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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 234 Presidenza del vice presidente TAVERNA, indi del vice presidente ROSSOMANDO, del vice presidente LA RUSSA, del presidente ALBERTI CASELLATI e del vice presidente CALDEROLI N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del vice presidente TAVERNA PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,30). Si dia lettura del processo verbale. CARBONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Senato, vacanza di seggio PRESIDENTE . Informo che il Presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha comunicato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, che, sulla base della verifica svolta dal senatore Durnwalder, relatore per la Regione Veneto, a seguito del decesso del senatore Bertacco, si è reso vacante il seggio nel collegio uninominale n. 9 della Regione Veneto, nel quale lo stesso senatore è risultato eletto con il sistema maggioritario. Discussione del disegno di legge: Doc 1812 Conversione in legge del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Relazione orale) Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1812. Il relatore, senatore Parrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. PARRINI, relatore . Signor Presidente, il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, reca misure ulteriori rispetto a quelle già disposte da precedenti provvedimenti, rivolte a fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19. L'articolo 1 reca un nuovo quadro di riferimento, che si sovrappone a quello del decreto-legge n. 19 del 2020, per le misure di contenimento della diffusione del virus, mentre la modalità di adozione delle restrizioni future rimane quella designata dagli articoli 2 e 3 dello stesso decreto-legge n. 19. Per quanto riguarda la circolazione tra Regioni, la cessazione delle misure restrittive è posticipata al 3 giugno 2020. Gli spostamenti da e per l'estero sono vietati fino al 2 giugno, salvo che per comprovate esigenze lavorative di assoluta urgenza, ovvero per motivi di salute o negli ulteriori casi individuati con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19. Si prevede che gli spostamenti tra lo Stato della Città del Vaticano, la Repubblica di San Marino e le Regioni con essi rispettivamente confinanti non siano soggetti ad alcuna limitazione. C'è poi un secondo ordine di disposizioni contenute nell'articolo 1, concernenti le misure di quarantena. La quarantena precauzionale (ovviamente diversa da quella obbligatoria) è applicata, sempre con provvedimento dell'autorità sanitaria, alle persone che abbiano avuto contatti stretti con soggetti confermatisi positivi al virus o con altri, indicati con i provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del citato decreto-legge n. 19. Vi sono poi ulteriori disposizioni riguardanti il divieto di assembramento. Un altro ordine di disposizioni concerne le funzioni religiose, il cui svolgimento, con la partecipazione di persone, è tenuto al rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e dalle confessioni religiose, contenenti le misure idonee a prevenire il rischio di contagio. È demandata alle Regioni l'effettuazione di un monitoraggio, con cadenza giornaliera, dell'evoluzione della situazione epidemiologica, in esito al quale è consentito alle stesse di introdurre misure derogatorie - ampliative o restrittive - nelle more dell'adozione di decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. L'articolo 2 del provvedimento riguarda l'introduzione di una disciplina sanzionatoria, destinata a trovare applicazione nei casi di inosservanza delle misure di contenimento. Una disciplina specifica è dettata per la quarantena obbligatoria: salvo che il fatto integri un delitto colposo contro la salute pubblica o comunque un più grave reato, la violazione è punita ai sensi dell'articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1.265. L'articolo 3 contiene le disposizioni transitorie e finali, che prevedono che le misure di cui al presente decreto-legge si applichino nel periodo dal 18 maggio al 31 luglio 2020, fatti salvi i diversi termini previsti dall'articolo 1, che ho ricordato nella relazione. Si segnala che le disposizioni del presente decreto-legge hanno già trovato attuazione nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 maggio 2020. Do infine conto del lavoro svolto in Commissione affari costituzionali, dove si è sviluppato un confronto costruttivo tra le singole forze politiche e i Gruppi rappresentati e si è arrivati all'approvazione di sei emendamenti, alcuni dei quali del relatore: il 1.100 e il 2.100 hanno introdotto modifiche puramente formali; il 1.102 ha accolto una condizione posta dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali sull'inclusione dei servizi all'infanzia; ve n'è poi uno ulteriore del relatore, che disciplina l'adozione di misure equivalenti alla quarantena precauzionale, nel caso di persone entrate in contatto con positivi. È stato poi approvato un emendamento del Governo volto a creare le condizioni affinché non si determini mai una mancanza di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale durante l'emergenza. Infine, è stato accolto un emendamento del senatore Augussori, al quale è stata chiesta una riformulazione (prontamente giunta alla nostra attenzione), che dispone che dall'entrata in vigore della legge di conversione (quindi, all'incirca, dalla fine del mese di luglio) i proventi delle sanzioni derivanti da violazioni delle norme sul fronteggiamento dell'emergenza da Covid-19 affluiscano al livello istituzionale che effettua la sanzione. Non è stato reso ammissibile - quindi non abbiamo potuto approvarlo - l'emendamento 2.0.1 del senatore Pagano, riguardante un ulteriore rafforzamento della parlamentarizzazione del processo di emanazione delle norme durante l'emergenza. Su questo punto si è però sviluppata una discussione, che probabilmente continuerà attraverso la presentazione di un disegno di legge da parte dello stesso senatore. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Augussori. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, con la conversione di questo decreto-legge assistiamo all'ennesimo schiaffo al Parlamento. Ancora una volta, l'istituzione principe del nostro ordinamento costituzionale, l'unica eletta direttamente dai cittadini e fulcro della Repubblica parlamentare, è ridotta al mero ruolo di certificatore di scelte dell'Esecutivo. Cosa ancora più paradossale è che questa volta - oggi, 24 giugno - siamo chiamati ad esprimere una valutazione e un voto finale su norme emanate il 16 maggio, che in gran parte hanno già cessato il loro effetto il 2 giugno. Evidenzio oltretutto che qui al Senato lo stiamo facendo in prima lettura, quindi ancora più grottesca sarà la corrispondente situazione che dovrà affrontare l'altro Ramo del Parlamento, che riceverà il provvedimento dopo che lo avremo licenziato. Mi chiedo: che senso ha tutto questo? Nessuno, se non essere l'ennesima manifestazione di potere dell'uomo solo al comando, attorniato tutt'al più dalla sua oligarchica compagnia di giro. Inoltre, per tutto quanto non direttamente previsto in questo decreto-legge, si rimanda, come sempre, ad una nuova sequela di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Ciò avviene per ben nove volte nei 16 commi che compongono l'articolo 1. (Applausi) . Sull'uso estremamente forzato di questo strumento si è già detto tanto, ma non ci stancheremo mai di ripeterlo, anche a fronte dei richiami di altissimo livello che richiedono al Governo una gestione più armonica con il dettato costituzionale. Certamente, anche in questa fase dobbiamo ribadire con forza che la procedura introdotta nel corso della conversione del decreto-legge n. 19 non ci soddisfa: non possiamo accettare che sia una mera informativa di un Ministro - quindi, senza un voto di indirizzo del Parlamento - a sostituirsi al diritto-dovere di Camera e Senato di avere voce in capitolo nelle scelte che impattano sui diritti fondamentali dei cittadini. (Applausi) . Questo è ancor più vero se si considera che l'informativa - possibilità che, come sapete, è prevista - avviene nella fase successiva all'adozione del provvedimento, a totale discrezione del Governo stesso. Passando al merito, nei pochi minuti che ho ancora a disposizione, non possiamo non riconoscere che, dei decreti-pilastro che sostengono l'architrave giuridica costruita dal governo Conte, questo è quello che ha senz'altro il minor impatto negativo sui cittadini, unicamente perché arriva quando l'emergenza sanitaria è in gran parte superata. Ovviamente ciò non muta il nostro giudizio sul quadro d'insieme, che è lo stesso raccolto - solo per citare un esempio - anche in fase di audizione in Commissione dei rappresentanti di Regioni guidate dal centrosinistra, nonostante le stesse siano riuscite a spuntare in extremis un accordo soddisfacente per quanto riguarda l'applicazione dei protocolli d'intesa, facendo rivedere al Governo il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 maggio, durante la concitata notte tra il 16 e il 17 che tutti ricordiamo. Ciò detto e rimarcato, non ci siamo sottratti al nostro ruolo di opposizione costruttiva e, nei lavori in Commissione, abbiamo cercato di apportare migliorie al testo. Abbiamo dovuto lavorare come se stessimo guardando una fotografia istantanea scattata il 15 maggio, cercando di inserire in fase emendativa quanto ritenevamo utile, ben sapendo che gli effetti sarebbero rimasti solo sulla carta - in questo caso, auspicabilmente, non a futura memoria - stante il fatto che, come detto, molti degli effetti del decreto-legge si sono già esauriti il 2 giugno. Abbiamo proposto migliorie per quanto riguarda la circolazione tra territori di confine tra una Regione e un'altra; abbiamo proposto di articolare meglio l'uso di definizioni quali abitazione, dimora, residenza e domicilio, che tanta confusione hanno portato (e non capiamo ancora se per una cosciente volontà o solo per una leggerezza nell'estensione delle varie norme); abbiamo proposto una più corretta applicazione della norma di transito da e per San Marino e Città del Vaticano, che tanti dubbi aveva sollevato da parte dei costituzionalisti che abbiamo audito. Ancora, sul piano delle sanzioni, abbiamo proposto che la sospensione delle attività non sia un automatismo, ma venga applicata solo in situazioni di particolare gravità, allorquando - si pensi alle strutture alberghiere - potrebbe generare maggiori rischi per la salute pubblica e l'ordine pubblico oppure quando - si pensi al trasporto pubblico locale - il rispetto delle norme dipende in gran parte dall'utenza con poche possibilità di determinazione da parte dei gestori, che - lo ricordiamo - non possono essere autorità competenti alla verifica. Abbiamo infine proposto che il gettito delle sanzioni inflitte da autorità facenti capo ad enti locali (Comuni, Province e Regioni) resti nelle disponibilità degli stessi, anche e soprattutto per consentire, responsabilizzando e motivando, una fattiva collaborazione nel presidio del territorio, nell'interesse di tutta la collettività. Questa proposta, come ha ricordato poco fa il relatore Parrini, è stata accolta dalla Commissione: non avrebbe potuto essere altrimenti, trattandosi di norma di assoluto buon senso e in favore dei sindaci che sono in prima linea. Una miglioria quindi c'è stata, ma del tutto insufficiente. Non ci aspettavamo certo che la maggioranza giallorossa stravolgesse il provvedimento del proprio Governo, ma questo non è certo abbastanza per modificare il nostro giudizio sulla gestione dell'emergenza da parte del presidente Conte e delle sue infinite task force, che è e resta negativo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà. FREGOLENT (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, come ricordava il collega Augussori, siamo qui a convertire l'ennesimo decreto-legge, già vecchio e sostituito da un altro provvedimento. Questa però è la vostra prassi e si va avanti così, in una babele di decreti d'urgenza e conversioni in legge totalmente irrispettosa degli italiani. Anche noi parlamentari a volte facciamo fatica ad orientarci. Ho la sensazione che neppure voi, signori del Governo, sappiate con esattezza quanti sono i provvedimenti che avete adottato, vero? Già. A mero titolo informativo per coloro che ascoltano da casa, dall'inizio dell'emergenza sono stati emanati quattordici decreti-legge, altrettanti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e quattro decreti del Consiglio dei ministri. Sarebbe curioso sapere quanti sono stati i provvedimenti adottati in Francia, Germania, Spagna o nel resto d'Europa. (Applausi) , senza dimenticare ovviamente le conferenze stampa quasi giornaliere del nostro bellissimo Presidente, che hanno generato però solo un'immensa confusione. Cosa pensano gli italiani di un Parlamento che non può intervenire, perché utilizzate i decreti del Presidente del Consiglio, e di un Governo che mette la fiducia su ogni decreto-legge? (Applausi). Oggi, forse, è la prima volta che questo non accade: vi sembra che sia il modo di esercitare la democrazia e raccogliere le istanze che arrivano dagli italiani, anche tramite gli emendamenti delle forze politiche di minoranza che sistematicamente bocciate? Adorate dire a voi stessi di essere i primi della classe, a tal punto che i vostri comitati, i vostri esperti e gli stati generali ad oggi non hanno un piano per il rilancio. Non avete idea di cosa fare (Applausi) : è giusto dirlo agli italiani, ammettetelo con onestà, onestà e ancora onestà. Ben dopo otto giorni di stati generali, il Presidente del Consiglio ha proposto - forse - di valutare la riduzione dell'IVA, come in Germania; anzi no, verrà ridotta solo di un punto; aspettate, dipende del MEF; sì, ma in ogni caso solo a tempo determinato. Siete seri? Lo dite davvero? Presidente Conte, bellissimo avvocato del popolo, non c'è più tempo: basta passerelle e conferenze stampa. La Lega le ha fatto proposte concrete, una su tutte la flat tax, già illustrata qui dal nostro leader Matteo Salvini: la applichi e abbassi il cuneo fiscale - oltre alla Lega lo chiedono gli italiani - e vedrà che l'Italia si rimetterà in piedi da sola. Sull'ennesimo decreto-legge oggi all'esame dell'Assemblea avete fatto solo piccoli aggiustamenti e continuate a vivacchiare così. Per quanto tempo ancora durerà questa presa in giro? Avete ingessato l'Italia e gli italiani l'hanno capito. Avete di fatto limitato libertà fondamentali, costituzionalmente garantite, attraverso un uso politicamente vergognoso dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Chissà cosa penserebbe un qualsiasi professore universitario, se un suo studente sostenesse l'ammissibilità di questo vostro malcostume istituzionale? (Applausi) Ormai state annaspando, è sotto gli occhi di tutti: salvatevi, siete ancora in tempo. Nel decreto-legge in esame tutte le responsabilità legate alle riaperture sono scaricate su Regioni ed enti locali; si tratta di un giochino di basso profilo, ma vi informo che i nostri governatori e sindaci sono molto più vicini di voi ai cittadini e non hanno paura di assumersene la responsabilità, perché l'Italia deve ripartire. Nel provvedimento è previsto che le attività economiche, produttive e sociali si svolgano nel rispetto di protocolli e linee guida idonei a prevenire e ridurre il contagio. Questi protocolli devono essere assunti sulla base di evidenze scientifiche chiare ed univoche: basta, non abbiamo bisogno di ulteriore confusione, ma di poche regole certe, che permettano agli italiani di lavorare e all'economia di ripartire subito. Emerge ancora una volta in modo evidente l'assenza del tema relativo alla scuola: avete perso l'ennesima occasione (Applausi). Ci teniamo molto, perché si tratta del futuro dei nostri giovani, della competitività del nostro Paese: lo volete capire? Avete visioni diverse anche tra di voi, ma nell'interesse degli studenti e delle famiglie, vi chiediamo di accogliere il nostro emendamento e di adottare modalità idonee a garantire l'insegnamento tramite la didattica reale, empatica, in presenza e formativa in tutte le scuole, pubbliche e paritarie, adottando tutte le misure per garantire la sicurezza degli studenti, senza dimenticarvi dei minori disabili e degli insegnanti. Nelle ultime ore sta girando una bozza per la riapertura delle scuole, in cui sono previsti ancora tavoli e ancora concertazione: ve lo chiedo davvero con tutto il cuore: abbiate amore per questo Paese, siete già troppo in ritardo (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ormai in quest'Aula è diventato un luogo comune ricordare, come ha fatto prima la collega Fregolent, la rincorsa di provvedimenti ognuno dei quali in qualche modo costituisce presumibilmente un passo avanti rispetto al precedente, ma anche una negazione di ciò che il precedente aveva stabilito. Anche noi oggi ci troviamo in imbarazzo, nel dover intervenire su quella che è oggettivamente la struttura di un decreto-legge che diventa attuativo subito, ma viene poi approvato dal Parlamento entro sessanta giorni e ci si trova a fare i conti con cose che sono già nella prassi. Il decreto-legge che oggi stiamo per approvare contiene norme che vanno a mitigare e moderare una serie di limiti forti che il decreto-legge precedente aveva posto alle libertà che potremmo definire civili, limiti che peraltro cozzano con l'articolo 16 della Costituzione (la libertà di movimento dei cittadini all'interno del proprio Paese) e toccano tutte le altre libertà di cui abbiamo fatto esperienza nei giorni precedenti al 16 maggio, come la possibilità dei ragazzi di andare a scuola. Mi riferisco a tutto l'insieme delle problematiche legate alla didattica a distanza, a un mondo economico bloccato e alle funzioni religiose: tutta una serie di temi che oggi non sono più così attuali come quando tali misure erano state approvate. Questo ci dà la misura strutturale di un Governo che rincorre continuamente, attraverso gli apparati normativi di urgenza, situazioni che quando arrivano risultano già superate. Per usare un'immagine della mitologia antica, è come se stessimo guardando sempre con gli occhi dietro a quello che è già successo e non avessimo energia, lucidità e capacità sufficienti per guardare quello che è davanti a noi. Questo ci saremmo aspettati da un decreto-legge, che però evidentemente, così com'è, non ce lo può dare; in compenso, ci si chiede l'approvazione di norme riferite ad una realtà che è già passata. Vorrei soffermarmi su tre punti concreti. Il primo, che mi sta particolarmente a cuore, riguarda la scuola. Faccio riferimento a quello che ha detto la collega Fregolent sulla confusione che anche oggi c'è intorno al tema. Ci accingiamo ad approvare misure che sono superate ed anticipate dalle linee guida che stanno girando su tutti i siti web , ma non abbiamo ancora i documenti in mano né abbiamo idea di come funzionerà. Abbiamo sperimentato il pesante carico della didattica a distanza e sappiamo che l'Italia forse è l'unico Paese in Europa che ancora non ha riaperto le porte agli studenti perché possano rinnovare l'esperienza di convivenza e condivisione. Sappiamo che questo sta accadendo esclusivamente con gli esami di maturità, ma l'anno prossimo ci si presentano soluzioni di tale tenore: doppi turni; scuola anche il sabato; giustamente, le 33 ore di lezione in più per l'educazione civica (ben venga per tutti noi nelle scuole); sappiamo che ci sarà un misto fritto di didattica a distanza e in presenza; sappiamo della volontà di accorpare le aule - così ci si dice - anche a fronte della possibilità di reclutare spazi all'esterno delle scuole, grazie ad alleanze con gli enti locali; di cosa sarà la scuola, però, nulla ci viene detto in concreto. Sappiamo, peraltro, che esiste una cecità ostinata, con lo sguardo incrociato, una sorta di ostilità strutturale con cui il Governo guarda alla scuola parificata. Durante l'esperienza del lockdown , c'è stato un bombardamento culturale televisivo, rispetto a questa didattica, nel quale tutte le sere ci dicevano quanto erano bravi i nostri insegnanti e ricca la loro fantasia e quanto erano bravi i nostri studenti, ma oggi sappiamo che l'eccellenza è stata raggiunta da un numero minimale di scuole. La descrizione a tappeto che si sta facendo rivela invece una sindrome ex post , che riguarda la gran parte delle scuole e dei ragazzi e ha colpito gli adolescenti e i bambini dopo questo periodo di segregazione. Di questo non si dice nulla. Oggi, quindi, approviamo un provvedimento che non solo è superato, ma nemmeno ha una prospettiva di futuro: è come se non avessimo appreso la lezione. La stessa cosa accade per un altro ambito che pure voglio segnalare, quello della ripresa economica. Ci si dice tutte le sere in televisione che, ad esempio, la cassa integrazione ormai è stata raggiunta, che tutti ce l'hanno ed è minimo il numero delle persone che non vi si trovano: invito chiunque però a fare una passeggiata negli esercizi commerciali dei dintorni, dalla gelateria, al negozio di scarpe, al ristorante, per constatare di persona che non è vero. Sembra ci sia un ostruzionismo deciso nei confronti delle persone a noi più prossime, che lavorano intorno a noi, non hanno ricevuto la cassa integrazione e sono in gravi difficoltà economiche. Con tutta la sequenza delle scritte «Affittasi», sui negozi qui intorno perché non riapriranno, ci chiediamo dove sia questa schizofrenia assoluta tra l'annuncio, il disegno di legge presentato oggi e la realtà. La politica guarda davvero la realtà? Ha ancora la capacità di osservare ciò che accade o, nel chiuso delle sue stanze, dei suoi Stati generali, dei gabinetti e dei cerchi magici, si racconta una storia che non è quella vera di ciò che succede fuori? Ci sarà un momento in cui, tutti insieme, scopriremo che il re è nudo e quello che ci è stato detto non corrisponde alla realtà. Peraltro ci si chiede di votare questo provvedimento, una norma che è superata e non fa nemmeno ammenda degli errori fatti, perché semplicemente propone soluzioni che sono già in contrasto e in contraddizione con il criterio di realtà. Terzo punto (come si dice in gergo: terzo, ma non terzo): abbiamo vissuto tutti all'interno di un sistema di delega di responsabilità, che non veniva concessa, com'è naturale nel sistema di una Repubblica parlamentare, per diritto strutturale alle Assemblee del Parlamento, ma spostata all'esterno, in nome di una competenza tecnico-scientifica in campo sanitario ed economico, che avrebbe dovuto garantire migliori decisioni e più efficaci proposte al Paese. Sappiamo di vivere giorno per giorno, nel contesto della contraddizione sistematica, non solo tra i virologi: non so se i colleghi ci hanno fatto caso, ma ormai in televisione non scrivono più il titolo «virologo», perché ha avuto luogo un tale abuso di posizione, che era diventato veramente insopportabile assistere a queste contrarietà, per cui perlomeno i sottopancia hanno cambiato termine. Viviamo con queste idee: guanti sì; no, molto meglio lavarsi le mani che indossare i guanti; mascherine sì, ma dal 1° luglio no; distanza di due metri; no, di un metro. Viviamo in un apparato di regole a contraddizione sistematica, su cui abbiamo costruito il sistema dei paletti, degli ostacoli e della prevenzione chiamiamola pure così. In questo documento non c'è nulla di chiaro né sappiamo il prossimo cosa dirà. Viviamo in un momento in cui il Paese è consegnato all'incertezza: delle scuole, perché i genitori non sanno cosa succederà; del lavoro, perché le persone non sanno né se avranno la cassa integrazione, né se potranno tornare a lavorare in un tempo ragionevolmente breve. Lo dico scherzando, perché anche questa è un'esperienza che ognuno di noi può fare, ma l'unica certezza sono i monopattini. È piacevolissimo vedere i bambini che ci giocano qui intorno, perché, essendo una zona protetta, in cui non è consentito l'attraversamento alle macchine, diventa un luogo sicuro. Oggi votiamo una norma che non ha più senso di esistere e non abbiamo nemmeno la possibilità di dire che, seppure aveva i suoi limiti, la prossima proposta normativa che esamineremo, quella sì, è chiara, ha fatto ammenda e risolve i problemi. Ecco, questa è la vera crisi che viviamo: non è soltanto da coronavirus, da Covid-19, ma da strutturale confusione mentale, da cui non si vede l'uscita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, questo Governo, del quale naturalmente sono assenti i Ministri, che non vediamo mai: vogliono lavorare ad agosto, ma non sono in Aula nemmeno a giugno né c'erano ad aprile o a maggio... (Applausi). PRESIDENTE. Il Governo è rappresentato, senatore Bergesio. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . È una vergogna! Questo Governo non solo non riesce a stare al passo coi tempi che viviamo, ma si muove costantemente e perennemente in ritardo. Lo dimostra la discussione odierna: discutiamo e poi voteremo su un decreto-legge urgente, denominato «ripartenze», approvato dal Consiglio dei ministri del 16 maggio, quasi un mese e mezzo fa, ossia un'era geologica per quanto riguarda la storia sanitaria del Covid-19. Tale decreto-legge era stato scritto per fronteggiare la fine dell'emergenza pandemica, che noi della Lega avevamo letto in senso ancora esageratamente restrittivo, con largo anticipo; oggi si rivela per quello che pone: una molteplicità di problemi giuridici, in cui è complicato districarsi e le aziende, le imprese, le famiglie e tutte le istituzioni faticano a muoversi a causa dei troppi lacci e lacciuoli. È stato definito dagli organi di informazione un pannicello caldo, che non è riuscito a tamponare una situazione emergenziale, perdendo di vista completamente la drammaticità della situazione economica, che purtroppo è destinata ad aggravarsi quando, il prossimo settembre, salterà il blocco dei licenziamenti e finiranno le misure messe in campo a tutela dei lavoratori, cioè la cassa integrazione. Si tratta di misure che, purtroppo, per decine di migliaia di lavoratori sono rimaste soltanto annunci e promesse. Lo ha ammesso anche l'INPS che oltre 140.000 lavoratori, ad oggi, sono ancora in attesa del primo assegno di cassa integrazione. Questo è gravissimo: da oltre tre mesi e mezzo aspettano quanto dovuto. (Applausi) . Il Governo, quello assente da quest'Aula, fa fatica a mantenere gli impegni, meno a fare promesse. Il 26 marzo, il Premier ha promesso che sarebbero stati pagati tutti i lavoratori entro il 15 di aprile. Il ministro del lavoro, Nunzia Catalfo, ha annunciato gli ultimi pagamenti per inizio giugno. Dopo le proteste, anche della Lega-Salvini Premier, proprio all'istituto dell'INPS a fronte di ritardi inaccettabili, il presidente dell'INPS si era impegnato ad effettuare i pagamenti entro il 12 giugno: ancora nulla, completamente assente questo ingiustificabile mancato pagamento diretto della cassa integrazione, lasciato invece in mano agli imprenditori. Gli imprenditori, che già hanno gravi problemi di liquidità e che tutti i giorni ci chiamano e ci telefonano a causa delle chiusure, sono stati dunque gravati anche di quest'altra incombenza, quella di anticipare gli stipendi ai dipendenti che, diversamente, non erano nelle condizioni di far sopravvivere le proprie famiglie, di pagare gli affitti, di sostenere i costi normali della vita. Sì, sono quegli imprenditori, quelli che in Italia producono lavoro e generano ricchezza: senza imprenditori non ci sarebbe lavoro e, senza lavoro, non esiste una società. Avete promesso loro una liquidità che non c'è mai stata, che hanno potuto ottenere in pochissimi, soltanto sottoponendosi a dei veri e propri gironi infernali di permessi e certificati. Gli imprenditori, compresi quelli piccoli e piccolissimi a carattere familiare, e i liberi professionisti, hanno pertanto perso tempo tra commercialisti, banche e richieste di certificati, per ottenere un anticipo garantito dallo Stato pagando però fior di interessi, e molti di loro hanno chiuso, perché incapaci di sostenere i costi. Voi avete confuso il blocco dei licenziamenti con la salvaguardia dei posti di lavoro. Vi siete accorti oggi, dopo due mesi dal giorno in cui avete scritto questo decreto-legge, che molte aziende non hanno riaperto i battenti. Le aziende non riaprono per decreto; le aziende riaprono se hanno la forza economica di reggersi! (Applausi) . Tre aziende su dieci, in base a dati di pochi giorni orsono, hanno preferito rimanere chiuse e sono state costrette a farlo. La stragrande maggioranza di queste non riapriranno più, perché non hanno retto lo stop forzato e non sono riuscite a ottenere la liquidità. Lo dico qui, in quest'Aula: occorre sollecitare il Mediocredito centrale perché ci sono centinaia di migliaia di pratiche ferme. Bernardo Mattarella, nipote dell'autorevole Presidente della Repubblica, che è amministratore delegato il Mediocredito centrale ha detto in un'intervista che hanno 35 miliardi di euro di crediti da sostenere verso le imprese. Occorre potenziare questo istituto e sburocratizzarlo. Non servono più burocrati, ci vuole concretezza. (Applausi) . Voi avete sospeso i pagamenti per poche settimane quando, invece, ci sono interi settori che avranno l'intero anno compromesso: il turismo, il commercio, l'artigianato, il trasporto, l'industria agroalimentare, l'edilizia. Facciamoci una domanda. Ce lo dicono le agenzie immobiliari: nessuno sottoscrive alcun compromesso, nessuno vuol fare un atto di acquisto che aveva già preventivato in precedenza. Perché? Ma voi pensate di rimettere il Paese in moto con la sospensione dei pagamenti fino a giugno? No, questo non funziona. Noi vi abbiamo chiesto di attuare la sospensione. Tutto il centrodestra vi ha chiesto di fare un anno bianco fiscale. Questo sarebbe fondamentale per tutti gli italiani. (Applausi) . Poi abbiamo detto di applicare la flat tax , un provvedimento che funziona e che anche il MoVimento 5 Stelle lo ha proposto. Acceleriamo su questo, e invece anche in questo caso avete detto no. Poi ci stupiamo che un'azienda come la Campari abbia scelto di trasferire la propria sede in Olanda. Ieri la domanda popolare era: come mai? È semplicissimo: meno ostacoli burocratici, meno tasse e anche il costo del lavoro (un 30 per cento in meno rispetto all'Italia). Ricordiamoci sempre che se non aiutiamo le imprese non aiutiamo il nostro Paese. Ma noi siamo ancora qui ad ascoltare il Ministro delle politiche agricole che ci racconta la favola che per colmare il fabbisogno di manodopera in Italia occorre fare la sanatoria dei clandestini (Applausi) , una catastrofe per la sicurezza e per il futuro dei nostri disoccupati. Mi viene la pelle d'oca a pensare che un Governo eletto dagli italiani faccia la guerra proprio ai disoccupati e ai lavoratori italiani. Questo è gravissimo. PRESIDENTE. Concluda, senatore Bergesio. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Recupero il tempo che non hanno usato i miei colleghi, Presidente. PRESIDENTE. Le ho già dato un minuto in più, deve concludere. La ringrazio. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Il caporalato lo devono combattere le nostre Forze dell'ordine con i controlli, non le sanatorie ingiustificate e assurde che ancora una volta pagheranno gli imprenditori italiani. Concludo dicendo che il presidente del Consiglio Conte, il nostro pirotecnico Presidente del Consiglio mai eletto dai cittadini italiani, dopo dieci giorni di passerella chiamata «Stati generali» ha proposto, come hanno titolato moltissimi quotidiani, il nulla più assoluto. Rimboccatevi allora le maniche come Governo e iniziate a lavorare per gli italiani che sono stati lasciati completamente soli e sono stati abbandonati, non dai dirigenti e dai funzionari ma dalla vostra incompetenza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'esigenza del cambiamento è un genere che ha radici nella cultura greca. In tempi più recenti si è aggiunta l'esigenza della semplificazione in quanto, continuando a promulgare cambiamenti normativi stratificati, si è cristallizzata una realtà che difficilmente può essere seguita alla lettera senza incorrere in qualche controindicazione. Un esempio potrebbero essere le linee guida in materia di sanificazione degli ambienti introdotte dal Ministero della salute con circolare del 22 maggio, cui il nostro emendamento 1.26 cercava di porre qualche rimedio, chiedendo di semplificare le procedure, pur salvaguardando la sicurezza degli utenti e dei gestori, riducendo gli adempimenti amministrativi e lasciando alla libera iniziativa le scelte attuative di disinfezione e sanificazione, coltivando il principio di una sempre più puntuale e consapevole responsabilizzazione individuale e collettiva. Non solo in Commissione di merito non si è tenuto conto delle nostre osservazioni, ma neppure in sede di trattazione in Aula è data prova di voler effettivamente fare un cambiamento nell'interesse della collettività. (Applausi) . Il problema, dal nostro punto di vista, è che cambiare e semplificare è possibile solo e se si approfondiscono prima, in modo veramente meticoloso, tutti i dettagli su cui si deve intervenire. Così uno degli effetti collaterali del lockdown è un crescente disagio anche nella preadolescenza e adolescenza, che può sfociare in precoce depressione. L'idea, solo l'idea di dividere gli alunni con dei divisori sembra pensata da chi non ha grande familiarità o comunque non ricorda quanto era importante a quell'età la socializzazione (Applausi) e la relazione inclusiva dei minori, soprattutto se affetti già da altre disabilità, quali fragilità cognitive, comportamentali e disturbi dell'apprendimento, solo per citarne alcune. L'idea quindi di frapporre barriere divisive va nella direzione contraria alla prevenzione psicologica, ancor prima che fisica. (Applausi). Fortunatamente ci si è fermati un attimo prima del precipizio e non si è proceduto oltre, ma vi sono innumerevoli casi in cui non si è tenuto conto dell'esperienza di chi conosceva gli argomenti via via in trattazione e si è proceduto a creare un'ulteriore stratificazione su norme che avrebbero già avuto necessità di essere aggiornate e sburocratizzate, avendo come obiettivo finale la semplificazione nella sostanza (ma per davvero). L'emendamento 1.18, presentato dal mio Gruppo, aveva ed ha lo scopo di indirizzare l'Esecutivo sulla ripresa dell'attività didattica frontale per tutti gli studenti, non tralasciando di esaltare l'educazione sui sani stili di vita e sulla prevenzione, che evidentemente in questo particolare e delicato momento storico avrebbero potuto fare la differenza solo se avessimo già insegnato loro la prevenzione non solo sanitaria, ma sociale, valoriale ed educativa. Ebbene si può cominciare dai banchi di scuola a contrastare le malattie trasmissibili con l'educazione e la promozione dei sani stili di vita, che sono alla base della condizione di benessere dei futuri cittadini; in una parola, investire in educazione e promozione della salute, facendone oggetto di una nuova prospettiva formativa di prevenzione, che veda affiancati operatori sanitari, insegnanti e genitori nella sfida educativa e di crescita di valori che devono accompagnare le future generazioni nella difficile arte di affrontare la vita con più sicurezza nelle proprie capacità di cittadino, a partire da appropriate pratiche di igiene e di impiego di dispositivi che dovranno diventare per lungo tempo la nostra quotidianità. Come sempre siamo ad esortare di dedicare maggiore attenzione a quanto viene proposto e discusso nelle sedi istituzionali preposte - Commissioni e Assemblea - prima della stesura definitiva di atti che andranno ad incidere sul futuro sanitario ed economico del Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Onorevole Presidente, colleghi, il decreto-legge al nostro esame è sostanzialmente un atto tardivo e postumo che tende a sanare una serie di cose che si sono già verificate o che sono state regolate il più delle volte attraverso DPCM. Non voglio ripercorrere la polemica e la discussione sulle fonti legislative, che pure c'è stata, perché nella fase più acuta dell'emergenza abbiamo più volte visto questioni fondamentali, che riguardavano anche diritti primari, come il diritto all'incontro, alla riunione, la libertà religiosa e quant'altro, regolati o limitati attraverso DPCM. Ne è nata anche una polemica, ma nel momento dell'epidemia l'aspetto della salute - diciamolo con franchezza - è stato prevalente sulle discussioni giuridico-dottrinarie, che pure hanno avuto ospitalità sui giornali e sulle riviste, nelle conferenze stampa notturne e in tutto ciò che abbiamo vissuto, in merito al fatto se il DPCM fosse sufficiente. Non voglio utilizzare i pochi minuti a mia disposizione per fare questo tipo di discussione. Voglio cogliere l'occasione per dire che qui ora stiamo regolando tutta una serie di aspetti, come il distanziamento, ma personalmente in quella fase ho contestato molto le direttive dell'INAIL, quelle che inizialmente dicevano che sull'autobus si stava a un metro, al ristorante a due metri e sulla spiaggia a quattro metri. Poi, quando abbiamo contestato - a me è capitato come parlamentare - l'azione dell'INAIL, questo istituto ha risposto che le avevano elaborate su indicazione dei virologi e dei medici. Difatti, le direttive INAIL recavano una doppia firma: del vertice dell'INAIL e degli istituti sanitari. Dopodiché, anche le Regioni intervennero (in una di quelle serate di varo di provvedimenti) e ottennero giustamente - anche noi l'avevamo caldeggiato dal Parlamento per come si poteva - un criterio omogeneo. Non è che il virus sull'autobus è pericoloso a un metro, mentre sulla spiaggia bisogna prevederne quattro e al ristorante due, come inizialmente era previsto. Voglio anche cogliere questa occasione per lamentarmi di ciò che non è stato fatto, oltre a quello che è stato annunciato o regolato tardivamente, perché qua si dicono tante cose, si accenna alla scuola, si accenna perfino al Vaticano e a qualsiasi altro argomento, ma non si parla - solo alcuni colleghi lo hanno fatto - delle inadempienze. Colgo l'occasione di questa ennesima discussione su un decreto-legge (oramai ce ne sono due o tre alla settimana, anche in un disordine legislativo che io depreco e biasimo) per sottolineare ciò che non è stato fatto. In questi giorni ho assistito alle menzogne spudorate del presidente dell'INPS Tridico, che aveva detto che entro venerdì 12 giugno tutti sarebbero stati pagati. Ha mentito in maniera vergognosa, confondendo le domande con le persone! (Applausi) . Quando ho tirato fuori delle tabelle, che si sono rivelate vere perché erano di fonte INPS, ho spiegato che per la cassa integrazione un conto è la domanda, un conto sono le persone, perché l'azienda può fare la domanda per una persona, per due, per dieci o per cento persone. Hanno giocato sull'inganno e anche oggi c'è gente che non è stata pagata. Ed era talmente vero ciò che ho detto che più di un milione di persone non hanno visto una lira; hanno "ciurlato nel manico". Tridico è andato in televisione domenica scorsa, che era già giugno inoltrato, a dire che al 31 maggio c'erano 25.000 non pagati. Ma ci parli del 17 giugno, parli del 20 giugno; ci dica quanti sono al 12 giugno, data che unilateralmente l'INPS ha scelto, senza nessuna costrizione, per annunciare che tutti sarebbero stati pagati. Potevano dire che avevano difficoltà, che erano milioni di domande, che è stata un'emergenza; potevano dire «scusateci» (perfino Conte a un certo punto mi pare che si sia scusato dei tanti errori fatti). Quindi, Tridico ha mentito e la Catalfo lo ha coperto. Tridico si deve dimettere per una ragione molto semplice: non perché lo dice Gasparri o Forza Italia, ma perché l'altro ieri sul quotidiano «la Repubblica», quindi una fonte certo non vicina al centrodestra, il presidente del consiglio di indirizzo e vigilanza dell'INPS Loy, un sindacalista, ha confermato che sono 1,2 milioni le persone non pagate. Lo ha ribadito ieri sera Loy in un'intervista al Tg2. Se un consiglio di vigilanza denuncia un fatto e non accade nulla, che vigilanza è? Tridico e Catalfo a casa subito! (Applausi) . Bugiardi! Hanno mentito e hanno derubato i lavoratori, che non hanno preso un euro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la storia recente del nostro Paese e dell'attività del Governo e del nostro Parlamento è stata talmente rapida e gli avvenimenti si sono talmente accavallati l'uno sull'altro che anche le cose di cui parliamo oggi, ovviamente, fanno ormai parte della storia, perché è passato un bel po' di tempo da quando queste norme sono attive. Continuiamo a ringraziare i camici bianchi e gli infermieri, ma devo dire che il Governo lo fa a parole e non ancora con i fatti, perché stanno ancora aspettando e, dopo che in tutta Italia si sono avviate le cause contro i medici, nessuno si occupa ancora della loro tutela e di quella degli operatori sanitari, almeno per quel che riguarda le cause legali e civili. Certamente la situazione non è ancora chiara, basta vedere cosa sta succedendo nel Lazio, in cui vediamo focolai. Il decreto-legge in esame, comunque, compie un passo in più rispetto a quello approvato un mese fa, quando il Parlamento era stato completamente esautorato dal proprio ruolo. Servono azioni concrete, così come i vari interventi, di cui è già stato detto. Sappiamo che il decreto del 17 maggio ha inciso profondamente sulle relazioni sociali e sul modo in cui i cittadini devono vivere i loro rapporti interpersonali. Questo sistema ha avuto però anche un impatto devastante sul tessuto economico e produttivo e le scelte del Governo sono state poco coraggiose e direi anche abbastanza superficiali per permettere non solo ai cittadini di ripartire in sicurezza nella fase 2 ma anche di far ripartire quella piccola cosa che si chiama «consumi». Come è stato appena detto, sono ancora migliaia gli italiani che attendono la cassa integrazione di marzo. Lo posso dire proprio per esperienza personale, perché una mia dipendente, che con lo studio chiuso per tre mesi ha percepito da marzo il proprio stipendio grazie a me (lo stesso vale per migliaia di altri datori di lavoro), non ha ancora visto "una lira" di cassa integrazione. In compenso leggevo che ieri il ministro Catalfo ha dichiarato che sono già 100.000 le domande evase dall'INPS per il bonus colf e badanti. È sacrosanto, ma vi siete resi conto che il bonus per collaboratori e badanti lo prendono anche le persone regolarmente assunte che hanno ricevuto regolarmente lo stipendio per tutto il periodo? (Applausi) . Lo sapete che questa è una cosa che chiede direttamente il lavoratore, non certo il datore di lavoro, perché deve dimostrare di non aver lavorato? Lo sapete che tanti hanno lavorato completamente in nero in quattro o cinque famiglie, uscendo di casa la mattina con lo scontrino del pane per far vedere che erano usciti a fare la spesa, magari con datori di lavoro compiaciuti, che li hanno licenziati, perché tanto "paga Pantalone", cioè lo Stato, ovvero noi. Vi do anche una piccola notizia, perché forse il Governo non è tanto informato di quello che succede nella vita reale: l'"avvocato del popolo", durante gli Stati generali, mi sembrava infatti Maria Antonietta che invita a mangiare le brioches . Per quel che riguarda la regolarizzazione dei 600.000 - diciamo - clandestini lo sapete che tanti di questi vanno ad offrire 2.000 o 3000 euro a chi si occupa del centro per l'impiego, chiedendogli di trovare un datore di lavoro che dica che ha lavorato in nero per lui per tre mesi, al fine di ottenere la sanatoria? Credo che qualcuno dovrebbe controllare queste cose, perché nella vita reale le persone e i cittadini lo sanno e siamo pronti a confermarlo con un esposto alla procura. Comunque sappiamo che senza welfare aziendale e pubblico in questa situazione lo Stato non avrebbe fatto granché. Non parliamo poi del tema delle donne, la cui vita è stata completamente stravolta. Si parla tanto di smart working , soprattutto nella pubblica amministrazione (e noi diciamo grazie a tutti coloro che nella pubblica amministrazione, come gli operatori sanitari, le Forze dell'ordine, i vigili del fuoco, gli autisti dei mezzi di trasporto, hanno rischiato e a volte hanno perso anche la vita) ma sappiamo anche che tanti, lavorando da casa, non lavoravano granché. Sono inorridita nel sentire che si parla di proseguire lo smart working fino al 31 dicembre di quest'anno. Bisogna essere veramente pazzi. Ma non sappiamo che diminuiscono i consumi e l'indotto? (Applausi) . Oltre al fatto che le donne lavorano tantissimo e vengono poi magari lasciate a casa, altro che tetto di cristallo! Ciò influirà sui licenziamenti perché se un'azienda, dopo sei mesi, vede che può fare a meno del 30 per cento dei suoi dipendenti che lavorano a casa li licenzierà. Ci saranno conseguenze anche sul settore immobiliare perché se diminuisce il personale, si lasceranno gli immobili e i contratti di affitto caleranno. Evidentemente queste cose non interessano al Governo o - ripeto - non so in quale pianeta l'Esecutivo sta vivendo. Quanto alla scuola, è già stato detto - ma anche ripetendolo non si sente nulla - che avete dimenticato completamente la scuola, l'università, i bambini e le famiglie mentre parlate di smart working . Sono giorni che non sentiamo parlare il ministro Azzolina. Sappiamo che, per fortuna, le interviste che rilascia sui giornali le vengono scritte e quindi va bene; quindi, da una parte, mi compiaccio del fatto che non parli perché evidentemente, dopo le continue manifestazioni in piazza di insegnanti e genitori, ha capito che è meglio stare zitta. Magari lasciasse il suo posto perché - di sicuro - qualcuno di più competente di lei si trova anche tra le forze di maggioranza. Non sappiamo ancora come e quando i nostri figli rientreranno in classe. Soprattutto, molti bambini non troveranno più la loro classe. Il mio riferimento è alle scuole paritarie, le più colpite dall'emergenza sanitaria, ma anche le meno tutelate dallo Stato, pur facendo parte, per Costituzione, di un unico sistema nazionale di istruzione. L'elenco delle chiusure provocate dal Covid si allunga con il passare delle settimane e se il Governo vuole andare a vedere basta consultare, ad esempio, il sito di suor Anna Monia Alfieri, promotrice anche del flash mob che giovedì scorso ha portato centinaia di rappresentanti delle scuole pubbliche non statali a manifestare fuori dalla Camera dei deputati, cui Forza Italia non ha fatto mancare mai il suo sostegno. Al momento sono state registrate 37 chiusure, per 1.901 studenti, che sono ormai considerati orfani della scuola. Cosa intende il ministro Azzolina quando dice che nessuno deve essere lasciato indietro? Lo sa che a settembre questi ragazzi non troveranno più la propria scuola e che il loro trasferimento nelle scuole statali costerà almeno 16 milioni di euro (ogni studente di scuola statale costa infatti 8.500 all'anno, mentre alle scuole paritarie vengono dati 500 euro per studente)? (Applausi) . E oltre al costo, dove li metterà? Infatti, per adesso hanno chiuso 37 scuole paritarie, ma se il numero dovesse arrivare ad esempio a 150 (e ricordo che il numero degli studenti delle scuole paritarie è di circa 900.000) dove li metterà? Li vuole ibernare nel plexiglass ? Non lo so, magari questa è una proposta. Credo veramente che il Governo sia connesso più con le varie piattaforme virtuali che non con il mondo reale. L'ultimo esempio dello scollamento tra realtà e burocrazia ministeriale, sempre a danno delle scuole paritarie, è segnalato dall'associazione La nostra famiglia, che dal 1946 si dedica alla cura e alla riabilitazione delle persone con disabilità, soprattutto in età evolutiva, con decine di migliaia di piccoli pazienti provenienti da tutta Italia. Per la formazione a distanza delle educatrici di nido e scuola materna sulle problematiche dei bambini autistici, l'Istituto superiore di sanità ha sviluppato un'apposita piattaforma. Tuttavia, il Ministero dell'istruzione ha messo tale piattaforma a disposizione esclusivamente delle insegnanti delle scuole statali, con il risultato che la maggioranza delle operatrici (visto che il 65 per cento dei servizi per i bambini da zero a sei anni sono erogati dalle scuole paritarie) non ha potuto fare niente, così provocando gravissimi danni ai bambini autistici, visto che la loro piena inclusione sociale comincia proprio nei servizi per l'infanzia. Insomma, io non ho parole e potete sentire ben altre parole andando per le strade e interpellando i lavoratori. Credo che se non darete delle risposte all'emergenza di settembre (quando la gente rincorrerà tutti, e dico tutti, perché avrà fame), parlando di questi temi senza dare risposte, senza un progetto né un programma (che ancora attendiamo e che il Paese attende), la parola che mi viene in mente per concludere è «vergogna!». PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il decreto-legge al nostro esame segna la fine di una fase, di un momento in cui avevamo l'"uomo solo al comando" che ha gestito l'inizio della fase emergenziale con i suoi DPCM - un uomo solo al comando, aggiungerei, anche inconcludente e confusionario - e il passaggio a un'altra epoca. In quei giorni, da sindaco, avevo tirato un sospiro di sollievo; pensavo che con il primo decreto-legge, dopo tanti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, ci potesse essere il ritorno alla democrazia e al rispetto delle regole. Purtroppo, non è stato così perché con questi decreti-legge, l'"uomo solo al comando", accompagnato dagli uomini del Governo, ha pensato bene di calpestare sistematicamente il Parlamento, tanto il Senato quanto la Camera. (Applausi) . Nulla è cambiato, e i decreti-legge che hanno seguito questo di cui stiamo discutendo oggi non hanno sortito effetti per gli italiani. Mi riferisco a due su tutti: il decreto-legge liquidità, che di liquidità ha soltanto il nome, non ha sortito un solo aiuto nei confronti degli imprenditori, dei professionisti e delle famiglie; il decreto-legge rilancio, che la stessa maggioranza ha fatto impantanare alla Camera dei deputati. Quale fase, dopo il decreto-legge, si è aperta in concreto per l'Italia? Si è confermato che l'attuale Governo non vuole e non sa ascoltare; rifugge dal confronto, addirittura respinge i tanti suggerimenti che l'opposizione, e in particolare la Lega, ha avanzato ripetutamente, con nomi e cognomi e proposte concrete, e si rinchiude - oggi, quando gli italiani sono in sofferenza, in ginocchio - in un palazzo di lusso per discutersi addosso senza produrre un benché minimo risultato! (Applausi) . Ancora oggi non sappiamo cosa abbiano partorito gli Stati generali, e in tutto questo - diciamocelo, colleghi, e diciamolo agli italiani - che fine ha fatto il piano di rilancio elaborato dalla task force guidata da Colao, che abbiamo pagato con i nostri soldi? (Applausi) . Che fine ha fatto il piano di rilancio? Forse un dubbio lo abbiamo; magari quel piano ha al suo interno diverse proposte che la Lega ha avanzato ripetutamente al presidente Conte e al Governo, quindi questa cosa non è ben accetta, non è ben vista dal Governo. Questa epoca è stata contraddistinta anche dalla conflittualità. Signori del Governo, il presidente Conte non ha fatto altro che lacerare i territori; non ha fatto altro che litigare con i territori. Ha iniziato, nel culmine della fase dell'emergenza sanitaria, litigando con i governatori; lo ha fatto successivamente, quando la Lega chiedeva le riaperture differenziate. La Lega - quel partito che chi vuole offendere dipinge ancora con il partito del Nord - diceva di far ripartire le Regioni del Sud che non avevano contagio e che avevano superato la fase critica. Questo Governo ha litigato con i governatori, impugnando addirittura un'ordinanza del presidente della Calabria. Questo diceva la Lega, di ripartire: che chi avesse le condizioni per ripartire potesse farlo. Voi lo avete impedito e avete anche creato una conflittualità con i sindaci. Oggi i sindaci sono stanchi delle vostre belle parole; i sindaci hanno bisogno di soldi veri, altrimenti i Comuni andranno in default ! Mancanza di ascolto e conflittualità: questa è la fase 2; una fase nella quale avete riaperto, e non tutto. Prima tanti colleghi hanno parlato delle scuole; una fase 2 dove sono accadute delle cose assurde: zero aiuti e tante tasse. Noi avevamo proposto flat tax, anno bianco fiscale e sburocratizzazione. Non avete fatto nulla di tutto questo, nonostante ci siano provvedimenti a costo zero. Che cosa ricordiamo di questa fase 2? Due fermi-immagine che sono tristi per l'Italia: le lacrime della Bellanova che, invece di pensare agli italiani, ha pensato di mettere a posto e regolarizzare i clandestini; e quella frase brutta, che va censurata senza se e senza ma, del presidente dell'INPS, il quale, per cercare di camuffare i suoi fallimenti, ha definito gli imprenditori italiani come opportunisti e pigri, quando in realtà, dopo i medici, gli infermieri e il personale sanitario, sono i veri eroi di questa Italia! (Applausi). Poi c'è un altro problema. So chiediamo troppo, signori del Governo, ma voi quale Italia pensate? Dalle vostre chiacchiere e dai vostri provvedimenti non emerge una prospettiva; non c'è un disegno dell'Italia che sarà da qui ai prossimi anni. Quale Italia volete? Volete l'Italia della speranza o l'Italia dell'ossessione, che ancora oggi in questo momento vi fa mettere in cima alle vostre priorità il cancellare i decreti-legge sicurezza, che hanno tutelato la sicurezza dell'Italia? (Applausi) O volete l'Italia della speranza, l'Italia di Genova, l'Italia che apre i cantieri, l'Italia che vuole rivedere i propri imprenditori sollevare le saracinesche con sorriso e con fiducia? Al momento ci avete consegnato soltanto un'Italia (e lo dico con tristezza e il cuore infranto): l'Italia della macchietta, l'Italia dell'improvvisazione e dell'approssimazione. Il presidente Conte si comporta alla bisogna e ieri ha tirato fuori la storiella dell'IVA, che promette agli italiani ciò che non è suo, ciò che non può dare; più o meno come faceva Totò con i turisti con la Fontana di Trevi, ma con due differenze: Totò era Totò e che oggi in Italia non c'è nulla per cui ridere. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pucciarelli. Ne ha facoltà. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo oggi a discutere della conversione in legge del decreto-legge n. 33 del 16 maggio 2020. Dopo circa tre mesi di blocco che ha riguardato anche gli spostamenti, questo decreto ha consentito una graduale ripartenza in tema di mobilità tra Regioni, a far data dal 3 giugno. Cosa diversa invece per le scuole, chiuse dal 9 marzo e mai più riaperte. Cosa accomuna il blocco della mobilità con la sospensione delle lezioni? Li accomuna l'immobilismo e l'incapacità di questo Governo di sfruttare il periodo di blocco totale cui l'intera Nazione è stata sottoposta per effettuare i lavori di manutenzione, messa in sicurezza e, nel caso della scuola, anche di programmazione per la ripartenza con le prescrizioni anti-Covid. Per quanto riguarda la rete autostradale, ci troviamo oggi ad avere una Regione come la Liguria interamente bloccata, da levante a ponente, a causa dei lavori presenti sull'intero tratto. Parliamo di almeno sessanta cantieri, trentanove gallerie ritenute non in condizioni di sicurezza e molte altre ancora da ispezionare. Quindi, ai danni economici causati dal Covid dovranno essere aggiunti quelli derivanti dall'incapacità gestionale dell'attuale Ministro delle infrastrutture, che nella sua visita ad Imperia, anziché chiedere scusa e riconoscere i propri errori e i propri limiti, ha voluto impartire lezioni a Salvini, negando addirittura gli investimenti effettuati in Liguria quando la Lega era al Governo. (Applausi). Investimenti che, le ricordo, caro Ministro, hanno superato il miliardo di euro grazie al lavoro dell'allora vice ministro Edoardo Rixi. Certo, capisco che il confronto, per come è stata gestita l'emergenza, tra la ricostruzione del ponte Morandi (anche in questo caso merito del vice ministro Rixi, del sindaco Bucci e del presidente della Regione Toti) e la gestione della ricostruzione del ponte di Albiano Magra è a dir poco impietosa. A distanza di quasi tre mesi dal crollo, infatti, tutto è immobile là dove è crollato, cioè nel letto del fiume. Quindi, ad oggi, nessuna opera realizzata, nessun progetto presentato. L'unica cosa che è riuscita a fare, signor Ministro, è l'aver tolto tra le opere prioritarie la Pontremolese. D'altronde, che i famosi 96 milioni di euro inseriti nel decreto-legge rilancio e destinati al completamento della fase 1 fossero un miraggio era evidente. Signor Sottosegretario, lo so che il decreto rilancio non c'entra e che i 96 milioni servono per finire la fase 1, ma di fatto quest'opera è stata stornata tra quelle che erano ritenute prioritarie e lo stanziamento delle risorse nel decreto rilancio partirà concretamente dal 2025 per terminare nel 2032. Questi sono dati reali, contenuti nel decreto-legge. Peraltro lei può fare anche a meno di interrompermi; da Sottosegretario dovrebbe rispettare chi in questo momento sta esprimendo le proprie opinioni. Delle risorse necessarie per la galleria della ferrovia pontremolese, invece, non vi è proprio menzione alcuna, nemmeno nel libro dei sogni. Il Ministro ha dichiarato di essere una persona semplice e che dalle sue parti in campagna si usa dire che sono i fatti che contano. Condivido in pieno questo concetto, peccato che non le si addica; lei, infatti, fa tanti bei discorsi ma pochi fatti, anzi in questo riesce a superare il Ministro che l'ha preceduta. Anche in tema di scuola non va meglio: gli edifici sono rimasti così come li hanno lasciati gli studenti. In Francia hanno sfruttato il periodo di blocco totale per eseguire le ristrutturazioni e la predisposizione delle aule con le prescrizioni anti-Covid; in Italia non è stato così. Solo oggi si parla di una bozza con le linee guida da adottare in cui verranno scaricate moltissime responsabilità sui presidi; pertanto, ad ora non vi è alcuna certezza di come, dove, quando e con chi si terranno le lezioni. Non vi è poi alcuna certezza per i lavoratori delle mense: oltre 80.000 lavoratori coinvolti in tutta Italia, quasi la metà dei quali delle mense scolastiche. Questa categoria ha terminato la copertura dell'ammortizzatore sociale con causale emergenza Covid; in molti sono rimasti senza reddito per tre mesi per il colpevole ritardo nei pagamenti da parte dell'INPS. Inoltre, ciliegina sulla torta, come ogni anno vedranno sospesi i loro contratti con la fine dell'anno scolastico, rimanendo per i prossimi mesi senza retribuzione, senza ammortizzatori e senza possibilità di cercare un nuovo lavoro. (Applausi ). Con loro ci sono moltissimi lavoratori che non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione e chi l'ha ricevuta ha avuto una miseria. In tema di edilizia scolastica sappiamo tutti della necessità di importanti e non derogabili interventi, ma anche in questo caso vi siete rifiutati di ascoltare i sindaci, che hanno chiesto di utilizzare sistema Genova per ristrutturare velocemente i plessi scolastici. Potevamo garantire ai ragazzi una ripartenza dignitosa oltre che in sicurezza, ma ahimè siete troppo divisi per decidere cose di buon senso e che diano certezze. L'unica sicurezza che abbiamo è che, in base al provvedimento in esame, tutto ciò che è necessario per attuarne i contenuti dovrà essere senza nuovi oneri per la finanza pubblica e utilizzando le sole risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente. Peccato che le amministrazione comunali hanno le casse vuote e che a rischio c'è proprio l'assistenza ai più deboli. In conclusione, la sintesi del decreto-legge in discussione, che diventerà presto legge, è che dobbiamo arrangiarci da soli. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, con il decreto-legge n. 33 del 2020 oggi in discussione si è impressa una doppia svolta agli interventi per contrastare l'emergenza da coronavirus e uscire dalla stessa. Innanzitutto la svolta consiste nella cessazione delle misure limitative della circolazione dal 18 maggio all'interno del territorio regionale; inoltre, dal 2 giugno sono concessi gli spostamenti interregionali e anche da e per l'estero, salvo casi di rischio epidemiologico, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità. Pertanto, con il decreto-legge in esame noi siamo usciti dalla fase del lockdown e abbiamo riavuto, sempre con le dovute accortezze, la nostra libertà. In questo periodo terribile abbiamo sperimentato cosa significa la limitazione della libertà, anche se le nostre madri e i nostri padri costituenti avevano già previsto una limitazione per motivi di sanità all'articolo 16 della nostra Carta costituzionale, a cui si ispirano molti provvedimenti del Governo. Abbiamo sperimentato il forte disagio di una limitazione di libertà che ha impedito di rivedere i propri cari, che magari abitavano in Regioni diverse e quanto sia complicato alzare i muri. Come diceva Calvino nel «Barone rampante», «Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori». Siamo quindi in questa seconda fase, in cui si deve realizzare un difficile equilibrio tra la nostra responsabilità e la nostra libertà. Dobbiamo far tesoro per sempre di questa esperienza, perché la limitazione della libertà è stata un'esperienza unica dal Dopoguerra in poi. La seconda svolta impressa da questo provvedimento è l'autonomia delle Regioni. Molte volte, purtroppo, abbiamo assistito a contenziosi tra Regioni e Governo. Con questo decreto viene data una maggiore autonomia alle Regioni, che devono monitorare ed assicurare il contenimento del contagio, comunicando sempre i dati al Ministero della salute e all'Istituto superiore di sanità, rendendo quindi ampliative o restrittive le misure e subordinandole all'andamento del contagio. Naturalmente, da questo decreto-legge in poi la realtà è andata avanti, nel senso che ci sono state, ad esempio, le linee guida regionali per la riapertura e sono tantissime le riaperture realizzate da questo decreto in poi. Ci sono, come dicevo, le linee guida per la riapertura approvate dalla Conferenza delle Regioni, che comprendono le attività ricreative, quindi nel frattempo abbiamo fatto un passo in più. Mi ha molto colpito la frase del Presidente della Conferenza Stato-Regioni, Stefano Bonaccini, in occasione dell'emanazione di queste linee guida il 9 giugno: «Dobbiamo guardare al futuro con ottimismo e dinamismo, senza mai abbassare la guardia rispetto all'osservanza delle regole indispensabili per la prevenzione». Questa doppia svolta ora ne esige un'altra, epocale, che dobbiamo compiere tutti insieme nel rapporto Governo-Parlamento e nel rapporto maggioranza-opposizione, una svolta dettata anche dalla questione, che alcuni colleghi hanno ricordato prima di me, a volte con accenti polemici. Mi riferisco al fatto che questo decreto dà una cornice giuridica anche a tutti gli interventi normativi fin qui realizzati, da quelli amministrativi ai decreti, riferendosi naturalmente all'articolo 2 del decreto del 19 maggio. Con questo provvedimento si intende che la fonte primaria dev'essere ora il decreto legislativo. Questo sembra un tema formale, ma è un tema sostanziale perché la svolta epocale che dobbiamo imprimere ora è quella delle linee guida di un Paese. Poiché ora si normerà soltanto per fonte primaria, abbiamo ancora di più il dovere di legiferare, semplificando possibilmente, sul tesoro del nostro Paese: scuola, università, economia e lavoro. Il tema della scuola l'avete ricordato in molti. Siamo tutti molto preoccupati per la riapertura delle scuole, sia per il ritardo - il mio Gruppo l'ha detto dall'inizio della pandemia - che abbiamo accumulato nella riapertura, sia per il ritardo delle linee guida, che sono state delineate ieri, ma non ancora confermate (credo che oggi sia prevista una conferenza del Ministro con le Regioni). Credo che dobbiamo approfondire la consapevolezza del tema, di quanto sia importante agire in fretta, stando vicini alla scuola, ad esempio ai presidi. Naturalmente è giusto il principio evocato dalle linee guida dell'autonomia scolastica, anche perché ci sono territori completamente diversi, pensiamo alle zone montane, a come i ragazzi e le ragazze potranno raggiungere le scuole e quindi alla necessità di rivedere i trasporti. Ma noi dobbiamo essere vicini ai presidi, fornire loro delle direttrici, aiutarli, sostenerli; non possiamo rimetterci alla semplice autonomia scolastica in questo momento drammatico. Soprattutto dobbiamo avere la consapevolezza e della perdita sul fronte del capitale umano. I posteri ragioneranno sul danno di questi tre mesi di lockdown , ma credo che noi intanto dobbiamo prendere consapevolezza di questo. Dobbiamo parlare di progetti didattici, non solo di misure di sicurezza. Non si può parlare soltanto di metri; ormai anche un piccolo bar sa quali sono le misure di sicurezza, ma qual è la didattica nell'alternanza eventuale tra distanza e presenza? Qual è il tema didattico dei laboratori, che non mi pare ci sia? Quanto conta l'apprendimento dei ragazzi e delle ragazze in laboratorio? Per questo dobbiamo stare vicino ai presidi e a tutti i docenti. Credo che in questi mesi dobbiamo fare una chiamata alle armi di tutto il Paese affinché la scuola possa riaprire in sicurezza. (Applausi). Tutti insieme. Non possiamo lasciare il tema alla responsabilità dell'autonomia scolastica. Di università si parla poco, secondo me. Ho un figlio al primo anno di università e si sta naturalmente adattando alla didattica a distanza. Mi ha molto colpito l'audizione del Consiglio nazionale degli studenti universitari in Commissione affari costituzionali, proprio in occasione della conversione in legge di questo decreto-legge. I ragazzi rappresentanti del Consiglio nazionale degli studenti universitari lanciano un grido d'allarme: attenzione alla fase di ripartenza, non bisogna lasciare soli gli atenei. È giusta, legittima l'autonomia universitaria, ma non lasciamo soli gli atenei, perché si possono accentuare le disuguaglianze tra atenei e territori. Questo mi consente di passare all'ultimo tema che vorrei trattare in questa sede: le disuguaglianze sociali. Non so quanti di voi hanno occasione in questa fase di visitare le aziende. Nel Paese c'è un clima a volte molto bello. Ho rivisto in alcune aziende un clima di comunità tra lavoratori, operai e imprenditori. Infatti, il tema della cassa integrazione e della liquidità che non arrivano in tempo riguarda la comunità aziendale ed è molto importante e interessante in questa fase di riapertura e di rilancio, in cui spesso i lavoratori e le aziende sono uniti. Certamente anche noi avremmo preferito meno esternazioni, anche da parte del Presidente dell'INPS, su alcuni temi; avremmo preferito vedere accolte alcune proposte di semplificazione, come l'ammortizzatore sociale unico. Ma il tema della comunità, la ripresa di un cammino di comunità deve riguardare un po' tutti, deve essere il nostro filo conduttore: comunità-scuola, comunità-università e comunità-lavoro-azienda. Meno burocrazia: trattiamo gli argomenti in maniera meno amministrativa, ma più col calore di voler risolvere i problemi sociali che abbiamo davanti. (Applausi. Congratulazioni ). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, il provvedimento di conversione in legge del decreto-legge n. 33 del 2020, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica, in discussione oggi, è - diciamolo - un piccolo omnibus , un calderone che ancora una volta conferma l'assenza di una visione di sistema. È altresì l'ennesima conferma - spiace rilevarlo - di una corsa continua ai correttivi ex post facto , dopo il fatto, cioè a posteriori . Ormai ci siamo abituati, ne abbiamo già discusso in Assemblea ed è inutile ripeterlo, perché tanto il Paese lo sa. Abbiamo assistito a un massiccio ricorso a strumenti normativi straordinari, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, giustificati dall'urgenza, quindi atti amministrativi, cui poi si è corsi a mettere un cappello, una cornice legislativa e una legittimazione, con una sorta di continua sanatoria. Sul tema del coronavirus e degli interventi ad essa relativi, abbiamo perso il conto. Tra leggi, decreti, decreti-legge, circolari e ordinanze, il conto lo abbiamo perso, in Aula e fuori. Secondo il monitoraggio del sito di Openpolis, che arriva oggi, dall'inizio dell'emergenza abbiamo superato di molto - e la cifra vi stupirà - i 40.000 provvedimenti. Sono già 299 le leggi, con oggi arriveremo a 300. Quasi incalcolabile il numero dei decreti attuativi. Complessivamente, è stato calcolato che, per 13 decreti-legge, servono ancora 165 decreti attuativi. Chissà cosa succederà, non oso pensarlo, con il decreto rilancio, quel mostro legislativo, in corso di approvazione, che ha già realizzato nove decreti attuativi, 94 sono in divenire e forse lo rimarranno a lungo. Se aggiungiamo, poi, i decreti regionali e gli atti comunali si supera la quota, succitata, dei 40.000 provvedimenti. La prima considerazione che si impone alla oggettività, e si impone come una pietra, è il trionfo assoluto della burocrazia e della confusione. Il premier Conte continua a recitare il suo mantra propagandistico: sburocratizzare lo Stato. E meno male! Invece, la realtà è un'altra. Anche in questo caso è un'altra e si è persa una buona occasione per sburocratizzare davvero, per dare una sforbiciata alle procedure che bloccano tutto, non da oggi, è ovvio, ma da anni. Invece, no. Un oceano di provvedimenti ed un esercito di strampalate, quanto inutili, task force (circa 450 persone in 15 organismi), composte da super sapientoni che agli Stati Generali avrebbero dovuto fornire un piano blindato di rinascita del Paese. Questo era quanto c'era stato promesso. La fumosa conferenza stampa, però, quasi emotiva, del presidente Conte a fine lavori racconta tutta un'altra storia e ancora siamo in attesa di capire quali sono le proposte. Insomma, il peso antico della burocrazia ha inciso sulla gestione della crisi, sulle fasi 1,2,3, sulla ripartenza e sulle riaperture. Proprio sulle riaperture e sulla ripartenza, purtroppo, non sono state ascoltate, e tantomeno accolte, le proposte di Fratelli d'Italia. Non le cito tutte, ma voglio ricordare la richiesta di maggiori semplificazioni, gli interventi per compensare le perdite (ovvero liquidità vera e indennizzi immediati per compensare, appunto, le perdite), la mancata chiarezza di comunicazione sulle regole, i tempi e i modi delle stesse. Ancora, il fatto di non fare differenze di ATECO e di settore e di fare tutto un calderone, un gran caos, invece di consentire una riapertura graduale in base a chi era in grado di garantire, con la riapertura, il rispetto delle regole e dei protocolli di sicurezza. Invece no, si è riaperto grazie alla forza, al coraggio e alla resilienza degli italiani. Un pensiero lo voglio tributare a tutti coloro che, invece, sono stati chiusi per decreto e mancanza di aiuti e non hanno ancora riaperto: sono almeno il 30 per cento delle attività. Diciamo anche che il Governo è andato in tilt e, senza il pressing delle Regioni, forse l'Italia non avrebbe neanche riaperto in quel preciso momento. Ma andiamo avanti. Io voglio scegliere un solo esempio, drammatico, di tilt tra i tanti e lo scelgo perché ha condizionato il quotidiano e la vita di milioni di persone, di grandi e di piccini. Mi riferisco, ovviamente, alla chiusura delle scuole in tempo di riapertura del Paese. Fratelli d'Italia ha elaborato un pacchetto articolato di proposte sulla riapertura delle scuole, con norme differenziate, norme precise, in relazione, evidentemente, all'ordine e grado scolastico e alle fasce d'età. Invece, niente: scuole chiuse durante la riapertura e, voglio ricordarlo e ne abbiamo discusso anche qui in Aula, donne che non sono potute tornare al lavoro per restare a casa ad accudire i figli, segnando, con questa questione un arretramento sociale che ha riportato indietro il Paese agli anni '50. In sostanza, cari colleghi, tra fughe dai confronti in Parlamento, la bulimia dei videomessaggi presidenziali e le dirette e il ricorso compulsivo ad atti amministrativi, direi - in una battuta - che c'è stata chiusura senza criterio e riapertura senza un piano. Fratelli d'Italia ha svolto il suo ruolo responsabilmente dall'inizio dell'emergenza. Ha votato gli sforamenti di deficit ed è stata presente. In via conclusiva, però, vogliamo dire che complessivamente, su tutta l'emergenza Coronavirus, troppe cose non tornano fin dall'inizio. Ci sono state responsabilità e omissioni e continuano ad esserci. Lo ripeto: sull'emergenza Covid i conti non tornano. Ci sono state omissioni e responsabilità che andranno individuate. Chi si assume la responsabilità di aver detto, ad esempio, che era solo un'influenza, che gli asintomatici non erano contagiosi, che il virus non rimaneva sugli oggetti e potrei continuare? Chi si assume la responsabilità di aver dichiarato l'emergenza sanitaria il 31 gennaio e di non aver fatto nulla fino a fine febbraio? Chi si assume la responsabilità dei ritardi sui tamponi e sui test sierologici? Purtroppo potrei continuare, ma concludo perché il conto politico si presenterà, prima o poi. Noi non lo abbiamo fatto per senso di responsabilità ma la realtà si imporrà su chi dovrà giustificare omissioni e responsabilità. Preoccupa - e lo dico senza polemica - l'inerzia e il ritardo del Governo, la confusione dei messaggi e soprattutto questo storytelling governativo che racconta sempre un Paese che non c'è, che non esiste, che noi non vediamo, non lo viviamo perché la realtà è tutt'altra. Ciò che colpisce davvero, anche dopo gli ultimi Stati Generali, non è l'assenza di competenza, non è l'assenza di coordinamento, non è l'assenza di sistema, ma è una cosa molto più semplice. Quello che colpisce e preoccupa è l'assenza di comune buon senso, di percezione e dimensione di una normalità che la politica non dovrebbe mai perdere di vista. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fattori. Ne ha facoltà. FATTORI (Misto) . Signor Presidente, oggi parliamo della conversione in legge del decreto che, di fatto, chiude la fase emergenziale, la fase 1. Ho ascoltato molti interventi sull'economia non pertinenti, perché il decreto al nostro esame è dovuto e contiene semplicemente la riapertura della mobilità tra le Regioni, già avvenuta a partire dal 18 maggio, e a livello internazionale. Infine, come già detto dalla collega Parente, contiene una rinnovata autonomia regionale in modo da poter rilevare, in futuro, zone di contenimento che non siano più così vaste, com'è accaduto durante il lockdown che effettivamente è stato drammatico da molti punti di vista, sia per i ragazzi che non hanno potuto andare a scuola e si sono visti interrompere la loro socialità, sia per le imprese, soprattutto le piccole, che sono sempre quelle più dimenticate, sia per i lavoratori che sono rimasti a casa. A fronte di una tragedia, di una epidemia del genere, comunque, il Governo non aveva alternativa che invocare l'articolo 16 della Costituzione e quindi limitare le nostre libertà per proteggerci. Detto questo, vorrei tornare all'inizio di questa epidemia che è partita da una regione specifica: la Lombardia. Ricordo sempre che se non fosse stato per la Lombardia, il nostro Paese, probabilmente, non avrebbe subito questa tragedia, quindi mi fa molta specie sentire l'opposizione, soprattutto quella che governa la Regione, accusare il Governo centrale di qualcosa che invece non è stato gestito bene a livello locale. Riguardo alla sanità, è vero che i focolai si sono verificati soprattutto nelle strutture sanitarie private e nelle RSA, dunque in quel modello Lombardo di gestione pubblica e privata che, evidentemente, dobbiamo dire che ha fallito. Il modello lombardo di sanità ha fallito e ha costretto tutta l'Italia al lockdown . Finché non ci rendiamo conto di questo, probabilmente non risolveremo la questione. Riguardo ai focolai nel Lazio, nominati da una mia collega... (Commenti). PRESIDENTE. Ho fatto intervenire tutti. Ho sentito fare affermazioni di vergogna, di scuse e di qualunque cosa. Quindi, vi chiedo la cortesia di lasciar parlare la collega, che sta esprimendo la sua opinione. In quest'Aula si lascia esprimere l'opinione di tutti. (Applausi) . FATTORI (Misto) . Riguardo ai focolai nel Lazio, menzionati da una collega dell'opposizione, concordo che toccherà rivedere le modalità di affidamento della sanità privata nel Lazio. Non mi dilungo a dire a chi sono state affidate negli anni queste strutture, con quali modalità di gestione e quanti pochi controlli sono stati fatti in epoca recente rispetto alla sanità privata del Lazio, che spesso ha solo un nome o pochi nomi. Per quanto riguarda la modalità del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ho già detto che nella fase emergenziale non c'erano alternative e che poteva intervenire solo il Presidente del Consiglio per tutelare la salute pubblica, ma devo dire anch'io che questa modalità adesso deve finire. Questo è un decreto che, in poche parole, riporta in capo alle Regioni la responsabilità della gestione dell'epidemia. È un momento diverso, quello di ritornare alla normalità. Per quanto riguarda il piano Colao, francamente lo prenderei e butterei nel cestino; per come è entrato in Parlamento e per gli obiettivi che si era posto il mio MoVimento 5 Stelle dell'epoca, il piano Colao non c'entra proprio niente. Spero quindi che da questi Stati Generali escano dei documenti che finalmente possano essere portati in Parlamento per attuare quella fase 3 in cui occorre ripensare a una rinascita del Paese, avendo a cuore in particolare la ripubblicizzazione delle strutture, i beni comuni, la scuola pubblica e quant'altro, lasciando perdere poi i finanziamenti alle scuole paritarie (questo è sempre un mio parere del tutto personale), quando c'è una scuola pubblica che ha edifici che non possono contenere i ragazzi a distanza di un metro, quando torneranno a scuola. Cerchiamo di dirci le cose come stanno: sarà difficile implementare le circolari del ministro Azzolina proprio per mancanza di strutture. Torno al tema scuola: qui si rimanda a un decreto precedente e siamo a luglio; la scuola deve riprendere a settembre. Oggi leggevo le perplessità dei presidi che non sono in grado di garantire le norme di sicurezza. Credo che dobbiamo tutti impegnarci, anziché criticare o lamentarci, per fare proposte su come riprendere la scuola a settembre. A settembre tutti gli studenti italiani devono poter rivedere i loro compagni di scuola in strutture adeguate e individuate come possibile. Abbiamo pochissimo tempo: impegniamoci tutti in questo senso. Non ho nient'altro da aggiungere rispetto a un decreto-legge che, tutto sommato, chiude una fase e spero ne apra un'altra, dove il Parlamento sarà veramente centrale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, com'è già stato detto ci apprestiamo a convertire in legge un decreto-legge. Finora ho sentito critiche rispetto al fatto di usare un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che detta norme e un quadro di riferimento che effettivamente possono generare sovrapposizioni con il primo dei provvedimenti adottati, il decreto-legge n. 19, che prevedeva misure di contenimento sulla diffusione del virus. Apparentemente le misure lì contenute potrebbero essere superate, perché ci sembra ormai di avere raggiunto una certa libertà, ma siamo appena entrati nella famosa fase 3, abbiamo conquistato libertà di movimento e circolazione, ma non abbiamo debellato il virus - lo vorrei ricordare anche a questa Assemblea - che circola ancora fra di noi, seppure (così sembra) in maniera più contenuta e meno aggressiva. Va ricordato che lo stato di emergenza di cui si parla in questo decreto finisce però il 31 luglio 2020, quindi fra poco più di un mese. Questo provvedimento detta misure applicabili fino a quella data. Un primo ordine di disposizioni riguarda, come è stato detto, la circolazione, dove però - per fortuna - viene mantenuta la possibilità, in capo ovviamente alle Regioni, che in caso di aggravamento della situazione epidemiologica, possano ancora essere adottate misure restrittive per contenere eventuali focolai. Dal 3 giugno, data di inizio della fase 3, è possibile circolare in maniera interregionale, secondo princìpi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico. Va ricordato che rimane assolutamente importante il monitoraggio dei contagi effettuati in capo alle Regioni insieme al Ministero della salute. Questo punto è fondamentale: appena abbiamo le avvisaglie, dobbiamo intervenire. Il provvedimento ovviamente reca anche disposizioni relative alla quarantena. Ricordo che sono previste sanzioni per chi esce pur sapendo di essere in quarantena. Ciò è fondamentale perché uscire, trovandosi in quarantena, va a scapito del benessere di tutta la salute pubblica. A questo si aggiunge il divieto di assembramento che però vi dico, colleghi, non fa il paio con quanto sta succedendo nelle piazze, nelle città e sulle spiagge italiane. Vediamo ovunque assembramenti senza dispositivi, senza nulla. Si assiste a una sorta di generale rilassamento - di cui forse davvero avevano bisogno gli italiani, anche se non così tanto - e sembra che i cittadini non siano più spaventati dal virus come qualche mese fa. Questi dati sono evidenti anche perché solo 3 milioni di italiani hanno scaricato l' app Immuni. Vi è paura di dare i propri dati. Invece quasi 60 milioni di italiani hanno scaricato quelle app gioco - perché tali sono - dove mettono a disposizione addirittura le loro foto. Questi, sì, sicuramente sono dati che qualche società privata utilizzerà in altro modo. Quindi, attenzione. Ricordo altresì la scarsa adesione all'indagine sierologica avanzata dal Ministero di cui abbiamo parlato in Assemblea la settimana scorsa; è stata convertita anch'essa in legge ed è ora all'esame della Camera. Tale indagine è davvero importante per avere una mappatura dal punto di vista geografico della nostra Nazione e capire come si muove il virus. Sempre più spesso vediamo quindi persone senza dispositivi, senza la mascherina; non è un bel segnale e ci si aspetta da un momento all'altro purtroppo di tornare indietro. Speriamo non sia così, ma vediamo la situazione di altre Nazioni; vedete cosa sta succedendo in Germania; in Portogallo stanno chiudendo, ripristinando il lockdown e addirittura anche in Cina, per soli 54 casi, sta nuovamente chiudendo. Il pericolo delle seconde ondate quindi esiste, lo stiamo vedendo, non va sottovalutato, ma va gestito attraverso provvedimenti, come quello al nostro esame, in grado di darci cornici normative entro cui muoverci, che siano di riferimento per rallentare o restringere i divieti in base alle esigenze di sicurezza. D'altronde devo ricordare che è stato grazie all'efficienza delle misure di prevenzione, protezione e distanziamento sociale adottate nonché alle norme di tale rango emanate in questo periodo, che in pochi mesi - ricordo sono passati tre mesi - siamo riusciti a contenere e gestire l'epidemia. Ovviamente ciò non senza polemiche, come quelle che abbiamo ascoltato prima. Devo dire però che se adesso possiamo muoverci con un po' più di libertà, abbiamo raggiunto l'obiettivo. Non va dimenticato - ribadisco - che il Covid-19 è ancora con noi. Non bisogna abbassare la guardia e questo lo dobbiamo ricordare - bisogna ricordarlo anche qui perché la memoria è veramente labile - soprattutto per gli operatori sanitari che tanto si sono battuti per mantenere in vita le persone e anche per i 34.000 italiani che non ci sono più. Detto ciò in questa fase l'obiettivo principale è la ripartenza del Paese. Vorrei fare una nota; prima si è detto che il bonus baby-sitter lo percepiscono anche i lavoratori. Certo che lo devono percepire i lavoratori, soprattutto le donne, che sono quelle che ci hanno rimesso di più in questa emergenza. Le donne infatti con il carico del peso della propria famiglia, con i figli da accudire e i compiti assegnati dalle scuole, avevano il carico maggiore. Quindi dare l'opportunità alle donne di ritornare al lavoro, come ho sentito prima anche da altre colleghe e su questo c'è stato un passaggio importante, e avere l'opportunità di un bonus per pagare chi può gestire i figli a casa, riprendendo il lavoro senza perderlo, credo sia stata una grande opportunità. Dopodiché, è giusto fare i controlli; anch'io sono d'accordo sul fatto che bisogna effettivamente verificare chi ne aveva diritto e chi non ne aveva. Un'altra cosa importante, che è stata detta prima e che anch'io ribadisco, è riaprire in assoluta sicurezza tutti gli istituti scolastici, pubblici e paritari, con la ripresa dell'attività didattica frontale; la vera scuola è frontale, perché solo in questo modo si stabiliscono relazioni interpersonali fra gli studenti e i docenti. È importante quindi ritornare ad avere pari opportunità di istruzione per tutti, contemplando l'adozione di modalità di prevenzione (le cui linee guida, emanate in questi giorni, sono in discussione) volte a garantire condizioni di massima sicurezza per tutti (docenti, operatori scolastici, studenti e famiglie). Bisognerà stare attenti anche e soprattutto alle relazioni inclusive dei minori disabili, con fragilità cognitive e comportamentali e con disturbi dell'apprendimento, perché purtroppo c'è stato un aggravamento di questi studenti, per non lasciare davvero indietro nessuno. È necessario ed è importante - perché la crisi sanitaria ha portato a una crisi economica - che alle attività economiche, produttive e sociali siano applicati criteri metodologici e prodotti adeguati alla disinfezione e alla sanificazione degli ambienti presso i quali si svolgono le attività stesse, che siano però riconosciuti esclusivamente da soggetti preposti a certificarne e a garantirne l'efficacia. Ricordo che per le attività produttive sono stati redatti protocolli condivisi con i sindacati, che hanno permesso la ripresa in quasi tutti i comparti. Sta ora ovviamente a tutti noi, datori di lavoro e lavoratori, rispettare le norme di sicurezza, perché sono importanti; non bisogna lasciarsi andare neanche in ambito lavorativo, ma è necessario rispettare tutte le norme durante l'attività lavorativa. È un sacrificio, sì, è vero, lo è anche per noi; a volte, appena possiamo, togliamo la mascherina, però solo nei momenti in cui la si può togliere. Laddove invece bisogna tenerla, cioè negli ambienti chiusi, è giusto un sacrificio aggiuntivo. Se vogliamo portare rispetto nei confronti di chi in questi mesi - come ho ricordato prima - non si è mai risparmiato (comprese le Forze dell'ordine e il personale sanitario, che ci hanno guidato in questi mesi), allora vale la pena fare questo sacrificio. Soprattutto non possiamo più permetterci di tornare indietro ai primi mesi dell'anno, perché non ne avremmo più le forze, nemmeno economiche. Seppur con tante problematiche dal punto di vista burocratico, che sono state citate prima, siamo tuttavia riusciti a elargire le risorse; non abbiamo ancora terminato, perché il decreto rilancio è in esame alla Camera. Dobbiamo assolutamente tenere in considerazione e guardare davvero a ciò che è successo tre mesi fa, per evitare di essere troppo rilassati. Ognuno di noi dovrà fare tutte queste valutazioni prima di pensare che ormai ci siamo lasciati alle spalle il dramma. Purtroppo è solo allontanato e soltanto una terapia e il vaccino ci potranno rassicurare. Allora, sì, potremo riprendere a comportarci liberamente; fino ad allora dovremo pazientare e dimostrare senso civico, per il bene del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ho deciso di dividere il mio intervento in due parti, parlando delle cose positive di questo decreto-legge e poi di quelle negative. La prima cosa positiva è che in questo decreto-legge si mette un po' di ordine nella foresta e nella giungla di decretazione d'urgenza che c'è stata, contraddittoria e altalenante; questo è sicuramente un fatto positivo. Però, al di là di questo, io non riesco a vedere nessun altro elemento di positività che possa indurre la mia parte politica e il sottoscritto a dare un voto favorevole a questo provvedimento. Rimane in tutta la sua interezza e in tutta la sua contraddizione la confusione tra le varie competenze. Non si è ancora capito in maniera chiara quali siano le competenze dello Stato, quali siano le competenze della Regione e quali siano le competenze dei Comuni; si viaggia ancora all'impronta. Siamo inoltre pervasi da una sorta di frustrazione, perché parliamo di un decreto-legge che ha già prodotto i suoi effetti. Si tratta quindi di una discussione postuma, nella quale ci esercitiamo in valutazioni, in critiche e in proposte, nella consapevolezza che nessuno di questi elementi potrà essere tenuto in considerazione. Questo Governo è stato capace di trasformare un fatto, quello del coronavirus, in una situazione emergenziale. La gestione dell'emergenza credo che debba passare attraverso la valutazione e il contributo del Parlamento. Voglio ricordare, perché prima o poi questo tema dovremmo affrontarlo, una polemica che nelle scorse settimane abbiamo letto sui giornali tra il sottosegretario Sileri e la struttura del Ministero della salute, nella quale il Sottosegretario si lamentava del fatto che, nonostante il suo ruolo di Governo, non fosse stato messo nelle condizioni di accedere ad atti importanti del Ministero. C'è stata una risposta, che chiamerei una confessione stragiudiziale, di un alto dirigente del Ministero della salute, che ha confermato in maniera pacifica che il Ministero e quindi il Governo erano informati della gravità della situazione che si preannunciava già dalla metà di gennaio. Voglio ricordare che il 31 gennaio è stato emesso il provvedimento di dichiarazione dello stato di emergenza. Il Governo era perfettamente a conoscenza di quale fosse la gravità del problema e il suo grado di contagiosità e, sempre questo alto dirigente del Ministero della salute ha detto che lo avevano appreso, ma che hanno ritenuto di tenerlo riservato non soltanto ai cittadini, ma addirittura ai membri del Governo, per non creare allarmismo, quando invece a gennaio vi erano le condizioni per assumere tutte quelle determinazioni, che avrebbero consentito di affrontare meglio questa emergenza. Voglio ricordare che nonostante questo dossier - a cui non so se un giorno avremo accesso, magari passato questo momento - fosse in possesso del Governo da gennaio e nonostante il 31 gennaio ci sia stata la proclamazione dello stato di emergenza, abbiamo dovuto aspettare marzo per avere il lockdown. C'è stato dunque un mese, praticamente, nel quale il Governo ha "pettinato le bambole", come direbbe un autorevole esponente politico della maggioranza, e poi ci ha propinato una serie di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che hanno violato la legge e la Costituzione. Non è possibile attribuire all'urgenza il ricorso ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, perché era possibile mettere il Parlamento nelle condizioni di poter decidere e valutare. Se forse, per il lockdown , l'Assemblea non si è riunita come avrebbe dovuto, c'era però per il Governo la possibilità di convocare i Capigruppo e i leader dei partiti o delle coalizioni, ma non l'ha fatto e ha deciso in solitudine, avvalendosi di sedicenti team , commissioni o rappresentazioni - non sappiamo più come definirle - che si sono sostituiti al potere politico, che è l'unico che ha la facoltà e la prerogativa di decidere. Certamente gli scienziati, i tecnici, le categorie, i rappresentanti dei lavoratori e tutti quelli che vogliamo possono interloquire, ma l'ultima parola la deve prendere la politica. La politica è la responsabile delle scelte. Mi rivolgo dunque al Presidente del Consiglio, che si definisce l'avvocato del popolo. Voglio dire che il rapporto tra avvocato e cliente è un rapporto fiduciario. L'avvocato viene scelto, ma il presidente Conte non è stato scelto da nessuno, a differenza di noi che rappresentiamo il popolo e dobbiamo essere qui vigili sull'attività del Governo e che siamo rappresentativi e cassa di risonanza delle problematiche del Paese. Su tutto questo, però, il presidente Conte fa spallucce. Visto che non ha mai fatto una campagna elettorale, visto che non ha mai chiesto il voto e non è stato mai eletto da nessuno, capiamo che per lui il Parlamento, i parlamentari, i senatori e i deputati sono un orpello del quale si potrebbe fare assolutamente a meno. Ritorniamo allora alla filosofia dell'uomo solo al comando, che adesso, dopo aver disatteso i suggerimenti, le proposte e gli interventi dell'opposizione, che guarda caso sono stati raccolti nel famoso dossier Colao, del quale non si parla più, comincia a litigare anche con quelli della sua maggioranza, come per dire: "Io sono io e voi..." e il resto lo conosciamo tutti quanti. Ma vi è anche una contraddittorietà nell'esercizio delle funzioni legislative, vi è una confusione fra le fonti primarie e le fonti secondarie e quelle regolamentari, che sono ritenute di terza fascia. Un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non può regolamentare prerogative, limitare diritti e stabilire sanzioni laddove vi è la riserva di legge prevista dalla nostra Costituzione. Nel nostro ordinamento il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, al di là dell'articolo 78 della Costituzione, che ha stabilito lo stato di emergenza in caso di guerra, è stato introdotto con la legge 24 febbraio 1992, n. 225, che ha istituito la Protezione civile. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dovrebbe avere soltanto una funzione amministrativa e non legislativa. Dopo tanto tempo, dopo tanti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, annunciati in conferenze stampa fatte sempre in solitudine, con i quali il Premier "consentiva di" e "permetteva di", come se fosse una facoltà gentilmente concessa al popolo italiano, li avete trasformati in decreti-legge e forse le cose si sono un po' modificate, perché il decreto-legge è una forma di legislazione secondaria e deve avere, come limite, soltanto quello costituzionale. Commettete però un altro errore: nei vostri decreti-legge delegate ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri l'assunzione di decisione e l'emanazione di norme che - anche queste - prevedono l'intervento legislativo. Noi riteniamo che la gestione di un'emergenza come questa non possa essere sottratta al vaglio del Parlamento, nel senso che il Parlamento deve intervenire non solo in fase di ratifica, peraltro senza poter inserire elementi fondamentali, ma in quella della discussione e della proposizione. La decisione sarà poi presa dalla maggioranza e dall'Esecutivo, ma di fronte al Paese, dinanzi al quale ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. Il Presidente del Consiglio preferisce invece fare simposi e Stati Generali con tutte le categorie e tralascia la rappresentanza popolare, i rappresentanti del popolo e l'opposizione, della quale si lamenta che non collabori. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, il tempo scorre velocemente quando si parla di questi argomenti e lei è sempre puntuale. PRESIDENTE. La ascolto piacevolmente e le consento di concludere. VITALI (FIBP-UDC) . La ringrazio, signor Presidente. Fase 1, fase 2 e fase 3, ma noi siamo ancora a «Caro amico ti scrivo». Si parla di 55 miliardi di euro nel cosiddetto decreto rilancio, dove avete commesso un altro errore clamoroso, come vi ha ricordato il vostro ex vice ministro Morando: avete delegato al Ministero dell'economia e delle finanze poteri in tema di bilancio che sono invece previsti solo per il Parlamento. Si parla di 55 miliardi di euro, ma quando pagate i 35 miliardi di debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti dei cittadini? Il rinvio delle scadenze fiscali è una barzelletta. Voi non potete rinviare le scadenze fiscali perché nei tre mesi precedenti non si è lavorato. Se non si è lavorato nei tre mesi precedenti, come si fa a pagare le tasse nei tre mesi successivi? Vi è poi il tema della sanatoria degli extracomunitari. Chi vi parla è animato da cristiano sentimento di solidarietà, ma si può pensare a solidarizzare con gli extracomunitari quando nel nostro Paese ci sono 5 milioni di poveri assoluti che probabilmente, dopo questa emergenza, diventeranno di più? Lo si può fare quando ci sono centinaia di migliaia di percettori di reddito di cittadinanza che non hanno lavorato un giorno e che potrebbero essere ben destinati ad attività lavorative? (Applausi) . PRESIDENTE. Senatore Vitali, sono costretta a chiederle di concludere. VITALI (FIBP-UDC) . Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. Mi sia consentito soltanto un richiamo al bravo collega Parrini, che ci ha dedicato parole mielose dicendo che nella Commissione c'è stato un proficuo lavoro di collaborazione. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,34) ( Segue VITALI). Ebbene, signor Presidente, andiamo a vedere gli emendamenti: sono stati approvati soltanto quelli del Governo e del relatore: se questo è lo spirito di collaborazione, ognuno rimarrà sulle proprie posizioni e si assumerà le proprie responsabilità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarielli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dopo due ore di interventi - ma vorrei dire dopo qualche giorno di lavoro e, soprattutto, dopo quasi quaranta giorni dal 16 maggio scorso - credo che dal surreale si sia sterzato verso il grottesco. Dico surreale perché è già surreale stare qui oggi a parlare di un decreto-legge varato il 16 maggio - come è stato più volte ripetuto - che ha esaurito le sue funzioni di fatto il 2 giugno. Ebbene, allora dove sta il grottesco? Sbagliare prima ci sta, soprattutto in una situazione grave come quella che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo; ma riuscire a sbagliare addirittura a posteriori è grottesco. (Applausi) . Era proprio questo l'unico senso di un provvedimento da portare in conversione oggi: analizzare a posteriori la situazione e inserire quei correttivi sia per la fase attuale sia - Dio non voglia! - se dovesse essercene ancora bisogno. E invece, anche questa volta, il Governo e la maggioranza hanno chiuso gli occhi e lo hanno fatto su una situazione - badate bene, è giusto che chi sta a casa lo sappia - in cui nel dossier per noi parlamentari, quelli che leggi le dovrebbero fare, quelli che dovrebbero seguire tutto, le prime 10 pagine servono a spiegarci quello che è stato: è un elenco di 10 pagine di decreti-legge, DPCM, misure adottate, perché è una selva nella quale oramai non ci ritroviamo nemmeno noi. E per fortuna non c'è l'elenco delle task force , degli esperti, per non parlare delle dichiarazioni, perché se no avremmo avuto un'enciclopedia ancor prima di entrare nel merito del provvedimento. E non è solo una questione di forma. Non si dica che non c'era tempo; il tempo c'era almeno per un confronto chiaro, aperto, costruttivo con l'opposizione e anche con le forze di maggioranza da parte del Governo, perché, in mezzo a tutti i tavoli inutili, l'unico tavolo permanente utile non l'avete voluto, nonostante le richieste del Presidente della Repubblica, nonostante la nostra continua disponibilità costruttiva. Il problema è che l'altra lista che a ogni provvedimento si allunga è quella dei problemi irrisolti; l'elenco che si allunga è quello delle attività chiuse, delle occasioni perdute, quello delle dichiarazioni allucinanti da parte degli esponenti del Governo e di altri soggetti. Ne sono state riportate tante. Di quelle passate permettetemi di citarne almeno una: la vergogna di sentire il presidente dell'INPS dire che «abbiamo ricoperto di soldi gli italiani». Li abbiamo ricoperti di debiti! (Applausi) . Debiti, conti aperti, magari col salumiere o con il negozio di alimentari per continuare a dare da mangiare ai figli, per chi quella cassa integrazione, ancora oggi, ancora per il primo mese non l'ha ricevuta; alle aziende che sono dovute andare in banca. E molti di coloro che hanno avuto la cassa integrazione in tempo ce l'hanno avuta proprio per quegli imprenditori che l'hanno anticipata, quegli imprenditori che sono accusati, nella gran parte ingiustamente, di essere potenziali evasori, e che invece si sono fatti carico in quota parte di risposte che il Governo non è stato in grado di dare. Da questo sterminato elenco permettetemi un'altra citazione che risale a ieri sera, quando, a «Porta a Porta», il ministro Di Maio ha proposto di sospendere il codice degli appalti per tre o quattro anni, dopo che noi lo abbiamo proposto più volte sentendoci dire di no. (Applausi) . È una vergogna! Vergognatevi! Almeno siate coerenti. Ebbene, neanche una notte e stamattina, alle 10,30, Delrio risponde che non se ne parla perché il codice degli appalti ha funzionato bene e deve rimanere. Almeno mezza giornata, compresa la notte e magari dormite, riuscite ad andare d'accordo e a dire la stessa cosa all'interno del Governo? (Applausi) . Ce la fate? Mezza giornata! E in merito alle responsabilità, collega Fattori, per fortuna l'ha detto la Commissione bicamerale permanente: su certi temi la responsabilità, anche in sanità, in virtù dell'articolo 117 della Costituzione, è del Governo, non delle Regioni. L'avete detto voi e in maggioranza ci sono tutti. (Applausi). Per fortuna, allora, che le Regioni, da Nord a Sud, tutte, chi più, chi meno, hanno fatto in proprio e in audizione, non in conferenza stampa, i rappresentanti delle Regioni sono venuti a dire che hanno dovuto mettere una pezza loro, perché non ha funzionato niente: non ha funzionato la Protezione civile, non ha funzionato la comunicazione come neanche il confronto con il Governo. Lo sapete che, in uno dei DPCM, Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha chiesto ai colleghi di esprimersi intorno alle 22 ed entro le 23 su un DPCM? Poi, di fronte alla levata di scudi, hanno rinviato al giorno dopo. Un'ora per un commento su un provvedimento annunciato in Commissione che ancora non c'era! Collega Parente, sa che cos'è una doppia svolta se va per strada? Significa proseguire nella stessa direzione sbagliata. Anche con questo provvedimento state proseguendo nella stessa direzione sbagliata. Lei citava Calvino, ma le faccio anch'io una citazione e la condivido con i colleghi. Calvino diceva: «chi ha l'occhio, trova quel che cerca anche ad occhi chiusi». Voi la direzione giusta non la trovate neanche ad occhi spalancati, con l'intero Paese, partiti ed associazioni di categoria che vi indicano quello che c'è da fare, ma che voi continuate a non fare nei provvedimenti. Il passo in più ce lo state facendo fare verso il baratro (Applausi) , non verso la soluzione, provvedimento dopo provvedimento. Lei faceva riferimento ai posteri, che giudicheranno gli errori: qui ai posteri non ci arriviamo perché salta il Paese prima. I conti li stanno pagando oggi, cittadini, famiglie ed imprese, non i posteri. Anche nel provvedimento in esame, dalle grandi alle piccole cose, tornando all'inizio dell'intervento, non avete voluto trovare i correttivi. Voi pensate soltanto agli spostamenti fra Regioni, ma il problema dei Comuni limitrofi fra Regioni diverse si poteva affrontare, come è stato affrontato il problema di San Marino piuttosto che il Vaticano? Perché per strada la gente non trova i confini geografici, trova le vicinanze sociali ed economiche, che qualche volta non coincidono con i termini amministrativi. Le aree verdi: troppo comodo fare come con le grida manzoniane e scaricare sui Comuni le responsabilità di controllare le aree verdi, senza dare loro gli strumenti. Questo significa non dividere i compiti, ma scaricare le responsabilità, e questo vale per i lavori e la cassa integrazione. Abbiamo dei lavori pubblici fermi, che sono stati fermi per i mesi del blocco e che stanno riprendendo ora: cose allucinanti. In conclusione, tutti hanno definito il Premier come un uomo solo al comando: ebbene, io mi dissocio da questo. Dopo un provvedimento come questo, il premier Conte dimostra ancora una volta di non essere un uomo solo, ma un uomo sòla, che sta prendendo in giro il Paese senza dare risposte. (Applausi). Quell'atto d'amore che ha chiesto alle banche, e che queste non hanno fatto, ce lo faccia lui, faccia un atto d'amore: vada a casa! (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, la conversione del decreto legge n. 33 (Atto Senato 1812) in discussione oggi riguarda ulteriori misure urgenti per fronteggiare la grave - e sottolineo grave - emergenza epidemiologica causata dalla pandemia da SARS-CoV-2. Esso, pur nelle sue restrizioni e nei suoi divieti, rappresenta semplicemente la naturale e progressiva evoluzione di precedenti provvedimenti già adottati che prevedevano le vigorose e necessarie misure di contenimento della diffusione del virus. Tutte le disposizioni adottate, elaborate e suggerite dal comitato tecnico, hanno avuto la loro attenta valutazione politica con scelte di indirizzo, nel tentativo concreto di renderle immediatamente attuabili e, soprattutto, comprese e condivise da parte dei cittadini. Questa è una condizione, secondo me, indispensabile senza la quale nessun provvedimento, anche il più ovvio e necessario, riesce a trovare conseguente attuazione pratica. Un'adesione consapevole e motivata di tutti i cittadini, pur nell'ovvia rapidità decisionale della fase emergenziale che stavamo vivendo, è il frutto anche - e soprattutto, direi - di una corretta informazione, capace di fornire le spiegazioni e le motivazioni giuste affinché i provvedimenti adottati siano compresi e, di conseguenza, attentamente osservati. La maturità civica di un popolo si evidenzia soprattutto nei momenti difficili, quando anche le misure che possono parzialmente limitare la libertà personale di spostamento e di autodeterminazione, ma che comunque rimangono indispensabili per preservare il bene comune fondamentale rappresentato dalla salute di tutti, sono rispettate per scelta personale e di adesione convinta e non perché sono imposte semplicemente ope legis e attuate attraverso il controllo degli organi preposti. Non potremo mai avere un sorvegliante in ogni strada o dietro ogni nostro comportamento. Tutti i provvedimenti adottati in questo e negli altri decreti-legge collegati alla pandemia, che possono anche non essere condivisi in alcuni punti, trovano la loro origine e il loro filo conduttore nella necessità di trovare il giusto equilibrio tra risposte rapide all'emergenza sanitaria e la vita economica del Paese, tra la salute pubblica, il rispetto della vita di ciascuno di noi, potenzialmente a rischio in quei difficili momenti, e le necessità individuali, fisiche, psicologiche, sociali ed economiche di cui giustamente occorre tener conto. La difficoltà è proprio il trovare l'adeguato equilibrio tra la scienza, con le sue conoscenze e i suoi suggerimenti in materia di provvedimenti sanitari, e la politica con le sue necessità di scelte sociali ed economiche. Non è stato facile tenere la barra dritta, andare avanti con chiusure e limitazioni di spostamenti che erano previsti solo nei casi di comprovate esigenze lavorative e di assoluta urgenza sanitaria. Ciò soprattutto quando altri, ragionando in maniera diversa, affermavano apertamente di aprire tutto, dicevano sì alla libera circolazione tra le Regioni quando ancora le condizioni epidemiologiche non permettevano assolutamente scelte di questo tipo (Applausi) . Scelte ancora troppo premature, che avrebbero sicuramente posto in ginocchio, più di quanto realmente avvenuto, la già difficile organizzazione sanitaria del nostro Paese, che paga decenni precedenti di scelte programmatiche sbagliate e a cui oggi si sta cercando di porre rimedio. Noi tutti non dobbiamo mai dimenticare le immagini dolorose e commoventi delle centinaia di bare messe in fila, né le sofferenze e le angosce delle terapie intensive. Le misure adottate, il lockdown prima e il distanziamento sociale e di sicurezza poi, hanno certamente avuto un ruolo determinante nel contrastare efficacemente la diffusione del virus; ne è dimostrazione il fatto che le stesse misure sono state adottate negli altri Paesi in cui l'epidemia si è verificata con un lieve scostamento temporale. Nessuno può negare che, se oggi siamo arrivati ad una situazione epidemiologica sanitaria molto più tranquilla, lo si deve ai provvedimenti che potevano sembrare molto drastici ma che erano l'unica misura capace realmente e concretamente di contrastare la diffusione del Covid-19. Certamente si può ipotizzare un'attenuazione della capacità di penetrazione e di aggressività del virus, o una sua presunta modifica genetica a tutt'oggi ancora da dimostrare, con conseguente viraggio verso una forma con minore virulenza, cioè più attenuata. Occorre però sottolineare la necessità di non abbassare la guardia. Ciononostante, nel rispetto delle misure in atto, con l'attenzione e la collaborazione di tutti, quell'incitamento sentito che ha unito in un unico abbraccio ideale il popolo italiano, da Nord a Sud, durante il periodo più critico dell'epidemia, al motto di: «Andrà tutto bene», sta diventando una felice e condivisa realtà dell'Italia tutta. Malgrado tutte le critiche e i rilievi che sono stati avanzati sui vari provvedimenti adottati, se oggi siamo un Paese che, pur essendo stato colpito violentemente dal punto di vista sanitario, può avere una relativa tranquillità epidemiologica e una spinta concreta a ripartire, forse qualcosa di positivo è stato realmente realizzato. Quanto fatto finora non è sempre e solo e comunque da criticare. (Applausi). Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,49) PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il relatore non intende intervenire in sede di replica. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, intervengo brevemente per ringraziare tutti i senatori per l'ordinato lavoro svolto nelle Commissioni e il senatore Parrini come relatore. Farò qualche appunto. Le critiche principali sono pervenute nella discussione generale, ma anche nei lavori di Commissione, prevalentemente su due punti: la decretazione di urgenza e l'intervento del Parlamento sui decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Sulla decretazione di urgenza, mi sento di dire che mai come in questo momento di emergenza sia stata necessaria la decretazione di urgenza e, proprio il fatto che molti problemi sono stati risolti e superati dimostra, in contrasto con quanto dichiarato, l'efficacia che ha avuto la decretazione d'urgenza. Per quanto riguarda la critica sulla partecipazione nei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, mi sento di ringraziare il senatore Pagano, che è stato il parlamentare che in Commissione si è fatto carico più degli altri di questa problematica, per aver ritirato l'emendamento, in modo da affrontare in maniera più consona, in un percorso parlamentare più opportuno, questa problematica che riguarda tutti noi parlamentari e che tutti ci auguriamo venga brillantemente risolta, perché è giusto che i parlamentari abbiano modo di intervenire anche su questi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Vorrei fare qualche precisazione relativamente all'intervento della senatrice Fregolent, che mi ha stimolato a controllare gli interventi degli altri Stati. Da un veloce sguardo, i provvedimenti, tra leggi e ordinanze, in Germania sono stati esattamente 14, come in Italia, in Francia addirittura 27. (Applausi) . Una piccola precisazione voglio farla anche per quanto riguarda l'intervento della senatrice Pucciarelli, che credo sia anche positiva, in merito alle infrastrutture. Questo Governo, con il ministro De Micheli, come anche il precedente, con il ministro Toninelli, sta ponendo un fortissimo focus sulle infrastrutture. Nello specifico, per la zona del pontremolese, sono stanziati nel decreto rilancio la bellezza di 92 milioni di euro e ci sono emendamenti parlamentari con enorme probabilità di essere approvati, che ne stanziano altri 70 o 72. Peraltro, nell'intervento del ministro De Micheli, la pontremolese da lei citata rientra nelle opere prioritarie del Ministero. (Applausi) . Vorrei sorvolare sull'intervento del senatore Gasparri, che ha utilizzato la discussione generale su questo provvedimento per dare del bugiardo a Tridico, a esponenti di enti istituzionali e professionisti, in quanto l'accusa viene da chi, appena la settimana scorsa, ha accusato la Presidenza del Senato, questa istituzione e quindi tutti noi di imbrogliare sul conteggio dei voti, quando lui stesso - lo ricordo - nella scorsa legislatura è stato vice Presidente del Senato e sa che si legge un monitor che ci dà dei risultati. Vorrei concludere il mio intervento dicendo alla senatrice Pucciarelli che, sempre da un controllo veloce, l'unico Governo che ha definanziato le opere sulla area pontremolese è stato l'ultimo Governo Berlusconi-Lega. (Applausi) . PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Onorevoli colleghi, in conformità a quanto stabilito durante l'esame in sede referente, la Presidenza dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1 del Regolamento, gli emendamenti 1.20 (testo 2), 1.21 (testo 2), 1.22, 2.0.2, 2.0.3, 2.0.4, 2.0.5, 2.0.6, 2.0.7, 2.0.8, 2.0.9, 2.0.10, 2.0.11, 2.0.12, 2.0.13, 2.0.14, 2.0.15, 2.0.16, 2.0.17, 2.0.18, 2.0.19 e 2.0.21, in quanto estranei all'oggetto del decreto-legge. La Presidenza dichiara altresì inammissibile l'emendamento 2.0.1, che prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale. PAGANO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, lei ha dichiarato inammissibile un mio emendamento. PRESIDENTE. Abbiamo già superato quella fase. Se vuole, può illustrare i suoi emendamenti. PAGANO (FIBP-UDC) . Vorrei brevemente intervenire sull'inammissibilità dell'emendamento 2.0.1. PRESIDENTE. L'inammissibilità non può essere contestata. Se vuole può intervenire sugli emendamenti a sua prima firma che sono stati dichiarati ammissibili. PAGANO (FIBP-UDC) . Ne parlerò in sede di dichiarazione di voto, allora. PRESIDENTE . Benissimo, la ringrazio, senatore Pagano. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. PARRINI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, ad eccezione degli emendamenti 1.100, 1.101, 1.102 e 1.0.1000 della Commissione. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dalla Commissione. Prego i senatori presenti in tribuna di dare conferma di aver votato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Grassi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.2 è stato ritirato. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.3. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo in dichiarazione di voto, ovviamente favorevole, del mio Gruppo su questo emendamento, ma anche per invitare l'Assemblea a una riflessione. Questo emendamento si inserisce nel comma che va a normare gli spostamenti interni alle Regioni e, come è stato detto in vari interventi, a risolvere il problema dei territori confinanti. Siamo in un contesto in cui, con questo decreto-legge, consentiamo, ad esempio, ai cittadini di San Marino, che sono nostri cugini, ci mancherebbe, ma comunque cittadini stranieri, di muoversi liberamente da Ascoli Piceno a Piacenza, mentre vietiamo, invece, a un cittadino, ad esempio, di Cattolica di recarsi a Gabicce, che sono due paesi praticamente attaccati; oppure, a un cittadino di Novara di attraversare il Ticino per visitare in provincia di Milano. Come dicevo prima, il cittadino di Cattolica può andare a Piacenza, a 300 chilometri di distanza, ma non nel paese confinante, nelle Marche. Stesso discorso vale per me, che sono lombardo: da San Rocco al Porto, paese di confine, prospiciente al ponte di Piacenza, possiamo raggiungere la Valtellina, a tre ore di auto, ma non possiamo andare a Piacenza. Questo emendamento va a sanare questa situazione, ovviamente augurandoci che, in prospettiva futura, non debba essere riutilizzato, ma questo è un problema che si è riscontrato. Cito anche i Comuni del crinale toscoemiliano e ci sarebbero tantissimi casi, ma non mi voglio dilungare. L'invito è di andare, almeno a posteriori , a sanare questa norma, come è richiesto da molti cittadini. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Grassi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,06) Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6 (testo 2), presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Prendiamo nota del fatto che il senatore Cesaro non è riuscito a votare. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.101. MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario all'emendamento 1.101, con il quale si stabilisce che alle persone che hanno avuto contatti stretti con soggetti risultati positivi al virus venga applicata la quarantena precauzionale, il che può andar bene, oppure un'altra misura approvata dal comitato tecnico-scientifico. Siccome la quarantena o misura equivalente sono estremamente limitative della libertà personale, mi sembra il minimo che vengano applicate in base alla legge, non alla decisione di un comitato tecnico-scientifico che non ha alcuna valenza costituzionale e istituzionale. Andiamoci molto cauti, quando si tratta di limitare la libertà delle persone, sia pure in una situazione di epidemia. (Applausi) . PRESIDENTE . Sì, anche se potrebbe significare in diminuzione, non in aggiunta. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.101, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Risulta pertanto precluso l'emendamento 1.9. Gli emendamenti 1.10 e 1.11 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.12, presentato dal senatore Grassi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.13 è stato ritirato. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.14. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nel chiedere di aggiungere la firma agli emendamenti 1.14 e 1.15, faccio una breve dichiarazione di voto su entrambi. Invito i colleghi a un minimo di attenzione, perché il comma 11 dell'articolo 1, di cui stiamo parlando, recita testualmente: «le funzioni religiose con la partecipazione di persone si svolgono nel rispetto dei protocolli». Ora, vorrei chiedere ai colleghi se esistano funzioni religiose senza la partecipazione di persone: almeno il prete avrà da esserci (senza andare a scomodare la Trinità, che già da sola è in tre). (Applausi) . Chiedo quindi se per piacere, in omaggio alla lingua italiana e al senso delle parole, si possano accogliere o l'emendamento 1.14, con cui si propone di sopprimere l'espressione «con la partecipazione di persone», oppure - meglio ancora - l'emendamento 1.15, con cui proponiamo la locuzione «con la partecipazione di più persone», che mi sembra renda il senso che si voleva collegare alla norma. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.14, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . C'è un senatore collegato sopra che non vuole o non riesce a votare. Se non vuole, è suo diritto. Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.15. MALAN (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei dichiarare il voto favorevole sull'emendamento 1.15, che ritengo ragionevolissimo, ricordando anche che, di fronte a una misura di assoluto buon senso, non sarebbe male - anche se non è obbligatorio ed è giusto che non lo sia - che il relatore o altri spiegassero perché impongono una norma irragionevole: forse ci sono ragioni nascoste che non abbiamo visto, ma, ad esempio, scrivere un emendamento in modo che si possa pensare che ci siano cerimonie religiose senza partecipanti è davvero bizzarro. O si cambia idea quindi, oppure si abbia un minimo di riguardo, in particolare per i colleghi della maggioranza, a cui tocca votare questa roba, spiegando almeno il perché, se c'è; altrimenti, si può anche cambiare, non cadrà né il Governo né il decreto-legge, visto che siamo in prima lettura. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.15, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.16, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.102, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.17, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.18 (testo 2), presentato dalla senatrice Cantù e da altri senatori, sul quale la 5 a Commissione aveva richiesto una riformulazione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'emendamento 1.19 (testo 3), su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, si è parlato prima della mancanza di strutture per assicurare il distanziamento tra gli studenti in occasione della prossima riapertura delle scuole. L'emendamento 1.19 (testo 3) va proprio in questa direzione, recependo la disponibilità dei rappresentanti di Federalberghi a mettere a disposizione le proprie strutture alberghiere per attuare il distanziamento necessario durante la prossima riapertura scolastica, che potrebbe essere assicurato grazie al reperimento di nuove strutture da parte delle scuole di ogni ordine e grado e delle università. Voi stessi tra l'altro, nell'ultimo documento diramato in relazione alla riapertura delle scuole, affermate che bisogna favorire il reperimento di nuove strutture per assicurare la didattica in presenza. L'emendamento 1.19 (testo 3) ha un doppio scopo: da una parte, assicurare il reperimento di nuovi spazi in cui attuare la didattica in presenza; dall'altra, però, visto che comunque Federalberghi chiedeva una convenzione apposita con il Ministero, garantire un ristoro agli albergatori, che nel periodo di lockdown e sicuramente anche nei prossimi mesi hanno avuto e avranno un grave riscontro negativo per la loro economia. Spero pertanto che il Governo ci ripensi o che comunque riproponga tale misura in qualche ulteriore decreto, perché la proposta di Federalberghi è veramente interessante. Spiace che gli emendamenti 1.20 (testo 2) e 1.21 (testo 2) siano stati dichiarati addirittura improponibili, perché recepivano le richieste degli studenti universitari di avere un ristoro sui canoni di locazione e sulle tasse universitarie, che in tal modo non saranno accontentati. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.19 (testo 3), presentato dalla senatrice Saponara e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 1.20 (testo 2), 1.21 (testo 2) e 1.22 sono improponibili. L'emendamento 1.25 è ritirato. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.26. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervenendo in dichiarazione di voto sull'emendamento 1.26, faccio un appello alle forze di maggioranza, perché la circolare del 22 maggio del Ministro della salute è un po' controversa, ci sono problemi e incongruenze nella definizione di sanificazione e disinfezione e sui tempi di autorizzazione dei prodotti e tanti aspetti rischiano di mettere in difficoltà tante attività produttive. Votare a favore dell'emendamento in esame significa quindi fare in modo che le linee guida nazionali garantiscano basi chiare ed evidenze scientifiche ben definite. Invito dunque a votare a favore dell'emendamento in esame, che non ha costi particolari e da cui poi si può prendere spunto per una revisione della circolare, che potrebbe essere fatta in modo più dettagliato. Questo è l'invito che rivolgiamo all'Assemblea e poi, come sempre, ognuno si assume la propria responsabilità. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.26, presentato dal senatore Romeo e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.27, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti da 1.28 a 1.58 sono stati ritirati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno G1.28 e G.156. PARRINI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'accoglimento degli ordini del giorno in esame. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.28 e G1.56 non verranno posti ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1000, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . L'emendamento 1.0.1 è stato ritirato. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi. PARRINI, relatore . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, fatta eccezione per il 2.100, della Commissione, e per il 2.3 (testo 2), a prima firma del senatore Augussori e poi fatto proprio dalla Commissione con il voto di ieri. CASTALDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dal senatore Grassi e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.3 (testo 2). AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'emendamento in oggetto, presentato dal Gruppo Lega e accolto favorevolmente dalla Commissione, prevede che i proventi derivanti dalle sanzioni relative alle violazioni delle norme legate all'emergenza Covid, accertate da Comuni, Province e Regioni, vengano devoluti ai suddetti enti locali e non più direttamente alle casse dello Stato, come avviene oggi. Tale previsione ha un doppio significato. È anzitutto un gesto di vicinanza e interesse verso gli enti locali e soprattutto i sindaci, che sono in prima linea e mettono a disposizione il personale del proprio Comune (quindi a proprie spese) per lo svolgimento di un servizio utile alla collettività, e che pertanto cerchiamo di compensare. L'altra motivazione è legata al fatto che tale previsione garantirà un più alto livello di motivazione e responsabilità da parte degli enti locali nel garantire ciò che tutti chiediamo, ossia una maggiore attenzione al rispetto delle norme. Ringraziando il relatore e il sottosegretario Castaldi per l'attiva collaborazione al buon esito dell'emendamento in Commissione, l'invito che rivolgo ai membri della maggioranza è di seguire l'azione e il comportamento dei loro colleghi in 1 a Commissione, approvando questa proposta emendativa. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3 (testo 2), presentato dalla Commissione. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . (Applausi) . I restanti emendamenti sono inammissibili, improponibili o ritirati. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, segnalo di aver sbagliato, votando erroneamente contro, anziché a favore dell'emendamento. PRESIDENTE . La Presidenza ne prende atto. GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, con la conversione del decreto-legge n. 33 si è dato vita alla cosiddetta fase 2. Credo che il dibattito di oggi, per certi versi, non abbia trattato questo tema, ma ha visto senatrici e senatori... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, il senatore Grimani così non può proprio intervenire, lo dico anche ai colleghi del suo Gruppo e agli altri. Prego, senatore, le chiedo scusa a nome dell'Assemblea. GRIMANI (IV-PSI) . La ringrazio, signor Presidente, non c'è problema. Dicevo che, con l'emanazione, prima, e ora con la conversione del decreto-legge all'esame, il Governo ha dato vita alla cosiddetta fase 2. Oggi, questo tema è rimasto in parte sullo sfondo, poiché si è preferito un dibattito intorno a valutazioni che non avevano molta attinenza con lo stesso provvedimento. Fa parte della normalità del dibattito democratico, ma credo che la polemica sul fatto che, ad esempio, il decreto-legge sia superato, sia stata stucchevole. Il sistema legislativo italiano prevede meccanismi di legislazione che in alcuni casi rendono la decretazione d'urgenza importante proprio perché riesce a fornire strumenti normativi nell'immediato. Il problema della pandemia richiedeva sicuramente strumenti immediati, quindi è evidente che la conversione avviene settimane dopo. Questo provvedimento, a mio avviso, ha sancito, accanto alle iniziative di carattere economico che si sono succedute nelle ultime settimane, una fase di rilancio del nostro Paese. La gestione dell'emergenza si è caratterizzata in due momenti nel passato: il primo ha visto le ordinanze della Protezione civile e del Ministero della salute, ai sensi della legge n. 833 del 1978; poi, con il passare delle settimane, abbiamo visto che la persistenza e la pervasività dell'epidemia hanno richiesto provvedimenti più restrittivi, necessariamente, di ordine legislativo in quanto incidono sulle libertà dei cittadini, soprattutto quella di circolazione. Ne sono derivati il decreto-legge n. 6 e poi quello convertito in legge di recente, il n. 19, che comunque è un riferimento ineludibile anche per il n. 33, visto che tutte le azioni di contenimento possibili, in virtù di un'eventuale recrudescenza dell'epidemia, fanno riferimento al decreto-legge n. 19 e agli strumenti che prevede all'articolo 2. Il provvedimento in esame introduce un aspetto importante, ossia un rinnovato rapporto con le Regioni. Si è dibattuto molto - e giustamente, direi - del rapporto tra Stato e Regioni e del contrasto che i primi strumenti hanno determinato. Questo decreto-legge rimette ordine, prevedendo un rapporto più stretto tra Stato e Regioni e consentendo a queste ultime, soprattutto sul tema riguardante le attività economiche, produttive e sociali, la possibilità di definire linee guida e protocolli a cui fa riferimento, mentre nei decreti precedenti questa possibilità di intervento delle Regioni non era esplicitata. Questo aspetto va quindi accolto positivamente: magari non fa rumore, però rientra in un insieme di rapporti tra Stato e Regioni più ordinati. Credo che l'aspetto importante del decreto-legge in esame sia quello di cui la popolazione ha potuto beneficiare in queste settimane: la riapertura dei movimenti endoregionali dal 18 maggio e quelli interregionali dal 3 giugno e rispetto all'estero; la possibilità di ripartire con riunioni in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sempre con il principio fondamentale del divieto di assembramento. Il comma 13 dell'articolo 1, soprattutto - e questi sono aspetti determinanti - definisce il tema della riapertura delle scuole: non lo esplicita, perché fa sempre riferimento agli strumenti del decreto-legge n. 19, però apre alla necessità di disciplinare la riapertura delle attività didattiche e, più in generale, delle scuole, della formazione superiore, dell'università, dei corsi professionali e quant'altro. In questi momenti si sta sviluppando un dibattito sulla riapertura delle scuole e credo che sia una missione di tutto il Parlamento lavorare per crearne le condizioni migliori, che è un percorso di appannaggio del Governo, il quale ha responsabilità chiare in merito. Se ne parla tanto e ci sono troppe chiacchiere, articoli, valutazioni e supposizioni. Credo che bisogni aspettare le linee guida. Crediamo tutti che la riapertura delle scuole sia cruciale e che la didattica a distanza sia stata un momento difficile da condividere, ma necessario. Sappiamo tutti che la scuola, come ha dichiarato ieri anche Matteo Renzi, è una comunità educante, quindi sono fondamentali il rapporto fisico e la vicinanza. Tutti vogliamo il superamento delle difficoltà di queste settimane. C'è il tema del distanziamento, che dal punto di vista organizzativo potrebbe determinare problemi seri, perché soprattutto le scuole dei piccoli centri spesso sono ubicate nei centri storici, e si trovano in edifici non nuovi, con spazi ridotti ed è difficile moltiplicare le classi. Sì a una riapertura convinta e determinata, quindi, creando però anche nelle valutazioni spazi di libertà e liberalità: che le norme siano meno stringenti; la sicurezza degli alunni è centrale; la protezione delle ragazze e dei ragazzi è fondamentale, ma creiamo le condizioni per poter ripartire, perché troppe limitazioni precluderebbero una ripartenza serena. Il tema delle attività produttive credo sia l'aspetto centrale dell'azione del Governo dal punto di vista economico, ma anche delle condizioni giuridiche. Il fatto di dare spazio a protocolli e linee guida di carattere regionale o appannaggio della Conferenza delle Regioni è volto a determinare le condizioni per cui nelle istituzioni più vicine, appunto le Regioni, ci sia la capacità di governare la riapertura delle attività produttive. Anche a tale proposito ci vogliono una spinta, un incentivo e una rassicurazione di chi fa impresa, perché chiaramente c'è stata una fase di grande difficoltà soprattutto per la piccola impresa, le attività del commercio e chi è maggiormente in contatto con i cittadini. Perciò in queste settimane va fatto uno sforzo di chiarezza e di supporto. Credo quindi che siano questi gli aspetti che hanno caratterizzato il decreto-legge in esame. Nelle prossime settimane la sfida della ripartenza caratterizzerà la nostra attività, quella del Governo e quella del Parlamento. A mio avviso non c'è bisogno di appelli, però dobbiamo evitare che il tema della ripartenza sia motivo di scontro. Non c'è dubbio che bisogna fare in fretta e meglio, soprattutto per quanto riguarda le misure di supporto economico e la chiarezza normativa dei protocolli; tuttavia è una sfida non facile, perché spesso nel dibattito dimentichiamo quello che c'è stato nei tre o quattro mesi precedenti, quando veramente abbiamo chiuso il Paese non sapendo quale sarebbe stato il suo destino nelle settimane successive. Oggi c'è uno spiraglio di ottimismo supportato anche dalla comunità scientifica, anche se su questo il dibattito è ugualmente molto articolato, però c'è una spinta possibile alla ripartenza. Non asciughiamola, non facciamola diventare elemento di contesa politica ed elettorale; sbaglieremmo e daremmo una pessima immagine al Paese. Il decreto-legge in discussione ridefinisce giuridicamente la ripartenza, fornisce dei principi giuridici di fondo cui ispirare l'azione del Governo e del Parlamento nelle settimane successive. Noi sosteniamo questo provvedimento e pertanto annuncio il voto favorevole del Gruppo. (Applausi). ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, con i colleghi del Gruppo eravamo quasi tentati di riconoscere un'espressione di giubilo per questo atto, non solo perché siamo riusciti a portare all'esame dell'Assemblea gli emendamenti residui, superstiti, ma perché addirittura siamo riusciti ad approvarne uno proposto dall'opposizione, quindi veniva quasi spontaneo suonare le campane, piangere, ridere o comunque celebrare questo evento in modo da dargli il peso dovuto. Purtroppo però non possiamo dire che si è trattato di un fulmine a ciel sereno, perché invece il cielo resta nebuloso; non è un episodio che fa la differenza, ma evidentemente vorremmo che per il prossimo futuro, specialmente nel momento in cui dovremmo trarre le conclusioni di questo difficile periodo che ha attraversato l'Italia, ci sia una maggiore volontà di ascoltarsi e di produrre esiti, non dico ampiamente condivisi ma almeno derivanti da un ascolto e da un'analisi seria. Forse l'esame del presente decreto-legge, che dovrebbe mettere ordine in tutto un diorama di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, di conferenze stampa, di esternazioni più o meno enfatizzate, poteva rappresentare il momento in cui "cogliere l'attimo" per condividere almeno un metodo diverso. Per esempio, in 12 a Commissione abbiamo tentato di farlo, grazie anche alla buona volontà del presidente Collina e dei colleghi presenti, formulando il parere favorevole con due osservazioni poi trasformate in emendamento. Sia chiaro, stavamo parlando di "acqua fresca", nel corpo di queste osservazioni non c'era niente che potesse destare allarme; era solo una prima considerazione che parlava della necessità di riaprire la scuola in presenza, perché, come peraltro è stato detto anche da numerosi colleghi della maggioranza, la didattica o è in presenza o è comunque un surrogato inaccettabile, indigesto e inutile. Si tratta quindi di un emendamento che recava misure totalmente condivisibili. Ce n'era poi un altro che sottolineava la necessità, di procedere alla sanificazione degli ambienti con attività riconosciute da soggetti e strutture preposti a certificarne e a garantirne l'efficacia. Non si tratta di due passaggi politici, metapolitici o in qualche modo assimilabili a contenuti politici. Questi emendamenti sono stati bocciati, anche quando sono stati riproposti in Aula, e qui esorterei il rappresentante del Governo ad ascoltare l'indicazione del senatore Malan: non è un obbligo, ma non è detto che non si debba in qualche modo chiarire qual è il motivo, specialmente su passaggi assolutamente normali e di buonsenso, del parere contrario. Scambiarsi pareri che poi magari possono essere utili per il prosieguo del dibattito fa parte della corretta gestione dei lavori dell'Assemblea e vorrei dire anche in qualche misura del decoro dei rapporti tra maggioranza e opposizione, di una dialettica normale. Comunque, questo è; siamo quindi costretti a registrare il permanere di un clima di chiusura e di impermeabilità a ogni moto di buona volontà. Ciò probabilmente accade perché la maggioranza è alle prese con una difficoltà quotidiana, come ricordava il senatore Briziarelli proprio ieri sera sul codice degli appalti (stamattina il ministro Di Maio è stato smentito dall'onorevole Delrio). Mi rendo conto che ci sia una difficoltà oggettiva nel tenere insieme il quadro e mi rendo conto anche che ogni possibilità di mediazione in questo contesto venga esaurita all'interno della maggioranza, perché è ovvio che se vi spostate di un millimetro da quell'equilibrio instabile che siete riusciti faticosamente a trovare, magari con riunioni estenuanti, poi arrivati in Aula, se cambiate una virgola, salta tutto. Rendiamoci conto però, colleghi, che stiamo arrivando alla fine di un periodo e che dovremo assumere decisioni veramente serie, difficili e importanti. In buona sostanza, il redde rationem è arrivato, è vicino ed è inevitabile che noi tutti, con un impegno corale, dovremo arrivare davanti all'Italia e davanti ai nostri concittadini con una sintesi di quello che è accaduto e con un'analisi critica anche difficile, ma che deve essere il più possibile oggettiva. Il redde rationem è vicino, il giudizio sull'operato del Governo, sulle mille consulenze acquisite dal Governo, sull'operato di Arcuri. Dovremo andare davanti ai cittadini a raccontare qualcosa e sarà necessario spiegare i motivi di questa continua confusione, che si è creata fin dal primo momento e che è stata foriera di tanti problemi, di tanti fraintendimenti e di tanti guasti, di questa confusione tra l'aspetto e le decisioni di natura sanitaria e l'aspetto e le decisioni di natura economico-finanziaria. Abbiamo accavallato, a mio avviso gravemente sbagliando, una serie di fraintendimenti proprio per la confusione degli obiettivi - quello di natura tecnico-sanitaria e quello di natura economico-finanziaria - che andavano ben distinti. Questa continua commistione e confusione che ancora oggi persiste ci porta a provvedimenti difficilmente comprensibili, che si contraddicono al loro interno, che contravvengono a capisaldi precedentemente manifestati. Mi riferisco specialmente alla parte sanitaria, che personalmente non è quella che mi interessa di più ma quella di cui mi occupo di più; è diverso: me ne occupo di più. Ovviamente non mi sfugge l'importanza dell'altra metà o due terzi del problema, ma io mi occupo della parte sanitaria perché sono in Commissione sanità e molto spesso i provvedimenti contravvengono ad assunti su aspetti sanitari che io reputo invece di dover dare per acquisiti. Faccio un esempio plastico: la necessità di andare avanti con uno screening su ciò che accade nella popolazione rispetto all'epidemia. Ora noi abbiamo letto il parere di dieci illustri virologi, che dicono che l'epidemia non c'è più. Ma allora, c'è, non c'è, che succede? La carica virale si è diluita? I positivi sono soggetti che riescono ad infettare o non riescono più ad infettare? Dovremo sapere tutto questo da qui a qualche giorno, non dico un mese, ma da qui a qualche giorno. A queste domande, colleghi, dovremo assolutamente dare risposte. Di fronte al fallimento ormai acclarato sia della app Immuni sia della vicenda dei 150.000 test sierologici, dobbiamo registrare che queste due operazioni - giuste o sbagliate che siano, io adesso non le voglio commentare, lo faremo a tempo debito - comunque hanno fallito entrambe: nessuna delle due riesce a dare una immagine, una visione, una risposta su ciò che accade rispetto alla presenza del virus nella nostra popolazione. (Richiami del Presidente). Mi avvio a concludere, Presidente. Tutto questo espone l'Italia a un gravissimo rischio. Più volte ho fatto questo esempio: è come andare a fari spenti in una notte senza luna; indifferentemente, a seconda di quanto la fortuna ci bacerà, potremmo andare a sbattere o potremmo trovarci dentro una prateria senza ostacoli e camminare serenamente. Io temo che fare affidamento solo sulla fortuna sia evidentemente un atteggiamento da evitare; dovremmo invece dare attuazione a quel famoso ordine del giorno, che costituisce un precedente - che io invito la maggioranza a replicare copiosamente nel prossimo futuro - di condivisione tra maggioranza e opposizione. Diteci quindi come dovremmo fare per capire quale tipo di screening potremo e potrete fare da qui a qualche giorno e che ci dirà qual è la presenza del virus nella popolazione. Detto ciò, è evidente che noi non potremo che votare contro questo provvedimento, nella speranza che ci darete modo, per il futuro, di votare a favore di qualcosa. (Applausi). RUOTOLO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà, l'ascolto sempre con piacere. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, colleghi, colleghe, Governo, è vero che siamo all'ennesima conversione in legge di un decreto-legge recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza Covid-19. Questo è quello della cosiddetta ripartenza, della fase 2, quello del 16 maggio 2020, n. 33; quello che prevede un metro di distanza e mascherine al chiuso. Vi sono i decreti-legge, poi i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che hanno animato il dibattito sulla loro costituzionalità sin dall'inizio di questa drammatica emergenza: punti di vista diversi. Noi pensiamo che quella scelta abbia sostanzialmente rispettato i principi costituzionali e sia stata imposta da una situazione che poteva sfuggire di mano. In gioco c'era e c'è la salute dei cittadini. L'Esecutivo decideva in tempi rapidi, è vero, ma qui voglio ricordare che in quei drammatici giorni, quando fu deciso di tenere aperte le fabbriche che producevano beni essenziali per il Paese, Palazzo Chigi consultava le parti sociali, approvando protocolli per garantire la sicurezza dei lavoratori. Erano i giorni delle migliaia di persone che affollavano i nostri ospedali e le terapie intensive. Erano i giorni dove si contavano le centinaia di morti che in poche settimane, tra marzo e aprile, hanno riempito cimiteri e depositi provvisori. Bisognava decidere in fretta. Vogliamo dimenticare quei giorni? Guardate che «ripartenza» non vuol dire pensare all'emergenza sanitaria che abbiamo vissuto come a una parentesi; gli effetti drammatici li vedremo nel futuro. Vedo questo atteggiamento del mettere da parte, del chiudere la partita, anche qui nella politica, dove, finito il primo momento, si pensa di ritornare ai tempi di quel 27 febbraio. No, noi abbiamo una enorme responsabilità nei confronti del Paese. Adesso che è finita l'emergenza acuta, anche se l'emergenza sanitaria non è ancora alle nostre spalle (ed è bene ribadirlo), dobbiamo provare a ripristinare quel confronto parlamentare che in questi mesi è stato messo da parte. Si è attenuata - è vero - l'emergenza sanitaria; adesso, dobbiamo vincere l'emergenza economico-sociale. L'ultimo bollettino emanato dalla Protezione civile ci dice che i malati sono scesi sotto quota 20.000 e che è al minimo il numero di nuovi casi e di morti; bene, ma sbaglieremmo a lanciare il messaggio che non c'è più pericolo. Senza voler ipotizzare rischi di seconde ondate dopo l'estate, il Covid-19, oggi, nel resto del pianeta, continua a contagiare e a uccidere e i fatti ci dicono che bisogna continuare ad essere prudenti. Avete visto che cosa è successo al campione di tennis, a Djokovic, il numero uno al mondo, che aveva sfidato distanziamento e mascherina? Lui, no vax , è risultato positivo al coronavirus. Dunque, ripartenza. Come Gruppo Misto, in Commissione abbiamo deciso di non proporre emendamenti. Le misure contenute in questo provvedimento sono già superate e oggi dobbiamo pensare soprattutto alla ripartenza economica e sociale. Siamo tutti preoccupati. È una lotta contro il tempo, contro la burocrazia, ma non solo. I segnali che arrivano dai territori sono drammatici: la povertà che aumenta, le saracinesche che restano abbassate, il tessuto produttivo in difficoltà, l'industria del turismo che sta vivendo la sua peggiore crisi. Aspettiamo il decreto semplificazioni; aspettiamo il recovery fund , la trattativa in sede europea; aspettiamo questo nuovo modello di sviluppo. Attenzione, però. Dico, soprattutto, ai colleghi alle colleghe delle opposizioni che c'è un terzo incomodo che deve restare fuori: la criminalità organizzata. Quindi, rapidità, ma anche controlli. È una corsa contro il tempo. Le mafie dispongono di cash , di liquidità, prestano soldi a tassi usurai, cercano di riciclare i denari sporchi, acquisendo aziende in difficoltà, e ci proveranno con gli appalti pubblici. Fare presto, sì, ma assicurare i controlli di legalità. Il buio può tornare, ci dicono investigatori e magistrati. Capisco il malessere dei colleghi e delle colleghe dell'opposizione. Anche noi sentiamo il bisogno di un confronto parlamentare più articolato, in grado, cioè, di entrare nel dettaglio delle questioni, anche al fine di garantire la certezza del diritto in un momento di grave crisi per il Paese. Tutti abbiamo sperato nella temporaneità limitata della sospensione delle libertà personali. Da questo punto di vista, c'è bisogno di una sorta di vigilanza democratica, al fine di non far sopravvivere all'emergenza le regole emergenziali. Sarebbe profondamente sbagliato elaborare una legge di rango costituzionale sulla gestione delle emergenze. Piuttosto si pone il problema che abbiamo affrontato, per esempio, in Commissione affari costituzionali, quello di una Commissione parlamentare bicamerale che si attivi nei momenti emergenziali, quando il Governo emette provvedimenti d'urgenza, e che si riunisca ad horas e che dica la sua. Mi avvio alle conclusioni: dobbiamo farcela, dobbiamo ripartire, dobbiamo ridurre le diseguaglianze sociali e dare dignità agli ultimi, agli invisibili. Abbiamo un altro dovere, quello di dare speranza e fiducia nel futuro. Lo dobbiamo a quei milioni di italiani che in questo momento stanno soffrendo, non c'è il piatto a tavola, c'è la crisi. Per questo motivo annuncio il voto favorevole dei senatori di Liberi e Uguali e di altri senatori, come il sottoscritto, del Gruppo Misto sul disegno di legge al nostro esame. (Applausi) . PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con molta attenzione la discussione generale e le dichiarazioni di voto precedenti. Devo dire che il primo bisogno che avverto è parlare dei contenuti del provvedimento che è alla nostra attenzione. Questa esigenza, infatti, mi è parsa largamente ignorata in gran parte del dibattito che abbiamo svolto. Si è parlato di tutto, spesso saltando di palo in frasca, trasformando più volte la discussione stessa in una recita a soggetto, affastellando argomenti estranei al decreto-legge n. 33 che pure oggi ci accingiamo, in prima lettura, a convertire in legge, e non facendo quelle riflessioni che, a mio avviso, sono invece necessarie di fronte ad un provvedimento di questo tipo. Il decreto-legge al nostro esame, approvato il 16 maggio scorso, interveniva su norme che erano state deliberate il 25 marzo (con un precedente decreto-legge, il n. 19) e sostanzialmente segnava il nostro ingresso nella fase 2 con un allentamento di alcune limitazioni. Cessavano le limitazioni per la circolazione interna alle Regioni dal 18 maggio, tra Regioni dal 3 giugno e dalla stessa data è stata disposta la fine del divieto di spostamento da e per l'estero; si è inoltre ribadito il divieto di assembramento e si è ribadita la facoltà dei sindaci di chiudere le aree pubbliche laddove si fosse ravvisato impossibile garantire il rispetto delle distanze di sicurezza. Questo provvedimento, quindi, forniva una straordinaria occasione per fare una valutazione di come ci si è trovati ad elaborare le norme in un periodo senza precedenti nella nostra storia recente e anche una valutazione sulla prova di responsabilità e di civismo che grandissima parte della popolazione italiana ha dato di fronte a limitazioni così pesanti. Mi dispiace che fino ad ora tale riflessione, tranne che in pochi interventi, non sia avvenuta. Devo dire che ho rilevato anche scarsa memoria in tante parole che soprattutto le opposizioni hanno pronunciato, anche abbandonandosi a facezie e corbellerie che lascerei fuori da discussioni così serie ed a battute che non hanno fatto ridere nessuno (ho visto anche che chi le ha pronunciate era in difficoltà a ridere della propria battuta e in seguito, magari, darò qualche dettaglio in merito). Oggi noi siamo in una situazione che è descritta dai dati che sono stati diffusi ieri: il 23 giugno ci sono stati 122 nuovi contagi e 18 decessi. Ciò vuol dire che non siamo più nella fase acuta dell'emergenza, vuol dire che il rischio epidemiologico si sta riducendo, al di là dei contrastanti pareri delle personalità che vengono interpellate in merito. Ma non penso sia nostro diritto dimenticare che veniamo da una situazione in cui, alla fine di marzo, quindi non più tardi di tre mesi fa, i ricoverati nei reparti Covid erano 30.000 (e crescevano di 500 al giorno), i ricoverati in terapia intensiva erano 4.000 (e crescevano di 50 al giorno), i morti crescevano di svariate centinaia ogni giorno e i nuovi contagi in quella fase, quella in cui è stato emanato il decreto n. 19, crescevano di quasi 2.000 unità al giorno. Noi veniamo da una situazione di questo tipo e abbiamo dovuto prendere provvedimenti che andassero nella direzione di contenere il rischio di una situazione siffatta. I nostri atti sono stati allora oscuri? Non credo che siano stati oscuri; certamente è stato un processo decisionale difficile, preso in una situazione complessa, ed è stato articolato proprio perché la situazione da affrontare era complessa. I nostri provvedimenti sono nati già vecchi? Non mi pare. Credo che la discussione su come si deve legiferare in emergenza sia attualissima. Sono stati troppi? Non mi sembra. Abbiamo risposto alle necessità che c'erano e il sottosegretario Castaldi molto opportunamente ha ricordato il numero dei provvedimenti che in altri Paesi sono stati assunti. Abbiamo avuto atteggiamenti, come è stato detto, da primi della classe? Non credo proprio, perché penso che in circostanze che non hanno eguali e non hanno precedenti nella storia di un Paese, come quelle che abbiamo vissuto, non si debba assolutamente assumere atteggiamenti da primi della classe, ma si debba mostrare molta umiltà, perché in situazioni del genere tutti noi possiamo sbagliare. Credo che la discussione parlamentare serva anche per mettere a fuoco pacatamente alcuni limiti che possono esserci stati e collaborare tutti insieme affinché, se dovesse verificarsi nuovamente una situazione di emergenza, gli errori siano di meno e le lacune che si sono palesate possano non esserci in una prossima occasione. Non penso allora che sia giusto, come è stato detto, parlare di scarico delle responsabilità sulle Regioni e sugli enti locali: non c'è stato. Si è cercato in circostanze molto difficili di collaborare il più possibile e quando ci è parso che qualcuno andasse oggettivamente fuori dal seminato - con decisioni che non rivendicherei, come ha fatto invece il senatore Pepe nella discussione generale - siamo intervenuti, ma l'intervento è stato un' extrema ratio , perché veramente si stava andando in contrasto con le indicazioni elementari del buon senso. Abbiamo - come ha detto la senatrice Fregolent - ingessato l'Italia? Non accettiamo questa critica; noi abbiamo preso le misure che servivano per salvaguardare la salute dei cittadini, non abbiamo ingessato proprio nessuno. Abbiamo tutelato l'Italia in un momento in cui nessuno aveva la ricetta su cosa si dovesse esattamente fare per affrontare un rischio del tutto inedito. E non è nemmeno vero - faccio un'osservazione su un'ulteriore critica che nella discussione è venuta fuori - che siamo stati coloro che hanno deciso di fuggire dal confronto parlamentare. Il confronto parlamentare c'è stato nelle forme possibili durante un'emergenza e credo sia stato un confronto ricco di indicazioni utili per il Governo in vista dell'adozione degli atti successivi. Penso anche che la discussione che abbiamo fatto in Commissione abbia messo sufficientemente in evidenza come non ci sia stata alcuna violazione della nostra Costituzione. Come ha detto uno dei giuristi auditi, la Costituzione è salva e ci salva; si è dimostrato questo: è salva, perché nessun atto è andato in contrasto con la Costituzione e ci salva perché si è dimostrato un atto sufficientemente flessibile da poterci essere da guida anche in condizioni di emergenza. Altra cosa è dire che dobbiamo fare una riflessione per eventuali ulteriori rafforzamenti della parlamentarizzazione della discussione. A questa riflessione noi siamo aperti, lo abbiamo detto in Commissione e lo ha ricordato il collega Ruotolo intervenendo adesso in Aula; assisteremo credo presto a uno sviluppo di questo dibattito, anche attraverso la presentazione di un disegno di legge ordinario, e non ci sottrarremo a una riflessione seria, ordinata ed efficace su come, compatibilmente con la necessità di decidere in modi emergenziali in situazioni emergenziali, si possa rendere il Parlamento ancora più protagonista di quanto non lo sia stato in questa circostanza. Concludo dicendo che noi abbiamo la grande occasione del decreto rilancio per discutere delle misure rivolte al rafforzamento delle iniziative per avere una ripresa economica nel nostro Paese. Tutti sappiamo che ci sono settori interi piegati dall'emergenza Covid-19, che le difficoltà sono grossissime, che gli stimoli e gli impulsi da garantire al nostro sistema produttivo devono essere potenti. Credo che questa discussione non la si possa infilare, quasi in maniera arbitraria e senza un adeguato sviluppo, in una discussione che tratta di tutt'altro tema, come quella che dovevamo fare oggi (si è voluto parlare di liquidità, di cassa integrazione, dei provvedimenti per la scuola). Non è una discussione che ci spaventa, io credo che dobbiamo anche in questo caso parlare dei limiti e degli errori, se ci sono stati, ma quello che non serve è falsificare la realtà. Se infatti c'è qualcuno che non ha avuto la cassa integrazione e c'è una discussione sui numeri, noi ci sentiamo profondamente toccati dalla difficoltà che le persone che non hanno avuto soldi vivono. Non si può dimenticare però che milioni di persone hanno avuto sostegno e che oltre 4 milioni di cittadini hanno ricevuto il contributo da parte dell'INPS di 600 euro. Non si può dimenticare che milioni sono stati coloro che hanno avuto accesso alla moratoria sui prestiti. Non si può dimenticare che anche sulla liquidità, come abbiamo dimostrato alla Camera, abbiamo fatto modifiche al provvedimento per allungare i tempi di restituzione e per renderlo più efficace. Già oggi ci sono 700.000 imprese che hanno avuto il prestito erogato per 36 miliardi di euro di finanziamenti garantiti. Non è abbastanza? Anche noi crediamo che non sia abbastanza, ma dire che non si è fatto nulla, vuol dire non avere rispetto per la verità, averne poco per se stessi e quasi nessuno per il proprio ruolo. La ringrazio, Presidente, per la tolleranza che ha avuto verso il mio troppo lungo intervento. (Applausi). PRESIDENTE. Non di molto, mezzo minuto in più, quindi tollerabilissimo. PAGANO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, egregi colleghi, Sottosegretario in rappresentanza del Governo, non siamo in tanti onestamente in questa discussione. Non è bello vedere l'Aula del Senato così spoglia di senatori. È ovvio che in merito al decreto-legge al nostro esame c'è da discutere... (Commenti) . Certo, il Governo, è ovvio. Mi ricordava il collega che il Governo vede solo la presenza del sottosegretario Castaldi, che comunque ringrazio per essere qui. Volevo dire che arriviamo al decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, dopo aver affrontato altri decreti-legge, cioè il decreto-legge n. 6 del 23 febbraio e il n. 19 del 25 marzo e devo dire che rispetto alle due precedenti esperienze c'è stato una sorta di miglioramento, come dire che il Governo forse si è reso conto dell'eccesso e dell'abuso di altri strumenti, come per esempio i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, e in questo caso ha cercato di fare un po' di ordine rispetto al disordine e sostanzialmente anche rispetto ai provvedimenti che sfioravano l'incostituzionalità o addirittura erano chiaramente incostituzionali, come nel caso del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6. Bisogna però riconoscere che la situazione di emergenza sanitaria vissuta dal nostro Paese era tale per cui era davvero difficile cercare di fare le cose secondo un ordine e una logica in grado di tener conto un po' di più del Parlamento. Arriverò ora anche a questo. Nel decreto-legge n. 33, come ha accennato poco fa il collega del Partito Democratico Parrini, si parla di misure di contenimento, di sanzioni e di controlli relativi alla cosiddetta fase 2. Ebbene, sembra di parlare quasi di preistoria, perché, considerando tutto quello che è accaduto in questo Paese tra il mese di marzo e oggi, sembra davvero che sia trascorso tanto tempo. Però, in realtà, da questo decreto-legge viene fuori comunque una grande confusione; altri colleghi lo hanno detto prima di me anche in discussione generale, come ad esempio il collega Vitali, che ha parlato in modo chiaro ed evidente dell'incredibile confusione che è stata generata soprattutto dall'iperattivismo del Presidente del Consiglio dei ministri e da un Governo che ha cercato sostanzialmente di stargli dietro, ma che poi non ha contribuito più di tanto a fare l'ordine. Pensate che, soltanto fra il 2 maggio e il 22 giugno, sono stati emanati oltre 26 provvedimenti in materia di Covid-19. Ma la cosa incredibile è che ben 13 decreti-legge emanati dal Governo in questo periodo necessitano - è ormai noto anche a Openpolis, che lo ha pubblicato - di oltre 165 decreti attuativi, che coinvolgono 17 Ministeri. Questi sono dati incredibili, dai quali è evidente che questi interventi non generano chiarezza, ma un'incredibile confusione che poi si ripercuote sui cittadini italiani, in modo particolare quelli che più di altri hanno subito le conseguenze di questa emergenza sanitaria ed economica. Tutte le polemiche legate non solo al funzionamento delle scuole ma anche e soprattutto a ciò che è avvenuto per le cosiddette partite IVA oppure per i dipendenti posti in cassa integrazione in deroga - che ancora oggi in buona parte non hanno ricevuto le provvidenze dallo Stato - sta a dimostrare che è evidente che molte cose non hanno funzionato. Sarebbe stato allora giusto e logico che ci fosse più coerenza, più organizzazione e maggiore coinvolgimento delle opposizioni, che hanno fatto di tutto per dare il loro contributo, ma che invece sostanzialmente sono state relegate in un angolo. Pensate che dal 2 maggio in poi, fra decreti-legge, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, decreti regionali e ordinanze sindacali, sono stati emanati oltre 40.000 provvedimenti. (Applausi) . Questa è la dimostrazione che qui evidentemente non c'è stata la capacità e la possibilità di fare sintesi e di generare un'organizzazione, soprattutto fra lo Stato, il Governo, le opposizioni, le Regioni e gli enti locali. C'è stata una confusione di ruoli. Questo è emerso - dovrai ammetterlo, caro collega Parini - anche dalle audizioni dei tanti costituzionalisti e amministrativisti che abbiamo ascoltato in Commissione, i quali, pur nella diversità delle loro opinioni, hanno tutti condiviso l'idea che qualcosa non abbia funzionato per quanto riguarda le sanzioni, il rapporto fra Stato e Regioni, il rapporto fra Stato ed enti locali e il rapporto fra potere esecutivo e potere legislativo, cioè tra il Governo e i due rami del Parlamento. Proprio in merito a questo, vorrei riprendere un tema che mi sta a cuore e che dovrebbe stare per forza a cuore a ciascun parlamentare, ma chi è componente della Commissione affari costituzionali è naturale che abbia una sensibilità forse maggiore rispetto ad altri. Il ruolo del Parlamento, in questo frangente dell'emergenza, purtroppo è stato troppo ridotto; non è sufficiente l'informativa del Presidente del Consiglio o addirittura di un suo delegato, preventivamente - ma di fatto solo successivamente - in Parlamento. Per venire incontro a questa situazione di grave carenza e anche di lesione delle prerogative costituzionali del Parlamento, io ho pensato, d'accordo con i colleghi del mio Gruppo di Forza Italia, di depositare un emendamento a questo provvedimento che introducesse la creazione di una Commissione bicamerale - cui ha fatto cenno anche il collega Parrini, e di questo lo ringrazio sinceramente - che tenesse sostanzialmente conto della necessità che il Parlamento si occupi preventivamente delle iniziative e dei provvedimenti d'urgenza del Governo e del Presidente del Consiglio dei ministri, anziché intervenire a cose fatte, magari dopo le conferenze stampa indette dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri. C'è quindi l'esigenza di ridare un ruolo al Parlamento. La Presidenza della Commissione e la Presidenza del Senato hanno ritenuto che fosse inammissibile, perché per l'istituzione di una Commissione bicamerale è necessario un disegno di legge. Annuncio pertanto ai colleghi presenti in Assemblea e anche a chi ci sta ascoltando da casa o dagli uffici che il disegno di legge è stato depositato. La proposta di convergenza, di negoziato e di discussione da parte del Capogruppo del Partito Democratico in Commissione affari costituzionali viene accolta da me, naturalmente, con grande attenzione e benevolenza. È evidente la necessità di ridare dignità, decoro e prestigio al Parlamento e noi, proprio per questa ragione, cogliendo in tal senso anche i suggerimenti di alcuni colleghi della maggioranza, dobbiamo fare in modo che non solo nel corso dell'emergenza Covid-19, ma anche per le eventuali, successive e future emergenze non solo di natura sanitaria, si possa venire incontro a tutto questo. Colleghi, per come si sono svolte le cose e per la successione dei provvedimenti governativi e legislativi, il Gruppo Forza Italia non può che votare contro il provvedimento in esame. (Applausi) . Ricordo però a chi ci sta ascoltando dai banchi della maggioranza che la volontà di ridare dignità e prestigio a questo ramo del Parlamento sarà posto in discussione prossimamente e ci auguriamo che sia accolto il contributo del disegno di legge, che propone l'istituzione di una Commissione bicamerale. (Applausi) . GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, la sensazione che abbiamo nel votare il provvedimento in esame è riassumibile con la nota formula di déjà-vu . Siamo entrati da una settimana nella fase 3 della gestione dell'emergenza sanitaria e l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri regola la vita di tutti gli italiani dal 15 giugno al 14 luglio. Oggi stiamo per votare un provvedimento che detta disposizioni relative alla libera circolazione, all'interno della Regione dal 18 maggio e fra Regioni diverse a partire dal 2 giugno. Direi che il provvedimento in esame, oltre che anacronistico, è anche déjà-vu. Il voto che siamo chiamati a esprimere non è tanto un voto sulle date di riapertura e quello al nostro esame non è tanto un provvedimento tecnico, come apparentemente si manifesta, ma è in realtà una delega in bianco al Governo per i futuri interventi. Praticamente ogni comma del provvedimento in esame rimanda ad altri decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, con cui si possono stabilire nuove limitazioni alla libertà personale, alla circolazione, alla libertà di riunirsi, alla libertà di associazione, alla libertà di culto. Abbiamo già in altre occasioni manifestato il nostro dissenso nei confronti del ricorso allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, per contenere e limitare libertà costituzionalmente garantite. Qua siamo di nuovo di fronte - ecco il déjà-vu - ad una delega in bianco, per autorizzare il Presidente del Consiglio a fare cose e ad assumere iniziative che già abbiamo contestato. (Applausi) . Colleghi, il voto contrario che stiamo per esprimere, non è solo un voto contrario rispetto al provvedimento, che - diciamocelo - è poca cosa rispetto a quello che abbiamo visto, ma è un voto contrario nei confronti di un atteggiamento politico irrispettoso del Parlamento. (Applausi) . La verità è che dietro tutto questo si coglie un atteggiamento quantomeno di indifferenza nei confronti di questa Istituzione, di cui oggi siamo parte. Sono abituato a concedere il beneficio del dubbio e dunque all'inizio pensavo che dietro questo diluvio di provvedimenti, spesso poco chiari - ricordo, tanto per fare un esempio noto al grande pubblico, il riferimento equivoco ai congiunti - ci fosse disorientamento, ovvero un atteggiamento sì gravemente colpevole, ma non scientemente perseguito. In questi giorni abbiamo assistito allo svolgimento di quelli che, pomposamente, sono stati chiamati Stati Generali a porte chiuse, per - hanno detto - un confronto utile alla raccolta di informazioni necessarie per rilanciare il Paese. Tuttavia, sappiamo bene che il luogo di questi confronti già esiste ed è altamente democratico: è questo luogo, che è stato privato della possibilità di interloquire con gli esperti, discutere e confrontarsi. (Applausi) . Non va bene, non va bene per niente perché il Presidente del Consiglio evidentemente dimostra di non conoscere il significato della dialettica parlamentare. Per certi aspetti, non ci sorprendiamo. Il nostro voto, dunque, è contrario non solo a un provvedimento, ma anche a un approccio politico e a una mentalità che ritengo fortemente antidemocratica e contro cui ci opponiamo con tutte le nostre forze. (Applausi) . La vulgata della mancata conoscenza della democrazia da parte del centrodestra è, in questo momento, ampiamente smentita perché noi siamo qui a difendere il dibattito e il confronto. Il confronto è democrazia, non ce lo dobbiamo dimenticare. Siamo di fronte a provvedimenti espressione di chi ritiene di sottrarsi a questo confronto. Per tutte queste ragioni (come vedete, sono anche molto sintetico perché credo che la sintesi, in questo momento, sia importante anche per dare un segnale nei confronti di chi, invece, la sintesi non conosce), dichiaro il voto contrario della Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi) . CORBETTA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORBETTA (M5S) . Signor Presidente, il provvedimento che ci apprestiamo a votare contiene norme che hanno segnato un punto di svolta nella gestione dell'emergenza Covid-19, determinando il passaggio dalla fase 1 alla fase 2. Alla fase 2, che ha rappresentato l'inizio della ripartenza per il nostro Paese, siamo giunti dopo mesi di faticoso lockdown , caratterizzato da sacrifici economici, limitazioni della libertà personale, rinunce nella sfera privata degli affetti e disagi di varia natura, ai quali il popolo italiano ha risposto con grande senso civico e di responsabilità. È proprio vero, signor Presidente, che gli italiani danno sempre il meglio di sé quando sono messi a dura prova, come avvenuto in questi ultimi tempi. Questo è un elemento che voglio sottolineare perché senza gli sforzi e i comportamenti collettivi del nostro popolo, questo decreto-legge di ripartenza avrebbe visto la luce molto più in là nel tempo e, comunque, avrebbe avuto contenuti diversi. Il testo in esame fa parte della serie di provvedimenti legislativi d'urgenza che si sono succeduti in seguito alla proclamazione dello stato di emergenza proclamato a fine gennaio. A tali provvedimenti di rango legislativo si sono aggiunti numerosi atti amministrativi di provenienza statale, regionale e comunale ed è importante sottolineare che, sul piano dell'assetto formale delle fonti, tutti i princìpi costituzionali sono stati pienamente rispettati. L'elemento che più contraddistingue il provvedimento in esame è il venir meno delle autocertificazioni, contestuale alla fine delle limitazioni agli spostamenti personali. Tale fine viene ripristinata con tempistiche differenti a seconda che la circolazione interessi il territorio regionale, interregionale o estero, mantenendo però fermi i divieti per i soggetti in quarantena. Un altro aspetto rilevante riguarda le funzioni attribuite alle Regioni. Prima di questo provvedimento, il ruolo delle Regioni era circoscritto all'introduzione di misure di ulteriore restrizione a fronte aggravamenti delle condizioni epidemiologiche dei singoli territori. Non si andava oltre, tanto che erano preclusi diversi poteri decisionali in ambito economico. Il decreto-legge in esame segna un'evoluzione, consentendo un'incidenza regolatoria regionale sulle attività economiche, produttive e sociali. La risposta all'emergenza epidemiologica mostra quindi un progressivo aumento dell'interazione tra Governo e Parlamento e tra Stato centrale e Regioni. Il contenuto del decreto-legge, nonostante la sua chiarezza, non è stato ben capito da alcune forze politiche, che l'hanno interpretato come un decreto libera tutti. Basta pensare alla manifestazione del 2 giugno a Roma, organizzata da Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Ho qui, Presidente, alcuni articoli di giornale: «2 giugno, Meloni: "Domani manifestazione in sicurezza, per dare voce all'Italia che non si arrende"». E per fortuna che era in sicurezza, visto che il giorno dopo si leggeva: «2 Giugno, folla e assembramenti: a Roma la manifestazione del centrodestra diventa un corteo senza regole». E ancora: «2 Giugno, centrodestra in piazza senza regole: saltano i distanziamenti, il flash mob degenera in ressa»; «2 Giugno, al corteo del centrodestra saltano norme sanitarie: esposto in procura». (Applausi) . La destra ha dato vita a una manifestazione senza regole, con assembramenti, assenza totale di distanziamento sociale e mascherine alzate e abbassate alla bisogna, per foto di gruppo e selfie vari. (Applausi) . (Commenti). Salvini, Meloni, Tajani hanno rivelato il loro volto menefreghista, dimostrandosi disinteressati al bene comune, totalmente irresponsabili e indifferenti ai sacrifici degli italiani che rispettano le regole. Tutto serve al nostro Paese tranne una nuova ondata di contagi in autunno. (Brusio). Posso proseguire, Presidente? PRESIDENTE. Lasciamo parlare il collega, per cortesia. Concluda, senatore. CORBETTA (M5S) . Dicevo, tutto serve al nostro Paese tranne una nuova ondata di contagi in autunno, con conseguente ulteriore lockdown dagli effetti catastrofici per il nostro tessuto sociale ed economico. Per questo dobbiamo tenere bene a mente l'immagine dei presidi ospedalieri, gli appelli alla prudenza del personale sanitario e le tante vittime di un virus che, ancora oggi - lo sottolineo - provoca morti, seppure in numero inferiore rispetto ai mesi passati. Ognuno di noi seduto in quest'Aula ha grandi responsabilità e, in questo momento così difficile della nostra storia, il Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle Senato c'è e sostiene con forza questo Governo, che sta facendo di tutto per rilanciare il Paese e dare agli italiani nuove prospettive per il futuro. (Applausi) . Dichiaro pertanto il voto del MoVimento 5 Stelle, che sarà, senza dubbio alcuno, favorevole. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19». (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Colleghi, sospendo la seduta fino alle ore 16,30. Alle ore 15 è convocata la Conferenza dei Capigruppo. (La seduta, sospesa alle ore 13,41, è ripresa alle ore 16,33) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Sulla scomparsa di Alfredo Biondi PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Onorevoli senatori, è con spirito di profonda commozione che desidero esprimere la vicinanza mia e di tutto il Senato della Repubblica ai familiari, ai parenti e agli amici del senatore Alfredo Biondi, spentosi questa notte nella sua Genova. Avvocato di talento e brillante intelligenza, Alfredo Biondi è stato tra i principali protagonisti di alcune delle fasi più complesse e delicate della nostra storia repubblicana. Eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1969, ne fu Vice Presidente per ben quattro legislature, ottenendo la stima e l'apprezzamento di tutte le forze politiche per la correttezza e l'autorevolezza con cui ne ha sempre diretto i lavori. Nel corso di una lunga esperienza al servizio dello Stato e dei cittadini, Alfredo Biondi è stato tre volte Ministro: per il coordinamento delle politiche comunitarie, per l'ecologia e della giustizia. In ogni occasione seppe dare prove di grande competenza, rigore, senso di responsabilità e rispetto delle istituzioni. La sua era una passione politica autentica, sincera, profonda, costantemente alimentata da una fede incrollabile nell'idea liberale. Una coerenza di valori e di principi a cui ho sempre guardato con grande ammirazione, soprattutto nel corso delle tante battaglie politiche combattute insieme qui in Senato nella XV legislatura. Consentitemi anche di ricordare con affetto la sua non comune capacità di stemperare alcuni dei momenti di maggiore tensione politica, ricorrendo a quella innata simpatia toscana che era il suo marchio di fabbrica. Con Alfredo Biondi ci lascia un galantuomo di grande carisma e determinazione, uno degli ultimi testimoni di una politica vissuta sempre con autonomia di pensiero, a difesa dei cittadini e delle loro libertà. In ricordo del senatore Alfredo Biondi, invito pertanto l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, le sue parole sono state così dense di significato politico, istituzionale e anche umano che mi limito a fare un atto pubblico di condivisione. Ho avuto l'onore e anche la fortuna di conoscere Alfredo Biondi in modo particolare quando è stato mio Vice Presidente della Camera dal 2001 al 2006. Ne ho constatato, come lei diceva, le sue doti umane, la sua capacità di parlare un linguaggio di umanità da profondo e convinto liberale come egli è sempre stato, prima nella sua storica militanza all'interno del Partito Liberale Italiano e poi nella sua esperienza all'interno del partito di Forza Italia. Ma dire che Alfredo Biondi è stato un uomo di parte sarebbe riduttivo, perché essendo uomo di parte ha saputo essere un uomo di tutti, nel suo essere un uomo delle istituzioni. Non ha mai coltivato il sentimento della vendetta e dell'inimicizia nemmeno nei confronti dei suoi avversari politici ed anzi, come lei ha detto, ha sempre saputo sdrammatizzare le situazioni più acute per trovare punti di convergenza anche laddove sembrava impossibile trovarne. Vorrei anche dire che Alfredo Biondi non è stato solo parlamentare, Ministro, Vice Presidente della Camera. Alfredo Biondi è stato anche un grandissimo avvocato e con la toga ha dimostrato in tutti i tribunali d'Italia di essere veramente un professionista coi fiocchi, uno dei più stimati da tutti per la sua capacità professionale. È stato un galantuomo, come lei ha detto, ed è per questo che io mi auguro che le istituzioni in futuro vogliano onorarlo e ricordarlo come egli merita. Prima di terminare, vorrei ricordare che qualche minuto prima della seduta sono stato raggiunto da una telefonata del presidente emerito Napolitano che, come voi sapete, appartiene al Gruppo per le Autonomie, il quale mi ha chiesto espressamente di trasmettere ai familiari il sentimento più profondo di cordoglio anche da parte sua, che lo ha sempre stimato, che ha coltivato con Alfredo una profonda amicizia e che in questo momento è molto rammaricato per lui. Grazie, Alfredo, per quello che hai fatto. Penso che la tua sia stata una bella pagina di storia professionale e di politica. (Applausi). PRESIDENTE. Grazie anche al presidente Napolitano per questo ricordo. GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la ringrazio per le parole che ha avuto per ricordare Alfredo Biondi. Come il presidente Casini e il presidente Calderoli, alcuni di noi hanno avuto la fortuna di lavorare in Parlamento con Alfredo Biondi. Voglio ricordare un aspetto del suo amore per il Parlamento. Alfredo Biondi era Vice Presidente, quindi ovviamente presiedeva sedute, sia in occasioni importanti, sia in occasioni di routine , nelle discussioni generali, in quei momenti in cui si svolgono interventi che, chi li fa pensa siano fondamentali, ma che spesso non ricevono molta attenzione. Negli anni passati, poi, c'era meno connettività, meno televisione, meno social , quindi alcuni interventi restavano davvero negli atti parlamentari. Alfredo Biondi, quando presiedeva l'Assemblea anche in quelle occasioni, era prodigo di consigli e di osservazioni nei confronti dei neo parlamentari; questo mi sorprendeva, perché ascoltava, osservava, dava un consiglio di esperienza. Ovviamente, come è stato ricordato dal presidente Casini, Alfredo è stato anche un grandissimo avvocato, quindi uomo capace di interpretare la dialettica in maniera forte, efficace e anche pungente, in quanto politicamente genovese ma pisano di origine: anche in questo incontro di città con una ricca storia, ha sintetizzato idiomi, modi di saper tenere la scena e di affrontare, nel foro, le vicende giudiziarie con grande piglio. In politica - è stato già detto - è stato Ministro, leader del mondo liberale, tra i fondatori di Forza Italia, partito nel quale ha militato a lungo e per il quale ha affrontato anche battaglie delicate. Oggi il presidente Berlusconi, ricordandolo con affetto, ne ha ricordato le importanti funzioni di Governo che accanto a lui ha svolto. Alfredo Biondi tentò, anche in un momento tumultuoso, in cui forse era impossibile farlo (chissà quando verrà quel momento), di affrontare i temi della giustizia. Ci furono provvedimenti, polemiche, vicende che sono negli annali della politica. La trasparenza dei comportamenti di Alfredo Biondi non ha mai determinato attacchi personali nei suoi confronti, ma per i temi affrontati le polemiche sono state molto forti. Tuttavia, a tanti anni di distanza, soprattutto riguardo alla vicenda di quel Governo del 1994, i temi non risolti della giustizia, del rapporto tra giustizia e politica, dell'autonomia della politica e dell'autonomia della magistratura restano - e Dio sa quanto - al centro del dibattito, se possibile ancora più involuto, addirittura peggiorati. Alfredo Biondi ebbe anche il merito di tentare, da Ministro, di affrontare quel nodo. Eravamo in una fase di grande cambiamento della vita politica del Paese, quindi la questione si inserì in un momento difficile. Alfredo tentò, da giurista e da uomo veramente super partes , di indicare alcune questioni, che sono ancora nella nostra agenda. Ho voluto ricordare anche questo aspetto, per non limitarmi soltanto al ricordo personale, che è forte e vivo. L'arguzia: Alfredo Biondi era capace, anche nel campo dello sport, di andare in televisione e, da tifoso, interpretare le vicende del giorno; era quindi un uomo vivo, attivo, capace di difendere una cultura liberale, di dialogare con tutti, di ascoltare e consigliare i giovani parlamentari che si affacciavano sulla scena e riservare loro un insegnamento e un consiglio. Era anche coraggioso nell'affrontare quei nodi della giustizia che sono ancora molto aggrovigliati. Speriamo un giorno di poter dedicare anche alla sua memoria qualche buona riforma della giustizia italiana. Grazie ad Alfredo Biondi. (Applausi) . CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, anche il Gruppo Italia Viva vuole associarsi alle manifestazioni di cordoglio per la morte del senatore Biondi, che ha lasciato un insegnamento che, sicuramente, - ripeto - dovremmo preservare e conservare, quantomeno perché egli è stato capace, in tempi sicuramente molto difficili, di portare degli insegnamenti, che - ripeto - dovremmo ancora oggi tenere molto a cuore e cercare di difendere. Il senatore Biondi, come è stato già detto, grande avvocato, grande uomo politico, ha ricoperto molte cariche, tra cui Vice Presidente della Camera più volte e Ministro della giustizia. Egli era davvero un garantista, un autentico garantista, in maniera assolutamente schietta e molto rigorosa. Questi temi, nonostante sia passato molto tempo, sono ancora assolutamente vivi. Nessuno può dimenticare la battaglia, ancora non risolta, sull'abuso della carcerazione preventiva. Riportandoci a quel periodo e contestualizzando la battaglia a quell'epoca, in cui davvero si respirava un clima estremamente pesante nei confronti della politica, davvero è stato una persona ammirevole e lodevole, perché ha avuto il coraggio, fra i primi, di dire che troppo spesso si abusava della carcerazione preventiva e che, soprattutto, veniva utilizzata come un mezzo di ricerca della prova. È quanto qualunque uomo di diritto deve avere a cuore, dovendo sempre perseguire quelle idee, perché purtroppo quelle vicende si sono ripetute in tante altre circostanze e quella battaglia è ancora irrisolta. Egli ha costituito un esempio di garantista autentico, di depositario dei principi di civiltà giuridica, dei quali in molti parlano ma, purtroppo, forse in pochi applicano o in troppi non applicano. È giusto, dunque, ricordare oggi una figura di quella levatura ed è giusto che tutti quanti noi facciamo una riflessione sulle battaglie che egli ha combattuto e che, ancora oggi, sono oggettivamente delle battaglie assolutamente attuali. Pertanto, Italia Viva si associa ancora alle manifestazioni di cordoglio nei confronti dei suoi familiari ma anche di tutti coloro che lo hanno conosciuto, che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e penso conservino di lui il ricordo di un uomo assolutamente probo, onesto e, soprattutto, depositario di quei valori che troppo spesso vengono oggi mortificati. (Applausi) . PINOTTI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, sono contenta di essere qui oggi in Aula per poter ricordare Alfredo Biondi. L'ultima volta che ci siamo sentiti è stato per il suo novantesimo compleanno. Gli ho telefonato. Sapevo già che problemi di salute lo avevano già, in qualche modo, colpito. C'erano problemi di vista, difficoltà a spostarsi da casa, ma la voce era quella che Alfredo Biondi ha sempre avuto: la voce di un ragazzo, la voce di un uomo che ha guardato la vita con positività. Ricordo, appunto, che a questi auguri egli ha risposto con le sue battute spiritose e davvero argute, che sono state una caratteristica di tutta la sua vita e che lui non ha mai rinunciato a fare. È un'immagine di lui, già anziano, uomo politico che aveva passato un pezzo importantissimo della storia della nostra Repubblica, ma che, nello stesso tempo, sapeva mantenere uno spirito giovane e aperto ai giovani. Ricordo ancora una trasmissione televisiva, uno di quei format un po' particolari per cui ci sono i giovani seduti a terra e i politici che vengono intervistati. Eravamo presenti io e lui, che ci trovavamo su fronti diversi. Io ero più vicina a quei giovani per età, ma nel rispondere alle domande sentivo, nella freschezza delle sue risposte, che gli anni non contavano, perché il suo interesse per la vita, per i giovani e nello spiegare le cose, lo rendeva estremamente giovane. Lo sentivo più giovane di me. Non si perdeva mai una battuta. Ricordo anche che è stato Vice Presidente della Camera per quattro legislature, quindi un Vice Presidente con grandissima esperienza. Quando presiedeva, lo faceva con estrema competenza, estrema autorevolezza, con la capacità di tenere l'Aula che è una competenza importante per chi deve gestire quel ruolo. Se c'era l'occasione per una battuta, non la perdeva mai, ma non una battuta sarcastica, non erano mai battute che potevano offendere chi le ascoltava. Erano battute che inducevano al sorriso e allo sguardo benevolo e non è facile perché spesso, invece, chi ama la battuta, magari per amore di battuta, le fa anche sfregiando un po' l'interlocutore, per avere maggiore successo e suscitare una maggiore ilarità. Oltre alla sua vita politica, dunque vorrei ricordare l'uomo che ha sempre avuto uno sguardo aperto e positivo sugli altri. Lui è stato, da sempre, liberale e alla fine del suo percorso politico, dopo essere passato in Forza Italia, è tornato al Partito Liberale. Del Partito Liberale è stato segretario, è stato parlamentare, è stato Ministro. È stato più volte ministro Alfredo Biondi: è stato Ministro per le politiche comunitarie, per l'ambiente e poi Ministro della giustizia nel primo Governo Berlusconi. Ma proprio per questo suo essere liberale non mi sono stupita quando, alla fine, è tornato in quella formazione che ha sempre sentito sua, perché davvero l'essere liberale era l' habitus di quest'uomo; in un certo senso, ancora prima della politica, era il suo modo di concepire il mondo e la vita, quindi incarnava la sua appartenenza a quella forza politica e a quella cultura davvero anche con il suo modo di vivere. Era un grandissimo avvocato. Era nato a Pisa, come sapete, ma io ho avuto modo di conoscerlo bene perché ha vissuto a Genova, che è diventata davvero la sua città. Non ha mai perso l'accento toscano, ma Genova è diventata la città che aveva nel cuore. A lui si rivolgevano tutti coloro che avevano bisogno di letture particolari e approfondite delle questioni che conosceva. Era un grandissimo avvocato e un grande uomo di cultura, non solo di cultura giuridica - profondamente garantista - ma di cultura tout court . Era piacevolissimo cenare con lui e poter conversare di teatro, di letteratura o degli avvenimenti della politica italiana. Voglio ricordare anche la sua amarezza in un momento difficile, quando, da Ministro della giustizia, presentò il decreto che limitava la carcerazione preventiva. Ci fu uno scontro fortissimo, come tutti ricordiamo, visto che quelli erano gli anni di mani pulite, e ci fu una ferma presa di posizione dall'allora pool di mani pulite. Lui, poi, ritirò quel decreto ma in qualche modo gli venne imputato una sorta di garantismo à la carte , dovuto ai tempi, che non era giusto imputare a lui. Alfredo Biondi sempre è stato garantista e sempre si era battuto per mantenere civiltà giuridica anche nei confronti dei detenuti. La contingenza lo aveva in qualche modo inchiodato in quel momento in una battaglia politica molto forte ma ricordo la sua amarezza e anche come sentiva un po' ingiusto il fatto che a lui fosse legata un'etichetta, come se le sue scelte fossero legate alla contingenza e non a convinzioni profonde che aveva sempre avuto. Anche in quella occasione, da Ministro della giustizia, non aveva rinunciato ad una battuta, che poi gli era costata. Infatti, ad un certo punto, nello scontro con Borrelli, il capo del pool di mani pulite, gli era scappato di dire che quando era piccolo, il padre gli diceva: «studia, studia, sennò diventi un pubblico ministero». Probabilmente Borrelli non conosceva Biondi e quindi la prese come una sorta di offesa, da parte di chi allora era Ministro della giustizia, nei confronti di uno scontro che comunque c'era in quel momento anche con chi stava gestendo quelle inchieste. A quel punto ci furono le dimissioni, poi ci fu la solidarietà della sua maggioranza e ritornò in carica, ma se avessi potuto allora parlare con Borrelli gli avrei detto che non vi era la volontà di sfregiare la figura del pubblico ministero o di inasprire uno scontro politico, ma era l'amore per la battuta alla quale Biondi non ha mai saputo rinunciare. Lo ricorderemo tutti, avendo per lui un sincero ringraziamento per come ha servito le istituzioni e come ha saputo essere nelle istituzioni uomo certamente di parte, ma sempre aperto al dialogo e al confronto. (Applausi) . DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, ci associamo come Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle al cordoglio per la perdita di Alfredo Biondi, anzitutto un grande avvocato, come tutti ricordano, politico esperto e di grande cultura, una cultura liberale di cui oggi spesso magari sentiamo nostalgia davanti a rigurgiti autoritari o demagogici di cui l'Italia non ha bisogno. Alfredo Biondi l'ha incarnata sino alla fine, tornando nelle fila della tradizione liberale, una tradizione che, ripeto, ha dato lustro a questo Paese. Ho conosciuto Alfredo Biondi innanzitutto come giornalista. È stato ricordato anche come persona di grande spirito, con la quale si poteva parlare, che a quella tradizione liberale ha dato lustro come parlamentare, come deputato e come Ministro: una tradizione dalla quale si è distaccato - com'è stato ricordato - per aderire al progetto di Forza Italia, esperienza durante la quale divenne Ministro, purtroppo legando il suo nome a quel famoso decreto passato alla storia come il "salvaladri", che per qualche ora e qualche giorno in Italia sembrò spalancare le porte, nei momenti più critici di Tangentopoli, a politici che si erano macchiati di grande responsabilità. Alfredo Biondi ritirò quel provvedimento e la crisi rientrò. Ricordo che ci fu una grande protesta popolare. Credo che oggi, complessivamente, di Alfredo Biondi si possa ricordare un'esperienza politica che richiama soprattutto a quei valori liberali di cui purtroppo si è perso traccia e sono sicuro che con il suo contributo avrebbero potuto recitare un ruolo ancora importante in una situazione critica di dibattito politico come quello che stiamo attraversando. Lo ricordo con grande piacere e a nome del MoVimento 5 Stelle ci associamo al cordoglio e al dolore della famiglia. Credo che Biondi meriti il rispetto di tutto il Parlamento, perché è una figura che ha lasciato, oltre che una profonda traccia politica, anche la traccia di uno stile che - ahimè - si perde sempre più. (Applausi) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che la prossima settimana sarà riservata ai lavori delle Commissioni. I Capigruppo hanno altresì convenuto che nella giornata di martedì 14 luglio, alle ore 10, avrà luogo la chiama per la votazione, a scrutinio segreto mediante schede, per l'elezione di due componenti del collegio del Garante per la protezione dei dati personali e di due componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Nella stessa giornata di martedì 14 luglio, le Commissioni permanenti saranno convocate per il loro rinnovo secondo i seguenti orari: Commissioni dalla 1 a alla 7 a alle ore 13; Commissioni dalla 8 a alla 14 a alle ore 15. A tal fine, i Gruppi dovranno far pervenire le designazioni dei componenti nelle Commissioni entro le ore 17 di venerdì 10 luglio. La Conferenza dei Capigruppo si riunirà la prossima settimana per definire il calendario dei lavori dell'Assemblea per le settimane successive. Costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione sollevato dal tribunale di Verona PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la deliberazione sulla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione sollevato dal tribunale di Verona. Con ricorso depositato il 18 novembre 2019, il giudice per l'udienza preliminare del tribunale ordinario di Verona ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica in ordine alla deliberazione con la quale l'Assemblea, nella seduta del 9 gennaio 2019, ha dichiarato l'insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni rese da Anna Cinzia Bonfrisco, senatrice all'epoca dei fatti, nell'ambito di un procedimento penale pendente dinanzi allo stesso tribunale ordinario di Verona. Il ricorso è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza del 24 marzo 2020 n. 69, depositata in cancelleria il successivo 10 aprile. Tale ordinanza è stata notificata al Senato il 1° giugno 2020. Nella seduta dell'11 giugno 2020, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha espresso, a maggioranza, parere favorevole alla costituzione in giudizio del Senato dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel citato conflitto di attribuzioni. Sulle conclusioni della Giunta può prendere la parola un oratore per gruppo, per non più di dieci minuti. CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,02) CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, a me pare che questa vicenda sia molto rapida. (Il senatore Gasparri fa cenno di voler intervenire). Ritenevo che prima ci fosse la relazione del presidente Gasparri. Vedo che il presidente Gasparri sta chiedendo la parola. Forse deve svolgere prima lui la relazione? PRESIDENTE . Se il presidente Gasparri lo richiede, credo che possa illustrare la conclusione di quanto svoltosi in Giunta. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, la presidente Alberti Casellati ha già riassunto le questioni, però mi sembra corretto che io esponga la vicenda al Senato in qualità di Presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Il 3 giugno 2020 il Presidente del Senato ha deferito alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, la questione, già prima descritta, della costituzione del Senato nel giudizio per il conflitto di attribuzione promosso dal giudice per l'udienza preliminare del tribunale ordinario di Verona. In data 21 luglio 2017 il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio dell'allora senatrice Anna Cinzia Bonfrisco, unitamente al signor Gaetano Zoccatelli, in ordine ai reati di cui agli articoli 416, primo comma, 318 e 321 del codice penale. In estrema sintesi, secondo l'accusa, l'allora senatrice Bonfrisco avrebbe accettato il pagamento di un soggiorno in Costa Smeralda per lei e altre persone, l'assunzione dietro sua richiesta di una persona presso la società E-Global Service, nonché la corresponsione, per conto del signor Davide Bendinelli, di un bonifico pari a 4.000 euro nel maggio 2015. Il tutto a fronte della promozione, da parte della senatrice, del sodalizio rappresentato dal CEV e dalla società Global Power SpA e E-Global Service SpA, al cui apice vi era per l'appunto il citato Gaetano Zoccatelli. Tale sodalizio, secondo l'accusa, era finalizzato a garantire che le gare bandite dal CEV venissero aggiudicate in via automatica alla società di questo Zoccatelli. Il supporto della senatrice, secondo l'impianto accusatorio, si sarebbe realizzato in particolare attraverso la presentazione di un emendamento finalizzato a consentire al CEV di rientrare tra i 35 soggetti aggregatori a livello nazionale, nonché poi con un concreto interessamento, da parte della senatrice, circa l' iter di questo emendamento. La questione suscitò un'ampia discussione in Senato. La Giunta, prendendo le mosse dai principi enucleati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 188 del 2010, ha effettuato un sindacato di non implausibilità circoscritto al profilo motivatorio degli atti giudiziari trasmessi, ritenendo del tutto implausibile la prima delle accuse, quella di aver ricevuto una vacanza gratuita come corrispettivo di un'attività parlamentare, attesa l'insussistenza dell'elemento doloso e volontaristico da parte della senatrice, considerato che, in un'intercettazione prodotta dall'accusa, la senatrice tentava in tutti i modi - se ne discusse anche in Aula - di pagare questo soggiorno e il proprietario non consentiva il pagamento. La Giunta ha rilevato che la corruzione presuppone il dolo e che, nel caso di specie, il dolo era escluso ictu oculi alla luce della predetta intercettazione. Non può esistere una corruzione contra voluntatem , presupponendo la corruzione un intento doloso di trarre un profitto indebito. La fattispecie ipotizzata dall'accusa rendeva sindacabile, secondo l'approccio dell'autorità giudiziaria, anche l'attività parlamentare della senatrice e in particolare rendeva sindacabile un emendamento presentato dalla stessa. Ma la Giunta ha rilevato che l'accusa di corruzione era infondata per la mancanza del dolo; conseguentemente veniva meno nel complesso una giustificazione del sindacato del magistrato su un atto parlamentare, in particolare su un emendamento. Se, a fronte di un'accusa di corruzione manifestamente infondata, fosse consentito all'autorità giudiziaria di sindacare un emendamento presentato da un parlamentare, si finirebbe per vanificare di fatto la prerogativa di cui al primo comma dell'articolo 68 della Costituzione, consentendo in tal modo all'autorità giudiziaria di esaminare e valutare atti parlamentari, entrando in una sfera riservata totalmente all'autonomia del Parlamento e dei parlamentari. Di questo si era discusso. La Giunta ha ritenuto che, senza un'accusa non implausibile di corruzione, il parlamentare non possa essere chiamato a rispondere per le opinioni date e i voti espressi nell'esercizio delle sue funzioni, costituendo l'insindacabilità ex articolo 68, primo comma, della Costituzione un postulato fondamentale dell'ordinamento giuridico, nel caso di specie trattandosi di un atto tipicamente parlamentare, un emendamento, sulla cui natura di atto intramoenia non si ponevano ovviamente dubbi. Di questo la Giunta ha discusso, proponendo l'applicazione dell'articolo 68. Il 9 gennaio 2019 l'Assemblea ha approvato le conclusioni della Giunta. Però il giudice per l'udienza preliminare - come è stato ricordato - ha sollevato conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale. Bisogna dar conto che l'autorità procedente ha evidenziato allo stato, contrariamente a quanto si evince dalla relazione della Giunta, che non risulta la pendenza dinanzi alla Corte costituzionale di alcun conflitto di attribuzione sollevato dal Senato in relazione alla vicenda de qua . Si precisa che tale argomentazione risulta del tutto irrilevante ai fini dell'attuale discussione sul conflitto sollevato dall'autorità giudiziaria, atteso che tale circostanza pregressa non è suscettibile di incidere in alcun modo, nemmeno in modo indiretto, sulla nuova situazione che ha determinato tale contenzioso di fronte alla Consulta. Tuttavia, nonostante tale irrilevanza, per mere esigenze di completezza, si precisa che la Giunta, nella predetta relazione, aveva ritenuto utile rammentare che la stessa vicenda fosse stata oggetto di esame da parte della Giunta stessa, nel corso della XVII legislatura, in altre due occasioni. La Giunta ha ridiscusso questa vicenda e quindi ritiene che il Senato abbia agito nel rispetto delle norme vigenti e dei principi costituzionali. Quindi, alla luce della ricostruzione di questi fatti, delle deliberazioni della Giunta, del voto espresso dall'Assemblea e del conflitto di attribuzione che ne è scaturito tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale, la Giunta, che ha ridiscusso la questione, a maggioranza ha dato mandato a me, come relatore e Presidente, di riferire all'Assemblea, esprimendo parere favorevole circa la costituzione del Senato nel conflitto di attribuzione in questione, che verte proprio su emendamenti e su decisioni che sono tipicamente dell'attività parlamentare. La Corte costituzionale farà le valutazioni che riterrà, ma ritengo che il Senato, anche in coerenza con i voti che aveva espresso sull'atto specifico, debba costituirsi nel giudizio ed è questo che chiediamo di fare all'Assemblea in questa occasione. (Applausi) . CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, l'esaustiva relazione introduttiva del presidente Gasparri credo mi dispensi da un lungo intervento. Voglio solo puntualizzare due aspetti, peraltro ricordando che, in questa sede, dovremmo occuparci semplicemente delle motivazioni che ci inducono a concedere o meno l'autorizzazione alla difesa davanti alla Corte costituzionale. Mi sembra però doveroso anche nei confronti della collega Bonfrisco ricordare due particolari del merito, che pure il presidente Gasparri ha riassunto molto bene. Vorrei anche ricordare che l'accusa era di fatto quella di aver presentato un emendamento, che era stato presentato pressoché identico da diverse forze politiche, anzi probabilmente da tutte le forze politiche presenti in Senato. Soprattutto, però, è opportuno ricordare che il testo approvato fu quello presentato dal Governo: lo dico giusto per una questione di correttezza. Il secondo aspetto, sempre del merito, è quello della corruzione. Non solo era evidente ictu oculi , come ha detto il presidente Gasparri, ma devo dire che agli atti vi erano le prove della insussistenza dell'accusa di corruzione. Non sto lì a ripetere e a riportare le cose, perché c'era anche la prova di un pagamento nei confronti della persona che l'aveva ospitata durante una brevissima vacanza in Sardegna: tutto questo c'era negli atti processuali e ci aveva indotto appunto a non concedere le autorizzazioni richieste a suo tempo. Torno a dire che qui ci dobbiamo occupare non del merito della vicenda, che è stata già ampiamente discussa e risolta, ma di stabilire se sia necessario o meno far sì che il Senato si costituisca in giudizio davanti alla Corte costituzionale. Credo che abbiamo il dovere intanto di difendere le prerogative del Senato, perché per il fatto stesso che abbiamo assunto una decisione, evidentemente lo abbiamo fatto responsabilmente e con la conoscenza degli atti e quindi abbiamo da difendere le decisioni che erano state assunte. Credo poi che non ci si possa dimenticare che, difendendo quello che era accaduto e le decisioni che erano state assunte in precedenza, non facciamo altro che difendere l'istituzione e quindi le prerogative delle istituzioni. Credo quindi sia assolutamente necessario fare in modo che il Senato si costituisca in giudizio, nel suo interesse e a difesa dell'istituzione stessa, così come è stato richiesto dalla relazione del presidente Gasparri. (Applausi) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia alla proposta del relatore Gasparri. Anche noi riteniamo che il Senato debba costituirsi in giudizio avanti la Corte costituzionale per difendere le ragioni della propria decisione nel merito. Il presidente Gasparri e il collega Cucca hanno già ricordato che si tratta di una vicenda alquanto singolare, in quanto si pretende di sindacare un'attività prettamente parlamentare di un nostro collega, all'epoca senatrice Bonfrisco. È stato opportunamente ricordato che già negli atti esistono prove evidenti e inconfutabili dell'assoluta insussistenza del reato contestato, perché - come ha giustamente detto il presidente Gasparri - non è possibile corrompere una persona a sua insaputa e contro la sua stessa volontà, al punto che, non riuscendo a pagare questa benedetta vacanza, la senatrice Bonfrisco mandò un regalo di valore equivalente - se non superiore - alla prestazione ricevuta e che non era riuscita a saldare per il rifiuto assoluto della persona che doveva ricevere il pagamento. Per tutte queste ragioni, credo che il Senato non debba e non possa fare altro che difendere la propria decisione (per la quale all'epoca Fratelli d'Italia votò anche nel merito a favore) e quindi costituirsi in giudizio. (Applausi) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, non è questa certamente la sede per riprendere il merito delle questioni che comunque sono state esposte sia dal relatore, che dai colleghi che mi hanno preceduto. In questa fase va valutata soltanto la legittimazione del Senato della Repubblica a essere parte del presente conflitto quale organo competente a dichiarare in modo definitivo la propria volontà in ordine all'applicazione dell'articolo 68, comma 1, della Costituzione, restando assolutamente impregiudicate poi le fasi del merito e comunque sarà la Corte costituzionale a decidere sui presupposti del potere spettante al Senato in ordine all'insindacabilità delle dichiarazioni. Ritengo pertanto che sia assolutamente opportuno che il Senato venga rappresentato dinanzi alla Corte costituzionale in ordine alle proprie prerogative di cui all'articolo 68 della Costituzione e, a nome della componente Liberi e Uguali del Gruppo Misto, dichiaro il voto favorevole alla costituzione in giudizio del Senato. (Applausi) . ROSSOMANDO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, colleghi, mi siano consentite poche parole per richiamare l'attenzione sull'argomento che solleva la decisione di oggi. Il merito della questione oggi non è oggetto della nostra decisione. La decisione che ha preso l'Assemblea sul merito è il presupposto del fatto se ci dobbiamo costituire in giudizio per difendere una decisione del Senato. Quindi, si tratta della difesa della determinazione del Senato, indipendentemente dall'atteggiamento che noi potremmo avere nel merito di quella decisione pregressa. Credo che questo sia il presupposto a cui derogano casi del tutto eccezionali. Ma, vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che qui il merito ha interessato un aspetto particolare, ossia l'utilizzo dell'articolo 68 della Costituzione con riferimento ai voti espressi dal parlamentare. Nel mio caso, io ho votato in sede di Giunta per la sussistenza dei presupposti di cui all'articolo 68 della Costituzione, ma, indipendentemente dalla sussistenza o meno di questo aspetto, si tratta di una questione peculiare del rapporto tra la libertà del Parlamento e l'autodeterminazione nell'azione parlamentare e legislativa, da un lato, e, dall'altro, gli ambiti degli altri poteri dello Stato. Ritengo quindi che questo sia un caso in cui per la delicatezza, in modo plastico ed evidente, bisogna votare per la costituzione in giudizio, sapendo che questo è l'esercizio continuo che facciamo in quest'Aula quando trattiamo determinati argomenti, e nel momento in cui delimitiamo questi ambiti e decidiamo, in altre situazioni, che, invece, l'ambito è di mera spettanza dell'autorità giudiziaria, legittimiamo maggiormente le decisioni come quella che prendiamo oggi. È, cioè, un continuo esercizio della dialettica nei rapporti tra i poteri dello Stato, che costituisce certamente un momento alto dell'applicazione dei principi fondanti dello Stato di diritto, dello Stato liberale, sanciti nella nostra Costituzione. Per questo motivo, il Partito Democratico voterà a favore della costituzione in giudizio, ma mi premeva condividere questi principi perché sono gli stessi, almeno per quanto ci concerne, in base ai quali ci determiniamo e ci siamo determinati nelle decisioni che prendiamo nei rapporti tra Parlamento, parlamentari e rappresentanti del Governo e, dall'altra parte, l'ambito prettamente giurisdizionale. (Applausi) . URRARO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URRARO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ritornando su una vicenda su cui già ci siamo intrattenuti sia in Giunta sia in Assemblea, questa è l'occasione per delimitare determinati principi fondanti e principi costituzionali. Il principio di separazione dei poteri costituisce un postulato fondamentale di uno Stato democratico e presuppone una reciproca autonomia dei vari poteri: di quello legislativo, del quale è interprete esclusivo il Parlamento, di quello esecutivo e, infine, di quello giudiziario. Tale prospettiva di fondo permea il sistema delle immunità, che svolgono proprio una funzione di prevenire o impedire intrusioni o sconfinamenti indebiti da parte dell'autorità giudiziaria nelle prerogative del Parlamento. Rispetto alla vicenda che vede coinvolta la senatrice Bonfrisco, va chiarito un punto fondamentale: l'autorità giudiziaria può, anzi deve svolgere tutte le indagini necessarie in caso di fattispecie corruttive, ma questo non può certamente implicare un utilizzo strumentale di tale potere che prenda a pretesto un'ipotesi corruttiva manifestamente infondata per invadere ambiti e scelte che sono estranee all'ambito giudiziario e che costituiscono l' humus della funzione parlamentare. (Applausi) . La Giunta, operando nel solco tracciato dalla Corte costituzionale, in particolare con la sentenza n. 188 del 2010, ha confinato il sindacato del Senato ai soli profili di manifesta implausibilità ed altresì ai casi in cui tali profili emergano per acta senza necessità di accertamenti. Come detto, l'infondatezza palese e manifesta dell'ipotesi accusatoria nel caso di specie emerge dagli atti trasmessi al Senato dalla stessa autorità giudiziaria ed altresì riveste carattere manifesto riscontrabile, ictu oculi , dall'esame espletato. Se, tuttavia, non c'è palesemente alcuna corruzione, allora, occorre chiedersi come può l'autorità giudiziaria sindacare un emendamento che costituisce un atto tipico parlamentare, anzi, che costituisce uno dei perni della funzione parlamentare. Da ricordare, quindi, in questa sede, ancora una volta, le parole dell'articolo 68 della Costituzione: «I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni». Nel caso di specie, ravvisandosi la manifesta infondatezza dell'accusa di corruzione, la senatrice Bonfrisco è stata chiamata a rispondere per un emendamento, quindi per un atto cosiddetto intramoenia , anche secondo la giurisprudenza della Consulta. Conseguentemente, è sicuramente configurabile la prerogativa dell'insindacabilità, che il Senato dovrà difendere nel conflitto di attribuzione in questione. Le prerogative del Parlamento costituiscono un elemento fondamentale della vita democratica del Paese, salvaguardando l'autonomia del mandato parlamentare, e in definitiva l'autonomia della politica. L'interferenza indebita dell'autorità giudiziaria nelle scelte legislative potrebbe ledere non solo l'autonomia del Parlamento e del mandato parlamentare, ma anche la stessa imparzialità, autonomia ed indipendenza della stessa magistratura, che, interferendo indebitamente in ambiti estranei alle proprie attribuzioni, finirebbe per scivolare in situazioni patologiche e contra Costitutionem. L'autonomia del Parlamento e l'indipendenza della magistratura costituiscono due facce della stessa medaglia, due valori costituzionali strettamente connessi: una magistratura che supera i confini delle proprie attribuzioni lede non solo l'autonomia della politica, ma la stessa indipendenza del potere giudiziario. Ravviso pertanto, anche a nome del partito Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, l'opportunità che il Senato si costituisca in giudizio per far valere tutte le proprie ragioni e le proprie prerogative. (Applausi) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, ricordo brevemente i fatti che hanno interessato la Giunta in questa vicenda. In data 21 luglio 2017, il pubblico ministero chiedeva il rinvio dell'allora senatrice Bonfrisco, con i seguenti capi di imputazione: reato di associazione per delinquere e corruzione per l'esercizio della funzione. In particolare, la norma di cui all'articolo 318 del codice penale mira ad impedire il mercanteggiamento della funzione pubblica, ossia mira a contrastare gli atti di soggetti pubblici che possono essere oggetto di compravendita privata. Ebbene, secondo l'impianto accusatorio, la senatrice Bonfrisco avrebbe accettato da parte del signor Zoccatelli, direttore generale del Consorzio energia Veneto, nonché amministratore delegato della Global Power e della E-Global Service SpA, il pagamento di un soggiorno in Costa Smeralda per lei ed altre tre persone; l'assunzione, dietro sua richiesta, di una persona presso la E-Global Service SpA; la corresponsione, dietro sua richiesta, per conto del signor Bendinelli, di un bonifico pari a euro 4.000, disposto in data 26 maggio 2015 sempre dallo stesso Zoccatelli per finanziare la campagna elettorale del Bendinelli. Dunque, la magistratura ha ipotizzato un vero e proprio sodalizio criminoso finalizzato a garantire che tutte le gare bandite dal Consorzio venissero illegittimamente aggiudicata in via automatica alla società di cui lo Zoccatelli era il legale rappresentante. Secondo l'autorità procedente, la senatrice avrebbe fornito un costante e continuo appoggio politico in favore del signor Zoccatelli, promuovendo e rafforzando il Consorzio, in particolare attraverso la presentazione di un emendamento finalizzato a consentire al Consorzio di rientrare tra i trentacinque soggetti aggregatori a livello nazionale, nonché attraverso il concreto interessamento, da parte della senatrice, circa l' iter legislativo di tale emendamento. Ebbene, con dichiarazione del 5 maggio 2018, la Bonfrisco eccepiva l'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Il giudice per l'udienza preliminare, ritenendo inapplicabile la garanzia dell'immunità nell'ipotesi di procedimento nei confronti di un parlamentare per il reato di corruzione per l'esercizio della funzione, disponeva invece la trasmissione degli atti al Senato. Senonché, in data 9 gennaio 2019, la Giunta nella maggioranza dei suoi membri ha ritenuto che l'accusa di corruzione fosse manifestamente infondata per la palese mancanza di dolo, e conseguentemente venisse meno la giustificazione del sindacato del magistrato su un atto parlamentare, e in particolare sull'emendamento presentato dalla senatrice. In sostanza, la Giunta ha ritenuto che, senza un'accusa non implausibile di corruzione, il parlamentare non possa essere chiamato a rispondere per le opinioni date e i voti espressi nell'esercizio delle sue funzioni, di cui all'articolo 68 della Costituzione, riconducendo quindi entro l'alveo dell'insindacabilità di questa norma anche un atto tipico parlamentare come un emendamento. Ciò con il parere e il voto favorevole allora del Gruppo MoVimento 5 Stelle, che invece ha ritenuto doveroso lasciare alla magistratura il compito di valutare o meno la sussistenza del dolo specifico, ossia della consapevolezza o meno di ricevere danaro o altra utilità allo scopo di compiere atti conformi al proprio dovere di organo pubblico. In data 9 gennaio 2019, l'Assemblea approvava le conclusioni della Giunta. Ebbene, in riferimento alla predetta deliberazione, il giudice per l'udienza preliminare ha sollevato conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato dinanzi alla Corte costituzionale chiedendo l'annullamento della deliberazione di insindacabilità adottata dal Senato. Nel merito, il giudice ritiene che il Senato, avendo esercitato un sindacato sulla non manifesta implausibilità dell'accusa, si sia attribuito un potere di valutarne il fondamento non rientrante nell'ambito delle attribuzioni della Camera di appartenenza del parlamentare e spettante invece esclusivamente all'autorità giudiziaria. Ebbene, il MoVimento 5 Stelle concorda con quest'argomentazione in quanto, nel caso in cui si proceda nei confronti di un parlamentare per il reato di corruzione per l'esercizio della funzione, non può essere invocata la garanzia dell'insindacabilità di cui all'articolo 68 della Costituzione. Invero non spettava al Senato della Repubblica deliberare che i fatti per i quali è pendente un procedimento penale nei confronti della senatrice Bonfrisco concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni ai sensi di quest'articolo. PRESIDENTE. Senatrice Evangelista, la invito a restare nel merito della vicenda, perché l'atto l'abbiamo già discusso. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, la questione giuridica è proprio questa, quindi mi scusi, ma vorrei concludere il mio intervento. L'attività legislativa svolta da un membro del Parlamento, in particolare quella di produzione legislativa, è sicuramente sussumibile nell'ambito dell'esercizio delle pubbliche funzioni di un organo costituzionale (principio che ritroviamo addirittura in diverse sentenze della Corte di cassazione), pertanto non preclude la perseguibilità del delitto di corruzione per l'esercizio della funzione di cui all'articolo 18 del codice penale, configurabile nei confronti di un membro del Parlamento in relazione all'attività svolta nella predetta veste. Dunque la magistratura, contrariamente a quanto affermato dalla Giunta e poi in Aula dai Gruppi parlamentari che mi hanno preceduto, nel sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, ha applicato principi di diritto e della giurisprudenza e non ha invaso - a differenza di quanto - si vuole demagogicamente far credere la sfera dei poteri e delle prerogative parlamentari; semmai è proprio il contrario, anche perché la Giunta non può entrare nel merito dei fatti contestati dalla magistratura alla senatrice. Concludo pertanto affermando la contrarietà del Gruppo MoVimento 5 Stelle alla costituzione del Senato nel conflitto di attribuzione in questione, così come prospettata dalla deliberazione della Giunta, e annunciandone il voto contrario. (Applausi). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in senso favorevole alla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel predetto conflitto di attribuzione sollevato dai giudici per l'udienza preliminare del tribunale ordinario di Verona. (Segue la votazione). Il Senato approva. ( Applausi ). La Presidenza si intende pertanto autorizzata a conferire mandato, per la costituzione e la rappresentanza in giudizio del Senato, ad uno o più avvocati del libero foro. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, da quando il nostro Paese è stato colpito da questa brutta pandemia, ho depositato 14 interrogazioni urgenti per sollecitare il Governo e soprattutto il Ministro della salute a fornire chiarimenti rispetto a quanto succede in Italia e a quanto la società civile e i cittadini ci segnalano ogni giorno. Se è vero che il nostro dovere è quello di rappresentare chi ci ha dato fiducia, è altrettanto importante poter fornire risposte. Il fatto che il Ministro in questi mesi non abbia avuto la volontà di venire in Aula o di rispondere, anche per iscritto, ai suoi uffici dimostra ancora una volta che le belle parole risuonate sui giornali tutti i giorni, con riferimento al dibattito in Parlamento e alla collaborazione con le opposizioni, sono buttate al vento. I cittadini l'hanno capito, tanto che basterebbe leggere i commenti sotto ogni post che pubblicate per percepire la rabbia che avete alimentato con le false promesse. Piano pandemico fermo a direci anni fa, liste d'attesa che rischiano di fare più vittime del Covid, mascherine chirurgiche senza certificazioni, nessun controllo per escludere dai contratti stipulati con la pubblica amministrazione le imprese che operano sul territorio nazionale, ma che gestiscono i loro conti correnti in Paesi esteri, cioè paradisi fiscali. Non abbiamo ancora capito le motivazioni che hanno spinto l'Aifa, nel giro di una settimana, a modificare le decisioni sulla somministrazione del farmaco Avonex e non si conoscono i dati della sperimentazione, per capire in quali strutture sanitarie è stato somministrato, a quali pazienti e con quali conseguenze. Non cito le interrogazioni su autopsie, Agenas, distribuzione di farmaci a domicilio per i pazienti oncologici, un piano serio per la prevenzione delle fratture da fragilità e, da ultimo, discriminazione sui professionisti della sanità, che, non avendo un contratto pubblico, si vedono costretti a non sottoporsi al tampone o al test sierologico per paura di non lavorare e non guadagnare: li chiamate eroi, ma poi negate loro diritti, mentre cercano sempre di fare il loro dovere. Signor Presidente, affido a lei la richiesta di sollecitare la risposta alle interrogazioni 4-03217 , pubblicata il 21 aprile 2020; 4-03296 , pubblicata il 29 aprile 2020; 4-03297 , pubblicata il 29 aprile 2020; 4-03333 , pubblicata il 5 maggio 2020; ne ho altre 17: spero che qualcuno batta un colpo da Lungotevere Ripa per fare chiarezza su alcuni aspetti molto importanti per la vita degli italiani. Le interrogazioni che ho presentato anche a vari Ministri nei mesi precedenti la pandemia praticamente da due anni non ricevono risposta. Si tratta di interrogazioni che un parlamentare rivolge ai Ministri di competenza e le nostre nascono sempre su sollecitazione delle persone che vorremmo rappresentare. CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, l'ex ministro dei beni culturali Massimo Bray ha pubblicato di recente un bel volume dal titolo quanto mai azzeccato: «Alla voce cultura». Proprio la cultura è l'oggetto del mio intervento odierno: un lemma in quest'Aula ormai quasi dimenticato, se non proibito, sia perché risuona di rado, sia perché, quando accade, ha quasi sempre il suono fesso delle scatole vuote. Ebbene, è così anche nel Paese di cui quest'Assemblea, come quella della Camera, è lo specchio fedele. Ad istruzione e cultura è intitolata ancora oggi la Commissione di cui mi onoro di far parte, ma l'imbarazzante verità è che la cultura non basta a sé stessa, nella mente dei più: occorre sempre associarla a qualcosa che la giustifichi e le ceda un po' della propria dignità. Sentiamo poi ripetere negli ultimi tempi il binomio cultura e turismo, complice la malaugurata attribuzione delle competenze sul turismo al Mibac. Aver guadagnato il primo posto all'interno del binomio non cambia però la gerarchia: è il turismo che, per così dire, "salva" la cultura e non viceversa; è il mondo che salva la bellezza, per capirci, almeno nella percezione ministeriale. Sono convinta, anzi, che, dopo avere restituito all'acronimo "Mibac" la "t" finale e averlo dotato di un'apposita direzione, presto si farà in modo di riconoscere apertamente al turismo il primato che ha già, in via di fatto, agli occhi di chi lo crede e lo proclama inscindibile dalla cultura, mentre, a mio avviso, il turismo non ha a che fare con la cultura, bensì con la sua mercificazione. Lo dimostro con un esempio eclatante: un merito che questo Governo può senz'altro rivendicare in materia di interventi atti a ristorare le migliaia di lavoratori danneggiati dal Covid-19 sono i 5 miliardi di euro destinati «alla cultura e al turismo», secondo quanto recita la formula, salvo constatare che alla prima ne va uno solo e al secondo quattro. Dalla sistematica sottovalutazione della cultura discende anche lo stato precario delle nostre infrastrutture di settore, già in sofferenza per carenza di personale - penso ai benedetti concorsi - e di risorse prima della pandemia, che ora offre alibi a molti. Chi non griderebbe allo scandalo se oggi, 24 giugno, fossero invece ancora chiusi i porti o bloccate le autostrade o semplicemente sbarrate le porte degli stadi? Eppure molti archivi e biblioteche, che sono le principali infrastrutture del sistema culturale italiano, insieme ai musei e alle gallerie, non hanno ancora riaperto. La mia città, ad esempio, Crotone, ha due musei nazionali, entrambi inaccessibili e Vibo Valentia lo stesso. Negli ultimi giorni, gli allarmi di archivi e biblioteche al riguardo si sono moltiplicati. Penso alla lettera del Coordinamento delle società storiche del 22 maggio ai ministri Franceschini e Manfredi, seguita dall'appello di un gruppo nutrito di docenti universitari, dottorandi, assegnisti, bibliotecari e ricercatori indipendenti. Mi permetto di fare loro eco in quest'Aula e di aggiungere la mia a tante voci, anche molto autorevoli, che denunciano la paralisi alla quale gli italiani che si dedicano alla ricerca di ambito umanistico sono stati condannati, ben oltre la fine della fase 2. Non è il numero degli utenti diretti a fare la necessità, ma il valore e l'insostituibilità del servizio offerto. Che senso ha continuare a costringere i dipendenti della pubblica amministrazione allo smart working o assoggettare ad assurde quarantene documenti e libri? La cultura rischia di pagare il prezzo più alto solo perché archivi, biblioteche, musei e gallerie non hanno alle spalle quei gruppi di pressione capaci di condizionare le scelte dell'Esecutivo al pari delle compagnie aeree, delle società di calcio e dei proprietari di discoteche. Su tutto questo si stende il silenzio ostinato del Ministro della cultura, non scalfito neppure dall'improvvisa scomparsa del magistrato Paolo Giorgio Ferri, campione della lotta all'esportazione illecita di reperti archeologici e opere d'arte fuori dai nostri confini, al quale hanno fatto cavalleresco omaggio... PRESIDENTE. Concluda, senatrice, siamo al quarto minuto. CORRADO (M5S) . Concludo. Dicevo che gli hanno fatto cavalleresco omaggio perfino gli avversari di sempre, i musei statunitensi, che costrinse a restituire qualcosa del bottino frutto del saccheggio del patrimonio culturale italiano e che, ad esempio, nelle argenterie ellenistiche di Morgantina, appena rientrate in Sicilia, ha una delle prove più eclatanti della gestione di un settore di altissima valenza identitaria non proprio conforme a quello che dovrebbe essere. (Applausi) . ABATE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ABATE (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, oggi prendo la parola dai banchi del Senato per sottoporre alla vostra attenzione la folle e denigratoria descrizione della Calabria presente fino a qualche ora fa sul sito della compagnia aerea anglo-svizzera Easy Jet, raccontata come un meraviglioso posto da visitare in sicurezza, in ragione dell'evidente assenza di turisti, a causa della sua storia di attività mafiosa e terremoti. In sostanza, se un turista che volesse venire a passare le vacanze in Calabria visitasse la sezione «Ispirami» del sito ufficiale di Easy Jet, in cui si descrivono le città e le Nazioni in cui fanno scalo i suoi aerei, si imbatterebbe in una scheda surreale, in cui la Regione, culla della Magna Grecia viene rappresentata in una maniera tanto offensiva, quanto fuori luogo. La cito integralmente, per far capire bene a chi ascolta i termini usati: «Per un assaggio autentico della vivace vita italiana, niente di meglio della Calabria. Questa Regione soffre di un'evidente assenza di turisti a causa della sua storia di attività mafiosa e di terremoti e della mancanza di città iconiche come Roma o Venezia, capaci di attrarre i fan di Istagram». Sembrerebbe una fake news , ma purtroppo non è così. Lo sdegno per quanto scritto in questa scheda informativa, oggetto della denuncia, ha fatto il giro dei social e dei giornali. Nel frattempo, la società si è anche scusata e ha creduto di aver rimediato inserendo un'altra descrizione - surreale anche questa volta, se non offensiva - di Lamezia Terme, come se chi progetta un viaggio in Calabria lo facesse solo per visitare questa e non anche tutte le altre meravigliose città che offre: Sibari, con il suo Parco archeologico di circa 70 ettari; Reggio Calabria, con i suoi Bronzi di Riace; passando per Crotone, città di Pitagora; Catanzaro e Vibo; le spiagge meravigliose, l'enogastronomia, i beni culturali e l'accoglienza delle persone. Nella nuova narrazione incentrata su Lamezia Terme, chi ha prodotto il testo ignora addirittura, il fatto che la città si componga storicamente di tre paesi, uniti già da molti anni e il nome Sambiase viene storpiato in Siambiase. La situazione, in realtà, è molto diversa: basterebbe ricordare alla compagnia di viaggio anglo-svizzera che, solo nei primi tre mesi del 2019, la Calabria ha registrato un incremento di turisti pari al 40 per cento rispetto al 2018, un vero e proprio boom di presenze, che la collocano tra le prime tre Regioni in Italia per trend di crescita. In questa Regione è possibile avere un mix fatto di turismo culturale, religioso ed enogastronomico. In Calabria si può fare il bagno la mattina, per poi fare un'escursione sulla Sila, luogo riconosciuto per la purezza dell'aria, sull'Aspromonte o sul Pollino, e, di pomeriggio e di sera, gustare piatti tipici a base di carne o pesce, con una versatilità senza eguali - consentitemi di dirlo - in tanti altri posti. É una pubblicità negativa, quella messa in campo da Easy Jet, che la Calabria non merita. Anzi, è proprio da questa prestigiosa sede che preannuncio la presentazione di un'interrogazione parlamentare, con la speranza che il Ministro per i beni e le attività culturali e l'assessore regionale di competenza si attivino sin d'ora, nelle opportune sedi, per riparare al danno subito dai calabresi e da tutte le sane attività produttive e turistiche che la Calabria conta. (Applausi) . ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli membri del Governo e colleghi, pongo due questioni di grande rilevanza per il nostro Paese, con particolare riferimento all'Umbria. La prima riguarda i test rapidi sierologici: il 17 aprile, il commissario Arcuri ha indetto una gara per l'acquisto di 150.000 kit da distribuire gratuitamente in tutto il Paese, per eseguire test rapidi su un campione di individui. Tra le 72 partecipanti alla gara, è stato selezionato il colosso farmaceutico statunitense Abbott. La manovra del commissario ha subito rilevato di mostrare grandi dubbi, sotto tre punti di vista: la tempistica, la quantità dei kit e la pertinenza dell'indagine. I kit per i test sierologici infatti sono stati distribuiti solo a metà maggio, quando molte Regioni avevano già dovuto acquistarli: solo l'Umbria ne aveva acquistati circa 15.000 nel mese di marzo. Un grande allarme è stato lanciato inoltre da alcuni laboratori italiani, con riferimento alla scadenza ravvicinata di questi kit (che risulta essere a luglio 2020). Abbiamo quindi bisogno di grandi risposte, molto importanti. Vogliamo sapere anzitutto se è possibile escludere con sicurezza che i test in scadenza, e quindi i reagenti, possano fornire un risultato falsato; che fine faranno i test che non sono stati utilizzati, se torneranno indietro o verranno buttati via, perché chiaramente hanno costituito un costo importante per il nostro Paese, soprattutto in questo periodo. Altro argomento sono i ventilatori. Come sappiamo, con l'emergenza Covid-19 si sono messe in evidenza chiaramente la situazione drammatica delle strutture sanitarie e la particolare carenza di posti delle terapie intensive: alcune sono state adeguate, altre sono state create ex novo . Il Governo ha affidato al commissario Arcuri l'incarico di guidare e indirizzare l'acquisto e la distribuzione di ventilatori, cosa che è stata fatta. In Umbria ne sono arrivati 61. Siamo stati felici, ma la felicità è durata ben poco: recentemente, infatti, il commissario ha chiesto alle Regioni che li hanno ricevuti di restituirli, una sorta di comodato d'uso. Ci chiediamo quindi come possa essere considerata buona una decisione come questa: il far ritornare alla situazione pre-Covid tutte le strutture sanitarie. È chiaro che queste azioni evidenziano una volontà politica nei confronti dell'Umbria, una Regione guidata dalla Lega, dalla governatrice Tesei e da tutto il centrodestra, che ha dimostrato ovviamente la sua importanza come si guida bene ogni giorno una Regione. È probabilmente per questo che, sin dalle elezioni regionali, che hanno visto in Umbria la vittoria schiacciante sulla sinistra, è stato fatto un ottimo lavoro, per il quale ancora oggi il centrosinistra critica il governo umbro, che a volte è stato messo alla berlina da molti colleghi. Sinceramente sono fiera di essere umbra, a differenza di quanto dichiarato dal presidente Conte che ha detto che la mia terra è una provincia non definita come quella di Lecce. Questo ci ha offesi come umbri e qui lo dichiaro fermamente. Sappiate che gli umbri non si faranno sottomettere dai vostri giochi, perché sono un popolo di tradizione e di valore e sono persone corrette. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE . Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Ordine del giorno per la seduta di giovedì 25 giugno 2020 PRESIDENTE . Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 25 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno: ( Vedi ordine del giorno ) La seduta è tolta (ore 17,53) . Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1812 e sui relativi emendamenti La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, alla luce delle rassicurazioni fornite dal Governo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. In merito agli emendamenti ti esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.13, 1.19 (testo 2), 1.19 (testo 3), 1.20 (testo 2), 1.21 (testo 2), 1.53, 1.0.1, 2.0.2, 2.0.3, 2.0.4, 2.0.5, 2.0.6, 2.0.7, 2.0.8, 2.0.9, 2.0.10, 2.0.11, 2.0.13, 2.0.14, 2.0.15, 2.0.18, 2.0.19 e 2.0.21. Sull'emendamento 1.18 (testo 2), esprime parere di semplice contrarietà condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione delle parole: "a garantire", con le seguenti: "a promuovere prioritariamente, ove possibile, nei limiti delle risorse già stanziate a bilancio,". Sull'emendamento 2.3, il parere di semplice contrarietà è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento, dopo le parole: "sanzioni amministrative pecuniarie", delle seguenti: "relative alle violazioni". Sull'emendamento 2.0.1, il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla previsione che gli oneri di funzionamento della Commissione bicamerale sull'emergenza epidemiologica siano posti a carico dei bilanci interni dei due rami del Parlamento. Il parere è non ostativo sui restanti emendamenti. La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere di semplice contrarietà sull'emendamento 2.3 (testo 2). Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti. VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA Congedi e missioni Sono in congedo i senatori: Airola, Alderisi, Alfieri, Barachini, Cario, Castaldi, Cattaneo, Ciampolillo, Crimi, Crucioli, De Poli, Di Piazza, Endrizzi, Garnero Santanchè, Giacobbe, Malpezzi, Marcucci, Margiotta, Marino, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Pacifico, Pinotti, Quagliariello, Ronzulli, Russo, Saccone, Schifani, Segre, Sileri e Turco. Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Montevecchi, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 10.30) ; Iwobi, per attività del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione. Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza Con lettera in data 23 giugno 2020, il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha comunicato che l'Ufficio di Presidenza del Gruppo stesso è stato integrato con la nomina del senatore Gianmauro Dell'Olio nel ruolo di Segretario. Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato che la senatrice Margherita Corrado è stata eletta Vicepresidente del Gruppo stesso, in sostituzione della senatrice Barbara Floridia. Disegni di legge, annunzio di presentazione Senatori Puglia Sergio, Donno Daniela, Vaccaro Sergio, Vanin Orietta, Giannuzzi Silvana, Naturale Gisella, Lanzi Gabriele, Trentacoste Fabrizio, De Lucia Danila, Lannutti Elio, Angrisani Luisa Misure per la tutela dell'agente nel contratto di agenzia (1859) (presentato in data 23/06/2020); senatori D'Arienzo Vincenzo, Astorre Bruno, D'Alfonso Luciano, Fedeli Valeria, Ferrazzi Andrea, Giacobbe Francesco, Laus Mauro Antonio Donato, Pinotti Roberta, Rojc Tatjana, Stefano Dario, Taricco Mino, Verducci Francesco Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di costruzioni e di interventi di trasformazione e conservazione edilizia (1860) (presentato in data 23/06/2020); senatori Salvini Matteo, Cantu' Maria Cristina, Romeo Massimiliano, Calderoli Roberto, Centinaio Gian Marco, Candiani Stefano, Stefani Erika, Siri Armando, Arrigoni Paolo, Tosato Paolo, Faggi Antonella, Montani Enrico, Saponara Maria, Alessandrini Valeria, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Borgonzoni Lucia, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Campari Maurizio, Candura Massimo, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Ripamonti Paolo, Riccardi Alessandra, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Testor Elena, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano Indennizzo per motivi di solidarietà sociale a favore di operatori sanitari e socio-sanitari deceduti o danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di infezione da Covid-19 (1861) (presentato in data 24/06/2020). Governo, trasmissione di documenti Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 22 giugno 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3- bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, la relazione concernente l'attività svolta sulla base dei poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, relativa all'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 4 a , alla 5 a , alla 6 a , alla 8 a , alla 10 a e alla 14 a Commissione permanente ( Doc . LXV, n. 2). Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera pervenuta in data 22 giugno 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 29 ottobre 1997, n. 374, la relazione sullo stato di attuazione della legge recante "Norme per la messa al bando delle mine antipersona", relativa al secondo semestre 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1 a , alla 3 a , alla 4 a e alla 10 a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ( Doc . CLXXXII, n. 5). Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234: Comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Contrastare la disinformazione sulla Covid-19 - Guardare ai fatti (JOIN(2020) 8 definitivo), alla 1 a , alla 2 a , alla 3 a , alla 8 a , alla 10 a , alla 12 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Sintesi delle relazioni di attuazione annuali per i programmi operativi cofinanziati dal Fondo di aiuti europei agli indigenti nel 2018 (COM(2020) 226 definitivo), alla 1 a , alla 5 a , alla 6 a , alla 11 a e alla 14 a Commissione permanente; Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Relazione sulla Convergenza 2020 (elaborata a norma dell'articolo 140, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea) (COM(2020) 237 definitivo), alla 3 a , alla 5 a , alla 6 a e alla 14 a Commissione permanente. Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, in data 22 giugno 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione relativa al decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, recante "Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica" (c.d. decreto Milleproroghe). La predetta segnalazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2 a , alla 6 a , alla 8 a , alla 10 a , alla 13 a e alla 14 a Commissione permanente (Atto n. 504). Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento In data 17 giugno 2020 è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13- bis , della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nel 2019 dal Garante del contribuente delle Marche. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a Commissione permanente (Atto n. 505). Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), trasmissione di documenti. Deferimento Il Presidente dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), con lettera in data 18 giugno 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 13, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, la relazione sull'attività svolta dal medesimo Istituto nell'anno 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6 a e alla 10 a Commissione permanente ( Doc . CXCVII, n. 3). Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 1 a Commissione permanente: sentenza n. 115 del 19 maggio 2020, depositata il successivo 23 giugno, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 38, comma 2- ter , del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58 ( Doc. VII, n. 106) - alla 5 a e alla 6 a Commissione permanente; sentenza n. 116 del 19 maggio 2020, depositata il successivo 23 giugno, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 34- bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96 - alla 5 a e alla 12 a Commissione permanente (Doc. VII, n. 107). Petizioni, annunzio Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia. Il signor Giuseppe Angelo Sia da Barlassina (MB) e numerosi altri cittadini chiedono interventi urgenti a sostegno delle famiglie (Petizione n. 605, assegnata alla 5 a Commissione permanente); il signor Enrico Chiari da Sestri Levante (Genova) chiede modifiche all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, in materia di incentivi per efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici (Petizione n. 606, assegnata alla 5 a Commissione permanente); il signor Maurizio Scazzeri a nome del Gruppo "In Movimento Docenti" chiede modifiche al decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22 ed ai bandi di concorso finalizzati al reclutamento del personale docente al fine di consentire l'ammissione con riserva ai docenti della classe di concorso A066 nonché l'accesso alle graduatorie ITP (Petizione n. 607, assegnata alla 7 a Commissione permanente); la signora Maria Rita Berardi da Vergato (Bologna) chiede disposizioni stringenti relativamente alla possibilità di adottare provvedimenti di allontanamento dei minori dalle proprie famiglie (Petizione n. 608, assegnata alla 2 a Commissione permanente); il signor Ruggiero Riefolo da Palmi (Reggio Calabria) chiede modifiche alla Costituzione volte a riformare l'ordinamento dello Stato in senso federalista (Petizione n. 609, assegnata alla 1 a Commissione permanente). Mozioni Atto n. 1-00248 SALVINI Matteo ARRIGONI ROMEO CALDEROLI CENTINAIO CANDIANI STEFANI SIRI TOSATO FAGGI MONTANI SAPONARA ALESSANDRINI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BORGHESI BORGONZONI BOSSI Simone BRIZIARELLI BRUZZONE CAMPARI CANDURA CANTU' CASOLATI CORTI DE VECCHIS FERRERO FREGOLENT FUSCO GRASSI IWOBI LUCIDI LUNESU MARIN MARTI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO PISANI Pietro PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RICCARDI RIVOLTA RUFA SAVIANE SBRANA TESTOR URRARO VALLARDI VESCOVI ZULIANI - Il Senato, premesso che: la Corte di cassazione, con sentenza n. 27101 del 2019, ha affermato che l'addizionale provinciale alle accise sull'energia elettrica, di cui al decreto-legge 28 novembre 1988, n. 511, articolo 6, successivamente abrogato dal decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, andava disapplicata sin dall'epoca dell'entrata in vigore della direttiva 2008/118/CE relativa al regime generale delle accise, in ragione del contrasto con la direttiva stessa; la suprema Corte, successivamente, con sentenza n. 27099 del 2019, ha altresì affermato che il consumatore finale di energia elettrica, che abbia a suo tempo pagato l'addizionale al fornitore, non è legittimato a richiedere il rimborso dell'addizionale all'amministrazione finanziaria, in quanto soggetto estraneo al rapporto d'imposta che intercorre unicamente tra l'erario ed il fornitore stesso, ma ha diritto ad agire davanti al giudice civile per la ripetizione dell'indebito nei confronti del proprio fornitore. La richiesta diretta all'amministrazione finanziaria è consentita, eccezionalmente, allorquando l'azione esperibile nei confronti del fornitore si riveli oltremodo gravosa; considerato che: in tale contesto, i consumatori finali potrebbero richiedere ai fornitori di rimborsare l'addizionale provinciale versata a titolo di rivalsa entro il termine di prescrizione decennale previsto dall'art. 2946 del codice civile, mentre per i secondi il diritto al rimborso risulta ad oggi già prescritto per gli effetti della decadenza biennale prevista dall'articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 (testo unico delle accise), a meno di una sentenza di condanna per la ripetizione dell'indebito verso il cliente, la quale consentirebbe al fornitore di intraprendere verso l'amministrazione un'azione di recupero entro il termine decadenziale di 90 giorni dal passaggio in giudicato della stessa, ai sensi dell'articolo 14, comma 4, del testo unico; tale procedimento obbligato potrebbe generare un'elevata mole di cause legali che potrebbero richiedere anche la percorrenza dei tre gradi di giudizio, con conseguente sicuro intasamento del sistema giudiziario e grande dispendio di risorse. Situazioni del genere costituirebbero un serio pericolo anche per la solidità economica di tutte le società fornitrici, tra le quali i consorzi, che dovrebbero sostenere esborsi, anche di importi elevati, per rimborsare cifre di cui non hanno più disponibilità, avendole versate a suo tempo all'amministrazione e trovandosi, successivamente, costretti ad affrontare problemi per il loro recupero; in un momento storico di profonda crisi economica del Paese, che ha impattato severamente su gran parte delle imprese italiane, l'immediata disponibilità di liquidità assume un'importanza senza precedenti per consentire di attivare investimenti e creare le necessarie condizioni di rilancio; la restituzione di 3,4 miliardi di euro di accise sull'energia, impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dalla Stato, rappresenta una priorità che si dovrebbe perseguire con la massima urgenza, impegna il Governo ad adottare misure urgenti al fine di attribuire al fornitore, limitatamente alle sole addizionali provinciali pagate per gli anni 2010 e 2011, la legittimazione a raccogliere le istanze di rimborso dei propri clienti, valutare quelle degli effettivi aventi diritto e procedere al rimborso delle somme indebitamente versate a fronte dell'acquisizione di un corrispondente credito d'imposta da recuperare nel tempo presso l'amministrazione finanziaria ovvero l'ente locale percipiente, nonché ad adottare analoghe misure anche ai soggetti consumatori finali che sono altresì soggetti obbligati. Atto n. 1-00249 SBROLLINI FARAONE BONIFAZI COMINCINI CONZATTI CUCCA GARAVINI GINETTI GRIMANI MAGORNO MARINO NENCINI PARENTE RENZI SUDANO VONO - Il Senato, premesso che: l'obesità rappresenta ormai un problema rilevantissimo di salute pubblica e di spesa per i sistemi sanitari nazionali, che diverrà insostenibile se non saranno adottate politiche di prevenzione adeguate, non disgiunte da programmi di gestione della malattia in grado di affrontare il fardello delle comorbidità, cioè la situazione nella quale si verifica in uno stesso soggetto una sovrapposizione e un'influenza reciproca di più patologie, in questo caso connesse all'obesità (diabete, ipertensione, dislipidemia, malattie cardio e cerebrovascolari, tumori, disabilità); secondo stime recenti dell'Istat in Italia vi sono circa 21 milioni di soggetti in sovrappeso, mentre il numero degli obesi è di circa 6 milioni, con un incremento percentuale di circa il 10 per cento rispetto al 2001; è sovrappeso oltre una persona su 3 (36 per cento, con preponderanza maschile: 45,5 per cento rispetto al 26,8 per cento nelle donne) e obesa una su 10 (10 per cento), e oltre il 66,4 per cento delle persone con diabete di tipo 2 è anche in sovrappeso o obesa; l'incremento dell'obesità è attribuibile soprattutto alla popolazione maschile, in particolare nei giovani adulti di 25-44 anni e tra gli anziani; sovrappeso e obesità affliggono principalmente le categorie sociali svantaggiate che hanno minor reddito e istruzione, oltre a maggiori difficoltà di accesso alle cure; l'obesità riflette e si accompagna dunque alle disuguaglianze, innestandosi in un vero e proprio circolo vizioso che coinvolge gli individui che vivono in condizioni disagiate, i quali devono far fronte a limitazioni strutturali, sociali, organizzative e finanziarie che rendono difficile compiere scelte adeguate relativamente alla propria dieta e all'attività fisica; nel nostro Paese tra gli adulti con un titolo di studio medio-alto la percentuale degli obesi si attesta intorno al 5 per cento (per le persone laureate è pari al 4,6 per cento, per i diplomati è del 5,8 per cento), mentre triplica tra le persone che hanno conseguito al massimo la licenza elementare (15,8 per cento); lo stigma sull'obesità, ovvero la disapprovazione sociale, come rilevato dalla World obesity federation, è una delle cause che, attraverso stereotipi, linguaggi e immagini inadatte, finisce per ritrarre l'obesità in modo impreciso e negativo; lo stigma del peso si riferisce ai comportamenti e agli atteggiamenti negativi che sono rivolti verso le persone unicamente a causa del loro peso; esistono dati a livello globale di discriminazione basata sul peso in molte fasi della vita lavorativa, come nell'orientamento professionale, nei colloqui e nelle procedure di selezione, nelle disparità salariali, nei minori avanzamenti di carriera, nelle azioni disciplinari più severe e nel più elevato numero di licenziamenti; il bullismo sui giovani con obesità è uno dei fattori presenti nell'ambiente scolastico; l'alimentazione in gravidanza e nei primi anni di vita è fondamentale per uno sviluppo armonico dei bambini, per il contenimento della generazione delle cellule adipose e per lo sviluppo del sistema immunitario, come numerosi studi riportano in relazione all'importanza dei primi "mille giorni di vita", comprendendovi anche la gestazione, e come lo stesso Dipartimento per la prevenzione del Ministero della salute ha sottolineato affermando che "le evidenze scientifiche disponibili confermano che i primi mille giorni di vita sono fondamentali per un adeguato sviluppo fisico e psichico"; accade spesso che i bimbi, anche di pochi mesi e comunque entro i "mille giorni", siano nutriti presso strutture comunitarie, asili nido per esempio, strutture sul territorio nazionale ove si privilegia una dieta che giornalmente prevede proteine in eccesso, in particolare di origine animale. Risulta carente la cultura in merito alla possibile assunzione degli aminoacidi essenziali anche solo sommando nello stesso pasto legumi e cereali. Numerosi studi riferiscono all'eccesso di proteine animali, in particolare nei primi anni di vita, lo sviluppo di obesità e patologie metaboliche, in crescita nel nostro Paese. Vi sono evidenze di un'associazione tra lo squilibrio di nutrienti della dieta nelle prime fasi della vita e il rischio aumentato di sviluppare obesità e " non communicable disease " nelle epoche successive; presso queste stesse strutture comunitarie i bambini di solito assumono un solo pasto al giorno: senza una dovuta educazione nutrizionale delle famiglie dei bimbi si corre il rischio che essi assumano proteine animali più volte al giorno; senza contare che la produzione di proteine animali è correlata a circa il 10 per cento delle emissioni di gas serra in Italia; la nutrizione non è sufficientemente integrata nell'educazione medica, indipendentemente dal Paese esaminato o dall'anno accademico; è stato istituito con decreto ministeriale 18 gennaio 2019 presso il Ministero della salute il "tavolo di lavoro per la prevenzione e il contrasto del sovrappeso e dell'obesità"; l'obesità desta particolare preoccupazione per l'elevata comorbidità associata, specialmente di tipo cardiovascolare, come ad esempio il diabete tipo 2, in genere preceduto dalle varie componenti della sindrome metabolica (ipertensione arteriosa e dislipidemia aterogena), con progressione di aterosclerosi e aumentato rischio di eventi cardio e cerebrovascolari; sono sufficienti pochi dati per valutare la dimensione del problema: in chi pesa il 20 per cento in più del proprio peso ideale aumenta del 25 per cento il rischio di morire di infarto e del 10 per cento di morire di ictus rispetto alla popolazione normopeso, mentre, se il peso supera del 40 per cento quello consigliato, il rischio di morte per qualsiasi causa aumenta di oltre il 50 per cento, per ischemia cerebrale del 75 per cento e per infarto miocardico del 70 per cento; alla luce di queste condizioni, anche la mortalità per diabete aumenta del 400 per cento; è altrettanto importante sottolineare la correlazione fra eccesso di peso e rischio di tumori: per ogni 5 punti in più di indice di massa corporea (Bmi) il rischio di tumore esofageo negli uomini aumenta del 52 per cento e quello di tumore al colon del 24 per cento, mentre nelle donne il rischio di tumore endometriale e di quello alla colecisti aumenta del 59 per cento e quello di tumore al seno, nella fase post menopausa, del 12 per cento; l'eccesso di peso è anche responsabile di patologie non letali ma altamente disabilitanti e costose in termini di accesso alle cure, come ad esempio l'osteoartrosi; la dimensione del problema è tale non solo da meritare l'attenzione delle istituzioni e della politica, ma anche da rappresentare una priorità nell'ambito delle scelte da adottare e delle azioni da intraprendere nell'insieme delle questioni di salute pubblica da affrontare con più urgenza, per contenere il fenomeno e contrastarne le devastanti conseguenze. Infatti, non si può più ignorare che l'obesità influenzi pesantemente anche lo sviluppo economico e sociale: secondo la Carta europea sull'azione di contrasto all'obesità, obesità e sovrappeso negli adulti comportano costi diretti (ospedalizzazioni e cure mediche) che arrivano a rappresentare fino all'8 per cento della spesa sanitaria nella regione europea dell'Organizzazione mondiale della sanità; tali patologie, inoltre, sono responsabili anche di costi indiretti, conseguenti alla perdita di vite umane, e di produttività e guadagni correlati, valutabili in almeno il doppio dei citati costi diretti; a livello mondiale, l'obesità è oggi responsabile di un costo complessivo pari a circa 2.000 miliardi di dollari, che corrisponde al 2,8 per cento del prodotto interno lordo globale; l'impatto economico dell'obesità, in altre parole, è sovrapponibile a quello del fumo di sigaretta e a quello di tutte le guerre, atti di violenza armata e di terrorismo; in Italia i dati più recenti riguardo ai costi dell'obesità sono stati ricavati nell'ambito del progetto "Sissi", svolto con i database della medicina generale, dalla Regione Toscana: lo studio stima che l'eccesso di peso sia responsabile del 4 per cento della spesa sanitaria nazionale, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro nel 2012; i programmi di contrasto all'obesità del Ministero della salute fanno riferimento nello specifico a diverse linee di attività, quali: la collaborazione con la regione europea dell'OMS per la definizione di una strategia di contrasto alle malattie croniche, denominata "Gaining health"; la cooperazione con l'OMS per la costruzione di una strategia europea di contrasto all'obesità; le indicazioni europee del Consiglio EPSCO del 2006; il piano sanitario nazionale 2006-2008; il piano di prevenzione 2010-2012; lo sviluppo e il coordinamento del programma "Guadagnare salute"; il piano di prevenzione 2014-2018 per programmi di promozione della salute e strategie basate sull'individuo; l'impatto dell'obesità e delle malattie non trasmissibili (NCD, non communicable disease ), per le quali l'obesità rappresenta il principale fattore di rischio, è preso in seria considerazione ai vari livelli governativi; a settembre 2018 l'Assemblea delle Nazioni Unite ha inserito come priorità di azione, articolata in 13 punti, la lotta alle NCD e all'obesità con particolare richiamo agli Stati membri per uno sforzo che aumenti e renda prioritaria la spesa indirizzata alla riduzione dei fattori di rischio delle NCD e alla sorveglianza, alla prevenzione e alla diagnosi precoce degli stessi; in Inghilterra le policy sull'obesità sono state affrontate dai programmi "Change4life", incentrato particolarmente sulla prevenzione dell'obesità, e "Healthy child programme", indirizzato al contrasto dell'obesità giovanile; nel 2010, la responsabilità per le politiche alimentari è passata dalla Food standard agency al Department of health e il Governo ha iniziato a collaborare con il mondo produttivo in una sorta di patto di responsabilità per la salute pubblica per far fronte a diverse problematiche, tra cui l'obesità; in Spagna nel 2011 è stata approvata una legge sulla sicurezza alimentare che contiene misure per l'implementazione della strategia contro l'obesità NAOS (Estrategia para la nutricion, actividad fisica y prevencion de la obesidad), con la possibilità di adattare le linee di azione ogni 5 anni; nel 2013 è stato istituito un osservatorio sulle abitudini alimentari e per lo studio dell'obesità che, oltre al costante monitoraggio sulla prevalenza dell'obesità, prevede l'implementazione delle modifiche dello stile di vita; negli Stati Uniti il sistema federale non consente che vi sia una policy nazionale unitaria sull'obesità; tuttavia, a livello federale, nel 2011, è stata approvata la terapia intensiva comportamentale per l'obesità, ora rimborsata da "Medicare" e "Medicaid"; nel 2017 e nel 2018 l'assemblea plenaria del Comitato delle regioni dell'Unione europea ha approvato due pareri d'iniziativa (123rd plenary session, 11-12 maggio 2017 "Health in cities: the common good" e 131st plenary session, 10 ottobre 2018 "Mainstreaming sport into the EU agenda post-2020"), i quali hanno individuato come obiettivo, tra gli altri, rispettivamente la lotta dell'obesità nell'ambito urbano e il ruolo dell'attività fisica e sportiva nella prevenzione dell'obesità; il sistema di sorveglianza, denominato "OKkio alla salute", sul sovrappeso e sull'obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni) e i fattori di rischio correlati, promosso e finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della salute, coordinato dal Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (CNESPS) dell'Istituto superiore di sanità in collaborazione con le Regioni, il Ministero della salute e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, collegato al programma europeo "Guadagnare salute" e ai piani di prevenzione nazionali e regionali, facente anche parte dell'iniziativa della regione europea dell'OMS "Childhood obesity surveillance initiative (COSI)", evidenzia che in Italia complessivamente il 37 per cento dei bambini presenta un eccesso ponderale fra sovrappeso e obesità; si stima che un bambino su 3 sia fisicamente inattivo, maggiormente le femmine rispetto ai maschi, e la frequenza di sovrappeso e obesità nei bambini conferma livelli preoccupanti di eccesso ponderale: il 25 per cento dei bambini è in sovrappeso e l'11 per cento obeso, con maggiore prevalenza nelle regioni del Sud d'Italia; secondo i dati della COSI (2015-2017) dell'Organizzazione mondiale della sanità l'Italia ha il maggior numero dei bambini obesi o in sovrappeso tra le nazioni europee; entro il 2030 una migrazione di massa porterà 1,47 miliardi di persone dalle campagne alle città, causando anche un incremento dell'obesità e, conseguentemente, importanti documenti, quali il "Copenhagen consensus of mayors for healthier and happier cities for all" (WHO Europe 2018), la "Roma urban health declaration" (2017 G7 on Health Italian precidency), il manifesto per la "Salute nelle città: bene comune" (Health city institute-ANCI 2017), il "Bending the curve" (Cities changing diabetes summit, Houston 2017), individuano nella lotta all'obesità in ambito urbano una delle priorità d'azione per le istituzioni governative e i sindaci nell'ambito dell' urban health ; in occasione della giornata mondiale e nazionale dell'obesità 2018, l'Italian obesity network ha promosso il documento "Manifesto dell'Italian obesity network per un futuro sostenibile" e per la giornata 2019 il documento «Carta dei diritti e dei doveri delle persone con obesità», sottoscritto da tutte le società scientifiche e le associazioni di pazienti attive sull'obesità in Italia, impegna il Governo: 1) ad adottare iniziative normative affinché nell'ordinamento siano introdotte una definizione di obesità come malattia cronica caratterizzata da elevati costi, diretti e indiretti, economici e sociali, e una definizione del ruolo degli specialisti che si occupano di tale patologia; 2) ad implementare un piano nazionale sull'obesità che armonizzi a livello nazionale le attività nel campo della prevenzione e della lotta all'obesità, un documento, condiviso con le Regioni, che, compatibilmente con la disponibilità delle risorse economiche, umane e strutturali, individui un disegno strategico comune inteso a promuovere interventi basati su un approccio multidisciplinare integrato e personalizzato, centrato sulla persona con obesità e orientato ad una migliore organizzazione dei servizi e ad una piena responsabilizzazione di tutti gli attori dell'assistenza; 3) ad adottare iniziative per assicurare alla persona con obesità il pieno accesso agli iter diagnostici per le comorbidità, alle cure e ai trattamenti dietetico-alimentari, e, nei casi più gravi, l'accesso a centri di secondo livello per valutare approcci, psicologici, farmacologici e chirurgici; 4) a prevedere una più stringente implementazione di quanto previsto nel patto nazionale della prevenzione 2014-2018 relativamente alle politiche di contrasto all'obesità adottando iniziative vincolanti nel nuovo patto nazionale della prevenzione 2020-2025 prevedendo linee guida inerenti ai "primi 1.000 giorni di vita" del bambino; 5) a promuovere il miglioramento della formazione degli operatori sanitari sul tema della nutrizione e a promuovere una maggiore cultura per gli operatori scolastici e per i neogenitori su questo tema; 6) a promuovere ulteriori studi sulle cause di obesità e ad adottare iniziative per migliorare gli standard di nutrizione delle mamme in gravidanza e dei bambini per agire in particolare anche sui primi "1.000 giorni", esplicitando che non vi è obbligo di erogazione quotidiana di proteine animali nelle mense pubbliche e favorendo un approccio culturale basato sull'assunzione del corretto quantitativo di proteine e sulla possibilità di assumere gli aminoacidi essenziali anche con sole proteine vegetali; 7) a promuovere programmi per la prevenzione dell'obesità infantile e per la lotta alla sedentarietà attraverso iniziative coordinate di promozione della salute, intesa nella sua dimensione biopsicosociale, che implementino a livello scolastico l'attività fisica e sportiva, la sana alimentazione e l'informazione sulla promozione dei corretti stili di vita, compresa la qualità relazionale; 8) ad intraprendere iniziative congiunte e sinergiche di informazione alla popolazione a sostegno di quanto promosso dalla campagna nazionale e internazionale denominata " obesity day "; 9) a promuovere percorsi educativi e informativi e interventi a tutela delle persone con obesità negli ambienti lavorativi e scolastici, volti a contrastare le discriminazioni e gli atti di bullismo anche nei loro confronti; 10) ad intraprendere tutte le iniziative per la protezione dell'allattamento al seno materno, per 6 mesi esclusivo e fino a 2 anni complementare; 11) ad assumere iniziative per disciplinare la pubblicità di prodotti alimentari e bevande per bambini, al fine di: a) adoperarsi affinché i luoghi dove i bambini si riuniscono (asili, scuole, cortili delle scuole e centri di pre-scuola, parchi giochi, cliniche della famiglia e del bambino e servizi pediatrici e durante tutte le attività sportive e culturali) siano liberi da ogni forma diretta e indiretta di pubblicità di alimenti con un alto contenuto di grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi; b) sviluppare politiche di contenimento del marketing alimentare sui bambini, con la predisposizione di misure che proteggano l'interesse pubblico; c) identificare le informazioni e la natura degli effetti del marketing alimentare rivolto ai bambini per sviluppare ulteriori ricerche in questo campo al fine di ridurre l'impatto sui bambini della pubblicità di alimenti con un eccessivo contenuto di grassi saturi, acidi grassi, zuccheri e sali liberi; 12) ad assumere iniziative per stimolare l'industria alimentare a studiare un'adeguata porzionatura dei prodotti per l'infanzia e l'adolescenza, tenuto conto di tutti i nutrienti che possono influire sullo sviluppo di obesità. Interrogazioni Atto n. 3-01717 MALLEGNI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: da molti anni, gli abitanti dell'area compresa nel triangolo di Stagno, frazione del comune di Collesalvetti, in provincia di Livorno, dei quartieri posti a nord della città di Livorno e dei quartieri di Calabrone e Tirrenia della città di Pisa lamentano problematiche ambientali dovute alla presenza nell'aria di polveri e sostanze maleodoranti in aggiunta, per la sola zona di Stagno, a rumori specialmente notturni, ciò determinando un peggioramento della qualità e degli stili di vita; l'area interna compresa nel triangolo Stagno-Livorno nord-Calambrone e zone limitrofe fa parte del sito di interesse nazionale, non ancora bonificato, di Livorno e Collesalvetti, istituito con la legge 9 dicembre 1998, n. 426, recante "Nuovi interventi in campo ambientale", e perimetrato in base al decreto ministeriale 24 febbraio 2003. Tale perimetro è stato successivamente ridefinito dal decreto ministeriale 22 maggio 2014, n. 147; la definizione di SIN reca: "I siti d'interesse nazionale, ai fini della bonifica, sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali. (articolo 252, comma 1, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e ss.mm.ii.". Nella stessa definizione di SIN si fa riferimento al "rischio sanitario ed ecologico"; le persone che vivono in tale area temono per la propria incolumità, avendo molti di loro subito nel tempo prematuri lutti, per mali non curabili di parenti o amici, che, come supportato dallo studio Sentieri del Ministero della salute tramite l'Istituto superiore di sanità, si sono riscontrati nelle citate zone in misura maggiore rispetto alla media regionale; l'ultimo aggiornamento dello studio per l'area Livorno-Collesalvetti, a pagina 93, riporta nella "sezione tutte le età - mortalità" che "Nel sito di Livorno si osserva in entrambi i generi un eccesso della mortalità generale rispetto all'atteso calcolato su base regionale (Tabella LIV_1). Eccessi si osservano negli uomini e nelle donne per tutti i tumori (?). A oggi, inspiegabilmente, si riscontra la mancanza di studi epidemiologici di coorte sull'area di Stagno e quartieri limitrofi, per una necessaria e più approfondita analisi"; l'area di Calambrone e Tirrenia, nonché il prospiciente mare, è di notevole interesse paesaggistico e naturale, e su una parte dei loro territori si sviluppa il parco naturalistico di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli nel quale, nella porzione di Calambrone, si trova l'oasi del WWF "bosco della Cornacchia" interno al sito d'importanza comunitaria IT5170002, dove la liana periploca greca ha la sua più importante stazione in Italia. A Tirrenia si trova l'oasi del WWF "dune di Tirrenia", inserita sia nel SIC IT5170002, che nella zona di protezione speciale IT5170002. Di fronte alla località di Calambrone è ubicata l'area marina protetta "secche della Meloria", mentre gli specchi acquei di fronte alla città di Livorno e alla costa del litorale pisano fanno parte del santuario dei cetacei, parco per la tutela dei mammiferi marini realizzato in accordo fra più nazioni. Nell'entroterra limitrofo a Stagno, di proprietà privata, si trova l'area di interesse naturalistico "oasi della Contessa"; si tratta di aree naturalistiche che, per la loro peculiarità, necessitano di una costante tutela ambientale. I problemi costantemente segnalati dalla popolazione potrebbero recare danni in termini di flora e fauna, con possibili ricadute al suolo ed in mare di inquinanti; giova evidenziare che all'interno del triangolo Stagno-Livorno nord-Calambrone vi sono almeno 5 industrie a rischio rilevante di soglia superiore a un sesto, le cui tubazioni di gas attraversano tale area, ed un'ulteriore industria a rischio rilevante di soglia inferiore (nel sito internet della Prefettura di Livorno viene fornita l'indicazione delle industrie a rischio rilevante di soglia superiore e a rischio rilevante di soglia inferiore); nel corso degli anni si è potuta riscontrare l'assoluta inefficacia delle azioni poste in essere da parte degli organi deputati alla soluzione delle problematiche evidenziate, fra i quali potrebbero rientrare l'ARPAT e l'azienda USL Toscana nord ovest, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano di adottare provvedimenti urgenti per la tutela dell'ambiente, della salute della popolazione, della flora e della fauna della località Stagno e delle zone limitrofe; se non ritengano di assumere iniziative volte all'istituzione di un'apposita commissione tecnico-scientifica multidisciplinare di soggetti terzi, per l'indagine specifica delle acque profonde e dei terreni, al fine di individuare la situazione delle aree in termini ambientali e sanitari. Atto n. 3-01718 BERUTTI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: come riportato da diversi organi di stampa, il 22 luglio 2020 si svolgerà a Lecce un evento di portata internazionale; nonostante l'importanza dell'appuntamento, che costituirà un'occasione rilevante per l'economia del Salento in un momento di grande difficoltà per il turismo locale e nazionale, la compagnia aerea Alitalia ha confermato la decisione di cancellare il volo diretto da Milano a Brindisi, imponendo di fatto uno scalo che porterà la durata dello spostamento aereo tra le due città ad almeno 7 ore; dopo innumerevoli altri interventi di salvataggio, la compagnia Alitalia ha ricevuto negli scorsi giorni uno stanziamento di denaro pubblico pari a 3 miliardi di euro per gestire l'emergenza causata dal coronavirus e secondo notizie di stampa risulta attualmente la compagnia aerea maggiormente sostenuta da risorse pubbliche d'Europa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e se non ritenga che, a fronte dei rilevantissimi aiuti pubblici ad Alitalia, non sia quantomeno necessario pretendere delle garanzie dalla compagnia aerea in modo tale che essa assicuri che le tratte verso le località italiane, specie quelle ad alto flusso turistico come il Salento, siano tutelate e, laddove soppresse, siano reintrodotte immediatamente come strumento essenziale per la sopravvivenza dell'intero comparto turistico, nonché per tutti i lavoratori per cui tali collegamenti sono essenziali per le proprie attività. Atto n. 3-01719 MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nella giornata di martedì 23 giugno 2020, si è verificato un incendio in prossimità dei binari fra Torricola e Pomezia, sulla linea Roma-Formia-Napoli, causando disagi e notevoli rallentamenti alla circolazione, danni al materiale tecnico e il prolungato blocco della stazione di Roma Termini, il principale scalo ferroviario italiano; da notizie stampa, si è appreso che il traffico ferroviario è stato sospeso alle ore 13:50 e poi fortemente rallentato dalle ore 17:05, dopo le operazioni dei Vigili del fuoco di Nemi e di altri distaccamenti, concluse alle ore 18.30; le squadre tecniche di emergenza di Rete ferroviaria italiana sono intervenute per controllare l'integrità dei cavi (completamente bruciati per oltre 200 metri, gravemente danneggiati per altri 700 metri) e di tutti gli apparati tecnologici utilizzati per il distanziamento in sicurezza dei treni e per la gestione della circolazione ferroviaria; l'incendio ha determinato oltre 80 minuti di ritardo dei treni su entrambe le direzioni di Roma e di Napoli e centinaia di passeggeri, molti dei quali avevano già oltrepassato gli ingressi del controllo dei biglietti, sono stati lasciati senza assistenza e in totale assenza delle misure di sicurezza; a giudizio dell'interrogante ancora una volta, visto l'accaduto, Rete ferroviaria italiana SpA non sembra aver gestito la situazione in condizioni di sicurezza, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda esprimersi su quanto accaduto, considerati gli evidenti elementi di criticità verificatisi; se non ritenga di doversi attivare presso Trenitalia per una maggiore attenzione nei confronti dei viaggiatori che ogni giorno transitano in particolare nella stazione Termini; se intenda avviare delle indagini per accertare ogni responsabilità sotto il profilo della sicurezza ferroviaria e dei passeggeri. Atto n. 3-01720 FERRARA Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: a oltre un anno dall'offensiva lanciata dal generale Haftar verso la capitale libica e nonostante la conferenza di Berlino, la situazione in Libia rimane particolarmente preoccupante. I nuovi equilibri determinatisi sul territorio pongono nuovamente il rischio di una pericolosa escalation , che avrebbe nuovamente come vittima principale il popolo libico, che già versa in condizioni umanitarie preoccupanti. La situazione sul terreno continua ad essere resa ancora più complessa dalle ingerenze di attori esterni, che attraverso il costante afflusso di uomini e materiale in violazione dell' embargo ONU, continuano ad irrigidire le posture delle parti contrapposte; l'Italia è sempre stata in prima linea nel sostegno internazionale alla ricerca di una soluzione politica alla crisi libica, ed è tra i Paesi più direttamente esposti agli effetti destabilizzanti della situazione nel Paese in termini di minaccia terroristica, sicurezza energetica e pressione migratoria; l'impegno dell'Italia si è recentemente concretizzato in un intenso attivismo diplomatico nei confronti dei diversi attori libici, dei principali partner internazionali e regionali e in seno all'Unione europea, come testimoniato dai recenti contatti del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro in indirizzo con il presidente libico Serraj e con il generale Haftar e da ultimo, dalla recente missione del ministro Di Maio in Turchia il 19 giugno 2020. L'impegno italiano si è ampiamente manifestato anche in seno all'Unione europea, dove l'Italia si è assicurata il comando dell'operazione "IRINI" finalizzata al monitoraggio del rispetto dell' embargo ONU sulle armi, si chiede di sapere quali siano le azioni che l'Italia ha intrapreso o intende intraprendere nel prossimo futuro per sostenere gli sforzi dell'ONU per il raggiungimento di un cessate il fuoco, anche alla luce della recente riattivazione del dialogo in seno al comitato militare misto 5+5, e per rilanciare il negoziato per una soluzione politica stabile e duratura della crisi libica. Atto n. 3-01721 LAFORGIA DE PETRIS Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: a causa del lockdown , misura che si è resa necessaria per contrastare il dilagare del contagio da COVID-19, e della conseguente chiusura di molte parti del sistema economico e culturale di questo Paese, molti lavoratrici e lavoratori hanno subito una contrazione significativa del proprio reddito; in questo quadro, non tutte le figure professionali sono state penalizzate allo stesso modo e la crisi, come è sempre accaduto nella storia dei sistemi economici, rischia di aumentare divari già esistenti; la frammentarietà del mercato del lavoro italiano e l'esistenza di una molteplicità di tipologie contrattuali caratterizzate da intermittenza, precarietà e assenza di sistemi di protezione, oltre a bassi tassi di partecipazione che riguardano innanzitutto le donne e i più giovani, hanno reso il blocco delle attività ancora più drammatico e l'intervento sui sistemi di protezione e sugli ammortizzatori ancora più urgente; nonostante le importanti iniziative governative e parlamentari volte a sostenere il reddito delle persone, a partire dai primi decreti per contrastare l'emergenza economica, le rivendicazioni, sindacali e non, che si registrano ormai quotidianamente, mostrano come le misure adottate rischiano di lasciare scoperte categorie e realtà economiche e culturali fondamentali per l'Italia; vi è un mondo vasto che riguarda realtà differenti fra loro, a partire dai precari, disoccupati, esodati, persone costrette a lavorare in nero, titolari di partite IVA, autonomi, operatori di cooperative sociali, lavoratori stagionali, lavoratori dell'arte e dello spettacolo, solo per citarne alcune, che sono ancora poco tutelati dalle misure di sostegno; la spirale tra lavoro povero e assenza o insufficienza dei sistemi di protezione rischia di avere un impatto negativo sull'economia oltre che sulla dignità delle persone; l'analisi della fondazione studi "Consulenti del lavoro" segnala come per 3,7 milioni di persone sia venuta meno l'unica fonte di reddito familiare, e secondo cui "ad essere più colpite sono le coppie con figli (1.377 mila, 37%) e i genitori 'soli' (439 mila, 12%) con il rischio di non riuscire a fronteggiare le spese quotidiane. Un dato preoccupante se si considera che ben il 47,7% dei lavoratori dipendenti dei settori 'che hanno chiuso' guadagnava meno di 1.250 euro mensili e il 24,2% si trova addirittura sotto la soglia dei mille euro"; ad essere coinvolta, oltre ai ceti più deboli a rischio (o già in) povertà, è anche la vasta platea di lavoratori a reddito medio-basso, per la quale l'assenza di reddito anche per un solo mese può determinare una situazione di grave disagio; in difficoltà poi sono "i giovani che hanno stipendi più bassi (oltre il 60% della popolazione tra i 25 e i 29 anni abitualmente non supera i 1.250 euro) e inferiore disponibilità di risparmio"; se si osserva la sottopopolazione degli occupati costretti a casa dall'emergenza sanitaria, si nota che "2,5 milioni di donne (in particolare le addette nelle attività di vendita e le occupate part-time) sono per 2/3 (65,8%) al di sotto di uno stipendio di 1.250 euro al mese contro il 36% dei maschi. Da un punto di vista territoriale è al Sud che si ha la maggiore concentrazione di disagio con una incidenza, tra i lavoratori dipendenti temporaneamente senza lavoro, dei monoreddito, pari al 49,6% (contro il 35,2% dei residenti del Centro e il 34,3% del Nord Italia)"; la situazione appare più critica tra gli autonomi: "non solo la quota di quanti non lavorano per effetto delle chiusure da Covid-19 è più alta (55% contro il 38,2% dei dipendenti), ma tra questi ultimi è più elevata anche la percentuale di chi vive in famiglie monoreddito (sono il 42% contro il 38% dei dipendenti), e dove pertanto nei mesi in questione viene a mancare l'unica fonte di reddito familiare"; la Banca d'Italia osserva che "l'esclusione degli iscritti alle casse professionali potrebbe comportare disparità di trattamento in quei casi in cui le casse stesse non dispongano di ammortizzatori sociali adeguati" e che "non è chiaro se possano richiedere il sostegno anche lavoratori autonomi di fatto inattivi anche prima dell'emergenza sanitaria". L'istituto guidato da Ignazio Visco, pur ritenendo i 25 miliardi di euro stanziati dal Governo adeguati in questa prima fase, chiede di potenziare la Naspi, cioè l'indennità di disoccupazione. "Considerato anche il temporaneo (per due mesi) blocco dei licenziamenti disposto dal decreto, i lavoratori a termine avranno ridotte possibilità di rimanere occupati alla scadenza del contratto e dovranno ricorrere alla Naspi, che tuttavia garantisce trattamenti di durata ridotta a disoccupati con carriere discontinue"; a parere degli interroganti è importante prevenire che un numero così alto di persone sia impattato dal lockdown , attraverso misure di sostegno come quelle già messe in campo dal Governo, come il sostegno al reddito dei lavoratori indipendenti e la cassa integrazione per i dipendenti, che però potrebbero non essere sufficienti; l'"Alleanza contro la povertà", una coalizione di 35 associazioni, enti e soggetti sociali attiva sin dal 2013, ha dichiarato che "sarà necessario che il Reddito di cittadinanza sia rafforzato per raggiungere tutte le persone in condizioni di povertà con interventi mirati"; come si legge nel paper "Safeguarding Europe's livelihoods: mitigating the employment impact of COVID-19", "nel mirino delle misure di licenziamento, congedi non pagati, taglio delle ore lavorate e degli stipendi finiranno soprattutto i lavoratori impiegati nei settori vendite e customer service, retail, ristorazione e turistico-alberghiero, costruzioni, servizi alla comunità, arte e intrattenimento. Tra questi, a essere più colpiti saranno le persone che non hanno fatto studi universitari: senza laurea o dottorato, sono il doppio a rischiare di più rispetto a quelli che hanno completato il loro percorso accademico. Condividono simile sorte ragazzi e ragazze tra i 15 e i 24 anni, che hanno più probabilità di essere cacciati dal capo rispetto ai membri di altri gruppi di età (dai 25 anni in su)", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi, per quanto di competenza, per ripensare una forma di reddito universale, che assorba molte delle forme di sostegno esistenti e che vada oltre il "reddito di emergenza", per garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che vivono condizioni di precarietà e che sono privi di forme di protezione. Atto n. 3-01722 CIRIANI FAZZOLARI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il Parlamento, nei mesi scorsi, grazie anche alla fattiva collaborazione delle opposizioni, ha autorizzato lo scostamento di bilancio necessario per il varo dei provvedimenti recanti le misure economiche ritenute necessarie e urgenti per fronteggiare le drammatiche conseguenze, sul piano economico e sociale, derivanti dall'emergenza epidemiologica da COVID-19 (si tratta, complessivamente, fino ad oggi, di circa 80 miliardi di euro); in queste settimane il nostro Paese è impegnato, insieme agli altri Stati membri dell'Unione europea, in un'intensa e delicata fase di trattative e negoziati, a livello europeo, al fine di trovare un accordo sul complesso degli strumenti, di natura economico-finanziaria, da adottare per fronteggiare le drammatiche conseguenze, sul piano economico e sociale, derivanti dall'emergenza (meccanismo europeo di stabilità MES, strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un'emergenza SURE, proposta della BEI di creare un fondo di garanzia paneuropeo, fondo per la ripresa economica recovery fund ); il Governo italiano, di fatto rinunciando a passare per un previo voto parlamentare che, in modo consapevole e responsabile, gli avrebbe fornito un atto di indirizzo chiaro e preciso, ha deciso in sostanza di presentarsi ai tavoli europei privo di un vero e proprio mandato, pieno e legittimante, che lo avrebbe di certo reso più forte e competitivo in quella sede; inoltre, mancando di una visione complessiva e organica sulla strategia da adottare per la "ricostruzione" del Paese, il Governo, invece di attivarsi su un tavolo nazionale di confronto concreto cui presentare le proprie proposte da definire, implementare e attuare in tempi rapidi, ha preferito organizzare, nella splendida cornice di villa Pamphili, gli "stati generali dell'economia", per ricevere da tutti gli attori invitati, istituzionali e non, suggerimenti e proposte su come procedere per "progettare il rilancio"; ha così dimostrato, anche alle istituzioni europee (il primo giorno di incontri ha visto, infatti, la partecipazione del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, del commissario europeo all'economia, Paolo Gentiloni, della Presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel), qualora ci fosse ancora bisogno di una conferma in tal senso, di non avere affatto idee chiare e risolute, di non disporre di alcun piano preciso e dettagliato, con un cronoprogramma quanto meno abbozzato, circa le finalità cui destinare le somme disponibili ovvero le priorità delle linee di intervento da attivare; è evidente che tali incertezze e gli inaccettabili ritardi del Governo, che restituiscono l'immagine di un Paese privo di un progetto ambizioso per il suo futuro, determinano (e continueranno ad alimentare in futuro) un clima di sfiducia soprattutto da parte del mondo economico-produttivo, oltre a un grave danno per gli italiani proprio nella delicata fase dei negoziati in corso in sede europea, dove l'Italia si presenta piuttosto debole e confusa; al di là dei toni trionfalistici e delle dichiarazioni in pompa magna utilizzati in questi giorni dai diversi rappresentanti del Governo, le uniche cose concrete che, alla fine di tale evento, restano sono le inutili passerelle di Ministri cui si è assistito, mentre il Parlamento era impegnato ad esaminare, anche se a rilento, quello che è stato definito il "decreto rilancio", la mancanza assoluta di contenuti e le risorse umane e finanziarie impegnate per la sua organizzazione, l'allestimento e la sicurezza; nonostante le numerose task force di esperti e la "dieci giorni" di villa Pamphili, lo stesso Conte, nel corso della conferenza stampa conclusiva, a margine dei generici proclami lanciati, ha dovuto ammettere che serve ancora del tempo per fare sintesi e capire come in concreto "reinventare" e "far ripartire" l'Italia, che nulla è stato deciso ma che "fra un po' dovremo metterci intorno a un tavolo"; a conferma dell'inconsistenza di tale iniziativa, notizie di stampa riportano che da alcuni sondaggi emergerebbe addirittura che "due italiani su tre non hanno capito cosa fossero gli stati generali"; secondo le stime delle principali organizzazioni, anche internazionali, in uno scenario complessivo di forte recessione dell'economia mondiale, l'Italia è tra i Paesi che dovrebbero pagare il prezzo più alto, facendo registrare un andamento tendenziale particolarmente negativo; in questo quadro, il ritardo e soprattutto la lentezza, l'incertezza e la confusione con cui si sta intervenendo stanno drammaticamente pesando, anche dal punto di vista psicologico, sulle prospettive di ripresa; a ciò si aggiunge che le misure prospettate ed introdotte fino ad oggi, del tutto insufficienti, non si sono comunque ancora tradotte in interventi concreti ed efficaci a sostegno del mondo economico, produttivo e sociale del nostro Paese, come dimostra il fatto che, per la maggior parte, si tratta di misure ancora prive dei necessari provvedimenti attuativi e di risorse che, nella sostanza, non sono state ancora immesse del tutto nel circuito produttivo-sociale reale, si chiede di sapere se esista un documento ufficiale del piano di rilancio e, in ogni caso, quando esso sarà reso pubblico e messo a disposizione del Parlamento affinché tutte le forze politiche, economico-produttive e sociali del Paese possano averne contezza, valutarlo, confrontarsi e contribuire ad attuarlo. Atto n. 3-01723 D'ALFONSO MARCUCCI MANCA STEFANO FERRARI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la diffusione del COVID-19 nel mondo ha causato una gravissima emergenza sanitaria e innescato una crisi economica che non ha precedenti nella storia moderna. In Italia, così come in altri Paesi, per contenere la pandemia è stato necessario limitare le libertà personali di movimento e di interazione sociale, sospendere le attività scolastiche, e chiudere temporaneamente molte attività produttive e commerciali con conseguenti gravi ripercussioni sulla crescita economica; le previsioni macroeconomiche pubblicate il 5 giugno 2020 nell'ambito dell'esercizio coordinato condotto dall'eurosistema prefigurano un calo del PIL italiano del 9,2 per cento nel 2020. Tuttavia, qualora dovesse emergere la necessità di contrastare una seconda ondata del COVID-19 e nuovi focolai, la caduta del PIL potrebbe arrivare al 13,1 per cento; la situazione di grave emergenza economica e sociale è stata da subito affrontata con una serie di provvedimenti, di cui l'ultimo, il decreto rilancio, porta in dotazione risorse per circa 55 miliardi di euro in termini di indebitamento netto che vanno ad aggiungersi ai 25 miliardi di euro del decreto "cura Italia"; accanto a questi interventi predisposti per rafforzare da subito l'economia, il Governo sta ponendo le basi per un disegno organico di riforme per il medio-lungo periodo, che per molti aspetti è già stato tracciato nei mesi precedenti all'emergenza da COVID-19 e che potranno beneficiare delle risorse del recovery fund che verranno messe a disposizione dall'Unione europea, a partire da quelle sotto forma di sovvenzioni; per massimizzare i risultati, le risorse a disposizione dovranno essere indirizzate dove è possibile ottenere i rendimenti sociali più elevati: nel ritardo accumulato nelle infrastrutture tradizionali, da rinnovare e rendere funzionali, in particolare nelle aree del Mezzogiorno; nell'ambito del green deal ; nella riforma della pubblica amministrazione, che dovrà essere realmente a servizio dei cittadini e delle imprese, migliorando la qualità e i tempi dei servizi offerti; nello sviluppo delle infrastrutture e dei settori ad alto contenuto innovativo; nel miglioramento della qualità del capitale umano, affrontando i problemi di fondo della scuola e dell'università; nella qualità della ricerca; nella salvaguardia del patrimonio culturale e storico-artistico e nel turismo, la cui caduta ha evidenziato la forte incidenza del settore sull'economia del nostro Paese; le risorse pubbliche per finanziare questi interventi e favorire un impiego produttivo di quelle private possono venire da una ricomposizione del bilancio pubblico, da una riduzione del premio per il rischio sui titoli di Stato, da un uso pragmatico e accorto dei fondi europei e, non ultimo, da una forte azione di contrasto all'evasione fiscale e all'economia sommersa; l'evasione fiscale, secondo le ultime stime, ammonta a circa 110 miliardi di euro, di cui 37,1 miliardi da evasione dell'IVA, mentre l'economia sommersa e le attività illegali si attesta a circa 211 miliardi di euro, in gran parte determinati da dichiarazioni di importo inferiore al dovuto (97 miliardi di euro) e all'utilizzo del lavoro irregolare (79 miliardi di euro); proprio su tale ultimo aspetto il nostro Paese si differenzia dalle altre economie avanzate. L'incidenza dell'economia sommersa, dell'illegalità e dell'evasione fiscale si traduce in una pressione fiscale effettiva troppo elevata per quanti rispettano pienamente le regole. Le ingiustizie e i profondi effetti distorsivi che ne derivano si riverberano sulla capacità di crescere e di innovare delle imprese e generano rendite a scapito dell'efficienza del sistema produttivo; a tal fine, appare opportuno accelerare sia sul fronte del contrasto all'evasione fiscale e all'economia sommersa sia su quello della riforma fiscale, attesa ormai da diversi anni, fondata su un profondo ripensamento della struttura della tassazione, che tenga conto del rinnovamento del sistema di protezione sociale e che abbia l'obiettivo di ricomporre il carico fiscale a beneficio dei fattori produttivi, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, compatibilmente con la situazione in atto e le risorse a disposizione, per realizzare un'incisiva e complessiva riforma fiscale, e se intenda incentrare tale riforma su un profondo ripensamento della struttura della tassazione a carico dei contribuenti e sulla ricomposizione del carico fiscale a beneficio dei fattori produttivi; se intenda introdurre nella riforma fiscale misure orientate alla semplificazione degli adempimenti fiscali e tributari a carico di contribuenti ed imprese, all'accorpamento dei prelievi attualmente esistenti, al rafforzamento degli strumenti di dialogo fra fisco e contribuente e al potenziamento dei servizi delle agenzie fiscali al fine di fornire una consulenza mirata per tipo di contribuente in modo da risolvere dubbi interpretativi e incertezze applicative, deflazionando per tale via il contenzioso tributario; se intenda introdurre, nell'ambito della riforma fiscale, misure premiali in favore dei contribuenti che adempiono correttamente alle proprie obbligazioni fiscali e che utilizzano strumenti di pagamento tracciabili; se intenda, altresì, provvedere al riordino delle norme tributarie che risultano attualmente sparse in circa 800 leggi e regolamenti fino a farle confluire in un codice dei tributi; se, nell'ambito della lotta all'evasione fiscale, intenda rafforzare gli strumenti di incrocio delle banche dati, anche delle amministrazioni locali, in particolare per contrastare l'evasione dell'IVA, implementare l'utilizzo dell'innovazione tecnologica e gli scambi automatici di informazioni fra amministrazioni e a livello internazionale; come intenda affrontare la problematica legata ai rimborsi fiscali maturati dai contribuenti e quella relativa al magazzino dei carichi fiscali pendenti e se intenda concentrare le azioni di recupero sui crediti effettivamente esigibili; quali misure intenda adottare per contrastare in modo ancora più incisivo l'economia sommersa e le attività illegali, che per la dimensione raggiunta produce effetti fortemente distorsivi che si riverberano sulla capacità di crescere e di innovare delle imprese e sull'efficienza del nostro sistema produttivo. Atto n. 3-01724 BERNINI MALAN GIAMMANCO PICHETTO FRATIN FANTETTI FERRO DAMIANI SACCONE SICLARI SCHIFANI PAPATHEU GALLIANI RIZZOTTI MANGIALAVORI CALIENDO BERARDI GASPARRI PAGANO CALIGIURI PAROLI GALLONE ROSSI MOLES BARBONI FLORIS CARBONE PEROSINO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il ponte sullo stretto di Messina è un'opera strategica, che garantirebbe non solo la continuità territoriale tra la Sicilia e il resto d'Italia, ma anche quella tra il nostro Paese e il resto d'Europa, comportando grandi vantaggi in termini di sviluppo economico e sociale; il Mezzogiorno soffre di una grave carenza infrastrutturale, tra i principali motivi del costante perdurare del divario che lo divide dal resto del Paese; l'Unione europea ha più volte sollecitato l'Italia a colmare tale divario, fino a giungere il 7 ottobre 2019 per voce del direttore generale per la politica regionale della Commissione UE alla pronuncia di un severo monito a causa dei mancati investimenti al Sud; in un momento di grave depressione dell'economia, la realizzazione di opere infrastrutturali di tale portata consentirebbe non solo di creare nuovi posti di lavoro e di riattivare il tessuto economico, ma anche di attrarre investimenti per la crescita, trasformando la crisi attuale in una concreta opportunità di sviluppo; la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina è stata all'attenzione di vari governi che si sono succeduti nel corso degli ultimi 30 anni; in particolare, l'ultimo Governo Berlusconi aveva presentato un progetto concreto corredato da analisi di fattibilità e da analisi del rapporto tra costi e benefici prevedendo un costo complessivo di 8,5 miliardi di euro per la realizzazione dell'importante opera strategica; il Governo Monti nel 2012 decise di abbandonare il piano disponendo uno stanziamento di circa 300 milioni di euro da destinare al pagamento di penali conseguenti alla scelta di abbandonare il progetto e, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 aprile 2013, di liquidare SDM (Società stretto di Messina), costituita per l'allestimento dello stesso e partecipata per l'82 per cento da ANAS e il 13 per cento da Rete ferroviaria italiana (entrambe controllate da Ferrovie dello Stato e quindi dal Ministero dell'economia e delle finanze); la Corte dei conti nel 2017, con la relazione allegata alla deliberazione 20 ottobre 2017, n. 14/2017/G, ha statuito che, dalla sola messa in liquidazione nel 2013 della società incaricata della realizzazione del ponte, la spesa è stata superiore a 1,5 milioni di euro all'anno; nelle scorse settimane è stato presentato un esposto alle procure della Corte dei conti delle regioni Lazio, Sicilia e Calabria per promuovere ogni opportuna iniziativa volta ad accertare e perseguire i danni erariali derivanti dalla mancata realizzazione del ponte sullo stretto di Messina; lo scopo dell'esposto è quello di sollecitare e coadiuvare le procure contabili in merito all'attività di accertamento dei danni erariali provocati dal dispendio (passato, presente e futuro) di ingenti risorse pubbliche per far fronte alla realizzazione di un'opera mai nata: il ponte sullo stretto di Messina; si potrebbe evitare che le risorse finanziarie fino ad oggi spese per i progetti e la realizzazione dell'opera risultino vane e perdute, promuovendo un nuovo piano infrastrutturale che, sulla scia del completamento del piano per il Sud da 100 miliardi di euro presentato dal Governo, ricomprenda, in un'ottica di ammodernamento del Paese, la realizzazione del corridoio Berlino-Palermo; in seno all'attuale maggioranza di Governo sono giunte da più parti proposte per la realizzazione dell'opera; con l'adesione dell'Italia al recovery fund e la conseguente necessità di predisporre un piano di riforme per l'ammodernamento del Paese, si potrebbe immaginare un capitolo di spesa specificatamente destinato alla realizzazione di questa importante opera infrastrutturale; nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa Connecting Europe facility (CEF), che sostituisce i programmi TEN-T, TEN-E e Marco Polo II in essere nel precedente periodo di programmazione europea (2007-2013) e che supporta lo sviluppo di reti transeuropee ad alte prestazioni, mirando a completare il mercato unico europeo delle reti di trasporto, di energia e digitali (a cui l'Italia ha già aderito durante il quadro finanziario pluriennale 2014-2020), si potrebbe realizzare un vero e proprio ammodernamento della rete infrastrutturale, a tutto vantaggio del Meridione; l'allocazione finanziaria destinata al CEF è stata, nel periodo 2014-2020, pari a oltre 33 miliardi di euro e l'intenzione della Commissione europea sarebbe quella di rinnovare lo strumento al fine di velocizzare il processo di integrazione infrastrutturale europea; il combinato disposto dei due fondi potrebbe consentire al nostro Paese, nel giro di pochi anni, di colmare il gap infrastrutturale con il resto dell'Europa, si chiede di sapere: se le risorse del recovery fund possano essere utilizzate per la realizzazione di importanti opere infrastrutturali come il ponte sullo stretto di Messina; se il Ministro in indirizzo non ritenga, anche in qualità di vice presidente del CIPE, di verificare la possibilità di utilizzare le risorse già stanziate per il rafforzamento delle opere collaterali propedeutiche alla realizzazione del ponte; se non ritenga in sede ECOFIN di proporre, nell'ambito del dibattito ancora in corso sulle risorse da destinare al nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, un ampliamento dei fondi destinati al Connecting Europe facility al fine di completare un'integrazione europea delle reti di trasporto; se non ritenga di inserire nel piano delle riforme propedeutico all'assegnazione delle risorse del recovery fund anche un capitolo dedicato alla realizzazione di opere infrastrutturali necessarie allo sviluppo del Mezzogiorno e delle isole, con particolare riferimento al ponte sullo stretto. Atto n. 3-01725 SALVINI Matteo BAGNAI ROMEO CALDEROLI CENTINAIO CANDIANI STEFANI SIRI TOSATO FAGGI MONTANI SAPONARA ALESSANDRINI ARRIGONI AUGUSSORI BARBARO BERGESIO BORGHESI BORGONZONI BOSSI Simone BRIZIARELLI BRUZZONE CAMPARI CANDURA CANTU' CASOLATI CORTI DE VECCHIS FERRERO FREGOLENT FUSCO GRASSI IWOBI LUCIDI LUNESU MARIN MARTI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO PISANI Pietro PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RICCARDI RIVOLTA RUFA SAVIANE SBRANA TESTOR URRARO VALLARDI VESCOVI ZULIANI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il 5 marzo il Presidente del Consiglio dei ministri ha presentato alle Camere, ex art. 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, una relazione sullo scostamento dall'obiettivo programmatico strutturale in cui veniva previsto uno scostamento di 6,35 miliardi di euro in termini di indebitamento netto e 7,5 miliardi di euro di saldo netto da finanziare; il 9 marzo ha emanato un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante "Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio", con cui le misure di contenimento del contagio venivano estese all'intero territorio nazionale; l'11 marzo il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'economia e delle finanze hanno presentato un'integrazione alla relazione che portava gli scostamenti rispettivamente a 20 miliardi (indebitamento netto) e 25 miliardi di euro (saldo netto da finanziare); in pari data il Governo invitava al ritiro la proposta di risoluzione (6-00103) Romeo alla relazione che chiedeva di "considerare nell'aggiornamento del piano di rientro verso l'OMT qualsiasi cifra dovesse rivelarsi necessaria alla realizzazione di tutti gli interventi in ambito sanitario ed economico-finanziario utili a fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19"; il 18 marzo la BCE ha annunciato il piano di acquisti per l'emergenza pandemica (PEPP), il 19 marzo la Commissione europea ha adottato il cosiddetto temporary framework sugli aiuti di Stato, e il giorno successivo la general escape clause sospendendo il patto di stabilità e di crescita; l'8 aprile (20 giorni dopo l'adozione del temporary framework ) il Governo ha emanato il decreto-legge n. 23 recante "Misure urgenti in materia di accesso al credito" (cosiddetto decreto "liquidità") che sfruttava le opportunità offerte dal nuovo quadro normativo; il Governo francese aveva predisposto analoghe misure in materia di credito garantito con la legge n. 289/2020 del 23 marzo (promulgata 4 giorni dopo l'adozione del temporary framework ); il 16 aprile (circa un mese dopo l'annuncio del PEPP) il Ministro in indirizzo ha annunciato un'emissione di buoni poliennali del tesoro BTP Italia; il 29 aprile (40 giorni dopo l'adozione della general escape clause ) il Presidente del Consiglio dei ministri ha presentato alle Camere una relazione richiedente un ulteriore ricorso all'indebitamento in misura pari a 55 miliardi di euro, sfruttando le opportunità offerte dal nuovo quadro normativo; l'utilizzo di queste ulteriori risorse è stato disposto solo il 19 maggio con il decreto-legge n. 34 recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" (cosiddetto decreto "rilancio"); le dimensioni di questo provvedimento, a giudizio degli interroganti abnormi, erano legate alla necessità di correggere i decreti cura Italia e liquidità, rivelatisi inefficaci a causa delle esigue risorse poste a copertura dei provvedimenti, necessità cui venivano dedicati ben 80 articoli dei 265 articoli del provvedimento; considerato che, a giudizio degli interroganti: i ritardi nell'approfittare delle innovazioni normative adottate dalla Commissione europea segnalano una scarsa capacità di interlocuzione del Governo con le istituzioni dell'Unione; in particolare, secondo lo Statistical data warehouse della BCE nel trimestre marzo-maggio 2020 le emissioni nette di titoli di Stato sono state pari a 57,9 miliardi di euro, a fronte di 62,9 di acquisti sul mercato secondario da parte della BCE (di cui 37,3 nell'ambito del PEPP), per cui il Governo non ha nemmeno sfruttato interamente il margine fornito dal " bazooka ", si chiede di sapere per quali motivi il Governo non abbia fatto un ricorso incisivo e tempestivo al mercato approfittando delle opportunità e quali misure intenda assumere, in particolare in termini di ulteriori scostamenti, per far fronte all'ulteriore deterioramento della situazione economica causato dai suoi ritardi. Atto n. 3-01726 CONZATTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'effetto recessivo del lockdown sull'economia deve dare al legislatore e al Governo l'impulso per affrontare una delle riforme più annunciate: quella fiscale; la riforma fiscale, per essere efficace, necessita sia di essere inserita tra le priorità del Governo e quindi nel piano nazionale delle riforme, sia di essere affrontata "nel suo complesso e non imposta per imposta" come affermato anche dal Governatore della Banca d'Italia Visco; il momento drammatico che vive l'economia italiana non può fare a meno delle leve fiscali per puntare sulla rinascita. Il fisco, infatti, è parte della vita quotidiana di ciascuno: semplificarlo, renderlo più efficace e alleggerirlo significa migliorare la vita di milioni di famiglie e imprenditori e, di conseguenza, migliorare le entrate statali e minimizzare i comportamenti scorretti. L'alternativa ad una seria riforma fiscale è l'essere sommersi dalla crisi; tutti i positivi interventi adottati, dal taglio del cuneo fiscale alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia dell'IVA, dalla sospensione di adempimenti e versamenti fiscali agli interventi sulla liquidità, hanno offerto sollievo a famiglie, preservando il lavoro e la sopravvivenza delle imprese così da rendere possibile la ripartenza economica, ma non hanno avviato processi di riforma; oggi è necessario fare molto di più per rilanciare l'Italia: servono riforme strutturali. Una riforma fiscale complessiva è uno strumento efficace per fissare obiettivi strategici, plasmare comportamenti sociali e innescare mutamenti strutturali. Una riforma di tale portata deve occuparsi di lotta all'evasione fiscale, di incentivare i contribuenti onesti, di alleggerire la pressione fiscale in particolare sui redditi del ceto medio rivedendo le tax expenditure , di incentivare le imprese a investimenti sostenibili e innovativi, di rendere più competitivi i fattori produttivi a partire dal lavoro. E ancora deve semplificare le imposte indirette, riformare il catasto dei fabbricati, digitalizzare, specializzare il contenzioso tributario e incentivarne gli strumenti deflattivi e riequilibrare il rapporto tra fisco e contribuenti basandolo sulla reciproca fiducia. È un lavoro straordinario, ma è la grande occasione per ridisegnare il futuro dell'Italia; l'orientamento al contribuente è peraltro già stato avviato e sta producendo risultati positivi, sia nel cambiamento dei comportamenti, sia in termini di recupero di imposte non versate. Nel 2018, la migliore compliance ha comportato maggiori entrate per 1,8 miliardi di euro, con una variazione in aumento del 38,5 per cento rispetto al risultato conseguito nel 2017; l'obiettivo ultimo di un sistema fiscale equo è quello di far pagare tutti per pagare tutti meno, si chiede di sapere: quando verrà avviato il processo di riforma tributaria e quali saranno le priorità del Governo; con riferimento al sommerso, quali specifici interventi il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per il contrasto all'evasione tributaria e contributiva, stimata in 109.684 milioni di euro, di cui la sola evasione tributaria rappresenta 97.912 milioni di euro, al fine di una progressiva riduzione del tax gap e del miglioramento del sistema della riscossione; con riferimento all'emerso, al fine di trasformare, in meglio, il rapporto tra il contribuente e il fisco, se ritenga di introdurre un regime premiale per i contribuenti che decidano spontaneamente di rendersi "fiscalmente trasparenti" generando un quadruplo effetto positivo: 1) introdurre un nuovo standard opzionale di dialogo tra fisco e contribuenti basato sulla "trasparenza digitale"; 2) la messa a disposizione per l'amministrazione finanziaria di larga parte della documentazione fiscalmente rilevante in via immediata e spontanea; 3) ottenere una spinta alla digitalizzazione e dematerializzazione delle attività amministrative delle imprese e dei consulenti sollevandoli da molti adempimenti; 4) implementare la capacità di analisi dei dati da parte dell'amministrazione finanziaria; al fine di ridurre la pressione fiscale, se intenda procedere alla rivisitazione, più volte annunciata ma mai realizzata, delle 533 voci relative alle tax expenditure al fine di recuperare le risorse per aumentare il limite di reddito imponibile non soggetto ad imposte (" no tax area ") per tutti i redditi da lavoro e al fine di ridurre le aliquote IRPEF per i redditi medio bassi; quali strategie intenda mettere in campo per arginare la riduzione registrata negli ultimi anni di circa 560.000 partite IVA relative ai redditi di lavoro autonomo esercitati in forma individuale o associata e per riequilibrare il loro carico fiscale: infatti, come emerge dai dati statistici delle dichiarazioni fiscali presentate ai fini IRPEF nel 2019, nonostante tali contribuenti siano appena l'1,3 per cento del totale dei contribuenti, l'IRPEF netta complessivamente versata è pari al 5,6 per cento del totale. Inoltre, se ritenga di dare una risposta politica e quindi di incentivare chi crede nella crescita economica e non nella decrescita e chi decide di avviare un'attività economica in proprio, quale alternativa a un introvabile posto di lavoro ovvero al reddito di cittadinanza; se non intenda ridurre i coefficienti di legge per la verifica della condizione di "società non operative": ogni anno, molte società vengono sottoposte ad un test di operatività, che verifica che nell'anno di valutazione l'ammontare dei ricavi effettivi non sia stato inferiore ai ricavi presunti, calcolati applicando agli asset patrimoniali dei coefficienti di legge che oggi, però, risultano essere fuori mercato e sarebbero, quindi, da modificare. Atto n. 3-01727 CORRADO TRENTACOSTE ROMANO VANIN ANGRISANI PRESUTTO PAVANELLI CASTELLONE CAMPAGNA Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: risulta agli interroganti che il progetto "Casa Italia" sia stato varato nei primi mesi del 2017, con l'istituzione dell'omonimo Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, dopo che, sull'onda della crisi sismica dell'Italia centrale del 2016, era stata istituita, nel settembre 2016, un'apposita struttura di missione; nei piani d'azione del progetto sono coinvolti ben 6 Ministeri e 6 enti pubblici: Agenzia delle entrate, ISTAT, ENEA, ISPRA, INGV e CNR; nati per elaborare una strategia di lungo periodo per la prevenzione degli effetti dei futuri terremoti e altre calamità naturali, la struttura e poi il Dipartimento hanno finito per dedicarsi invece quasi esclusivamente alla ricostruzione, indicata oggi espressamente come nuova mission del Dipartimento, riorganizzato ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 marzo 2020 quale "struttura di coordinamento di altre amministrazioni", non senza problemi di sovrapposizioni, e potenziali tensioni, con il Dipartimento della protezione civile; a seguito dell'incontro dedicato alla presentazione della "mappa dei rischi dei Comuni italiani", svoltosi a Roma il 18 febbraio 2019, molti addetti ai lavori hanno stigmatizzato il mancato confronto, nell'apposito tavolo di discussione, con il "documento nazionale dei rischi" pubblicato una settimana prima dal Dipartimento della protezione civile, rilevando peraltro lacune o scarsa chiarezza in entrambi i testi, in materia di sismologia, nonostante, con il proprio centro di pericolosità sismica (CPS), l'INGV collabori con il Dipartimento e sia tra gli enti di riferimento di "Casa Italia"; ad oltre 3 anni dall'attivazione del progetto, dunque, all'interno dei dicasteri e degli enti coinvolti sembrerebbe essersi fatta strada l'idea che esso rappresenti un'occasione persa, oltre ad un investimento discutibile, poiché, quanto a programma, risorse e competenze del Dipartimento, la comprensibile nebulosità iniziale, invece di diradarsi, sarebbe diventata una stabile opacità. I mesi a venire diranno se, a fronte del "congelamento" della struttura nel 2018, oggi evocato a giustificarne lo stallo (che però non ha impedito di gratificarla con il premio "per la PA sostenibile" nel 2019) a sua volta interrotto dalla nomina di un nuovo capo dipartimento ad ottobre 2019, l'odierna mission sarà o meno in grado di dare al progetto un'identità definita e un'oggettiva utilità pubblica; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: alcuni aspetti critici dell'iniziativa erano emersi da subito, a cominciare dalla scelta dei consulenti, remunerati anche quando già rivestono importanti incarichi pubblici, e altre ombre sono sorte con l'individuazione dei "10 cantieri", operazione condotta in sinergia con il "gruppo G124" dell'architetto Renzo Piano, in merito ai quali il portale di "Casa Italia" offre, oggi, pochissime informazioni, mancando persino l'elenco delle città oltre a quello dei singoli cantieri; il progetto si propone di intervenire su immobili residenziali esistenti, di proprietà pubblica, senza costringere gli abitanti ad allontanarsene, mirando a ridurre la vulnerabilità degli edifici con soluzioni costruttive innovative e dai costi contenuti, così da aumentarne la sicurezza e assicurare vivibilità incrementando la resilienza dei residenti; i 10 cantieri pilota sono stati localizzati a Catania, Reggio Calabria, Potenza, Piedimonte Matese (Caserta), Sora (Frosinone), Isernia, Sulmona (L'Aquila), Foligno (Perugia), Feltre (Belluno) e Gorizia; un dato che si evince dalle rassegne stampa, insieme all'entità del finanziamento (25 milioni di euro), ma non più dalla sezione "approfondimenti" né dalla sezione "notizie" del portale di "Casa Italia", che non risale più indietro del 7 marzo 2018; sulla carta geografica di presentazione del progetto, i 10 luoghi sono caratterizzati da una campitura rossa che la legenda scioglie con "comuni a priorità 1", mentre le aree in arancio sono "comuni a priorità 2" e quelle in giallo "comuni a priorità 3". Dalla scarna rappresentazione si evince, dunque, che i 10 cantieri corrispondono ad altrettante "priorità 1", mentre nulla è detto dei comuni a "priorità 2" e "priorità 3", curiosamente meno numerosi dei primi. Inoltre tutte le regioni in cui ricade uno dei 10 cantieri hanno almeno un'area in arancio o in giallo (come anche in Puglia, Toscana ed Emilia-Romagna, benché escluse); solo Veneto e Friuli-Venezia Giulia contengono esclusivamente il "comune a priorità 1" selezionato tra i 10; tra i 4 criteri espressamente definiti per la scelta delle 10 città, oltre alla pericolosità sismica, a risultare determinante è la compresenza di rischio idrogeologico e in almeno un caso vulcanico e marino, insieme alla distribuzione sul territorio nazionale e all'esclusione delle "aree di cratere" dei sismi verificatisi dal 2009 in poi; qualche perplessità nasce dal fatto che le 8 città del Centro-Sud sono note per la pericolosità sismica (zona sismica 1) e per il livello di rischio stimato, mentre le 2 del Nord-Est (Gorizia e Feltre) hanno livelli di pericolosità e rischio più bassi (zona sismica 2); non si riscontra in entrambe la molteplicità delle fonti di pericolo; rispetto a quanto pubblicato sul portale e dichiarato ai media alla presentazione ufficiale del progetto (Milano, 10 aprile 2017), inoltre, non risulta un ulteriore criterio di selezione: quello delle "caratteristiche socio-demografiche", per cui la sperimentazione doveva privilegiare "aree che uniscano alle problematiche ambientali anche alcuni aspetti significativi di vulnerabilità sociale e di esposizione demografica"; Feltre e Gorizia ce l'hanno molto debole; solo i mass media , fin da luglio 2017, fanno i nomi dei cantieri più "precoci": Reggio Calabria, Foligno e Feltre (come si legge su "gdc.ancitel" il 7 agosto 2017); la presenza (per non dire la "centralità") di Feltre avrebbe peraltro suscitato qualche imbarazzo nei più avvertiti, alla luce dell'origine feltrina del presidente dell'INGV, professor Carlo Doglioni, anche lui coinvolto nel progetto in qualità di esperto, e dell'attività professionale del fratello Francesco, titolare di uno studio di architettura che, secondo la stampa locale, dovrebbe fornire "supporto e consulenze" all'intervento previsto in città, si chiede di sapere: se non si ritenga che la nuova veste data a "Casa Italia" rappresenti un arretramento rispetto all'impegno iniziale di soddisfare le esigenze oggettive e urgenti in materia di prevenzione e sicurezza del Paese rispetto ai rischi naturali; quali siano i motivi per cui la sismologia sia di fatto assente dal progetto, a giudicare dal mancato o quanto meno assai scarso coinvolgimento di esperti in materia di pericolosità e rischio sismico, e se non si condivida l'urgenza di creare un "contenitore" di informazioni e di dati sul rischio o una mappa del rischio realmente esaustivi, utilizzando tutte le numerose conoscenze disponibili presso gli enti di ricerca che avrebbero dovuto essere coinvolti e coordinando le proprie attività con quelle già in corso presso il Dipartimento della protezione civile; se non possa sussistere un conflitto d'interessi in capo al presidente dell'INGV, importante istituzione deputata alla ricerca su tutto il territorio nazionale e alla protezione di tutti i cittadini italiani, relativamente alla scelta di inserire Feltre tra le città in cui verrà aperto un cantiere pilota, pur in assenza di alcuni dei requisiti inizialmente fissati da "Casa Italia". Atto n. 3-01728 GARAVINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'istituto italiano statale omnicomprensivo di Asmara in Eritrea conta 1.200 studenti. Fondata nel 1903, è l'istituzione statale italiana più grande al mondo e rappresenta lo strumento chiave della cooperazione italiana in Eritrea; i rapporti sono regolati da un accordo bilaterale siglato nel 2012, attualmente in attesa di essere rinnovato; in data 25 marzo 2020, in piena fase di lockdown a causa della pandemia da COVID-19, è stata inviata dall'ufficio di presidenza del Governo eritreo una nota di revoca della licenza e il personale scolastico in sede è venuto a conoscenza di questa comunicazione solamente in data 9 giugno; il rischio che la scuola non riapra è molto alto, tanto che lo stesso Ministero dell'educazione locale non ha autorizzato lo svolgimento degli esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione agli studenti con cittadinanza eritrea; considerato che il Paese africano sta affrontando la pandemia da COVID-19 senza strutture sanitarie adeguate e con un progressivo aggravio delle condizioni di vita dovuto alla carenza di acqua, alle interruzioni quotidiane di erogazione dell'energia elettrica e all'aumento significativo del costo della vita, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso sollecitare, tramite la rete diplomatica italiana, l'apertura immediata di un tavolo di confronto con il Governo eritreo per convenire rapidamente a soluzioni condivise, al fine di preservare questa istituzione scolastica; se non consideri opportuna una revisione dell'accordo bilaterale, scaduto nel 2017. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03720 BARBONI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: attualmente l' exhibition industry in Italia si avvale di 43 poli fieristici che hanno ospitato 913 manifestazioni di cui oltre 200 di richiamo internazionale, con circa 200.000 espositori e un totale di 22 milioni di visitatori, di cui 13 milioni per gli eventi internazionali, generando un volume d'affari di circa 60 miliardi di euro, dando origine a quasi il 50 per cento del nostro export ; il sistema fieristico italiano ha radici profonde nella tradizione mercantile del nostro Paese e, da sempre, ha contribuito allo sviluppo delle relazioni commerciali, politiche e culturali con gli altri Stati permettendo alle fiere italiane di proporsi come una finestra privilegiata del made in Italy nel mondo; le fiere, quindi, sono il principale strumento di promozione per il 75 per cento delle imprese industriali e per l'85 per cento delle piccole e medie imprese e il principale strumento di diffusione dell'immagine del nostro Paese nel mondo. A questo vanno aggiunti i dati dell'Osservatorio italiano dei congressi e degli eventi (OICE) secondo cui la spesa di un congressista in Italia equivale al doppio o triplo della spesa media di un turista. Il visitatore, soprattutto quello internazionale, secondo l'OICE ha una spesa media pro capite di oltre 800 euro al giorno, ed è quasi sempre un potenziale repeater ; il sistema fieristico è stato tra i primi settori economici a pagare gli effetti della crisi sanitaria determinata dal COVID-19. Un settore che muove ogni anno svariati miliardi di euro, funzionando da volano per le attività commerciali delle imprese e che all'improvviso ha visto sostanzialmente azzerati i ricavi dal mese di marzo a oggi, con l'annullamento o lo slittamento di tutte le manifestazioni in calendario; la pandemia ha colpito soprattutto le tre regioni italiane leader nel settore fieristico (Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna), realtà che rappresentano da sole il 65 per cento dell'attività fieristica in Italia e oltre il 75 per cento delle manifestazioni internazionali; a partire dal mese di febbraio, tali regioni hanno visto la totale cancellazione degli eventi programmati nel 2020, con un danno stimato per le sole tre realtà regionali di oltre 700 milioni di euro e di oltre un miliardo di euro se si considera anche l'indotto; nel mercato fieristico italiano l'Emilia-Romagna si posiziona al secondo posto, preceduta dalla Lombardia, due regioni ove si concentra il 60 per cento delle manifestazioni internazionali (in Lombardia 35 per cento e 25 per cento in Emilia-Romagna). Nel corso del 2018 l'attività fieristica in Emilia-Romagna aveva raggiunto i 1.222.630 metri quadrati di superficie espositiva affittata, distribuiti su 89 manifestazioni che hanno raccolto oltre 35.000 espositori diretti e quasi 2,6 milioni di visitatori; il turismo fieristico e congressuale da decenni permette alla riviera di Rimini di "vivere" tutto l'anno, di riempire alberghi, bar e ristoranti, di dare impulso ai trasporti e all'occupazione di sviluppare turismo. È dunque un comparto da coltivare e sostenere e non da sottovalutare come fino ad oggi è stato fatto; al fine di sostenere il sistema fieristico quale piattaforma di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano, è stata fatta richiesta dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e dai presidenti della Lombardia, Attilio Fontana, e del Veneto, Luca Zaia, di istituire un fondo nazionale da 800 milioni di euro, presso il Ministero dello sviluppo economico, si chiede di sapere: al fine di evitare il tracollo di questo importantissimo comparto industriale, quali misure ed interventi il Ministro in indirizzo intenda adottare; quali misure intenda intraprendere per le piccole e medie imprese, spina dorsale del settore fieristico, messe in seria difficoltà dalla mancanza di attività commerciali. Atto n. 4-03721 CIRIANI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: la recente chiusura dei confini, disposta a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, ha evidenziato, in maniera ancor più netta, il danno per la nostra economia nazionale derivante dalle diverse condizioni dei prezzi tra Italia e Slovenia; in particolare, il lockdown ha bloccato il flusso di automobilisti che usualmente si recano a fare il pieno di carburante oltre frontiera, confermando, ove ve ne fosse bisogno, l'ingente perdita (valutata tra i 60 e gli 80 milioni di euro all'anno) per le casse dello Stato (in un recente articolo de "il Gazzettino", si riporta la testimonianza di un gestore goriziano che ha dichiarato di aver versato, nel solo mese di maggio 2020, 70.000 euro in più nelle casse dello Stato rispetto allo stesso periodo del 2019); come è noto, il carburante oltre confine costa infatti poco più di un euro, e ciò determina un flusso costante di auto che evitano i distributori italiani; purtroppo il "turismo" oltre confine derivante dall'indubbio vantaggio fiscale non si ferma qui, ma si estende anche a numerosi altri settori o beni, che in Slovenia godono di un regime fiscale più leggero rispetto a quello italiano e che diventano così più convenienti e attrattivi, quali i tabacchi (un pacchetto di sigarette costa mediamente in Italia 4,90 euro, di cui 3,80 euro sono accise e IVA, mentre in Slovenia 3,51 euro, di cui 2,85 di fiscalità) o i servizi medici e veterinari; a ciò si aggiunge il grave problema derivante dalla forte concorrenza (distorsiva) di imprese, artigiani e professionisti sloveni, che operano soprattutto nelle zone vicino al confine, e che, di fatto, godono di un costo orario medio inferiore (l'Eurostat riporta un dato di 28,2 euro per l'Italia, a fronte di 18,1 euro per la Slovenia) grazie anche al più contenuto cuneo fiscale (48 per cento il dato italiano a fronte del 43,6 per cento di quello sloveno) e a un minor peso della burocrazia sul costo del lavoro; è evidente che questi gravi squilibri, oltre a generare un ingente danno economico per lo Stato, comportano la progressiva ed inevitabile erosione del tessuto economico, soprattutto delle zone a ridosso del confine; come si ricorderà, negli anni '90 era stato concesso un regime fiscale diversificato per i carburanti al Friuli-Venezia Giulia, e grazie a questa misura il mercato si riprese, ottenendo un aumento degli introiti per lo Stato e la ripresa per i gestori con conseguente beneficio per l'economia locale; un intervento di armonizzazione potrebbe essere, dunque, una soluzione vantaggiosa per tutti (Stato e privati), soprattutto in un momento come questo, in cui l'emergenza sanitaria ha ulteriormente complicato la ripresa e il recupero di competitività dei distretti economici confinanti si gioca anche sulle misure straordinarie che i singoli Stati mettono in campo, riducendo o aumentando gli squilibri già esistenti, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo ritengano di adottare delle misure, ed eventualmente quali, al fine di fronteggiare le criticità evidenziate e frenare, così, la rapida ed inesorabile emorragia che rischia di danneggiare fortemente la nostra economia, riducendo gli introiti nelle casse dello Stato e favorendo, di fatto, la chiusura di numerose attività locali e la conseguente desertificazione del territorio. Atto n. 4-03722 VANIN ANASTASI MONTEVECCHI ENDRIZZI PRESUTTO TRENTACOSTE CROATTI LANNUTTI ANGRISANI FERRARA DONNO PESCO Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la società Rete ferroviaria italiana SpA in data 8 aprile 2020 (prot. n. 149158) ha presentato alla Regione Veneto istanza per la valutazione di impatto ambientale regionale del "progetto definitivo del collegamento ferroviario con l'aeroporto Marco Polo di Venezia" ai sensi dell'art. 216, comma 27, del decreto legislativo n. 50 del 2016 e per gli effetti del combinato disposto degli artt. 167, comma 7, 182, comma 4, e 183 del decreto legislativo n. 163 del 2006 e della legge regionale n. 4 del 2016; il progetto prevede la realizzazione di un tratto di linea ferroviaria di circa 8 chilometri, costituita da un primo tratto a doppio binario, che si sviluppa in stretto affiancamento alla bretella autostradale A27, mentre in prossimità dell'aeroporto diventa a singolo binario per poter realizzare la configurazione "a cappio" che prevede un binario unico passante e un binario di precedenza in corrispondenza della nuova stazione "Aeroporto"; il Consiglio superiore dei lavori pubblici, nell'ambito dell'esame preliminare della documentazione di progetto, ha rappresentato la necessità di acquisire (affare n. 74/2019 - NPP 0268 - prot. U.0011324.30-12-2019) ulteriori elementi che, a supporto dell'istruttoria, possano meglio definire alcuni aspetti finalizzati all'espressione del parere richiesto. In particolare veniva chiesto di fornire uno studio del traffico ferroviario che giustifichi, in rapporto all'entità dei flussi da e per l'aeroporto di Venezia, il numero dei treni sia a lunga percorrenza che regionali previsti. A detta richiesta veniva risposto che l'aggiornamento dell'analisi trasportistica presentata nell'ambito del progetto preliminare del 2003 sarà illustrato in specifico documento, che tuttavia non è presente fra gli elaborati esibiti alla Regione; in base all'analisi multicriteria condotta nel 2015 (tabella 3-1 dello studio di impatto ambientale) emerge come la soluzione migliore risulti essere la soluzione 1 ad "antenna", e non la soluzione 5 "a cappio". Relativamente alla soluzione 5, al contrario, venivano rilevate le seguenti criticità: problematiche tecnico-ambientali per la realizzazione della stazione sotto le piste aeroportuali e sottofalda; riavvio delle procedura approvativa; probabili problematiche con gli enti locali a causa dell'interferenza del nuovo tracciato ferroviario con un'area boschiva attrezzata; costo di realizzazione; costi di manutenzione; interferenze con le aree in gestione al concessionario aeroportuale oltre che con la nuova viabilità comunale realizzata; minore capacità della linea per i treni regionali da e per Venezia; nella figura 28 della relazione generale descrittiva del progetto emerge come dalla stazione "Aeroporto Marco Polo" in direzione Trieste non è previsto alcun transito giornaliero (zero treni locali, zero treni a lunga percorrenza e zero treni merci) e che la nuova linea, sempre in direzione Trieste, è realizzata a binario unico con innesto a raso ("bivio Trieste"); l'infrastruttura ferroviaria storica non è in grado di supportare il traffico ferroviario proveniente dalla direzione di Padova in direzione Trieste (e quindi aeroporto) che eviti la stazione di Mestre né tanto meno quello proveniente dalla direzione di Trieste (aeroporto) verso Padova; l'unico modello di esercizio ferroviario possibile è una navetta Venezia-Mestre-aeroporto e ritorno; il progetto prevede che le acque di emungimento estratte durante la realizzazione della galleria Venezia 1, ricche di arsenico e pari a circa 10.000 metri cubi al giorno, siano sversate nella laguna di Venezia; inoltre il progetto prevede la totale demolizione del borgo storico di Ca' Litomarino, tipico esempio di architettura rurale tradizionale veneta dei territori di bonifica, riportato nelle mappe catastali storiche già nel 1920, e incastonato fra le anse del fiume Dese, area dal rilevante interesse ambientale e paesaggistico tutelata ai sensi dell'art. 142 del decreto legislativo n. 42 del 2004, si chiede di sapere: se sia stato fornito lo studio trasportistico da e per l'aeroporto di Venezia, il numero dei treni sia a lunga percorrenza che regionali previsti in progetto e, nel caso, quali siano le analisi di carattere trasportistico sviluppate; quali siano le motivazioni per cui non è stata adottata la soluzione progettuale ritenuta migliore dall'analisi multicriteria condotta nel 2015; se, stante la circostanza per cui l'unico modello di esercizio ferroviario possibile è una navetta Venezia-Mestre-aeroporto, non sia preferibile un collegamento con stazione terminale di testa a binario multiplo; se la quantità di acque di emungimento, che a seguito della realizzazione del progetto sarà sversata nella laguna di Venezia, sia conciliabile con l'equilibrio idrogeologico della laguna stessa; se si intenda assicurare la conservazione del borgo storico di Ca' Litomarino, in virtù del suo valore storico e paesaggistico. Atto n. 4-03723 IANNONE Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il 3 marzo 2020 la moglie del signor M.O.C. residente a Lesa (Novara), incinta al quinto mese, e la figlia di un anno e tre mesi sono partite per la Polonia, paese del quale la donna è originaria; il viaggio era già pianificato e, con l'aumentare dei casi di COVID-19 in Italia, i coniugi avevano deciso che fosse meglio il trasferimento in Polonia visto che la casa della suocera è in un bosco e sufficientemente isolata; dopo alcune settimane, vedendo che le cose non miglioravano, il signor C. ha iniziato ad informarsi sulle possibili soluzioni di rientro della moglie e della piccola; è stato l'inizio di un incubo perché l'ultimo volo di rientro (da Varsavia a Roma) era stato già effettuato; il consolato polacco a Milano ha suggerito al signor C. di ricongiungersi in Polonia, rimanendo bloccato là, oppure far prendere un pullman della "Flixbus" da Cracovia a Berlino alla moglie e la piccola, dopo farle imbarcare su un volo Lufthansa interno con scalo a Monaco, infine su un volo verso Milano (se disponibile) oppure Roma: impossibile per una donna incinta al sesto mese con bimba in piena pandemia; il signor C. ha tentato di parlare con la Farnesina: dopo giorni di telefono sempre occupato riceve una scorbutica quanto inutile risposta cioè di iscriversi sul sito "viaggiare sicuri"; intanto sono peggiorate le condizioni dell'epidemia in Italia mentre in Polonia la situazione sembra più contenuta; in seguito i coniugi sono riusciti a prenotare un volo "Easyjet" per la fine del mese di aprile che viene in seguito cancellato, ne hanno acquistato un altro per il 19 maggio ma anche questo è stato cancellato; non c'erano altre soluzioni, i voli da Cracovia a Milano erano tutti cancellati e solo alcuni rari voli da Varsavia a Roma erano ancora operativi ma trasferirsi da Cracovia a Varsavia non era così agevole; il signor C. ha deciso quindi di raggiungerle in auto e rimanere in Polonia fin dopo il parto: ha pensato di essere in Europa e che il ricongiungimento fosse consentito, peccato che tra la Polonia e l'Italia ci siano Austria, Slovacchia, Repubblica ceca e Svizzera, a seconda del tragitto; a questo punto il signor C. vive un'autentica odissea tra mancate informazioni del sito della Farnesina e delle autorità dei Paesi che dovrebbe attraversare per ricongiungersi alla propria famiglia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda vissuta dal signor C., che a distanza di mesi ancora non è riuscito a riabbracciare la sua famiglia; quali iniziative urgenti intenda adottare per consentire ad un cittadino italiano, che si è sentito abbandonato ed in balia degli eventi, di uscire da un incubo. Atto n. 4-03724 DE BONIS Al Ministro della salute Premesso che: nella fase iniziale dell'epidemia influenzale da SARS-CoV-2 sono giunti nei punti di pronto soccorso pazienti con inizio di trombosi e si sono verificati molti decessi per embolie polmonari massive; sul sito "affaritaliani" del 10 maggio 2020, nell'articolo "Coronavirus, le autopsie non vanno fatte. Ordine del Ministero della salute", si legge: "una svolta nella lotta al Coronavirus è arrivata quando alcuni medici hanno effettuato delle autopsie sui cadaveri dei pazienti deceduti durante la pandemia. Grazie a queste autopsie si è potuto così scoprire che la causa del decesso è la Cid, coagulazione intravascolare disseminata, cioè la formazione di grumi nel sangue e di trombosi. Solo in seguito e nei casi resistenti alle cure antitrombosi arrivava la polmonite interstiziale doppia. Abbiamo così capito che i trattamenti fin lì seguiti negli ospedali, basati sulla ventilazione meccanica nelle terapie intensive, erano controindicati"; la circolare della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute, n. 11285 del 1° aprile 2020, il cui contenuto è stato ribadito sia dalla circolare del Ministero n. 15280 del 2 maggio, sia dalla circolare del Ministero n. 18457 del 28 maggio, avente ad oggetto "Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia COVID-19 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione", al paragrafo C, "Esami autoptici e riscontri diagnostici", al punto 1, è riportato: "Per l'intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all'esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio", un invito a non procedere con gli esami autoptici, rafforzato dal punto 2. che così recita: "L'Autorità Giudiziaria potrà valutare, nella propria autonomia, la possibilità di limitare l'accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l'autopsia non sia strettamente necessaria. Analogamente le Direzioni sanitarie di ciascuna regione daranno indicazioni finalizzate a limitare l'esecuzione dei riscontri diagnostici ai soli casi volti alla diagnosi di causa del decesso, limitando allo stretto necessario quelli da eseguire per motivi di studio e approfondimento"; considerato che: nella risposta all'interrogazione 5-04014, presentata in XII Commissione permanente ("Affari sociali") alla Camera, è stato precisato che tale circolare non dettava alcun divieto di effettuare autopsie, né avrebbe potuto farlo, considerato che non è un atto normativo di livello primario. "Tuttavia, al fine di tutelare la salute degli operatori sanitari, con la circolare si è raccomandato di limitare il ricorso a tale tipo di riscontro diagnostico. In altri termini, considerati i rischi connessi all'effettuazione delle autopsie, si è inteso salvaguardare la salute e la sicurezza dei professionisti sanitari, nonché la salute degli operatori del settore funerario e, naturalmente, della popolazione in generale"; nella stessa risposta si legge che la "Conferma del fatto che obiettivo della circolare ministeriale non era quello di proibire le autopsie si evince dalla lettura del paragrafo C che, nel suo insieme, si traduce in un invito ad eseguire le autopsie soltanto da parte di personale adeguatamente protetto e in sale settorie di tipo BSL3, cioè debitamente attrezzate a garantire la sicurezza di chi vi opera. Se si fosse voluto proibire le autopsie, non sarebbero state date indicazioni su come eseguirle"; è anche riportato: "tra l'altro, l'ISS ha pubblicato, in data 23 marzo 2020, un documento dal titolo 'Procedura per l'esecuzione di riscontri diagnostici in pazienti deceduti con infezione da SARS-CoV-2', stilato in collaborazione con la Società Italiana di Anatomia Patologica, l'Istituto Spallanzani e l'Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) Fatebenefratelli Sacco, con cui si sottolinea l'importanza del contributo che il riscontro autoptico può dare allo studio del COVID-19 e vengono fornite dettagliate indicazioni sulle procedure da seguire per la relativa esecuzione, nel periodo emergenziale"; tenuto conto che: aver invitato a non procedere con gli esami autoptici, ed eventualmente a procedervi con notevoli restrizioni, in un periodo in cui il personale sanitario, soprattutto in Lombardia, osservava turni al limite delle proprie possibilità fisiche e psicologiche, non ha consentito in tempi rapidi di individuare le vere cause dei decessi ovvero di praticare prima le terapie idonee, in totale contrasto con i protocolli attuati fino a quel momento e ha determinato il rapido peggioramento del quadro clinico dei malati; se si fossero praticate le autopsie ai primi decessi attribuiti alla malattia denominata COVID-19, si sarebbero evitati percorsi e rimedi sbagliati: oggi, grazie alla svolta nelle conoscenze mediche, non si parla più né di rianimazioni e nemmeno di ventilazioni, che in questo caso si sono rivelate peggiorative del quadro clinico; solo oggi risulta essere stato definitivamente chiarito che gli esami post mortem erano consentiti, anche se a discrezione delle autorità giudiziarie e delle direzioni sanitarie, limitandone l'esecuzione ai soli casi in cui fossero necessari per accertare la causa della morte o per fini di studio e approfondimento, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, dagli esami autoptici effettuati, voglia fornire dati sul reale numero di decessi avvenuti a causa dell'infezione da Sars-CoV-2 oppure a causa di altre malattie; se, a fronte dei 33.309 pazienti deceduti e risultati positivi all'infezione in Italia, al 18 giugno 2020, come riportato dalla scheda infografica settimanale fornita dall'Istituto superiore di sanità, che per il 4,2 per cento presentava zero patologie pregresse, dei 3.510 deceduti per i quali al 18 giugno 2020 è stato possibile analizzare le cartelle cliniche, sia stato effettuato esame autoptico ed eventualmente stabilito che la causa del decesso fosse attribuibile ad esito dell'infezione da SARS-CoV-2 ovvero ad altre cause; se, a fronte dei 33.309 pazienti deceduti e risultati positivi all'infezione che per il 95,8 per cento presentava una o più patologie pregresse, con numero medio di patologie pregresse osservate di 3,3, dei 3.510 deceduti per i quali al 18 giugno 2020 è stato possibile analizzare le cartelle cliniche, sia stato effettuato esame autoptico ed eventualmente stabilito che la causa del decesso fosse attribuibile ad esito dell'infezione da SARS-CoV-2 ovvero ad altre cause; se, attualmente, per tutti i pazienti deceduti e dichiarati positivi all'infezione in Italia, si stia procedendo all'effettuazione dell'esame autoptico e, pertanto, se si possa conoscere il numero esatto tra questi per i quali la causa del decesso sia con certezza attribuibile al solo esito dell'infezione da SARS-CoV-2. Atto n. 4-03725 BUCCARELLA Al Ministro della salute Premesso che: da un articolo pubblicato sul sito web del quotidiano "La Stampa" nella sezione cronaca di Milano in data 27 marzo 2020, intitolato "Caso Don Gnocchi, la procura apre un fascicolo sul boom di contagi", risulterebbe una cattiva gestione dell'emergenza COVID-19 a livello organizzativo da parte della fondazione don Carlo Gnocchi, che avrebbe cagionato nella sede di via Palazzolo un numero di contagi e decessi superiore alla media nazionale; dal contenuto dell'articolo si evince l'apertura di un fascicolo da parte della Procura di Milano per diffusione colposa di epidemia: 18 esposti presentati dai dipendenti risultati positivi al coronavirus accusano direttamente la direzione della fondazione, rea di aver tenuto nascosti moltissimi casi di lavoratori contagiati e di aver impedito l'uso delle mascherine per non spaventare l'utenza. Tale circostanza è stata ripresa da numerose fonti di stampa a livello locale e nazionale, anche relativamente ad altri centri facenti capo alla medesima fondazione, in altre regioni italiane (si veda a tal proposito l'articolo pubblicato il 22 aprile 2020 su "L'Espresso", intitolato "Il colosso Don Gnocchi travolto dal coronavirus: storia della onlus che vale centinaia di milioni"). La fondazione, infatti, è una onlus che svolge le proprie attività in regime di accreditamento con il SSN in 28 strutture residenziali e una trentina di ambulatori organizzati in 9 presidi territoriali, diffusi in 9 regioni italiane; nella città di Roma la fondazione Don Carlo Gnocchi è presente con due centri di ricovero di carattere riabilitativo, "Santa Maria della Pace" e "Santa Maria della Provvidenza". Anche in queste strutture si sarebbero verificate circostanze analoghe a quelle riportate negli articoli di stampa aventi ad oggetto il presidio territoriale della Lombardia. In un articolo pubblicato sul sito web del quotidiano "la Repubblica" nella sezione cronaca di Roma l'8 aprile 2020, intitolato "Coronavirus, a Roma dramma nelle case di riposo. Tra decessi e nuovi focolai: il tragico bilancio delle Rsa", tra i pazienti del centro Santa Maria della Pace risulterebbero, in tale data, 15 positivi e due vittime. Gli operatori positivi, invece, sarebbero 5: due operatori socio-sanitari, due fisioterapisti e un radiologo; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: anche in seguito all'accertamento della positività di alcuni pazienti, la direzione avrebbe sottovalutato la gravità della situazione suggerendo ai dipendenti il mantenimento del distanziamento sociale. I dispositivi di protezione individuale, nella fattispecie mascherine chirurgiche e camici monouso, sarebbero stati distribuiti agli operatori in ritardo e in quantità insufficiente. Per quanto riguarda il centro Santa Maria della Provvidenza, non sarebbe stata bloccata in tempi rapidi la rotazione del personale assistenziale tra i vari reparti, esponendo pertanto operatori e pazienti ad un più elevato rischio di contagio. I protocolli interni sull'utilizzo dei DPI, peraltro, non sarebbero stati adeguati alla gestione di un'emergenza sanitaria di tale portata. Emergerebbero, inoltre, ritardi e omissioni nell'esecuzione dei tamponi anche in casi di conclamata sintomaticità da parte di dipendenti delle due strutture assistenziali. Il blocco dei ricoveri sarebbe stato disposto in ritardo dalla direzione, contribuendo in tal modo all'aggravamento del focolaio infettivo all'interno delle due strutture. La chiusura del centro Santa Maria della Pace in data 11 aprile 2020 (ripresa da un articolo della testata on line "TPI", intitolato "Coronavirus, il Don Gnocchi di Roma è stato evacuato e sanificato"), consequenziale all'elevato numero di contagi, avrebbe comportato il trasferimento di alcuni pazienti presso l'altro centro di Santa Maria della Provvidenza; il ritardo nell'applicazione dei presidi è stato causa dell'aumento dei decessi e dei casi di positività all'interno delle strutture sanitarie, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non abbia il dovere di inviare un'ispezione per accertare la verità dei fatti riportati dagli articoli di stampa; quali provvedimenti intenda prendere, una volta accertate le responsabilità, per scongiurare in futuro il ripetersi di simili condotte che hanno pregiudicato la salute di pazienti ed operatori nonché la salubrità degli ambienti di lavoro. Atto n. 4-03726 LANNUTTI PRESUTTO MONTEVECCHI TRENTACOSTE RUSSO GALLICCHIO ROMANO VANIN MAIORINO COLTORTI GIANNUZZI ACCOTO DI MICCO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nei giorni scorsi la stampa economica ha dato grande risalto alla notizia contenuta nella relazione annuale dell'Istituto di vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) sulle società di assicurazione di responsabilità civile auto, che hanno risparmiato ben 1,5 miliardi di euro grazie agli effetti del lockdown imposto dal decreto-legge n. 18 del 2020, che ha trasformato l'Italia in "zona protetta" come misura di contrasto al COVID-19; come appurato, infatti, le restrizioni imposte per contenere la pandemia hanno ridotto drasticamente il traffico sulle strade che, in uno scenario surreale, sono risultate spesso libere da auto e incolonnamenti, in quanto le automobili sono rimaste ferme in garage e gli incidenti, di conseguenza, sono quasi spariti, mentre non è diminuito il costo delle polizze sostenute dai cittadini che possiedono un'auto, che rimane superiore alla media europea. Come certificato nella relazione dell'IVASS è emerso, in particolare, che durante il lockdown i sinistri sono crollati del 50 per cento, portando alle assicurazioni un risparmio medio tra 36 e 41 euro per polizza che, moltiplicato per 39,5 milioni di veicoli, ammonta appunto a 1,5 miliardi di euro: le compagnie non hanno ancora attivato una forma di ristoro degli assicurati, mentre in Francia, ad esempio, i clienti hanno già ricevuto il bonifico; la stampa ha fatto notare che questi effetti positivi difficilmente si estenderanno agli automobilisti che, nonostante il fermo imposto, saranno costretti a pagare la polizza auto 90 euro in più della media europea. È la solita storia all'italiana dell'assicurazione di responsabilità civile auto. Nella relazione 2019 dell'IVASS emerge, infatti, che nel 2019 è, sì, continuata la tendenza alla diminuzione dei prezzi delle assicurazioni: un calo del 2,7 per cento, a 404 euro (a dicembre 2019, da 414 euro del 2018), registrando così negli ultimi 6 anni una flessione complessiva di circa il 22 per cento. Ma, nel confronto internazionale, il divario comunque rimane, anche se è passato appunto da oltre 200 a 90 euro. In poche parole, neppure il lockdown è riuscito ad annullare tale divario, benché la crisi economica dovuta alla pandemia stia mettendo a durissima prova le famiglie italiane; nel caso di ciclomotori e motocicli, poi, il premio medio ammonta a 271 euro è addirittura aumentato (del 2 per cento rispetto al 2018). I sinistri sono il 3,5 per cento delle polizze, con un costo medio pari a 6.302 euro. E per giunta rimangono "aree del Paese in cui l'offerta continua a registrare prezzi elevati, soprattutto per i contraenti più giovani", ha sottolineato il presidente dell'IVASS, Daniele Franco. Anche le assicurazioni, dunque, dovrebbero far la loro parte per aiutare gli italiani a uscire al meglio dalle nefaste conseguenze economiche dell'emergenza COVID-19; considerato che il primo firmatario della presente interrogazione, consapevole che una riduzione delle polizze auto avrebbe potuto, e potrebbe tuttora, contribuire ad aiutare le famiglie che per l'emergenza COVID-19 si trovano a dover affrontare una crisi economica mai vista prima, ha presentato, in occasione della conversione in legge del decreto-legge n. 18, il cosiddetto decreto "cura Italia", un emendamento all'articolo 125 proprio nella speranza di imporre una riduzione del premio assicurativo in emergenza. L'emendamento (125.2) sosteneva che interviene l'obbligo da parte delle compagnie assicurative per i casi di polizze stipulate con l'introduzione della scatola nera di ridurre il premio assicurativo RCAuto in proporzione all'uso dell'automobile o di qualunque altro mezzo assicurato. Per tutte le altre polizze il premio dovrà essere ridotto del 40 per cento, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se, viste le nefaste conseguenze economiche dell'emergenza COVID-19, considerando che a partire dall'inizio degli anni '90 la liberalizzazione del mercato ai fini della diminuzione dei prezzi e del miglioramento dei servizi ha, invece, portato a un costante aumento delle tariffe, in un rapporto di minore subalternità nei confronti delle compagnie di assicurazione fase di emergenza potrebbe imporre addirittura una riduzione; quali iniziative intenda adottare alla luce delle osservazioni esposte per assicurare l'immediata restituzione di quella parte del premio proporzionata al fermo delle auto e alla conseguente drastica riduzione degli incidenti dovuti al lockdown . Atto n. 4-03727 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che: il 17 gennaio 2020 il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro in indirizzo, ha approvato, in esame preliminare, un regolamento da approvare con decreto del Presidente della Repubblica, recante modifiche al regolamento che stabilisce i criteri per la determinazione dell'armamento in dotazione all'amministrazione della pubblica sicurezza e al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia, per introdurre la pistola elettrica, comunemente detta " taser ". Essa potrà essere in dotazione anche dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza, che potranno aggiornare in autonomia i propri regolamenti interni; in data 11 giugno 2020 il Consiglio di Stato ha espresso un parere favorevole su tale regolamento; la sperimentazione legata all'utilizzo del taser si è svolta dal 5 settembre 2018 al 5 giugno 2019: l'arma elettrica è stata fornita alle forze di polizia di 12 città (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi, Genova). I risultati sono stati ritenuti nel complesso soddisfacenti; il bando di gara emesso dal Ministero dell'interno, per un ammontare di 8,5 milioni di euro annui per la fornitura di taser , prevede in particolare 1.600 armi elettriche per la Polizia di Stato, 2.262 per l'Arma dei Carabinieri e 256 per la Guardia di finanza. Tuttavia, stanti le procedure, si stima che occorrerà circa un anno perché tali dotazioni diventino effettive; a parere dell'interrogante, occorre assolutamente velocizzare tali procedure per consentire alle forze di polizia di disporre quanto prima di questo indispensabile strumento; ciò anche alla luce di fatti particolarmente gravi, come la recente aggressione del carabiniere Vito Lamendola, ferito da un dominicano durante un controllo di routine ad Avezzano (L'Aquila), si chiede di sapere: quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda promuovere per velocizzare l' iter di consegna delle armi elettriche alle forze di polizia; stanti le dotazioni previste, a parere dell'interrogante particolarmente ridotte e non sufficienti a rispondere alle effettive esigenze, se siano previsti ulteriori investimenti per l'acquisto e la distribuzione di taser per Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di finanza; quali interventi preveda di attivare a sostegno dei Comuni che intendono equipaggiare con taser le forze di Polizia municipale. Atto n. 4-03728 BERNINI AIMI BARBONI Al Ministro dell'interno Premesso che: il 22 giugno 2020, a Morciano di Romagna (Rimini), un'anziana donna di 81 anni è stata scippata ed è ora ricoverata in gravissime condizioni e, a seguito delle ferite riportate, ha subito l'amputazione di una gamba; gli aggressori, un albanese e un italo-albanese, a bordo di uno scooter con il viso coperto da un casco, sono stati indentificati e fermati dai Carabinieri; gli accertamenti avviati dai Carabinieri del NOR della compagnia di Riccione, con il personale della stazione di Morciano di Romagna, si sono subito concentrati su alcuni pregiudicati, già responsabili poche settimane fa di un tentativo di rapina ai danni di una commessa di un supermercato; l'increscioso episodio è solo l'ennesimo di un'inquietante e allarmante escalation di reati contro gli anziani che, negli ultimi tempi, si susseguono in Romagna; tali fatti, che non sono più solo prerogativa delle grandi città, impongono il ripristino urgente dei presìdi fissi di sicurezza anche nei piccoli comuni, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire adeguati presidi di sicurezza nei piccoli comuni, attraverso lo stanziamento di ulteriori risorse per nuove assunzioni e per nuovi protocolli volti a garantire la sicurezza dei cittadini; se, al fine di garantire un'efficace azione di contrasto dei reati, soprattutto nei piccoli centri, non ritenga di potenziare la presenza delle forze dell'ordine e incrementare i servizi di prevenzione e di controllo dei territori. Atto n. 4-03729 TOFFANIN CAUSIN FERRO DE POLI Ai Ministri per gli affari regionali e le autonomie, dell'università e della ricerca e della salute Premesso che: nei mesi scorsi la Regione Veneto ha istituito il corso di laurea magistrale in Medicina e chirurgia a Treviso, progetto ideato tra la facoltà di Medicina di Padova e la ULSS 2 Marca Trevigiana; l'istituzione del corso avrebbe portato numerosi fondi e investimenti alla zona universitaria di Treviso, nonché centinaia di studenti che avrebbero aiutato l'economia della medesima area; la legge regionale recante l'istituzione da parte della Regione Veneto del corso di laurea è stata impugnata dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministero per gli affari regionali e le autonomie; l'impugnazione è stata motivata sulla base di un possibile scavalcamento di competenze tra Regione Veneto e lo Stato "in quanto una norma in materia sanitaria viola la competenza riservata al legislatore statale in materia di determinazione dei livelli essenziali di assistenza, ponendosi in contrasto altresì con il principio di copertura finanziaria e con i principi fondamentali in materia di tutela della salute e in materia coordinamento della finanza pubblica, in violazione degli articoli 81, 117, secondo comma, lett. m), e terzo comma, della Costituzione"; l'emergenza sanitaria COVID-19 ha sollecitato diverse reazioni all'approccio fin qui tenuto dallo Stato e dalle Regioni colpite dall'epidemia. Infatti nelle fasi successive le scelte fatte dal Veneto sono risultate più efficaci di quelle adottate da altri territori; a giudizio degli interroganti, la diversa risposta fornita all'emergenza proprio dai diversi livelli suggerisce una nuova lettura ovvero che sarebbe stato meglio lasciare alle Regioni margini di manovra nell'ideazione e implementazione delle misure necessarie al contrasto epidemiologico e che queste in caso di successo possano essere emulate da altre amministrazioni estendendo lo stesso ragionamento anche ad altre materie come l'istruzione e l'università; considerato che: si tratta di un progetto di 6 milioni di euro su un fondo regionale per la sanità di 9 miliardi di euro con l'impiego di 18 professori associati, 20 docenti a contratto e 2 unità di supporto; non istituire il corso significherebbe far saltare un accordo di sostanza, nato anche per rispondere alla richiesta reiterata dal Ministero dell'università e della ricerca alle Regioni di laureare più medici, vista la carenza riscontrata in Italia prima ancora dell'emergenza COVID-19 (a dicembre 2019 mancavano 50.000 medici ospedalieri, di cui 1.300 nel Veneto); secondo i dati del SSN l'Italia ha i medici più vecchi d'Europa, con il 54 per cento del totale che supera i 55 anni e valutando la curva demografica dei circa 105.000 medici specialisti che operano come dipendenti del SSN, nel periodo tra il 2020 e il 2025, ne andranno in pensione circa 45.500, cui vanno aggiunti altri 6.500 tra specialisti ambulatoriali e universitari che operano in regime di convenzionamento; l'approvazione della "quota 100" con la legge n. 26 del 2019 ha comportato importanti cambiamenti nella dinamica delle uscite per pensionamento dei medici dipendenti del SSN, determinandone una netta anticipazione e nel triennio 2019-2021 le uscite previste sono intorno a 6.000-7.000 medici all'anno, per un totale di circa 20.000 unità; a causa delle uscite diminuirà in maniera considerevole anche il numero di medici di base e, soprattutto nelle aree di minore dimensione demografica, si registreranno delle zone completamente scoperte; in alcune ULSS del Veneto, per far fronte alla carenza di personale medico si è fatto ricorso all'assunzione di medici provenienti dall'estero, si chiede di sapere: se si ritenga la decisione della Regione Veneto di istituire il corso di laurea magistrale in Medicina e chirurgia a Treviso, quale sede distaccata dell'università di Padova, giustificata o meno dalla necessità contingente; se si intenda ritirare il ricorso presentato. Atto n. 4-03730 NENCINI Al Ministro della salute Premesso che: nei giorni scorsi è stata decisa la chiusura del punto nascita e del reparto di terapia intensiva neonatale dell'ospedale "della Donna e del Bambino" di Verona, ad appena 3 anni dalla sua inaugurazione, per i gravissimi effetti di un'infezione batterica che avrebbe provocato la morte di 3 bimbi e causato lesioni al cervello in altri 4 bambini, comportando altresì ulteriori casi di infezione che per il momento non avrebbero avuto esito negativo; risultano ad oggi in corso due indagini giudiziarie in proposito: l'una predisposta dalla Procura di Genova, riguardante la morte presso l'ospedale "Gaslini" di Genova della bambina nata all'ospedale della Donna e del Bambino di Verona, dove aveva contratto il virus, l'altra aperta dalla Procura di Verona, per approfondire anche gli altri casi avvenuti all'interno dell'ospedale; il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha ammesso in una recentissima conferenza che tale vicenda "va avanti dal 2018", lasciando supporre che la Regione non avrebbe effettuato tempestivamente quanto di propria competenza per interrompere questa tragica catena di sofferenze dei bambini e delle loro famiglie; considerato che: lo stesso direttore generale dell'azienda universitaria integrata, dottor Francesco Cobello, ha dichiarato in un'intervista che l'infezione batterica, nonostante le sanificazioni effettuate, non è ancora stata debellata, ragione per cui è stata decisa la chiusura del punto nascita e della terapia intensiva neonatale; la chiusura provoca una gravissima situazione di rischio per le mamme ed i nascituri del territorio in caso di emergenze improvvise, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di sorvegliare e contenere il rischio infettivo emerso nell'ospedale di Verona e di rilevare le eventuali responsabilità, i ritardi decisionali e i disservizi in questo delicatissimo settore della sanità veneta, in modo da riprendere al più presto questo indispensabile servizio e consentire alle famiglie dell'intero territorio di confidare nella sanità pubblica. Atto n. 4-03731 FARAONE Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: il consorzio "Sintesi", è un consorzio di cooperative sociali che opera in prevalenza con le categorie protette, e gestisce gli appalti dei committenti con le cooperative sociali consorziate; a Palermo, una delle tre sedi assieme a Roma e a Napoli, impiega 260 lavoratori, di cui l'85 per cento con disabilità fisiche e psichiche di vario livello, anche gravi, di cui circa 200 sono i lavoratori impegnati nel call center di via Ugo La Malfa per la commessa Wind, appartenenti alla cooperativa sociale consorziata "Call.it"; il lavoro qualificato e altamente produttivo svolto in questi anni nella sede di Palermo ha fatto da traino per il consorzio a livello nazionale; quella di WindTre, per il call center del consorzio "Sintesi", è la commessa principale, ed è stata gestita sempre con ottimi risultati, tanto che i rinnovi dell'appalto sono sempre arrivati puntuali, ogni 3 anni; la gara per il rinnovo della commessa WindTre, che scade il 31 dicembre 2020, tarda a definirsi, destando non poco allarme; per i tanti lavoratori con deficit e disabilità gravi coinvolti sin dal 2001 in questo progetto l'eventualità che a fine anno arrivino dei licenziamenti sarebbe un danno gravissimo; la situazione è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza, si chiede di sapere quali interventi i Ministri in indirizzo ritengano di promuovere, al fine di verificare con WindTre l'interesse a continuare e rilanciare l'attività qualificata che ha coinvolto in questi anni centinaia di lavoratori diversamente abili su Palermo, e trovare presto un accordo per salvaguardare i livelli occupazionali dei lavoratori del consorzio "Sintesi". Atto n. 4-03732 MORRA ANGRISANI CAMPAGNA CORRADO DONNO ENDRIZZI GIANNUZZI GRANATO MORONESE PAVANELLI PIRRO PISANI Giuseppe PRESUTTO ROMANO TRENTACOSTE Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che: con deliberazione del Consiglio comunale n. 12 del 15 aprile 2019 il Comune di Cosenza ha approvato il bilancio di previsione del triennio 2019-2021 e con deliberazione del Consiglio comunale n. 38 del 6 agosto 2020, nonostante il parere negativo dell'organo di revisione, ha approvato l'assestamento di bilancio 2019-2021; la sezione regionale della Corte dei conti ha accertato la sussistenza delle condizioni per imporre all'amministrazione comunale di Cosenza l'adozione della delibera di dissesto; dal dispositivo si evince "la sussistenza di ingenti debiti pregressi, smaltiti solo in parte con le anticipazioni di liquidità in più tranches ricevute da Cassa Depositi e Prestiti, il cui saldo, evidentemente, comporta ulteriori aggravi per l'Ente per interessi e spese legali", come si legge on line su "lacnews24" il 18 luglio 2019; il Consiglio comunale, con delibera n. 51 dell'11 novembre 2019, ha proceduto alla dichiarazione di dissesto finanziario dell'ente ai sensi dell'articolo 246 del decreto legislativo n. 267 del 2000 (testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali); con decreto del Presidente della Repubblica 31 gennaio 2020 ai sensi dell'articolo 252 del testo unico è stato nominato l'organo straordinario di liquidazione per la gestione e dell'indebitamento pregresso del Comune di Cosenza, nonché per l'adozione di tutti i provvedimenti per l'estinzione dei debiti dell'ente; secondo quanto statuito dall'articolo 250 del testo unico, durante la procedura di risanamento l'ente è tenuto ad operare, in materia di gestione di bilancio, con gli stessi stanziamenti di riferimento previsti nell'ultimo bilancio di previsione approvato; considerato che: il servizio di depurazione, collettamento, manutenzione ordinaria e straordinaria dell'impianto di depurazione del Comune di Cosenza è gestito da una società secondo un contratto giuridicamente perfezionato con l'ente stesso (Rep. N. 95 del 14 maggio 2014 prot. n. 1116); da notizie stampa si è appreso che in data 4 maggio 2020, l'amministratore unico della suddetta società, avrebbe denunciato il Comune di Cosenza per il "mancato impegno, nell'anno 2020, di buona parte delle somme necessarie a garantire la copertura del pagamento del servizio", come si apprende dallo stesso giornale il 27 maggio 2020; da un articolo di "lacnews24" del 25 maggio emerge, inoltre, che la missiva sia stata destinata alla Prefettura di Cosenza, al prefetto Cinzia Guercio, al vicario Franca Tancredi e al vicecapo di gabinetto, Vito Turco, alla sezione di controllo della Corte dei conti e alla procura della Corte dei conti, al TAR, alla Procura, al Tribunale e all'ufficio del giudice per le indagini preliminari di Cosenza, al comando provinciale e a quello regionale della Guardia di finanza e al nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Caserta (NIPAAF) dei Carabinieri; dalla stessa fonte di stampa si apprende che il vincolo contrattuale tra la stessa società e l'ente prevede per la gestione del servizio l'impegno di circa 2.500.000 euro all'anno e che la società stessa vanterebbe nei confronti del Comune crediti per le annualità 2018 e 2019 di 2.735.638,88 euro; nel citato bilancio di previsione del triennio 2019-2021 era stata postata la cifra di 2.500.000 euro per l'annualità 2020; nella predisposizione del bilancio 2019-2021 sono stati iscritti nel relativo capitolo di bilancio "depurazione", considerato servizio essenziale, appena 400.000 euro (di cui 300.000 di liquidità) successivamente ridimensionati in fase di assestamento senza nessun atto giustificativo; secondo la società, l'amministrazione comunale deve alla stessa "l'annualità 2019 e residua 2018, in quanto le somme stanziate nell'esercizio finanziario 2019 sono state utilizzate per pagare parzialmente le spettanze dell'anno 2018" e per l'anno 2020 è priva dell'impegno di spesa necessario a coprire la regolare copertura di bilancio, come si legge nel citato articolo; l'art 107 del decreto legislativo n. 267 del 2000 prevede che è specificatamente attribuito ai responsabili il compito di attuare gli atti di gestione finanziaria, ivi compresa l'assunzione degli impegni di spesa; l'art. 183, comma 8, disciplina l'obbligo di accertamento preventivo al fine di evitare ritardi nei pagamenti e la formazione di debiti pregressi. La violazione dell'obbligo comporta responsabilità disciplinare ed amministrativa; secondo quanto riportato da un altro articolo dello stesso quotidiano on line del 25 maggio 2020, la società asserisce che venerdì 22 maggio 2020, in occasione dell'ultima riunione della Giunta comunale, i revisori avrebbero appostato a bilancio 1,32 milioni di euro senza un atto di disimpegno delle somme; secondo quanto riportato dalla stessa fonte la società chiede lo scioglimento del Comune di Cosenza accusando che le stesse somme "sparite" possano essere andate a coprire altri capitoli di spesa "ai fini della determinazione di un fraudolento risultato contabile", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; se non ritengano necessario e urgente inviare ispettori ministeriali al fine di fare chiarezza sulle variazioni di bilancio sopra riportate; se non ritengano di intervenire al fine di valutare l'operato degli amministratori in merito alle loro responsabilità disciplinari e amministrative con conseguente rimozione di chi avrebbe compiuto le stesse variazioni; se non ritengano di intervenire, per quanto di competenza, al fine di valutare l'operato di funzionari e dirigenti del Comune di Cosenza in merito alle loro responsabilità disciplinari e amministrative, con conseguenti sanzioni e rimozioni. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-01728 della senatrice Garavini, sulla chiusura dell'istituto italiano statale omnicomprensivo di Asmara in Eritrea; 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali): 3-01717 del senatore Mallegni, sull'inquinamento della zona tra Livorno e Pisa.