il bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022, le necessarie variazioni compensative di bilancio. Il comma 10 individua espressamente le norme abrogate in quanto incompatibili con le nuove previsioni. Il comma 12 prevede disposizioni in materia di controllo della regolarità amministrativo e contabile svolto dal MEF sugli atti dei due nuovi Ministeri. L'articolo 5 reca la copertura finanziaria degli oneri derivanti dalle disposizioni di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4. In virtù delle previsioni dell'emendamento 1.1000 (testo 2), la Commissione propone una modifica volta ad adeguare la copertura ai maggiori oneri connessi all'incremento della dotazione organica. Con 1'emendamento 5.100, la Commissione propone l'incremento di 5 milioni di euro per l'anno 2020 dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n. 59 del 2017. Tale incremento è destinato a coprire gli oneri dei concorsi per il reclutamento del personale docente delle scuole di ogni ordine e grado. Con decreto del Ministro dell'istruzione, di concerto con il MEF, sono fissati i compensi per i componenti e i segretari delle commissioni d'esame dei concorsi banditi nel 2020 a valere sulla predetta autorizzazione di spesa. L'articolo 6 disciplina l'entrata in vigore. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione: Disegno di legge n. 1664: sulla questione pregiudiziale, il senatore Siri avrebbe voluto esprimere un voto favorevole. Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Alderisi, Barachini, Barboni, Bertacco, Biti, Bogo Deledda, Bongiorno, Bonifazi, Bossi Umberto, Campari, Castaldi, Cattaneo, Centinaio, Ciriani, Cirinna', Crimi, De Poli, Di Piazza, Errani, Iori, L'Abbate, Laniece, Maffoni, Malpezzi, Mangialavori, Margiotta, Marin, Marino, Marti, Merlo, Mininno, Misiani, Monti, Napolitano, Papatheu, Petrenga, Pisani Giuseppe, Renzi, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Sudano, Toffanin, Turco e Unterberger. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Nisini e Pinotti, per attività di rappresentanza del Senato; Casini e Fantetti, per attività dell'Unione interparlamentare; Anastasi e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Ferro, per partecipare a una riunione della Rete parlamentare dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo del Regolamento, i senatori: Augussori, Bossi Simone, Faggi, Ferrero, Pirovano, Pisani Pietro e Pizzol. Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, variazioni nella composizione Il Presidente della Camera dei deputati, in data 21 febbraio 2019, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, la deputata Sandra Savino in sostituzione del deputato Pierantonio Zanettin, dimissionario. Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, variazioni nella composizione Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani la senatrice Naturale, in sostituzione della senatrice Nocerino, dimissionaria. Regolamento del Senato, proposte di modificazione E' stata presentata la seguente proposta di modificazione del Regolamento d'iniziativa della senatrice: Taverna. - "Introduzione dell'articolo 140, comma 2- bis , del Regolamento del Senato" ( Doc. II, n. 4). Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, secondo comma, della Costituzione, trasmissione e deferimento Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, con lettera pervenuta in data 25 febbraio 2020, ha trasmesso la richiesta di autorizzazione all'esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del senatore Marco Siclari, nell'ambito di un procedimento penale. Tale richiesta è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 135 del Regolamento ( Doc . IV, n. 5). Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori de Bertoldi Andrea, Ciriani Luca, Balboni Alberto, Calandrini Nicola, La Pietra Patrizio Giacomo, Petrenga Giovanna, Rauti Isabella, Garnero Santanche' Daniela, Totaro Achille, Urso Adolfo Disposizioni in materia di tutela dell'equo compenso degli esercenti libere professioni e attività di lavoro autonomo e misure di divieto nei confronti della pubblica amministrazione (1730) (presentato in data 21/02/2020); senatrice Rizzotti Maria Modifiche alla legge 27 maggio 1949, n. 260, e alla legge 5 marzo 1977, n. 54, in materia di ricorrenze religiose e del loro riconoscimento quali festività agli effetti civili (1731) (presentato in data 20/02/2020); senatori Campagna Antonella, Angrisani Luisa, Santangelo Vincenzo, Trentacoste Fabrizio, Lomuti Arnaldo, Gallicchio Agnese, Lannutti Elio, Romano Iunio Valerio, Gaudiano Felicia, Matrisciano Susy, Leone Cinzia, Donno Daniela, Guidolin Barbara, Giannuzzi Silvana Disposizioni in materia di decadenza di istanze di prestazioni previdenziali (1732) (presentato in data 24/02/2020); senatori Lucidi Stefano, De Vecchis William, Pizzol Nadia, Nisini Tiziana, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Delega al Governo per la sicurezza e la prevenzione del rischio di caduta nella realizzazione di interventi edilizi sulle coperture e sulle facciate vetrate continue degli edifici (1733) (presentato in data 25/02/2020); senatori Rufa Gianfranco, De Vecchis William, Pizzol Nadia, Nisini Tiziana, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Centinaio Gian Marco, Corti Stefano, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifica alla tabella A allegata al decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 374, in materia di benefici per le attività lavorative usuranti (1734) (presentato in data 25/02/2020); senatori Nisini Tiziana, De Vecchis William, Pizzol Nadia, Romeo Massimiliano, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Modifiche alla legge 15 gennaio 1992, n. 21, e al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante il nuovo codice della strada, e istituzione del Fondo per la sicurezza dei conducenti di veicoli adibiti al servizio di taxi o di noleggio con conducente (1735) (presentato in data 25/02/2020); senatori Rufa Gianfranco, Bagnai Alberto, Montani Enrico, Saviane Paolo, Siri Armando, Marti Roberto, Ripamonti Paolo, Pianasso Cesare, Pisani Pietro, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Centinaio Gian Marco, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Saponara Maria, Sbrana Rosellina, Stefani Erika, Tosato Paolo, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Disposizioni in materia fiscale a favore delle imprese colpite dal calo di esportazioni in Cina a seguito dell'epidemia COVID-19 (1736) (presentato in data 25/02/2020); senatrice Bernini Anna Maria Disposizioni a tutela di lavoratori affetti da patologie gravi e oncologiche (1737) (presentato in data 25/02/2020); senatore Ferrara Gianluca Misure per la valorizzazione dei mercati locali (1738) (presentato in data 25/02/2020); senatori Perosino Marco, Alderisi Francesca, Barboni Antonio, Berutti Massimo Vittorio, Buccarella Maurizio, De Poli Antonio, Lonardo Alessandrina, Mallegni Massimo, Romano Iunio Valerio, Vitali Luigi Disposizioni per l'istituzione di un albo speciale dei Periti d'Arte (1739) (presentato in data 25/02/2020). Disegni di legge, assegnazione In sede redigente 2ª Commissione permanente Giustizia Sen. Evangelista Elvira Lucia Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale e ulteriori misure volte alla prevenzione e al contrasto del linguaggio d'odio (1613) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 14ª (Politiche dell'Unione europea) (assegnato in data 25/02/2020); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Bonino Emma ed altri Istituzione del voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia (1538) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 25/02/2020); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. De Vecchis William ed altri Disposizioni in materia di lavoro, occupazione e incremento della produttività (1605) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 25/02/2020); 11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale Sen. Puglia Sergio ed altri Disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e lavoro e benefici pensionistici per le lavoratrici madri (1623) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 25/02/2020). In sede referente 1ª Commissione permanente Affari Costituzionali Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte ed altri Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, recante disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica (1729) previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali C.2325 approvato dalla Camera dei deputati (assegnato in data 21/02/2020); 4ª Commissione permanente Difesa Sen. Nencini Riccardo Riorganizzazione del Corpo militare della Croce rossa italiana e istituzione del Corpo militare speciale ausiliario dello Stato per finalità civiche, di volontariato istituzionale, di utilità sociale, di sicurezza ed interesse generale, nonché delega al Governo per la definizione dello stato giuridico e della disciplina d'impiego del relativo personale (1637) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 25/02/2020). Disegni di legge, nuova assegnazione 12ª Commissione permanente Igiene e sanita' in sede redigente Sen. Laus Mauro Antonio Donato Norme in materia di priorità delle prestazioni domiciliari per le persone non autosufficienti (868) previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) Già assegnato, in sede redigente, alla 11ª Commissione permanente (Lavoro) (assegnato in data 25/02/2020). Indagini conoscitive, annunzio La 1 a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza in Italia. Affari assegnati In data 24 febbraio 2020 è stato deferito alla 4 a Commissione permanente (Difesa), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare della Difesa (Atto n. 425). Governo, trasmissione di atti La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 21 febbraio 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarico di livello dirigenziale generale al dottor Claudio Giovanni Sforza, magistrato ordinario collocato fuori del ruolo organico della magistratura, nell'ambito del Ministero della giustizia. Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 24 febbraio 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - la comunicazione concernente il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale di Capo del Dipartimento per il personale, del Ministero medesimo, al dottor Renato Grimaldi. Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori. Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Relazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio - Relazione sul sistema di preferenze generalizzate per il periodo 2018-2019 (JOIN(2020) 3 definitivo), alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 4 a , alla 10 a , alla 11 a , alla 13 a , alla 14 a Commissione permanente nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani; Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea nel Consiglio dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale in riferimento all'adozione di emendamenti di diversi annessi della convenzione di Chicago (COM(2020) 59 definitivo), alla 8 a e alla 10 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea nell'Organizzazione marittima internazionale in occasione della 75 a sessione del Comitato per la protezione dell'ambiente marino e della 102 a sessione del Comitato per la sicurezza marittima in merito all'adozione di modifiche dell'annesso VI della Convenzione internazionale per la prevenzione dell'inquinamento causato da navi, di modifiche del capitolo II-1 della Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare e di modifiche del Codice internazionale di sicurezza per le navi che utilizzano gas o altri combustibili a basso punto di infiammabilità (COM(2020) 58 definitivo), alla 3 a , alla 8 a , alla 10 a e alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea nel comitato direttivo regionale della Comunità dei trasporti su determinate questioni di bilancio in relazione all'attuazione del trattato che istituisce la Comunità dei trasporti (COM(2020) 61 definitivo), alla 3 a , alla 5 a e alla 8 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Rafforzare il processo di adesione - Una prospettiva europea credibile per i Balcani occidentali (COM(2020) 57 definitivo), alla 1 a , alla 3 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Consiglio riguardante le raccomandazioni del gruppo di saggi ad alto livello sull'architettura finanziaria europea per lo sviluppo (COM(2020) 43 definitivo), alla 1 a , alla 3 a , alla 5 a , alla 6 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulle statistiche elaborate conformemente al regolamento (CE) n. 2150/2002 relativo alle statistiche sui rifiuti e sulla loro qualità (COM(2020) 54 definitivo), alla 13 a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14 a ; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione del regolamento (UE) n. 691/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai conti economici ambientali europei (COM(2020) 56 definitivo), alla 5 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente. Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 14 febbraio 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria: dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . XV, n. 258). Interrogazioni, apposizione di nuove firme Le senatrici Lonardo e La Mura hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02740 del senatore De Bonis. Le senatrici Lonardo e La Mura hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02931 del senatore De Bonis ed altri. Il senatore Romano ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02940 del senatore Presutto ed altri. Mozioni Atto n. 1-00221 PEPE MARTI CENTINAIO VALLARDI BERGESIO LUNESU RUFA PIANASSO ZULIANI BRIZIARELLI URRARO - Il Senato, premesso che: la dichiarazione dello stato di agitazione annunciato dalle organizzazioni sindacali di categoria, a partire dal 26 febbraio 2020, per fare luce sul futuro dell'EIPLI, Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia, denuncia una situazione di forte criticità, la cui soluzione non è più rinviabile; l'EIPLI è stato istituito il 18 marzo 1947 con decreto del Capo provvisorio dello Stato; l'ente, concluso il processo di costruzione delle grandi opere idrauliche, assolve oggi principalmente compiti di gestione, esercizio e manutenzione delle opere stesse ed agisce quale fornitore all'ingrosso di acqua per scopi irrigui, potabili ed industriali, attraverso una rete infrastrutturale che raggiunge la Basilicata, la provincia di Avellino, il sud della Puglia e il nord della Calabria; il patrimonio infrastrutturale gestito dall'ente è caratterizzato da opere che, per valenza dimensionale, risultano per estensione, funzionalità e consistenza, fra le più significative a livello europeo, assicurando ai territori di riferimento una erogazione di risorsa ad uso civile, agricolo ed industriale pari a circa 600 milioni di metri cubi/anno, per una capacità di accumulo degli impianti di circa un miliardo di metri cubi; i dipendenti dell'ente in servizio a presidio, vigilanza e manutenzione delle opere e degli impianti in concessione all'ente, sono 150, fra cui 46 precari, con un'attività che si esplica con continuità di giorno e di notte per tutto l'arco temporale dell'anno. È evidente come l'attuale situazione di incertezza sul destino dell'ente generi preoccupazione per i lavoratori, con particolare riferimento ai 46 precari, ai quali è stato preannunciato che non saranno rinnovati i contratti in scadenza; fra questi ultimi vi sono 6 impiegati amministrativi, 30 impiegati tecnici e 10 professionisti, di cui 7 con qualifica tecnica (ingegneri e architetti) e 3 avvocati. Le risorse impiegate presso gli uffici amministrativi garantiscono l'espletamento degli adempimenti ordinari ed al contempo essenziali dell'ente, con particolare riferimento alla gestione del personale, della contabilità, della segreteria e del protocollo, mentre gli impiegati tecnici assicurano la dotazione minima per la gestione ed il presidio continuativo, nonché per la manutenzione ordinaria degli impianti; invece i professionisti tecnici, assicurano le numerose e diversificate funzioni tecniche inerenti ai medesimi impianti ed infrastrutture (progettazione, direzione lavori, sicurezza), oltre a ruoli di responsabilità legati alla gestione di invasi e traverse (responsabili di esercizio delle traverse e sostituti dell'ingegnere responsabile sulle dighe). I 3 avvocati sono dedicati a curare il contenzioso dell'Ente ed ad assicurare l'assistenza giuridica alle complesse attività amministrative; molti di questi lavoratori sono quotidianamente impegnati ad assicurare la vigilanza sulle otto dighe gestite dall'ente, che garantiscono l'erogazione idrica alle popolazioni di Puglia, Basilicata, Irpinia e Calabria settentrionale, nonché ad importanti stabilimenti industriali come l'Ilva e la Fiat Chrysler Automobiles; il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, articolo 21, comma 10, ha soppresso e posto in essere la liquidazione dell'ente, al fine di razionalizzare le attività di approvvigionamento idrico nei territori delle regioni Puglia e Basilicata, nonché nei territori della provincia di Avellino. Il comma 11 del medesimo articolo reca le norme riguardanti il trasferimento delle funzioni dell'EIPLI a una società costituita dallo Stato; l'articolo 24, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 ("decreto crescita"), ha introdotto una serie di modifiche al comma 11 dell'articolo 21, del decreto-legge n. 201 del 2011, volte a completare il processo di liquidazione dell'EIPLI e ad accelerare la costituzione della società che dovrà assumerne le funzioni, in particolar modo consente di costituire la nuova Società senza aspettare il completamento del processo di liquidazione, ossia scindendo la gestione corrente da quella liquidatoria; grazie anche all'operato del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, durante il Governo pro tempore Conte I, è stata raggiunta un'intesa tra le forze di maggioranza che ha permesso di superare la situazione di stallo venutasi a creare già a partire dal 2011, con il Governo Monti, e che di fatto ha impedito la completa realizzazione della riforma dell'ente; con l'ultimo intervento, di cui al citato decreto-legge n. 34 del 2019, è stata dunque sancita la separazione della gestione liquidatoria da quella corrente, è stato previsto il passaggio di funzioni e personale ad una società partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze, lasciando in capo all'EIPLI la sola gestione liquidatoria; è dunque necessario proseguire senza indugio nella strada di riforma intrapresa, non solo per restituire competitività ad un ente strategico per lo sviluppo economico dei territori meridionali, ma anche per salvaguardare il lavoro del personale che quotidianamente svolge funzioni qualificate nella parte amministrativa, tecnica e gestionale, nonché nel controllo del territorio, anche in riferimento alle attività di prevenzione e monitoraggio del rischio idrogeologico, impegna il Governo a mettere in atto tutte le azioni necessarie al completamento della riorganizzazione dell'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia, dando tempestiva e definitiva attuazione alla disciplina di cui all'articolo 24 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34. Interrogazioni Atto n. 3-01412 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: secondo l'ultima relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge n. 38 del 2010, pubblicata il 31 gennaio 2019, sono oltre 40.000 i pazienti assistiti a domicilio con cure palliative e terapia del dolore in Italia e, sulla base dei dati sul settore aggiornati al 2017, il numero totale dei pazienti assistiti è cresciuto del 32,19 per cento rispetto al triennio precedente; le cure palliative nascono per assistere il paziente in seguito alla diagnosi di malattia terminale, ma dovrebbero attivarsi precocemente (secondo il concetto di "simultaneous care " ), affiancando lo specialista e preoccupandosi di tutti quei sintomi spesso tralasciati in un percorso di cura volto principalmente a contrastare la progressione di malattia; la ricerca della qualità della vita, infatti, non dovrebbe essere un risultato da raggiungere solo quando la malattia è avanzata e incurabile, ma dovrebbe essere un obiettivo di tutti, sani e malati, pazienti e medici; purtroppo, il rapporto del Ministero della salute evidenzia come lo sviluppo delle reti locali di cure palliative, l'identificazione dei requisiti minimi per l'accreditamento e l'adozione di modelli organizzativi uniformi, siano obiettivi non ancora raggiunti da tutte le Regioni. In particolare, rimane critica la situazione delle reti di cure palliative e terapia del dolore pediatriche, fortemente carenti in quasi tutto il territorio nazionale. Si riscontrano, infatti, delle forti carenze sistemiche e di adeguate risposte assistenziali, poiché spesso vengono "adattati" protocolli per adulti che non prevedono azioni dedicate alle reali esigenze dei piccoli pazienti; anche il tema del sottofinanziamento delle cure palliative da parte del Servizio sanitario nazionale riveste carattere di grave criticità, che andrebbe superata iniettando maggiori risorse a garanzia del diritto dei pazienti ad essere seguiti adeguatamente; inoltre, il report mette in evidenza un rilevante "balzo in avanti" delle cure palliative domiciliari: un aumento del 32 per cento, ma in realtà le cure al domicilio sono quelle che hanno bisogno di un potenziamento maggiore. Il dato è ancora bassissimo rispetto al bisogno potenziale e molto probabilmente è anche incompleto; a dimostrare che le cure palliative domiciliari rimangono il nodo più complesso e disomogeneo basta fare degli esempi di alcune regioni; in Puglia tra il 2016 ed il 2017 emerge una riduzione sia delle giornate di cure palliative erogate sia del numero annuo di giornate con accesso del medico esperto e questo peggioramento dei dati si registra proprio contestualmente alla scelta della Asl di Brindisi di affidarsi ad un global service senza alcuna competenza specifica in cure palliative; le giornate di cura e gli accessi del medico palliativista hanno subito un calo anche in molte altre regioni come ad esempio, in Lombardia, dove la Regione ha deliberato criteri di erogazione per le cure palliative domiciliari con standard così elevati da risultare molto difficili da rispettare; per quanto riguarda le Regioni più virtuose infine, come l'Emilia-Romagna, è molto positivo come la rete sia riuscita ad intercettare ben il 46 per cento dei deceduti per causa di tumore, con un numero sempre crescente di giornate di cura e di accessi del medico. Ma confrontando i dati con i risultati dell'indagine sullo stato di attuazione delle reti locali di cure palliative ( ex delibera della Giunta regionale n. 560 del 2015 dell'Emilia-Romagna), si nota come nel periodo 2016-2017 la copertura infermieristica e medica sulle 24 ore, 7 giorni su 7 come prevista dalla stessa delibera e dal decreto 12 gennaio 2017 (nuovi LEA) sia presente in un numero molto limitato di reti e soltanto le associazioni come l'Assistenza nazionale tumori siano in grado di fornire un servizio dedicato e continuativo per 365 giorni all'anno; infine, rispetto a questa evidente difficoltà nell'erogazione delle cure palliative domiciliari, il numero di medici palliativisti risulta molto insufficiente per rispondere ai bisogni dei pazienti, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo su quanto esposto; se non ritenga di dover effettuare un monitoraggio annuale rispetto all'applicazione della legge n. 38 del 2010 così come previsto dalla legge stessa; quali misure intenda intraprendere per contrastare le disomogeneità territoriali ancora troppo penalizzanti per i malati e per le loro famiglie; se non ritenga necessario investire le giuste risorse in modo mirato che possano costituire modelli di riferimento per un più armonico sviluppo delle reti di cure palliative. Atto n. 3-01413 RAUTI Ai Ministri della salute e della difesa Premesso che: dagli organi di stampa, si apprende che (a lunedì 24 febbraio 2020) è salito a 217 il numero dei casi di contagio da coronavirus in Italia, compresi quattro decessi e un guarito; nello specifico, si registrano: 165 casi in Lombardia, 27 in Veneto, 16 in Emilia-Romagna, 3 in Piemonte, 3 in Trentino-Alto Adige e 3 nel Lazio; tuttavia, il numero dei pazienti contagiati risulta essere provvisorio e, con ogni probabilità, è destinato ad aumentare; l'Italia è attualmente il terzo Paese al mondo per numero di casi, dopo Cina e Corea del Sud; al fine di contenere la diffusione del virus, il Consiglio dei ministri, il 23 febbraio, ha approvato un decreto-legge avente che introduce misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19; tale provvedimento nulla prevede in ordine alla tutela dei militari impegnati nell'operazione "Strade sicure", che prestano il loro servizio nelle stazioni metropolitane ed in altri luoghi affollati; tali condizioni li espongono fortemente al rischio di contagio e di diffusione del virus, si chiede di sapere quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare, ciascuno per quanto di competenza, a tutela dei militari impiegati nell'operazione "Strade sicure". Atto n. 3-01414 CENTINAIO BERGESIO VALLARDI SBRANA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: la soppressione dei collegamenti aerei diretti con la Repubblica popolare cinese per contenere la diffusione dell'infezione da " coronavirus " è stata estesa, oltre a Hong Kong e a Macao, anche alla Repubblica di Cina (Taiwan); la risposta di Taiwan non ha tardato ad arrivare. La Repubblica di Cina ha infatti vietato da subito e fino a data da destinarsi le importazioni di maiali vivi e prodotti suini italiani; il danno per l'agroalimentare " made in Italy " è rilavante: l' export italiano a Taiwan ammonta a 1 milione di chili di carne di suino, con un aumento del 40 per cento nell'anno 2019; a livello economico Taiwan si colloca al 22° posto nel mondo, al 18° posto come volume di esportazioni. Nel quadro europeo il valore dell'interscambio tra questo Paese e i 27 (più 1) Paesi membri della Unione europea ha superato i 45 miliardi di euro, dei quali circa il 10 per cento con l'Italia che si colloca al 5° posto; l'agroalimentare da tempo sta subendo ritorsioni di azioni che nulla hanno a che fare con il settore: dai dazi americani, imposti per la disputa legale tra Boeing e Airbus, all' embargo russo, fino alla Brexit, i danni per l'agroalimentare italiano sono ormai ingenti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia immediatamente mettere in atto tutte le misure necessarie al sostegno al comparto agricolo e agroalimentare italiano. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01415 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: l'epidemia da coronavirus ha improvvisamente posto l'Italia al terzo posto tra i Paesi colpiti da Covid-19, nonostante il rilevante numero di misure di prevenzione e di sicurezza messe in atto negli aeroporti, con il controllo generalizzato della temperatura, con la quarantena dei pazienti a rischio per la loro provenienza e con l'isolamento in strutture altamente specializzate dei pazienti colpiti; la task force creata a tutela della popolazione ha coinvolto i maggiori esperti del Paese in discipline come virologia, microbiologia clinica, malattie infettive in genere, primari di pneumologia e di cardiologia, eccetera, ma ha chiamato in causa anche la grande esperienza organizzativa del servizio civile nazionale, mobilitando nelle diverse regioni i livelli decisionali più alti e consapevoli; il livello di vigilanza su di un tema di salute pubblica che all'improvviso ha assunto dimensioni considerevoli nel Paese ha visto impegnate in prima persona le più alte cariche dello Stato, come mai si era visto finora, dal Ministro della salute, al presidente dell'Istituto superiore di sanità, dai presidenti di Regione come la Lombardia e il Veneto ai presidenti delle società scientifiche interessate, dal capo del Governo al Presidente della Repubblica, in uno sforzo coordinato per ottenere la massima efficacia negli interventi programmati e la massima condivisione degli obiettivi e delle strategie, si chiede di sapere se rispondano a verità tre osservazioni riportate sulla stampa e in televisione e tali da creare sconcerto nella popolazione, oggettivamente preoccupata e confusa: a) che all'improvviso siano venuti a mancare i tamponi faringei, indispensabili per fare una corretta diagnosi e distinguere veri e falsi positivi al coronavirus, per stabilire quali pazienti porre in isolamento e quali no; b) che gli infermieri in servizio negli ospedali in cui si sono verificati i primi casi di contagio da Covid-19 stentino a trovare l'indispensabile ricambio nei turni di servizio, per carenza di personale, qualunque ne sia la causa: cronicamente insufficiente, assente per malattia, stress , sottovalutazione del problema-epidemia che avrebbe richiesto un preventivo potenziamento del personale in servizio; c) che il numero 112, indicato come canale prioritario, se non unico, per segnalare casi gravi o semplicemente sospetti, evitando il ricorso al pronto soccorso o l'accesso diretto agli ospedali di zona, sia fin troppo spesso occupato e nei fatti risulti poco accessibile a quanti compongono quel numero, nella speranza di ottenere risposte, indicazioni e possibili soluzioni. Atto n. 3-01416 VITALI Al Ministro della giustizia Premesso che: in data 24 febbraio 2020 la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere ha svolto una missione nel Comune di Scanzano Jonico, sciolto per infiltrazioni mafiose nel dicembre 2019; in detta circostanza si è potuto constatare come anche in quel territorio, a seguito di una consistente attività turistica ed agricola, vi sia grave rischio di contaminazione mafiosa; le forze di Polizia, dirette dal procuratore distrettuale di Potenza e da quello della Repubblica di Matera, svolgono un encomiabile lavoro investigativo e di controllo del territorio, che però si scontra con i tempi biblici (addirittura di anni) con i quali l'A.G. di quel distretto esamina le richieste della magistratura requirente; risulta pressoché assente l'attività relativa all'applicazione di misure di prevenzione patrimoniali assolutamente necessaria al contrasto del fenomeno mafioso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto in premessa e cosa intenda fare per accertare la situazione, anche dal punto di vista ispettivo e verificare se la patologia dei tempi di valutazione del lavoro investigativo da parte di chi di competenza sia figlia di una carenza di personale o dipenda da altri fattori. In questo caso, quali rimedi intenda adottare. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02949 RIZZOTTI Ai Ministri della salute e dell'istruzione Premesso che: la somministrazione dei farmaci salvavita agli alunni nelle scuole è un problema abbastanza diffuso nel territorio nazionale e ancora oggi è carente di una specifica normativa di riferimento, tant'è vero che, ad oggi, solo poche Regioni prevedono percorsi condivisi; nello specifico i protocolli, che si rinnovano tacitamente, con ulteriori aggiornamenti e integrazioni conseguenti a modifiche normative o necessità, attivano una forma di collaborazione importante, per garantire la risposta ai bisogni di salute di bambini e ragazzi che soffrono di particolari patologie croniche, come diabete, epilessia, crisi convulsive, asma e allergie; l'obiettivo sarebbe quello di assicurare la corretta somministrazione dei farmaci salvavita per la continuità terapeutica ed eventuali misure di prevenzione durante l'orario scolastico, alla luce del fatto che la necessità di assumere medicinali durante l'orario scolastico da parte degli alunni non può essere motivo di emarginazione o di ostacolo alla frequenza scolastica; il decreto direttoriale 11 settembre 2012, n. 14, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, successivamente integrato dal decreto 4 ottobre 2012, n. 17, ha istituito il "Comitato paritetico nazionale per le malattie croniche e la somministrazione dei farmaci", composto da rappresentanti del Ministero dell'istruzione, del Ministero della salute, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, della Conferenza unificata e dell'Istat e da esperti del settore; gli obiettivi del comitato, nato anche a seguito delle segnalazioni relative alle numerose difficoltà di inserimento dei bambini affetti da diverse patologie (per esempio asma bronchiale, diabete, allergia) in ambito scolastico sono: 1) effettuare, anche in collaborazione con il sistema statistico nazionale, una ricognizione dei dati relativi alla somministrazione dei farmaci nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di conoscere l'entità del fenomeno; 2) definire le linee guida nazionali in tema di assistenza a studenti con patologie croniche che necessitano di somministrazione di farmaci in orario scolastico (con particolare riferimento alle patologie croniche maggiormente prevalenti in ambito scolastico, cioè diabete mellito, asma bronchiale ed epilessia) con i relativi protocolli operativi; 3) definire i compiti e le responsabilità delle figure professionali coinvolte; 4) individuare i criteri più idonei in base ai quali promuovere campagne di sensibilizzazione, formazione e informazione sul tema; al termine di un lavoro lungo e complesso, durato circa 2 anni, il comitato ha stilato le "Linee guida per la somministrazione dei farmaci a scuola", contenenti un unico "modello" organizzativo e procedurale, sia per la continuità terapeutica che per la gestione delle emergenze, tale da rispondere alle necessità di ciascun soggetto affetto da patologie croniche, con particolare riferimento agli alunni malati di asma, diabete ed epilessia; le Linee guida paiono essere perfettamente in linea con le innovazioni normative introdotte dalla legge n. 107 del 2015, in particolare in tema di obbligatorietà della formazione del personale docente quale parte integrante del processo di accoglienza degli alunni e delle loro famiglie all'interno delle scuole; dette Linee guida, condivise anche dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, dalle diverse società scientifiche e dalle associazioni delle famiglie degli alunni malati, dopo essere state integrate ed emendate con le proposte migliorative scaturite da un confronto fra tutti i soggetti coinvolti, sono state approvate in via definitiva dal comitato il 23 settembre 2015; sono stati molti i casi segnalati all'interrogante in cui parrebbe che in molte scuole del territorio nazionale, a causa di carenza di personale idoneo a somministrare i farmaci durante l'orario scolastico, molte famiglie sono state costrette a ricorrere a infermieri privati o richiedere dei permessi lavorativi per fornire i farmaci ai propri figli; benché il percorso per trovare una soluzione adeguata appare pieno di passaggi delicati e di richieste demandate ad altri soggetti, non sarebbe legittimo, da parte dell'Amministrazione scolastica, un rifiuto che non sia debitamente motivato o che soprattutto non abbia trovato una soluzione esperibile con altri soggetti istituzionali esterni alla scuola, stante che il diritto all'educazione e all'istruzione sancito dall'art. 12 della legge n. 104 del 1992 non è procrastinabile nemmeno in caso di mancanze oggettive dell'Amministrazione scolastica; allo stato, le Linee guida contenenti il modello organizzativo e procedurale sono all'attenzione del Ministero dell'istruzione; rilevato che appare ormai improcrastinabile l'esigenza di consentire a tutte le Regioni di dotarsi di un modello organizzativo e procedurale unitario e condiviso, che consenta di superare le disparità attualmente esistenti in materia di somministrazione di farmaci all'interno delle scuole, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali misure intendano mettere in atto per garantire il diritto allo studio di tutti i minori che hanno necessità di farmaci durante l'orario scolastico, a tutela anche delle loro famiglie e delle amministrazioni scolastiche; se non ritengano di dover a procedere quanto prima all'assunzione dell'atto definitivo delle "Linea guida per la somministrazione dei farmaci a scuola", onde consentire il recepimento e l'attuazione delle stesse in via definitiva da parte di tutte le Regioni. Atto n. 4-02950 QUAGLIARIELLO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche (INAPP) è un ente pubblico che svolge attività di ricerca, di analisi strategica, di monitoraggio e di valutazione delle politiche economiche, sociali, del lavoro, dell'istruzione e della formazione professionale al fine di trasferirne e applicarne i risultati per lo sviluppo scientifico, culturale, tecnologico, economico e sociale del Paese e di fornire supporto tecnico-scientifico allo Stato e alle amministrazioni pubbliche; l'ex dirigente generale Paola Nicastro ha lasciato l'incarico per passare alla guida dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal); il 9 dicembre 2019, ai sensi dell'art. 6, comma 1, lettera d) , dello statuto, è stata avviata una procedura di selezione tesa all'individuazione di una persona idonea a ricoprire la posizione di direttore generale dell'INAPP; secondo lo statuto, il direttore generale è nominato dal consiglio di amministrazione su proposta del presidente ed ha le competenze e le responsabilità stabilite dalla legge e dal vigente statuto; considerato che sempre secondo lo statuto, il direttore generale ha competenza esclusiva per l'adozione di atti e i provvedimenti amministrativi e per l'esercizio dei poteri di spesa di competenza; preso atto che: secondo quanto risulta all'interrogante da un trimestre l'attività di gestione dell'ente ha subito una battuta d'arresto; il blocco amministrativo penalizza gravemente i fornitori di INAPP che scontano un rallentamento nei pagamenti (i debiti ammonterebbero a circa 3 milioni di euro) e i ritardi nell'assegnazione di commesse per bandi già assegnati per un valore di circa 2,5 milioni di euro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra esposto e se non ritenga di adottare iniziative di sua competenza al fine di assicurare la nomina del nuovo direttore generale e di procedere speditamente con la normalizzazione delle operazioni di pagamento e avvio degli incarichi assegnati. Atto n. 4-02951 CAMPARI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per le pari opportunità e la famiglia Premesso che a quanto risulta all'interrogante: la stazione ferroviaria di Colorno (Parma), collocata sulla linea Brescia-Parma, non è accessibile alle persone con disabilità; il Comune di Colorno ha trasmesso una richiesta a Rete ferroviaria italiana (RFI), affinché vengano avviati quanto prima dei lavori di ammodernamento della struttura, in modo da abbattere le barriere architettoniche e rendere così accessibile a tutti il servizio di trasporto ferroviario; la risposta di RFI è stata a parere dell'interrogante imbarazzante, oltre che lesiva dei più elementari diritti fondamentali; secondo il gestore dell'infrastruttura ferroviaria nazionale, infatti, "le persone con disabilità o ridotta mobilità hanno la possibilità di accedere al servizio ferroviario utilizzando le stazioni accessibili più prossime al punto di origine del loro viaggio. In questo caso la stazione accessibile più vicina è quella di Parma"; è assurdo che ci siano dei cittadini che non vengono considerati alla pari di tutti gli altri, persone che hanno problemi di deambulazione e sono paradossalmente aggravati anziché agevolati; si pone infatti il problema, qualora si volesse dare per buona la risposta di RFI, di come arrivare a Parma da parte di un cittadino con disabilità; le dichiarazioni rilasciate dal gestore violano apertamente l'articolo 3 della Costituzione e sei degli otto principi generali della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: rispetto dell'autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e dell'indipendenza delle persone; la non-discriminazione; la piena ed effettiva partecipazione e inclusione all'interno della società; il rispetto per la differenza; l'eguaglianza di opportunità; l'accessibilità; la stessa Convenzione, del resto, all'articolo 9, obbliga gli Stati ad eliminare le barriere anche nel settore dei trasporti; non è più tollerabile che nelle stazioni gli ascensori e i montascale non funzionino e che si debba inviare una prenotazione diversi giorni prima per poter usufruire di un servizio pubblico; è intollerabile che, ancora oggi, i treni abbiano dei gradini e che le persone con disabilità vi debbano salire con dei montacarichi, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere, in tutte le sedi opportune, al fine di rimuovere prontamente le barriere architettoniche nel settore dei trasporti e consentire alle persone con disabilità di essere pienamente inclusi in tutte le attività nelle quali si realizza la vita umana. Atto n. 4-02952 DE PETRIS Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nel Comune di Bonifati, in provincia di Cosenza, avvengono sistematiche provocazioni da parte di gruppi neo e postfascisti, in palese contrasto con il dettato costituzionale e le leggi Scelba, che, si ricorda, pone fuori dall'ordinamento costituzionale coloro che agiscono "denigrando la de denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista" (art. 1, legge 20 giugno 1952, n. 645), e Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205); nello specifico il gruppo politico di Forza Nuova, oltre a diffondere immagini inneggianti alla Repubblica di Salò (RSI), organizza annualmente una manifestazione per omaggiare i caduti della RSI proprio nella data del 25 aprile, il giorno che celebra la Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo; Rosario Castiglia, il responsabile provinciale di Forza Nuova, è arrivato lo scorso anno a dichiarare che "il 25 aprile sia una giornata che divide e non unisce gli italiani, perché siamo l'unico Paese che ricorda una sconfitta militare": un'affermazione gravissima, che mette in discussione le basi fondanti del nostro ordinamento costituzionale, nato proprio dalla Resistenza e dalla Liberazione dal regime nazifascista; sono stati i partigiani, pagando spesso con la vita, a costruire quello spazio democratico che oggi consente al nostro Paese di garantire le libertà di tutti. Gli elementi divisivi sono riconducibili, invece, di revisionismo nostalgico di chi, per ignoranza o malafede, mette sullo stesso piano esperienze con dignità storica totalmente differente; tale manifestazione dovrebbe dunque essere impedita, anche a causa dei rischi per l'ordine pubblico, visto il probabile contatto tra i militanti di Forza Nuova e coloro che vogliono omaggiare la giornata della Liberazione, in un paesino di tradizione antifascista come Bonifati; in merito si è espresso con opinioni discutibili il sindaco di Bonifati Francesco Grosso, che ha definito la comprensibile indignazione di molti cittadini un "fascismo degli antifascismi". Si segnala che l'antifascismo non è un'opinione, ma un valore fondante della Repubblica, che dovrebbe attivare una immediata vigilanza da parte di tutte le cariche istituzionali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda vigilare in merito alla situazione creatasi a Bonifati, intervenendo al fine di impedire la manifestazione del gruppo postfascista di Forza Nuova in una giornata simbolica come quella del 25 aprile, che unisce i cittadini italiani nel valore dell'antifascismo. Atto n. 4-02953 AIMI Al Ministro della salute Premesso che: a seguito dell'accertata presenza di numerosi casi di nuovo coronavirus anche in Italia, diverse Regioni d'Italia, tra cui l'Emilia-Romagna, hanno emanato ordinanze restrittive, chiudendo le scuole per una settimana e vietando eventi, manifestazioni e ogni forma aggregativa pubblica o privata dal 24 febbraio al 1° marzo 2020; giungono all'interrogante diverse segnalazioni relative al fatto che le aziende sanitarie, nello specifico quelle di Modena e di Parma, non sarebbero in grado di fornire né le mascherine da dare ai pazienti sospetti per isolarli, né i dispositivi di protezione per i medici (tuta con cappuccio, maschere a facciale FFP2, guanti ed occhiali di protezione). Nella medesima situazione potrebbero trovarsi anche altre aziende sanitarie, non solo quelle emiliano-romagnole; se ciò fosse confermato, si tratterebbe di un fatto molto grave visto che la protezione dovrebbe essere tra i comportamenti più importanti da mettere in atto per il contenimento del contagio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione; quali misure urgenti e tempestive intenda adottare per dotare immediatamente le strutture sanitarie di un numero adeguato e sufficiente di mascherine nonché per fornire a medici, infermieri e operatori sanitari i dispositivi di protezione più opportuni e adeguati per assistere i pazienti sospettati di aver contratto il coronavirus o già infetti. Atto n. 4-02954 MORRA Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze Premesso che: dopo l'emergenza conseguente anche a illegalità diffuse, la sanità calabrese è commissariata per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo; il commissario ad acta , Saverio Cotticelli, ha proposto e nominato, d'intesa con il Ministro della salute, Daniela Saitta, professore nell'Università La Sapienza di Roma, commercialista con studio nella capitale e già rappresentante degli obbligazionisti di Atlantia SpA, quale Commissario straordinario dell'Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Cosenza; nel curriculum del nuovo commissario straordinario non figura il possesso di esperienza in materia di organizzazione e gestione sanitaria, precipuamente richiesto per codesto ruolo dal decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2019, n. 60; tale nomina è stata contestata anche dall'Ordine dei medici della provincia di Cosenza; insediatasi alla direzione dell'Asp cosentina, con determinazione n. 15/2020 del 17 gennaio 2020 recante "Costituzione Segreteria Ufficio del Commissario" e previa selezione intuitu personae , Saitta ha affidato l'incarico di collaborazione a un commercialista, già in rapporti professionali con azienda del gruppo iGreco, proprietario di cliniche convenzionate con l'Asp medesima, e a un avvocato, entrambi estranei all'organico dell'azienda sanitaria, con la motivazione di destinare alle originarie mansioni il personale della stessa Asp, "rimasto sottratto agli uffici di originaria appartenenza", benché per effetto del Dca n. 117/2017, di approvazione dell'atto aziendale dell'Azienda medesima, tra gli uffici di diretta collaborazione del direttore generale sia previsto l'ufficio di Segreteria, composto da personale interno; a parere dell'interrogante nella summenzionata fattispecie parrebbe profilarsi, peraltro, danno erariale; con propria deliberazione, n. 199/2020 del 14 febbraio 2020, la stessa Saitta ha conferito alla figlia, sua collaboratrice presso il proprio studio commerciale, un incarico di collaborazione all'interno dell'Asp di Cosenza; la suddetta deliberazione è stata subito ritirata in autotutela; stando alla citata deliberazione n. 199/2020, pare che la commissaria Saitta abbia continuato a esercitare la libera professione di commercialista, benché il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 31 maggio 2001 abbia stabilito che il rapporto di lavoro del direttore generale (a cui anche dall'Anac è assimilato quello di commissario aziendale, come da deliberazione della stessa Autorità n. 66 del 2 settembre 2015) di un'azienda pubblica della salute, e? esclusivo; con nota del 20 gennaio 2020, che ad oggi non ha ricevuto risposta, l'on. Francesco Sapia richiedeva ai commissari della sanità calabrese di annullare la riferita determinazione n. 15/2020; considerato che si apprende da recenti notizie di stampa che in data 19 febbraio 2020 il commissario straordinario Daniela Saitta ha rassegnato le dimissioni, formalizzate con una lettera inviata al commissario ad acta , a causa di "condizioni ambientali che non consentono di proseguire con serenità e pienezza di poteri nello svolgimento dell'incarico" ("corrieredellacalabria", del 19 febbraio 2020), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; se, nei limiti delle rispettive attribuzioni, non ritengano di intervenire in merito all'inerzia e alle modalità di scelta poste in essere dal commissario ad acta ; se non ritengano necessario e urgente adoperarsi perché sia disposta la sostituzione del menzionato commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro del disavanzo sanitario calabrese. Atto n. 4-02955 MORRA Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze Premesso che: dal 2010 la Calabria è commissariata per il rientro dal disavanzo sanitario; all'articolo 5 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2019, n. 60, è previsto che il commissario straordinario di ciascuna azienda del Servizio sanitario regionale (SSR) verifichi la gestione aziendale e per gravi, reiterate irregolarità nei bilanci proponga al commissario ad acta di disporre la gestione straordinaria dell'ente interessato, a cui in via separata sono imputate le entrate di competenza e le obbligazioni assunte fino al 31 dicembre 2018; l'articolo prevede la gestione in capo a un commissario straordinario di liquidazione nominato, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze, dal commissario ad acta e scelto anche fra gli iscritti nell'albo dei commercialisti; l'onere per il compenso del commissario straordinario di liquidazione è a carico della massa passiva dell'ente in gestione straordinaria, cui si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del titolo VIII della parte II del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: con determinazione n. 15/2020, per la segreteria direzionale, intuitu personae , la commissaria straordinaria dell'Azienda sanitaria provinciale (Asp) cosentina ha affidato un incarico di collaborazione a un commercialista, già in rapporti professionali con azienda del gruppo "iGreco", proprietario di cliniche convenzionate con l'Asp medesima, e a un avvocato, entrambi esterni all'azienda sanitaria, benché nell'atto aziendale sia previsto personale interno per l'ufficio di segreteria; con nota del 4 febbraio 2020, la commissaria dell'Asp cosentina ha chiesto agli uffici interni di reperire i documenti reclamati dalla Guardia di finanza circa pagamenti aziendali a un erogatore privato; in un articolo dell'8 giugno 2019 sul "Corriere della Calabria" si riassume la pesante situazione contabile dell'Asp reggina, in particolare relativamente alla mancata definizione della massa debitoria da parte dell' advisor contabile Kpmg, negli anni costato milioni di euro alla Regione; il tavolo interministeriale di verifica del rientro, di cui fanno parte il direttore della programmazione sanitaria nazionale e il commercialista Andrea Urbani, ha ricevuto periodicamente il conto economico delle aziende del SSR; un articolo del 7 giugno 2019 pubblicato su "strettoweb" riporta che la commissione straordinaria dell'Asp reggina ha chiesto il dissesto finanziario dell'ente, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; se abbiano contezza dell'ammontare del debito delle singole aziende del servizio sanitario calabrese; se, nei limiti delle rispettive attribuzioni, intendano verificare l'operato del dirigente ministeriale apicale responsabile della vigilanza sull'attuazione del piano di rientro. Atto n. 4-02956 MALLEGNI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la notte tra sabato 1° febbraio e domenica 2 febbraio 2020 a Stone Town (Zanzibar), una macchina con al volante un uomo in completo stato di ebrezza ha travolto Stefano Casamenti, cittadino di Pontassieve (Firenze) in trasferta di lavoro; le condizioni del giovane sono apparse subito gravi e le strutture sanitarie del luogo erano molto poco preparate al tipo di trauma subito. Dopo le prime 48 ore i familiari, presenti nell'isola in visita, hanno chiesto e ottenuto il trasferimento di Stefano, tramite elisoccorso a proprie spese, a Nairobi (Kenya), in una clinica privata dove risulta a tuttora degente; a causa della scarsa competenza e delle fatiscenti strutture ospedaliere del posto, le sue condizioni si sono aggravate e Stefano si trova ancora in terapia intensiva senza sensibilità agli arti inferiori e nessuna autonomia respiratoria; i familiari sono in costante contatto con l'ambasciata italiana in Kenya per cercare un modo per tornare in Italia e affidare Stefano alle cure dell'ospedale Careggi di Firenze; la famiglia Casamenti non ha una copertura sanitaria internazionale e perciò sta effettuando tutte le cure necessarie per la sopravvivenza di Stefano a proprie spese; la comunità di Pontassieve ha organizzato un crowdfunding per raggiungere la somma di 40.000 euro, cifra necessaria per il soccorso sanitario straordinario utile al rientro in patria; a quanto risulta all'interrogante, nonostante le relazioni bilaterali tra Italia e Kenya non esistono convenzioni e accordi di sicurezza sociale attualmente in vigore, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue valutazioni in merito; se non ritenga opportuno intervenire, nelle sedi diplomatiche, per programmare insieme con i due ambasciatori iniziative atte al rientro in Italia di Stefano senza pericoli per la sua salute. Atto n. 4-02957 ORTIS LANNUTTI CORRADO TRENTACOSTE FERRARA D'ANGELO LEONE ANGRISANI PAVANELLI VACCARO Al Ministro della giustizia Premesso che: il 27 gennaio 2020, 75 detenuti della casa circondariale e di reclusione di Campobasso hanno inscenato una protesta, denunciando così pubblicamente alcune criticità che vertono, in particolar modo, sull'area sanitaria della struttura; causa principale del denunciato mancato rispetto dei diritti della persona appare essere la carenza di personale medico, carenza aggravata da una popolazione carceraria "composta in ampia percentuale da persone con problemi di tossicodipendenza e psichici", come annotato da Gianmario Fazzini, responsabile di Antigone Molise, come riportato all'Ansa il 28 gennaio 2020; le criticità denunciate sono esplose il 31 dicembre 2019, alla scadenza dei contratti di due infermieri in servizio nella struttura. Senza questi ultimi "i detenuti non possono nemmeno avere a disposizione i farmaci salvavita", come dichiarato da Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di Polizia penitenziaria. Lo stesso Di Giacomo, tre giorni prima dell'inizio della protesta, aveva denunciato alla Procura della Repubblica ed al magistrato di sorveglianza proprio la carenza di personale medico e infermieristico all'interno del penitenziario, come si legge lo stesso giorno su "primonumero"; altre problematiche, ricordate dal responsabile di Antigone, riguardano le istanze depositate dai detenuti all'ufficio matricola, le quali "vengono smaltite con tempi lunghi a causa della mancanza di personale"; "tempi lunghi e inadeguati alla soddisfazione dei bisogni delle persone detenute" anche per l'ufficio sopravvitto (che si occupa della consegna dei prodotti acquistati dai reclusi). Si segnalano poi diverse criticità per l'ufficio ragioneria, il centralino, il magazzino detenuti e la cucina detenuti. In alcune camere, infine, sono presenti castelli a tre letti, pur essendo vietati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo; nel comunicato da loro rilasciato, i detenuti, "pur nella consapevolezza di essere colpevoli", dovendo "espiare una pena per aver commesso dei reati e rispettare le regole previste dal codice penale", ricordano come lo Stato debba "garantire il rispetto della dignità umana" mettendoli nella condizione "di poter riconquistare il diritto di appartenere in modo concreto alla nostra società", come riportato su "termolionline" il 27 gennaio; la situazione è aggravata infine dal perenne stato di sovraffollamento del carcere: 168 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 106. Non diversa, e anzi peggiore, è la situazione della vicina casa circondariale di Larino (Campobasso), che ospita ben 235 detenuti, a fronte di una capienza di 114; considerato che: questa è solo l'ultima di una serie di proteste che hanno avuto come teatro la casa di detenzione campobassana; il 20 febbraio 2020 le organizzazioni sindacali Sappe, Osapp, Uilpa, PP, Sinappe, USPP, FNS, Cisl, Cgil e FP, rappresentanti del personale appartenente al Corpo di Polizia penitenziaria, hanno indetto lo stato di agitazione, specificando come tale decisione costituisca "un passaggio preliminare ad altre forme di protesta anche di carattere pubblico". L'obiettivo è che possa "avviarsi quel confronto più volte sollecitato sui principali temi che si è chiesto di porre all'ordine del giorno, tra i quali in primis il problema delle continue, pericolose e intollerabili aggressioni messe in atto nei confronti del personale di Polizia penitenziaria, le problematiche connesse alla carenza di organico e alla ridotta capacità degli appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria di poter assolvere correttamente i propri compiti istituzionali, proprio in ragione della carenza organica", si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia intenzione di porre in atto per assicurare il rispetto dei diritti della popolazione carceraria molisana, nonché per garantire la sicurezza operativa del Corpo di Polizia penitenziaria, anche intervenendo per coprire le carenze di organico; se non ritenga opportuna un'ispezione nelle case circondariali di Campobasso, Larino e Isernia al fine di valutare le condizioni di detenzione dei carcerati e quelle lavorative del personale. Atto n. 4-02958 AIMI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: tra le misure adottate per il contenimento del contagio da nuovo "coronavirus" vi è quella relativa alla chiusura di tutte le Università in diverse Regioni d'Italia, tra cui anche l'Emilia-Romagna. Tale disposizione emergenziale, insieme alle altre misure previste da apposite ordinanze, sarà applicata fino al 1° marzo 2020; se tali misure dovessero restare in vigore anche dopo il 1° marzo, si aprirebbe per gli studenti universitari una fase particolarmente complicata, data la necessità di continuare a frequentare corsi in vista delle sessioni d'esame; perdere troppe lezioni sarebbe controproducente per i tanti universitari, già gravati da tasse tutt'altro che leggere. Sarebbe pertanto opportuno, a parere dell'interrogante, iniziare seriamente a valutare di dare agli studenti la possibilità di poter seguire le lezioni on line , facoltà ordinariamente prevista, peraltro, già da vari atenei per agevolare gli iscritti, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per consentire agli studenti universitari, i cui atenei sono chiusi per effetto dell'emergenza "coronavirus", di poter seguire da casa le lezioni in modalità on line e se, a tal proposito, si intenda avviare un tempestivo confronto con gli atenei interessati. Atto n. 4-02959 BINETTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il rapido aumento dell'utilizzo dei prodotti a base di nicotina senza fumo, in particolare la cosiddetta sigaretta elettronica, rappresenta l'influenza più dirompente sul fumo negli ultimi decenni; questi prodotti sfidano non solo il dominio del tabacco da fumo nel mercato della nicotina, ma anche la risposta di salute pubblica alla riduzione del danno da tabacco; l'ultimo rapporto dell'OMS sul tabagismo epidemico mondiale sottolinea l'importanza delle buone pratiche legate a servizi relativi allo smettere di fumare basati su un modello di trattamento medico; sfortunatamente questo approccio ha avuto a livello di popolazione un impatto limitato, mentre si sono diffuse una serie di misure, solo apparentemente, alternative e certamente non più sicure; in realtà smettere di fumare avvia l'autoriparazione dei polmoni, anche dopo 40 anni di uso e abuso di sigarette, come ha dimostrato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università di Cambridge e del Wellcome Trust Sanger Institute, il quale ha scoperto che quando si smette di fumare, anche dopo 40 anni di abitudine radicata, gruppi di cellule "superstiti" non danneggiate dal fumo iniziano a sostituire quelle malate; la proposta commerciale prevalente oggi, quasi tutta a carico dei grandi produttori di tabacco, è concentrata sul mercato dei prodotti del tabacco a carattere sostitutivo rispetto alle sigarette, nella logica, non dimostrata, della riduzione del danno; di fatto si è evidenziata, nel corso degli ultimi anni, una crescita esponenziale dei cosiddetti prodotti del tabacco da inalazione senza combustione, meglio noti come tabacco riscaldato. Nel nostro Paese sono attivi due soli operatori, Philip Morris e British American Tobacco, che hanno lanciato rispettivamente i propri prodotti a marchio IQOS e GLO nel 2014 e nel 2018; l'ipotesi di partenza, tutta da dimostrare e allo stato attuale priva di fondamento scientifico, è che questo tipo di prodotto nuoccia meno alla salute, ed ha fatto sì che ad oggi il tabacco riscaldato benefici di uno sconto fiscale pari al 75 per cento rispetto alle sigarette tradizionali da combustione; percentuale di sconto incrementata per effetto della manovra di bilancio approvata nel dicembre 2018, che ha dimezzato l'incidenza fiscale del tabacco riscaldato rispetto alle sigarette da combustione, riducendola dal 50 per cento originariamente previsto all'attuale 25 per cento. Questo sconto fiscale, pari al 75 per cento rispetto alle sigarette tradizionali, presuppone sul piano teorico che l'impatto tossicologico, ossia il potenziale di rischio del tabacco riscaldato, sia decisamente inferiore rispetto ai rischi prodotti dal tabacco da combustione; in questa logica il Ministro della salute ed il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, hanno provveduto ad emanare il decreto 7 agosto 2017 recante "Procedure e modalità di valutazione delle informazioni e degli studi di cui all'art. 20 del decreto legislativo 12 gennaio 2016, n. 6"; la cosa grave dal punto di vista fiscale è la perdita secca dell'Erario e l'enorme guadagno che ricavano i produttori di tabacco, i quali a conti fatti, e nel pieno rispetto di una norma che appare immotivata, fungono da potenti evasori fiscali, dal momento che ottengono uno sconto rilevante a fronte di una promessa non mantenuta; in questo caso il danno emergente riguarda proprio la salute pubblica a cui non afferiscono i fondi ricavati dalla fiscalità generale; per citare solo una serie di eventi che si stanno verificando in questi giorni, appare evidente come i pazienti che muoiono o comunque si ammalano gravemente per il COVID-19 sono tutte persone portatrici di patologie di tipo cardio-respiratorio contratte nel tempo, spesso come fumatori attivi o in misura minore come fumatori passivi; sono quindi gravi le conseguenze per chi pretende di sostituire un tipo di tabacco con un altro tipo, modificandone le modalità di assunzione nell'illusione che questo non abbia ripercussioni sulla salute individuale e pubblica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che l'attuale diverso regime di tassazione, che determina un vantaggio competitivo del tabacco riscaldato nell'ambito dei diversi segmenti dei prodotti del tabacco, non rappresenti un incentivo con potenziali caratteri di rischio nel momento in cui determina o lascia percepire da parte del consumatore un maggior favore dello Stato nei confronti di quel tipo di prodotto, pur in assenza di una valutazione tecnica che ne attesti la minor tossicità, ovvero il minor danno. Atto n. 4-02960 NENCINI Al Ministro della salute Premesso che: a metà dicembre 2019, nella città cinese di Wuhan si sono riscontrati i primi casi di un'epidemia che sta coinvolgendo tutto il mondo e che negli ultimi giorni sta scuotendo fortemente il nostro Paese; si tratta della malattia denominata Covid-19, causata dalla diffusione del "coronavirus" e che ha già messo in ginocchio la popolazione e l'economia della Cina, provocando decine di migliaia di contagi e, ad oggi, quasi 3.000 vittime; l'Italia è il primo Paese europeo per numero di contagi, il quarto del mondo: la situazione sanitaria italiana risulta fortemente compromessa a causa della capillare e preoccupante diffusione del virus a partire dai due focolai originati a Codogno (Lombardia) e Vo' Euganeo (Veneto); nella riunione di domenica, 23 febbraio, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19; tra le norme inserite, si prevede che l'attuazione delle misure di contenimento venga disposta non solo con specifici decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, ma anche con atti emanati dalle autorità regionali o locali; considerato che: si sta assistendo, sin dalla scorsa settimana, ad un repentino esodo da parte di persone originarie delle Regioni meridionali e abitanti, o semplicemente di passaggio, al Nord, in particolare in Lombardia e Veneto, che fanno rientro nel Mezzogiorno; è quanto accaduto, ad esempio, alle due persone, madre e figlio, di San Demetrio Corone, un paesino di circa 3.000 abitanti in provincia di Cosenza: rientrati venerdì scorso proprio da Codogno, entrambi si sono messi in isolamento volontario nonostante non presentassero alcuna sintomatologia; da quanto si apprende, almeno per quanto riguarda la provincia di Cosenza, in queste ore non risulterebbero ancora adeguatamente operativi i protocolli di prevenzione e di controllo (compresi anche i tamponi per la verifica del contagio) che le autorità sanitarie locali dovrebbero mettere in atto secondo quanto stabilito dal Governo; parallelamente, è preoccupante l'assenza di adeguati e tempestivi controlli all'interno dell'aeroporto di Lamezia Terme, sia per quanto riguarda i voli internazionali sia per quelli nazionali, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione; quali iniziative urgenti intenda adottare affinché su tutti i territori del Paese venga assicurata la medesima attuazione dei controlli e delle misure stabiliti dal Governo con decreto-legge, e di competenza anche delle autorità sanitarie locali e regionali, al fine di porre un freno alla diffusione del coronavirus e di contenerne il più possibile le disastrose conseguenze. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare): 3-01414 del senatore Centinaio ed altri, sui danni al comparto agroalimentare per il "coronavirus"; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-01412 della senatrice Rizzotti, sull'assistenza a domicilio con cure palliative.