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Confessioni religiose - Rapporti con lo stato italiano, sulla base di intese - Trattamento dei dati personali dei singoli aderenti alle confessioni - Acquisizione senza previo consenso scritto dell’interessato e l’autorizzazione del garante - Mancata previsione per gli appartenenti a confessioni che non abbiano stabilito intesa (con lo stato italiano) - Asserita violazione della pari libertà delle confessioni religiose, del principio di eguaglianza per i singoli aderenti e del diritto di libertà religiosa, individuale e collettiva - Questione rivolta a norma diversa da quella di cui il giudice deve fare applicazione - Manifesta irrilevanza - Manifesta inammissibilità.. Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 22, comma 1-bis, della legge 31 dicembre 1996, n. 675, introdotto dall’art. 5, comma 1, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 135, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 8, primo comma, e 19 della Costituzione, in quanto il regime del trattamento dei dati personali degli aderenti ad associazioni od organizzazioni a carattere religioso sarebbe ingiustamente differenziato in base alla circostanza che le confessioni religiose abbiano o non abbiano regolato i loro rapporti con lo Stato tramite accordi o intese. Infatti la questione - sollevata allo scopo di rendere applicabile ad un aderente alla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, la disciplina dettata per gli aderenti a confessioni religiose regolate da intese - non investe la norma concernente la fattispecie oggetto del giudizio 'a quo', bensì la norma riguardante la disciplina che si vorrebbe estendere, sicché l’eventuale dichiarazione di incostituzionalità, lungi dal produrre conseguenze nel giudizio 'a quo', avrebbe l’effetto - indesiderato - di generalizzare la portata della disciplina applicabile nel giudizio davanti al giudice rimettente. M.F.