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Straniero - Decreto di espulsione - Traduzione nella lingua madre dello straniero destinatario ovvero in una lingua dallo stesso effettivamente conosciuta - Impossibilità - Traduzione in una delle lingue maggiormente diffuse previste dalla legge - Ritenuta insufficienza - Denunciata lesione del diritto di difesa e del principio della personalità della responsabilità penale - Questione volta a introdurre l’obbligatorietà della traduzione in una lingua effettivamente conosciuta - Non fondatezza della questione.. Secondo la giurisprudenza costituzionale, l’effettiva conoscibilità dell’atto proveniente dalla pubblica amministrazione, diretto ad influire nella sfera giuridica dello straniero, coessenziale alla effettività del diritto di difesa in giudizio, deve essere valutata in concreto e tale valutazione compete ai giudici di merito. Ne consegue che ove tale conoscibilità non sia assicurata, il giudice, nell’esercizio dei suoi poteri interpretativi dell’ordinamento giuridico, dovrà trarne una regola congruente con l’esigenza di non vanificare il diritto di azione, come quella, già enucleata dalla giurisprudenza di merito, che ha ritenuto l’inefficacia del provvedimento non tradotto in lingua comprensibile al destinatario e la sua inidoneità a far decorrere il termine per il ricorso. Non sono, pertanto, fondate, in relazione agli artt. 24 e 27 della Costituzione, le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 13, comma 7 e 14, comma 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. - V. sentenze citate nn. 198/2000 e 227/2000.