Document Type: sommcomm
Token Count: $#tokens

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 142 CRAXI La seduta inizia alle ore 12. IN SEDE REFERENTE A.S. 2684 Ratifica Protocolli al Trattato del Nord Atlantico sull'adesione della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia DDL 2684 Ratifica ed esecuzione dei Protocolli al Trattato del Nord Atlantico sull'adesione della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia, fatti a Bruxelles il 5 luglio 2022 (Esame) La presidente CRAXI ( FIBP-UDC ), relatrice, illustra il disegno di legge, d'iniziativa governativa, già approvato dalla Camera dei deputati, recante la ratifica dei Protocolli al Trattato del Nord Atlantico, fatti lo scorso 5 luglio e relativi all'adesione della Finlandia e della Svezia alla NATO. Ricorda come i due Paesi baltici siano stati indotti ad aderire all'Alleanza atlantica, dopo decenni di tradizionale neutralità, a seguito dell'aggressione da parte della Federazione russa dell'Ucraina. La formalizzazione dell'invito ufficiale per i due Paesi ad aderire all'Alleanza atlantica si è determinata - anche a seguito del superamento dell'opposizione turca, mediante la firma di un apposito Memorandum trilaterale - in occasione del vertice dei Capi di Stato e di Governo della NATO, tenutosi, il 29 e il 30 giugno scorsi, a Madrid. L'adesione dei due Stati nordici è stata considerata utile a rendere più sicura e forte l'Alleanza, già a partire dall'avvio del processo di adesione. Ad oggi, peraltro, i due Protocolli sono già stati ratificati da ben 15 Stati membri dell'Alleanza, su 30 componenti. I due Protocolli hanno lo scopo di favorire l'ulteriore rafforzamento della cooperazione militare tra i Paesi firmatari e di contribuire allo sviluppo dell'identità europea di sicurezza e di difesa, all'incremento dei livelli di capacità e di prontezza di reazione nelle situazioni di crisi nonché al consolidamento delle relazioni militari tra le nazioni interessate, in conformità ai rispettivi ordinamenti interni e agli obblighi assunti dalle Parti a livello internazionale. Sottoscritti ai sensi dell'articolo 10 del Trattato del Nord Atlantico, secondo cui le Parti possono, su accordo unanime, invitare ad accedere al Trattato ogni altro Stato europeo in grado di favorire lo sviluppo dei principi del Trattato medesimo e di contribuire alla sicurezza della regione del Nord Atlantico, i due Protocolli, di identico contenuto, ricalcano fedelmente la formulazione degli atti equivalenti utilizzati in occasione dei recenti allargamenti dell'Alleanza, come da ultimo nel caso della Macedonia del Nord, divenuta il trentesimo Stato membro dell'Alleanza nel giugno 2020. In particolare, composti da 3 articoli ciascuno, i due Protocolli sono introdotti da brevi preamboli nei quali gli Stati Parte del Trattato del Nord Atlantico esprimono la convinzione che le adesioni dei due nuovi membri porteranno a un rafforzamento della sicurezza dell'Alleanza. In base all'articolo I, si conviene che a seguito dell'entrata in vigore dei Protocolli, il Segretario Generale della NATO estenderà, a nome di tutte le Parti, ai Governi della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia un invito ad aderire al Trattato del Nord Atlantico, adesione che si perfezionerà, in conformità con le previsioni dell'articolo 10 del Patto di Washington, alla data di deposito dei relativi strumenti di adesione presso il Governo degli Stati Uniti d'America. L'articolo II di ciascun Protocollo dispone che i testi entreranno in vigore quando ciascuna delle Parti del Trattato ne avrà notificato al Governo degli Stati Uniti d'America la propria accettazione e quest'ultimo avrà informato tutte le Parti della data di ricezione di ciascuna notifica e della data di entrata in vigore dei Protocolli. Da ultimo, ai sensi dell'articolo III di ciascun Protocollo, le versioni in inglese e francese dei testi saranno depositate presso gli archivi del Governo degli Stati Uniti d'America, che ne trasmetterà copie certificate ai Governi di tutte le Parti del Trattato. Il disegno di legge di ratifica dei due Protocolli si compone di 3 articoli. La relazione tecnica che accompagna il provvedimento, evidenzia come dall'attuazione del disegno di legge di ratifica dei Protocolli non derivino oneri a carico del bilancio dello Stato. I Protocolli - conclude la Presidente relatrice - non presentano profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il senatore IWOBI ( L-SP-PSd'Az ), in sede di dichiarazione di voto, esprime il pieno favore della propria parte politica all'adesione della Svezia e della Finlandia all'alleanza dell'Atlantico del Nord: l'Italia ha il dovere di aprire la porta a due paesi di lunga tradizione civile e democratica che chiedono di essere inseriti nel sistema di sicurezza atlantico, a seguito dell'aggressione russa dell'Ucraina. Tiene, infine, a sottolineare che la posizione della Lega è quella di tutti coloro che non mettono mai e non metteranno mai in discussione la collocazione dell'Italia tra i paesi liberi appartenenti alla Nato. Per il senatore ALFIERI ( PD ) , l'approvazione dei disegni di legge di ratifica concernente l'entrata dei mentovati paesi scandinavi nella NATO rappresenta, indubbiamente, un forte segnale, dal punto di vista geopolitico, che l'Italia vuole dare come risposta all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia di Putin, il quale ha clamorosamente sottovalutato, nella sua conclamata violazione del diritto internazionale, la reazione dei paesi occidentali. Esprime, pertanto, il favore del proprio Gruppo di appartenenza all'adozione del disegno di legge in titolo. Anche secondo la senatrice GARAVINI ( IV-PSI ), l'approvazione dei protocolli di adesione di Svezia e Finlandia costituisce un importante e significativo segnale che l'Italia, insieme agli altri membri della Nato, intende dare, pur in un momento in cui il Governo è dimissionario e il Paese si dirige verso elezioni legislative anticipate. Sotto tale profilo, a suo avviso, risulterà fondamentale che tale indirizzo filoeuropeo e filoatlantico della politica estera nazionale venga perseguito ed implementato anche dal prossimo Governo del Paese. Sotto tale ultimo profilo, alla presidente CRAXI preme mettere in evidenza come un grande paese, quale è l'Italia, debba mantenere costantemente gli indirizzi principali della propria politica internazionale e di difesa. Non essendovi ulteriori interventi, la presidente CRAXI comunica che è pervenuto il prescritto parere non ostativo della Commissione bilancio, di cui dà lettura. Appurata la presenza del numero legale, pone, quindi, ai voti il mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge in titolo, con la richiesta di essere autorizzata allo svolgimento della relazione orale. La Commissione approva all'unanimità. SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE Comunicazioni della Presidente sulle missioni svolte in Slovacchia, dal 5 al 7 luglio 2022, e a Washington, dal 12 al 14 luglio 2022 La presidente CRAXI dà conto della recenti missioni ufficiali svolte in Slovacchia e a Washington. Dal 5 al 7 luglio scorsi, una delegazione composta dalla stessa Presidente, al vicepresidente Fabio Di Micco e dal senatore Enrico Aimi, si è recata a Bratislava, in Slovacchia per svolgere una visita - organizzata grazie all'apporto dell'Ambasciatore d'Italia in Slovacchia, Catherine Flumiani, e dell'Ambasciatore di Slovacchia in Italia, Karla Wursterova - di approfondimento delle problematiche che interessano un Paese che sta accogliendo profughi dalla confinante Ucraina, a causa dell'aggressione russa, nonché di rafforzamento delle relazioni parlamentari bilaterali tra i due Paesi. La delegazione ha, in effetti, potuto toccare con mano i vari problemi, di natura non solo logistica, riguardanti l'assistenza delle persone che sono state costrette ad abbandonare il proprio Paese in guerra, visitando, sotto la guida del Direttore dell'Ufficio per le migrazioni del Ministero dell'interno slovacco, Ján Orlovský, dapprima il centro di accoglienza del Comune di Bratislava, e, successivamente, l'ONG Tenenet, situata a Modra, cittadina a 50 chilometri dalla capitale. In entrambi i contesti, i responsabili di tali enti hanno sottolineato l'importanza del delicato profilo psicologico dell'assistenza ai profughi, costituiti, per la maggior parte dei casi, da donne e bambini, ovvero da mogli che hanno il loro compagno al fronte, o figli con i loro papà coinvolti in combattimenti. Dopo tali visite, la delegazione ha avuto l'opportunità di incontrare il Ministro degli affari esteri ed europei, Ivan Korčok, al quale la Presidente Craxi ha evidenziato come, con la guerra tra Russia e Ucraina, ci si trovi di fronte al momento più difficile per l'Europa, dall'ultimo conflitto mondiale: si tratta, in effetti, di una vera e propria sfida "valoriale" a cui l'Occidente è chiamato a reagire, in quanto l'azione illegale della Russia è suscettibile di mettere in gioco il ruolo stesso dell'Unione europea nel futuro del continente. Ha, inoltre, messo in rilievo anche come lo stesso Occidente, evidentemente, non sia riuscito, soprattutto negli ultimi due decenni, a coinvolgere, in maniera più decisa e stringente, il Cremlino nel dialogo euro-russo. Il ministro Korčok, nel condividere tali argomentazioni, ha sostenuto come l'invasione russa rappresenti, in realtà, oltre che una sfida all'Occidente, un vero e proprio attacco "sistemico", di natura imperiale, che il presidente russo ha deliberatamente deciso di sferrare per ridefinire un nuovo equilibrio europeo, a proprio vantaggio. In tale frangente, ha proseguito, risulta sempre più prioritario, per i Paesi europei, rimanere uniti e non ripetere errori come quelli commessi nel 2014, quando la Russia ha invaso la Crimea con una reazione assai tiepida da parte europea ed americana. Sotto tale profilo, rimane ancora più urgente rafforzare la politica estera e di difesa comune dell'Unione europea, prefigurando, se possibile, l'attivazione di un meccanismo che consenta decisioni, in merito, a maggioranza qualificata. Il capo della diplomazia slovacca ha tenuto, inoltre, a rimarcare come le relazioni bilaterali tra i due Paesi, già ottime, siano state ulteriormente rinsaldate dal recente incontro, svolto a Roma, della Presidente della Repubblica, Susanna Caputova, con il presidente Sergio Mattarella. La presidente Craxi ha concordato pienamente con l'esigenza di mettere mano, prima possibile, ad una sostanziale riforma delle Istituzioni europee, le quali non devono essere più percepite dai cittadini solamente come mere entità burocratiche che producono vincoli e regolamenti dall'alto, come una sorta di imposizione normativa. L'Unione, inoltre, deve agire ancor più decisamente nella concessione degli aiuti per i Paesi, come, appunto, la Slovacchia, che sono in prima linea nello sforzo di assistenza dei profughi ucraini. Secondo il ministro Korčok, la drammatica situazione in corso deve indurre l'Unione europea a prendere decisioni che siano, al contempo, assertive e pragmatiche, alla stregua di come si comportano alcuni Paesi extra-europei, ad esempio nei Balcani e nel Mediterraneo. Nei Balcani occidentali, in particolare, la situazione sta divenendo sempre più incandescente: in tale contesto, l'Unione europea dovrebbe agire da protagonista, più assertivamente, pur senza perdere di vista i valori democratici tipici del background culturale occidentale, allo scopo di evitare che, in tale cruciale area, prendano il sopravvento altri attori, globali o regionali, come la Cina e la Turchia. Per ultimo, l'esponente governativo ha chiesto il sostegno dell'Italia in vista della diversificazione energetica che l'Europa dovrà approntare, allo scopo di essere meno dipendente dal gas russo. In seguito, la delegazione senatoriale ha avuto un incontro con i vertici della società slovacca ESET, all'avanguardia nell'elaborazione di software contro attacchi cibernetici. Durante un'apposita illustrazione, sono state esposte le modalità attraverso le quali, nei mesi precedenti l'invasione dell'Ucraina, hacker russi hanno proceduto, in diverse fasi, a provocare aggressioni cyber , di grave entità, contro installazioni industriali e centrali elettriche ucraine. Nella seconda giornata di lavoro, giovedì 7 luglio, i parlamentari hannoincontrato rappresentanti delle varie ONG umanitarie della piattaforma Ambrela, che hanno dato conto dei progetti di soccorso allestiti anche in territorio ucraino. Successivamente, si è svolto, in Parlamento, l'incontro con l'onorevole Tomas Valasek, componente dell'omologa Commissione affari esteri e affari europei del Consiglio Nazionale slovacco. Quest'ultimo ha fatto presente che, in Slovacchia, nonostante le naturali contrapposizioni politiche tra i vari partiti, della maggioranza e dell'opposizione, esiste una sostanziale consonanza sull'atteggiamento da tenere avuto riguardo al conflitto in Ucraina. La sua convinzione - peraltro di un appartenente all'attuale opposizione - è che, purtroppo, in Europa è finita l'era della convivenza "liberale" tra Russia e Unione europea e, conseguentemente, occorre essere consci del fatto che il conflitto, che durerà a lungo, ha instaurato, per colpa del presidente Putin, una nuova guerra fredda. Nella corrente contingenza, che vede l'Europa costretta a reperire fonti alternative di energia, va riconosciuto all'Italia di essersi mossa attivamente nella ricerca di gas e petrolio provenienti da altri fornitori. A suo modo di vedere, tuttavia, sarebbe auspicabile che, come è avvenuto con il reperimento dei vaccini contro il Covid-19, sia la Commissione europea a farsi gestore principale nella ricerca di nuove risorse energetiche. In via generale, la presidente Craxi ha messo in risalto la priorità dell'Italia, ossia di un Paese collocato nel mezzo del Mediterraneo. L'Unione europea, giustamente impegnata, in questo difficile momento, ad appoggiare l'Ucraina, nel fronte est del continente, non deve, tuttavia, distogliere lo sguardo dal Mediterraneo e dall'Africa. Il rischio instabilità a causa della crisi alimentare innescata dal conflitto è suscettibile infatti di innescare una crisi immigratoria incontrollata, in un quadrante geografico vitale per l'Italia e per l'Europa, che bisogna guardare non solo in termini di sicurezza, ma, anche e soprattutto, di sviluppo condiviso, garantendo così, in quelle regioni, pace e stabilità. Anche l'onorevole Valasek ha espresso l'opinione, condivisa dalla Presidente Craxi, che l'Unione europea addivenga, al più presto, a modifiche dei Trattati tali da consentire decisioni a maggioranza in tema di politica estera e di difesa comuni. Ha, quindi, sottolineato come, nel proprio Paese, ad una prima fase, in cui tutte le forze politiche e la stessa popolazione si sono schierati all'unisono a favore dell'Ucraina e dell'accoglienza dei profughi, sta seguendo ora una fase di "stanchezza", che, probabilmente, si accentuerà nel prossimo autunno. Secondo il suo modo di vedere, risulterà fondamentale che il presidente Putin non approfitti di tale status di minore attenzione, che si sta ingenerando un po' in tutta l'Europa. Per tale motivo, risulterà cruciale che egli non abbia successo nel conflitto in Ucraina: l'Europa, in particolare, non deve permettere che si avveri ciò che Putin pensa nei confronti degli europei, ovvero che siano deboli e pavidi, che sia possibile dividerli dagli Stati Uniti e che, con il mutare delle opinioni pubbliche, sia possibile modificare il sentiment che supporta le ragioni degli ucraini. La presidente Craxi, condividendo tale punto di vista, ha aggiunto, inter alia , che anche la Cina sta osservando attentamente cosa avviene in Ucraina e come l'Occidente sta reagendo. Per tutta questa serie di motivi, bisogna lavorare per una Unione europea che si ponga quale valore aggiunto, quale opportunità per risolvere i problemi dei cittadini, e, di conseguenza, sia meno burocratica e "calata dall'alto". L'ultimo incontro della missione si è tenuto con la Consigliera per gli affari europei del Primo Ministro, Lubica Karvasova, la quale ha concentrato la sua attenzione sulla guerra russo-ucraina, ribadendo la necessità che l'Europa rimanga ferma nell'affermazione dei propri principi ed apprezzando il ruolo giocato dall'Italia nel favorire la candidatura ucraina all'Unione europea. Si è, quindi, soffermata sulla riflessione che gli occidentali dovrebbero svolgere prioritariamente in merito al tipo di rapporto che occorre intrattenere con la Cina, gigante economico e politico che, anche a seguito del conflitto in atto, potrebbe essere tentata a legarsi ancora di più con la Russia. A seguito dell'osservazione della Presidente Craxi, che ha paventato il rischio di un prossimo autunno molto problematico per i Paesi dell'Unione europea, a causa della possibile chiusura, da parte della Russia, delle forniture di gas, la consigliera Karvasova ha espresso il convincimento per cui è assai improbabile che Putin arrivi a chiudere completamente i rubinetti del gas russo, ma che, piuttosto, si esibisca, secondo la ben nota tattica del Cremlino, nella realizzazione di chiusure a singhiozzo delle pipelines verso l'Europa, cercando, in tal modo, di disorientare e dividere i partner europei. A tale ultimo riguardo, ha richiamato l'attenzione sugli evidenti segni di disaffezione che si riscontrano nelle varie opinioni pubbliche e che, come anche da me evidenziato, è suscettibile che si intensificheranno nel periodo invernale. Al termine della missione, l'intera delegazione si è trasferita nella località di Devin, alla confluenza del fiume Morava con il Danubio, per rendere omaggio, mediante la deposizione di una corona di fiori, alla Porta della Libertà, simbolo delle persone che sono morte, durante l'epoca comunista, cercando di fuggire, dall'allora Cecoslovacchia, guadando il fiume verso l'Austria. Dal 12 al 14 luglio scorsi, una delegazione composta dalla stessa Presidente e dai senatori Alessandro Alfieri e Manuel Vescovi, si è recata a Washington per svolgere una visita - organizzata grazie all'apporto dell'Ambasciata d'Italia negli Stati Uniti - di approfondimento delle relazioni parlamentari bilaterali tra i due Paesi. La visita è stata preceduta da una cena offerta alla delegazione senatoriale dall'Ambasciatore Zappia, alla presenza di esponenti della stampa italiana accreditata nella capitale americana, nonché da un briefing di inizio missione. Nella prima giornata di lavoro, i senatori hanno visitato la Holy Rosary Church , luogo di incontro della locale comunità di connazionali, dove, peraltro, hanno avuto l'occasione di confrontarsi con gli studenti italiani vincitori del progetto "Storia e memorie", promosso e patrocinato dalla Commissione per la biblioteca e l'archivio storico del Senato, iniziativa che intende affidare a ragazzi e ragazze provenienti da quattro regioni della penisola (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Liguria e Piemonte) una ricerca sul campo in merito all'emigrazione italiana nel corso del 900. Successivamente, nei locali attigui, si è svolta la visita del Museo nazionale dell'emigrazione italiana. In seguito, i senatori si sono intrattenuti, in una colazione di lavoro, con alcuni membri della National Italian American Foundation (MIAF) , guidati dalla Vice Presidente Anita Bevacqua McBride. Nel pomeriggio si è svolto il primo incontro istituzionale, presso il Dipartimento di Stato, con Karen Sasahara, Deputy assistant secretary per il Nord Africa. In tale occasione, la presidente Craxi ha riassunto le principali problematiche di politica internazionale dell'agenda italiana ed europea, soffermandosi, in particolare, sui pericoli di instabilità che interessano i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, aumentati a causa dell'invasione russa dell'Ucraina, che ha causato, come noto, una crisi alimentare suscettibile di ingenerare cospicui flussi migratori verso i Paesi europei che si affacciano su questo mare, in particolare l'Italia. Ha poi focalizzato l'attenzione sulla Tunisia, dove il presidente Saied non appare in grado di gestire un credibile percorso di pacificazione del Paese che, pur essendo piccolo, riveste una posizione strategica per tutta la regione. Il senatore Alfieri si è concentrato sulla situazione esistente in Libia, sempre più critica e preoccupante, anche alla luce del crescente ruolo assertivo esercitato dalla Russia e dalla Turchia in Cirenaica. A suo modo di vedere, sarebbe importante recuperare una proiezione più attiva degli Stati Uniti in tale Paese, agendo di conserva con gli europei, al fine di stabilizzare l'intera area. La signora Sasahara ha rassicurato che Washington sta seguendo con attenzione e molto da vicino l'evolversi della situazione nei vari Paesi dell'Africa mediterranea, consapevole del potenziale di instabilità che, purtroppo, permane, in diversi gradi, in ognuna di tali realtà nazionali. Ha, quindi, concordato con la presidente Craxi sulla scarsa propensione del presidente Saied a dominare la scena tunisina se non attraverso una deriva vieppiù autoritaria, facendo notare, al senatore Alfieri, la pervasività della presenza russa, ormai boots on the field in varie parti del continente africano (si considerino, a titolo di esempio, il Mali e l'Etiopia) mediante la brigata Wagner, apparentemente su espressa richiesta dei governi locali. Quanto alla Libia, gli Stati Uniti sono da sempre accanto all'Italia, appoggiando i suoi tentativi di moderazione e pacificazione, con l' obiettivo di indire elezioni generali, possibilmente il prossimo anno, al fine di arrivare ad un accordo tra le parti che tocchi anche il profilo economico, ovvero la riapertura delle forniture di petrolio e gas verso l'estero. Secondo la presidente Craxi, è giunta l'ora che i partner europei, Italia, Francia e Spagna in testa, agiscano nel Mediterraneo in maniera non episodica e non concorrenziale, ma seguendo una linea strutturata di politica estera europea, d'intesa, tuttavia, con l'alleato americano, il quale deve, comunque, avere consapevolezza di assumersi, anch'egli, le proprie responsabilità in Libia. E' seguita, quindi, la riunione con la Deputy assistant secretary per l'Europa occidentale e l'Unione europea, Molly Montgomery, a cui si è rivolta la presidente Craxi per evidenziare, relativamente al conflitto in Ucraina, come, nell'attuale frangente storico, si assista ad episodi di "stanchezza" delle opinioni pubbliche europee. Tale fenomeno, pur comprensibile sotto determinati aspetti, rischia di infrangere il fronte delle democrazie occidentali e di minare il legale transatlantico. Ha poi ricordato lo sforzo che il Governo Draghi ha messo in atto per diversificare, d'intesa con gli altri membri dell'Unione europea, le fonti di approvvigionamento energetico, in maniera da divincolarsi, il prima possibile, dalla dipendenza dal gas russo. La signora Montgomery ha tenuto, in modo particolare, ad evidenziare come l'Amministrazione USA sia pienamente conscia del fatto che l'impatto delle sanzioni contro la Russia stia generando una ricaduta negativa più in Europa che negli Stati uniti. Proprio per tale motivo, Washington sta cercando di aumentare il più possibile il volume di esportazioni di gas e petrolio USA verso gli alleati europei. Rispetto alla grave crisi alimentare in corso, tiene a ricordare che il proprio Governo ha recentemente stanziato oltre 5 miliardi di dollari. Nonostante le difficoltà evidenti e, per molti aspetti, quasi inevitabili, della politica sanzionatoria verso Mosca, bisogna, tuttavia, convincere le opinioni pubbliche occidentali che occorre andare avanti, in modo coeso, in questa direzione e far capire a Putin che la violenza e la violazione del diritto internazionale non pagano. Infine, ha messo in risalto quello che deve costituire un principio fondamentale dell'approccio occidentale, ossia che dovranno essere gli ucraini, senza alcuna forzatura esterna, a decidere, mediante negoziati con la Russia, sul loro destino. Sono seguiti brevi interventi del senatore Alfieri, che ha rimarcato il grande errore commesso da Putin, il quale, invadendo uno Stato sovrano, non ha saputo prevedere la forte e incisiva reazione dell'Unione europea e degli USA, e del senatore Vescovi, il quale, pur condannando fermamente l'aggressione di Mosca, si è chiesto se non sia il caso di provare, se si vuole veramente porre fine al conflitto, a calarsi nel modo di ragionare tipico dei russi, che è molto diverso da quello europeo o americano. Avuto riguardo a tale ultima osservazione, la signora Montgomery ha rilevato che, pur convenendo sul fatto che ci si debba immedesimare nello schema mentale di Putin, non occorre, però, dimenticare che per oltre otto anni, ossia a partire dal 2014, quando la Russia ha invaso la Crimea, gli ucraini si sono decisamente opposti a questa violazione della loro sovranità, senza che lo stesso Putin si sia minimamente accorto della loro crescente contrapposizione, tant'è che ha avviato l'aggressione ponendosi come liberatore. Ha ammesso, quindi, che quello attuale rappresenta il momento più critico della vicenda conflittuale iniziata il 24 febbraio scorso e che si debba, conseguentemente, mettere in atto tutte le iniziative possibili di aiuto e sostegno all'Ucraina. Ad un quesito posto dal senatore Alfieri, concernente il concetto di "autonomia strategica" dell'Unione europea, ha risposto che essa combacia perfettamente con gli interessi e la strategia americana, nella misura in cui è compatibile con gli obiettivi della NATO. Dal punto di vista degli Stati Uniti, sono ormai oltre 20 anni che viene chiesto all'Unione europea e ai suoi Paesi membri di agire in maniera più assertiva in materia di difesa: all'indomani della guerra in Ucraina, si è preso atto con soddisfazione che formalmente l'Europa ha adottato delle iniziative comuni, di natura militare, che mai erano state prese precedentemente. A tale proposito, la presidente Craxi, ha voluto sottolineare come gli europei abbiano reagito senza dubbio in modo compatto all'aggressione russa, ma molto vi è ancora da fare sulla strada del rafforzamento della governance europea in tema di politica estera e di difesa. E' da apprezzare, inoltre, l'intendimento del Presidente Draghi di farsi promotore e apripista della proposta di price cup, volta a calmierare il mercato del petrolio e del gas. Al termine della giornata del 13 luglio, ha avuto luogo l'incontro più importante dell'intera missione, quello programmato con il senatore Bob Menendez, presidente dell'omologa Commissione esteri del Senato americano. Il presidente Menendez, dopo aver riconosciuto che l'Italia si è impegnata al massimo, insieme ai partner UE, nell'aiutare l'Ucraina, sia dal punto di vista dell'assistenza ai profughi che mediante l'invio di armi, ha attirato l'attenzione su quella che, a suo avviso, costituisce la priorità che deve essere perseguita, in maniera coesa, ad opera degli alleati delle due sponde dell'Atlantico: sconfiggere la Russia di Putin. Occorre implementare questo obiettivo, anche se non è facile, perché la vera posta in gioco sulla scena internazionale, in questo cruciale periodo, è, a suo modo di vedere, non solamente schierarsi contro potenze autocratiche ed aggressive come la Russia e la Cina, quanto garantire e salvaguardare, nel prossimo futuro, lo stile di vita del mondo libero che abbiamo finora conosciuto. Secondo la presidente Craxi, per usare una metafora, gli Stati Uniti e l'Europa rappresentano le due gambe dell'Occidente, che, in questo frangente, sta lottando per la libertà violata di un altro popolo. Occorre prendere atto, quindi, che, con l'invasione dell'Ucraina, ci si trova di fronte ad un conflitto sistemico, suscettibile di cambiare lo scenario geo-politico dei prossimi decenni. Conforta il fatto che tra Italia, Europa e Stati Uniti persista un legame storico e culturale indissolubile, nonché la circostanza che si è reagito in maniera unitaria di fronte all'illegittima violazione della sovranità ucraina. Il presidente Menendez, condividendo tale punto di vista, ha messo in evidenza che quello che si sta verificando in Ucraina in questo momento rappresenta, indubbiamente, la crisi più difficile dalla fine dell'ultima guerra mondiale. Purtroppo, ciò che poteva essere considerato del tutto impensabile  una guerra sanguinosa nel territorio europeo nel 21° secolo  si è rivelato dura realtà, ingenerando un brusco risveglio per tutte le nazioni civili. Se a ciò si aggiungono tutte le altre crisi, in atto o latenti, che ribollono sull'intera scena mondiale  si pensi alla Corea del Nord, con le sue minacce nucleari; alla Cina con la sua postura sempre più aggressiva e con le sue mire su Taiwan, che ha in mano il 90 per cento della produzione mondiale di microprocessori; ai 6 milioni di venezuelani che hanno lasciato il loro Paese; all'insicurezza alimentare che grava su tutto il continente africano; alla lotta per l'acquisizione delle terre rare  il pianeta è diventato un luogo più pericoloso per la futura generazione. Proprio tale constatazione, tuttavia, deve spingerci, come sottolineato dalla presidente Craxi, a lottare uniti per salvaguardare i princìpi basilari delle democrazie occidentali. Nella giornata di giovedì 14 luglio, i senatori hanno partecipato ad uno scambio di opinioni con alcuni esperti dell' Atlantic Council , focalizzando la discussione, in particolare, sulle problematiche del Nord Africa, della Libia e, più in generale, del Mediterraneo allargato. In seguito, si è svolto un incontro con alcuni componenti dell' Italian American Congressional Delegation (IACD) , guidati dai relativi co-presidenti, Hon. Bill Pascrell, democratico, e Mark Amodei, repubblicano. A conclusione della visita, la delegazione senatoriale, dopo aver incontrato, nei locali dell'Ambasciata, alcuni rappresentanti del Comites di Washington - composto in prevalenza da una comunità italiana di più recente immigrazione, operante soprattutto in ambito aziendale e universitario - si è intrattenuta con i direttori esecutivi italiani, rispettivamente, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, Domenico Fanizza e Matteo Bugamelli, ai quali sono state rivolte soprattutto domande riguardanti l'andamento delle variabili macro-economiche in Italia, Europa e USA. La seduta termina alle ore 12,15.